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PALEOGRAFIA LATINA

DI G. CENCETTI

GUIDE 1

JOUVENCE

PREMESSE

Questa edizione una ristampa del Compendio di Paleografia latina di GIORGIOCENCETTI,redazione in pi punti aggiornata, fino al 1966, della Paleografia e papirologia, apparsa per la prima volta nella Guida allo studio della civilt romana antica, diretta da V. USSANI e F. ARNALDI,II, Napoli, 1954, pp. 557-629. Nel riproporre l'opera quale ausilio tuttora fondamentale per lo studio della scrittura latina, la si corredata .u una nota bibliografica e di una nuova scelta di illustrazioni, ambedue curate da PAOLASUPINOMARTINI,cui si deve anche la supervisione della ristampa.

1978 SOCIETA EDITORIALE ]OUVENCE a.r.l.


00191 Roma - Via Castelfranco Veneto, 88 - Tel, 06/32.77521

Le opere superstiti degli scrittori latini ci sono pervenute ciascuna in una sua] tradizione--;-cio_in_ ~~s o .di copie manoscritte (che possono talora ridursi anche a una sola) risalenti,attraverso una lung~ trafila di copie intermedie, la maggior parte delle qual! perdute, all'originale manoscritto dell'autore. Compito dell'editore di testi studiarle accuratamente vag~i~rle e confrontarle per accertare il testo genuino: avvicinandosi per quanto possibile a quello uscito dalla penna dell'autore medesimo: si tratta, cio, di eliminare le numerose discordanze spesso presentate per un medesimo passo dai codici della tradizione in seguito ad errori di copia o alterazioni volontarie di amanuensi e correttori. Prima, tuttavia, di procedere a questa collazione, necessario studiare ciascun codice singolarmente: occorre perci che l'editore sia anzitutto un \ buon paleografo. Scopo della paleografia , infatti, non solo interpretare esattamente gli antichi manoscritti, ma anche datarli,. 'localizza.rli:' in gen~rale,.. trarre dal ~oro aspetto esteriore tutti gli elementi utili allo studio del loro ( contenuto e, su un piano pi ampio, alla storia della cultura in genere. Il suo studio comprende pertanto: quello dell~ materie scrittorie e degli arnesi usati per scrivere nel vari tempi e nei singoli luoghi; quello della
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Paleografia latina
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Premessa

preparazione del codice per ricevere la scrittura e delle forme esteriori dei codici; quello della storia della scrittura alfabetica (paleografia in senso stretto); que o dei segni accessori della scrittura a fabetica (interpunzione, numera', segni ortografici e critici, ecc.); quello delle \ scritture tachigrafiche e brachigrafiche e delle crittografie dell'antichit e del medioevo. Ognuna di queste parti, in uno studio approfondito, andrebbe esaminata con attenzione perch ciascuna pu assumere valore critico importantissimo: peraltro, sebbene sia del tutto erroneo distinguere una paleografia dei codici da una delle carte perch il fatto scrittura unico e m lvi uo ne suo svolgimento storico anc e se ....PEg articolarsi in espressioni molteplici, alcuni di quei capitoli hanno per il filologo importanza minore c _e.JlQU per j1 dfplomatisfi e, considerato lo scopo specifico della presente opera, potranno o essere trascurati o essere trattati per semplici accenni. Non diversamente potranno essere trascurati altri argomenti (miniatura e paleografia musicale) che, sebbene possano ornire Ulteriori, assai importanti elementi di critica, pure sono in s estranei alla paleografia vera e propria. Nota. - I necessari rinvii a facsimili, salvo casi speciali nei quali le citazioni sono fatte per intero, sono limitati alle seguenti opere o raccolte:
a) citate con sigle, seguite dal numero del facsimile o della tavola: C.L.A. - E.A. LoWE, Codices latini antiquiores, VoI. I [nn. 1-117], Tbe Vatican City, Oxford, 1934. VoI. II [118277], Great Britain and Ireland , ivi, 1935. VoI. III [278406], Italy: Ancona-Novara, ivi, 1938. VoI. IV [407516], Italy: Perugia-Verona, ivi, 1947. VoI. V [517-703], France: Paris, ivi, 1950. VoI. VI [704-841], France: 8

Abbeville-Valenciennes, ivi, 1953. VoI. VII [842-1021], Stoitzerland, ivi, 1956. VoI. VIII [1022-1229], Germany: Altenburg-Leipzig, ivi, 1959, VoI. IX [1230-1442], Germany: Maria Laach-Wiirzburg, ivi, 1959. E.L. - L'criture latine, de la capitale la minuscule, par J. MALLON,R. MARICHAL, Ch. PERRAT,Parigi 1939. A.P.I. - Archivio Paleograjico Italiano, diretto da E. MoNACI, poi da V. FEDERICI,infine da F. BARTOLONI, G. CENCETTI,R. PIATTOLI,voll, 13 in 62 fascicoli (in continuazione), Roma 1882-1958. P.S. ~ The Palaeograpbical Society, Facsimiles 01 Manuscnpts and Inscriptions, ed. A. BOND,E.M. THOMPSON, G.F. WARNER,2 serie in 5 volumi, Londra, 1873-1894. N.P.S. - The New Palaeograpbical Society, Facsimiles 01 ancient Manuscripts, ed. E.M. THOMPSON, .F. WARNER, G J.R. GILSON,2 serie in 4 volumi, Londra, 190'3-1930.
b) citate col solo cognome dell'autore, seguito dal numero della tavola: BARTOLONI Esempi di scrittura latina dal I sec. a.c. al F., XV (Appendice agli Esempi del MONACI),Roma, 1934. CERLINI A., Atlante paleograjico; fascicoli 3, Roma, 1953. EHRLE F. e LIEBAERTP., Specimina codicum latinorum vaticanorum, Bonn, 1912. FEDERICIV., La scrittura delle cancellerie italiane dal sec. XII al XVIII, Roma, 1934. KIRCHNER S., Scriptura latina libraria a saeculo primo usque ad [inem Medii Aevi, LXX imaginibus illustrata, Monaco, 1955. MONACIE., Esempi di scrittura latina dal secolo I di Cristo al XVIII per servire all'insegnamento paleografico nelle scuole universitarie, Roma, 1898. Seconda ed.: Esempi di scrittura latina dal secolo I dell'era moderna al XVIII, ivi, s.d. [1906]. STEFFENSF., Schrifttafeln zur lateinischen Paldograpbie 2 ed., T:eviri, 19?9; ed. francese; Palographie latine, ~ar F.S., ed. franaise par R. COULON,Treviri-Parigi, 1910.

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Le citazioni dei papiri sorto fatte con le sigle consuete, il cui elenco si trova in tutti i manuali di papirologia, p.e. A. CALDERlNI,Manuale di papirologia, Milano, 1938. Per una pi larga informazione si potr fruttuosamente ricorrere ad EM. THoMPsoN, An Introduction to Greek and Latin Palaeograpby, Londra, 1912, opera vecchia ma ancor utile per l'abbondante esemplifioazione, o ai pi recenti nostri Lineamenti di storia della scrittura latina, Bologna, 1954-56. Una rapida sintesi della storia della scrittura secondo le idee della recente scuola francese data da R. MARlCHAL,De la capitale romaine la minuscule, in M. AUDIN, Summe typographique, Parigi, 1947, pp. 63-111; una trattazione pi ampia in J. MALLON, Palographie romaine, Madrid, 1952. Ottimo manuale italiano per chiarezza d'impostazione, limpidezza d'esposizione e sicurezza d'informazione quello di G. BATTELLI,Lezioni di paleografia, 3a ed., Citt del Vaticano,~che, ur seguendo l'indirizzo sico e :tradizionale dell'insegnamento paleografico, non trascura di ar conto deg i studi in a ora -pubblicati, ispirati a nuovi orientamenti, accettandone in parte alcune conclusio~i. Tali orientamenti sono, invece, volutamente ignorati nel perspicuo e informato riassunto di B. BISCHOFF,Paldographie, in Deutsche Philologie im Aufriss, 2a ed., BerlinBielefeld-Monaco, s.a., (ma 1957), collo 379-452. Bibliografi.a fino al 1918 in H. NLIS, L'criture et les scribes, Bruxelles, 1918; poi in P. SATTLER G. VON SELLE, e Bibliographie zur Geschichte der Schrift bis ins [abr 1930, Linz, 1935 ( Archiv fiir Bibliographie , Beiheft 17). Le lacune di quest'ultima opera, anche per pubblicazioni anteriori al 1930, possono essere in parte colmate, soprattutto per quel che riguarda gli studi italiani, dall'Indice delle opere citate nei citati nostri Lineamenti, pp. 489-517.

MATERIE E ISTRUMENTI SCRITTORII

Le materie scrittorie dell'antichit classica, a parte gli OCT'tpa:x:cx. studiati dalla papirologia, ~ono soprattutto il marmo o la pietra e il bronzo, per le iscrizioni mo~umentali il legno, sotto forma di tavolette cera te, per appunti, lettere, conti, documenti, ecc.; il papjro e, i tardi, la pergamena 'per i libri e anc e per i documenti. Queste materie continuarono ad essere usate anche ~l medioevo. Sulla Eietra e sul bronzo le le~ran2.. di regola incise con martello e scalpello, seguendo la traccia di un modello (ordinatio recedentemente disegnato o graffito: in quesi<;" modo, di regola, quando l'arte dell'incisione fu sufficientemente sviluppata, la scrittura assumeva aspetto di particolare precisione e tipicit. Ma accadeva anche che, non certo per scopi monumentali, anche sulla Pietra o 'Sul metallo si scrivesse con arnesi appuntiti, graffiando anzich incidendo la superficie: questo modo di scrivere, del quale sono esempi famosi i graffiti parietari di Pompei, dava risultati assai meno calligrafici e del tutto diversi. Uno speciale istrumento appuntito, lo stilo, era poi d'uso regolare con le tavolette cerate, di dimensioni varie daque~iccole, che si potevano stringere nel pugn (pu t ares , a quelle di grandezza enorme usate, per esempio, per i ruoli delle imposte e per i documenti degli archivi pubblici. L'uso delle tavolette cerate per le
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Materie e istrumenti scrittorii

minute fu man mano sostituito, a partire dall'et repubblicana) con quello di fogli di pergamena, ma non cess mai del tutto e ancora nel secolo XV inoltrato si conservava per registrazioni di conti e per esercizi scolastici. Sulle pareti e su tavole di legno < talora appositamente imbiancate) si scriveva anche con la vernice e il pennello o piuttosto con la pennellessa a spatola: il primo di questi usi documentato a Pompei per la propaganda elettorale e la pubblicit dei negozi, il secondo letterariamente attestato per i progetti di legge esposti al popolo prima della votazione nei comizi. Il papiro, la cui diffusione come materia scrittoria nel mondo classico, sebbene il Kenyon ne faccia risalire l'uso ai tempi omerici, dov iniziarsi press'a poco all'epoca di Alessandro Magno, una pianta palustre, coltivata soprattutto in Egitto, il cui fusto, alto circa 3 o 4 metri, Il do attraverso un particolare trattamento, dava la striscia (scheda) su cui s'incollava un altro strato di liste combacianti, 1sponendolo in senso perpendicolare al primo, sottoponendo poi tutto.a.x~ lavaggi e a battiture con martelli o con magli. L~ plagula os ottenuta, fibrosa e di color bruno, poteva poi 'S'S"er sottoposta ad ulteriori rifiniture; infine era mess in commercio o isolatamente o in rotoli di 20 fogli (sca . Ne esistevano varie ualit, dalla i scadente (charta emporeUtica) alle mi&[ori, che all'epo~ imF.eriale erano la augustea, a iviana e la clau ta, iu lussuose denglata tera ca anche perch pru alte (tra i 24 e 29 centimetri invece 129. :rgmren~mbrana) invece pelle animale, soprattutto ovina, conciata e preparata in modo speciale per accogliere la scrittura. Si racconta che Ia sua origine sia dovuta alla concorrenza culturale fra Eumene II re di Pergamo (196-158 a.Ci) e Tolomeo V re di Egitto. La notizia, che risale a Varrone, cio alla fine del secolo I a.C,; nella sua forma aneddotica probabilmente fantastica ma assai verosimile che il nome stesso di charta pergamena (per 12

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quanto non documentato prima de~'E~ictum de preti!s rerum venalium di Diocleziano, a. 301) SIa m stretta relaz~~ c~n Pergamo, ove si dovrebbe ricon?scer~ il ~rimo centro di di!fusione dell uso di questa matena sCEttona:l.n R~ma era_cer; / to penetrato all'epoca di Cicerone, che parla di 6L<p~EP(U (Att. XVIII, 24), ma da Orazio (Sat. II 3, 1:2) apprendi~o che era assai probabilmente limitato alle minute. La. pnma notizia dell'esistenza di libri in pergamena della fine del secolo I d.C.; da una lunga questione di Ulpiano 228) sappiamo che alla sua epoca erano divenuti abbastanza cc-: mun, e appunto al sec. III risalgono i pi antichi frammenti membranacei latini a noi pervenuti, ad eccezione, forse, del frammento De bellis macedonicis (P. Oxy. 30, facs. C.L.A. 207, che il Mallon, con buoni argomenti, attribuisce agli ultimi trenta anni del I). Tanto s apiro che sulla pergamena si scriveva con cannucce cal temperate a punta i o meno aguzza per gli usi comuni, larga invece (a mo' dei nostri pennini per il carattere rond) per gli usi librari; nel IV secolo cominci l'uso delle penne di volatile (non solo d'oca) che si altern con quello del calamo per quasi tutto' medioevo. L'inchiostro '!atramentum pi tardi encaustu da EYXa.\JCT'tOV, preparato a oco, conservato g atramentaria (calamarium o theca calamaria era l'astuccio delle penne) era fatto di nero-furno e di omma (PLIN., N.H., XXXV, 6) o di noce d' galla e gomma RT. CAP., IlI, 225) ma si usavano anche incliostri metallici a base di vetriolo: coi primi era facile callcellare o scritto servenaosl una spugna bagnata, purch la materia scrittoria lo consentisse, e ci spiega la diffusione della pergamena per le minute e per le scritture d'interesse transitorio nell'et romana, mentre la raduale sostituzione di essa al apiro nella conf~ione dei libri (secc. IlI-VIII) e nella scrittura dei documenti (secc. VII- X) si spiega, oltre che con la maggior resistenza della pergamena (compensata di'Un maggior costo), soprattuto con la difficolt dell'importazione del papiro dopo la conquista dell'Egitto da parte degli Arabi (640).

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La carta materia scrittoria assai pi recente, sebbene l'invenzione fattane dai Cinesi si faccia risalire al sec. II d.C. e da essi gli Arabi l'abbiano appresa verso la met dell'VIII. Le J>i antiche fabbriche europee di carta a aiono verso la met del secolo XIII a Fabriano nelle Marche, ma ginel secolo XII si usava carta di fabbricazione araba. Peraltro, anche dopo l'introduzione ~ la grande diffusione della carta (il cui impiego per usi ufficiali e documentazioni fu limitato da varie disposizioni legislative, in considerazione della sua fragilit e scarsa resistenza) e fino almeno a tutto il periodo umanistico, i codici di maggior lusso ed eleganza continuarono ad essere scritti invariabilmente in pergamena. da avvertire che quando nelle fonti del tardo medioevo, a partire dal secolo XIII, si parla di charta papyri, non si allude mai al vero papiro, il cui uso era ormai completamente cessato, ma alla carta di stracci.

IL LIBRO NELL'ANTICHIT E NEL MEDIOEVO

Finch i libri furono fatti esclusivamente di papiro, ebbero sempre forma di volumen, ossia di rotolo da svolgere orizzontalment con la sc~ittura or~inata in col?nne (CTE.t:OE, paginae) composte CIascunadi un determ~~ numero di righe (CT"t"t:XOL , versus); ~almente le righe avevano una lunghezza fissa, calcolata sulla misura dell'esametro eroico (18 sillabe, cio 34::JJi. ettere. a lunghezza dei rotoli, formati incollando di sguito pi strisce di papiro, era variabile ma n?n pot~va e,sser.e~c: cessiva, e di ci tenevano conto gli autori dell antichit dividendo le proprie opere, appunto, in libri, corrispondenti editorialmente ciascuno a un oolumen, I libri di lusso avevano particolari rifiniture. Il testo cominciava di regola con una riga in caratteri pi grandi, spesso in inchiostro rosso, con la dizione: incipit e il titolo dell'opera (p.e. incipit Aeneidos liber rimus; alla fine, un'altra riga~analoga avvertiva che il libro era stato interamente svolto: explicitus Aeneidos liber rimu La prima parola, abbreviata explicit., si conserv anche qu~ndo i rotoli furono sostituiti dai codices e, divenuta pnva di significato perch i codici non si svolgevano ei ma si sfogliavano, fu considerata, a dispetto della .grammatica non abbreviazione ma voce verbale cornspondente ~H'incipit iniziale e le fu attribuito significato di finito , Quest'uso, continuato nel tempo, dura an15

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Il libro nell' antichit e medioevo

cara nella pratica odierna della catalogazione e della descrizione dei manoscritti. ( Quando, verso et dei Flavi la --pergamena cominci ad essere adoperata anche per i. libri oltre che per le minute, si ebbero certamente volumina raoaq:::j e il rotolo di pergamena rest per tutto il rnedioe o n~n 010 tipico per i documenti~ ma fu anche usato Der .Ia crittura di Bibbie" di cronache monastiche, di Exultet o canti liturgici con notazione musicale. Tuttavia la consistenza e la resistenza della pergamena suggerirono ben presto l'imitazione dei codices lignei piuttosto che dei uolun ina "paeirace~ e, sull'esempio di polittici di tavolette, si fabbricarono uaterni edi fogli membranacei piegati in due e cuciti nel mezzo; pi quaderni cuciti insieme formarono libri che, per analogia, furono detti codices membranei o anche, semplicemente, codices. Essi erano una novit al tempo di Marziale che ne am___mirava la comodit e la maneggevolezza (XVI, 186-192) ma gi al IV e al V secolo costituivano probabilmente la grande maggioranza della produzione libraria; e non a torto il Traube attribuisce a questa trasformazione della forma esteriore dei libri buona parte del merito o della colpa del gran numero di recensioni di opere classiche latine fatte dai grammatici appunto in questo tempo. Anche il papiro si pieg alla forma del codice, ma vi era assolutamente inadatto e perse rapidissimamente terreno di fronte alla pergamena. Nel Medioevo per la formazione dei codici si seguivano regole costanti, alcune delle quali si erano gi stabilite nell'et romana. Il numero dei fogli di cui era costituito un qpademo era arbitrario, ma una volta cominciato con quad..~.rnidi due, tre, guattro, cinque o sei fogli, tutti i successivi erano coml'osti come il primo, tranne l'ultimo che era 16

di comodo. Nell'interno del quaderno si badava a disporre i fogli dorso contro dorso e recto contro reclo . modo da 'iIS(.l evitare l'effetto antiestetico c e avrebbe prodotto, all'apertu- ~ 'b ra del codice, il contrasto fra una pagina formata dal dorso, sempre di colorazione pi scura, e una formata dall~ parte interna, di colore .E! chiaro. La s uadratura~ rigatura dei fogli era fatta servendosi di com assi (circini o punctoriai per assicurare l'equidistanza delle ri he tracciate col piombino o, pi spesso, col punteruolo guidato da un righello (ligniculus) premendo forte in modo da rigare pi fogli alla volta; si cominciava poi a scrivere dal foglio esterno del quaderno che, alla piegatura, ne avrebbe formata la prima e l'ultima carta e se ne riempiva la met sinistra, nel recto e nel verso, lasciando bianca la destra; si continuava cos fino all'ultimo foglio (quello pi interno) che si riempiva integralmente; si passava poi alle met destre degli altri fogli sino a tornare al primo, esaurendo il quaderno, che era immediatamente formato piegando i fogli per met. Si passava poi ai quaderni successivi nello stesso modo, lasciando spesso in bianco i tit . dei sin oli ca itoli che dovevano essere scritti in rosso ru ricae da uno speci;ilist l.J:.ubricator) e gli spazi destina 1 a contenere, se cos si desiderava, le miniature e le ornamentazioni. Alla fine i quaderni completi passavano al rilegatore e, per evitare che egli ne turbasse l'or- .1000 dine, a artire dal secolo XI si us ri ortare nel mar ine Q;. ~ inferiore dell'ultima pagina di ciascun uaderno la rima o le pmne parole del successivo. rn molti manoscritti, anc e antichissimi, si ha il cos detto titolo corrente, cio l'indicazione abbreviata, nel margine superiore, dell'autore e dell'opera e' anche della parte di essa contenuta nella pagina; dal sec. XIII comincia ad a parire la numerazione delle carte (doppie pagine) che ancora si appone allo stesso modo (contro l'uso della stampa, che preferisce la paginazione) ai giorni nostri nei codici che ne sono privi, quando si vuoI facilitarne la descrizione o la citazione.

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La produzione dei codici

LA PRODUZIONE DEI CODICI NELL'ANTICRITA NEL MEDIOEVO E NEL RINASCIMENTO

All'epoca romana i libri potevano essere prodotti nella casa medesima di chi voleva procurarseli. Ma dalla tarda et repubblicana in poi, sempre pi frequente divenne il ricorso alla produzione artigiana dei librai, che avevano bottega per lo pi in una strada presso il Foro, l'Argiletum. I pi organizzati di questi veri e propri editori ~rano attrezzati per la produzione contemporanea di pi copie della medesima opera, scritta sotto dettatura da molti amanuensi (detti antiquarii, quando copiavano, riparavano .ecc. codici antichi) insieme. Con le invasioni barbariche, e so rattutto con quella longobarda, la classe dirigente rom~on tutte le sue esigenze culturali scompare e solo gli ecclesiastici rimangono interessati alla produzione dei libri, necessari ad essi per procurarsi l'istruzione occorrente cos alla predicazione come allo studio dei libri e delle discipline sacre: ma copiare un codice divenuta ormai cosa molto complicata, sia per la difficolt di E.rocurarsi i testi da trascrivere, sia per l'alto costo del materiale scrittorio, sia infine perch, ridotto al minimo il commercio dei rodotti artigiani; era necessario far tutto da s, a cominciare dalla concia della pergamena e dalla preparazione degli inchiostri: facile, quindi, comprendere come la produzione di manoscritti, a que18

, imanga circoscritta a comunit organizzate cost epoca, ~ 11 h me le scuole vescovili e, soprattutto, que e ~onast1c e. Anche queste, del resto, non trovavano facile procurarSI. l a pergamena necessaria e in molti luoghi (in Ita. . lia, per esempio, soprattu~to nell'abbazia .di BobbIO) r~correvano all'espediente di cancellare pazrentemente, nga per riga, m~~ant~ l~v~tura o r.aschiamen~o, pagin~ di manoscritti p~antlchi incompleti e meno im or tanti per render1e atte a ricevere nuovamente la scrittura. Nacquero cos molti ~ces rescripti o palinsesti, la lettura della cui scriptio injerior, faticosamente eseguita con sussidi chimici o, con minor pericolo per la conservazione del testo, anche con mezzi fisici (raggi ultravioletti opportunamente filtrati) ha permesso di riscoprire opere che, come il De re publica di Cicerone o le Istituzioni di Gaio, per lunghi tempi si erano considerate perdute. Nell'alto medioevo, dunque, la scrittura di libri era tornata fatica individuale, quasi sempre di monaci, che la consideravano non meno pesante e meritoria di quella dei confratelli addetti a lavori manuali e, nelle sottoscrizioni che talvolta apponevano ai manoscritti da loro copj,atj. l sottolineavano: 7ieslTgiti scribunt totum cor us ue la orat dicevano, chie en one spesso una pia ricompensa: dentur pro penna scriptori caelica regna. Talora, veramente, meno pia: explicit hic totum: de vino da mihi potum, o addirittura sbarazzina, come quella di chi, al posto dei caelica regna, chiedeva una pulchra puella. Gli scriptoria continuarono la loro opera a lungo, anche a Rinascimento inoltrato: ma verso la met del secolo XII essi (la cui produzione, del resto, non era di regola destinata al commercio) non erano assolutamente preparati a soddisfare il repentino, smisurato aumento della richiesta di libri da parte anche del laicato,
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Paleografia latina La produzione dei codici

corrispondente alla meravigliosa fioritura delle grandi Universit che caratterizza il declinare del medioevo. La produzione dei codici ritorna allora, rapidamente, l.ul ]iano artigiano: appaiono numerosissimi scriptores di professione che mettono l'opera loro a servizio di chi li paga; e chi li paga spesso un privato, ma pi spesso un libraio o stationarius autorizzato e sorvegliato da una Universit. E.er i testi che erano oggetto d'insegnamento queste organizzarono anzi e fecero ri orosamente osservare un servizio di eciae ossia uaderm mo e o SCIO t che dovevano es~e tenuti in botte a dagli stazionari e dati in affitto, per un prezzo determinato a chi intendeva trarne o farne trarre co ia. Ogni xemp ar o testo ufficiale era composto di un determinato numer~ 1 l!..eciae.., he potevano esser date in c affitto s~aratamentu. dovevano essere restituite appena copiate, sicch era possibile, in teoria, che di un determinato testo composto, per esempio, di 50 peciae, fossero contemporaneamente in lavorazione 50 copie presso 50 scriptores diversi. Nei numerosi testi scolastici di quell'epoca non , infatti, difficile trovare in margine le indicazioni della fine delle singole peciae, L'aumento enorme di produzione porta di consegpenzg anche divisione del lavoro, e mentre per lo pi lo scriptor monastico compie da s tutte le operazioni necessarie alla fabbricazione di un codice, nelle officine scrittorie universitarie, per usar parole del Petrarca (Fam. XVIII, 5), alii membranas radunt, alii libros scribunt, alii corrigunt, alii, ut vulgari verbo utar, illuminant, alii ligant et superjiciem comunt. I codici di quest'epoca hanno caratteristiche spiccate: sono in genere a due colonne e, dove ci sono scolii o losse questi incorniciano il testo, scritto in caratteri "pi grandi a met pagina; hanno rubriche e iniziali ornate, alternativamente rosse e turchine; sono spesso decorati con mi.Eiature. I pi lussuosi salivano a prezzi proibitivi. 20

Codici di questo genere, sicuramente belli, ma prodotti a scopo di commercio e perci talora tanto trasandati nella lezione quanto curati nella forma esterna, non potevano soddisfare, tuttavia, pi tardi, gli umanisti, a partire dal Petrarca e pi ancora dal Niccoli e da Poggio, i quali non solo cercavano la correttezza del testo, ma esteticamente poco amavano il gusto gotico corrente. E anche in questo tornarono, con le modificazioni imposte dalla diversit dei tempi, al sistema romano pi antico. Procuratosi, spesso~ molta fatica, il testo desiderato, lo trascrivevano essi stessi o lo facevano trascrivere da amanuensi da loro istruiti a roprio gusto, sicch il libro, o uanto meno il bel libro umanistico, l'esemplare raffinato ed elegante divenne nuovamente prodotto non 'pi d'officina . ma individuale. Gli artigiani si fecero artisti; e calligrafi d'eccezione come il fiorentino Antonio di Mario o il napoletano Mennio non furono meno disputati di miniatori come Zanobi Strozzi o Attavante o i Giraldi. Officine famose non mancarono, certo, nemmeno in quell'epoca, ed esempio celebre ne quella fiorentina di Vespasiano da Bisticci, fornitore di Mattia Corvino, di Cosimo e di Piero de' Medici; di Federico da Montefeltro, di Alfonso d'Aragona, che impiegava sino a 45 copisti contemporaneamente: ma anche di queste officine era costante caratteristica la cura speciale riservata ad ogni singolo esemplare. Periodo di splendore e di magnificenza, dunque, quello del manoscritto umanistico: destinato peraltro a breve fioritura e a rapida estinzione di fronte al dif-! fondersi dell'invenzione del Gutenberg.

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Nomenclatura

e periodizzazione

NOMENCLATIJRA E PARADIGMA DELL'EVOLUZIONE DELLA SCRITTURA PERIODIZZAZIONE DELLA STORIA DELLA SCRITTURA LATINA

Secondo la forma dei segni alfabetici, cioe considerando le lettere gi scritte (e non nell'atto di essere tracciate), o ni scrittura alfabetica pu classificarsi I maiuscola se il suo alfabeto compreso in un sistema ormato da due linee parallele, senza aste che le oltrepassino n in alto n in basso; oppur minuscola e lo schema bilineare comprende solo il corpo delle lettere e occorE,.0noaltre due parallele, una sopra e una sotto, per comprendere le aste o altri tratti. Beninteso, per la classificazione si deve tener conto delle forme organiche dei segni, dei loro modelli, non degli svolazzi o delle varianti individuali dei singoli scriventi. Invece secondo il ductus, cio il modo di tracciare le lettere, le scritture possono essere 'posate o diritte, quando dei segni si cura in modo particolare l'esatta esecuzione e la precisa rispondenza al modello (sia pure individuale) senza preoccuparsi gran che della rapidit; corsioe invece quando preoccupazione fondamentale la rapidit del tracciato, cui si sacrificano, nei limiti del possibile, l'esattezza e la rispondenza al modello; fra i due estremi tutta una serie di gradazioni intermedie, che si raccoglie sotto la denominazione complessiva di semicorsive. Le due classificazioni possono combinarsi e aversi casi, per esempio, di minuscole diritte, di maiuscole corsive, ecc. Altro elemento da tenersi in particolare considera22

zione nell'esame delle singole lettere poi il tratteggio, cio il numero dei tratti di cui esse si compongono e l'ordine in cui sono tracciati. Cos, per esempio, la c che noi tracciamo in un sol tempo, nell'antichit e nel medioevo era generalmente scritta in due: prima la met inferiore con tracciato discendente, poi la superiore con tracciato ascendente. Questa considerazione assai importante perch, nella immensa maggioranza dei casi, da essa dipende la spiegazione cos delle successive mutazioni di forma delle singole lettere nel tempo e nello spazio come delle altre mutazioni spesso profonde, che le lettere possono subire nei colle amenti reciproci, cio nelle leg!lture. Le quali diffe~no dai nesE in quanto questi sono iusioni, pensate e volute prima della scrittura, di tratti di due lettere successive che in questo modo si immedesimano, quasi, una nell'altra (cos, per esempio le forme, ora in disuso, per i dittonghi latini le ed re), mentre quelle sono collegamenti spontanei e naturali di due o pi lettere fra loro, determinati da motivi puramente grafici, frequentissimi nelle scritture corsive. Nella scrittura moderna si effettuano per mezzo di filetti iniziali e terminali, sicch le forme fondamentali delle singole lettere rimangono immutate; nelle scritture antiche, invece, che avevano un numero limitato di filetti e un tratteggio diverso dall'attuale, i collegamenti avvenivano fra tratti organici dei segni alfabetici e le forme delle singole lettere ne risultavano talora profondamente modificate. In ciascuna epoca e in ciascun luogo gli atteggiamenti delle scritture ~ontanee dei singoli individui (le mani , le calligrafie di ciascuno) 22ssono essere pi....2 meno diversi: hanno, peraltro, tutte qualche cosa in comune, sLnon altro il modello ideale, lo schema, lo
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Nomenclatura

e periodizzazione

stampo, si potrebbe dir quasi l'idea latonica dei se ni alfabetici. Questa comunit, questa costanza delle scritture individuali, che in certo modo le comprende tutte epperci non pu essere costretta e configurata in regole precise e inderogabili, ma pure ha caratteri suoi propri e uniformi, costituisce la scrittura usuale di guel tempo e di uel luo o. facile comprendere come, dato questo suo carattere, ~i~perta all'opera di tutte le tendenze grafiche, cio di quei fattori, talora imponderabili ma per lo pi dovuti a motivi estetici o a ragioni materiali ( .e. l'uso dello stilo piuttosto che della penna, la maggiore o minor scorrevolezza della ~rta, il modo di tenere la cannuccia, ecc.) che portano a scrivere con caratteri ora diritti ora inclinati, ora rotondeggianti ora acuti, ora molto astati ora poco e via dicendo. Molte di tali tendenze sono individuali e rimangono senza conseguenze nella storia della scrittura, altre sono invece espressioni di motivi diffusi e comuni -a tutti gli scriventi: queste inducono nei vari segni alfabetici modificazioni ricorrenti <.:oi1"uguaIl.caratteristiche in tutte le scritture individuali, sicch, divenute tipiche, finiscono via via per alterare, nella mente di chi scrive, anche il modello ideale della lettera corrispondente. Cos, per fare un esempio, dal modello capitale della E il cui

E Ee
1 2

e-

tracciato calligrafico in tre tratti (1) si passa a un tracciato usuale in tre tratti con l'inferiore rotondo anzich angolare (2) da cui nasce il modello onciale (3); questo a sua volta, tracciato usualmente con esagerazione del tratto superiore e del mediano, porta al rno24

dello semionciale (4) ancora in tre tratti, che, ripreso dall'Umanesimo e cristallizzato dalla stampa nella forma e , d origine a sua volta nella scrittura usuale' del secolo XVIII al tracciato odierno in un sol tratto, assurto a modello nel corsivo inglese e nel corsivo italco della stampa. Il ripetersi di casi analoghi per tutte le altre lettere costituisce il rocesso grafico , cio lo sv~ento storico della scrittura, il quale pu pertanto definirsi una continua mediazi2Ee tra le forme usuali , in perpetuo, cangiante svolgimento e i modelli ai quali esse si riportano e dei quali possono considerarsi espressioni concrete ed occasionali. L'insieme di questi modelli (dinamici e non statici, perch risuardano non solo le forme alfabetiche ma anche il loro tratteggio e le e~ntuali legature e, Tn- alcuni eriodi, anche le abbreviazioni costanti di certe !larole u chiamarsi scrittura normale di un determinato tem o e di un determinato luoao. Da un punto di vista rigorosamente storico, cos la scrittura usuale come la normale sono astrazioni, essendo la realt costituita dai singoli, concreti, puntuali segni tracciati volta per volta da ciascun individuo scrivente: esse sono, peraltro, astrazioni tanto legittime quanto quelle per cui si parla della popolazione di un luogo mentre la realt consiste nei singoli e non aritmeticamente sommabili individui, o si studia la lingua di un paese e di un'epoca, caratterizzandola morfologicamente, sintatticamente e lessicalmente, mentre nella realt esiste solo la lingua del singolo parlante e del singolo scrittore o, tutt'al pi, il complesso delle regole insegnate nelle scuole delle parole registrate nei lessici. Il processo di svolgimento della scrittura , in verit, tutt'altro che semplice, e lo stesso caso della e
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P ateo grafia latina

Nomenclatura

e periodizzazione

poc'anzi esemplificato assai pi complesso dello schema che abbiamo tracciato. Tuttavia opportuno e possibile, prima di passare a un rapido esame concreto della storia della scrittura latina, stabilire qualche paradigma, che pu riuscire utile. Se la scrittura usuale adoperata per attestare ufficialmente e solennemente manife'"Stazioni di volont di alte autorit tem orali o s irituali pu darsi che k forme normali subiscano l'influenz~ dello scopo cui sono destinate e della necessit o quanto ~e~o dell'opportunit d'imprimere al documento speCl caratteri di solennit, di inconfondibilit, di au~nticit..:..3llora gli uffici incaricati della spedizione di questo saranno ~dotti a modificarle in maggiore o minor grado rendendole pi tipiche, pi caratterizzate, pi artificiose; e alla fine avranno creato una loro partico~are e specifica scrittura cancelleresca. Quando, invece, si tratta di scrivere libri, specie se destinati al commercio, pu darsi che le forme normali non sembrino sufficiente~~n.!..e chiare, perspicue, eleganti: appaiano, cio, male adatte a soddisfare il gusto estetico del pubblico. Allora le varie officine scrittorie, ciascuna per conto suo, ma tutte nell'ambito del medesimo ambiente culturale e perci con tendenze affini, cercheranno di ripulire, regolarizzare abbellire, cslligrafizzare i modelli normali uniformandoli e scartando i doppioni omofoni; il processo non sar breve e vi contribuir pi di un'officina ma, alla fine, se alla fine si arriva, si sar formata una scrittura libraria. -Le scritture cos create possono avere vita effimera e dissolversi come sono nate, ma spesso accade che, essendo riuscite a soddisfare felicemente le esigenze da cui erano originate, l'e cancelleresche rimangano definitivamente e lungamente adottate nelle singole cancellerie, 26

librarie trascendano le officine nelle quali sono state l borat~ e siano definitivamente e generalmente adote a In tal caso le forme a cui sono pervenute restano tate. . b' bili e le regole scrittorie elaborate non su iscono mus:nenti degni di rilievo n nel tempo n nello spazio, tfj andosi e cristallizzandosi in canoni obbligatoriamente lSS . ti Si hanno cos scritture che diremo canomzzate segu 1 . . . per distinguerle da ~uelle usuali. nei. va~ luog~ e nel vari tempi, mutevoli e sempre 10 VIa di svolglme~to. Tali scritture si conservano generalmente a lungo, immutate o quasi perch ~tallizzazione dei loro canoni non permette innovazioni sostanziali: ma, nel frat: terpp<>, la scrittura usuale ha continuato la su~, evoluzione e le forme canonizzate appaiono sempre plU anti uate e inadeguate alle ~uove tendenze_o Il rocesso allora ri~omincia: abbandonate le vecchie scritture canonizzate, dalla normale come si via via svolta se ne elaborano delle nuove che prendono il posto delle precedenti. . Questo - si ripete - uno schema, un paradigma o, se si preferisce, un canone esso stesso per l'interpretazione della storia della scrittura latina, il cui svolgimento sar esaminato a grandissime linee nei prossimi paragrafi. Svolgimento che, essendo storia, come tutte le storie occorre periodizzare: cosa che faremo secondo criteri strettamente paleografici, anche se sar perci necessario rinunciare a precise corrispondenze cronologiche. Distingueremo cos: il periodo dell'unit scrittoria romana, nel quale in tutti i paesi di cultura latina si usano le medesime scritture. Termina quando questa unit si rompe con il successivo staccarsi dei regni barbarici dal vecchio ceppo culturale dell'Impero romano: per la Francia e
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;'

Paleografia latina

la Spagna, dunque, alla fine del secolo V, per l'Italia con l'invasione longobarda; . il periodo delle scritture nazionali o et del partico, larismo grafico, caratterizzato dalla formazione di scritture .divers.e, c~nonizzate e non canonizzate, nei regni e nel paesi nel quali si frantumato l'Impero d'Occidente; il periodo carolino-gotico, nel quale l'unit scrittor~a dell'~ccidente si ricostituisce in seguito alla succesSIV~ adoz:one. nelle varie nazioni di una nuova scrittura latina unica, Il che in Francia, in Germania e nell'Italia s~ttentri~nale avviene nel secolo IX, in Ispagna alla fme. ~ell XI, nelle Isole britanniche nel XII, nell'Italia meridionale fra il XII e il XIII . Il periodo umanistico-mode~no, r~pr~s~ d~ll~ forme dell'et carolingia rusti italiani (sec. XV) e della loro negli altri paesi europei (secc. XVI e d.ella Germania, ove la gotica rimane fin quasi ai giorni nostri. caratterizzato dalla ad opera degli urnasuccessiva adozione XVII) ad eccezione scrittura nazionale

LA SCRITTURA

LATINA

NELL'ET

ROMANA

L'alfabeto latino originario deriva, secondo quanto ormai par certo, dall'etrusco gi antico e si compone di 21 segni, pi tre (quelli per -lt, <]l, X) usati in origine come numerali, non corrispondendo ad alcun suono esistente nella lingua latina (fig. 1). Nel corso dei secoli VII-IV a.C. esso subisce modificazioni intenzionali, aventi lo scopo di adattarlo alla fonetica latina (passaggio del digamma F ad esprimere il suono spirante labiodentale i, passaggio del segno C dal suono velare sonoro y al velare sordo -x. e successiva introduzione del segno G per esprimere il primo; scomparsa della Z, rientrata solo molto pi tardi per la translitterazione delle parole greche) o di assestarlo graficamente (abolizione dei tratti orizzontali superiore e inferiore di H, soppressione del quinto tratto della M, reso possibile dal fatto che la fonetica romana non conosceva il suono S, espresso negli alfabeti etruschi e italici con un segno appunto molto simile a M; aggiunta della coda alla P (= Q) per non confonderla con la P( = II), non pi angolare e occhiellata in alto) e, cos modificato, costituisce la base di una

A ~ , ~ ~ ~ ra1 , ~ \r rr r~

rSl~Y (m~~)
Fig. l

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29

P aleografia latina scrittura usuale destinata tanto all'epigrafia monumentale come all'uso corrente. Nella prima (tav. I) non tardano a farsi valere istanze estetiche, ad opera delle quali la scrittura prima si regolarizza, inserendosi in un sistema bilineare, uniformando gli angoli, geometrizzando le forme (stadio della normalizzazione della scrittura~sempi gli elogi degli Scipioni, fine sec. II a. c., e l'iscrizione di Polla, c.1.1. X, 6950, a. 132 a. C.), poi si canonizza nelle forme perfette dell'et cesariana-augustea, caratterizzate, oltre che da una rigorosa geometrizzazione secondo gli angoli retti ed archi di ellisse assai vicini al cerchio, anche da chiaroscuro, ottenuto soprattutto per mezzo dell'incisione del solco a sezione triangolare, e da un leggero allargamento a spatola all'inizio e al termine delle aste diritte. La scrittura cos formata, la prima canonizzata latina, dunque schiettamente epigrafica: ma ben presto il rapido raggiungimento di un alto livello culturale medio, la formazione di una letteratura nazionale latina, le molte occasioni sopravvenienti di redigere scritture che

La scrittura latina nell'et romana

AA~I~ DD "g~lm
30

QueLla epigrafica, formata e perfezionata in vis~a unicate dell'incisione su pietra, non poteva esser riprodotta fIlenolmente in tutti i suoi particolari sul papiro o sul le~ calamo e pennello, appoggiati obliquamente sulla su~cie destinata a ricev<;re lo scritto (v:edi fig..~) t~acciavano ~ente tratti alternativamente grossi e sottili, t1J?roducendo cosi e magari esagerando il chiaro scuro della sct1t~a monumentale, ma la loro scorrevolezza riduceva a curve gli angoli retti e la loro forma non permetteva il tracciato del caratteristico allargamento a spatola delle estremit delle aste. Pertanto, nella trasposizione dal martello e dallo scalpello al pennello e al calamo, il ca~one ~i m~ica alquanto: abbandonati i caratten geometIlZzantI dell angolo retto e d:ll'arco di cerchio, trasformati gli alla.rgamenti a spatol~. m grossi trattini complementari al termine delle aste so~tili e (nei modelli pi calligrafici) in leggere curvature .a u~cmo al principio e al termine di quelle gro~se, esagera:o il chlaro~ro con andamento decisamente obliquo, la scrittura acquista lLfisionomia di una vera scrittur.a e no? di. una static~ sepore elegante incisione. Questo tipo scnttono formatosi dalla trasj?<>sizionedei modelli epi rafici nella scrittura col ca~-o colj?ennello:-apparve cos felice che poi l'epigrafia lo riprese, a partire dalla fine del sec. I a.c., naturalmente irrigidendolo alquanto e sostituendo solchi triangolari ai tratti grossi e lo us per molti testi (acta) i quali, non avendo carattere di tituli (iscrizioni solenni celebrative o cornmemorative), si accostavano un poco a quelli scritti sulle tabulae dealbatae o addirittura sul papiro. Si tratta , comunque , non di due scritture diverse, ma di due variet della medesima scrittura, che fu detta capitale perch, cessato il suo uso Eer interi manoscrit.ti nel medio evo le sue lettere Iurono adoperate al prmcipio dei singoli capita o capitoli. La variet epigrafica detta monumentale 9..5< .ill!adrata , con allusione agli angoli retti (quadri) che sono alla base del suo canone; 31

non erano n epigrafiche n di semplice corrispondenza o di documentazione privata proposero l'esigenza di una scrittura calligrafica libraria.

Paleografia latina

La scrittura latina nell'et romana

la variet libraria perch usata per gli adattamento ad essa designano la flessione tura in senso tendente

;;0 ...,-

detta_dagli epigrafisti actuaria acta, dai f?aleografi rustica Q.er del termine generale con cui essi del canone originario di una scrital corsivo. oF .... -~ <.

La capitale stica la scrittura di tutti i libri di un certo pregio editi nel mondo romano dal secolo I o II a. e. al III a~eno d.~. Di tutta questa "'produzione non ci sono perv_e~u:I, tutta~la~ che miserrimi resti in ritrovamenti papirolowcl. ~tetlotl al 79 d. e. sono i papiri di Ercolano, il CUIstudio, dal punto di vista paleografico, stato intrapreso ma non ancora. compiuto dal Maricha1. Accanto a forme rigi~amente canonizzate, spesso pesanti e ricercatamente calligrafiche, come quelle del P. Herc. 1475 (e. L. A. 387) da accostarsi ad altri, come P. Ry1. 42 (e. L. A. 223), fo~se coevo s:~bene generalmente attribuito al sec. IV, si hanno forme pm trasa~dateJ tracciate quasi corsivamente, come quelle dei frammenti dal Carmen de bello Actiaco (P. Rerc. 817, e. L. A. 385; non fd.arsi ~i facsimili non fotografici), ove si trova gi una A tracciata m due tempi (asta di sinistra e traversa in un sol tratto, ~oi asta di destra) che avr fortuna in seguito. ~alora anche m manoscritti calligrafi entrano forme alfabetiche estranee al canone, di chiara derivazione corsiva come la D rotonda (onciale arcaica) del papiro 2 c di Aberdeen (e. L. A. 120; E. L. 53) e ancora la D rotonda e la Q corsiva del Fragmentum de bellis macedonicis P. Oxy. 30 (e. L. A. 207; E. L. 54), attribuito dal Lowe al sec. III d. e. e dal Mallo'n alI. . A .gi~dicare dai frammenti conservati sembra tuttavia che l test~ di cara:~ere letterario fossero, di regola, in capitale c:molllca. Il piu sontuoso ed elegante dei codici di cui ci rimane qualche resto era il Lucano di Napoli (e. L. A. 391), del qu~e Cl sono pervenute parti di 15 fogli, palinsesri: la sua sc~lttura, purtroppo coperta da una piccola, brutta minuscol~ insulare del secolo VII, un vero miracolo di calligrafia, I manoscritti in capitale giunti fino a noi in stato 32

di veri codici, seppure non tut~i interi, sono soltanto sei: quatrro Virgil~, il cos dett~ Medt.ce~ (C. L. A. 2~6), c~nservato nella biblioteca Laurenziana di Firenze, 39, I; il Vattcano (e. L. A. 11), il Palatino (e. L. A. 99) e il Romano (C. L. A. 19 e nostra tav. II); questi ultimi tre tutti appartenenti alla biblioteca Vaticana (rispettivamente Vat. lat. 3225, Palo lat. 1631, Vat. lat. 3867); un Terenzio, detto Bembino per essere appartenuto ai Bembo (prima Bernardo, poi Pietro, infine Torquato), anch'esso della biblioteca Vaticana, cod. Vat. lat. 3226 (C. L. A. 12); un Prudenzio, della Biblioteca Nazionale di Parigi, tlat. 8084 (e.L.A. 571). Il Virgilio Mediceo stato attribuito con sicurezza alla fine del secolo V dal Pratesi, che ha risolto le questioni nascenti da una sottoscrizione appostavi da un correttore con la data del 493; il Prudenzio di poco anteriore al 527; gli altri tre Virgili devono attribuirsi anch'essi al secolo V, ad eccezione, forse, del Vaticano che, insieme col Terenzio, potrebbe forse essere retrodatato al IV. Il Prudenzio ha gi forme aquanto irrigidite e manierate, il che mostra che la vita della capitale come scrittura spontanea. seppur canonizzata, non oltrepassa la fine del secolo V. Ra una breve rinascita, come scrittura d'ap,parato per alcune pagine o 'parti di codici alle quali si vuol dare particolare risalto, nel periodo carolingio, cui appartengono, p.e., l'Evangeliario di Fcamp, del sec. VIII (Parigi, Nat., lat. 281, E. L. 45), la Bibbia di S. Paolo fuori le Mura a Roma (facs. BARTOLONI A. P. I., IV, 23), scritta probabilmente per 22, Carlo il Calvo fra 1'842 e 1'869, ecc. Dopo quest'epoca, tranne rare eccezioni, usata soltanto per le rubriche e per i capita dei codici, fino ad. secolo XII. Due codici frammentari, ambedue di Virgilio e ambedue del secolo IV (Virgilio Augusteo, Vat. lat. 3256, C. L. A. 13; Virgilio Sangallese, San Gallo 1394, e. L. A. 977 e nostra tav. IlI) e un frammentino di pergamena appartenente a un codice perduto, anch'esso di Virgilio (Virgilio di Oxyrhinchus P. Oxy. 1998, facs. ivi) appaiono scritti in una capi e assai simile a quella epigrafica, con chiaroscuro verticale, osservanza (lella regola dell'angolo retto e dell'arco di cerchio, sottili trat33

&p-S-/' o;\J'

Paleografia latina

La scrittura latina nell'et romana

'(f-(::,A.l'""tini complementari orizzontali al termine delle aste. I paleo. d" grafi hanno battezzato questa scrittura capitale elegante e hanno voluto trame occasione per stabilire un certo parallelismo fra scrittura epigrafica e scrittura libraria: all'uso promi. scuo, nella prima, della quadrata e della attuaria corrisponderebbe nella seconda un uso promiscuo della rustica e della elegante: ma questo parallelismo tutto esteriore e specioso. In realt, la elegante non che un vezzo calligrafico artificioso, limitato al tempo al quale appartiene anche la creazione, ad opera di Furio Dionisio Filocalo, della riceroatissima scrittura epigrafica delle iscrizioni di papa Damaso (366-384), e comunque di realizzazione impossibile prima dell'introduzione dell'uso di tenere il foglio obliquo, perch soltanto con questa tecnica possibile ottenere non solo e non tanto il chiaroscuro verticale quanto i sottili trattini orizzontali complementari delle aste, che caratterizzano cos nettamente questa moda scrittoria. Sicch, in effetto, vera e sola capitale _libraria la rustica e la elegante un semplice episodio rafico, j:>en diverso dalla gi menzionata assunzione delle forme librarie nell'epigrafia, che nell'et imperiale si diffonde sempre di pi e passa anche ad iscrizioni non pi solamente attuarie, ma anche celebrative, per influenza, probabilmente, non solo della sempre crescente diffusione del libro e della sempre maggiore assuefazione dell'occhio alle forme della scrittura libraria, ma anche del graduale orientamento del gusto comune verso la preferenza per le forme arrotondate in confronto con le angolari. Si visto che nella scrittura latina del periodo arcaico oltre l'istanza calligrafica dalla quale nasce la capitale appariva anche una forte istanza corsiva. Di questa, ora, occorre seguire gli svolgimenti, partendo dalla constatazione che, qualunque fosse il materiale scrittorio adoerato per gli usi correnti, certo che vi si scriveva sora l{raffiandone la superficie con qualche arnese acuminato. 34

Tenendo conto della necessit di stringere solidamente in lo stilo tenendo sollevato il olso er non astare ~dovi su, la superficie cerata e del fatto che la tastrUS . di vOletta era tenuta sull" gmoc a, una sc~a __ q~esto e ~ere, quando ese~idit~radl'ida~edntell" nlon.pu conslsterde . 1 se non di brevi tratt! sce entr a a to m b a~s~,. ~ ualche uncino, erche alla mano riescono molto dlfflCil~ s~ -;; impossibili, i movimenti ascendenti e quelli progredientt da sinistra a destra. Ne risulter una generale e naturale tendenza alla verticalizzazione dei se ni e) di conseguenza, alla disarticolazione delle lettere, che tuttavia non contrasta con quella, altrettano naturale, alla legatura o alla immedesimazione uando sia ossibile, . ue se?~ consecutivi. ~eC ste sono, infatti, le tendenze carattensttche della corsl:,a romana per tutto il peri?do nel q~ale .,di regola ese ulta - ,-p( a tecnica cl o sgrafflO: e appalono gla largamente svolte.2..> nei pi antichi esempi pervenutici, che sono tre graffiti vascolari uno romano, uno ardeatino e uno capeno (C. L L., 12, 476 479) attribuibili al sec. IV a. C. nei quali la O aperta in basso la A ha la traversa dsarticolata e disarticolate sono anche la N e la L, la F ha la forma a due aste verticali su cui torneremo fra poco. E, poich la scrittura del periodo arcaico ancora inqualificata e di uso promiscuo, forme di origine corsiva si trovano usate anche in iscrizioni vere e proprie: cos la D aperta in basso del cippo di Albano (C. L L. 1,2659, sec. IV), la M disarticolata del cippo pesarese (C. L L. XI, 6301, met sec. III), ecc. ]l prodotto i car.atterist_ico, a nostro credere, di queste tendenze sono le lettere E e F ridotte a due trattini verticali !alleli (u ali nella E!irIla i breve ! il secondo nell'altra), che appaiono er la rima volta ris ettivamente nel secolo III "('ippo pesarese cit., iscrizione di lfrancolise, C. L L., X, 4719) e nel citato bucchero romano C. L L. I z, 476, e prolungano la loro vita quanto meno sino alla tavoletta di Oxford del 198 d. C.: esse, infatti, potrebbero spiegarsi con la disarticolazione, verticalizzazione e fusione delle code delle due lettere oblique nella scrittura arcaica: le tre della E avrebbero dato un tratto verticale pari all'asta, le due della F un tratto minore. 35

Paleografia latina

La scrittura latina nell'et romana

Il filone corsivo della scrittura latina deriva dalla scrittura arcaica ma, parte viva com' della usuale , non accetta cristallizzazioni, si evolve continuamente e applica la sua opera di riduzione anche a forme alfabetiche seriori, magari canonizzate. Un'idea di questa adattabilit pu esser data dall'esempio della l e della D che, partite da un tracciato calligrafico in cui l'asta era indi endente da li ~chielli (5, 6), si mantennero per

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circa tre secoli nelle forme aperte in basso che si trovano ancora nei pi antichi graffiti pom eiani (p-:-e.C.I. L. IV, 4966 e 4971, et sullana) e nelle dejixiones della John Fax University (et cesariana ); ma uando si diffuse il tracciato caratteristico della ca itale rustica 7 8) ad esso si rifecero riducendo a occhiello il tratto ang;lare di sinistra e a linea ondulata o (rispettiva~nte)~ena curva uella di destra (9, 10). Analo amente la E, pur ~rvando di ~ma la forma corsiva arcaica (11), accanto ad essa svol e dal tracciato ca itale in tre tratti (12), attraverso l'arrotondamento di quello angolare di sinistra e la soppressione (piuttosto che l'immedesimazione) della coda superiore, il doppione omofono (13). Il risultato complessivo di questo travaglio si pu vedere nella fig. 3, ove le forme alfabetiche della capitale rustica sono messe a confronto con uelle corsive del I secolo d. C. quali appaiono nella ricchissima documentazione dei graffiti parietari e delle tavolette cerate pompeiane, pubblicate con numerosi facsimili nel voI. IV (con supplemento) del c.I.L. (tav. IV). Nella figura i segni capitali sono stati scomposti nei loro tratti, con indicazione del senso e dell'ordine in cui erano tracciati
36

Il

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1-

Fig. 3

37

Paleografia latina e un breve confronto sar sufficiente, nella maggior parte dei casi, a spiegare la formazione dei corrispondenti tracciati corsivi. Nel materiale pompeiana non appaiono vere legature: se ne trovano invece, e largamente sviluppate, nelle tavolette cerate daciche (v. avanti, p. 59) appartenenti agli anni 131-167 d. C. Esse sono, naturalmente, condizionate dalle gi segnalate caratteristiche della tecnica della scrittura a sgraffio e pertanto, non potendo svolgersi da sinistra verso destra, sono in pratica costituite quasi esclusivamente da tratti discendenti di inclinazione diversa tracciati senza sollevare lo stilo, a costo anche di abbassare l'inizio del secondo, disarticolando fortemente i segni alfabetici. Cos, per esempio, i segni 14, 15, 16 (M, A, R) si legano, 17, dove il primo tratto il

La scrittura latina nell' et romana

M .r.rP:
CL
15

16

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primo della M, il secondo la fusione del secondo e terzo della medesima M, il terzo l'analoga fusione dell'ultimo tratto di M e del primo di A, il quarto la fusione dell'ultimo tratto di A e del primo di R, l'ultimo, infine, la coda della R. Delle poche tavolette cerate posteriori pervenuteci, scritte in questo tipo di corsiva, alcune si riallacciano al tipo pompeiano senza legature, altre a quello dacico con legature. Peraltro, questa scrittura (detta nella terminologia tradizionale 'mai ola' o, men bene, (capitale' corsiva) non che una delle molteplici espressioni della usuale, la quale era altrettanto e forse anche pi frequentemente adoperata sul papiro, e a scopo non solo documentario ma anche librario. Purtroppo le scarsissime testimonianze che ce ne rimangono non sono sufficienti ad illuminare compiutamente
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tensc processo di evoluzione della scrittura romana nei pritre secoli dell'era cristiana, che stato perci variamente :erpretato, essendo~ene trovato l'~pulso fo~dam~ntale o~a lo nel filone corSIVOora solo In quello librano ora 1U s~mplici fatti tecnici (inclinazione del foglio rispetto alla pen~a) ai quali si data. importa~a maggi~re .~ qu~nto non meritassero. Ognuna di queste mterpretazom e unilaterale: in realt quel processo un fatto complesso, tecnico, estetico e culturale insieme, e sua sede I'intera scrittura usuale , VfJ non l'uno o l'altro dei rami (documentario e librario) nei quali per Io pi divisa da coloro che non ne riconoscono & la sostanziale unit e non la distinguono dalle scriture cano- c. verI-' nizzate, per le quali il discorso necessariamente diverso. (:> In essa, cio nelle svariatissime scritture individuali nelle quali concretamente si esprime, istanze corsive e istanze S~rafiche si in~recciano, si sovr~ppongo~o, ~i alterna~o continuamente, e 11 processo evolutivo consiste In una serre di mediazioni fra quei due parametri, ora adattandosi al tracciato cal1igrafico forme nate dalla spontaneit corsiva, ora tracciandosi rapidamente e corsivamente segni di formazione calligrafica.
1~

qui impossibile esemplificare adeguatamente questo svolgimento, che, a quanto pare, ebbe fine verso la met del secolo III quando tutti gli elementi accennati, ciascuno in vario modo presente per proprio conto nel travaglio del processo grafico, finiscono per combinarsi e la crisi scrittoria del mondo romano iun e a sua coml~aturazione. Allora le forme alfabetiche normali dalle quali aveva reso le mosse la canonizzazione ella capitale e alle quali, pi o meno agevolmente, era possibile ricondurre quelle corsive delle tavolette cera te e dei papiri, sono sostituite da nuove, non pi inscrivibili in un sistema bilineare e perci non Ei maiuscole fig. 4). Questa nuova scrittura romana, il cui i antico e forse i im ortante documento un papiro 39

Paleograjia latina

La scrittura latina nell'et romana

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Fig. 4

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.

contenente alcune colonne di un'Epitome delle Storie di Tito Livio (P. Oxy. 668, C.L.A. 208 = tav. V), fu identificata dallo Schia arelli, che le diede il nome di semionciale arcaica , ma preferibile chiamarla, seguendo l'esempio dei paleografi francesi pi recenti, m i n u s c o la a n t i c aJ perch la semionciale (che, come si vema, e piuttosto un tentativo incompiuto della sua canonizzazione) storicamente, rispetto ad essa, non un prius ma un posterius. E rimane bene inteso che attribuirle un nome non significa affatto considerarla come una scrittura tipica, governata da regole precise: significa solo adottare una denominazione di comodo, utile per raccogliere tutte le numerosissime, varie, fluenti espressioni posate usuali delle nuove forme alfabetiche normali . on un tipo, dunque, n una categoria, ma piuttosto un insieme di scritture individuali, accomunate dalla sola caratteristica di poter essere tutte riportate a una sola matrice comune. Dal rinci io del secolo IV in i, in tutto il mondo latino tutte le scritture individuali dipendono dai nuovi modelli normali, che ben presto entreranno anche nei manoscritti di maggiore impegno e le vecchie forme capitali rimarranno circoscritte, per tradizione, ai codici di lusso di alcuni classicI, ~ecialmente poeti. A parte gli importantissimi sviluppi corsivi, dei quali dovremo occuparci fra breve, e le calligrafizzazioni di scuola, delle quali ci occuperemo subito, si trovano tipi individuali di minuscola antica talora influenzati da forme scolastiche, talora cos legati e correnti da poter ~ssere de miti semicorsivi: questi ultimi, anzi, sono raggruppati da alcuni paleografi sotto la denominazione, che noi

rifiutiamo di quarto d'onciale . Si trovano facilmente elle not~ e nelle ~losse apposte dai rispettivi possessori ~ margini e fra re linee cl'. co 'ci in scrittura canonizzata: 5 mpIO noto ne sono gli scolli al Terenzio Bembino (C. L. A. 12), ma si possono ricordare quelli dell'Eusebio ~ Oxford, Bodl. T. n. 26 (C. L. A. 233 a), quelli dell'Orosio laurenziano 65, I (C. L. A. 298), quelli del Lattanzio bolognese (C. L. A. 280) e molti altri, fra i quali paleograficamente importantissimi quelli al Frontone palinsesto Vaticano 5750 (EHRLE-LlEBAERT). Ma simili scritture erano usate anche 6 r interi codici, dei qu . ci sono pervenuti frammenti, p. e.' icerone ilingue P. Ryl. 61 (C. L. A. 224), il Virgilio U. Ryl. 478 (C. L. A. 227), il testo liturgico P. Ryl. 472 J{IRCHNER, tav. 4 b), il Cicerone P. S. I. 20 (C. L. A. 286), ecc. Questi codici dovevano, anzi, essere pi numerosi di quelli di lusso, in pergamena e in scrittura canonizzata, come dimostra la percentuale rispettiva dei ritrovamenti papirologici e la loro perdita totale o quasi va attribuita sia al loro minor valore venale, che non ne incoraggiava la conservazione, sia all'essere scritti di regola su una materia poco resistente come il papiro, sia all'avere appartenuto soprattutto a biblioteche private, rapidamente disperse, sia, infine, al fatto che le copie trattene nei secoli IX-XI indussero a trascurare i modelli, come per quelle stesse copie avvenne dopo che furono trascritte dagli umanisti nei secoli XV e XVI. della scrittura normale latina sua com leta rinnovazione nelle formeillabetiche, il divario fra esse e la caitale, unica scrittura canonizzata libraria in uso presso e officine scrittorie, era divenuto trop o forte perch iiOrlsorgesse-l'impulso a una elaborazione calligrafica dOlle nuove forme per adattarle anche alle esigenze dei libri di maggior pregio editoriale. Con la trasformazione

da rn--aiuscola in minuscola71a

Questo impulso fu raccolto da alcune scuole a partenenti, secondo una accorta ipotesi del Traube, a quell'Africa che,

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I
Paleografia latina La scrittura latina nell'et romana
(

da Apuleio e da Minucio Felice in poi, si era collocata alla testa della vita latina e latino-cristiana. Il Mallon, che rifiuta la distinzione fra maiuscole e minuscole, ritiene che tutta l'elaborazione sia consistita in un semplice ingrandimento delle lettere della nuova scrittura, con la sostituzione di b, d, r capitali alle minuscole e con l'adoaione di una forma di d gi usata in Africa: noi riteniamo, invece, che il processo sia stato un poco meno semplice. Crediamo che i calli rafi africani siano artiti dalle nuove forme scrittorie ma a causa SIa eIT'ancor per urante gusto per il monu~entalismo del sistema bilineare, sia delladIfficolt di staccarsi da forme pur sem re considerate solenni e calli rafiche e ancora di uso costante nell'e i afia sia infine del rifiutO iniziale dell'inclinazione dell'asse del foglio, abbiano finito er dar vita a una scrittura che ur accettando alcuni frar i caratteristici dei nuovi segni alfabetici _altri ne rifiutava e comunque riduceva le aste in modo da contenersi ancora sostanzialmente in uno schema bilineare. E proprio a questo studio di..!Q!l1pere il meno possibile il bilinearismo con un'asta verticale, accompagnato da un pronunciatissimo gusto per le forme rotondeggianti, riteniamo deva attribuirsTI'a ozine della d con asta obliqua, originaria della corsiva a sgraffio, del cui sia pur eccezionle accoglimento in una scrittura libraria il Mallon vede giustamente un esempio nel papiro P. OXY. 30 (frammento de bellis Macedonicis, C. L. A. 207}, da lui attribuito al secolo I d. C. ~ ( -........,. '""'Nasce in ue to modo, robabilmente al rincl 10 del secolo IV, la s conda scrittura canonizzata romana, alla guale, prendendo lo spunto da un passo, frainteso, di s. Girolamo, i padri Maurini, alla met del secolo XVIII, dettero nome di o n c i a e (tav. VI): nome che, ivenuto ormai tradiziona e, ~~ benissimo continuare ad essere usato per designarla C\ distinguerla.jjiica e canonizza com', dalla atipica ' fluttuante minuscola antica, usuale di quell'epoca.
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caratteristiche dell'onciale sogliono indicarsi ome 18 19 20 21 sebbene in effetto nell'alfabeto le l ettere , , , , della nuova scrittura siano state accolte anche 22~ 23, 25 26 e alcune scuole, probabilmente non africane 24, 'quella da cui uscito il codex Bezae del Nuovo (come bbi if Testamento, facs. C.L.A., II, 140) non a iano n 1':7 e abbiano preferito la 29 alla 28. Tuttavla tato l a 2

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21

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27

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28 28

entrando nel canone onciale, tutte queste lettere assunsero un tracciato spiccatamente arrot~n to ch~ le ~lla~quanto in confronto delfe cornspondent1 capitali, ~:ndendole pi spaziose e pesanti, e che (una volta riconosciuta la origine usua e delle cosiddettWettere caratteristic e rimane una e la note individuatrici precipue di questa scrittura. A torto alcuni hanno volu.to ricondurre tale s iccatissima tendenza al rotondegglamento dei tratti a cause esclusivamente tecniche (sostituzione della pergamena al papiro come materia scrittoria usuale): essa dipende piuttosto, crediamo, da gusti estetici. Infatti la si pu ritrovare, quasi trettanto sv' uppata non solo in manoscritti librari papiracei in scrittura ~suale (valgano per tutti i frammenti ciceroniani di P. Oxy. 1097, facs. C.L.A., II, 210) ma anche nei papiri documentari coevi in corsiva.

Fra i pi antichi e significativi manoscr~tti. oncial~ pervenutici si possono citare i frammenti del ~' C1Prl?~OtOrl?eseambrosiano-vaticano (C. L. A. 458) e quelli del LIVlOvaticano (C. L. A. 57), il ben noto codice k degli Evangeli CC..L. A. 465)e soprattutto il famoso palinsesto del D~ re publzca. CC:. L. A. 34-35), tutti del secolo IV, o, al massimo, del pnnci43

P ateografia latina pio del V. I codici pi antichi hanno di regola tracciato pesante, ma rapido, disinvolto, talora quasi corsiveggiante, e i loro scribi continuano a tenere er endicolare davanti a loro il foglio su cui scrivono, sicch i pieni calligrafici sono obliqui; !Ettavia i d~Ete ~ secolo IV alcuni, come quello del celebre evangeliario di Vercelli, detto di s. Eusebio (C. L. A. 467), adotta la tecnica del foglio inclinato sparsamente ripresa, forse specialmente in Italia, nel secolo V, al quale si devono attribuire, fra gli altri, il frammento vaticano-urbinate di Probo (C. L. A. 117), i due s. Ilari veronesi (C. L. A. 484 e 485), il lussuosissimo eodex purpureus trentino degli Evangeli (C. L. A. 437) e un gruppo di codici giuridici che fanno capo al Gaio veronese (C. L. A. 488) e pi tardi alle Pandette fiorentine (C. L. A. 295). Nel secolo VI questa tecnica, i cui prodotti si riconoscono fcilmente per il chiaroscuro verticale (e non obliquo) delle lettere, diviene generale, e ci ha dato occasione ad alcuni (fra cui, p.e., il Delitsch) di stabilire una distinzione, difficilmente accettabile, fra onciale antica e onciale nuova . L'uso del fo lio inclinato rmette, tuttavia, raffinatezze e lenocini calligrafici (trattini complementari, rifiniture di aste, _ecc..:.L!'ltrimenti im ossibiU, e gi nel secolo VI cominciano ad approfittarne scribi come quello del Codex Vietor di Fulda (anno 546-47. C. L. A. 1196), che non si contenta di apporre alle aste trattini complementari, ma termina con bottoni i tratti orizzontali delle F e L, arrotonda fortemente Ue aste esterne delle M, ingrossa a triangolo l'inizio della traversa delle T, termina leziosamente in basso la prima asta delle N con un leggero risvolto a pieno morente verso sinistra, dando cosl alla scrittura un a~etto ricercato e affettato che da allora in poi e fino al secolo VIII, col uale l'onciale cessa dl essere usata per codici interi caratterizzer nella maggior parte dei casi il suo uso per manoscritti con pretese di eleanza calli rafica: si veda, p.es., la ben nota Bibbia Amiacina; della biblioteca Laurenziana di Firenze ma di origine anglo-irlandese (sec. VIII in., C. L. A. 299). Durante i ~oli VII-VIII s ~o l'oncale si pje a ad ammette~ qualche 44

La scrittura la)ina nell' et romana

.' locale' non raro per esempio, che negli scntcaratterlSuca --=' . . hi li ;...-.;-mlncogallici la traversa della T cominci con ~ occ e o torll . o come nel cos detto Missale Gotbicum della con un uncm , d' l o'blioteca Vaticana, Reg. 317 (C. L. A .. 106),.mentre a tra bi ' partire dal secolo VI molti scribi senza pretese arte gl a 'all' af p .'. ano a tracci arIa rapidamente e non c 19r camente, colJUllCl ., li ddirittura . uoducendovi man man~ elementi ml.~1U~CO e. a ., 10 corsive dando vita cos ad onciali rustiche indilegature, l h . m viduali piccole: sgraziate, con aste a te, c e SI accostano se pre pi alla mmuscola. La scrittura oneiale ebbe vita lunga non meno di cinque secoli (dal IV all'VIII do o ch~ se it ad sere usata,. fino all'XI eal XII, er 1 titoli e le arole ~ dei ca itoli e larghissima diffus~one, estesa a tutte le terre che avevano fatto parte e Impero roma. ne 1909 il Lehmann, sulla base di schede lasciate no. . . . 390 diifTraube, ne elencava come pervenuti sino a nOI manoscritti, numero che oggi pu ancora. essere elevato, se si tien conto dei frammenti che contmuamente vengono alla luce nei ritrovamenti papirologici .. La gr.and~ maggioranza di quei codici contiene opere di au~orl C~Istiani ma non giusto fondare su questa semplice antmetica come taluni fanno, la giustificazione del titolo di s~rittura cristiana dato dal Traube all'onciale latina sul fondamento della ipotesi (dimostrata poi non esatta) della sua derivazione dall'onciale greca dei testi biblici, e ugualmente inesatto asserire che ess~ f?ss~ volutamente usata per la trascrizione dei testi cnstiaru, lasciando la capitale ai pagani. In realt l'onciale nata e diffusa nell' epoca del maggi~ fiorire del 'pensiero cristiano occidentale e della patristica latina, piuttosto la scrittura nella quale s esprime la civilt di quel periodo di trapasso fra il mondo classico e il mondo me-

?i.

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Paleografia latina La scrittura latina nell'et romana

dievale che, sull'esempio degli storici dell'arte, si suole ora chiamare tardo-antico, con traduzione un po' approssimativa del tedesco Spatantike, e che trova uno dei suoi elementi vivifica tori profondi in un potente soffio di realistica spiritualit cristiana, culminante nei grandi nomi di Ambrogio, di Girolamo, di Agostino; e sotto questo ben pi ampio e nutrito aspetto possiamo trovare acutamente giusta e far nostra la definizione del Traube. La scrittura onciale costituiva tuttavia, pur sempre, come si visto, un com romesso (felice, se si vuole, e fortunato ma sempre compromesso) fra il vecchio e il nuovo, ed perci bene spiegabile che, anche dopo la sua larga diffusione, non solo continuasse ma in molte scuole scrittorie s'intensificasse la tendenza a ricavare dalle forme normali della usuale -un>;ltt; scrittura libraria che fosse minuscola, secondo il gusto .ormai affermato e generalizzato, pi scorrevole e disinvolta dell'onciale e tuttavia altrettanto tipica e calligrafica. Accade cos che, verso la fine del secolo V e il rinci io del VI, su quelle basi si svolge una nuova calli..srafizzazione, nella quale, accettando alcuni elementi formali ~gusto dell'epoca (p. es. la tendenza al rotondeggiamento dei segni e all'am12iezza delle lettere) e alcune tecniche scrittorie ormai comuni (posizione obliqua del foglio), tuttavia si ris ettano pienam:ent le forme alfabetiche dei modelli normali nella loro usuale espressione li raria. Anche questa calligrafizzazione ebbe fortuna e i coClici superstiti nei quali la troviamo usata, se non giungono al numero di 160 voluto dal Lowe (il quale comprende nel suo elenco anche manoscritti in minuscola antica usuale non calligrafizzata), sono tuttavia numerosi, e molti di essi uanto a lusso ed ele anza oco o nulla hanno da invidiare a uelli in onciale: baster ri46

er esempio il noto S. Ilario della basilica di cor d a re , P ' . . dl O S pietro in Roma (tav. VII), scritto poco prima e 51 L (acs. C .., A 1a) , il S. Ilario papiraceo viennese del sef lo VI (facs. ivi, val. I, pago 19), la seconda parte del~~< Ambrosiaster . ~assinese del. medesimo .s:colo (facs. . . 474 a) il Sulpicio Severo scritto da Ursicino, lettore 1Vl , , della Chiesa veronese, nel 517 (facs. IVl 49~). Essa e tata perci, finora considerata dai paleografl come un ~uo;o, terzo tipo di scrittura romanaL-che fu chian:ar:a da alcuni, seguendo il Wattenbach, minuscola pnmiriva o minuscola antica , ma dai pi, sull'esempio dei Maurini, s e m i o n c i a l e. n primo di questi nomi in realt, equivoco, quanto meno per noi, che lo abbr~mo usato per indicare tutte le espressioni posate del nuovo alfabeto normale minuscolo romano, dal secolo III in poi; il secondo, se inteso nel senso genetico che vollero dargli i Maurini (i quali pensavano a una derivazione dall'onciale) erroneo: tuttavia ha il consenso della tradizione, e, inteso nel senso di scrittura pi piccola dell'onciale e derivata dal medesimo cep o..:>, pu essere abbastanza convenientemente accettato. Ma l'accettazione del termine non significa anche accet/.azione, senz'altro, della cosa. Si pu, infatti, seriame~t~ in dubbio che la semionciale sia veramente un tipo, una forma di scrittura con regole fisse e determinate. Nei manuali si sogliono indicare come sue caratteristiche le lettere a PO), g (31) e r (32); ma, a prescindere dal fatto che quel~ lettere appartengono,~ealt all'alfabeto usuale ,

il loro uso tutt'altro che costante e coerente, tanto che il we, nel redigere l'elenco poc'anzi citato, constatata la impossibilit di trovare nei manoscritti in minuscola antica
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S'
30 al 32

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forme alfabetiche ricorrenti con tale regolarit da poterle fermamente assumere come distintive di un tipo scrittorio, finiva per appigliarsi al singolare criterio di definire semionciali quei manoscritti non capitali nei quali apparissero almeno quattro lettere non onciali. In realt, la minuscola antica una scrittura il cui processo di canonizzazione (faticoso tanto per 'la concorrenza della gi-canonizzata e largamente diffusa onciale quanto per il fatto che le sue forme, assai vicine alle usuali, facilmente scadevano di grado calligrafico, avvicinandosi a queste) rimasto interrotto a causa della frattura dell'unit clttitale e scrittori a ~tina provocata dall;- invasioni barbariche. Il carattere peculiare del canone in formazione era da una parte la comp eta accettazione dei modelli alfabetici minuscoli della 'scrittura usuale, dall'altra il roton eg!Q..amento del tracci~) con c iaroscuro verticale anzic obliquo: tuttavia cos la pesante spazioslta dll' occhio dei caratteri come il oco svilu o delle aste in confronto del cor o della scrittu~ continuavano ad attribuirle un'im ronta generale non tr2Ppo lontana da uella delle maiuscole e in articolare _d~l'onciale. Codici in semionciale sono relativamente fre uenti nel secolo VI, e in quest'epoca, per quanto possibile giudicare intorno alle provenienze, l'uso di questa stilizzazione della minuscola antica diffuso in tutti i paesi di cultura occidentale, raggiungendo talvolta notevolissimo livello calligrafico. generalmente molto pesante e tracciata con disinvoltura. Nel secolo successivo il numero dei codici ancora discreto, ma fra le rovenienze viene meno l'Africa, sommersa dalla marea islamica e, al contrario di quanto accadr alla Spagna, definitivamente perduta alla latinit; anche in Spagna i manoscritti non abbondano e vi assumono caratteri particolari, tanto da autorizzare il Lowe a parlare di semionciale visigotica . In Francia e in Italia ca ita abbastanza facilmente che la scrittura sia trasandata e~ssolutamente 'priva _di calligraficit (es. la scriptio superior del palinsesto ambresiano G 82 sup., C. L. A. 344, quella della Interpretatio 48

Gai di Autun 24, C. L. A. 724, e dell'Agostino, pure di


A tun 107, C. L. A. 729, ecc.). Con la fine del secolo VII 'l usemionciale muore e i pochi codici dai quali ci ancora a esentata nell III sembra appartengano a un ristrettissimo P~ero di scuole (fra cui si potranno ricordare in Francia ~uella di Lione e in Italia quella di Verona) e mostrano spessO forme cont~ate con legatura corsiva anche ~ do.ve la scrittura relativamente accurata. La sua breve rinascita nel secolo IX resso la scuola di Tours, ove usata in forme piccole, :eggere, elegan:i, ~olto. callig:afiche,. per ~lcune p;u:t! di codiCl (p.es. nella Bibbia di Alcumo di Zurigo, dell et di Carlo il Calvo, STEFFENS 46 . artificiosa e 'priva di s~~to.

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L'esame della trasformazione della scrittura usuale romana da maiuscola in minuscola stato da noi finora condotto sulle sue espressioni librarie, e ne sono stati messi in evidenza tanto i riflessi mediati sulla formazione di una scrittura canonizzata (l'oneiale) quanto quelli immediati sull'interrotta canonizzazione della semioneiale; ma non meno importante l'esame di quella trasformazione nelle es ressioni corsive della scrittura -u7uale, al quale dobbiamo ora dedicare una certa attenzione. Per uanto lar amente usata anche su pa iro, la corsiva maiuscola era ur sem re nata er essere scritta a sgraffio, e le sue forme alfabetiche fondamentaJ.ftanto bene si prestavano a un tracciato breve, verticale, intermittente, nervoso come quello dello stilo, quanto male (anche se convenientemente rimaneggiate e adattate) a un tracciato continuo, scorrevole, ondulato, facile alle curve come quello del calamo o della penna: ne uscivano infatti, talora, ghirigori quasi indecifrabili come quelli di P. OXY. 1271. Perci il suo contributo alla evoluzione della usuale da maiuscola a minuscola, senza essere affatto trascurabile come alcuni vorreb49

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bero (molte forme minuscole si trovano gi nei graffi ti dell'et sullana e altre presuppongono una base maiuscola cor, siva) non nemmeno determinante come vorrebbero altri (vi sono lettere minuscole che non possono in alcun modo riportarsi a basi maiuscole corsive): semplicemente uno dei molti fattori che agirono nel complicato processo. Unico frutto diretto dell'uso della maiuscola corsiva su a iro fu la formazione di una scrittura canCeIl.eresca di-uso enerale ress~ uffici e li scribi del mondo romano (cf. avanti, pp. 61-63) e, ,attraverso e~ uella delle litterae caeleS!E., di cui diremo brevemente pi avanti. L'adattamento corsivo delle forme alfabetiche non fu peraltro meno rapido di quello Iibrario. Il pi antico documento pervenutocene degli anni 287-304 e forse anche 287-293 (P.S.l. In, facs. CENCETTI in Memorie dell'Accademia delle Scienze di Bologna, cl. scienze morali, serie V, vol. I, 1950, tav. V a pago 58); del 310 la sottoscrizione di Ulpio Alessandro, censitor dell'Eptanomide in P. Strassb. 42 (facs. E. L. 31); segue poi un gruppo di papiri pi estesi come la commendatizia di Vitale, rationalis del prefetto dell'Egitto, ad Achillio, preside della Fenicia (P. Argent. I) degli anni fra il 317 ed il 324 (C. L. A. 832); due lettere dell'archivio di un certo Abinneo, degli anni 344 e 345 (P. Gen. 45 e P. Lond. n, 447; facs. E. L. 34 e 35); la copia di un rescritto di Diocleziano sui privilegi degli atleti, del 344 circa (P. Lips. I, 44; facs. E. L. 32, 33); la parafrasi latina delle favole 16 e 17 di Babrio, attribuibile alla prima met del sec. IV (P. Ahm. 26, facs. ivi, tav. I); un frammento di parafrasi dell'Eneide, su per gi della medesima epoca (P. S. l. 142, C. L. A. 207) ecc. Non si pu tuttavia risalire molto indietro perch i papiri pi antichi, fino a P. Grenf. II, 110, del 393 (facs. E. L. 30) suno ancora in maiuscola.

uasr

ente ai seguenti fatti specifici, di interesse particolaris:mo: a) che ~ntre di regola le scritture librarie ~ tracciate con calam_o tem era~ a unta uadra o<i.obliqua la corsiva tracciata con calamo temperato a Eu~a acu;a e non si ha quindi chiaroscuro; b) che la rapidit del tracciato comporta speciale evidenza del tratteggio e del ductus delle singole lettere; c) che nel processo di formazione dei modelli alfabetici minuscoli della nuova scrittura usuale influenza non minore del tratte io viJ sibile ha avuto g tr~teggio invisibile delle letter , cio il ercorso che la mano deve compiere col calamo levato tra la fine di un segno e il principio di un altro; e le forme alfabetiche si sono spontaneamente foggia te in maniera da renderlo pi breve, agevole e scorrevole che fosse possibile. Nell'uso librario .,.esso effettivamente fatto col calamo levato; nel tracciato corsivo facile che il ca amo ri a invece osato sulla cartui hanno ;:;nora l le atu che in questa scrittura risultano erci del ntanee, naturali e numerose; d) che le le ature, come effetti spontanei della dinamica scrittoria, divengono elemento essenziale della scrittura corsiva e -;;on solo si svolgono tenendo conto della facilit di collegamento dei segni, anche a costo di riunire insieme tratti di lettere diverse e separare tratti di una lettera unica, ma spesso forzano alquanto il modello fondamentale delle singole lettere costrin endolo a lievi (e talora anche men lievi) modificazioni, la pi frequente delle quali I'apertura di occhielli normalmente ~hiusi. Risulta chiara perci la necessit di un sommario esame delle singole lettere con riferimento al tratteggio e alle possibili modificazioni in legatura; esame che sar grandemente chiarito dalla consultazione della fig. 5, ove sono stati indi51

Com' naturale, trattandosi di due espressioni parallele di un medesimo sistema rafico usuale l'alfabeto ~ella minuscola corsiva romana corrisponde a quello della minuscola rimitiva libraria. Occorre tuttavia por 50

Paleograjia latina

LA scrittura latina nell'et romana

fr ~ .

cati con linee tratteggiate i movimenti compiuti dalla mano a calamo levato, sono state indicate accanto le forme che alcune lettere assumono nelle legature e sono stati dati alCUni saggi di legature meno facilmente interpretabili. La-4, ha la forma cos detta onciale corsiva , in un tratto, cominciando dall'occhiello; l~ tanto a destra come a sinistra e nel secondo caso l'ocCIllello si apre. B pu avere l'occhiello a sinistra o a destra: nel primo caso s'inizia con l'occhiello, che in legatura a sinistra si apre e termina con I'asta, che serve per le legature a destra; nel secondo comincia con l'asta e l'occhiello pu essere tracciato tutto di seguito o staccando la mano; non lega n a sinistra n a destra . .s;;.. di regola in due tratti: prima quello di base poi la cresta, e lega a sinistra col primo. D in uno o due tratti cominciando con l'occhiello: lega a sinistra e non a destra. E ha due forme: o a guisa di due c sovrapposte, delle quali la prima ad esser tracciata l'inferiore; o a tre tratti; prima la base curva, poi la cresta slanciata in alto, infine la traversa. Lega a sinistra col primo tratto, a destra con la traversa o con la fine della c superiore. F analoga alla E, con la sola differenza che il primo tratto non curvo ma rettilineo e scende sotto il rigo. H in un tratto e comincia dall'asta; lega a destra per mezzo dell'aggiunta di un filetto a festone. I lega solo a sinistra e in legatura scende talora sotto il rigo. L lega solo a destra; M lega solo a sinistra. N pu avere forma minuscola, in un solo tratto, o maiuscola, in due; in ambo i casi lega solo a sinistra. O di regola sinistrorsa, ma in legatura pu esser tracciata anche destrorsa. P di regola in due tratti e lega a sinistra con l'inizio dell'asta; eccezionalmente in un tratto, cominciando dall'occhiello tracciato destrorso e allora non lega. Q di norma in un tratto, cominciando dall'occhiello, che si apre in legatura a sinistra, talora anche in due tratti e allora non lega. R pi spesso in un sol tratto e lega a destra e a sinistra; talora in due (prima l'asta e poi la coda) e lega ugualmente. S, in uno o due tratti, si distingue da R perch di regola non lega a destra. T in due tratti, una breve curva e un'asta orizzontale, e nel se52

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Fig. 5 53

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La scrittura latina nell'et romana

colo IV si distingue da C perch lega tanto a sinistra COtne a destra. U in un tratto, e pu avere due forme: una semplicemente semilunare, con convessit in basso e tendenza a innalzarsi sul rigo, e una con asta discendente alla fine dell'asta: nella prima pu legare tanto a destra quanto a sinistra, nella seconda solo a sinistra. Col secolo V la minuscola corsiva erde la rotondit caratteristica e la verticalit deI secolo rec ente: s'inclina verso destra si fa pi serrata, pi slanciata, pi re olare spesso pi minuta, ma contemporaneamente accresce la ten: denza alle le ature. Le lettere che cominciano con un'asta (b, d, h, l) assumono un flletto iniziale che spesso s'intreccia coril'asta medesima e serve per le legature a sinistra, prima escluse; a anche isolata costantemente a erta e rende forma di u, innalzandosi spesso sopra il rigo nelle legature a destra; c e s legano anche a destra e nelle legature la prima di queste lettere non si distingue da t, mentre la seconda si distingue da r perch le legature sono convesse in alto mentre quelle con r sono angolari; e comincia ad apparire in una terza forma occhiellata, derivata dalla legatura della cresta ascendente con la traversa orizzontale; n costantemente minuscola. Un ampio, esauriente studio della minuscola corsiva romana dei papiri stato recentemente fatto da J. O. TJADER,Die nichtliterarischen Papyri (vedi pi avanti), voI. I, pp. 86-143. In questo secolo, pi ancora che nel precedente, si ha la prova ocumentata e a estensione universa e, m tutto l' m ero-ae11a minusco il corsiva, potendosi confrontare i papiri egiziani (p.e. P. Oxy. 1879, del 434, facs. ivi, voI. XVI, tav. II: P. Wess. Taf. 26, pure del 434, facs. ivi e WESSELY, Studien zur Paldograpbie, XIV, tav. 14 P. OXY, 1878, del 480 circa, facs. ivi, vol. XVI, tav. I: tutti, peraltro, provenienti dall'officium del praeses dell'Arcadia) con le tavolette algerine del 439-496 (facs. Tablettes Albertini, Parigi 1952, vol. II) e con i papiri ravennati (facs. di tutti J. O. TJADER,Die nichtliterarischen Papyri Italiens, Tafeln, Lund, 1954; v. pi avanti). 54

Scorrevole, facile, spontanea, naturale, ~uscola corsiva fu la scrittura d'o ni giorno la scrittura degli affari, dei documenti, della corris ondenza pe~ti coloro c e parlavano e scrivevano acino; e fu anche la scrittura della cultura e de li studi sia er a co ia ersonale di libri da parte di molti che condividevano le idee di San Girolamo: habeant qui volunt veteres libros vel in membranis purpureis auro argentoque descriptos, vel uncialibus, ut aiunt, litteris exaratos, dummodo mihi meisque permittant. .. pauperes habere schedulas, et non tam pulchros codices quam emendatos (Prol. in 1ob; Migne, Patr. lat., XXVIII, col. 1142), sia per gli scolli che non di rado appaiono apposti nei margini di testi classici: solo che, in questi casi, facile che la scrittura abbia un tracciato meno rapido e pi calligrafico, un poco, per cos dire, librarizzato , presentandosi come minuscola sernicorsiva anzich corsiva. La minuscola corsiva serv di base anche a stilizzazioni cancelleresche di cancellerie rovinciaH e municipali per le quali si veda pi avanti.

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I papiri latini

I PAPIRI LATINI

Non possibile passare dalla considerazione dell'et romana della scrittura latina a quella dell'et barbarica senza un cenno ai papiri, i quali, senza avere l'importanza determinante di quelli greci, cos per qualit come per quantit, forniscono tuttavia alla conoscenza dell'antichit classica un contributo che non deve essere ignorato e tale da giustificare il tentativo di dar vita a una autonoma papirologia latina, che potr poi assumere fisionomia pi completa se, come ormai stabilito per la papirologia greca, al suo campo di studio saranno attribuiti, oltre i frammenti membranacei di varia provenienza, anche gli ostraka e le tavolette lignee, cera te e non cerate. Il tentativo di dare autonomia alla papirologia latina stato fatto da A. CALDERINI, apiri latini. Appunti delle P lezioni di papirologia, Milano 1935. Fatta eccezione dei documenti eontifici e di uelli regi merovingi (secc. VII-XI), che sono ormai oggetto di studio della diplomatica e appartengono interamente al edioevo, i papiri latini attualmente conosciuti non risa gono pI addietro degli ultimissimi anni del secolo I a.c. (il pi antico sembra essere il liber litterarum acceptarum di un certo Macedone, P. Wess. Taf. I, databile degli anni 17-14 a. C.) e sono circa 400 fra letterari e documentari. Il vecchio progetto del Seymour de Ricci e del Bilabel per una raccolta di tutti i papiri latini ha trovato recente at-

azione nel volume di R. CAVENAILE, orpus Papyrorum C Zztinarum, Wiesbaden 1958, che tuttavia delude alquanto per la completa .mancanza di indic~ e per le l~cune r:ell~ bibliografia, specie per quel che riguarda le riproduzioni, Utilissimo e accuratissimo , invece, l'elenco pubblicato da R. MARICHAL, Palographie prcaroline et papyrologie. L'criture latine du lreau VIle sicle: les sources, in Scriptoriwn , IV (1949), pp. 115-142 e IX (1955), pp. 127-149. Secondo la provenienza, i pa iri latini possono essere divisi in quattro gruppi: a) Pa iri egizian]. Si 'trovano occasionalmente in mezzo a quelli greci e a quelli demotici n;gli sca;i condotti fra le sabbie desertiche dell'Egitto medio e superiore, la cui aridit, non permettendo vita ai germi della decomposizione, ha permesso .la conservazione di frammenti di libri o di documenti abbandonati dalle popolazioni che lasciavano terre rese inabitabili dalla mancata manutenzione delle opere di canalizzazione del Nilo. Poich la lin ua latina in Egitto era usata revalentemente dalle autorit civili e militari, se'tratta per lo pi di .documenti ma non mancano framIDenti di codici. Costituiscono il nucleo pi numeroso, ed da osservare che, sebbene trovati in Egitto, non per questo sono stati tutti scritti col, e non possono perci considerarsi solo come documenti della latinit provinciale egiziana. Sono pubblicati per lo pi insieme con i greci nelle grandi edizioni di papiri, distinti con sigle speciali (p. e. P. Oxy. per The Oxyrhynchus Papyri, val. 20, Londra, 1898-1947; P. S. I. per Papiri greci e latini pubblicati dalla Societ Italiana per la ricerca dei papiri, val. II, Firenze 1912-1935; B.G.U. per Aegyptische Urkunden aus d. kgl. Museen zu Berlin. Griechische Urkunden, volI. 8, Berlino, 1895-1933, ecc.). L'elenco di tali sigle si trova in tutti i manuali di papirologia. Interamente latini sono i papiri pubblicati in P. Mich. VII, cio Michigan Papyri, val. VII, Ann Arbor, 1947. b) Papiri di Dura Europos. Negli scavi condotti dal !.921 in poi sul luogo della citt mesopotamica di Dura Euro~s, le cui condizioni climatiche somigliano a quelle del deser57

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P aleografia latina to egiziano, fu trovato l'archivio del presidio romano di guella cittz con un'ottantina di papiri Iatini degli anni dal 208 al 256, editi in The Excavation 01 Dura - Europos. Pinat Report, V, part I, The Parchments and Papyri, by C. B. WELLES, R. O. FINK, J. F. GILLIAM, New Haven, 1959. c) Papiri di Ercolano. Sono tutti librari e roven ono dalla biblioteca latina trovata insieme con quella greca di Filodemo negli scavi eseguiti tra il 1752 e il 1754 sul luogo ~ e a villa ei Pisoni a reo ano, che era forse la sede di una scuola superiore aefi! osofia icurea, diretta da Filodemo di Gadara ; frequentata da Lucrezio. I volumina conservano ancora la forma originale, ma furono interamente ~arbon~zati dall'eruzione del 79. Il loro S;olgi;;;ento, tentato col mezzo di speciali accorgimenti e di semplici ma ingegnose macchine, incontra difficolt quasi insuperabili. Finora sono stati recuperati alcuni frammenti (circa una settantina di esametri) di un oema e ico sulla batta lia di Azio, attribuito a Rabirio, e alcuni frammentini, assolutamente insignificanti, di opere di oratoria. d) . Papiri di Ravenna. Sono li unici a noi erve~uti attraverso .la naturale via di conservazione in un archivio, uello della Chiesa ravennate, anche se, a partire almeno dall'et del Rinascimento, sono andati disPersi e i pi importanti si trovano ora nella Biblioteca Vaticana, nella Nazionale di Parigi, in quella di Na oli in uella di Vienna e altrove. Il loro ';u;;;-ro, fino al sec. XII, si aggira sulla trentacinquina e il documento i antico del 445-46. Sono stati tutti editi nel 1805 da G. Marini in unapubblicazione che, per quanto invecchiata, pur sempre ammirevole anche se in gran parte ormai 'sostituita dalla nuova, perfetta edizione di j.O. TJADER, Die nichtliterarischen lateinischen Papyri Italiens aus der Zeit 445-700, voI. I, Lund 1955 [il secondo non stato ancora pubblicato]; tavole, ivi, 1954. Anche le tavolette lignee dell'et romana a noi ervenute, secondo la provenienza, ossono distinguersi in cinque gruppi) i rimi guattro dei uali compr;ndono tavolett~n ori58

I papiri latini

ne cera~~ dietr~, q~~l'..:-l1) mentre l'u.!.ti~ com.prende tI lette scritte ad inchiostro col calamo: taVO a) Tavolette- -ompeiane. CEs!ituiscono l' archivi d el IVIO chiere Lucio Cecilio Giocondo, contenente anche. docu~i del padre L. Cecilio Felice; sono in numero di 127, me artengono agli anni dal 15 al 62 d.C. e hanno carattere ap;rattutto economico-finanziario. Conservate al Museo Na~~onale di Napoli, sono state tutte pubblicate in un supplemento al IV volume del C.LL. b) Tavolette ercolanensi. Scoperte dal 1930 al 1940, sono in numero di 90' e provengono per Ia massima parte dall'archivio di un L. Cominio Prisco e di un Venidio En!!ycho. Sono state pubblicate da V. ARANGIORUIZ e G. PUGUESECARRATELLI La parola del passato , I (1946), in pp. 379-477 e da M. DELLACORTE,Jvi, VI ~1951) p~. 224~ 230. Recentemente stato comunicato all Accademia del Lincei il ritrovamento di un'altra serie di tavolette che, rimaste sott'acqua, a differenza delle precedenti hanno conservato la superficie cerata. Esse sono ora allo studio presso l'Universit di Napoli. c) Tavolette daciche. Scoperte in varie riprese dalla fine del sec. XVIII alla met del XIX sono poi andate dis erse e di ochissime si conosce l'attu~ilo'ZaZione. Ne abbiamo conoscenza di una ventina, tutte di contenuto contrattuale, appartenenti agli anni dal 131 al 167 d.C., pubblicate nel III volume del c.r.L. d) Tavolette e iziane. Scoperte in varie epoche e in vari luoghi dell'Egitto, non sono i di una trentina e sono ISIctI\.n.:a edite in varie collezioni e riviste. A arten ono a li .anni t-.o l'~ dal 62 al 242 d.C. e contengono in prevalenza projessiones liberorum. U4 e) Tavolette algerine. Come si detto, a differenza delle precedenti, queste sono _scrit~a.s:Li!1~001 calamo, sUiI le no. Appartengono agli anni 493-496, furono scoperte nel 1928 presso Tebessa, compongono 34 atti di vendita d'immobili e sono state pubblicate in un volume speciale a cura del Governo dell'Algeria nel 1952.
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I papiri latini

Gli ostraka (scritture a pennello o a sgraffio su frammenti di coccio) sono assai rari nella"papirolo ia latina e possono essere trascurati senza inconvenienti. I a iri letterari che, si detto, non cosnturscon-, la maggior~nza _hanno notevole valore come documenti dell'estensione della cultura latina anche in territori pro, fondamente die;izzati e assai lontani dai centri di diffusione di quella cultura. PurtrolPo nessuno di essi proviene da uei centri, e pertanto il loro contributo alla critica del testo degli autori rappresentati (fatta eccezione per un frammento dell'orazione ciceroniana Pro Caelio, P. Oxy. 1251, del sec. V) assai modesto. I frammenti i im or tanti finora ritrovati sono quelli di due codici delle Istituzioni del giurista Gaio (P. S. 1. 1182, sec. V; P. Oxy. 2103, sec. III) che riempiono lacune del palinsesto veronese e forniscono apprezzabili notizie su alcune istituzioni dell'antico diritto familiare quiritario, e uello di una Epitome di Tito Livio (P. Oxy. 668, secolo III), diversa dalle Periocbae pervenuteci, che d importanti notizie sui libri XXXVII-LV, in parte perduti, del maggiore storico latino. Dei papiri documentari, la maggior 2.arte fra i.Pi antichi di carattere militare (<< pridiani o ruolini di servizio, ruoli e matricole, documenti d'amministrazione) ma non mancano documenti pubblici, fra i quali si potranno citare -due editti forse di Aug-;sto-(B.' G. U. 628), una oratio di Claudio (B. G. U. 611), tre rescritti di Diocleziano (P. S. 1. 111 e 112; P. Lips. 44) e l.lliO dI Yeo osio, forse con sottoscrizione autografa (P. Lug . Bat. II, Z), unadonazione di Odoacre (Marini 82-83) e poi ancora processi verbali di cause dibattute avanti a autorit provinciali, corrispondenza fra magi~trati, ecc. Fra i documenti privati si ha un certo nu60

ero di dichiarazioni di nascita di figli, legittimi e ille~tiroi (professiones o, rispettivamente, testationes liferorum) e, in genere, attestazioni relative allo status delle persone; pi rara e di regola stesa da scribi pubblici la documentazione di contra5_t~ ~gozi giuridici; rarissime e ettere private. Oltre che per il contenuto di ciascuno, i apiri latini sono im ortanti er lo studio del diritto he non teimpre il..!.omano puro e, dopo la constitutio Antonina e 212, sembra avviarsi, quanto meno in Egitto, quasi alla trasformazione in diritto volgare; per lo studio della lin a, particolarmente nelle sue espressioni volgari ; p-er quello d~lla di lomatica dell'et im eriale. Per quanto riguarda la pa1eografia,~ntre i a iri osteriari al principio del secolo l'L. costituiscono la fonte pi ~ ti im ortante per lo studio della scrittura usuale e del, minuscola corsiva quelli dei secoli II e IlI, come si gi accennato, sembra documentino l'esistenza di una s eciale scrittura di ti cancelleresco notevolmente diversa dalla <~uale ed ~;ar;-in tutti gli uffici e da tutti gli scribi pubblici dell'Im ero: -;;sa, Poi, con legere modificazioni e in seguito a una ulteriore stilizzazione calligrafica accuratissima, che ne aument le dimensioni e ne accentu alcuni contrasti grafici, &~ esclusiva della cancelleria im eriale. !-a scrittura originaria dei, a iri dei ~oli II e IlI, pur potendo si considerare canonizzata, ha tuttavia molti caratteri comuni: la sottigliezza del tratto, l'inclinazione verso destra, la regolarit, la com attezza, la diffusa tendenza calligrafica, l'uso fre~eritissimo di una e a forma ~asi di V di una m e di una n con la Erima asta sul rigo e le altre innalzate di una t con tracciato speciale a mo' di y, in due tratti o in
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I papiri latini

un solo (fig. 6, I). La canceller~a im eriale litterae caels: stes nella costituzione di Valentiniano e Valente del 367 Cod. Theodos. IX, 19, 3, che ne roibiva l'uso ad altre can~ cellerie) a iudicare dall'Unico documento menutone, il pa2iro di Leida e di Parigi el seco o V STEFFENS 16 ma vi si potrebbe anche accostare il finora non consfderato da alcuno P. Dura 7, facs. ivi) invece canonizzata ed ha per caratteristiche la ricercata calli raficit del tratteggio, soprattutto delle lettere e e m, le leggere volute alle basi dei tratti discendenti che poggiano sul rigo, l'uso di o e u molto piccoli e osti in alto J'accettazione della forma minuscola di b (con l'occhiello a sini-2tra), di h l co!! aste occhiellate, l'uso di una o con alta cresta e quello di moderate legature che non modificano la forma alfabetica delle singole lettere (fig. 6, 2).
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Ma o uanto meno fiss l'andamento verticale che cc;-une ai papiri pervenutici del secolo IV e non si trova pi nel V: la differenza consist nel fatto che mentre le litterae caelestes erano artite da una base formata dalla maiuscola dei a iri si arti ora ~ minuscola corsiva usuale. cOmune fu dunque la base, e analoghi dovevano essere i risultati. In un frammento di papiro (Ranieri 23, E.L. 36), attribuito all'anno 400 circa e proveniente dalla cancelleria del prefetto dell'Egitto, si ha una scrittura diritta, artificiosa, 9i,grandi dimensioni, con lettere allun ate e le ature innaturali occhielli delle e assai piccoli, a e u, ure assai iccole, in alto. Qualcosa di sirnile, anche se meno calligrafico, si vede nelle formule rituali della editio gestorum dei papiri ravennati (p.e. TIADER4-5, fase. ivi, tavv. 30-34 e, parzialmente, E.L. 37, del 552 circa, proveniente dalla cancelleria del praefectus praetorio per Italiam), nel cos detto papiro Birtini (MARINI 72, fase. Cbartae latinae antiquiores, I, Lausanne, 1954, in grandezza naturale, e TJADER,cit., tav. 160, ridotto). In questi due ultimi si pu altres notare una tendenza al contorcimento delle aste, che avr i suoi sviluppi altrove e in altri tempi e che, esagerata, d vita a un altro artificio, il ghirigoro, cui si fece ricorso in casi s eciali, come, per ese7npio, i protocolli -di-alcuni papiri ravennati della fine del V e del principio del VI secolo, che hanno sfidato per secoli l'abilit di tutti i paJeografi e solo nel 1952 il Tjader riuscito a decifrare.

La costituzione del 367 fece sicuramente cessare la rimroverata imitatio caelestium liiterarum (della quale chiaro esempio, pur nella sua estrema frammentariet, il citato P. Dura 7) e le cancellerie provinciali provvidero altrimenti er i .loroatti. Certamente ognuna fece per conto proprio, ma probabilmente l'artificio cancelleresco fu analogo dappertutto e in arte sCis ir a uellOcne, qualche decennio o piuttosto un secolo prima, aveva dato la sua impronta alle litterae caelestes: l'esa erazione dei contrasti di dimensione fra lettera e lettera o fratratti costitutivi di una medesima lettera; e vi aggiunse anche il radc!Iizzamento della serit62

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Il particolarismo grafico

IL PARTICOLARISMO GRAFICO MEDIEVALE

Come noto, il disfacimento del mondo romano un processo che s'inizi assai prima e si concluse assai dopo il 476, termine convenzionale per il principio del Medioevo. I sudditi romani dei dominatori barbarici conservano ancora abbastanza a lungo, sia pure a un livello via via paurosamente decrescente, la vita e la civilt dei loro padri, divenuta anche ormai la civilt della loro Chiesa. Perci la latinit, nel campo paleografico come in quello pi comprensivo della cultura, sopravvive alla perdita del centro comune, ~n~rta di comunit grafica Jra i re ni nati dallo sm~mbramento dell'Impero si conserva almeno sino alla met del se-;;ol-;-V1. Continuano cos la loro vita da una arte le ~r;-~nizzate, con le ior~ reg;leflsse; dall'altra la minuscola ~ntica e la minuscola corsiva, usate er le ~renze uotidiane. Tuttavia uesta comunanza fondata sulla sola tradizione e non i nutrita di scambi continui, ha in s oramai i germi di una differenziazione, o, forse meglio, di uno svolgimento geograficamente ramificato: e questi germi si svolgono rapidamente allorch la irreparabilit della caduta del mondo romano resa evidente a tutti dal fallimento della ri . icazione dell'1m ero tentata da Giustiniano. Ad essa, che ha per conseguenza la defintiva sottrazione dell' Mrica ,alla civilt latina, fanno ri64

scontro in Italia l'invasione longobarda, in Gallia la sia pur rovvisoria unificazione del re no franco sotto Clot;-rio I, in Is a na l'unificazione definitiva di uello vi si oro operata da Leovigildo; e in ciascuno di questi regni s'inizia allora il processo che in pochi secoli, ancor prima di ricevere una sanzione politica, li trasformer in nazioni. Di questo grandioso processo noi dobbiamo cogliere solo l'aspetto culturale, e di questo aspetto solo gli elementi che contribuiscono a spiegare la storia dello svolgimento della scrittura: la quale, peraltro, assume ora valore 'assai significativo perch scrivere significa ormai scrivere per grammaticam, in latino; e a scrivere impara solo chi sia me in crrado elementare deve studiare la !in ua letteraria erch il latino voI are non si scrive e le lin ue volgari in formazione dovranno 'attendere ~o~ secoli rima di assur ere alla di nit di lin ue scritte. ---ci significa che, annullata ormai la classe dirigente romana, centrale e locale; scomparsa l'utilit dello studio della retorica e dell'eloquenza come mezzo di partecipazione alla vita pubblica; ridotta la vita sociale a una elementarit che esclude qualsiasi raffinatezza; privi di esigenze culturali ed ancor quasi selvaggi i barbari, due soli ordini di persone rimangono de ositari di ist~ alla cui soddisfazione necessario l'uso della scrittura: li uomini di legge e . li ecclesiastici. Tra i rimi possiamo com rendere, in largo senso, anche coloro che formavano le cancellerie dei re barbari , resso i uali la necessit dell'uso della scrittura si fece sentire non a pena, cessato il furore della con uista, fu necessaria una _or$anizzazione giuridica e amministrativa del paese occupato. Ma non dobbiamo dimenticare nem65

Paleografia latina

Il particolarismo grafico

meno, pi in basso nella scala s~i~le i gi~dic~ e. i notai o comunque gli scribi pubbliCI, depositati di una istanza documentaria, insopprimibile fin dal principio per la popolazione romana e sbito estesa. ai barbari, quando, a partire dal secolo VI, le loro leggi furono redatte in iscritto e i loro giudizi e i loro negozi, relativi ormai a sistemazioni permanenti di questioni di propriet terriera, ebbero necessit di conservazione a tempo indefinito. Dove costoro im arassero insieme con la scrittura, le ne<;!:ssarie co nizioni uridic~e. olt~e che linguistiche, non ben chLa.!?: le scuole nnci ali dovevano essere resso le corti re ie: a Compigne, a Soissons o a Quierzy per i Merovingi, a Pavia per i Longobardi, ma scuole minori a og iate o no a uelle_ecclesiastiche e addirittura scolette ridotte al semplice inse~en;o dato da u~aio, da un curiale, da u~crib~ pubblico al suo sostituto e futuro successore dovevano esistere un o' da et tutto. Le cancellerie ma ziori elaborarono ben resto una ro ria e s ecifica scrittura cancelleresca, imitata dalle maggiori curie cittadine; i. semplici scribi si limitarono all'uso, eredg,ato dall'et recedente della minuscola corsiva. Senonch, cessati o largamente ridotti gli scambi culturali a largo raggio, uella corsiva rende atte giamenti e sviluppi diversi nelle varie regioni 7, talora, addirittura nelle varie localit: sicch dall'originario ceppo unico si svolgono varie corsive n u o v.e che si usa distinguere col nome del paese in cui sono impiegate: cos, per esempio, nei secoli VI e VII, accanto a ~generica corsiva nuoy ~a dell'Italia settentrional~, si possono segnala~e una corsiva lombarda, una corsrva veronese, una corsiva ravennate una corsiva lucchese, ecc. Con ci, naturalmente, non' s'intende dire che si formino veramente diver i
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generi scrittorii: si tratta di sem lici variet ocali di una scrittura unica, la minusco a corsiva, che si suole distinguere per sod is are non tanto esigenze metodiche quanto esigenze pratiche. Dell'istanza letteraria riman ono invece de ositari li ecclesiastici, a leggere i libri liturgici, a intendere, a spiegare, a insegnare le Scritture e le opere dei Padri della Chiesa, e a comporre essi medesimi sermoni ed omelie. A studiare occorrono libri e s arita l'antica editoria, libri non si hanno se non si trascrivono. Nascono 70s li seri toria monastici e vescovili che hanno sede presso le scuole pi importanti, anzi, in certo senso, sono essi medesimi le scuole, e raccolgono presso di s biblioteche, composte di codici antichi di diverse provenienze e di codici nuovi via via trascritti dagli seriptores.

Gli seri toria costituiscono uasi tante isole di cultura, pi o meno grandi e importanti, pi o meno fittamente sparse entro vasti territori incolti; e l'elaborazione della scrittura latina vi si frammenta e vi si differenzia. A arte la ca itale e l'onciale chiuse nella loro canonizzazione, nell'Euro a continentale ciascuna di uelle isole aveva ereditato da una arte la minuscola corsiva, dall'altra l'onciale insieme con le forme rafiche della minuscola antica, ivi comyresa la semionciale; non per quella matrice comune dell'una e delle altre- che, nel mondo romano, era la scrittura normale del tempo. La differenziazione locale della corsiva, che parte dalle forme stesse di quella scrittura e non pi dai loro dimenticati archetipi un tempo esistiti nella normale , fa si che ora la corsiva, anzi le varie corsive nuove e la libraria, anzi le librarie non siano i sentite come due articolazioni arallele di un unico complessg grafico ma
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Paleografia latina

Il particolarismo grafico

E.iuttosto come forme diverse, distinte e. fors~ anch: ano titetiche: sicch il problema della canomzzazione di una scrittura libraria minuscola, ~i implicitamente risolto nell'et romana si ria re nuovamente con termini mu. tati e con impostazione forzatamente particolaristica. Ogni scrittorio, anzi forse ogni scritto~od ogni generazione di scrittori del medesimo scrittorio, va in cerca di una minuscola libraria, della ro ria minuscola libral.lli: e ~er ra iung~, ~ muove dalla corsiva, traccian. dola con mano posata e calIigrafizzando a nei suoi elementi, o muove dalle librarie gi esistenti (generalmente all'oriciale piuttosto che dalla semionciale) tracciano e con mano pi corrente, rompendo il loro canone e inserendovi lettere di altri a abeti. uestl tentativi talora si fermano da una parte allo stadio di scritture sernlicemente s e m i c o r s i v e e dall'altra a quello di onciali e semionciali correnti e miste o r u s t i c h e ; talora, invece, raggiunoono un e uilibrio e un risultato, dando vita a minuscole librarie svariatissime, che si convenuto chiamare p r e c a r o 1i n e e specificare col nome dello scrittorio in cui sono state elaborate o dello scrittore che le ha create o anche, talvolta, con la indicazione di alcune lettere caratteristiche. A loro volta, codeste precaroline possono esaurirsi cos rapidamente come sono nate e scomparire senza lasciar trae__ cia, ma possono anche elevarsi a t i p i , allorch il loro uso permane per qualche tempo o si estende fuori dello scrittorio nel quale sono state elaborate. Tuttavia, uesto anorama di articolarismo scrittorio esas erato, di elaborazione disordinata dell'eredit rafica romana non comune a tutto l'Occidente: esatto per l'Italia (anzi a artire dalla fine del secolo VIII, _per la so a Italia settentrionale e centrale), per la Fran68

da per la Rezia, per la Bor o na, per la Germania o ~1iOYer quella parte de a Germania che~ rimasta sotto l'influsso della cultura latina cio, in definitiva, per le re ioni renane lo molto meno per i paesi pi eccentrici dell'antico Impero romano e Isole britanniche, la penisola iberica e, pi tardi, anche l'Italia meriaronale) ove, attraverso proce diversi, non sempre facili a seguirsi e ancor pi difficili a motivarsi storicamente, gli scriptoria locali si accordano nella formazione e nell'uso di scritture librarie canonizzate, minuscole o mmuscoleggianti, variamente dedotte dalle romane, estese a tutto il territorio occupato dalle rispettive naz10nilit in formazione. Queste scritture, che a causa ella loro caratterizzatissima canonizzazione attrassero per lungo tempo in modo quasi esclusivo l'attenzione dei paleografi e furono credute segnare il momento culminante dell'evoluzione della scrittura latina nel Medioevo, sogliono raccogliersi sotto la comune denominazione di n a z i o n a fi , tutt'altro che inesatta e certamente da conservarsi, purch ad essa si dia un significato culturale, riferendola a nazionalit in via di formazione e di evoluzione dal comune ceppo della cultura latina, e non un significato etnico, riferito alle sole popolazioni dei barbari invasori. In conclusione, il com lesso e vario ..;I..:u;:.;a:,:dr:;.::.::o---:;d: -..l svolgimento della scrittura latina nell'alto medioevo offre un elemento di continuit, rappresentato _dalla permanenza dell'uso delle vecchie librarie canonizzate e dal ~ comWie della minusCOiiicorsiva, articolato in variet locali; e un elemento di differenziazione, costituito dalla formazione di scritture cancelleresche o quasi cancelleresche e di precaroline, espressioni varie di un trava Ho unico del filone della scrittura romana. Come
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in concreto e in particolare questi elementi si combinino e si articolino pu essere chiarito solo da un sia pur sommario e necessariamente generico esame su base geografica. Nelle I sol e b r i t a n n i h e l'influenza romana -;;rascarsa: l'occupazione, cominciata sotto Claudio, compiuta sotto Adriano e finita intorno al 400 con la partenza dei Romani , tanto rimpianta nel VI secolo da Gildas aveva avuto carattere militare e commercia!s. non di penetrazione culturale; l'invasione degli Anglosassoni aveva poi ricacciato nel Galles e nella Cornovaglia i pochi residui di cristianesimo originario. La cultura latina, secondo l'opinione tradizionale, autorevolmente esposta dallo Schiaparelli, ~ invece trovato asilo nel corso del secolo V in Irlanda (che non aveva ~t~ oc~upazione roman~ove la popolazione _celtica accolse benevolmente i missionari che portavano il Verbo, ~convertl Cristianesimo, si aggrupp in monasteri illustri; e dopo poco da evangelizzata ~ fece evang~lizzatrice della rossima In hilterra. I monasteri successivamente fondati dagli Irlandesi prima nella Northumbria, poi nella Mercia, nel Wessex e nel Kent diffusero insieme libri sacri e cultura, sicch quando, nel 715, ebbe fine il conflitto fra la Chiesa celtica e la romana in tutte le Isole britanniche, ad eccezione della Scozia, era ormai gi diffusa l'arte e la scrittura irlandese. Nel 1947 il Masai ha sostenuto che il processo fu invece esattamente inverso: culla dell'arte e della scrittura insulare sarebbe stato il Northumberland e di n l'arte libraria si sarebbe diffusa insieme nell'Irlanda e nell'Inghilterra meridionale. La sua opinione si appoggia sulla mancanza di datazioni certe di codici insulari prima della fine del sec. VII e su confronti sti-

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listici della loro ornamentazione: brillante e seducente, ma occorre esaminare come possa conciliarsi coi sicuri dati storici, i quali mostrano una precedenza di circa un secolo nell'introduzione del Cristianesimo, del monachesimo e della cultura in Irlanda in confronto dell'Inghilterra. Comunque, sta di fatto che i 'primi contatti delle popolazioni insulari con la civilt latina furono librari e letterari: librari i primi modelli della scrittura e libraria anche l~elaborazione che essi ne fecero. Della quale sono documenti gi avanzati il salterio della biblioteca di Dublino conosciuto col nome di Cathach (combattente) di s. Colomba (t 597) e, secondo una tradizione parsa accettabile a molti, da lui stesso trascritto (C.L.A. 266), nonch il Codex Usserianus primus dei Vangeli (C.L.A. 271), bench forse scritto a Bobbio, che si data di solito al principio del secolo VII. Ad evoluzione compiuta, verso la fine del secolo VII, si formata una scrittura canonizzata calligraficissima che nel Medioevo si indicava col nome di littera; tunsae e che . so ito si dic;ricalcata"":Sclla semionciale ma commista ~on elemen~li, mentre forse p~sibile spiegare i ac' ente uesta mescolanza facendola risalire direttamente alla minuscola antica non canonizzata. Avuto riguardo alla sua origine, lo Schia arelli la chiama 5 e m i o n c i a 1e i n sul a r e mentre il Lowe,- sebbene sostanzialmente le sue forme corris ondano a u le de a mmusco a romana, preferisce designarla come ma u o a 1 n sua r e perch lo sviluppo delle aste m co ronto e corpo delle lettere minimo. . C~a~teristicagenerale di questa scrittura l'estrema, maIU:ratlSSlmacalli raficit la s iccata rotondit, il pesante chlaroscuro verticale, il minimo svilu o delle aste; ~71

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Pateografia latina beto , fondamentalmente, semionciale (con l'eccezione della D, ora minuscola ora onciale, della F, della N, della R, della , rev' entemente maiuscole); e aste ascendenti hanno, all'inizio a o iato a sinistra un caratteristico in rossamento a' forma di triangolo col vertice in basso.

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Fig. 7

sai, per il quale la maiuscola creazione inglese, pensa piuttosto a una derivazione diretta dai modelli romani elaborata nei monasteri irlandesi. In realt, a una connessione con modelli romani in minuscola primitiva diversa dalla semionciale potrebbe accennare la caratteristica ~ isa di n con la prima asta allungata in basso, che si pu confrontare con quelle di P. Oxy. 668 (C.L.A. 208), di P. Ryl. 61 (C.L.A. 224), di P. Ryl. 478 (C.L.A. 227), di P. Ryl, 472 (facs. ivi e KIRCHNER, 4 b), ecc. Carattere fondamentale della minuscola insulare (littera scottica) il tratteggio manierato delle lettere con occhielli e archettf molto acuti, con aste discendenti molto rolun~te, con il chiaroscuro di regola uasi orizzontale con il caratteristico in rossamento a tri 010 rovescialto all'inizio delle aste su eriori con le ature s ecialiJ diverse da quelle delle scritture continentali. Per quel che riguarda le singole lettere, si veda alla figura 8 (LE in cin ue forme, , ,r, s, 2.

Le sin ole lettere i caratteristiche sono la A la B la D in due forme, la F, la G, la L, la N, e altreslla legatura et con il ta '0 della t orizzontale anzich ob' uo come nelle scritture continentali (vedi fig. 7). Splendidi esempi di maiuscola insulare sono l'evangeliario di Lindisfarne o Book of Durham (tav, VIID, del principio del sec. VIII (C.L.A. 187) e il codice dei Vangeli detto Book of Kells del sec. VIIIIX (C.L.A. 274); ma non possono essere dimenticati il Codex s. Ceaddae dei Vangeli, della prima met del sec. VIII (C.L.A. 159); il Vangelo di Mac Regol, del sec. VIII-IX (C.L.A. 231); l'Evangeliario di Canterbury, della fine del sec. VIII (C.L.A. 214). La maiuscola insulare_pu avere tratteggiamento rustico , come, per esempio, nell'Orosio ambrosiano del VII ~ (C.L.A. 328), nel Liber pontificalis della Chiesa di Sherborne, della fine del sec. X (STEFFENSJ71a) e in altri codici: comunque, in ambedue le variet il suo periodo di massimo splendore nel secolo VIII. Nel IX i manoscritti si fanno pi rari, nel X sono eccezionali. L'economia grafica imponeva peraltro, che, accanto a questa scrittura di lusso se ne form~ una .Ri raida mane evole economica: e fu la m i n u s c o l a i n sul a r e detta dagli inglesi pointed hand, derivata, secon o o Schiaparelli, da sviluppo spontaneo ed esagerazione del tratteggiamento della maiuscola rustica pi antica (p. e. quella del Oathach ). mentre il Ma-

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~ture con i; 3. legature con s 4. le ature ma mu mo, tio; 5. le ature nit vit e dit con il'asta ta liata e valore di com~dio per dicit; 6. nesso di et tironiano (a forma di 7) con r nel com endio per et reli ua; 7. nesso or). La minuscola insulare era i formata ne li anni 680-691, data sicura dell'antifonario di Bangor, ora alla biblioteca Ambrosiana di Milano (C.L.A. 311). Al periodo del suo maggior fiore, cio ai secoli VIII e IX appartengono codici bellissimi fra i quali potranno essere ricordati lo stowe issal , irlandese e il Book of Nunnaminster , inglese (C.L.A. 268 e 199), il Book of Armagh (C.L.A. 270), il
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Prisciano sangallese (STEFFENS 50a e nostra tav. IX). Nel corso del sec. X, sotto pun o o della concorrenza della CarOlina, la minuscola -insulare da una parte si arrotonda aluanto, ma dall'altra irrigidisce ancor i la sua maniera e ne escono codici come 1' Exeter Book (N.P.S. 9), il salto, rio di Salisbury (P.S.I., 189), ecc. Questi caratteri continuano ancora nel secolo seguente, ma con l'invasione normanna la scrittura insulare scom are in In~hilterra,~stituita dalla minuscola carolina. Continua, invece, in Irlanda, ove erano state conservate le forme acute che ora, per reazione, si irrigidiscono e si accentuano con esagerazione del canone, giungendosi a stilizzazioni estreme come quelle del Boezio laurenziano, del secolo XII (BARTOLONI, 34) o del salterio di Coupar-Angus, del sec. XII-XIII (EHRLE-LIEBAERT, che 24) forse l'ultimo codice insulare di notevole importanza anteriore alla scomparsa di questa scrittura anche in Irlanda o nei centri strettamente collegati con !'Irlanda. La scrittura insulare (che in atria nella sua forma minuscola, fu usata ~heer i documenti) ebbe notevole diffusione anc e nel continente, ove fu ortata dai monaci irlandesi i quali, animati dal medesimo spirito missionario che li aveva spinti nel secolo VI ad evangelizzare la Nortumbria, la Scozia e !'Inghilterra, nel successivo varcano il mare e fondano, in Francia, in Germania, in Italia monasteri come quelli di Luxeuil, di Corbie, di Pronne, di S. Gallo, di Bobbio che divengono in breve centri culturali di grandissima importanza, donde i peregrini scotti restituiscono al continente quella cultura classico-cristiana che dal continente avevano ricevuto due secoli prima. Si ha cos un notevole gruppo di codici continentali in scrittura insulare, fra i quali si potranno ricordare I'Oroso ambrosiano D. 23 sup. (C.L.A. 328) o il s. Agostino torinese A. II 2 (C.L.A. 441), bobbiesi del secolo VII; il codice parigino 9382 dei Profeti (C.L.A. 577) scritto a Echternach nell'VIII; il Columella ambrosiano L. 85 sup. (STEFFENS, 54b), scritto al principio del sec. VIII a Fulda," ove la minuscola insulare era usata in quell'epoca anche per il cartulario del convento
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~TEFFENS 54a); e ancora tra il 1069 e il 1082, a Magonza, icune pagine el Chronicon di Martino Scot? sono nell~ medesima scrittura (EHRLE-LIEBAERT, 3). L influenza irlan2 dese fu notevole su certi tipi di precarolina ma s?prattutto ebbe importanza grandissima nella formazione del sistema abbreviativo medievale. Condizioni culturali diverse da quelle delle isole britanniche si avevano, nel V e VI secolo in G a Il i a , dove la latinit non solo aveva manifestazioni letterarie randiose --;;;me il so enne crepuscolo della poesia assica, che si riassume nei nomi di Rutilio Namaziano, di Sidonio Apollinare col suo circolo, di Venanzio Fortunato, ma aveva ra iunto diffusione capillare nella vita sociale ed era a poggiata politicamente a una perfezionata organi~zione amministrativa. Ci, tradotto in tergrafici, significava non solo .larga diffusione di codici in scritture canonizzate o in minuscola Iimitiv!., ma anche uso corrente e generale della minuscola corsiva uale scrittura er tutte le occo~e ~ondianeJ e robabilissimo uso negli officia del prefetto del pretorio, dei sei consulares e degli undici praesides che vi avevano stanza di una scrittura cancelleresca diversa dall'imperiale, ~ei cui caratteri possiamo Torse farci un'idea ricordando ci che si detto pi addietro sulla scrittura delle cancellerie provinciali. Alloro arrivo, i Franchi non distrussero affatto l'impalcatura amministrativa romana come faranno pi tardi i Longobardi in Italia: se ne imEadronirono essi esercitandone le funzioni o direttamente o per mezzo di collaboratori galloromani, specie ecclesiastici, che Clodoveo si era facilmente acquistati con la sua diretta conversione dal paganesimo al cattolicesimo, in grazia della quale poteva sembrare il difensore della Chiesa romana di

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Paleografia latina fronte alle altre popolazioni barbariche, gra cnstiane da tempo ma ariane, che del loro arianesimo facevano una religione nazionale opposta e contrastante al cattolicesimo dei Romani vinti ed oppressi. Naturalmente, impossibile oggi seguire il Fustel de Coulanges e il Pirenne nella ardita affermazione che il governo merovingico era per pi di tre quarti la continuazione di quello dato alla Gallia dall'Impero romano, perch ben diversa cosa sono in realt, la perfezionatissima burocrazia romana e la modesta amministrazione del regno franco: tuttavia sembra assai probabile che la cancelleria regia si sia inn~ ta sull'officium del refetto del retorio o comun ue modellata su esso, e ne abbia altres1 assunta la scrittura s eciale. c~

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attraverso uella via deve essersi com iuto il secondo assO: l'estensione dell'uso della scrittura cancelleresca regia at;rtti i documenti scritti nel re no dei Franchi. E fu estensione meccanica, senza mutamenti n adattamenti degni di rilievo, s perch questa scrittura era uscita dalla cancelleria gi chiusa in un caratteristicissimo canone che era difficile rompere, e si perch, divenuta la Francia per gran parte paese di droit coutumier, l'esigenza della documentazione scritta era poco sentita, e quindi l'uso della scrittura a tale scopo relativamente poco intenso. Occorre dire subito che del processo descritto, per quanto chiaro e convincente possa apparire, non si hanno prove sicure, e sono possibili altre, diverse e forse inverse ipotesi che, per non essere ancora state sufficientemente elaborate non qui il caso di esporre. Fatto certo , peraltro, che tutti i di lomi a noi ervenuti dei re merovin i (sono 38, dall'anno 625 al 717-722, e tutti pubblicati in facsimile fototipico da LAUER e SAMARAN, Les diplmes originaux des Mrovingiens, Parigi, 1908) sono in uesta scrittura che vi a are canonizzata sempre ugua e e gi formata fin dall'inizio; e che anche le carte rivate er le uali si ossono vedere i facsimili non foto rafici, di LETRoNNE,Diplomata et chartae merovingicae aetatis, Parigi, 1848 e TARDIF,Archives de l'Empire, inventaires et documents facsimils de chartes et de diplrnes mrovingiens et carlovingiens, ivi, 1866, sono parimenti nella medesima canonizzatissima scrittura. ---C;;me caratteristica fondamentale della merovingica si suol segna are un aspetto generale compressione laterale il quale in realt sembra rodotto necessario dell'artificio cancelleresco dell'allun amento delle lettere e conseguente restrin imento de li occhielli e dellecurve. L'esagerazione dell'altro artificio cancelleresco consueto che il raddrizzamento della corsiva naturalmente inclinata porta a una
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Su questa base quella di una minuscola corsiva gi cancellerescamente atteggiata - essa deve aver ben presto lavorato, esagerandone l'artificio, cercando di differenziarla dalle altre cancellersche provinciali forse an:.ora in uso nell'Impero con l'imprimerIe spiccati cara tten .stintivi e con l'imporIe un canone specialissimo. Si giunse cos, probabilmente assai presto, alla formazione di una nuova scrittura cancelleresca canonizzata alla uale molti secoli do o i a1eo rafidcti:er~ nome non ingiustificato, di m e r o v i n i c a (tav, X). Ess~ usata anche per la corrispondenza con le oche autorit locali rimaste, alle quali non fatto divieto di usarIa a loro volta~cos1 la merovin ica formatasi artificiosamente nell'mbito del alatium, si diffonde ed imitata negli uffici rovinciali, cio, per quanto ci dato sapere, ~oprattutto nelle curiae divenute ormai solo uffici di redazione e registrazione di documenti privati. E oich robabilmente da esse uscivano o in esse si formavano e si educavano i rimi notai salici e cancellieri ripuari,
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limiti cronologici, essa usata, oltre che nella. c~celle~ia merovingia (esempio tipico e noto il giu icato di Cll erICO t. Denis del 6?5, V. STEFFENS,28 ~ co~plet?,. E.~. 38) anche in uella del Caro Ingl,C!aPlpInO (cf. 11privilegio per' Fulda d:l 760 in STEFFENS,40) a Car1oma~no (v. il privilegio per il medeSImO monastero, del 781, 10 STEFFENS, ~ e a Lodovico il Germanico (v. il privilegio per prete Otullodi Pfohren, dell'856, STEFFENS 59). A guest'eeoca ha gi subito forti influenze caroline, sia sostanziali (nella forma di alcune lettere) sia forI;;ali (nell'allineamento e nella regolarit); da allora in poi, come si dir pi avanti, si potr parlare di via via meno forti influenze merovingiche sulla minuscola diplomatica della cancelleria piuttosto che di persistenza della merovingica pura.

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l~ ature st:e,tte e numerose, non hanno sempre carattere di spontane~ta, m~ s esso sono irre olari forzate e artificio~ Caratteri tutti ~h.e.accennano, con un artificio sovrapposto a un alt:~ artificio, a una canonizzazione cancelleresca da una base gia cancellerescamente stilizzata Si giunse cos a rappresentare - dice lo' Schiaparelli _ co~e elemento a s la Jineetta unitiva fra due lettere: vale a dire c~e la le atur~ talvolta impropria ed apparente. Per quanto riguarda le singole lettere si veda la figura 9 1 . . Id' ' , ,e SI noti a ~ppla fo.rma di e e di u (posata e dritta); per le legature SI osservmo quelle di a innalzata (fig 9 2 . , a? ); que Ile di e con J'occhiello staccato e rimpicciolito,,ac, ae, quelle di r acute.e qu~~e di s tonde (fig. 9, 3, be, ce, re, ri, ro, sp) e quella, di u ?lrma ~on o crestata (fig. 9, 4, quod). . ~ell so dI 1~?!~~~!I~carte pubbliche e private) la meroVl~gIC~sl~n~tto il territorio sotto influenza franca: quindi, oltre ,che alla Francia propriamente detta, anche alla Bor ogna~ alI ~emagna, alla Baviera e, per un certo tempo an~e alla R~zla e all'Italia nordoccidentale) per la quale puo vedere Il documento di fondazione dell'abbazia della Novalesa, del 726 (FEDERICI, 14). Per quanto riguarda i

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La scrittura nazionale franca , dunque, al contrario della anglosassone, essenzialmente documentaria, an; _lleresca. Ci lasciava aperta la grossa, vecchia questione della scrittura libraria che, prossima alla soluzione nel mondo romano, era stata respinta in alto mare dalla frattura dell'unit grafica latina e da allora in poi era stata oggetto della ricerca delle singole scuole scrittorie. Esse continuavano ad usare 1; maiuscole canonizWe(basti citare i molti manoscrittionciaiiattribuibili ~scrittorio di Lione, v. Lowa, Codices Lugdunenses antiquissimi, Lione, 1924, tavv. 2-4, 6-20, 23-26, 28 e sgg.), ma, a partire quanto meno dalla met o dalla fine del sec. VII, la esigenza di u~rittura pi economica e di lettura meno faticosa s'impone anche in Francia. Sfhanno tentativi di calligrafizzazione della scrittura corrente che in qualche luogo (p. e. Tours, v. l'Eugippio par1gInO n. a. 1575, C.L.A. 682, o il Gerolamo di pinal 149, C.L.A. 762) partono non gi dalla minuscola corsiva il cui uso in Francia doveva essere ormai sparito nel secolo VIII, ma dalle semicorsive o dalle minuscole pri79

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Paleografia latina rmtive di codici di tradizione romana; altrove, invece, partono da tracciati cancellereschi gi artefatti, e ne nascono codici come il famoso Avito papiraceo parigino del secolo VI (C.L.A. 573), che ha indotto molti a sospettare gi in quell'epoca un avviato processo di canonizzazione della merovingica, di cui quel manoscritto sarebbe un documento riflesso. uesto processo in molti, anzi forse nel pi dei casi (specie negli scrittorii della Francia centrale e meridionale), d luo scritture individuali, ma qualche volta anche alla formazione di tipi degni di essere particolarmente distinti. Sotto questo riguardo, particolare attenzione deve essere dedicata agli scrittorii, di fondazione irlandese, di Luxeuil e di Corbie. A Luxeuil, nella seconda met del secolo VII, appare una scrittura stilizzata, legata, callirafica, di evidente derivazione merovin ica con la a aperta le cui curve tendono a spezzarsi angolarmente, la e strozzata con la base arrotondata che nelle frequentissime legature a destra assume fi ura uasi di un 8 le legature con t molto strette, nelle quali la t p'rende forma uasi di E (fig. l O, 1). La localizzazione e la datazione di questa s c r i t tu r a d i Luxeui1 (scriptura Laxooiensis sono assicurate da un manoscritto delle Omelie di S. Agostino appartenente alla collezione di Pierpont Morgan, n. 334, che reca la sottoscrizione apud coenobium Lussovium , nell'anno XII di Clotario III, indizione XIII, il che corrisponde all'anno 669. Il Lowe, nella importantissima prefazione al VI volume dei suoi preziosissimi Codices Latini Antiquiores, in grazia dei quali solo comincia a esser possibile uno studio sistematico delle precaroline, enumera 30 codici, interi o frammentari, scritti totalmente o parzialmente in questa scrittura, e fra essi noteremo il s. Gre80

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grafico

orio della capitolare di Ivrea, scritto, a quanto pare, ~er Desiderio, vescovo di quella citt alla. fine .del secolo VII (C.L.A. 300 e nostra tav. XI), il Lecttonarzum Luxoviense di Parigi 9427, del secolo VII-VIII (C.L.A. 579), il codice dei Moralia di s. Gregorio della capitolare di Verona XL (38), pure del sec. VII-VIII (C.L.A. 479), ecc. Nel corso del sec. VIII, a uanto are uesta scrittura cade in com leto disuso. Sembra eraltro che ad essa ossa connettersi un'altra stilizzazione della merovingica, caratterizzata dalla a a erta an olare a guisa di " e dalla z alta so ra e sotto jJ ri o in uattro tratti (fig. 10, 6), indicata dai paleografi come scrittura a-z di Laon sebbene la sua localizzazione, per quanto pro 1)' e, non SIa del tutto sicura. Fu certo meno importante e diffusa della Luxoviensis, e il Lowe ne segnala solo otto codici, fra i quali potranno essere ricordati il s. Agostino di Parigi 12168 (C.L.A. 630; E.L. 65); il s. Gregorio di Londra, B.M. 31035 (CoL.A. 174); l'Orosio di Laon 137 (C.L.A. 765), tutti della met o seconda met del sec. VIII. Nel corso del secolo VIII il posto d'avan ardia nella elaborazione della scrittura libraria in Francia assa al ma-

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~ero di Corbie, filiazione di uello di Luxeuil, salito a grande splendore nella seconda met di quel secolo sotto il reggimento successivo degli abati Leutcario (vivente nel 765), Mordramno (t 780) e Adalardo, zio di Carlomagno.
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Alcuni codici or4nati dal rimo di essi (p.e. il s. Ambrogio di Leningrado F. v. 1. 6, facs. LINDSAY,in Palaeographia Latina , fase. I, Oxford, 1922, tav. 3) sono in una minuscola rossa avente er caratteristica la N maiuscola con l'asta trasversa quasi oriz~ontale ~ uasi ;wata sul rigo: que. Sta scrittura, designata in genere col nome di tipo di Leur, cario , non ebbe grande influenza sul successivo svolgimento della scrittura a Corbie, ma tuttavia importante perch documenta un nuovo indirizzo scrittorio, quello del ritorno alla elaborazione della minuscola antica anzi robabilmente della sua calli rafizzazione semionciale, che gli fornisce la base e quasi tutte le lettere e che era sconosciuto a Luxeul. In questo indirizzo, un ulteriore e lungo passo in avanti compiuto sotto Mordramno successore di Leutcario, ai cui tempi fu scritta la maggior parte di una rande Bibbia in 12 volumi (ne rimangono cinque nella biblioteca di Amiens, 6, 7, 9, 11, 12, C.L.A. 707) in una minuscola gJossa, caratterizzata dalla doppia form~della N (maiuscola e minu~ola) e della A (minuscola aperta e onciale), dall'uso della y puntata insulare e soprattutto da grossi nodi al principio delle aste discendenti di f e di s (fig. lO, 3) alla quale stato dato il nome di tipo di Mordramno . Essa cos vicina alla carolina che molti paleografi si rifiutano di farne un tipo autonomo, e lo stesso Lowe ritiene si distingua dai pi antichi esempi di carolina della scuola di Tours per il solo fatto che mette in evidenza soprattutto le aste dritte mentre gli scribi turonensi mettono in evidenza soprattutto i tratti curvi. Le scrl!ture di Leutcario e di Mordramno rappresentano un tentativo di trarre una scrittura nuova dalla rielaborazione della semionciale. Ma accanto ad esse e assai pi intensamente di esse erano in uso nel medesimo monastero altre due scritture diverse, che ripetono altrove la loro origine. La- pi antica di esse (circa met del secolo VIIIl una semicorsiva, caratterizzata dalla a aperta e d uso costante dlla N maiuscola di una e non occhiellata, co~m io sviluppo della base arrotondata e tratto superiore spinto in 82

alto, terminante ~on un in ro amento (fig. io, 4), e desi- ~ gna1:acol nome dl_< tlQo e-n l. chiaramente mdl endente dalla merovingica, e porc nella Francia settentrionale, a quel1'epoca, della .min~sc~la corsiva romana si e:a p:rduta ogni traccia, non SI puo ricollegarla che alle seID1COrSlVe romane del IV-VI secolo, facilmente conservate in codici evidenteUleilte pervenuti alla biblioteca del monastero. Da una accurata e ricercata stilizzazione della merovingica nasce invece la scr~ttura ~~rbeiense pi c?ratteristica, nata forse quan- ./j._ do ormai era gla formata la minuscola carolina e usata, an- [" che ~i primi due o tre decenni del secolo IX in tropp9t..~'" ineguale concorrenza con essa. Le sue lettere pi caratteri~ stiche (una a simile a una i accostata da una c e una b con trattino. o:izzontale .3W-0ggiato all'~sta) le hanno fatto dar~ il nome di ipo a-:rJ~, ma notevoli sono altres le forme di c, e, r p, 0, (cf. fig. lO, 5); ha tratteggiamento elegante, sottile e ricercato, nel quale si riconoscono agevolmente influenze insulari. Se ne conoscono 35 codici, sparsi un poco per tutte le biblioteche d'Europa, fra i quali si potranno ricor I, dare il Venanzio Fortunato di Leningrado F. XIV. I + Parigi ~! 13084 (C.L.A. 650), il Passionario di Torino n.v. 3 (C.L.A. 446 e nostra tav. XII), l'Ambrogio di Cambridge, c.c.c. 193 (C.L.A. 124), ecc. Non qui il caso di soffermarsi su altri tipi riconosciuti da alcuni paleografi (tipo l, es. nel s. Gregorio di S. Gallo 214, C.L.A. 924; tipo h o di Borgogna, es. l'Origene di Lione 402, C.L.A. 770) che si sono rilevati poi classi artificiosamente formate in base a una caratteristica unica piuttosto incerta. Maggior consistenza ha, invece, un'altra stilizzazione della m~ingica conosciuta come tipo b per la caratteristica del trattino appoggiato all'asta di questa let~ra, ,!!la identificabile anche, pi che per l~ a a forma di o e c accostate, comune a molte precaroline non solo francesi, per lo strano arricciamento della rima asta di questa ~ra in le ature come a ,ap' ecc. (fig. lO 2). Non se ne COnosconomolti codici;8i possono citare il Sacramentario geIasiano vaticano Regin. 316 (C.L.A. 105), il s. Gregorio e s. 83

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Agostino di Atun 20 (C.L.A. 719); i Vangeli di Montpellier 3 (C.L.A. 791).

A artenenti a un medesimo ambiente culturale e olitico e uindi strettam~ collegati a uelli francesi e parimenti soggetti in larga misura a influenze insulari' sono gli scrittorii g~anici, fra i quali, oltre gli antichi centri romani di Colonia, Magonza, Ratisbona, Augusta, sono da ricordare i monasteri di fondazione medievale, come quello di Reichenau, quello di Fulda, quello di Lorsch, quelli di Pfafers, Murbach, Stavelot, Freisingen, ecc. In questi scrittorii si lavor molto e molti codici in essi prodotti sono giunti sino a noi: se ne possono vedere abbondanti saggi nei volumi VIII e IX dei C.L.A. dedicati ai manoscritti conservati nelle biblioteche tedesche. Ma le precaroline che vi si elaborano, ancor pi di quanto si ~dr i~ti succedere in Italia, rimangono semplici scritture individuali, per lo pi dure e pesanti, ~che quando (com~uccede nella massima parte dei casi) si liberano da molte legature corsive. Anche dopo le molte accertate o assai probabili localizzazioni di quei manoscritti fatte dal Lowe e da altri non stato possibile riconoscere un tipo grafico specifico dell'uno o dell'altro scrittorio. Unica tendenza grossolanamente comu~ a tutti sembra, forse, quc:,llaverso lo svolgimento di forme analoghe a quelle che - pi fini, pi eleganti, pi leggere - saranno poi peculiari della minuscola carolina. - ---Diver;-;mente, invece, accade nella Svizzera ove gi dal Traube era stato identificato un particolare tipo di scrittura che egli chiam ~tica (tav. XIII) e che le ricerche successive, soprattutto per merito del Bruckner, benemerito editore degli Scriptoria medii aeoi Heluetica (voll. 8, Ginevra 1935 sgg.) hanno successivamente con84

dotto a distinguere in due variet, la r e t i c a c u r i e n2-e vera e propria, usata neHa re ione di Coira, cio in quella che ai tempi romani era detta Rhaetia prima, e la scrittura a l a m a n n i c a I usata ~allo, a Reichenau e, in genere, nella regione intorno aUago di Costanza. Il tipo retico, grazioso, elegante, aggraziato, ha la t con ampia ansa e la a simile a due c accostate e mostra parentela con ,le scritture precaroline italiane dell'Italia settentrionale; il tipo alamannico ebbe la sua culla nel monastero di S. Gallo, ove intorno al 760 oper lo scriba Vinitario che, sebbene tutt'altro che buon calligrafo, fu capo dello scrittorio. Al periodo di Vinitario il Bruckner fa seguire quello di Valdo (770-790) poi quello della perfezione, sotto l'abate Gosberto, fino al1'820 circa: uno degli scribi pi notevoli di questo periodo Wolfcor, attestato documentariamente negli anni 817-822. Esempi della scrittura di Vinitario si possono vedere negli Excerpta biblici di S. Gallo 11 (C.L.A. 896; KIRCHNER b); saggi di scrittura retica nel Sacramenta36 rio di S. Gallo 350 (C.L.A. 939) o nella Legge salica di Besanon 731 (E.L. 74), di scrittura alamannica nel s. Gregorio Vat. 583 (C.L.A. 7) o nella Regola di s. Benedetto di S. Gallo 914 (STEFFENS52a). ~ Ancor pi vario e comp esso c e in Francia lo I svolgimento della scrittura in I t a l i a nei secoli VII e VIII e nei segueQ,tifino al XII e a XIII. Qui pi che .<-r>nr-1Cin ogni altro luogo la cultura romana aveva permeato capillarmente tutta la vita sociale, qui o ni ceto della popolazione era in grado di leggere e di scrivere, qui la I~ minuscola corsiva, scrittura corrente per tutte le evenienze quotidiane, contin~ :id~~ere usata re olarmente, non solo durante il periodo del regno ostrogoto che, culturalmente parlando, ancora latino, ma anche quanl'

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Paleografia latina

Il particolarismo grafico

do, esauritosi il grande impulso della conquista longo. barda, l'Italia rimane divisa in due distinti territori giuridici e diplomatistici: uello l;;n obardo, comprendente all'ingrosso l'Italia settentrionale (tranne l'Esarcato), la Tuscia e il ducato di Spoleto, e quello ro~, comprendente l'Esarcato, il ducato romano e l'Italia meridionale, tranne il ducato di Benevento. In ambedue i territori l'esigenza documentaria rimane fortemente sentita presso la popolazione romana e si estende ben presto anche a quella longobarda, e sua espressione grafica , naturalmente, la minuscola corsiva, dalla quale pertanto muove qui l'evoluzione della scrittura. Come si accennato pi addietro, motivo fondamentale di questa evoluzione la perdita del senso di una onte comune del sistema grafico corsivo-librario: col che da una parte si riapre su altre basi il problema della formazione di una libraria minuscola e dall'altra divengono oggetto di sviluppo le forme corsive in s, senza relazione con altre. ]n questo stadio di svolgimento che) .Qer con tra orlo a quello precedente, unitario e comune a tutto l'Impero, chiameremo della c or s i v a n u o va, si hanno processi che, essendo esplicazioni di tendenze ., implicite nelle forme romane, portano a risultati comuni in tutte le parti d'Italia e anche fuori d'Italia; ma, a motivo dell'isolamento, sia pur relativo, nel quale vengono a trovarsi scuole e scolette documentarie, si hanno anche, e divengono via via pi numerosi o addirittura prevalenti, processi locali, autonomi, che portano man mano a una diversificazione geo ca della scrittura tale da permettere agli esperti ocauzzaztoni re ativamente agevoli di carte non datate.

tanO per i libri la_minuscola rotonda o carolina, un altro

iiiOtIvo si viene poi ad affiancare a quello della localizzazione


nello svolgimento della corsiva nuova italiana: quello della s~CaZlO e. Come si vedr pi avanti, pelle scuole let~~:;:;;;:-'n;C;on s'insegna j>i se non la scrittura dei libri, la quale, d'altra parte, ha caratteri tali da trasform~i ben presto in ~<usu e e, so~tituendosi alla corsiY3, aprire un nuovo capitolo nella stona dello svolgimento delle forme grafiche latine: ma questa sostituzione non tuttavia egualmente sollecita ed egualmente completa in tutte le parti d'Italia. A parte quanto dovr esser detto pi avanti circa le scritture del Mezzogiorno e quella cancelleresca della Curia romana, nei luoghi ove invasione lon obarda non v'era stata oppure la lunga durata-della via via sempre pi nomidominazione bizantina e la brevit di quella longobarda avevano permesso per un tempo apprezzabile una qualche conservazione delle curie cittadine coi loro curiales ed exceptores o quanto meno una organizzazione dei tabelliones (nuova o derivata dalle antiche scbolae che potesse essere), gli scribi dei documenti reagiscono, e er i loro atti continuano ad usare la corsiva nuova, la quale da allora rimane unicamente e solamente documentaria, intendendosi questa paro- Lb la nel senso pi ristretto: diviene insomma notarile o, pi esattamente, curiale o tabellionale. E come scrittura rofesJ.'1~ sionale di un ristretto numero di ersone, destinata alla attestazione di atti rivestiti comunque di una certa solennit, .!"ume atteggiamenti decisamente c~llereschi o quanto meno diviene sempre pi convenzionale, artificiosa, stilizzata. Questo processo si pu, se non seguire, intuire sUffICIentemente per Ravenna esaminando le carte riprodotte nel III e neI VII volume dell'Archivio Paleografico Italiano: ma studi, finora mancanti o mal sufficienti, sulla corsiva nuova delle altre regioni italiane darebbero senza dubbio risultati analoghi, se non forse altrettanto vistosi. A Ravenna la corsiva nuova, sempre pi dura, artificiosa, manierata, brutta si Conserva a lungo durante il secolo XII, e pur dando la debita parte alle notevoli influenze minuscole cui soggiace

naIe

li partire dalla met circa del secolo IX, cio da quando tutti gli scrittori i dell'Italia settentrionale e centrale adot86

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Paleografia latina

Il particolarismo grafico

nella seconda parte di quel secolo, si pu dire che nei documenti si passi direttamente da essa alla gotica. Particolare svolgimento ha avuto la corsiva nuova a Roma O-diciamo meglio, nella curia pontificia. La mancanza di docu~enti ori inali (lapi antica bolla pontificia conservata un frammento del 788) non permette di seguire dalle sue origini ~ello svolgimento, che ne 78E appare gi definiti~mente con luso con la formazione . una cancefleresca canonizzata la u r 1 a' e r o m a n a usata senza variazioni in Mti i documenti pontifici sino al pontificato di Romano com"" preso (897); ma una acuta indagine dello Schiaparelli ha pere, messo di accertare che la sua formazione risale quanto meno ", al secolo VII se non prima. Se poi questa elaborazione sia originale o abbia avuto presenti altri modelli, ignoriamo completamente. Potrebbe tuttavia essere suggestivo il confronto con un papiro della collezione Rylands (n. 609) dell'anno 505, pubblicato (con facsimile) dal Brandi nell'Archiv fur Urkundenforschung (V, 1914, pp. 269 sgg.), se la Eronunciata rotondit e il raddrizzamento della scrittura, il prolungamento delle aste~ e sono e ementi e tutto estranei alla minuscola corsiva coeva e che sono comuni, invece, tanto a quel papiro come alla curiale pontificia e come anche, in parte, alla cancelleresca degli imperatori bizantini, potessero considerarsi artifici cancellereschi. Le caratteristiche generali di questa artificiosa, calligrafica scrittura di tutte le bolle pontificie Sino alla fine del secolo IX si colgono bene anche nei facsimili pi accessibili (p.e. Leone IV per Ravenna, a. 850, STEFFENS,58; Giovanni VIII per Tournous, a. 876, STEFFENS,62) e consistono nell'andamento verticale, nel fortissimo rolun amento delle aste, nella perfetta rotondit degli occhielli e degli archetti. Per le singo e ettere Sl ve a a fig. 11 (1, a, e, q, t, 2. stilizzazioni di e. 4. altra forma di e). Fra le legature, notevoli quelle di e con la base quasi orizzontale e I'occhiello alto, acutissimo (fig. 11, 3, et); quelle con i, ora piccolissima e ora proporzionalmente allungata (fig. 11, 5: fi, ri, ti); quelle con la t che diviene una specie di d (fig. 11, 6: ta, tu). 88

\ I

~~ . Dal ontifica\..J di R omano m 01, a .9uanto. pa~e. er ~f : 1 f rto del assa io .della cor orazione dei tabelllOill cittadini ~tto l autorit ontificia e della conseguente l?ro confuSione con gli scriniari, la scrittura delle bolle influ~nzata ~a corsiva nuova del ta e ioni si impiccolisce e diventa i corsiva s ecie nelle le ature pur ,conservand? sostan: zialmente immutate le caratteristiche peculiari del mo~elli dei secoli VII e VIII. Ma cos mutata, a sua volta, ~1 sostituisce man mano alla co~iva nuova delle carte. pnva.te, e se la pi antica carta romana pervenutaci (dopo il papiro Tjader 18-19, del sec. VII) mostra, nel 947, influenze curiali ma non in curiale, lo invece una del 972 (facs. HARTMANN, S. Mariae in Via Lata tabularium, I, Vienna, 1895, tavv. 2 e 4 e nostra tav. XIV); a questo punto ormai com letamente annullata la diversit fin allora esistente tra scrittura curiale delle bolle e corsiva nuova .,gei documenti ~vati--romani, finch, dopo qualche tem o, non si verifica nuovamente un .stacco, ma in senso inverso, entrando nelle bolle a minuscola diplomatca e conservando invece i notai anzi irrigidendo, la loro scrittura curiale. Solo nella seconda met del secolo XII, quando ormai era di uso ec-

Fig. Il cezionale anche per gli' scriniari, questa cede .iJ. campo alla ~ minuscola, ma continua ad imporle alcuni suoi elementi caratteristici come la a aperta, che si trova ancora in documenti romani dei primi anni del secolo XIII. 89

Paleografia latina In guesta forma ~i minuta e corsiva, che pu esser chiamata c uri a l e ~ u o v ~quando si voglia contrapporla alla recedente c u r i a l e a n t i c a, sono 'scritte tutte le ~ bolle del secolo X e quelle della prima met dell'XI : -ma i .......... Giovanni XIII, nel 967, nel datum, che era di mano del con datario (cio non di uno scriba di cancelleria) comincia ad .EParire la minuscola carolina, che appare eccezionalmente anche nel testo durante la prima met del secolo XI e vi si afferma con Uariforma della cancelleria operata da Leone IX per afternarsi con la curiale durante tutta la seconda met del secolo (esempi di bolle in curiale il privilegio di Alessandro II per S. Pietro e Paolo di Cremona, J.L. 4687, STEF_ FENS, 73; quello di Pasquale II per S. Pietro in CieU d'Oro "> di Pavia, del 1102, J.L. 5891; STEFFENS, 76) e rimanere }'U0 unica e incontrastata nei primi anni del Xlr, Nel Mezzogiorno il processo di svolgimento della corsiva n~o~a fu anc~ra pi.~ a~ticolaE9 e differenziato J?e~h le citt piu rmportann e lU ricche (Gaeta, Amalfi, Sorrento, Vietri, Taranto) avevano ciascuna la pro ria curia notarile, che ~~ man mano in forme cancelleresche la scrittura dei documenti; e si ebbero cos una curiale gaetana una amalfitana, una sorrentina, ecc. Particolare importanza ebbe la s~rittura_dei notai na oletani, riuniti in corporazione cittadina, detta ardo curialium, con le sue gerarchie e i suoi ordinamenti: scrittura con caratteri s ecialissimi e particolarissime stilizzazioni, conosciuta col nome di c uri a l i s c a , che ad essa fu dato ufficialmente nella cance erra ang5ifia, ma distinta anche, nel medioevo, con altre denominazioni, come quella di littera langobardisca, usata in un documento del 1008. Di essa necessario far menzione, per dare il quadro completo della complicatissima articolazione della storia della scrittura in Italia durante l'alto Medioevo, e occorre ricordare come le estreme stilizzazioni del secondo e pi artificioso periodo del suo svolgimento, cominciato con la conquista di Napoli da parte dei Normanni (1137) riducessero ~te esp!.essioni formulari addirittura a segni convenzionali, 90

Il particolarismo grafico

to

rendendo imE..ossibllela lettura a chi non fosse iniziato, tanche Federico II ne proib l'uso con una costituzione del 1220: inutilmente, perch solo con la decadenza e la dissoluzione dell'ordo curialium nel secolo XIV cess di essere usata. Ma sarebbe inutile aggiungere alcunch di pi sostanziale perch purtroppo il suo studio ha ormai interesse puramente archeologico, essendo andati completamente distrutti quasi tutti i documenti nei quali era usata quella scrittura in una cieca e bruta vicenda bellica del 1943, nel corso della quale furono incendiate le pi preziose carte dell'Archivio di Stato di Napoli.

Ma la varia articolazione della corsiva nuova non forma che una parte del complesso e complicato panorama della scrittura libraria, anch'essa pi ricca di articolazioni e pi complessa che in altri paesi, anzi, forse, che in tutti gli altri paesi. Naturalmente, anche negli scrittorii italiani, anzi .!.orattutto, forse, negli scrittorii italiani rimangono in vita le antiche scritture librarie: ma ci non significa che il probl~m; di crearne una- nuo~ rispondente alle nuove esi enze non fosse sentito, sia pur orse meno distintamente, e impo-;tato, sia pur forse pi nebulosamente che altrove, anche negli scrittorii italiani. Primo, pi antico e illustre di essi quello della cattedrale di erona, del quale possiamo tracciare la storia attraverso 1 codici di una biblioteca che, unica al mondo, risale con ininterrotta tradizione sino al principio del secolo VI e, assai probabilmente, anche al V. La scuola scrittoria veronese dei secoli VII e VIII del tutto esente da iifluenze insulari, aveva predilezione er le antiche maiuSCoe e alcuni suoi manoscritti oncia . e semionciali sebne talora non esenti da ualche elemento corsivo, sono aleograficamente e calligrafic~nte -;S;i n~voli. Non manca, i;;vero, il contributo veronese allo svolgimento
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Il particolarismo

grafico

della minuscola, rappresentato da pochi codici interi (p. e. la miscellanea poetica del cod. CXLVIII (150) o il Cresconio, scriptio superior del palinsesto LV (53), facs. C.L.A. 516 e 521, o da parti di codici (p. e. Isidoro, scriptio superior del palinsesto LV (53), C.L.A. 507 e 508) in cui sono usate precaroline che, a parte alcune generalissime caratteristiche comuni ad esse e a molte altre precaroline italiane, danno, come giudica il Lowe, piuttosto l'impressione della diversit che dell'unit di indirizzo scrittorio. Minor usto (sebbene il Lowe annoveri 24 codici in onciale o in semionciale) aveva er le scritture maiuscole un altro rande scrittorio italiano, quello di Bobbio, la cui biblioteca andata dispersa fra l'Ambrosiana, la Nazionale di Torino, la Nazionale di Napoli, la Nazionale di Vien;;-, la Vaticana e altre ancora. Non si pu dire per nemmeno qui che agli altissimi meriti verso la cultura ne corrispondano di altrettanto alti verso la scrittura. Nei rimi tem i a Bobbio, uando non si usavano le maiuscole o l'insulare ci si contentava s esso di semicorsive abbastanza calli rafiche e regolari come p. e. quella dell'Ambrogio ambrosiano D. 268 inf. (C.L.A. 334), del sec. VII, che nel secolo seguente divengono meno inclinate e pi sottili e slanciate, quasi senza chiaroscuro, come, per esempio, nei grammaticalia di Napoli, lat. 1, gi Vienna 17 (C.L.A. 388) o nel Liber pontificalis, pure di Napoli, IV. A. 8, degli anni 687-701 (C.L.A. 403). Altre volte, tuttavia, queste semicorsive, tracciate con mano pi posata, si trasformano in precaroline: a questo proposito pu essere istruttivo anche "Se"llon poi del tutto convincente, il caso segnal~to dal COLLURA, precarolina e la carolina a Bobbio, Milano, La 1942, dello scriba dell'Egesippo ambrosiano C. 105 inf.,
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il quale passa da una semicorsiva curata a una precaro[jna alquanto trasandata, che differisce dalla prima solo per il tratteggio alquanto pi posato (cf. i facs. ivi, tav. 6 e 7; avverti peraltro che lo scriba della c. 125 senza dubbio un altro e usa una precarolina assai pi posata; e il codice certamente del sec. VIII, come data il Lowe, non del 700 circa come vorrebbe il Collura). Tuttavia anche a queste precaroline manca un indirizzo comune, e una vera recarolina bobbiese non esiste. E nemmeno esiste un tipo speciale diLucca il cui scrittorio vescovile nel secolo VII-IX ampiamente documentato da un prezioso codice miscellaneo (Bibl. Capitolare, 490) magistralmente illustrato dallo Schiaparelli, alla cui redazione collaborarono non meno di 37 scribi. Molti di essi usano l'onciale, rimpiccolita e spesso in forme rustiche , ma da 'onciale attraverso un tracciato rapido e corsivo, si assa non di rado alla minuscola e si ha un'evidente documentazione grafica del r~esso di formazione di molte recaroline ;;- degradazi;;;e dalle maiuscole: cos, per esempio, fa lo scriba X, dalla carta 310 alla carta 323 del codice (facs. SCHIAPARELLI, Il codice 490 della Biblioteca Capitolare di Lucca, Roma, 1924, tavv. da 77 a 80). Altri scribi, invece (sebben meno numerosi), percorrono il cammino inverso e dall semicorsive salgono, per via di calligrafizzazione, alle precaroline. Il punto d'incontro , peraltro, vario e dispersivo e va dalla minuscola di X alla c. 232, nella quale gli elementi corsivi e quelli onciali si sono armoniosamente fusi e compenetrati (facs. SCHIAPARELLI, cit., tav. 63) a tipi assai meno calligrafici, pi legati, pi irregolari, come, per esempio, quello dello scriba M alle cc. 153-160 (SCHIAPARELLI, tavv. 68-69). cito Meriti minori per quel che riguarda la cultura ma
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(~()b5tl'9
maggiori nei rigua di dell'elaborazione grafica ha, invece, lo scriptorium di n altro grande monastero beneden], no uello di Nona tola ove s~bbe probabilmente sbito dopo la sua jondazione nel 751, una 'vera org~niz_ zazione della scuola scrittoria, con un capo che ne indirizzava univocamente la ricerca. Non meno di una dozzina di codici di origine nonantolana, oggi conservati nel fondo Sessoriano della Biblioteca Nazionale di Roma, e in pi un'altra dozzina di pari origine sparsi in varie biblioteche italiane e straniere appartengono alla fine del secolo VIII e al principio del IX (la collezione canonica dell'Archivio Capitolare di Modena 0.1. Il, C.L.A. 368, dell'801; il Sessoriano 38, contenente opere di Agostino e di Gerolamo, degli anni 825-837): essi mostrano una scrittura. che va sempre pi calligrafi.zzandosi_col tempoL larga, rotonda ricca di legature, con la a aperta a mo' di cc o chiusa a mo' di oc, la Q maiuscola s esso in forma derivata d~ capitale, con la curva di destra prolungata sotto la riga e terminata da un ampio svolazzo sinuoso in direzione orizzontale; la r ha spesso l'asta lunga~ la coda talora svilu ata in alto e ripiegata con angolo molto acuto, come nella beneventana, ma spesso anche bassa e breve come nelle scritture corbeiensi di tipo b e ab. La~ ~esso crestata, la e alta e strozzata a mo' di 8' li scribi che usano la d onciale la tracciano con asta molto lunga e marcata. Non si tratta di una scrittura stretta in regole inderogabili, ma questa costanza di forme strettamente apparentate in un gran numero di scribi operanti nel medesimo scrittorio (per i facsimili dei codd. pi antichi si vedano, oltre alla tav. XV, i C.L.A., II, 161; IlI, 368; IV, 420, 425, 427, 428 e per quelli del secolo IX le tavole I-VI in appendice al nostro studio Scriptoria e scritture nel
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Tltonachesimo benedettino, nel volume Il monacbesimo nell' alto medioevo e la formazione della civilt occidentale, Spoleto, 1957, pp. 187-219) mostra l'esistenza a

Nonantola di una vera scuola, che rappresenta probabilmente, nel Nord, l'unica eccezione alla dispersivit graica italiana e che merita studio pi ap.Q!ofondito. Tuttavia le forme rime ed originarie di uesta scrittura non sono "probabilmente creazione autonoma nonantolana. Nonantolano sembra iuttosto essere il centro in cui ebbe cosciente el~borazione uno svolgimento che, movendo da un centro comune, costituito dalle tendenze esistenti in potenza nella corsiva nuova dell'Italia settentrionale prima che le differenziazioni locali acquistassero vera consistenza, port in molti casi a svolgimenti a un dipresso analoghi. Se ai codici nonantolani accostiamo l'Isidoro della Biblioteca capitolare di Vercelli (EHRLE-LIEBAERT lO), la raccolta canonica novarese 2 (C.L.A. 406), la raccolta teologica londinese Cotton Nero A II (C.L.A. 186), la miscellanea giuridica di Parigi 4568 (C.L.A. 557), e altri simili, troviamo fra essi, nonostante le diverse provenienze, una vera e pro.llunciata rassomiglianza, non solo nei caratteri generali, ma anche nella sostanziale forma di molte 'singole e caratteristiche lettere. E potrebbe allora pensarsi che, se non forse in tutta l'ampia area dell'Italia settentrionale, quanto meno in quel nucleo del regno longobardo che era costituito dall'Austria e dalla Neustria occidentale (per la Tuscia mancano documenti) fosse in via di formazione una minuscola nazionale, avente molti punti di contatto con la retica e I'alamannica, e che il processo sia stato bruscamente interrotto dall'avvento della minuscola carolina. Si potrebbe esser tentati di estendere queste considerazioni anche ad altri territori, compresa 95

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la parte meridionale del ducato di Spoleto, fondandosi sulla scrittura, assai analoga, della collezione canonica vaticana Reginense 1997 (C.L.A. 113), sicuramente originaria di Chieti, ma piuttosto arrischiato fondarsi su questo unico documento, per importante che sia. Ci che non accadde nell'Italia settentrionale avvenne, peraltro, nella meridionale, ove l'illustre monastero di Montecassino risorto negli anni dal 717 al 741 sulle rovine della distruzione lon obarda del 581, si stava avviando ad alto grado di splendore. All;;:-sua scuola illustrata dal nome di Paolo Diacono suo ca o riconosciuto convenivano da tutt;Italia st-udiosi e codici ragguarde: volissimi, e coloro che vi convennero tr~on.QJlello scrittorio, oltre un comune interesse culturale come a Verona, a Bobbio e a Lucca, anche (come a Nonantola) un comune interesse capijQ"afico e forse un coordinatore, che indirizz univocamente i tentativi degli scribi, come avevano fatto Vinitario e Valda a San Gallo e come poco pi tardi far l'arcidiacono Pacifico a Verona, ma mentre Pacifico viveva in un'epoca e in un territorio nel quale era impossibile s~ttrarsi all'influenza della minuscola carolina, il benemerito e ignoto capo dello scrittorio cassinese pot, come Vinitario e Valdo, per tempo e per luogo essere immune da quella influenza.
o inione comune autorevolmente formulata dal 10we in una monografia fondamentale (The Beneventan Script, Oxford, 1914) che la scrittura formatasi a Montecassino trovi la sua base nella corsiva nuova locale. tuttavia stata formulata recentemente l'ipotesi che nell'illustre cenobio benedettino si sia, in realt, raccolta l'eredit di quella precarolina dell'Italia settentrionale che si visto poco sopra essere in via di formazione e aver trovato specificazione particolare a Nonantola, e questa ipotesi, fondata su suggestive

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corrispondenze grafiche, potrebbe trovare appoggio nel fatto che, probabilmente, nel monastero (in strettissimi rapporti con quell'Arechi. di Benevento che, dopo la caduta del regno longobardo, dismettendo il titolo di duca per assumere quello di principe, si era messo a capo della resistenza contro i Franchi) insieme con Paolo Diacono si erano raccolti molti dei maggiori rappresentanti della cultura e del nazionalismo longobardo dell'Italia settentrionale, e costoro avevano certamente portato con s i loro libri, scritti in quel tipo di precarolina. E una conferma se ne potrebbe cercare anche nel fatto che mentre i codici di questo genere e di questa provenienza sono relativamente numerosi, solo tre sono quelli cassinesi sicuramente attribuibili al secolo VIII: l'Isidoro di Montecassino 753 (C.L.A. 381), la raccolta grammaticale parigina 7530 (C.L.A. 569) e l'Isidoro di Cava dei Tirreni (C.L.A. 284), tutti degli anni fra il 779 e il 797. L'elaborazione della nuova scrittura rocede lentamente, anche se sicuramente, nel corso del secolo IX e pu essere seguita in tutti i suoi particolari nelle splendide riproduzioni di E. A. LoWE, Scriptura beneuentana, Oxford, 1929, tavole da 7 a 25. N lo arresta la seconda distruzione del cenobio benedettino consumata dai Saraceni nell'883 perch i monaci, anche nel periodo in cui ripararono sotto l'interessata protezione dei principi capuani, ne continuarono do svolgimento, rendendo la scrittura pi calligrafica, introducendo una regola per l'uso della doppia forma della legatura ti e per quello della I alta, regolarizzando il tratteggio con attenta distribuzione del chiaroscuro (LoWE, cit., tavv. 26-58). Ma il secolo XI, quello degli abati Teobaldo e Desiderio-;-del risorgimento del dictamen con Alberico e coi suoi discepoli, della poesia di Alfano, dell'egemonia culturale deLl'abbazia su tutta l'Italia meridionale, il grande secolo di Montecassino, insomma, c e Issa definitivamente i canoni della scrittura, la quale ha i suoi centri principali nel principato di Benevento e non a torto, quindi, ormai concordemente chiamata ben even t an a nome usato f!E dal. sec. XIV, scartando altre denominazioni, come quella di scrittura longobar97

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da tutt'altro che inesatta, soprattutto se da accettare la ipotesi pi sopra formulata circa la sua origine, ma tuttavia equivoca perch essa 1u~t~ posteriore alla cadut~ del r~gno dei Longobardi. _Caratteristica generale de~a ~crlttura. e la estrema calli raficit e il tratteggio coi tratti orizzontali verticali e obli ui verso sinistra molto rossi,_ quelli obliqui verso destra ridotti a sottili tiletti (tav, XVI). Alcune aste verticali'brevi sono spezzate e composte quasi da due rombi sovrapposti (fi . 12 2. e lettere caratteristiche sono a, e, r t fig. 12, 1); l'uso 'delle le ature con i obbligatorio e quella con t ha questa letter~ a orma 8 se il suon? assibilato normale se sordo (fig. 12, 3); le lettere con J occhiello a' destra entrano facilmente in nesso con le seguenti se occhiellate a sinistra (fig. 12, 4: do, pa, bot). questo il periodo al quale. ap~arten~ono ~ pi, ~elli e pi importanti codici beneventaru e m CUImas.sImo.e il fervore per la trascrizione di classici. Al sec. XI,. infatt~, ap~artengono, oltre il famoso codex unicus la~r~nziano di Taclt~, il Varrone e il Cicerone della stessa biblioteca, LI, lO; il Cicerone leidense 118' il Virgilio parigino 10308, il Seneca ambrosiano C. 90 inf. '(saggi in CHATELAIN, Palographie des classiques latins, Parigi, 1884-1900, tavv. 146, 12, 17, 49,

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Fig. 12

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38, 74, 167) ecc., mentre ad epoca pi tarda (sec. XII-XIII) va attribuito il Cesare pure Laurenziano 58, 6 (CHATELAlN: cito 49). Nel seguente comincia la decadenza: le etter~ ~l im 'iccolisCOOo la scrittura si irrigidisce e erde spontaneita: erde terreno' di fronte alla- carolina che comincia a penetrare anche nell'Italia meridionale; nel XIII cede alla gotica. Rarissimo ne l'uso dopo quell'epoca e dovuto proba98

bilmente a mera imitazione, come quelle Vite di santi alle cc. 193-213 del codice cassinese 466, di cui stata dimostrata recentemente l'appartenenza al sec. XV o come in alcune capricciose annotazioni del 23 novembre 1400 nell' I nventarium bonorum eccl. S. Martini de Platea Nidi dell'archivio abbaziale. Il Lowe elenca oltre 600 codici in questa scrittura (una ventina sono di classici latini) dei quali oltre due quinti conservati nella biblioteca di Montecassino. La scrittura beneventana fu usata anche a Bari ove il canone (secondo una recentissima ipotesi del Petrucci p~ influenza della scrittura cancelleresca bizantina) venne legermente modificato, arrotondando alquanto le lettere e diminuendo il contrasto fra tratti grossi e tratti sottili ( tipo di Bari , es. EHRLE-LIEBAERT 15), e in Da1mazi~, ove fu introdotta e diffusa probabilmente ai oene ettini che, alla fine del secolo IX, s'insediarono in S. Crisogono di Zara e di l si estesero coi loro monasteri a tutta da costa e le isole. Si deve notare che la beneventana non fu solamente scritrora libraria: le numerose sottoscrizioni che si trovano in varie carte attestano che era di uso comune. Secondo il Gallo, che si occupato -in modo particolare delle scritture ocumentarie dell'Italia meridionae, essa non ass mai nei documenti in alcuna parte del Mezzogiorno, tranne forse che ne e ug ie, e m formalibrana,senza frattura del canone: le scritture che talvolta si trovano designate come corsiva beneventana , corsiva longobarda , ecc., sono in realt o curiali napoletane, gaetane, amalfitane, sorrentine, oppure scritture notarili derivate in modo autonomo dalla corsiva nuova, aggruppabili in tipi salernitani o in tipi beneventanocapuani. Certo, l'uso che si suoI dire ne sia stato fatto in Dalmazia per documenti da parte di monaci che fungevano da notai, contestabilissimo, da che il Praga e il Nagy hanno dimostrato la falsit, per lo meno diplomatica, di quelle carte, ma l'affermazione del Gallo sembra deva essere ripresa in attento esame. Molti documenti dell'archivio capitolare e dell'archivio di Stato di Benevento, dell'archivio abbaziale di Montevergine e di altri ancora mostrano, infatti, 99

Paleografia latina

Il particolarismo grafico

forme che difficilmente potrebbero attribuirsi a svolgimenti diretti e autonomi della corsiva nuova (della quale non ci sono pervenuti saggi meridionali) piuttosto che a tracciato rapido, corrente e trascurato di modelli beneventani. Nella parte pi estrema dell'antico Impero Romano, la Sana, dal punto di vista paleografico il panorama pi semplice. Dopo le invasioni degli Svevi, degli Alani e dei Vandali, vi si erano stabiliti i lSlgOti che l-. Cl"" alla fine del secolo V con il re Eurico staccarono efinitivamente la penisola dal centro dell'Impero, ulla ...riuscl il tentativo giustinianeo di ricondurla-nell'orbira, della romanit che egli cercava di rinnovare. Durante il corso del secolo VI si and man mano attenua~ con~p trasto fra li invasori ariani e ~ opolazione romana cattoli~, finch, dopo complicate e pietose vicende familiari, anche la fami lia reale si converti al cattolicesimo. questa l'e oca di Isidoro di Sivi lia la cui opera principale, le Origi'3!.s come stato pi volte giustamente osservato, di~tra che in Siviglia a quel)'ep~ca, doveva esistere Illi;ora na ricchissima biblio-= teca.

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Ma, come l'Italia e la Francia, la Spagna era stata completamente romanizzata e la latinit vi aveva im resso orme profonde in ogni forma di ~ciale. La scrittura vi era raticata a tutti er tutte le evenienze eci signific, qui come in Italia che alla base dell'evoluzione rafica spagnola sebbene si continuasse certo a scrivere libri in caratteri maiuscoli, fu la minuscola antica, la quale, nel tracciato corrente, continu il suo svol imento verso forme di corsiva nuova Jocalizzata, delle quali sono documento importantissimo le ardesie graffi te del tipo di Diego Alvaro (prov. di Salamanca , rese n da omez - oreno, sebbene I ... rovamenti risalgano al 1889. A quanto pare, sono pi di un centinaio, datate con gli anni di Recaredo (586100

601), di Chindasvindo (642-652), di Recesvindo (~5.2-6~2), di Ervige (680-687): una di esse, anzi, secondo notizie gtornalistiche conterrebbe il testamento di Wamba (680). Ma pochissime sono pubblicate e ancor meno (non pi di due o tre) quelle di cui si ha 11facsimile: di pi la dif~icol.t della riproduzione, che per dare risultati soddisfac~ntl esigerebbe l'impiego di tecniche raffinatissime (fotografIa con lampada ai vapori di sodio) rende anche quei facsimili pressoch inutilizzabili per lo studio paleografico. Sicch il documento pi antico, con data certa, al quale possiamo ricorrere del 775, mentre alcuni saggi di corsiva spagnola certamente anteriori sono nelle aggiunte alle cc. 16 e 26-27 del codice 27 l del seminario di Autun, nella semicorsiva delle prime due carte dell'Orationale mozarabicum di Verona LXXXIX (87), anteriore al 732, e in pochissimo altro materiale che solo criteri paleografici ci permettono di attribuire al secolo VII e 6CO...r!ri l VIII. Fondandosi su questo e per mezzo di confronti con la forma delle lettere usate nelle carte e nei codici italiani in corsiva e in semicorsiva, lo Schiaparelli riuscito a stabilire che nel corso del secolo VII si o er una trasformazione nel- ~o.o ~ scrittura s agnola, la quale da allora assunse caratteri rori e pu essere considerata una scrittura a par~ "Strettamente legata alla minuscola corsiva romana dalla quale deriva, ma diversa da essa: quella, insomma, che i paleografi ~ indicano col nome di c o r s i v a v i s i g o t i c a. Nella .,.- ua formazione, lo Schiaparelli crede abbia esercitato sensis bile influenza la scrittura merovingica che, come si visto, fra le nazionali la pi antica, ma in realt pu darsi si tratti di coincidenze di svolgimento da una base sostanzialmente comune. I pi antichi esempi di corsiva visigotica devono rintracciarsi in alcune addizioni (cc. 16, 26, 26' e 27) al s. Isidoro conservato nel cod. 27 della biblioteca di Autun (C.L.A. 727', primo facs.), attribuibili secondo il Potter Robinson al 650 circa; alquanto pi tarde quelle alla c l63 ~. ..medesi del d esirno codi ice (C.L.A. 728, secondo facs.), forse ; I<InCIPIO del sec. VIII e le note marginali al s. Agostino utun 197 (C.L.A. 728), scritte intorno al 731.

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Il particolarismo grafico

Con l'invasione araba (711-714) lo svolgimento della cor, siva visigotica si diversifica: pella parte settentrionale della penisola, ove abbastanza presto la riconquista cristiana POrta alla formazione del regno di Leon, la corsiva odItinaria continua la sua strada e ra l a sua sta l a ne secolo IX costituendo un tipo che si pu chiamare <~rsiva leonese e si trova usato nelle carte, sia regie che private (es. il diploma di Ordofio I dell'860 ripr. in FEDERICI,5) finch nel corso del sec. XI so iace rima a ,. nza delliiffiinuscola visigotica poi a quella della caroli a, che la so ianta alla meta CIrca e II. Nell'emirato (poi califfato) mussulmano di Cordova, che comprendeva tutta la parte meridionale della penisola, la corsiva usata dai mozarabi cio dai cristiani che vivevano fra ali Arabi fruendo della loro tolleranza religiosa, subisce forti iniil~enze arabiche, non tanto nella forma delle singole lettere (sebbene lo Schiaparelli noti, forse giustamente, una certa somiglianza fra la a dritta e i segni arabi di 'ain, gain) quanto nel tratteggio generale duro serrato, talora quasi stilizzato, con aste alte e pesanti, folto di legature, tendente a inclinarsi a sinistra e a svolgersi verso ['alto, non reluttante a tracciati retrogradi e sinistrorsi (es. alcune pagine corsive del Codex Ovetensis Escorial A. Il. 18, ripr. STEFFENS 35). L'ultimo esempio di questa corsiva rnozarabica datato del 1070. La scrittura Ei caratteristica e nota della enisola iberica, uella per cui fu coniato l'improprio nome di v i s i Ot i c anon eraltro la corsiva ma la minuscola libraria nazionale cmonizzata (tav. XVII). Anch~ qcinon facile tra;ciare la storia e i modi della canonizzazione che, per essere relativamente antica (il pi antico codice datato finora conosciuto, il gi citato Orationale mozarabicum veronese LXXXIX (87), C.L.A. 515, alquanto anteriore al 732 ma la scrittura vi completamente e compiutamente formata) sembra deva supporre una forte influenza di qualche centro scrittorio particolarmente importante, in tutta la nazione, analoga a quella di Montecassino sull'Italia meridionale, che, un secolo circa dopo la formazione della visigotica, port a 102

quella beneventana. Sar comunque difficile g~un~ere a co~clusioni, anche ipotetiche, perch i pi anti~hi del poco p~u che 220 codici visigotici conosciuti, elencati dal p'.Za~atla Villada e dal Millares Carlo, non offrono elementi di localizzazione. Le conclusioni a cui giunge lo Schia arelli nel cita.to studio sull'origine della scrittura visigotica sono che Ia mmuscola si svolge dalla corsiva sotto l'influenza dell'~ncial~ e della semionciale e che il periodo della sua formazione e ~ue~o fra il VII e l'VIII secolo perch, sebbene nessun codice m qualche modo databile con sicurezza ci sia pervenuto di quel tempo, pure lo speciale nesso rit di quelia scrittura si trova in codici semionciali dell'epoca, come il Vat. Reg. 1024 (C.L.A. 111). Lo Schiaparelli aggiunge anche che essa non soltanto una corsiva tratteggiata calligraficamente, ma ap~tiene altresl al ~o delle recaroline, delle quali ha i caratteri generali comuni: sul che, peraltro, sembra difficile essere d'accordo, se il termine di precarolina preso nell'accezione ormai corrente, e forse anche la affermata derivazione non dalle corsive o semicorsive romane direttamente ma dalla corsiva visigotica ormai gi formata pu essere soggetta a revisione, in quanto le innegabili coincidenze tra forma corsiva e forma minuscola di alcune lettere potrebbero spiegarsi come sviluppo parallelo, mentre potrebbe sembrare che la minuscola rappresenti la canonizzazione nazionale spagnola di un tipo di minuscola antica romana piuttosto corsiveggiante, che aveva accettato la g caratteristica dell'onciale. Inoltre, la minuscola non sent, o senti molto rueno l'influenza araba, che si rivela qualche volta in certe durezze di tratteggio, specialmente quando lo scriba probabilmente arabo, come quello del noto frammento bilingue paolino di Sigiienza 150 (EHRLE-LIEBAERT5), e nell'uso di 2 alcuni compendi fondati sul sistema dell soppressione delle a secondo la regola scrittoria delle lingue senutiche. anto alle singole lettere, si sogliono indicare come cara~teristic.he la a aperta, la s, o;ciale e la- t con ar~sso oc~ello JfI& J3 1 oltre la u talvolta piccola e soprascritta; 103

Paleografia latina ma anche la e eneralmente rt assume atteggiamento particolare nelle Iegature, nelle quali oltrepassa in altezza le altre lettere. Si sogliono notare anche alcune le ature come uelle di t 50n i in due forme la prima delle quali' con la i breve, a partire dalla met circa del secolo X, usa: ta solo per il suono sordo, riservando l'altra per il suono assibilato; quelle di t con e, di e con t, di a con t e i (fig. 13 2) e altre. ' rN + f..+" --l....
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Fig. 13 Generalmente i manuali accettano una periodizzazione analoga a quella accolta anche per Ja beneventana e stabilita anch'essa dal Lowe in un suo studio del 1910: formazione (secoli VIII e IX), inizi della perfezione (fine IX-fine X), perfezione (secoli X-XI), decadenza (sec. XII), ma i criteri sui quali essa fondata non sono parsi troppo sicuri n al Lehrnann n al Millares, e la loro applicazione ha talora portato a ingiustificate modificazioni di date chiaramente autentiche apposte dagli scribi medesimi ai loro codici. possibile che essi devano piuttosto riferirsi a .distinzioni di scuole. Secondo studi del G6mez Moreno, fondati soprattutto sull'ornamentazione e la miniatura, queste si cominciarono a delineare gi nel corso del secolo IX, e nel X si con- . cretarono nella andalusa (in cui si pu forse riconoscere un resto della cultura isidoriana) caratterizzata, secondo il Millares, da una scrittura piccola, larga, con archi bassi; nella toletana, arcaizzante, con tratteggio pesante; nella leonese, la cui scrittura pi fine ed elegante, e infine nella castigliana, caratterizzata da una scrittura svelta, a tratti sottili, con lettere pi alte che larghe, alla quale appartengono i grandi calligrafi della visigotica, coscienti del loro valore ed usi perci a sottoscrivere e a datare spesso le loro opere. Quest'ultima scuola, tuttavia, non si limit a specificarsi con
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piccole varianti entro il complesso della minuscola. visigotica . quale SI era formata all a fme d el secolo, VIII ma mtrodusse . addirittura una modificazione del canone, rendendolo assai pi calligrafico: tracciato piuttosto rigido ma leggero, lettere ben separate una dall'altra, con corpo alto e sottile e as~etto pi saldo e squadrato, aste alte concluse da .u~ trattmo complementare o da un piccolo uncino, leggero np1egamento in fuori dell'ultima asta di h, m, n. Sono appunto le caratteristiche che i manuali sogliono invece attribuire al cos detto terzo periodo dello svolgimento della scrittura visigotica e in base ai quali il Villada ha malamente retrodatato al secolo IX l'Elipando toletano 14, 23 che il suo medesimo ccpista dichiara, nella sottoscrizione, aver scritto nel 1070. Come esempi della minuscola visigotica pi antica, oltre i codici e i frammenti inclusi nei C.L.A. perch appartenenti al secolo VIII o all'VIII-IX (ai gi citati possono aggiungersi, p.e., il frammento di glossario di Berna A. 92 (3), C.L.A. 856 o il miscellaneo di Albi 29, C.L.A. 705), potremo ricordare Ia Lex Wisigothorum di Parigi 4667 (STEFFENS 49b); per esemplificare le scuole andalusa, toletana e leonese necessario ricorrere a raccolte speciali, come quella di P. EWALDe G. LOEWE, Exempla scripturae visigothicae, Heidelberg, 1883: alla cui tav. IX si ha un saggio della Bibbia Hispalensis (Madrid, Vitr. 4, 2, gi Toletanus 2, 1) del sec. X, di scuola andalusa; alla tav. XIX un saggio della Bibbia Aemiliana (Madrid, Acad. de la Historia, Aemil. 20), di scuola leonese. Molto pi diffusi sono gli esempi di codici di scuola castigliana: p.e. in KIRCHNER22b una colonna del calligrafico Isidoro scritto da Domenico prete nel 1O~7 (Escuriale, & L 3), in EHRLE-LIEBAERT6 una pagina 2 del quattro non calligraficissimi fogli del codice vaticano R~ :ense 708, contenenti anche essi un Isidoro, ecc. Il s. Isidoro dell'Escuriale T.I1. 27 (gi O.II. 24, facs. STEFFENS36) attribuito al 743 sulla base di una annotazione in cui appare appunto questa data: ma tale annotazione va invece riferita ~'esemplare da cui stato copiato, senza variazioni, il codice escurialense, del secolo X e di scuola castigliana. 105

Paleografia latina

Il particolansmo

grafico

Una notizia cronistica vorrebbe che un concilio tenuto a .Le6n intorno al 1090 (poco dopo la chiusura, con la presa di Toledo nel 1085, del primo atto della riconquista cristia_ ~a della .Spag~a.>ave~se proibito l'uso della scrittura visigo. tica per l codici sacri e per i libri Iirurgici. La notizia contiene gravi inesattezze, come l'attribuzione a Wulfila dell'in, venzione di quella scrittura, ma, come ha dimostrato il Millares, in s verisimile, anche se non abbiamo notizia da altra fonte di questo concilio, e del resto si concilia perfettamente con la sostituzione del rito mozarabico con que1lo romano, voluta da Gregorio VII e dai cluniacensi, attuata da Alfonso VI di Castiglia. E certo , comunque, che la visigotica nel secolo XII perde rapidamente terreno: gli ultimi codici datati sono il Becerro g6tico o Liber testamentorum di Oviedo, degli anni 1110-1129, il s. Gregorio di Lisbona, Alcobaa 38, degli anni 1160-1175 e il Liber testamentorum coenobii Laurbanenesis, pure di Lisbona, Torre do Tombo 374, del 1175. Con gli accenni ora fatti alla scrittura visigotica si chiude la scorsa che, troppo pi sommariamente di quanto sarebbe stato necessario per uno studio non superficiale, abbiamo dato al vario, complesso e dispersivo panorama dello svolgimento della scrittura latina nell'alto Medioevo, o piuttosto in quel periodo, dai limiti eronologici indefiniti, che abbiamo chiamato del particolarismo grafico, Riassumendone le fila principali, si potr dire che, dodici e pi secoli dopo l'inizio di una lunga evoluzione, partita dalle rozze forme dell'alfabeto arcaico dei secoli VII e VI a.c., il mondo romano estenuato con se nava a quello che lo distruggeva e, insieme, lo continuava e lo rinnovava una eredit scrittori a com...ele~sa, vivace raffinata. A parte la ca itale .Q.riva di ogni validit che non fosse quella della pura imitazione, ~ssa consisteva in una scrittura libraria canonizzata, I'onciale, e in una scrittura normale minuscola, che si atteg106

'd' . . 'per i quali era ~ava diversamente secon d o 1 iversr U~l . . . t N' libri nrendeva forma di 01l1luscola anlffip1ega a. e1 s: ..' . tica i o meno callig,rafica, varia di espresslO~ ma . . . (l 'Cl' ale \ che nmase avviata a una canomzzaztone a semion . :J ., . interrotta alla fine dell'unit grafica i negli uffICI locali e_provinciali assumeva forme ca~cellere~che ~~ o meno artificiose. Caduta Roma, non 51 arresto perCIO .10 svo~. gimento della scrittura romana~ cos co~e ~on SI. a~resto lo svolgimento della lingua latina: continuo, anzi, 10 un territorio geograficamente pi esteso per quella che per questa, solo che, esattamente come per la lingua, cos anche per la scrittura, all'antico centro .Ellico, l'Urbe, si sostituirono tanti centri quante erano le randi unit nelle quali si era frazionato l'immenso cor o dell'Irn'pero d'Occidente. E ciascuno di questi centri, perdutosi il senso non solo della comunit geografica, ma anche dell'unit grafica delle varie espressioni della scrittura, riducibili tutte a modificazioni spontanee o volontarie di forme normali , non prosegui la elaborazione nella sua totalit come quando esisteva il centro unico, ma ne continu uno solo o qualcuno degli svariati atteggiamenti. Nelle Isole britanniche li Irlandesi e li An losassoni accolsero le forme librarie pi calligrafiche delle due variet della minuscola antica e da esse svolseJ;Q, canonizzandola nelle due variet della maiuscola e della minuscola ins~ una scri.ttura che conser~ sem re carattere 'brario anche guando usat~ er documenti e che senza dubbio nazionale in uanto elaborata nel ter~io occupato da quelle stir i ad o,..pera di...!:!.omini ad esse appartenenti, ma pur sem re in sostanza, come del resto tutte le nazionali , l'antica scrittura ~ana. La Spagna riprende, invece, le forme pi usuali

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Paleo grafia latina

Il particolarismo

grafico

della medesima minuscola antica e ne ricava da una parte una corsiva che, caratterizzata da forme e atteg_ iamenti locali abbastanza ronunciati, raggiunge una certa stabilit morfolo ica nelle due variet leonese e mozaraba, dall'altra canonizza la sua nazionale libraria nella littera toletana o scrittura visigotica una delle cui scuole modifica leg ermente callisrafizzandolo il canone, e forma la litter.E....E.astellana:La Francia ri rende le forme cancelleresche e, sovrapponendo artificio ad artificio, canonizza la merovin ica, ma non risolve il roblem;-della scrittura libraria, sicch da una parte continua l'uso dell'~ciale e, in assai mi~r misura della semionciale dall'altra nasce la confusa e dis ersiva fioritura delle recaroline, er lo i tentativi di calligrafizzazi~e delle espressioni corsive e semicorsive della minuscola antica o addirit~ della merovingica, alcuni dei quali raggiungono particolari tipizzazioni. In Italia per i libri continua a servire l'onciale e, in alcuni luoghi~emi;nciale; per i documenti .la minuscola corsiva si localizza e si specifica in wiet particolari di corsiva nuova >; non ancora sistematicamente studiate, dando luo o a canonizzazioni canc.!:.1leresche nella corte pontificia, ove si elabora la curiale (antica e nuova) e nell'orda curialium napoletano, ove si forma la curialisca mentre il roblema della for;;'-azione di una scrittura libraria minuscola non assume indirizzi unitari nclie v;ri~micorsive ~recaroline del Settentrione e quando sembra sia per assumerne uno con una elaborazione della corsiva nuova compiuta soprattutto, forse, a Nonantola, il processo troncato dall'adozione della minuscola carolina, probabilmente in buona parte d'importazione francese. Esso continua, invece, nel Mezzogiorno, ove nel monastero di
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. . . la beneventana scrittura naMontecasslllo S1canoruzza zz: zionale dell'Italia ~idionale e dell~ Da~az1a..! . -~ - difficile Te del resto inutile) 1mmagmare come S1 sarebbe concluso se non fosse stato arrestato, q~esto largo e dispersi~o processo di elaborazione pa;uco aristica della minuscola antica romana in tutt e e sue be . . '. forme e lD tutte le sue espresslOm. forse avreb messo . capo alla consacrazione nei secoli di una SCtlttura specifica per ciascuna delle nazioni dell'Occidente, com: ciascuna ha una sua lingua e come, del resto, ancor ogg1 nel quadro dell'unit continentale euro~~ .si usano tre scritture diverse la latina, la greca e la cuillica. Ma - e fu ventura per ia diffusione internazionale d~l libr~, per la circolazione delle idee, per la conservazione di una unit di base della civilt moderna - 9ascuna delle nazionali fra il secolo IX e il XII fin per cedere di -Il fronte a un'altra scrittura, la minuscola carolina desti~ a soppiantarle tutte e a dichiarare anche con l'unit delle forme grafiche che la cultura occidentale non era e non la somma di tante culture - irlandese, anglosassone, franca, visigotica, retica, italica - ma una solI!..,.. " cultura, la latina, ravvivata dal cont!.ibuto_etnico di quelle o olazioni e dalla s iritualit del CristiElesimo.

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Paleografia latina LA RINNOVATA UNIT GRAFICA OCCIDENTALE l dibattuta e discussa. tteri della S!SJnRB, stat~ a ungo odo riassunta e per~LI!"'o~in.t"one 010 XIX m ~erto I? del la carolina nulez10nata e .s eJ se~ondo ~ la romani sel'altro se non una rIeIaborazlO~e di. ours 111mionciali, compiuta nella scuola. di S,. Martino t a cavallo -- ...m cui vi fu abate Alcuino, CIO app~ o ;.aal ni fra il secolo VIII e il IX. Questa opinione ~ ripresa, m~odecenni pi tardi, da V. Federi " il q.uale, orse. conmise a ., ., ., umata finezza tecmca, re originalit, ma con piu ~on.s . d 1 Liber diurnus, confronto due codici famosi, il VatIcan? e. I il s . che allora si riteneva scntto a, Roma m mmusco a.'. e l'O-. , Ilario basilkano in semionciale, e concluse P:~I <>.rlrme t mana della minuscola diritta, attraverso un plU SCIO trato teggiamento della semionciale. , .. Il Traube, peraltro, non ritenendo provata l'origine rocodice mana d el l."UUI vaticano del Liber diurnus e tenendo conto .,. d eIla e sistenza di tipi di minuscola gia..formati anterIOrm:n. te alla carolina, sui quali i precedenti t1ce~atot1 ~on av:vano sufficientemente fermato la loro atte~~n~nde,~lf~enne.d processo meno semplice e '- non . otendo lU. l entI icare. 10 d Il e . a mmu.. . Roma 1'1centro di una elaborazione ~olast!Ea scola, lo riport in Francia, ove dall~ CO~SlV~ erovingica m da modelli librari in onciale e in semicorsrva ltall~a avreb' be avuto formaiione una minuscola recarolina dalla quale poi si sarebbe svolta la carolina.. . . Accettata da tutti l'idea della esistenza di una minuscola recaro-lina (e non poteva essere altrim~nti, giacch~ i codici c erano) varia e molteplice di espressioni (tanto vana e ta~to molteplice che mentre alcuni rimanevano fedeli all'espressione minuscola precarolina , al singol~re, usat~ ~~l Traube, altri parlavano di una classe precarolina , e l pru ora parlano di minuscole precaroline al plurale) accettata dunque questa idea, la di cussione si apriva sui r~porti fra .recarolina e carolina. A. Ressel (1923) suppone che Ia car?lina envasse dalla sintesi dei caratteri della classe precarolina e del tipo di scrittura usata per .la Bib?ia. di Mordramn~, effettuata nella scuola palatina del Carolingi; non molto di111

~=.

Al sorgere del secolo IX, che vide, in una notte di Natale memorabile per la storia del mondo e della civilt, la corona dell'Impero romano e cristiano, della sancta romana respublica, rinnovare idealmente, ravvi-va d una i~irazione mistica sconosciuta all'Imnero di Augusto e di Traiano, l'unit spirituale del mondo occidentale, il roblema della trasl?,osizionej!i uesta unit spirituale anche nella tecnica della scrittura, era ormai maturo. La ricostituzione politica dell'Impero con una nuova determinazione che lo faceva identico al vecchio eppure nuovo e diverso trov una espressione, o, se si vuole, un semplice parallelo in una scrittura che era nuova ma era anche ualche cosa di vecchio, la cos detta minuscola carolina o rotonda (tav, XVIII). La quale ebbe anche il nome di romana, caduto in certo senso giustamente in disuso allorch si riconobbe che Roma non era stata n la sua culla n il suo centro di diffusione, ma non del tutto ingiustificato se lo si intende come espressione culturale di un impero universale, che aveva materialmente sede fuori di Roma ma si intitolava pur sempre romano. La questione dell'origine di questa minuscola che imitata poi dagli umanisti in sostanza si er etuata nel tempo e si , pi ancora che canonizzata, cristallizzata nei nostri
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Il particolarismo gt;fJfico

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La rinnovata unit grafica

versamente da lui H. Steinacker (1924) la itiene prodotto di evoluzione della semionciale influenzata dalla corsiva e la mette originariamente in concorrenza con tUtte le altre pre. caroline, attribuendo la sua successiva rapida diffusione al fatto che essa fu adottata dalla Cotte, mentre le altre rima_ sero limitate a centri scrittori minori, soprattutto monastici; Ph. Lauer (1924) pensa che l'elaborazione dei vari elementi ch~ co~~luiro~o n~lla minuscola carolin~, avvenne in tutti gli scnttoru dell Occidente europeo, ma pru particolarmente in Francia, ove le precaroline pi antiche, sorte sul terreno della merovingica, la scriptura luxoviensis e la corbeiensis fondendosi tra loro, e poi con altri tipi, si sarebbero man mano accostate ailla carolina, alla quale si giungerebbe attraverso nuove fusioni delle scritture cos elaborate con altri tipi precarolini in pi diretto contatto con la semionciale; su tutto il processo avrebbe avuto poi notevole influiiza la revisione del testo dei libri sacri, ordinata da Pipino e condotta a termine da Carlomagno, che avrebbe dato occasione alla scrittura di moltissimi codici nuovi. Questa complessa elaborazione stata schematizzata da A. De Boiiard (1925) nell'immagine di un pendolo che, avendo avuto un impulso, continui le sue oscllazioni man mano meno ampie, sino a fermarsi del tutto: ai due estremi delUa prima oscillazione sarebbero la semionciale e la corsiva; gli estremi delle successive oscillazioni, man mano pi ravvicinati, rappresenterebbero le varie precaroline di origine rispettivamente semionciale o corsiva; il punto d'arresto, la carolina. 10 (Schia arellil (1926) attribuisce quello svolgimento all'azione di tendenze generali, e la revisione dei n n sacri e ogni altro elemento esterno ai fattori graficr possono aver contribuito alla diffusione della nuova scrittura non averla determinata e indirizzata. N, secondo lui, p~rimenti giustificato indicare l'uno o l'altro scrittorio come culla di essa: molteplici indizi dimostrano, invece, che la carolina si andava elaborando in i luo hi, per esempio la scrittura del codice dei Pro eti di s. Gallo, fatto eseguire da Giovanni n vescovo di Costanza (760-781), che in minuscola non meno 112

rfezionata di quella della Bibbia di Mordramn?; l.a scrit~ra di tipo prettamente carolino sfuggita a Magmano, cancelliere del re Carlomanno, in alcune parole della sua sottoscrizione a un diploma del 769, ecc. !Lcomplesso ~elle rearoline si avviava, dunquel.. gi 'poco do o la meta del se~o-VIII, verso la carolina, che erci ot sor ere nel ~e~esimo teID~ e in i luo bi. Il distacco dalle recarolme e c01ae initivo abbandono delle forme maiuscole e nelle corsive, co raddrizzamento delile aste con la rotondit e !'isolamento delle lettere con l'armoniosa r0l'0rZIone fra aste superiori e inferiori e corpo dell~~ittura a cui deriva il caratteristico as erto tondo, arieggiato, fine della carolina. Al trionfo della nuova scrittura, infine, contribuirono anche elementi extra aleo rafici, soprattutto I'intensa attivit libraria connessa cl rmascimento letterario carolingio. 10 studio dello Scbiaparelli rappresenta il punto d'arrivo deJ!lericerche condotte col metodo che ha per suo massimo rappresentante il Traube intorno al problema dell'origine della carolina, che a quell'orientamento apparve centrale nella storia della scrittura. Scritti posteriori, come quello del Pagnin sulla precarolina italiana, ne ricalcano le orme e giungono a conclusioni analoghe. Com letamente diversa invece l'im ostazione data al roblema dal Gieysztor (1955), il quale considera la scrittura come un fatto sociale e attribuisce la formazione della carolina alla regolamentazione della vita monastica che, allontanando il clero franco dal fon o o olare, cre un canone gra.co verso la met ~el regno di Carlomagno, e ne nacque una scrittura che soddisfece le necessit di comunicazione, anche scritta, della classe feudale in tutto il territorio fra l'Ebro e l'Elba, cos Come alle stesse necessit era dovuto il ritorno all'uso comune del latino. eraltro ossibile un ri ensamento del roblema allia luce dei nuovi orientamenti degli studi aleografici, ch~ hanno sottolineato l'importanza della trasformazione della seratura da maiuscola in minuscola al In e al IV secolo d. C. 113

P aleografia latma e hanno fatto ra ionevolmente supporre un uso della minuscoh antica assai pi diffuso di quanto non sia documentato dalla conservazione dei codici di lusso, in scrittura canonizzata. cio pensabile che il rinascimeato dell'et di Pipino e di Carlomagno, quali che siano i suoi motivi pi intimi (non esolusa la necessit di comunicazione del Gieysztor, sia pure spogliata della qualificazione classista che egli vi annette, secondo i canoni dello storicismo marxista), abbia riproposto allo studio i codici che da due secoli gia~e~no,Jl~lverosi e dimenticati nelle vecchie biblioteche e ci abbia indotto anche alla ripresa delile loro forme grafiche riprendendone lo sviluppo interrotto secondo nuovi indirizzi, e delle semicorsive, ma non del tutto estranei nemmeno al mondo romano, come mostra l'aspetto fine, arieggiato ed elegante degli scolii al Frontone palinsesto vat. 5750 riprodotti in EHRLE-LIEBAERTc. Generale il movimento di 6 cultura, generali anche le conseguenze grafiche: ci spiegherebbe agevolmente anche la poligenesi della scrittura carolina, sulla quale, dopo lo studio dello Schiaparelli, oggi si suole insistere, sebbene, in effetto, la massima parte degli scrittorii in cui a nuova scrittura appare alla fine del secolo VIII siano in realt francesi, rimanendo piuttosto problematico lo sviluppo locale dal quale, secondo il Pagnin, avrebbero avuto origine codici come il forse nonantolano Liber diurnus vaticano, gi citato, il codice veronese dei Sermoni del vescovo Egino (C.L.A. 1057), ora a Berlino, Phillipps 1676, il ravennate Omiliario di Alano (Troyes 854, C.L.A. 840), ecc. La oli enesi' sia ure limitata.2!!e scuole francesi o sotto influsso francese s ie a altres come in ori ine non si I abbia ancora una seri tura carolina unica, ma piuttosto un !ipo generale o un~ classe carolina. Finch il Bischoff non avr assolta la colossale impresa cui si accinto (descrizione, corredata di saggi fotografici, dei pi che 6000 codici del secolo IX a noi pervenuti) non sar possibile orientarci attribuendo caratteri peculiari a ciascuna scuola: tuttavia possibile' che i due filoni rinci ali siano rappresentati ~

La rinnovata unit grafica di Corte o pala tino rappresentato dall'evanye-

arto purpureo scritto dall'amanuense Gotesadco per Ca~ o~


magno nel 781, ora a Parigi, n.a. 1203 (C.L.A. 681) e. ~l codici che sogliono raggrupparsi intorno all'altro evangeliano <1i 'treviri 22 scritto per una religiosa di nome Ada, forse sorella di Carlomagno, alla fine del secolo VIII (c.L.A. 136~) e dal tipo di Tours , rappresentato fra l'altro, dall,e van~ Bibbie di Alcuino (di una, scritta forse intorno all820, S1 ha un saggio di STEFFENS47): pi calligrafico, i squaduto~ i diritto que o . origine turonense, pi ra i o nel ~racoato, pi tendente ad inclinare e aste e l'asse delle scr:ttu: i incline a tollerar ature ed elementi rovenentt da . minuscole non caroline quello di origine p. Solo alla fine del secolo IX o fors'anche al...Q.!incipio del X i vari ti i si f~ono e si armonizzano e si EU veramente arlare di un canone oarolino, anche se abbastanza articoato in variet locali. ' dQ Ma i al rinci io del secolo IX i ti o generale della scrittura carolina comincia a &Hni:ers1 nei territori che facevano arte del Sacro Romano Impero ~prima accettando com romessi con le minuscole gt in uso nei singoli centri scrittori e quasi agendo all'interno di esse nel senso . regolarizzare calligraficamente secondo i propri schemi le lettere di forma sostanzialmente comune e rispettare invece le peculiarit pi caratteristiche (l'esemplificazione sarebbe lunga: baster citare qui il codice delle Vitae patrum di Bruxelles 8216-18, facs. STEFFENS 5P scritto a S. Floriano, presso Linz, ove la a ancora a erta,la n ancora maiuscola e sono ammesse ancora-1egature come uella di e e t nell'interno delle arole e soprattutto quelle acute di r con lettera seguente), oi ~m re i fo iandosi secondo il e.~rio genio e i ropri modi: si veda, per esempio, gi nell'8IO, la collezione di scritti di cronologia ora Vat. Palo 1448, copiata a Treviri (EHRLE-LIEBAERT, 9) nella quale 2 a prima vista non ci si accorge del permanere di alcune a aperte, tanto l'aspetto di minuscola carolina ormai compiutamente formata. Cos entro la primL mJ:.t:iel secolo IX
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re

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Pateo grafia latina

La rinnovata

unit grafica

in tutti gli scrittorii della Francia~ della Renania e dell'Italia settentrionale non si usa pi che la nuova minuscola: alquanto maggiore la resistenza degli scrittorii della Rezia, ove la minuscola ivi formata aveva tali qualit callIgrafiche da affrontare la competizione e resistere sino al1a seconda met del secolo stesso. Ves ansione nell'interno dell'estensione eo rafica del Sacro Romano Impero ... fu..f~ facilita~da ds osizioni legislative come il ca itolare del 23 marzo 789 col uale s'imponeva la correzione e l'emendazione dei testi scolastici, et SI opus est evangelium, psalterium vel missale scribere, perfectae aetatis homines scribant cum omni diiligentia ; ma soprattutto ebbe agevole svolgimento perch quei territori erano 'tornati a formare una unit anche culturale, oltre che politica. Meno agevole fu, invece, la diffusione nelle terre che ormai sfu ivano -all'Impero e nelle quali le minuscole librarie che vi si erano formate erano canonizzate e avevano assunto valore veramente nazionale; e si affid non pi -aI-elementi politici ma ad elementi culturali, in quanto durante il secolo IX le scuole francesi avevano veramente assunto posizione scientifica e letteraria capitale e le opere da esse uscite esercitavano la loro influenza dappertutto, e ad elementi grafici, in quanto effettivamente le forme minuscole della scrittura carolina chiare, limpide, arieggiate, ben caratterizzate, comode a .leggersi, esteticamente ben proporzionate erano intrinsecamente superiori a quelle delle altre scritture librarie. Come si gi detto, nelle Isole' britanniche fu la dominazione normanna a decidere la lotta, fra la scrittura nazionale e la carolina - del resto gi ingaggiata, al solito sotto influenza dei monaci di Cluny: si veda, per esempio, il salterio di S. Edmondo, Vat. Reg. 12 (EHRLELIEBAERT,34) scritto a Winchester nel 1019 o 1020 - e dalla seconda met, circa, del sec. XI, in Inghilterra non si scrissero uasi i i libri se non in carolina. Pi resist l'Irlanda ma ced anch'essa nel corso del secolo XII. Anche della S'pagna si detto, e se pure non si considera veritiera la notizia del concilio di Le6n tramandataci da Rodngo di
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Toledo, fatto certo che !lI principio e alla~ ?el ~ecolo XII la li!.!.!!...a toletan!!..... era completamente caduta m dis~o. Ma~or resistenza 0QP.0se, invece il re o Normanno el- ..O I l'ltIia meridionale nel uale certamente SI SCrIsse.anche iii carolina, ma in proporzione assai minore che no.!!... m..k. neventana; e la scrittura nazionale vi resist casi a lung? e si pu dire, non riusc mai a dominarvi e, quando final~ente questa concluse il suo ciclo dette il suo luogo a una scrittura che non era pi carolina ma gi gotica. I manuali danno un certo numero di regole empiriche per la datazione dei codici: notano per lo pi la semp1icita e la ~golarit del tratteggiamento, la persistenza d a1cuni elementi corsivi, la forma cIavata delle aste superiori, la mancanza di trattini complementari al'inizio e a a fine delle aste di i, m, n, u per il secolo IX; fa progressiva scomparsa dei residui corsivi (soprattutto la a aperta) e della forma clavata delle aste nel secolo X; il raddrizzamento e I'Ingrandimento della scrittura, il tratteggiamento accurato e Iquanto ricercato per il secolo XI; per il XII il Battelli segnala diversificazioni locali, che .si continueranno nella gotica; e per quest'epoca alcuni paleografi preferiscono addirittura non parlare pi di minuscola carolina e identificano una minuscola di transizione , caratterizzata, oltre che da un certo irrigidimento del tracciato e dall'accentuazione del contrasto fra tratti grossi e tratti sottili dall'uso della s maiuscola in fine di parola e del segno diacritico sulla doppia i o sulla i seguita o preceduta da u. Ma questi criteri sono assai ~ci, e non potranno avere base scientifica finch non saranno stati compiuti tudi sui singoli principali centri .ttori, dei quali conosciamo bene o sufficientemente alcuni (in Francia, p.e., Tours, Reims, Lione, Fleury; in Germania Colonia, Magonza, Lorsch, Costanza, Reichenau; in Italia Verona e Bobbio, ecc.) ma non altrettanto o
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Paleografia latina

La rinnovata unit grafica

nulla affatto molti altri che pure ebbero grande importanza: e questa ricerca rivestirebbe speciale interesse per gli studiosi di filologia classica in quanto proprio questi secoli e questo territorio di rinnovata unit grafica sono sede di un vivace rifiorimento degli studi letterari, del quale il cos detto rinascimento carolingio fu il primo episodio: qui e ora SI trascrissero e ritrascrissero attivis. simamente i testi-.Qei classici e a questo fervore dobbiamo quasi per intero se, scomparsi oggi definitivamente e irrimediabilmente perduti gli antichi arche tipi allora ancor conservati, possediamo tuttavia la gran maggioranza delle opere capitali della letteratura latina, i cui codici pi autorevoli sono infatti per la massima parte in scrittura carolina, come pu mostrare una semplice occhiata alla utile esemplificazione datane nelle 210 tavole raccolte da E. CHATELAIN, Palograpbie des classiques latins, Parigi, 1884-1900. Ma un'altra constatazione interessante necessario faccia il paleografo a proposito della minuscola carolina: ed che cdl suo stabilirsi torna ad a.I!Earire il concetto di scrittura normale . Anzi, mentre nell'et romana la normale rimane in realt un modello ideale astratto e non una concretezza grafica, un qualche cosa eli cui possiamo sorprendere solo manifestazioni fenomeniche filtrate attraverso esperienze librarie o rilasciate nel tratteggio corsivo, nell'epoca e nei luoghi nei quali fu diffusa la Ca Qr ~ . isce er assumere essa nelle sue medesime forme canonizzate la funzione di scrittura usuale . Tutti coloro che, non' appartenendo ad uffici o a corporazioni chiuse eli scrittori professionali di documenti, non sono tenuti ad usare la scrittura specifica e artificiale di quegli uffici e di quelle corporazioni, quando scrivono usano la carolina e in carolina si sottoscrivono: anzi, la carolina tIlUOVe all'assalto anche di quelle scrit118

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l

ture s~ali stesse e, dove prima dove dopo, finisce per sostituirsi ad esse. . Questa sostituzione riesce pi facile e rapida, nat.uralmente, nei luoghi dove non esisteva un ceto distmto di notai, cancellieri o tabellioni associati: p. e. a San ~allo,. ove verso la met del secolo VIII, come si visto, gli. atti notarili erano scritti in una merovingica gi aperta ad mfluenze librarie, e verso la fine di quel secolo in minuscola alamannica, gi ~ troviamo usata una min~scala carolina uasi urissima, come nella prestaria dell'abate Cozberto, rogata da Huozo presbiter il 7 giugno (STEFFENS,53). Perfino ne!11acancelleria imperiale e nelle regie, ove alla fine del secolo VIII si usava 'la merovingica nelle sue forme canoniche (cf. p. e. il gi citato diploma di Carlomagno per Fulda el dicembre 781, STEFFENS, 41) l'influenza della carol~a si fa valere, dapprima solo formalmenteJ in ucendo a calligrafizzare, regolarizzare, allineare, sciogliere dalle legature le forme merovingiche (cf. i diplomi di Lodovico il Germanico dell'856, di Lodovico III dell'882, di Berengario I del 912 in STEFFENS 59 64 67) poi aggredendo risolutamente anche a sostanza celle forme scrittorie e sostituendo le lettere merovingiche con le caroline; e con la Renovatio degli imperatori sassoni le ultime tracce della vecchia scrittura sono Qm;ai scomparse o confinate nella artificiosissima scrittura allungata stretta e altissima, della prima riga dei ~'plomi e delle formule della ..subscriptio dell'imperatore e della reco nitio del cancellie e. Naturalmente la minuscola carolina, nata libraria e divenuta usuale, non poteva introdursi sic et simpliciter in documenu d cos grande autorit e solennit; e, infatti, in canceneria fu trasformata in m i n u s c o l a d i P 10m a t i - c a o c a n c e I 1e r e s c a' In verit non si tratt di una Il'''''''':'tr'''a''''sf"ormazione, piuttosto di un adattamento ; p'iuttoma sto che di minuscola di 10matica o cancelleresca SI dovrebparlare di artifici cancel1ereschi a plicati alla IIW1uscola carolina allo sco o di dare alla scrittura uluale un aspetto caratteristico e solenne: artifici che; in sostanza, si riduQpo
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Paleografia latina

La rinnovata unit grafica

anzich di una dineola come se o ab. orzionato llungamento delle aste so-":~r~a-ut~to~-su=e~r~lo:'.tr:':l~fin=confrontocor o relativamente iccolo della scrittura sicch le ri he risultano se arate da lar . s azi bianchi}, da intrecci studiatamente raddoppiati degli occhielli della s e della I, dall'uso delle le ature st e ct a forma d onte " con le duelettere distanziate e unite da un tratto m a to: cos, p. e ., nel diploma di Enrico III del 1053 riprodotto in STEFFENS, 72). Del resto, quando si parla di minuscola diplomatica non si allude a qualche cosa di preciso e di specifico, perch anche quegli artifici, nella medesima cancelleria imperiale, variano, e quel Che rimane fermo piuttosto il generico atteggiamento cancelleresco, che ogni scriba concreta poi in forme e artifici propri entro un quadro consuetudinario: cos, per esempio, quello del di loma di Corrado III del 1139 ri rodotto in STEFFENS, g usa due forme diverse di intreccio dell'occhielli e a s e intreccia anche le a&te non occhiellate della b e della d, traccia s esso ondulate aste discendenti sotto il ri o ,5, r e la stessa s) e la medesima ondulazione applica alquanto a capriccio, ora a uno dei tratti della Q maiuscola, ora alla legatura st , ora alla coda della e caudata, mdlti lica li occhielli della coda della g uno sotto l'altro fino a farla sembrare una specie di festone pendente, ecc. Anche la ancelleria pontificia, quando l(t)Oan ona a tI ----adotta er la sua minuscola diplomatica artifici analog i e ne-regola l'uso, graduandolo secondo la maggiore o miliore so ennit dei docutnenti; tuttavia anche er i i solenni, come i rivile i, si mantiene pi sobria e insiste, piuttosto che sull'intreccio e sul contorcimento delle ~te, sull'uso di legarure , a ponte molto distanziate (si veda p. e., il privilegio di Onorlo II del 1127 riprodotto in STEFFENS, 80), mentre er i meno solenni, come le lettere bolTate" (e soprattutto le litterae cum ilo canapis) usa la semlice minuscola delle scuole notarili di migliore tradizione, caratterizzata da cura calligrafica, da aste superiori molto alte e inferiori corte, dall'uso regdlare o per lo meno frequen120

. imo della d onciale con lunga asta obliqua forte~e~t~ uss ata e leggermente ondulata e, nella seconda meta e :;~~o XII, anche della s maiuscola fina!le c~e ~.=.JefI mente sotto il rigo: cf. le lettere bo ate l nn~cenzo 1138) e di Eugenio III (1145) riprodotte m STEF-

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FENS,

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La stilizzazione gotica

LA SCRITTURA LATINA ALL'EPOCA DELLA SCOLASTICA E DELLE GRANDI UNIVERSIT ORIGINI, SVILUPPO E FORldE DELLA STILIZZAZIONE GOTICA

~el]'ultim? . eriodo della scrittuE carolina, quello che e stato distinto anche <;2n un nome speciale ( minuscola di transizione 2 oltre l'affermarsi di certe forme grafiche maggiormente diverse dalle antiche, si era ma-

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Fig. 14 nifestata una certa tendenza all'irrigidimento del ductus, alla esagerazione d~i contrasti fra pieni e filetti all'acutizzazione delle forme rotonde: questa, svolgendosi e manierando la scrittura, dava luogo a una caratteristica ~ezzatura del tratto, che pu richiamare alla memoria quella della beneventana, sebbene la tecnica dell'una sia diversa da quella dell'altra (fig. 14). Quando questa tendenza, comune a tutta l'Euro a occidentale, si completamente svolta (il che avviene fuori d'Italia, segnatamente nella Francia nordorientale, intorno ai primi del secolo XII) si formata una nuova seritt derivata dalla carolina attraverso una maruerosa modificazione deI suo trattg io che universalmente chiamata y, o t i c a. Questo nome, naturalmente, non ha alcun rapporto con i Goti ormai scomparsi da un pezzo ma un riflesso del disprezzo con cui fu guardata d~gli urna122

.sti i ..9,!lali _contraEEonendola alla loro littera ant~qua ~cavata, .come si dir pi. avan~i,. da?li esemplan .In ura carolina delle opere del claSSICI VIdamente studiaa la c:onside avano barbara, e le dettero il nome di .un~ deipopoli nei quali essi vedevano i fattori principali della caduta della civilt antica. Considerata in ra orto alla storia-della el:illura, questa ~crittura si ri orta invece a un .D-eriodo...di. intensissima vita --rruuale ual uello del basso Medioevo dal :MiJle al Mille uattrocento, caratterizzato da un generale .lifigJ:iro.entodi studi, ispirato soprattutto all'elaborazione della filosofia aristote ica e alla rinnovazione dello itudio..del diritto romanQSome unum ius dell'unum imperium, e strettamente legato al so!:gere delle randi niversit. Bologna e Pari i, che servirono di modello a tutte le altre istituite in gran numero nei secoli dal XII al XV in tutta l'Europa occidentale. E come 1a....tl.U.Q;. ultura rende rapidamente il posto dell'antica, sostituendo il metodo del sic et non alla semplice riunione delle sententiae dei Santi Padri o alle enciclopedie di Isidoro di Siviglia, di Beda, di Rabano Mauro, cos la nuova scrittura divien eresto comune a tutta l'Europa, anche l dove, come nelle Isole britanniche, la carolina aveva stentato ad entrare o dove, come nell'Italia mer.ii.&nale,non era penetrata affatto. I caratteri generali pi importanti della minuscola dca sono la s ezzatura delle curve e l'anzolosit del tratto insieme con una forte tendenza all'uniformit, a regolaritl- al ritmo dei segni. A questa SI deve 1a riduzione dell'altezza delle aste superiori e la quasi sop- '" ressione delle inferiori l'immedesimazione dei trattini complementari, di cui le aste delle lettere erano andate adornandosi nel corso dello svolgimento della carolina,

fe'

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Paleografia latina nel corpo delle aste stesse fino a costituirne parte integrante, offrendo cos Ia base al tratteggio esageratamente manierato che si risolver nella s ezzatura delle curve e infine l'uguale trattamento di tutte le aste che poggian~ sulla riga (comprese quelle di s e I, che non scendono pi al di sotto) e si uniformano al tratto inferiore di l o alla prima asta della u, spezzandosi o incurvandosi con un filetto: quest'ultima caratteristica apparsa cos im. portante al Bischoff da indurlo ad erigerla a criterio per la definizione di una scrittura come gotica. Da ci dipende ' etto enerale dei codici in questa scrittura, nei quali la ri a erdutosi lo slancio delle aste . uniforme e serrata e a loro vo ta le righe non sono i obbl. ate a distanziarsi sicch la agina, perduta l'ariosit caratteristica dei codici in carolin~ diviene com atta e pesante senza sazi bianchi che l'alle eriscano. Ma a loro volta gli scribi della gotica hanno un finissimo senso del ritmo grafico e alla base delle forme c e essi danno alle singole lettere si pu riconoscere, negli esemplari pi accurati, un'elaborazione 5Luasi geometrica, un calcolo attento di ieni e di vuoti di tratti grossi e di tratti sottili, }m'armoniosa corrispondenza di curve e di an oli, studiata accortamente in funzione della comnosizione di tutta la riga, mentre ciascuna riga concepita come elemento costitutivo dell'intera agina: trattata in questo modo, la gotica risulta una delle scritture calli raficamente e potrebbe dirsi pittoricamente i studiate e perfette. E oltre alla tendenza allo slancio verticale, che l'accosta alle forme -ar~hitettoll.i~he di-stinte col medesimo nome, pu coglier si in essa un che di dise n;u !:~ora.f o secondo uno schema mhescato che l'avvicina anche al calli rafis ella. p. _ tura dei secoli XIV e XV. 124

La stilizzazione gotica

Idr.

ezzatur.a dei tratti s'incontrava anche. pella scrittu~entana,e-questa coin.cidenza col?l ".lvamente una ra osa- russa, O . Dobias Rozdestvenskaija, . lllducendola a . S rre un rapporto genetico fra essa e la g~t1ca, stonca~ensU~~e abile con le relazioni fra i monasteri di Montecasslllo ~ ~ lorfie ma lo Schiaparelli osserv giustamente che altra e la s a~eneventana, che ha r= 2ggetto le. aste e etica, che nguar a le curve. Recente~ente il Bo~s=~'""'s~o':~tt-olineando alcune analogie fra la gotica e la ~cr1t:a' insulare, attribu Ia formazione della pr~a al!1'a~ozlOne, in alcuni scrittorii del Nord-Est della Francia, sotto lll~uen. sulare dell'uso della penna a punta mozza e obllq~a, / ~e U::ra co:Oune nelle Isole n:anniChe.: l'argomento menta di essere approfondito, tuttavia a no~ sembra c~e, senza cl dere il concorso sia pure determinante, dell elemento es u rappresentato ,dal cambiamento n~11' ~co istrumen to scnt . l spezzatura delle curve possa continuare ad esser contono, a .. 1 . t della .d rata conseguenza di un maniensmo ne traccia o . 51 elin 0a' avvertibile nel tracciato di alcune lettere (prima caro a~_" 1 dici . f asta della u e seconda della n) di mo ti co Cl, specie rancesi del secolo XI e anche del X. . Sta, comunque, di fatto, che i . rim.I docu ent de~a trasformazione della carolina in gotica Cl ~en o~o rO..Q.no da codici della Francia nordorientale e dell Inghilte~ra norm (il Bischof cita una carta per S. Stefano di . aen, degli anni lQ6'5-J gz'5l, e di 11 queste forme ~egotlche >~ ..eassar~ nel resto della Francia e in Germania, ove S1 trovano nel terzo venticinquennio del secolo XII; a solo nella prima met del XIII e appunt .n Francia e in Inghilterra la otica assume [a sua struttura recisa, gmngendo, p. e., alla raffinata eleganza del testo dell'Aristotele Vat. Urb. 206 (EHRLE-LIEBAERT 40). Quanto alla forma delle singole lettere e alle [egature, possono farsi le seguenti osservazioni (fig. 15). la a ben resto si chiude dando luo o a due forme: una in cui il tratto superiore scompare a vanta ~o .dell'occhiello, e tutta [a lettera torna a una forma SImIle alla 125

o ..,od

Paleografia latina

La stilizzaxione gotica

semionciale, risultando formata da una curva convessa . . smistra e da un ' asta spezzata a destra; e un'altra in cui a ' invece la parte superiore ~he abbassa la sua estrercit di s~ !stra fino a toccare l'occhiello, in modo che la lettera se~_ bra quasi strozzata o tagliata nel suo interno da un filett generalmente indinato (fig. 15, 1); o . la d indifferente~e onciale e minuscola: la forma ~nClal~ s~mbra prevalere con l'andar del tempo, e in essa l asta inclinata ha generalmente sviluppo modesto (fig. 15 2) la r in dOE ia forma: diritta come regola gene;ale' 70tonda a uncino, con forma derivata dalla maiusrola:gi ~ uso. nei pi tardi codici carolini, e, prima ancora, negli insulari) do o una lettera curva con convessit verso destra. Si trattava in ori ine di un nesso nel uai;-l'asta della R capitale sostituita da 0, ma ben presto il nesw non Qi sentito come tale e l'occhiello e la coda della R assumono carattere autonomo (fig. 15~3); -la u ha anch'essa due forme; rotonda come regola enerale, acuta (v) in princi io di parola, e in questa forma l'~~ di sinistra ha svilu o ma iore dell'altra, che in talune scritture tende a chiudersi, riducendo Ta lettera a una specie di b con I'asta inclinata a sinistra (fig. 15, 4); , l'an~ic~ le atura di ori ine corsiva er et scompare, e? e sostrtuita da un segno di origine tachigrafioa, a guisa .!li. 7 che gi si visto usato nella scrittura insulare e che pu essere tagliato nel mezzo da un trattino orizzontale' nell'incontro_di due lettere di curva opposta (b ed ?; o e c;. b ed e~ P, e c, ecc) le due curve si sovrappongono, immedesimandosi l ~nell altra (fig. 15, 5). Questa regola, come quella dell'uso della r a uncino (ambedue formulate dal Meyer) sono generalmente osservate nei manoscritti italiani, francesi e spagnoli, mentre soffrono eccezioni negli altri; . le lettere ~iuscole, derivate dall'onciale, con esage.!azlOne di curve.! di rigonfiamenti, di tratti complementari e .raddoppiam<;!lti di tratti formano un alfabeto proprio, disUnto dal minuscolo. 126

Fig. 15
;;;:::.:::::;;-= ... _.:~-=ieno sviluppo nei secoli XIII e XIV, in ranci ra scrittura gotica molto serrata, e e ante calli rafica con lettere alte e strette, dai tratti piuttosto arrotondati :l o ~ che in altre variet nazionali, ma con curve E,i acute e s iccatam~te tendenti all'o . - La a o a erta, di tipo carolino, con notevole sviluppo della parte superiore, o chiusa a dOI>pia ancia; la d se onciale ha l'asta assai inclinata e l'occhiello termina in basso con o~iva molto ronunciata; tla s in fi~ di parola maiuscol~ e in fine di ri a u rolun arsi er riem irta fino al mar ine; ha l'occhiello inferiore a erto o chiuso_e, Se'Chfuso trian olare; la barra di t s esso le a con la lettera seguente; le aste di I, r, s terminano in ~n un uncino come uelle di i e di l e forma analoga assumono rosi l'asta verticale di t come la curva inferiore di c; la regola del Meyer sulla fusione delle curve contrarie assai spesso non applicata. Esempi, se pur non tutti calzantissimi, di questo tipo di gotica possono trovarsi nella m:b~ ~ Canterbu~ ora a Londra, Egerton 2569 (P.S. II, 113, eg' anni fra il 1225 e il 1152, nel gi citato Aristotele Vat. Urb. 206 (EHR.LE.LIEBAERT, 40), scri-tto in Inghilterra nel 1253, neli'Avicenna Vat. 2412 (EHRLE-LIEBAERT, 1), scritto in 4 Francia nel 1258. la l i t t e r a a e o r m a, o ica ~ rafica che trova applicazione nei codici i ele anti e J s e dura in vita sino al secolo 'XV. ...j7 alla rancia el corso del secolo XIII e soprattutto ,-la gotica l'assa in ermama, ove tratteggiata, di rego a, in forme i an o os c e ne a t e x t u r a del secolo XV eliminando completamente qualsiasi curva trasfor_

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Paleografia latina

La stilizzazione gotica

!!Landa cchielli in esa ani allun ati ed osservando stret_ tamente oJa Me er sulla fusione delle curve Contrarie. Questa ~extura di: strettssim osservanza che si trova anche in Francia e in Inghilterra nel Trecento per i libri litur ici (es. il Breviario di Norwich, Londra Stowe 12 (P.S., II, 197), in Germania si stilizza ancor pi, terminando le aste nei cos detti quadran 01' adornati talvolta da sottili trattini complementan, ma finisce per essere adoperata solo nei libri di scuola e di chiesa, e per questo adottata anche ~nelle o ere dei primi ti grafi tedeschi come la famosa Bib. lll:.M~a de utenllerg...<Colonia,1455), la altrettanto famosa Bibbia a 36 righe, forse anch'essa del Gutenberg, del 1456, ecc. Il Bischoff, che nell'articolo Paliiographie della Deutsche PhilOlogie im Aufriss, hgg. von W. STAMMLER, 2a ed., Berlino [1955] traccia un nitidissimo, sintetico quadro dello svolgimento della gotica tedesca, accenna a una Perlschrift, di modulo ridotto, usata per gli esemplari di piccolo formato della Vulgata e del Nuovo Testamento nel secolo XIII e fa le sue riserve per il tipo speciale che il Kirchner aveva creduto di poter identificare nei codici usciti dai monasteri Cistercensi: a quel quadro siamo costretti a rinviare coloro i quali desiderassero maggiori informazioni su questo argomento. Quanto alI'Italia, forse lecito domandarsi se vi si possa veramente parlare di scrittura gotica , intesa secondo la definizione del Bischoff. Anche qui il risultato finale di una evoluzione poco studiata (non sapremmo dare indicazioni bibliografiche di un qualche rilievo, all'infuori della monografia del Pagnin per Padova) e cominciata verso la met o !:ultimo quarto del secolo XII, la a ina atta, formata da i he serrate, con aste aEpena s or enti, ma mentre a una arte non c e racda- di uella riduzion.e delle stremit inferiori delle asje po ianti s rigo, al modello della l che appare cos importante al Bischoff, dall'altra il o po delle lettere rimane la! o e squadrato otre la spezzatura delle curve assai meno ronunciata Taluno ha voluto proporre un paragone (c ante so o m linea molto generale)
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con le differenze fra l'architettura gotica francese e quella 'taliana, o meglio fra le cattedrali gotiche d'oltralpe e i pa~azzipubblici padani e appenninici: pi convincente, forse, potrebbe essere l'osservazione che il segno, il rafismo fan.; co-inglese accetta francamente il raffinato lin decora1fvo caratteristico dell'arte figurlttiv otica, mentre gli seri1 1 aliani rimangono, in sostanza, fede' alla ferma plasticit di que a romllJlica. Questa generica otica .taliana detta dai aleografi,}!2J$o r o t u n d.a) gi formata alla met circa del secolo XIII, e caratterizzata, oltre che dall'es sione della a a doppia l'anda e del trattino che taglia a met il simbolo di ori ine tironiana della congiunzione et a forma di 7 anche da pronunciat ~ curo verticale si stabilizza aIla fine di quel secolo o al rincipio del seguente, e oca cui appartiene certamente il famoso Virgilio p.osseduto Ptrarca (STEFFENS101, e nostra tav. XIX), non sempre agevolmente distinguibile dalla specifica litte.rtt. onomensts, lli cu si dir fra pO'eO. correntemente aaottata . er l libri di devozione e di religione, soprattutto er 1 cora nel ua SI conserva Sno a' e ael secolo XVI (gflfduale di Pio V, del Museo Civico di Alessandria, Monumenta Palaeographica Sacra, tavv. 119-120) e addirittura al XVII ma non raro vederla usata anche per testi statutari (Capitolare del Cattaneo di Venezia, scritto nel sec. XIV, FEDERICI, ancelleC rie, tav. 49; catasto della fraternita del S. Salvatore a Sancta Sanctorum di Roma, 1462-1538. ID., tav. 92). rIn Spagna sembra non si ossa parlare di un processo -- l, locale spontaneo di formazione di una minuscola otica. I codici in questa scrittura datati o databili del secolo XIII I i..4 so~o imitazioni i modelli francesi e quelli che, come il RatmonOol.U!ro volgarizzato di Milano, Ambros. A. 268 inf. (MILLARES, a ed., tav. 69) mostrano caratteri specifici, pur 2 essendo datati di quel secolo, sono in realt copie del secolo .~guente, nelle quali stata riportata pari pari la sottO~rtz10ne dell'exemplar. 10 svol imento avviene, invece, nel documenti, e appunto d a letta 1i /lrw: e.gios, della

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quale si dir fra poco, nascer i tardi (secolo XIV), robabilmente sotto l'influenza della. rotunda italiana, un ti a nazionale s a no o di scrittura gotica libraria, la r e cl o n . da d e l i b r o s, caratterizzata non solo da!1la-pronuncia. ta largheZZa' e rotorrdit delle lettere, ma da li!!.. ratte gia che ermette di tracciare esanti casi i tratti verticali carne li obli ui discendeUti da sinistra ~ destra, b come infine gli orizzontali, rimanendo cos sottili solo li o li ui ascendenti pa sinistra a destra. Estremamente caratteristico anche ['uso esclusivo delle d onciali con lunga asta pesante e di z simil~n ;..Ssempi in VILLADA,Paleografia espa. fiola, facs. 96-101; MILLARES,cit., tavv. 84-87, ecc. Al di fuo.ti..delle variet nazionali, molto interessanti ed importanti sono le casi dette lettere s lastiche , cio le scritture er casi dire uifi.' . e li scri i dei randi centri universitari, come Pari&,k,:So o na Oxford e, secondo il Destrez, anche Na oli donde si qif.fon ,tl~i9ni tutte in cui quelle universit si trovano e divengono i tipi pi caratteristici, rispettiv~mel!l:e della ,Sotica itiifw.a,lranese e inglese: i, pi caratteristici, diciamo, e non gli esclusivi, -~perch accanto ad essi 'se' ne trovan-::"usati~~nche altri, come quelli non universitari dei qua!1i ci siamo occupati finora. ,La li t t e r a b o n o n i e n s i s J secondo ilPagnin che ne na fatto oggetto di un accurato studio, accenna a formarsi nel codice 1473 della biblioteca Universitaria di Bologna, databile d l 1189~ nel 1219 appare gi distinta, insieme con la parisiensis,' nell'elenco dei libri donati dal .. ardinale Gual~ Bi~chi~ri alla biblioteca di Vercelli; iun e c alla perfezione nella seconda met del sec o XIII. Come mo elli sono citati dal agnin i codici scritti dagli amanuensi Cardinale e Rogerio da Forl, per esempio la Bibbia della Nazionale di Parigi ms. Iat. 22; come esempio tipico, seppure di circa un secolo pi tardi, noi potremmo citare il codice della Novella di Giovanni d'Andrea Vat. lat. 1456 (STEFFENS, 106). Continua ad essere usata per tutto il secolo XIV finch non sostituita da forme preumanl'stiche: a scrittura degli aman~n~ lavotano a Bolo ~otto

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La stilizzazione gotica

francese che si svilu a contem oraneamente alla bologne_ se, come su per gi contemporaneo lo svolgimento delle due grandi universit. meno accurata ed ele ante meno [e ata meno rotonda di questa, i s ezzata lU esante, riva di s aziositl e' di re olarit. Le aste sono molto breyi guella della di re ola scende a ena sotto il rigo, la u iniziale ha uaIche volta forma di v arrotondata con iil" rimaasta inclinata e i alta della seconda, si da esser talvdlta simile a b; la a talora simile al tipo italiano, talaltra a doppia pancia come generalmente nella gotica francese; la g ha l'occhiello inferiore schiacciato, spesso triangolare e chiuso con un leggero filetto; il se o di et uasi costantemente ta liato alla met da un trattino orizzontale. Come esempio si pu vedere il s. Tommaso di Bruxelles II. 934, scritto nel 1284, riprodotto in STEFFENS, 8 e nostra 9 tav. XXI). Sulla li t t e r a o x o n i e n s i s non abbiamo alcuno studio e in moltI manua - a SI efinisce in un modo e la si esemplifica in un altro. I manoscritti universitari inglesi riprodotti da DESTREZ,La pecia dans les manuscrits universitaires, Parigi, 1935 (ad eccezione del Rosarium della tav. 31, assai tardo e forse posteriore anche al 1400) presentano una scrittura ana:loga alla parigina , ma con lettere i serrate e tratti meno s zzati , corrispondente cio alla efinizione e non alla esemplificazione di quei manuali. Le lettere sono meno alte che nel ti di gotica f~ncOin lese di cui si gi detto, ila regola del Meyer pi osservata, la v iniziale s esso in forma acuta molto somigliante a una b a motivo del:1a modica inclinazione della prima asta; la s finale u essere minuscola o maiuscola e in quest'ultimo caso non rara una forma che scende a punta alquanto al di sotto del rigo; la a si trova anche nello stesso manoscritto in :tri lice forma: a rta, chiusa all'italiana e chiusa alla francese: tutto ['aspetto della scrittura, pur somigliando a quello della parisiensis, pi regolare e calJ1gl:afico. . Per quel che riguarda i documenti, difficile dire se la , ') f, 132

loro scrittura risulti da un'evoluzione paralleIa...a.quella dei libri, partendo dal medesimo punto (la minuscola di transiZione) oppure dal :tracciato corrente di forme librarie gi gotiche. La seconda ipotesi sembra molto meno probabile, tenuto conto della spaziatura fra riga e riga, del notevole svilu d.elle. aste conservato in genere nei documenti non solo italiani er tutto il secolo XIII della arlOsia enerale della scrittura della conservazione delle as e di s e or f sotto la riga, della mancata riduzione delle aste poggianti sul rigo al modello di l, della generale scorrevolezza del tratto, che poco o nulla risente della tendenza a spezzare le curve o a farIe ogivali. I tipi possono differire geograficamente, ma non stato ancora compiuto uno sttfdio esauriente sull'argomento: anche l'avviamento dato, per l'Italia, dal Federici nel commento alle tavole della sua Scrittura delle cancellerie italiane non tiene nto della instabilit delle cancellerie dei Comuni, costituite spesso dai notai del podest o del capitano del popolo, che venivano di fuori e cambiavano ogni sei mesi. Ci contribu a un livellamento generale degli usi cancellereschi anche per quanto riguarda la scrittura e alla identificaz1op.e.della scrittura cancelleresca con quella notarile. Si ha cosi una enerica scrittura documntltria' ttanan-a, con caratteri assai simili In tutte e 'varlet loca:li, che - al Crous e da altri stata compresa in una categoria pi generale (avente come caratteristiche le aste inferiori di s e f :terminanti al di sotto del ~ e le forme rotonde di s finale) cui essi da o il nome di b a s t a r da. Ma oich con questo nome si intende ormai comunemente uJla varier francese d questa scrittura, a1quanto dissimile dall'italiana, ' preferibile conservare a questa la denominazione di m i n u s c o l a a n c e 11e r e s c a i t a l i a ~, accettata anche a31-Batte. .. .n Il ~ merita la scrittura dei documenti on?I1C1, che in buona parte dei secoli XIII e XIV non oi, 1D sostanza, se non un aecuratissimo tipo di minuscola ClUlcelleresca italiana. Vi si conservano a lun o le .forme roton~lantt e a minuscola di transizione: [e lettere hanno 133

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La stilizzazione gotica

aspetto elegante, re olare e ro orzionato; sono unite corsivamente a tratti sottili, hanno aste sviluppate che terminano a punta e si ori ie ano con svolazzi (cfr. il titulus di Innocenzo III del 1208 in STEFFENS 88. Nel corso del secolo XIII le s ca itali finali in seguito a tratteggiamento corsivo in un sol tempo, si chiudono in una forma rotonda il guisa di 6; pi tardi anrora -la su eriore tende oiie arsI in entro" e a c . dersi anch'essa, senza per dar luogo alla caratteristica form-;;:-simile quasi a una B che si trova nella bastarda francese e nelle corsive gotiche tedesche (cf. il privilegio di Gregorio IX del 1234, in "STEFFENS, 9J). Questa forma si trova poi generalmente usata anc e iniziale in fuzione di maiuscola. 10 svolazzo a banderuola della d onciale si svilu a anch'esso e nel corso del secolo XIII SICiiliide a destra, dando ""luogo a una forll2acaratteristica in cui la mano do o aver tracciato l'occhiello inferiore, non Siilediritta pe~ chiudere l'occhiello superiore da sinistra a destra verSO il basso (forma tipicamente corsiva, usata anche ora come allora) ma traccia" discendente l'asta obli ua, poi risale per com letare questa~n un-Iungo filetto che scende a chiudersi a destra sull'occhiello, formando cos una specie di trian 010 rovesciato. La a nella cancelleria' ontificia si conserva carolina fino ai tempi di Innocenzo IV, p~man mano si riduce alla forma gotica italiana; gli svolazzi inclinati verso sinistra che terminano in basso le aste di p, q, i. s e anche l'ultiiiiOtriitto di m e n, anzich con una curva si collegano alla lettera con un angolo sempre pi pronunciato; anche gli occhielli superiori di b, h, l appaiono pi angolosi (cf. il titulus di Bonifacio VIII riprodotto in STEFFENS, 94). Non esatta l'opinione del Baumgarten, condivisa anche dalla Burger, che l'esilio avignonese della S. Sede abbia avuto influenza sulle forme grafiche dei documenti pontifici: vero Invece' che, pur rimanendo nel tipo~celleresco italiano nel corso del secolo XIV esse continuarono ad acquistare caratteri go ici pi evidenti, accostandosi un poco nelle aste appuntire alla bastarda francese. E questo avvicin.amento a modelli non italiani si fa pi accentuato proprio

parte

nei papi dell'obbedienza romana e pisana ai temjli del grande scisma d'Occidente, sotto i quali i docUffieiiti sono scrittiID una corsiva angolosa, talvolta schiacciata, ornata di trattini complementari e svolazzi sottili, con aste inferiori upo bastardo, s capitali finali a guisa di B appuntita, maiuscole ornate di tipo nettamente gotico. Terminato lo scisma, uesta scrittura immediatamente abban onata: hlla cance erra (1j' Mattino V troviamo in uso una bellissima minuscola gotica di tipo prettamente italiano, che sar la base della successiva evoluzione della scrittura delle bolle papali. Fuori d'Italia si deve notare un altro ti di cancelleresca. che si forma in Francia nel secolo XIV sotto influssi otici molto i attivi che in Italia, ove, ;;;~ si detto, a ase e a cancelleria coeva sta iuttosto la minuscola di transizione che !!.on la gotica.-.E uesta -la scrittura nota sotto il nome di b a s t.a t d a (lettre Mtarde) le cui caratteristiche tinci ali sono a s minusc ch -otto la riga, una forma di s final~ che, ad evoluzione compiuta, somiglia a una maiuscola della stampa con le ance acute la r diritta tracciata in modo da sembrare uasi !,lUa v e soprattutto una .earticolare forma delle aste discendenti mol6sse lf principio e assai sottili e acute alla fine) non 1~ttJata inclinazione verso destra. Dalla Francia la bastarda si estende alla Germania ove il tratteggi;mento pi grosso e duro, e ove rimane correntemente usata negli atti della ~etia . penale; all'Inghilterra .. ove -y!ene pi acuta e stretta, perdendo talvolta l'incliriazione verso destra esa era artificiosamente il chiaro scuro di alcune aste e del tratto obliquo della d e acquista una s eciale f.9rma di r cO!Jllessa con l'antica nazionale insulare; alla S agna, ove si modifica nelle forme della cos detta bastardilla e a tutto il resto d'Europa. Dappertutto rimane in vita a lungo, quando in Italia sono ormai da tempo usate aitre scritture. Non ci possibile, in questa sede, ferrnarci a discorrere della scrittura cancelleresca inglese, distinta fin dal principio d.~l secolo XIII da strani rigonfiamenti dei tratti obliqui dIscendenti di d, S, v, ecc. e poi dalla adozione di una cu135

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Paleografialatina riosa e in un sol tratto; e nemmeno dello svolgimento della scrittura documentaria in Spagna che, movendo dalle forme della minuscola documentaria e diplomatica comuni su per gi a tutta l'Europa nel secolo XII, da una parte si cal. ligrafizza nella l e t r a d e p r i v i I e g i o s, non lontana dalla minuscola insegnata a Bologna nella scuola dei Dettatori, dall' altra si corsivizza nella l e t r a d e a l b a 1 e s a distinte l'una e l'altra dalla grossezza dei tratti orizzontali e particolarmente degli sviluppatissimi segni abbreviativi; e soltanto di volo potremo accennare alla cos detta s c r i t _ t u r a d e i d o t t i italiani consistente in sostanza in un tracciato rapido e trascurato e a minuscola Iibrarn otica, che ne esa era la s ezzatura sino a giungere, in casi estremi, alila disartico1azione-<ieHa asi, illeggibile corsiva degli autografi di s. Tommaso d'A uino (es. STEFFENS, 2.5) o alla scr"t e.. a, recentemente studiata dall'Orlandelli, arrotondata le at"ssima con forme articolari di lettere: sono variet indipendenti della coeva notarile o cancelleresca, derivate probabilmente da diversa educazIone grafIca miziale in scuole diverse da quelle da cui uscivano poi i notai e i cancellieri: la prima, che scompare alla fine del secolo XIII, dipende certo dalla pratica continua delle scritture librarie _ dalla completa esclusione e delle documentarie; la seconda forse da collegarsi con l'insegnamento presso i maestri d'abaco. Dovremo, piuttosto, spendere qualche parola per osservare che la distinzione fra scritture librarie e documentarie - .ls, une le;te allo stile otico le altre assai pi indi endenti ermane certamente uanto alla essenza ma col tempo si attenua fino addirittura a scom arre per quel che riguarda l'uso pratico. Si cominci a uanto sembra, in Italia, ove 11ceto notarile, particolarmente interessato alla nascente letteratura volgare, ne raccolse i primi saggi, non solo con trascrizioni occasionali, come quelle ben note dei Memoria i bolognesi, ma in l!I> ositi codich come il famoso Vat. 3793, della seconda met del secolo XIII, al quale dobbiamo la conservazione della gran maggioranza delle rime
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La stilizzazione gotica della scuola siciliana e di molte toscane del Duecento, ed ove la scrittura dei documenti ebbe trattamento raffinatamente calligrafico negli altrettanto famosi Danti del cento Il, tra~critti da Fr~ncesco di ser Nardo da Barberino, due .. 1 dei qual! sono datati del 1337 (Milano, Trivulziana, 1080, ~~ facs. STEFFENS, .103 e magnifica ediz. fototipica Hoepli, Milano 1921, vedi nostra tav. XXII) e del 1347 (Firenze, Laurenziana 90, 125); n da tacere che anche la scrittura mercantesca fu usata per codici volgari, come il Vat. Barb. 4086, ~ontenente, fra I'altro, il Convivio dantesco, riprodotto integralmente a cura dello Schneider nei Codices e Vaticanis selecti, vol. XXII, Vaticano 1932. Ancor maggiore successo ebbe in Francia l'uso della bastarda, la 9ll insita calli r icit sL restava adessere elaborata m orme che ra iunsero rara s uisitezza e furono sesso accompagnate da ineguagliata eleganza dell'ornato e della miniatura. In Germarua e m Inghilterra, mvece di solito i codici volgari sono scritti in forme correnti e non 7alllgraIlclie e a otica libraria, che accolsero se ni speciali per la ra resentazione dei suoni w e thJ estranei all'originario abeto latino. Da pertutto, oi er codici di minore im~no si hanno !ipi intermedi fra la scrittUra libraria e la documentaria la cui classificazione costituisce un rebus rimasto insoluto nonostante il tentativo del Lieftinck che distinguendo una littera textualis, una littera textualis 'formata, ~a littera cursiua textualis, una scriptura notularis, una littera cursiua formata, una littera cursiua currens, una cursiva bastarda, una bastarda currens ha cercato di etichettare una realt storica .molteplice e sfuggente, generalizzando ~a esperienza che, per quanto larga, rimane pur sempre limltata a codici e scritture dell'Europa centro-settentrionale.

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LA LITTERA ANTIQUA E LE SCRITTURE MODERNE

L' antiqua e le scritture moderne

Nel nostro esame dello svolgimento della scrittura latina abbiamo sempre trovato alla base di ogni mutamento tendenze gra Iche spontanee o artificiose, elaborazioni di forme antiche compiute pi o meno consapevolmente in centri scrittorii librari o documentari: non ci ancora accaduto, per, d'imbatterei in un ritorno puro e semplice a forme antiche, compiuto volontariamente per impulso di un ristretto numero di persone, anche se, in definitiva, esse si rendano interpreti di una tendenza diffusa. Pi ancora: abbiamo visto che, nella massima parte dei casi, ilo svolgimento era determinato da tendenze grafiche interne, per dir cos, alla paleografia, anche se espressioni grafiche di fatti culturali: i singoli avvenimenti esterni (invasioni barbariche, revisione testuale dei libri sacri, ecc.) da taluni considerati decisivi, si sono rivelati tutt'al pi tali da facilitare non da determinare lo sviluppo di tendenze p~ra~ente grafib.e. Ora invece assistiamo al fenomeno, a arentemente sconcertante, di un ritorno verso forme che erano state lent;mente abbandonate e sostituite da altre, er impul~lontario di ersone estranee all'esercizio professionale o revalente dell'arte scrittoria animate da tendenze in arte afiche, ma sop!.attutto _ enericament~ culturali: e siamo ;nche in grado di precisare i nomi dei due

tre che possono considerarsi i padri della nuova scrito ra cio dI' ritorno all"antica. e tu Si notato come in' Italia la scrittura libraria, ur cogliendo i caratteri generali della gotica, avesse manacnuto alla base della s uadratura la rotondit d~lla mite ., hi ' nuscola recedente' e ancor piu c aro e apparso questo fatto nella minuscola e nella corsiva cancelleresca che, per lo meno nella variet usata nei documenti pontifici, stata gi ricollegata dal Federici alla minuscola di transizione . ~~ corso del secolo XIV i caratteri, eculiari della otica si accentuano e fanno sentire la loro influenza anche sull~scrittura dei doc~i:-E!.a contemporaneamente appaiono anche sensi di stanchezza per quelle forme e aspirazioni a maggiore semplicit. Forse ha importanza relativa l'ingresso della cance!leresca italiana nel campo librario, c e avviene poro rima 9~1a' meta que seco o con i famosi cento codici di Dnte che una gentile leggenda vuole esemplati da Francesco' di ser Nardo da Barberino, il quale con quella fatica si procur la somma necessaria a costituir la dote alle figliole: ma quando udiamo il Petrarca desiderare una littera castigata et clara seque ultro oculis ingerens, dversa dalla vaga et luxurians littera degli scriptores o piuttosto pictores dei suoi tempi, che molcendo gli occhi li affaticava e sembrava ad aliud quam ad legendum inventa, e trovare appagamento del suo desiderio in un s. Agostino in minuscola carolina ancor oggi conservato (Parigi, Bibl. Naz., 1989) del quale loda la vetustioris litterae maiestas, ci troviamo gi in presenza del_va~ heggiamento di una riforma scrittoria e anche dell'indicazione dell'indirizzo da darle. Questo vagheggiamento deriva ~ Pet.rarca certamente dall'amore per i bei codici antichi, ma ha anche ra139

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L' antiqua e le scritture moderne

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dici se non materialmente grafiche, certo connesse con la grafia, come l'esigenza della chiara leggibilit. Egli ha coscienza di una crisi della scrittura gotica, nella uale man mano 1 valori dcorativi avevano preso il so ravvento su uelli sem licemente es ressivi sIcch una pagina in ettre de forme poteva avere una sua va. lidit estetica anche prescindendo dalla decorazione, ma con quel suo ritmo, che cercava le sue leggi altrove che nell'espressivit grafica e nel quale restavano sommersi i tratti distintivi dei singoli segni alfabetici abbrevia. tivi, cost~in eva l'occhio del lettore a una fatitosa icerca er individuare le forme alfabetiche. Questo contra. sto fra decorazione ed espressione, questa illegittima o, quanto meno, nociva confusione fra estetica pittorica ed estetica scrittoria, che era venuta a trovarsi Ha ine dell via del mnierismo calligrafico induceva l'as irazione a un rinnovamento, che era comune ormai, seppur forse solo inconsapevolmente avvertito, a tutti coloro che consideravano il libro non soltanto una ioia d~li occhi, e questa aspirazione il Petrarca cerc di realizzare personalmente, modificando la propria scrittura, che nei codici da lui stesso trascritti (p.e. il famoso Vat. 3195, contenente l'originale del Canzoniere, autografo da c. 38' a 49 e da 62 a 72') appare fondamentalmente gotica, ma priva di svolazzi, con tracciato classicamente nitido. Ma la vera riforma della scrittura nac ue, pensatamente e volutamente, nel iccolo cerchio dei rimi umanisti fiorentini, i uali nelle loro affannose ricerche di testi classici si trovarono di fronte assai spesso a codici scritti in caratteri che noi oggi sappiamo essere dei secoli dal IX all'XI ma che allora, alcuni di essi commettendo un errore dimostrato dai pi recenti studi pa leografici n n poi inescusabile, attribuivano all'et ro-

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mana. Essi destavano l'entusiasmo loro come avevan~ de~tato quello ae1 Petrarca: Coluccio si raccomanda~a di trovargli manoscritti in littera antiqua: nullae ~U1dem litterae - egli scriveva - sunt oculis meis gratlores ; il Niccoli del quale un contemporaneo scriveva che n~. i ro, per buono che sia, gli piace ... non essendo scntto di lettera antica , sembra sia stato il l'rimo a tentare una imitazione, acenaosi egli stesso calligrafo e maestro . calligrafia. Certo questa opera svolse ozBracciolini, alla cui mano appartiene, secondo le recentissime ricerche dell'Ullman, il codice Laurenziano Strozzi ano 96, del 14021403, contenente il De verecundia di Coluccio. Come sappiamo dal suo epistolario, l'er la sua biblioteca e li sti endi tre copisti ai quali insegn per~nalmente a scrivere in !!.ti.eraanti ua: ed da credere che appunto alla scuola "sua o a uella del Nicroli si siano formati i l'timi amanuensi di rofessione che adoperarono quella scri~ra, fra i quali necessario ricordare Antonio di Mario (o Mari), che lavor fin verso il 1450 e che usa una scrittura da considerarsi come il tipo pi rappresentativo della scuola fiorentina (v. p.e. il Festo magliabechiano I, 8, facs. FEDERICI, Cancellerie, 82, II). Ma se il Niccoli e il Poggio furono gli inizia tori della riforma scrittoria, non furono i soli, ch anzi ~ni umanista a Firenze ambiva e~ser considerato. ottimo .calllgrafo. di littera antiqua e tali furono effettlvamen t0ra gli altri, Leonardo Bruni e Tommaso Parentui. Amanuensi e librai erano i loro collaboratori graditi e intelligenti, e uno di essi, Vespasiano da Bisticci, rimasto famoso ha il suo onorevole posto nella storia della cultura e in quello della letteratura. Firenze fu dun ue il centro di elaborazione della mi-

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~cola umanis.!ica ... Q}~a ant~ua; elaborazione riflessa e voluta, certo, non spontanea e naturale, ma comunque tutt'altro che priva di rispondenza con tendenze generali diffuse nel mondo lettera):'J.~, sia perch rifletteva, anche n~scrittura l'entusiasmo de li umanisti ~r la classicit ma sia anche perch, in effetti trovava ragion d'essere proprio nella contra osizione gi sot~oline~ta da.l Petrarca, fra a etica, Ipmta' Ei che sC!lt.ta, ncca di valori estetici ma faticosa a Ieggersi, e a anttqua, elegante ma al tempo stesso ultra se oculis ingerens. La ~cri,ttura de li amanuensi fiorentini di littera antiqua (espressione c e, come ha dimostrato il Casamassima in un ~uo recente ~tudio,. p~r gli umanisti indicava la carolina) e. nervosa, .arlos~ cli. dlffienslone piuttosto piccola, piena di finezza e di grazIa di 'una leggerezza quasi aerea. irenze rimase abbastanza a ITungoil centro di questa nuova scrittura se?be~e, sbito dopo i primi saggi, il suo inventore (o me: g~lOrinnovatore) lasciasse quella citt per assumere l'ufficio di s~gretario dei brevi nella curia pontificia; e vi si suss~~rono almeno tre generazione di scribi, rappresentanti di CIascuna delle quali potrebbero essere Antonio di Mario del quale l'Ullman conosce non meno di 42 codici sottoscritti, d~l .1417 al 1456, Gherardo del Ceriagio (34 codici sottoscntti, dal 1447 al 1472; vedi tav. XXIII) e Antonio Sinibaldi (30 codici sottoscritti, dal 1461 al 1499)' a Firenze il libro umanistico in littera antigua m:eziosamen~eminiato fu oggetto di organizzata produzione e di largo commercio' su ~cal.a ben m che artigian~leJ accentrato soprattutto nella bottega di Vewasqno da Bisticci, cui giungevano commes~o!! solo da ogni parte d'h "a, ma anche dall'estero. . A. Firenze, infatti, e alla bottega di Vespasiano ricorse F~enco ~a ~ontefeltro per una Bibbia famosa, che fu scritta ({allam~uese Ugo Comminelli un francese di Mzires) e miniata da sei artisti sotto l direzione dell'AttaJ

"ante (Vat. Urb. lat. 1-2) e anche a Firenze, per lo stesso Federico, lavorava Mattia Contughi da Volterra, scrittore di non meno di sette codici conservati nel fondo Urbinate della Biblioteca Vaticana (p.e. il Vangelo, at. fO, e il Dante, lat. 365), ma molti codici si trascrivevano anche ad Urbino medesima sotto a direzione eI giudice umanista urbinate Federico Veterano che compil un accurato catalogo dei 606 codici latini e dei 93 greci compresi nella biblioteca del suo signore. In sCa'laassai mag iore Ferdinando d'Aragona ordin una fiorente scuo a dI scrml' ai ltlJ!.ra antiqua, orgariizzata rimamente (pare) da Piero Strozzi, nella quale lavor anche, dal 1471 al 1477, il Sinibaldo. Alle forme fiorentine rimangono stretti i maggiori copisti di Ferdinando, il parmense Giovanni Marco Cinico e il sorrentino Giovan Rinaldo Mennio, che, l'uno da'l 1463 l'altro dal 1472 al 1494 scrissero rispettivamente 71 e 25 codici appartenuti alla biblioteca degli Aragonesi, saggi dei quali si possono vedere nelle tavole della magnifica opera dedicata da T. De Marinis a quella biblioteca. Calligrafo abilissimo e, pare, fuori dell'influsso fiorentino, fu Giovanni Pontano, il celebre umanista: a Iui era stata attribuita la scrittura di un Tibullo guelferbitano (82, 6 Aug. 2) gemello del Tacito leidense (Perizonianus Q. 21), ma questi manoscritti sono poi stati riconosciuti copie di codici a lui appartenuti, eseguite probabilmente da qualche umanista della sua accademia, che usava una scrittura interessante per lontani ricordi beneventani, costituiti dalla e pi alta delle altre lettere e dall'asta della r che scende sotto il rigo. Altro virtuoso dell'antiqua fu Niccol Perotto vescovo di Siponto, al quale si attribuisce un codice delle favole di Fedro e di Aviano. Centro im oxtantissimo di roduzione di codici umanistici fu Ferrara sotto il dominio est; capolavoro artistico fu la famosa BibbiadCBor;;- d'Este, che peraltto nella scrittura, opera degli amanuensi Pier Paolo Maroni e Bernardo d'Alemagna, pur mostrando notevoli influenze fiorentine, rimane sostanzialmente fedele al tipo della semi-

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gotica. A Milano si ha una scrittura analoga a quella della Bibbia d(Borso cl' ~teJ se ure arguanto piu evoluta verso l'umanistica, nel Cicerone trascritto nel 1422 da Francesco Bossi vescovo di Como:-;Uel Cicerone di mano di Co.. simo Raimondi Cremonese, mentre le glosse delle miniatUreSOno in pura aiiiiqua: questa scrittura doveva dun, ue essere in uso in quella citt fin dal primo venticinquennio del secolo XV. Enorldissimilmente a Verona, ove j suo uso ci attestato dal manoscritto di Giustino oggi a Londra (add. 12012), trascritto di mano di un Alessio tedesco da un esemplare di propriet del Guarino. Interessante anche la iccola scuola fiorita a Cesena Intorno ~Malatesta Novello, studiata dal Campana e dal Domeniconi, cui si deve la precisa identificazione del pi fecondo fra i suoi copisti, il francese Giovanni di Epinal, trascrittore di almeno 34 codici, attualmente conservati nella biblioteca Malatestiana di quella citt. A Roma l'anti ua a are usata almeno dal 1429 in un Cicerone trascritto dal tedesco Giovanni di Schwabenheim (Berlino, Hamilton 164), e lunga tradizione di scrittura umanistica attesta infatti il Calpurnio scritto nel 1463 da Pietro Oddo, lettore nello Studium Urbis. Nella curia pontificia fu ado erata senza modificazioni anche ~uso cancelleresco, se non ~e bolle e nelle lettere bollate ove la tradizione non "poteva essere infranta uanto meno nei brevi, in calce dei quali appare la sottoscrizione di umanisti quali il Biondo e il Dati, capi dell'ufficio che li redigeva. Del resto, sia pure per brev_e_tempo, la littera antiqua entr un poco in tutte le cancellerie italiane di una uaIc e im ortanza come quella degli Ara ~esi, quella degli Sforza, quella d~lla Sinoria fiorentina ecc. -

Secondo un benemerito studioso inglese, il Wardrop, a ~a in orno al 1490 due calli rafi di rofessione, Pierautonio Sallando e Gerolamo Pa .arolo, introdusser~ tracciato dell'antiqua un poco diverso da uello de li~i fiorentini' non pi, come a Firenze, rapido, sottile, leggero, nervosa, di piccole dimensioni, ma largo, calmo, scorrevole, solenne, di maggiore- dimensi0ne, con aste molto marcate e curve raddolcite (fig. 16): una differenza grossolanamente analoga a quella che corre, nei caratteri a stampa, fra l'elzeviro e il bodoJ1jano: possibile che un ulteriore am liamento della ricerca mostri il Sallando e il Pa liarolo non gi iniziatori ma soltanto codificatori di uesto ti o di anttqua, corrispondente a tendenze forse abbastanza dIffuse, specie nell'Italia settentrionale: esso, comunque, ebbe rapidissima fortuna e, adottato da tutti e argamente esemp reato ai trattatisti cinquecenteschi di calligrafia, so piant rapida'mente nel manoscritti . fiorentino conservatosi . ~ enacemente nei caratteri a stampa. GI nel primo venticinquennio ae seco o -xvr non SI scriveva pi che secondo i nuovi canoni, ricavandone ta:lora dei capolavori, come il famoso salterio di Paolo IlI, scritto da Federico Mario, uno dei pi rappresentativi scribi di lettera antica dell'ultima generazione, come il suo quasi omonimo Antonio Mario lo era stato della prima. Peraltro, l'uso della scrittura umanistica fu tutt'altro "I che esclusivo per la confezione del codici del Quattrocento. A arte, infatti, le o ere liturgiche "per le uali la gotica rimase di rigore, per alche tem:Qo sopravvisse anche la cancellere ca italiana, la cui tradizione libraria si era iniziata coi Danti dei cento ; ma soprattutto si conserv e si svolse er tutti i libri di carattere non letterario che formavano, poi, se n~n la maggioranza certo una uona percentuale della produzione) il ti 0_ otico sem lificato di cui erano stati offerti i primi esempi dagli ~!trl!!i del Petrarca, e che i paleografi

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indicano con nomi disparati: il Battelli propone una distinzione fra g o t i c a p r e un;: a n i s ti c a quando si tratta veramente di u~a gotica sem ficata, come nel caso dclPetra~ e dei suoi seguaci, e g o t i c o-u m a n is t ~ a quando si tratta invece di una ..89tica che abbia addolcito le sue caratteristiche sotto l'influsso diretto della antiqua, come nella famosa copia del De Oratore fatta dal v~covo Francesco Bossi nel 1422 (Vat. Ottob. 2057, STEFFENS 109 b). La distinzione ha fondamento reale: ma si tratta pur sempre, in sostanza, di un rammodernamento della gotica, Zpe; amore di sem licit, continueremo a raccogliere l'uno e l'altro ti sotto la comune desi nazione semi otica, togliendo questo vocabolo dall'uso librario.
caratterizzata per lo pi dalla q, corsiva chiusa, dalla~ onciale, dalla s finale chiusa, dall'uso della r otica e da qualche legatum: il suo fondamento gotico, ma si accosta all'umanistica per la semplicit -ela chiarezza el tratto. Ad essa si collega buona Qarte della tradizione scrittoria lombarda quattrocentesca, com' dimostrato dal pi volte citato Cicerone Ottob. 2057. Vi si accostarono anche l'umani sta veronese Guarino che accanto all'antiqua usa una semigotica mista, per lui evidentemente meno artificiosa e faticosa, e Flavia Biondo forlivese, che per incarico del Guarino trascrisse anche lui a Lodi nel 1422 il Brutus di Cicerone allora scoperto nella biblioteca vescovile di quella citt. In mancanza di studi speciali non ancora compiuti non possibile fare alcuna affermazione: ma 2.u darsi che alla gran~cuola scrittoria umanistica fiorentina, cui si deve la creazione e la diffusione della littera antiqua.! rispondesse nel settentrione una scuola milanese o genericamente lombarda che, pur accettando spesso la nuova scrittura, continuasse e perfezionasse prevalentemente la semigotica, ed esercitasse la sua influenza su tutta la bassa valle padana, sino a Verona,

Ferrara e alla Romagna. Tutto ci peraltro, ripetiamo, non potr. :ssere a~ermat? con. ~i~urezza finch non ~iano. sta~~ eseguItI accurati studi specific sui pi importanti scnttorn italiani del Quattrocento. Anche nei documenti privati di questo secolo la cancelIeresca italiana del secolo recedente appare man mano s0stituita dalla semigotica che, naturalmente, per quest'uso si molto 'pi corsiva e non sempre chiaramente leggibile. ~pare anche usat~ Turnanistica intorno alla met del secolo, m_essa eSIge tr~a i cura per e~ tracciaE di quanta soHtamente non possano o non vogliano porre i notal, sicch presto o abbandonata o degenera verso forme corsive miste. Accanto alla semi otica in sempre pi rapido deo e alI anHqua in sempre ma~ ior p o, in ftalia e nel seco o _ ~ trova usato un altro tiEo scrittura cui iJ Battelli (che per l'antiqua accetta la enommazione comune di umanistic !mistica rotonda) conserva il nome di umanistica corsiva , col quale generalmente designata nei manuali e ne uso. In verit, questo termine ci lascia alquanto perl'lessi perch, qualunque sia il processo che ha dato luogo alla sua formazione e comunque su esso abbia influito la littera antiqua borum. temporum degli umanisti fiorentini, cerche ~ si tratta di un semplice tratteg,aio corsivo <!Lguesta. La questione, sia pure ridotta a modesti confini terminologici, merita di essere approfondita: quanto meno per ora, nel desiderio di evitare l con una denominazione significativa, il suggerimento di una evoluzione storicamente non vera, noi preferiamo chiamare questa scrittura i t a Il a, prendendo anche questa volta a ptestlto il terrillne dall'uso bibliografico (v. tav. XXIV).

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Fino a pochi anni or sono si ammetteva concordemente che qtJeSta- scrittura, elegante, sottile', inclinata, con aste lun147

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ghe cos in a:lto come in basso, con s e f discendenti sotto il rigo, c6n a corsiva chiusa, fosse il prodotto di una elaborazione e a minuscola notarile o CiDcelleresca italiana del secolo XIV, avvenuta sotto l'influenza de la anti ua elim], nando ogni residuo di quella contorsione del tratto che in essa era l'equivalente della spezzatura gotica: il problema era la ricerca del Ji.-Qv uando tale elaborazione fosse avvenuta. Il Federici citava come primo esempio una lettera (non specificata) di Galeotto Manfredi, signore di Faenza (14681487), ma la pratica degli archivi aveva mostrato scritture simili, nella medesima epoca e anche prima, a Firenze, a Milano, a Ferrara, a Urbino, a Bologna e, naturalmente, a Roma. Si era perci pensato a una origine, oltre che graduale, intercancelleresca, nel senso che il tipo, abbozzato in una cancellerra come clligafizzazione o stilizzazione della semigotica documentaria, avrebbe potuto essere stato ripreso da altre, con elaborazione contemporanea e influenze reciproche (ovvie a supporsi, considerati gli intensissimi rapporti epistolari fra gli Stati italiani nel Quattrocento) e con ci sembrava spiegato il suo contertiporaneo apparire in pi luoghi senza che fosse possibile stabilire una reale precedenza eronologica. Successivamente, sulla base dell'esame di molte centinaia di brevi pontifici originali del Quattrocento, si era pensato di dover attribuire una parte di primo piano in questa elaborazione non tanto alla Cancelleria pontificia quanto alla Segreteria, donde quei brevi uscivano e alla quale furono addetti, come ben noto, umanisti di gran nome, dal Poggio medesimo al Traversari, al Biondo, al Bruni, al Dati. Senonch in questi ultimissimi anni (1960) l'Ullman, riprendendo una intuizione del Morison (1943), ha potuto identificare con certezza pove manoscritti, :tcritti sicuramente da N~QlQ ,ig;Pll negli anni da.t 1420 .ar1432 , uando cio nelle cancell.erie l'evoluzione vers~ l'itai~~ era ~ppena accennata, e tutti mostrano ques a scnttu a la quasr comIlletam~nte svolta nef forme cne avra urante il .Q altrocento. on ci anche all'umanistica corsiva si verreBbe a ~re, come aIl'antiqia,. un identificatissimo padre e una pre148

cisa datl\ di nascita. Il problema dunque riaJ?er~o e proposto in termini assolutamente capovolti, n p~tra essere risolto se non con accurati studi da condurre sui documenti e su codici sicuramente datati. Comunque, quali che s'anQ le sue origini, certo che la scrittura l ca e e arg issima applicazione, appunto in ta la, ne seco o ,cos per i codici come per l OCUmenti. Nei primi e leggera, nitida, chiara, elegante: fra coelie la trattarono con partic1are '1'affIn~Za va ricordato Pomponio Leto, al quale il Miizzioli ha recentemente (1959) attribuito con certezza 18 codici o parti di codici, e che ama sostituire la g onciale alla minuscola e talora fa uso del {} greco. Alcuni scribi, come l'umanista anconetano Ciriaco Pizzicolli, v'introducono forme capricciose, dedotte spesso dai codici o dalle epigrafi greche; altre volte la fretta e I'inrenzione di trascrivere codrc1 per uso soltanto personale induce a tracciati rapidi e trascurati, ma i modelli alfabetici e lo stile grafico rimangono fermi e costanti. Nei documenti, accanto al tracciato calligrafico di quelli maggiormente curati dalle cancellerie, ~he nulla ha da invidiare a quello dei maggiori codici e, sotto certi aspetti, talora lo supera in eleganza, si ha per le carte di minor valore o per quelle non destinate alla diffusione, come le minute notarili, un tracciato corsivo nel qu e s esso le let,tt;te si assimilano uto le une alle altre che non empre si riesce a distinguere aci 1 a confondersi sono, per esempio a, e, n, T,) e la lettura riesce talvolta faticosa: negli esemplari peggiori e pi trascurati , anzi, spesso molto difficile. Durante il secolo XV l'antiqua e l'italica sono scritture ~mente it lian~. Ma esse d una parte' esprimevano le opere e le idee dei maggiori animatori di quell'Umanesimo che andava ra id mente conquistando tutti gli spiriti colti dell'Occidente e poneva le aSI della grande fioritura del Rinasciinehto in Europa, dall'altra avevano il ~io.intrinseco ,della chiarissima le 149

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gibilit senza nulla scapitare, quanto a bellezza ed elegahia, nel confronto con la gotica, anzi rispondendo in pieno al mutamento dei gusti estetici generali, stanchi ormai del linearismo e della decorazione e indirizzati piuttosto verso la plasticit e la linearit. Nella seconda met del secolo ai l'Italia diventa la maggior rodut. trice~ diffonditrice di libri stampati, e i teClescl che vi avevano introdotto l'arte tipografica avevano rinunciato fin dal principio ai caratteri di Gutenberg e di Schoffer, ispirati alla textura germanica, per adottarne altri, disegnati secondo il modello dell'antiqua e riservarono la semigotica a libri giuridici, liturgici, scientifici. Il carattere romano tondo fu, poco do o ortato a perfezione insuperabile a Venezia dal J enson' e pure a Venezia, nel 1499, Ald? Manuzio us per la .. rima p volta 1' italico inciso..dal bolognese Francesco Griffo sul modello dell'umanistica corsiva del Niccoli. Questi caratteri, vincitori in breve di quelli ideati fuori d'Italia ad imitazione delle scritture locali (si potr ricordare il civilit, inventato a Lione nel 1559 sul modello della bastarda francese) si diffusero rapidamente in tutta Europa.

L'invenzion~del.la stampa segn praticamente, nel termine di un secolo, la fine del libro .tnaIlOSCtittue, . alve rare eccezioni rappresentate soprattutto da messali, da graduali e In genere da libri liturgici, con la met~ de1 Cin ueento il cmpito della paleografia dei codici pu irsi esaurito. Ma la scrittura a mano rimaneva insostituibile er le carte e per i ocumenti, e se da una parte neI'la sua pratica esecuztone acquistavano sempre maggior peso le ~r~je individuali, sicch leggere un manoscritto del secolo XVI e dei seguenti spesso pi un fatto d'intuizione che di conoscenza, dall'altra essa ricev regole precise e modelli sicuri da imitate nelle a posite opere didattiche dei maestri professionisti quali, 150

in Italia, il Vicentino (1522-23) il Ta liente (1524), il Patatino (1540), l'Amfiarao (1548), il Cresci (1560), ecc. Al1'oPera di scuola dell'amanuense si s~stituisce quella del cal11grafo, lo Schreiber rimpiazzato dallo Schreibkunstler e Schreibmeister: tuttavia, noi che facciamo storia della scrittura in genf Qb. dell'arte calligrafica, dobbiamo guardare a quei modelli con una certa cautela, sceverando quanto in essi vi di individuale e di capriccioso e quanto, invece, di consacrazione scolastica della pratica comune. ..!? Italia, nel~ de~eco-lo XV l'anti~ua (ormai tracciata solo nelle forme bolognesi del alllffido e del Pagliarolo), confinata a chi esem lari, perde sempre pi terreno e~rittura usuale la cancelleresca, cio l'italica lievemente modificata nel ~rado calligrafico e nell'acutezza di 2.te curve; n~no bellissimi esempi molti brevi~ntifici. Con la seconda met del secolo XV si comincia a tar-sentire il nascente gusto barocco, che nel corso del seguente porta a formazione della scrittura chiamata dai trattatisti dell'e a b a s t a r da) sebbene no bbia alcuna relazione n omonima francese del secoli precedenti: , infatti, ca-'tI1~matlr da rotonda scorrevolezza del tratto, facile uso di legature per mezzo di filetti, aste lunghe forte~ incurvate verso estra e s!,!periori,"verso sinistra le inferiori) e terminate in alto con caratteristici ri onfiamenti a mo' di in basso con ri onfiamenti simili _o, pi spesso, con un lungo trattino complementare intrecciato. Nel Settecento de le sue esuberanze subisce l'influenza francese e, nel ~dro dello spirito razionalistico, schematico, pTeciso, essenziale proprio di quel secolo si riduce a forme sempre pi nitide e meno cancelleresche; verso -la met dell'Ottocento, infine, comincia a farsi sentire e diviene man mano preponderante l'influenza dell'insegnamento scolastico della corsiva it;!g!ese. a (per quanto possa sembrare un paradosso) l'importanza dello studio della scrittura italiana del Cinque e del Seinto non nell'esame delle sue applicazioni pratiche in Wk. Essa , infatti, l'abito di cui si veste, dal secolo XV

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Paleografia latina in poi, la cultura umanistica che, nata in Italia, di qui andava riversandosi su tutta l'Europa. Chi a quella cultura si ispira aaotta que a scrittura, sIccne seguirne la progressiva diffusione significa sostanzialmerrt e e es andersi dell'eddCazIone umanistica. La adottano anzitutto i dotti e I mae., e- da loro 1'apprendono in ciascuna nazrone I ceti supe--r-I""'or"'I-, italianizzanti e meno inclini ad accogliere nuovi ~ a e nuovi orientamenti dello spirito, come la borghesia forense e curiale, tenacemente attaccata alle sue abituIni e aIfe sue fortne aftc e nazion ,tutte pi o meno aerivate dalla gotica. on e qur . caso di esporre gli episodi di quetimga ttaglia fra due tradizioni, nella quale si riassume tutta la storia della scrittura a mano dell'et moderna: ricorderemo soltanto, di volo, che in Ispagna, ove la letra de albalaes si era arrotondata nella cortesana e poi era degenerata nella procesada che, secondo don Chisciotte, nemmeno Satanasso in persona sarebbe stato capace di decifrare, la scrittura umanistica secondo i modelli italiani, adottata da tutti per la corrispondenza fin dalla prima met del secolo XVI, penetra nella cancelleria regia sotto Carlo V, diviene sempre pi frequente sotto Filippo II e nel secolo XVII di uso esclusivo, sebbene i calligrafi elaborassero, per le scritture ufficiali, la redondilla. In Francia, ove pure i ceti sociali pi elevati adottano le forme umanistiche fin dalla prima met del secolo XVI, per i documenti si continu ad usare la bastarda, che presso gli scribi curiali ed amministrativi diviene pi scorrevole e corrente, ma insieme assai pi legata, contorta, ricca di deformazioni corsive di lettere di origine gotica, ormai completamente scomparse dalla scrittura comune. Un decreto del Parlamento di Parigi nel 1633 proibl addirittura l'insegnamento di questa lettre [inancire: naturalmente non ebbe alcuna applicazione pratica, ma ci che le disposizioni di legge erano impotenti ad ottenere fu abbastanza facilmente conseguito dai grandi maestri di calligrafia, che adottano e insegnano la cancelleresca e la bastarda italiana. Sotto la loro influenza, la lettre [inancire si chiarifica nella lettre [ranoise, ormai poco diversa dalle rie-

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laborazioni francesi delle scritture italiane, sicch in breve si giunge a ~. tipo unico di scrittura, cui. il c?nqu~s~atopredo: rninio politico e culturale della Francia di Luigi XIV e 1 reali pregi intrinseci finiscono per assicurare fortissima influenza in tutta Europa, non esclusa l'Italia medesima. In Inghilterra, la bastarda tracciata in forme strane e bizzarre dalla cancelleria, ohe ignora del tutto le tendenze umanistiche dei letterati e della Corte, si stilizza nella stravagante Chancery Hand, rimasta in uso per i documenti reg~ piu importanti fino al secolo XIX, e nella Court Hand ~~l documenti meno importanti e di quelli giudiziari, che finisce per rivaleggiare con essa in bizzarria, mentre nei documenti forensi non cancellereschi ed extragiudiziari alla stitizzazione angolosa si sostituisce il tracciato rotondeggiante e tendente al verticale della Secretary Hand. Ma tutto questo rimane limitato al ceto curiale: la scrittura comune quella modellata dai calligrafi dei seco!o. ~~I e ~III, ~ quali dapprima si attengoI?o. senza orl~malIt~. a~lI esempi della scuola francese, poi finiscono per ngentilirli nella attuale corsiva inglese, mentre forse da legare alla Secretary Hand il carattere rond che ancora s'insegna nelle nostre scuole. In Germania le influenze grafiche italiane, accolte verso la fine del Quattrocento e il principio del Cinquecento (Melantone usava la cancelleresca italica) sono presto repinte perch la nazione tedesca, in fase di formazione di a cultura nazionale unitaria e di aspra lotta religiosa, conidera Yantiqua e l'italica come espressioni di una cultura, . una tradizione, di una confessione religiosa non solo tranee alla propria stirpe (e il mito del sangue ha avuto sempre profonda risonanza nell'animo di tutte le popolazioni nordiche) ma addirittura nemiche. Sul presupposto, pi affettivamente immaginato che storicamente reale, di una tradizione grafica nazionale gotica, essa accetta come propria una scrittura che si era andata da l'oco formando nella canCelleria imperiale, la Fraktur, caratterizzata d~a trasformazione in quadrangoli delle spezzature gotiche e la Zerstreuung dei tratti delle lettere, con l'aggiunta di volute or-

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namentali. Alla Fraktur si ispirano, sino alla fine del secolo XIX, i caratteri a stampa dei libri tedeschi, mentre er l'uso corrente si continua ad usare la bastarda, in tracciato nazionalmente modificato, che, verso la met del secolo XVII si specifica in Kanzleiscbrijt, scrittura di cancelleria, e in Ku. rentschrift, scrittura corsiva, rimasta nell'uso fino a tempi recenti. Nel corso del secolo XIX, il sempre pi intimo inserimento della Germania nella cultura europea, alla quale essa port il contributo inestimabile della sua arte, della sua filosofia, della sua capacit economica, fece cadere man mano in disuso queste forme gotiche nazionali, risuscitate volutamente in un breve momento di follia razziale e nazionalistica, ma ora nuovamente abbandonate del tutto o provincialmente conservate in alcune piccole zone ove una minoranza etnica combatte un temuto assorbimento da parte della maggioranza. Uno svolgimento interessante anche quello della scrittura della cancelleria pontificia che, mentre tutti gli altri uffici della Curia adottano le scritture italiane del tempo, nel Quattro e nel Cinquecento conserv, nei suoi documenti pi solenni, la sernigotica. Quando questa, con l'adozione generale delle scritture umanistiche, divenne completamente artificiale, cominci un processo di stizzazione che all'antica spezzatura gotica sostitu la disarticolazione dei tratti delle lettere, conservando quelli forti e sopprimendo i sottili: ebbe cos origine una speciale sctittur ncelleresca, la littera sancti Petri, artificiosissima e di lettura assai difficile, che rimase tradizionalmente in uso fino alla sua abolizione sancita da Leone XIII, il papa culturalmente novatore, che aveva aperto a tutti gli studiosi, senza distinzione di nazione o di fede, la Biblioteca e l'Archivio segreto vaticano. Nel campo della scrittura a mano, ormai sono dunque adottatl mOde 1 risalenti tutti alla corsiva inglese o francese e, attraverso esse, alla cancelleresca italiana del Rinascimento. D'altra parte la scrittura latina in
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via di sempre maggior diffusione ed stata accolta, che da alcune repubbliche dell'U.R.S.S. in sostituzione della cirillica, anche dalla Turchia in sostituzione dell'araba e dal Giappone in sostituzione o quanto meno in accompagnamento dei complicati, numerosissimi segni ideo grafici nazionali. Il processo di svolgimento iniziatosi col ritorno all'antico di Poggio Bracciolini e con la formazione della cancelleresca italica in via di conclusione soprattutto nel campo tipografico, ove, caduti quasi completamente gli ultimi residui gotici, le forme umanistiche sono rimaste incontrastate domitriei e l'unit grafica si ricostituita nel carattere romano tondo, cio in sostanza nella littera antiqua: acan o aa esso I'italico e rUnasto solo con funzioni ausiliarie per quelle parti degli scritti che si vogliono metre in risalto comunque distaccare dal resto. E quei caratteri stanno penetrando .sempre pu anche nell'uso privato attraverso la macchina da scrivere che, dopo aver conquistato tutti gli uffici, divenuta strumento normale di lavoro, sostituendo la penna e il calamaio, per tutti coloro che, in qualsiasi campo, dal giornalismo alle lettere e alle scienze, fanno professione di sctittore.

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SISTEMA

ABBREVIATIVO

Lo studio dello svolgimento della scrittura latina rimarrebbe tuttavia incompleto se non si desse qualche cenno sulle abbreviazioni delle parole, il cui uso fu larghissimo in tutto il medioevo, soprattutto nei libri e continu a lungo nelle prime stampe e nei manoscritri documentari dell'et moderna. . Ne~'et romana si. fa largo uso di abbreviazioni per le 0Ig~afI, ve la ne~essIt di usare caratteri di grandi dimenSIOnI a problemi di spazio: esse, peraltro, sono limitate a parole di facile intelligibilit, come i prenomi personali le indicazioni di cariche e di uffici, alcune formule di uso 'comune, e sono formate col sistema del t r o n c a m e n t o cio dell'indicazione delle sole prime lettere dei vocaboli (IMP. = imperator; CLV. = Clustumina (tribus); LEG. PR.PR. legatus pro praetore, ecc.) o della si g l a cio dell'indicazione della sola prima lettera (C. Gaius; H.M.HN.S. = hoc monumentum heredem non sequetur; D.S.P.P.D.D. de sua pecunia posuit decurionum decreto, ecc.). Analoghi problemi di spazio si presentavano nella scrittura su avoIh quando, trattandosi di documentare negozi giuridici, SI aceva riferimento a formule rituali (ab h.t.d.m.a.f.p.q.ot.f.c.e.f. ab hoe testamento dolus malus abesto. Familiam pecuniamque testamenti faciendi causa emit fiduciarius). Nelle carte su ~I problemi di spazio non esistevano, e infatti le abbreviaziorii sono meno numerose e intense: in esse, per (come anche, del resto, nelle ta-

volette algeri.ne degli anni 493-96), s'introduce una particolare estensione della pratica del troncamento effettuata con lo scrivere, dopo la prima lettera della parola, anche la prima della sillaba o delle sillabe successive: pp. e dx. per perpetuo e dixerunt, ss. per suprascriptum, sppdd. per spopondiderunt, ecc. Talora questo t r o n c a m e n s i Il a b i c o irregolare (sp. per suprascriptus nelle tavolette algerine) e talune irregolarit (del genere di fli per fl(am)i(nis), sempre nelle tavolette algerine) possono formare un abbastanza agevole ponte di passaggio verso altre forme e altri tipi di compendi, ispirati a principi diversi. I odici letterari, invece, in via generale, non conoscevano quasi alcuna abbreviazione: vi ricorrevano talvolta le sigle pi in uso nell'epigrafia, come quelle per i prenomi, e, in alcuni testi, in fine di riga, o di verso, una lineetta in alto sostituiva la m. Questa lineetta pass anche nell'interno delle righe e delle parole, con valore sostitutivo, oltre che di m, anche della nasale n. A parte queste ultime, che d'altra parte potrebbero considerarsi forme di scrittura convenzionale piuttosto che compendiaria, tutte le altre abbreviazioni erano effettuate secondo il principio del troncamento, per cui delle parole si scrivevano la prima o le prime lettere, tralasciando le altre. Nella speciale scrittura tachigrafica che va sotto il nome di note tironiane e che poi null'altro , in sostanza, se non un sistema stenografico, con un proprio alfabeto, la necessit di attribuire a ciascun vocabolo declinabile o coniugabile la propria funzione nel discorso rendeva impossibile l'uso del troncamento, salvo che per le parole invariabili (quando non vi fosse ambiguit) e per le formule rituali. Da ci i successivi inventori di stenogrammi (ne sappiamo anche alcuni nomi: Tirone, liberto di Cicerone; Vipsanio Filargio e Aquila, liberto di Mecenate; Seneca) furono tratti ad aggiungere alla lettera o al nesso di lettere rappresentanti il principio di ciascun vocabolo, segni convenzionali o nessi letterali (sempre in alfabeto tironiano) rappresentanti la desinenza. Cos, ad esempio, i segni per n-il valevano nescit, 157

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Paleograjia latina

Sistema abbreoiatiuo

quelli per ins-er o des-er significavano rispettivamente insuper e desuper, quelli per exs-at si leggevano exsuperat, e cos via. Nacque in tal modo, sia pure per usi diversi dai normali e applicato a segni alfabetici diversi dagli usuali, un altro principio abbreviativ: quello della cont azione, per cui delle parole si scrivevano il principio e la fine. L'insegnamento delle notae, o quanto meno delle principali, faceva parte dell'insegnamento scolastico impartito ai fanciulli romani e, d'altra parte, ai tempi imperiali, il loro uso era diffusissimo non solo nell'amministrazione, ove gli exceptores erano di regola notarii, ma anche e soprattutto nei tribunali, ove i processi verbali delle sedute erano ripresi stenograficamente e non di rado gli avvocati assoldavano stenografi professionisti per raccogliere le loro arringhe. La conoscenza degli stenogrammi era, quindi, diffusa fra gli uomini di legge, che molti fra i pi semplici di essi usavano spesso tali e quali nei loro scritti, altri ne traslitteravano, per dir cos, in caratteri comuni, sostituendo i segni alfabetici ordinari a quelli tachigrafici, ma lasciando immutati gli elementi costitutivi dell'abbreviatura. Non pu far meraviglia, quindi, se in numerosi libri tecnici di giurisprudenza (valga come esempio il manoscritto di un'opera, a quanto pare, di Giulio Paolo, in minuscola antica del sec. IV, del quale si conservano alcuni frammenti a Vienna e a Berlino, facs. STEFFENS,14 e E. 1. 48) appaiono compendi come ee, mmonio o addirittura mmo, crio o semplicemente co, qa, ecc. (tutti sormontati da una lineetta avente la funzione di segnalare il carattere di abbreviatura da attribuire a quei gruppi di lettere) per le parole esse, matrimonio, centenario, quia, ecc. In questi test" tecnici giuridici, le cui abbreviazioni vengono chiamate 110tae turis, il i . ne .. secolo IV. Ed assai probabile che (forse per effetto dell'educazione fondamentalmente giuridica e forense impartita alle dassi pi colte e pi elevate ancora durante tutto il periodo imperiale) tali notae iuris (come seguiteremo a chiamarle, per riguardo della tradizione e dell'effettiva origine) dive158

Dissero, come gi aveva intuito il Lindsay fin dal 1913, di uso costante nella scrittura libraria non calligrafica e che solo la perdita dei manoscritti antichi di tal genere ci nasconda la continuit di tale uso, probabilmente molto intenso nei libri tecnici e scientifici e assai meno nei testi letterari, ove non era tuttavia ignoto, come mostrano, per esempio, alcuni frammenti ciceroni ani (P. Oxy. 1097 + 1251 + P.S.I. 20, C.1.A. 210; P. Ryl. 477, C.1.A. 226) e alcuni manoscritti, anche non antichi, nei quali, per riflesso della fonte, si trovano riprodotte, pi o meno fedelmente, numerose notae iuris (p. e. l'Agostino De Musica di Tours 287, del secolo IX). , anzi, supponibile che alcune cruces dei nostri testi siano dovute proprio a non intelligenza di qualche nota da parte di copisti se iori, Tuttavia, il sistema delle abbreviazioni giuridiche era alquanto arbitrario e talora i compendi si prestavano ad ambiguit e a false interpretazioni; sicoh una prima volta all'atto dell'emanazione del Codice Teodosiano fu proibito il loro uso per le copie di quel testo legislativo, e una seconda e una terza volta nel 530 e nel 533 Giustiniano viet severamente che il suo Codice e il Digesto fossero trascritti per siglorum captiones et compendiosa aenigmata e per siglorum obscuritates. Pi che in forza di questi divieti, i quali valevano solo per i testi di legge, non per i commenti e le opere scientifiche, l'uso delle notae iuris dov decadere nei secoli VII e VIII per forza di cose, in quanto la produzione di opere giuridiche fu allora minima e le scuole di diritto ebbero carattere assolutamente elementare mentre gli studi scientifici e tecnici si ridussero a ben misera cosa. Nel frattempo si era compiuto un altro processo, magistralmente illustrato, seppure sopravvalutato nelle sue conseguenze, da 1. Traube. Le prime traduzioni greche dell'Antico Testamento dall'ebraico trovarono, secondo l'abitudine, il nome di Jahv espresso dal tetragramma: essi riprodussero alla meglio questa forma sacrale di espressione del nome di Dio per mezzo delle consonanti 8 e C, iniziale e finale di 8EOC, sormontate da una lineetta. Nella stessa
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epoca e probabilmente nella medesima regione si portava 8 compimento la traduzione dei Vangeli, nei quali Dio non ha un solo nome, ma anche il Signore, Ges, il Cristo: e nel codice D dei Vangeli, che il pi autorevole della classe I, la pi antica, dei manoscritti evangelici, le parole 8EOC, KYPIOC, IHCOYC, XPICTOC appaiono espresse con segni 8C, KC, IC, Xc. Pi tardi, probabilmente nel corso del secolo 111, lo stesso procedimento si applic a I1ATHP e I1NEYMA, scritti I1AP e I1NA, in quanto anch'essi nomi di Dio. In latino, sempre con le prime traduzioni della Bibbia, entrarono i simboli per Deus, Iesus, Cbristus, Spiritus nelle forme DS, IHS, XPS, SPS, interamente latine la prima e l'ultima, mezzo greca e mezzo latina le altre due (sec. IV), poi sul loro esempio si foggiarono DMS o DNS per Dominus e SCS per sanctus (sec. V). Questi sono indubbiamente simboli sacrali e come tali furono sentiti a lungo, se ancora nel secolo IX un monaco di Corbie, Cristiano di Stavelot, scrive: Scribitur autem Iesus per iota et eta et sigma et apice desuper apud nos... et sicut alia nomina Dei comprehensive debet scribi, quia nomen Dei non potest litteris explicari . Ma gi fra il secolo V e il VI questa giustificazione dell'uso di quei simboli doveva andarsi man mano attenuando se, sullo stampo medesimo dei precedenti si creano CLRS per clericus, DIACS per diaconus, PBR per presbiter e successivamente (sec. VI), NR per noster, EPS per episcopus, REVS per reverendus; e se, press'a poco nella medesima epoca, quei gruppi letterali, considerati evidentemente semplici compendi, entrano anche in codici profani con significato profano. A questo punto, secondo il Traube, lo svolgimento compiuto, e il principio della contrazione entrato nel sistema delle abbreviazioni: la sua estensione nel Medioevo non che una sua meccanica applicazione. La realt , invece, un'altra. I nomina sacra entrarono nella paleografia latina come tali, ma come tali anche vi restarono; ed il sue160

cessivo sviluppo del principio della contrazione dovuto ad altre influenze. . Riassumendo, dunque, alla fine dell'et romana S1 tr; vano abbreviazioni per troncamento e per tronc~en~o s : labico nelle carte notae iuris e nomina sacra nel Ibr. Nel paesi in cui il s~ccessivo svolgimento della scrittur~ parti da forme cancelleresche (Francia) o da forme correnti e corsive della minuscola antica (Italia) le abbreviazioni sono piuttosto rare e capricciose anche nei codici, e limitat~ ~i troncamenti ai nomina sacra e a quelle poche notae turts o translitterazioni di notae iuris che, uscendo dai codici tecnici e dalle scritture individuali, erano riuscite ad entrare nell'uso comune, come p con l'asta tagliata o con l'occhiello caudato per per e pro, q con lineetta soprascritta per que; dr per dicitur; ee per esse; oms, ome, omi per omnis, omne, omni; [rs, jris, frem, frm per [ratres, [ratris, [ratrem, fratrum, ecc. Il segno che indica la presenza di un'abbreviazione ,' di regola, nei codici una lineetta orizzontale soprascritta, nelle carte un 'trattino ondulato obliquo o verticale. Alcuni compendi sembrano caratteristici di determinate scuole scrittorie: cos, per esempio, ma per misericordia (in luogo dell'usitato mia) e mb (con l'asta della b tagliata da un tratto orizzontale) indicano probabile origine veronese dei codici nei quali si trovano usati. Particolari, pi specifici caratteri ebbero le abbreviazioni nei paesi nei quali il ceppo originario della scrittura latina si articol, canonizzandosi, in scritture nazionali librarie. In Ispagna, a parte alcuni sviluppi speciali che portarono, per esempio, alla formazione di compendi per qui e per in forme similissime a quelle usate nel resto d'Europa per quod e pro e all'uso della contrazione aum per autem, il sistema abbreviativo della scrittura visigotica caratterizzato soprattutto dalla larga adozione del troncamento sillabico, l'influenza della scrittura araba (che, al pari delle altre scritture semitiche, consonantica e manca dei segni delle vocali) fece poi svolgere un particolarissimo tipo di abbreviazione, che si suole classificare come contrazione per la costante
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Paleografia latina Sistema abbreviativo

presenza delle lettere finali dei vocaboli abbreviati, ma in realt consiste nella rappresentazione di tutte o quasi tutte le consonanti di tali vocaboli e nella omissione delle vocali ad eccezione delle iniziali e finali: cos populus, episcopus, dominus, propbeta, misericordia, omnipotens, ecc. si scrivevano ppls, epscps, dmns, prphta, msrcrdia, omnptns accanto ad eps o epos, dms o dns, pha o pia, msda o mscda, omps o ompts, ecc. Meno tipiche e caratterizzate sono le abbreviazioni dell'altra scrittura libraria del bacino mediterraneo, la beneventana, particolarmente e attentamente studiate dal Lowe nel suo classico libro su quella scrittura. Importanza tutta speciale ha lo studio delle abbreviazioni della scrittura insulare. Qui, come stato altre volte notato, alla base del processo di svolgimento grafico non stanno espressioni corsive e documentarie della scrittura normale romana successiva al IV secolo, ma piuttosto, espressioni librarie, sebbene occorra resistere alla tentazione di pensarle senz'altro gi calligrafizzate in forme sernonciali. Si trattava probabilmente, in parte, di codici religiosi e liturgici in edizioni di lusso, ma per lo pi anche di codici tecnici e scientifici: non tanto giuridici, ch a poco essi potevano servire nella nuova patria dei missionari, ove il diritto romano era del tutto sconosciuto, quanto piuttosto grammaticali, scientifici, musicali ( noto l'altissimo posto occupato dalla musica, come teoria e come pratica, nella cultura tardo-antica e alto-medievale): e in questi, come si detto or ora, erano largamente penetrate abbreviazioni tratte senz'altro dalle notae iuris o formate sul loro modello. Le scuole scrittorie formatesi nei grandi monasteri inglesi e irlandesi raccolsero questa tradizione e non solo conservarono un certo numero di antiche abbreviazioni lasciate cadere nel continente (a' per autem, d' per dicit, h' per boe, s' per sunt, nb per nobis ecc.) ma da una parte ripresero pari pari o imitarono assai da vicino alcune notae iuris e alcuni compendi crudamente tachigrafici, dall'altra svilupparono, estendendolo, il sistema di abbreviazione per contrazione, che era passato dalle note tachigrafiche alle giuridi162

che. Sotto il primo aspetto sono da notare (fig. 17) i segni 1 (autem), 2 (con), 3 (contra), 4 (e~us),. 5-8 (est), 9 (vel), lO (et), tratti direttamente dalla tachigrafla, mentre compen-

1T???7~+-'++t
2

1
6 8 9 10

Fig. 17 di speciali derivati dalle note giuridiche sono quelli costituiti dalle abbreviazioni della p e della q con-segnL derivanti a loro volta dalla tachigrafia (fig. 18): 11 e 12 (per), 13 (pro),

Fig. 18 1.4 e 1: (quae),}6 (q~e), 17 (quod), talora con l'applicaZIOnedi due o p1l1 segO! sulla medesjma base alfabetka, p. e. 18 pro pri us proprius), 19 (pro per propter). Ancora dalle note giuridiche tratta l'abbreviazione per letterina soprascritta usata in alcuni compendi come quelli di qua, quo, qui (20-22), modo (23), igitur (24), post (25), ecc.

q q q
20

cr

21

22

23

25

Fig. 19 Attr.~verso. la peregrinatio Scottorum, della quale si detto piu addietro, il sistema abbreviativo insulare si diffuse nel continente, ove anche i centri di fondazione scottica 163

Paleografia latina Sistema abbreviativo

che abbandonarono rapidamente l'uso della scrittura dei loro fondatori ne conservarono invece le abbreviazioni, tanto da indurre in errore alcuni paleografi i quali, come lo Steffens, poterono sostenere l'origine continentale anzich insulare di quel sistema. Alla influenza esercitata da questo perfezionato e abbastanza organico sistema si aggiunge poi, alla fine del secolo VIII, il ritorno allo studio dei codici in minuscola antica, che, secondo la nostra opinione, ha avuto importanza basilare nella formazione della minuscola carolina. In quei codici, come pure abbiamo visto, erano rifluite in buon numero le notae iuris o meglio le abbreviazioni di origine giuridica e ci spiega il vivace risveglio d'interesse per le note, sia giuridiche sia tironiane, attestato dal buon numero di laterculi e di commentarii copiati nei secoli dall'VIII al X e pubblicati dal Mommsen e dallo Schmitz. Da queste basi parte lo svolgimento del sistema abbreviativo dei codici medievali, che, lento da principio, si fa via via pi intenso e raggiunge la sua pienezza quando, dopo il Mille, il risveglio culturale della Scolastica e delle grandi Universit d fortissimo impulso alla produzione di codici filosofici, teologici, medici, giuridici. Al momento della perfezione (secoli XII-XIII) esso pu considerarsi articolato come segue: a) abbreviazioni per segni speciali, di origine tachigrafica o giuridica. Fra essi andranno notati i compendi di p e q (fig. 20, 1: per, pre, pro, pra; ivi, 2: qui, que, -que, quod, quia, quem, qua, quam), di cono, di centra, di -us (ivi, 3; esempi: conversus, contractus), di et e di etiam (ivi, 4), di est, donde esse, idest, esset, ecc. (ivi, 5).

3.? J
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-,

')f.:> ?O;"

17

:;

Fig. 20

b) abbreviazioni per segni di significato relati~o, determinato cio dalla lettera alla quale sono apposti e dalla loro ~sizion'e. Potremo citare la lineetta orizzontale sovrapposta a una vocale, che indica una nasale (m o n, secondo J casi) e sovrapposta a una consonante indica una vocale nasalizzata; la lineetta ondulata, che sottintende una r o una vocale preceduta o seguita da r; la lineetta obliqua che taglia la coda della r rotonda gotica, che simboleggia la desinenza rum; la lineetta che taglia l finale e va risolta -lis, -lum, -le, mentre se la l in mezzo di parola supplisce le vocali e, U; la lineetta obliqua (spesso arricciata in alto e in basso) che taglia l'asta di f, s, v acuta gotica e significa -ero; la piccola vocale sovrapposta (la a talora in forma aperta, ridotta a una lineetta ondulata) che su c, p, t indica mancanza di una r (9 ct' = contractus, ecc.), su q supplisce la u (q"s quos), su g sottintende una r o una n (gat' gratus; ig>rat ignorat), ecc. c) abbreviazioni per segno generale, che generalmente la lineetta sovrapposta (nelle carte pu essere obliqua e arricciata o sostituita da una specie di nodulo) ed ha ufficio di segnalare la presenza di un compendio. Il quale pu essere allora per troncamento (caso estremo la sigla) o per contrazione (che si dice impura quando oltre la prima e l'ultima lettera del vocabolo abbreviato si scrivono anche una o pi lettere mediane, come in dns per dominus). Le abbreviazioni spesseggiano nei codici tecnici (filosofici, teologici, medici, giuridici, ecc.) i cui termini speciali sono molto familiari ai cultori delle rispettive discipline: si vedano, p. e., quelle filosofiche, numerosissime, e quasi inint~lligi~ili per chi non abbia quanto meno un'infarinatura di filosofia scolastica, del noto e gi citato Aristotele Vat. Urb. 206 (EHRLE-LIEBAERT 40), cos nel testo come, soprattutto, nel commentario di s. Tommaso. Un qualche aiuto per la l~ttura possono dare i lessici alfabetici redatti sullo schema ?i quello ~el Walther (1745), il pi ricco e diffuso dei quali 7 q~ello di A. CAPPELLI, Dizionario di abbreviature latine e italiane, Milano 1899 (3a ed. ivi 1929 e riproduzioni ana4

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statiche successive) ma occorre cautela nel loro uso perch il medesimo compendio pu avere significato vario secondo le epoche, i luoghi e il tipo di manoscritto in cui usato: p. e. una R maiuscola con la coda tagliata da una lineetta obliqua in un codice onciale del secolo VI va letto res o ratio e nel secolo III genericamente rubrica, ma in un libro liturgico responsorium, in un manoscritto giuridico rescriptum o respondeo e derivati, in uno medico o alchim, stico recipe, in un protocollo amministrativo retulit o registrum, in un atto notarile renuntiando o renuntians, ecc. Il sistema abbreviativo cos formato rimane in uso anco. ra nei secoli XIV e XV, mostrando tuttavia negli ultimi tempi segni di decadenza e applicazioni irregolari. Il ritorno ai testi letterari dell'et carolina e postcarolina, del quale si fecero antesignani gli umanisti italiani e soprattutto i fiorentini, segn anche un ritorno alla sobriet abbreviativa di essi e nei codici letterari in littera antiqua i compendi scomparvero quasi del tutto, mentre continuarono ad essere usati non solo nei manoscritti, ma anche nelle stampe di opere tecniche durante tutto il secolo XVI e anche nella prima parte del XVII. Col trionfo definitivo del carattere romano nella stampa e delle scritture umanistiche nel manoscritto, essi scomparvero dappertutto, e le scarse abbreviazioni ancora usate ai nostri tempi non sono pi che un povero residuo di una pratica una volta diffusissima e governata da regole organiche e precise, la cui radice si trova negli ultimi ma culturalmente ancor splendidi secoli della civilt romana.

CONCLUSIONE

In conclusione, lo svolgimento della scrittura latina nei ventisette secoli della sua esistenza forse meno lineare di quanto ora non si tenda a sostenere da alcuni, ma tuttavia sintetizzabile in linee generalissime abbastanza chiare. Partita dall'adattamento dell'alfabeto etrusco alla lingua latina, avvenuto intorno al secolo VII a.c., nei secoli successivi, fino al II, elabora le sue forme in una scrittura usuale con espressioni corsive ed espressioni librarie. Nel secolo II si canonizza in capitale (epigrafica e libraria) e la sua espressione corsiva la maiuscola dei graffiti e delle tavolette cerate. Con l'introduzione del papiro e la diffusione dell'uso dello scrivere tende da una parte ad assumere forme cancelleresche che danno prima la scrittura ufficiale degli scribi e degli ~ffici.' poi le litterae caelestes, e dall'altra a trasformarsi In mmuscola. Una successiva canonizzazione libraria dell'epoca dioclezianea cristallizza l'onciale in forme maiuscole, ma la minuscola si afferma sempre pi come scrittura. usua}e e si esprime corsivamente nella minuscola corSfva, .librariamente nella minuscola antica, la cui ca~o~z~lOne semionciale arrestata dal rompersi delunita culturale e grafica dell'Impero. f De~'eredit romana, le isole britanniche rilevano le orme ibrarie della minuscola antica e da esse formano 167

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Paleograjia latina

Conclusione

la loro scrittura nazionale insulare, nelle variet di maiuscola e di minuscola, che tuttavia conservano sempre carattere librario anche quando sono usate per documenti; la Spagna rileva invece le forme pi correnti e da esse deduce la corsiva visigotica da una parte, la minuscola visigotica, scrittura nazionale libraria, dall'altra. La Francia riprende le forme cancelleresche e d vita alla merovingica, ma non risolve il problema della scrittura libraria e ne nasce la confusa e dispersiva fioritura delle precaroline, alcune delle quali raggiungono particolari tipizzazioni; in Italia la corsiva nuova si localizza e si specifica, dando luogo a canonizzazioni cancelleresche nella corte pontificia, ove si elabora la curiale (antica e nuova) e nell'ordo curialium napoletano, ove si forma la curialisca, mentre il problema della formazione di una scrittura libraria non assume indirizzo unitario nelle varie semicorsive e precaroline dell'Italia settentrionale, e quando per assumerlo il processo troncato dall'adozione della minuscola carolina d'importazione francese: esso continua, invece, nell'Italia meridionale, ove nel monastero di Montecassino si canonizza la beneventana, scrittura nazionale libraria di quella parte d'Italia e della Dalmazia. La ricostituzione dell'unit politica e culturale dell'Impero con un nuovo carattere di sacralit si esprime graficamente nella minuscola carolina, rielaborazione della minuscola antica eseguita sotto influenze corsive di diverse scuole scrittorie, soprattutto francesi. La sua rapida diffusione prima in Francia, in Germania e in Italia, poi nella penisola iberica e nelle isole britanniche torna a ricostituire anche una unit grafica nel mondo di cultura latina, e rinasce altres l'idea della scrittura normale . Da questa minuscola, sotto impulsi di carattere
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. . 1 e fra il secolo XII insieme grafico ed estetico, SI svo g .' 1 e XIII una scrittura libraria, la gotica, che SI artico ~ . . . m variet nazion ali"e m scntture scolastiche, mentre nel documenti lo svolgimento d eIla caro lin'' e plU spontaneo. a . e lineare e d luogo pnma alla caneelleresca i aliana pOi eresca lt. . alla bastarda: l'una in uso dappertutto, pOI solo m Italia fino al secolo XV, l'altra in uso in Francia, in Inghilterra e in Germania dal secolo XIV al ~I. . Al ritorno integrale alle fonti letterarie classiche che sta alla base dell'Umanesimo nel secolo XV corrisponde una riforma scrittoria consistente nel ritorno al~ le forme grafiche caroline dei codici in cui quelle fonti erano conservate: questa riforma, artificiosamente creata nei circoli umanistici fiorentini, si diffonde all'Italia prima, all'Europa poi, e si cristallizza nel carattere romano tondo della stampa. Nelle cancellerie e nei documenti, lo svolgimento della gotica in semigotica e poi in italica pone i fondamenti della scrittura corsiva oggi di uso comune in tutti i paesi di civilt occidentale.

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Paleografia latina
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St. Gall, StiftsbibL 977)

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Tav. IV. - Corsiva delle tavolette cerate. Quinta facciata di trittico pompeiano del 23 dicembre 5~. (Federici, lO)

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Tav. VII. - Semionciale, S. Ilario, De Trinitate: Bibl. Ap. Vat, Arch. S. Pietro 182, f. 66r; fine del se, V ' primi anni del VI

Tav. VI. ' Onciale. Evangeliario: London, British Museum, Harley 1775, f. 193r; met del sec. VI

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Tav. IX. - Minuscola insulare. Prisciano, Istituzioni di grammatica: St. Gall, StiftsbibI., 904, f. 182r; inizi del sec. IX (Steffens, 50a)

Tav. XI. - Tipo di Luxeuil. S. Gregorio, Regula pastoralis: Ivrea, Bibl. Capitolare, 1, f. 51v; fine del sec. VII Tav. X. - Merovingica. Giudicato di Thierry III del 30 giugno 679 iLauer-Samaran, 16)

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Tav. XVIII. - Minuscola carolina. Codice di computi scritto a Treviri nell'8l0: Bibl. Ap. Vat., Vat. Pal. lat. 1448, f. 20r

Tav, XIX. - Gotica rotunda, Virgilio posseduto dal Petrarca: lano, Ambrosiana, S.P. lO, 27, f. 35r; inizi del Trecento (Stelfens, 101)

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-Tav. XX. - Littera Bononiensis. Libro universitario di diritto del sec. XIV: Bibl. Ap. Vat., Vat. Urb. lat. 161, f. 147r Tav. XXI. - Littera Parisiensis. S. Tommaso, Commentario al IV libro delle Sentenze di Pietro Lombardo: Bruxelles, Bibl. Royale II. 934, f. 35r; anno 1284 (Steffens, 98)

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Tav. XXII. - Minuscola cancelleresca italiana. Uno dei Danti del cento : Milano, Trivulziana, 1080, f. 70r; anno 1337

pofbjtlCoicyutn uldu-ckauantsa. ..\CCUfM"t1ftl3tUm :c:yuodin eo.l.U


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Tav. XXIII. - Littera antiqua, Sallustio scritto da Gherardo del Ceriago nel 1466: London, British Museum, Add. 16422, f. 16r (Wardrop, 6)

SA.TJRA

INDICE

DELLE TAVOLE

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M I,. "J.IL~ unir ~((( ('(m/,.< f,i{r,mr t[f

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('"(meno" .(~tr.mui; I aVo II avo III Tav. IV Tav. V Tav. VI Tav. VII Tav. Tav. VIII IX Tav. X Tav. XI Tav. XII Tav. XIII 'avo XIV avo XV 'Iv. XVI v. v. XVII 'l. XVIII XIX l. XX XXI XXII XXIII XXIV Capitale epigrafica. Capitale libraria. Capitale elegante . Corsiva delle tavolette cerate. Minuscola antica. Onciale. Semionciale. Maiuscola insulare. Minuscola insulare. Merovingica. Tipo di LuxeuiL Tipo di Corbie. Retica. Curiale nuova romana. Tipo di Nonantola. Beneventana. Minuscola visi gotica. Minuscola carolina. Gotica rotunda.

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Littera Bononiensis. Littera Parisiensis.


Minuscola cancelleresca italiana.

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Littera antiqua.
Italica.

Tav. XXIV .. Italica. Giovenale scritto da Bartolomeo Leeds, Brotherton Collection (W ardrop; 38)

Sanvin, 193

INDICE GENERALE

Premesse

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7 11 15 18

Materie e istrumenti scrittorii Il libro nell'antichit e nel medioevo La produzione dei codici nell'antichit, nel medioevo e nel Rinascimento Nomenclatura e paradigma della scrittura; periodizzazione della storia della scrittura latina La scrittura latina nell'et romana I papiri latini Il particolarismo grafico medievale La rinnovata unit grafica La 'Scrittura latina all'epoca della Scolastica e delle grandi Universit: origini, sviluppo e forme della stilizzazione gotica La littera antiqua e le scritture moderne Sistema abbreviativo
o o o o

22 29 56 64 110

122 138 156 167 170 193

Conclusione Nota bibliografica a cura di PAOLASUPINO MARTINI


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Indice delle tavole

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Un panorama della storia della scrittura latina dalla sua e . intorno al VII secolo a.C. - con l'adattamento dell'alfab g nesl, sco alla lingua latina - fino al XVI d.C., fondato sull et~ ~tru.. a di un continuo e motIvato processo di trasformazion VISIone d scrittura usuale , scandito da ricorrenti fenomeni di e ella .. mzzazione , di' scritture sta bili' ne 11 l oro forme per un cano. e tempo e un certo spazio. ' certo

Giorgio Cencetti (Roma, 1908-1970), ordinario di Paleografla e Diplomatica nell'Universit di Roma dal 1959 al 1970, h lasciato una produzione scientifica notevole anche in campi di versi da quelli specifici del suo magistero universitario: stu archivistici, di storia delle Universit, storico-giuridici. Per 1 diplomatica restano fondamentali i contributi relativi all'evolu zione della capacit certificante del documento privato e l pregevoli edizioni di fonti documentarie. Per gli studi pale grafici tuttora basilare il saggio metodologico Vecchi e nUO'1 orientamenti nello studio della paleografia, del 1948, che h informato la sua visione della storia della scrittura latina, dall espressioni pi antiche a quelle dell'alto medioevo e della .ri nascenza carolingia (Postilla nuova a un problema paleograii: vecchio: l'origine della minuscola carolina, 1954), per dispie garsi nella visione globale e limpidissima dei Lineamenti ti storia della scrittura latina (1954-56).