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Cos il blitz in Algeria finito nel sangue Fonte: Lorenzo Cremonesi - Corriere della Sera | 18 Gennaio 2013 Dietro

o la presa di ostaggi una cellula qaedista proveniente dalla Libia L'operazione delle forze speciali algerine cominciata ieri con le prime luci dell'alba. Obiettivo: porre fine all'incubo per i 41 tecnici stranieri (per lo pi norvegesi, inglesi, americani, francesi e giapponesi) catturati ventiquattro ore prima, assieme ad alcune centinaia di lavoratori locali, dai militanti islamici del gruppo dei Moulathamines (i Segnati col sangue) nell'impianto per l'estrazione del gas a In Amenas, nel cuore del deserto, 1.300 chilometri a sud della capitale e solo una trentina dal confine con la Libia. La battaglia dura tutta la giornata, contrassegnata a fasi alterne da messaggi di speranza, ma anche informazioni confuse e drammatiche sulla sorte degli ostaggi. In serata i portavoce jihadisti, rilanciati dai media della Mauritania, parlano di 34 morti tra gli occidentali, oltre a 14 sequestratori. Per contro, le fonti ufficiali algerine si dimostrano molto pi positive e segnalano 25 ostaggi stranieri liberati e solo sei uccisi. Ma ammettono anche che il dato resta parziale. Pi tardi la televisione di Stato, annunciando la fine del blitz, ha anche parlato di 4 stranieri uccisi senza per fornire il bilancio totale delle vittime, mentre i servizi segreti dichiaravano che gli stranieri morti sarebbero stati 7 (su 30 uccisi). Sembra che il commando terrorista fosse giunto dalla Libia. Che non ci fosse spazio per la trattativa era stato evidente sin da mercoled sera. Non negozieremo con i terroristi, aveva dichiarato perentorio dalla capitale lo stesso ministro degli Interni Daho Ould Kabila. Parla per esperienza diretta. Il governo algerino adatta in questo caso la stessa strategia dell'inflessibilit che applic per tutti i sanguinosi anni Novanta nel braccio di ferro con il Fronte Islamico. Oltre 200.000 morti in meno di 10 anni. Tutt'oggi regna il timore che qualsiasi segno di debolezza possa riportare all'incubo dell'era degli attentati e dei massacri. E ci spiega anche quanto la popolazione algerina sia per lo pi riottosa nello scendere in piazza contro il governo di Abdelaziz Bouteflika, preferiscono in genere la stabilit del regime alle incertezze della rivoluzione. Dal Pentagono sottolineano oltretutto che Al Qaeda all'origine di quest'ultima azione contro gli stranieri. La destabilizzazione del confinante Mali fa paura. Ad Algeri specificano dunque che questo un affare per l'esercito. Nessuno spazio per la diplomazia, nessun cedimento. Bouteflika stesso resta defilato. Non rilascia neppure una dichiarazione. Ministero della Difesa e stato maggiore dell'esercito fanno corpo unico per risolvere il problema velocemente e a qualsiasi prezzo. Cos a In Amenas l'attacco subito violento. In blitz di questo genere i primi minuti sono fondamentali. Svanito l'effetto sorpresa, la posizione degli ostaggi si fa subito estremamente precaria. L'intelligence algerina aiutata dalle informazioni, con tanto di grafici e fotografie, fornite dai servizi occidentali. Francesi, inglesi e americani passano le immagini raccolte dagli aerei senza pilota mandati in tutta fretta nei cieli della regione. Prima sparano con i cannoncini e le mitragliatrici pesanti degli elicotteri, poi irrompono le unit delle teste di cuoio appena atterrate. Ma l'attacco ha incontrato ben presto grandi difficolt. I guerriglieri qaedisti sono buoni combattenti. Sono ben armati, si fanno scudo con i civili inermi. Sanno che gli ostaggi occidentali hanno un valore particolare e li usano con astuzia. Oltretutto si deve operare in un ambiente estremamente pericoloso. Ci sono le condotte e i silos pieni di gas altamente infiammabile. Il rischio di provocare una gigantesca esplosione continuo, notano ad Al Watan, uno dei maggiori quotidiani di Algeri. E' lo stesso problema incontrato nel 2011 dalle forze Nato quando si trovarono ad affrontare le brigate di Gheddafi

nelle zone delle strutture petrolifere libiche. Complicato capire come sia andato lo scontro tra le strutture dell'impianto. Un occidentale liberato ha rivelato che i jihadisti hanno cinture di esplosivo alla vita e le avrebbero imposte anche ad alcuni ostaggi. Sabbia, reti metalliche, linee elettriche, tubi di acciaio e depositi del gas: le autorit algerine ribadiscono che l'impianto sin dall'inizio stato completamente circondato dai militari per bloccare i tentativi di fuga. I portavoce della Brigata islamica Masked, che a loro volta si fanno sentire dalla Mauritania, a met pomeriggio rendono noto che quasi tutti gli stranieri sarebbero morti quando gli elicotteri hanno centrato il minibus su cui erano stati caricati dai sequestratori per cercare di raggiungere un'area meno esposta alle bombe. Solo sette occidentali sono ancora vivi, aggiungono. E, spiegano nel dettaglio, quelli rimasti nelle mani dei rapitori sarebbero due americani, tre belgi, due giapponesi e un britannico. Circa 600 dipendenti algerini sarebbero invece riusciti a fuggire nella confusione. In mattinata i terroristi avevano liberato alcune decine di donne locali. Europa e Usa irritati: Tenuti all'oscuro, vogliamo spiegazioni Fonte: Stefano Montefiori - CORRIERE DELLA SERA | 18 Gennaio 2013 E Cameron annulla il discorso sull'Unione PARIGI Quel che accaduto giustifica ancora di pi la nostra decisione di venire in soccorso del Mali, conformemente alla Carta delle Nazioni Unite e alla domanda del presidente di quel Paese dice all'Eliseo il presidente Franois Hollande, che parla di epilogo drammatico della presa degli ostaggi. Pochi confidavano nel successo di un'azione delle forze speciali algerine, pochi dubitavano che avrebbe avuto luogo. La dottrina ufficiale del governo di Algeri, sempre applicata a partire dai tragici anni della guerra civile, nessun negoziato con i terroristi, costi quel che costi. Hollande avrebbe preferito che la Francia venisse maggiormente coinvolta nella preparazione del blitz il suo entourage parla di toni accesi negli scambi con Algeri ma per il momento il presidente si guarda bene dal formulare critiche esplicite. Tre giorni fa a sorpresa l'Algeria ha concesso all'aviazione francese il sorvolo del suo territorio, permettendo ai Rafale di partire direttamente dalla Francia per andare a bombardare le posizioni dei terroristi nel Nord del Mali; in risposta a quella decisione a favore di Parigi che i terroristi hanno colpito in territorio algerino e la Francia non vuole danneggiare i rapporti con il presidente Bouteflika. Il suo appoggio all'operazione Serval molto importante dal punto di vista politico oltre che militare. Ma gli altri leader degli Stati coinvolti hanno meno premure. Il premier britannico David Cameron, che ha rinviato l'importante discorso sull'Europa previsto oggi in Olanda, ha seguito la situazione per tutta la giornata in contatto telefonico con Hollande e il presidente americano Barack Obama e ha fatto sapere che avrebbe preferito essere informato in anticipo del blitz. Algeri ha risposto che non c' stato tempo, il primo intervento contro i terroristi scattato quando alcuni pickup hanno cercato di lasciare la centrale con gli ostaggi a bordo. Quanto agli Stati Uniti, che avevano almeno sette cittadini tra gli ostaggi, una volta finita l'operazione il segretario di Stato Hillary Clinton ha telefonato al primo ministro algerino Abdelmalek Sellal: all'inizio della vicenda Washington aveva offerto l'aiuto delle proprie squadre speciali ma l'Algeria gelosa della propria sovranit aveva rifiutato. Il Pentagono chiede chiarimenti, dopo che per lunghe ore il segretario alla Difesa americano Leon Panetta, in visita

a Londra dopo la tappa a Roma, ha cercato maggiori notizie sull'operazione in corso senza ottenerle. Tensione anche con Tokyo (cinque gli ostaggi giapponesi): il premier Shinzo Abe nel pomeriggio aveva chiesto ufficialmente, invano, l'immediata sospensione dell'azione militare per dare priorit alla salvaguardia delle vite degli ostaggi. L'Algeria ha agito secondo la sua consueta logica di guerra al terroristi e non di gestione degli ostaggi, ma stavolta la crisi internazionale. Quei mujahedin che sfruttano la lotta dimenticata dei tuareg Fonte: Guido Olimpio - CORRIERE DELLA SERA | 18 Gennaio 2013 Ansar Dine stato il punto di unione tra loro e i terroristi. I richiami alla sharia hanno sostituito gli slogan per l'indipendenza WASHINGTON Nei primi contatti i terroristi responsabili della presa d'ostaggi in Algeria hanno parlato in difesa dell'Azawad, il Nord Mali. Un modo per i mujahedin di Mokhtar Belmokhtar di sfruttare la lotta dei tuareg. Un accostamento legato alla situazione nel Sahel, dove in gioco anche il destino dei tuareg. Averli dimenticati ha finito per fare il gioco degli estremisti. Gli uomini blu cos sono chiamati da sempre sono sparpagliati tra Mali, Niger, Algeria, Libia e Burkina Faso. Quasi un milione e mezzo di persone, spesso costrette a combattere contro la repressione e la fame. Lampi di ribellione iniziati nel 1963 e riapparsi a cadenza regolare. Ma a nessuno mai importato molto. Solo chi era interessato a usarli come Gheddafi ha sposato la causa arruolandone a centinaia. Un matrimonio di interesse interrotto dalla fine del ras che ha provocato una scossa destabilizzante. I tuareg del Mali hanno fondato l'Mnla (Movimento nazionale per la liberazione dell'Azawad), unendo la vecchia guardia a una parte dei guerriglieri che erano andati in Libia. Fusione preceduta dal misterioso decesso di Ibrahim Ag Bahanga, leader delle rivolte del 2006 e del 2009. Ospite dei libici, stava tornando nel Nord del Mali quando un incidente stradale se lo portato via. Sparito lui, il comando passato ad altri veterani come Bilal Ag Acherif che, grazie alle molte armi rubate nelle caserme di Gheddafi, sono tornati nell'Azawad pi forti che mai. E sono partiti all'assalto sbaragliando l'esile esercito maliano. Un'avanzata travolgente che ha aperto nuovi spazi, politici e geografici. L'area d'azione dei tuareg si mescolata a quella di Al Qaeda nella terra del Maghreb, il gruppo che aspira ad essere un faro regionale e ha qui la sua cassaforte, fatta di traffici e sequestri. Due entit separate che hanno per trovato presto un punto d'unione nella nascita di un terzo gruppo, Ansar Dine, creatura di Iyad Ag Ghali, un tuareg per tutte le stagioni. Ha lavorato con i libici, ha aderito alle passate insurrezioni, si rimesso d'accordo con i maliani, ha stretto rapporti con il Burkina Faso, saltato sulla carovana jihadista facendo da mediatore nelle vicende degli ostaggi europei, non ha litigato con Algeri. Ad aumentare la confusione poi apparso un quarto attore, il Tawhid, scissione qaedista composta essenzialmente da pochi guerriglieri arabi e molti africani. La componente integralista ha finito per prevalere grazie ai mitra e al peso jihadista. Gli slogan per l'indipendenza tuareg sono stati rimpiazzati dai richiami alla legge islamica. Bisognava trovare un'intesa con l'Mnla ma a molti l'idea sembrava un regalo ai secessionisti e lo stesso

movimento apparso fragile rispetto alle risorse dei rivali. A Bamako poi tornava utile fare l'equazione tuareg/Qaeda. Ora qualcuno auspica di recuperare il rapporto con i laici dell'Mnla. Un incontro stato fissato per il 21 nella capitale maliana, appuntamento che pu essere usato per trovare un'intesa su una tregua. I tuareg si dice hanno ammorbidito le richieste e se i francesi vogliono riconquistare il Nord hanno bisogno della loro conoscenza. Un migliaio di combattenti, ben addestrati, dei quali difficile fare a meno. Guido Olimpio La Francia: Possibile l'intervento di truppe di Paesi europei in Mali Fonte: Ivo Caizzi, Corriere della Sera |18 Gennaio 2013 Gi deciso l'invio di una missione di istruttori, anche italiani BRUXELLES L'esasperazione della situazione in Mali ha convinto l'Unione Europea ad approvare d'urgenza l'invio sul posto di una missione per l'addestramento dell'esercito locale, che di fatto diventa anche un appoggio all'intervento militare lanciato la settimana scorsa dalla Francia contro i ribelli integralisti islamici insediati nella parte Nord del Paese. Ma nel Consiglio straordinario dei ministri degli Esteri dell'Ue, a Bruxelles, emersa anche la disponibilit di alcuni governi a impegnarsi con l'invio di truppe e armamenti. Il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, ha affermato che possibile che dei Paesi europei decidano di contribuire non solo con il sostegno logistico, ma anche mettendo a disposizione dei soldati. Per ora il Consiglio Ue ha dato il via libera alla dislocazione nella capitale Bamako e nella zona a Sud di circa 400-500 europei, di cui 200 istruttori, nell'ambito dell'operazione denominata Eutm (European union training mission). Indicativo che a capo di questa missione sia stato nominato un generale francese, Franois Lecointre, invitato dall'Europa a mandare una prima squadra tecnica a Bamako entro i prossimi giorni per poi rendere operativo l'intervento europeo al massimo entro la met di febbraio. L'addestramento avverr nella zona Sud, lontano dalle zone di guerra a Nord. L'Ue ha deciso di riservare 50 milioni di euro per gli aiuti non militari alla missione a guida africana di sostegno al Mali, valutando la possibilit di una mobilitazione complessiva intorno a 250 milioni. Nel Paese attualmente si concentrano alcune delle popolazioni pi povere dell'intera Africa, che possono risultare facilmente condizionabili dai messaggi estremisti. Fabius ha sostenuto che, se la Francia non fosse intervenuta militarmente, il Mali sarebbe diventato uno Stato terrorista. La responsabile della politica estera e di sicurezza dell'Ue, la britannica Catherine Ashton, ha confermato di aver constatato nel Consiglio a Bruxelles che sono molti i Paesi che hanno offerto sostegno logistico alla Francia, non escludendo nemmeno quello militare. Il Regno Unito ha gi fatto trapelare la disponibilit a un forte appoggio al governo di Parigi. Il ministro degli Esteri tedesco Guido Westerwelle ha confermato l'invio di aerei militari per il trasporto delle truppe. Il ministro degli Esteri Giulio Terzi ha annunciato l'orientamento favorevole al sostegno logistico dei tre partiti che sostengono l'attuale governo tecnico. Ha specificato che il contributo italiano dovrebbe concretizzarsi in 24 addestratori e nel trasferimento di materiali e nella concessione di basi, ma esclude un intervento militare diretto in Mali. Al Consiglio a Bruxelles ha partecipato il ministro degli Esteri maliano, Tieman Coulibaly, che ha indicato la presenza nel suo Paese di gruppi estremisti islamici legati all'organizzazione

Al Qaeda come una minaccia globale. Coulibaly ha detto che queste forze oscurantiste, jihadiste, con officine del narcotraffico, si sono insediate dappertutto nella nostra regione. Proprio l'avanzata di ribelli islamici nell'area del deserto del Sahara, che puntano a espandersi in tutto il Nord Africa, ha convinto l'Europa ad accelerare il suo intervento. Una ulteriore spinta arrivata dopo che il gruppo armato islamico ha preso in ostaggio addetti stranieri e locali nel sito per il gas nel deserto dell'Algeria, chiedendo in cambio il ritiro della Francia dal Mali. Fabius ha dichiarato che tutti i ministri senza eccezioni, hanno sostenuto l'azione della Francia. Il responsabile del Quai d'Orsay ha aggiunto di aspettarsi il massimo sostegno non solo dall'Ue, ma anche da Usa e Canada perch il narcoterrorismo un pericolo per tutti. Ivo Caizzi