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RACCONTI DI NATALE

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Dello stesso autore in edizione Garzanti: InferNapoli

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PEPPE LANZETTA

A PERFECT DAY

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ISBN 978-88-97148-63-0 2011, Garzanti Libri s.p.a., Milano Gruppo editoriale Mauri Spagnol www.garzantilibri.it Questopera protetta dalla Legge sul diritto dautore. vietata ogni duplicazione, anche parziale, non autorizzata.

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A PERFECT DAY

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Lou Reed cantava Walk on the Wild Side dallo stereo scalcinato e malmesso della Seat Ibiza che una volta era nera ma che Tonino Altolivello aveva fatto diventare arancione. Gli piacevano i colori vivi a Tonino, ma in quel periodo attorno a lui di colori belli vivi chiari e trasparenti ce nerano pochi. E allora lui per darsi energia si era comprato un cavalletto, delle tele e dei colori acrilici e aveva cominciato a dipingere. La sua ragazza diceva che era andato di testa perch invece di cercarsi un lavoro si metteva a sbarijare coi pennelli, lui che fino ad allora non aveva mai capito niente di pittura e colori e quantaltro. Avevano trentanni entrambi, Tonino e Margherita. Erano poco pi che adolescenti quando lItalia aveva scelto di affidarsi alle parole del pifferaio magico proprietario di televisioni e giornali, quelluomo piccolo ed erotomane che aveva rubato il futuro a Tonino, Margherita e a tanti, tantissimi come loro, al Nord, al Centro, al Sud e nelle isole di quel paese che aveva conosciuto splendori e vissuto per decenni al di sopra delle sue reali possibilit.
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Ma Margherita, estetista di periferia gi citt, non ne aveva colpa, n tampoco quel Tonino splendido e aitante che ogni cosa che faceva la faceva con amore, passione, sogno, forse un po di megalomania da cui il suo soprannome, Altolivello. In realt il loro livello era poco pi che miserevole. Vorrei ma non posso. Corpi belli ma matrimonio che si allontanava perch lo spettro della crisi, del default, la paura di vivere in un paese allo scatafascio li aveva costretti ad abbarbicarsi alle loro piccole poche certezze, un po di famiglia, qualcosa per sperare, un negozio che Margherita sognava di aprire per offrire manicure e pedicure, cerette, lampade abbronzanti per allontanare i colori lividi che facevano intristire il suo Tonino. Se non ce la daranno loro ce la prenderemo noi, la speranza, le ripeteva il muscoloso Tonino che con un filo di barba in faccia avrebbe fatto invidia a un Renato Salvatori depoca o al miglior Alain Delon. Ma tuttintorno cera una cappa di niente. Di vuoto. Di malinconia. Di paura. Devi trovare un lavoro, Tonino non ti devi arrendere, cerca, domanda, va da quel tuo amico politico, vedi se ti pu aiutare, fa qualcosa, non ti mettere co sti fottuti pennelli che poi quelli ti ritrovi. Tonino soffriva molto del fatto che Margherita non capisse i suoi colori, la sua rabbia, il suo amore che lui scaraventava prepotentemente su quelle tele piccole da 90 centesimi. Era bravo Tonino, ma bravo davvero. Per essere uno che non aveva mai praticato la pittura. Margherita andava per case a fare pulizia del viso a questo e a quello e si portava dietro il vaporizzatore
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che suo padre le aveva comprato. Eggi, suo padre. Don Arturo, suo padre, che non sopportava Tonino, diceva che era un bellimbusto, con quel suo diploma di ragioniere che non gli servito a niente, non ha voglia di fare niente il tuo Tonino. Margherita amava pazzamente Tonino ma voleva sposarsi, voleva fare tre figli, sognava la casa nel parco delle ciliegie, un balcone che affacciava sugli alberi di mimose e la sera cucinare le tagliatelle ai funghi porcini che piacevano a lui. Ma il mondo se ne fregava delle tagliatelle che piacevano al bel Tonino, se ne fregava dei punti neri che Margherita doveva premere per 15 euro a seduta, quando andava bene. Il mondo aveva altri orrori con cui fare i conti, era miseramente fallito e crollato su s stesso quellOccidente che, quando erano bambini, aveva promesso loro un mondo di mucche Carolina, di Coca-Cola, Napoli con lo scudetto, e cos il sindaco che aveva promesso di fare rinascere quella citt gloriosa ma che invece laveva lasciata poi soffocare sotto il marcio e il malaffare. Savvicinava il Natale e Tonino con la sua Seat senza assicurazione accompagnava Margherita dai clienti e spiava che non ci fossero posti di blocco, polizia e quantaltro, perch se mai gli avessero fermato la macchina sarebbe stata una tragedia. Doveva incassare dei soldi per dei lavoretti che aveva fatto qualche mese prima, ma chi gli doveva i soldi glissava, si negava. Ormai la gente aveva imparato a negarsi, a dire bugie, con la scusa della crisi anche i ricchi facevano gli accattoni. E intanto pittava le isole della Grecia, Tonino, di9
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pingeva Mykonos e Leros, Alonissos e Lefkada, Thasos e Santorini. Margherita avrebbe voluto urlargli che quei quadri erano bellissimi. Lo pensava ma non lo diceva. Perch suo padre, quando aveva saputo che il ragazzo sera messo a dipingere, laveva apostrofato con una frase senza speranza: Eggi chi se crede di essere, Leonardo? Figlia mia vedi che questo vuol fare la ricotta su di te e se poi io ti apro il negozio la fine, vedrai che questo non te lo scolli pi di dosso. Margherita avrebbe voluto uccidere suo padre quando lo sentiva parlare in quel modo. Ma non faceva complimenti al suo moroso sperando sempre che lui desistesse da quella focosa passione che gli era venuta per la pittura. Gli aveva proposto anche di fare lamministratore di condominio in un caseggiato di Marano dove non cerano sogni e le stagioni morivano miseramente una sullaltra. Tonino per accontentare Margherita cera pure andato, ma per dargli quel lavoro la proprietaria dello stabile avrebbe voluto portarselo a letto. Glielo aveva proprio detto. E non una volta. 800 euro al mese e una botta da dare alla vecchia una volta a settimana. Tonino aveva tenuto nascosta la verit a Margherita, aveva glissato, sosteneva che non era un lavoro per lui. Te lo dico io che il tuo fidanzato uno scansafatiche, aveva sentenziato don Arturo. E lei premeva i volti delle casalinghe che volevano essere pi attraenti e si tormentava. Prima di Natale il lavoro di Margherita aumentava ma lei invece di essere contenta sembrava aver passato un guaio. E
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quando Tonino le mostr una tela 35x50 su cui aveva dipinto leruzione dello Stromboli, Margherita cominci a singhiozzare. Davanti a tanta bellezza non ce la fece pi. Mio padre ti odia, non vuole pi che io stia con te, ha detto che se continuo cos non me lo apre il negozio Ton io ti amo ma non so pi che devo fare A casa mia ci sono problemi e liti tutti i giorni per via di mio fratello Massimo che ha ripreso a bucarsi, ma tu mi capisci? Questa non pi una vita. E mentre diceva questo accarezzava con amore la tela dello Stromboli e url con tutto il fiato: bellissimo tu sei bellissimo, me ne frego di mio padre, della mia famiglia, dei problemi, me ne frego di tutto, io voglio solo stare con te!. Si abbracciarono allinterno di quella Seat Ibiza arancione senza assicurazione e fecero lamore come non lavevano mai fatto. E intanto di fuori lo spread aveva raggiunto quota 600. Le luminarie di Natale avevano unaria triste. Come se sapessero del tormento di Margherita. Le donne sfaccendavano dai balconi, stendevano lenzuola e coperte, qualche alberello illuminato faceva capolino dalle stanze di quella immensa periferia che avrebbe voluto essere New York o Chicago ma che invece era solo e semplicemente Marano. La mamma di Margherita era alle prese con il pranzo della vigilia, persa tra capitone, baccal, struffoli e insalata di rinforzo. Margherita aveva deciso ormai che in quella casa non sarebbe ritornata. N quella sera n mai pi. Aveva tutto il diritto di viversi la sua vita, non voleva
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pi ricatti, sapeva che Tonino lamava pazzamente ma era stanca di stare con un piede di qua e uno di l. Nello stereo della Seat Ibiza arancione Lou Reed cantava A Perfect Day. S, era davvero un giorno perfetto. Un giorno perfetto per urlare al mondo: andate a farvi fottere, andate a prenderlo nel culo, voi, gli struffoli, i parenti, linsalata di rinforzo, il negozio, i punti neri, le menate di questo e di quello S, era un giorno perfetto, un giorno damore, di rabbia, di speranza, di disperazione, di notte, di giorno, un giorno con Matisse, Picasso, Magritte, Van Gogh un giorno pazzesco, un giorno che non sarebbe finito pi mentre il triste Natale che la gente savviava a trascorrere prima o poi sarebbe finito. Il loro amore invece no. Lamore di Tonino e Margherita.

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Peppe Lanzetta (Napoli, 1956) debutta sulla scena nel 1983 con Napoletano pentito. Autore e interprete di numerosi spettacoli teatrali, ha vinto con Malaluna il premio Olimpici del teatro 2004. Attore e autore anche per cinema e televisione, ha lavorato con registi come Piscicelli, Tornatore, Cavani, De Crescenzo, Loy, Martone, Asia Argento, Scimeca, Abel Ferrara. Ha pubblicato libri di racconti, ballate, romanzi, tra cui Figli di un Bronx minore, Incendiami la vita, Giugno Picasso (premio Domenico Rea 2006) e, con Garzanti, InferNapoli (2011).
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Dal catalogo

Peppe Lanzetta

INFERNAPOLI

Vincent Profumo uno dei boss pi feroci e potenti della camorra. ricco, temuto e rispettato. Appassionato di musica lirica e devoto a padre Pio, circondato da quattro donne: la moglie e le figlie MariaSole, MariaLuna e MariaStella, cos battezzate in omaggio a Maria Callas. Tutto bene, sanguinariamente bene, finch Vincent non si ritrova alle prese con il Cinese e la nuova mafia che arriva da Oriente: da quel momento di sangue ne scorrer ancora di pi InferNapoli racconta lepopea di un malamente cinico e passionale, un cattivo che sembra uscito da una pulp fiction in salsa napoletana. Peppe Lanzetta irrompe nellintimit del boss, nelle sue paure, nei suoi ragionamenti, nelle sue reazioni istintive, nel suo corpo appesantito. Di lui non ci nasconde nulla: n la ferocia e le debolezze, n la simpatia e la distorta umanit. Attraverso i sentimenti e le emozioni di Vincent, con la musica delle sue parole, con il ritmo di un film dazione, InferNapoli ci fa sprofondare nel fango e nellinferno del cuore nero dItalia, con tutta la sua disperata vitalit.
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A Perfect Day
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