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Francesco Terracina intervista Salvatore Petrucci

Ideatore del sito web costituzionalmenteorientati.it T Tu sei uno dei fondatori, nel 1996 a Palermo, del comitato Dossetti per la Costituzione. In questo Paese si muovono energie per difendere Carta fondamentale, penso alla trasmissione di Benigni del 17 dicembre scorso, al movimento per presentare una lista che si richiami alla Costituzione. Quando un Paese si ritrova a difendere su pi fronti i principi cardine dellordinamento democratico, significa che esiste un pericolo. P Il giorno dopo lappassionata trasmissione di Benigni sulla Costituzione, ero in auto e seguivo una trasmissione radiofonica che commentava levento del giorno prima. A un certo punto, un ascoltatore ha riportato il commento di un giovane che, in sostanza, apprezzava lintervento di Benigni, definendolo poetico. Ma diceva che, di fatto, lattore aveva messo in scena dei sogni, poich la realt diversa e la Costituzione un libro dei miraggi: essa fuori dalla realt quotidiana fatta, diceva il giovane, e a ragione, di emarginazione, dincertezza sul futuro, di precariet, di soprusi, di un potere slegato dalle necessit e dagli interessi della gente comune. A quel giovane, la Costituzione resta estranea, non parla che di qualche buona intenzione castrata dalla realt. T- Perch quel ragazzo, e con lui parecchi cittadini, hanno questidea della Costituzione? P Tu, proprio ora, nel nostro discorrere, hai definito la Costituzione legge fondamentale. Questo spiega una delle ragioni per cui la Costituzione in crisi, specialmente per chi nato in un tempo successivo a quello in cui fu pensata e redatta. Se la Costituzione avvertita solo come Legge, seppur primaria, sovrana direi, si spiega bene la sua crisi, il logoramento dovuto al tempo che passa, la diffidenza che circonda una legge da parte di chi avverte di essere escluso o, peggio, sente di subirla. Quel giovane sentiva il peso di una condizione di crisi, di carenza di prospettive, di inutilit. Questa condizione di malessere che interessa non solo lui ma quasi tutti, causata da qualcuno e da qualcosa. Diciamo pure che c un potere, che influenza e detta le regole delleconomia, ma anche della vita di ogni giorno, che lha generata. Ecco, la Costituzione, per storia e definizione, limite al potere, in quanto il potere tende a comprimere i nostri diritti ed influenza la nostra vita. Costituzione equivale a limite del potere. Lidea e la storia delle costituzioni ci portano a questa semplice definizione. La Costituzione la legge, la legge fondamentale intorno alla quale gravitano lordinamento e le relazioni tra le persone e gli enti, che nasce come limite al potere, ai poteri, riconoscendo ed attribuendo ai cittadini diritti. E questo lo scopo di tutte le costituzioni. La crisi della quale si parla e che investe cittadini, societ ed istituzioni nel complesso, dovuta allo straripamento di alcuni poteri. Della casta politico-partitica che vive in una dimensione a parte a spese della cittadinanza che ne viene soffocata. Della casta dei poteri finanziari, di un certo capitalismo che genera le crisi in funzione di un maggior lucro e della crescita del suo potere. Della schiera, seppur disordinata, dei camerieri al servizio del ricco padrone di turno. Ecco, una costituzione serve a limitare tali poteri, per far vivere i cittadini nella libert e in democrazia, che non concepibile come dittatura della maggioranza, n solo una forma di governo, ma invece

il terreno dove si concretizza leguaglianza sostanziale e dove il singolo pu sviluppare tutte le sue capacit. Oggi questa impalcatura della Costituzione in crisi. T Lattualit della Costituzione ancor oggi consisterebbe nella sua funzione di limite del potere. Di fatto, per, il potere riesce a eluderla, negando ai cittadini, soprattutto ai deboli, quei diritti che la Carta tutela. P Potremmo dire che il matrimonio con la Costituzione ha qualche oppositore, qualche don Rodrigo. T - Societ e costituzione come due corpi estranei. P- Che qualcosa e alcuni hanno interesse a tenere separati. T Un problema serio per un partigiano integralista della Carta. P- Vorrei chiarire meglio sul mio asserito radicalismo. Non proprio cos, anche perch non credo in una costituzione immobile. Il mio supposto integralismo attiene ai valori, ai principi, alla cultura, al progetto di convivenza che fanno della Costituzione qualcosa di pi di una legge. Se si considera solo laspetto normativo, ci che la legge dice di fare o non fare, ci si dovrebbe rassegnare alla possibilit di continue torsioni della Costituzione dalla sua funzione fondamentale di limite del potere, cos diventandone invece unarma formidabile. In sostanza, se si accetta che la costituzione sia solo una legge, allora avrebbe ragione chi sostiene, soprattutto per suo esclusivo tornaconto, che essa, come ogni legge, naturalmente modificabile, emendabile, abrogabile, seppure con una procedura pi complessa dal normale corso. La Costituzione come un organismo vivente. Se ne tocchi gli organi vitali, la ammazzi. Se la riempi di sedativi o di allucinogeni, ne uccidi lo spirito. T - Si pu parlare di spirito della costituzione? P - Comunemente si dice che ci che vivente ha uno spirito. Ci che materia inerte, non avrebbe spirito. Dire che la Costituzione ha un suo spirito pu significare intanto che non morta, che ha energia e forza vitale, che la sua funzione perdura ed ha una ragion dessere. Ma c un altro aspetto. Per alcuni giuristi spirito della costituzione un concetto inutile, come costituirebbe nonsenso parlare di armonia della Costituzione. Per cercare una risposta alla domanda, bisogna intendersi su ci che definiamo costituzione e distinguere tra Costituzione e leggi costituzionali. Quando parlavo di costituzione come limite del potere, non mi riferivo direttamente alle singole disposizioni normative ma a qualcosa di pi. Quel qualcosa lo possiamo approssimare a ci che intendiamo per spirito della costituzione. Un qualcosa che anche il filo conduttore che regge limpianto e lega ogni singola disposizione che si trova nella Costituzione. Un qualcosa che non concetto o astrazione, ma che presuppone un vissuto. Quando parliamo di libert e diritti di libert nella costituzione, richiamiamo fatti negativi e una storia in cui la libert personale veniva negata. Quando parliamo di democrazia, ci riferiamo a una pregressa storia e a modelli autoritari o di negazione della stessa. Quando convintamente citiamo lart. 1, lItalia una repubblica democratica, vogliamo richiamare la forma di stato - che non n monarchia, n

principato - e un modello pi avanzato di quello statalista: ma nello steso tempo implicitamente richiamiamo le vicende e le lotte attraverso cui si poi giunto alle affermazioni della Costituzione. Scindere la costituzione dalla storia, astrarla dalla sua ratio farne una semplice carta. Avrebbero ragione quei detrattori che, fin dai primi anni, la definirono opera letteraria, piena di poesia e di buoni propositi, ma inattuabile. T- Detrattori o no, la costituzione legge e va fatta rispettare anche da chi esercita il potere. P - A tale proposito, nelle cose la necessit di una autorit che presieda a tale scopo. Unautorit terza, autonoma e indipendente dal potere T - Quellordine giudiziario o magistratura che qualcuno vorrebbe non indipendente. P - Un disegno, incostituzionale, che un chiaro sintomo di mire autoritarie. Come un chiaro esempio di ci che prima dicevo a proposito dellunitariet della costituzione, nel senso che se si interviene, con legge costituzionale, a modificare il regime di autonomia ed indipendenza della magistratura, non viene colpita solo quella parte, ma attaccata e manomessa tutta limpalcatura costituzionale. T - Oltre che limite al potere, la costituzione un disegno, un progetto di societ. Ma la societ cambiata, non pi quella immaginata dai costituenti pi di sessanta anni fa. P - Un tale argomento ha una certa suggestione, ma tendenzioso oltrech insidioso. L per l mi viene in mente una similitudine. Anche la Bibbia, libro che guida di miliardi di persone, sarebbe inattuale. E stato scritto o ispirato in unepoca del tutto diversa dalla nostra. Cosa pu dire quel contesto rurale, di carovanieri, di dei falsi e bugiardi, di un dio irascibile e vendicativo, oggi? E la stessa promessa di salvezza, sostegno spirituale dei fedeli, che senso ha oggi? Diciamo che al di l delle storie, pi o meno verisimili riportate in quel libro, ci che resiste il suo spirito, condiviso, condivisibile o meno che sia. T- Costituzione come piano di salvezza? P - Direi come progetto di vita sociale che contiene prospettive di salvezza contro i mali che hanno inciso nella vicenda umana. Come la guerra, la miseria, la diseguaglianza materiale, la schiavit, la discordia, la dittatura, la soggezione ai pi forti. Un progetto che include e non esclude, tranne ovviamente ci che va contro i valori e principi insiti ed espliciti soprattutto a quelli relativi alla persona. E guardando al futuro, a quei valori ancora non manifesti, purch si collochino, appunto, nello spirito della Costituzione. T Una Carta aperta, dunque, anche al futuro, a situazioni o contesti che ai tempi in cui la costituzione fu scritta non erano di attualit. P - Certo, faccio due esempi. Il primo. Oggi molto sentita la questione ambientale. Nella Costituzione non c un esplicito riferimento ad essa. Certamente se ne occupa sotto laspetto del diritto alla salute della persona. La distruzione del territorio, la cementificazione sconsiderata, la distruzione dellecosistema sono fattori della questione ambientale.

T - Che dice la Costituzione a proposito? P - La Costituzione non contempla un articolo di riferimento diretto. Ma leggiamo larticolo nove, primo comma: La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tecnica; il secondo comma: la Repubblica tutela il paesaggio, il patrimonio storico e artistico della Nazione. Non solo le cose si legano, ma convergono tutte verso un centro: la persona. Ci sono due termini che ci faranno scoprire il principio costituzionale della tutela ambientale: cultura e paesaggio. Lindividuo coltiva, diremmo oggi, raccoglie input, li elabora in valori che ne sollecitano e ne arricchiscono la sensibilit. E il processo di formazione intellettuale dellindividuo dove ricerca, paesaggio, patrimonio artistico sono aspetti della realt oggetto del diritto alla cultura, che la Costituzione considera in modo unitario. In questa realt esterna allindividuo, c pure lambiente, non solo come spazio in cui vive, come habitat ma anche come fattore di armonizzazione esteticoartistico per lo sviluppo della persona. T Quale significato ha il termine paesaggio nella Costituzione? P La ricerca del significato che la Costituzione ha voluto imprimere alla parola paesaggio, ci offre ancora una volta loccasione per evidenziare la vista lunga, la dinamicit e allo stesso tempo la stabilit della nostra carta fondamentale che non una cosa in s, un noumeno, ma cammina e progredisce con luomo e ne alimenta, nutrendosene, le facolt intellettive. Il paesaggio dellart. 9 non pietrificato al momento in cui la Costituzione vide la luce, n si riferisce ai quadri che la natura realizza, n esclusivamente ancorato e dipendente dalle bellezze naturali. Il senso di una disposizione normativa si evolve con levolversi storico della realt sociale, si plasma a nuove esigenze, a nuove sensibilit, purch nel rispetto dei diritti della persona umana, come previsti e sottesi dalla Costituzione T - Ritorna lo spirito della Costituzione P - Gi! Per completare lanalisi sullarticolo 9 dal quale abbiamo tratto il discorso sullambiente, possiamo osservare che il Costituente adopera la parola sviluppo, non limitandosi a dire la Repubblica promuove la cultura. Il termine sviluppo d il senso del dinamico, della crescita, di ci che si muove e va avanti, dellespansione, del futuro come universo che si apre e si moltiplica e non si chiude verso lannichilimento. Cultura anche conoscenza, informazione. Quale garanzia di effettivit del diritto al conoscere, al sapere se gli strumenti della conoscenza, dellinformazione sono monopolizzati? Come si pu esser sovrani se non si ha conoscenza, informazione adeguata di quanto deve essere loggetto di un giudizio per potere operare la scelta migliore? Come si pu essere sovrani se i cittadini sono avvolti da false rappresentazioni, dalla disinformazione, se vengono storditi dalla ripetizione della menzogna che vuole accreditarsi come verit? Quellarticolo 9 posto l dov va oltre il costituire la c.d. costituzione culturale: pur preannunciando e comprendendo gli articoli successivi, il 33 (larte e la scienza sono libere e libero ne linsegnamento) e lart. 34 (la scuola aperta a tutti), va oltre e ci parla daltro. Ci parla di nazione, di popolo in movimento, quindi, non solo come generazione attuale. Un popolo che ha una storia alle spalle ed una nuova ne scrive. Ci parla della nostra Storia che la storia dellunit dItalia, delle centinaia di ragazzi mandati a morire, carne da cannone, nelle trincee. E storia di lavoratori e delle loro lotte, storia di ombre e di riscatti, di dittatura e di resistenza, di liberazione.

E storia di uomini che col lavoro, con la loro scienza hanno onorato il Paese in tutto il mondo. Quante considerazioni, quanti spunti nascono dalla lettura della nostra Costituzione, corpo normativo, di principi, di valori, di spirito vivente. Nel contesto di questa dinamica, per altro talune volte rintracciabile nella giurisprudenza costituzionale, non si pu quindi negare che lambiente rientri nella previsione costituzionale, anzi, che sia un diritto fondamentale della persona umana e come tale massimamente tutelato. Per comprendere come respira e si pone la Costituzione a riguardo di talune tematiche, utilizzando il discorso sullambiente, procedo con una enfatizzazione. Posso dire che quello allambiente un diritto tanto rafforzato a salvaguardia della sopravvivenza della persona, dellumanit intera che come se la natura stessa acquisisca una soggettivit ed una conseguente tutela al fine di impedire allUomo di distruggere se stesso distruggendo la natura. E questa unimmagine iperbolica che spero renda il concetto. T - Una visione francescana o pan naturalista che al limite di una forzatura interpretativa. P Il tuo riferimento molto suggestivo. Ma voglio dire che, tenuta ferma la centralit e la ragione della tutela del diritto fondamentale della persona, il dato costituzionale pu colorarsi del tono di sensibilit culturali, ed etiche, differenti, e attraverso queste non solo rispettato in quanto legge, ma pienamente condiviso, fatto proprio nella quotidianit. T - Il secondo esempio? P - I diritti delle persone con orientamento sessuale diverso. Omosessuali, transgenders. Non c una previsione specifica nella Costituzione. Ma come negarli, emarginarli, escluderli, limitare la loro sfera affettiva senza incorrere nella violazione del diritto tutelato dai principi fondamentali? T - Insomma, descrivi un quadro idilliaco, fatto di principi che in modo del tutto naturale difendono i diritti delle persone. P - La situazione non affatto tranquilla. E di guerra, una guerra mossa alla Costituzione. Col tradimento di chi doveva rispettarla, farla rispettare e attuarla. I politici: parlamentari, consiglieri comunali e regionali, amministratori, dirigenti e quadri di partito. Prendo lo spunto da ci che hai qualificato naturale. Quando parliamo di diritti tutelati al massimo livello dalla Costituzione, tali diritti alcuni li definiscono naturali. Non voglio scendere sul campo dellesistenza o meno della naturalit dei diritti. Ma non dimentichiamoci che anche i diritti naturali sono il frutto di una evoluzione resa possibile da conflitti, lotte, rivoluzioni, guerre. E poi, non ci sono stati nella storia dei criminali che intesero far passare come naturale il loro dominio su altri popoli? I criminali del Terzo reich, che fecero? Pensiamo alla schiavit, talvolta morbida, altre volte durissima nel civile mondo ellenico romano, pur giustificata da uno, per molti aspetti rivoluzionario, come Paolo di Tarso: non era considerato naturale il diritto del dominus? E oggi non si sottende una tale naturalit nei diritti del mercato? Non si tende a far passare come naturale la speculazione finanziaria? La pretesa di pochi di arricchirsi a scapito dei tanti? Il vero che i diritti sono conquiste e che c sempre qualcuno che li osteggia; che c una legge e contemporaneamente un progetto in cui libert, democrazia, eguaglianza, solidariet sono poste a fondamento delle regole della comunit da esso prefigurata. La Costituzione. Ed anche vero che

questa sotto attacco da molte parti. Da chi ha interessi particolari e dal sistema economico imperante, supportato da una particolare ideologia. T Pensi alla moda neoliberista? P - Quando la politica si appropria di una ideologia per servirsene e per motivare il proprio operato, allora sono guai seri. T - Il discorso del rapporto tra ideologia e legge ci porterebbe lontano. Mi sembra di capire che tu attribuisci alla Costituzione anche un ruolo di difesa dallideologismo. Ma non c una influenza ideologica nella nostra Costituzione? P - E un dato innegabile che la Carta riprese filoni culturali presenti nellAssemblea costituente. A quel consesso concorsero partiti di varia ispirazione: cristiana, liberale, socialista. Tra i padri costituenti, i cristiano democratici Dossetti e La Pira, i comunisti Terracini e Togliatti, i socialisti Nenni e Saragat, i liberali Croce ed Einaudi, gli azionisti Calamandrei e Parri. Ma non si pu certo dire che ci sia una disposizione che rappresenti una particolare ideologia, n, tanto pi, che la Costituzione sia incline allideologismo. Pensare una cosa del genere significherebbe non aver compreso n la lettera, n lo spirito della Costituzione. Lunica ideologia, diciamo, rintracciabile in essa lassoluto impegno di non cadere mai pi nella barbarie, non solo in quella nazifascista, sia chiaro. T - Tra gli scenari di barbarie e di regresso possiamo comprendere la disoccupazione. Nel 2012, nel mondo monitorato da studi statistici, i disoccupati sono stati 202 milioni pari a un tasso del 6,1%, in crescita rispetto allanno precedente. In Italia ci attestiamo all11% circa, ma la disoccupazione giovanile interessa il 37% dei giovani, rispetto al 27,5% dellanno prima. Dai dati ad oggi aggiornati si ricava che hanno abbassato le saracinesche 35 imprese al giorno. Alla fine di giugno 2012, i fallimenti in Italia hanno sfiorato le 46.400 unit. La produzione industriale in caduta libera, il 7,3% in meno rispetto al 2011. Secondo recenti indagini, pi della met delle famiglie italiane
dichiara gi adesso di riuscire a pagare appena le spese senza potersi permettere ulteriori lussi, mentre circa il 10% non ha un reddito sufficiente nemmeno per lindispensabile. Nel 2013 per la met delle

famiglie italiane la situazione destinata a peggiorare. Dati da fare paura. Alcuni, senza mezzi termini, hanno attaccato la Costituzione perch sarebbe di ostacolo alla crescita economica. Ricordo la polemica sullarticolo 41: L'iniziativa economica privata libera. Non pu svolgersi in contrasto con l'utilit sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libert, alla dignit umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perch l'attivit economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali. P Facciamo un discorso allincontrario. E possibile ipotizzare unattivit economica espletata in modo tale da arrecare danno alla libert, alla dignit delle persone, alla sicurezza? Ovvero, per riprendere il discorso sullambiente: unattivit che prosciughi i laghi, invada il mare, sciolga i ghiacciai, spiani le montagne, distrugga i monumenti antichi, bruci le biblioteche? Ovvero, ancora, che nel lavoro schiavizzi i prestatori dopera? Altra cosa sono gli eccessivi adempimenti burocratici, i laccioli che ritardano lattivit ed altro di similare. Ma che centra la Costituzione che pone un

principio e non entra nelle procedure? Chi vuole la modifica dellart. 41, se in buona fede, non sa di cosa si tratti: se in malafede, vuole altro. E fra questaltro c anche la propaganda elettoralistica. Fumo negli occhi. T Lart. 41 salvo. P- Penso che lobiettivo dei riformatori sia un altro. Ritorniamo allutilit sociale delliniziativa economica privata che poi fa il paio con la funzione sociale della propriet, richiamata nel successivo art. 42. Cogliamone qualche aspetto per tentare di capire dove i riformatori vogliano andare a parare. Funzione sociale per produrre reddito, ricchezza e distribuirla. Lavoro e capitale funzionali alla produzione di reddito. Fino a qualche tempo addietro il binomio era indiscusso. Poi, linteresse del capitale, supportato da nuove teorie economiche prodotte nei laboratori delle universit statunitensi, tese a comprimere il lavoro. Il binomio divenne monomio con la conseguenza che la questione della distribuzione della ricchezza e del reddito stata espunta dallanalisi economica oggi dominante. Dobbiamo poi considerare il notevole spostamento delleconomia verso la finanziarizzazione. T - il cosidetto finanzcapitalismo. P - Occorre intendersi. Credo che sia meritevole di attenzione lidea di alcuni economisti che ritengono che sempre di capitalismo si tratta. Col finanzcapitalismo si determinata una svolta epocale. La sua natura quella di essere potere e non pi di avere potere negoziato con i governi e gli altri attori socioeconomici. Il finanzcapitalismo ha imposto le sue regole, prima di tutte quella di non averne. Appoggiato da un sintema di comunicazione e di propaganda massivo, si proposto come la via per la felicit. Il timbro della sua filosofia ideologico. La sua pratica totalitaria in quanto non riconosce la diversit che anzi espunge. Chi non si inquadra fuori gioco. Il solo orizzonte cognitivo dellideologia neoliberista il mercato. Il sistema si regge anche per la cloroformizzazione delle menti, per aver istallato nella gente la coscienza dellineludibile. Parafrasando il titolo di un opuscoletto edito dalla rivista Concilium a met degli anni novanta del secolo scorso, si vuol far credere che al di fuori del (di questo) mercato non ci sia salvezza. Poi, quando parliamo di finanzcapitalismo, non ci deve sfuggire la sussistenza e limportanza dellapparato. Un insieme che serve - adopero le brillanti espressioni di Luciano Gallino - a massimizzare e accumulare, sotto forma di capitale e di potere, il valore estraibile sia dal maggior numero di essere umani, sia dagli ecosistemi. Ogni momento ed aspetto dellesistenza diventa obiettivo strategico del sistema che, appunto per alimentarsi, deve fagocitare tutto il possibile, anche le coscienze, deformandole verso una vera e propria mutazione antropologica. Le grandi holding companies, banche comprese, la cosiddetta finanza ombra, gli investitori istituzionali costituiscono la struttura operativa del sistema. chiaro a questo punto che la funzione sociale di ostacolo per il sistema. Il diritto stesso, che dovrebbe tendere alla giustizia, ne viene modificato. Diventa il diritto del potere, cio lantidiritto. T - Un sistema che per in crisi e non trova le soluzioni per uscirne. Non ti pare un controsenso operare politiche restrittive in un momento di recessione? Non viene intaccato il principio costituzionale di solidariet?

P - Certamente. Questo lo affermano economisti premi Nobel, come Krugman e Stigliz e, in generale, la scuola keynesiana. Ma un controsenso interessato che si veste di ideologia. C un fatto che accaduto nel corso del 2012, passato inosservato, sotto silenzio, nascosto da forze politiche e istituzionali che a parole si richiamano alla Costituzione. Si tratta di una legge costituzionale approvata dal Parlamento col voto contrario di pochi parlamentari, attraverso la quale la Costituzione, diciamo, diventata ideologica. T - Vediamo se sbaglio: lobbligo del pareggio di bilancio, la riforma dellart. 81 della Costituzione approvata definitivamente nellaprile scorso. P - Cio lassassinio della sovranit consumato in nome di un principio ideologico, di una teoria macroeconomica. A riguardo della costituzionalizzazione del pareggio di bilancio, c da chiedersi come mai ben cinque premi Nobel per leconomia abbiano rivolto un pressante richiamo al presidente Obama affinch non venisse inserito nella costituzione statunitense. La mia idea che con il pareggio di bilancio in costituzione si vuole limitare al minimo lattivit dello Stato. Quello che ancora pi strano che i parlamentari autori del vincolo in Costituzione non siamo stati anche promotori di un limite costituzionale esplicito alla pressione fiscale. T Perch esplicito? P Perch invero lart. 53, quello sulla capacit contributiva, lo pone. Questo argomento meriterebbe un discorso a parte. C ancora da domandarsi se i fautori del pareggio di bilancio non si muovano contro la possibilit per lo Stato di far il ricorso al credito per finanziare infrastrutture, istruzione, ricerca, sviluppo, sanit e tutela dellambiente. Costoro, guarda caso, sono invece favorevoli alle vendite dei beni demaniali e pubblici. Mi chiedo, ancora, chi ci guadagner e chi ci perder da questa operazione. Quali saranno i nuovi posizionamenti della ricchezza? Quale sar il destino dei beni comuni sui quali si espresso il popolo italiano attraverso il referendum del 2011? Non si tratta di una legge con un forte odore di incostituzionalit? T Cosa determinerebbe una legge costituzionale contro la Costituzione? Che legittimit avrebbe un Parlamento che agisse contro la Costituzione? P Tu stai ponendo una serie di questioni tutte di notevole rilievo, alle quali non si possono dare, almeno in questa sede, risposte secche. Vediamo un po di trovare un filo conduttore tra le domande che prima ponevo e le tue ultime. Se vero che le limitazioni imposte dal pareggio di bilancio in costituzione, come hanno rilevato i cinque Nobel ai quali mi riferivo - per inciso sono Kenneth Arrow, Peter Diamond, William Sharpe, Eric Maskin, Robert Solow - ed altri economisti incideranno negativamente sulla produzione e distribuzione di ricchezza chiaro che qualche fascia sociale verr penalizzata e che non saranno certamente i componenti di queste fasce sfavorite ad avere la possibilit di acquistare il patrimonio pubblico che qualcuno vuole smantellare. Appare anche chiaro che uno Stato che non possa intervenire nei settori della istruzione, ricerca, tutela ambientale, beni comuni e in settori strategici per una nazione viene a produrre una naturale selezione sociale. Ci contrasterebbe con i principi fondamentali posti dallart. 2 della Costituzione che costituisce la chiave di volta dellintero sistema costituzionale e

dallart. 3 che, ponendo il principio di eguaglianza, imprime un canone generale di coerenza che diventa struttura di tutto lordinamento. Ebbene, se una legge di rango costituzionale viene a ledere tali cardini fondamentali, oltre ad essere, beninteso, soggetta anchessa al sindacato di costituzionalit, viene a creare una situazione di rottura della Costituzione. T - Vuoi dire che la legge che ha immesso in Costituzione il pareggio di bilancio pu essere soggetta al giudizio della Corte costituzionale? E che significa rottura della Costituzione? P Il parere concorde dei costituzionalisti che anche una legge di riforma della Costituzione pu essere impugnata avanti alla Consulta. Il nostro un colloquio politico, tra cittadini comuni. Non la sede, n mi sento di affrontare questioni dottrinarie che investono vari aspetti della Costituzione, compresa quella della rottura. User una similitudine per rendere il concetto. Un edificio poggia su pilastri che lo sostengono e ne consentono lo sviluppo in verticale. Se uno o alcuni pilastri cedono, ledificio si rompe e viene gi. Anche la Costituzione poggia su principi che se vengono demoliti provocano la rottura, compromettendo lintero edificio. T - Ma chi e come pu provocare la rottura? P A parte il caso eclatante di colpo di stato, i cui autori di norma sospendono la costituzione e le garanzie costituzionali - sempre la prima cosa che fanno i golpisti - i soggetti che possono provocare la rottura sono coloro che hanno il potere legislativo, cio, i parlamentari che approvino leggi di riforma costituzionale in contrasto con la Costituzione. La costituzione vigente pone dei limiti che il legislatore non pu valicare. In maniera esplicita, come stabilito dallart. 139, la forma repubblicana non pu essere oggetto di revisione costituzionale. Ma costituiscono altrettanto limiti alla revisione costituzionale i principi nei quali si esprimono i fini politici fondamentali della Repubblica: diritti umani, sovranit popolare, equilibrio fra i poteri, principi solidaristico, di eguaglianza, di tutela del lavoro sono limiti che il legislatore, neppure in sede di revisione costituzionale, pu oltrepassare. Se dovesse farlo, rompe la Costituzione. Considera pure, che gli elementi di rottura possono essere graduali, occultati nel tempo in modo impercettibile, sicch la loro somma provoca una effettiva torsione, un mutamento in senso contrario alla Costituzione. T - Le leggi le fa il parlamento. Perch hai usato la parola parlamentari? P - Per evitare lastrattezza. In casi gravi, come questo di cui stiamo discorrendo, lastrattezza tende a nascondere la responsabilit di chi ha giurato fedelt alla Costituzione, mentre lha manomessa o disapplicata. Ma c un altro fatto che mi ha determinato. E da venti anni che, marcatamente da una parte politica, si parla di revisione della Costituzione. Laltra parte non che si sia opposta in maniera decisa. Qualche volta sembrato che cedesse alle lusinghe di promuovere addirittura una nuova costituente. Ci denota la qualit pessima del personale politico che ci ha governato. Anzich attuarla, hanno cercato di smontare la Costituzione. In qualche caso ci sono riusciti, in altri si ripromettono di farlo, vedi giustizia, libert di stampa.

T - Tu sostieni che il pareggio di bilancio in Costituzione leda i principi sui quali la nostra Carta si basa. Il fatto dimostrerebbe la pochezza della nostra classe politica, prona ai dettami dei nuovi potentati economico-finanziari. Ma allora, non c pi speranza per la Costituzione? Il prossimo 24 febbraio andremo ad eleggere un parlamento di nominati dalle segreterie partitiche che probabilmente non si faranno scrupolo di continuare quellopera subdola di introdurre elementi di rottura che andranno di fatto a demolire ancora di pi la Carta, se non addirittura a costituirsi in legislatore costituente, con un orecchio ai diktat del sistema economico imperante. P - Non credo, anzi, spero che non arrivino a tanto. Quanto al che fare vorrei utilizzare una intuizione o metafora del prof. Gustavo Zagrebelsky, presidente emerito della Corte costituzionale. Zagrebelsky richiama gli operatori di pace che nel Vangelo vengono chiamati figli di Dio. Essi vivono e operano in un mondo in cui la discordia, la guerra lingiustizia, la negazione dei diritti elementari hanno spesso il predominio sulla pace, la concordia, la giustizia. In sostanza, mi premetto una licenza estrapolando lintuizione dellillustre giurista, occorre essere operatori della Costituzione; in tanti, in quanti pi possibile. Ci non significa essere divulgatori, predicatori della Costituzione, non solo quello, ma agire nel quotidiano, nei vari settori del sociale alla luce dei valori e dei principi presenti nella nostra Carta. In un contesto in cui corrisponde a verit il fatto che ci sono ingiustizie, arroganza del potere e dei potenti, corruzione etica, negazione del diritto ad una vita dignitosa e al bene essere e ad un pizzico di felicit, altrettanto vero che esiste un progetto opposto alle predette negativit, adottato come Legge fondamentale tuttora vigente e vigorosa e rigogliosa. Chi vuol essere operatore della Costituzione sapr che, al fine di conservarla e preservarla, non basta cogliere il suo aspetto di legge e la forza coercitiva di cui gode in quanto tale. Sa altrettanto che, almeno nei suoi fondamentali, la Costituzione deve entrare nelle menti e nei cuori della gente, anche, se vogliamo, come adesione di convenienza; deve scorrere nel tessuto sociale diventando linfa per un esercizio quotidiano dei valori che incarna. Con la consapevolezza che non viviamo in una dimensione di concordia ma, al contrario, come ho gi detto, in una situazione di guerra mossa contro la nostra Carta e tutto ci che essa esprime. C bisogno di raccontare unepopea, quella della costituzione repubblicana quando i padri vararono un battello capace di navigare sui mari tempestosi della storia e di affrontare i venti dei rigurgiti tempestosi della barbarie. C bisogno di meditare sui motivi per cui quellepoca di fondazione stata avvolta da ombre e la sorgente della Repubblica stata inquinata e le sue acque feconde deviate nella palude del personalismo, del privilegio, della partitocrazia che spesso, nutrendosene, ha alimentato il malaffare e la criminalit. C quindi bisogno di unaltra epica, quella della (ri)costituzione, della rigenerazione. E fra gli operatori della Costituzione c chi, come me, ha messo su il sito www.costituzionalmenteorientati.it. Oggi qualcuno vorrebbe riformare la Costituzione, rivedere quegli articoli che sono i pilastri sui quali si fonda tutto limpianto della nostra Carta fondamentale. Gli articoli 1, 41, il titolo IV Magistratura sono sotto tiro. Come si giunto a tanto? Molteplici sono le cause, ma c anche che la Costituzione non diventata cultura del quotidiano. Ecco, il proposito del sito che la Costituzione diventi cultura e pratica quotidiana; che il nostro agire sia guidato dai valori, dai principi, dallo spirito della Costituzione. Anche cos si contribuisce a realizzare lunit di popolo, la concordia civile, la Repubblica democratica.

T - Questo mi sembra un lavoro di lungo periodo, ma nel contingente? C un partito che pi degli altri si richiama, come programma politico ed elettorale, alla Carta? P- Nei mesi scorsi si parlato di proporre una lista Alleanza per la Costituzione che avrebbe dovuto rappresentare, oltre che unespressione elettorale chiaramente ispirata alla difesa e alla attuazione della Carta, la risultante di varie esigenze che sono affiorate nel panorama delle amministrazioni locali, seriamente messe in difficolt dai provvedimenti governativi e dalle politiche di fiscal compact che sta alla base del pareggio di bilancio. Si parlato di un partito dei sindaci, con i nomi di Orlando, Pisapia, De Magistris ed altri. Il dibattito politico, invece, sar ridotto a propaganda, alle fortune dei soliti partiti, dei soliti nomi, dei soliti clich. Tutto ci ricondurr alla politica romana. Credo che sia stata ancora una volta sprecata unoccasione per fare innanzi tutto chiarezza, per individuare qual loggetto della politica oggi, nel contingente, per individuare le reali cause della crisi economica e politica attuale e proporre politiche nuove. Per cambiare il paradigma della politica romanocentrica, e fare politica dal basso. T A parte Pisapia, gli altri due nomi che hai fatto sono confluiti nella lista di Ingroia, Rivoluzione civile. Pu essere questa il partito della Costituzione? P - Mi sembra un richiamo un po giacobino, che non so quanto possa essere efficace. Si tratta di una lista, non di un soggetto collaudato. Pare che, con buona pace delle premesse, Ingroia si trover in compagnia di consumati politici. Era inevitabile, appunto perch la lista non rappresenta un nuovo movimento. Se andr bene, sar una forza di vecchia opposizione. T La politica romanocentrica un po il bersaglio di tutte le periferie. Cosa vuol dire fare politica dal basso? P - Focalizziamo la nostra attenzione sulla citt come luogo ove si svolge la vita reale delle persone. E ovvio che il sistema, ogni tipo di sistema politico ed economico, influenza la vita della citt, sia in positivo che in negativo. La citt fa parte di un contesto pi grande, ma vive di una sua specificit che anche quella della aderenza, del contatto materiale del cittadino col territorio ove vive. Non so se rendo lidea. Ci che intendiamo per globalizzazione tende invece allappiattimento dei valori che legano la persona al proprio spazio di vita. La citt per essa solo un agglomerato di cose e persone, un punto di mercato. Poco importa se nella concezione della globalizzazione insito il rischio di avere citt senza cittadini. La citt spiazzata rispetto alle virtuali piazze di affari o ai non luoghi di un meta-potere inafferrabile e indistinguibile. Il neoliberismo, che ha travolto il welfare e messo in discussione diritti in precedenza conquistati, spinge i governi a praticare politiche restrittive ed oppressive che rendono non fruibili diritti e servizi sociali. Le amministrazioni cittadine non hanno pi mezzi sufficienti per riuscire a fare fronte alle esigenze delle comunit municipali, mentre il ricorso ad imposte, tasse, entrate di vario genere inique e vessatorie riesce solo a creare nuove difficolt. Nel quadro costituzionale la citt democratica assume un ruolo rilevante per la tenuta dellinsieme, rispetto al quale non sono la stessa cosa citt le cui politiche sono orientate verso il sociale, e citt le cui politiche prediligono il mercato. Questultima tipologia rientra nel paradigma neoliberista la cui ideologia di sfruttamento considera spazio e risorse locali come beni da trasformare in prodotti di mercato, di cui promuovere il consumo senza attenzione alla sostenibilit ambientale e sociale.

Seguendo questo orientamento, ne consegue che ogni servizio, anche essenziale e di pubblica utilit, debba essere privatizzato, con imposizione di tariffe che prevedono il conseguimento di profitto, magari fatto passare per remunerazione del capitale impiegato. Proprio rispetto ai cos detti beni comuni si sviluppata una coscienza politica diffusa, si sono svolte campagne che hanno visto tanti sindaci in prima linea. Via via maturata lesigenza di concepire nuovi modelli dello stare insieme, di fare e praticare economia legata al territorio. E come se si stesse costruendo, pi o meno consapevolmente, una trincea, una linea di demarcazione rispetto alla totalitaria way of life liberista. Un processo questo che potrebbe evolvere verso la citt democratica, la cui affermazione dipende dalla capacit delle singole municipalit di costituirsi in rete, in forza politica dal basso. Un processo, questo, che potr avere successo se le municipalit sapranno far emergere e valorizzare gli apporti di creativit, inventiva, energia delle persone. La politica nella citt non potr pi essere limitata e rinchiusa dentro gli angusti ambiti dei consigli, delle giunte, delle segreterie dei partiti e delle loro correnti o sottogruppi, ovvero governata da burocrati di buona volont. Il dato caratteristico degli ultimi lustri lallontanamento e la disaffezione della gente verso la politica. Corruzione, costi degli apparati, eccessi e travalicamento dei partiti, personalizzazione, indecenti leggi elettorali sono certamente ragioni, direi istintive, del disamoramento. Ma la ragione principale e strutturale della crisi della politica che essa stata espunta dal parlamento e dai consigli rappresentativi. Le assemblee sono state utilizzate per dare forma normativa a decisioni prese altrove, nellinteresse di altri. Di un imprenditore sceso in campo per la necessit di tutelare le sue aziende e per rendersi al di sopra della legge. Di chi detiene le leve delleconomia e del potere effettivo. Di chi senza alcun titolo democratico, impone leggi e regolamenti di valenza generale, molto distanti, non solo geograficamente, dai luoghi reali dove i destinatari vivono. Il territorio, spazio del concreto, deve prendere per le corna il sistema cos come si organizzato e calarlo nel fiume ove scorre lesistenza delle persone e dei bisogni del loro vivere. Lorganizzazione produttiva corrente ha creato nuovi luoghi, spazi virtuali che incombono e si impongono sugli spazi reali venendo a descrivere una nuova geografia immateriale, cinica, dove le persone sono numeri, elementi marginali di statistiche, considerate al pi come consumatori. La citt come luogo pulsante di vita viene emarginata, esclusa. Sulle persone gravano i dogmi sloganisti del sistema: innovare (ovviamente sulla via della logica liberista), competere, mobilizzarsi, precarizzarsi. T Ma il sistema ha i suoi punti di forza proprio sulla competitivit e la mobilit P Il premio nobel Paul Krugman, che certamente non un pericoloso comunista, qualifica la competitivit una ipotesi sbagliata. Una ossessione pericolosa. Una minaccia per il sistema economico internazionale. Se poi la competitivit viene riferita alle economie nazionali, addirittura una parola senza significato. T- Solo che i nostri politici, che riempiono i loro discorsi sulla necessit della competitivit, non se ne sono resi conto o non condividono le tesi di Krugman, ammesso che sappiano chi : sembrano comunque aver abdicato al lavoro come fondamento della comunit, come diritto fondamentale. P - O, chiss, si accompagnano agli scettici della Costituzione. A coloro che, in favore delle ragioni

delleconomia globalizzata, hanno retrocesso di fatto il lavoro, da necessit/diritto a mera eventualit. Il principio lavorista ha avuto nel tempo non pochi denigratori che lhanno qualificato come declamazione ridondante, retorica. Certo che, a parte lart. 1 ( fondata sul lavoro), i successivi secondo comma dellart. 3 ( compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libert e leguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana), art. 4 (la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto), art. 36 (il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantit e qualit del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a s e alla famiglia unesistenza libera e dignitosa), per ricordarne alcuni, rimarcano il lavoro, ed il corrispondente diritto, come struttura della Repubblica. T - Che la politica, a parte le necessit della propaganda, ha messo in secondo piano. P - Certamente la politica, ma non solo essa. Nel tempo, quando si parlato di lavoro, si messo al centro della narrazione quello operaio, quello dipendente in genere. Come se potessero non essere considerati lavoratori nel senso della costituzione, tutti quegli altri che traggono dalla loro attivit lavorativa i mezzi di sostentamento per s e le loro famiglie. T - Ti riferisci ai professionisti, agli artigiani, ai piccoli imprenditori, ai contadini, a chi deve inventarsi un lavoro per campare. P - Vorrei dire agli emarginati dalla globalizzazione neoliberista. Per questi non varrebbe, ad esempio, lart. 36, quello della retribuzione sufficiente per una libera e dignitosa esistenza. Ma ritengo che, anche alla luce degli articoli 2 e 3, questa sia una lettura falsata della Costituzione, che non ne interpreta correttamente lo spirito e che limita quel respiro e quella propensione al futuro di cui prima abbiamo discorso. T - Credo di capire che per te tutti questi temi non sarebbero presenti nellattuale dibattito politico, neanche in vista delle prossime elezioni. P - Mesi addietro venne fuori un disegno di alternativa, ispirato alla Costituzione, che per non ha avuto seguito. Nulla cambiato. T - Un marcato pessimismo. P - Certo non c da stare allegri. Ma la venatura di pessimismo e di rammarico viene superata se solo rivolgo il pensiero allimpegno che attende gli operatori della Costituzione. Ce ne sono molti, e tantissimi ce ne potranno essere. Occorre metterli in rete, accomunati dallethos che promana dalla Costituzione che essi hanno dentro, nellanima, perch ne hanno compreso lo spirito. E chiss se una Alleanza popolare per la Costituzione, con protagonisti non compromessi nellopera di disattivazione della stessa e nei termini che ci siamo detti nel corso della nostra discussione, non possa vedere prossimamente la luce come soggetto politico e sotto qualsivoglia forma. T - In conclusione una speranza? P - Sono restio ad utilizzare slogan che spesso sono quantomeno fuorvianti. Ma ce n uno che mi sembra appropriato: Dont give up. Non mollare. A patto che, oltre allauspicio, si concepisca e si

attui una pratica per un nuovo modo di intendere e di essere polis, secondo i valori e i principi della nostra meravigliosa Costituzione.