Sei sulla pagina 1di 372

VOLGARI

DI

GIOVANNI BOCCACCIO
CORRETTE SU
I

TESTI A

PENNA

EDIZIONE PRIMA
VOL. SU.

A^^

FIREI^ZE
PER
I G.

M OV TI E R

MDCCCXXtX.

gno
le

Col benigno Sovrano rescritto del d 9 GiuiS^Gyfo, conceduta ad Ignazio Moutier


Opere volgari di Giovanni Boccaccio .

la privativa per anni otto della stampa del'

IMPRESSO CON
DELLA

TORCHI

STAMPERIA MAGIIERI

DI

GIOVANNI BOCCACCIO
CORRETTO SU I TESTI A PENNA
TOM, L

m.
PER
IG.

iretize

MOUTIER

1829.

iiTTl!a^lIGIIIS}^{>

I
in

Filocolo la pritna

opera che ancora giovane


,

compose Giovanni Boccaccio


qualunque
altra

e in questa pi che
facilit d^

appare quella
,

inventare

e descrivere avvenimenti

che poi svilupp complesua maggior opera


stile
,
.

tamente quando dett

la

Se

il

Filocolo scarseggia di vivacit nello


d prolisse digressioni
,

se

abbonda

e se

non ha

tutta

V importan-

za e la condotta che suole oggi desiderarsi in opere


di questo genere,

non

al certo

da disprezzarsi come

molti hanno

fatto,

sentenziando esser questa un' opera


sacrifizio di

da non potersi leggere senza Questa


falsa

tempo
puble

opinione intorno

al

merito del Filocolo

era consolidata dal cattivo sistema con cui fu


blicato nelle

due edizioni che erano considerate


,

migliori e pi corrette
1

cio quella dei Giunti del

5^4 ^ la ristampa di questa con la data di Firenze nelle quali oltre V incomodo che aveva il del 1723 comune dei lettori nell' antica ortografia, trovava cosi
,

lunga e noiosa sendo


si
,

la disposizione della

materia

che

es-

stati tolti

capricciosamente

frequenti capiversolo discorso


,

di ogni libro se n* era fatto

un

il

che doveva naturalmente svogliare la maggior parte


degli studiosi dalla lettura di
tre
e.-^o
.

Si aggiunga inoli

che non

raro trovare dei critici indiscreti

quali

1*

VI

per sola prevenzione sfavorevole


d' ingegno e di

o per far mostra


il

buon gusto

si

danno a spargere
vaghe e

discredito intorno ad opere delle quali non ne cono-

scono che
accuse
,

il

titolo, e contentandosi di

facili

e senza n pure dar cenno di averne combi,

nato un* analisi

son causa potentissima d' indurre in


,

errore molte persone

alle quali

sarebbe molto gio.

vato se quelle critiche non fossero mai slate fatte

Non
do

v' cosa

pi facile che spargere

il

biasimo e
,

la

lode sopra le opere d' ingegno e di


difficilissimo
il
.

mano

ma

io cre-

farlo

bene

e proprio di pochi
il

ingegni rarissimi

Io consiglio

lettore
,

a sospettare

delle critiche state fatte al Filocolo


la

e son certo che

lettura di esso gli far concepire

ben

altra

idea
esal-

della

prima opera del Certaldese

Si

sempre

tato a cielo la bellezza e la

purezza della lingua del


il

Decamerone, ma

io

sono di fermo parere che


stile facile

Filo-

colo porge degli esempi di uno

e naturale

che non mi rammento di aver


il

letto nel

Decamerone,

cui periodo stato riconosciuto concordemente vi,

zioso

in ci che riguarda la disposizione di esso.


state le correzioni
1'

Molte e frequenti sono

che una

lunga diligenza mi ha suggerito per


del Filocolo
la cui
,

emendazione
entit
>

e per la

maggior parte di molta

enumerazione sarebbe un lavoro troppo lungo


la

e che io credo inutile. Chiunque abbia

volont di

conoscere quanta differenza corra dalla presente alle


antiche edizioni
di poche pagine
,

non deve che


,

istituirne

un confronto
opera
,

in

qualunque

parte dell'

che

son certo che trover materia onde dolersi che per


tanto

tempo andasse deturpata


.

quesi' opera

pregevo-

lissima

ci che deve

maggiormente recare stupore

VII
si
,

che non da

attribuirsi tutta la

colpa degli erro-

ri alle

antiche copie a peiiaa dalle quali l'editore del


trasse

i594

V edizione che
le alterazioni

fa testo

ma

anzi per la

maggior parte
re sono
state
,

contro

la

niente dell'auto-

procurate a bella posta dall' editore me-

desimo
leggere

indotto in errore dalla poca esperienza nel

manoscritti

e pi spesso da
la

un

falso siste-

ma

di ridurre le

cose secondo

propria volont.

Due

sono

manoscritti che
,

mendazione del Filocolo


lezione segnato del N.

mi hanno guidato all'eambedue riccardiani Il


.

primo che ho trovato costantemente


1062,
ed ha

di

buonissima

di scrittura della
,

met

del secolo

XV

scritto a
,

due colonne

con carattere

assai chiaro e

uniforme

le iniziali rosse e tur-

chine

formato di
.

pagine duecentocinquantasei in
titolo
,

quarto grande

Nel principio non ha nessun


.

ma Oc

in fine

si

legge

Finito libro

sii

laus e gloria

Christe

, Fatto fine pia laudetur Virgo Maria, opus explevi tempore credo brevi . Qui dedit

expleri det nobis gaudia cieli

Amen

L' altro

codice segnato del N. 1022 di assai minor pregio


del suindicato
,

ed

in foglio grande scritto a

due co-

lonne, con
tere

gli

argomenti e
,

le iniziali in rosso. Il carat-

mal formato
legge

ma

tutto dell' istessa

mano

sembra
locolo

scrittura del principio del secolo


si
:

XV

In

principio

Comincia Illibro chiamato Fi'


:

eie. e in

fine

Finito

i libro

del Filocolo

onpilato e fatto per Messere Giovanni Bochaccio

da
Pi

Certaldo poeta fiorentino, Deo Gratias


sotto dello stesso carattere del codice
:

Amen,
li-

Questo

bro del Nero di Filippo del Nero nominato Filocolo

yiii

DI qualche
in Milano nel

utilit

mi sono
la

state

due edizioni del

Filocolo del Secolo

XV., 147^ per Domenico da Vespola e la seconda in Venezia nel i488 per Pellegrino Pasquale da Bologna ambedue stampate a doppia colonna in
prima e migliore eseguila
,

foglio
sai

11 testo

di queste antiche e rare edizioni asesatte copie

buono , ed chiaro che sono


,

di

pi

antichi manoscritti

n vi

s'

incontrano quelle ca-

pricciose emendazioni le quali deturpano

edizione

giuniina del i594,

e le ristampe modellate su la

medesima

FILOCOPO

GIOVANNI BOCCACCIO

LIBRO PRIMO

M,
te

.ancate glk tanto le forze del valoroso popolo an,

ticamente disceso del troiano Enea

che quasi

al

nien-

venute erano
,

per lo maraviglioso valore di Giu-

none

la

quale

la

morte della pattovita Bidone carin

taginese

non avea voluto

ultimo dimenticare

n
fa-

air altre offese porre non debita dimenticanza;

cendo degli antichi peccati de' padri sostenere


gliuoli aspra gravezza
,

a' fi,

possedendo
si

la loro

citt
,

la

cui virt gi

V universe nazioni

sottomise

senti

che quasi nelle estreme parti


ancora un picciolo

dell*

ausonico corno progenie era


ri-

ramo

dell' ingrata

maso
ta

il

quale

s'

ingegnava di rinverdire
.

le gi secla san-

cate radici del suo pedale

Commossa adunque
,

Dea per
,

le costui

opere

propose di rlducerlo a
sua superbia
,

niente

abbattendo

la innalzata

come
,

quella degli anticessori aveva altra volta abbattuta

con degno mezzo


occhiuti uccelli
,

posti agli splendienti carri gli

e davanti a s

mandata

la figliuola
1

FILOCOPO T.

I,

FILOCOPO
,

di Taii mante a sgaiflcare la sua venuta


la

discese dellei te-

somma
il

altezza nel cospetto di colui


,

che per
,

neva

santo uficio

e cosi disse

o tu

il

quale alla

somma
genza
stri
t'

degni t

se'

indegno pervenuto

quale negli-

ha mosso

in

non calere
t'

della prosperit de'no-

avversarii? quale oscurit


,

ha
di

gli

occhi, che pi

debbono vedere

occupati? levati su: e perocch a te

sconvenevole a guidare

V armi

Marte

fa'

che in-

contanente

sia

da

te

chiamato chi
,

colla nostra potenl'

zia abbatta le

non vere frondi

che sopra

inutile ra-

mo
sia
.

le cui radici gi
,

gran tempo furono secche

dimorano
Intra

in maniera che di loro


'1

mai pi ricordo non

Ponente e

regni di Borea sono frutti-

fere selve

nelle quali io sento nato

un

valoroso gioli

vane

disceso dell' antico sangue di colui che gi

tuoi anticessori liber della canina rabbia de'

LongO'
ab-

bardi

loro rendendo vinti con pi altri nemici alla


.

nostra potenza

Chiama
gli

costui

perocch noi

gli

biamo quasi r ultima parte


bata e sopra noi
far
li
^

delle nostre vittorie sergli

prometti valorose forze. Io

Fauni

e' Satiri

e le Ninfe graziose ne' suoi


,

affanni

Nettuno ed Eolo desiderano di servirmi


miei prieghi vigorosamente
l'

Marte
stro

a*

aiuter. E'I no,

Giove di
a

tutte queste cose contento


,

perocch
in-

ha preso

sdegno

veggendo a gente portare per


,

segna quello uccello


si

nella
,

cu forma

gi molte volte

mostr

a'

mondani

che pi

a' sacrifcii di

Priapo

intendono che a governare


ro debita sposa
.

la figliuola di
ti

Astreo lo-

Io ancora

prometto di commuogli

vere colle infernali furie un'altra volta


regni in suo servigio
italici
,

abbondevoli
ne' paesi

come

gi feci

quando

entr

il

santo uccello, la cui ruinazione non

LIBRO PRIMO
permisi allora
,

3
,

volendogli prestar termine

nel qua-

le potendosi pentere meritasse perdono, e ancora, pe-

rocch sentia che di

lui

dovea discendere
.

1*

edificasollecita

tore di questo luogo pontificale

Adunque

queste cose

e se ci non farai
ti

senza pi porgerti le

mie forze
sto, to
,

io
,

lascer nelle sue


a'

mani

detto que-

si

parti

discendendo

tenebrosi regni di Fiu-

e con lamentevole boce chiamata Aletto, disa te conviene la seconda volta rivolgere le fedeli
,

se

menti de' discendenti di colui


sti

il

quale tu non pote-

altra volta
italici

per

tua forza del tutto sturbare che

negl*

regni smisurate forze

non prendesse
,

ma

ci fu nel principio delle loro prosperitadi


sto fia

ma
,

quequa:

neir ultime parti delle loro avversitadi

ia

le ultima parte la loro

fama spegner nel mondo


,

questo detto
oscuri regni

volto

il

suo carro
novella
la loro
si

torn al cielo
dolsero
,

Gli

udendo

tal

si

veggendo
,

apertamente per quello


al volere della santa

preda mancare
poteva resistere
altri
,

ma
Pe-

Dea non
,

r Aletto

lasciati quelli

torn agli

quali

ella glh a crudeli battaglie


gli

aveva commossi

e quivi

animi de* pi possenti impregn di volont inqua


il

contra

principale signore, mostrando loro


le loro

come

ve,

nereamente

matrimoniali

letta

avea violate

quelli pregni d* iniquo volere e d' ira


gli lasci focosi
,

mormorando
s'
il
,

ritornandosi donde partita

era. Il

vicario di

Giunone senza indugio chiam


eletto a' suoi

giova-

ne dalla santa bocca

servigi

il

quale

allora signoreggiava la terra la quale siede allato alla

mescolata acqua del Rodano e di Sorga


i

e a lui

mostr

larghi partiti promessigli dalla santa


si

Dea
e

se in tale servigio colle sue forze

mettesse

u^

, ,

4
timamente
le
gli

FILOCOPO
promise d' ornare la sua fronte di
,

rea-

corona del fruttifero paese


.

se la maladetla pianta
il

del tutto n' estirpasse


disdetta a
s fatta

Non
,

fece

valoroso giovane

impresa
,

ma

desideroso di dare a s
i

a'

suoi simile scanno


,

cliente

predecessori aveano
ali*

avuto
presa

si

mise con vigorose forze

ammirabile im-

e in breve

tempo

colla sua forza e colli pro,

messi aiuti la rec a fine


gli

posando

il

suo soglio nei

addom andati

regni

avendo annullati
;

nemici di

Giunone con proterva morte


nie generata
,

e quivi
,

nuova proger^nd
1'

stato

per alquanto spazio

ani-

ma

Dio

Quegli che dopo lui rimase successore

nel reale trono lasci appresso di s molti figliuoli


tra' quali

uno nominato Ruberto


,

nella reale dignit


coli' aiuto di Pallagli

constituito rimase

interamente

de reggendo ci che da' suoi predecessori


sciato
.

fu

la-

avanti che alla reale eccellenza pervenisse

costui preso del piacere d'

una gentilissima giovane


,

dimorante nelle

reali case

gener di

lei

una

bellis-

sima

figliuola

bench volendo di
1'

s e della giovane

donna servare

onore

con

tacito stile sotto

nome
,

ap-

positivo d' altro padre teneramente la nutric

e lei

nom

del

nome

di colei che in s contenne la reden-

zione del misero perdimento che avvenne per V ardito gusto della

prima madre
,

Questa giovane come

in

tempo crescendo procedea


s'

cos di mirabile virl e

bellezza

adornava

patrizzando cosi eziandio ne' co,

stumi come neir


bili bellezze

altre cose facea


,

e per le sue nota-

e opere virtuose

pi volte facea pensadi


,

re a molti che
ta fosse
.

non

d'

uomo ma
,

Dio

figliuola sta-

Avvenne che un giorno

la cui

prima ora
co' suoi

Saturno avea signoreggiata

essendo gi

Febo

LIBRO PRIMO
icavalU al

sedeclmo grado del


il

celestiale

Montone percele-

venuto
lo di

e nel quale

glorioso parti mento del figliuosi

Giove
,

dagli spogliati regni di Plutone

brava

io

della presente opera

componitore

mi

tro-

vai in

un

grazioso e bel tempio in Partenope ,

nomi*

nato da colui che per deificarsi sostenne che fosse


fatto di lui sacrificio sopra la grata
,

e quivi con can-

to pieno di dolce

melodia ascoltava V uficio che in


,

tale giorno si canta sori di colui

celebrato da' sacerdoti succesla

che prima

corda

cinse
.

umilemente

esaltando la povertade quella seguendo

Ove
1*

io di-

morando

e gik essendo secondo che

il

mio

intelletto

estimava la quarta ora del giorno sopra


orizzonte passata
,

orientale

apparve

agli occhi

miei la mirabi-

le bellezza della prescritta

giovane, venuta in quelio

lo luogo a udire quello

che

attentame nte udiva


il

la

quale
ci
si

si tosto

com'

io
,

ebbi veduta

cuore

cominri-

forte a

tremare
li

che quasi quel tremore mi


polsi del
,

spondeva per

menomi
s'

corpo smisurata-

mentej e non sappiendo perch


quello che egli gi

n ancora sentendo
gli
,

immaginava che avvenire


,

dovea per

la

nuova

vista

incominciai a dire

olm

che questo? e forte dubitava non altro accidente


noioso fosse
.

Ma

dopo alquanto spazio


,

rassicurato

un poco
li

presi ardire

e intentlvamente

cominciai a
,

rimirare ne' begli occhi dell' adorna giovane


io vidi
,

ne'qua^

dopo lungo guardare Amore


che

in abito tanto

pietoso

me

cui lungamente a

mia

istanza avea

risparmiato, fece tornare, desideroso d* essergli per


cos bella

donna

subietto
,

non potendomi
:

saziare

di rimirar quella

cosi cominciai a dire


alle

Valoroso Signore,

cui forze

non poterono

re-

6
sistere g'
sta
il

FILOCOPO
Iddi
,

io

ti

ringrazio

perocci tu hai po,

dinanzi agli occhi miei la mia beatitudine

e gi

freddo cuore sentendo la dolcezza ^del tuo raggio

si

comincia a riscaldare. Adunque


signoria

io

il

quale ho la
,

tua

lungamente temendo

fuggita

ora

ti

prego che tu,

mediante
,

la

virt de' begli occhi

ove

si

pietoso dimori
ti

entri in
,

me

colla tua deitade.


,

Io non

posso pi fuggire
di voto

n di fuggirti desidero
a'
i

ma

umile e

mi

sottometto
,

tuoi piaceri. Io

vion avea dette queste parole


la bella

che

lucenti occhi del-

donna

scintillando guardarono ne' miei


la

con

aguta luce, per


al

quale luce una focosa saetta d'oro,


,

mio parere
donna

vidi venire
si

e quella per
il

miei oc-

chi passando percosse


bella
,

forte

core del piacere della

che ritornando
5

egli nel
,

primo tremore
una fiame di tanto
rivolto

ancora trema

ed in esso entrata

v' accese
,

ma

secondo
,

il

mio

avviso inestinguibile
dell'

valore

che ogni intendimento

anima ha

a pensare delle maravigllose bellezze della vaga donna.


fui,

Ma

poich di quindi col piagato cuore partito

mi

e sospirato ebbi pi giorni perla


alla valorosa

nuova percossa,
avvenne che un

pure pensando
giorno non so
to

donna

come

la fortuna

mi

balestr in

un

san,

tempio del principe de'

celestiali uccelli

nominato

i\e\

quale sacerdotesse di Diana sotto bianchi veli e

di neri vestimenti vestite coltivavano tiepidi fuochi

divotamente

ove

io

giugnendo

con alquante di

quelle vidi la graziosa donna del

mio cuore
,

stare

con festevole e allegro ragionamento

nel quale ra-

gionamento
accolti

io

e alcuno

fummo.

E venuti

compagno dimesticaraente d'un ragionamento in altro,

dopo molti venimmo

a parlare del valoroso goViane

LIBRO PRIMO
Florio
,

figliuolo di
i

Felice

grandissimo re d Spa-

gna

recitando

suoi casi con amorose parole,

he

quali

udendo

la gentilissima
,

donna

senza compara-

zione le piacquero

e con amorevole alto verso di

me
vani

rivolta

lieta

cosi

cominci

a parlare

certo

grande ingiuria riceve la memoria degli a morosi gio,

pensando

alla

gran costanza de* loro animi,

quali in

uno

volere

per

1*

amorosa forza sempre

furono fermi servandosi ferma fede, a non essere

con debita ricordanza


di alcun poeta,

la loro

fama

esaltata da' versi

ma

lasciata
5

solamente ne' fabulosi


,

p
'

(iarlari

degli

ignoranti

ond' io

non meno vana di


priego

poter dire che io sia


la loro

stata

cagione di rivelazione del,

fama che

pietosa de' loro casi

li

per

quella virt

che fu negli occhi miei


,

il

primo giorno
t'

che tu mi vedesti
bligasti
,

e a

me

per amorosa forza

obli-

'

che tu

t'

affanni in

comporre un piccolo
nel quale
il

bretto, volgarmente parlando,

nasci-

mento
due

lo

innamoramento
tacque

e gli accidenti dell i detti


si

infino alla lor fine interamente


si
.

contenga

detto questo

Io sentendo la dolcezza delle


,

parole procedenti dalla graziosa bocca

e pensando

che mai

cio infino a questo giorno


,

di ninna cosa

ora stato dalla nobil donna pregato

il

luogo di comandamento mi reputai

suo prego in prendendo per


disii
,

quello migliore speranza nel futuro de' miei


cosi risposi
:

valorosa donna
espresso

la dolcezza del
,

vostro
si
,

prego, a

me

comandamento

mi

strigne

che negare non posso di pigliare e questo e ogni


maggiore affanno che a grado
a tanta cosa insofEciente
detto
,

vi fosse
:

avvegnach

mi

senta

ma

seguendo quel
,

che

alle cose

impossibili ninno tenuto

se-

FILOCOPO
la

condo

mia

possibilit
,

colla grazia di colui

ch6

di tutto donatore sar fornito.


stretto
lei

far che quello che detto avete


io, co-

Benignamente mi ringrazi, e
,

pi da ragione che da volont

col piacere di

di quel luogo

mi

partii, e senza ninno

indugio

cominciai a pensare di voler mettere ad esecuzione


quello

che promesso avea.


,

Ma
mi
beni

perocch, come di
sento
,

sopra detto
grazia
la
,

insofficlente
tutti
i

senza la

tua

o donatore di

ad impetrar quel,

quanto pi posso divoto ricorro

supplicandoti
i

con quella umilt che pi possa fare


accettevoli
,

miei preghi

che a

me
forte

il

quale ora nelle sante leggi


il

de' tuoi successori

spendo

tempo mio

che tu soac-

stenghi la

mia non

mano

alla presente opera,

ciocch ella non trascorra per troppa volont senza

alcun freno in cosa


esaltatrice del

la

quale fosse
,

meno che degna


eter-

tuo onore

ma
,

moderatamente in

na laude del tuo

nome

la

guida, o
i

sommo
a' venti

Giove.

Adunque, o
vono
dalle dorate
,

giovani

quali avete la vela della

barca della vaga mente dirizzata

che muo-

penne

ventilanti del giovane figliuo,

lo di Giterea
si

negli amorosi pelaghi dimoranti

disio,

di pervenire a porto di salute


la

con istudioso passo

io per

sua inestimabile potenza vi prego che dialla presente

votamente prestiate alquanto


intelletto,

opera lo
la

perocch voi in essa troverete quanto

mobile fortuna abbia negli antichi amori date varie


permutazioni e tempestose
quillo
,

alle quali poi


j

con tran-

mare

s'

lieta rivolta a^ sostenitori


soli

onde per

questo potrete vedere voi

non

esser sostenitori

primi dell'avverse cose, e fermamente credere di non


devere essere
gli

ultimi 5 di che prendere potrete con-

LIBRO PRIMO
solazione
,

9
miseri sia sollaze similemente \e
,

s quello vero

che

a'
:

zo d' avere compagni nelle pene

ne seguir speranza di guiderdone


verr senza alleggiamento di pena
.

la

quale non

voi giovinette

amorose
denti

le quali ne* vostri petti dilicati

portate l'arli

fiamme

d'

amore pi occulte
vi
,

porgete
a'

vostri

orecchi con non mutabile intendimento


si
,

nuovi ver-

quali

non

porgeranno

crudeli incendimenti

dell' antica

Troia

le

sanguinose battaglie di Farvi rechi-

saglia

le

quali nell'
i

animo alcuna durezza

no

ma

udirete

pietosi avvenimenti dell'


,

innamorato

Florio e della sua Biancifore


ziosi molto.

quali vi fiano gra-

udendogli
il

potrete sapere quanto

ad

Amore

sia in

piacere
,

fare

un giovane
si

solo signore

della sua

mente

senza porgere a molti vario intendi-

mento, perocch molte volte


tro
,

perde l'uno per


tal

1'

al-

e suolsi dire
1'

che chi due lepri caccia,

volta

piglia
te

una e spesso non ninna. Dunque app rende,

ad amare uno solo


,

il

quale ami
giovane
,

voi perfettamen-

te

siccome fece

la savia

la

quale per lunga

sofferenza

amore rec

al disiato fine.

se le presenti

cose a voi giovani e donzelle generano ne' vostri ani-

mi

alcun frutto o diletto

non

siate ingrati di

porgere

divole laudi a Giove e al

nuovo

autore.

Queir
Giove
re
,

eccelso

inestimabile

prencipe

sommo

il

quale degno de'


la

celestiali regni possedito,

tiene

imperiai corona e scettro

per la sua
cari fratele'

ineffabile
li
l'

provvidenza avendo a s
a possedere
,

fatti

compagni

il

suo regno,

conosceo

iniquo volere di Pluto


altri

il

quale pi grazioso e
,

maggiore degli
di volere
il

aveva creato

che gi pensava
lui

dominio maggiore che a

non

si

con-

IO

FILOCOPO
II
i

venia: perla qual cosa Giove da s parte a lui e a* suoi seguaci diede
di Dite
esilio
/
,

divise

sua

tenebrosi regni

circondati dalle stigie paludi, e loro eterno


:

assegn dal suo lieto regno

e provvide di nuo-

va generazione volere riempiere l'abbandonate sedie,


e colle proprie mani form

Adamo

al

quale fece

dono
Pluto

di cara e nobile
,

compagnia. Questo veggendo

dolente che strana plebe fosse apparecchiata


il

per andare ad abitare

suo natal
,

sito

del quale egli


di far
si,

per suo difetto era stato cacciato

immagin

che

le

nuove creature da quella abitazione


,

facesse

esiliare

e con sottile inganno la


effetto
,

sua immaginazione
volt le
il

mise ad
creature

del santo giardino

prime

le quali

per suo consiglio

recetto del
,

loro creatore

miserabilmente
essi
,

prevalioarono

e se-

guentemente
alle

con

tutti i

loro discendenti rivolse


d' avere

sue case

rallegrandosi

per
.

sottigliez-

za annullato

il

proponimento di Giove

Lungamen,

te sofferse colui

che tutto vede questa ingiuria


parve di dovere mostrare
s'

ma
sua

poich tempo

gli

la

piet in ver di coloro che stoltamente


sciati

aveano la-

ingannare
,

e che stavano ne' tenebrosi luoghi


il

rinchiusi
lo

allora

miracolosamente

suo unico figliuo,

mand in

terra de' celestiali regni

e disse

va', col

nostro sangue libera

coloro a cui Dite stata cosi


si

lunga carcere

e appresso te lascia in terra


,

fatte

armi che
,

gli

altri futuri
si

a'

quali ella ancora non

mostrata, prendendole

possano valorosamente difene occulte di Plutone


;

dere dall e

false insidie

e ricofolla

minci Vulcano per lo tuo comandamento nuove


gori
,

le quali tu gittando
,

dimostrino quanta

sia

nostra potenza

come

gi feciono. Scese al

coman-

LIBRO PRIMO
damento del suo padre V unico
figliuolo

il
della

som-

ma
d'

altezza in terra
,

a sostenere per noi tante percosse

Atropo
,

apportatore delle nuove armi in disusato


in lui la natura
il

modo non operando

suo ufico cosenti


,

me

negli altri uomini.

La

terra

come

il

nuovo

incarco della deit del


diverse parti della sua
nifesti segni di

figliuol di

Giove

diede per

circonferenza allegri e
;

maegli
la

futura vittoria agli abitanti


,

ed

gik in et ferma pervenuto


terra dell* apportate

cominci a riempiere

armi
i

e a fare avvede re coloro


ri-

che con perfetta fede


cevuto inganno porto
il

suoi detti ascoltavano del


,

dall' antico oste


,

quali

come
nuove
moltro-

perduto conoscimento riaveano


difesa
si

cosi delle

armi per loro


ranti
le
,

guernivano, e contra gP ignovarie


'1

la

verit

moveano

battaglie

e
si

e verso loro alcuno che

volesse

non

vava potere resistere , perocch senza cura d' affanno


e di corporale morte
torie
gli

trovavano.

E
ma

gi delle vit-

de* nuovi cavalieri entrati contro a


lutto
1*

Pluto in

ca

mpo
il

oriente ne risonava
1*

ancora le lo;

ro magnifiche opere

occidente non sentiva

quan-

do

figliuol di
1'

Dio
,

avendo spogliata di molti prial

gioni

antica Dite

ed essendo

suo padre ritornato,


il

e mandato a' prencipi de* suoi cavalieri

promesso

dono del santo ardore


te sentisse le sante

volendo che
,

1*

ultimo ponende' suddetti

operazioni

elesse
gli

un

prencipi

quello che pi forte

parve a potere resi,

stere ali* infinite Insidie


all'

che ricevere dovea


il

e sopra

onde

d' Esperia trasportare


Il

fece a

un

notante

marmo.
i

quale pervenuto nella strana regione, con

la forza della

somma

deit cominciate contra quelli

quali

resistenti

trov

aspre

battaglie

acquist

Iti

FILOCOPO
vittorie
. ,

molte
rivesti

e molti delle celestiali armi novelle vi

Ma
1'

poi

dopo molto combattere


colpo
cielo

trovata pi

resistente schiera, senza volgere viso

o senza alcuna
e divoto

paura

ultimo
e
al

d'

Atropo umile
lungo
affanno

sostenne

per

meritato

read
la

la santa e graziosa

anima.

I cui seguaci

dopo
,

sua passione presono le martirizzate


notabile

reliquie

in

luogo reverenteraente

le

seppellirono

non senza molle lagrime*


cosi fatto prencipe
,

ad eterna memoria di
dall'

poco lontano
il

ultime onde

d' occidente

sopra

suo venerabile corpo edificaro,

no un grandissimo tempio
titolarono
fuoclii
censi.
,
,

il

quale del suo

nome

il

ardendo in esso continuamente divotissimi


essi al

rendendo in

sommo Giove
non fu

graziosi invitat

Ed
,

esso giusto esauditore

nella sua

tanto valoroso resistente e difenditore della falsa opi-

nione

quanto dopo

il

suo ultimo di fu molto pi


,

grazioso conservatore de' suoi fedeli


in servigio di lui nel suo
fcite

perocch Giove
le

tempio esaudendo
,

de-

orazioni

mirabili cose faceva

onde

la

fama

dell'

occidentale Iddio risonava per l'universo. Certo

ella pass in

breve tempo

le calde

onde

dell' orien-

tale

G ange
,

e nelle boglienti arene di Libia fu

mari-

nifestata

e dagli abitanti nelle ghiacciate nevi d'Aquij

lone fu senza saputa

perocch
i

egli

non porgeva
,

sponso

come

far solcano

bugiardi Iddii

ma
a'

con
denel

vere operazioni ne' bisogni soccorrea e soccorre


voti

domandatori
risuona*

e per questo pi la santa

fama

mondo

Suona adunque
o alma

la

gran fama per

1'

universo della
,

mirabile virt del possente Iddio occidentale


citt
,

e in te

o reverendissima

Homa

la

quale egual-

,,

LIBRO PRIMO
mente
pra
g'
,

i3

a tutto

il

mondo
colli,

ponesti

il

tuo signorile giogo so-

indomiti

tu sola

permanendone \era donaltra parte risuona


,

na

mollo pi che in alcuna


in

sic-

come

degno luogo

della cattedral sedia de' successori

di Cefas.

E lu, dico,
,

dentro da te non poco


la

ti

rallegra

ricordando te essere quasi


sante armi

prima prenditrice
te in esse

delle

perch conoscesti
,

dovere tanto

divenire valorosa

quanto per addietro in quelle di


e molto pi
1'
i

Marte

pervenisti
gi

onde contentati
pi volte

per-

ch come

per
ti

antiche

vittorie

la tua

lucente fronte

fu ornata delle belle frondi di Pe,

nea, cos di questa ultima battaglia

colle

nuove

ar-

mi
tua

trionfando tu vittoriosamente
,

meriterai d'essere

ornata d' eternale corona

dopo

lunghi affanni,

la

immagine

fra le stelle

onorevolmente sar locata,


padri bea-

tra le quali colli tuoi


ta ti

antichi figliuoli e

troverai. E gih i tuoi figliuoli per nuova fama prendono allontani templi divozione, e addimandando all' Iddio dimorante in essi i bisognevoli d oni

promettono graziosi
scuno
s'

voti. I quali

doni ricevuti

cia-

ingegna d' adempiere la volontaria promes-

sione visitandogli, ancorach siano lontani; la qual cosa

appo Dio grandissimo merito senza


Risuona per

fallo
,

t'

impetra.
,

nella quale
le si

detto la gran fama uno nobilissimo giovane dimorava, il quachiamava Quinto Lelio Affricano disceso del
,
,

Roma

com'

nobile sangue del primo conquistatore dell' affricana

Cartagine

Era questi ornatissimo

di be' costumi
,

abbondante

di ricchezze e di parenti
all'

e gih per la sua

virt prescritto
la

ordine militare
fgliuol di

e aveva secondo

nuova legge del


,

Dio una nobilissima


,

giovane romana

nata della gente Giulia

e Giulia

i4
Topazia

FILOGOPO
notuiiiata, presa
la

per sua legttima sposa, la

quale per

sua gran bellezza ed infinita bontk era

molto da

lui

amata

gi era

con

lei

poich Ime-

neo coronato delle frondi di Pallade fu prima nelle


sue case, e
le sante tede arse nella
,

sua canner, di-

morato tanto

che Febo cinque volte era nella casa


,

della celestiale vergine rientrato

e ancora di

lei

niu-

no

figliuolo avea potuto avere, de'quali egli sopra tut,

te le cose era desideroso

e in molte maniere cercato


,

come

egli potesse fare

chela giovane concepesse


,

ninna pervenuta ad
scioso tormento.
la cosa si

effetto

senta nell*

animo ango^
cui nul-

Ma

l'infinita piet di colui a


,

nasconde

non sostenne che senza parte


i

del suo disio vedere egli finisse

giorni suoi

a'

quali

poco pi spazio era assegnato


corse in cotal

anzi saviamente pre-

modo che
:

essendo Lello
,

un giorno

in-?

torno a quel disio molto pensoso


lo Iddio

ndi narrare di quel^

che sopra

gli esperii

liti
5

dimorava lontano
quali poich egli
,

maravigliose cose per

lui fatte

le

ebbe udite
la
ta

se n'

and

in

un

santo tempio

la

dove

reverenda immagine del glorioso santo era figura,

nel cospetto della quale disse cosi; o grazioso Id,

dio

il

quale sopra

i liti

occidentali lasciasti
al

il
,

tuo sanricevi le

to corpo,

Tanima renduta

sommo Giove

mie

voci degne d' essere esaudite nella tua presenza

cosi

come
li

a ninno che divotamente giusto dono


,

li

domandi
giusta

nieghi

cosi

me

la

mia dimanda

se

non negare,

ma

perfettamente

me T ademp.
,

Io sono giovane d' eccellentissima fama


parenti disceso
,

e di famosi

e nella presente citta


,

copioso di ricdi no-

chezze e di congiunti parenti


bile e bella giovane
,

accompagnato

colla quale io sono stato lauto

LIBRO PRIMO
tempo
le
,

i5
il

che io veggo iacomiaciare

la sesta volta

so-

usato

cammino
,

e niuno figliuolo ancora di lei


il

ho potuto avere no possa


il

il

quale dopo

nostro ultimo gior,

nostro

nome

ritenere

e possedere

1'

an-

tiche ricchezze, possedute lungamente per eredita ggio, di che neir

animo sostengo gravosa noia. Ond'io


che se
dee essere

divotamente

ti

priego che nel cospetto dell' onnipo,

tente Signore grazia impetri

egli

della

mia anima bene


quale dopo

e del suo e del tuo onore esal^

lamento, che egli uno solamente concedere


gia
,

me

ne deg-

il

me mi
,

rappresenti .
ti

La

qual cosa

se egli

me
di
i

la

concede

io

prometto e giuro per

V anima
ve
,

mio padre e per

la deith del

che

tuoi lontani templi saranno


i

sommo Gioda me visitati


al

personalmente, e
alluminati
,

tuoi altari di divoti fuochi saranno

fatta la
,

degna orazione torn

suo
giu^

militar palagio
sto priego
si

quasi contento cosi

come niuno

pu

essere fatto senza essere esaudito, co-

questo perocch era giusto senza esaudizioue non

poteva trapassare.

Ma
,

gik

disiosi

cavalli del sole

caldi per lo diurno affanno

si

bagnavano nelle mari^


stelle si
,

ne acque
vedere
ti
,

d' occidente

e le

menomo

poteano
i

ed essendo gi Lelio e Giulia

dopo

dilica,

cibi

da loro presi

quasi contenti del fatto boto

sperando grazia andaronsi a riposare nel coniugale


letto, nel

quale soavissimo sonno

gli

avea presi ^ quan-

do il santo per cui Galizia


manifesto quanto
il

visitata volle fare a Lelio


il

suo giusto priego fatto

preterito

di gli fosse a grado, e disceso dagli alti cieli, e entrato

radiante di maravigliosa luce nella camera di Lelio

con

lieto viso gli

cominci a parlare dormendo


,

egli

e disse cos; o Lelio, io sono colui

il

quale tu

il

pas-

i6

FILOGOPO
,

salo giorno con tanta divozione chiamasti

pregando

eh' io impetrassi grazia nel cospetto di colui che tutte


le

dona

senza ri nproverare che tu potessi avere de,

gno erede del tuo nome


te la tua

nel quale

dopo

la tua

mor-

fama
per

vivesse

Onde

egli misericordioso esaui

ditore de' giusti preghi, e di tutti

beni benignissimo
,

donatore

me

ti

manda
ti

a dire
la

che

'1

tuo pre-

go esaudito da lui, e che


colla tua sposa
te riceverai
te
,

prima

volta

che tu

onestamente

congiugnerai veramen-.
.

il

domandato dono
'1

queste parole det^


si

a un' ora egli e


,

sonno da Lelio

partirono

Lelio svegliato

pieno di maraviglia e d' allegrezza


gli

per lungo spazio volse


vedere se ancora
fosse,
1*

occhi per la camera per


vi

apportatore della lieta novella


lui

ma

poich vide

non

esservi

umilmente coquale an-

minci a ringraziare colui che mandata aveva tanto


disiata

ambasciata
,

e chiamata Giulia

la
,

cora dormia
si

le

narr la veduta visione


,

di che ella

maravigli molto

e lieta quasi senza fine incomin-

ci a ringraziare Iddio.
stata tra loro quella

non dopo molto spazio,

congiunzione che annunziata fu a


il

Lelio,

s'

avvide Giulia essere gravida, secondoch

santo di

Dio avea annunziato

Non dopo

molti giorni, mostrando gi Calisto din-

torno al polo

quanto era lucente

incominci Le-

lio e Giulia insieme a ragionare della mirabile visio-

ne

e dopo alquante parole


il

Giulia

che

gi aveva
,

sentito e sentiva in s

disiato frutto nascoso

disse
il

certo
zioso

Lelio

gi per effetto
,

mi pare
non

sentire

gra-

dono

esserci dato

perciocch pi grave essere


solca
, .

mi pare che per

lo preterito parere

Quan-

do Lelio ud queste parole fu tanto

allegro

che

nuU

LIBRO PRIMO
la giusta

17
alla

comparazione
,

si

potrebbe prre

sua

al-

legrezza

e disse
i

adunque niuno indugio


;

si
i

vuole
chia,

porre
ri

a fare

promessi doni

ma

tosto
il

come

raggi d' Apollo ne recheranno

chiaro giorno

io

con quella compagnia che mi parrh voglio prendere


il

lungo cammino
a*

e portare

graziosi incensi pro-

messi
sar
il

lontani altari. Allora disse Giulia:

deh ora
:

tuo
,

cammino

senza
,

me

fatto?

Lelio rispose

Giulia

tu se' giovane
,

si

fatto affanno

sarebbe alla

tua tenera pregnezza


lo fruito

e impossibile e uoioso al disia;

che tu nascondi
,

per tu rimarrai degna

donna

della nostra casa

lietamente aspettando la
il

mia
suo

tornata. Giulia
viso d*

udendo queste parole bagn


,

amare lagrime
fosse contraria

dicendo

certo quanto la for-

tuna

ti

mi

crederrc;! io e&sere vie


,

pi

possente sostenitrice dell* armi e degli affanni

sem-

pre aiutandoti e seguendoti, che non fu Ipsicratea


a Mitridate
nirti
,

non che

nelle felicit

nelle quali

il

ve-

lasci

varii

mi porge smisurato diletto. Se tu mi sola di te tu mi lasci accompagnata di molti e pensieri il mio petto sar sempre pieno di molappresso
, :
,

te sollecitudini

e nascosamente sosterr molto


te

magnon

giore affanno
potrei

sempre di

dubitando
.

che

io

mai
la

fare

vegnendo teco

Tiberio Gracco

fu tanta

piet che tu avesti di Cornelia tua cara

sposa quando lasciasti la

femmina

sempre
,

rispar-

miando

anzi la sua vita che la tua propria

quanta

fu quella di Lelio vedendo le lagrime della sua cara

compagna?
lia,

certo con pena

ond'egli le rispose

Giu-

poni fine alle tue lagrime, che lontani templi sen;

za te non saranno cercati

e per disponi

il

tuo vi-

FiLocopo T.

if^

FILOCOPO
animo
al

rile

lungo cammino
.

clie al
si

nuovo giorno
tacque
.

credo cominceremo

Giulia contenta
i

L'Aurora aveva rimossi


avea gi rasciutte
le

notturni fuochi, e
,

Febo

brinose erbe

quando Lelio chia-

mata Giulia

si

levarono da' notturni riposi, e


le quali a

comanman-

darono che quelle cose

camminare Tossono

necessarie senza indugio fossono apparecchiate, e

dato per quelli


loro

quali a loro piacque d' eleggere per


loro narrarono
il

compagnia

lieto

avvenimento,

comandando ad

essi

che incontanente fossero apparec-

chiati e presti d^ andare


le fatte promissioni
,

con loro a mettere ad

effetto

al

quale comandamento fu ri-

sposto

loro essere presti a ogni loro piacere

Fu

senza alcuno indugio messo ad esecuzione


di Lelio j
,

il

comandamento
loro compagnia

onde

egli

con Giulia e

la

tornati

da' santi templi da porgere


,

pietosi preghi al
'1

sommo Giove

che

il
,

loro andare e
salirono sopra
a'cari paren,

tornare facesse essere prosperevole


portanti cavalli, e piangendo,
,

alli
ti

appena

e amici poterono dire addio

partironsi

e con

lie.

to

animo cominciarono
11

il

disavventurato

cammino

miserabile re
1'

il

cui regno Acheronte circonda

vedendo che

esercizio era alle sue invasioni inique


i

contrario, e che

lunghi cammini porgevano


,

alla car-

ne affannosa gravezza
sa fuggivano

per

la

quale
,

sostenitori d' esil

V inque

tentazioni
,

e meritavano

mal

conosciuto regno da lui


oltre al dovere perde
,

il

quale egli per disiderare


noiosa sollecitudine,

afflitto di

veggendo

la maggior parte di quelli che andar so,

lcano alle sue case essere disposti a quello affanno

o ad

altri

simigliami o maggiori

pens di volergli

.,

LIBRO PRIMO
ritrarre

19
compagni
alti

da

si fatte

imprese eoa paura ; e convocati nel


,

suo cospetto

g'

infernali ministri

disse

voi sapete che Giove

non dovutamente
priv
,

degli

re-

gni

quali possed ci
il

e diecci questa strema


5

parte sopra

centro dell' universo a possedere

e in

dispetto di noi cre

nuova progenia

la

quale
gli

nostri

luoghi riempiesse

noi ingegnosamente
i

sottraem-

mo,
to

sicch noi
,

volgemmo

loro passi alle nostre case :


averci tanto oltraggia,

e egli ancora
,

non parendogli

mand

il

suo figliuolo a spogliarcene


resistere
ci

al

quale
tutto

non possendo noi


lacciuoli

spogli

dopo

questo fece avveduti


,

gli abitanti

della terra de' nostri

e don loro armi colle quali essi leggier-

mente
gi ci

le nostre

spezzano

e che noi di questi oltragdi lui . Il salire in


,

abbiamo a vendicare sopra


vietato
,
,

su

e'

ed

egli

pi possente di noi
,

per

ci

conviene
tare
,

pure con ingegno

il

nostro regno

aumenGiove
,

e fare di riavere ci che peraddietro abbiamo


.

perduto

Tra

l'

altre cose

che
,

il

figliuolo di

lasci in terra al suo

popolo
al

a noi pi contraria
si

fu

continuo esercizio dere da noi


,

quale del tutto


si

vuole inten-

acciocch
;

spenga con volontario ozio


i

dalle loro menti

e Romani massimamente,
,

quali,

quasi agli
to

altri
,

principali

hanno questo

esercizio

mol-

impreso
io

e quasi ogni gente da loro lo di volergli

imprende
e que-

Ond'
l'

ho proposto
gli strani

almeno

ritrargli del5

andare

templi visitando con paura

sto senza

fallo
,

mi

verr fatto troppo bene sopra gran


al

quantit d' essi

che ora

tempio eh' sopra


:

all'

ul-

time piagge d' Esperia dimorano


vendicher la mia
simigliante
ira
,

sopra

quali io
il

e voi siate intenti di fare

ovunque

voi ne sentirete alcuno

ao

FILOCOPO
a' suoi,

Dette queste parole


gliante d'

prese una forma somi,

uno nobilissimo

cavaliere

il

quale sotto la

potenza del gran re Felice, reggitore de'regni d'Espria


,

nipote d* Atalante sostenitore de' cieli


2 colli

governa-

va vicino

d'

Appennino una

citt

chiamata
per

Marmorina; e

salito

sopra

un

cayallo

le cui ossa

magrezza quasi quante


va, e correndo sopra esso

fossero
,

apertamente mostra-

pervenne ne* lontani regni


silvestre bestie
:

e trovato

il

re

il

quale

le

cacciando
volta so-

prendea
gliono
i

diletto, fu davanti a lui

come

tal

corpi morti gravosi cadere alla terra snza es,

sere urtati
ti gli si

cotale costui fittizia mente


,

cadendo davantanto
eh"'

gitt

e con voce affannata

appena

s udiva,

piangendo cominci a dire: o signor mio,


innocenti bestie davanti da te cacciando
,

tu vai

l'

nelle loro interiora metti adzzando gli acuti denti

de' feroci cani

ma

io
il
i

misero ho nella nostra


,

citt
,

Marmorina

lasciato

romano fuoco
pi
alti

11
,

quale

sic-

come

io vidi gi per

luoghi

tutta la citt

guastava: e

come
il

ci avvenisse a

me

occulto. Se
i

non

che avendo noi


crificii di

giorno davanti celebrati


festa
,

santi sa-

Bacco con grandissima

e la vegnente
s la quarta
,

notte, riposandosi ciascuno,

aveva gi di

parte passata,
ciai a sentire

quando

io

quasi

dormendo incomin,

grandissimo pianto d' uomini


,

di garzo-

ni e di

femmine

e impetuoso

suono di non usate

armi

Allora abbandonato del tutto dal quieto sonno


,

pauroso mi levai
casa
,

e salii negli alti luoghi della nostra

e vidi tutta la citt piena di fuoco e di noiose


,

mine
ribile

e di maggior pianto furono ripiene le


.

mie
ter-

orecchie

gi presso alla nostra casa

udendo

il

suono delle sonanti trombe, disarmato

corsi

, ,

LIBRO PRIMO
per
le fidate

fti
tielle

armi, per
:

risalire

armato

fortezze

della nostra casa


i

scendendo incontrai molti amici


,

quali conlra

crudeli osti

per lo bene della

citt

s'

apparecchiavano colle
dissi,

taglienti

spade d'aspramente

combattere. Allora

quasi avendo della loro vita

compassione
tuna
sia

o giovani

or non vedete voi che for?

nelle presenti cose

Quelli Iddii ne' quali la

forza in che la speranza della nostra signoria

dimo-

rava sono fuggiti, ed hanno abbandonati

loro altari

e per voi soccorrete indarno alla citt.

Ma
io

se voi
,

avete certa fidanza nelle vostre armi

andiamo

e in

mezzo

de* nemici

combattiamo

ed essendo

duce

quivi, o vinciamo, o sdebitandoci di tal vergogna

mandiamo

le nostre

anime

alle

infernali sedie
.

sola

salute a' vinti

non isperar

salute
gli

La

citt

da tutte

parli era presa, da'nemici

con

aguti spuntoni guar-

data

ma

noi poi assicurati ci


tutti

movemmo

ad anda.

re alla

non dubbiosa morte

per una via

Cime
mini-

chi potrebbe
quella notte
?

mai narrare

la

ruina e la tempesta di
la

Chi potrebbe parlando dire


,

ma

parte dell' uccisione


?

o colle lagi'ime agguagliare


quale molt' anni vittorio,

la fatica

L' antica

citt, la

sa sotto le nostre braccia

dimor

fu da' miei occhi

veduta quella notte cadere quasi tutta in picciola ora:

ma

noi miseri, portati


le

da' miserabili fati,

ovunque

andavamo per
gravati da

larghe vie trovavamo cadere corpi


,

mortale gelo
,

e ad ogni passo trovavamo

nuovi pianti
infinita
.

e in ogni parte era

romore e uccisione
danpi volte scon-

andando per diverse


gli

parti della citt,


,

done r accese case

aperti passaggi

trandoci in piccole schiere di nemici

comb attemmo
,

Ma

gi quasi

propinqui all'ultima ora della notte

va-

312
glii

FILOCOPO
del

nuovo giorno

fummo

da irmumerahlle mol,

titudine di nemici aspramente assaliti

e quivi

difen-

dendoci virilmente
pagni bagnare

vidi io gran parte de' miei

com-

la terra del loro

sangue

e senza ninna
.

misericordia essere dagli avversarli uccisi

Onde non
,

potendo noi pi sostenere


quanti diedi le spalle
gio;
,

il

crudele assalto
il

con

al-

fuggendo verso

nostro pala-

ma

quivi trovata pi aspra battaglia, quasi furiosi,


,

senza alcuna speranza di salute


Ira gli aguti ferri

io e' miei

compagni
io feri-

de'nemlci

ci

gittammo: quivi
,

to in

molte parti rientrai nelle mie case

nelle quali
si

alquanti de' miei compagni vinti vilmente

fuggi-

rono

saliti

nel

superiore pavimento

vedemmo
di noiosi

tutta la

citta
,

essere d' ardenti


la quale

fiamme e

furai ripiena
lora

piangendo riguardavamo. Al,

fummo

assaliti

da nuovo accidente

perocch

rottele porte dell'antico palagio, sali

uno

grandissl

mo uomo romano
il

con molti compagni e seguaci


fiero

quale siccome

il

lupo

le

timide pecore sen-

za difesa strangola, cos costui andava uccidendo qua-

lunque dinanzi
il

gli
,

si

parava

lui vidi io
,

uccidere
:

veccbio padre
il

due miei

figliuoli

e molti altri

sopra

quale volendo io prendere debita vendetta


sua spada
.

ricevetti infiniti colpi dalla

Ma poi
,

la

vecle
il

chia

madre

e altre

femmine con
mia
vita
,

lei

mettendo
spada e

loro persone per la

tra la sua

mio corpo, fortunosamente mi


ni
.

trassono delle sue


,

ma-

uscito fuori della

non

gi citta

veggendo che
,

per

me pi

niuno soccorso

vi si

poteva porgere

mise-

rabilmente verso queste parti


vostro cospetto

mi
.

dirizzai

e qui nel
'1

mi sono

fuggito

dlcovi che

vostro
,

regno senza dubbio

assalito

da gente tanto acerba

LIBRO PRIMO
Iddi

a3

che non che contro a voi mai ancora contro a' nostri

hanno prese V armi : e che


manifestivelo
il

ci eh' io
,

ho

narra-

to sia vero

sangue mio

il

quale per

tante ferite potete vedere davanti da voi

spandere
vita
:

Io appena
rare
,

fuggendo ho potuto

la

mia

ricove-

la
,

quale credo che omai sar breve

e le

mie

ferite

le quali

pi tosto medico e riposo che affanno

richiedeano, marcite costringono l'anima d' abbando-

nare

il

misero corpo
,

E
i

per

vi

prego che voi


,

v' ap-

parecchiate

acciocch

vostri

nemici
,

quali credo

che non sieno di qui guari lontani


forte fronte ricevere che io

possiate con pii


^

non potei

e acci altres
io tosto tra

che voi vendichiate le mie ferite, acciocch


gli altri spiriti

possa alzare la testa per la vendicata


fini

morte

appena
al re

queste parole con intera voce

che davanti
Colle
il

il

corpo senza anima freddo lasci


,

mani

strette

e nelP aspetto stupefatto


le infinte

stava

re Felice

ad ascoltare

parole

ma

poich

vide lo spirito del parlante cavaliere avere abbandonato


il

corpo

e pi

non

dire

mutato

il

naturale co-

lore, torn pallido^ e preso nel segreto petto

da varie
la-

cure,

quasi per grieve doglia appena ritenne le

grime.
to

Non

sappiendo che partito prendere del subi,

annunzio
,

mostrandosi vigoroso
al m.orto

per rincorare

suoi

comand che

corpo fosse dato sepoli

tura 5 e abbandonatala cominciata caccia volse


co' suoi

passi

compagni verso

le reali case. Alle


a'

quali poi-

ch fu giunto, sospirando

suoi cavalieri

comand
:

che senza ninno dimoro prendessero V usate armi


sollecitamente
li

fatti

convocare

vicini

popoli

qua-

sotto la sua signoria si costrignevano,

raun gran-

34
ovviare

FILOCOPO
gli assalitori

dissimo esercito in pochi giorni, intendendo di volere


del suo regno.
fatto, e
il

Polche questo tutto fu

giorno

il

quale

segretamente avea proposto di muovere col suo esercito


s'

fu venuto, egli

comand che
,

divoti sacrificii
la

apparecchiassero a Marte

acciocch

sua deit

la

quale verso loro pareva indebitamente crucciata


si

sacrificando

mitigasse^
,

e esso personalmente vo'1

lendo sacrificare

acciocch
i

suo andare prospera,

mente
grati^
effigie

s'

indirizzasse verso

suoi ni mici

and
,

al sa-

tempio

davanti agli altari di Marte


,

la

cui

riguardando
,

per pi efFettuosamente porgere


,

pietosi preghi

vide bagnata di novelle lagrime


gli

le

quali

non poco dubbio

porsero.

Ma
de'

poi immagisuoi danni


fatto

nando che Marte per compassione

avesse lagrimato, alquanto riprese conforto, e

venire

un giovane

toro
:

per volerlo sopra


,

detti altari
a' nostri
,

sacrificare, disse cosi

o vera deit

la

quale

danni hai mostrata lagrimando vera compassione


ricevi
i
ti

nostri volontari sacrificii

quali presenzial-

mente

facciamo

e con lieto viso

ne porgi speparole
senti la

ranza di prosperevole andata.


feri Io

E
s

dette queste
tosto

indomito toro

il

quale

come
s

puntura del freddo


scosse
,

coltello

per duolo

forte
'1

si

che uscito delle mani di coloro che


i

tenea-

no furiosamente fugg verso


te, e
'1

marini

liti

d' occiden-

suo sangue spargendosi, allungandosi e torcen-

do

passi

da quella parte onde

nemici secondo
assalito.

il

falso detto

doveano

il
il

reame avere
re
,

Veggendo questo
d*

non pot dentro per forza


,

animo

ritenere le lagrime

ma

forte

piangendo

LIBRO PRIMO
cominci a dire
:

aS

ora manifestamente possiamo noi


degl' Iddii
i

bene vedere V
adopera
rivolti
teriti
.

ira

quanto

ella

verso noi

e quanto

fortunosi fati ci siano incontro


,

Girne che Marte lagrimando

non

de' pre-

danni

ma
gli

de' futuri mostra d' aver compassioIddii rifiutano


,

ne. Egli e

altri

nostri sacrificii

siccome da non degni sacrificatori


si

e ci apertamente

vede, clie gik

il

toro ferito, per mitigare la loro ira,

fuggito dinanzi da' loro altari delle nostre

mani
la

e
,

va dell' innocente sangue bagnando

il

nostro terreno
,

mostrandone manifesti segni della nostra fuga


le

qua-

infino

agli ultimi
si

termini

della

nostra potenza

mostra che
re.

debbia con crudele uccisione difendeIddii


,

Ma, o sommi

se

miseri meritano d'essere


,

da voi

in alcuno atto esauditi


,

non

schifate le

mie

piangenti voci

perocch,
il

come

voi sapete, io
i

non sona

quel Dionisio,
vostre
ti

quale pi volte

vostri templi e le

immagini priv di corone e


a' vostri altari.

d' altri
,

degni

Io

giammai

o Giove
la

ornamennon ti
,

spogliai

come

costui

fece, dicendo che

rispleu-

dieute roba fosse di state grave e di


rivestendoti di

verno fredda
ali*

comuni drappi
1'

utili

uno tempo

e all'altro.

a te, o figliuolo d'Apollo, feci

mai
il

con

tagliente

ferro levare

aurata barba siccome

sopraddetto fece , affermando quella mal convenirsi a


figliuolo
,

il

cui padre

si

vede ancor senza


il

essa.

te, o santa

me
per

santo tempio, coQuinto Fulvio fece, per ricoprirne alcun' altro,


scopersi
le

Giunone,

quali cose

siccome sacrilego,

io e

'1

mio povoi

polo meritiamo giusta distruzione j


e' vostri

ma sempre
.

templi furono da noi onorati

Dunque non
a'

consentite

che

la

nostra potenza

da voi

nostri

26^
antcessor

FILOCOPO
benignamente
s

conceduta

crudelmente

senza cagione
il

distrugga, e

almeno da quello popolo


s'

quale con nuove armi

alla nostra forza

ingegna

di contrastare.

E
'1

se

pure

e'

alcuna cagione per la

quale
la

la vostra ira

quale o io o

giustamente contro a noi si muova, mio popolo abbia commessa contro

alla

vostra delta, venga di grazia sopra

me

tutto

il

pondo.

Deh non mi
esaltati

fate

meno degno
,

di questo

dono

che voi faceste Camillo


per
lui
,

il

quale

Komani molto
la

per

la

sua orazione
a

quale esaueslio^ av-

diste,

mandarono quivi
l'arsa

poco tempo in

vegnach
liti

IMarmorlna, e lo sparto sangue, e'par-

spiriti de' nostri

uomini

vi

dovrebbono

essere stati

sofficienti a mitigarvi. Sia

da voi conceduto adunque


lo spirito
,

che

io

prima percosso da Atropo renda

agi' Iddii infernali co' precedenti morti io sotto le

insieme

che

mie braccia vegga


il

il

mio regno

a un ullare.

Mentrech

re

con lagrime e con


i

sospiri faceva

la detta orazione,

volgendo alquanto
il

lagrimosi

oc-

chi verso quella parte dalla quale


fuggito
fetto di
,

furioso toro era

il

vide intorno in uno vicino bosco per di,

sangue caduto

e sopr' esso
il

come
,

folgore vo-

lando disceso di cielo

divino uccello

e sopra esso
,

toro per grande spazio essersi pasciuto

e apprsso

quindi lev

arsi

e volare verso quella parte onde


il

do-

veano quel giorno prendere

cammino

suoi popoli
il

La qual

cosa veduta

il

re, in s

medesimo prese

vo-

lo di quello uccello per

buono augurio,

e assai pi

d' allegrezza e di speranza si riempi

che non fece

Paolo
to
,

alla

vo ce di Tarsia quando disse Persio mor-

o Lucio Siila quando vide dallato del suo altare


il

cadere

morto serpente ne' campi di Nola

muta-

X
LIBRO PRIMO
lo
il

27
Toce incomine prendete de-

lagrimoso aspello in lieto, con


:

alla
,

ci a dire al suo popolo

rallegratevi

bito conforto, signori, perocch

Giove pietosamente

ha mutato consiglio
da noi

e fatto verso noi pietoso e' gli

de' nostri danni iucresciuto: perocch io


sacrifcio

ho veduto

il

rifiutato, e eh' delle nostre


:

mani fugci

gito, egli l'ha


festa
il

benignamente accettato
,

e ci
il

mani,

suo santo uccello

il

quale

io vidi

toro

gi
,

con poca forza rimaso abbattuto nel vicino bosco


sopr' esso per lungo spazio
si

pasceva

levandosi poi

e'isuovolo ripreso versoi nostri avversarli, quasi mostrandoci che via noi

dobbiamo

fare.

Onde

pare che
alle no-

Giove benignamente ricevuto l'abbia, poich


stre schiere

ha mandatosi
,

fatto

duca. Or dunque

cac-

ciate

da voi ogni dolore


i

e pieni d' allegrezza accen-

dete

fuochi sopra

santi altari, e fate agi' iddi divoti


,

preghi per la nostra vittoria

e poi senza niuno in-

dugio

nostri

passi verso quella parte


,

onde vol
si

il

santo uccello dirizziamo


agli

perocch

gi

manifesta

occhi

la disiderata

vendetta dovere pervenire fatta

con prosperevole
Arsi
ti
i

fine.
i

fatti

fuochi, e dissoluti

nebulosi fumi avvol,

ne' sacri templi le

trombe sonarono e
il

cavalli pre-

sti alle fiere

battaglie udito
il

suono cominciarono a

fremire

e allora

re acceso di focoso disio per la

speranza presa del detto augurio


li

comand che
,

le reai

bandiere fossono spiegate


a'

a' venti
fati

e che tulli

suoi

abbandonandosi
dirizzassero
il

fortunosi
,

verso Maruiorina in-

lor

cammino

al

quale comandamento le
senza ninna dimo-

bandiere spiegate e
ranza.

la via presa fu
il

Ma

il

misero Lelio

quale dell' ultimo giorno


,

a lui rovinosamente apparecchiato dalla fortuna

i8
a' suoi

FILOCOPO
compagni
siinlgliantemerite
si
,

non s'accorgeva
a'

anzi con solleciti passi


lenti fati
,

studiava di pervenire

do-

e gi quattro volte cornuta ed

altrettante

tonda s'era mostratala figliuola di Lalona dopo la


sua partita da
rivedere,
e

Roma

la

quale

egli

mai non doveva


lasciate

camminando s'aveva
tempio
,

dietro le
di perve-

bianche spalle d'Appennino, affrettandosi


nire al santo
,

il

quale da' suoi occhi non

dovea essere veduto


pagni.

n da alcuno altro de' suoi com-

Entrava
e' torbidi

il

sole nella rosata aurora


il

con leuto passo

nuvoli occupavano

suo viso, perla qual


;

cosa la sua luce

come

usato era non porgea chiara

forse a lui che tutto vede era manifesla la ferita del

crudele giorno

al

quale

egli

s'

apparecchiava di dar
lieti
,

lume ^ quando Lelio


le piena di

e la sua

compagnia

a' lo-

ro danni cavalcavano per una profonda valle

la

qua-

nebbia molto impediale loro viste, tantoall'

ch appena l'uno vicino

altro

si

poteano vedere.
,

Era sopra

la

profonda valle una altissima montagna


i

tanto che pareva che trapassando


le si congiugnesse la sua
;

nuvoli con le stel-

la

quale dovendo passare, gi


i

per

ertezza cominciavano ad allentare


la detta

loro passi.

Sopra

montagna

1'

avversario re

da loro non

conosciuto, gi era pervenuto colla sua gente, e quella


notte sopr' essa per pi sicurt del suo esercito senza

scendere

al

piano s'era attendato.

Ma

gi

avendo

il

sole co' suoi aguti raggi cominciato a dissolvere l'oscu-

re nebbie, il re che sopra l'alta


la

sommit dimorava
i

nel-

sua mente immaginando


,

cammini che

col

suo

popolo fare doveva


nebbia nel fondo

ficcando gli occhi fra la folta

dell'

oscura valle

vide la divota

LIBRO PRIMO
nente dubitando, non allrimenli che fa
pietra
la
,
,

319

gente cavalcare verso di lui: la quale veduta, incontala

piombosa

la

quale uscendo della risonante frombola vos'

e volando

imbianca per gP impeti che dinanzi


,

trova alla sua foga

con

alta

voce

voltato a' suoi


cari amici

cavalieri, grid: venite franchi

compagni, e
i

e fratelli, perocch gih credo che

nostri ninici si

manifestino

poi alquanto racchetato in so medesi,

mo, parl cosi: signori


a

se gli occhi

non mi mentono,

me pare
monte
,

vedere siccome mostrato v'ho parte de' nonella profonda valle appi
,

stri

avversarii gi essere
,

del

e venire verso di noi

ed

essi

siccome

credo

ancora di voslio movimento n delle vostre


,

armi prese niente sanno

n noi qui ancora non hannebbia


la

no potuto vedere per


non

la folta

quale ancora
essi
pili

dissoluta. Per a

me

parrebbe che

fossero

da essere ovviati con aspro scontro senza


rare, acciocch essi avvedendosi
gli

dimo-

prima

di noi che noi


a noi

assalissimo
,

non potessero prendere rimedio


utile.

nocevole

n a loro scampo

Io son certo che essi

sono infino a questo luogo venuti senza trovare alcu-

na resistenza

per

la

qual cosa io avviso che


:

essi ca-

valchino senza alcuna paura dissolutamente

perch

assagliendoli subito gli troveremo senza alcuno argo-

mento, e di loro avremo o

la

morte o

la vita

qual pi

ne piacer

onde

io vi

prego che senza alcuno dimoassaliti


,
,

ro vigorosamente siano da voi


voi ogni tema.

cacciando da

gi vedeste voi

anzi che noi le nostre

case abbandonassimo, che gl'lddii ne mostrarono segni


di riconciliazione
,

e per pi certezza di questo ci die,

dono

il

santo uccello per vero duca


i

il

quale voi ve,

dete che ha

nostri passi dirizzati in quella parte

che

30

FILOGOPO
abbiamo
desiderato. Appres-

noi per lo preterito tanto

so voi sapete che questi vengono assetati del nostro

sangue

e per volere nelle nostra interiora bagnare le


,

loro spade

senza ragionevole cagione


,

vengono per
nelle strasi

occupare

le nostre case

e per

mandare noi
esilio.

ne parti del mondo in doloroso


per
lo laudevole
si

Adunque

augurio

il

quale prospero fine ne di-

mostr,
te, e si
lite

per

la

ragione la qual' nostra perfetlaraenle nostre case assa-

per difendere noi medesimi e

da nuovi popoli, ciascuno siccome vigoroso cava-

liere

debba

le

sue armi adoperare. Pensate che voi non

siete cavalieri usati di

perdere le cominciate battaglie,


la vostra

ma

continuamente per
molte

maravigliosa fortezza

acquistate

vittorie

v' avete

per addietro

fatti

temere. Simigliantemente ancora


to pi ardire

vi

dee porgere molla

veggendo

me

armato desiderare
,

vo-

stra salute colla

mia insieme
mia ultima
si

essendo oramai quasi


,

negli anni della

et

alla
.

quale pi tosto

riposo che affanno


ragioni vi deono
toria
,

converrebbe

Or

poich tante

muovere

a essere desiderosi della vit-

muovetevi

in quello augurio

che voi
le

1'

acqui-

stiate.

dette queste parole


il

comand che

sue inse-

gne scendessero

monte

contro a coloro che ancora


i

nella valle dimoravano. Allora

cavalieri

gridando

dierono segno di gran volont di combattere, e le trom-

be sonarono
lieri

e'

corni e altri stormenti molti


si

e'
,

cava-

senza niuno ordine


il

misono

cosi furiosi
,

come
preda

talvolta

fiero

cane tratto della catena

sentendo sola

nare le frondi dell'antico bosco, seguendo

corre senza ninno ritegno discendendo l'alpestre monte.

Siccome gl'impetuosi fiumi


tagne turbati per
la

quali dell'alte

mon-

piovuta acqua rovinosi impetuo-

LIBRO PRIMO
samente caggiono senza ritegno
,

3i
alcu-

menando seco
fanno
gi.

na volta

grandissime pietre
fracasso che
1'

le quali
,

insieme

non minore
straripevole
diritto
,

acque

e cosi

per

la

montagna

senza tenere via

o sentiero

si

dirupava lo iniquo esercito goloso dello in-

nocente sangue con


suoni
,

un romore

e con una tempesta di


altri

di corni

e di trombe e d'

crudeli stor-

menti,

come

del forte strepito dell' armi

medesime e
romore
si

de'ca vali eri, che tutta la valle facevano risonare. Giulia


,

piena di varie sollecitudini, sentendo

il

prima

s'avvide dell'iniqua gente; la quale vedendoli

tempestosamente venire, temendo, come

la timida ceri

bia dinanzi al lione diviene, e tornata fredda come

bian-

chi

marmi

a Lelio timorosamente
:

s'
,

accost

e con
il

rotta

voce cominci a dire

o Lelio

ov' fuggito

tuo lungo provvedimento?


te

Or non vedi
pu

tu quella gen-

armata che

si
?

furiosamente verso di noi discende

dell' alto

monte

Che

gente

ella essere

Che non
vengono
occhi
,

provvedi tu

al necessario

rimedio or se

elli

per offenderci?

A
,

queste voci alz Lelio


e vide
il

gli

guardossi davanti
assai lontano,

maladetto popolo ancora

ma non

tanto che fuga avesse potuto s

suoi

compagni

trarre delle

mani

degli avversarii
,

onde

egli

alquanto pavido nella mente


,

rivolto alla

sua compagnia

disse

non dubitate

fatevi sicuri

che questi non cercano noi: tenendo con


dice ndo

forte viso na-

scosa la creata paura; e poi fra s cominci a pensare,


:

certo costoro scendono

si

furiosi

per pren-

dere i al varco della montagna, e vogliono da noi l'una


delle

due cose

essi

vogliono farsi del nostro avere


,

posseditori privandone noi


belli della nostra legge

elli

vengono siccome
vita
,

ri-

per privarci di

essendo-

, , ,, ,

m
si

FILOGOPO
gik loro in alcuno atto manifestato la nostra con:

dizione

e a dire
,

che di qui noi fuggendo volessimo


,

scampare

questo impossibile

perocch

loro ca-

valli freschi e possenti assai tosto sopra gglngnerebbono


1

nostri affannati

il

volere loro coli' armi resistere

noi siamo piccola quantit a cosi gran moltitudine!

dunque
dia

aspettare solamente la loro piet, e misericoril

chiamando

migliore
gli

acciocch fuggendo noi


5

non incrudeliamo pi
la ci

animi loro

la

quale se egli
nostro

concederanno avanzeremo con Dio


,

il

camDio

mino

e se
1'

non

nelle nostre braccia sperando in

rimanga

ultima parte della nostra salute


i

Gi

tutti

compagni

di Lelio e altri giovani molti

giunti per loro


si

scampo

in loro

compagnia

desidero-

di pervenire a
,

quel tempio medesimo dove costoro

andavano

cominciarono fra loro a mormorare per la


,

veduta gente

e quasi ciascuno dubitava di


,

muovere

verso Lelio alcuna parola

vedendolo forse nel so-

praddetto pensiero occupato.


loro
essi

Quando

Lelio sentito
,

il

mormorio

e veduta la dubitanza
,

si
:

volt verso

con pietoso aspetto

cosi parlando

nobilissimi giovani, e cari amici e

compagni
i

quali avete infino a questo luogo seguiti

miei passi
tutti
,

facendo di

me

duca e principale capo di


,

voi

non per dovere


diante cagione

ma

essendone perfetto amore

me-

a'

miei orecchi sono pervenute le ta-

cite parole, le quali tra voi della

non conosciuta gensi

te

che

a' nostri

occhi gi per lo monte discende


.

manifesta

avete dette

Ond'

io essendo stato a
,

voi

ne* prosperevoli passi lieto conducitore

ne' dubbiosi

non

sosterr, in

quanto piacere
;

vi sia, d' essere

per al-

cuno

altro condotto

ma

prendendo in questo caso

LIBRO PRIMO
luogo di franco e di vero duca
vi narrer
,

33
il

prima
il

mio

avviso

poi

miei passi secondo

vostro consii

glio perseguir.
le parole di

Quando prima
pensando
11

agli

occh

miei per

Giulia questa gente che noi veggiamo


,

corse

incontanente

luogo dove noi


:

sla-

mo

due pensieri
,

nella

mente mi vennero

1*

uno

de' quali fu

che costoro forse indigenti delle monda,

ne ricchezze
se

veggendo

il

nostro arnese molto


si
. ,

e for-

avendone manifesto indizio,

mossono e vengono

per volercene del tutto privare


avviene the
asciarle
sia
,

La qual

cosa se cos

ninna resistenza se ne faccia loro a


,

prendere

ma

liberamente di piano patto


,

sia

tutto r oro donato: perocch

lodato sia colui che di

questo e degli

altri

beni donatore, le nostre case sono a

Roma
ancora

copiose di molto oro, e per a loro forse questo


fia

molto e a noi poco sarebbe. L' altro pensieil

ro fu questo,
ta,

quale molto pi che '1 primo

mi spaven-

che

io

dubito molto che costoro non rechino nelle


la nostra

loro

mani

morte

perocch noi dimoriamo

in quelle parti nelle

quali

ha pi

persecutori della
in

aostra novella e santa legge,

che quasi

ninna
il

altra
il

del

mondo modo per lo


:

e ancora

me

n' accerta pi
,

vedere

quale

elli

discendono a noi

che voi vespie-

dete che

essi

vengono con grandissime bandiere

gate e con terribile

romore

il

quale andare non suoal

le essere de' predoni.

Per a quest' ultimo pi che

primo pensando, e
ninna
dete
il

nella

mia mente ogni


^

via esaminata

utile

per noi ne trovo

perocch come voi vese

voler fuggire ninna cosa sarebbe


gli

non

ac-

cendere

animi loro in maggiore

ira,

e forse dare lo*


1'

ro materia d' offenderci ,dove essi non

a vessono

poich noi volessimo pur fuggire manifesta cosa eh

FJLOCOPO T.

I.

34
non
ci
il

FILOGOPO
dove
,

se

non

nelle loro braccia

peroccli

d' alte

montagne

d' ogni parte in questa valle ci vegil

glamo

rinchiusi: e

volere colle nostre

armi

resisteri-

re alla loro potenza

noi siamo picciolo popolo a

spetto di loro: e per a

me

pare che qui sieno da


,

aspettare

e convocata la loro misericordia


,

se essi

si

muovono a piet di noi ringraziando Iddio cammino meneremo a perfezione e se no


,

lo nostro

colle no-

stre

braccia
,

vigorosamente aiutandoci
le nostre

ci difendere-

mo

vendicheremo

morti

le quali

Giove

per lungo tempo

cessi

da noi.
porgeva a'cari com-

Mentre Lelio
pagni
,

le pietose parole

ciascuno portando a s medesimo e a lui com-

passione a

m ara mente
,

piangeva. Alcuno piangeva divita sark la tua


io

cendo

oim, vecchio padre, che


mia morte
se egli avviene

dopo
quale

la

che

muoia

il

^>rA cresciuto

doveva essere bastone che la tua


?

vecchiezza sostenesse
gliuoli rimasi in

Altri piangeano
colla giovane

piccioli

fi-

Roma

donna,
1

ramma,

ricandosi del loro infortunio; e altri

cari fratelli
,

r abbandonate ricchezze per seguir Lelio


generalmente piangevano
sta tra loro e Lelio si
la

E
,

lutti

cara compagnia e amie che

dolcemente congiunta
si

in cosi breve tempo mostrava di doversi

amarali

mente
forti di

partire.

Ma
i

non dopo molto


animi

spazio, per

con-

Lello, lo quale diceva loro: o vigorosi giovani,


fuggiti
vostri
virili?
,

ove sono

^o spandete

per piccola paura amare lagrime

lemmine. Evvi

cosi tosto partito dalla

come se voi fossi memoria l'aspra


con
forte

morte che Catone sostenne


suoi nemici

in Utica

animo

volendo pi tosto morire libero


citi'
,

che vivere servo


a'

dando insiememenle esemplo

suoi

LIBRO PRIMO
Or
da
che fareste voi se io
facessi
il

35
?

di sostenere ogni gravoso affanno per la cara libert

simigliante? credo

che voi vie pi lagrimereste. Cacciate queste lagrime


voi
,

non dubitate
,

de' vecchi padri


figliuoli
,

n delle gio-

vani donne

n de' piccioli
le

n ancora delle

abbondanti ricchezze

quali voi avete abbandonate

in servigio di colui che ve le

don, perocch

essi tutti
,

nacquero

alla

sua speranza e non alla nostra

ed

egli

a buon fine gU recher.

non gran

fatto se in servisi

gio di cosi fatto donatore e largo di grazie

pone

alcuna volta
si

il

mortai corpo. Abbandonate

le

lagrime

diliberarono al consiglio di Lelio, rispondendo, che

lui

per duca e per signore continuamente aveano


,

te-

nuto e teneano
nerlo
,

e che piacea loro per innanzi di te-

e che in questo accidente e in ogni altro essi


disposti di metterlo

ad ogni suo piacere erano


insieme ad esecuzione
alla
,

con

lui

offerendosi di seguirlo infno

morte. Allora Lelio di tanto onore riverentemen,

te gli ringrazi

comand che ciascuno prendesse


a'

le

sue armi e apprestassesi di resistere


di loro tre schiere.

nemici , facendo
egli

E la

prima, nella quale


si

mise

quelli giovani nelle cui forze pi

confidava, fece guisi

dare a un giovane romano


sto

il

quale

chiamava Seseconda, nella

Fulvio, nobilissimo e ardito.


tutti quelli

La

quale erano quasi

che a loro per cammi,

no

s'

erano accostati per compagnia


della sua terra Ostazio
,

fece

menare a
poeta
,

un giovane
nominato
za
,

sommo

Artifilo

valoroso e possente molto.

La

ter-

nella quale la
,

maggior parte della sua poca gente

riserv

diede a conducere a Sulpizio Gaio suo caro


e parente
,

compagno

s di tutte

facendo capitano e

te
si

FILOCOPO
ebbe ordinati parl co-

correggtore: e poich cosi gli

verso loro:

Cari signori e compagni , com' io davanti vi ragionai


,

questi che noi

veggiamo verso di noi venire con

tanta furia a noi di loro venuta la cagione occulta

Ma

tanto

mi par bene che

essi

sieno gente
il

iniqua e
tro-

ribelli alla nostra legge,

presumendo

luogo dove

vati gli

abbiamo ed essendo tal


J

gente, per niuna altra


s*

cagione

si

dee credere eh' egli tanto


,

affrettino di
,

venire a noi

se

non per privarci


si

di vita

avantich
se

per noi ninno scampo

possa prendere.

Onde
i

que^

Mo

avviene, se essi in noi le loro


,

mani vogliono cruuomini


quali siaviltade,
e' vostri

delmente distendere
te usi di

voi

non

siete

contaminare

la vostra

fama eterna per


3'

ma

continuamente nel preterito tempo voi


l'

predecessori avete poste


le onore.

anime
vero
'1
,

corpi per eterna*

che questo

sia

1*

inestinguibile
.

moria de'

nostri antichi ce
il

manifesta

meQuanto doIl

vrebbe crescere

vostro vigore ogni ora che la gran

fortezza d' Orazio

Code

vi torna a

mente ?

quale

come
re
il

voi sapete

al

tempo

eh'

e*

Toscani entrarono in

Roma
citt,

con grandissime

forze, gih essendo per prendenell'altra parte della

ponte Sublicio e per passare


andato sopr' esso ritenne

la loro

potenza con aspri


gli

combattimenti, infno che'l forte ponte


tagliato
,

fu di dietro

eia

citt

per quello tagliaraenlo liberata.


,

similmente Marco Marcello

il

quale
siete
,

assal

Galli

con minor popolo che voi non


sua forza oper
loro re
, ,

e tanto colla

che avuta di loro

vittoria e

morto

il

sacrific le sue

armi a Giove Feretrio.

sie-

IpigUante quello che fece Publio Cassio per non

sete soggetto

ad

LIBRO PRIMO Aristonico. Oh quanti

37
e quali esemtutti

pli de' nostri antichi si

potrebbono porre, e

non

tanto per s quanto per la repubblica sostennero gravosi affanni e pericoli .


la salute di noi

Or dunque
^

noi che qui per


tutti
?

medesimi e per V onore di


che dobbiamo fare
,

sia-

mo

a cosi stretto partito

Certo

pi vigorosamente combattere
molti servi

anzi che noi che gi


servi degli iniqui

francammo divegnamo
tutti vigorosi

barbari, e siamo da loro vilmente uccisi.


io vi
ri
,

Ma perocch

conosco

giovani e forti combattito-

porto nelle vostre destre mani grandissima speran,

za di vittoria

aiutandoci la fortuna

ed in

m e molto
gli

me

ne conforto.
fati

Ma

se

pure avvenisse che

avver-

sarii

portassero invidia alle nostre forze,

non

vi

lasciate

almeno uccidere siccome fanno


a' fieri

le

timide
fate

pecore
essi

lupi senza alcuna difesa

ma

che
vi

abbiano

la vittoria
,

piangendo.

nondimeno

torni alla

memoria

che voi in questo luogo contro

a costoro slete in luogo di campioni e forti difenditori

della legge del figliuolo di

Giove
,

il

quale per
il

trarre noi delP

empie mani

di Pluto

nelle quali

nostro

primo padre disubbidiendo

miseramente

ci

mise

sapete quanto fosse obbrobriosa e crudele la


egli sostenne.

morte che
cosa se noi

Dunque non pare


i

ingiusta

pognamo

in esaltamento della sua legge


nostri corpi
,

e per salute di noi medesimi


se avviene

quali

che muoiano, perla presente morte merite-

ranno perdono e etema fama e rimesseci le preterite


offese
,

conciossiecosache ninno viva senza peccare, le

nostre

anime viveranno in eterno


santo tempio

e ancora le nostre
,

ceneri saranno con divozione visitate

come

visiteranlie-

no

il

al

quale ancora spero che

38
tamente e
tosto

FILOCOPO
perverremo : e per ciascuno
si

porti

vigorosamente.
Giulia y la quale dolente ascoltava le parole del suo

compagno
grande
il

incominci
,

si

forte a dolersi

e a fare

si

pianto

che niuno per durezza di cuore veil

dendola

s'

avrebbe potuto tenere di non fare

simi-

gliante, e parlava cosi a Lelio: oim, dolce signor

mio,

questo non V intendimento per lo quale noi abban-

donammo
te

le nostre case.
a' santi
liti

Noi

ci

partimmo divotamen,

per pervenire

templi del benedetto Iddio


d' occidente
,

posti in su gli stremi

e tu ora
battaglie.

pare

che vogli con arme commovere nuove

Deh

ora pensa se a pellegrini sta bene cosi fatto mestiero:

Deh almeno perch ti affretti tu cosi di combattere ? Che sai tu chi costoro si siano ? Non credi tu che le diverse nazioni del mondo abbino fra s altre nmistk che quella de' Romani ? Io dubito forte,
certo n3.

ed da dubitare

che

essi

vedendo armati

te

e'

tuoi

compagni
che
essi

forse credono che voi siate quelli nemici

vanno cercando, e per questo avranno cagioforte la

ne di cominciare

non pensata
armi tu

battaglia

avranno ragione. Lascia adunque questa volont per

mio
che

consiglio, e poni gi le prese

e' tuoi
,

com-

pagni: e se tu disarmato temi le loro lance


sa tanto

credi tu

crudele e

si vile

che andasse armato a

ferire a disarmati? certo

n alcuno.

tu sniigliante-

mente peraddietro

co' tuoi preghi solevi attutare

a-

cerbe volont della giovanaglia romana, superba per

troppo bene non conquistato da loro


colle tue parole

non

ti

fidi

ammollare
?

1*

ira di costoro

se sopra
es-

te adirati

venissero

Forse tu immagini di non

sere ascoltato da loro.

Or

credi tu che questi sieno

LIRO PRIMO
nati delle
essi

3g
rocte
,

dure querce
piet
,

dell* alpestre
essi

che

non abbino
cosi

o die

non

ascoltino le tue
di soa-

parole? le quali
vit
,

si tosto

come l'udlratino piene

daranno incontanente luogo


ti

alla nostra \ia.

Deh non

recare a volere la forza del tuo piccolo posi

polo esperimetitare con


fortuna e non ragione

grande esercito

eh' egli

quando da
.

cosi fatte impres-

se riesce prosperevole fine

Non

Vedi tu

che
si

tuoi

compagni bono
ne
stati
,

volentieri

senza prendere armi


il

sarebte

perocch conoscono
pigliare
?

pericol,
tu

se a

non V avessero vedute


se* slato

Ma

prendendole

loro cagione.

se tu

pure dubiti della cru-

delt di coloro, molto meglio a fuggire mentre che

noi possiamo

che volere combattere con

loro.

Vedi,

che

le vicine

montagne sono piene


,

di folti boschi e
assai

di nascosi valloni

ne ''quali noi

ci

potremo

bene

nascondere, chi in una parte e chi in un'altra.

Deh non

aspettiamo pi le punte di quelli ferri

le quali veg-

gendole gi mi porgono mortai paura. Andiamo, e co-

minciamo
non

la salutevole

fuga, alla quale non nocer la


fa

dissoluta nebbia

che

questa valle oscura . Nin-

no nemico dee pi volere del suo avversario che vederlosi fuggire davanti,

mostrando di temere

la

sua po-

tenza.

Per se

elli

vengono per offenderci,

essi

saranno

contenti di vederci fuggire, e ridendo tra loro riterran-

no

correnti

cavalli
,

facendosi beffe di noi

le

cui

beffe

non curiamo

solamente che noi scampiamo

delle loro mani. Poi se lecito

non

e'

d* andare pi
noi
voglia-

avanti, torniamo innanzi

Roma, che
:

mo
vita

morire, e non sapere

per divino
il

come perocch ciascuno comandamento tenuto di servare la sua

pi che puote.

sieti

ancora manifesto , che

4o

FILOCOPO
,

ogni cavaliere non della volont del signore


si fiero.

n co-

Questi quando alquanto


si

ci

avranno cacciali

lasciandoci andare volentieri

riposeranno, e trovan-

do le nostre ricchezze, le quali sono assai, intenderan-

no a prenderle, e
in alcuna parte ci

in quello spazio,

concedendo Iddio,

potremo
il

salvare.

Deh
sia,

fa'

Lelio, che

in questa parte sia

mio

consiglio udito e servato da

voi, e

non guardate che femminile


gli

che talvolta

le

femmine

porgono migliori che quelli che subitapresi dall'uomo. Sia questa la

mente sono

prima e
,

ultima grazia a

me

conceduta in questo viaggio


te n' ho.

nel

quale alcuna altra dimandata non

Queste

parole e molte altre piangendo Giulia fortemente diceva, abbracciando sovente Lelio e rompendogli le parole in bocca
,

alla

quale Lelio , ascoltato un pezzo

rispose cosi:

Giulia

queste non sono le parole le quali a

Roma
viri-

nella nostra casa

mi

dicevi,

quando

di grazia chiedesti

volere venir

meco

nel presente viaggio.

Ov'

il

tuo

le ardire cosi tosto fuggito?

Tu

dicevi che pi vigoro-

samente

sosterresti ne' bisogni l'armi e gli affanni,

che

la vigorosa

moglie di Mitridate.
aggiugnerti al
,

io

aveva intendi-

mento

di

numero
fusse
il

de' miei cavalieri

coir armi indosso

se

non

creato frutto che tu

nascondi in

le.

E ora solamente tu per la


certi, e

veduta d'uo-

mini de' quali noi dubitiamo, e ancora di loro condizione non siamo

non sappiamo

se

sono amici o
la

nemici, vuogli non sapplendo perch pigliare


ga
?

fu-

In questo atto non somigli tu Cesare


,

il

tuo antico

avolo
altro

il

quale ardire e prodezza ebbe pi che alcuno


avesse mai.

Romano

Ora cara compagna


,

non

dubitare, e renditi sicura che niuno utile consiglio per

LIBRO PRIMO
noi
(> ,

4i
molte
volte stato

che nelle nostre menti non

sia

ricercato ed esaminato, e ninno pi utile che quello

eh' preso

non troviamo per


non vuole che
,

la nostra salute

E cre,

di che Iddio

suoi regni vilmente ope-

rando
per

s'

acquistino

ma

virtuosamente affannando

e
ti

taciti

e nelle nostre virt

come

noi medesimi

confida.

Udendo Giulia Lelio


collo

essere

pure fermo nel suo


gli
si

proposito, pi amaramente piangendo


,

gitt al
ti

dicendo
,

poich

al

mio
lieta

consiglio
della
sia

non

vuogli

attenere
zia
,

me
che

vuoi far
,

domandata graultima a

fammene

un'altra
fatte

la

quale
,

me

di

tutte quelle

m'

hai

Fa' almeno che quan-

do

le tue schiere affrontate


,

saranno co' non conosciuti

nemici
re,

che quando tu vedrai quello crudele cavaliesi sia


,
,

qual che egli

che verso

te dirizzer

1'
il

aguta

lancia, io misera

siccome tuo scudo, riceva


si

primo

colpo

acciocch agli occhi miei non

manifesti poi
fia

alcuno che desideri d'offenderti. Questa mi


dissima grazia
dolori.
,

gran-

perocch un colpo terminer


sconsolata!
,

infiniti

Oim
mi

oh

se egli avvenisse

che

io senza le
scia fu

trovassi viva

qual dolore quale angosentita


si

mai per alcuna misera


potesse assomigliare?
il

noiosa che alla

mia

si

quello che pi

cherebbe pena sarebbe


re.

voler morire e

mi renon potemaniera

Ma

certo io pure potrei, perocch, se questo av-

venisse, io senza alcuno indugio, in quella

che Tisbe segui

il

suo misero Piramo, cosi

la

mia
,

anise-

ma,

cacciata dal
la

mio corpo con aguto

coltello

guiterebbe

tua

ovunque
grazia
,

ella andasse.

Ma

concedi-

mi questa ultima
tristizia

acciocch tu privi di molta

la

poca

vita corporale

che

m'

serbala, e

4a
io
ti
,

FlL0COI>O
la

quale Spero d' andare ne' santi regni di Giove

far fare presto

degno luogo

alla tua Virt

Mentre

costei cos pietosamente

piangendo parlava, avendo


il

a Lelio quasi tutto bagnato


il

viso delle sue lagrime


,

suo cuore per grieve dolore


a s tutte
1'

temendo
,

di

morire

chiamate

esteriori forze
,

lasci costei in
.

braccio a Lelio semiviva


lio,

quasi tu ita fredda

Le-

che lagrimattdo
,

la volea confortare,

veggendo que-

sto

scese del suo cavallo, e presala nelle sue braccia,

ne

la

port in uno

campo

quivi vicino, nel quale fatlei a

to distendere alcuno tappeto,

giacere vi pose su-

so

e raccomandandola ad alquante damigelle di lei,


risalito a

prestamente
^n.
la

cavallo, torn

a'

suoi

compa,

Cime,

Lelio, ora ove lasci tu la tua cafa Giulia

quale tu mal non dei rivedere?


si

Deh quanto Amoavendovi tenuti in-

re

port villanamente tra voi

sieme colla sua virt tanto tempo caramente congiunti,

e ora, nell'ultimo partimento


,

non consenti che


.

voi v' avessi insieme baciati


vai,

o almeno salutati
,

Tu

o Lelio

al

tuo pericol correndo

e lei semivile fia gra-

va abbandoni ne' suoi danni.


voso
il

Oh
,

quanto
i

ritornare insieme gli spirili

quali vagabondi

pare che vadano per lo vicino aere

pi che se mai
le par-

non ritornassero

perocch con minor doglia

rebbe d' esser passata

A' quali compagni ritornato Lelio,


predette parole
si

gli

trov perle
,

animosi della battaglia


gli
.

che

poco
per

pi che fosse dimorato

avrebbe

trovati mossi
egli

andare verso

loro nemici
gli

Ma

poich

con alcu,

na dolce parolelta

ebbe alquanto
,

raffrenati

co-

mand a uno
seco per

sinto

uomo

il

quale menato aveva con


a

tal volta sacrificare

Giove

che egli pre-

LIBRO PRIMO
Blamente
gli

43
:

rendesse degni sacrifcil


si

e questo

fatto

davanti alle sue schiere,

alto

che
,

lutti

poteano ve-

dere

e volto a' suoi

compagni

gli

preg che divocos

laraente pregassero

Giove per

la loro salute: e
,

senza discender de' loro cavalli


ti

in atto reverente lut5

divotamente cominciarono a pregare


:

e Lelio,
,

di>-

vauti a tutti diceva cosi

som mo Giove
ti

grazioto
si

signore

per la cui virt eoa perpetua ragione

go-

verna r universo, se tu per alcuni preghi

pieghi, riil

guarda a noi, enei presente bisogno ne porgi


to.

tuo aiu-

Noi solamente in

te

speriamo,

quali desiderosi
fratello
.

dimoriamo nel santo viaggio del tuo caro

come tu,
poli, e

a cui ninna cosa

si

nasconde

vedi, noi ci apstrani po,

parecchiamo di muovere nuove battaglie a

non per ampliare


,

le nostre
,

ricchezze
la

il

mon-

dano onore

ma

solamente

perch

tua vera legge

per negligenza di noi non

si

occulti sotto la falsa \o-

lonta di questa gente, la quale veramente crede

che

del tutto le
to ci porgi
,

siamo
senza

ribelli.
il

Adunque pr ma

il

tuo aiu

quale indarno s'affatica ciascuno

operante

e appresso alcuno manifesto segno della tua


,

somma
conforti

deit ne dimostra
,

il

quale le nostre speranze


tuoi servigi
.

nostri cuori
il

sempre ne'
tuo piacere
,

in questo

ne dimostra

acciocch noi
le

credendoci bene operare, non bagnassimo

nostre

mani

in innocente
finita

sangue, senza dovere nel nocente.


Lelio la sua orazione
,

Appena ebbe
lui e
i

che sopra

suoi cavalieri apparve una nuvoletta tanto lu-

cente

che appena poteano con


:

li

loro occhi sosteneusci


,

re tanta luc

della quale

una voce

e disse

si-

curamente senza dubbio combattete, che


pre appresso di voi
,

io sar
le

sem-

aiutandovi vendicare

vostre

, ,

44
morti
:

FILOCOPO
e senza alcuna

ammirazione

le presenti

paro-

le ascoltate,

che

tal volta

conviene che '1 sangue d'uno

uomo
da
:

giusto per salvamento d'

uno popolo

si

span-

voi sarete oggi tutti cou

meco
,

nel vero tempio di

colui cui voi andate a vedere

e quivi le corone ap.

parecchiate alla vostra vittoria vi doner


detto
,

questo
*

come

subita venne

cosi

subitamente sparve

Allora Lelio co' suoi


la divina

lieti si

rizzarono,

ringraziando
s'

potenza

e riprese le loro armi


a' lor
s'

apparecgran-

chiarono di resistere
dissimo romore gi

nemici

quali con
.

appressavano a loro
i

Non
ce
,

credo che ancora

giovani compagni di

Le-

lio avessono riprese nelle loro destre

mani

le loro lan-

ripieni per le parole di Lelio di vigoroso ardire

e desideranti di combattere colla

non conosciuta gente,


i

quando

a loro

si

scontr molto vicino, tanto che


,

dardi
i

di ciascuna parte potevano

essendo

giltati
il

fedire

loro avversarii. Gli aguti raggi del sole,

quale ave-

va gi dissolute le noiose nebbie,

gli lasciava

insieme

apertamente vedere

e quelli

che fidandosi della loro

moltitudine erano discesi del monte senza alcuno or-

dine

credendo

loro avversarii trovare improvvisi


,

vedendogli armati e con dirizzata schiera


nello aspetto aspettarli fermati
alla
,

superbi

dubitarono di correre
.

mortale battaglia cosi subiti

I divoti

giovani stavita

vano feroci avendo gi dannata


della battaglia
,

la loro

sicuri

e impalmatasi la morte anzi che co,

minciare vilissima fuga

e ninno

romore avverso
.

ri-

mosse
lora

le

menti apparecchiate a cose grandi


a
lutti
i

Lelio al-

davanti

suoi con dovuto ordine a pic,

colo

passo

mosse
,

la

prima schiera

la

quale Sesto

Fulvio guidava

e con aperto segno manifest al-

LIBRO PRIMO
1*

45
.

altre

che senza bisogno non

gli

seguissono

gi

innumerabili quantit di saette e

d' appuntati dardi

erano sopra

Romani

giovani discese, gittate dagli ar,

chi di Partia e dall' arabe braccia

quando Lelio,
,

neiranimo acceso
sente cavallo
,

di maravigliosa virt
il

mosso

il

pos-

dirizz

chiaro ferro della sua lancia


il

verso

un grandissimo

cavaliere,

quale per aspello


,

pareva guidatore e maestro di

tutti gli altri

al

quale

ninna arme f difesa


striere
.

ma

morto cadde del gran de-

Questi port prima novelle della iniqua ope-

razione
sti

commessa da Plutone a'fiumi di


il

Stge

Que-

prima bagn del suo sangue

male cercato piano

eli romani ferri. Sesto, che appresso Lelio corren-

do cavalcava, ferendone un
alla

altro, diede
,

compagnia
i

misera anima
,

E' valorosi giovani


n'

seguenti

loro

capitani
facesse

ninno ve

ebbe

che migliore principio

che Lelio,
i

ma

tutti

valorosamente combatten,

do

abbattuti
la

loro scontri

cavalcarono avanti

Elli

avevano

maggior parte di loro per difetto delle


spade
,

rotte lance tratte fuori le forbite

le

quali per-

cosse da* chiari raggi del sole,

riflettendo minaccia-

vano

sopra V vegnenti nimici


,

volonterosa forza

ma

tutti

senza alcuna paura

Ninno risparmiava la comi

battevano colla vile moltitudine. Lelio e Sesto

quali

avanti procedevano combattevano virilmente con

due

grandissimi barbari

quali forti

resistenti trovala

rono.

E
,

mentre Paspra pugna durava,

moltitudine
tanto''i

della iniqua gente

abbondante premeva
da vera forza
il

Ro-

mani
tuto

che quasi

costretti
,

oltre al loro

volere
il

rincularono

Lelio

quale aveva gi abbati

suo avversario rivolto verso


tirarsi indietro 5

suol

li

vide

alquanto

allora voltala testa del

suo

^6
cavallo
1'
,

FILOGOPO
con ritondo corso
gli circu
,

dicendo loro:

ora della vostra virt desiderata presente: spandete


.

le vostre forze

Alla vostra salute non

manca

altro

che V opera

de'ferri aiutata dalle vostre braccia.

Quae'ca,

lunque desidera
ri

di rivedere l'abbandonata patria


,

_,

padri

e' figliuoli

e le mogli
.

e' lasciati

amici

colla spada gli

cose nel
ci

domandi Iddio ha poste tutte queste mezzo della battaglia La migliore cagione
.

dee porgere speranza di

vittoria
,

e la nostra vittoria
la

ha bisogno

di pochi combattitori

perocch

grande
ristretti

quantit di nemici impediranno s


nel piccolo

medesimi
madri

campo. Immaginate che qui davanti


i

a voi

dimorino

vostri padri
,

le vostre

e' vostri

figliuoli piccolini

e ginocchioni lagri mando


si

vi pre-

ghino che voi adoperiate


diate a loro

l'arme, che voi

vi ren-

medesimi
,

vincitori, sicch poi, narrando


lieti gli

loro

corsi pericoli
.

paurosi e

facciate In

una

medesima ora
tosa

Le

parole di Lelio parlante cose piei

infiammarono
,

non freddi

petti de'

Romani

gio,

VNii

si

sospinsero innanzi la sostenuta battaglia


della canina gente
gik

uccidendo non piccola quantit

Giirmenlde potentissimo barbaro,

riguardandola

g' ite del suo signore, per piccola quantit di combattilori


lli

invilita

voltarsi verso le sue insegne,

con

sti-

>!o
il

de' suoi e rabbia dell'empio popolo, per

tema
si

h('

cominciato male non perisca da alcuna parte,


davanti
a'

]);tr

paurosi cavalieri, e
coltelli

mirando verso
poco adoperala

ovo
li
,

conobbe quali

erano

stati

e quali

mani tremavano premendo

spada
,

ehi

aveva le lance lente e chi le dispiegava


5

e chi

co \battea bene e chi no

e questo veduto
?

parl

co4

ah , vilissimo popolazzo, ove torni tu

Con qua-

LIBRO PRIMO
le merito di guiderdone rivolgi tu
i

47
tuoi passi verso le
taglier

guardate bandiere

Certo

la

mia spada

qua.

lunque arditamente non corabatterh


spente

co'

nemici

Le

fiamme
si

de' barbari cuori alquanto per le pa-

role di costui

ravvivarono, e voltarono

visi.

Guir-

menide accende i furori colle sue voci ; egli dava i ferri alle mani di coloro che gli aveano perduti e
,

gridava che
uccisi
.

contrari volti senza alcuna piet sicno


fa

Egli permuove e
si
,

andare innanzi

e' suoi,

coloro che
rivolta asta

cessano sollecita colla


si

battitura
i

della

diletta di
.

veder bagnare

freddi ferri

nelP innocente sangue


vi nasceva
,

Grandissima scurith di mali

e tagliamenti e pianti, a similitudine di


,

squarciata

nube

quando Giove

gitla

le

sue folgori
:

L' armi suonano per lo peso de' cadenti colpi


spade sono rotte dalle spade
pi sostenere, perocch
a minor
.

le

Sesto co* suoi non

pu
della
altis-

la piccola
.

quantit era tornata


,

numero

d'

uomini
,

Lelio

che

a' casi

battaglia tutti prevede

con

sollecita
atti
,

cura con
la

sima voce e con manifesti

provoca

seconda

schiera alla battaglia. Artifilo

che lungo spazio avea

sostenuto

il

disio della battaglia?,


,

muove
si

s e

suoi con

dovuto ordine

e volonterosi sottentrano a' gravi pesi

della battaglia.

nel

primo scontro
sopra

dirizz Artifilo

verso

il

crudele Guirmenide, e mettendo l'aguta lan,

cia nelle sue interiora

il

polveroso

campo

l'abi

batt

morto. Molti

n'

uccisono nella loro venuta


,

nuovi schierati condotti da Artifilo

ma

di loro fu-

rono simigliantemente molti morti


la lancia
ta
,

Artifilo

perduta

portava nelle sue mani una tagliente accetil

e sostenendo

sinistro

corno della battaglia


gli
si

an-

dava uccidendo

tutti

coloro che dinanzi

para-

48
vano
glia
si
.

FILOGOPO
E
Lelio e Sesto nel destro corno della baltail

combattevano. Un'ardito Arabo,


,

quale

Menaab

chiamava

veduto

il

crudo scempio che

Artifllo fa-

ceva del barbarico popolo colla nuova arme, temen-

do

colpi suoi
il

prese un' arco, e di lontano V avvis

sotto

braccio nell* alzare eh' egli faceva dell'accet-

ta, e quivi feritolo

con una velenosa


il

saetta
,

il

credette

avere morto

Ma

Artifllo sentito
sentisse, colla
,

colpo

quasi cotrasse

me

se

ninna doglia

propria

mano
s'

la saetta delle sue carni


la lesta del

e ripresa l'accetta, dirizzata

suo cavallo verso colui che gi


1'

era apgli

parecchiato di gittare

altra

sopraggiuntolo,

die-

de

si

gran colpo sopra

la testa

che in due parti

gliela

divse.
il

Quivi fu

egli
gli

da molti de' nemici intorniato e


fu
si

possente cavallo

morto

sotto

sopra

il

quale

poich morto cadde,


rosamente.
lu
,

lev diritto, difendendosi vigo-

La

furiosa gente

premea

tutta addosso a
gli s'

ed

egli

uccideva qualunque nemico

appres-

sava.

gi
la

n'aveva

tanti uccisi
,

dintorno a s, che

quanto

sua accetta era lunga

per tanto spazio dat-

torno a s aveva de' corpi morti ragguagliata T altezza


del suo cavallo^ e
il

taglio della

sua arme era perduto


e

ma

in luogo di tagliare

rompeva

ammaccava

le

du-

re ossa degli aspri combattitori. Infinite saette e lance

senza

numero
fitte

ferivano sopra Artifllo

il

suo forte

elmo
saette

era in molti pezzi diviso.


,

E gi era
,

pi carico di

per lo forte dosso


s'

che delle sue armi.

!Niuno era che a lui


sopra
ci
i

ardisse

ad appressare.

Ma
i

egli

corpi morti andando s'appressava a'suoi nemi,

uccidendoli

e difendendo s e

chiamando

cari

compagni che

lo soccorressero.
,

Veggendo questo Tarsuoi

pelio nipote del crudele re

trattosi avanti tra'

LIBRO PRIMO
cavalieri lui fed^
egli

49
,

con una grossa lancia nel petto

ed
,

gi debole per lo mancato sangue cadde in terra

dove da' cornpagni di Tarpelio fu morto senza niuno


dimoro. Lelio, che aveva
la parte, e
lifilo
,
,

gli

occhi volti inverso quel-

molto

si

maravigliava della gran virt d'Arritenere le lagri-

quando vide questo non pot


sotto
}

me ma
suo viso

1'

elmo chetamente per


,

piet

bagn

il

abbandonato Sesto

corse in quella parte

ove ancora alquanti de' compagni d' Artifilo rimasi


vivi

combatteano vigorosamente ingegnandosi di ven,

dicare la morte del loro capitano.


forza lungamente sostenne
i

quivi colla sua

pochi compagni.

Ma

poi-

ch

egli

vide Sesto rimaso quasi solo, in molte parti


,

del corpo ferito

combattere e essere male accompa-

gnato, tirato indietro per convenevole


la terza schiera di Sulpizio

modo, mosse
la battaglia

Gaio, loro ultimo soccor-

so

al

quale Sesto e quelli che erano per

pochi rimasi delle due schiere prime


rono, e ricominciarono
rata battaglia
tale: e
,

tutti s' accosta-

si

forte la smisurata e sventustata

che alcuna volta prima non era


i

bench

resistenti fossero

molti
,

la loro

mol1'

titudine nel picciolo luogo noceva

perocch
,

uno

impediva

la

spada
i

dell' altro

per istretlezza

onde

Sesto e Sulpizio,

quali davanti agli altri vigorosaco'

mente combattevano
forza uccidendogli
,

pochi loro cavalieri, per

gli

faceano rinculare e fuggire in

campi ancora non bagnati d' alcuno sangue. Il re che della montagna era disceso con fresca schiera veggendo questo
,

alquanto raffredd
i

l'

ardente disio
11

dubitando mosse

suoi cavalieri

terribili
i

suoni
secchi

de' battagliereschi stormenti facevano tremare

campi

E tanta

polvere coperse
I.

aria colla sua ncb-

riLOcoro T.

5o

FILOGOPO
,

bia per la furia de' correnti cavalli


il

quanta ne manda

vento di Tracia nella soluta terra.

poich la su-

perba e nuova compagnia

de' cavalieri sopravvenne


,

addosso agli stracchi combattitori


ria manifest
il

la

dubbiosa

vittole-

suo posseditore

perocch non fu
a'

cito a' cavalieri di


si

Lelio d' andare addosso

nemici

furono subitamente intorniati di lunge e d' appres-

so colle piegate e colle diritte lance.


saette

La piova

delle

mandate dagli

affricani bracci e le gittate lan-

ce aveaiio coperto la luce e la piccola schiera de' ro-

mani ^
quelli
i

ella si

raccolse in piccola ritonditk

tantoch

quali per le sopravvegnenti saette senza potere

fare alcuna difesa

morivano e'rimanevano
stretti

ritti, e' lo,

ro corpi sostenuti dagli

compagni. Sulpizio
,

il il

quale non aveva ancora le sue forze provate

fu

primo che
do

partito dalla ritonda schiera usci correnil

forte verso

re,

il

quale

s'

apparecchiava d'

affretl'el-

tare la loro

morte, e
re

ferillo si

vigorosamente sopra

mo

che
,

il

cadde a terra del gran cavallo quasi


lo

stordito

m a per

buon soccorso

de' suoi tosto fu


la battaglia fa-

rilevato. Lelio e Sesto

ricominciarono

cendosi fare colle loro spade amplissimo luogo.

Ma

Sesto fortunosamente correndo tra^ nemici fu intorniato da loro, e mortogli


in
il

suo cavallo sotto, e caduto


egli

mezzo

il

campo anzich
,

debole

si

potesse
il

ri-

levare fu miserabilmente ucciso, Lelio,

quale la

sua morte vide, pieno di grave dolore conobbe bene


il

piacer di Dio

-,

e ricordandosi dell' annunzio fatto

loro, che tal

volta convenia che


il

uno morisse per


cosi
:

salvamento

di tutto

popolo
il

disse

sommo

Giove

e tu beato Iddio

cui tempio io visitar crei

deva , poich a voi piaciuto che

nostri passi pia

LIBRO PRIMO
avanti che questo luogo non
si

5i

distendano, io non ini

tendo di volere co' pochi compagni

quali rimasi

mi

pono per fuga abbandonar

l'

anime

di

quelU che da-

vanti agli occhi miei giacciono morti. Io vi prego che


le loro

anime

riceviate, e la

mia, in luogo di degno sa-

crificio, se vostro

piacere

dette queste parole cor-

se sopra a

uno

cavaliere

il

quale volea spogliare le


si

pertugiate armadure di Sesto, e lui


il

forte feri sopra


gli

sinistro

omero

colla sua spada,

che

mand
,

il

si-

nistro braccio

con tutto lo scudo in terra

e quegli
si

cadde morto sopra Sesto. Egli cominci a fare


avigliose cose
,

mapo-

che nullo ve
e Sulpizio

n' avea
si

che non se ne
.

maravigliasse

non

portava male

chi compagni ricominciarono pi aspramente a


strare le loro forze

mo,

che non aveano


11

fatto davanti

ma

poco poterono durare.


dentro vedendo Lelio
re
,

re

che tutto

d* ira

ardeva

si

maravigliosamente combalteli

e avere gi perduta per

molti colpi la maggiore


gli si fece

parte delle sue armi, quanto pot


glttatagli

vicino, e

una lancia

il

fedi nella gola, e lui

cacci

morto in

terra del debole cavallo. Sulpizio

vedendo
11
,

questo corse colla sua spada in

mano per

fedire

re

e per vendicare la crudele morte del suo amico

ma

uno

cavaliere

il

quale
,

si

chiamava Favenzio

si
il

par
chiainfi-

davanti al colpo

11

quale la spada scesa sopra

ro cappello d' acciaio tagliandolo lui fend quasi

no

a'

denti
il

ma

volendo ritrarre a s
,

la

spada per
:

ri-

coverare

secondo colpo

non

la pot riavere

onde

egli assalito di dietro fu da'


so.

nemici crudelmente ucci-

Nel campo non era alcuno pi rimaso de' miseri


,

compagni mase
il

anzi senza pi ninno combattimento

ri-

re Felice vittorioso nel misero

campo

facen-

Sa
do cercare

FILOCOPO
se la misera fortuna n' avesse alcuno ritra'

posto con cheto nascondimento

suoi

medesimi.

Ma poich alcuno non


d che
il

ne fu vivo trovato, egli comanfermato quella notte,

suo

campo
il

fosse quivi

poi al nuovo giorno procederebbono.

Vedendo

re che fortunosi casi aveano conceduta

la vittoria alle sue

armi, in s medesimo molto

si ral-

legr. Poi andando versole tese trabacche, e guardan-

do con
a pochi

trito

occhio

sanguinosi campi, vide grandis-

sima quantit de' suoi cavalieri giacer morti dintorno

Romani.

bench

1'

allegrezza della dolente

vittoria gli

fosse al principio
si

molta

certo
,

vedendo

questo ella

cambi

in

amare lagrime
i

immaginan-

do V aspetto de' suoi


giaceano morti
'1

cavalieri
:

quali tutti sanguinosi


le dolenti voci e

al

campo
i

udendo

tristo
,

pianto che

suoi medesimi faceano per lo

campo

egli diede a' suoi cavalieri libero arbitrio

che

le ricchezze

rimase nel misero

campo

fossero da loro
la

rubate, e che ci che ciascun s'avesse fosse suo,

qual cosa in breve spazio fu


tutti
i

fatta. Elli

disarmarono

Romani con

presta
s

mano,

non ne trovarono
quan-

alcuno che intorno a


tit

non

avesse grandissima

de^nemici morti, n che non fosse passato di cen-

to punte,

miseri cavalieri che questo andavano fala

cendo avevano perduta

conoscenza de' loro padri


,

e fratelli e compagni che morti giaceano

per

la pol-

vere mescolata col sangue sopra


essi nettandoli co'

loro

visi.

Ma poich
il

propri panni per riconoscergli ve

n'ebbero
to e
il

ritrovati molli, e tutti e'


si

pi valorosi,
il

piancreil

romore incominci

grande, che

re

si

dette daccapo essere assalito, e con fatica racchet

loro pianto

ricogliendoli dentro ne' chiusi campi.

LIBRO PRIMO

53
i

Oh

misera fortuna

quanto sono
!

tuoi

movimenti
il

varile fallaci nelle

onore che tu
all'

mondane cose Ov' concedesti a Lelio quando

ora

grande

prescritto fu

ordine militare ?

Ove sono
avevi dati
?

molti tesori che tu

con ampia

mano

gli

Ove

molti amici

Ove
ra

la

gran famiglia

Tu

gli
il

hai con subito giramen-

to tolte tutte queste cose, e

suo corpo senza sepoltugli

morto giace negli

strani

campi. Almeno
le

avessi

tu concedute le

romane lagrime, e
avessero chiusi
gli
i

tremanti dita del


,

vecchio padre

gli

morienti occhi

l'ultimo onore della sepoltura

avesse potuto fare.


,

Aveva

gi nel

breve giorno Pean

che nelP ultima


dell'al-

parte della guizzante coda di


to

Amaltea nutrice
il

Giove dimorava trapassato


,

meridiano cerchio, e
1'

con pi studioso passo cercava

onde
,

d' Esperia

quando Giulia misera dintorno


gne

a s

ritornate le for-

ze nel pallido corpo, senti piangere le do lenti


,

compa-

che gi

loro danni aveano veduti


,

alle

cui voci

subitamente levatasi

disse
?

oim

misera, qual' la

cagione del vostro pianto

riguardandosi dattorno

non vide

il

caro marito, nelle cui braccia avea perdute

le forze degli esteriori spiriti.

Allora non potendo tenere


il l'

le triste lagrime

disse:

oim, o dov' fuggito

mio
inse?

Lelio? ecco se

la

fortuna ha ancora concedute


a'

gne

al

mio marito contro

non conosciuti nemici


si

E
,

dicendo queste parole quasi uscita di s


i

dirizz

miseri
le

fati le

volsero gli occhi verso quella parte la


il

quale
te
:

doveva mostrare

suo dolore manifestamensenti lo spiacevole

e verso quella parte

mirando,
il

rumore

degli spogliatori, e vide


,

secco

campo

essere

di caldo sangue tutto bagnato

e pieno della nemica

gente

Allora

il

dubitante cuore di quello che avve-

,,,

j64

OeOPO
i

nulo era manlfeslamente conobbe


Ella non

suoi grandi danni.

fu dalla femminile forza delle sue


,

compagne

potuta ritenere

che

ella

non andasse

tra'

morti corpi

senza alcuna paura.

Ma come

persona uscita del nane* biondi capelli


trargli dell' usato

turale sentimento messesi le


gli

mani

cominci con isconcio tirare a

modo

e ordine. I vestimenti squarciati mostravano le

colorite

membra che
,

in

prima solcano nascondere.


il

bagnando le sue lagrime


te sicura corrtro
fra'
i

bianco petto, sfrenatamen,

nemici

ferri

incominci a cercare
,

morti corpi del suo caro marito


:

dicendo

alle sue

compagne
che
sua

lasciatemi andare

e'

non convenevole

cos valoroso
citta
gli

uomo rimanga ne'lontani campi dalla


le

senza essere lagrimato e pianto. Poich la for-

tuna

ha negate

lagrime del suo padre e de* suoi


gli

parenti e del

romano popolo, non

vogliate anche
ella

torre quelle della misera moglie.


lo

andando

per

campo piangendo
suo misero marito,
la

e sprezzando le sue bellezze

molti corpi morti colle sue mani volgea per trovare


il

ma
,

sanguinosi

visi

nascondea-

no

manifesta sembianza

all' intelletto.

poich

el-

la n'

ebbe molti
il

rivolti

e riconosciuto alle chiare ar-

madure
morto

suo Lelio,

il

quale di molti morti nemici


,

attorniato giacca

quivi sopr' esso semiviva

piangendo cadde : dopo piccolo spazio dirizzandosi

piangendo amaramente

si

cominci a battere
,

il

chia-

ro viso colle sanguinose mani


gote.

e a graffiarsi le tenere
il

E avevasi gi si
il

concia, che tra

vivo a

'1

morto
piutto-

sangue che sopra


sto

viso le stava

non Giulia ma

uno
si

de' brutti corpi morti nel


il

campo

pareva. Ella

non

curava di bagnare

suo viso nell'ampie pia-

ghe di Lelio, anzi l'avea

gi quasi tutte piene

d'ama-

LIBRO PRIMO
re lagrime. Ella spesse volte
il

55

baciava e abbracciava

strettamente, e nell*amaro pianto riguardandolo dicea

oim, Lelio, dove m' hai tu abbandonata ? Dove m' hai tu lasciata tra gente araba, diversa da nocosi
:

stri

costumi
facesse

de' quali

ninno

io

conosco? Almeno
la loro crudelt
egli l'ope-

mi

Giove tanta grazia che

fosse colle loro

mani operata
il

in

me come
Almeno
sse la sua

rarono in te

ma

femminile aspetto

porta piet in
sarei io

quelli petti ov' ella

non fu mai.

pi
el-

contenta che la
la fosse,

mia anima segui

ovunque

che rimaner viva nella

m or tale vita dopo la tua


animo di
ancora
insieme
?

morte.

Deh perch non


il

fu lecito al tuo virile

credere

femminile consiglio

Certo tu

saresti
lieti

in vita, e forsp

per lungo spazio

saremmo

vivuti.Dove fuggi la tua pietade qua ndo tu in dubbio


di

morte nelle femminili braccia mi


?

lasciasti di lungi

alle tue schiere

Come non

aspettasti tu

che

io

alme-

no

f*

avessi

veduto innanzi che tu fossi entrato nel-

r amara
si

battaglia? che io colle pr oprie

mani

l'

aves-

allacciato

V elmo

il

quale mai per ma voglia non


la fu-

sarebbe stato legato, perch io conoscea sola


ga essere rimedio alla nostra salute.

Oim

dolente,
1'

quanl' sconvenevole cosa di volere adempiere

uo-

mo
noi

suoi desiderii contra


i

il

piacer di Giove! Noi de-

siderammo miseramente

nostri

danni quell' ora che


,

domandammo
,

di avere figliuoli

quali

se con-

venevole fosse suto che noi dovessimo


la allegrezza

avere quell'

Giove senza alcun boto ce

avrebbe
volont,

conceduta.

O iniquo pensiero e sconvenevole


me, che non
l'

recate la morte in
costui^ o
cito di

ho meno meritata che


stato le-

almeno, o dolorosa fortuna, mi fosse


a'

pararmi dinanzi

crudeli colpi

quali costui

m
lo.

FILoeOPo
come
io

inaocente sostenne,

aveva di grazia dimandase

Oramai non
morte
,

al

mio dolore ninno rimedio


vieni a

non

tu
tu

la

quale io siccome misera prego che

non mi risparmi , ma

me

senza niuno in-

dugio.

Tu

non dei ornai

piii essere

crudele , e massi,

mamente
se' stata.

a'

preghi delle giovani donne

in tal luogo

Deh

piacciati innanzi di farmi fare

compaUc-

gnia ne' miseri campi al


nel

mio marito

che lasciarmi

mondo esemplo
,

di dolore a quelli che vivono.


,

cidimi

non indugiar pi. Oim dolente


effetto
,

com'

i'

ho

malamente seguito con


mia antica avola Giulia
pi del

il

perfetto

amore
i

della

la

quale poich vide

drap-

suo

Pompeo

tinti

del bestiale sangue,


1'

temendo

non

fosse stato offeso, costrinse

anima

dipartirsi dal
a'

misero corpo subitamente rendendola

suoi Iddii,

Oh

quanto

le fu

prosperevole
io

il

morire, perocch
la
,

mo-

rendo pot dire :


per dolore

non vedr quella cosa


a maggior pena
il

quale

mi conducerebbe
vincer

e poi a
,

morte

ma morendo

dolore.
il

io

misera
e
la

davanti agli occhi miei veggo


xn' lecito di

mio dolore

non
mi-

morire, n posso cacciare da

me

sera

anima

la

quale per paura sento che cerca


,

l'ulti-

me
non

parti del cuore


,

fuggendosi dalla mia crudelt.


graziosa voce e

Oim morte
ti

io

t'

addomando con
quali

posso avere. Certo la tua signoria contraria


i i

del tutto agli altri umani,


loro potenze
s'

dispregiatori delle

ingegnano di sottomettersi risparmiantu coloro che pi


ti

do

fedeli.

temono crudeltua

mente

assalisci,

dispregiando

gli schernitori della

potenza lungamente, e di questi sempre pi tardi che


degli altri
cosi
ti
I

vendichi.
cosa

Oh

quanto misero colui che


se'gli

com una

come tu

manca

uno bisogno.

LIBRO PRIiMO
lo

57

Ella piangendo pi volte con aguti ferri caduti per

campo

si

volle ferire

il

tenero petto
si

ma
,

impedita

dalle

compagne non
;

poteva. Poi
,

voltava agli aspri


i

rubatori e diceva

deh

crudeli cavalieri
1'

quali senl'

za alcuna pietade metteste


cente corpo
pietosi
5
,

agute lance per


il

inno-

deh ammendate

vostro fallo tornando

uccidete

me, poich

voi avete

morto colui,
,

che

la

maggior parte di

me

in s portava

e fate che

io sia del

numero

degli uccisi.

Questa piet sola usan-

do

vi far meritar

perdono di ci che voi avete oggi


.

non giustamente operato


nava a baciare
il

Dette queste paiole ritorsi

sanguinoso viso, e di questo non


,

potea veder sazia

anzi

1'

avea gi quasi tutto colle la-

grime lavato

e piangendo forte sopr' esso


'1

dimorava

Ma
luce,
re
,

poich

sole nascose

suoi raggi nelle oscure

tenebre, e le stelle cominciarono a mostrare la loro


il

campo
l

si

cominci con taciturnit a riposail

si

per

'affanno ricevuto

preterito giorno

che
alle-

richiedea agli affannati


grezza della vittoria
seppellite
le
.

membri

riposo,

si

per

1'

che molte menti avea nel vino

Solo V angoscioso pianto di Giulia e deltrista

sue compagne faceano risonare la

valle

questo risonava negli orecchi al vittorioso re.

Ed

egli,

che ne'
ci
,

tesi

padiglioni

si

riposava

udendo quelle voil

chiam uno nobile cavaliere,


,

quale
le

s'

appella-

va Ascalione
che
io

e disse: or di cui sono

misere voci

odo, che non lasciano partire della nostra menalcuno


?

te in

modo

la

crudele uccisione
,

fatta nel pas-

sato giorno
sia

Sire

disse Ascalione
la

io

immagino che

alcuna donna

quale forse era moglie di alcu,

no del morto popolo

e cosi

mi pare avere

inteso

da' compagni, e similemente la sua favella, la quale io

58
intendo bene,
il

FILOCOPO
manifesta. Allora
,

gli

comand

il

re
ta-

che

egli
,

andasse ad essa
'1

e comandassele eh' ella


gli

cesse

acciocch
'1

suo pianto non

accrescesse

pi

dolore che

preterito
,

danno

Mossesi Ascalione con


,

alquanti compagni colo

e per la scura notte

con picil

lume per
,

lo

sanguinoso

campo

scalpitando

morto sangue
part(?

cavisi de' morti,

andarono in quella
voci
,

dov'

essi
:

sentiano le dolenti
la

e perven-

non

a Giulia

quale

come

Ascalione la vide
il

immaginando

le

nascose bellezze sotto


,

morto sanquasi lagri-

gue del suo viso

mosso dentro a

pieth
il

raando, disse; o giovane donna,


gli

cui dolore invila


,

occhi miei veggendoti lagrimare

io

ti

prego

per
,

quella nobilt

che
,

'1

tuo aspetto ne

rappresenta

che tu

ti

conforti

e ponghi fine alle tue


sia la
,

lagrime

Certo io non so quale

cagione della tua doglia


e chente eh' ella
si

ma

credo che

sia

grande

sia

non

credo che per lo tuo pianto

possa
la

pi tosto piangendo aumentare


desimi
,

ammendare, ma potresti E noi me,

quali se al ricevuto

danno volessimo bene


altro

pensare, certo noi non


gere
,

faremmo mai

che piandi

e considerato quello eh' detto e'

ingegnamo

dimenticare quello che ancora non vuole fuggire dalle nostre

memorie.
ne

E simigliantemente il re
il

nostro

si-

gnore

te

manda pregando 5
,

e credo che molto


,

gli

sarebbe caro

secondo

suo parlare
,

che tu venissi
la

davanti al suo cospetto. Giulia


loquela,
la

udendo

romana
forse
di

quale Ascalione lungamente dimorato a


,

Roma
lio
,

impresa aveva

alz

il

viso verso lui

credendo che fosse alcuno de' miseri compagni


e con torto occhio riguard
il

Le-

cavaliere

vedenil

do ch'egli era dell'iniqua gente, piangendo

ri-

LIBRO PRIMO
guard
,

59
,

e gettando
1'

un grande

sospiro

disse

niuno
.

conforto sentir

anima mia

se voi noi

mi porgete

Voi m'
11

avete colle vostre spietate braccia ucciso colui


il

qua!' era

mio conforto e mia ultima speranza


,

Acciocch l'anima mia possa seguire per


,

le dilettevoli

ombre quella del mio Lelio questo graziosamente vi domando questo sia V ultimo bene che io spero e a voi non fia niente Voi avete oggi bagnate le vostre
,

mani

in tanti sangui

che io non accrescer

la

somma
.

del vostro peccato per la


lieve per la piet

mia morte

ma

la far ])i

che voi userete uccidendomi

Deh

aggiugnetemi
re, Giulia

al tristo

numero
con
lui

acciocch
ella

si

possa di-

am

tanto

il

suo Lelio, che

fu del nu-

mero
campi

de' morti corpi


.

insieme ne' sanguinosi


,

se voi

non volete usare questa pletade

al-

meno
sentite

prestate alle

mie mani

la tagliente

spada, e con-

che senza briga di queste mie compagne io


,

possa morire
lione e' suoi

essendone

le

mie mani cagione. Ascail

compagni che vedeano


sangue
,

chiaro viso tuttutti

to rigare di vermiglio

lagrimavano

per
gio-

piet di costei, e

piangendole rispose, e disse:

vane
fatto

g'

Iddii facciano le
.

mie mani
tu

di lunge da s

peccato

Certo io fuggii oggi per non bagnarmi


:

nella dolente uccisione

ma

perch piangendo, e

sconfortandoti, guasti

il

tuo bel viso? Perch desideri

d'incrudelire contro a te

medesima? Credi tu
e

colla

tua morte rendere vita al morto marito? questo sareb-

be impossibile

Ma

levati su

non volere qui


la

nelle

sopravvegnentl tenebre apparecchiare

tua bella per-

sona alle salvatiche bestie, le quali alla tua salute po-

trebbono essere contrarie; perocch vivendo ancora


potrai forse riavere
il

perduto conforto

Levati su

^t>
e bojjui
i

FILOGOPO
nostri passi
,

non dubitare di veaire

alli

reali padiglioni colle tue

compagne
,

che

io

ti

giuro

per quelli Iddii eh' io adoro

che mentre che

essi

mi

concederanno

vita

che

il

tuo onore e delle tue com,

pagne sar sempre salvo a mio potere


piacer sia.

solo che vostro


,

Ora

tilieva

non dimorare pi qui


,

vieni

nella presenza del nostro signore

il

quale ancorch
t'

dolente sia

vedendo

il

tuo grazioso aspetto


.

onore-

r, siccome degna donna


lasciare
,

Or

se noi

ti

volessimo qui
infiniti

non

ti
,

spaventerebbono

gli

spiriti
?

de' morti corpi

sparti per lo piangevole aere

Non
si

dubiti tu degli scellerati uomini che sogliono essere


ne' tumultuosi eserciti,
i

quali trovandoti qui


il

non

curerebbono di contaminare

tuo onore

e delle tue
e' miei

compagne? Deh vienne adunque, che vedi che io


compagni
visi
,

per compassione di

te

righiamo

nostri

d'

amare lagrime. Giulia non faceva anima

altro

che

piangere^ e bench ella fosse mollo dolorosa, non per


tanto dimentic la sua
della gentilezza
,

cari

ammaestramenti
vii-

non

volle nell' avversit parere


,

lana

a' divoti

preghi del nobile cavaliere


velo, e coperse
il

ma

prese

colle sue

mani un bianco
,

pallido viso
il

di Lelio

e con

uno suo mantello


:

tutto

corpo

poi

si
si

volse ad

Ascalione, e disse

vostri preghi
io

han-

no

presa la
al

mia dolorosa anima, che

non mi so

mettere

niego di quello che domandato


la

m'
di

avete.

E
sa

poich Iddio e voi mi negate


eh' io pi desidero
,

morte

quella co-

io

m' apparecchio
vi fia
:

venire

in quelle parti

dove piacer
,

ma

caramente rac'1

comando prima me
anima che guida

e le
,

mie compagne e
pregandovi per
,

nostro
gentile

onore nelle vostre braccia


i

la

vostri

membri

che come di ca-

LIBRO PRIMO
re sorelle ci serviate
lo
,

et
clie di quel-

e non consentiate

che

le

misere anime de' nostri mariti rinchiuse


si

ne' mortali corpi

contentarono
.

sciolti
y

da esse

si

possano rammaricare
bolezza fra
le

volendosi levare

per la de.

sue compagne cadde supina

Allora

Ascalione teneramente per


se
la
,

lo destro braccio la

pre-

e dall' altra parte

un suo compagno sostenendo,

e con dolci parole confortandola

e con lento pas:

so

andando
,

pervennero

alle reali
,

tende

alle

quali

entrati

il

re

vedendo
la

costei

vinto
:

per lo pietoso
udito
,

aspetto^

umilmente

riguard

e avendo gi

da Ascalione gran parte

della condizione di lei


.

core
,

mand

eh' ella fosse onorata

Giulia
grave

veduto
,

il

ancorch per debolezza

le fosse

pure
:

gli s' in,

ginocchi davanti, e lagrimando disse


a questi nobili cavalieri piaciuto di
stro cospetto, nel quale piacciavi

alto signore

menarmi

nel vo-

che io trovi quella


cre,

grazia che da loro

non ho potuta avere. Io non

do che
ne' loro

la

misera

Ecuba

la

dolente Cornelia

danni sentissero maggior doglia che


:

io fo in
si

quello che da voi ho ricevuto

n credo che

affet-

tuosamente alcuna di loro desiderasse de' suoi nemici

vendetta

com'
.

lo desidero di voi

solo

che prenil

dere ne

la potessi

Ma

polche
vostra

la fortuna

m'ha

po-

tere levato, e fattami

pregione, datemi per

guiderdone della

fiera volont
il

che

io

ho verso

voi la

morte

Non

sofferse
,

re che Giulia stesse in terra

davanti a lui

ma

colla propria

mano

levatala in pie
:

la fece sedere davanti

da s

e rispose cosi

giovane

donna

il

vostro lagrimoso aspetto


,

m' ha

fatto dive-

nire pietoso

e quasi

m'

invitate

con voi insieme a lavostro par-

grimare

certo io

non mi maraviglio del

, ,

6a
lare
,

FILOCOPO
il

quale dimostra bene

il

vostro gran dolore


,

che usanza suole essere de' miseri


che maggior miseria loro arrechi
,

di volere quello
infino a quell' ora

che

la tristizia

pena

dar luogo

al

naturai

senno

perocch

io

conosco che ora voi pi adirata


la

che

consigliata

domandate

morte

e mostrate verso

me

crudele volont , n la morte vi

fia

per
,

me

conceduta,

n ancora V adirate parole credute


averete alquanto

Ma

quando voi non

mitigate le giuste lagrime che voi

spandete, io vi far conoscere


sia

come
,

la fortuna
ella

contro di vo i del tutto adirata

n che

v'abbia

fatta

mia prigione

e ancora conoscerete che sia sta,

to

il

migliore rimanere in vita


del vostro marito
.

si

per voi e
,

si

per
,

Y anima
quale

Ma
.

ditemi
,

se vi piace

sia la

cagione del vostro pianto

e chi voi siete

e donde e dove voi andavate


pietosa voce gli rispose
:

Giulia piangendo , con

io
il

sono Romana, e fui misera


quale voi oggi colle proprie

sposa del morto Lelio

mani
re
j

uccideste

e quinci
al santo

muove
Dio
,

il

mio

tristo

lagrima-

andavamo
,

posto nell' ultime fini

vostri regni
,

per lo ricevuto dono della mia preil

gnezza
si

Udendo questo
,

re
,

quasi stupefatto

tutto

cambi

e disse

oim

or dunque non foste voi


,

colli assalitori del

mio regno

quali

all'
,

entrare in

esso arsero la ricca

Marmorina ? Signore
Allora

n, rispose
bella
il
,

Giulia

ma

passando per essa la


,

vedemmo
;

e
re

ornata di nobile popolo


di quello che era fatto
,

si

dolse molto

e sospirando disse

o giovane

donna
gire
:

fortunosi casi sono quasi impossibili a fugil

a noi fu porto tutto


,

contrario di quello che

voi ne porgete
ornai

e questo ne mosse a fare quello che


ci

non pu tornare addietro , e che

duole.

E noa

. ,

LIBRO PRIMO
no ricevuto
conforto.
disdice,
i
,

63
perocch '1 nostro

dubbio che voi avete nel preterito giorno grande dane io non piccolo
il
.

Ma
,

lagrimare niente

menomerebbe convienci prender


il

a cui che
colli

lagrimare stea bene, a noi


visi

si

il

quale
.

propri

abbiamo
,

a confortare

nostri sudditi

Dunque
il

confortatevi
,

e qui a voi

meco

ri-

manete ; e dopo
altro marito
lieri
, ,

ripreso conforto
nella

s'

piacer

io

ho

mia corte

assai nobili cava,

de* quali quello che pi vi piacer


dell' offesa

in guider:

done

che

fatta v'ho, vi

doner volentieri

se voi alle ceneri del vostro

morto marito vorrete puonorare

re servar castit

continuamente in compagnia della


vi far
io vi
:

mia sposa come cara parente

e se

essere

meco non
,

vi piacer

giuro per l'anima

del

mio padre
,

che dopo V alleviamento del vostro

peso

infino a quella parte

dove

vi piacer

pi d'an-

dare onorevoleraente vi far accompagnare.

dire

quanto mi dolga di quello che

fatto

per lo mio su,

bito furore sarebbe troppo lungo a narrare

peroc-

ch

io ci
,

ho perduto un caro nipote

e molti buoni
.

cavalieri

e voi senza vostra colpa offesi


il

Giulia non

rattemperava per tutte queste parole


to
,

dolente pian,

anzi piangendo nel savio

animo deliber
infino

che

molto valea meglio di rimanere


fingendo
il

al profferto onore

suo mal talento

che

la fortuna

la recasse nel pristino stato

che miseramente cer,

care

gli

strani paesi

e con sospirevole voce


rispose
:

rotta

da dolenti singhiozzi
stre

signor

mio
:

nelle vo-

mani

la

mia

vita e la

mia morte
.

io

non mi
il

partir

mai dal

vostro piacere

Comand

allora

re,

che

ella in

alcuno padiglione sotto la fidata guardia

d' Ascalione ella e le sue

compagne

fossero onorate

64

FILOGOPO
Come
11

nuovo

sole usci nel

mondo,

il

re colla sua
,

compagnia insieme con Giulia verso


citta negli

Siviglia

antica

Esperii regni
i

presero

il

cammino: ma
Giulia di grazia

avanti che

loro passi
il

si

mutassero

addomand che

corpo del suo Lelio non rimanesse


.

esca de' volanti uccelli

Al quale

il

re

comand che
gli altri

onorevole sepoltura fosse


del

fatta a esso e

a tutti

campo

Fu

allora Lelio e molti altri con molte


i

lagrime seppellito dopo

fatti!

fuochi, bench molti

ne rimanessero sopra
ruscelletti di

la vermiglia
.

arena

che di

varii

sangue era solcata


il

Rimaso
fiere
i

solo di vivi

tristo

campo

d*

uomini

in

pochi giorni con corrotto fiato convoc in s infinite


,

delle quali tutto

si

riempi

non solamente
,

lupi di Spagna occuparono la sventurata valle

ma

ancora quelli delle strane contrade vennero a pascersi

sopra

mortali pasti
,

leoni affricani corsero al

tristo fiato

tlgnendo

gli

aguti denti negli insensibili


il
,

corpi

E
i

gli orsi,

che sentirono

fiato della

bruttura

dello insanguinato tagliamento


selve, e
1 fedeli

lasciarono V antiche
.

secreti

nascondimenti delle loro caverne


le case de' lor signori
,

cani abbandonarono

e
si

ci che con

sagace naso sente la non sana aere


.

mosse

a venir quivi
i

gli

uccelli

che per addietro


raunarono, e
,

aveano seguitato
rla

celestiali pasti si

1'

a-

mai non

si

riempi di tanti avvoltoi

mai non
,

furono

tanti uccelli veduti

insieme adunati

se
i

ci

non

fosse stato nella misera


s'
i

Farsa glia
.

quando

romauc-

ni principi
celli,

affrontarono

Ogni

selva vi

mand

e lutti

corpi, a cui la fortuna non aveva conce,

duto n fuochi
lacerati

n sepoltura

erano miseramente di-

da loroj e

le loro carni

pascendo, ogni vicino

LIBRO PRIMO
gli

65

Ibore pareva che gocciolasse sanguinose lagrime, per

unghioni sanguinosi che premeano


Il passato

gli spogliati ra-

mi.

autunno

gli

avea spogliati di foglie, e'cru,

deli uccelli col


gli

morto sangue

premuto
,

da' loro piedi,


portati

aveano

rivestiti di

color rosso

membri

sovr' essi ricadevano la seconda volta nel tristo

camtut-

po, abbandonati dagli affannati unghioni.


to questo
il

Ma con

grande numero de' morti non era tutto


all'

mangiato infino
fiere si partisse
,

ossa

ancorach squarciato dalle


,

gran parte ne giaceva rifiutato


,

ben-

ch dilacerato fosse tutto


gia e
'1

il

quale

il

sole e la piog-

vento macerava sopra

la tinta terra fastidiosa-

mente

mescolando

le

romane

ceneri coli' arabiche

non conosciute.
Entr
viglia,
il

re Felice vittorioso con gran festa in Si-

e poich egli fu smontato del possente cavallo,


,

e salito nel reale palagio

e ricevuti
,

casti
1'

abbracciaonesta gio-

menti

dell' aspettante
la
,

sposa

egli prese
,

vane Giulia per


sua sposa la

mano

destra
:

e davanti alla reina


te^

men dicendo donna,


ti sia

questa giovati

ne, la qual' parte della nostra vittoria: io la

racco-

mando

e pregoti eh' ella

come
lei

cara

compa-

gna, e di stretta consanguini tk congiunta, e ogni onore e ogni bene che puoi usa verso di
la
.

Teneramente
partendosi

reina ricevette a* preghi del re Giulia e le sue


:

compagne

ma
,

non dopo molti giorni


lui se

il
:

re di Siviglia
la

con
il

ne andarono in Marmorina

quale quando

re vide

non

essere quello
gli

che

fal-

samente Pluto in forma di cavaliere


to
,

aveva narra-

trov ancora vivo colui

il
,

quale morto credeva


e forte in s medesi5

aver lasciato ne' lontani boschi

FILOCOPO T.

I,

66

FILOGOPO
si

mo

maravigli

e disse

g' Iddii
,

hanno voluto
io

tentare peraddietro la mia costanza

sono inganla pre*

nato

A me pure
il

con vera voce pervenne che

sente citt era dal


ti

romano fuoco

arsa

e ora con aper-

occhi veggo

contrario ,

il

narratore di cosi fatte


,

cose pure mori nella mia presenza


sepoltura
,

e io
si

gli feci

dare
.

e ora qui davanti vivo

mi
,

rappresenta

In questi pensieri lunga mente stato


la

non potendo pi
s quello

nuova ammirazione sostenere


,

chiam a

cavaliere

il

quale gi credeva che nell' arene di Spa,

gna fosse dissoluto


le
t'

e dissegli

le

tue non vere paro-

hanno veramente morte guadagnata, perocch


il

non ancora passato


sar
il

secondo mese

poi che mos'


ira
,

nostro costante
,

animo a grandissima
.

ad

inque operazioni
sti

senza ragione

Or non

ci innarra-

tu la distruzione della presente citta con piange,

vole voce
fetto
?

la

quale ora noi troviamo senza alcuno dicagione di farci muovere tutto
il

Tu fosti

po-

nente contro alla inestimabile potenza de'


del quale

Romani
ne
il

movimento ancora che


.

fine seguire ce

debbia non sappiamo


re udite le parole
iu voi sta
il
,

Maravigliossi molto
:

cavalie-

dicendo umilmente
,

signor

mio
,

farmi morire

il

lasciarmi in vita

ma

me

nuovo ci che voi mi narrate; e poich qui


lasciaste,

voi

mi

mai

io di qui
,

non mi
'1

partii

e a ci

chiamo testimonii gP Iddii


presente citta
,

vostro popolo della

il

quale con seco m' ha continuamente


la vostra partita ci fu
il

veduto
vit

n mai dopo
si

ninna no-

Allora

maravigli
:

re pi che mai, dicendo


g'

fra s

medesimo

veramente hanno
,

Iddii voluto

teatar le

mie forze

e aggiungere

la presente vittori^

alle nostre

LIBRO PRIMO magnificenze E allegro


.

67
della salva citta
,

abbandon

pensieri

contento di rimanere quivi per

lungo spazio

La

reina gravida di prosperevole peso


,

affannata
,

per lungo cammino

volentieri
,

si

riposava

e con

lei

Giulia molto pi affaticata


il

ma

quasi continuamenle
la

bel viso bagnato di


,

amare lagrime e

bocca piena

d sospiri teneva

alla

quale un giorno la reina, veden,

dola dirottamente piangere

disse cosi

Giulia

io so

senza dubbio cbe tu


frutto
,

come me dentro nascondi

disialo

e'manifesti segnali mostrano te essere vicina al

partorire,
offendi
.

onde col tuo piangere gravemente


hai gi quasi
,

te

e lui

Tu

il

tuo bel viso tutto consu*


1*

mato e guasto

e le tue lagrime
;

hanno occupalo
ti

d' oscura caligine e di palidezza

onde

prego che tu
e spera che

non

facci pi questo

anzi

ti

conforta
.

noi avremo insieme gioioso parto


lo tuo lagrimare
il

Non

sai tu

che per

ricevuto

danno non menoma? Poi,

ch

fati ti

sono

stati

avversi

appara a sostenere con

forte

animo

le contrarle cose e* dolenti casi della for-

tuna.
role a

Deh

or tu m'hai glk detto, se bene ho le tue pa,

mente

che tu

se'

nata di nobilissima prole ro,

mana: or
Pulvillo

se questo vero

come
forte

io credo,

ti

dovreb-

be tornare nella mente del


,

animo che Orazio


tempio di Giove

appoggiato
la

alla porta del

Massimo, vedendo

morte del

figliuolo ebbe.
dell'

cofi-

me

Quinto Marzio tornato dai fuochi


,

unico

gliuolo

diede quel giorno senza lagrime le leggi al

popolo

Questi e molti

altri vostri

amichi avoli con


la loro virt,

fermo animo nell'avversit mostrarono


per la quale
re corretto
il

mondo lungamente si conlenl d'esseda cotali reggitori. Dunque tu che da tale

,,

68

FI
.

LOGO PO
,

geale hai tratta origiae

si

disdicono pi a te che a

un' ahra le lagrime

Non

credi tu che essi nelle loro

avversit sostenessono doglia

come

tu

fai ?

certo

s fer

cero

ma

vollono innanzi seguire


,

la

magnanimit dei

loro nobili animi


le

quali conoscevano la natura delr


,

caduche e

transitorie cose
,

che

la

pusillanimit

della misera carne

acciocch le loro operazioni fosatto.

sero
te

esemplo a loro in ciascuno


usaya spesso la

Queste e

mol-r

altre parole
,

reinji i

conforto di

Giulia

Giulia conoscea veramente che la reina

1*

amava

molto, e da grande amore procedeano queste parole


le quali vere la reina diceva, ond'ella

cominci a prensue lagrime.

dere conforto, e a porre termine

alle

per fuggire V
l*

025I0

il

quale di
,

trista

memorazione

de' suoi danni

era cagione

colle proprie

mani

la-r

vorandp, sovente faceva di seta nobilissime tele di diverse

immagini figurate;
,

allato alle quali,

p misera

Aragne

le tue

sarebbero parute offuscate di nebuloaltra volta parvero,

se macchie,

come

quando con Pal.

lade avesti ardire di lavorare a prova

Queste opere
della reina
^
,

aveano senza

fine

multi plicato

l'

amore

perocch molto in simili cose

si

dilettava

onde cor

me r amore
Non
parole
centi

altres
,

P onore a

lei

e alle sue

compagne
suo
ini-

multi plicare facea

parve a Pluto avere ancora fornito

il

quo proponimento, posto ched

egli avesse colle false

commosse P
,

pccidentali rabbie sopra

gP inno-

Romani

ma

ppich' egli ebbe nel cospetto del


il

re Felice lasciato disfatto vilmente

falso

corpo

un'altra volta riprese una forma d'una giovane damigella di Giulia


,

chiamata Glorizia

la

quale con

lei

LIBRO
ancora viva dimorava
,

PRTtStO

(>()

e con sollecito passo entr nel-

r ampio

circuito delle
la

romane mura

gi Calisto
i

mostrando

sua luce, tacitamente, discilti


,

capelli,
i

entr negli arapi palagi di Lelio


ne' quali poich
ella

stracciandosi tutta

fu ricevuta dal padre del morto


di Giulia,
i

Lelio, e da' cari


tutti di tale

fratelli
si

quali stupefatti
,

accidente

maravigliarono

forte pian-

gendo

cosi

cominci loro a parlare :

Poich

gli avversari!

movimenti
,

della fortuna invi*

diosa della nostra felicita


il

trassero della dolente cltlk

vostro caro figliuolo

e la sua moglie a
colla

me

carissi-

ma

donna
ci

con quella compagnia


,

quale voi mei

desimi

vedeste

e da cui voi porgendo

teneri baci,

e le vostre destre

mani porgendo

vi dipartiste

piangenfati

do, noi avventurosamente fino che a'miseri

piacri,

que camminammo
trarre la

Ma
,

poich a loro piacque di


,

mano

dalle nostre felicit

noi una mattina

quasi nella prima ora


valle,
ti

cavalcando per una profonda da noiosa nebbia ,


assali-

occupate

le nostre luci

fummo
,

da innumerabile quantit di predoni, vaghi


il

del copioso arnese,

quale da noi non molto lontano


5

andava

e del nostro sangue

e l'assalirci e

'1

privarci

del nostro arnese

non occup pi che un medesimo

spazio di tempo.
zati dardi
lia di vita
,

appresso rivolti a noi con


i

li

aguz-

Lelio, e

suoi compagni, e la vostra


.

Giu-

amaramente privarono
come,
delle inique

Io pavida piangenfuggii
5

do

non
,

so

mani mi

e fug*

gendo

per tema di non ritornare nelle loro mani

per lo dolente
dolore
;

cammino pi

volte

ho sostenuto mortai

e co' pugni stretti, dette queste parole, cadde


la

semiviva nelle loro braccia,

quale essi, piangendo,

-o
quore

FTLOCOPO
li-

portarono sopra un letto, rlcliIamanJo con freddo


le forze esteriori

Incomlnciossi nel gran palagio un'amarlssimo duolo e pianto


,

e quasi per tutta

Roma, ovunque

il

gra,

zioso giovane e la piacente Giulia erano conosciuti


si

piangeva. L'aria risonava tutta di dolenti voci,

tali

che per lo preterito tempo alcuno anziano non


cordava che
cidente
.

si ri-

tale doglia

vi fosse stata

per alcuno ac,

certo che tu appena, o Bruto

riformatore

della libert del

romano popolo

vi fosti tanto lagri-

mato
scuno

dal rozzo popolo.

da quell' ora innanzi cia-

Romano cominci a essere pauroso d'andare cergli strani altari


,

cando

e di portare
:

g'

incensi a' lon-

tani Iddi fuori di

Roma

e per lo gran dolore del


i

morto Lelio lungamente lasciarono


menti
,

nobili

adorna-

vestendo lugubre veste


suoi parenti
la
,

cosi gli altri

Romani

come
cose

Mentre
,

fortuna colla sua sinistra voltava queste


il

s'

appress

termine del partorire

alla reina, e
elet-

slmigliantemente a Giulia; e nel giocondo giorno,


to

per

festa de' cavalieri

essendo Febo nelle braccia


,

di Castore e di Polluce insieme


la

non essendo ancora

tenebrosa notte partita


,

sentirono in una
1'

medesima
donne

ora quelle doglie


si

che partorendo per

altre

sogliono sentire.

dopo molte
,

grida, essendo gi la
la reina

terza ora del giorno trapassata

del gravoso
si

affanno, partorendo un bel garzonetto, contenta molto in s


fine
ta

deliber
,

medesima
:

di tale grazia
il

senza

lodando

celestiali Iddi

e similemente
,

re udi-

la

novella fece fare grandissima festa

perocch

senza alcuno figliuolo era infino a quello giorno dimo

LIBRO PRIMO
rato^ e niuno altare fu in

71
negli ampii tem-

Marmorina

pli senza dl\otl fuochi. I freschi giovani

con vari suofesta


.

ni cantando

andavano facendo smisurata


li

L"* ae-

re rinsonava d' infiniti sonagli per


tori,

molti armeggia-

continovando per molti giorni grandissima gioia.


gk
il

Aveva

sole per
,

lungo spazio trapassato

il

me-

ridiano suo cerchio

avanti che Giulia del desiderato

affanno liberare

si

potesse, anzi
,

con grandissime voci,


dubitava non Lucina

invocando
glia
.

il

divino aiuto
1*

sosteneva gravissima dosi

Ma
i

tra

erronea gente

sopra

suoi altari stesse con le


al

mani comprese

resi-

stendo

suo parto,

come

fece alla dolonte Jole, quanla converti in mustella


,

do ingannata da Galante
con divoti fuochi
ira
,

s'

ingegnavano di mitigare la colei


.

per liberare Giulia da tale pericolo

Ma
,

poich

Giove piacque di dare


,

fine a' suoi dolori


figliuola
,

ella par-

torendo

le concedette

una
la

non

variante di

bellezza dalla sua


lia

madre:

quale

come

fu nata, Giu-

sentendola sua anima desiderosa di partirsi dal de,

bole corpo
la

contenta del piacere di Dio,


,

dimand che
,

sua unica figliuola

innanzi la morte sua


.

le fosse

posta nelle tremanti braccia

Glorizia

cameriera e

compagna
ricco

di Giulia, coperta la picciola zittella con


,

un

drappo
la

la
,

pose in braccio alla madre, la quale

poich

vide

sospirando la baci, e piangendo, volgliele

tata a Glorizia

rend, dicendo: cara compagna,

senza dubbio di presente sento

mi converr rendere

l'anima a Dio

e nel presente giorno ringraziarlo di

doppio dono, siccome della domandata progenie e della desiderata

morte. Ond'io

ti

raccomando
fra te e

la cara fi-

gliuola, e per quello

amore che
le sia

me

stato,
:

ti

prego in luogo di

me

sempre madre

e dicen-

^1
do
qitpste parole

FILOCOPO
ftlla

dolente Glorizia
,

che

nel!'

uno
ca-

braccio teneva la pcciola fanciulla

e nelPaltro

il

po

di lei, rend

1'

anima

al

suo fattore umilemente e

devota.

Cominciossi nella camera un doloroso pianto

massimamente da Glorizia
cio la figliuola della
figliuola
,

la

quale tenendo in brac-

morta Giulia dicea: o sventurata

innanzi la tua nativit cagione della morte


,

del tuo padre

e nascendo hai la tua

madre morta.

Oim, quanta sarebbe


renti
,

l'allegrezza de' mseri tuoi pa-

se in vita
.

l'

abbracciassero

come
,

fo io

Oh

fi-

gliuola

di lagrime e d' angoscia


la tua nativit

quanto ha Giove
piaceva!

mostrato che

non

gli

Oim,

di

che amaro peso sono

io

ancora senza
si

umano
il

conofreddo

scimento divenuta madre! Poi

volgea sopra

corpo di Giulia,

il

quale tanta piet porgea a chi

morto

lo riguardava
,

che per vivere ciascuno ne por:

geva le luci

e diceva

o cara donna

dove m' hai

tu misera con la tua figliuola lasciata?

Deh perch non


men,

mi
te

lecito poterti seguire


il

Gi era

uscito della

gravoso dolore della crudele morte di Lelio

ma

tu ora morendo m' hai doppia doglia rinnovata. Oi-

m
ta.

misera

omai ninno conforto pi per


1'

me

s'

aspet-

Cosi piangendo queste, e


,

altre

che con

lei nella

camera dimoravano pervennero


orecchi della reina
lo
,

le dolorose voci agli

la
,

quale allegra del nato figliuo-

prima

si

maravigli

dicendo

chi piange invidioso

de' nostri beni? Poi pi efficacemente


volle sapere la cagione di cotale pianto.

domandando

fatta chia-

mare

a s alcuna

femmina

della

camera dove

le

mi-

sere piangeano,

pianto. Quella rispose:

domand la cagione qual fosse del loro madonna quando Febo lasci
,

LIBRO PRIMO
il

73
si

nostro emlsperio senza luce Giulia


,

deliber

par:

torendo una bellissima creatura

del noioso peso

non dopo molto spazio, rimasa debole, pass a miglior


\ita
,

ha

lasciato fra noi

il

grazioso corpo

pieno

d' umilt nelP aspetto,

che alcuno che lo riguarda non

pu

ritenere in s

l'amaro pianto; e questo quello

che voi udito avete.

Quando
se
:

la reina

ud queste parole, sospirando dis-

oim

nata?

dunque ci ha la piacevole Giulia abbandocomand che '1 corpo di Giulia fosse nel suo
,

cospetto recato; sopra


sparse
lieto

il

quale, poich
e molte.
il

1'

ebbe veduto,
il

amare lagrime
s'

veramente

suo

animo non

era tanto

presente giorno ralle,

grato della nativit dell' unico figliuolo

quanto

la

morta Giulia
P^lla

col suo pietoso aspetto

1'

attrist

pi.

comand

eh' ella fosse


;

il

presente giorno onore-

volemente seppellita
la figliuola,

e presa nelle sue braccia la bella baci,

lagrimando molte volte


tua

dicendo:

poich

alla
,

madre non
sarai al

piaciuto pi d' essere

con noi

certo tu in luogo di lei e di cara figliuola

mi

rimarrai.

Tu

mio

figliuolo cara

compagna
nesciente-

/ /

e parente del continuo. Molte fiale nel futuro pianto

queste parole ricord la reina

le quali

mente
lare
.

profetizz, e profetico spirito l'aveva fatta par-

Sparsesi per la reale corte e per tutta


la

Marmorina

morte

della graziosa Giulia, la


gli

quale colla sua pia-

cevolezza avevasi preso


notizia avevano,

animi di coloro che sua

che ninno fu che per piet non pian-

gesse

con molte lagrime.

E
il

il

re similmente piangen-

do mostr che
vedette
il

di lei molto gli dolesse.


,

Ma

poich

si

giorno

lavato

corpo

e rivestito di reali

74
lo onore

FILOGOPO
marmi con
,

vestimenti , fu seppellito tra' freddi

quel:

che

simile nobile giovane

si

convenia

cjuivi scrissero

sopra la sua sepoltura questi versi*

Qui

d'

Atropos
di

il

colpo ricevuto
Giulia Topazia
^

Giace

Roma

Dell' alto sangue di Cesare arguto

Discesa

bella e piena d' ogni grazia:

Che
C>

in parto
gi fu
:

abbandonata in non dovuto

Ka

Modo

onde non
il

fia

mai

sazia

L' anima nostra


Iddio biasmar
,

suo non conosciuto


f* s

che

gran

fallazia.

Assai sturb la gran festa incominciata della nativit del

giovane

la

compassione che ogn'

uomo

geneal-

ralmente portava

alla

morte di Giulia.
,

Ma

poich

quanti giorni furono passati

piacque

al re

Felice di

vedere
in

il

suo figliuolo e

la bella pulcella
,

nata con lui

un medesimo giorno

ed entrato con alcuno ba,

rone nella camera della reina


confort
le

prima dolcemente
,

la

domandando
gli

di suo stato

poi

comand che
,

due creature

fossero recate davanti


li

e furongli

arrecati

amenduni
i

garzonetti involti in
gli

preziosi

drappi

quali poich

ebbe amenduni nelle sue


gli

braccia

per lungo spazio

riguard, e vedendoli

amenduni pieni
don
:

di maravigliosa bellezza, esimiglianti


:

insieme, disse cosi


il

certo piacevole e giocondo giorno

ci

nel quale ogni fiore manifesta la sua belgaie

lezza
si

cavalieri simigliantemente e le
5

donne

rallegravano facendo graziosa festa


,

adunque con-

venevole cosa
stra nativit, e

che voi in rimembranza della vo-

per aumentamento delle vostre bellezze

siate

da

cosi fatto

LIBRO PRIMO giorno nominali. E per


tulli

75
tu
,

caro

fi-

gliuolo, siccome prima nato sarai da


te

universalmen-

chiamalo Florio, e
:

tu,

giovane pulcella, avrai

nome
alla

Biancofiore
zi fossero

e cosi

comand che da quelP

ora innan-

continuamente chiamati.

voltatosi

reina primieramente Florio le raccomand, e

dopo
cara
,

questo

la

preg mollo che Biancofiore tenesse


altra

perocch aspetto aveva ogni


lezza
,

donna passare di

bel-

e che egli in luogo di Giulia sempre la volea

tenere.

dopo queste

parole, contento di

bella cre-

da

si

part dalla reina.


alle balie le pic-

Teneramente raccomand la reina


ciole creature
,

e con sollecita cura le faceano la biil

sogna.

Ma

poich lasciarono
,

nutrimento delle balie

vennero a pi ferma et

il

re facea di loro grandissivestire, e quasi

ma
non

festa, e
gli

sempre insieme realmente


,

era la pulcella

che

in bellezze ciascun giorno

crescea, Cilerea,

meno

cara che fosse Florio.

E
,

vedendo che gik


a

donna del loro ascendente, s'era dintorno

loro

ne' suoi cerchi voltata la sesta volta


lere,

provvide di vo-

che se

la
,

natura non
elli

gli

avesse in alcuno atto


la

fatti difettuosi

studiando, per
difetto.

scienza potessero

ricomperare cotale

E
a'

fatto

chiamare un savio

giovane chiamalo Racheo, nelP arte di Minerva espertissimo,


gli

commise che

due giovanetti

afFeltuo-

sa mente dovesse insegnare leggere e

ammaestrare.

appresso chiamalo Ascalione simigliantemente

amen-

duni

gli

raccomand dicendo
:

questi sieno a te

come
gentili

figliuoli

ninno costume in alcuna cosa che a


si

uomini e a donna

convenga

sia

che tu a costoro

non
fissa,

insegni

perocch in loro ogni mia speranza

e essi sono l'ultimo termine del

mio

disio.

Asca-

y6

FILOCOPO
uficii,

lioneeRacheo presero i commessi

e senza alcuil

na dimoranza incominci Racheo a mettere


asseguizione con intera sollecitudinet

suo in

loro in breve
,

termine insegnato a conoscer le lettere


il

fece leggere

saltero e

'1

libro d'Ovidio
i

nel quale

il

sommo
si

poe-

ta

mostra come

santi

fuochi di Venere

deano

ne' freddi cuori con sollecitudine accendere.

FILOCOPO
DI

GIOVACI BOCCACCIO

LIBRO SECONDO,

XA-dunque Incominciarono con


giovani
gli
,

dlleltevole studio

ancora ne' primi anni puerili , a imprendere


;

amorosi versi
,

nelle quali voci sentendosi la santa

Dea madre
affetto,

del volante fanciullo,

nominare con tanto

npn poco

negli alti regni con gli altri Iddii se ne


sofferse

gloriava.

Ma

non

lungamente che invano

fos-

sero ne' giovani petti sapute cosi alte cose

devoli versi narravano


in
ta

ma

involti

candidi

come i lau^ membri


dove
il

una
,

violata porpora, circondata


1'

da chiara novulet,

discesa sopra

alto

monte Citereo

suo

caro figliuolo trov temperare nuove saette nelle sante

acque, a cui con benigno aspetto cominci cos


,

dolce figliuolo

non molto

distante agli aguti

omeri

d'Appennino ,neir antica


secondo che io ho ue'nostri

citt
alti

Marmorina chiamata,
regni sentito, due
gio-

78

FILOCOPO
i

vanettl, quali affettuosamente studiano

versi

che le

tue forze insegnano acquistare, l invocano co' casti

cuori

il

nostro

nome

desiderando d'essere del

nume-

ro de' nostri soggetti.

certo
,

il

loro aspetto pieno


s'

della nostra piacevolezza


a' nostri servigi

e molto pi
i

apprestano

che a coltivare

freddi fuochi di Diae intendi a

na. Lascia

adunque la presente opera,


il

mag-

giori cose , e solo

rimanente di questo giorno in mio

servigio

ti

spoglia delle leggieri ale.

E come

gi nella

non compiuta Cartagine prendesti forma


j

del giovane

Ascanio cosi ora


,

ti

rivesti del senile aspetto del


5

vecchio

re padre di Florio

quando

se' la

dove

essi

sono

siccome
costretto

egli

quando va a loro
metti in loro

gli

abbraccia e bacia

da pura benivolenza , cosi


,

tu, abbracciandoli
,

e baciandoli

il

tuo segreto fuoco

e in-

fiamma

si

l'uno dell'altro, che mai il tuo

nome de' loro


:

cuori per alcuno accidente

non

se

ne spenga
la

e io in

alcun atto occuper

si

lo re
si

che

tua mentita for^

ma

per sua venuta non

manifester.
,

Mossesi

Amore
s'

a'

preghi della santa madre


le lievi

poial
i

ch spogliate

ebbe

penne, e pervenuto

dimandato luogo,
reali tetti

vestitosi la falsa

forma, entr sotto

passando con lenti passi nella segreta camesoletti, pueril-

ra

ove egli Florio e Biancofiore trov


si

mente giacere insieme. Essi

levarono inverso lui

come far
il si

solano, ed egli primieramente preso Florio


,

rec nel santo seno


gli

e porgendogli amorosi baci,

segretamente

accese nel cuore

un nuovo

disio

il

quale Florio poi riguardando ne' lucenti occhi di Biancofiore

con

diletto di lei
,

ferm; e poi Cupido pre^

se Biancofiore
to,

e spirandole nel viso con piccolo fia-

accese

non meno che Florio avesse davanti acce-

LIBRO SECONDO
so
:

79
i

e dimoralo alquanto con loro

rivolti

passi in-

dietro, gli lasci slare^ e rivestendosi le lasciale

penne

torn

al lasciato lavoro.

giovani rim asono pieni di


fssi

nuovo

disio

riguardandosi

inco ininciarono a maora innanzi


la

ravigliare stando muti.

E da queir
atti
,

mag-

gior parte del loro studio era

solamente

in riguardare
dall' alsi

r un r
tro

altro

con temorosi

n mai V un

per alcuno accidente che


il

avvenisse partire

vo-

leano, tanto

segreto veleno aoperp

m loro

subita-

mente.
Si tosto

come Amore
tetti,

dalla sua

madre fu
1'

partito

ella nella lucida nuvoletta


a'

fendendo

aere pervenne

medesimi

e tacitamente preso

il

vecchio re,

il

port in una camera in su


soave sonno
1*

un

ricco letto, dove d'


il

un
una
al-

occup: e nel qual sonno

re vide

mirabile visione. Che a lui pareva essere in su u'


to

monte, e quivi avere presa una cerbia bella e blan"


gli

chissima, la quale a lui molto piaceva e molto

pa-

reva avere cara


gli

la

quale tenendo nelle sue braccia,


gli

pareva che del suo corpo


il

uscisse

un

lioncello

presto, e visto

quale, egli insieme con quella cerbia


nutricava per alcuno

senza ninna

rissa

spazio

Ma

stando alquanto, vedea scendere gi dal cielo uno spirito di graziosa luce risplendiente,
le
il

quale apriva col,

proprie mani

il

lioncello nel petto


,

e quindi traeva

una cosa ardente


mangiava.
alla cerbia

la

quale la cerbia disiderosamente


parca che questo spirito facesse
si

E
il

poi

gli

simigliante, e fatto questo


,

partiva.

Ap-

presso questo

egli
,

temendo non
1'

il

lioncello volesse
,

mangiare

la cerbia

allontanava da s
si

e di ci pa-

reva che r uno e T altro

dolesse.

Ma

poco stante,

apparve sopra quella cerbia un lupo per distruggerla

8o
e
il

FILOGOPO
re gliele parava davanti
:

il

lioncello correndo

subitamente torn

alla difesa della cerbia, e co'propri


si

unghioni quivi dilacer


egli
il

fattamente

il

lupo, che

priv di vita
gliele

lasciando la paurosa cerbia a lui,


all'

che dolente
lo luogo.

parca ripigliare, tornandosi


gli
i

usa-

Ma

non dopo molto spazio

parca vedere

uscire da' vicini mari

due

girfalchi

quali portavano
,

a' piedi sonagli lucentissimi

senza suono

quali egli
i

allettava
ti

e venuti ad esso
,

levava loro da^ piedi

det.

sonagli

e dava loro la cerbia cacciandogli da s

questi presa la cerbia la legavano con una catena d'oro,

e tiravansela dietro su per le salate onde infino in

Oriente

e quivi a

uno grandissimo

veltro cosi legata


il

la lasciavano.

Ma
la

poi sappiendo questo


:

lioncello
,

miugghiando

cercava

e presi alquanti animali


,

se-

guitando le pedate della cerbia


eli'

n andava

dove

era

e quivi gli pareva che


si

il

lioncello occulta-

mente dal cane

congiungesse colla cerbia amorosail

mente
e
l'

Ma

poi avvedendosi

veltro di questo

l'

uno

altro parca

che divorar volesse co' propri denti.


la rabbia
,

E
l

subitamente cadutagli

loro

rimandava

onde

partiti s' erano.


,

Ma
il

innanzi che al monte ritor


si

nati fossero

gli

parca che

tuffassero in

una chiara

fontana, della quale

lioncello uscendone pareva

mutato in figura

d'

uno nobilissimo

e bel giovane
;

e la cerbia simiglianteraente d^ una bella giovane poi a lui tornando lietamente


tanta la letizia che egli
gli

ricevea
,

ed era
il

con loro faceva


il

che

cuore
j

da soverchia passione occupato ruppe


e stupefatto delle vedute cose
gliandosi
,

soave sonno

si

lev molto maravif


:

e lungamente pens sopr' esse


,

ma

poi

uou curandosene

venne

nella reale sala del suo pala*

,, ,

LIBRO SECONDO
glo in queir ora che
getti partito.

8i

Amore

s*

era da' suoi nuovi sug-

Partitosi
i

soli lasci
1'

Amore
1'

due

novelli amanti
,

quali riguardando
il

uno
,

altro fiso
:

Florio primiebel-

ramente chiuse

libro

e disse

deh che nuova

lezza t' egli cresciuta, o Biancofiore, da

poco in qua,

che tu mi piaci tanto


re
;

Tu

non mi

solevi tanto piaceri-

ma

ora
.

gli

occhi miei non possono saziarsi di

guardarti

Biancofiore rispose: io non so, se non che


,

di te posso dire
te.

che a

me

sia

avvenuto
versi

il

si miglia n-

Credo che

la virt de* santi

che noi divotamenti di

mente leggiamo abbiano accese

le nostre

nuovo fuoco, e aoperato


che in
altrui

in noi quello
,

che veggiamo
disse Florio

adoperarono. Veramente
di* sia
,

io credo

che come tu

perocch tu sola sopra


.

tutte le cose del

mondo mi
io a te ,

piaci

Certo tu non piaci


.

meno

me
,

che

rispose Biancofiore
,

cos

stando in questi ragionamenti

co*libri serrali avanti

Racheo

che per dare

a* cari scolari

dottrina andava

giunse nella camera, e loro gravemente riprendendo

cominci a dire
gio
i

questa che novitk

che io veg fuggita la

vostri libri davanti a voi chiusi?


?

Ov*

sollecitudine del vostro studio


tornati
i

Florio e Biancofiore

candidi

visi

come

vermiglie rose per vergoi

gna della non usata riprensione, apersero


gli

libri

ma

occhi loro pi desiderosi dell* effetto che della casi


,

gione, torti
loro lingua
versi,

volgeano verso

le disiate bellezze, e la
i

che apertamente narrar solca

mostrati

balbuziendo andava errando.


,

Ma
i

Racheo, pieatti,

no

di sottile avvedimento
il

veggendo

loro

incon-

tanente conobbe

nuovo fuoco acceso

ne' loro cuo-

FILOCOPO T.

I.

8'2
ri
,

FILOGOPO
la

qual cosa assai

gli

dispiacque
,

ma
,

pi ferma

esperienza della verit volle vedere

avanti che alcu-

na parola ne movesse ad alcuno


lando in quelle part nelle quali
dere senza essere da
conoscea,
libri
,

altro

sovente s ce-

egli potesse loro ve,

essi

veduto

manifestamente
i

come da

loro partitosi, incontanente chiusi


si

abbracciandosi

porgeano semplici baci


:

ma
il

pi avanti non procedevano


in che erano

perocch
i

la novella et

non conosceano
gli

nascosi diletti.
,

gi

venereo fuoco
za di

avea

si

accesi

che tardi

la freddez-^

Diana

gli

avrebbe potuti rattiepidare


gli

Ma

poich pi volte Kacheo

ebbe veduti nella


ri-

soprascritta

maniera

e alcuna volta gravemente


disse
:

presigli, egli fra s

medesimo

certo quest*

opra

potrebbe tanto andare avanti, sotto questo tacere ch'io


fo
,

che pervenendo poi agli orecchi del mio signore,

forse

mi nocerebbe P aver
di

taciuto

Io manifestar
di costoro la
:

mente conosco ne' sembianti e negli

atti

fiamma
ne che
to

che

egli

hanno

accesi

cuori
1'

dunque

perch non

gli lascio io

ardere sotto

altrui protezio-

la mia ? l' ho pure infino a qui fatmio riprendendogli pi volte n me n' giovato : e per per mio scarico il meglio a dirlo al re E cosi ragionando Racheo Ascalione sopravven-

sotto

uficio

ne,

il

quale in molte cose peritissimo

quando

lo stu-

dio rincresceva loro mostrava loro diversi giuochi,


e talvolta con essi cantando
si

sollazzava

avendo gi

ciascuno da lui medesimo appresa l'arte del sonare diversi strumenti : e trov
se
:

Racheo pensando,
si ti

a cui e'dis,

amico

qual pensiero

grava la fronte

che
fai
?,

occupato in esso , altro che rimirar la terra noa

,.

LIBRO SECONDO

A
se:

cui

Racheo narrando

il

suo pensiero rispose.

83 Quan-

do Ascalione

intese questo niente gli piacque,


il

ma

dis-

andiamo, e senza alcuno indugio

narriamo
,

al re,

acciocch se altro che bene n' avvenisse

noi non pos,

siamo essere
passi
,

ripresi

dette queste parole

voltati

amenduni

n'

andarono nella presenza del


:

re, ai

quale Ascalione parl cosi

Nella vostra presenza, o vittorioso re e principe, ci


presenta espressa necessit
se essere potesse stat
,
,

a narrarvi cose le quali

desiderato molto

avremmo che
,

dicendolo

altri agli

orecchi vostri fossero pervenute

Ma

perocch noi desiderosi del vostro onore


il

non vo-

lendo ancora

nostro contaminare, conosciamo che


,

da tenere occulte non sono

massimamente
non
sia a voi

a voi

onde acciocch

il

futuro danno, che seguire ne po,

trebbe di ci che vi diremo

noia n

mancamento
festo
ri
,

de* nostri onori

noi vi facciamo mani-

che novello amore generato ne' semplici cuo-

del vostro caro figliuolo Florio e di Biancofiore, e


atti

questo negli loro

pi volte abbiamo conosciuto : e

siccome

g*

Iddi sanno, essi pi volte affettuosamente


,

abbracciare e darsi graziosi baci abbiamo veduti

appresso sovente guardandosi nel viso


gittare sospiri accesi di

I*

uno

1*

altro

gran disio
,

ancora pi ma-

nifesto segnale n*
trete provare,

appare

il

quale voi assai tosto po1'

che niuna cosa che l'uno senza

al-

tro voglia fare, negli

possiamo in alcuna maniera


il

partire

hanno

del tutto

loro studio abbandonato;

anzi

cosi tosto
,

come

noi dalla loro presenza siamo


i

partiti

incontanente chiusi

libri

intendono a riguar,

darsi

e di ci,

come

dell' altre cose


,

gravemente pi
ri^

volte ripresi gli

abbiamo

credendo di ci poterli

84
trarre
,

FILOCOPO
ma
,

poco giova

la nostra

riprensione.

per,
ri-

acciocch noi per ben

servire

mal guiderdone non

ceviamo
sto
,

e acciocch subito rimedio ci sia da voi pov'

questo
,

abbiamo voluto
s'

palesare. Voi, siccome


il

savio

anzi che pi
,

accenda

fuoco providamente
il

pensate di statarlo
re
ci

che inquanto a noi

nostro pote-

abbiamo adoperato
al re

Niente piacquero
lando
ressi
il

ascoltate parole
,

ma
,

ce-

il

suo dolore con falso rso

rispose

per non
e con

vostro uficio con riprensione castigargli

ispaventevoli minacce impaurirgli. Essi ancora per la

loro giovane eth sono da potere essere ritratti da ci

che

1'

uomo

vuole

ed io, quando per voi


si

dall' inco,

minciata
in questo

follia

rimanere non
altro

volessero
,

prender
il

mezzo

compenso

acciocch
.

nostro
detto

onore per

vile cagione

non diventi minore


si

questo, colPanimo turbato

parti

da loro, ed entros-

sene in una camera, e quivi da s cacciando ogni compagnia, solo a sedere


si

pose, e colla

mano alla

mascella

cominci a pensare,

e a rivolgersi per la

mente quanti e

quali accidenti pericolosi potevano avvenire del nuo-

vo innamoramento

e di tale infortunio fra s medesi,

mo cominci
mera
glia
,

a dolersi
,

Mentre
,

in tal pensiero

il

re

dimorava occupato
,

la

reina

passando per quella ca-

sopravvenendo

il

vide, e

non con poca maravi,

fermata nel suo cospetto


,

gli disse

o valoroso

signore

quale accidente o qual pensiero occupa l'ani,

mo

vostro
?

che

io

pensando che

nell"*

aspetto vi veggio sappia, perocch

turbato

Non
se voi

vi spiaccia

io

il

ninna
stenere

felicita
:

n avversit ancora dovete senza


il

me so-

mi

dite
il

forse o consiglio o conforto

vi porger.

Rispose

re allora

con voce mescolata di

LIBRO SECONDO
sospiri
la
,

85
a voi
lon sia

e disse

e'

mi piace bene che


celata
:

mia malinconia
.

la

cagione della quale

questa

Gonciossiecosach la fortuna infino a questo


ci

tempo

abbia colla sua destra


,

tirati nell*
il

auge della
de' nostri

sua volubile ruota


vittoriosi trionfi
,

accrescendo
il

numero

ampiando
,

nostro regno, multipli,

cando
con

le nostre rcekezze

e concedendone

insieme

gli altri Iddii,


;

cara progenie, a cui la nostra coro,

na riserbata

ora pensando
,

dubito che

ella

pentut

di queste cose
larci
.

non

s'

ingegni colla sinistra d' avval,

gV Iddii credo che ci consentano

e la

ma?

niera questa.

Niuna

allegrezza fu
il

mai maggiore

noi
gl'

che quella quando

nostro unico figliuolo da-

Iddii

lungamente pregati ricevemmo: e sapete che


fu sen

ne' nostri regni nella sua nativit ninno altare

za divoto fuoco e senza incensi

n niu no Iddio fa
citt rin-

che con divota voce non


graziato
.

fosse per le nostre


la fortuna

Ora conoscendo

quanto questo
,

figliuolo ne sia caro per le rendute grazie

per porre
s'inge-

noi in maggior doglia e

tristizia
i

in vile

modo

gna di privarcene
egli in vita,
la
l'

minuendo

nostri onori,

essendo
al-

dandoci manifesto esemplo, che poich

pi cara cosa comincia, discender senza fallo alaltre

minori
.

e udite

com'
il

ella

s*

ingegnata di le-

varci Florio
terea
,

P2ssa

ha tanto

giovane figliuolo di Ci-

non meno mobile di

lei,

con lusinghe mosso


,

che
s

egli entrato nel

giovane petto di Florio

V ha

infiammato della bellezza di Biancofiore, che Paris


Elena non arse pi: e non vede pi avan,

di quella d'
ti

che Biancofiore

secoudoch

loro maestri

m' hanegli
alla

no detto poco
ami,

avanti.

E certo io

non mi dolgo che


ama, perch

ma duolmi di

colei cui egli

sua

, ,

86

FILOCOPO
fos-

noMlt dispari. Se una giovane di reale sangue


se d;t Ini

amata, certo tosto permatrimonio


:

gliele giu-

gncremmo
rato d'
sciuta
,

ma

che a pensare che


,

egli sia

innamo-

una romana popolaresca


e nutricata nelle nostre

femmina non conocase come una serva?


mia
da dolersi
sot-

Ora adunque che cercherete


maninconia ?

voi pi avanti della

Non

questa gran cagione


fatto giovane,
il

pensando che uno cosi


to
il

quale deve
,

suo imperio governare questi regni


io
1'

sia

per una

fammlnella perduto? Certo

non

n' avrei

avuto nin-

na maninconia

se g' Iddi

avessero al loro servigio

chiamato nella sua puerizia


cero.

come

di

Ganimede

fe-

certo la morte di Grillo


si

non fu da Senofonte
animo, come
io avrei

suo padre sostenuta con

forte

fatta e farei, se gl'Iddi avessero consentito ch'io avessi

per simile caso perduto Florio, che Senofonte por.

d Grillo
piangere
le del
,

Anassagora ancora ebbe cagione di

perocch saviamente aspettava cosa natura,

suo figliuolo

come

io
.

medesimo quello

acci-

dente senza lagrime aspetterei


vile

Ma

pensando che per


il

avvenimento, vivendo
,

il

mio

figliuolo, io

posso

pi che morto chiamare


sce,

il

dolore che quinci

mi nache io

mi

trasporta quasi infino agli ultimi termini della


.

mia

vita

N
s'

so che di questo io
io di tal fallo
ritrarlo
,

mi

faccia
,

dubito che

il

riprendo

o m' ingegno

con asprezza di
1'

da questa cosa

che

io

non ve

accenda pi suso
,

o forse

egli del tutto

non mi abregni fug-

bandoni

e vada vagabondo per

gli strani

gendo

le

mie

riprensioni
il

e cosi

avremmo
s'

senza al-

cuno

utile accresciuto
,

danno:

e d'altra parte se io

taccio questa cosa

il

fuoco ogn' ora pi

accender

e cos mai da

lei

partire

non

lo

potremo

LIBRO SECONDO
Molto fu

87
,

k reina

di quelle parole dolente


:

e quasi
,

lagrimando non lo dimostr

ma dopo

poco spazio

con pietoso

aspetto, disse: caro signore,

non

per quefor-

sto accidente

da disperarsi

n degl'Iddi n della

tuna

perocch non mirabile cosa se Florio della


,

bellezza della vaga giovane innamorato

conciossie-

cosach egli

sia

giovanissimo, e continuamente con lei


4

dimori

e ella sia bellissima giovane e piacevole


,

E
voi

non dubbio
dite

se questo

amore

s*

avanzasse

come

che
'1

egli

ha cominciato^ che noi potremmo dire


,

che

nostro figliuolo vivendo fosse perduto

pensan-

do

alla piccola
le

condizione di Biancofiore
,

Ma
si

quansanano

do

piaghe sono recenti e fresche


le

allora

con pi agevolezza che


fanno
.

vecchie gik putrefatte non

Secondo
,

le vostre

parole questo amore molegli

to novello

e senza

dubbio

non pu

essere altrinovelli,
fia

menti, e simigliantemente

gli

amanti sono

mai

altro

fuoco non

gli
il

scald; e per questo

lieve

a spegnere seguendo

parer mio
1'

n niuna pi legdall' altro


.

giera via ci che dividere

un
fare

la

qual

cosa in questa maniera


li

si

pu

Florio gik ne'sansottili

studi dirizzato

da mettere a pi

cose

voi sapete che noi

abbiamo qui vicino Feramonte du,

ca di Montorio

a noi per sanguinita congiuntissimo

e in niuna parte del nostro regno pi solenne studio


si

fa che a

Montorio

Noi possiamo
,

sotto spezie

di

studio

mandar Florio

l a lui
,

e quivi facendolo per

alcuno spazio dimorare


della

gli

potr agevolmente uscire


,

memoria questa giovane non vedendola egli. E come noi vedremo che egli alquanto dimenticata Tab,

bia

allora noi gli

potremo dare sposa


,

di reale sangue
essere agevol-

senza alcuno indugio

e cosi

potremo

88
mente
dere
sar tanto lontano
,

FILOGOPO
fuori di cotale

dubbio

e gi per esso non ci

cbe noi noi possiamo sovente ve,

Oud'

io

caro signore

vi

prego che questa ma-

ni nconia cacciate via

da voi

prendendo senza indu-

gio questo rimedio

Piacque

al re

il

consiglio della reina

il

quale

giosi

vare non dovea


sirigne
il

ma

nuocere

perocch quanto pi
5

fuoco con pi forza cuoce


,

e poich sopra

ci

ebbe lungamente pensato


altra

le rispose

che ci

fa-

rebbe, perocch
vedea
.

via
tale

a tal pericolo fuggire

non
Con-

Ma

quanto fu

immaginazione vana

ciossiecosach durissimo sia resistere alle forze de'superiorl


nell'

corpi

avvegnach possibile
,

sia

Venere era
defe-

auge del suo epiciclo


,

e nella

sommit del

rente nel celestiale toro

non molto lontana

al sole

quando

ella fu

donna

senza alcuna resistenza di op,

posizione e d' aspetto di congiunzione corporale

d'opere d'altro pianeta dello ascendente della loro nativit^ e


il

saturnino cielo
elli

non che

gli altri,
,

pioveva

amore
va

il

giorno ched

nacquero.

accjua lontana
il

non

ispense vicino
la

Oim che mai fuoco. Ove credesua Biancofiore


?

re

mandare Florio senza


ella era

Conciofossecosach

continuamente nel suo aniil

mo

figurata
,

con pi bellezza che

vero viso non

possedeva

e quello che prende e lascia


I

amore era
dovevano

sempre con Biancofiore.


nare,

corpi

si

dovevano allontasi

ma

le

menti con pi sollecitudine


pi desiderata

far vicine.

Ninna cosa
,

che quella che

impossibile
le altra

o molto malagevole ad avere. Per quail

cagione divent vermiglio

gelso

se

non per

l'ardente
ne'

fiamma

ristretta? la

quale prese pi forza


vedersi.

due amanti,

costretti di

non

Che

fece Bi-

LIBRO SECOINDO
bllde divenire fontana se non
il
il

89
negato
stette in

sentirsi essere
ella

suo disio

Ella fu

femmina mentre
Ora

ne

forse con isperanza.

tu credi apparecchiare fred-

de acque
t'

all'

ardente fuoco, e tu v'aggiugni legne.


a'

Tu
due
cre-

apparecchi di dare non conosciuti pensieri


utilit di le
il

amanti senza alcuna


di pervenire a quel di pili fuggire.

o di loro

ati'reil
ti

punto

quale tu con disio

quanto pi saviamente adopereresti

lasciandoli

semplicemente vivere nelle semplici fiama forza fare sentire


i

me

che voler loro


dilettevoli

quanto seno

amari o

sospiri

che da amoroso martire


,

procedono. Eglino

amano

ora tacitamente
il

niuno

desidera pi avanti che solo

viso
,

il

quale per forza


,

conviene che per troppa copia


rincresca
,

se stare gli lascia

perocch

le

cose di che V

uomo abbonde,

vole
se

si

truova fastidiano.
il

Ma

che

si

pu qui pi dire
la

non che

benigno aspetto, col quale

somma

be-

nivolenza riguarda la necessit degli abbandonati, non


volle che
il

nobile sangue

del qual Biancofiore era

discesa, sotto

nome d'amica

divenisse vile,
il

ma

ac-

ciocch con matrimoniale nodo


se
si
,

suo onore

si servas-

consent che le pensate cose senza altro indugio

mettessero ad effetto

Diede
le stelle

il

giorno luogo alla sopravvegnente notte


la loro

mostrarono

luce

Ma
,

poich
il

Febo
a

co' tiepidi raggi rec

nuovo splendore

re fece a s
il

chiamare Florio, e con


s
1'

lieto viso ricevuto


:

saluto

accolse

e cosi disse
,

bel figliuolo
i

e a

me
,

sopra

tutte le cose caro

ascoltino
e
i

tuoi orecchi pazientei

mente
li

le

mie parole;

miei comandamenti

qua-

da

te

debitamente deono essere osservati

per te

siano messi ad effetto. Conciossiacosach niuna spe-

90
ranza
di
sia

FILOCOPO
rimasa
alla niia luii^a etk Jl gloria
le,
,

agi

Id-

piacque di doQarmi

ia cui la
,

mia speme senza


,

fallo gi secca rilora

verde

e dissi
,

ornai la

fama
ci

del nostro antico sangue non perir

poich gPlddii
il

hanno conceduto degno erede


vecchiezza
dii

e sopra te tutto

mio

intendimento fermai, siccome unico bastone della mia


.

volendo che V alto uficio a che


,

g' Id-

t'hanno apparecchiato

siccome ad ornare

la

tua

f^-onte della splendida corona degli occidentali regni

non

patisse difello di savio

duca

ancorch io nella

tua effigie conoscessi che valoroso

uomo

dovevi per

natura divenire, nondimeno con disaminato animo

immaginai, che per


zeresti
,

l'accidentali scienze

molto t'avan-

e della immaginazione,

del

dovuto tempo
,

venni

all' effetto j
,

e iufino a questo giorno

cosi

come
Ora,

la tua eia stata

per

la

giovent deboletta a sostenet'

re

cosi con piccole scienze


se'

ho

fatto nutricare.
,

che in pi ferma et
pi
alti

pervenuto
il

desidero che tu a
,

studi disponga

tao intelletto

e massima-

mente

a' santi prlnclpii di

Pittagora, de'quali

venendo
io sti-

coli' aiuto de'nostri Iddi a

perfezione

siccome

mo,

ti

seguir grandissimo onore: conciossiecosach

la scienza in ninna

maniera

di gente sia tanto lucida e

risplendente quanto ne* principii.

ci

puoi tu per

te

medesimo considerare
cellente la

ricordandoti quanta fosse ec-

fama

del gran re Sai

omone ancorch Giu,

deo, e lontano della nostra setta fosse.


re questa scienza, certo a te

per imprendecer-

non converrla andare

cando Elicona, n

solleciti studi d'

Ate ne, n alcuno

altro lontano paese,

perocch qui a noi

m o Ito vicina

una
la

citt

chiamata
il

Mon torio

dotata di molti diletti,

quale per noi

valoroso duca

Feramonte governa.

LIBRO SECONDO
a noi congiuntissimo parente
,

91
gio-

non mollo meno


ti

vane di
vi

te, il

quale contnova compagnia


stile si

far.

Qui-

con ordinato

leggono

le sante scienze.

Qui-

vi,

secondo eh' io stimo, tu potrai


:

in picciolo

termine

divenire valoroso giovane

perlaqualcosa voglio che


.

tu senza veruno indugio vi vada

ci

ti

debba pa-

rere grave, considerando principalmente che tu vai a

pervenire valoroso
re

uomo

per

la

qual cosa acquista.

ninno danno n sconcio se ne dee rifiutare


,

Apper

presso tu non sarai da noi diviso

perocch

ci se'

piccolo spazio vicino

e sovente potremo noi venire a


il

veder

te,

e tu noi, senza sconcio dello studio


,

quale

noi intendiamo che tu prenda

in

maniera che ninno

tuo diletto se ne sconci: dall' altra parte tu sarai con

persona che senza fine t'ama


di vederti, cio col

e che desidera molto

duca

E per
che

ora

che
,

il

tempo

molto pi

atto allo studio

al sollazzo

perocch
ora pren-

oggi mai vedi signoreggiare le stelle Pleiade


di quella

compagnia che pi

ti

diletta, e vavvi.

Florio udendo queste parole

in s

medesimo

si

turb molto

perocch nemiche
il

le sentia al
,

suo disio,

e lasciando parlare
la terra
,

padre lungamente

guardando
:

mutolo senza niente rispondere

stette
il

e dotrarre

mandatogli dal padre pi volte risposta, dopo


d'

un grande

sospiro, disse cosi


la

me, o
mi
.

reverendissi

simo padre, occulta


vane
,

cagione perch da voi


volete
,

gio-

e con tanta fretta, dividere


,

essendo

voi pieno d' et

come

io vi veggio
in

Voi desiderate
,

che per istudlo


cosa

io

venga

scienza valoroso
:

la

qual

non

da

me meno

desiderata

ma

qual dovuto

pensiero vi mostra che io debba meglio da voi lontano


studiare che nella vostra presenza
?

Non immaginate

9!

FILOCOPO
?

voi che io lontano da voi conllnovaraenle sar pieno


di varie sollecitudini

Io non so

ma

quasi continuain-

mente creder che sconcio accidente occupi con


fermit la vostra persona
,

o dubiter che voi di


si

me

non
la

dubitiate.
,

ancora mi

volgeranno dubbii per

mente

che

la vostra vita a

me

molto da tenere ca-

ra

non

sia

con

insidie appostala dagli occulti

nemici

perla mia assenza. Queste cose


li

non sono impossibi-

a essere

ogni ora del giorno pensate da


fui generato

me

peroc-

cli io

non

da querce del monte Appen,

nino, ne dalle dure grotte di Peloro


tigri
,

u dalle

fiere

ma

da voi

cui io

amo

pi che ninna

altra co-

sa, e di quelle cose che sono

amate

si

dee dubitare
,

dandomi queste

sollecitudini

per lo petto
?

qual

parte di scienza vi 'potr mai entrare

manifesta-

mente veggiamo che


no
vi
sia

ninna persona
,

futuri casi soio

palesi.

Chi

sa se g' Iddii

non essendo

con

voi,

chiamassero subitamente a'ioro regni?


lontana per molto

la

qual cosa

tempo da

voi

ma

se

pure av-

venisse, chi vi chiuderebbe con pi pietosa

occhi nell^ ultima ora gravati


cosa se io vi sono lontano

che

io farei
?
'1

mano gli La qual


se a

come

la far

E
il

me

lontano questo accidente avvenisse, che


sovente avvenire
,

veggiamo
giovane
a'

che pi tosto

si

secca

rampollo che
fuochi
vostra.

'1

vecchio
?

ramo

chi porrebbe

miei
la

gli accesi tizzoni

Certo strana mano, e non


a quello

Adunque guardate

che voi avete pen,

sato

e vedete ancora se convenevole cosa


fatto re

che
,

io

unico figliuolo di cosi


studiando per lo

come

voi siete

vada

mondo attorno. E per pi utile e migliore consiglio mi pare a fare qui da Montorio o d' altra parte, ove pi soficienli fossero venire mae,

.,

LIBRO SECONDO
stri in

93
io

quella scienza

la

quale pi v'aggrada che

ap-

pari, e qui in vostra presenza di miglior cuore, cessan-

do ogni dubbio, apprender


r
,

e con pi diletto studie-

vedendovi continovamente in prosperevole stato


il

Quando
be
il

re

udi

la risposta di

Florio

bene conob-

suo volere occulto , e che le scuse da lui porte


piet

non da
za d'

che di suo padre avesse

ma
:

solo la for-

amore che a Biancofiore


da noi
:

lo strigneva gli face-

va questo dire^ onde egli cosi

gli

disse
casi
i

figliuolo, sia-

no

di lungi

gli avversi

quali tu ora in

forse mettevi futuri


sarai

perocch se pure avveuissero, ne

tanto vicino, che bene potrai al pietoso uflcio

essere chiamato.

Ma

tu senza dovere

ti

rammarichi
figliuolo di

ponendo
tal re

in

non convenevole cosa che un


se'

quale tu
ti

vada per
io
?

le strane scuole studian-

do.

Or dove
,

mando
fosse

Se tu riguardi bene tu vai

in casa tua
rare.

e nella tua citta e nel tuo regno a

dimo-

se

non

che

'1

troppo amore de'padri ver-

so
io

fjgliuoH gli fa le pi volte pigri alle virt, certo


atterrei al tuo consglio di farti appresso di
:

m'

me

studiare

ma

acciocch ninno atto di pigrizia dal granti

de amore ch'io
quanto contro
a

porto

li

succedesse,
rigido
,

mi

fo io al-

me medesimo

dilungandoti
,

un poco da me.
rocch
Il sole
ti
,

certo tu lo debbi avere caro

pe-

la

tua et pi tosto richiede affanno che agio.

poich Lucina chiamala dalla tua madre


,

mi
ri-

don

quattordici volte a

uno medesimo punto


,

tornato nelle braccia di Castore e di Polluce


entrato nel

ed

cammino

usato per compiere la quinta-

decima, ed gi

al terzo della via,

o pi avanti. Deh,
,

se tu rifiuti, e dubiti d'

andare cosi vicino a noi


,

co-

me

poss' io

presumere che tu

per divenire valoroso,

94
fanno
,

FILOGOPO
un
a'
1'

se accidente \enisse, prendessi sopra te


?

grieve af-

Caro

figliuolo

e'

non si disdice
principi
,

giovani de-

sderosi di pervenir valorosi

andare veg-

geudo

costumi delle varie nazioni del mondo. Gi


della tua

sappiamo noi che Androgeo giovane quasi


et
,

solo figliuolo maschio di


di Greti
,

Minos re
Atene
io

della copiosa
,

isola

and

agli studi d'

lasciando
,

il

padre pieno d* et forse pi che


in Greti

non sono perch

non era

studio sufficiente al suo valoroso in,

tendimento.

Giasone
,

pi disposto air arme che


i

a' filosofici studi

con nuova nave prima tent


all' isola di

pe-

ricoli del

mare per andare


Montone

Golcos a con1'

quistare

il

colla cara lana, e

con esso

eter-

na fama
la

perocch ne' suoi paesi non poteva mostrare


,

sua virtuosa forza

e giovanissimo

abbandon
:

il

vecchio padre, eziandio senza alcuno erede


re del

n l'ono-

mondo n
,

celestiali regni

non

s'

acquistano

senza affanno. Io conosco manifestamente


tuoso amore
altra
ti
ti

che

affet-

strgne a essere
fa scusare
1'

sempre meco, e ninna


:

cagione

andata

ma

1'

andare a

Montorio non
gliuolo va', e
dia,
s

far allontanarti

da me.

sollecitamente con acconcio

Onde caro fimodo stu-

che tu possa a

me

in breve
,

tempo senza pi ave-

re a studiare ricongiugnerti

e venire valoroso giovane.

non potendosi quasi pi celare, perocch amore dent?o 1' ardea, rispose caro padre, n Androgeo n Giasone non seguirono 1' uno lo studio e
Allora Florio
,

l'altro l'arme, se

non per avere grazioso

fine desiderato

da loro

e questo manifesto.
il

E veramente

me non

sarebbe grave
n
i

provare le tempestose onde del mare,

pericoli della terra,

andando mollo pi lontano da

voi in qualunque parte del

mondo che ninno

di loro

LlBaO SECONDO
non
me.
fece,

9^
da
lo

credendomi
io

io trovare la cosa desiderala

Ma

che andr

adunque cercando per

mon-

do? Quello che amo, e quello che io desidero meco.

Voglio

io

andare perdendomi, e non sapere in che?

Volete voi a

me

fare usare

il

contrario degli

altri

uo-

mini che affannando vanno? Ninno che affannan-

do vada

se

non per avere alcuna volta riposo


di qui, fuggir
il

e io
?

partendomi
Io

riposo per affannarmi


vi scuopra; egli
,

non posso

fare che io

non mi

qui

nella vostra real casa la nobile Biancofiore


io sopra tutte le cose del

la

quale

mondo amo
il

e certo
disii
,

non
e so-

senza cagione: ella

1*

ultimo fine de* miei

lamente vedere

il

suo bel viso,


,

quale pi che

mat-

tutina stella risplende


diare.

quello che io desidero di stuvi

Onde

io

caramente

prego

che voi come

padre di figliuolo abbiate piet della mia vita, la quale senza fallo

dividendomi da Biancofiore
*1

si

divider

da me.
ci

E
,

acciocch
vi dico
,

tempo

in

occupi

che senza di

lei

lungo sermone non non sono disposto


vicina n
,

d' andare in alcuna parte del

mondo, n

lontana di qui. Se

lei volete

mandare meco

mandadovete
abac-

temi dove volete, che tutto


1'

mi parr

leggieri e grazioso

andare,

dell'

amore che

io porto a costei vi

voi molto bene contentare, pensando che


bia tanto bene per noi provveduto
consentito, che io disiando
,

Amore
non ha

che

e'

donna lontana da'


,

nostri

regni faccia
le nere

come gi fece Perseo il quale [ndlane Andromeda, e slmlleraente


suoi regni e cercando
lei

scelse tra

Paris de-

gli altrui

regni ne port Elena insieme col fuoco che


,

arse poi

abbandoni voi

vecchio.
citt
,

in

Dunque polche Amore in un regno, in una una medesima casa m' ha conceduto diletto-

96
so piacere
tonati.
,

F IL
d
si

OC O PO
dono
io vi
,

grazioso

poich cosi

siamo noi mollo prego che vi piaccia


gli

graziosamente, e senza ninno ai'auno voi

mi

lasciate

questo singoiar bene possedere.


S tosto

come

Florio tacque

il

re

che non

meno
si

cruccioso era di lui, bench nel sembiante allegro

mostrasse, alquanto turbato cosi


figliuolo
,

gli
?

rispose: ah, caro

che quello che tu


ti

di*

Io non avrei mai

creduto che simile cagione

ritenesse di
,

non volere
lo studia-

anda re

pervenire a cosi

alti effetti

come

re alle filosofiche scienze reca altrui. Solo la piet di

me
no
a

vecchio credea

ti

tenesse.

Ora

batti gi tanto inse-

gnato

Amore che
,

sotto spezie di verit porgi ingan?

me
?

tuo padre

Hai tu questo appreso nel lungo

studio che io sotto la correzione di Racheo t'ho fatto


fare

Oim che
il

io

conosco ora bene manifestamente


ti

quello a che

tuo poco senno


maestri

tira: e

bene conosco
,

che

la verit da' tuoi

mi fu

porla

poich cosi
il

parli: e senza fine di te

mi maraviglio,

quale

mi

vuoi dare a vedere

che quello che tu ed

io ci do-

vremmo
ziare

dolere, ne

dovremmo
il

fare festa

e ringra-

Amore, Ma

tu, benedetto figliuolo, non pensi

quanta
il

sia la vilt e

biasimo degli uomini a tenere

tuo animo occupato in disporli ad amare cosi fat-

ta

femmina, come tu ami:


se'

della

quale cosa dopd' avere

piamente
avuta
si

da riprendere; principalmente
te
,

poca costanza in

che

a si vile passione

come
ti

amare una femmina


il

oltre

misura hai lasciato

vincere

tuo virile animo, non ponendo mente quani

e quali siano

pericoli che da questo

amore siano
tu
si

gi proceduti e

procedono

Non

udisti

mai

dire

come miserabilmente Narciso per amore

consum?

LIBRO SECONDO

97
tal

con quanta
?

afflizione Biblide

per amore divenne


pas-

fontana
sione?

ancora gP Tddii sostennero noia di


il

massimamente Apollo,

quale di tutte le

cose grandissimo medico, a s medicina non pot porgere poich ferire s'ebbe lasciato, forse non per
la
vil-

ma

per provare

in breve

ninno non a cui


?

questo amore

non

dissecchi le midolla dell' ossa


il

tu con desiderio

vai cercando.
stile della pii

Ma

ancora di tutto
,

questo
sare
:

tenendo lo

gente

ti

potrai scu-

ma non

consideri tu di cui tu se* innamorato, e

per cui tu

si fatta

passione sostieni, cio d' una serva

nata nelle nostre case, la quale a comparazione di te

non

ti si

confarebbe in ninno atto

Deh

ora

ti

fossi

tu d'una valorosa e gran donna simile alla tua nobilt

innamorato

assai

mi dorrebbe ma ancora mi
,

sareb-

be

d' alcuna consolazione. Io

non
:

ti

potrei tanto sopra

questo dire quanto desidero

ma
,

perocch so che
,

ancora in te medesimo, senza riprensione alcuna


cora
ti

an-

riconoscerai del tuo errore

e rimarrattene,
,

mi

tacer.

se io

credessi

che ci non avvenisse


ora io

cer-

to leggieri cosa

mi sarebbe

medesimo ucciderti.
,

Ma

acciocch tu seguiti lo studio

lo in questa parte
ti

ancorach conosca che manifesto biasimo


narti dietro per le strane scuole quella

sia

me-

che tu sconciae
s

mente ami
tua

ne seguir
la

il

tuo volere

',

tosto

madre

quale alquanto non sana stata

come come
ti

tu puoi vedere, avrk intera sanit ricuperata, io la

mander
non
fosse

a Montorio

e ora teco la ne

manderei

se

che senza

lei

tua

madre

in cotale atto

non

vuole rimanere.

Turbossi alquanto Florio veggendo


bato
,

il

padre turgli ri-

ma non

pertanto quasi lagrimaado cos


I.

FILOCOPO T,

98
spose
:

FltOCOPO
padre mio
,
,

siccome voi sapete


,

il

sommo

Giove

n
,

il

risplendente Apollo
altro Iddio

da voi ora davanti


all'

ricordato

n alcuno

ebbe

amorevole

passione resistenza: n tra' nostri predecessori fu alcu-

no tanto

di virile forza armato,

si

crudo, che da

sl-

mile passione non fosse oppresso. Adunque se lo giovinetto


resistere

contro a cosi generale cosa


,

non ho potuto
im-

certo

non ne sono

io

si

gravosamente da

come voi dite, ma emmi da rimettere, pensando che il mio spirito stato si volgare che per rigiprendere,

dezza non ha rifiutato quello che ciascun altro gentile

ha sostenuto.

E
E

la
,

mia forma

la

quale

merc

dogi' Iddi bellissima

richiede tale uficio, pi tosto


si

che alcuno
a

altro.

che

potr giustamente dire a

me s' io amo, poich ad


non
si

Ercole e ad Aiace uomini ro-

busti

disdisse
la

Appresso dite che gravoso vi


qualit della

sembra pensando

femmina che
;

lo
lo

amo, perocch popolaresca


vane eh'
io

e serva la reputate

ed

vi credo in parte ignorante di

qual sangue questa gio-

amo
11

sia discesa

siccome quegli che In,

giustamente

suo padre valoroso

resstente
,

con pic-

cola schiera alla vostra moltitudine di genti


il

uccdeste,
,

qual forse non fu di minore qualit che voi siate


alla

pensando
pia mo
stei
,

grandezza di tanto animo quanto nella

sua fine most r.


,

E ancorach

certamente noi noi sapla

noi pure

abbiamo udito che

madre

di co-

la

quale voi non serva prendesti , discese dell' alto


,

sangue del vittorioso Cesare


stri

gi conquistatore de' no-

regni per addietro.

postoch manifestamente la
si

nazione di questa giovane esser vile

conoscesse

si

conosciamo noi

lei essere tanto gentile

o pi
sq

quanto

se d' imperiale progenia

nata fosse

riguardiamo

fi

LIBRO SECONDO
con debito
stile

99
,

che cosa gentilezza


virt d'

la

quale tro-

veremo

eh'

sola

animo
si

e qualunque
,

quegli che

coli'
si

animo virtuoso

trova

quegli desi

bitamente

pu

e dee dire gentile.


,

in cui
si

vide

giammai

tanta virt
?

quanta in costei

trova e ve-

de manifestamente
fontana. In
lei

Ella di tutte generalmente vera

pare la prudentissima evidenza della


,

Cumana
si casi
,

Sibilla ritornata
,

n fu

la casta

Penelope pi

temperata di costei

n Catone pi forte negli avverpotrebbe

n con pi egualit d'animo. Libralissima la


:

reggiamo

la

grazia

della

sua lingua

si

agguagliare alla dolcissima eloquenza dell' antico Cicerone: a cui

mai

tanta

grazia concessero g' Iddii


,

Questa sommamente virtuosa


comparazione
gentile.
,

adunque senza
vili

Non

fanno le

ricchezze n

gli antichi regni

siccome forse voi essendo in uno er,

rore con molti estimate

gli
,

uomini

gentili

n degni
vir-

posseditori de'grandi uficii

ma

solamente quelle

t che costei tutte in s racchiude.

Deh

ora

come mi
la

potrk o potrebbe
far grazia?

giammai Amore
s

di pi nobile cosa

Questa ha in

una singulare bellezza,

quale passa quella che Venere teneva quando ignuda


si

mostr nella profonda valle


a Paris
,

dell' antica selva chia-

mata Ida
che

la

quale ognora che io la veggio

m' accende
s'

nel cuore

uno ardore virtuoso


fossi
,

si fatto

io d'

un

vile ribaldo nato


;

mi

faria sui

bitamente ritornar gentile

e niuna volta che io


,

suoi lucentissimi occhi riguardi

che di

me non

fug-

ga ogni vile intendimento, se alcuno n' avessi.

que poich questa


,

a virtuosa vita

Adunnonch mi muove,

ella gentile

come

di sopra detto

ma

s'

ella fosse la

pi vile femminella del

mondo

si

ella da dovere

100
essere

FILOGOPO
amata da
v'

me

sopra ogni altra cCsa


,

Ma

p(n-

ch tanto
tato

aggrada che io studii


essere in vizio
se
il

acciocch repufa-

non mi possa

non ubbidirvi,
vi

rollo volentieri:

ma

mia vergogna

sembra che
,

costei per le strane scuole


te la cagione

mi venga seguendo
1'

levavi

acciocch non seguiti


,

effetto

non

mandate

me
,

il

quale sono presto d'andarvi poich


promettete di

a voi piace
de' loro

mi

mandarmi
Mirra
,

lei.

Siano

amori

ripresi la trista

e lo scellerato
,

Tereo, e Macareo e la lussuriosa Semiramide

li

quali

sconciamente e disonestamente amarono

me

pi

non riprendete
pi
il
,

se la

mia

vita v' aggrada.


s gli

Non

rispose

re a Florio, perocch

vedea

gli

argomenti
di gran

presti

che volendo parlare con


,

lui avria
,

lunga perduto
e

ma
si

lasciandolo solo

si

parti
,

da

esso,

comand che

acconciasse

arnese

acciocch

Florio la seguente mattina andasse a Montorio.

Alle parole state tra

'1

re e Florio
,

non era guari


notate, ascol-

lontana la misera Biancofiore


lata
,

ma

in alcun luogo ce-

con intentivo animo


ella

tutte

F avea

tando quello che

non avrebbe voluto

udire, n

che per

altrui le

fosse stato rapportato.

bene avea

con grieve doglia


Florio per
te udito
1'

intese le gravi riprensioni fatte a


lei

amore che a

portava

e similemen,

avea vilmente dispregiarsi dal re


vile nazione discesa
,

dicendo
di ci la

che serva era e di

ma

buona e vera difensione


le

di Florio fatta in aiuto di lei


.

rend molto

il

perduto conforto
,

Ma

quando

ella

ud dire a Florio

poich mandare mi dovete Bian,

cofiore a Montorio io v' andr

allora dolore intolle-

rabile

assali

perocch manifestamente conobbe lo


,

iniquo intendimento del re

il

quale questo impro-

LIBUO SECONDO
feielteva

loi

per pi
lei
,

leggiermente poter Florio allonta-

nare da
re
,

e cominci con tacito pianto a lagrima:

e a dire fra s cosi

oim Florio
,

solo conforto
sa-

dell'

anima mia

a cui io tutta

mi donai per mia


piacesti
,

lute quel giorno che tu

prima mi

ora cui

credi tu, alle cui parole t'hai lasciato ingannare?

Or non
perch

vedi tu che

mi

ti

prometteva di raandarmiti
,

tu consentissi all'andata

come
.

tu hai fatto? Egli non conosci tu la

mi mander mai dove


falsit del

tu sia

Deh non

tuo padre ? Certo non che egli mandi

me

te
ti

ma

egli

non

lascer te

mai venire dove

io sia.

Tu

se' lasciato
.

ingannare con

meno

arte
,

che non
atti

si la-

sci Isifile

Ella credette alle parole

e agli

e alla

fede promessa e alle lagrime dello ingannatore,

ma tu

per

la

menoma
s

di queste cose se' stato ingannato, e hai

detto

di quelle cose

che laido

ti

sarebbe a tornare

addietro^ e

non hai conosciuto,


,

ch'egli

del tuo studio


t'

allontana da

ma me
?

di trarre

me

della tua

non desideroso memoria


,

acciocch per distanza tu

mi

di-

mentichi. Oim, or dove abbandoni tu, o Florio, la

Ove n' andrai tu colla mia vita? Oim misera e io come senza vita rimarr ? E se a me vita rimarr, come sar ella fatta, trovandomi senza estua Biancofiore
,

sere teco

continuamente e senza vederti


ti

O luce degli

occhi miei, perch

fuggi tu da

me? Oim, quale spe,

ranza di

te

mi potr mai

riconfortare

che colla tua

bocca hai consentito e impromessola partita?


ta

bea-

Arianna

che ingannata dal sonno e da Teseo do.

po poche lagrime merit miglior marito


ce Fedra
disiato
,

pi

feli-

che col suocero in nome


.

d'

amante
1'

fin il

cammino
felicit
,

Ora mi

fosse stata lecita


te

una

di

queste

o V essere stata da

con inganno ab-

loa
baadonata
lo
,

FILOGOPO
o d*averti potuto seguire
volte

Olm,

se quel-

amore che tu m' hai pi


,

con piacevole viso

mostrato vero
del tuo padre

perch nel cospetto della crudelt


tu
,

non piangevi
?

veggendo che
,

pre-

ghi non

ti

valeano

non

ti si

disdiceva
agli
1'

che ciascuatti

no

sa

che ninno pu dare legge


la forza d'

amorevoli

perocch

amore

tiene

uomo
che

pi che

al-

cun

altro vincolo stretto. Io credo


state

se le tue laegli avreb,

grime fossero

con preghi mescolate,


fossi avanti
,

be conceduto che tu
dutoti pi lagrimare
stata

qua rimaso

che ve-

perocch

la piet,

che sarebbe
il

da avere di

te

avrebbe vinto e rimutato


:

suo

nuovo proponimento
gli

che

tutti e'

padri non hanno

animi feroci contro

a' figliuoli
il

come ebbe Bruto


oim, che
se
'1

primo romano consolo,


tuo

quale giustamente per la


.

sua crudelt fu da riprendere

Ma

amore non
,

falso

tu dovevi sofFerlre aspri tor-

menti

anzi che consentire di dovervi andare, o alme-

no

per consolazione di

me
,

misera
ti si

farvi ti quasi

per

forza

menare

n in questo

disdiceva d' essere al

tuo padre disubbidiente


possibile
si

perocch quando cosa imil

domanda
il

licito

disdirla

Come

ti

sa-

r egli possibile
a

partirti senza

me
il

se le tue parole

me

dette per addietro

non sono quali furono quelFillis,

le del falso

Demofoonte a

quale

la

promessa

fede e le vele della sua nave diede a un' ora a' volanti venti
?

Or come
?
,

potrai tu in alcuna parte senza


solevi dire che io
1'

cuore andare
le

Tu

mi

V aveva

nel-

mie mani

e che io sola era


ti

anima e
,

la vita tua^

ora se tu senza queste cose


vere?

parti

come

potrai vi-

Oim
,

misera

quanto dolore quello che mi


a te

strlgne

pensando che tu contro


,

medesimo

se' in-

crudelito

n hai avuta alcuna piet

alla tua vita.

Or

LIBRO SECONDO
con che
cresca
,

io3
t'

viso
alla

ti

potr io pregare

che della mia

in-

quale alcuna compassione dovresti avere


io la metterei

avuta

pensando che

per

te a ogni

pe-

ricolo credendoti
doti,
vita

da noia allontanare? Tu
la

avrai, parten-

guadagnata

tua morte e la mia, e se non morte,


ci falla.
,

pi dolorosa che morte non

Tu

te n'

an-

drai a Montorio col vero corpo

e io misera rimarr

seguendoti sempre colla mente: n mai in alcuna parte senza

me

sarai

n mal ninno

diletto
ti

da

te fia pre-

so,

che

io col

lamentevole disio

non

seguiti

ad

esso.

fia fatto

per te alcuno studio che io similemente


studil,

immaginando non
vertirmi in libro
nella

desiderando pi tosto di conte

per essere da
te lontana
.

veduta
certo

che slare
fortuna

mia forma da

Ma

la

g' Iddi
,

hanno ragione

d' essere avversi a' nostri dl-

sii

quali

abbiamo

si

lungamente avuto spazio di

poter toccare P ultime possanze d'


le

amore

mai non
o
,

tentammo

la

qual cosa forse se

fatta fosse stata,

pi forte vincolo avrebbe per lo quale partiti non


gieri

te meco e me potremmo essere


,

leco legata
stati

di leg-

come ora saremo


la

o quello che

ci strigne sa,

rebbe o in tutto o in maggior parte soluto dorrebbe tanto


gioni

non mi

tua partenza
,

Certo per

le dette ra-

me

ne duole

ma per

la servata onest
alla

sono conquale an.

tenta che la nostra et sia stata casta,

cora benbene

si fatta

cosa non
g'

si

convenia

ap-

presso credo che forse

Iddi ci serbano a pi lieti


;

congiugninienti

e con migliore cagione

ma olmo

dolente, che questo


za
il

non

so io

n gi per

tale speran-

mio dolore non scema. Or volessero gl'Iddi, poich dividere mi debbano da te, che se 'solo mio bene,
e mia luce e mia speranza
,

mi

fosse lecito di

morire

io4

FILOCOPO
,

Oim

Aretusa, quanto miseramente fuggendo


divenisti fontana
!

il

tud

amante

Ed

io

pi affannata di do.

lore che tu di paura

non sono da loro udita

Oim,
io

Ecuba

quanto

ti

fu felice nel tuo ultimo dolore


,

poich morte t'era negata


ti

il

convertirti in cane
,

porto invidia: e similemente alla tua morte


,

o Me-

leagro

la cui vita

dimorava nel
i

fatato bastone, per-

ch desiderrei io che
di

tuoi fati
,

si

fossero rivolti sopra

me
,

O sommi Iddi

s"*

e'

miseri meritano d'essere


v' incresca
,

uditi

io vi

prego che di

me

e che voi al

mio
te
.

dolore o fine o conforto senza indugio mandiatu pi che crudele te ne va^, che in verit

mai

nel tuo aspetto


se aver luogo
;

non conobbi che crudelt in

te

doves-

ma

poich allontanandoti

la

dimostri

ioti giuro per r anima della mia madre, che mai

senza continova sollecitudine non sar

sempre pen-

sando com'

io a venire

a veder

ti

possa in qualche
,

modo. Io allegra sar s' a te mi manderanno non sar mandata io vi pure verr
.

e se

Florio che malvolentieri


consentito
tire la
,

a' piaceri

del padre

avea

ricevuto

il

comandamento
,

di doversi par-

seguente mattina
si

e partitosi
,

il

re da lui

solo
;

pensando

pose a sedere
io fatto
?

e fra s

medesimo dicea
io consentito
il

oim

o che ho

A che
,

ho

alla

mia medesima distruzione padre? Or come mi potr


cofiore
?

per ubbidire

crudele

io

mai

partire senza

Bian,

Deh

or non poteva io dicendo pure di no

aspettare quello eh'

egU avesse

fatto

Di che aveva
che
io

io

paura? Ucciso non m'avrebbe


vrei lasciato.

egli,

non m'a-

ninna peggior cosa mi potea fare


s
,

che cacciarmi da
fatta: e se

la

qual cosa

e'

non avrebbe mai

pure

fatta

l'

avesse, Biancofiore

non sarebbe

.,

LIBRO SECONDO
per rlmasa
,

io5
andato V avrei
senza impedi,

che meco ove che

io fossi
,

menata

la

quale io pi volentieri

mento

d' alcuno, liberamente possederei

che io non
.

farei la grande eredit del

reame che m'


v'

aspetta

Ma

poich promesso

1*

ho

io

andr

acciocch non

pala ch'io voglia tutto ogni cosa fare a

mia maniera
^

Egli

me

la

m' ha impromesso di mandarlami manda, io avr legittima cagione


,

se

egli

non
dove
per
tal

di venirmene,
,

dicendo

voi

non m'

atteneste la

impromessa
da

io sostenere

non posso
,

di stare pi lontano

lei

ubbidire \oi
s

e da quelP ora innanzi

mai pi un

non mi

trarr dalla
la

bocca

quale egli ha

oggi fatto.
d' es-

S' egli

me

manda

molto pi sono contento

sere

con

lei

lontano da lui che in sua presenza stare,


"vita

e pi beata

mi reputer
,

d* avere

con questo

pensiero

si

lev

e andonne in quella parte ov' egli

trov Biancofiore, che ancora tutta di lagrime bagnata

miseramente piangea
guardandola disse
dolce anima mia
:

a cui egli quasi tutto smar-

rito

qual"* la

cagione del tuo la-

grimare?

La quale prestamente
le

dirizzata in pie. pian:

gendo

gli si fece

incontro, e disse
:

cime, signor mio

tu m' hai morta

tue parole sono sola cagione del

mio

pianto

malvagio amante, non degno de' doni


,

della santa

Dea

alla

quale i nostri cuori sono disposti:

come

medesimo si di dovermi abbandonare? Deh ora non pensi tu come tu m' abbandoni ? Io tenera pulcella sono lasciata da te,
avesti tu cuore di dire tu

come

la

timida pecora tra la ferit de' bramosi lupi.


il

Manifesta cosa , che ogni onore

quale io qui

ri-

cevea m' era per lo tuo

amor

fatto,

non perch'

io

de-

gna ne

fossi

siccome a colei che era tua sorella da

io6
molti riputata
,

FILOCOPO
per lo nostro uguale nascimento
, .

E
sti-

molti invidiosi della mia fortuna

me

per loro
la tua

mazione prospera e beni vola tenuta per


senza
,

pre-

ora partendoti tu

non dubiteranno
,

la loro ini-

quizia dimostrare con aperto viso

avendola infino a
g'

ora per tema di te celata.

Ma

ora volessero

Iddii

che questo

fosse
,

il

maggior male
tu
la
:

clie della tua


1'

andata

mi
za

seguitasse

ma
,

mi
la

lasci

animo infiammato

del tuo
te

amore

per

qual cosa io spero d'avere senquale


fia
,

angosciosa vita
,

ancora cbe io da te
investita
:

non abbia meritata quando prima


che poi

mi

bene

perocch

ne' tuoi begli occhi vidi quel piacere,

a' tuoi disii

mi

leg

il

cuore con amoroso no,

do, sonza pensare alla mia qualit vile e popolaresca


e ancora in servitudine
,

atta

in ninna maniera a po,

tere alla tua magnificenza

adequare

mi
al

lasciai e

oa

isfrenata volont pigliare,

aggiugnendo
.

tuo viso pia-

cevolezza col

mio pensiero

Onde

se tu ora

abbando-

nandomi siccome cosa da


tenuta
,

te

debitamente poco cara


,

amore costringendomi

di te

da

me

stolta-

mente amato con grave doglia mi punisce, facen-

domi
che

riconoscere la

mia

follia
si
,

questo non posso io


.

dire ne alcun altro che


io

convegna

se

non

fosse

fermamente credo
,

che alcuna parte di quella

fiamma amorosa
t'

la

qual pare che per

me

ti

consumi,

accenda
,

il

cuore, se vero che ogni amore acceso

il

di virt
la cosa

com'

mio verso
la

di

te

sempre accese
si

amata solo che

sua fiamma
alla

manifesti
,

io

avrei sconciamente nociuto

Cupido da piccolo spazio


sto in

mia vita perocch qua m' ha pi volte pomano quella spada, colla quale la misera Dido
in

nella partita d'

Enea

si

pass

il

petto

accioc che

io

LIBRO SECONDO 107 quello uficio esercitassi in me e certo io P avrei per me volentieri fatto ma dubitando d'offendere quella
: ,

piccola particella d'

amore che

tu

mi porti mi

ritenni,
te
.

solamente

la

mia

vita

tenendo cara per piacere a


ella sar partendoti tu
,

Ma
fia
,

gP Iddii sanno quale


io io

pe-

rocch

non credo che mai n giorno n


non
.

notte
il

che

sofferi

molti pi aspri dolori che

morire non

non puoi :
vassallo
:

Ma forse tu ti vuogli scusare che altro ma non bisogna scusa al signore verso il
,

tanto pure ud' io

che tu colla tua bocca

dicesti d'

andare a Montorio.
:

Oim

or m' avessi tu

detto davanti

o Biancofiore, pensa di morire , peroc-

ch

io

intendo d'abbandonarti,- perocch tu non dos


,

vevi dir

a fidanza delle vane e false parole del


il

tuo padre

quale

ti

promise di mandarmi a
egli

te.

Cerfarti

to egli noi far

giammai, perocch

guarda di

tanto da

me
.

stare lontano

che io possa uscire della


altre parole
,

tua mente

Queste e molte
,

piangendo e

porgendogli amorosi baci

gli

dlcea Biancofiore, quan,

do Florio non potendo


dole
il

le

lagrime ritenere
:

rompen-

parlare

le disse cos
,

Oim dolce anima mia or che di'? Come potre' io mai consentire
piacesse
?

quello che tu
se

non cosa che

ti

Tu

ti

duoli della

menoma
sai

parte de' nostri

danni

Principalmente gi
fosti
,

tu che

mai per

me
:

onorata non

ma
mia

sola la tua virt stata

sempre
la

cagione debita agli onoranti

di

tale

onore

farti

qual virt per


chi
,

la

partita
.

non credo che man-

n similmente P onore

E
:

chi sarebbe quegli


,

che contro a

te potesse incrudelire

o per invidia o

per altra cagione? certo nullo


fosse
,

e se

pure alcuno ne

io

non sar

lontano che tu di leesieri non

io8
qui punisca

FILOCOPO
,

possi farlomi sentire


l'

accioch io con subita tornata


:

iniquit di quelli
.

e per di questo

pu' sicura essere senza pensiero quel fuoco


accesa
, ,

Ma
ti

oim, che di
lascio
1'

il

qual tu
.

di' in

che

io

anima
io sta-

io

ardo tutto
,

E
il

veramente mentrech

r lontano da te
sciosa

la vita
,

mia non
sento gi
,

sar

meno

ango-

che

la

tua

e io

perocch nuova
.

fiamma mi
dolgono

sento al cuore aggiunta

Ma

senza fine

mi

le parole le quali
.

tu di*,

avvilendoti senza
ti

alcuna ragione

certo che di quello che io ora

dico e dir non

me

ne sforza amore n

me
te

n' in.

ganna

ma

cosi la verit
difetto
,

come

io

stimo in

Nin-

na virt pare
gentilesca
fallo

belli

costumi fecero mai pi

creatura
te
.

nell' aspetto

cbe

tuoi

senza

buoni fanno
,

La

chiarit del tuo viso passa la

luce d'Apollo
gliare alla tua

la bellezza di la

Venere si pu aggua-

dolcezza della tua lingua farebbe

maggiori cose che non fece la celer del tratio poeta

o del tebano Anfione

Per

le quali

cose

l'

ecti

celso

imperador di

Roma
,

gastigatore del

mondo,
ch^ egli

terrebbe cara compagna

e ancora pi

mia opinione
risse
,

che

se possibile fosse

che Giunone mote si


?

ninna pi degna compagna di


.

troverebbe

al

sommo Giove E

tu

ti

reputi vile
,

Or

che ha

la

mia madre pi
traendone

di valore di te
?

la

quale nacque di
:

ricchissimo re d' oriente


il

certo ninna cosa

n tanto

nome,

eh' chiamata reina.

Adunque per
,

lo tuo valore se' tu da

me degnamente amata
mio padre
.

slc-

com' io poco innanzi dissi a


g'
t'

cessino

Iddi che tu per


t'

ninno

atto
,

n per ninna cagione

avessi offesa o

offendessi

perocch nessuna per,

sona

m' avrebbe potuto

ritenere

che io subitamente

LIBRO SECONDO
non mi
fossi colle

109
Vera cosa
a

proprie mani ucciso


io

e ben la conosco, che consentendo

V andata mia
,

Montorio
e'

io diedi a
te
?

te

gravoso dolore

ma

certo

non dolse pi a

che a

me: ma che

volevi tu che

io facessi pi avanti

Volevi tu che io con mio padre


si

avessi sconce parole per quello che ancora

pu

ammendare? Se a te tanto dispiace la mia manda che io non vi vada e egli potr assai
,

andata, courtare

il

capo

al

muro che
,

io senza te vi

vada ; e

se tu con-

senti
la

che io vi vada, egli m'ha promesso di mandarmiti,


egli

qual cosa se
,

non

lo fa io volger tosto

passi
te

indietro
potrei

perocch io so bene che vivere senza


.

non

lungamente
te
,

non pensare mai

per allonta-

narmi da

egli
ti

mi

possa

mai

trarre te della
,

mente,
ti

anzi quanto pi
star coli'

sar col corpo lontano


.

tanto pi

animo

vicino
,

E
,

certo impossibile sarebbe

che

io

ti
:

dimenticassi

se tutto

Lete per
,

la

bocca mi
il

passasse

per

anima mia

confortati

e lascia
,

la-

grimare

e fa' ragione che io sia


'1

sempre teco

non
pia-

pensare che

mio amore

sia lascivo
,

come

fu quello

di Giasone e di molti altri

quali per

nuovo

cere senza niuna costanza


io

si

piegavano
te
,

Veramente
altra

non amer mai


1'

altra

che

n mai

donna

signoregger

anima mia
,

se

non Biancofiore,

dicendo queste parole

piangevano amenduni tenera-

mente

spesso guardando

V uno

l'

altro nel viso, e tal


,

volta asciugando ora col dilicato dito

ora col

lembo
'1

del vestimento

le

lagrime de' chiari

visi

Nel tempo

della seconda battaglia stata tra


,

ma-

gnifico giovane Scipione affricano

e Annibale car-

taginese tiranno

essendo gi la fama del valore di


,

Scipione grandissima

avvenne che uscito del campo

Ilo
d' Annibale

FILOGOPO
un
cavaliere
,

in
,

fatti

d'

arme

virtuosis-

simo chiamato Alchimede

con molti compagai per

prendere preda del terreno de'

Romani

accloccli

'1

campo

d'

Annibale copioso di vettovaglia tenessero


,

Scipione uscitogli incontro


loro stata
,

dopo gran battaglia

tra

gl sconflsse

e lui feri

mortalmente abbat-

tendolo al campo. Alchimede vedendosi abbattuto, e


sentendosi solo
te
,

da' suoi
,

abbandonato e ferito a moril

alz

il

capo

e riguard
ritratta

giovane
forse
,

il

quale la
,

sua lancia aveva a s

per riferirlo

videlo nel viso piacevole e bello

e niente parca

ro,

busto e forte
cui egli grid

come
;

suoi colpi
,

il

faceano sentire
ferire
,

o cavaliere

noa

perocch la
essere cacsole tocchi

mia
1'

vita

non ha bisogno
che
io

di pi
,

colpi

a
il

ciata di quelli

ho

n credo che
fia

esperie

onde che V anima mia


.

a quelle d'

A-

cheronte

Ma dimmi

se tu se' quello valoroso Scipio-

ne cui
pione
,

la gente tanto

nomina virtuoso
,

? Il
,

quale

Sci-

riguardandolo

e udita la voce

il

riconobbe,
,

perocch in
disse
:

altra parte
,

aveva
io

la

sua forza sentita


.

Alchimede
gli
:

sono Scipione

Allora Al-

chimede
gli disse

porse la destra
il

mano

e con fievole voce


,

disarma

gi

morto braccio
troverai
,

e quello a-

nello

il

quale nella

mano
il

prendilo e guar:

dalo

perocch in lui mirabile virt troverai


donerai
,

che a

qualunque persona tu
venuto

egli

riguardando in
accidente av-

esso conoscer incontanente se noioso


gli sia
,

perocch

il colore dell' anello


1'

vedr
pietra

mutato

tosto

com'

egli

avr veduto
.

la

torner nel

primo colore

bella

me

per

tale ca-

gione

il

don Asdrubale,
,

fratello del

mio

signore

Annibale

a cui tu tanto se'avverso, quando di Spagna

LIBRO SECONDO
mi
partii

1 1 f

da

lui

che pi

clie s
,

m* amavn

Io sento

al presente la

mia

vita fallire

e solo
,

d'alcuno amico:
,

onde

se io qui

muoio con
il

esso
la

o perder ssi
sua
virt
:

o tro-

verallo alcuno

quale forse

non cono-

scera

o forse non sar degno d' averlo


,

e per io
,

amo
pos,

meglio che tu

posto che offeso


virti
,

m' abbi

il

tenghi in
il

guiderdone della tua

che alcuno
.

altro

segga per alcuno de' detti

modi

detto questo
,

la

debole

testa

sopra
si

il

destro

omero basso

dopo

pic-

ciolo spazio
la

mori. Scipione prestamente disarmata


,

mano

del rilucente ferro

pi disioso della virt


trov
il

dell' anello

che del valore


il

detto anello bel-

lissimo, e di fino oro

suo gambo,

la pietra del
,

quale

era vermiglia
se
,

molto chiara e bella

il

quale egli preil

e mentrech visse con gran diligenza

guard

ma
casa

poi pervenendo d'


,

uno discendente
,

in altro della

pervenne

al

valoroso Lelio

il

quale essendo

consueto d' andare sovente per lo bene della repubblica,

come
,

valoroso cavaliere non tralignante da'suoi

antichi

fuori di

Roma

contro
,

a' resistemi,

don que,

sto anello alla

misera Giulia

dicendole la virt

ac.

ciocch ella senza cagione di lui non dubitasse

E
av-

quando

il

fortunoso caso
ella in

da non ricordare
,

gli

venne r aveva

mano

e per dolore
:

il si

trasse

e diello a guardare a Glorizia, dicendo


io di cui vivere pi in

ornai

non ho
del

dubbio
bisogni

n per cui

la virt

presente anello pi

mi

Ma

dopo

la
,

morte di
dicendole

Giulia

Glorizia

il

don a Biancofiore
,

come

del padre di lei era stato


:

e appresso della

ma-

dre, e la virt di lui

il

quale Biancofiore lungo temallora,


il

po caramente guard, e ricordandosene

port

112
Ih (love

FILOGOPO
Florio era
,

e cosi cominci piangendo a par-

lare:

Deh
le

perch

s'

affannano le nostre mani a rasciugare


visi nel

lagrime de' nostri


?

principio del nostro doio

lore
stia
,

Sia di lungi da

me

che

mai
da

di lagrimare ri-

mentrech tu
di',

sarai lontano

tu

mi

comanda

eh' io

non vada
io tei

perch bisognava
tu

egli

che
11

Oim che Deh comandassi ? Non sai


.

me

Montorio

come

io volentieri

farei se

convenevole

mi pa'1

resse?

ma
s'

perocch

io

non desidero meno che


'1

tuo

dovere

adempia che
,

mio volere, poich tu provi vada, acciocch vitu,

mettesti d' andarvi

fa'
,

che tu

perevole cosa non paia


sdire quello che tu hai

volendotene rimanere
.

il

di-

promesso
,

acciocch le tue
cosi volentieri

parole non paiano vento

io

concedo
vi

come amore
anzi

vi consente
il

che tu

vada , e ubbidendo
.

adempi

volere di tuo padre


ti

Ma

sopra tutte le

cose del

mondo

prego, che tu per assenza non


.

mi dite sie-

mentichi per alcun' altra giovane


copioso di molti diletti
j

Io so che Montorio

tutti ti

prego che da

no
le
I

presi

solamente

a' tuoi

occhi poni freno

quando

vaghe giovani scalze vedrai andare per


,

le chiare

fontane

coronate delle frondi di Cerere


,

cantando

amorosi

versi

perocch
:

alli

loro canti gi molti gioio sentissi


t'

vani furono presi


colla sua

perch se

che alcuna
,

bellezza di

nuovo

infiammasse

come

furiosa

m' ingegnerei
,

di venire

dove tu ed

ella fostej
,

e se io la trovassi

colle proprie
lascerei
,

mani

la

squarcerei

n nel suo
fosse dalle
a^

viso

non

parte che graffiata


v'

non
capo

mie unghie

n nluno ordine

avrebbe

composti capelli che

io tutti tirandogliele di

LIBRO SECONDO
non
lo rompessi 5 e

ii3

dopo questo
,

per vituperevole ed
del naso la

eterna sua
priverei
sto
,

memoria

co' proprii denti

e questo fatto

me medesima
sia
,

ucciderei.

Que-

per non credo che possibile


leale

dovere avvenire,
e per lo dico
s'
.

ma siccome Tu avrai molti


nella tua lealt.

amante ne dubito
,

altri diletti
ti

e ciascuno
,

ingegner

di piacerti acciocch io

dispiaccia

ma

io

mi
le

fido

E perocch io

sono certa che tu


,

in molli

e varii diletti starai, cosi io in molte avversit


forse

quali
,

non

ti

potr fare note cosi com* io vorrei


,

ti

voglio pregare
tanta crudelt
dipartirci
,
,

poich

g'

Iddii

aoperano verso noi

e la fortuna ne mostra le sue forze in


ti

che
,

piaccia per

amore

di

me
il

portare

questo anello

il

quale mentre che io senza pericolo


vedrai
il
,

dimorer sempre nella sua bella chiarezza

ma come
turbare
.

io

avessi alcuna cosa contraria tu


ti

vedrai

Io

prego che allora senza ninno indugio


,

mi venghi
guardi
,

a vedere

e pregoti che tu sovente

il

ri.

ogni ora ricordandoti di


ti

me

che tu
il

il

vedi

Pi non
nella

dico

se
,

non che sempre

tuo

nome

sar?i

mia bocca
,

siccome quello che solo nella me-

moria segnato
viso figurato
.

e nello innamorato cuore col tuo bel


solo sarai
i

Tu

miei Iddii
:

quali pre-

gare debba della mia felicit

a te saranno tutte le
le

mie
pace

orazioni dirette
i

siccome a quegli in cui


tutti si
ti

mie
av-

speranze e
,

miei pensieri

fermano per aver


,

Veramente una cosa


il

ricordo

che

s'

egli

viene che

tuo padre non


il

mi mandi

a te

come

pro-

messo

t'

ha, che

tornare facci tosto a tuo potere,


,

perocch se troppo senza vederti dimorassi

lagri-

mando mi consumerei
gendo
gli
si

dette queste parole


,

pian-

gitt al collo
I.

n prima abbracciando
8

FILOCOPO T.

ii4
s'

FILOCOPO
,

aggiunsero

che

loro cuori
,

da grieve doglia co-

stretti

per

la
i

futura partenza

paurosi di morire a s

rivocarono

tementi

spiriti

e ogni vena

suo sangue a rendere caldo


ri

mand 11 li membri abbandonati


,

masero

fr

eddi e vinti

ed

essi

caddero semivivi

a
:

vanti che Florio potesse alcuna parola rispondere


cosi col

naturale colore perduto stettero per lungo


sicch chi
gli

spazio

avesse veduti pi tosto morti


.

che
i

vivi giudicati gli


le

avrebbe

Ma dopo
a* sopiti

certo spazio,

cuore rend

perdute fone

membri

di

Florio, e torn in s tutto debole e rotto, siccome se

un

grandissi

mo
,

afPanno avesse sostenuto

e tirando

a s le braccia
fiore
,

gravate dal candido collo di Bianco-

si

dirizz, e vide che questa

non

si

movea

alcuno segnale di vita mostrava. Allora egli


di smisurato dolore
,

ripieno

appena che

la

seconda volta non

cadde

desiderato avrebbe d* essere subitamente

morto

ma
,

veggendo che
si

'1

dolore noi consentiva

piangendo forte
braccio

rec

la

semiviva Biancofiore in
la

temendo
il

forte

che
,

misera anima non aves-

se abbandonato

corpo

e mutato

mondo
gli

e con

ti-

mida mano cominci a cercare


vasse nel corpo calda
,

se alcuna

pa

rte tro-

la

quale di vita

rendesse
al-

speranza
la verit

Ma poich
,

egli

dubbioso non consentia

che forse caldo trovava e parevagli essere


cominci piangendo a baciarla , e dicea
se'
:

ingannato

olm, Biancofiore, or
bella
rio

tu morta?

Ordov'la
il

tua

anima

In quali parti va ella senza

suo Flo-

errando

Olm come
,

poterono

g'

Iddii essere

tanto crudeli eh' egli abbiano la tua morte consentita?

O Biancofiore
11

deh rispondimi
ti

Olm,

eh' lo so-

no

tuo Florio che

chiama

Deh

ora tu mi par-

LIBRO SECONDO
lavi innanzi

1 1

con tanto

afl'etto

desiderando di mai da

me non
si

ti

partire, e ora

non mi rispondi? Or se' tu co-

tosto sazia dell' essere

meco

Oim

che gP Iddii
,

manifestano bene ora che di

me
si

sono invidiosi

hannomi
il

in odio.

Ma

di questo
,

male m' pi cagione


subitamente ha
,

mio crudele padre frettata la mia partita


interamente
:

il

quale

af-

crudele padre

tu

1'

avrai
ti

le

parole da
,

me

dette stamattina
ti

sa-

ranno dolente augurio


tatore del fuoco
,

ed oggi

faranno dolente porve-

dove tu miseramente ardere mi

drai: la tua crudelt stata cagione della morte di costei,

e ella e tu sarete cagione della mia. Vivere possi

tu sempre dolente

dopo

la

mia morte e gPlddii pro,

lunghino

gli anni tuoi in

lunga miseria
sii

Or

ecco
io

anima

graziosa, ove che tu


,

rallegrati,

che

m'ap-

parecchio di seguitarti
congiunti
,

e quali noi

fummo

di

qua

tali fra le

non conosciute ombre

in eter-

no amandoci staremo insieme. Una medesima ora


e uno

medesimo giorno perder due amanti


amare
sopra
sar principio e fine.

e alle

loro pene
sto

gi avea poegli si

mano

1*

aguto coltello
il

quando

chin
,

prima per baciare


chinatosi
il

tramortito viso di Biancofiore


,

senti riscaldato
,

e vide

muovere

le palpe-

bre degli occhi


verso lui
.

che con bieco atto riguardavano


tiepido caldo
li
,

gi

il

che dal cuore

rassi-

curato movea, entrando per

freddi

membri, recan-

do
alla

le

perdute forze

addusse uno angoscioso sospiro


,

bocca di Biancofiore , e disse

oim . Allora Flo-

rio

udendo questo

quasi tutto riconfortato la ripre:

se in braccio, e disse

o anima mia, or se tu viva? Io

m' apparecchiava
lora
si

di seguitarti nelP altro

mondo Al.
,

dirizz Biancofiore con Florio iasicnie

e iu-

ii6
ta, disse:

FILOGOPO
Ma Florio
vita

cominciarono a lagrlmare.

veggendola levaiuf-

o sola speranza della


slata?

mia, dove se'tu

no ad ora
stimava

Qual cagione t' ha


fossi

tanto occupata? Io
,

che tu

morta

Oim perch
?

pigli

tu

tanto sconforto per la


di colle parole
,

mia

partita
gli atti

Tu

la

mi concevi
il

e poi con
li

pieni di dolore la
,

mi

vieti
,

Io

ti

giuro per
tosto a

vado

o tu verrai
,

sommi Iddii che se io me come promesso m' ha


dimorer
,

mio padre
le: e

io

poco
io l

vi

che

io torner

mentrech
,

dimorer, e ancora menlrech' io


giovane che te non amer
:
.

star in vita

mai

altra

per confortati , e lascia tanto dolore


dessi

che se
io in

io cre-

che questa

vita dovessi tenere

ninno atto

v' andrei: e se io

pure

v' andassi,

credo che pensando

al

tuo

dolore morrei.
ti

promettoti

per

la

leale

fede che io

porto, come a donna della mia mente,


il

che

il

presente anello,
,

quale ora donato m'hai, semle cose

pre guarder

tenendolo sopra tutte

caro

spesso riguardandolo,

se

sempre immaginer di vederti. mai accidente alcuno avviene ch'egli si turbi,


io

ninno accidente mi potr ritenere eh'


senza ninno indugio
forti
.

non

sia
ti

a te

e per
altre

ti

prego che tu

con-

Queste parole e

molte con amorosi baci,

insieme mescolate di lagrime e di sospiri, furono tra


Florio e Biancofiore quanto quello giorno mostr la sua luce
so
,
,

ma

poich

egli

chiudendola torn tenebro,

due amanti pensosi


si

teneramente dicendo ad-

dio

partirono
.

tornando ciascuno sospirando alla

sua camera

Quella notte fu a'due amanti molto gravosa, e non


fu senza molli sospiri trapassata
,

ancorach

assai bre-

ve

la reputassero,

perocch

pivi tosto

avrebbono quelle

LIBRO SKCONDO
pene sostenute essendo
giorno partire
la
.

117
il

cosi vicini
'1

che

vegn ente

Ma

poich

sole sparse sopra la terra

sua luce, e

Oavalli e la

compagnia

di Florio furono
ti

nella gran corte del reale palagio apparecchia

aspet-

tando

lui

Florio

si

lev

e con lento passo n' and


,

davanti al re e alla teina

dove Biancofiore similee fatta la debita


ri,

mente pensosa

gik era venuta,


,

verenza al padre

e preso congedo dalla

madre

la

quale in vista non sana giaceva sopra un ricco

letto, e

prima

si

volt verso

il

re, e poi verso la


,

madre, e

ca-

pamente raccomand loro Biancofiore


che
tosto gliela
,

e pregandogli

mandassero

e poi abbracciata Bianco:

fiore

in loro presenzia la baci dicendo


te

in te sola

rimane l'anima mia, chi onorer


appena
,

onorer

me:

cosi
il

parlando

ristrinse
il

per vergogna
cuore sentia
,

le lasi sfor-

grime^ che

grave dolore che


gli
,

zava di mandare per

occhi fuori

e appena con
:

Voce intera

pot dire

rimanetevi con Dio


,

disi

scese le scale sali a cavallo


parti.

e senza ninno indugio

Molto dolse a

tutti la partita di
,

Florio , posto che '1

re e la reina contenti ne fossero

credendo che

il lo-

ro avviso dovesse per quella partita venire fattoi

ma

sopra

tutti dolse

a Biancofiore
,

Ella V accompagn
l'

infino appi delle scale

senza far motto


il

uno
sali

all'al-

altro

poich
,

a cavallo

vide

riguardato lui con


,

torto oc^^hio
la pi

tacita se

ne torn indietro
,

sopra

alta parte della reale casa

e quivi guardando
le fu possibile di
,

dietro a Florio, stette tanto

quanto

vederlo

Ma
si

poich ella pi veder non lo pot


agi' Iddi
si

ella
,

accomandandolo
facendo

torn alla sua camera

gran pianto, che ne sarebbe preso piet

ii8

FILOCOPO
:

a chiunque udita o veduta V avesse, e diceva

oim

Florio, ora pure te ne vai tu

or pure ho io veduto
gli

quello che io non credetti mai


sero sostener di vedere
.

occhi mei potessar che io


ti

Deh quando
mi
faccia
,

vegga
te

Io

non

so

com'

io

n come senza
io ieri

possa vivere.
braccia
,

Oim, perch non morii


io fui s presso
fossi
?

nelle

me
sta

quando

alla

morte che

tu credesti

che morta

Io non sentirei ora que-

doglia per la tua partenza^


lieta in

V anima mia ne sarebfosse ita


,

be andata

qualunque mondo ne
beato luogo
.

es-

sendo morta
allato le sedea

in si
,

Glorizia

la
,

quale
e pian:

piangea forte per piet di


,

lei

gendo

la

confortava quanto pi poteva


,

dicendo

oh
?

Biancofiore

poni fine
il

alle tue

lagrime : vuo' tu pian,

gendo guastare

tuo bel viso

e consumarti tutta
,

Tu

ti

dovresti ingegnare di rallegrarti


si

acciocch la
,

tua bellezza conservata multipllcasse

che quando
,

tu andrai a Montorio tu potessi piacere a Florio

il

quale se consumata

ti

veda
,

ti

rifiuter: e io so
io

che
dire

tu vi sarai tosto mandata


al re
.

secondo che

ho udito

Sicch confortati
,

che se Florio sapesse che tu


s'

questa vita menassi


resti

egli

ucciderebbe

Or che
si

fa-

tu se egli fosse andato molto pi lontano, e dote


.

ve a
cos

non

fosse lecito l'andare


gli

E' non
le

vuole fare

Usanza che

uomini e

donne innamorate
alcune pepensa che questa

abbiano per partenza o per

altri accidenti
:

ne

ma non

tali

quali tu le prendi

vita

durare non potresti lungamente, e se tu morissi


:

tu faresti morire anche lui


te

adunque
,

se per amorfi di

non vuogli prendere conforto prendilo per amore


,

di lui

acciocch egli viva.

con

cotali parole e

mol-

te altre

appena

la

pot racconsolare,

LIBRO SECONDO
Ma
Florio partito alquanto
il

119
,

si

turb nel viso

strando

dolore che V angosciosa anima sentiva.


suoi

moAn-

davano

compagni lasciando

Volanti uccelli alle

gridanti grue, facendo loro fare in aria diverse battaglie.


i

altri

con gran romore sollecitavano per terra

correnti cani dietro alle paurose bestie,

cosi

chi

in

un modo
,

e chi in

un

altro

andavano prendendo
,

diletto
le

mostrando a Florio alcuna volta queste cose


gli

quali molta pi noia


egli

davano che

diletto

peroc-

ch

alcuna volta immaginando andava d' essere

stretto dalle dilicate braccia di

Bianco fiore

come

gi

fu e

non

gli

parca cavalcare: le quali immaginazioni


gli

sovente col mostrarli le cacce

erano

rotte.

Ma

egli
,

poro a quelle riguardando


quale
egli malvolentieri

pure inverso
,

la citt

la
;

abbandonava

si

rivolgeva

cos rivolgendosi,
terla vedere.
s'

and infno che

lecito gli fu di
,

po-

cosi

andando con lento passo


,

costoro
il
,

erano molto avvicinati a Montorio


,

quando

duca
condella
.

Feramonte

che

la

sua venuta
,

avea saputa

tento molto di quella


terra
,

con molti nobili

uom ini

s'

apparecchi di riceverlo onorevolmente


1

E
ri-

coverti s e

loro cavalli di sottilissimi e belli drappi

di seta, rilucenti per

molto oro

circondati tutti di

sonanti sonagli, con bagordi in

mano

accompagnati

da molti

stro menti e varii

e coronati tutti di diverse

frondi bagordando, e colla festa grande gli vennero in-

contro

>

facendo risonare Paere di molti suoni. Quansforzata mente


,

do Florio vide questo,


era di lungi da lu
suoi

si

cambi
il

nel vi-

so mostrando allegrezza e festa


,

quella che del tutto


aspetto

con
,

lieto

duca e

compagni

ricevette

e fu similmente da loro ri,

cevuto.

con questa

festa

la

quale quanto pi

alla

no
terra
s'

FILOCOPO
appressavano tanto pi crescea
la
,

n'

andarono
le

infno nella citt,

quale trovarono tutte


,

rughe

ornate di ricchissimi drappi

e piena di

festante po-

polo: n ninna cosa

v' era senza

canto e allegrezza.
,

Ogni uomo

di

qualunque
versi d'

et facea festa

e simile le

donne cantando

amore
al

e di gioia. Pervenne

adunque Florio con costoro


ca
si
,

gran palagio del du-

e quivi con tutto quello onore che pensare o fare

potesse a
,

qualunque Iddio,

se alcuno in terra

ne

di-

scendesse
to.

fu Florio da*
,

pli nobili della terra

ricevu-

scavalcati

lutti salirono alla

gran
1'

sala, e

quivi

per piccolo spazio

riposatisi, presero

acqua, e anda-

rono a mangiare.

poi per amore di Florio molti

giorni solennemente per la citt festeggiarono.

Biancofiore cosi rimasa, alquanto da Glorizia riconfortata


,

ogni giorno andava molte fiate sopra

1'

alta
,

casa

in parte ov' ella

vedeva Montorio apertamente


,

e a quello riguardando

dopo molti

sospiri aveva al-

cun
l

diletto,
il

immaginando
il

e dicendo fra s

medesima:

mio

disio e

mio bene.

E talvolta

av venia, che

stando ella sentia alcuno soave e piccolo venticello venire da quella parte
te
, ,

e ferivala per

mezzo

della fron-

il

quale ella con aperte braccia riceveva nel suo


,

petto

dicendo

questo venticello tocc

il

mio Florio
poi

come

egli fa ora
,

me avanti
andava

che

egli giungesse qui: e

ella partendosi

in tutti quegli luoghi della ca,

sa dov' ella
tutti gli

si

ricordava d' avere gi veduto Florio


,

baciava

e alcuni ne bagnava alcuna volta di


i

amare lagrime. Questi erano


altari
li

templi degl' [ddii e

gli

quali ella pi. visitava.


ella

ninna persona veni-

va da Montorio, che

o tacitamente o in palese non

dimandasse del suo Florio. Ella mai non mangiava che

LIBRO SEGOiNDO
Florio non fosse da
lei

iii
:

molte volte ricordalo

e s'ella

andava a dormire, non senza ricordare pi volte Florio


vi
si

poneva
s'

e niuna cosa senza

il

nome

di Florio
,

noQ
era
di

faceva: e

ella

dormendo alcuno sogno vedeva


tale

si

Florio

e per questo

sempre avrebbe desiderato

dormire, acciocch spesso in


si

inganno dormendo
in-

fosse ritrovata
le

bench poi trovandosi dal sogno


noia,

gannata,
g' Iddii

fosse gravosa
'1

pregava sempre

che

suo Florio da fortunoso caso guardas-

sero

che

le

dessero grazia che tosto potesse andare

a lui,

egli tornare
i

ad

essa.

Ella non

si

curava mai di

mettere

suoi biondi capelli con sottile maestria in di,

licato ordine

ma

quasi tutta rabbuffata sotto


.

misero

velo gli lasciava stare

N mai
i

curava di lavarsi lo

splendido viso, o di vestire

belli e preziosi vestimenti,

perocch
re.

egli

non

v'era a cui ella desiderasse di piace-

il

cantare, e l'allegrezza e la festa del tutto

avea lasciato per intendere a sospirare.

mento

era

che

allora

da

lei

molestato fosse,

N ninno ma

strutaci-

tamente sperando di tosto riveder Florio prendeva


quel conforto che
ella

poteva

tenendo sempre V ani-

ma

nelle

mani

di lui.

Florio simigliantemente a niuna cosa stando a


torio aveva tanto
l'

Monsua

intendimento
lei

fisso

quanto

alla

Biancofiore
egli

n era da

una

volta ricordato
cosi

che

non ricordasse

lei infinite.

come Monlorio
,

era da Biancofiore vagheggiato e rimirato spesso


egli

cosi

riguardava sovente Marmorna


se

n ninno ragiodella bellezza


le

namento era mai


slava di vedere

non
,

d'

amore o

della sua Biancofiore


,

la

quale sopra tutte

cose di-

Egli da quel di che

Amore

occul,

tamente r accese del suo fuoco infino a quell' ora

129.

FILOGOPO
la

non

baci mal
il

>

n fece alcuno amoroso atto

clie

cento volte

di fra s noi repetesse,

dicendo
5

deh ora

mi

fosse lecito

pur di vederla solamente


il

e fra s sogli

vente piangeva
avere perduto
,

tempo

il

^uale indarno

pareva

stando con Biancofiore senza baciarla

o abbracciarla
tal

dicendo che se mai pi con

lei

per

modo
pili

si

ritrovasse

con

lei

come

gih

s'

era trovato,
,

mai
che
Egli

per ozio o per vergogna non perderebbe

egli
si

non ispendesse

il

tempo

in amorosi

baci

portava molto saviamente prendendo col

duca
,

e con Ascalione e

con

altri

molti e vari diletti


si

quali nel iemale

tempo prendere
re

possono, sperando

sempre che

'1

di giorno
.

in giorno gli
diletti
,

dovesse

mandare Biancofiore
di speranza
,

con questi

mescolati
si

sempre aspettando,

assai

leggiermente

pass tutto quello verno senza troppa noia: perocch

alquanto

l'

amoroso ealdo per

lo spiacevole
.

tempo

era nel cuore rattiepidito e ristretto


si

Ma

poich
,

Febo
terra
,

venne appressando

al

Montone Frisse

la

cominci

a spogliarsi le triste vestigle del

verno

e a

rivestirsi di verdi e

fresche erbette

e di varie
1*

ma-

niere di

fiori

incominciarono a ritornare

usate for-

ze nell' amorose

fiamme

e cominciarono a

cuocere

pi che usate non erano peraddietro nella mente allo

innamorato Florio

Egli per lo nuovo tempo tro,

vandosi lontano a Biancofiore

incominci a provare
alcuno
tutta
fii

nuovo dolore da

lui

ancora non sentito in


.'

tempo

si

eh' egli dicea cosi


,

ora pur festeggia


,

Marmorna

e la

mia Biancofiore
,

stando

all' alte

nestre della nostra casa


correnti cavalli
sarsi davanti
, ,

vede

freschi giovani sopra


,

adorni di bellissimi vestimenti

paslei
si

e ciascuno

per

la

bellezza di

LIBRO SECONDO
volge a riguardarla
.

i93

Or

chi sa se alcuno tra' molti le


ella,
,

ne piacer

per lo quale

non potendo \eder me,


di colui
?

e avendomi dimenticato

s*

innamori

Oim
:

che questo m'


tuttavia la

forte a pensare

che possa essere


si

ma
,

poca

tabilltli la

qual nelle donne


,

truova

e massimamente nelle giovani


tare
:

me

ne

fa

molto dubi-

e se questo pure avvenisse che fosse, ninna cosa

altro
se

che

la

morte mi sarebbe beata

O sommi
si
,

Iddi
si

mai per

me
sia

o per

gli

antichi miei,
deit

feceo

dee

far

cosa che alla vostra


.

aggradi

cessate

che
gli

questo non
stava nella
il

questo pensiero pi che altro

mente. Egli non vedea alcuna giovane che


che
egli

riguardasse
cos fa la

incontanente
5 i

non dicesse:
gio-

Oim

mia Biancofiore
lutti
,

non conosciuti

vani ella rimira


cui esse forse

cosi

come

costoro fanno di
.

me

mai pi non videro

quale cagione

rec Elena a innamorarsi dello straniero Paris se non


la follia

del suo marito, che andandosene all' isola di


dalli piacevoli

Greti

lasci lei assediata

occhi dello
si

innamorato giovane?

N mai

Clitennestra

sarebbe

innamorata d' Egisto, se Agamennone continuamente


fosse stato con lei
:

il

quale poi

lei
.

insieme colla vita

per
n'
il

tale

innamoramento perde
1'

Ma

di

questo non
,

ha colpa se non
quale
.

empia iniquit del mio padre


,

g'

Iddi
ni'

consumino

siccom' egli fa

me

con-

sumare

Egli

impromise pi volte di mandarmi


,

qua Biancofiore brevemente

e
il

mai mandata non


manifesto suo inparole
la

me

1'

ha
,

Oim che

ora conosco
le

ganno e truovo che vere sono


fiore

che Bianco-

mi

disse,

dicendo che mai non ce


se
il

manderebbe,
ella

e che egli
di

qua non mi mandava


uscisse
j

non perch'

mente m'

come male

suo avviso ve-

i!x4

FILOGOPO
al

mito

pensato fine, conciossiacosach io mai del suo


arsi

amore non
sio di voler

come

io

ardo ora.

stando Florio in
il

questi pensieri, in tanto gli cominci a crescere

di-

vedere Biancofiore che egli non trovava

luogo

n ad altro pensare poteva n giorno n notte.


,

Egli aveva per questo ogni studio abbandonato


di

n
inli-

mangiare n di bere pareva ohe

li

calesse; e
la
si

tanto dubitava di tornare a

Marmorina senza
peggio non

cenza del re, acciocch


vesse
,

egli a fare

mo-

eh' egli voleva avanti sostenere quella vita cos


:

noiosa

e era gi tale nel viso tornato

che di

s faceva

ognuno maravigliare.
a

E
il

non avendo ardire


giorno senza

di tornare

Marmorina
sua

andava

alcuno riposo

cercando
vedere
la

gli alti

luoghi da' quali egli potesse


,

meglio

paternale casa
*

ove egli sapeva che


la notte

Biancofiore dimorava

similmente

non doralle

miva
cuno

ma

furtivamente e solo se n' andava infino


,

porti del palagio del suo padre


fiero

non dubitando
stigia
,

d' al-

animale, o d'
J

ombra

o d' insidie di
,

ladroni o d' altra cosa


sedere e con sospiri
ciava
,

e quivi giunto

si

poneva a

con pianto
,

pii

volte le ba-

dicendo

o ingrate porti
al

perch mi tenete voi

che

io

non possa appressarmi


?

mio

disio

il

quale

dentro da voi serrato tenete

certo egli piii volte


gli fosse
,

fu tentato di picchiare acciocch aperto

o di
fe-

romperle per passare dentro ,


rit del

ma

per paura della

padre

il

cui intendimento apertamente cono-

scere gli parca, se ne rimaneva, tornandosi a Montorio

per

1'

usata via

E si

lo strigneva

Amore, che vita

or,

dinata non poteva tenere,

ma
.

si

disordinata la teneva

che pi volte
ripresero,

il

duca e Ascalione avvedendosene

il

ma

poco giovava

Ma

pure da

Amore

co-

LIBRO SECONDO
slretlo
,

laS
il

pi volte
,

mand

a dire al re

che ornai

caldo
,

era grande

e allo studio pi intendere

non poteva

per

egli se
.

ne voleva con suo congedo tornare a

Marmorina
Il re
il

quale pi volte aveva inteso che Florio vo*


,

leva a

Marmorina tornare
la

e similemente aveva udito

a molti recitare
rio
n'

dolorosa vita che Florio a Monto-

menava
in

da grave dolore costretto sospirando se


la reina era
,

and

una camera dove


la reina
,

il

quale

si

tosto

come
si

il

vide

lo domand quello che

egli avesse

che

si

pieno d"
.

ira e di
:

malinconia nell'anoi molto ci ral-

spetto

dimostrava
dell'

11

re rispose

legrammo
che
egli egli

andata di Florio a Montorio, credendo


Biancofiore
la
,

incontanente dimenticasse
stato detto
,

ma
,

m'

da pi persone che
e'

sua vita

tanto angosciosa

perch
.

non pu venire a vederla


,

che ci maraviglia

E
:

diconmi pi
la

che

egli
il

ha del

tutto lo studio lasciato

qual cosa fosse


,

maggior
ancora
,

danno eh'

egli seguire ce ne potesse

ma

egli

da grande amore costretto non mangia n dorme


in pianti e in sospiri

ma

consuma

la

sua vita: per la qual

cosa egli nel viso tornato tale che poco pi fu Crisi-

tone quando in ira venne a Cerere


rio
,

e non pare Flo-

impalidito
,

non vuole udire d' altro parlare


a que sto vale alcuna ripren-

che di Biancofiore

n prendere vuole alcuno confor-

to che porto gli sia.

N
.

sione che fatta gli sia

ancora m' ha mandato pi


:

volte a dire che venire se ne vuole

ond' io non so che

mi

fare, se
.

non che d' ira e

di malinconia

mi consumo

e ardo

Grave parve molto

alla reina

udire quelle parole


:

e accesa d' ira nel viso subitamente rispose

ahi

come

126

FILOGOPO
ti

gP Iddi giustamente
fare co'
^

pagano

Or che

avevi tu a
tanti n' uc
la vita

romani pellegrinanti, quando tu

cidesti?
f

E poich
?

tanti n' avevi uccisi,

perch

una

sola

femmina, che

di grazia

domandava

la

morte,

lasciasti
'

Certo o la morte di coloro o la vita di quel:

la

spiacque loro

per

la

qual cosa

essi

nel ventre di
.

quella occulto fuoco ci

mandarono

a casa

Or

chi

dubita che mentre che Biancofiore vi vera, Florio

mai

non
festo

la
:

dimenticher? certo ninno; e questo manie cosi per la vita di costei

perderemo Florio ; e
dire che perduto
pensisi

cos per

una
il

vile

femmina potremo
.

abbiamo
costei

nostro figliuolo
il

Adunque
dite

come
ella

muoia. Rispose

re: avanti oggi che domani,

che certo mi pare che come voi


sar in vita

mai mentre
.

non
:

sar dimenticata

da Florio

Allora

disse la reina

come faremo

noi subitamente morirla


?

senza avere cagione che legittima paia

Se noi

il

fac-

ciamo, ce ne potr gran biasimo seguitare.

certo se

Florio lo risapesse, e'sarebbe un dargli materia di disperarsi e d^uccidersi s

medesimo, o

di partirsi da noi
.

in

maniera che mai non lo


,

rivedremmo

Ma

quando

a voi paresse

qui sarebbe da procedere con lento


e

passo

quando luogo

tempo

fosse

trovarle alcuna

cagione addosso, perla quale facendola morire,


giudicasse che ella giustamente morisse; e cos

ognuno
saremo

di

mala fama e

della vita di Biancofiore insieme dipi.

sgravati.
disse
il
:

senza guari pensare la reina


.

avanti

la cagione potr essere questa


il

Voi sapete che


si fa

giorno nel quale per tutto

vostro regno
;

la

gran

festa delle vostra nativit s' appressa

e dove che

ella si faccia

grandissima

si si fa ella

qui in

Marmo-

rina

niuno gran barone nel vostro i^egao che

LIBRO SECONDO
con voi non
sia a questa festa
:

127
quando
es^i sa-

e per

ranno nella vostra gran


ciascuno secondo
il

sala assettati alle ricche tavole


si-

grado suo, allora ordinate col

niscalco vostro che o pollo o

altra cosa in presenza


,

di tutti vi sia da parte di Biancofiore presentato

che Biancofiore medesima da sua parte


davanti
,

lo vi

rechi

acciocch paia che colla bellezza del suo vila festa


, :

so vegnendovi davanti voglia rallegrar

ma

veramente abbiale ordinato col siniscalco

che qua,

lunque

si

sia quella cosa

che
.

ella

apporter
il

celata-

mente
vanti
spetto

di veleno sia piena

come

presente da-

da voi sar posato , ed


,

ella partita dal vostro co-

fate in

alcun

modo che
,

o cane o gatta o altra

bestia faccia la credenza

acciocch altra persona non


il

ne morisse: della quale cosa chiunque sar


mangiatore, o subitamente morr
,

primo
per
la

o enfier
fia

potenza del veleno


ella

e cosi a tutti
:

manifesto che
voi avrete
,

abbia voluto avvelenar voi


,

come

questo veduto
il

fate

che vi turbiate molto


prendere
al
,

e facendo

romor grande

la facciate

e subitamente

giudicare per tale offesa

fuoco. Chi sar colui


ragionevole
la
?

che non dica che

tale
vi

morte

sia

O
il

che

veggendovi turbato

preghi per

sua salute?
,

E certo
si-

questo non vi sar malagevole a fare


niscalco nostro
sta,

perocch

Tha

in odio molto, e la cagione que-

eh' egli pi volte

ha voluto

il

suo amore, ed
di lui beffe
.

ella

sempre V ha
disse
si
il

rifiutato facendosi

Certo,

re
,

voi avete

ben pensato, e
la

cosi senza

manco

far
.

n gi piet che

sua bellezza porga

mi vins in-

cer

Partissi

il

re dalla relna, e fece

chiamare a

contanente Massamutino suo

siniscalco,

uomo

iniquo

i!i8

FILOGOPO
,

^
:

e feroce

al

quale egli disse cosi

tu sai che
,

mai

a' luoi orecclii


Ili

nluno mio segreto fu celato


il

n mai

una cosa senza

tuo fedele consiglio feci: e solala

mente questo avvenuto per


io

gran leanza la quale


g'

ho trovato

in

te

Ora poich
,

Iddii

hanno
altro

te
ti

eletto

per mio

segretario

pii

che ninno

io

voglio manifestare alcuna cosa di

mio intendimento

del tutto necessario di mettere ad effetto, la quale sen-

za manifestare

mai ad alcuno

fa'

che tenghi occulta;


altrui, sen-

perocch se per alcuno tempo fosse rivelata


za fallo gran vergogna ce ne seguirebbe
,

e forse dan-

no

Ciascuno che vuole saviamente menare sua vita


la virti

seguendo

dee

vizi
:

abbandonare

acciocch

ine onorevole gli segua

ma quando

avvenisse che

viziosa via per venire a porto di salute tenere gli convenisse,

non

si

disdice

il

saviamente passare per quella


si

acciocch maggiore pericolo

fugga. Fra

gli
si
.

altri

mondani principi che pi


dilettati
,

nelle virtuose opere


,

sono

sono stato io uno di quelli

e tu

il

sai

Ma

ora nuovo accidente mi conduce a forza

a cessarmi

alquanto da virtuosa via, temendo di pi grave pericolo che non sar


cosi
,

il

fallo

che fare intendo

e dicoti

che a

me ha
i

la

fortuna

mandato
,

tra le

mani due
in verit

malvagi

partiti

quali sono questi


,

o voglio io ingiuquale

stamente fare morire Biancofiore


i'

la

ho amata molto, e

amo

ancora
si

o voglio che Flo;

rio

mio

figliuolo vilmente

perda

e sopra le
,

due
che
per-

cose avendo lungamente pensato

ho preveduto
che
la

meno danno
dopo
la

far la
,

morte

di Biancofiore

denza di Florio

e pi

mio onore

e di coloro che

mia morte deono suoi


il

sudditi

rimanere, e

ascolta

perch

Tu

sai

manifestamente quanto Fio-

LIBRO SECOiNDO
rio

1-^9
d'eli
,

ama

Biancofiore
lei

e certo se egli giovanissimo

e di senno di

innamorato ci non maraviglia


di

che mai natura non adorn creatura

tanta bellez-

za quanta quella che nel viso d Biancofiore risplen-

de

ma

perocch di picciola e popolaresca condizione


io

siccome

estimo discesa

in

ninno atto a lui


:

di

reale progenie nato, convenevole per isposa

e io du-

bitando che tanto amore non

1'

accendesse della sua

bellezza che egli se la facesse sposa, per fargliele di-

menticare

il

mandai

Montorio
egli gi

sotto spezie di

vo-

lerlo fare studiare.

Ma

per questo non P ha

dimenticala

ma, secondoch
costei si

meo
,

staio porto,

egli

per amore di

consuma
:

e rimossa ogni ca-

gione se ne vuole qua venire

onde

io dubito

che

tornando

egli

non

me
,

gliele

convenga dare per isposa:


ninna
altra

s'

io

non
.

glie le

do

che

egli

ne voglia
,

prendere

se egli avvenisse

che io

gliele donassi

che

egli

occultamente da
a'

me

la si

prendesse, primiera-

mente a me e
seguirebbe
,

miei senza fallo gran vergogna ne


al

pensando
si

nostro onore tanto abbassalo,

per isposa discesa di

vile

nazione

come estimiamo

che costei
in onore
,

sia

Appresso voi noi

vi dovreste reputare

considerato che
si

dopo

costui vi rimarrebbe
,

signore

nato di
lei
.

picciola condizione
se io

come sarebbe
isposa
,

nascendo di
egli

non

gliele

dono per

ninna
,

altra

ne vorr, e non prendendone alcuna

altra

senza alcuno erede seguir

V ultimo giorno : e
acciocch queste

cosi la nostra signoria

mancher, e converravvi andare


.

cercando signore strano


cose dette
si

Dunque

cessino

il

meglio a fare che Biancofiore

muoia come
sar

detto

ho, immaginando che com'ella


la caccer di

morta

egli

per forza se
I.

cuore

dan-

riLocopo T.

i3o
crederemo che a
fare subitamente

FILOCOPO
,

dogli noi subitamente novella sposa


lui
si

tale

quale noi

confaccia

Ma
ci

perocch del
potrebbe anzi
sot-

morire Biancofiore
,

vergogna che onore seguire


tile

ho pensato che con


e odi

inganno possiamo aver cagione che parr giusta e


alla

convenevole

sua morte
la

come

E' non pas-

seranno molti giorni che


tivit si far
,

gran festa della mia nai

alla

quale

tutti

gran baroni del mio


ti

reame saranno a onorarmi: in quel giorno


fare ordinare

conviene

che tu abbi
,

fatto

apparecchiare un pao,

ne bello e grasso
fa'

e pieno di velenosi sughi


il

il

quale

che Biancofiore

mi

presenti

da sua parte quando

io e' miei

baroni staremo a tavola: e acciocch niuno

non prendesse di questa opera meno che buona presunzione


,

veggendolo piuttosto recare

a
,

Biancofiore
si

che ad alcuno
che a

altro scudiere o damigella


i

le

dirai

me

e a tutti coloro
,

quali alla

mia

tavola

meco
le

sederanno

col

paone
,

in

mano vada dimandando


non da
.

ragioni del

paone
ed

le quali se

gentile pulcella

possono essere addomandaie


fatto avrai
,

tosto

come questo
da

ella avr lasciato davanti

me

il

paogit,

ne

io

facendone prendere alcuna estremit e


,

larla a terra

so che alcuno

cane

la
^

raccoglier e questo

la

quale mangiando subitamente morr


brer a
cofiore
tutti

sem-

quegli che nella sala saranno che Bian,

m'abbia voluto avvelenare

ed immagineran-

nosl che Biancofiore abbia voluto


io la

far questo perch


la vi

doveva mandare
.

Montorio, e non

ho man-

data
to
,

io

mostrandomi
il

allora di questo forte turba-

so

che secondo

gludicio di

qualunque

vi
io

sar

ella sar giudicata a

morte

la
sia

quale sentenz a

co,

mander che senza indugio

messa ad esecuzione

LIBRO SECOINDO
e cos saremo fuori del dubbio nel quale io
sente
al
,

i3i
pre-

dimoro

Poich

il

re

ebbe

cosi detto
,

egli si

tacque aspettando

la risposta del siniscalco


.

la

quale

fu in questo tenore

Signor mio
la

senza dubbio

conosco

la
,

gran fede
la

quale in

me

continuamente avuta avete


lealt

quale

sempre con quella debita

che buon servidore

dee a naturale signore servare

ho guardata

e guaril

der mentre in vita dimorer^ e P avviso


fatto avete a

qua!

ninno in cui conoscimento fosse potreb:

be

altro

che piacere

ond' io
.

il

lodo

e dicovi

che

saviamente provveduto avete


solamente
il

Conciossiacosach non

giudicare le preterite cose e le presenti

con
le

diritto stile

da riputare sapienza

tanto quanto
.

future con perspicace intendimento riguardare

senza dubbio, se mollo durasse la vita di Biancofiore


quello che narrato
n'

avete n' avverrebbe :


le predette cose

ma

innanzi
s

mandando cautamente
che
il

credo

fare

vostro intendimento verr fornito senza che da


se

niuno mai alcuna cosa


senza pi parlare
,

ne senta
il

questo detto
.

partirono

maledetto consiglio
se'

Oim
ch non

misera Biancofiore, or dove


ti

tu ora

Per-

fu egli lecito d' udire queste parole


?

come
stai

quelle della partenza del tuo Florio

Tu forse

riguardar quelli luoghi ove tu continuamente coli' a-

nimo

corri e dimori
;

desiderando d' esservi corporal-

mente

tu forse con isperanza o d' andare a Monto-

rio a veder Florio,


trichi

o che Florio
ti

ritorni a

veder

te,

nu-

l'amorose fiamme che

consumano, e non
t'

pensi alle gravi cose che la fortuna


sostenere
.

apparecchia a

te
,

pare ora stare nella pi infima parte

della sua ruota

n puoi credere che maggior dolore

i3a
ti

FILOGOPO
,

possa assalire
j

che quello che tu hai per

1'

assenza

di Florio

ma
.

tu dimori nel pi alto luogo a rispetto

a che tu sarai

Oim che
,

tu lontana al consiglio ini,

quo spandi amare lagrime per amore


tosto per piet di te

le

quali pi
,

medesima spandere

dovresti

av-

vegnach a coloro che semplicemente vivono


dii

g'

Id-

provveggano

a*

bisogni loro
la

e molte volte da
si

sperare meglio
turbata, che

quando
ella

fortuna

mostra molto

quando

falsamente ride ad alcuno.


di diversi

La

reale sala era di


,

marmoree colonne

colori ornata
la

le

quali sostenevano l'alte lamie


artificio

che
gravi

coprivano, fatte con non picciolo


le finestre

per mollo oro, e


cristallo,
i

divise da

colonnelli di
,

cui capitelli e d'oro e d' argento erano

per

le quali la

luce entrava entro ad essa


si

Nelle not-

turne tenebre non

chiudeano con legno,


,

ma
:

1'

ossa

degl' indiani elefanti

commesse maestrevolmente e
,

con

sottili intagli
si

lavorate

v'

erano per porte

e in

quella sala

vedevano ne' rilucenti marmi


.

intagliate
si

r antiche
vedere

storie da ottimo maestro

Quivi
,

poteva
dei

la dispietata

rovina di
,

Tebe
altre

e la

fiamma

due
fatte

figliuoli di

Giocasta

1^

crudeli battaglie
coli*

per

la loro divisione,

insiememente
superba

una e
.

coir altra
vi

distruzione

della

Troia

mancava alcuna
,

delle

gran vittorie del grande


si

Alessandro

e con queste ancora vi


del

mostrava Fare'
il

saglia tutta sanguinosa

romano sangue,

prinricco

cipi crucciati

1'

uno

in fuga e l'altro spogliare


.

campo

degli

orientali tesori

sopra

tutte

queste
vestita

cose v'era intagliata l'immagine di Giove,

di pi ricca roba die quella che Dionisio fiero gi gli

spogli, intorniata d' alberi d'oro

le cui frondi

non

LIBRO SECONDO
temevano
1'

i33
pietre lu-

autunao

loro
.

pomi erano
sala,

centissime e di gran valore

In questa

quando

il

giorno della gran festa venne, furono messe le tavole,

sopra le quali risplendevano copiosa quantit di vaselli


d' oro e d' argento
:

n fu alcuno strumento che quivi


,

quel giorno non risonasse


simi e diversi canti.

accompagnato da
tutta

dolcisalal-

in

Marmorina fu
,

cuno tempio che


tare di

visitato vi

non

fosse

n ninno

qualunque Iddio
,

fu senza divoto
il

fuoco e

debito sacriGcio

da* quali

re e gli altri gran baroni


sala
,

tornando

si

ragunarono nella detta


.

tutti

lodando

la bellezza di essa

appressandosi

1*

ora del

man.

giare, presa
re
s'

assett a

V acqua alle mani, andarono a sedere Il una tavola la quale per altezza soprag,

giudicava l'altre
bili e

e con seco

chiam

sei de*

pi no-

maggiori baroni che seco avesse, facendone

dalla sua destra sedere tre , e altrettanti dalla sinistra

stando di reali vestimenti in


quelli che dalla sua diritta

mezzo di loro vestito mano gli sedeva allato


,

E
fu

un giovane chiamato Parmenione


Borea re di Tracia
;

disceso dell'antico

appresso del quale seguiva Asca,

lione nobilissimo cavaliere

antico per et e per sen-

no

degno

d' ogni

onore

e poi sedeva

un

altro

gio-

vane chiamato Massellno, figliuolo del gran re di

Granata, piacevolissimo giovane e valoroso.

Ma

dalla

sua sinistra Fera monte duca di Montorio pi presso


gli

sedeva

il

quale aveva Florio quel giorno lasciato


festa
5

soletto

per venire a tanta


,

appresso

al
,

qualcuno
e signore

chiamato Sarra
de'

ferocissimo nelP aspetto


lui

monti di Barca; appresso a


,

sedeva uno chiamato

Menedon

disceso dell' antico Jarba re de' Getoli.

Apgra-

presso nelle pi basse tavole

ciascuno secondo

il

i34

FILOCOPO
servili tutti

do suo fu onorato, e
?

da nobilissimi giovani

di gran pregio.

Massamutino al quale non era


sollecitudine apparecchiare

gi

il

comandamento
quale egli

del re uscito di mente, fece occultamente e con molta

un

bel paone,

il

di sugo

d'una velenosa erba


tale

tutto

bagn
si

pensando

che quel giorno per

operazione

vedrebbe ven1'

dicato di Biancofiore, che per amatore


tato.

avea

rifiu-

fatto

questo , avendo gi
,

la reale

mensa

l'al-

tre di

pi vivande servite

n quasi
,

altro v'era

rimaso

a fare che

mandare

il

paone

accompagnato da pi
,

scudieri

and per Biancofiore

la

qual

la reina

ac-

ciocch ella non potesse alcuna cosa di male pensare

aveva

fatta

quel giorno vestire nobilmente d' un ver,

miglio sciamilo

e mettere

biondi capelli in dovuto


li

ordine con bella treccia avvolti al capo, sopra

quali

una piccola coronella


deva
,

ricca di preziose pietre risplen,

'1

chiaro viso

gi

lungamente

di lagrime ba-

gnato, quel giorno lavato, per volere della relna, dava

piacevole luce a chi la vedeva

posto che questo Bian,

cofiore aveva malvolentieri fatto

pensando che
alla

'1

suo

Florio non v' era

Ma

perch bisognava

reina

tanto ingegno ad ingannare la semplice giovane? Ella

non avrebbe mai saputo pensar quello che


avrebbe saputo n ardito di fare ad alcuno
.

ella

non
ve-

Ma

nuto
la

il

siniscalco davanti alla reina

e salutala lei e
si

sua compagnia, disse cosi: madonna, oggi


,

celebra,

siccome voi sapete


nostro re
,

la

gran festa della natlvilk del


la

per

la

qual cosa volendo noi


,

nostra festa
di fare ap-

fare maggiore e pi bella

provvedemmo

parecchiare

un paone
,

il

quale noi vogliamo fare

avanti al re presentare

e a'suoi baroni, acciocch eia-

LIBRO SECONDO
scuno facendo quello che a
si

i35
si

tale

uccello
la festa

richiede

vanti di far cosa per


,

la
si

qual

divenga mag-

giore e pi bella

n a

fatto uccello

convenevole
gentilissi-

d* esser portato alla reale tavola se

non da

ma e
tro

bella pulcella
la

io

non ne conosco n qua


citt

ensi

n in tutta

vostra

che a Biancofiore
:

possa appareggiare in alcuno atto


vi

per caramente

prego che a

si fatto

servigio vi piaccia concederle


,

licenza che con noi venga incontanente

perocch
avanti indu-

V ora
giare.

del portarlo venuta

si

pu pi
1'

La

reina
,

che bene sapeva come

o pera dove1*

va andare

siccome quella che ordinata


:

avea, stette

alquanto senza rispondere

ma

poich

la

crudele vo-

lont vinse la piet che di Biancofiore le

venne, uper
:

dendo eh'
la

eli'

era richiesta d'

andare

a quella cosa
,

quale a morte deveva essere gi dicata


:

ella

disse

certo questo ci piace molto


fiore le disse, vavvi:

e voltata

nverso Bianco-

ammaestrandola che saviamente


lutti
i

andasse

debiti del

paone addomandando a

ba-

roni che alla reale tavola

dimoravano

senza
sasse

andare
il

ad alcuno
ne
,

altro

e poi davanti al re
,

e ritornassesene
si

p tenendo bene a mente


,

pao-

quello
/

in che ciascuno

vantava

Biancofiore
,

desiderosa di
/

piacere e di servire a tutti

senza aspettare pi coil

mandamenti

se n'
all'*

and

col siniscalco:
,

quale poich
pose in
1'

presso furono

entrare della sala

le

mano
re

im gran
to

piattello d' argento, sopra


,

il

quale

avvelena,

paone dimorava

dicendo

partalo davanti al
,

perocch pi non da

stare. Biancofiore

preso queldelsi

lo senza farsene alcuna credenza,

non avvedendosi
e

lo

inganno, con esso pass nella sala, nella quale

tosto

com'

ella entr

dentro parve che nuova

ma-

i36

FILOQOPO
chiarezza che dal

ravigliosa luce vi crescesse per la

MIO bel \iso

movea

e fatta la debita reverenza al re,


gli altri

e con dolce saluto lutti


tati
,

che mangiavano salu,

s'

appress alla reale mensa

con vergognoso
il

allo, dipinta nel viso di

quel colore che

gran pianeta,
^

partendosi

1'

aurora

il

cielo in diverse parti dipigne


si

cos disse: poich g' Iddii


ziosi e

mostrano verso
io a

me

gra-

benigni

avendomi conceduto che


altra

questo
,

onore piuttosto che alcun'

giovane

eletta sia
il

portare davanti alla vostra reale presenza


cello di

santo uc,

Giunone

il

quale per quella Dea

al

cui
alla

servigio fu gi disposto,

merita che qualunque

sua mensa

il

dimanda
lei

si

doni alcuno vanto,

il

quale

poi a onore di

con sollecitudine adempia. Ond'io

per questo prendo ardire in dimandatovi, e caramente vi

prego che n voi n


,

vostri

compagni

ci

rendere mi siate ingrati

ma

con benigno aspetto con-

tinoviate la valorosa usanza.

voi, altissimo signore


,

siccome pi degno per


per et
altri
,

la real dignit

e per senno e
gli
,

prima, se vi piace, comincerete, acciocch

per esempio di voi debitamente procedano


si

qui

tacque.
e mirabile splendore
,

Al nuovo

si

voltarono tutti
alla

dimoranti nella gran sala

non meno che


suo saluto.
,

chiara

voce di Biancofiore
lei

piena di soavissima melodia, e a


il

graziosamente renderono
nell'

il

re

il

quale allegro era


per
la

animo

perocch gi vedeva
,

pensata via appressarsi al desideralo fine


,

con

lieto viso

poich

tutta la sala

tacque,

le disse

certo,

Biancofiore, la tua bellezza adorna di virtuosi costumi,

e la dignit del santo uccello insieme

degnamente

meritano ricchissimi vanti, n a questo niuno di noi

LIBRO SECONDO
pu debitamente
tuo piacere
disdirsi
,

187
ragione e

ond'

io,

siccome principale
la

capo del nostro regno


il
il

comincer, poich

domanda.

voltato verso
sala

l'immagieffigiata,
,

ne antica di Giove, nella sua


disse cosi: io giuro per

riccamente

la deit del

sommo Giove

la

cui figura dimora davanti a noi, e per qualunque altro

Dio che insieme con


lo

lu possiede

celestiali regni, e

per

mio

antico avolo Atlante sostenitore d' essi regni, e


'1

per r anima del mio padre, che avanti che

sole ri-

cerchi un' altra volta quel grado nel quale ora dimo-

rando

ci

porge

lieta

luce

se essi

mi concedono
del presente
il

vita

d' averti

donato per marito uno de' maggiori baroni


e questo per

del

mio reame:

amore

paone

li sia

da ora promesso. Assai coperse


il

re con queste

parole
i

suo malvagio volere

ignorando quello che


ella

fati gli

apparecchiavano, e

sospirando, tacita-

mente
i

al

suono

di queste parole not in s

medesima
,

detti del re pigliandogli in


:

buono augurio
,

fra s di-

cendo

dunque avr

io

per marito Florio

il

quale io

solo per marito e per

amico desidero, perocch nullo


lui in questo

barone maggiore di
ziato
il

regno

poi ringra-

re onestamente e

con sommessa voce, con pic,

colo passo procedette avanti


di

fermandosi nel cospetto


:

Parmenione
al

il

quale incontanente cosi disse


,

io

prometto
che
io vi

paone

che

se g' Iddi

mi concedono
al-

vegga per matrimoniale patto donare ad


al

cuno, quel giorno che voi anderete


vello sposo
,

palagio del no-

lo

con alquanti compagni nobilissimi e


,

valorosi giovani

vestiti

di nobilissimi
il

drappi e di
,

molto oro rilucenti, addestreremo


voi

vostro cavallo
,

sempre con debita reverenza onoreremo

infino a

lauto che voi ricevuta nella

nuova casa scavalcher-

,38
te.

FILOGOPO
,

Adunque

disse Biancofiore

pi che Giunone
;

mi
ad
di?

potr io di conducitori gloriare


Ascalione
,

e pass avanti

che in ordine seguiva


,

alla reale

mensa,

cendo

o caro maestro

e voi che vantate al

paone

Rispose Ascalione: bella giovine, posto che io

sia pie-

no
sa

d' et

e che la

mia destra mano


,

gi
io

tremante posper

male

balire la spada

si

mi vanto

amor

di

voi al paone, che quel giorno che voi sposa nov ella sarete
,

la

qual cosa
,

g'

Iddi anzi la

mia morte mi
meco,

fac-

ciano vedere

io

con qualunque cavaliere

sark nella
colla

vostra corte desideroso di combattere con


tagliente spada senza

paura combatter
,

obbligando-

mi

di

si

saviamente combattere
egli
,

che senza offendere


gli trarr la

io lui

me

o voglia o n, io

spa-

da di mano
sto

e a voi la presenter. Ciascuno che que,

udi

si

maravigli molto

dicendo che veramente


tal

sarebbe da riputar valoroso chi

vanto adempiesse.

Ma

Biancofiore andando avanti venne in presenza di


il

Masselino,

quale vedendola, quasi della sua bellezza


graziosa
,

preso, disse: giovane

per amore di voi io

vanto

al

paone

che quel giorno che voi pri


,

ma

se-

derete alla mensa del novello sposo

io vi presenter
fruiti
i

dieci piantoni di datteri coperti di frondi e di

non d'una natura con gli altri, perocch quelli de'quali la mia terra copiosa a ciascuna radice hanno appiccato un bisante d' oro. Inchinandosigli Biancofiore
il

ringrazi

e volti

passi suoi verso

il

duca Fera-

monte, che
lui posato
il

alla

sinistra del re sedeva

e davanti da

paone,

lo richiese di
il

quello che avanti

agli altri aveva richiesto, a ci

duca rispondendo

disse

e io prometto al paone, che per la piacevolezil

za vostra,

giorno che sposa novella sarete, e appres-

LIBRO SECONDO
so tanto quanto la" vostra festa durer della
,

189
di

mia mano
,

coppa vi servir
,

quando

vi piacer.

Certo

disio si

se Biancofiore

di

tal

servidore

Giove non che


,

glorierebbe

e pass avanti a Sarra

il

quale
,

come

davanti se la vide dissex io vanto al paone


giorno che
g'

che quel

Iddii vi
,

concederanno onore di matridoner una corona


ricchissi-

moniale compagno

vi

ma

di molte preziose pietre e di risplendleute oro bel,

lissima

e ove che io sia

s'

io

il

sapr davanti la vo-

stra festa, verr a presentarlavi colle

mie mani.

11

qual tacendo, subitamente Menedon soggiunse: e io

prometto

al

paone

che se
,

g'

Iddii

mi concedono
vestiti

che io maritata vi veggia


vostre nozze durer
,

tanto quanto la festa delle

io

con molti compagni


,

ciascuno giorno di novelli vestimenti di seta


correnti cavalli
,

sopra

con

aste in

mano

e con bandiere
esalter la

bagordando e armeggiando a mio potere

vostra festa. Ringraziollo Biancofiore, e tornata indietro, davanti al re pose


,

il

paone

e cos disse: primiera-

mente voi o caro signore, e singolare mio benefattore


,

a appresso tutti questi

altri

baroni

quanto

io

posso degl' impromessi doni ringrazio, e prego gl'im-

mortali Iddii che l dove

la

mia possa

al

debito gui-

derdone mancasse, che


vi meritino: e

essi colla loro benignit di ci

questo detto, onestamente fatta la debita


,

reverenza

si

parli

e con lieto viso torn alla reina

narrandole gP improraessi doni.

cui la reina disse


s

ben

li

puoi ornai gloriare


il

pensando che uno

fatto

principe qual'
li

nostro re, e sei cotali baroni quasi

sono coloro che con lui sedeano,

sieno tutti in tuo

onore obbligati.

Rimase sopra

la real

mensa

il

velenoso uccello

il

i4o
quale
il

FILOGOPO
re

come

Biancofiore fu partita
la

comand che

tagliato fosse:

per

qual cosa un nobilissimo gioal re

vane chiamato Salpadino,


giuntissimo,
coltello
,

per cousanguinit conil

il

quale quel giorno davanti

serviva del
gittata in

preso con presta


,

mano

il

paone, e

terra alcuna stremitk

incominci a volere smembra-

re

il

paone,

ma non prima
,

caddero

le gittate

membra
e

che un cane piccoletto

al re
gli

molto caro,

le prese,

mangiandole, incontanente

cominci a sorgere una


testa, della

tumorosit di ventre, e venirgli alla

quale

tanto gliele ingross subitamente che quasi pi era la


testa fatta

grande che essere non soleva tutto


gli altri

il

corpoj e

similemente discorsa per

membri,

oltre a' lo,

ro termini grossi ed enfiati

gli

fece divenire

suoi

occhi infiammali di lucida rossezza pareva


testa

che della

schizzale

li

dovessero, e con doloroso


pili colori
,

mormo-

rio,

mutandosi di

disteso talvolta in terra,


,

e talvolta in cerchio volgendosi

in

piccolo spazio

scoppiando quivi mor. La qual cosa da molti veduta,


la gran sala In tutta a roraore, e
i

soavissimi strumenti
,

tacquero

mostrando quello
i

al re
?

il

quale incontavoltato a Salpa,

nente grid

e che

pu

ci essere
la

dino

il

quale gi voleva fare

credenza

disse

non

tagliare, lo dubito che noi

siamo vilmente

traditi;

prendasi in altro
tisi

membro
,

del presente paone, e git-

ad un

altro

cane

perocch questo qui presente


,

morto mostra che per veleno morisse


il

onde che

egli
,

prendesse

o dalle stremila da

le gittate in terra

d' altra parte.


la

Salpadino senza alcuno dimoro

gitt

seconda volta un maggiore


il

membro ad un
'1

altro ca-

ne,

quale non prima

1*

ebbe mangiato, che con

simile

modo

voltandosi che

primo

del

mortai

LIBRO SECONDO
dolore affannato cadde
tut.
vita
,

i4i

e quivi mori in presenza di

Onde

il

re con furioso alto grid: chi


?

ha

la

nostra

con veleno voluta abbreviare


che davanti a
lui era
si
'1

gittata
,

in terra

la tavola

dirizz

comand
al-

che subitamente Biancotore e

siniscalco e Salpadi-

no

fossero presi
d' essi tre

perocch di loro dubitava che


1*

cuno

nou

avesse co* suoi

compagni voluto

avvelenare.

O
la

sommo Giove

or non potevi tu sofFerire che

quel cibo avesse ingannato lo ingannatore prima che


innocente giovane tanta persecuzione sostenesse in?

giustamente
fossero co*
talo
,

Tu sofferisti

pure che

tuoi

compagni
Tanmi-

membri umani

tentati alla
1*

tavola di

quando

a Pelope perduto
;

omero

fu rifatto
il

con uno
sero

d* avorio

e similemente soffristi che

Tereo sepoltura

fusse dell* unico suo figliuolo.

Erati
gliar
1*

dunque

cosi grave

per giusta vendetta abba?

iniquo senso del re Felice

Ma

tu forse per fa-

re con gli avversi casi conoscere la prosperit provi


le forze degli

umani animi poi con maggior merito


,

guiderdonandogli.

Furono
biosa furia

presi
,

tre senza

alcuno dimoro con rab.

e messi in diverse prigioni

Ma

poich

Biancofiore fu subitamente presa

ninno fu che mai

parlare le potesse, n ella ad

altri.

Del

siniscalco e di
,

Salpadino furono

le

scuse diligentemente intese


,

e per

innocenti in breve lasciati

m.ostrando

il

siniscalco

davanti a tutta gente con false


e

menzogne Biancofiore
cia-

non

altri
si

avere

tal fallo
,

commesso. Di questo

scuno

maravigli

non potendo alcuno credere n

pensare che Biancofiore avesse tale malvagit pensata.

Ma

pure

il

manifesto presentare del paone faceva a

i42

FILOGOPO
essi

molti non potere disdire quello che

Diedesimi
il

non avrebboQO voluto

credere.
,

Ma
il
,

poich

gran ro-

more fu alquanto
no per
con
consiglio molta
lui

acchetato

siniscalco e Salpadiil

le loro scuse sprigionati

re fece

chiamare a

gente

e principalmente quelli che


stati alla
,

erano quella mattina

tavola
:

e adu-

nalo con molti in una camera

disse cosi

senza dub-

bio credo che a voi sia manifesto che io oggi sono stalo
in vostra presenza voluto avvelenare
,

e chi questo ab-

bia voluto fare ancora apertissimo per molte ragioni

che Biancotiore

stata: la

qual cosa molto mi pare


si

iniqua a sostenere che senza debita punizione


passi,
le

tra-

pensando
fatto,

al

grande onore che

io ne|la

mia
,

corte
fat-

ho

siccome di recarla da serva a libera


in iscienza
reali col
,

tala

ammaestrare

e continuamente vefigliuolo
,

stirla

con vestimenti
alla

mio

datala in

compagnia

mia sposa, credendo


.

di lei

non ne-

mica ma

cara figliuola avere


,

siccome avete potuto

questa mattina udire

non

si

finiva questo

anno che

io intendeva di maritarla

altamente, perocch gi ve:

deva

la

sua eia richiedere ci

e di tutto questo

m'

avvenuto come
seno quando
i

avviene a chi riscalda la serpe nel suo


freddi Aquiloni soffiano
lei 5
,

che

egli

il

primo morso da
dere
e

vedete similmente che ella in


si

guiderdone del ricevuto onore


,

m' ha voluto
detto v'

ucci-

avrebbe
,*

fatto se

'1

nostro avvedimento
,

non
,

fosse stalo

laond' io intendo

come
,

ho

di
al-

volerla di ci gravemente punire

acciocch mai
si

cun' altra a

si

fatto

inganno fare non

metta

Ma
pili

perocch dubito che di questo non mi seguisse vergogna che onore


,

se

subitamente

il

facessi

impela

rocch parr a molti impossibile a credere per

sua

LIBRO SECONDO
falsa piacevolezza
,

i43
gli
il

la

quale ha molto

animi

presi,

n'

ho voluto e

voglio primieramente

vostro consi*

glio, e ci tutti

fedelmente porgere mi dovete, desidee la

rando

il

mio onore

mia

vita
.

siccome membri e

vero corpo di

me
si

vostro capo

Lungamente
parlato
;

tacque ciascuno poich

'1

re
il

ebbe

e bene avrebbono risposto volentieri


,

duca

e Ascalione

perocch a loro pareva manifestamente

conoscere chi questo veleno aveva mandcoto e ordinato


,

ma
si

perocch

la

volonth del re conobbero


,

cia-

scuno

tacque, dubitando di non spiacerli


tutti quelli
,

e simile*-

mente fecero
rando

che presente

lui erano, fuori


,

che Massamutino

il

quale dopo lungo spazio


,

dimo-

tutti gli altri taciti

si

lev, e disse

caro signo-

re, io so
sti

che

'1

mio

consiglio sar forse tenuto da quela

gentiluomini qui presenti sospetto per

presura che

di

me
,

subita fare facesti senza colpa


io consiglio io
il

e so che diran-

no

che ci che

faccia afne di sca:

ricar

me

e di levare voi di sospezione

ma

io

non
,

guarder gi a quello che ninno passa dire o dica

che io non
te
,

vi dia quello consiglio

che dimandato avesi

che a legittimo e vero signore donar


ci che per

dee

e in

tutto

me

conosciuto sar
di voi
,

sempre

riser-

vandomi air ammendamento

dov' io

fallassi.

cosi

m'

aiutino

gV immortali

quello che diritta coscienza

Iddii, come io se non mi giudicher non dica,


,

e cosi dico:

il

fallo,

il

quale Biancofiore ha fatto

si

tanto manifesto, che in alcuno alto ricoprire non

puote, n simiglantemente

si

pu occultare

j il

gran-

de onore da voi

fatto a lei

per lo quale

ella

avendo

voluto cosi fatto fallo fare


certo
,

merita maggior pena.


s'

se quello

che in

effetto

ingegn di mettere

i44

FILOCOPO
,

avesse solamente pensato

merita di morire

onde

per mio gludicio dico


la

che misurando giustamente


muoia.

pena col
che

fallo

che

ella

siccome

ella vol-

le

la vostra vita
,

per

la focosa forza del

veleno

si

consumasse

cosi la sua

con ardente fuoco consu-

mata
che

sia

E
,

certo tale giudicio assai pare a


,

me meconsiglio

desimo crudele
si

non

volentieri
la

il

dono per

faccia
1'

perocch per
,

sua piacevolezza e bel-

lezza assai

amava

ma

nella giustizia,

non amore,

n piet

n parentado n amist dee alcuno piegare

della diritta via della verit.

Non

per tanto

voi slete

savio

e appresso di molti pi savii


,

uomini che io

non sono avete

e siccome signore potete ogni

mio
arbi-

detto indietro rivocare, o mettere ad esecuzione. Per


l

dove nel mio consiglio,

il

quale giusto

al

mio

trio v'

ho
,

donato,
e pi

si

contenesse fallo, saviamente l'amdisse.


altri

mendate

non

Non

fu alcuno degli

nobili
si

uomini che nel

consiglio del re sedevano che


tro a Biancofiore
stupefatti
,
,

levasse a parlare contutti


,

ma

tacendo

di questa opera
si-

dlerono segno di consentire al detto del

niscalco, posto
spiacesse
,

che a molti senza comparazione di-

sentendo che Biancofiore era in prigione

per maniera che sue ragioni scusandosi non poteva


usare
:

e volentieri per difenderla


s'

V avrebbon

parlato,

ma

quasi ciascuno
,

era avveduto che al re piaceva-

no queste cose
de per non

e che con sua volont erano fatte, on-

dispiacerli ciascuno
il

taceva. Perch ve-

dendo questo
que

re

che

oltre del siniscalco

ninno dice-

va, n a quello era alcuno che opponesse, disse: adun,

signori, per

mio avviso pare che


,

consigliate

che

Biancofiore debba morire

e certo in

tal

parere m' era

LIBRO SECONDO
io
i

i45
i

medesimo

e per vengano immanllnente


,

giudici

quali di presente la giudichino

che senza giudiciale


,

sentenza io non intendo di fatto farla morire

accioc-

ch alcuno non possa dire che io


gione in ci trapassi
giustizia dare
,

termini della rafar la

n similmente voglio a
le

troppo indugio, imperocch

troppo in-

dugiate giustizie molte volte sono da pieth impedite,

n hanno poi
i

il

compimento
la

loro.
,

Furono

di presente
,

giudici nel cospetto del re

il

qual loro comand

che senza dimoro


a Biancofiore.

crudele sentenza dessero contro


i

Al quale

giudici risposero: signore, le


in d solenne morta,

leggi oggi ci vietano di


le sentenza contro

non dare

ad alcuna persona e oggi


:

di tanta
il

solennith

quanta voi sapete

ma

noi scriveremo

processo ordinatamente, e al nuovo giorno la

daremo

senza fallo, e la faremo mettere ad esecuzione. A'quali il

re disse

poich oggi le leggi


si

il

vietano
;

domatti,

na per tempo senza dimoro


si

faccia

e questo detto

parti dall' iniquo consiglio.

Ma
si
,

il

duca e Ascalione
,

senza prendere alcuno congedo

partirono

non

vo-

lendo udire

l'

iniqua sentenza
1'

e avanti che

il

sole la

sua luce messa avesse sotto


sero a Montorio
,

onde occidentali giun-

dove smontarono, facendo a Florio

gran festa

il

quale solo e con molti pensieri trovaro-

no

stare.

Era Biancofiore
ti

in

camera
,

colla reina ancora

van-

de' gran baroni recitando

quando i

furiosi sergenti

vennero impetuosamente senza ninno ordine a prenderla, e lei piangendo, senza dire perch presa

aves-

sero

\k

ne portarono.

Oh

misera fortuna, subita vol,

gi trice de'

mondani onori

e beni

poco davanti ninno


IO

barone era nella real corte, ch^ avesse avuto ardire di


FILOCOPO T.
I.

i46
porre la
biante,

FILOGOPO
mano
addosso a Biancofiore, o di farne sems'

ma

ciascuno

ingegnava di piacerle, e ora a

vilissimi ribaldi si dispregiare consentisti la sua gran-

dezza

che senza narrare


la

il

perch

presala oltraggiosi

samente ne

menarono

va.

Certo con poco senno

regge chi in te piglia alcuna ferma speranza. Di questo

mostr

la reina

grandissimo dolore
il

e molto ne

pianse, ricoprendo colle sue lagrime

suo tradimento

davanti ordinalo.

veramente

e'

ne

le

pur dolse

an-

corch

assai tosto di tal doglia la

prendesse consolaziolei
,

ne

immaginando che per


non poter

morte di

gi messa
,

in ordine da

fallire al

suo parere

1'

ardente
fati

amore

si

partirebbe del petto di Florio.


si

Ma

non
due

servavano a
amanti,
si

leale

amore, come era quello


si

fra'

corta fine n

turpissima

come

costoro

volevano loro senza cagione apparecchiare.

Quel giorno nel quale la gran festa si faceva in Marmorina era Florio rimaso tutto soletto di quella
compagnia che pi gli piaceva, cio del duca e d'Ascalione a Montorio
nia
5
,

molto pensoso e carico di malinco-

ricordandosi che in cosi fatto giorno egli colla


,

sua Biancofiore

vestiti di

una medesima roba

sole-

vano

servire alla reale tavola, e avere insieme

molta
egli

festa e allegrezza di canti e d' altri sollazzi.

Onde

sospirando, cosi incominci a dire: o

anima mia, dol-

ce Biancofiore

che

fai

tu ora

Ricorditi tu di

me

siccome

io fo di te? Io

dubito molto che altro piacere

non

ti

pigli

per la mia assenza.

Oim perch non


,

m'
l'

egli lecito

solamente di poterti vedere a


si

me

il

quale mi ricordo che in

fatto giorno

pi

volte

ho

gi abbracciata
fuggiti

porgendoti puerili e onesti baci.


verdi prati ne' quali Priapo pi

Ove sono ora

LIBRO SECONDO
volte ci eoron di diversi fiori
,

i47

cogliendogli noi colle

nostre mani?

Ove sono le
io

ricche camere le quali de'no?

stri di mora menti si

rallegravano

Deh
1'

perch non so?

no

io

con teco come


tanti giorni
se'

soleva continuamente

O
?

al-

meno di
messa
tu
?

quanti volge

anno uno solo


fosti

perch non mi

tu

mandata come tu mi
'1

pro-

lo credo che

mio padre m* inganna, come


gran
grati

mi
,

dicesti.

tu ora credo che dimori nella


tal

sala

e hai nel tuo viso nuova luce a molti di


,

zia indegni

e a

me

misero, che pi che altra cosa


il

desidero
deit

m'
si

tolto

vederti. Maladetta sia


,

quella

che

m'ha

fatto vile

che

io
,

per paura di mio


io possa

padre dubito di venirti a vedere


derti

o eh*

o ve-

esser veduto.

Oim quanto m'


:

offende quella

piccola quantit di via che ci divide


sia

che maladetto
,

quel giorno che io da te


diletto
io,

mi

partii

(?he

mai

al-

cuno

non

sentii,

posto che tu alcuna volta dor-

mendo
rita
,

ed essendomi tu con benigno aspetto appa:

m' hai alquanto consolato


s'

la

qual consolazione

in gravoso tormento

voltata
,

si tosto

come

io

mi

sveglio dall' ingannevole sonno

pensando che vedere

non

ti

possa con gli occhi della fronte.

O sola

solleci-

tudine della

io alcuna volta anzi la

qual cosa

gU Iddii mi concedano che mia morte veder ti possa la converr che sia se io devessi muovere

mia mente

aspre battaglie contro al vecchio padre, o furtivamente rapirti delle sue case.

a questo
sii

se egli
,

non mi

ti

manda
serli

o non mi

fa

dove tu

tornare

non porr

lungo indugio, perocch pi sostenere non posso d'eslontano.

mentre che Florio queste parole e


,

molte

altre sospirando diceva


,

continuamente

al

caro

anello porgeva amorosi baci

sempre riguardandolo

48

FILOeOPO
gliele avea.

per amore di quella che donato

in tal

maniera dimorando pensoso, soave sonno


testa
,

gli

grav la

e chiusi

gli

occhi

s'

addorment j e dormendo,
apparve.
1'

nuova e mirabile visione

gli

A Florio pareva
di

subitamente vedere
i

aere piena

turbamento
,

popoli d'Eolo usciti dal cavato

sasso

senza ninno ordine furiosi recare d' ogni par-

te nuvoli, e

commuovere con

sottili

entramenti le lie-

vi arene sopra la faccia della terra,

mandandole pi alte
sof-

che

la loro
,

magione, e fare sconci e spaventevoli


il

fiamenti

ingegnandosi ciascuno di possedere


e cacciare quello
;

luogo

dell' altro

appresso mirabili

corruscazioni, e diversi suoni per le squarciate nuvole,


le quali

parevano che accendere volessero

la

tenebrosa

terra

e le stelle gli parevano che avessero mutate


,

leggi e luogo

e parevagli che

il

freddo Arturo

si

vo-

lesse tuffare nelle salate

onde

e la corona

dell'
,

ablo

bandonata Arianna fosse del suo luogo fuggita

spaventevole Orione avesse gittata'la sua spada nelle


parti di ponente
:

dopo questo
dell' altro

gli

parca vedere

re-

gni di Giove pieni di sconforto, e


visitare le sedie
l'

g'

Iddii piangendo
gli

uno
si

e parevagli che

oscuri fumi di Stige


sole,

fossero posti nella figura


:

dei

perocch pi non porgeva luce


aveva perduti
i

e la luna

im-

pallidita

suoi raggi, e similmente tutti


gli

gli avelli di

Marmorina
,

parevano pieni d'innocente


piangere con
e' feroci

sangue

umano
gli

e tutti

cittadini

altis-

simi guai sopr'

essi

.1 paurosi animali

insie-

memente

parevano per paura fuggiti nelle cavergli uccelli

ne della terra, e

ad ora ad ora cader morti,


.

n pareva che albero niuno ne potesse sostenere

E
si

poich queste cose a Florio, che di paura piangeva,

LIBRO SECONDO

i49

nostrarono , gli pareva vedere davanii a s la santa

dea Venere, in abito senza comparazione dolente,/


vestita di neri e vilissimi vestimenti
,

tutta stracciata V

piangendo, alla quale Florio dicea: o santa


qual'
la

Dea,

cagione della tua

tristizia

la

quale moven-/

domi a pietk mi costringe a piangere come tu fai? E dimmi perch il subito mutamento de' cieli e della
terra avvenuto? Intende

Giove di
?

fare l'universo

tornare in chaos

come

gi fu

Noi mi

celare

io te
fi-

ne prego
gliuolo.
la

per la virt del polente arco del tuo


misera , rispose Venere, ora
etti

Oim
io la
ti

occulta

cagione del pianto degli uomini e degl'lddii? Lieva

su,

che

mostrer: e preso Florio, e involto seco


,

in

una oscura nuvola


gli

sopra Marmoriua

il

port
in

quivi

fece vedere

P avvelenato paone posto


,

ma,

no
e

a Biancofiore dal siniscalco

'1

pensato inganno
,

la subita

presura

'1

crudel rinchiudimento

e la

malvagia e iniqua sentenza della morte ordinata di


dare contro a Biancofiore
:

le

quali cose mostrategli, e

riposatolo piangendo di vere lagrime nella sua camera,


gli disse
:

ora
,

t'

manifesta la cagione del nostro pian,

to

Oim

rispose Florio

quando

ti

vidi santa

Dea

madre

del

mio signore, senza

la risplendiente luce
,

degli occhi tuoi, e senza gli adorni vestimenti

privata

della bella corona delle

amate fronde
la

di

Febo, inconprego

tanente

mi

corse nell'

animo

cagione la quale tu
ti

hai ora fatta visibile agli occhi miei: ond' io

che mi dica qual morte pi crudele


re
,

io possa elegge,

poich Biancofiore muore. Insegnalami


la

che

io
di-

non voglio vivere appresso


que
andr

sua morte. Io sono

sposto a volere seguire la sua


ella
,

anima

graziosa dovun-

e essere cosi congiunto a lei nella se-

i5o
conda
vita

FILOGOPO
come
nella

prima sono

stato:

o tu mi
,

mostra qual via


alcuna ce n'
colo
lei
,
,

e' alla

difensione della sua vita


s

se

perocch nullo

alto

ne

si

gran peri-

fia

al

quale io non mi sottometta per amore di

e che tutto non

mi

paia leggerissimo.
,

cui Giteil

rea cosi rispose: Florio

non credere che

pianto

mio

e degli altri Iddi sia perch noi crediamo

che

Biancofiore deggia morire, che noi

abbiamo
,

gi la

sua morte cacciata con deliberato consiglio

e provve,

duto

al

suo scampo

siccome appresso udirai

ma

noi piangiamo perocch la Natura vedendosi sopra si


bella creatura
,

com'
,

Biancofiore, offendere dalla cruegli

delt di tuo padre

quando

ordin che a morte


a' nostri

sentenziata fosse
tanto mesta e
tutti,
si

si

mostr salendo
,

scanni

dolorosa

che

a lagrima re ci

mosse

e fececl intenti alla sua liberazione.

E simllemencon dilei

te

aria e la terra e le stelle a mostrar dolore


atti costrinse.

versi

perocch tu per

verrai a

maggiori

fatti

che tu medesimo non estimi


,

dopo
al

molte avversit
suo scampo

vogliamo che in questa maniera

t'eserciti.

Tu

si

tosto
i

come

il

sole

com,

piendo r usato cammino avr


occultamente di queste case
/

suol raggi nascosi


,

ti

partirai

andranne a

quelle d' Ascalione a te fedelissimo amico e maestro , e


fidandoti sicuramente a lui di tutto
to,
ti
il

tuo intendimenfaratti

farai

armare

di fortissime

armi e buone, e
:

prestare

un
,

corrente cavallo e forte

quando questo

fatto avrai

senza alcuna compagnia fuori che della


la.^i

sua, se egli

prpfferr, celatamente prendi


,

il

camla

mino

verso la,Braa

perocch in quello luogo sar

tua Biancofiore menata da coloro che ucciderla in-

tendono.

La

sorella di colui

che mena

poderosi ca-

LIBRO SECONDO
valli
,

i5i

portanti
si

eterna luce

la

quale ancora pochi


fi-

di sono vi

mostr senza alcuno corno tutta nella

gura del
gerti

celestiale

Ganimede, m' ha promesso


sua fredda luce
ti

di por:

cammino

sicuro colla
la

quivi

con questa spada


del

quale
,

io

dono
Terra
,

fatta

per

mano

mio marito Vulcano

quando bisogn
,

alla batta-

glia degl' ingrati figliuoli della

e a

me

prestata

da Marte mio carissimo amante

aspetterai

cheta-

mente

infino a tanto

che
1'

la tua

Biancofiore vedrai me-

nare per esserle data

ultima ora.

allora, senza al,

cuno indugio
cuore
ti

cacciata da te ogni paura


,

con ardito

trarrai avanti
il

senza

farti

a nullo conoscere, e
,

contradirai a tutto

presente popolo
stata

che Biancofiore
,

ragionevolmente non

condannata a morte

dee morire

e ci tu se' acconcio a provare contra


altra

qualunque cavaliere o
se contradire
;

persona che questo volesd' assalire tutto


,

non dubitare

'1

piano,
li

pieno del marmorino popolazzo

se bisogno

pare

che
ti

ti

faccia

perocch contro a questa spada che io


il

dono ninna arme potr durare, e


li

mio Marte m'ha


non sia

giurato e promesso per


donarti.

fiumi di Stige di mai abban-

Non

v'

alcuno Iddio che al tuo aiuto

prontissimo e valoroso, ed io

mai non t'abbandoner:

per sicuramente

ti

metti al suo scampo, che la fortu-

na

t'

apparecchia onorevolmente graziosa vittoria.


,

La

quale quando avrai avuta

e levata Biancofiore dal

mortai pericolo, prendila per


dre
,

mano e rendila a
fa'

tuo pa-

raccomandandogliele
,

tutt'ora senza farti cono,

scere

e ritornando a Montorio

che sopra

gli al-

tari di

Marte e sopra
sacrificii

miei accendi luminosi fuochi


e quivi

con graziosi
ta dal

mi

vedrai essere venunativit

mio

antico

monte

della

mia

glorioso

i5a
COH
gli usali

FILOGOPO
vestimenti
,

signiflcanti letizia
liete

e clrco*

data di mortine, e coronata delle e stare sopra


bile
,

frondi di Penea,
visi-

li

miei

altari

a te

manifestamente
:

e coronerolti dell' acquistala vittoria

e di que-

ste cose dette fa'

che alcuna non

falli

per alcuno acti

cidente

n per parole che Ascalione


ti

dicesse da
,

questa impresa

rimanghi.

delle queste parole

lasciata nella destra

mano

di Florio la sopraddetta spa-

da

si

part subito e ritornossi al cielo.


in Florio

Tanto fu
da Venere
la santa

pi

il

dolore delle vedute cose,


vittoria
,

che r allegrezza della futura


,

a lui

promessa

che piangendo forte


,

e veggendo partire
si
il

Dea

rompendosi

il

debole sonno
,

dest

e
'1

subitamente

si

dirizz in pie

trovandosi
,

petto e

viso tutto bagnato d'

amare lagrime
:

e nella destra

mano

la celestiale

spada

di

che quasi tutto stupefat-

to, conobbe essere vero ci che veduto aveva nella


preterita visione.
fiore
,

E tornandogli

mente

la

sua Biancoil

e la cagione perch da

lei

aveva ricevuto
il

bel-

lo anello, e della virt d' esso, piangendo

riguard

dicendo: questo
e riguardandolo,

fia infallibile
il

testimone alla verit:


,

vide turbatissimo

e senza alcuna
il

chiarezza. Allora incominci Florio

pi doloroso

pianto che mai udito o veduto

fosse

mescolato con

molte angosciose voci, dicendo: o dolce speranza mia


per
la

quale infino a qui

mi sono
,

contentato di vive-

re in doglia e in tormento

sperando di rivederti in
ti
?

quella allegrezza e festa che io gi molte volte


di
:

vi-

quale avversit
alla

ti si

volge al presente sopra

Or
af-

non basta

invidiosa fortuna
,

d' averci dati


ella
,

fannosi sospiri allontanandoci

se

ancora con
e porgerci

mortai sentenza non

ci voglia

dividere

LIBRO SECONDO
maggiore angoscia
?

i53

Oim

or chi colui che cerca


,

falsamente \olerti levare la \ita


te
?

e a

me insieme menti

Chi quegli che ingiustamente


,

fa nocente, il

mio \ecchio padre ? Oim or cred' egli far morire te senza me ? Vano pensiero V inganna. Oim, questa la festa

che io soleva avere in


,

tal

giorno con leco?

Ahi

dolorosa la vita mia


!

da quante tribolazioni cir,

condata

Certo
,

cara giovane

niuno a mio potere


,

ti

torrk la vita

o questa spada

la racquisier a te

e a

me come

promesso m'
,

stato,

tenendola io nella mia

mano combattendo
cacciandovela io
,

ella si

bagner nel mio cuore

o io diverr cenere con teco in uno

medesimo fuoco

come Capaneo
di
il

colla sua

amante

donna divenne a pie


parole piangendo
tornava
, ,

Tebe

E dicendo
il

Florio queste
festa

duca

che dalla dolente


sent
,

venne

il

quale
,

come Florio

celan

do

il

nuovo dolore

e nel viso allegrezza

mostrando, e
il

andandogli incontro lietamente nelle sue braccia


ricevette
fetto
,

facendosi festa insieme


s'

perocch con perinsieme furono

amore

amavano 5
,

come

essi
il

nella sala montati

Florio dimand
,

duca

se la festa

era stata bella e grande

e se egli avea veduto Bian-

cofore: a che e' rispose,

che

la festa

era stata bella e

grande, e che ninna cosa v' era


te la sua presenza; e tulio

fallita,
gli

fuor solamen-

per ordine
s'

narr ci che
al

fatto vi

s'

era

e de' vanti che dati


.

avevano

pao-

ne che Biancofiore avea portato


di

Ma

ben

si

guard
,

non

dire

1'

ultima cosa che avvenuta


,

v' era

cio

dell'avvelenato paone

per lo quale Biancofiore do-

veva morire

per tema che Florio non se ne desse


:

troppa malinconia
'1

e di ci

s'

avvide ben Florio

che

duca

si

guardava di

dirgli quello

che

egli

non avreb-

ir>4

FILOCOPO
vi fosse:
gli

be voluto che avvenuto


di mandare, disse,
fosse stata bella e

per, senza pi ad-

che bene
grande
,

piaceva che la festa

e che volentieri vi sarebbe

stato se agi' Iddii fosse piaciuto.

Gi aveva Febo
onde
,

nascosi
il

suoi raggi nelle marine


il

quando preso
i

cibo

duca insiememente con


.

Florio cercarono

notturni riposi

Ma

Florio porta
,

neir animo maggiore sollecitudine che di dormire


senza addormentarsi aspetta che
tino della casa
:

gli altri

s'addormenFlorio a-

quali non cosi tosto

come

vrebbe voluto

s'

andaro^io a letto

ma

ridendo e gabdella

bando e con

diversi ragiona n>enti gran parte


la

notte passarono,

quale Florio tutta divise per ore,

con angosciosa cura

dubitando
gli

non

s'

appressasse
,

V ora

che andare di necessita


.

convenisse
,

e fosse

veduto

Ma

poich ciascuno pose silenzio


,

e la

casa

fu d' ogni parte ripiena d'oscurila

Florio con cheto

passo

aperte le porti del gran palagio con sottile infarsi sentire

gegno, senza

pass di fuori, e tutto soletto

pervenne air ostiere d'Ascallone ove pi voci chiam,


acciocch aperto
svegliato
si

gli fosse. Il
,

primo che
il

alla

sua voce

lev fu Ascallone
,

quale senza alcuno

indugio corse ad aprirgli


sua venuta
,

maravigliandosi forte della

e del

modo

e dell' ora
fidata

non meno

poialtra

ch

essi

furono dentro

alla disse;

camera senza

compagnia, Ascallone

dimmi quaP
ora
,

statala case'
,

gione della tua \enuta a

s fatt'

e perch

ve-

nuto solo

E
.

mentre che queste parole diceva


il

dubi-

tava molto

non

duca

gli

avesse detto
;

infortunio di

Biancofiore

Ma
.

Florio rispose

la

cagione della mia

venuta questa
"inato, e d' avere

A me fa

mestiere d' essere tutto arcavallo


.

un buono

Onde

io

non sap-

LIBRO SECONDO
pendo ove di
glio servito
tal

i55

bisogno
,

fossi

pi fedelmente e

me-

che qui

per

in

questo luogo a venire

m' indirizzai piuttosto che


dunque che
incontanente

in altra parte:

pregovi aservirmi

vi piaccia di questo tacitamente


.

mentrech diceva queste parole, con


lagrime
,

gran

fatica riteneva le

le quali dal

premuto
si

cuore, ricordandosi perch queste cose voleva,

move-

vano
che
di
il

Disse Ascalione

ninna cosa io non potrei fare


j

al

tuo piacere non fosse

ma
?

qual' la cagione

si

subita volont d'armarti

perch non aspetti tu


a questa ora,

nuovo giorno? Armandosi l'uomo


,

non

veggendo alcuna necessita espressa


inatto e subito
,

parrebbe un voler

come
e che

sogliono essere quelli degli uo-

mini poco

savi

hanno

il

naturai senno perduto:


se'

ma
si

se tu

mi

di'

perch a questo
tale
.

mosso,
la

la

cagione

potrebbe essere

che loderei che


sai tu
,

tua

impresa

mettesse avanti

Gik

bene che di

me

tu

ti

puoi interamente fidare

conciossiecosach io lunga-

mente

in diverse cose

ti

sia stato

maestro fedelissimo
fossi stato:
:

,,

e amatoti

come

caro figliuolo

mi

dunque

non

ti

guardar da

me.

Florio rispose

caro maestro,

veramente se alcuna virt in


voi la riconosco
:

me

dagl'Iddii e da

e senza
,

dubbio

s' io

non

avessi in voi
tal

avuto ferma fede

ninno accidente mai per


:

cosa

mi
io

ci

avrebbe potuto tirare

ma
1'

poich

vi

piace sa-

pere
il

il

perch a quest' ora per

armi

io sia

venuto

vi dir.

voi

non

stato

occulto l'ardente a,

more che

io a Biancofiore
,

ho portato e porto
,

della

quale oggi

dormendo

io

mi furon
:

mostrate dalla

dea Venere dolorose cose


lei

perocch io stando con


,

sopra
la

Marmorina in una oscura nuvola

vidi chia-

mare

mia semplice giovane,

e porle

uno avvelenato

i56
paone in mano
,

FILOCO0
e vidigliele portare per

comanda:

mento

altrui alla reale

mensa dove voi sedevate


il

e
,

dopo questo
avvedendosi

vidi e udii
la

gran romore

clie si
,

fece

gente dell' avvelenato paone

e lei vidi

furiosamente mettere in una cieca carcere 5 e ancora

dopo lungo
lei

consiglio vidi stendere


,

il

processo della

iniqua sentenza
.

che dare

si

dee domattina contro a

Tutte queste cose vedesti voi, e non


.

me

nedicia-

vate niente

Ma
,

io

ne ringrazio gP Iddii che mostrate

me

1'

hanno

e datomi vero aiuto e

buono argomento
,

a resistere alla crudele sentenza e ad annullarla


,

sic-

come credo fare con questa spada in mano la quale Venere mi don per la difensione di Biancofiore E se il potere mi fallisse intendo di volere anzi con esso lei in un medesimo fuoco morire che dopo la sua morte dolorosamente vivere o stentare Oim dolce
.

>

figliuol

mio, disse Ascalione, che quello che tu


la tua vita in

di'

vuoi fare ? Per cui vuo' tu mettere


ventura
j

av-

Deh

pensa che

la

tua giovane et ancora

impossibile a queste cose , e massimamente a sostenere


1'

affanno delle gravanti armi

Deh

riguarda la tua
t'

vita in servigio di noi, che per signore


lascia
gli

aspettiamo, e
.

andare

popolareschi uomini
,

a' fatti

Tu

vuo-

combattere per Biancofiore


,

la quale

femmina
gio-

di piccola condizione

figliuola d'

una romana
il

vane, la quale, essendole stato ucciso


serva fu donata alla tua

suo marito, per

madre

Ma
ha

tu forse guardi al
fatto

grande onore che

'1

tuo padre

1'

per addietro,
:

e quinci credi forse che ella sia nobilissima giovane

tu

se'

ingannato
ella

perocch questo non

le fu fatto

se

non perch

fu tua

compagna

nel nascimento.

Non

convenevole a le

amare femmina

di

si

piccola con-

LIBRO SEGOiNDD
9izlone
5

167
1

e per lasciala andare a compiere


,

doveri
,

della giustizia
sciala punire.

e poich ella
ti

ha

fatta

l'

offesa

la,

Non
a'

recare nella
i

mente

si fatte

cose

n dare fidanza
d ' una cosa
posto

sogni,

quali per poco o per so-

verchio mangiare, o per immaginazione avuta davanti


,

sogliono le pi volte avvenire


:

n mai

per se ne vide uno vero


t'

e se pur fai quello che prole

hai

ninno

fa

che non

ne tenga poco savio,

e al tuo padre darai materia di crucciarsi e d' infiam-

marsi pi inverso di
presa, io te

lei
.

onde

lascia stare questa

im-

ne prego

Allora Florio con turbato viso


:

riguardandolo nella faccia disse


e sconoscente e malvagio
verisimile vi
,

ah villano cavaliere,

qual cagion lecita o ancora


,

muove
il

a biasimar Biancofiore
?

chia-

marla

figliuola di serva

Non

v'

ho

io

pi volte udito

raccontare che

padre di Biancofiore fu nobilissimo


e d' altissimo sangue disceso
fosse
?

uomo
si

di

Roma
si

Certo

E
le

quando questo non


n

vero

natura

non

form mai non

nobile creatura com' ella


,

perocch

ricchezze
1'

il

nascere de' possenti e valorosi


e la

uomini fanno

uomo

femmina
buone

gentile
.

ma T ache
io

nimo
virt

virtuoso colle operazioni


si

Essa per la sua

confarebbe a molto maggior principe

non

sar

mai

E
,

posto che di quello che io intendo

di fare la vii gente ne parli

meno che
io
si

bene,

valorosi

me
pur

ne loderanno
,

avvegnach

segretamente lo
.

intendo di fare
si
i

che alcuno noi sapr mal


,

s' egli

sapesse e parlassesene
sottili zeffiri
,

il

robusto cerro cura

poco

il

giovane oppio non pu resi-

stere a' veloci aquiloni

Faccia

1'

uomo

suo dovere, e

parli chi vuole

Senza dubbio del cruccio del mio


,

padre io

mi curo poco

che d'

uomo

di cosi vile ani-

i58

FILOGOPO
,

mo come il sento
vendicare le

che

si

posto a volere con falsit

sue ire sopra una giovane donzella e insi

nocente
rare
egli
,

sua benlvolenza e amist

debbe poco cudagP


Iddii

anzi in grazia grande

mi

terrei

che

mi
,

stesse davanti a contradire la salute di

Bianco-

fiore

acciocch io con quel braccio, col quale ancora

se fosse quell'

uomo
,

eh' esser dovrebbe

il

dovrei
ai

avere sostenuto di levargli la vita mandandolo

fiu;

mi

d'

Acheronte

ove

la

sua crudelt avrebbe luogo


egli
:

vecchio iniqulsslmo eh'


de' suoi giorni
,

che nelP ultima parte

alla

quale

gli altri
si

che sono

stali

in

giovanezza malvagi pervengono

sogliono con bene

oprare
crudele
,

riconciliare agi' Iddii

incomincia a divenire

e a fare opere ingiuste,


gli faccia,
,

di ci che o piadella

cere o dispiacer eh' io

mal

mia mente

non

si
;

partir Biancofiore

altra

donna avr giamarmi in servigio

mai

a mi parr grave
.

il

peso

dell'

di lei

certo Achille
,

non avea molto pi tempo


egli

eh' io abbia ora

quando
,

abbandonando

veli
i

insieme con Deidamla


gravi colpi
d' Ettorre

venne armato a sostenere


fortissimo combattitore
.

Burlalo era di tanto tempo quanto io sono, quando


sotto

l'armi incominci a seguire


.

gli

ammaestraet, volon-

menti di Niso
teroso alle

lo sono giovane di
,

buona

nuove cose
,

innamorato e dlfenditore
vittoria

della ragione
gl' Iddi,

ed ernmi stato promesso

da-

e veggo la fortuna disposta a recarmi a granla

di cose

quale noi preghiamo tutto

tempo che

nel pi alto luogo della sua ruota ci ponga. Ora poi-

ch

ella

con benigno viso mi porge


sarebbe a
rifiutargli,

domandati dosa

ni, follia

che l'uomo non

quan-

do pi

a tal

punto

ritorni

Io

m' abbandoner apren-

LIBRO SECONDO
dergli ora clie

5g
sua
in
al^

mi par tempo

e salir sopra

la

ruota
alto

e quivi senza insuperbire, quanto potr

manteaermi mi manterr.

se

avviene che

cuna volta scenderne mi convenga, con quella pazienza che io potr sosterr l'affanno.
far discredere quello che
strato
,

N mi

vogliate

la

vera visione

m' ha mo-

dicendo che

sogni sono fallaci e voti d' ogni

verit

poich voi non lo mi voleste dire, tacetevene

di farmelo discredere, perocch io n'


a questa verit
,

ho pi testimoni
anello,

principalmente

il

mio

che

la

perduta

chiarezza

mi mostr

1*

affanno di Bianco-

fiore^ e la celestiale

spada, ritrovandola mi nella destra


,

mano quando mi
delle vedute cose
,

svegliai

mi afferm
servigio

la

credenza

e la speranza della futura vittoria.


il
,

Ma

forse voi dubitate di farmi

e per con

tante contrariet v' andate al

mio intendimento oppoandarmi


,

nendo

Ond'

io vi prego, senza

piti

con

tali

circostanze facendomi perder

tempo

che mi rispon-

/
!

diate se fare lo volete o no^ che io vi prometto che

mai

non sar

lieto

n dalla mia impresa mi partir, infno


|

a tanto che io colla

mia

destra

mano non avr


da qualunque

di-

'

liberata Biancofiore dal fuoco, e

altro

pericolo le soppravvenisse.

Quando

Ascaiione ud cosi parlar Florio

e videlo
assai se

pure fermo in volere difendere Biancofiore

ne maravigli del gran cuore che


della

in lui sentiva, e pi

nuova visione
parca opera
la

della spada a lui donata, la quale


fatta

non
disse

gli
:

per

mano

d'

uomo
fi

e fra s

veramente

fortuna vuole recar costui a grana


il

dissime cose, delle quali forse questa

principio,

gli Iddii
,

mostra

il

consentino

poi rispose a lui:


,

Florio

senza ragione

mi chiami

villano e malvagio

i6o

FILOGOPO
ti

perocch quello eh' lo

diceva io non

te

lo

diceva
il

perdi' io non conoscessi bene ch'io non diceva

vero,
a-

ma

acciocch da questa impresa


.

ti

ritraessi

se io

vessi potuto ritrarteae

se io avessi
t'

dal principio

conosciuto che cosi fermamente


re di fare questo
detto andiamo:
,

avessi posto in cuot'

certo senza ninna parola io


io volea

avrei

ma
.

provare

altres

con che ani-

mo
ti,

e' eri

disposto

non

dire che io dubiti di servirti

che

io voglio

che manifesto

sia

che alcuno
.

disio

non

in

me

tanto quanto quello di te servire


ti

Onde

io caramente

prego, poich del tutto

alla difenslone

di Biancofiore se'fermo, che, seti place, lasciare a

me

questo peso

perch tu non

sai
.

chi avanti

ti

dee uscire

a resistere al tuo intendimento

Nella corte del tuo

padre senza
simi in

fallo

ha molti

valorosi cavalieri espertisa'

fatti d'

arme lungamente,
,

quali tu ora, no-

vello in questo mestiero


stere

non
.

sapresti forse cosi resiti

come

si

converrebbe

Non
,
,

voler fidare nella


i

sola forza della tua giovinezza


forti bracci

che non solamente

vincono

le battaglie

ma
i

buoni e savi
.

provvedimenti danno

vittoria le

pi volte

posto

che

io gi^

vecchio non ho
te
,

forse

membri

guari pi

ponderosi di

almeno

so meglio di te qual colpo

da fuggire
rire e

e quale da aspettare, e
da sostenere
:

quando da

fe-

quando

siccome colui che dalla

mia

puerizia in qua altra cosa

non

feci

E
,

d' altra

parte se io fossi superchiato, a te non mancaci potere


allora combattere
,

combattendo provarti
.

e soccor-

rere

me
:

e Biancofiore

cui Florio rispose breve-

mente

maestro, io ora novellamente porter arme^ io

come
e
la

detto v'

ho sono giovane

Amore mi
ninno

sospinge

buona speranza:

io voglio senza

fallo essere

LIBRO SECONDO
difenditore di quella cosa che io pi

i6t

amo ^

doii

m*

avviso che niuno cavaliere che tanto fosse valoroso

e dotto in opera d'

arme

potesse qui tanto

adoperare

quanto

io potr
,

E se

io consentissi
,

che voi andassi


si

a combattere

e fossi vinto

me non

converrebbe

d'andare a volere racconciar quello che voi avessi


guasto
,

n potrei n mi sarebbe sofferto

Io

voglio

cominciare a provare quell' affanno che


gono.
I*

V armi

por-

ho

tanto sofferto amore, che

bene credo poter


.

sofferlre

V armi a una
si

picciola battaglia

nella gio-

vanezza

deono
si

grandi affanni sostenere, acciocch


possa divenire
.

famoso vecchio
che
la

se

pure avvenisse
far
s

speranza della vittoria mi

fallisse, io
,

che

la vita e la battaglia

perder a un' ora


se
.

la la

qual cosa

mi

fia

molto pi cara che

io

dopo

morte

di

Biancofiore rimanessi in vita

Del vostro aiuto


,

so che

poi Biancofiore non

si

curerebbe
.

si

che pi che uno

non bisogner che combatta


egli
ti

Disse Ascalione: poich


,

piace che cosi sia


io

io

ne son contento

ma

ve-

ramente
che
il

non

t'

abbandoner mai^ e se

io

vedessi

peggio della battaglia avessi mai, chiunque uc-

cider te uccider

me
io
,

altres

avanti che la tua morte


Iddii
ti
,

veder voglia

Ma

prego

g'

se

mai alcuna
la desiderata

cosa appo loro merita


vittoria
,

eh' essi
t'

donino
,

come promessa
,

hanno

acciocch io con
,

teco insieme

riprovata la iniquit del tuo padre


,

scampata Biancofiore
cipio rallegrare

mi possa

di

si

prospero prin-

Veduta Ascalione
pi parlare
,

la

ferma volont di Florio, senza

lo

incominci ad armare di belle e buone

arme

e poich gli

ebbe

fatto vestire
,

una bellissima

giubba di zendado vermiglio


IILOCOPO T.
I.

lo fece calzare di

ma-

II

,, ,

i6!
glia
gli
,

FILGCOPO
e appresso
i

pungenti sproni

e sopra le calze
,

mise un paio di gambiere lucenti


,

come
:

se fossero

di bianco argento

ed un paio di

cosciali

e simile,

mente
gli

fattogli

metter le maniche e cignere le falde


j

mise

la gorgiera

e appresso un paio di leggieris-

sime

piatte, coperte

d'un vermiglio sciamito, guarnito


,

di quanto bisognava nobilemente

e fini

ad ogni pro-

va

E poich
e

gli

ebbe armato
,

le

braccia di be' brac-

ciali

musa echini

gli fece

cignere la celestiale spada,


,

dandogli poi un bacinetto a camaglio bello e forte


sopra
il

quale un fortissimo elmo rilucente e leggieri


,

ornato di riccbissime pietre preziose

sopra

il

quale

uu' aquila con


gli

1'

ale aperte di fino oro risplendiente


tali

mise

dandogli un paio di guanti


si

quali a tanta
sinistro o-

e tale armadura

richiede

e appresso

il

mero

gli

arm

d'

un

bello e forte scudo e


,

ben

fatto

tutto risplendiente di fino oro

nel quale sei


il

rosette

vermiglie campeggiavano

E siccome
,

tenero padre

suoi figliuoli

ammonisce
:

e insegua
,

cosi

Ascalione

diceva a Florio

caro figliuolo mio

non

schifare gii
nell'al-

amm;arestramenti di

me

vecchio,

ma
,

siccome
cosi fa'
,

tre cose gli hai avuti cari e servatili

che in

questa maggiormente

gli

abbi e osservi
.

perocch
tu

non osservandoli
verrai sopra
il

porti assai di pericolo

Quando

campo

contro al desiderato nemico


la

quanto pi puoi prendi

pi alta parte del campo,


,

acciocch andando verso lui

prima

il

sopraggiudichi

che tu

sia

da

lui sopraggiudicato:
la

perocch gran dan,

no torn

a'

Greci
all'

poca altezza

eh' e* Troiani ave.

van vantaggio
dali

incominciar la battaglia
a' solari

guar-

non

ti

porre

raggi

perocch
.

essi

dando

altrui negli occhi

nocciono mollo

Annibale in Pu-

LIBRO SECONDO
glia

i63
vittoria
,

per tale ingegno ebbe sopra


le reni al sole
,

Romani
i

volgendo
tenervi
ti
il

il

quale costrinse
contro
al

Romani
occupe-

viso contro
,

polveroso vento
t*

metterai

perocch dandoti negli occhi


.

rebbe

la vista

N moverai
sia

il

corrente cavallo con


,

veloce corso lontano al tuo nemico


del suo

ma

il

principio

movimento
sarai

picciolo passo

acciocch
,

quando
egli
il

presso al nemico spronandolo forte


:

suo corso impetuosamente cominci

perocch

le forze del volonteroso cavallo

sono molto maggiori

nel cominciare dell* aringo che nel


nell*

mezzo

quando

ampio ctmjx) corte


il

alla distesa

ancora gU
dilungan-

darai lutto

freno, perocch con


.

meno forza

do

il

collo

andrebbe
,

Allora sono

le cose disposte

ad

andar forte

quando eghno trovano alcun


.

ritegno e

lo trapassano

E
se

che fece Protesilao pi volonteroso

che

'1

dovere

non

1*

essere ritenuto

contro alla

calda volont

Se Aulide non

avesse ritenute le sue


.

navi

egli

andava pi temperatamente
principio dell* aringo
al
,

basserai
il

la lancia nel

perocch

savio
il

nemico prenderebbe riparo


giugnessi
se

tuo avvisato colpo, e

tuo braccio dal peso sarebbe stanco avanti che tu a lui


j

ma ponendo mente
al

prima a

lui
,

t'ingegna

puoi di prendere
,

suo colpo riparo

e appressanla

doti a lui

prestamente con forte braccio abbassa


,

tua lancia

fa'

che avanti nella gola che nella somti

mit

dell*

elmo

ponga

I bassi colpi nocciono


.

po-

stoch
tare

gli alti
ti

sieno belli

E se egli

avviene che ur-

con lui

convenga col petto del tuo cavallo


si

guarda bene che col petto del suo non

scontri

se
il

non

fossi

molto meglio a cavallo di


,

lui

perocch
facendo

danno potrebbe essere comune

ma

con

i64
nioestrevole

FILOCOPO
mano un poco
se
te
.

di cerchio

fa'

che
si

il

petio
,

del tuo cavallo alla spalla sinistra del suo

dirizzi

e quivi

ferirai

puoi

perocch
le

tal

ferire

sar

senza danno di

Ma

poich

lance pi non ado-

pereranno, non esser lento a

tirar fuori la

spada

ma

non voglio che


mente
,

tu

meni molti

colpi
ti

ma

maestrevol-

quando luogo e tempo

pare di fare a sco-

perto, copertamente ferisci, intendendo bene a copri-

re pi che al ferir

V avversario
si

iniino a tanto
,

che tu

vegga
te
,

lui scoperto stanco e fievole

e al di sotto di

che

allora

non

vogliono

colpi risparmiare.

guarder' ti bene che per tutto questo niente di


ti

campo
.

lasciassi torre
ti

perocch con vergogna sarebbe

non
le

lasciare abbracciare se forte


:

non
,

ti

senti sopra

gambe

la

qual cosa se avviene

non volere troppo

tosto sforzarti d' abbatterlo in terra,

ma tenendoti ben
af-

forte lascia affannar lui

il

quale quando alquanto

fannato vedrai

pi leggiermente potrai allora met,

tere le tue forze e abbatterlo


ti

E
i

sopra tutte le cose


tuoi occhi e
.

guarda degli occulti inganni 5

il

buono

avviso continuamente te ne ammaestrino

N ninno
sgomenti
,

romore o

di lui

o del circustante popolo


ti

ti

ma
il

senza ninna paura


la

mostra vigoroso

inconta,

nente

tua

prte

fia aiutata

dal grido del popolo


,

nemico vedendoti ognora pi vigoroso


ben
ti

dubiter

della tua vittoria: che

seggiono l'armi indosso

e bellissimo e ardito
re
,

ti

mostrano pi eh' altro cavalie.

gi gran

tempo

eh' io vedessi
,

Florio con desi,

derio ascoltava queste parole


lentieri

notandole tutte
,

e vo-

vorrebbe essere
picciolo spazio di
s

stato a' fatti

e molto

gli

no,

iava

il

tempo che

a volgere era

molto in

medesimo

si

gloriava veggeudosi armato

LIBRO SECONDO
caduta
,

i65

e disse ad Ascalione: caro maestro, niuna vostra parola

ma

da

me debitamente
ad
,

ritenute le credo

quando bisogno
vi

sar mettere

effetto:
i

ma caramente
che sopra
1'

prego che

v'

armiate

e vengano

cavalli e andia-

mo, perocch
biano passato

gi

mi pare che

le stelle

o-

rizzonte orientale salivano nel coricar del sole abil

cerchio della mezza uotte


,

Armossi Ascalione
Florio andava per
1'

e mentre eh* egli

s'

armava

ostiere ora
,

correndo ora saltan-

do

d'

una parte

in altra
assalti

e talvolta colla celestiale spa-

da faceva diversi
cia per vedere
al

Alcuna

volta

prendea

la lan-

com'

egli la potesse alzare e


;

abbassare

bisogno

e talora lanciandola

e queste cose cosi

destramente faceva
to

come

se d' alcuna

arme impediparte
la
gli

non

fosse

avvegnach

Amore la maggior
;

dava della sua forzai di che Ascalione, lodando


leggerezza
,

sua

si

maravigli molto
,

ed essendo

gi egli
,

medesimo armato
messe
le selle e
^
,

tutto solo se

ne and

alla stalla

'1

freno a due forti cavalli quali

men
so-

nella sua corte

e quivi Florio vestito e s di e prese

due

pravveste verdi

due grosse lance con due


cavallo, e senza pi

pennoncelli ad oro lavorati e seminati di vermiglie


rose, ciascuno la sua,

montarono a

dimorare presono

il

cammino

verso la Braa

Gi Febea con scema


cielo
,

ritondi l teneva

mezzo

il

quando Florio e Ascalione


li

lasciata la citlk co-

minciarono a cavalcare per

solinghi

campi
,

Ella

porgeva loro col freddo raggio grande aiuto


ch
ella

peroc-

mitigava

il

caldo che le gravi armi porgevail

no, e massimamente a Florio,


era usato
,

quale di

tal

peso non

e poi faceva loro la via aperta e manifesta:

di che Florio

molto

si

rallegrava

perch gi

gli

pa-

i66
iato degl' Iddii

FILOGOPO
.

reva avere incominciato lo impromesso dono dell' a*

pi
al
,

si

rallegrava

immaginando
la
rifi,

che

egli

s'

appressava

luogo ov'egli vedrebbe la sua


e scampata da quello per
alle
,

Biancofiore in pericolo

sua virt
fidare
,

Ma

non volendosi tanto


all'

sue forze

quanto

aiuto degl' Iddii


a dire

volto verso la

glia di
i

Lalona cosi cominci

graziosa dea

cui beneficii io sento continuamente,

lodata sia tu^


a*

tu alleviando la

mia madre
,

di

me
per

piegandoti

suoi
rice-

preghi, le

mi
.

donasti

degna allegrezza dopo


te

il

vuto affanno

Dunque poich
,

nel

tempestoso
,

mondo
per
ni
li

venni

aiutami nelle mie avversit


,

e pregoti

tuoi casti fuochi

quali gi ne' miei teneri an-

debitamente coltivai

che come tu hai nel mio


.

aiuto cominciato, cosi perseverar tu voglia

Ricordati

quando tu
per

gi ferita di

quello strale di che ora io


,

sono ardesti di quel fuoco del quale io ar do


goti
le

e pre-

oscure potenze de' tuoi regni


,

ne' quali
la

mezzi tempi dimori


vittoria

che tu domani dopo


,

mia

preghi

il

tuo fratello

che col suo luminoso

e fervente raggio

mi renda

alle

abbando nate case


.

onde ora

col tuo freddo

mi

togli

Tu m'
il

hai porta

speranza del futuro soccorso degP Iddii col tuo principio


te,
,

ond' io con pi ardita fronte

dimando
,

sommo
,

principe delle celestiali armi


i

prego per

quella vittoria che tu gi sopra


avesti

figliuoli della
sia a

Terra

e per tutte

1'

altre,

che tu

me

favo revole

aiutatore, perocch io
la presente battaglia
stre celestiali case
,

non cerco, siccome tu vedi, per


possedere n acquistare le voa

n intendo levare

Giove

la

santa

Giunone

n similmente mio intendimento d'occu-

pare la fama delle lue grandi opere col tuo medesimo

LIBRO SECONDO
aiuto
,

167

ma
.

di crescerla, e solamente cerco di difendere

la vita

di Biancofiore ingiustamente condannata a

morte

E tu,
:

o santa Venere
io

nel cui servigio sono,


la

aiutami

s'

vo pi ardito per

promessa

che

tu colla tua santa bocca


care
:

mi

facesti

non mi dimentituo
il

mostrisi qui quanto la tua forza possa aoperare.

E similemente tu,
aiuto
,

o santa Giunone, donandomi

il

consenti die io vincendo faccia manifesto


il

malvagio inganno,
io ora

quale questi iniqui contro a'quali

vo copersero col tuo santo uccello, non serban.

doti la debita riverenza

voi

qualunque deitade

abitate le celestiali regioni siate al


tnte, e

mio soccorso
la cui giusta

in-

massimamente

tu, Astrea

spada

mio padre intende


aiutami
.

di sozzare con innocente sangue


,

E cos
al
il

dicendo

e tuttora cavalcando
,

peril

vennero
d
,

dolente luogo

per lungo spazio avanti

e quivi

nuovo giorno aspettarono


Biancofiore non sapendo perch con
si

La misera

tanto furore n perch

subitamente presa fosse

quasi tutta stupefatta


,

senza alcuna parola, sostenne la

grave ingiuria entrando nelP oscurissima e tenebrosa


carcere^ la quale serrata, acciocch uiuna persona
teria

ma,

non avesse

di poterle in atto alcuno parlare


altri

cui ella scusandosi poi la sua scusa ad


il

porgesse,

re prese a so le chiavi
,

dimorando

entro Bian-

cofiore

ninno

si

picciolo
,

movimento
le

v' era

che

forte

non

la spaventasse le

e le varie immaginazioni che la

fantasia
ra
,

recava avanti

porgevano molta pau-

'1

suo viso

impalidito e smorto non dava al:

cuna luce nella cieca prigione

onde

ella
:

con grave

doglia incominci a piangere e a dire

oim misera

Biancofiore

quale pu essere

la

cagione di tanta in-

i68
giuria
?

FILOCOPO
In che ho io offeso ? Certo in niuna cosa che
.

io sappia

Io mai n con

parole n con operazioni

offesi la real

maest
n mai

e la reina

mia cara donna semi

pre onorai
templi e

rubando n spogliando
Iddi

santi
,

gli altari

degP

commisi

sacrilegio

mai

s'

intrisero le
:

alcuno sangue

mie mani n l' altrui per me in dunque questo perch m' stato fat.

to? Oini iniqua fortuna, maladetta sie tu


potevi tu chiamar
sazia delle

Or non ti

mie avversit, pensando

ehe divisa m' avevi da quella cosa nella quale ogni

mia prosperit e

allegrezza dimorava

senza ancora

volermi fare questa vergogna


gione senza averlo meritato
t di
?

d' essere

messa

in

pri-

Deh

se tu avevi volon?

nuocermi

perch avanti non mi uccidevi


la

Ma

credo che conosci che


felicit
,

morte mi

saria stata

somma
delle

perocch
i

miei sospiri avrebbe terminati


a' tagli
,

Stieno adunque

miseri sicuri contro

spade

e contro alle
il

punte

dell'
il

agute lance

inflno a

tanto che

cielo avr volto

loro

tempo
.

perocch
or tu

fortunoso caso di vita non

gli

priverebbe
,

Oim

mi

ti

mostrasti

poco avanti
altra

cosi lieta

facendomi pi

degna che alcuna


portare
il

giovane della reale casa, di

santo paone alla

mensa dove
,

il

re sedeva

accompagnato da
onore e servigio
vuoi
a'
si

quelli baroni

quali tutti in

mio
vitu-

vantarono
?

questa la fine che tu


laida e

loro vanti porre


!

Oim com'
il

perevole

Oim come
!

tosto hai
sia

mutato viso a mio

dannagglo
to
.

Maladetto

giorno del mio nascimen-

lo fui cagione di sforzata morte al

mio padre e

alla
/

mia madre,

quali lo

non

vidi

giammai, e ora non

so

'1

come la mi pare avere meritata. Oim che gl'Iddi mondo m'hanno abbandonata, e massimamente tu

LIBRO SECONDO
o Florio,
dove
se'

169

in cui io solninrntr portala speranza.


?

Deh

or
il

tu ora

che

fai

tu? Forse che tu pensi che


te
,

tuo padre m' acconci per mandare a

perocch do-

mandata me

gli

hai
,

e io sto in

prigione piena di va-

rie sollecitudini
il

non

so per cui n a che fine, n se


.

tuo padre intende farmi morire

Deh

or non
il

t'

egli la

mia avversit palese

Non

riguardi tu

caro

anello da

me

ricevuto
?

il

quale apertamente

te lo si-

gnificherebbe
riguardi
fia
,
,

Oim

eh' io dubito che tu pii noi


la

siccome cosa

qual credo che poco cara


tu
?

li

e incontanente io
:

immagino che

m' abbi

di-

menticata

perch non mi soccorri tu


si

chi sarebbe

quel giovane

costante e
,

si

innamorato, che vedendo

tante belle giovani

quant' io

ho

inteso

che cost soi

no, scalze d' intorno alle fresche fontane, e sopra


di prati coronate di

verfare pi-

diverse frondi
il

cantare e
diletto

maravigliose feste, non lasciasse

primo

gliandone un secondo

Se tu non m' hai dimenticata,


?

perch non mi soccorri


prigione avr peggio?
lasciata

chi sa se io dopo questa

morire entro

O chi sa se io di fame ci sar O se di me fia fatta altra cosa?


faresti tu?

E se
rerei
ti

ora io morissi,

come

Io per

me mi
ti

cu-

poco di morire
,

se io

solamente una volta veder

potessi avanti

e se io credessi che
a sostenere. io fossi

non

fosse

il

mio morire gravoso

Oim che
la

io

credo

che se tu sapessi che


sarebbe incontanente.

qui

mia deliberazione
in alcun

se io potessi questo

modo
di

farloli

assapere ben lo farei,


tanti

ma

io

non posso.

Oim, dove sono ora

amici tuoi, a quanti soleva


,

me

per
n'

amor
egli

di te calere

quando
tei

tu e' eri

? ?

Or
Io
,

non ce

ha

alcuno

il

quale

venisse a dire

credo di n : perocch

gli

amici della prosperit

'm^

170
sieme con
I

FILOGOPO
essa

sono fuggiti.
virt

Ma
?

1'

anello

eli' io ti
si
,

do-

nai ha egli perduta la

Io credo di

peroc-

ch

alle

mie
,

avversit niuna speranza lasciata.


al cui servigio

santa

Venere
,

V animo mio

tutto di-

sposto

per

la

somma

tua deit non

mi abbandonare,
Ado-

e per quello

amore che
.

tu portasti al tuo dolce


,

ne

aiutami

Io sono giovane

usata nelle reali case


sta-

dove nacqui, con molte compagne continuamente


ta
la.
:

ora non so perch io sa

si

vilmente rinchiusa sopare che quante


si

La paura mi confonde.
con

A me

om-

bre vanno per

la nera citt di
,

Dite tutte mi

parino

davanti agli occhi

terribili e spaventevoli atti.

Mandami alcuno
in
di

de' tuoi santi raggi in


vita

compagnia

bene della mia

adoplra quello che tu meglio


:

me

conosci che bisogna


aiutare.

tu vedi

bene che

io

non

mi posso

Non

aveva ancora Biancofiore com-

piute di dire queste parole, che nella prigione subita-

mente apparve una gran luce


alla

e maravigliosa

dentro

quale Venere
,

ignuda

fuor solamente in uno

porporino velo

coronata d' alloro, con

un ramo

delle

frondl di Pallade in

mano dimorava
,

la quale quivi
,

giunta

subitamente disse

o bella giovane
ti

non

li

sconfortare 5 noi
confortati.

giammai non

abbandoneremo

Credi tu che

la nostra deit
?

abbandoni

cosi di leggiero le tue voci

al

pietoso suono delle

quali io subitamente a te sono discesa, e

mai non

ti

la-

sceremo

sola.
,

Non dubitare di cosa

ti

sia stata fatta infi-

no

a qui
,

che da questa ora innanzi niuna


la

te

ne sar

fatta

per
te

quale altra offesa che solo un poco di

paura

ne seguisca.

Quando

Biancofiore vide questo


alla

lume

e la bella
,

donna dentro

prigione

tutta ri,

confortata

si

gitt ginocchioni in terra davanti a lei

,,

LIBRO SECONDO
dicendo
tenzia.
:

171

o misericordiosa dea
era a

lodata sia la tua po-

Ninno conforto

me

misera rima so

se tu
del)-

venendo non m'

avessi riconfortata.

Oh

quanto
,

ti

bo

esser tenuta,

pensando

alla tua benigniti

la

quale

non isdegn
grazia

di venire da'gloriosi regni in questa oscu-

ra solitudine a

darmi conforto
meritata.

non avendo
,

io tanta

giammai

Ma dimmi
m'

o pietosa dea

poich colle tue parole

hai renduto alquanto del

perduto conforto,
cagione perch

se lecito

m'

a saperlo

quaP

la

fatta

m'

questa in giuria
,

A
:

cui Ja

dea rispose

niun' altra cagione ci

se

non perch

tu e Florio siete al nostro servigio disposti


sotto questa spezie
s'

ingegna

il

re di
si

ma non nuocerti ma il
,

modo
che

trovato da lui col quale egli


:

ricuopre falso
ta

e malvagio

ma

egli

ben conosciuto

nto avanti
sar pi

alla tua

fama non pu nuocere, e ancora

manifesto; e d'altra parte noi, poco avanti discesa


gi dal cielo,
niera
,

ordinammo
il

la tua liberazione

in
al

mameri-

che avanti che

sole

venga domani
al

diano cerchio tu sarai renduta

re

e tornata in

quella grazia che solevi. Pi avanti

non

te

ne dir ora,

perocch tutto vedrai e saprai domani. Con questi ragionamenti e con molti altri, si rimase Biancofiore
,

colla santa dea infino al seguente giorno

quasi

ras-

sicurata

senza

prendere

alcuno cib o

infinoch

tratta fu di prigione

per menarla alla

corte innocen-

temente.

Cornine lessi per


il

la corte

un gran mor morio, poich


che
te

re fu partito del gran consiglio

nuto aveva
,

del fallo che doveva aver fatto Biancofiore

e tutti

baroni

altre

genti chi in

una parte e chi

in

un' altra ne ragionavano, e a

tutti

pareva impossibile

ini
a credere

FILOCOPO
che Biancofiore avesse giammai tanta mal,

voglia pensata

conclossiecosach semplice e pura e

di diritta fede la senllano: e altri

dicevano che Bian-

cofiore
sato
,

non avrebbe mai

tal fallo

commesso
,

n pen-

ma

che questo era fattura del re


,

il

quale ordi-

nato avea ci per farla morire


eh' altra

perocch Florio pi
il

femmina

1'

amava

e
,

re

temeva che

egli

non

la

prendesse per isposa

o a

vita di lei

non ne

volesse prendere alcun' altra.

Ed

alcuni dicevano ci
l'

non potere
addosso
,

essere,

che se

il
1'

re l'avesse avuto

auimo
,

per altro

modo

avrebbe
,

fatta

morire
la

mai

si

sarebbe vantato di maritarla


,

come

mattina

avea fatto

affermando d' attenere


:

il

suo vanto con


,

tanti saramenti

aggiungendo

questo

che

essi cre-

deano che ci fosse fattura del siniscalco, perocch

r aveva

in odio

perch

rifiutato

V aveva per marito.


:

E
va

altri
il

ne ragionavano in altra maniera


,

chi difende-

re

e chi Biancofiore;
,

ma

a tutti

generalmente

ne doleva

ninno poteva

credere che difetto d

Biancofiore fosse
se

mai

stato.

molti ve n'aveva, che


di

non
,

fosse stato per

tema

non dispiacere

al

re

avrebbono parlato molto avanti in difesa di Bian,

cofiore

e ancora prese

1'

arme
in

se bisognato fosse

chi per
cosi d'

amore

di lei, e chi per

amore
il

di Florio.

E
,

uno ragionamento
stelle,

un

altro

giorno pass

e sopravvennero le

mostrandosi tutto quel gior-

no quanto dur

il

re e la reina molto turbati nel viso,


,

avvegnach contenti erano


1'

e allegri ne fossero nel-

animo

sperando che

'1

seguente giorno
il

per la

morte
11

di Biancofiore

lerminerebbono
,

loro disio.
il

re

dormi poco quella notte


il

tanto

costrignea
:

ardente disio che

nuovo giorno venisse

e solle-

LIBRO SECONDO
citando le maladelle cure
la notte escitata disse
:

178
le
!

il

suo petto, pi volte quel,

o notte

come sono

tue diIl

moranze pi lunghe che


Capricorno, allora che tu

essere
,

non sogliono
poich egli

sole

contro al suo corso ritornato


la

si

cel in

maggior parte del tempo

del nostro emisperio possiedi, o Biancofiore credo che


colle sue orazioni prega

gP

Iddii

che rallungare

ti

facciano, quasi indovina al suo futuro


le quello

danno?
s'

Ma

fol-

Iddo che per


lei

lei

in niente

infra mette,
alta-

che a
re n

lui

per

non

fia

mai acceso fuoco sopra


gli

visitato

tempio. Di s medesima
,

pu ben
partirai

promettere sacrificio
d.il

perocch quando tu

ti

nostro emisperio la far ardere nelle cocenti fiam,

me
n

n| di ci

alcuno pregato Iddio

la

potr aiutare

trarla delle
1'

mie mani

adunque
al

partiti, e

lasciami

tosto vedere

apparecchiato fine
,

mio

disire.

tu

dolcissimo Apollo

il

quale desideroso suoli

si

pre-

stamente tornare nelle braccia della rosseggiante aurora


,

che

fai

Perch dimori tanto? "Vienne, non


1'

dubitare di venire sopra

orizzonte, perch io deggia


la

fare per la tua venuta ardere

non colpevole gio-

vane. Questo non

1*

acerbissimo peccato del


,

comue porto

ne

figliuolo de'

due

fratelli
,

mangiato da

essi
i

dalla crudele

madre per
,

lo quale tu tirasti

carri del-

lo splendore indietro

e non volesti dare quel giorno


si fatta

luce alla terra, perch sopr' essa


sostenuta.
di

crudelt avea

Tu

desti pi volte luce a

Licaone operatore
sofierisl^

maggior crudelt che questa non , e


1'

che Progne, dopo


si

ucciso figliuolo, dandole tu lume,

fuggisse della giusta vendetta di

Tereo

si

cel

la tua luce nella

morte de' due tebani


,

fratelli.
,

Aduna Pro-

que poich ad Atreo e a Tieste

a Licaone

174
gne
,

FILOGOPO
ad Eteocle e a Polinice ne' loro falli
,

il

tuo splen-

dore concedesti
porgi
?

cos mirabile cosa se tu a


la

me

ne

Questa non
,

prima femmina che muore


1*

ingiustamente
un' altra cara
.

n sar

ultima
.

n a

te

pi che
pi.
fare

Dunque
le stelle

vieni

Fuggano omai
ti

per la

Deh non dimorar tua luce. Non mi


,

pi desiderar quello che tu naturalmente suoli a tutdonare. Cosi parlava


il

re, ora vegghiando


,

e ora

non fermamente dormendo


tutta quella notte.

e in tale maniera pass


il

Ma poich
i

giorno appari
,

subi-

to

si

lev, e fece

chiamare

giudici

e loro

comand
nuvole

che Biancofiore senza indugio


Quella mattina
il

fosse giudicata.

sole coperto d' osqure


1'

non mostr

il

suo

viso, e

aria
,

da noiosa nebbia im-

pedita pareva che piangesse


fanni di Biancofiore.

quasi pietosa degli afi

Ma

poich
il

chiamati giudici
ri-

furono davanti

al re

ed ebbero

comandamento
al re.

cevuto, stettero quasi stupefatti davanti

co-

noscendo quasi

il

volere degl'Iddi
,

e la ingiusta sene mossi a piet


,

tenza che dar dovevano


s'

temendo

ingegnarono d' aiutar Biancofiore

e dissero

altis-

simo signore, niuna persona da noi pu essere giudicata


stri
,

se quella cui giudicar

dobbiamo prima
il

a'

no,

orecchi non confessa colla propria bocca


al nostro giudicio tratta.

fallo

per lo quale

Noi non abcosa


,

biamo ancora udito da Biancofiore alcuna


te la

s'

vero o non vero quello di che voi volete che a mor-

sentenziamo.
il

voi volendo fare quest'opera


,

secondo
to
,

giudiciale ordine

come

dite

non

di fat-

conviene che ce la facciate venire a dire s aver


fallo
,

commesso questo
senza fare
il

perocch noi dubitiamo


la

che

debito

modo

sentenza non torni sopra

LIBRO SECONDO

lyS
,

nostri capi. Assai

si

turb

il

re di

queste parole

temendo

forte
il

che Biancofiore
si

ascoltata

non
,

fosse

per quello

suo inganno

manifestasse

o che per

indugiare non pervenisse agli orecchi di Florio, rispose:

questo fallo fatto da costei non ha bisogno di con,

fessione

perocch

si
,

manifesto

che se negare lo
1'

volesse

non potrebbe

e per sopra

anima mia e
.

de" miei figliuoli la giudicate incontanente

Comanloro,

darono adunque

giudici
,

che Biancofiore fosse di


e

presente tratta di prigione

menata davanti da

vedendo

essi la

volont del re essere disposto pure che

Biancofiore morisse, e che senza indugio giudicata fosse.

Fu
quella

adunque Biancofiore
mattina
lei
,

tratta

fuori

di

prigione

e la chiara luce
si

che accompagnata

l'aveva da

subito

parti

e questa vestita di neri


,

drappi,

quali la reina mandati le aveva

acciocch
taci-

come
ta

nobile
,

femmina andasse

a morire

venne

tamente

quasi perdendo ogni speranza che ricevuil

avea dalla santa dea


,

preterito giorno

e quivi fer-

mata

uno

de* giudici levato in pie

con empia boce


la

cosi disse: sia a tutti manifesto,

che

presente ini-

qua giovane
to
,

Biancofiore, per suo inga uno e tradimen-

volle

il

giorno passato

il

nostro

e suo signor re

Felice, avvelenare con


rarlo: e per
,

un paone,
ausi

sotto spezie d' ono-

acciocch nullo

uomo
noi

o altra femmina
lei

si

fatto

fallo

mai

s*

condanniamo
,

eh' ella sia arsa, e fatta divenire cenere tutta

e poi al
al

vento gittata

questo detto

comand che

fuoco

senza indugio menata fosse.

Biancofiore aveva perduto

il

naturale colore per la

paura e per lo digiuno


palido e smorto

il

suo bel viso era tornato

come secca

terra,

ma ancora

il

nero ve-

176
siimento
le

FILOCOPO
dava
il

alle

non guaste bellezze gran


lei

vista

e udendo ella

miserabil giudicio contro a


,

dato

senza ragione, forte cominci a piangere


s

e a dire fra
egli
le

medesima; oim misera


?

or
se

conviemmi
non
fosse

morisue di,

re

Or che ho
1

io fatto?

che

licate
s'

mani erano con

jslretto

legame legate
,

ella

avrebbe

biondi capelli dilaniati e guasti

'1

bel

viso senza nuna piet lacerato con crudeli unghie


straliciandosi
te
,

neri drappi significanti la futura


l'

mor-

e avrebbe riempiuta

aere di dolorose e alte


,

grida^

ma

vedendosi impedita

e circondata da innu,

merabile popolo, costretta da savio proponimento


raffren le sue boci
,

e senza nullo
:

romore

fra s ta,

citamente incominci a dire


e noiosa ora del

ahi sfortunato giorno

mio nascimento, maledette


com'

siate voi.

Oim, morte
tu

quanto mi
,

saresti tu stata gi graziosa

nelle braccia di Florio

io

mi

credetti gi

che
in

mi

venissi!

Deh

ora

mi

fossi

tu venuta
il

almeno

quelP ora che io chiamata

fui a portare

male av-

venturoso uccello per me, perocch allora sarei morta

onestamente
mia.

e senza alcuna vergogna d' alcuna infa-

O anime del
,

mio misero padre


,

e de' suoi

com-

pagni

e della

mia dolente madre

quali per

me

acerba morte sosteneste , rallegratevi


si

che

io stata di

crudel cosa cagione sono punita degnamente. INiualtra cosa


,

na

credo che nuoca a


1'

me
mi
si

misera se non
troppa lealt e
fa morire.
vii fine ?

questa

insieme con

aver portata

amore e onore a
crudelissimo re
t'
,

colui che ora

O
se

perch mi rechi a

Che
,

ho

io fatto

Certo ninna colpa ho commessa


io
,

non che troppo amore

ho portato

al

tuo figliuolo.

Deh

or che

mi

faresti tu

o pii crudele che Pisistra-

LIBRO SECONDO
to
,

177
avresti tu
,

se io

avessi odiato?
?

Qual tormento m'


mai noi
ti

trovato maggiore

Io misera

dimandai

lui pregai eh' egli di

me

s'

innamorasse. Se gP Iddii

concedettero al

mio viso
Se

tanta piacevolezza
,

che

'1

suo

gentile cuore fosse per quella preso


tata la

i'

ho per merila

morte

io avessi creduto

che

mia

bellez-

colle mi fosse stato augurio mie mani P avrei deturpata seguendo 1' esemplo di Spurino romano giovane. Ma fuggano ornai gli uomi-

za

di si doloroso fine io
,

ni

doni degl' Iddii, poich


fine.

essi

sono cagione di vitd-

perevole
parole
toia pi

Io misera avrei gi potuto colle mie


in qualunque parte la volont
,

tirar

Florio

m'

avesse giudicata

o congiugnerlo

meco
fos-

per matrimoniai nodo


se stata la piet

se io avessi voluto, se

non

che

'1

mioleal cuore

ti

portava.

O vecti

chio re

per

1'

onore che io da

te ricevea
,

non

volli

mai
nire

del tuo unico figliuolo privare

ed io del bene

operare sono cosi meritata.


i

A
,

questo fine possano ve-

servidori

de' crudeli
,

che io veggio venir

me.

sommo Giove
,

il

qual* io conosco per

mio
,

creatore

aiutami.

Tu

sai la verit di

questo fatto

conosci che io non

fallii

mai, non

consentire

adunque

che

le pietose

opere abbiano tale guiderdone.


il

La mia
1'

speranza chiede solo


tua misericordia.
to del

tuo aiuto, fermandosi nella


effet-

Non

sostenere che oggi con


l'

nome

il

tuo cielo ricuopra

iniquit del re
fa'

Felice contra di
rit.
sit

me

manifestamente
,

nota la vefal-

E tu,

o santa Giunone

nel cui uccello tanta


,

fu nascosa per conducermi a questo fine

vendi-

ca la tua onta, fa'che questa cosa non rimanga inulta,

ma

sia letta

ancora tra

l'altre
,

vendette da te fatte, acla

ciocch la tebana Semele

misera

Eco
1

non

si

FiLocopo T.

I.

178
sima Venere

FILOGOPO
E tu,
o
sagratis, ,

possano di te giustamente piangere.

soccorri tosto col promesso aiuto

non

indugiar pi, perocch non vedendolo a


la

me
,

fugge

speranza delle tue parole da tutte parti

perocch
i

al

fuoco ardente mi sento condannare


,

e veggo mi

feroci sergenti dintorno armati

come

se io fossi fie-

rissima, e

nemica delle
il
i

leggi

mi

dovessi torre loro per

forza

e veggo

siniscalco, a

me

crudelissimo nemi-

co

sollecitare

miei danni con altissime voci e con


,

furiosi

andamenti

n pi n
,

meno come che

se egli

della

mia

salute dubitasse
aspetto.

n veggio che per piet di

me cambi
e

Tutte queste cose

mi danno paura

tol gnu mi

speranza.

Dunque

soccorri tosto, ch'io

dubito che se troppo indugi eh' io non muoia di contrarla

morte che quella che apparecchiata m' hanno


;

costoro

perciocch la molta paura m' ha gi


il

raf-

freddato

core

eh' egli v' poco sentimento rmaso.


la crudele sentenIl

Mentrech Biancofiore ascollava


za
,

tacitamente fra s
,

si

rammaricava piangendo.

re insieme colla reina

e molta altra compagnia, veni

nero a vedere

gi volendola

sergenti menarla via.

Ma

Biancofiore col viso pieno di lagrime, voltata al


il

reale palagio,

quale
il

ella

mai riveder non credea,


e con pi
petto.

vi:

de a un'
allora

alta finestra

re e la reina riguardanti lei


il

pi
s'

la costrinse

dolore

amare

la-

grime

incominci a bagnare

il

Ma

non per
,

tanto cosi

com'
,

ella

pot

si

sforz di parlare

e con
,

debole voce
se;

rotta

da molti singhiozzi di pianto


,

dis-

o carissimo padre, re Felice


'1

da cui io conosco

r onore e
in casa tua

bene che

io

peraddietro ci

ho ricevuto

e quello che ricevette la


,

mia misera ma-

dre

essendo noi stranieri romani

colla grazia degli

LIBRO SECONDO
Iddi tu eia tua

179
li

compagnia rimanete,

quali io prego

cheti perdoninola ingiusta morte alla quale tu


di senza ragione.

mi man-

E
me

certo pi onore vi tornava l'essere


stati
,

tutti

degnamente

pietosi,

che ingiustamente
onori non rupvoi sieno pi

crudeli verso di pi fede


5

che mai

a* vostri

e ancora

gli

prego che
sono

essi a

prospere voli

che a

me non
,

stati.

E dicendo
un
,

Bian-

cofiore queste parole

il

siniscalco in su
,

alto ca-

vallo

con un bastone in mano


le spalle de"* sergenti
,

sopravvenne
la
al

e danlei

do su per
disse
:

che

menavano, a

via avanti

non bisognano

presente queste

parole, perocch soverchie sono, prega per te, e

non

per loro.

Onde

Biancofiore piangendo basso gli occhi,

andando

oltre senza

pi parlare.
,

Il

re e la reina, che
1'

quelle parole avevano udite


to

alquanto pi che

usa-

modo
,

costretti

da piet cominciarono a lagrimasi

re

e tanto ne dolse alla reina, che molto


consglio

pente del

malvagio

che

al re
,

dato avea

e volentieri

r avrebbe
lei

tornato addietro

se

con onore del re e di


e

fare

1'

avesse potuto, I sergenti forte

molto
la

vi-

tuperosamente tiravano Biancofiore verso

Braa,

dove

il

fuoco apparecchiato gi era. Ella che del cos'

spetto dell' inquo re


col capo basso,

era piangendo partita


:

andava
Florio,
gi tu

pianamente dicendo
?

om

dove

se'

tu ora
,

Deh
io

se

tu

m' amassi come


te
,

m'

amasti

come

ho amato

e sapessi la

mia

vituperevole morte

fosse si vicina

che

faresti tu ?
:

Certo io credo che tu porteresti grandissimo dolore

ma
e

tu non

m' ami pi

Conosco veramente

il

tuo

amore

essere stato
fosse stato

malvagio e falso 5 che se perfetto


,

buono

come

il

mio

verso di te
,

ninno
o che

legame

t'

avrebbe potuto tenere a Montorio

i8o
almeno non

FILOGOPO
avessi al

mio soccorso
o no

cercato alcuao

ri-

medio
da

volendo sapere la cagione della m^ia morte


5

me

se lecitamente

o veramente saresti vemorissi


,

nuto a vedermi innanzi

eli' io

mostrando

che della mia morte portassi grandissimo dolore. Girne, che tu forse aspetti che io lo
ti

mandi a dire,

ma
non
che
sti

tu non pensi

come

io possa

che non che

man-

darloii a dire

mi

fosse lasciato,

ma

una picciola scusa


consentito

voluta ascoltare da
io ascoltata sia
,

me, che non


il

avvegnach tu
:

sai,

ti

potre-

scusare che tu noi sapessi


i'

perocch, poich io mira-

sera fui tratta di prigione,

gionare a molti

che

'1

ho tacitamente udito duca e Ascalione per non


,

ve-

dere la mia morte se ne sono venuti cost

e so

che
caso

essi
,

t'

hanno contato

tutto

il

mio disavventuroso

come
in

coloro che lo sanno interamente.


?

Dunque
che
forse

perch non mi vieni ad aiutare


si

Chi
ti

aspetti tu
?

lievi

mio

aiuto se tu
,

non
s'

vi
ella

lievi

Tu

dubiti d'aiutarmi
te
se'
,

dicendo,

muore giustamen? i

leverommi
ingannato
,

io a

impedire
gli
,

la giustizia

Certo tu
bruti aniio

che non che

uomini
la

ma

mali pare che ne parlino

che

morte eh'

vo a

prendere m' ingiustamente data, e tu


cipal cagione.

me ne
la

se'prin-

se

pure giustamente
t'

ricevessi

pensando
tato
,

al

grande amore che io

ho sempre por,

non mi

dovresti tu ragionevolmente aiutare


si

difendere da
dicesse
,

sozza morte,

acciocch la gente non


stata arsa
?

colei

che Florio tanto amava


altrui,

ancora ho udito affermare ad


cosa
dire.
si

che per niun'altra


venirloti a
,

part Ascalione di

qua

se

non per

Ma

quando egU mai non


il

te lo avesse detto

il

mio

anello,

quale

ti

donai quando da

me

ti

partisti,

LIBRO SECONDO
non
che
te lo
,

18

dee aver celato. Manifestamenie , col suo


dee aver mostrate
le

turbarsi

mie

avversit 5 e cred o
l'

egli del

mio

aiuto pi sollecito di te gi te
io

ab-

bia mostrato.
soccorso

Ma

dubito

die tu negligente

al

mio
o
hai

ti stai

cost, forse contento d' abbracciare

di vedere alcun' altra giovane , e dimenticata


de' miei

me

impedimenti poca cura. Ond'


,

io

dolorosa
solo

senza conforto, per te

mi muoio avvegnach un
agi' infernali Iddii
,

ne porter
che
ella

1'

anima mia
,

o altrove

vada

che

io veggio

manifestamente ad ogni
,

persona doler della mia morte

e dire che io
se g' Iddii
ti

muoio
voles-

per te

e per altra cosa no.

Ma

mi

sero tanta grazia concedere che io

potessi solamente
,

un poco vedere
rebbe a grado
dispietato
, ,

innanzi la
e
il

mia morte

molto mi

sa,

morire

men
1'

noioso.

Dunque o
l'

che

fai ?

Deh

vieni solamente a porgermi

questa ultima consolazione , se


noia.

aiutarmi in altro

Queste e molte
,

altre

parole andava fra s diistu-

cendo Biancofiore

menata continuamente con

dioso passo alla sua fine.


to crudele
ria era

Ninno

era in

Marmorina tan-

che di

tale

accidente non piagnesse, e l'a-

ripiena di dolenti voci.

Ma

ciascuno non p-,


lei

tendo pi oltra del piangere mostrare che di


dolesse
,

gli

diceva
,

g'

Iddi

ti

mandino

utile e

tostano

soccorso

o dopo

la tua

morte alluoghino

la tua ani-

ma

graziosa nella pace de' loro regni.


,

E
il

giunti
,

ser-

genti al misero luogo

dov' era acceso


,

fuoco

e ra-

gunato

infinito

popolo per vedere

il

siniscalco fece

fare grandissimo cerchio acciocch senza


to
i

impedimena Bianco-

sergenti potessero

il

loro uficio fare.

Ma
i

fiore corsero agli


lieri

occhi molto di lontano


s'

due cava,

che gi a

lei

avvicinavano per sua difesa

,Sa
che quivi erano
se Florio
,

FILOGOPO
gli altri
,

senza sapere pi avanti del loro essere die

immagin che

1'

uno

di costoro fos*

il

quale quivi
la

alla deliberazione di lei fosse


,

giunto

per

qual cosa
,

ricordandosi della improil

messa della santa dea


ritorn nel viso
si
,

alquanto

naturale colore le

e cacciando da s alquanto di paura


,

ricominci a riconfortare

e a prendere speranza

della sua salute.

Florio e Ascalione

pervenuti al
il

tristo

luogo per
,

grande spazio avanti che


ti

giorno apparisse

affanna-

per lo perduto sonno, vaghi di riposarsi, Florio


,

perch era giovane e non uso d' alcuna asprezza


Ascalione per lunga bl gi tutto bianco
ciascuno del suo cavallo
sero
:
,

smontato

e legatolo a
,

un

albero, dis-

qui alquanto

ci

posiamo

infino a tanto
gli

che

il

nuovo

giorno appaiare cavatisi


il

elmi, e messisi

gli

scudi sotto

capo

cominciarono soavemente a dor-

mire ciascuno

di loro.

O
dore
.

Florio
.

ora che

fai

tu
si

Tu

fai

contro all'amo-

rose leggi

Niuno sonno
sottilmente

conviene a sollecito amail

Deh
egli

or non pensi tu che cosa

sonno

come

sottentra ne' disiderosi

occhi

negli affannati petti?

Ora dove sono


il

fuggite le sollecite
?

cure che strignevano


soleva
letti
,

tuo animo poco avanti


il

E'

ti

essere impossibile

dormire sopra

dilicati

e ora
ti

come con V arme


addormentato
?

indosso sopra la dura

terra

se'

Credi forse Biancofiore


ti

aver tratta di pericolo perch tu

sia
si

armato

El-

V ancora
tu
sta
t'

in quel pericolo che ella


.

fu davanti che

armassi
cacciare

Ma
da

tu forse credi
te
,

il

sonno a tua po-

ma
te
:

pensa che tu dormendo

ninna signoria hai di

adunque por non

gli

puoi

LIBUO SECONDO
termine
,

x83.

ma egli
ti

a sua posta
,

si

partir.

se egli

alquanto

ritiene pi
?

che a Biancofiore non biso-

gna
fidi

a che sar ella

certo alla
li

morte

Forse tu

ti

che gl'Iddi ogni volta


destare
,

deggiano con nuovi


ti

sogni

Forse che non

desteranno
?

e se

li

destano

che grado
.

alla tua sollecitudine

pi tosto
il

da dire pigrizia
dovere
:

Venere

infino a qui
l'

ha

fatto

suo
,

se tu a quello ch'ella

ha
.

detto sarai pigro

ella si rider

di le
ti

e terratli vile

Ora

la ricevuta
l'

spada, ora

non
?

strlgne

amore

Ora non

a mente

Biancofiore

Ogni

sollecitudine test da te lontana,

ma
lei,

la

misera Biancofiore forse gi fuori della cieca


,

prigione

o della non giusta sentenza data contro a


,

o forse vilmente menata all'acceso fuoco


tutte

e ri-

petendo

quelle parole che a


,

lei si

convengono
ella

verso di te dire

va piangendo
?

Or

s'

mifore

che varr

la tua vita

Ella

si

potr pi tosto dire

om-

bra di morte. Ora se Biancofiore sapesse che un po-

co di sonno
fatto

sopravvenuto ne' tuoi occhi


li

t'

avesse
ella

dimenticare

suoi affanni, or
,

non avrebb'

ragione di
odiarti
?

non amarti giammai


s'

ma

degnamente
,

E
li

ella

morisse
,

potendola tu alare

gran

vergogna
dovresti.

sarebbe

e veramente

mai

vivere lieto
il

non
de-

Dunque
,

lievati su,

non vinca

sonno

la

bita sollecitudine

perocch mai nullo pigro guada-

gner graziosi doni

Nel pccolo spazio che Florio quivi addormentato


stette

gli

fu

la

fortuna molto graziosa


,

perocch a
li-

lu

pareva, cosi dormendo

colle

sue forze avere


,

berata Biancofiore d' ogni pericolo


in

e con

lei essere

uno pacevol giardino


,

pieno d' erbe e di

fiori

e di varii frutti copioso

allato a

una chiara fontana

jB4

filocopo
,

coperta e circuita di giovanetti arbuscelli


niera che appena
trapassare
.

in hia
.

chiari raggi del sole \i poteano


gli

quivi
in

pareva con

lei

sedere con

due strumenti
versi
,

mano sonando
si

e cantando
,

amorosi
re-

e insieme
i

traevano allegra festa


,

talora

citando
gli

loro fortunosi casi


lei
.

e talora desiderosamente

pareva abbracciar

e che ella abbracciasse lui,


gi

e dessersi amorosi baci


la gioiosa
festa
, ,

E
il

non

lo rallegrava tanto

quanto
quanto

parergli averla tratta

di
gli

tanto pericolo

in

ella

medesima
;

gli

parea

avesse nel sogno narrato

com' era stata

e cosi Florio,
,

che dormendo desiderava di non dormire


va
re
,

si

sta-

quando
Allora

il

giorno cominci alquanto a rischiaraprincipe delle battaglie


,
,

r altissimo
amica

solle-

citato dalla sua

disceso dal cielo

e sopra

un

grosso cavallo

armato quanto ninno cavaliere


y

fosse

mai
disse

sopraggiunse a costoro
,

e smontato da cavallo,

prese per lo braccio Florio


;

che ancora dormia


,

ahi cavaliere, lieva su


il

non dormire: non vedi

colui

cui figliuolo seppe


,

s
si

mal guidare

1'

ardente

carro della luce


gioni
,

che ancora

pare nelle nostre rele stelle


si
?

che gi co' suoi raggi ha cacciate

Alin
,

lora Florio tutto stupefatto subitamente

dirizz

pie

guardandosi
il

dattorno

forte

si

maravigli
1'

quando vide
della rossa

cavaliere

che chiamato

avea

che

luce di che era coperto tutto pareva che


:

ardesse

e disse
dite
,

cavaliere

chi siete voi che


il

queste
?

parole

mi

e che

m' avete

dolce sonno rotto


celestiali

Io sono guidatore e
rispose
altri
,

maestro delle

armi
gli

Marte

e insieme sono in cielo

Do con
,

e sono qui venuto al tuo soccorso


se'

perocch
:

novello cavaliere

entralo sotto la

mia guida

non

LIBRO SECONDO
iiubitare
sta saetta
,

i85

anzi
,

fatti

sicuro

te'

questo arco con queti

perocch ninno tuo nemico


questa
.

sar
,

si

lon-

tano che con

non V aggiugnessi
1'

solamente

che tu
saetta

il

"vegga

Folle chi

aspetta
;

ardito chi la
tieni caro e
te n' av-

e Iddio chi la fabbrica

per
,

r uno
venisse

e r

altra,

acciocch

donandoli

non

come

alla

misera Procris, la quale molto pi


,

lunga vita aspettava

se guardata avesse la saetta

che

don a Cefalo
amica
ti

quella spada che la


dispregiare
,
,

mia carissima
,
.

rec non

che ninna arme


resistere
,

fuori che le nostre

che

suoi colpi possa

L*ora s'appressa che

noi debbiamo cavalcare


,

chia-

ma

il

tuo compagno

e andiamo
si

Di questo
rocch oltre
il

cavaliere
alla

maravigli molto Florio, pe-

misura degli uomini grandissimo

vedea

ferocissimo nel viso, e tutto rosso, con


,

una

grandissima barba
sostener di mirarlo
tosi

si

lucente

che appena poteva


,

Ma
,

udite le sue parole

rallegra-

molto di
,

tale aiuto

quale era
,

il

suo

bassatosi

in terra

gli s'
,

inginocchi a' pie


sia il

dicendo

o som,

mo

Iddio
:

sempre

tuo valore esaltato


si

come

degno

quanto per

me

pu

tanto

ti

ringrazio del
,

caro e buono arco che donato

m^

hai
t'

e della

tua
di

compagnia

la

quale a

me
.

indegno

piaciuta
ti

farmi in questa necessit


tu
y

Perch
,

io

prego che

come promesso m'

hai

cos al
,

mio
le

aiuto sia av,

visato in

non abbandonarmi

acciocch io
,

tornando

a Montorio coli' acquistata vittoria

mie armi nel


.

tuo santissimo tempio divotamente doni


detto,
si

E
,

questo
disse
:

dirizz in pie

e chiamato Ascalione

cavalchiamo, che tempo , e a

me

pare gi vedere

lU
empiere
il

FI
tristo

LOCO PO
in

luogo di molta gente, e parmi vede*

re l'accese

fiamme risplendere
si

mezzo

di loro. Ascail

lione senza indugio

lev

e vide che egli dioea


gli

vero. Allora presi gli elmi,

scudi e le lance,
,

mon-

tarono a cavallo seguendo Marte


valcava
,

che avanti loro ca-

verso quella parte dove Biancofiore doveva

essere menata. Ascalione, che a Florio vedeva porta-

re

il

forte arco
,

disse

Florio

chi

t'

ha donato que-

st'arco
rio
,

poich noi

venimmo qui?
io egli

Certo, rispose Flo-

l'alto
:

duca delle battaglie, che qui avanti da noi


fa

cavalca

poco

dormendo
eh' io

mi chiam,

e do-

nommi
ne
:

quest' arco e questa saetta, e dissemi che noi


allora
ti

cavalcassimo

cliiamai. Disse Ascalio'1 ti

dove

quel

duca die tu di che

don? Io non

veggio davanti da noi se

non uno splendore molto


volte

vermiglio

del qual' io
il

t'

ho voluto pi

domanvi di-

dare se tu
so
:

vedevi. Disse allora Florio: quegli des-

io veggio lo splendore e lo

Dio che dentro


ti

mora. Allora

disse Ascalione:
t'

ben

dico che ora ben

veggio che gl'Iddii


re a grandissimi
vittoria
fatti.

amano,

e che tu dei pervenidella tua futura

Quale vuo' tu

pi manifesto

segnale? Certo quella fiamla testa, arinla

ma

che apparve a Lucio Marzio sopra


a' desolati cavalieri in

gando
Publio

Ispagna per

morte di

Gneo Scipione
.

non fu pi manifesto segno


quella ancora che apparve a

del futuro trionfo

Ne

Servio Tulio piccolo fanciullo dormendo, nel cospetto di Tanaquilla, fu pi manifesto segnale del futuro

imperio
fiore.

che questo

sia della
,

diliberazlone di Bianco,

Adunque

confortati

e prendi vigoroso ardire

seguendo

le vestigie del forte

Iddio

ora ci che

LIBRO SECONDO
stanotte

1B7
,

mi

dicesti senza

dubbio ti credo

bencli In-

slno a qui molto

dubitava che vere non fossero le

tue parole.

Cos parlando e seguendo

il

celestiale

cavaliere

pervennero
se
,

al

luogo dove

le calde

fiamme erano
'1

acce-

e passati nel

gran cerchio che


,

siniscalco

aveva

glh fatto fare dintorno al fuoco

si

fermarono per ve-

dere se alcuno dicesse loro alcuna cosa. Ciascuno che


nel piano era, veduta questa rossezza subitamente ve-

nuta

e non sapendo che


,

si

fosse

dubitava, e niuno
,

ardiva d' appressarsi

ma chi

nel plano entrava


.

non
che

sapendo di che

aveva paura

IVIa
il

il

siniscalco

con

rivolta redina
,

aveva ripreso

secondo cerchio
a' sergenti
,

maggiore
duta
la

per dare maggiore spazio

ve-

nuova luce cominci ad aver paura


,

molto in
fosse
al-

s maravigliandosi

e dubitando

non questo

cun segnale che


parere
tri
,

g'

Iddi avessero
.

mandato

in signl-

ficanza della salute di Biancofiore

Ma

pure per non


gli al-

meno che
,

ardito

e per non sgomentare

pass avanti

con non pi sicuro animo che Casla figura


,

sio in

Macedonia contro a Ottaviano, veduta

di Cesare vestita di porpora venire contro a lui


to

tan-

che pervenne ad esso senza far motto

e a que'due

cavalieri

che appresso

gli

stavano
,

quali Biancofiore

molto
se
:

di lontano aveva veduti


.

con rabbiosa voce dis-

signori, traetevi addietro


:

Allora Marte rivolto a

Florio disse

o giovane coperto delle nuove armi


,

ecco colui che tu del oggi recare a villana fine


sti fia

que-

campione contro

alla verit:
,

e veramente

ha

meritato ci che da te ricever

perocch

egli colui
:

che mise in
rispondigli,

effetto

1'

ordinato male de' tuoi parenti

n per

lui di questo

luogo non

ti

muovere.

i88
Allora Florio
si

FILOCOPO
trasse avanti

con tanta forza e

fierez-

za

con quanta se quivi P avesse senza indugio voluto


,

uccidere

e disse

cavalier traditore, n tu n altri di


,

qui mi far mutare


crucciato
,

pi che mi piaccia

Il

siniscalco

e impaurito per la
tir indietro

compagnia che con lui


Florio alzata la

vedeva

si

con intendimento di tornargli


;

addosso con pi compagni


e rimirando
il

ma

testa,

piano

vide Biancofiore assai presso

del fuoco, gi da alcuno sergente presa per volerlavi


gittare
:

e vedendola Florio vestita di nero


,

colei

che
i

soleva essere perfetta luce del suo cuore


begli occhi pieni di lagrime
,

e vedendo

biondi capelli sen-

za alcun maestrevole legamento attorti e avviluppati


al

capo
lei

e le dilicate

mani

legate

con

forte
,

legame

in

mezzo

di vile e disutile gente


il

incominci

per piet sotto

lucente

elmo

il

pi dirotto pianto del


,

mondo, dicendo: o dolcissima Biancofiore


delt regnasse

mai non

fu mio intendimento che nel mio padre tanta cru,

che inverso di

te potesse
tal

men che bene


partito
se'
.

aoperare

n mai credetti vederti a

Ma
me

unque
aiutata

g' Iddii
,

non mi aiutino
viveremo

se tu

non

da

io

insieme teco prender la morte, o tu ed


.

io insieme lietamente
s dette
,

queste parole fra


,

feri

il

cavallo degli sproni

fieramente romla partita

pendo
da

la calcata

gente

la

quale gi per

del

siniscalco aveva riempiuta la piazza del fatto cerchio


lui
5

e rifatto col poderoso cavallo


,

nuovo

mag-

giore spazio
gittare nel

comand

a'

sergenti che gi la volevano

fuoco che incontanente sciogliendole le


,

mani

la

dovessero lasciare
il

n pi avanti toccarla
.

per quanto
dito senza

vivere fosse loro a grado


,

Egli fu obbetutti indietro

dimoro

sergenti per

tema

.,

LIBRO SEGOJSDO
si

189
con
alta

ritirarono
:

Allora Florio rivolto a

lei,

voce

disse

giovane damigella, fugga da te ogni paura, che

gP
a
ti

Iddii pietosi di te vogliono


sa la

che
re
l'

io

li

difenda:

dim-

mi quale
si

cagione che
,

il

ha fatto giudicare

crudele morte

come

questa che apparecchiata


li

veggio , che io

li

prometto per
il

nostri Iddii
,

che
i

o ragione o non ragione che

re abbia
,

infinoch

miei compagni ed io avrem della vita


Florio
,

per amore di
e per

cui io

amo quanto me medesimo,


ti

amo-

re della tua piacevolezza

difenderemo.

Vedendosi Biancofiore confortare dal cavaliere


lasciata da* sergenti,

alz

il

bel viso con gli occhi

pieni di lagrime
cosi disse
gl'
:

dopo un grande e amaro sospiro


sii o mandato dacome pu egli essere che che fatto m' ? E'pare che le in,

o cavaliere, chi che tu

Iddii in
ti

mio
il

aiuto o
torto

occulto

sia

sensibili pietre

non che

gli

uomini ne ragionino

per

quello che io misera n' ho potuto comprendere venen-

do qua
perlo
,

ma
il

poich a voi occulto


.

e piacevi di sa-

io

vi dir

Ieri si celebr in

Marmorina
il

la

gran

festa della nativit del re

Felice

quale con

alquanti baroni sedendo a una tavola, io fui


dal siniscalco con

mandata
che co-

uno paone

il

quale era avvelenato^


fatto quello

e io di ci non sapendo niente

mandato mi
alla

fu, io

il

lasciai davanti al re, e


5

tornamene

camera
,

della reina

ove essendo ancora un poco

dimorata

fui presa e

messa in prigione con grandisessere in alcuno atto ascol-

simo furore, e senza volere


tata
,

fui
a'

poco innanzi sentenziata a questa morte


miseri
si

Ma se
io

dee alcuna fede prestare, io

vi

giuro

per la potenza de' sommi Iddii che questo peccato

non commisi

e senza colpa

mi conviene

patire la

,, ,

190
pena
.

FILOGOPO
Ma io
vi

prego

se voi siete

amico di Florio
sia fatta

per amore del quale credo che io

morire
si

che voi m' aiutate e difendiate

acciocch io

vil-

mente non muoia. Florio,


continuamente

il

quale insieme riguardava

e ascoltava intentivamente Biancofiore,


sotto

piangendo

Telmo,
s'

e guardandosi bene che

del suo pianto niuno


farsi conoscere, poi

avvedesse, molto desiderava di

per lo ammaestramento della santa


finalmente cos le rispose
,

dea ne dubitava

ma

bel-

la giovane, confortati

che

io

ti

prometto che tu non


vita
il
.

morrai

mentrech

g'

Iddil
,

mi presteranno
voltato verso
:

E
,

alzata la visiera dell'

elmo

grande
i

popolo che a vedere era venuto, disse cosi

signori

quali qui adunati siete per vedere lo strazio disonesto

e ingiusto che di questa giovane alcuni vogliono fare,


il

quale se spirito di piet alcuno fosse in voi rimaso


,

dovreste fuggire di ci vedere


ce,

me

chiaramente pa,

per le parole che io ho da

lei intese

le quali io

credo, e manifestamente appare quelle essere vere

che

la sentenza data a lei sia nella

presenza degl' Id-

di! e degli

uomini

falsa e
f'

iniquamente data, perocquello che comandato le


gliel

ch
fu
:

ella

semplicemente
il

ma

siniscalco,

il

quale
,

comand
la

colui

che del male


pra di lui
,

stato cagione

per

qual cagione so.

non sopra

costei,

cade questa sentenza


,

chi altro che questo volesse dire

il

siniscalco

altri

per lui
,

io sono presto e apparecchiato di difensia la verit, e in ci

dere

che quello eh' io ho detto

arrlschier la persona e la vita.

Perocch

la

manifesta
in-

ragione

mi

strigne

ad essere pietoso della ingiusta


:

giuria fatta a costei

e d' altra parte io sono strettis,

simo e caro amico di Florio

ed ella per amore di

LIBRO SECONDO
lui

191

mi pre^a

eh* io

aiuti e difenda nella ragione:


,

ed

io cosi son presto di fare

e in ragione e in torto
far

contro a qualunque
s'

la volesse

morire

perocch

altro
,

ne

facessi

molto

alla cara araisl

mi parrebbe

fallire

e ogni

uomo mi

potrebbe di ci giustamente

riprendere

Assai nobili uomini erano ivi presenti

e massima-

mente
leva,
il

v' era la maggior parte

di quelli

che vantati

s'erano
i

al

paone,

a'

quali molto di Biancofiore do-

quali queste parole

udendo

tutti dissero

che

cavaliere dicea bene, e che ragionevole cosa era


'1

che

siniscalco o altri per lui sua

ragione contro a
.

quelli che la contraddiceva difendesse

di ci
,

mancon-

darono

al re sofficiente

messaggi o subitamente
accidente
,

tenti tutti senza fine di tale

favoreggiando

Biancofiore in quanto potevano


giudici che sentenziata

alcuno di quelli
ivi

V aveano trovandosi
iafino a tanto che

prea-

sente, udite le parole di Florio,

comand che pi
'1

vanti

non

si

procedesse

cavaliere
siniscal-

non
co,

avesse suo intendimento provato.

Ma

il

che tutto di rabbiosa

ira

dentro
,

si

rodea, veggendo

che Biancofiore aveva aiuto


di tutti air opera
s
si

e che di consentimento
,

dava indugio

che
,

il

cavaliere

vituperose parole aveva dette di lui

incominci a

bestemmiare quella deit che avuto aveva potere


d' indugiare tanto la

morte

di Biancofiore

e che per

innanzi se ne inframettesse in non lasciarla morire; e


cosi

bestemmiando
la

si

trasse avanti, e disse:

il

cavaliere

mente per

gola di tutto ci che ha detto; che Bian,

cofiore dee ragionevolmente morire

e cosi morra ella

in dispetto di lui e di Florio,


s'

per cui richiamata


.

e di qualunque Iddio la volesse aiutare

co-

,,

19^

FILOGOPO
a' sergenti

mand
la

che incontanente
il

la mettessero
,

nel

fuoco, e lasciassero dire

cavaliere

che se difendere

volea fosse venuto avanti che la sentenza fosse data


si

che ornai tornare non che alcuno dica. Florio


cendo
:

pu

ella addietro

per cosa

si

volse subito a' sergenti di-

niuno di voi
lasciate

la

tocchi per quanto la vita gli

cara
'^

abbaiare questo cane quanto egli vuomorire, venga avanti egli a


,

le,

e se

egli desidera farla


.

toccarla
di

Allora Massamutino infiammato


,

pieno
,

mal
:

talento

spron
,

il

cavallo addosso a Florio


si

e
la

disse

villan cavaliere
si

chi se' tu che

contrari!
?

nostra potenza con

oltraggiose parole
ti

Poco

che
con

tu parli pi avanti io
lei

far prendere e ardere


.

insieme

Via, lievati di qui incontanente


allor sostenere
,

F Iorio
die-

non potendo pi
degli
si

alz la
,

mano, e

gran pugno in su la testa

che quasi cadere lo


stordito
:

fece sull' arcione della sella tutto


fatto, drizzatosi sopra
il

e questo

destriere, e accostatosi a lui

e presolo sotto le braccia per gettarlo dentro all'acceso fuoco


,

ma

molti furono

gli aiutatori
5

quasi pi
i

per iscusa di loro che per buona volont


stati

quali se

non
.

fossero, finita

era quivi la rabbia del sini,

scalco

Ma

trovandosi egli dlibero da Florio


,

voltate

le redine del corrente destriere al reale palagio; e

e avacciatosi, n'and
,

venuto nella presenza del re

vi

trov alcuni

mandati da' nobili uomini che udite


i

aveano

le parole di Florio,
.

quali da parte loro


il

gli

recitavano P accidente
il

costoro
,

siniscalco

ruppe
:

parlamento

giugnendo furioso

e cosi disse

ahi
vear-

signor

mo

ascolta le

mie parole

nuto

il

pi villano cavaliere

L alla Braa che unqua portasse


.
,

me

insieme con un compagno

tutti

armati

e dice

LIBRO SECONDO
elle

igB
che
la

provar vuole per forza d' arme


li

sentenza

per
sa
,

vostri giudici data contro a Biancofiore sia fal-

e eh' ella

non debba morire intende


a'

di mostrare

e a

me

che disarmato

suoi intendimenti resisteva

ha

fatto villania e oltraggio; e certo ivi era presente


altri

Parmenione, Sarra, e

uomini a voi suggelli

cosi

com'

io

li

quali pi tosto disaiuto che soccorso


la vostra

mi

porsero

svergognando voi e

potenza

e fa-

voreggiando Biancofiore.

E
s'

il

cavaliere

ha detto eh '
,

fedelissimo e distretto amico di Florio


cofiore per parte di lui gli

onde Bian:

richiamala

per

la

qual

cosa del tutto fermo di


tirsi
,

mai senza battagUa non paro di morire egU, Ond' io


vi

o di scampar

lei
,

prego carissimamente
sto

che a

me

voi concediate que-

dono

della battaglia

rinnovandomi armi e caval-

lo

acciocch' io possa principalmente colla


il

mia spa-

da

vostro onore e intendimento servare


la ricevuta onta.

e appresso

vendicare
dii e nelle

Io porto speranza negl'Idvittoria vi

mie

forze,

che senza dubbio con


,

mener preso

il

villano cavaliere

che tanto oggi ha

la vostra potenza dispregiata.

Niente piacquero
lente

al re
,

tali

novelle

anzi con do:

animo
tosto

1'

ascolt

e fra s diceva
,

deh or chi
che
egli si

ha

si

queste cose a Florio rivelate


?

subito soccorso mandato le ha

E
.

chi potrebbe essere

questo amico di Florio tanto


pericolo
si

stretto,

che per
Iddii
,

lui a tal

mettesse

io
la

non

so

maladelta

sia la vostra

potenza

quale non ha potuto sostene-

re eh' io rechi a perfezione

un mio intendimento
la
:

poich egli ebbe per lungo spazio rivolte per


te
le

men-

non

piacevoli cose questi che


I.
'1

sospirando rispose

non
iuge-

so chi

si sia

mio intendimento

s'

FILOCOPO T.

i3

1^4
gna d*impedire
r
,
,

FILOCOPO
ma
sia chi vuole,

che forse

egli

mor

e Biancofiore
t

non camper.

poi soggiunse al

siniscalco

me

pare V ora molto alta a volere com,

battere

e te sento oggi molto affannato


la battaglia.

e per

ri-

mangasi per questo giorno


vitare
il

Va', e fa'conj
,

cavaliere
il

e onorarlo infino al mattino

poi

quando

sole

con pi tiepido lume ritorner

com-

batterete, poich negare

non

gli

possiamo

la battaglia.

Sire , rispose

il

siniscalco, in
,

ninna maniera pu oggi riil

manere

la battaglia

perocch

cavaliere che l di,

mora

di

si

fiero coraggio e

ardimento

che a qua-

lunque persona che volesse Biancofiore toccare converrebbe che con lui combattesse, o
n
l
lei lasciasse stare:

alcuno v^ a cui
,

la

morte di Biancofiore non

incresca
se la

n che pi
,

tosto in aiuto di lei

non mettes-

persona
,

che in suo danno dicesse una sola pa*


,

rola

fuori solamente io

che da' vostri piaceri e co,

mandamenti mai non mi


voi mi concedete che

partii

n partir
,

e per se

io oggi

combatta

combatter,
alla pri-

e se no
gione
,

se io

ne vorr far venire Biancofiore

io

so che combattere

mi converr
il

Pregovi

adunque che voi la mi concediate


lui

ora, poich io sopra

sono animoso
tu

Rispose allora

re

poich egli

come
re
,

mi

di',

e la battaglia
l'

non

si

puote oggi cessa-

va' e prendi

arme

e qualunque de' nostri ca-

valli

pi

ti

piace

e fa' che onore acquisti con vittoria:


la

e pensa che nelle tue mani dee stare oggi

perfeziosi

ne

del nostro avviso

e la verit della nostra bocca


.

dee colla forza del tuo braccio osservare

Ma
il

accioc-

ch

la fortuna

con non pensato infortunio


recida, se
,

nostro

intendimento non

ti

parr poterlo fare , cola

manderai

a'

tuoi sergenti

che mentre

gente attenta

LIBRO SECONDO
dimora a vedere
la vostra battaglia
,

195
che
essi subita,

mente
sark a
tissi

gittiao Biancofiore nelP acceso fuoco


,

poi que-

sto fatto

della tua vittoria

non

ti

curar guari. Questo


il

mio
lui.

potere fornito, rispose

siniscalco

e par-

da

Prese adunque
lo che
il

il

siniscalco quelle

armi e quel caval,

migliore

si

credette che fosse

per tornare

al

campo: ma

la dolente Biancofiore,
,

n campata , n del
,

lutto dannata rimasa

quivi

si

stava intradue

contiil

nuamente piangendo: e poco valeva che


dal suo lato

Florio,

qual

mai non

si

partiva

la confortasse
si

posto
la

che se saputo avesse che colui che


confortava fosse stato Florio
tato
il
,

pietosamente
tosto

ella

avrebbe
,

mu-

doloroso pianto In amoroso riso

non e irandosi

del pericolo nel quale essere le pareva. Ella

doman

dava sovente , o cavaliere, che di Florio

Quanto

che voi

il

vedeste

Ed
.

ogni volta al nominar Florio

pi forte piangeva
donzella
lui
,

Florio le rispondeva
la passata sera
il

giovane
,

in verit

che

vidi
,

e con

dimorai per grande spazio a Montorio


il

ove

io

poi

lasciai

facendo
t'

si

grandissimo pianto e duolo


il

di ci

che addivenuto

, che ninna persona

pote-

va n pu racconsolare. Egli caramente mi preg

che

io dovessi senza
,

dimoro qui venire a


perocch

liberarti

da

questo pericolo
se

e egli senza fallo ci sarebbe venuto,


,

non che

io noi lasciai

io

credo ferma-

mente, che

se egli

ti

vedesse in tale maniera, forza sail

rebbe che egli per grave doglia morisse, o per quella


naturai senno perdesse.

Ma

molto

ti

manda pregando,
il

che tu

ti

conforti per
egli fa te

amor
,

di lui, e che tu

tenghi a
ali*

mente come
cuna

n che mai per bellezza d'


ti

altra giovane

non

pot n crede potere di-

jg6
le

FILOCOPO
,

nienticre. Assai piacevano a Biancofiore queste paro,

e molto in s se ne confortava
:

e poi in fra s didi Florio,


?

ceva

deh chi

questo cosi caro venuto


,

amico

che

qui

al

mio soccorso

e noi conosco

Io so-

glio conoscere tutti coloro

che amano Florio.


,

men-

tre questo fra s ragionava

sempre guardava Tarma-

to cavaliere nel viso

e quasi alcuna ricordanza le


,

tornava d' averlo altre volte veduto


la

ma

l'

angoscia e

paura che per lo petto e per


,

la

mente

le si

volgeva-

no

non lasciavano

all'

estimativa comprendere ninna

vera fazione di Florio, bench egli per Tarmi e per le

lagrime aveva nel turato viso perduto

il

bel colore
s'

il

quale mai avanti che a Montorio andasse non


nel cospetto di Biancofiore cambiato
',

era

e volendolo ella

dimandare del nome

Massamutlno apparve nel cam,

po

tutto

armato con due compagni


,

e ciascuno sopra

un
in

altissimo destriere

T uno

de' quali gli portava

un

forte scudo avanti, nel quale un lione rampante d'oro

uno azzurro campo risplendeva


e grossa
la
,

altro

una cor-

ta lancia

con un pennoncello a simigliante


la

arme

per

qual cosa
,

gente cominci tutta a gri;

dare e a dar luogo

dicendo

ora
:

vedremo che

fine

avr T orgoglio del siniscalco


tolse

e questo a Biancofiore
al

con subito tremore

il

non potere pi parlare

cavaliere.

Ma

Florio

si

tosto

come questo

vide

bas-

sata la visiera dell'elmo, s disse: o giovane, fatti sicu-

ra

che

il

tempo

della tua deliberazione


,

venuto; e
:

voltato dal forte Iddio e ad Ascallone

disse

o som-

ma

deit nascosa nella vermiglia luce


,

e tu caro

com-

pagno

ecco l'avversarlo mio,

alla battaglia

non pu

essere pi indugio, lo vi prego


sia

che questa giovane vi


io

raccomandata

si

che mentre che

combatter,

LIBRO SECONDO
ninna ingiuria
role
,

197
dette queste pa-

fatta

non

le fosse.
si

ripresa

la

lancia

ferm , quivi aspettando


in sul

Massamutino con sicuro cuore.


Massamutino prima non fu
si

campo che
,

egli

fece chiamare alquanti de' sergenti, quelli in cui


si

pi

fidava

e cosi pianamente disse loro

tosto

come
questa

voi vedrete

che

la

gente stark tutta attenta a ve,

dermi combattere
falsa

col cavaliere
,

che difender vuole


la

femmina

e voi allora prestamente


,

prenderete e gitteretela nel fuoco


vittoria noi ce
avessi vittoria,

acciocch se io ho
,

ne siamo pi
la

tosto spediti

e se io

non
la

che per

mia poca forza non perisca


che ci senza alcuno
siniscalco prese lo

giustizia. I sergenti risposero,

fal-

lo sarebbe fatto. Allora


la lancia
,

il

scudo e

e cavalc avanti tanto che davanti a Florio


,

pervenne
liere
,

a cui egli

disse cos
la tua

o mal villano cava-

ecco chi abbasser

superbia^ e se tu, con-

tro la vera sentenza data giustamente sopra la persona

di questa iniqua e vile


gli dire

femmina

qui presente

vuo-

alcuna cosa, io sono venuto per


il

farti colla

mia

spada riconoscere
iniquo traditore
,

tuo errore.

cui Florio rispose.:


taglia

la

mia spada non

peggio che
il

la tua, e quella gola

per la qual tu menti oggi


:

pro-

ver siccome io credo

e a ci g' Iddii

m'

aiutino
y

siccome campione e
tratti addietro, e

difeidltore della verit

e per

quanto vuogll del campo prendi, che

polche arnato

se', 1* offenderti
si

non mi

si

disdir.

Sen-

za pi parlare ciascuno
lui
tro.

trasse addietro

quanto a
l'al-

piacque, acconciandosi ciascuno per offendere

Ma
che

certo la paura del mlseio Icaro


il

volalo pi

alto

mezzo termine posto dal maestro padre, non

fu tale quando senti la scaldata cera lasciare le

com-

igg
do
grande grido
,

FILOCOPO
di Biancofiore
il
,

messe penne , quale fu quella


il

quan-

si

lev

ecco
e
s'

siniscalco . Ella

non

mori

e non rimase viva


,

alcuno colore V era nel


si

viso ritornato

o rimaso

tutto

fugg

e quasi ogni
,

sentimento del corpo abbandon

le

sue parti

l'

ani-

ma

si

ristrinse nelle

ultime parti del cuore

e quasi

la volle

abbandonare ;
tutti
i

ma poich
,

la vita torn egual-

mente per
Giove,

membri

ella inginocchiata in terra


il

incominci a dire alzato


il

viso al cielo
i

sommo
insieme

quale colle tue mani formasti


1'

cieli

con

tutte
,

altre creature, e in cui ogni potenza fer-

ma

se tu
,

ad alcuni preghi

ti

pieghi
,

riguarda a

me
tuo
sa-

misera

e s io alcuna piet merito

porgimi
,

il

aiuto, siccome facesti al vecchio Anchise

quando

no senza alcuno impedimento


l'

da' crudeli fuochi del-

antica Troia

il

traesti.
,

Deh non

volger

li

tuoi pieto-

si

occhi ia altra parte

riguarda a

me

che sono tua

creatura, e che nella tua misericordia spero.

te

nin-

na cosa nascosa.

Tu

sai se io

ho avuta colpa

in ci

che costoro ingiustamente m' appongono.

signor

mio aiutami e
, ,

aiuta chi per

me

s'

affatica.

Non
per

si

tinga la spada d' Astrea oggi nelP innocente sangue

Da'vigore

al

mio

cavaliere

il

quale forse
,

pii!i

lei,

che per amore di


vittoria
,

me

d' altrui

s'

ingegna di avere

non abbandonare

me

misera posta in tanta

tribolazione.

Quando i due cavalieri si furono allungati ciascuno r un dall' altro quanto a loro parve e voltate le teste de' cavalli con presta mano l'un contr' all'al, ,

tro

Marte
,

allora

s'

accost a Florio, e disse: giovane


sia il

cavaliere

qui
:

si

parr quanto

valore del tuo arbattaglie


gli

dito cuore

fa^

che tu

seguiti nelle tue

LIBRO SECONDO
ammaestramenti del tuo compagno
colla sua
:

199
,

e questo detto

mano

gli

alz la visiera dell'

elmo

e alitgli

nel viso, e poi gliela richiuse, e acconciandogli in

ma-

no

la forte lancia, e' disse:

muovi, che

gi

il

tuo ne-

mico

mosso

Florio sospirando riguard verso quel,

la parte
il

dove Biancoflore dimorava

e appresso
,

feri

corrente cavallo co' pungenti sproni


,

dirizzandosi

verso Massamutino

che inver di
.

lui

correndo

vealla

niva colla lancia abbassata


circostante gente che
celestial folgore
.

Ma

gik
si

non parve
,

un

cavaliere

movesse

ma una
il
il

Egli nella sua mossa fece tutto

campo
scalco
,

risonare e fremire, e giungendo sopra


si

sini-

forte
,

con

la

sua lancia

il

feri nella gola,

che

quella ruppe

e lui miseramente abbatt nel


,

campo
appena

sopra la nuova erbetta

passando avanti
,

aveva ancora

il

colpo fornito

quando

sergenti, veg-

gendo
cofiore

la
,

gente pi attenta a riguardare loro che Bian-

s'

accostarono per volere prender


il

lei,

e farne

quello che

siniscalco avea

comandato

Ma

Marte
par-

che di ci
te
,

si

accorse sfavillando corse in quella

lei nella

sua luce nascose


.

facendo loro impau-

riti

molto di quindi fuggire

Il

romore fu
,

grande
stor-

nel

campo per

la

caduta del siniscalco


:

che

lui

dito feciono risentire

il

quale ritrovandosi in terra

ancora colla sua lancia in

mano

senza avere ferito, e


il

riguardandosi dattorno, e vedendo


cavallo tornare verso di lui
,

nemico suo a
sbigottito disse
:

tutto

olm, or con cui combatto io? Quegli non

mi pare
?

uomo

voglio io provare le forze mie con g' Iddi


il

Gi mi manifest

cuore stamani, incontanente eh


,

'io

vidi la vermiglia luce

che quello era seguo di

socini-

corso divino a Biancofiore. Io veggio costui

eh e d*

!oo

FILOCOPO
d* altro arde tutto nel

quilk o

primo aringo

or che
?

far egli

quaado pi
Iddio
,

sar riscaldato
gli

nella battaglia
s'

Se

egli

non

potr resistere,

egli

uomo,

molto mi sar duro

alla

sua fortezza contrastare. Vo-

lentieri vorrei di tale

impresa essere digiuno,


,

ma

pi
,

non posso

cosi

dicendo

prestamente
,

si

drizz

-volentieri si

sarla partito se potuto avesse


:

traendo
quello

fuori la spada, disse

facciano di

me

g'

Iddii

che loro piace


colla

io

pure prover

se egli cos fiero

spada in

mano come

colla

pungente lancia

avanti che io senza aver bagnata la terra del

mio

san-

gue mi voglia vituperosamente


vinto. In questo Florio
s'

partire*,

o chiamar
lui, e dis-

appress verso di
ci fa il

se: cavaliere, certo


e gi del

mala prova

tuo orgoglio,
il

primo

assalto stai

male. Disse
s'

siniscalco:
:

niente starei peggio di te


gi questo vantaggio

io

fossi a

cavallo

ma
di-

non avrai tu da me.


la

E questo

cendo
pra

subitamente alz
,

spada per
,

ferir

Florio soil

la testa

ma

il

colpo fu corto

e discese sopra

collo del

buon

cavallo, al quale ninna resistenza valse

<ihe e'
to
.

non

gli partisse la testa dal


il

busto

e cadde

mordal

Florio vedendo

colpo salt tantosto a

terra

cavallo, e acceso d' ira, tratta fuori la celestiale spada,

and verso

lui

si

forte col petto


:

1^

urt che lo creritenne petvolta pi

dette aver fatto cadere

ma

egli forte si

toreggiando
accostare
,

lui

non lasciandolo da quella


di

ma
.

ferendolo continuamente
il

gravi

spessi colpi
le

Florio riceveva sopra


,

rilucente scudo
,

molte percosse

quasi lui poco o niente ferendo

ma
i

stando sempre a riguardo, intendea di volere tutti

suoi colpi in

uno recare

acciocch per molto fe-

rire la

celestiale

spada non fosse avvilita; e quando

LIBRO SECONDO
luogo e tempo
gli

aoi

parve

avvisando in quella parte


avea
1'

della gola l ove


il

la lancia
il

armi guaste

alzato
gli

braccio

si

forte

feri
gli

che alcuna arme non


la

giov che egli non

ficcasse

spada assai nelle


,

ignude carni
fu diritto
la testa
.

e se

il

colpo fosse slato traverso


g

come

opinione fu di tuui che tagliata


il

avrebbe

Per questo colpo cadde

siniscalco, e tutti

credettero

fermamente che
il

egli

fosse

morto

per
:

la

qual cosa

il

romore
,

si

lev grande, dicendosi


5

morto

siniscalco

e liberata Biancofiore
agi' Jddii
si
,

e di ci tutti
.

rendeano grazie
il

e facevanne festa
il

Mentre

gran romore

faceva

siniscalco,
,

che per quel

colpo non morto

ma

stordito era

si
il
:

dirizz tacita-

mente
chiato

e salito sopra

un

cavallo

quale apparec-

li

fu, incominci a fuggire

ma
,

Florio

che

\erso Biancofiore se n' era gi andato,

voltalo per lo

romore che

la

gente

gli

facea dietro

vedendolo fugperocch morto


suo arco,

gire, quasi niente gli


il

parve d'aver

fallo,

credeva avere lasciato, allora mise


in s

mano al

un poco
1*

medesimo turbato
,

e postavi la saetta

aperse, saettandogli appresso


ti

e disse: senza nostro


or^dI.

affanno questa

glugner pi tosto che tu non


,

lui

fuggente feri di dietro nelle reni


,

nulla

arme

facendo alcuna resistenza a quel colpo


dentro mortalmente
11

ma

passando

piag.

Onde
,

il

siniscalco sen-

tendo

il

duolo quivi
il

si

ferm

dove Florio tutto apbarba


,

pi venuto

prese per

la irsuta

e tirandolo

villanameute a terra del cavallo, infao all'acceso fuo-

co nel cospetto di Biancofiore


della sua luce tratta
,

cui Marte aveva gi

lo strascin,
5

insanguinando

il
:

plano colle sue piaghe

al

quale quivi giunto disse


,

malvagio e iniquo traditore

se tu vuogli a noi di te

202

FILOGOPO
il

porgere alcuna piet, narra davanti a tutto questo po-

polo in che maniera

veleno, del quale questa in-

nocente giovane fu accagionata, fu mandato davanti


al re.
dii v'

cui

il

siniscalco cos rispose

posciach gl'Id,

hanno

questa vittoria
,

conceduta

e piace loro

che
stre

la verit sia manifesta

io la cui vita nelle vo-

mani

avvegnach poca rimasa


.

me

ne

sia
,

io la

vi dir

come potr
,

Fatemi dirizzare in pie

e sostealto

nere ad alcuno

acciocch stando io alquanto


.

possa essere da tutti udito e veduto


stenere
a'

Fecelo Florio soegli

suoi sergenti
;

medesimi
,

ed
,

cosi inco-

minci a dire

egli

vero

signori

che ancora non

gran tempo io amai sopra tutte le cose del


Biancofiore
,

mondo
meco

amandola molto, pregai

il

re

mio natu-

rale signore che

gU

piacesse di congiugnerla
,

per matrimoniale legge

il

quale liberamente mi pro,

mise di farlo
marito dar

ma

poi dicendolo ad essa


,

che

le voleva

ella

rispose che

si

me per vile uomo


,

com'

io era
la

mai a suo potere non V avrebbe


g'

e che

da ci

dilungassero
il

Iddii

',

e poi piangendo gitgli

tandolesi a' piedi

preg che

piacesse di
lei
, ,

non
lo
,

darlami, onde egli mosso a piet di

chel'
io

amava
li

come
dar
.

figliuola

disse,

non piangere

che

non

Io risapendo queste cose molto

mi

turbai

e
e

quello

amore eh'

io le portava si converti in odio

sempre pensai com'


morire
,

io vituperosamente la potessi fare


:

o fare che cacciata fosse

onde

ier mattina
,

celebrandosi la gran festa della nativit del re

feci
,

cuocere e segretamente avvelenare quel paone

il

quale io poi a

lei feci

portare alla real

mensa

e que,

sto feci acciocch ella venisse a questa morte

dalla
.

quale questo cavaliere vincendomi

l'

ha Scampata

LIBRO SECONDO
GuardossI
del re
,

20
cosa
ri-

assai

il

siniscalco di

non

dire alcuna

perocch campare credendo non voleva


nella disgrazia sua
,

manere
Florio
,

e di ci fu

bene contento
si

che

la

nequizia del suo padre non fosse


.

manifestamente saputa
tino tacque
,

Ma si

tosto

come Massa mu,

ogni gente cominci a gridare

muoia

muoia: e Marte, che udite aveva queste cose, con

alta
,

voce, non essendo da alcuno veduto se non da Florio


disse
:

sia

questa l'ultima ora della sua vita


fatto

gittalo

in quel fuoco dov' egli


fiore
fetto
,

avea giudicare

Biancodia-

acciocch

la giustizia

per noi non patisca


piet se

Di

cosi fatti

uomini ninna

ne vuole
la

vere. Florio udita questa voce, ripresolo per

bar-

ba

il

gitt nel presente

fuoco

Quivi con grandissime


siniscalco

grida e con grave doglia fini


la

il

miseramente

sua vita ardendo

Fu

da molti

la novella

portata con lieto viso al re


,

Felice della morte del siniscalco

e della liberazione

di Biancofiore, e chi la vi port credendolo fare ralle-

grare

e chi per lo contrario narrandogli molto per

ordine ci che stato era nel

campo

tra'due cavalieri, e

ancora

il

miracolo della vermiglia luce, e ci che conil

fessato avea

siniscalco innanzi la sua morte. Il re in

atto fece vista di maravigliarsene molto,

ma

gravosa e
tal

noiosa senza comparazione gli era


vella
:

all'

animo
con
,

no-

ma

per non scoprire ci che infino a qucll' ora


,

aveva con fermo viso tenuto celato

atto lieto si

mostr contento di ci che avvenuto era


in verit
sia
,

e cos disse:

che a

me

molto a grado che

Biancofiore

da

tal

pericolo scampata, poich colpevole


1'

non

era:

perocch io
assai

amo quanto
della

cara figliuola

avvegnach
,

mi duole

morte del mio siniscalco

il

qua-

ao4
le io

FILOCOPO
per Infino a qui per leale

uomo

e valoroso ave-

va tenuto,
lui

ma poich
,

tanta malvagit occultamente in


tal fine sia

regnava

alquanto mi contento che a


s'

pervenuto.

io

voglio bene considerare tntto ci


detro
,

che da voi

ra' stato

io

veggo manifestamente
Iddii
,

me
che che

essere

molto tenuto

a' nostri

e similmente

conosco

me

da loro molto essere amato, veggendo


ver di

essi in

me

tanta

benevolenza dimostrano

essi

non soffrano che

nella

mia

corte alcuna ini-

qua cosa senza punizione


eterna

sia fatta,

per

la

quale

la

mia

fama

potesse da alcuno ragionevolmente essere

contaminala.

Avendo Florio gttato

il

siniscalco nell'ardenti fiam-

me

fece Biancofiore montare sopra


il

un

bel palafreno,

act'orapagnandola

gran

Dio

e egli e
il

Ascalione
.

con molli

altri

compagni verso

reale palagio

Ella
es-

ancora quasi paurosa, che appena potea credere d'


sere ancora fuori del tristo pericolo
,

si

volt tutta
,

tremante a Florio, e disse

o signor

mio

ora dove
,

mi menate

voi

Voi m' avete

tratta d'

un

pericolo

riportatemi in luogo che pieno di molti.

Deh
?

per-

ch volete voi avere perduta


sar prima
l
,

la vostra fatica

Io

non

che come voi

vi sarete

partito io
io

mi

sar a quel pericolo che io


di lontano vi vidi
,

m'

era

quando

molto

avvisando che in mio aiuto foste

venuto.
voi dite

Deh se voi siete cosi amico di Florio come e come l'operazioni dimostrano, perch
ne menate voi a lui a Montorio
?

non

me

Io
,

non dusolo

biter venire con voi

ovunque mi menerete

che

creda trovare lui


rendiate a lui
,

Egli sar pi contento che voi


se

mi
cui

che

mi

rendete

al
,

suo padre.

Florio rispose

piacevole donzella

non dubitare che

LIBRO SECOiNDO
r
Iddi e Florio vogliono
,

ao5
rendala ora al
riconosca
altro
si
:

che tu

sii

re Felice

acciocch del suo

fallo egli si

ma

renditi sicura che pi da lui


.

non avrai

che
con

onore

io

quando torner

Montorio far

Florio che egli verr tosto a vederti, o che egli mander per
te.

E
al

mentrech
reale

cosi

ragionando andavano
in

pervennero

palagio
,

Marmorina

Quivi

smontati nella gran corte

Florio prese Biancofiore


nella sala davanti
all' ini-

per mano, e cosi

la

men

quissimo re. che ancor parlava con coloro che rapportato


gli

avevan

la

novella della morte del siniscalsi

co

il

quale vedendogli venire

fece loro incontro

a cui Florio disse: sire, io vi raccomando questa gio-

vane

la

quale io colla forza degl' iddii e colla mia

della iniqua sentenza

ho

liberata per parte di Florio,


la ragio,

per amore di cui a questo pericolo, aiutando

ne

mi sono messo

appresso ve
lei

la

raccomando

pregovi che pi sopra di

non

troviate cagioni

che facciano ingiustamente

la

morte parere giusta


pure
si

come

ora faceste

perocch

la verit

conosce

infine, e degna infamia ve ne cresce:

e appre^ao

quando
sta

la

morte di

costei
,

la

quale innocente e giu-

da

tutti

conosciuta
,

da voi pi che da

alcuno
,

altro cercata

insieme quella di Florio

dimandate

per tenetela omai pi cara che infino a qui

fatto

non avete

e datagliele in sua
il

mano
,

si

tir addietro.

Con

lieto viso la prese

re

e abbracciatala, conte
,

cara figliuola la baci in fronte

ed

ella savissima

ini

contanente piangendo
piedi
,

si

gitt in terra, e
,

bijcigli

e pai in ginocchioni levata


,

disse

padre e
li

si-

gnor mio
fesi
,

io

ti

prego che

se

mai

in alcuna cosa

of-

che tu mi perdoni, che semplicit e non malizia

^6
m' ha
dall^
fatto in ci
ti

FILOCOPO
peccare^ e pregot che del tutto
fallo

aaimo

fugga che io in quel

per lo quale

condannata fui avessi colpa: e avanti che


siero

mai

tal

pen-

mi

venisse,

mi mandino
falli

g'

Iddii subita morte.


il

Chi fu quegli che in ci


nifesto, e per, caro

a tutto

popolo

ma-

padre e signore, rivestimi della tua

grazia

della quale ingiustamente fui spogliata. Il re

la prese

per

la

mano

e feccia dirizzare in pie


di

e la se,

conda volta con segno


dicendo
:

molto amore
fosti

1'

abbracci

mai

tanto a

me non
ti

graziosa e cara
rivolto a Florio,
sii
,

quanto ora
disse
di'
:

se', e
,

per

conforta.

cavaliere
se'

ignoto m'
di

chi tu

ma

perch
,

che
le

amico

Florio

nostro figliuolo
,

e ci

per

tue opere bene manifesto


,

e per

amore che

n' hai colla tua spada illuminato


la verit
,

e fattone conoscere

la

quale

a' nostri

occhi senza dubbio era

occulta

ed hai per questa chiarezza levata da tanto


,

e da tale pericolo costei

la
,

quale quanto figliuola


e senza fine
ti

amo
a

tu

mi

se'
,

molto caro

desidererei

di conoscerti

quando noia non


,

fosse

e dicoti che
il

me

tu hai troppo piaciuto


cosi

avendo chi

peccato
,

aveva commesso

debitamente punito
,

dando

acerba pena all'iniquo fallo


tenuto
ti

per

la

qual cosa sempre

sar.
,

prometloti per quella fede che debte


la

bo

agl'Iddi

che per amore di Florio e di


fa

gio-

vane sempre mi
nell'

raccomandata.

non voglio che


costoro pot

animo

ti

cappia che io della giudicata morte


5

non

fossi

molto dolente
il

e certo a tutti
'1

essere manifesto

mio

viso e
1'

petto pieno di lagri-

me quando
,

sentenziare

udii
,

e se la piet

si

do-

vesse anteporre alla giustizia

certo ella

non sarebbe
.

mai

di

qua entro per

si fatta

cagione uscita

A me

LIBRO SECONDO
rispose Florio
io sia
fosse
, ,

no;
di
dirvi chi

non

al presente lecito
^

e per perdonatemi
io volentieri

e quando vostro piacere


co' miei
,

mi
ti

partirei

compagni
che
re
g'
.

Poich sapere non posso chi tu se


ogn' ora in meglio
prosperino
,

va'

Iddi

disse

il

Allora

Florio piangendo guard Biancofiore, che ancora

piangeva

disse
,

bella
ti

giovane
conforti
, ,

io

ti

prego per

amor
dal
egli

di Florio

che tu

e rimanti colla

grazia degl' Iddii,


re
,

detto questo
,

e preso

commiato
loro cavalli

smont

le scale

risaliti
,

sopra

Marte e Ascalione
,

de' quali nullo era stato


:

conosciuto

si

misero in

cammino
ferm

e pervenuti che
,

furono in quel luogo dove Marte aveva desto Florio

Marte volto verso


re
,

lui

si

e disse

cavalie-

ornai tu hai fatto quello perch io discesi ad aiu-

tarti,

per intendo di tornare onde io

discesi, e tu col

tuo compagno ve n' andate a Montorio.


scalione udite queste parole
,

Florio e A-

incontanente smontati
,

da cavallo

gli

si

gittarono a' piedi


si

ringraziandolo

tanto quanto a tale servigio


gli

conveniva, e porgendo-

divote orazioni

egli

subitamente loro sparve da-

vanti

Rimontati dunque costoro a cavallo, e porgenil

do loro

sole chiara luce, in


.

breve tempo ritornarono

a Montorio

Poich pervenuti furono a Montorio


ri
,

due

cavalie-

senza alcuno romore o


al

pompa quanto
,

pi pote,

rono celatamente

tempio di Marte smontarono

passati dentro a quello fecero accendere fuochi

sopra

de' suoi altari, ne'quali divotamente misero

graziosi

incensi:

fattisi

disarmare le loro armi

offersero

a' santi altari in

riverenza e in perpetuo onore del

ao8
valoroso Iddio.

F1LOGOPO

E appresso
tutti soletti
^

rivestiti di biancliissiinl ve-

stimenti se n' andarono al

tempio di Venere
e quello fatto aprire
,

ivi

molto vicino
cise colla sua

uc-

ra

mano un giovane vitello le cui interiocon divota mano a onor di Venere mise negli
fuochi.
s

acetosi
il

Le quali cose facendo Florio un


tacito

per tutto
quale fu
al-

tempio
i

senti

mormorio, dopo
la santa

il

sopra
loro
,

santi altari

veduta

dea coronata d'

e tanto lieta nel suo aspetto


stata

quanto mai per


,

alcuno accidente fosse

veduta
:

e con

sommessa
,

voce cosi cominci a dire

o tu giovane
,

sollecito

difenditore delle nostre ragioni

agi' Iddii

piaciuto
,

che

io

ti

debba porgere

la

corona del tuo trionfo

ac-

ciocch tu per innanzi ne'nostri servigi e nelle virtuose

opere prenda migliore speranza, e pi ferma fede nelle


nostre parole: e detto questo, colle proprie
sa la

mani pre.

corona dal suo capo ne coron Florio

Allora
,

Florio in se medesimo di tanta grazia molto allegro

cominci

a dire:

o santa dea

per

la

cui piet tutti

coloro che a'ioro cuori sentono

dardi del tuo figliuolo,


il

com' iofo, sono


ancora
ti

mitigati,

quanto

mio poter
,

si

stende

ringrazio di questo onore

il

quale tu colla
la

divina tua

mano
il

porto m' hai.

Ma

perocch pi

tua

potenza che
taglia
altari.
i
,

mio valore aoper


corona
,

nella odierna bati

io di questa

al

tuo onore orner

tuoi

questo detto

trattasi la

corona di capo sopra


la

santi altari

con grandissima reverenza

pose

e diin
,

rizzossi:

e uscito dal santo tempio, ninno


lui
visitato

altro
fosse
,

Montoro ne rimase che da


onorato con degni
Ascalione tornati
sacrificii.
al

non

La qual

cosa fatta

egli e

palagio del duca cos freschi co-

LIBRO SECONDO
me se mai arme
la sala
,

209
altri, i

portate non avessero, montarono nelil

ove trovarono

duca con molti


,

qua-

li tutti si

maravigliarono
,

e ragionavano quello che di


1'

Florio potesse essere


giorno
,

die veduto non


il

avevano quel
,

il

quale quando
1'

duca

il

vide

lietamente

andandogli incontro

accolse, dicendo: o dolce

ami-

co

or dov' oggi vostra dimora stata, che veduto non


lutti in

"v'abbiamo? Certo noi eravamo


voi,

pensiero di

cui Florio facendo grandissima festa, disse: io


,

sono stato, e Ascalionel con meco

in

uno bellissimo

giardino con donne, e con piacevoli damigelle in


rosa festa lutto questo giorno
.

amoil

Ci mi piace

disse

duca

e questa la vita

eh* e* talorosi giovani innagli

morati deono menare, e non darsi in su


pensieri
,

accidiosi

consumandosi

perdendo

il

tempo senza

alcuna
Il re

utilit.

Felice

che con altro cuore aveva Biancofiore


il

da Florio ricevuta che

viso
,

non mostrava
te*

la

me-

alla reina
,

e disse:

donna

ecco

la tua
,

Biancoguarda-

fiore

la cui

morte
,

agi* Iddii
i

non

piaciuta
forse

la e sieti cara

poich
a

fati

V aiutano:
la

che

essi

serbano costei

maggiori

fatti

che noi non veggiamo.


prese
: ,

La

reina con lieto viso e

animo

contenta
e fattole

molto che deliberata era da quella morte


grandissimo onore e
ti,

festa

e vestitala di reali vestimeni

con

lei

insieme visit

tutti

tempii di Marmorina,
sacrificii

rendendo

le debile grazie e
,

facendo divoti
tal

ciascuno iddio e dea

che da che

pericolo campala

r aveano.

cosi avanti

al real

palagio tornassero
,

ninno iddio senza

sacrificio

rimase se non Diana


:

la

quale ignorantemente dimenticata aveano


nati al palagio
,

ma
l4

ritor-

Biancofiore in quella benivoleuza e

FILOCOPO T.

^.10

FILOCOPO
,

grazia ritorn del re e della reina

e di tutti, che

mai
,

era stata

ogn' ora in meglio accrescendo con loro

mostrando che di ci che ricevuto aveva ingiusta^

mente non cuno


,

si

curasse

n che portasse animo ad

alri-

ma

ancora senza farne alcuna menzione o


si

cordanza pianamente e benignamente


.tutti.

passava

con

fri

FILOCOPO
D
I

GIOVANNI BOCCACCIO

LIBRO TERZO.

R
ti,

Itornato Florio a

Montorio
l'

lieto

per la campata
,

Biancofiore non

meno che per

avuta vittoria

aven-

do ancora

gli

occhi alquanto della lunga sete sbrama-

e prendendo riposo del ricevuto affanno, incominci

a menare lieta vita, contentandosi dell' aiuto degPIddii


i
,

il

quale

si

vedeva congiunto
benivoli
,

e gi gli pareva che

fati rivolti gli fossero


i

ond' egli sperava tola sua festa era


cavalli

sto

suoi

disiri

adempiere.

Adunque
,

senza comparazione in Montorio

che lun-

gamente per
te

lo suo
,

amoroso dolore avevano negligen,

riposo avuto

ora inforcali da lui

e le redine teufcii

nute con maestrevole mano, correndo a diversi rimettono


le trapassate ore.

Egli vestito di drappi di


,

Siria tessuti dalle turche

mani

rilucenti dell' indiano


.

oro, dimostra la sua bellezza coronato di frondi

Al-

aia
tre volte

FlLOCOPO
con cani e con forte arco nelle oscure selte
paurosi cervi, e nelle aperte pianure
i
i

caccia
ti

volanspesse

uccelli gli

fanno vedere dilettevoli cacce.

fiate le

fresche fontane di Montorio sono da lui con

diversi diletti ricercate.

Niuna

allegrezza gli
,

mancava
gli

fuori solamente la sua Biancofiore

la

quale
gli

era

troppo pi lontana che

la

speranza non

porgeva.

Menando
gannava
sa del fallace

Florio per la futura speranza che lo in^

lieta vita

la
,

non

pacificata fortuna, invidiosostenerli alquanto ce-

Lene

non pot
,

lato
il

il

nebuloso viso

ma

affrettandosi d' abbreviare

lieto

tempo
1'

con questi pensieri un giorno subita-

mente

assal.

Era un giorno
il

entrato lo innamorato

giovane

nell'

ora che

sole cerca

occaso

in

un

piacevole giardino d' erbe e di


so,

fiori e di frutti

copio-

per lo quale andando con lento passo,


a' suoi

assai lonta-

no

compagni vide
,

tra

molti pruni

un

bian-

chissimo fiore e bello


bellezze riservava.

il

quale fra le

folte spine

sue

Al

quale rimirare Florio

ristette,

e pareagli che

'1

fiore in

niuna maniera potesse pi

crescere in su, senza essere dalle circustanti spine pertugiato e guasto


,

e similemente dilatarsi o divenire

maggiore

onde

egli

cominci a pensare, e
:

fra s

me-

desimo
cosa

a ragionare tacitamente cos

oim, chi o qual

mi potrebbe pi apertamente
?

manifestare la vifa

ta e lo stato delia

mia Biancofiore che


e quasi

questo bian-

co fiore

Io veggo ciascuta punta delle circustanti


,

spine rivolta al fresco fiore


a guastare la sua bellezza.

ognuna

presta
le

Queste punte sono

insi-

die poste dal

mio padre

e dalla

mia madre
lei
.

alla

inno-

cente vita della mia Biancofiore, le quali

alquanto

muovere non lasciano senza amara puntura

Deh mi-

LIBRO TERZO
sera
lai

ai

vita ma, or di

che mi sono
,

io nel passato
le infinite

tem-

po sperando

rallegrato tanto

che

avversit

apparecchiate a Biancofiore per


di mente? Oim
,

me mi

sieno uscite

perch dopo

la desiderata dilibera-

zione

ti

lasciai al

mio padre ? Con queste


si

e con molte

altre parole

malinconico molto
si

torn nella sua ca;

mera
tatosi

nella quale tutto solo


il

rinchiuse

e quivi git-

sopra
:

suo letto

cominci
,

a piagnere

con que-

ste voci

o bellissima giovane

sono ancora passate Je


parenti
?
,

malvage

insidie poste alla tua vita da' miei

Morto r iniquo
morte

siniscalco, a te crudelissimo

nemico

certo cessate dovrano essere,


la

ma

io

non credo che per

di colui la malizia dal re fia


ria

menomata,
-,

e la

mia fortuna

credo che

li

faccia spesso noia

ond' io
,

credo che pi che mai

alla
ti

tua vila ne sieno poste


?

Oim
la

misero

or dove
li

lasciai

Io lasciai la paurolasciai

sa pecorella intra

rapaci lupi.

Deh dove

io

mia Biancofiore? Tra coloro che sono affamati della


,

sua vita
il

e desiderano con inestinguibile sete di bere


il

suo innocente sangue. Certo


,

comandamento
il

della

santa dea ne fu cagione

il

quale volesse
.

sommo
con
sol-

Giove che

io

non
ora

avessi osservato
nati
!

Oim
per

Biancofiore,
se'

m che mala
lecitudine
t'

fummo

Tu

me

continua cercata d' offendere perch

io

amo

e io sono costretto di stare lontano da te acti

ciocch io
bile
,

dimentichi

ma

certo questo impossi-

che

Amore non
Niuna

ci le^ con legame da potersi

sciogliere.
tire,

cosa, altro

che morte, noi potr par-

perocch noi noi consentiamo, n

Amore
mi

vuo-

le

anzi con pi forza continuamente


,

mi

cresce nello
fa dubita-

sventurato petto
re
j

tanto che d' ogni cosa


,

ed cresciuta a tanta quantit

che quasi dubito

ai4
che tu
doni.

FILOCOPO
non m' ami
,

o che tu per akri non m' abbanper


,

O forse ancora
,

li

conforti della

mia madre,

e per campare la vita

la

quale colle proprie braccia


,

campai
lore

lasci di

non amarmi. Oim


questo.

che amaro do,

mi sarebbe

O
ti

graziosa giovane
te
:

non
g'

di-

menticar colui che mai non ti dimentic

Iddi

concedano che com' io

porto nelF animo tu porti

me. In

simili ragionamenti, e pensieri e pianti con-

sum
sonno

lo

innamorato giovane quel giorno e


,

la

mag-

gior parte della notte


,

n potea nel suo petto eniiar

per

la

continua battaglia de' pensieri e degli


i

abbondanti sospiri

quali
la

a'

suoi sonni contrastavano;

ma

dopo lungo andare

gravata testa prese temo-

roso sonno, e in6no al mattino, forse con battaglie non

minori nel suo dormire che essendo desto


so.
il

si

ripo-*
,

Oim quanto
,

acerba vita quella dell' amante

quale dubitando vive geloso. Infino a tanto che

Procris non dubit di Cefalo, fu la sua vita senza noia


,

ma

poich

ella
,

ud

al

male rapportante servidore

ricordare Aurora

cui ella

non couoscea

fu ella pie-

na d'angosciose sollecitudini, infino che


sata

alla

non penquale per

morte non pervenne.


il

Venne
sieri
I'

chiaro giorno, e levossi Florio,

il

lo lieve sonno dimenticati


,

non avea

gli

angosciosi pen-

e levato

non

usc della trista


,

camera come era


,

altre
i

mattine usato

ma

in quella stando
;

si

torn

sopra

pensieri del d preterito

e in quelli dimoranatteso
,

do
va

il

duca che per grandissimo spazio


:

1'

ave-

entr nella camera dicendo


tu
il
:

o Florio

lieva

su

non vedi

cielo

che ride

Andiamo

a pigliare gli era ristato,

usati diletti

e quasi ancora di parlare


il

non

che rimirandolo nel viso

vide palido e nell' aspet-

LIBRO TERZO
to malinconico e pieno di pensieri
le
,

ai
e
i

suoi occhi per


\

lagrime
:

tornati rossi

erano di un purpureo colore


maravigli mollo
,
,

intorniati
la

di che egli

si

mutata

sua voce in altro suono

cosi disse:

o Florio, qual
t'

subita mutazione questa

Quali pensieri
si

occupa-

no

Quale accidente

t'

ha potuto

costrignere
?

che

tu mostri ne' sembianti malinconia

Florio
:

vergo-

gnandosi basso

il

viso

non

gli rispose

ma

crescen-

dogli la pieth di s

medesimo, perch da persona che

aveva di lui pietk era veduto, cosi cominci a piagnere e a bagnare la terra d' amare lagrime.
cosa

La qual
?

come

il

duca vide
:

tutto stupefatto

ricominci

a parlare e a dire

o Florio, perch quesle lagrime


?

Ov' fuggita
cosa

1*

allegrezza de' passati giorni


se
i

Qual

nuova

ti

conduce a questo? Certo


si

fati

m'aves-

sero conceduto

graziosa coronazione, quale fu quel-

la della nobile vittoria

che tu

avesti

me
il

da

altrui
acci'

che da
dente
il

le palesata

io

non credo che mai niuno

mi

potesse turbare.

Dunque
e

lascia

piagnere
,

quale atto femminile e di pusillanimo cuore


il

e
fa

alza

viso verso

il

cielo

dimmi qual
te
si

cagione

ti

dolere.
te
,

Tu

sai

che io sono a

congiuntissimo paren,

quando questo non


ti

fosse

sai tu
:

che io di

perfettissima amist
r gli

sono congiunto

e chi sovver-

uomini negli affanni e nelle avversit di con,

siglio o d' aiuto

se

parenti o

cari amici
si

non

gli

sovvengono?
all'

a cui similmente
si

fider alcuno se

amico non

fida

Di' sicuramente a

me

quale
ti

sia

la

cagione della tua doglia, acciocch io prima

pos-

sa

porgere debito conforto

e poi adoperando aiuto.


la

Pensa che intno a tanto che


al

piaga

si

nasconde
il

medico diviene

ella

putrida e guasta

corpo,

2i6

FILOGOPO
palesata
,

ma

le

pi \olte lievemente

si

sana.

E
il

per
ti

non celare a
porge
,

me

quella cosa la quale questo dolore


io desidero donarti
,
,

perocch

secondo

mio

potere, intero conforto


-i

e liberartene,
,

Dopo
,

alquanto spazio

Florio alz

il il

lagiimoso

viso

e cos all' aspettante

duca
'1

rispose:

dolce ad-

dimandare che voi mi


a rispondere
,

fate e

dovere mi costrigne

e a manifestare quello
vi fosse.
il

che

io

credeva

che manifesto

perocch io spero che non


,

senza conforto sar

mio manifestarmi vi

da princidolori e
le

pio comincer a dirvi la cagione de' passati


de' presenti
io
,

postoch alquanto
ritenere
,

le

lagrime,

quali

non posso

m"*
,

impediscono. Ne' teneri an-

ni della

mia puerizia

siccome voi potete sapere, eb-

b' io continua usanza colla piacevole Biancofiore, nata nella paternale casa

meco

in

un medesimo
,

giorno,

la cui bellezza

nobili costumi
il

I'

adorno parlaforte

re generarono
il

un piacere,
cuore
,

quale

si

comprese
che

giovinetto

eh' io ninna cosa vedeva

tanto
tore e

mi

piacesse.

di questo piacere era multiplica-

ritenitore

nella
,

mia mente un chiarissimo


il

splendidissimo raggio

quale come strale da arco

mosso corre

coli'

aguta punta air opposito segno

cosi da' suoi begli occhi

movendo termina
occhi miei
:

nel

mio
il

cuore

entrando per

gli

e questo fu

principale posseditore in luogo di lei.


cosa che questo ogni giorno pi la

con ci

sia

fiamma
clie

di tal disio

aumentasse

in tanto
,

1'

accrebbe

convenne che

di fuori paresse

e scopersi allora lei

non meno che

io d' essa essere innamorato.


te occulto

Ne

questo fu lungaujen-

per

li

nostri sospiri, di ci dimostratori al


il

nostro maestro

quale pi volte con gravi ripren-

LIBRO TERZO
sonl
s'

a 17
agi' Id-

ingegn di trarre indietro quello che

di saria impossibile frastornare,

ma

fattolo alla noti-

zia del

mio padre venire


lei

egli

immagin che
la

allon,

tanandomi da
la

della

mia memoria

caccerebbe

quale se per

la

mia bocca
:

tutto Lete entrasse

non

potria di quella spegnere

ma non

per tanto

egli fa-

cendomi allontanare da
lore dell'

lei,

non fu senza grande do.

anima mia

e di quella di Biancofiore
,

In

questo luogo

mi

rileg in esilio

sotto colore di

vole-

re che io studiassi.

Ma

qui dimorando, e trovandomi


tutti
i

lontano da quella bellezza a cui


rii si

miei

deside-

terminano e termineranno, incominciai a doler-

mi, n
viso
,

mi

lasciava

il

doloroso cuore mostrare


fiate

allegro

e di questo vi poteste voi molte


,

avvedere
,

Ora

come
,

la

mia doglia

fosse manifesta al re

m'

ignoto
quit

ma
,

egli,

o per questa cagione o per


ingiustamente sopra
lei
,

altra ini-

compresa

la

innocente

Biancofiore

cerc d' uccidere

e nella sua

morte

l'anima mia, e voi foste presente


to
te
,

al

nascoso tradimen-

non

vi fu occulto lei
,

essere a vilisslma
;

mor-

condannata

n di ci niente mi palesaste
il

ma

li

pietosi Iddi e

presente anello

non

soffersero

che

questo fossej

ma

questo mostrandomi con turbato co,

lore lo stato di lei

g'

Iddi ne' miei sonni manife-

standomi

mi

fecero pronto alla salute d' essa; e por,

gendomi

le

loro forze

con

vittoria la vita di lei e

la

mia inslememente scampai,


ronazione di
plice
tal battaglia,

e poi ricevetti debita cogi rimessa la

avendo

sem-

colomba

intra gli usati artigli de' dlspietati nib,

bi

di clie io ora ricordandomi


fatto,

parendomi aver
le

mal

mi

doglio

pi doglie mi recano
>

vere

immaginazioni che per lo capo mi vanno

che mi

ai8
par vedere un'
uccello
,

FILOCOPO
allra

volta
la

avvelenare

il

prezioso
torto
,

e condannare
il

mia Biancofiore a
.

ed essere
si

fuoco icaggiore che mai acceso


al

qua-

mi pare intorno

cuore avere uno amarissimo


,

fiume delle sue lagrime

le quali

merc, lo non

so che

mi

fare.
il

re di varie solleciludini riempie


li

mi gridano Io amo, e Amomio petto, le quatutte

continuamente ogni riposo, ogni diletto, e ogni

festa

mi levano
che
,

e leveranno

sempre

infino a

quel-

l'ora
(j/

io nelle

mie braccia ricever Biancofiore per


della sna vita io

mia

in

modo che mai


.

non possa

dubitare

Io
del

non

vi

posso con intera favella espri,

mere pi
si

mo dolore

il

quale credo che pi vi


nel

manifesti nel
.

fatto

mo viso che G' Iddi mi concedano


,

mio parlare non


quel conforto

tosto

che

io desidero

perocch se troppo penasse a venire,


vita

cos sento la

mia

consumarsi

nell'

amorosa fiamsi

ma come
m.

quella di

M elea gr nel
,

fatato lizzo
,

consuil

questo detto

perdendo ogni potere


,

sopra

ricco letto subitamente ricadde supino


viso quale la secca terra
,

tornato

nel

la scolorita

cenere

Non

pot

il

duca, che con dolente animo ascoltava


gli

quello che non

era

mica occulto
il

vedendo Florio

supino ricadere sopra

suo

letto

ritenere le lagrime

con fortezza d'animo,


si

ma
,

pietosamente piangendo,
,

rec

1'

innamorato giovane

a cui

in

vista
5

ninno

sentimento era rimaso

nelle sue braccia

e rivooaii

con preziosi liquori

gli

smarriti spiriti

ne' loro

luo-

ghi, cosi g' incominci a dire: valoroso giovane, assai

compassione porto
pi non posso
,

alla tua

miserabile vita

tanto che
sia

e forte
cosi

mi pare

a credere che vero


sia come

che tu da amore

compreso

tu narri^ con-

LIBRO TEUZO
clossacosach
vita

219

amore

sia si

nbile accidente, che si vile a chi lui tiene per signore,


gi

non consentiria menare


tu

come
mente

meni 5 e

io

1'

ho

provato; e massimaci

avendo tu vera cagione

doverti rallegrare

come
re

tu hai, se io
il

ho bene

le tue

parole ascoltate
cosa

Tu
te

secondo
,

tuo dire a mi pi eh'

iltra

Biancofio-

e similemente di' che pi ci' altra cosa ella


se tu
,

ama. Adunque
intendo di dirti
te
,

bene riguarderai quello che

io

ninno

uomo

miggior festa far di


allegro
si

n essere secondo

la

mia o|inione pi
si

perocch quello che pi amando


sere

desidera

es-

amato: perch

se tntte

1'

alte cose che ad


aveisero
,

amore
intero

appartengono senza questa

s'

ninno

bene n

diletto porgere porrieno,

perocch

gli ani-

mi sarebbero
altri

diseguali. Questo

idunque pi che

gli

amorosi beni da tener care.

A
,

questo acquie noia


,

stare suole essere agli

amanti molto affanno


1'

il

quale se procacciando
tica

acquistano
,

tutta la loro

fa:

pare loro essere terminata

la

maggior parte
di

di questo

V antica
la

eth tutta pieia

esempli

Gi

hai tu inteso quello che ]Wimalene sostenne da Ileo

per acquistare

benivolenza
i

d'

Atalanta

quante
,

volte port egli sopra


1'

suoi omo'i le pesanti reti


,

altre necessarie cose alle cacce

yer acquistare quella,


?

in servigio della cruda giovane

quanto contenta,

mento giunse amore tu


ti

nell'

animo

d'
1'

AcoQzio

sentendosi con

inganno avere acquistato


l'

amor&
.

di Cidippe?

Questo

hai dirittamente
.

Perquesto niuno affanno

conviene durare

Niuna turbatone n malinconia

dovresti avere nell'

animo

avendo questo, come tu

hai

gelosia e ogni spiacevole solecitudine dovria es-

sere lontana

da

te

e l ove tu

li

contristi

ti

dovresti

io

FILOGOPO
.

dell' acquistato bene rallegrare

Ancora

lio

compreso

nel tuo parlare tu avere

g'

Iddi e la virt del tuo

anello in aiuto.
li

Orqual cosa pensi tu che contraria


si

possa essere se
?

iUto aiuto hai teco

come

quelresi-

lo degl' Iddii

Alla cui potenza nluna cosa pu


a'

stere

Lascia pianguire
il

miseri

alle cui sollecitu,

dini solo

loro ingegno rimaso aiutatore


;!"

Tu
,

dei
se

pensare che avendo


essi

Iddii cura de' tuoi bisogni


al presente
.

non concedono he tu

sia

colla tua

Biancofiore non senza gran cagione


sa delle future cose a verit
,

L*

uomo non
si

a loro

ninna cosa
alla

na-

sconde
lute
,

Tu

dei creAere che

elli

pensano

tua sa-

ed io credo snza

dubbio che questa dimora


.

non

sia

senza gran Iene di te


.

Il

loro piacere

si

dee

pazientemente sosteiere
ora con
lei
5

Se

elli
'1

volessero, tu saresti

il

vobre contra

piacer loro andare

fece alla molta genb di

Pompeo
dolga
1'

perdere

il

campo

di

Tessaglia

assaliti dal

piccolo popolo di Cesare.


ti

Mo-

stra ancora

che molo

essere stata Bianco-

fiore voluta dal tuo padre far morire, la cagione della

qual morte dubiti non


lorosa vita

sia stata
,

il

re aver saputo te do

menar
;

per lei

e temi forse
se ritornasse

non non

simile

caso ritorni
raviglia,

la

qua cosa
,

saria

mail

ma

ragione

conclosslecosach tu conosca
ira

tuo padre muoversi aei

contro a Biancofiore perle,

che

tristo

per

lei

vi^ e tu
ti

non come desideroso


viva
,

della

vita di Biancofiore

rallegri eh' ella

ma
di

in

pianti e in dolori ccnsumi la tua vita per abbreviar


la sua.

Certo non

<[uesto atto d'

amarla,

ma

mor-

tale odio sembiant?.

E posto
il

che mai nulla novit


attristarti,

seguire
s

le dovesvse
il

dd

tuo padre per lo tuo


conforto e

dei tu volere

beae e

allegrezza di

LIBUO TERZO
lei)

aai
tu di': le

se cosi

1'

ami, e se

ella cosi
,

t'

ama come

quali cose tu cerclii di torle


fai
5

nenando
e

perocch dei credere che


si

la vita che tu questo rapportato le

sar di te, ella di dolore

coisutrier sentendo

che

tu

ti

dolghi

Adunque niuna ogione n


vita

ragione vuole

che tu questa
li il

meni

Tu
i

.mi e se'amato, de'quaf

numero

molto piccolo
,

cui questo avvenga.

Tu

se* coli*

aiuto degl* Iddii

qwli hanno sempre solle-

citudine della tua salute

e qiesto hai tu per opera


:
<

veduto

Dunque
,

confortati

se

per

te

non

ti

vuogli
,

confortare

confortati per amre di lei e di

noi

ac-

ciocch ella e noi abbiamo ra^one di rallegrarci. L'essere lontano a lei credo che senza
sia

comparazione

ti

noioso

ma

non

si

pu

lolce frutto
:

com'

amo-

re gustare senza alcuna aniaitudine

e le cose desi,

derate lungamente giungonopoi molto pi graziose

Penelope pareva dolce

appressarsi alla

morte

spe-

rando che ogni domane dovese tornare Ulisse prima


da Troia
,

e poi non sapendodi che luogo


il

Pensa che
lei
.

tu non sarai tutto


fossi in

tempo

ati

u senza

Se
il

io
si-

tuo luogo userei perpii sano consiglio


.

mulare
cofiore
rei
1'

Io mostrerei facen<o festa che pi di Bianricordasse, e ristrigne-

non mi calesse n mene

amorose fiamme dent con potente freno. Forse


il

cos facendo

tuo padre sicrederebbe che diuenti-*


e conccderelbeti pi tosto
t' il

cata

l'

avessi
.

tornare a
te

vederla
detto

Quello che

ho ietto hai

udito, e io

l'ho

come
:

colui che in sinil caso

il

vorrei da altrui

udire

ma non

per tanto

fi

altro consiglio

pi savio
io

vedessi arditamente lo sciopri a

me

che

non

in-

tendo di contradirti

n )artirmi mai dal tuo piacere.

Pregoti quanto pi posso,

come congiunto

parente e

, ,

2^1

FUOCOPO
;

vero amico , cTie da te ogni paura e pensiero cacci perocch delle tue dultazon di lieve accertare ci

possiamo
avere
,

pensieri tome di sopra detto


il

non dei
i

e per levati su. e vinca


i

tuo valore

non
gi

dovuti pensieri

quali
,

occupano per

lo solingo ozio.

Piglia alcuni diletti


fatto
,

cijme peraddietro
i

abbiamo
t'

acciocch in quello n

pensieri

assaliscano

la tua vita si
g'

vilmen^

si

consumi. In questo mezzo

spero che

Iddii per i loro benignit provvederana porie debito fine a' tuoi desiderii,

no graziosamente
forse ora

da

te

n da aitino giammai pensato


ass^
il

Piacque a Florio
e cosi levata la

fedel consiglio del


rispose
:

duca

testa

espirando
geitil

carissi-

mo
pu

parente
essere

questa

passione d'
a'
,

amore
,

non

che alcuna
le

tolta

pi savi

non che a

me

quando

sono

sogjetti
,

come

io sono,

noa

fac-

cia tenere simile vita


gliate,

e per di

me non
,

vi meravi-;

ma

crediate che icsia tanto innamorato quanto


fosse p potesse essere

mai ninno giovane


voi
,

e ci

che

m'

avete innarrato conosco apertamente esser veil

ro

e per disposto a seiire

vostro
,

consiglio

in

quanto potr mi dirizzo


I

andiamo

e facciamo ci
sia
,

che voi credete che

vostr^ e

mia consolazione

detto questo, dirizzatisi apenduni uscirono della ca-

mera

saliti

sopra

poijanti cavalli

andarono con
,

gran compagnia a una orlinata e bellissima caccia

ove quel giorno

assai festa

ebbero e allegrezza

Dico che molti giorni

in cosi fatta
i

maniera facen,

do

festa

Florio ricoperse
s'

suo dolore

avvegnach
,

sovente a suo potere

ingeaiava di star solo

acciocalla

ch potesse

egli
5

senza imbedimento
e

pensare
egli

sua Biancofiore

quando avveniva che

solo

LIBRO TKRZO
fosse

aaS
incominciava
egli

alcuna parte

incontanente

immaginare

d' essere col

corpo colk dov'


-,

coli' a-

nimo continuamente dimorava

e egli

immaginava
,

alcuna volta avere Biancofiore nelle sue braccia porgerle amorosi baci , e altrettanti riceverne da
e parlare con essa amorose parole
,

e
lei lei

ed essere con
:

come

altre volte era stato ne' puerili anni


,

e mentre,

cb in questo pensiero stava

sentiva gioia senza fine


,

ma come

egli di

questo usciva
,

e ritornava in so
si

trovandosi lontano da essa

allora

mutava

la

falsa
,

gioia in vero dolore, e piangeva

per lungo spazio

rammaricandosi
pensiero
,

de' suoi infortunli. Poi ritornando al

tal fiala si

ricordava del tristo pianto che


1'

veduto

1'

aveva fare nella bruna vesta temendo


,

ac-

ceso fuoco

quando
lei

egli sconosciuto si
,

mise in avven-

tura per
ta al
lei
,

campar
,

e poi aversi

si

doleva d' averla rendufatto

padre

e di

non
1'

almeno

conoscere a
,

acciocch egli

avesse alquanto consolata

e fat;

tala

pi certa

dell'

amore che
vita

egli

le

portava
vii
,

e
,

molte

fiate fra so si
:

chiamava misero e di

cuore

dicendo

com'

la

mia

da biasimare

pensando

che

io
,

amo questa
lei
,

giovane sopra tutte

le cose del

mon-

do

e per questo e

amore vivo
e
'1

in tanta

tribulazione

lontano da

non sono tanto


,

ardilo che io abbia

cuore d' andarla a vedere

lascio

per paura

d'

un

uomo
rebbe

il

quale pi tosto a so che a


io
,

me
mie

offendecase e
,

Perch non vo
,

e entro nelle

rapiscola

menolami quass meco ?


sia di

avendola io

ogni dolore ogni gelosia ogni sospetto fuggir da

me.

Chi sar colui che ardito


presa
,

biasimare
:

la

ma im-

o di contradirla
,

nullo

anzi ne sar tenuto


essere vilissimo

pi coraggioso

dove

io

debbo ora

224
;

FILOGOPO
.

riputato

Sono
,

io pi vile

che Paris

il

quale non a

'^

casa del padre


rata

ma

de'suol nemici and per la desided' aspettare a

donna

non dubit

mano

mano
mi

Menelao

sollecito chieditorc di quella. Io

non debbo
peggio

aver paura che questa da alcuno raddomandata


sia
,

n con ferro n con altra maniera


di questo
,

Il

che

mi possa
e se ne

seguire

sar che al
,

mio padolga
.

dre ne dorr

gli

duole
dolga
egli
,

e'

ne

gli

Io

amo

meglio che
.

egli si

che

io di dolore

mi
se

muoia
passar

pure quando
si

vedr eh' io abbia fatto


gli

quello di che egli


gli

guarda

passer la doglia

vorr
,

se

non

lo uccider,

che gi l'avesse
il

ella ucciso

e poi

non ne
.

sar pii

Io

voglio fare

Cosa

fatta

capo ha

posto che egli per questo

si

volesse opporre alla vita di Biancofiore, egli s'opporr

ancora

alla

mia
lei

Ninna cosa opporr


.

iny eriso di

lei

che

io

come
,

noi senta
la

Se

egli

per forza la
.

nii vor-

r torre

io

con forza

difender

Io non sar
;

meno
egli

debole

d'

amici e di potenza di lui


,

quando

pure

fosse pi forte di

ciare del suo regno?

me puommi egli pi che cacio staSe egli me ne caccer


,
.

r in

un

altro luogo

Il
fia

mondo

grande assai

1'

an-

dare pellegrinando mi fu
a

cagione d' esercizio

Egli

Cadmo
e

cagione d'eterna fama l'andare cercando


trovarla
.

Europa

non
il

Bardano
Io pure

e a Siculo

si-

milemente

convenir loro partire del loro regno


.

fu

cagione di grandissime cose

il

voglio fare.

Peggio eh'

io

m'abbia non
,

me
.

ne pu seguire.

poi

ritornava al piangere

e in questi pensieri
vita

teneva la
di,

maggior parte della sua


sposto
,

Ed

eravisi gi tanto
effetto

che con opera


il

lo voleva mettere in

avrebbelo messo, se

raffrenamento del duca e d' A-

LIBRO TERZO
^calione

a25
confortavano con
.

non

fosse stato
,

quali

il

migliore speranza

il

suo volere gli biasimavano


tanto

Per questi pensieri

e per molti altri era


,

a-

nimo
va
il

di Florio tribolato

che in niuna maniera poten per alcun diletto


ralle-

suo dolore coprire


:

grarsi

e gi gli era

si la

malinconia abituata addosso,


lieto

che appena avrebbe potuto mostrar sembiante


se voluto avesse
riti
.

Egli aveva per questo

si gli
il

suoi spi-

impediti

che quasi poco o niente era


,

cibo che

egli poteva pigliare

e nel suo petto non poteva entrar


il

sonno
fatto
gliati
,

per
i

le quali cose

viso era tornato palido afassotti-

suol

membri erano per magrezza


.

ed era divenuto debole e fiacco


si

la

maggior
coloro
i

parte del giorno

giaccia

e siava gravati
,

come

quali da

una lunga infermiti


gli

vanno cose nuoc

ve cercando e ninna ne ne possono prendere


:

piace

e se gli piace,
al

non

della qual cosa


,

duca e ad

Ascallone molto doleva

e similmente -^non sapeano


,

che

via tenere sopra questa cosa


,

Essi dubitavano di
egli

farlo sentire al re

temendo non
,

facesse

novit

per questo a Biancofiore


guisse peggio
.

e di questo a Florio ne se-

E
il

similmente dubitavano di tenerlo in


,

quella maniera senza fargliele sentire


egli per altrui

dicendo

se
,

sente noi n'

avremo mal grado


:

cruccerassi verso di noi, e avr ragione

e in questa

maniera senza

pigliar partito stettero pi giorni


,

pure
,

confortando Florio

e dandogli
,

buona speranza

Ai

quali Florio rispondeva


re
,

non aver questo per amoil

ma

che

il

caldo che allora faceva

consumava
i

Ma
1'

questa scusa non aveva luogo a coloro che

suoi

sospiri

conoscevano
.

ma

essi

quasi

a ci

costretti
,^^
1

acconsentivano

riLOCopo T.

I.

ai>6

FILOCOPO
il

Stando un giorno

duca e Ascalione insieme


fatti di

ra-

gionando molto efficacemente de'


siderosi della sua salute
,

Florio

de-

Ascalione cominci cos a

dire
ta

senza dubbio nluna cosa tanto da Florio


,

ama-

quanto Biancofiore

e di questo

il

re ci

ha colpa

con

farlo stare lontano

da essa

e noi con parole pIii

volte ci siamo ingegnati di trarlo indietro, n

mai ab-

biamo potuto j onde fermamente credo che piacere


degP Iddii
sia
,

al

quale volersi opporre mattezza

Ma
stro

non

per tanto a tentare alcun' altra via forse


,

non
no-

sarebbe reo

e forse per

avventura
.

ci

verrebbe

il

intendimento compiuto
il

che

via vi
:

parrebbe
io vel dir.

da tenre? disse
1 giovani

duca. Ascalione rispose

come

voi sapete son vaghi mollo de' carnali


,

congiugnimenti
a quello
,

perocch

la

pronta natura gl'induce

e per questi sogliono ogn' altra cosa

dimen-

ticare

Florio mai con Biancofiore carnai diletto non

ebbe^

se noi

potessimo fare che con alcun'altra bella


,

giovane l'avesse
eh' egli

leggieri sarebbe dimenticar quello


:

non ha
tutto

per quello che possedesse


la

e posto
in lei

che del

non
,

dimenticasse

almeno tanto
il

non penserebbe

e in

questo mezzo

re

g'

Iddi

provvederebbero sopra questo in modo, che noi senza

vergogna o daimo ne riusciremmo: e se questa via non


ci utile
,

niun' altra utile ce ne conosco.

Gran

pez-

za pens
io

il

duca sopra questo, e poi


di voi
.

disse: Ascalione,

mi meraviglio molto
Niente
altro

Ecco che quello che


,

divisate venisse interamente fatto

che avremmo noi


le-

adoperato
garlo in

che scioglierlo d'un luogo e


so che
si

un

non

rilevi.

Ma

tanto po-

trebbe avvenire, che di leggieri peggioreremmo nostra

condizione

il

Irargli Biancofiore di

cuore non

si

LIBRO TERZO
leggieri cosa clic

227
buono
altra

per questo io creda che fatto do-

vesse venire, beucli leggieri ci sia a provarlo se


vi pare
.

Ascalione disse

certo io

V aveva per buona

cosa

perocch se

egli avvenisse

che per alcun'

egli dimenticasse

Biancofiore

pi lieve sarebbe a

trargli di

cuore poi quell* altra che volergli ora levare

Biancofiore senza alcun

mezzo ; conciossiecosach
Certo, disse
il
il

le

nuove piaghe con meno pericolo e meglio che


che
si

l'anti-

curano e pi
:

tosto.
,

duca, questo

vero

e poich vi pare

provarlo niente ci costa;

e per sopra questo pensiamo, e veggiamo se alcuna


cosa ci giova
avanti con
1'
,

e se giovare la

veggiamo procederemo
miseil

aiuto degl' iddii


si

Accordatisi costoro a questo, segretamente

ro a cercare di trovare alcuna giovane

la

quale

pi

che trovare

si

potesse simigliasse a Biancofiore

imaltra

maginando che quella pi graziosa che alcun'


gli

sarebbe, e pi tosto
:

il

potrebbe recare
alcuno
il

al desiderato

fine

e cercando questo da

quale sempre
fur loro

in

compagnia

di Florio soleva andare

mole

strate

due giovinette di maravigliosa bellezza e di leg,

giadro parlare ornate


quali secondo
il

e discese di nobili parenti


le
,

detto di colui che


si si

mostr

assai

delle bellezze di Florio

dilettavano

non come
le quali

in-

namorate, perocch non

sentivano eguali a lui, onde


',

colla ragione raffrenavano la volont

come
s'

costoro conobbero assai

si

contentarono, dicendo: pren:

diamle amendue poich Florio piace loro


gegneranno bene di recarlo a loro piacere

elle

in-

e l dove

Tuna

fallisse l'altra supplir.

E questo diliberato, sotto


,

spezie d' invitarle a


all' ostiere
:

una

festa

le si

fecero chiamare
al

le quali

venute davanti

duca e ad A-

fta8
sralioTP,
il

FILOGOPO
duca
cosi disse loro
:

giovani donzelle,

il

nostro intendimento di volere Florio di bella


eliera

modi

accompagnare 5 e cercando in questa


a lui
si

citt

donna che degnamente

confacesse, nulla n'ab,

biamo
:

trovata di tanta bellezza


,

n di

si

belli

e lauj

devoli costumi

come

voi

due

ci siete state
,

laudate

e per per voi abbiamo mandato


se lui da

acciocch proviate

uno intendimento che


,

egli

ha potete

ritrar-

re e recarlo al vostro piacere

per donargli poi per


piacesse
.

moglie quale di voi due


di queste chiamata

pii gli

cui l'una

Edea,

cos rispose: signor nostro,


,

noi

ci

maravigliamo non poco delle vostre parole

conciossiecosach noi manifestamente conosciamo noi

non

essere giovani di tanta nobilt


si

dotate quanto alla


1'

grandezza di Florio
tissime ricchezze ci

richiede
,

e d' altra parte

ali

mancano
non

le quali
.

leggiermente

idifetti della gentilezza

ricuoprono
vi

per caramente
,

vi

preghiamo che

di noi

facciate scherno

ancora vi ricordiamo che siccome voi dovete del nostro

onore essere guardatore


,

siccome buono e

legit-

timo signore
tale

che voi non vogliate essere cagione di


;

vergogna

perocch pensar dovete che se a voi e


,

a' vostri

noi siamo picciole


.

noi siamo
:

a' nostri

gran-

dissime e care
zelle,

Allora

il

duca rispose

giovani dona
tanta
vilt,
dite
,

non crediate che

io

mi

recassi

quanta questa sarebbe


per farvi perdere
il

se quello fosse
;

che voi
io vi

vostro onore
e per
li

ma

giuro per

a il ini a del

mio padre

nostri Iddii
,

che

io

quello che detto v' ho lealmente v' atterr


di voi gli piacer. Disse

se alcuna

Edea: poich con giuramento


il

V affermate, noi faremo

vostro piacere
,

ditene co,

me

vi

piace che noi facciamo

e cosi sar fatto

poi

LIBRO TERZO
g'

229
questo

Iddi concedano questa grazia a chi pi n' degna

di noi
si

due

Rispose

il

duca

il

modo

Voi

vi adornerete in quella
,

maniera che voi

pi cre-

diate piacere

e andretene senza

alcuna compagnia

nel nostro giardino, nel quale egli costumato di venire ogni giorno
^

si

tosto

come

raggi del sole inco,

minceranno a essere manco caldi

usciretegli incontro

facendogli quella festa e mettendolo in quelli

ragio:

namenti che pi credete che piacevole gU


quale egli elegger di voi due
sua
.
,

sia

poi

quella dico che sar

Era quel giardino bellissimo


di frutti e di fresche erbette
,

e copioso d' alberi e

le quali
.

da pi fontane
il

per diversi
sole

rivoli

erano bagnate
il

Nel quale come


,

ebbe passato

meridiano cerchio

le

due giovani
con

vestite di sottilissimi vestimenti sopra le tenere carni,

e acconci

capelli

con maestrevole

mano

ispe,

ranza di pi piacere e d' acquistare cotal marito

se

ne entrarono

solette

e quivi cercarono le fresche


,

omse-

bre, le quali allato a

una chiara fontana trovate a


.

dere

si

posero attendendo Florio


1'

Venuta
queste

ora che gi

il

caldo mancava, Florio

ma-

linconico usci della sua camera, e con lento passo, di

cose niente
,

sapendo

vestito

d'

una

ricca
,

giubba di zendado
siccome
egli era

soletto se n' entr nel


,

giardino

per lo addietro usato


il
i

e verso quella

parte dove gik aveva

bianco fiore altra volta fra le


suoi passi
j

spine veduto dirizz

e quivi venuto
.

si

ferm dimorando per lungo spazio pensoso


giovanette
s'

Le due

aveva ciascuna

fatta

una ghirlanda delle


si

frondi di Bacco, e aspettando Florio

stavano alla
ve-

fontana insieme di lui parlando

non avendolo

2:^0

FILOCOPO
,

dillo entrar nel giardino

per pi leggiermente pas-

sare

il

rincrescimento dell' attendere, incominciarono

a cantare un'

amorosa canzonetta, con voci tanto dolci


pii tosto d' angeli
:

e chiare

che

che d'

umane

creail

ture parevano

e di queste voci pareva che tutto


:

bel giardino risonasse allegro


rio
,

le quali
:

udendo Flo-

si

maravigli molto, dicendo


cos

che novit que-

sta?
gli

Chi canta qua entro ora


al

dolcemente?

E con
fon-

orecchi intenti
il

suono
5

cominci ad andare in

quella parte ove


tana
,

sentiva

e giunto presso alla


.

vide
,

le

due

giovinette

Elle erano nel viso biansi

chissime

la qual

bianchezza quanto
.

conveniva di

rosso colore era mescolata


tutine stelle
glia rosa
,
,

I loro

occhi parca no matdi

e le picciole

bocche di colore

vermialle

pi piacevoli diveniano nel muoverle

note della loro canzone. I loro capelli

come
s'

fila

d'oro

erano biondissimi

quali alquanto crespi

avvolge.

vano infra
stite

le

verdi frondi delle loro ghirlande

Ve-

per lo gran caldo,

come

detto sopra, le tenere e


,

dilicate carni di sottilissimi vestimenti

quali dalla

cintura in su strettissimi mostravano la forma delle


belle

mamme

le quali
il

come due
si

ritondi
,

pomi

pi-

gnevano

in fuori

resistente vestimento

e ancora in

pi luoghi per leggiadre apriture

manifestavano le

candide carni
grandezza
,

La

loro statura era di convenevole

in ciascun

membro bene

proporzionate
il

Florio vedendo questo, tutto smarrito ferm

passo,

ed

esse

come
,

videro

lui

posero silenzio
si

alla dolce

canzone
gognoso

e liete verso lui

levarono
.

e con ver-

atto
il

umilemente
vostro disio
Iddii ne
1'
,

lo salutarono

G' Iddii vi
.

concedano
risposero :

rispose Florio

A
,

cui esse

g'

hanno conceduto

se tu nel

LIBRO TERZO
vorrai concedere
.

281
perch avete \oi
?

Deh,
11

disse Florio,

per

la

mia venuta

vostro diletto lasciato

Niuno

ilileito

possiamo avere maggiore che essere con teco


.

e parlarti, dissono quelle

Certo

e'

mi

piace bene,

ri-

spose Florio
ra
ste

e postosi a sedere con loro sopra la chia-

onda della fontana Incominci a riguardare que,

ora

1'

una e ora

l'altra, e a rallegrarsi nel viso, e

a desiderare di poter loro piacere: e dopo alquanto le

domand

giovani donzelle

ditemi che attendevate

voi qui cosi solette? Certo, rispose Edea, noi

fummo
andar

qui maggior compagnia

ma V altre

disiose d'

vedendo
sciarono
si
,

altre cose

noi qui quasi stanche solette la'1

debbono per noi tornare avanti che

sole

celi; e noi ancora volentieri

rimanemmo pensando
voi
,

che per avventura potremmo vedere


fortuna
la
ci

siccome

la

ha conceduto

Assai era graziosa a Florio


,

compagnia di costoro
,

e molto gli dilettava di

mi-

rarle

notando neir animo ciascuna


:

loro

bellezza,
g'

fra s talora dicendo

beato colui a cui


le

Iddi

tanta bellezza

daranno a possedere. Egli

metteva
.

in diversi ragionamenti

d'amore, ed

esse

lui

Egli
11

aveva la

testa dell'

una
11

In

grembo

e dell' altra
;

dl-

llcato braccio sopra


sottile

candido collo

e sovente con
'1

sguardo metteva P occhio tra


e le colorite carni
,

bianco

vesti-

mento

per vedere pi apertamen-

te quello

che

sottili

drappi non perfettamente cola

privano. Egli toccava loro alcuna volta


la colla debile

candida go-

mano

e altra volta

s'

ingegnava di

mettere le dita fra le scollature del vestimento e le

mammelle ^
atto

e ciascuna parte del corpo con festevole


,

andava tentando

e ninna era negata

di che egli

spesse fiate in s

medesimo

di tanta domestichezza e

23!i
di tale

FILOCOPO
avvenimento
si

maravigliava

Ma
,

non per

tangli

to egli era in s stesso

tanto contento

che niente

pareva star male, e la


dell^

misera Biancofiore del tutto

animo

gli

era uscita.
,

in questa

maniera stans*

do non picciolo spazio no a tanto recate


,

questi loro e esse lui

eragli

che altro che vergogna non

riteneva di pervenire a quell' effetto

del qual pi in-

nanzi da
le

femmina non

si

pu

desiderare.

Ma

il

lea-

Amore

il

quale queste cose tutte sentiva , senten,

dosi offendere

non

sofferse

ingiuria ricevesse Biancofiore,


rio
te

che questa vergogna e la quale mai verso Flo:

non V aveva simigliante pensata


al
si

tosto

coli'

agu-

sue saette soccorse

cuore che per oblio gi in


piegava ; e dico
,

altra parte stoltamente

che stando
,

Florio con queste cosi ntimamente ristretto

e gi

quasi avevano

le

due giovani

il

loro intendimento

presso che a fine recato senza troppo affanno di parole


,

l'

altra delle

due donzelle chiamata Calmena


,

levata alta la bionda testa

e rimirandolo nel viso, gli


la

disse:

deh, Florio, dimmi qual'


?

cagione della

tua palidezza

Tu

ne pari da poco tempo in qua


sentito alcuna cosa noiosa? Ala costei
,

lutto cambiato.

Hai tu

lora Florio

volendo rispondere
,

si

ricord

della sua Biancofiore

la

quale della domandata pali,

dezza era cagione


t

e senza rispondere a quella


,

git-

un grandissimo

sospiro

dicendo: oim

che ho
,

io
al-

fatto?

quasi ripentuto di ci che fatto aveva


si

quanto da queste
pensare

tir indietro,

cominciando forte a
a quello che fatto
:

con

gli

occhi a terra

aveva

e a dire infra s

medesimo
,

ahi villano uodi


vilssiraa
,

mo

non nato

di reale progenie

ma

che tradimento questo che tu hai pensato infino a

LIBRO TERZO
ora?

^33
al-

Come
altra

avevi tu potuto per costoro o per


in oblio Biancofiore
,

cun'

donna mettere

tanto

che tu desiderassi quello che tu desideravi di costoro?

che tu potessi mostrare amore ad alcuna, sicco?

me
ro
1'

tu a costoro toccandole gi mostravi


,

Ahi

perfi-

dissimo

ogni dolore

t'

bene
.

investito,

ma
ti

certo ca-

accatter la tua nequizia

Ora come

dichnavi

tu ad
te di

amare queste

la

cui belt picciolissima par-

quella di Biancofiore?
,

E quando

ella fosse

pure

molto pi

mente non

t'

come potresti tu mai trovare chi perfettaamasse come ella t' ama? Deh se questo le
,

fosse manifesto

non avrebb'

ella

ragionevole cagione
si
.

di

volerti
si

mai vedere ? Certo

Con molte
5

altre

parole

dolse Florio per lunga stagione

e cos do-

lendosi tacitamente,
gli si

Calmena, che la cagione ignorava,


lei

rappress

dimandando perch a

non rispon-

deva, dicendogli: deh, anima mia, rispondimi^

perch ora sospirasti cosi amaramente


cagione della tua turbazione nuova, n
colei

dimmi dimmi la

ti

dilungare da

che

pili

che s t'ama. Allora Florio con do:

lente voce disse


egli

donne
il

io

vi

prego per Dio che


,

non

vi sia grave

lasciarmi stare

perocch altro

pensiero che di voi


detto questo, levato
fosse eh' egli

m'occupa
si

la dolorosa

mente
,

sarebbe di quel luogo


far loro
s

se

non

non voleva

vergogna

Disse al-

lora

Edea; e qual cosa

t^ha

subitamente occupato?
,

Tu poco
linconico
ai

innanzi eri cos con noi dimestico

e parlan-

do ne dimandavi e rispondevi cianciando, e ora ma-

non

ci

guardi n

ci

vuoi parlare? Certo tu ci

senza fine maravigliare

ninna cosa rispondea


volsi

Florio , anzi a suo potere col viso in altra parte


tato
si

scostava da loro

le quali

quanto pi Florio

234

FILOGOPO
amorosamente s' acc ostavano,
pi pronta
si ri-

scustava tanto pi a lui

in tal

maniera stando, Galmena che gih s'era dell'a,

mor

di Florio accesa oltre al convenevole


s'

che Edea

appress a Florio
,

e quasi appena
cosi gli disse
la
:

tenne che noi baciasse


zioso giovane
,

ma

pure

o gra-

perch non
?

ci d' tu

cagione della

tua sub ta malinconia

Perch dilungandoti da noi diche poco innanzi eravamo da


?

mostri tu di rifiutarci
le s

benignamente accompagnate
?

Non
Certo

la nostra
g'

bellezza graziosa agli occhi tuoi

Iddii

si

terrebbono appagati di noi


tanto perseguitata da

non crediamo che Io


fosse pi bella di noi

Giunone
,

quando
s

ella

piacque a Giove
le spalle

n ancora Europa che


del grande iddio
,

lungamente caric

alcuna altra giovane crediamo essere stata pi bella di


noi
.

ne vegglamo

il

cielo

adorno di molte : adun*

que tu perch ne
altre
,

rifiuti ?

E con queste parole e molte


,

e con

atti diversi

e inonesti

sospirando guarnel quale


:

davano
I

di ritornar Florio al
.

partito

poco

avanti era stato

Alle quali Florio cos disse

ditemi
,

giovani, se g' iddii ogni vostro piacere v'


foste voi

adempiano

mai innamorate
SI,

cui esse subitamente ri-

sposero

di voi solamente; n
,

mai per alcuna

altra

persona sospirammo

tale

ardore sentimmo se noa


,

per voi

Certo
:

disse Florio

di

me non
state

siete voi gi
al-

innamorate
trui si
I

e che voi

non

siate
,

n sete d'

pare manifestamente

perocch amore mai ne'

primi conoscimenti degli amanti non sofferse tanta disonesta


parlaste
,

quanta voi verso me, con cui voi mai non


,

avete dimostrata: anzi fa


,

gli

animi temorosi

e adorni di casta vergogna

infinch la lunga consue.

tudine

fa gli

animi essere eguali conoscere

che

LIBRO TERZO
questo
sife, la

235
con dubbiosa
di

sia

vero assai

si

manifest nella scelerata Pa,

quale bestialmente innamorata


,

mano

ingegnandosi di piacere
,

temendo

non

di.

spiacere

porgeva

le tenere erbette al

giovane toro

Ora quanto pi
d'

avria costei

temuto

d'

uno uomo,
,

in

cui pi ragionevole conoscimento fosse stato

poich
,

un bruto animale dubitava? Certo molto pi

pe-

rocch era innamorata.

E chi volesse
si

ancora nelle an-

tiche storie cercare, infiniti esempli troverebbe d' uo-

mini e

di

donne

a cui le forze

videro tutte fuggite


.

ne' primi avvenimenti de' loro amanti

per che di
,

me

innamorate
i

siate noi

mi

vogliate far credere

ch*io

conosco

vostri

animi disposti pi a ingannare che ad


siate

amare
trui,

Appresso che voi non

innamorate d^

al-

come voi dite, m'


che verso

manifesto, perocch
il

non m'av-

viso

me

dimenticando

principale

amado-

re, poteste

dimostrar quello che dimostrate, che'l leale


vi

amore noi consentirebbe. Ond'io


ni,

prego, belle giova-

che

me lasciate stare, perocch voi colle vostre parole


i

credete

miei sospiri

menomare,
,

e voi in grandissima
in ogni atto
,

quantit

gli accrfescete

e di

me
d' la
,

fuori

che

d'

amore,
.

fate quello

che

amico o

di servidore
lavi-

fareste

Udendo questo Edea

quale le infinte
il

grime non avea guari lontane, bagnando


so
,

candido

con lagrimevole voce messesi


si

le
,

mani nel
dicendo
.

sottile
:

vestimento tutta davanti

squarci

om
In cui
,

misera

maladetta

sia
,

l'

ora eh' io nacqui

avr io ornai speranza

poich voi in cui sperava


,

per cui ora credeva sentir pace


dete che
'1

mi

rifiutate?

N
si

cre-

mio cuore per

lo vostro

amore

con-

sumi, perocch forse troppo pronta a volere adempiere


i

miei desiderii vi sono paruta

Crediate che niu-

236
na
altra cosa a
,

FILOGOPO
questo m' ha mossa altro che soperchio
la
il

amore

quale del mio petto ha


e

debita vergogna
vostra

cacciata

me

quasi

furiosa

ha
,

fatto uella

presenza tornare.

Ahim

misera
,

ornai disperata la

mia

vita,

misera bellezza

partiti del

mio
ti

viso,

poich colui per cui io cara


va diligentemente,
ti

ti

teneva
,

guarda-

rifiuta

Deh

Florio, poich a

grado non

v'

consentirmi
,

quello

che lunga spenelle vostre

ranza m' ha promesso


braccia
1'

piacciavi che io
.

ultimo giorno segni


le naturali

Io sento al
le

misero

cuore mancare
role
.

potenze per

vostre pa,

Oim

uccidetemi colle proprie mani


viva.
,

acciocla trista

ch

io pili

miseramente non

Mandatene
la

anima

alle dolenti

ombre

di Stlge

dove minor do.

gha aspetta

che quella che ora sostiene

Ahim

quanto degnamente da biasimare sarete, quando


sapr
la

si

dolente Edea essere per


.

la vostra
le

crudelt

partita di questa vita


stei

Florio
,

che

lagrime di cola

non potea
:

sostenere
,

per

piet

confortava

dicendo

o bella giovane

non guastare

coli'

amaritu-

dine del tuo pianto la tua bellezza, spera che pi grazioso giovane
ti

conceder quello che


le

io

non

ti
1'

posso
usata

donare

Ritrova

tue

compagne
i

e con loro

festa riprendi, e

non impedire
:

miei sospiri colla pieli

t del tuo

pianto

che

io

ti

giuro per

miei Iddii
,

che

se io fossi

mio, e potessi mi a mia


1'

posta donare

niuna m' avrebbe se

una di voi due non m'

avesse*

Ma

io

non posso quello che non mio donare senza

congedo. Cominci allora Calmena a dire: o erudii issi ino

pi che alcuna

fiera

or
ti

sentire di negare a noi quello


to se tu hai

che

come puoi tu condimandi amo? Cer,

tuo amore ad

altra

donato

niuno amo-

LIBRO TERZO
re tanto leale
sere rotto
.

287
per la

clie a' nostri

preghi non do vesse es-

Pensi tu che se egli avviene che


s'

tua crudelt alcuna di noi

offerisca a noiosa
se', se
?

mone

che quella giovane di cui tu


tura d" alcuna
y

tu

se'
,

peravvenanzi biasi,

te

ne ami pi
:

Certo n

mer
certo
ci

la tua crudelt
il

nostri preghi son tanti


si

che

casto Ippolito gi

saria piegato
,

Or come
ome
tu ci

puoi tu almeno negare alcuno bacio


,

de'quali poco

avanti ci sareste stato cortese


fai

se

si

ardite e

fossimo state

Certo se alcuno ce
il

ne porgessi con
egli

quel volere che noi

riceveremmo,

sarebbe non
conces*

poco

refrigerio de' nostri affanni.


,

Deh adunque
disii
,

dicene alcuno

acciocch

g'

Iddii pi benevoli
s'

in-

chinino a concedere a te quello che tu


cosa da te in questo atto disiata
se
ti
:

alcuna

cui Florio rispo-

giovani donzelle, ponete fine a cuesti ragionamen-

perocch quella parte die di

me doman date,

pi

cara che altra da

me
\

tenuta

conciossiacosach nin-

na

altra

ancora ne

sia stata

conceduta a quella di cui

io sono interamente

e pi avanti

non mi dimandate,
.

che da

me

altro

che dolore non avreste

pregovi

che me, che pi di sospirare che di parlare con voi ora

mi

diletto,

qui solo

lasciate, e

andatevene, perch ci
le

che mi dite tutto perduto. Questo udendo


giovani
senza
il
,

due

col viso dipinto di vergogna


:

della sua pre-

si

levarono senza p i parlare


1'

e perciocch gi

sole cercava

occaso
1'

tornate nel gran


all' altra
:

palagio
,

si

rivestirono, dicendo
sta cosa

una

ahi

come
la

giu-

sarebbe se mai d' alcuno giovane


,

grazia

non avessimo
abbiamo

pensando

al

nostro ardire

col quale

tentato di volere questo giovane


,

levare alla
gli

sua donna senza ragione

avvegnach

Iddii

ed

2^8
egli ce n'

FILOGOPO
abbiano bene
fatto quell*

onore che di ci^

-moBtoHfcama^^ cf mestite. raccontaFono ai

duca

la biso5

gna come era passata con noa poca vergogna


lui

e
,

da
ri-

con grandissimi doni sconsolate


alle loro case
il
.

si

partirono

tornando

Avendo
essi

duca e Ascalione veduto apertamente ci

che Edea e Galmena avevano adoperato, e ora fu che


credettero che
il

loro avviso riuscisse al pensato

fi-

ne,

ma

poich videro quello esser

fallato, dolenti della

mala

vita di Florio si partirono del


,

Im^go dove stavano,

se ne vennero al giardino

dove Florio con dolore


;

pieno di pensieri soletto era riniaso

e lui trovarono
la sinistra

pensando

avere la bionda testa posata sopra

mano 5
more
la

quali poich pietosamente alquanto riguar,

dato r ebbero

cos

cominciarono a dire
pace
ti

Florio

A-

tosto nella disiata

ponga

Era Florio
,

tanto nello

immaginar
,

la

sua Biancofiore

che n per
si

venuta di costoro
aspetto
,

n per
cosi
gli

lo loro saluto

mut n

cambi

ma

stette

come

colui che ve-

duti n uditi ancora non


distesa la

aveva. Allora Ascalione


,

mano il

prese per lo braccio

e lui tirando,
?

disse

o innamorato giovane, dove


te uscito

se* tu ora
,

Dormi
e

tu

o se'pensando fuori di
?

che tu

al nostro
,

saluto niente rispondi

Riscossesi allora Florio


si

quasi stordito senza niente rispondere

mirava din-

torno

ma dopo

molti sospiri

alquanto da' pensieri

sviluppato, alzata la testa, disse: oim, orchi vi


a vedere la miseria della

mena
e voi

mia

vita

alla

quale forse
,

voi credete levar pena con parole confortevoli

pi n' aggiungete? Se pu
che

essere,

caramente

vi

prego

me

qui solo

lasciate,

acciocch io possa quel pen-

siero ritrovare nel quale io fui

quando scolendomi

me

, ,

LIBRO TERZO
ne cacciaste
.

289
:

A
,

cui Ascalione cosi rispose

amore e

maraviglia ci fanno qui venire , n gi da te intendia-

mo
rio:

di partirci

se

prima

a'

preghi nostri non ne di.

rai quale nuova cagione

ti

fa tanto pensoso

Disse Flo-

ninna nuova cagione

ci del

mio dolore ; amore


.

solamente in questa vita


lora
il

mi

tiene

E
t'

come ?

disse al-

duca

io

mi credeva che
,

tu

ingegnassi di se-

guire

il

mio

consglio
ti

il

quale io

l'altr' ieri

quando

cosi pensoso

trovai

i'

avea donato, e gi mi pareva


,

che quello piacendoti cominciato avessi


sopra
1'

e tu pure
vita

usalo

modo

se'

ritornato

Questa tua
,

in

ninno atto d' innamorato mi pare


dubitare che tu forse non
sa

onde

forte

da

del senno uscito, perocdiletti

ch

gli altri
i

innamorali con varii


,

cercano di mi-

tigare

loro sospiri

ma

tu con pene
,

mi pare che
che codi-

vada cercando d' accrescergli

Se

volessi dire
>

me

alcuni altri non

gli potessi

usare

sai

che non
:

resti

vero

perocch ninna resistenza ci


ti

dunque
io

perch pure in sul dolore


volta

dai

Deh com'

alira
,

ti

pregai ancora

ti

prego che alcuni ne prenda


il

quali usando valicherai

tempo con meno

tristzia,
disii.

e gl'Iddii in questo mezzo provvederanno a 'tuoi

Udite queste cose Florio sospirando disse

amici,
e veggio

ben conosco

voi prontissimi alla


la

mia

salute
,

apertamente che
occulti
a'

mia
i

vita vi
diletti

duole

n similmente

non mi sono

che prendere potrei


ingegnate di
sia uscito,

quali con tanta efficacia


io forse del

v'

trarmi

pensando che
in dolore
sciate

senno

perch pure

pensando dimoro; ora acciocch voi conoio sia a quelli

com'

prendere disposto, e ancora


vi

come

voi del

mio dolore non


qual
sia la

dovete maravigliare
.

vi voglio dire

mia

vita

Dico che diverse

24o
immaginazioni
e

FILOGOPO
pensieri

m' occupano

continua-

mente

delle quali alcuna ve ne dir. Primieramente

io sopra tutte le cose desidero di vedere

Bian cofiore,
cosa

siccome quella che pi che alcuna

altra

da

me
s'

amata

e dicovi che tante volte, quant' ella nella

memoria mi viene,
accende
,

tanto in
si

me questo

disio

pii!i

focoso
,

e togliemi

da ogni altro intendimento pi che alcuno

che

se allora io la vedessi crederei


;

id-

dio esser beato

e sentendo questo essermi levato, soio


al

lamente perch
te
,

Y amo,
mio

non per

rdtro acciden-

niun dolore

simigliante.

appresso quevita
,

sto io vivo in continua sollecitudine

della sua

temendo non
lei
,

ella

la

quale so che m'

ama come
,

io
li

sostenga simili dolori a quelli che io sostengo


,

quali

perocch di pi debole natura eh'


la

io

non

so-

no

dubito non

offendano

o di gravosa inflrmith

o di morte

le sian

cagione

e troppo pi

mi

fa

della

sua vita dubitare V acerbit del

mio padre
lei

e della

mia

madre
der

li

quali io sento contra

prontissimi, e ve.

me 11 pare
me
la

insidiatori della vita di lei


lei

ninna ca,

gione falsa che in

inducere possa morte

che

non

paia vedere andare cercando al


il

mio padre
gli

per fornire

suo falso volere,


,

il

quale altra volta


,

venne

fallito

e
io

non pensa

il

misero

che

all'

ora

che

ella

morr

non vivere pi
gelosia
,

avanti.

in gravis.

simo affanno mi tiene

e la cagione questa
stabilit
,

Le
le,,
li

giovani donzelle sono di poca

e per la

loro bellezza da molti amanti sogliono essere stimolae

gr

Iddii

non che

le
la

femmine,
volont
la

si

muovono per
.

pietosi

preghi a far
lei
,

de' pregatori
,

Io
:

sono lontano da

n veder

posso

ella

me

molti giovani credo che la stimolino per la sua

bel-

LIBRO TERZO
ezza
,

241
io,

la

quale ogni

altra passa

or che so

se ella
,

non potendo aver me se ne prender alcun altro posto eh' ella non possa migHorare ? Egli si suol dire che le femmine generalmente hanno questa natura
eh' elle pigliano sempre
sieri
il li

,'

peggio

Con
di

questi pen-

ne ho molti

altri

quali troppo penerei a vo:

lergli

particolarmente spiegare

ma

loro vi dico

che

essi

impediscono tanto
;

la

mia

vita

che

me

l'

hanla

no recata a noia
morte
,

e per

minor pena desidererei

la

quale ancora non pena reputerei, se gl'lddii

donare
tete

la

mi
io

volessero

ma
mia

graziosa gioia

Veder potrar-

come
solo
,

mi posso

prendere alcuno diletto


gioia
il

re

mio bene

e sola

pensare a Bian-

cofiore

e questo quello che la poca vita che ri-

masa m*
se la

mi
vita

tiene nel corpo

ond* io vi prego che


il

mia

amate non mi vogliate torre


duca

poter

pensare

Cominci

allora

il

cosi a parlare
tali
.

Ben

ci

manifesto te essere da tanti e

pensieri stimolato tu

quanti ne conti

e da molti piii

Ma
,

non dei per


tosto

volere con morte dar luogo al pensare pi

che

con diletto prolungare

la

tua vita

acciocch pi tem-

po pensar possa
ti

Onde

se nullo

prego dee valere noi


,

preghiamo che tu prenda conforto


con
diletti

e da cotesti
t'

pensieri

continui

ti

lievi

e se forse
,

occulta

come

tu nel tuo parlar dimostri


,

la

cagione

perch devi pigliar diletto

noi

non ce ne maravigliail

mo

perocch in cosi
si

fatti

affanni le pi volte
.

vero

conoscimento

suole smarrire

Ma

noi che di fuori

di lai tempesta
le vie

dimoriamo conosciamo quali sieno


,

da uscire di quella
,

e per non

ti

sieno gravi

alquante parole

le

quali se ascoltate metterai in ef-

ViLocopo T.

1.

16
^\J

%i^
fello
,

FILOGOPO
ti

vedrai senza periglio venire a grazioso porto.


ti

Tu
che
te

ti

duoli del focoso disio che

stimola di veder

Biancofiore, che vedere


ti

non

la puoi.

Certo ben credo


dolore che tu
.

dolga

ma

credi tu per questo


?

ne dai pi tosto vederla


ti

Certo no

Dunque
al

spe-

rando confortare
sente disio
fornire
,

dei

e dare alquanto sosta al prefai


.

conoscendo come tu
lo

che

presente
la

non

puoi con tuo onore


la

Pensa che
j

forella

tuna non terr sempre ferma

ruota

cosi
ti

com'
,

volgendo

dal cospetto di Biancofiore


ti
,

tolse
ti

cosi in

quello ancora lieto


pensiero che porti
ti

riporr

Similmente
1'

dico del

non Biancofiore per


tieni

amore che
:

porta sostegna o gravosa infermit o morte


il
,

ci

vano pensamento e per niente

perocch amo-

re mai non porse morte ove le parli fossero in uno


volere
.

Che

ella
,

infermasse io

il

disiderrei

solo

che

per amore fosse


potrei conoscere

pensando che per quella infermit

me

da

lei

tanto

amato che

fatto

accidente ne le seguisse per lo non potermi vedere

Oim
i

quanto pi da pensare della

sanit, la

quale
;

sonni interi e le malinconie lontane esser dimostra


.

e per questo del tutto dei lasciare andare


il

Se dubiti

tuo padre non forse


,

come

gi fece la
,

voglia ofUn-

dere

ci

non da maravigliare

che noi di niuna

cosa non abbiamo tanta ammirazione, quanto egli abbia tanto sofferto la sua vita, sapendo
quella che tu per
la
lei

come

sia

fatta

meni

Onde

li

dico che lenendo


:

maniera che

fai

ragione hai di dubitare


,

ma

vo-

lendo prendere conforto


altra volta
ti

e voler seguire la via che io

mostrai, niuna dubitazione le ne bisogna


ti

avere
il

che

io

giuro per

1'

anima
figlia

del
,

mio padre che


ad

re

ama

Biancofiore quanto

e ninna cosa

LIBRO TERZO
ira
il

a43
,

potrebbe muovere contro ad essa


.

se

non
ti

la

tua

sconcia vita

Se vuogli dire che

gelosia

stimoli
,

questo contro a quello che davanti dicesti


Biancofiore pi che s
t*

cio che

ami

perocch gelosia non


,

suol capere se non in luoghi sospetti

e tu primiera-

mente affermi ninna sospizione


te esser geloso
.

esserci

che possa di
,

Ma

certo
sia

come che

tu parli

me
lei

pare che niuna cosa

ianto

amata da BiancoGore

quanto
aver

se' tu |

onde per questo niuno pensier di

conviere. Appresso chi sarebbe quella


1

si folle,

che avendo
se',

more

d'

un
,

cosi fatto giovane


iiglii,>olo

come

tu

bello gentile e ricco

di
le

re

lasciasse
pi-

quello per uiuno altro?


gliano
tutte
,

*'^

vuoi dire

femmine
a*

sempre

peggio

questo non
le

intende per

ma

solamente per
si

poco javie
.

la

qual cosa

ancora negli uomini


fiore savissima
,

trova

veramente Bianco-

e ci nel suo portamento e nelle


.

sue operazioni i manifesto

Or dunque pensando be?


,

ne queste cose

chi dovrebbe pi confortarsi di te


,

Tu

bello

tu ricco

^u gentile
,

giovane , tu amato

da colei che tu ami

per amor della quale dovresti


in
.

sempre pensare di vivere


sano
le ti potessi

modo che

grazioso e
fosse in
,

presentare

Se simile caso

me

io

mi

terrei oltra

misura caro per pi piacerle


la vita lunga,

n per ninna cosa disiderrei tanto


per lungamente poterla servire
e da malinconia
, .

quanto

te

pi vinto da ira
,

che consigliato dalla ragione


,

cer-

chi la morte per conforto


in dolore

sempre

in

pensiero e

dimori

e vai

quali n vedesti n vedrai

immaginando quelle cose le giammai se agP Iddii pia,

ce

Folle colui che per


,

li

futuri danni senza cersi

tezza spande lagrime

e in quelle pi d' impigrire

244
diletta
,

FI
uomo come
ti

LOGO PO
a'

che d' argomentarsi di resistere

danni.

DeK

se tu se'
forti

sono

gli altri

giovino tanti conil

quanti noi

doniamo, e vaglia
,

mostrarti la
so-

verit

come

noi mostriamo

non indurare pure

pra
ca
il

il

tuo non vero parere. Rallegrati, che tanto manil

senno quanto
il

conforto ne' savi


all'
,

Florio

qual sentiva in s graziose parole


,

ani-

mo

innamorato

che di quelle aveva bisogno


:

con
acci-

meno
denti

dolente viso cos rispose

amici,
.

a' subiti
'1

mal
si

si

pu argomentare

Ma

che che

mio

padre
re
le
il

deggia fare , io pure


,

m' ingegner

di prende-

vostro consiglio

cacciando da

me

il

dolore deldirizzarono

non presenti cose

questo detto

si

tutti:

e uscendo del giardino per


il

le stelle
,

che gi ave-

vano

cielo de' lor

lumi dipinto

ritornarono quasi

contenti alle loro camere.

Mentre
lasciata

li

fati

trattavano cos Florio

Biancofiore
gra-

da

lui torn al perfido


reali palagi
,

padre

nell' usata

zia

dimorando ne'

con non minor quan-

tit di sospiri

che Florio

avvegnach pi saviamente
.

quelli guardasse nell' ardente petto


renti avversit

Ma
lui

le

trascor-

che

il

loro corso verso Florio avevano

volto

con non usato slimolo ancora


assalirono in questa maniera
.

miserabilnella

mente

Era

corte

del re Felice in questi tempi

un giovane
,

cavaliere

chiamato Fileno
slumi ornato
,

gentile e bello
1'

e di

virtuosi

co-

a cui

ardente amore di

Florio e di

Biancofiore era occulto, perocch di lontane parti era,

pochi giorni dopo

la

crudel sentenza di Biancofiore

venuto

il

quale
,

tosto

come
s'

la chiara bellezza vide


lei,

del suo viso

incontanente

accese del piacer di

e senza misura la cominci ad

amare

e in

diversi

LIBRO TERZO
atti s*

a45

ingegnava di piacerle
si

avvegnach Biancofiore
saviamente portandosi

di ci niente

curava

ma

mostrava che

di queste cose ella

non conosceva

L'aal re

more
n

elle

Fileno portava a Biancofiore non era


occulto;
i

alla reina

quali acciocch
s*

il

cuore di
e Florio

Biancofiore di nuovo piacere


fosse

accendesse

da
,

lei

dimenticato

contenti di tale

innamora-

mento
leno
,

pi volte nella loro presenza chiamavano FiBiancofiore


i
,

a cui facevano venire davanti

con

lei talvolta sollazzevoli


,

parole parlare
si

ma

ci

era niente

che Biancofiore di lui

curava poco, anzi

sospirando vergognosa bassa va


gli

la testa

come

davanti

veniva, senza

giammai

alzarla per

mirar

lui, se ci
rei-

non
na
,

fosse stalo alcuna fiata in piacer del re


i

o della

quali conosceva essere di tale

amore
i

allegri, av-

vegnach Fileno pensasse che que* sospiri

quali dal

cuore di Biancofiore movevano uscissero fuori essen-

done

egli cagione.

Mostrando Biancofio re per conforto


il

della reina d'

amare

giovane cavaliere, avvenne che

dovendosi ne* presenti giorni celebrare una grandis-

sima solennit ad onore di Marte iddio delle battaglie


,

e nella detta solennit

si

costumasse un giuoco

nel quale la forza e


del paese tutta
si

V ingegno de' giovani cavalieri


,

conosceva

Fileno

si

propose di vo-

lere in quel giuoco per


la

amore di Biancofiore mostrare


gioia di

sua virt
avesse
,

ma

ci se alcuna

Biancofiore

non

la

quale in quel luogo per soprassegnale


fare
.

portasse,

non volea

Ond'egli un giorno
,

si

mosse,

vedendo Biancofiore

stare colla reina

e con dubbioso

viso davanti alla reina cosi a Biancofiore in

cominci

a parlare

o graziosa giovane
,

la cui

bellezza

Giove

credo nel suo seno formasse

e a cui io per volere di

246
quel signore
,

FILOCOPO
alla forza del cui

arco non poterono re-

sistere gl'Iddii,
li

sono umilissimo e fedel servidore, se

miei preghi meritano d' essere dalla tua dignit u,

diti

con quello

effetto

che pi graziosamente
5

gli

ti

presenti gli

mando

fuori

e pregoti

che conciossie,

cosach

la festa del nostro iddio

Mar^e
,

le cui vestigie

io siccome giovane cavaliere seguito

si
li

debba da qui
giuoco cie'po,

a pochi giorni celebrare


tenti giovani

e in quella
sai

siccome tu

deggia fare

e io in-

tendo in quello per amore di te mostrare le mie forze,

che tu alcuna delle tue gioie mi doni


tando in quello per sopransegca
ardire che io
,

la

quale porlauto pi

mi porga

non ho

eh' io possa acquistare vittoria.


di vergognosa ros-

Biancofiore

udendo queste parole


il

sezza dipinse
si

candido viso,

si

tosto

come
,

il

cavaliere

tacque

non sapendo che

si

fare

si

volt verso

la

reina riguardandola nel viso con dubbiosa luce.


,

A
e

cui la reina disse: giovane damigella, alza la testa

perch hai tu presa vergogna


dice
il

Dubiti tu che ci che

cavaliere

non

sia

vero? Certo che nella nostra


,

gran

citt

ninna donna dimora

la

cui bellezza
ti

si

possa agguagliare al tuo viso, e perch egli


grazia
virti
, ,

dimandi
ser-

siccome quegli che per amore desidera di

ci

non

gli

dee essere da te negato


delle tue cose
,

ma

beni-

gnamente alcuna
che pi
gli

quella che tu credi

aggradi

gli

dona

che usanza degli a.

manti insieme donarsi


Biancofiore allora
al cavaliere
si
:

talvolta delle loro gioie


,

Disse
io

altissima reina

e che

doner

che
?

il

mio onore e
:

la

dovuta fede non

contamini

La

reina rispose

Biancofiore,

non duan-

bitare di questo, che quelle giovani a cui

li fati

cora non

hanno marito conceduto possono

libera-

LIBRO TERZO
tiente clonate quello

^^7
magli

che a loro piace senzd vergogna.


ti

E
sia

che
f

sai tu se essi

ancora costui
:

serbano per

rito
,

per donagli
il

e acciocch pi grazioso

prendi
tal

velo col quale tu ora la tua testa copri.

Egli h

cosa,

che

se

pure

te
,

ne vergognassi

potresti
altra

negare d' avergliele donato


1*

affermando che da

avesse avuto
.

perciocch molti sene trovano simi*


,

glianti

Biancofiore costretta dal parlare della reina

colla dilicata
testa
,

mano

si
il

svilupp

il

velo della bionda


il

e sospirando
l'

porse a Fileno,

quale in tanta
la cre-

grazia

ebbe che mai maggiore ricevere non

deva

rendute del dono debite grazie a Biancofiore,


si

con esso da loro

part tutto allegro: e

venuto
,

il

tem-

po del giuoco,
nel giuoco che

legatosi quel velo alla testa


la

niuno fu
qual cosa

sua forza passasse

per

la

sopra quello, in presenza di Biancofiore, merit d'essere coronato d' alloro

La

fortuna non contenta delle tribulazioni di Florio


la rict;-

condusse Fileno a Montorio pochi giorni poi


vuta vittoria
,

il

quale

la

onorevolmente ricevuto da

molti, nella gran sala del duca incominci a narrare


a'

giovani cavalieri suoi amici


acquistato onore
,

quanto fosse

stato
atti

disegnando con parole e con

quanta forza e ingegno adoperasse per ricevere in s


tutta la vittoria,
si

come
,

fece: poi entrato in altri diver-

ragionamenti

venuti a parlare d'

amore

simile,

mente

s propose essere pi

che

altro
lei

innamorato

e
1

di pi bella

donna

come da

niuna grazia era


,

che non

gli fosse

conceduta se dimandata V avesse


gli

dopo molte parole disavvedutamente


data Biancofiore
:

venne

ricor-

e Florio che non era troppo lontasi in

no, e aveva udito tutte queste cose, e piangeva

2^8
medesimo
d'

FILOCOPO
amore
,

che

lui

paggio che alcuno altro


ricordare Biancofiore,
lei

innamorato

trattava,

come ud
si

e per le precedenti parole

conobbe

essere quella

donna

di cui Fileno tanto


si

lodava, incontanente

camsta-

biato nel viso

part da'

compagni tacitamente^ e
and

to per picciolo spazio, ritorn nella sala coll'usato vi-

so

amichevolmente verso Fileno

se n'

il

quale

come Fileno
si

il

vide, levatosi in pie

con quella
Allo-

riverenza che
ra Florio
,

conveniva, incontro
pili

gli si fece.

per
,

accertarsi di ci

che sapere non

avra voluto

mostrando di voler

d' altre cose parlare

con

lui,

presolo per lo braccio senza altra compagnia

nella sua
stisi

camera ne
il

lo

men

e quivi
,

amenduni po-

a sedere sopra

suo

letto

Florio con infnto viso

de' suoi accidenti

e delle maniere de' lontani paesi


1'

dov' egli era stato

incominci a domandare
gli disse
r

e poi

quando tempo
stro viso

gli

parve

se

'1

colore del vo-

non m' inganna voi mi parete innamorato.


;

cui Fileno rispose

signor

mio

sopra
,

tutti gli
,

altri

giovani

amo Ci mi
,

piace assai

rispose Florio
,

pe-

rocch nulla cosa

m'

tanto a grado
:

quanto avere
,

compagni
se Fileno

ne'

miei sospiri

ma

ditemi

se vi piace

da quella donna cui voi amate


:

siete voi

amato? Dis-

niuna cosa m' accende tanto amore nel


II

cuore

quanto

sentire

me

essere

amato da quella
state

cui io pi che

me amo.
,

Certo voi

bene,
che voi

disse
sia-

Florio:
te

ma
.

ditemi

come

conoscete voi

da quella che tanto amate amato? Dirollovi, rispo-

se Fileno
tre cose

Che

io sia

amato da quella che


.

io

amo

me ne

fanno certo

La prima
,

si

il

timido

sguardare con focosi sospiri

nelle quali cose io aper-

tamente conosco intero amore: appresso

me

n'accer-

LIBRO TERZO
tano
le
le

M9
amore da gendquale io X;-

rirovate gioie

le quali

senza
:

donna mal donate non sarieno

e la terza cosa c{e

questo
gio
il

mi mostra

si

1'

alleijivzza della

bel viso ripieno d' ogni felice caso


.

che m' av-

vegna

Bene sogliono

essere le predette cose veri te-

stimonii d'amore, disse Florio;

ma

ditemi, se vi pia-

ce

che gioia rireveste voi giammai dalla vostra don-

na

Perocch alcune volte sogliono donar gioie

le

quali

non sarieno degne


non

di mettere in

conto

Certo,

disse Fileno,

di quelle la

mia,

ma

da tenere caio

rissima

e acciorch voi sappiate

quanto

ne deggia

tener cara una che io n'ho qui meco, vi dir


la ricevetti.

come

io

Ci mi piace, rispose Florio


cos
si

Allora Fi-

leno incominci
nel giuoco che

dire

dovendo noi giucca re


di

fa

nella solennit

Marte pochi

giorni passati celebrata, io nella sua presenza


dai, e

me

n'an-

umilemente

la pregai

che

le piacesse a

me, suo
,

fedelissimo servidore, donare una delle sue gioie

la
.-il

quale io per lo suo amore portassi nel giuoco: essa

mio prego mossa


colle dilicate
testa
:

benignamente
si
il

in

mia presenza

mani questo velo


il

lev dalla sua bionda

e traendo fuori
il

velo

mostr a Florio

poi seguendo

suo parlare disse: e appresso aggiunse,


lei

che

io

per amore di
assai
il

mi

dovessi portar bene

onde
mani-

se questo

manifesto segnale di vero amore


.

voi

come me

potete conoscere
:

Ma

pi che

festo, rispose

Florio

e certo ogni altra cosa maggiore


:

da essere da voi sperata. Disse allora Fileno

sicu-

ramente che

io

molto pi avanti ne spero


la

n credo

coir aluto delll nostri Iddi che


ga
fallita
.

mia speranza ven-

Florio ancora di tutto questo non conten,

to gli disse: Fileno

se g' Iddi ve

ne facciano tosto

aSo

FILOGOPO
,

venire a quello che desiderate


se questa vostra

ditemi, se lecitovi ^,
e chi ella
?

donna bella

Rispose

Fileno
dovessi

signor
il

mio

mai

ella

non mi comand ch'io


n

suo

nome

celare, n la sua bellezza richiede


,

d* essere tenuta a

chi desidera di saperlo occulta

a voi niuna cosa sarebbe da nascondere: e appresso


fido tanto nel

buono amore che


il

io

conosco ch'ella

mi mi

porta

che postoch alcuni


torre
vi
,

sapessero e volesserlami

amando

non potrieno
dir
il

Onde
,

poich vi piace

di saperlo

nome

il
.

quale udendo co-

noscerete quanta sia la bellezza


tutto sono
,

La donna

di cui io
si

e per cui amorosamente sospiro,

chia-

ma
glio

Biancofiore, e dimora ne'reali palagi del vostro


la

padre in compagnia della rema Voi

conoscete

me-

che

io
,

non

fo

e sapete bene quanta sia la sua

bellezza

e quinci potete vedere se per graziosa donal-

na

io

son da amore costretto. Riguardollo Florio

lora nel viso senza


vi tiene

mutare
bella

aspetto, e disse
,

veramente
pii'i

amore per

donna

e ora

mi piace
.

ci che detto

m*

avete che prima


,

non faceva

Ma

una cosa
te
,

vi

prego che facciate

che saviamente amiatanto

e guardatevi di

non

lasciarvi

prendere ad

Amore che
lui
;

a vostra posta partire


il

non

vi possiate
,

da
per

perocch io

quale vivo pieno di sospiri


,

ninna altra cosa mi dolgo


lui partirmi
,

se
:

non perch'

io vorrei
,

da

e non posso
,

e la cagione

perch io

amai una donna

e ancora plii che

quello che vedere


le cose
,

me ne parve ella
amore

me Pamo, e per am me sopra tutte


mi don quesempre
lasci
,

e in luogo di vero
il

ella

sto anello

quale io porto in dito


lei ;

e porter

per amore di
douossi a

e poco tempo appresso

me

un

altro di

molto minor condizione che io

LIBRO TERZO
non sono
5

25i
vorrei partire da
tutto

per la qual cosa io ora


,

mi

aincre e non posso


ta.

e lei

ho quasi del

perdu-

Se a voi

il

simigliaiite avvenisse, certo egli sareb-

be da dolerne

a ciascuna
:

persona che voi


,

amasse

Disse allora Fileno


voi
11

Florio

buono

il

consiglio che
io

mi donale
.

e se

io credessi

che mi bisognasse

prenderei

Ma

senza dubbio la conosco tanto co,

stante giovane
,

che mal dal suo proposito


eh* ella
gli altri
,

cio da

amar me non credo


voi vantaggio da tutti
sar
,

si

muti

Dunque
5

avete

disse Florio

e se cosi

pi che nullo iddio tener vi potete beato . L'ora


il

del mangiare gli lev da questo ragionamento,

quale
all'al,

non

dilettava tanto all'

una

delle parti
;

quanto

tra era gravissimo e

noioso

e usciti della

camera
s'

lavate le

mani

alle

apparecchiate tavole

assetta-

rono

Stette Florio alla tavola senza prendere alcuno ci-

bo , rivolgendo in s 1' udite parole di Fileno nendo eon forte animo 1' angosciosa pena che
gottito

soste-

lo sbi-

cuore sentiva per quelle

Ma

poich

le tavole
gli
,

furono levate* e a ciascuno fu lecito d'andare dove


piacea
,

Florio soletto se n'entr nella sua camera


,

serratosi in quella

sopra

il

suo

letto

si

gitt disteso, e

sopra quello incominci


a giovane innamorato
si

il

pi dirotto pianto che mai


:

vedesse fare
la

e nel suo pianto


,

incominci a chiamare
cos
:

sua Biancofiore

dire

o dolce Biancofiore, speranza della misera ani-

ma

quanto

stato

1'

amore

eh' io

l'

ho portato e

porto da quell' ora in qua che prima ne' nostri giovani anni ci
Si

innamorammo

Certo mai alcuna donna

perfettamente non amai

come ho

te

amata
.

Tu
luca

sola se* stata

sempre donna del misero cuore

IN

aSi
cosa fu che per

FILOGOPO
amor
di te io

non

avessi fatto. Nutia


.

gravezza fu

che lieve non mi

fosse paruta
,

E
al

certo

quando

il

noioso caso della misera morte


fosti

alla

quale

condannata

tu

ninno dolore fu simile

mio

infinattanto che
t'

colla

mia destra mano mia


,

liberata

non
i

ebbi

Deh

misera
,

la vita

quanti sono

slati

nuovi sospiri
dere!

poich lecito non mi fu di poterti veil

Quante lagrime hanno bagnato


ti

dolente petto,

nel quale io continuamente effigiata

porto cosi bella

come

tu se'
il

n mai ninno conforto pot entrare in

me

senza

tuo

nome

Ninno ragionamento m^ era


la

caro senza esservi ricordata tu, di cui ora


cosi spogliato

speranza

mi

lascia

pensando che
ed
la

me
io

per Fi-

leno abbi abbandonato

cagione

perch ve-

dere non
tra

ti

posso. Certo tu
te

non puoi dire che

mai

al-

donna che

amassi

Da

assai

sono stato tentato, e


al

mai nluna pot


io

vantarsi che

alquanto
cosa

suo piacere

mi

voltassi

n in altra
:

conosco

me
di

averti

giammai
piaciuto
?

fallito

dunque perch Fileno pi

me

t'

Deh
-,

or non sono io figliuolo del re Feli?

ce
I
1

nipote dell' antico Atalante sostenitore de* cieli


si

certo
il

sono

viso suo di

un semplice pi bellezza che '1 mio


e Fileno
?

cavaliere
?

Luce

mai no.
pur tanta
,

E
.

la

sua virt pi che la mia


forse valoroso giovane
ti

Or

foss'ella
1'

Se
11

pare sotto

armi
,

quanto
tal

mio
In

valore sia

non
s'

ti

dee essere occulto


,

punto

tuo servigio
t'

adoper
trutta
:

doni so
io

bene che a

questo non

hanno

ma

dubito che l'ani,

mo

tuo
,

il

quale soleva esser grandissimo

sia

impictitolo

colito

e dubiti d'
,

amar persona che maggior

porti di te

dubitando d'essere da

me
le

sdegnata. Certo

questa dubitazione non doveva in

capere

peroc-

LIBRO TERZO
eh' 10 so te essere degli altissimi imperadori
discesa
:

^53
romani
,

la

qual cosa
e

se

ancora vera non fosse


.

non

potrebbe

fra te

ch m' hai
troverai

lasciato

me capere sdegno Dunque per? Oim misera la vita mia quando


Florio
?
,

un
t'

altro

che

lealmente

t'

ami
.

com' io

ho amata

Tu

noi troverai

giammai
,

Tu

m'

hai dato materia di

sempre piagnere
uscirai
,

perocch

mai dal mio cuore tu non


e sempre che io
uscito
,

n potresti uscire j

mi ricorder me

essere del tuo cuore

tante fiate sosterr pene senza comparazione.

E quello
conosco

che pi in questo mi tormenta

si

eh' io
in-

te
,

non potere negare


perch
la

d' essere di

Fileno

namorata

egli

m' ha

mostrato quel velo col


,

quale tu coprivi
parole
ti

bionda

testa

quando con
,

pietose

domand una
.

delle tue gioie


,

e tu gli do-

nasti quello

Oim
che

misero

ove

si

vogliono oramai

\oltare

miei sospiri a domandar conforto, poich tu


eri sola
1'

m'hai

lasciato,

mia speranza? Oim do-

lente, erati cosi noioso

attendere di potermi vedere,


altro
,

che per

cosi

poco

di
,

tempo me per un

cui pi

sovente veder puoi


:

hai dimenticato? Io non so che


.

mi fare io desidero di morire e non posso E lagrimando per lungo spazio ricominciava a dire o A,

more, valoroso fghuolo


del
si

di Citerea, aiutami
,

Tu

fosti

mio male cominciatore


.

non mi abbandonare

in

gran pericolo
.

Tu

sai
la

eh' io

ho sempre

tuoi pia-

ceri seguiti

Vagliami
la

vera fede che

ho

portata alla

tua signoria

qual

me

a s sottomettere

non doveva
non

senza intendimento d'aiutarmi infino alla fine de' miei


disii
si
.

Volessero

g' Jddii
il

che mai
,

la

tua

saetta

fosse distesa verso

mio cuore n che mai veduta

fosse stata

da

me

la

luce de'begli occhi di Biancofiore,

254

FILOGOPO
medesima
,

da' quali ora per la tua potenza

tradito e
fiate

ingannato mi trovo

Oim

misero
el'a

quante

gi

per

la tua

potenza mi giur

clie

mai

me

per

altrui
ci
.

non lascerebbe,

e io a lei s'mile promissione fe-

Io

V ho

osservata
la

ma

ella

m' ha abbandonato

Ov' fuggita
re
,

promessa fede?

tu dove

se',

Amo,

il

cui potere stato schernito da questa giovane

come non
fidanza

vendichi te e

me

similemente
cVii

Se tu

cosi

notabile fallo lasci impunito,


?

avrh in te

giammai
alla

Tu perseguitasti il
egli

misero Ippolito infno


^

morte perch
stei

sdegnava tua signoria

come

co-

che P ha ingannata non punisci? lo non cerco


,

per g rave punizione


nel pristino
si

ma

solamente che tu

la ritorni

ato

e se questo conceder

non mi vuoi,
dol-

consenti di chiudere colle lue

mani

miei occhi, acsi

ciocch pi la mia vita in


ga
.

si falla

maniera non

Deh

ascolta

preghi del misero, o caro signore, e


,

volgiti verso lui

eoa pietoso vi^o

acciocch' egli possa


la

avere alcuna consolazione innanzi


tosto ip dispiacere del
il

morte

la

quale
,

mio padre prendere mi possa


:

quale di questo male cagione


fosse
,

perocch se
,

egli

non

io
la

non

sarei stato lontano

e essendo stato

presente

mia

Biancofiore
5

non avrebbe
io

me

per Fi-

leno dimenticato

avvegnach ancora
si

creda che

per paura di lui

ella

sia

iugegr ala d' avere altro

amadore

Oim che
.

nulla cagione che a

me non

sia contraria

A me
1'

avviene siccome alla nave la

quale gi mezza inghiottita dalle tempestose onde


e ogni vento
contrario
.

O misera
me

fortuna

tuoi

ingegni s'aguzzano a nuocere a

apparecchiato di
so
.

rovinare
fosti gi

Oim perch questo sia io non a me benignissima madre, e ora mi


,

Tu

se'acer-

LIBRO TERZO
ba matrigna
questo era
presente
,

a 55

Io
,

mi

ricordo gi sedere nella sommith


;

della tua ruota

e veder le con lieto viso onorarmi


il

quando

lieto viso di

Biancofiore

m^ era
si

mostrandomi
portavamo
;

quell'

amore che parimente


non
sostenesti di tener

insieme

ci

ma

tu credo invidiosa di
,

graziosa gioia com'io sentiva

ferma

la

tua volubile ruota,


,

ma

voltandola, non senza


pi-

mio gran dolore


gnesti

allontanandomi dal bel viso, mi


.

a Montorio

Qui con

grandissimi tormenti

stando immaginava
della tua ruota
tosto
,

me

essere nella pi infima parte

n credeva pi potere discendere,


facesti

ma

con maggiore infortunio mi

conoscere
,

quella avere pi basso luogo ; e questo fu

quando
,

non bastandoti me avere allontanato da


gnasti d' opporti alle forze degl* Iddii
,

lei

t'inge-

volendola far

morire

per la cui salute, non tua merc, io fui ardi,

tissimo difendiiore

e in tale stato con pi sospiri che

per lo passato tempo avuti non aveva

mi

tenesti gran-

de stagione
tasse
',

sperando io di dovere

risalire se si
,

vol-

perocch tanto m' era paruto scendere

che

'J

centro dell* universo

mi pareva

toccare

Ma

tutto ci

non bastandoti
nella tua ruota

ancora volesti che ninno luogo fosse

che da

me non
,

fosse cercato; e
la

ha'mi
,

ora in

si

basso luogo tirato

che con

tua potenza
,

ancorch

benigua ritornassi
.

come
la
.

gi fosti

trarre

non
bia

me
me
,

ne potresti
,

Io sono nel profondo de' dolori

e delle miserie

pensando che

mia Biancofiore ab-

per altrui abbandonato


!

dolore senza com-

parazione

miseria
la

mai non
!

sentita
io

da alcuno a-

mante

che

mia
,

E avvegnach
.

non

sia

il

pri-

mo ma

abbandonato

io

son solo colui che senza

legitti-

cagione sono lasciato

La misera

Isifile

fu da Gi-

256
sj:ie

FILOGOPO
abbandonata
per
giovane non

meno

bella e
,

gijjitile

di lei, e per saluto propria della sua vita

la

(jule

senza

Medea nver non poteva


Greusa pi pietosa di
la
lei

Medea poi
,

p-T

la

sua crudelt
egli

fu giusta aiente da lui lasciata


.

trovando

bandonata da Paris per

pi bella

Enone fu abdonna del mondo.


una reina
una rozza

ohi sarebbe colui che avanti

non

volesse

discesa del sangue degl'im nortali Iddii, che


f iitnina usata
siaiill si

ne'boschi
,

Oh quanti
al

esempli a questi

troverebbero
,

ma

mio dolore ninno simile


dove
avanza

se ne troverebbe

che un figliuolo d* un re per un


sia

semplice cavaliere
iK'ir

lasciato

la virt

abbandonato. Deh misera fortuna, se


di

io avessi

ad

inganno avuto l'amore

Biancofiore, comeAconzio

ebbe quello
slo

di

Cidippe, certo alquanto parrebbe giuper pi piacevole giovane dimentint;

che
,

io fossi io

caio

ma

non con inganno


il

con forza ne con lu,

singhe ricevetti

grazioso

amore

anzi benignamente
colli

e iOii propria volont di lei,

cercando
,

proprii
s

o chi
lo iui
bir
i

se io era disposto a prenderlo

trovando di

don,

il

qual ricevuto
.

a lei del

mio

feci
?

su-

mente dono

Adunque perch
per
altri essere

questa noia

Per-

che consentire

me

dimenticato? Oim,
tuoi orecchi.
ti

che

le

mie voci non pervengono


g'

alli

Ora

volessero

Iddii

che mai
'1

lieta

non mi

fossi

mo-

strata! certo io

credo che

mio dolore sarebbe miperocchj da quella

nore
uso

perch

io

reputo felicissimo colui che non


,

d'

avere alcuna prospcn^it

sola perdendola

procede

il

dolore.

di

che

si

pu
?

dolere chi dimora sempre con quello eh' egli ebbe

Tu

ora

m'

hai posto

si

a basso

che mai pi non cre-

do potere sceudirej nel quii luogo siccome pi do*

LIBRO TERZO
loroso che alcuno altro

a 5;
di-

mai senza lagrime non

morer
tosto

Piaccia agi' Iddii che sopravvegnente morte


cavi.

me ne
;

poich queste parole piangendo


all'

a\ea dette rimirava


diceva

anello che in dito portava


,

o bellissimo anello
,

line delle

mie prosperit

e principio delle miserie


tenta colei

g*

Iddii facciano pi conessi

che mi

ti

don che
tu ora
il

non fanno
,

me

Deh come non muti


ha
la

il

chiaro colore

poich

donna tua mutato

cuore? Oim, che perduta

ia riverenza che
cevute ho portala
,

io a te e all' altre cose

da

lei

ri-

e ogni

mio affanno in
,

picciola ora

ho perduto
partirai
rito

da

ma poich' ella mi s* tolta tu non ti me Tu sarai eterno testimonio del prete:


.

amore

come

io

sempre nel cuore

la

porter

tu cos sempre nell' usata

mano
il

starai.

E poi
il

bagnan-

dolo di lagrime
la

infinite volte

baciava chiamando

morte che da

tale affanno col

suo colpo

levasse

e pi forte piangendo diceva:

oim, perch pi
sia

si

prolunga
cqui
,

la

mia

vita

Maladetta

ora eh' io nafosse

e che io

prima Biancofiore amai. Ora

quel

giorno ancora a venire, n giammai venisse.


io in quell'ora stato

Ora fossi

morto, acciocch'

io

esemplo di

tanta miseria
la

non
si

fossi nel

mondo rimaso
:

Ma

certo

mia
,

vita

non

prolungher pi

e postosi

mano
la

allato

tir fuori
,

un

coltello

il

quale da Biancofiore

ricevuto avea
lorosa

dicendo: oggi verr quello che

do,

mente

s'

immagin quando mi

fosti

donato

cio che tu dovevi esser quello che la

mia

vita

termi-

nerebbe

tu

ti

bagnerai nel misero sangue, tenuto vile


la

dalla tua

donna,

quale sapendolo

forse avr

pi

caro avermiti donato, da quello che avvenuto ne sar,

che per altro

Mentrech Florio piangendo dolorosaI.

FiLocopo T,

17

aS
Venere che

t^ I

LOGOP
,

O
il

lucilie queste parole diceva


il

disteso sopra

suoletto^

suo pianto aveva udito, e avendo di lui

piet, discese del suo cielo nella trista

camera, e a

Florio mise un soavissimo sonno


rabile visione gli fu manifesta
.

nel quale

una mi-

Poich Florio da dolce sonno preso ebbe lasciato


il

lagrimare

nuova visione

gli

apparve.

A lui

pareva

Vedere in un bellissimo piano un gran signore coro*


nato di corona d* oro
tre le quali in essa
^

ricca per molte preziose pie,

rlsplendevano maravigliosamente
^

11

suoi vestimenti erano reali

e parevagli che questi

tenesse nella siia sinistra


forte, e nella destra

mano un
e

arco bellissimo e

due
,

saette, l'una

d oro,

e quella

acutissima e pungente

altra gli

pareva di piomil

bo, senza alcuna punta: e questo signore


di

quale era
gli
,

mezza

et

ne giovane n vecchio giudicava, sopra due grandissime aquile

pareva
li

cie sedesse

piedi tenere sopra

due

leoni, e nell' aspetto di gran


pli
,

dissima autorit: e quanto Florio

costui guarda-

va

tanto pi

mirabile
j

gli

pareva

Ventilando due

grandissime ale d' oro

le

quali dietro alle spalle ave-

va

Ma

poich a Florio parve per lungo spazio avere


,

lui riguardato

parvegli vedere dalla destra


,

mano
egli

del

signore una bellissima donna

la

quale glnocchione
:

davanti

al

signore umilemenle pregava


,

ma

non
Poi

poteva intendere di che


la

se

non che
la

tso

riguardando

donna

gli

piarve

che fosse
del

sua Biancofiore

alla

sinistra

mano
,

signore rimirando,

vide

tempestoso mare
rotto
,

nel quale era

una nave

coli'

albero

e colle vele le quali piene d'occhi gli parevano

tutte spezzate, e colli timoni perduti e


Igl

senza niuno

verno

e in quella

nave

gli

pareva essere a lui tutto

LIBRO TERZO
gnuclo
,

a 69
,

con una
si

fascia davanti agli occhi

non

sa-

pere che

fare

e dopo lungo affannare in questa

nave

gli

pareva vedere uscir di mare uno spirilo ne,

ro e terribile a riguardare

il

quale prendeva

la

pro-

da di questa nave
gi

e tanto forte la tirava ingluso

che
Al-

mezza l'aveva
che
,

nelle tempestose
si

onde

tuffata

lora Florio forte spaventato,


spirito
,

per lo fiero aspetto dello


la

si

si

vedeva

la

morte vicina per

tem-

pestante nave
gli

con grandissimo pianto verso la poppa


,

parea fuggire
egli

e gridare verso quel signore aiuto


alle

Ma

non pareva che


si

sue parole n

a'

suoi

preghi colui

movesse: onde Florio pi temeva,


la

sentendo ciascuna ora pi alquanto spazio


gli

nave affondare. Poi dopo


gli

pareva che questo signore

dicesse : io son colui cui tu hai tanto


sospiri
,

chiamato ne'tuoi
perire
.

non credere che


si

io

ti
.

lasci

Ma

per

tutto questo niente

moveva

Ma

poich Florio

piangendo con grandissima paura parve avere un


grandissimo tempo aspettato
,

a lui parve che la fascia


s'
:

che davanti
fossegli

agli

occhi aveva alquanto

aprisse

conceduto di vedere dove stava


gli

e coni' egli

aperse

occhi a riguardare
tirata sotto
.

vide essere gi quella


,

nave tanto

1'

onde

che poco o niente se


gli

ne pareva

Allora piangendo forte


,

pareva domancielo per

dar merc e aluto

e alzando gli occhi al


,

invocar quello di Giove

parendogli che quello di


egli

quel signor

gli

fallisse
,

ed

vide una bellissima

giovane tutta ignuda

fuori che in

uno

sottil

velo in-

volta, e dicevagli: o luce degli occhi miei, confortati:

a cui Florio rispondeva

e che conforto poss' io pren1'

dere

che gi mi veggio tutto sotto


gli

onde ? La gio-

vane

rispondeva

caccia delia tua nave quello ini-

ifib

FILOCOPO
spirito
,

quo
che

il

quale colla sua forza

s'

ingegna d* af:

fondarla.
il

cui Florio pareva che rispondesse

con

caccer io, che ninna arme m'rimasa? Allora

pareva a Florio che costei traesse del bianco velo

Una spada, che pareva che


la

tutta ardesse, e dessegliela;


,

quale poich Florio presa aveva


:

gli
,

pareva rimiaf-

rar costei e dire

o graziosa giovane

che ne' miei

fanni tanto aiuto v'ingegnate di porgermi, se vi piace,

siami manifesto chi voi siete, perocch a


scere

me
si
.

cono-

mi

vi

pare

ma

la

lunga fatica m' ha

stordito,

che

il

vero conoscimento non con


gli

meco

Questa

pareva che cos


cofiore
,

rispondesse

io sono la tua Bianti se'

di cui tu oggi ignorante la verit


:

tanto

doluto senza ragione

e questo detto

pareva a Florio
di verde ulivo

che

ella gli porgesse in


.

mano un ramo
coli'
,

e disparisse

Poi pareva a Florio


1'

ardente spada
1'

leggerissimo andare sopra


spirito

onde

e ferire
gli

iniquo

pi volte

ma dopo
il

molti colpi
,

pareva che

lo spirito lasciasse

legno

tornandosi per quella via


il

ond' era venuto

e partito lui, a Florio pareva che


tranquillo
si
,

mare
to

ritornasse alquanto pi
,

il

legno

nel suo slato


:

di

che in

medesimo

rallegrava moli

e volendo intendere a racconciare


,

guasti arnesi
si

della sua nave

il

lieve

sonno subitamente
,

ruppe,

Florio drizzato in pie


la

sospirando e quasi stordito

per

veduta
:

visione_, si
la

trov in

mano un verde ramo

d' ulivo

per

qual cosa vie pi d' ammirazione

prese

e incominci a pensare sopra le vedute cose e

sopra

il

verde ramo
,

e poich egli
fra s

ebbe lungamente

pulsato

egli

incominci cos
le

medesimo

a dire:

veramente avr Amore

mie preghiere

udite, e forse

m soccorso della mia

vita

vorr tornare Biancofiore

LIBRO TERZO in quelP amore verso di me che ella


la

261
fu mai, perocch

voce di colei mi riconfort

nell' affannosa

tempe-

sta ov' io

mi
,

vidi

e die rami argomento di

campare

da quella

e in segno di futura pace


:

mi don questo
cosi
,

ramo

delle frondi di Pallade

onde poich

io

voglio avanti piangendo alquanto aspettare ci che

Biancofiore

mi mostrer

di voler fare

che

si

subita-

mente senza

farle sentire ci

che Fileno m* ha detto


.

uccidermi colle proprie mani


il

questo detto riprese


,

coltello

che sopra

il
:

letto

ignudo stava

e quello

rimise nel suo luogo

e senza pi indugio

pose cosi fece una pistola, la quale egli


cofiore
,

come promand a Bianhanno a

in questo tenore

Se

gli

avversarii fati, o graziosa giovane,


,

t'

me

coli' altre prosperit levata

come

io

credo,

non

con isperanza di
dal novello

poterti
,

colli

miei preghi muovere


sia

amore

ma

pensando che lieve mi


li

perdere queste parole con teco insieme,


qual cosa se non
salute ra'
tera
,
,

scrivo; la

come estimo se parte alcuna di rimasa io la ti mando per la presente let,

della quale volessero g' Iddii eh' io fossi avanti


:

apportatore
sti
,

e per quell'

amore che tu

gi

mi

porta-

ti

prego che questa senza gravezza infino alla

fine legga.

perocch pare che


,

sia

alcuno sfogamento
voci

di dolore a' miseri

ricordare con lamentevoli


,

le preterite prosperit

me

misero Florio, da

te

ab-

bandonato, con teco siccome con persona di tutto


consapevole piace di raccontarle; e forse udendole tu,

che pare che messe

1'

abbia in oblio

conoscerai
.

te

non dovere mai

me
sai,

per alcun altro lasciare

Adunveu-^

que siccome tu

o giovane donzella, tu inunogior^

no nata

nelli reali palagi

con meco di pellegrino

afioi

FILOGOPO
compagna
a'

tre,

miei onori divenisti, che sono unico


5

fii^liuolo

del vecchio re
,

ne' quali onori tu e io pari^


cosi
1'

mente dimorando
pi fu in
tenera
il

Amore

uno come
amore

1'

altro
.

ne' nostri puerili anni con la dorata saetta fer


si

N
e

et perfetto
5

1'

d' if

di

Jante che fu
stretti

nostro

e quello studio che a noi colibri si richiedeva, cessante


inesti-

da aspro maestro ne'


in rimirarci

Radico,
mabile

mettevamo, mostrando F
.

diletto

che ciascuno di ci aveva

Oim che

ancora ninno ricordo era nella nostra corte di Fileno,


il

quale di lontana parte dovea venire a donargli tu


,

simile gioia

Ma

poich
,

la

fortuna mala sostenitrice


de' nostri
diletti
,

dell' altrui prosperit

invidiosa

quali con dolci sguardi e semplici baci solamente ci

contentavamo

per

1'

et

che semplice era

verso di
,

noi innocenti volle la sua potenza

mostrare

Las,

sando colla

sinistra

mano

la

non riposante ruota

il

nostro occulto
sto
5

amore

a sospette persone fece


,

manife-

il

quale dal mio padre


,

dopo gravi reprensioni


te;

maestrali

saputo, fui costretto di partirmi da


,

nella

quale partita tu mia e io sempre tuo


potenza di Giterea
chesis fatale dea
,

per
,

la

somma
partire

giurammo

di stare
.

mentre La-

ne nutricasse

E
,

nel

mio

mi

vedesti piagnere, e tu piagnesti

e ciascuno di noi

egualmente dolente mescolammo


e siccome
1'

le nostre
il

lagrime,
robusto
,

abbracciante ellera avviticchia


il

olmo
mie

cosi le tue braccia

mio

collo avvinsero

e le

il

tuo simigliaiitemente: e appena era lecito


1'

ad

alcuno di lasciare

uno

1'

altro

intnattanto

che tu

per troppo dolore costretta nelle mie braccia semiviva cadesti


,

riprendendo poi vita quando


.

io

cercava

teco morire te riputando morta

Ora

fosse

agi' Iddii

LIBRO TERZO
piaciuto che allora
il

a63

lermine della mia vita fosse slato

compiuto.
il

Ma

tu poi levata, e donatomi quell'anello


,

quale

te
,

ancora mi tleue legata nel cuore


pregasti

e terr

sempre

mi

che mai non

ti

dovessi

dimen-

ticare per alcun' altra. Alle quali parole s'aggiunsero


si

tosto le
:

lagrime che appena ne fu possibile di dire

addio

dopo
gli

la

mia

partita

mi ricorda
lagrime

avere udito,

che tu con

occhi pieni
ti

di

mi
,

seguitasti

infmattanto che possibile

fu di \edermi
gli

siccom'io
torre
,

similmente

stetti

sempre con

occhi

all' alta
.

ove

te

immaginava

essere salita, per veder te


i

Tu
fatta
:

ri-

manesti nelle nostre case visitando


fiate stati

luoghi dove pi

eravamo insieme

e in quelli

con

ri'

cordanza prendevi alcun diletto immaginando


io

ma

misero poich
,

tristi fati

da

te

m' ebbero
si
:

allonta*

nato

come
giorno

gli

Iddii sanno, ninno diletto

pot al
e cia-

mio animo
scun

accostare senza ricordarmi di te


i

miei sospiri crescevano trovandomi


,

lontano alla tua presenza


il

e quelle

fiamme
te

le

quali

mio padre credeva allontanandomi da


pi potenza sempre
.

spegnere,

COTI

si

sono raccese

e divenute

maggiori

Oim

ora quante fiate ho io gi pianto adisio di riveder te,


,

maramente per troppo


fiate gih nel

e quante
i

tenebroso

tempo

quando amenduni
la loro

fi-

gliuoli di

Latona nascosi celavano

luce

venni

io alle tue porti

dubitando non essere sentito da' miei


,

minori servidori

non temendo

la

morte che nelle


di-

mani

degli insidiami
,

uomini ne* notturni tempi

mora

u de'

fieri
s

leoni n
fatte

de' rapaci lupi per lo


.

cammino

usati in

ore

E quante

volte gi gio,

vani donne per rintiepidire


bi^Ilezze sariano agi' iddii

miei tormenti
invesiite
,

le

cui

bene

m' hanno

a64
dvA loro
il

FI LOGOPO
amore
,

tentato

n mai alcuna pot vincere


disposto di servire
,

forte cuore

a te tutto altre

poi

oltre a tutte

1'

mie tribulazioni
che di

g' iddi
,

sanno
inalla

quanto grave mi

fosse ci

te inlesi

quando
:

giustamente condannata

fosti alla

crudele morte
,

quale io con tutte

le

mie forze
che

merc

degl' iddii

che mi aiutarono

conoscendo
,

la ingiustizia a te fatta

m' opposi
pericolo
.

in

maniera

me con
,

teco trassi di tale

poscia ognora in

maggiore tribulazione

crescendo dubitando della tua vita


vile a sostenere tormenti per te
,

mai non divenni


amata,

n mai per tutte le


d' averti

contate cose una fiata

mai mi pente*
amare
,

n proposi di non
t'

volerti

ma

ciascuna ora pi
il

amai e amo
,

avvegnach

in te io abbia tutto

con-

trario trovato

perocch tu non hai potuto la minor

parte delle miserie sostenere in


bile giovane
ti

mio

servigio

Tu mo-

vento

come fanno le frondi al quando V autunno 1' ha d' umore private. Tu


se'

piegata

agl'ingannevoli sguardi di Fileno


ga stagione
voltata
.

il

quale non lunal

ti

ha tentata

se'

dal

mio

suo amore
questo

Oim

ora che hai tu fatto?

se forse
la
:

negar
a

volessi,

non puoi, conciossiecosach

sua bocca
e oltre a
sia

me

abbia tutte queste cose manifestate


il

ci

volendomi mostrare quanto


,

tuo amore

fer-

vente verso di lui

mi mostr
;

il il

velo che tu dalla tua

testa levasti e donastilo a lui

quale quando io
,

il

vidi

un

subito freddo

mi

corse per le dolenti ossa

quasi smarrito rimasi nella sua presenza.


gli avrei volentieri colle

Oim com'io
il

proprie mani levato


te

caro

velo

e lui che

s'

ingegnava di
da

levarmi tutto squar:

ciato, cacciandolo

me

con grandissima vergogna

ma

per non scoprir quello che nel mio cuore dimo-

LIBRO TERZO
rava
,

^65

e per udire pi cose

sostenni con forte viso di di te


,

riguardare quello per

amor

immaginando che

peraddietro la tua testa a


re avea coperta
.

me

graziosissima a ricorda-

Oim
?

ora questa la costanza che

ho avuto

inverso di te

Deh

ora non sai tu quante e

quali donne ine hanno per maritale legge al

mio pa-

dre addomandato

quante e quali

egli

me
te

n'

ha

gi volute dare per volermi levare a te?


sideri tu quanti e quali dolori io

Or non
per

con-

ho

gi

soste-

nuti per l'esserti lontano,

e sostenga continuamen-

te? Queste cose

non

si

dovrieno mai del tuo animo


esso lontane

partire, le quali mostrano che assai da

sieno

vedendomi

io essere
l'

per Fileno abbandonato


a

Deh

ora qual cagione


.

ha potuta

questo muovere?

Certo io non so
gnaggio
,

Che

forse

mi

rifiuti

per basso leprincipi

sentendo te essere degli altissimi


,

romani

discesa

le cui

opere hanno tanto di chia-

rezza, che ogni reale stirpe re di Spagna figliuolo


di
,

abumbrano,
te

me

del

ove reputando
?

pi gentile
tu stoltissi-

me

m'hai per

altro dimenticato

Ma
5

ma

giovane non hai riguardato per cui


avessi cercato
,

pcroccli se

bene

tu avresti Fileno trovato

non

es-

sere di real progenie n di

romano principe
.

disceso

ma

essere

un semplice

cavaliere
ti

Se

forse pi di bel-

lezza in lui che in

me

muove

certo questo vano


sia

movimento
n da

conciossiecosach egli non


,

bellissimo
lasciato

io sia laido
te.

che per quello dovessi essere


che in

Se

forse in lui pi virt


,

me senti,

questo

non

so

io

ma

certo

da alcuno amico m' stato


,

rapportato segretamente

me

essere nel nostro


.

regno

tra gli altri giovani virtuoso assai

Oim

eh' io

non

o perch in queste cose

menome io scrivendo dimoro,

it66
conciosslecosach
lissimo
,

FILOGOPO
'1

piacere faccia parere

il

laido belil

e colui eh senza virt copioso di tutte, e

"villano gentilissimo

doloroso

stile

mi piango con piii pensando che quando tutte le ragioni


reputare
.

Io

di sopra dette

aiutassero

Fileno,

com*

elle

debita-

mente me difendono, perch non dovrei


lascialo

essere

da

te

giammai

Ove

credi tu mai trovare

un

altro

Florio

il

quale t'ami com' io fo?


tal partito

Quando

credi tu
si

avere recato Fileno a

eh' egli per te

di-

sponga

alla

morte com'

io feci

Oim

dov' ora la

fede promessa a

me

Deh

se io fossi

molto lontanato
t'

da

te

con quella speranza


ci

colla quale io
io

era vicino,

alcuna scusa
ti

avrebbe a dire

mai pi vedere noQ


,

credeva

o porre scusa di rapportata morte


|

delle

quali qui ninna por ne puoi

perocch di

nue novelle

sentivi

e ogni ora potevi

me contiudire me essere

a te pi soggetto che

mai

Oim
,

eh' io non so quale

iddio abbia la sua deit qui adoperata in fare che tu

non

sii

mia come tu

solevi

n so qual peccato a

questo
s' io

mi

noccia

Fallito verso di te

non ho

salvo

non

avessi peccato in troppo amarti dirittamente^

al

qual

fallo
,

male

si

conf

la

dolente pena che

m' apabban-

parecchi

cio d'

amare

altrui e

me
ti

per

altri

donare

Ma
,

tanto infino ad ora

manifesto, che conte stare

ciossiecosach

mai

io

non possa senza

n giorsia
,

no n

notte

che tu sempre ne' miei sospiri non


,

se questo esser vero sentir

con

altra

certezza che

quella che io

li

scrivo

per
si
si

gli eterni iddi la

mia

vita

in pi lungo spazio

non

distender

ma
,

contento

che nella mia sepoltura

possa scrivere

qui giace

Florio morto per amore di Biancofiore,

mi uccider;
se
alla

sempre poi perseguendo

la

tua

anima

ipia

LIBRO TERZO
non
sar

267
alla

mutata
.

altra legge

che quella

quale ora

costretta

lo aveva ancora a scriverti

molte cose

ma

le dolenti

lagrime
t'

le

quali ognora clie queste


nella

cose che scritte

ho mi tornano
n'

mente, avve,

gnach dir potrei che mai non

escano

mi

costrin-

gono

tanto,

che pi avanti scrivere non posso.

E quasi
si-

quello che io ho scritto non


loro macchie guardare
5

ho potuto interamente dalle


tremante mano che

e la

milmente

sente

1'

angoscia del cuore che


,

mi

richia-

ma

all'

usato sospirare
la

non

sostiene di potere
5

pi a-

vanti

muovere
mia
gi fui,

volonterosa penna
,

ond' io nella fne


te

di questa

lettera
ti

se

pi merito essere da
alle presenti cose

udito

com'io

prego che
:

provveg-

ga con intero animo


scritta fosse la

nella quale se forse alcuna cosa


te

quale a

non

piacesse,

non con malizia,


mosso
,

ma

fervente

amore m' ha
:

a quello scrivere
il

per mi perdona

e se quello che
ti

tristo

cuor pensa

vero
si

caramente
:

prego che

se possibile indietro

torni

e se forse

V amore che
ti

tu

m'

avesti gi
,

miei preghi a questo non


piet del

slrlgnessero
e della

siringati la

mio vecchio padre


non

mia misera ma:

dre

a'

quali tu saresti cagione d* avermi perduto

se cosi

non

tardi

una tua

lettera

certificar-

mene; perch infinattanto che questo dubbio me, infino a quell'ora il tuo coltello non si
della

sar in

partir

mia mano, presto


io
ti

a uccidere e

a perdonare se-

condo eh*

sentir disposto. Pi avanti

non
;

ti

scri-

vo se non che tuo sono vivuto e tuo morr


ti

g'

Iddii
,

concedano quello che onore e grandezza tua


per
la lor piet

sia

me

non dimentichino

Fatta la pistola, Florio la chiuse piangendo, e suggellolla


,

chiam a

un suo

fedelissimo servidore

268
il

OCO

O
,

quale era consapevole del suo angoscioso amore

cosi gli disse: o a

me

carissimo, sopra
,

tutti gli

altri

servidori

le' la

presente lettera
,

la

quale segretis-

sima guardia delle mie doglie


celatamente a Biancofiore
alla risposta

e con istudioso passo


,

la presenti

e pregala

che

ninno indugio ponga, perocch per


ti

te l'at-

tendo

e se avviene che la

doni

alcuna cagione

non

ma sollecitamente quanto pi puoi chetamente fa'che a me la presenti, acciocch degnamente


ti

ritenga,

possa nella mia grazia dimorare. Va' che molto disio

mi cuoce

d' udir quello


a
la

che a questa

si

risponder

e
ti

guarda che

niuno
dea

altro

che a quella propria cui

mando non
Prese
il

servo la suggellata pistola


,

e quella

con

istudioso passo

pervenuto a Marmorina nelle reali


a Biancofiore
,

case

present

occultamente

la

quale

come
role

Biancofiore vide
il

primieramente con dolci pail

dimand come
:

suo Florio stesse: a cui


,

servo
lui.

rispose

graziosa giovane

niuno sospiro senza


,

Egli

si

consuma

in isconvenevole amaritudine

la ca-

gione della quale a


cofiore cominci a

me

nascosa. Udito questo Bian,

sospirare

dicendo
?

olm

per

qual cagione potrebbe questo essere

Per ninna cre-

do
vi

rispose

il

servo, se per

amore

di voi

non

Egli

manda caramente pregando che

senza alcuno ind


,

gloalla presente pistola rispondiate^ ed io

se vi pia-

cera, attender la risposta. Allora Biancofiore la presa


pistola sopra la lesta
si

pose

e avanti che

1'

aprisse la

baci forse mille

fiate,

e partita dal messaggiere disse,

che di presente

la risposta gli

recherebbe, e sola nella

sua camera se n'entr dubitando che dir volesse la


presente lettera
;

e rotto

il

tenero legame apri quella,

LIBRO TERZO
n pi tosto
si

269
che
i

la

prima parte ne

lesse,

begli occhi

'

cominciarono a bagnare d'amare lagrime: e cosi


forte

ognora pi

piangendo come pi avanti leggeva,

la fin di leggere.

Ma

poich con pianti e con sospiri

pi

fiate

r ebbe

reiterata

leggendo

angosciosa molto
di Florio
,

nella

mente

della falsa

immaginazione

la

quale aveva di verit viso per lo mal donato velo, so-

pra

il

suo letto

si

pose con quella


.

poi in tal

ma-

niera al suo Florio rispose

Non

furono senza molte lagrime


la

gli

occhi miei
,

quando primieramente videro

tua pistola

o nobi-

lissimo giovane, sola speranza della dolente anima, la

quale con gravissima angoscia


Certo
ella

molte

fiate

rilessi

non fu dal tuo pianto macchiata quasi in


,

alcuna parte

a rispetto

che

le

mie lagrime

la

macpensai

chiarono

e pi volte leggendo quella fra

me

aver difetto d' intendimento. Alcuna volta diceva fra

me medesima
scrivermi
le

io

non

la

intendo bene, perocch non

potrebbe essere che intendimento di Florio fosse di


parole che semplicemente

guardando

pare che questa pistola porga. Altra volta dicea, forse


Florio

mi

tenta

e vuol vedere se io

mi muto per
si

asprezza di parole.
cess da

Ma

poich ogni intendimento


credere

me

e lasciommlsi

che tu credevi

quello che scrivevi, appena credetti potere a tanto sforzare la deboletta

mano che
g' iddii
,

la

penna

in quella soste:

ner

si

potesse

per volerti rispondere

ma

poich

pure sforzandomi
te

mi concedettero potere a
quella salute che per

rispondere per questa


ti

me

si

desidera

mando ^
ti l'

e se alcuna
,

fede merita
g'

il

leale

amore
dii

eh' io

porto

ti

giuro per

immortali id-

che non

era bisogno distenderti in tanto scrive-

a^o

FILOCOPO
sia
1'

re per mostrarmi quanto sia stato e

amore cte

mi
re.

porti: perocch maggiore credo che sia che la tua

lettera

non mostra
i

n tu per parole potresti mostra-

Similemenle

lunghi affannici gran meriti, a'quali


a

io

mai aggiugnere non potrei


per quella conobbi.
la
,

remunerare
sentirti

il

pi pic-

ciolo,

Ma

il ti

piagnere della
,

intera fede

quale mai non

ruppi

u desiderai
e costretta a

di romperti
scriverti
,

m' ha mossa

a lagrima re
te

desiderosa di farti certo

mai da

me non
mai dive-

essere dimenticato, ne potere esser possibile

nire

che

io

ti

dimentichi

Io

o graziosissmo gio-

vane, non credo essere nata di ferocissimi leoni barbarici


,

n delle robuste querce d* Ida


di Persia
,

delli freddi

marmori
passi di

alle quali cose

risomigliandomi io
,

rigidezza

libiani serpenti
,

ma

di

pietoso

padre e di benigna madre


stato detto
,

siccome pi

fiate

m*

discesi

e di quella legge che sono


tratti

gli

umani

cuori dalla natura

sono io similmente
,

Ma
to

non

dalla fortuna appresi


,

mai

n so n di saper

desidero d' esser crudele


.

e senza

umano conoscimen-

come tu immagini Tu mi scrivi che amore me come te ne' nostri puerili anni insiememente feri 5 della qual cosa io non meno di te mi ricordo e certo
:

egli

mi trov
,

atta e disposta

ad amare siccome

te si-

milmente

ti

pi durezza non credo che trovasse nel


,

mio che

nel tuo cuore


,

o abbia mai trovato


infiniti

per

la

qual cosa

se tu

con affanni

se'lontano da

me

dimorato, io non dimorai mai n dimorer con diletto a te lontana


,

anzi

mi

sento da diverse punture

molestare per simile cagione


infinta

che

senti tu

n mai

lagrima n

falsa

parola

per pi accenderti

udisti

da me.

Ma

volessero g' iddii che possibile fosse

LIBRO TERZO
te

vji
,

aver potuto vedere e udire le vere


,

le quali se ve-

dute avessi

forse pi

temperatamente

avresti

scritto

quando
te

diresti

me

non esser costante a sostenere per


perocch tutto questo spemanifestare
scri-

niuno .ffanno

in amarti:

ro coli' aiuto
a te
verti

degl' iddii ancora doversi

con apertissimo segno. Pi non mi stendo a


,

essendo non
te

meno da

pi grave dolore costretta

sentendo
nato
,

credere esser da

me

per Fileno abbando-

siccome

la tua lettera mostra, la

quale quando

vidi assalita fui da

non

picciola doglia per


la

poco non
I

mor

Oim
te

quanto m'

fortuna

avversa
le quali io

Tu
deb-

Vai cercando di

mostrarmi cagioni per


,

ba avere

per Fileno lasciato


:

e quelle tu

medesi-

mo
te

1'

an nulli

e veramente da annullar sono: e se


s'

da

quel senno non

partito che aver suoli


,

dovresti
io

pensare che io non sono del senno uscita

che

non

conosca

te

manifestamente di nobilt avanzare File,

no

semplice cavaliere della tua corte


serva di te e del tuo padre
,

me

piccio-

lissima
veri
,

a cui tu

rimpro-

facendoti beffe di

me, me
,

essere discesa degli ang' iddii

tichi

imperadori romani
poca torni
io
la lor
la
,

quali
,

guardino

che

sx

potenza

che ad essere serva


.

com'
si

sono torni

loro sementa

Ne

ancora
piena

mi
di

occulta la tua virt


,

la

tua bellezza

graziosa piacevolezza

me
me
.

cagione d' intollerabile

tormento

per le quali cose saresti pi degno amante

dell^ alta Citerea

che di

Certo bendi'

io

te

co-

nosca nobilissimo

virtuoso e pieno di

bellezza

pi

che alcun

altro, e

me

senza alcuna di queste cose,


,

non

sono io per

invilita s
,

perfettamente amarti

non abbia ardire di come che mi si convenga o no


che
io

Ora adunque

se tutte queste cose

sono da

me

cono-

7^
sciute
,

FILOCOPO
com'
credibile che io per Fileno te avessi

dinienticato?

non

ti

ritenesti di dire
,

che io fem-

mina

di fragilissima natura

ninna

avversit per te

sostenere

non aveva potuto


i

volendo quasi dire che


te a

per alleggiare
to
,

sospiri

che per

me

lontano sen-

insieme con molte pene cercai di voler prossi ma,

no amadore
grassi
.

il

quale pi spesso veggendo mi


falsa

ralle-

Oim

che

opinione porti se questo creil

di

]Vla

certo pi per tentarmi che per altro


io so

fai;

perocch

che tn conosci che mai dal mio naa'

scimento, risomigliando
sit

miei parenti

senza avver-

non

fui

per

la

qual cosa a forza m' convenuto


:

divenire maestra di sostener quelle


stenute grandissime tu
il

e se io

1*

ho

so-

sai
.

che gran parte con meco

insieme
sospiri

n'

hai sostenute

Pensa certamente che alcuni


questi

mai non furono cocenti come

sono

quali io per troppo disio di te

mando
il

fuori della

mia
solo

bocca

n lagrime mai con tanta copia bagnarono

petto, con quanta hanno le mie

mio bagnato,

per lo tuo essere lontano

ma veramente non molto


pe-

tempo

passer che tu potrai dire, eh' io sia fragile a


1'

sostenere

avversit dalle quali io sono circuita


la

rocch sento
passo
:

mia

vita fuggire
il

da

me

con istudioso

V anima che
,

dolor del dolente cuore non

pu

sostenere

1'

ha gi pi volte voluto abbandonache


io

re, e solo alcun conforto

ho

allora preso
se cosi
fatti

spe-

rando

di rivederti, l'ha ritenuta.

Ma

dolori

m' aggiugni a quelli che io ho infno a qui rome hai fatto al presente per la tua pistola
aspetter che

sentiti

io

non

V anima cerchi congedo


al partire
,

anzi gliele
volesse
,

dar costrignendola

se

ella

forse

dimorare

lo sono entrata in nuova dubitazione

la

LIBRO TERZO
quale

278
appena mi
i

m'

a peusare molto grave


.

si

la-

scia credere

Ma

Amore che ammollisce


non abbia eh'
io

duri cuori

mei fa

talvolta credere, e

alcuna altra discredere, che

tu, o signor mio, scritto

abbia

te

per

Fileno dimenticato
te piangere

acciocch io ragionevolmente di
,

non mi possa
;

se

per alcuna altra

me

hai

cost dimenticata
falsa

ma
il

tutta fiata

non sono

di tanta

opinione eh' io

possa credere ^ anzi dico, quani una cagione sar

lunque ora quel pensiero m'assale,

mai che Biancofiore


rio se
il

sia

mai
.

se

non

di Florio

e Flo-

non
,

di Biancofiore

Ma

senza fine

mi

s'attrista

cuore
,

qualora in quella parte della tua pistola legscrivi

go

dove

me

dovere aver donato a Fileno iu


il
ti

segno di perfetto amore

velo della

mia

testa

il

quale

di'

che quando
,

il

mostr volentieri avresti


:

levatogliele

squarciando lui tutto

la

qual cosa vo-

lessero g' iddii che tu fatto avessi, perocch a

me
,

sarebbe stata non picciola consolazione nell' animo


la

cagione questa. Io non nego che quel velo,


,

vilis,

sima cosa

non

fosse a lui

donato dalle mie mani


,

ma

certo

il

cuore noi consent mai


fare

ma

cosi costretta

dalla tua

madre mei convenne

',

per lo quale egli

forse pigliando intera speranza di pervenire al

suo in-

tendimento, veramente vano


e con le parole

pi volte co'suoi occhi


,

mi

tent di trarre ad amarlo


,

la

qual

cosa credo impossibile sarebbe agi' iddii

n mai da
che

me
in

pili

avanti pot avere

per da credere
si

un
,

velo o in altro gioiello

richiuda perfetto a-

more
che

solamente
giovane

il il

cuore serva quello, ed io chepii!i


sento per te posso con vere pa-

altra

role parlarne.

E
I.

che io niuna persona ami se non sog' iddii


,

lamente

te

ne chiamo testimonio

a'

quali

FiLocoro T.

18

, ,

274
ni una cosa
si

FILOCOPO
nasconde
5

e per

ti

prego che
ti

il

velo,

non volonterosamente donalo, non


sona

porga nel cuore


,

quella credenza che da prndere non


al

Ninna per.

mondo amata da me

se

non Florio
la

Lascia
t'

ogni malinconia presa per questo se


cara
,

mia

vita

e spera che ancora


ti

fermamente conoscerai

ci

che

io ora

prometto

e la tua vita colla


,

mia

insie-

me

caramente riguarda
g' iddii

sperando che a luogo e a


,

tempo

rimuteranno consglio
vita

forse

conce-

dendoci miglior

che noi da noi non eleggeremozii e seguita


i

mo

Rifiuta

non dovuti

leali diletti

e se tu

mi

porterai tanto nell'

animo quanto

io fo te,

tu conoscerai
sieri

me non
:

essere

meno
ti

affannata da' pensi

che tu

sii

caramente
pi
1'

prego che con


,

fatte

lettere tu

non

solleciti
;

anima mia

disposta a
a-

cercare

nuovo secolo

che posto che tu con forte

nimo
laccio

il

mio

coltello tenga nella

mano
questa

me

certo
,

non farebbe sostenere

di leggiero la seconda
in

solo che in quella cosi

come

mi
e

parlassi

Biancofiore non fu mai se

non

tu^,

e tua sar sempre


,

Adoprino

fati

secondoch
.

eli"

ama

senza fallo

contento viverai

Biancofiore pieg la scritta pistola

piena

di

non
,

poco dolore

e posta in su

il

legame

la distesa
,

cera

avendo

la

bocca per troppi sospiri asciutta


[jngn
la

colle

a-

mare lagrime
quella
,

cara gemn;a

e suggellata

con turbato aspetto usc della


il

camera

so

chiamando

servo

che gi per troppa lunga dimosi

nmza che
quale
g' iddii

far gli
;

pareva

cominciava a turbare

al

ella disse

porterai questa al tuo signore, a cai


egli
,

concedano miglior conforto che


a

non

s'

ingegnato di donare

me E
.

detto questo

piangen

LIBRO TERZO
do baci
il

-.i-j^

la Ietter

e poscia in

mano
i

al fedel

servu

quale senza alcuno indugio volti


,

passi verso Mori-

torio

e l in picciolo spazio pervenuto, trov Florio

nella sua

camera dove

lasciato

1'

aveva con grandis,

sima copia di lagrime e di


portata pistola,

sospiri

a cui egli porse

J;

dicendogli ci che da Biancofiore


le

compreso avea e

sue parole
,

e partito da lui Florio


infinite
,

apersela ricevuta lettera


lesse

e quella
di

volte

ri-

pensando

alle parole

Biancofiore

sopra
il

le
let-

quali facendo diverse immaginazioni, sopra


to

suo

con essa lungamente dimor

Diana

alla

quale ninno sacrificio era stato porto


,

come

agli altri iddi fu

quando Biancofiore dal gran-

dissimo pericolo fu campata, aveva infino a quella


ora la concreata ira tenuta nel santo petto celata
,

la

quale non potendosi


alti

pii

avanti tenere

discesa
,

degli

regni cerc le case della fredda Gelosia

la

quale

nascosa in una delle altissime rocce d^Appennino, entro a

una oscurissima
,

grotta trov intorniata tutla di

neve

v' era presso

arbore o pianta viva


,

fuori

che pruni o ortica o simili erbe

vi si sentiva al'1

cuna voce di gaio uccello


i

j
.

il

cuculo e

gufo aveano

nidi sopra la dolente casa

Alla quale venuta la san,

ta

dea

quella trov serrata con fortissima porta


.

alcuna finestra vi vide aperta

Fu

dalla
1'

immortale
,

mano con
la

soave toccamento toccata


,

antica porta

quale non prima fu tocca

che dentro comincia,

rono a latrare due grandissimi cani


voci
gli

secondoch

le

faceano manifesti

dopo
,

il

quale latrare una


1'

vecchia con superbissima voce

ponendo

occhio a
:

un

picciolo spiraglio
?

mir di fuori dicendo

chi
apri

tocca le nostre porti

A cui la

santa dea disse

^y6
a

FILOGOPO
sicuramente
si
;

me

io

sono colei senza


.

il

cui

aiuto

ogni tua fatica

perderebbe

Conobbe P
,

antica vec-

chia la voce della divina donna

e a quella con lento


gli

passo andando, con non poca fatica per

arrugginiti

serrami aperse
b

la

porta
,

la

quale nel suo aprire fece

grandissimo strido

che di leggiero poria essere


del

stato sentito infino all' ultime pendici


fatta la

monte

dea passar dentro, con non minore romore


,

riserr quella

difendendo appena

bianchi vesti-

menti della dea dalle agute sanne de' bramosi cani


a'

quali per magrezza


,

ogni osso

si sax'ia

potuto con-

tare

e cacci quelli con chioccia voce, e con


i

un gran
.

bastone col quale sosteneva

vecchi

membri

Era

quella casa vecchissima e affumicata, n era in quella

alcuna parte ove Aragne non avesse copiosamente le sue


tele

composte
,

e in essa casa
se
i

s'

udiva una

rovina

tempestosa

come

vicini

monti urtassono insieme


,

e giungessero le loro sommit

le quali
gi. al

per lo urtare
.

pestilenzoso diroccati cadessero

piano

Ninna
che

cosa atta

ad alcuno diletto vi

si

vedeva.
,

Lemuraera^

no grommose
sudando
che verno non
confortare
il

di fastidiosa muffa
:

e quasi pareva

lagri mossero
si

n in quella casa mai altro


,

sentila

senza alcuna
:

fiamma da
uno
due

ri-

forte

tenpo
,

ben

v* era in

de' canti
slizzi

un poco
gi

di cenere
,

nella quale rilucevano

mezzi spenti

de' quali la

maggior parte una


.

gnt-

tUGcia

magra covando quella occupava

La vecchia
e
vizza
,

abitatrice di cotal luogo era magrissinia

nel

viso scolorita

suoi occhi erano biechi e rossi


:

con,

tnuamente lagrimando
tutti neri
,

di

molti

drappi \estita
sedeva

e
vi-,

ne' quali rav\iluppata in terra

cina al tristo fuoco tutta

tremando

e al suo lato ave*

LIBRO TERZO
va una sp.da
,

^77
s

la

quale rade volte se non per ispaven.

tare la tiaeva fuori

Il

suo petto baltea


si

forte
,

che
nel
;

sopra

molti panni apertamente


si

discerneva

quale quasi mai non


il

crede che entrasse sonno


il

luogo acconcio per lo suo riposo era


:

limitar della

porta in mezzo de' due cani

la

quale la dea \eg-

gendo molto
dre
,

si

maravigli

e cosi disse: o antica

madi

sollecitissima fugatrice degli scellerati assalti


,

Cupido

e guardia

de' miei

fuochi

te

conviene

mettere nel petto d' un giovane a


tue sollecitudini,
il

me

carissimo le
si

quale per troppa liberta

lascia a

femminile ingegno ingannare, amando

oltre al
vi sia,

dovere

una mia nimica^


re di

e per

ninno indugio

muoviti:

egli assai vicino di qui,

ed

figliuolo dell' altissimo

Spagna
,

chiamato Florio, e senza

fine

ama
la

Biancofiore

n mai senti quello che tu suoli agli a.

manti

far sentire

Va' e privalo

della

pura fede
gli

quale egli tiene indegnamente, e aprendogli


chi
gli fa'

oc-

conoscere com' egli ingannato


g'

strandolo

come
il

inganni
si

si
,

vecchia che in terra


gota, alz

sedeva

ammaedebbono fuggire La colla mano alla vizza


, .

capo

mirando con

torto occhio la dea


:

e con picciola voce tremando rispose


da^
tristi

partiti
a'
si

dea
codi

luoghi
.

che ninno indugio dar


,

tuoi
vesti

mandamenti
nuova forma

Partila la dea

la
i

vecchia

abbandonando
ali
,

molli vestimenti,

aggiunse alle sue spalle


senza alcuno dimoro
stante ancora sopra
il
:

e lasciando le serrate case


ella

pervenne ov'
suo
letto
,

trov Florio
la

leggendo

ricevuta
colla

lettera di Biancofiore

a cui ella occultamente


il

tremante

mano

tocc

sollecito petto

ritornossi

27B
allo triste case
,

FILOCOPO
onde
s'

era per

comandamento

di Dia-

na partita

Aveva Florio pi
gi quasi nell'

volte letta la ricevuta pistola


le parole

animo

di
lei

Biancofiore accet-

inva

credendo fermamente da
se

niuna cosa essere


.

amata

non

egli,

siccome

essa gli scriveva


il

Ma non
,

])riraa gli fu dalla


f'i^ii

misera vecchia tocco


i

petto

che

Incora inci a cambiare


ella

pensieri e a dire fra s:


,

lerniamente
scrive

m' inganna
,

e quello eh' ella


.

mi
Bri-

non per amore


il

ma

per paura lo scrive


de"*

seda lusingava

grande imperadore

Greci

e di-

slderava Achille

Chi

colui che dalle false lagrime

dalle infinte parole delle

femmine

si

sappia guar-

dare? Se Agamennone
sarebbe stata pi lunga

1'

avesse conosciute la sua vita

n Eglsto avrebbe avuto

il

non dovuto piacere


a Biancofiore
si

Senza dubbio Fileno piace pi

che

io

non

faccio

e chi sar quella

che

levi

un velo

di testa, e donilo

ad un suo amante,

che possa poi far credere quegli non essere amato da


lei?

Certo niuna

il

potrebbe far credere se non fosse

gi semplicissimo l'ascoltatore.

E
:

in verit e'non
egli
,

da

maravigliare se ella
1'

ama

Fileno

continuamente
e io le sono lon11
si

davanti
,

e ingegnasi di piacerle
la pot' gi
li

tano

non

lungo tempo vedere.


soavi venti
:
,

fuo-

co

s'

avviva e vive per

amore

nu-

trica co' dolci riguarda menti

e siccome le
,

fiamme
cosi a.

perdono forza non essendo da' venti aiutate

more

diviene tiepidissimo

come

gli

sguardi cessano

Ma
s'

costei se ella

non

m'ama
il

perch con lusinghe

ingegna d'accendermi
si

cuore? Poi ad altro ragio-

namento

volgeva, e diceva; fermamente Biancofiore

LIBRO TERZO
m' ama
sopra tutte le cose, e

279
11

questo se io voglio
:

vero

riguardare non

mi

si

pu

celare

ma

se ella

non mi

amasse, Fileno

me

ne

saria cagione, del


.

quale io pren-

der senza dubbio vendetta

In cotale pensiero stando Florio fra s ripetea tut


i

preteriti atti e fatti stati tra lui

e Biancofiore

poi,

ch Fileno torn da' lontani paesi nella sua corte


quelli
fatti

una

volta pensava essere stati


,

da Biancofiore

maliziosamente

e altra volta fra s gli difende,

va

Egli stette pi giorni senza alcuno riposo


.

pieno

di sollecite cure

Egli alcuna

volta

immaginava e

diceva

ora
:

Fileno davanti alla

mia Biancofiore e

lusingala

ma

percli la lusingherebbe egli eh' ella

r ama
nava
vie
.

oltra

misura ? Poi fra s altrimenti immagicoli'

Egli andava vedendo

animo
da

tutte

quelle

le quali

sono possibili a
,

uomo

farlo pervenire
fos.

un suo intendimento

e
,

niuna credeva che non


bisogno
gli fosse slato

se stata fatta da Fileno


gli

se

E-

pensa che niuna persona mai parlasse a Bianco-

fiore

che da parte di Fileno non

le

parlasse

e dai

suoi servidori medesimi dubita d' essere stato ingan-

nato: e cosi dimora in istimolosa sollecitudine, e non


sa

che
,

si

fare

e pensa che Fileno ordini di portarla


il

via

e che ella

consenta

Egli pensa che Fileno la

dimandi
che
i

al re, e siegli

donata per isposa. Egli pensa


,

messaggi da Fileno a Biancofiore

e da Bianco-

fiore a

Fileno sieno spessissimi

ma

poich egli ha

diverse cose in s rivolte cosi incominci a dire:


del tutto da credere ci eh' io

non

immagino

che forte
alcuna

mi pare che

se stato

fosse

io

non ne

avessi

cosa sentita : e per la scusa delle passate cose fatta da

Biancofiore da ricevere

ma

chi sa di quelle che

!i8o

F IL

OC O PO
altra
si

deono avvenire? Da un'ora a un'

volgono

gli

animi, da diversi intendimenti essendo tentati.

Niuno
quale
accioc-

rimedio qui se non levare ogni cagione per


Biancofiore del

la
,

mio amore
segua
,

si

potesse

mutare

ch niuQO

effetto

Io torner a dispetto del

mio

padre a Marmorina
occhi
il

e solleciter colli miei proprii


,

cuore di Biancofiore

e quindi la fuggir in

parte ov' io senza paura d' alcuno potr dimorar con


lei
.

Se
,

il

mio padre

della

mia

tornata
,

si

mostrer do-

lente

o a Fileno far levar


nostri paesi
.

la vita
ci

egli

abbandofare

ner

Ninna cosa

lascer a

ac-

ciocch colei

sia sola

mia, di cui io solo sono e sar


lasciati gli

sempre.

con questi pensieri

amorosi

il

pi del tempo dimorava, cercando con amara sollecitudine parte di quelli fuggire, e parte metterne in effetto senza

alcuno indugio
,

O
dine
,

amore

dolcissima passione a chi felicemente


,

tuoi beni possiede

cosa paurosa e piena di

solle'(*itu-

chi potrebbe credere o pensare che la tun


si

dol?

ce ladlce producesse

amaro

frutto

com'

gelosia

Certo niuno, se egli noi provasse:


cos

ma
,

essa ferocissima,

come

1' eli era

gli
,

olmi cinge

cosi ogni tua


si

po-

tenza ha circondata

e intorno a quella

radicata

che impossibile sarebbe oramai

a sentire te senza lei.


a'

nobilissimo signore, questa


.

tuoi

atti tutta

con-

traria

Tu

le lue

fiamme mostri nell'altissimo


,

e chia-

ro monte Citereo

costei sopra

freddi colli d'Appen.

nino impigrisce nelle oscure grotte

Tu

lievi gli

ani-

mi
alle

all'

altissime cose
vili
.

e costei gli declina e

affonda

pi

Tu

cuori che prendi tieni in continova


,

festa e gioia

costei di quelli ogni allegrezza caccia


vi

con subito furore

mette malinconia

Essa

fa cer-

LIBRO TERZO
care
sa
I

aBi

soliiiglii
si

luoglii

e eoa aguto intelletto mai


.

non
le

che

sia altro

che pensare

Ad

essa pare

che

spedite vie dell' aere siano piene d' aguati per prender
ci che essa desidera di

ben guardare
falso
,

Ninno

atto

che

ella

non dubiti che con


.

intendimento non
,

sa fatto

Niuna fede

in lei
,

ninna credenza
tu di pace

semse ve-

pre crede essere tentata


racissimo ordinatore
,

si

come

cos

questa con armata

mano

sempre apparecchia inimicizie e guerre. Ella magrissima e scolorita nel viso


,

di scure vestimenta vestita,


,

egualmente ogni persona con biechi occhi riguarda


e tu piacevolissimo nelP aspetto con lieto viso
tuoi soggetti
state
.

visiti

Ella non sente mai n primavera n


j

n autunno
il

tutto

1'

anno egualmente dimora


,

per

lei

sole in capricorno

e quanto pi di scaldarsi
.

cerca pi ne' sembianti trema


traria la vostra natura
!

Ora quanto

con-

Ella

si

diletta d' essere senza


i

alcuna luce, e tu ne* luminosi luoghi adoperi


dardi
tutti
i
.

santi
,

Ella con teco quasi d'


tuoi beni guastatrice
.

un principio nata

di

Ella pi fiate avviene


ella

che di quella infermit onde

ha maggior paura
infino
alla

di quella pi spesso assalita e oppressa

morte

Oltre

a'

miseri miserissimo

si

pu

dire colui

che seco

la toglie in
s'

compagnia

Florio

apparecchia con deliberato animo


:

di

nuo-

cere a Fileno
dagli
alti

la
,

qual cosa

la santa

dea conoscendo

regni

e mossa a compassione di Fileno, cosi

nel segreto petto cominci a dire: che colpa

ha Fi-

leno commessa per


traggio da Florio
?

la

quale egli meriti morte o ol.

Ninna

Non
il

merita morte alcuna


agli

perch

egli

ami quello che piace

occhi suoi. Cessi


sia

questo che per cagione di noi

giovane cavaliere

289.
offeso.

FILOCOPO
E
detto questo la seconda volta discese dal cie,

lo

e cerc le case del Sonno, de' riposi re


,

nascose

sotto gli oscuri nuvoli

le

quali in lontanissime parti

stanno rimote in una spelonca d'


nella quale

un cavato monte

passare

Febo co^ suoi raggi in ninna maniera pu Quel luogo non conosce quand' egli sopra
ne reca
il

orizzonte vegnendo
egli

chiaro

giorno

quand'

avendo mezzo
diritto
5

suo corso

fatto ci ri-

guarda con
cerca
1'

occhio

n similmente quand'
,

egli

occaso

quivi solamente la notte puote

il

terreno da s vi produce nebbie piene


di dubbiosa luce
:

d' oscurit

e davanti alle porte della casa fio,

riscono gli umidi papaveri copiosamente


za

e erbe senla

numero
un

sughi delle quali aiutano


:

potenza
case

del signor

di quel luogo

dintorno alle oscure


,

corre
esce

picciolo fiumicello chiamato Lete


pietra,

il

quale

d'una dura

che col suo corso facendo


,

commuovere
rio
i

le picciole pietre
i

fa

un dolce mormoquali forse po-

il

quale invila

sonni

In quel luogo non s'odono

dolci canti della dolente

Filomena

tessero metter ne' petti acconci al

riposo alcuna sol-

lecitudine colla sua dolcezza. Quivi

non

fiere,

non pe-

core

altri

animali

si

sentono

Quivi Eolo veruna


si

potenza

non ha, e ogni fronda


il

riposa^

mutola
si

quiete possiede

luogo,

al

quale ninna porta

trova,

non

forse serrando e disserrando potesse


.

fare alcuno
,

roniore

Niun guardiano non

v' posto
i

n alcuno

cane

il

qual latrando potesse turbare


il

quieti riposi

Quivi non alcuno gallo


1'

qual cantando annunzi


si

aurora

n alcuna oca vi
alta

trova che

cheti

an-

damenti possa con


della gran casa

voce

far manifesti.

Nel mezzo

dimora un bellissimo

letlo di

piuma

LIBRO TERZO
tutto coperto di neri drappi
il
,

28 3
quale
si

sopra

il

riposa

grazioso re co' dissoluti

membri

oppressi dalla soa-

vit del
i

sonuo

appresso del quale


si

un poco giacciono quante sono


nido di
,

vani sonni di tante maniere e

diverse,
il

l'arene del mare, o le stelle di che


s'

Leda
le

adorna

Nella qual casa

la

dea entr
,

continuo
i

mani menandosi davanti


dagli occhi santi
5

dal viso

e cacciando

sonni

il

candido vestimento della ver:

gine diede luce nella santa casa

nella
,

venuta della
pi
il

quale appena
la

il

re lev

pesanti occhi
si

volte
pet-

grave
,

testa

inchinando col mento


il

coperse
,

to

e rivolto pili volte sopra

ricco letto

con ram:

marichevoli mormorii alquanto s pure dest

apla

pena

levatosi sopra
:

il

gomito

dimand quello che


:

dea cercava

a cui ella cos disse


,

o Sonno
dell'

piacevofu-

lissimo riposo di tutte le cose

pace

animo,

gatore delle sollecitudini

mitigatore delle

fatiche

sovvenitore degli affanni, egualissimo donatore de'tuoi

beni
iddii

se a te caro a te e a

che Giterea

si

possa

con
,

gli

altri

me
1'

egualmente consorti

di te lau,

dare, comanda che Fileno, innocente giovane


sonni suoi conosca
lui,

nei

apparecchiate insidie

contro di
si

acciocch conosciutele di quelle guardar

possa:

e questo detto, per quella via ond' era

venuta,

ap.

pena da

potendo

il

sonno cacciare

se

ne torn
,

Svegli V antico iddio


alcuni in uomini
e chi in terra e
sassi e in tutte
,

g' infiniti figliuoli

de'quali
serpenti
,

altri in fiere,

e quali in

tali

in acqua,

e alcuni in travi

e in

quelle forme le quali negli


,

umani
si

anitra-

mi possono vaneggiare
sformavano
che a
tali
^

v'

avea di quelli che


eletti

tra'

quali poich' egli ebbe

quegli de-

bisogni gli parevano soffioienti, appena

28i
stati

FILOCOPO
gli

nmmaestr che

egli dovessero

comanda-

menti della santa dea adempiere senza alcuno indugio


:

a'

quali essi disposti

senza pi stare del luogo

si

partirono per adempierlo

Mentrech
trattavano
,

fati

le

cose sinistre cosi per Fileno


si

esso di tutte ignorante

stava

pensando

alla bellezza di Biancofiore,

con

sommo

disio desideassali
,

rando quella

quando un subito sonno V


,

e gli

occhi gravati

sopra

il

suo

letto

riposandosi

s'

ad-

dorment
presenti
i

al

quale senza alcuno dimoro furono

ministri del pregato iddio adoperando cia:

scuno

suoi ufici

e parvegli nel sonno subitamente


,

essere in

un

bellissimo prato tutto soletto

e rimirare

lo cielo le sue bellezze lodando, e agguagliando quelle di Biancofiore alla chiarit delle
stelle

che in quello
ufi-

vedeva
ciali in
gli

e cosi stando

subitamente un di quelli
gli

forma

d'

un caro suo amico

parve che

apparisse piangendo, e correndo verso lui, e dices;

segli

o Fileno, che
1'

fai

tu qui

fuggi

eh' io

ti

so

dire che
t'

amore che

tu
.

hai

portato a Biancofiore
essere

ha acquistata morte
,

Tu

non potrai

fuori

di questo prato

che Florio armato con molti comtorti la vita.


.

pagni

ti

saranno suso cercando di

Fuggi
vo-

di qui, o caro amico, senza alcuno indugio


lere eh' io di tal
^

Non

compagno quale
che
gi
dall'

io

ti

tengo riman-

ga orbato.

ancora non parca che questi avesse com,

piuto di parlare
prato
si
,

una

delle parti del

sentiva

il

romore

delle sonanti

armi degli ar-

mati
to
,

quali a Fileno parve,


.

come

detto gli era sta-

che venissero
smarrito
si
,

Allora

pareva a

Fileno levarsi
per la sua
le

tutto
salate

e non sapere qual via


tenere
5

dovesse

anzi

gli

pareva che

LIBRO TEirZO
gambe
partirsi
gli
5

.*85

fossero fallite
,

dove stando

n di quel luogo potesse in picciolo spazio gli pareva


,

vedersi dintorno Florio con

molti
,

altri
,

armali

e
il

con grandissimo romore

gridare

muoia

muoia

traditore, dirizzando verso lui gli aguti ferri senza al-

cuna piet ingegnandosi o giovani


,

di ferirlo

a'quali egli dicea:


,

s'

alcuna piet in voi rimasa


la vita

piacciavi
.

che Fileno possa fuggendo

campare
.

Voi

sa-

pete che per amore io non merito morte


le

Non
,

erano

sue parole udite

ma

pi aspramente e con mage pare-

gior

romore

gli

pareva ognora essere assalito

vagli essere in tante parli del corpo forato che poltre

campare non
contenti
,

gli

pareva.

Ma

quelli ancora di ci
gli

non

uscendo uno di loro

pareva che

la testa
.

gli volesse

levar dal busto e presentarla a Florio


gli strinse il
si

Al-

lora

grande dolore e paura


il

cuore
,

che

per forza convenne che


tutto spaventato
si

sonno

rompesse

e quniji

dirizz in pi rimirando

dov' egli

era

e colle mani cercando de' colpi che


,

gli

pareva

aver ricevuti

e rimirando

il

suo

letto

il

quale

imma,

ginava dovere essere tulio tinto del suo sangue


quello vide bagnato di vere lagrime
si
.

Ma
,

poich' egli
parlila
la

vide essere slato ingannato dal sonno


,

paura
ci
si

pieno di maraviglia rimase non sapendo che


si

volesse dlrcy e dubitando forte,

mise a cercare
,

del caro

amico che nel sonno aveva veduto

il

qual

trov

e a lui brevemente ci
gli

che dormendo avea


,

veduto

narr
:

di

che V amico maravigliandosi

cosi gli disse

caro amico e

compagno

ora non du-

bito io che

g' iddi

con molla sollecitudine intengente. Certo tu

dano a'beni

dell'

umana

mi

fai
,

senza
peroc-

fine maravigliare di ci

che tu mi racconti

28(]

FI

LOGO PO
ivi

ch poco avanti io tornai da Montorio, ed


persona e degna di fede
udii

da cara

essere da Florio la tua

morte desiderata

e ordinata in qualunque maniera


:

pi brevemente potesse
gione,

domandando
la

io della
il

ca-

mi

rispose che ci avviene per lo velo


ricevesti
,

quale

da Biancofiore tu pi che niuna

qual Biancofiore egli


e per que-

altra cosa del

mondo ama 5
che
ti ti

sto di te in tanta gelosia entrato,

se egli vedesse
il

che Biancofiore colle proprie mani


forte gli sarebbe a credere

traesse

cuore,

che

ella

potesse se
cessi

non
egli
al

amare. Adunque acciocch questo amore


cerca
d' ucciderti
il
:

per per lo mio consiglio tu

presente lascerai
parti te

paese, e pellegrinando per le strane


.

della tua salute sarai guardiano


te

Tu

puoi

manifestamente conoscere
resistere al

non

essere

possente a

suo furore: dunque anzi tempo non volere


la tua

morire

ma

giovane et
il

ti

conforti di

potere

pervenire a miglior fine che


stra
.

principio
,

non

ti

dimo-

La

fortuna ha subili mutamenti


,

e avviene al-

cuna volta

che quando

1'

uomo
,

crede bene essere


si

nella profondit delle miserie

allora subilo

ritro-

va nelle maggiori prosperit

cui Fileno

piangen-

do

cos rispose

oim
se
a

or che far Florio a uno che

abbia odiato
?

me

che V
:

amo

ha pensata

la

morte

A cui

quegli rispose

amer^llo.

Le

leggi d'a-

more
se
,

son variate da quelle della natura in molte co-

e in tale atto ninno volentieri vuol compagnia.


te fa'
;

per

di cercare e posto

gli altrui

pensieri

ma

pensa del

tuo bene
cidere

che Florio similmente volesse uc,

uno che

odiasse Biancofiore

se'

tu fuori per

del pericolo? certo n; dunque pensa

alla tua salute.

Oim

disse Fileno,

dunque

lascer io

Marmorina, e

LIBRO TERZO
la vista di Biancofiore
?

287
quegli, per lo

Si

gli rispose

tuo megliore. Disse Fileno


vantaggio qui eleggere
si

certo io

non conosco che


una
volta
si

possa se solo
,

muore
avere

Buono

il

vivere

ma
,

meglio

tosto

morire

che vivendo languire, e cercar


.

la

morte e non poterla


a chi vive sperando
ti

Non

disse

1'

amico

nella potenza

degP

iddii

come

avanti

dissi

peroc-

che
si

le

future cose ci sono occulte. In qualunque


il

modo
,

vive meglio che

morire. Ogni cosa perduta


si

volendo l'uomo valorosamente operare,


rare
,

pu

ricoved

ma

la vita

no

per ciascuno dee essere


disse Fileno, a chi

quella

buono guardiano. Certo,


,

pu

prendere speranza

e sperando aspettare,

non dubito
il

che di guardare

la

sua vita egli non faccia


:

meglio

che volere per un subito dolore morire


poss' io cosi fare

che non tanto partendomi


io

ma come ma so,

lamente pensando che

mi deggla
mi
la

partire della vista

del bel viso di Biancofiore


battere nel cuore a

sento ogni spirito

com-

domandar

morte, e l'anima
si

che sente questa doglia e questa tempesta


lire
?

vuol parpensieri

A cui
se'

colui
,

rispose

non sono

cotesti

necessari a te

perocch a coloro che in simil caso

sono che
diletto.

tu conviene che facciano della necessit

Tu vedi

che se'costretto di partire, non immaesilio,

ginare di prendere eterno

ma immagina che
non
ti

per

comandamento
grieve
il

di Biancofiore, per cui


,

sarebbe
,

morire

s'

avvenisse eh' ella

tei

comandasse

tu

sii

mandato

in parte

onde tornerai
faratti

tosto.

Questa im-

maginazione t'aiuter, e

pi possente a sostene-

re gli affanni della partita, infinattanto che tu poi adusato


il

saprai sostenere senza tanta noia

cui Fileno
,

disse:

questo che tu

mi

d'

m'

impossibile

peroc*

aRt?
cii
il

FI
sollecito
:

LOGORO
lascia
vi

amore non mi

durare

lai

pen-

siero nel cuore co' suoi pi

ma

qualora pi mi
:

dispongo^ allora

m'

assalice
?

e chi colui che possa la sua


:

coscienza ingannare
re

Disse quegli

pensieri d'

amo-

non

ti

assaliranno,

quando alcuna
,

volta resistendo
,

cacciati gli avrai

da

te

e la coscienza
si

postoch in1'

teramente ingannare non

possa

almeno

uomo la
un pen-

pu

fare agevole sostenitrice di quello eh' e' vuole

con un lungo
siero.

e continuo perseverare sopra


,

Certo questo vorrei io bene


,

disse Fileno.

Dun:

que
ecco

potrai tu
,

gli fu risposto

Allora disse Fileno

eh' lo

mi dispongo
,

a pellegrinare per lo tuo

consiglio. Si, quegli disse

e io in tua
:

compagnia
io

se

a te piace.

cui Fileno disse


te
,

no

amo

meglio

dolermi solo, che menar


quegli rispose
:

senza consolazione.

Acu
tue

caro amico

dove che tu vada


il

le

lagrime mi bagneranno sempre


senza compassione di
ti

cuore,

il

quale mai

te

non

sar;
la

per lasciami avan-

venire

acciocch tu avendo

mia compagnia ab;

bi cagione di

meno

dolerti.

Disse Fileno
,

amico

me

piace pi che tu rimanga


te

acciocch almeno vegricordi, e dell'esilio

gendo

Biancofiore di
lei
:

me
,

si

oh' io ho per
le

e se accidente avvenisse per lo quail

mi

fosse lecito

tornare
,

voglio che tu sollecito

ri-

manga a mandar per me dove che i fortunosi casi m' abbiano menato A cui quegli disse cosi come
. :

te

piace sar fatto. Fileno allora

si

part da

lui

ritornalo alla sua casa cosi cominci piangendo a dolersi fra s

medesimo; o misero Fileno piangi

perocaltro.
la-

ch

la

fortuna l' pi avversa che


gli

ad alcuno

Sogliono
*clare
li

altri

per odiare o per male operare


,

loro paesi

e tal volta

morire

ma

a le

per

, ,

LIBRO TERZO
tnore conviene cbe tu vada in
la tua ?
esilio
.

289

O che vita sar


lieta.
il

Sar dolente:

ma

certo io
,

non la voglio

Io conosco BiancoGore turbata

e scoprirmi

falso

amore

mostrandomi nel

viso d*

avermi per addietro

mi fuggir dal suo cospetto , e fuggendomi piacer a Florio e a lei l'amore de' quali m' era occulto quando m' innamorai Il velo da lei
ingannato. Io
,
.

ricevuto sar solo la mia consolazione della


ria.

mia mise-

questo in s medesimo deliberato, volontario

esilio

seguendo

il

consiglio del suo

amico prese oc-

culta mente*

Quando Apollo ebbe

suoi raggi nascosi


,

1*

ot-

tava spera fu d' infiniti lumi ripiena

Fileuo con
.

sollecito passo piglia la sconsolata fuga

Egli nella
sa

dubbiosa mente uscito di Marmorina non


nare qual

esami-

cammino

sia pi. sicuro alla

sua salute,

ma

del tutto abbandonato a' fati , piangendo pone le redi-

ne sopra
le

il

portante cavallo

e piangendo

abbandona

mura

di

Marmorina, con
lecito gli
:

gli

occhi rimirando quell'

la infino

che

ma

poich

andante caval-

lo lui carico di pensieri

ebbe tanto avanti traporta-

to che pi
egli

non

gli

fu lecito di vedere la sua citta


al

con pi lagrime incominci ad intendere

suo

cammino.

primieramente veduto P uno e

l'altro lilo

di Bacchi glione, pervenne alle

mura

costrutte per l'adil

dietro dall' antico Antenore

e in quello vide
si

luogo

ove

il

vecchio corpo con giusto epitaffio


,

riposava

Ma

di quivi passando avanti


gi

in

poche ore pervenne


,

alle sedie del

detto Antenore

poste nelle salate

onde

dell'

ultimo seno del mare Adriano: e in quello


,

luogo non sicuro


terra
>

sallo

in piccolo legno e ricerc la

e pervenuto nell'antichissima citt di Ravenna,


I.

FiLocopo T.

19

ago
su per lo

FILOGOPO
P
colle dorate arene se

ne venne

alla cit-

t posta peraddietro

da Manto ne'solinghi paduli:

ma

quivi sentendosi pi vicino a quello che egli fuggiva

dimor poco, e
nino
il
,

salito

su perii

colli del

monte Appen-

e di quelli declinando scese al piano , pigliando

cammino

verso le montagne

fra le quali

il

Mu*

gnone robusto discende j e quivi pervenuto vide V antico

Italo

monte onde Bardano e Siculo primamente da e poco loro fratello si partirono pellegrinando
,

davanti da s vide le ceneri rimase d' Attila flagello di

Dio dopo
,

lo scellerato

scempio

fatto d

pochi nobili

cittadini della cittk edificata sopra le reliquie del va-

loroso consolo Fiorino

quivi dagli aguati di Catel:

lina miserabilemente ucciso

alle quali

avuta compaserran-

sione

si

parti

e senza tenere diritto


,

cammino
,

do pervenne a Chiusi
gli

ove gi Porsenna

secondoch

fu detto
r

aveva

il

suo regno con forza costretto ad

ubbidirsi

n troppo lungamente and avanti ch'egli


,

vide

il

cavato monte d' Aventino


l'

nel
,

quale Cacco

nascose

inboiate vacche a Ercole


.

strascinate nelle

cave di quello per la coda

Ma

dopo lungo affanno

pervenne nelP eccellentissima


d'

citt di

Roma

ov' egli
le

ammirazione pi volte ripieno

fu,

veggendo

ma-

gnifiche cose inestimabili da ogni alto intelletto senza

vederle

e in quella vide

il

Tevere
.

a cui

g' iddii

concedettero innumerabili grazie

Egli vide l'antiche


:

mura
giorno
ti
i

d'

Wha
si

e ci che era notabile nel paese


i

ma

quivi non fermandosi, volgendo


,

suoi passi al mezzoi

lasci indietro le grandissime Alpi e

mon-

quali aspettavano P oscurissima distruzione del


,

nobile sangue d' Aquilone

e pervenne a Gaeta eterna

memoria delU

cara balia d'

Enea

e di quindi per-

LIBRO TERZO
venne per le
salate

291
,

onde a Pozzuolo

avendo prima

vedute T antiche Baie e le sue tiepide onde, per sostenimento degli umani corpi poste dagl' iddii
quello luogo vedute V abitazioni della
la se
;

e in
Sibil-

Gumana
citt.

ne venne in Partenope
i

n quivi ancora sicuro

cerc

campi

de' Sanniti
i

e vide le loro

Donde
capo

partitosi volgendo

passi suoi videi* antica terra

di

Campagna,
fra
11

posta da Capis, e quindi partendosi per-

venne

salvatichi e freddi

monti

d'

Abruzzi

fra'

quali trov

Sulmona
^

riposta patria del nobilissimo


,

poeta Ovidio
dire
;

nella quale entrando

cosi

cominci a
cit-

citta graziosa a ciascuna

nazione per lo tuo

tadino,

come

pot in te nascere e nutricarsi

uomo,

in

cui tanta amorosa


vidio
,

fiamma

vivesse quanta visse in

O-

conciossiecosach tu freddissima e circondata


sii ?

da fredde montagne
per quella trapass
si
,

questo detto
i

reverente

e continuando

lamentevoli passi
,

trov a Perugia

della quale partitosi

de'

cammini
le chia-

ignorante, pervenne alle vene Adoncie


rissime onde dell' Elsa vide uscire
,

onde

e cominciar nuo-

vo fiume

Dopo

le quali
la

discendendo venne infino a


nelle grotte di Si mi-

quel luogo dove


fonte

Glene nata

in quella mescola le sue

acque e perde nome;

e quivi mirandosi intorno vide

un bellissimo piano
,

per lo quale volto a


della

mano
,

destra

facendo
al

dell'

onde

Glene sua guida non molto lontano

fiume an-

d
il

eh' egli vide


,

un

picciolo monticello levato sopra

plano
,

nel quale

uno

altissimo e

vecchio cerreto
stata adoperata,
,

era

e in quello

mai alcuna scure era

n da' clrcustantl per alcun tempo cercato


da' loro antichi nell' antico errore delli
iddi,
i

fuori che

non conosciuti

quali in

si fatti

luoghi

si

solevano adorare. In

ftgt

FILOeOPO
,

quello entr Fileno


tiero
,

non

trovando n via n sen-

ma

tutto
,

da veccliie radici o da grandissimi

rovi occupato

con grandissimo affanno infino

alla

sommit

del picciolo nionlicello salij e quivi trov

un

tempio antichissimo, nel quale salvatlche piante erano


cresciute, e le

mura

tutte rivestite di verde ellera.

glk per antichit erano guaste le

immagini de' bugiaril

di iddii

rimasi in quello

quando

figliuolo di
,

Gio-

ve rec di cielo in terra


il

le novelle
.

armi

colle quali

vvere eterno

s'

acquista

Era davanti a quello p

un
iace-

picciolo prato di glovanetta erba coperto, assai

vole a rispetto dell' altro luogo. Quivi fermato

Fi,

leno

stette

per picciolo spazio


s'

e rimiratosi dlntorn o
di volere

e pensato lungamente, nire la sua fuga


,

immagin

quivi

fi-

e in quello luogo senza tema d^essere


suoi infortunii
,
,

udito piagnere

e se altro accidente
1'

non

gli

avveiusse

quivi propose di volere

ultimo di
il

segnare: e dopo lunga esaminazlone vedendo

luogo

molto

solitario

si

pose a sedere davanti


,

al

tempio, e
de'
li-

quivi nutricandosi di radici d'erbe

bevendo
prese

quori di quelle

stette tanto eh' agli iddi

piet

della sua miseria,

sempre piangendo,
le pi. volte cosi

e ne'suoi pianti
:

con lamentose voci

dicendo

implssima acerbit dell'umane menti, che com-

misi io eh' eterno esilio meritassi della piacevole Mar-

morlna

Nluno
moto

fallo

commisi

amai
il

amo
il

se

que-

sto merita esilio

o morte torca
,

cielo

suo corso in

contrarlo

acciocch

gli

odii

meritino guiderdispiaceva,

done

e se io forse

amando ad alcuno
,

non

con morte mi doveva seguitare

ma

con riprensione

ammaestrare
Biancofiore ?

Or che ricever Non so che gli si


.

da Florio chi odler


possa fare
,

se

quello

LIBRO TERZO
die a

agS
animo pensare
la
.

me ha
,

fatto

vorr eoa eguale

Ahi

Pisistrato degno d'eterna niemoria per


il

tua

benignit

quale udendo con pianti narrare


,

la

tua

figliuola essere baciata

e di ci dimandarti vendetta,
:

non
mici
il

dubitasti rispondere
,

che faremo noi

a' nostri ni-

se colui

che

ci

ama

per noi tormentato?

Tu

picciolo fallo
il

con grandissima temperanza


del fallitore.

mitigasti,

conoscendo

movimento

Dimorar possa
.

tu con pietosa fama sempre ne' cuori


to egli

umani

Ma cerli

non men
,

giusta cosa
il

che

io pianga

miei

amori

che fosse

pianto del crudele artefice che a


di

Falari present

il

bue

rame

al

quale primo con.

venne mostrare del suo


simo accesi
il
il

artifcio sperienza
.

lo

medefui

fuoco in che io ardo

Io

medesimo
.

traditore de' lacci ne' quali son caduto


i

Chi mi co,

strigneva di narrare a Florio

miei accidenti

e di

mostrargli
fece fallire

il
:

caro velo? IViuna persona. Ignoranza


e per ninno
.

mi
il

savio piange

perch

senno leva
ranza

le cagioni
,

Ma
?

posto pure eh' io per ignoa vietarmi che io

fallissi

eragli cosi gravoso

pi avanti non amassi

Certo io non
,

mi

sarei

per

potuto poi pi tenere di non amare

ma nondimeno

per

la

disubbidienza a lui

cui io per singulare signor

teneva, usata, avrei meritato esilio o grieve tormento^

ma

egli

mai non mi comand che

io

non amassi
la

anzi l dov' io non

mi guardava cercava
partita dagli

mia morte.
,

O ragionevole
misero a
,

giustizia

umani animi
?

perch dal cielo non provvedi tu

alle iniquit

Deh
di

me non ho
madre
?

io

per

la

sfrenata crudelt

Florio perduta la debita piet


della benigna
lo

del vecchio padre e


.

Certo

si

Io

gli
.

ho

lasciati

per

mio

esilio

pieni d'eterne lagrime

Non ho

io per-

594
duta
la graziosa

FILOCOPO
fama del mio valore? Si ho. Quanii
sia

uomini ignoranti qual


penseranno
iniqua
,

la

cagione del mio

esilio

me

dovere aver commesso alcuna cosa

e per paura di non ricevere merito di ci

mi

sia partito? I

nemici creano

le

sconce novelle dov*elle


.

non sono
gna per
esilio

e le male lingue non le sanno tacere

iniquit da s
li

medesima
.

si

spande pi che
sono
?

la

gramitristo

grassi prati

Non

io

per lo mio
io

divenuto povero pellegrino


?

Non ho
mia

perduto

gioia e festa

duta

Certo

si

Non per quello Oim quante

la

cavalleria per-

altre cose sinistre

con

queste insieme
gia mento
!

mi sono avvenute per

lo

mio sbandeg-

Ma

certo per tutto questo alcuna cosa del

vero amore che io porto a Biancofiore non mancato


.

Pi che mai

1'

amo. Niuna pena, ninno affanno


la

u alcuno accidente me
e certo se egli

potr

mai

trarre del cuore:

mi

fosse

conceduto di poterla solamente


,

vedere com' io vidi gi

tutte queste cose


.

mi parreb-

bero leggieri a sostenere


sola gravezza
.

11

non poterla vedere m'


ogni altra cosa torfalsi

Questo mi

fa sopra

mentare
sieno
,

Ella co' suoi begli occhi, avvegnach


la

mi potrebbe rendere
lei
.

perduta consolazione
di lei avessi,

Io vo fuggendo per

Se l'amore

non
poi-

che

'1

fuggire

ma

il

morire mi sarebbe soave^

ma

ch V amore di
dere t' tolto
occhi tuoi,
i
,

lei

non puoi avere

e
,

il

poterla ve-

piangi misero Fileno

e da'

pena

agli

quali stoharaente nella forza di tanto atu senti


ti

more quanto
cose

legarono

Oim

misero, non
,

so da che parte io
tali

mi cominci pi
:

a dolere

tante

m' offendono

ma

tra

1'

ahre tu, o crudelis,

simo signore, non

figliuolo di Citerea

ma

piuttosto
te

nemico

mi

dai iafinite cagioni di

dolermi di

e di

LIBRO TERZO
Biancofiore.

^95
e

Tu

piacevolissimo fanciullo pigli con


gli stolti

piacevole dolcezza
in quelli poi
sieri
,

animi degl' ignoranti

con solingo ozio rechi desiderati pen-

e in quelli pensieri fabbrichi le tue catene, colle

quali gli animi de' miseri che tua signoria seguitano

sono

legati

Ahi quanto
,

cieca la

mente di coloro
li

che

ti

credono

che del loro folle disio


,

fanno e

chiamano Iddio
si

conciosslech ninna tua operazione


fatta
.

vegga con discrezione

Tu

gli altissimi

animi

de' signori valorosi declini a sottomettersi alle volont


d'

una plcclola femminella

Tu

la bellezza

d'un gio-

vane, maestrevole ornamento della natura, con fallace


desiderio leghi al volere d'
verse

un turpissimo
dovere
,

viso

con di-

macule adornato

oltre al

d'

una mere-

trice: e

brevemente nluna tua operazione con eguale


fatta
,

animo

anzi sogliono
.

miseri ne' tuoi lacci avviti

luppati prendere parte

Questo

scusa, che la tua


,

natura tale che n'donl di Pallade

n quelli di Giu-

none
il

n gentilezza d' animo riguarda,


:

ma

solamente

libidinoso piacere

e in questo credono alle tue o-

pere agglugnere grandissime laudi,


tuperio
lare
?

ma

con degno

vi-

te

ed

essi

vituperano.

Ma

che giova tanto parle tue

Tu

se' d' eth

giovane

come possono
ali

ope-

razioni essere mature?

Tu
.

ignudo, non dei poter por-

gere speranza di rivestire


mobilit
,

n m' della

Le tue memoria
cieco
si

mostrano

la

tua

uscito d' averti in


:

alcune parti veduto privato della vista


di dietro alla guida d'

dunque come
camlievi

un

pu

fare diritto
.

mino ? Ahi
loro
il

tristi

coloro che in te sperano


,

Tu

pensiero de' necessarii beni


.

ed empiii di

solle-

citudine e di vana speranza

Tu

gli fai

divenire

ca-

gione delle schernevoli risa del popolo che gli vede

agG
e
essi
stessi

FILOGOPO
miseri e di questo ignoranti assai volte di s

con

gli altri
,

insieme fanno beffe, n sanno quello


i

che fanno

e tardi conoscono

tuoi effetti

Ma

certo

mentre ignorante di quelli


che pi fede di
tenza esaltasse
nerei
, ;

fui,
,

niuno soggetto avesti


n che pi
la tua

me

ti

portasse

po-

e ancora in quella semplicit

ritorfosti

se

benigno mi volessi essere come gik


misero
,

molti

Oim
,

che

io

non so che mai


rimproverai
tuo arco
caro

io contro

te aoperassi

per
.

la

qual cosa incrudelire ia


ti

me

do-

vessi

come
,

fai

Io

mai non

la tua gio-

vanezza
,

n biasimai
alla tua

la forza del

come
,

fece

Febo n
persi
tutto
i

madre
i

suoi diletti
ciel

quali

Adone n Iseocon Marte prendeva come


levai
il
,

il

vide

io

mai non aoperai contro a


:

te,

per-

ch tu mi dovessi nuocere
e nescio di quello che tu

ma

tu di mobile natura,
oltre al

fai

mi tormenti

do-

vere

Solo in uno atto


,

si

conosce te avere alcuno send' essere se

timento

in quanto

mai non cerchi


,

non in

luogo a te simigliante
piuttosto alla natura
Il

avvegnach questa discrezione


te si

che a

dovrebbe

attribuire.

tuo diletto di dimorare ne' vani occhi delle scile quali a te costrigni

munite femmine,
lore che
i

con

meno do:

miseri che in tale laccio


ti

incappano
,

e poi

con esse di quelli


il

diletti di ridere
tristi

consentendo loro

potersi far beffe de'

senza niuno affanno di

esse: delle quali, schiera di

per ldissima iniquit piena,

non posso tenermi eh'


sento
.

io

non dica ci che dentro ne


femmine, siete dell'u,

Voi,o

sfrenata moltitudine di

mana

generazione naturale fatica


sollecitudine

e dell'
.

uomo

ine-

spugnabile

e molestia

Ninna cosa
,

vi

pu contentare,

destatrici de' pericoli

commeltilricl

LIBRO TERZO
3e* jnall
,

197
trova
,

In \oi niuiia fermezza


e
il

e breve.

mente voi
che ci
ficare
il

diavolo credo che siate

una cosa

sia

vero davanti a noi infiniti esempli a


se

forti-

mio parere

ne trovano 5 e volendo dalla


,

origine del

mondo
lo

incominciare

si

trov era la
stata

prima

madre per

suo ardito gusto essere

cagione a

s e a' discendenti d' eterno esilio de'superiori reami.

questo malvagio principio in tanto male crebbe


la

che

prima

et nello allagato

mondo

tutta peri fuori


fatica di risto-

che Deucal ione e Pirra, a cui rimasela


rare le perdute creature
delle
,

Ma
,
.

posto che la quantit

femmine mancasse

la vostra

malvagit nella
reinte-

poca quantit non manc


grato
tica
il

non era ancora

numero

degli annegali,

quando

colei

che l'an,

Babilonia cinse di fortissime e alte


si

mura

presa

di libidinosa volont col figliuolo

giacque, facendo

poi per
il

ammenda

del suo fallo la scellerata legge,

che
fer-

bene placito

fosse licito a ciascuno.

cuore di

ro che fu quello di costei! Quale altra creatura, fuori

che femmina
dinare
,

avrebbe potuto cosi scellerata cosa oril

che conoscendo
,

suo male non

s'

ingegnasse
i

di pentere
ti ?

ma

s'

argomentasse d' inducervi

soggetfallo
,

Ma
la

ancora che questo fosse grandissimo

quanto fu pi vituperevole quello che Pasife commise


?

quale

il

vittorioso marito, re di cento citt,


,

non

sostenne d' aspettare

ma
,

con furiosa libidine essere


?

da un toro ingravidata sostenne


detti falli scelleratissimo

Fu
si

ciascuno dei

ma

nullo fu

crudelmente

fatto

quanto quello che Clitennestra miseramente com:

mise

la
il

quale non guardando

alla

debita piet del


,

marito,
in

quale in terra era stato vincitore di Marte


di Nettuno
,

mare

ma

presa

dal piacere d'

un

298
sacerdote
egli
,

FI LO coro
rimasa oziosa ne' suoi paesi, consenti die
portasse ad

Agamennone

il

non

perfetto vesti-

mento, e ia quello vedendolo avviluppato, Egisto miserabilmente r uccise


molestia
i
,

acciocch poi senza alcuna


potessero mettere in effetto
,

loro piaceri

Quanto
doveva

fu ancora la sciagura d' Elena


il

la

quale ab-

bandonando

proprio marito

e conoscendo ci che

della sua fuga seguire, anzi volle

che

il

mondo

perisse sotto le

armi

eh' ella

non
si
i

fosse nelle braccia

di Paris contenta, che per lei

potesse eternalmente

dire

Troia essere distrutta


.

Greci morti crudelsi

mente
prio

Quanta acerbit

e quanta ira
,

puote ancora

discernere essere stata in Progne


figliuolo

ucciditrice del pro-

per far dispetto


?

al

marito
si

e in

Me-

dea simigliantemente

in cui

trov

mai tanto

transmutato amore quanto in Mirra, la quale con sottile

ingegno adoper tanto che col proprio padre pi


si

volte

giacque
il

la

dolente Blblis non


fallo
,

si

vergogn

di richiedere

fratello a tanto
.

e la lussuriosa

Cleopatra d' adoperarlo

Non

ancora fra queste la

madre

d'

Almeone che per piccolo dono


,

consenti

il

mortale pericolo d' Anfarao suo marito

qual dia-

bolico spirito avrebbe potuto pensare quello che fece

Fedra

la

quale non potendo aver recato Ippolito suo

figliastro a giacere

con
i

lei,

con altissima voce gridan,

do, e stracciandosi
disse
,

vestimenti

e'

capelli e
lui
;

'1

viso,

s essere

voluta

sforzare da

e lui pre-

so

consent che dal proprio padre fosse fatto squar?

tare

Quanto
femmine
degli
tacita

ardire e quanta crudelt fu quella


di

delle

Lenno
,

che essendo degnamente

soggette
nella

uomini
con

per divenir

donne
tutti

quelli

notte

armata

mano

diero-

no

alla inorte
si

LIBRO TERZO E sQiile crudelt nelle


li

299
figliuole di

Belo

trov, le quali tutti


,

novelli sposi la
.

prima
eh' io
:

notte uccisero

fuori che Ipermestra


a dire ci
,

Oim

non sono possente

che

io sento di voi

ma

senza dire pi avanti


sti

quanti e quali esempli son que?

della vostra malvagit

O femmine
,

innumerabile
,

popolo di pessime creature


ogni vizio. Voi principio e
le. Mirabile cosa di voi
si

in voi

non virt

in voi

mezzo

e fine d' ogni

ma-

vede, tra tanta moltitudine

una

sola

buona non

trovarsene.

Ninna fede
con diverse

ninna ve-

rit in voi.

Le

vostre parole sono piene di false lui

singhe
retire
i

Voi ornate
miseri
,

vostri visi

arti

ad

ir-

acciocch poi

liete d'

avere ingannalo,

cio fatto quello a che la vostra natura pronta, ve ne


ridiate.

Voi
ed

siete

arma dure

dell'eterno

nemico

dell'u-

mana

generazione, l ov' egli non

pu vincere

co' suol

assalti,

egli incontanente a' pensati


'1

mali pone nna


li

di voi, acciocch
lito
.

suo intendimento non

venga

fai*'

Guai

eterni

si

pu

dire che
.

non

fallino a colui
la vita

che nelle vostre mani incappa

Misera

mia

che incappato
in

ci

sono

Niuna consolazione

sar
la

mai

me

di tal fallo, pensando che

una giovane,

quale

io pi tosto angelica figura

che umana creatura repuil

tava, con falso

ragguardamenlo m'abbia legato


,

cuo-

re con dissolubili catene


de' miei mali
.

e ora di

me

si

ride contenta

Ma

certo la miserabil fortuna che ab-

bassato per

li

vostri inganni

mi vede
s'

assai

mi nuoce

e ninno aiuto

mi porge

anzi

ingegna con sollecitugi che la pi infima


,

dine continua di

mandarmi pi

parte della sua ruota, se far lo potesse


cio sopra la gola

e quivi col cal-

mi

tiene

n possibile m' lasciare il

doloroso luogo ^

ioo
Era
il

FILOGOPO
pianto e la voce di Fileno
gli
si

grande, peroc-

ch in luogo molto rinioto


dovere essere udito
,

pareva essere da non


il

che un giovane

quale al pie
,

del salvatico moniicello passando senti quello

e aven-

dogli grandissima compassione, per grande spazio


stette

ad ascoltare

notando

le vere

parole di Fileno:
si

ma
l'

poi volonteroso di vedere chi


,

dolorosamente
si

piangesse

seguendo
,

la

dolorosa voce

mise per

inviluppato bosco
al

e con grandissimo affanno per5 il

venne

luogo dove Fileno piangendo dimorava

quale egli nel primo avvenimento rimirando appena


credette

uomo ma
,

poich' egli

1'

ebbe

raffigurato,

il

vide nel viso divenuto bruno, e

gli

occhi rientrati in
.

dentro

che appena
la

si

dlscernevano
,

Ciascuno osso
e
i

plngeva in fuori

raggrinzata pelle

capelli

con

disordinato rabbuffamento occupavano parte del dolente viso, e slmilmente la barba grande era divenuta
rigida e attorta
,

vestimenti suoi sordidi e brutti,


il

ed

egli era

divenuto qual divenne

misero Erlsltone,

quando
1'

per s

nutricare cominci a mangiare

INullo che veduto P avesse ne' tempi della sua prosperit


'1

avrebbe per Fileno riconosciuto


1'

ma

polche
:

giovane

ebbe

assai riguardato
ti

cosi gli disse

dolente

uomo,

gl'iddi

rendano

il

perduto conforto.

Certo

il

tuo abito, e le tue lagrime e le tue voci


di te
la
:

m' hani

no mosso ad aver compassione


tuoi deslderil

ma

se g' iddi

adempiano, dimmi

cagione del tuo

dolore
ra

forse

non senza tuo bene


ti

lo

mi

dirai

e anco-

mi

di', se

place

perch
.

si

sollngo

luogo hai

per poterli dolere

eletto

Maravlgllossi Fileno del

giovane quando parlare


lui,

l'

ud

e voltatosi inverso
gli

non dimenticata

la

preterita cortesia, cosi

UBRO TERZO
rispose
:

3oi

io

non ispero
perocch

gi

che gP

iddi
i

mi rendano
tuoi

quello eh'

essi

m' hanno
la

tolto

perch

preghi
parole
.

adempia

ma
,

dolcezza

delle tue

mi spronano

mi mover
sieti

a contentarti del tuo disio

E primieramente
ci che avvenuto

manifesto che per


:

amore

io

sono concio siccome tu vedi


gli

e appresso questo

tutto
:

era particolarmente gli


gli disse
:

narr

dopo

le quali
si

parole ancora

la

cagione per-

ch in

fatto

luogo sono venuto che io voglio sen:

za impedimento piagnere
essere a' viventi

e appresso io
infinito dolore

non voglio
,

esemplo d'

ma voglio
rimanga.
,

che

infra questi alberi la


il

mia doglia meco

si

Udito questo

giovane non pot ritene re le lagrime

ma con lui
cos
ti

incominci dirottamente a piagnere, e disse:

certo la tua effigie e le tue voci mostrano

bene che
questa

dolga

come tu

parli

ma
1'

al

m io parere
,

doglia

non dovria

essere senza

conforto

conciossie-

cosach persone che molto

hanno avuta

maggiore

che tu non hai


allora Fileno
:

si

sono confortate econf ortansi. Disse


;

questo non potrebbe essere


sentito di

e chi
?

colui che
disse
il

maggior dolore abbia


.

me

Certo,
.

giovane, io sono
:

come ?
.

disse Fileno

cui

il
,

giovane disse

il ti

dir

Non molto

lontano di
alla

qui

avvegnach vicina
i

sia

pi

assai quella parte


,

citt di colui

cui ammaestramenti io seguii


ci fosti

e dove

tu non molto tempo


gentil

siccome tu

di',

era

una

donna

la

quale io sopra tutte

le cose del

mondo
:

amai

amo

e di lei

mi
1'

concedette

amore per lo mio


e in

buon

servire ci

che

amoroso

disio cercava
,

questi diletti stetti

non lungo tempo

che
,

la

fortuna

mi mi

volse in veleno la passata dolcezza

che quando
,

credeva avere pi la sua benivolenza

e avere

3oa

FILOGOPO
il

acquistato con diverse maniere

suo amore

io colli

miei occhi \idi questa


donato
5

me

per un

altro avere

abban-

e conobbi

manifestamente che lungamente


,

e con false parole

m' avea ingannato


il

facendomi ve:

dere che io era solo colui che

suo amore aveva

la

qual cosa come mi fu manifesta, nuno credo che mai


simile doglia sentisse

com'
,

io sentii
1'

e veramente per

quella credetti morire

ma

utile consiglio della ra,

gione

mi rend alcuno

conforto

per lo quale io an-

cora vivo in quell' essere che tu


il

mi
,

vedi

ricoprendo

mio dolore con infinta allegrezza Le cose sono da amare ciascuna secondo la sua natura Qual sar co,

lui si

poco savio che ami


?

la

velenosa cicuta per trarIla

ne dolce sugo

Molto meno

savio

colui che

una

femmina amer con


lei

isperanza d* essere solo amalo da


.

lunga stagione
sar

uomo
i

La loro natura mobile che possa ammendare ci che gF


.

Qual
iddii

superiori corpi

hanno
,

fatto

per siccome cosa

mobile sono da amare


gli

acciocch de' loro movimenti


si

amanti siccome esse

possano ridere

e se elle

mutano uno per un


sto consiglio

altro,

quegli possa un'altra in


si

luogo di quella mutare. Ninno


,

dorr seguendo que-

Tu

non avendolo seguilo ora per nien,

te piangi

conciossiecosach tu niente abbia perduto


,

perocch niente possedesti


possiede non

di

che

ti

duoli

Chi non
di

pu perdere

e chi

non perde

che

si

lamenta

Credesti alcuna volta per alcuno sguardo

fatto a le

da quella giovane cui tu ami che

ella

a-

masse

e poi hai conosciuto che quello era bugiardo,


t'

e che ella non

amava

certo di questo

ti

doverresti

allegrare, e rendere infinite grazie agl'iddii che t'han-

no

aperti gli occhi avanll che tu in

maggiore inganno

LIBRO TERZO
cadessi
.

3o3
,

Se forse
,

dell' esilio

che hai piangi non


vero
,

fai

il

migliore
avere
,

che pensando

al
il

ninno
sia

esilio si

pu

conciossiecosach
la
.

mondo

una

citt a tulli.

Ove che
di quello

fortuna ponga altrui, ella noi

pu cacciare
loro
,

In ciascun luogo giunge altrui la morte con


,

morso

finale

A' virtuosi ogni paese


,

il

Lascia

questi pianti e lieva su

e vieni con
,

meco

e virtuo-

samente pensa di vivere


git di

e metti in ohlio la malvati

quella giovane che a questo partito

ha con-

dotto

eh e da'

cieli possa fuoco discendere che egual.

mente

tutte le lievi di terra


*1

cui Fileno disse


,

gio-

vane, ben credo che

tuo dolore fosse grande


,

si-

milemenle
sostenere:
doglia
role
di
. ,

il

tuo animo
io sento

poich con pazienza

lo

pot
la

ma

mollo minore l'animo che


si

e per invano ci

balestrano confortevoli pa:

Io sono disposto a piangere mentre viver

gl'id-

per

me
tua

del tuo

buono volere

li

meritino

Io

ti

prego per quello amore che tu gi pi fervente portasti alla

donna che non


,

ti

sia

noia

il

partirli e

'1

lasciarmi con lagrime continue sfogare

il

mio dolore,
il

GFiddii

ti

traggano tosto da colai vita, disse


,

giovane

e partitosi da lui

se

ne torn per quella via onde


doloroso

venuto era
Partitosi

il

giovane, Fileno ricominci

il

pianto, e increscendogli della sua vita, con dolenti voci

incominci a chiamare
de'dolori
,

la

morte

cosi:

o ul timo termine

infallibile

avvenimento di ciascuna creae desiderio de' miseri


,

tura

tristizia de' felici

angovivere

sciosa morte, vieni a

me. Vieni a colui a cui


,

il

pi noioso che
ziosa
ti

il

tuo colpo

vieni a colui

che
li

grachie-

riputer

Deh

vieni, che'l tristo

cuore

de

Oim

eh' io

non posso

colla debole

voce espri-

3o4
mere quanto
tuoi
ti

FILOGOPO
desidero
,

e poich

un

solo colpo dei

debbo ricevere
.

piacciati di concederlo senza

pi
al
il

indugio

Non

sa

V arco tuo pi
.

cortese a

me

che

valoroso Ettore o ad Achille

Io tengo in villania
.

lungo perdono che da


rati tosto donati

lui

ho ricevuto

I doni deside.

doppiamente sono
tanto desiderato
.

graditi

Concedi
si

questo a

me che
ti

t'

ho

e che con

dolente voce

chiamo

Oini

come sono
ricevono,

radi colo-

ro che con volonteroso


io
.

animo

ti

ti

ricever

Dunque perch non vieni ? Non consentire che desiderandoti come fo io languisca pi lo non ricuser in nluna maniera la tua venuta Vieni come
# .

tu vuoi solo eh' io muoia


aguti ferri
,

Io non fuggirei ora


^

gli
l'a-

ne

le taglienti
fieri leoni

spade com' io feci gi


,

gute saune de'

non mi dorrebbono
il

n di
,

qualunque

altra fiera dilacerante

mio corpo
,

dun-

que

vieni

rapaci lupi e ferocissimi orsi

se alcuni
,

nel dolente bosco bramosi di preda dimorate

venite

me

facciasi

il

mio corpo
altri

vostro pasto.

Adempiete

questo disio che


perisca
il

adempiere non mi vuole.


,

Oim
,

tristo

corpo

poich perita
i

la

speranza
e

Cerchi

la dolente

anima
alle

regni

atti al

suo dolore
,

vada

colla sua

pena

misere ombre di Dite


ella

ove

forse sar chi

maggior pena che

al presente so-

stiene vi trovi.
se alcuno
crificio,

iddii

abitatori de' celestiali regni,

mal in questo luogo

ricevette

onore di sa-

dolgavi di me.

O deit

abitatrici di questi luo.

ghi

fate

che

la

misera vita

mi fugga
mie

O
.

infernali

iddii rapite del

mio misero corpo

la vostra

anima. Cessi

che

io

pi

me

e voi stimoli colle

voci

cosi
si
il

piangendo e gridando tutto


bagnava
,

delle proprie lagrime


il

baciando sovente

candido velo

sopra

LIBRO TERZO
quale per debolezza sovente cader
Florio rimaso in Montorio
,

3o5
si

lasciava

Ma
ese-

presto a mettere in
,

cuzione le

triste insidie

sopra Fileno

udito che

'1

mi,

sero per paura di quelle avea preso volontario esilio


lasci stare le cominciate cose, e incominciossi

al-

quanto a riconfortare
sto era cessato, di

immaginando che poich que,

che egli pi dubitava

niuna
al

altra

cosa fuori che prolungamento di

tempo

suo disio

poteva noiare

La

santa dea

che due volte era discesa de' suoi


il

regni per impedire

ferventissimo

e Biancofiore cresciuto per lungo

amore tempo

tra
,

Florio

sentendo

Florio rallegrarsi

il

misero Fileno avere per l'ope,

razioni di lui preso dolente esilio

parendole niente
la

aver fatto

propose del tutto di volere


:

sua

imma,

ginazione compiere

e discesa del cielo la terza volta


cacciatrice

sopra un' alta montagna in forma di


pose ad aspettare
il

si

re Felice

che quivi cacciando


.

su per quella doveva quel giorno venire


i

Eli' aveva

biondi capelli ravvolti alla sua testa


,

con leggiadro
,

avvolgimento
nella sinistra
ciolo spazio

il

turcasso cinto con molte saette


,

il

forte arco portava


,

e quivi per picil

dimorando

di lontano vide

re Felice
,

soletto correre dietro

ad un grandissimo cervio
:

il

quale verso quella parte dov'ella era fuggiva


ella si

al

quale
,

par davanti, e con soavissima voce salutatolo


il

abbandonato
re

cervio

il

ritenne a parlar seco.

A cui il
lonta-

non conoscendola

disse:

giovane donna, come in que-

sto luogo si sola dimorate?

Di qui non sono guari


;

ne

le

compagne

rispose

Diana

ma
il
,

tu

come

a questi

diletti

intendi ? Conciossiecosach
di colei cui tu tieni in casa

tuo figliuolo, per

amor

guadagnata ne'san-

FiLOGoro T.

ao

3o6
guinosi campi,
si

FILOCOPO
muore ? Io conosco ilsopravvegnente
torr
ella
il ti il

pericolo, e dicoti che se tosto rimedio a questa cosa

non prendi
te sparve
.

e questo detto subitamen-

Rimase

re tutto stupefatto e pieno


consiglio

di

pensieri
la

quando volendo

dimandare vide
passi, disse:

dea sparita, e cosi fra se voltando i suoi


i

veramente divina voce m' ha

miei danni annunziati;


si

e di grieve dolore oppresso lasciata la caccia


a

torn

Marmorina
Ritornato

il

re a Marmorina, dentro al suo palagio in

una camera

soletto

con bassa fronte

si

pose a sedere

pensando e ripetendo insl'udite parole dalla santa dea;


e in s rivo Igendo che rimedio alle cose udite potesse
pigliare
,

e in

tali

pensieri
il

dimorando,
si

la

reina soprav,

venne

e vedendo

re turbato
:

maravigli

e timi-

da mente cosi

gli disse

o caro signore, se

lecito ch'io

saper possa la cagione della vostra turbazione, vi pre-

go ch'ella non mi

si

celi.

A
,

cui

il

re

rispose
ti

ella

non
UL'l

ti si

pu

n dee celare

e per la
,

dir

oggi

pi forte cacciare eh'


cervio
,

io facea

correndo dietro a
altra

un

non

so che

si

fosse

o dea o

crea-

tura

ma

in abito d'
,

una cacciatrice m' apparve una


disse,

bella

donna

la

quale dopo alquante parole mi

che se con subito provvedimento noi non soccorressi-

mo, Florio per Biaucotiore perderemmo; e questo


sparve subitamente
,

detto
io

n pi

la pot'

vedere

onde

da queir ora in qua con grieve doglia sono dimorato e dimoro. Io conosco manifestamente che la for-

tuna de' nostri beni invidiosa

s'

oppone a
.

quelli

vuoicene in miserabil
siglio

modo

privare

Non so che con-

prendere
io

Io

mi consumo pensando che per


il

una serva

debba perdere

caro figliuolo acquistato

LIBRO TERZO
con
tanti

3oy
Ella non

preghi

maladetto giorno, o perfidissima


,

ora della sua nativit

perch mai venisti

per nostra consolazione,


di noi nacque
stizia
:

ma

per dolorosa distruzione


tri-

ma

certo la cagione di tanta e tale

converr che imprima di

me

perisca

Questi

mali e queste angosciose fatiche solo per vilissima


serva procedono
Tita
.
.

Io le lever colle proprie


trapasser
il

man

la
,

La mia spada

suo sollecito petto


i

di questo segua che puote.


la trassero delle cocenti

certo se
,

fati altre volte

tiamme

essi

non

la

trarranin-

no ora dal mio colpo


credibile peraddieiro

Oim

eh' egli
io

mi pareva

quand*

udiva che sola Bian


:

cofiore era ancora da lui dimandata; e diceva


fosse vero
,

se ci

gi
:

il

duca e Ascalione
io credo

me

l'

avrebbono
la

fatto sentire

ma

fermamente che
,

put-

tana

r abbia con

virtuose erbe
,

o con parole o con


si

alcuna magica arte costretto

perocch mai non

udi che femmina con tanto amore durasse in me-

moria d' uomo, quanto


certo a
1*

costei durata

in lui

ma

no

altres

mio potere erbe e le incantagioni poco come a Medea valsono .


il

le varran-

Poich

re narrate queste cose

si

tacque, la reina
,

dopo alcuno sospiro


nella

cosi disse : oim ha egli ancora memoria Biancofiore ? Certo se questo , negare

non possiamo che

in contrario
.

non

ci si

volga la pro-

sperevole fortuna passata

Io immaginava che egli

pi non se ne ricordasse

ma

poich ancora
.

gli

mente

soccorriamo con pronto argomento


si

Ninno
:

rimedio

presto

come
sia
'1

ucciderla, disse

il

re

e ac-

ciocch iufaUibile
pria
di
,

colpo, io l'uccider colla pro-

mano che un

A
re

cui la reina disse: cessino questo gl'idsi

possa dire che colpevole nella morte

3o
d'
81

FILOGOPO
sia
,

una seiupllce giovane


vile

e che le
.

mani
la

vostre di

sangue siano contaminate


,

Se noi
servi

sua morte

desideriamo
giori cose

noi

abbiamo mille
a questa
:

presti a

mag-

non che

ma

noi senza esser nolei

centi

contro l'innocente sangue di


rip.irare
,

possiamo in

buona maniera
voluto dire
,

e ci v' aveva gi pi volte


il

ma

ora venuto
,

caso vei dir

lo intesi

pochi di sono passati


Ik

che venuta era ne'

nostri porti,

dove

il

le sue dolci
di

acque mescola
si
,

colle salse,

una ricchissima nave,


quale
carico
,

che parte

venga non so, la


spacciato
li il

secondo che m'


vogliono partire

stato porto
;

loro
,

si

mandate per

padroni

e
in

a loro sia Biancofiore venduta. Essi la porteranno

alcuna parte strana e molto lontana di qui


inai ninna novella
si
,

e di essa

sapra

e a Florio date ad inten-

dere che morta


tura e bella
,

sia

facendole fare nobilissima sepolil

acciocch pi la nostra bugia somigli

Aero. Egli credendo questo s'auser a disamarla.


Niente rispose
il

te ai detti della reina

ma

in s

metal

desimo alquanto rattemperato pens di volere


consiglio seguire, e seguendo
lo gli verrebbe
il

immagin che senza


:

fal-

suo avviso fornito

e uscito della
,

sua camera

a se chiam Asmenio e Proteo


,

giovani

cavalieri e valorosi

e disse cos loro; senza alcuno in-

dugio cercate
quivi

nostri porti la

dove

il

s'

insala

m'

detto
la

che

v^

una ricchissima nave venuil

la, fate

che voi

veggiate e conosciate di quella

si-

gnore
ca
,

e sappiate di qual paese viene, e di che carisi

quando

dee partire, e ordinatamente tutto


,

mi

raccontate nella vostra tornata

la

quale senza alcuno

indugio fate che

sia.

Mossersi que' due giovani con

quella compagnizi

LIBRO TERZO
fclie

809
dimandali porti
,

piacque loro

pervenuti

a'

montarono sopra
te ricevuti

la bella

nave, ove

essi

onorevolmensignori

furono da Antonio e da
:

Menone

padroni di quella
rato con loro fu
>

e poich Asmenio alquanto dimot

egli disse

belli

signori

noi siamo
,

cavalieri e messaggi dell' alto re di

Spagna

ne' cui

porli voi

dimora te^ e siamo qui


,

voi venuti per esse11

re di vostra condizione certi

e per sapere qual sia


vi siate

vostro carico

e da quali
di fare
;

liti

con esso

partili

e che intendete

piacciavi

adunque che

di

tutte queste cose noi al nostro signore

possiamo rende-

re vera risposta

A cui

x\ntonio, per et e per

senno
i

pi da onorare

cosi rispose: amici, voi siate

ben

venuti. Noi brevemente slamo ad ogni vostro piacere disposti


,

e per alla vostra


cosi a chi vi

dimanda

cos vi ri-

spondiamo, e

presente legno di questo


egli

manda risponderete. Il mio compagno e mio ed


,
,

Menone ed

io

Antonio siamo chiamati

nascem-

mo quasi

nelle ultime parti del corno Ausonico, vici-

ni alla gran

Pompea

vera testimonia delle vittorie

ri-

cevute da Ercole ne'nostri paesi, e da lui edificata 5 e

vegnamo

dalli

lontani

liti

d* Alessandria
,

in questi

luoghi, non volonterosi venuti


nale portati
,

ma
,

da tempo fortu-

nel quale

g' iddi
,

la

merc loro
il

ci

hanno tanto

di grazia fatta

che quasi tutto


,

carico

della nostra nave

abbiamo spacciato
,

il
,

quale fu in

maggior parte spezierie


indiane

perle

oro

e drappi dalle
,

mani

tessuti
,

intendiamo

ove piacere

de' nostri iddii sia di cercare le sedie di


ste nell'

Antenore po-

ultimo seno di questo mare

quando avremo

tempo ; e quivi

di quelle cose che per noi saranno


la nostra

intendiamo di caricare

nave, e di ritornare

3ro
agli
al

FILOCOPO
abbandonati
liti
.

Se per noi

si

pu

far cosa

che

vostro signore e a voi piaccia,

come
.

umilissimi serAssai gli


gli

vidori a' vostri piaceri ci

dispognamo
:

rin-

graziarono

due

cavalieri

ultimamente

pregaro-

no, che non fosse lor noia alquanti giorni attendergli,

perocch con loro credevano avere a


sposero
,

fare.

cui
,

essi rigli at-

che uno anno

se tanto lor piacesse

tenderebbono.

Tornarono

due

cavalieri al re, e chiaramente ogni


gli

cosa udita da' padroni


disse
:

narrarono

a'

quali

il

re

tornate ad

essi

e dimandate loro se essi voles,

sero una bella giovane comperare


rabile tesoro

la

quale innume-,

ho cara
i

e colla risposta tacitamente toril

nate. Ripresero

cavalieri

cammino,

e ricevuti

con

amorosi accoglimenti, a'mercatanti


ta

la loro

ambascia-

contarono

aggiugnendo che dalla bella giovane

inverso la real maest grandissimo fallo era stato

com-

messo

per lo quale morte meritava

ma

il

signore

pietoso della sua bellezza


vita;
la

non ha

voluta privarla di

ma

acciocch

il

fallo

non rimanga impunito

vuol vendere,

come
,

contato v'abbiamo.

A
:

cui
e

mercatanti risposero
bella era

ci

molto piacere loro

se

quanto contavano, nullo migliore comse

peratore di essa
se

ne troverebbe
i

Adunque
vi

dis-

Asmenio

recate

vostri tesori

e venite con noi

acciocch voi veggiate che quello che


la verit
.

diciamo
tesori
,

Caricati

mercatanti
,

loro

presi molti loro cari gioielli

colli

due

cavalieri se

ne

vennero a Marmorina

ove dal re furono onorevoleal re di vo-

mente
lere

ricevuti
essi

quando tempo parve


,

che

vedessero Biancofiore

egli disse alla rei-

na

va', e fa' venire la

giovane

al cui

comandamen-

unno TERZO
t(3

3ti

la
,

rei ni

anclnta in

una camera dove Biancofiore


,

era

disse

o bella giovane rallegrati


a passare che
il

che picciolo

spazio di

tempo

tuo Florio sar

qui

e per adornati acciocch tu gli possa andare da,

vanti a fargli festa

e che egli non gli paia che le tue


.

bellezze sieno mancate

Corse

al

cuore di Biancofiore
parole
,

una subita

letizia
,

udendo

le false

e per poco

non

il

core

abbandonato dalle

interiori

forze corse

di fuori a mostrar festa, per debolezza peri.

Ma

poich

quelle tornate, e ciascuna nel suo luogo furono, Biancofiore


s'

and ad ornare

Ella

dorati
,

capelli

con

sottile artificio

mise nel dovuto


,

stile

e s di nobilissi

simi vestimenti vestita

sopra la
,

testa
lieti

pose una

bella e leggiadra coronetta

e con

sembianti co,

minci ad attendere
Florio
Il

desiderosa d' udir dire

ecco

re fece chiamare

due mercatanti

e con loro
,

senza altra compagnia se n' entr in una camera


disse loro
:

voi vedrete di presente venire una creatura


,

di paradiso in questo luogo

la

quale sar

al

vostro

piacere se assai tesori avrete recati: e questo detto, co-

mand che

Biancofiore venisse

Allora la rena disse

a Biancofiore: andiamo nella gran sala, non dimoria-

mo
na
,

qui, acciocch di lontano possiamo vedere


.

il

caro

figliuolo

Mossesi Biancofiore soletta dietro alla reii

e venne nel luogo dove


:

due mercatanti dimoraporge


i

vano

come

1'

aria di nuvoli piena


la

alla

terra

alcuna oscurit
solari raggi

quale poi partendosi


luce cacciata
,

nuvoli dai

con

lieta

cosi pareva

che

dove Biancofiore giungeva nuovo splendore crescesse.

Vedono

mercatanti la bella giovane

e ripieni d'amfos-

mirazione

appena credettero che cosa mondana

3i2
se
,

FH.OCOPO
fra loro
.

diceado
veduta

che mai

si

mirabile cosa non pra


di presente tutti
,

slata
i

Elli

comandarono che

loro tesori fossero portati davanti al re


,

quali ve:

nuti in grandissima quantit

cosi dissero

signore

senz' altro mercatare de' nostri tesori prendete quella

quantit che a voi piace

che noi non sapremmo a


.

cosi nobile e preziosa cosa porre pregio alcuno


sai

As-

mi piace

rispose

il

re
,

e
1'

di quelli prese quella


altra
il

quantit che a lui parve

rend loro
,

e essi

contenti di ci che fatto aveva

re

sopra tutto ci

che preso aveva


d' oro nel

gli
,

donarono una bellissima coppa


e nel pi della quale con
sottilissi,

gambo

mo

artifcio era tutta la troiana

ruina smaltata

cara
rice-

e per magisterio e per bellezza


vuti tesori
catanti
stei
, ,

molto

Dopo

il

re

con sommessa voce


,

cosi parl a'mer-

a voi conviene

poich comperata avete cole vele a'venti


,

senza niuno indugio dare

n pi

in questi paesi

dimorare

non

forse

nuovo accidente
comandate

addivenisse per lo quale


si

il

vostro e
;

mio intendimento
signore,

turbasse

Dissero

mercatanti
,

alla giovane,

poich nostra
1'

che con noi ne venga,


la

che noi non che essendo


sia
,

avremo prima sopra


nostro

nostra nave
ci

il

tempo bendisposto, com'egli


il

par che

noi prenderemo
i

cammino

e sgombreil

remo
re
.

vostri porti
il

perch per noi non


,

fa

dimora:

Voltossi
,

re allora a Blaucofore

e disse

bella

giovane

me

ricorda che
della

quando

me
il

davanti

mi

recasti nella festa

mia

nativit

veleualo
1'

pao-

ne

io giurai
,

per lo

sommo

iddio e per
,

anima del

mio padre
ti

e promisi al paone

che in breve tempo


;

mariterei ad
il

un

de' grandi

baroni del mio regno


t'

per volendo

mio voto

osservare

ho maritata

LIBRO TEFiZO
il

3i3
amica
Egli con

Ilio

marito

si

dilania Sardano

signore della
.

Cartagine, a noi carissimo amico e parente

grandissima festa

t'

aspetta
a noi

siccome

presenti gentdi

uomini da sua parte


per rallegrati
:

per

te venuti

ne dicono
,

e poich piacere di lui

a cui ora-

mai

sarai cara sposa,


terrai
,

con costoro n'andrai, e noi seml

pre per padre


ternit.

ove bisogno

ti

fosse tale pn,

Le

cui parole

come
che

Biancofiore l'ud

tutta

si

cambi

nel viso, e disse: oim, dolce signore, e


,

come

m'avete voi maritata


fui

io nel
al

gran pericolo in che

quando ingiustamente
,

fuoco fui condannata, e


virginit
,

per paura della morte

Diana votai eterna

se dallo ingiusto pericolo


il

mi campasse

Come

disse

re, richiede la tua bellezza eterna virginit, la

quah;
santi

a'

venerei

atti
ti

tutta disposta

Giunone dea de^


il

matrimonii

rimetter questo voto, poich


.

suo nu-

mero
che
ci
.

accresci

Oim
il

disse Biancofiore

io dubito
si

la vendicatrice

dea giustamente
re
:

meco non

cruc,

Non

far

disse

e postoch ci avvenisse

questo che fatto oggimai non pu indietro tornare

Tu
neo

dovevi dirloci avanti se cos avevi promesso. Imelieto

e inghirlandato
.

tenga nella vostra camera

le sante facelline

questo detto,

comand che Glo,

rizia sua

maestra

le fosse

per servigiale donata


era stala
,

sic-

come
posti

della misera Giulia

e che ella fosse


,

da' mercatanti tacitamente


.

menata

via

tesori ri-

Biancofiore che
de' mercatanti
il
,

segreti

ragionamenti

1'

abito
,

ricevuti tesori tutti avea veduti

e
si-

tacito stile
1'

che

il

re nella sua presenza teneva


lei

milemente

unica servitrice a

donata, alle ingan1'

nevoli parole della reina che detto

aveva

vieni

che

3i4
il

FILOCOPO
,

tuo Florio viene, nella mente ogni cosa notava fra s


incorainci a dire
:

dolendosi

oim

eh' questo

]n

si fatta
,

maniera non sogliono


anzi
si

le giovani

andare allo-

ro sposi

sogliono fare grandissime feste, e io


.

con taciturnit sono cercata di menar via

ancora
te-

non
sori

si
,

sogliono per le

mie

pari da' mariti

mandar
si fatte

anzi ne sogliono essi ricevere.


atti

N
5
^

ancora costoro
bi-

paiono uomini
sogne
,

a portare ambascerie di e
i

ma mi

sembrano mercatanti

segreti

mor-

morii mi danno cagione di dubitare


cora una giovane andare a
si

ove s'usa anquale egli dice


?

fatto sposo,

che m'ha donato, con una sola


tutte queste cose
ta
.

servitrice
io

Oim, che

mi manifestano che
,

sono inganna-

lo misera nata per aver male


io sia
,

non maritata

ma
,

come schiava da' pirati in corso presa Oim che far ? Comech io mi sia o venduta o maritata come potr io abbandonare il bel paese ove il mio Florio dimora ? E questo divenduta credo eh'
. ,
,

cendo

incominci

si

forte a piagnere

che a forza
:

mise piet ne' crudeli cuori del re e della reina


il

ma
parti

re ci

non

sofferse di stare a
la

vedere

anzi

si

per paura di non pentersi, e

seconda volta comand

che portata ne

fosse

Gi

lasciava

Febo vedere

la

sua cornuta sorella

disiosa di tornare alquanto colla sua


i

madre

quando

mercatanti apparecchiali

cavalli

levarono Bian-

cofiore di braccio alla reina semiviva, e con Glorizia

insieme di quindi partendosi


venuti alla loro nave
,

la

ne portarono

e per-

conlenti di tale mercatanzia lei


la

sopra quella posero


parie d' essa
,

apparecchiando

pi onorevole

e pregando g' iddii che prospero viag.

gio loro concedessero

date le vele a' venti

si

par-

LTBTO

TEKZO
Soria
.

3f!>

trono con Biancofiore da' vietali porti, comanclato che


ricercali fossero
i

lasciati liti di

ZefFiro ancora non era stato da Eolo richiuso nella

cavata pietra

anzi soffiando correa


,

sopra le salate
i

onde

colle sue forze

per

la

qual cosa

mercatanli
a' desiderati

prosperamente colla loro nave andavano


liti
:

ma

Biancofiore che ora conosceva manifestamen,

te

il

tradimento dello iniquo re quivi venuta

con

pianto continuo
dalli occidentali

con pi grave doglia


liti
:

veggendosi
a

lontanare
,

incominci

piagne-

re

e a dir cos

om

dolorosa la vita mia, oveson


ov'io
lascio

io portata?
1'

Chi mi
?

toglie da' dolci paesi

anima mia
,

Amore,

solo signore della


i

dolorosa

mente

quanti e quali sono

mali che io per essere


signoria sostegno
?

fedelissima soggetta alla tua


tra gli altri notabili

Ma
mo-

come
morte

tu sai io per te ebbi a


,

rire di vituperevole

avvegnach per
,

te

simivilissi-

gliantemente da quella campassi

e ora
so

come
chi

ma

serva venduta per te sono,


.

non

dove mi
,

sia

portata

Se queste cose

fossero manifeste
?

s' arri-

schierebbe mai a seguire tua signoria

Deh perch
la

non mi uccidevi tu
Florio

avanti
,

quando

ne' begli occhi di

m'

apparisti

che ferirmi acciocch io per

tua ferita dovessi tanto

mal

sostenere

Oim
,

che io
cui

non

so quali

liti

saranno da

me

cercati
a

alle

mani misera debba pervenire: ma


che ugual
tristizia
.

niune verr
il

non

sia la

mia

poich' i lascio
,

mio Florio
conforto
sia di
,

Dove, o misera fortuna

ricoverer per

conciossiecosach ogni speranza fuggita


?

mi

potere lui mai rivedere


,

Io sono portata
sa

lon*

tana da lui

ed

egli noi sa
?

dove

dunque dove
lui ricercare,

sar io da lui ricercata

come potr

3i6
che
la

FILOCOPO
mia
libert stata
vetidiita

costoro infiniti
,

tesori?

Ahi misera. vita,

nialadetta sic tu
se'

che
.

si

lundol-

gamente in tante tabulazioni mi


cissimo Florio, cagione del
lessero

durata
,

mio dolore

g?
,

iddii vo-

che io non

ti

avessi

mai veduto

poich per

amarli tante tribulazioni e tante avversit sostener

mi

conviene.

Ma

certo se
il

mai riveder
.

ti

credessi, ancora
,

mi sarebbe
dono
per

lieve

sostenerle

Oim

or che colpa

n' lio io se tu

m'ami?
1'

Io

mi

reputai gi grandissimo
te soccorso,

degl' iddi

avere avuto da

quando
certo

te credetti

morire nelle cocenti fiamme,


1'

ma

io ora avrei

molto pi caro

essere stata

morta

lo

non so che mi fare

Desidero di morire, e intanto

mi conosco
rifiutarmi.
loro
rio
,

mserlsslma, inquanto veggio dalla morte

g' iddii di me ci che piace uomo fu mai amato da me se non Floninno Nulla cosa e Florio amo e lui amer sempre

Ora facciano

mi duole tanto quanto il perduto tempo nel quale gi potemmo i desiderati diletti prendere e non gli prendemmo, ma quello ozioso lasciammo trascorrere,
,

pensando che mai


'

fallire
,

non

ci

dovesse

ora conosco
si

che chi

tempo ha
,

e quello attende, quello


in

perde

misero Fileno
rallegrati

qualunque parte

tu

vagabondo
esilio
ti

dimori
fatta

che io cagione del tuo


,

sono

di tornare,
,

pii misera sorte A ma a me negato; tu ancora la tua llberl possiedi ma la mia venduta j g' iddi e la fortuna ora mi puniscono de' mali che tu per me sostieni ma certo a torto ricevo per quelli ingiuria, che come

compagna con

te lecito

^ssi

sanno mai non

ti

mostrai lieto sembiante se non


di

costretta dalla

madre iniqulssima

colui di

cui
!

io

sono,

Oim quanto m'


,

la fortuna contraria

Ma

LIBRO TERZO
fcerto ci

3 17
i

non

maraviglia

conciossiecosacb

ti-

gliuoli

debbono succedere
il

a' parenti ne' loro alti


la

chi

pi infortunato fu che

mio padre e

mia misera
?

madre

avvegnach di tutto
,

io fossi cagione

E se

ci fui cagione

dunque maggiormente conviene che


anzi posso dire che io sia esso infor-

infortunata sia

tunio
io

Rallegrinsi le loro

anime ove che


.

esse
,

si sieiio,

porto pena del commesso male

dete alla

mia miseria

poneteci fine

provveO O Nettuno iniddii


,

ghiottisci la presente nave, acciocch la misera peri-

sca

Racchiudi
,

sotto le tue
il

onde

in

un corpo
:

tutte

le

miserie

acciocch

mondo

riposi

elle

sono tutte

a-

dunate in
1'

me

se tu
,

me
,

nelle tue acque raccogli tulle

avrai in tua balia

e potrai poi di quelle dare a chi leva co' tuoi venti le lese

ti

piacer
,

tu o

Eolo

vo
la

le

che

al

mio

disio

mi fanno
,

lontana
a'

Ov'

ora
gli

rabbia de' tuoi suggelli


beri e
i

che

Troiani lev

al?

limoni
,

e parte de' loro

uomini

e delle navi
.

Risurga

acciocch io pi non

sia

portata avanti

Io
ac-

desidero di morire ne' mari vicini al

mio Florio

ciocch

il

misero corpo portato dalle salate acque soliti

pra

nostri

muova

a piet colui di cui egli


il

daccapo colle proprie lagrime

bagni

o almeno
pigne alla

abbassa la potenza del fresco vento eh e

ci

desiderata parte da costoro. Apri la via agli orieniali

e agli austri

acciocch negli abbandonati porti un'al-

tra volta sieno gittate le tegnenti

ancore

e quivi forse
,

da Florio, che

gi

dee

la

mia

partita aver sentita

sar

raddimandata con maggiore quantit di


ro
.

tesori a costo-

Ninna

altra

speranza m' rlniasa

In ninna altra

maniera mai rivedere non credo colui che solo mio

bene

Oini

miei preghi non ono uditi

chi

3i8
ascolt

FILOGOPO
mai prego di misero? lo
le,
iii'

allungo ciascu-

'ora pi da

o Florio, in cui l'anima mia rimane:


,

e per rimanti colla grazia degP iddii

li

quali prego
lievino
,

vhe da

si

fatta

doglia qual' io sento


,

te

pensa d' un'


ta
:

altra Biancofiore
g' iddii
,

me

abbi per perdu-

gli iati

mi

ti

tolgono

Io non credo mai

pi rivederti
l'ar

perocch veggendomiti ciascun'ora pi

lontana, disperata

mi dispongo

alla

morte,

la

qua-

le

gP iddii non lascino impunita in coloro che colpa


n'

me
in

hanno

E
,

piangendo con

travolti occhi e colle


,

pugna chiuse

palida
,

come busso
che con
lei

risupina cadde

grembo a
.

Qovzivi

miseramente pian-

geva
1

due mercatanti vedendo questo dolenti


,

oltra

mi-

sura lasciando ogni altro affare corsero in quella parte, e di

grembo

a Glorizia la levarono, e lei


,

non come comrecarono nelle

perata serva

ma come
,

cara sorella

si

braccia

e con preziose acque rivocarono gli smarriti

spiriti a' loro

luoghi

e cosi cominciarono a parlare a


,

Biancofiore
forti
?

o bellissima giovane

perch

si ti

scon-

Perch piangendo e con smisurato dolore vuoi


insieme consumare
? ?

te e noi

Deh

qual cagione

ti

convec-

duce a questo
chio re
,

Piangi tu i'avere abbandonato

il

il

quale pieno d' iniquit e di mal talento


?

pi

la

tua morte che la tua vita desiderava


li

Tu

di
la

questo

dovresti rallegrare
ti

Se forse
,

ti

pare che

fortuna miseramente
la

tratti

perocch tu a noi

costi

maggior parte de'nostri


di

tesori,
,

parendoti avere preso

nome
che

comperata serva

sotto la qual voce


^

non par

lieta vita si
ti

deggia poter menare

ma

certo di tal

pensiero

puoi levare, perocch noi non guarderemo


le,

mai

a'duuali teiuri per

mu

conoscendo

la tua

ma^

LIBRO TERZO
gnificenza
se forse
ti
,

819
t'

in ogni alto
il

come donna

onoreremo
liti
,

duole

dover cercare nuovi

immagi-

nando
ti,

quelli dovere essere strani e voti di vari diletti

de*quali forse

pareva
;

la tua

Marmorina piena
ti

certo tu se' ingannata

perocch col ove noi


,

por-

tiamo luogo abbondevole di graziosi beni


di valorosa gente
,

pieno
conce-

nel quale forse la fortuna


l

ti

der pi

tosto
:

il

tuo disio che fatto non

avrebbe

onde ti

parti

perocch noi spesso veggiamo che quelli


alti

luoghi che paiono pi

mo

d'

una donna

sono quelli ne' quali


si
,

tendimento fornire non


pensati avviene che

uno intendimento d'un uomai tale inpu e cosi ne' luoghi non
quello che ne'pensaii
ci

V uomo ha

desiderava

1 futuri

avvenimenti

sono nascosi

1 1

primo aspetto delle cose d speranza


seguire.

di quello che dee

Tu

ricca, tu graziosa, tu bellissima, le quali


si

cose pensando manifestamente


di a grandissime cose
t'

dee credere che


,

g' id-

apparecchiano
,

e che in

te

non dee potere lunga miseria durare


loro a' quali ninna speranza rimasa

Piangano co-

Noi

ti

preghia-

mo

che

li

conforti

conciossiech noi manifestamente


felicit

conosciamo che con aperte braccia


sata
t'

non pencon
por-

aspetta

alla

quale gP iddi tosto

te e noi
ci

prosperevole tempo
tino
.

come cominciato hanno

Con

pietose lagrime ascoltava Biancofiore le parole


,

de' confortanti

e avvegnach ninno conforto di quelle


rotta

prendesse

nondimeno con

voce prometteva di

confortarsi.

Ma

poich

due mercatanti, parendo loro


,

averla quasi riconfortata


essa soletta in
sjguori
si

la lasciarono

con Glorizia

una camera
,

della

nave donata

a lei dai

rinchiuse

e in quella con tacite lagrime so^

3'2o

FILOGO PO
il

pia

suo
,

letto cosi
la

coaiincl a dire.
?

O grazlosissirna
tante
ti

Citerea

ov'

tua piet fuggita

Oim come

lagrime di

me

tua fedelissima suggelta non

muotuo

vono ad aiutarmi? Chi sperer


l'

in te se io cliepii fede

ho portata per
,

te perisco

quando verr
?

il

soccorso

se nelle miserie
.

noa viene
misera a
?

Io non possu
,

peggio stare che io sto

me

che

feci
il

io

che meritassi d' essere venduta


avanti uccisa colle proprie

Ora m'

avesse
il

re

mani, almeno

termine

de' miei dolori sarebbe finito.

Deh, pietosa dea, quanpericolo

do

altra volta
,

temetti di morire tu da quel

mi campasti

perch ora pi grave t' in questo bi{

sogno aiutarmi

Io

mi

diparto dai

mio Florio

n so

quali paesi fieno cercati da

me

e se io credessi pro,

priamente ne' tuoi regni venire ad abitare


rebbe noioso senza Florio
.

e'

mi

sa-

Dunque comanda che


a

coil

me

la saetta

del tuo figliuolo con dolcezza

mi pass

cuore per

la

piacevolezza di Florio
,

me tornata

iu

grave amaritudine
piaga, e tosto
.

che

ella

mi

si

converta ia mortai

Non

consentire che io pi viva lan-

guendo

Muovanti

tante lagrime

quante

io

maudo nel
:

tuo cospetto a questa sola grazia concedermi


a te forse la

e se

mia morte non piace


il

riconfortimi la se-

conda

volta

tuo santo raggio,

il

quale

nell*

oscura

prigione ov' io per addietro a torto fui messa


sol

mi con-

facendomi sicura compagnia


,

Io vo senza alcuna
.

speranza

se

da

te

non m'

porta
,

Deh non mi
siccome
il

la-

sciare In tanta avversit disperata

ma
a'

tuo

pietoso

Enea

negli afVicani
gi

liti
,

quali pi eh' io

non desidero

m' appresso
cosi di
.

confortasti

con trasfor-

mata immagine,
del tuo soccorso

me

ti

dolga
s'

fammi degna
.

te

uiuaa cosa

occulta

Il

mio

LIBRO TERZO
bisogno tu
il

32
,

sai

provvedivi senza indugio

accioc-

ch il numero delle mie miserie non multiplichi.

E tu,
sono

o vendicatrice Diana
vli^init

nel cui coro io per difetto di


,

non avrei minor luogo


,

aiutami

io

ancora del tuo numero

e desidero d' essere infno a

quel tempo che lo inghirlandato imeneo mi pener a

concedere

liete

nozze. Concedi che io possa

tuoi bei

nefici i interi servare al

mio Florio

al

qual se
la

fati

noi concedono che essi pervengano


ni' uccida

prima
.

morte

che

quelli tolti

mi sieno

mentrech

Biancofiore queste parole fra s tacita pregando dicea, soave son

no sopravvenutole
alti

le parole e le lagri-

me

insieme

fniro.

Diana che dagli

regni conosceva la miseria


le

in
,

che Biancofiore era venuta per


in s

operazioni di

lei

medesima

si
,

reput essere vendicata del non

ri-

cevuto sacrificio

e temper le sue ire con giusto fre-

no

e
;

santi orecchi pieg a' divoti preghi di


li
,

Biancose

fiore

suoi scanni lasciati

a quelli di
,

Venere
alle

n'

and

e cosi

gli disse
i

o Venere

sono

tue

orecchie pervenuti
re

pietosi preghi della tua Biancofio,

di qui

come alle mie ? Certo si rispose mi volea muovere per andare a


:

Citerea

e gi
il

porgerle

diira

mandato aiuto e conforto


vuoi senza vendetta da
perchievoli offese
,

ma
il

tu

che ninna tua

te cacciare

lascia ornai le so-

e perdona
,

disavveduto fallo alla

innocente giovane

acciocch io non abbia cagione di

contaminare

tuoi cuori

con pi asprezza

Tu

non

meno di me se'tenuta
essa aggia
t'

di aiutar costei,

perocch bench

me col cuore

servita e serva,
,

nondimeno ella
e ora a te

ha sempre colle operazioni servita

come
.

me

soccorso nella presente avversit dimanda


I.

FILOCOPO T.

21

3i2
Adunque,
to

FILOGOPO
disse

Diana, andiamo

le

mie

ire

sono pas-

sate, e vera
,

compassione de' suoi mali porto nel petil

porgiamle
:

dimandato conforto.

cui Venere

disse

io la "veggio sopra le salate

onde vinta da an,

gosciosi pianti
tata verso
il

soavemente dormire
,

ed esserne poril

mio monte

al

qual luogo spero che


terminare
,

suo disio ancora far con

letizia

avvegna-

ch senza indugio essere non pu per quello che


peraddietro hai aoperato.

Senza

pi.

parlare

si
i

parli

il

divino consiglio

amendue
sonno
si

le

dee

lasciati alla

luoghi, con lieto aspetto nel

mostrarono

dormente giovane, e Diana,


alle

che in quell' abito proprio era che portar soleva

cacce, inghirlandata delle frondi di Pallade, l'apparve,


e cosi le disse
crificii
:

o sconsolata giovane

V avermi
fece

ne' sadi:

re nduli agli altri iddii per lo tuo


,

scampo

menticata

giustamente verso di

te

mi

turbare

per

la

qual turbazione, essendone io slata cagione, hai


,

sostenute gravose avversit

ma

ora

tuoi preghi han-

no addolcita
pietosa
:

la la

mia

ira

e divenuta sono verso di te


ti

per

qual cosa

prometto che
ti

la

dim.uiT

data grazia infino alla desiderata ora

sar da

me
che

conceduta

ma

ninno sar ardito di

levarti ci
.

tu nel cuore hai proposto di guardare

Ma

Venere

che

tutta nel cospetto di Biancofiore di focosa luce


,

sfavillava

involte le
,

nude carni

in

un

sottilissiinQ

drappo porporino

e coronata
:

dell'

amate frondi

di

Febo
sit

cosi le disse

giovane

a
,

me

di vota e fedelissir

ma suggotta, lascia il

lagrimare

e nelle presenti avverti

e nelle future con eguale

animo

conforta

Tu
,

hai co' tuoi preghi mosse a piet le nostre menti

spera che tu sarai da Florio ricercata in quella part^

,,

LIBRO TERZO
nella quale pi
ti

3a3

parr Impossibile di doverlo poler


tue braccia ignudo.
si

vedere o avere

lei troverai nelle


,

queste cose dette sparvero

e Biancofiore

svegli;

e lungamente pensando alle vedute cose, molto conforto riprese


,

e con lieto viso a Glorizia tutte queste


,

cose raccont

di che insieme prendendo

buona
.

spe-

ranza di futura salute fecero maravigliosa festa

Nettuno teneva

suol regni in pace

ed Eolo proa' disiati liti

sperosamente pigneva V ausonica nave


s

che avanti che Febea


i

nel loro partimento (jornula


,

avesse

suoi corni
1'

rifatti

essi

pervennero
',

all' isola

che preme

orgogliosa testa di Tifeo


,

e quivi di rin-

frescarsi bisognosi

l ove

nchise

la

lunga et

fini

presero porto, e onorevolmente ricevuti in casa d'una


nobilissima
stretto

donna chiamata
,

Sisife

a'

mercatanti di
si

parentado congiunta

pi giorni quivi

ripo,

sarono. Colla quale Sisife


nella

dimorando Biancofiore
volta Florio
,

mente tornandole alcuna

e la do-

lente vita la quale egli doveva sentire poich saputo

avesse la partita di
tutto

lei,

pietosamente piangeva, e con


e ferma non
al-

che

la

sua speranza fosse buona


,

cessava per di dubitare

n per quella poteva in

cun modo porre freno


Sisife

alle

sue lagrime^ la qual cosa

vedendo un giorno
,

cosi le disse:

dimmi
s'

Bian-

cofiore

se g' iddi ogni tuo disio t'adempiano, quale


?

la cagione del tuo pianto


cito
la

Io

ti

prego

egli

le-

che

io lo

sappia

che tu non

la

mi

celi,

perocch

grandissima piet che di te sento nel cuore


a questo voler sapere
:

muove
dirai
vi
ti
,

la

qual cosa se tu

mi mi

tale potr essere

che conforto o
:

utile consiglio

porger.

cui Biancofiore disse

nobile donna,

ninna cosa vi celerei che dimandata mi fosse da voi

3^4
m'
dal
avete

FILOGOPO
,

solo che io la sapessi

e per di

ci*

che dimandalo
,

volentieri la vostra volont soddisfar

av-

vegnach

invano consiglio o conforto


sfortunata,
i

mi

porgerete. Io

mio nascinjento

non saprei da qual capo

iucominciJ^re a narrarvi
tali,

miei infortunli, tanti sono e

ma
,

posto che sieno sta^ e siano al presente


fa

molti

solamente amore mi

ora

lagriiifiare

coiii-

ciosslecosach io pi
ijil

che alcuna giovane fosse mai


potenza costretta
,

ritrovo nella sua

per

la

bel-

lezza d'

un valoroso giovane chlatpatQ Flo^sio,


Spagna
,

figliuolo
io

dell' alto re di

il

quale rimaso l ond'


,

misera mi partii con questi sigqori delU nave

quali

ipe comperata ^chiava portano, e non sp dove.

ben-

ch

1'

essere io di costoro

mi

sia

grave

leggerissima
,

reputerei questa e ogni altra maggiore avversit

se

meco
io

fosse

il

signore dell' anima mia


il

o in parte che
j

solamente una volta

giorno veder lo ponessi

ma
che
air

non che alcuna


luto concedere
,

di queste cose

m' abbia

la fortuna vo-

uxa ella solamente

non
,

sofferse

io vedere lo potessi nella

mia

partita

o udir di lui

cuna cosa

anzi ingannata e semiviva, tutta delle


dii

mie

lagrime bagjnata fui


1'

Mar m orina

tratta fuori,

ond'lp

anima e ogni intendimento ho


5

lasciato

con colui di

cui io sono tutta

e senza fine
,

mi maraviglio come
e tanto la vita durata:
.

dopo

la

mia partenza

considerando allo intollerabile


,

dolore che io ho sostenuto

m'

ma

la

morte perdona

a'

miseri pi volte
,

qui la-

gri mando basso

la testa
:

tacquesi

e Sisife cosi le
ti

CQmiqci a ps^rlare
^eu^i^a

bella giovane,
il

uqn

sconfortare,
,

dubbio conpscp

tuo infortunio essere grande


,

il

dolore non minore che quello


posto che tu perduto abbi
il

ma

per tutto que-

sto,

luogo ove menodfi^

LIBRO TEEZO
lr die qui seallvi,
jranza fuggita
5

3o5
da
le la
si

non dee per

essere

spe-

e appresso nella presente \lla


,

con-

viene le impossibili cose rflUafd


forte

1'

avverse con

animo

sostenere.
fosse

Ninna fu mai

in tanta miseria

che possibile non


felice
sati
i
.

essere in breve pi

che altro
,

movi memi

della fortuna sono varii


i

e disu-

tn odi ile' quali ella

miseri rileva a maggiori

cose

Se
di'
,

a te pare impossibile di

dover mai ritornarla

dove
derlo

che Florio che tu


,

lasciasti

n mai speri di rivedi

fa'

ti

sforzi d'

immaginare

mai non
:

averlo veduto

e ogni pensiero di lui caccia da te


ti

quando
lie

riposata sarai l ove costoro

porteranno, tu

vedrai molti de* quali non potr essere the alcuno


te

non

ne piaccia
ti

e niuno sar a cui tu non piaccia


sia il

Colui che
viensi

piacer colui

tuo Florio

Non

con-

che
,

la tua bellezza perisca


il

per amore d'


.

giovnc

quale aver non

si

pu ora mai

un Quando
oim
elle

BiancoCore ebbe per lungo spazio


Sisife le parlava
,

ascoltato ci che

ella

alz
le

la

testa

e disse:
,

iquanto

mal conoscete

leggi

d'

amore

certo

non sono
mostrate

cosi dissolubili
.

come

voi nel parlare le


sciogliersi

di-

Chi colui che possa


si

legarsi
'1

sua volont in

fatto atto?
,

Certo colui che


iraponsi a s

fa

che

far lo pu,

non ama
:

ma

medesimo

falso

nome

d'

amante
.

perocch chi bene

ama

non

pu mai

obliare
il

E come

per niun' altro potr io di-

menticare

mio Florio,

il

quale di bellezza

di vir?

t e di gentilezza ciascuno altro giovane avanza

quando alcuna
in lui

di queste cose in s

non avesse

n'

una

sola per la quale


,

mai per alcuno

altro

cam-

biare noi dovrei


del
.

che

egli

ama me
,

sopra tutte le cose


disse Sisife,

mondo Fermamente conosco

che tu

32(J

FILOGOPO
,

ami

e che

le tue

lagrime da giusta piet procedono:


,

ma
s

piacciali confortarti

che impossibile mi pare che


,

leale

amore

g' iddii

rechino ad altro fine

che a

quello che tu ed esso desiderate

Poich
e
il

mercatanti furono alcuni giorni riposati


al loro

tempo parve
le vele, e

cammino

salutevole
,

risaliti

con Biancofiore sopra


rono

usato legno

a' venti

rendedi

con tranquillo mare infino


.

all' isola

Rodi

se

n'andarono

Quivi

il

tempo mostrando
dimorarono

di

turbarsi scesero in terra, e con Bellisano nobilissimo

uomo

del luogo per pi

giorni

e Bian-

cofiore dalle paesane ricevuta

non come serva,


,

ma comentre

me

nobilissima donna da tutte fu onorata


,

quivi dimorarono da tutte confortata fu

dandole spevolta
il

ranza di futuro bene.

Ma

ritornato la terza
la

tempo da' padroni dimandato, in su


la

nave risalirono^

e gi la nuova luna cornuta di s gran parte mostra,

quando
il

essi allegri

pervennero

a'

dimandati porti,
.

ove

cammino
gli

e la fatica insieme finir

Quivi pervenuti dico che


dierono
aguti ferri
a'

a' venti tolsero le vele,


sciagli
,

tegnenti

e con

fido

legame fermarono

la loro

nave

e di quella
i

con gran-

dissima festa discesi ringraziando

loro iddii cerca-

rono

la citt

e in quella colla bella giovane entrati

da Dario Alessandrino furono


senza molto onore ricevuti
fiore
vi
.

graziosamente

non

massimamente Biancoqual' era

E in questo luogo per alquanti giorni dimorati,


il
,

venne un signore nobilissimo e grande,

ammiraglio del possente re di Babilonia


lutto quel paese sotto pacifico

e per lui
:

stato si possedeva
,

il

quale
nire
i

come

la bella nave vide


,

fece a s di quella vefosse la

padroni

dimand qual

loro merca-

LIBRO TERZO
tanza, e

327
ultimo occicosa pi

onde venissero. Acu

mercatanti rispo sero:


all'

signore, noi
ctente vicini
,

lasciammo
e quindi

liti

quasi

abbiamo senza
,

altra

te?ata

una nobilissima giovane


altra
si

in cui pi
si

di bellezza
,

che mai in alcuna

vedesse

vede

la

quale

un grandissimo
che noi a lui

re in quelle parti sigiioreggiante ci


nostri tesori

don, per una grandissima quantit de'

donammo
la

Disse allora
,

1'

mmiragllo

venga adunque
tanta
,

giovane

la

cui bellezza voi fate co,

e se

s
,

bella

come

la vantate

di nobili pa-

renti discesa

e che ancora casta virgini ta tenga, de' no-

stri tesori quelli


lei.

che vorrete prenderete


lei

e donereteci

Piacque
,

a*

mercatanti, e per

inconia nente n'an-

darono

la

quale di nobilissimi vestimenti vestita e


all'

ornata insieme con Glorizia davanti


s

amrairag Ho
,

present

il

quale graziosamente

la ricevette

non

si tosto la vide,

come

a lui parve la pi

mira bile belfosse, e co-

lezza vedere che

mai per alcuno veduta

mand che
suoi tesori
:

a'

mercatanti fosse dato a loro piacere dei


lei

e poich' egli ebbe di


,

da loro ogni concosi disse;


io

dizione udita

pietoso de' suol affanni


la

giuro per

li

miei iddi che ornai pi


tri buia

fortuna non po:

tr essere avversa alle sue

zioni

io

con gran-

dissima

felicit

mi

voglio opporre, e

voglio provare

se la fortuna la potr fare pi mise ra

che

io

felice

Egli non passer lungo tempo che

il

mio

signore dee

qui venire

al

quale intendo in luogo d i riconoscenza

di ci eh' io tengo da lui donare ques ta bellissima

cosa

n conosco che
1'

gioia

pi cara donar
,

gli potessi:

si

prometto per

anima del mio pad re

che

tra
,

le
si
:

sue mogliere far che questa sar la principale


far la sua testa ornare della corona di

Semiramis

3*8
iniHo a quel

FI LOCO
,

PO
sar tra molte
,

tempo che questo


si
,

altr
sic-^

giovani

le

quali a simil fine


di tutte onorare

tengono

la far

come donna

e sotto diligente guare beni

dia servare, con tutti

que'

diletti

che niuna

giovane dee potere desiderare.

questo detto, comandell'

d che onorevole mente

alla

gran torre

Arabo
e

insieme con Glorizia fosse menata Biancofiore,


vi coir altre giovani donzelle

qui-

dimorasse facendo festa.


i

Di questo furono
loro avere,
plicato, e
si
il

assai contenti

mercatanti,

si

per lo

quale avevano forse nel doppio


la

multi-

per

giovane a cui prosperevole stato


,

\edevano promesso dal signore


attenere: e a
lei rivolli

che ben lo poteva


la conforta-

con pietose parole


si

rono

e da essa piangendo

partirono
.

e pensarono

d' altro viaggio fare colla loro nave

quella posta
,

con

altre pulcelle

molte nella gran torre

non senza
pia-

molto dolore infino a quel tempo che

agi' iddii

cque

la

promessa di Venere fornire dimor.


all'

Gi

iniquo re di Spagna
il

partita Biancofiore

pareva avere

suo disio fornito

ma

ancora pensan-

do che

necessit gli era la sua malvagit

con

falso co-

lore coprire,
fosse

immagin

di far credere che Biancofiore

morta

accioch Florio sentendo quella morta


la

essere

dopo alcuna lagrima

dimenticasse

e preso

mand segretamente a' quali senza ninno indugio comand che fosse fatta una bellissima sepoltura d' intagliati marmi, alpreso un lato a quella di Giulia : la quale compiuta
questo consiglio, per molti maestri
,

corpo morto d' una giovane quella notte seppellita


la

mattina co' vestimenti di Biancofiore e


la fece

con molte

lagrime
era
:

seppellire

dicendo che Biancofiore


,

e questo

con tanto ingegno fece

che ninno era

LIBRO TERZO
nella citta
fiore fosse

9
in-

che fermamente non credesse che Bianco-

morta

da coloro in fuori a cui di

tale

ganno

il

re fidato s'era: e questo fatto,

mand

Mon:

torio a Florio

giovane,

il

un messaggiere tuo padre ti manda


che tu

il

quale

cosi gli disse

a dire, che se a te piace

di volere Biancofiore vedere avanti eh' ella di questa


vita passi
,

sii

incontanente a

Ma rm orina

pe-

rocch subitamente un' asprissima infermit l'ha presa


,

per la qua! cosa appena credo che ora viva

sia

Non

udi

si

tosto Florio questo

com'

egli
,

lutto si
ri stretto

cambi nel
zio di

viso

e senza rispondere parola

tutto in s quivi semivivo

cadde
,

dimor tanto spaera fuggilo


si

tempo

in tale stato
.

che alcuno non era che


s'

morto noi

riputasse
,

Il

vermiglio colore

del bel viso


-yava
:

e la vita appena in alcun

polso

ritro-

ma

poich' egli pure fu per


,

alcuni in vita essere

ancora conosciuto

con preziosi unguenti e acque

dopo

molto spazio con


j

moka

sollecitudine furono
gli

suoi spiriti rivocali

e tornato in s aperse

occhi
,

e intorno a s vide

il

duca e Ascalione piangendo


il

quali con pietose parole

riconfortavano, e

altri

molti

con loro
disse:

a'
,

quali egli

dopo un grandissimo sospiro


non
voi

oim
?

perch m'avete voi credendo piacere disli

servito

L' anima mia gi contenta andava per


,

conosciuti secoli vagando senza alcuna pena

ma

ora a dolersi
la

1'

avete richiamata.

Oim, ora sento che


vita di Biancofio-

lunga paura che i'ho avuta della

re

m'

nell' avvisato
.

modo con

pericoloso accidente
s

venula addosso

Quale infermit potrebbe


,

subita

sopravvenire a una fresca giovane

che

morte in un
a

momento

la

inducesse

Fermamente che

forza

da'miei parenti stata la mia Biancofiore a questa

mone

33o
recata
,

FILOCOPO
se molata
i
,

o se ora morr
,

E
il

legatosi
il

co-

mand che

cavalli venissero
,

e preso

cammino
1'

con molta compagnia

cercando gi

sole

occaso
,

sempre piangendo

se n'
:

and verso Marmorina

cosi

nel suo pianto dicendo

O
no
,

gloriosi iddi

della cui piet

P universo

ripie,

porgete

santi orecchi alquanto a'

preghi miei

e non mi sia da v