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Serse

Cardellini

Poesia Aurea

Introduzione Perch una poesia aurea Lesigenza di scrivere una poetica che rispetti precise proporzioni auree, proviene da una mia presa di coscienza di fronte al fatto che gran parte delle maggiori arti, quali larchitettura, la scultura, la pittura e la musica, abbiano sperimentato una propria elaborazione della dimensione aurea, avvalendosi della numerazione araba che, in Europa, inizi a diffondersi al tempo dellimperatore Federico II di Svevia (nella cui corte ebbe vita la prima poesia italiana della Scuola Siciliana), il quale presenzi a un torneo di calcolo tra abachisti e algoritmisti che si tenne a Pisa nel 1223. La gara fu vinta dal pisano Leonardo, detto Bigollo, conosciuto anche col nome paterno di fillio Bonacci, o Fibonacci, che gi nel 1202, con il suo testo Liber Abaci, promosse tale sistema numerico, dimostrando che col metodo posizionale indiano appreso dagli arabi, si poteva calcolare pi velocemente di qualsiasi abaco.

Questa numerazione posizionale, che diede origine al sistema metrico moderno grazie allintroduzione dello zero (vedi qui sopra la tavola di comparazione fra i diversi tipi di numeri indo-arabi), sebbene cos efficace, tard diversi secoli prima di essere adottata in larga scala dal pubblico, essendo ostacolata dai misoneisti, dai tradizionalisti e, nel 1299, persino proibita dalla Chiesa. Col passare del tempo, quasi tutte le arti superarono questi veti rivolti al misterioso numero, mentre ci non avvenne per la poesia che, in Occidente e nella nostra lingua volgare italiana, vide il suo massimo splendore con la Divina commedia la cui opera, pur essendo la pi mirabile architettura poetica costruita attraverso simbolismi e proporzioni pitagoriche, non comprende la nuova numerazione; infatti, come suggerisce Paolo Vinassa De Regny, Dante, tradizionalista come tutti i sapienti del suo secolo, bench gi taluni seguissero la nuova numerazione, forse la ignorava; certo non ne tenne mai conto, mantenendosi costantemente fedele alla numerazione romana.1 Dopo Dante, tutta la successiva poesia metrica accentuativa, dalla cultura romanza a quella barbara, non tenne debitamente conto delle proporzioni divine indicateci nella Divina commedia di cui oggi rimane solamente la geniale maestria con cui il sommo poeta Dante utilizz lendecasillabo, ritenendolo il pi nobile di tutti i versi e che Ungaretti ribattezz come lo strumento poetico naturale della nostra lingua n, tanto meno, si pose il problema di rinnovare certe armonie metriche e ritmiche, avvalendosi appunto di questo nuovo linguaggio matematico fondato sulla successione di Fibonacci. Infine, calandoci in una certa scrittura moderno-contemporanea, che vede nel formalismo slavo la cultura pionieristica per quanto concerne linversione di canone che enfatizz il ritmo a discapito del metro, la poesia si apre ai pi svariati ed estremi sperimentalismi linguistici e formali, allontanandosi completamente dalle sublimi proporzioni geometriche e divine, anche nel senso di vere e proprie armonie cosmiche, attuando cos un approccio decostruzionista che, non di rado, opera in modo caotico e casuale. Di qui la mia esigenza di compiere un passo indietro e due avanti, nel tentativo di proporre una poesia aurea dove il verso libero e quello metrico possano convivere nel medesimo spazio, condividendone il tempo.
1 P. Vinassa De Regny, Dante e il simbolismo pitagorico, Fratelli Melita Editori, 1990, p. 15.

Struttura aurea dellopera La struttura dellopera segue la serie di Fibonacci e il rapporto aureo che ne deriva. Questa successione di numeri si ottiene sommando i due termini precedenti: 0, 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55, 89, 144, Da tale successione, dividendo ogni termine per il precedente, si ottiene una serie di tipo frazionario i cui rapporti tendono al numero aureo = 1,618034 1/1; 2/1; 3/2; 5/3; 8/5; 13/8; 21/13; 34/21; 55/34; 89/55; 144/89; i cui valori decimali approssimati sono: 1; 2; 1,5; 1, 666; 1,6; 1,625; 1,615; 1, 619; 1, 617; 1, 6181; 1, 6179; Nella serie di Fibonacci, pi aumenta la quantit del numero frazionato e maggiore sar la vicinanza al numero aureo = 1,618034. Inoltre, tutte le potenze della sezione aurea possono essere espresse molto facilmente in termini di , come segue: 2 = +1 (1,6180342=2,618034) 3 4 5 6 7 8 9 = 2 +1; = 3 +2; = 5 +3; = 8 +5; = 13 +8; = 21 +13; = 34 +21; 10 = 55 +34 Ogni potenza la somma delle due precedenti e i coefficienti di compongono la successione di Fibonacci come le parti intere delle potenze. Nei tre canti dellopera, ognuno composto da tre strofe, la poesia aurea che propongo segue la medesima struttura. I versi del primo canto sono in totale 34, suddivisi in tre stanze di 8, 13, 13. Seguendo lo schema di Fibonacci sopramenzionato avremo: 8 + 13 = 21/13 = 1,615 Lo stesso vale per gli altri due canti, il secondo di 55 versi suddivisi in tre stanze di 13, 21, 21 (13 + 21 = 34/21 = 1,619) e il terzo di 89 versi suddivisi in 21, 34, 34 (21 + 34 = 55/34 = 1,617). La somma dei tre canti (34 + 55 + 89) d un risultato di 144 versi. A questo primo conteggio aureo relativo alle strofe, se ne aggiunge un altro rivolto alla metrica adottata nei versi. Il calcolo della serie di Fibonacci, applicato alla metrica italiana, seguir non tanto il conteggio delle sillabe ma, piuttosto, il ritmo accentuativo che alla base della nostra musicalit poetica. A tale proposito abbiamo scelto tre generi di versi: quadrisillabo piano (con accento fisso sulla terza sillaba); novenario trocaico con uscita piana (con accenti fissi sulla terza e ottava sillaba); infine il decatrisillabo piano (il quale per diverse ragioni costituisce la chiave di tutta la nostra proporzione aurea) che, inutilizzato nella metrica italiana, un verso di tredici sillabe composto dai due precedenti, cio un quadrisillabo piano e un novenario trocaico piano, con obbligo di cesura tra i due membri, dove gli accenti cadono nella terza sillaba del primo emistichio e nella terza e ottava sillaba del secondo emistichio. Da questo schema si evince che gli accenti qui utilizzati nei versi in metrica, corrispondono ai numeri 3 e 8 della serie di Fibonacci. Eccetto la prima stanza, che vede sette versi liberi e lultimo verso, lottavo, in metrica (decatrisillabo), per ogni strofa a seguire lutilizzo di suddetti versi in metrica si alterna ai versi liberi con una cadenza regolare che, anche in questo caso, segue lormai nota serie di 3

Fibonacci. Cos, allinterno di ogni stanza, si ha una successione di versi in metrica che, muovendosi in progressione (quadrisillabo, novenario e decatrisillabo), cadono nelle seguenti posizioni: 3, 5, 8, 13 (strofa di 13 versi); 3, 5, 8, 13, 21 (strofa di 21 versi); 3, 5, 8, 13, 21, 34 (strofa di 34 versi). Riportando la successione dei versi, che nella poesia ho scritto in corsivo per renderla immediatamente riconoscibile, avremo quanto segue: Canto I I strofa, 8 versi: 13 (decatrisillabo) in posizione VIII + + + II strofa, 13 versi: 4 (quadrisillabo) in III; 9 (novenario) in V; 13 in VIII; 4 in XIII _____ III strofa, 13 versi: 9 in III; 13 in V; 4 in VIII; 9 in XIII Canto II I strofa, 13 versi: 13 in III; 4 in V; 9 in VIII; 13 in XIII + + + II Strofa, 21 versi: 4 in III; 9 in V; 13 in VIII; 4 in XIII; 9 in XXI _____ III strofa, 21 versi: 13 in III; 4 in V; 9 in VIII; 13 in XIII; 4 in XXI Canto III I strofa; 21 versi: 9 in III; 13 in V; 4 in VIII; 9 in XIII; 13 in XXI + + + II strofa, 34 versi: 4 in III; 9 in V; 13 in VIII; 4 in XIII; 9 in XXI; 13 in XXXIV _____ III strofa, 34 versi: 4 in III; 9 in V; 13 in VIII; 4 in XIII; 9 in XXI; 13 in XXXIV Questa specie di scala a chiocciola, che si muove attraverso la triade sillabica 4, 9, 13 (il cui suono accentato corrisponde a 3, 3-8, 3.3-8), d due risultati: il primo un totale di 144 versi suddivisi in 104 versi liberi e 40 versi metrici. Si tratta cio di multipli dell8, il cui numero ed i suoi multipli sono stati considerati sacri da diverse culture del nostro pianeta e, proprio per questo, adottati per la costruzione di numerosi templi situati in India, in Messico e in Egitto. Inoltre, per la stessa ragione di sacralit, non un caso che proprio i Templari edificarono moltissime chiese a pianta ottagonale. Ma la cosa straordinaria che il numero 8, come magistralmente ci illustra Riccardo Tristano Tuis rifacendosi alle ricerche di Andrija Puharich e John Taylor, rappresenta il codice della vita che vibra ad una frequenza di 8 Hertz, dove gli otto cicli per secondo erano anche la banda di frequenza con cui il cervello attivava capacit extrasensoriali quali visione a distanza, telepatia, telecinesi, ecc..2 Il secondo risultato, ottenuto da questa successione e suddivisione di versi, quello di riuscire a compiere unautopsia, estraendo lelemento vitale di ogni poetica che gli antichi Greci chiamarono phrn (cuore, mente, diaframma, respiro). Questo cuore aureo, nel caso nostro, costituito dai 40 versi in metrica di cui abbiamo appena parlato che, se estrapolati dallintero corpo, compongono unaltra poesia che rappresenta lessenza dellopera.
2 R. Tristano Tuis, 432 Hertz: la rivoluzione musicale. LAccordatura Aurea per intonare la musica alla biologia, Nexus Edizioni, 2010, p. 74.

Il decatrisillabo o verso aureo Le ragioni che fanno del decatrisillabo un verso di proporzioni auree sono molteplici. Ricordiamo che questo verso composto da un quadrisillabo piano, con accento fisso in terza, e un novenario trocaico con accenti fissi in terza e ottava. Se per un attimo dimentichiamo la cesura tra i due emistichi, avremo accenti nelle posizioni 3, 7, 12 (3 + 4 = 7 + 5 = 12). Si tratta di una successione pitagorica; infatti, Pitagora, dopo un probabile viaggio in Egitto, port uno dei suoi tanti principi geometrici, cio il noto triangolo rettangolo che, proprio per la diseguaglianza dei suoi lati, venne considerato una figura mistica. La conoscenza di questa figura geometrica tra le popolazioni Assiro-babilonesi risale, con molta probabilit, ad almeno duemila anni avanti Cristo. Il modo di costruire un triangolo rettangolo il seguente: si divide una corda in 12 parti uguali, si pone poi un primo piolo in corrispondenza della divisione 3 ed un secondo alla divisione 7, avendo cos un primo segmento in tensione della corda, infine si prendono i due capi della corda e, tenendola tesa, la si muove finch le due estremit non sincontrano, formando cos un triangolo rettangolo di lati 3, 4, 5. Pitagora, da conoscitore di questo antico procedimento, not che i tre numeri (3, 4, 5) dei due cateti e dellipotenusa, 2 2 erano i soli a sussistere in modo cos consecutivo, di qui il famoso teorema di Pitagora: 3 + 4 2 = 5 . Ovvero la somma dellarea dei due quadrati costruiti sui cateti uguale allarea del quadrato costruito sullipotenusa. Paolo Vinassa De Regny ci spiega come i numeri del triangolo sacro hanno un significato non solo nella loro successione e nella loro somma totale, ma anche sommati due a due. Cos il 3 + 4 d 7. Il sette lebdomade, il numerus virginalis, quello cio che non generato e non genera. Non ha madre perch numero primo, indivisibile. Non genera, verginale, perch moltiplicato per il numero minore possibile, il 2, d il 14, che oltre la decade, cio la decade pi quattro. [] Sommando il 3 col 5 si ha 8. Ora 3 8 il doppio del perfetto 4, anche il primo numero cubico possibile (2 = 8); cio il primo numero che esprime potenza di potenza. Ma anche lunione dellorigine dei numeri, luno, col numero vergine, il sette. [] Sommando finalmente il 4 col 5 si ha il perfetto 9, che la dinamis, la potenza del gi perfetto tre.3 Un altro modo di interpretare la proporzione aurea del decatrisillabo, proviene da un diverso calcolo delle sillabe accentate. Ancora una volta si tratta dimmaginare questo verso come una figura geometrica, in questo caso un triangolo isoscele, dove riprendendo la cesura tra i due emistichi avremo un accento nella posizione 3 del primo membro e due accenti nelle posizioni 3 e 8 del secondo membro: 3 (cesura), 3 (+ 5), 8. In questo modo il ritmo del verso, dato dagli accenti, come se andasse a tracciare nellaria un triangolo isoscele (i cui lati obliqui misurano ciascuno 3 e la base 5) dove langolo al vertice 108 e i due angoli alla base entrambi 36. Il lato obliquo e la differenza tra la base e il lato obliquo danno vita a una sezione aurea, dove BE:ED=DC:CE e dunque BE:BC=BC:CE Il decatrisillabo ha dunque le stesse proporzioni auree di questo triangolo isoscele, che ritroviamo nel pentagono stellato dei Pitagorici; infatti, se allinterno di un pentagono
3 P. Vinassa De Regny, Dante e il simbolismo pitagorico, cit., p. 23.

regolare vengono tracciate tutte le diagonali possibili, si ottiene una stella a cinque punte, dove ogni lato forma con due diagonali (il segmento che unisce due punti non adiacenti) un triangolo dagli angoli che misurano 72, 72, 36. Ogni lato forma, con il punto dincontro di due diagonali consecutive, il nostro triangolo (BED) dagli angoli 36, 36, 108, la cui base corrisponde al lato del pentagono che uguale alla lunghezza della parte maggiore della diagonale sezionata. Misurando i segmenti che si ottengono dall'intersezione reciproca delle diagonali, si determina che l'intera diagonale sta alla parte maggiore come la stessa parte maggiore sta alla parte minore. La parte maggiore quindi la sezione aurea del segmento che costituisce la diagonale intera, in un rapporto che = 1,618 (numero aureo). Il triangolo isoscele, formato dalle diagonali coincidenti, un triangolo aureo, dove la bisettrice dell'angolo di base divide il lato opposto in parti auree.

Altri cenni sulla metrica adottata E qui doveroso fornire al lettore ulteriori chiarimenti sul mio modo di comporre il verso metrico. Innanzitutto, nella costruzione dei tre versi (quadrisillabo, novenario e decatrisillabo), tra la vocale finale di una parola e liniziale della seguente si fa esclusivamente uso della dialefe; mentre, tra vocali consecutive allinterno della parola, pur utilizzando sempre la dieresi quando questa obbligatoria, prediligo lausilio della sineresi. Inoltre, unaltra particolarit data dal metodo qui adottato del conteggio delle sillabe che, specialmente nelle parole dove una consonante stretta fra due vocali (per es. nei termini ora, uno, oro, ecc.), conto non una ma due sillabe, in quanto nella poesia italiana lapice di sonorit, o il nucleo sillabico, generalmente rappresentato dalla presenza di una vocale (come vero che una sola vocale, anche se isolata, in apertura o allinterno del verso pu andare a costituire una sillaba), attorno alla quale possono facoltativamente raggrupparsi uno o pi fonemi consonantici. Dunque, se una vocale stretta fra due consonanti (es. per) dar sempre una sillaba, una consonante stretta fra due vocali pu dare una o due sillabe. Nel mio poetare prediligo la seconda soluzione, discostandomi da certe metriche della poesia italiana, com per il verso ottonario di Lorenzo de Medici: ci che tocca, oro diventa, dove la parola oro costituisce appunto una sillaba. Lo stesso vale per il novenario trocaico di Pascoli: C una voce nella mia vita. E differente, invece, il verso settenario dellode di Bernardo Tasso dal titolo O pastori felici: spogliate ad ora ad ora. In questo caso si fa un doppio uso della sinalefe e la ripetuta parola, ora, viene entrambe le volte conteggiata come bisillabo. Lo stesso criterio applico a tutti quei termini come amore, onore, aurora, ecc. che, secondo la mia percezione metrica, contano sempre una sillaba in pi. In ultimo va detto che, quando compio delle precise scelte metriche, adotto e piego la regola al mio respiro poetico e mai il contrario. Simbologia della triplice cinta Questopera poetica, che costruisce un percorso dallanimalit alla divinit, trova il suo centro nella ragionevole bestialit dellanimal divino, luomo, il quale da sempre tende, per dirla col poeta Orazio (Odi 2, 10, 5), verso il giusto mezzo, cio verso quellaurea mediocritas che esalta il rifiuto di ogni eccesso come via intermedia di saggezza. I tre canti sono intrisi di simbologie (cervo, aquila, asino, maschera, labirinto, nodo di Salomone, ecc.) che nei secoli hanno attraversato in vario modo la letteratura e che, certamente, non occorre ripercorrere attraverso spiegazioni. Ma v un simbolo arcaico di un certo interesse, nominato triplice cinta, al quale voglio dedicare particolare attenzione.

Della triplice cinta (nellimmagine in alto la versione pi comune) vi sono stati ritrovamenti in tutto il mondo, risalenti alle civilt preistoriche e megalitiche. Triplice la cerchia druidica delle mura dei Celti e, nella Bibbia, si menzionano i tre cortili cinti da pietre del tempio di Salomone (1 Re 7, 12), ma anche la Gerusalemme Celeste con dodici porte (Apocalisse 21) mostra il medesimo schema. Nel Medioevo si trova in varie versioni nelle cattedrali gotiche (come Amiens e Somme) e venne adottato dai Templari che lo usarono come marcatore per contrassegnare dei luoghi di particolare sacralit tellurica, incidendolo sia in orizzontale che in verticale sui muretti e sulle soglie dei gradini delle chiese medievali fino al XIV secolo. Della triplice cinta ce ne parla anche Ren Guenon in un articolo apparso nel giugno 1929 dal titolo Le Voile d'Isis, dove spiega il simbolismo ricordando che esso la rappresentazione dei tre gradi diniziazione presenti in ogni scuola esoterica. Inoltre Guenon fa notare che c una certa differenza tra la forma circolare e quella quadrata delle triplici cinte, collegate rispettivamente al Paradiso terrestre e alla Gerusalemme Celeste, perch c' sempre una corrispondenza tra l'inizio e la fine di ogni ciclo, e in questo caso la fine del ciclo rappresentata dal quadrato. la realizzazione di ci che la scienza Ermetica ha sempre indicato come quadratura del cerchio. Nello specifico contesto della triplice cinta, la forma circolare rappresenta il punto di partenza della tradizione (e qui si ricollega anche il mito di Atlantide descrittoci da Platone, la cui pianta della citt una triplice cinta circolare), mentre il quadrato il punto di arrivo, corrispondente a una forma tradizionale secondaria. Nel primo caso, quindi, il centro della figura rappresenta la sorgente della dottrina, nel secondo, il centro rappresenta il contenitore dove il sapere viene conservato. Per questo motivo, in molte delle rappresentazioni simboliche della triplice cinta, compare al centro della figura un punto ben marcato. Sempre su tale argomento, vale certamente la pena citare Louis Charbonneau-Lassay che, nel suo studio dell'esoterismo cristiano, a proposito del simbolo della triplice cinta afferma: Ciascuno sa che, nellermetismo generale dellOccidente e nella simbologia cristiana delle figure geometriche, il Quadrato rappresenta il Mondo, che letteralmente la Mappa Mundi, la tovaglia del mondo, il nostro "mappamondo", il planisfero terrestre e celeste. Detto questo, tre quadrati inscritti luno dentro laltro, con centro unico, ovvero formanti un solo e medesimo insieme, rappresentano i tre Mondi dellEnciclopedia del Medioevo, il Mondo terrestre in cui viviamo, il Mondo del firmamento in cui gli astri muovono i loro globi radiosi in immutabili itinerari di gloria, infine il Mondo celeste e divino in cui Dio risiede insieme ai puri Spiriti.4 Si tratta quindi di una spiegazione di carattere cosmologico, che potrebbe giustificare il fatto che spesso troviamo questo simbolo tracciato alla base di molte chiese medievali: in tal caso la triplice cinta rappresenterebbe, su diversi piani simbolici, il "percorso" del Pellegrino. Questo percorso principalmente un cammino iniziatico; infatti, la stessa immagine labirintica indica che la meta del viaggiatore il "centro", inteso appunto come centro interiore. Sempre secondo Charbonneau-Lassay, questo simbolo sarebbe interpretabile anche, sul piano umano, come indicazione della triplice dimensione "carnale", "intellettuale" e "morale". Siamo cos giunti al centro delle nostre tre dimensioni (animale, umana, divina), dove nel cristianesimo questa centralit salvifica rappresentata da Ges Cristo (la via, la verit, la vita). Stando a quanto si detto, la triplice cinta simboleggia un percorso labirintico di liberazione, oserei dire Pasquale, stando al termine biblico pesah, il cui etimo pu voler dire risparmiare, salvare (Is 31, 5), o pi spesso zoppicare (2 Sam 4, 4), con la sfumatura di saltare intorno, a proposito di una danza cultuale (1 Re 18, 21. 26). Nel caso del popolo Ebreo, comunque, questa celebrazione del sacrificio della Pasqua collegata allultima delle dieci piaghe dEgitto, quando Jahve colp il primogenito delle famiglie egiziane, saltando le soglie delle case degli Ebrei segnate dal sangue dellagnello e risparmiando in tal modo i loro
4 L. Charbonneau-Lassay, Le Pietre Misteriose del Cristo, Ed. Arkeios, 1997, pp. 36 s.

figli (Es 11, 5; 12, 12-13. 23-30). Qualunque sia lorigine del sacrificio e letimologia della parola, certo che il significato della festa di Pasqua per Israele il memoriale della liberazione dallEgitto. Infine, questo simbolo labirintico della triplice cinta, probabilmente, prevede una liberazione e una salvezza ancora pi auree, se si pensa che tale figura stata accostata a quella della Gerusalemme Celeste, con le sue dodici porte, tre per ciascun lato, che corrispondono alle dodici trib dIsraele. Si tratta dunque di unescatologica e plenaria Pasqua di Risurrezione che, per il nostro credo, vede al suo centro Cristo. Lultimo verso: del divino, la parola umano stigma Il verso di chiusura dellintera opera ha una valenza aurea particolare perch, posto come 144 verso alla fine del terzo canto composto da 89 versi (dove 144 diviso 89 d 1,6179), cerca di tradurre in lettere le prime due cifre del numero doro, cio lirrazionale 1,6 LUno, tanto nellantica filosofia platonica e aristotelica quanto nella teologia cristiana, ha sempre rappresentato il Dio, e lo stesso significato divino mantiene anche nella religione ebraica attraverso la lettera quiescente lef che, usata come simbolo aritmetico, indica appunto il numero 1. Il 6, invece, che in ebraico corrisponde alla sesta lettera dellalfabeto e cio la ww, il cui termine significa chiodo, si collega ai sei giorni della Creazione (sei sono le direzioni del mondo fisico sud, est, nord, ovest, nadir, zenit , sei le lef del primo versetto della Torh, sei le lettere della prima parola ebraica della Bibbia tradotta con In principio, sei le punte della stella ebraica) e, secondo Fabre-dOlivet (La langue hbraque retitue, 1815), oltre ai vari significati, essa il legame di tutte le cose, il segno congiuntivo []. Un segno, noter infine, con il quale nessuna parola della lingua ebraica inizia, per cui non d luogo a radicale alcuno.5 Se a questa meravigliosa lettura della simbologia numerica ebraica, aggiungiamo anche uninterpretazione dei numeri corrispondenti alle lettere dellalfabeto greco, ci si accorger che il 6 coincide con la lettera stigma (), che una variante grafica del digamma () e che i greci mantennero, caduta in disuso tale lettera, per indicare con apice in alto a destra il numero 6, con apice in basso a sinistra il numero 6000. Analogo segno grafico venne poi usato, nella tarda scrittura dei manoscritti, per indicare il nesso sigma + tau ( ). E da questa parola, stigma (che tra laltro conserva diversi significati come quello pi antico di timbro, sigillo, riferito alla marchiatura del bestiame; porzione superiore del pistillo del fiore; macchia colorata delle ali di farfalla; in letteratura anche usato con riferimento al carattere o allo stato danimo, positivo o negativo, di una persona), deriva il termine stigmate, il cui significato tutti sanno riferirsi alle piaghe sul corpo di Cristo causate dalla Crocifissione. Ges Cristo, dunque, essendo il Logos divino incarnatosi nelluomo come Figlio dellUno, per il quale tutta la Creazione stata fatta, diviene il 6 che, con il suo sacrificio damore (stigma), motivo di legame e congiunzione (ww) fra Cielo e Terra, in quanto Salvatore dellumanit. Per cui il numero aureo 1,6 cos tradotto: del divino, la parola umano stigma
5 Cit. in G. Mandel, Lalfabeto ebraico, Mondadori, 2000, p. 39.

Canto I Lanimale Stesso pavido stupore di chinsegue sguardo amato reclino al pavimento di vita in vita il tempo scorre come lacrima sulle ceneri dei morti si lascia scivolare sopra volti, conosciuti in giovinezza. + + + Fuggevoli presenze che le pene non lavano abbastanza tra compagni (giurarono il per sempre) non fu mai troppa la prudenza del cervo attratto dalla fonte che in fretta lacqua anela per la sete, di chi vuole salvo il cuore lormai organo sottratto al petto dilaniato ancora tiepida la carne dagli angeli mangiata dal rimorso. ________ Sanguigna gioia dun cielo a noi rapace le alture in cui sannida lala amata liniziato, ispirato al santo canto divora la parola brucia la sua selva luomo salva dalla bestia che recalcitra dal raglio della massa a briglie strette trascinata in foiba e fobia colpita dallutensile che ammazza. 10

Canto II Luomo (lanimal divino) Noi bestie ragionevoli aspiriamo al giusto mezzo la misura, tra la mano e la carezza distanza appena bisbigliata - sai ho paura - tra il verbo amo e il santo seno stilla infinita di galassia quello spazio di un per sempre - ho paura che nessuno mi perdoni - dove perdersi di nuovo tra braccia amate risvegliarsi appena nati le stagioni, ritornare a fare miele. + + + In fondo siamo solo uomini bambini sanguinari impauriti come bestie bastonate - se puoi stringimi al tuo petto - la fiducia viene meno anche il tempo e noi invecchiamo, ci troviamo impreparati con preghiere mai pregate in silenzio in lontananza ci si aspetta allorizzonte col pensiero che ha finito di pensare - chi sono? - sicuro siamo solo uomini stesse speranze stessi cieli leredit dei secoli pi domande che risposte in fondo abbiamo amato di certo abbiam vissuto cose simili ad un sogno. ________ - Adesso baciami - listante pi importante lora tarda, quando provi a coricarti e fuori casa soffia il vento limprevisto dei fantasmi sulla soglia 11

che non lasciano dormire troppa brace dentro lanima la Bibbia l in cucina gocce di sugo sulle pagine macchiati il Cantico e il Qolet - non ricordo di cosa sono morto - troppe stanze, da svuotare e rimbiancare il trasloco di una vita stessi fiori stesse cose dal libro dellAvesta ad oggi c chi fa il bene e chi fa il male i due lati della maschera pieno volto che c dietro pieno vuoto che c dentro - la mia fede -. 12

Canto III Il divino La vita che ci data di nomade cammino il deserto in cui partire le molte piaghe del destino lalto cielo, geometrie tutte da tessere astrali architetture divina tela umana trappola poi la festa lesistenza liberata nellincedere del piede gaia scienza celebrata dai saltelli dellorante labirinto in cui danzare al ritmo di salvezza respiro daria che trascende lincantesimo del sole tra aggraziati movimenti che disegnano la sabbia la promessa mantenuta loltrepasso della gioia leggerezza, dun ascetico avvenire. + + + Linfinito nodo al cuore di tempo in tempio rosea croce la sapienza che si cela dietro bianco e sacro velo gli occhi chiusi della Sindone che nessuno pu vedere del Risorto, suo divino sguardo amato la via la verit la vita tre volte cinta lesistenza da arcaico gioco magico taumaturgica incisione mappamondo che peregrina stirpe segue quale templare marcatore della pia citt celeste come chiave per aprire le sante e antiche porte in numero di dodici le trib che si ritrovano nella terra tanto attesa visione fiorescente 13

del volo di farfalle dal lieve batter dala che del pianeta azzurro ne invertono il ruotare il tempo si riazzera la luna infiamma e il sole gela dei cieli il sacro Graal si rovescia sulla terra di Cristo il corpo e il sangue delluomo la sua aurora della morte, si dir che solo morte. ________ Credo che sia ora di andare a perdonarci mio fratello monaco e monarca schizofrenico invasato lui predica lamore cammina sulle acque pani pesci, li moltiplica e li dona io Satana lui Santo due ruoli stessa storia perseguitati i suoi seguaci il bene il bello il buono quasi rido della sua mania geniale di voler salvare il mondo e pensare che da bimbi giocavamo a testa o croce e come cambiano le cose quando i sogni a cui credevi mai si avverano penso quasi di adorarlo a volte ho voglia di redimermi i suoi occhi il suo profumo ancora adesso mi commuovono stesso sangue stessa et i suoi abbracci sai mi mancano di me resta ci che sono la condanna senza numero nel rivivere ogni volta laltra faccia della fede quel perpetuo maledirmi tutto lamore rifiutato tutto lamore ricevuto del divino, la parola umano stigma 14

sopra volti, conosciuti in giovinezza. tra compagni non fu mai troppa la prudenza per la sete, di chi vuole salvo il cuore dal rimorso. le alture in cui sannida liniziato, ispirato al santo canto luomo salva dallutensile che ammazza. la misura, tra la mano e la carezza - sai ho paura - quello spazio di un per sempre le stagioni, ritornare a fare miele. impauriti - se puoi stringimi al tuo petto - invecchiamo, ci troviamo impreparati a pensare cose simili ad un sogno. lora tarda, quando provi a coricarti limprevisto troppa brace dentro lanima troppe stanze, da svuotare e rimbiancare - la mia fede -. il deserto in cui partire lalto cielo, geometrie tutte da tessere poi la festa labirinto in cui danzare leggerezza, dun ascetico avvenire. rosea croce dietro bianco e sacro velo del Risorto, suo divino sguardo amato mappamondo della terra tanto attesa della morte, si dir che solo morte. mio fratello schizofrenico invasato pani pesci, li moltiplica e li dona quasi rido penso quasi di adorare del divino, la parola umano stigma

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