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~My Dearest

“Hisashi, ti ricordi Shiori, vero?”

La voce di mio padre mi risveglia dallo stato semi-vegetativo nel quale sono sprofondato appena sono

salito sulla macchina.

“Shiori

“Shiori, si`. Ma e` probabile che tu non sappia nemmeno che faccia abbia, eri piccolo quando vi siete conosciuti.” Cerco di fare mente locale e una sfilza di visi mi passa davanti agli occhi, ma prima di ricollegare il nome Shiori ad uno di questi ci metto un po'. “Certo che me la ricordo, papa`. Alla fine non e` stato tanto tempo fa.” “Otto anni sono un periodo di tempo notevole, Hisashi.” interviene mia madre senza essere stata

interpellata. Io e mio padre aspettiamo un attimo prima di ricominciare a parlare, in modo che lei pensi che la conversazione sia finita e ricominci a leggere la rivista sulla quale era concentrata fino a due secondi prima. Quando finalmente sembra aver perso interesse per l'argomento, mi schiarisco la gola. “Sara` sicuramente cresciuta, comunque.” Mio padre sorride. “Questo e` poco ma sicuro. Mi hanno detto che ha iniziato ad andare all'universita` e che e` uscita dal liceo con il massimo di voti. Notevole, eh?” Sorrido anche io, per niente sorpreso. La Shiori che ricordo io sarebbe stata capace di fare questo e altro, non ne ho dubbi. “Davvero notevole, si`.”

La nostra conversazione finisce cosi`, ma la mia mente scava indietro nel tempo fino ad arrivare

all'inverno di otto anni fa, quando incontrai Shiori per la prima, e finora ultima volta.

?”

ripeto, sbadigliando apertamente.

Quell'inverno mia madre decise di invitare a festeggiare il Natale da noi la sua grandissima amica Chieko, trasferitasi a Kyoto da pochi anni per raggiungere il suo nuovo marito. Quest'uomo, del quale non ricordo il nome ne` tantomeno I connotati, aveva una figlia che, quando venirono a Tokyo, aveva circa quindici anni. Mia madre, vista l'occasione speciale, aveva deciso di monopolizzare Chieko e di portarla in giro per Tokyo per tutte le vacanze invernali e di lasciare l'adolescente Shiori a badare a me, che avevo soltanto dieci anni. A quel tempo, la ragazza odiava a morte I bambini, ma riuscirono a convincerla offrendole un compenso piu` che sufficiente perche` si prendesse cura di me due settimane piu` o meno a tempo pieno.

Quando me la presentarono, mi trovai davanti una ragazza con la pelle bianca come il latte tanto da sembrare trasparente e I capelli neri, lunghi fino alle spalle e arricciati al fondo, che mi squadrava con ribrezzo con un paio di enormi occhi neri truccati pensantemente mentre mi salutava muovendo svogliatamente la mano; ricordo l'espressione che mantenne per I primi tempi come un misto perenne di sarcasmo, nostalgia e serieta`, quasi come se fosse indecisa se provare una qualche emozione umana oppure no. Nelle prime giornate che passammo insieme lei monopolizzo` la poltrona in salotto e creo` a lato una pila infinita di libri, che incredibilmente riusci` a finire tutti prima di tornare a Kyoto, e lascio` che io

mi

trovassi da solo distrazioni e divertimenti, come del resto avevo sempre fatto.

Le

cose cambiarono quando, in seguito ad un litigio con il gruppetto di amici con il quale stavo

giocando in strada, rientrai in casa di corsa con le lacrime agli occhi e mi chiusi a chiave nella mia stanza, deciso a rimanerci finche` non fossero stati tutti investiti da un'auto in corsa. Neanche due minuti dopo il mio ingresso in casa, dopo il quale avevo sistematicamente sbattuto la

porta, sentii dei passi dirigersi verso la porta della mia stanza. Ricordandomi che mia madre non era in casa provai un senso di sollievo, perche` sicuramente Shiori non mi avrebbe rimproverato, ma del resto non sapevo cos'avesse da dirmi di tanto importante. ”

“Hisashi

Non le risposi. Volevo vedere cos'avrebbe fatto. “Hisashi, senti, non per romperti le palle o altro, pero` ho sentito che hai sbattuto la porta e sono ”

venuta a chiederti cosa succede Ancora nessuna risposta.

ti

ho sentito singhiozzare, accidenti. Se vuoi che ti aiuti fammi entrare, altrimenti io me ne torno

di

la`

pero`

poi non venirmi a disturbare, dopo.”

Mi alzai e mi misi in piedi davanti alla porta.

“Se ti faccio entrare prometti che non dici alla mamma che ho sbattuto la porta?”

Sospiro`. “Ma chi credi che io sia, scusa? Chissene frega se hai sbattuto quella porta, succede a tutti.” Girai la chiave nella toppa e mi sedetti sul letto, in attesa.

In un attimo me la trovai davanti.

Indossava una felpa nera con un teschio enorme, dei jeans neri e portava degli occhiali da lettura, che

si tolse e appoggio` sul mio comodino prima di sedermisi vicino.

“Cos'e` successo?” mi chiese.

“Niente di particolare, ho solo litigato con delle persone.” Sorrise. “Non piangeresti se non fosse qualcosa di particolare, no? Raccontami perche` avete litigato.” “Ma per niente, a volte se la prendono con me. Dicono che sono strano.”

“E perche` dovresti essere strano? A me sembri un bambino normalissimo.”

Iniziai a tormentarmi l'orlo della maglietta. “Dicono che sono strano perche` sto spesso chiuso in casa e gioco con loro poche volte. Credono che

io lo faccia perche` ho paura di loro.”

Mi si avvicino` lentamente e mi guardo` negli occhi. “E tu perche` lo fai?”

“Perche` non li considero davvero amici miei. Sono stupidi e non mi piace come si comportano, pero` ”

sono le uniche persone che parlano con me A quel punto mi aspettavo scoppiasse a ridere e se ne andasse, e invece mi abbraccio`, stringendomi con forza. “Non e` vero che sono le uniche persone che parlano con te. Io ti sto parlando, no?” ”

Arrossii e cercai di ricambiare la stretta. “Si`, pero`

“Pero` niente. D'ora in poi faremo qualcosa insieme, cosi` non starai da solo e non sarai costretto ad uscire con dei deficienti. Va bene?”

d'accordo. “

“Ma certo, dimmi pure.” “Alla fine delle vacanze d'inverno faranno uno spettacolo di fuochi d'artificio poco lontano da qui e a me piacerebbe tanto andare. Promettimi che mi porterai.”

Lei mi libero` dall'abbraccio. “Perche` ci tieni cosi` tanto?”

“Mi piacciono molto. Sono una delle cose piu` belle che io abbia mai visto e mi piacerebbe tanto

assistervi da vicino. E poi, la mamma non mi porterebbe e papa` neppure. Ho bisogno che mi ci porti qualcuno di cui si fidano.”

Si alzo` dal letto e mi fece l'occhiolino. “Va bene, se I tuoi non hanno niente in contrario a me non

dispiace portarti. Ma ora vieni con me e troviamo qualcosa da fare: tua madre tornera` per cena,

abbiamo ancora tanto tempo.”

Pero` mi prometti un'altra cosa?”

Dopo quel pomeriggio, ogni giorno trovavamo qualcosa da fare, che fosse giocare ai videogiochi, inventare storie, leggere fumetti o semplicemente parlare.

Scoprii che amava I gatti e a casa aveva una collezione infinita di libri e manga; inoltre mi rivelo` di avere paura di tutti I rumori forti e che spesso rimaneva sveglia di notte per guardare le stelle. Trovai molti piu` punti in comune con Shiori che con tutte le persone della mia eta`, tanto che mi dimenticai completamente del litigio e in generale dei miei compagni di scuola. L'unica cosa che importava, in quelle vacanze, era svegliarsi la mattina, fare I compiti, mangiare a pranzo in modo da fare contenti I miei genitori e poi aspettare che se ne andassero e arrivasse lei, Shiori, che ora sorrideva piu` spesso e non si rintanava in poltrona a leggere libri troppo complicati per me.

Mi sembrava, per la prima volta nel mio decennio di vita, di importare davvero qualcosa per

qualcuno, nonostante fossi troppo piccolo per dare una forma concreta a questo sentimento. Credevo semplicemente che, se ne avesse avuto la possibilita`, Shiori sarebbe stata una madre perfetta, non solo per me ma in generale; non mancavano, comunque, le occasioni per immaginare

come sarebbe stato vivere con lei come madre, o sorella. Passata una settimana, con le vacanze concluse, mi ritrovai a parlare con mio padre, il quale mi chiese se sapevo qualcosa riguardo alla vita sentimentale di Shiori.

Gli dissi di no, sapevo soltanto che le sue migliori amiche si chiamavano Fujiko e Nozomi, e che l'una

era appassionata di musica coreana, mentre l'altra amava I libri fantasy e spesso si ritrovavano per discutere di argomenti come la fine del mondo o la ricerca della perfezione.

Gli chiesi perche` lo voleva sapere, cosi` mi disse che lo trovava molto strano, dato che lei era una

bella ragazza e sicuramente non le mancavano ragazzi che le correvano dietro.

Alla fine conclusi che voleva solamente farsi I fatti suoi e andai a dormire; tuttavia, il giorno seguente, le rivolsi la stessa domanda, ovviamente omettendo la discussione avuta con mio padre.

Lei mi disse che aveva deciso di aspettare la persona giusta e che non aveva intenzione di avere delle

storie prima, nonostante questo l'avrebbe potuta penalizzare in futuro.

Decisi che anche io avrei fatto cosi`: avrei scelto la persona giusta e mi sarei innamorato solo di lei. Quando le esposi il mio pensiero scoppio` a ridere e mi disse che avevo ancora tanta strada da fare prima di arrivare a fare una decisione del genere, e che avrei dovuto pensarci molto prima. Il pomeriggio di quel giorno andammo a fare un giro per la citta`, nonostante mia madre ci avesse proibito categoricamente di allontanarci da casa per qualunque motivo, e lei mi compro` un cappello a forma di muso di orso bianco, felpato ed enorme, per mettermelo in testa e proibirmi di toglierlo.

“E` il tuo regalo di Natale da parte mia. Vedi di non perderlo.” disse.

Quando arrivammo davanti ad una libreria, le chiesi che libro voleva per Natale. “Non voglio niente da te, non hai tutta questa disponibilita` economica.” Tirai fuori il mio portafoglio di Spiderman e glielo sventolai davanti al naso, facendo non poca fatica,

viso che le arrivavo a malapena ai gomiti. “Voglio comprarti un regalo anche io, Shiori!” esclamai, cosi` lei mi disse che, se proprio volevo comprarle qualcosa, doveva essere un gingillo che lei avrebbe potuto tenere con se`, proprio come il mio cappello, in modo che tutti lo potessero vedere. “In realta`, anche io preferisco regalare I libri alle persone,” disse poi, “ma solo quando sono sicurissima di aver scelto la storia giusta. Nei casi come il nostro, e` meglio avere qualcosa che ci

ricordi sempre dell'altro.” Non ho mai capito perche` volesse ricordarmi, suppongo l'avesse detto solo per farmi felice, ma era comunque riuscita a farmi venire un'idea, cosi` mi feci portare in un negozio di fumetti e, mentre lei si aggirava tra gli scaffali, feci una corsa fino al negozio di fronte e le comprai una collana con l'ideogramma di amicizia, per poi farmela impacchettare in tutta fretta e correre di nuovo da Shiori, che nel mentre aveva iniziato a cercarmi.

La scelta della collana era stata fin troppo ovvia, ma non sapevo cos'altro potesse ricordarle di me:

soltanto l'amicizia che condividevamo.

Anche se iniziai a capire di provare qualcosa di diverso quando, non appena mi vide, mi corse incontro e mi abbraccio`, dicendomi che non dovevo scomparire come se nulla fosse perche` aveva avuto seriamente paura che mi fossi perso da qualche parte.

La sua espressione di rimprovero, comunque, venne spazzata via subito dopo, quando le proposi di

fare una gara di corsa fino a casa e, nonostante fosse sicuramente piu` veloce di me, decise di farmi vincere come facevo io quando giocavamo ai videogiochi.

La sera dei fuochi d'artificio, Shiori venne a casa nostra a cena insieme ai suoi genitori, che iniziarono

a farmi domande riguardo alla scuola mentre mia madre e mio padre non facevano altro che complimentarsi con lei perche` era vestita benissimo, le scarpe erano stupende, stava proprio bene cosi` femminile e cose del genere. Portava un vestito nero lungo fino alle ginocchia e un paio di stivali bassi, anch'essi neri. Aveva spostato I capelli tutti sul lato destro della testa e si era truccata in modo meno pesante del solito.

Cercai di immaginarmi come avrei reagito vedendola cosi` se fossi stato un ragazzo della sua eta`, ma non riuscivo a pensare ad una sensazione che non fosse analoga allo stupore che provavo in quel momento. Finita la cena si alzo` e mi invito` a mettermi cappotto e cappello per andare a vedere I fuochi d'artificio che tanto bravamo. Non me lo feci ripetere due volte: mi alzai e corsi verso la mia stanza per recuperare il cappello a forma di orso e il pacchetto con la collana. Avevo infatti deciso che gliel'avrei nascosto in tasca mentre non mi guardava. Quando arrivai alla porta d'ingresso la trovai ad aspettarmi con un cappello simile al mio. “Hai visto cos'ho comprato, stamattina? Cosi` non rischieremo di perderci.” disse sorridendo.

La presi per mano e annuii. “Hai fatto bene.”

Proprio in quel momento sentimmo la voce di Chieko gridare di aspettare un attimo e ci girammo giusto in tempo per vedere il flash di una macchina fotografica. “Siete veramente carini con quei cappelli!” commento` il padre di Shiori guardando lo schermo della macchina fotografica. Tutto era perfetto; in quel momento mi sentii il bambino piu` felice del mondo.

Quando arrivammo al parco I posti migliori erano gia` stati occupati, cosi` decidemmo di comune accorso di trovare una panchina libera sulla strada di ciottoli che lo circondava. Quando ci sedemmo lei inizio` a guardare le stelle come mi aveva detto che adorava fare, cosi` da

darmi la possibilita` di metterle il regalo in una delle grosse tasche della giacca. I fuochi iniziarono quasi subito, riempiendo il cielo di luci colorate che sembravano enormi fiori. Sul viso di entrambi si dipinse un grande sorriso e io mi accoccolai contro di lei, che mi cinse le spalle con un braccio. Quando I botti finirono di squarciare l'aria mi girai verso di lei e notai una lacrima solcarle il viso. “Cosa succede, Shiori?” “Domani partiamo e torniamo a casa.” Abbassai lo sguardo. “Prima o poi l'avreste dovuto fare comunque, no?”

“Si`, Hisashi, pero` vuol dire tornare alla normalita`, pensare alla scuola e tutto

tornare bambina per un po'. Non so se riusciro` a ricominciare con il piede giusto.”

io

mi sono divertita a

La

strinsi. “Ma certo che ci riuscirai. Mi fido di te.”

Mi

guardo`, e sul suo viso si dipinse un leggero sorriso. “Va bene, allora. Vedro` di impegnarmi.”

Stava per alzarsi, quando la fermai. “Posso farti una domanda, Shiori?”

“Ma certo.” Era il momento della domanda che mi ero preparato tutta la sera.

A

causa delle considerazioni di mio padre e di tutti I discorsi sull'amore, avevo deciso di innamorarmi

di

Shiori, e soltanto di lei.

“Come ci si sente ad essere grandi? Voglio dire, come te.”

Lei ci penso` un attimo. “Non ci si sente, si hanno sbalzi d'umore enormi dovuti agli ormoni e si vuole

tutto senza volere niente. Perche` me lo chiedi?” “Hai detto che ti e` piaciuto tornare piccola, quindi volevo sapere a cosa dovevi tornare. Quindi dici che quando si e` piccoli quando si vuole qualcosa, lo si vuole davvero?” “Una specie. E solitamente, quando si ottiene una cosa, la si conserva per sempre. O quasi. Dipende da che cos'e`.” sorrise. “Cosa vuoi che ti dia, Hisashi?” “Voglio solo sentirmi grande. Solo oggi.” arrossii visibilmente e cercai di nascondermi nel cappotto.

“E quindi?”

“Mi daresti un bacio, Shiori?” Questa volta arrossi` anche lei e strinse gli occhi fino a farli diventare due fessure. “Suppongo che non ci siano problemi. Pero` mettiti in piedi su quella panchina.”

“Perche`?” dissi, iniziando ad alzarmi. “Hai detto di volerti sentire grande, no? Ecco, I ragazzi della mia eta` sono tutti piu` alti di me.”

Si avvicino` a me e mi accarezzo` una guancia, cosi` avvicinai il viso al suo.

Sorrise. “Sai cosa devi promettermi, ora?” “Cosa?” “Che non lo dirai a nessuno. Sara` il nostro segreto.” Annuii. “D'accordo.” Ero fin troppo impaziente e lei se ne accorse, cosi` mi attiro` a se` prendendomi per I polsi e

appoggio` dolcemente le labbra sulle mie. Durante tutto il tempo in cui rimanemmo in quella posizione cercai di pensare a tutto cio` che

avremmo fatto quando ci saremmo visti di nuovo; perche` volevo che fosse lei il mio unico amore, questo era poco ma sicuro.

Se qualcuno ci avesse visti in quel momento avrebbe pensato soltanto a due fidanzati vestiti da orso;

del resto, nella mia testa eravamo due orsi innamorati.

Quando ci allontanammo lei sorrideva, io ero sporco di rossetto e faceva freddo, cosi`, dopo essermi pulito la faccia con un fazzoletto che trovai in tasca, le chiesi di riportarmi a casa.

Lei mi prese in braccio.

“Ora andiamo a casa cosi`, vuoi?”

“No, ho ancora le gambe.” dissi, ma lei scoppio` a ridere e non mi diede retta. “Non me ne importa niente. Nel tragitto fino a casa possiamo dire di essere fidanzati. O di essere qualcos'altro. Cosa vuoi essere?”

Mi faceva questa domanda molto spesso quando, durante I pomeriggi che passavamo dentro casa,

fingevamo di essere animali, o star del cinema, o oggetti di uso comune e inventavamo delle storie. “Voglio essere un orso.” dissi accarezzando il muso del suo cappello. Shiori mi morse una guancia. “Va bene, siamo due orsi. Ora raccontami cosa facciamo nella foresta, piccolo orso, mentre ti porto a casa.”

Cercai di inventare la storia di due orsi nella foresta, ma piu` andavo avanti, piu` sentivo il sonno impossessarsi di me. Quando arrivammo a casa stavo dormendo, cosi` Shiori mi porto` in camera e mi mise sul letto.

Il contatto con il materasso mi sveglio, cosi` aprii leggermente gli occhi e la vidi seduta davanti a me.

“Shiori

Lei si avvicino` e mi diede un altro bacio, e io sentii le sue lacrime bagnare anche me.

sussurrai, cercando inutilmente di alzarmi.

“Ti voglio bene, piccolo orso.”

Quella fu la prima e ultima volta che la vidi. Ovviamente, non mantenni la promessa che mi ero fatto e, a distanza di otto anni da quell'inverno, di fidanzate ne ho avute abbastanza, e nonostante tutto a volte penso ancora a quella sera e a cio` che

ho

provato.

Quando arriviamo a casa di Shiori, ci apre il padre, del quale non ricordo il nome. “Ciao, Hisashi! Entrate, entrate pure.” Dietro di lui, appoggiata allo stipite della porta che dovrebbe dare sulla cucina, c'e` una ragazza. Non la riconosco subito, ma quando vedo la collana con l'ideogramma non ho dubbi: Shiori mi sta guardando con un sorriso che non e` mai cambiato.

Ora ha I capelli a caschetto e il suo viso si e` scolpito di piu` rispetto a otto anni fa, ma l'espressione di nostalgico sarcasmo permane. Sento il battito cardiaco aumentare pericolosamente mentre mi si avvicina. “Ciao, piccolo orso.”

La guardo, sorridendo. Sono piu` alto di lei, adesso, perche` lei non e` piu` cresciuta.

“Ciao, Shiori.”

Mi abbraccia, e io la sento piccola contro di me, sembra che I ruoli di tanto tempo da ora si siano

scambiati: lei e` la bambina innamorata e io sono l'adolescente.

La abbraccio anche io, e il suo profumo mi raggiunge subito.

Rimaniamo cosi` per non so quanto tempo, finche` mio padre non mi chiama e mi intima di spostare

la valigia dal passaggio.

Lei mi da un buffetto sulla guancia. “Non sei cambiato per niente.”

Recupero la valigia e Shiori mi fa segno di seguirla. Arriviamo in quella che, visti I poster attaccati alla porta di legno bianco, deve essere la sua stanza.

Si tratta di uno spazio perfettamente quadrato; c'e` un letto enorme in un angolo, al quale e` stato

affiancato alla bell'e meglio un fouton.

Il resto della stanza e` occupato da una libreria bassa che percorre tutto il perimetro, interrotta solo

da una minuscola scrivania con un computer.

Ma cio` che sorprende sono I muri: infatti, essi sono completamente tappezzati di fotografie, disegni

e poster.

Scorro con lo sguardo le foto, notando che in poche appare lei, la proprietaria della stanza, da sola, ma che la maggior parte raffigurano quelli che dovrebbero essere suoi amici con un braccio intorno alle sue spalle, o alla sua vita, o semplicemente vicini a lei. Vedo ragazzine con I capelli rosa, ragazzi in cosplay, ma sono felicemente sorpreso di non notare

nessuno in atteggiamenti che possano far intendere a chi guarda la foto che tra di lui e Shiori ci sia un rapporto che va oltre l'amicizia. Vicino alla finestra, pero`, vedo una foto che mi fa fermare il cuore per un attimo. Li`, in quello spazio di tempo fermato, c'e` una giovanissima Shiori con I capelli lunghi fino alle spalle, un rossetto rosso fuoco e un cappello a forma di orso, che tiene per mano un bambinetto sorridente con un cappello uguale al suo.

Ci metto un po' per rendermi conto che quel bambinetto sono io.

Lei intanto si e` seduta sul letto e mi guarda, evidentemente soddisfatta.

“Te lo ricordi, vero?” Sorrido. “Certo che me lo ricordo.”

Mi siedo vicino a lei, che si gira verso di me e sfodera un sorriso che, a differenza di quelli che mi

rivolgeva da quindicenne, non ha neanche un pizzico di ironia al suo interno.

Credo che, se avessi visto questo tipo di felicita` da bambino, mi sarei innamorato di lei all'istante, senza starci tanto a pensare; ma e` anche vero che, come tutte le cose belle, bisogna un po' aspettare prima di ottenerle.

Ci stiamo fissando, ora, e non so per quanto tempo riusciro` a resistere in questa posizione, cosi`

decido di ricambiare il favore che mi ha fatto otto anni fa.

Ci scambiamo un bacio molto diverso da quello di allora, reso piu` dolce da tutto il tempo che ho

atteso, da tutto l'affetto che ho provato, e che provo, nei suoi confronti, e dal fatto che ora siamo entrambi molto piu` esperti in questo campo. Quando ci separiamo, lei si sdraia sul letto e sospira. “Hisashi,” sussura, “tu hai mantenuto la promessa?”

“Quale promessa?” le rispondo, mentre mi sdraio accanto a lei. “Hai aspettato la persona giusta?” “No. E tu?”

Si morde il labbro. “Pensavo perfino di averla trovata. Buffo, no? Ho creduto di aver trovato la

persona giusta talmente tante volte da dimenticarmi di cio` che stavo cercando.”

Le prendo una mano tra le mie. “E` anche lui sul muro con tutta questa gente?”

“No, ovviamente.” dice, sorridendo. “Non se lo merita. Nessuno di loro se lo merita, a dir la verita`. Le persone su queste pareti sono solo amici, conoscenti e gente incontrata per caso. Tranne uno, almeno.”

So benissimo di che foto sta parlando, cosi` rimango in silenzio, godendomi quell'attimo di tenera

consapevolezza.

“Questo e` il regalo migliore che tu potessi farmi.” le dico improvvisamente. “Questo cosa?” “Non ribellarti al mio desiderio d'amore.” Shiori affonda il suo viso contro il mio petto. “Non dire questo, ti prego.” “Perche` no?” “Perche` prima che arrivassi ho ripensato a quell'inverno e, per un attimo, ho creduto di essermi

innamorata di te. Solo per un attimo. E se tu ora mi dici queste cose, sicuramente mi innamorero` di

te

davvero e per noi due le cose si complicheranno. Vuoi davvero che finisca cosi`?”

Le

accarezzo la testa, ripensando a tutte le notti che ho passato stringendo quel cappello a forma di

orso e immaginando che Shiori varcasse di nuovo la soglia della mia camera e mi baciasse di nuovo

per ore, finche` non mi sarei addormentato, finche` non mi fossi stancato, finche` non fosse venuto il giorno. Ripenso anche a come, sebbene siano passati anni, ogni volta che una ragazza prova a baciarmi cerco

di non pensare a lei; se lo facessi, del resto, scoppierei a piangere e scapperei lontano, perche` nel

profondo so che il mio cuore appartiene a lei da anni. “Si`, voglio che finisca cosi`. Nonostante io sia cresciuto, se desidero qualcosa intensamente e` perche` quel qualcosa e` davvero importante per me.” ”

“Dimmi, Shiori.”

Silenzio.

“Ti amo.”

“Hisashi

mugola, accoccolandosi.