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Chinerai il capo sotto il suo peso perch anche tu sei soltanto un uomo.

Avvertirai il gelo della terra perch non le sopravvivrai. Benedirai labbraccio del metallo perch sar il tuo unico alleato. Odierai la vista dei suoi rubini perch regnerai nel sangue. (monito dellartefice della Corona Nera)

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Prologo

Lurlo lacer il silenzio della foresta, fulmineo e terribile. Quella voce roca non sembrava nemmeno appartenere a un essere umano, cos come il corpo straziato dal quale proveniva, e colp Sigurd come un pugno nello stomaco, facendolo vacillare. Vide il carnefice, un vecchio guerriero la cui criniera dorata cominciava a venarsi dargento, strappare lennesimo brandello di carne dal petto delluomo e gettarlo nel fuoco con un ghigno malvagio. Il nauseante odore di bruciato lo raggiunse. Il giovane distolse lo sguardo e si sforz di svuotare la mente. Doveva mostrarsi degno, si ripet. Era cresciuto in mezzo a uomini forti, brutali, che gli avevano raccontato mille volte ogni loro impresa e ogni sopruso colviano, eppure non era pronto a nulla di ci che aveva visto quel giorno. Donne in lacrime trascinate nel fango per i capelli mentre i loro figli bruciavano vivi nelle case date alle fiamme. Guerrieri di cui conosceva le spose che gemevano selvaggiamente sopra ragazze gettate sui cadaveri ancora caldi di padri e fratelli. Uomini devoti che trascuravano i sacrifici agli di, squartando i prigionieri per pascere tra i corpi sbudellati come porci nel trogolo e vantarsi delle barbe fradice di sangue e delle collane di orecchie mozzate e ossa ancora coperte di brandelli di carne umana. Questo era ci che avrebbe avuto ogni giorno nel leggendario Rekborg, gli avevano detto. Ogni giorno fino alla fine dei tempi, quando il fato degli di si sarebbe compiuto e lui
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avrebbe lasciato unultima volta il paradiso dei guerrieri per affrontare demoni e giganti. Quellorgia di violenza rendeva la vita degna di essere vissuta, avevano ripetuto. Luomo accanto a lui, un colosso dal ventre a botte e i denti marci di nome Sven, infilz il brano di pelle e glielo accost al viso. Annusa! Senti come puzzano di porco i colviani! sbrait ridendo sguaiatamente. Il lezzo della carne carbonizzata si mescol al fiato tiepido e disgustoso dellubriaco. Sigurd si ritrasse ancora di pi. Il bestione allora lo prese per i capelli e lo costrinse ad avvicinarsi. Cosa c, ti fa schifo? Chi ti ha partorito, ragazzo, una femmina eidr o una pecora? Tutti gli sguardi erano puntati su di loro, Sigurd si sent avvampare. Le risate lo colpivano come schiaffi. Rispondi! gli url in faccia laltro. La stretta si fece pi forte e il dolore gli restitu lucidit. Una donna. Le pecore erano impegnate con tuo padre sibil simulando unaudacia che non possedeva. Altre risa, ma stavolta non destinate a lui. Sven si pietrific per un lungo istante, come se le parole stessero cercando di farsi strada attraverso i fumi dellalcol, poi ebbe un fremito e le vene del collo cominciarono a pulsare. Tutto intorno gli altri rimasero immobili e si fecero dimprovviso taciturni, consci della tensione che serpeggiava. Le mani scivolarono lentamente verso le armi: nessuno sapeva quale piega avrebbero preso gli eventi. Gli Eidr potevano uccidere per unoffesa del genere. Il mento del bruto si incresp sempre di pi, finch questi moll la presa e scoppi a ridere, imitato da tutti. Ben detto, cucciolo! Forse un po di sangue nelle vene ce lhai. Ora dimostracelo tuon passandogli un pugnale e trascinandolo per un braccio fino allalbero cui era legato il prigioniero.
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Il vecchio guerriero scosse la testa, dispiaciuto per aver perso la sua fonte di piacere. andato, non sente pi niente. Raccolse un tizzone ardente dal fuoco, si chin tra le gambe immobilizzate e lo conficc con forza, impalando il prigioniero. La carne martoriata sfrigol e il contraccolpo fece sussultare il corpo, ma la testa torn immediatamente a ciondolare, inerte. Il vecchio si strinse nelle spalle, come a sottolineare che laveva detto. Lenorme mano dellubriaco si serr sul mento scarnificato e lo sollev. Guardalo! Credi che i colviani si siano comportati diversamente con i tuoi avi? Facciamo giustizia. Solo giustizia, mi hai capito? Il nostro rancore non sar placato finch lultimo di loro occuper una sola spanna di questa terra! grid paonazzo. Tutto intorno vi fu un coro di assensi. Non cera uomo tra loro che non avesse perso cari e terre durante la guerra e la successiva occupazione. Il bestione costrinse il giovane a posare la mano destra sul petto del cadavere. Giuralo! Giuralo sul sangue! intim. Sigurd non pot evitare di contemplare lorrore che aveva di fronte: le palpebre erano state tagliate, il naso e le orecchie mozzati, lo scalpo strappato fino a scoprire il cranio. Troppo per lui: si divincol e corse tra i cespugli, dove croll in ginocchio e vomit. Continu a essere scosso da conati e singhiozzi, gli occhi erano offuscati di lacrime per lo sforzo o magari stava piangendo, prefer non scoprirlo. Preg silenzioso gli di che nessuno lo venisse a cercare, lumiliazione sarebbe stata incancellabile. Strapp una manciata derba, cercando di ripulirsi prima di tornare verso il bivacco, nonostante il malessere non accennasse a scemare. Si trovava ancora carponi in mezzo alle frasche, con un
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rivoltante sapore acidulo in gola, quando un pugno di uomini fece irruzione nella radura e si scaten il caos. Sigurd vide due suoi compagni alzarsi di scatto e venire abbattuti dai giavellotti scagliati dai nemici, armati con lance, spade e scudi. Non cerano dubbi. Legionari colviani. La sorpresa svan in fretta, i guerrieri eidr impugnarono le asce e si avventarono contro gli assalitori. Nel mezzo della mischia, uno spiccava tra tutti: alto e possente, indossava unarmatura pi pesante e combatteva con furia incontenibile. Aveva atterrato un uomo dopo laltro quasi senza sforzo fino a raggiungere Sven. Sigurd vide il legionario rannicchiarsi dietro lo scudo e caricare come un toro mentre il colosso ubriaco mulinava lascia sopra la testa. Il colpo si abbatt violentissimo, ma il colviano, pi veloce, gli fu addosso in un baleno. I gomiti delleidr cozzarono sulle spalle protette dallarmatura e larma gli sfugg di mano, scivolando inerte sulla lorica di bronzo. Caddero insieme sul grande fuoco del bivacco, ma solo lo straniero si rialz, fulmineo. Schiant il bordo inferiore dello scudo sulla gola delleidr, che strillava avvolto dalle fiamme, quindi lo infilz con la lancia, inchiodandolo su quella che era divenuta una pira. Il legionario gett via lo scudo, sguain la spada e il pugnale e scrut come un predatore affamato la battaglia che gli infuriava intorno. Gli uomini correvano in ogni direzione, cadevano, si rialzavano, colpivano e cadevano ancora, passando in un attimo davanti al suo nascondiglio oppure oltre il fuoco dove il barbaro aveva smesso di contorcersi. In quel delirio non cera traccia di eroismo n degli epici duelli celebrati nei poemi che lo avevano infervorato durante i banchetti. Era soltanto una disperata lotta per la vita. Due uomini ruzzolarono a terra a un passo dal cespuglio, avvinghiati come cani rabbiosi. Entrambi avevano perso le armi e lottavano a mani nude. Sigurd riconobbe Ingvar, un
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ragazzo del suo villaggio, che riusc a schiacciare lavversario sotto il proprio peso e si accinse a strangolarlo, ma questi gli artigli gli occhi, facendogli perdere la presa. Rotolarono mordendo e scalciando finch il soldato non riusc ad afferrare un sasso, con il quale colp Ingvar alla tempia. Stravolto e ansimante, il legionario si mise a cavalcioni su di lui e lo percosse ripetutamente con la pietra, stringendola con entrambe le mani. Il braccio delleidr, levato a disperata difesa, ricadde mentre il colviano infieriva, imbrattato dal sangue e dalla materia grigia che schizzavano a ogni colpo. Un urlo rabbioso sovrast il fragore dello scontro e anche il legionario cadde morto. Uno stivale si pos sulla faccia del cadavere, mentre Ragnar, il fratello di Ingvar, faceva leva per svellere lascia rimasta conficcata nel cranio del nemico. Aveva vendicato il fratello, ma era arrivato troppo tardi per salvargli la vita, mentre Sigurd non aveva mosso un dito per aiutarlo. Il ragazzo non se la sent di alzare lo sguardo, sapeva gi che avrebbe incontrato solo disprezzo. Lo sputo lo centr sulla guancia, viscido e schifoso. Incapace di reagire e consapevole che Ragnar avrebbe potuto reclamare la sua vita come prezzo per il disonore, il giovane rimase immobile anche quando lascia si sollev ancora. Larma tracci una mezzaluna e intercett un affondo del guerriero nemico che poco prima aveva bruciato vivo Sven, neutralizzandolo. Ragnar lo incalz con rapide spazzate, ma il colviano scart di lato e contrattacc. Fu cos rapido che Sigurd vide solo il bagliore rossiccio delle fiamme guizzare sulla lama e subito dopo alleidr non restava che un moncherino sanguinante, mentre la mano mozzata rotolava a terra ancora serrata intorno allascia. Prima che Ragnar si rendesse conto di quantera accaduto, il legionario gli scivol alle spalle e lo sgozz. Il giovane si rintan ancora pi a fondo nel cespuglio e cerc di seguire i movimenti dello straniero che laveva sbalordito con la sua ferocia, ma gli sembrava che fosse
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ovunque, intento a menare fendenti come un demone. Non aveva mai visto combattere cos: gli altri al confronto erano goffi e impacciati. Lo ritrov dallaltra parte del campo, impegnato in un nuovo duello: il colviano gir intorno a un guerriero ipnotizzandolo con una sequenza di parate e affondi, gli conficc il pugnale nellincavo del ginocchio e, quando lavversario croll a terra, lo decapit con un singolo colpo di spada. Sigurd fu scosso da una manata sulla spalla e di colpo non ud pi il clangore delle armi n le urla. Sobbalz terrorizzato, trovandosi di fronte il vecchio, che gli tapp la bocca per impedirgli di urlare e gli sussurr poche parole allorecchio. Taci e seguimi, se hai cara la pelle. Dovremmo aiutare i nostri fratelli! ribatt il giovane appena laltro tolse la mano. Gi, come hai fatto finora. Non sono diventato vecchio combattendo battaglie perse. Vieni con me, mezza lega pi avanti c un buon punto per seminare i colviani. Ti porter fin laggi, poi ci divideremo per confonderli. Se saremo fortunati, ci rivedremo al villaggio. Ignorando la provocazione, Sigurd gett unultima occhiata verso la radura prima di fuggire. Ormai gli eidr erano rimasti in pochi, i nemici stavano prendendo il sopravvento. Il loro campione si trovava di nuovo vicino al fuoco. Le fiamme scintillavano sulla sua armatura, sui muscoli e sulle lame, lucidi di sangue e sudore, e si riflettevano sugli occhi, di un verde tenue, felino, fissi su di lui come quelli di un rapace. Com possibile che ci abbia visti? si domand incredulo. Erano immersi nelloscurit della foresta e il colviano doveva essere accecato dal fuoco. Fece qualche passo nella scia del vecchio, ma non resistette alla tentazione di voltarsi e guardare ancora: il legionario era scomparso. Corsero a perdifiato senza pi voltarsi indietro.
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Il vecchio cominci a pensare di avercela fatta, non mancava molto alla biforcazione che ricordava. Non aveva detto al ragazzo che per s avrebbe scelto la pista rocciosa, dura, su cui non restavano tracce, mentre a lui sarebbe toccato un terreno facile che avrebbe spinto i colviani a braccarlo. Non era diventato vecchio nemmeno grazie alla sua generosit. Aveva il fiato grosso, non avrebbe potuto tenere quel ritmo a lungo. Il giovane, al contrario, doveva trattenersi per non lasciarlo indietro. Era un ingenuo, meritava di morire. Chi quello? chiese il ragazzo senza rallentare il passo. Il vecchio gli scocc unocchiata infastidita. La foresta scorreva intorno a loro sempre uguale. Tronchi, rami e foglie, nientaltro che tronchi, rami e foglie. Divoravano il sentiero senza nemmeno spostare le fronde che si protendevano verso di loro, tuffandosi alla cieca nelle tenebre. Laltro insistette. Chi era quel demone uscito dagli inferi, Olaf? Parlare equivaleva a sprecare fiato, soprattutto per lui che non ne aveva, per gli rispose ugualmente, convinto che poi avrebbe taciuto. un grande guerriero rantol il veterano, spezzando le frasi al ritmo del suo respiro. Comanda i bastardi che occupano le nostre terre. il serpente pi velenoso di quel nido di vipere. Come si chiama? Il vecchio non rispose e Sigurd si volt per controllare se fosse rimasto indietro. Con la coda dellocchio scorse qualcosa emergere improvvisamente dallombra, poi la gamba sinistra cedette e si trov a terra. Voleva rialzarsi, ma le gambe non rispondevano. Non sentiva dolore, non sentiva nulla. Rotol su un fianco e si tast il corpo, ritraendo le mani viscide e appiccicose. Le guard pi volte. Non era sangue, sembrava cos chiaro alla luce della luna. Non poteva essere il suo sangue. Torn a sfiorarsi il ventre e
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sent i lembi di una ferita, uno squarcio che gli attraversava laddome. Di colpo avvert un freddo profondo. La vista si stava appannando, ma riusc a individuare Olaf. Si era accasciato contro un albero pochi passi pi indietro e anche lui si teneva il ventre, da cui fuoriusciva una massa scivolosa. Lufficiale colviano torreggiava silenzioso su di loro, guardandoli morire. Il sangue gocciolava pigro dalla punta delle sue armi. Le ferite alladdome uccidono lentamente e in modo atroce. Quella era la punizione per ci che avevano fatto, non ci sarebbe stata misericordia. Il vecchio mormor unultima parola colma di terrore mentre fiotti di sangue uscivano sempre pi copiosi dalla sua bocca. Yanvas.

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Capitolo 1

La luce calda e dorata del tardo pomeriggio inondava la vallata, refoli di vento sferzavano lerba, i cui ciuffi cresciuti ai margini della mulattiera sfioravano le gambe muscolose e abbronzate dei legionari che ne percorrevano i tornanti. La strada era stata scavata nel fianco della collina dai genieri parecchi anni prima per trasportare il legname necessario alla costruzione del Vallo Dolagirt, una titanica opera difensiva destinata a marcare il confine tra lImpero Colviano e lindomito popolo degli Eidr. Erano trascorsi tre inverni da quando i buoi avevano trascinato a valle lultimo tronco e la natura aveva cominciato a sanare quella ferita. Le zolle derba si protendevano oltre i bordi e avevano colonizzato le poche chiazze di terra rimaste dopo che carri e intemperie lavevano erosa fino a scoprire uno strato duro e irregolare di pietre, ghiaia e radici nodose. Era su quel suolo aspro che si posavano rapidi e leggeri i calzari chiodati dei venti uomini della pattuglia, esperti veterani che dovevano quasi sforzarsi per non marciare allunisono come erano abituati a fare fin da quando erano ragazzi. Gli ordini per erano stati perentori: la valle era aperta e il vento poteva portare lontano il suono del passo ritmato sui ciottoli. Per lo stesso motivo, il comandante aveva ordinato di nascondere gli elmi sotto i mantelli e coprire tutte le superfici metalliche: sarebbe bastato un riflesso per tradirli anche a grande distanza. Lo scricchiolio dei passi era attutito dal frusciare della vegetazione e dallincessante frinire delle cicale. Il silenzio
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era rotto di tanto in tanto da imprecazioni smorzate quando un uomo incespicava, ma erano poco pi che sussurri quelli che giungevano alle orecchie di Yanvas, lufficiale in testa alla colonna, niente per cui adirarsi. Come i suoi uomini, aveva fatto il soldato per tutta la vita ed era arrivato fino al grado di comandante della cavalleria della sua legione dappartenenza, la Quarta, anche se negli ultimi anni aveva combattuto come fante, alla testa di piccoli distaccamenti di esploratori. Alla sua unit era affidata la protezione del limitare orientale del Vallo, dove le asperit dei Monti Utrisar impedivano di rendere impenetrabili le frontiere con forti e muraglie, facendone una via daccesso privilegiata per le bande di guerrieri che rifiutavano la cessazione delle ostilit con lImpero. La conoscenza eidr del territorio era ineguagliabile: sapevano scivolare tra le montagne come spettri e per la rigida dottrina militare colviana non era stato facile contrastarli, ma Yanvas aveva intuito che avrebbe dovuto ribaltare lapproccio basato sulla forza bruta e batterli in astuzia. Aveva suggerito di stabilire una rete di piccoli avamposti per incanalare i nemici verso dei passaggi obbligati, dove li attendevano imboscate tese dai legionari. La pattuglia era partita con lintento di sfruttare la copertura delle tenebre per raggiungere uno dei presidi pi lontani, posto a guardia delle sorgenti del fiume che lambiva il campo principale. Anche se avrebbero seguito Yanvas persino nellAbisso senza lamentarsi, gli uomini non amavano muoversi di notte, soprattutto Airril, il mezzosangue delle Terre Selvagge e miglior battitore di piste della legione. Si sentivano vulnerabili, sapevano che ogni ombra poteva celare un nemico in agguato, specie da quando circolavano voci sul ritorno del Guercio, il pi feroce e sfuggente tra tutti i predoni. Incursioni e saccheggi facevano parte della cultura eidr, per secoli ne erano stati la principale fonte di sostentamento
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e le loro leggi affermavano che un uomo in stato di bisogno poteva sentirsi libero di appropriarsi del necessario per sopravvivere, ovunque fosse. Gli altri razziatori erano per lappunto tali, cani rognosi che vagavano alla ricerca di bersagli facili e carogne da spolpare. Attaccavano le fattorie, portavano via provviste e bestiame, talvolta anche donne da tenere come schiave e concubine. Non di rado gozzovigliavano sul posto e i legionari li sorprendevano a dormire nei letti delle vittime, ancora ebbri di sangue e birra. Il Guercio era diverso: se gli altri erano cani, lui era un lupo. Non si accontentava di rosicchiare gli avanzi gettati nel cortile dellImpero, andava a caccia e, anzi, sembrava provare piacere nellaffrontare sfide proibitive. Non attaccava fattorie se non come diversivo, i suoi bersagli prediletti erano acquartieramenti, granai, mulini, locande di posta, tutti obiettivi ben difesi o dallelevato valore strategico. Nessuno sapeva come si chiamasse, di lui si raccontava che fosse un uomo snello, biondo e sfregiato da una vistosa cicatrice che arrivava fino allorbita vuota. La vaga descrizione laveva fornita uno schiavo, lunico sopravvissuto dopo lattacco a una torre di segnalazione poco distante da dove si trovavano. Lo schiavo non conosceva la lingua eidr e non aveva potuto dialogare con il Guercio, ma era convinto che in quella voce roca ci fosse stata della piet nei suoi confronti, perch, aveva detto, erano fratelli di fronte alloppressione colviana. In pochi conoscevano questi particolari, la corona non voleva che trapelasse il lato umano del nemico: per il volgo gli Eidr non facevano prigionieri. Il Ducato di Grelian, cos si chiamava il feudo protetto dal Vallo, era stato strappato loro in tempi recenti, perci gli sconfitti andavano demonizzati e ostracizzati, non si doveva permettere che i coloni provassero empatia o la nuova autorit non si sarebbe mai consolidata. Yanvas non condivideva quei metodi, ma li comprende19

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va. Era cresciuto nellEiam Vurd, oltre le montagne, dove il padre aveva servito anchegli come ufficiale di carriera finch una ferita laveva reso invalido. L gli ippogrifi delle legioni, i vessilli raffiguranti gli animali fantastici met grifone e met cavallo, non erano benvenuti nemmeno dopo un secolo doccupazione. Colvian, fondatore dellImpero, li aveva scelti alla vigilia dellincoronazione per simboleggiare la fierezza e la forza che avrebbero portato la sua gente allegemonia. Secondo i bestiari, gli ippogrifi vivevano sulle cime inaccessibili dei Monti Fiamma Nera ed erano tra i pochi nemici naturali dei giganti altro tratto che aveva affascinato il condottiero , ai quali davano la caccia per cibarsene e adornare i propri nidi con le loro barbe, scalpi e pellicce. Lesistenza di questi esseri era messa in dubbio dagli scettici dopo che lesplorazione della catena non aveva portato ad alcun avvistamento, ma nel tesoro imperiale era conservato un uovo gigantesco, che si diceva rinvenuto da Colvian in persona. LEiam Vurd era stato conquistato da Avrian, il terzo imperatore, solo per rendere pi sicure le frontiere meridionali. Non era stata attuata nessuna politica di assimilazione culturale, nella convinzione di rendere meno invisi i colviani. Al contrario, tradizioni e credenze religiose avevano finito per esasperare la separazione tra i locali e i pochi coloni e legionari, suscitando un rancoroso sentimento nazionalista. Yanvas ricordava la lugubre atmosfera che regnava allinizio dellinverno, quando nei villaggi si eseguivano per giorni rituali volti a scongiurare il ritorno dei morti. Lossessione per i trapassati pervadeva ogni aspetto della vita in quella regione, e lui aveva impiegato molto tempo a liberarsene nonostante fosse un uomo razionale e avesse ricevuto unistruzione rigorosa. Rimpiangeva gli anni spensierati e la natura selvaggia teatro di tante avventure adolescenziali: per questo aveva accettato di buon grado il compito di
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occuparsi di quel settore delle difese, ritenuto rischioso e ingrato dagli altri ufficiali. Rinvigorito dai ricordi, aveva accelerato il passo ed era giunto presso un tornante affiancato da una bassa scarpata di terreno sabbioso e friabile, sovrastata da una vecchia ceppaia; era il punto di riferimento per riconoscere linizio del sentiero che avrebbero imboccato. Afferr una radice protesa a mezzaria e con unampia falcata abbandon la mulattiera. Il sudore colava sul volto severo, lungo il collo e sotto il pettorale dellarmatura, inzuppando la veste leggera e scivolando lungo le braccia muscolose fino ai massicci bracciali di cuoio e bronzo, oggetti cui era profondamente legato. Li aveva ricevuti dal padre alla vigilia della sua prima campagna, come lui li aveva ricevuti dal proprio, e cos via di generazione in generazione. Il cuoio era sbiadito e logoro, specie quello del bracciale sinistro contro cui sfregavano le cinghie dello scudo, crepato vicino alle placche di bronzo su cui campeggiavano due ippogrifi consunti dal tempo. In origine erano appartenuti a un arciere, quando ancora Colvian non aveva plasmato le legioni in una formidabile macchina bellica, e da allora erano passati al secondo figlio maschio di ogni generazione cos come le terre andavano al primogenito. Il primo figlio riceveva linvestitura dallimperatore, il secondo gli donava la sua vita, come recitava il motto dei Talendyr, la sua casata: Dalla corona lonore, per la corona il sangue. Sganci lotre dalla cintura e bevve tre piccoli sorsi mentre aspettava gli altri. Aveva guadagnato un certo vantaggio, perci appoggi una gamba sul moncone di legno ingrigito e scrut la valle sottostante. Si rilass, ammirato per la poesia dellerba che si piegava al vento creando lillusione delle onde su un mare appena increspato, punteggiato da isole di vegetazione pi fitta, faggi e frassini risparmiati dalle asce perch troppo piccoli, flutti destinati a infrangersi sulle scogliere del monte antistante. In lontananza, quasi
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invisibili nellombra del fondovalle, si intuivano le sagome del campo trincerato da cui provenivano e il grigio serpente di pietra del Vallo, che da l si snodava ininterrotto fino al mare, a dieci giorni di marcia verso ovest. I suoi occhi per non stavano solo ammirando il paesaggio idilliaco, cercavano tracce del nemico: un riflesso allorizzonte, piante che si spostavano controvento, stormi di uccelli che si levavano in volo; notare un piccolo particolare poteva segnare un vantaggio incolmabile nella lotta per la sopravvivenza. Sembrava tutto tranquillo. Poteva significare che non cera pericolo o che il nemico era cos abile da non farsi scoprire, ma non permise a questi pensieri di impadronirsi di lui: la tensione lavrebbe logorato, lasciandolo privo di energie nervose quando invece da esse sarebbe dipesa la loro vita. Si carezz la mascella coperta da un velo di barba ispida e scura: come il resto della sua pattuglia, smetteva di radersi e lavarsi alcuni giorni prima di uscire in missione. Gli Eidr, infatti, addestravano i cani a seguire le tracce lasciate dai legionari, che alle terme usavano oli ed essenze, perci bisognava fare in modo di puzzare come barbari, affinch dietro di loro restasse soltanto odore di uomo, non di colviano. Airril lo raggiunse per primo. Yanvas gli tese la mano e lo aiut a salire, poi ripet lo stesso gesto con ogni uomo della pattuglia. Non era necessario, erano soldati temprati e dalla resistenza ferrea, ma colse loccasione per guardarli negli occhi. Non lesse stanchezza sui loro volti, solo determinazione a portare a termine la missione. Non sorrise n ammicc incrociandone gli sguardi, non era una chioccia e non occorreva rassicurarli, erano veterani. Senza bisogno di ordini, si dispersero al limitare del bosco per una breve sosta. Yanvas era un comandante severo ma giusto, idolatrato perch condivideva ogni disagio e, quando necessario, anche le privazioni della vita in una regione di frontiera. Non si contavano le occasioni in cui aveva dormito alladdiaccio
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protetto solo da una coperta da sella, si era sfamato con bacche ed erbe raccolte attorno al bivacco oppure aveva marciato oberato dal peso delle armi di un ferito, oltre che delle proprie. Quando Airril aveva trascorso la prima notte da effettivo della Quarta, era stato circondato da una manciata di soldati sfaccendati che avevano preso a schernirlo e chiamarlo schiavo per via delle sue origini. Aveva cercato di tirare dritto per la sua strada, capendo che cercavano un pretesto per una rissa, ma non cera stato verso di evitare il confronto. Ben presto si era trovato a terra travolto da calci e pugni, non prima per di avere steso due aggressori. Yanvas si era avventato su di loro come una furia, colpendo con il piatto del gladio finch nessuno era rimasto in piedi. Non aveva voluto sentire ragioni, li aveva condotti ai margini del campo armati di zappe e picconi e messi tutti, Airril compreso, a scavare un profondo fossato. Avevano lavorato sotto il suo sguardo severo fino al tramonto del giorno seguente senza cibo n acqua. Il nuovo arrivato aveva sopportato la punizione in silenzio e, alla fine della giornata, la fatica comune lo aveva fatto accettare dai commilitoni, che non lavrebbero pi vessato. Airril sapeva che, per quanto lufficiale fosse stato duro, qualsiasi altro provvedimento lo avrebbe messo in guai anche peggiori e da quel momento aveva sviluppato un profondo rispetto per lui. I pi scaltri, o forse cinici, capivano che non era un malcelato senso di uguaglianza o di umanit a muoverlo, le barriere sociali colviane erano invalicabili e radicate a fondo, ma un inflessibile senso del dovere nei confronti dellImpero. Paradossalmente, ci aumentava la fiducia che riponevano in lui, perch sapevano che un uomo mosso solo dai buoni sentimenti pu voltare le spalle ai compagni se terrorizzato, mentre la ferrea disciplina regge lurto della battaglia. Yanvas e Airril si scambiarono unocchiata, era tempo di rimettersi in marcia. La sosta non era servita per riposare,
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ma per entrare in sintonia con il nuovo ambiente: dovevano fermarsi ad ascoltare il bosco, familiarizzare con suoni e odori per cogliere anomalie che altrimenti la mente avrebbe accantonato senza prestarvi attenzione. Si avviarono a distanza di una ventina di passi luno dallaltro: al limitare del bosco un gruppo numeroso poteva ancora risultare visibile dal basso o dal costone opposto. Il cacciatore delle Terre Selvagge and in avanscoperta, la foresta era il suo terreno, mentre Yanvas guidava la fila di uomini lungo uno stretto sentiero seguito dagli animali per abbeverarsi alla sorgente. Quello che stavano percorrendo era di gran lunga il tratto preferito dallufficiale colviano, il pi simile ai boschi in cui aveva passato infinite giornate a immaginare avventure ed esplorare ogni anfratto. I passi risuonavano sordi sulla terra battuta del sentiero, coperta da un sottile strato di aghi rinsecchiti, una sorta di tappeto color ruggine nel verde del sottobosco, che seguiva il dolce saliscendi del terreno in cui le radici dei grandi abeti rossi abbozzavano scalinate irregolari. Di tanto in tanto la pattuglia attraversava zone pi umide, caratterizzate da un fitto manto erboso e soffici distese di muschio ed erica, che scricchiolava in modo inconfondibile cedendo sotto il peso degli uomini quando rallentavano appena per cogliere un mirtillo o minuscole fragole di un rosa pallido, ma dal sapore straordinariamente dolce e rinfrescante. Passando accanto a un giovane abete con un ramo spezzato, Yanvas stacc un grumo di resina appena indurita, che prese a masticare lentamente, assaporandone il forte gusto aromatico. Laveva imparato seguendo Zorav, luomo che allevava i cani da caccia per suo padre, nelle lunghe uscite alla ricerca di buone localit in cui portare gli ospiti per le loro battute di caccia. Uscivano prima dellalba, in modo che Yanvas non tardasse alle lezioni del maestro darmi e dei precettori, quando la foschia del mattino non si era ancora diradata e le sagome
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spoglie degli alberi morti assumevano un aspetto lugubre che lo spingeva ad accelerare il passo per restare accanto allesperto uomo dei boschi, il quale spesso imprecava per lintralcio. Nonostante i modi burberi, per, il servitore non lesinava consigli e indicazioni su cosa la natura potesse offrire a chi sapeva cosa cercare, specie quando si trattava delle bacche di ginepro, delle pigne di pino mugo e dei frutti del pruno selvatico, con cui preparava liquori forti come il bahercis, di un intenso colore rosso. Yanvas sapeva che la madre mal sopportava tale promiscuit sociale e che il figlio accettasse di buon grado cibi cos rozzi, ma lei non aveva mai osato farlo notare in pubblico. Era stato il fratello maggiore, Imian, a riferirglielo per rimarcare i loro differenti destini: Imian viveva sotto una campana di vetro, istruito ed educato alla pi raffinata filosofia colviana e ai protocolli di corte, mentre Yanvas era destinato a servire in armi per gran parte della vita in luoghi mai sentiti nominare. Ma non gli importava, il padre gli aveva spiegato quale sarebbe stato il suo destino, lo stesso che anche lui aveva dovuto accettare a suo tempo. Aveva favoleggiato delle legioni il cui passo scuoteva la terra, della gloria e della dedizione alla corona. Letichetta sul campo di battaglia era soltanto un limite, anche se non doveva trascurarla se voleva godere di un certo ascendente sui sottoposti. Non bisognava aspettarsi che il nemico rispettasse alcuna regola, non era un torneo per dame e bellimbusti, perci doveva fare tesoro dellopportunit di imparare anche dal pi umile dei servi e trattarlo con equit e rispetto. Esempio e autorevolezza, non spocchia e autoritarismo: quella era la chiave per il cuore degli uomini. Yanvas si chiedeva spesso se quelle parole fossero state dettate dal disprezzo verso il fratello debosciato, per il quale il padre non provava la stessa affinit che lo univa al secondogenito. Le riflessioni furono interrotte dallavvicinarsi di Airril,
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che aveva ridisceso il sentiero con il caratteristico passo felino. Cosa c, Airril? sussurr Yanvas, allentando la lama nel fodero. Alle sue spalle tutti sguainarono le armi. Una frana, non possiamo proseguire. Poteva essere una trappola per condurli verso unimboscata. Gli Eidr imparavano in fretta a ritorcere contro il nemico le sue stesse tattiche, perci decise di andare a controllare di persona. Salirono rapidi gli ultimi metri fino a una sella oltre la quale il sentiero cominciava a digradare e raggiungeva la gola dove sorgeva lavamposto a guardia delle sorgenti. Appena oltre la sommit si apriva una voragine larga parecchi metri. Il terreno era impraticabile, le radici delle numerose piante cadute si protendevano verso lalto come una falange di lance. Non vedo tracce disse sottovoce al battitore. Non ce ne sono. Guardate l, neanche i giganti possono sradicare piante del genere. Sono daccordo, gli Eidr non avrebbero mai potuto provocare una cosa simile. Comunque di qui non si passa, attraversare quel groviglio significa solo andare in cerca di rogne. Pi in alto il terreno roccioso e non ci sono piste. Dobbiamo costeggiare il monte. Il buio scender presto, meglio fare il giro e ritrovare il sentiero prima dellimbrunire o sar difficile orientarci. Yanvas batt una mano sulla spalla di Airril e con il pollice gli fece segno di tornare indietro. Raggiunsero gli altri e con pochi sussurri li informarono dellaccaduto, quindi intrapresero la marcia attorno al fianco della montagna. Per guadagnare tempo avanzavano di corsa, alternando scatti a brevi soste. Yanvas aveva diviso la pattuglia in due colonne che si tenevano in continuo contatto
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visivo, separate da pochi metri. Quando una correva, laltra si fermava a rifiatare e a sorvegliare i dintorni per coprirle le spalle, in una continua staffetta. A causa dellimprevisto, il tempo scarseggiava: la luce diminuiva a vista docchio e dovevano riuscire a ritrovare la pista prima che calasse loscurit, altrimenti la natura pi aspra dellaltro versante li avrebbe costretti a rallentare o addirittura fermarsi fino allalba. Giunsero sfiancati nel punto in cui la montagna si assottigliava come la prua di una nave, un costone spazzato dal vento dove il bosco si riduceva a pochi alberi bassi e contorti e grovigli di rovi in cui era difficile districarsi. Quello era il passaggio pi esposto, senza la copertura offerta dalle fronde sarebbero stati fin troppo visibili e non sapevano se qualcuno attendesse in agguato oltre la stretta svolta. I soldati scostarono i lembi dei mantelli per essere pi liberi nei movimenti, mentre Yanvas impartiva gli ultimi ordini. Andremo a coppie e non ci fermeremo finch non saremo al riparo dallaltra parte. Non restate allo scoperto o sar come chiamare gli Eidr a gran voce per dirgli dove siamo. Sullaltro versante state pronti a tutto. Allinizio saremo pochi e separati, se ci attaccheranno restate al limitare del bosco o verremo circondati. Qualsiasi cosa succeda, non fatevi prendere vivi. Fece partire la prima coppia e mormor uninvocazione a Reverion, il dio della guerra. Muoversi in quel modo era imprudente, quasi suicida, ma gli eventi lo avevano privato di alternative e doveva correre il rischio di infilarsi a testa bassa nella tana del lupo. I due uomini scomparvero oltre il crinale in mezzo a un trambusto di rami spezzati ed erba secca. Yanvas trasse un profondo respiro e scatt, imitato poco pi in basso da un membro dellaltra colonna. Il terreno era infido, non vedeva bene dove metteva i piedi, correva saltellando per non caricare tutto il peso su ununica gamba: sarebbe
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bastato un attimo per procurarsi una slogatura. I rovi si attorcigliavano attorno alla punta dei calzari, le zolle derba cedevano privandolo dellappoggio e le radici nascoste lo costringevano a un equilibrio precario basato sullo slancio: se solo avesse rallentato, sarebbe ruzzolato a terra come un vecchio ubriacone. Raggiunse lestremit del costone e si aggrapp ai rami di un abete macilento per darsi lo slancio, ma il legno secco si spezz. Yanvas annasp alla ricerca di un appiglio e cadde pesantemente sul fianco sinistro. Si ritrov supino e senza fiato, vulnerabile come una tartaruga rovesciata. Rimase immobile per qualche secondo e poi, accertatosi di essere ancora tutto intero, rotol sul fianco per rimettersi in piedi. Girandosi, vide lo spuntone di un tronco abbattuto emergere tra i fili derba a una spanna da dovera caduto: aveva rischiato di finire impalato. Fece segno al soldato che lo seguiva di continuare e raggiungere gli altri, quindi impose alle gambe tremanti di rimettersi in moto e si lanci verso una macchia dalberi dove avrebbe potuto riprendere fiato. Cerc di capire se la situazione fosse tranquilla o se si fosse verificato il temuto attacco, ma ebbe limpressione che le sue percezioni fossero annebbiate, attutite, come se tutto si svolgesse oltre una densa membrana acquosa. Finalmente mise piede al coperto, una barriera di giovani aghifoglie e cespugli di ginepro che attravers alla cieca, con gli avambracci a proteggere il viso, incurante dei rami che gli graffiavano la pelle. Ne riemerse dopo pochi passi, accolto dagli sguardi tra il preoccupato e lirridente dei tre soldati che lo avevano preceduto. State bene, comandante? chiese uno di loro sottovoce. Yanvas annu, abbandonandosi a sedere con il cuore che scoppiava. Tutto si era svolto in pochi attimi, ma gli era sembrata uneternit. Sput e si pul la bocca con il dorso della mano.
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Quando unaltra coppia li raggiunse, si sent di nuovo in grado di articolare dei suoni. C puzza di trappola? domand. Non si muove una foglia. Gli uccelli sono ammutoliti osserv sospettoso. Colpa nostra, con questa cagnara... Soprattutto mia. Devono avermi sentito anche gi al campo ammise. Consolatevi, signore: se fosse caduto Moryn, le sue imprecazioni starebbero ancora echeggiando per ogni angolo della vallata. Sorrisero tutti, tranne Moryn, che borbott una raffica di bestemmie. Yanvas si concentr di nuovo sullambiente circostante, mentre il resto della pattuglia arrivava alla spicciolata. Dal bosco non provenivano che i gemiti del legno sferzato dal vento e i tonfi delle pigne staccate dai rami. Si rimisero in marcia con molta circospezione, ma la prudenza si rivel inutile, la zona era completamente deserta. Si trovavano su un terrazzamento naturale, sotto di loro il fianco scosceso diventava verticale e non cera spazio per due colonne, perci si disposero in fila indiana, affrettandosi per raggiungere il sentiero. Dopo qualche minuto si imbatterono nella familiare serpentina di terra battuta. Tirarono un sospiro di sollievo, tranne Airril, il quale esclam laconico: I corni!. Luomo delle Terre Selvagge mostrava unabilit fuori dal comune nel memorizzare il terreno fin nei minimi dettagli e i suoi sensi sempre allerta riuscivano a presagire le minacce, conferendogli un intuito quasi sovrannaturale. Era solo una delle tante doti che lo rendevano insostituibile agli occhi di Yanvas, poich la profonda sintonia con la natura, secondo lui innata nella sua gente, si traduceva in uninfallibile capacit di orientarsi in qualsiasi condizione; inoltre la sua grande esperienza come battitore di
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piste e listinto per la caccia ne facevano un esploratore formidabile. Io non ho sentito niente rispose Moryn. Guarda la luce. lora del cambio della guardia, eppure non hanno suonato. Ha ragione Airril. Qualcosa non va, ormai avremmo dovuto sentirli pi volte. Allarmati, ripresero a correre. Lesistenza di una rete di avamposti a guardia del confine e la sua ubicazione non erano destinate a restare segrete a lungo, anzi era necessario che i nemici ne venissero a conoscenza, la evitassero e si dirigessero verso i pochi varchi, lasciati di proposito, dove sarebbero stati annientati dai legionari in agguato. Era lunico stratagemma in grado di ribaltare i due vantaggi principali degli Eidr, liniziativa e la superiorit numerica, grazie alle quali fino a quel momento avevano potuto scegliere dove e quando attaccare. Il legato aveva messo in atto un antico principio dellarte della guerra: mostrarsi forte dove era debole e debole dovera forte, per combattere solo su terreni favorevoli dove poteva concentrare le truppe. Aveva ordinato di suonare i corni a intervalli regolari dallalba fino al primo turno di guardia dopo il tramonto. In questo modo gli avamposti vicini potevano controllarsi a vicenda e le pattuglie sapevano sempre dove ripiegare per ottenere aiuto e dare lallarme se si imbattevano in nemici troppo numerosi. Il suono acuto dei ricurvi corni imperiali era rassicurante per i legionari, ne alzava il morale perch non li faceva mai sentire isolati in una terra ostile e innervosiva i predoni. Il sentiero, ora roccioso, si avvitava su se stesso via via che si inoltrava nei recessi della valle, da cui la luce fuggiva rapida per lasciare spazio a ombre sempre pi estese e profonde. La stanchezza iniziava a farsi sentire, correre su una superficie aspra e irregolare tagliava le gambe, le bocche erano riarse e il sudore colava sui graffi provocati dalla
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vegetazione, facendoli bruciare. La temperatura era calata bruscamente, ogni staffilata del vento acuiva la sensazione di freddo e il fastidio per le vesti fradice. Eppure non rallentarono il passo, anzi accelerarono appena il terreno torn pianeggiante e pi morbido: non cera un minuto da perdere. Se gli Eidr avevano sopraffatto la guarnigione posta a guardia delle sorgenti, potevano avvelenare il fiume e mettere in pericolo lintera Quarta legione, con conseguenze catastrofiche per la sicurezza del Ducato. Era quasi buio quando giunsero nei pressi dei due enormi massi squadrati che ostruivano laccesso allanfiteatro naturale in cui sorgeva lavamposto. Le rocce costituivano un bastione attraversato solo da un angusto passaggio ricavato a forza di braccia e picconate allargando un budello in cui un uomo poteva a stento strisciare. Il comandante sollev un pugno e tutti si fermarono in attesa di istruzioni. Airril, sali l sopra e di unocchiata. Voi sparpagliatevi tra le rocce e tenete gli occhi ben aperti ordin con voce bassa, ma ferma. Airril gett a terra il mantello, studi la parete per qualche secondo, poi incune mani e piedi in fessure appena percettibili e cominci larrampicata. Possedeva energie inesauribili, era dotato di grande agilit e di una forza insospettabile per la sua corporatura snella. NellImpero si era favoleggiato a lungo sugli elusivi indigeni delle Terre Selvagge e, dopo aver conosciuto quelluomo, il colviano era certo che le voci non fossero esagerate. Lesploratore si iss oltre la sommit del masso e scomparve. Yanvas tir fuori dalla bisaccia una striscia di carne affumicata dura come il cuoio e ne infil in bocca un pezzetto per ammorbidirlo con la saliva. Era difficile mangiarla in preda alla sete che lo divorava, ma il piacevole sapore salato lo ristor, restituendogli le forze. Continu a compiere
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piccoli movimenti e flettere le gambe, non voleva che i muscoli si irrigidissero. Gli occhi saettavano di continuo in alto alla ricerca di notizie. Alzando la testa per lennesima volta, vide la chioma fulva fare capolino. Airril segnal di aver scorto quattro predoni vicino allacqua e intim loro di avanzare, mentre lui li avrebbe coperti dallalto con larco, quindi scomparve di nuovo oltre il ciglio. Yanvas lasci cinque uomini di guardia e, in completo silenzio, si infil nel dedalo seguito dagli altri. Ripens alla raccomandazione sulla resa. Era futile, chiunque servisse a sud dei Monti Fiamma Nera sapeva che la cattura significava solo torture indicibili prima che la morte sopraggiungesse liberatoria. Le storie in proposito si sprecavano e lui stesso era stato testimone di un episodio accaduto quattro anni prima, quando il Vallo era ancora in costruzione. Lintero campo, attirato da urla strazianti provenienti dallesterno, era accorso sul terrapieno perimetrale per capire chi le avesse lanciate, scoprendo con orrore che si trattava di un commilitone, un messaggero catturato nelle retrovie, legato per i polsi e le caviglie a pali infissi nel terreno. Attorno a lui si muoveva una manciata di eidr che alternavano le mutilazioni a insulti e provocazioni verso laccampamento. Yanvas era l da poco e, insieme ad altri ufficiali, aveva insistito per compiere una sortita e salvare il poveretto, ma il legato era stato irremovibile. Si trattava di uno stratagemma usato di frequente, i prigionieri erano esche per attirare uomini fuori dalle difese e massacrarli. Potevano star certi aveva detto che tra gli alberi cerano centinaia di arcieri con le frecce gi incoccate. Dovevano sopportare lo strazio e tranquillizzare la truppa, non cera altro che potessero fare senza mettere tutti in pericolo. Gli aguzzini avevano pazientato dopo ogni colpo, in modo che le urla e le suppliche del prigioniero minassero il morale colviano, finch, dopo un lungo supplizio, avevano posto fine alla tortura. Avevano evirato il prigioniero, gli avevano
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cavato locchio destro con un coltello e, mentre ancora mugolava e il sangue usciva a fiotti dalle ferite, lo avevano arso vivo. Era stato il primo contatto di Yanvas con gli uomini del Guercio: privare di un occhio le vittime era la firma della sua banda e negli anni successivi ne ebbe numerose e macabre conferme. Non si sentivano rumori di lotta e Airril non aveva fatto cenno ai legionari: li diede per morti. Non capiva come quattro uomini avessero potuto sopraffarne venti asserragliati dentro le fortificazioni. Trov la risposta appena sbuc sul pianoro su cui si ergeva la palizzata: ogni singolo palmo di terra era costellato di frecce piantate quasi in verticale, fitte come fili derba. Gli Eidr dovevano aver scagliato la pioggia mortale da oltre le rocce, fuori vista, cogliendo di sorpresa la piccola guarnigione. I cadaveri dei colviani erano sparsi ovunque, alcuni fuori dal perimetro del fortino e senza armatura. Si sofferm a esaminare i due pi vicini, caduti luno accanto allaltro con la schiena trafitta da numerose frecce e le armi ancora nei foderi. I secchi che trasportavano si erano rovesciati e i corpi giacevano in una maleodorante pozza dacqua, sangue e interiora che ne aveva impregnato le vesti. Immagin che stessero andando a gettare via le frattaglie di una preda appena macellata. Colto da un sinistro presagio, ne afferr uno per la spalla e lo gir sulla schiena. Come temeva, era privo dellocchio destro. Dallalto, Airril indic che gli eidr si trovavano dallaltro lato del pianoro, ignari di essere stati scoperti. Un fremito di eccitazione percorse il gruppo, in cuor loro ardeva la speranza di aver finalmente sorpreso il Guercio. Moryn, prendi quattro uomini e aggira la palizzata da sinistra, io e altri quattro andremo a destra per circondarli. Voi indic gli ultimi rimasti ispezionate lavamposto, potrebbero esserci dei superstiti. Ne voglio uno vivo, ci servono informazioni ringhi Yanvas.
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La stanchezza svan mentre coprivano gli ultimi metri con le armi in pugno e i sensi acuiti al massimo dalla tensione. Dopo pochi passi li videro. Tre di loro, inginocchiati sui ciottoli della riva, armeggiavano con degli otri da cui fuoriusciva un liquido viscoso, della consistenza del miele, violaceo nella penombra della sera. Lultimo era accucciato pi indietro, accanto a una pila di otri sigillati con la cera. Doveva averli sentiti, perch fece per girarsi borbottando qualcosa mentre sfilava larco lungo dalla spalla, ma un gladio soffoc nel sangue le sue parole con un brutale fendente alla gola. Appena i tre alzarono la testa, capirono di non avere speranze e non tentarono nemmeno di raggiungere le armi. Raccolsero una manciata di quella sostanza nel palmo della mano e la ingoiarono. In pochi secondi caddero in acqua con la bava alla bocca e il corpo squassato dalle convulsioni. Yanvas, che parlava la lingua eidr, si gett su quello che laveva ingollato per ultimo, cercando di fargli sputare il veleno. Per nulla spaventato dalla morte incombente, luomo gli rivolse un sorriso beffardo e rantol poche parole prima di spirare: Questo il veleno che scorre a Nastrond, bastardo. I tuoi amici avranno presto un assaggio di cosa vi riserva il fato. Recuperate gli otri, presto! url il colviano. Li trascinarono fuori dal fiume usando dei bastoni per non toccare lacqua contaminata e li avvolsero nei loro mantelli, insieme ad alcuni di quelli sigillati, per poterli esaminare in seguito. Non hanno fatto in tempo a versarne molto, forse non tutto perduto disse uno dei soldati. Annus la sostanza e subito accus nausea e giramenti di testa. Doveva essere potente, eppure non ne avevano mai sentito parlare. Leidr morente aveva detto che proveniva dallinferno degli assassini e degli spergiuri, senza dubbio quello riservato agli odiati colviani.
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Yanvas era furente per non averli potuti interrogare, ma non sarebbe stato giusto prendersela con i suoi uomini, nessuno poteva prevedere che i sabotatori si sarebbero tolti la vita. Dobbiamo dare lallarme riflett ad alta voce. Tornare indietro in tempo era impossibile, avrebbero dovuto attendere lalba e poi marciare per ore, mentre il fiume scompariva sottoterra poco pi avanti e scorreva nelle viscere della montagna, per sgorgare una seconda volta a poca distanza dallaccampamento principale. Ho unidea! Stracciate vesti e mantelli Cosa avete in mente, comandante? chiese Moryn. Legateli a dei pezzi di legno secco e gettateli in acqua. Con un po di fortuna, alcuni arriveranno a valle e attireranno lattenzione. Seguire il fiume impossibile, dovremo farne il nostro messaggero. Mentre alcuni soldati si apprestavano a eseguire gli ordini, lufficiale raggiunse quelli che avevano rastrellato linterno dellavamposto alla ricerca di sopravvissuti. Dalle loro facce cap subito che non ne avevano trovati. Anche l le frecce si erano abbattute fittissime su casse, tende e barili. I pochi tanto fortunati da trovarsi al riparo durante la salva erano stati finiti con asce e pugnali. Non possono essere stati solo quei quattro, comandante comment Gelvas, un veterano coperto di cicatrici. Lo credo anchio. Nel pianoro ho trovato tracce di parecchi stivali conferm Airril. Secondo te quanti erano? chiese Yanvas. Almeno una ventina. Difficile farsi unidea precisa, le impronte si sovrappongono. Di, Airril! Guarda che disastro, ci sono frecce ovunque... gli Eidr sono abili con larco, ma pensi davvero che venti uomini avrebbero potuto fare questo scempio prima che i nostri avessero il tempo di prendere le armi? sbott Gelvas indicando con entrambe le mani la scena che li circondava.
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Sono stati colti di sorpresa e massacrati in pochi istanti convenne Yanvas. Vero, ci vogliono almeno trenta o quaranta arcieri per una cosa del genere. Per esserne sicuro avr bisogno di tempo e luce. Magari trover i resti di un bivacco o impronte pi chiare propose la guida. No, significherebbe attendere lalba con le mani in mano. Ci muoveremo subito grugn lufficiale. Yanvas avvertiva limpulso di assumersi la colpa, spiegare che era stata una sua negligenza quella di non porre delle sentinelle sulle rocce o sulle alture che sovrastavano le sorgenti, ma lasci perdere. Non avrebbe aggiunto nulla a ci che sapevano e mostrarsi debole sarebbe stato controproducente. Airril stava per ribattere, ma fu interrotto da uno dei legionari, che si avvicin preoccupato: Comandante, non troviamo il corno. Sei sicuro? Hai frugato i morti e le tende? Due volte, comandante. Non c. Quella era unaltra pessima notizia. Con lo strumento a disposizione, il Guercio avrebbe potuto depistare le pattuglie, attirarle in trappola, fornire falsi segnali agli avamposti e infiltrarsi ovunque. Fino ad allora i predoni non erano mai riusciti a imitare il suono acuto della buccina, il lungo corno ricurvo colviano, ma il furto apriva nuove e terribili prospettive. Prendete cibo e acqua, dobbiamo inseguirli ordin Yanvas. A-acqua? Ma... Togliete gli otri ai morti. Quei cani li avranno riempiti prima di avvelenarla. Airril, pensi di poter seguire la loro pista? buio pesto, comandante. C la luna nuova, tra poco non si vedr a un palmo dal naso. Anchio voglio vendicare i nostri morti, ma non questa notte.
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Il Guercio si era fatto beffe dei colviani per lennesima volta e solo gli dei sapevano se lintervento della pattuglia fosse stato tempestivo o se a valle il veleno non stesse gi mietendo vittime. Avremo la nostra vendetta, dovesse costarmi lanima promise Yanvas stringendo i pugni.

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Capitolo 2

Il cocchio rallent gradualmente, fino a fermarsi con un sobbalzo che si ripercosse sulle articolazioni gi messe a dura prova del passeggero, Sulion Talendyr, patriarca dellomonima casata, il quale scost la tendina e sbirci i dintorni. Fuori dalla porta occidentale, nota come Porta dellImperatore perch da quella direzione il sole si inchinava innanzi alla grandezza dellaugusto sovrano, attendeva un variopinto estratto dei pi umili strati sociali colviani. I pi chiassosi erano i mercanti, che inveivano contro le guardie, accusandole di far perdere loro gli affari migliori, e decantavano a gran voce la qualit delle merci, dalle profumate e costosissime spezie della lontana isola di Ailearth, alle pellicce provenienti dalle sconfinate foreste delle Marche dellEst, fino ai nerboruti schiavi originari di ogni provincia dellImpero e oltre, le cui sembianze non mancavano di suscitare linteresse e i commenti dei popolani meno avvezzi alla loro presenza. Sulion scorse un gruppetto di ragazze adorne del verde smeraldo delle novizie di Ivrassas, dio della fertilit e del raccolto, che ridacchiavano paonazze in volto di fronte alla virilit a stento contenuta dal perizoma di uno schiavo dalla pelle bronzea, forse uno shamsita o un ahlamu. I contadini erano silenziosi, aspettavano pazienti con un occhio alle gerle e ai cesti ricolmi di ortaggi e frutta appena clta, da cui bisognava tenere lontane le mani rapaci dei monelli e degli accattoni che si mescolavano ai devoti pellegrini diretti ai grandi templi cittadini. Lo sguardo di
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Sulion si sofferm sulle toghe purpuree di due sacerdoti di Reverion in piedi proprio accanto alla carrozza. Uno di loro, molto anziano, era curvo sotto il peso delle armi che per tradizione facevano parte del corredo dei ministri del culto del dio guerriero. Sulion apr lo sportello e li invit a salire, accompagnando le parole con un gesto gentile della mano. Vi prego, padri, onoratemi della vostra presenza, andiamo nella stessa direzione. Quindi si rivolse ai cavalieri della scorta: Dite ai soldati alla porta che ho un appuntamento urgente col Maresciallo di Colvian. I due spronarono i cavalli e presero a fendere la folla con la mole delle bestie, finch attirarono lattenzione delle guardie, soldati scelti della Prima legione distinguibili per le loriche dorate, ai quali indicarono la carrozza e la destinazione. I legionari si armarono di zelo e, tra spintoni e grida, aprirono un corridoio attraverso cui la carrozza pot transitare, seguita dai cavalieri con i bastoni bene in vista, pronti a punire chiunque avesse osato contestare il privilegio nobiliare. I Colviani per erano avvezzi a quelle scene e le proteste si limitarono a un ronzante mormorio di disapprovazione. Il giovane sacerdote aiut lanziano confratello a sfilare lelmo e a posare il massiccio martello darme sul pavimento di legno, poi lo imit. Restare a capo coperto in presenza di una persona di rango superiore sarebbe stato disdicevole. Vi ringrazio a nome di entrambi, mio signore. La sabbia di Alyrian scorre inesorabile e il peso della corazza talvolta insopportabile esord il vecchio. Non sono sordo alle vostre parole, anchio porto i segni del tempo e della vita sul mio corpo gli fece eco il nobile, indicando i capelli canuti e il moncherino della gamba destra, amputata appena sopra il ginocchio. Laveva persa nellEiam Vurd trentasette anni prima, per salvare la vita a
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un compagno darmi, amico e ufficiale come lui, Drelmyn Marvilien. Alla testa di sei centurie, avevano avviato il rastrellamento di una zona impervia in cui si erano verificate sparizioni di coloni e profanazioni di tombe. I valligiani si erano mostrati reticenti e ostili, non avevano fornito alcuna indicazione utile, anzi spesso avevano negato lesistenza stessa del problema. Dopotutto erano stranieri, avevano accennato in modo sibillino, era naturale che la terra rigettasse i loro morti. La faccenda si era trascinata per mesi, finch avevano deciso di intervenire in forze, ma nemmeno la minaccia di appiccare il fuoco alle case aveva smosso i cupi abitanti dalle proprie convinzioni. Esasperati, avevano violato gli antichi cimiteri e dissotterrato cadaveri risalenti a prima dellinvasione imperiale, diffondendo la voce che non avrebbero smesso finch non avessero ottenuto delle informazioni. Gli anziani li avevano avvisati che la terra non avrebbe perdonato un simile oltraggio e presto avrebbero scontato tanta empiet, anatemi a cui i colviani avevano risposto con unalzata di spalle e qualche calcio nei loro sederi ossuti. In una gelida notte della luna delle Ombre, in pieno inverno, la verit emerse nel modo pi drammatico. Nel campo, piazzato per spregio su terra consacrata costellata di tumuli sepolcrali secolari, si era diffuso un insopportabile puzzo di marciume e putrefazione, poi erano spuntate dal nulla decine di esseri repellenti, curvi e macilenti, con la pelle color pergamena tesa sui teschi scavati, privi di naso e orecchie, con minuscoli occhi malevoli iniettati di sangue e bocche sproporzionate, irte di denti aguzzi e marci, che si aprivano e chiudevano senza sosta per lanciare sibili e ringhi gutturali. Ovunque nel campo si sentivano urla, invocazioni agli di e rumori di lotta. I legionari si erano trovati attaccati da ogni lato, persino dentro le tende, incapaci di capire cosa fossero quelle creature immonde che li aggredivano con zanne e artigli, strappando grandi brani
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di carne che ingoiavano voracemente. Si trattava di ghoul, i temuti mangiatori di cadaveri alla cui esistenza i Colviani non avevano mai creduto. Quando un soldato soccombeva agli attacchi dei mostri, subito questi si gettavano sul cadavere e banchettavano con le sue carni in un tripudio di sangue. Tattiche e disciplina erano scomparsi, ognuno combatteva per la propria vita. Sulion invece era accorso presso la tenda di Drelmyn, assediata da mezza dozzina di creature. Si era gettato nella mischia senza pensarci due volte, brandendo il gladio e una torcia in ampi semicerchi per aprirsi la strada fino al comandante ridotto a mal partito. Alla fine erano riusciti a fuggire insieme ad altri superstiti, ma Sulion era stato morso al polpaccio da uno dei mostri. La ferita si era infettata e aveva preso a suppurare, assumendo un colore malsano. Luomo aveva perso conoscenza a causa delle febbri e, quando si era risvegliato, aveva appreso dal cerusico della legione che la gamba gli era stata amputata per salvargli la vita. Drelmyn gli aveva fatto visita tutti i giorni durante la convalescenza, raccontandogli che la spedizione punitiva non aveva trovato traccia dello scontro, come se non fosse mai avvenuto. I sacerdoti di Reverion al seguito avevano proclamato la zona suolo maledetto, nessuno avrebbe dovuto dormire, mangiare o accendere un fuoco al suo interno finch non fosse stata purificata. Legionari e sacerdoti avevano prontamente voltato le spalle al campo di battaglia e si erano allontanati senza guardarsi indietro. Per quanto ne sapeva, nessuno si era mai curato di purificare quellantico cimitero e tra le tombe dovevano ancora aggirarsi gli spiriti dei suoi commilitoni caduti durante lattacco. Il comandante e il medico gli avevano detto di considerarsi fortunato, la maggior parte dei feriti non si era mai ripresa dalle febbri ed era morta delirando. Sulion per non riusciva a pensare a se stesso come a un uomo benedetto dalla sorte. Anche se gli onori conquistati nelle campagne precedenti e la dote della moglie gli avevano fruttato
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terre le cui rendite lo avevano reso un uomo facoltoso, la mutilazione aveva segnato la fine del servizio agli ordini della corona. I rimpianti non gli mancavano: fino a quel momento la sua carriera era stata fulgida, esemplare, le prospettive di ottenere presto il comando di ununit erano concrete, anzi sembrava destinato a guidare la cavalleria della legione. Ma gli di avevano voluto diversamente ed era stato il suo secondogenito a raggiungere il grado cui lui aveva aspirato. Le gesta del figlio lo riempivano di orgoglio, aveva realizzato i suoi sogni di padre e donato prestigio alla casata. Non mancava molto alla fine del servizio di Yanvas, ci significava che avrebbe potuto sposarsi e generare un nuovo ramo dei Talendyr, pi ritto e sano di quello del debosciato Imian, un damerino incline a intrighi, gioco e fornicazione. Non sembrava nemmeno frutto del suo seme, pens. Siete di ritorno da un viaggio? chiese agli ospiti prima che il lungo silenzio seguito alle riflessioni diventasse scortese. S, mio signore. Abbiamo riportato al villaggio nato le armi di un confratello spentosi da poco. Riposeranno nel tempio finch qualcuno si sentir in grado di indossarle e unirsi allOrdine rispose il pi giovane. Presto dovrai portare anche le mie, Nudros disse il vecchio ridacchiando. Fratello Leos ama ricordarci quanto ci mancher ammicc Nudros allindirizzo del nobile, che rispose con un sorriso. Intanto la carrozza doveva aver superato la seconda cinta muraria, perch i sobbalzi erano cessati e landatura era diventata pi regolare, con grande sollievo delle schiene indolenzite dei passeggeri. Non si udivano pi le grida di macellai, pescivendoli e venditori di tessuti o lolezzo dello sterco e dei vasi da notte imprigionato tra le case sbilenche e troppo vicine. Il cocchio procedeva sugli ariosi spazi
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pavimentati del Campo di Avrian, la piazza pi grande della capitale. Fratello Leos si pieg per guardare fuori e annunci: Il tempio! Siamo arrivati. Sulion buss tre volte contro il pannello di legno alle sue spalle, al di l del quale sedeva il cocchiere, e subito la carrozza si ferm. Nudros aiut il confratello a indossare le armi e a scendere. Invocheremo la protezione di Reverion su di voi, nobile signore lo ringrazi il giovane sacerdote. Il tempo delle battaglie per me finito molti anni fa, padri. Vi sar grato se vorrete pregare per mio figlio Yanvas, che combatte gli Eidr nel Grelian. Lo ricorderemo a Reverion, allora. I suoi nemici sono i pi feroci tra tutti. Che il suo braccio sia sempre saldo si un Leos con il martello darme sollevato a toccare la fronte. Appena lo sportello si richiuse, il postiglione spron la pariglia per percorrere gli ultimi metri che li separavano dalla residenza dei Marvilien. La tendina era rimasta ripiegata e il patriarca dei Talendyr tenne lo sguardo fisso sul grandioso tempio del dio della guerra, ritenuto secondo solo a quello del padre degli dei Alyrian per magnificenza e dimensioni. In realt il pi grande era quello di Pavlion lOscuro, dio delloltretomba, le cui cripte sotterranee nel tempo si erano estese sotto la citt a tal punto che non ne esisteva una mappa completa e intere sezioni giacevano dimenticate insieme alle salme ivi deposte. Nessuno amava celebrare il trionfo della morte, solo le grigie sorelle votate alla cura dei cadaveri attraversavano i cunicoli traboccanti di teschi e il loro voto del silenzio impediva si diffondessero voci sullimmensa necropoli. Il tempio di Reverion, al contrario, era un abbacinante monumento alla possanza imperiale: i marmi bianchi risplen43

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devano al sole del mattino come le vittorie che arridevano agli ippogrifi innalzati dalle legioni e le torri affusolate come lance svettavano a sfidare il cielo. Larea circostante e la maestosa scalinata dingresso erano lastricate con elmi e armature catturati in battaglia, battuti, ribattuti e inchiodati fino a formare una superficie liscia su cui la luce danzava ammantando ledificio di una luminescenza unica, in modo che nessuno potesse giungere al cospetto della divinit senza aver calpestato i nemici di Colvian. Gli annali tramandavano che limperatore Dathos, figlio di Faranil, ricevesse i capi delle genti sottomesse seduto su quei gradini, perch, come aveva affermato con la sua proverbiale mancanza di tatto, i vinti dovevano constatare che i loro campioni erano a malapena degni di baciargli le terga. Attorno al tempio sorgeva un giardino unico e inquietante: senza un filo derba o una foglia, gli alberi era costituiti da fasci di lance infisse nel terreno; spade, daghe e pugnali spuntavano come fiori da aiuole delineate con scudi di ogni foggia, anchessi predati ai cadaveri degli sconfitti. Il giardino di Reverion si nutriva del sangue dei vinti. In giovent Sulion aveva attraversato innumerevoli volte il Giardino di Ferro per rendere omaggio al dio prima di partire per una campagna, ma, dopo lEiam Vurd, non aveva pi trovato la forza di recarvisi. Temeva che Reverion avrebbe potuto leggere il rancore che gli albergava nellanimo e punire il suo prediletto. Il cocchio si ferm per la terza volta, finalmente a destinazione. La scorta smont da cavallo e aiut il padrone a scendere. I cavalieri si offrirono di scortarlo fino al portone, ma Sulion rifiut, avviandosi sorretto da due grucce con intarsi davorio e argento. Poteva essere uno storpio, ma non doveva sembrare un povero storpio, aveva pensato quando la madre gliele aveva regalate al suo ritorno a casa. Il palazzo del Maresciallo di Colvian era imponente quasi quanto il vicino tempio, costruito con gli stessi mar44

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mi immacolati su cui si aprivano le alte finestre del piano nobile tanto ravvicinate da ricordare un colonnato che girava tutto attorno alledificio e lasciava intravedere i lussuosi interni decorati con statue e dipinti mentre il piano terra, dove si trovavano cucine, locali di servizio e alloggi delle guardie, era massiccio come una fortezza. Dodici legionari e un centurione della Prima lo attendevano sulla soglia in una rigida posizione di saluto, tributandogli gli onori dovuti a un superiore prima che a un nobile: quel gesto lo inorgogl, non aveva mai cessato di sentirsi un soldato. Lord Talendyr, vogliate seguirmi, sua eminenza il Maresciallo vi attende lo invit il centurione. Imboccarono un lungo corridoio, affiancati da sei legionari i cui passi rimbombavano nel solenne silenzio del palazzo e si perdevano oltre una moltitudine di porte chiuse, che superarono una dopo laltra, fino ad arrivare a una scalinata che da sola avrebbe potuto occupare met della sua villa. Il centurione ebbe il tatto di non offrirsi di aiutarlo ma, imitato dalla scorta, adegu il passo allincedere lento e saltellante dellospite. Era la prima volta che Drelmyn lo riceveva nella sontuosa residenza ufficiale, gli incontri precedenti si erano tenuti nel maniero che i Marvilien possedevano sullaltra sponda del fiume Duin. Si chiese se il vecchio amico stesse cercando di impressionarlo facendo sfoggio di tutto il suo potere: il Maresciallo di Colvian era la seconda carica militare dellImpero, subordinato solo alla corona, e godeva di unautorit quasi illimitata. Drelmyn era assurto ai vertici dello stato in seguito alla battaglia di Vegharath, quando, dopo una marcia massacrante lungo la Carovaniera Occidentale alla testa di due legioni, aveva liberato la citt dalla morsa dellassedio khaztan costato la vita allimperatore Faranil. Era stata quella brillante vittoria a fermare la montante marea dei cavalieri delle steppe che, impressionati dal valore dei legionari, erano passati al soldo del nuovo imperatore Dathos. Da allora
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le orde mercenarie combattevano al fianco degli ippogrifi dietro lauto compenso. Dubitava che si trattasse di una coincidenza, del resto la questione che avrebbero affrontato era importante e lamicizia solo uno dei tanti elementi da porre sul piatto della bilancia per determinarne lesito. La scala dava direttamente sullarioso ambiente che Sulion aveva scorto scendendo dalla carrozza, tanto elegante e pieno di luce che gli sembrava di poter abbracciare ogni angolo del Campo di Avrian solo voltando lo sguardo. Il centurione lo guid fino alla prima porta a sinistra e lapr senza bussare, certo che il loro rumoroso incedere li avesse annunciati, quindi torn ad assumere la rigida posizione di saluto. Nonostante tutto, quando Sulion entr, lamico si scosse come sovrappensiero e pos il bastone del comando doro massiccio, simbolo della sua carica. Vi porgo i miei omaggi, eminenza esord provocandolo bonariamente. Drelmyn avrebbe dovuto rinunciare al suo prezioso manto di vanit oppure apparire freddo e sulla difensiva, venendo meno ai doveri dellamicizia. Lastuto interlocutore colse il messaggio e rispose gioviale: Salute a te, Sulion. Ti prego, dimentica le formalit, siamo qui come amici. E compagni darmi puntualizz lanziano Talendyr. E compagni darmi concesse il Maresciallo, che non aveva interesse a rispolverare il debito donore che li legava. Non mi aspettavo di ricevere una tua visita, stata una sorpresa per me quando ieri sera laraldo ti ha annunciato. Preferisco discutere a quattrocchi. Le occasioni conviviali sono sempre, come dire, dispersive rispose Sulion sorridente. Stavolta non potrai svicolare, caro mio. Non sarei qui se avessi risposto alla mia ultima missiva pens. Hai ragione, hai ragione. Posso offrirti da bere? Il viaggio lungo dalla tua tenuta in campagna. Ho un vino dolce delle mie vigne sul Lago Yarnil, devi assaggiarlo.
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Ne ottieni una buona produzione? Quanto basta per la mia mensa e per farne dono agli amici minimizz Drelmyn. Potremmo offrirlo allo sposalizio dei nostri figli butt l Sulion con aria serafica. Laltro si alz, riemp due coppe con studiata lentezza e ne pass una allospite. Vorrei riflettere ancora un po sulla tua proposta, Sulion. Vorrai dire cercare un partito migliore pens laltro, che rispose: Yanvas un ottimo soldato, la sua carriera impeccabile e ha guadagnato ben tre decorazioni al merito. Gode di una reputazione eccellente, non c che dire. Ma, vedi, ai soldati della Quarta non destinato granch. Probabilmente al congedo riceveranno appezzamenti nelle Terre Selvagge. Quel posto famoso solo per gli uomini bestia e le malattie. Sai meglio di me che non certo per mancanza di valore che non hanno esteso le frontiere! Dolagirt ha deciso di consolidare i confini, che altro avrebbero potuto fare? Sulion stava perdendo la pazienza di fronte alla mancanza di ragionevolezza dellamico. Pos bruscamente la coppa sulla scrivania e un rivolo di vino macchi il tavolo di quercia. Era costume assegnare ai legionari terre nelle province che avevano conquistato durante i ventanni di servizio, per fondarvi colonie e stabilire una prima linea di difesa contro rivolte e attacchi. Gli ufficiali ricevevano diritti feudali sulle medesime terre, formando uno zoccolo duro fedele alla corona anche nelle marche pi lontane da Colvian. A causa della politica remissiva dellattuale imperatore, ora ai veterani venivano destinate zone poco ambite e produttive, ritenute fino a pochi anni prima inadatte alla colonizzazione. Era per questo motivo che Sulion insisteva per combinare un matrimonio con i Marvilien: la casata del Maresciallo vantava possedimenti sia a sud, nel Ducato di Grelian, sia
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a ovest lungo il corso dellInvoluin. Questi ultimi, di gran lunga pi estesi e ricchi dei primi, erano gi destinati al primogenito della casata. La legge imperiale non permetteva alla nobilt di tramandare feudi privi di confini in comune, perci, se Drelmyn non voleva che le tenute greliane tornassero alla corona alla sua morte, aveva una sola possibilit: lasciare un castello nel sud alla figlia le donne non potevano ereditare feudi, ma solo il diritto ad amministrare e abitare una fortezza e intercedere presso limperatore affinch al marito si conferissero le terre circostanti. Ti confesso che avrei trovato la proposta molto pi interessante se fossi venuto da me per tuo figlio Imian, Sulion. Finalmente Drelmyn aveva scoperto le carte: era risentito perch la figlia non sarebbe andata in moglie al primo della schiatta dei Talendyr. Sylia era una bambina quando Imian si sposato. Ma Lenissa no! Limperatore non lavrebbe mai permesso. Non accorda i suoi favori ai matrimoni tra primogeniti e nobildonne. Per quel matrimonio, avresti dovuto rinunciare a conservare anche un singolo sasso dei castelli e delle ville in cui hai riversato centinaia di migliaia di corone. Sulion sapeva che largomentazione non era inattaccabile, perci gioc la sua ultima risorsa. Sollev il bordo della tunica e accarezz il moncherino con aria sofferente. Il gesto non sfugg a Drelmyn. Gli balen un lampo negli occhi, poi si velarono di tristezza. Era un colpo basso e lo sapevano entrambi, ma non poteva ignorarlo. Suppongo che tu abbia ragione disse lentamente, con voce grave. Yanvas conosce bene la regione dei Monti Utrisar, potrei dare in dote a Sylia il castello di Qualisar. Non credo faticher a convincere limperatore a destinare a tuo figlio la baronia, ha tutto linteresse a dividere i possedimenti della mia casata, siamo diventati troppo potenti per non apparire... minacciosi.
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Le guerre che hanno insanguinato lImpero dopo la morte di Colvian hanno lasciato molti insegnamenti. Puoi forse dargli torto? Sulion si riferiva alle lotte dinastiche tra i maggiori feudatari, vere e proprie guerre civili, per stabilire chi avrebbe dovuto regnare dopo la morte del primo imperatore. Da allora, i suoi successori avevano cercato di mantenere deboli e divise le casate. No, al suo posto farei lo stesso fu costretto ad ammettere Drelmyn. per questo che sei il suo braccio destro, comprendi e applichi la ragion di Stato lo bland Sulion, sul cui volto si era fatto strada un ampio sorriso. Oh! No, non sempre. Questa la ragione di Dolagirt mormor laltro amareggiato. Lanziano Talendyr si blocc per un attimo, aveva colto una strana sfumatura in quella frase, ma non riusc a incrociare lo sguardo di Drelmyn perch questi, posata la coppa di vino, si era diretto verso la porta. Mi spiace interrompere questa piacevole rimpatriata, Sulion, ma sono atteso a palazzo tra breve. Spero perdonerai la mia scortesia. Non dirlo nemmeno. Il tempo per concordare i dettagli non ci manca. Comunicher subito la notizia a mio figlio, ne sar entusiasta. un uomo fortunato. Sulion si rabbui, quelle parole risvegliavano brutti ricordi. Forse era stata una scelta poco felice dellinterlocutore, ma forse no. Lo considerava troppo intelligente per non ricordare il diverso contesto in cui le aveva pronunciate molti anni prima. Percorsero insieme il tragitto fino al portone, dove si separarono, ognuno diretto verso la propria carrozza. La giornata era splendida, il cielo terso, di un azzurro intenso che invogliava a respirare a pieni polmoni e a stare
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allaperto, eppure il suo istinto di vecchio soldato grattava come un sassolino sotto una porta ben oliata. Durante il viaggio di ritorno si sforz di pensare a quanto avrebbe scritto a Yanvas, ma stentava a concentrarsi, alcune parole ed espressioni dellincontro gli risuonavano in mente allimprovviso come brevi lampi di cui non riusciva a cogliere il senso.

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Capitolo 3

Il fumo si levava in dense volute dai fuochi alimentati con legna verde e sterco di cavallo, librandosi pigramente nellaria fresca dellalba come se non volesse allontanarsi dal tepore delle fiamme, attorno alle quali erano riuniti capannelli di guerrieri eidr per consumare la colazione, polenta condita con grasso e birra leggera. Le voci erano roche, i movimenti impacciati dopo lennesima notte trascorsa bivaccando al limitare della foresta, a poche centinaia di metri dal campo della Quarta legione, da giorni sotto assedio. Il sonno scoraggiava la conversazione, gli uomini scambiavano solo brevi battute cui seguivano grugniti o un accenno di risa. Airril sapeva che quella sorta di letargo dei sensi non sarebbe durato a lungo, quindi allung il passo, pur mantenendo unandatura rilassata. Non doveva farsi scoprire mentre attraversava le linee nemiche. Indossava la tunica e i pantaloni di lana marrone sottratti a uno dei sabotatori, un elmo per coprire i capelli rossicci e aveva alterato il colore della barba con cenere e sporcizia. Sul suo viso, non meno segnato dalla fatica di quelli dei nemici tra cui si nascondeva, risaltavano solo gli occhi di un azzurro cristallino, che aveva in comune con gli Eidr. Sarebbe passato inosservato a meno di un esame accurato o, rischio di gran lunga maggiore, che qualcuno gli avesse rivolto la parola: la guida delle Terre Selvagge conosceva solo poche frasi stentate nella lingua dei nemici. Si era introdotto nellaccampamento con una lepre in
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mano, in modo che non risultasse sospetto vederlo emergere dagli alberi, ma, avvicinatosi ai fuochi, se nera liberato prima che qualcuno chiedesse di dividerla con lui o si offrisse di arrostirla, leggendo in risposta un vuoto colpevole nel suo sguardo. La soluzione ai suoi guai si present sotto forma di un cumulo di sterco di cavallo, da cui raccolse delle ampie manciate fino a riempirsi le braccia, poi si diresse verso un fuoco allestremit opposta del bivacco. Come aveva sperato, si tennero tutti alla larga da lui. Lungo il tragitto studi il terreno, notando che gli eidr avevano abbozzato delle rozze imitazioni delle tattiche dassedio imperiali, scavando trincee serpeggianti in cui avevano accatastato rami, fascine e altro materiale da utilizzare per colmare il fossato e assaltare la palizzata. Scaric senza troppe cerimonie il rozzo combustibile accanto al fuoco, tra le imprecazioni dei guerrieri intenti a mangiare. Li oltrepass e si diresse verso le difese colviane come se fosse la cosa pi naturale del mondo. Preg che il sudore non cominciasse a grondare da sotto lelmo facendo colare via la sporcizia dalla barba e rivelandone il colore, insolito tra gli Eidr. Quando lodore pungente dei fuochi si affievol, coperto da quello di mucido del fango e della terra appena smossi, si sent pi tranquillo. Balz in una trincea, raccolse delle fascine e ripart mormorando lennesima preghiera agli di. Lo scavo era poco profondo gli arrivava alla vita , meno di met di quelli abitualmente realizzati dai legionari e non avrebbe offerto molta protezione. Comprese il motivo quando raggiunse una squadra di zappatori allopera: non possedevano un equipaggiamento adatto e scavavano con le spade e le asce, raccogliendo la terra dentro i mantelli, perci i loro sforzi richiedevano un abnorme spreco di tempo ed energie. Gli Eidr avevano scarsa familiarit con gli assedi, preferivano colpi di mano e una condotta della guerra pi agile. Immobilizzare grandi contingenti di uomini richiedeva
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unorganizzazione logistica che non avevano mai mostrato di possedere, come testimoniavano quei rozzi tentativi. Aveva appena superato il gruppetto quando sent unesclamazione. Non cap esattamente cosa significasse, ma era sicuro che qualcuno si fosse rivolto a lui. Finse di non aver sentito e tir dritto, ma il richiamo si ripet pi deciso. Si chiese che accidenti potesse volere da lui uno di quei bastardi. Scosse le spalle e grugn seccato, quindi ud dei passi ravvicinati, come se qualcuno si affrettasse per raggiungerlo. Lanci unocchiata alle proprie spalle per controllare che non stessero per pugnalarlo e vide avvicinarsi un uomo robusto con le mani nere di terra. Questi gli diede una pacca sulla schiena, con un brusco movimento del capo indic la palizzata e ringhi qualcosa. Airril non cap una parola, ma sembrava un rimprovero o un avvertimento. Annu e accenn a voltarsi mentre continuava ad avvicinarsi al campo della legione, ma laltro lo afferr per il braccio e ripet lammonimento in tono perentorio. Not che gli astanti avevano smesso di scavare e li stavano fissando. Doveva fare qualcosa. Gett a terra le fascine e sferr un pugno in pieno volto alleidr. Munnrid sibil allindirizzo delluomo, che giaceva a terra pi sorpreso che dolorante. Dando fondo al suo scarso repertorio, lo aveva tacciato di essere uno che parlava a vanvera, come a dire che non aveva il coraggio per combattere sul serio. Prima che i compagni potessero intervenire, si batt un pugno sul petto, imbracci larco e cominci a scoccare frecce allindirizzo dei colviani, accompagnandole con grida di guerra. Gli altri si mostrarono sconcertati, ma lo imitarono: un guerriero non doveva sottrarsi alla lotta. Nella confusione, Airril lanci non visto una freccia attorno alla cui asta era legata ben stretta una sottile pergamena consegnatagli da Yanvas e destinata al legato della Quarta. Aveva urlato per attirare
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lattenzione delle vedette e lanciato lungo, nella speranza che la freccia cadesse in vista e che i legionari notassero il messaggio. Ignorava cosa vi fosse scritto, non sapeva leggere e, per precauzione in caso di cattura, il comandante aveva fatto ricorso al colviano arcaico. La sua piccola messinscena aveva acceso gli animi, il campo ribolliva e gli uomini accorrevano in armi per unirsi allattacco. Approfitt della confusione per defilarsi, stavolta con minore prudenza e a grandi passi, ma senza correre o dare segni di nervosismo. Alle spalle dello schieramento eidr, Yanvas rigir nel liquido viscoso la punta del giavellotto e lo impil sugli altri, imitato dai legionari. La mattina seguente al massacro presso le sorgenti del fiume, la pattuglia si era rimessa in marcia per rientrare e scoprire se lavvertimento avesse sortito i risultati sperati, ma al loro arrivo il campo era circondato da eidr pronti ad assaltarlo al primo segno di cedimento, come sciacalli nella scia di un animale morente. Yanvas aveva inviato staffette agli avamposti vicini con lordine di abbandonarli e raggiungerlo al pi presto, poi si era ritirato sulle alture per osservare levolversi degli eventi. Gli assembramenti di barbari si erano moltiplicati di ora in ora, ma non si erano mai impegnati in veri e propri assalti, limitandosi a scaramucce per infastidire i legionari. Accanto ai fal erano stati issati stendardi di ogni regione e Yanvas si era chiesto pi volte se la situazione, da attrito di confine, stesse sfociando in guerra aperta. Il Guercio ne era capace. Procedendo per marce forzate, lo avevano raggiunto i distaccamenti di tre avamposti, mettendogli a disposizione truppe sufficienti a tentare di sbloccare la situazione. Il disprezzo per la vilt dellattacco nemico era cos forte che Yanvas aveva ordinato di avvelenare le armi con la sostanza catturata ai sabotatori, per ripagarli con la loro stessa moneta. Nella notte aveva consegnato un messaggio
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al suo uomo migliore affinch trovasse il modo di recapitarlo dentro il campo a qualsiasi costo. Non era sicuro che Airril sarebbe tornato per riferirgli lesito della missione: poteva aver cercato rifugio allinterno dellaccampamento, oppure, solo in mezzo a unorda di eidr, poteva essere stato scoperto e ucciso. Scacci dalla mente limmagine del corpo ormai freddo dellesploratore, riverso in un fosso con la gola tagliata. Il sole era alto nel cielo, non poteva attendere oltre. Diede ordine di raccogliere le armi e avanzare. I legionari si erano disposti a ventaglio, attenti a tenere le punte avvelenate rivolte a terra, per ridurre al minimo il rischio di colpire un commilitone. Solo poche centinaia di metri li separavano dal nemico, perci si muovevano nel massimo silenzio. Poco dopo, Yanvas ud un tramestio tra i cespugli ed estrasse la spada. I soldati si fermarono e istintivamente puntarono i giavellotti in direzione dei rumori, ma il comandante li invit alla calma con un cenno. Con suo grande sollievo, fu la guida a emergere dalla vegetazione. Non da te fare tanto chiasso, Airril lo rampogn bonariamente Moryn. Non volevo scuotere i tuoi nervi delicati. Airril era privo dellelmo e aveva la manica sinistra imbrattata di sangue. Yanvas lo guard con aria interrogativa. Non mio, comandante lo rassicur. Un impiccione voleva darmi una lezione e mi ha seguito fuori dallaccampamento. Te ne sei liberato? Airril mim con il pollice latto di tagliare la gola. Bene. Hai consegnato il messaggio? Lho scagliato oltre la palizzata legato a un freccia, non ho potuto fare altro in mezzo a quella bolgia. Lufficiale annu, sapeva che non avrebbe potuto chiedere di pi. Inform i soldati che i commilitoni assediati erano a conoscenza del tentativo di soccorrerli e contavano su di
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loro, quindi ripresero la marcia smaniosi di combattere, mentre due coppie di buccinatori si allargavano sui fianchi. Si disposero al limitare della foresta e aggiustarono la presa sulle armi. Le provocazioni di Airril avevano infiammato lo spirito bellicoso degli eidr, che si aggiravano in maniera scomposta nella terra di nessuno, urlando e scagliando tutto quanto capitasse loro a tiro. Dagli spalti del campo trincerato non giungeva risposta, anzi non cera anima viva a presidiarli. Un uomo dai capelli biondi cavalc tra i guerrieri inferociti per arringarli spiegando che il veleno aveva spianato loro la strada verso la vittoria: la torma di barbari eruppe in un boato che scosse la terra e si lanci allassalto per colmare il fossato e scalare le difese, coperta da una tempesta di frecce scatenata dagli arcieri della retroguardia. Yanvas rest immobile, con gli sguardi ansiosi degli uomini puntati sulla sua mano destra, in attesa dellordine di attaccare. La massa urlante divor le distanze e si avvent sul fossato, riversandovi pietre, terra e rami, senza incontrare la minima resistenza da parte dei difensori. In un batter di ciglia un primo gruppo riusc ad arrivare alla palizzata, con tanta foga che alcuni finirono impalati sui tronchi aguzzi disposti alla base. Senza esitare, gli altri si arrampicarono sui corpi e continuarono lassalto. Yanvas abbass bruscamente il braccio e caric in direzione degli arcieri ignari del pericolo. I colviani giunsero indisturbati alle loro spalle e lanciarono una prima salva di giavellotti. Ogni colpo and a segno, una moltitudine di uomini si accasci rantolando. Scagliarono unarma dopo laltra, decimando gli attoniti nemici, infine sguainarono le spade e caricarono i sopravvissuti, scioccati per lorrenda fine dei compagni contratti in pose innaturali per gli spasmi, mandandoli in rotta. Ora! url Yanvas in direzione del buccinatore.
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Il suono familiare e rassicurante si diffuse sul campo di battaglia. I guerrieri, intenti ad azzuffarsi per raggiungere tra i primi il campo e saccheggiarlo, si voltarono sorpresi. Anche il cavaliere biondo, ora pi vicino, si gir e Yanvas cap che si trattava del Guercio. Nonostante la distanza, incrociarono gli sguardi per un attimo, come se fossero soli sul campo di battaglia. Leidr si scosse e ordin di spazzare via quel manipolo di pazzi. I legionari assunsero la consueta formazione chiusa, opponendo un muro di scudi alla marea urlante che stava per abbattersi su di loro. Ancora pochi istanti e i colviani avrebbero scoperto se il piano aveva avuto successo, altrimenti sarebbero stati sopraffatti. Gli eidr si avvicinavano sempre di pi, mulinando le asce con i volti tramutati in maschere dira. Lanciate! ordin il comandante. Lultima salva di armi da getto sibil verso i nemici, spazzando via la prima linea. Gli altri titubarono per un attimo, ma non arrestarono la carica. Yanvas preg che la freccia scoccata da Airril fosse stata notata e recuperata. Serrate i ranghi! In quel momento dal campo apparentemente inanimato si scatenarono i corni della Quarta, le porte dellaccampamento di spalancarono e i colviani uscirono allattacco come demoni urlanti. Le coorti si riversarono dalla porta pretoria, mentre la cavalleria, divisa in due squadroni, usc dalle porte laterali e attacc i nemici ai fianchi. Con me, legionari! tuon Yanvas prima di gettarsi nella mischia. Trapass di slancio due guerrieri, sempre con un occhio sul Guercio, deciso a farsi strada per affrontarlo. Lo vide impennare il cavallo di fronte ad alcuni legionari che lo incalzavano con le lance, poi da una trincea davanti a lui si erse un eidr gigantesco armato con due asce. Yanvas par un colpo, fortissimo nonostante fosse stato
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sferrato con il braccio sinistro, e ne blocc un secondo con lo scudo. Lascia rimase conficcata tra le tavole, la lama spunt una spanna pi su del suo avambraccio. Con una torsione verso sinistra trasse a s lavversario, sbilanciandolo in avanti, quindi sollev con altrettanta violenza lo scudo colpendo al mento il colosso, che annasp senza fiato. Il comandante approfitt della momentanea vulnerabilit delleidr e gli affond larma in gola. Luomo cadde a terra; Yanvas gli punt un piede sul petto ed estrasse la spada dalla ferita. Riport lo sguardo dove aveva scorto il Guercio per lultima volta, ma non lo vide. Guard in tutte le direzioni, ma le torme di cavalleria avevano alzato una nube di polvere. Laveva perso. Circondati da ogni parte, gli eidr opposero una resistenza sempre meno convinta, incapaci di capire come la situazione potesse essersi ribaltata nel volgere di pochi attimi. Convinti che non avrebbero dovuto fare altro che depredare un accampamento traboccante di cadaveri, non erano pronti per una battaglia in piena regola. Lultimo colpo al loro vacillante morale lo diede unaltra bordata dei corni colviani, questa volta dal folto degli alberi. Non potevano immaginare che si trattava solo dei quattro uomini mandati da Yanvas per simulare larrivo di una seconda legione alle loro spalle. Terrorizzati, gettarono le armi e si arresero o si diedero alla fuga, inseguiti dalla cavalleria che ne faceva strage. Al termine della battaglia, Yanvas cavalc a lungo alla ricerca del cadavere del Guercio, imitato dagli altri ufficiali, ma non ne trovarono traccia. Appena rientrato al campo, gli si fecero incontro il tribuno Galbas, che comandava la cavalleria in sua assenza, e il legato della Quarta, lord Arsant. Yanvas si irrigid e port il pugno destro al petto in segno di saluto. Entrambi risposero al saluto, quindi il legato sorrise, evento raro quanto uneclissi.
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Avete salvato la legione, Yanvas. Ve ne renderemo merito esord lalto ufficiale. Vi ringrazio, legato. Il piano era audace, ma senza il coraggio e il sangue freddo di Airril, non ce lavremmo mai fatta. Airril, il suo nome ricorre spesso nei vostri rapporti. la guida delle terre meridionali, vero? S. Un uomo di raro valore. Far in modo che riceva una congrua ricompensa. Quanto a voi, intendo proporvi per una decorazione. Yanvas avvamp. Pensava che Airril la meritasse maggiormente, ma sapeva che non era costume dellImpero premiare chiunque non discendesse da avi colviani. Per un attimo ho temuto che fosse troppo tardi rispose per sciogliere limbarazzo. Sia lode a Reverion, il veleno ha mietuto pochissime vittime. Prima ancora dei vostri segnali, i soldati hanno notato pesci morti trascinati via dalla corrente, perci eravamo in allerta spieg Arsant. Siamo solo un po assetati scherz Galbas. Il legato estrasse una pergamena sigillata dalla cintura e la porse alleroe della giornata. di vostro padre. arrivata subito dopo che siete partito per lultimo pattugliamento, insieme allordine di rientrare il prima possibile a Colvian. Sapete di cosa si tratta, legato? chiese Yanvas. Andrete ad assumere il comando dei rinforzi e dei rimpiazzi destinati alla Quarta, tribuno. Li condurrete qui prima della cattiva stagione. Molto bene. Vi consiglio di unirvi alla colonna che scorter i prigionieri oltre i Monti Fiamma Nera, verso i mercati degli schiavi. Ne trarremo un buon guadagno. I due subalterni annuirono. Il bottino veniva diviso tra gli effettivi di una legione al termine di ogni campagna, in
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ragione del grado e dellanzianit di servizio, ma i proventi della vendita degli schiavi erano appannaggio dei soli ufficiali superiori e potevano fruttare una piccola fortuna. Domattina vi far trovare un rapporto sugli atti eroici di oggi per il Maresciallo di Colvian. Ora andate a occuparvi dei vostri uomini e dite loro che sono orgoglioso di comandare soldati cos valorosi. Vi dobbiamo la vita concluse Lord Arsant, quindi li salut e si ritir nei suoi quartieri per ricevere i resoconti dei centurioni sulle perdite e sui danni alle difese.

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Capitolo 4

Yanvas smont da cavallo, gli accarezz la testa e lo condusse per la cavezza nei pochi metri che li separavano dalla taverna di Daimmvor: non ne avrebbe incontrate altre prima di valicare il Passo del Monte Walur, una delle tre porte insieme allEwograth-Zul e al Devengar dellImpero. Negli ultimi dieci giorni lui, Trimvos e Pitral, i due legionari della scorta, avevano cavalcato dallalba al tramonto, in sella a cavalli sempre freschi grazie alle stazioni di posta presenti a intervalli regolari lungo le strade imperiali. Avevano costeggiato i Monti Utrisar verso est fino a Qualisar, dove avevano imboccato la Carovaniera del Ferro Occidentale, uno dei due rami della strada che si inerpicava sui ripidi versanti dei Monti Fiamma Nera: era stata costruita con enormi sforzi quasi cento anni prima dallimperatore Avyrius per agevolare il trasporto delle enormi ricchezze minerarie della regione, di cui le fornaci colviane non erano mai sazie. La grande strada lastricata presentava due percorsi alternativi a partire dalla biforcazione del Monte Vorbragh, che si congiungevano solo presso il porto fluviale di Tannquil. Il ramo orientale era pi breve e diretto, ma era pericoloso perch sfiorava gli ultimi capisaldi delle trib dei giganti, abbarbicati attorno al picco del Nimarath, la possente Torre Bianca, la cima pi alta della catena. Eccetto pochi temerari, era percorso solo da reparti militari e carovane pesantemente armate. Il ramo occidentale invece serpeggiava tra i colli pedemontani per quasi cinquanta leghe prima di svoltare
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verso nord e superare le montagne, ma costeggiava la foresta disabitata del Fjoturlund ed era relativamente sicuro. I legionari lo affiancarono, ma Yanvas fece cenno di precederlo, voleva assaporare da solo la vista di quel luogo straordinario. Chiesero un ultimo sforzo ai cavalli sfiancati dallarrampicata lungo gli erti tornanti e scomparvero oltre lingresso della corte, che di l a poco sarebbe stato chiuso per la notte. Lufficiale invece si ferm e si volt per contemplare il tramonto. Non sapeva a quale epoca risalisse il nome Fiamma Nera, anche le antiche fonti antecedenti lImpero lo riportavano come tramandato dagli avi, ma restava sempre stupito pensando a come descrivesse alla perfezione quella catena montuosa, cos imponente che gli Eidr narravano si trattasse della spina dorsale del gigante Umrir, il primordiale titano con il cui corpo gli di avevano plasmato il mondo. Le montagne si ergevano improvvise da colli e pietraie con i loro fianchi quasi verticali, svettanti guglie di lucida roccia nera, con le cime aguzze coperte di nevi perenni e spesso nascoste dalle nubi. Quel giorno per il cielo era terso e i rosei raggi del tramonto accendevano come torce i pinnacoli che si susseguivano a perdita docchio. Per secoli non cera stato modo di valicarli a causa dei giganti che vi abitavano e che tormentavano le terre alle pendici con razzie e soprusi. Era stato Colvian, il primo imperatore, a domarli, spezzando i sigilli di un nuovo mondo che attendeva solo di essere conquistato e civilizzato dalla potenza del suo popolo, missione a cui Yanvas e generazioni di Talendyr prima di lui avevano votato lesistenza. Lufficiale sospir rapito. Aveva visitato quasi ogni angolo dellImpero durante la sua carriera, eppure non riusciva a ricordare uno spettacolo altrettanto maestoso. Cerc di imprimerselo a fondo negli occhi per portarlo con s. Lindomani avrebbe ridisceso il versante settentrionale, cupo, freddo e ombroso.
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Rimase in contemplazione fino a quando sulle cime non rimase che una sottile lama di luce e le valli sottostanti furono inghiottite dalle tenebre. Si avvi con lentezza verso lingresso della locanda, dove un ragazzo si era arrampicato con una scala per accendere la lanterna che avrebbe guidato gli ultimi viandanti. Yanvas pass sotto larcata mentre, assolto quel compito, il garzone si apprestava a chiudere i cancelli. Il ragazzo si esib in un lieve inchino, cui luomo rispose con un cenno del capo. Si era fatto tardi, Trimvos e Pitral dovevano essere impazienti e affamati, perci consegn le redini al giovane insieme a una manciata di monete ed entr per unirsi a loro. Appena mise piede oltre la soglia della taverna, fu investito da una zaffata di aria calda e viziata, satura di sudore, cibo e fumo. Daimmvor, la Locanda Nera, cos chiamata per il colore della roccia con cui era stata costruita, era scura anche allinterno: il soffitto di legno e le travi a vista che lo attraversavano erano neri per le frequenti fumigazioni con cui venivano disinfestati e la scarsa aerazione del locale. Ledificio era assai pi imponente delle tipiche taverne e stazioni di posta, poich spesso il maltempo scoraggiava le carovane dallaffrontare le montagne, e cos poteva ospitare con agio un gran numero di persone e animali. La sala traboccava di mercanti, soldati e faccendieri di ogni risma. Un paio di bardi in piedi sui tavoli si contendevano lattenzione degli avventori con poemi e ballate che prevalevano a stento sul brusio. Yanvas raggiunse i suoi uomini, che si erano accomodati allestremit di un tavolaccio circondato da panche, dove gli avevano riservato un posto a capotavola. Quando si avvicin, si alzarono e fecero il saluto, quindi si sedettero tutti insieme e ripresero a piluccare pezzetti di formaggio e mele cotte al forno con il lardo. Avete gi preso accordi per la notte? chiese. No, comandante, abbiamo aspettato voi. La locanda
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piena, abbiamo pensato che loste non si sarebbe sforzato troppo per sistemare due legionari stanchi e puzzolenti. Ci penso io, voi ordinate la cena. Loste, un omone dalla pancia formidabile, sedeva accanto allaltrettanto monumentale caminetto, in cui il fuoco ardeva vivace nonostante la temperatura fosse gi elevata. Era appollaiato su uno sgabello e rigirava pigramente enormi spiedi carichi di carne, dai quali il grasso gocciolava sfrigolando tra le fiamme. Di tanto in tanto si voltava e controllava i clienti, carezzando il manico della mannaia da macellaio piantata in un ceppo posto accanto allo sgabello. Laroma darrosto fece brontolare lo stomaco dellufficiale, ricordandogli quanto fosse affamato. Loste gli lanci unocchiata con sufficienza. Appena not gli schinieri istoriati, mut espressione e squadr Yanvas, di cui riconobbe il doppio ordine di pteruges decorati che gli copriva le spalle. I legionari semplici avevano un unico ordine di pteruges sulle spalle, i centurioni due, i comandanti, come ulteriore distinzione, avevano delle frange dorate allestremit di essi. Il burbero grugno si apr in un sorriso mellifluo e loste si alz strofinandosi le mani sui cosciali bisunti delle brache. Mio signore, comandate. Tra un paio di settimane passer di qui una colonna di legionari e schiavi, fate trovare loro provviste sufficienti per valicare le montagne e raggiungere Oellir. Mi serviranno molte corone per procurarmele, mio signore borbott laltro a testa china, con un bagliore avido nello sguardo. Questa una lettera di lord Arsant, legato della Quarta. Ti garantir credito presso qualunque mercante dellImpero. Benissimo! Troveranno tutto il necessario. Afferr la pergamena e la infil nella tunica, dove rimase visibile attraverso il tessuto teso sul ventre voluminoso.
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Ho bisogno di letti per me e la mia scorta. Povero me! Non posso accontentarvi, mio signore piagnucol afflitto come se gli fosse appena morta la moglie. Il passo aperto da poche settimane e i mercanti si affollano per andare a sud prima che i prezzi salgano. Se non c posto staremo nel fienile o nella stalla tagli corto Yanvas, stufo dei modi untuosi del locandiere. Oh no! Non dormirei questa notte sapendo che un nobile costretto a bivaccare nel cortile. No, non potrei mai! Vi ceder la mia stanza. Il pagliericcio stato rifatto da poco. Vi coster due corone, capirete il disagio a cui mi espongo... Due corone per una notte erano un vero furto, ma Yanvas voleva allontanarsi dal calore soffocante del focolare e cenare, quindi allung le monete e memorizz le indicazioni per trovare la stanza. Tornato al tavolo, si lasci sedere pesantemente sulla panca. Le fatiche del viaggio si potevano leggere in faccia ai suoi uomini e anche lui avvertiva la stanchezza. Ingoll voracemente una cucchiaiata dopo laltra dello spezzatino ancora fumante, quindi, rinfrancato, si ferm per riprendere fiato. Ho rimediato una sola stanza. Dovremo dividerla, ma almeno avremo un pagliericcio e saremo al caldo e al coperto. Se non un problema per voi, comandante, per noi va pi che bene lo rassicur Trimvos. Siamo quasi a met strada. Da domani calpesteremo il suolo dei nostri avi. Sar come essere a casa. Trimvos accenn un sorriso e disse: Per fortuna avete scelto di precedere la colonna degli schiavi, altrimenti saremmo ancora sotto le mura del castello di Qualisar. Sarebbe stato un viaggio meno duro, ma troppo lungo. Non so quando potr ripartire da Colvian e devo condurre le truppe al campo in tempo per completarne laddestra65

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mento e costruire gli acquartieramenti invernali. Se tutto andr bene, saremo di ritorno per la fine della Luna dei Valorosi concord il comandante. Not che Pitral era rimasto in silenzio, assorto. Si accorse che fissava una delle serve, una giovane dai capelli corvini e gli zigomi forti che marcavano un volto affascinante. Il legionario cercava di incrociarne lo sguardo, ma lei non alzava mai gli occhi azzurri da ciotole e stoviglie. La veste stretta in vita, la cui unica concessione era la generosa scollatura, lasciava intuire un corpo snello e provocante. La ragazza si chin e i due ebbero una fugace visione del seno pieno, dalla pelle liscia e perfetta. Yanvas distolse lo sguardo, il grado gli imponeva un contegno severo. Finirono lo spezzatino e chiusero il pasto con delle focaccine al miele e pinoli, chiacchierando del tragitto e della vittoria appena conseguita sugli Eidr. Yanvas si accomiat per lasciare liberi i soldati, che amavano concludere la serata con una partita a dadi, e usc allaperto per unultima boccata daria prima di ritirarsi. Appoggi contro il muro la scala utilizzata dal ragazzo per accendere la lanterna, si arrampic e si sedette sul camminamento degli spalti, con la schiena contro il parapetto. Apr lastuccio per pergamene che portava appeso alla cintura e ne estrasse la lettera di suo padre. Era una notte di luna piena e pot leggerla senza fatica, mentre attorno a lui i pipistrelli compivano rapide picchiate per catturare gli insetti attirati dal lume. Sulion lo informava di aver raggiunto un accordo con la casata dei Marvilien per dargli in moglie Sylia, la pi giovane e secondo suo padre la pi bella delle figlie di lord Drelmyn. Avrebbe ricevuto in dote la castellania di Qualisar, zona che conosceva bene, e il comando della guarnigione della fortezza, oltre alle terre elargite ai veterani al termine del servizio. Auspicava di trovare il modo di farli incontrare durante il suo rientro a Colvian, che sapeva
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imminente, affinch si potessero delineare gli ultimi dettagli. La lettera si concludeva con notizie sulla salute della madre e considerazioni sulla conduzione della tenuta, ma la parte importante era la prima e la rilesse pi volte, come aveva fatto quasi ogni sera da quando laveva ricevuta. Un rapace notturno lanci un richiamo e uno dei cavalli nitr innervosito. Yanvas si dest di soprassalto. Doveva essersi appisolato. Rientr. La sala era buia e silenziosa, con le panche trasformate in brande improvvisate dai viandanti che non avevano trovato posto per dormire. Loste russava davanti al focolare, la sua pancia si stagliava come una collinetta tremolante contro le braci morenti. Sal le scale cigolanti fino alla soffitta, dove di solito dormiva il personale. Le pareti non erano in muratura come nel resto delledificio, ma sottili tavolati male in arnese, attraverso i quali filtravano spifferi e suoni. Si diresse verso la porta alla sua destra, seguendo le indicazioni, e lapr con cautela, timoroso di disturbare i compagni di viaggio, ma la stanza era deserta. Lunico segno del passaggio dei due erano i bagagli impilati in un angolo. Ud alle proprie spalle delle risatine femminili e gemiti di natura inequivocabile. A quanto sembrava, le servitrici avevano riservato a Trimvos e Pitral una calorosa accoglienza. Quella sera i suoi compagni non avrebbero certo sentito la sua mancanza.

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Capitolo 5

I tre cavalieri procedevano da ore lungo lo sterrato, attraverso frutteti e sconfinati campi di grano in cui stavano maturando le messi. Non incrociavano anima viva da quando avevano abbandonato la strada principale, i pochi contadini e pastori avvistati da lontano si erano guardati bene dallavvicinarsi e fare domande. Superarono unultima collina e finalmente, da sotto gli elmi arroventati dal sole a picco, scorsero le mura della villa dei Talendyr. Si lanciarono al galoppo, ansiosi di concludere il viaggio iniziato venticinque giorni prima, seicento leghe pi a sud. Senza mai abbandonare la Carovaniera del Ferro, dal Monte Walur avevano raggiunto Tannquil in dieci giorni, l si erano imbarcati su un battello fluviale che li aveva condotti fino alla capitale Colvian dopo aver oltrepassato le grandi citt di Arathuin e Marghalis. La prima sorgeva alla confluenza dei due rami del Duin ed era uno snodo importante perch vi si smistavano le merci da inviare verso Tannquil oppure a Losirith, punto di partenza della Carovaniera Occidentale, mentre la seconda era il granaio della fertile pianura dellEreth. Prima di discendere il fiume, avevano compiuto una breve sosta a Oellir per invitare i mercanti a diffondere la voce dellimminente arrivo di una grossa partita di robusti schiavi da destinare alle campagne del nord. Per i Colviani era importante che gli schiavi non lavorassero mai in prossimit delle loro terre dorigine, in modo che le
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barriere linguistiche e la scarsa familiarit con il territorio scoraggiassero la fuga. Cullato dalla pigra corrente del grande corso dacqua, Yanvas aveva riflettuto a lungo sul proprio futuro. Sulle sue spalle gravava la responsabilit della prosecuzione della stirpe dei Talendyr: in particolare sapeva quanto stesse a cuore a suo padre che non si interrompesse lultracentenaria tradizione della carriera militare. Il primogenito Imian avrebbe perso il cognome allatto dellinvestitura, assumendo per legge quello delle terre su cui si sarebbe trovato a governare, cos come i suoi figli. Persino se i futuri discendenti avessero perso il diritto a governare il feudo, non sarebbero mai ritornati Talendyr, ma avrebbero adottato il cognome materno. La corona indeboliva e diluiva in ogni modo possibile i legami di sangue per scoraggiare alleanze sotterranee che avrebbero potuto minacciarla. Sebbene la vita militare non gli dispiacesse per nulla non ne aveva conosciuta altra e nemmeno ne aveva mai sentito il bisogno , provava una piacevole sensazione di sfida e di novit al pensiero di amministrare la castellania di Qualisar. Secondo le parole di Sulion, cera la possibilit che in seguito il figlio venisse nominato barone, ma Yanvas era convinto che il padre gli avesse scritto con la morte nel cuore, consapevole che ci avrebbe significato lestinzione della casata. Quale che fosse il suo destino politico, avrebbe dovuto condividere il resto dei suoi giorni con una donna che al momento nemmeno conosceva. Aveva capito da tempo che quello dei genitori non era stato un matrimonio riuscito, bens freddo e formale, e temeva di finire allo stesso modo, cercando consolazione tra le braccia delle schiave pi giovani e avvenenti. I partiti ambti erano i primogeniti, non i figli cadetti, ritenuti un ripiego migliore solo del nubilato o della vita monacale. A quelli come lui erano preferiti persino i rampolli dellalta borghesia, soprattutto i mercanti, perch
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oltre a garantire enormi ricchezze, gli affari li spingevano a vivere nelle grandi citt anzich in manieri e tenute sparsi negli angoli pi anonimi dellImpero, dove per le dame si prospettava una vita di noia e solitudine, accanto a bruti che le accarezzavano con la stessa grazia con cui per lustri avevano lucidato larmatura. Yanvas rabbrividiva allidea di una megera capricciosa e immusonita, sarebbe stato come dividere il letto con un eidr. Aveva la spiacevole impressione che da sempre la classe dominante considerasse il matrimonio alla stregua della riproduzione dei cavalli migliori. Varcarono i cancelli della villa e si fermarono nel cortile deserto, allombra degli enormi castagni in fiore che sovrastavano ledificio. Era lora pi calda della giornata e tutti riposavano prima di riprendere il lavoro. Yanvas affid il cavallo ai compagni, impart le istruzioni per raggiungere le scuderie della tenuta e da l la cucina, dove la servit li avrebbe rifocillati e accuditi, ed entr in casa. Lingresso era fresco e quieto come lo ricordava. La villa si sviluppava su di un unico piano e aveva una pianta rettangolare, con lala orientale e quella posteriore dedicate a granai, fienili e tutti i locali necessari alla cura delle campagne circostanti. La grande corte interna era il regno di suo padre, che laveva trasformata in un lussureggiante giardino e amava trascorrervi le giornate immerso nella lettura. Si ferm un attimo presso il piccolo altare votato ai dhulos, gli spiriti degli antenati. Laria di casa fece svanire la stanchezza e, quando usc di nuovo allaperto, si sentiva gi come se non lavesse mai lasciata. Appena si fu riabituato allabbacinante luce del sole, si diresse verso la poltrona del padre, che gli dava le spalle. Cercando di non fare rumore, si addentr tra rose, aiuole di gladioli, bocche di leone e profumati cespugli di lavanda. Yanvas! Finalmente, figlio mio! sbott Sulion.
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Padre, mi avete sentito rispose con una vena di delusione. Sono zoppo, non sordo. I servitori vi hanno visti arrivare e ti hanno riconosciuto subito. Come stai? passato cos tanto tempo da quando sei venuto lultima volta. Tre anni, ma sto bene. Anche voi mi sembrate in buona salute. Yanvas not che il genitore teneva in grembo pergamene con disegni e appunti. Di cosa si tratta? Me li ha dati Drelmyn. una nuova arma a cui stanno lavorando, una versione rimpicciolita degli scorpioni dassedio, si chiama balestra. Il problema principale caricarla, richiede una forza notevole, ma con questa potremmo eguagliare o persino superare gli archi lunghi. Dimmi di te, piuttosto. Hai ricevuto la lettera? S, vi ringrazio per la vostra premura. Sono ansioso di conoscere Sylia, ne avete tessuto grandi lodi. una splendida ragazza, sar una moglie devota e feconda. Le tue gesta ti hanno preceduto, sono fiero di come hai combattuto al Vallo. A tal proposito, devo consegnare al Maresciallo Marvilien il rapporto di Arsant. Oh, non preoccuparti, sa gi tutto. Un corriere ti ha anticipato. Consegnerai il rapporto allimperatore Dolagirt durante la cerimonia che si terr a palazzo. Allimperatore in persona? Cerimonia? Tra due giorni ti verr conferita una decorazione, Yanvas. La pi alta onorificenza che lImpero attribuisca ai propri eroi: un ippogrifo di Pavlion! Il cuore mi scoppia dorgoglio! Yanvas era sbalordito. Era consapevole di essere stato decisivo durante la battaglia, ma un ippogrifo di Pavlion era qualcosa di incredibile. Nellintera storia dellImpero, appena una manciata di uomini aveva ottenuto un simile
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onore. Sulion si alz appoggiandosi a una delle grucce e abbracci il figlio irrigidito, quasi sullattenti. In tutta la sua vita, non ricordava che avesse mai fatto nulla di simile. Per gli di, puzzi come un caprone! Corri a farti un bagno prima di salutare tua madre o non vorr mai pi vederti! lo apostrof il padre nel tentativo di nascondere gli occhi lucidi dietro una maschera di finto disgusto.

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Capitolo 6

Yanvas era nervoso, chiuso da quelle che gli sembravano ore in una sala laterale del palazzo imperiale, vuota e deserta. Anche se appariva minuscola paragonata alla sala del trono, era talmente vasta che i rumori vi si perdevano. Attendeva l dal primo mattino, quando era giunto a bordo di un cocchio insieme ai genitori. Il padre non aveva cessato un attimo di lodarlo e ripercorrere la storia dei Talendyr, invece la madre era rimasta silenziosa, algida, con le mani giunte in grembo e le labbra serrate come se ne trattenessero lultimo respiro. Se qualcosa di quellevento la rendeva felice, era loccasione di mescolarsi alla crema della societ, come aveva desiderato invano per tutta la vita. Ma nel figlio minore vedeva solo una versione pi giovane del marito, un uomo che non sarebbe mai assurto a un ruolo pi importante di una comparsa sul palcoscenico della nazione. Per qualche ora avrebbe occupato il posto che riteneva spettarle di diritto, ma poi, nella solitudine della villa, il ricordo avrebbe accresciuto il rancore che le albergava nellanimo. Quarantanni non erano bastati per farle digerire laffronto impostole dal padre, il matrimonio con un militare congedato perch storpio, le cui terre migliori erano quelle della sua dote e che non aveva mai ricevuto uninvestitura. Certo, li chiamavano lord e lady Talendyr, ma era pi un atto di cortesia che qualcosa di dovuto, perci alle sue orecchie quei titoli risuonavano derisori. Yanvas non si era sentito cos a disagio nemmeno prima
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di una battaglia. Sapeva cosa aspettarsi durante uno scontro e come fronteggiarlo, mentre a corte si trovava in un ambiente estraneo e per giunta al cospetto dellincarnazione dellImpero, sua altezza imperiale Dolagirt, portatore della Corona Nera. Si chiese se qualcuno degli avi che lo avevano preceduto nelle legioni avesse mai incontrato il sovrano di persona. Stando a quanto gli aveva raccontato il padre, nessun membro della famiglia aveva ricevuto unonorificenza altrettanto importante. LImpero aveva vari modi per riconoscere e celebrare il valore in armi, il pi comune era una corona dalloro posta sullelmo, in rari casi rivestita doro. Gli atti di particolare eroismo erano premiati con anelli o dischi di ferro, solitamente esibiti sul pettorale dellarmatura; infine vi era lippogrifo di Pavlion, riservato a chi avesse salvato la corona o rovesciato le sorti di uno scontro dalla sicura sconfitta. Si trattava di un disco doro massiccio vagamente conico con leffige in rilievo della testa di un ippogrifo, il simbolo colviano per eccellenza. Ci che lo rendeva unico e sacro era lorigine del metallo, poich per realizzarlo gli orafi di corte fondevano i pesi della bilancia del tempio del dio Pavlion, il giudice delloltretomba. Il portatore avrebbe potuto porre la reliquia consacrata sul piatto della bilancia del dio al momento di subirne il giudizio, facendola pendere a proprio favore. Alla gloria terrena si aggiungeva la promessa di uneternit di pace e venerazione da parte dei discendenti. In una sala attigua, Sulion e Drelmyn Marvilien si erano appartati per discutere gli ultimi dettagli dellaccordo, nellimmediata vigilia dellincontro tra i figli. Si erano ritirati in un angolo, accanto a un maestoso caminetto di marmo rosso, bisbigliando per non far rimbombare le voci nellimmensa stanza vuota. Hai fatto benissimo a portare Sylia. una ragazza splendida, somiglia a sua madre.
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Grazie, Sulion, anchio rivedo Malgren nei suoi occhi. Ha compiuto sedici anni da poco. Speriamo che i ragazzi si piacciano sospir il padre di Yanvas. Drelmyn fece spallucce. Per tutta la vita Sylia non ha sentito altro che bardi e menestrelli decantare le gesta degli eroi. Oggi avr loccasione di vederne uno in carne e ossa. Gli cadr ai piedi, vedrai. E comunque sia, stata allevata con la consapevolezza del ruolo che spetta a una dama del suo rango. Accetter il matrimonio che la casata ha stabilito per lei, sar una sposa devota, unospite impeccabile e dar dei figli al marito, chiunque egli sia. Sulion annu non troppo entusiasta: si augurava che il figlio potesse trovare anche dialogo e affetto nel talamo nuziale. Il Maresciallo continu: Piuttosto, cosa mi dici di Yanvas? Lui un uomo maturo, non si infatuer in modo altrettanto ingenuo. Il patriarca dei Talendyr si impose di sorridere e adottare lo stesso registro cinico del Maresciallo di Colvian. Dopo aver faticato tanto per vincere le remore dellex commilitone, non poteva manifestare esitazioni. Ah, Drelmyn, ora sei tu a essere ingenuo! Non ricordi come ci si sente tornando dallultima campagna? Dopo due decenni di dura vita militare in sperduti campi di frontiera senza alcun reale conforto, la prospettiva di una moglie, una ricca dimora e una vita di agi sono inebrianti quanto la pi fascinosa delle fanciulle, quale si d il caso sia tua figlia. Yanvas si sar innamorato anche solo dellidea della vita che condurr dopo le nozze. Inoltre quanto hai detto a proposito di Sylia non vale solo per lei. Mio figlio avverte il dovere morale di perpetrare la nostra stirpe e sono certo che di fronte alle grazie della futura sposa lentusiasmo non gli mancher!
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Hai ragione, ricordo quel periodo. Mi sembrava di essere sempre ubriaco tanto ero scioccamente entusiasta. Sentivo di poter toccare il cielo con un dito. Scommetto che Yanvas farebbe di tutto per non lasciarsi sfuggire Sylia e Qualisar! concluse Sulion dando una pacca sulla spalla allamico. Drelmyn si un alla risata. Lo scopriremo presto, pens. Il tintinnio argentino di una campanella attir lattenzione di Yanvas verso una porta situata allaltra estremit della sala, dove una formichina in livrea, incaricata di avvisarlo che tutto era pronto per la cerimonia, gesticolava affinch la raggiungesse. La sala del trono toglieva il fiato per la sua magnificenza: interamente rivestita di marmi rossi e neri, era lunga quasi duecento metri e alta cinquanta, sostenuta da pilastri sagomati come enormi querce, sui cui rami erano appollaiati ippogrifi dorati a grandezza naturale. Dai loro occhi e dalle bocche si sprigionavano fiamme che illuminavano la sala, alimentate da cisterne di olio di balena poste sopra la volta. Due buccine suonarono allunisono, era il segnale atteso da Yanvas. Trasse un profondo respiro e si avvi verso il trono, impettito e marziale, attorniato da due ali di legionari della Prima, magnifici nelle loro loriche dorate. Anche Yanvas, imponente e solenne come il dio della guerra, indossava lalta uniforme e un elmo dorato sagomato come un volto umano, sul quale era posata una corona dalloro. Larmatura era lavorata a sbalzo per imitare i muscoli del corpo, a met del torace erano presenti i tre anelli di ferro che lufficiale aveva guadagnato in passato e sotto i quali era annodato un nastro, bianco con frange dorate come la tunica sotto larmatura e gli pteruges su spalle e addome. Gli schinieri erano tubolari, istoriati con ippogrifi rampanti che si fronteggiavano. Alla cintura portava una daga dargento
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impreziosita da zaffiri, unarma cerimoniale gelosamente custodita nel tesoro di famiglia. Al suo passaggio i legionari scattavano sullattenti e battevano la spada sullo scudo in segno di saluto. La luce aumentava via via che si avvicinava al trono, collocato sotto un cupola alta il doppio della volta. Quasi alla sommit si aprivano numerose finestre attraverso le quali la luce si riversava per illuminare la piattaforma sopraelevata destinata allimperatore, mettendola in risalto rispetto alla penombra circostante. Yanvas si ferm ai piedi dei gradini che conducevano al sacro seggio, quattordici come gli anni impiegati da Colvian per unificare lImpero, e si inginocchi in attesa. Con la coda dellocchio, scorse sulla destra il Maresciallo Marvilien e dietro di lui, in disparte, i suoi genitori e una dama giovane e affascinante che immagin essere Sylia. Il Maresciallo si schiar la voce e annunci: Yanvas Talendyr della Quarta legione chiede udienza a sua altezza imperiale Dolagirt, figlio di Dathos. Concessa. Che venga avanti. La voce dellimperatore era ferma e profonda. Yanvas si tolse lelmo, lo infil sotto il braccio sinistro e fece gli ultimi passi prima di scattare sullattenti e portare il pugno al petto. Il trono appariva incredibilmente rozzo rispetto allo sfarzo che lo circondava. Vecchio di quasi due secoli, risaliva allepoca in cui Colvian non era pi di un piccolo sovrano locale che aveva conquistato lautorit in duello. Era fatto di anonima pietra grigia, lo spazio per sedersi era stato appena sbozzato con brutali scalpellate di cui si vedevano ancora i segni nei punti meno consunti. Doveva essere freddo e scomodo, ma ciononostante era coperto solo da un paio di pelli altrettanto grezze, come prescriveva la tradizione. Dolagirt era un uomo massiccio, sulla quarantina, calvo e con il volto completamente rasato. Indossava unarmatura come
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Yanvas non ne aveva mai viste, che lo proteggeva da capo a piedi con spesse piastre laccate di rosso porpora e adorne di fregi e intarsi doro. La leggendaria Corona Nera, scaturita dallunione di pietra e metallo e tempestata di rubini cos come la terra dellImpero era impregnata del sangue versato per crearlo, era persino pi imponente di quanto avesse immaginato, ma si sposava bene con laspetto di Dolagirt, esaltando la sensazione di forza che ne promanava. Cosa ti conduce al mio cospetto, soldato? Yanvas si sent uscire il cuore dal petto, aveva la bocca arsa e temeva di non trovare la voce per rispondere. Reco il rapporto del legato Arsant sulla battaglia del Vallo, vostra altezza. Un paggio prese la pergamena e la lesse ad alta voce, a beneficio di tutti i presenti. Quando ebbe finito, il sovrano prosegu con le domande rituali: Ci che abbiamo appena sentito corrisponde a verit?. Lo giuro sulla mia stirpe, vostra altezza. Dolagirt si alz in piedi. Superava Yanvas di un palmo e torreggiava su tutti. Qualcuno pu testimoniare sullonore della schiatta di questuomo? chiese ad alta voce. Drelmyn, patriarca della casata Marvilien e Maresciallo di Colvian, lo garantisce rispose il padre della sua promessa sposa. E sia, allora! Io, Dolagirt figlio di Dathos, ottavo portatore della corona, ti proclamo degno di fregiarti dellippogrifo di Pavlion! Un sacerdote dellOscuro li raggiunse reggendo uno scudo con il blasone colviano, un ippogrifo nero rampante in campo rosso alla banda di giallo, su cui era poggiato il monile. Contemporaneamente due sacerdoti di Reverion affiancarono il sovrano recando le sue armi cerimoniali. Uno portava un massiccio scudo in bronzo con il volto di Dolagirt, cos pesante da poter essere sollevato a stento da
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un unico uomo, laltro una vera e propria reliquia, lo spadone del re dei giganti sconfitto da Colvian nella battaglia del Som Vahl, con il quale si consacravano le investiture. Si trattava di unarma spropositata per un essere umano, lunga sei piedi e pesante dodici chili, che Dolagirt dovette brandire con entrambe le mani, portando la lama di fronte al viso di Yanvas. Yanvas Talendyr, sei pronto a versare il tuo sangue per limperatore? Dalla corona lonore, per la corona il sangue! rispose senza esitazioni. Yanvas afferr la lama con la mano sinistra e strinse fino a farla sanguinare. Quando un cospicuo rivolo ebbe arrossato la lama, la lasci andare e Dolagirt vibr un colpo di piatto contro il proprio scudo, che risuon come il rintocco di una campana. Subito dopo restitu lo spadone al sacerdote del dio della guerra, che scomparve in una porticina laterale. Che gli di e i miei predecessori ne siano testimoni, affinch il tuo giuramento non possa essere spezzato. Da dietro i quattro enormi pilastri che sostenevano la cupola, silenziose file di sacerdoti delle maggiori divinit si disposero a semicerchio ai piedi della gradinata. Yanvas riconobbe i sai blu notte e le lunghe barbe dei ministri del culto di Alyrian, il padre degli di, quelli verde muschio e i falcetti dargento di Ivrassas, le armature di Reverion, lindaco dei sacerdoti di Malgavir, dio dei venti e della buona sorte; infine le vesti grigie votate alladorazione di Pavlion lOscuro. I religiosi intonarono un canto solenne, mentre due paggi spogliavano Yanvas del pettorale dellarmatura e lo portavano allarmaiolo di corte, in attesa con i propri attrezzi vicino a un grande braciere per incastonare lippogrifo nella corazza. Da bracieri simili, disposti tutto intorno al trono, si diffuse un dolce profumo di incenso. Il sacerdote con lo spadone sbuc in una galleria della cupola attorniato da alcuni confratelli, accanto alla nicchia
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che ospitava la statua di Dathos e il suo scudo cerimoniale, contro il quale vibr un colpo di piatto esattamente come aveva fatto Dolagirt poco prima. I sacerdoti gridarono il nome di Dathos e la litania riprese pi forte. Mentre il fabbro procedeva nellopera, lantica arma bagn uno dopo laltro gli scudi di Faranil, Rolmas, Avyrius, Avrian e Filimor con il sangue di Yanvas, ripercorrendo a ritroso la storia della nazione, in un continuo crescendo della potenza del canto, poich ogni volta che il portatore della spada oltrepassava una balconata, altri sacerdoti si univano al coro, finch, giunto al pi antico dei sovrani alla sommit della cupola, il nome di Colvian risuon assordante come un tuono. I paggi riportarono a Yanvas il pettorale, ora ornato dal maestoso fregio, e lo aiutarono a indossarlo. Sent il calore bruciante diffondersi sul petto, ma non avvert dolore. Il canto dei sacerdoti laveva rapito, con la mente aveva ripercorso la gloriosa storia della patria e vissuto le battaglie combattute per edificarla. In quel momento si sentiva parte di essa, si sentiva invincibile, si sentiva un eroe. Dolagirt fece un passo indietro, come per invitarlo a rivolgersi ai legionari e ai nobili alle sue spalle. Yanvas si volt esibendo larmatura e un secondo boato riemp la sala del trono.

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