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Soloparole

I Sogni

Sara

Storia di un Cro Magnon

Soloparole edizioni

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Capitolo I6 Capitolo II7 Capitolo III8 Capitolo IV.9 Capitolo V.11 Capitolo VI13 Capitolo VII14 Capitolo VIII15 Capitolo IX.17 Capitolo X.18 Capitolo XI20 Capitolo XII22 Capitolo XIII23 Capitolo XIV.25 Capitolo XV.26 Capitolo XVI28 Capitolo XVII30 Capitolo XVIII32 Capitolo XIX.35 Capitolo XX.36 Capitolo XXI37 Capitolo XXII39 Capitolo XXIII41 Capitolo XXIV.42

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Capitolo XXV.43 Capitolo XXVI45 Capitolo XXVII46 Capitolo XXVIII48 Capitolo XXIX.50 Capitolo XXX.51 Capitolo XXXI53 Capitolo XXXII56 Capitolo XXXIII57 Capitolo XXXIV.59 Capitolo XXXV.60 Note.62

Capitolo I
La neve cominciava a fioccare. L faceva un casino di freddo; penetrava nelle ossa, e lo strato di pelli che avevo addosso alleviava il suo morso ben poco. Laria ghiacciata mi saliva dolorosamente per il naso, ma io ero tutto concentrato a fissare quellimponente gruppo di bestioni pelosi, che galoppavano ad una decina di metri da me, muggendo selvaggiamente. Provavo una grande ammirazione per quegli animali: tanto forti, feroci, ma anche attaccati alla famiglia, armoniosi quando si muovono assieme. Il mio propulsore, fatto dosso intagliato, era legato al polso con una robusta striscia di cuoio, e mi apprestavo a scagliare la zagaglia contro il capo dei bisonti Cos, trentaquattro mila anni fa, uccisi il capo dei bisonti. Fu sconcertante come questo ricordo mi balen nella mente mentre stavo davanti al computer del mio ufficio, mentre registravo spese e guadagni della ditta McCartney (aspirapolvere domestici). Fu la prima volta; successe cos. Una delle solite mattine, nel mio solito ufficio, mi ritrovai in mezzo alla steppa fredda di chiss dove e chiss quando. In quarantun anni non avevo mai visto un bisonte dal vivo, i miei genitori erano animalisti, non mi avevano mai portato in uno zoo. Non mi ero mai allontanato dai confini della mia citt e di quelle circostanti.

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Ma ricordai che trentaquattro mila anni prima avevo affrontato il capo dei bisonti con una zagaglia ed un propulsore dosso. Il computer fece un bip. Sussultai sulla mia sedia: errore! Avete cancellato un file dal computer. Chi lavrebbe spiegato al principale, adesso? Dovevo aver digitato qualcosa mentre stavo in quella steppa. Calma, ora: bisognava assolutamente rimediare, o rischiavo il licenziamento, senza nemmeno avere uno straccio di liquidazione. Stava anche per finire il mio orario di lavoro, quel giorno avrei dovuto pranzare a casa, mi aspettava la cucina di Carol. Probabilmente avrebbe preparato larrosto. Che fame, mi venne! La mia salivazione aument al solo pensiero della carne tagliata, cucinata e fragrante, che mi occhieggiava sul piatto. Un capogiro, mi misi una mano sulla testa, quasi per fermarla: stavo leggermente stempiandomi, e dire che da giovane ero un gran capellone Sciocchezze, io ero ancora giovane, solo che ero un po stressato. Dovevo sistemare quel trabiccolo infernale di un computer. Dovevo prendermi una piccola vacanza. Linus, cosa succede? Ti senti male? Era Marika, la nuova impiegata, arrivata da due settimane. Bella ragazza, paffuta, simpatica, gi ci davamo del tu, anche se non ci avevo parlato pi di tanto. Sto benissimo, grazie. No, che sei l terrorizzato davanti allo schermo da dieci minuti. Cos, hai cancellato un file?! Ma come hai fatto? Non mi dovevano piazzare davanti ad un aggeggio come questo, ho paura solo a toccarlo non ho ancora capito che cos un file! Marika si sedette accanto a me, si tir una lunga ciocca ondulata dietro lorecchio e cominci ad agitare freneticamente le dita sul mouse e sulla tastiera. Un bip dopo laltro. Sono inquietanti i bip dei computer, acuti, freddi. Ecco fatto! disse, trionfante; poi mi guard accigliata, mi pos una mano sulla fronte, ed io rabbrividii Vai subito a casa adesso, Linus. Non stai niente bene. Uscii dal fabbricato, timbrai il cartellino e salii in macchina. Gi mi sentivo un po meglio, ed avevo sempre molta fame, il che era un buon segno. Ragazza simpatica! dissi a voce alta, cercando di ignorare il muggito dei bisonti che mi rombava in testa.

Capitolo II

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Larrosto era ancora in forno, Carol era in bagno che faceva la doccia, con la radio accesa. Mi tolsi la giacca, allentai il nodo della cravatta e mi distesi sul divano. Mi chiamo Linus Morrison, ho poco pi di quarantanni, marito di Carol Page e padre di due figli, Lidia e David Morrison. Abito in una citt che originariamente era un porto mercantile, ma non ho buoni rapporti col mare, anzi, diciamo che lo odio. Mio padre era un orologiaio, mia madre una casalinga; mi volevano molto bene, mi avevano mandato ad una buona scuola, mi avevano insegnato le buone maniere. Uno dei miei pi brutti ricordi il periodo che trascorsi in ospedale, tra i cinque e i sette anni, per via di una certa malattia del sangue con un nome troppo complicato. Ero un bambino esile, biondo, lentigginoso, lo sguardo perso. Mi facevano esami ogni giorno, di tutti i tipi: in quel periodo, vedevo pi frequentemente il medico di famiglia che i miei genitori. Non avevo mai pianto, per; solo una volta, e fu una crisi di sconforto totale, versai lacrime per tutto un giorno e tutta una notte. Uninfermiera mi iniett una dose di calmante e rimase davanti a me finch non maddormentai. Quando crebbi, i miei capelli sinscurirono abbastanza, le lentiggini mi scomparvero dal viso ed il mio sangue era normalissimo. Escludendo questo, un matrimonio e due figli, la mia vita non ha avuto nulla dinteressante. Trovai lavoro alla ditta McCartney (aspirapolvere domestici), e davanti al computer ebbi la visione di una specie di tundra, con neve e bisonti. Squill il telefono. Carol era ancora sotto la doccia, cos mi dovetti alzare stancamente dal divano e raggiungere lapparecchio allentrata. Chi ? Con chi parlo? No, non mi interessa lofferta, non consumiamo limonata sa, lacidit di stomaco No, no, ci credo che ottima senta, non mi interessa. Buongiorno. A chi poteva interessare lofferta speciale di una cassa di limonata? Guardai la tavola apparecchiata per due: sistemai i tovaglioli, poi mi avviai verso il bagno, da mia moglie, e bussai alla porta. Sei tornato, Linus? Entra Carol aveva addosso un accappatoio azzurro. Chiusi placidamente le palpebre, per godere il calore dovuto ai vapori dellacqua calda; poi le riaprii lentamente, e guardai la bella donna davanti a me. Povera Carol, la vedevo cos poco, e quando la vedevo non dimostravo di apprezzarla tanto; certo, avevamo le nostre giornate intime, anche le nostre notti intime, ma non mi ritenevo allaltezza di lei, non credevo di meritarla. Non era colpa mia. Troppo lavoro, troppa stanchezza al ritorno dal lavoro. Anche lei era impegnata, insegnava geografia alla scuola media. Era proprio una bella donna, e io non la facevo sentire tale. E cos non potevo avergliene troppo a male, se lei nascondeva un amante, un allenatore di pallavolo. Hai visto che ti ho fatto larrosto, tesoro? mi disse, cingendomi la vita con un braccio. Annuii. Sei bellissima Anche tu. Mettiti a tavola, arrivo tra un minuto.

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Un minuto dopo, mi trovavo davanti ad una fetta darrosto; studiai a lungo le nervature sottili, che ricamavano la carne in modo perfetto ed invitante, lo strato esterno, leggermente dorato dalla cottura, il delicato e finissimo manto dolio che penetrava nei filamenti, bianchi e profumati. Una grossa lacrima mi corse gi per la guancia. Amore, che succede? Stai piangendo! Non mi avrebbe creduto se le avessi detto che mi ero solo commosso per una fetta di carne.

Capitolo III
La sveglia del mio comodino segnava le cinque: due ore dopo avrei dovuto alzarmi e partire di nuovo per il lavoro. Mattina e pomeriggio, lavoro. Mia moglie, accanto a me, era una bella addormentata, il suo respiro profondo e regolare arrivava al mio orecchio. Mi misi supino; poi cambiai di nuovo posizione e mi misi a pancia in gi, tirandomi la coperta fino al naso. Chiusi gli occhi, passai al dormiveglia, poi piombai in un sogno. Anzi, un ricordo. Ero un bambino, stavo disteso su un duro letto dospedale; avevo una flebo per braccio, le mie spalle e il mio sedere erano martoriati dalle punture dago. Stavo divertendomi a contare i pallini luminosi che le fessure delle persiane abbassate lasciano sulle pareti: partivano dal muro accanto al mio letto ed arrivavano fino in fondo alla stanza, in file diverse; avevo perso il conto pi di una volta, e stavo ricominciando ancora da capo. Si apr la porta, entr il dottor Wonder, il medico di famiglia, che tre mesi prima mi aveva diagnosticato la malattia al sangue. Era seguito da una giovane infermiera, la quale mi prese il polso e mi spar qualcosa in vena. Il dottor Wonder, allora, era sulla cinquantina, aveva una folta capigliatura brizzolata e portava due spesse lenti docchiali sopra il naso aquilino. Non provavo assolutamente nulla per quelluomo, n simpatia, n paura. Era venuto per controllare delle scartoffie, e per visionare alcune radiografie in cui distinsi le ossa delle mie gambe e della mia testa; per tre volte il suo sguardo si pos su di me, ed i suoi occhi mi ammiccarono da dietro le sue lenti. Mi svegliai di nuovo, controllai la sveglia: le cinque e un quarto. Mi misi a sedere, non assicurandomi se Carol dormisse ancora; da anni non sognavo pi il dottor Wonder, o le infermiere, o le persiane dellospedale. Quelledificio, davanti al quale passavo in macchina ogni mattina, non aveva pi alcun significato.

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Ciondolai un po il capo, che dopo pochi secondi cadde in avanti; passai ancora al dormiveglia e ripiombai in un altro sogno. Ancora un bambino! Lambiente in cui mi trovavo era di per s scuro, tenebroso, e molto umido. La sensazione era di un piacevole tepore, ma un tepore che velava un freddo rigido, come non avevo mai provato non saprei spiegarmi. Ero completamente nudo, e sedevo a gambe incrociate su qualcosa di peloso, una pelle dai fitti peli bruni; i miei capelli biondi erano sporchi, cordosi, mi toccavano le scapole e mi coprivano gli occhi. Dallodore che mi sentivo addosso, e da come percepii toccandomi, ero cosparso di grasso liquefatto, che andava per solidificandosi. Davanti a me, un enorme fuoco: forse non sarebbe stato un granch, ma i bambini vedono tutto pi grande. La luce di quel fuoco illuminava il mio corpicino nudo, e diffondeva ramificazioni dombra sul soffitto irregolare, come di roccia. Alzai lo sguardo e fissai il soffitto: colsi alcune linee pi scure che cominciavano a distinguersi dalle ombre, seguite da linee gialle e rosse. Una grossa linea nera spiccava, sinuosa ed ininterrotta, circondando unestesa macchia gialla e terminando con unappendice ramificata. Ecco, mi apparve la visione dinsieme: sopra la mia testa sporca un lungo carib dalle poderose corna, con ventre giallo e zampe rosse, mi fissava con un piccolo occhio scuro. Carol!! esclamai spaventato, scrollandomi dagli ultimi residui di sonno. Fui sicuro che ci che avevo sognato era un ricordo, proprio come quello dellospedale. Le sette e due minuti. Balzai gi dal letto, mi recai spedito in bagno; perch Carol non mi aveva svegliato? Mi fermai davanti al lavandino, non osavo guardarmi allo specchio. Indugiai per qualche istante, indeciso sul da farsi; allora aprii il coperchio della tazza e vomitai.

Capitolo IV
Marika, secondo te grave se uno fa sempre sogni simili tra loro? La mia collega distolse lo sguardo dal suo blocco note e mi sorrise: Perch? Da pi di due settimane mi sogno di stare dentro una caverna tutta dipinta disegni di animali, carib, o rinoceronti cose cos. Stanotte, poi, vedevo da lontano uno di quei grossi elefanti pelosi come si chiamano

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Mammut? Mammut, non mi era venuto il nome. Non mi ero azzardato a parlare dei miei sogni a Carol, tantomeno delle visioni ad occhi aperti. Da due settimane a quella parte, doveva aver gi notato qualche mio cambiamento: proprio a causa di sogni e visioni, mi ero reso conto di essere pi assente del solito. Non solo lei, ma anche i colleghi dovevano ripetermi una cosa tre volte prima che prestassi loro attenzione; soffrivo da matti il caldo, anche se lautunno savvicinava con velocit allarmante giravo in maniche corte, e quando ero a casa passavo ore in giardino a condensare nuvole di vapore. Non ti preoccupare mi disse Marika, vestita con un maglioncino Anchio, da piccola, sognavo spesso di stare in un castello medievale Solo che i miei non sono sogni, lavrei corretta. Ma non mi avrebbe capito. Quel pomeriggio mi sentivo comunque particolarmente in forma, ma nel mio ufficio stavo scoppiando dal caldo. Senza dire una parola, mi alzai dalla scrivania ed andai dal principale, intenzionato a chiedergli di uscire prima avrei inventato una qualche scusa. Mentre percorrevo il corridoio che portava alla sua porta, notai un abbassarsi della temperatura. Freddo. Vento, fortissimo. Camminando, facevo uno strano rumore: mi guardai i piedi. Erano avvolti da una spessa pelle conciata, tenuta insieme da stringhe logore. Un gran mantello peloso allinterno e cucito grossolanamente mi avvolgeva il corpo; feci per grattarmi il mento, e la mia mano, mezza assiderata, affond in una folta barba; con laltra mano, reggevo una pesante lancia, con punta in pietra. Aprii la porta dellufficio, e il mio riflesso sulla vetrata era quello di un normale contabile dazienda. Davanti a me pass un operaio della fabbrica di aspirapolvere, dallaria molto seccata. Non avevo mai avuto idea di come si fabbricasse un aspirapolvere, considerai. Signore, vorrei uscire ora Questioni familiari Niente di pi facile; non si era neanche lamentato del mio ultimo scarso rendimento nel lavoro. Uscii fischiettando. Avevo parcheggiato la mia auto piuttosto lontano, e non mi dispiacque farmi una camminata lungo i marciapiedi, per raggiungerla. Stavo aspettando il semaforo per attraversare la strada, quando dalla mia sinistra vidi avvicinarsi un bellimbusto, alto, moro e abbronzato. Era vestito con una tuta da ginnastica di marca, e indossava un paio di occhiali da sole. Sapevo chi era, faceva lallenatore di pallavolo. Era lamante di Carol. Ciao, Roger salutai, quando mi pass alle spalle. Lui si ferm, si volt ed alz gli occhiali sopra gli occhi:

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Ci conosciamo? chiese; poi inarc le sopracciglia nere, aveva capito chi ero. Mi squadr con aria di sufficienza e fece per tornare sulla sua strada. Lo chiamai di nuovo. Quellidiota si gir e ricevette un pugno in pieno viso. Un dolore terribile per le mie nocche, ma ne era valsa la pena; Roger si stava arrabbiando, ora. Non gli diedi il tempo di contrattaccare che gli affibbiai un calcio in mezzo alle gambe, prendendo di punta le palle. In fretta sistemai la cravatta e corsi dallaltra parte delle strisce pedonali, perch il semaforo stava di nuovo diventando rosso. Arrivai a casa per cena. Dopo cena, uscii in giardino, ed osservai le prime foglie del platano di fronte al cancello cadere lentamente. Ero appoggiato vicino alla finestra. Sentii del fiato caldo di lato al mio collo, un fiato animale, rumoroso, spaventevole; esitai nel voltarmi, ma prima di farlo trassi un gran sospiro. Un orso, un orso gigantesco, stava in piedi di fianco a me, pronto ad agguantarmi coi suoi artigli affilati. Mi ritrovai con una torcia accesa in mano, ma la lasciai cadere per lo spavento. Gridai cos forte che tutti i cani del vicinato si misero ad abbaiare. Carol spalanc la finestra: Linus! Che successo!? Niente, niente balbettai. Guardai per terra, vidi che la torcia era scomparsa ed iniziai a ridere; Carol mi chiuse in faccia il vetro della finestra. Verso le dieci di sera raggiunsi mia moglie, seduta al tavolo del suo studio con la lampada accesa. Mi appoggiai allo schienale della sua sedia e le annusai il collo. Che bel collo aveva Carol! Scostai un po i capelli e mi misi a baciarlo, quasi facendo le fusa. Linus, ti prego mi allontan con la mano, infastidita devo assolutamente correggere questi compiti Con una manata, feci volare i compiti via dal tavolo. Andiamo in camera disse Carol. In ventanni di matrimonio credo che non la feci mai soddisfatta come quella notte. Mi sentivo esplodere di forza, mi davo da fare come uno stallone, sentivo lirresistibile desiderio di sfinirla prima che mi sfinissi io, di farle mettere al mondo un sacco di figli. Lei sembrava quasi prosciugarmi di tutte le energie di cui disponevo. Prima di crollarle sopra esausto, emisi un lungo e rauco ululato. Feci ridere mia moglie fino a farle venire le lacrime agli occhi, e mi abbandonai tra le sue braccia.

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Capitolo V
Sabato, verso luna e mezzo del pomeriggio. Carol sarebbe rincasata a momenti, lattendevo con il cuore in gola. Dopo una notte simile, il risveglio era stato una cosa dolce per lei. Io fingevo di dormire, e lavevo vista alzarsi dal letto molto rilassata, carezzandomi lievemente la spalla Adesso, a scuola, avrebbe gi saputo della mia aggressione al suo caro allenatore di pallavolo, e non appena avrebbe messo piede in entrata lavrebbe colta una sorpresa ancora peggiore. Non potevo farci nulla, e rimasi ad aspettare seduto al centro della stanza, con le mani imbrattate. Udii la porta aprirsi cigolando; lei appese il soprabito con furia e in pochi passi arriv alla soglia: Si pu sapere che ti venuto in mente ieri pomeriggio, Linus!? sibil Ti ha dato sul serio di volta il cervello, se hai picchiato Roger su supposizioni campate in aria! Poi il suo corpo, la sua voce, il suo respiro si arrestarono. Guard la parete di fronte a me: tutte le stampe cinesi buttate gi dai chiodi, il muro irriconoscibile. Una mandria di imponenti cavalli rossi correva da un angolo allaltro dellentrata di casa; stampati sulla parete senza prospettiva, con lunghe code e dritte criniere nere, ventri bianchi ed ampi; fra di loro, dei piccoli cacciatori fatti di linee nere lanciavano aste e zagaglie. Guard me: vide i miei occhi azzurri sfuggire al suo sguardo, e ritornare ai mucchi di colore nero e rosso sul pavimento. Terra, legno carbonizzato ed acqua; sporcavano il parquet e le mie mani. Ero indubbiamente il colpevole. Non solo le mani, ma anche la mia maglietta e la mia faccia erano macchiate di colore. Mi accasciai per terra e singhiozzai sconsolato. Mia moglie rimase muta, immobile; mi sarei aspettato di vederla fare dietro front e sbattere la porta alluscita. Avrei compreso benissimo. Sentii il suono secco dei suoi tacchi avvicinarmisi, le sue mani artigliarono le mie braccia e mi tirarono in piedi di peso: non volevo guardarla negli occhi, perci tenni la testa reclinata di lato, sempre continuando a singhiozzare. Due schiaffi sonori e brucianti mi presero in pieno viso. Poi, Carol mi trascin in cucina e mi fece sedere su una sedia; and al rubinetto e riemp un bicchiere dacqua. Bevi mi ordin. Obbedii. Perch, Linus? Vuoi mandarmi allorlo di una crisi di nervi? Prima sembri un ipnotizzato, poi vai in giro

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con la camicia a quindici gradi, poi ancora ti metti a strillare senza motivo Adesso adesso questo! Stava per piangere anche lei; volli alzarmi dalla sedia e confortarla un po, per quanto mi fosse possibile: Cara Fermo dove sei disse con voce inespressiva Voglio che mi spieghi, maledizione! Spiegarle. Non sapevo spiegare nemmeno a me stesso, cosa avrei potuto spiegare a lei? Potevo sempre provarci, descrivere ci che sentivo, chiederle di aiutarmi. Mi hai tradito con quel Roger Che frase infelice. Di botto, Carol si alz ed and al telefono: Chiamo lospedale No! esclamai, afferrandole il lembo della giacca Lospedale no, ti prego! Ho sbagliato, non lo far pi, te lo prometto! Non vero che mi tradisci. La poveretta fu tanto buona da darmi ascolto; mi fece ingurgitare una dose di valium da stendere un toro e mi mise a letto. Ero sicuro di avere la moglie pi dolce e comprensiva del mondo; avrebbe perfino pensato lei a chiamare un imbianchino a sistemare la parete, avrebbe risolto tutto. Ma quando, il mattino dopo, la svegliai saltando sul letto con una specie di lancia in mano, fatta durante la notte con un ramo del platano e con un pezzo di selce scolpito, arrivai irreversibilmente al suo limite di comprensione.

Capitolo VI
Marted pomeriggio, invece di andare al lavoro, mi recai al museo di storia naturale. I miei sogni, le mie visioni e i miei strani impulsi non avevano niente a che vedere con la preistoria dei Flintstones, ma con qualcosa di veramente serio, che mi coinvolgeva in maniera totale, a livello di tutti i sensi del corpo. Entrando in quel museo di storia naturale, magari avrei esorcizzato parte dei miei problemi, avrei avuto qualche risposta. Una vocina sussurrava, proveniente dalla mia mente razionale, che avrei trovato la risposta da un buono psichiatra, ma cercavo di ignorarla.

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In un museo nessuno ti pu diagnosticare la schizofrenia o un tumore al cervello. Due elaboratissimi leoni, neanche un barocco italiano, aprivano la scalinata di pietra che entrava nelledificio. Entrai, acquistai un biglietto e mi diressi verso la sala di paleontologia. Attraversai vetrine straripanti di minerali, di conchiglie fossili, una sala con tre mastodontici scheletri di dinosauro; non mi interessava, i dinosauri erano gi morti e sepolti quando comparve luomo, questo lo sapevo. Mica come dai Flintstones. Intravidi una vetrina con ci che mi poteva riguardare: in fondo alla sala due o tre manichini vestiti di pelle erano in diverse posizioni dietro il vetro, come attori su di un palcoscenico. Volevo leggere tutta la pappardella di scritte posta di fianco alla vetrina; nella sala cerano solo unanziana signora e un nipotino, che guardavano la ricostruzione di una capanna. Il mio breve percorso di pochi metri fu bloccato da unenorme figura: era il fantoccio, devo dire molto realistico, di un orso gigante, ritto sulle zampe posteriori, con fauci ed artigli esposti. Mi torn in mente lorso che mi aveva assalito vicino alla finestra di casa, sembrava proprio lui. Rimasi come immobilizzato al cospetto di quellanimale che tanto mi spaventava. Allucinato, vidi la lunga zampa anteriore ondeggiare, poi scagliarsi verso di me, per uccidermi. Non potei fare a meno di urlare, limmagine era troppo reale per rifiutarla; prima che il colpo della belva mi prendesse, girai su me stesso, perdendo lequilibrio. Ma subito mi rialzai e fuggii via dal museo di storia naturale. Riuscii a rientrare nella ditta McCartney (aspirapolvere domestici) con solo pochi minuti di ritardo. Nessuno mi fece domande, tanto erano sicuri che non li ascoltavo. Tornato a casa, latmosfera era di una desolazione unica: luci spente, silenzio inquietante. Trovai un biglietto attaccato al frigorifero: Ti ho lasciato qualcosa nel microonde. Stasera sono fuori per una cena di lavoro, torner tardi. Carol Una cena con Roger, senza dubbio. Odiai Roger. Ladro di mogli, spione, sportivo di merda. Telefonai a Marika, dopo aver cercato il suo numero nellelenco telefonico: la invitai a casa mia, a mangiare una pizza. La ragazza accett, e non si fece aspettare. Laveva fatto per assecondarmi, per non farmi star male, per compassione. Mangiammo, ci mettemmo a parlare del pi e del meno, dei miei figli, del cane di Marika. Alle undici la mia collega torn a casa, la ringraziai per la compagnia. Era stata solo una cena di lavoro, ma Carol non lavrebbe saputo.

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Capitolo VII
Lautunno era arrivato, e con lui la pioggia. Dallinterno della casa la si sentiva scrosciare nelle grondaie, picchiare contro i vetri. Avevo le palpebre chiuse, mi godevo il rumore della pioggia mentre stavo in bagno, in piedi davanti alla tazza. Reagivo splendidamente alle mie visioni, mi rendevo conto di accettarle ormai come fatti naturali. Cera qualcosa che mi affascinava nella neve, nel freddo, negli animali selvaggi. Lunico problema fra i problemi era lOrso: non mi dava pace, mi perseguitava soprattutto negli incubi. Avevo sfogliato unenciclopedia in biblioteca, solo per vedere che razza di orso era, non per altro. Dopo lultimo tentativo di cercare una risposta, non mi curavo pi di avere informazioni. Comunque, lodioso bestione doveva con ogni probabilit essere un Orso delle Caverne, estintosi da migliaia di anni. Lo scroscio della pioggia e delle mie sostanze fisiologiche fu interrotto da un grido furioso: Linus!! Carol. Era tornata a casa. Aveva trovato tutto il disastro che avevo lasciato in giro. Mi era proprio sfuggito di mente. Scarti di selce dappertutto, persino sopra il letto; tentativi mal riusciti di bastoni appuntiti (i manici di scopa non erano stati facili da lavorare); il disegno di un bisonte dove prima cerano i cavalli in corsa; in cucina, le pareti riportavano le impronte delle mie mani. Intuii che la moglie si fiondava in camera da letto, tirava fuori un paio di valige e rovistava larmadio in cerca di roba per riempirle. Carol, non fare pazzie! le urlai, mentre mi affrettavo a svuotare la vescica. Che frase infelice. Non sei affatto spiritoso, dannato! abbai lei Io vado a stare da mia madre, hai capito!? Ci vedremo, Linus! E sbatt la porta dietro di s. Poi la sgommata dei pneumatici della sua auto, che dopo un poco lasci spazio al rumore della pioggia. Uscii dal bagno. Avevo addosso solo un paio di boxer.

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Mi avventurai allentrata, in cui ancora permaneva lodore di esterno lasciato dallo sbattersi della porta. Appoggiai mani e faccia contro il disegno del bisonte nero, sporcandomi tutto: quella figura mi dava conforto, ci trovavo qualcosa di magico. Dopo cinque minuti me ne staccai e guardai lorologio da muro; era molto deprimente dover uscire per andare al lavoro con un tempo come quello, in cui non si vuole altro che stare tra le pareti domestiche. Daltronde avevo bisogno di uno stipendio. Andai in camera, mi infilai dei calzini, un paio di pantaloni, la camicia ed una cravatta marrone. Stavolta misi anche la giacca. Presi un ombrello accanto alla porta dentrata e mi recai allautorimessa, dopo aver chiuso a chiave.

Capitolo VIII
Alla ditta McCartney (aspirapolvere domestici) mi accolse il principale in persona. Lo salutai con la dovuta reverenza e finsi di avviarmi al mio ufficio, ben sapendo che mi avrebbe fermato. Signor Morrison disse il caro vecchio mi segua un secondo nel mio studio Signors, signore! Come? Signors, signore! Sorrise debolmente. Apr la porta, mi fece entrare per primo e mi fece sedere di fronte a lui; non mi avrebbe licenziato. Il principale cominci a dire qualcosa, ma non lo ascoltai: stavo guardando le mie mani. Tremavano terribilmente, mi facevano quasi pena. Potevo addirittura vedere lo strato di gelo sopra di loro. Cercai di infilarle sotto il pesante mantello di pelliccia cucita che mi avvolgeva. Al posto della cravatta avevo un filo di budello con alcuni ciondoli appesi, dei denti di lupo; dietro il collo, i capelli lunghi fino alla schiena si impigliavano nella collana, tirando. Devo andare dal barbiere, pensai. Morrison! Mi sta ascoltando?

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Mi riscossi, con le mani nascoste sotto la giacca: No, signore, mi scusi Lasci stare sospir Mi dica, ha qualche problema con i colleghi, da un po di tempo a questa parte? Si trova male nel suo ufficio? Va tutto benissimo, mi creda. Non ho problemi a lavorare per voi. Non potevo lamentarmi del caldo. E sempre stato un ottimo dipendente, Linus, posso chiamarla Linus? E sono sicuro che continuer a fare un impeccabile lavoro; la McCartney ha bisogno di uomini come lei Ma non dica sciocchezze, signore. Era andato tutto liscio come lolio. Mi sistemai alla mia scrivania ed accesi il computer; un promemoria mi diceva di fare certe fotocopie. Notai che il posto di Marika era vuoto gi, si era presa un giorno di vacanza, come ricordai subito dopo. Stavo per uscire dallufficio per quelle fotocopie, quando proprio lei apr la porta. Ehi, Linus! salut Avevo dimenticato qui alcune carte da farmi a casa Vai a fare quelle fotocopie? Bene, bene se vuoi te le stampo io, tu continua pure. Veramente carina e gentile, Marika. Le affidai le mie cose, ma invece di tornare a sedermi uscii nel cortile interno, a prendere una boccata daria. Aveva smesso di piovere da un quarto dora. Mi trovai di fronte alla macchina sportiva della mia giovane collega: verde metallizzato, probabilmente nuova. Qualcosa si muoveva sul sedile posteriore: sbirciai allinterno. LHusky di Marika. Era un gran bel cane, con occhi azzurri come il cielo sereno e la pelliccia bianca e argento; pareva un lupo. Povera bestia, per un lupo non doveva essere bello stare dentro una macchina; aprii lo sportello e lo feci uscire. Gironzol l intorno, fiutando laria, scodinzolando e mugolando; sorrisi compiaciuto. Il lupo si accost alla mia auto, alz la zampa e fece pip contro la ruota. Mi avvicinai per scacciarlo, quando mi ricordai che nel bagagliaio conservavo una lancia riuscita abbastanza bene, con una punta di selce nuova nuova. Il lupo aveva una bellissima pelliccia. Aprii con cautela il bagagliaio, afferrai la lancia e la puntai contro la mia preda; lanimale ringhi sommessamente e, con uno scarto, corse via. Mi sentivo folle di eccitazione. Lo inseguii di corsa, sempre con la lancia puntata, e lo raggiunsi in poche falcate: sferrai un colpo senza dover mollare la mia arma. Un acuto guaito irruppe nel cortile dellazienda, assordante, ma nessuno parve sentire nulla. Colpii il lupo altre due o tre volte. Servendomi degli orli taglienti della selce, praticai qualche taglio nei punti giusti e sfilai la pelle della bestia; gi che cero, cavai i denti canini per la mia collana e li misi in tasca.

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Tolsi la giacca, gettandola a terra, e mi coprii con la pelliccia bianca e argentata, ancora sanguinolenta: ero felice. In fretta e furia salii in macchina, abbandonando la carcassa scuoiata della preda vicino allauto di Marika; imboccai il vialetto duscita e fui in strada. Mi ero scordato di timbrare il cartellino, ma pazienza. Ad un incrocio, per, mi ritrovai davanti lOrso delle Caverne: come al solito gridai, e sterzai di colpo il volante facendo un testa coda. Lautomobilista dietro di me scese dalla sua vettura, probabilmente per vedere che cosa mi aveva spaventato tanto; non avevo voglia di discutere. Qualche manovra, e ripartii.

Capitolo IX
Da due giorni, dopo la mia prima caccia, non mi facevo vedere in ufficio. Non avevo arricchito la casa con altre immagini magiche, n mi ero azzardato a fabbricare unarma. Mi mancava terribilmente Carol. Guardando la pelle dellHusky appesa in cucina a seccare, mi prese del vero e proprio rimorso. Torn la vocina, a dirmi stavolta chiaro e tondo che stavo impazzendo; non era possibile, tutti quei fatti avevano un significato S, significano che ti sei bevuto il cervello Chiudi il becco dissi alla vocina. Povero cane; ammazzarlo cos crudelmente per tre peli e quattro denti. E povera Marika, chiss come cera rimasta! Dovevo darmi una calmata, e non crollare a piangere come altre volte Bastava mettersi dimpegno, e sarei tornato il grigio impiegato di prima. Presi la pelliccia di cane, conciata e pulita, e me la legai intorno alla vita, cingendo i fianchi. Mi diressi verso lentrata, verso il telefono. Passai davanti allo specchio: con solo quella pelle addosso facevo un certo effetto. Non mi ero mai accorto di avere tanti muscoli guizzanti, nascosti sotto la mia corporatura mingherlina. Ero anche trascurato: i miei capelli, spettinati, andavano in tutte le direzioni e la barba cresceva come lerba cattiva. Avevo preso labitudine di tenere la bocca semiaperta. Composi il numero telefonico di Marika. Mi rispose la segreteria telefonica: potete lasciare un messaggio

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dopo il segnale acustico. Sono Linus Mi dispiace per il tuo cane, Marika, davvero. Se ti spiegassi come successo non mi crederesti mai; non ti chiedo di perdonarmi, volevo solo che tu sapessi che mi sono ripreso, sono pentito Il segnale acustico di fine chiamata mi blocc. Abbassai la cornetta e mi guardai intorno: ero ancora nella steppa ghiacciata, in lontananza vidi un grosso Mammut. Decisi di ascoltare la mia vocina: avrei parlato con un dottore. Fu una gran fatica, in quel momento, vestirmi. Misi dei vecchi jeans ed una camicia di tela. Ancora pi triste fu separarmi dalla pelliccia di lupo. A pochi isolati dal mio quartiere cera un ambulatorio medico. Mentre mi ci avviavo a piedi, iniziai a domandarmi che cosa avrei detto al dottore. Gli avrei parlato delle mie visioni, del caldo che avevo quando non cerano? Ecco, avrei detto che mi sentivo sempre distratto, che ero tormentato da incubi e mezze verit del genere. In fondo, volevo solo parlarne con qualcuno, e non pretendevo una cura: bastava che mi controllassi io. La sala daspetto era vuota, ed entrai titubante nello studio; il dottore, alto, sulla sessantina danni, leggeva alcune carte, e mi disse di accomodarmi senza alzare lo sguardo. Mi dica, signor Morrison Silenzio. Okay, mi decisi a partire. Il mio discorso fu breve, forse un po troppo vago. Ma il medico non parve avere problemi. Misur battito cardiaco e pressione, poi disse: Nel peggiore dei casi potrebbe trattarsi di una forma schizofrenica, ma probabilmente solo un po esaurito, signor Morrison. Non il primo caso del genere che mi capita tra le mani, e vedr che ne uscir quanto prima, se evita forti emozioni e alcolici Io non bevo, dottore Bravo. Senta, mi ha detto che avverte molti sbalzi di temperatura, vero? Beh, diciamo che cos Normalmente ho molto caldo, ma a volte sento un freddo terribile Allora, facciamo una cosa. Io non le posso prescrivere alcun farmaco, senza una diagnosi certa; pu prendere un qualsiasi calmante, senza eccedere. Comunque, oggi gioved per luned deve recarsi allospedale e farsi fare un check up completo, per vedere la situazione generale analisi e tutto. Un medico, in base ai risultati, le dar adeguate indicazioni. Adesso devo chiudere. Mi faccia sapere, allora Grazie, dottore

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Dopo la visita camminai, camminai ed arrivai fino al mare. Solo in fondo si scorgeva in ormeggio qualche barca privata, ma la mia parte di molo era deserta; mi accucciai allorlo, guardando il mio riflesso sullacqua verde e opaca. Un check up allospedale lidea non mi allettava affatto, ma era la cosa migliore, se lo aveva detto il medico. Mi resi conto che non potevo resistere, in quella casa vuota e grottesca, fino a luned. Se entravo, o mi veniva in mente Carol o altri ricordi di migliaia di anni prima. Chiusi la bocca semiaperta. Avevo bisogno di qualcuno che mi stesse vicino, su cui potevo contare pensai a David, il mio figlio maggiore.

Capitolo X
David abitava dallaltra parte della citt. Adesso aveva ventanni, se ne era andato in un appartamento in affitto a diciotto; n io n sua madre ci eravamo opposti. Era molto appassionato nel suo lavoro, non come lo era stato con lo studio, e guadagnava una cifra piuttosto considerevole. Non sapevo ancora che il mio stipendio, in confronto al suo, era ben poco. Da quando il ragazzo aveva levato le tende, non ci eravamo pi messi in contatto, magari nelle festivit se ci ricordavamo. Ma non gli sarebbe dispiaciuto di ospitare suo padre a casa per un po di tempo. Avevo con me pochissimo bagaglio ma non avevo resistito al prendere su la pelle di lupo e qualche blocco di selce. Il giardino era pieno del materiale, e sarebbe stato difficile trovarne in un appartamento. La zona straripava di discoteche e vari locali notturni; e quando ci arrivai erano le undici di sera. Molti giovani per le strade, tutti sembravano fatti con lo stampino. Erano eleganti, firmati, molto ricchi. Avevo chiesto ad un gruppetto di loro se sapevano chi era David Morrison. Capirono Jim Morrison. Ripetei il nome, ma mi mandarono al diavolo. La musica proveniente dai locali era ovattata, ma martellante. Mi avvicinai, sempre con lauto, ad un altro paio di ragazzi. Sapete dov David Morrison? Mi dissero il nome di un locale, un nome francese. Cercai il locale dal nome francese finch non lo individuai, ma dovetti parcheggiare la macchina molto

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pi in l. Mentre scendevo, un tozzo cavallo di steppa mi pass davanti, sventolando la coda. Entrare l fu come entrare in una bolgia dantesca, era molto pi esasperante delle mie visioni odore di fumo soffocante, spintonate da tutte le parti, martellio assordante, luci intermittenti, confusione di dialoghi urlati. La clientela, in quel posto, o forse solamente per quella precisa ora, era prevalentemente femminile. A gomitate, mi misi accanto ad una giovane ossigenata, vestita piuttosto succinta: Conosci David Morrison? le gridai, per farmi sentire. E quello rispose lei, indicando un ragazzo su una specie di passerella sopraelevata.

Non fu molto piacevole vedere la propria creatura fare uno spogliarello in un locale infernale, al cospetto di una massa di ragazzine urlanti; si toglieva un capo di vestiario ogni mezzo minuto circa, muovendo il bacino, mandando occhiate come un cretino al suo pubblico. La sua faccia sembrava quella di un personaggio freddo, senza scrupoli. Non mi vide, e non volevo certo stare l fermo ad aspettare che mi vedesse. Disperatamente cercai la via duscita di quel posto: tutto girava, il soffitto sembrava altissimo; dalle vetrate in cima, diverse ombre stavano immobili, simili a longilinei alieni. Quasi quasi mi veniva la nostalgia del mio calmo e silenzioso ufficio. Rimasi davanti alluscita sul retro del locale, ed aspettai. Aspettai fino alle quattro di mattina, sforzandomi di scacciare le visioni prodotte dal mio esaurimento. Laveva detto il medico, che era un esaurimento ma io non ne ero affatto convinto. Comunque, quando mio figlio si degn di uscire, ero gi mezzo addormentato, appoggiato al muro. Non mi vide, e riuscii a svegliarmi in tempo per fermarlo con una mano. pap? balbett. Era in tiro in una maniera sconcertante, almeno per me. Daccordo, aveva dei bei pettorali, ma una felpa aderente come una seconda pelle era cos cos . Pantaloni di marca, giacca di marca, due quintali di gel in testa e tre orecchini ad un orecchio, uno al sopracciglio, uno al capezzolo (lavevo visto durante il suo numero). Ma la faccia era quella di sempre, perfettamente ovale risaltata da due occhi verde nocciola, presi da Carol. Ciao, David BehTi vedo bene. Come stai? Mi squadr, poi gir gli occhi intorno, come per assicurarsi che nessuno lo vedesse parlare con me. Che cosa ci fai qui? E a questora? Niente, niente, volevo vederti

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David si pos una mano sulla fronte; temetti che fosse seccato. Lavori qui? domandai Come mai? Perch mi piace, va bene? Mi serviranno soldi, no? Non che ti prostituisci, vero? Un largo sorriso malizioso gli spunt dalle labbra; poi sospir e rispose: Non dire cazzate, pap! Per chi mi hai preso? No, no, aspetta, non dirmelo! Tu hai paura che mi servano soldi per la droga! Daltronde frequento le discoteche, giusto? E tu sei venuto a salvarmi, che so, a farmi disintossicare o chiedermi se voglio un prestito! Ma, veramente Senti, ti spiego io: le uniche cose che voglio e che minteressano sono una macchina bella e costosa, un casino di ragazze, stare fuori tutta la notte e alzarmi a mezzogiorno. E sono tutte cose che ho! Perci non venire qui a! David! esclamai Non hai capito un tubo! Sono io che mi devo far aiutare da te! Tua madre se ne andata, sono mezzo impazzito e non ho un posto dove andare! Il mio primogenito non batt ciglio.

Capitolo XI
Unautomobile che era la fine del mondo: non mi azzardai ad immaginare quanto gli era costata. E quasi mi venne un certo imbarazzo ad entrarci. Non avevi altri impegni, spero mormorai timidamente. David, al volante, grugn. Le strade si facevano sempre pi deserte, ed immerse in una luce innaturale, tra luna piena e lampioni. Sarei andato a prendere la mia macchina il giorno dopo. In un silenzio quasi palpabile, arrivammo al condominio, situato alla periferia della citt; come appresi pi tardi, solo qualche appartamento, compreso quello di David, era abitato. Presi il mio esiguo bagaglio e seguii il ragazzo allingresso. Non cera ascensore,

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poich ledificio aveva solo quattro piani. A prima vista, sembrava una costruzione molto cadente: i muri erano strisciati e mezzi scrostati; agli angoli del soffitto si stendevano grosse ragnatele polverose; e cera un odore strano, indefinito. Ma il pavimento era lucidato, ed i mobili spolverati. Stavamo per imboccare gli stretti gradini delle scale, quando la luce dellatrio si accese e comparve una vecchia megera, in ciabatte sgualcite e vestaglia color vinaccio: Ah, lei, signor Morrison disse rivolta a David Chi questo signore? Aveva detto signore tra virgolette! Va bene che ero in maglietta e barba incolta, ma neppure lei aveva questo bellaspetto! Avrebbe potuto guardarsi le sue borse sotto gli occhi e i capelli a cespuglio, quella grassona. Signora Tenpenny Le presento mio padre, Linus Morrison Rimane da me per un po di tempo Bah borbott la signora Tenpenny Poteva essere una di quelle sgualdrine che porta qui, come al solito! Siamo stufi di veder andare avanti e indietro gentaglia del genere! e se ne torn nello scuro anfratto da dove era venuta. Salimmo le scale a chiocciola. David mi precedeva, e non lasciava immaginare cosa stesse pensando; ad un tratto si volt e mi sogghign, in tono complice: Quella foca decrepita non sa che mi ero portato a letto anche la sua cara nipotina, ragazza tanto per bene E peggio di una puttana Ne andrai fiero, immagino commentai. Mio figlio si rabbui. Arrivati davanti alla porta, tir fuori di tasca le chiavi ed apr la serratura. Lappartamento era abbastanza spazioso, e piuttosto in disordine. Vuoi del whisky? mi chiese David, tirando fuori due bicchieri dalla credenza. Si era dimenticato che non bevevo? Un po, grazie risposi. Ci sedemmo nel salottino, su due poltrone, con il nostro bicchiere in mano. Poi David volle delle spiegazioni sulla mia richiesta. Non spero che tu capisca dissi ma, vedi qualche giorno fa Carol se ne andata di casa mi comportavo in modo strano Mio figlio inarc un sopracciglio. Continuai: Lo ammetto io stesso Non colpa mia, per. E che spesso ho delle ahm delle visioni. Delle visioni! E degli incubi Non che qualcosa di patologico, vero?

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Luned devo andare in ospedale, per dei controlli ma il medico mi ha detto che probabilmente sono solo esaurito - pensai un po, poi ripresi Il bello che non gli ho detto che queste visioni mi spingono a fare cose strane se tu entrassi in casa nostra, vedresti che macello! Per questo tua madre mi ha mollato. Ma sono deciso a resistere. David stava iniziando a preoccuparsi; mi si avvicin di pi: Ma che genere di visioni sono? Fui molto sollevato per il suo interessamento. Provai a descrivergli nei dettagli tutto quello che avevo visto e sentito, e continuavo a vedere e sentire. Quando terminai, fuori albeggiava, ed un uccello canticchiava solitario. Fossi in te esord David alzandosi dalla poltroncina sarei impaziente di vedere i risultati del check up.

Capitolo XII
Per tutta la notte successiva rimasi a vegliare, accucciato ai piedi del divano. Mio figlio era fuori, e non si prospettava un suo imminente ritorno. Meglio per lui: non correva il rischio di finire sbranato dallOrso delle Caverne. Quella bestiaccia stava comparendo con allarmante frequenza. Sbucava fuori dal buio, a volte camminando sulle zampe posteriori, a volte lanciato in una goffa ma veloce corsa. Non ero riuscito a resistere: avevo tirato fuori la mia pelliccia di lupo e me lero messa sulle spalle, intrecciando la pelle delle zampe in un nodo sul davanti. Dopo qualche minuto andai a prendere due blocchi di selce e ritornai al mio posto. Iniziai a scheggiare un blocco sullaltro, in tanti pezzi pi o meno sottili, di dimensioni varie; poi li avrei sfaccettati e resi taglienti Era inutile spiegarmi come mi riusciva tanto naturale. Sentivo di saperlo fare da anni moltissimi anni. In mancanza di legno, usai una stanga metallica, che serviva a reggere gli asciugamani, come corpo della lancia: mi ci volle parecchio per attaccarvi saldamente la punta. Una sveglia non localizzabile continuava a ticchettare, ma non mi rendeva nervoso. Lancia appoggiata alla spalla, aspettai nel buio stropicciando la coda argentea del lupo. LOrso delle Caverne torn di nuovo, pi arrabbiato che mai, ruggendo quasi umanamente. Vidi i suoi piccoli occhi crudeli brillare nelle tenebre, e percepii la sua vicinanza per lombra che proiettava su di me e lodore che emanava. Stavolta non mi sarei lasciato cogliere

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impreparato: con un urlo furioso, scattai in piedi e gli lanciai addosso la mia arma, sbilanciandomi in avanti. La lancia colp una cassapanca, spaccandone il legno verniciato. DellOrso non cera pi traccia. Mi avvicinai al mobile, e recuperai la lancia non avrei potuto sopportare altre apparizioni dellOrso, per quella notte, dovevo trovare un modo per tenerlo lontano. Che stupido! esclamai Il fuoco! Perch non ci ho pensato prima? Gli animali hanno sempre temuto il fuoco, se ne facevo uno in salotto il mio nemico non si sarebbe avvicinato. Certo, era strano che un orso perseguitasse cos una persona. Stavolta avevo proprio bisogno di legna; mi scervellai pi in fretta che potei, quando mi venne in mente un piccolo sgabuzzino dalla porta quasi invisibile. Qui cerano vecchie casse, e diverse riviste: dovevano bastarmi per mantenere il fuoco tutta la notte. Cercai disperatamente un accendino, ma non lo trovai. Alla fine diedi fuoco ad un pezzo di carta accendendo il fornello a gas: non ci volle molto a far nascere un bel fal crepitante. LOrso non si sarebbe avvicinato. Ripresi ad attendere appoggiato al divano, con la lancia in spalla; intanto il fumo si addensava sul soffitto, e cercava una via duscita attraverso le fessure. Non mi dava minimamente fastidio, e rimasi fermo a tenere gli occhi fissi sul fuoco, affascinato. Il fuoco era temuto e potente, era sacro. Non mi resi conto di quanto tempo fosse passato quando udii armeggiare velocemente alla serratura della porta. Che fosse lOrso delle Caverne? Tenni la mia arma pronta. Non appena la porta si apr, lasciando entrare la luce ed uscire buona parte del fumo, superai la fiamma con un balzo di cui non mi sarei mai creduto capace; protesi in avanti la lancia, spalancando gli occhi e scoprendo i denti, per farmi minaccioso. David, vedendosi la punta di selce davanti al naso, trasal, tutto pallido in volto; abbassai larma e fissai il suolo, desiderando di sprofondare sottoterra. Il ragazzo respir profondamente, e solo in seguito toss per il fumo. Si avvicin al fal di qualche passo. La sua espressione era allucinata, incredula: La signora Tenpenny sar furibonda comment con un filo di voce.

Capitolo XIII
Davanti a me sorgeva il triste edificio dellospedale. In quelledificio erano nati i miei due figli, Carol si era operata di appendicite, ed io avevo passato il

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periodo pi brutto della mia infanzia. Rallentai, e girai intorno al parcheggio alla ricerca di un posto libero. Erano le nove di mattina di luned, e mio figlio dormiva beatamente dopo una nottata di pazzie; la sera prima non aveva lavorato, ma i suoi luoghi di lavoro coincidevano con quelli di divertimento (sempre che la discoteca sia divertimento). Prima di partire, lavevo guardato mentre stava disteso sul letto, ancora vestito. Da padre nostalgico, ricordai i giorni in cui lo facevo saltellare sulle mie ginocchia, che aveva pochissimi anni. Ma dimprovviso mi sovvenne una seconda immagine: ero allapertura di una larga caverna, dietro un paravento di pelli tese. Sedevo su una roccia, infagottato in pellicce varie; sopra le mie gambe, coperte da pantaloni di strisce di cuoio cucite, un minuscolo bambino ridacchiava, tirandomi i peli della lunga barba. Non era David, quel bambino. Aveva i capelli rossi. E cos, spaventato, arrivai allospedale con questa scena ancora in mente. Mi avvicinai al box di vetro, in cui uninfermiera svolgeva dei cruciverba: Dovrei fare un check up Nome? Morrison Linus. Aspetti un attimo, si sieda l rispose la donna, indicandomi delle sedie. Aveva preso la cornetta del telefono e inizi a parlare: capii solo il mio nome. Seduto su una delle sedie, mi guardai intorno, e la mia attenzione si focalizz su di un tabellone, in cui erano indicati i nomi dei professori e il campo in cui lavoravano. Notai un certo dottor Wonder: non era il dottor Wonder che avevo conosciuto io, primo perch questo aveva un nome di battesimo diverso, e secondo perch laltro era morto da dodici anni circa. Probabilmente era solo un caso, oppure era un parente. Comunque, questo dottor Wonder aveva un mucchio di specializzazioni, un vero e proprio cervellone. Linfermiera del box mi fece un cenno, e mi disse di andare in un corridoio a sinistra e aspettare. Feci quanto indicato, con un opprimente senso di insicurezza. Da una porta usc un giovanotto di circa trentanni, con un lungo camice immacolato ed occhiali in montatura doro: era un po pelato. Lei Linus Morrison? Sono il dottor Wonder disse con voce acuta e squillante, stringendomi la mano. Quello era il cervellone! Porca vacca! Mi occuper personalmente dei suoi esami, signor Morrison continu il giovanotto, guardandomi attentamente negli occhi. Mi domandai come mai un semplice check up dovesse farmelo un professorone del suo calibro, ma non esternai la mia perplessit.

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Il dottor Philip Wonder mi condusse nel suo studio medico, e mi fece accomodare davanti alla sua scrivania. Mi tolga una curiosit dissi non per caso parente del dottor Bernard Wonder? Quello si sistem gli occhiali e squitt: Lo conosceva, vero? S, era mio padre. Ho avuto da lui la passione per la medicina Comunque, mi hanno informato che lei accusa allucinazioni, sbalzi di temperatura e cose del genere, giusto? S spero che non mi dir che sono pazzo Oh, non si preoccupi esaminer a fondo rispose in tono pensoso, come se fosse sognante. Cominci con i soliti esami di un ambulatorio, e poco dopo entr unaltra dottoressa, di cui non afferrai il nome. Aveva i capelli biondi, i lineamenti marcati e le sopracciglia perennemente aggrottate. Con molta freddezza, mi port in unangusta saletta e mi fece tirare su una manica, per il prelievo del sangue: mentre mi legava al braccio il laccio emostatico, notai che osservava morbosamente la mia faccia unorribile sensazione. La puntura dellago mi fece leffetto di un brutto ricordo. Mi sembr di perdere un litro di sangue. Sempre con questo stato danimo, e un sapore amaro in bocca, posai per delle radiografie, mi feci attaccare al torace delle ventose collegate ad un aggeggio e pisciai dentro un barattolo. Prima di distendermi per fare la tac, fui colto da un gran freddo, tanto che iniziai a tremare: vedevo dei fiocchi di neve cadere. Cosa succede? chiese il dottor Wonder, illuminandosi. Sto gelando balbettai dopo aver esitato un po dissi vedo della neve Della neve qualcosaltro? il giovanotto occhialuto era sempre pi interessato, fremente. Strinsi gli occhi, come per vedere meglio: Un piccolo animale una volpe, bianca Il professore tir gi qualche appunto scarabocchiato, sulla sua cartella. Vede spesso animali? Di che genere? Lupi, carib, bisonti, tori, mammut, topi enormi, cavalli, conigli, uccelli vari e orsi. E normale?. Non mi piaceva il dottor Wonder. Mi fecero stendere sul piano, ed entrai in quel soffocante tunnel che avrebbe scovato qualche tumore maligno nel mio cervello. Tenevo gli occhi fissi, guardando la superficie di fronte a me: ben presto si riemp di particolari disegni, forme di mani circondate da aloni di colore. Il risultato della tac perfettamente normale, signor Morrison disse il dottore dopo che fui uscito per le macchine, lei non ha nulla.

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Capitolo XIV
Per la tac e le radiografie, dunque, non avevo nulla. Per dovevano ancora esaminare il sangue, le urine Perch si erano presi tanta attenzione per il mio stupido caso? Il dottor Wonder prevedeva un nuovo morbo psichico? Non era possibile, di pazzi a questo mondo ce ne sono tanti. Sarei tornato allospedale, per ritirare i risultati delle analisi, il pi tardi possibile. Arrivai al condominio di David, dopo aver girato tre volte lo stesso isolato, per ritrovarlo. Alla strada asfaltata arrivavano delle foglie morte chiss da dove, e laria sapeva di erba bagnata, nonostante lo smog. Entrato nellatrio, mimbattei nella megera della Tenpenny. Stava lavando il pavimento, e indossava una deliziosa cuffia verde marcio. Ah, qui, lei grugn. Buongiorno miagolai. Guardi che di sopra c una ragazza E una delle sgualdrine di suo figlio, star cercando lui; qui non ce la voglio, veda di farla entrare o di mandarla via. Ringraziai la signora per la gentile informazione, e salii le anguste scale. Davanti alla porta dellappartamento cera s una ragazza. E anche molto carina, avr avuto diciassette o diciotto anni. Aveva capelli scuri e lisci, lunghi fino alle scapole, e occhi viola? Poi mi accorsi che portava delle lenti a contatto. I lineamenti del viso erano delicati, ma lei era pesantemente truccata (labbra color pece); e i vestiti erano cos stretti e corti che sembrava una taglia per bambini a parte gli stivali. E il padre di David? chiese, e mi osserv meglio Gli somiglia. Aprii la porta e guardai dentro: David non cera, se ne era andato via. Entri pure, intanto dissi Mio figlio non c non saprei dove andato. La ragazza entr, sculettando. Lappartamento era un disastro. Il divano e il letto disfatti, roba sui fornelli e la grossa macchia di cenere sul pavimento, a causa del mio fal notturno. Ha fatto colazione? Vuole un caff? chiesi.

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S grazie. Davvero non sa dove pu essere andato? Mi aveva promesso che saremmo usciti insieme. Preparai la caffettiera e mi sedetti al tavolo, di fronte a lei. Chiesi il suo nome. Mi chiamo Alice rispose la ragazza, attorcigliandosi una ciocca sul dito con me, che sta Ah, una delle fortunate. Ma lei? Che lavoro fa? Mi ricordai di avere un lavoro da quanto tempo non ci tornavo? Mi venne paura: Una ditta di aspirapolvere. Sono venuto qui per cambiare un po aria Sua moglie lha lasciata, vero? Me lo ha detto David; mi dispiace, sa. La vista di quella giovane donna sulla sedia mi fece venire il desiderio di possederla. In mezzo minuto mi accorsi per che era puro desiderio di procreazione la mancanza di Carol? O aveva a che fare con la mia fantomatica malattia? Fatto sta che mi eccitai parecchio, ed avvertii un brusco movimento dentro la patta dei pantaloni. Imbarazzatissimo, notai che laveva capito anche lei. La presi per le spalle e, inginocchiandomi, la feci stendere sul pavimento. Le tolsi di dosso la maglia e il reggiseno, scoprendo le mammelle turgide e piccole. Poi le sfilai la minigonna, mentre lei mi sbotton i pantaloni, ridacchiando sommessamente. Ero sconvolto, terrorizzato e concentrato in quello che facevo. Agii subito, adempiendo semplicemente alla procreazione; e lo feci pi e pi volte, spingendo come un matto, incurvando la schiena e aggrappandomi con le mani alle gambe del tavolo. Lei era molto disinvolta, come unesperta. Dopo poco meno di unora, se ne and dallappartamento, sempre sculettando e ridacchiando. Mi ero dimenticato il suo nome. Bevvi il mio caff, ma mi colse una sonnolenza terribile. Probabilmente a causa delle mie notti di veglia. Ma ora non cera buio, il rumore delle macchine si udiva distinto; nessun pericolo di predatori. Avevo fatto sesso con la ragazza di David, nellappartamento di David. Brutta cosa. Mi stesi sul letto e sprofondai nel sonno.

Capitolo XV

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Col sonno, venne il buio. Ma dopo un po una luce fioca si fece strada nelle tenebre. Intorno a me si delineavano una dozzina di volti, rossi e gialli per le fiamme del fuoco; udivo con chiarezza le scintille scoppiettanti, e il lamento della bufera proveniente dallesterno. Donne dai lunghi capelli, bambini sporchi, uomini con barbe folte; una vecchia con due denti soltanto. Erano infagottati in strati di pellicce, e mi osservavano attentamente. Un odore indescrivibile ristagnava nellambiente. Guardai in alto, e scoprii il soffitto roccioso ricoperto di immagini, raffiguranti scene di caccia, animali che sembravano volare, con gli zoccoli penzolanti: per arrivare a disegnarli ci dovevano essere volute delle impalcature, e molto tempo da dedicarvi. Io stavo accucciato davanti al fuoco, ed avevo sulle spalle un mantello biancastro, molto pesante, quasi non riuscivo a reggermi sulle gambe. Diverse collane e filari di pendagli e amuleti erano appesi al mio collo, alle mie braccia, alla mia barba ed ai miei capelli; di fronte a me si allungava la carcassa di un cavallo, aperto al ventre. Un numeroso gruppo di mosche e tafani ronzava intorno. Osservai le mie mani, che reggevano lintestino dellanimale, percorrendolo centimetro per centimetro; come per leggere una particolare scrittura, incisa nelle rientranze e nelle protuberanze delle interiora. Mi sentivo tremendamente confuso, mentre il gruppo sembrava attendere qualcosa da me. Scrollai il capo e mi alzai dalla mia posizione. Direttomi verso la fine di quel cunicolo, mi ritrovai in un ambiente pi ampio: molte stuoie erano stese a terra, e dei paravento mimpedivano la visuale di fuori. Le mie mani erano ancora sporche del sangue del cavallo, le leccai distrattamente. Fui scosso da alcuni colpi di tosse; notai cos che lungo le pareti erano accoccolate altre persone, soprattutto anziani; in mezzo a loro spiccava per un uomo, alto e robusto. Aveva i capelli biondissimi, e gli occhi azzurri come un lago di montagna. Mi si avvicin in pochi lunghi passi, e quando mi fu appresso reclin la testa di lato. Mi porse una ciotola; un liquido denso e verde che sapevo di dover accettare e bere. Lo feci. Luomo sorrise discretamente, alzando entrambe le sopracciglia. Mi volt le spalle ed usc allesterno della caverna, nella bufera di neve. Rimasi l in mezzo alla stanza, aspettando che ricomparisse. Dopo arrivarono le persone che prima mi avevano osservato leggere le budella: trascinavano la carcassa del cavallo, tagliata in quarti, e gettarono i pezzi sopra le braci. Io continuavo a pensare alluomo biondo. Che cosera andato a fare, fuori, al freddo, senza armi? Al vociare si sovrapposero i clacson delle automobili in strada; aprii gli occhi, e vidi lo stipite superiore della porta dellappartamento. Erano circa le cinque e mezza del pomeriggio, e mi sentivo stanco, stanco, stanco. Ero soprattutto triste, tanto da aver voglia di piangere; ma non mi veniva. Mi alzai con fatica dal letto e tornai nel salotto, vicino alla finestra. Capii di volere una spiegazione che fosse diversa da quella del tumore al cervello o della demenza ma non ne trovavo nessuna. Mentalmente, confrontai le facce che comparivano nei miei sogni con quelle dei miei genitori entrambe mi risultavano familiari, come se le conoscessi bene. Non mi ero mai accorto di quanto poco somigliassi ai genitori; quasi niente. Erano morti a poca distanza di tempo quando avevo ventidue anni, mio padre per un incidente stradale e mia madre per un ictus. Neanche al loro funerale ero riuscito a piangere, e mi ero profondamente odiato per questo.

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La porta venne aperta, sbattendosi alla parete. Entr in scena David, furibondo; sembrava lanciare fulmini dagli occhi: Alice mi ha raccontato ogni cosa! url Pap!! Ti sei scopato la mia ragazza! Hai fuso del tutto, stronzo!? Non fece cenno al fatto che lei cera stata senza problema alcuno Si chiamava Alice? domandai assorto. Che frase infelice. David si morse le labbra e mi sferr un pugno alla mascella. Sbattei la testa contro il muro, ma rimasi in piedi, con gli occhi chiusi. Leccai il sangue che mi colava dal naso, ed assaporai il suo sapore viscido: ricordai il sangue di cavallo che leccai dalle mani. Ricordai il giovane uomo che mi aveva offerto da bere senza osare guardarmi negli occhi lo vidi nascere in una caverna, lo vidi giocare sulle mie ginocchia, lo vidi cacciare al mio fianco. Quello era mio figlio. Porta rispetto per tuo padre, David!! gridai, affibbiandogli un violento spintone. Vattene subito da casa mia!! David e crepa!. Allora piansi. Cero rimasto davvero male. Fu inutile cercare di fermarmi. Mio figlio imprec, andando in bagno a lunghe falcate. Quando usc, cinque minuti dopo, mi trov ancora l in piedi, a fissare fuori della finestra, gli occhi ancora umidi. Perch non sei andato da Lidia? mi domand Perch proprio da me? Il suo tono non era arrabbiato. Lidia? Non posso lei sta studiando, quasi una suora, ormai Non potevo turbarla tanto Perch, io non provo niente? Non ho detto questo Prima o poi lo verr a sapere dalla mamma, in ogni caso. Dovresti contattarla comment David. Non ho mai capito come le venuta la vocazione; siamo sempre stati praticamente atei, a casa Tu non mi stai neanche ascoltando, pap!

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No.

Capitolo XVI
Una settimana dopo tornai alla McCartney (aspirapolvere domestici) per sentirmi dire che ero licenziato. Niente liquidazione. Non ebbi occasione di vedere Marika, e ne fui parecchio sollevato. Ancora di pi perch sotto la giacca tenevo la pelle del suo cane; era per me un po come la coperta per il Linus di quei buffi bambini di Schulz. Salii in auto, che era gi in riserva, ed avviai il motore. Passavo gran parte delle mie giornate chiuso nellappartamento, in preda alle mie visioni; non solo lOrso delle Caverne, ma anche il resto della compagnia cominciava a farmi paura, senza un motivo preciso. Sognai diversi miei figli e figlie. Trascuravo sempre di pi il mio aspetto fisico, da quattro giorni portavo gli stessi vestiti e la barba si allungava a vista docchio. Ma tra le mura del condominio ero in piena attivit: ben presto finii i blocchi di selce, avevo un corredo di armi notevole, sebbene non potessi usarlo. Avevo ritrovato i denti del cane nelle tasche della giacca, li avevo forati ed infilati in uno spago; una volta stavo tentando di accendere un altro fuoco, ma David mi aveva fermato appena in tempo. Ero quasi sempre da solo. David, che si era lasciato con Alice, trascorreva fuori giorni e notti; mi vergognavo al farmi mantenere dal mio stesso figlio La cosa pi idiota la feci disegnando dei carib lungo la parete delle scale, cosa che mi tenne impegnato per delle ore intere. Lodiosa signora Tenpenny divent una belva, mi minacci di chiamare la polizia, poi minacci David, poi mi fece intonacare di nuovo il muro. Ora tutti e quattro i gatti che abitavano nel palazzo mi conoscevano come il pazzo che disegnava animali sui muri; tra me e la vecchia portinaia cera unantipatia reciproca, in quel periodo. Frenai di colpo la macchina: mi accorsi di stare per imboccare la via che portava alla casa in cui vivevo con Carol. Feci retromarcia e tornai sulla mia strada. Accidenti, ero proprio distratto! Avrei potuto benissimo entrare in quella casa, avevo le chiavi in tasca. Starnutii violentemente.

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Mi sono preso il raffreddore, maledizione Tamburellai con le dita sul volante, fermo ad un semaforo. Dovevo rientrare in quella casa; potevo fare quello che sentivo di fare anche se era meglio non lo facessi. Retromarcia unaltra volta. E fermai lauto sotto il garage, che avevo lasciato aperto. Avvicinandomi allentrata, notai che la porta non era chiusa a chiave: era solamente accostata. Forse si era introdotto qualche ladro Non importava. Appena entrai, mi vidi davanti la figura del bisonte nero; sospirai, sollevato. Feci qualche passo indietro e mi diressi in cortile: raccolsi molte foglie secche, depositate sullerba in uno spesso strato, spezzai grossi rami dal platano. Tornai, eccitato come un bambino, in casa, ed ammucchiai tutto al centro dellingresso. Delimitai il mucchio di combustibile con quattro cerchi concentrici di pietre, ordinate dalle pi grandi alle pi piccole, andando verso lesterno. Soppesavo ogni sasso con entrambe le mani, e lo facevo ruotare tre volte sul pavimento prima di passare al successivo. Tornai di nuovo in giardino, e stavolta raccolsi della terra e dellerba. Con queste, entrai nella cucina: unii la terra con lacqua, pestai lerba e feci fuoriuscire la linfa verdognola. Due ciotole: una melma marrone ed un liquido verde. Cosa potevo disegnare? Anzi, cosa dovevo disegnare? Sapevo che non bisognava affidarsi al caso: ci che avrei rappresentato sarebbe stato qualcosa di significativo, di magico, non era un divertimento. Accesi il fuoco, gettando nel mucchio di legna un fiammifero; mentre le fiamme cominciavano a lambire i rami, feci sei giri intorno ai cerchi di pietre. Poi mi fermai: mi tolsi i vestiti, e rimasi con solo la pelle di lupo intorno alla vita; scelsi una parete candida, libera. La percorsi coi palmi delle mani, poi con tutte le braccia: sollevai le due ciotole e le tenni sopra il fuoco, dondolandomi sui piedi, ascoltando ogni minimo suono ed annusando ogni minimo odore. Infine capii cosa dovevo raffigurare. Immersi le dita nel fango, tracciai con sicurezza una linea continua: era un grande animale, molto scuro e peloso; due zanne ricurve ed una proboscide irrealmente flessibile. Era un Mammut, e la sua proboscide indicava qualcosa. Passai al colore verde, posizionando il dito verso quella direzione; rimasi una manciata di secondi a riflettere. Poi tracciai un circolo, di forma un po allungata, con un cerchio pieno al centro: sopra e sotto il circolo disegnai due uomini, quello sopra grande il doppio di quello sotto. Di fianco al circolo, tre artigli scuri, artigli di Orso. Indietreggiai di due metri ed ammirai il risultato finale: mi sentii un artista. Ma che cosa voleva dire? Quel circolo sembrava non corrispondere a nulla, nulla che potesse riguardare lambiente delle mie visioni. Mi accucciai di fronte al fal e posai a terra le due ciotole, il pi lontano possibile luna dallaltra. In fondo alla stanza vidi qualcosa luccicare al bagliore del fuoco: andai a raccogliere quelloggetto, sporcandolo di fango. Era una catenella, con appeso un piccolo brillante. Lo rigirai, portandomelo allaltezza degli occhi, mi

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sforzai a capire da dove provenisse. Quando il fuoco si spense e la stanza era scura e fumosa, pensai di aver ricordato a chi appartenesse: non era di Carol, tantomeno mio. Era di qualcuno che avevo visto praticamente ogni giorno, precisamente di Marika.

Capitolo XVII
Ero in dormiveglia quando David entr in casa, facendo irrompere la luce del corridoio: mugolai qualcosa, proteggendomi gli occhi con la mano. Il giorno prima ero stato a casa mia, ma non ne avevo fatto parola con mio figlio. Sei ancora sveglio? mi chiese. Che ore sono? Quasi le cinque sono distrutto Fumi spinelli, ho visto li avevi lasciati sopra il tavolo David rimase zitto un momento, poi si strinse nelle spalle. Spero non ti dispiaccia se ne ho preso qualcuno continuai. Non dovresti; non proprio il caso, gi non fumi e stai impazzendo, figuriamoci se bisbigli lui, togliendosi giacca e scarpe e stendendosi sul letto. Non ti da fastidio dormire con tutti quegli orecchini? Buonanotte. Dormi. Quel pomeriggio il telefono aveva squillato; una voce femminile aveva chiesto di Linus Morrison. Pensai subito alla collega del dottor Wonder, ma poi riconobbi la voce: Marika! esclamai Sei proprio tu? Come hai fatto a trovarmi? Ciao, Linus Sei gentile a telefonarmi! Sono stata preoccupatissima, per te Non sapevo dove eri finito, poi ho saputo che stavi da tuo figlio Oh, mi dispiace per il tuo licenziamento!

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Fa niente, sono contento di sentirti Senti, Linus, dobbiamo vederci. Ti va bene domani mattina, verso le dieci? Alla stazione degli autobus, ti devo parlare assolutamente Ma certo devo farmi presentabile, allora! Marika era rimasta in silenzio, e dopo concluse la telefonata: Ci vediamo, dunque. Voglio solo che tu sappia che io sono convinta che sei un bravuomo, Linus e riattacc. Strana ragazza, non capivo il significato logico di quellultima frase. Se erano adesso le cinque del mattino, tra altre cinque ore avrei dovuto essere alla stazione degli autobus. David si stava gi addormentando ma come faceva con quegli orecchini dappertutto? Alle otto mi alzai dal divano, sebbene non avessi dormito per tutte le cinque ore. Mi chiusi in bagno e fissai la mia immagine allo specchio: a parte due occhi rossi come pomodori, non avevo un aspetto poi tanto orribile. Bastava che mi pettinassi capelli e barba, e sarei stato normalissimo. Il mio raffreddore stava peggiorando: sentivo tutto il naso intasato. Impiegai quasi unora per prepararmi, riflettendo un paio di minuti prima di ogni gesto Uscendo in strada, potevo essere preso per uno che andava al lavoro. Fui costretto a prendere lautobus, perch la mia macchina era a secco; niente biglietto, ma c una possibilit su cento di essere scoperti. Lungo il tragitto osservavo fuori dal finestrino, e quasi non mi accorsi quando il mezzo giunse al capolinea; sentendo una coppietta ridacchiarmi alle spalle (perch, poi?) me ne resi conto. Scesi dallautobus e guardai intorno. Le dieci e cinque; Marika doveva gi essere l, da qualche parte. Eccola che arrivava: sotto il cappotto indossava un vestito di lana verde scuro, lungo fino alle caviglie. Doveva essersi spuntata i riccioli, ed essere un po ingrassata: la sua espressione era molto seria, ma io nel vederla sorrisi. Ciao, Linus disse baciandomi la guancia Facciamo due passi. Iniziammo a percorrere il perimetro della stazione, emettendo nuvole di aria condensata: Avevo ascoltato il tuo messaggio alla segreteria, ma non ho potuto rintracciarti subito cominci. Ruotai gli occhi, cercando di ricordare certo, il messaggio! Le mie scuse per il suo povero cane Oddio, il tuo cane Mi dispiace Marika, perdonami, tu non sai quanto Non sai che cosa mi preso, quel giorno Non volevo farlo, davvero Lei mi prese per il braccio, e, invece di sembrare arrabbiata, pareva rattristata per me, non per

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lanimale. Rabbrividii. Non volevo guardarla negli occhi, ma mi sentii obbligato. Ieri ho capito tutto. disse Ho saputo che cosa ti successo, e cosa ti sta ancora succedendo. Restammo entrambi in silenzio; io ero tutto preso da una profonda angoscia cosa poteva saperne lei, di me? Tuttavia aveva laria di saperne di pi. Credimi, avrei tanto voluto non immischiarmi in tutto questo Ma hanno avuto bisogno di me, non ho potuto ritirarmi. Tu Sapessi spiegarti tutto adesso! Cosa diavolo stai dicendo!? Spiegare tutto cosa, e chi ti ha detto! Conosci il dottor Wonder? Quando pronunci quel nome, mi bloccai di colpo. Non sentivo pi saliva in bocca. Un capogiro micidiale. A dieci metri da noi cera unautomobile parcheggiata: al volante una donna, che fumava placidamente una sigaretta Era la dottoressa di che mi aveva fatto il prelievo del sangue, la collega di Philip Wonder. Avrei potuto girare i tacchi e tornare a casa; avrei potuto credere che Marika fosse via di testa e mandarla a quel paese; invece mi lasciai condurre fino alla macchina, con le gambe molli. Salga, signor Morrison disse la donna, in tono materno ed autoritario.

Capitolo XVIII
Dalla stazione degli autobus allospedale erano meno di un paio di chilometri. Li trascorsi tutti come in trance, rigido sul sedile accanto a quello della dottoressa; Marika stava dietro, e rimuginava la faccenda, sconsolata. Pensai a tutte le ipotesi possibili, che potevano riassumersi in nulla. Qualcuno mi pu dire che sta succedendo? domandai, quando la tensione non fu pi sopportabile. Sapr tutto dal dottor Wonder rispose semplicemente la guidatrice. Marika sospir e mi mise una mano sulla spalla: il contatto mi diede fastidio, e mi ritrassi. Il triste edificio ospedaliero fece capolino allorizzonte; lauto entr nel parcheggio e spense il motore. Le mie due accompagnatrici ed io uscimmo dalla vettura; entrammo per lentrata principale, attraversammo il corridoio. Al box di vetro cera linfermiera dellultima volta: mi guard distrattamente, poi torn ai suoi cruciverba.

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La dottoressa, che precedeva me e Marika, svolt quattro o cinque angoli ed arriv ad un piccolo ascensore (era scritto riservato al personale); labitacolo era piuttosto stretto, e il silenzio da parte di ciascuno rendeva latmosfera ancora pi soffocante. Laggeggio si ferm al secondo piano sottoterra: ancora qualche corridoio, e poi ci trovammo in una stanza vuota, bianca, con solo un divanetto. Ogni parete, inclusa quella da cui entrammo, aveva una porta di metallo. Quella di sinistra si apr e comparve la figura del dottor Wonder, con il suo camice immacolato e il suo sorrisino da roditore: Morrison! Eccola qui esclam No, no, non si spaventi! Adesso avr risposta a tutte le domande che sicuramente si sta facendo. Poi mi si avvicin, con aria ammiccante senza volerlo, gemetti. E un uomo molto prezioso per noi posso dare del tu? Quindi stai calmo e rilassati, se no non va Un infermiere sbuc dalla porta di destra e chiam il professore. Torno subito mi disse, e scomparve in quellaltra stanza, assieme alla collega. Prima Wonder non mi era piaciuto, ora mi faceva paura. Ero solo con Marika in quella specie di anticamera: non sapevo come comportarmi, se essere spaventato, curioso o incavolato. Non potrei denunciarli per sequestro di persona, eh? le chiesi. E molto pi di un sequestro di persona, Linus - rispose lei con voce rotta E comunque andare alla polizia sarebbe inutile; tu non immagini neanche Capii che ognuno stava facendo un discorso per conto suo, allora lasciai perdere. Un prurito al naso; starnutii con violenza. La ragazza mi porse un fazzoletto. Entra, Linus niente panico disse il dottor Wonder dalla porta. Feci per raggiungerlo, ma prima mi voltai verso Marika: Tu non vieni? E meglio di no. La stanza aveva laspetto di un laboratorio: un lungo bancone occupava tutta una parete; scaffali con vetreria di ogni genere, provette, beute, contenitori e contagocce dalle forme pi svariate; da unaltra parte barattoli di vetro etichettati contenenti chiss cosa; e per finire qualche computer qua e l. Linfermiere era in fondo, e stava consultando una cartella fitta di dati. Il dottor Wonder e la dottoressa mi condussero in una stanza adiacente pi piccola, accesero la luce; al centro di questa, una teca di vetro collegata a fili elettrici. Dentro la teca cera qualcosa che al primo impatto dava lidea di un mucchio di stracci. Invece era un uomo, un uomo mummificato e rinsecchito, conservato dal freddo; era messo in posizione

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fetale, con le ginocchia che quasi toccavano il mento. Penso che la mia temperatura corporea si elev di colpo, alla vista di quellessere. Da settantacinque mila a diecimila anni prima di Cristo parl Philip Wonder. Da una parte volevo che continuasse, dallaltra sentivo un impulso a scappare via. Lultima grande glaciazione, detta glaciazione del Wurm. Praticamente tutti i continenti, posti diversamente da adesso, sono ricoperti di neve e ghiacciai In Europa vivono animali delle pi diverse variet: Mammut, rinoceronti lanosi, lupi, orsi, renne, uri e bisonti. E un uomo, ormai estinto, detto uomo di Cro Magnon . Ma si era preparato tutta lantifona? Praticamente uguale a quello attuale, differente per pochissimi geni. E un nomade, non conosce agricoltura, allevamento, ruota vive di caccia. Il primo degli artisti, dipinge, scolpisce la pietra e lavorio. Dovevo ammettere che quel bel discorso da testo scolastico aveva qualcosa a che fare con le mie visioni Eccolo disse Wonder, ponendo una mano sopra la teca Osserva bene, Linus. Mi chinai su quel povero corpo rinsecchito, provando quasi piet. Era coperto da varie pelli cucite insieme, i fili erano straordinariamente visibili Aveva una profonda apertura al torace, anzi, uno squarcio, che partiva dal costato e finiva alla base del collo. Ma ci che pi mi terrorizz fu il suo viso: non per lespressione di estrema sofferenza, bens per le sue fattezze Non era possibile che un viso vecchio pi di diecimila anni fosse rimasto cos intatto; e nemmeno che avesse il mio stesso naso, il mio stesso mento, la stessa attaccatura dei capelli, la stessa bocca, la stessa fossetta tra le sopracciglia Cero io, dentro quella teca? Boccheggiai, trattenni il respiro, impallidii come un cadavere: S sono io Una fitta bruciante mi percorse dal basso torace al collo; allora impazzii, di dolore e di angoscia. Non so se urlai, nella mia testa irrompevano rumori tutti insieme: il muggito dei bisonti, lo scroscio della pioggia, il vento che soffiava, i lampi, la porta di casa che veniva sbattuta, lo scoppiettio del fuoco, i clacson e le imprecazioni degli automobilisti, il ridacchiare della coppietta, la martellante musica della discoteca, il ruggito dellOrso delle Caverne. Tutto il mio corpo tendeva alluscita di quella stanzetta, le mie gambe mi portarono ad oltrepassare la porta. Poi uscii dal laboratorio, sempre pi veloce: linfermiere non riusc a fermarmi. Arrivai allanticamera bianca, distinsi confusamente la figura di Marika, che mi fissava terrorizzata. Le

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afferrai un polso, scartai verso la porta metallica mai aperta; mi accorsi che lei non cercava di frenarmi, ma correva insieme a me. Una rampa di scale di marmo, portava verso lalto, la luce, laria aperta. Lodore del gelo e della morte sembrava volersi attaccare ai miei polmoni. Percorsi i corridoi alla cieca, come un animale braccato, ma continuavo ad aumentare la velocit. Marika ed io passammo finalmente in mezzo alla gente, pazienti, dottori in camice, in mezzo alle barelle. Raggiungevamo ormai la porta duscita. Uscito dal parcheggio dellospedale, non smisi di correre, anche se il fiato se ne stava andando del tutto; sempre tenendo Marika, fuggii per strade, incroci. Infine i piedi si rifiutarono di andare avanti. Eravamo in un vicolo, stretto tra due edifici e sporco, che dava un certo senso di riparo. Mollai il polso della ragazza, e poggiai la schiena contro il muro, ansimante. Linus, ti prego, cosa balbett Marika. Zitta! Non ho voluto sapere niente sibilai quello che ho visto bastato Era in arrivo unaltra crisi di pianto; infilai le dita tra i capelli, li tirai fino a farmi male. Alzai gli occhi, guardai Marika tutta preoccupata: le feci una carezza. Addio, bella. E, non so con quale forza, corsi via.

Capitolo XIX
Uno starnuto dietro laltro; per dirla con unespressione fine, mi sentivo soffocare nel mio stesso muco. Vagavo per i quartieri come un morto vivente, respirando disperatamente con la bocca. Non saprei se facessi pi spavento o pi pena E andavo avanti cos da circa quattro giorni (o cinque?). Non volevo avere contatti con nessuno, evitavo la vicinanza della gente: sapevo di non essere pazzo, ma se non lo ero lo stavo diventando ogni ora di pi. Tutto quello che avevo visto, il laboratorio, la mummia, era stato reale. Temevo di essere trovato, magari preso con la forza; poi mi dicevo che erano sciocchezze, non potevano, contro un libero cittadino! Il giorno dopo la mia fuga avevo rincontrato Marika, mentre giravo per il parco. Lei mi vide, ed io scappai, arrampicandomi addirittura su un albero; non avevo intenzione di darle corda, mi ero come sentito tradito. Mio Dio, Linus, che ti sta succedendo? piagnucolava lei, cercando di scorgermi tra i rami ancora

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pieni di foglie Non essere arrabbiato con me Ti giuro, mi hanno costretta a raccontare del del tuo strano comportamento, e poi mi hanno minacciato di non farne parola a nessuno hanno molti mezzi per Chi? aveva chiesto la mia voce dallalbero. Il dottor Wonder e la dottoressa Allister! E i loro collaboratori ero andata a casa tua, giorni fa, e alcuni di loro erano gi l non ho potuto! Vai via, Marika! Lasciami in pace, non voglio sapere niente!! Lasciami stare! Mi lasci in pace. O meglio, in realt continu a cercarmi per tutti i giorni seguenti, ma evidentemente non mi trov mi stava cercando anche David? Almeno era un po preoccupato? Non ci pensavo molto: quando non ero in bala delle mie visioni, avevo in mente solo il cibo. Fortunatamente, avevo in tasca qualche soldo, perch tornare in appartamento o a casa non mi azzardavo neanche. Niente di che; mi comprai appena un panino il secondo giorno. Pass poi il terzo, e il quarto, e il quinto giunto a quel punto, il pensiero del cibo rimase di sottofondo: infatti mi assal una febbre spietata. Passai una giornata seduto su una cassa, dentro al vecchio porto; la notte iniziai a tossire e tossire; mi sembrava di dover sputare i polmoni. Tossivo cos violentemente che nel raggio di venti metri non si avvicinava forma vivente. Vidi molte altre volte mio figlio, quello biondo scoprii che non era n il primo n lultimo. Ce ne erano parecchi altri, di et e sesso assortiti; una bambina in particolare era deliziosa. Aveva un viso estremamente intelligente e furbo; mi sembrava di avere con lei un rapporto pi tenero e confidenziale. La tosse e la febbre si facevano sempre pi insopportabili, e si rifece vivo il dolore al torace. Mi sbottonai la camicia, ma non avevo tagli o lesioni di nessun tipo; che fosse un accidente interno? Un principio di infarto? Quando vidi tutto appannato, mi dissi basta. Fu tremendo cambiare due autobus e farsi un bel tratto a piedi fino a casa di David, nelle mie condizioni; gli ultimi metri per raggiungere lentrata del condominio mi diedero il colpo di grazia. Era come se i miei occhi percepissero solo le luci e le ombre Sentii dei passi affrettati raggiungermi; svenendo tra le braccia di quella persona, pensai a Carol.

Capitolo XX
Il mio mancamento dur in effetti pochi istanti; tuttavia continuai a rimanere quasi incosciente. La

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persona che mi aveva soccorso si era messa il mio braccio attorno al collo, e tentava di trascinarmi su per le scale; lasciai la mia testa abbandonarsi e appoggiarsi al corpo. La voce della vecchia e corpulenta signora Tenpenny sembrava arrivare da chilometri di distanza: Sono giorni che suo figlio la sta cercando, signor Morrison! Ma possibile che si possa ridurre cos? Gemetti qualcosa come risposta. La donna spalanc una porta col piede, e sentii chiaro limpatto col tepore causato dal riscaldamento dellabitacolo. Non era lappartamento di David, aveva un odore diverso. Come un burattino di dimensioni umane, mi feci posare su un letto: il materasso era tremendamente duro, e le molle cigolavano da morire Ricordai i letti dellospedale, che avevo sperimentato da bambino. Ero fradicio di sudore, e la tosse violenta mi impediva di respirare normalmente. La signora Tenpenny si allontan borbottando, poi ritorn; mi lev la giacca e la camicia, mi mise una mano sulla fronte. Io continuavo a tossire. Ne so abbastanza per dire che lei ha una polmonite coi fiocchi comment quasi schifata. Polmonite non era la prima volta che avevo la polmonite, ma mai avevo sofferto qualcosa del genere. Era una polmonite elevata allennesima potenza. Rumore di lenzuola, e poi una coperta, fredda allinterno, mi copr. Tenevo gli occhi chiusi, e la signora me ne apr uno per leggerci chiss cosa; mi sforzai di sollevare anche laltra palpebra. Da quanto tempo non mangia? mi chiese. E chi se lo ricorda, le avrei risposto. Comunque ci penser dopo apostrof Adesso aspetti un secondo e ciabatt via di nuovo. La sentii armeggiare nel bagno; emisi un poderoso starnuto. Un minuto dopo, e la Tenpenny torn reggendo una siringa in mano: Si giri e si abbassi i pantaloni! ordin, mentre gi mi aveva scoperto, girato e mi stava slacciando la cintura. Il senso del pudore rimastomi mi indusse a ribellarmi debolmente. Ma ormai avevo gi una natica scoperta. E solo penicillina! tuon lei So fare le iniezioni, quindi stia buono e calmo. Spalancai gli occhi quando lago mi trapass la carne: non aveva certo la mano leggera! Molto bruscamente, mi rigir e seppell sotto la coperta. Scost via un ciuffo di capelli che avevo incollato alla fronte. Rimase un po a fissarmi, poi parl con dolcezza: Poteva finire male, se tornava pi tardi Certi uomini sono peggio dei bambini! Coraggio, cerchi di farsi una dormita, poi si sentir meglio. Le presi una mano, la accostai al viso e la baciai. La donna sembrava non esserne turbata; per, quando comment, la sua voce era pi sottile: Se non sapessi che mezzo rimbecillito dalla febbre, direi che un perfetto

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ipocrita!. Non era una strega, la signora Tenpenny. Era solo unanziana signora inacidita dagli anni. Nonostante il muco che mi riempiva il naso, riuscii a dormire profondamente, stavolta senza sogni La Tenpenny rimase a vegliarmi per parecchie ore, andando ogni tanto a fare i suoi lavori; aspettava il ritorno di mio figlio David. Degli uomini, i collaboratori del dottor Wonder, erano venuti nel palazzo, giorni prima; le avevano chiesto dovero, o dovera mio figlio. Anche lei, come Marika, e come David (informato da Marika), sapeva che mi cercavano, e probabilmente anche il perch. Io ancora non lo sapevo; e avevo detto pi volte di non volerlo, ma dovevo rendermi conto che le mie visioni avevano bisogno di una risposta.

Capitolo XXI
Le cure della portinaia del condominio non stavano servendo a nulla. La febbre si alz ancora, il raffreddore e la tosse non mi diedero pace. Ero in un continuo stato confusionale. Dopo non so quanto tempo, sentii di essere scrollato: Sveglia era la Tenpenny E arrivato suo figlio; ha capito? s. Mi mise seduto sul materasso; avevo la pelle doca, ed ero percorso da brividi. La donna mi cacci un fazzoletto sotto il naso colante. David fece capolino dalla porta, con sguardo disarmante: mugolai qualcosa per salutarlo, poi lasciai cadere la testa ciondoloni. Pap Cristo Santo!. Il suo tono era di compatimento o rimprovero? La padrona di casa gli si avvicin, e lo appart in un angolo. Cominci a parlargli bisbigliando: E conciato malissimo Non so quanto pu resistere ancora. Eppure strano, dovrebbe avere solo una polmonite, un raffreddore. Deve portarlo subito in ospedale! Mi si gel il sangue nelle vene. David era piuttosto indeciso: Non sono sicuro che sia una buona idea proprio dallospedale che lo cercano; mi creda, signora, quei coglioni non mi piacciono affatto! Intanto lo porto al sicuro, qui possono ritornare, e poi vedr come vanno le cose Come le pare, giovanotto, il padre suo, se muore sua anche la responsabilit!.

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David non si fece convincere: dopo nemmeno cinque minuti ero gi sulla sua auto, con lui al volante. Non avevo idea di dove mi stesse portando, e non ero in grado di capirlo. Ti porto da Lidia, pap mi disse Non penso che ti verranno a cercare l. Pur non essendo sicuro che lo ascoltassi, continu: Hanno setacciato ogni posto. Quel dottor Wonder ti ritiene importantissimo per non ho capito bene che cavolo poi si gir verso di me Non me ne frega niente. Quindi cerca di resistere, o diventi una cavia di quel quattrocchi. Caro David. Lidia, la mia secondogenita, stava in un centro, situato nel quartiere popolare, dove operavano le suore. Non aveva ancora indossato il velo, ma era questione di mesi, ormai; aveva sentito la cosiddetta chiamata a sedici anni. Si pu dire che era lopposto del fratello. Si teneva sempre in contatto con i genitori, prendeva sul serio limpegno sociale e non dimostrava di essere morbosamente attaccata ai beni materiali. Le suore del centro erano prevalentemente insegnanti, o lavoravano nelle cucine popolari. Tutto sommato, poco tempo per pregare. Quella che apr il portone si trov davanti un discotecaro pieno di orecchini che sorreggeva un accattone pi morto che vivo; per questo stent un po a credere che i due erano la famiglia della novizia. Fu comunque molto gentile, e con unaltra pinguina aiut David a farmi raggiungere Lidia. Addirittura fino alla sua stanza. Quando ci vide, gli occhi di lei si ingrandirono almeno del doppio per lo stupore: Cosa successo!? grid. Unora dopo lei e David discutevano. Non era una bella ragazza, ma aveva un viso piacevolmente semplice; e anche lei aveva dei limpidi occhi verdi, in contrasto coi capelli quasi neri. Io me ne stavo steso sul letto di una stanzetta adiacente allinfermeria. Ero arrivato a tenere fuori la lingua per respirare: ma pi che respirare, rantolavo. Lidia e unaltra suora mi avevano portato l, mi avevano pulito e misurato la temperatura: quarantadue e mezzo. Quando entrambi i figli ricomparvero al mio capezzale, stavo peggiorando. Evidentemente Lidia era del parere della signora Tenpenny: Capisco che non vuoi portarlo in ospedale, David io comunque non lavevo ancora capito Ma se non lo fai? Solo l possono sapere con esattezza che cosha e cosa bisogna fare Insomma, partito con un raffreddore e sta per finire in coma! Pensando che fosse una battuta, sorrisi. La ragazza si inginocchi, mi pos un bacio sulla guancia e mi parl guardandomi negli occhi: Accetti di farti portare in ospedale? Noi non possiamo aiutarti in altro modo prima di tutto devi guarire. Sorrisi di nuovo, ma stavolta proprio non avevo afferrato la frase. David sospir rassegnato.

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Imbacuccato in strati di coperte, mentre sognavo una mandria di carib, fui caricato di nuovo nella macchina sportiva di mio figlio. I due si erano del tutto arresi al malefico dottor Wonder: tanto che avevano deciso di portarmi proprio da lui. Con sua somma gioia. Ci accolse come le pecorelle che erano tornate allovile, dicendo che avevamo fatto la scelta giusta e roba del genere. Si preoccup subito di farmi ricoverare: e cos mi ritrovai in un letto duro, attaccato a diverse flebo e ad un respiratore Era mancato davvero poco perch entrassi in coma. Non lo sapevo, ma ero talmente importante per il Dottor Wonder e la sua collega Allister, che non mi avrebbero mai lasciato andare; le loro intenzioni non erano sconosciute da alcune autorit non ben identificate, ed avevano molti mezzi per assicurarsi la segretezza. Marika, la Tenpenny, David e Lidia non costituivano un ostacolo, perch se avessero parlato sarebbero stati facilmente eliminati.

Capitolo XXII
Nacqui durante lultima glaciazione, detta del Wurm. Ero il quarto di sette fratelli e sorelle, ma solo tre di noi raggiunsero let adulta. Uninfanzia normalissima, per il periodo. Vissi in un clan piuttosto numeroso, capeggiato dallanziano e da sua moglie. Come mio padre, diventai presto esperto nellesercizio della caccia, ma alle mie quindici primavere si decise che ero particolarmente portato per le pratiche magiche e larte di interpretare le forze della Natura con i disegni. Conservai con lo stesso rigore entrambe le attivit, fino alle mie quarantun primavere, quando morii. Avvenne in un inverno freddissimo, come pochi ne avevo sperimentati; allepoca ero uno degli uomini pi influenti del gruppo, possedevo due mogli e molti figli, che amavo e da cui ero amato. Avevo un ottimo rapporto con gli spiriti della Natura: sapevo comunicarci, ero capace di compiacerli quasi sempre. La mia esperienza nel campo della medicina, dellarte e della caccia non aveva niente a che invidiare a quella del mio antico capo (chiaramente ormai morto, alla venerabile et di sessantatr primavere) Insomma, ero un vero pezzo grosso. Quellinverno tutto il clan era in viaggio, aveva smontato le capanne di pelli e zanne di mammut, aveva accumulato una discreta scorta di cibo, e si avviava verso le regioni pi calde, sotto la guida mia e di alcuni anziani. Sorgeva il nono sole di cammino; le famiglie dormivano ancora nelle tende provvisorie, battendo i denti per il gelo crudele; mentre io accompagnai quattro miei compagni cacciatori a perlustrare le caverne circostanti a quella valle. Le raggiungemmo in parecchie ore, dopo aver attraversato un violento torrente, non ancora ghiacciato. Caverne ampie allesterno, ma strette e lunghe a diramarsi in cunicoli simili a vene. In esse, la luce del Fuoco doveva riflettersi splendidamente, dando vita ai disegni, rendendoli magici: perci me ne innamorai subito.

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Avevo appena percorso met area di una larga galleria, quando fui sorpreso da un respiro animalesco dietro di me. Non volevo girarmi, ma lo feci; e prima di farlo emisi un profondo sospiro. LOrso delle Caverne si era svegliato dal suo letargo, e si ergeva in tutta la sua altezza, odiandomi per la mia invasione. Tenevo una torcia in mano, perch le grotte erano buie; ma non la usai per difendermi, e la lasciai cadere a terra. La sua fiamma si spense, lasciando me e lOrso al buio. Mi girai di scatto, persi lequilibrio ed i miei piedi nudi scivolarono sul suolo viscido della caverna. Strisciai, avevo quasi raggiunto luscita, ne potevo intuire la luce e la corrente daria fredda. Ma lOrso delle Caverne mi piomb addosso; allinizio il suo pareva un enorme ma morbido peso, e solo dopo ci si accorgeva che spezzava le ossa. Allora gridai, e l'eco del mio grido continu a girare per la galleria; lanimale si rialz, tir indietro la sua zampa anteriore poi, veloci come una zagaglia, i suoi artigli lacerarono il mio mantello e la mia carne, aprendosi un varco dal costato fino alla base del collo: il varco era diventato il letto di un fiume straripante sangue. Sangue quasi nero; guardai meravigliato i suoi fiotti che descrivevano un arco nellaria Stavo letteralmente volando fuori della caverna, lanciato dal colpo dellOrso. Caddi dolorosamente sulla neve, che si tinse di sangue. I compagni avevano udito il mio grido, e mi stavano correndo incontro tutti allarmati; in fretta e furia, mi trascinarono lontano dalla grotta, e il mio assalitore non si cur di raggiungerli. Volevano riportarmi allaccampamento, ed il pi forte di loro, un mio caro amico dinfanzia, mi prese sulle spalle; il sangue sgorgava dalla ferita, e sentivo le costole spezzate cedere sotto il peso dei miei stessi polmoni. Feci il tragitto ululando per la sofferenza, desiderando di morire quanto prima: tanto non si sarebbe potuto far nulla per salvarmi; ma i cacciatori volevano che morissi vicino alle mie mogli ed ai miei figli. Rinunciarono al loro proposito quando dovettero attraversare il torrente. Gi il guado allandata era stato difficoltoso, ed aveva richiesto luso di tronchi di legno, perch lacqua era profonda. E nessuno sapeva nuotare. Ora era impossibile oltrepassare quellostacolo gelido con un corpo inerme. Si misero a discutere fra loro sul da farsi; intanto il mio caro amico tentava di bloccare il sangue con le pelli. Quando iniziai a perdere altro sangue anche dalla bocca, decisero di lasciarmi l: una bufera di neve era in arrivo. Mi salutarono con parole daffetto, e mi assicurarono di prendersi cura della mia famiglia. Ma io sentivo solo il ghiaccio che si formava nella ferita; allora raccolsero il mio corpo, portando le ginocchia vicino al mento, nella posizione che hanno i bambini prima di nascere. Non cera n tempo n possibilit di seppellirmi. Quando loro erano tornati dal clan, io ero gi morto. In seguito, la neve ricopr il mio cadavere, e il gelo si fece strada fino alle ossa. La pelle divenne dura come il cuoio; i capelli e la barba simili a fili di cristallo. E cos rimasi, molto, molto a lungo.

Capitolo XXIII

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Prima di cominciare ad esistere, tutti noi non siamo che una pallina di acqua, grassi e proteine; questa pallina contiene una matassa di filamento, che ereditiamo per met dalla madre e per laltra met dal padre. Questo filamento ci fa diventare un albero, unantilope, uno scarafaggio, una piantina di fagioli o una persona. E lo stesso filamento continuer ad esistere anche quando la prima pallina sar scomparsa, ed al suo posto ci saranno miliardi di altre specie di palline, dette cellule. Per ognuna di esse, ci sar una matassa del filamento, uguale per tutte loro e per tutte le loro figlie, e nipoti, e pronipoti. Ovviamente, il filamento di un albero diverso da quello dellantilope e da quello della persona: infatti il filamento che li rende tali. Il mio filamento era ed sempre stato quello di un uomo di Cro Magnon, cos io sono un uomo di Cro Magnon. Semplice da capire. Molto dopo la glaciazione del Wurm, negli anni sessanta del ventesimo secolo dopo Cristo, un certo dottor Wonder era professore esperto di ingegneria genetica. Non si pu dire che questa disciplina fosse del tutto nuova, perch gi durante la seconda Guerra Mondiale i dottori nazisti volevano usare i poteri del filamento per creare tanti Hitler; detto in parole povere. Ci si tanto stupiti e scandalizzati quando qualcuno riuscito a far nascere due volte una stessa pecora, ma il dottor Wonder ci era gi riuscito quarantanni prima con un uomo. Nemmeno un uomo qualsiasi, ma un uomo che non esisteva pi da migliaia di anni, quando ancora non si erano differenziate le quattro razze. Una specie differente, chiamata uomo di Cro Magnon per il nome di un luogo in Francia. Dove aveva trovato il filamento di un uomo di Cro Magnon? Il dottor Wonder era riuscito ad acquistarne una mummia congelata, trovata nei ghiacciai dellattuale Siberia, dove quelluomo abitava. Era un maschio, di circa quarantanni di et, morto di freddo e di dissanguamento per il colpo letale di una bestia feroce, un Orso delle Caverne. Anche lui ormai estinto. Ci volle molto tempo di lavoro per recuperare la matassa completa di filamento, anzi, fu praticamente un miracolo, perch era vecchio pi di trentamila anni. Luomo era un quarantenne, ma il filamento era lo stesso di quando era un cosino lungo pochi millimetri, dentro la pancia di una donna di Cro Magnon. Tolse il filamento di una cellula della pelle, lo mise dentro la pallina iniziale che doveva essere di un nuovo bambino, di cui aveva tolto la matassa originale. Il filamento era rinvigorito, riprese a operare, e mise in atto tutti i suoi poteri: dentro il corpo di una donna, fece dividere la pallina in tante altre; fece organizzare queste in organi, ossa, muscoli e pelle. Ma dopo molti tentativi diversi La donna era una casalinga, moglie di un orologiaio di nome Geremia Morrison. Il dottor Wonder le aveva impiantato la pallina iniziale, ricompensandola con molto denaro. Cos, da lei, nacque di nuovo un uomo di Cro Magnon; quello che, millenni prima in Siberia, era un personaggio importante e rispettato e che era stato ucciso da un Orso delle Caverne. Fu chiamato Linus Morrison. Molto simile ai suoi coetanei, Linus cresceva e si comportava come un qualsiasi Homo Sapiens moderno. Ma pi tardi il dottor Wonder cap che il bambino, cio il suo filamento, non erano adatti a superare certi ostacoli. I microbi patogeni, ad esempio. Quando aveva cinque anni, Linus si fece un piccolo taglio: vi penetrarono dei piccoli protozoi, e gli venne la toxoplasmosi; malattia innocua per le persone, che addirittura non si rendono conto di prenderla. Ma trentamila anni prima il filamento di Linus non la conosceva, e non seppe difendersene. Il bambino si ammal gravemente, ed il dottor Wonder gli disse che aveva una rara malattia del sangue. Ne approfitt

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per fare vaccini speciali e iniettarglieli, per studiare se il suo filamento reagisse a questa cosa. Fu attento ai minimi cambiamenti della struttura, del metabolismo eccetera. Per due anni, Linus credette di curarsi la malattia al sangue. Usc finalmente sano e vaccinato a sette anni. Crebbe, frattanto morirono luomo e la donna che lo avevano allevato; si spos con una certa Carol, trov un triste impiego presso una ditta di aspirapolvere A quarantun anni cominci ad avere delle visioni sulla sua vita trascorsa in Siberia. Il dottor Wonder era gi morto, per un attacco cardiaco improvviso, dodici anni prima; suo figlio Philip per alcuni mesi ne recuper le carte sul caso del Cro Magnon, e raccolse informazioni su Linus Morrison. Venne a conoscenza delle visioni, e se ne interess assieme alla collega dottoressa Amber Allister: da cosa erano causate quelle visioni? Era solo un caso che riguardassero la glaciazione del Wurm? Il filamento di Linus Morrison, Homo sapiens di specie Cro Magnon, si stava ribellando?

Capitolo XXIV
John Baggins era un infermiere del laboratorio; Trentasei anni, spilungone, naso a forma di squalo. Come butta? mi domand, entrato nella mia stanza; cio quattro pareti con una branda. Come butta a uno che si soffia il naso da pi di un mese? gli domandai io. Tra mezzora vogliono farti il lavaggio del cervello Seccante. Ascolta, vorrei vedere Baggins scosse il capo, supplicante, poveruomo: Morrison, non posso farlo tutte le volte che vuoi! Se mi beccano, finisco per la strada! Ti prego, John Non posso farne a meno! Se solo potessi spiegarti Guarda che potrei diventare pericoloso, se non mi ci porti. Uscii dalla mia cella, dopo essermi soffiato il naso ed aver gettato a terra il fazzoletto; sotto le fredde lampade al neon, camminai di fianco allinfermiere attraverso il corridoio. Portava alla stanza della mummia. Passammo vicino ad una vetrata, ed ebbi limmagine del mio attuale aspetto: capelli stopposi e scarmigliati, ombreggiavano i miei occhi, e la barba era lunga e folta, circa dodici centimetri; stavo a piedi nudi, ed ero vestito di pelli, compresa quella di cane. Il dottor Wonder figlio era riuscito a sottrarmi alla brutta fine a cui mi stava portando una banale polmonite; ed un ancora pi banale raffreddore. Dopo due settimane di ricostituenti, vaccini, sieri e intrugli vari via flebo, mi ero rimesso in sesto, ed ero uscito dal letto. Sperai di poter tornare a casa, o da David, o in convento, purch fuori dalledificio dellospedale.

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Ma tu sei il centro di tutti gli studi di una vita, Linus mi aveva detto quel giovanotto in tono pateticamente paterno Dopo la grande conquista di mio padre, devo continuare degnamente il suo lavoro E credo proprio che sia il tuo DNA a causare quelle visioni, magari un piccolo frammento di gene di cui nessuno sospettava lesistenza. Forse una caratteristica della tua specie, o una mutazione dovuta a sostanze chimiche si sta ripercuotendo nella tua mente. Non un problema solo di psichiatria, ma soprattutto di ingegneria genetica Allora avevo capito ben poco. Comunque, Wonder e la Allister mi studiavano continuamente, assieme a due o tre psichiatri, cercavano di scavare nella mia mente, ed intanto analizzavano e rianalizzavano ogni cellula del mio corpo. Lasciavano libero sfogo ai miei impulsi, mettendomi a disposizione animali, pietra, vari tipi di terra imbastivo cerimonie di cui ancora non afferravo del tutto il significato, tracciavo disegni parietali, fabbricavo armi e vestiti; il tutto in enormi stanzoni con finestrelle a specchio e telecamere. In quei momenti non mimportava di essere osservato I miei figli e Marika non potevano fare nulla, avevano le mani legate; Lidia veniva a vedermi regolarmente, David e Marika erano venuti due volte o tre. Insomma, stavo conducendo unesistenza vuota e sfasata, fuori dal mondo. Presto mi ero reso conto di come il mio vecchio corpo, refrigerato nella teca, fosse importante per me: dovevo stargli vicino appena ne avevo occasione. Era come se vi fossi unito attraverso un cordone ombelicale immaginario. Devo ammetterlo, le mie confidenze con linfermiere John Baggins erano puramente mirate alle occasioni di avvicinarmi al corpo comunque provavo simpatia per John. Mi condusse, tutto teso, fino alla teca: un sorriso mi segn la faccia da un orecchio allaltro. Mi inginocchiai accanto ad essa, portandomi allaltezza della mummia; sembrava cos piccola, vulnerabile anche per un filo daria. Standogli vicino, ricordo dissi allinfermiere Questo sono io sono morto sepolto dal ghiaccio trentamila anni fa, e posso rivedermi rivedo la mia vita a poco a poco bellissimo. Che narcisista! comment laltro.

Capitolo XXV
Mezzora dopo entrai nella stanza degli esami, scortato da Baggins in veste ufficiale; mi aspettavano ovviamente il dottor Wonder, la dottoressa Allister e uno psichiatra, un certo Edgar Vattelappesca. Sotto cenno di questultimo, mi sedetti sulla sedia di fronte a loro: unaltra infermiera mi appiccic delle specie di elettrodi ai polsi, alla fronte e dietro il collo; poi li colleg ad un monitor Non avevo e non ho la pi pallida idea a che apparecchi venivo sottoposto. Sono pronto Tanto non riuscirete a cavarmi fuori nulla, come laltra volta. Vabb, almeno dopo mi rispedite in camera

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Parlavo un po troppo durante i test. La signorina Allister comunque mi apostrof: Dopo devo prelevarti altri campioni di tessuti, Linus Ah Mi chiedevo perch mai dovessero prelevare campioni cos spesso La cosa non era affatto piacevole, a volte dolorosa; si arraffavano di tutto: dal sangue, alla pelle, al cuoio capelluto, allo sperma. I peggiori erano i prelievi di succhi gastrici e soprattutto della mucosa intestinale. Gi a sentire nominare queste cose viene il voltastomaco, figurarsi farle. Linfermiera se ne and, dopo avermi iniettato un liquido nella vena. Il professor Vattelappesca parl: Oggi vorrei che mi parlasse dellOrso delle Caverne quello che la perseguitava nelle visioni Eccolo l, lo vedo proprio dietro di lei, dottore! strepitai Stia attento!! E armato, ha una pistola! Philip Wonder batt un pugno sulla scrivania, rosso in viso: La finisci di bluffare, dannazione!? Qui non stiamo mica scherzando!! C in ballo una delle pi grandi scoperte della genetica, e tu non fai altro che sparare idiozie ogni santo giorno!! In effetti aveva ragione, il dottor Wonder; quando non ero preso dai ricordi, mi dedicavo a prenderli per i fondelli, e non erano certo stupidi. Tanto valeva dire balle lampanti. Lo faccio apposta, Philip, figliolo. E della tua scoperta genetica non me importa un fico secco, figliolo. Il dottor Wonder sembrava un vulcano che dovesse esplodere. Venne a rompere la tensione che si era formata Edgar Vattelappesca: Allister, stacca lapparecchio e vai a fargli quei prelievi Oggi inutile, direi. Se non fosse stato uno dei miei aguzzini, avrei considerato Vattelappesca un gran signore. Ambulatorio della dottoressa Allister. Siringhe, tamponi, tubi e sonde. Lunico posto al mondo dove si poteva vedere una dottoressa del secondo millennio dopo Cristo, con tanto di camice, fare qualcosa di simile alla gastroscopia ad un uomo di Cro Magnon vestito di pellicce. Anche stavolta, sostenni tutte le torture con discreto stoicismo Mi dispiace di trattarvi male che proprio non sopporto che roviniate cos la mia seconda vita dissi dopo alla signorina. Lei sistem le provette di sangue e mugugn qualcosa. Capisco che il tuo lavoro continuai per potresti almeno tu dire a quel dottor Wonder che Baggins! grid laltra, facendomi sussultare Lo riporti indietro! Ho terminato!

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La dottoressa Allister doveva aver paura di me. Certo, non le avrei mai torto un capello, ma una volta, proprio durante un esame, cercai di farla mia. Non ritengo affatto che la mia gente fosse tanto animalesca, probabilmente ero io che ero sempre stato abituato ad ottenere facilmente una donna. Mi era venuto un desiderio simile a quello verso la ragazzina di David La Allister ovviamente non provava per me altro interesse che quello scientifico, e non conclusi nulla. Pazienza, non era neanche questa gran bellezza.

Capitolo XXVI
Avevo fatto lo spavaldo, il buffone, lo stoico. Adesso ero solamente distrutto, distrutto e terrorizzato. Quel che era peggio, stavo iniziando ad odiare le mie visioni, che ancora prima di capire avevo imparato ad accettare e ascoltare. Per loro, i medicastri mi stavano facendo soffrire come un cane: Vattelappesca ed altri strizzacervelli, con artifici segreti, mi forzavano a farle venire, mentre ero collegato ad un altro ordigno elettrico. Di pi non potrei spiegare, sapevo solo che spesso e volentieri leffetto era quello di un elettroshock; e quelli, tutti esaltati, discutevano e fantasticavano sulla potenza che un mio piccolo gene aveva sulla mente e cose cos. Li odiavo tutti. Odiai il dottor Wonder padre da morto, verso cui, da bambino, provavo totale indifferenza; lui era stato il colpevole di tutta la storia. Perch diavolo aveva voluto disturbare il riposo eterno di un povero cadavere mummificato e farlo rivivere in un mondo totalmente diverso? Doveva essere malato, ma per quanto mi riguardava non perdonabile. Mi stavano facendo impazzire sul serio. Avrei voluto fuggire dalla realt senza ritrovarmi nella glaciazione del Wurm, ma non mi era possibile. Perci rimanevo tutto il tempo accucciato in un angolo della mia cella, fissando la parete di fronte; a volte non volevo essere n Linus Morrison n lo stregone di Cro Magnon di cui nemmeno conoscevo il nome. Capitava che Baggins mi trovasse nudo come un verme, avendo scaraventato via il mio vestiario. Quel pomeriggio ero immerso nella solita apatia, indossando dei pantaloni e una felpa, quando entr il mio angelo custode. Fuori cera linverno. Visita, Linus Probabilmente era Lidia. Senza particolari motivi, non avevo voglia di vederla, ma mi scollai dal muro e seguii John. Il sotterraneo dellospedale era molto esteso, composto di parecchi corridoi e sale; mia figlia avrebbe dovuto aspettarmi in un piccolo ambiente, con due sedie in mezzo al pavimento. La donna che mi attendeva, seduta in una di esse, non era lei strabuzzai gli occhi, stentando a crederci: Carol! esclamai con voce acuta. Poi, dal movimento inaspettato tra le mie gambe, mi accorsi di essere

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eccitato. Linus! Tesoro, come sei cambiato Trovi? Sei molto pi magro, pallido Che coshai in faccia!? Portai una mano al viso. Mavevano rasato, perch intorno alla bocca, oltre ad un herpes, ero coperto di macchioline rossastre, che mi procuravano un costante prurito. Ah, questo Niente, hanno detto che sono stato infettato da un fungo Ne ho preso anche uno in bocca, qualcosa di simile al mughetto, quello che viene ai neonati; quello s che fa male E perch sono immunodepresso, o qualcosa del genere. Sono stati i farmaci? Pu darsi. Oppure il mio DNA Amore, ma tu cosa ci fai qui? Sembrano secoli che non ti vedo, da quando sei uscita di casa Il dottor Wonder mi aveva contattata non appena ti aveva fatto la prima visita in ospedale mi spieg tutto. Ancora non posso crederci, sembra un racconto di fantascienza serie zeta Mi alzai di scatto dalla sedia: Sapevi gi tutto!? E perch non me lhai detto prima!? Carol parve spaventarsene. Si guard timidamente intorno, tutta rigida; io attendevo una risposta; Mi ha detto che era meglio non parlartene E di dargli dettagliate descrizioni su quello che facevi; eri stato molto vago allesame Quanto ti ha dato? C-come? Non far finta di non capire, cara. Quanto ti ha pagato!? Carol non riusciva a nascondere il suo imbarazzo. Adesso si contorceva sulla sua sedia; non lavevo mai vista cos. Ma non mi fece pena. Stavo in piedi di fronte a lei, fissandola negli occhi: lei cerc di distoglierli. Allinizio non volevo, Linus parl con un filo di voce Ma poi Roger Roger!?! gridai Ancora quel merdoso di Roger!! Cosa diavolo centra!? Allungai le braccia verso mia moglie; Carol si fece scudo con le mani, piangendo istericamente. Improvvisamente la porta si apr, ed entr di corsa un infermiere: reggeva in mano una siringa. Sentii lago infilarsi dentro la mia spalla, mi voltai e fulminai con lo sguardo linfermiere. Quello mi trattenne circondandomi con le braccia, mentre mi dibattevo:

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Lasciami, stronzo! Sto parlando con mia moglie! Che roba mi hai dato!?. Poi capii che era un narcotizzante; sentii intorpidirsi la parte superiore del corpo, e subito dopo quella inferiore. Prima di crollare dal sonno, sorretto dalluomo, guardai Carol con espressione estremamente delusa. Avrei saputo un paio dore dopo il motivo della sua visita; era venuta perch Wonder aveva pensato di scuotermi un po dalla mia apatia. Ci aveva pensato lei, e molto pi del previsto

Capitolo XXVII
Speravo che avessi finito di pensare a quel coso! bisbigli John, cercando di staccarmi dalla teca di vetro. Inutile. Non posso essere qualcun altro Sono questuomo preistorico, per nascita. E tale continuer ad essere. John aveva una paura matta di venire sorpreso a trasgredire. Non me ne importava pi di tanto, ma stavolta lo seguii via tanto per mettergli il cuore in pace. Erano circa le nove di sera; quello stesso pomeriggio i professori erano riusciti a cavarmi fuori dalla mente la cerimonia funebre di una mia figlia. Era la bambina che avevo sognato pi volte: sapere che mor prima di me, mi fece scoppiare in lacrime mentre ancora ero attaccato alla macchina. Quellarnese tracciava linee a zigzag, assieme ad un inquietante stridio. Le specie di elettrodi che avevo appiccicati dappertutto erano muniti di piccoli aghi, che mettevano in circolazione un liquido sospetto. Al sopraggiungere del penoso ricordo, mi sembr di avere acido solforico nelle vene. Qual era il nome della bambina? chiese il dottor Vattelappesca. Come diavolo faccio a saperlo, se non conosco il mio!? ringhiai, stringendo i denti Che nomi andavano di moda, secondo lei? Burg? Gork? Sembrano nomi da cavernicolo, no? Non dovresti avere unopinione simile di te stesso, Linus mi rimprover Amber Allister. Ora, mentre percorrevo con Baggins il corridoio, mi trovavo su una luminosa distesa di neve. Cristalli minuscoli, soffici e ghiacciati; un vero piacere guardarli. Seguivo una serie di impronte, forse quelle lasciate da un cinghiale Cerca di non grattarti, Linus mi ammon John, distogliendomi dalla visione. Avevo ancora quella fastidiosa micosi checchessia. Lhanno avuta tutti e due i miei figli, questa malattia. Quando avevano pochi giorni

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A proposito, da qualche giorno che tua figlia non si fa vedere. Non ti preoccupi? Ma no, avr i suoi impegni! Non pu mica starmi dietro ventiquattrore su ventiquattro, povera crista Tu non hai famiglia, John? Sono ancora scapolo. E ho intenzione di rimanerlo! Fai bene. Per un solo attimo, non so perch, detestai John Baggins. La porta della mia stanza si chiuse, si spense la luce. Mi coricai sul letto, cercando di adattare gli occhi alloscurit per guardare il soffitto; intanto cominciai a pensare: perch Lidia non si era fatta vedere? Sentivo il bisogno di qualcuno vicino a me, che mi confortasse. Soprattutto sentivo ancora quel liquido bruciante che mi correva per ogni capillare. Che avrebbero fatto di me, una volta fatta la loro scoperta genetica? Mi avrebbero lasciato andare? E avrei vissuto con il peso di una vita del tutto diversa nella memoria? Il mattino seguente fui svegliato da un altro infermiere, quello che aveva interrotto il mio discorso con Carol. Dormivo, s, ma ero teso come una corda di violino; non appena fui sfiorato, sussultai con una specie di guaito soffocato. Presi le mie tre quattro cinque pastiglie di antibiotici e antivirali, poi andai al gabinetto. Avrei dovuto radermi quotidianamente, per via del fungo superficiale, ma quella mattina decisi di smettere ancora una volta. Feci una doccia, anche se usciva solo acqua ghiacciata; starnutii tre volte. Inaspettatamente, mi fu annunciata una visita. Lidia. Era ora, mi aveva fatto stare in pena! La ragazza mi aspettava nella solita saletta, vestita semplicemente, come sempre. Notai che la sua espressione era abbacchiata anzi, sembrava aver pianto parecchio. Pap mormor con voce rotta. Le presi il viso tra le mani, cercando di scrutarle dentro: Coshai, angelo mio? Ci sedemmo uno di fronte allaltra, e cominciammo a parlare. Lidia aveva saputo della visita di sua madre: e probabilmente le sue opinioni al riguardo erano uguali alle mie. La mia certezza che qualcosa la turbasse cresceva sempre di pi, ma non avevo il coraggio di interrogarla magari era una stupidaggine, ma volevo esserne inconsapevole, almeno per i minuti in cui lei avrebbe taciuto. Che mi dici di David? E di Marika? le chiesi. Lui sta bene, s - vidi le sue mani imbiancarsi Ma ti volevo parlare proprio di Marika, pap Le successo qualcosa? E morta. Le pareti fecero un unico, velocissimo giro attorno alla mia testa. Come morta? Come morta?

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come morta? Non piangere cos, ti prego supplic mia figlia, asciugandomi le lacrime che mi scorrevano gi per le guance non me ne ero accorto Dicono che stato un incidente Allora Lidia abbass il tono di voce, come per assicurarsi di non essere sentita da nessuno. Lambiente non era comunque controllato. Marika aveva un conoscente nella polizia. Trasgredendo agli ordini del dottor Wonder, gli aveva parlato di me; lui ovviamente laveva presa per rimbecillita. Ma Marika aveva comunque violato la regola, e i fantomatici collaboratori di Wonder lo vennero a sapere. Due giorni dopo, fu ritrovata morta stecchita, caduta gi da una ripida rampa di scale, a casa sua: frattura cranica. Banale incidente, per la cronaca. Fin troppo logico che era stata eliminata, per aver parlato per colpa mia. Il giorno prima avevo vissuto la morte di una figlia. Adesso Marika. Caddi in ginocchio, aggrappandomi alle gambe di Lidia.

Capitolo XXVIII
Il corpo umano tanto fragile, gli basta rotolare gi per degli scalini, e finisce di funzionare; si spegne, come una macchina. Il funerale di Marika avrebbe avuto luogo entro alcuni giorni; ci sarebbero stati i suoi parenti, gli amici, i conoscenti, colleghi di ufficio. Io non ci sarei stato, ed era morta per causa mia: aveva voluto tirarmi fuori da quello schifo di ospedale. Baggins, per tutta la giornata, non os rivolgermi la parola; avevo laria di un gatto infastidito, pronto a sferrare il graffio. Se mi fossi trovato davanti la Allister, o Wonder, o qualsiasi altro di quei macellai, non avrei esitato a strangolarlo. Naturalmente, verso sera, me li trovai davanti, attaccato ad uno dei soliti aggeggi di tortura. Ero in piedi, nudo bruco, con cinque lunghi aghi infilati sotto la pelle: due allinterno delle cosce, due ai polsi, uno sottilissimo al collo; attraverso dei tubicini, riversavano nelle vene un liquido trasparente, sembrava acqua. In realt, come ebbe la premura di spiegarmi il dottor Wonder figlio, era una soluzione di sostanze e farmaci da loro preparati, per adattare di nuovo il mio sistema immunitario e distruggere gli ultimi residui di malattie rimaste. La Allister esamin il mio fungo nella bocca, sollevando appena un sopracciglio. La micosi se ne sta andando, Linus annunci il collega.

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Che bella notizia, mi ci voleva. Li guardai entrambi con odio, vedendo come facevano finta di essersi dimenticati lomicidio alle spalle. Ero soggiogato ad un branco di carogne. Non essere cos rancoroso continu Wonder Apprezza almeno che stiamo cercando di aiutarti, che diamine! Deglutii con forza, e sentii il freddo dellago che mi penetrava nel collo: Siete due maledetti assassini!! gridai, diventando rosso in volto. Quelli ingigantirono gli occhi in maniera spaventosa e descrissero delle ampie o con la bocca. Non era stato per quello che avevo detto, nemmeno lavevano capito; ma per lidioma con cui lavevo detto. Un idioma strano, del tutto diverso da qualsiasi altra lingua conosciuta; scomparso da millenni. Il dottor Wonder mi si precipit addosso, e mi afferr le spalle: Cosa hai detto!? Ricevette una sberla in pieno viso, che lo fece cadere allindietro; non se lera aspettato, perch ero stato intorpidito preventivamente da tranquillanti. L disteso sul pavimento, ringhi qualche apprezzamento su mia madre; io intanto sentivo qualcosa che mi colava gi per il naso, probabilmente sangue e muco. Mi manc laria dai polmoni, e credetti di soffocare; infine i muscoli diventarono molli di colpo, e mi accasciai a terra, con una fitta lancinante allo stomaco. Quando mi risvegliai, erano passate nove ore. Ero su di un letto, immobile e rigido, come se fossi completamente ingessato. Dovevo aver lacrimato parecchio, perch sentivo le guance stringersi sotto lacqua che sasciugava. Un monitor registrava le pulsazioni del mio cuore, ed ero attaccato ad altri misteriosi fili. Di fronte a me, la dottoressa Allister: Hai avuto una brutta reazione alla soluzione di prima disse inespressiva Forse abbiamo ecceduto con la dose. Ne hanno risentito soprattutto i polmoni, il cuore e lo stomaco; adesso ti stiamo facendo una trasfusione, e stiamo succhiando via della soluzione che entrata nella mucosa gastrica. Infatti avevo due tubi di plastica infilati per ogni fianco, che andavano in su; che buchi avrebbero lasciato? Avrebbero dovuto cucire, una volta toltili di l. Sei fuori pericolo, comunque, e limmunizzazione dovrebbe aver funzionato. Tra un po ti sfiler anche il tubo nella trachea prosegu E ci devi promettere di non fare pi fesserie come quella di oggi: credimi, sapremmo sistemarti a dovere. Se hai capito e acconsenti, sbatti le palpebre. Chiusi le palpebre, ma non le riaprii fino a che la donna non se ne and.

Capitolo XXIX

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Il giorno dopo David (con un nuovo orecchino al labbro inferiore) fece irruzione nella stanza del mio ricovero. Ero piuttosto debole, ma non cera pi nulla da temere. Mi stava persino scomparendo il raffreddore, dopo pi di un mese. Pap! Cosa ti successo? Niente. Cristo, che roba hai infilata addosso? Stai buono, sono solo dei tubi me li tolgono oggi. Non che potresti convincerli a ridarmi le mie pelli? Mio figlio scosse la testa. Poi si mise a camminare avanti e indietro, come un animale in una gabbia. Ogni volta che veniva, non avevamo mai nulla da dirci. Assordante, il muggito di un bisonte mi spacc i timpani; portai le mani alle orecchie con un sussulto. David sembr ignorarlo. Occhi chiusi e orecchie tappate: non vedevo e non sentivo nulla, per pochi secondi mi estraniai da tutto. Trovai gli istanti per riflettere ancora. Quello che mi stava succedendo non era umano. Nessuno avrebbe dovuto prendersi il diritto di farmi tornare a vivere e sbattermi in un laboratorio senza tanti problemi. A questo si aggiungeva la consapevolezza di aver passato unesistenza totalmente diversa, migliore di quella attuale. Volevo ritornare dove avrei dovuto stare; non a casa, non in questo periodo. Ma nella mia vera casa, e nel mio vero periodo. Riaprii gli occhi, e guardai mio figlio: Devi aiutarmi a scappare. Lui non sorrise, n profer parola. Si avvicin al mio letto e sedutosi sul pavimento, nascose la faccia tra le lenzuola. Aveva intenzione di piangere? Non ne ero sicuro; magari stava solo pensando. E come vorresti scappare? chiese, sempre con la faccia nascosta. Wonder e la Allister, tutto sommato, passavano poco tempo in quel sotterraneo; avevano una vita privata, e di giorno svolgevano il loro normale incarico di medici ospedalieri. In genere rimanevano a farmi compagnia il buon John Baggins e qualche altro addetto al laboratorio. Sembrava facile, fin troppo. Mi devi aiutare Questo lho capito, ma non hai risposto alla mia domanda. Il tubo collegato al mio stomaco emise una specie di risucchio; David si allarm (non sapeva che era

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tutta la notte che quel coso faceva rumore), ed alz la testa. Notai che gli occhi erano pi umidi del normale. Ci devo pensare; e devo avere il momento opportuno Dove hai intenzione dandare, quando e se uscirai di qui? Non si arrendono mica, quei due! Dove potevo andare? Il pi lontano possibile da questa citt di merda verso le montagne, dove fa freddo. Lui ridacchi amaro: Non ti ci vedo proprio Ma ti rendi conto di come sei conciato? Da quando sei qui dentro, non hai la forza di tenere gli occhi aperti per pi di due ore Devo andarmene. Non resisto pi, come far a cavarmela lo risolver Non voglio rimanere tra questi assassini. David cap a cosa alludevo. Si stropicci le mani, poi si torment lorecchino al labbro. Hai gi in mente la meta precisa? chiese infine.

Capitolo XXX
La fuga era prevista per le dieci e mezza della sera circa: a quellora, Wonder e la Allister lavoravano ai reparti ospedalieri, ed era finita lora di visita ai pazienti. Quindi, poca gente ai piani di sopra. Aspettavo in trepidazione seduto sulla mia branda, accarezzando insistentemente la pelle del cane di Marika. Erano passati tre giorni dalla visita di David, la micosi alla bocca era praticamente scomparsa, e la barba iniziava a farsi vedere. Va bene, ero stato molto male come condizioni fisiche, ma continuavo a chiedermi come avevo potuto aspettare quasi due mesi, fino ad un omicidio, prima di tentare la fuga da quel maledetto posto. Se ci avessi provato prima, e se ci fossi riuscito, Marika probabilmente si sarebbe messa il cuore in pace e non si sarebbe esposta al pericolo di essere eliminata. Comunque era inutile concentrarsi in questi ragionamenti, perch ogni volta arrivavo ad una conclusione diversa. Mi avvicinai alla porta metallica e chiamai John Baggins. Quello arriv dopo un minuto, sapendo gi cosa gli avrei chiesto.

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C gente in giro? chiesi infatti. No Ma potrebbero sempre beccarci Allora portami, su Era ormai come un cerimoniale. Io chiamavo John Baggins, gli chiedevo se ci fosse qualcuno in giro, John Baggins rispondeva di no; poi apriva la porta, mi accompagnava fino alla stanza della teca di vetro e aspettava che passassi un po di tempo accanto al mio corpo; alla vista di un infermiere, mi tirava per un braccio in fretta fino alla mia cella. Routine. Ma quel giorno avrei dovuto tradire la fiducia di Baggins: lo avrei dovuto tramortire, avviarmi verso lascensore sprangando le porte dietro di me, chiudendo dentro il personale. E tutto in silenzio e rapidit. Mio figlio, e forse Lidia, mi avrebbe aspettato ai limiti del parcheggio, col motore acceso. Percorrendo pensieroso il corridoio, scortato da John, mi sentii tremendamente vecchio per una simile impresa. Inoltre ero intontito dai farmaci, e avevo due tagli appena cuciti su ogni fianco e su due lati dello stomaco. La teca mi comparve davanti agli occhi, e al suo interno il mucchietto di ossa e stracci che ero io. Fissai il volto del cadavere, ed osservai il mio riflesso sul vetro sovrapporvisi. Capivo che solo con quella mummia accanto, le mie visioni avevano un senso e che erano qualcosa di positivo; se ne fossi stato lontano? Avrei finito con limpazzire Non posso. Non posso lasciarlo qui mormorai. Mi hai detto qualcosa? domand John, guardandomi dalla porta. Durante il tragitto, non aveva notato che tenevo in mano, nascosta sotto le pellicce, una pietra fermacarte; lavevo fregata dallufficio di Vattelappesca, durante uno dei suoi interrogatori. Vieni qui gli dissi, sperando di non fargli troppo male. Non appena quello mi si chin accanto, lo colpii dietro la testa con il fermacarte; cadde in avanti senza il minimo lamento. Erano le dieci e mezza precise. Dovevo assolutamente portarmi via il corpo, anche se questo non era stato previsto; strappai dalla parete i fili a cui era collegata la teca, cercai di aprirla. Non ci riuscii, aveva un meccanismo complicato ma il vetro non pareva infrangibile. Afferrai di nuovo il fermacarte di pietra, lo scagliai contro la faccia superiore del contenitore: rumore tintinnante di vetro frantumato, aria fredda uscente, che si condensava in nuvolette bianche. Col cuore in gola, immersi le mani nel fumo bianco, e finalmente toccai il mio primo corpo: mi percorse un brivido, ma forse solo perch ero terribilmente agitato. Il cadavere era rigido, e rimase nella sua posizione fetale quando lo tirai su: aveva la consistenza del cartone, ed era leggerissimo; non emanava alcun odore.

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Cosa stato!? Baggins! Sei tu l dentro!? esclam la voce di un infermiere fuori della stanza. Credetti di avere un infarto; mi precipitai verso la porta e chiusi il chiavistello. La voce continuava a strepitare. Mi ero chiuso in quella stanzetta senza uscite, col mio cadavere in braccio, Baggins svenuto a terra, un uomo nemico alluscita e i miei figli fuori ad aspettarmi. Vedevo nero per la rabbia. Poi notai una sporgenza sotto il camice di John Baggins, allaltezza della cintura; scostai il lembo dellindumento con un piede nudo, e trasalii. Era una pistola Non me ne ero mai accorto; altro che fiducia, il mio custode era sempre stato armato. Volli giustificarlo, e mi dissi che glielo imponeva il suo ruolo; probabilmente era vero, ma sapere che lunica persona del laboratorio con cui simpatizzavo era pronta a spararmi non fu piacevole. La cosa, in ogni modo, si rivel molto utile. Aprii la porta della stanza, e non appena linfermiere allesterno si affacci, si ritrov con la canna di una pistola puntata alla fronte. Larma sembrava tanto pesante, ed in pi dovevo reggerla con una mano sola, perch laltra era impegnata a trattenere il mio corpo; ma potevo sempre premere il grilletto. Feci cenno alluomo di scortarsi e farmi passare, sfilai dalla cintura anche la sua pistola; camminai dietro di lui fino al laboratorio, allora mi balen unaltra bella idea. Distruggere lopera di quei maledetti segaossa, tutti i loro dati, i loro computer, le loro schifose pozioni. Magari non sarebbe stato possibile eliminare tutto, ma mi sarei tolto questa soddisfazione. Perci posai la mummia in un angolo e mi misi allopera. La cosa non era affatto prudente, ma esaurii una pistola e mezza contro i computer ed i macchinari, che sprizzarono scintille in aria. Obbligai il mio povero spettatore a tirare fuori tutte le carte presenti nel laboratorio, dai cassetti, dalla scrivania, e di ammucchiarle sul pavimento. Sempre tenendolo sotto tiro, scaraventai sul mucchio le provette e i contenitori di vetro, con la loro robaccia dentro. La fortuna volle che posati alla parete ci fossero uno straccio e una bottiglia di alcol denaturato: irrorai il mucchio con il liquido rosa, mentre linfermiere si lamentava timidamente. Hai da accendere? gli chiesi. Luomo tir fuori di tasca un accendino, cerc di porgermelo, ma la mano gli tremava talmente che lo lasci cadere a terra. Mi chinai a raccoglierlo, feci guizzare la fiammella: con fare solenne, incendiai un foglio arrotolato e lo gettai sul combustibile Fu una magnifica fiammata, quasi ruggiva. Purtroppo, si azion lallarme antincendio. Raccolsi in fretta il mio corpo, ed uscii di corsa dal laboratorio. Non mi parve vero di essere riuscito ad entrare nellascensore e salire al piano terra mi orientai ricordando la mia prima fuga dallospedale, quando ancora non volevo sapere, e scappai verso luscita, minacciando chiunque mi si parasse davanti con la pistola. Non appena vidi lauto di mio figlio, mi fiondai sul sedile posteriore, facendo posto alla mummia: cerano sia lui che Lidia. Lui pareva furibondo per il fuggiasco in pi, lei era stranamente raggiante Le mandai un largo sorriso, non accorgendomi che stavo puntando loro la pistola. Tranquilli, non ho ammazzato nessuno esclamai. Eravamo gi partiti in quarta, che la gettai fuori dal finestrino.

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Capitolo XXXI
Per tutta la durata del viaggio in macchina, Lidia continu a implorare David di rallentare; aveva avuto sempre il terrore della velocit. Il fratello sopportava in silenzio, roteando gli occhi ogni tanto. Constatai che quello che mi aveva detto David lultimo incontro era vero: stavo gi faticando a tenere gli occhi aperti. Ma ora ero libero, e una volta ripresomi dagli effetti dei farmaci, sarei ritornato in forma; che paradosso. Sedevo accanto al corpo mummificato; me lo misi sulle ginocchia e presi a cullarlo. Pap, ti prego! disse David disgustato Capisco il valore che ha per te, ma cos troppo macabro! Chi avrebbe mai detto che ero un Cro Magnon? E che voi lo eravate per met? Siamo esternamente identici agli altri eppure unaltra specie Il ragazzo sbuff seccato, e riprese a guardare avanti: eravamo da poco usciti dal centro abitato, verso nord, dove cerano le montagne. Non erano casa mia, certo, ma almeno rispecchiavano un po i luoghi delle mie origini; e pensare che non mi ero mai allontanato tanto dalla citt di mare. Dormi mi consigli dolcemente Lidia, calmatasi Sei stanchissimo. Domani saremo arrivati. Dovevo arrivare il pi lontano possibile. E poi li avrei lasciati per sempre. Mi svegliai quasi alle sei del mattino seguente; la macchina continuava a correre, ed io rimasi ad occhi chiusi, nella posizione seduta con cui avevo dormito, a testa allindietro. Lidia era ancora addormentata, ma il suo sonno pareva piuttosto agitato. Presso lorizzonte il cielo era arancione, la strada che percorrevamo era deserta, e stavamo per addentrarci in mezzo ai boschi. Fortunatamente avevo vissuto, trentaquattro mila anni fa sintende, anche nelle foreste; anche se il mio vero ambiente era la steppa purtroppo quella si trova solo in Siberia. Spruzzate di neve cominciarono a risaltare ai lati della carreggiata, non eravamo ancora in salita. Non avrai guidato per tutta la notte? chiesi a David. Lui si port uno spinello alla bocca ed aspir nervosamente: Secondo te?. In poco meno di un minuto termin di fumare, e la sorella si stava svegliando, tossendo. Si stropicci gli occhi, ed apr un finestrino, facendo entrare laria gelida. Poi fiss lo specchietto retrovisore: Guarda, c unaltra macchina Era unautomobile rossa, sembrava guidata da due persone. Mi rese inquieto; probabilmente erano dei viaggiatori molto mattinieri, ma Mezzora dopo, quella macchina era ancora dietro di noi. David aveva fumato parecchio, frattanto,

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intossicando me e la sorella. Ad un tratto imprec con forza, facendoci sussultare; butt via lennesima sigaretta: Siamo senza benzina. Siamo Ma non avevi fatto il pieno? No! Avremmo fatto pochi, pochissimi chilometri ancora; e lautomobile alle calcagna rappresentava il pericolo. Il giorno ormai si manifestava completamente, e con lui i richiami degli uccelli nel bosco. Cos successe linevitabile: lauto di David esal il suo ultimo respiro, e si rifiut di andare avanti. Mi strinsi morbosamente la piccola mummia addosso, con un groppo alla gola. Il primogenito fece per imprecare contro quel Qualcuno contro cui non si dovrebbe imprecare, ma si ferm in tempo; lo avrebbe fatto se non ci fosse stata Lidia tuttavia anche lei era estremamente nervosa. Dopo qualche interminabile secondo, laltra macchina ci pass accanto, con un rumore sordo: percepimmo solo la veloce chiazza rossa lasciata dalla carrozzeria. E si allontan, inoltrandosi tra gli alberi che si addossavano sulla strada. Aprii di scatto il mio sportello, ricevendo un forte impatto con laria fredda. Poggiai i piedi nudi sulla sottile pellicola di neve che ricopriva lasfalto; minuscoli cristalli di ghiaccio percorsero ogni mia fibra muscolare, e circondarono il cervello. Emettendo nuvole daria condensata, percorsi un paio di metri lungo largine innevato, tracciando una fila di impronte. Il naso era libero, i peli delle braccia erano drizzati, i muscoli pronti a scattare e gli occhi attendevano un qualsiasi movimento dellambiente. Lauto rossa sarebbe tornata indietro magari i suoi passeggeri avevano contattato altre auto, che ci avrebbero raggiunto. Devo allontanarmi assolutamente! annunciai a Lidia e David, usciti anche loro dalla vettura ferma. Ti ritroveranno subito mi avvert Lidia; anche loro avevano fatto il mio ragionamento Potremmo solo spostarci a piedi, ma lasceremmo delle tracce evidenti Lidia devo scappare solamente io se tornano, non vi faranno niente, ormai pensano solo a prendermi. Nessuno parl pi. Finch sempre quel Qualcuno, da lass, non ci mand un insperato aiuto. Alle nostre spalle, si avvicinava, sempre pi distinto, il brontolio di un motore; inizialmente ci mettemmo in allarme, consapevoli di non poter far nulla. Poi apparve da dietro la curva un camioncino verdastro, con rimorchio aperto, ed un telo nero steso sopra di esso. Una rapida occhiata, e tutti e tre ci intendemmo. David si sbracciava per fermare il guidatore del camioncino, mentre Lidia ed io, zitti, stavamo seduti in macchina; il guidatore, un uomo con una folta barba nera ed una pesante camicia a quadri, si ferm. Qualche problema? chiese con un vocione da orso. Siamo senza benzina disse David Guardi, se lei ha una tanica, io non

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Senza nemmeno rispondere, luomo salt gi dallabitacolo e raggiunse il rimorchio; scost il telo, rovist allinterno e tir fuori una capiente tanica riempita per met. Io intanto osservavo la scena dal finestrino, cercando di non farmi vedere e ascoltando impotente il cuore battere allimpazzata. Appena prima che David e il guidatore si avvicinassero allauto, scivolai fuori, tenendomi stretta la mummia, e in pochi balzi salii sul rimorchio del camion, raggiungendone il fondo annaspando sotto il telo nero. Sentii David ringraziare il signor barbanera e la tanica vuota venire riposta pesantemente sul camioncino, a meno di un metro da me. Il motore si accese, e il fondo del rimorchio cominci a tremare; ci spostammo. Ero accanto al cadavere congelato, quasi nella sua stessa posizione; sollevai un lembo del telo, e riuscii ad intravedere i miei figli, che a loro volta cercavano di scorgermi. Loro non mi videro. Al pensiero che non li avrei pi incontrati, una lacrima rotol lungo il naso e si ferm sulle mie labbra; la catturai con la punta della lingua, ed assaporai il suo gusto salato. L dentro faceva piuttosto caldo; ma divenni di nuovo irrequieto quando sentii la temperatura alzarsi sempre di pi, e poi abbassarsi di colpo fino a farmi tremare. Sudavo. Non vedevo nulla, ma sentivo diverse voci parlarmi in un linguaggio che ancora non capivo.

Capitolo XXXII
Nawkoh, letteralmente cavallo bianco; ma il significato vero quello di animale che fatto di nuvole. E il mio nome, che ho acquisito allet di quindici anni. Linus Morrison, al confronto, non ha alcun significato. Mi venne in mente cos, inaspettatamente, mentre mi muovevo in mezzo ai tronchi spogli e i cespugli. Il terreno era coperto di un consistente strato di neve, mista a foglie morte. Fortunatamente, il trabiccolo del signor barbanera era proprio diretto per una strada che si inoltrava nei boschi pi lontani e meno battuti; il mio viaggio sotto il telone fu di alcune ore. Tutto sommato ero tranquillo, anche se a volte passavo dei momenti di totale incoscienza. Circa dieci minuti dopo essermi separato dai miei figli, lautomobile rossa pass accanto al camioncino stava tornando indietro. Di sicuro erano loro, speravano di trovarmi ancora l. Poverini. Poi, finalmente, ero sceso dal rimorchio durante una salita ripida, in cui il mezzo procedeva a passo duomo. Scivolai cautamente da dietro, senza essere visto, e minoltrai nel fitto della vegetazione. Le montagne attorno alla valle, coperta di alberi e neve. Era bello. Non fui preso dallo sconforto nemmeno per un secondo; sapevo benissimo cosa avrei dovuto fare per sopravvivere, mi sembrava di aver vissuto nei boschi fino al giorno prima. I boschi sono molto diversi dalla steppa, difficile trovarvi grossi animali da cacciare; ma dopotutto ora ero solo, mi bastava poco. E poi la fauna varia, la flora ancora di pi, e lungo le scarpate, ai fianchi delle montagne, cerano molte grotte. In fondo alla vallata, oltre il bosco, cerano vaste radure innevate, che praticamente finivano a ridosso

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del monte. In un posto come quello, a quella mia et, ero morto era ora di riprendere da dove avevo interrotto a vivere, lo avevano capito anche i miei geni. E a pochi capita unoccasione del genere! Camminai parecchio, fino a quando venne il buio; comunque non era tardissimo, solo che era inverno. Non avevo alcun strumento, solo le mie pelli per coprirmi. Mi sarei dato da fare il giorno dopo, intanto bastava trovarmi un riparo. Tra salite e macchie pi fitte, raggiunsi una delle zone rocciose. Forte odore di muschio; lo scroscio di un ruscello; addirittura qualche ululato lontano. Ed ecco unapertura tra le rocce; per passarvi mi dovetti chinare, ma dentro si apriva in un ambiente decisamente pi spazioso. Dentro cera terriccio umido, il buio era totale, a la temperatura appena pi alta; per quella mia dimora provvisoria, dovevo fare almeno un piccolo fuoco. Mi affacciai di nuovo allesterno, guardandomi attorno. In cielo cominciavano ad accendersi le stelle; le fissai a lungo Pensai. E mi rattristai un po a ci che avevo pensato. Nawkoh era sempre stato convinto che le stelle fossero gli occhi degli spiriti del cielo; che il Sole, di notte, andasse a coricarsi in unimmensa caverna sotto il mondo; che la Luna ogni mese fosse gravida di esseri viventi, destinati alla terra, che i tuoni fossero la voce delle nubi. Linus Morrison invece sapeva che le stelle sono ammassi didrogeno che brucia, che la terra si gira, nascondendosi al sole; che la luna illuminata dal sole, ma periodicamente in ombra. Ed ora non potevo negare che Linus Morrison avesse ragione; e fu triste, perdere tutte le mie precedenti convinzioni solo a pensarci un po. Due ore dopo, dormivo profondamente nella mia grotta, accanto a un fal crepitante. Mi svegliai, e la luce rosata dellalba si profuse per le pareti della caverna; il fuoco si era ridotto a qualche legno carbonizzato. Sbadigliai, stirai le braccia e le gambe; sorrisi quando vidi mia moglie (o meglio, una delle mie due mogli) dallaltra parte delle braci, che mi sorrideva a sua volta: non era affatto una brutta donna certo, era leggermente sporca e spettinata, ma guardavo certe cose ancora con gli occhi di Linus. Seduta accanto a lei, nostra figlia, la piccola dagli occhi furbi; ma il suo viso era pallido, i suoi occhi scavati, e il collo e le braccia magri magri. Ormai stava morendo probabilmente mancavano pochi giorni. Sorrisi anche a lei, ed i suoi occhi si accesero. Non riuscivo proprio a ricordarne il nome. Fu per me assolutamente normale scorgere allesterno laltro figlio conversare con un compagno di caccia, e udire alcune donne chiamarsi in un linguaggio antico. Abbassai le palpebre e le sollevai, il tempo di un battito di ciglia: tutti erano scomparsi. In quella debole luce, ora, al mio fianco stava Marika. Compresi che avrei sofferto di solitudine.

Capitolo XXXIII

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Per un certo periodo mi ero convinto di essere luomo di trentaquattro mila anni prima. Il mondo che mi circondava poteva sembrare identico, tanto pi che mi addentravo progressivamente nelle zone pi incontaminate della vallata. Non cercavo la presenza delluomo moderno, della specie a cui non appartenevo, ma ritrovavo inevitabilmente le sue tracce. Fino ad approfittarne. E molto pi facile uccidere una capra o una pecora tagliandole la gola, piuttosto che fare la posta a quattro pennuti per ore. Riuscivo persino a sentirmi un ladro, ma non avrei mai, allora, adottato una vita che non era la mia: alla mia morte non esistevano lagricoltura e lallevamento. Si raccoglieva il nutrimento vegetale, e si seguivano le migrazioni di quello animale. Ora, io migrare non potevo di certo, perch nientaltro migrava, a parte certi uccelli; il mio territorio, per essere solamente mio, era vastissimo, ma stavo sempre rinchiuso tra qualche montagna. Complessivamente, solo per qualche mese soffrii la fame; essere lunico da mantenere aveva i suoi vantaggi. Ma ci si rende conto di quanto si abbia bisogno di compagnia. Mi tenevo occupato per la maggior parte del tempo, cercavo di non farmi mancare nulla, il che richiede un lavoro continuo. Scolpii centinaia di pietre, fabbricando altrettante armi e utensili, uccisi molti animali, accesi moltissimi fuochi. Vantavo di un buon vestiario: possedevo mantelli, casacche, pantaloni, calzari e persino un rudimentale paio di guanti. E la mia vera passione, come lo era sempre stata, era larte. Abitavo principalmente in due caverne: non erano spaziose ed articolate come quelle che conobbi in Siberia, ma sapevano dimostrarsi accoglienti; avevo letteralmente ricoperto le loro pareti di figure. Cominciai a rappresentare gli esseri viventi con cui convivevo adesso, e che prima non conoscevo anche le pecore. Avevo soprannominato un piccolo budello di roccia galleria delle capre (nel mio idioma non avevo la parola per capra), poich le capre erano lunico soggetto presente. Con un certo sollievo da parte mia, non era pi ricomparsa limmagine del cerchio racchiuso in un altro circolo. Ormai, avevo capito da tempo cosa significava limmagine disegnata nella casa che condividevo con Carol tempo prima: luomo sopra il circolo era Nawkoh, quello pi piccolo e sotto Nawkoh era Linus Morrison; i due condividevano la stessa cellula, e i tre artigli, cio lOrso delle Caverne, li aveva separati. Adesso, allentrata di una delle due mie grotte, era raffigurato il solo Nawkoh accanto al corpo morto dellOrso delle Caverne; quel disegno fu una sorta di vendetta. Mi ero dato anche alla scultura, ed lopera di cui andavo pi fiero era una fila di pesci che saltavano dalle onde, ricavata dai palchi di un vecchio cervo. La conservavo in una nicchia, accanto alla mummia. Sentivo sempre un forte attaccamento verso il mio antico corpo, a volte lo liberavo dello strato di pellicce in cui era avvolto e mi mettevo a fissarlo, anche per delle ore. E non era per narcisismo, come aveva insinuato una volta John Baggins. Notai pure che le mie visioni si facevano meno frequenti, ma, quando comparivano, le vivevo con maggior intensit. Devo ammettere che ogni tanto avevo provato un fortissimo impulso a tornare indietro, mescolarmi di nuovo con la gente come aveva fatto Linus. Una volta, tra le pi significative, fu quando alcuni pastori cercavano le mie tracce: nel giro di qualche mese avevo fatto la festa ad un paio di mucche, cosa che mi aveva assicurato pappa a volont. Loro molto probabilmente abitavano nelle zone pi vicine ai margini del bosco, a parecchi chilometri dal primo centro abitato. Comunque, rischiai grosso; alla fine rinunciarono alla ricerca del misterioso ladro di bestiame, ma senza rendersene conto si erano avvicinati di qualche decina di metri. Li avevo osservati da un folto gruppo di arbusti, finch non salirono sul loro

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fuoristrada e scomparvero. Se non lavessero fatto prima, credo che sarei sbucato dal fogliame: salve, mi chiamo Nawkoh Morrison, o Linus Nawkoh, come preferite. Sarei onorato di fare la vostra conoscenza. Quelli mi avrebbero portato alla polizia o in manicomio, magari sarei stato riconosciuto e poi linferno di nuovo. Non cedetti perci alla tentazione. Era la primavera dei miei quarantatr anni.

Capitolo XXXIV
Pass lestate, lautunno, pass linverno e la primavera successiva, e di nuovo lestate e lautunno. Poi incontrai Basil. Si era in pieno inverno, il bosco era ammantato di neve come i picchi delle montagne, nellaria soffiava di continuo un vento gelido; nonostante ci, sapere che in altro caso sarei stato nelle grinfie del dottor Wonder mi faceva sentire felice come una pasqua. Era un primo mattino, quando il rimbombo di uno sparo scosse tutto; ne avevo sentiti parecchi, da quando ero giunto al mio territorio, ma mai uno cos vicino. Infatti non mi ero reso conto di essermi avvicinato alla strada; stavo girovagando per macchie e radure, in una delle mie battute di caccia. Queste potevano durare alcuni giorni, costringendomi a dormire fuori di notte; inevitabilmente perdevo temporaneamente lorientamento. Lungo la strada asfaltata era relativamente facile trovare esponenti della vita moderna: turisti di passaggio, semplici viaggiatori, escursionisti, cacciatori e pastori. Scorsi unauto con catene alle ruote ferma lungo il ciglio; proseguii parallelamente ad un sentierino di terra battuta che sinoltrava tra la vegetazione in salita, infine trovai un quarantenne con fucile al braccio che si guardava in giro. Cercava la lepre che aveva impallinato. Stavolta non seppi resistere, ed uscii allo scoperto; allora, esternamente, era evidente come appartenessimo a due mondi diversi. Luomo era di alta statura, ed aveva un viso quadrato, con occhi scuri e sferici; indossava scarponi, jeans, un giaccone impermeabile e un berretto foderato di pelo, che copriva le orecchie. Io, ai suoi occhi (che poi corrispondevano a quelli di Linus Morrison) non dovevo essere un bello spettacolo: come minimo uno si turba nel vedersi davanti un tizio con barba e capelli lunghi e cordosi, che nascondono i lineamenti. Ero infagottato di pelli: calzari di lupo, pantaloni spessi e due mantelli ai fianchi portavo ancora la pelle del cane di Marika; stringhe e lacci un po dappertutto, e una collana di denti. Riposi a terra il sacco con le zagaglie, per farmi vedere disarmato. Salve dissi con un filo di voce, accennando ad un sorriso. Laltro rimase muto a fissarmi. Avevo il respiro grosso; formulai mentalmente la frase successiva, prestando attenzione a che lingua usare: E la prima volta che passa da queste parti? veramente no mugol. Era mio ospite; dovevo pur offrirgli qualcosa Frugai nella bisaccia e tirai fuori una piccola pernice.

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Avvicinatomi di un passo, gliela porsi tenendola per le zampe: Prego - la prese Come si chiama? Basil Sono sono Linus Nawkoh. Ci stringemmo la mano rapidamente, per poi ritirarla entrambi quasi di scatto. Nemmeno due minuti dopo Basil era arrivato alla sua auto, mentre io ero di fianco a lui fingendomi tranquillo. Fece per aprire il bagagliaio e riporre il fucile, quando la vettura, parcheggiata in discesa, si mosse e scivol lungo la strada ad una velocit incredibile. Cazzo!! url lui, sbilanciandosi in avanti. La macchina era gi a una decina di metri pi in gi, e rischiava di finire fuori strada: una catena si era rotta. Mi misi a correrle dietro, ma sentendomi le gambe stranamente pesanti; riuscii a raggiungerla, ad aprire la porta del guidatore e salire a bordo. Ce la misi tutta per riportarla in carreggiata con una sterzata, ma ce la feci solo per met; tirai il freno a mano. Intanto Basil era arrivato a sua volta. Ti eri dimenticato di tirare il freno a mano gli dissi sorridendo. Accidenti per poco addio auto Cerchiamo di riportarla in strada. Spingemmo la macchina per il cofano, sudando sette camicie, ma alla fine sistemammo la cosa. Poi lo aiutai a rimettere una catena nuova alla ruota posteriore, col risultato che si ruppe il cric. Neanche tu esperto meccanico, eh? gorgogli Basil in un impeto di cameratismo; annuii, scostandomi i capelli davanti agli occhi. Abiti qua intorno, Basil? domandai. No, no, abito in una metropoli. Sono nato qui per; i miei erano pastori, e lo sono stato anchio fino allet di sedici anni Poi, sai com, sono andato a lavorare e ho fatto su famiglia cio, non che mi dispiaccia, anzi! Ho tutto quello che voglio dalla vita, non mi posso lamentare Ma non appena ho un briciolo di ferie torno qui, in genere per cacciare era la mia passione. Figurati, appena ti ho visto ho pensato che fossi uno di quei fanatici di Greenpeace Ma va? Invece sei uno di qui un pastore forse? Chiusi le palpebre per qualche istante; mi ronzava in testa quel motivo dello Schiaccianoci, la danza della Fata Confetto boh? No dissi infine Solo un nostalgico come te. E cos Basil torn alla sua citt, dopo la battuta di caccia delle ferie. Sembr calare subito la notte, dopo il mattino. Mi addormentai sul ciglio della strada asfaltata, in una conca tra la neve, ai piedi di un albero spoglio. E stamattina mi sono svegliato.

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Capitolo XXXV
Ho passato nei boschi circa tre anni. Non dico, durante quel tempo, di aver odiato Linus Morrison, ma sento di aver sbagliato qualcosa. Il fatto di averlo accantonato, forse No, non credo, in fondo non lho mai abbandonato del tutto: ho avvicinato un suo simile ieri, ho accostato il suo nome a quello di Nawkoh. Sono stato un cretino; Linus ha due figli e una moglie, mentre la famiglia di Nawkoh non esiste pi; la specie di Nawkoh non esiste pi. Perch favorire lui? Sto sbagliando ancora, non avrei dovuto separarli come due persone diverse. Semplicemente, quarantatr anni fa, alla mia seconda nascita, mi sono adattato alla vita del ventesimo secolo dopo Cristo. Tornare a tale vita significa ricongiungermi con la mia attuale famiglia, non essere ogni ora tormentato dallidea di essere lultimo di una specie, avere davanti molte opportunit, rispetto alloccuparsi della pura sopravvivenza. Significa anche andare incontro a gente, vedi dottor Wonder, che blatera di avermi creato e mi sta addosso per osservare ogni particolare della sua creatura Ma Wonder non mi fa paura, perch adesso so con esattezza chi sono e lui non pi importante nella mia vita; posso benissimo affrontarlo. Probabilmente i miei ricordi si faranno vivi per sempre, e non mi abbandoneranno mai. Non un male. Mi pare che sia tutto a posto: il corpo di Nawkoh, cio anche quello di Linus, insomma il mio, al riparo nella sua nuova caverna. Quello il vero posto per le sue vecchie cellule morte; quelle nuove, che mi compongono ora, non hanno ambiente proprio e nemmeno questo un male. Domani far una sorpresa ad un bel po di gente, e per questo ho da tutta la mattina un sorriso ebete stampato in volto. Perci, se state percorrendo una strada asfaltata in discesa, coperta di ghiaccio (mi raccomando le catene alle ruote dellauto) sotto la neve fioccante, e vedete un capellone coperto di pellicce che mostra il pollice sperando in un passaggio, potete dedurre che sono io, e che non sono un pazzo pericoloso. Se mi fate salire, vi chiederei di informarmi di quello che successo in questi tre anni nel mondo, magari, se lavete, di mettere su della musica di Louis Armstrong, che a Linus sempre piaciuta. Se tirate diritti, pazienza: Nawkoh, fatto di nuvole, ha vissuto nelle gelide steppe per molto tempo, abituato alle lunghe marce, e tornerebbe a casa anche sulle sue gambe.

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DiSara

Note
Vi piaciuto? No? Ok Comunque, per concludere in raffinatezza, mi sento in dovere di sottolineare le onnipresenti citazioni di questo racconto

Linus Morrison ovviamente in onore di Charles M. Schulz, e del suo personaggio Linus (lo stupido bambino con la coperta, come direbbe Snoopy), nonch dellimmortale cantante dei Doors, Jim Morrison. PageCarol, sua moglie, porta il cognome di Jimmy Page, chitarrista dei Led Zeppelin (e mi perdoni lui che sicuramente sar in ascolto)

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McCartneyla ditta di aspirapolvere, un omaggio a Paul McCartney, dei magnifici quattro, i Beatles (vai, Ringo!) Marika il secondo nome della mia compagna Silvia Wonderil dottore, a prescindere dal suo antipatico ruolo, un tributo allamato Stevie Wonder. AmberAllister, anche per lei indipendentemente dal ruolo, per Ambra.

David unattenzione per tutti (e tre) i Davidi che conosco pi David di Michelangelo e Fox Mulder. Baggins John(John come Lennon) in onore agli intrepidi hobbit Bilbo e Frodo Baggins, e del loro creatore Tolkien Colgo loccasione per salutare Gandalf il mago e Gimli il nano. Tenpennyla portinaia, un nome ispirato ad un brano di musica celtica, The Tenpenny piece. EdgarVattelappesca, un modesto e indegno omaggio allo scrittore Edgar Allan Poe.

Basilsi chiama cos in ricordo di un comicissimo cartone Disney, tale Basil linvestigatopo Troppo ganzo, raga!

Soloparole

I Sogni

Edizioni Soloparole

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Prima edizione Maggio 2002

Realizzazione E-Book a cura di Soloparole.