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Nelle pagine che seguono riportato un dibattito sulla famiglia, se si possa considerare famiglia anche quella in cui i genitori

i sono omosessuali, e che si svolto sulle pagine del Corriere della Sera, aperto il 30 Dicembre 2012 da Ernesto Galli della Loggia. Larticolo di Galli della Loggia, in perfetta malafede, richiamandosi ai concetti, per lui scontati di natura e di divisione dei ruoli fra maschile e femminile, in un certo senso benediceva gli interventi e i richiami della Chiesa contro le famiglie di omosessuali, e addirittura Galli della Loggia ricordava il Gran rabbino di Francia Gilles Bernheim intervenuto contro il matrimonio omosessuale, chiaramente nel contesto della legge francese sul matrimonio per tutti, che dovrebbe arrivare a giorni alla discussione in parlamento, ma Galli della Loggia omette questo fondamentale riferimento, e si rivolge poi ai rappresentanti di quella che lui reputa unaltra Chiesa, quella degli psicoanalisti perch si facciano sentire, a suon di dogmi, che cosa insegna la psicoanalisi. E intervenuta Silvia Vegetti Finzi e ci fa proprio una magra figura Per fortuna seguita poi la voce di Fulvio Scaparro. Larticolo che chiude di Bernard - Henri Levy non appartiene al dibattito italiano, anche se il Corriere lha pubblicato come tale: una riflessione su quanto sta accadendo ora in Francia.

EBREI E CATTOLICI EBREI E CATTOLICI le Religioni che sfidano il Conformismo sui Gay Quando le religioni sfidano il conformismo sui gay - 30 Dicembre 2012
Ernesto Galli Della Loggia

Nel XVIII secolo, nella sua battaglia contro le religioni ufficiali, equiparate senza tanti complimenti ad altrettante superstizioni, l'illuminismo francese, destinato a far scuola in tutta l'Europa continentale, non se la prese certo solo con il cattolicesimo. Anzi. L'ebraismo, per esempio, fu un suo bersaglio forse ancora pi consueto: basti pensare alle tante pagine di Voltaire piene zeppe di contumelie contro la religione mosaica.
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Poi per tra '700 e '800 le cose cambiarono rapidamente. Soprattutto perch cambi l'ebraismo. Accadde infatti che nell'Europa (soprattutto occidentale) un gran numero di ebrei cominciasse a inoltrarsi su un percorso di radicale emancipazione-secolarizzazione che li port ad integrarsi in pieno con le lites laico-liberali sulla via di prendere dovunque il potere: della religione dei padri conservando al massimo qualche vestigia rituale. Da allora la critica antireligiosa d'ascendenza illuministica cominci a prendere di mira, in ambito occidentale, pressoch esclusivamente il cattolicesimo, quasi che esso fosse la sola religione rimasta sulla faccia della terra. Una tendenza andata sempre pi affermandosi, specie in Italia, e molto spesso ? bisogna dirlo ? con il tacito assenso di molta intellighenzia d'origine ebraica, pi o meno concorde nell'avvalorare implicitamente l'idea ? bizzarrissima ma molto politicamente corretta ? che in fin dei conti l'ebraismo non sia neppure una religione. Ovvero lo sia, ma cos diversa da tutte le altre, cos diversa, alla fine da non esserlo! Specie in Italia, ho scritto. E infatti quando da noi si parla di temi che in qualche modo coinvolgono la fede religiosa l'ebraismo tenda a non avervi e/o prendervi alcuna parte. E quindi a non essere mai menzionato. Basta porre mente a tutta la discussione sulla liceit dell'ingegneria genetica, dell'eutanasia o del matrimonio tra omosessuali. Dibattendosi di queste cose come se l'ebraismo fosse disceso nelle catacombe tanto la sua voce tenue o assente. Con il risultato che la voce della Chiesa cattolica, invece, facilmente presentata come la sola che in nome di una visione religiosa arcaica sia impegnata a difendere posizioni che la vulgata democratica qualifica come reazionarie.A ricordarci che le cose invece non stanno affatto cos, e che proprio sui temi che citavo prima sono viceversa assai profondi i legami teologici e dottrinari tra l'ebraismo e il cattolicesimo (e il cristianesimo in generale, direi) soccorre un recente importante documento di un'autorit dell'ebraismo europeo quale il Gran Rabbino di Francia Gilles Bernheim, dal titolo Matrimonio omosessuale, omoparentalit e adozione. Bernheim inizia con il punto decisivo, e cio contestando che tali
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temi abbiano come vera posta in gioco un problema di eguaglianza dei diritti. In gioco invece, scrive, il rischio irreversibile di una confusione delle genealogie, degli statuti e delle identit, a scapito dell'interesse generale e a vantaggio di quello di un'infima minoranza. In un modo che a me sembra condivisibile anche dal punto di vista di un non credente egli smonta uno ad uno gli argomenti abitualmente usati a favore del matrimonio omosessuale: dall'esigenza della protezione giuridica del potenziale congiunto, all'importanza del volersi bene (non si pu

riconoscere il diritto al matrimonio a tutti coloro che si amano per il solo fatto che si amano: per esempio a una donna che ami due uomini); alle ragioni affettive che giustificherebbero l'adozione di un bambino da parte di una coppia omosessuale. Tutto l'affetto del mondo non basta a produrre le strutture psichiche basilari che rispondono al bisogno del bambino di sapere da dove egli viene. Il bambino non si costruisce che differenziandosi, e ci suppone innanzi tutto che sappia a chi rassomiglia. Egli ha bisogno di sapere di essere il frutto dell'amore e dell'unione di un uomo, suo padre, e di una donna, sua madre, in virt della differenza sessuale dei suoi genitori. Ancora: il padre e la madre indicano al bambino la sua genealogia. Il bambino ha bisogno di una genealogia chiara e coerente per posizionarsi come individuo. Da sempre, e per sempre, ci che costituisce l'umano una parola in un corpo sessuato e in una genealogia. Bernheim non solo prende di petto il proposito caro a molti militanti omosessuali di sostituire al concetto sessuato di genitori quello asessuato e vacuo di genitorialit e di omoparentalit, ma sostiene che non pu parlarsi in alcun modo di un diritto ad avere un figlio: la sofferenza di una coppia infertile non una ragione sufficiente per ottenere il diritto all'adozione. Il bambino, sottolinea, non un oggetto ma un soggetto di diritto. Parlare di diritto a un figlio implica una strumentalizzazione

inaccettabile.Naturalmente le pagine pi dense del documento sono quelle in cui opponendosi all'idea sempre pi diffusa che il sesso, lungi dall'essere un dato naturale, rappresenti una costruzione culturale, il Gran Rabbino,
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forte del racconto della Genesi, afferma viceversa la complementariet uomo-donna come un principio strutturante del giudaismo

corrispondendo essa al piano pi intimo della creazione. La dualit dei sessi ? egli scrive ? appartiene alla costruzione antropologica dell'umanit ed voluta da Dio anche come un segno della nostra finitezza. Nessun individuo pu pretendere di essere autosufficiente, di rappresentare tutto l'umano, dal momento che con ogni evidenza un essere sessuato non la totalit della specie.Il lettore avr notato la forte somiglianza di molte delle cose dette da Bernheim con quelle sostenute dal magistero cattolico ( non a caso di recente Benedetto XVI ha citato calorosamente il documento del Gran Rabbino francese). In realt le voci congiunte dell'ebraismo e del cattolicesimo, nel momento in cui evocano ci che effettivamente in gioco in questo caso ? vale a dire le basi stesse della societ in cui vogliamo vivere, l'esistenza ontologica di due sessi distinti, l'alleanza dell'uomo e della donna nell'istituzione chiamata a regolare la successione delle generazioni, nonch il rischio di cancellare in modo irreversibile tale successione ? nel momento in cui fanno ci, sembrano confermare quanto sostenuto a suo tempo da Jurgen Habermas circa l'importanza che ha e deve avere il punto di vista della religione nel discorso pubblico delle nostre societ. Tale punto di vista, infatti, spesso prezioso per comprendere ? da parte di tutti, credenti e non credenti, di ogni persona libera ? ci che queste societ hanno oggi il potere di fare. E dunque, per misurare la rottura che le loro decisioni possono rappresentare rispetto alle radici pi profonde e vitali della nostra antropologia e della nostra cultura. Ma dal Gran Rabbino Bernheim viene anche un'altra lezione. E cio quanto importante che la discussione pubblica sia condotta con coraggio, sfidando il conformismo che spesso anima l'intellettualit convenzionale e il mondo dei media. Quanto importante che personalit autorevoli (per esempio gli psicanalisti) non abbiano paura di far sentire la loro opinione: anche quando questa non conforme a quello che appare il mainstream delle idee dominanti. una lezione particolarmente essenziale per l'Italia. Dove
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sempre cos raro ascoltare voci fuori dal coro e provenienti da bocche insospettate, dove sempre cos forte la tentazione di aver ragione appiccicando etichette a chi dissente invece di discuterne gli argomenti, dove sono sempre pronti a scattare spietatamente i riflessi condizionati delle appartenenze. Dove ? in specie quando si tratta di certe questioni ? non manca di farsi puntualmente sentire il pregiudizio che tende a fare del cattolicesimo la testa di turco pi adatta per essere additato alla pubblica esecrazione dalle vestali dell'illuminismo e per vedersi piovere addosso tutti i colpi ( e tutte le presunte colpe ) del caso.

RIPRODUZIONE RISERVATA - Galli Della Loggia Ernesto Pagina 01/36 (30 dicembre 2012) - Corriere della Sera

http://27esimaora.corriere.it/articolo/freud-e-i-figli-di-coppie-gay-il-dibattitotra-il-papaarcobaleno-e-la-psicoanalista/

LE RAGIONI A FAVORE DEI GAY Mia figlia sta bene con i suoi due pap di Tommaso Giartosio, Famiglie Arcobaleno
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o Associazione genitori omosessuali

http://www.famigliearcobaleno.org/Default.asp Caro direttore, mia figlia vorrebbe che i suoi due pap potessero sposarsi. Di questo sono certo. Ma so anche che mia figlia ha solo sette anni, e certe cose ancora non le capisce. Non capisce, per esempio, che il suo desiderio conformista, come scrive Ernesto Galli della Loggia sul Corriere del 30 dicembre. In effetti per lei difficile cogliere questo conformismo, visto che vive nellunico Paese occidentale completamente privo di leggi a tutela dei gay. Privo in primo luogo del matrimonio egalitario, cio aperto anche alle coppie dello stesso sesso. Ma il matrimonio egalitario porterebbe secondo
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Galli della Loggia (che cita in parte Gilles Bernheim) a una confusione delle genealogie, degli statuti e delle identit, a un tracollo della complementariet uomo-donna, allazzeramento dellesistenza ontologica di due sessi distinti, alla devastazione delle radici pi profonde e vitali della nostra antropologia e della nostra cultura. Anche questo difficile da capire E s che abbiamo gi sentito frasi simili. Circolavano a voce e a stampa, per esempio, nel dibattito sul voto alle donne. Lesclusione delle donne dalla politica non aveva anchessa radici millenarie? Non esprimeva una profonda complementariet uomo-donna, ricca di tanti significati preziosi e fragili, e anche molto ontologica? Non era, perbacco, parte della nostra antropologia? La retorica del discorso discriminatorio sempre la stessa. Questo minacciare apocalissi vaghe o sommamente improbabili ricorda i discorsi di chi, nel 1946, profetizzava che le donne ora non avrebbero voluto pi occuparsi dei figli. Mia figlia, per inciso, intende averne sei. Un altro vizio logico di questa retorica la fallacia della brutta china: Galli della Loggia pensa che il matrimonio egalitario apra la porta alla poligamia, cos come un tempo si temeva che dopo il voto alle donne anche bambini, pazzi e scimmie avrebbero rivendicato lelettorato attivo e passivo. La forma stessa di queste analogie manifesta il retropensiero

discriminatorio, lidea che la donna sia inferiore alluomo, o che un amore gay sia inferiore a un amore etero. Terzo (e ultimo, per non eccedere) tic di queste argomentazioni: ignorano del tutto il dato di realt. Cos diventa possibile argomentare che i figli delle coppie dello stesso sesso mancano delle strutture psichiche basilari, nonostante decenni di ricerca scientifica mostrino il contrario. Certo, esiste un folkloristico drappello di studiosi che non si rassegna allevidenza. C il professor Regnerus, che a posteriori confessa che mamme lesbiche e pap gay da lui esaminati forse non erano davvero gay e lesbiche; c il professor Cameron, autore di una ventina di dotti studi, espulso dalle associazioni professionali e condannato dai tribunali per distorsione dei dati. Un giorno mia figlia rider di storie simili.
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Nellattesa, per, avrebbe bisogno di godere degli stessi diritti di cui gi godono i suoi coetanei cresciuti in famiglie antropologicamente corrette. Degli stessi diritti, e altrettanto importante della stessa dignit.

IN NESSUNO DEI TRE CASI che prende in considerazione il signor Giartosio confuta nella sostanza ripeto: nella sostanza, cio con argomenti inerenti alla natura delle cose in questione le affermazioni che intende contrastare. Si limita a stigmatizzare le opinioni che non condivide mediante analogie improprie e definizioni negative: entrambe prive di qualunque reale valore argomentativo. Egualmente deplorevole, a mio avviso, il vezzo di considerare ciarlatani o delinquenti tutti gli studiosi che non condividono il pensiero gay in base al semplice fatto (peraltro da accertare) che un paio di costoro sono stati colpiti da sanzioni o scoperti a mentire. Come dire che siccome sono stati scoperti due dentisti che imbrogliavano le carte sostenendo lesistenza di carie dove non cerano, allora lintera odontotecnica priva di fondamenta. Se mi permesso, consiglierei lassociazione delle Famiglie Arcobaleno di discutere in modo pi adeguato allimportanza dei problemi in questione.

Ernesto Galli della Loggia

FREUD E IL SENSO DELLA DIVISIONE DEI RUOLI Ai bambini servono entrambe le figure di Silvia Vegetti Finzi
Da tempo la psicoanalisi ha perso la capacit di sollecitare la riflessione collettiva sulle strutture profonde che reggono lidentit individuale e sociale e ci proprio nel momento in cui si delineano radicali

trasformazioni. A rompere questo silenzio giunge quanto mai opportuno linvito che Ernesto Galli della Loggia rivolge agli psicoanalisti perch non temano di far sentire la loro opinione, anche quando non conforme al mainstream delle idee dominanti. Ormai le psicoanalisi sono tante e non parlano con voce sola ma, come storica e teorica del campo psicoanalitico, far riferimento a Freud, che non credo abbia esaurito il suo compito di fondatore e di maestro. Poich da oltre un secolo i suoi eredi raccolgono e interpretano, attraverso la pratica dellascolto e della cura, i vissuti consapevoli e inconsapevoli della nostra societ, mi sembra doveroso interrogare un sapere che si fonda sullEdipo, cos come stato tramandato dalla tragedia di Sofocle. LEdipo, che Freud definisce architrave dellinconscio, il triangolo che connette padre, madre e figlio. Entro le sue coordinate si svolgono i rapporti inconsci erotici e aggressivi, animati dallonnipotenza Principio di piacere, voglio tutto subito, che coinvolgono i suoi vertici. Per ogni nuovo nato il primo oggetto damore la madre ma si tratta di un possesso sbarrato dal divieto dellincesto, la Legge non scritta di ogni societ. Questa impossibilit strutturante in quanto mette ognuno di fronte alla sua insufficienza (si desidera solo ci che non si ha) e alla correlata impossibilit di colmare la mancanza originaria. Il figlio che vuole la madre tutta per s innesca automaticamente una rivalit nei confronti del padre, che pure ama e dal quale desidera essere amato. La contesa, che si svolge nellimmaginario, termina per due motivi: per il timore della castrazione, la minaccia di perdere il simbolo dellIo, e per lobiettivo riconoscimento della insuperabile superiorit paterna. Non
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potendo competere col padre, il bambino sidentifica con lui e sceglie come oggetto damore, non gi la madre, ma la donna che le succeder. Attraverso questo gioco delle parti, il figlio rinuncia allonnipotenza infantile, prende il posto che gli compete nella geometria della famiglia, assume una identit maschile e si orienta ad amare, a suo tempo, una partner femminile. Tralascio qui il percorso delle bambine, troppo complesso per ridurlo a mera specularit. Ma gi quello maschile sufficiente a mostrare come lidentit sessuale si affermi, non in astratto, ma attraverso una messa in situazione dei ruoli e delle funzioni che impegna tanto la psiche quanto il corpo dei suoi attori. Se, come sostiene Merleau Ponty, noi non abbiamo un corpo ma siamo il nostro corpo, non irrilevante che esso sia maschile o femminile e che il figlio di una coppia omosessuale non possa confrontarsi, nella definizione di s, con il problema della differenza sessuale. La psicoanalisi non una morale e non formula n comandamenti n anatemi ma, in quanto assume una logica non individuale ma relazionale, mi sembra particolarmente idonea a dar voce a chi, non essendo ancora nato, potr fruire soltanto dei diritti che noi vorremo concedergli. Tra questi, credo, quello di crescere per quanto le circostanze della vita lo consentiranno, con una mamma e un pap.

tratto da Corriere della sera del 03/01/2013 intervista a Fulvio Scaparro a cura di Luisa Pronzato http://www.nicodemo.net/NN/giornali_pop.asp?ID=2089 Niente guerre sui bambini, niente fanatismi n da parte di chi sostiene le famiglie omoparentali n da parte di chi non le accetta. Fulvio Scaparro, psicoterapeuta e neuropsichiatra che sulla famiglia lavora da una decina di lustri, non prende parte. Concordo con Silvia Vegetti Finzi sul Corriere di ieri: i bambini hanno diritto di crescere per quanto le circostanze della vita lo consentiranno con una mamma e con un pap, dice. Ma non seguo il discorso di Ernesto Galli della Loggia che nel suo editoriale di domenica ha sostenuto che i genitori omosessuali non possono creare buone famiglie. I genitori, sostiene Scaparro, non sono buoni sulla base del loro orientamento sessuale. Due mamme, due pap. Genitori dello stesso sesso. La societ sta attrezzandosi a considerarli al pari di ogni padre e ogni madre. La politica (le leggi) e l'etica spesso non trovano accordo. Galli della Loggia nel suo editoriale ha investito la psicanalisi perch legga, al di l delle morali, le dinamiche che si creano crescendo con genitori dello stesso sesso. Silvia Vegetti Finzi, seguendo le teorie freudiane, ha rimesso il punto sulla necessit della figura maschile e femminile nella costruzione dell'identit. Per dirla con Freud, costruttivo crescere con modelli nei diversi generi, dice Scaparro. Ma oggi l'identit non si costruisce solo nel rapporto con i genitori. Si diventa grandi attraverso un'intensa rete di persone di ogni sesso, dagli zii all'allenatore, agli amici dei genitori che diventano affettuosi riferimenti al di l del grado di parentela. Scaparro riporta al pensiero di Winnicott e alla definizione di ambiente sufficientemente buono. Necessario per uno sviluppo cognitivo e psicologico equilibrato, dice Scaparro. L'elenco lungo qualche decennio di studio ma si sintetizza con il contenimento, la stimolazione

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cognitiva e affettiva, l'attendibilit e coerenza degli adulti, l'empatia, l'ascolto, la flessibilit. In pratica la sicurezza e guida della famiglia. Un clima attento anche a dire no quando il momento. Un ambiente non dico privo di tensioni ma dove si imparano le regole della convivenza tra diversi e la difficile arte di non trasformare i conflitti in guerra n il confronto in opposizione muro a muro. Non c' una di questevoci che genitori dello stesso sesso non possano garantire. una questione di diritto alla famiglia pi che di genere dei genitori... Si parla delle nuove famiglie ma la discussione al calor bianco quando si tocca il tema, ormai la realt, delle famiglie omoparentali, insiste lo psicoanalista. Di fronte ad attacchi forsennati come quelli di chi sostiene che crescere con genitori omosessuali un'aberrazione che produrr psicotici e psicotiche, ci sono studi che lo smentiscono. Come quello del francese Boris Cyrulnik che mostra come i bambini cresciuti con genitori omosessuali non abbiano pi difficolt psicologiche degli altri. Forse il problema che i loro genitori devono dimostrare di essere migliori degli altri. Devono essere perfetti. E perfetto non nessun genitore. E allora, continua lo psicoanalista non gridiamo allo scandalo, non fa bene ai bambini. Ascoltiamo piuttosto chi queste esperienze le vive, i genitori gay e i loro figli. Loro sono in grado di dirci come si cresce con due mamme o due pap. Forse non sempre bene. Esattamente come con una madre e un padre che non riescano a essere genitori sufficientemente buoni. Mi ha colpito, conclude Scaparro la testimonianza di un bambino. Sto bene in questa casa con i mie due pap, peccato che non possa parlarne. Mi prendono in giro. Luisa Pronzato

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4 gennaio 2013 Ora il filosofo Adriano Pessina, cattolico, ordinario di Filosofia Morale presso
la Facolt di Scienze della Formazione dell'Universit Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Direttore del Centro di Ateneo di Bioetica dal 2007, anno della sua istituzione a seguito della trasformazione del precedente centro di Bioetica., che

ritiene lomosessualit :

una scelta libera, un certo modo di essere e di esistere che va rispettato lasciando per aperta la questione, che vale per qualsiasi altra scelta di vita, di come debba essere valutata e di come, e se, debba essere socialmente e giuridicamente tutelata. Nel dibattito sullomosessualit si tende a negare che esista una differenza fra maschile e femminile, sostenendo che sia indifferente essere maschio o femmina e che sia dunque indifferente che una coppia sia formata da un uomo e una donna oppure da due donne o da due uomini premette . Tanto limportante sarebbe amarsi. Ma il maschile e il femminile, continua, sono necessari per la definizione stessa della condizione umana, e non si pu certo sostenere che la differenza fra uomo e donna sia una teoria cattolica: invece fondamentale persino per levoluzionismo. Dove ci porta tutto questo? Allidea che la complementariet fra i due sessi decisiva per tutti: una societ matura deve valorizzare la differenza, non mortificarla. Gli omosessuali negano limportanza di una relazione con un partner di sesso differente. Scelta libera, che va accettata. Dobbiamo per convenire che, come qualsiasi altra scelta, lomosessualit deve poter essere valutata e giudicata. E la valutazione che Pessina ne d in chiaro scuro. Ogni libera scelta comporta delle conseguenze. I figli nascono da relazioni eterosessuali, non omosessuali. Quando si sceglie il proprio comportamento sessuale bisogna tenerne
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conto e assumerne le conseguenze con serena responsabilit. forse una banalit, ma va detta. La scienza ci consente di raggiungere risultati un volta difficili da immaginare: questo ha cambiato notevolmente le cose. La scienza e la tecnologia hanno trasformato in modo profondo la nostra esperienza concorda Pessina . Ma dobbiamo essere noi a gestire la tecnica, non il contrario. Le tecniche di procreazione assistita, per esempio: erano nate allinterno di un disegno che voleva agevolare la relazione di coppia, continua il bioeticista, ora per siamo passati da unidea di aiuto a quella di un indiscriminato diritto ad avere figli. Se sono omosessuale devo dunque rassegnarmi a non avere figli: cos? Quali scelte una societ deve tutelare e quali lasciare aperte alla discussione? giusto che lo Stato tuteli con maggior vigore la famiglia eterosessuale come luogo della nascita. Un conto parlare del riconoscimento di alcuni diritti giuridici degli omosessuali (che ritengo giusti), un conto sostenere il diritto ad avere figli (come se esistesse, poi, questo diritto: nessuno ha diritto a un figlio, perch i diritti si hanno sulle cose, non sulle persone).

Il rischio e che si dica che una cosa buona solo perch frutto di una libera scelta. Ma la vera domanda : qual il valore aggiunto proprio dellomosessualit che lo Stato pu tutelare?. Lei come risponde? Non credo che nellomosessualit ci sia un di pi, ma sono disposto ad ascoltare dialogare. Vedo per qual il di pi dato dalleterosessualit: il difficile equilibrio di una relazione che comprende le differenze fra maschile e femminile, che va anche al di l della questione dellavere figli. Il primo studio sui figli di genitori omosessuali risale al 1972: quarantanni di lavori scientifici, in larghissima parte favorevoli a queste
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coppie e alle famiglie che hanno creato, vorranno dire qualcosa. Come tutti i dati della scienza vanno verificati, ma il problema va posto allorigine e non guardando i risultati. Di fatto ci sono bambini equilibrati che sono stati allevati da famiglie poligamiche, o che sono cresciuti in orfanatrofio. Il problema resta un altro: qual il contesto ideale nel quale pensare lo sviluppo della persona? Le differenze fra maschile e femminile sono un aspetto decisivo dellumano. Che non pu essere negato. In Europa molti Paesi sono pi avanti di noi in materia di diritti, per tutti. Questa una valutazione di cui discutere. Le differenze non possono essere viste sempre e solo come un problema, ma anche come una possibilit. Perch invece di copiare dagli altri paesi non maturiamo insieme una scelta argomentata, non ideologica, in cui contino i valori umani e non solo la lotta per difendere i propri interessi pi ancora dei diritti condivisi?.
Il punto darrivo del discorso di Pessina questo: discutiamone, impariamo dagli errori che sono stati fatti, apriamo un tavolo, senza ideologia. Un tavolo dove? Il luogo pi adatto quello della cultura alta: luniversit, dove per oggi si rivendicano diritti pi che affrontare, in modo serio, le discussioni (ma noi siamo il paese delle emergenze, le discussioni su gay e figli diventeranno materia da campagna elettorale, dunque sono gi bruciate. E intanto non ci rendiamo conto che, in questo genere di cose, o vinciamo tutti o perdiamo tutti).

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07 Il dibattito, unioni omosessuali e figli

La filosofa Francesca Rigotti esplora e cerca la risposta a una domanda: Avere figli un diritto? Le coppie con due pap sono vissute come diverse, i miei figli non capiscono - 7 gennaio 2013 di Daniela Monti
Tags: dibattito, interrogativi, unioni omosessuali

Limpressione, discutendo di famiglie omogenitoriali e diritto delle coppie gay e lesbiche ad avere figli, di essere, prima ancora di partire, in controtempo e superati dalla storia: nella realt, queste famiglie ci sono gi e sono molte, i loro bambini crescono negli asili, nelle scuole, nelle comunit accanto, ed uguali, a tutti gli altri. Francesca Rigotti, filosofa e saggista, parte dai bambini: i suoi. Quattro giovani adulti che, interrogati quando ancora erano adolescenti sullo scandalo (se oggi si pu ancora chiamare cos) di avere due pap o due mamme, restituivano lo stesso disagio sintetizzato da una piccola fan di Barack Obama nella lettera inviata, un paio di mesi fa, al suo presidente: a scuola mi prendono in giro perch ho due pap, che posso fare?

Mi colpirono molto le osservazioni dei miei figli, che mai avrebbero voluto trovarsi in quella stessa situazione, con quel tipo di famiglia, per paura di essere esclusi dal gruppo, canzonati, per il terrore del ridicolo, della diversit. Mi colp perch penso che, prima di ogni cosa, i bambini debbano essere tutelati e protetti.

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Poi a quelle riflessioni ne sono seguite altre. Oggi Rigotti torna ad affrontare il tema delle coppie e delle famiglie omosessuali forte di molte certezze, anche se restano nodi da sciogliere, grumi teorici da appianare. Ho superato le titubanze iniziali dicendomi che da qualche parte bisogna pur iniziare, che le coppie pi coraggiose devono aprire la strada anche per le altre che verranno. Se ci si adegua sempre, non vedremo mai reali progressi nel nostro vivere comune. Quando insegnavo alluniversit di Gttingen, in Germania, nei primi anni mi capit di subire aggressioni verbali. Per strada parlavo in italiano ai miei bambini e, immancabilmente, qualcuno mi richiamava: signora, siamo in Germania, qui si parla tedesco. A quel tempo i miei figli avrebbero voluto essere come tutti i loro compagni, senza complicazioni legate alle origini. Ora sono ben felici di essere bilingui. Allo stesso modo fra ventanni nessuno si stupir pi di famiglie che oggi ci appaiono cos diverse. Se il bioetico Adriano Pessina, intervenendo nei giorni scorsi nel dibattito aperto sul Corriere, aveva insistito a lungo sul termine differenza Non indifferente che una coppia sia formata da un uomo e una donna oppure da due uomini o due donne, maschile e femminile sono necessari per la definizione stessa della condizione umana Rigotti ribalta la prospettiva. La mia parola dordine eguaglianza. la parola/concetto che sta alla base della visione del mondo in cui parit e equit contano pi di diversit e differenza. Certo che il motto tutti gli uomini sono uguali , letteralmente preso, privo di senso. Certo che siamo tutti diversi, ma anche, in quanto persone, tutti uguali in dignit e diritti. Diritti non su cose e/o persone, bens diritti a idee e ideali come la libert, la vita e, ancora, leguaglianza. Ma c una diversit naturale fra i due generi, quella che i filosofi chiamano ontologica, essenzialismo. per natura Il linguaggio cos della da differenza essere (magari

dunque,
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inchiodata

inesorabilmente sulla pelle di ognuno) e le differenze di sesso o di preferenze sessuali le vedo sempre in agguato a ribadire il ruolo pertinente a ciascuno: alla donna laccoglienza, la cura, laccudimento e laffettivit, alluomo luscita allesterno, la vita pubblica, lazione. il problema dei ruoli. Per Rigotti riconoscere la differenza porta a cristallizzare uomini e donne ciascuno dentro il proprio destino, facendone una gabbia da cui difficile evadere. cos? proprio lassegnazione dei ruoli riprende la filosofa a motivare le posizioni di alcuni avversari della libert per le coppie omosessuali di formare famiglie e avere bambini: chi svolger il ruolo femminile, chi quello maschile? A chi toccher rendere il nido caldo e accogliente, a chi invece accompagnare luccellino al pontile per insegnargli a volare, se non, rispettivamente, alla madre/femmina e alluomo/maschio? Non prendo queste immagini a caso, le abbiamo introdotte, Duccio Demetrio e io, nel nostro recente libro Senza figli. Una condizione umana, ma non pensando che si tratti di ruoli connotati naturalmente e

ontologicamente, quanto di ruoli storicamente e socialmente creatisi e che come tali possono anche essere mutati. In quello stesso libro, per, affrontate anche un altro tema: lossessione del figlio. Un assillo trasversale, che sembra coinvolgerci tutti, omosessuali e no. Avere figli un diritto? Il figlio a tutti i costi, spesso da esibire come trofeo, unossessione da respingere, perch espressione di una societ malata. Fa parte del narcisismo per cui vanno soddisfatti tutti i nostri desideri, tutti i nostri piaceri. Ma il diritto non quello ad avere tutto. C stata lepoca dei diritti politici e civili, poi quella dei diritti sociali. Ora la nuova generazione alle prese con i diritti virtuali, condensati attorno alluso della rete. Forse la prossima sar la generazione che chieder il diritto

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alla soddisfazione di ciascuna esigenza per raggiungere la realizzazione e pienezza umana. La diversit naturale fra i generi, che le crea disagio in quanto, sostiene, presenta un lato pericoloso per la parit, viene continuamente erosa. Le giovani coppie sono distanti anni luce da quelle dei loro nonni anche su un terreno che le particolarmente caro: la vita domestica e laccudimento dei figli. Lei sostiene che il pensiero nasce ed formato dalle pratiche che le persone esercitano. La maternit non biologica, ma metaforica pu essere unesperienza anche maschile? E in questo caso: una fertile condivisione o una espropriazione? Insistere sulle differenze fra i generi, come fa anche un certo femminismo, soprattutto italiano, pu portare a conseguenze gravi e spesso a scapito delle donne stesse. Meglio dunque correre il rischio di venire espropriate di un ruolo tradizionalmente legato alla femminilit che non rischiare di rimanerne invischiate (e limitate) per lintera vita. C una tendenza generale, da parte maschile, allespropriazione, cio allappropriarsi di ogni

incombenza e di ogni capacit delle donne. Se questo si riduce ad una mera esibizione, tipo i tanti divi che si presentano in pubblico con i figli appesi al collo, ovviamente da condannare; invece condivisione fertile, fertilissima, se fatta in maniera sentita e partecipe, da parte del padre, non soltanto nei pochi giorni di congedo parentale, ma in tutto il percorso della crescita dei bambini, che tra laltro sarebbe enormemente favorito dalla possibilit di svolgere il tempo parziale al lavoro, tutti, madri e padri, omo e etero che siano.

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La dignit necessaria alle unioni gay


Bernard-Henri Lvy - 11 gennaio 2013

Il dibattito sul matrimonio gay ha preso una piega strana e talvolta inquietante. Sorvolo sugli ipocriti che fingono di rimpiangere i bei tempi dellomosessualit deviante, ribelle, e refrattaria a entrare nella norma. Sorvolo sulla condiscendenza delle anime belle secondo cui il popolo, in tempi di crisi, avrebbe altre gatte da pelare piuttosto che queste storie di borghesi bohmien (non si osa dire di pederasti). Sorvolo infine sul comico panico di chi ritiene che il matrimonio gay (ribattezzato a torto matrimonio per tutti dai suoi sostenitori troppo prudenti, e privi del coraggio di dire pane al pane, vino al vino) sia una porta aperta alla pedofilia, allincesto, alla poligamia. Non si pu invece sorvolare su quanto segue. 1) Sul modo in cui percepito lintervento delle religioni in tale baruffa. Che le religioni debbano dire il loro parere su una vicenda che sempre stata, e lo ancora, al centro della loro dottrina, normale. Ma che questo parere si faccia legge, che la voce del gran rabbino di Francia o quella dellarcivescovo di Parigi sia pi di una voce fra tante altre, che ci si nasconda dietro alla loro grande ed eminente autorit per chiudere la discussione e mettere a tacere una legittima domanda di diritti, non compatibile con i principi di neutralit sui quali, da almeno un secolo, si suppone sia edificata la nostra societ. Il matrimonio, in Francia, non un sacramento, un contratto. E se sempre possibile aggiungere il secondo al primo, e ciascuno pu stringere, se lo desidera, ununione

supplementare davanti al prete, non di questo che tratta la legge sul matrimonio gay. Nessuno chiede ai religiosi di cedere sulla loro dottrina. Ma nessuno pu esigere dal cittadino di regolare il proprio comportamento sui dogmi della fede. Si crede di andare in guerra contro il comunitarismo ed la laicit ad essere discreditata: che cosa ridicola!
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2) Sulla mobilitazione degli psicoanalisti o, in ogni caso, di alcuni di loro, che si ritiene dovrebbero fornire agli avversari della legge argomentazioni scientifiche e, forti della loro autorit, provare che questo progetto causerebbe un altro malessere, stavolta mortale, nella civilt

contemporanea. Bisogna dirlo e ripeterlo: la scienza freudiana non uno scientismo; lordine simbolico che opera nellinconscio non un ordine biologico; e fare del complesso di Edipo laltro nome del triangolo ben noto dei servizi familiaristi (pap, mamma ed io, la piccola famiglia incestuosa dellordine eterosessuale di cui parlava Michel Foucault) fu

probabilmente un peccato di giovent della psicoanalisi: ma da tempo essa lo ha scongiurato e non esiste ormai un analista serio che riduca filiazione e trasmissione a questioni di pura natura. Leggete la letteratura sullargomento. Non ci sono indicazioni, per esempio, che suggeriscano una predisposizione allomosessualit in caso di adozione da parte di una coppia gay. Non ci sono effetti perversi particolari quando si strappa un bambino da un sordido orfanotrofio e lo si trasferisce in una famiglia con un solo genitore o con genitori omosessuali amorevoli. E se pure questo dovesse provocare un turbamento, lo sguardo che la societ impregnata di omofobia porta sul bambino sembra sia infinitamente pi sconvolgente della apparente indistinzione dei ruoli nella famiglia cos composta 3) Sulla famiglia, appunto. La sacrosanta famiglia che ci viene presentata, a scelta, come la base o il cemento delle societ. Come se la famiglia non avesse gi tutta una sua storia! Come se ci fosse un solo modello, e non invece molti modelli di famiglia, quasi omonimi, che si succedono dallantichit ai nostri giorni, dai secoli classici ai secoli borghesi, dallet delle grandi discipline (quando la cellula familiare funzionava, in effetti, come ingranaggio del macchinario del controllo sociale) a quella del diritto alla ricerca della felicit di cui parlava Hannah Arendt in un testo del 1959 sulle unioni interrazziali (in cui il matrimonio diventa un luogo di pienezza e di libert per il soggetto)! Come se la banalizzazione del divorzio, la generalizzazione della contraccezione o dellinterruzione volontaria di
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gravidanza, la moltiplicazione delle adozioni e delle famiglie single, il fatto che oggi siano pi numerosi i bambini nati fuori dal matrimonio che da coppie sposate, come se la disgiunzione, infine, del sessuale dal coniugale, non avessero fatto vacillare il modello tradizionale ben al di l di quello che mai far una legge sul matrimonio gay che, per definizione, riguarder solo una minoranza della societ! La verit che gli avversari della legge sempre pi difficilmente riescono a dissimulare il fondo di omofobia che governa i loro discorsi. Preferiamo una posizione di dignit (perch fondata sul principio di universalit della regola di diritto), di saggezza (talvolta il diritto serve a prendere atto di una evoluzione che il Paese ha gi voluto e compiuto) e di fiducia nellavvenire (chiss se non toccher ai gay sposati, non di impoverire, ma di arricchire le arti di amare e di vivere di una societ alla quale, da mezzo secolo, hanno gi dato tanto?). Possa il legislatore decidere serenamente e senza cedere alla pressione delle piazze n allintimidazione dei falsi sapienti: in gioco, in effetti, ma non nel senso che ci viene detto, lavvenire di quella bella illusione che la convivenza democratica.

Bernard-Henry Lvy, Corriere della Sera, 11 gennaio 2013

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