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Michel Houellebecq

PIATTAFORMA
Nel centro del mondo

Traduzione di Sergio Claudio Perroni A.I.T.I. Tutolo originale: Plateforme Copyright (c) 2001 Flammarion, Paris (c) 2001 RCS Libri S.p.A.

Trama
Michel, quarant'anni, parigino, un funzionario ministeriale spento e apatico, annoiato da tutto, incapace di emozioni. Appena colpito dalla morte del padre, ha deciso di partire: una vacanza in Thailandia, l'oblio, l'immersione in un paradiso di piacere. Nell'oasi del turismo sessuale, Michel vive un incontro di imprevista intensit: quello con Valrie, una dirigente di "Nouvelles Frontires". Nell'umanit ordinaria e insensata che da anni circonda Michel, Valrie un'eccezione: capace di piacere, sa vivere i suoi desideri, non insegue fantasmi. Tornato a Parigi, conquistato dalla vitalit di Valrie, Michel intraprende, con lei e un suo collega, un'avventura finanziaria: creare una rete mondiale di villaggi turistici in cui il sesso sia libero, i desideri in vendita, la prostituzione autorizzata. Il successo dell'iniziativa immediato. Il precipitare in tragedia altrettanto. Vite annoiate, piaceri degenerati, occidentali disillusi, integralisti di ogni sorta - sullo sfondo di un amore autentico, assoluto. Un romanzo che, raccontando il cinismo erotico del mondo consumistico, ha immediatamente sconvolto la Francia. Lo sguardo raggelato delle Particelle elementari, il grigio soffocante dell'Estensione del dominio della lotta, l'ironia feroce e stralunata di chi sa cogliere, impietosamente, il non-senso ordinario degli umani commerci.

L'Editore ringrazia Michelle Levy, Presidentessa dell' Associazione degli Amici di Michel Houellebecq (www.multirmnia.com/houellebecq), per la preziosa collaborazione all'edizione italiana di Piattaforma.

Pi la sua vita infame, pi l'uomo ce l'ha a cuore; essa diventa allora una protesta, ogni suo istante una vendetta. Honor de Balzac

Prima parte
Tropic Tha 1 Mio padre morto un anno fa. Io non credo alla teoria secondo cui si diventa veramente adulti solo alla morte dei genitori; veramente adulti non lo si diventa mai. Davanti alla sua bara ho avuto pensieri incresciosi. Si era goduto la vita, quel vecchio porco; se l'era spassata alla grande. "Ti sei riprodotto..." gli dissi fra me e me con una certa foga, "hai ficcato il tuo grosso uccello nella fica di mia madre." Diciamo pure che ero piuttosto teso: non capita tutti i giorni di avere un morto in famiglia. Il cadavere m'ero rifiutato di vederlo. Ho quarant'anni, e di cadaveri ne ho gi visti abbastanza; adesso preferisco evitare. Che poi il motivo per cui non ho mai voluto animali domestici. E non mi sono neanche sposato. Di occasioni per farlo ne ho avute diverse; ma ho sempre lasciato perdere. Comunque le donne mi piacciono, e pure tanto. In effetti il celibato un po' mi pesa. E seccante soprattutto per le vacanze. La gente diffida degli scapoli in vacanza, soprattutto se di una certa et: li considerano persone molto egoiste e anche un po' dissolute; difficile dargli torto. Dopo il funerale sono tornato nella casa dove mio padre aveva trascorso gli ultimi anni di vita. Il cadavere l'avevano trovato una settimana prima. Un po' di polvere era gi andata accumulandosi sui mobili e negli angoli delle stanze; nel vano di una finestra ondeggiava una ragnatela. Tempo, entropia e compagnia bella stavano dunque cominciando la loro opera di pacifico impossessamento della casa. Il congelatore era vuoto. Sulle scansie della cucina c'erano perlopi flaconi di proteine aromatizzate, tavolette energetiche, pasti monodose Weight Watchers. Gironzolai per il pianterreno sgranocchiando un biscotto arricchito con sali di magnesio. Poi scesi nel seminterrato a fare un po' di cyclette. A settant'anni suonati mio padre godeva di una condizione fisica decisamente migliore della mia. Faceva un'ora al giorno di ginnastica intensiva, pi un paio di vasche di piscina due volte la settimana. Nei finesettimana giocava a tennis e andava in bici con alcuni coetanei; ne avevo conosciuti un paio al funerale. "Ci faceva neri!..." aveva esclamato un ginecologo. "Aveva dieci anni pi di noi, ma riusciva a darci la birra anche in salita!" Padre, padre mio, mi dissi, quant'era grande la tua vanit. Nell'angolo sinistro del mio campo visivo intravedevo una panca per il sollevamento pesi, e a terra un paio di manubri.

Visualizzai per un attimo un deficiente in pantaloncini corti -pieno di rughe, ma per il resto molto simile a me - che gonfiava i pettorali con un fervore privo di speranza. Padre mio, mi dissi, hai edificato la tua casa sulla sabbia. Continuavo a pedalare, per sentivo che gi cominciava a mancarmi il fiato, e mi dolevano le cosce; eppure ero appena al livello 1. Ripensando al funerale mi rendevo conto di aver fatto un'ottima impressione, in generale. La mia barba sempre rasata di fresco, le mie spalle sono strette; i capelli li porto molto corti, abitudine presa una decina d'anni fa, quando hanno cominciato a diradarsi. In genere indosso completi grigi, cravatte discrete, e non ho l'aria molto allegra. Coi miei capelli corti, i miei occhiali leggeri e la mia faccia imbronciata, chinando un poco la testa per ascoltare un bel mix di inni funebri cristiani, in quella situazione mi sentivo proprio a mio agio -molto pi a mio agio che a un matrimonio, per esempio. I funerali erano decisamente il mio forte. Smisi di pedalare, tossii piano. La notte calava rapidamente sui prati tutt'attorno. Per terra, accanto alla struttura di cemento che ospitava la caldaia, si scorgeva una chiazza scura, che qualcuno aveva invano cercato di lavar via dal pavimento. Era l che era stato trovato mio padre, col cranio sfondato e indosso un paio di pantaloncini corti e una maglietta I LOVE NEW YORK. La morte risaliva a tre giorni prima, secondo il medico legale. In linea di principio si sarebbe potuto ipotizzare un incidente: poteva esser scivolato su una chiazza di olio della caldaia, o qualcosa del genere. Ma il pavimento del locale era perfettamente asciutto; e il cranio era fratturato in diversi punti, con addirittura un po' di cervello schizzato sul pavimento; quindi, molto pi verosimilmente, doveva trattarsi di omicidio. Il capitano Chaumont, della polizia di Cherbourg, mi aveva annunciato una sua visita in serata. Tornato in soggiorno accesi il televisore, un Sony con schermo 16/9 da 82 cm, dolby surround e lettore DVD incorporato. Su TF1 c'era un episodio di Xena la guerriera, uno dei miei telefilm preferiti; due donne muscolosissime, entrambe in minigonna di pelle e reggipetto d'acciaio, si sfidavano brandendo minacciosamente le sciabole. "Il tuo regno durato troppo, Tagratha!" gridava la bionda. "Io sono Xena, la guerriera delle Pianure Occidentali!" Qualcuno buss alla porta; azzerai il volume. Fuori era scesa la notte. Il vento agitava piano i rami madidi di pioggia. Una ragazza sui venticinque anni, di tipo nord-africano, era ferma sulla soglia. "Mi chiamo Acha," disse. "Facevo le pulizie per il signor Renault due volte la settimana. Sono venuta a riprendere le mie cose." "Ah bene..." feci io, "ah bene..." Accompagnai quelle parole con un gesto, una specie di gesto che voleva essere accogliente. La ragazza entr, lanci una rapida occhiata allo schermo del televisore: adesso le due guerriere lottavano corpo a corpo sul ciglio di un cratere fumante; suppongo che scene del genere abbiano una certa presa sul pubblico lesbico. "Spero di non disturbarla," disse Acha, "ne avr per cinque minuti al massimo."

"Lei non mi disturba affatto," dissi. "In effetti non c' niente che mi disturbi." La ragazza annu come se condividesse il concetto, i suoi occhi indugiarono per qualche istante sul mio viso; forse per valutare la somiglianza fisica con mio padre, magari inferendo un qualche grado di rassomiglianza morale. Dopo avermi studiato per qualche secondo si volt e si avvi su per la scala che portava al primo piano. "Faccia con comodo," dissi io con voce soffocata, "faccia pure con comodo..." Lei non rispose, n rallent la salita; probabilmente non mi aveva neanche sentito. Stremato dal confronto, mi lasciai cadere sul divano. Avrei dovuto suggerirle di togliersi il cappotto; quello che in genere si fa con gli ospiti, suggerire di togliersi il cappotto. Fu allora che mi resi conto che l dentro faceva un freddo cane - un freddo umido e penetrante, un freddo da spelonca. Non sapevo come si accendesse la caldaia, non mi andava di provarci; mio padre era morto e io avrei dovuto andarmene di corsa. Passai su FR3 giusto in tempo per seguire l'ultima tornata di Questions pour un Champion. Nel momento in cui una certa Nadge, originaria del Val-Fourr, annunciava a Julian Lepers di voler rimettere in gioco per la terza volta il proprio titolo, Acha comparve sulle scale, con una piccola borsa da viaggio a tracolla. Spensi il televisore, mi affrettai ad andarle incontro. "Ho sempre provato una grande ammirazione per Julien Lepers," le dissi. "Anche quando non ha una conoscenza specifica delle citt o dei paesi d'origine dei concorrenti, riesce comunque a dire qualcosa quantomeno sulla zona, sulla regione; dimostra una cognizione approssimativa e tuttavia partecipe del clima, delle bellezze naturali. E, soprattutto, conosce la vita: per lui i concorrenti sono esseri umani, di cui intuisce tanto le difficolt quanto le piccole gioie. Non c' nulla della realt umana dei concorrenti che gli sia estraneo o indifferente. Qualunque sia l'indole del concorrente, Julien Lepers riesce sempre a farlo parlare del lavoro che fa, della famiglia che ha, delle passioni che coltiva -insomma, di tutto ci che, ai suoi occhi, pu dar luogo a una vita. Molto spesso i concorrenti fanno parte di una banda di paese, o di una filodrammatica; si dedicano all'organizzazione di qualche festa locale, o si interessano a qualche causa umanitaria. Spesso hanno con s i figli, che li seguono con trepidazione dagli spalti dello studio televisivo. In genere quella trasmissione d l'impressione che la gente sia felice, e noi stessi alla fine ci sentiamo pi felici e migliori. Non trova?" La ragazza mi guard senza sorridere; aveva i capelli raccolti a crocchia, il viso poco truccato, gli abiti decisamente sobri; una ragazza seria. Dopo qualche secondo di esitazione, con voce bassa e leggermente arrochita dalla timidezza, disse: "Volevo molto bene a suo padre". Non avevo di che risponderle; mi sembrava molto strano, ma in fondo possibile. Il vecchio doveva essere una fucina di aneddoti: era stato in Colombia, in Kenya o chiss in quali altri posti; gli era capitato di guardare col binocolo due rinoceronti. Ogni volta che ci vedevamo si divertiva a ironizzare sul mio status di funzionario pubblico, sulla sicurezza del posto fisso. "Hai trovato la cuccagna, eh?" ripeteva, senza curarsi di nascondere il suo disprezzo; fra consanguinei le cose sono sempre un po' difficili. "Studio da

infermiera," prosegu Acha, "e sono andata via da casa, quindi devo mantenermi facendo la cameriera." Mi scervellai alla ricerca di una risposta adeguata; dovevo chiederle informazioni sul costo medio degli affitti l a Cherbourg? Alla fine optai per un "Eh s...", cercando di farne trasparire una certa qual comprensione della vita. Come risposta parve bastarle, e se ne and. Mi incollai alla finestra per guardare la sua Volkswagen Polo che faceva manovra sul sentiero fangoso. Su FR3 c'era un telefilm rurale ambientato probabilmente nel XIX secolo, con Tchky Karyo nel ruolo di bracciante agricolo. Tra una lezione di pianoforte e l'altra, la figlia del padrone -interpretato da Jean-Pierre Marielle accordava certe libert al seducente campagnolo. I loro incontri avvenivano in una stalla; sprofondai nel sonno proprio mentre Tchky Karyo, con notevole gagliardia, le strappava di dosso le mutande d'organza. L'ultima cosa di cui ebbi coscienza fu una dissolvenza incrociata su un piccolo branco di maiali. Fui svegliato dal dolore, e dal freddo; dovevo essermi addormentato in una posizione stramba, avevo le cervicali pressoch paralizzate. Mentre mi alzavo in piedi ebbi un violento accesso di tosse, e nell'aria gelida del soggiorno si formarono effimere nuvolette d'alito. Sullo schermo, stranamente, c'erano le immagini di Trs pche, un programma di TF1: evidentemente dovevo essermi svegliato, o quantomeno aver raggiunto un livello di vigilanza sufficiente ad azionare il telecomando; non me ne ricordavo affatto. Quella puntata era dedicata ai pesci-siluro, grossi pesci sprovvisti di squame, diventati sempre pi frequenti nei fiumi francesi in seguito all'innalzamento delle temperature medie; si dimostravano particolarmente attratti dalle centrali nucleari. Il servizio sui pescisiluro tendeva a far luce su determinati miti: s, i pesci-siluro adulti raggiungevano lunghezze dai tre ai quattro metri; anzi, nella Drme erano stati segnalati esemplari di oltre cinque metri, cosa tutt'altro che inverosimile. Era invece categoricamente da escludere che potessero manifestare inclinazioni carnivore, o che potessero aggredire i bagnanti. Il sospetto popolare che circondava i pesci-siluro sembrava per certi versi contagiare chi si dedicava alla loro pesca; la grande famiglia dei pescatori non vedeva di buon occhio la piccola confraternita dei pescatori di pesci-siluro. E costoro ne soffrivano e desideravano approfittare della trasmissione per ribaltare quell'immagine negativa. Certo, non potevano ricorrere a motivazioni gastronomiche: le carni del siluro erano decisamente immangiabili. Per si trattava di una bella pesca, al tempo stesso intelligente e sportiva, che vantava qualche analogia con quella del luccio, e meritava di fare nuovi proseliti. Mossi qualche passo nel soggiorno, senza peraltro riuscire a scaldarmi; non sopportavo l'idea di andarmi a coricare nel letto di mio padre. Alla fine, dopo esser salito a prendere un cuscino e un paio di coperte, mi sistemai alla bell'e meglio sul divano. Spensi dopo i titoli di coda de Il siluro controverso. La notte era fosca; il silenzio pure. 2

Tutto giunge a una fine, anche la notte. Venni strappato da un letargo saurico dalla voce chiara e sonora del capitano Chaumont; si scusava, la sera prima non aveva avuto tempo di passare. Gli offrii un caff. Mentre l'acqua si scaldava, il capitano piazz sul tavolo della cucina un computer portatile e una minuscola stampante, e li colleg. Cos avrebbe potuto farmi rileggere e firmare la deposizione prima di andarsene; ebbi un sussurro di approvazione. La polizia, troppo impegnata con le mansioni amministrative, lamentava di non avere abbastanza tempo da dedicare alla propria vera missione: l'indagine -come avevo avuto modo di apprendere da svariati servizi televisivi sull'argomento. Il capitano Chaumont approv con trasporto. Ecco un interrogatorio che partiva da ottime basi, in un'atmosfera di reciproca fiducia. Windows si attiv con un rumorino gaio. La morte di mio padre risaliva alla sera/notte del 14 novembre. Quel giorno lavoravo; lavoravo altres il 15. Era chiaro che avrei potuto prendere la macchina, andare a uccidere mio padre, e rientrare in nottata. Cosa facevo la sera/notte del 14? Niente, per quanto ne sapevo; niente di particolare. Comunque qualcosa di cui non avevo alcuna memoria; eppure era passata s e no una settimana. Non avevo n una compagna stabile n veri e propri amici intimi; in simili condizioni come si fa a ricordare qualcosa? Le giornate passano, tutto qua. Lanciai uno sguardo desolato al capitano Chaumont; mi sarebbe piaciuto aiutarlo, o quantomeno orientarlo in una specifica direzione di indagine. "Vado a consultare l'agenda..." dissi. Da quella consultazione non mi aspettavo niente; invece, stranamente, alla data del 14 corrispondeva un numero di cellulare, con sopra un nome: "Coralie." Coralie chi? In quell'agenda c'era proprio di tutto. "Mi spiace, ma ho il cervello in vacca..." dissi al capitano, con un sorriso avvilito. "Non so, forse ero a una mostra." "Una mostra?'" Attendeva pazientemente, con le dita a mezz'aria sopra la tastiera. "S, lavoro al Ministero della Cultura. Preparo le pratiche per il finanziamento di mostre e spettacoli." "Spettacoli?" "S, spettacoli... di danza contemporanea..." Mi sentivo disperato, annientato dalla vergogna. "Quindi lei opera nelle attivit culturali." "S, esatto... nelle attivit culturali." Mi fissava con una simpatia soffusa di severit. Era a conoscenza dell'esistenza di un universo culturale, una conoscenza vaga ma reale. Il suo lavoro doveva metterlo a contatto con gente di ogni tipo; non c'era ambiente sociale che potesse essergli totalmente estraneo. La formazione umanistica della polizia.

Il resto dell'interrogatorio si svolse pi o meno normalmente; avendo visto parecchi telefilm polizieschi ero piuttosto preparato a quel tipo di dialogo. Mi risultava che mio padre avesse dei nemici? No, per neanche amici, a dire il vero. Comunque mio padre non era abbastanza importante per avere nemici. Chi poteva trarre vantaggio dalla sua morte? Be', io. A quando risaliva la mia ultima visita? Probabilmente ad agosto. In agosto non c' mai molto da fare in ufficio, e i miei colleghi sono costretti ad andare al mare per via dei figli. Io invece resto a Parigi, faccio solitari al computer e, verso il 15, vado a trovare mio padre a Cherbourg per due o tre giorni. Dunque ero in buoni rapporti con mio padre? S e no. Pi no che s, e comunque andavo a fargli visita un paio di volte l'anno, in fondo non era mica poco. Il capitano Chaumont scosse la testa. Capii che la mia deposizione volgeva al termine; peccato, avrei voluto avere qualcos'altro da dirgli. Provavo per quell'uomo una simpatia irragionevole, quasi morbosa. Stava gi caricando la stampante. "Mio padre era molto sportivo!" buttai l, quasi gridando. Il capitano Chaumont alz su di me uno sguardo interrogativo. "Non so..." dissi allargando le braccia in un gesto sconsolato, "volevo solo dire che era molto sportivo." Con un secco movimento della mano, il capitano Chaumont avvi la stampa. Dopo aver firmato la deposizione lo accompagnai alla porta. Gli dissi che mi rendevo conto di essere un testimone inadeguato; "Tutti i testimoni sono inadeguati..." replic lui. Meditai per qualche secondo su quell'aforisma. Davanti a noi si stendeva la sconfinata noia dei campi. Il capitano Chaumont mont sulla sua Peugeot 305; mi avrebbe tenuto al corrente dei progressi dell'indagine. In caso di decesso di un ascendente diretto, i dipendenti pubblici usufruiscono di un permesso di tre giorni. Quindi avrei potuto prendermela comoda, magari fare un giretto l attorno in cerca di formaggi genuini; invece imboccai subito l'autostrada per Parigi. Trascorsi la mia ultima giornata di permesso in varie agenzie di viaggio. Adoravo i cataloghi delle agenzie di viaggio, la loro astrazione, il loro modo di ridurre i luoghi del mondo a una circoscritta sequenza di possibili soddisfazioni e di tariffe; in special modo apprezzavo il sistema di classificazione tramite stelle per indicare i diversi gradi di felicit cui si poteva aspirare. Io non ero felice, per apprezzavo la felicit, e continuavo ad aspirarvi. Secondo il modello di Marshall, l'acquirente un individuo razionale teso a massimizzare la propria soddisfazione in relazione al prezzo; il modello di Veblen, invece, analizza l'influenza del gruppo sul processo di acquisto (a seconda che l'individuo intenda identificarcisi o sottrarvisi). Il modello di Copeland dimostra che il processo d'acquisto varia in

virt della categoria di prodotto/servizio (acquisto impulsivo, acquisto ponderato, acquisto specializzato); ma il modello Baudrillard-Becker sostiene che consumare implichi altres produrre segni. Tutto sommato, mi sentivo pi vicino al modello di Marshall. Tornato al lavoro, annunciai a Marie-Jeanne che avevo bisogno di vacanze. Marie-Jeanne la mia collega; con lei che prepariamo le pratiche delle varie mostre, cio che ci adoperiamo per la cultura contemporanea. una donna di trentacinque anni, coi capelli biondi e lisci, e gli occhi di un blu chiarissimo; della sua vita intima non so assolutamente niente. Sul piano gerarchico, Marie-Jeanne in posizione leggermente superiore alla mia; ma un particolare che lei preferisce ignorare, nel senso che tende a sottolineare come il nostro dipartimento faccia leva sul lavoro di squadra. Ogni volta che riceviamo la visita di una persona veramente importante -tipo un delegato della Direzione Arti Plastiche, o un membro del gabinetto del ministro -Marie-Jeanne insiste su questo concetto di squadra. "Ed ecco l'uomo pi importante del dipartimento!..." esclama entrando nel mio ufficio. "Colui che tiene in equilibrio cifre e bilanci contabili... Senza di lui mi sentirei completamente persa." Poi, in genere, si mette a ridere; i visitatori importanti si mettono a ridere anche loro, o quantomeno sorridono felici. Sorrido anch'io, per quanto mi sia possibile. Cerco di vedermi nei panni di giocoliere, con cifre e bilanci contabili in equilibrio sul naso; ma in realt il mio lavoro consiste nel fare calcoli semplicissimi. In senso stretto, Marie-Jeanne non fa assolutamente niente, eppure il compito pi difficile proprio il suo: deve tenersi al corrente delle tendenze, delle mode, dei movimenti; essendosi assunta una responsabilit culturale, corre costantemente il rischio di vedersi accusata di immobilismo, se non addirittura di oscurantismo; un rischio dal quale deve difendersi, difendendo cos anche l'istituzione. Perci si tiene in contatto continuo con artisti, galleristi, direttori di riviste per me del tutto oscure; quei contatti, cio in pratica quelle telefonate, la rendono felice, poich la sua passione per l'arte contemporanea genuina. Per parte mia, diciamo che l'arte contemporanea non mi fa orrore: non sono un fautore dell'accademia, n del ritorno alla tradizione in pittura; mantengo l'atteggiamento distaccato che si conf a chi debba far quadrare i conti. Le questioni estetiche e politiche non mi riguardano; non ho l'ambizione di inventare o adottare nuovi orientamenti, nuovi rapporti col mondo; ho rinunciato a farlo quando le mie spalle hanno cominciato a curvarsi e la mia fisionomia a evolvere verso la tristezza. Ho assistito a mostre, a inaugurazioni, a esibizioni memorabili. La mia conclusione ormai incontrovertibile: l'arte non pu cambiare la vita. Di sicuro non la mia. Avevo informato Marie-Jeanne del lutto che mi aveva colpito; la sua accoglienza fu estremamente partecipe; mi mise addirittura una mano sulla spalla.

Giudicava naturale e sacrosanta la mia domanda di ferie. "Michel, tu hai bisogno di fare il punto della situazione," mi disse, "hai bisogno di rientrare in te stesso." Cercai di visualizzare la manovra che mi proponeva, decisi che aveva senz'altro ragione. "Cecilia chiuder il piano previsionale al posto tuo," prosegu Marie-Jeanne. "Glielo dir io appena la vedo." Di che diavolo stava parlando, e chi era Cecilia? Guardandomi attorno notai una bozza di manifesto, e allora ricordai. Cecilia era una ragazzona dai capelli rossi che ingurgitava una quantit impressionante di cioccolatini Cadbury e che lavorava con noi da un paio di mesi: una CDD, ovvero una TUC1, insomma una con un curriculum alquanto trascurabile e conseguentemente destinata a una permanenza limitata. Poco prima della morte di mio padre, in effetti, stavo appunto lavorando al piano previsionale della mostra Mani in alto, manigoldi! che si sarebbe inaugurata in gennaio a Bourg-la-Reine: brutalit delle forze dell'ordine nella regione delle Yvelines, documentate fotograficamente col teleobiettivo; ma non si trattava di un lavoro documentaristico, piuttosto di un processo di teatralizzazione dello spazio, accompagnato da ammiccamenti a varie serie televisive aventi per protagonista il famigerato Los Angeles Police Department. L'artista aveva privilegiato un approccio scanzonato anzich quello, scontato, della denuncia sociale. In poche parole, era un progetto interessante, tra l'altro non troppo caro n complesso; perfino una zuccona come Cecilia era in grado di finalizzare il piano previsionale. Di solito, quando uscivo dall'ufficio, facevo un salto in un Deep-show. Mi costava cinquanta franchi, o settanta quando 'eiaculazione tardava. Vedere fiche in movimento mi sgombrava il cervello. Gli indirizzi contraddittori della video-arte contemporanea, l'equilibrio tra conservazione del patrimonio e sostegno all'espressivit contemporanea... tutta quella roba spariva in un baleno davanti alla facile magia della fica in movimento. Evacuavo con garbo i miei testicoli. Alla stessa ora, Cecilia si ingozzava di dolci al cioccolato in una pasticceria nei pressi del ministero; le nostre motivazioni erano quasi le stesse. Qualche volta, ma di rado, prendevo un salottino privato a cinquecento franchi; questo avveniva quando il mio uccello faceva i capricci, e me lo vedevo come un'appendice pretenziosa, inutile e olezzante di formaggio; allora avevo bisogno che una ragazza lo prendesse in mano e, ancorch per finta, si entusiasmasse per il suo vigore, per la ricchezza del suo seme. Comunque non rincasavo mai dopo le sette e mezzo. A quel punto cominciavo con Questions pour un champion, di cui avevo programmato la registrazione col mio VHS; poi continuavo con i telegiornali nazionali. La crisi della mucca pazza non mi interessava granch, visto che mi nutrivo quasi esclusivamente di pur Mosuline al formaggio. E cos via, tutta la sera. Non mi sentivo infelice, avevo centoventotto canali. Verso le due del mattino concludevo la serata con qualche commedia musicale turca.

Passarono cos alcuni giorni, in un'atmosfera relativamente serena, fino a quando ricevetti una nuova telefonata del capitano Chaumont. L'indagine aveva fatto passi avanti decisivi, lui e i suoi uomini avevano trovato il presunto assassino, poi rivelatosi ben pi che presunto, visto che in pratica aveva confessato l'omicidio. Di l a due giorni avrebbero effettuato una ricostruzione del delitto, volevo assistere? "Oh s," dissi, "eccome". Marie-Jeanne si compliment per questa decisione coraggiosa; mi parl di elaborazione del lutto, di enigma della filiazione; utilizzava termini socialmente corretti, perlopi ricavati da un lessico di modesta entit, ma non importava: sentivo che quella donna provava per me dell'affetto, il che era sorprendente, ed era bello. Le donne almeno provano affetto, mi dissi mentre salivo sul treno per Cherbourg; perfino nel lavoro tendono a stabilire rapporti affettivi, fanno fatica a muoversi in un universo privo di rapporti affettivi, un'atmosfera in cui stentano a esprimersi. Hanno questa debolezza, le donne, e le pagine "psico" di MarieClaire glielo rammentano costantemente: farebbero meglio a operare una netta separazione tra l'ambito professionale e quello affettivo; tuttavia non ci riescono, e le pagine CDD: Contrat Dure Dtermine, "contratto a tempo determinato"; TUC: Travaux d'Utilit Collettive, "lavori di pubblica utilit". [N.d.T.] "testimonianza" di Marie-Claire lo documentano con altrettanta costanza. All'altezza di Rouen ripensai agli sviluppi dell'indagine. La grande scoperta del capitano Chaumont si riduceva al fatto che Acha aveva intrattenuto "rapporti intimi" con mio padre. Con che frequenza, e fino a che punto? Questo non lo sapeva, e d'altronde era un elemento rivelatosi inutile ai fini dello svolgimento dell'indagine. Uno dei fratelli di Acha aveva prontamente confessato di essere andato a "chiedere spiegazioni" al vecchio, di non esser riuscito a impedire che la discussione degenerasse, e di averlo lasciato morto sul pavimento, accanto alla caldaia. La ricostruzione del delitto era teoricamente condotta dal giudice istruttore, un ometto segaligno e austero in pantaloni di flanella e polo scura, col viso deformato da un persistente ghigno di fastidio; ma sin dall'inizio il capitano Chaumont si rivel il vero maestro di cerimonia. Vispo e allegro, accoglieva cordialmente i vari partecipanti, offriva a ciascuno una parola di benvenuto, gli indicava il suo posto; sembrava proprio contento. Era il suo primo caso di omicidio, e l'aveva risolto in meno di una settimana; era lui l'unico vero eroe di quella storia sordida e banale. Acha, rannicchiata su una sedia, visibilmente prostrata, con i capelli fermati da una fascia nera, quando entrai sollev appena lo sguardo; evitava ostentatamente di guardare il fratello. Questi, stretto fra due poliziotti, fissava con espressione stolida il pavimento. Aveva proprio l'aria del criminale da strapazzo; nei suoi confronti non provavo la minima piet. Poi alz gli occhi, e incroci il mio sguardo; sicuramente mi identific. Dovevano averlo

avvisato, dunque conosceva il mio ruolo: secondo la sua mentalit da bruto, io vantavo nei suoi confronti un sacro diritto di vendetta, ero l per esigere il suo sangue come risarcimento del sangue di mio padre. Consapevole del rapporto instauratosi fra noi, lo fissai senza abbassare lo sguardo; mi lasciai lentamente pervadere dall'odio, sentii il mio respiro farsi pi fluido, una sensazione piacevole e intensa. Se avessi disposto di un'arma lo avrei accoppato senza esitazione. Ammazzare quel piccolo farabutto mi sembrava un atto non solo legittimo, ma decisamente positivo, salutare. Un poliziotto tracci col gessetto dei segni sul pavimento, e la ricostruzione ebbe inizio. Secondo l'imputato le cose erano molto semplici: nel corso della discussione si era innervosito e aveva dato una violenta spinta a mio padre; questi era caduto all'indietro e si era fracassato il cranio sul pavimento; preso dal panico, l'omicida si era dato alla fuga. Ovviamente mentiva, e il capitano Chaumont non ebbe alcuna difficolt a dimostrarlo. L'esame del cranio della vittima rivelava un inconfutabile accanimento da parte dell'aggressore: si riscontravano contusioni multiple, probabilmente dovute a una serie di calci, e inoltre il viso di mio padre era stato ripetutamente sbattuto contro uno spigolo, al punto di provocare la fuoriuscita di un occhio dall'orbita. "Non so..." farfugli l'imputato, "ero accecato dalla rabbia." Osservando le sue braccia nerborute e il suo volto gretto e malvagio non era difficile credergli: aveva agito senza premeditazione, probabilmente eccitato dallo schianto del cranio sul pavimento e dalla vista del sangue. La sua linea difensiva era chiara e credibile, sicuramente gli avrebbe consentito di cavarsela egregiamente in tribunale: qualche annetto con la condizionale, nulla di pi. Il capitano Chaumont, soddisfatto per l'andamento della ricostruzione, si accingeva a concludere. Mi alzai dalla sedia, avvicinandomi a una finestra. Scendeva la sera: nei campi i montoni si apprestavano a terminare la giornata. Pure loro erano stupidi, probabilmente anche pi del fratello di Acha; ma nei loro geni non era programmata nessuna azione violenta. Giunti all'ultima sera della loro vita avrebbero belato di terrore, il loro ritmo cardiaco si sarebbe fatto pi rapido, le loro zampe si sarebbero agitate disperatamente; poi sarebbe arrivato il colpo di pistola, la loro vita si sarebbe esaurita, il loro corpo si sarebbe trasformato in cibo. Ci lasciammo con una stretta di mano; il capitano Chaumont mi ringrazi di aver partecipato. Rividi Acha l'indomani; su consiglio dell'agente immobiliare avevo deciso di fare pulire a fondo la casa prima delle visite dei potenziali acquirenti. Le diedi le chiavi, lei si offr di accompagnarmi alla stazione di Cherbourg. L'inverno cominciava ad assediare il boschetto, masse di nebbia si addensavano sopra le siepi. Non era facile starle accanto. Aveva conosciuto gli organi sessuali di mio padre, e questo tendeva a creare un intimit un po' incongrua. Ancora non riuscivo a crederci: mi sembrava una ragazza seria, e mio padre non aveva nulla del

seduttore. Evidentemente doveva possedere qualche tratto, qualche caratteristica seducente che non ero stato capace di cogliere; in realt stentavo gi solo a ricordare i suoi lineamenti. Gli uomini vivono gli uni accanto agli altri come buoi; gi molto se riescono, di tanto in tanto, a condividere una bottiglia di vino. La Volkswagen di Acha si ferm nel piazzale della stazione; mi resi conto che prima di separarci conveniva pronunciare qualche parola. "Be'..." dissi. Poi, dopo qualche secondo, fu lei a parlare. "Ho deciso di andarmene da qui," disse, con voce sorda. "Ho un amico che pu trovarmi un posto come cameriera a Parigi; cos potr continuare l i miei studi. Tanto, ormai i miei mi considerano una puttana." Emisi un sussurro partecipe. "A Parigi c' molta pi gente..." riuscii finalmente a dire, stremato. L'estrema vacuit della mia replica non parve scoraggiarla. "La mia famiglia non ha pi niente da darmi," prosegu rancorosamente Acha. "Non solo sono poveri, sono pure stronzi. Due anni fa mio padre andato in pellegrinaggio alla Mecca; da allora non c' pi verso di farlo ragionare. I miei fratelli, poi, non ne parliamo: bevono pastis dalla mattina alla sera, beandosi della propria coglionaggine e credendosi i depositari della vera fede, e per giunta si permettono di trattarmi come una puttana per il semplice fatto che preferisco lavorare anzich sposare qualche coglione del loro stampo." "Gi, nell'insieme i musulmani non sono granch..." dissi io, imbarazzatissimo. Presi la borsa da viaggio e aprii lo sportello. "Penso che riuscir a cavarsela benissimo, Acha..." mormorai, poco convinto. In quell'istante ebbi una specie di visione dei flussi migratori che attraversavano l'Europa; i musulmani vi figuravano come coaguli difficili da assorbire. Acha mi guardava, dubbiosa. Nell'abitacolo si riversavano ondate di gelo. Mentalmente riuscivo a provare una certa attrazione per la vagina delle musulmane. Sorrisi, per in maniera un po' forzata. Sorrise anche lei, con pi naturalezza. Le strinsi la mano, gliela tenni stretta a lungo, avvertivo il calore delle sue dita, continuai a stringere fino a sentire il sangue che pulsava piano nel polso. A qualche metro dalla macchina mi voltai per farle un piccolo cenno con la mano. Se non altro c'era stato un incontro; se non altro, alla fine, era successo qualcosa. Salendo sul vagone della Corail mi dissi che avrei dovuto darle dei soldi. Ma poi che no, avevo fatto bene a non dargliene, meglio evitare malintesi. Fu l, in quel momento, che per la prima volta ebbi la consapevolezza che sarei diventato un uomo ricco; cio, relativamente ricco. Lo storno dei conti di mio padre era gi stato effettuato. Per il resto avevo affidato la vendita della macchina a un'autofficina e quella della casa a un'agenzia immobiliare; tutto sistemato nel modo pi semplice. Il valore di quei beni era sancito dalle leggi di mercato. Certo, c'era comunque un margine di trattativa: 10% di oscillazione rispetto al valore di mercato, non di pi. Anche le tasse non erano un mistero: bastava consultare gli accuratissimi opuscoli pubblicati dalla Direzione delle Imposte.

Mio padre doveva aver pi volte pensato di diseredarmi; poi, evidentemente, aveva rinunciato; forse si era detto che era troppo complicato, che c'erano troppi passaggi da fare, per giunta per un risultato nient'affatto sicuro (giacch tutt'altro che facile diseredare i propri figli: le possibilit concesse dalla legge sono molto limitate -e cos va a finire che quei maledetti mocciosi, dopo avervi intossicato la vita, finiscono per mangiarsi tutto quello che avete messo da parte con tanta fatica). Soprattutto doveva essersi detto che, in fondo, la cosa non aveva la minima importanza -gi, che cazzo gliene poteva fregare di cosa succedeva dopo la sua morte? Secondo me era stato proprio quello il suo ragionamento. Comunque il vecchio bastardo aveva tirato le cuoia, e io avrei rivenduto la casa dove aveva trascorso i suoi ultimi anni di vita; cos come avrei ceduto il Toyota Land Cruiser con cui si portava a casa le sue belle confezioni di Evian comprate all'ipermercato Gant Casino di Cherbourg. E io, io che abitavo vicino all'Orto Botanico, cosa me ne sarei fatto di un Toyota Land Cruiser? Al massimo potevo usarlo per andare a comprare ravioli alla ricotta al mercatino di Rue Mouffetard. Quando si tratta di eredit in linea diretta, le tasse di successione non sono molto gravose -e questo vale anche in caso di rapporti affettivi non particolarmente intensi. Al netto, dunque, prevedevo di intascare qualcosa come tre milioni di franchi. Il che costituiva all'incirca l'equivalente di quindici volte il mio stipendio annuale. E costituiva altres l'equivalente di quanto, in Europa occidentale, un operaio non qualificato potesse sperare di guadagnare in un'intera vita di lavoro; niente male. C'era di che cavarsela; quantomeno c'era di che cominciare a provarci. Sicuramente nel giro di qualche settimana avrei ricevuto una lettera dalla banca. Mentre il treno si avvicinava a Bayeux cominciai a immaginare come si sarebbe svolta la conversazione. Il preposto dell'agenzia, notato l'ingente saldo attivo del mio conto corrente, avrebbe manifestato il proposito di scambiare quattro chiacchiere con me -chi pu dire di non aver bisogno, in questo o quel momento della propria vita, di un interlocutore finanziario? Un po' diffidente, io gli avrei esposto il mio desiderio di orientarmi pi che altro su opzioni sicure; lui avrebbe accolto questa reazione -cos frequente -con un sorrisetto bonario. La maggior parte degli investitori alle prime armi, lo sapeva bene, privilegiano la sicurezza rispetto al rendimento; un atteggiamento che gli operatori del settore ben conoscevano. Per carit, non dovevo fraintenderlo: in materia di gestione patrimoniale anche le persone pi mature si comportano da perfetti neofiti. Per parte sua desiderava attirare la mia attenzione su uno scenario leggermente diverso -lasciandomi, beninteso, tutto il tempo di riflettere. Perch non impiegare, per esempio, due terzi del mio patrimonio liquido in un investimento sicuro ma a basso reddito -e il restante terzo in un investimento un po' avventuroso, ma dal potenziale reddituale decisamente pi interessante? Dopo qualche giorno di riflessione, lo sapevo perfettamente, mi sarei arreso alle sue argomentazioni. Lui si sarebbe sentito rincuorato dal mio assenso, avrebbe preparato la

documentazione con un fremito di eccitazione -e la nostra stretta di mano, al momento di separarci, sarebbe stata apertamente calorosa. Vivevo in un paese caratterizzato da un socialismo sedato, dove il possesso di beni materiali era tutelato da una legislazione rigorosa, e il sistema bancario era assoggettato a rigide garanzie statali. Se non mi fossi avventurato fuori dai confini della legalit non avrei rischiato n malversazioni n fallimenti dolosi. Insomma, non dovevo pi preoccuparmi granch. D'altronde, non che mi fossi mai preoccupato pi di tanto: terminati gli studi, giudiziosamente anche se non brillantemente, mi ero subito orientato verso il settore pubblico. Eravamo in pieni anni Ottanta, all'inizio della modernizzazione del socialismo, ovvero all'epoca in cui l'illustre Jack Lang spargeva fasto e gloria sulle istituzioni culturali di stato; il mio stipendio era stato soddisfacente sin dall'inizio. E poi ero invecchiato, assistendo senza turbamenti ai successivi rimescolamenti politici. Ero garbato, corretto, apprezzato da superiori e colleghi; data l'indole tutt'altro che espansiva, non ero riuscito a farmi dei veri amici. La sera calava rapidamente sulla regione di Lisieux. Perch, nel mio lavoro, non avevo mai manifestato una passione paragonabile a quella di Marie-Jeanne? Perch, pi in generale, nella mia vita non ero mai riuscito a manifestare alcun tipo di passione? Pass ancora qualche settimana, senza fornirmi risposte; poi, al mattino del 23 dicembre, presi un taxi per Roissy. 3 E adesso eccomi l, solo come un coglione, a qualche metro dal banco di Nouvelles Frontires. Era un sabato mattina, l'aeroporto di Roissy appariva affollatissimo, come sempre nel periodo delle festivit. Appena hanno qualche giorno di libert, gli abitanti dell'Europa occidentale si precipitano all'altro capo del mondo, attraversano in volo met globo, si comportano letteralmente come evasi dalla galera. Non posso biasimarli; mi preparo ad agire come loro. I miei sogni sono mediocri. Come tutti gli abitanti dell'Europa occidentale, vorrei viaggiare. Ma viaggiare comporta svariate difficolt: c' la barriera linguistica, c' la cattiva organizzazione dei trasporti collettivi, ci sono i rischi di furto o di truffa -e allora diciamo le cose come stanno: quello che veramente vorrei, fare turismo. Si sogna quel che si pu; e il mio sogno una catena ininterrotta di "Soggiorni arcobaleno", "Circuiti della passione", "Piaceri la carte' -per riprendere il titolo di tre cataloghi di Nouvelles Frontires. Optai subito per un circuito, ma poi feci una certa fatica a scegliere fra "Rum e Salsa" (rif. CUB CO 033, 16 giorni/14 notti, 11.250 franchi in camera doppia, supplemento camera singola: 1.350 franchi) e "Tropic Tha" (rif. THA CA 006, 15 giorni/13 notti, 9.950 franchi in camera doppia, supplemento camera singola:

1.175 franchi). In effetti ero pi attratto dalla Thailandia; ma Cuba ha il vantaggio di essere, forse non ancora per molto, uno degli ultimi paesi comunisti, uno degli ultimi aneliti di un totalitarismo ormai quasi estinto, praticamente una specie di esotismo politico. Alla fine optai per la Thailandia. Devo dire che la presentazione dell'opuscolo era decisamente impeccabile, perfetta per prendere all'amo le anime semplici: "Un circuito organizzato che, con un pizzico di avventura, vi porter dai bamb del fiume Kwai all'isola di Koh Samui, e infine, dopo la magnifica traversata dell'istmo di Kra, a Koh Phi Phi, di fronte a Puket. Un viaggio 'cool' in una regione 'hot'." Alle 8 e 30 in punto, Jacques Maillot chiude il portone della sua casa in Boulevard Blanqui, nel XIII Arrondissement, inforca lo scooter, e comincia la traversata della capitale da est a ovest. Direzione: la sede di Nouvelles Frontires, in Boulevard de Grenelle. Nei giorni dispari, durante il tragitto si ferma in tre o quattro delle sue agenzie. "Porto gli ultimi cataloghi, prendo la posta, e sento il polso della situazione," spiega questo imprenditore iperattivo, sempre soffocato da qualche chiassosa cravattona policroma. Quanto basta per dare una sferzata di energia ai venditori: "Nei giorni successivi, il fatturato di quelle agenzie esplode..." delucida con un sorriso. Visibilmente affascinata, la giornalista di Capital si stupisce ulteriormente: chi avrebbe mai potuto dire, nel 1967, che la piccola associazione fondata da una manciata di studenti contestatari sarebbe arrivata cos in alto? Sicuramente non le migliaia di manifestanti che, nel maggio 1968, sfilarono davanti alla prima agenzia Nouvelles Frontires, in Place DenfertRochereau, a Parigi. "Eravamo proprio nel punto ideale, di fronte alle telecamere..." ricorda Jacques Maillot, ex boy-scout e cattolico di sinistra maturato nell'UNEF1. Fu la prima uscita pubblicitaria dell'azienda, il cui nome era ispirato ai discorsi di John Kennedy sulle "nuove frontiere" d America. Liberale convinto, Jacques Maillot si era battuto con successo per la democratizzazione dei trasporti aerei contro il monopolio dell'Air France. L'odissea della sua azienda, diventata in poco pi di trent'anni il primo touroperator francese, affascinava le riviste di economia. Come la FNAC, come il Club Md, anche Nouvelles Frontires -nata con la civilizzazione del tempo libero -poteva Union Nationale des tudiants de France. [N.d.T.] degnamente rappresentare il volto nuovo del capitalismo moderno. Nel 2000, per la prima volta, l'industria turistica era diventata la prima attivit economica mondiale come fatturato. Pur senza pretendere dai partecipanti una perfetta forma fisica, il circuito Tropic Tha faceva parte dei "circuiti avventura": categorie di sistemazione alberghiera variabili (semplice, standard, prima categoria); numero dei partecipanti limitato a venti, per garantire un livello ottimale di coesione del gruppo. Vidi avvicinarsi due nere molto carine, entrambe con zaino, e mi sorpresi a sperare che avessero scelto il mio stesso circuito; poi abbassai lo sguardo e andai a ritirare i documenti di viaggio. Il volo durava poco pi di undici ore.

Prendere l'aereo, oggigiorno, qualunque sia la compagnia, qualunque sia la destinazione, significa farsi trattare di merda per l'intera durata del volo. Rannicchiati in uno spazio grottescamente insufficiente, dal quale vi sar impossibile muovervi senza importunare i vicini di fila, venite immediatamente accolti da una raffica di divieti notificati con un sorrisetto falso dalle assistenti di volo. Una volta a bordo, il loro primo gesto quello di impadronirsi dei vostri effetti personali per rinchiuderli negli appositi vani -effetti personali cui non avrete pi possibilit di accedere, per nessun motivo, fino all'atterraggio. Successivamente, e per tutto il viaggio, le suddette assistenti di volo si industriano a moltiplicare le angherie, in primo luogo a rendervi impossibile qualsiasi spostamento e, pi generalmente, qualsiasi azione, tranne quelle comprese in un ambito estremamente limitato: degustazione di bibite analcoliche, visione di film americani, acquisto di prodotti duty-free. La costante sensazione di pericolo, alimentata da immagini mentali di sciagure aeree, e la forzata immobilit in uno spazio angusto, finiscono per provocare nei passeggeri uno stress talmente violento da essere all'origine dei decessi per crisi cardiaca verificatisi su alcuni voli intercontinentali. Tale stress, l'equipaggio si ingegna di portarlo a livelli inauditi impedendovi di combatterlo con i mezzi abituali. Al divieto di fumare e alla quasi impossibilit di leggere si aggiunge sempre pi spesso l'impossibilit di bere alcoolici. Per fortuna il personale di bordo non ancora arrivato alla perquisizione individuale; sicch, da passeggero esperto, mi ero premunito di un piccolo kit di sopravvivenza: qualche Nicopatch 21 mg, una scatola di sonniferi, una fiaschetta di Southern Comfort. Piombai in un sonno denso mentre cominciavamo a sorvolare l'ex Germania dell'Est. Venni svegliato da un peso sulla spalla, e da un alito tiepido. Era il mio vicino di sinistra, che riuscii a raddrizzare senza eccessivi sforzi; lui emise un paio di delicati borbottii, ma non si svegli. Era un tizio alto e robusto, sulla trentina, con capelli castano chiaro cortissimi; non aveva l'aria antipatica, e nemmeno tanto furba. Faceva persino un po' di tenerezza, imbacuccato com'era nella coperta blu della compagnia aerea, e con quelle sue manone da operaio abbandonate sulle ginocchia. Raccolsi il tascabile che gli era scivolato tra i piedi: una cacata di bestseller inglese scritta da tal Frederick Forsyte. Avevo gi letto qualcosa di quell'imbecille, robaccia piena di leccate di culo a Margaret Thatcher e di grandguignolesche esibizioni dell'URSS in veste di impero del Male. Mi domandai con chi se la prendesse adesso, dopo il crollo del muro di Berlino. Sfogliai la sua ultima fatica: stavolta il ruolo dei cattivi sembrava toccare ai rossoneri e ad altri nazionalisti serbi; ecco un autore che si manteneva al passo con l'attualit. Quanto al suo eroe prediletto, il pallosissimo Jason Monk, dava una mano alla CIA, che a sua volta dava una mano alla mafia cecena. Per!, mi dissi posando il libro sulle ginocchia del mio vicino, gran bell'esempio di moralit gli autori di best-seller angloamericani! Notai che tra le pagine, a mo' di segnalibro,

c'era un foglio piegato in tre, che riconobbi come la convocazione di Nouvelles Frontires: quindi avevo appena conosciuto il mio primo compagno di viaggio. Un bravo ragazzo, ne ero certo; sicuramente meno egocentrico e nevrotico di me. Lanciai un'occhiata allo schermo che illustrava il percorso dell'aereo; la Cecenia dovevamo averla passata da un pezzo, ammesso che l'avessimo sorvolata; temperatura esterna -53, altitudine 10.143 metri, ora locale 00:27. Sullo schermo i dati vennero sostituiti da una cartina geografica: stavamo cominciando a sorvolare l'Afghanistan. Dall'obl, ovviamente, non si vedeva altro che nero totale. Comunque a quell'ora i talebani dovevano essere a letto, a marcire nel loro sudiciume. "Buona notte, talebani, buona notte e sogni d'oro..." mormorai prima di mandar gi il secondo sonnifero. 4 L'aereo atterr verso le cinque del mattino all'aeroporto di Don Muang. Feci una certa fatica a svegliarmi. Il mio vicino di destra si era gi alzato, e scalpitava in fondo alla fila in attesa di scendere dall'aereo. Lo persi di vista nel corridoio che conduceva all'atrio degli arrivi. Avevo le gambe molli, la bocca pastosa, le orecchie invase da un rombo assillante. Appena varcate le porte automatiche, il caldo mi inghiott come una bocca. Dovevano esserci almeno 35. A Bangkok il caldo ha una sua caratteristica tutta particolare, una specie di viscosit, probabilmente dovuta all'inquinamento; dopo aver trascorso qualche ora all'aperto ci si aspetta sempre di vedersi coperti da una pellicola di scorie industriali. Dovettero passare almeno trenta secondi prima che riuscissi a respirare normalmente. A quel punto cercai di non farmi distanziare dall'accompagnatrice thailandese, della quale non avevo ancora visto granch, a parte che sembrava piuttosto riservata e beneducata -ma in effetti sono molte le thailandesi che fanno quest'effetto. Lo zaino nuovo mi segava le spalle; era un Lowe Pro Himalaya Trekking, il modello pi caro che fossi riuscito a trovare al Vieux Campeur, articoli da campeggio; era garantito a vita. Si trattava di un oggetto impressionante, grigio acciaio, pieno di moschettoni e strisce di velcro di tipo speciale -brevetto depositato dal produttore -e chiusure lampo garantite per funzionare fino a una temperatura di -65. Sfortunatamente la sua capienza era piuttosto limitata: conteneva qualche maglietta, pantaloncini, un costume da bagno, calzature speciali per camminare sui coralli (125 franchi, sempre al Vieux Campeur), un astuccio da bagno con dentro i farmaci giudicati indispensabili dalla Guide du Routard, una videocamera JVC HRD9600 MS con batterie e cassette di ricambio, e due best-seller americani che avevo acquistato un po' a casaccio all'aeroporto. Il pullman di Nouvelles Frontires era parcheggiato a un centinaio di metri dall'uscita dell'aeroporto.

All'interno del potente automezzo -un Mercedes M-800 da 64 posti -l'aria condizionata era al massimo, sembrava di entrare in un congelatore. Mi installai accanto a un finestrino, al centro del veicolo, sulla sinistra; guardai di sfuggita gli altri passeggeri, una decina, fra i quali notai il mio vicino d'aereo. Nessuno venne a sedersi accanto a me. Avevo chiaramente fallito la mia prima opportunit di integrazione nel gruppo; e avevo altrettanto chiaramente messo le basi per buscarmi un bel raffreddore. Non era ancora giorno, eppure, sull'autostrada a sei corsie che portava al centro di Bangkok, il traffico era gi intenso. Costeggiavamo modernissimi edifici in vetro e acciaio, inframmezzati qua e l da casermoni di cemento armato che ricordavano l'architettura sovietica. Sedi di banche, grandi alberghi, aziende di elettronica -perlopi giapponesi. Dopo l'incrocio di Chatuchak, l'autostrada si impenn sopra un groviglio di strade che circondavano il cuore della citt. Tra gli edifici illuminati degli alberghi si cominciavano a distinguere gruppi di casupole col tetto di lamiera, in mezzo a terreni abbandonati. Illuminati da tubi al neon, chioschetti di ambulanti offrivano riso e minestra; si vedevano fumare le pentole di latta. Il pullman rallent per imboccare l'uscita della New Petchaburi Road. Per un istante fummo sovrastati dalle volute fantasmagoriche di uno svincolo, le cui spirali d'asfalto parevano sospese in pieno cielo; poi, dopo una lunga curva, il pullman torn a immettersi nel raccordo. Il Bangkok Palace Hotel apparteneva a una catena alberghiera simile a quella degli Hotel Mercure, con cui aveva in comune l'estrema considerazione per la qualit dell'accoglienza e della ristorazione come appresi leggendo l'opuscolo preso dal banco del ricevimento mentre aspettavo che la situazione decantasse. Erano le sei del mattino -mezzanotte a Parigi, pensai senza alcun motivo -ma c'era gi una certa animazione, e al ristorante stavano servendo la prima colazione. Mi sedetti su una poltroncina vicino all'ingresso; ero stordito, il rombo nelle orecchie imperversava pi che mai, e cominciavo ad avere mal di pancia. Grazie al loro atteggiamento di attesa riuscii a individuare alcuni membri del mio gruppo. C'erano due ragazze sui venticinque anni, del tipo che se la tira -e in effetti piuttosto ben messe -, che si guardavano attorno spargendo occhiate di vibrante superiorit su tutto e tutti. Poco pi in l, invece, una coppia di pensionati -lui del tipo definibile gioviale, lei un po' meno -osservava ammirata le specchiere, i lampadari e gli ori che decoravano la hall. Nelle prime ore di vita di un gruppo si manifesta in genere solo una socievolezza ftica, caratterizzata dall'impiego di frasi standardizzate e da una partecipazione emotiva ridotta. Secondo Edmunds e White1, la costituzione di microgruppi si verifica soltanto a partire dalla prima escursione, talvolta in occasione del primo pasto consumato in comune. Trasalii, quasi sul punto di svenire, e per riprendermi accesi una sigaretta: quei sonniferi erano troppo forti, roba da lasciarti secco; ma quelli che prendevo prima non mi facevano pi effetto: chiaramente non c'era via d'uscita. I pensionati

ruotavano lentamente sul proprio asse; ebbi la sensazione che l'uomo si pavoneggiasse un po'; nell'attesa di una persona precisa con cui scambiare un sorriso, marito e moglie mulinavano sul mondo un sorriso potenziale. L'unica ipotesi valida era che in una vita anteriore fossero stati dei piccoli commercianti. Pian piano, chiamati dall'accompagnatrice, i membri del gruppo le si avvicinavano, ricevevano la chiave della propria stanza, si avviavano su per le scale -insomma, andavano disperdendosi. Con voce ben calibrata l'accompagnatrice ci ramment che chi voleva poteva far colazione anche subito; cos come, sempre chi voleva, poteva andare in camera a riposarsi; eravamo pienamente liberi di scegliere. Alle quattordici in punto dovevamo comunque farci trovare l nella hall, per andare a visitare i klongs. La porta-finestra della mia stanza dava direttamente sul raccordo. Erano le sei e mezzo. Il traffico era intenso, ma dai doppi vetri filtrava solo un lieve brusio. Ormai le luci notturne della citt erano spente, ancora il sole non faceva riverberare acciaio e vetri; a quell'ora del giorno la citt era grigia. Ordinai al room-service un caff doppio, che mandai gi con un Efferalgan, un Dolipran e una doppia dose di Oscillococcinum; poi mi sdraiai e cercai di chiudere gli occhi. Sagome si muovevano lentamente in uno spazio angusto; emettevano un rombo sordo; forse si trattava di ruspe, o di enormi insetti. Sullo sfondo, un uomo armato di scimitarra saggiava con cautela il filo della lama; indossava un turbante e un paio di pantaloni bianchi a sbuffo. Di colpo l'aria si fece rossa e appiccicosa, quasi liquida; vedendo le goccioline di condensa che si formavano davanti ai miei occhi mi resi conto che un vetro mi separava dalla scena. Adesso l'uomo era riverso a terra, immobilizzato da una forza invisibile. Le ruspe gli si erano raggruppate intorno; non erano solo ruspe, c'era anche un piccolo bulldozer cingolato. Le ruspe sollevarono i loro bracci articolati e li abbatterono all'unisono sull'uomo, tranciando di schianto il suo corpo in sette o otto pezzi; la testa, tuttavia, sembrava ancora animata da una sorta di vitalit demoniaca, e un sorriso malvagio continuava a danzare sul suo volto barbuto. Poi il bulldozer avanz sull'uomo e gli spiaccic la testa come se fosse un uovo; uno schizzo di cervello e ossa sbriciolate colp il vetro, a qualche centimetro dal mio viso. Sightseeing Tours: a Sociological Approach, Annals of Tourism Research, vol. 23, pp. 213-227, 1998. 5 Il turismo come ricerca di senso, dunque, con le estroversioni ludiche che incoraggia e le immagini che genera, un meccanismo di comprensione graduale, codificata e non traumatica dell'esterno e dell'alterit.

Rachid Amirou Mi svegliai verso mezzogiorno, al rombo sordo dell'aria condizionata; il dolore alla testa era leggermente diminuito. Sdraiato sul letto king-size riflettei sulla struttura del circuito e sui suoi meccanismi. Il gruppo fin l informe avrebbe finito per trasformarsi in vibrante comunit; gi da quel pomeriggio avrei dovuto scegliermi un posizionamento, cominciando con la selezione dei pantaloncini per la passeggiata sui klongs. Optai per un modello di lunghezza media, in tela jeans blu, non troppo aderente, cui abbinai una maglietta RADIOHEAD; poi infilai un po' di roba nello zaino. Mi piazzai davanti allo specchio del bagno, e mi guardai schifato: quel volto contratto da burocrate stonava tragicamente col resto; sembravo esattamente ci che ero: un funzionario quarantenne che approfittava delle vacanze per spacciarsi per giovane; era avvilente. Andai alla finestra, aprii le tende. Dal ventisettesimo piano la vista era spettacolare. La massa imponente dell'Htel Mariott si ergeva sulla sinistra come una scogliera di gesso, che le file di finestre seminascoste dietro i balconi striavano di nere fasce orizzontali. La luce del sole allo zenit sottolineava violentemente spigoli e piani. Dritto davanti a me vedevo il moltiplicarsi infinito dei riflessi di una complessa struttura di piramidi e coni in vetro azzurrato; all'orizzonte, i giganteschi cubi di cemento armato del Grand Plaza President si accavallavano come falde di una piramide a gradoni. A destra, svettanti sulla superficie verde e mossa del Lumphini Park, si intravedevano le torri angolari del Dusit Thani, simile a una cittadella ocra. Il cielo era di un blu assoluto. Bevvi lentamente una birra Singa Gold meditando sul concetto di irreparabile. Nell'atrio, l'accompagnatrice stava effettuando una specie di appello per distribuire i buoni-pasto. Cos seppi che le due che se la tiravano si chiamavano Babette e La. Babette aveva capelli biondi ricci, ma di un riccio non esattamente naturale; aveva due gran belle tette, la zoccola, perfettamente visibili sotto la tunichetta trasparente -molto probabilmente un modello etnico Trois Suisses. I pantaloni, dello stesso tessuto, erano anch'essi trasparenti: si vedeva chiaramente il pizzo bianco dello slip. La, una bruna quasi corvina, era pi magra; ma compensava con una deliziosa tornitura dei glutei sottolineata dal pantaloncino elastico nero, e con un petto aggressivo che tendeva l'esile stoffa del body giallo acceso. Un minuscolo diamante le ornava l'ombelico stretto. Fissai con grande attenzione le due zoccolette, per poterle dimenticare per sempre. La distribuzione dei buoni-pasto procedeva. L'accompagnatrice, che si chiamava Sn, convocava i partecipanti chiamandoli per nome; la cosa mi mandava in bestia. Eravamo degli adulti, Cristo di un Dio. Ebbi un attimo di speranza quando si rivolse ai due pensionati chiamandoli "Signor e signora Lobligeois"; ma subito aggiunse, con un sorriso compiaciuto: "Josette e Ren". Era quasi impossibile, per era vero1. "Mi chiamo Ren", conferm il pensionato senza rivolgersi a nessuno in particolare.

"Proprio sfortunato..." bofonchiai io. La moglie gli lanci un'occhiata gelida, del tipo: "Ren, piantala di dar fastidio alla gente." Riuscii a ricordarmi a chi mi faceva pensare quel tizio: al personaggio del Signor Plus nelle pubblicit della Bahlsen. Anzi, chiss che non fosse proprio lui. Mi rivolsi direttamente alla moglie: in passato avevano forse interpretato, in qualit di attori, dei personaggi minori in qualche pubblicit? Proprio per niente, mi inform la signora Lobligeois, in passato lei e il marito avevano gestito una macelleria. Ah. Be', calzava benissimo lo stesso. Perci quel simpatico Josette e Ren (Barsi) sono una celebre coppia di ballerini, gi campioni d'Europa e vice-campioni del mondo di ballo figurato. [N.d.T.] buontempone era un ex macellaio ("A Clamart," precis la moglie); le sue allegre piroette e i suoi pavoneggiamenti li aveva messi a punto in uno spaccio dedito a rifocillare gli umili. Poi venne il turno di altre due coppie, pi indistinte, che parevano legate da un misterioso affiatamento. Avevano gi viaggiato insieme? Avevano fatto conoscenza qualche ora prima, davanti al breakfast? Tutto era possibile, a quel punto del viaggio. La prima coppia era anche la pi sgradevole. Lui somigliava un po' ad Antoine Waechter1 da giovane, sempre che tale condizione sia immaginabile; per pi castano, e con la barba curata; in effetti non somigliava affatto a Antoine Waechter bens a Robin Hood, con in pi qualcosa di svizzero, o, per esser pi precisi, di abitante del Jura. A dire il vero, pi che assomigliare a qualcuno, aveva solo l'aria da coglione. Per non parlare della moglie, in tutina jeans, tutta sussiegosa nonostante le tette enormi. Impossibile pensare che questi esseri non si siano riprodotti, mi dissi; di sicuro avevano lasciato la prole a casa dei nonni a Lons-le-Saulnier. La seconda coppia, pi matura, non dava un'impressione di consonanza altrettanto netta. Magro, baffuto, nervoso, l'uomo mi si present come naturopata; davanti alla mia ignoranza si premur di precisare: curava il prossimo con piante e altri metodi naturali. La moglie, secca e mingherlina, lavorava nel sociale, cio si occupava del reinserimento di non so pi che tipo di delinquenti alsaziani; quei due avevano l'aria di non scopare da trent'anni. L'uomo sembrava ansioso di intrattenermi sulle virt delle medicine naturali; io, un po' stordito da quel primo scambio, preferii andare a sedermi su un divanetto l accanto. Da dove mi trovavo riuscivo a scorgere gli ultimi tre membri del gruppo, seminascosti dalla coppia di ex macellai. Una specie di energumeno sulla cinquantina, tal Robert, dall'espressione particolarmente torva; una donna anche lei sulla cinquantina, coi capelli neri mossi che inquadravano un faccione brutto, cattivo e flaccido, e che si chiamava Josiane; e infine una donna pi giovane, di et indefinibile, forse sui ventisette, che seguiva Josiane con atteggiamento di sottomissione canina e che si chiamava Valrie. Bene, avr modo di approfondire -e fin troppo, mi dissi cupamente mentre mi avviavo verso il pullman. Notai che Sn non smetteva di studiare la lista dei passeggeri. Il suo faccino grazioso era teso, sulle sue labbra andavano formandosi parole involontarie -un atteggiamento in cui si leggeva inquietudine,

quasi sgomento. Contando anche lei, il nostro gruppo era composto di tredici persone; e i thailandesi sono molto superstiziosi, persino pi dei cinesi: nei numeri civici delle strade, cos come nei piani dei palazzi, spesso si passa direttamente dal 12 al 14, solo per evitare di dover pronunciare il numero 13. Mi sedetti come al solito sul lato sinistro del bus, al centro. In quel genere di spostamenti di gruppo importante individuare e mantenere dei punti di riferimento: in fondo basta scegliersi un posto prima degli altri, non cambiarlo mai, magari contrassegnarlo con qualche effetto personale; ossia, in pratica, abitarlo attivamente. Con mia grande sorpresa vidi che Valrie veniva a sedersi accanto a me, nonostante il pullman fosse per tre quarti vuoto. Sedute due file dietro di noi, La e Babette si scambiavano commenti acidi su tutto e tutti. Chiss quando si sarebbero decise a darsi una calmata, quelle due bagasce. Esaminai con discrezione la misteriosa Valrie: capelli neri, lunghi, faccino indefinibile, o meglio semplice, nel senso che non era n brutto n bello. Dopo una breve ma intensa riflessione, riuscii a biascicare uno stentatissimo: "Trova che ci sia troppo caldo?" "No, no, qui dentro si sta bene," rispose subito lei, senza sorridere ma visibilmente grata per averla sollevata dall'incombenza di rompere il ghiaccio. Per la frase che avevo scelto era decisamente idiota: l dentro si gelava, altro che troppo caldo. " la prima volta che viene in Thailandia?" mi chiese allora lei, forse a proposito del caldo. "No, la seconda." La vidi immobilizzarsi in un atteggiamento di attesa, pronta ad ascoltare un racconto interessante. Dovevo descriverle il mio precedente soggiorno? Chiss, magari, per non subito. " stato bello..." dissi infine, con un fervore con cui intendevo compensare la vacuit dell'enunciato. Lei annu con aria soddisfatta. Allora capii che quella ragazza non era affatto sottomessa a Josiane: era semplicemente sottomessa in generale, e forse ansiosa di trovarsi un nuovo padrone; chiss, magari di Josiane ne aveva gi abbastanza -la quale Josiane, seduta due file davanti a noi, sfogliava Ex candidato presidenziale dei Verdi, attuale segretario del Mouvement Ecologiste Indpendant. [N.d.T.] furente la sua Guide du Routard e, di tanto in tanto, si voltava a fulminarci con lo sguardo. Passione, passione. Subito dopo il Payab Ferry Pier, la piroga vir a destra nel Klong Samsen, facendoci cos penetrare in un mondo diverso. L la vita non sembrava esser cambiata molto, nell'ultimo secolo. Lungo il canale era tutto un susseguirsi di palafitte di tek; sotto le tettoie dondolava la biancheria stesa ad asciuga re. Al nostro passaggio alcune donne si affacciavano alla finestra, altre si limitavano a interrompere il bucato e a guardarci. Torme di bambini facevano il bagno in mezzo alle palafitte, e ci salutavano con grandi gesti della mano. La vegetazione era rigogliosa e ubiqua: la piroga procedeva facendosi largo tra cium di nenufaro e di loto, in un brulichio di vita intensa e rorida. Dacch sembrava vuoto e

deserto, di colpo ogni spazio libero di terra, d'aria e d'acqua si popolava di farfalle, di lucertole, di carpe. Sn disse che eravamo nel pieno della stagione secca; tuttavia l'atmosfera era rancida di umidit. Valrie era seduta accanto a me; sembrava avvolta in una nube di pace. Scambiava piccoli cenni di saluto coi bambini che giocavano nell'acqua, con le donne che facevano il bucato, con i vecchietti seduti sul balcone a fumare la pipa. Anche i due ecologisti del Jura sembravano in pace col mondo; persino i due naturopati avevano l'aria un po' pi serena. Intorno a noi c'erano solo suoni tenui e sorrisi. Valrie si volt verso di me. Avevo quasi voglia di prenderla per mano; mi trattenni, senza una ragione precisa. La barca non si muoveva pi: eravamo fissi nella breve eternit di un pomeriggio felice; persino Babette e La tacevano. Stavano "librandosi", per usare l'espressione che La avrebbe adottato una volta sbarcati dalla piroga. Mentre visitavamo il Tempio dell'Aurora mi ripromisi di comprare del Viagra appena mi fosse capitata a tiro una farmacia. Sulla strada del ritorno seppi che Valrie era d'origine bretone e che era cresciuta nella fattoria dei suoi genitori nel Trgorrois; io continuavo a non sapere cosa dirle. Quella ragazza sembrava piuttosto intelligente, ma io non avevo voglia di conversazioni intelligenti. Mi piaceva molto la sua voce dolce, la sua sollecitudine cos cattolica e discreta, il movimento delle sue labbra quando parlava; doveva avere una bocca calda, ospitale, pronta a inghiottire lo sperma di un vero amico. " stato bello, oggi..." riuscii finalmente a dire, disperato. Mi ero troppo allontanato dalla gente, avevo vissuto da solo per troppo tempo, non avevo pi la minima idea di come cavarmela. "Oh s, stato proprio bello..." rispose tuttavia lei; non era affatto esigente, proprio una brava ragazza. Eppure, arrivato in albergo, piantai la comitiva e mi precipitai al bar. Dopo tre aperitivi cominciai a pentirmi del mio atteggiamento. Lasciai il bar e andai a farmi un giretto nell'atrio. Erano le sette; non vidi nessuno del nostro gruppo. Per la modica cifra di quattrocento bat potevamo assistere a una cenaspettacolo con "danze tradizionali thailandesi"; appuntamento alle otto, l nell'atrio. Ero sicuro che Valrie avrebbe partecipato. Io invece no: quel genere di roba lo conoscevo bene, avendo partecipato, tre anni prima, a un circuito "Thailandia classica, dalla 'Rosa del Nord' alla 'Citt degli Angeli' ", organizzato dalla Kuoni. Niente male, in effetti, solo un po' caro, e di un livello culturale francamente angosciante, visto che tutti i partecipanti avevano almeno una laurea con specializzazione. Gente che sapeva tutto su tutto, dalle trentadue posizioni del Budda nella statuaria Ratanakosin agli stili tha-birmano, tha-kmer, e tha-tha. Quando ero tornato a casa ero distrutto, anche perch senza la Guide Bleu mi ero sentito costantemente ridicolo. E comunque adesso cominciavo ad aver proprio voglia di scopare. Stavo girando in tondo nella hall, in preda a questo stato di

indecisione, quando notai una freccia con scritto "Health Club" che indicava il seminterrato. L'ingresso era illuminato da tubi al neon rossi e da una ghirlanda di lampadine di vari colori. Su un pannello luminoso a sfondo bianco, tre sirene in bikini e coi seni piuttosto esagerati porgevano al potenziale visitatore delle coppe colme di champagne; in lontananza si scorgeva una Torre Eiffel molto stilizzata; be', tutto sommato non aveva niente a che vedere con gli spazi forma degli Htel Mercure. Entrai e mi avvicinai al bar per ordinare un bourbon. Dietro una vetrata, dieci o dodici ragazze si voltarono a guardarmi; alcune mi fecero un sorrisetto provocante, altre no. Ero l'unico cliente. Nonostante le dimensioni ridotte del locale, le ragazze avevano dei cartellini numerati. Scelsi in fretta, la numero 7: prima di tutto perch era carina, e poi perch non sembrava assorta nel programma della TV o in qualche serrata conversazione con le vicine. In effetti, quando si sent chiamata, la numero 7 si alz di scatto e con evidente soddisfazione. Le offrii una Coca al bar, poi passammo nei salottini. Si chiamava On, o almeno quello fu il nome che mi parve di sentire, e veniva dal Nord del paese -un piccolo villaggio vicino a Chiang Ma. Aveva diciannove anni. Dopo aver fatto il bagno con lei mi distesi sul materassino ricoperto di schiuma; capii subito che non mi sarei pentito della mia scelta. On si muoveva molto bene, morbidamente; aveva usato la giusta quantit di sapone. A un certo punto si mise a carezzarmi col seno i glutei; doveva trattarsi di un'iniziativa personale, non mi risultava che le altre ragazze avessero nel repertorio quella variante. La sua fica ben umettata mi strofinava i polpacci come una piccola spazzola dura. Con una certa sorpresa notai che ce l'avevo gi duro; poi, quando On mi volt sulla schiena e cominci a carezzarmi il sesso coi piedi, addirittura temetti di non potermi pi trattenere. Ma, con uno sforzo enorme, tendendo di colpo gli adduttori dell'addome, ci riuscii. Quando si mise sopra di me ero convinto di poter reggere ancora a lungo; ma dovetti ricredermi rapidamente. Giovane s, ma la fica la sapeva usare. Cominci a infilarsi con estrema delicatezza, accompagnando il movimento con piccole contrazioni sul glande; poi scese di qualche centimetro, stringendo sempre di pi. "Oh no, On no!..." gridai. Lei scoppi a ridere, contenta del proprio potere, e riprese a scendere, molto delicatamente, contraendo le pareti della vagina con una serie di pressioni forti e lente; nel frattempo continuava a guardarmi negli occhi, visibilmente divertita. Venni molto prima che la sua fica avesse inghiottito del tutto il mio sesso. Dopo, abbracciati sul letto, chiacchierammo un po'; non mi sembrava ansiosa di tornare nel locale.

Disse che non aveva molti clienti; a quanto pare quell'albergo era meta di gruppi in fase terminale, gente senza storia, disincantata. C'erano molti francesi, ma non erano dei fanatici del body-massage. I pochi francesi che lo apprezzavano erano molto gentili, ma comunque i pi assidui erano i tedeschi e gli australiani. C'era anche qualche giapponese, solo che a On i giapponesi non piacevano: erano strani, sempre a chiederti di picchiarli o di farti legare; oppure se ne stavano l a masturbarsi guardandoti le scarpe - una cosa piuttosto noiosa. E io che impressione le facevo? Be', buona, anche se in effetti l'avevo un po' delusa venendo cos presto. "Much need..." mi disse, e con una certa tenerezza strinse fra le dita il mio uccello spompato. Comunque le sembravo una persona gentile. "You Look quiet... " disse. Da quel punto di vista si sbagliava un po', ma in fondo no, aveva ragione, era riuscita a rilassarmi. Le diedi tremila bat, il che, se non ricordavo male, era un compenso di tutto rispetto. Davanti alla sua reazione capii che s, in effetti lo era. "Krp khun kht!' mi disse con un grande sorriso e unendo le mani all'altezza della fronte. Poi mi accompagn fino all'uscita tenendomi per mano; davanti alla porta ci scambiammo vari bacini sulle guance. Mentre salivo le scale mi trovai faccia a faccia con Josiane, evidentemente indecisa se scendere o meno. Si era agghindata per la sera -tunica nera bordata d'oro -ma la tenuta elegante non la rendeva pi simpatica. Il suo faccione intelligente mi fissava imperturbabile. Notai che si era lavata i capelli. Non era brutta, no, affatto; anzi, in fondo poteva essere persino bella, mi ricordava un paio di libanesi che avevo avuto modo di apprezzare; per quell'espressione cos cattiva era decisamente insopportabile. Me la figuravo tutta livida mentre si accalorava su posizioni politiche assolutamente scontate; in lei non vedevo la minima sfumatura di piet. Comunque non avevo niente da dire, neanche a lei. Chinai la testa. Lei, forse imbarazzata, ne approfitt per rivolgermi la parola: "C' qualcosa di interessante l sotto?" Mi stava talmente sulle palle che fui l l per risponderle: "S, un bar di puttane." Ma alla fine preferii mentire, era pi semplice: "No, non credo, c' una specie di salone di bellezza..." "Vedo che non andato alla cena-spettacolo..." constat la stronza. "Be', a quanto pare neanche lei..." ribattei prontamente io. Stavolta mi rispose in maniera meno acida, anzi, quasi svenevole. "Oh, no... Io non amo molto quel genere di cose..." E, con un gesto enfatico del braccio, aggiunse: "Le trovo un po' troppo turistiche..." E con ci? Perch, tutto il resto non era turistico? Ancora una volta dovetti frenare l'impulso di sferrarle un cazzotto sul grugno. Ferma in mezzo alla scala, quella stronza mi bloccava il passaggio; dovevo pazientare. Grafomane all'occorrenza pieno di foga, San Gerolamo sapeva altres, ove le circostanze lo richiedessero, manifestare le virt della cristiana pazienza; ecco perch viene considerato un grande santo, nonch dottore della Chiesa.

Secondo Josiane, lo "spettacolo di danze tradizionali thailandesi" era buono per gente come Josette e Ren, gente con la ciccia fin nel cervello; con un certo disagio mi resi conto che cercava in me un alleato. In effetti ben presto il nostro circuito avrebbe puntato verso l'entroterra, e a pranzo ci avrebbero divisi in due tavolate; era ora di scegliere da che parte stare. "Be'..." dissi, dopo un lungo silenzio. In quel momento, come per miracolo, sopra di noi si materializz Robert. Voleva passare. Io mi addossai al muro e colsi l'occasione per svignarmela su per le scale. Un attimo prima di precipitarmi nel ristorante, mi voltai: Josiane, immobile, fissava Robert che, con passo marziale, si dirigeva verso il salone per massaggi. Babette e La erano impalate davanti al buffet. Feci con la testa un minuscolo cenno di saluto, poi mi affrettai a riempirmi il piatto di frittelle di alghe. Anche quelle due dovevano aver giudicato "turistiche" le danze tradizionali thailandesi. Arrivato al mio tavolo mi accorsi che le due zoccole stavano sedendosi in quello accanto. La indossava una maglietta RAGE AGAINST THE MACHINE e un attillatissimo bermuda in tela jeans, Babette una specie di affare destrutturato in cui strisce di seta di diversi colori si alternavano a zone trasparenti. Cianciavano animatamente, a quanto pare di alberghi e di comuni esperienze newyorkesi. Sposare una di quelle due tipe doveva essere l'orrore totale. Facevo ancora in tempo a cambiare tavolo? No, sarebbe stato decisamente villano. Mi limitai a sedermi dall'altro lato, cos almeno le avevo alle spalle, poi mangiai in fretta e furia e risalii in camera. Quando stavo per entrare nella vasca da bagno vidi apparire uno scarafaggio. Era proprio il momento giusto perch uno scarafaggio apparisse nella mia vita; non sarebbe potuto capitare meglio. Il simpatico insetto sfrecciava sulle mattonelle come una saetta; cercai con lo sguardo una scarpa, ma in fondo sapevo che non avevo molte speranze di riuscire a schiacciarlo. A che pro lottare? E cosa poteva fare On, pur con la sua vagina meravigliosamente elastica? Il nostro destino era segnato. Gli scarafaggi copulano in maniera sgraziata, e senza gioia apparente; tuttavia copulano spesso, e le loro mutazioni genetiche sono veloci; contro gli scarafaggi non c' assolutamente niente da fare. Prima di spogliarmi resi ancora una volta omaggio a On, e a tutte le prostitute thailandesi. Non era un mestiere facile, il loro; non doveva capitargli spesso di imbattersi in un bravo ragazzo, dotato di fisico tutto sommato accettabile, e che non domandasse altro che di godere insieme a loro. Per non parlare dei giapponesi -al cui solo pensiero rabbrividii, decidendo quindi di dare un'occhiata alla Guide du Routard. Due come Babette e La, pensai frattanto, non erano in grado di emulare le prostitute thailandesi; non erano all'altezza. Valrie invece s, forse; in quella ragazza c'era qualcosa che mi attirava, probabilmente quel suo essere un po' madre di famiglia e un po' porca, anche se in effetti solo potenzialmente, visto che fino a quel momento si era dimostrata soprattutto un ragazza garbata, educata

e seria. E pure intelligente. S, Valrie mi piaceva parecchio. Mi concessi una leggera masturbazione, per poter affrontare serenamente la lettura; vi furono gocce. Pur asserendo di voler preparare il lettore a un bel viaggio in Thailandia, in realt la Guide du Routard cominciava fin dalla prefazione a tranciare giudizi, per esempio sentendosi in obbligo di definire abietta schiavit il turismo sessuale. Il che confermava ancora una volta il fatto che i redattori di quella guida fossero delle zitelle acide il cui unico obiettivo era quello di rovinare la vacanza ai turisti -gente che fingevano di amare ma che in realt odiavano. Anche perch in pratica amavano solo se stessi, almeno a giudicare dallo stolido compiacimento con cui seminavano perle umoristiche del tipo: "Ah, signora mia, sapesse com'era bello questo posto all'epoca degli hippies!..." Comunque il peggio di s lo davano quando si atteggiavano a censori, con quel tono calmo e severo, fremente di malcelato sdegno: "Non certo per moralismo, ma a noi Pattaya non piace affatto. Quando troppo, troppo." Poco pi avanti se la pigliavano con "i grassi occidentali" che si pavoneggiavano con le piccole thailandesi; roba che li faceva "decisamente vomitare". Delle filantropiche teste di cazzo protestanti, ecco cos'erano, loro e la "simpatica banda di amici che li avevano aiutati a realizzare questo libro" e le cui facce ebeti erano immortalate in quarta di copertina. Scagliai violentemente la guida contro la parete di fronte, mancando di poco il televisore Sony, e mi rassegnai a dare una scorsa a Il socio di John Grisham. Era un bestseller americano, uno dei migliori; ossia uno dei pi venduti. Il protagonista era un giovane avvocato di belle speranze, brillante e caniccio, che lavorava novanta ore la settimana; quella cacata di romanzo non soltanto sbrodolava praticamente a ogni pagina la propria oscena smania di diventare film, ma lasciava chiaramente intendere come l'autore l'avesse scritto con gi in mente un cast ben preciso, visto che il ruolo di protagonista era palesemente imbastito su Tom Cruise. La moglie del protagonista non gli era da meno, anche se lavorava solo ottanta ore la settimana; l per Nicole Kidman non ce la vedevo, nel senso che non era un ruolo da capelli mossi, no; anzi, era decisamente un ruolo da capelli lisci. Grazie a Dio le due giovani tortorelle non avevano figli, il che eliminava il rischio di scene patetiche. Si trattava di una storia di suspense, ma una suspense alquanto annacquata: sin dal secondo capitolo si capiva infatti che i dirigenti dello studio in cui lavorava il giovane avvocato erano delle carogne, e che alla fine il protagonista non sarebbe morto; cos come non sarebbe morta la moglie, d'altronde. La cosa pi probabile era che l'autore, per dimostrare che faceva sul serio, immolasse qualche simpatico personaggio di secondo piano; ecco, magari la voglia di sapere chi sarebbe morto poteva giustificare la lettura. Forse sarebbe toccato al padre del protagonista: gli affari gli andavano male, faceva fatica ad adattarsi alla logica dei flussi tesi applicata al management; qualcosa mi diceva che quello sarebbe stato il suo ultimo Thanksgiving. 6

Valrie aveva trascorso i primi anni della sua vita a Trmven, una frazione a qualche chilometro da Guincamp. Negli anni Settanta e all'inizio degli Ottanta, il governo e le collettivit locali avevano coltivato l'ambizione di fare della Bretagna un importante centro di produzione di carne suina, in grado di competere con Regno Unito e Danimarca. Sollecitati a realizzare unit di produzione intensiva, i giovani coltivatori della regione -fra i quali il padre di Valrie -si erano pesantemente indebitati con il Crdit Agricole. Nel 1984, le quotazioni della carne suina erano crollate; Valrie aveva undici anni. Era una ragazzina seria, un po' solitaria, molto diligente; era appena stata promossa in sesta al CES 1 di Guincamp. Il fratello maggiore, anche lui molto diligente, si era appena diplomato e frequentava i corsi preparatori per la facolt di agronomia a Rennes. Valrie ripensava al Natale di quell'anno; il padre aveva passato la mattinata a fare conti con il responsabile locale della FNSEA2. Per quasi tutta la cena di Natale era rimasto in silenzio. Arrivati al dolce, dopo un paio di bicchieri di champagne, si rivolse al figlio. "Non voglio che tu faccia i miei stessi sbagli," gli disse. "Sono vent'anni che mi alzo prima dell'alba e che smetto di lavorare alle nove di sera; praticamente tua madre e io non abbiamo mai fatto un giorno di vacanza. Se vendessi subito l'azienda e investissi nel campo immobiliare potrei starmene in panciolle per tutto il resto dei miei giorni." Negli anni seguenti, la caduta del prezzo della carne suina continu inesorabile. Agricoltori e coltivatori scesero in piazza, ci furono manifestazioni segnate da una violenza disperata: tonnellate di letame vennero scaricate sull'Esplanade des Invalides, decine di maiali furono sgozzati davanti al PalaisBourbon. Alla fine del 1986 il govern deliber una serie di provvedimenti d'urgenza in favore degli allevatori, poi annunci un piano di rilancio per il settore. Nell'aprile del 1987 il padre di Valrie vendette l'azienda -per poco pi di quattro milioni di franchi. Con parte del ricavato si compr un grande appartamento a Saint-Quay-Portrieux, per andare a viverci, e tre monolocali a Torremolinos; col restante milione di franchi acquist dei fondi comuni d'investimento; riusc anche a soddisfare un sogno di quand'era bambino: si compr una piccola barca a vela. Firm l'atto di vendita della tenuta con un po' di tristezza e un certo ribrezzo; il nuovo proprietario era un neolaureato in agronomia, ventitr anni, scapolo, originario di Lannion; era uno dei pochi che ancora credessero nell'efficacia dei piani di rilancio. Il padre di Valrie aveva quarantotto anni, la madre quarantasette; avevano dedicato gli anni migliori della loro vita a una missione senza speranza. Vivevano in un paese dove gli investimenti produttivi non davano alcun reale vantaggio rispetto agli investimenti speculativi. Adesso lo sapeva. Gi il solo primo anno di affitto dei monolocali gli avrebbe procurato un reddito superiore a quello di tutti i suoi anni di lavoro con l'azienda agricola. Passava le giornate oziando, facendo le parole crociate, uscendo in barca nella baia, qualche volta per una battuta di pesca. La

moglie si abitu pi facilmente di lui alla loro nuova vita, e gli fu di grande aiuto: ricominciava ad aver voglia di leggere, di andare al cinema, di uscire. All'epoca della vendita, Valrie aveva quattordici anni, da poco aveva cominciato a truccarsi; la mattina, davanti allo specchio della stanza da bagno, controllava i lenti ma costanti progressi del suo seno. Il giorno prima del trasloco fece una lunga passeggiata nella tenuta; nella stalla principale erano rimasti dieci maiali, che le si fecero incontro grugnendo teneramente. Quella sera sarebbero venuti a portarli via con un camion, e nei giorni seguenti li avrebbero abbattuti. L'estate seguente fu un periodo strano. Rispetto a Trmven, Saint-QuayPortrieux era quasi una citt. Quando usciva di casa, Valrie non poteva pi sdraiarsi sull'erba e lasciare che i suoi pensieri 1 Collge d'Enseignement Secondaire; la sesta equivale alla nostra prima media. [N.d.T.] 2 Fdration Nationale des Syndicats d'Exploitants Agricoles. [N.d.T.] volassero insieme alle nuvole o nuotassero nelle acque del torrente. Tra i turisti che affollavano il paese c'erano molti ragazzi, che si voltavano a guardarla; Valrie non riusciva mai a rilassarsi davvero. Verso la fine di agosto incontr Brnice, una sua ex compagna del CES, anche lei iscritta in seconda al liceo di Saint-Brieuc. Brnice era un anno pi grande di lei; si truccava molto, indossava capi firmati; aveva un bel viso ossuto e lunghissimi capelli di uno straordinario biondo veneziano. Valrie e Brnice presero l'abitudine di andare in spiaggia insieme; si mettevano il costume da bagno nella stanza di Valrie. Un pomeriggio, Valrie, che si era appena tolta il reggiseno, not lo sguardo di Brnice fisso sul suo seno. Valrie sapeva di avere un bel seno, alto, tornito, talmente sodo e pieno da sembrare artificiale. Brnice tese la mano a sfiorarle un capezzolo. Valrie apr la bocca, poi chiuse gli occhi nell'istante in cui le labbra dell'amica si posavano sulle sue; si abbandon totalmente a quel bacio. Il suo sesso era gi umido quando Brnice le infil una mano sotto le mutandine. Se le tolse con impazienza, poi si lasci cadere sul letto e apr le gambe. Brnice le si inginocchi davanti, poggi la bocca sulla sua fica. Valrie, col grembo squassato da calde contrazioni di piacere, ebbe la sensazione che il suo spirito scivolasse negli spazi infiniti del cielo; non aveva mai neppure immaginato l'esistenza di un piacere cos intenso. Lo rifecero tutti i giorni, fino alla riapertura delle scuole. Succedeva una prima volta in camera, mentre si cambiavano per andare in spiaggia; poi si sdraiavano al sole, una accanto all'altra. Pian piano Valrie sentiva crescere in s il desiderio, finch si sfilava il costume per offrire il seno allo sguardo di Brnice. Allora rientravano quasi di corsa nella stanza, e si amavano una seconda volta.

Dopo i primi giorni di scuola, Brnice cominci ad allontanarsi da Valrie; all'uscita dalle lezioni non tornavano pi a casa insieme. Poi Valrie venne a sapere che l'amica usciva con un ragazzo. Accett la separazione senza vera tristezza; le cose andavano cos, bisognava rassegnarsi. Aveva preso l'abitudine di masturbarsi, tutti i giorni, al risveglio. Raggiungeva puntualmente l'orgasmo, le bastavano un paio di minuti; era un processo meraviglioso, che si compiva in lei e le improntava di gioia la giornata. Per quanto riguardava i ragazzi, invece, aveva parecchie riserve: dopo aver comprato qualche numero di Hot Video all'edicola della stazione si era fatta un'idea abbastanza precisa della loro anatomia, dei loro organi, delle diverse prassi sessuali; per provava un leggero ribrezzo per i loro peli, per i loro muscoli; la loro pelle le sembrava ruvida e priva di dolcezza. La superficie livida e grinzosa dei coglioni, l'aspetto violentemente anatomico del glande scappucciato, rosso e lustro... quella roba non aveva niente di particolarmente attraente. Fin ugualmente per andare a letto con uno di loro, un bel ragazzo dell'ultimo anno, dopo una serata in discoteca a Paimpol; il piacere che prov non fu poi cos grande. Lo rifece ancora con altri ragazzi, durante il penultimo e l'ultimo anno di liceo; sedurre i ragazzi era facile, bastava portare gonne corte, accavallare le gambe, mettere in risalto il seno con una camicetta scollata o trasparente; nessuna di quelle esperienze lasci veramente il segno. Riusciva a intuire la sensazione al tempo stesso trionfale e dolce che alcune ragazze provavano sentendosi affondare un pene nella vagina; ma personalmente non trovava nulla del genere. Peraltro il preservativo non contribuiva a migliorare le cose: lo stropiccio umido e insistito del latex la riportava continuamente alla realt, impedendo al suo spirito di librarsi nell'infinito senza forme delle sensazioni voluttuose. Quando si laure aveva quasi del tutto smesso di scopare. Dieci anni dopo, pens con una certa tristezza svegliandosi nella sua stanza del Bangkok Palace, non poteva certo dire di aver mai realmente ricominciato. Il sole era sorto da poco. Valrie accese la luce della stanza e si guard allo specchio. Il seno era ancora tondo e sodo, praticamente identico a quando aveva diciassette anni. Anche il sedere era tondo e sodo, senza la minima traccia di grasso; aveva proprio un gran bel corpo. Tuttavia, per scendere a fare colazione, si infil una maglietta di due taglie pi grande e un paio di bermuda informi. Prima di chiudere la porta della stanza si guard un'ultima volta allo specchio: il suo viso non aveva niente di speciale, un faccino decente, nulla di pi; i capelli neri e lisci, che le piovevano disordinatamente sulle spalle, non le aggiungevano granch, e lo stesso dicasi per gli occhi, fin troppo scuri. Forse avrebbe dovuto sfruttarli meglio, adottare un'acconciatura diversa, truccarsi di pi e con pi cura, andare da un'estetista. La maggior parte delle donne della sua et passava almeno qualche ora la settimana dall'estetista; ma nel suo caso non pensava che avrebbe cambiato qualcosa. In fondo, a mancarle davvero, era soprattutto il desiderio di sedurre.

Lasciammo l'albergo alle sette; il traffico era gi intenso. Valrie mi fece un piccolo cenno col capo e venne a sedersi alla mia altezza, dall'altro lato del corridoio. Sul pullman nessuno parlava. La megalopoli grigia si svegliava lentamente; tra gli autobus gremiti sfrecciavano giovani coppie in motoretta, talvolta con un bambino in braccio alla madre. Una bruma leggera ristagnava nelle stradine pi vicine al fiume. Fra poco il sole avrebbe trafitto le nubi mattutine, e il caldo si sarebbe scatenato. All'altezza di Nonthaburi il tessuto urbano cominci a disfarsi, cedendo pian piano alle prime risaie. Decine di bufali, immobili nel fango, seguivano con lo sguardo il pullman, esattamente come avrebbero fatto delle mucche. Avvertii una certa trepidazione sul versante ecologisti del Jura: probabilmente avrebbero voluto farsi un paio di belle diapositive accanto ai bufali. La prima tappa era Kanchaburi, citt di cui le guide sottolineano unanimemente il carattere vivace e ameno. Per la Michelin si tratta di "un meraviglioso punto di partenza per la visita delle contrade circostanti"; la Routard la definisce "un valido campo-base". Il seguito dell'escursione prevedeva qualche chilometro in treno sulla "Ferrovia della morte" che si snodava lungo il fiume Kwai. La faccenda del fiume Kwai non mi aveva mai convinto granch, sicch mi sforzai di recuperare ascoltando le spiegazioni della guida. Per fortuna il buon vecchio Ren, armato della fedele Michelin, seguiva con attenzione le parole di Sn, sempre pronto a rettificare questo o quel passaggio. In poche parole, i giapponesi, dopo la loro entrata in guerra nel 1941, avevano deciso di costruire una linea ferroviaria che collegasse Singapore con la Birmania -puntando, come obiettivo a lungo termine, all'invasione dell'India. Il progetto della ferrovia prevedeva l'attraversamento della Malesia e della Thailandia. E il punto era proprio questo: cosa facevano i thailandesi durante la seconda guerra mondiale? A quanto pare non facevano granch. Erano "neutrali", mi spieg pudicamente Sn. In realt, si affrett a precisare Ren, i thailandesi avevano stipulato un accordo militare con i giapponesi, ma senza per questo dichiarare guerra agli Alleati. Il vero saggio aduso ai compromessi. Cos, ancora una volta, il popolo thailandese era stato all'altezza di quella famosa finezza di spirito che gli aveva consentito, in due secoli di morsa fra la potenza coloniale francese e quella inglese, di non cedere n all'una n all'altra, e di rimanere l'unico paese di tutto il Sud-Est asiatico a non aver mai subito l'onta della colonizzazione. Fatto sta, comunque, che nel 1942, per la costruzione della ferrovia nel settore del fiume Kway, erano stati mobilitati sessantamila prigionieri di guerra tra inglesi, australiani, neo-zelandesi e americani, oltre a un numero "sterminato" di forzati locali. Nell'ottobre del 1943 la ferrovia era stata ultimata, ma per raggiungere l'obiettivo erano morti sedicimila prigionieri di guerra -chi per la carenza di cibo, chi per le condizioni climatiche avverse, chi per la naturale carognaggine dei giapponesi. Di l a poco gli Alleati avevano bombardato e distrutto il ponte sul fiume Kwai, elemento essenziale dell'infrastruttura rendendo

cos inutilizzabile la strada ferrata. In fin dei conti un sacco di gente era morta praticamente per nulla. Da allora la situazione era rimasta praticamente immutata, e tra Singapore e Delhi continuava a non esistere un collegamento ferroviario decente. Fu in uno stato di leggero sgomento che intrapresi la visita al JEATH Museum1, costruito per commemorare le indicibili sofferenze dei prigionieri di guerra alleati. "Certo," mi dicevo, "tutto ci spiacevole; ma durante la seconda guerra mondiale c'era stato ben di peggio." Non potevo fare a meno di pensare che se si fosse trattato di prigionieri russi, o polacchi, nessuno avrebbe armato tutto quel casino. JEATH deriva dalle iniziali dei paesi d'origine (Japan, England, Australia, Thailand, Holland) delle vittime di guerra nella regione di Kanchaburi. [N.d.T.] Dopo neanche mezz'ora ci tocc subire la visita del cimitero dei prigionieri di guerra alleati -di quelli, cio, che avevano affrontato l'estremo sacrificio. C'erano solo croci bianche, tutte perfettamente allineate, tutte perfettamente identiche; una noia profonda si sprigionava da quel posto. Mi ricordava un po' Omaha Beach, altro feticcio bellico che non mi aveva particolarmente colpito -anzi, che in realt mi aveva fatto pensare a un'installazione di arte contemporanea. "Qui," mi ero detto allora, con un sentimento di tristezza che io stesso giudicavo insufficiente, "migliaia di imbecilli sono morti per la democrazia." Il cimitero del fiume Kwai, comunque, era molto pi piccolo, si poteva addirittura provare a contare tutte le tombe, cosa che smisi di fare quasi subito. "Non possono essercene sedicimila..." conclusi tuttavia a voce alta. "Infatti!" approv di slancio Ren, brandendo la Michelin. "Il numero complessivo dei morti sedicimila, ma nel cimitero ci sono solo cinquecentottantadue tombe. Che poi sarebbero le tombe [leggeva seguendo le righe col dito] dei cinquecentottantadue martiri della democrazia." Il giorno in cui avevo ottenuto la mia terza stella, all'et di dieci anni, ero andato in una pasticceria ad ingozzarmi di crpes al Grand Marnier. Era una festicciola solitaria, visto che non avevo amici con cui condividere la mia gioia. Come tutti gli anni in quel periodo, soggiornavo da mio padre a Chamonix. Lui se l'era sempre cavata bene con l'alta montagna: era una guida alpina, nonch un rocciatore piuttosto rinomato. Era pieno di amici con la sua stessa passione, uomini virili e coraggiosi; con loro mi sentivo a disagio. Con gli uomini mi sono sempre sentito a disagio. La prima volta che ho visto una fica avevo undici anni; quella strana ferita nella carne mi aveva sbalordito, e mi era subito piaciuta enormemente. Apparteneva a una bambina della mia et, Martine, sicch non era molto pelosa. Martine era rimasta a lungo con le cosce divaricate, sollevando ben bene le mutandine per farmi vedere tutto; per, quando avevo allungato la mano, si era impaurita ed era scappata. Quel ricordo lo sentivo

stranamente recente, non mi sembrava di esser cambiato molto da allora. La mia ammirazione per la fica non era diminuita, anzi, avevo cominciato a vederla come uno dei miei ultimi tratti pienamente umani, riconoscibili; sul resto nutrivo qualche dubbio. Poco dopo che il gruppo fu risalito sul pullman, Sn prese la parola. Ci stavamo dirigendo verso il luogo dove avremmo passato la notte, un posto che -ci teneva a sottolinearlo -era molto ma molto speciale. Niente TV n elettricit: solo candele. Niente bagni: solo acqua del fiume. Niente materassi: solo stuoie. Totale ritorno alla natura. Quel ritorno alla natura, notai fra me e me, si annunciava pi che altro come una serie di privazioni; gli ecologisti del Jura -che, da quanto avevo appreso mio malgrado durante la tappa in treno, si chiamavano ric e Sylvie -sbavavano dall'impazienza. "Cucina francese stasera," concluse Sn senza alcun nesso apparente. "Ora noi mangiare thailandese. Anche piccolo ristorante, lungo fiume." Il posto era incantevole. I tavoli erano praticamente in riva al fiume. Accanto all'ingresso c'era una grande vasca soleggiata, piena di tartarughe e di rane. Rimasi a lungo a osservare le rane; ancora una volta ero sbalordito dallo straordinario proliferare della vita in quel clima. Due pesciolini biancastri annaspavano sul fondo. In superficie c'erano nenufari e pulci d'acqua. Sui nenufari atterravano in continuazione insetti sconosciuti. Le tartarughe osservavano il tutto con la placidit propria della loro specie. Sn venne a informarmi che il pranzo era servito. Mi diressi verso i tavoli. Erano stati apparecchiati due tavoli da sei; i posti erano tutti occupati. Mi guardai attorno con aria leggermente panica, ma subito Ren mi venne in aiuto. "Nessun problema, venga a sedersi con noi!" grid, munifico. "Vorr dire che aggiungeremo un coperto a capotavola." Avevo dunque trovato posto al tavolo apparentemente riservato alle coppie fisse: gli ecologisti del Jura, i naturopati -che, appresi in quell'occasione, si chiamavano Albert e Suzanne -e i due ex macellai. Quella sistemazione, come ebbi rapidamente modo di constatare, non derivava da una reale affinit bens dall'urgenza che doveva essersi posta al momento dell'attribuzione dei tavoli; le coppie si erano istintivamente aggregate, come avviene di fronte a qualsiasi tipo di urgenza; quel pranzo, insomma, non era altro che un round esplorativo. La conversazione si concentr dapprima sul tema dei massaggi, che sembrava stare molto a cuore ai naturopati. La sera prima, Albert e Suzanne, abbandonate le danze tradizionali, si erano goduti uno straordinario massaggio alla schiena. Ren non riusc a soffocare un sorrisetto birichino; la reazione di Albert gli fece capire che quell'atteggiamento era completamente fuori luogo. Il massaggio tradizionale thailandese, si infervor Albert, non aveva niente di sconcio, era la manifestazione di una civilt centenaria, anzi millenaria, che peraltro assimilava perfettamente l'insegnamento cinese sulle zone anatomiche dell'agopuntura. Loro

stessi, nel loro studio a Montbliard, praticavano il massaggio thailandese, ovviamente senza pretendersi abili come i praticanti thailandesi; la sera prima, concluse Albert, quel massaggio gli aveva insegnato molto. ric e Sylvie ascoltavano, affascinati. Ren tossicchi, a disagio; in effetti la coppia di Montbliard non evocava alcun tipo di immagine lubrica. Chi mai poteva avere accreditato l'idea che la Francia fosse il paese della crapula e del libertinaggio? La Francia era un paese sinistro, totalmente sinistro e amministrativo. "Anch'io mi sono fatto massaggiare la schiena, solo che poi la ragazza arrivata ai coglioni..." intervenni io, senza molta convinzione. Stavo masticando degli anacardi, sicch non mi sent nessuno, tranne Sylvie, che mi guard inorridita. Mandai gi un sorso di birra e sostenni serenamente il suo sguardo sdegnato: dico, quella ragazza era almeno in grado di occuparsi correttamente di un cazzo? Vallo a dimostrare. Nel frattempo, decisi, avrei atteso in silenzio l'arrivo del caff. "Per bisogna dire che sono proprio belle, quelle ragazzine..." disse Josette servendosi una fetta di papaya, e aumentando cos l'imbarazzo generale. Il caff si faceva attendere. Che altro fare, a fine pasto, quando non si pu neanche filmare una sigaretta? Ci annoiavamo, in generale e a vicenda. Concludemmo faticosamente la conversazione con qualche considerazione sul clima. Rivedevo mio padre inchiodato nel letto, fulminato da una depressione improvvisa -terrificante, in un uomo cos attivo; intorno a lui i suoi amici rocciatori, imbarazzati, impotenti di fronte a quel male. Tutto quello sport, mi aveva confessato una volta, l'aveva fatto solo per abbrutirsi, per impedirsi di pensare. Aveva funzionato: ero convinto che fosse riuscito ad attraversare la vita senza porsi mai nessun vero interrogativo sulla condizione umana. 7 Sul pullman, Sn riprese la parola. La zona di frontiera verso cui ci dirigevamo era in parte abitata da profughi birmani, di origine karen; la cosa non doveva preoccuparci. Karen bravi, decret Sn, coraggiosi, figli vanno bene a scuola, nessun problema. Niente a che vedere con certe trib del nord, che peraltro non avremmo avuto modo di incontrare nel corso della nostra escursione; e, secondo lei, non si trattava di una grande perdita. Specialmente per quanto riguardava gli akkha, contro i quali la piccola Sn sembrava nutrire un particolare livore. Nonostante gli sforzi del governo, gli akkha sembravano incapaci di rinunciare alla coltura del papavero, la loro attivit tradizionale. Erano vagamente animisti, e mangiavano carne di cane. "Akkha cattivi," ribad energicamente Sn: a parte coltivare papaveri e raccogliere frutta, non sapevano fare niente. "Figli niente

scuola. Soldi spesi molto da governo per loro, niente risultati. Akkha non valgono niente," concluse con un bel senso della sintesi. Sicch, mentre ci incamminavamo verso l'albergo, osservai con una certa curiosit i famosi karen, che in quel momento stavano allegramente facendo il bagno nel fiume. Visti da vicino, vale a dire disarmati, non sembravano affatto cattivi; la caratteristica pi evidente era il loro amore per gli elefanti. Bagnarsi nel fiume e strofinare la schiena agli elefanti sembrava essere la loro massima gioia. In realt non si trattava di ribelli karen bens di karen comuni -cio quelli che se l'erano saggiamente svignata dalla zona dei combattimenti, in quanto stufi di tutti quei casini e fondamentalmente estranei alla causa dell'indipendenza. In camera, un opuscolo mi forn qualche ragguaglio sulla storia di quel resort, storia che si identificava principalmente con una Bellissima avventura umana: quella di Bertrand Le Moal, hippy ante litteram, che, innamoratosi del posto, vi aveva "piantato la tenda" sul finire degli anni Sessanta. Con grande passione, e con l'aiuto dei suoi amici karen, a poco a poco aveva costruito quel "paradiso ecologico" di cui adesso poteva beneficiare una clientela internazionale. In effetti il posto era splendido. Piccoli chalet in legno di tek finemente scolpito, uniti da un sentiero fiorito, si affacciavano sul fiume -che ci si sentiva scorrere praticamente sotto i piedi. L'albergo era situato alla fine di una valle profondamente incuneata fra due coste ricoperte di vegetazione impenetrabile. Appena misi piede sulla terrazza si fece un silenzio profondo. Impiegai qualche secondo a spiegarmene la ragione: gli uccelli erano ammutoliti di colpo, tutti insieme. Era l'ora in cui la giungla si preparava alla notte. Che tipo di belve feroci potevano esserci in quella foresta? Poca roba, pensai, al massimo un paio di leopardi; per doveva esser piena di serpenti e di ragni. Gli ultimi chiarori del giorno svanivano rapidamente. Sulla riva opposta, una scimmia solitaria saltava di ramo in ramo; emise un verso stridulo, breve. Sembrava inquieta, e ansiosa di raggiungere il gruppo. Rientrai nella stanza e accesi le candele. L'arredamento era spartano: un tavolo in tek, due sgabelli di legno grezzo, due sacchi a pelo, due stuoie. Passai un quarto d'ora a frizionarmi metodicamente col Cinq sur Cinq. Fiumi e torrenti sono belli, per pullulano di zanzare. C'era anche un panetto di citronella, da squagliare con le candele: una precauzione tutt'altro che inutile. Quando uscii per la cena, il buio era ormai totale; tra gli chalet correvano ghirlande di lu cine multicolori. Allora, mi dissi, qui l'elettricit c'; solo che non avevano ritenuto necessario metterla nelle stanze. Mi fermai un attimo e mi appoggiai al parapetto, per osservare il fiume; la luna era sorta, e si specchiava nell'acqua. Si scorgeva vagamente, di fronte, la massa della giungla; dal folto della vegetazione scaturiva di tanto in tanto il verso roco di un uccello notturno.

I gruppi umani composti di almeno tre individui hanno una tendenza apparentemente spontanea a dividersi in due sottogruppi ostili. La cena era servita su una chiatta ormeggiata in riva al fiume; stavolta i due tavoli avevano otto coperti ciascuno. A un tavolo erano seduti gli ecologisti e i naturopati; gli ex macellai, momentaneamente soli, erano seduti all'altro tavolo. Cosa poteva aver prodotto quella frattura? Forse la discussione sui massaggi, che in effetti non era andata proprio liscia come l'olio. Tra l'altro, quel mattino, Suzanne, sobriamente vestita in tunica e pantaloni di lino bianco -tenuta ideale per sottolineare l'aridit delle sue forme -era scoppiata a ridere vedendo il vestito a fiori di Josette. La scissione, dunque, aveva avuto inizio. Un po' vigliaccamente, rallentai per farmi passare avanti Lionel, il mio vicino d'aereo -e di chalet. Lui la sua scelta la fece in fretta, in maniera forse nemmeno cosciente; tant' che mi venne spontaneo attribuirla non ad affinit bens a una sorta di solidariet di classe, o meglio (visto che lui lavorava alla GDF1, e quindi era un salariato, mentre gli altri erano ex piccoli commercianti) di una solidariet di livello d'educazione. Ren ci accolse con evidente sollievo. La nostra decisione, in effetti, non comportava nulla di problematico in quella fase della sistemazione: unendoci agli altri avremmo enfatizzato l'isolamento degli ex macellai; cos, invece, non avevamo fatto altro che riequilibrare i tavoli. Poco dopo arrivarono Babette e La, e, senza la minima esitazione, si sedettero all'altro tavolo. Dopo un lasso di tempo fin troppo lungo -era appena arrivato in tavola il primo -arriv Valrie; si guard attorno con aria indecisa. Nell'altro tavolo c'erano ancora due posti liberi, accanto a Babette e La. Valrie indugi ancora qualche secondo, poi parve di colpo riscuotersi e venne a sedersi alla mia sinistra. Josiane ci aveva messo ancor pi del solito a prepararsi; doveva avere avuto qualche difficolt a truccarsi alla luce delle candele. Il suo abito di velluto nero non era male, piuttosto scollato ma senza eccessi. Anche lei indugi qualche secondo, poi venne a sedersi di fronte a Valrie. Robert arriv per ultimo, con andatura incerta -prima di cena doveva aver bevuto, l'avevo visto con in mano una bottiglia di Mekong. Si accasci pesantemente sul banchetto accanto a Valrie. Dalla vicina giungla si lev un urlo breve ma terrificante; forse qualche piccolo mammifero aveva appena consumato gli ultimi istanti di vita. Sn pass fra i tavoli per verificare che tutto procedesse bene e che fossimo a nostro agio. Lei avrebbe cenato in un tavolo a parte, insieme all'autista -collocazione poco democratica, che gi a colazione aveva suscitato la

riprovazione di Josiane. Ma in fondo penso che cos la piccola Sn si sentisse pi a suo agio; pur non avendo niente contro di noi, e nonostante i suoi sforzi, le lunghe conversazioni in francese sembravano pesarle parecchio. Nell'altro tavolo si chiacchierava amabilmente della bellezza del luogo, della gioia di trovarsi in mezzo alla natura e lontani dalla civilt, dei valori essenziali della vita, ecc. " quasi troppo bello," conferm La. "E poi, dico, non so se ve ne rendete conto, ma siamo letteralmente in mezzo alla giungla... Incredibile." Per noi invece era pi difficile individuare un'area comune di conversazione. Di fronte a me, Lionel mangiava placidamente, senza sforzarsi di parlare. Io continuavo a guardarmi attorno nervosamente. A un certo punto notai un tizio barbuto che, sbucato dalle cucine, rimproverava aspramente i camerieri; doveva per forza essere il famoso Bertrand Le Moal. Secondo me finora il suo massimo merito era l'esser riuscito a insegnare la ricetta del gratin di patate ai karen. Una vera delizia; e il maiale arrosto era cotto a puntino, croccante e al tempo stesso tenero. "Manca solo un po' di vino..." disse malinconicamente Ren. Josiane arricci le labbra in una smorfia sprezzante. Trovava insopportabile la pretesa dei turisti francesi di pasteggiare sempre e ovunque col vino. Valrie prese goffamente le difese di Ren. In effetti, disse, con la cucina thailandese non se ne sentiva il bisogno; ma col maiale un goccetto di rosso non avrebbe guastato. Comunque, precis, lei beveva solo acqua. "Quando si va all'estero," insistette Josiane, "lo si fa per gustare la cucina locale, e per seguire i 1 Societ erogatrice del gas. [N.d.T.] costumi locali... Senn tanto vale starsene a casa!" "Hai perfettamente ragione!" sbrait Robert. Josiane, frenata nel suo slancio, si interruppe e lo guard con odio. "Solo che certe volte un po' troppo piccante..." confess timidamente Josette. "Ma vedo che a lei il cibo piccante non d fastidio, vero?" disse rivolgendosi a me, sicuramente per alleggerire la tensione. "No, nessun fastidio, anzi. Per me pi il cibo piccante e pi mi piace. Pensi che a Parigi mangio cinese quasi tutti i giorni," mi premurai di aggiungere. Cos la conversazione vir prudentemente sui ristoranti cinesi, che a Parigi negli ultimi tempi si moltiplicavano a vista d'occhio. Valrie ci andava spesso, soprattutto a pranzo: non erano per niente cari, ci si mangiava sicuramente meglio che nei fastfood, e probabilmente erano anche pi sani. Josiane non aveva niente da dire sull'argomento ristoranti cinesi, lei pranzava in mensa; quanto a Robert, probabilmente giudicava l'argomento indegno del suo intervento. In poche parole, la cena prosegu in maniera abbastanza tranquilla fino al dessert.

Tutto precipit al momento del budino di riso. Era leggermente dorato e aromatizzato alla cannella probabilmente una variazione locale. Prendendo il toro per le corna, Josiane decise di affrontare senza mezzi termini la questione del turismo sessuale. Per lei era una cosa immonda, non c'era un termine pi adeguato per definire quello sconcio. Il fatto che il governo thailandese tollerasse quel tipo di cose era scandaloso, la comunit internazionale avrebbe dovuto mobilitarsi. Robert la ascoltava con un sogghigno che non prometteva niente di buono. Per quanto scandaloso, prosegu Josiane, in realt era tutt'altro che sorprendente; gi, perch forse noi non sapevamo che i proprietari di gran parte di quei locali (cio di quei bordelli, visto che non li si poteva definire altrimenti) erano dei generali; quindi figurarsi il livello di protezione di cui godevano. "Anch'io sono generale..." intervenne Robert. Josiane rimase a bocca aperta, con la mandibola penosamente penzoloni. "Macch, sto scherzando," ritratt subito Robert, con una specie di rictus. "Non ho neanche fatto il militare." Josiane sembrava tutt'altro che divertita. Ci mise qualche secondo per riprendersi, ma poi riattacc con foga decuplicata: " assolutamente vergognoso che dei sudici maiali occidentali approfittino impunemente della povert delle thailandesi. Quelle ragazze vengono dai villaggi del Nord e del Nord-Est, che sono le regioni pi povere del paese." "Mica tutte..." obiett Robert, "parecchie sono di Bangkok." "Schiavismo sessuale!" strill Josiane, che non aveva sentito. "Non c' altro modo per definirlo!..." Sbadigliai un pochino. Josiane mi lanci un'occhiata truce, ma prosegu ugualmente, chiamando tutti a testimone: "Non trovate scandaloso che dei vecchi ciccioni vengano qui a scoparsi delle bambine per un tozzo di pane?" "Non proprio un tozzo ..." dissentii con garbo. "Io ho pagato tremila bat, che pi o meno equivalgono al prezzo francese." Valrie si volt di scatto a guardarmi, sorpresa. "Be', tremila bat un po' caro..." comment Robert. "Comunque, se la ragazza li valeva. Josiane tremava dalla testa ai piedi -confesso che cominciava a impensierirmi un pochettino. "Dite quello che volete..." squitt con voce acutissima, "ma l'idea che uno di quei maiali sia libero di infilare dentro una bambina il suo sporco uccello mi fa vomitare!" "Nessuno le ha chiesto di accompagnarmi, gentile signora..." ribatt con calma Robert. Josiane scatt in piedi, tutta tremante e col piatto di riso in mano. Nell'altro tavolo la conversazione era cessata di colpo. Pensai che Josiane gli avrebbe scagliato in faccia il piatto, e credo che a trattenerla fu solo un barlume di fifa. Robert la guardava senza battere ciglio, coi muscoli tesi sotto la polo. Non aveva l'aria di quello che abbozza, anzi, me lo vedevo gi mollarle un pugno. Josiane

pos violentemente sul tavolo il piatto, che si spacc in tre pezzi, poi si volt e si allontan quasi correndo verso i bungalow, inghiottita dal buio. "Tsss..." fece Robert, con distacco. Valrie era seduta fra me e lui; diplomaticamente, Robert si alz e venne a sedersi di fronte a me, nell'eventualit che anche Valrie volesse andarsene. Ma Valrie rimase dov'era; in quel momento arriv il cameriere coi caff. Dopo un paio di sorsi, Valrie torn a voltarsi verso di me. "Mi dica, vero che ha pagato per una ragazza?..mi chiese con garbo. Il suo tono era curioso, ma privo di qualsiasi accento di biasimo. "Non sono affatto cos povere, quelle ragazze," intervenne Robert. "Possono permettersi bei vestiti e scooter. Ce ne sono alcune che si sono addirittura rifatte il seno. Non costa mica poco, rifarsi il seno. Ma bisogna anche dire che spesso con quei soldi ci aiutano i parenti," concluse, pensoso. Dopo qualche rapido scambio a bassa voce, quelli dell'altro tavolo si alzarono e se ne andarono sicuramente per solidariet. Eravamo rimasti padroni del campo, in un certo senso. Adesso la luna illuminava in pieno la chiatta, facendone scintillare le assi umide. "Sono davvero cos straordinarie, quelle piccole massaggiatrici?..." chiese Ren in tono sognante. "Altroch, amico mio!" esclam Robert con emozione volutamente enfatica ma, in fin dei conti, sincera. "Sono delle meraviglie! Delle vere e proprie meraviglie! E ancora non ha visto Pattaya! Pattaya," prosegu con entusiasmo, " un paese sulla costa orientale, interamente votato alla lussuria e all'abuso sessuale. I primi ad andarci furono gli americani, durante la guerra in Vietnam; poi sono arrivati gli inglesi e i tedeschi, a frotte; e adesso si cominciano a vedere anche polacchi e russi. L ce n' per tutti i gusti: omosessuali, eterosessuali, travestiti... come Sodoma e Gomorra messe assieme. Anzi, meglio ancora, perch a Pattaya ci sono pure le lesbiche." "Ah..." L'ex macellaio sembrava colpito. Sua moglie sbadigli piano, poi domand scusa e si volt verso il marito; aveva tutta l'aria di volersene andare a dormire. "In Thailandia," riprese Robert, "tutti possono avere quello che vogliono, e tutti possono averlo al meglio. Le avranno detto un gran bene delle brasiliane e delle cubane, immagino. Dia retta a me: io ho viaggiato molto, esclusivamente per il mio piacere, e posso dirle con la massima sincerit che per me le thailandesi sono le migliori amanti del mondo."

Valrie, seduta di fronte a lui, lo ascoltava con estrema attenzione. Poco dopo and via anche lei, con un rapido sorriso, seguita da Josette e Ren. Lionel, che non aveva aperto bocca per tutta la sera, si alz a propria volta; io seguii il suo esempio. Non mi andava di continuare la conversazione con Robert. Lo lasciai solo nella notte, mentre, rappresentazione plastica della lucidit, ordinava un altro cognac. Quell'uomo sembrava possedere un pensiero complesso, e articolato; sempre che non relativizzasse, cosa che d sempre l'illusione di un pensiero complesso, e articolato. Arrivato davanti al bungalow augurai la buona notte a Lionel. Il ronzio degli insetti saturava l'aria; ero praticamente certo che non avrei chiuso occhio. Aprii la porta e accesi una candela, pressoch rassegnato a riprendere la lettura de Il socio. Le zanzare si avvicinavano alla candela, alcune si carbonizzavano le ali sulla fiamma e, incenerite, andavano a invischiarsi nella cera fusa; non una di quelle bestie si azzardava a venirmi vicino. Eppure ero zeppo fino al derma di un bel sangue nutriente e prelibato; ma loro facevano immediatamente marcia indietro, incapaci di superare la barriera olfattiva del dimetilperossido carbico. C'era di che congratularsi con i laboratori Roche-Nicolas, creatori del Cinq sur Cinq versione Tropic. Soffiai sulla candela, poi la riaccesi e mi godetti per qualche altro momento il balletto sempre pi animato di quelle sordide minuscole macchine volanti. Dall'altro lato del tramezzo sentivo Lionel, che ronfava tranquillamente nella notte. Mi alzai, misi a sciogliere un secondo panetto di citronella, poi andai a pisciare. Nel pavimento del bagno era stato ricavato un piccolo foro circolare; dava direttamente sul fiume. Si sentivano sciabordii, rumori di pinne; mi sforzai di non pensare a cosa potesse esserci l sotto. Mentre stavo per coricarmi, Lionel emise una lunga serie di peti. "Hai ragione, ragazzo mio!" approvai con forza. "Come diceva Martin Lutero, non c' niente di meglio che scoreggiare nel sacco a pelo!" La mia voce risuonava bizzarramente nella notte, pi potente del rumore dell'acqua e del persistente ronzio degli insetti. L'ascolto del mondo reale era gi di per s una sofferenza. "Il regno dei cieli come due batuffoli di cotone! Chi ha orecchie per intendere, intenda!" Lionel si rivolt nel sacco a pelo ed emise un leggero grugnito, senza svegliarsi. Non avevo grandi alternative: mi toccava prendere un altro sonnifero. 8 Trascinati dalla corrente, radi ciuffi d'erba discendevano il fiume. Il canto degli uccelli riprendeva piano, si librava dalla giungla immersa in una bruma leggera. A sud, proprio in fondo alla valle, in lontananza si disegnavano gli strani contorni delle montagne birmane. Avevo la sensazione di aver gi visto quelle forme azzurrate, sinuose ma qua e l spezzate da bruschi dislivelli. Forse nei paesaggi dei primitivi italiani, visti durante una gita al museo, ai tempi del liceo. Gli altri del gruppo non si erano ancora svegliati; a quell'ora la temperatura era ancora mite. Avevo dormito malissimo.

Dopo la crisi della sera prima, una certa benevolenza aleggiava sui tavoli della colazione. Josette e Ren parevano in ottima forma; invece gli ecologisti del Jura erano in condizioni pietose; lo capii appena li vidi arrancare verso il tavolo. I proletari della vecchia generazione apprezzano senza complessi le comodit della societ moderna, e, quando quelle comodit vengono a mancare, si rivelano pi resistenti anche dei loro figli pi sfrenatamente "ecologisti". ric e Sylvie non avevano chiuso occhio tutta la notte; Sylvie, per giunta, era ricoperta di pustole rosse. "Gi, le zanzare mi hanno massacrata," conferm, mesta. "Se vuole ho una pomata decongestionante. molto efficace; posso andargliela a prendere." "Altroch se la voglio, grazie; ma prima beviamoci un caff." Il caff era schifoso, chiarissimo, quasi imbevibile; almeno da quel punto di vista sembrava di essere in America. Quei due poveri disgraziati erano conciati proprio male, mi faceva quasi pena vedere con quanta velocit il loro "paradiso ecologico" gli si fosse sgretolato sotto i piedi; ma sentivo che tutto, quel giorno, mi avrebbe fatto pena. Tornai a guardare a sud. "Penso che la Birmania sia molto bella," dissi a mezza voce, praticamente a me stesso. Sylvia conferm con aria solenne: in effetti era proprio bella, l'aveva sentito dire da un sacco di gente; per lei si proibiva di andarci. Trovava immorale rendersi complici di una dittatura alimentandola con la propria valuta. Gi, vero, pensai, la valuta. "I diritti dell'uomo sono importanti!" esclam Sylvie, quasi con disperazione. Quando la gente parla dei "diritti dell'uomo" ho sempre l'impressione che facciano della dietrologia; ma in quel caso no, non credo che fosse cos. "Io in Spagna ho smesso di andarci dopo la morte di Franco," disse Robert sedendosi al nostro tavolo. Non l'avevo visto arrivare. Sembrava in ottima forma, lucido e come sempre pronto a piantare casini. Ci inform di essersi coricato sbronzo marcio, e perci di aver dormito benissimo. S, un paio di volte aveva rischiato di finire nel fiume, mentre tornava al bungalow; per non era accaduto. "Inch Allah" concluse con voce stentorea. Dopo quella caricatura di prima colazione, Sylvia mi accompagn in camera a prendere la pomata. Per strada incontrammo Josiane. Era accigliata, torva, e non ci degn di uno sguardo; anche lei sembrava piuttosto bellicosa. Avevo saputo che da civile, come diceva scherzosamente Ren, faceva l'insegnante di lettere; la cosa non mi aveva stupito. Apparteneva proprio al genere di stronze che tanti anni prima mi avevano fatto abbandonare gli studi letterari.

Porsi a Sylvie il tubetto di pomata decongestionante. "Gliela riporto subito," disse lei. "Pu tenerla, non credo che avremo ancora problemi di zanzare; a quanto pare odiano il mare." Sylvie mi ringrazi, and verso la porta, esit, si volt: "La prego, almeno mi dica che contrario allo sfruttamento sessuale dei bambini!..." esclam angosciata. Ero sicuro che se ne sarebbe uscita con qualcosa del genere; scrollai le spalle e risposi stancamente: "In Thailandia la prostituzione infantile non poi cos diffusa. Non pi che in Europa, a quanto mi risulta." Sylvie scosse la testa, tutt'altro che convinta, e usc. In realt sull'argomento possedevo informazioni ben precise, grazie a uno strano libretto, The White Book, comprato in occasione del mio precedente viaggio in Thailandia. Stampato senza indicazione di autore n di editore, The White Book era distribuito da una sedicente "Associazione Inquisizione 2000" e, con la scusa della denuncia del turismo sessuale, in realt forniva tutti gli indirizzi utili alla bisogna, paese per paese, in brevi capitoli puntualmente preceduti da qualche vibrante esortazione al rispetto del sacro e al ripristino della pena di morte. Sulla questione pedofilia, The White Book era chiaro: sconsigliava apertamente la Thailandia sostenendo che da quel punto di vista non era pi interessante, ammesso che lo fosse mai stata. Era preferibile andare nelle Filippine, o meglio ancora in Cambogia -il viaggio poteva essere pericoloso, per valeva la pena. L'apogeo del regno khmer si colloca nel XII secolo, epoca della costruzione di Angkor Vt. Da quel momento tutto un gran scannarsi con i birmani, che ormai sono il nemico numero uno della Thailandia. Nel 1351, il re Ramathibodi I fonda la citt di Ayutthaya. Nel 1402, suo figlio Ramathibodi II invade il gi declinante impero di Angkor. Il regno dei trentasei successivi sovrani di Ayutthaya si segnala unicamente per la costruzione di templi buddisti e palazzi. Nel XVI e XVI secolo, stando alla descrizione dei viaggiatori francesi e portoghesi, Ayutthaya la pi bella citt dell'Asia. Le guerre contro i birmani continuano, e nel 1767, dopo un assedio di sedici mesi, Ayutthaya cade in mano al nemico; i birmani saccheggiano la citt, fondono l'oro delle statue e si lasciano dietro soltanto rovine. Adesso per si stava bene, una brezza leggera soffiava tra i templi sollevando una bruma di polvere. Del re Ramathibodi non rimaneva granch, a parte qualche riga sulla Michelin. Invece l'immagine del Budda era ancora molto presente, e aveva mantenuto intatto il proprio significato. I birmani avevano deportato gli artigiani thailandesi per fargli costruire, a centinaia di chilometri da l, dei templi uguali a quelli Ayutthaya. La volont di potenza esiste, e si manifesta in forma di storia; di per s essa radicalmente improduttiva. Il sorriso del Budda continuava ad aleggiare sulle rovine. Erano le tre del pomeriggio. La Michelin consigliava tre giorni per la visita completa e un giorno per la visita rapida. Noi in realt disponevamo solo di tre ore; era giunto il momento di tirar fuori le videocamere. Mi figurai

Chateaubriand gironzolare filmando il tutto con una Panasonic, fumando una sigaretta dietro l'altra probabilmente pi Benson che Gauloises Lgres. Quella religione cos radicale avrebbe leggermente modificato le sue posizioni; quantomeno avrebbe attenuato la sua ammirazione per Napoleone. Gli avrebbe consentito di scrivere un eccellente Il genio del buddismo. Durante quella visita, Josette e Ren si annoiarono un po'; avevo la netta sensazione che girassero in tondo. Idem Babette e La. Gli ecologisti del Jura, invece, sembravano molto interessati, pi o meno quanto i naturopati; si esibirono in un impressionante spiegamento di materiale fotografico. Valrie camminava trasognata lungo i viali, tra le pietre, sull'erba. Ecco che effetto fa la cultura, mi andavo dicendo, scoccia parecchio ma in maniera utile; ti spedisce a confrontarti con il tuo nulla. A parte questo, come avevano fatto gli scultori del periodo d'oro di Ayutthaya? Come avevano fatto a dare alle statue del Budda quell'aria di penetrazione cos luminosa? Dopo la caduta di Ayutthaya, il regno thailandese era entrato in un periodo di grande tranquillit. La capitale era diventata Bangkok, dove aveva avuto inizio la dinastia dei Rama. Per due secoli (e in pratica fino ai giorni nostri), il regno non aveva conosciuto n guerre interne, civili o religiose che fossero, n guerre esterne di una certa importanza; ed era riuscito a evitare qualsiasi tipo di colonizzazione. Non c'erano state n carestie n grandi epidemie. In tali circostanze, ovvero quando la terra fertile e produce abbondanti raccolti, quando le malattie non stringono pi di tanto la loro morsa letale, quando una religione pacifica allarga sulle coscienze la propria legge, gli esseri umani crescono e si riproducono; vivono pressoch felici. Adesso non era pi cos, la Thailandia era entrata nel mondo libero, ossia nell'economia di mercato; cinque anni prima era stata colpita da una crisi economica folgorante, che aveva dimezzato il valore della moneta e portato sull'orlo della rovina anche le aziende pi solide. Era la prima vera tragedia che colpisse quel paese in pi di due secoli. Uno dopo l'altro, in un silenzio impressionante, raggiungemmo il pullman. Partimmo al tramonto. A Bangkok ci saremmo imbarcati su un treno notturno, con destinazione Surat Thani. 9 Surat Thani -816.000 abitanti -si distingue in tutte le guide per la sua assoluta mancanza di interesse. Il massimo che se ne pu dire, in sostanza, che costituisce un punto di passaggio obbligato per il traghetto che va a Koh Samui. Eppure ci si vive, e la guida Michelin sottolinea che ormai da diversi anni diventata un'importante realt per l'industria metallurgica -e che, pi di recente, ha acquisito un ruolo determinante nei campo delle costruzioni metalliche.

E cosa saremmo, noi, senza costruzioni metalliche? Minerale di ferro viene estratto in regioni oscure e smistato su navi mercantili. Macchine utensili vengono prodotte nel frattempo, perlopi sotto il controllo di aziende giapponesi. In citt come Surat Thani avviene la sintesi: ne risultano vagoni ferroviari, navi traghetto, pullman; tutto sotto l'egida commerciale della Nec, della General Motor, della Fujimori. Il risultato serve, in parte, per far viaggiare turisti occidentali -e turiste occidentali come Babette e La. Facevo parte del loro stesso gruppo, quindi potevo parlarci; per non potevo sostenere il ruolo dell'amante potenziale, e questo limitava drasticamente le conversazioni possibili; comunque avevo comprato lo stesso biglietto di viaggio; quindi potevo, in una certa misura, stabilire il contatto. Babette e La, si scopr, lavoravano entrambe in un'agenzia di comunicazione; in sostanza, organizzavano eventi. Eventi? S. Con enti istituzionali e con aziende private che volessero potenziare l'aspetto sponsorizzazioni. Si doveva guadagnare parecchio, no? S e no. Attualmente le aziende erano pi concentrate sul versante "diritti dell'uomo", e gli investimenti si erano ridotti. Comunque non si potevano lamentare. Mi informai del loro stipendio: era buono. Avrebbe potuto essere migliore, ma era buono. Pi o meno venticinque volte quello di un operaio delle industrie metallurgiche di Surat Thani. L'economia un mistero. Dopo l'arrivo in albergo, il gruppo si disperse -o almeno cos mi parve; non mi andava di pranzare con gli altri; ne avevo un po' le palle piene, degli altri. Chiusi le tende e mi sdraiai. Stranamente mi addormentai subito, e sognai una mulatta che ballava nella metropolitana. Non aveva la faccia di Acha, o almeno non mi sembra che l'avesse. Si reggeva alla sbarra centrale come le ballerine dei go-go bar. Aveva i seni coperti da una minuscola striscia di cotone, che pian piano andava abbassando. Poi, con un sorriso, liber del tutto i seni; erano gonfi, tondi e scuri, magnifici. Si lecc le dita e cominci a carezzarsi i capezzoli. Poi allung una mano verso la mia patta, fece scorrere la cerniera lampo, mi tir fuori il sesso e cominci a masturbarmi. La gente ci passava accanto, per scendere a questa o quell'altra stazione. La ragazza si mise a quattro zampe, poi sollev la minigonna; sotto non portava niente. La sua vulva era accogliente, incorniciata da peli nerissimi, sembrava un regalo; cominciai a penetrarla. Il convoglio era mezzo pieno, ma nessuno ci calcolava. Una scena simile non sarebbe potuta accadere mai e poi mai. Era un sogno da carenza, il ridicolo sogno di un uomo gi avanti con gli anni. Mi svegliai verso le cinque, e constatai che le lenzuola erano abbondantemente sporche di sperma. Una polluzione notturna... Che tenerezza! Constatai anche, con mia grande sorpresa, che ce l'avevo ancora duro; doveva essere il clima. Al centro del

comodino, riverso sul dorso, giaceva uno scarafaggio; si distinguevano chiaramente i particolari delle zampe. Aveva finito di tribolare, avrebbe detto mio padre. Mio padre, per parte sua, era morto alla fine del 2000; aveva fatto bene. Cos la sua esistenza era interamente compresa nel XX secolo, peraltro avendone costituito un elemento schifosamente significativo. Io invece sopravvivevo, in uno stato intermedio. Ero sulla quarantina, cio all'inizio della quarantina, visto che avevo solo quarant'anni; ero pi o meno a met strada. La dipartita di mio padre mi lasciava una certa libert; non era ancora detta l'ultima parola. Situato sulla costa orientale di Koh Samui, l'albergo corrispondeva esattamente all'immagine del paradiso tropicale come lo rappresentano gli opuscoli delle agenzie di viaggio. Le colline, intorno, erano piene di vegetazione. Gli edifici bassi, immersi nel verde, degradavano a terrazze fino a un'immensa piscina ovale, con una jacuzzi a ogni estremit. Si poteva nuotare fino al bar, collocato su un'isola al centro della piscina. Qualche metro pi in basso c'era una spiaggia di sabbia bianca, poi il mare. Mi guardai timidamente attorno; in lontananza riconobbi Lionel, che ruzzolava allegro fra le onde come un delfino disabile. Poi tornai indietro, per raggiungere il bar tramite la stretta passerella sospesa sulla piscina. Con studiata disinvoltura esaminai la carta dei cocktail; era appena cominciata la happy hour. Avevo appena optato per un Singapore Sling, quando arriv Babette. "Per," feci. Indossava un due pezzi molto coprente, fusciacca larga e short aderente, che giocava su un'armonia di blu chiaro e blu scuro. Il tessuto sembrava di rara finezza; era un costume di quelli che danno il meglio quando sono bagnati. "Niente bagno?" mi chiese Babette. "Mah..." feci io. Poi arriv La, in tenuta pi classicamente sexy, cio costume intero di vinile scarlatto pieno di cerniere lampo nere aperte sulla pelle (una delle quali attraversava il seno sinistro e lasciava intravedere il capezzolo), e abbondantemente sciancrato in basso. Prima di raggiungere Babette sul bordo della piscina, La mi fece un cenno col capo; quando si volt ebbi modo di rendermi conto che aveva un culo perfetto. All'inizio del viaggio quelle due mi avevano schifato; poi, dopo che sul traghetto gli avevo rivolto la parola, dovevano aver deciso che ero un essere umano inoffensivo, e relativamente intrigante. Avevano ragione: era pi o meno cos. Si tuffarono simultaneamente. Mi voltai per darmi un po' di tono. Al tavolo accanto c'era un sosia di Robert Hue1. Bagnato, in effetti, il costume di Babette era proprio spettacolare: si distinguevano alla perfezione i capezzoli e il solco del culo; si indovinava persino il leggero sovraspessore dovuto ai peli pubici, bench dovesse averli molto corti. Nel frattempo c'erano persone che lavoravano, che producevano merci utili: o inutili, in certi casi. Producevano. E io, cos'avevo prodotto io, in quarant'anni di esistenza? Non molto, per la verit. Avevo organizzato delle informazioni, ne avevo facilitato la consultazione e il trasferimento; talvolta avevo anche effettuato spostamenti di denaro (su scala

ridotta: mi ero limitato a pagare fatture di importo perlopi modesto). In una parola, avevo lavorato nel terziario. Di quelli come me se ne poteva fare a meno. Tuttavia la mia inutilit era meno eclatante di quella di Babette e La; io, se non altro, non mi ero realizzato nel mio lavoro, n avevo mai sentito la necessit di fingerlo. Scesa la sera, tornai nella hall dell'albergo, dove mi imbattei in Lionel; era rosso come un gambero e felicissimo per la bella giornata di mare. Aveva fatto un sacco di bagni; quel posto era proprio un sogno. "Ho dovuto fare molte economie per permettermi questo viaggio," disse. "Ma non me ne pento." Si sedette sul bracciolo di un divano; mi parl della sua vita quotidiana. Lavorava per la Gaz de France, nella periferia sudorientale di Parigi; abitava a Juvisy. Spesso doveva intervenire in casa di gente molto povera, perlopi anziane coppie male in arnese, con l'impianto fuori norma. Se quei poveracci non avevano i mezzi per pagare le modifiche necessarie, era costretto a tagliargli il gas. "C' gente che vive in condizioni incredibili," disse. "Certe volte si vedono cose pazzesche..." prosegu, scuotendo la testa. Per quanto riguardava lui, non poteva proprio lamentarsi. Il suo quartiere non era granch: anzi, era decisamente pericoloso. "Certi posti meglio evitarli," aggiunse. Ma tutto sommato non poteva proprio lamentarsi. "Siamo in vacanza," concluse, e si incammin verso la sala da pranzo. Io presi un paio di opuscoli dal banco della portineria e salii in camera a leggere. Continuavo a non aver voglia di pranzare con gli altri. E nel rapporto con gli altri che si prende coscienza di s; ed proprio questo a rendere insopportabile il rapporto con gli altri. La mi aveva spiegato che Koh Samui non era soltanto un paradiso tropicale, era anche un posto Attuale segretario del Partito Comunista Francese. [N.d.T.] parecchio "cool". Sulla vicina isoletta di Koh Lanta, nelle notti di luna piena organizzavano un gigantesco rave-party; c'era gente che veniva apposta dall'Australia e dalla Germania. "Un po' come a Goa..." azzardai io. "Molto meglio che a Goa," decret lei. Goa era completamente finita; ormai per farsi un rave decente bisognava andare a Koh Samui, o a Lombok. Io non pretendevo tanto. L'unica cosa cui ambivo per il momento era un onesto body-massage, seguito da un pompino e da una bella scopata. Niente di particolarmente difficile, all'apparenza; eppure, man mano che sfogliavo gli opuscoli, mi rendevo sempre pi malinconicamente conto che quella che cercavo io non sembrava essere la specialit del luogo. C'erano parecchie cose sul genere agopuntura, massaggi con oli aromatici, cibo vegetariano o ta-chi-chuan; ma quanto a body-massages o go-go bar, zero. Tra l'altro l'atmosfera sembrava drammaticamente intrisa di americanit, o meglio di californianit, basata com'era su healthy life e meditation activities. Scorsi la lettera che il lettore Guy Hopkins aveva spedito alla rivista What's on Samui; il buon Hopkins si definiva health

addict e diceva di essere un assiduo frequentatore dell'isola da una ventina d'anni. "The aura that backpackers spread on the island is unlikely to be erased quickly by upmarket tourists," concludeva il lettore Guy Hopkins: decisamente scoraggiante. Non potevo neanche andarmene alla ventura, visto che l'albergo era lontano da tutto; per la verit tutto era lontano da tutto, visto che in pratica non c'era niente. A giudicare dalla piantina, sull'isola non sembrava esserci un vero e proprio "centro": solo complessi turistici come il nostro, affacciati su spiaggette tranquille. A quel punto mi ricordai con sgomento che sulla Guide du Routard l'isola era descritta in maniera assai lusinghiera. Soprattutto in quanto immune da certe derive; ero fottuto. Eppure avvertivo una soddisfazione vaga, leggermente teorica, all'idea di sentirmi in condizioni di scopare. Rassegnato, ripresi in mano Il socio, saltai cento pagine, tornai indietro di cinquanta; per puro caso capitai su una scena di sesso. La vicenda aveva fatto qualche passo avanti: adesso Tom Cruise si trovava nelle isole Cayman, per mettere a punto non so bene quale diavoleria di evasione fiscale -o forse per denunciarla, non era chiaro. Comunque sia, il nostro eroe faceva amicizia con una splendida meticcia, che per parte sua sembrava alquanto intraprendente. "Eileen si sfil la gonna e rimase con solo una funicella intorno alla vita e una strisciolina di stoffa fra le gambe." Abbassai la lampo dei pantaloni. La descrizione proseguiva con un passaggio piuttosto bizzarro, poco comprensibile dal punto di vista psicologico: "Scappa, gli ripeteva quella voce interiore. Getta nell'oceano la bottiglia di birra. Getta per terra la sua gonna. E scappa di corsa. Vattene!" Fortunatamente, per, Eileen da quell'orecchio non ci sentiva: "Con gesti lentissimi, la ragazza allung una mano dietro la schiena, sganci il pezzo superiore del bikini e lo lasci scivolare. Il seno sembrava ancor pi pieno nella sua nudit. Lei gli porse il reggipetto. 'Ti dispiace tenermelo?' Era morbido e bianco, e pesava un milionesimo di grammo." Mi stavo masturbando di brutto, cercando di visualizzare un paio di meticce in bikini microscopici, di notte. Eiaculai con un sospiro di soddisfazione, dritto fra due pagine. Si sarebbero incollate; poco male, non era libro da rileggere. Al mattino la spiaggia era deserta. Subito dopo colazione mi feci il bagno; l'aria era tiepida. Tra poco il sole avrebbe cominciato la sua ascesa nel cielo, aumentando il rischio di cancro della pelle per gli individui di razza bianca. Contavo di fermarmi in spiaggia giusto il tempo necessario perch le cameriere mi facessero la stanza, per poi rimettermi a letto con l'aria condizionata al massimo; quella giornata libera intendevo godermela nella massima tranquillit. Tom Cruise, invece, continuava a tormentarsi per via della scappatella con la meticcia; pensava addirittura di parlarne alla moglie (la quale, e il problema era tutto l, non si accontentava di essere amata; pretendeva che lui continuasse a considerarla la pi sexy e desiderabile di tutte le donne). Il cretino si comportava esattamente come se fosse in gioco il futuro del suo matrimonio. "Se avesse mantenuto la calma e si fosse dimostrata comprensiva le avrebbe detto che era

pentito, profondamente pentito, e che non sarebbe successo mai pi. Se invece si fosse messa a piangere, allora le avrebbe chiesto perdono -anche in ginocchio, se necessario -e avrebbe giurato sulla Bibbia che non sarebbe successo mai pi." Era chiaro che tra le due opzioni non c'era molta differenza; ma il costante rimorso del protagonista, bench tutt'altro che interessante, finiva per interferire con la vicenda -che peraltro era messa parecchio male: c'erano dei mafiosi molto cattivi, l'FBI, forse persino qualche russo. Col risultato che, dopo un leggero sconcerto iniziale, si passava decisamente al voltastomaco. Feci un tentativo con il mio secondo best-seller americano, Controllo totale di David G. Baldacci; ma era addirittura peggio. Stavolta il protagonista non era un avvocato bens un giovane e geniale specialista di informatica, che lavorava centodieci ore la settimana. A essere avvocato, invece, era la moglie, che per parte sua lavorava novanta ore la settimana; i due avevano un figlio. Il cattivo era un'azienda "europea" che, con metodi subdoli, cercava di accaparrarsi un certo mercato. Il certo mercato spettava di diritto all'azienda americana per cui lavorava il protagonista. Durante una conversazione con i cattivi dell'azienda europea, il protagonista li osservava accendersi una sigaretta dopo l'altra "senza il minimo pudore"; nonostante il conseguente ammorbamento dell'aria, il protagonista teneva duro. Feci un piccolo buco nella sabbia per seppellirci i due libri; adesso per mi toccava trovare qualcosa da leggere. Vivere senza leggere pericoloso, ci si deve accontentare della vita, e questo comporta notevoli rischi. A quattordici anni, in un pomeriggio di nebbia particolarmente fitta, mi ero perduto mentre sciavo; ero finito nel mezzo di una zona ad altissimo rischio di valanghe. Di quelle ore ricordavo soprattutto le nuvole plumbee, bassissime, e il silenzio assoluto della montagna. Sapevo che quelle masse di neve avrebbero potuto staccarsi di colpo, per un mio movimento azzardato, o anche senza cause apparenti, per effetto di un insignificante rialzo di temperatura o per un alito di vento. Allora mi avrebbero trascinato nella loro caduta, per centinaia e centinaia di metri, fino a spiaccicarmi sulla roccia a valle; a quel punto sarei morto, probabilmente sul colpo. Eppure non avevo assolutamente paura. Solo un po' di fastidio che le cose potessero finire cosi: fastidio per me e per gli altri. Avrei preferito una morte con un po' di preparazione, qualcosa che avesse un minimo di ufficialit, con una malattia, una cerimonia, delle lacrime. La cosa che rimpiangevo pi di ogni altra, a dire il vero, era il non aver conosciuto il corpo della donna. Nei mesi invernali, mio padre affittava il primo piano della casa dove abitava; quell'anno l'aveva affittato a una coppia di architetti. La figlia degli architetti, Sylvie, aveva anche lei quattordici anni; sembrava attratta da me, o quantomeno cercava la mia presenza. Era piccola, graziosa, coi capelli neri e riccioluti. Anche il suo sesso era cos, nero e riccioluto? Ecco a cosa pensavo mentre arrancavo penosamente sulla montagna. Da allora mi capitato spesso di interrogarmi su questa mia caratteristica: davanti al pericolo, perfino al rischio di morire, non ho mai provato nessuna emozione particolare, nessuna scarica di adrenalina. Per me sarebbe del tutto inutile cercare

le sensazioni forti che tanto attirano chi pratica gli "sport estremi". Non sono affatto coraggioso, ed evito accuratamente il pericolo; quando proprio non riesco a evitarlo, lo accetto con la quieta placidit del bove. Probabilmente non significa niente, solo una questione tecnica, una faccenda di ormoni; ci sono esseri umani, apparentemente simili a me, che sostengono di non provare nessuna emozione davanti al corpo di una donna, cio davanti a qualcosa che a me, da allora fin quasi ad oggi, ha sempre procurato ebbrezze difficili da controllare. La libert di cui ho goduto per gran parte della mia vita stata quella di un aspirapolvere. Il sole cominciava ad arroventarsi. Vidi che Babette e La erano arrivate in spiaggia; si erano sistemate a una decina di metri da me. Oggi erano a seno nudo, e indossavano tutt'e due un tanga bianco, semplicissimo. A quanto pare avevano familiarizzato con dei ragazzi, ma mi sembrava improbabile che ci finissero a letto: quei tizi non erano malaccio, per, a parte i muscoli, non erano nemmeno un granch; un po' qualsiasi, ecco. Mi alzai e presi le mie cose; Babette aveva posato un numero di Elle accanto all'asciugamano. Lanciai un'occhiata sull'arenile: Babette e La facevano il bagno, scherzando con i ragazzi. Mi chinai rapidamente e infilai la rivista nello zaino; poi continuai a camminare sulla spiaggia. Il mare era calmo; lo sguardo si perdeva verso est. Dall'altro lato doveva esserci la Cambogia, o forse il Vietnam. A met strada tra costa e orizzonte si distingueva uno yacht; forse c'erano miliardari che passavano il tempo cos, andando a zonzo per i mari del mondo; una vita monotona e al tempo stesso romanzesca. Vidi Valrie che si avvicinava lungo la riva, facendo di tanto in tanto un passo di lato per evitare qualche onda pi forte. Mi drizzai di scatto sui gomiti, quasi allarmato dallo splendore del suo corpo, cos seducente in quel due pezzi cos castigato; i seni colmavano a misura le coppe del bikini. Le feci un rapido cenno con la mano, pensando che non mi avesse visto, ma in realt aveva gi deviato nella mia direzione; non facile cogliere in fallo una donna. "Legge Elle?" mi chiese, tra lo stupito e il beffardo. "Be ..." feci. "Posso?" Si sedette accanto a me sulla sabbia. Cominci a sfogliare la rivista, con la disinvoltura dell'abitudine: un'occhiata alle pagine della moda, un'occhiata alle rubriche di costume. Elle ha voglia di leggere, Elle ha voglia di andar fuori la sera... "Ieri sera andato in qualche salone per massaggi?" mi domand girandosi appena a guardarmi.

"Ehm... no. Non ne ho trovati." Scosse la testa e si dedic all'approfondimento della settimana: "Sei programmata per amarlo a lungo?". "Che dice di interessante?" le chiesi dopo qualche secondo di silenzio. "Io non amo nessuno, per il momento," rispose lei, seria. Quella ragazza mi metteva completamente in crisi. "Devo dire che per me questo giornale una specie di mistero," prosegu. "Si parla soltanto di moda, di nuove tendenze: quello che bisogna andare a vedere, quello che bisogna leggere, le cause per cui bisogna battersi, i nuovi argomenti di conversazione... Dico, gi le lettrici devono sorbirsi paginate di vestiti che non potranno mai indossare, cosa gliene dovrebbe fregare delle nuove tendenze? Tra l'altro si tratta di un pubblico di una certa et." "Pensa?" "Certo. Mia madre, per esempio, una lettrice di Elle." "Forse i giornalisti parlano di quello che interessa a loro, e non di quello che interessa alle lettrici." "Dal punto di vista economico non avrebbe alcun senso; normalmente si cerca di andare incontro al gusto del pubblico." "Forse questo genere di argomenti incontra il gusto del pubblico." Riflett per qualche secondo, poi annu, con una certa titubanza. "Lei pensa che quando avr sessant'anni le nuove tendenze non le interesseranno pi?" insistetti io. "Spero proprio di no..." rispose lei, di slancio. Mi accesi una sigaretta. "Se rimango qui in spiaggia dovr mettermi la crema..." commentai in tono malinconico. "No, andiamo a fare il bagno! La crema se la metter dopo." Balz in piedi e mi trascin in acqua. Nuotava bene. Per quanto riguarda me, invece, non si pu parlare esattamente di nuoto: pi che altro faccio il morto, nuotare mi stanca subito. "Lei si stanca subito," disse Valrie. " perch fuma troppo. Dovrebbe praticare un po' di sport. Su, lasci fare a me!..." Cominci a strizzarmi i bicipiti. Oh no, pensai, no. Ma la piant quasi subito, e torn a dorarsi al sole, dopo essersi frizionata vigorosamente la testa. Era carina, cos, con quei lunghi capelli neri tutti arruffati. Non si toglieva il pezzo di sopra, peccato; sarebbe stato bello se si fosse tolta il pezzo di sopra. Sarebbe stato bello vederle il seno, l, adesso.

Vide dove guardavo, e sorrise. "Michel..." disse dopo un lungo silenzio. Trasalii sentendole pronunciare il mio nome. "Perch si sente cos vecchio?" mi chiese, guardandomi dritto negli occhi. Era un'ottima domanda; ebbi una vaga sensazione di soffocamento. "Non deve rispondere subito..." disse allora lei, con garbo. "Guardi, ho qui un libro per lei," prosegu tirando fuori un volume dalla borsa. Con una certa sorpresa riconobbi la copertina gialla delle edizioni Masque; era Le vallon1 di Agatha Christie. "Agatha Christie?" feci io, inebetito. "Lo legga. Dovrebbe piacerle." Scossi la testa con un accanimento insensato. "Non pranza?" mi domand lei dopo un minuto. " gi l'una." "No... Non credo." "La vita di gruppo non le piace proprio, eh?" Rispondere era inutile; sorrisi. Avevamo raccolto le nostre cose, e insieme ci avviammo verso l'albergo; poco prima di arrivare incrociammo Lionel, che vagava come un'anima in pena; ci fece un cordiale gesto di saluto, ma aveva l'aria di non spassarsela pi come prima. C' una ragione, se gli uomini soli sono cos rari nei villaggi turistici. Quei pochi che ci sono stanno sempre l, tesissimi, ai margini delle attivit di svago. In genere, dopo un po' se ne tornano in camera; certe volte invece si lanciano, partecipano. Lasciai Valrie davanti ai tavoli del ristorante. Nei romanzi di Sherlock Holmes, ovviamente, si riconoscevano puntualmente i tratti caratteristici del personaggio; ma, a parte questo, l'autore non mancava mai di inserire qualche particolare inedito (la cocaina, il violino, l'esistenza del fratello maggiore Mycroft, la passione per l'opera lirica... qualche servizio reso in passato a famiglie regnanti europee... il primo caso risolto da uno Sherlock ancora adolescente). Ogni nuovo particolare rivelato dava origine a nuove zone d'ombra, e dalla lettura emergeva un personaggio sempre pi affascinante; Conan Doyle era riuscito a elaborare una miscela perfetta tra il piacere dello scoprire e il piacere del riconoscere. Agatha Christie, invece, m'era sempre sembrato che desse troppo spazio al piacere del riconoscere. Nelle descrizioni iniziali di Poirot, l'autrice tendeva a limitarsi a poche frasi-tipo, circoscritte alle caratteristiche pi superficiali del personaggio (la passione maniacale per la simmetria, le polacchette di vernice, le mille attenzioni dedicate ai baffi); nei suoi romanzi meno riusciti si aveva addirittura l'impressione che quelle frasi di presentazione passassero cos com'erano da un libro all'altro.

A parte questo, in Le vallon c'era qualcosa di molto particolare. Che peraltro non aveva niente a che fare con l'ambizioso personaggio di Henrietta, la scultrice, tramite il quale la Christie aveva cercato di rappresentare non solo i travagli della creazione artistica (tipo nella scena dove, ultimata dopo mille fatiche una scultura, Henrietta la distruggeva perch sentiva che le mancava qualcosa) ma anche la sofferenza insita nell'essere artisti - ossia l'incapacit di essere veramente felici o infelici, veramente capaci di odiare, di disperarsi, di esaltarsi, di amare; quella specie di filtro estetico che si frappone inesorabilmente tra l'artista e il mondo. L'autrice aveva messo molto di s in quel personaggio, e la sua sincerit era evidente. Purtroppo, per, la scultrice, situata per forza di cose in un mondo a s stante, sentiva l'azione in maniera doppia, ambigua, e quindi meno violenta, diventando perci stesso un personaggio meno interessante. Biecamente conservatrice, nemica di ogni ipotesi di distribuzione sociale delle ricchezze, nel corso della sua lunga carriera di scrittrice Agatha Christie si era sempre mantenuta su posizioni ideologiche molto nette. Questa radicalit teorica le consentiva, nella pratica autoriale, una certa crudelt nel descrivere quella stessa aristocrazia inglese di cui difendeva i privilegi. Lady Angkatell era un personaggio grottesco, al limite dell'inverosimile, e in certi momenti quasi mostruoso. La narratrice era affascinata dalla propria creatura, cos capace di ignorare le regole pi elementari del rapporto con la gente comune; doveva essersi divertita da matti a scrivere frasi come: " cos difficile ricevere come si deve quando si ha un morto ammazzato in casa"; tuttavia non era certo a Lady Angkatell che andavano le sue simpatie. Sembravano piuttosto orientarsi verso il personaggio di Midge, che nei giorni feriali si guadagnava la vita come commessa per poi trascorrere i fine-settimana con gente che non aveva la minima idea di cosa significasse lavorare. Coraggiosa e dinamica, Midge amava di un amore disperato The hollow, edito in Italia col titolo Poirot e la salma.[N.d.T.] Edward. Edward, per parte sua, si considerava un fallito: non era mai riuscito a combinare niente, neppure a diventare scrittore; scriveva cronachette ironiche e disincantate che venivano pubblicate da oscure riviste per bibliofili. Per tre volte aveva chiesto a Henrietta di sposarlo, invano. Henrietta era stata l'amante di John, sedotta dalla sua personalit esuberante e dalla sua forza; ma John era sposato. Il suo assassinio sconvolgeva il fragile equilibrio di desideri frustrati che univa quei personaggi: Edward finalmente si rendeva conto che, non essendo all'altezza di John, Henrietta non lo avrebbe mai accettato; tuttavia non riusciva ad amare Midge, e si preparava all'inevitabile passo di tutte le vite sprecate. Era proprio a partire da quel punto, che Le vallon diventava un libro particolare e commovente; ci si sentiva in bilico su un ribollire di acque profonde. Nella scena in cui Midge salvava Edward dal suicidio, e lui le chiedeva di sposarlo, la prosa di Agatha Christie culminava in qualcosa di struggente, una specie di stupore dickensiano.

Lo strinse tra le braccia. Lui le sorrise: "Sei cos calda, Midge... cos calda... " S, pens Midge, ecco cos' la disperazione. Qualcosa di glaciale, un freddo e una solitudine infiniti. Fino a quel momento non si era mai resa conto che la disperazione era fredda; l'aveva sempre immaginata rovente, veemente, violenta. Invece no. Ecco cos'era la disperazione: un abisso di oscurit gelida, di solitudine intollerabile. E il peccato di disperazione di cui parlavano i preti era un peccato freddo, che consisteva nel tagliarsi fuori da ogni contatto umano, caldo e vitale. Finii il libro verso le nove; mi alzai, andai alla finestra. Il mare era calmo, miriadi di puntini luminosi danzavano sul pelo dell'acqua; un alone evanescente ammantava la tonda superficie della luna. Sapevo che quella sera a Koh Lanta c'era un full moon rave party; sicuramente Babette e La ci sarebbero andate, come gran parte dei clienti dell'albergo. incredibile la facilit con cui rinunciamo alla vita, mettendola da parte con le nostre stesse mani. Nel momento in cui fervevano i preparativi per la serata, e davanti all'albergo arrivavano i taxi, e la gente cominciava ad agitarsi nei corridoi, io non provavo altro che un mesto sollievo. 10 Stretta striscia montuosa che separa il golfo del Siam dal mare di Andaman, l'istmo di Kra solcato nella parte settentrionale dal confine fra Thailandia e Birmania. All'altezza di Ranong, all'estremo sud della Birmania, largo appena ventidue chilometri; da l si allarga progressivamente per formare la penisola malese. Delle centinaia di isole sparse nel mare di Andaman, solo alcune sono abitate, e nessuna di quelle sotto la giurisdizione birmana viene sfruttata dal punto di vista turistico. Le isole della baia di Phang Nga, invece, situate in territorio thailandese, producono annualmente il 43% del reddito turistico nazionale. La pi importante Phuket, i cui resorts si sono sviluppati a met degli anni Ottanta, perlopi con capitali cinesi e francesi (il gruppo Aurore, francese, stato uno dei primi al mondo a considerare il Sud-Est asiatico come settore chiave dell'espansione turistica). proprio nel capitolo dedicato a Phuket, che l'odio, l'litismo volgare e il masochismo aggressivo della Guide du Routard raggiungono i picchi pi alti: "Per qualcuno, Phuket l'isola in ascesa; per noi, invece, gi in discesa." Poi, dopo questa verit rivelata, ecco come proseguono: "Arrivateci, in questa 'perla dell'Oceano Indiano, e vedrete voi stessi... Ancora qualche anno fa, il coro di lodi su Phuket era unanime: sole, spiagge incantevoli, vita di sogno. Ma adesso, col rischio di costituire l'unica nota stonata in questa sinfonia, noi dobbiamo dirvi la verit: Phuket non ci piace pi! Patong Beach, la spiaggia pi celebre, soffocata dal cemento. La clientela si mascolinizza sempre pi, gli escort-bar si

moltiplicano, i sorrisi si pagano. Quelle pensioncine che facevano la gioia di noi giramondo hanno subito un lifting modello 'ruspa' per far posto ad alberghi per turisti europei solitari e bavosi." Il programma prevedeva due notti a Patong Beach; mi accomodai fiducioso nel pullman, pronto a interpretare il mio ruolo di europeo solitario e bavoso. Dopo Patong Beach, il circuito si sarebbe concluso in bellezza con tre giorni di soggiorno libero a Koh Phi Phi, destinazione tradizionalmente considerata paradisiaca. "Che dire di Koh Phi Phi?" si lagnava la guida di noi giramondo. " un po' come se ci si chiedesse di parlare di una delusione amorosa... Si ha una gran voglia di parlarne bene, ma con un terribile nodo in gola." Al masochista manipolatore non basta rendere infelice se stesso, deve rendere infelici anche gli altri. Dopo trenta chilometri, il pullman si ferm per fare benzina; presi la Guide du Routard e la buttai nella pattumiera della stazione di servizio. Il masochismo occidentale, mi dissi. Due chilometri dopo, mi resi conto che stavolta non avevo davvero pi niente da leggere; mi toccava affrontare la fine del circuito senza pi avere parole stampate che mi facessero da schermo. Mi guardai attorno, sentii i battiti del cuore accelerare, di colpo il mondo esterno mi parve molto pi vicino. Sull'altro lato del corridoio, Valrie aveva reclinato lo schienale; sembrava appisolata, o addormentata, e aveva il viso appoggiato al finestrino. Tentai di seguire il suo esempio. Il paesaggio sfilava in un continuo mutare di vegetazione. Come estremo rimedio, mi feci prestare da Ren la sua Michelin; seppi cos del ruolo fondamentale che le piantagioni di hevea e il latice avevano nell'economia della regione: la Thailandia era il terzo produttore mondiale di caucci. Quell'incrociarsi di vegetazioni, dunque, serviva alla fabbricazione di preservativi e di pneumatici; l'ingegnosit umana era proprio notevole. L'uomo era censurabile sotto diversi punti di vista, ma una cosa bisognava proprio riconoscergliela: era decisamente un mammifero ingegnoso. Dopo la serata sul fiume Kwai, la distribuzione dei posti a tavola aveva assunto un carattere definitivo. Valrie aveva deciso di aggregarsi a quelli che chiamava "i borghesucci", Josiane aveva ripiegato sui naturopati, coi quali condivideva determinati valori -tipo le attivit mirate sulla serenit. A pranzo ebbi modo di assistere a una vera e propria gara di serenit fra Albert e Josiane, sotto lo sguardo attento degli ecologisti -che, abitando in un buco sperduto della Franche-Comt, avevano evidentemente ben poche possibilit di accedere a quel genere di pratiche. Neanche Babette e La, pur vivendo nell'le-de-France, avevano granch da dire in materia, a parte qualche "Grandioso..." buttato l di tanto in tanto; per loro la serenit era solo un obiettivo di medio termine. In sostanza si trattava di una tavolata piuttosto equilibrata, anche grazie alla presenza dei due leader naturali, che, essendo per giunta di sesso opposto, potevano sviluppare una sorta di complicit attiva. Per quanto riguardava il nostro tavolo, invece, le cose stentavano a ingranare. Josette e Ren, ormai abituati alla cucina thailandese, commentavano sistematicamente il menu; Josette aveva addirittura intenzione di farsi dare alcune ricette, per cimentarsi appena tornata in patria. Ogni tanto si

concedevano qualche critica sui componenti dell'altro tavolo, che giudicavano spocchiosi e atteggiati; era chiaro che cos non si sarebbe andati molto lontano, e io, in genere, aspettavo il momento del dessert con una certa impazienza. Restituii a Ren la Michelin; eravamo a quattro ore di strada da Phuket. Comprai una bottiglia di Mekong al bar del ristorante. Passai quelle quattro ore a lottare contro la vergogna che mi impediva di tirar fuori dallo zaino la bottiglia e scolarmela in santa pace; alla fine la vergogna ebbe la meglio. L'entrata del Beach Resortel era addobbata con uno striscione BENVENUTO GRUPPO POMPIERI DI CHAZAY. "Pensa che strano..." comment Josette, "Chazay dove abita tua sorella." A Ren sembrava di no. "S, s," insistette lei. Prima di prendere la chiave della mia stanza ebbi ancora il tempo di sentirla dire: "Questa storia della traversata dell'istmo di Kra ci far perdere un giorno." Purtroppo aveva ragione. Mi abbattei sul letto king-size e mi concessi una lunga sorsata di alcool; poi un'altra. Mi svegliai con un mal di testa atroce, e vomitai a lungo nella tazza del cesso. Erano le cinque del mattino: troppo tardi per gli escort-bar, troppo presto per la colazione. Nel cassetto del comodino trovai una Bibbia e un libro sugli ammaestramenti di Budda, entrambi in inglese. "Because of their ignorance," lessi, "people are always thinking wrong thoughts and always losing their right viewpoint and, clinging to their egos, they take wrong actions. As a result, they become attached to a delusive existence." Non ero proprio sicurissimo di aver capito, per sentivo che l'ultima frase illustrava alla perfezione la mia condizione attuale; ne ricavai un sollievo sufficiente per aspettare l'ora di colazione. Accanto al mio tavolo erano seduti sette o otto giganteschi americani di colore, forse giocatori di basket. Poco pi in l c'era una tavolata di cinesi di Hong-Kong -riconoscibili per quant'erano sporchi, una sporcizia che, gi difficilmente sopportabile per un occidentale, precipitava i camerieri thailandesi in uno sgomento che l'abitudine attutiva a stento. Contrariamente ai thailandesi, puliti e ordinati fin quasi all'eccesso, i cinesi non solo mangiano con ingordigia, ma per giunta ridono sguaiatamente e con la bocca aperta, quindi schizzando tutt'attorno boli di cibo, e, come se non bastasse, sputano per terra e si soffiano il naso con le dita -in pratica si comportano da veri maiali. Il fatto che siano maiali piuttosto numerosi non migliora la situazione. Dopo aver camminato per qualche minuto nelle strade di Patong Beach, mi resi conto che l, su quei due chilometri di litorale, era radunato tutto ci che il mondo civile era riuscito a produrre in materia di turisti. Nel raggio di poche decine di metri incrociai giapponesi, italiani, tedeschi, americani, pi qualche scandinavo e qualche sudamericano ricco. "Siamo tutti uguali, cerchiamo tutti il sole", per citare l'impiegata dell'agenzia di viaggio. Mi comportai da perfetto turista di tipo medio: noleggiai un ombrellone e una sdraio con stuoia inclusa; consumai qualche Sprite e mi bagnai con moderazione. Il mare era calmo. Rientrai in

albergo verso le cinque, non eccessivamente soddisfatto della mia giornata libera, ma nondimeno deciso a continuare. I was attached to a delusive existence. Mi restavano gli escort-bar; prima di dirigermi verso il quartiere giusto indugiai un po' a guardare le vetrine dei ristoranti. Davanti a quella del Royal Savoey Seafood vidi una coppia di americani che fissavano con attenzione maniacale un astice. "Due mammiferi davanti a un crostaceo," mi dissi. Ai due si avvicin un cameriere, probabilmente per magnificare la freschezza del prodotto. "E con lui fanno tre," rettificai istintivamente. La folla fluiva senza sosta, una folla fatta di famigliole, di coppie, di singoli; tutto ci comunicava un'incredibile sensazione di innocenza. Talvolta, quando hanno bevuto molto, i tedeschi di una certa et si riuniscono in gruppo e intonano canzoni lente, di una tristezza infinita. La cosa diverte enormemente i camerieri thailandesi, che si avvicinano e li guardano lanciando gridolini entusiasti. Seguendo tre simpatici cinquantenni tedeschi che si scambiavano degli "Ach!" e dei "Ja!" pieni di foga, finii per ritrovarmi proprio nella strada degli escort-bar. Fui subito circondato da ragazzine in minigonna che rivaleggiavano in moine per trascinarmi al Blue Nights, al Naughty Girl, al Classroom, al Marilyn, al Venus... Alla fine optai per il Naughty Girl. Ancora non c'era molta gente: s e no una decina di occidentali, perlopi inglesi e americani tra i venticinque e i trent'anni, soli. Al centro della pista da ballo una decina di ragazze si dondolava dolcemente al ritmo di una disco-music d'annata. Alcune erano in bikini bianco, altre si erano tolte il pezzo di sopra ed erano rimaste in perizoma. Avevano tutte una ventina d'anni, tutte la pelle di un bruno dorato, tutte un corpo eccitante e sinuoso. Accanto a me, seduto davanti a una Carslberg, c'era un vecchio tedesco; pancia imponente, barba bianca, occhiali: sembrava un docente universitario in pensione. Era immobile, completamente ipnotizzato dai giovani corpi che ondeggiavano davanti ai suoi occhi sbarrati; un'immobilit cos assoluta che a un certo punto pensai che fosse morto. Poi qualcuno azion le macchine per il fumo sintetico, e la disco-music venne sostituita da uno slow polinesiano. Le ragazze sulla pista lasciarono il posto ad altre dieci ballerine, stavolta addobbate con collane di fiori sul petto e intorno alla vita. Cominciarono a ruotare lentissimamente su se stesse, con le collane di fiori che qua e l lasciavano scorgere un po' di seno e un po' di glutei. Il vecchio tedesco continuava a fissare la scena; a un certo punto si tolse gli occhiali per asciugarli; aveva gli occhi umidi era al settimo cielo. In effetti le ragazze del locale non proprio che adescassero; per se ne poteva invitare qualcuna a bere qualcosa al tavolo, farci quattro chiacchiere,

eventualmente pagare al locale una bar-fee di cinquecento bat e, dopo aver concordato il prezzo, portarsela in albergo. La tariffa per la notte intera doveva essere sui quattro o cinquemila bat -all'incirca il salario mensile di un operaio non qualificato thailandese; ma Phuket un posto caro. Il vecchio tedesco fece un cenno discreto a una delle ragazze che, sempre in perizoma bianco, aspettavano di tornare in pista. Lei si precipit al suo tavolo e, molto confidenzialmente, gli si sedette sulle ginocchia. I giovani seni rotondi di lei erano all'altezza del viso di lui, paonazzo di piacere. Sentii che la ragazza lo chiamava "Pap". Pagai la mia tequila al limone e uscii, un po' a disagio; non mi andava di assistere a quella che si annunciava come una delle ultime gioie del vecchio tedesco, era troppo commovente e troppo intimo. Proprio accanto al locale trovai un ristorante all'aperto, dove mi sedetti e ordinai un piatto di riso ai granchi. I tavoli erano quasi tutti occupati da coppie con lei thailandese e lui occidentale -coi lui che sembravano tutti dei californiani, o quantomeno sembravano i californiani come siamo abitati a immaginarceli noi, e in ogni caso calzavano invariabilmente sandali infradito. In realt poteva anche trattarsi di australiani - facile confonderli; comunque avevano tutti l'aria sana, sportiva e ben pasciuta. Erano il futuro del mondo. Fu in quel momento, guardando quei giovani anglosassoni vigorosi e pieni di futuro, che capii fino a che punto il turismo sessuale fosse il futuro del mondo. Sedute al tavolo accanto al mio, due thailandesi sulla trentina e ben tornite cianciavano animatamente; di fronte a loro erano seduti due giovani inglesi con testa rapata e look da ergastolani postmoderni, che trangugiavano birra senza dire una parola. Poco pi in l, due lesbiche tedesche in salopette, piuttosto in carne e coi capelli corti e rossi, si erano offerte la compagnia di una deliziosa adolescente dai lunghi capelli neri e dal volto purissimo, vestita con un sarong policromo. C'erano anche due arabi di nazionalit indefinibile, seduti per conto loro, entrambi con la testa avvolta in quella specie di cencio da cucina che caratterizza le apparizioni televisive di Yasser Arafat. In poche parole, in quel locale era rappresentato tutto il mondo ricco o semiricco, entusiasticamente accorso all'immutabile e dolce richiamo della fica asiatica. La cosa strana era che appena si posava lo sguardo su questa o quella coppia si aveva subito la sensazione di sapere se tra quei due le cose avrebbero funzionato o no. In genere le ragazze si annoiavano, facevano un faccino imbronciato o rassegnato, si distraevano guardando gli altri tavoli. Ma alcune, con lo sguardo rivolto al compagno in un'espressione di adorante attesa, pendevano dalle sue labbra, gli rispondevano con brio e garbo; allora si poteva immaginare che le cose non si sarebbero fermate l, che da quell'incontro sarebbe nata un'amicizia, o addirittura un rapporto stabile: mi risultava che i casi di matrimonio fossero tutt'altro che rari, specialmente con i tedeschi. Personalmente non mi piaceva chiacchierare con le ragazze dei locali; si tratta sempre di conversazioni centrate sulla natura e sul costo dell'imminente

prestazione sessuale, quindi in genere sono piuttosto deludenti. Preferivo di gran lunga i saloni per massaggi, dove si parte direttamente dal sesso; certe volte si crea un'intimit, certe volte no. In alcuni casi viene voglia di un'estensione in albergo, ed l che ci si rende conto che non sempre la ragazza ne ha voglia: pu capitare che sia divorziata, che abbia lasciato qualcuno a badare ai figli; triste, ed bello. Mentre finivo il riso gettai le basi per un film pornografico intitolato La stanza dei massaggi. Sirien, giovane thailandese del Nord, perdutamente innamorata di Bob, studente americano capitato per caso nel salone per massaggi dove lei lavora, trascinatovi dai compagni di bagordi. Bob non l'ha neppure sfiorata, si limitato a guardarla coi suoi begli occhi azzurri, e le ha parlato del suo paese -il North Carolina, o qualcosa del genere. Nei giorni seguenti, i due si incontrano quando lei finisce di lavorare, ma purtroppo Bob deve tornare in patria per affrontare l'ultimo anno di universit a Yale. Dissolvenza. Sirien aspetta speranzosa il ritorno di Bob, e nel frattempo soddisfa le varie esigenze dei numerosi clienti. Bench pura di cuore, la fanciulla masturba e spompina con zelo turisti francesi baffuti e grassi (ruolo da caratterista per Grard Jugnot) e turisti tedeschi calvi e obesi (ruolo da caratterista per attore tedesco). Finalmente Bob torna da lei, e tenta di strapparla da quell'inferno; ma la mafia cinese non vuole sentir ragioni. Bob fa intervenire l'ambasciatore degli Stati Uniti e la presidentessa di un'associazione umanitaria che si batte contro lo sfruttamento sessuale delle minorenni (ruolo da caratterista per Jane Fonda). Visto il coinvolgimento della mafia cinese (allusione alle Triadi) con la complicit dei generali thailandesi (dimensione politica, richiamo ai valori della democrazia), non mancano scazzottate e inseguimenti mozzafiato nel centro di Bangkok. Ma alla fine Bob riesce nel suo nobile intento. Nella penultima scena, Sirien fa sfoggio della propria strabiliante scienza sessuale, e, per la prima volta nella sua breve vita, lo fa con uno slancio assolutamente genuino. Ogni singolo uccello ciucciato in veste di umile massaggiatrice, Sirien l'ha ciucciato sempre e solo nell'attesa e nella speranza dell'uccello di Bob, capace di condensare in s tutti gli altri -quantomeno in linea teorica. Dissolvenza incrociata sui due fiumi (il Chao Phraya e il Delaware). Titoli di coda. Per la distribuzione europea prevedevo un tipo di pubblicit particolare, un po' di nicchia: 'Se vi piaciuto La stanza della musica, vi innamorerete di La stanza dei massaggi.' Splendido, ma nel frattempo stavo rischiando di andare in bianco. Mi alzai, pagai e uscii; dopo aver percorso un centinaio di metri schivando tutta una serie di proposte poco convincenti, mi ritrovai davanti al Pussy Paradise. Aprii la porta ed entrai. A qualche metro da me, seduti davanti a due bicchieri di Irish coffee, vidi Robert e Lionel. Sullo sfondo, dietro una vetrata, c'erano almeno cinquanta ragazze sedute su una specie di scalinata, tutte coi loro bravi cartellini numerati. Un cameriere si precipit ad accogliermi. Lionel si volt, mi vide, e subito avvamp di vergogna. Anche Robert si volt, e, con un lento gesto della mano, mi invit a raggiungerli. Lionel si mordeva le labbra, imbarazzatissimo. Il cameriere prese la mia ordinazione. "Io sono di destra..." disse Robert, senza una ragione apparente.

"Per attenzione..." Mosse pi volte l'indice dall'alto in basso, come per mettermi in guardia. Sin dall'inizio del viaggio, l'avevo notato in varie occasioni, Robert sembrava persuaso che io fossi di sinistra, e aspettava l'occasione buona per incastrarmi in una discussione; non avevo nessuna intenzione di farmi coinvolgere. Accesi una sigaretta; Robert mi squadr severamente. "La felicit cosa delicata," declam in tono sentenzioso, "trovarla in noi difficile, trovarla altrove impossibile." Dopo qualche secondo aggiunse in tono grave: "Chamfort." Lionel lo guardava con ammirazione sconfinata, sembrava completamente ammaliato. Quella frase la trovavo discutibile: forse ci si sarebbe avvicinati di pi alla realt scambiando di posto "difficile" e "impossibile"; ma non avevo voglia di impegolarmi in quella conversazione, la mia unica priorit era quella di tornare a una situazione turistica normale. Tra l'altro cominciavo ad aver voglia della 47, una thailandese molto minuta, forse persino gracile, per con un gran bel paio di labbra e un'espressione gentile; era in minigonna rossa e calze nere. Notata la deriva della mia attenzione, Robert si rivolse a Lionel. "Io credo nella verit," disse a bassa voce, "credo nella verit e nel principio della prova." Ascoltandolo distrattamente, appresi con un certo stupore che insegnava matematica e che in giovent si era distinto per un paio di promettenti lavori sui gruppi di Lie. Non potei fare a meno di mostrarmi colpito da quella notizia: esistevano dunque determinati campi, determinati settori dell'intelligenza umana, in cui era stato il primo a individuare chiaramente la verit, ad acquisirne una certezza assoluta e verificabile. "S..." riconobbe lui, quasi a malincuore. "Ovviamente stato tutto riverificato in un quadro pi generale." Poi aveva cominciato a insegnare, perlopi nei corsi di preparazione intensiva per l'universit; gli dispiaceva aver sprecato tutti quegli anni a rabberciare la preparazione di quattro ventenni coglioni la cui massima aspirazione era quella di essere ammessi al Polytecnique o alla Centrale -per limitarsi ai pi dotati. "Comunque," aggiunse, "non avevo la stoffa del matematico creativo. un dono concesso a pochissimi." Sul finire degli anni Settanta aveva fatto parte di una commissione ministeriale per la riforma dell'insegnamento della matematica una solenne cazzata, come ammetteva lui stesso. Adesso aveva cinquantatr anni; a cinquanta si era messo in pensione, e da tre anni si dedicava al turismo sessuale. Si era sposato tre volte. "Sono razzista..." disse allegramente. "Sono diventato razzista... Uno dei primi effetti del viaggiare," aggiunse, " quello di rinforzare o creare i pregiudizi razziali; come ce li immaginiamo, infatti, gli altri, prima di conoscerli? Identici a noi, ovviamente; solo pian piano che ci rendiamo conto di come la realt sia leggermente diversa. Quando pu, l'occidentale lavora; spesso il suo lavoro lo annoia o lo esaspera, per l'occidentale fa finta di prenderlo a cuore, e questa finzione finisce per lasciare il segno. A cinquant'anni, stufo dell'insegnamento, della matematica e di tutto il resto, ho deciso di scoprire il mondo. Avevo appena divorziato per la terza volta; sul piano sessuale non avevo aspettative particolari. Il mio primo viaggio stato in Thailandia; subito dopo sono andato nel Madagascar. Da allora non ho mai pi scopato una donna bianca; mai pi neanche

venuto il desiderio di farlo. Mi creda," aggiunse poggiando con fermezza una mano sull'avambraccio di Lionel, "ormai la fica dolce, docile, morbida e muscolosa impossibile trovarla in una bianca; da noi si completamente estinta." La 47 si accorse che la guardavo con una certa insistenza; mi sorrise e accavall le gambe molto in alto, scoprendo un reggicalze rosso scarlatto. Robert continu a esporre le proprie convinzioni. "Quando i bianchi si consideravano ancora degli esseri superiori," disse, "il razzismo non era pericoloso. Per i coloni e i missionari e i precettori laici del XIX secolo, il negro era un grosso animale nient'affatto malvagio e dai costumi piuttosto buffi, una specie di scimmia un po' pi evoluta. Nel peggiore dei casi veniva considerato un utile animale da soma, peraltro capace di svolgere mansioni complesse; nel migliore dei casi, invece, un'anima rozza, appena sbozzata, e tuttavia in grado, grazie all'istruzione, di elevarsi fino a Dio -o fino alla ragione occidentale. Comunque sia, a quell'epoca il negro veniva visto come un 'fratello inferiore', e per gli inferiori non si prova odio, al massimo un po' di bonario disprezzo. Questo tipo di razzismo benevolo, quasi filantropico, completamente scomparso; quando i bianchi hanno cominciato a considerare i negri come degli uguali, si capito che prima o poi sarebbero arrivati a considerarli come superiori. Nell'uomo la nozione di uguaglianza non ha alcun fondamento," continu drizzando nuovamente l'indice. Per un istante pensai che volesse citare la fonte -La Rochefoucauld, o chiss chi -ma mi sbagliavo. Lionel aggrott la fronte. "Coi bianchi ormai convinti di essere inferiori," prosegu Robert, ansioso di farsi capire, "tutto pronto per un nuovo tipo di razzismo, basato sul masochismo: storicamente dimostrato che proprio in questo tipo di condizioni che si arriva alla violenza, alla guerra interrazziale e allo sterminio. Non un mistero, per esempio, che gli antisemiti anche pi accaniti concordano nell'attribuire agli ebrei una superiorit di un certo tipo: sembra incredibile, ma non esiste un solo testo antisemita in cui l'ebreo non sia considerato come pi intelligente e pi furbo, in cui non gli vengano riconosciute qualit eccezionali nel campo della finanza -cos come, peraltro, nella solidariet di gruppo. Risultato: sei milioni di morti." Lanciai un'altra occhiata alla 47: l'attesa un momento eccitante, vien voglia di farla durare il pi a lungo possibile; ma c' sempre il rischio che la ragazza venga accaparrata da un altro cliente. Alzai la mano per fare un cenno al cameriere. "Io non sono ebreo!" esclam Robert credendo che volessi obiettare qualcosa. In effetti avrei avuto parecchio da obiettare: in fondo eravamo in Thailandia, e i bianchi non hanno mai considerato gli individui di razza gialla come "fratelli inferiori", bens come esseri evoluti, membri di civilt diverse, complesse, in certi casi anche pericolose; avrei potuto anche fargli notare che eravamo l per scopare, e che quelle discussioni facevano solo perder tempo; era proprio quella, in fondo, la mia obiezione principale. Il cameriere si avvicin; con un gesto rapido, Robert gli fece segno di rinnovare le consumazioni. "I need a girl," articolai io con voce stridula, "the girl forty-seven". Il cameriere mi rivolse uno sguardo inquieto e interrogativo; una comitiva di cinesi si era appena seduta al tavolo accanto al nostro, schiamazzando in maniera terrificante. "The girl number four seven!" urlai

allora, scandendo le sillabe. Stavolta cap, mi fece un gran sorriso e, raggiunto un microfono nei pressi della vetrata, lo impugn e disse qualcosa. La ragazza si alz in piedi, scese gli scalini, e, lisciandosi i capelli, raggiunse un'uscita laterale. "La connotazione primaria del razzismo," continu Robert guardandomi in tralice, "sta nell'intensificarsi dell'avversione fra maschi di razza diversa, ovvero nell'acutizzarsi del loro senso di competizione; ma la cosa pi rilevante di questa condizione il fatto che ha per corollario l'aumento del desiderio sessuale per le femmine dell'altra razza. Il vero scopo della lotta razziale," e qui Robert scand per bene le parole, "non n economico n culturale, bens biologico e bestiale: la competizione per la vagina delle femmine giovani." Sentivo che da un momento all'altro l'avrebbe buttata sul darwinismo; in quel momento il cameriere torn al nostro tavolo, accompagnato dalla numero 47. Robert alz lo sguardo su di lei e la studi a lungo. "Ottima scelta..." stabil con voce tetra, "ha proprio l'aria della porca." La ragazza sorrise timidamente. Io le infilai una mano sotto la gonna e le carezzai i glutei, come per proteggerla. Lei si strinse a me. "In effetti nel mio quartiere non sono pi i bianchi a comandare," disse Lionel, senza necessit apparente. "Esatto!" approv con foga Robert. "Voi avete paura, e fate bene ad aver paura. Nei prossimi anni prevedo un incremento delle violenze razziali in Europa; con conseguente guerra civile," disse, sbavando un po', "e regolamenti di conti a colpi di Kalashnikov." Svuot con un sorso il bicchiere; Lionel cominciava a guardarlo con una certa apprensione. "Non me ne frega pi un cazzo!" aggiunse Robert sbattendo sul tavolo il bicchiere. "Sono un occidentale, per posso vivere dove mi pare, e per il momento sono ancora io il padrone dei miei soldi. Sono andato in Senegal, in Kenya, in Tanzania, in Costa d'Avorio. L le ragazze sono meno esperte delle thailandesi, questo bisogna ammetterlo, e sono anche meno dolci, per sono flessuose e hanno la fica odorosa." A quel punto dovette essere assalito da una qualche reminiscenza, e tacque di colpo. "What is your name?" chiesi alla numero 47 approfittando della pausa. "I am Sin," rispose lei. I cinesi al tavolo accanto avevano fatto le loro scelte, e, chiocciando e ridendo, sciamavano verso i piani superiori; spariti loro, torn un relativo silenzio. "Le piccole negre adorano mettersi a quattro zampe per mostrarti fica e culo," prosegu pensosamente Robert. "E hanno l'interno della fica tutto rosa..." soggiunse quasi sussurrando. Mi alzai anch'io. Lionel mi lanci uno sguardo pieno di riconoscenza; era contento che fossi io il primo ad andarmene con una ragazza, cos si sentiva meno a disagio. Feci un cenno del capo in direzione di Robert, a mo' di saluto. Il suo viso dai lineamenti duri, increspato da una smorfia amara, scrutava la sala -e, al di l di essa, il genere umano -senza un minimo di benevolenza; si era espresso, o quantomeno aveva avuto modo di farlo; sentivo che l'avrei dimenticato molto in fretta. Di colpo lo vidi come un uomo vinto, finito; avevo la sensazione che in fondo non avesse neanche pi voglia di far l'amore con quelle ragazze. possibile rappresentare la

vita come un processo di immobilizzazione -ne abbiamo un esempio evidente nel bulldog francese, tanto esuberante da giovane quanto apatico in et matura. Nel caso di Robert quel processo era in fase piuttosto avanzata; di erezioni forse ne aveva ancora, ma non c'era da scommetterci; puoi fare il furbo quanto ti pare, puoi dar l'impressione di avere capito qualcosa della vita, ma la vita finisce lo stesso. Il mio destino era simile al suo, avevamo in comune la stessa sconfitta; ma la cosa non mi ispirava alcun tipo di solidariet attiva. Quando manca l'amore non esiste nulla da santificare. Oltre il tessuto delle pupille si mischiano macchie luminose; ci sono visioni, ci sono sogni. Tutto ci non concerne pi l'uomo, che aspetta la notte; la notte arriva. Allungai duemila bat al cameriere, che mi precedette fino alla doppia porta che conduceva ai piani superiori. Sin mi prese per mano; per una o due ore avrebbe cercato di rendermi felice. ovviamente rarissimo, in un salone per massaggi, incappare in una ragazza che abbia voglia di tare l'amore. Appena entrati in camera, Sin si inginocchi davanti a me, mi cal pantaloni e mutande, e prese tra le labbra il mio sesso. Mi venne subito duro. Sporse un po' le labbra e liber lentamente il glande a piccoli colpi di lingua. Io chiusi gli occhi, mi sentii percorrere da una vertigine, temetti di essere sul punto di venirle in bocca. Sin si ferm di colpo, si spogli sorridendo, pieg gli indumenti e li mise su una sedia. "Massage later..." disse, e si sdrai sul letto; poi apr le cosce. Ero dentro di lei, stavo andando e venendo con foga, quando mi accorsi che avevo dimenticato il preservativo. Stando ai rapporti di Mdecins du Monde, un terzo delle prostitute thailandesi era sieroposivo. Tuttavia non posso dire di aver sentito un brivido di terrore; ero solo leggermente infastidito. Evidentemente le varie campagne di prevenzione dell'AIDS non erano servite a niente. Comunque mi si ammosci leggermente. "Something is wrong?" si preoccup lei sollevandosi sui gomiti. "Maybe... a condom," dissi con un certo imbarazzo. "No problem... no condom... I'm OK!" annunci allora lei con gioia. Poi mi prese i coglioni nel cavo di una mano, e con il palmo dell'altra mano cominci a carezzarmi l'uccello. Mi coricai sulla schiena, abbandonandomi a quella carezza. Il movimento del suo palmo si fece pi rapido, e daccapo sentii il sangue affluirmi nel sesso. In fondo potevano anche esserci dei controlli medici, o qualcosa del genere. Quando lo ebbi di nuovo dritto, lei si piazz sopra di me e si abbass di colpo. Incrociai le mani sulla sua schiena; mi sentivo invulnerabile. Lei cominci a muovere il bacino a piccoli colpi, sentivo il suo piacere montare, allargai le cosce per penetrarla pi a fondo. Il piacere era intenso, quasi inebriante, respirai lentissimamente per trattenermi, mi sentivo riconciliato. Lei si distese sopra di me, cominci a sfregare con foga il pube contro il mio, con brevi urletti di piacere; risalii con le mani la sua schiena, per carezzarle la nuca. Nel momento dell'orgasmo si immobilizz, emise un lungo gemito, poi si abbatt sul mio petto. Io ero ancora dentro di lei, sentivo la sua fica contrarsi. Ebbe un secondo orgasmo, una contrazione profonda, scaturita dall'interno. Involontariamente la strinsi fra le braccia, e eiaculai con un grido. Lei rimase immobile, con la testa sul

mio petto, per una decina di minuti; poi scese dal letto e mi propose di farci una doccia. Mi asciug con estrema delicatezza, come si fa coi neonati. Le offrii una sigaretta e mi adagiai sul divano. "We have time..." disse lei, "we have a little time" Appresi che aveva trentadue anni. Quel lavoro non le piaceva, ma il marito l'aveva abbandonata, lasciandola con due bambini. "Bad man," disse. "Tha men, bad men" Le chiesi se avesse amiche tra le altre ragazze. Non tante, rispose lei; le ragazze erano quasi tutte giovani e senza cervello, tutto quello che guadagnavano lo spendevano in vestiti e profumi. Lei non era cos, lei era seria, lei metteva i soldi in banca. Ancora qualche anno e avrebbe smesso con quel lavoro, sarebbe tornata al villaggio; i suoi genitori erano diventati vecchi, avevano bisogno di aiuto. Prima di andarmene le diedi una mancia di duemila bat; era ridicolo, una vera esagerazione. Guard incredula le banconote, poi le prese e mi salut pi volte con le mani giunte all'altezza del petto. "You good man," disse. Si infil la minigonna e le calze; aveva ancora due ore di lavoro prima della chiusura. Mi accompagn alla porta, e di nuovo giunse le mani. "Take care" disse. "Be happy" Uscii in strada un po' pensieroso. L'indomani la partenza era fissata alle otto, per l'ultima tappa del viaggio. Mi chiedevo come avesse passato a sua giornata libera Valrie. 11 "Ho comprato dei regali per i miei parenti," disse. "Ho trovato delle conchiglie splendide." Il motoscafo filava sull'acqua turchese, in mezzo a scogliere calcaree ricoperte di vegetazione; era esattamente cos che mi ero sempre figurato l'ambiente de L'isola del tesoro. "Bisogna dire, in effetti, la natura, s..." farfugliai. Valrie si volt a guardarmi, incuriosita; aveva i capelli raccolti a crocchia, ma qualche ciocca le svolazzava intorno al viso, nel vento. "La natura, in effetti, certe volte..." proseguii, scoraggiato. Dovrebbero impartire delle lezioni di conversazione, tipo quelle di ballo figurato; mi ero concentrato troppo sulla contabilit, era chiaro, avevo completamente perduto l'approccio. "Si rende conto che siamo al 31 dicembre..." disse allora lei, ma senza accalorarsi troppo. Lanciai un'occhiata circolare su tutto quell'azzurro intenso, sull'oceano turchese; no, non me ne rendevo granch conto. Gli esseri umani hanno avuto un gran bel coraggio a colonizzare le regioni fredde. Sn si alz per rivolgersi al gruppo: "Adesso noi arriva Koh Phi Phi. Io gi detto che l non possibile andare. Messo costume da bagno per andare? Andare a piedi, non profondo, camminare. Camminare dentro acqua. Niente bagaglio, bagaglio dopo." Il marinaio doppi un promontorio e spense il motore, lasciando che la barca continuasse per inerzia fino a una caletta appena abbozzata fra le scogliere coperte di giungla. L'acqua, di un verde trasparente, lambiva una spiaggia dal candore perfetto, irreale.

In mezzo alla vegetazione, a ridosso dei primi costoni, si intravedevano dei bungalow in legno, montati su pali e col tetto di palme. Nel gruppo ci fu un attimo di silenzio. "Il paradiso terrestre..." disse piano Sylvie, con la voce rotta da un'emozione palpabile. Esagerava, ma neanche tanto. Comunque lei non era Eva. N io Adamo. I membri del gruppo si alzarono uno dopo l'altro e scavalcarono la murata della barca. Aiutai Josette a raggiungere il marito. Si era sollevata la gonna fino alla cintola e faceva una certa fatica a muoversi, ma questo non toglieva nulla al suo entusiasmo, anzi, sembrava quasi che starnutisse di gioia. Mi voltai; il marinaio thailandese, appoggiato alla barra, aspettava che tutti i passeggeri fossero sbarcati. Valrie teneva le mani incrociate sulle ginocchia, e mi guard dal basso in alto, con un sorriso pudico. "Ho dimenticato di mettere il costume da bagno..." disse alla fine. Alzai lentamente le mani come per significare la mia totale incompetenza in materia. "Se vuole, posso scomparire..." dissi, stupidamente. Lei si morse le labbra, seccata; poi si alz e, con un movimento fluido, si sfil i pantaloni. Indossava un paio di mutandine di pizzo, molto fini, decisamente inadatte allo spirito del viaggio. Dai lati sbucavano i peli del pube, piuttosto folti, nerissimi. Non mi voltai, sarebbe stato stupido, per il mio sguardo non fu troppo insistente. Sbarcai dal lato sinistro della barca, e le tesi le mani per aiutarla; lei salt gi per conto suo. L'acqua ci arrivava alla vita. Prima di andare in spiaggia, Valrie guard ancora una volta le collane di conchiglie che avrebbe regalato alle nipoti. Subito dopo essersi laureato, suo fratello era stato assunto dalla Elf come ingegnere ricercatore. Dopo qualche mese di corso di formazione era partito per il Venezuela -la sua prima missione. Dopo un anno aveva sposato una ragazza del posto. Valrie riteneva che il fratello non avesse avuto molte esperienze sessuali prima di sposarsi; comunque non si era mai portato ragazze in casa. Con quelli che studiano ingegneria capita spesso; non hanno mai tempo di svagarsi veramente, di crearsi qualche amicizia femminile. Il loro tempo libero dedicato a distrazioni da nulla, tipo giochi di ruolo o partite a scacchi su Internet. Poi riescono finalmente a laurearsi, trovano un impiego, e scoprono tutto nello stesso tempo: i soldi, le responsabilit professionali, il sesso; quando li spediscono nei paesi tropicali proprio difficile che resistano. Bertrand aveva sposato una meticcia dal corpo splendido; spesso, in vacanza dai genitori, sulla spiaggia di Saint-Quay-Portrieux, Valrie si era sentita prendere da violenti accessi di desiderio per la cognata. Le veniva difficile immaginare suo fratello che faceva l'amore. Eppure adesso avevano due figli, e sembravano una coppia felice. Comprare regali a Juana non era difficile: adorava i gioielli, e le pietre chiare risaltavano splendidamente sulla sua pelle bruna. Invece per Bertrand non era riuscita a trovare niente. "Quando gli uomini non hanno vizi," disse Valrie, " proprio difficile trovare qualcosa che possa piacergli."

Stavo sfogliando una copia del Phuket Weekly che avevo trovato in un salone dell'albergo, quando notai Valrie avvicinarsi lungo la spiaggia. Poco pi in l c'erano dei tedeschi che facevano il bagno nudi. La vidi esitare un istante, poi dirigersi verso di me. Il sole era abbacinante; era quasi mezzogiorno. Dovevo riuscire a mettermi in gioco, in un modo o nell'altro. Davanti a noi passarono Babette e La; avevano tutt'e due una borsa a tracolla, ma per il resto erano completamente nude. Incassai l'informazione senza reagire. Valrie, invece, le segu a lungo con lo sguardo, incuriosita e senza nessun imbarazzo. Le due ragazze andarono a sedersi abbastanza vicino ai tedeschi. "Penso che andr a farmi il bagno..." dissi. "Io rimando a pi tardi..." rispose lei. Entrai in acqua senza il minimo sforzo. Era calda, trasparente, deliziosamente calma; pesciolini argentei nuotavano quasi in superficie. Il declivio del fondale era impercettibile, a cento metri dalla riva continuavo a toccare. Cavai l'uccello dal costume da bagno, chiusi gli occhi, e visualizzai il sesso di Valrie come l'avevo intravisto quel mattino, seminascosto dalle mutandine di pizzo. Mi stava venendo duro, era gi qualcosa; poteva costituire una motivazione. D'altronde tocca vivere, e avere rapporti umani; ero troppo teso, in generale, e da troppo tempo. Forse la sera avrei dovuto dedicarmi a un'attivit qualsiasi, giocare a badminton, cantare in qualche corale, roba del genere. Le uniche donne di cui riuscivo a ricordarmi erano sempre e solo quelle con cui avessi scopato. Gi qualcosa, anche in questo caso; si concepiscono ricordi per esser meno soli al momento della morte. Non dovevo pensare cos. "Think positive," mi dissi in preda al panico, "think different." Tornai lentamente verso la riva, fermandomi ogni dieci bracciate, respirando a fondo per decongestionarmi. La prima cosa di cui mi resi conto mettendo piede sulla spiaggia fu che Valrie si era tolta il pezzo di sopra. In quel momento era sdraiata sulla pancia, ma si sarebbe voltata, era ineluttabile come un moto planetario. Qual era esattamente la mia posizione relativa? Mi sedetti sull'asciugamano, ingobbendomi un po'. "Think different," continuavo a ripetermi. Di seni ne avevo visti parecchi, e parecchi ne avevo accarezzati e leccati; eppure, ancora una volta, rimasi sbalordito. Che avesse un seno magnifico l'avevo intuito; ma la realt era addirittura migliore di come l'avessi immaginata. Non riuscivo a staccare lo sguardo dai capezzoli, dalle areole; lei non poteva non avvertire il mio sguardo eppure non apr bocca, per qualche secondo che mi sembr molto lungo. Cosa c', esattamente, dentro la testa delle donne? Hanno questa gran facilit nell'accettare le regole del gioco. Certe volte, quando si guardano allo specchio, nude, in piedi, nel loro sguardo si nota una specie di realismo, una valutazione fredda delle loro stesse capacit di seduzione, qualcosa che nessun uomo potr mai riuscire a emulare. Fui io il primo ad abbassare gli occhi. Poi trascorse un lasso di tempo che non riuscii a mettere a fuoco; il sole era sempre a picco, la luce molto intensa. Avevo lo sguardo fisso sulla spiaggia, bianca e polverulenta. "Michel..." mi disse lei dolcemente. Alzai di scatto la testa, come colpito da un pugno. I suoi occhi scuri si tuffarono nei miei.

"Cos'hanno le thailandesi in pi delle occidentali?" mi chiese in tono neutro. Non riuscii a sostenere il suo sguardo, neanche stavolta; il suo seno seguiva la cadenza del respiro; ebbi l'impressione che i capezzoli si fossero inturgiditi. In quel momento, in quel preciso istante, avrei voluto risponderle: "Niente". Poi mi venne un'idea; un'idea non proprio felice. "Qui c' un articolo, una specie di redazionale camuffato da inchiesta...". Le porsi il Phuket Weekly. "Find your longlife companion... Well educated Tha ladies, sarebbe questo?" "S, l'intervista l accanto." Un certo Cham Sawanasee, sorridente, in giacca scura e cravatta sobria, rispondeva alle dieci domande che era lecito porsi (" Ten questions you should ask") sul funzionamento dell'agenzia Heart to Heart, di cui era direttore. " There seems to be," notava Mr. Sawanasee, "a near-perfect match between the Western men, who are unappreciated and get no respect in their own countries, and the Tha women, who would be happy to find someone who simply does his job and hopes to come home to a pleasant family life after work. Most Western women do not want such a boring husband. "One easy way to see this," proseguiva Mr. Sawanasee, "is to look at any publication containing 'personal' ads. The Western woman wants someone who looks a certain way, and who has certain 'social skills', such as dancing and clever conversation, someone who is interesting and exciting and seductive. Now go to my catalogue, and look at what the girls say they want. It's all pretty simple, really. Over and over they state that they are happy to settle down forever with a man who is willing to hold down a steady job and be a loving and understanding HUSBAND and FATHER. That will get you exactly nowhere with an American girl! "As Western women," concludeva non senza un pizzico di ironia Mr. Sawanasee, "do not appreciate men, as they do not value traditional family life, marriage is not the right thing for them to do. I'm helping modern Western women to avoid what they despise. " "Be', tutto sommato dice cose sensate ..." comment Valrie con una certa mestizia. "Che ci sia un mercato fuor di dubbio..." Pos sulla sabbia la rivista e guard il mare con aria trasognata. In quel momento ci pass davanti Robert, che camminava lungo la riva con le mani incrociate dietro la schiena e lo sguardo cupo. Valrie si volt dall'altra parte. "Quel tizio non mi piace..." sibil infastidita. "Per non affatto scemo..." dissi, accompagnando le parole con un gesto di sovrana indifferenza.

"Non sar scemo, per non mi piace. Fa di tutto per scioccare gli altri, per rendersi antipatico; no, non mi piace. Tu, almeno, cerchi di adeguarti." "Ah s?" Le lanciai un'occhiata sorpresa. "S. Certo, si vede che non ti trovi bene, che non sei fatto per questo tipo di vacanze; ma almeno cerchi di sforzarti. Credo che in fondo tu sia una persona piacevole." In quel momento avrei potuto, e avrei dovuto, prenderla fra le braccia, carezzarle il seno, baciarle le labbra; rinunciai a farlo, stupidamente. Il pomeriggio andava per le lunghe, il sole avanzava sopra le palme; pronunciammo parole insignificanti. Per la cena di Capodanno, Valrie si era messa un vestito lungo di una stoffa verde molto fluida, leggermente trasparente, con un corpetto che metteva generosamente in mostra il seno. Dopo il dessert, sulla terrazza ci fu l'esibizione di un complessino, con un cantante vecchio e buffo che gracchiava versioni slowrock dei successi di Bob Dylan. Sentivo il cinguettio di Babette e La in mezzo a un coro di esclamazioni teutoniche; evidentemente si erano unite al gruppo dei tedeschi. Josette e Ren, teneramente abbracciati, ballavano come due simpatici orsi ubriachi. La notte era calda; decine di falene andavano a schiantarsi contro le lanterne policrome appese al parapetto. Mi sentivo soffocare, bevevo un whisky dietro l'altro. "Quello che diceva il tizio dell'agenzia, l'intervista sul giornale..." "S?..." Valrie alz lo sguardo su di me; eravamo seduti fianco a fianco su un divanetto senza braccioli di vimini. I suoi seni gonfiavano le coppe del corpetto, come offerti all'interno di un guscio. Si era truccata; i capelli, lunghi e sciolti, danzavano sulle sue spalle. "Credo che valga soprattutto per gli americani. Per gli europei non poi cos pacifico." Fece una smorfia perplessa, e rimase in silenzio. Era chiaro che avrei fatto meglio a invitarla a ballare. Mi scolai un altro whisky, mi addossai allo schienale del divanetto, inspirai profondamente. Quando mi svegliai, la sala era quasi deserta. Il cantante continuava a gorgheggiare in thailandese, con il languido accompagnamento del batterista; nessuno lo ascoltava pi. I tedeschi erano scomparsi, ma Babette e La conversavano animatamente con due italiani sbucati fuori da chiss dove. Valrie era andata via. Erano le tre del mattino, ora locale; il 2001 era appena cominciato. A Parigi, il passaggio ufficiale sarebbe avvenuto solo fra tre ore; a Teheran era mezzanotte precisa, a Tokyo erano le cinque del mattino. L'umanit nelle sue

varie forme entrava nel terzo millennio; per quanto riguardava me, avevo decisamente sbagliato l'entrata. 12 Mi avviai verso il bungalow, annientato dalla vergogna; nel giardino c'era gente che rideva. In mezzo al sentiero sabbioso vidi un piccolo rospo grigio, immobile. Non scappava, non aveva nessuna reazione difensiva. Prima o poi qualcuno lo avrebbe pestato senza neanche accorgersene; la sua colonna vertebrale si sarebbe schiantata, la sua polpa si sarebbe mischiata alla sabbia. L'individuo avrebbe sentito qualcosa di molle sotto la suola, forse avrebbe imprecato, si sarebbe asciugato la scarpa sfregandola per terra. Sospinsi il rospo col piede: avanz verso il ciglio del sentiero, senza fretta. Lo spinsi daccapo: raggiunse il relativo riparo del prato; forse gli avevo prolungato di qualche ora la vita. Mi sentivo in una posizione di poco superiore alla sua: non ero cresciuto all'interno di un nucleo famigliare, n di qualunque altra entit capace di preoccuparsi del mio destino, di consolarmi in caso di tristezza, di gioire di fronte ai miei successi e alle mie avventure. N a mia volta avevo costruito nulla del genere: ero celibe, senza figli; nessuno si sarebbe mai sognato di venire a piangere sulla mia spalla. Come un animale, avevo vissuto e sarei morto solo. Per qualche minuto mi crogiolai in una commiserazione senza scopo. Da un altro punto di vista, invece, ero un blocco resistente, compatto, di statura superiore alla media delle altre specie animali; la mia aspettativa di vita era analoga a quella di un elefante, o di un corvo; ero qualcosa di ben pi difficile da distruggere di un piccolo batrace. I due giorni seguenti li passai tappato nel bungalow. Di tanto in tanto uscivo e, rasentando i muri, andavo fino al supermercato per comprare pistacchi e bottiglie di Mekong. Non potevo permettermi di incontrare Valrie al buffet della colazione o in spiaggia. Ci sono cose che si possono fare, e altre che sembrano troppo difficili. Poi, gradualmente, tutto diventa troppo difficile: a questo che si riduce la vita. Il 2 gennaio, nel pomeriggio, trovai sotto la porta il "Questionario di soddisfazione clienti Nouvelles Frontires". Lo compilai scrupolosamente, perlopi mettendo la croce sulle caselle "Buono". In un certo senso era proprio cos, tutto era stato buono. Le mie vacanze avevano avuto uno svolgimento normale. Un circuito molto 'cool', ma con un pizzico di avventura; corrispondeva in pieno alle promesse dal catalogo. Sotto la voce "Osservazioni personali" inserii la seguente quartina: Al risveglio come se mi trovassi Dentro uno schema privo di uscite

Conosco bene la vita e la sua prassi, Questionario le cui caselle vanno riempite. La mattina del 3 gennaio preparai la valigia. In barca, quando mi vide, Valrie soffoc un'esclamazione; io mi voltai dall'altra parte. Sn si conged da noi all'aeroporto di Phuket; eravamo in anticipo di tre ore rispetto alla partenza del volo. Dopo il check-in andai un po' in giro per il centro commerciale. Bench l'aeroporto fosse interamente al coperto, i vari negozietti erano tutti a forma di capanna, con tanto di pali in tek e tetto di palme. L'assortimento dei prodotti alternava standard internazionali (foulards Hrmes, profumi Yves Saint Laurent, borse Vuitton) e produzione locale (conchiglie, soprammobili, cravatte di seta thailandese); gli articoli erano tutti rigorosamente forniti di codice a barre. In pratica, i negozietti dell'aeroporto costituivano ancora uno spazio di vita nazionale, ma era una vita nazionale controllata, addomesticata, totalmente adeguata agli standard del consumismo mondiale. Per il viaggiatore a fine percorso si trattava di uno spazio intermedio, meno interessante e al tempo stesso meno inquietante del resto del paese. Intuivo che il destino del mondo era di assomigliare sempre pi a un aeroporto. Passando davanti al Coral Emporium mi venne improvvisamente voglia di comprare un regalo a Marie-Jeanne; dopotutto, non mi rimaneva che lei al mondo. Una collana, una spilla? Avevo appena cominciato a frugare in una cesta quando mi accorsi che a un paio di metri da me c'era Valrie. "Sto cercando di scegliere una collana..." dissi, esitando. " per una bruna o una bionda?" Nella sua voce c'era un pizzico di amarezza. "Bionda con gli occhi blu." "Allora conviene prenderne una di corallo chiaro." Porsi la mia carta d'imbarco alla cassiera. Al momento di pagare dissi a Valrie, pietosamente: " per una collega di lavoro..." Mi guard in maniera strana, come indecisa tra mollarmi una sberla o scoppiare a ridere; si limit ad accompagnarmi fuori dal negozietto. Gli altri membri del gruppo, terminate le compere, si erano seduti davanti al cancello d'imbarco. Mi fermai, inspirai a lungo, mi voltai verso Valrie. "A Parigi ci si potrebbe rivedere..." riuscii finalmente a dire. "Credi?" ribatt lei, sferzante. Non risposi, mi limitai a guardarla. A un certo punto mi venne da dirle: "Sarebbe un vero peccato non..." Ma quelle parole non penso di averle pronunciate.

Valrie si guard attorno, vide Babette e La sedute sul divanetto pi vicino, volt di scatto la testa, seccata. Poi prese dalla borsa un taccuino, strapp un foglio, ci scrisse velocemente qualcosa. Mentre me lo porgeva cerc di parlare, poi rinunci e si volt per raggiungere gli altri. Prima di mettermi in tasca il foglio lo guardai: c'era un numero di cellulare.

Seconda parte
Vantaggio concorrenziale 1 L'aereo atterr a Roissy alle undici; fui uno dei primi a recuperare il bagaglio. A mezzogiorno e mezzo ero gi a casa. Era sabato; potevo uscire a fare la spesa, comprare qualche soprammobile per rendere pi accogliente l'appartamento, ecc. Rue Mouffetard era spazzata da un vento ghiaccio, e non c'era niente che mi sembrasse degno dello sforzo. Alcuni attivisti per i diritti degli animali vendevano adesivi gialli. Dopo le festivit c' sempre una leggera contrazione nei consumi alimentari delle famiglie. Comprai un pollo arrosto, due bottiglie di Graves e l'ultimo numero di Hot Video. Si trattava di un'opzione ben poco ambiziosa per il mio fine-settimana; non mi sembrava di meritare di pi. Divorai mezzo pollo, la sua pelle carbonizzata e grassa, leggermente nauseabonda. Poco dopo le tre telefonai a Valrie. Rispose al secondo squillo. S, stasera era libera; a cena, s. Potevo passare a prenderla alle otto; abitava in Avenue Reille, accanto al Parc Montsouris. Mi apr in pantaloni da jogging bianchi e maglietta corta. "Non sono ancora pronta..." disse, e scroll all'indietro i capelli. Il movimento le spinse avanti il seno; non portava reggipetto. Le misi una mano su un fianco, avvicinai il mio viso al suo. Apr le labbra, e subito mi infil la lingua in bocca. Fui scosso da un'eccitazione violenta, al limite dello svenimento, sentii che mi diventava duro. Lei, senza scollare il pube dal mio, diede una spinta alla porta di casa, che si chiuse con un tonfo sordo. Il soggiorno, illuminato solo da un abat-jour, sembrava immenso. Valrie mi prese per la vita e, a tentoni, mi port in camera. Arrivata a ridosso del letto mi baci di nuovo. Le alzai la maglietta per accarezzarle il seno; lei sussurr qualcosa che non capii. Mi inginocchiai e le abbassai pantaloni e mutandine, poi posai il viso sul suo sesso. Il solco era umido, dischiuso, sapeva di buono. Valrie gemette e si lasci cadere sul letto. Mi spogliai velocemente ed entrai in lei. Il mio sesso era caldo, percorso da intense fitte di piacere. "Valrie..." dissi, "non credo che riuscir a resistere ancora a lungo, sono troppo eccitato." Lei mi attir a s e sussurr: "E allora vieni..." In quel momento sentii le pareti della sua fica serrarmi il sesso. Mi sentii come se stessi svenendo nello spazio, come se di vivo ci fosse solo il mio sesso, squassato da quell'onda di piacere cos incredibilmente violenta. Eiaculai a lungo, a fiotti; solo alla fine mi resi conto che stavo urlando. Avrei potuto morire per un istante cos.

Pesci gialli e blu mi nuotavano intorno. Ero in piedi sott'acqua, fluttuante sotto la superfcie illuminata dal sole. Valrie era a qualche metro da me, anche lei in piedi sott'acqua, davanti a una scogliera corallina; mi voltava le spalle. Eravamo nudi. Sapevo che quello stato di imponderabilit era dovuto a una variazione della densit degli oceani, ma il fatto di riuscire a respirare mi sorprendeva. Mi voltai verso Valrie, e in un istante le fui alle spalle. La scogliera era costituita da organismi fosforescenti, argentei, a forma di stella. Le misi una mano sul seno, l'altra sul ventre. Lei si inarc, coi glutei mi strofin il sesso. Mi svegliai nella medesima posizione; era ancora buio. Allargai delicatamente le cosce di Valrie per penetrarla. Nello stesso tempo mi inumidii le dita per carezzarle il clitoride. Capii che si era svegliata quando cominci a gemere. Si sollev e si inginocchi sul letto. Cominciai a penetrarla sempre pi forte, sentivo che stava per venire, respirava sempre pi in fretta. Nel momento dell'orgasmo trasal e lanci un urlo lacerante; poi rimase immobile, come annientata. Uscii da lei e mi ci sdraiai accanto. Lei si rilass e mi abbracci; eravamo zuppi di sudore. " bello essere svegliata dal piacere..." disse appoggiandomi una mano sul petto. Quando mi svegliai di nuovo, era giorno; ero solo nel letto. Mi alzai e attraversai la stanza. Il soggiorno era effettivamente molto grande, e col soffitto alto. Sopra il divano, un soppalco ospitava una libreria lunga e bassa. Valrie era uscita; sul tavolo della cucina aveva preparato un piatto con pane, formaggio, burro e marmellate. Torn dopo dieci minuti, e mi raggiunse in camera con un vassoio pieno di cornetti e brioscine al cioccolato. "Fuori fa un freddo bestiale..." disse, spogliandosi. Ripensai alla Thailandia. "Valrie..." dissi, esitando un po', "tu cosa ci vedi in me? Non sono n particolarmente bello n particolarmente simpatico; non riesco a capire cosa tu possa trovare di interessante in me." Lei mi guard in silenzio; era quasi nuda, si era tolta tutto tranne le mutandine. "Te lo chiedo seriamente," insistetti. "Dico, ero l, insignificante, tutt'altro che espansivo, rassegnato a un'esistenza noiosa. E a un certo punto arrivi tu, mi tratti con garbo, con affetto, e adesso riesci persino a darmi piacere. Non capisco. Ho paura che tu cerchi in me qualcosa che non puoi trovare. Finirai per restare delusa, te lo dico subito." Lei sorrise, per qualche istante pensai che avrebbe detto qualcosa; poi mi prese in mano i coglioni e abbass il viso. Mi torn duro all'istante. Valrie avvolse una ciocca di capelli intorno al mio sesso e cominci a masturbarmi con la punta delle dita. "Non lo so..." disse senza smettere di masturbarmi. "So solo che bello che tu non sia troppo sicuro di te. Durante il viaggio ti ho desiderato molto. Era pazzesco, non facevo altro che pensare a te." Strinse con pi forza i coglioni, chiudendoli nel palmo della mano. Con l'altra mano prese un po' di marmellata di lamponi e me la spalm sul sesso; poi cominci a leccarla, meticolosamente, con ampi movimenti della lingua. Il piacere cresceva vertiginosamente, aprii le gambe in un disperato

sforzo di trattenermi. Lei cominci a masturbarmi pi in fretta, come per gioco, strofinandosi l'uccello sulle labbra. Poi, quando sentii la sua lingua titillarmi il frenulo, le eiaculai violentemente in bocca, tra le labbra socchiuse. Lei inghiott con una specie di grugnito, poi serr le labbra sulla punta del sesso, per coglierne le ultime gocce. Mi sentii pervadere da un incredibile flusso di pace, come un'onda che si insinuasse in ogni singola vena. Infine allontan l'uccello dalla bocca e si sdrai, raggomitolandosi addosso a me. "La notte di Capodanno ho avuto per un istante la tentazione di venire in camera tua; poi per ci ho ripensato. Ero convinta che tra noi non sarebbe successo mai niente; e la cosa pi seccante che non riuscivo a fartene una colpa. Durante i viaggi organizzati la gente familiarizza con molta facilit con gli altri membri del gruppo, ma si tratta sempre di una confidenza un po' forzata, tutti sanno perfettamente che, finito il viaggio, non si vedranno mai pi. rarissimo che all'interno del gruppo si instaurino rapporti di tipo sessuale." "Credi?" "Lo so per certo; ci sono state diverse indagini di mercato sull'argomento. E questo vale anche per i villaggi turistici. Anzi, nel loro caso si tratta di un problema piuttosto grave, visto che in pratica la loro formula si basava solo su questo. Da dieci anni la clientela in calo costante, nonostante la tendenza al ribasso delle tariffe. Le uniche destinazioni che funzionano sono quelle tipo Ibiza e Corf, cio i posti con clientela perlopi omosessuale." "Noto che sei molto preparata in materia..." le dissi, sorpreso. "Be', normale, visto che lavoro nel turismo." Sorrise. "Anche questo tipico dei viaggi organizzati: si parla pochissimo della propria vita professionale. Il viaggio viene inteso come una sorta di parentesi ludica, concentrata interamente su quello che gli organizzatori chiamano il 'piacere della novit'. come se tra i membri del gruppo ci fosse il tacito accordo di non affrontare mai argomenti seri, tipo il lavoro o il sesso." "Per chi lavori?" "Nouvelles Frontires." "Ah, quindi eri l a titolo professionale? Tipo per fare una relazione, roba del genere?" "No, ero in vacanza. Ovviamente ho pagato una tariffa scontatissima, ma a parte questo si trattato di ferie. Ci lavoro da cinque anni, per la prima volta che faccio un viaggio con loro." Mentre preparava un'insalata caprese, Valrie mi raccont la sua vita professionale. Nel marzo del 1990, tre mesi prima di diplomarsi, aveva cominciato a chiedersi che indirizzo dare ai propri studi -e, pi in generale, alla propria vita. Dopo notevoli difficolt, il fratello maggiore era riuscito a farsi ammettere alla facolt di geologia di Nancy; e poi si era laureato. Probabilmente la sua carriera di ingegnere geologico lo avrebbe portato su qualche piattaforma petrolifera, o in un'azienda mineraria, e comunque lontano dalla Francia. A lui

piaceva molto viaggiare. Anche a lei, pi o meno, piaceva viaggiare; alla fine, sapendo di non essere portata per corsi di laurea lunghi e stressanti, aveva optato per un BTS1 in turismo. Era stato un errore, e se n'era accorta quasi subito. Il livello del suo corso di BTS era estremamente basso, e Valrie superava i vari esami senza il minimo sforzo, quindi si era resa conto che per portarsi a casa la laurea non avrebbe dovuto impegnarsi pi di tanto; sicch, parallelamente, aveva frequentato un corso per ottenere l'equiparazione al DEUG2 in lettere e scienze umane. Conseguito il BTS si era iscritta a un corso di perfezionamento in sociologia. Anche l aveva avuto una notevole delusione. Il campo era interessante, dovevano esserci parecchie scoperte da rare; ma i metodi di lavoro proposti e le teorie suggerite le sembravano di un semplicismo grottesco: sapevano di ideologia, di approssimazione, di dilettantismo. A met anno aveva piantato tutto e si era trovata un posto come addetta alla clientela in una succursale della Kuoni a Rennes. Dopo due settimane, mentre valutava l'opportunit di affittarsi un appartamentino, si era accorta che la trappola era scattata: ormai era dentro il mondo del lavoro. Era rimasta alla Kuoni di Rennes per un anno, rivelandosi un'ottima venditrice. "Non era difficile," disse, "bastava dare un po' di corda ai clienti, farli parlare, interessarsi a loro. Purtroppo sono molto rare le persone che abbiano voglia di interessarsi al prossimo." Sicch la direzione le aveva proposto un contratto come assistente-operatore turistico nella sede di Parigi. Si trattava di partecipare alla progettazione dei circuiti, di programmare i viaggi e le escursioni, di negoziare i prezzi con gli albergatori e gli operatori locali. Anche l se l'era cavata piuttosto bene. Sei mesi dopo aveva risposto a un'inserzione di Nouvelles Frontires per una posizione analoga. Era stato a quel punto che la sua carriera era decollata sul serio. L'avevano messa in squadra con Jean-Yves Frochot, giovane laureato dell'HEC3 e quasi completamente digiuno in materia di industria turistica. Lui l'aveva apprezzata sin dal primo momento, le aveva dato fiducia, e, pur essendo teoricamente il suo capo, le aveva lasciato ampio margine di iniziativa. "Una delle cose positive del mio lavoro con Jean-Yves che in pratica la mia ambizione se l' accollata lui. Ogni volta che c' stato da chiedere un aumento o una promozione stato lui a farlo al posto mio. Adesso responsabile del prodotto per tutto il mondo -il che significa che dirige la progettazione dei vari circuiti; e io sono sempre la sua assistente." "Guadagnerai parecchio." "Quarantamila franchi al mese. Ma ormai bisogna contare in euro, quindi diciamo poco pi di seimila euro." La guardai stupito. "Non mi aspettavo cos tanto..." dissi. "Sar perch non mi hai mai visto in tailleur."

"Hai un tailleur?" "Non mi serve granch, dato che lavoro quasi esclusivamente per telefono. Ma all'occorrenza, s, posso mettermi in tailleur. Ho persino un reggicalze. Un giorno possiamo provare, se vuoi." Fu allora che mi resi conto, con una sorta di tenera incredulit, che avrei rivisto Valrie, e che probabilmente saremo stati felici. Quella gioia era troppo inattesa, avevo voglia di piangere; conveniva cambiare discorso. "Che tipo Jean-Yves?" "Normale. Sposato, due figli. Lavora tantissimo, pure nei fine-settimana, al punto di portarsi le pratiche a casa. Comunque il classico giovane dirigente d'azienda, tanto intelligente quanto ambizioso; per simpatico, per niente isterico. Ci vado d'accordissimo." 1 Brevet de Technicien Suprieur. [N.d. T.] 2 Diplme d'tudes Universitaires Gnrales. [N.d.T.] 3 Anche EDHEC: cole de Hautes tudes Commerciales. [N.d.T.] "Non so perch, ma sono molto contento che tu sia ricca. In realt non ha nessuna importanza, per mi fa piacere." "Be', in effetti ho un ottimo stipendio; ma tieni presente che pago il quaranta per cento di tasse, e che questa casa mi costa diecimila franchi al mese. E comunque non posso dire di essere in una botte di ferro: se i miei risultati dovessero calare, i capi non ci penserebbero due volte a sbattermi fuori; gi successo a un sacco di gente. Se avessi delle azioni allora s, a quest'ora sarei ricca. All'inizio Nouvelles Frontires si limitava a vendere charter a prezzi stracciati; se diventata il primo tour-operator francese stato grazie al tipo di progettazione dei circuiti e al loro rapporto qualit-prezzo; quindi, in gran parte, grazie al lavoro di Jean-Yves e mio. In dieci anni il valore dell'azienda diventato venti volte quello iniziale; Jacques Maillot continua ad avere il trenta per cento del pacchetto, sicch posso dire che ha fatto fortuna grazie a me. "L'hai mai incontrato?" "Diverse volte; e ti dir non mi piace per niente. A parte la sua aria cattopopulista e il giovanilismo ebete dello scooter e delle cravatte pacchiane, in realt un ipocrita schifoso e spietato. Comunque poco prima di Natale Jean-Yves stato contattato da alcuni cacciatori di teste; doveva incontrarli in questi giorni, ma a dire il vero non so come sia andata, gli avevo promesso di chiamarlo appena rientrata a Parigi."

"Allora chiamalo. Non importante?" "S..." Non sembrava molto convinta. Il riferimento a Maillot l'aveva un po' incupita. "Anche la mia vita importante. E in questo momento ho ancora voglia di fare l'amore." "Non so se riesco a farmelo diventare duro subito." "Allora leccami. Mi far bene." Si alz, si sfil le mutandine, si sedette comodamente sul divano. Io mi inginocchiai davanti a lei, le divaricai piano le labbra e cominciai a dare dei leggeri colpi di lingua sul clitoride. "Pi forte..." mormor lei. Le misi un dito nel culo, avvicinai la bocca e le baciai il clitoride, in pratica massaggiandolo con le labbra. "Oh, s..." fece lei. Aumentai l'intensit dei baci. Lei venne di colpo, senza che me l'aspettassi, con un grande brivido di tutto il corpo. "Vieni qui accanto a me..." Mi sedetti sul divano. Lei si raggomitol contro di me, poggi la testa sulle mie cosce. "Quando ti ho chiesto cos'avessero in pi di noi le thailandesi, non hai risposto; ti sei limitato a mostrarmi l'intervista di un agente matrimoniale." "Che per diceva cose giustissime: molti uomini hanno paura delle donne moderne, perch in realt vorrebbero soltanto una brava moglie capace di occuparsi dei figli e della casa. un antico sogno dell'uomo, ed ancora attualissimo, ma in Occidente diventato quasi impossibile confessarlo; ecco perch poi vanno a sposarsi le asiatiche." "Lo so..." Valrie riflett un istante. "Per tu non sei cos; per esempio, il fatto che io abbia un lavoro di grande responsabilit e uno stipendio alto non mi sembra che ti crei problemi o che ti faccia paura. Eppure sei la stessa persona che invece di abbordarmi ha preferito andarsene in un salone per massaggi. questo che non riesco a capire. Cosa hanno in pi quelle ragazze? Fanno davvero l'amore meglio di noi?" Su quelle ultime parole la voce le si era leggermente incrinata; ero molto colpito, mi ci volle quasi un minuto prima di riuscire a rispondere. "Valrie," riuscii finalmente a dire, "io non ho mai conosciuto una donna capace di fare l'amore come lo fai tu; il piacere che sei riuscita a darmi in queste ore quasi incredibile." Tacqui un istante, poi aggiunsi: "Tu non puoi rendertene conto, ma devi credermi se ti dico che sei un'eccezione. Oggi come oggi sono rarissime le donne in grado di provare piacere e disposte a darne. Ormai sedurre e fare sesso con una donna che non si conosce quasi esclusivamente fonte di problemi e frustrazioni. Se si pensa al livello delle conversazioni che bisogna subire per portarsi a letto una ragazza, e se si pensa che nella maggior parte dei casi la suddetta ragazza si riveler una pessima amante, decisa a spaccarti i coglioni coi suoi problemi e ad attaccarti bottoni infiniti sui suoi ex amichetti -facendoti capire, per inciso, che non sei proprio all'altezza -e che ti toccher per forza passare con lei quantomeno il resto della notte... be', credo che a quel punto non ci sia molto da stupirsi se tanti uomini preferiscono togliersi il pensiero sganciando una piccola somma. Appena hanno un minimo di et e di esperienza, gli uomini

preferiscono evitare l'amore; trovano molto pi semplice andare a puttane. Ovviamente non mi riferisco alle puttane occidentali, con quelle non vale proprio la pena, sono degli autentici relitti umani; ma non tutti possono permettersi di andare a puttane in giro per il mondo, anche perch non ne avrebbero il tempo, costretti come sono a massacrarsi di lavoro. Quindi finisce che la maggior parte di loro non fa niente; e alcuni, invece, ogni tanto si concedono un po' di turismo sessuale. E posso garantirti che si tratta dei pi fortunati: fare sesso con una puttana comunque instaurare un minimo di contatto umano. Perch poi ci sono quelli che trovano pi semplice masturbarsi su Internet, o guardare video porno. Una volta che l'uccello ha sputato il suo schizzetto, si sentono in pace con se stessi." "Capisco..." disse lei dopo un lungo silenzio. "Capisco quello che vuoi dire. E non pensi che uomini e donne possano cambiare?" "No, non credo che le cose possano tornare indietro. Quello che succeder, probabilmente, che le donne diventeranno sempre pi simili agli uomini; per il momento, comunque, hanno ancora la fissa della seduzione; invece agli uomini non gliene frega niente di sedurre, vogliono soprattutto scopare. La seduzione importante solo per i maschi privi di una vita professionale eccitante o di altre forme di interesse. Ma prima o poi, con l'aumentare dell'attaccamento alla vita professionale, anche le donne finiranno per trovare pi semplice pagare per scopare; e anche loro si dedicheranno al turismo sessuale. Le donne sanno adattarsi ai valori maschili; certe volte devono sforzarsi, ma sono perfettamente in grado di farlo, storicamente provato." "Sicch, in generale, siamo messi piuttosto male." "Molto male," dissi, con cupa soddisfazione. "E allora tu e io abbiamo avuto fortuna." "La fortuna ce l'ho avuta io incontrandoti." "Anch'io..." disse lei guardandomi negli occhi. "Anch'io ho avuto fortuna. Gli uomini che conosco sono una vera catastrofe; non ce n' pi nemmeno uno che creda davvero nel rapporto amoroso, sicch si mettono a fare delle gran storie sull'amicizia, sulla complicit, su tutte queste stronzate che non significano assolutamente niente. Pensa, sono arrivata a un punto tale che non riesco pi a sopportare la parola amicizia, mi saltano i nervi ogni volta che la sento. Oppure ci sono gli altri, quelli che si sposano, quelli che si accasano pi presto che possono e che poi pensano solo ed esclusivamente al lavoro. Tu non fai parte di questa categoria, ovviamente, ma appena ti ho visto no capito che non facevi parte neanche dell'altra, che non mi avresti mai parlato di amicizia, che non saresti stato cos volgare. Ho sperato subito che saremmo andati a letto insieme, e che avremmo vissuto qualcosa di intenso; ma sapevo che poteva anche non succedere niente, anzi, che era la cosa pi probabile." Valrie si interruppe, poi sospir: "Bene..." disse in tono rassegnato, "vorr dire che telefoner a Jean-Yves." Rimasi in camera a vestirmi, mentre lei andava di l a telefonare. "S, una gran bella vacanza..." udii.

Poi, dopo una decina di secondi, la sentii esclamare: "Quanto?..." Quando entrai, vidi che aveva riattaccato il telefono; si volt a guardarmi, sembrava contenta; era ancora nuda. "Jean-Yves si incontrato con i cacciatori di teste," disse. "Gli hanno offerto ventimila franchi al mese. Sono disposti ad assumere anche me; secondo lui possono arrivare fino a ottantamila; ha appuntamento domani direttamente in azienda." "E che azienda sarebbe?" "Gruppo Aurore, divisione turismo." " importante?" "Be', direi proprio di s; il primo gruppo alberghiero del mondo." 2 Comprendere il comportamento del consumatore per poterlo individuare, per potergli offrire il prodotto giusto al momento giusto, ma soprattutto per poterlo convincere che il prodotto che gli viene offerto adatto alle sue necessit: ecco il sogno di ogni azienda. Jean-Louis Barma, Cosa sognano le aziende Jean-Yves si svegli alle cinque del mattino e si volt a guardare la moglie, che dormiva ancora. Avevano passato un orribile fine-settimana a casa dei genitori -sua moglie non sopportava la campagna. Anche suo figlio Nicolas, che aveva dieci anni, non tollerava le gite nel Loiret, perch non poteva portarsi dietro il computer; e non sopportava nemmeno i nonni, perch secondo lui avevano un cattivo odore. In effetti suo padre stava proprio lasciandosi andare, in pratica non pensava ad altro che all'allevamento di conigli. L'unico elemento sopportabile di quei finesettimana era sua figlia, Angelique: aveva tre anni, quindi era ancora capace di estasiarsi davanti alle mucche e ai polli; ma in quel periodo stava poco bene, e aveva passato la maggior parte del tempo a piangere e a lamentarsi. Appena tornati a casa, dopo tre ore di imbottigliamento sull'autostrada, Audrey aveva deciso di uscire con alcuni amici. Lui si era preparato una cena a base di surgelati e l'aveva consumata guardando in TV un film americano piuttosto mediocre che raccontava la storia di un serialkiller autista -la sceneggiatura era ispirata a un fatto di cronaca realmente accaduto, il cui protagonista era stato il primo malato mentale giustiziato nel Nebraska in oltre sessant'anni. Nicolas non aveva voluto cenare e si era precipitato a giocare a Total Annihilation, o forse a Mortai Kombat II -Jean-Yves faceva un po' di confusione fra i due. Di tanto in tanto era salito in camera della figlia per cercare di farla smettere di urlare. Angelique si era addormentata verso l'una; Audrey non era ancora rincasata.

Alla fine era rientrata, pens Jean-Yves preparandosi il caff con la caffettiera elettrica; almeno stavolta era rientrata. Lo studio legale per cui lavorava aveva fra i propri clienti Liberation e Le Monde e, tra una cosa e l'altra, Audrey aveva cominciato a bazzicare l'ambiente dei giornalisti e degli uomini politici. Usciva spesso con loro, certe volte per andare in posti piuttosto strani -una volta, sfogliando uno dei suoi libri, aveva trovato la contromarca di un locale per feticisti. Jean-Yves era convinto che Audrey andasse a letto con qualcuno; in ogni caso non con lui, e ormai da un pezzo. Invece lui, stranamente, non aveva amanti. Eppure sapeva di essere un bell'uomo: capelli biondi e occhi azzurri, il tipo di bellezza pi comune fra i maschi americani; per non aveva voglia di approfittare delle occasioni che avrebbero potuto presentargli -peraltro assai rare, visto che lavorava dalle dodici alle quattordici ore al giorno e che nella sua posizione non aveva grandi opportunit di incontrare donne. Certo, c'era Valrie; ma non si era mai sognato di considerarla altro che una collega. In effetti adesso gli faceva un certo effetto vedere le cose da quell'angolazione; per si rendeva conto che era un puro esercizio accademico: ormai lavorava con Valrie da quasi cinque anni, e sapeva che in quel campo le cose o succedono subito o non succedono pi. Stimava enormemente Valrie, la sua straordinaria capacit organizzativa, la sua memoria infallibile. Sapeva che, senza di lei, non sarebbe arrivato cos in alto -non cos rapidamente. E forse oggi avrebbe fatto un altro passo avanti, un passo decisivo. Dopo essersi lavato i denti e rasato con estrema cura, scelse un completo molto sobrio. Poi si affacci nella stanza della figlia: dormiva, bionda come lui, nel suo pigiama tempestato di minuscoli pulcini. Raggiunse a piedi il Gymnase-Club Rpublique, che apriva alle sette; lui e Audrey abitavano in Rue du Fauburg-du-Temple, una zona molto alla moda, che lui detestava. L'appuntamento era per le dieci nella sede del gruppo Aurore. Una volta tanto sarebbe stata Audrey a vestire i figli e portarli a scuola. Jean-Yves sapeva che quella sera, al rientro in casa, gli sarebbe toccata almeno mezz'ora di recriminazioni; mentre camminava sul marciapiede bagnato, fra cartoni vuoti e bucce di frutta, si rese conto che se ne fregava. Si rese conto altres, e per la prima volta con tanta chiarezza, che il suo matrimonio era stato uno sbaglio. Quel tipo di consapevolezza, lo sapeva bene, precede il divorzio di due/tre anni in media - non mai una decisione facile da prendere. Il massiccio nero all'ingresso della palestra lo apostrof con uno svagato: "Tutto bene, capo?" Lui fece cenno di s con la testa, gli porse la tessera di abbonamento e prese un asciugamano. Quando aveva conosciuto Audrey aveva appena ventitr anni. Due anni dopo si erano sposati; in parte - ma solo in parte -perch lei era incinta. A quell'epoca Audrey era bella, elegante, si vestiva bene -e quando voleva, sapeva essere molto sexy. In pi era piena di idee. Nel graduale affermarsi delle procedure giudiziarie americane in Francia non vedeva affatto un passo indietro, anzi, per lei era chiaramente un progresso verso una maggior tutela dei cittadini e delle libert individuali. Era appena tornata da uno stage negli

USA, ed era in grado di esibirsi in lunghe dissertazioni sull'argomento. In poche parole, lo aveva preso in giro. Che cosa strana, si disse Jean-Yves, quel suo costante bisogno di farsi impressionare intellettualmente dalle donne. Prima fece mezz'ora di Starmaster a diversi livelli, poi una ventina di vasche in piscina. Nella sauna, a quell'ora deserta, cominci a rilassarsi -e ne approfitt per ricapitolare le cose che sapeva sul gruppo Aurore. La societ Novotel-SIEH era stata fondata alla fine del 1966 da Grard Plisson e Paul Dubrule -laureato alla Centrale il primo, autodidatta il secondo -interamente con capitali ottenuti in prestito da parenti e amici. Nell'agosto del 1967, a Lille, era stato inaugurato il primo Novotel; aveva gi le caratteristiche che avrebbero contrassegnato l'identit della catena: estrema standardizzazione delle stanze, ubicazione all'ingresso della citt -e, pi precisamente, lungo il tracciato autostradale, all'altezza dell'ultima uscita prima dell'agglomerato urbano -, livello di comfort molto elevato per l'epoca -la catena Novotel era stata una delle prime a dotare sistematicamente di bagno le stanze. La risposta della clientela degli alberghi d'affari era stata immediata e straordinariamente positiva: nel 1972 la catena contava gi trentacinque alberghi. Poi, nel 1973, c'era stata la creazione degli Ibis, nel 1975 l'acquisto dei Mercure e nel 1981 quello dei Sofitel. Contemporaneamente, il gruppo aveva intrapreso una prudente diversificazione nel campo della ristorazione -con l'assorbimento della catena Courtepaille e del gruppo Jacques Borel International, ben radicato nella ristorazione collettiva e nel settore ticketrestaurant. Nel 1983 la societ aveva cambiato nome, trasformandosi nell'attuale gruppo Aurore. Poi, nel 1985, c'era stata la creazione dei Formule 1 -i primi alberghi senza personale, uno dei pi grandi successi nella storia dell'industria alberghiera. Gi ben posizionata in Africa e nel Medio Oriente, la societ aveva mosso i primi passi in Asia e aveva creato un proprio centro di formazione -l'Acadmie Aurore. Nel 1990, l'acquisizione della Motel 6, con seicentocinquanta strutture distribuite sull'intero territorio degli Stati Uniti, aveva portato il gruppo al primo posto nell'industria alberghiera mondiale; a quest'operazione aveva fatto seguito, nel 1991, il buon esito dell'offerta pubblica d'acquisto sul gruppo Wagons Lits. Quelle acquisizioni erano costate care, e, nel 1993, il gruppo Aurore aveva affrontato una brutta crisi: gli azionisti, giudicando troppo alto l'indebitamento del gruppo, avevano bocciato il progetto di acquisto della catena Mdirien. La situazione era migliorata a partire dal 1995, grazie alla cessione di alcuni crediti e al riassestamento di Europcar, di Lentre e della Socit des Casinos Lucien Barrire. Nel gennaio del 1997, Paul Dubrule e Gerard Plisson avevano lasciato la presidenza del gruppo a Jean-Luc Espitalier, un enarca il cui curriculum veniva definito "anomalo" dai giornali economici. Dubrule e Plisson erano comunque rimasti nel comitato di vigilanza. La transizione era avvenuta senza traumi, e, alla fine del 2000, il gruppo aveva rafforzato la propria posizione di leader mondiale, consolidando ulteriormente il vantaggio su Mariott e Hyatt -rispettivamente al

secondo e terzo posto. Nelle prime dieci catene alberghiere del mondo figuravano nove catene americane e una francese - il gruppo Aurore. Alle nove e mezzo, Jean-Yves parcheggi la macchina nel posteggio della sede del gruppo, a vry. Per rilassarsi, in attesa che arrivassero le dieci, fece quattro passi nell'aria gelida del mattino. Alle dieci in punto fu introdotto nell'ufficio di ric Leguen, vice-presidente esecutivo del settore alberghiero, nonch membro del consiglio di amministrazione. Laureato alla Centrale e con un master alla Stanford, Leguen aveva quarantacinque anni. Alto, robusto, capelli biondi, occhi blu, assomigliava vagamente a Jean-Yves -pi vecchio di dieci anni, e con qualcosa di pi sostenuto nell'atteggiamento, di pi deciso ed energico. "Il presidente Espitalier la ricever fra un quarto d'ora," esord Leguen. "Nel frattempo le spiegher perch l'abbiamo voluta qui. Due mesi fa abbiamo rilevato la catena Eldorador dal gruppo Jet Tours. Si tratta di una piccola catena di una decina di villaggi turistici marittimi, distribuiti tra Maghreb, Africa nera e Antille." " in perdita, se non sbaglio." "Non pi della media del settore." Leguen sorrise bruscamente. "Cio, in effetti s, un po' pi della media del settore. Per dirle le cose come stanno, il prezzo d'acquisto era ragionevole, ma non irrisorio, visto che non eravamo gli unici a concorrere: nel nostro ambiente sono ancora in molti a pensare che quel mercato finir per riprendere quota. Ma la sostanza dei fatti che per il momento l'unico in attivo il Club Mditerrane; in via del tutto confidenziale le dir che avevamo pensato di lanciare un'offerta pubblica d'acquisto sul Club. Ma la preda era piuttosto grossa, e l'azionariato non ci avrebbe seguito. Peraltro sarebbe stato un gesto poco amichevole nei confronti di Philippe Bourguignon, che pur sempre un nostro ex collaboratore..." Qui fece un sorriso un po' falso, come se volesse fargli capire che forse -ma non sicuramente -la sua era una battuta. "Per andare al sodo," riprese, "abbiamo intenzione di affidarle la direzione della catena Eldorador. Il suo obiettivo, ovviamente, sar raggiungere quanto prima il pareggio, e poi cominciare a produrre utili." "Non un compito facile." "Ne siamo pienamente consapevoli; per questo che le abbiamo proposto un trattamento remunerativo cos lusinghiero. Per non parlare delle possibilit di carriera in seno al gruppo, che sono notevolissime: il nostro gruppo opera in quarantadue paesi e d lavoro a oltre centotrentamila persone. Peraltro, molti nostri dirigenti hanno la possibilit di diventare azionisti in brevissimo tempo: un sistema di incentivazione nel quale crediamo moltissimo, come potr vedere dallo schema analitico che le ho fatto preparare." "Avr anche bisogno di disporre di informazioni pi precise sulla situazione degli alberghi della catena."

"Ovviamente. Le far avere quanto prima il fascicolo dettagliato. Tenga presente che non si trattato di un'acquisizione puramente tattica, nel senso che per noi il complesso ha notevoli potenzialit: tutti i villaggi sono situati in buona posizione geografica, e il loro stato generale ottimo non ci sono da prevedere grossi lavori di ristrutturazione. O almeno questa la mia impressione; per io non ho esperienza nell'alberghiero turistico. Ovviamente lavoreremo di concerto; ma su questo tipo di problematiche le decisioni spetteranno solo a lei. Se riterr opportuno liberarsi di una struttura, ovvero acquisirne un'altra, sar lei a prendere la decisione finale. cos che lavoriamo qui in Aurore." Riflett per qualche secondo, poi prosegu: "Naturalmente lei non qui per caso. Il suo percorso in seno a Nouvelles Frontires stato seguito con grande attenzione nel settore; si pu addirittura dire che abbia fatto scuola. Lei non si mai appiattito sull'offerta sistematica del prezzo pi basso, n del miglior livello di prestazioni; piuttosto ha preferito privilegiare la politica del massimo prezzo accettabile dal cliente rispetto a un certo livello di prestazioni; esattamente la filosofia che adottiamo noi per tutte le catene del gruppo. E, cosa altrettanto importante, lei ha anche partecipato in maniera determinante alla creazione di un marchio dall'immagine molto forte; e questo, in Aurore, non sempre siamo stati capaci di farlo." Il telefono sulla scrivania di Leguen squill. La conversazione fu molto breve. Leguen si alz e precedette Jean-Yves lungo un corridoio dal pavimento beige. L'ufficio di Jean-Luc Espitalier era immenso, almeno venti metri di lato; la parte sinistra era occupata da un grande tavolo per riunioni circondato da quindici sedie. Espitalier si alz e li accolse con un sorriso. Era un ometto piuttosto giovane -sicuramente non pi di quarantacinque anni -un po' stempiato, dall'aspetto singolarmente modesto, quasi scialbo, come se volesse affrontare con un tocco di ironia l'importanza della propria funzione. Forse conveniva non fidarsi, pens Jean-Yves; tipica degli enarchi, quell'ingannevole arietta autoironica. Si sedettero sulle poltrone che circondavano un tavolino davanti alla scrivania. Prima di prendere la parola, Espitalier lo guard a lungo, col suo strano sorriso timido. "Ammiro molto Jacques Maillot," disse infine. "Ha costruito una gran bella azienda, molto originale e dotata di una vera e propria cultura. Il che molto raro. Detto questo, per -e le assicuro che non intendo fare l'uccello del malaugurio -, penso che per i tour-operator francesi si stia preparando un periodo molto difficile. Da un momento all'altro - inevitabile, e a mio avviso solo di questione di mesi -la concorrenza inglese e tedesca sbarcher sul nostro mercato. Parliamo di gente che dispone di risorse finanziarie doppie o addirittura triple rispetto alle nostre, e che propone circuiti che, per un livello di prestazioni uguale o in certi casi superiore al nostro, costano dal 20 al 30% in meno. La concorrenza sar dura, estremamente dura. Cio, per parlare molto chiaro, ci sar chi ci rimetter le penne. Non credo che sar il caso di Nouvelles Frontires: un gruppo che ha

un'identit molto forte e un azionariato omogeneo, quindi secondo me riuscir a resistere. Comunque sia, i prossimi anni saranno difficili per tutti. "Il problema del nostro gruppo, per, di tutt'altro genere," prosegu dopo un breve sospiro. "Noi siamo leader incontrastati nell'alberghiero d'affari, che un settore decisamente stabile; ma continuiamo a non avere radici solide nell'alberghiero turistico, che pi volatile, pi sensibile alle fluttuazioni economiche o politiche." "Appunto," intervenne Jean-Yves. "L'acquisizione di Eldorador mi ha molto sorpreso. Pensavo che il vostro asse di sviluppo prioritario fosse ancora l'alberghiero d'affari, specialmente in Asia." "In effetti proprio cos," rispose pacatamente Espitalier. "Gi soltanto in Cina, per esempio, nel campo degli alberghi economici ci sono potenzialit enormi. Con la nostra esperienza e il nostro knowhow le lascio immaginare cosa potremmo fare con realt come Ibis e Formule 1 sviluppate sulla dimensione di quel paese. Tuttavia... come dire..." Riflett per qualche secondo, poi torn a fissare lo sguardo su Jean-Yves. "... Aurore un gruppo molto discreto," disse infine. "Paul Dubrule diceva che l'unico segreto per aver successo in un determinato mercato arrivare in tempo. 'In tempo' significa non troppo presto: raro che di autentici innovatori riescano a trarre il massimo profitto dalla loro invenzione -che poi un po' la storia di Apple contro Microsoft. Ma, ovviamente, significa anche non troppo tardi. Ed da questo punto di vista che la nostra discrezione ci stata d'aiuto. L'enorme vantaggio di chi cresce nell'ombra, vale a dire senza mettersi troppo in mostra, che quando i concorrenti si svegliano e decidono di inserirsi nel suo segmento, sono fatalmente in ritardo: il territorio gi completamente blindato, e il vantaggio concorrenziale da rimontare proibitivo. Il nostro livello di notoriet non all'altezza della nostra importanza reale; e questo in gran parte dovuto a una scelta. "Ma adesso i tempi sono cambiati," prosegu dopo un altro sospiro. "Ormai lo sanno tutti che siamo i leader mondiali del settore. A questo punto sarebbe inutile, e forse addirittura pericoloso, fare assegnamento su una discrezione eccessiva. Un gruppo importante come il nostro ha il dovere di darsi un'immagine pubblica. Il campo dell'alberghiero d'affari molto sicuro, poich garantisce profitti alti e costanti. Per non , come dire... Ecco, non fa immagine: chi si muove per affari difficile che parli dei propri spostamenti, cio che si diverta a raccontarli. Quindi, per comunicare al grande pubblico un'immagine positiva, potevamo scegliere tra due opzioni: il tour-operating o l'alberghiero turistico. Il tour-operating un settore pi lontano dalla nostra vocazione di base, ma, visto che sul mercato c'erano aziende sanissime pronte a passare di mano, per un po' abbiamo preso in considerazione questa opzione. Poi per si presentata l'opportunit Eldorador, e abbiamo deciso di approfittarne." "Mi scusi, ma a questo punto vorrei cercare di capire bene i vostri obiettivi," disse Jean-Yves. "Date pi importanza ai risultati o all'immagine?"

"La questione piuttosto complessa..." Espitalier esit, muovendosi a disagio sulla poltrona. "Aurore ha il problema di avere un azionariato molto diluito. Che poi lo stesso problema che, nel 1994, ha provocato le voci di un'OPA sul gruppo -voci che, posso dirle in tutta franchezza," prosegu con un rassicurante gesto della mano, "erano del tutto infondate. E a maggior ragione lo sarebbero oggi: il nostro indebitamento praticamente inesistente, e non c' nessun gruppo mondiale, anche fuori dal campo alberghiero, che abbia le dimensioni necessarie per lanciarsi in un impresa del genere. Tuttavia, come dicevo prima, il nostro gruppo non pu contare su un azionariato compatto, a differenza, per esempio, di Nouvelles Frontires. Paul Dubrule e Gerard Plisson, tutto sommato, erano pi imprenditori che capitalisti grandissimi imprenditori, a mio avviso tra i pi grandi del secolo. Che tuttavia non hanno mai cercato di mantenere un controllo personale sull'azionariato dell'azienda; e oggi questo ci mette in una posizione molto delicata. Lei mi insegna che certe volte conviene affrontare delle spese diciamo cos 'di prestigio', cio finalizzate a migliorare la posizione strategica del gruppo, senza peraltro un impatto finanziario a breve termine. Cos come certe volte conviene sostenere temporaneamente un settore in perdita, magari perch il mercato non maturo o sta attraversando una crisi passeggera. Ma gli azionisti della nuova generazione fanno molta fatica ad accettare questo tipo di concetti: la teoria del ritorno rapido sull'investimento non ha certo favorito l'elasticit mentale degli investitori." Vedendo che Jean-Yves stava per intervenire, Espitalier alz con garbo la mano. "Attenzione," precis, "con questo non voglio dire che i nostri azionisti siano cretini. Sanno perfettamente che, nel contesto attuale, per una catena come Eldorador non sar possibile raggiungere il pareggio nel primo anno -e probabilmente neanche in due anni. Ma, allo scadere del terzo anno, i dati se li studieranno con estrema attenzione -e non ci metteranno molto a trarre le debite conclusioni. A partire da quel momento, per quanto il suo progetto possa essere magnifico e per quanto sconfinate possano essere le sue potenzialit, io non potr fare assolutamente niente." Ci fu un lungo momento di silenzio. Leguen aveva chinato la testa, ed era perfettamente immobile. Espitalier si carezzava il mento con l'indice, un po' perplesso. "Capisco..." disse infine Jean-Yves. Poi, dopo qualche secondo, aggiunse con calma: "Fra tre giorni vi far sapere la mia risposta." 3 Vidi spesso Valrie nei due mesi che seguirono. Anzi, credo addirittura di averla vista tutti i giorni, a parte un fine-settimana che and a passare dai suoi. Jean-Yves aveva scelto di accettare la proposta del gruppo Aurore; Valrie aveva

deciso di seguirlo. Ricordo che il primo commento di Valrie fu: "Passer nello scaglione del 60% d'imposta." In effetti il suo stipendio passava da quarantamila a settantacinquemila franchi al mese; al netto delle imposte suonava molto meno grandioso. Valrie sapeva che a partire dai primi di marzo, ossia dal suo ingresso in Aurore, si sarebbe dovuta impegnare al massimo. Per il momento, in Nouvelles Frontires, andava tutto bene: lei e Jean-Yves avevano formalizzato le dimissioni, e stavano serenamente passando le consegne ai rispettivi successori. Consigliai a Valrie di prendere in considerazione una qualche forma di risparmio, tipo un piano di accumulo o roba del genere; in realt non ci pensavamo pi di tanto. La primavera era in ritardo, ma la cosa non aveva nessuna importanza. In seguito, ripensando a quel periodo felice con Valrie, del quale avrei paradossalmente conservato cos pochi ricordi, mi sarei detto che l'uomo non fatto per la felicit. Per accedere davvero alla possibilit pratica della felicit, l'uomo dovrebbe necessariamente trasformarsi -trasformarsi fisicamente. A cosa paragonare Dio? Prima di tutto alla fica, ovviamente; ma anche, forse, al vapore di un bagno turco. Sicuramente a qualcosa in cui lo spirito possa diventare possibile in virt di un corpo saturo di gioia e piacere, e dell'abrogazione di ogni sorta di inquietudine. Ormai so per certo che lo spirito non nato, che desidera nascere, che la sua nascita sar difficile, e che l'idea che ne abbiamo attualmente lacunosa e deleteria. Quando portavo all'orgasmo Valrie, sentendo il suo corpo vibrare sotto il mio avevo talvolta l'impressione, fugace ma irresistibile, di accedere a un livello di coscienza completamente diverso, e dal quale ogni male fosse abolito. In quegli istanti sospesi, praticamente immobili, durante i quali il suo corpo saliva verso il piacere, mi sentivo simile a un Dio, signore della serenit e delle burrasche. Quella fu la prima gioia - indiscutibile, perfetta. La seconda gioia che mi procur Valrie fu la straordinaria dolcezza e la naturale bont del suo carattere. Talvolta, quando le sue giornate di lavoro erano particolarmente lunghe -e nel corso dei mesi sarebbero diventate sempre pi lunghe - la sentivo tesa, coi nervi a fior di pelle. Eppure mai una volta si rifece con me, mai si lasci prendere dalla collera, mai ebbe una di quelle imprevedibili crisi di nervi che tanto spesso rendono soffocante e penosa la compagnia delle donne. "Io non sono ambiziosa, Michel..." mi disse un giorno. "Con te sto bene, credo che tu sia l'uomo della mia vita, e in fondo non pretendo di pi. Per questo non possibile: bisogna che io pretenda di pi. Sono intrappolata in un sistema che non mi d molto, e di cui conosco l'inutilit; ma non so come uscirne. Bisogner, prima o poi, che tu e io troviamo un po' di tempo per riflettere; ma non so quando potremo trovare un po' di tempo per riflettere." Quanto a me, lavoravo sempre meno; in sostanza mi limitavo a fare il mio dovere nel senso pi stretto del termine. Tornavo a casa in tempo per vedere Questions pour un champion, poi uscivo per comprare qualcosa per cena, e andavo a casa di Valrie; ormai la notte dormivo l. Marie-Jeanne non sembrava infastidita dalla mia crescente abulia professionale. Adorava il suo lavoro, ed era

dispostissima ad accollarsi la mia parte. Credo che da me si aspettasse soprattutto che fossi carino con lei -e io in quelle settimane ero molto carino con lei, carino e tranquillo. La collana di corallo che le avevo portato dalla Thailandia le era piaciuta moltissimo: ormai se la metteva tutti i giorni. Certe volte, mentre esaminava le pratiche delle varie mostre, mi guardava con un'espressione insolita, difficile da interpretare. Un mattino di febbraio -me lo ricordo perfettamente, era il giorno del mio compleanno mi disse di punto in bianco: "Michel, ti vedo cambiato... Non so, hai l'aria felice." Aveva ragione: ero felice, me lo ricordo bene. Certo, c'erano i soliti problemi, roba ineluttabile tipo la decadenza e la morte. Eppure, ricordando quei mesi, posso testimoniarlo: so che la felicit esiste. Invece Jean-Yves non era affatto felice, e si vedeva. Ricordo che una sera cenammo tutti e tre, con Valrie, in un ristorante italiano, o forse pi che altro veneziano, insomma un posto decisamente chic. Jean-Yves sapeva che di l a poco Valrie e io saremmo tornati a casa, per scopare, e che avremmo scopato con amore. Francamente non sapevo cosa dirgli -quello che c'era da dire era troppo chiaro, troppo evidente. Era evidente che sua moglie non lo amava pi, anzi, che probabilmente non aveva mai amato nessuno; cos com'era chiaro che non avrebbe mai amato nessuno. Gli era andata male, tutto qua. Le relazioni umane non sono cos complicate come le descrivono. Spesso sono insanabili, ma raro che siano complicate. Adesso, ovviamente, gli toccava divorziare; non era facile, per andava fatto. Cos'altro potevo dire? La questione fu archiviata prima ancora che finissimo gli antipasti1. Poi Jean-Yves e Valrie parlarono del loro futuro professionale in seno al gruppo Aurore: avevano gi un paio di idee, qualche linea-guida per la ripresa degli Eldorador. Erano due persone intelligenti, capaci, e stimate nel loro ambito professionale; per non potevano permettersi di sbagliare. Vero che nella loro nuova posizione un passo falso non avrebbe necessariamente comportato la fine della carriera; Jean-Yves aveva trentaquattro anni, Valrie ventotto: una seconda opportunit non gliel'avrebbero mai negata. Per nessuno nel loro ambiente avrebbe dimenticato quel primo fiasco, e quindi avrebbero dovuto ripartire da un livello decisamente inferiore. Nella societ in cui vivevamo, la leva principale del lavoro era costituita dallo stipendio e dai relativi vantaggi economici; il prestigio e il fascino della posizione erano destinati ad avere un ruolo sempre pi marginale. Esisteva peraltro un sistema di ridistribuzione economica evoluto, che consentiva di mantenere in vita le persone inutili, le persone incompetenti, e le persone pericolose -un universo di cui, in una certa misura, facevo parte anch'io. In pratica vivevamo in un sistema di economia mista, che andava lentamente evolvendo verso un liberalismo pi spinto e gradualmente superando quei pregiudizi contro il prestito a usura -e, pi in generale, contro il denaro -che ancora allignavano nei paesi di antica tradizione cattolica. Jean-Yves e Valrie non

traevano alcun profitto da quella evoluzione. Alcuni giovani laureati dell'HEC, assai pi giovani di Jean-Yves -per non dire ancora studenti -si lanciavano subito nella speculazione borsistica senza nemmeno prendere in considerazione la ricerca di un posto fisso. Disponevano di computer collegati a Internet ventiquattr'ore su ventiquattro, di sofisticati programmi per seguire i mercati, e spesso si associavano fra loro per decidere gli investimenti pi importanti. Non si staccavano mai dai loro computer, si davano il cambio ogni ventiquattr'ore, non andavano mai in vacanza. Il loro obiettivo comune era estremamente semplice: diventare miliardari prima di compiere trent'anni. Jean-Yves e Valrie facevano parte di una generazione intermedia, incapace di prefigurarsi una carriera fuori da una qualsivoglia impresa -o, eventualmente, dal settore pubblico. Un po' pi anziano di loro, io mi trovavo pi o meno nella stessa situazione. Eravamo tutti e tre intrappolati nel sistema sociale come un insetto in un blocco di ambra: non avevamo la minima possibilit di tornare indietro. Il mattino del primo giorno di marzo, Jean-Yves e Valrie assunsero ufficialmente le proprie funzioni all'interno del gruppo Aurore. Per il 4 marzo, un luned, era prevista una riunione con i dirigenti coinvolti nel progetto Eldorador. La direzione generale aveva commissionato un'analisi sul futuro dei villaggivacanze a Profiles, un rinomato studio di sociologia dei comportamenti. A Jean-Yves fece una certa impressione entrare per la prima volta nella salariunioni al ventitreesimo piano della sede del gruppo. Intorno al tavolo c'erano venti persone, tutte con svariati anni di anzianit in Aurore; e adesso toccava a lui pilotare il gruppo. Valrie and subito a sedersi alla sua sinistra. JeanYves aveva passato il fine-settimana studiando la pratica; conosceva il nome, il passato professionale, l'incarico attuale di ciascuna delle persone sedute intorno a quel tavolo; eppure non riusciva a soffocare un leggero senso di angoscia. Un cielo grigiastro incombeva sui quartieri a rischio dell'Essonne. Quando In italiano nel testo. [N.d.T.] avevano deciso di costruire la sede del gruppo a vry, Paul Dubrule e Grard Plisson avevano fatto assegnamento sul basso costo dei terreni e sulla vicinanza dell'aeroporto di Orly e dell'autostrada del Sud; a quell'epoca, vry era un quartiere tranquillo. Adesso aveva un tasso di delinquenza fra i pi alti di tutta la Francia. Ogni settimana si verificavano assalti ad autobus, automezzi della polizia, camion dei pompieri; per quanto riguardava i furti e le aggressioni, poi, era praticamente impossibile tenere il conto; secondo alcune stime, per avere la cifra esatta occorreva moltiplicare per cinque il numero delle denunce presentate alla polizia. I locali dell'azienda erano controllati ventiquattr'ore su ventiquattro da una squadra di guardie armate. Una nota interna raccomandava al personale di evitare i trasporti pubblici a partire da una certa ora. Per gli impiegati che lavoravano fino a tardi e non disponevano di mezzi propri, l'azienda aveva concordato una tariffa forfettaria con una cooperativa di taxi.

All'arrivo di Lindsay Lagarrigue, il sociologo dei comportamenti, Jean-Yves ebbe la sensazione di ritrovarsi in un terreno conosciuto. Il tizio era sulla trentina, stempiato e coi radi capelli raccolti a coda di cavallo; indossava una tuta Adidas, una maglietta Prada, un paio di Nike in pessimo stato: insomma, incarnava perfettamente il prototipo del sociologo dei comportamenti. Cominci distribuendo ai presenti uno fascicoletto smunto, composto perlopi di pagine piene di grafici con frecce e cerchi. Nella cartella portadocumenti non aveva altro. La prima pagina del fascicolo era un articolo del Nouvel Observateur, pi esattamente la fotocopia dell'articolo di fondo del supplemento vacanze, intitolato "Viaggiare altrimenti". "Nel 2000," cominci Lagarrigue leggendo l'articolo a voce alta, "il turismo di massa ha ratto il suo tempo. Il viaggio viene ancora visto come un'autoaffermazione, per in un'ottica decisamente etica." L'osservazione che apriva l'articolo di fondo gli sembrava estremamente indicativa delle mutazioni in corso. Blater per qualche minuto su quel tema, poi invit i presenti a concentrarsi sui passaggi successivi: "Nel 2000 si tende a un turismo che sia rispettoso del prossimo. Si vorrebbe poter viaggiare non tanto per soddisfare un piacere egoista quanto per testimoniare una certa forma di solidariet." "Quanto abbiamo dato a questo per il suo studio?" chiese discretamente JeanYves a Valrie. "Centocinquantamila franchi." "Pazzesco... Pensi che questo coglione si limiter a declamarci un pezzo del Nouvel Observateur?" Lindsay Lagarrigue continu a parafrasare pi o meno liberamente le tesi dell'articolo, poi, in tono assurdamente enfatico, ne lesse un terzo brano: "Nel 2000 ci si vuole nomadi. Si viaggia in treno o in nave, per fiumi e oceani: nell'era della velocit, si riscoprono i piaceri della lentezza. Ci si smarrisce nel silenzio infinito dei deserti, e poi, senza soluzione di continuit, ci si tuffa nell'effervescenza delle grandi capitali. Ma sempre con la stessa passione..." Etica, autoaffermazione, solidariet, passione: ecco quali erano secondo lui le parole chiave. In quel nuovo contesto non c'era dunque da stupirsi delle ricorrenti crisi del sistema dei villaggi turistici, fondato com'era sull'egoismo smodato e sulla standardizzazione di bisogni e desideri. L'Era degli Abbronzati era finita: i vacanzieri moderni pretendevano autenticit, avventura, senso della tradizione. Pi in generale, il modello fordista dell'impiego del tempo libero caratterizzato dalle celebri "quattro S": Sea, Sand, Sun... and Sex -era superato. Come mostravano in maniera inequivocabile i lavori di Michky e Braun, l'industria turistica doveva prepararsi a inquadrare la propria attivit in una prospettiva postfordista.

Il sociologo dei comportamenti ci sapeva fare, avrebbe potuto continuare cos per ore. "Mi scusi..." lo interruppe Jean-Yves con un tono gelido che non nascondeva l'irritazione. "S...?" Il sociologo dei comportamenti gli dedic un sorriso mellifluo. "Ritengo che tutte le persone sedute intorno a questo tavolo, senza eccezione, siano perfettamente consapevoli del fatto che il sistema dei villaggi turistici sta affrontando un momento critico. Quello che le chiediamo non di descriverci all'infinito le caratteristiche del problema, bens di abbozzare, se non proprio di elaborare, un ventaglio di soluzioni possibili." Lindsay Lagarrigue rimase di stucco; non si aspettava un'obiezione del genere. "Penso..." riusc infine a bofonchiare, "penso che per risolvere un problema sia importante innanzitutto identificarlo e farsi un'idea delle sue cause." Altro luogo comune, pens rabbiosamente Jean-Yves; non solo, ma nella fattispecie pure falso. Le cause facevano evidentemente parte di un fenomeno sociale generalizzato, che loro non avevano il potere di modificare. Bisognava adattarsi, tutto qua. Come ci si poteva adattare? Era chiaro che quell'imbecille non ne aveva la minima idea. "In sostanza lei ci sta dicendo che il sistema dei villaggi turistici superato." "No, no, nient'affatto..." Il sociologo dei comportamenti cominciava ad annaspare. "Io ritengo... ritengo semplicemente che occorra riflettere." "E noi per che cosa ti paghiamo, brutto stronzo?" fu tentato di urlargli JeanYves, che poi si riprese e disse: "Bene, allora cercheremo di riflettere. Signor Lagarrigue, la ringrazio per il suo intervento. Credo che per oggi non avremo pi bisogno di lei. Propongo di interrompere la riunione per una decina di minuti, il tempo di prenderci un caff." Stizzito, il sociologo dei comportamenti ripose nella cartella i suoi grafici a base di frecce e cerchi. Alla ripresa della riunione, Jean-Yves raccolse davanti a s gli appunti e prese la parola: "Tra il 1993 e il 1997, come sapete, il Club Mditerrane ha affrontato la crisi pi grave dalla sua fondazione. Concorrenti e imitatori si erano moltiplicati, e proponevano praticamente la sua stessa formula a prezzi drasticamente ridotti; col risultato di svuotargli i villaggi. Bene, sapete come hanno fatto quelli del Club a superare la crisi? Per prima cosa hanno abbassato anche loro i prezzi. Per non al livello della concorrenza: sapendo di poter trarre profitto da un effetto combinato di immagine, competenza e preesistenza sul mercato, hanno capito che la clientela poteva accettare un determinato differenziale di prezzo -fissato, dopo una serie di minuziose indagini di mercato, tra il 20 e il 30%, a seconda delle destinazioni -per poter beneficiare dell'autenticit della formula Club Md, cio, in un certo senso, della sua Versione originale'. Ecco allora il primo tema di riflessione che vi chiedo di approfondire nel corso delle prossime settimane: sul mercato dei villaggi

turistici c' posto per una formula che non sia quella del Club? E, se s, abbiamo la possibilit di prefigurarne i contorni, di farci un'idea di quale possa esserne il cliente tipo? Come vedete, non si tratta di interrogativi da poco. "Probabilmente," riprese Jean-Yves, "saprete tutti che vengo da Nouvelles Frontires. Anche noi, bench non sia il settore di attivit pi noto del gruppo, abbiamo creato dei villaggi turistici: i Paladins. Anche noi abbiamo avuto dei problemi con questa linea di prodotto, pi o meno nello stesso periodo in cui li ha avuti il Club; e li abbiamo risolti molto in fretta. Come mai? Perch eravamo il primo touroperator francese. Tra uno spostamento e l'altro alla scoperta del paese, gran parte dei nostri clienti chiedeva di poter effettuare un'estensione balneare. I circuiti Nouvelles Frontires hanno la reputazione, pienamente giustificata, di essere spesso 'difficili', ossia di pretendere clienti in buona condizione fisica. Dopo essersi guadagnati sul campo i galloni di 'viaggiatori', i nostri clienti desideravano potersi trasformare per un po' in semplici 'turisti'. Visto il successo della formula, abbiamo quindi deciso di includere l'estensione balneare nella maggior parte dei circuiti -il che, tra l'altro, ci permetteva di gonfiare i periodi di permanenza nelle proposte del catalogo: come sapete, la giornata balneare costa molto meno della giornata di viaggio. In tali condizioni avevamo ovviamente buon gioco nel privilegiare le nostre strutture alberghiere. Ecco allora il secondo tema di riflessione che vi propongo: possibile che la ripresa dei villaggi turistici passi per una pi stretta collaborazione con i tour-operator? Anche in questo caso dovrete fare uno sforzo di immaginazione, e non limitarvi a considerare solo i tour-operator presenti sul mercato francese. Vi chiedo di esplorare un campo completamente nuovo, perch sono convinto che potremmo avere molto da guadagnare da un'alleanza con i grandi tour-operator dell'Europa del Nord." Al termine della riunione, una graziosa bionda sulla trentina si avvicin a JeanYves. Si chiamava Marylise Le Franois ed era la responsabile della comunicazione. "Volevo dirle che ho molto apprezzato il suo intervento..." disse. "Lei riuscito a rimotivarci tutti. Era indispensabile. Adesso finalmente sappiamo che al timone c' qualcuno, e possiamo ricominciare a lavorare sul serio." 4 Non era affatto facile, se ne resero conto molto in fretta. Quasi tutti i touroperator inglesi, e soprattutto quelli tedeschi, avevano le proprie catene di villaggi turistici, quindi non erano interessati ad associarsi con un altro gruppo. Tutti i contatti presi in quella direzione si risolsero in un buco nell'acqua. Peraltro il Club Mditerrane sembrava aver trovato la formula standard definitiva dei villaggi turistici; da quando li avevano inventati, nessun concorrente era stato in grado di proporre alternative veramente innovative. Poi, due settimane dopo, Valrie ebbe un'idea. Erano quasi le dieci di sera; accasciata su una poltrona nell'ufficio di Jean-Yves, Valrie stava bevendo una

tazza di cioccolata calda prima di tornare a casa. Avevano lavorato tutto il giorno sul bilancio dei villaggi, ed erano sfiniti. "Tutto sommato," sospir Valrie, "l'idea di separare circuiti e soggiorni potrebbe anche essere sbagliata." "Cio? Cosa vorresti dire?" "Ripensa un attimo all'esperienza in Nouvelles Frontires: anche fuori dall'estensione balneare, le giornate di riposo-spiaggia a met circuito erano sempre molto gradite. E la cosa di cui i clienti si lamentavano pi spesso era di dover cambiare continuamente albergo. In realt penso che la cosa migliore da fare sia intrecciare sistematicamente escursioni e soggiorni-spiaggia: un giorno di escursione, un giorno di riposo, un giorno di escursione, un giorno di riposo, e cos via. Con ritorno in albergo ogni sera, o al massimo ogni due, in caso di escursioni lunghe; ma senza dover rifare la valigia n lasciare la stanza." "Nei villaggi c' sempre una buona scelta di escursioni, e non mi pare che riscuotano molto successo." "Gi, ma sono extra, e i francesi odiano gli extra, perch significa sborsare altri soldi. E poi bisogna prenotarle sul posto, sicch i clienti tergiversano, non riescono mai a decidersi, e cos finisce che lasciano perdere. L'aspetto escursionistico gli piace, e pure tanto, per vogliono la pappa pronta; e, soprattutto, adorano il tutto-compreso." Jean-Yves riflett per qualche secondo. "Sai una cosa? Penso che la tua idea non sia affatto stupida..." disse. "Tra l'altro dovremmo poter renderla operativa abbastanza in fretta: credo che per quest'estate potremmo gi essere in grado di inserire la nuova formula come integrazione dei soggiornibase. Potremmo chiamarla 'Eldorador Explorer', o qualcosa del genere." Prima di varare l'operazione, Jean-Yves volle consultarsi con Leguen; cap subito che il vicepresidente del gruppo non aveva nessuna voglia di prendere posizione, n in un senso n nell'altro. "La responsabilit sua," gli rispose in pratica. Quando Valrie mi parlava delle sue giornate, mi rendevo conto che dell'universo dei dirigenti d'azienda non sapevo praticamente nulla. Tra l'altro, il tandem che Valrie formava con Jean-Yves era gi di per s un'eccezione. "In una situazione normale," mi disse Valrie, "Jean-Yves avrebbe come assistente una ragazza che non vede l'ora di soffiargli il posto. per questo che nelle aziende succedono cose che dall'esterno sembrano assurde: nel senso che certe volte sbagliare torna utile, purch ci sia qualcuno su cui scaricare la responsabilit." Nel loro caso, invece, si trovavano in una situazione sana, almeno da quel punto di vista: all'interno del gruppo non c'era nessuno che volesse soffiargli il posto; la maggior parte dei dirigenti considerava un errore l'acquisizione della Eldorador. Fino alla fine del mese il lavoro di Valrie consistette soprattutto nell'affiancare Marylise Le Franois. I cataloghi per le vacanze estive dovevano assolutamente esser pronti per la fine di aprile: quello era il limite massimo, forse addirittura troppo in l. Valrie si rese subito conto che la comunicazione di Jet Tours sui

villaggi faceva decisamente schifo. "Una vacanza Eldorador un momento magico, come quando in Africa, la sera, il caldo comincia a scemare e la gente del villaggio si riunisce intorno all'albero dei doni per ascoltare i racconti dei vecchi saggi..." lesse Valrie a Jean-Yves. "Dico, ti sembra possibile? Per giunta con le foto degli animatori che saltellerellano tra le capanne vestiti da coglioni. Fa veramente pena." "E cosa ne pensi dello slogan 'Eldorador, il vero amor'?" "Non lo so. Non so neanche pi cosa pensarne." "Per i villaggi della formula-base troppo tardi, i cataloghi sono gi distribuiti. La cosa certa che per la formula 'Explorer' ci toccher ripartire da zero." "Secondo me," intervenne Marylise, "la soluzione migliore giocare sulla contrapposizione tra vita selvaggia e lusso. Un t alla menta in mezzo al deserto, per servito su una coltre di tappeti preziosi..." "Gi, i momenti magici..." aggiunse stancamente Jean-Yves. Si alz a fatica dalla poltrona. "Non dimenticate di metterlo da qualche parte, 'momenti magici'. Vi sembrer assurdo, ma funziona sempre. Bene, adesso vi lascio, torno ai miei costi fissi..." Era lui quello cui toccava la parte pi ingrata del lavoro, Valrie ne era perfettamente consapevole. Lei non sapeva quasi niente di gestione alberghiera, a parte qualche vago ricordo che risaliva al BTS. "Edouard Yang, proprietario di un albergo-ristorante a tre stelle, sa che suo dovere soddisfare al meglio la clientela; perci si sforza costantemente di rispondere ai suoi bisogni adeguando l'offerta. Egli sa per esperienza che la prima colazione rappresenta un momento importante, poich, oltre a contribuire all'equilibrio alimentare della giornata dei suoi ospiti, concorre in maniera decisiva a creare l'immagine dell'albergo." Era la traccia di un elaborato che le avevano assegnato nel corso del primo anno. douard Yang decideva di effettuare una ricerca statistica sulla clientela dell'albergo, soprattutto in funzione del numero di occupanti delle stanze (singoli, coppie, famiglie). Occorreva vagliare i dati della ricerca e procedere al test del Chi Quadrato; la traccia si concludeva con questo quesito: "In altre parole, la situazione famigliare un criterio esplicativo del consumo di frutta fresca durante la prima colazione?" Sfogliando tra le sue carte, Valrie trov un'altra traccia del BTS, con molti punti in comune con la sua situazione attuale. "Siete appena stato nominato responsabile del marketing nella direzione internazionale del gruppo South America. Il gruppo ha recentemente rilevato l'albergo Les Antilles, un quattro stelle di centodieci stanze in riva al mare della Guadalupa. Inaugurato nel 1988 e ristrutturato nel 1996, attualmente il Les Antilles sta affrontando una grave crisi. Il tasso medio di occupazione delle stanze infatti del 45%, una percentuale ben lontana dalla soglia di profittabilit auspicata." Per quell'elaborato Valrie aveva ottenuto un voto di 18/20, il che poteva sembrare un segno del destino. Ricordava che all'epoca le era parso tutto una specie di favola, una favola peraltro non molto credibile. Non riusciva a vedersi nei panni di responsabile del marketing, n col

gruppo South America n con nessun altro. Era un gioco, un gioco intellettuale n troppo interessante n troppo difficile. Adesso invece non giocavano pi; o forse s, ma si giocavano la carriera. Valrie tornava a casa dal lavoro talmente sfinita da non aver pi la forza di fare l'amore, appena quella di leccarmelo un po'; spesso si addormentava col mio sesso in bocca. In genere il momento migliore per penetrarla era al mattino, quando ci svegliavamo. I suoi orgasmi erano pi dolci, pi morbidi, come soffocati da una coltre di stanchezza; sentivo di amarla ogni giorno di pi. Alla fine di aprile i cataloghi vennero stampati e distribuiti in cinquemila agenzie di viaggio -la quasi totalit della rete francese. Adesso bisognava occuparsi delle infrastrutture per le escursioni, affinch tutto fosse pronto per il 1 luglio. Il passaparola era molto importante per quel genere di prodotti nuovi: un'escursione annullata o organizzata male poteva tradursi in una notevole perdita di clienti. Avevano deciso di non investire in una grossa campagna pubblicitaria. JeanYves, che pure si era specializzato in marketing, non credeva molto nella pubblicit. "La pubblicit pu essere utile per posizionare l'immagine," diceva, "ma nel nostro caso non servirebbe a niente. In questo momento la cosa pi importante per noi avere una distribuzione capillare e dare al prodotto una reputazione di affidabilit". Preferirono investire una cifra stratosferica nella comunicazione destinata alle agenzie di viaggio; era fondamentale che il prodotto venisse proposto tempestivamente e spontaneamente dal personale delle agenzie. Se ne occup soprattutto Valrie, che conosceva bene l'ambiente. Ricordava lo schema delle motivazioni d'acquisto CAP/SONCAS1, con cui aveva familiarizzato nei suoi anni di studio; e ricordava anche la realt, infinitamente pi semplice. Ma le venditrici delle agenzie erano quasi tutte molto giovani, alcune avevano appena preso il BTSC; conveniva usare il linguaggio che si aspettavano di sentire. Parlando con alcune di loro, Valrie si rese conto che nelle scuole si insegnava ancora la tipologia di Barma (Acquirente tecnico: focalizzato sul prodotto, sensibile al suo aspetto quantitativo, attribuisce molta importanza all'aspetto tecnico e alla novit. Acquirente fidato: per lui il prodotto un mistero, si fida ciecamente del venditore. Acquirente complice: ama soffermarsi sui punti in comune con il venditore, purch questi sia riuscito stabilire una buona comunicazione interpersonale. Acquirente opportunista: un manipolatore la cui strategia consiste nel risalire direttamente al fornitore al fine di trarre il massimo vantaggio nell'acquisto. Acquirente positivo: rispettoso del venditore, attento al prodotto che gli viene offerto, consapevole dei propri bisogni, comunica facilmente). Valrie era di cinque o sei anni pi vecchia di quelle ragazze; partita dal loro livello attuale, aveva ottenuto risultati professionali che la maggior parte di quelle osava a malapena sognare. La guardavano con un'ammirazione un po' ottusa.

Mi aveva dato la sua chiave di casa; la sera, mentre aspettavo che tornasse dal lavoro, leggevo il Corso di filosofia positiva di Auguste Comte. Adoravo quel testo noioso e denso, spesso leggevo tre o quattro volte ai fila la stessa pagina. Mi ci vollero quasi tre settimane per finire la cinquantesima lezione " Considerazioni preliminari sulla statica sociale, o teoria generale dell'ordine naturale spontaneo delle societ umane". Avevo decisamente bisogno di una qualche teoria che mi aiutasse a fare il punto sulla mia posizione sociale. "Tu lavori troppo, Valrie..." le dissi una sera di maggio mentre lei, distrutta dalla stanchezza, se ne stava raggomitolata sul divano del soggiorno. "Dovresti fare in modo che ti serva a qualcosa. Ti conviene mettere da parte un po' di soldi, anzich sprecarli in spese inutili." Valrie disse che avevo ragione. L'indomani mattina si prese due ore di permesso e andammo all'agenzia di Porte d'Orlans del Crdit Agricole, per aprire un conto comune. Valrie mi firm la procura, e l'indomani tornai in banca per parlare con il consulente. Decisi di investire ventimila franchi al mese del suo stipendio: met in una polizza vita, l'altra met in un piano di risparmio indicizzato. In quel periodo mi ero praticamente trasferito a casa sua, non aveva pi molto senso che mi tenessi l'appartamento. Fu lei a farmi la proposta, all'inizio di giugno. Avevamo fatto l'amore quasi tutto il pomeriggio: abbracciati sotto le lenzuola, facevamo delle lunghe pause; poi lei mi masturbava o me lo prendeva in bocca, al che ricominciavo a penetrarla; n lei n io eravamo venuti, sicch mi tornava duro appena me lo toccava, e lei continuava ad avere la fica umida. Stava bene, lo capivo dal suo guardo appagato. Verso le nove mi propose di andare a cena in un ristorante italiano vicino al Parc Montouris. Se l'indomani volevo andare in ufficio in giacca e cravatta come al solito, finita la cena potevo fare un salto a casa e poi tornare da lei. Il cielo era sereno, non era ancora sceso il buio. Il cameriere ci port due aperitivi della casa. "Sai, Michel..." mi disse Valrie, "forse sarebbe il caso che tu venissi a stare da me. Non ha pi senso continuare con la commedia dell'indipendenza. Oppure, se preferisci, potremmo prendere un appartamento insieme." S, in un certo senso preferivo: diciamo che mi dava l'idea di un nuovo inizio. Anzi, a dire il vero, di CAP: Caractristiques, Avantages, Preuves ("Caratteristiche", "Vantaggi", "Prove"); SONCAS: Scurit, Orgueil, Nouveaut, Confort, Argent, Sympathie ("Sicurezza", "Orgoglio", 'Novit", "Comodit, "Prezzo", "Simpatia"). [N.d.T.] un inizio vero e proprio, per quanto riguardava me; e in effetti anche per quanto riguardava lei. All'isolamento e all'indipendenza si finisce per farci l'abitudine -e non detto che si tratti di una buona abitudine. Se volevo vivere qualcosa che si avvicinasse a un'esperienza coniugale, era chiaro che quello era il momento giusto. Ovviamente conoscevo bene gli inconvenienti della convivenza; sapevo che tra conviventi il

desiderio si smorza molto pi in fretta. Ma tanto scema comunque, una legge di natura; e allora meglio la possibilit di creare un'unione di tipo diverso -quantomeno a detta di molti. Quella sera, comunque, il mio desiderio per Valrie era tutt'altro che smorzato. Prima di andare a casa a prendere la giacca, la baciai sulla bocca; Valrie socchiuse le labbra e si abbandon al mio bacio. Le infilai le mani sotto la tuta, sotto le mutandine, le strinsi i glutei. Valrie allontan la bocca dalla mia, poi si guard intorno: la strada era deserta. Si inginocchi sul marciapiede, mi sbotton la patta dei pantaloni, mi prese in bocca. Io mi addossai all'inferriata del parco. Un attimo prima che venissi, Valrie mi sfil dalla bocca e continu a masturbarmi con due dita mentre infilava l'altra mano nei pantaloni per accarezzarmi le palle. Chiuse gli occhi; le venni in faccia. In quel momento credetti che stesse per avere una crisi di pianto; e invece no, si limit a leccare lo sperma che colava sulle sue guance. L'indomani mattina cominciai a spulciare gli annunci; l'appartamento conveniva cercarlo nella zona sud, cio vicino all'ufficio di Valrie. Lo trovai dopo neanche una settimana: un quattro vani al trentesimo piano della Tour Opale, vicino alla Porte de Choisy. Prima di allora non avevo mai abitato in un appartamento con vista sui tetti di Parigi -anche perch, a dire il vero, non che mi fossi dato molto da fare per cercarlo. Al momento del trasloco mi resi conto che in pratica non mi sentivo legato a nessuna delle cose che avevo in casa. Il che avrebbe dovuto provocarmi una certa soddisfazione, qualcosa di simile all'ebbrezza dell'indipendenza; invece ne fui leggermente contrariato. Dunque ero riuscito a vivere per quarant'anni senza stabilire neanche un minimo contatto personale con gli oggetti che mi circondavano. Di vestiti ne avevo solo due, che usavo a turno per andare in ufficio. Di libri, invece, ne avevo parecchi; ma avrei potuto comunque ricomprarli, non ce n'era nessuno che avesse qualcosa di prezioso o raro. Avevo incrociato la strada di molte donne; di loro non conservavo n fotografie n lettere. Cos come non avevo foto mie: non esisteva nessun ricordo di quello che potevo essere stato a quindici, venti o trent'anni. E non avevo nemmeno carte e documenti realmente personali: la mia identit era racchiusa in un paio di fascicoli, comodamente contenuti in una cartella di cartone plastificato. assurdo sostenere che gli esseri umani siano unici, che rechino in s un'individualit insostituibile; nel mio caso, comunque, non sentivo alcuna traccia di tale individualit. Il pi delle volte inutile sforzarsi di distinguere caratteri e destini individuali. In pratica, il concetto di unicit della persona umana non altro che un'enfatica assurdit. Da qualche parte Schopenauer ha scritto che della nostra vita ricordiamo poco pi di un romanzo letto nel passato. Gi, proprio cos: appena poco pi. 5

Nella seconda met di giugno, Valrie torn ad avere un sacco di lavoro; il problema di chi lavora con paesi sparsi in tutto il pianeta che, grazie alle differenze di fuso, rischia di lavorare ventiquattr'ore su ventiquattro. Le giornate sempre pi calde annunciavano un'estate splendida; per il momento, Valrie e io ne approfittavamo solo in minima parte. Quando finivo di lavorare andavo a fare la spesa dai Tang Frres, volevo cimentarmi con la cucina asiatica. Ma capii che era troppo complicato, i legumi andavano tagliati in un modo tutto particolare, bisognava trovare un nuovo equilibrio per gli ingredienti, ci voleva un'altra struttura mentale. Ripiegai sulla cucina italiana, molto pi alla mia portata. Non avevo mai immaginato che un giorno mi sarei divertito a cucinare. L'amore santifica. Nella cinquantesima lezione di sociologia, Auguste Comte combatte "questa strana aberrazione metafisica" che concepisce la famiglia come un calco della societ. "Fondata principalmente sull'attaccamento e la riconoscenza," scrive Comte, "l'unione domestica destinata soprattutto a soddisfare direttamente, cio per il tramite della propria mera esistenza, l'insieme dei nostri istinti affettivi, indipendentemente da qualsiasi pensiero di cooperazione attiva e continua volta a un qualsivoglia fine che non sia quello della propria stessa istituzione. Sicch, quando inevitabilmente il principio unificatore del rapporto si riduce alla mera coordinazione degli sforzi, l'unione domestica tende fatalmente a degenerare in mera associazione, e dunque finisce per disintegrarsi." In ufficio continuavo a fare il minimo necessario; comunque mi tocc organizzare un paio di mostre piuttosto importanti, e me la cavai senza grossi problemi. In fondo lavorare in un ufficio non difficilissimo: basta stare un po' attenti, prendere decisioni rapide, e portarle fino in fondo. Avevo capito subito che l'importante non prendere la decisione migliore bens, nella maggior parte dei casi, una decisione qualsiasi, a condizione di prenderla rapidamente, quantomeno per chi, come me, lavora nel settore pubblico. Alcuni progetti artistici li bloccavo, altri li mandavo avanti: lo facevo secondo criteri vaghi e approssimativi; in dieci anni non mi era mai successo di chiedere un supplemento di informazioni -e in genere non provavo il minimo rimorso. Tutto sommato non avevo molta stima per il mondo dell'arte contemporanea. Quasi tutti gli artisti che conoscevo agivano n pi n meno che come imprenditori: tenevano d'occhio le nuove nicchie di mercato, e al momento giusto cercavano di posizionarsi. Come gli imprenditori, anche loro provenivano quasi tutti dalle stesse scuole, erano fabbricati con il medesimo stampo. Per qualche differenza tra le due categorie c'era: nel campo dell'arte la spinta verso l'innovazione era pi forte che nella maggior parte degli altri settori professionali; e gli artisti agivano spesso in branchi o camarille, al contrario degli imprenditori, entit solitarie circondate da nemici -gli azionisti sempre pronti a scaricarli, i dirigenti sempre pronti a tradirli. Ma in pratica era molto raro che avvertissi un'autentica necessit interiore nell'opera degli artisti di cui dovevo occuparmi. E insomma a fine giugno ci fu la mostra di Bertrand Bredane, artista che avevo

sostenuto con accanimento sin dall'inizio -con grande stupore di Marie-Jeanne, ormai abituata alla mia docilit indifferente, e che personalmente si diceva nauseata dalle sue opere. Nel caso di Bredane non si trattava esattamente di un giovane artista: aveva quarantatr anni, e dal punto di vista fisico era decisamente fradicio -somigliava moltissimo al personaggio del poeta alcoolizzato in Le Gendarme de Saint-Tropez1. Si era guadagnato una certa notoriet soprattutto esponendo pezzi di carne di maiale lasciati marcire dentro mutandine e reggiseni, o liberando nelle gallerie nugoli di mosche nutrite coi suoi escrementi. Non aveva mai avuto molto successo, non apparteneva ai giri giusti e si ostinava a coltivare una vena trash leggermente datata. In lui avvertivo una certa autenticit -ma forse era solo l'autenticit della sconfitta. Non sembrava una persona molto equilibrata. Il suo ultimo progetto era peggio dei precedenti -o forse Film di Louis De Funs, distribuito in Italia con il titolo Una ragazza a SaintTropez (1964). [N.d. T.] meglio, dipende. Aveva realizzato un video sulla sorte dei cadaveri di chi decide di regalare il proprio corpo alla scienza -ossia, per esempio, di chi si presta a servire da materiale didattico per autopsie nelle scuole ai medicina. Durante la proiezione del video, alcuni studenti di medicina dovevano mescolarsi al pubblico e brandire qua e l mani mozzate, brandelli di viscere, occhi strappati -cio dedicarsi a quei piacevoli giochini che, secondo la leggenda, gli studenti di medicina amano tanto. Feci lo sbaglio di portare Valrie alla prima, nonostante fosse stremata dalla giornata di lavoro. Con mia grande sorpresa vidi che c'era molta gente, compresi un paio di pezzi grossi: che fosse l'inizio di un periodo di grazia per Bertrand Bredane? Dopo neanche mezz'ora, Valrie si stuf e mi chiese di andarcene. Uno studente di medicina le si piazz davanti e le sventol sul naso un cazzo mozzato, con i testicoli ancora pieni di peli. Valrie gli volt le spalle senza dire una parola e mi trascin verso l'uscita. Ci rifugiammo al Caf Beaubourg. Dopo mezz'oretta arriv Bertrand Bredane, in compagnia di due tizie che conoscevo e di altre persone fra le quali riconobbi il direttore dell'ufficio sponsorizzazioni della Casse de Dpts et Consignations. Si sedettero a un tavolo vicino al nostro; non potevo fare a meno di alzarmi e andarli a salutare. Bredane si mostr contentissimo di vedermi, forse anche per il mio notevole contributo alla riuscita dell'iniziativa. La conversazione andava per le lunghe, sicch Valrie venne a sedersi al nostro tavolo. Non ricordo chi fu a proporre di andare a bere al Bar-bar; forse lo stesso Bredane. Feci lo sbaglio di accettare. Quasi tutti i club per scambisti che avessero inserito una serata sadomaso nel loro programma settimanale di animazione avevano fallito. Il Bar-bar, invece, da sempre consacrato esclusivamente al sadomaso -peraltro senza imporre un dress-code troppo rigido, tranne in caso di serate particolari -, faceva il tutto esaurito sin dall'apertura. Per quel che ne sapevo, l'ambiente sadomaso era un ambiente molto specifico, fatto di gente che non provava pi alcun interesse per le pratiche

sessuali ordinarie, e cui pertanto faceva schifo frequentare i club per scambisti tradizionali. Vicino all'ingresso, una grassona sulla cinquantina, ammanettata e imbavagliata, piroettava dentro una gabbia. Guardando pi da vicino mi resi conto che aveva le caviglie ancorate alle sbarre della gabbia con delle catene d'acciaio; indossava solo un corsetto di skai nero, sul quale ricadevano i suoi grossi seni mosci. Si trattava, secondo l'uso del luogo, di una schiava messa all'asta dal suo padrone per la durata della serata; la cosa non sembrava divertirla granch. Notai che continuava a far piroettare la gabbia per cercare di nascondere le grosse natiche invase dalla cellulite -invano, visto che la gabbia era aperta sui quattro lati. Sapevo di gente che si dava in affitto per serate del genere, a un prezzo tra i mille e i duemila franchi; forse anche quella donna stava guadagnandosi la pagnotta cos. Aveva l'aria dell'impiegata di basso livello, tipo centralinista della previdenza sociale, e probabilmente si affittava come schiava per arrotondare il magro stipendio. L'unico tavolo libero era accanto all'ingresso della prima sala di tortura. Ci eravamo appena seduti quando vedemmo passare a quattro zampe un tizio calvo e panciuto, in gessato scuro da dirigente, trascinato al guinzaglio da una dominatrice coi pantaloni di pelle nera che le lasciavano scoperto il sedere. All'altezza del nostro tavolo la dominatrice ordin al tizio di mettersi a torso nudo. Lui obbed; per essere un uomo aveva un seno decisamente formoso. Lei prese dalla borsetta un paio di morsetti di metallo e glieli serr sui capezzoli, che erano sporgenti e paonazzi. L'uomo fece una smorfia di dolore. La dominatrice diede uno strattone al guinzaglio; lui si rimise a quattro zampe e la segu come meglio poteva; il suo pancione flaccido sussultava, livido nella luce fioca del locale. Ordinai un whisky, Valrie un succo d'arancia. Teneva lo sguardo ostinatamente basso sul tavolo; evitava di guardare quello che le capitava attorno, e non partecipava alla conversazione. Invece Marjorie e Graldine, le due ragazze che conoscevo, e che lavoravano alla Direzione Arti Plastiche, sembravano terribilmente eccitate. "Stasera l'ambiente un po' moscio," borbott Bredane, deluso. Poi ci spieg che, certe sere, li al Bar-bar c'erano clienti che si facevano piantare aghi nei testicoli o sul glande; una volta aveva addirittura visto un tizio cui la dominatrice aveva strappato un'unghia con le tenaglie. Valrie ebbe un soprassalto di disgusto. "Questa roba mi fa proprio schifo..." disse, incapace di contenersi ulteriormente. "Perch schifo?" protest Geraldine. "Visto che c' il libero consenso dei partecipanti, non capisco dove sia il problema." "Non credo che si possa liberamente acconsentire alla sofferenza e all'umiliazione. E se anche fosse, non mi sembra una ragione sufficiente." Valrie era veramente furibonda, sicch per un istante pensai di spostare la conversazione sul conflitto arabo-israeliano, poi per mi resi conto che di quelle

due non me ne fregava un cazzo; anzi, cosi magari la smettevano di tempestarmi di telefonate in ufficio. "S, questa gente fa proprio schifo..." rincarai. "E anche voi mi fate schifo..." aggiunsi, abbassando un po' la voce. Geraldine non sent, o finse di non sentire. "Se un maggiorenne consenziente ha il trip di soffrire e di esplorare la dimensione masochista della propria sessualit, non vedo in nome di cosa gli si possa impedire di farlo. Siamo in democrazia, no?" Anche lei si stava incazzando, sentivo che da un momento all'altro avrebbe tirato fuori i diritti dell'uomo. Udendola pronunciare la parola democrazia, Bredane le lanci un'occhiata carica di disprezzo; poi si rivolse a Valrie. "Lei ha ragione," disse, "fanno proprio schifo. Quando vedo qualcuno farsi strappare un'unghia con le tenaglie, poi farsi cacare addosso e magari mettersi pure a mangiare la merda del suo carnefice, lo trovo proprio schifoso. Ma devo dire che provo un enorme interesse per la parte schifosa dell'essere umano. Dopo qualche secondo di silenzio, Valrie gli domand, addolorata: "Perch?" "Non lo so," rispose con molta semplicit Bredane. "Non credo alla componente 'maledetta', perch non credo in nessuna forma di maledizione n, s' per questo, di benedizione. Per ho la sensazione che avvicinandosi alla sofferenza e alla crudelt, alla dominazione e alla sottomissione, si arrivi a cogliere l'essenziale, la natura intima della sessualit. Non le pare?" Adesso si rivolgeva a me. No, in realt non mi pareva affatto. Nell'essere umano la crudelt radicata dai tempi dei tempi, la si riscontra sin dai popoli pi antichi: nelle guerre tribali, i vincitori salvavano la vita ad alcuni prigionieri al solo scopo di poterli poi uccidere con torture abominevoli. Quella tendenza si ripeteva costantemente nel corso dei secoli e la si ritrovava intatta ai giorni nostri: appena una guerra civile o d'invasione faceva saltare i comuni freni morali -indipendentemente da nazionalit, razza, cultura -si trovavano esseri umani pronti ad abbandonarsi alle gioie della barbarie e del massacro. Tutto ci era documentato e inoppugnabile, ma non aveva nulla a che fare con la ricerca del piacere sessuale altrettanto antico, altrettanto solido. In poche parole, non ero affatto d'accordo; ma, come al solito, sapevo che discutere era inutile. "Andiamo a farci un giretto..." disse Bredane dopo essersi scolato l'ultimo goccio di birra. Lo seguii nella prima sala di tortura, accompagnato dagli altri. Era un antro con il soffitto a volta e le pareti in pietra. La musica di sottofondo era costituita da note d'organo incredibilmente gravi, cui si intrecciavano folate di urla strazianti. Notai che le casse dei woofer erano enormi; tutt'attorno c'erano chiazze rosse, e maschere e strumenti di tortura sistemati in bell'ordine su rastrelliere di legno: l'arredamento doveva essere costato una fortuna. In una rientranza della sala, un tizio calvo se ne stava sospeso a mezz'aria con le mani imprigionate da due catene che scendevano dal soffitto e i piedi infilati in un aggeggio di legno che lo sollevava a una cinquantina di centimetri dal pavimento.

Una dominatrice ricoperta dalla testa ai piedi di latex nero, con guanti e stivali di vernice nera, gli girava attorno facendo schioccare nell'aria un flagello dalle finissime corregge tempestate di schegge di pietre preziose. La dominatrice si ferm e cominci a colpire sulle natiche il tizio calvo, con colpi potenti e regolari; l'uomo, completamente nudo, urlava di dolore. Intorno alla coppia si form un capannello di curiosi. "La dominatrice dev'essere a livello due..." mi sussurr Bredane. "Il livello uno quando ci si ferma alla vista del sangue." Il pene e i testicoli del tizio penzolavano nel vuoto, allungati e come distorti. La dominatrice smise di frustarlo, e, mentre gli girava intorno, cav una manciata di ami da un sacchetto nero appeso alla cintura; poi gli si avvicin e cominci a infilarglieli uno alla volta nella pelle dello scroto; un po' di sangue affior in superficie. A quel punto la donna si mise a frustarlo sui genitali, ma quasi delicatamente. Era molto pericoloso: se una delle corregge si fosse impigliata negli ami, la pelle dei testicoli avrebbe rischiato di lacerarsi. Valrie volt la testa e mi strinse un braccio. "Andiamocene..." disse in tono implorante, "andiamo via. Poi ti spiego." Tornammo al bar; gli altri erano talmente assorbiti dallo spettacolo che non si accorsero della nostra ritirata. "La donna che frustava quel tipo..." mi disse a mezza voce Valrie, "l'ho riconosciuta. L'ho vista solo una volta prima di stasera, ma sono sicura che lei... Audrey, la moglie di Jean-Yves." Uscimmo subito dal locale. Nel taxi, Valrie rimase in silenzio, sconvolta. Continu a tacere anche in ascensore, fin dentro l'appartamento. Poi, appena chiusa la porta di casa, si volt verso di me: "Michel... mi trovi troppo conformista?" "Nient'affatto, anche a me faceva schifo quella roba." "L'esistenza dei carnefici posso anche capirla: mi disgusta, ma so che il mondo pieno di gente che gode nel torturare il prossimo; quello che proprio non riesco ad accettare sono le vittime, le persone disposte a farsi torturare. Non riesco a capacitarmi del fatto che un essere umano preferisca il dolore al piacere. Non so, penso che questa gente andrebbe rieducata, amata, aiutata a imparare il piacere." Scrollai le spalle, come per dire che quell'argomento trascendeva le mie competenze -il che avveniva ormai in quasi tutte le circostanze della mia vita. Le cose che la gente faceva, quelle che accettava di subire... da tutto ci non scaturiva nessuna lezione, nessuna conclusione generale, nessun senso. Mi spogliai in silenzio. Valrie si sedette accanto a me sul letto. La sentii ancora tesa, turbata dall'argomento. "La cosa che pi mi fa paura in questa faccenda," riprese, " che non esiste pi il contatto fisico. Hai visto, no? Sono tutti bardati dalla testa ai piedi, il contatto avviene solo tra pelle e strumenti di tortura, o tutt'al pi guanti. I corpi non si toccano mai, non c' mai un bacio, mai una carezza, niente. E per me questo l'esatto contrario della sessualit." Valrie aveva ragione, ma suppongo che, per i cultori del sadomasochismo, quella fosse l'apoteosi della sessualit, la sua forma suprema. Ciascuno vi agiva

rinchiuso nella propria pelle, totalmente trascinato dalla propria illusione di unicit; anche quello era un punto di vista. La cosa certa, comunque, era che i locali di quel tipo diventavano sempre pi popolari. Ragazze del tipo Marjorie e Graldine, per esempio, ce le vedevo benissimo a frequentarli; invece non riuscivo a immaginarmele capaci dell'abbandono necessario a una penetrazione o a qualsiasi altro tipo di atto sessuale. " molto pi semplice di quello che si potrebbe pensare..." dissi infine. "C' la sessualit delle persone che si amano e c' la sessualit delle persone che non si amano. Quando non esiste pi modo di identificarsi nell'altro, l'unica modalit possibile la sofferenza - e la crudelt." Valrie venne a stringersi contro di me. "Viviamo in un mondo strano..." disse. Per certi versi era rimasta una ragazzina ingenua, schermata dalla realt umana dai suoi massacranti orari di lavoro che le lasciavano appena il tempo di fare la spesa, di riposare, di tornare al lavoro. Soggiunse: "Non mi piace il mondo in cui viviamo." 6 Le tre grandi aspettative dei consumatori che si sono manifestate nel corso della nostra indagine sono: desiderio di sicurezza, desiderio di affettivit e desiderio di bellezza. Bernard Guilbaud Il 30 giugno arrivarono i risultati delle prenotazioni effettuate nella rete delle agenzie di viaggio. Erano eccellenti. Il prodotto "Eldorador Explorer" era un successo, con risultati gi in partenza superiori a quelli di "Eldorador Formula Base" -che, dal canto loro, continuavano a calare. Valrie decise di prendersi una settimana di vacanza; partimmo per andare a casa dei suoi a Saint-QuayPortrieux. Mi sentivo un po' vecchio per quel ruolo di fidanzato che viene presentato in famiglia; avevo pur sempre tredici anni pi di lei, ed era in assoluto la prima volta che mi trovavo in una situazione simile. Il treno si ferm a Saint-Brieuc, il padre di Valrie era venuto a prenderci alla stazione. Abbracci e baci la figlia a lungo e con grande trasporto, doveva essergli mancata proprio tanto. "Ti trovo un po' dimagrita..." le disse. Poi si volt verso di me e mi tese la mano senza guardarmi negli occhi. Suppongo che anche lui, come me, si sentisse leggermente a disagio: sapeva che lavoravo al Ministero della Cultura, lui invece era un semplice contadino. La madre fu molto pi loquace, mi fece un sacco di domande sul mio lavoro, sulla mia vita, sui miei divertimenti. Tutto sommato non fu tanto difficile, con Valrie accanto. Non riuscivo a immaginare come mi sarei comportato in quella situazione se un giorno avessi avuto dei figli; non riuscivo mai a figurarmi granch del mio futuro.

La cena fu un vero banchetto, con astici, sella d'agnello, formaggi, torta di fragole e caff. Ero tentato di vedervi un indizio di accettazione nei miei confronti, pur sapendo che ovviamente quel menu era programmato da giorni. Valrie si accoll gran parte della conversazione, parlando perlopi del suo nuovo lavoro -di cui io gi sapevo quasi tutto. Lasciai vagare lo sguardo sulle tende, sui soprammobili, sulle foto di famiglia che tappezzavano le pareti. Mi trovavo in una famiglia, era al tempo stesso commovente e angosciante. Valrie volle dormire nella stanza di quand'era ragazzina, incurante delle proteste della madre: "Ma per due persone quella stanza scomoda! Perch invece non dormite in camera degli ospiti?" In effetti il letto era un po' angusto ma, mentre scostavo le mutandine di Valrie e le carezzavo la fica, mi intener parecchio pensare che vi avesse dormito a tredici o quattordici anni. Gli anni perduti, mi dissi. Mi inginocchiai ai piedi del letto, le sfilai le mutandine e la voltai verso di me. Lei mi imprigion la punta dell'uccello nella vagina. Mi divertii a penetrarla per pochi centimetri e poi a ritrarmi di colpo, per ricominciare daccapo con brevi colpi rapidi, mentre con le mani le stringevo i seni. Valrie venne con un grido soffocato, poi scoppi a ridere. "I miei..." sussurr, "saranno ancora svegli." La penetrai di nuovo, pi forte, stavolta per venire io. Mi lasci fare, guardandomi con quei suoi occhi luminosi, e mi tapp la bocca con la mano nell'istante in cui venivo in lei con un gemito roco. Dopo qualche minuto riaprii gli occhi e osservai con una certa curiosit l'arredamento della stanza. Poco sopra i volumi della Bibliothque Rose, su uno scaffale, notai dei quadernetti rilegati con estrema cura. "Cosa guardi?" mi disse Valrie. "Ah, quelli... roba di quando avevo dieci anni. Sono i miei racconti del Club dei Cinque. Se vuoi puoi prenderli." "Che significa 'i tuoi racconti'?" "Mi divertivo a scrivere dei racconti coi personaggi del Club dei Cinque." Presi dallo scaffale i quadernetti: c'erano Il Club dei Cinque nello spazio, Il Club dei Cinque in Canada, e altre variazioni sul tema. Di colpo vidi Valrie nella sua versione di ragazzina un po' solitaria e piena di fantasia, una Valrie che non avrei mai conosciuto. Nei giorni che seguirono ci limitammo quasi esclusivamente ad andare in spiaggia. C'era bel tempo, ma l'acqua era troppo fredda per fare il bagno. Valrie rimaneva ore sdraiata al sole; si riprendeva a poco a poco; gli ultimi tre mesi erano stati i pi duri della sua vita professionale. Una sera, tre giorni dopo il nostro arrivo a Saint-Quay-Portrieux, affrontai l'argomento. Eravamo all'Oceanic Bar, avevamo appena ordinato da bere. "Ora che la formula stata lanciata avrai meno lavoro, no?" "S, ma soltanto per poco." Valrie mi guard con un sorriso scettico. "Quanto prima bisogner trovare qualcosa di nuovo."

"Perch? Perch non vi fermate un po'?" "Perch queste sono le regole del gioco. Se ci fosse Jean-Yves ti direbbe che il principio del capitalismo: se ti fermi, sei spacciato. A meno che tu non abbia acquisito un vantaggio decisivo, nel qual caso puoi anche fermarti per un paio d'anni; ma per noi diverso. Il principio di 'Eldorador Explorer' buono, l'idea brillante, diciamo anche furba, per non c' niente di veramente innovativo, solo la combinazione di due concetti gi esistenti. I concorrenti si accorgeranno che funziona, e a quel punto cercheranno di inserirsi nello stesso segmento. In rondo non molto complicato; per noi l'unica cosa difficile stata metterlo in piedi in cos poco tempo. Ma sono certa che Nouvelles Frontires, per esempio, sar in grado di mettere sul mercato un'alternativa concorrenziale gi per l'estate prossima. Se vogliamo conservare il nostro vantaggio dovremo inventarci qualcos'altro." "E non finir mai?" "Credo di no, Michel. Mi pagano bene, lavoro in un sistema che conosco; ho accettato le regole del gioco." Dovevo avere l'aria triste; mi cinse il collo con una mano. "Andiamo a mangiare..." disse. "I miei ci aspettano." Rientrammo a Parigi la domenica sera. L'indomani mattina Valrie e Jean-Yves avevano appuntamento con ric Leguen. Ci teneva a esprimergli la soddisfazione del gruppo davanti ai primi risultati dell'azione di riassestamento. Il consiglio direttivo aveva deciso all'unanimit di assegnare a entrambi una gratifica in azioni -cosa eccezionale, per dei dirigenti con meno di un anno di anzianit aziendale. Quella sera, Valrie, Jean-Yves e io andammo a cena in un ristorante marocchino in Rue des coles. Jean-Yves aveva la barba incolta, dondolava la testa e sembrava un po' gonfio. "Temo che si sia messo a bere," mi aveva detto in taxi Valrie. "Ha passato delle vacanze atroci con moglie e figli sull'le de R. Doveva fermarsi quindici giorni, ma ripartito dopo una settimana. Jean-Yves dice che non riusciva pi a sopportare gli amici della moglie." In effetti sembrava messo parecchio male: non degnava di uno sguardo lo stufato di montone e continuava a bere vino. "Ci siamo!" disse a un certo punto in tono sarcastico. "Siamo al redde rationem!" Scosse la testa e svuot l'ennesimo bicchiere. "Scusatemi..." disse poi, mortificato, "scusate, non dovrei parlare cos." Allung sul tavolo le mani leggermente tremanti, poi attese; il tremito scomparve. Poi guard negli occhi Valrie. "Sai cos' successo a Marylise?" "Marylise Le Franois? da un pezzo che non la vedo. malata?" "No, non malata. Si fatta tre giorni di ospedale sotto tranquillanti, ma non malata. L'hanno semplicemente aggredita e violentata, mercoled scorso, sul treno per Parigi, mentre tornava dal lavoro."

Marylise torn in ufficio il luned seguente. Doveva avere un mezzo esaurimento nervoso; i suoi gesti erano rallentati, quasi meccanici. Parlava di quello che le era successo con molta disinvoltura, con troppa disinvoltura per essere normale; il tono della voce era neutro, il volto inespressivo e rigido: pi che raccontare sembrava ripetesse meccanicamente la deposizione resa alla polizia. Uscita dall'ufficio alle 22 e 15 aveva deciso di prendere il metr delle 22 e 21, pensando che aspettare il taxi le avrebbe preso pi tempo. Il vagone era semivuoto. I quattro si erano avvicinati e avevano cominciato a insultarla. Dovevano essere degli antillesi, per quel poco che riusciva a ricordare. Aveva cercato di parlarci, di buttarla sul ridere; per tutta risposta le erano arrivati due ceffoni che l'avevano stordita. Poi le si erano gettati addosso, due di loro l'avevano bloccata a terra, gli altri due l'avevano penetrata. Violentemente, interminabilmente, davanti, dietro, in bocca. Ogni volta che aveva tentato di urlare le era arrivato un pugno, o un altro paio di ceffoni. La cosa era andata avanti per un pezzo, col treno che si fermava alle varie stazioni, con la gente che scendeva o cambiava prudentemente vagone. Mentre la violentavano a turno, i quattro avevano continuato a scherzare tra loro e a insultarla, dandole della troia e della succhiacazzi. Alla fine, nel vagone erano rimasti solo loro. Le avevano sputato e pisciato addosso, poi l'avevano spinta a calci sotto un sedile, ed erano scesi tranquillamente al capolinea della Gare de Lyon. I primi viaggiatori erano saliti due minuti dopo e avevano avvisato la polizia, che era arrivata quasi immediatamente. L'ispettore che l'aveva interrogata non sembrava molto sorpreso; secondo lui era stata fortunata. In genere quei delinquenti finivano la vittima infilandole una spranga nella vagina o nell'ano. Quella linea era classificata come pericolosa. Una nota interna dell'azienda ribad agli impiegati la necessit di osservare le misure di sicurezza, insistendo sul fatto che per chi si fermava fino a tardi in ufficio erano a disposizione i taxi della cooperativa convenzionata, e che le spese relative erano a carico dell'azienda. Il nucleo di guardie armate che sorvegliavano i locali e il parcheggio venne rinforzato. Quella sera, Jean-Yves riaccompagn a casa Valrie, che aveva la macchina in officina. Prima di uscire dall'ufficio, Jean-Yves lanci uno sguardo su quella babele di villette a schiera, centri commerciali, svincoli autostradali e grattacieli. Lontano, all'orizzonte, la coltre di aria inquinata screziava di verde e malva la luce del tramonto. " strano..." disse, "qui dentro siamo come delle bestie da soma ben pasciute. E all'esterno ci sono i predatori, la vita selvaggia. Una volta sono andato a So Paulo, la citt dove l'evoluzione si fermata. In effetti non neanche pi una citt, una specie di territorio urbano che si estende a perdita d'occhio, in un misto di favelas e grattacieli e ville lussuose guardate a vista da gente armata fino ai denti. Gli abitanti sono pi di venti milioni, e la maggior parte di loro nasce, vive e muore senza mai uscire dai confini del territorio. Le strade sono pericolose, e anche se sei in macchina non ci vuole niente perch ti ritrovi rapinato a un

semaforo o inseguito da una banda di teppisti, magari armati di mitragliette e lanciarazzi. Gli uomini d'affari e i ricchi si spostano quasi unicamente in elicottero; ci sono campi d'atterraggio quasi ovunque, in cima ai grattacieli delle banche come sul tetto dei condomini. Il resto della citt, a livello suolo, riservato ai poveri -e ai delinquenti." Mentre imboccavano l'autostrada del Sud, aggiunse con un filo di voce: "Ho molti dubbi, sai? Da un po' di tempo a questa parte ho molti dubbi sull'utilit del mondo che stiamo cercando di costruire." Quello stesso dialogo si ripropose dopo qualche giorno. Jean-Yves aveva appena parcheggiato la macchina davanti al portone dell'Avenue de Choisy. Si accese una sigaretta, rimase in silenzio per qualche minuto, poi si volt verso Valrie: "La storia di Marylise sta cominciando a diventare preoccupante... I medici le hanno detto che poteva tornare in ufficio, e in effetti sembra guarita, nel senso che non ha pi crisi. Per totalmente priva di iniziativa: come paralizzata. Ogni volta che c' una decisione da prendere, viene a consultarsi con me; e se non mi trova capace di stare per delle ore ad aspettarmi senza muovere un dito. Dico, quella donna la nostra responsabile della comunicazione, non possiamo continuare cos!" "Non avrai intenzione di licenziarla, spero." Jean-Yves schiacci la sigaretta nel posacenere e guard a lungo il viale deserto; teneva le mani strette intorno al volante. Aveva l'aria sempre pi tesa, smarrita; Valrie not che la sua giacca era sgualcita e macchiata. "Non lo so," sbuff infine Jean-Yves. "Non sono mai stato portato per questo genere di cose. Comunque no, licenziarla no, sarebbe una carognata; per bisogner trovarle un altro incarico, qualcosa con meno decisioni da prendere e meno contatti con la gente. Tra l'altro ho notato che comincia ad avere atteggiamenti razzisti. Da un certo punto di vista anche normale, dopo quello che le capitato; per nel nostro campo assurdo. Visto che nei cataloghi e nelle pubblicit continuiamo a ripetere che gli autoctoni sono gente cordiale, ospitale, aperta, come potremmo lasciare la comunicazione in mano a una che ce l'ha coi neri? No, non ci sono alternative. Marylise va spostata, un nostro preciso dovere professionale." L'indomani Jean-Yves ne parl a Leguen, che ebbe meno scrupoli di lui, e nel giro di una settimana Marylise fu trasferita al servizio contabile, al posto di un'impiegata appena andata in pensione. A quel punto occorreva trovare un altro responsabile per la comunicazione dei villaggi Eldorador. Jean-Yves e Valrie vagliarono una decina di candidati interni. Terminati i colloqui decisero di parlarne a pranzo nel ristorante aziendale. "Sarei molto tentata di prendere Noureddine," disse Valrie. "Ha un talento incredibile, e ha gi lavorato su progetti di vario tipo."

"S, in effetti il migliore; ma ho paura che sia troppo dotato per un incarico del genere. Lo vedo meglio in un ambito pi patinato, pi di prestigio; non mi sembra adatto alla comunicazione di un'azienda di viaggi. Rischierebbe di stufarsi, e finirebbe per andarsene da qualche altra parte. Il nostro target pur sempre la fascia media. Tra l'altro Noureddine un beur1, e questo rischierebbe di creare qualche problema. Per attirare la clientela bisogna sfruttare tutta una serie di stereotipi sui paesi arabi: l'ospitalit, i beduini, i cavalli, il t alla menta... Ho notato che con i beurs questo genere di cose passa difficilmente, probabilmente perch in genere non sopportano i paesi arabi." "Attenti alla discriminazione razziale..." disse sorridendo Valrie. "Stronzate!" rugg Jean-Yves; da quand'era tornato dalle vacanze era decisamente troppo teso, e faceva fatica ad accettare l'ironia. "Lo fanno tutti. Le origini delle persone fanno parte della loro individualit, e quindi chiaro che bisogna tenerne conto. Per negoziare con i fornitori locali, per esempio, sarei pronto ad assumere un immigrato tunisino o marocchino, anche se naturalizzato da meno tempo di Noureddine. Gli immigrati sono negoziatori tostissimi, la doppia appartenenza mette sempre in condizioni di inferiorit l'interlocutore. E poi hanno quest'immagine vincente di chi riuscito a realizzarsi in un paese straniero, la gente capisce che difficile fregarli. Tra tutti i contrattisti che ho avuto, i migliori erano sempre dei naturalizzati. Comunque, per quanto riguarda l'incarico, sarei tentato di darlo a Birgit." "La danese?" "Gi. Tra l'altro molto portata per la comunicazione grafica. decisamente antirazzista -credo che conviva con un giamaicano -, un po' scema, e sempre terribilmente entusiasta di tutto ci che sappia di esotico. Poi non ha intenzione di avere figli, per il momento. In poche parole, credo che sia il tipo adatto." Forse c'era anche un'altra ragione, e Valrie se ne accorse dopo qualche giorno, quando sorprese Birgit che accarezzava dolcemente la nuca di Jean-Yves. "S, hai ragione..." le conferm Jean-Yves sorseggiando un caff davanti al distributore automatico. "Come vedi la mia posizione si aggrava: siamo arrivati alla prevaricazione sessuale nei confronti di una sottoposta... Comunque capitato solo un paio di volte, e ti assicuro che pi in l di questo non si va, anche perch sta con uno." Valrie lo guard. Avrebbe dovuto tagliarsi i capelli, stava proprio lasciandosi andare. "Il mio non era un rimprovero, Jean-Yves..." gli disse. Come prontezza mentale non aveva perduto colpi; la sua capacit di valutare situazioni e uomini era sempre ottima, e ottime le intuizioni sugli aspetti finanziari della loro attivit; per aveva sempre pi l'aria dell'uomo infelice, alla deriva. Arriv il momento di esaminare i questionari di gradimento; la risposta era stata alta, grazie a un Francese di origini arabe. [N.d. T.] sorteggio che offriva ai primi cinquanta clienti la possibilit di vincere una settimana di vacanze. Le motivazioni della disaffezione nei confronti degli

"Eldorador Formula Base" erano difficili da individuare. I clienti si dichiaravano soddisfatti della sistemazione e del sito, soddisfatti della ristorazione, soddisfatti delle attivit ricreative e sportive: eppure, quelli che tornavano nei villaggi della catena continuavano a diminuire. Valrie si imbatt per caso in un articolo di Tourisme Hebdo che analizzava i nuovi valori dei consumatori. L'autore si rifaceva al modello di Holbrook e Hirschmann, imperniato sull'emozione provata dal consumatore davanti a un prodotto o servizio; ma le sue conclusioni non dicevano niente di originale. I nuovi consumatori venivano descritti come meno prevedibili, pi eclettici, pi ludici, pi impegnati nell'umanitario. Consumavano non pi per "apparire" bens per "essere": pi serenit. Si nutrivano in maniera equilibrata, erano molto attenti alla salute; le loro ansie maggiori si concentravano sul futuro e sul prossimo. Si arrogavano il diritto all'infedelt per curiosit, per eclettismo; privilegiavano l'autenticit, la solidit, la stabilit. Manifestavano esigenze etiche: pi solidariet ecc. Tutte cose che Valrie aveva gi letto mille volte, con gli psicologi e i sociologi del comportamento che ripetevano le stesse parole da un articolo all'altro, da una testata all'altra. E tutte cose che, comunque, erano gi state prese in considerazione. I villaggi Eldorador erano costruiti con materiali tradizionali, secondo i canoni architettonici del paese che li ospitava. I menu dei self-service erano bilanciati e lasciavano molto spazio alle verdure crude, alla frutta e in genere alla dieta cretese. Tra le attivit proposte c'erano lo yoga, la sofrologia, il ta-chi-chuan. Il gruppo Aurore aveva firmato lo statuto del turismo etico, e sosteneva il WWF con generosi contributi. Eppure niente di tutto ci sembrava sufficiente a bloccare il trend negativo. "Secondo me mentono," disse Jean-Yves dopo aver riletto per la seconda volta il rapporto conclusivo dei questionari di gradimento. "Si dichiarano soddisfatti, continuano a sbarrare a casella 'Bene', ma in realt si sono spaccati le palle per tutta a vacanza e si sentono troppo in colpa per confessarlo. Ci toccher vendere tutti i villaggi che non possiamo adattare alla formula 'Explorer' e potenziare il ricreativo: gite in mongolfiera, escursioni in piroga, abbuffate di montone nel deserto, corse di fuoristrada, rafting, bungee-jumping, qualsiasi cosa..." "Guarda che nel segmento non siamo mica soli." "Gi..." disse lui, scoraggiato. "Secondo me dovremmo andarcene una settimana in un villaggio, in incognito, senza uno scopo preciso. Giusto per capire che aria tira." "Ottima idea..." Jean-Yves si raddrizz sulla poltrona e prese dalla scrivania un fascio di statistiche. "Dovremmo scegliere quelli che vanno peggio. Djerba e Monastir sono una catastrofe; ma tanto la Tunisia finiremo comunque per mollarla. piena di cemento, e la concorrenza pronta ad abbassare i prezzi a livelli allucinanti; col posizionamento che abbiamo non potremmo sopravvivere."

"Hai gi qualche offerta di acquisto?" "Stranamente si: pare che la Neckermann sia interessata. Vogliono rastrellare clienti nei paesi dell'Est: Cecoslovacchia, Ungheria, Polonia... roba di fascia infima. Ma poich la Costa Brava satura, cercano altri lidi. Sono interessati anche al nostro villaggio di Agadir, e hanno fatto un'offerta pi che ragionevole. Sono tentatissimo di accettare: Agadir non riesce proprio a decollare, e penso che la gente continuer a preferire Marrakech." "Eppure Marrakech fa schifo." "Lo so... La cosa strana che neanche Sharm-el-Sheik riesce veramente a decollare. Eppure avrebbe un sacco di vantaggi: i fondi corallini pi belli del mondo, il deserto del Sinai..." "Si, per in Egitto." "E allora?" "Secondo me l'attentato a Luxor nel 1997 non se l' dimenticato nessuno. Cinquantotto morti non sono roba da poco. L'unica possibilit di vendere Sharmel-Sheik togliere la parola 'Egitto'." "E con cosa la sostituiresti?" "Non saprei, magari con 'Mar Rosso'." "Okay, vada per 'Mar Rosso'." Jean-Yves prese un appunto e ricominci a sfogliare le statistiche. "L'Africa funziona bene. Cuba invece no. Eppure di moda, giusto? Musica cubana, atmosfera latina... Santo Domingo, per esempio, tira abbastanza bene." Consult il dettaglio del villaggio cubano. "L'albergo di Guardalavaca recente ed in linea col mercato: n troppo sportivo n troppo famigliare. 'Vivete la magia delle notti cubane al ritmo sfrenato della salsa...'. C' stato un decremento del 15%. Mi sembra perfetto per il nostro piccolo sondaggio: o li oppure in Egitto." "Andiamo dove vuoi tu, Jean-Yves..." disse stancamente Valrie. "Comunque sia, un viaggio senza tua moglie non potr farti che bene." A Parigi agosto cominciava a farsi sentire: le giornate erano calde, talvolta soffocanti, ma il bel tempo non reggeva: dopo un paio di giorni di sole, scoppiava puntualmente un temporale, e l'aria si raffreddava di colpo. Poi tornava il sole, e la colonnina di mercurio e il tasso di inquinamento ricominciavano a salire. Ma personalmente non me ne fregava granch. Da quando avevo conosciuto Valrie avevo rinunciato ai peep-show, cosi come, da ormai parecchi anni, avevo rinunciato all'avventura urbana. Per me Parigi non era mai stata una festa, e non vedevo nessuna ragione perch lo diventasse. Eppure, dieci o quindici anni prima, al tempo dei miei esordi al Ministero della Cultura, ero solito bazzicare i locali equivoci; me ne restava il ricordo di un'angoscia tenue ma costante. In quei locali non sapevo mai cosa dire, mi sentivo totalmente incapace di imbastire una conversazione con chicchessia; per giunta non sapevo neanche ballare. Era stato in quel periodo che avevo cominciato a bere. L'alcool non mi ha mai tradito, in nessun momento della mia vita, e in quel

periodo mi fu di grande aiuto. Dopo una decina di gin-tonic mi capitava addirittura -ma molto di rado, dev'essere successo al massimo quattro o cinque volte -di trovare l'energia necessaria a convincere una donna a venire a letto con me. In genere il risultato era comunque deludente, non riuscivo a Farmelo venire duro e nel giro di qualche minuto mi addormentavo. In seguito scoprii l'esistenza del Viagra; il tasso alcoolico ne diminuiva di molto l'efficacia, ma caricando un po' le dosi riuscivo a ottenere un minimo di risultato. Per il gioco non valeva la candela. Prima di Valrie, in sostanza, non avevo mai incontrato nessuna donna che fosse all'altezza delle prostitute thailandesi; o forse s, quand'ero giovanissimo e qualche ragazzina di sedici o diciassette riusciva a farmi provare qualcosa. Comunque sia, dal punto di vista sessuale gli ambienti culturali che frequentavo erano un vero dramma. Quelle ragazze non si interessavano al sesso bens e soltanto alla seduzione -e si trattava per giunta di una seduzione litaria, trash, sterile, nient'affatto erotica. A letto erano delle inette totali. Oppure pretendevano tutta una serie di messe in scena contorte e kitsch la cui semplice descrizione mi dava il vomito. Adoravano parlare di sesso, questo ceno, il sesso era praticamente il loro unico argomento di conversazione; ma in loro non c'era la minima innocenza sessuale. Non che in questo si differenziassero molto dai maschi: tipico del popolo francese parlare tantissimo di sesso e farne pochissimo; comunque la cosa cominciava a seccarmi parecchio. Nella vita pu succedere tutto, e soprattutto niente. Ma stavolta, almeno, nella mia vita era successo qualcosa: avevo trovato un'amante, e quest'amante mi rendeva felice. Il nostro mese di agosto fu tenero e dolce. Espitalier, Leguen e in generale tutti i pezzi grossi del gruppo Aurore erano andati in vacanza. Valrie e Jean-Yves avevano deciso di non prendere decisioni importanti prima del viaggio a Cuba all'inizio di settembre; era un periodo di tregua, di quiete. Jean-Yves stava un po' meglio. "Finalmente si deciso ad andare a puttane," mi inform Valrie. "Era da un pezzo che avrebbe dovuto farlo. Adesso beve un po' meno ed decisamente pi tranquillo." "Se non ricordo male, per, per un depresso le puttane non sono proprio il massimo." "Lo so, ma in questo caso non sono vere e proprie puttane. Si tratta di ragazze che si muovono via Internet. Sono giovanissime, quasi sempre studentesse. Prendono pochi clienti, e poi sono loro a sceglierli, non il contrario. E non lo fanno solo per soldi. Comunque Jean-Yves dice che non sono malaccio. Se ti va, un giorno possiamo provare anche noi. Una bella ragazzina bisessuale tutta per noi, eh? So che i maschi sballano per questo tipo di cose; devo dire che anche a me una seratina a tre non farebbe affatto schifo." Quell'estate non lo facemmo; ma gi il fatto che Valrie me l'avesse proposto era terribilmente eccitante. Ero proprio fortunato. Valrie conosceva i trucchi per mantenere vivo il desiderio del maschio -cio, non certo a tempo indefinito, visto

che sarebbe impossibile: diciamo per mantenerlo a un livello sufficiente per fare l'amore di tanto in tanto in attesa della fine. A dire il vero non ci vuole granch a conoscere questi trucchi, facilissimo, di una facilit che ha del ridicolo; solo che Valrie si divertiva a metterli in atto, era felice quando vedeva il desiderio crescere nel mio sguardo. Spesso, al ristorante, tornando dal bagno, posava sul tavolo le mutandine che si era appena tolta. Poi si divertiva a mettermi una mano sulla patta dei pantaloni, per godersi la mia erezione. Talvolta arrivava perfino a infilare la mano nella patta e, nascosta dal tovagliolo, a masturbarmi, l, davanti a tutti. E la mattina, quando mi svegliava con una fellatio e mi porgeva la tazzina col caff prima di riprendermi in bocca, sentivo dentro di me un'esplosione di gratitudine e di dolcezza. Sapeva fermarsi un istante prima che venissi -sarebbe stata in grado di mantenermi al limite per chiss quante ore. Con lei vivevo dentro un gioco, un gioco eccitante e tenero, l'unico gioco rimasto agli adulti; attraversavo un universo di desideri leggeri e di sterminati momenti di piacere. 7 Alla fine di agosto, l'agente immobiliare di Cherbourg mi telefon per annunciarmi che aveva trovato un acquirente per la casa di mio padre. Il tizio offriva una cifra leggermente inferiore a quella stabilita, per era disposto a pagare in contanti. Accettai immediatamente. Bene, ero in procinto di intascare poco pi di due milioni di franchi. In quel momento stavo lavorando alla pratica di una mostra itinerante che consisteva nel liberare una ventina di rane in una specie di recinto lastricato a mosaico e cosparso di mazzi di carte. Su alcune tessere del mosaico era inciso il nome di personaggi storici tipo Drer, Einstein, Michelangelo ecc. La parte pi rilevante del budget era costituita dalla spesa per i mazzi di carte, che andavano sostituiti in continuazione; anche le rane andavano sostituite, ma non altrettanto spesso. L'artista preferiva utilizzare mazzi di tarocchi, almeno per l'inaugurazione a Parigi; per i passaggi in provincia era disposto ad accontentarsi di carte da gioco normali. Decisi che all'inizio di settembre sarei andato a Cuba con Valrie e Jean-Yves. Avevo intenzione di pagarmi il viaggio, ma Valrie disse che avrebbe sistemato la cosa con il gruppo. "Non intralcer il vostro lavoro..." le dissi. "Guarda che il nostro non un viaggio di lavoro, ci comporteremo come turisti qualunque. In pratica faremo ben poco, ma quel poco fondamentale: cercheremo di capire cosa succede, se c' qualcosa che non va nell'atmosfera del villaggio, come mai i clienti non sono realmente soddisfatti. Non ci darai nessun fastidio; anzi, la tua presenza potr esserci d'aiuto." Nel tardo pomeriggio di venerd 5 settembre ci imbarcammo sull'aereo per Santiago de Cuba. Nonostante non fosse riuscito a lasciare a casa il computer portatile, Jean-Yves, in polo blu chiaro e jeans bianchi, aveva l'aria rilassata del turista felice di andare

in vacanza. Poco dopo il decollo, Valrie mi mise la mano su una coscia, chiuse gli occhi e si addoss allo schienale. "Sono sicura che troveremo la soluzione..." aveva detto prima di partire. All'arrivo, il transfer dall'aeroporto dur quasi due ore. "Primo punto negativo..." comment Valrie. "Sar meglio vedere se c' un volo che atterra direttamente a Holguin." Sedute davanti a noi sul pullman, due sessantenni coi capelli grigi sfumati di turchino pigolavano senza posa, indicandosi reciprocamente i dettagli interessanti del paesaggio: un avvoltoio che planava sui prati, due buoi che rientravano nella stalla, uomini che tagliavano canna da zucchero... Segaligne e tenaci, sembravano decise a interessarsi di tutto; avevo la sensazione che non fossero due clienti facili. Infatti, al momento dell'assegnazione delle camere, la pigolante A si impunt per avere una stanza attigua a quella della pigolante B. Quel tipo di rivendicazione non era contemplato, e il portiere, che comunque non capiva una parola, mand a chiamare il capo-villaggio. Sulla trentina, fronte stretta e grinzosa, faccia caprina e aria ottusa, il capo-villaggio assomigliava in maniera impressionante a Nagui1. "Okay, d'accordo..." disse alla pigolante A quando gli ebbe esposto il problema. "D'accordo, d'accordo. Per stasera non possibile, ma domani abbiamo un paio di partenze, le daremo una stanza vicino alla sua amica." Un facchino ci accompagn al nostro bungalow con vista sulla spiaggia, accese il condizionatore e si conged con un dollaro di mancia. "Allora..." disse Valrie sedendosi sul letto, "la formula tuttocompreso include pranzo e cena al buffet, spuntini e aperitivi. La discoteca apre alle ventitr. Per i massaggi e l'illuminazione notturna dei campi da tennis previsto un supplemento." Lo scopo delle aziende turistiche quello di far felice la gente, a un certo prezzo e per un certo periodo. La missione pu rivelarsi tanto facile quanto impossibile -dipende dalla natura dei clienti, dalle prestazioni offerte e da un sacco di altri fattori. Valrie si tolse la camicetta e i pantaloni. Io mi sdraiai sul letto. Fonte di Presentatore televisivo di origini italo-egiziane. [N.d.T.] piacere permanente e accessibile, gli organi sessuali esistono. Il dio che ha fatto la nostra infelicit, che ci ha creato effimeri, inutili e crudeli, ha altres previsto questa forma di blanda compensazione. In cosa consisterebbe la vita, se di tanto in tanto non ci fosse un po' di sesso? In una vana lotta contro le articolazioni che si anchilosano e le carie che si formano. Roba, peraltro, che si manifesta in maniera ben poco interessante -vedi, nella fattispecie, l'indurimento delle fibre collagene e l'apertura di microbiche cavit nelle gengive. Valrie spalanc le cosce sopra la mia bocca. Indossava un minuscolo tanga di pizzo color malva. Scostai il tessuto e mi umettai le dita per carezzarle le labbra. Lei, frattanto, mi aveva sbottonato la patta e aveva preso il mio sesso nel cavo di una mano. Cominci a massaggiarmi i coglioni delicatamente, senza fretta. Presi un cuscino e me lo sistemai dietro la nuca, per avere la bocca all'altezza della sua fica. In quel momento vidi una cameriera che stava spazzando la terrazza del bungalow. Le tende erano aperte, la porta-finestra spalancata. Incrociando il mio sguardo, la ragazza scoppi a ridere.

Valrie alz la testa, la vide e le fece segno di avvicinarsi. La ragazza rimase dov'era, appoggiata al manico della scopa, esitante. Valrie scese dal letto e and verso di lei, tendendole le mani. Quando la ragazza entr nel bungalow, Valrie cominci a sbottonarle il camice. Sotto, a parte un paio di slip di cotone bianco, era nuda. Poteva avere al massimo vent'anni, il suo corpo era molto scuro, quasi nero, con piccoli seni sodi e glutei splendidamente torniti. Valrie chiuse le tende; a quel punto scesi anch'io dal letto. La ragazza si chiamava Margarita. Valrie le prese una mano e la mise sul mio sesso. Daccapo Margarita scoppi a ridere, ma cominci a masturbarmi. Valrie si sfil rapidamente reggiseno e tanga, si sdrai sul letto e cominci a toccarsi. Margarita esit ancora un istante, poi si tolse gli slip e si inginocchi tra le cosce di Valrie. Dapprima le guard la fica, carezzandola piano con i polpastrelli, poi avvicin la bocca e cominci a leccarla. Valrie pos una mano sulla testa di Margarita, per guidarla, mentre con l'altra continu ad accarezzarmi i coglioni. Sentii che stavo per venire; scesi dal letto e andai in bagno a rimestare nell'astuccio alla ricerca di un preservativo. Ero talmente eccitato che feci fatica a trovarlo, e poi a infilarlo; avevo la vista appannata. Il culo della morettina ondeggiava al ritmo della sua lingua sulla fica di Valrie. La penetrai senza difficolt, aveva la fica spalancata come un frutto maturo. La sentii gemere piano e irrigidire i glutei. Cominciai ad andare e venire dentro di lei a casaccio, mi girava la testa, ero squassato da brividi di piacere. Fuori era quasi buio, nella stanza si intravedevano a stento i contorni delle cose. Lontani, come in un altro mondo, sentivo infittirsi i gemiti di Valrie. Serrai le dita sul culo di Margarita, penetrandola sempre pi brutalmente, senza pi trattenermi. Valrie url di piacere, e in quell'istante godetti anch'io. Per qualche secondo mi parve d essermi svuotato di peso, di fluttuare a mezz'aria. Poi la gravit torn ad avere la meglio, e mi sentii improvvisamente sfinito. Mi abbattei sul letto, tra le loro braccia. Dopo un po' intravidi Margherita che si rivestiva e Valrie che frugava nella borsa per darle qualcosa. Le vidi baciarsi a lungo, sulla soglia del bungalow; fuori, il buio era ormai assoluto. "Le ho dato quaranta dollari..." disse Valrie sdraiandosi accanto a me sul letto. " la tariffa degli occidentali. Per lei equivale a un mese di salario." Accese l'abat-jour. Le tende della finestra si animarono di ombre cinesi al passaggio di qualcuno davanti al nostro bungalow; due voci che confabulavano, per poi svanire nel silenzio. Carezzai il collo di Valrie. " stato bello..." dissi con uno stupore tanto intenso quanto genuino. " stato proprio bello," "Gi, quella ragazza era molto sensuale. Anche per me stato bello.

" strano, il prezzo del sesso..." ripresi io dopo un istante di esitazione. "Ho l'impressione che in realt non dipenda affatto dal tenore di vita del paese. Certo, a seconda di dove ti trovi puoi ottenere prestazioni diverse; ma il prezzo base pi o meno lo stesso dappertutto, ossia la cifra che sono disposti a sborsare gli occidentali." "Pensi che sia quella che chiamano l'economia dell'offerta?" "Non lo so..." Scossi la testa. "Di economia non ci ho mai capito niente; come se avessi un blocco." Avevo molta fame, ma il ristorante non apriva prima delle otto; mi scolai tre piacolada al bar, assistendo ai giochi dell'aperitivo. L'effetto dell'appagamento sessuale svaniva molto lentamente, forse ero un po' andato, e da lontano mi sembrava che tutti gli animatori del villaggio assomigliassero a Nagui. In realt no, ce n'erano di pi giovani, per avevano tutti qualcosa di strano: chi il cranio rasato, chi la barbetta caprina, chi le treccine rasta. Strillavano come invasati, e ogni tanto acchiappavano qualcuno del pubblico e lo costringevano a salire sulla pedana. Fortunatamente ero troppo lontano per rischiare che mi chiamassero. Il gestore del bar era odioso, in pratica non serviva a niente: ogni volta che gli chiedevo qualcosa si limitava a indirizzarmi con un gesto sprezzante ai camerieri; ricordava vagamente un vecchio torero dall'aria spocchiosa, con la faccia piena di cicatrici e una pancetta alta e tonda. Il costume da bagno gli modellava con estrema fedelt il sesso: era ben equipaggiato, e ci teneva a farlo sapere. Mentre tornavo a sedermi dopo aver ottenuto, tra mille difficolt, la quarta piacolada, lo vidi avvicinarsi a un tavolino accanto al mio, occupato da un gruppo di tardone del Qubc. Le avevo notate appena entrato: erano massicce e coriacee, tutte denti e ciccia, e parlavano a voce incredibilmente alta; difficile immaginarle ancora provviste di marito, dovevano essersene disfatte da un pezzo. Non erano tipi da lasciarsi scavalcare nella fila per il self-service, o da farsi soffiare l'ultimo piatto di qualcosa che gli facesse gola. Quando l'ex fusto si avvicin al loro tavolo, le tardone d'assalto ridivennero quasi umane e lo crivellarono di sguardi carichi di passione. Lui si pavoneggiava in un modo grottesco, accentuando ulteriormente la propria naturale oscenit con una serie di palpate inguinali con cui sembrava volersi assicurare della consistenza del suo malloppo. Le tardone parevano estasiate da quella compagnia evocatrice; i loro vecchi corpi consunti avevano brama di linfa. Lui interpretava alla perfezione il proprio ruolo, chinandosi a bisbigliare qualcosa all'orecchio di questa o di quella megera, apostrofandole in cubano "Mi corazon o "Mi amor". Di sicuro non si sarebbe spinto pi in l: voleva solo suscitare qualche estremo trasalimento in quelle fregne canute; ma forse anche quel poco sarebbe bastato per dare alle tardone la sensazione di aver vissuto una vacanza ai sogno, e far s che al ritorno raccomandassero il villaggio alle amiche -ne avevano ancora per almeno vent'anni. Per ingannare un po' il tempo gettai le basi per un film pornosociale intitolato I tardoni si scatenano. Si trattava di due bande di tardoni che operavano nei villaggi turistici, una composta di tardoni italiani e l'altra di tardone

canadesi. Agendo ciascuna per proprio conto, le due bande, armate di nunchakus e mazze ferrate, sottoponevano a una serie di angherie a sfondo sessuale gli adolescenti nudi e abbronzati che popolavano i villaggi. Ovviamente le due bande finivano per incontrarsi, e questo avveniva a bordo di un veliero del Club Md; i membri dell'equipaggio, rapidamente ridotti all'impotenza, venivano violentati uno dopo l'altro e poi gettati in mare da un drappello di tardone assetate di sangue. Il film si chiudeva su una gigantesca orgia di tardoni, mentre il vascello, rotti gli ormeggi, si dirigeva a vele spiegate verso il Polo Sud. Poi arriv finalmente Valrie: si era truccata e indossava un abitino bianco trasparente; avevo ancora voglia di lei. Davanti al buffet trovammo Jean-Yves. Aveva un aspetto molto rilassato, quasi languido, e mentre mangiavamo ci comunic svogliatamente le sue prime impressioni. La stanza non era malaccio, per si trovava proprio accanto alle casse dell'impianto d'amplificazione usato dagli animatori, sicch il baccano era insopportabile. Quanto al cibo, aggiunse fissando con aria schifata il pollo lesso che aveva nel piatto, non era da impazzire. Eppure la gente si serviva a pi riprese al buffet; gli anziani, in particolare, erano di una voracit impressionante, come se avessero passato il pomeriggio a sfinirsi di beach-volley e sport acquatici. "Mangiano, mangiano..." comment Jean-Yves in tono rassegnato. "Che altro possono fare?" Finita la cena ci fu uno spettacolino, sempre con la gradita partecipazione del pubblico. Una tizia sulla cinquantina si ciment in un'interpretazione karaoke di Bang Bang di Sheila. Un'esibizione decisamente temeraria, che tuttavia riscosse qualche applauso. Nell'insieme, lo spettacolo era comunque garantito (fagli animatori. Jean-Yves sembrava sul punto di addormentarsi; Valrie sorseggiava tranquillamente il suo cocktail. Io osservavo i tavoli vicini al nostro: la gente aveva l'aria di annoiarsi parecchio, ma alla fine di ogni numero applaudiva educatamente. Le cause della disaffezione per quella formula non mi sembravano difficili da capire; anzi, a mio avviso balzavano agli occhi. La clientela era composta perlopi da persone anziane o comunque di una certa et, che di animatori si industriavano a trascinare verso una felicit che non potevano pi raggiungere, quantomeno non in quella forma. Gi Valrie e Jean-Yves, e in un certo senso persino io, avevamo responsabilit professionali nella vita vera; eravamo lavoratori seri, rispettabili, tutti pi o meno afflitti da tensioni lavorative -senza contare le tasse, i problemi di salute ecc. La maggior parte della gente seduta a quei tavoli era nella nostra stessa situazione: c'erano dirigenti, insegnanti, medici, ingegneri, contabili -o pensionati che avevano esercitato le medesime professioni. Non riuscivo a capire come facessero gli animatori a illudersi di poter trascinare quella gente in tornei canori o in serate Cupido. Non vedevo come potessimo, alla nostra et e nella nostra situazione, recuperare lo spirito ludico. Quelle animazioni erano pensate, al massimo, per i minori di quattordici anni.

Tentai di comunicare le mie riflessioni a Valrie, ma l'animatore ricominci a berciare, per giunta tenendo il microfono troppo vicino alla bocca, e quindi facendo un chiasso assordante. Si esib in un'improvvisazione ispirata a Lagaf1, o forse a Laurent Baffie2, che consisteva nel girare per la sala con le pinne ai piedi, seguito da una ragazza travestita da pinguino che rideva a tutto quello che lui andava sbraitando nel microfono. Dopodich ci fu il gioco dei mimi e, infine, la "danza del villaggio"; in prima fila qualcuno si alz in piedi e abbozz qualche vago movimento ondulatorio. Jean-Yves, accanto a me, soffoc uno sbadiglio. "Andiamo a dare un'occhiata alla discoteca?" propose. Nella discoteca c'erano una cinquantina di persone, ma gli animatori erano pressoch gli unici a ballare. Il dj alternava musica techno a ritmi salsa. Una coppia di mezza et decise di cimentarsi nella salsa. L'animatore con le pinne ai piedi passava tra le coppie in mezzo alla pista battendo le mani e urlando "Caliente! Caliente!"; la gente sembrava piuttosto infastidita. Mi sedetti al bar e ordinai una piacolada. Due bicchieri pi tardi, Valrie richiam la mia attenzione indicando Jean-Yves. "Forse il caso di lasciarlo solo..." mi sussurr all'orecchio. Jean-Yves stava parlando con una ragazza piuttosto bella, sulla trentina, probabilmente italiana. Erano l'uno di fronte all'altra, vicinissimi, coi volti che quasi si toccavano. La notte era calda e umida. Valrie mi prese sottobraccio, ci allontanammo. Il ritmo della discoteca si spense; si udiva un ciangottio di ricetrasmittenti: guardie che pattugliavano il perimetro del villaggio. Superata la piscina, deviammo in direzione dell'oceano. La spiaggia era deserta. Le onde lambivano dolcemente la spiaggia, a qualche metro da noi; non si udiva pi alcun rumore. Appena entrammo nel bungalow mi spogliai, poi mi sdraiai sul letto ad aspettare Valrie. Mi raggiunse dopo essersi lavata i denti ed essersi spogliata. Mi appiattii contro il suo corpo nudo. Le posai una mano sul seno, l'altra sul grembo. Era bello. 1 Vincent Lagaf, presentatore di Bigdil, celebre variet televisivo di TF1. [N.d.T.] 2 Attore e autore teatrale, ospite fisso del programma Tout le monde en parle di France 2. [N.d.T.] 8 Quando mi svegliai ero solo nel letto, e avevo un leggero mal di testa. Mi alzai, vacillando, e accesi una sigaretta; dopo un paio di boccate cominciai a sentirmi meglio. Infilai i pantaloni e uscii sulla terrazza. Era piena di sabbia -durante la notte doveva essersi alzato il vento. Si era appena fatto giorno; il cielo sembrava nuvoloso, Mi incamminai verso il mare, e, dopo qualche secondo, vidi Valrie. Si tuffava tra le onde, faceva qualche bracciata, si rialzava, tornava a tuffarsi.

Mi fermai, sempre con la sigaretta in bocca; il vento era piuttosto fresco, non mi andava di raggiungerla. Valrie si volt, mi vide e grid: "Di, vieni!" In quel momento il sole si apr un varco tra due nuvole e le illumin il viso. La luce le invest il seno e le anche, facendole brillare i peli del pube e la schiuma di mare che aveva fra i capelli. Rimasi di sasso, immobile per qualche secondo, assaporando quella visione con la certezza che non l'avrei mai dimenticata, che si sarebbe insediata fra quelle immagini che, a quanto si dice, ci sfilano davanti qualche istante prima della morte. Il mozzicone mi bruci le dita; lo gettai sulla sabbia, poi mi spogliai e corsi verso il mare. L'acqua era fresca, cristallina; acqua da fonte dell'eterna giovinezza. Una striscia di sole scintillava sulla superficie del mare e proseguiva dritta fin quasi all'orizzonte; inspirai a lungo e mi tuffai nel sole. Dopo, avvolti in un asciugamano, restammo a guardare il giorno che sorgeva sull'oceano. Le nuvole andavano diradandosi, gli squarci luminosi si allargavano sempre pi. Talvolta, al mattino, tutto sembra semplice. Valrie sgusci via dall'asciugamano e offr il proprio corpo al sole. "Non ho voglia di vestirmi..." disse. "Neanche un po'?" le domandai sorridendo. Un uccello planava a mezz'aria, scrutando la superficie dell'acqua. "Adoro nuotare, adoro fare l'amore..." riprese Valrie. "Per ballare non mi piace, e non riesco mai a distrarmi nel vero senso della parola, e ho sempre odiato le serate organizzate. Secondo te normale?" Indugiai a lungo prima di risponderle. "Non lo so..." dissi infine. "L'unica cosa che so che anch'io sono cos." La prima colazione era servita, ma nella sala c'era ancora poca gente. Jean-Yves era seduto davanti a un caff, con una sigaretta tra le dita. Non si era fatto la barba, e aveva l'aria di non aver dormito granch. Ci sedemmo al suo tavolo. "Allora, andata bene con l'italiana?" gli chiese Valrie, prendendo una forchettata di uova strapazzate. "No, direi proprio di no. Ha esordito dicendo che lavora nel marketing, che ha dei problemi col fidanzato e che per questo che venuta in vacanza da sola. Dopo mezz'ora di questa lagna mi sono stufato e sono andato a dormire." "Dovresti provare con le cameriere..." Jean-Yves fece un sorriso vago e schiacci nel posacenere la sigaretta. "Che programmi abbiamo per oggi?" domandai. "Cio... il nostro dovrebbe essere un soggiorno 'Explorer', no?" "Be', s..." Jean-Yves ebbe come un moto di stanchezza. "Cio, non del tutto. Nel senso che non abbiamo avuto molto tempo per organizzare le cose. la prima volta che lavoro con un paese socialista; a quanto pare, nei paesi socialisti difficile mettere in piedi qualcosa all'ultimo momento.

Comunque oggi pomeriggio c' una roba coi delfini..." Ci guard negli occhi un istante, poi cerc di precisare. "Cio, ammesso che abbia capito bene: si tratta di una specie di spettacolo con i delfini, e dopo ci si pu nuotare insieme. Tipo montargli in groppa o qualcosa del genere." "Ah s, lo conosco," intervenne Valrie, " una vera boiata. La gente crede che i delfini siano dei mammiferi molto dolci, affettuosi, e roba del genere. Niente di pi falso: in realt sono animali molto gerarchizzati, strutturati in gruppi con un maschio dominante, e sono piuttosto aggressivi: spesso, all'interno dello stesso gruppo, ci sono veri e propri duelli mortali. L'unica volta che ho provato a nuotare coi delfini, una femmina mi ha morso il braccio." "Okay, okay..." Jean-Yves allarg le braccia con fare conciliante. "Comunque sia, oggi pomeriggio chi vuole pu spassarsela coi delfini. Per domani e dopodomani, invece, escursione a Baracoa: non dovrebbe essere malaccio, almeno spero. E poi..." Riflett qualche istante. E poi nient'altro. Anzi no, l'ultimo giorno, prima di prendere l'aereo, abbiamo un pranzo a base di aragoste e una visita al cimitero di Santiago." Un lungo silenzio accolse quella dichiarazione. "Gi..." disse mestamente JeanYves, "temo che su questa destinazione abbiamo un po' svaccato." "Tra l'altro..." riprese dopo qualche istante di riflessione, "mi sembra che in questo villaggio le cose non vadano affatto come dovrebbero. Ieri sera, per esempio, non che in discoteca la socializzazione fosse proprio al massimo, neppure fra i giovani." Di nuovo tacque per qualche secondo. "Ecco tutto," concluse con un gesto rassegnato della mano. "Aveva ragione il sociologo..." disse pensosamente Valrie. "Quale sociologo?" "Lagarrigue. Il sociologo dei comportamenti. Aveva ragione quando diceva che l'Era degli Abbronzati finita da un pezzo." Jean-Yves termin il caff e scosse la testa, amareggiato. "Veramente..." disse in tono schifato, "veramente non avrei mai immaginato che un giorno potessimo rimpiangere l'Era degli Abbronzati." Per raggiungere la spiaggia ci tocc esporci agli assalti degli ambulanti che vendevano prodotti artigianali del cazzo; niente di terribile, in fondo: erano pochi e neanche troppo insistenti; per sbarazzarsene, bastavano un sorriso e un gesto sconsolato della mano. Durante il giorno i cubani avevano la possibilit di accedere alla spiaggia del villaggio. "Fanno quello che possono," mi spieg Valrie, "anche se in effetti hanno ben poco da vendere." In quel paese sembrava che nessuno riuscisse a vivere del proprio salario. In pratica non c'era quasi niente che funzionasse davvero: ai motori mancava la benzina, ai macchinari mancavano i pezzi di ricambio. Da cui quel sentore di utopia agraria che si percepiva attraversando le campagne: contadini e aratri trainati da buoi, contadini e carri trainati da cavalli... Ma non si trattava di un'utopia, n di una rifondazione ecologica: era la realt di un paese incapace di seguire il ritmo dell'era industriale.

Cuba riusciva ancora a esportare prodotti agricoli come il caff, il cacao, la canna da zucchero; ma la produzione industriale era crollata praticamente a zero. Era quasi impossibile trovare perfino i beni di consumo pi elementari, tipo sapone, carta, penne a sfera. Gli unici negozi forniti erano quelli che trattavano articoli di importazione, e dove si poteva pagare solo in dollari. I cubani, quindi, sopravvivevano grazie a una seconda attivit legata al turismo. I pi avvantaggiati erano quelli che lavoravano direttamente per l'industria turistica; gli altri, in un modo o nell'altro, tentavano di procurarsi qualche dollaro con traffici o servizi connessi al turismo. Mi sdraiai sulla sabbia a riflettere. Non c'era da illudersi: quegli uomini e quelle donne bruni che circolavano tra le frotte di turisti dalla pelle chiara ci vedevano unicamente come portafogli ambulanti; ma in fondo era cos in tutti i paesi del Terzo Mondo. L'unica peculiarit di Cuba era la tenace, cieca problematicit della produzione industriale. Materia di cui ignoravo praticamente tutto. Ero perfettamente integrato nell'era dell'informazione, quindi totalmente ignorante. Valrie e Jean-Yves, come me, sapevano servirsi solo di informazioni e capitali; diversamente da me, loro li utilizzavano in maniera intelligente e competitiva, mentre io lo facevo in maniera pi meccanica e burocratizzata. Ma nessuno di noi tre, e s' per questo nessuna delle persone che conoscevo, sarebbe stato in grado, per esempio in caso di blocco delle forniture da parte di una potenza straniera, di garantire una ripresa della produzione industriale. Non sapevamo nulla in materia di lavorazione dei metalli, di termoformatura delle materie plastiche, di gestione e stoccaggio dei ricambi. Per non parlare di articoli complessi tipo fibre ottiche e microprocessori. Vivevamo in un mondo fatto di oggetti i cui metodi di produzione e commercializzazione ci erano assolutamente estranei. Turbato da quella constatazione, mi guardai attorno: accanto a me c'erano un asciugamano, un paio di occhiali da sole, un tubetto di crema abbronzante, un tascabile di Milan Kundera. Carta, cotone, vetro: macchinari complessi, sistemi di produzione sofisticati. Il costume da bagno di Valrie, per esempio: ero incapace di comprenderne il processo di fabbricazione. Era composto per l'80% di latex e per il 20% di poliuretano. Infilai due dita nel reggiseno: sotto quel complesso di fibre industriali sentii la carne viva. Spinsi le dita pi a fondo e sentii il capezzolo indurirsi. Era qualcosa che potevo fare, che sapevo fare. Il sole cominciava a picchiare. Una volta in acqua, Valrie si sfil il costume da Bagno. Intrecci le gambe intorno ai miei fianchi e si allung sul dorso, a fare il morto. Aveva la fica gi dischiusa. La penetrai delicatamente, andando e venendo al ritmo delle onde. Non c'erano alternative. Mi fermai un istante prima di venire. Tornammo a riva, ci sdraiammo sulla sabbia ad asciugarci. Qualcuno ci pass accanto. Una coppia. Un nero nerboruto e una ragazza dalla pelle candida, faccino nervoso e capelli corti, che parlava guardando il nero e ridendo troppo forte. Era chiaramente americana, forse una giornalista del New York Times o roba del genere. In effetti, guardando con maggiore attenzione, di coppie miste in quella spiaggia ce n'erano parecchie. Pi in l, due biondi

giganteschi, un po' sovrappeso e con la tipica inflessione nasale degli americani, ridevano e scherzavano con due splendide ragazze dalla pelle bruna. "Il regolamento del villaggio vieta di portarle in albergo..." disse Valrie seguendo il mio sguardo. "Ma in paese ci sono un sacco di locande." "Credevo che gli americani non potessero venire a Cuba." "In linea di principio no, non possono; ma ci vengono lo stesso, passando dal Canada o dal Messico. In realt il fatto di non poter venire liberamente a Cuba li rende furiosi. E dal loro punto di vista hanno anche ragione..." aggiunse pensosamente. "Se c' un paese al mondo che ha bisogno di turismo sessuale, proprio il loro. Ma oggi come oggi le aziende americane sono bloccate, non possono investire. Comunque Cuba torner al capitalismo, solo questione di anni; fino ad allora noi europei avremo il campo libero. per questo che Aurore non intende rinunciare anche se il villaggio va male: il momento giusto per accumulare un po' di vantaggio sulla concorrenza. Cuba un'opportunit unica nella zona Antille-Caraibi. "Eh s..." prosegu dopo qualche secondo di silenzio. " cos che si parla nel mio ambiente professionale... nel mondo dell'economia globale." 9 Il minibus per Baracoa partiva alle otto del mattino; all'escursione partecipavano una quindicina di persone. Avevano gi avuto modo di fare conoscenza, e continuavano a magnificare lo spettacolo dei delfini. L'entusiasmo dei pensionati (in netta maggioranza), dei due ortofonisti che andavano sempre in vacanza insieme, e della coppia di studenti, si esprimeva con sfumature lessicali diverse, ma su queste parole l'accordo era assoluto: un'esperienza unica. Poi la conversazione si sofferm sulle caratteristiche del villaggio. Lanciai un'occhiata a Jean-Yves: seduto da solo al centro del minibus, aveva sistemato un taccuino e una penna stilografica sul sedile accanto. Schienale reclinato, occhi socchiusi, si concentrava per captare al meglio l'insieme degli interventi. Evidentemente era in quella fase che contava di poter raccogliere il massimo di impressioni e commenti utili. Tra i partecipanti all'escursione sembrava esserci un consenso assoluto anche sull'argomento villaggio. Gli animatori vennero unanimemente giudicati "simpatici", ma le animazioni decisamente noiose. Le stanze dell'albergo andavano bene, tranne quelle a ridosso del sistema di amplificazione, troppo rumorose. Quando alla ristorazione, erano tutti d'accordo nel dire che non era granch.

Nessuno dei presenti partecipava alle attivit di aerobica, di recupero muscolare, di introduzione alla salsa o alla lingua spagnola. In sostanza, le cose migliori erano la spiaggia e il mare. "Le animazioni vengono generalmente percepite come noiose o fastidiose," scrisse Jean-Yves sul taccuino. I bungalow, specialmente in virt della distanza dal baccano della discoteca, raccoglievano il consenso generale. "La prossima volta pretender il bungalow!" afferm risolutamente un pensionato alquanto in carne e chiaramente abituato a comandare; in realt aveva lavorato per tutta la vita nella commercializzazione dei vini di Bordeaux. I due studenti erano pienamente d'accordo con lui. "Discoteca inutile," annot Jean-Yves pensando malinconicamente a tutti quei soldi spesi invano. Dopo l'incrocio di Cayo Saetia, le condizioni della strada peggiorarono di colpo. Era piena di buche e di crepe, talvolta persino al centro della carreggiata. L'autista era costretto a zigzagare di continuo, facendoci sobbalzare e sballottandoci di qua e di l sui sedili. Ma gli escursionisti reagivano perlopi con risate e esclamazioni divertite. "Meglio cos," sussurr Valrie. "La prendono bene. Una delle cose migliori nei circuiti di questo tipo che la gente accetta di trovarsi anche in condizioni schifose, perch rientra nel clima escursionistico. Ma in questo caso abbiamo sbagliato noi: per un percorso del genere avremmo dovuto prevedere il fuoristrada." Poco oltre Moa, l'autista sterz bruscamente a destra per evitare una buca enorme. Il veicolo slitt lentamente, poi si immobilizzo in una specie di pantano. L'autista acceler a fondo, le ruote pattinarono sulla melma nerastra, il minibus rimase immobile. L'uomo ritent pi volte, invano. "Bene..." fece il commerciante di vini, incrociando le braccia con aria gioviale, "ci toccher spingere." Smontammo dal minibus. Davanti a noi si stendeva una pianura immensa, coperta di fango screpolato, scuro, dall'aria malsana. Ciuffi d'erba bianchiccia e secca circondavano nere pozzanghere di acqua stagnante. Sullo sfondo, una gigantesca fabbrica in mattoni scuri dominava il paesaggio; le sue due ciminiere vomitavano un fumo scuro e denso. Dal centro dell'edificio si dipartivano enormi tubature semiarrugginite, che procedevano a zigzag in mezzo alla pianura, apparentemente senza una direzione precisa. Sulla banchina cominciava anch'esso ad arrugginire un pannello di metallo che raffigurava un Che Guevara intento a spronare i lavoratori alla crescita rivoluzionaria delle forze produttive. L'aria era satura di un lezzo infetto, che sembrava levarsi pi dal fango che dalle pozzanghere. Il solco non era molto profondo, e il minibus ripart senza difficolt grazie ai nostri sforzi congiunti. Gli escursionisti salirono a bordo congratulandosi fra loro. Poco pi tardi pranzammo in un ristorante specializzato in frutti di mare. Jean-Yves studiava con aria sospettosa il taccuino; non aveva toccato cibo.

"Per i soggiorni 'Explorer'," concluse dopo una lunga riflessione, "mi sembra che siamo partiti col piede giusto; ma per la formula-villaggio non riesco proprio a capire cosa dovremmo fare." Valrie lo guardava in silenzio, sorseggiando placidamente un caff freddo; aveva l'aria di strafottersene. "Ovviamente," riprese Jean-Yves, "potremmo sempre licenziare l'quipe di animazione; cos, tra l'altro, ridurremmo il monte salari." "S, sarebbe gi qualcosa." "Ma non lo trovi un provvedimento un po' troppo radicale?" le chiese lui, dubbioso. "Non preoccuparti. Tra l'altro, quella dell'animatore non certo una formazione ideale per un giovane. Rende indolenti e ottusi, e non ha sbocchi. Al massimo puoi diventare capovillaggio, o presentatore in TV. Pensa un po' che pacchia." "Bene... Allora, riduzione del monte salari; ma tieni presente che non li paghiamo mica tanto. Cio, non credo che basterebbe per renderci concorrenziali rispetto ai villaggi tedeschi. Stasera faccio una simulazione col foglio elettronico, poi si vedr; ma non ci spero molto." Valrie fece un gesto come per dire: "A furia di simulare..." Quel suo atteggiamento cos distaccato mi sorprendeva. Ma in effetti in quei giorni scopavamo parecchio, e scopare, lo sanno tutti, rilassa. Jean-Yves, invece, sembrava non vedesse l'ora di precipitarsi sul foglio di calcolo; mi stup che non chiedesse all'autista di fermarsi per prendere il portatile dal baule. "Non ti preoccupare, troveremo la soluzione," gli disse Valrie con una pacca amichevole sulla spalla. Apparentemente tranquillizzato da quel gesto, Jean-Yves torn a sedersi al suo posto. Durante l'ultima parte del viaggio, gli escursionisti parlarono quasi esclusivamente di Baracoa, la nostra destinazione finale; di quella citt sembravano sapere praticamente tutto. Il 28 ottobre 1492, Cristoforo Colombo aveva gettato l'ancora nella baia, colpito dalla sua forma perfettamente circolare. "Uno degli spettacoli pi belli che abbia mai visto," aveva scritto sul giornale di bordo. A quell'epoca la regione era abitata unicamente da indios tahinos. Nel 1511, Diego Velazquez aveva fondato la citt di Baracoa; era la prima citt spagnola d'America. Raggiungibile solo per mare, Baracoa era rimasta isolata dal resto dell'isola per pi di quattro secoli. Nel 1963, la costruzione del viadotto della Farola aveva permesso di collegarla via terra a Guantanamo. Arrivammo poco dopo le tre; la citt si stendeva lungo una baia che, effettivamente, formava un cerchio quasi perfetto. La soddisfazione degli escursionisti si manifest con un coro di esclamazioni di meraviglia. La prima cosa cui in realt aspirano gli amanti dei circuiti escursionistici una conferma di ci che hanno potuto leggere nelle loro guide. Nella fattispecie, quella era una

clientela di sogno: Baracoa, con la sua modesta stella nella guida Michelin, non li avrebbe delusi. L'albergo El Castillo, situato all'interno di un'antica fortezza spagnola, dominava la citt. Vista dall'alto, quest'ultima sembrava splendida. Ma in fondo era decisamente banale, crivellata com'era di casermoni popolari talmente scalcinati da sembrare deserti. Decisi di fermarmi in piscina, insieme a Valrie. L'albergo aveva una trentina di stanze, quasi tutte occupate da nordeuropei la cui presenza in quel posto sembrava dovuta pi o meno alla stessa ragione. Notai per prime due tardone inglesi, di cui una con occhiali. Erano scortate da due meticci al massimo venticinquenni, entrambi con l'aria alquanto strafottente. I due giovanotti sembravano perfettamente a proprio agio in quella situazione: parlavano e scherzavano con le tardone, le tenevano per mano, gli cingevano la vita. Io non sarei mai stato capace di fare quel genere di lavoro; mi chiesi se per farselo venire duro quei tizi ricorressero a qualche trucco, se pensassero a qualcuno o qualcosa di particolare. A un certo punto le due inglesi salirono in camera, mentre i due meticci continuarono tranquillamente a chiacchierare sul bordo della piscina; se mi fossi davvero interessato all'umanit avrei potuto attaccare discorso, per cercare di saperne di pi. In fondo, ipotizzando un carattere puramente meccanico dell'erezione, poteva anche bastare una semplice masturbazione; qualche biografia di gigol avrebbe potuto chiarirmi ogni dubbio su quel punto, ma purtroppo disponevo soltanto del Discorso sullo spirito positivo. Mentre sfogliavo il paragrafo intitolato "La politica popolare, sempre sociale, deve diventare soprattutto morale", notai una tedesca che usciva dalla stanza in compagnia di un nero nerboruto. Lei era esattamente come ci si immagina siano i tedeschi: lunghi capelli biondi, occhi blu, corpo sodo e ben proporzionato, seno grosso. Come tipo fisico quello delle tedesche molto attraente; l'unico problema che non dura, nel senso che a partire dai trent'anni c' sempre la necessit di qualche ritocchino, tipo liposuzione, silicone ecc.; ma non era ancora il suo caso: quella ragazza era decisamente eccitante, e il suo cavaliere poteva dirsi fortunato. Mi chiesi se le toccasse pagare quanto le inglesi, se ci fosse una tariffa unica per uomini e donne: ecco un altro interrogativo, ancora la necessit di chiedere, di informarsi. Per me era troppo faticoso, sicch decisi di salire in camera. Ordinai un cocktail, che sorseggiai lentamente sul balcone. Valrie stava abbronzandosi in piscina, e di tanto in tanto faceva un tuffo; mentre rientravo in camera per stendermi un po' sul letto, notai che aveva familiarizzato con la tedesca. Verso le sei sal a farmi un saluto; mi ero addormentato col libro sul petto. Si tolse il costume da bagno, si fece la doccia e, con un asciugamano intorno alla vita, venne a sdraiarsi accanto a me; aveva i capelli leggermente umidi. "Lo so, dirai che sono fissata, comunque ho chiesto a quella tedesca cos'abbiano in pi i neri rispetto ai bianchi. proprio vero: le donne bianche preferiscono andare a letto con gli africani, gli uomini bianchi con le asiatiche. Per me molto importante sapere come mai, mi serve per il mio lavoro."

"Be', ci sono anche dei bianchi cui piacciono le negre..." obiettai. "Lo so, per pi raro; il turismo sessuale molto pi diffuso in Asia che in Africa. Anzi, a dire il vero cos per il turismo in generale." "E la tedesca che ti ha risposto?" "Le solite cose: che i negri sono disinvolti, virili, allegri; che si sanno divertire senza superare i limiti, e non creano mai problemi." Quella risposta della giovane tedesca era sicuramente banale, ma forniva gi qualche elemento utile per una teoria pertinente: in pratica i bianchi erano dei negri inibiti, che cercavano di ritrovare un'innocenza sessuale perduta. Questo, ovviamente, non spiegava nulla della misteriosa attrazione che sembravano esercitare le donne asiatiche; n del prestigio sessuale di cui, stando alle testimonianze pi disparate, godevano i bianchi nell'Africa nera. Allora gettai le basi per una teoria pi complicata e piuttosto ambigua: in sostanza, visto che i bianchi volevano abbronzarsi e imparare i balli dei negri, e che i negri volevano schiarirsi la pelle e lisciarsi i capelli, era chiaro che l'intera umanit tendeva istintivamente al meticciato, all'indifferenziazione generalizzata; e lo faceva innanzitutto tramite quel mezzo elementare che era la sessualit. Ma l'unico ad avere spinto quel processo fino al suo termine ultimo era stato Michael Jackson, che non era pi n negro n bianco, n giovane n vecchio; e che, in un certo senso, non era neanche pi n uomo n donna. Non c'era nessuno che potesse verosimilmente figurarsene la vita intima; quell'essere aveva assimilato le categorie dell'umanit comune e si era industriato a superarle. Ecco perch lo si poteva considerare non solo una star ma addirittura la pi grande star nella storia del mondo -e, in realt, la prima in termini di tempo. Gli altri -Rodolfo Valentino, Greta Garbo, Marlene Dietrich, Marilyn Monroe, James Dean, Humphrey Bogart -li si poteva al massimo considerare artisti di talento, visto che si erano limitati a mimare la condizione umana e a darne una trasposizione estetica; Michael Jackson, invece, era stato il primo a cercare di andare oltre. Era una teoria affascinante, e Valrie mi ascolt con molta attenzione; tuttavia io stesso non la trovavo molto convincente. Se le cose stavano cos, bisognava forse dedurre che il primo cyborg, l'individuo che per primo avesse accettato di farsi impiantare nel cervello elementi di intelligenza artificiale di origine nonumana, sarebbe diventato improvvisamente una star? Probabilmente s; ma questo non aveva molto a che vedere con l'argomento specifico. Sebbene fosse una star, Michael Jackson non era sicuramente un simbolo sessuale; se si volevano promuovere flussi turistici considerevoli, capaci di rendere proficui investimenti altrettanto ingenti, bisognava concepire forze d'attrazione pi elementari. Dopo un po', Jean-Yves e gli altri tornarono dalla visita della citt. Il museo di storia locale era quasi interamente dedicato ai costumi dei tahinos, i primi abitanti della regione. Sembrava che fino all'arrivo degli spagnoli quel popolo avesse condotto un'esistenza pacifica, fatta di agricoltura e di pesca; i conflitti con le

trib vicine erano pressoch inesistenti; gli spagnoli non avevano avuto alcuna difficolt nello sterminare quella gente cos poco abituata alle lotte. Adesso non ne rimaneva pi niente, a parte qualche minima traccia genetica rinvenibile nel fisico di alcuni individui; la loro cultura era totalmente scomparsa, come se non fosse mai esistita. Nei disegni realizzati dagli ecclesiastici che avevano tentato quasi sempre invano -di sensibilizzarli al messaggio evangelico, i maschi erano ritratti al lavoro o affaccendati a cucinare intorno a un fuoco, e le femmine perlopi a seno nudo mentre allattavano i figli. Tutto questo dava l'idea, se non di un vero e proprio Eden, quantomeno di una storia lenta; l'arrivo degli spagnoli aveva sensibilmente accelerato le cose. Dopo i classici conflitti tra le potenze che tenevano banco all'epoca, Cuba era diventata indipendente nel 1898, per passare quasi immediatamente sotto la dominazione americana. All'inizio del 1959, dopo diversi anni di guerra civile, le forze rivoluzionarie guidate da Fidel Castro avevano sbaragliato l'esercito regolare e costretto alla fuga il dittatore Batista. In virt della suddivisione in due blocchi che si imponeva al mondo di quell'epoca, Cuba aveva dovuto frettolosamente allinearsi al blocco sovietico e instaurare un regime marxista. Privato di supporto logistico dopo la caduta dell'Unione Sovietica, adesso quel regime volgeva al termine. Valrie si mise una minigonna con lo spacco laterale, e un minuscolo top di pizzo nero; prima di cena c'era ancora tempo per un aperitivo. Gli escursionisti erano riuniti intorno alla piscina a guardare il sole che tramontava sulla baia. Vicino alla riva, il relitto di un mercantile arrugginiva lentamente. Altre imbarcazioni, pi piccole, galleggiavano sulle acque quasi immobili; il tutto dava un profondo senso di abbandono. Dalle stradine sottostanti non giungeva alcun rumore; qualche lampione andava accendendosi in lontananza. Seduto al tavolo di Jean-Yves c'era un uomo sulla sessantina, con l'aria malinconica e il viso magro e sciupato; accanto a lui c'era un altro uomo, molto pi giovane, trent'anni al massimo, nel quale riconobbi il gestore dell'albergo. Pi volte, durante il pomeriggio, l'avevo visto aggirarsi nervosamente fra i tavoli e correre qua e l per verificare che il servizio procedesse a dovere; il suo volto pareva corroso da un'ansia costante e immotivata. Vendendoci arrivare, il giovane si alz di scatto, avvicin due sedie, chiam un cameriere e si accert che si sbrigasse a prendere le ordinazioni; poi si precipit verso le cucine. Il vecchio invece continuava a guardare con aria disincantata la piscina, le coppie sedute ai tavoli, e forse il mondo in generale. "Povero popolo cubano..." sussurr dopo un lungo silenzio. "Non hanno pi niente da vendere, a parte il loro corpo." Jean-Yves ci spieg che quel vecchio era il padre del gestore, e abitava l accanto. Pi di quarant'anni prima aveva partecipato alla rivoluzione, militando in uno dei primi battaglioni dell'insurrezione castrista. Dopo la guerra aveva lavorato in una fabbrica di Moa, prima come operaio, poi come caposquadra, e infine -dopo aver finito l'universit -come ingegnere. Il suo statuto di eroe della rivoluzione aveva consentito al figlio di ottenere un posto importante nell'industria turistica.

"Abbiamo fallito..." disse con voce sorda il vecchio, "e ce lo siamo meritato. Avevamo dei capi di grande valore, uomini eccezionali, idealisti che anteponevano l'interesse della patria al proprio. Ricordo quando il comandante Che Guevara venne a Moa per inaugurare la fabbrica per la lavorazione del cacao; rivedo ancora il suo volto intrepido e onesto. Nessuno ha mai potuto dire che il Comandante si fosse arricchito, che avesse cercato di ottenere vantaggi per s o per la propria famiglia. E come lui Camillo Cienfuegos, e tutti gli altri capi rivoluzionari, e persino Fidel -Fidel ama il potere, certo, e vuole avere tutto sotto controllo, ma un uomo disinteressato: non si mai arricchito, non ha conti in Svizzera. E insomma ricordo quel giorno, e il discorso del Che che esortava il popolo a vincere la battaglia pacifica della produzione, dopo la lotta armata per l'indipendenza; fu poco prima che partisse per il Congo. Quella battaglia eravamo perfettamente in grado di vincerla. La nostra una regione fertile, la terra ricca, ci cresce di tutto: canna da zucchero, frutta esotica di ogni tipo, cacao, caff. Il sottosuolo pieno di nickel. La nostra era una fabbrica ultramoderna, costruita con l'aiuto dei russi. Poi, nel giro di sei mesi, la produzione croll a met del livello normale: gli operai rubavano la cioccolata, sia grezza sia lavorata, la distribuivano ai parenti e agli amici, la rivendevano agli stranieri. E la stessa cosa succedeva nelle altre fabbriche, in tutto il paese. Quando non avevano niente da rubare, gli operai lavoravano male, erano svogliati, sempre ammalati, si assentavano senza motivo. Ho passato anni a cercare di convincerli, a cercare di fargli capire che dovevano impegnarsi di pi nell'interesse del loro paese, ma non ci sono riuscito: stata una delusione dopo l'altra." L'uomo tacque; un residuo di giorno fluttuava sullo Yunque, una montagna dalla cima misteriosamente tronca, che dominava le colline e la cui bizzarra forma aveva profondamente colpito Cristoforo Colombo. Dalla sala da pranzo provenivano rumori di posate. Cosa, esattamente, poteva spronare gli esseri umani a impegnarsi in lavori noiosi e faticosi? Quella mi sembrava l'unica domanda politica che valesse la pena di essere formulata. La risposta del vecchio operaio era inesorabile, senza remissione: il bisogno di denaro; evidentemente la rivoluzione non era riuscita a creare l'uomo nuovo, sensibile a motivazioni pi altruiste. E cos, come ogni societ del mondo, anche quella cubana non era altro che un complicato meccanismo di raggiro elaborato allo scopo di permettere a un certo numero di individui di risparmiarsi lavori noiosi e faticosi. Adesso, fallito il raggiro, nessuno si lasciava pi allettare dal miraggio, nessuno si sentiva pi spronato dalla speranza di poter un giorno godere del lavoro comune. Col risultato che ormai non funzionava pi niente, non c'era pi nessuno che lavorasse o producesse qualcosa; la societ cubana era diventata incapace di garantire al suo popolo anche la mera sopravvivenza. Gli altri partecipanti all'escursione si alzarono e si diressero verso la sala da pranzo. Stavo disperatamente cercando di trovare qualcosa di ottimista da dire a

quel vecchio, quantomeno un vago messaggio di speranza; ma no, non c'era assolutamente niente da dire. Come quell'uomo presagiva con amarezza, ben presto Cuba sarebbe ritornata capitalista, e delle speranze rivoluzionarie che avevano potuto pervaderla un tempo non restava pi niente -a parte la coscienza della sconfitta, della vanit, della vergogna. Nessuno avrebbe seguito n rispettato l'esempio di quell'uomo, che, anzi, per le generazioni future sarebbe stato oggetto di disprezzo. Il suo aver combattuto, e poi aver lavorato per tutta la vita, sarebbe stato rigorosamente vano. Durante la cena bevvi parecchio, e alla fine mi ritrovai completamente sbronzo; Valrie mi guardava con aria un po' preoccupata. Le danzatrici di salsa stavano preparando il loro numero; indossavano gonne a pieghe e camiciole multicolori. Ci alzammo da tavola e andammo a sederci in terrazza. Avevo un'idea abbastanza precisa delle cose che volevo dire a Jean-Yves; il momento era giusto? Lo vedevo un po' spaesato, per rilassato. Ordinai un ultimo cocktail, accesi un sigaro e mi voltai verso di lui. "Vuoi davvero trovare una formula nuova che ti consenta di salvare i tuoi villaggi?" "Certo, sono qui per questo." "Allora perch non proponi dei villaggi dove i clienti possano scopare? Secondo me questa la cosa che gli manca davvero. Quando non riescono ad avere la loro avventuretta estiva, ripartono insoddisfatti. Non osano confessarlo, forse non riescono neppure a rendersene conto: fatto sta che la volta dopo passano alla concorrenza." "Be', da noi possono scopare quanto vogliono; il principio dei villaggi turistici proprio questo: vengono messi nella condizione ideale di farlo; il motivo per cui non riescono, sinceramente non lo so." Accantonai con un gesto la sua obiezione. "Neanch'io lo so, ma il problema non questo: cercare le cause del fenomeno non serve, ammesso e non concesso che questa espressione abbia un senso. Se gli occidentali non riescono pi ad andare a letto fra loro, una ragione dev'esserci per forza; ma non ha nessuna importanza che sia il narcisismo, o il culto dell'individualit, o quello della prestazione, o chiss quale altra fesseria. Quello che importa che, a partire dai venticinquetrent'anni, la gente ha enormi difficolt a fare nuovi incontri sessuali; e tuttavia continua a sentirne il bisogno, un bisogno che peraltro diminuisce molto lentamente, e molto tardi. E cos, per trent'anni della loro vita, cio per la quasi totalit dell'et adulta, vivono in un costante stato di carenza." Nel momento culminante della pervasione alcoolica, poco prima dell'abbrutimento, capita di attraversare momenti di grande lucidit. Il declino della sessualit in Occidente era sicuramente un fenomeno sociologico, non aveva senso cercare di spiegarlo tramite quello o quell'altro fattore psicologico individuale; osservando Jean-Yves, tuttavia, mi resi conto che quell'uomo

illustrava la mia tesi in maniera quasi imbarazzante. Non soltanto aveva smesso di scopare, ma in pratica non ne aveva neanche pi voglia e, quel ch' peggio, si comportava come se sentisse la vita filtrargli via dalle carni, come se cominciasse a fiutare tanfo di morte. "Eppure..." obiett dopo una lunga esitazione, "ho sentito dire che i locali per scambisti riscuotono un certo successo." "No, invece proprio il contrario, vanno sempre peggio. Continuano ad aprirne di nuovi, ma in pratica li chiudono quasi subito per mancanza di clienti. In realt a Parigi ce ne sono soltanto due che funzionano, il Chris et Manu e il Deux+Deux, che peraltro fanno il pienone solo il sabato sera; un po' pochino, per un agglomerato urbano di dieci milioni di abitanti, soprattutto in confronto a quello che succedeva all'inizio degli anni Novanta. Quella dei locali per scambisti una formula divertente, ma non pi di moda, non pi in sintonia con la mentalit moderna, perch la gente non ha vo glia di scambiarsi pi un accidente di niente. Secondo me lo scambismo ha le stesse possibilit di sopravvivenza dell'autostop negli anni Settanta. In questo momento l'unica pratica che abbia davvero qualcosa di attuale il sadomaso..." Valrie mi lanci un'occhiata atterrita, sottolineandola con un calcio negli stinchi. La guardai stupito; poi, dopo qualche secondo, capii: no, non avevo intenzione di parlare di Audrey; le feci con la testa un piccolo cenno rassicurante. Jean-Yves non si accorse dell'interruzione. "Dunque," ripresi, "da un lato abbiamo centinaia di milioni di occidentali che hanno tutto quello che vogliono ma non riescono a trovare soddisfazione sessuale: cercano, cercano in continuazione, ma non trovano nulla, e questo li rende profondamente infelici. Dall'altro lato abbiamo svariati miliardi di persone che, invece, non hanno letteralmente niente, crepano di fame, muoiono giovani, vivono in condizioni malsane, e non hanno pi niente da vendere a parte il proprio corpo e la propria sessualit intatta. una situazione di scambio ideale, non ci vuole molto a capirlo. Una situazione da cui si pu spremere una quantit inimmaginabile di denaro: molto pi che dall'informatica, dalle biotecnologie, dall'industria dei media; non esiste nessun settore economico che possa reggere il confronto." Jean-Yves non disse niente; in quell'istante l'orchestrina attacc il primo brano. Le danzatrici erano graziose e sorridenti, facevano vorticare le gonne mettendo abbondantemente in mostra le cosce dorate; illustravano a meraviglia il mio progetto. Per un po' pensai che Jean-Yves non avrebbe fatto commenti, che si sarebbe semplicemente limitato a digerire l'idea. Invece, dopo quasi cinque minuti di silenzio, disse: "Per il tuo sistema non mi sembra granch adatto ai paesi musulmani..." "E qual il problema? Vorr dire che nei paesi musulmani lascerai la formula 'Eldorador Explorer'. Oppure potresti passare a una formula pi dura, a base di trekking ed esperienze ecologiche, magari qualcosa sul genere survival. Potresti chiamarla 'Eldorador Ventura': si venderebbe benissimo in Francia e nei paesi anglosassoni. Cosi i villaggi a orientamento sessuale potresti concentrali nei paesi mediterranei

e in Germania." Stavolta Jean-Yves sorrise. "Avresti dovuto lavorare nel nostro settore..." mi disse quasi seriamente. "Sei pieno di idee..." "Gi, pieno di idee..." Mi girava un po' la testa, non riuscivo neanche pi a vedere le danzatrici; trangugiai il resto del cocktail. "Di idee ne ho, s, per sono completamente negato quando si tratta di fare piani gestionali e budget previsionali. E allora per forza che sono pieno di idee..." Del resto della serata non ricordo granch, penso di essermi addormentato. Quando mi svegliai ero sdraiato sul letto; sentivo il respiro regolare di Valrie, che dormiva nuda accanto a me. Mi allungai per prendere le sigarette sul comodino, e cos facendo la svegliai. "Ti sei preso una bella sbornia, eh?" "Gi, per le cose che ho detto a Jean-Yves sono molto serie." "Credo che se ne sia reso conto..." Mi carezz il torace con la punta delle dita. "E comunque penso che tu abbia ragione. In Occidente la rivoluzione sessuale bell'e finita." "E lo sai perch?" "No..." Esit, poi riprese: "No, in effetti non lo so." Accesi una sigaretta, mi sistemai il cuscino dietro la nuca e dissi: "Fammi un pompino." Valrie mi guard con una certa sorpresa, ma nondimeno si chin sul mio sesso per prenderlo in bocca. "Ecco!" dissi in tono trionfante. Lei si blocc, e di nuovo mi guard stupita. "Lo vedi? Io ti ho detto di farmi un pompino, e tu hai obbedito. Eppure fino a un attimo fa non ci pensavi neanche lontanamente." "In effetti no, non ci pensavo; per mi fa piacere." "Ed proprio questa la tua dote straordinaria: a te piace dare piacere. Una cosa che gli occidentali non sanno pi fare: offrire il proprio corpo come qualcosa di gradevole, dare piacere senza pretendere nulla in cambio. Hanno perduto completamente il senso del dono. Per quanto si affannino, non riescono pi a sentire il sesso come qualcosa di naturale. Si vergognano del proprio corpo perch non lo vedono all'altezza degli standard della pubblicit e del cinema, e per le stesse ragioni non si sentono pi attratti dal corpo dell'altro. impossibile fare l'amore senza un certo abbandono, senza l'accettazione quantomeno temporanea di una condizione di dipendenza e di soggezione. Esaltazione sentimentale e ossessione sessuale hanno un'origine comune, derivano entrambe da un parziale oblio del proprio ego; un campo nel quale difficile realizzarsi senza perdersi. Invece noi siamo diventati freddi, razionali, estremamente consapevoli della nostra esistenza individuale e dei nostri diritti; per prima cosa vogliamo evitare qualsiasi forma di alienazione e dipendenza; poi siamo assillati dalla salute e dall'igiene: chiaro che queste non sono certo le condizioni ideali per fare l'amore. Al punto in cui siamo, la professionalizzazione della sessualit in Occidente inevitabile. Oppure, per chi lo preferisce, c' sempre il sadomasochismo. Un universo puramente cerebrale, fondato su regole precise e sull'accordo preventivo tra le parti coinvolte; i masochisti sono interessati unicamente alle proprie sensazioni, cercano di capire fin dove possano spingersi

nel campo del dolore, un po' come chi pratica gli sport estremi. I sadici sono diversi: loro si spingono comunque fino all'impossibile, seguendo una tendenza umana antichissima - se potessero mutilare o uccidere lo farebbero senza pensarci due volte." "Non riesco neanche a pensarci," disse Valrie, rabbrividendo. "Mi fa veramente schifo." "Ti fa schifo perch tu, e quindi la tua sessualit, sei rimasta intatta, animalesca. Tu sei una persona normale, e da questo punto di vista non hai niente in comune con gli occidentali di oggi. Il sadomasochismo organizzato, con le sue regole e i suoi rituali, pu concernere soltanto persone colte, cerebrali, per le quali il sesso abbia perduto ogni attrattiva. Per gli altri rimasta un'unica soluzione: il materiale porno; se invece vogliono del sesso reale, devono andarselo a procurare nei paesi del Terzo Mondo." "Bene..." Valrie sorrise. "Quel pompino te lo faccio lo stesso o no?" Mi adagiai sui cuscini e la lasciai fare. In quel momento avevo la vaga consapevolezza di essere all'inizio di qualcosa: considerando come clientela potenziale almeno l'80% degli occidentali adulti, sul piano economico ero convinto di avere ragione; ma sapevo che, stranamente, la gente fa spesso fatica ad accettare le idee semplici. 10 Facemmo colazione sulla terrazza della piscina. Mentre bevevo l'ultimo sorso di caff, vidi JeanYves uscire dalla stanza in compagnia di una ragazza che riconobbi come una delle danzatrici della sera prima. Era una nera molto slanciata, dalle gambe lunghe e fini, che doveva avere al massimo vent'anni. Dopo qualche secondo di imbarazzo, Jean-Yves si avvicin al nostro tavolo e, con un sorriso stiracchiato, ci present Angelina. "Ho riflettuto sulla tua idea," mi disse all'improvviso. "Non male, ma ho paura della reazione delle femministe." "Guarda che tra i clienti ci saranno molte donne," disse Valrie. "Dici?" "Ci puoi scommettere..." fece lei, con una certa amarezza. "Basta che ti guardi in giro." Jean-Yves osserv i tavoli intorno alla piscina: in effetti c'erano parecchie donne sole in compagnia di giovani cubani; un numero pi o meno equivalente a quello dei maschi nella stessa situazione. Si rivolse ad Angelina e le fece una domanda in spagnolo, poi ci tradusse la risposta. "Angelina fa la jinetera da tre anni, e i suoi clienti sono soprattutto italiani e spagnoli. Secondo lei perch nera; dice che i tedeschi e gli anglosassoni si accontentano delle latino-americane, per loro sono gi abbastanza esotiche. Ha

molti amici che fanno i jineteros: dice che le loro clienti sono soprattutto inglesi e americane, pi qualche tedesca." Bevve un sorso di caff, e, dopo aver riflettuto per qualche secondo, disse: "Come pensavate di chiamarli, questi nuovi villaggi? Ci vuole qualcosa di evocativo, completamente diverso da 'Eldorador Explorer', ma non troppo esplicito." "Io avevo pensato a 'Eldorador Aphrodite'," disse Valrie. " 'Aphrodite'..." Jean-Yves ripet la parola, assorto. "Non male; meno volgare di 'Venus'. Erotico, colto, leggermente esotico: s, mi piace." Un'ora dopo ci preparammo a partire per Guardalavaca. A qualche metro dal minibus, Jean-Yves stava congedandosi dalla jinetera; aveva l'aria un po' triste. Quando risal a bordo, notai che la coppia di studenti lo fissava con una certa ostilit; il commerciante di vini, invece, aveva l'aria di fottersene. Il ritorno si svolse in un'atmosfera piuttosto tetra. Certo, c'erano ancora le immersioni subacquee, le serate karaoke, le gare di tiro con l'arco; i muscoli si affaticano, poi si distendono; il sonno arriva in fretta. Non conservo alcun ricordo degli ultimi giorni di quella vacanza, e nemmeno dell'ultima escursione, a parte il fatto che le aragoste erano callosissime e il cimitero una delusione. Delusione nonostante la tomba di Jos Marti, padre della patria, poeta, politico, polemista, pensatore. Sulla lapide c'era un bassorilievo che lo ritraeva in posa solenne e con tanto di baffoni. La sua bara ricoperta di fiori giaceva sul fondo di una fossa circolare sulle cui pareti erano incise le sue frasi pi celebri sull'indipendenza nazionale, sulla resistenza alla tirannide, sul senso della giustizia. Tuttavia non si aveva affatto l'impressione che in quei luoghi aleggiasse il suo spirito: quel poveraccio sembrava semplicemente morto. Ma non un mono antipatico, anzi: veniva voglia di chiacchierarci, magari anche di punzecchiarlo sulle sue vedute un po' ristrette -ma si capiva che sarebbe stato comunque impossibile, visto com'era ben asserragliato nel passato. Difficile immaginare che quell'uomo potesse tornare a ergersi per galvanizzare la patria e condurla verso nuovi progressi dello spirito umano. Per farla breve: anche quello, come tutti i cimiteri laici, era di una noia letteralmente mortale. E confermava l'irritante consapevolezza che i cattolici rimanessero gli unici ad aver messo in piedi un sistema funerario efficace. Facile, si dir, visto che il loro metodo per rendere grandiosa e toccante la morte consisteva molto semplicemente nel negarla. Sta di fatto che l, in quel cimitero, in mancanza di uno straccio di Cristo risorto, ci sarebbe voluta qualche ninfa, qualche naiade... insomma, un po' di fica. Cos, invece, era impossibile immaginarsi il povero Jos Mart folleggiare nelle praterie dell'aldil; dava piuttosto l'impressione di essere sprofondato nelle ceneri di una noia eterna.

All'indomani dal nostro arrivo, ci ritrovammo nell'ufficio di Jean-Yves. In aereo avevamo dormito pochissimo; di quel giorno conservo il ricordo di un'atmosfera di allegra malia, stranissima in quell'edificio immenso e deserto. Nei giorni feriali vi lavoravano tremila persone; ma quel sabato c'eravamo soltanto noi tre, oltre alle guardie armate. A poche centinaia di metri da l, sul piazzale deserto del centro commerciale di Evry, due bande rivali stavano affrontandosi a colpi di coltello, mazze da baseball e spray urticanti; quella sera si sarebbero contati sette morti, di cui due passanti e un agente della CRS1. L'avvenimento sarebbe stato ampiamente commentato dalle emittenti radiofoniche e televisive nazionali, ma per il momento non ne sapevamo niente. In uno stato di eccitazione leggermente irreale, definimmo una piattaforma programmatica per la spartizione del mondo. I suggerimenti che stavo per dare potevano avere come conseguenza l'investimento di milioni di franchi e l'impiego di centinaia di persone; per me era una novit assoluta, e, come tale, un'esperienza vertiginosa. Per quasi tutto il pomeriggio sciorinai uno dopo l'altro i miei deliri, ascoltati con estrema attenzione da JeanYves. Era convinto, confid pi tardi a Valrie, che, lasciato cos a briglia sciolta, potessi avere delle illuminazioni molto utili. In pratica: io fornivo la nota creativa, lui si riservava le decisioni in merito; ecco come vedeva la faccenda. Il caso dei paesi arabi fu quello risolto pi velocemente. Data la loro grottesca religione, qualsiasi ipotesi di attivit sessuale sembrava fuori discussione. I turisti che avessero optato per quei posti, quindi, avrebbero dovuto accontentarsi dei dubbi piaceri dell'attivit escursionistica. Comunque JeanYves aveva deciso di cedere i villaggi di Agadir, Monastir e Djerba, troppo deficitari. Rimanevano due destinazioni, che potevano essere ragionevolmente incluse nella formula Ventura. I vacanzieri di Marrakech avrebbero fatto un po' di cammello. Quelli di Sharm-elSheik si sarebbero deliziati con i fondi corallini, oppure avrebbero fatto qualche bella escursione nel Sinai, in cerca del roveto ardente, l dove Mos, stando alla definizione di un egiziano che avevo conosciuto tre anni prima durante un'escursione in feluca nella valle dei Re, aveva "'dato fuori di testa". "Certo," aveva esclamato con enfasi, "col caldo che c' nel deserto, facile dar fuori di testa! Ma da qui a concepire l'esistenza di un Dio unico!..." Quell'uomo, intelligente e spesso divertente, sembrava avere un debole per me, sicuramente perch ero l'unico francese del gruppo, e lui, per misteriose ragioni culturali o sentimentali, nutriva un'antica passione per la Francia -passione che, a dire il vero, col tempo era diventata soprattutto teorica. Rivolgendomi la parola, mi aveva letteralmente salvato le vacanze. Era sulla cinquantina, sempre vestito in maniera impeccabile, abbronzatissimo e con un paio di stupendi baffetti sottili. Biochimico di formazione, dopo l'universit era emigrato in Inghilterra, e l aveva avuto un discreto successo nel campo dell'ingegneria genetica. Attualmente in visita nel suo paese natale, per il quale sosteneva di conservare intatto l'affetto di un tempo, sembrava invece non avere parole sufficientemente dure per stigmatizzare l'Islam. Gli egiziani, come continuava a ripetermi, non erano arabi. "Quando penso che questo paese ha inventato praticamente tutto!..." esclamava indicandomi con gesto

teatrale la valle del Nilo. "L'architettura, l'astronomia, la matematica, l'agricoltura, la medicina... [Esagerava un po', ma era un orientale, e aveva bisogno di convincermi in fretta.] Dopo la comparsa dell'Islam, pi niente. Il nulla intellettuale pi assoluto, il vuoto totale. Siamo diventati un paese di pidocchiosi. Mendicanti pieni di pulci, ecco cosa siamo diventati. Feccia, feccia!... [Aveva scacciato con un gesto rabbioso un paio di marmocchi accorsi a chiedere la carit.] Tenga presente, monsieur [parlava correntemente cinque lingue straniere: il francese, il tedesco, l'inglese, lo spagnolo e il russo], tenga presente che l'Islam nato in pieno deserto, in mezzo a scorpioni, cammelli e belve feroci ai ogni tipo. Lo sa come li chiamo, io, i musulmani? I pezzenti del Sahara. Crede che l'Islam avrebbe 1 Compagnie Rpublicaine de Scurit. [N.d.T.] potuto nascere in una regione cos bella e lussureggiante? [Ancora una volta aveva indicato la valle del Nilo, con nella voce un fremito di autentica emozione.] No, cher monsieur. L'Islam poteva nascere soltanto in un deserto ottuso, in mezzo a beduini che non avevano altro da fare che -mi scusi l'ardire incularsi i loro cammelli. Sappia, cher monsieur, che pi una religione si avvicina al monoteismo e pi diventa disumana e crudele; e l'Islam, di tutte le religioni, quella che professa e pretende il monoteismo pi radicale, e che sin dai suoi primi vagiti si distingue per le guerre che scatena e i massacri che perpetra: finch ci sar l'Islam, sul mondo non potr mai regnare la concordia. Cos come mai l'intelligenza e il talento potranno avere vita facile in terra musulmana; i pochi matematici, poeti e studiosi arabi che siano riusciti ad affermarsi da quando esiste l'Islam, hanno potuto farlo soltanto perch avevano perduto la fede. Legga il Corano, cher monsieur, e sin dalle prime righe vedr quanto sia assurdo e arrogante il suo spirito: 'Non esiste altro Dio che l'unico Dio.' chiaro che con una partenza simile non si pu andare lontano. Lungi dall'essere uno sforzo di astrazione, come qualcuno si accanisce a sostenere, il passaggio dal politeismo al monoteismo non altro che una corsa verso l'abbrutimento. E infatti il cattolicesimo, religione raffinatissima che gode del mio pi profondo rispetto e che conosce davvero i bisogni della natura umana, si affrettato ad allontanarsi dal monoteismo impostogli dalla sua dottrina originaria. Tramite il dogma della Trinit, il culto della Vergine e dei santi, il riconoscimento del ruolo delle potenze infernali, la mirabile invenzione degli angeli, si gradualmente e di fatto trasformato in un vero e proprio politeismo; e soltanto in virt di questa trasformazione ha potuto coprire il pianeta di innumerevoli splendori artistici. Un solo dio! Che assurdit! Che assurdit disumana e micidiale!... Un dio di pietra, cher monsieur, un dio sanguinario e geloso che non avrebbe mai dovuto varcare i confini del Sinai. Com'era pi profonda, pi umana e pi saggia la nostra religione egizia... E le nostre donne! Com'erano belle le nostre donne! Pensi alla grande Cleopatra, che ammali Cesare, e guardi cosa resta di quello splendore... [Aveva indicato un paio di donne velate che arrancavano trasportando due involti colmi di mercanzia.] Cumuli di grasso, ecco cosa resta. Informi cumuli di lardo che giustamente si nascondono dietro stracci di tela sudicia. Dal momento in cui si sposano, il loro

unico pensiero quello di ingozzarsi di cibo. E ingrassano, ingrassano, ingrassano!... [Il suo viso si era gonfiato in una grottesca smorfia alla De Funs.] No, mi creda, cher monsieur, il deserto genera soltanto squilibrati e idioti. Pu citarmi qualche rappresentante della vostra cultura, la nobile cultura occidentale per la quale provo un profondo rispetto, che sia stato attratto dal deserto? Soltanto pederasti, avventurieri e mascalzoni. Tipo quel ridicolo colonnello Lawrence, omosessuale decadente e patetico posatore. Oppure il vostro abietto Henry de Monfreid, trafficante privo di scrupoli e pronto a ogni compromesso. Mai niente di grande n di nobile, niente di sano n di generoso; niente che potesse far progredire l'umanit o migliorarne il livello." "Bene, allora l'Egitto rientra nel blocco 'Ventura'," concluse seccamente JeanYves. Si scus per aver interrotto il mio racconto, ma bisognava affrontare il caso del Kenya. Caso difficile. "Io direi di metterlo tra i 'Ventura'..." sugger dopo aver consultato gli appunti. "Che peccato..." sospir Valrie. 'Le donne del Kenya sono straordinarie." "Come fai a saperlo?" "In effetti sono straordinarie le africane in generale, non solo le kenyote." " vero, ma di donne ce n' dappertutto. E in Kenya ci sono anche i rinoceronti, le zebre, gli elefanti e i bufali. La mia proposta di mettere Senegal e Costa d'Avorio nel blocco 'Aphrodite' e di lasciare il Kenya nel 'Ventura'. Tra l'altro il Kenya una vecchia colonia inglese, il che va bene per l'aspetto avventura ma non per quello erotico." "Le donne della Costa d'Avorio sanno di buono..." dissi in tono sognante. "Cio?" "Cio sanno di sesso." "Gi..." Jean-Yves mordicchi distrattamente la penna. "Potrebbe funzionare bene per la pubblicit. Tipo 'Costa d'Avorio, costa di fragranze', roba del genere. Con la foto di una ragazza in perizoma, sudata e un po' scarmigliata. Cerchiamo di ricordarcelo per il lancio." "'E schiave nude impregnate di odori... ' Baudelaire, giusto per nobilitare il concetto." "Questa ce la boccerebbero subito." "Lo so." Con gli altri paesi africani ci furono meno problemi. "Peraltro con gli africani non ci sono mai problemi," disse Jean-Yves. "Scopano sempre gratis, comprese le ciccione. Per bisogna riempire i villaggi di preservativi, perch da quel punto di vista sono piuttosto restii." Sottoline due volte PREVEDERE PRESERVATIVI nel suo taccuino. Il caso di Tenerife fu risolto ancora pi in fretta. Era una destinazione con risultati mediocri, ma secondo Jean-Yves strategica per il mercato anglosassone. Per rinforzare il lato escursionistico bastava prevedere un'ascensione sul Teide e

una gita in aliscafo a Lanzarote. L'infrastruttura alberghiera era dignitosa e affidabile. Arrivammo poi ai due villaggi che dovevano costituire i punti forti della catena: Boca Chica a Santo Domingo, e Guardalavaca a Cuba. "Potremmo prevedere letti king-size..." sugger Valrie. "Perfetto," rispose immediatamente Jean-Yves. "Vasche con idromassaggio nelle suite..." suggerii io. "No," disse subito lui, "dobbiamo restare nella gamma media." Occorreva parlare con i capivillaggio per la standardizzazione delle tariffe della prostituzione locale. Le decisioni si susseguivano rapide, senza dubbi n esitazioni. Decidemmo di fare una breve pausa per andare a pranzo. In quel momento, a meno di un chilometro da noi, due adolescenti di Courtilires massacravano a colpi di mazza da baseball una sessantenne. Come primo, ordinai sgombro al vino bianco. "In Thailandia avete previsto qualcosa?" chiesi a Jean-Yves. "S, abbiamo un albergo in costruzione a Krabi. la nuova destinazione alla moda, dopo Phuket. Se acceleriamo i lavori potremmo aprire il 1 gennaio. Converrebbe fare un'apertura in grande." Dedicammo il pomeriggio a sviluppare i diversi aspetti innovativi dei villaggi Aphrodite. Il punto centrale era ovviamente l'autorizzazione di accesso a prostitute e prostituti locali. Altrettanto ovviamente non aveva senso prevedere strutture di accoglienza per i bambini; anzi, la cosa migliore era direttamente vietare l'accesso ai villaggi ai minori di sedici anni. Valrie fece la brillante proposta di indicare come tariffa base quella delle stanze individuali, e di applicare una riduzione del 10% per le stanze occupate in coppia; cio, in pratica, di invertire i termini abituali della presentazione in catalogo. Credo di esser stato io a proporre l'adozione di una politica gay-friendly e di far circolare la voce secondo cui il tasso di frequentazione della clientela omosessuale nei villaggi sfiorava il 20%: in genere quel tipo di informazione era sufficiente ad attirarli; gli omosessuali erano l'ideale per creare un'atmosfera erotica credibile. La questione dello slogan base della campagna pubblicitaria ci impegn un po' pi a lungo. Jean-Yves aveva trovato una formula essenziale ed efficace: "Le vacanze sono fatte per godere"; ma alla fine fui io a spuntarla con: "Eldorador Aphrodite: perch abbiamo tutti il diritto di farci piacere". Dopo l'intervento NATO nel Kossovo, il concetto di "diritto" era ridiventato portante, mi spieg Jean-Yves con un sorriso ambiguo; ma in realt parlava seriamente, perch sull'argomento aveva appena letto un articolo pubblicato da Stratgie. Tutte le campagne recenti basate sul tema del diritto avevano avuto successo: diritto all'innovazione, diritto all'eccellenza... Il diritto al piacere era un tema inedito, concluse in tono amareggiato. Cominciavamo a essere un po' stanchi. Prima di tornare a casa,

JeanYves ci lasci al Deux+Deux. Era sabato sera, e nel locale c'era parecchia gente. Facemmo amicizia con una coppia di neri molto simpatici: lei infermiera, lui batterista jazz -le cose gli andavano benone, registrava un disco dopo l'altro. La tecnica era importante, e Jrme si esercitava di continuo. "Non ci sono segreti..." gli dissi io un po' stupidamente, ma subito lo vidi assentire con entusiasmo: senza volerlo avevo detto una grande verit. "Il segreto che non ci sono segreti," ribad lui con grande convinzione. Avevamo finito di bere e stavamo salendo nel priv. Jrme propose a Valrie una doppia penetrazione. Lei accett, a condizione che fossi io a sodomizzarla -con lei bisognava farlo con estrema delicatezza, e ovviamente io ero pi abituato. Jrme acconsent e si sdrai sul letto. Nicole lo masturb per sviluppare l'erezione, poi gli infil un preservativo. Io sollevai la gonna di Valrie fino alla vita; sotto era nuda. Valrie si impal di slancio sull'uccello di Jrme, poi gli si sdrai addosso. Dopo averle divaricato le natiche, la lubrificai un po' e cominciai a incularla con piccoli colpi prudenti. Quando il mio glande fu dentro, sentii che contraeva i muscoli rettali. Mi immobilizzai, inspirai profondamente; l'orgasmo rientr. Dopo qualche secondo la penetrai pi a fondo. Lei cominci a muoversi avanti e indietro, sfregando il pube su quello di Jrme. Mi fermai; Valrie cominci a gemere piano, il suo culo si stava allargando e io ormai la penetravo fino alla radice, era come scivolare su un piano inclinato, il suo orgasmo giunse stranamente in fretta. Valrie smise di muoversi, ansimante, felice. Non era esattamente una sensazione pi intensa, mi spieg pi tardi: piuttosto, quando le cose filavano lisce, c'era un momento in cui le due sensazioni si fondevano, trasformandosi in qualcosa di dolcissimo e irresistibile, una specie di vampa che investiva tutto il corpo. Nicole aveva continuato a masturbarsi, guardandoci; cominciava a essere molto eccitata, e, appena Valrie si fu sfilata, prese il suo posto. Io ebbi appena il tempo di sostituire il preservativo. "Con me non devi farti problemi," mi sussurr all'orecchio Nicole, "adoro quando mi inculano forte." Fu esattamente quello che feci, chiudendo gli occhi per evitare i picchi di eccitazione e per cercare di concentrarmi sulla sensazione pura. Andava tutto a meraviglia, ero gradevolmente sorpreso dalla mia resistenza. Anche Nicole venne in fretta, con lunghi versi rochi. Poi Nicole e Valrie si inginocchiarono per prenderci in bocca. Jrme mi spieg che faceva ancora qualche tourne ma che ormai cominciava a stufarsi. Forse era l'et, fatto sta che aveva sempre pi voglia di restare a casa, di occuparsi della famiglia -lui e Nicole avevano due figli -e di esercitarsi a migliorare la tecnica. Mi parl dei nuovi sistemi ritmici, il 4/3 e il 7/9 - a dire il vero non ci capivo quasi niente. Nel bel mezzo di una frase lanci un grido di sorpresa e strabuzz gli occhi: venne di colpo, eiaculando violentemente nella bocca di Valrie. "Ehi, me l'ha fatta..." disse ridacchiando, "me l'ha proprio fatta." Cominciavo a sentire che non avrei resistito a lungo: Nicole aveva una lingua

molto particolare, lunga e molle, vellutata; leccava lentamente, e lo stimolo era sottile ma quasi irresistibile. Feci segno a Valrie di avvicinarsi, poi spiegai a Nicole che doveva limitarsi a chiudere le labbra sul mio glande, ritrarre la lingua e restare immobile mentre Valrie mi masturbava e mi leccava i coglioni. Nicole fece cenno di s col capo e chiuse gli occhi, pronta a ricevere il fiotto. Valrie si mise subito all'opera, con dita nervose e vivaci; era tornata in ottima forma. Spalancai pi che potevo braccia e gambe, chiusi gli occhi. La sensazione andava acuendosi a fitte, brevi scatti di piacere che sembravano lampi, poi esplose di colpo, un attimo prima che venissi in bocca a Nicole. Ebbi un momento quasi di commozione, una miriade di puntolini luminosi mi crivell l'interno delle palpebre -poco dopo mi sarei reso conto che ero stato sul punto di svenire. Mi costrinsi ad aprire gli occhi. Nicole teneva ancora tra le labbra la punta del mio uccello, succhiava le ultime gocce di sperma. Valrie mi accarezzava il collo, guardandomi con un'espressione tenera e misteriosa; mi disse che avevo urlato incredibilmente forte. Dopo un po' ci accompagnarono a casa. In macchina, Nicole si eccit di nuovo. Si scopr il seno, si sollev la gonna e si sdrai sul sedile posteriore, poggiando la testa sulle mie cosce. La masturbai lentamente, sicuro di me; riuscivo a controllare perfettamente le sue vibrazioni, sentivo palpitare i suoi capezzoli induriti e la sua fica umida. L'odore del suo sesso riempiva l'abitacolo. Jrme guidava prudentemente, rallentando agli incroci e fermandosi ai semafori; dietro i finestrini riconobbi le luci della Concorde, l'obelisco, poi il ponte Alexandre III, gli Invalides. Mi sentivo bene, rilassato ma ancora un po' attivo. L'orgasmo di Nicole arriv all'altezza di Place d'Italie. Ci lasciammo dopo esserci scambiati i numeri di telefono. Jean-Yves aveva avuto un leggero attacco di malinconia dopo averci lasciati, e si era fermato con la macchina in Avenue de la Republique. L'eccitazione della giornata si era dissipata; sapeva che Audrey non sarebbe stata in casa, ma la cosa non lo disturbava, anzi. L'avrebbe brevemente incrociata l'indomani mattina, prima che andasse a pattinare; da quando erano tornati dalle vacanze dormivano in camere separate. Perch tornare a casa? Jean si appoggi pesantemente al volante, pens di accendere la radio, poi rinunci. Sul marciapiede passavano frotte di ragazze e ragazzi; avevano l'aria di divertirsi, almeno a giudicare da come strillavano. Alcuni avevano in mano lattine di birra. Avrebbe potuto scendere dalla macchina, mischiarsi a loro, magari attaccare briga; avrebbe potuto fare diverse cose. Invece sarebbe tornato a casa. Angelique la amava da impazzire, almeno cos gli sembrava; per lei provava qualcosa di organico e potenzialmente

truculento, che in fondo non stonava affatto col concetto di amare. Per Nicolas, invece, non provava niente del genere. D'altronde poteva anche non esser figlio suo; lui e Audrey si erano sposati quasi subito dopo essersi conosciuti. Per lei, comunque, ormai provava solo disprezzo e disgusto; un disgusto eccessivo, cui avrebbe preferito di gran lunga l'indifferenza. Forse per divorziare aspettava proprio di aver raggiunto la fase dell'indifferenza: al momento aveva ancora troppa voglia di fargliela pagare. E invece molto pi probabile che sia io a pagare, si disse con un improvviso rigurgito di amarezza. Audrey avrebbe ottenuto la custodia dei figli, e a lui sarebbe toccato sborsare chiss quanti soldi per gli alimenti. A meno che non tentasse di prenderseli lui, i bambini, di battersi per farseli affidare; ma no, non ne valeva la pena. Tanto peggio per Angelique. Da solo se la sarebbe cavata meglio, avrebbe potuto cercare di rifarsi una vita, cio, in pratica, di trovarsi un'altra donna. Inchiodata coi due figli, Audrey non se la sarebbe spassata granch. Jean-Yves si lasci consolare da quel pensiero, dicendosi che comunque era praticamente impossibile capitare con una che fosse peggio di Audrey, e che in fin dei conti sarebbe stata lei a pagare il prezzo pi alto per il divorzio. Era gi meno bella di quando l'aveva conosciuta; aveva fascino, si vestiva alla moda, certo: ma lui, avendo conosciuto il suo corpo, sapeva che il declino era bell'e cominciato. Peraltro la sua carriera di avvocato era ben lontana dall'essere brillante come la descriveva lei; e con due bambini cui badare non sarebbe certo migliorata. La gente si trascina dietro i figli come una palla al piede, come un peso terribile che gli ostacola i movimenti e che il pi delle volte finisce letteralmente per ammazzarli. La sua rivincita sarebbe arrivata col tempo; cio, si disse, quando ormai gli sarebbe stata del tutto indifferente. Per qualche minuto, nella macchina accostata al marciapiede della strada deserta, Jean-Yves si esercit all'indifferenza. L'ansia gli ripiomb addosso appena ebbe varcato la soglia di casa. Johanna, la baby-sitter, stravaccata sul divano, guardava MTV. Jean-Yves odiava quell'adolescente languida, cos assurdamente groove, ogni volta che la vedeva gli veniva voglia di riempirla di ceffoni, giusto per modificare l'espressione di quel suo sudicio faccione torpido. Era figlia di un'amica di Audrey. "Tutto bene?" url Jean-Yves. Johanna fece segno di s con la testa. "Ti dispiacerebbe abbassare un po' il volume?" Johanna cerc con lo sguardo il telecomando. Esasperato, Jean-Yves spense il televisore; la ragazza gli scocc un'occhiata offesa. "E i bambini, tutto bene?" Jean-Yves continuava a urlare nonostante nell'appartamento non ci fosse pi alcun rumore. "S, penso che dormano." Johanna si raggomitol sul divano, un po' spaventata.

Jean-Yves sal al primo piano, spalanc la porta della stanza dei figlio. Nicolas gli lanci uno sguardo distante, poi si rituff nella sua partita di Tomb Raider. Anglique, invece, dormiva, coi pugnetti chiusi. Jean-Yves ridiscese in salotto, pi sollevato. "Hanno fatto il bagno?" "S, no... Me lo sono scordata." Jean-Yves and in cucina, si vers un bicchiere d'acqua. Gli tremavano le mani. Sul ripiano accanto all'acquaio vide un martello. Per Johanna i ceffoni non sarebbero bastati; la cosa migliore sarebbe stata sfondarle il cranio a martellate. Si balocc per qualche secondo con quell'idea; nella sua mente i pensieri sfrecciavano incontrollati. Giunto sulla soglia del salone si accorse con sgomento di avere ancora in mano il martello. Lo pos sul tavolino di vetro, poi sfil dal portafogli il denaro per il taxi della babysitter. Johanna prese i soldi e ringrazi bofonchiando. Quando fu uscita, Jean-Yves chiuse la porta di casa sbattendola violentemente; il rumore echeggi nell'appartamento. Nella sua vita c'era decisamente qualcosa che non andava. La vetrinetta dei liquori era vuota; Audrey non era neanche pi capace di occuparsi di quello. Pensando a lei si sent squassare da un brivido di odio la cui intensit lo sbalord. In cucina trov una bottiglia di rum iniziata; be', sempre meglio di niente. And in camera e telefon una dopo l'altra alle tre ragazze che aveva conosciuto tramite Internet: trov solo segreterie telefoniche. Dovevano essere uscite, magari per andarsene a scopare in proprio. In effetti erano tutt'e tre sexy, simpatiche e alla moda; ma gli costavano pur sempre duemila franchi a botta, e alla lunga la cosa diventava umiliante. Come aveva fatto a ridursi cos? Avrebbe dovuto uscire, farsi degli amici, dedicarsi un po' meno al lavoro. Ripens ai villaggi Aphrodite, e per la prima volta si rese conto che non sarebbe stato poi cos semplice far digerire il progetto ai capi; in quel periodo in Francia il turismo sessuale era molto malvisto. A Leguen poteva anche presentare una versione edulcorata del piano, ma Espitalier non era tipo da farsi fregare, in lui si avvertiva una scaltrezza decisamente pericolosa. E comunque, avevano forse un'alternativa? Rispetto al Club Md il loro posizionamento di fascia media non aveva senso, e gli sarebbe bastato mezzo minuto per dimostrarlo. Frugando nei cassetti della scrivania, JeanYves ritrov una copia dello statuto di Aurore redatto dieci anni prima dai fondatori ed esposto in tutti gli alberghi del gruppo: "Lo spirito Aurore l'arte di coniugare i modi di essere, di far coesistere con estremo rigore tradizione e modernit, immaginazione e concretezza, per raggiungere in tal modo una certa forma di perfezione. Gli uomini e le donne di Aurore sono i depositari di un patrimonio culturale unico: l'eccellenza nell'ospitalit. Essi conoscono riti e costumi che trasformano la vita in arte di vivere, e il pi semplice dei servizi in momento privilegiato. un mestiere, un' arte: il loro talento. Creare il meglio per condividerlo, esaltare la bellezza della convivialit, inventare spazi di piacere: ecco ci che fa di Aurore un profumo di Francia attraverso il mondo." Jean-Yves si rese improvvisamente conto che quella

menata nauseabonda poteva perfettamente adattarsi a una catena di bordelli ben organizzata; una filosofia retorica e superata che poteva per rappresentare un'ottima carta da giocare con i tour-operator tedeschi. In barba all'evidenza, molti tedeschi continuavano a pensare che la Francia fosse ancora la patria della galanteria e del bell'amare. Se un tour-operator tedesco avesse accettato di inserire nel proprio catalogo i villaggi Aphrodite, Jean-Yves avrebbe messo a segno un colpo decisivo; a nessuno, nel settore, era mai riuscito niente di simile. Era in contatto con la Neckermann per la vendita dei villaggi del Maghreb; ma c'era anche la TUI, che aveva rifiutato le loro prime offerte in quanto gi ben radicata nella fascia bassa: forse potevano essere interessati a un progetto pi mirato. 11 Il luned, appena arrivato in ufficio, Jean-Yves prov a prendere i primi contatti. Ebbe subito fortuna: Gottfried Rembke, presidente del consiglio direttivo della TUI, aveva in agenda un viaggio di qualche giorno in Francia ai primi del mese; sarebbe stato ben lieto di pranzare con loro. Nel frattempo Jean-Yves poteva mettere per iscritto il progetto, Herr Rembke si sarebbe premurato di studiarlo. JeanYves entr nell'ufficio di Valrie per darle la notizia; Valrie trasecol. Il fatturato annuale della TUI si aggirava intorno ai venticinque miliardi di franchi, il triplo della Neckermann, sei volte il fatturato di Nouvelles Frontires; la TUI era il primo tour-operator mondiale. Passarono il resto della settimana a preparare un piano il pi dettagliato possibile. Dal punto di vista finanziario, il progetto non prevedeva investimenti ingenti: qualche modifica alle strutture, sicuramente qualche ritocco agli arredamenti per dargli un tono pi "erotico" -si erano subito intesi su "turismo di charme" come formula da adottare per la comunicazione aziendale. La cosa pi importante era la concreta possibilit di ridurre i costi fissi: niente pi animazioni sportive, niente pi giardini d'infanzia. Niente pi stipendi per puericultrici diplomate, istruttori di tavola a vela, ai tiro con l'arco, di immersione subacquea; n per specialisti di ikebana, ceramica, pittura su seta. Dopo una prima simulazione, Jean-Yves si rese conto che, inclusi gli ammortamenti, il costo complessivo dei villaggi sarebbe diminuito del 25%. Sbalordito, rifece tre volte i conti, sempre con lo stesso risultato. Prevedendo di applicare tariffe superiori del 25% alla media di categoria -ossia, in pratica, di allinearsi alla media dei Club Md -la redditivit faceva un balzo del 50%. "Il tuo amico proprio un genio..." disse a Valrie quando la vide entrare nel suo ufficio. In quei giorni il clima in azienda era pesante. Scontri come quello dell'ultimo week-end davanti al centro commerciale di Evry non erano una novit; ma sette morti erano un bilancio particolarmente impressionante. Molti impiegati, specialmente tra i pi anziani, abitavano vicino all'azienda. Dapprima erano

andati a vivere nei casermoni costruiti quasi contemporaneamente alla sede sociale; poi, spesso a via di prestiti, si erano costruiti la classica villetta monofamigliare. "Li compiango," mi disse Valrie, "davvero, mi fanno pena. Il loro sogno di andarsene a stare in provincia, in una regione tranquilla; per non possono farlo subito, perch gli sballerebbe la pensione. L'altro giorno ne parlavo con una delle centraliniste: le mancano ancora tre anni. nata in Dordogna, e sogna di tornare a vivere l. Ma la Dordogna diventata una specie di colonia inglese, e ci sono prezzi allucinanti. Poi, come se non bastasse, ormai tutti sanno che questa zona diventata pericolosa, sicch il prezzo della sua villetta crollato, quando la vender ricaver s e no un terzo del valore effettivo. Un'altra cosa che mi ha sorpreso sono le segretarie del secondo piano. L'altro giorno sono entrata nel loro ufficio per farmi battere un memorandum; erano le cinque e mezzo, ed erano tutte su Internet. Dicono che ormai la spesa la fanno cos, pi sicuro: appena escono dall'ufficio vanno direttamente a barricarsi in casa e aspettano che arrivi il fattorino." Nelle settimane successive, la psicosi non diminu, anzi, rischi di aumentare. Sui giornali si leggevano ormai quotidianamente notizie di insegnanti accoltellati, maestre violentate, autopompe dei vigili del fuoco assaltate a colpi di bombe Molotov, minorati buttati gi dal treno perch avevano "guardato male" il capo di qualche banda. Le Figaro ci sguazzava: leggendolo ogni giorno si aveva praticamente la sensazione di un inarrestabile slittamento del paese verso la guerra civile. In effetti eravamo in pieno periodo pre-elettorale, e l'argomento "sicurezza" sembrava l'unico che potesse impensierire Lionel Jospin. Comunque appariva improbabile che i francesi tornassero a votare per Jacques Chirac: quella sua incrollabile aria da coglione stava diventando un attentato all'immagine del paese. Quando vedevi quel babbeo che, con l'aria pensosa e le mani incrociate dietro la schiena, visitava un'azienda agricola o assisteva a una riunione di capi di stato, non potevi fare a meno di provare una gran pena. La sinistra, effettivamente incapace di interrompere la spirale della violenza urbana, cercava di recuperare sul piano dell'immagine: manteneva un profilo basso, ammetteva che i dati erano negativi (per non dire pessimi), invitava a non lasciarsi suggestionare dalle strumentalizzazioni politiche, ricordava che a suo tempo la destra non aveva certo fatto di meglio. Ebbe giusto una piccola sbandata, per colpa del ridicolo editoriale di un certo Jacques Attali. Secondo questi la violenza dei giovani delle periferie era una "richiesta di aiuto". Per quei ragazzi, scriveva l'Attali, le vetrine di lusso delle Halles o degli Champs-lyses "costituivano oscene provocazioni alla loro miseria". E non bisognava dimenticare che la periferia era altres un "mosaico di popoli e razze, venuti con le loro tradizioni e le loro convinzioni nel nostro paese per forgiarvi nuove culture e reinventare l'arte del vivere insieme". Valrie mi lanci un'occhiata stupita: era la prima volta che mi vedeva ridere leggendo L'Express.

"Se vuole essere eletto," le dissi porgendole il giornale, "Jospin farebbe meglio a tappargli la bocca fino al giorno delle elezioni." "Noto che la strategia comincia a piacerti..." Malgrado tutto, anch'io cominciavo a lasciarmi prendere dall'inquietudine. Valrie aveva ripreso a lavorare fino a tardi, non rincasava quasi mai prima delle nove; forse era pi prudente comprare un'arma. Avevo un contatto, il fratello di un artista cui avevo organizzato una mostra due anni prima. Non era proprio uno del giro, essendosi pi che altro limitato a partecipare a un paio di truffe. Era piuttosto una specie di inventore; ultimamente aveva detto al fratello di aver escogitato un sistema per contraffare le nuove carte d'identit, universalmente giudicate inattaccabili. "Non se ne parla proprio," rispose subito Valrie. "Anche perch io in realt non corro nessun rischio: di giorno non metto piede fuori dai locali dell'azienda, e la sera torno sempre a casa in macchina." "Gi, ma ci sono pur sempre i semafori." "Tra l'ufficio e l'autostrada c' un solo semaforo. Poi esco alla Porte d'Italie e praticamente sono gi a casa. Peraltro il nostro non un quartiere a rischio." Era vero: nella cosiddetta Chinatown i furti e le aggressioni erano incredibilmente pochi. Non riuscivo a capire come facessero quei dannati musi gialli: avevano un loro sistema di avvistatori? Comunque sia, ci avevano individuato sin dal nostro primo giorno nella nuova casa; almeno una ventina di persone ci salutavano regolarmente. Era raro che in quella zona venissero ad abitare degli europei; nel nostro palazzo eravamo in netta minoranza. Certe volte vedevo sui muri qualche manifesto, scritto a mano in caratteri cinesi, che sembrava invitare a riunioni o a feste: ma di che riunioni si trattava? E di che feste? In mezzo ai cinesi puoi viverci per anni senza mai riuscire a capire qualcosa del loro sistema di vita. Telefonai comunque al mio contatto, che promise di informarsi e mi richiam dopo due giorni. Per diecimila franchi poteva procurarmi una pistola di buona marca, in ottime condizioni e con generosa scorta di munizioni inclusa nel prezzo. Dovevo solo preoccuparmi di pulirla spesso, per evitare il rischio che si inceppasse al momento di usarla. Ne riparlai a Valrie, che rifiut ancora una volta. "Non potrei mai," disse, "non avrei il coraggio di premere il grilletto." "Anche se fossi in pericolo di vita?" Valrie scosse la testa. "No..." ripet, "non ci riuscirei." Evitai di insistere. "Quand'ero piccola," mi disse poco dopo, "non ero capace nemmeno di uccidere un pollo." Neanch'io, a dire il vero; ma uccidere un uomo mi sembrava decisamente pi facile. Per quanto riguardava me, invece, stranamente non avevo nessun timore. In effetti di contatti con le orde barbare ne avevo pochissimi, in pratica solo durante la pausa per il pranzo, quando andavo a passeggiare nelle Halles, dove il sofisticato intreccio di forze dell'ordine (agenti della CRS, poliziotti in tenuta

antisommossa, guardie private al soldo dall'associazione dei commercianti) eliminava teoricamente ogni pericolo e mi consentiva di muovermi all'interno di una rassicurante topografia di uniformi; era un po' come passeggiare nella riserva naturale di Thoiry. Sapevo che senza le forze dell'ordine sarei stato una preda decisamente facile, quantunque poco interessante; il mio abbigliamento da quadro intermedio non aveva nulla che potesse sedurre quei giovani virgulti delle classi a rischio. Cos come loro non avevano niente di seducente per me; non li capivo e non mi sforzavo di capirli. Non condividevo i loro valori n i loro miti. Non avrei alzato un dito per poter possedere un Rolex, un paio di Nike o una BMW Z3; n ero mai riuscito a individuare una sia pur minima differenza tra prodotti di marca e prodotti anonimi. Agli occhi del mondo avevo evidentemente torto. Ne ero consapevole: la mia era una posizione di minoranza, e dunque errata. Doveva per forza esserci una differenza tra le camicie di Yves Saint Laurent e le altre camicie, tra i mocassini Gucci e i mocassini Andr. Quella differenza c'era, e io ero l'unico a non coglierla; la mia era una menomazione, e non potevo certo servirmene per condannare il mondo. Si chiede forse a un cieco di ergersi a esperto di pittura postimpressionista? Col mio accecamento, ancorch involontario, mi ponevo ai margini di una realt umana viva e sufficientemente intensa da scatenare brame e crimini. Quei giovani, con il loro istinto semiselvaggio, avevano certamente il dono di avvertire la presenza del bello; il loro desiderio era lodevole e perfettamente conforme alle norme sociali; in pratica bisognava soltanto correggerne l'inadeguato modo di esprimersi. Pensandoci bene, tuttavia, dovevo riconoscere che Valrie e Marie-Jeanne, le uniche presenze femminili che avessero un minimo di peso nella mia vita, manifestavano un'indifferenza totale nei confronti delle camicie di Kenzo e delle borse di Prada; per quel poco che ne sapevo, nel campo dell'abbigliamento non avevano alcun tipo di preferenze. Jean-Yves, cio la persona che aveva lo stipendio pi alto fra quelle che conoscevo, optava preferibilmente per le polo Lacoste; ma lo faceva per una sorta di automatismo, per abitudine radicata, senza neanche verificare se la sua marca prediletta fosse stata superata in notoriet da un concorrente pi alla moda. Alcuni funzionari del Ministero della Cultura, che conoscevo di vista (ammesso e non concesso, visto che tra un incontro e l'altro dimenticavo sistematicamente il loro nome, la loro funzione e perfino la loro faccia) acquistavano capi firmati; ma si trattava di oscure firme di giovani stilisti i cui prodotti venivano distribuiti in una sola boutique di Parigi, destinati a essere prontamente ripudiati qualora avessero acquisito anche soltanto un briciolo di fama. Ci non toglie che la potenza di firme come Nike, Armani, Adidas, Vuitton, era indiscutibile; per averne la prova bastava sfogliare Le Figaro e il suo supplemento "Economia e finanza". Ma chi esattamente, a parte i teppisti di borgata, faceva la fortuna di quelle marche? Dovevano esserci interi segmenti di societ che mi

restavano ignoti; a meno che non si trattasse, pi banalmente, delle classi arricchite del Terzo Mondo. Avevo viaggiato poco e vissuto poco, ed era sempre pi evidente che del mondo contemporaneo non capivo granch. Il 27 settembre ci fu una riunione con gli undici capi-villaggio della catena Eldorador, venuti apposta a vry per l'occasione. Era una riunione di routine, che si teneva ogni anno nello stesso periodo, per fare il bilancio dei risultati estivi e individuare i miglioramenti da apportare. Ma stavolta aveva un significato tutto particolare. Per prima cosa, essendo stato firmato il contratto con la Neckermann, tre degli undici villaggi sarebbero passati di mano. Poi, per quattro dei villaggi residui -quelli ribattezzati "Aphrodite" - il capo-villaggio doveva prepararsi a licenziare una buona met del personale. Valrie non partecipava alla riunione: aveva appuntamento con un rappresentante di Italtrav per illustrargli il progetto. Il mercato italiano era molto pi frammentato di quello dell'Europa del Nord: pur essendo il primo touroperator italiano, Italtrav aveva un fatturato che arrivava s e no a un decimo di quello della TUI; ma un accordo con loro poteva comunque significare la possibilit di attingere a un considerevole bacino di clienti. Valrie rientr in sede verso le sette di quella sera. Jean-Yves era in ufficio, da solo; la riunione si era conclusa da poco. "Come l'hanno presa?" "Male. Ma li capisco; sentono che i primi a essere in discussione sono proprio loro." "Hai intenzione di sostituirli?" "Il nostro un progetto nuovo; conviene farlo partire con gente nuova." Il suo tono era calmissimo. Valrie lo guard sorpresa: negli ultimi tempi aveva guadagnato in sicurezza - e in durezza. "Adesso so che ce la faremo. Durante la pausa di mezzogiorno ho parlato a quattr'occhi con il capovillaggio di Boca Chica, a Santo Domingo. Volevo capire come fa ad avere un tasso di occupazione del 90% in qualsiasi stagione. Quando gliel'ho chiesto ha tergiversato un po', l'ha buttata sul vago, tipo le solite stronzate sul lavoro di squadra. Al che gli ho domandato chiaro e tondo se per caso permettesse alle prostitute locali di andare nelle stanze dei clienti; per farglielo ammettere ho dovuto sudare sette camicie, aveva paura di una punizione. M' toccato giurargli che la cosa non mi dispiaceva affatto: anzi, la trovavo un'iniziativa interessante. Allora ha confessato. Dice che secondo lui stupido che per farsi una scopata i clienti debbano andare a sbattere in qualche locanda senza acqua corrente e per giunta col rischio di farsi fregare, quando al villaggio hanno tutte le comodit. Al che gli ho fatto i complimenti e gli ho garantito che rester al suo posto anche se dovessimo licenziare tutti i capo-villaggio."

Scendeva la sera; Jean-Yves accese la luce dell'ufficio, e per qualche istante rimase in silenzio. "Per quanto riguarda gli altri," riprese, "ti garantisco che non ho nessun rimorso. Sono tutti ex animatori promossi capo-villaggio; per anni se la sono spassata a non fare un cazzo e a scoparsi tutte le fiche che volevano, convinti che avrebbero potuto continuare a fare la bella vita fino al momento di andare in pensione. Ma quei tempi sono finiti, e io ho bisogno di veri professionisti. " Valrie accavall le gambe e continu a guardarlo senza dire una parola. "E tu? Com' andato il tuo appuntamento con il tizio di Italtrav?" "Bene. Nessun problema. Figurati che il concetto di 'turismo di charme' l'ha capito cos bene che ha perfino cercato di rimorchiarmi... Almeno hanno questo di buono, gli italiani: sono terribilmente prevedibili... E insomma dice che inserir nel loro catalogo un paio di villaggi, per mi ha anche detto di non farmi troppe illusioni: Italtrav fattura cos tanto perch una specie di consorzio di agenzie specializzate, di per s non ha un'identit molto forte. In pratica opera un po' come un distributore: ti inserisce nel catalogo, ma poi sta a te farti un nome sul mercato." "E con la Spagna a che punto siamo?" "Abbiamo un buon contatto con Marsans. Che poi sullo stesso genere di Italtrav, solo che loro sono pi ambiziosi e stanno cercando di inserirsi nel mercato francese. La mia paura era che fossimo concorrenziali alla loro offerta, invece pare di no, dicono che siamo complementari." Valrie riflett un istante, poi riprese: "Come la mettiamo con la Francia?" "Non lo so, non ho ancora deciso niente. Ti sembrer idiota, ma ho una gran paura di scatenare qualche campagna di stampa moralista. Chiss, magari potremmo fare un'indagine di mercato, testare il prodotto..." "Hai sempre detto che di queste cose non ti fidi." "Gi, hai ragione..." Tacque per qualche secondo. "In sostanza credo che la cosa migliore sia fare un lancio minimo in Francia, limitandoci alla rete Auroretour. Con qualche pagina su riviste molto di nicchia, tipo FHM o L 'cho des Savanes. E, almeno in un primo tempo, concentrarci principalmente sull'Europa del Nord." L'appuntamento con Gottfried Rembke era previsto per il venerd successivo. Il gioved sera, Valrie si fece una maschera decongestionante e si coric prestissimo. Alle otto dell'indomani, quando mi svegliai, vidi che era gi pronta. Il colpo d'occhio era impressionante. Indossava un tailleur nero, la cui gonna, cortissima, le modellava splendidamente il culo; sotto la giacca si era messa una camicetta di pizzo viola, attillata e in certi punti trasparente, e un sontuoso reggipetto scarlatto che le scopriva generosamente il seno. Quando si sedette di fronte al letto vidi che aveva un paio di calze nere, sfumate verso l'alto e tenute su da un reggicalze. La linea delle labbra era evidenziata da un rossetto scuro, quasi violaceo, e i capelli erano raccolti in uno chignon.

"Funziona?" mi chiese lei, in tono malizioso. "Altroch se funziona. Non c' niente da fare..." soggiunsi, "le donne fanno sempre la differenza..." " la mia tenuta da seduttrice istituzionale. Ma oggi l'ho scelta anche per te; ero sicura che ti sarebbe piaciuta." "Ri-erotizzare l'azienda..." bofonchiai. Valrie mi porse una tazza di caff. Fino al momento di uscire non feci altro che guardarla andare e venire, alzarsi e sedersi. In fondo non era niente di che; per funzionava, su questo non c'erano dubbi. Accavallava le gambe: sulla sommit delle cosce appariva una striscia scura che sottolineava per contrasto l'estrema finezza del nylon. Cambiava gamba: pi in alto si scopriva una striscia di pizzo nero, poi l'attaccatura del reggicalze, la carne bianca e nuda, l'inizio dei glutei. Univa le gambe: tutto spariva sotto la gonna. Si chinava verso il tavolino: sentivo i suoi seni palpitare sotto la stoffa. Avrei potuto passare ore, a guardarla cos. Era una gioia facile, innocente, beata; una pura promessa di felicit. Dovevano vedersi all'una, al ristorante Le Divellec, in Rue de l'Universit; Jean-Yves e Valrie arrivarono con cinque minuti d'anticipo. "Come pensi di cominciare?" chiese ansiosa Valrie mentre scendeva dal taxi. "Be', potrei dirgli che abbiamo intenzione di aprire una catena di bordelli per crucchi..." Pi che un sorriso, quello di Jean-Yves era un ghigno stanco. "Non ti preoccupare, ci penser lui a fare le domande giuste." Gottfried Rembke arriv all'una in punto. Capirono che era lui appena lo videro entrare nel locale e porgere il cappotto alla guardarobiera. Il corpo solido e tarchiato, il cranio lustro, lo sguardo schietto, i gesti carichi di energia: tutto in lui testimoniava dinamismo e disinvoltura, facendolo corrispondere esattamente all'idea che ci si pu fare di un grosso imprenditore, e in particolare a quella di un grosso imprenditore tedesco. Lo si immaginava tuffarsi nella giornata pieno di entusiasmo, saltar gi dal letto e fare mezz'ora di cyclette per poi montare sulla Mercedes nuova fiammante e sfrecciare in ufficio ascoltando il notiziario economico. "Impeccabile, proprio come me l'aspettavo..." bisbigli Jean-Yves mentre, con un gran sorriso, si alzava per salutarlo. Per i primi dieci minuti, Herr Rembke non fece altro che parlare ai cucina. Si scopr che conosceva molto bene la Francia, la sua cultura e i suoi ristoranti; aveva addirittura una casa in Provenza. Impeccabile, proprio impeccabile... pens Jean-Yves mentre scrutava la zuppa di scampi al curaao che il cameriere gli aveva appena servito. Rock and roll, Gotty, aggiunse mentalmente mentre tuffava il cucchiaio nel piatto. Valrie aveva superato ogni disagio: ascoltava attentamente, con gli occhi luccicanti, come

affascinata. Volle sapere dove esattamente in Provenza, se riuscisse a trovare il tempo per andarci spesso ecc. Per s aveva ordinato salmi di grancelle ai frutti di bosco. "Dunque," prosegu Valrie senza cambiare intonazione, "sareste interessati al nostro progetto." "Vede," disse Rembke in tono cauto, "noi sappiamo bene che il 'turismo di charme'..." -lievissimo indugio sull'espressione -"... una delle motivazioni principali dei nostri compatrioti in vacanza all'estero: e d'altronde hanno ragione, no? C' forse un modo pi piacevole di viaggiare? Tuttavia, ed molto strano, finora nessun grosso gruppo si mai dedicato seriamente alla questione, a parte qualche tentativo, peraltro del tutto insufficiente, rivolto alla clientela omosessuale. In sostanza, e per quanto ci possa apparire incredibile, abbiamo a che fare con un mercato vergine." "Il punto, a mio avviso, che la mentalit deve ancora maturare..." intervenne Jean-Yves, rendendosi subito conto che stava dicendo una fesseria. "Da entrambe le parti del Reno..." concluse in un soffio. Rembke gli lanci un'occhiata gelida, come sospettando che lo stesse prendendo in giro; Jean-Yves ficc il naso nel piatto ripromettendosi di non aprire bocca fino alla fine del pranzo. Comunque Valrie riusc a cavarsela a meraviglia. "Forse sar meglio non attribuire alla Germania i problemi che affliggono la Francia..." disse, e incroci le gambe con estrema naturalezza. Rembke riport l'attenzione su di lei. "I nostri compatrioti," prosegu il tedesco, "costretti a sbrigarsela da soli, si trovano spesso a dover dipendere da intermediari di dubbia onest. E comunque si tratta di un mercato caratterizzato da un incredibile dilettantismo -il che costituisce un'enorme perdita di profitto per l'intera categoria." Valrie assent con zelo. Il cameriere port un sampietro arrosto con fichi novelli. "Tuttavia," riprese Rembke dopo aver dato un'occhiata al piatto di portata, "il vostro progetto ci interessa soprattutto perch rappresenta un ribaltamento dell'ottica tradizionale della vacanza in villaggio turistico. Quella che agli inizi degli anni Settanta era una formula indovinata, oggi come oggi non corrisponde pi alle aspettative del consumatore moderno. In Occidente i rapporti interpersonali sono diventati pi difficili -e questo, beninteso, dispiace a noi per primi ..." prosegu tornando a guardare Valrie che, con un sorriso, un le gambe. Quando rientrai dall'ufficio, alle sei e un quarto, Valrie era gi in casa. Ebbi un moto di sorpresa: credo che fosse la prima volta che succedeva da quando vivevamo insieme. Era sprofondata nel divano, ancora in tailleur, le gambe leggermente divaricate. Sguardo perduto nel vuoto, Valrie sembrava assorta in pensieri dolci e piacevoli. In quel momento lo ignoravo, ma in un certo senso stavo assistendo all'equivalente di un orgasmo sul piano professionale.

" andata bene?" le domandai. "Benissimo. Sono tornata subito dopo pranzo, senza passare dall'ufficio; non vedevo cos'altro si potesse fare per questa settimana. Il buon Rembke non soltanto interessato al progetto, ma ha addirittura intenzione di farne uno dei suoi prodotti di punta, a partire da quest'inverno. disposto a finanziare un catalogo e una campagna pubblicitaria specifici per il pubblico tedesco. Ritiene di poterci garantire l'occupazione totale dei villaggi esistenti gi solo con la sua clientela; ci ha persino chiesto se abbiamo in programma nuovi villaggi. L'unica cosa che vuole in cambio l'esclusiva per il loro mercato, cio Germania, Austria, Svizzera e Benelux; sa che siamo in contatto con la Neckermann. "Ho deciso che tu e io ci faremo un bel fine-settimana terapeutico," aggiunse. "Ho prenotato in un centro di talassoterapia, a Dinard. Cos magari possiamo fare anche una puntatina dai miei." Il treno part un'ora dopo dalla stazione di Montparnasse. Rapidamente, con lo sfrecciare dei chilometri, la tensione accumulata si dissip -e Valrie torn normale, ossia allegra e decisamente sensuale. Gli ultimi fabbricati della grande periferia rimpicciolivano in lontananza; il TGV accelerava per raggiungere la velocit massima, poco prima di sfociare nella piana di Hurepoix. Un residuo di giorno, sfumatura rossa quasi impercettibile, fluttuava verso ovest, sopra la massa scura dei silos. Eravamo in un vagone di prima classe diviso in semiscompartimenti; sui tavolini che separavano i sedili, i piccoli abat-jour gialli erano gi accesi. Dall'altro lato del corridoio, una donna sulla quarantina, elegante e piuttosto di classe, con i capelli biondi raccolti a crocchia, sfogliava il supplemento femminile de Le Figaro. Anch'io avevo comprato Le Figaro, e tentavo senza molto successo di interessarmi al supplemento economia e finanza. Da qualche anno mi crogiolavo nell'idea che fosse possibile decodificare il mondo e comprenderne le evoluzioni evitando accuratamente tutto ci che avesse a che fare con l'attualit politica, sociale e culturale: ovvero che fosse possibile farsi un'idea esatta del flusso storico limitandosi alla lettura delle informazioni economiche e borsistiche. Perci mi assoggettavo quotidianamente alla lettura del supplemento rosa de Le Figaro, talvolta integrandola con pubblicazioni ancora pi ostiche, tipo Les chos o La Tribune Desfosss. Ma fino a quel momento la mia tesi era rimasta indimostrabile e inconfutabile. Era effettivamente possibile che in quegli editoriali dai toni pacati e in quelle colonne di numeri si celassero informazioni storiche di una certa importanza; ma poteva anche essere il contrario. L'unica conclusione certa cui fossi arrivato mi portava a dire che l'economia era decisamente noiosa. Alzando gli occhi da un breve articolo che cercava di analizzare la caduta dell'indice Nikkei, notai che Valrie aveva ricominciato la sua danza di gambe accavallate-gambe unite; un mezzo sorriso le illuminava il viso. "Discesa agli inferi per la Borsa di Milano" lessi ancora prima di ripiegare il giornale. Ebbi

un'improvvisa erezione scoprendo che, chiss come, Valrie era riuscita a togliersi le mutandine. Venne a sedersi accanto a me e cominci a strofinarmisi addosso. Si tolse la giacca del tailleur e la apr sulle mie gambe. Lanciai una rapida occhiata sulla mia destra: la vicina sembrava ancora sprofondata nella rivista, pi esattamente nella lettura di un articolo sui giardini d'inverno. Anche lei indossava un tailleur -giacca attillata, calze nere; faceva molto borghese arrapante, diciamo cos. Valrie infil le braccia sotto la giacca che aveva poggiato sulle mie ginocchia e mi mise una mano sul sesso; indossavo un paio di pantaloni di cotone molto leggero, sicch l'effetto del contatto fu terribilmente intenso. Fuori, adesso, la notte era scesa del tutto. Mi infossai nella poltrona e infilai una mano sotto la camicetta di Valrie. Superato il reggipetto, cinsi col palmo della mano il suo seno destro e cominciai a stuzzicare col pollice e l'indice il capezzolo. Pi o meno all'altezza di Le Mans, Valrie mi apr la patta dei pantaloni. Adesso i suoi movimenti erano del tutto espliciti, ed ero convinto che la vicina non stesse perdendosi neanche il minimo dettaglio del nostro traffico. A mio avviso impossibile resistere a lungo a una masturbazione condotta da una mano veramente esperta. Eiaculai poco prima di Rennes, riuscendo a malapena a soffocare un grido. "Adesso mi toccher portare in lavanderia la giacca..." disse quasi allegramente Valrie. La vicina si volt a guardarci, senza nascondere l'espressione divertita del suo sguardo. Tuttavia mi sentii piuttosto a disagio quando, alla stazione di Saint-Malo, mi accorsi che era salita con noi sulla navetta per il centro di talassoterapia; Valrie invece no, nessun disagio, anzi: si mise a parlare con lei dei vari tipi di cura e dei loro effetti. Per quanto mi riguarda non ho mai desiderato approfondire i rispettivi meriti dei bagni di fango, delle docce a effusione e degli impacchi di alghe; l'indomani mi limitai a sciacquettare in piscina. Stavo facendo il morto, vagamente consapevole dell'esistenza di un certo numero di correnti sommerse incaricate di massaggiarmi la schiena, quando Valrie mi raggiunse. "La nostra vicina di treno..." mi disse tutta eccitata, "mi saltata addosso nella jacuzzi." Registrai la notizia senza reagire. "Adesso nel bagno turco," aggiunse Valrie. Mi misi l'accappatoio e la seguii. Davanti all'ingresso del bagno turco mi sfilai il costume da bagno; la mia erezione spiccava sotto il tessuto spugnoso dell'accappatoio. Seguii Valrie in quella nube di vapore talmente densa che non si vedeva a un paio di metri. L'aria era satura di un fortissimo odore di eucalipto, quasi inebriante. Mi bloccai in mezzo a quel nulla bianchiccio e caldo, poi udii un gemito in fondo alla sala. Mi slacciai l'accappatoio e avanzai in quella direzione. Sulla superficie della mia pelle pullulavano dense goccioline di sudore. Inginocchiata davanti alla donna, con le mani a coppa sui suoi glutei, Valrie stava leccandole vogliosamente la fica. In effetti la tipa era piuttosto bella, con due seni siliconati perfettamente rotondi, un viso armonioso, una bocca larga e sensuale. Si volt verso di me e mi guard senza alcuno stupore, poi allung una mano e la chiuse intorno al mio sesso. Mi feci pi vicino, mi misi alle sue spalle e

cominciai a carezzarle il seno e a sfregarle l'uccello sui glutei. Lei divaric le gambe e si chin in avanti, fino ad appoggiarsi al muro. Valrie infil una mano nella tasca dell'accappatoio e mi porse un preservativo; con l'altra mano continuava a titillare il clitoride della donna. La penetrai con un colpo solo, era gi parecchio aperta; si chin ulteriormente, ad. angolo retto. Mentre andavo e venivo dentro di lei sentii la mano di Valrie scivolarmi tra le cosce e chiudersi bruscamente sui miei coglioni. Poi la vidi avvicinare la bocca per ricominciare a leccare la fica della donna; a ogni nuovo affondo sentivo l'uccello strusciare contro la sua lingua. Quando udii la donna venirsene con dei lunghi gemiti di piacere contrassi disperatamente i muscoli pelvici, poi mi sfilai lentissimamente. Ero zuppo di sudore, ansimavo e tremavo; poi all'improvviso mi sentii mancare il pavimento sotto i piedi e dovetti sedermi su una panca di legno. Le masse di vapore continuavano a fluttuare nell'aria. Udii il rumore liquido di un bacio, alzai la testa: erano abbracciate, petto contro petto. Poco dopo, sul finire del pomeriggio, facemmo l'amore, e poi di nuovo nella notte, e ancora una volta l'indomani mattina. Quella frenesia era un po' inconsueta; eravamo entrambi consapevoli dell'approssimarsi di un periodo difficile, in cui Valrie si sarebbe nuovamente abbrutita di lavoro, di problemi, di conteggi. Il cielo era di un azzurro immacolato, il clima mite; era sicuramente uno degli ultimi fine-settimana di bel tempo prima dell'autunno. La domenica mattina, dopo l'amore, facemmo una lunga passeggiata sulla spiaggia. Osservai con un certo stupore gli edifici neoclassici e leggermente kitsch dei vari alberghi. Giunti alla fine della spiaggia ci sedemmo su uno scoglio. "Immagino che l'incontro con quel tedesco sia stato importante," dissi. " l'inizio di una nuova sfida, no?" "Questa l'ultima volta, Michel. Se riusciamo a fare centro, ti garantisco che potremo stare tranquilli per un bel pezzo." La guardai con un'espressione incredula e un po' avvilita. Quel genere di discorso non mi convinceva granch, mi ricordava i libri di storia, dove gli statisti di turno giurano sempre che sar l'ultimissima volta, quella destinata a conquistare una pace definitiva. "Sei stata tu," le dissi con dolcezza, "a spiegarmi che il capitalismo per sua stessa natura uno stato di guerra permanente, una lotta perenne che non pu mai avere fine." " vero," ammise lei senza esitare, "ma questo non significa che a combattere siano sempre gli stessi." Un gabbiano si libr, prese quota e punt verso l'oceano. Eravamo praticamente soli in quell'estrema striscia di spiaggia. Dinard era decisamente un posto tranquillo, quantomeno in quella stagione. Un labrador si avvicin, venne a fiutarci, poi torn sui propri passi; aveva l'aria di essere solo, senza padroni.

"Credimi," insistette Valrie. "Se il progetto ingrana secondo i nostri piani, potremo applicare questa formula in un sacco di altri paesi. Gi solo in America Latina si potrebbe cominciare con Brasile, Venezuela e Costa Rica. E poi ci sono Camerun, Mozambico, Madagascar, Seichelles... decine di altri posti dove possiamo facilmente aprire dei villaggi Aphrodite'. Perfino in Asia ci sarebbero delle possibilit immediate: Cina, Vietnam, Cambogia. Nel giro di un paio d'anni potremmo diventare un punto di riferimento imprescindibile; e nessuno si azzarder a investire nello stesso segmento: stavolta ti assicuro che lo avremo, il nostro vantaggio concorrenziale." Non le risposi, anche perch non c'era niente da rispondere; in fondo quell'idea era nata da me. La marea cresceva; rivoli d'acqua si incuneavano nella sabbia e venivano a morire ai nostri piedi. "E tra l'altro," aggiunse Valrie, "stavolta abbiamo intenzione di farci dare un mucchio di azioni. Se la cosa funziona non vedo come possano rifiutarcele. E sta' tranquillo che quando diventi azionista non combatti pi: sono gli altri a farlo per te." Valrie si interruppe e mi guard, esitante. Il suo discorso aveva senso, partecipava di una certa logica. Si era levato un po' di vento; cominciavo ad aver fame. Il ristorante dell'albergo era delizioso: c'erano frutti di mare di immacolata freschezza, piatti di pesce saporiti e delicati. Tornammo indietro, camminando nella sabbia umida. "Ho un po' di soldi..." dissi all'improvviso. "Non dimenticare che ho un po' di soldi." Valrie si ferm di colpo e mi guard con aria stupita; devo dire che io stesso non avevo previsto quelle parole. "Lo so che le donne non amano pi farsi mantenere," proseguii, un po' imbarazzato. "Ma nessuno ci obbliga a fare come fanno tutti." Valrie mi guard dritto negli occhi, tranquilla. "Quando avrai incassato i soldi della casa arriverai tutt'al pi a tre milioni, no?" "S, pi o meno." "Be', non bastano. Ci vuole una piccola integrazione." Riprese a camminare, restando in silenzio per qualche minuto. "Fidati di me..." disse infine, mentre entravamo nel giardino d'inverno del ristorante. Finito di pranzare, poco prima di recarci alla stazione, andammo a trovare i suoi genitori. Valrie gli spieg che stava per affrontare un nuovo periodo di grande lavoro, e che probabilmente non sarebbe riuscita a tornare prima di Natale. Il padre la guard con un sorriso rassegnato. Era una brava ragazza, mi dissi, una ragazza affettuosa e premurosa; era anche un'amante sensuale, dolce e audace -e probabilmente sarebbe stata, nell'eventualit, una madre amorosa e saggia. "I suoi piedi sono d'oro fino, le sue gambe come le colonne del tempio di Gerusalemme."

Continuavo a domandarmi cosa avessi fatto per meritare una donna come Valrie. Probabilmente nulla. Il dispiegamento del mondo, mi dissi, io lo constato; procedendo empiricamente, in perfetta buona fede, io lo constato; non posso fare altro che constatarlo. 12 Alla fine del mese di ottobre, il padre di Jean-Yves mori. Audrey si rifiut di accompagnarlo al funerale; lui in effetti se l'aspettava, gliel'aveva chiesto solo per principio. Sarebbe stato un funerale modesto: Jean-Yves era figlio unico, parenti ce ne sarebbero stati pochi, e amici pochissimi. Suo padre avrebbe avuto diritto a un breve necrologio nella rivista degli ex alunni dell'ESAT1; poi nient'altro, il solco si sarebbe richiuso; ultimamente vedeva pochissima gente. Jean-Yves non era mai riuscito a capire veramente cosa l'avesse spinto a ritirarsi in quella regione insignificante, campagnola nel senso pi desolante del termine, dove non aveva neanche l'ombra di un legame. Sicuramente un ultimo soprassalto di quell'autolesionismo che, pi o meno costantemente, l'aveva accompagnato per tutta la vita. Terminati brillantemente gli studi, si era infognato in una grigia carriera di ingegnere industriale. Bench avesse sempre sognato di avere una femminuccia, si era volontariamente limitato a un solo figlio -per dargli un'educazione migliore, diceva: ma era una spiegazione che non reggeva, visto che aveva un ottimo stipendio. Il legame che lo univa alla moglie sembrava dovuto pi all'abitudine che all'amore; i successi professionali del figlio forse lo inorgoglivano, anche se, a dire il vero, non ne parlava mai. Non aveva hobby n svaghi di alcun tipo, a parte l'allevamento dei conigli e le parole crociate su La Rpublique du Centre-Ouest. probabilmente errato credere che ciascuno di noi nasconda in s qualche passione segreta, qualche mistero, qualche debolezza; se il padre di Jean-Yves avesse dovuto deporre sulle proprie convinzioni intime, sul senso profondo che attribuiva alla vita, probabilmente non avrebbe potuto lamentare altro che una leggera delusione. La sua frase preferita, infatti, quella che Jean-Yves ricordava di avergli sentito pronunciare pi spesso, quella che meglio sintetizzava la sua esperienza della condizione umana, consisteva in queste due parole: "Si invecchia." La moglie si mostr ragionevolmente colpita dal lutto - era pur sempre il suo compagno di una vita senza peraltro aver l'aria di esserne sconvolta. "Era peggiorato parecchio..." comment. Le cause della morte erano talmente vaghe che si sarebbe potuto parlare di affaticamento generale, ovvero di resa totale. "Non gli piaceva pi niente...' aggiunse la madre di Jean-Yves. Quella fu, all'incirca, la sua orazione funebre. L'assenza di Audrey fu ovviamente notata, ma, durante la cerimonia, la madre fece finta di niente. La cena fu frugale -e comunque non era mai stata una buona

cuoca. Jean-Yves sapeva che da un momento all'altro avrebbe affrontato l'argomento. Tenuto conto delle circostanze era assai diffcile scantonare, magari accendendo la televisione come faceva di solito. La madre fin di sparecchiare la tavola e si sedette davanti a lui, coi gomiti piantati sul tavolo. "Come va con tua moglie?" "Non meravigliosamente..." Poi, per qualche minuto, Jean-Yves sviscer la questione, abbandonandosi progressivamente al disgusto pi assoluto; concluse dicendo che contava di divorziare. La madre, Jean-Yves lo sapeva bene, odiava con tutto il cuore Audrey, che accusava di privarla dei nipotini; il che era verissimo, ma bisognava anche dire che nemmeno loro, i nipotini, avevano granch voglia di vederla. Forse in condizioni diverse avrebbero potuto abituarcisi; o quantomeno avrebbe potuto abituarcisi Anglique, visto che nel suo caso non era ancora troppo tardi. Ma la diversit di quelle condizioni implicava praticamente una vita diversa, un'esistenza diversa, qualcosa difficile anche solo da ipotizzare. Jean-Yves alz gli occhi sulla madre, sui suoi lineamenti severi, sul suo chignon sempre pi grigio: era difficile provare slanci di tenerezza per quella donna; per quanto indietro andasse coi ricordi, non poteva giurare di averla mai vista veramente portata per le coccole; n era facile immaginarsela nel ruolo di amante sensuale e porca. Jean-Yves ebbe l'improvvisa certezza che il padre si cole Suprieure d'Application des Transmissions. [N.d.T.] fosse rotto le palle per tutta la vita. Quel pensiero lo sconvolse, le sue mani serrarono il bordo del tavolo: cos era troppo irrimediabile, troppo definitivo. Cerc disperatamente di rievocare un qualche ricordo di suo padre soddisfatto, allegro, sinceramente contento di essere vivo. Forse era accaduto una volta, quando lui aveva cinque anni e il padre stava cercando di mostrargli il funzionamento del Meccano. S, suo padre aveva adorato la meccanica, l'aveva letteralmente adorata -ricordava la sua delusione quando gli aveva annunciato di voler passare agli studi commerciali; in fondo poteva bastare, la meccanica, per riempire una vita. L'indomani fece un rapido giro del giardino; oltre a sembrargli terribilmente anonimo, non gli restituiva nessun ricordo dell'infanzia. I conigli non avevano ancora mangiato, e si muovevano freneticamente nelle loro gabbie; la madre non aveva intenzione di occuparsene, li avrebbe rivenduti al pi presto. In fondo erano loro i grandi sconfitti, le uniche vere vittime di quel decesso. Jean-Yves prese del mangime da un sacco di carta e riemp le varie rastrelliere; poteva farlo, quel gesto, in memoria del padre. Ripart molto presto, prima ancora che cominciasse la trasmissione di Michel Drucker1, ma questo non gli imped di incappare in un interminabile imbottigliamento a pochi chilometri da Fontainebleau.

Si sintonizz su varie stazioni, poi si stuf e spense la radio. Di tanto in tanto la colonna di auto avanzava di qualche metro; Jean-Yves udiva solo il brusio dei motori al minimo e qualche isolato schiocco di pioggia sul parabrezza. Quella malinconica vacuit era perfettamente intonata al suo stato d'animo. L'unico elemento positivo di quel fine-settimana, pens, era che non avrebbe rivisto Johanna; si era finalmente deciso a licenziarla. La nuova baby-sitter, Eucharistie, gli era stata raccomandata da una vicina; era una ragazza del Dahomey, seria e diligente; pur avendo solo quindici anni era gi al penultimo anno di liceo. Poi voleva diventare medico, forse pediatra; in ogni caso, coi bambini si intendeva a meraviglia. Riusciva a strappare Nicolas dai suoi videogiochi e a metterlo a letto prima delle dieci -cosa che non era mai riuscita a nessuno di loro. Con Anglique era piena di premure, le faceva il bagnetto, le preparava la merenda, giocava con lei; chiaramente la bambina la adorava. Arriv a casa alle dieci e mezzo, sfinito dal viaggio; Audrey, se non ricordava male, era andata a passare il fine-settimana a Milano; sarebbe tornata in aereo l'indomani mattina, per andare direttamente al lavoro. Se non altro il divorzio avrebbe dato una bella smorzata al suo tenore di vita, si ritrov a pensare con una soddisfazione crudele; ovvio che Audrey cercasse di rimandare il momento in cui avrebbero affrontato l'argomento. Per non si sarebbe mai abbassata a fingere ritorni di fiamma o slanci di tenerezza; non era falsa fino a quel punto. Eucharistie era seduta sul divano, assorta nella lettura dell'edizione economica di La vita, istruzioni per l'uso di George Perec; i bambini erano a letto, erano stati dei veri angioletti. Accett un bicchiere di succo d'arancia; Jean-Yves si serv un cognac. Di solito, quando rincasava, Eucharistie gli raccontava com'era andata la giornata, come si erano comportati i figli e cose del genere; il racconto durava qualche minuto, poi Eucharistie salutava e se ne andava. Anche stavolta gli riepilog la giornata, ma Jean-Yves, mentre si serviva un secondo bicchiere di cognac, si rese conto di non averla ascoltata. "Mio padre morto..." le disse appena se ne fu accorto. Eucharistie tacque di colpo, e lo guard esitante; non sapeva come reagire, ma quelle parole dovevano averla colpita. "I miei genitori non sono mai stati felici insieme..." prosegu Jean-Yves, e questa seconda constatazione fu ancor peggio: sembrava negare la sua esistenza, privarlo in un certo senso del suo diritto di vivere. Lui era frutto di un'unione infelice, disarmonica, qualcosa che sarebbe stato meglio non fosse mai esistito. Si guard attorno con un'espressione inquieta: nel giro di qualche mese avrebbe lasciato quell'appartamento, non avrebbe mai pi rivisto quelle tende e quei mobili; tutto sembrava gi disfarsi, perdere consistenza. Pi che in una casa si sentiva nell'atrio di un grande magazzino dopo la chiusura; o nella foto di un catalogo, in qualcosa privo di esistenza propria. Si alz, titubante, si avvicin a Eucharistie, serr violentemente fra Vivement dimanche, un programma di variet con cantanti e comici. [N.d.T]

le braccia il corpo della ragazza. Infil una mano sotto la felpa: la sua carne era viva, reale. Di colpo torn in s, e si immobilizzo, imbarazzato. Lei smise di dibattersi. Jean-Yves la guard negli occhi, poi la baci sulla bocca. Eucharistie rispose al bacio, premette la propria lingua contro la sua. Lui spinse pi in alto la mano sotto la felpa, fino al seno. Fecero l'amore senza dire una parola, l nella sua stanza; lei si era spogliata rapidamente, poi si era distesa sul letto, pronta ad accoglierlo. Anche dopo aver goduto rimasero per qualche minuto senza parlare; poi invece parlarono, ma d'altro, soltanto d'altro. Eucharistie gli raccont daccapo quello che avevano fatto lei e i bambini, com'era andata la giornata; poi gli disse che non poteva fermarsi a dormire. Nelle settimane successive lo fecero altre volte, praticamente ogni volta che lei veniva a badare ai bambini. Jean-Yves si era aspettato che prima o poi la ragazza affrontasse la questione della legittimit del loro rapporto: in fondo lei aveva appena quindici anni, e lui trentacinque; poteva essere suo padre, al limite. Ma Eucharistie non sembrava considerare le cose da quel punto di vista: e allora da quale punto di vista? Jean-Yves fin per rendersene conto, con un brivido di emozione e di gratitudine: da quello, molto semplicemente, del piacere. Sicuramente il suo matrimonio l'aveva scollegato, gli aveva fatto perdere il contatto; Jean-Yves aveva molto semplicemente dimenticato che certe donne, in certi casi, fanno l'amore per il piacere di farlo. Lui non era il primo uomo di Eucharistie, che l'anno prima aveva gi avuto un ragazzo, uno dell'ultimo anno e con cui non si vedeva pi; ma c'erano cose che non conosceva, cose tipo la fellatio. La prima volta Jean-Yves si trattenne, evit di venirle in bocca; ma presto si accorse che alla ragazza piaceva, o meglio che la divertiva sentirsi schizzare in gola il suo sperma. In genere non faceva nessuna fatica a portarla all'orgasmo; quanto a lui, provava un piacere immenso nel sentire fra le proprie braccia quel corpo sodo ed elastico. Eucharistie era intelligente, curiosa; si interessava al suo lavoro e gli faceva un sacco di domande: in pratica aveva tutto ci che Audrey non aveva. Per lei l'universo dell'impresa era un mondo curioso, esotico, di cui cercava di conoscere le usanze; tutte quelle domande non le avrebbe mai fatte a suo padre -che peraltro non avrebbe potuto rispondere, visto che lavorava in un ospedale pubblico. Il loro rapporto, andava ripetendosi lui con una strana sensazione di relativismo, era insomma un rapporto equilibrato. E per fortuna, aggiungeva, che sua figlia non aveva l'et di quella ragazza; in certe condizioni non riusciva proprio a vedere come - e soprattutto perch - evitare l'incesto. Tre settimane dopo la loro prima volta, Eucharistie gli annunci di essersi messa con un ragazzo; la cosa si faceva problematica, forse conveniva smettere. La reazione di Jean-Yves le parve cos avvilita che, la volta seguente, gli propose di continuare limitandosi solo ai pompini. Jean-Yves non capiva cos'avessero di meno grave i pompini; ma evit di approfondire, dicendosi che anche lui a

quindici anni doveva avere avuto le sue fisime. Quando rincasava chiacchieravano un po', parlavano, a volte anche a lungo; era sempre lei a decidere quando. Si spogliava, restando a torso nudo, e si lasciava carezzare i seni; poi Jean-Yves si addossava alla parete e lei si inginocchiava davanti a lui. Eucharistie sapeva quando stava per venire, lo capiva dai suoi gemiti. Allora scostava il viso; con piccoli movimenti precisi orientava la sua eiaculazione, a volte verso il proprio seno, a volte verso la bocca. In quei momenti aveva un'espressione piena di gioia, quasi infantile; ripensandoci, Jean-Yves si diceva malinconicamente che quella ragazza era solo all'inizio della propria vita amorosa, chiss quanti amanti avrebbe fatto felici; era gi tanto che avesse avuto la fortuna di incrociarla. Due sabati dopo, nel momento in cui Eucharistie, occhi socchiusi e bocca spalancata, ricominciava a masturbarlo con la sua solita foga, Jean-Yves vide all'improvviso la testa del figlio far capolino dall'ingresso del salone. Trasal, distolse lo sguardo; quando torn ad alzare gli occhi, il figlio era scomparso. Eucharistie non si era accorta di nulla; gli pass una mano fra le cosce, gli strinse delicatamente i coglioni. In quell'istante, Jean-Yves ebbe una strana sensazione di immobilit. Qualcosa gli balen davanti, come l'improvviso manifestarsi di un ostacolo insormontabile. La confusione delle generazioni era massima, e procreare non aveva pi senso. Avvicin la bocca di Eucharistie al proprio sesso; senza capire veramente perch, sentiva che quella era l'ultima volta, e che aveva bisogno della sua bocca. Appena lei l'ebbe fra le labbra, Jean-Yves venne a lungo, a pi riprese, spingendole l'uccello fino dentro la gola, col corpo squassato da uno sciame di brividi. Poi lei alz gli occhi verso di lui; Jean-Yves continu a tenerle le mani sulla testa. Lei continu a tenersi in bocca il suo sesso, per un paio di minuti, con gli occhi chiusi e carezzandolo lentamente con la lingua. Poco prima che andasse via, Jean-Yves le disse che non dovevano pi farlo. Non sapeva esattamente perch; certo, un'eventuale testimonianza del figlio non l'avrebbe sicuramente favorito al momento del giudizio per il divorzio; ma c'era dell'altro, qualcosa che non riusciva ad analizzare. Tutto ci me lo raccont una settimana dopo, con un patetico tono autoaccusatorio, e pregandomi di non riferirlo a Valrie. A dire il vero non vedevo dove fosse il problema, e starlo a sentire mi annoiava parecchio; per pura cortesia feci finta di interessarmi, di vagliare i pro e i contro, ma quella faccenda mi sembrava fasulla, mi sentivo un po' come in una trasmissione di Mireille Dumas1. Invece sul piano professionale andava tutto a gonfie vele, mi disse Jean-Yves con grande soddisfazione. Qualche settimana prima avevano avuto una mezza grana a proposito dell'albergo in Thailandia: per soddisfare le aspettative del pubblico per quella destinazione, era assolutamente necessario prevedere quantomeno un escort-bar e un salone per massaggi; roba piuttosto difficile da giustificare nell'ambito del preventivo per la costruzione dell'albergo. Jean-Yves aveva telefonato a Gottfried Rembke. Il boss della TUI aveva trovato subito la

soluzione: in loco aveva un caro amico, un imprenditore cinese con base a Phuket, che poteva incaricarsi di costruire un complesso ricreativo proprio accanto all'albergo. Il tedesco gli era parso di ottimo umore, evidentemente le cose si presentavano bene. All'inizio di novembre Jean-Yves ricevette una copia del catalogo destinato al pubblico tedesco; si rese conto che non c'erano andati leggeri. In tutte le foto le fanciulle locali erano invariabilmente col seno al vento e indossavano tanga microscopici o gonnelline trasparenti; fotografate sulla spiaggia o direttamente nelle stanze da letto, sorridevano con aria ammiccante, spesso nell'atto di passarsi languidamente la lingua fra le labbra: era praticamente impossibile sbagliarsi. In Francia, gli fece notare a Valrie, una cosa del genere non sarebbe mai passata. Poi Jean-Yves cominci a monologare sull'assurdit del fatto che, pur con l'incombere dell'Europa unita, cio davanti al sempre pi incalzante concretizzarsi del concetto di federazione di stati, non esistesse ancora nessun tipo di uniformazione legislativa nel campo del costume. Mentre in Olanda e in Germania la prostituzione era riconosciuta al punto di beneficiare di uno statuto specifico, in Francia erano ancora in parecchi a chiederne l'abolizione, magari tramite multa ai clienti, come avveniva in Svezia. Valrie lo guard sorpresa: in quel periodo capitava sempre pi spesso che Jean-Yves si perdesse in elucubrazioni tanto vaghe quanto improduttive. Sicch la mole di lavoro che le toccava sbrigare aumentava a dismisura, e lei la sbrigava metodicamente, con una determinazione fredda e cieca; spesso prendeva decisioni senza neanche consultarlo. Non ci era abituata; e certe volte la sentivo esitante, smarrita; la direzione generale non interveniva mai, lasciava che agissero di propria iniziativa. "Si limitano ad aspettare, tutto qua; aspettano di vedere se ce la facciamo o se finiamo col culo per terra," mi confess un giorno, soffocando a stento la rabbia. Aveva ragione, era proprio cos, non potevo contraddirla; le regole del gioco erano quelle. Dal canto mio, non vedevo perch la sessualit dovesse essere esclusa dall'ambito dell'economia di mercato. Di modi per guadagnare soldi ce n'erano diversi, onesti o disonesti, cerebrali o, al contrario, brutalmente fsici. Si poteva guadagnare denaro grazie alla propria intelligenza, al proprio talento, alla propria forza o al proprio coraggio, e anche grazie alla propria bellezza; lo si poteva guadagnare anche grazie a un banale colpo di fortuna. Il mondo era pieno di gente che si era arricchita nei modi pi disparati: campioni sportivi, criminali, artisti, fotomodelle, attori; un gran numero di imprenditori e di abili finanzieri; anche qualche tecnico, ma molto pi di rado, e qualche inventore. Certe volte il denaro lo si guadagnava meccanicamente, per mera accumulazione; oppure, al contrario, grazie a un azzardo Giornalista, produttrice e presentatrice della trasmissione di inchiesta sociale Vie prive, vie publique. [N.d.T.] coronato dal successo. Tutto ci non aveva alcun senso, ma indicava una notevole diversificazione.

Invece i criteri della selezione sessuale erano esageratamente semplici: si riducevano alla giovinezza e alla bellezza. Certo, erano caratteristiche che avevano un prezzo, ma non era un prezzo illimitato. Ovviamente la situazione era stata ben diversa nei secoli precedenti, all'epoca in cui la sessualit era essenzialmente legata alla riproduzione. Allora, per conservare il valore genetico della specie, l'umanit doveva tener in gran conto i criteri di salute, forza, giovinezza, vigore fisico -di cui la bellezza non era che una sintesi pratica. Oggi le cose erano cambiate: la bellezza conservava tutto il proprio valore, ma si trattava di un valore monetizzabile e narcisistico. Se dunque la sessualit doveva rientrare nel settore dei beni di scambio, la soluzione migliore era senza dubbio quella di fare appello al denaro, mediatore universale che gi consentiva di garantire una puntuale equivalenza economica dell'intelligenza, del talento, della competenza tecnica; e che aveva gi consentito una standardizzazione assoluta delle opinioni, dei gusti, dei modi di vivere. Contrariamente agli aristocratici, i ricchi non sostenevano di essere diversi per natura dal resto della popolazione; sostenevano semplicemente di essere pi ricchi. Essenzialmente astratto, il denaro era un concetto in cui non intervenivano n la razza n l'aspetto fisico n l'et n l'intelligenza o il ceto -n, in realt, altro che il denaro stesso. I miei antenati europei avevano lavorato duro per diversi secoli; si erano battuti prima per dominare e poi per trasformare il mondo, e in un certo senso vi erano riusciti. L'avevano fatto per soddisfare la propria passione per il lavoro e per il guadagno, ma anche perch credevano nella superiorit della loro civilt: avevano inventato il sogno, il progresso, l'utopia, il futuro. Nel corso del XX secolo, quella coscienza di missione civilizzatrice si era perduta. Gli europei, quantomeno alcuni, continuavano a lavorare, e talvolta a lavorare duro, ma lo facevano ormai solo per interesse, o per una sorta di attaccamento nevrotico al proprio dovere; la coscienza innocente del loro diritto naturale di dominare il mondo e di orientarne la storia era scomparsa. In seguito agli sforzi accumulati, l'Europa rimaneva un continente ricco; quelle qualit di intelligenza e tenacia manifestate dai miei antenati, io le avevo chiaramente perdute. Europeo benestante, per pochi soldi potevo acquistare in paesi stranieri cibo, servizi, donne; europeo decadente, conscio dell'imminenza della mia morte, e da sempre nutrito di egoismo, non vedevo alcuna ragione per negarmi tale opportunit. Ero tuttavia consapevole del fatto che la situazione non poteva durare, che quelli come me non erano in grado di garantire la sopravvivenza di una qualsivoglia societ, ovvero, molto pi semplicemente, che non erano degni di vivere. Mutazioni sarebbero sopraggiunte, gi sopraggiungevano, ma, per quanto mi riguardava, non riuscivo a preoccuparmene pi di tanto; la mia unica vera motivazione era di tirarmi fuori da quel merdaio il pi in fretta possibile. Novembre era freddo, tetro; ultimamente non mi dedicavo pi tanto alla lettura di Auguste Comte. La mia massima distrazione, in assenza di Valrie, consisteva nel guardare il movimento delle nuvole attraverso la vetrata. Sul finire del pomeriggio, si formavano sopra Gentilly immensi banchi di storni, che descrivevano nel cielo spirali e piani

inclinati; ero tentatissimo di dar loro un senso, di interpretarli come l'annuncio di un'apocalisse. 13 Una sera incontrai Lionel mentre uscivo dal lavoro; non lo vedevo dall'epoca del Tropic Tha, quasi un anno prima. Eppure lo riconobbi subito. Mi stup scoprire che quel tizio mi aveva colpito al punto di restarmi cos impresso nella memoria; non ero neanche sicuro di avergli mai rivolto la parola. Mi disse che stava bene. Aveva l'occhio destro coperto da un grosso disco di ovatta bianca. Incidente sul lavoro, era esploso qualcosa; ma niente di grave, lo avevano medicato in tempo, avrebbe recuperato il 50% del visus. Lo invitai a bere un caff in un bar nei paraggi del Palais Royal. Mi chiesi se, trovandomeli di fronte, avrei riconosciuto con la stessa prontezza anche Robert, Josiane e gli altri del gruppo; probabilmente s, li avrei riconosciuti. Era un pensiero leggermente irritante; la mia memoria continuava ad accumulare informazioni quasi del tutto inutili. In quanto essere umano, ero particolarmente versato nel riconoscere e immagazzinare immagini di altri esseri umani. Nulla pi utile all'uomo dell'uomo stesso. Il motivo per cui avevo invitato Lionel non mi risultava chiaro; era evidente invece che la conversazione si stava arenando. Per rianimarla gli chiesi se avesse avuto occasione di tornare in Thailandia. No, e non certo per mancanza di voglia, ma perch purtroppo il viaggio era piuttosto costoso. Aveva rivisto qualcuno del gruppo? No, nessuno. Allora gli dissi che io non solo avevo rivisto Valrie, di cui forse si ricordava, ma che addirittura vivevamo insieme. La notizia sembr rallegrarlo; evidentemente gli avevamo fatto una buona impressione. Mi disse che non aveva occasione di viaggiare molto; e che comunque quel viaggio in Thailandia era uno dei ricordi migliori che avesse. Cominciai a sentirmi toccato dalla sua semplicit, dal suo ingenuo desiderio di felicit. Fu allora che feci qualcosa che, ripensandoci adesso, sarei tentato di definire come un gesto di bont. In genere non sono affatto buono, la bont non fa parte del mio carattere. La fratellanza mi disgusta, il destino degli altri mi perlopi indifferente, non ricordo di aver mai provato un qualsiasi sentimento di solidariet. Comunque sia, quella sera spiegai a Lionel che Valrie lavorava nel turismo, che la sua azienda stava per aprire un nuovo villaggio a Krabi, e che avevo la possibilit di fargli ottenere una settimana di soggiorno con uno sconto del 50%. Era un'invenzione bella e buona, ovviamente; ma avevo gi deciso che la differenza ce l'avrei messa io. Forse con quel gesto volevo sentirmi importante; in realt era soltanto il sincero desiderio di fare in modo che Lionel potesse ancora una volta, anche se solo per una settimana nella vita, godere sotto le esperte mani delle giovani prostitute thailandesi.

Quando le raccontai di quell'incontro, Valrie mi guard con una certa perplessit: di Lionel non conservava nemmeno un vago ricordo. Il problema era proprio quello: Lionel non era un cattivo ragazzo, per non aveva personalit; era troppo riservato, troppo mite, e la gente faticava a rammentarsene. "Comunque," disse Valrie, "visto che vuoi fargli questo favore, sappi che non ci sar bisogno di pagare neanche il 50%: avr un paio di inviti gratuiti per la settimana dell'inaugurazione, cio a partire dal 1 gennaio." L'indomani telefonai a Lionel per annunciargli che il suo soggiorno sarebbe stato interamente gratuito; stavolta era troppo, non voleva credermi, e mi tocc insistere parecchio per convincerlo ad accettare. Quel giorno ricevetti la visita di una giovane artista che veniva a presentarmi i suoi lavori per allestire una mostra. Si chiamava Sandra Heksjtovoian, qualcosa del genere, comunque un nome impossibile da ricordare; se fossi stato il suo agente le avrei consigliato di farsi chiamare Sandra Hallyday. Era giovanissima, un faccino tondo e banale, capelli a boccoli, pantaloni chiari e maglietta bianca; veniva dall'istituto di Belle Arti di Caen. Mi disse che lavorava unicamente sul proprio corpo; con una certa inquietudine la guardai aprire la cartella. Sperai che non tirasse fuori foto di alluci amputati o cose del genere, ne avevo le palle piene di quel tipo di roba. E invece no, quelle che mi mostrava erano semplici cartoline postali con su stampata l'impronta della sua fica, resa con inchiostri di diversi colori. Ne scelsi una turchese e una malva; in fondo mi dispiaceva non poterle dare in cambio qualche foto del mio uccello. Come idea non era malaccio, ma bisognava dire che Yves Klein aveva realizzato qualcosa di molto simile gi quarant'anni prima; mi sarebbe stato piuttosto difficile sostenere la sua pratica. Lei riconobbe che in effetti era vero, non si trattava di un'idea nuova, e comunque andava presa pi che altro come esercizio di stile. Tir fuori dalla cartella uno strano arnese composto da due ruote di dimensioni diverse collegate da una sottile cinghia di gomma; sulla ruota pi grande era montata una manovella che azionava il congegno. La superficie della cinghia di gomma era cosparsa di piccole protuberanze di plastica a forma di piramide. Azionai la manovella e posai un dito sulla cinghia in movimento; l'attrito di quelle protuberanze sulla pelle del polpastrello creava un effetto decisamente gradevole. "Sono calchi del mio clitoride," disse la ragazza; ritrassi di scatto il dito. "L'ho fotografato con un endoscopio nel momento di massima eccitazione, poi ho riversato le foto sul computer. Con un programma di scansione tridimensionale ho riprodotto il volume, ho processato il tutto col ray-tracing,e infine ho passato i dati al laboratorio, per la fusione." Mi sembrava che si lasciasse trascinare un po' troppo dall'aspetto tecnico. "Viene voglia di toccare, vero?" mi disse in tono soddisfatto. "Avrei anche pensato di collegarlo con una resistenza, per accendere una lampadina. Che gliene pare?" Mi pareva di no, la lampadina nuoceva all'immediatezza del concetto. Per essere un'artista contemporanea, quella ragazza era proprio simpatica; avevo una gran voglia di proporle una seratina a tre, con Valrie sarebbe andata d'accordissimo. Mi resi conto, appena in tempo, che nella

mia posizione una proposta del genere rischiava di passare per molestia sessuale; contemplai il marchingegno con un certo sconforto. "Sa," dissi alla ragazza, "io mi occupo principalmente dell'aspetto contabile dei progetti. Per quanto riguarda la parte strettamente artistica le conviene prendere appuntamento con la signorina Durry." Le scrissi su un foglietto il nome e il numero dell'interno di Marie-Jeanne; in fondo, in materia di clitoride, doveva avere una certa competenza. La ragazza sembr un po' delusa, ma comunque sorrise e mi porse un sacchettino di plastica. "Sono altri calchi," disse, "me ne sono avanzati parecchi." La ringraziai e la accompagnai nel corridoio. Prima di lasciarla le domandai se i calchi fossero in scala uno a uno. "Certo," disse lei, " proprio questo il senso dell'operazione." Quella sera esaminai accuratamente il clitoride di Valrie. In fondo non gli avevo mai dedicato molta attenzione; quando la masturbavo o la leccavo, era sempre in funzione di un disegno globale, di uno schema perfezionato tramite la memorizzazione di posizioni, angoli e relativi ritmi da adottare; in quell'occasione, invece, mi dedicai a una scrupolosa osservazione di quel piccolo organo che palpitava davanti ai miei occhi. "Che stai facendo?" mi chiese Valrie, stupita, dopo essere rimasta cinque minuti con le gambe divaricate. "Una comparazione artistica," le dissi, e aggiunsi un colpetto di lingua per placare la sua impazienza. I calchi della ragazza mancavano ovviamente di sapore e di odore; ma per il resto la somiglianza era notevole. Terminato l'esame, aprii con le dita la fica di Valrie e cominciai a leccarle il clitoride con brevi e accurati colpi di lingua. Ad aver acuito il suo desiderio era stata forse l'attesa? O una maggior precisione nei miei movimenti? Fatto sta che venne quasi immediatamente. In fondo, mi dissi, quella Sandra era un'artista decisamente valida; la sua opera invitava a lanciare sul mondo uno sguardo diverso. 14 Gi all'inizio di dicembre fu chiaro che i villaggi Aphrodite sarebbero stati un successo, e probabilmente un successo storico. Novembre tradizionalmente il mese pi duro per l'industria turistica. In ottobre c' ancora qualche partenza di ultimissima fine-stagione; in dicembre tengono banco le festivit natalizie; ma sono rare, rarissime le persone che vanno in vacanza in novembre, a parte qualche anziano particolarmente accorto e parsimonioso. Eppure i primi risultati che arrivavano dai villaggi erano eccellenti: la formula aveva ottenuto un consenso immediato, si poteva addirittura parlare di ressa. La sera dell'arrivo dei primi dati cenai con Valrie e Jean-Yves; questi mi guardava con un misto di soggezione e di gratitudine, tanto i risultati erano superiori alle sue aspettative: nel complesso delle destinazioni e dei villaggi, il tasso di occupazione superava il 95%. "Gi, il sesso..." dissi con un certo imbarazzo. "La gente ha bisogno di sesso, tutto qua, solo che ha paura di ammetterlo." La mia osservazione venne accolta da un silenzio denso di riflessione; il cameriere port gli antipasti1. "L'inaugurazione di Krabi sar memorabile..." riprese Jean-Yves. "Oggi mi ha telefonato Rembke,

dice che completo da ben tre settimane. Ma la cosa pi bella che i media come se non se ne fossero accorti, nessuno ne ha parlato n scritto. Un successo pieno di discrezione, enorme e al tempo stesso confidenziale; esattamente come volevamo noi." Si era finalmente deciso ad andarsene di casa e a lasciare la moglie; le chiavi del nuovo appartamento le avrebbe avute solo ai primi di gennaio, ma si sentiva gi meglio, lo vedevo molto pi rilassato. Era relativamente giovane, bello e decisamente ricco: un insieme di cose che non necessariamente aiuta a vivere, pensai con un certo sgomento; ma che, quantomeno, aiuta a suscitare il desiderio nel prossimo. Continuavo a non capire la sua ambizione, l'accanimento con cui si dedicava alla riuscita professionale. Non penso che fosse una questione di soldi: non amava il lusso, e pagava un sacco di tasse. Non era neanche per dedizione all'azienda, n, pi in generale, per altruismo: difficile vedere nello sviluppo del turismo mondiale una causa nobile. La sua ambizione, totalmente autoreferenziale, non poteva essere ricondotta a nessun'altra causa: era sicuramente assimilabile al desiderio di costruire qualcosa, piuttosto che alla brama di potere o allo spirito di emulazione -non l'avevo mai sentito parlare della carriera dei suoi compagni di corso all'HEC, e credo che non gliene fregasse niente. Si trattava quindi di una motivazione rispettabile, la stessa che spiegava lo sviluppo della civilt umana. La gratificazione sociale che gli veniva accordata consisteva in uno stipendio alto; sotto altri regimi avrebbe potuto concretizzarsi in un titolo nobiliare, o in privilegi come quelli accordati ai membri della nomenklatura; non credo che nel suo caso avrebbe cambiato granch. In realt, Jean-Yves lavorava perch lavorare gli dava piacere; qualcosa di misterioso e limpido allo stesso tempo. Il 15 dicembre, due settimane prima dell'inaugurazione, Jean-Yves ricevette una telefonata preoccupata da parte della TUI. Un giovane turista tedesco era stato rapito insieme alla ragazza thailandese che lo accompagnava; il rapimento era avvenuto a Hat Ya, nell'estremo Sud del paese. La polizia locale aveva ricevuto un confuso messaggio scritto in un inglese molto approssimativo, che non formulava nessuna rivendicazione -ma dove si diceva che i due ragazzi sarebbero stati giustiziati per il loro comportamento contrario alla legge islamica. In effetti da alcuni mesi si notava nella zona di frontiera con la Malesia una ripresa delle attivit dei movimenti islamici sostenuti dalla Libia; ma era la prima volta che quelle azioni dimostrative vedevano coinvolte delle persone. Il 18 dicembre, i cadaveri nudi e mutilati dei due ragazzi vennero scaricati da una camionetta in corsa nella piazza principale della citt. La ragazza era stata lapidata, gli assassini si erano accaniti su di lei con In italiano nel testo. [N.d.T.] estrema violenza; il suo corpo era irriconoscibile, ridotto a un'enorme vescica gonfia e sanguinolenta. Il tedesco era stato sgozzato ed evirato, gli avevano

tagliato pene e testicoli e glieli avevano ficcati in bocca. Stavolta la stampa tedesca riprese la notizia, al pari di quella francese, che tuttavia le diede meno risalto. I giornali avevano preferito non pubblicare le foto delle vittime, che comunque nel giro di poche ore finirono sui siti Internet specializzati in questo tipo di immagini. Jean-Yves telefonava ogni giorno alla TUI: la situazione non sembrava allarmante, c'erano pochissime cancellazioni, la gente non rinunciava alle vacanze programmate. Il primo ministro thailandese continuava a prodigarsi in dichiarazioni rassicuranti: si trattava di un'azione isolata, peraltro condannata ufficialmente da tutti i movimenti terroristici riconosciuti. Al nostro arrivo a Bangkok, tuttavia, avvertii una certa tensione, specialmente nel quartiere di Sukhumvit, dove soggiornava la maggior parte dei turisti provenienti dal Medio Oriente. Venivano soprattutto da Turchia ed Egitto, ma anche da paesi musulmani molto pi intransigenti, tipo Pakistan e Arabia Saudita. Quando camminavano in mezzo alla folla li vedevo seguiti da sguardi decisamente ostili. Diversi locali pubblici mettevano bene in vista cartelli con scritto: NO MUSLIMS HERE; il proprietario di un bar di Patpong aveva addirittura chiarito il concetto con un messaggio scritto a mano: " We respect your Muslim faith: we don't want you to drink whisky and enjoy Tha girls". Bench non c'entrassero niente, era chiaro che in caso di attentato quei poveracci sarebbero stati i primi a essere presi di mira. In occasione del mio primo viaggio in Thailandia ero rimasto sorpreso dalla quantit di rifugiati provenienti dai paesi arabi; venivano in Thailandia per gli stessi motivi degli occidentali, con l'unica differenza che sembravano tuffarsi nel vizio con un entusiasmo addirittura maggiore. Spesso, nei bar degli alberghi, li si vedeva piazzati davanti a un bicchiere di whisky gi alle dieci del mattino; ed erano sempre i primi a entrare quando i saloni per massaggi aprivano i battenti. Palesemente in conflitto con la legge islamica, e probabilmente sentendosene in colpa, in genere erano gentili e simpatici. L'aria di Bangkok era come sempre inquinata, assordante, irrespirabile; tuttavia mi ci ritrovai con lo stesso piacere della prima volta. Jean-Yves aveva un paio di appuntamenti con dei funzionari di banca, o forse in qualche ministero, non ricordo esattamente. Dopo due giorni ci inform che gli incontri erano stati molto positivi: le autorit locali gli avevano dato la massima disponibilit; i thailandesi erano pronti a tutto pur di calamitare anche il minimo investimento occidentale. La Thailandia non riusciva pi a venir fuori dalla crisi che la attanagliava ormai da qualche anno; Borsa e moneta erano al minimo storico, il debito pubblico aveva raggiunto il 70% del prodotto interno lordo. "Sono talmente nella merda che non accettano neanche pi di farsi corrompere..." ci disse Jean-Yves. "Ho dovuto ungere qualche ingranaggio, ma robetta, niente a che vedere con quello che succedeva cinque anni fa. La mattina del 31 dicembre prendemmo l'aereo per Krabi. Appena sceso dal minibus mi imbattei in Lionel, arrivato il giorno prima. Era contentissimo, mi

disse, proprio contentissimo. Feci una certa fatica ad arginare l'ondata dei suoi ringraziamenti. Ma, arrivato davanti al mio bungalow, anch'io rimasi colpito dalla bellezza del paesaggio. La spiaggia era immensa, immacolata, con una sabbia fine come polvere. Nel giro di pochi metri il mare passava dall'azzurro al turchese, dal turchese allo smeraldo. Giganteschi atolli calcarei, ricoperti di boschi di un verde intensissimo, scaturivano dalle acque fino all'orizzonte, si scioglievano nella luce a perdita d'occhio, dando alla baia una vastit irreale, cosmica. "Non qui che hanno girato The Beach?" mi chiese Valrie. "Non l'ho visto, ma credo che l'abbiano girato a Koh Phi Phi." Secondo Valrie non mi ero perso molto; a parte lo scenario, il film non valeva granch. Ricordavo vagamente il libro da cui era tratto, un romanzo su alcuni giovani fricchettoni alla ricerca di un'isola vergine; il loro unico indizio era una mappa che un vecchio globe-trotter gli aveva disegnato prima di suicidarsi in una lercia pensioncina di Khao San Road. Dapprima andavano a Koh Samui, e la trovavano troppo turistica; poi passavano su un'isola vicina, ma anche l c'era troppa gente per i loro gusti. Alla fine, grazie a un pescatore di frodo, riuscivano a sbarcare sull'isola che cercavano -situata in una riserva naturale, e quindi teoricamente inaccessibile. A quel punto cominciavano i guai. I primi capitoli del romanzo illustravano alla perfezione la tipica maledizione del turista proteso nella spasmodica ricerca di posti "non turistici" che gi la sua presenza contribuisce a screditare, e dunque costretto a spingersi sempre pi in l in un progetto che si vanifica man mano che si concretizza. Valrie mi spieg che, nel mondo degli operatori turistici, quella situazione senza speranza, simile a quella di chi cerchi di staccarsi dalla propria ombra, era nota come "paradosso della double bind". In ogni caso, i vacanzieri che avevano scelto l'Eldorador Aphrodite di Krabi non sembravano affatto vittime del paradosso della double bind: quantunque la spiaggia fosse immensa, si erano raccolti tutti pi o meno nello stesso posto. Da quel poco che riuscivo a vedere mi sembrava che corrispondessero al tipo di clientela previsto: molti tedeschi, perlopi professionisti o dirigenti. Valrie aveva le percentuali precise: 80% tedeschi, 10% italiani, 5% spagnoli e 5% francesi. La cosa inattesa era la gran quantit di coppie. Perlopi sullo stile coppia aperta, del genere che bazzica Cap d'Agde; quasi tutte le donne avevano seni siliconati e catenina d'oro alla caviglia o intorno alla vita. Notai anche che quasi tutti facevano il bagno nudi. Un complesso di cose che mi infondeva una certa sicurezza; con quel tipo di gente raro che ci siano problemi. Contrariamente alle localit per turisti sedicenti "alternativi", i posti per scambisti, il cui valore aumenta proporzionalmente al numero dei frequentatori, sono di per s immuni dal paradosso double bind. In un mondo dove il massimo lusso consisteva nell'avere i mezzi per evitare il prossimo, la socievolezza pacioccona dei borghesi

tedeschi costituiva una forma di sovversione particolarmente raffinata - dissi a Valrie mentre si sfilava reggiseno e mutandine. Appena mi fui spogliato anch'io ebbi un leggero moto di vergogna nel constatare che mi si stava drizzando, sicch mi sdraiai bocconi accanto a lei. Valrie apr le cosce, offrendo tranquillamente il proprio sesso al sole. A qualche metro da noi, sulla destra, c'era un gruppetto di tedesche apparentemente intente a commentare un articolo dello Spiegel. Una di loro aveva il sesso depilato: se ne distingueva chiaramente il solco, fine e dritto. "Mi piace molto quel tipo di fica..." mi sussurr Valrie, "fa venir voglia di infilarci un dito." Anche a me piaceva molto; ma sulla nostra sinistra c'era una coppia di spagnoli, con la donna che, al contrario, aveva una fica folta, riccia e nera; mi piaceva molto anche quella. Quando si sdrai vidi distintamente le sue grandi labbra, spesse e carnose. Era giovane, non pi di venticinque anni, per con un gran petto cadente, e capezzoli larghi e sporgenti. "Su, sdraiati sulla schiena..." mi bisbigli all'orecchio Valrie. Obbedii e chiusi gli occhi, come se il fatto di non vedere niente alleviasse la portata dell'atto. Sentii l'uccello che si drizzava, il glande che si affacciava dalla sua tana di pelle. Nel giro di un minuto cessai di pensare, concentrandomi unicamente sulla sensazione; il calore del sole sulle mucose era di una gradevolezza infinita. Non aprii gli occhi neanche quando sentii il rivolo di olio solare colarmi sul torace e poi sulla pancia. Le dita di Valrie si spostavano con sfioramenti fulminei. L'aria intorno a me era densa di effluvi di noce di cocco. Quando sentii che Valrie cominciava a passarmi l'olio sul sesso aprii rapidamente gli occhi: era inginocchiata accanto a me, rivolta verso la spagnola, che si era sollevata sui gomiti per guardare meglio. Alzai gli occhi al cielo, fissai quel blu intenso. Valrie chiuse le dita intorno ai coglioni, poi mi infil il medio nell'ano; con l'altra mano continuava a masturbarmi, con movimenti cadenzati. Voltando la testa sulla sinistra vidi che la spagnola aveva cominciato a dedicare le stesse attenzioni all'uccello del suo ganzo; riportai lo sguardo nel blu del cielo. Udii dei passi avvicinarsi sulla sabbia, chiusi di nuovo gli occhi. Dapprima ci fu il rumore di un bacio, poi le udii bisbigliare. Non sapevo pi quante fossero le dita che si intrecciavano sul mio uccello; il rumore della risacca era dolcissimo. Dopo la spiaggia andammo a fare un salto al centro ricreativo; scendeva la sera, le insegne policrome dei go-go bar andavano accendendosi una alla volta. Su uno spiazzo rotondo c'erano sette o otto bar, che delimitavano un immenso salone per massaggi. Davanti all'ingresso ci imbattemmo in Jean-Yves, che usciva accompagnato sulla soglia da una ragazza in abito lungo, seno grosso e pelle chiara, probabilmente una cinese. "Com' il posto?" gli chiese Valrie. "Pazzesco, un po' kitsch ma di gran lusso. Fontane, piante tropicali, cascatelle; hanno messo perfino delle statue di divinit greche."

Ci accomodammo in un morbido divano ricoperto di fili d'oro, e da l scegliemmo due ragazze. Il massaggio fu molto piacevole, l'acqua tiepida e il sapone liquido scioglievano dalla nostra pelle le ultime tracce di olio solare. La ragazze si muovevano bene, per insaponarci usavano i seni, i glutei, l'interno delle cosce; Valrie cominci a gemere gi dopo pochi secondi. Rimasi ancora una volta stupito dalla ricchezza delle zone erogene del corpo femminile. Dopo esserci asciugati ci sdraiammo su un grande letto rotondo, cinto di specchi per due terzi della circonferenza. Una delle ragazze cominci a leccare Valrie, e rapidamente la port all'orgasmo; io ero inginocchiato sopra il suo viso, mentre l'altra mi carezzava i coglioni e mi masturbava tenendo l'uccello in bocca. Quando Valrie cap che stavo per venire fece cenno alle ragazze di avvicinarsi: mentre la prima mi leccava i coglioni, l'altra baci sulla bocca Valrie; eiaculai sulle loro labbra unite. Gli invitati al veglione di Capodanno erano soprattutto thailandesi, legati chi pi chi meno all'industria turistica locale. Non era venuto nessun dirigente dell'Aurore; neanche Prembke aveva potuto partecipare, ma aveva delegato un collaboratore, evidentemente privo di qualsiasi potere ma comunque entusiasta davanti a quel bendiddio. Il buffet, a base di cucina cinese e thailandese, era squisito. C'erano spring-rolls al basilico e citronella, frittelle di alghe, curry di gamberi al latte di cocco, riso saltato con noci di cajou e mandorle, un'anatra caramellata incredibilmente succulenta e gustosa. Per l'occasione erano stati importati vini francesi. Chiacchierai per un po' con Lionel, che sembrava nuotare nella felicit. Era in compagnia di una ragazza splendida, originaria di Chang Ma, che si chiamava Kim. L'aveva conosciuta la prima sera in un topless-bar, e da allora erano sempre insieme; se la covava con uno sguardo adorante. Non era difficile capire come mai quel ragazzone un po' tonto fosse tanto ammaliato da una creatura cos delicata, di una finezza quasi irreale; in Francia una donna del genere non se la sarebbe neanche sognata. Che benedizione, mi dissi, queste dolci puttane thailandesi; un dono del cielo, una vera manna. Kim parlava qualche parola di francese. Era stata a Parigi, mi spieg tutto emozionato Lionel; una volta, a trovare la sorella che aveva sposato un francese. "Davvero?" dissi. "E suo cognato cosa fa?" "Il medico..." Lionel si incup un poco. "Tenore di vita decisamente diverso dal mio." "Ma tu hai la sicurezza del posto fisso..." gli dissi in tono ottimista. "Per i thailandesi un posto nel pubblico impiego praticamente la massima aspirazione." Mi guard un po' dubbioso. Eppure era vero, sui thailandesi il pubblico impiego esercitava un fascino incredibile. Molto di quel fascino dipendeva dal fatto che in Thailandia i funzionari statali erano tutti corrotti; e che, quindi, alla sicurezza del posto fisso si aggiungeva anche la ricchezza e il potersi permettere

qualsiasi capriccio. "Bene, allora non mi resta che augurarti una buona notte..." dissi a Lionel dirigendomi verso il bar. "Grazie, ancora mille grazie..." fece lui, arrossendo. Non capivo perch mi fossi messo a interpretare il ruolo dell'uomo di mondo con quel poveraccio; stavo proprio invecchiando. Nei riguardi della ragazza, tuttavia, nutrivo parecchi dubbi: in genere le thailandesi del Nord sono molto belle, ma spesso sono fin troppo consapevoli di esserlo. Passano la giornata a guardarsi allo specchio, perfettamente coscienti del fatto che la loro bellezza costituisce di per s un vantaggio economico decisivo -e cos si trasformano in esseri capricciosi e inutili. D'altro canto, a differenza di una ragazza occidentale, Kim non era in grado di capire che Lionel era un tipo banale. I parametri principali della bellezza fisica sono la giovinezza, l'assenza di handicap e una generale rispondenza alle leggi della specie. I parametri accessori, vaghi e relativi, erano pi difficilmente apprezzabili da una ragazza di un'altra cultura. Per Lionel l'esotismo era un merito valido, forse l'unico. Mi dissi che avrei fatto del mio meglio per aiutarlo. Col mio bicchiere di Saint-Estphe in mano, mi sedetti su una panchina a guardare le stelle. Il 2002 avrebbe segnato l'ingresso della Francia nell'Unione Monetaria Europea -e non solo: ci sarebbero stati i Mondiali di calcio, le elezioni presidenziali, altri eventi mediatici di grosso impatto. Nella baia, gli atolli erano rischiarati dalla luna; sapevo che a mezzanotte ci sarebbero stati i fuochi d'artificio. Dopo qualche minuto, Valrie venne a sedersi accanto a me. La abbracciai e le poggiai la testa sulla spalla; scorgevo a malapena i suoi lineamenti, ma riconoscevo l'odore e la consistenza della sua pelle. All'esplodere del primo razzo mi resi conto che il suo abito verde, quasi trasparente, era lo stesso che indossava in occasione del veglione a Koh Phi Phi, un anno prima; mi fece un'impressione talmente strana che quando Valrie avvicin le labbra alle mie si trasform in una sensazione come di ribaltamento dell'ordine delle cose. Stranamente, e senza averlo neanche lontanamente meritato, avevo una seconda possibilit. molto raro, nella vita, avere una seconda possibilit; contrario a ogni legge. La strinsi violentemente fra le braccia, vinto da un'improvvisa voglia di piangere. 15 Se dunque l'amore non pu dominare, come potr mai regnare lo spirito? Qualunque supremazia pratica appartiene all'attivit. Auguste Comte La barca filava sull'immensit turchese, e io non dovevo darmi pensiero della successione dei miei gesti. Eravamo partiti presto, in direzione di Koh Maya, costeggiando affioramenti corallini e atolli. Ce n'erano alcuni a forma di anello, e si poteva accedere alla laguna centrale percorrendo un angusto canale scavato

nella roccia. All'interno l'acqua era immobile, di un verde smeraldino. Il marinaio spegneva il motore. Valrie mi guardava, restavamo immobili, senza parlare n fare un gesto; gli istanti scorrevano in un silenzio assoluto. Sbarcammo sull'isola di Koh Maya, in una baia protetta da alte pareti di pietra. La spiaggia, stretta e ricurva, si allungava per un centinaio di metri ai piedi delle rupi. Il sole era alto nel cielo; erano gi le undici. Il marinaio mise in moto e ripart in direzione di Krabi; sarebbe venuto a riprenderci nel tardo pomeriggio. Appena superato l'ingresso della baia, il rombo del motore si spense. A parte nell'atto sessuale, sono pochi i momenti in cui il corpo esulti per mera gioia di vivere, colmo di felicit per il semplice fatto di essere al mondo; la mia prima giornata di gennaio fu piena di quei momenti. Non ho ricordi che non siano di quella beata pienezza. Probabilmente facemmo il bagno, ci riscaldammo al sole, facemmo l'amore. Forse non parlammo, n esplorammo l'isola. Ricordo l'odore di Valrie, il sapore del sale che si asciugava sul suo sesso; ricordo di essermi addormentato dentro di lei, e di esser stato svegliato dalle sue contrazioni. La barca venne a riprenderci verso le cinque. Sulla terrazza dell'albergo, a picco sulla baia, ordinai un Campari, e Valrie un Ma Tha. Nella luce arancione gli atolli sembravano quasi neri. Gli ultimi bagnanti tornavano al villaggio, con l'asciugamano avvolto intorno alla vita. A qualche metro dalla riva, abbracciati nell'acqua tiepida, due corpi facevano l'amore. I raggi del sole al tramonto investivano il tetto di una pagoda. In quell'atmosfera tersa e immota, una campana rintocc pi volte. Era una tradizione buddista: il rintocco della campana di un tempio segnalava il compimento di una buona azione o di un bel gesto; felice religione, quella che fa risuonare l'aria con le testimonianze della buona condotta dell'uomo. "Michel..." disse Valrie dopo un lungo silenzio, guardandomi dritto negli occhi. "Ho voglia di restare qui." "Cio?" "Ho voglia di fermarmi qui definitivamente. Ci ho pensato oggi pomeriggio, mentre tornavamo. possibile. Basta che mi faccia nominare capo-villaggio. Ho sia le competenze sia i titoli." La guardai senza dire niente; Valrie mise la mano sulla mia. "Per per te significherebbe lasciare il lavoro. Te la sentiresti?" "S." Devo aver risposto in meno di un secondo, senza la minima esitazione; non mi ero mai trovato di fronte a una decisione cos facile da prendere. Vedemmo Jean-Yves uscire dal salone per massaggi. Valrie lo chiam; quando si fu seduto al nostro tavolo, gli espose il progetto.

"Be'..." disse alla fine Jean-Yves, "suppongo che si possa fare. La cosa dester un certo scalpore in Aurore, visto che in pratica chiedi una retrocessione. Tieni presente che ti dimezzeranno lo stipendio; bisogner adeguarlo a quello degli altri capo-villaggio." 'Lo so," disse Valrie. "Non me ne frega niente." Jean-Yves la guard in silenzio, dondolando un po' la testa, stupito. "Se questo che vuoi..." disse, "se questa la tua decisione..." Poi, come accorgendosene in quel momento, riprese: "In fondo sono io che dirigo la catena Eldorador, quindi ho il diritto di nominare capo-villaggio chi mi pare." "Quindi... saresti d'accordo?" "S... Be', non posso certo impedirtelo." una strana impressione quella che si avverte quando la propria vita si ribalta: sei l, immobile, che non alzi un dito, e assapori questa sensazione di ribaltamento. Per tutto il pranzo rimasi in silenzio, pensieroso, tanto che alla fine Valrie cominci a preoccuparsi. "Sei sicuro di volerlo fare?" mi chiese. "Sei sicuro che non rimpiangerai la Francia?" "No, non rimpianger niente." "Guarda che qui in pratica non esistono distrazioni, non esiste vita culturale." Me ne rendevo conto; per quel poco che mi era capitato di rifletterci, la cultura la vedevo come una compensazione legata all'infelicit della vita umana. Forse era concepibile anche una cultura di segno opposto, lirica e celebrativa, suscettibile di maturare da un nucleo di felicit; ma non ne ero sicuro, e peraltro mi sembrava una considerazione estremamente teorica, che comunque non poteva pi avere nessuna reale importanza nella mia vita. "C' pur sempre TV5..." dissi. Valrie sorrise; TV5 era notoriamente una delle emittenti peggiori del mondo. "Sei sicuro che non ti annoieresti?" Nella mia vita avevo conosciuto la sofferenza, lo smarrimento, l'angoscia; non avevo mai conosciuto la noia. Non mi sembrava che ci fosse niente di sgradevole nell'eterno, nell'ebete reiterarsi dell'identico. Certo, non mi illudevo di poterci arrivare; sapevo che l'infelicit solida, che astuta e tenace; ma era comunque una prospettiva che non mi ispirava la minima inquietudine. Da bambino ero capace di passare ore a contare i trifogli in un prato; non ne avevo mai trovato uno con quattro foglie anzich tre -senza per questo provare la minima delusione, la minima amarezza; per quanto mi riguardava, li avrei contati con lo stesso entusiasmo anche se fossero stati umili fili d'erba: tutti quei trifogli, con le loro tre foglie, mi sembravano eternamente identici, eternamente splendidi. Un giorno, a dodici anni, avevo scalato un traliccio dell'alta tensione, sulla vetta di un monte. Ero salito senza mai guardare in basso. Giunto finalmente in cima, ritto sulla piattaforma, ridiscendere mi era sembrato complicato e pericoloso. Le catene montuose si perdevano a vista d'occhio, con la sommit cinta di nevi eterne.

Sarebbe stato molto pi semplice fermarsi l, o magari buttarsi gi. A trattenermi, ma in extremis, era stato il pensiero dello schianto; altrimenti credo proprio che avrei potuto godere eternamente del mio volo. L'indomani conobbi Andreas, un tedesco trasferitosi da una decina d'anni in quella regione. Mi disse che faceva il traduttore, il che gli consentiva di lavorare in perfetta solitudine; tornava in Germania una volta l'anno, per la Fiera del Libro di Francoforte; quando doveva chiedere qualche chiarimento, lo faceva via Internet. Aveva avuto la fortuna di tradurre alcuni best-seller americani, tra i quali Il socio, e questo gli garantiva gi di per s una certa tranquillit economica; l la vita non era affatto cara. Non c'era mai stato un grosso movimento turistico, era strano vedersi di colpo circondato da tutti quei compatrioti; una novit che Andreas accettava senza entusiasmo ma anche senza fastidio. In realt i suoi vincoli con la Germania erano diventati esilissimi, anche se il mestiere di traduttore lo obbligava a praticarne costantemente la lingua. Aveva sposato una thailandese conosciuta in un salone per massaggi, e adesso avevano due figli. " facile, qui, avere... ehm... dei figli?' gli domandai. Avevo la sensazione che la mia domanda fosse leggermente incongrua, un po' come se gli avessi chiesto se fosse facile comprare un cane. A dire il vero avevo sempre provato una certa ripugnanza per i bambini; per quel che ne sapevo si trattava di mostriciattoli orrendi, che cacavano smodatamente e strillavano in maniera insopportabile; l'idea di farne uno non mi era mai passata per la mente. Per sapevo che c'era gente che li faceva; se poi ne fossero soddisfatti non lo so, sta di fatto che non osavano lamentarsene. In fondo, mi dissi lanciando un'occhiata circolare sul villaggio, in uno spazio cos vasto la cosa poteva anche esser presa in considerazione: il pupo avrebbe potuto scorrazzare fra i bungalow, giocare con dei pezzetti di legno o roba del genere. Secondo Andreas, s, era molto facile avere dei figli l; a Krabi c'era una scuola, ci si poteva anche andare a piedi. E i bambini thailandesi erano diversissimi da quelli europei, molto meno capricciosi e collerici. Per i genitori nutrivano un rispetto prossimo alla venerazione, gli veniva naturale, faceva parte della loro cultura. Ogni volta che andava a Dusseldorf a trovare la sorella, Andreas restava puntualmente sbalordito davanti alla villania dei nipoti. In realt non ero proprio convinto del funzionamento di quell'assimilazione culturale; per rassicurarmi mi dissi che in fondo Valrie aveva solo ventott'anni, e che in genere verso i trentacinque che cominciano ad aver voglia di procreare. Ma comunque s, un figlio con lei l'avrei fatto, se fosse stato necessario; sapevo che prima o poi la voglia le sarebbe venuta, era inevitabile. I figli, in fondo, erano come animali domestici, forse con qualche cattiveria in pi; magari erano pi come scimmiette, ecco. Mettere al mondo un figlio poteva anche avere dei vantaggi, mi dissi: per esempio, avrei potuto insegnargli a giocare a Mille Bornes.

Nutrivo una vera e propria passione per Mille Bornes, passione che in genere non riuscivo a soddisfare: con chi mai potevo giocarci? Di sicuro non con i colleghi di lavoro; n tantomeno con gli artisti che venivano a presentarmi i loro progetti. Forse con Andreas? Lo soppesai con lo sguardo: no, non sembrava il tipo. Ma, a parte questo, aveva l'aria della persona seria e intelligente; era una relazione da coltivare. "Prevede di trasferirsi definitivamente?" mi chiese. "S, definitivamente." " molto meglio saperlo fin dall'inizio," disse. "Perch, dopo un po' che ci si vive, lasciare la Thailandia diventa quasi impossibile; nel mio caso, per esempio, lo farei solo se fossi costretto." 16 I giorni passarono con una rapidit spaventosa; dovevamo ripartire il 5 gennaio. Il 4 sera cenammo con Jean-Yves nel ristorante principale del villaggio. Lionel aveva declinato l'invito; voleva andare a vedere Kim ballare. "Mi piace da morire vederla ballare seminuda davanti ad altri uomini..." ci disse, "sapendo che poi sar soltanto io ad averla." Jean-Yves lo guard allontanarsi. "Fa progressi, l'impiegato del gas," disse in tono beffardo. "Sta scoprendo la perversione." "Fai male a prenderlo in giro," lo rimprover Valrie; poi, rivolgendosi a me, disse: "Finalmente ho capito perch ti piace: un ragazzo molto tenero. E comunque sono sicura che stia passando delle vacanze meravigliose." Era scesa la sera; nei villaggi lungo la baia andavano accendendosi decine di luci. Un ultimo raggio di sole illumin il tetto dorato della pagoda. Da quando Valrie lo aveva informato della decisione, JeanYves non ne aveva pi riparlato. Fino a quella sera. Ordin una bottiglia di vino. "Mi mancherai..." le disse. "Senza di te, qui sar tutto diverso. Abbiamo lavorato insieme per pi di cinque anni. Eravamo una coppia affiatata, siamo sempre andati d'amore e d'accordo, mai un litigio. E comunque non ce l'avrei mai fatta senza il tuo aiuto." Valrie non disse niente. Non c'era niente da dire; in fondo era tutto vero. "Adesso," prosegu lui, serio, "bisogner sviluppare la formula. Secondo me il paese pi adatto il Brasile. Ho anche ripensato al Kenya: l'ideale sarebbe aprire un altro villaggio, nell'entroterra, riservato ai safari, e trasformare in villaggio 'Aphrodite' quello sulla costa. Un'altra possibilit immediata il Vietnam." "Non hai paura della concorrenza?" gli chiesi. "Nessun problema. Negli USA la mentalit puritana ancora troppo forte, sicch nessuna catena americana tenter di inserirsi in questo segmento. Quello che mi faceva pi paura era la reazione della stampa francese; ma per fortuna non c' stata, almeno fino ad oggi. Tra l'altro i nostri clienti sono soprattutto stranieri; in Germania e in Italia sono molto pi aperti con questo tipo di cose."

"Rischi di diventare il pi grande prosseneta del mondo..." "Prosseneta proprio no," ribatt Jean-Yves. "Noi non pretendiamo percentuali sul guadagno delle ragazze; ci limitiamo a lasciarle lavorare in pace, tutto qua." "E poi sono due cose distinte e separate," disse Valrie. "Le ragazze non fanno parte del personale dell'albergo." 'S, in effetti..." disse Jean-Yves con una certa esitazione. "Qui s; ma pare che a Santo Domingo le cameriere si diano parecchio da fare." "Ammesso e non concesso, lo fanno in piena autonomia.""Ah s, su questo non c' alcun dubbio." "E allora," disse Valrie, con un gesto conciliante della mano, "cerca di non farti condizionare dagli ipocriti. Tu ti limiti a fornire la struttura e ad aggiungere il famoso savoir-faire Aurore." Il cameriere ci serv un passato alla cedronella. Ai tavoli vicini c'erano maschi tedeschi e italiani in compagnia di ragazze thailandesi, e qualche coppia di tedeschi -in compagnia e soli. Una coabitazione cordiale, apparentemente senza problemi, in un'atmosfera generalmente improntata al piacere; il lavoro di capovillaggio si annunciava decisamente facile. "E insomma avete deciso di stabilirvi qui," riprese Jean-Yves; era chiaro che stentava a crederci. " proprio strano; cio, in un certo senso lo capisco, ma... Quello che trovo strano che si possa rinunciare a guadagnare pi soldi." "Pi soldi per farne cosa?" disse con foga Valrie. "Per comprarmi delle borse di Prada? Per passare il fine-settimana a Budapest? Per mangiare tartufi bianchi? Di soldi ne ho guadagnati abbastanza, non riesco neanche a ricordarmi come li ho spesi: sicuramente li avr sprecati proprio in questo genere di cazzate. Tu, per esempio, lo sai cosa ci fai coi tuoi soldi?" "Be'..." Jean-Yves riflett per qualche secondo. "In effetti, almeno fino a oggi, era pi che altro Audrey a occuparsi di spenderli." "Audrey una stronza," ribatt Valrie, inesorabile. "Per fortuna ti sei deciso a divorziare. la decisione pi intelligente che abbia mai preso in vita tua." " vero, in fondo proprio una stronza..." replic lui, soddisfatto. Poi sorrise, esit un istante. "Comunque lo sai che sei una donna molto strana, Valrie?" "Non sono io a essere strana, la gente che mi sta intorno. Dimmi, hai veramente voglia di comprarti una Ferrari cabrio? Una casa a Deauville per il sabato e la domenica -ovviamente destinata a essere svaligiata nei giorni feriali? Hai davvero voglia di lavorare novanta ore la settimana fino a quando avrai sessant'anni? Di pagare met dello stipendio in tasse che servono a finanziare operazioni militari nel Kossovo o piani di recupero delle periferie? Qui si sta bene; c' tutto quello che serve per vivere. L'unica cosa che pu offrirti il mondo occidentale sono i prodotti firmati. Se credi ai prodotti firmati, allora fai bene a restare in Occidente; se invece non ci credi, la Thailandia piena di imitazioni perfette."

" la tua posizione a essere strana; hai lavorato per anni nel mondo occidentale senza credere nei suoi valori." "L'ho fatto solo perch sono una predatrice," rispose serenamente Valrie. "Sono una piccola predatrice, fondamentalmente inoffensiva, visto che non ho grossi bisogni; ma se fino a oggi ho lavorato stato soltanto per la grana; adesso voglio cominciare a vivere. Mi sembra comprensibile, no? A non essere comprensibili sono gli altri. Tu, per esempio: cosa ti impedisce di stabilirti qui? Potresti benissimo sposare una thailandese: sono belle, affettuose, fanno bene l'amore; ce n' anche qualcuna che parla un po' di francese." "Be'..." Jean-Yves esit di nuovo. "Devo dire che oggi come oggi preferisco cambiare ragazza tutte le sere." "Ti passer. E comunque, una volta sposato, niente ti impedirebbe di ricominciare a frequentare i saloni per massaggi; esistono proprio per questo." "Lo so. Per... La verit che ho sempre fatto fatica a prendere decisioni importanti." Leggermente a disagio per questa confessione, Jean-Yves si volt verso di me: "E tu, Michel, cosa conti di fare qui?" La risposta pi vicina alla realt era sicuramente qualcosa sul genere: "Niente", ma sempre un po' difficile spiegare questo tipo di cose alle persone attive. "Cucinare..." rispose Valrie in vece mia. Mi voltai a guardarla, sorpreso. "S, s," insistette, "ho visto che hai delle aspirazioni nel campo culinario, velleit di tipo creativo. Il che mi sta benissimo, visto che a me cucinare non piace; sono sicura che qui avrai di che realizzarti." Assaporai un boccone del mio pollo al pepe verde; in effetti se ne poteva anche ipotizzare una variante coi manghi. Jean-Yves scuoteva la testa, pensieroso. Guardai Valrie: era una buona predatrice, pi intelligente e tenace di me; mi aveva scelto per condividere la sua tana. Si pu postulare che le societ si reggano se non su una volont comune quantomeno su un consenso -quel consenso che talvolta, nelle democrazie occidentali, i commentatori provvisti di idee politiche molto decise definiscono come fiacco consenso. Io stesso, di indole decisamente debole, non avevo mai fatto nulla per alterare tale consenso; quello che invece mi sembrava meno scontato era il concetto di volont comune. Secondo Emmanuel Kant, la dignit umana consiste nell'accettare di essere soggetti a leggi soltanto nella misura in cui ci si possa considerare al tempo stesso come legislatori; un'idea cos bislacca non mi aveva mai neppure sfiorato la mente. Non soltanto non votavo, ma le elezioni le avevo considerate sempre e soltanto degli eccellenti spettacoli teletrasmessi - nei quali, peraltro, i miei attori preferiti erano proprio i politologi: Jrme Jaffr, in particolare, mi mandava in estasi. Quello della politica mi sembrava un mestiere difficile, molto tecnico e logorante -cui ero ben felice di delegare tutti i miei diritti. In giovent avevo conosciuto dei militanti, gente che riteneva necessario far evolvere la societ in questa o quella direzione; per loro non avevo provato mai n simpatia n stima. Anzi, pian piano avevo imparato a diffidarne: quel loro modo di interessarsi a cause universali, di considerare la societ come se ne fossero una porzione

fondamentale, ai miei occhi aveva qualcosa di losco. Per parte mia cos'avevo da rimproverare all'Occidente? Ben poco, anche se comunque non provavo nessun tipo di attaccamento nei suoi confronti (e facevo sempre pi fatica a capire come si potesse provare attaccamento per un'idea, per una nazione, e in genere per qualsiasi cosa che non fosse un individuo). In Occidente la vita era cara, e faceva freddo; la prostituzione era di pessima qualit. Fumare nei locali pubblici era diventato difficile, cos com'era quasi impossibile rifornirsi sia di farmaci sia di droghe; si lavorava troppo, c'erano troppe automobili e troppo rumore, e di notte le strade erano sempre pi pericolose. Insomma, la vita in Occidente era piena di inconvenienti. Con un improvviso senso di sgomento mi resi conto che vedevo la societ in cui avevo vissuto fino a quel momento come una specie di habitat selvaggio, qualcosa tra la giungla e la savana, alle cui leggi avrei dovuto adattarmi. L'idea che fossi parte di quell'habitat non mi aveva mai neppure sfiorato; la mia era come un'atrofia, un'assenza. Era difficile credere che una societ popolata da individui del mio genere potesse sopravvivere a lungo; io invece potevo sopravvivere grazie a una donna, una donna da amare e rendere felice. Nell'istante in cui, ancora una volta, alzavo su Valrie uno sguardo colmo di riconoscenza, udii sulla mia destra una specie di scatto. Poi sentii provenire dal mare il rombo di un motore, che per si smorz subito. In quell'istante, sull'altro lato della terrazza, una spilungona bionda balz in piedi urlando. Si ud una prima raffica, un crepitio netto e breve. La donna si volt verso di noi portandosi le mani al viso: un proiettile le aveva sfondato un occhio, riducendo l'orbita a un foro sfilacciato e sanguinolento; poi si accasci a terra, senza un suono. A quel punto li vidi: tre tizi con il turbante in testa e il mitra in mano, che correvano verso di noi. Part una seconda raffica, stavolta pi lunga; il rumore dei piatti e dei bicchieri che andavano in frantumi si mischi alle grida di dolore. Per qualche secondo rimanemmo paralizzati; solo due o tre ebbero la presenza di spirito di cercare riparo sotto i tavoli. Accanto a me, Jean-Yves grid: l'avevano colpito al braccio. In quell'istante scorsi Valrie scivolare piano dalla sedia e accasciarsi sul pavimento. Mi precipitai verso di lei e la strinsi fra le braccia. A partire da quel momento non vidi pi niente. Le raffiche di mitra si susseguirono in un silenzio rotto solo dall'esplosione dei vetri, lungo un'interminabile sequenza di secondi. L'odore di polvere da sparo era intensissimo. Poi torn il silenzio. Mi accorsi che la mia mano sinistra era coperta di sangue; Valrie era stata colpita, forse alla gola, o al petto. Il lampione accanto al nostro tavolo era scoppiato, eravamo quasi al buio. Jean-Yves, riverso a pochi metri da me, tent di sollevarsi, gemendo. In quell'istante si ud provenire dal centro ricreativo un'esplosione assordante, che lacer gli spazi ed echeggi a lungo nella baia. Dapprima credetti che mi fossero scoppiati i timpani; invece, dopo qualche secondo, la nebbia di quello stordimento fu squarciata da una cacofonia di urla terrificanti, vere e proprie grida di dannati.

I primi soccorsi giunsero dopo una decina di minuti, da Krabi; si diressero subito verso il centro ricreativo. La bomba era esplosa nel Crazy Lips, il bar pi frequentato, e nel momento di massima affluenza; era stata nascosta in uno zainetto lasciato a pochi metri dalla pista da ballo. Si trattava di un ordigno artigianale, ma molto potente, a base di dinamite e azionato da un timer; per rendere pi micidiale l'effetto dell'esplosione, lo zaino era stato riempito di chiodi e bulloni. La violenza dello scoppio aveva disintegrato le sottili pareti di mattoni che separavano il bar dagli altri locali del padiglione; alcune delle travi metalliche che sostenevano il complesso avevano ceduto, e il tetto rischiava di crollare. Vista la portata del disastro, i primi soccorritori avevano chiamato rinforzi. Poco oltre la soglia del bar, una delle ballerine, con ancora indosso il succinto abito di scena, strisciava sul pavimento aiutandosi coi moncherini delle braccia, tranciate all'altezza dei gomiti. Accanto a lei, un turista tedesco, seduto in mezzo ai calcinacci, cercava di trattenere le viscere che gli sgusciavano fuori dal ventre; al suo fianco era stesa la moglie, col torace squarciato e i seni quasi strappati. Su tutto gravava una coltre di fumo acre e nerastro; il pavimento era scivoloso, allagato dal sangue che sgorgava da corpi e membra recisi. Alcuni sventurati, agonizzanti e con gambe o braccia mutilate, cercavano di strisciare verso l'uscita, lasciando dietro di s una densa scia rossastra. I bulloni e i chiodi avevano sfondato occhi, reciso mani, dilaniato volti. Qualcuno sembrava addirittura esploso dall'interno, disseminando membra e viscere nel raggio di qualche metro. Quando finalmente i soccorritori arrivarono da noi sulla terrazza, Valrie era ancora stretta tra le mie braccia; il suo corpo era tiepido. Per terra, a un paio di metri da me, giaceva una donna col volto coperto di sangue, crivellato da schegge di vetro. Altri erano rimasti immobili sulle loro sedie, la bocca spalancata in un grido muto, stecchiti dalla morte. Lanciai un urlo per attirare l'attenzione dei soccorritori; due infermieri corsero verso di me, sollevarono delicatamente Valrie e la deposero su una barella. Tentai di alzarmi in piedi, poi ricaddi a terra; battei la testa sul pavimento. In quell'attimo udii chiaramente qualcuno dire, in francese: " morta."

Terza parte
Pattaya Beach 1 Era da mesi che non mi svegliavo da solo nel letto. L'ospedale di Krabi era un piccolo edificio chiaro; a met mattina venne a trovarmi un medico. Era francese, faceva parte dell'equipe di Mdecins du Monde, arrivata sul posto all'indomani dell'attentato. Aveva una trentina d'anni, leggermente curvo, sguardo diffidente. Mi disse che avevo dormito per tre giorni di fila. "In effetti," puntualizz, "dormire non proprio il termine esatto. In certi momenti sembrava sveglio, e quindi cercavamo di parlarle. Ma questa la prima volta che riusciamo a stabilire il contatto." Stabilire il contatto, mi ripetei. Il medico disse che il bilancio dell'attentato era agghiacciante: fino a quel momento i morti erano centodiciassette; era la prima volta che in Asia veniva compiuto un atto terroristico cos sanguinario. Alcuni feriti erano ancora in condizioni estremamente critiche, e pertanto intrasportabili; tra loro c'era Lionel. L'esplosione gli aveva tranciato le gambe, e una scheggia di metallo gli aveva perforato il ventre. Le sue speranze di sopravvivere erano minime. Gli altri feriti gravi erano stati trasportati al Bumrungrad Hospital, a Bangkok. La ferita di JeanYves non era grave: un proiettile gli aveva fratturato l'omero; era stato possibile curarlo sul posto. Io invece non avevo assolutamente niente, neppure un graffio. "Quanto alla sua amica," concluse il medico, "la salma stata rimandata in Francia. Ho parlato con i genitori: vogliono seppellirla in Bretagna." Tacque; evidentemente si aspettava che dicessi qualcosa. Mi guardava con la coda dell'occhio; aveva l'aria sempre pi diffidente. Verso mezzogiorno arriv un'infermiera col vassoio del pranzo; dopo un'ora torn e se lo port via, intatto. Disse che dovevo ricominciare a nutrirmi, era fondamentale. A met pomeriggio venne a trovarmi Jean-Yves. Anche lui mi guardava in maniera strana, obliqua. Mi parl soprattutto di Lionel; disse che stava per morire, era solo questione di ore. Continuava a chiedere notizie di Kim. La ragazza era rimasta miracolosamente illesa, ma sembrava essersi consolata molto in fretta: la sera prima Jean-Yves l'aveva vista a passeggio per Krabi sottobraccio a un inglese. Ovviamente non aveva detto niente a Lionel, che tuttavia non sembrava farsi molte illusioni; doveva gi ritenersi fortunato di averla conosciuta, diceva. "Che strano..." mi disse Jean-Yves, "sembra felice."

Mentre stava per uscire dalla stanza, mi resi conto che non avevo aperto bocca; non sapevo assolutamente cosa dirgli. Capivo che c'era qualcosa che non andava, ma era una sensazione vaga, difficile da formulare. Mi sembrava che la cosa migliore fosse tacere, in attesa che le persone intorno a me si ravvedessero; era un momento difficile, sarebbe passato. Giunto sulla soglia, Jean-Yves mi lanci un'ultima occhiata, poi scosse la testa con aria sconsolata. Da quanto mi hanno raccontato in seguito, quando ero solo in camera parlavo in continuazione; poi, appena entrava qualcuno, tacevo di colpo. Dopo un paio di giorni ci trasportarono al Bumrungrad Hospital, a bordo di un'aeroambulanza. Le ragioni di quel trasferimento non mi sono mai state chiare; forse lo fecero per dar modo alla polizia di interrogarci. Lionel era morto il giorno prima; percorrendo il corridoio avevo intravisto il suo cadavere, avvolto in un sudario. I poliziotti thailandesi erano accompagnati da un addetto dell'ambasciata francese, incaricato di fare da interprete; purtroppo le informazioni che potevo fornire non erano molte. Pi che altro le guardie sembravano ansiose di sapere se i terroristi fossero arabi o asiatici. Mi rendevo perfettamente conto delle loro preoccupazioni, della necessit di capire se avessero a che fare con dei separatisti malesi o con una rete terroristica internazionale che stesse muovendo i primi passi in Thailandia; ma non potei fare altro che ripetere che tutto si era svolto molto in fretta, che in pratica avevo visto soltanto delle sagome; per quel che ne sapevo, poteva benissimo trattarsi di malesi. Poi fu la volta degli americani, tre tizi che credo facessero parte della CIA. Si esprimevano con una certa brutalit, come se il sospettato fossi io. Non avevano ritenuto necessario farsi accompagnare da un interprete, sicch non riuscii a capire il senso della maggior parte delle domande che mi facevano. Alla fine mi mostrarono una serie di foto, probabilmente di terroristi internazionali; non riconobbi nessuno di quegli uomini. Di tanto in tanto Jean-Yves veniva a trovarmi nella mia stanza d'ospedale, si sedeva accanto al letto e mi guardava in silenzio. Sentire la sua presenza aumentava leggermente il mio stato di tensione. Un mattino, tre giorni dopo il nostro arrivo, mi porse un fascio di fogli: erano fotocopie di articoli di giornale. "Me li hanno faxati ieri sera dalla direzione del gruppo..." disse. "Non hanno aggiunto commenti." Il primo articolo, tratto dal Nouvel Observateur, era intitolato: "UN VILLAGGIO MOLTO SPECIALE"; lungo due pagine, molto dettagliato, era

corredato da una fotografa tratta dal catalogo tedesco. L'autore dell'articolo accusava senza mezzi termini il gruppo Aurore di promuovere il turismo sessuale nei paesi del Terzo Mondo, e aggiungeva che, in tali circostanze, la reazione dei musulmani era perfettamente comprensibile. Jean-Claude Guillebaud dedicava il suo editoriale allo stesso argomento. Intervistato telefonicamente, Jean-Luc Espitalier aveva dichiarato: "Il gruppo Aurore, firmatario della carta mondiale del turismo etico, non intende in alcun modo appoggiare questo genere di deviazioni dalla sua filosofia; i responsabili verranno puniti." Il fascicolo conteneva anche un violento ma poco documentato articolo di Isabelle Alonso, pubblicato dal Journal de la Dimanche e intitolato "IL RITORNO DELLO SCHIAVISMO". Franoise Giroud riprendeva il concetto nel suo corsivo settimanale: "Duole dirlo, ma davanti alle centinaia di migliaia di donne infangante, umiliate e ridotte in schiavit in tutto il mondo, che importanza pu avere la morte di qualche facoltoso libertino?" Ovviamente l'attentato di Krabi aveva dato una notevole risonanza alla faccenda. Libration pubblicava in prima pagina la foto di alcuni sopravvissuti appena sbarcati all'aeroporto di Roissy, titolando: "VITTIME SOSPETTE". Nel suo editoriale, Jrme Dupuy criticava il governo thailandese per l'acquiescenza che continuava a mostrare nei confronti della prostituzione e del traffico di droga, oltre che per i reiterati atteggiamenti antidemocratici. Dal canto suo, Paris-Match, titolando "CARNEFICINA A KRABI" faceva un resoconto completo della "notte dell'orrore". Erano anche riusciti a procurarsi delle foto -roba di pessima qualit: fotocopie in bianco e nero, per giunta trasmesse via fax, potevano rappresentare qualsiasi cosa, si capiva a stento che quelli erano corpi umani. A corredo del pezzo figurava la testimonianza di un turista sessuale -che peraltro non c'entrava niente con Krabi n con i villaggi del gruppo, era solo un povero sfigato che bazzicava le Filippine. Jacques Chirac aveva subito diramato un comunicato con cui, pur esprimendo tutto il proprio orrore davanti a quell'attentato, stigmatizzava il "comportamento inaccettabile di alcuni nostri compatrioti all'estero". Precipitandosi sulla scia di Chirac, Lionel Jospin aveva ricordato l'esistenza di leggi ben precise per contrastare il turismo sessuale, ancorch praticato con maggiorenni. Gli altri articoli, rispettivamente di Le Monde e Le Figaro, si interrogavano sui sistemi per debellare quel flagello e sull'atteggiamento che la comunit internazionale doveva adottare in merito. Nei giorni seguenti, Jean-Yves tent di raggiungere telefonicamente Gottfried Rembke; ci riusc solo dopo diversi tentativi. Il boss della TUI era dispiaciuto, sinceramente dispiaciuto, ma non poteva farci niente. Come destinazione turistica, la Thailandia era fottuta per almeno una decina d'anni. A parte questo, la polemica francese aveva avuto qualche ripercussione in Germania; certo, i pareri erano discordi, ma, nonostante tutto, la maggioranza dell'opinione pubblica condannava il turismo sessuale; quindi, in quelle condizioni, preferiva ritirarsi dal progetto. 2

Cos come non avevo capito il motivo del mio trasferimento a Bangkok, non riuscii a capire quello del mio ritorno a Parigi. Il personale dell'ospedale non mi aveva molto in simpatia; probabilmente mi giudicava troppo inerte; siamo condannati a fare la commedia persino negli ospedali, e fin sul letto di morte. I medici e i paramedici amano riscontrare nel paziente almeno un minimo di resistenza, una sorta di indisciplina che possano impegnarsi a fiaccare, ovviamente per il bene del paziente stesso. In me invece non riscontravano un accidenti di niente. Se mi voltavano su un fianco per farmi una puntura e tornavano tre ore dopo, mi ritrovavano esattamente nella stessa posizione. La notte della partenza, mentre cercavo un bagno nel corridoio dell'ospedale, sbattei violentemente contro una porta. Il mattino dopo avevo la faccia coperta di sangue, per un brutto taglio al sopracciglio destro; mi dovettero pulire e medicare. Non avevo pensato di chiedere aiuto all'infermiera di turno; anzi, in pratica non mi ero accorto di niente. Il volo fu uno spazio di tempo neutro; avevo anche smesso di fumare. Davanti al carosello dei bagagli strinsi la mano a Jean-Yves; poi presi un taxi per Choisy. Di colpo mi resi conto che cos non andava, non poteva andare. Lasciai la valigia cos com'era. Feci il giro dell'appartamento, rastrellando tutte le foto di Valrie che riuscii a trovare. Erano perlopi foto scattate a casa dei suoi in Bretagna, sulla spiaggia o in giardino. C'erano anche un paio di foto erotiche, scattate da me l in casa: guardarla masturbarsi mi piaceva molto, nel suo gesto vedevo una certa soavit. Mi sedetti sul pavimento e composi un numero che mi avevano dato in caso di urgenza, attivo ventiquattr'ore al giorno. Era una specie di unit di crisi, allestita appositamente per i sopravvissuti all'attentato. Si trovava in un reparto dell'ospedale Sainte-Anne. La maggior parte della gente che vi si era fatta ricoverare era effettivamente in pessime condizioni: nonostante le massicce dosi di tranquillanti, soffrivano tutti di incubi, con conseguenti crisi d ansia, urli, pianti. Incrociandoli nei corridoi mi colpivano le loro facce atterrite, sconvolte; sembravano letteralmente minati dalla paura. E quella paura, mi dicevo, sarebbe cessata soltanto al cessare della loro vita. Per quanto riguardava me, l'unico vero problema era l'estrema debolezza. In genere mi alzavo dal letto solo per bere una tazza di Nescaf o per sgranocchiare qualche biscotto; i pasti non erano obbligatori, e nemmeno le attivit terapeutiche. Comunque mi sottoposero a una serie di esami e, dopo tre giorni, a un colloquio con uno psichiatra; dagli esami risultava una "reattivit estremamente ridotta".

Verissimo: pi che soffrire, in effetti, mi sentivo ridotto; mi sentivo ridotto al di l del concepibile. Lo psichiatra mi domand cosa contassi di fare. "Aspettare," risposi. Mi mostrai ragionevolmente ottimista: gli dissi che sentivo che tutta quella tristezza non sarebbe durata in eterno, che presto avrei ritrovato la mia felicit, ma che sapevo di dover aspettare. Non mi parve molto convinto. Era un tizio sulla cinquantina, dal volto tondo e allegro, totalmente glabro. Dopo una settimana mi trasferirono in un altro ospedale psichiatrico, stavolta per un ricovero di lunga durata. Dovevo restarci poco pi di tre mesi. Con mia grande sorpresa vi ritrovai lo stesso psichiatra. Mi disse che non c'era niente di strano; era l che prestava servizio abitualmente. L'aiuto alle vittime di attentati era solo una missione temporanea, nella quale peraltro si era specializzato, avendo gi fatto parte della cellula di crisi allestita dopo l'attentato alla stazione della metropolitana di SaintMichel. In fondo non si esprimeva come uno psichiatra classico, e questo lo rendeva sopportabile. Ricordo che mi parl di "liberarsi dal vincolo" -roba pi da buddisti che da psichiatri. Liberare cosa? Ero io stesso il vincolo. Conscio della mia natura transitoria, mi ero vincolato a una cosa transitoria, in perfetta coerenza con la mia natura -non mi sembrava che tutto ci richiedesse particolari commenti. Se fossi stato di natura eterna, proseguii giusto per mantener viva la conversazione, mi sarei attaccato a cose eterne. Pare che il suo metodo funzionasse bene con i sopravvissuti che soffrivano di angosce di mutilazione e di morte. "Queste sofferenze non vi appartengono, non sono realmente vostre: sono fantasmi che attraversano la vostra mente," diceva ai pazienti; e i pazienti finivano per credergli. Non ricordo pi quando fu che cominciai a rendermi pienamente conto della situazione -e comunque succedeva solo a intermittenza. Ci furono lunghi periodi -e in realt ce n' tuttora -in cui Valrie non era affatto morta. Inizialmente riuscivo a prolungarli a volont, senza il minimo sforzo. Ricordo la prima volta che non funzion, la prima volta che avvertii in pieno il peso della realt; accadde subito dopo una visita di Jean-Yves. Fu un brutto momento, pieno di ricordi che improvvisamente facevo fatica a negare; non gli chiesi pi di tornare. La visita di Marie-Jeanne, invece, mi fece un gran bene. Ricordo che non disse niente di importante, mi parl un po' della situazione in ufficio; io le dissi subito che non sarei tornato al lavoro, perch intendevo trasferirmi a Krabi. Lei fece cenno di s col capo, senza commenti. "Non ti preoccupare," le dissi, "andr tutto bene." Marie-Jeanne mi guard con un'espressione di muta commiserazione; penso che, stranamente, mi abbia addirittura creduto.

La visita dei genitori di Valrie fu sicuramente la pi penosa; lo psichiatra aveva dovuto spiegargli che stavo attraversando un periodo di negazione del reale, sicch la madre di Valrie pianse quasi tutto il tempo; neanche il padre sembrava molto a suo agio. Erano venuti anche per sistemare un paio di cosucce pratiche, e per portarmi una valigia con i miei effetti personali. L'appartamento non intendevo pi tenerlo, vero? Risposi che, in effetti, no, non intendevo tenerlo, e che comunque avremmo sistemato tutto appena fossi uscito da l; a quel punto la madre di Valrie ricominci a piangere. Negli ospedali la vita scorre facilmente, dato che i bisogni umani vi vengono sostanzialmente soddisfatti. Avevo ripreso a seguire Questions pour un champion, in pratica era l'unico programma televisivo che guardassi, l'attualit non mi interessava pi. Molti ricoverati passavano la giornata davanti alla televisione. In realt non che fossi proprio contento: andava tutto troppo in fretta. La mia idea era che se fossi rimasto calmo, se avessi evitato il pi possibile di pensare, tutto si sarebbe sistemato. Un mattino di aprile venni informato che in effetti le cose si erano sistemate, e che presto sarei potuto uscire. Notizia che interpretai come una fonte di complicazioni: mi sarebbe toccato trovarmi una stanza d'albergo, crearmi un ambiente neutro. Almeno avevo un bel po' di soldi; la questione sempre quella. "La vita va presa con filosofia," dissi a un'infermiera. Mi sembr sorpresa, forse perch era la prima volta che le rivolgevo la parola. Contro la negazione del reale, mi spieg lo psichiatra durante il nostro ultimo colloquio, non esistono cure specifiche; pi che di un disturbo della psiche si tratta di un'alterazione della rappresentazione. Se mi aveva tenuto in ospedale per tutto quel tempo era stato pi che altro per paura che tentassi di suicidarmi -il suicidio molto frequente nei casi di brusca ripresa della consapevolezza; ma adesso ero fuori pericolo. "Ah, bene," dissi io, "benone." 3 Una settimana dopo essere uscito dall'ospedale ripresi l'aereo per Bangkok. Non avevo progetti precisi. Se la nostra fosse una natura ideale potremmo accontentarci del moto solare. A Parigi le stagioni erano troppo nette, quindi motivo di scompiglio, di inquietudine. A Bangkok il sole sorgeva alle sei; tramontava alle sei; in quell'arco di tempo, seguiva un percorso immutabile. Risultava esserci un periodo dell'anno funestato dai monsoni, ma io non ne avevo alcuna esperienza diretta. Anche li esisteva una sorta di scompiglio metropolitano, ma le sue cause non mi erano chiare, la vedevo piuttosto come una specie di condizione naturale. Quelle persone avevano sicuramente un destino, una vita, quantomeno nella misura consentita dai rispettivi redditi; ma, per quel che ne sapevo, avrebbero anche potuto essere un branco di lemming.

Optai per l'Amari Boulevard; l'albergo era frequentato perlopi da uomini d'affari giapponesi. Era l che eravamo scesi l'ultima volta con Valrie e JeanYves. Pessima idea, dunque. Due giorni dopo mi trasferii al Grace Hotel; era a poche decine di metri dall'Amari Boulevard, ma l'atmosfera era sensibilmente diversa. Era praticamente l'ultimo posto di Bangkok dove si potevano ancora trovare dei turisti sessuali arabi. Li vedevi letteralmente rasentare i muri, restavano tutto il giorno barricati nell'albergo -che disponeva di una discoteca e di un salone per massaggi. Se ne trovavano alcuni anche nelle stradine l attorno, tra chioschi di venditori di kebab e centri per telefonate intercontinentali; ma a parte l, zero. Mi accorsi di essermi involontariamente avvicinato al Bumrungrad Hospital. Si pu sicuramente restare in vita essendo animati solo dal desiderio di vendetta; parecchia gente ha vissuto cosi. L'Islam aveva rovinato la mia vita, e l'Islam era certamente qualcosa che potevo odiare; nei giorni seguenti mi sforzai di provare odio per i musulmani. Vidi che ci riuscivo benissimo, e ripresi a interessarmi all'attualit internazionale. Ogni volta che leggevo o sentivo che un terrorista palestinese, o un bambino palestinese, o una donna incinta palestinese, erano stati riempiti di piombo nella striscia di Gaza, provavo un brivido di entusiasmo all'idea che ci fosse un musulmano in meno sulla faccia della terra. S, in quel modo si poteva benissimo vivere. Una sera, al coffee-shop dell'albergo, mi trovai a chiacchierare con un banchiere giordano. Aveva insistito per offrirmi una birra; forse la reclusione forzata nell'albergo cominciava a pesargli. "Io questa gente la capisco," mi disse, "e francamente non me la sento di dargli torto. Anche perch noi musulmani ce la siamo proprio voluta. Questa non terra islamica, assurdo sborsare centinaia di milioni per finanziare la costruzione di moschee. Senza contare l'attentato, ovviamente..." Vedendo che lo ascoltavo con attenzione, il banchiere giordano ordin un'altra birra e si fece pi audace. Disse che il problema dei musulmani era che il paradiso promesso dal Profeta esisteva gi nella vita terrena: l in Thailandia, per esempio, c'erano posti dove femmine lascive e disponibili ballavano per il piacere dei maschi, posti dove ci si poteva inebriare di nettari prelibati ascoltando musiche celestiali -di posti del genere, aggiunse, ce n'erano una ventina gi nel raggio di mezzo chilometro dall'albergo. Erano luoghi facilmente accessibili, per entrarvi non occorreva ottemperare ai sette doveri del musulmano, n votarsi alla guerra santa: bastava pagare qualche dollaro. E per rendersi conto dell'esistenza di quel paradiso non c'era neanche bisogno di viaggiare: bastava avere un'antenna parabolica. Secondo lui il sistema musulmano era spacciato: il capitalismo lo avrebbe schiacciato. Gi i giovani arabi cominciavano a sognare sesso e consumismo. Nonostante si affannassero a sostenere il contrario, il loro sogno segreto era di integrarsi al modello americano: l'aggressivit di alcuni di loro non era altro che l'inequivocabile sfogo di un'invidia impotente; per fortuna erano sempre pi numerosi quelli che voltavano

le spalle all'Islam. Lui non aveva avuto la possibilit di farlo, purtroppo, e adesso era troppo tardi, ormai era vecchio, aveva mortificato la propria esistenza nel rispetto di una religione che disprezzava. Io, pensai, mi trovavo pi o meno nella sua situazione: il giorno in cui il mondo si sarebbe definitivamente disfatto dell'Islam era vicino; ma per me sarebbe arrivato comunque troppo tardi. Ero rimasto a corto di vita; per qualche mese ne avevo avuto una, potevo ritenermi soddisfatto, una simile fortuna non era da tutti. Purtroppo l'assenza di voglia di vivere non basta per aver voglia di morire. Lo rividi l'indomani, poco prima che ripartisse per Amman; gli sarebbe toccato aspettare un anno prima di poter tornare. Ero piuttosto contento che se ne andasse, sentivo che altrimenti avrebbe voluto di nuovo chiacchierare con me, e quella prospettiva mi dava il mal di testa: ormai facevo troppa fatica a sopportare gli scambi intellettuali; non avevo pi nessuna voglia di capire il mondo, e nemmeno di conoscerlo. La nostra breve conversazione, tuttavia, mi lasci un'impressione profonda; quell'uomo mi aveva convinto: l'Islam era spacciato -il che, a pensarci bene, era evidente. Quel semplice pensiero bast a dissipare tutto il mio odio. Ancora una volta smisi di interessarmi all'attualit. 4 Bangkok era ancora troppo simile a una citt normale, vi si incontravano troppi uomini d'affari, troppi turisti da viaggio organizzato. Due settimane pi tardi presi il pullman per Pattaya. cos che doveva finire, mi dissi mentre cercavo un posto libero; poi mi resi conto che sbagliavo, in quell'atto non c'era nessun determinismo. Avrei potuto benissimo passare il resto dei miei giorni con Valrie in Thailandia, in Bretagna, o in qualsiasi altro posto del mondo. Gi di per s invecchiare non uno spasso: invecchiare da soli, poi, peggio di qualsiasi cosa. Appena ebbi posato la valigia sul pavimento polveroso del terminal di Pattaya capii che ero arrivato alla fine del mio cammino. Un vecchio fricchettone scheletrico, coi lunghi capelli grigi e una grossa lucertola su una spalla, chiedeva l'elemosina all'uscita delle porte a bussola. Gli diedi cento bat e andai a farmi una birra all'Heidelberg Hof, proprio di fronte al terminal. Alcuni pederasti tedeschi, baffuti e panciuti, sculettavano nelle loro tuniche fiorate. Accanto a loro, tre adolescenti russe arrivate all'ultimo stadio della troiaggine si dimenavano al ritmo della musica vomitata dal loro ghetto-blaster; quelle sordide piccole pompinare si contorcevano in maniera sguaiata e si rotolavano per terra, letteralmente. In pochi minuti di cammino per le strade della citt mi imbattei in un'impressionante variet di esemplari della razza umana: rapper con cappellino, emarginati olandesi, cyberpunk coi capelli rossi, lesbiche austriache crivellate di piercing. Oltre Pattaya non esiste pi nulla: una specie di fogna, di cloaca terminale dove viene a estinguersi la variegata feccia della nevrosi occidentale. Che si sia omosessuali, eterosessuali o entrambi, Pattaya altres la destinazione

dell'ultima speranza, quella dopo la quale non resta altro che rinunciare al desiderio. Oltre che per i vari livelli di comodit e di prezzo, gli alberghi si differenziano per la nazionalit della clientela. Ci sono due grandi comunit: i tedeschi e gli americani (tra i quali, probabilmente, si celano australiani e neozelandesi). Girano anche parecchi russi, riconoscibili per la camminata da cafoni e i modi da delinquenti. C' pure un albergo destinato ai francesi, il Ma Maison; l'albergo in s ha solo quindici stanze, ma il ristorante frequentatissimo. Vi soggiornai per una settimana, per poi rendermi conto che non ero particolarmente affezionato n alle salsiccette di trippa n alle zampe di rana; che potevo vivere senza le partite del campionato francese via satellite, e senza sfogliare quotidianamente le pagine culturali di Le Monde. Comunque bisognava che mi cercassi una sistemazione stabile. In Thailandia il normale visto turistico valido solo per un mese; ma per ottenere una proroga basta passare un confine. Diverse agenzie di Pattaya vendono pacchetti con andata e ritorno dalla frontiera cambogiana in giornata. Dopo un viaggio di tre ore in minibus e un paio d'ore di coda alla dogana, si pranza in un self-service in suolo cambogiano (il prezzo del pranzo incluso nel forfait, e altrettanto la mancia alle guardie doganali), e si riprende la via del ritorno. La maggior parte dei residenti adotta da anni questo stratagemma: decisamente pi semplice che ottenere un visto di lunga durata. A Pattaya non ci si viene per rifarsi una vita, bens per terminarla in condizioni accettabili. Ovvero, e volendo esprimersi in maniera meno brutale, per fare una pausa, una lunga pausa -che pu rivelarsi definitiva. Sono questi i termini adottati dall'omosessuale cinquantenne che conobbi in un pub irlandese sulla Soi 14; aveva lavorato per molti anni come impaginatore di giornali scandalistici, ed era riuscito a mettere da parte un po' di soldi. Dieci anni prima si era reso conto che dal punto di vista erotico le cose non funzionavano pi come un tempo: la sera bazzicava i locali, i soliti locali di sempre, ma si trovava sempre pi spesso a rincasare senza aver battuto chiodo. Certo, poteva sempre pagare: ma se proprio era costretto a pagare, allora era meglio andare a spassarsela con gli asiatici. Si scus per quanto aveva appena detto, sperava che non ci vedessi una connotazione razzista. No, macch, figuriamoci, lo capivo perfettamente: meno umiliante pagare per qualcuno che non abbia la minima rassomiglianza con chi un tempo ti si sarebbe concesso per semplice attrazione, e soprattutto che non susciti alcun tipo di ricordo; una volta arrivati al punto in cui la sessualit ha da essere per forza mercimonio, allora meglio che sia, in un certo senso, indifferenziata. Come tutti sanno, una delle prima cose che si notano quando ci si trova in mezzo a gente di un'altra razza proprio questa indifferenziazione, questa sensazione che tutti, chi pi chi meno, si somiglino. Una sensazione che svanisce dopo pochi mesi di soggiorno, ed un peccato, perch tutto sommato corrisponde a una realt: in fondo gli esseri umani si assomigliano enormemente. Certo, maschi e femmine si possono distinguere; cos come, volendo, si possono distinguere varie classi di et; ma qualsiasi distinzione pi spinta denota una pedanteria fastidiosa e inconcludente, probabilmente dovuta alla noia. Chi si annoia finisce

immancabilmente per sviluppare distinzioni e gerarchie, risaputo. Secondo Hutchinson e Rawlins, lo sviluppo dei sistemi di dominanza gerarchica in seno alle societ animali non corrisponde ad alcuna necessit pratica, non coincide con nessun vantaggio selettivo; costituisce, molto semplicemente, un mezzo per lottare contro la noia di una vita altrimenti monotona in mezzo alla natura. Il vecchio impaginatore, dunque, concludeva piacevolmente la propria frocesca esistenza pagandosi qualche snello e muscoloso efebo dalla carnagione olivastra. Una volta l'anno tornava in Francia per far visita ai parenti e a qualche amico. La sua vita sessuale era molto meno intensa di quanto potessi immaginare, mi disse: di sera usciva soltanto una o due volte la settimana, non di pi. Ormai erano sei anni che si era trasferito a Pattaya; l'abbondanza dell'offerta sessuale, varia, eccitante e a buon mercato, aveva il paradossale affetto di mitigare il desiderio sessuale. Ogni volta che usciva aveva la certezza di poter inculare e spompinare dei gran bei ragazzi, i quali, dal canto loro, lo avrebbero masturbato con sensibilit e talento. Cos, pienamente rassicurato da quel punto di vista, preparava con pi cura le proprie uscite, e ne approfittava con moderazione. Allora capii che per parte sua mi immaginava sprofondato nella frenesia erotica tipica delle prime settimane di soggiorno, e vedeva in me un suo reciproco eterosessuale. Mi guardai bene dal disilluderlo. Fu sinceramente cordiale, insistette per pagare le birre, mi diede vari indirizzi di posti adatti a una sistemazione stabile. Gli aveva fatto piacere parlare con un francese; la maggior parte della popolazione omosessuale di Pattaya era costituita da inglesi, gente con cui ovviamente era in ottimi rapporti, ma ogni tanto gli veniva voglia di parlare la propria lingua. Invece non aveva molti rapporti con la piccola comunit francese che gravitava intorno al Ma Maison; si trattava perlopi di eterosessuali delle media borghesia, tipo vecchi coloniali o militari. Se avessi deciso di stabilirmi a Pattaya, magari una sera saremmo potuti uscire insieme, ovviamente senza alcun secondo fine; mi diede il suo numero di cellulare. Lo annotai su un pezzo di carta, sapendo che non lo avrei mai chiamato. Era simpatico, affabile, e in fondo anche abbastanza interessante; ma io ero semplicemente stufo di rapporti umani. Affittai un appartamentino in Naklua Road, un po' defilato rispetto al subbuglio della citt. C'erano l'aria condizionata, il frigorifero, una doccia, un letto e qualche mobile; l'affitto era di tremila bat al mese -poco pi di cinquecento franchi. Comunicai il nuovo indirizzo alla mia banca, spedii la lettera di dimissioni al Ministero della Cultura. Non mi restava pi granch da fare, in generale, nell'esistenza. Comprai diverse risme di carta 21x29,7, per cercar di mettere in ordine gli elementi della mia vita. una cosa che la gente dovrebbe fare pi spesso, prima di morire. Fa un certo effetto pensare a tutti questi esseri umani che vivono per tutta una vita senza sentire il bisogno di esprimere un minimo commento, una minima obiezione, un minimo appunto. Non che tali commenti, obiezioni, appunti possano avere un

destinatario, e nemmeno un senso; ma a mio avviso, in fin dei conti, comunque preferibile esprimerli. 5 Sei mesi dopo, eccomi ancora installato nell'appartamentino di Naklua Road; e credo di aver quasi terminato il mio compito. Valrie mi manca. Se mai avessi avuto l'intenzione, affrontando la stesura di queste note, di attenuare la sensazione della perdita, o di renderla pi sopportabile, adesso potrei avere l'assoluta sicurezza di aver fallito: l'assenza di Valrie non mi ha mai fatto soffrire cosi tanto. All'inizio del mio terzo mese di permanenza a Pattaya avevo deciso di ricominciare a frequentare saloni per massaggi e escort-bar. In partenza l'idea non mi entusiasmava granch, avevo paura di espormi a un fiasco totale. Invece ero riuscito subito a farmelo venire duro, e persino a eiaculare; ma il piacere no, quello non l'ho mai pi provato. La colpa non era delle ragazze, come sempre dolcissime e bravissime; era qualcosa che dipendeva da me, mi sentivo come insensibilizzato. Tuttavia, pi che altro per principio, avevo continuato ad andare in un salone per massaggi, una volta la settimana; poi avevo smesso del tutto. Si trattava comunque di un contatto umano, ecco il problema. Pur essendo ormai convinto che non avrei mai pi conosciuto neanche l'ombra del piacere, poteva sempre capitare che una delle ragazze godesse, specialmente quando non mi curavo di interrompere quell'esercizio che, data l'insensibilit del mio sesso, avrebbe potuto durare anche per delle ore. Temevo l'eventualit di ritrovarmi a desiderare di farle godere, come per una specie di sfida; e non avevo nessuna voglia di sfide. La mia vita era una forma vuota, ed era meglio che rimanesse tale. Se avessi consentito alla passione di penetrare nel mio corpo, subito dopo sarebbe arrivato il dolore. Il mio libro si avvicina alla fine. Sempre pi spesso, ormai, rimango a letto quasi tutto il giorno. Certe volte accendo l'aria condizionata al mattino, la spengo alla sera, e tra i due atti non accade assolutamente niente. Mi sono abituato al sussurro costante dell'apparecchio, che inizialmente mi dava fastidio; ma mi sono assuefatto anche al caldo; non ho una vera e propria preferenza. Ho smesso da un pezzo di comprare i giornali francesi; suppongo che a questo punto le elezioni del presidente della repubblica si siano gi svolte. Il Ministero della Cultura, bene o male, deve continuare la propria missione. Forse MarieJeanne pensa ancora a me, di tanto in tanto, magari quando c' da definire il budget di una mostra; non ho mai cercato di riprendere i contatti. Jean-Yves non so neanche che fine abbia fatto; immagino che, dopo le dimissioni dal gruppo

Aurore, abbia ricominciato la propria carriera da un livello molto pi basso, e probabilmente non nel turismo. Quando la vita amorosa cessata, l'esistenza nel suo complesso si infetta di qualcosa di leggermente convenzionale e forzato. La forma umana resiste, resistono i comportamenti abituali, resiste insomma una specie di struttura; ma, come si usa dire, manca il cuore. Due scooter sfrecciano lungo Naklua Road sollevando una nube di polvere. gi mezzogiorno. Le prostitute arrivano dai quartieri periferici e si dirigono verso i bar del centro, dove lavoreranno fino a tardi. Penso che oggi non uscir. O forse s, al tramonto, per mandar gi qualcosa in uno dei chioschetti all'incrocio. Quando si rinunciato alla vita, gli ultimi contatti umani che restano sono quelli con negozianti e bottegai. Per quanto mi riguarda si limitano al rapido scambio di qualche parola in inglese. Non parlo thailandese, e questo mi ha creato tutt'attorno una barriera opprimente e triste. probabile che non riuscir mai veramente a capire l'Asia, ma questo non ha alcuna importanza. Si pu abitare il mondo senza capirlo, basta poterne ricavare un po' di cibo, di carezze e di amore. A Pattaya il cibo e le carezze costano poco, rispetto ai parametri occidentali e perfino a quelli asiatici. Quanto all'amore, non mi facile parlarne. Ora ne sono convinto: per me Valrie rester una splendida eccezione. Valrie era uno di quegli esseri che hanno la capacit di dedicare la propria vita alla felicit di qualcuno, di farne il proprio scopo principale, forse l'unico. Questo fenomeno un mistero. In esso sono la felicit, la semplicit, la gioia; ma continuo a non capire come, e perch, riesca a compiersi. E se non ho capito l'amore, a che mi serve aver capito il resto? Rimarr fino all'ultimo un figlio dell'Europa, dell'ansia e della vergogna; non ho alcun messaggio di speranza da comunicare. Per l'Occidente non nutro odio, tutt'al pi un immenso disprezzo. So soltanto che, dal primo all'ultimo, noi occidentali puzziamo di egoismo, di masochismo e di morte. Abbiamo creato un sistema in cui diventato semplicemente impossibile vivere; e, come se non bastasse, continuiamo a esportarlo. Scende la sera, le ghirlande multicolori si accendono davanti ai beer-bar. Attempati tedeschi si siedono, posano una mano massiccia sulla flessuosa coscia della loro compagna. Pi di ogni altro popolo i tedeschi conoscono il sospetto e la vergogna, sentono il bisogno di carni tenere, di pelli dolci e dall'inesauribile refrigerio. Pi di ogni altro popolo conoscono il desiderio del proprio annientamento. raro riscontrare in loro la volgarit pragmatica e compiaciuta dei turisti sessuali anglosassoni, quel modo di paragonare incessantemente prestazioni e prezzi. altrettanto raro che facciano ginnastica, che abbiano cura del proprio

corpo. In genere mangiano troppo, bevono troppa birra, accumulano grasso insalubre; la maggior parte di loro morir presto. Spesso sono cordiali, amano scherzare, offrire da bere, raccontare aneddoti; eppure la loro compagnia tanto triste quanto distensiva. La morte, adesso, l'ho capita; non credo che mi far molto male. Ho conosciuto l'odio, il disprezzo, la decrepitezza e varie altre cose; ho conosciuto anche qualche breve istante d'amore. Di me non sopravvivr nulla, e non merito che qualcosa mi sopravviva; sar stato un individuo mediocre, sotto tutti gli aspetti. Non so perch ma immagino che morir in piena notte, e avverto ancora una lieve inquietudine al pensiero della sofferenza che accompagner il distacco dei vincoli corporei. Faccio fatica a rappresentarmi il cessare della vita come qualcosa di assolutamente privo di dolore e di coscienza; ovviamente so di sbagliarmi, eppure faccio fatica a persuadermene. Qualche autoctono mi scoprir dopo un paio di giorni -anzi, dopo poche ore: a queste latitudini i cadaveri cominciano a puzzare molto in fretta. Non sapr che fare, e probabilmente si rivolger all'ambasciata francese. Essendo io tutt'altro che indigente, la pratica sar facile da sbrigare. E sicuramente rimarranno parecchi soldi sul mio conto; non so chi li erediter, probabilmente lo Stato, o magari qualche lontanissimo parente. Contrariamente ad altri popoli asiatici, i thailandesi non credono ai fantasmi, e provano scarso interesse per il destino dei cadaveri: la maggior parte dei morti viene sepolta direttamente in una fossa comune. Lo stesso avverr per me, visto che non avr lasciato istruzioni precise. Un atto di morte verr redatto, una casella verr sbarrata in un fascicolo di stato civile, molto lontano da qui, in Francia. Qualche venditore ambulante, abituato a vedermi nel quartiere, scuoter la testa. Il mio appartamento verr affittato a un nuovo inquilino. Verr dimenticato. Verr dimenticato alla svelta.

Indice
Prima parte. Tropic Tha Seconda parte. Vantaggio concorrenziale Terza parte. Pattaya Beach

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