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Le pensioni in Europa
Raffronti fra la struttura e i dati fondamentali del sistema pensionistico italiano e quelli della Francia, della Germania, del Regno Unito, della Spagna e della Svezia

fonte: Sem. eur. Politiche pensionistiche 23-24/6/05

Numero quindici/Speciale - 25 ottobre 2005

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Linvecchiamento in Europa e le dinamiche pensionistiche Intervista con David Natali, studioso dellOsservatorio Sociale Europeo
A marzo di questanno stato pubblicato dallUE il libro verde sulle dinamiche demografiche. Una parte viene dedicata ai temi dellinvecchiamento e alle dinamiche pensionistiche nellUE. Vengono rappresentati i vari aspetti, partendo da quella che viene definita sfida demografica (allungamento della speranza di vita, bassa natalit, invecchiamento della popolazione attiva e ritiro della generazione del baby boom) sino ad arrivare alla crescita senza culla (storicamente sviluppo economico e crescita demografica sono variabili direttamente correlate; la popolazione in et attiva, tra i 15 e i 64 anni prevista in calo di circa 20 milioni di unit tra il 2005 ed il 2030; la crescita potenziale del PIL europeo prevista in calo dal 2,25% al 1,25% nel 2040). Quali sono le soluzioni che vengono individuate? David Natali uno dei curatori dello studio ed stato relatore al seminario sul tema Politiche pensionistiche: il modello sociale europeo promosso dalla Cgil nazionale e tenuto a Roma lo scorso 14 ottobre. Lo abbiamo incontrato al termine del seminario. Qual la situazione attuale del "sistema pensioni" in Europa? Esistono diverse angolazioni di lettura. Per leggere la stabilit nel lungo termine dei sistemi pensionistici una visione riguarda la sostenibilit finanziaria, cio se i conti nel lungo termini tornano oppure no. Vi sono una serie di proiezioni con una quantit di variabili; lequilibrio finanziario dei sistemi pensionistici nel lungo termine dipende dallandamento delloccupazione e dipende dallandamento delleconomia nazionale dei singoli paesi. In linea generale a livello europeo le riforme che sono stato introdotte negli ultimi 15 20 anni hanno sicuramente stabilizzato la spesa pensionistica. Se 20 anni fa i primi studiosi parlavano del dramma o della crisi pensionistica oggi questa crisi stata in gran parte risolta. Dal punto di vista della stabilit finanziaria c una valutazione positiva delle riforme che sono state realizzate. Questo probabilmente porter in alcuni paesi ad un problema di equit tra generazioni, e soprattutto di adeguatezza delle prestazioni pensionistiche per la popolazione anziana. Vecchia e nuova Europa: quali differenze e quali convergenze possiamo trovare? La prima differenza quella che riguarda il livello della spesa sociale. E vero che nei nuovi paesi membri solitamente la spesa sociale pi ridotta. Ci sono dei paesi in cui la spesa sociale comunque in linea con il livello medio europeo come la Polonia, in altri paesi come i paesi baltici il livello particolarmente ridotto. Significa che, da un lato esiste per questi paesi un problema di garantire un minimo di diritti sociali, dallaltro che esistono casi (Polonia) in cui invece il dato della spesa in rapporto al PIL in linea con quello europeo. Quindi si pongono i problemi tipici della vecchia Europa, primo tra tutti la sostenibilit finanziaria nel lungo termine. Ritengo sia una semplificazione eccessiva dire che i nuovi paesi membri siano un rischio per il modello sociale europeo. Esistono realt diverse e gradi di sviluppo economico diverso, quindi dobbiamo vedere lingresso dei nuovi paesi membri non come un rischio per i nostri diritti sociali, ma semplicemente come nuovi partner con cui dobbiamo fare i conti. Che futuro aspetta i cittadini europei? E importante la differenza tra generazioni. Esiste la generazione che gi in pensione, che non viene assolutamente toccata, sostanzialmente, in nessun paese europeo, dalle riforme introdotte negli ultimi anni. Ci sono alcuni casi in cui si intervenuti anche sulla tassazione delle pensioni e quindi anche sul benessere dei cittadini pensionati. Ci sono cittadini e lavoratori che stanno andando in pensione e che sono (almeno in parte) toccati dalle riforme: in questo caso avremo solitamente - in media - un abbassamento della generosit dei trattamenti pensionistici.
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Questo abbassamento sar ancora pi radicale per le nuove generazioni, cio quei lavoratori che sono appena entrati nel mondo del lavoro o che debbono ancora iniziare una attivit lavorativa. Ci sono dei problemi di adeguatezza dei trattamenti pensionistici e ritengo che alcuni passi sono stati fatti nellambito delle riforme introdotte. Anche in Italia ad esempio il meccanismo dei crediti contributivi o cosiddetti contributi figurativi, che sicuramente sono un elemento importante su cui probabilmente dovremmo investire risorse anche in futuro. Dallaltro labbassamento del numero degli anni minimi per ottenere comunque una prestazione. Anche qui si fatto qualcosa, ma c molto ancora da fare, perch le nuove generazioni sono quelle pi colpite dalle riforme, e avranno il maggiore impatto in termini di riduzione delle prestazioni. C dunque un problema di adeguatezza e di sostenibilit sociale del sistema stesso, con laumento conseguente del rischio di povert. In vari stati europei sono in itinere processi di riforma previdenziale. Si va dal limite del Belgio che addirittura aumenta il trattamento di pensione, allItalia o altri paesi che vedono sensibilmente ridotta la capacit di acquisto delle pensioni. C sicuramente un processo di convergenza legato ad una ridefinizione dei ruoli degli attori istituzionali che svolgono un ruolo nel garantire la pensione ai lavoratori. Se noi veniamo da un periodo storico - quello degli anni 70 fino agli 80 - in cui era lo Stato ad avere il monopolio della responsabilit e quindi gestiva le risorse finanziarie per garantire la pensione ai cittadini e ai lavoratori, adesso sempre pi si ha una frammentazione della responsabilit. Significa che lo Stato mantiene il suo ruolo (sostanzialmente in tutti i paesi europei ancora un ruolo centrale) per poi condivide questa responsabilit, questo ruolo con altri attori, che sono le parti sociali, che gestiscono i fondi professionali e sono anche il mercato, con lo sviluppo della previdenza integrativa e in particolar modo con i cosiddetti schemi individuali. E un fatto comune a tutti i paesi membri e va di pari passo con la riduzione del ruolo dello Stato e quindi anche con la riduzione della generosit delle pensioni pubbliche. Sicuramente un dato di massima; quindi c una convergenza piuttosto che una divergenza. Ci che cambia il ruolo giocato da ogni singolo attore; ad esempio nella gran parte dei paesi europei lo Stato ha ancora il ruolo predominante, il caso dellItalia, della Germania, della Francia e anche della Svezia. Penso questo si manterr nei prossimi anni. C per il rischio che la ridotta responsabilit dello Stato diventi sinonimo di una ridotta garanzia, con il rischio di povert nella vecchiaia. Come definirebbe oggi la situazione della previdenza in Europa? In transizione, che significa che molte riforme sono state fatte, ma ancora non sappiamo di preciso quale sar limpatto di queste riforme, perch esistono previsioni, ma mutano nel corso del tempo. Questa mancanza di certezze per il futuro, connota questa fase di transizione in cui probabilmente il processo di riforma non ancora arrivato a conclusione e in cui il tentativo di introdurre nuove misure per far fronte alle sfide correnti (ad esempio linvecchiamento Notiziario del Segretariato Europa della popolazione) si mescolano a nuove sfide. Che in parte sono anche della Cgil nazionale state create dalle stesse riforme, come ad esempio la necessit di tutelare tutte le diverse parti della popolazione anziana dal rischio di povert. Corso Italia 25 - 00198 Roma Italia E un problema che a mio avviso verr fuori proprio a causa delle riforme tel. +39 06 8476328 introdotte negli ultimi anni, soprattutto in alcuni paesi, faccio riferimento fax +39 06 8476321 alla Gran Bretagna in cui effettivamente il ruolo dello Stato ridotto in e-mail: europa.web@mail.cgil.it http://www.cgil.it/segretariatoeuropa modo molto sensibile. (a cura di Antonio Morandi)
Redazione a cura di: Giulia Barbucci, Monica Ceremigna, Antonio Morandi, Gian Paolo Patta

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FRANCIA
Larchitettura istituzionale Il sistema pensionistico francese, come altri nellEuropa continentale, strettamente correlato allidealtipo bismarkiano. incentrato su schemi pubblici legati ai redditi che coprono quasi lintera popolazione. La struttura istituzionale particolarmente frammentata: sono attivi pi di cento regimi diversi per tutelare diversi gruppi professionali contro il rischio dellanzianit. La principale distinzione tra il cosiddetto Rgime Gnral che copre i dipendenti del settore privato, ed i cosiddetti Regimes Spciaux chce coprono le categorie del settore pubblico. Le pensioni pubbliche sono state oggetto di varie innovazioni legislative nel corso dellultimo decennio: la riforma Balladur ha interessato il Rgime Gnral nel 1993, la riforma Raffarin nel 2003 ha interessato sia i lavoratori del settore pubblico che privato. Vi sono poi state le riforme dei regimi integrativi per i lavoratori del settore privato nel 1993, 1994 e 2003. La rete di sicurezza universale e basilare costituita innanzitutto dal salario minimo garantito danzianit (Minimum Vieillesse). una prestazione subordinata al limite di reddito che copre chi non dispone di un sistema pensionistico a capitalizzazione a causa di una contribuzione insufficienti o inesistente. Il primo pilastro (pubblico ed obbligatorio) si basa su fondi diversi. Esiste una prestazioni integrativa per i lavoratori con una pensione legata ad un reddito basso, direttamente controllata e gestita dallo stato e negli anni novanta diminuita rispetto agli stipendi. La seconda parte del primo pilastro pubblico rappresentata dalla pensioni legate ai redditi: finanziata tramite contributi versati dai dipendenti e dai datori di lavoro. Il metodo di finanziamento di tipo PAYG, con una formula a prestazione definita. In entrambi i casi il Rgime Gnral, precedentemente descritto, ad assicurarne lamministrazione per tutti i dipendenti del settore privato e per alcuni regimi particolari per i funzionari pubblici del governo centrale, delle imprese pubbliche (dipendenti che lavorano per la metropolitana, per le ferrovie statali ecc.), ed altre categorie occupazionali specifiche. Per i lavoratori del settore privato il regime generale di base integrato da regimi integrativi (ARRCO e AGIRC), entrambi di tipo PAYG ma con dei meccanismi a contribuzione definita piuttosto che a prestazione definita. La riforma Balladur nel 1993 ha modificato alcuni meccanismi fondamentali che riguardano il regime generale: le pensioni sono calcolate sulla base di 25 anni, mente una pensione completa si basa su 40 anni di contributi. Lindicizzazione si basa sullevoluzione dei prezzi. Nel 1993 stato creato il fondo di solidariet per gli anziani per finanziare le prestazioni non contributive (e.g. Minimum Vieillesse) tramite imposizioni fiscali piuttosto che tramite contribuzione. Nel 2003 sono state poi introdotte nuove regole per il settore pubblico e privato: da un lato, fin dal 2008 la pensione totale si baser su 41 anni di contributi (verr poi estesa a 41,9 anni dal 2020), per quanto riguarda laumento dei contributi sociali ed il trasferimento di risorse finanziarie dai regimi contro la disoccupazione a quelli perlanzianit, si prevede che contribuiscano notevolmente al finanziamento della sostenibilit futura delle pensioni. Tutti i provvedimenti appena riassunti porteranno ad un incremento dellet pensionabile effettiva. La spesa pensionistica pubblica equivaleva nel 2000 al 12,1% del PIL, si prevede che raggiunga il suo livello massimo nel 2030 ad un livello del 15% del PIL. Il secondo ed il terzo pilastro sono rappresentati da regimi integrativi e volontari. Si tratta di programmi di risparmio legati alla logica assicurativa, rappresentano quindi un equivalente funzionale ai fondi pensionistici. Fin dagli anni sessanta, sono stati messi a punto diversi regimi integrativi a livello di categorie occupazionali: nel 1967, ad esempio, stato introdotto un regime a capitalizzazione su basi volontarie per i dipendenti pubblici.
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Negli ultimi dieci anni due leggi hanno tentato di riorganizzare e di coordinare lintero settore delle pensioni integrative (nel 2001 con il governo Jospin, e nel 2003 con il governo Raffarin). In linea con i provvedimenti del 2003, ci sono due istituzioni attive in questo settore. I piani di partnership volontaria per laccantonamento degli stipendi (PPESVR) a livello societario permettono al dipendente di risparmiare una parte del suo stipendio (con un eventuale ulteriore contributo da parte del datore di lavoro). I piani individuali di risparmio volontario (PEIR) rappresentano un piano assicurativo gestito da compagnie assicurative, o da mutue, sotto la supervisione di comitati che rappresentano gli assicurati. Nel 2000, circa il 46% delle famiglie francesi pa r t e c i pa v a a d u n o d e i programmi pensionistici privati, rispetto al livello medio del 31% circa nel 1990. Questincremento stato favorito dagli incentivi fiscali. La struttura amministrativa In Francia i programmi di tipo assistenziale sono gestiti contemporaneamente dalle parti sociali mentre lo Stato detiene un ruolo di supervisione. Le agenzie non statali chiamate Scurit sociale sono responsabili dellamministrazione dei settori di politica sociale (ad es. pensioni di anzianit), mentre regimi diversi coprono diverse categorie occupazionali. Tutte queste istituzioni sono gestite dai dipendenti e dai loro rappresentanti. In particolare, delle norme concrete e dei meccanismi che riguardano i regimi integrativi sono definiti dagli accordi tra le parti sociali. Le sfide per il futuro Vi sono tre problemi fondamentali nel sistema pensionistico francese e che si prevede possano metterlo in crisi. Il primo rappresentato dallinvecchiamento della popolazione, mentre il secondo costituito dal basso livello di occupazione associato a delle percentuali di disoccupazione abbastanza elevate. Queste sfide contribuiranno a creare forti tensioni a livello finanziario. Le sperequazioni causate dallelevata frammentazione dei programmi pensionistici costituiscono un ulteriore problema che le future riforme dovranno affrontare.

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GERMANIA
Larchitettura istituzionale Il sistema pensionistico in Germania ha mantenuto per molto tempo le caratteristiche principali introdotte con la riforma del 1957. Questo sistema era ed basato su piani pensionistici pubblici legati al limite di reddito. stato riformato varie volte, soprattutto tra il 1989 ed il 2001. In particolare, la riforma del 2001, introdotta dal governo Schroder, ha introdotto importanti cambiamenti nellarchitettura istituzionale della miscela pubblico/privato. Il sistema riformato si basa su pilastri diversi, la parte principale rappresentata da programmi pensionistici pubblici. La rete di sicurezza di base netta rappresentata da una tipica prestazione subordinata al limite di reddito per i cittadini di 65 anni o pi con un reddito insufficiente o disabili. Tale sistema rientra nellassistenza sociale ed gestito dagli enti locali. Il primo pilastro (statale ed obbligatorio) costituito dalla Assicurazione pensionistica sociale. Si tratta di un regime legato al limite di reddito e basato sul finanziamento PAYG, copre i dipendenti del settore pubblico e privato ed alcune categorie di lavoratori autonomi. I regimi specifici sono attivi per particolari categorie occupazionali: ad esempio, agricoltori, funzionari pubblici e membri delle professioni liberali. Questa parte del primo comparto principalmente finanziata da contributi sociali versati da lavoratori e datori di lavoro, ed in parte dallimposizione fiscale (le sovvenzioni statali rappresentano circa il 37% dei pagamenti pensionistici). Nei prossimi decenni, il livello contributivo cambier ad un ritmo diverso per queste due categorie. Lincremento per i dipendenti sar superiore rispetto a quello applicato ai datori di lavoro (anche se lonere di un tale aumento sar in parte bilanciato da sovvenzioni fiscali). In seguito alla riforma introdotta alla fine degli anni novanta, si prevede che la spesa pensionistica pubblica aumenti pi lentamente in futuro (se si paragona con le proiezioni proposte per il sistema non riformato): dall11,8% nel 2000 al 14,9% nel 2050. Si prevede una diminuzione del tasso di sostituzione della pensione pubblica (controbilanciato dallo sviluppo di piani privati). Il secondo pilastro rappresentato (solitamente) da pensioni integrative a capitalizzazione e volontarie. Per i dipendenti del settore pubblico, questi sono regimi occupazionali basati su accordi collettivi e che coprono quasi tutti i lavoratori. Il metodo di finanziamento quello di un PAYG e di tipo a prestazione definita. Prima della riforma del 2001, solo il 50% dei dipendenti del settore privato erano coperti da regimi occupazionali e solitamente non attraverso accordi collettivi. I regimi pensionistici in questo contesto erano volontari, a capitalizzazione e caratterizzati da diverse strutture organizzative: nellambito dellazienda e finanziati dai datori di lavoro, oppure subappaltati ad organizzazioni indipendenti. Per sviluppare regimi privati, la riforma del 2001 ha introdotto alcuni incentivi fiscali: guadagni fino al 4% del tetto contributivo in assicurazione pensionistica sociale possono essere convertiti in una richiesta di pensione. Questi guadagni sono esenti sia da imposizioni fiscali che da contributi sociali (fino al 2008). Il risultato di ridurre i contributi al pilastro pubblico ed in seguito anche quelli delle pensioni pubbliche. Queste pensioni professionali sovvenzionate saranno regolate da accordi collettivi. Nel 1999, il secondo pilastro ha fornito il 6% del totale del reddito pensionistico e si prevede che raggiunga il 12,8% del reddito lordo nel 2050. Il terzo pilastro private e volontario un accumulo volontario per la pensione di vecchiaia in fondi o in compagnie assicurative. La sua crescita favorita da incentivi fiscali (ma in misura minore rispetto ai programmi occupazionali) che possono essere adottati solo per dei piani certificati. Possono essere offerti da diverse istituzioni: compagnie assicurative, fondi dinvestimento ed istituti bancari. Nel 1999, i programmi individuali erano di circa il 9% del totale del reddito pensionistico mentre nel 2000 rappresentavano il 4% della spesa pensionistica totale.
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La struttura amministrativa L e pa r t i s o c i a l i i n Germania svolgono un ruolo molto importante nel processo decisionale nella fase di implementazione della politica pensionistica. Da un lato i regimi pensionistici pubblici sociali sono autoamministrati. Le istituzioni di previdenza sociale federali e dei Lander sono gestite dallassemblea dei rappresentanti degli assicurati e dei datori di lavoro. Dallaltro, i sindacati ed i datori di lavoro svolgono un ruolo capitale nellambito dellAssociazione dei titolari di pensioni (VDR), che uno dei gruppi di esperti pi influenti e poi nel Consiglio consultivo sociale, partecipando entrambi al processo decisionale. Le sfide per il futuro In linea con la relazione congiunta su pensioni adeguate e sostenibili nellUE, il sistema pensionistico tedesco deve affrontare alcune sfide. Innanzitutto vi una tendenza demografica che rappresenta un problema futuro per la viabilit finanziaria degli schemi pensionistici. In questo senso alcune riforme recenti sono state messe a punto al fine di frenare laumento della spesa pensionistica pubblica riducendo la generosit del primo pilastro. Tale riduzione della copertura pubblica dovrebbe essere bilanciata dallo sviluppo di programmi privati (specialmente pensioni occupazionali). La seconda sfida rappresentata dallelevato tasso di disoccupazione. Il problema delle disparit colpisce in particolar modo le donne.

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ITALIA
Larchitettura istituzionale Il sistema pensionistico italiano dopo la seconda guerra mondiale era basato su un tipico sistema pubblico PAYG ed era caratterizzato da unestrema frammentazione delle regole e dei meccanismi introdotti per i diversi gruppi occupazionali (il primo pilastro ancora diviso in pi di cinquanta regimi diversi). Fin dallinizio degli anni novanta il sistema stato radicalmente riformato in varie occasioni. In particolare dalla riforma del 1995 che ha portato ad un graduale cambiamento di alcuni elementi fondamentali del pilastro pubblico, ancora il pi importante e basilare (ad es. la trasformazione del metodo di calcolo delle indennit). Il primo pilastro (statale ed obbligatorio) costituito da sistemi PAYG. Il comparto di base lAssegno Sociale che non si discosta troppo dalla pensione garantita svedese. subordinato al limite di reddito, legato alla residenza e versabile a soggetti con pi di 65 anni. Chi ha diritto ad una pensione al di sotto del limite minimo di reddito, e quindi ad una prestazione assistenziale, potrebbe combinare entrambi le prestazioni. Unaltra forma di sostegno sociale correlata al programma previdenziale che fornisce assegni familiari, indennit per chi non autosufficiente, ecc. Le prestazioni correlate alla contribuzione quindi includono il 100% degli occupati e coprono vari rischi: vecchiaia, ma anche invalidit e pensioni di reversibilit. La riforma del 1995 ha portato ad un cambiamento del metodo di calcolo delle prestazioni, da un sistema PAYG ad un sistema a prestazione definita, ad un sistema ancora PAYG ma contribuzione definita (come in Svezia). Le prestazioni sono quindi calcolate sulla base dei contributi pagati durante tutta la carriera e di fatto risparmiati su conti figurativi. La distinzione tra le pensioni di vecchiaia e pensioni di anzianit caratteristica della riforma pensionistica italiana. Le indennit di anzianit sono pi favorevoli ai lavoratori con una carriera lunga cominciata presto. In questo caso le prestazioni si basano principalmente su anni di contribuzione (con un et pensionabile inferiore a quella legale). Nonostante la riforma del 1995 implicasse il ritiro di questo tipo di strumento, esso ancora attivo per via del suo lungo periodo di transizione. Nelle righe che seguono facciamo riferimento alle principali caratteristiche delle due riforme principali applicate in Italia: la riforma Dini del 1995 e la riforma Berlusconi del 2004. Dal 1995, sono rimasti quattro tipi diversi di prestazioni: innanzitutto le pensioni di vecchiaia a prestazione definita, con unet pensionabile legale di 65 anni per gli uomini e di 60 per le donne sulla base di 20 anni di contribuzione. Questa prima opzione avrebbe dovuto essere gradualmente sostituita da quella di vecchiaia a contribuzione definita, con unet pensionabile flessibile fissata tra i 57 ed i 65 anni e con almeno 5 anni di contribuzione; oppure su 40 anni di contributi indipendentemente dallet di pensionamento. Lultima riforma Berlusconi ha introdotto le seguenti innovazioni: le pensioni a contribuzione definita si basano su unet pensionabile legale fissa di 65 anni per gli uomini e di 60 per le donne, con almeno 5 anni di contribuzione, oppure con 40 anni di contribuzione indipendentemente dallet del pensionamento. Per quanto attiene alle indennit di anzianit, la legge del 1995 ha definito unet pensionabile di 57 anni sia per gli uomini che per le donne con almeno 35 anni di contribuzione. Questo meccanismo stato recentemente modificato dalla riforma del 2004: dal 2008, sar di 60 per gli uomini; per poi passare a 61 tra il 2010 ed il 2013, e a 62 dal 2014 (sempre con 35 anni di contribuzione). Le donne, invece, possono scegliere il pensionamento a 57 anni con 35 anni di contributi. Lindicizzazione basata sui prezzi. Si prevede che le riforme adottate negli anni novanta comportino una diminuzione delle indennit della pensione pubblica: da una media del tasso di sostituzione lordo del 79,6% nel 2000 al 69,2% nel 2030 ed il 64,6% nel 2050. Nel periodo di aggiustamento, tra il 2004 ed il 2008, i lavoratori possono scegliere di prolungare la durata della loro carriera rispetto allet pensionabile legale e quindi di ottenere il cosiddetto super bonus. Tutti i contributi che devono essere versati vengono aggiunti allo stipendio netto incrementato del 30% circa. Il primo pilastro costituito da regimi e piani diversi che coprono i dipendenti del settore pubblico e privato, ed i gruppi di lavoratori autonomi. Sono inoltre attivi dei regimi specifici per particolari categorie occupazionali (ad es. le forze di polizia e militari, i funzionari della Banca dItalia, ecc.). Il primo

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pilastro principalmente finanziato da contributi sociali versati dai dipendenti (1/3 dei contributi totali) e dai datori di lavoro (2/3 del totale). Un altro aspetto fondamentale del sistema pensionistico italiano costituito dallesistenza di unampia gamma di crediti contributivi per i periodi dinattivit legati agli studi, congedi per maternit, congedi parentali, ecc. Il secondo pilastro rappresentato da regimi integrativi e volontari e finanziati. Il sistema riformato (che risale al 1993) si basa su due opzioni: fondi chiusi (negoziali) regolamentati da accordi collettvi e fondi aperti gestiti da intermediari finanziari, i lavoratori possono aderire a questi schemi individualmente o in gruppo. In base alla riforma del 2004, il trattamento di fine rapporto TFR, una parte della paga del lavoratore accantonata dal datore di lavoro e poi versata come indennit una tantum alla fine della carriera), verr automaticamente trasferita al secondo pilastro, salvo rifiuto del lavoratore. Si tratta del meccanismo cosiddetto del silenzio-assenso. Ci dovrebbe favorire lo sviluppo di indennit integrative. Nel 2001, la partecipazione agli schemi integrativi (sia aperti che chiusi) era di circa il 10% della popolazione occupata. Nel 2003, i fondi occupazionali aperti e chiusi ammontavano a circa il 3% del PIL.

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Il terzo pilastro privato e volontario costituito da un accumulo volontario di capitali accantonati per la vecchiaia effettuato tramite polizze sulla vita. La sua espansione favorita da incentivi fiscali. Nel 2003, lattivo dei regimi individuali ammontava allo 0,1% del PIL. La struttura amministrativa Come citato in precedenza, lamministrazione dei regimi pensionistici pubblici particolarmente frazionata ma la maggior parte dei regimi sono amministrati dallINPS che provvede per due terzi della spesa pubblica e copre la maggior parte dei dipendenti privati e dei lavoratori autonomi. Le indennit dei dipendenti del settore pubblico sono gestite da unistituzione separata (INPDAP). In tutte queste istituzioni, i rappresentanti delle parti sociali hanno un ruolo di supervisione e partecipano de facto alla loro amministrazione. Le sfide per il futuro In linea con la relazione congiunta in materia di pensioni adeguate e sostenibili nellUE, il sistema pensionistico italiano deve affrontare alcune sfide fondamentali. Innanzitutto si in presenza di un trend demografico che rappresenta un problema futuro per la viabilit finanziaria dei regimi pensionistici (lItalia ha il pi elevato tasso di dipendenza indice di dipendenza degli anziani dellUE -15). In questo senso, sono state recentemente applicate delle riforme che si prefiggono di diminuire la crescita della spesa pensionistica pubblica riducendo la generosit del primo pilastro. Tale riduzione della copertura pubblica dovrebbe essere controbilanciata da programmi privati. La seconda sfida rappresentata dalle basse percentuali di occupazione, soprattutto per le donne ed i lavoratori anziani. Il problema della disparit (e la questione delladeguamento) inoltre colpisce le donne in particolar modo e le generazioni (attuali e future).

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REGNO UNITO
Larchitettura istituzionale Lattuale sistema pensionistico nel Regno Unito la risultante di una lunga serie di riforme introdotte negli ultimi tre decenni. un tipico esempio di modello multi-pilastro in cui fonti pubbliche e private di indennit si combinano. Questa caratteristica istituzionale correlata al livello particolarmente basso di spesa pensionistica pubblica: nel 2000 era del 5,5% del PIL. Con la pensione statale di base unindennit subordinate ai limiti di reddito parte del primo pilastro. Il reddito minimo garantito (MIG) arriva ad un livello piuttosto elevato se si paragona con le pensioni forfetarie pu essere versato a chi lo necessita a partire dai 60 anni, sia per gli uomini che per le donne. Lindicizzazione viene fatta sui guadagni. Dal 2003, il nuovo Credito pensionistico ha sostituito il MIG estendendo la copertura ad una parte pi ampia della popolazione. Una volta raggiunta let pensionabile gli anziani in Gran Bretagna possono quindi chiedere un altro tipo di prestazione previdenziale: invalidit, alloggio, indennit fiscali ecc. Il primo pilastro (pubblico ed obbligatorio) consiste nella pensione statale di base introdotta nel 1948. finanziato tramite contributi assicurativi nazionali (National Insurance Contributions: NICs) ed erogato a chi ha un reddito superiore alla soglia di base (definita dalla legge); i contributi sono obbligatori. Per coloro che si situano al di sotto di tale soglia i versamenti sono effettuati a nome loro. I crediti per la contribuzione sono inoltre definiti per periodi di malattia, disoccupazione e invalidit. Let pensionabile di 65 anni per gli uomini e di 60 per le donne, esiste per una legislazione per livellare let pensionabile della pensione statale a 65 anni entro il 2020. Le prestazioni non sono condizionali al pensionamento, ma possono essere distribuite a persone ancora attive. Questo regime del tipo PAYG: le risorse provenienti dalla contribuzione non sono capitalizzate ma utilizzate per pagare le prestazioni correnti. Le pensioni sono quindi di tipo forfetario: le prestazioni non sono proporzionali al periodo di contribuzione, anche se deve essere comunque versato un livello minimo di contributi. Lindicizzazione si basa sui prezzi, il governo infatti libero di incrementare le pensioni di base al di sopra di tale livello. Il secondo pilastro rappresentato da pensioni integrative. obbligatorio per tutti i dipendenti il cui reddito si situa al di sopra del limite pi basso di reddito (lower earnings limit: LEL) eccetto per i lavoratori autonomi. Questo pilastro ampiamente basato sulla libert di scelta per gli assicurati che possono optare per uno dei quattro regimi disponibili (libert di scelta). Il primo la seconda pensione statale (public State Second Pension: S2P), originariamente introdotta nel 1978 (State Earnings-related Pension Scheme - SERPS), successivamente riformata nel 2002. Si tratta di un programma finanziato tramite contributi e di tipo PAYG. In conformit con la riforma adottata dal governo laburista nel 2002, dovrebbe essere trasformata in un comparto forfetario con la logica dellindennit di base nellambito del primo pilastro. Ha effettivamente un effetto ridistributivo pi generoso nei confronti dei redditi pi bassi. Dagli anni ottanta, chiunque ha il diritto di abbandonare questo schema statale. Dal 2001, una prima opportunit quella di aderire ad un regime pensionistico integrativo settoriale: fornisce una pensione senza bonus addizionali ad un costo molto regolamentato che particolarmente favorevole ai lavoratori a reddito basso. Si tratta di un regime a capitalizzazione totale e a contribuzione definita, in cui i contributi sono versati soltanto dai dipendenti. Unulteriore possibilit per i lavoratori consiste nello scegliere i regimi pensionistici dei loro datori di lavoro. Questi fondi, solitamente occupazionali, sono di solito finanziati con una base a capitalizzazione tramite un meccanismo a prestazione definita. I fondi pensionistici per i dipendenti del settore pubblico sono invece di tipo PAYG. Infine, i dipendenti possono aderire ad un regime pensionistico personale basato su conti individuali. Tutti i fondi integrativi privati sono favoriti da incentivi fiscali. I fondi pensionistici occupazionali rappresentano circa il 23% del reddito pensionistico totale (con il primo pilastro che ammonta al 43%).

Numero quindici/Speciale - 25 ottobre 2005

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Il terzo pilastro volontario e privato consiste in un accantonamento volontario per la pensione di vecchiaia per fondi pensionistici o per compagnie assicurative. I contributi provengono dai redditi al netto dellimposizione fiscale. Il terzo pilastro costituito all1% del reddito pensionistico totale. Nel 2001, lattivo totale proveniente da regimi individuali ed occupazionali stato valutato attorno al 102% del PIL. La struttura amministrativa Il sistema pensionistico sotto la responsabilit del Ministero per la previdenza sociale e del lavoro (Ministry of Social Security and Labour: MSSL). Le pensioni pubbliche (la pensione statale di base, il reddito minimo garantito e la seconda pensione statale) sono erogate dal Dipartimento per il lavoro e le pensioni (Department of Work and Pensions: lex dipartimento per la previdenza sociale rinominato nel 2001) tramite il fondo assicurativo nazionale. Le parti sociali non partecipano allamministrazione degli accantonamenti pubblici. I regimi privati invece possono essere amministrati da attori diversi: i datori di lavoro, un rappresentante, unassociazione oppure unorganizzazione simile, una societ di servizi finanziari, ecc. Le sfide per il futuro Conformemente con la relazione congiunta pubblicata dalla Commissione e dal Consiglio in materia di pensioni adeguate e sostenibili, la prima sfida per il sistema pensionistico britannico costituita dalladeguamento, soprattutto per i dipendenti a reddito basso. Negli ultimi anni il governo ha introdotto diversi tipi di accantonamento pensionistico per cercare di risolvere questo problema: sia lintroduzione del credito pensionistico, che la seconda pensione statale, avevano lambizione di migliorare la previdenza sociale per le classi della popolazione pi povere e per quelle a basso reddito. Unulteriore sfida costituita dallestrema complessit del sistema che comporta costi elevate ed oneri di tipo amministrativo, nonch problemi sempre maggiori per informare i cittadini sul funzionamento dei programmi pensionistici.

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SPAGNA
Larchitettura istituzionale Il sistema spagnolo incentrato su regimi pubblici legate al reddito che coprono quasi lintera popolazione (sia dipendenti che lavoratori autonomi). La struttura istituzionale del primo comparto e di quelli integrativi ha risentito delle riforme del 1997 e del 2001. Lammortizzatore sociale di base costituita dal salario sociale: una forma di previdenza sociale basilare per chi non dispone di nessuna fonte di reddito. Si tratta di unindennit subordinata ai limiti di reddito versate dalle regioni autonome. Viene inoltre fornita una serie di altre indennit di previdenza sociale per chi lo necessit (servizi sanitari, medicinali gratuiti, assistenza domiciliare, ecc.) e per i disoccupati di lunga data. Il primo pilastro (statale ed obbligatorio) formato da accantonamenti diversi. Innanzitutto la pensione non contributiva che una forma di accantonamento di base ed universale subordinata ai limiti di reddito. Vi poi la Pensione contributiva minima garantita (GMCP), che consiste in unindennit integrativa concepita per i lavoratori con una pensione correlata ad un reddito basso (nel 2001 riguardava il 15% dei pensionati totali). La seconda parte del primo pilastro pubblico quindi rappresentata da una pensione legata al reddito (ATP): finanziata dai contributi versati dai dipendenti (4,7% dei guadagni) e dai datori di lavoro (23,6% dei guadagni). Il metodo di finanziamento e di tipo PAYG, con una formula a prestazione definita. Questi accantonamenti sono amministrati da un regime generale che riguarda tutti i dipendenti del settore privato ed alcuni regimi speciali per i funzionari pubblici governativi, le forze militari ed altre categorie occupazionali specifiche. Le pensioni sono calcolate sulla base dei redditi degli ultimi 15 anni prima del pensionamento. Si raggiunge una pensione totale dopo 35 anni di contribuzione e allet pensionabile di 65 anni. Lindicizzazione si basa sullaumento dei pressi. Le indennit di vecchiaia sono tassabili. I dipendenti, conformemente con lultima riforma del 2001, possono prolungare la loro carriera lavorativa oltre il limite dei 65 anni tramite contratti part-time (in combinazione con le indennit di vecchiaia). Il pensionamento anticipato possibile dai 61 anni (a certe condizioni). Nel 1997 stato introdotto un fondo di riserva (fondo cuscinetto) in previsione di future difficolt finanziarie. La spesa pensionistica pubblica si elevava al 9,4 % del PIL nel 2000 e si prevede che aumenti fino al 12,6% nel 2030 e al 17,20% nel 2050. Il secondo pilastro rappresentato da regimi integrativi a capitalizzazione. Per il momento questo tipo di regimi pensionistici non diffuso, anche se il governo e le parti sociali hanno firmato un accordo nel 2003 per lintroduzione di regimi integrativi obbligatori per i dipendenti del settore pubblico. I regimi occupazionali basati su accordi collettivi rappresentano circa il 10% dei programmi integrativi totali. Il terzo pilastro volontario e privato un accantonamento volontario per la vecchiaia in fondi pensionistici o compagnie assicurative. La sua notevole recente crescita stata favorita da incentivi fiscali. Le prestazioni sono elargite sotto forma di pagamenti una tantum che coprono il pensionamento, linvalidit e la reversibilit. Il secondo ed il terzo pilastro coprivano circa 6 milioni di persone. Nel 2003, il loro totale ammontava ad un attivo di circa il o 12,5% del PIL. La struttura amministrativa Gli organi statali sono responsabili dellorganizzazione legale e della coordinazione generale delle risorse e delle spese nel settore della previdenza sociale. Durante il periodo di transizione verso la democrazia, questo ambito istituzionale generale era stato confermato in termini di centralit delle istituzioni statali mentre il ruolo delle parti sociali era migliorato. Gli accordi di Moncloa del 1977, in particolar modo, conferirono ai rappresentanti dei dipendenti e dei datori di lavoro la supervisione ed il controllo della gestione dei programmi di previdenza sociale, tramite organi tripartiti (consigli generali e comitati esecutivi). Questi primi accantonamenti hanno ampiamente influenzato ulteriori passi fatti nella legislazione in materia di previdenza sociale.

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Le sfide per il futuro La Spagna sta fronteggiando delle sfide decisive per la stabilit del suo sistema pensionistico: la prima e quella pi importante costituita dallinvecchiamento della popolazione e dal consequenziale incremento della spesa pensionistica pubblica. Delle percentuali di partecipazione basse ed un elevato tasso di disoccupazione hanno contribuito anchessi alle difficolt finanziarie. In termini di adeguamento invece, le ultime innovazioni legislative hanno riguardato questo problema attraverso il miglioramento della previdenza soprattutto per gli anziani con un reddito basso.

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SVEZIA
Larchitettura istituzionale Il sistema pensionistico svedese per molto tempo stato lesempio paradigmatico del modello socialdemocratico con una copertura universale del rischio vecchiaia. Era basato su pensioni forfettarie che coprivano lintera popolazione (non solo la classe operaia), finanziato dallimposizione fiscale ed amministrato dallo Stato (e non dalle parti sociali), quindi integrato da accantonamenti omogenei per la parte attiva della popolazione. Nel 1998 stata introdotta una delle riforme pi radicali in Europa. Tale riforma era stata percepita come un potenziale modello per gli altri paesi europei. Il nuovo sistema basato su diversi pilastri, la maggior parte ancora rappresentata da programmi pensionistici pubblici. Come nella maggior parte dei paesi allo studio, i regimi pensionistici sono combinati con programmi di previdenza sociale che foniscono un sostegno di base per gli anziani. In Svezia stata introdotta una nuova forma di previdenza sociale nel 2003. Si tratta del sussidio di mantenimento per gli anziani ed costituito da diverse indennit, come ad esempio integrazioni per lalloggio o per i mezzi di trasporto ecc. Il primo pilastro (statale ed obbligatorio) formato da tre diversi comparti. Il comparto universale di base la Pensione garantita (PG) (il comparto zero). Si tratta di prestazione forfetaria su 40 anni di residenza per persone con pi di 65 anni ed finanziato tramite imposizione fiscale. inoltre correlata alle pensioni legate al reddito: soltanto coloro che non hanno diritto ad reddito pensionistico, in realt,possono ricevere la PG al suo livello massimo. Ad esempio avendo diritto ad un reddito pensionistico inferiore al livello fisso garantito, la PG rappresenta unintegrazione. Questo meccanismo implica che le persone attive che pagano dei contributi (anche limitati) abbiano maggior diritto rispetto a chi indigente o non dispone di alcuna risorsa. La seconda parte del primo pilastro pubblico (primo comparto) rappresentata dalla pensione legata al reddito (ATP): finanziata dai contributi versati dai dipendenti e dai datori di lavoro in egual misura (18,5% dei contributi sul reddito pensionabile). Il 16% viene usato per i piani PAYG, con una formula a contribuzione definita. I contributi sono virtualmente accumulati e viene attribuito loro un tasso di rendimento. Let pensionabile flessibile, let minima di 61 anni e la massima di 67 (il dipendente non pu continuare a lavorare dopo questet). Il secondo comparto del sistema pubblico il cosiddetto regime di pensione per premi unici. Il restante 2,5% dei contributi totali (sul 18,5%), va in realt sui conti individuali a capitalizzazione completa. Questa parte di risorse ancora obbligatoria ed raccolta dalle autorit pubbliche (lAgenzia delle entrate). Le risorse sono quindi trasferite a gestori privati che ricevono unautorizzazione pubblica. Per quei lavoratori che non decidono di versare contributi ai gestori privati, esiste un fondo di garanzia contro linsolvenza sottoposto a gestione pubblica. Nellambito del comparto pubblico, i crediti di contribuzione sono particolarmente diffusi. Come conseguenza della riforma introdotta alla fine degli anni novanta, ci si aspetta che la spesa pensionistica pubblica aumenti ad un ritmo lento in futuro: dal 9 % nel 2000 al 10,7% nel 2050. Le risorse provenienti dai vecchi fondi AP, rappresentano un equivalente funzionale di un fondo di riserva per il pilastro pubblico. Il secondo pilastro rappresentato da pensioni integrative a capitalizzazione quasi obbligatorie. Si tratta di regimi occupazionali molto diffusi, basati su accordi collettivi e che coprono circa il 90% dei dipendenti. Il livello di contribuzione solitamente compreso tra il 2 ed il 5% degli stipendi. Il metodo di finanziamento pu essere di tipo a contribuzione definita e/o a prestazione definita. Nel 2000, le pensioni occupazionali ammontavano al 17% della spesa pensionistica totale. Il terzo pilastro volontario e privato un accantonamento volontario per la vecchiaia in fondi pensione o compagnie assicurative. La sua crescita favorita da incentivi fiscali. Nel 2000 ha rappresentato il 4% della spesa pensionistica totale, mentre il livello di attivo proveniente dalla parte a capitalizzazione del primo pilastro, cos come il secondo ed il terzo pilastro, sono di circa il 62% del PIL.

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La struttura amministrativa Il sistema pensionistico pubblico sotto la responsabilit del Ministero della sicurezza sociale e del lavoro (MSSL). Le risorse per la pensione garantita provengono dal bilancio statale. Altre risorse per i regimi pubblici correlati al reddito sono raccolte dallAgenzia delle entrate.I contributi che finanziano i regimi pensionistici per premi unici sono trasferiti allEnte preposto (PPM) che gestisce i conti individuali dei contribuenti. I fondi sono quindi amministrati da gestori privati. Le sfide per il futuro In conformit con la relazione congiunta sulle pensioni adeguate e sostenibili nellUE, il sistema pensionistico svedese sembra particolarmente equilibrato e stabile sia dal punto di vista dell adeguatezza che da quello della sostenibilit. In termini di viabilit finanziaria il nuovo sistema in realt definito per mantenere costante il livello contributivo al 18,5% dei redditi, mentre il livello delle indennit adeguato alleventuale deterioramento dei fattori demografici ed economici. Il fondo cuscinetto fornisce un ulteriore contributo per ridurre gli squilibri finanziari. Il problema delladeguamento invece sembra colpire in particolar modo i dipendenti con un reddito basso e le persone indigenti, a causa dellindicizzazione sui prezzi (e non sui salari) della pensione garantita di base.

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