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Lo Sguardo - riviSta di fiLoSofia - iSSN: 2036-6558 N.

10, 2012 (iii) - La rivoLuzioNe iNteriore

Recensione a

Vlad Alexandrescu, Croises de la modernit. Hypostases de lesprit et de lindividu au XVIIe sicle


Zeta Books 2012
di Stella Carella

Ce livre sort dune rflexion constante, costante e composita, su alcune legature teoretiche della modernit europea. Diviso in due parti corpose ed equilibrate, lo studio di Vlad Alexandrescu si apre sullanalisi concettuale di categorie generali per poi focalizzare linquadratura su personaggi, opere, luoghi, dettagli. La prima sezione una riflessione strutturata sulla dimensione religiosa nel XVII e sul ruolo della teologia nella formazione dei concetti filosofici moderni. Il concetto di inizio (commencement) il caso esemplare di unidea originariamente impiegata nella letteratura e nella retorica seicentesca che, attraverso la speculazione teologica, stata progressivamente traslata nella tematizzazione filosofica, sino a costituire il nodo gordiano di questioni teoretiche cocenti. Usando questo esempio, Alexandrescu snoda una riflessione a catena che dapprima declina il concetto nella sua costellazione di senso pi immediata (nascita biologica o esistenziale, incipit come nuovo inizio letterario e biografico, originalit come cominciamento del pensiero), ne problematizza la forme radicale (il miracolo) e naturale (o commence le corps physique?), sino ad esaminare, attraverso una serie di croisements progressivi, i problmes de lunion: come si unisce lanima incorporea al corpo fisico? In che modo il corpo di Cristo pu penetrare lo spazio eucaristico? Linterlocutore principale Ren Decartes; ct Henricus Regius e Fraois Bernier. La seconda parte del volume unindagine eccentrica sulla modernit rumena. Eccentrica nel senso etimologico di qualcosa che cade fuori dal centro - o da ci che come centro si pone -, cio fuori lorizzonte comune dellattenzione, dellinteresse speculativo. Ed certamente questa indagine periferica la nota pi originale del lavoro di Alexandrescu. Generalmente estromessa dai manuali di filosofia, dalla letteratura sul Rinascimento e sulla prima modernit, la cultura romena, mostrata storicamente in un dialogo fervido con loccidente europeo (lopera di Dmtre Cantemir in questo senso esemplificativa), qui riportata alla luce e allattenzione della comunit filosofica tutta. Nondimeno non possiamo trattenere un piccolo appunto di biasimo - anche in questo spazio che la riguarda, essa pare talvolta calibrata, misurata sulle coordinate dominanti della cultura occidentale, brillando s, ma di una luce riflessa e un po sfocata; avanzando s, ma a fatica, sur les routes de lEurope. In effetti, la recente integrazione della Romania nellUE conduce esplicitamente il nostro autore a ripensare la storia rumena in funzione delle categorie proprie dellOccidente. Passando per questo filtro ermeneutico la societ dei principati rumeni, organizzata
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intorno ai valori propri di una Bisanzio teocratica, viene storicamente individuata, attraverso una definizione-negazione, come un Moyen Age prolong e caratterizzata sostanzialmente in relazione a. I capitoli di questa seconda sezione puntano la lente su protagonisti, testi e date della cultura romena moderna particolarmente significativi in rapporto alloccidente. La traduzione sistematica in romeno delle Scritture e dei testi della liturgia ortodossa segna senzaltro un passo in avanti verso la modernizzazione culturale del paese. Nel 1688 (stesso periodo in cui il gruppo di Port-Royal dava alla luce gi una nuova versione della Bibbia in francese) finalmente un gruppo di eruditi consegnava a Bucarest la prima versione integrale della Bibbia in lingua rumena. Paul e Radu Greceanu avevano sfruttato la traduzione dellAntico Testamento compiuta fra il 1661 e il 1664 da Nicolas Spathair e dai suoi collaboratori, i quali, prendendo a riferimento ledizione di Francoforte del 1597, frutto dellerudizione protestante, avevano fatto prova di una grande indipendenza di spirito, nonch di straordinarie competenze filologiche, che li avevano portati a confrontarsi con tutta una serie di varianti greche, latine e slave. Una lingua stava scoprendo se stessa. E nello stesso tempo guadagnava terreno nelle cancellerie principesche, nelle scuole, nella legislazione. Ma la civilt e lumanit, intesa come cristallizzazione del sociale in un sistema di valori (quello che Alexandrescu, citando Mihai Berza, ama chiamare humanisme civique), non emergono se non nel secolo successivo, il secolo della Scuola Transilvana, di Constantin Bracovan, del primo capitalismo. E questo il secolo di un rinnovamento spirituale che si sottrae completamente alla Chiesa in quanto istituzione. Con Dmtre Cantemir compare la figura di un initi raffin al sapere enciclopedico, che riavvia alla base il cantiere di una cultura cristiana orientale. Lautore dedica a questo dotto poliedrico (matematico, musicista, compositore, architetto, storico, cartografo, filosofo e romanziere) il capitolo pi corposo del libro. Un accenno biografico pu dare unidea del calibro del personaggio. Formatosi a Iesi, Cantemir pass pi di ventanni a Costantinopoli, dove rimase fino al 1710, perfezionando i suoi studi nel solco della tradizione greco-ortodossa. Dal 1710 al 1711 regn sul Principato di Moldavia, cercando di rompere legemonia turca mediante unalleanza con Pietro il Grande. A seguito della disfatta di Stanilesti, fugg in Russia, dove fu elevato da Pietro il Grande alla dignit di principe dellimpero russo, dove fu tra i fondatori dellAccademia delle arti e delle scienze di San Pietroburgo. Letterato di fama, entr nel 1714 nellAccademia di Berlino, che gli commission la Descriptio Moldaviae, redatta in latino nel 1714. Fra le altre sue opere, Il Divano ovvero la querela del Saggio col mondo (Iasi 1698), il Sistema della Religione Maomettana (San Pietroburgo 1722), oltre a quella che , probabilmente, ancora oggi, la principale fonte storiografica per la storia dellimpero turco, ovvero la Storia della crescita e della decadenza dellImpero Ottomano (Londra 1735). Tuttavia il nostro autore si sofferma in particolare sul Sacro-sanctae scientiae indepingibilis imago (1700), trattato filosofico rimasto a lungo privo del suo primo manoscritto e riscoperto da Alexandrescu stesso a Sergiev Posad, presso la Laura della Santissima Trinit di San Sergio. Il Sacro-sanctae, illustrato qui nei contenuti e nella struttura, sino ai pi minuziosi dettagli del manoscritto, si costituisce, in rottura totale con il neo-aristotelismo padovano, come una filosofia cristiana ortodossa
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in cui confluiscono numerose fonti dellapofatismo greco, in particolare la teologia dello Pseudo-Dionigi Areopagita. Nellintroduzione allopera, Cantemir tratta delle condizioni fondamentali per pervenire alla conoscenza, votando allo scacco la conoscenza sensibile; segue la configurazione di una cosmogonia esameronica sul modello delle fisiche mosaiche, e una storia del peccato originale che descrive la dignit ontologica in cui luomo fu creato e la scienza semplice che egli possedeva in Paradiso. Completano lopera un libro sul tempo, uno sulle vite individuali e la loro partecipazione alla vita universale, e un ultimo in cui, squadernando sostanzialmente il problema del libero arbitro, si abbozza il disegno di unetica cristiana. Globalmente il Sacro-sanctae, si presenta come una fisica teologica, la cui verit non quella dei filosofi scolastici, bens quella semplice, soteriologica, delle Scritture, che solo lintelletto () divinamente illuminato pu afferrare, sganciandosi dalla ragione discorsiva e dai sensi. Lapprofondimento di questa crisi con laristotelismo del XVII secolo e con Aristotele stesso, permetteva a Cantemir di gettare discredito sui grandi principi della fisica occidentale, contribuendo a quella che Pierre Duhem avrebbe individuato in tutta Europa come une rvolution thologique. Del resto, scegliendo di redigere unopera di filosofia ortodossa in latino, Cantemir stava evidentemente ammiccando a quel pubblico di dotti, che, sullaltra sponda del Mar Adriatico, discuteva sugli stessi schemi rigidi da secoli, appellandosi ad una razionalit umana per lui troppo presuntuosa.

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