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VOLGARI
DI

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GIOVANNI BOCCACCIO
CORRETTE SU
I

TESTI A PENNA

EDIZIONE PRIMA
VOL.
II.

FIRENZE
PER
IL Mjìg n e ri
MDCCCXXVII.

ft^?fì§r'T' .-^^' Col benigno Sovrano rescritto del dì 9 Giu- gno iSiGfJu conceduta ad Ignazio Moutier la privativa per anni otto della stampa delle Opere volgari di Giovanni Boccaccio • PQ TT't.

^cammn DI GIOVANNI BOCCACCIO CORRETTO ED ILLUSTRATO on 0U TOM.^\ PER ' IL MAGHERI 1837. . »< . II.

V .A f'>i^O«fS >.

Una vecchia tradizione che corre in quel contado. sopra questa Novella Novella II.OSSERVAZIONI ISTORICHE SOPRA IL DECAMERON DI GIOVANNI BOCCACCIO GIORNATA TERZA PROEMIO No OVELLÀ I. affatica di giustificare la regi- . Un palafreniere s* . mancanza fossero Questa o falsa o vera tradizione pare aver dato al Boccaccio bastante argomento da formarvi . II. che questo convento/osse demolito. Pietro Giannone 1 nella sua istoria DECAM. e le monache per qualche ve. Masetto . T. che presso a Lamporecchio fosse un convento di mo* trasferite altro- nache.

da trarsi da que- pi acevol racconto . non macchiò quella di Lucrezia. Novella III. il Boccaccio di . ciò che.• frate Puccio e nei Maria Nuova di Fi- renze stui si legge che nel i3oo ai 3o di gennaio co- emancipasse un suo figliuolo per nome Rinieri. ed che qualunque mecca- nico. e abitasse a s. il pia delle volte nostro lanaiuolo. dove lanaiuoli simi erano sto . Leggi il Manni sulla illustrazione di questa No<^>. 6 OSSERVAZIONI (i) . Il fatto contenuto in questa Novella si crede dagli eruditi di ricordi antichi esser vericchis- ramente seguito in Firenze. delle prediche di frate Nastagio. Una bella morale è e. ove troverai bellissime erudizionì. credesse vero il si racconto che costui face- nello indirizzare che egli fa queir aureo libretto del Galateo al suo nipote. la Casa va alla moglie. sarà sempre disprez- zato da donna nobile che siccome lo fu ei prenda per moglie il . . anco essendo vero. Frate Puccio. e in vendetta della sua bassezza beff'ato. Brancazio Pare che monsignor del. na Teodelinga nominata in questa lYovellaj che il trattando di falsa V ingiuria Boccaccio dice fattale ingannevolmente dal palafreniere. sia ricco quanto si vuole.. ove dice: non tiiio le raccoa- prediclie di frate Nastagio alle giovani donne (i) •{• Te nclellngn . del quail le il Boccaccio dice che sapeva nome . fJ Teodelinda.lìBoccaccìo alili scriltori per entro alla Novella la chiama 7Vu- delinga. la quale assoluta asserzione autentica in gran parte la verità di questo scherzo Novella IV. Dice aver sentito parlare di questo ricordi dello spedale di s.

le verità di que- Nov. buon uomo che Braucnzio » nou lungi da te. che qui narra non si ha traccia veivna Novella FUI. si sa da Riccardaccio o Ricorda- no Malespini. Filiberto Campanile pare non discredere che que- sto fatto di Ricciardo Minatolo veramente avve- c»^G dice così : nou fìa di poco momento r onorata memoria che Giovauui Boccaccio fa di questa famiglia nel suo Dccameronc ove favellando di nisse . che Palermini . che sono le duefatniglie nominate in questa Novella . Ricciardo istorico napolitano f . Ricciardo Miiintolo. haaao voglia abitò di schcruzai come quel a. Il sta Zima Toccante . il vella è stata dall' autore fondata principalmente sopra una polvere di maravigliusa virtù parli di levante avuta aveva da la un gran principe quale allcrmnva quella della solei-si usare per lu \ eglio Montagna. vicino 4^ Novvlla V.. e d* antichissimo legnaggio si } ma del fatto . non si ha se non che il cavalicr messer Francesco f^crgelli . non meno che da Giovanni Fili ani. ISTORICHE quando elle 7 . . essendo che egli era di quella nobilissima Novella FII. ambi istorici di cose fiorentine . Novella FI. ma chiaro per nobiltà di sangue casa. a lib. A . o Vergioiosi . Tanto gli Elisei . . V anno 1 3 1 tal fatto racconta Alichclagnolo Salvi nelle Istorie di Pistoia P. Ferondo. quando alcuno voleva dormendo man- . ambasciatore a Parigi fu mandato 3 . Tedaldo i . non scio dice che egli era splen- dido per molte ricchezze . Fiorentini essere stati . y. Questa ingegnosa Noquale nelle .

scritta da Marco Polo . Giletta. e degna della curiosità di qualunque lettore . Novella X. dare nel suo paradiso Milione^ ove è cavata dal libro intitola. Giovanni Villani nel lib.. PROEMIO. D Ah contenuto del seguente Proemio. Novella IX. GIORNATA QUARTA. e si legge inserita nelle Navigazioni del Ra- musio al cap. principe tartaro . e che seguisse verameute non nel deserto della Tebaida . una istoria toccante il Veglio della Montagna . VII. ma nelle vicinanze di Todi . Novella lo racconta medesimamen" te y e presso a Todi lo dice seguito . che nella sua XL. della sua Istoria mentova un Beltramo della famiglia del personaggio di questa Novella sto stesso . e la sua condotta ripresa come . troppo lunga per una nota . 8 OSSERVAZIONI .. Motivo a questa credenza dà Franco Sacchetti. Alihech Questo fatto d'Alihech si crede stato dal Boccaccio mascherato per alcun suo riguardo. e forse intese di que. XXVIII. sta- to condottiere di Fiorentini . dove l'autore si lagna che le sue Novelle venivano calun- niate di falsità .

contento dell* aurea mediocrità delle sue fortune I. non procurasse in ogni cantilmente . donde io dovessi aver del pane che dietro a que. laddove il Boccaccio le rie* chezze altamente spregiava. . . Che sar io farei più discreta mente a pen. Tre giovani . die Fiorentini pensando merpadre medesimo del Boccaccio avea pensato nel dargli la prima educazione riguardavano come per pazzo colui che. questo passo risulta che Boccaccio non mancava di un la guai onesto domestico e proprio sostentamento cosa dovea esser nota anche ai suoi morditori: oiU de per conciliare che tanto di morderlo . ISTORICHE che troppo devoto ei si 9 mostrasse del delicato fem- mineo le a conoscere che Novelle delle tre precedenti Giornate egli avea sesso . Frate Alberto . Novella II. Novella Tancredi . aven" do talenti da far denari . Novella III. ste frasche andarmi pascendo il di vento Da .. siccome il . la sua felicità po- nendo nel vivere da gentiluomo filosofo. Anton -francesco Grazzini cliiama questa Novella di frate Alberto favola: La favola dell' Agnol Gabbrìello Iacopo Gaddi sta in dubbio se favola o istoria sia . questi avessero ragione quanto egli di difendersi da* loro i morsi. diremo così. dà egli chiaramente già divolgate. modo di arricchire .

te- stimonio di questa Novella del Boccaccio quello d' altro caso simile . nella terra di s. si e do sotto una botta o rospo tanto mortifero che. seguito in Tolosa di due mercanti che similmente per un tale accidente . stanuna pianta di salvia .•io OSSERVAZIONI . e con . il quale V asserì per vera . trova altra cosa l' se non che . si trovò un medico tedesco . questa sua verità corroborando col . Gerbino de Scrlptoribus non to di // Gaddi nel suo libro ecclesiasticis racconta questo fat- Gerbino come cosa realmente accaduta. chiamato Giovanni Shenh di Graffenberg . la quale Filomena dice che fu fatta sopra quel vaso di terra . da rendere istantaneamente mortifera colla sola fregagione d' alcuna delle sue foglie una pianta . mentovati in questa . Gimignanofu il arte della lana ma non si si trova chi fosse padre dei giovani che trasferirono a Messina. Novella IV. in cui la Lisabetta avea posta la testa si deir amante. I Fratelli questo fatto non si . e conclude questo suo racconto con dire : utinam similes fabulas cius . No- vella Solo dicono i Deputati che quella canzone . Toccante la verità di . Contro dei rospi . vel historias . plures descripsisset Boccac- Novella V. la potesse col suo alito rendere capace d' uccidere istantaneamente una o pih foglie di essafregassesi i denti il sentimento di tutta la medica facoltà ^ che tale attività non ha saputa trovare nelV alito chi con . . caccio . cantava tuttavia ai tempi del BocQuello che rende mirabile questo Novella VIL frano e repentino caso della morte dei due amanti.

Girolamo . dicesi che visse in Salerno y e che tra il 1^09 e il l'i^i ad Ncn^ella . e chiama Capestain . e il Crescimbeni lo nomina italicamente Cabestano. l suoi bei versi innamorarono la molo } glie del Rossiglione y e cagionarono la sua morte ciò die il Petrarca spiega dicendo : e quel Guglielmo Che per cantar ha '1 fior de' suoi di scemo X. Era questo Guardasta gno famoso poeclii ta provenzale . reme la famiglia 1 dei Sigliierij ed esiste o/tQora un testamento di Giovannonc Sighieri colla data del òG'i y ove sono nominati effetti che questa 'fami- glia possedeva nel territorio di Carpentrasso in Provenza Novella IX. le quali furono in pia lingue tradotte . VII. : \3. Girolamo Maestro Mazzeo della vien creduto quello stesso che da Scipione Mazzellay istorico napolitano . e chi Cabestain. rare ouovc e mirabili Novella Vili.. e che Pasquale Gallo e Pietro Castellano nelle . Montagna istanza del re Roberto scrisse le Pandette della medicina . . dove trova narrato poco meno che parola per parola. Messer Guiglielmo Prova auten. . Osservaziooi med. ISTORICHE morirono lib. tica della verità di questo successo del Rossiglione e del Guardastagno sto ultimo si legga nella vita die di queil ha tradotta dal Provenzale si Crescim- heni . Fu veramente in jTir.

.. in quei tempi lo stesso . e che Mantuanus e debba dirsi Montaniis . dicono Matthaeus Sylvaticus avvertendo che Matteo e Mazzeo era illustri sia errore.2 vite dei OSSERVAZIONI medici Mantuanus.

la famiglia rimasa appresso delle Donne . carriaggio. o la perduta rasse . La Reina adunque con lento passo le accompagnata e seguita dal. gialla. a divenir rancia (i). e avendo già al il siniscalco gran mandato luogo . sue Donne e da' tre Giovani alla guida del canto . LA SECONDA GIORNATA DEL DECAMERON INCOMINCIA LA TERZA Nella quale si ragiona sotto il reggimento di Nei- FiLS di chi alcuna cosa molto da lui disiderata ricompe- con industria acquistasse . di forse venti usignuoli e altri uccelli per una vietta (i) Rancia color d'arancio. ol l^q ul . dove andar doveano assai delle cose opportune e chi quivi preparasse quello clie biso- gnava. nica la Reina levata ^ e fatta tutta levare . quando la domela sua compagnia pezzo davanti . mollttodìne some. tippre*- sandosi sole. quasi quindi capo levato.FINISCE . prestamenil ogn' altra cosa caricare . di («) Salmeria. veggondo già te fatta la Reina incammino. con la salmeria (a) n' andò e con e de' Signori . T I ^ J aurora gih di vermiglia cominciava il .

i4 GIORNATA TERZA . tutte diritte . e per tutto andati. . e riconfortò x\ppresso la qual cosa fattosi aprire un che giardino che di costa era al palagio. di ciò che a camera s' appartiene sommamente e magnifico reputarono so discesi lo . tutto era dattorno murato. e in gran copia che quivi surgea . venne il discreto siniscalco con preziosissimi . e veduta 1' ampissima e lieta corte di le volte piene d' ottimi vini eia freddissima acqua. che per pareva loro essere tra . quale alquanto rilevato dal piano sopra . non troppo usata li ma piena di verdi erbette e di s' fiori quali per lo sopravvegnente sole tutti il incominciaoccidente . confetti e ottimi vini ricevette . mescolato insieme con quello di molte altre cose lo giardino olivano . un poggetlo era posto ti gli ebbe condotti le . in quello. e parendo loro nella prima entrata di maravigliosa bellezza tutto insieme. più ancora . il commendarono . quasi di riposo vaghi sopra una log- gia che la corte tutta signoreggiava ( essendo il ogni e di cosa piena di quei fiori che concedeva tempo . vano ad aprire. più attentamente le parti dì quello comincia- rono a riguardare. . se n' entrarono. in assai parti vie ampissime . il lo- darono Quindi . il signor di quello Poi a basquel- . come e coperte di pergolati di viti le quali facevan gran vista di dovere quello anno assai uve fare. e tutte allora fiorite sì grande odore per lo giardin rendevano che . . ad un bellissimo e ricco palagio . senza essere andata oltre a duniilia passi . assai a- vanti die mezza il terza forse . e vedendo gran sale le pulite e ornate camere compiutamente ripiene .. preso cammino verso 1' e cianciando e motteggiando e ridendo colla sua brigata . Esso avea dintorno da sé e per lo mezzo strale . . ÌSeì quale entra. frondi ) postesi a sedere e loro .

altra molto più ) era ini prato di cosa che vi fosse. Le lato- ra (i) delle (piali vie tutte di rosai bianchi e vermigli e di gelsomini erano quasi chiuse': per le quali co«e . e dal rimaner sospeso il giira. NOVFXLA tutta la spczicrla I. Accennerò solamente che con^u^ione di questo luogo nasci. dal non sajiere qual nome si il verlto gitlaya. non so seda naturai vena o . non che la mattina . aggiungo Terho è dopo pronome ta Itr^ ^uale. minutissima erba e verde tanto che quasi nera parca dipinto tutto forse di mille varietà di fiori . il Sannauaro in reni. ancora . ma chiuso li dintorno dì vei-dissimi e vivi aranci e di cedri . Troppo lungo afTare il riferire lutto ciò ch'essi hanno regga detto.. quali avendo i vecchi frutti e i nuovi ed agli i fiori .non ancora al- solamente piacevole ombra l' occhi ma odorato facevan piacere . alto sotto odorifera e dilettevole ombra senza esser tocco da quello quali e . e la rimando lettore air edizione parmense. Quante e e»- come ordinate poste fossero le piante che rano ninna in quel luogo. vi si poteva per tutto andare . lungo sarebbe a raccontarej <> ma . varietà 8are])l)e Gran d' il opinioni è tra' critici su questo luogo. da artificiosa . n' laudevole sia . ma in prosa rincirtl>ì>e af- feUato. che trova doj>o la yoctjt- Tcrlio giltnvn alla e<l fonie di il marmo il nominata nel hrrre periodo antecedente. i5 che mai nacque in oriente. ma qualora il sole era più . la quale il nostro aere patisca di che quivi non abbondevol mente.. Io TÌforisio il pronome la f/iuile. Nel mezzo del qual prato era una fonte di marmo bianchissimo e con maravi- gliosi intagli. lonna che nel mezzo di quella diritta era gittava tanta acqua (a) e sì alla verso il cielo ( che poi non (i) Latora Fuso Itili. Iv' entro. tanto che il questionato ^>erìodo vien rìdoUo coti: entro la . Nel mezxo del quale (quello che è non men commendabile che . (a) Mari. per una figura la quale sopra una co.

la . tanto tutti piacque a ciascuna Donna e Giovani . avanti che a quel divenisse con grandissima forza e con non piccola utilità del signore . . fuo. altro cantare accorsero d' una dilettevol bellezza soprappresi. per una figura. pervenisse . parte uscir conigli . . udendo forse l' venti maniere di canti d' uccelli s' quasi a pruova un dell' . qual poi (quella dico che soprabbondava della fonte ) per occulta via del pieno pratello usciva e per canaletti ri assai belli e artificiosamente fatti. i6 GIORNATA TERZA cliiarissima rica. Il veder questo giardino la il suo bello ordine . le piante e . se paradiso potesse non sapevano conoscere che . d' una . che quella di quel giardino gli si potesse dare . altra forma. potesse ag- Andando adunque . che si cominciarono ad affermare che in terra fare .. che nel mezzo di quella diritta era lava tanta acqua ec. fontana co' ruscelletti procedenti da quella a' tre . né gli si pensare oltre a questo qual bellezza giugnere . . raccogliendosi ultimamente in del una parte. quale è sopra una colonna . di quello divenuta palese. tutto lo intorniava e quindi per canaletti slmili quasi per ogni parte glardin discorrea. Che essi videro giardin pieno forse di cento varietà l' di belli animali. FIACCHI. contentissimi dintorno per quello bellissime faccendosi di vari rami d' albori ghirlande tuttavia . due mulina volgea . d' altra parte correr lepri fonte. senza dilettevol suono nella fonte dea ) . e uno all' altro mostrandolo. (1) git~ divenisse. non il s' della quale dall' altre erano ancora accorti. che di meno avria macinato un mulino al La . dalla quale del bel giardino avea l'uscita 3 e quindi verso il pian discendendo chiarissima ( ) i . e dove non so se da naturai vena o da artificiosa .

fatto dintorno alla bella fonte metter le tavole li . andarsi a sollazzo. dormiron si . .. fu Filostrato il quale cominciò in questa guisa: . chi a giucare e scac- chi e chi a tavole mentre gli altri . De' quali chi vi andò e chi vinto dalla bellezza del luogo andar non vi volle j . sei canzonette cantate e alquanti bal- fatti come e di si alla Reina piacque. passata la nona levato s' fu . andarono a manriposato ordine giare: e con grandissimo e bello e serviti lieti. pravvegnente parve ora che se a a cui piacesse . divenuti a' più su si levarono. s' andas- dormire. ma . quivi di- moratisi . altre piì!i maniere dì non ciascuno a suo diletto . e quivi prima . si diede il Ma . poi- ché assai or questa cosa or quella veggendo andati furono. buone e dilicate vivande. aspettar cominciarono di dover novellare sopra la teria dalla la ma- Reina proposta De' quali il primo . un . chi a legger romanzi . usato postisi a sedere ad . ebbero nel prato si come alla Reina piacque il vicini alla fontana venutine e in quello secondo modo . . 17 e in alcuna cerbiatti giovani andar <{uesti pascendo . colla fresca acqua rinfrescato . . e suoni e a' canti e a' balli da capo dicrono infìno che alla Reina per lo caldo so. Ma . quasi dime- stichi. e viso . oltre altri piaceri . Le quali cose. e oltre a nocivi animali . GIORNATA TERZA giacer cavriuoli . vie maggior piacere aggiunsero. a cui Reina tal carico impose . poichò .

assai B. bellissime donne. poiché la Reidella proposta na comandato me 1' ha . sono di quegli uomini e stolli. né piii senta 1' dei femminili appetiti fatta divenire il non come di pietra avesse farla monaca : e se forse alcuna cosa . clie di quelle femmine che clie . Pi- sloia. a Lamporecchio nacque. ella più non se femmina se . A'icino a Lil). contra questa lor credenza odono se contra natura così si turbano come un grandissimo e scelerato male fosse stato commesso 5 non pensando né volendo aver medesimi . non uscendo (1) Lamporecchio. poter far quel che vogliono non può saziare né an. viene ortolano di uno monistero di donne . concupiscevoli appetiti e rendan loro d' intelletto e . Il Berni nel suo Orlando Innamorato . „ . si sono credono tropil po bene che come ad una giovane sia è sopra capo posta la benda bianca e indosso messale la nera cocolla . tutti coloro che cosi credono sieno ingannati mi piace. Canto VII. Costui.i8 GIORNx'lTAL NOVELLA L Masetto da Lamporecchio (i) si fa mutolo e di. villa deliziosa dei signor! Rospigliosi. le quali tutte concorrono a giacersi con lui . cjuel „ Ch' è celebre caste! per Masetto .. IH. cora alle gran forze dell' ozio e della solitudine E similemente sono ancora di quegli assai che credono troppo bene che la zappa e la vanga e le grosse vivan- de e i i disagi tolgano del tutto a' lavoratori della terra . rispetto a sé li quali la piena licenza di . ch'io dico. d' avvedimento grossissimi Ma quanto .

fatta la ragion sua col castaido delle don. castaido loro quando me ne venni che . allora più che otto donne con una badessa . e davanmi . . là ond' egli era il . forte e robusto e. e parnii eh' elle abbiano ninna volta il diavolo in corpo . per le legne . del salario . quand' io lavorava alcuna . pon qui quello e no e diceva seccaggine dell' orto volli star . l' altra . e oltre a questo andava alcuna volta al bosco . giovane lavoratore villa . ne . . l' altra mi sta toglieva la zappa di ma- questo non bene il . Il quale Masetto domandò di che egli il monislero servisse A cui Nuto rispose io lavorava un loro giardino bello . orto l' una diceva . raccolsono . E oltre a questo elle son tulle giovani. fama nel (|uale . . non ha gran tempo non essendovi . e tutte un buono omicciuolo d' un loro bellissimo giardino ortolano il quale non contentandosi giovani era . attigneva acqua e faceva colali altri ser- vigetti ma le donne mi davano si poco salario che i io non ne poteva pure appena pagare che non calzari . si può far cosa al lor 1' modo .. . anzi . fu un di . se ne tornò Quivi che lietamente . NOVFXLAL fatta 19 da lei. . e sonmene venuto io Anzi mi pregò . se io n' a- . pon qui questo e . secondo uom con bella persona il cui nome era Masetto stalo e domandollo dove tanto tempo fosse . a Lamporecchio tra gli altri . Il buono uomo. altra io non vi il più . gliele disse. : e grande . in parte alcuna la . di farveae più chiare eoo una picciola Novelletta In queste nostre contrade fu ed è ancora stero di un moniquale non donne assai famoso di santità . che Nulo avea nome. il nomerò per non diminuiru sua . stare lavorio l' e uscivami si tra l' una cosa e per . tanta che io lasciava che .

. quello che elle il vogliono elleno stesse . . alle mani che io . il luogo è asse io so far . mi vi conosce j vista d' esser mutolo per certo io vi sarò ricevuto E in questa imaginazione fei'matosi.. se bisognasse . che fortis- . da ciò . amor e Dio e che egli . Ma poi partito lor ragionare cominciò Masetto a pensare che loro modo } dovesse tenere a dover potere essere con e conoscendo che egli sapeva ben fare quegli di servigi che Nuto diceva . le legne Il castaido gli dio da mangiar volentieri appresso questo gli mise innanzi certi ceppi che Nuto non avea pututo spezzare 5 li quali costui . fosse . non dubitò perder per quello ma temette di non dovervi esser ricevuto perciocché troppo era giovane e appariscente. ma tanto faccia gli Dio san delle reni quanto o ne procaccerò o ne man- derò ninno to. n' andò al monistero : dove il pervenuto entrò dentro e trovò per ventura castaido i nella corte j al quale faccendo suoi atti come mutoli 1' fanno di . venir fatto di quello che egli disiderava dosi che fatto niente . E avvisan- non : gli verrebbe se a Nuto ne dicesse facesti a gli disse deh come ben venirtene ! che è un uomo a star : con femmine? egli sarebbe meglio a star con diavoli sei elle si non sanno delle sette volte le . in gui- un povero uomo se . molte cose divisate seco imaginò : . con in collo . . queste monache che tutto se ne struggea compren- dendo per le parole di Nuto che a lui dovrebbe poter . A Masetto udendo egli si le parole di Nu- venne nell'animo un desiderio grande d'esser con . mostrò di domandargli mangiare per . ao vessi GIORNATA TERZA alcuno . lontano di qui e ninno . che il io gliele mandassi e io gliele promisi . senza dire ad alcuno dove sa d' s' una sua scure andasse . Per che sai . gli spezzerebbe del. .

NOWXLA simo era . 11 quale le disse: (jucsti è un povero vened hogli sai>es- uomo mutolo e sordo . io mi credo fare ciò che noi bisogna n' . che gì' far voleva ciò che 1' egli volesse avendolo ricevuto impose che egli orto lavorasse. l'asino innanzi cou suoi cenni . I. quale uu di (Questi di ci ne per limosina si che io gli ho e' fatto bene . ìa pocn d' ora d' ehbc tutù spezzati al castai- do che bisogno aven u quivi gli nudare bosco . . % ^ .ir (juivi il castaido veduto che egli ottimamente sapoa lavorare e con cenni domandatolo . II. più giorni vel tenne. De' quali avvenne cbe un di la bnilcs^sa il vide. gli fece intendere clie a casa ne le recasse Costui il lece molto bene gli : per eraa che il castaido a far iare certe bisogne clic luogo. e domandò madonna. orto che mai non fu cosi lavorato Ora avendo sl. perciocché egli ci ed ò forte . ben da mangiare. Sappi se egli sa lavore e ingegnati di ritenercelo: dagli qualche paio di scarpette. ai II . avremmo buon egli : servigio. . qualche cappuccio vecchio e lusingalo. mi mettete costà vi entro . A cui la badessa disse .. T. ' DECAM. fagli vezzi. vista di spazzar la corte. se egli voleva . e costui con cenni rispostogli . io vi lavorrò (i) . e mostrógli quel- (i) Cioi lavorterò. dagli castaido disse di farlo . . : in (è di Dio tu di il vero. Il Masetto non era guari lontano ma facceudo . . il il castaido chi egli fosse. e volcsseci rimanere. latte fare assai cose che bisogno erano Se egli ae lavorar l'orto. e potrebbeue V uom che volesse e oltre a questo non vi bisognerebbe di aver pensiero che egli motteggiasse queste vostre giovani . il menò seco iece tagliare delle legue: {>oscia messogli . tutte queste pa: role udiva e seco lieto diceva si I' se voi .

poco o niente si cu- Or pure avvenne che . né che mai qua entro il uomo alcu. volte messo in . a dargli e a metterlo in novelle altri fa de' come spesse volte avviele ne che mutoli . e lui. eh' è vecchio. Oimè ! sai disse 1' altra . se io credessi che tu mi tenessi credenza io ti ho avuto più volte il quale . direi un pensiero che io forse anche a te potrebbe . che forse estimava che egli cosi senza co- da come senza rava . due . s' appressarono là dove che sembiante facea di dormire. e questo mutolo : e io ho più volte a più donne che a noi son venute. mondo da ciò costui j che. la baldanzosa inco- minciò: io non so se tu t' hai posto mente come noi siamo tenute strette . Per che era più baldanzosa. . volere con questo mutolo provare se cosi è Ed egli è il pur miglior del volesse . perchè egli egli noi potrebbe né saprebbe ridire. e dicevangli più scelerate parole del mondo. poiché con altrui non posso di . giovinette monache che per lo giardino andavano egli era. quale lavorando 1' un di l' altro . appresso noia . udito dire che tutte l'altre dolcezze del la mondo sono una beffe a rispetto di quello l' quando femmina usa con animo uomo Per che .j . non credendo da favella fosse . di ciò lui essere intese e la badessa. cresciuto innanzi al senno: volentieri udirei quello che a te ne pai'e. giovare L' altra rispose : di sicuramente io noi dirò che per certo mai a persona Allora . le monache incominciarono . no osa entrare se non castaido . io m' ho più . aa GIORNATA TERZA : lo che a fare avesse poi andò per altre bisogne del Il monistero. costui un di avendo lavo- rato molto e riposandosi . Tu vedi cVegli è un colai giovlnaccio sciocco. e lui lasciò. . disse . co1' minciarono a riguardare. all' altra. che è quello che tu di ? non tu che . una che alquanto .

ed faccendo colali . La quale co- fi) Dove fgti/ugg« tacqma. disse: or bene come faremo in su la A io cui colei rispose tu vedi eh' egli è nona . per la mano. non esser preso dall' . A cui la compagna il disse ? : o se nui ingravidasdi^M. lui destò j ed atti egli incontanente si levò in Per che costei con egli lusinghevoli presolo risa . d'isr ((iintitc cose gli promettono tutto ! . modi di fare che mai non . Costei l' udendo avendo gih maggior voglia che fosse 1' altra . che abbiam noi a fare. sciocche farsi . se non a pigliarlo per Ih mnno luì e menarlo in questo ca? pannetto. con . ninna cosa aspettava. a3 \ irglniià si nostra a Dio ? '1 O di . che non se ne gli attiene ninna . dove Masetto ella volle senza trop si invitare quel fece che . se nui gliele ubbiain pr(^ messa truovisi un' altra o dell' altre die gliele atten- gano . noi ab1)iam promessa la 8C colei . guardato ben per tutto e veggendo che da ninna parte potevano es. di provare che bestia ? uomo : . ser vedute appressandosi quella . egli non ci ò persona . a Masetto pi«> .*: simo . . come andrebbe : fallo Quella allora tu ti cominci ad aver pensiero del mal prima che venga sare : egli quando cotesto avvenisse . . il menò pò nel capannirtto . che mosse avea le parole . cioè dor'cgK h irkoTfnqaMiJoi>io«c. .NOVFXLAI. e l' s' altra faccia la guai> egli ò sciocco che egli acconcerìi comunque se noi vorremo Masetto udiva tutto questo ragionamen- to. dormire ci è: e s' se mi credo che le suore sien tutte a non noi Guatiam per l' orto se persona : . una di loro . Queste . e disposto l' ad ubbidire. dove egli fugge l'acqua (i) . e quivi r una dia : si stea dentro si . saprk pur che noi medesime noi diciamo ciò . allora sì si vorrà pensi egli ci Hs rù mille .

avuto quel che volea. essendo il caldo grande il trovò Masetto ( il qnal di poca fatica . col mutolo s' andavano a trastullare . mutato consiglio e con loro accordatesi. pur mostrandosi semplice faceva si lor volere . all'al- luogo e Masetto . e sola vedendosi in quel le medesimo appetito cad: . accorgea andando un . Per che avanti che quindi dipartisil sono da una volta . cioè ogni poca fatica gli bastava. cosa riguardando la don- na de . nando dicevano che bene era come tempo udito aveanoj e prendendo a convenevoli ore . Ultimamente s' la . gli eza soverchia. tutto stava scoperto La qual . panni davanti levati indietro . per lo troppo cavalcar della notte all' avea assai ) : (i) tutto disteso ombra i d' un mandorlo dormirsi ed avendogli il vento . (i) Di pocajalica avea assai. il tenne j provando e riprovando quella dolcezza la quale essa prima all' altre solca biasimare Ultimamente del. Alle quali l' altre tre per diversi accidenti .in su ciascuna provar volle come : mutolo sapeva cavalcare e poi seco spesse voi te ragiocosì dolce cosa e piii . E prima tennero ragionamento insieme di doverle accusare alla badessa: poi. che cadute erano sue monacelle e destato . chi giorni con gran querimonia dalle monache orto . della sua cella di questo fatto avvedutasi a due altre il mostrò . che 1' ortolano non venia 1' . partecipi divennero del podere di Masetto . che ancora di queste cose non di tutta sola per lo giardino . . è oiodo di dire assai bello. divenner compagne in vari tempi badessa . Avvenne finestretta un giorno che una lor compagna da una . Ma- setto seco nella sua camera nel menò a lavorar dove parecfatta .2*4 GIORNATA TERZA leale me tra il compagna. diede . dì .

La donna udendo che tu costui parlare. ma che dieci uomi- ni possono male o con una femmina sodisfare. quant' io posso La donna sei credette . D' uno che a»»ai. dispose di voler colle sue monache trovar modo a questi fatti .À^ftr roUo » favella sciollo lo scilinguagnolo. NOVELLA L la a5 che parte vo- sua camera alla stanza di lui riiuandatolnc. il quolo »i chi«le «neon aoUo che è quel inuKolino che UgUfeiw a' le più volle ba- lie di la lingua bamlùtù. nove 3 al clic dove a del me ne conviene io servir per cosa mondo non potrei durare. avvinò che . e mol- to spesso rivolendolo.. o voi a questa cosa trovate modo. che è questo? . e disse: fossi . il potrebbe . . . K |)erciò una notte colla badcsw» essondo rotto lo scilinguagnolo . (i) . non potendo Masetto suo esser mutolo gli sodisfare a tante. . credeva . disse Masetto io era ben tà cosi ma non anzi per una infermiprima questa e domandollo scr\ire. nove aveva a la badessa le disse il fatto II che udendo savia accorse che monaca non avea che molto più per che. Varchi Ereol. non fosse di lei: come discreta . cominciò a dire : madonna fatica io ho inteso che uà gallo basta assai bene a dieci galline. e olire a ciò più lendo da s' lui . che la favella mi e solamente da notte la mi sento essere restituita : di che io lodo Iddio . . anzi sono io per quel- lo che infino a qui ho fatto a tal venuto . . mutolo Madonna per natura tolse . •'wsa lua dire: egli ha rollo o taglialo le filetto « scili npiagnolo. senza lasciar Masetto partire. acciocché da Masetto non (1) Romper «li io scilinguagnolo yet cotniiìcìare a imAtn. il quale ella teneva io mu- tolo. se più stesse in troppo gran danno resultare . tutta stordì. che io non posso far nò poco nò molto j e perciò o voi mi lasciate andar con Dio. che volesse dir ciò che Masetto s' egli a . tìo.

con piacer di Masetto ordinarono circunstanti credettero che per le loro orazioni e per gli meriti del santo . Nelle quali . pur ne si discretamente procedette la cosa . ricco a casa : la qual cosa saputa di leggier gli fece .. se ne tornò poneva affermando che le corna sopra '1 cosi trattava Cristo chi gli cappello NOVELLA di che Agilulf tacitamente e tondelo sì : II. morto lor castaido . Un pallafrenier giace colla moglie s' d* jigilulf re . venir fatto ricco . Cosi adunque Masetto vecchio padre e senza aver fatica di nutricar figliuoli e spesa di . . e co^ campa dalla mala ventura E ssendo la fine venuta della novella di Filostrato della quale erano alcuna volta un poco le Donne ar- . Ed essendo di que' di . in cui intitolato era . maniera le sue fatiche partirono che egli le potè comportare. tonde . ii6 fosse il GIORNATA TERZA monistero vituperato il . era . come che esso assai monachin . . il monistero a Masetto restituita j stato lungamente mutolo la favella fosse si fatta e lui castaido fecero : e per . sua giovanezza bene adoperare in collo partito s' donde con una scure . che niente se .. genei-asse. truovalo il tonduto tutti gli altri . di pari consentimento aper- tosi tra tutte ciò clie per addietro da tutte era stato clie le genti fatto . sentì se non dopo la morte della badessa essendo già Masetto presso che vecchio e disideroso di tornarsi . di quegli per lo suo avvedimento avendo saputo la . . accorge .

nel suo contrario ( mostrandovi se d' V astuzia d' un for- di minor valore tenuto che Masetto) re . Pavia . sì come con gli savio . che alcuna volta per questo riprendendo fetti in altrui . Mart . avevan fer- mò i 1 solio del . Ija({ua. . E (1) (1) Pur qui valr in tultii modi. 17 piacque e alcun' altra se ne avevan riso alla Ileina le sì che Pampinea novellando seguisse. uomo quanto a nazione (a) . Huteita. con ridente viso incominciando disse Sono alcuni di conosce- poco discreti nel voler pur (i) mostrare re e di sentire quello che per lor non fa di i sapere. nel senno un valoroso vaghe Donne . gli E per- ciocché il suo basso stato non aveva tolto che egli esser fuor d' ogni il non conoscesse questo suo amore convenienza eziandio a . citth di Lombardia . disavveduti di- si credono la loro vergogna scemare dove essi l' accrescono in iuGnito. a ninno palesava scoprirlo . IL . intendo che per me vi sia dimostrato Àgilulf re de' Longobardi. essendo alquanto per la virtù e per lo senno di questo re Agilulf le cose de' Longobardi prospere e in quiete avvenne che un pallafreniere della detta . Teudelinga rimasa vedova d' Autari . di vilissima condivii zione. i suoi predecesfatto . stiere . suo regno avendo presa per moglie . rei- na . NOVELLA TOisaìe . avventurata in amado- savia e onesta molto. ma per altro da troppo più che da cosi meil e della persona bello e grande cosi come re fosse. re stato simil- mente re. E che ciò sia vero. ma male Ed . il Nazione Doccarrio lo prentlr qui e in albi luoghi prrsignilic*- R eiIraxSone. sori in si come . de' Longobardi la quale fu bellissima donna. né lei occhi ardiva tli .. senza misura della reina s'innamorò.

se non trovar modo come del re . amor maggior farsi . prese por partito di voler questa morte per cosa per apparisse lui morire per lo la quale amore che alla reina aveva portato e portava tal fosse . acciocché vedesse in che m. potesse a lei pervenire e nella sua camera entrae in re . cosi in questo povero palil lafreniere avvenia in tanto che gravissimo gli era il poter comportare facea . pur seco i si gloriava che in alta j parte avesse allogati tutto ardeva in oltre suoi pensieri . gegno colla Reina giacer potesse via e' Né altro egli ingegno nò in persona lei era il . pan- ni toccar le poteva . come noi veggiamo la assai so. in grandissima grazia sei reputava e mai dalla staffa i non le si partiva. o a voler per lettere in suo amore j . come non essendo da alcuna speranza atato^ e più disciogliersi. Ma. di questo amor non potendo pensando seco del diliherò di morire. il pallafreno da costui guardato cavalaltro : che alcuno il che quando avveniva costui . E modo . gran disio così nascoso . e come colui che amoroso fuoco -de' suoi studiosamente faceva. beato tenendosi qualora pure .aniera . ad ogn' altro clie compagni ogni cosa la . : e questa cosa propose di voler che la che egli in essa tentasse sua fortuna . in fe- potere o tutto o parte aver del suo desiderio. Per che. 28 GIORNATA TERZA di quantunque senza alcuna speranza vivesse dover mai a lei piacere . vente avvenire tanto l' quanto speranza diventa minore . che sapeva che vano o direbbe o scriverebbe ma a voler provare se per in. quale sapea che del continuo con non che giacca. Né si ce a voler dir parole alla reina far sentire il . clie interveniva che reina dovendo cavalcare più volentieri cava .. . . volte seco. Per . qual credeva alla ^reina la dovesse piacere .

NOVEIXA n. un poco camera di fuoco . sergli aperto e toltogli di mano : il tordi ietto La qual . accioccliti non forse l'odore del letame la reina noiasse o la facesse accorger dello inganno . «bito il a9 re . di cosi dover e trovato modo d' un mantello simile a quello che al re veduto avea e un tordi ietto e una mazzuola. e tempo parendogli o effetto di dovere al suo desiderio dare alta o di far via con cagione alla . e occultato: laonde egli. cosa vetluta . andasse. quando a lei andava . nelle gran sala si si E sentendo che gih per tutto dormia . fatto colla pietra e collo acciaio die seco portato . mantello . e senza dire alcuna cosa percuotere una volta o della due V uscio camera con quella bacclietta . sua camera inviluppato in un gran mantello dall' o aver una mano un . senza alcuna cosa dire to il dentro alla cortina trapassato. della . con queste cose. e due volte il percosse colla bacchetta tutta sonnocchiosa La camera da una cameriera aporta . il suo torchietto accese e chiuvso e avviluppato nel mantello. e incontanente es. se n' andò all' uscio . fu e il lume preso . e similmente vedutolo ritornare fare egli altresì pensò avere .. più volte di nolle in una gran sala del {lalagio del re (la (juale in mezzo era tra la camera del re e quella della reina) il si nascase: e in tra l'altre una notte vide re uscire della . avoa . torcluetlo acceso e dall' altra una Lncciietta e andare alla camera della reina . e posa. . come usato era nascose . ninna cosa voleva udire ) senza dire alcuna cosa o senza essere a lui det^ . e prima in una stufa lavatosi bene. se n' entrò nel letto nel quale la reina . bramata morte. dormiva Egli disiderosa mente in braccio recatalasi mostrandosi turbato ( perciocché costume del re esser sapea che . quando turbato era .

A al cui. . D R. . cognobbe. e lietamente salutatala. ? chi ci venne di che molte cose nate sa- per le quali egli avrebbe a torto contristata donna e datole materia che già di disiderare altra volta quel. Il che molti sciocchi non avrebbon io ma fu ? avrebbon detto: non ci fu' io: ? chi fu colui che ci come andò rebbouo la . e oltre usato modo me j . dalla sua letizia preso ardire disse . avete preso piacere e così tosto da capo ritornate . arebbe (2) don- vitupero recato Risposele adunque re più nella : mente na . parlando il . poi \>ide Parlando i arebbe. . o signor mio questa che . (i) (2) vide. il partire pur temendo non 1' troppa stanza to in tristizia . savio . E come la diletil che grave paresse gli fosse . . ed essendo egli nel letto entrato ella . guardate ciò che voi fate Il re udendo queste parole subitamente presunse la reina da similitudine di costumi e di persona essere stata ingannata . e diede senso pe- riodo. avuto si levò e ripreso . che nel viso o che nella parole turbato vi . gere . di che ella . novità è stanotte 1' ? voi vi partite pur di testò da me . maravigliò forte . GIORNATA TERZA più volte carnalmente gli la reina .3o ta. ma come . cagione di volgere . subita- mente pensò n' era . . Rolli. Nel quale ancora ap. lume senza alcuna pena esser poteva cosa dire se n' andò e come pixi camera tosto potè si tornò al letto suo . . non sembro io uomo da poterci altra volte es? sere stato Poi e ancora appresso questa tornarci che che. il suo mantello e . emendo si in /t . né alcuno di non volemela fare accorfatto . poi vide (i) la reina accorta non se altro . . lo sentito avea j e quello gli che tacendo niuna s' vergogna poteva tornare . quando il re levatosi sì alla andò della reina .

pet- per sapere se battesse . riposare cominciato dall' imo de' capi il della casa to . il il re molti cerchi né alcuno tro- quale giudicasse essere stato desso. 3i donna rispose : signor mio si | ma il tuttavia io vi . s' avvedesvarie . senza indugio facesse morire E come che cose gli andasser per lo pensiero di doversi fare pur vedendo il re senza alcuna arme . e . . fermamente che. E avendo V animo gih pieno d' che vedeva s' ira mal . a tutti cominciò ad andare toccando gli . qualun. diliberò di far vista il . usci della camera. . imaginando lui della casa . . adunque un se n' plcciolissimo lume in . talento per quello il gli era stato fat- ripreso suo mantello. que si fosse non esser potuto di quella uscire Preso . fosse colui fatto avesil se che la donna diceva tacitamente .NOVELLA la n. che nel suo panella quale quasi lagio era sopra le stalle de' cavalli tutta la sua famiglia in diversi letti dormiva che ciò ancora : ed esti- mando che qualunque . . Avendone adunque vandone. di dormire. e pen- sò di voler chetamente trovare chi questo avesse fatto. pci^ . e d'attender quello che re far dovesse . non gli fosse polso e'I battimento del cuore per lo durato affanno potuto . dovere essere . Come che ciascuno altro dormisse forte colui che colla : rcina stato era . il re di ciò . e questa volta senza dar>i più impaccio. una lantemetla andò in una lunghissima casa . di seguire vostro consi- glio. cominciò a temere tanto che sopra il battimen- to della fatica avuta la paura n' aggiunse un maggiore | se il e avvisossi se . prlego clic voi guardiate alla vostra salute re disse : Allora il ed egli mi piace . non dormiva ancora nire forte il per la quale cosa vedendo ve- re e avvisandosi ciò che esso cercando andava. me • ne vo' tornare di to .

. quali essi a quel tempo portavano dipartì e tor- lunghissimi acciocché a quel segnale la mattina se.. pianamente andando a . come colui che malizioso era : chiaramente egli s' avvisò per che così segnato era stato aspettar si laonde senza alcuno . si come colui che di che si sentisse ciò che .• guente il riconoscesse . i capegli e ciò fatto . seco questi è desso Ma . porte del venisse palagio davanti sa in s' 5 aprissono tutta la . 32 GIORNATA TERZA e trovandogli batter forte . quanti in quella cosa ne giacevano a tutti in simil 3 maniera sopra l' orecchie tagliò . senza essere stato sentito levato la mattina . levò . . di forfìcette avea li gli tonde alquanto dall' una delle parti i capelli . le io vo cercando quantunque di bassa condizion senno . assai ben mostra d' essei-e d' alto Poi veggendo egli cerca- che senza romore non poteva avere quel oh' (1) AvYeiti / erano alcun paio . e trovato un paio di forfìcette delle quali per avventura v' erano alcun paio (i ) per la stalla per lo servigio de' cavalli . che . non che con un paio . e disse seco stesso costui . se ne tornò a dormire le Il re comandò che avanti che . sua famiglia gli e così fu fatto Li quali tutti senza alcuna co. al modo è latino il verho nel numero seco più maggiore col <!' nome nel minore quando nome che comprende uno . . e questo fatto . capo davanti standogli il esso cominciò a guardare 5 e veggendo la magun medesimo modo ta: per conoscere tonduto da lui gior parte di loro co' capelli ad gliati . il quasia . si nossi alla sì camera sua Costui . venne a costui j disse . fare intendeva ninna cosa voleva altra cosa gli fece se le quali portate ninna . tutto ciò sentito avea. si nxaravigliò . il cuore .

Sotto spezie di confessione e di purissima coscien- za una donna . e 1' ardire e la cautela del .. . si come savio mai vivente re . pallafrenierc era da' più di loro stata lodata e simil- (i) gnnilissima Piccola vendetta chiama. con una sola parola d' . ma molto cresciuta n' avrebbe l' la sua vergogna . j chi '1 fece noi faccia mai e andatevi con Dio . lui solo a cui toccava Il quale . a dar modo effetto . per piccola vendetta (i) ac. se non co. martoriare. non scemata . non per risprtlo òeST offen. non la scoperse nò più la sua vita in si fatto atto commise alla fortuna NOVELLA III. senza avvedersene egli . innamorata d' un giovane . A aceva già Pampinea . ammogli pia- e dimostrargli cbc avveduto se ne fosse e a tutti rivolto disse : cque più . mduce un solenne frate . NOVELLA va . e lungamente fra il esaminarono cbe avesse . . avrebbe scoperto cbe ciascun dee andar cercando di ricoprirej ed essendosi scoperto. la intendesse . ch'era . Un altro gli avrebbe voluti far collare. e con- taminata onestà della donna sua si Coloro cbe quella parola udirono sé maravigliarono. IL 33 disposto a non volcn. re voluto per . esaminare e domandare} e (juello ciò facendo . alieni piacer di lei avesse intero . ma peichè «aiebbe CiiU in uomo vile. ancora cbe intera vendetta n' avesse presa . quistar gran vergogna nirlo . quella dire ma il ninno ve ne fu cbe . .

nudrirsi. li mente tatasi . quali noi oltre . ogni cosa valere e sapere dove essi di gran lunga sono da molto meno si . e uomini di nuove maniere e costumi elle gli altri in si credono più . cre- dule troppa fede prestiamo alcuna volta . za d' animo e sottili avvedimenti dalla natura dotataj tro che alla io gli sappia . perciocché ancarlcherebber cora vivono di quegli che per questo di sdegno. . dove iZosteì si di ciò sarebbe con risa da trapassare . rifuggono dove aver . possano da mangiar cevoli come il porco . possono essere . quanto alcun' il cui nome. religioso essi il . Mart. Il Ruscelli spiega nialamcnte civanzarsi per pascersi. si come . piase- Donne l' . il GIORNATA TERZA senno del re. ulilizzursi. fu una gentil donna di bellezze ornata e di costumi . adunque d' alto legnagglo veggendosi nata e (i) Cwanzarsi. modo . e vale avanzarsi. non sono ancora molti anni . Questo termine s' usa anche al presente in vane parti di Lomlìardia. al- presente novella appartenga come che non intendo di palesare . quegli clie per altri viltà d' animo non avendo argomento . io racconterò . alcuna di noi cautamente beffati Nella nostra città più d' inganni piena che d'amore . tanto più ad ogni . nò ancora alcuno . e àice dei golosi che si pone quasi sempre in mala parte parlandosi ed altri tali. vezzosamente così incominciò a parlare Io intendo di raccontarvi una beffe clie fu da do vero fatta da una bella donna ad un solenne . secolar da piacere quanto più stoltissimi .. non solamente per guire ordine imposto i ma a' ancora per farvi accorte die eziandio religiosi . quando la Reina a Filomena vol- le impose il seguitare : per la qual cosa Filomena . e sono non che dagli uomini ma da . d' altezaltra . . o di fede . come gli uomini di civanzarsi (i) . La quale o . passati .

quando piacesse . fare ordire j una o con una filatrice dispulare del filato propose di non volere . esser di gentil donna degno. 35 perciocché artefice terra. che molto cauta era per nò per ambasciata di femmina né . . non accorgendosi . uoii ]KJtcnilu Io sdegno dell'animo porre in per lo quale estimava niuno uomo di bassa condizione ({unutun([ue ricchissimo fosse. ciocché di santissima vita era quasi da tutti avea di valentissimo frate fama ) estimò costui dovere essere ottimo mezzano tra lei e il suo amante . l'ascoltò volentieri: . maritata ad uno arlcGce lanaiulo era . quale. non poteva ed guente notte senza noia passare ciò Ma il valente uomo di .. dove gli egli dimorava. che da tela . E avendo se- co pensato che venevole ora cliiamare confessare . niente ne curava ella . da lui si voleva Il frate vedendola ed eslimandola gentil donna disse : . disse . e . sajK'r un mescolato o . NOVELLA III. tunque fosse tondo e grosso uomo nondimeno . medesima trovare alcuno lanaiuolo . che voi conoscete miei . ma di volere asodisfa. gli potesse. quan» . ed essa dopo la confessione padre mio a me convien ricorrere a voi per Io so i aiuto e per consiglio di ciò che voi udirete come colei che detto ve l' ho. de' suoi abbracciamenti in alcuna niciuiera se non in quanto negare non zione di so ciò . . . lettera ardiva di fargliele sentire temendo de' pe- ricoli possibili ad avvenire con un . . il quale più di che il le paresse che fosse degno : e innamorossi d* uno assai valoroso età f uomo e di mezza la se- tanto che qual di noi vedeva . modo tener dovesse se n' andò a confattosel alla chiesa . e voggcndo lui ancora con tutte le sue ricchezze da ninna altra cosa essere più avanti divisare . Ed essendosi accorta (il che per- costui usava molto religioso .

miei fratelli ma poscia volta 1' m' ho pensato che ambasciate per . perché pare che suo amico slate . gli . pare che m' abbia si posto . ne son taciuta . . riprendere castigar con parole. nome ma persona dabbene mi pare. 1' assedio 5 né posso farmi nò ad uscio né a finestra egli nò uscir di casa. Ora uno femmina fu mai del fuoco dedel quale nel vero io non . ma sUaui ripigliare (2) Per che io vi priego per solo (1) DìUherami per deliberai mi. come da 1' uomo j e che '1 può ben fare io non abbia incontanente per le quali cose io più che . non avvisandosi che io io cosi fatta intenzione abbia come che ho . perciocché questi cosi modi fanno soven- te senza colpa alle oneste donne acquistar biasimo Hommi a' posto in cuore di fargliele alcuna volta dire . ninna rea gna come sarei so il . vestito di panni bruni assai onesti for. . io . le e scandalo non ne nascesse me . : incontanente non mi pari innanzi 5 e mara- vigliomi io come egli non è ora qui fatti di che io mi dol- go forte . se io pur pensassi cosa ninna che contro suo onore e piacer fosse. e dalle parole si perviene a' fatti: . se io non ne sono ingannata della persona se . bello e grande . amata 5 né alcuna cosa disidero clie da lui . le risposte seguitan cattive di che nascon parole per che. Rolli. e diliberami (i) di dirlo più tosto a voi si che ad altrui. si ancora perché gli a voi sta gli bene di cosi fatte cose . . usa molto con voi . (a) Ri/jigliiire. uo- mini fanno alcuna modo che . non che amici. acciocché ma. dal quale io sono più che la .. 36 parenti e vita sua sì '1 GIORNATA TERZA mio marito riccliissimo . e questo avvertimento te renda a comprendere. facili devesi scrivere delibera' mi: trovegli rai non di rado talmente scritti tali verbi. me stessa P arno : e lasciamo stare che io facessi al ma. e.

tiratoi da parie . (a) Siamei'ene. esser vero che ella di.. giale da laddove a me è ho . II. bas- so la testa santo frate comprese incontanente che . il . ^7 e pregare altre dobbiate riprendere . e egli questo negasse. NOVELLA Iddio che voi di ciò il in. sicuramente gli dite che io sia stata quella che questo v' abbia detto. data mollo la donna di questa sua disposizion fermamente credendo quello ceva . il pregò che messe dicesse per . di colui dicesse di cui veramente diceva e commea* buona . T. 1' si come a colei che in niuuo atto animo disposto a tal materia . detto questo Il quasi lagrimare volesse. e il si proferisce con T accento oclla prima. d' altra ebbero insieme alquanto ragionato per assai cortese . si come usato ven- valente uomo . suoi : e da' più di lui levatasi frate a casa se Al santo ne il non dopo molto. le lodò l' opera della suo bisogno raccontaudole s' A cui la donna disse: io ve ne priego per Dio. ricordandosi dei conforti datile dal frate dell' opera della limosina empiutagli nascosamente l' la man dì denari li . . E . le quali per avventura son disposte a que- ste cose e placerìà loro d'esser guatate (i) e vaglieglui . modo il riprese dello intendere e del guardare (i) che egli credeva che esso facesse a Guatare gaarclare. che più questi modi non tenga EgH ci sono dell' donne assai . gravissima noia. . col quale poiché d' una cosa e . 3 . me ne sia a voi. e siamevene(ia) doluta. ed è di quelle che allega Bembo che ai reggono cinque •tllab* aoUo UDO accento DECAM. . E quinci . sarebbe dato noia e cocarità . fatta la confessione e presa la peniten- za . anima de'morne tornò era . le promise d' operar le si e per tal modo : che più da quel cotale non noscendola ricca molto e della limosina.

stava ad una picciola finestretta per doverlo vedere. . te lei queste ciance omai cotanto . se . percioccliè tu : non puoi ella non lio queste cose sapute da' vicini medesima dico io di forte di te dolendosi me non l' ha dette . . il frate non lasciò dire . . ti stean bene ti che . ma . E vedendol venire . GIORNATA TERZA si come ella si gli aveva dato ad intendere . . al santo frate se a' ne . ]Ma la donna dopo costui cosi piacea ella a come disiderosa di volerlo ella gli più accendere e certificare dello amore che portava tornò . senza j troppo indugio la sagacità della donna comprese e mostrando alquanto di vergognarsi intramettersene per innanzi la casa n' : . 38 quella donna Il . ella è dessa lei ti e perciò per onor di te . E quantunque a . . piedi . se cagione continuò di passar per quella contrada alquanto già accortasi che egli a lei . mai ne di Il io ne trovai alcuna di queste scioccliezze schifa . faccendo sembianti che altra faccenda ne .. preso luogo e tempo . se vi passasse. fos. si come colui clic mai guatata non avea e radissime volte era usato di pas. e postaglisi nella chiesa a sedere . tanto lieta e tanto graziosa gli si mostrò il che egli assai bene potè com- prendere sé avere frate : vero compreso dalie parole del e da quel di innanzi assai cautamente con suo piacere e con grandissimo diletto e consolazion della donna . disse egli : or non far vista di maravigliarti né perder parole in negarIo . valente uomo l' maravigliò . disse di più non . a piagnere incominciò 11 frate questo vedendo la do- . e dal frate partitosi la dal- andò della donna . e per consolazio- priego te ne rimaughi e lascila stare in pace valente uomo più accorto che '1 santo frate . sare davanti a casa sua e cominciò a volersi scusare 5 ma lo . quale sempre attenta .

temendo che io 1' ella per sé noli la tenesse e a lui dicesse che avessi ri- cevuta. credo che poscia vi sia passato sette . NOVELLA mandò altre HI. si coni' io intendo che elle fanno alcuna volta. avea che gliele ri- portasse e brutto commiato datole. mio . poiché io mi ve ne dolsi . e piena di stizza gliele bolla recata a voi . na rispose piiilrc mio le novelle che iu ho non sono . od acciocché voi gliele rendi sue caso . e per farmi far cosa che io non sarò mai né mai ardirò poi il di più ponuivi a' piedi . : . pure mi sou rattemperata . . il guatarmi sfacciato gli fosse basta. come per un dispetto avendo forse avuto per male che io mi ve ne sia doluta.. ma . . ]K'rolocclu'^ io credo che egli sia nato per mio grandissimo slimolo lieta . per ogni volta che pasqwasi sar vi solca. Certo no disse la donna anzi . E or volesse Iddio che ilpassar\-ie to. non s' è egli rimaso di darti più noia . . la richiamai indietro. la merco di Dio e del marito . oltre a que- avendo rcnduta indietro la borsa e 1' la cinto- alla femminetta che recata . io vel faccia io gih prima assapere E . se io stro uou avessi guardato al peccato. tolsi di mano. Come ? disse Irate . io ho laute borse e tante cintole io l' affogherei en- . ella ave&sc • 39 La «Ioa- pietosa mente : che novelle . quasi come se io non avessi delle borse e delle cintole mi mandò una borsa e una cintola il che io ho avuto od ho si forte per male che io credo. e. ma egli ò stato si ardito e si che pure ieri mi mandò una femmina in casa con sue novelle e con sue frasche. diate e gli diciate che io non ho bisogno che ve porciocch«> . che dì (|uel mnlndclto da Diu vostro amico 1' (li cui io lul vi rnmmnricai allr' ieri . per vo- amore non io avrei fatto nt^ il diavolo . . ho voluto fare nò dire cosa alcuna che sto la . e poscia .

sì afflitta che è una pietà a vedere Credo che ella porti gran- dissime pene di vedermi in questa tribulazione di questo nemico d' Iddio: e perciò vorrei che voi mi di- . se ricevere dee . e disse fi- se tu di queste cose crucci j . .' mamma mia . GIORNATA TERZA E appresso questo. né te ne so ripigliare tu in questo segua tr'ieri. attenuto quello che mi promise: per che per quello e per questo che nuo- vamente fatto ha io gli credo per sì fatta maniera ti rij scaldare gli orecchi. che egli più briga non darà e tu colla benedlzion d' Iddio all' ira . che io abbia biasimo per lui : frate . come disse : che . riconfortarsi alquanto e lasciate queste parole . non ti lasciassi il . don: na diceva glmola . la quale mi pare . lodo molto che il l' mio consiglio Io al- ed egli m'ha male tra . e gìltolle in grembo la al frate. tuttavia piangendo forte si di sotto alla guarnacca una bellissima e ricca borsa con una leggiadra e cara cinturetta. sì come si a padre . io non me ne ripresi maraviglio.4o tro . La donna fece sembiante di . bene trasse E detto questo. turbato oltre misura la prese li . io il dirò al ma- mio e a' fratei miei. che io sarò sempre e testi- dinanzi a Dio e dinanzi agli uomini fermissimo monio colei della tua onestà . a queste notti mi sono appariti più miei pa- e parmi che egli sieno in grandissime pene. il quale pienamente credendo ciò che . . mi vi senso che. e avvegnane che puòj che io egli riceva villania . vincer tanto : che tu ad alcuno de' tuoi dicessi che gli ne potrebbe troppo di mal seguire Né dubitar che mai di questo biasimo ti segua . il ma . ho molto più caro che ne sta la . se egli di rito questo non rimane. l' avarizia sua e degli altri conoscea messere renti . e non domandano altro che lira osi ne^ e spezialmente la e cattivella.

Ma il fiale acceso come il può' tu negare malvagio uomo? eccole. autoti del secolo in vece di pcnace. 11 santo frate lietamente prese. che egli doveva aver il fatto. . toci tulle. beffare ingannare. Rim. acciocché Iddio gli traggli il ga di quel fuoco pcnuncc (i)j ^ ^^^1 detto. mandò qual venuto. sua benedizione. non accorgendosi che per l'amico suo: il egli era uccellato ('j). hmh) fuoco prtinre. In la- E partita la donna . ser Piillo. che dice m. per quel eh' io cretlo. incontanente s'avvisò che egli avrebbe novelle dalla donna ^ e aspettò che dir il volesse frate.ù. e sciò andare. e \edeudoI turbato. e dis/ace lo core e la mente. 11 . Matt. usala da iìa Gìotdano • da alui . f Io credo che il modiast de' Lumlutnli altro non che una cor- nisione della voce toacana madie». e sono •ccortiile ila quello the i LoinlMirdi dicono mtidest e madiasi. il riprese che detto gli avea donna . c/i' Peri (a) (T un foco assentbru pennace^ Che mi (S) 3Jai. maino. cioè certo à.idia.tlc In divozion di costei. che ellu medesima piangendo . borsa e la acciocché al frate non togliesse fede di ciò. se forse data gliele avesse la forte disse: donna. Uccellare. me 1' ha recate^ di vedi se tu le conosci Il valente uomo mostrando vergoguarsi forte. in poso mano un fiorino .NOVELLA CMte per r anime loro gorio e (Ielle ni. cioè per Cìkx'c sia . la e con buone parole e con molli esempli coufcraiù dni. assai la tiepidamente negava sé aver mandata cintura . ma seriamente gli ant. eerto no. Il valente uomo» che ancor non vcdea a che frate riuscir volesse. 4« le quaranta messe di «anGri- vostro orazioni. quale ripetendogli le parole altre volte dettegli e di nuovo ingiuriosamente e crucciato molto di ciò parlandogli la . lolle dalgreco. (i) "t Fuoco pennttce (tlcKo così in dissero tal\olta Ptnnace buon non in burla. disse: mais! (3). che io le conosco.

ma le i Toscani 1' usarono medesima- mente. Cosi di eziam. è da notarsi che usano i questa voce non solo Lombardi .. a mala pena conosciuta in que' tem- la quanto poi a madesi. migliori edizioni. Dicevano -vuole sl la essi madib. avvenne che per alcuna cagione questo . fu fatto eziandio. Il valente uomo lietissimo e della certezza che aver gli parca dello adal frate partialla mor to fu della . donna e del bel dono. S'è aggiunta aflermativa mai per dare più di forza affermazione. le E ninna altra non che il marito an- dasse in alcuna parte per dare all'opera compimento. che in vece di anclie solcano dire gli antichi toscani. madie. al- Menagio che maisì derivi dal latino magis particola sic. t £'Z dopo. senza che hisogno di ricorrere pi da qualche dotto. . e alla particella mai s' è aggiunta la voce di una certa proprietà di nostra lingua di ammettere soprappià (pesta voce nella composizione di alcune particole congiuntive. poiché che mai di questo voi non sentirete più parola . cosa aspettando se . ma die si all' e maìsi. e il Cosi hanno tutte ec. . e confessovi che io feci malcj e io cosi la veggio disposta . il ed egli licenziò. lingua greca . come (i) sl può vedere dopo nella Cofanarla di Francesco d'Ambra. acciocché vedesse che se n' è tolto fosse via l' i ). pregato che più a queste cose non attendesse avendogliele promesso. non molto dopo a convenne al marito andare infino a Genova E come scrillori del Il l' egli fu la mattina montato a cavallo e anda- tempo suo. all' alla slessa guisa die con aggiugnere la medesima particella è fatto avverLio sempre. e più ancora perciocparca che'l suo avviso andasse di bene in meglio. con plcclola variazione alla madie e madiesì. Ora le parole fur la molte : alla fi- ne il frate : montone diede e '1 borsa e la cintura allo a- mico suo dopo (i) molto averlo ammaestrato e . e. dio per s' maisempre . e di avvegnaché avvegnadioche io scriverei Di sl là evenuto madia (che più volentieri mcC dio . come e in parte n' andò dove cautamente fece egli sua : donna vedere che che ché la avea e 1' una 1' altra cosa di donna fu molto contenta. anzi quella del 1627 ha . . 42 GIORNATA TERZA givirovi clie .

a lor fantasia . Ninferno sclienosamcntc il \ Forse Boccaccio noi disse scherzosamente. corsi e ser- ragli la finestra nel visoj egli nella sua mal'ora cresentii do che se n' andasse . . inferno. se questa è bella cosa ed ò da sofTerire . egli era: laonde io udendolo. son vemitn ad Iscusanni- e acciocché voi crediate che io abbia ragione e di . se non che stamane ora che io v' ho detta egli entrò in un mio giardi- no e vennosene su per uno albero camera mia . NOVELLA lo vin . e aveva cominciato . e come giudicavano tomaue meglio aWoreccIUo. anzi diavolo del ninforno (i) mi fece stamane poco innanzi mattutino gli facesse . e ignuda come ed . che il vostro amico. IIL al santo frate. essendoché qiirsU a' voce era usilalissìnm e nelle Predidie nllrc scritture di ili tempi suoi. . perciocché poi più noi Ora zi . per amor . quan- do io destatami . lo non so qual il mala ventura assapere che j marito mio andasse icrmattina a all' Genova . così la donna n'nndò molte qucrìmonio piangendo gli disse: padre mio : or vi dico io bene elio io non posso più soflcrìre ma percioccliò l'altr'ieri io vi promisi di ninna cosa fame che vi } io prima noi vi dicessi . dello. che ancor dentro non era mi chiese mercè per Dio e per voi io nac(pii dicendomi chi di voi tacqui . anIl ne (i) gli ho bene per amor di voi sollerte troppe.. Trovasi così ninferno come inferno fra Giordano e m-lla Inlrodutione il alle Virtù gli e in quelP aureo secolo: ed Salvìati ossena che auturì del trecento or si delV una or dell' altra di queste due tocI ji servivano. . subito mi levai . piagnere e di rammaricarmi io vi voglio dire ciò . vedetel voi: io per me non io intendo di più comportargliene. può cretlere. a gridare e avrei gridato. alla finestra : della la quale è sopra il giardino e gik aveva la finestra aperta e voleva nella camera entrare. 43 e dopo . se non che egli .

e perchè il frate: negasse non gliel credete. se ti non potrò infino ad ora con la mia benedizione 1' do la parola (3) che tu ne facci quello che ti animo donna. di dire dar la parola ia senso di ptrmetlere . E (legna di osservazione questa forma il . se non che questo fatta cosa . che io credeva che fosse un santo tolga . di . se io se ella aveva ben conosciuto die : non fosse stato altri. era appena ancor fuor della chiesa don- na . senza più dire . mandamelo come ti Ma io ti \oglio pregare poscia che Iddio guardò di vergoil gna . mio . dal frate quale da parte tiratolo esso disse la maggior villauia che mai ad uomo fosse detta. tene ad alcun tuo parente . quasi turbata dal frate la si Né il . se io posso tanto fa. re che io io il da questa bestialità bene sta j e . e non sapeva clie dirsi se non più volte egli domandò dio. fu il più turbato . consiglio. giudica che ben sia fatto. Disse allora altro figliuola. qui non ha (i) da dire . Ha per è molto spesso usa Bocc A l'edere. da un il altro . io Ora ecco . sopravvenne . come due volte seguito hai .44 frale GIORNATA TERZA udendo questo. dislea- (1) (a) (3) i. cioè per vedere. sia Id- non conosco ancor . così ancora questa volta facci cioè che senza doler. . e fu chiamato . uomo clie del monla do . che. è slato troppo grande ardire e troppo far mal e tu facesti quello che facesti . : e . prometto di non tornar più per questa cagioe . dovevi . A cui la donna rispose lui egli lodato . che valente al uomo . ne a voi parti . disse la per questa volta re: non vi voglio turbare si né disubbidi- ma si adopeiate che egli guardi di più noiarmij che io vi '. Io vi di- co eh' e' fu egli . lasci fare a me a vedere (2) se io posso raffrenare questo diavolo scatenalo.

mo I é divenuto (4) andator di notte . le e 45 Costui . . ma in collera) Ih messere. mordimenli (1) di questo risposte perplesse (2) . disse il frate. e R. Egli è il vero. Mnrt. Irovansi queste tocì di dìspreuo nella tre edisioni d* A. (5) vincere finestre su la sautilh di che le vai alle per gli alberi lei ? Ninna cosa è fai al mondo . G. priuiieraniciUo disse . né afTermaTan* in tutto. e cori hanno pa- rimente due impressioni citate nel Vocabolario. che a dispiaccia come tu j e tu pur (1) (9) 3fordimenti Perplesse. perciocché ti mari- non c'era. altre \oIte conosciuto frale che i gih due avea che montavano . stando attento.NOVELLA in. ptr maldieeme. eh' i divenuto ec ImpronliiudùUf óoè importunità. e con . spergiuro e traditur chiamandolo . Etti egli da stamane a mattutino in qua stù uscito di mente ove 1' avere altrui ingiuriato al ? ove fo- stamane poco avanti io io giorno ? Rispose tosto il il valente uomo: non so il mi fui: mollo ve n' è giunto messo. et divenuto ec: e nella edisione del iSi"] ecco uomo. Nel testo Minneili i ecco onesto onesto (5) uomo. ambigue che non negavano. apritor di giar- dini e salitor d' alberi Credi tu per improntitudine questa donna la notte . (4) b le divenuto. . duliliie. e per lunghezza del tempo avesse le sue tristizie e diso- nestà dimenticate. che ti messo me n'è il giunto: io m'avviso che tu to credesti. riprensioni. ingegnandosi di farlo parlare p<'rchò questo cruccio ? . (5) Hi meceere Non t (dello per isrherio. che la gentil . ed è TOM molto antica. Rolli. Così leggono anche i Deputali. messe: re ? ho io crucifisso Cristo ! A cui e' il ! frate rispose egli ve- di svergognato odi ciò eh' dice parla né più nò meno come se uno anno o due la fosser passati. donna dovesse incontanente : ricevere in braccio Hi meccere (3) ecco onesto uo.

ma ad instanzia de' prieghi mici . conceduta ho . nelle braccia della sua . 46 ti GIORNATA TERZA . molto becosi ti ne ammendato per vo' dire ti : miei gastigaraenti Ma . sollazzarono E dato ordine si fecero cbe senza aver più a tornare a messer lo frate. la licenzia cbe il se tu più. li ma tu ti se' . come più si tosto potè. vai riprovando In verità .. donna mise La quale con grandissimo . cosi egli nel giardino entrato e su lito e per lo albero sa- trovata la finestra aperta ^ . alcuna le spiail ci cb' ella faccia parer suo Cbe farai tu. ella ha infino a qui. come meglio seppe il e potè con molte ampie promesse l'accbetò lui partitosi . non per amore clie ella porti . della semplicità del frate bestia biasimando i lucidilet- gnoli to si . desi. ragionando e ridendo molto . e' pettini e gli scardassi . se ella dice a' fratelli? Il valente uomo. insegnò la via da venirci E appresso prendendo un dell' altro piacere . . taciuto di ciò che fatto bai l' ma . avendo assai compreso di quello cbe gli bisognava . lasciamo stare clie ella te r abbia in molte cose mostrato. derio avendolo aspettato lietamente il ricevette di- cendo t' 1' : gran mercè a messer lo frate cbe così bene . in cosa . insieme con gran a' lor fatti . mol- te altre notti con pari letizia insieme si ritrovarono : alle quali io priego Iddio per la sua santa misericordia cbe tosto conduca voglia ne me e tutte l' anime cristiane cbe hamio . essa non tacerà più. se n' entrò nella ca- mera bella e . frate : e da come il mattutino della seguente notte fu.

gli . 47 NOVELLA Don Felice vctrà beato . . si tacque avendo Dioneo con dolci parole molto la ingegno del- donna commendato e ancora . essisi sforzano d'andar- ne in paradiso il senza avvedersene vi .e don Felice si in questo mezzo con la moglie del frate dà buon tempo. so Panfilo . la preghiera da l'ilo- mena ultimamente fatta . Panfilo presta. . Mart. e disse : ora appresso Panfilo . IV. poi-. la Reina ridendo guardò ver. non Rvea che una donna ed una ad alcuna arte attender chiesa . tempo sì come voi potrete udire intervenne Secondo che cazio (a) stette io udii gih dire. il quale fu chiamato Puccio di Rinieri . che dato allo spirito . . Brancaùo tcto nome. né per questo la bisognava usava molto E perciocchò uomo idiota era e di grossa pasta (i) (a) Ad un nostro vicino hnnno alcuni è il tosti a si penna. mandano altnii : che ad una nostra vicina (i) . continua con alcuna piacevol cosetta il nostro diletto. essendo tutto quegli di san fece bizzoco di Francesco. e fu chiamato frate Puccio: e seguendo questa sua vita spiritale (3) . insegna a frate Puccio come egli difncceìulo una sua penìtenzia : la quale frate Puccio fa. . vicino di san Bran- un buono uomo e si ricco. non ha ancor lungo .. finita la sua novella l' . JL oicìiò Filomena . ma ora dic« comunemente Panerà^ tio . perciocché altra famiglia fante . sai as- persone sonoclie mentre che . (3) t Spirituale è nclT ctlijùoDe del 1718. mente rispose clic volentieri e cominciò Madonna.

La moglie che monna Isabella avea ra di venlotto in trenta anni ta. Continuando adun. avendo la sua condizion . secolari esso non fosse . mostrava santissimo se lo incominciò Puccio a menare . prediche di frate Nastagio lena gi . un monaco chiamato douFelice conventuale . . . na era e d' aguto (2) ingegno e di profonda scienza col qual frate Puccio prese una stretta dimestichezza. solvea sciuta frate e oltre a ciò gli si . gli antichi toscani. di voce solcano dire . uè mai falliva che alle laude . sarebbe voluta dormire . e digiunava e disciplinava. nome . faceva molto spesso troppo più lunghe diete che voluto non avrebbe^ e quand' ella si . e bucinavasi (i) che egli era degli scopatori . giovane anco- fresca e bella e ritondetla che pareva una mela casolana. . santità del marito e forse perla vecchiezza . è Tenuto bucinare (2) come da voce vociferare Acuto. o forse scherzar egli le con lui ed raccontava la vita di Cristo e le . si. talvolta a casa e a dargli desigli nare e cena altresì secondo che fatto \euia 5 e la donna per amor di fra Puccio era sua dimestica divegli nuta e volentier faceva onore . Tornò in questi tempi da Pari. diceva suoi paternostri andava alle prediche .. cono- . gli E perciocché costui ogni suo dubbio molto bene . per . stava messe. di san Brancazio il quale assai giovane e bello della perso. che in luogo . 4S alle i GIORNATA TERZA . que il monaco a casa di fra Puccio . e veggendo la moglie così fresca e ritoudetta s' avvisò qual dovesse (1) Bucinavasi cioè si bisbigliava . si diceva cosi Ja qnalcK" uno. perchè quei che sono di tai compagnie non sanno ne si conoscono •J- Uà boce. che cantavano . e si questo dice. o il lamento della Madda- o così fatte cose.

con grandissima ina giurare stanzia che gliele insegnasse e poi che . . e pensossi se egli potesse Puccio. molto monaco avea gran venne pensato un modonna in casa sua Pucrio in casa fosfra do da dover potere senza sospetto se. cio gli disse così io il ho gih assai volle compreso fra . essendosi un : dì andato a star con lui frate Puc. ewere quella cosa della quale difetto . ordine chericato che più di llmosine vive . che tu a ninna persona io la del t' mondo appalesassi e volessila seguire insegnerei. perciocché . ed rato molto .NO\TXLA IV. tanto fece che r accese che aveva destro gli egli: di che accortosi mente quello medesimo desiderio il manaco. dover dare compimento non esser col si si poteva trovar modo. hammi . Ik dove ce n' è una che è molto corta gli altri . fra il Pucc io non andava mai fuor della terra . si mostri . Ma . se non sua e in casa sua non polca perdio . in- contanente sarebbe disfallo si come quello al quale più i secolari né con limosino né con altro attendereb- bono. di che gli malinconia E dopo . voleva j perciocché costei in niun luogo del fidare mondo in casa si ad monaco .Ma. prima cominciò a pregare . . quantunque bene all'opera la trovasse disposta a . Puccio. 49 maggior per tot fatica a fra ella patisse . essere colla non ostante che Ed . con ragionò il suo piacere. so e egli E postole rocchio addos- una volta e altra nella bene astutamente. come prima lei venne . ono- dove 1' io credessi . di volerla supplire. che la ella il sanno e non vogliono che .pcrciocchètuse' mio amico. la quale il pa- pa e usano l' suoi maggior prelati. Frale Puccio divenuto disidcraso di que- sta cosa. che tutto alla tuo desiderio ò di divenir santo qual cosa mi par che tu vada per una lunga via .

conviene avere nella possi la notte tua propria casa alcun luogo donde tu vedere il cielo 5 e in su 1' ora della compieta andare in questo luogo e quivi avere . Poiché tu così mi prometti. ma da toccare . perchè non se'. che esso seguir la potesse il . guardando il . affermando clie. cielo star senza muoverti . se tu fossi littcrato cei'te ti converrebbe in questo mezzo dire io ti orazioni che tre- darei : ma . . stando tu in pie gli vi possi le re. tutti sì purgheranno e sarannoti . di mettervisl . un di- giuno e una astinenzia grandissima la qual convien altra ti che duri quaranta di 5 ne' quali. propria tua moglie si convie- ne astenere E . quando viene a cominciar la peniten- e appresso questo gli convien cominciare . . zia '. ma intendi sanamente. ad alcuno noi direb- be.5o mai . GIORNATA TERZA se nou quanto gli piacesse . per quella perdonati. . e in que. mia tavola molto larga . acqua bene- come ora fanno i veniali Convlensi adunque l'uomo principalmente con gran diligenzia confessare de' suoi peccati. disse mostrerò . ordinata in guisa che ni appoggiare le . la non che da fem- mina . maniera . se tu quelle volessi appoggiare ad alcun cavigliuolo sta puoil fare. peccatore . scritti e quegli che tu farai poi non saranno 1' a tua dannazione detta . come tu ti se'j ma avverrà questo che peccati che tu hai infin all'ora della penitenzia fatti. oltre a questo . e tenendo piedi in terra j distender braccia a guisa di crocifisso e . anzi se n' andranno con . punto infino a mattutino E . monaco e io la ti Tu dei sapere che i santi dottori tengono "che a chi vuol divenir beato la si convien fare penitenzia che tu udirai . . Io non dico che dopo sii i la penitenzia tu non . ti converrà dire cento paternostri con trecento avemmarie a reverenzia . se tal fosse.

alla moglie disse ogni cosa. disse che di queface- bene che j per l' anima sua va . partitosene e andatosene a casa ordinatamente con sua licenzia perciò. andare. disse allora (juesta non ù tioppo grave cosa } nò trop- po lunga gho al . si può fare. senza le quali non re al gih . mudo detto . il 5i . Frate Puccio . La don- na intese troppo bene . e quivi dire certe orazioni che io ti darò scritte . ella era contenta e che accioccìiò Iddio gK facesse la sua penitenzia profittevole. na appresso si vuole . per che parendole sto e d' ogni altro assai buon modo egli . ciò che monaco voleva dire. e da liy . della terra e la passion di Cri. e deesi assai ben poter fare di e perciò io vo: nome Dio cominciar domenica . E faccendo questo si come io feci spero che anzi che la fine della {wnitenzia ven- ga . etema se con divozione : fatta V avrai . per lo star fermo infino a matil tutino senza muoversi.NOVELLA della Trinila nella . ma fare altro la no Rimasi adun. e cosi vestito giitarti sopra letto tuo. maniera che tutino suona su la croce. e raesscr lo mo- naco convenutosi colla donna ad ora che veduto . que in coiicordia . fare alcuni tuoi fatti. e dormire: e la matti. Fui . e poi in . e riguardando ciclo sempre aver memoria Iddio . frate Puc- cio cominciò la sua penitenzia . ed essere appresso al vespro nella chiesa. ella voleva con esso lui digiunare . alla cliicsa e «juivi udire almeno tre messe e dir cinquanta paternostri ed al: trettante avemmarie e appresso questo con simplicità . su la compieta ritorna. essere stato creatore del cielo e . se a far n' hai alcuno e poi de- sinare. tu sentirai maravigliosa cosa della beatitudine .sto stette egli in . stando in quella . IV.nudare . come mat- te ne puoi '1 se tu \uogli . venuta domenica . .

non poter dormire detto . forse ca- valcando allora san Benedetto : . parve a frate Puccio sentire alcun dimena- mento di palco della casa: di che. ora del mattu- andava il . avendo già detti cento . marito mio mi dimeno quanto io posso. ch« _fiaita una sentenza. . traslazione della scrittura. punto (i) quivi chiamò la donna senza muoversi va . e frate Puccio tornava al letto. ella face- La donna . ma tu poiché pur hai voluto fare : non pensare a ciò . pensa di riposarli fai tu dai volte per lo letto .5a GlOPtNATA TERZA essere. la sera non cena il Credettesi frate Puccio che digiuno le fosse cagione di si . Era il luogo. non digiunare j . . che motteggevole era mollo la bestia di . o vero di . che i dimenar ciò che ci è Disse allora la donna (i) Fatto punto. cio come ti dimeni? che vuol La donna ridendo e di buona : . e domandolla ciò che . san Giovan Gualberto io rispose gnaffe . de' suoi paternostri fatto . quale frate Puccio alialo alla aveva alla sua penitenzia eletto camera nella quale giaceva la diviso. Disse allora frate Pucdir questo dimenare aria ( ? che valente don. ruzzando alla scapestrata messerlo monaco troppo colla donna ella ed con lui. poi con lei si giaceva infino tino^ al quale levandosi se n' all' . le non poteva più delle sere con lei se ne veniva a cenare. Ó0& fermatosi. seco sempre recando e ben da mangiare e bea da bere . e per- ciò per lo letto dimenasse: per che egh di buona io t' fede disse : donna 1' ho ben tali . . donna . na era ) e forse avendo cagion di ridere rispose dii-e? : co- me non sapete voi quello che questo vuol dimena ora io ve l'ho udito dire mille vollej chi tutta notte si . fa puuto fermo. né da altro era da quella che da un sottilissimo muro: per che.

. clic . In quello quanto durava . monaco il suo diletto più volte mot- teggiando disse con te lui: tu fai fare la pcnitenzia a frail Puccio. (questa notte innanzi fatto in altra parte della casa . avvertilo. ordinare un letto . non »o ne mettete yttnùe- to. il della pcnitenzia di frate Puccio sta si cou grandissima se n' stavano } e ad una ora il monaco andava e la donna al suo letto tornava. io. essendo dal marito . 4 . non ve no fate 53 eli' i* caglia (i) no) io so io ben ciò mi fot pur ben voi. Consumasse II* cioi Jlniise posto al modo latino. Slettesi a' adunque cheto : frate Puccio e rimise roano lo suoi paternostri e la . sé credette mettere in paradiso egli vi mise il monala clie co . si s'av- vezzò a' cibi monaco cbe . faccendo pcnitenzia . gran divizia (») Non se ve ne caglia t noo te ne curate. da andarvi tosto gli avca mostrata la via» e moglie che con lui in gran necessith vivca di ciò ^ mcsser lo monaco le fece « come misericordioso . Continuan- do adunque in e la douna col cosi falla maniera il frate la pcnitenzia^ . voce iiroTcnsale e atollo u»u(a: ma calere esxntlo Terbo impersonale non ha (a) non le terse persone. per la quale noi abbiamo guadagnato pa- radiso. T. e con discrezione lun^ ga mente ne prese 1' il suo piacere . lungamente slata tenuta in dieta tenzia di frale ancora che . che farò bene . e poco stante dalla penilen/ùn a quello se ne venia frale Puccio.NOVFXLAIV. Di che ( acciocché ullime parole non sleuo discoi*danti alle prime ) av. donna e messcr monaco da tempo fe. la peni- Puccio si consumasse (a) modo trovò di cibarsi in altra parte con lui. DBGAM. E parendo mollo bene stare del alla donna. venne che dove frate Puccio . . se io jwlrò.

. mentre altrui to sé credono uccellare dopo : il fat- da altrui essere stati uccellati conoscono follia per la qual cosa io reputo gran quella di chi si mette . sappiendo che altri non sappi nulla si j li quali spesse . . betta che La quale anzi acerper antico costu- no .veva Panfilo JLJLi non senza . e per quello con licenzia di lui parla alla sua donna. d' ogni cosa opportuna a dovere onoievolmente andaera . 54 GIORNATA TERZA NOVELLA // V. uomo della mia opinione non sarebbe venisse . egli in persona dì lei si risponde . così cominciò a parlare. re fornito s' se non j d' un pallafrcno solamente gli che bello fosse per lui piacesse . risa delle Donne finita la novella di frate Puccio quando donnescamente la Reina ad Elisa impose che seguisse. non per malizia . Zima dona a messer Francesco VergcUesi un suo palla/reno . . molto . e secondo la sua ri' sposta poi V effetto segue . nò trovandone alcuno che . volte. uomo molto ricco e savio ed avveduto per altro ma avarissimo senza modo : il quale dovendo andar podestà di Melano . perchè forse ogni . ma me . ne stava in pensiero Era allora un giovano . mi ca- piace di raccontarvi Fu valier in Pistoia nella famiglia dei Vergellesi un nominato messer Francesco . quello che ad un cavalier pistoiese n' addil'ordine dato del ragionar seguitando.. senza bisogno a tentar le forze dello altrui ingegno Ma . Credonsi molti. ed ella tacendo.

lattosi chiamare dita gli Zima. NOVELLA in Pisluia . prima che voi prendiate possa con la grazia vostra e in vostra presenzia parlare alquante parole alla donna vostra . 55 di piccola na- il cui nuiuc era Ilicciardu ricco molto . ser Francesco fu chi gli dicesse 1' che se egli quello 1' addimandasse quale il . il (|ual(! *ì ornato u »l pu- persona nudava il che generalmente da luUi . rispose che gli piacca e quantunque . che da lei . E lui nella sala del suo palagio lasciato alla an- dò nella camera donna il i e . lui vagheggiare moglie di metr . se voi mi naste ciò che voi avete al via di vendita avere poti'estc voi sta il mondo. far costui . tanto da ogni separato . e rispose al cavaliere messere voi . in venil domandò il suo pallafreno. che sari stato cagione drl »u|^tciinuga>e di Zima dato a costui. . le Cioè di oscura imscila. ({uando detto V ebbe come agevolmente poteva (i) "t pallafreno guadagnare. al (a)Qa»nlo stire pulito Ziiua non vi ò «Uro ae non che atzimarsi tuoI dire ve- con una iprcie di ricercata lindura. pallafreno ma il dono il bene avere . egli volesse . . V. Messcr Franceil sco da avarizia tirato. e sua bclle^zaj ed esseudu ad la uom pubblico . gli pia- c([ue . quando non : potreste per in mio . udito non sia Il cavaliere da avarizia tirato.. che alla egli avrebbe per amore il Zima sua donna portava. acciocché Il Zima do- gliele profercsse in dono. . con que- coudi/àone che io . lito della ma . zione (i). era chiamato Zima (a) e avca lun^o tempo amala l' a VDghe^'^iata inlclicemenle la donna di mcicier cesco . uom che io da altrui . rau- la quale era bellissima e onesta molto. vi piacesse. e sperando di dover bef. Ora belli pallai'reni di la aveva costui un de' più avevnlo molto caro per ogni Toscano . Zima udendo : ciò.

Il quale avendo col cavaliere patti rifermati da una parte colla della sala assai lontano da ogni uomo : donna si pose a sedere . niuna cosa avete qua! che ella si sia . e cosi cominciò a dire esser certo valorosa don- na . . . . . comandando io. che assai bene a già è gran tempo avete potuto comprenla dere quanLo amor portarvi m' abbia condotto . fervente che mai uomo ad mentre alcuna donna portasse la e cosi senza fallo farò j mia mìsera . . siete si savia. che voi cosa che io far potes- mi comandaste che io non terrei che. ne conto . in voi sono le quali avrebbon forza di pigliare cia- scuno alto animo di qualunque uomo . che tanto vostra possiate tenere e cosi in ogni atto farsìa . . prendiate cortissimo argomento vi dico che io mi re- puterei maggior grazia. che vi piacesse . e perciò non bisogna che io vi dimostri con parole quello essere stato il maggiore e il piìi . egli mi pare . venisse . amerò E per questo vi potete render sicura che . si guar- dasse che a niuna cosa che egli dicesse rispondesse né poco né molto cosa rito . o cara o vile . La donna biasimò molto questa ma pure convenendole seguirei piaceri del ma. da quanto che io mi . se di là come di qua s' membri e ancor ama in perpetuo . . e il simigliante delle mie cose E acciocché voi di questo . come di me . ma ben . vita sosterrà questi più v' che . . vo- stra bellezza la qual senza alcun fallo trapassa quella di ciascun' altra stare de' che veder mi paresse giammai^ lascio costumi laudevoli e delle virtù singolari che . che voi . .56 GIORNATA TEUZA il impose che ad udire Zima . disse di farlo e appresso al marito andò nella il sala ad udire ciò che i Zima volesse dire . tutto il mondo prestissimo m'ubidisse Adunque se cosi son vostro come udite che si .

ghi r altiero vostro animo non inchina senza alcun fallo verrà d'\ meno . e non E sì come umilissimo servidur vi priego. così per quella av er la vita la quale s' . porgere i 57 prieghi non immeritameate arilirò di miei alla vo&lra altezza. caro mio bene e sola speranza dell'anima mia (che nellu amoroso fuoco. V. viva . E (1) t Pentire dissero l'iisa li antichi più voleutirri die pentirt. . me micidiale E . sperando in voi. più lieto e più dolente uomo che . di- murn Spero tanta essere la vostra cortesia che non riceva soifcrrete che io per tanto e tale . dalla qual sola ogni mia pace» ogni mio bene e altronde. lasciamo stare che mia morte rimorden- non vi fosse onore nondimeno credo che la couscienza . . e piena di gra- zia riconforterete gli spiriti miei tutti li quali spaventati quinci tacendo . vo- stra passata durezza verso me dimostrata che vostro sono . per guiderdone ma con lieta risposta .. Per acciocché ciò non ar\ cnga . e morrommi . se a' miei prie. si nutiica} la che la vostra benignità sia tanta e sì ammollita . vi sarebbe di maggior noia cagione . ora che sovvenir . dovene alcuna volta d' averlo fatto . ve ne dorrebbe e talvolta meglio disposta con voi mo desima direste : deh quanto mal feci a non aver misenon aven. come per innamorato sono . mi il potete di ciò v' incresca . ricordia del Zima mio! e questo pcntere (i) do luogo che . a mi- sericordia di me vi movete il perciocché in voi sola farmi il . Qui i to iu di iiunic ed ctjuÌTalc a peiUiincnlu . . . e potrete esser detta la . amore morte . che io dalla vostra pietà liconfortato possa dire la vostra bellezza : che . NOVFXLA sono . la mia salute venir mi puote . liieman nel vostro cospetto . e anzi che io muoia .

58

GIORNATA TERZA
mangli ocelli fuori
,

alquante lagrime dietro a profondissimi sospiri
date per

cominciò ad attender quello
.

che
le
il
1'

la gentil

donna

gli

rispondesse

La donna, la quale mattinate

lungo vagheggiare, l'armeggiare,
-a

e

altre cose simili

queste , per

amor

di lei fatte dal
le affettuo-

Zima, muovere non avean potuto, mossero
se parole dette dal ferventissimo amante a sentire ciò che prima mai non avea
,

e cominciò
,

sentito

cioè
co-

che amor

si

fosse

.

E

quantunque

,

per seguire

il

mandamento
ri

fattole dal marito, tacesse, non potò per,

ciò alcun sospiretto nascondere quello
,

che volentiemanifesto
.

rispondendo

al

Zima avrebbe
,

fatto

Il

Zima

avendo alquanto atteso
,

,

e

veggendo che ninna
s'
;

risposta seguiva

si

maravigliò^ e poscia

incominciò

ad accorgere

dell' arte usata dal cavaliere
,

ma pur

lei

riguardando nel viso

e

veggendo alcun lampeggiare
,

d' occhi di lei verso di lui alcuna volta

e oltre a ciò tutta la

raccogliendo

i

sospiri

,

li

quali essa
^

non con

forza loro del petto lasciava uscire

alcuna buona spe-

ranza prese 5 e da quella aiutalo
glio
,

,

prese

nuovo

consi-

e cominciò in

forma della donna, udendolo ella,
in cotal guisa:

a rispondere a sé

medesimo

Zima mio,
il

senza dubbio gran tempo ha che io

m' accorsi
,

tuo

amore verso
per
contenta ^

me

esser grandissimo e perfetto

e ora

le tue parole
si

maggiormente
io
.

il

conosco
fiata
,

,

e sonne

come
ti

debbo Tutta
,

se

dura e

crudele paruta
io nello

sono

non voglio che tu creda che
che nel viso mi son
di-

animo
;

stata sia quello
t'

mostrata

anzi

ho sempre amato

e avuto caro in-

nanzi ad ogni altro
fare e per

uomo ma
:

cosi

m'

è convenuto

paura
.

d' altrui e

per servare la fama della

mia onestà

Ma

ora ne viene quel

tempo

nel quale io

NOVELLA
ti

V.
l*

59

potrò diiaramenlc mostrnrc se io
il

amo

,

e renderli

guiderdone dello amore
porti
;

qiial portato

m* hai e mi
in fra

e perciò confortati e sta 'a buona speranza (1)5

perciocclit^

messer Francesco ò per andare
p<'r podcslji
gli lini
il
,

pochi

di a

Melano

si

come

tu sai,
il

che per mio
quale

nniorc donalo

bel pnllafrcno:
ti

come
la

andato sarà
fò e
fra

,

scnz' alcun fallo
il

prometto sopra
io
,

mia

per lo buono amore
pochi di tu
ti

quale

ti

porto

,

che in

trovcrrai

meco

e al nostro
.

amore
mate-

daremo piacevole
io
ria

e intero

compimento

E

acciocché

non
,

t'

abbia

altra volta a far parlar di questa
il

inOno ad ora quel giorno

qual tu vedrai due
,

sciugntoi tesi alla fincslrn della

camera mia
che per

la
,

quale
guar-

è sopra

il

nostro giardino

,

quella sera di notte
sii
:

dando ben che veduto non
giardino a
spetterò
re
1'
,

,

fa'

l'

uscio del

me te

ne venghi

tu

mi

trovcrrai

che t'a-

e insieme
,

avrem

tutta la notte festa e piace-

un

dell' altro

si

come

disideriamo

.

Come
, :

il

Zi-

ma

in persona della
s*>

donna ebbe
,

così paìlato

egli in-

cominciò per
donna
,

a parlare

e cosi rispose

carissima

egli è

per soverchia

letizia della vostra
,

buona

risposta

ogni mia virtù occupata

che appena posso
;

a rendervi debite

grazie formar la lisposta
io disldero
,

e

,

se io

pur
è
si

potessi,

come

favellare,

niun termine
rin-

lungo che mi bastasse a pienamente potervi

graziare

come

io vorrei e

come

a

me

di far

si

conviesi ri-

ne; e perciò nella vostra discreta considerazion
nianga a conoscer quello che io disiderando
,

fornir

con parole non posso
imposto m'avete
,

.

iSol

tanto vi dico the

,

come

cosi

penserò

di far seiua fallose

(1)

Sta' a buona tperanta, aYTcìli

il

moilo

ili

clirr.

.

6o

GIORNATA TERZA
dono quanto con-

allora forse più. rassicurato di tanto

ceduto m' avete, m' ingegnerò a mìo potere di rendervi grazie
,

quali per

me

si

potranno maggiori
;

.

Or

qui

non

resta a dire al presente altro
,

e però

,

carissima

mia donna Dio
Per
tutto questo
il

vi
il

dea quella allegrezza e quel bene

che voi disiderate

maggiore e a Dio
,

v'

accomando.
sola parola

non
si
:

disse la
,

donna una
e verso
il

Laonde

Zima

levò suso
il

cavaliere co,

minciò a tornare
fece incontro
,

qual veggendolo levato
:

gli si

e ridendo disse

clie

ti
,

pare

?

Hott' io
il

bene

la

promessa servata? Messer no

rispose

Zima^

che poi mi prometteste di farmi parlare colla donna
vostra
,

e voi
.

m'

avete fatto parlar con

una

statua di
,

marmo
quale
,

Questa parola piacque molto

al cavaliere

il

come che buona opinione
,

avesse della donna,
:

ancora ne la prese migliore
il

e disse
il

ornai è

ben mio
mes-

pallafreno
sì 5

,

che fu tuo

.

A cui
,

Zima

i-ispose:

ser

ma

,

se io avessi creduto trarre di questa grazia

ricevuta da voi tal frutto

cliente tratto n'
:

ho senza
,

domandatavi ve
che
il

l'

avrei donalo
,

e or volesse Iddio

io fatto

1'

avessi

perciocché voi avete comperato
l'

pallafreno
si rise

,

e io
,

non

ho venduto
e verso

.

Il cavaliere di
,

questo

ed essendo fornito di pallafreno
,

ivi

a

pochi dì entrò in cammino

Melano

se n' an-

dò in podesteria
casa
,

.

ripensando

alle

La donna rimasa libera nella sua parole del Zima e all' amore il
amor
di lei dona-

qual le portava, e al pallafreno per
to
,

e veggendol da casa sua molto spesso passare, dis-

se seco

medesima : che
?

fo io

?

perchè perdo

io la

mia
tor-

giovanezza

questi se n' è andato a
sei

Melano e non

nerà di questi

mesi 5 e quando
io sarò

me
?

gli ristorerà egli

giammai

?

quando

vecchia

E oltre a questo,

.

NOVELLA
quando trovcrrò
Zi ma
?

V.


amante comcò
il

io
,

mai un

così fatto

io

8on sola

uè ho d' alcuna persona paura. Io
cjuesto

non so ho
j

pcrcìiò io

non mi prendo

buon tempo

mentre che
io

io posso. Io
.

non avrò sempre spazio come
è egli meglio
seco

al presente
,

Questa cosa non saprà mai persosi

na

e

se egli

pur
,

dovesse risapere

,

si

fare e pcntcre

che
,

starsi

e penlersi

.

E cosi

mefi-

desima consigllntn

un
,

dì pose
il

due

asciugatoi alla
.

nestra del giardino

quali

il

Zima aveva dotto Li Zima vedendo lietissimo come la notte fu

come
,

,

venuta

,

segretamente e solo se n' andò
,

all'

uscio del
j

giardino della donna
n'

e quello trovò aperto

e quindi

andò ad un

altro uscio

che nella casa entrava, dove
l'

trovò la gentil donna che

aspetteva
,

.

La qual \eg-

gendol venire
festa
il

,

levataglisi incontro
j
,

con grandissima

ricevette

ed

egli

abbracciandola e basciandola
la

centomilia volte

su per le scale
,

seguitò

;

e senza

alcuno indugio

coricatisi

gli

ultimi termini conobber
fosse,

d'amore.

questa volta,

come che la prima
,

fu

però l'ultima; perciocchò

mentre

il

cavaller fu a
,

Melano e ancor dopo
,

la

sua tornata

vi

tornò con
il

grandissimo piacere di ciascuna delle parti

Zima

molte

dell' altre volte

,

.

62

GIORNATA TERZA

NOVELLA
Ricciardo Minutolo

VI.

ama

la moglie di Filippello
,

Fighinolji , la qicale sentendo gelosa

col

mo-

strare Filippello il dì seguente con la moglie di
lui dovere essere

ad un bagno, fa
.

che ella vi va,
,

e credendosi col marito essere stata

si

truova

che con Ricciardo h dimorata

Nilente restava più avanti a dire ad Elisa
comìnendata
alla
la

j

quando,

sagacità del

Zima

,

la

Reina impose
.

Fiammetta die procedesse con una
:

La qual
e
,

tutta ridente rispose

madonna

,

volentieri

j

cominla

ciò
le
,

.

Alquanto è da uscire della nostra

citth

qua-

come

d' ogn' altra cosa ò copiosa
:

,

così è d'

esem-

pli

ad ogni materia

delle cose clie per

1'

come Elisa lia fatto, alquanto altro mondo [avvenute son race,
,

contare

:

e perciò a Napoli trapassando

,

dirò

come
scliife

una
si

di queste san tesi
,

(i)

,

che

così d'
d'

amore

mostrano

fosse dallo

ingegno

un suo amante
,

prima

a sentir d'

amore
:

il

frutto condotta

clie

i

fiori

avesse conosciuti

il

clie

ad mia ora a voi presterrà
,

cautela nelle cose che possono avvenire
diletto delle

e daravvi

avvenute
,

In Napoli
le
,

città

antichissima e forse cosi dilettevo,

o più come ne
,

sia

alcuna altra in

Italia

,

fu già

un

(i) "i
!

Ossenisi snnfese nel gen. femminile, rropriamcnte cliiamasi
clic

snntese colui
•vale

ha cura

della chiesa

:

noi

diremmo sagrestano

.

Qui

sp/golistro, picchiapetto.

L' ediz, del

XXVII

ha una di queste

santesse

e cominciò a mostrarsi dello . aere volava credeva gliele togliesse la gelosia di Ricciardo . il chiamato sima pii\ ella onestis- che altra cosa amava e aveva caro. che da donne. altre donne napoletane e fu chiamata Catelquale moglie d'un giovane siniilmenle gentile uomo. avvenne assai . quale. non ostante clic una bellissima giovane e vaga . Amando tutte 1' adunque Ricciardo Minutolo questa Catella. 11 il VI. e splendido per cui nome fu Ricciardo . NOVFXLA molle ricchezze. secon- do r opinion za tutte la. ma seconda donna sommamente amasse : e si tanto in questo perseverò per fermo da tutti si teneva che . per moglie avesse s' innamora d'una . e a Catella altresì. era nell'ani- mo che che non più Catella . fu un dì confortato che di tsle amore si dovesse rimanere per. nò morir sapeva nò gli giovava E in cotal disposizion dimorando. niimo altro bene avesse che Filippello del quale ell' la in tanta gelosia viveva . che ogni uccel che per . la quale . 63 Minulolo giovane per nobilth di snnguo rliinro. per si le quali la grazia e . non eh' altri . che quas? a tutti i Napoletani. 1' di lutti di gran lunga passava di bellez. Nò guari di tempo ciò «picsta fece. Filipjiel Fighinolfo. lendo disciogliersi di vivere.. quasi si disperava j e da amore o non sappiendo o non po. . amor d' una donna dee potere acquistare e per tutto ciò a niuna cosa potendo del suo desiderio per\enire. amor di Catella disperato e perciò in un' altra gentil donna averlo posto j e per amor di lei cominciò a mostrar d' armeg- giare e dì giostrare e di far tutte quelle cose le qìiali per Catella solca fare. che sue parenti erano. ciocchò in vano faticava conciò fosse cosa che Catella . e (pielle coso operando. subitamente prese consiglio piaceri . udito dela' suoi Catella .

. . Catella con sua brigata esservi andata v' similmente con sua compagnia di andò . qua altra in là . si fu a- non potendo più tenersi la pregò Ricciardo che per gli mor di quella donna quale quale egli più amava do- vesse piacere di farla chiara di ciò che detto aveva di Filippello . e a cenarvi j Ricciardo. portar le solca. 64 GIORNATA TERZA Catella lasciò ma una salvaticliczza che con lui avfa . e dentro comin- ciò ad arder tutta di desiderio di sapere ciò che Ric- ciardo volesse dire . come lei . sappien. . Il . e a desinarvi. ma dircelo è più regolare e proporzionalo col resto della line"-' . si fa in que' luoghi essendo Catella con poche rimasa . fosse molto vago di rimanervi. pivi loro dì . cofa- me vicino ceva andando e vegnendo i salutava il come 1' gli altri Ora avvenne che essendo tempo cal- do e molte brigate di donne e di cavalieri secondo a' liti u- sanza de' Napoletani andassero a diportarsi del mare do ne . faccendosi prima molto invitare. quasi non . dirlo a \oi. le disse : voi m' avete scongiurato per persona che io non oso negar cosa che voi mi doio son mandiate j e perciò presto a dirlovi (i). E .. quivi dove Ricciardo era gittò Ricciardo verso un motto d' un certo amoi-e di Filippello suo marito per lo quale ella entrò in subita gelosia. dell' amor che . Quivi le donne e Catella insieme con loro incomin. ragionare dava l' A lungo andare e l' essenda una donna andata in . sol che voi mi promettiate che ninna parola ne farete mai (i) Dirlovi. e dimesticamente il . poiché alquanto tenuta . e nella brigata delle don- Catella fu ricevuto . ciarono con lui a motteggiare del suo novello amore del quale egli mostrandosi acceso forte materia .

io non avrei ardire di dirvi cosa che io credessi che noiar vi do- ma. se non quando per vedrete esser vero quello clic io vi conterò che . secondo la stampa di Locca lia trovarti. per quello che io tniovo in . j cioò di volere al suo piacere avere la donna mia e . mia persona niuna cosa no mostrò mai di sospetto. NOVELLA nò con lui VI. ed ella ha fate le risposte . prese giammai onta dello amore io il quale io vi portai o se avuto ha credenza che mai ora da voi amato nella fossi. io trovai (i) donna mia quale : in casa una femmina chiamai a stretto consi- la io credetti inconlancnle che fosse ciò la che ella era per che io donna mia . e la dimandai quello che colei dimandasse Ella mi disse: . mostra di volere fare a ma forse aspettando tempo. secondo che io l'ho imposto: io ma pure slamane con glio la . come che questo sia stato : o no. me ne curerò meno d' apiirvi il vero d' ogni cosa. anziché qui venissi .. . dir- lo . ma. . e giurógli di . egli è lo slimol di Filippello il qual tu con fargli (i) t 11 testo Mann. v' insegnerA come vedere il potrete i Alla donna piacque questo che egli piCi il addomandava mai non e credette esser vero . Tirati adunque da una parte . perciocchò quello amore Spassato. quando ha creduto che io ab- bia men io me quello. . 65 effetto j nò con altrui . ' • '*" il Dionisi crede che avesse a star trova* m. egli l' ha da non troppo tempo qua segretissimamente con più ambasciate . the da altrui uditi : non na . madon- V* amassi come gii» amai . sollicitata Le quali io ho tutte da lei risapute. fossero se io Ricciardo cominciò cosi a dire . Io non vesse j so se Filippello si . quando vogliate . cioè nt trovai. che dubito che egli non tema ch'io facessi a lui.

. o a' suoi inganni . e di dirlovi. ne gli gli farei. e grava . secondo il costume . m' hai fatto recare addosso . io feci fare alla donna mia a . questa risposta . 66 GIORNATA TEUZA. se non fosse che tu m' ha' cati . io farei che egli vi troverrebbe me in luogo di colei cui trovar vi lui si . . non so perdio tener questi mer. che voi cre- diate che io la vi mandassi ma. e vedere e toccare . risposte e dargli speianza e dice che del tutto vuol sapere quello che io inten- do di fare . E . subi- tamente diede fede alle parole e certe cose state da- vanti cominciò ad attare a questo fatto. per la quale io fui già presso alla morte E ac. e se io fossi in vostro luogo . E questo faccendo. a questo bagno si di che femmina contenio parti lei . non . che ella era presta d' esser domani da in su la : nona quando la la gente dorme tissima . acciocla vostra intera . Ora non credo .. e di questo fatto mj prega . e che egli . Catella udendo questo . ché voi conosceste che merito riceve fede . fossi io fai-ei fosse e quello onore . apertamen. de' gelosi . senza avere alcuna considerazione a chi era colui che gliele dicea . e di subita ira accesa rispose che questo farà ella certamente . ciocché voi non credeste queste esser parole e favole ma te il poteste . quando alquanto con avvedere con cui stato dimorata . credo l' fatta vergogna che ad un' ora ingiuria che a voi e a me far vuole vendicata sarebbe. crede il j . fia. colei che l' aspettava . egli mai non avrebbe guatato dove io fossi stata Allora e mi parve che questi procedesse troppo innanzi che più non fosse da sofferire. quando voglia ve ne venisse . io me 1' avrei per maniera levato di dosso là che . che a lui se ne convenisse si . farebbe che io potrei essere segretamente ad un bagno in questa teiTa . quando io volessi .

maggior sospetto che non era seco medesima (1) sìa ila Si girerebbe per lo capo per ricorderebbe. una camera oscura molto si come quella nella quale niuna finestra che . e le disse ciò che intendeva di fare. e pregolla che in ciò fosse favore- vole quanto potesse. entrò in troppo . clic eoo uiaui e coQ tcaU e cou gambe lutti •' aa- giiuuo. gli disse di farlo volentieri . quella dimestichezza che era usato di fare 11 che ella ella vedendo . e fece la fede maggiore. quello che a fare o a dire avesse casa . pregandola nondimeno che da lui. lume ren- desse risjwudea Questa secondo 1' ammaestramento . suo consiglio fosse stato buono e proaltre parole la vi con molte confermò su . dello eoo molta gniuna persona ioftiriata cui lai porolf iOTTCDgono. nò le fece forse . . Aveva ove il bagno era .NOVELLA VL era egli s\ 67 . che. il dir ella non dovesse giammai sapra so se gli d' averlo udito che promise . . era teimla . tome desinato ebbe si mise e cominciò Catella La donna udite le parole di Ric. e con lui ordinò costei nella . di Ricciardo acconciò la buona femmina . che aveva a Catella detto . » piena di sdegno tornò la sera a casa dove per av- ventura Fillppello pieno d' altro pensiero similmente tornò . La buona femmina^ che mollo . e a quelle data ])iìi fede che non le bisognava . gran fatica a fare j e che fermamente si fatta m: egli vi venisse. e fecevi nel qua- entro le un letto. secondo che potò il migliore . . capo (i) '1 Ricciardo contento di questo e parendogli che . Ricciardo ad aspellare ciardo . quale è allpra . gli si girereb. . ella gli farebbe vergogna . La mattina seguente Hicciardo n'andò ad una biiona femmina che quel bagno. . sempre che be per cedesse lo egli alcuna donna vedesse . U dM[H>»ùiou loro. egli egli teneva .

che dell' alti'a . . poiché a Catella parve tempo è di dovere concetto sdegno man- dar fuori. abbracciò e basciò lui. Catella. . questo non avverrà e imaginando come dir gli dovesse la notte quando con lui stata fosse. Cano. La camei'a era oscurissima. così di fervente ira accesa cominciò a parla- le: ahi quanto misera la fortuna delle donne. sima senza dire alcuna temendo se parlasse. lieto si levò in pie : e in braccio ricevu1' disse . il dò to j a quel bagno quale Ricciardo le aveva insegnala e quivi trovata la buona femmina. senza . che cercando andava quel. Ma . fattasi alla. quasi tutta ? dimorò. Ma che più gnia . festa grandis-. col capo coperto e dentro serrossi .^8 con GIORNATA TERZA 1' dicendo: veramente costui ha la animo a quella donna e sopra cotal qual domane si crede aver piacere e diletto j . pianamente ben vegna anima mia che ella . e fecegli la pai'ola. stettero il . ma fermamente pensiero . . gli . spose si sono Adunque disse la buona femmina andatevene da lo lui. Catella prese sua compase n' an- e senza mutare altramente consiglio . letto e quivi . che iscorger si potesse la voce per grandissimo spazio con maggior diletto e piacere dell' una parte . . dimandò se Filippello stato vi fosse quel dì A cui la buona femCatella mina la . che ella non avrebbe voluto trovare era . e . non fosse da lui conosciuta. venuta la nona .n per mostrarsi ben d' essere altra era . Ricciardo veden- dola venire tola tella . . disse: sete voi quel? donna che : dovete venire a parlare . camera menare dove Ricciardo in quella entrò . di che ciascuna delle parti era contenta^ né per lunga- mente dimorarvi riprendevan Ricciardo la condusse in su favellare in guisa gli '1 occhi più di potere. ri. ammaestrala da Ricciardo.

T. nonsou la moglie di Ricciardo. per Dio tanto sa altri quanto altri. ho pii\ . II. che la mia amato. VI. che tu se' come tu se' degno. ti e panni mille anni che noi siamo al lume. ! anni portato cotanto amore! a questo can disleale che. che a casa re cosi debole e vinto e senza possa . non l'altrui hai lavorato .. NOVELLA come Io . gih ò ingannata mostrandolo amore. credendosi in braccio avere una donna strana . 5 . non l' ò venuto fatto. lo son Calcila. traditor disleale che tu la se' Ascolta se tu riconosci voce mia: io son ben dessa. come ella doveva Chù . ghe tu hai. che il tuo camjH). . Tu se' bene oggi. come tu li credevi Non non mi ti apprcsatisti^ tu altrove . che io sa pos- svergognare . non rispondi reo uomo se' chò non di qualche cosa fò di ti f tu divenuto mutolo so a che io negli occhi udendomi? In io Dio ficco io le non mi tengo che . stato gagliardo. che in tutto rimanente che stata son sua. e iicllu tu come d' . Credesti molto ce- latamcnle saper faix* questo tradimento. sozzo cane vituperato Oimè misera me a cui ho io cotanti . non mani e traggogliti . lodalo sia Iddio e alla in ? acqua ò pur corsa giù il mio avvedimento. io sentito liu tutto ardi . 69 t' ò male impicgnto l'amor di molte ne' mariti! misera vita me ! gih souo otto anni . Io DECAM. l' Ma .o l' tempo che qui stata son con lui . can ti rinnegato. suogli mostra- Ma lodato sia Iddio. maraviglia che sta notte tu aspettavi di scaricar le some e volevi giugnere molto fresco cavaliere alla battaglia. e cousumiti amore tu se' umi donna strana cui ti reo e malvagio serc stato uom che ? Or con credi tu e»- tu se' stato con colei la ([ual con false lusinassai. m' ha altro più di carezze e d' amorevolezze di fatte in questo po<. ed essendo altrove innamorato.

fosse a farlo se Tu hai creduto avere la moglie 1' ed è come : avuto . (2) Mannelli. per aver carestia. mai . 7© t' GIORNATA TERZA alla ho avuti miglior bracchi coda . Ricciardo in sé role . avTertilo per molto ben detto. e . non e è rimaso dunque se io avessi lui . avessi . pure una volta \ e non so che male qui . che tu hai troppo fatto arme per oggi lo so bene che oggi. : sì . me ? non mi toccare . se' . qual più che sé m' ha amata e mai non potò van. detto. rammarico dicono i più mo- derni . così bella ? come sia la moglie di Ricciardo Minutolo ? non son ? io così gentil che non rispondi Fatti in costà d' . sozzo cane che ha colei . non mi potresti . e rappacificare e racconsolare j tu se' errato Io non sarò mai non te di questa cosa consolata infino a tanto che io ne vitupero in presenzia di quaiui parenti e amici e vicini noi abbiamo. che tu non credi queste pa- devi .. anticamente . faresti a forza : ma . tarsi che si io il guatassi . questa credenza .. in quanto per te . poscia che tu conosci chi io sono . se Dio mi dea j io te ne farò ancor patir voglia (2) . Pulir votali a (5) Rammarichio . molto di male ne potrebbe seguire (1) Infiiìlle. e non so a che io il mi tengo che io non mando per Ricciardo. tu mi credi ora con tue carezze infinte (i) lusingare. Or non sono io donna più di . can fastidioso che tu . . che tu ciò che la gra- tu facessi zia sua . con laglone biasimare il Ora le parole furono assai rammarichio (3) della donna grande : pure alla fine Ricciardo pensando che se andar ne la lasciasse con . senza rispondere alcuna cosa l'abbracciava e basciava e più che mai le faceva le carezze grandi Per che ella seguendo il suo parlar diceva . malvagio uomo . medesimo godeva .

cuor del corpo mio non . che a voi Appresmortai so questo ne seguirà tra vostro marito e . e queste paro- le romor ne fate : e voi sapete che la gente è più acconcia a credere il male che il bene . diciate io dirò ad inganno abbia che non sia vero. per denari e per doni che io abbia promes- li quali perciocché così compiutamente dati non v' ho come e questo speravate vi siete turbata . quello . alla voce.• dilihcrò (lì NOVFIJ. che è non se voi gridaste il tempo della vita vostra e. che io seQiplicemonte amando aver . che io ucciderei altresì tosto lui come nò me di che mai voi non do- vreste esser poi lieta né contenta. non Ga men nimistà tosto creduto a me . senta mai per . E perciò . che Catella si udendo . anzi vi ci abbia v' ta venire si . due cose ne avverranno (i) vi L* una di che non poco dee calere ) che fia il vostro ono- re e la vostra buona fama che io qtii guasta: perciocché. e perciò . e conoscendolo letto. non potei il amor con inganno m' ha 11 insegnato avere e sono vostro Ricciardo. v' come fatta fat- che voi venire . pott'j otid' ella volle gridare la ma . sul)itaraente volle gitlarc del j ma non . 71 inganno nel quale tA pnlcsnrsi e di trarla dello era) e recatasela in braccio. (1) t f^erranito Mannelli e U stuiup Ji Milano. e presala bene partire non si che vi poteva . Rice dis- ciardo le se : chiuse con V una delle mani egli sia bocca madonna stato non può oggi mai pure stato j . se voi griderrete si o in alcuna maniera farete che questo alcuna persona fìa ( . vogliate ad una ora vituperar voi il e mettere in pericolo e in bnga vostro marito e me. si andare egli la cosa : .A VI. me e potrebbe . disse : anima mia dolce . . essere che quello tutto . non turbate . .

leggono vendicato. Ora voi siete savia nell'altre cose. Ricciardo diceva queste parole. seguitando quel lesto a penna egli denomi- na il terzo. è certo clie esemplare il quale il ne ho sotto occhi ha vendica. e cosi . che ella cognobbe esser possibile ad avvenire ciò che Ricciardo diceva j e perciò disse: Ricciardo . io intendo che da quinci innanzi sieno più che mai. né io non v' ho ingannata per che io vi vo- ma per soverchio amore sempre a portarvi e sia porto e sou di- sposto ad esser vostro umilissimo gran tempo che io e le servidore. co-. come affermò alla stessa Salviati. sgombero per isgomberato. me che molto turbata fosse e molto si rammaricasse nondimeno diede tanto luogo la ragione alle vere pa^ role di Ricciardo. E come . e non vendicala .' 7». Voi non stro GIORNATA TERZA siete la . io non so come Domeneddio mi si l' conce^ derh che io possa comportare P ingiuria e inganno la che fatto m' hai . Sarelibesi mai corretto nel la testo del 27 questo luogo nel tempo stesso che se ne faceva forse. logoro per logorato ec. mi condussej ma di che io non sarò mai lieta se in un modo o in uno che fatto altro io non mi veggio vendica e perciò lasciami. . che mie cose e ciò che io posso o vaglio vostre state sieno e al vostro servigio. '^ prima né sarete l' ultima la quale è torvi il ingannata . stampa? o sarelJiervi due diverse edizioni di questo 1' Libro io colla data del gli 27? Comunque sia. ( i ) di ciò m' hai j non mi tener più: sti'aziat^ tu hai avuto ciò che disiderato hai ed hami (i) tu Salviati negli Avvertimenti della lingua ( t. son certo che sarete in questa Catella . Il) no-» eli' tò che gli edltoii del 27. mentre che . e. piangeva forte e . I. yeiidica per vendicata è qui detto guisa che com- pero per comperalo. non voglio gridar qui . . oltre alla conlraffalta di Venezia. i. i. dove mia que- simplicità e soperchia gelosia sto vivi sicuro .

. amore verso Ricciardo tenerissimamente da quel giorno innanzi l'amò. e di pari volonth di ciascuin no gran peata appresso rono insieme . A me (1) Si noti che nel tetto Mann. voltata la sua durezza in dolce . ma donna 51 fiarte di Firenze: tornavi informa di peregrino dopo al- cun tempo i parla con la donna e falla del suo crror conoscente. e libera il marito di lei da . taceva Fiammetta lod<nta da tutti. Ricciardo che conosceva avca posto in l'animo suo aurora troppo lurhnlo cuore di non lasciarla . NOVELLAVI. la- sciami. si i«(^c tempo è «U ce . f quMtitò l* 73 di lasciarmi 1 ò piaciuto : tempo hai (i) . NcU' edis poi dei i5a7 . Iddio faccia noi godere del nostro. la lia rih si . è slato ranccllato da mano divena V hai . NOVELLA Tedaldo turbato con utta VII. e savissimamente operando. vinta con lui si pacefìcò. grandissimo dilotto dimorala E conoscendo allora i donna quanto clie quegli del piò saporiti fossero basci dello amante marito . quando Reina per non perder tempo. io tene prìcgo. tanto disse e tanto pregò e tanto scongiurò. che ella . prestamente ad Emi- commise il ragionare : la qual cominciò . e poi saviamente con la sua donna si gode G. s' mai se la sua pace non riavesse: perche cominciando con dolcissime parolca raumiliarla. morte . molte volte goderono del loro amore. rtl in lungo di esso è stato aggiunto è ornai. che lui gli era provato che uTCi'a ucciso il e co' fratelli pacefica. .

come un . Al qual piacere Perciocché . piace nella nostra città ritornare sate piacque di dipartirsi . la fortuna nimica de' si felici s' oppose . E . presi quegli de- nari che aver potè segretamente senza far motto ad il amico od cona a parente. nobile giovane il cui. qual che la cagion fosse . nome fu Tedaldo degli Elisei il quale d' una donna monna Ermellina chiamata. con lui mise per servidore u' e in su una sua nave con lui in. poiché egli in diverse ma- fu molto ingegnato di racquistare l'amore che gli senza sua colpa fatica pareva aver perduto (i) . .. . non per colore misto di purpureo e di nero. . e ogni trovando vana a doversi dileguar del mondo . ma si era questo suo amor niere che della sua malinconia ninno credeva . donde alle due pas- e . . ma ra vedere in alcuna maniera: di che egli entrò in fie- malinconia e isplacevolej celato . la donna avendo di tutto si sé a tolse dal volergli Tedaldo compiaciuto ini tempo . quale ogni cosa sapea . del più compiacere né a non . che ad un suo compagno. che del suo male era cagione si consumare . per non far di vederlo lieta colei. e moglie d'uno Aldobrandino Palermini. fuor . via . innamorato oltre misura . andò e pervenne ad An: Filippo di Sanlodeccio faccendosi chiamare e quivi con si un ricco mercatante accontatosi . ciò essere la cagione si E . sieme andò in Cipri I costumi del quale e le ma- ~ (i) Perduto se disse sempre il Boccaccio ed ogni buono scrittore. . nostro cittadi- no la sua donna perduta racquistasse in Firenze mostrarvi . dispose . perso non mai. Fu adunque un .. 74 GIORNATA TERZA . per gli suoi laudevoli costumi meritò di godere del suo desiderio. volere non solamente alcuna sua ambasciata ascoltare.

Nelle t|uali faccende. o di (piindi mutatasi frat«'lli Per che . Ma avvenne che . ma il fece in parte suo oltre a ciò gran parte de' suoi fatti mettendo- gli tra lo mani . clic morta non fosse la . ancora che spesso della sua crudel donna fosse si ricordasse e Me- ramente da amor trafitto e molto disiderasse di rivederla. si dispose a tornare a Firenze . Ma : egli vide le finestre e le porte e ogni cosa serrata di che egli dubitò forte . due fra- che vicino era donna. ({nella ne mandò a Firenze egli ad alcuno amico dell' Ancontano suo compagno. udendo egli un dì una canzone alla lei gih da lui stata fatta. qiiale vide quattro suoi fratelli tutti di nero vestiti di che egli si maravigliò molto: e conoscendasi in tanto transiigurato e d' abito e di persomi da quello che ea- . in tonto desiderio di rivederla acce- se. che sette anni vinse quella battaglia in Oipri cantare la . . se n' andò ad uno alberghetto alla casa della sua . . se ne ven- ne con un suo fante solamente ad Ancona: dove essen- do ogni vsua roba giunta .. col fante suo se ne venne appresso. sua donna portava ed ella a lui e il piacer che di aveva . Né di prilei ma andò in altra parte . che davanti alla casa per vederla se potesse . e in Firendi ze giunti telli . forte pensoso verso casa de' se n'andò davanti la . avvi- sando questo non dover potere essere che ticato dimens' r avesse . nel- quale V amore che . fu di tanta costanza. che. che noa solamente huun pagno salario gli assegnò . E messa ogni sua cosa in ordine. : li quali esso fece si b<. più non potendo soiferire. ni«>re pinr(|iicro si y5 com- aI mercatante . in forma di peregrino che dal Sepolcro venisse. NOVELLA VU. si raccontava ella . ed celatamcnte .ne e con tanta sollicitudine che eHso in }K)chi auni divenne buono e ricco mercatante e famoso.

76
ser soleva

GIORNATA TERZA
quando
si

parti,

che di leggieri non potreb,

be

essere stato riconosciuto

sicuramente

s'

accostò ad

un

calzolaio

,

e

domaudoUo perchè
il

di nero fossero ve:

stiti

costoro

.

Al quale
,

calzolaio rispose
e'

coloro sono

di nero vestiti di

perciocché
,

non sono ancora quindici
e'

che un lor
,

fratello

che di gran tempo non
,

era

stato

che avea nome Tedaldo

fu uccisoj e parmi in-

tendere che egli (i) abbiano provato alla corte che

uno che ha nome Aldobrandino Palermini
preso
,

,

il

quale è

l'

uccidesse

,

perciocché egli voleva bene alla
,

moglie, ed eraci tornato sconosciuto

per esser con
il

lei.

Maravigliossi forte Tedaldo che alcuno in tanto
migliasse
,

si-

che
gli

fosse creduto lui

,

e della sciagura d'Alsentito

dobrandino

dolse
,

.

E

avendo

che

la

donna

era viva e sana
sieri se

essendo già notte , pieno di varii penall'

ne tornò

albergo

,

e

,

poiché cenato ebbe

insieme col fante suo, quasi nel più alto della casa fu

messo a dormire
lo stimolavano e

,

e quivi

per

li

molti pensieri che
,

per

la

malvagità del letto
,

e forse

per

la

cena ch'era
andata
;
,

stata
s'

magra

essendo già la metà del-

la notte

non

era ancor potuto
,

Tedaldo adparve in su

dormentare
la

per che essendo desto
il

gli

mezza

notte sentire d' in su
,

tetto della casa scen-

der nella casa persone

e appresso per le fessiu-e dello

uscio della camera vide là su venire

un lume. Per che

chetamente

alla fessura accostatosi
,

cominciò a guarda-

re che ciò volesse dire

e vide una giovane assai bella
,

tener questo

lume
1'

,

e verso lei venir tre uomini

che

del tetto quivi eran discesi: e
£attasi
,

dopo alcuna
:

festa

insieme
,

disse

un

di loro alla giovane

noi possiamo

(i)

Egli nel numero

del più, aTveitllo.

NOVELLA
ImUio
sia

VII.
,

77
perciocché noi

Iddio j oggimai star sicuri
clic la

SAppiamo fermamente
è stata provata da' lermini, ed egli
zia
\

morte di Tedaldo Elisei

fratelli

addo&so ad Aldohrandin Pa«
la

l'

La confessata, e già è scritta
,

scnteu*

ma ben
si

si

vuol nondimeno tacere

perciocché, se

mai

risapesse

che noi fossimo
ì\

stati

,

noi

saremmo
.

a>

quel uiedesiino pericolo che
sto detto
ta
, ,

Aldobrandino
si

E

quelie-

con

la

donna
,

,

che

forte di ciò

mostrò

se

ne sccsono
,

e andarsi a dormire. Tedaldo, udi-

to questo
gli errori

cominciò a riguardare quanti e quali fosscr

che potevano cadere nelle menti degli uomia' fratelli cìie
,

ni

;

prima pensando

uno strano avevan
e appresso lo inno-

pianto e seppellito in luogo di lui

cente per falsa suspizione accusato, e con testimoni
veri averlo condotto a dover morire; e
olti*e
,

non

a ciò la

cieca severità delle leggi e de'
\olte
,

i*ettori

li

quali assai

(juasi solliciti investigatori del vero,
il

incrudelen-

do

,

famio

falso

provare

,

e sé ministri dicono della
della iniquità e del diavoalla salute d'

giustizia e di

Dio dove sono

lo esecutori

.

Appresso questo
,

Aldobran-

dino

pose. E,
te
,

comcome levato fu la mattina, lasciato il suo fanquando tempo gli parve solo se n* andò verso la
il

pensier volse

e seco ciò

che

a fare avesse

,

casa della sua donna
aperta
ra in
,

j

e per ventura trovata la porla

entrò dentro, e vide la sua donna sedere in tersalctta terrena

una

che
j

ivi era,

ed era

tutta piena

di lagrime e d' amaritudine

e quasi per compassione
:

ne lagrimò
tribolate
j

,

e av>'icinatolesi disse

la vostra
il

pace ò vicina
viso
,

.

madonna non vi La donna udendo
,
:

costui

,

levò alto

e piangendo disse
forestiere:
il

buono

uomo

,

tu

mi

pari

un percgrin
?

che

sai tu di

pace o di mia

afflizione

Rispose allora

peregrino:

.

.

78

GIORNATA TERZA
,

madonna

io son di Costantinopoli

,

e giungo testò qui

mandato da Dio
a diliberar da

a convertir le vostre
il

lagrime in

riso e

morte

vostro marito
,

.

Come
?

,

disse la

donna
qui
,

,

se tu di Costaiitinopoli se'

e giungi
Il

pur

testé

sai tu chi

mio marito o

io ci

siamo

peregrino

da capo

fattosi, tutta la istoria della
lei disse

angoscia d' Aldo,

brandino raccontò, e a

chi ella era
,

quanto

tempo

stata maritata
,

,

e altre cose assai
fatti

le quali egli
la
,

molto ben sapeva
maravigliò forte
ginocchiò
a'
,

de'

suoi

.

Di che

donna
per

si

e avendolo per un profeta
,

gli s'in-

piedi

per Dio pregandolo che

,

se

la

salute d'Aldobrandino era venuto,

che

egli s'avacciasse,
,

perciocché

il

tempo

era brieve
,

.

Il

peregrino mostran,

dosi molto santo

uomo
bene

disse

:

madonna

levate su e

non piagnete

,

,

e attendete bene a quello che io vi didi

e guardatevi

mai ad alcun non
,

dirlo

.

Per

quello che Iddio
avete v' è per
già
te
,

mi riveli la tribulazione la qual voi un peccato il qual voi commetteste (i) avvenuta il quale Domeneddio ha voluto in par,

,

purgare con questa noia
s'

,

e vuol del tutto

che per

vói

ammendi

:

se
.

non

,

ricaderesti (2) in troppo
:

maggiore affanno

Disse allora la donna

messere

,

io

ho uu
il

peccati assai
altro
si
,

,

né so qual Domeneddio più un che

voglia che io

m' ammendi
disse allora

;

e perciò, se voi
io potrò

sapete

ditelmi
.

,

e io

ne farò ciò che
,

per
,

ammendarlo Madonna
so
f

il

peregrino

io

bene quale

egli è

,

uè ve ne domanderò per saperlo

'

(1)
,

t Commeltesli , Mann,
Si ricaderesti
in
.

e

1'

edizione di Milano.

'

(2)

U

R. espertissimo gramalico emendò ricadereste
a.

La lerminazione
•f

i

appartiene

tu, e quella in e a voi .

Rolli

E

con tutto

ciò

anche

1'

edizione del 27 e parimente le due citate
^

nel Vocab. della Crusca

hanno ricaderesti

*

.

.

NOVELLA Vn.n
meglio,

79
fatto. Ditef

ma

perciocché voi medesima dicendolo n' ab-

biale più rimordiraenlo.

Ma vegnamo
,

si

mi

,

ricordavi
,

egli clic \oi

mai aveste alcuno amante

La donna

udendo questo
,

maravigliossi forte

gittò un non credendo che mai alcuna per»
,

gran sospiro, e

sona saputo

l'

avesse

quanlimque

di que' di

che ucci-

so era stalo colui che por Tedaldo fu seppellito, se ne

bucinasse (i)
usate dal
se: io

,

per corte parolone non ben saviamente
di

compagno

Tedaldo che ciò sapea, e rispo-*
tulli
i

veggio che Iddio vi dimostra
j

segreti degli
i

uomini
Egli è

e perciò io son disposta a

non

celarvi

miei.

il

vero che nella mia giovanezza io amai somcui morte è apposta
io

(a)

mamente lo sventurato giovane la al mio marito : la qual morte

ho

tanto pianta

,

quanto dolente a me; perciocch»^, quantunque io rigi-

da e salvatica verso lui mi mostrassi anzi
ta
,

la

sua parti-

la

sua parlila nòia sua lunga dimora nò ancora

la sventurata

morte

me

l'

hanno potuto
;

trarre del cuo-

re

.

A

cui

il

peregria disse

lo sventurato giovane
,

che
si

fu morto non amaste voi mai

ma Tedaldo
la
?

Elisei

Ma

ditemi

j

qual fu

la

cagione per

quale voi con
cui la donna

lui
ri-

\i turbaste

?

offesevi egli

giammai
olljpse

A

spose: certo che egli

non mi

mai:

ma

la cagione
frate, dal
,

del cruccio furono le parole d'

un maladetto
;

quale io una volta

mi

confessai

perciocchò

quando

(i)

Buccinare con due e
solo

significa

manifetlare con pubblicità
ce.

,

e

con
si è

un e

andar dicendo riservalamenle , con riguardo

come

dello sopra, Nov. IV. Giorn. 5.

^
(a)

Il

senso proprio di buccinare è sonar la buccina: in tenso di

propalare usasi mclaroricnmente

Apposta, cioè imputata , ove «leuni

lesti

moderni con mollo ttt

rore

hanno opposta.

.

a*
io gli dissi
la
1'

GIORNATA TERZA
amore
il

quale io a costui portaTa e
,

dimestichezza che io aveva seco

mi
,

fece

un romo^

re in capo che ancor

mi

spaventa

dicendomi, se io

non

me

ne rimanessi,

io n' andrei in

bocca del diavolo
fuo-*

nel profondo del ninferno (i) e sarei messa nel

co pennace (2). Di che
io

fatta

paura m' entrò, che
la

de

1

tutto

mi
j

disposi a

non voler più

dime,

stichezza
lettera
,

di lui

e

,

per non averne cagione

sua

né sua ambasciata più

volli ricevere (3)j co-

(1)
(2)

Infèrno.

Pennace
\ Nel

Lurlescatnente deilo per pennce. Mari.

(3)

testo

Mannclii era ritenere;

ma
clie

Ja

mano

posteriore yì fu

sostituito ricévere f

come appunto

leggesl nella edizione del

1627

e in

quella de' Deputati. Egli è da credersi

da prima
si

si

fosse

scritto

ritenere per isLaglio; perciocché, quantunque
ritener lettere,

dica propriss

imamente
ritenere
;

non pare

a

me

che dir

si

possa con proprietà
ricevuta

ambasciate. Aggiungasi che ritenere
tote avea detto di sopra che la

dìcesi di cosa già
si tolse

e

l'

au"

donna

dal voler alcuna amba-

sciata ascoltare. Sarehhe egli mai da dire che fosse stato qui adoperato

ritenere nel senso di ricevere?

Ma

egli

converehhe mostrare in

tal caso

con esempi o
sto

dello stesso Boccaccio o d' altri autorevoli scrittori che
fatta significazione. Infin a

que-

verho può avere eziandio così

tanto che

ciò
sia

non

si faccia, io

continuerò a credere che non ritenere,

ma

ricevere

da leggersi in questo luogo.
(*)

Io non saprei né vorrei contradire

al Sig.

Colomho, mosso ancora

dall'

aver io trovato ricevere nei tre testi a penna raagliahechiani. Inclino

adunque ad ahhracclar l'opinione d'un amico
che noi non
tili

dotto; e solamente vorrei

ci allontanasàirao dall'

ottimo

testo, se

non dopo aver

fatto inule

sforzi per sostenerlo.
d'

Io perchè esjwrrò alcune mie riflessioni,
si

quali

osieno

alcun peso, o no, non rileva :hasta solo che dir non
il

possa che

sia slato troppo Icggcrniente rigettato

testo Mannelli.

Premetto che alcuni
significazione.

verbi ricevendo in princijiio la particella ri

non cangiano

Tener presso
ritornar di

di se, e ritener presso di se; tornar dì
,

campagna,
non

e

campagna

vaglion lo stesso. Ciò è tanto noto che
il

a]>-

hisogna

d'

esempi. Ora

verho tenere ha tanti significati,

alcuni dei

quali sono anclie fuori del comunale uso, che subito

non

si

può dire,
non
era

che esso

al

tempo

del Boccaccio in

una

cotale significazione

p. lo- ro. ed lo 'avito . per quello che presuma egli se n' andò disì sperata ). N. se egli prima v' amava . ut've al come si fa la sole . Lorenzo de' Medici. G. e le lor donne a dover desinare la seguente mattina con Aldo- brandino gV invitò.4Ìu quando gli trovò invitiiti gli avesse . N. 272. di Bergamo p. 1778. E se tra tenere e ritenere per lo più non suol essere diversità di significaaione. in ben mille Nella Novella di Martellino. Nella Delcolore . »' av- vide die questo cavaliere aveva dubitato che essi non avesser tenuto lo'nvito. e perciò tener qui vale Accrltare. // Saladino . alcuna quando il voi fa- di lui v' innamoraste di vostra propria volontà . il mio duro proponimento peregrino sarebbe piegato) perciocché niun desiderio al re avea . piacendovi egli . invito. 6. con loro insieme che de^ Juh dì iV/artelUno gli tenesse: cioè che ne avesse premura. ceste ste . Socrate rispose agli ambasciatori . tennero G. FIACCHI (1) Queste due cUusule tra loro slauno assai duramente ordinate • di mal suono. o come dicono DipuUili. 8t (co- io credo (i). Cap. E Novelle auliche Fir. se SimiH). G. gli atteneose. quel sua lettera^ né sua ambasciata più volli ritenere vorrà dire piìt volli accettare. e y come voi medesima vole^ : a voi venne e usò la vostra dimestichezza nella quale e con parole e con muòtiasle . N. . Ma la Belcolore venne cioè si in itcreiio col sere e tennegli favella insino a alili vendemmia BoccacTedaldo: rìtcnnc dal fnvcllargli. Disse allora il : mondo maggiomadonna questo . 9. non si può acconciamente che con accettar P invito. Ediz.^ me me che . y NOVELLA VU. Credo che i. T. Ma possiamo ad luoghi del cio clic più verranno in acconcio. e disse: voi mangerete innanzi te. . a. tener P invito. V oste coi compagni di Martrk il pregò Uno ti i |iortnlosi da Sandro Agolanti. IO. essi liberamente della sua /e sicurati. il In questa slessa Novella di peregrino tantosto n^andò a^ quattro Jratelli e questo fatto . «e più io fosse perseverato .. . allo spedai ter- re* lo' avito. i. ò sol ({Ufi paccato che ora vi tribola te Io so : fermamen- che Tedaldo nou \i fece forza . 1 99. il quale accortissimo era . a. Tennero lo esporre più Or questo modo ili dire. veggundolo io consumare. 8. fatti tanto di piacevolezza gli chf? .

. li Or voi dovete sa- pere che io son frate e perciò loro costumi io coutilità nosco tutti j e. di finissimi panni e in forma hanno recate leggiadra e pontificaesse nelle chiese i in tanto che paoneggiar (2) con . oggi le fan. Potavate hanno in questo luogo tiitte le migliori edizioni che ho vedute (1) J" Paoneggian del . testo Mannelli. se io si ne parlo alquanto largo ad di voi. se credevate . ma il voler tor voi a lui che sua eravate questa era ruberia e sconvenevole cosa. 82 GIORNATA TERZA faceste . piacere . non fosse.. come farebbe ad un altro. -vi E . ed . e . e nelle piazze come con le loro robe secolari fan- (1) i. se così fu (che che fu) qual cagion doveva poter muovere a si torghvisi così rlgidatrtente? Queste cose volean pen. mal far . dove sua volontà stata . no larghe e doppie e lucide e quelle le . non farle . divenne vostro fosse vostro. acciocché per innanzi meuo- glio gli conosciate che per addietro non pare che abgià i biate fatto . chiamano. doppi so l' amor raddoppiare. pentere . perciocchò strette e dove dagl' inventori de' misere e di grossi panni il furono ordinate e dimostratrici dello animo il quale le temporali cose disprezzate avea quando essi corpo in così vile abito avviluppavano. La stampa XXVII ha pagoneggiar. . potavate (i) voi fare ad ogni vostro del vostro . sì come . e cosi vo- gliono esser tenuti ninna altra cosa hanno j di frate se non la cappa : nò quella altresì è di frate fi'ati . e nel marine sììegge: sic est tcstus. Furon frati santissimi e valenti frati si mini y ma quegli che oggi . sare innanzi tratto di . egli non mi disdice. così diveniste voi come Così come egli sua Che egli non dovervene . mi piace di parlarne .

Con poi a grande agio. cappe de' hanno costoro . e in altre cdixioni ma qui aon due parole te. che d'altro esercizio. (icsci. se coloro che . un cosi costoro colle fimbrie ampissime avvolgen. rete loiula. Li qtinic gettata m-ll' al foìido si rìscrra acqua dal |)csraton. le fanno vedessero a cui le fanno . conoscessero piCi tosto il oa sé il guarderieno o di. comodità. dosi . dove gli antichi la salute disile deravan degli uomini. ad agio. fatica. molte pinzochere . e per il non durar vino . SS il non si vergognano : e quale col giacchiò (i) pescatore d' occupare nel fiume molli pesci ad tratto . perciocché adagio tutta una parola significa lentamendivise. tanto più stanno ad agio (a). VII. a suo agio e . porti questi il pane colui l' mandi quello altro faccia la pie. quegli d' oggi disiderano fem- mine e sto e le ricchezze. tanza per anima de' lor passati E certo egli è i il ve: ro che le elemosine e le orazioni purgano peccati ma o il . viltà non per divozione. e tutto il lor desiderio hanno po- pongono in ìspaventare con romorl e con dipinli- ture le menti degli sciocchi. ognuno con romori e con ispaventa menti vere alti'ui ingegna di rimuodisi- da quello a che esso di rimaner solo li) s' Giacrhio. acciocché io più vero parli. . ma solamente i co- lorì delle cappe E . ed è lor maggior sollecitudine. i peccati si purghino e colle messe . (a) Adagio è nel testo Mann. nanzi ad altrettanti porci essi gitterieno i E perciocché d' conoscono quanti meno sono s' possessori una gran ricchezza. e in mostrare che con mosine a loro ti .NOVKI LA no . non frati . si^juificaDo gli altri. e avvicinandosi e cuopre e richiude . pianamente f ma a piacere. acciocché che per . le E perciò. sono rifuggi- a farsi frati . i «{ira. molte vcjJove molte altre sotto s'in- sciocche femmine e uomini d'avvilupparvi gegnano.

le fatti restitutori . Maanelli. siate padi- zienti . . che noi diciamo non quello che noi facciamo d' l' estima- no che sia degno scaricamento ogni grave peso esser costanti e dì essi quasi più alle pecore sia possibile ferro . GIORNATA TERZA Essi sgridano centra gli uomini la lussuria . poltroneggiare nell'ordine . ac- ciocché. tutte sante. Essi danuan 1' usura e i malva. perdoniate ingiurie guardiatevi del mal re : cose tutte buone. ^4 dera . frate non potrà femminon Se tu non ar. 1' avere risposto fate quello . danaro. che a' pastori. . E . . i frati non avranno luogo il sarai paziente o perdonator d'ingiurie. acciocché.. quanti sica quegli a'quaji la fanno cotal risposta che non intendono per lo moil do che gliono essi la gli dicono gran parte di loro sanno. Chi non sa non può durare il ? che senza denari tu ne' tuoi diletti la poltroneria i Se spenderai denari. Se tu andrai lor alle . ma danaro appo numero del più i migliori scrìUori si trova per lo più usato nel ('j) "i" Queste. guadagni. vostri segreti l' . . molte altre : . E quando fanno .. sto (*2) perchè ? Perchè . serviate castità . essi possano fare quello che se i secolari fanno essi fare non potranno. rimovendosene gli sgridati. tutte oneste. che sconce sono e . Vo- odierni frati che voi facciate quello che dile cono. di queste cose e di ripresi . agli sgrldatori ri- mangano gi le femmine. ne dattorno . ma que. cioè che voi empiate loro fidiate loro i borse di denari (i). danaio. di quegli i si possano fare cappe più larghe procacciare vesco- vadi e r altre prelature maggiori di ciò che mostrato hanno dover menare a perdizione chi l'avesse. frate dirà di venirti a casa a contaminare la tua famiglia Perchè vo (i) io dietro ad ogni cosa ? essi s' accusano Denaro.

quegli adunque così falli andrem dietro chi fa fa (|uel . ma Iddio sa se egli fa savia- mente Ma il . in quanto in voi fu . altri Io n' lio de' miei . posto pur che in questo sia da concedere . |>otcre essere? o. . se dar vogliono perdio non segnitano Evangelio ? : quella altra santa parola dello ciò Cristo a fare e ad insegnare incomin- Facciano in pri. NOVELLA la scusa. 6 . che egli non le uccidesse con sue mani : e la legge vuole che colui si fa fa. visitatori non . di mille veduti vagheggiatori amatori . |K)i ainmaestrin gli . eh' e' vuole. II. vi disse . T. voi uccideste perciocché per voi non rimase s' . Che . è peccato naturale ciarlo ste rubarlo o ucciderlo o disc. che ò cagio- ne del male che sia in quella medesima colpa esilio e dello es- che colui che '1 E che voi del suo sere andato lapin per lo mondo sette anni non siato (l) Arrerti questo innansi per più lotto. DBCAM. già di sopra v' è dimostrato togliendoli di- voi che sua di vostra spontanea volontà eravate . 85 qunntc volte nel cospelto degl' inlcndenli fauno quel- Perchè non si stanno egli innanzi (i) a casa. si se astinenti e santi j)urc a questo non si credono . voi ruba- Tedaldo . e nou pcf prepgsuione. VII. mondo : Questo concederh ciascuno L' usare la dimestichezza d' uno il uomo una donna il .. A . . ma essi . ciò che frale che vi sgridò . cioò che gravissima colpa sia rompere la matrimoniai fede non ò molto maggiore l' il rubare un il uomo ? Non è molto maggiore pinaiìdo per lo ucciderlo o ? mandarlo in esilio ta. . venuta l' Appresso dico che . solamente delle donue secolari ma de' moniateri i e pur di quegli che maggior romor fanno in su perga? mi 'I . mostran- dovi ognora più cnidele.nc- da malvagilh di mente procede .

lui. sommamente e con ogni sollicitudine ingegnarsi di compiacergli si acciocché da amarla non faceste. Niuna cosa fu mai tanto onorata. Questo pec- cato adunque divina giustizia. se in trovava dove onestadi voi potea favella. dovrebbon colui aver gloriale quando da alcuno amate sono e caro . quanto eravate voi sopra ogni parte si . tanto tanto magnificata . si . altra donna da . Ogni suo bene ogni suo onore ogni sua libertà. mente re . la quale . esse pensando e quanta e qua! sia la nobiltà da Dio oltre ad ogni altro animale data all' uomo . Adunque come per detto d' un Io gli fra- pazzo bestiale e invidioso poteste voi alcun lui ? proponimento crudele pigliare contro a so che errore s' non uo- è quello delle donne . Voi medesima già confessato sé v' tata . l' avete : senza che io so che egli più che esal- ama. rimovesse giammai . Ma veggiamo j meritò queste cose: certo non fece. re alcun brodaiuolo manicator voi il vi sa- pete : e forse disiderava egli di porre sé in quel luogo egli s' onde ingegnava di cacciare altrui è quello che la .86 cagione . . che come voi mossa esse- dalle parole d' un frate . . il qual per certo doveva di torte . qualunque s'è l'una che Tedaldo di queste tre cose dette che nella sua dimestichezza forse non commetta vate . tutta nelle vostre mani ? era da lui rimessa Non era egli nobile giovane non era egli tra gli altri suoi cit- tadini bello a' ? non era egli valoroso in quelle cose ? che giovani ? s' appartengono non amato? non avuto ca- ro non volentieri veduto da ogni uomo ? né di que- sto direte ticello di no . . le quali mini schifano e prezzangli poco dove a quello die elle sono . in Sì che molto mag- giore peccato avete commesso . e senza generar sospetto . Il . GIORNATA TERZA questo non si può negare. .

cosi il ingegnaste di lor voi medesima a Te- vostro marito senza ragione per . bilniicln tutte le sue operazion non ha voluto v' lasciare impunito: e cosi srnAa ragione daldo. Pet. Tedaldo è stato ed è ancora in perìcolo e voi in tribulazione. si e perciò quello che non dee (i) poter fare prometta. madonna stato . eluse sempre deve ed alcuna volta per accorciaiucnto de. conosco chi sieno santi tenuti : frati inilno ad ora da il me tutti e senza dubbio conosco mio difetto es- sere stato grande in ciò che coutro a rai . perciocché verissime le parevan . vostfo ren- amore. se egli la vostra grazia Disse (l) l^re Coti ainl>e Il le e strette dissi* scm|>r« il Boccnccio. e molto maggiormente fare è se mai avviene che Tedaldo ([ui torni . estimava tribolata . volentieri V ammenderei nella maniera fare f che detta avete: ci ma questo come si può Tedaldo non potrb mai tornare: egli è morto. «^ mena ad effetcome voi . quando la donna. Tedaldo non ò punto morto avesse quello che Iddio mi dimostri. Dalla quale se liberata esser volete quello cbe a voi . non so per perche bisogni che disse : io il vi A cui il peregrin . disse : amico di Dio assai conosco vere le cose le quali ra- gionate. Aveva sue parole finite. e in gran ])a rie i parla vostra dimostrazione . conviene proniellere questo : . se per me si potesse . e so per certo per quel pec. . . . deve oou mai. e in quello stalo ti il ripognaleuel quale era avanal che voi scioccamente credeste peregrino le mallo frate. la vostra benivolenza e dimestichezza il gli diate. le sue ragioni. che attentissima niente le raccoglieva. buono . dal suo lungo il sbandeggia mento la vostra grazia.NOVELLA VIL con giusta to . in ma è vivo e sano e . cato a lui udendol dire . Tedaldo adope- e .

per doverlo at- tenere io spero : che voi il vedrete tosto. donna : guardate che voi diciate j io il vidi morto davanti bagnai alla mia porta . coniidenzia avendo la donna presa della le santità che nel peregrino tratto fuori . . ed ebbilo in queste braccia gli il e di molte mie lagrime morto viso . dove voi quello prometter . Essi erano in parte assai remota somma . quasi che il Bocc. e fiorentino parlando (i) disse. che che voi e . conoscete voi questo Come sì. e disse consoli del vostro marito . e disse . . vi diciate io vi accerto che Tedaldo è vivo. la donna t il vide cosi il riconobbe. e me (i) Fiorentino parlando. di più punte di coltello. trebbe avvenire che simile letizia mi fosse . gli avea donato > notte che con lei era stato : e mostrandoglie? disse il madonna . sa. vogliate. La donna che al- lora disse questo fo io e farò volentieri j né cosa po. cioè in quanto i itila pronunzia. nonpercLé dicesse conosciele con la nella terza sillaba. Allora disse . certa speranza del suo marito . madonna acciocché io vi un segi-eto mi convien dila vita vostra voi mostrare.88 allora la GIORNATA TERZA. . e di il capo cappello. Il peregrino allora levatosi in piò e prestamente la schiavina gittatasi da dosso. conio sciornamenle hanno molli testi.1 il quale guarderete che per mai non e soli. le quali forse furon cagione di farne parlare quel cotanto che parlato se n' è diso- nestamente . in tutto questo libro che scrive conoscere . il mio marito allora a libero senza danno e ?>Tedaldo vivo Parve Tedaldo tempo di pa- lesarsi e di confortare la donna con più : . manifestiate. diligenza il quale donna . rebbe il vedere . pareva che fosse : per che Tedaldo i uno anello guardato da lui con la somma V ultima le . il peregrino: madonna. messer io donai già a Tedaldo .

e seco iij/crmiindo che per certo egli era desso. io sono vostro Tedaldo vivo e sano . possa che usato ablòa il Boccaccio. tornato : . tcneo il di Sosia ncllìi l'Andria di Tcrenaio. conoscete voi lui esser ? 89 vide . gli editori (S) Riconoscendo leggono e del 47 e i Deputati.. piangendo «ciixa ( iiun palli fiorentino. fuggir .[Awcrìitn. ed è. . il conoscendo Tedaldo tutta stordì . che non può della Toce riconoscendo ma 1' io non so {xu egli »e tenere la voce tP alcuno e per conoscerla con certezxa (che cosi creder ti spiega) sia modo ti^9C. e. se poi veduti . die' egli.. e temendo . NOVELLA Vn. (3) sua voce e alquanto più riguai*datolo e seco alTeruiaudo che per certo egli era Tedaldo. la la ctliz. morto (a) che die voi ed i miei credano la La donna . es&cr non piitea nella donna nù la „ timor né duhhiexza per „ tuono suo naturale per vece di voce di Tedaldo quaud' ei le parlu\u nel esser da lei conoaciulo. la „ Chi ben riguarda die' egli). Né i Deputati lu ni- il SaKiali approvano gran fatto chiuriìkii inamente vi s' giunta di quella yofX fossero. e {)oi di nuovo alifuanto n più riguardatolo. L 1... si dclil>cr() finalmente. . e piiingcndo gli si gìllò alcollo. Certo per assai facile lo la clic riconoscendo gran simigliausa delle lellerc il m cil n si rende «lirsi scambio di tenendo con temendo. e mai non fratelli morii nò si fu' . ed esjirime quasi lo stesso quo' del 27. andare come vi- (1) . così di lui temendo come vi de* morti corjìi . vivi /ossero. si teme} e non si pri a riceverlo gli come Tedaldo venuto di Cifece incontro mn. do dalla sepoltura quivi . rassicurata alquanto. dell' „ quelle vanno imitando mutasionc de' movinicuti animo j)cr di colei: la qual da lo coittrarìo pinma russicuralu ulijuunlo. Esso |>er tanto in il temendo legge lenendo. si volle t^ mendo te . Il testo Mannelli jhko copra ha conosciele. II. come Tedal.. e appresso quasi la temendo voce di Tedaklo. (1) t Come del i5a7. (a) ^ Cioè nejui "t ucciso.-<no. A cui il Tedaldo disse madonna non dubita.). e pare rlie (piesta {virola vi 9 adatti assai meglio eliu la voce {«mendo: ad ( o^i modo „ „ fu di contrailo avviso jiarolu il Salviati. la donna . Ma osserva il Dionisi che. ijualc intende. Quando . . comò egli slvsso Jirù nel proemio JcUu ae- gucntc giornata. ..

basciata e abbrac. se a reverenza di lui un picciol . uè mi ricordi mai più averti veduto. lo . e postosi con lui a sedere. col piacer de' prigioniei'i (i).At^ carcerieri. dono che io ti domandemorte cui Al- rò conceder mi vuoli (2) . la io sono un tuo ami. ciala lei disse madonna egli non è or tempo da fa- re più strette accoglienze: io voglio andare a fare clie Aldobrandino vi sia sano e salvo rendalo . io voglio stanot- te poter venir da voi e contarlevi per più agio die al presente non posso. A dobrandin rispose: valente uomo. o forse dalla lingua provenzale. della qual cosa spero clie avanti che donian sia sera. del iSsy e Deputati: vagli. . dende tante voci e forme di dire sono venute alla toscana favella. e con buona speandò ranza riconfortatala da lei si partì . come che io non ti conosca. poiché tu della mia salute se' soUIcIto . a te mandato da Dio per tua salute al quale per la tua innocenzia è di te venuta pietà. senza alcun fallo avanti la sentenzia della che doman attendi . gli disse: Aldobrandino. E nel vero il peccato per lo quale uom dice (3) che io debbo essere a morie giudicalo. e perciò. t Dal frencescon dit. sii ben tornato : Tedaldo. tu . se io l'ho buone. rimessasi la schiavina e '1 cappel- basciata un' altra volta la donna. più di paura della soprastante morte pensoso salute j che di speranza di futura e quasi in guisa di confortatore. io noi commisi {\) (2) (3) \ t QÀoh. e cola se n' dove Aldobrandino in pi-igione era. gli si gittò al collo e : Tedaldo mio dolce . della sua salute. come io credo. sia sera dove tu quella della tua assoluzione udirai. sì veramente . come tu di. ediz. voi udirete novelle clie vi piaceranno . Salviali. co .()o GIORNATA TERZA basclollo dicendo . a lui se n' entrò. amico dei essere. . Pinogli. E .

NOVELLAVO. Significa ancor /'avola. o<]o novella . volentieri loro perdonerò ed ora loro perdonoj e se io quinci esco vivo e scampo. acciocché Iddio mia salute intenda . io lo serverò fermamente. fratelli di Tedaldo l' averli a questo punto condotto te credendo nella morte del . se E da n'andò alla signorìa. ciance o parole^ frascherie o baie. che il latino ilice nuncìus V r Ilalin comitneinentc dice nuove. disse. signor mio. se egli . Non il' n$|)ctlato 1)cn fresche novelle „ Potr. gik fatti. ti ila . così ti quali forse a cjut'slo roiulollo m' hanno ha al Ma dico a reveren- Dio . ciascun dee volentieri faticarsi iu farcite la veri ih del- (1) Novella ha {liù significali . . il Novella e novello è nome acuivo e vaie medeùioo che nuovo. e . „ Che „ novelle son queste? Non attendo •e ed altre assai che ne Iruovano per lutti gli autori volgari. per amici . in ciò fare quella mnnicia terrò che a grado Questo piacque altro.. né con quanto ardor 5 . senza volergli dire stesse: sommamente pregò che di buon cuore il che per certo avanti che seguente giorno Guisse egli udirebbe novella (i) certissima della sua salute. e in segreto ad un cavaliere che quella tenca disse cosi. ginmmni za di . quello che a' io voglio niun' altra cosa ò se non che tu perdoni quattro . raccon- tanicnlo di cosa avvenuta vera o verisimile libro.'„ Io pur ascollo e non . 91 li nssai dogli altri ho . promettessi e p<TÒ (piello che . me piace ogiii gran cosa ri . non che una j farei volentieti non elle io . peregrino allora . lui partitosi. o Coae a così fatte novelle ^ . „ . addoinanda dio s<>nza fallo ov' egli avvenga Il che io scampi . . lor fratello esser colpevole ed abbigli per ti fratelli e . desideri . dove essi di questo : dimnndin perdono A cui Aldobrandin rispose non sa quanto dolce cosa si si sia In vendetta l' . al peregrino il . se non chi riceve alla oflese ma tuttavia . presente misericordia di picciola . Significa come sono le cento Ji questo tali.

avervi mostrato. e lei so- (1) il t II testo qui venuto a wi Non pare clic siasi taciuto siasi verLo sono per la figura ellissi. venga in onor di voi io e in di chi meritato . peccato commesso. e non uccisori. 93 le cose si GIORNATA TERZA conosca. ha io se ne venne . e narloj il per condanio che è certissimamente falso sì come credo avanti che mezza notte sia . al quale d' Aldobrandino increscea vo- lentier diede orecchi alle parole del peregrino j e te cose mol- lui sopra ciò ragionate '1 . dandovi gli ucciditori Il (2) di quel giovane nelle mani. ed occultamente madonna Ermellina Mann.. . . e parvi aver trovato per vero lui essere stato siete . cosa acciocché av1' e i peccatori sien puniti . ha voi sono (i) qui venuto a voi E come voi sapete . porre al martorio. e certo vi si legge e nell'edizione dol 27 e nelle (2) Ucciditori . roso uomo da . ma ben possessori. j dissero perciocché egli alla essi nello alber- dell' un Il di loro. no il luogo che voi tenete acciocché coloro non poril tino le pene che non hanno . aveva molta noia data e volutala sforzare a fare . voler suo peregrino questo avendo saputo . valo. che Te- daldo Elisei ucciso aveano non conoscendolo . per rin- venire come stata fosse la cosa. non essendovi . e posseditori dis- sero i Toscani antichi. con al- licenza dal gentile la casa di uomo si partì . altre posteriori. La qual male . per sua introdualbergatori e zione iu su il primo sonno i due 5 fratelli lor fante a man salva prese e lor volendo. e poi insieme apertamente confessarono sé essere stati coloro . tutti noi soffersero j ma ciascun per so. e massi aiamente coloro che tengo. ma è da giudicarsi piuttosto che omesso per inavvertenza. avete rigidamente contro Aldobrandin Palermini pro- ceduto . Do: mandati della cagione moglie go il . quello che Tedaldo Elisei uccise.

affettuosamente abbracciò e basciò il suo Tedaldo e andatisene insie- me ce . co- me alla il giorno appressò Tedaldo avendo già donna mostralo ciò che fare intendeva. che è quanto a dire mali facitori Io ne ho titcnula T antioi lìb lesione uioMo dalla aulotiti di ai riputate odixioui. che fatto avea . in abito peregri. e Jattorì. che per cer- to tu riavrai domane qui sano e le salvo il tuo Aldobran- dino} e per darle di ciò più intera crcdenra. pregalo che occultissimo fosse pure . attendere il a' fatti d' . al letto. . del LXXIII e del LXXXVU ntaluUori. e pochi di appresso l' a' mafattorì (i) dove la testa . disse : carissima donna mia . Aldobrandino La si- venuto giorno e parendole piena informali- zione avere dell'opera. XXVU. rallegrati . tocx.cuinpa'^ta. . E . eU moderma mi testo Mannelli e nelle edirioaì iu rece di malJaUori leggesi io jM-nso. . La donna di due così fatti accidenti e così subiti cioè di riaver Tedal- do vivo to . 93 essendo ogni altro della casa andato a dormire^. il quale veramente credeva aver pianto mor. . pienamente raccontò . e di vedere libero dal pericolo Aldobrandino si il quale fra pochi dì credeva dover piagner morto tanto lieta quanto altra ne fosse mai .. ciò. cioè mali. un dell' altro s' prendendo .'* 1* trovò clic aspettava . . com- messo avevan omicidio fece tagliar Essendo adunque libero Aldobrandino con gran letizia di lui (1) t L'edisione del 1718. na niiinnesc hanno a* innl/altori del Livomo del 1789. VII. e dacajx) . NOVELLA la . parimente disiderosa d' udire buone novelle del marito e di riconciliarsi pienamenr Alla qual venuto con lieto viso te col suo Tedaldo . no s' usci della casa della . di l' buon volere fecero graziosa e lieta padilettosa gioia levatosi. . . quella di . prestamente Aldobrandino berò . scamdo rhe da ma' . ora fosse gnoria . donna per dovere quando .

a' quattro fratal e Con loro assai delle parole si che intorno a materia richiedeano . usate. re sono tre soli i nomi d'una slllal)a clic lia la iiosli-a lin- gua serventi ad ara])edue ancor nel verso. la sé essere ma armati per tema . ne ricevesse i quattro e le lor donne aggiu- gnendo che invitargli esso medesimo andrebbe incontanente ad al alla pace e suo convito da sua parte.griie e regi si usano Evvi anche piò. gru. che dicesi molto lienc nel minore e nel maggior numero (1) t Osservisi questa forma di dire invitò a dover desiuare in luogo di invilo a desinare. do- mandando perdono. stare : l'amistà d'Aldobrandino racqui.. li quali esso sentiva non solamente per . lo suo scampo scornati. apparecchiato te A cui il peregrino fece per lo seguen. 94 GlORNxiTA TERZA i e della sua douna e di tutti suoi amici e parenti. i Ma fra- parendogli dopo alcun di (i) tempo di dovere telli riducere a concordia con Aldobrandino . al fine con ragioni irregli pugnabili assai agevolmente condusse a dovere. Ed essendo Aldobrandino di quanto al peregrino piaceva contento telli . . Lenclu: dic'. lui alla lor casa condussero per . "l numeri. e co- noscendo manifesta mente ciò essere per opera del peregrino tanto . Fretjuentcmenle unisce il Boccaccio /jt//e/t'. e questo fatto loro e le lor donne a dover de- sinare (2) la seguente mattina con Aldobrandino gl'iu- (i) Di. si potevano veder e spezialmente donna che sapeva a cui farlosi. domandò ad Aldobrandino promessa Aldobrandino liberamente rispose . il peregrino tantosto u' andò . dì apprestare un bel convito nel quale gli disse che voleva che egli co' suoi parenti e fratelli con le sue don. avvenuto . dove- . quanto nella città gli piacesse di stare festa e quivi sazii . di fargli onore e la non .

la tari tura ita stata per lojresco dolore ec. ed essendo msgnificamente serviti nel con- . con poche parole spacciandosi ogni ingiuria ricevuta rimise. vennero. volere con (lare nllri verl>i iiii'i così jicr un certo tcuo . quello la alcuna altro die laudcvole se non una . a ilir meglio. ed A. nelje mani d' Aldobrandino perdonanza domandando di ciò che contro a lui avevano adoperato. o. tutte di bruno vestite . emendò se non una taciturnità . se non ima. punii mag- non crcdcrclJie. per lingua no» nlqunnto ili energia nll» espressione In questo U •tra parteci|)« dcDa inglese. darlo e tonol»l)ero il disordine di questo |)erio«lo. . e da madonna Ermelconvito lina e dall'altre donne graziosamente ricevute furono. "t il dljordine in questo luoqo dair essersi usato il il gerundio in regolare an- Tccc del verbo. te non una Nasce tale taciturnità: leggasi col MS. Aldobrandino lagrimando pieto- samente gli ricevette . R. modo eouldy shnuld. e G. colla sola ili(Tcren«n che tloTC noi gli «la usiamo ciò die gl'Inglesi ne formano il 80^f.. come erano con alquanti loro . La mattina adunque i mangiare primieramente così vestiti di quattro . altro che. Tedaldo nero . comrimi- pagnia erano da Aldobrandino invitati. gittate si l'armi in terra sero . Ne avendo avuto in quello cosa alcuna altra. l' 9$ ora del ed essi liberamente della sua fò sicurali. Osscnisi come periodo piglierrbbe stati wn damento se si leggesse. nel!' infinito. e co* D.iunlivo. aTTerbialmente. tacilurnitù (i) stala per lo fresco dolore rappresen- re. tentarono d' rrorn* non \i riuscirono. G. tennero s(?guente in su fratelli di l' invito. Appresso costoro le sirocchie e le mogli loro. e tutti basciandogli in bocca . nò avendo avuto ia . A. Vctlcsi onrlic tra le lingue d' indolo nssni dispamtn hncci in certi gior avvicinamento che altri a prima giunta (i) Rolli.NOVELLA VIL vitò. amici vennero a casa Aldobrandino va j che gli attende- e quivi davanti a tutti coloro che a fare lor stati . wouWcc. magnificamente le Ed gli essendo stati serviti nel uomini parimente e cOvsa donne . che Imt- devole. nella quale iisansi qunsi «Ilo stesso . R.

ili pag. PotreJdie aJ la parlicella 7. V. se non la taciturnità ma venuto il tempo di torta via. Oltre a- esempi da me uddolti ne accennerò un altro che può vedersi nel1. GIORNATA TERZA Tedaldo : tato ne' vestimenti oscuri de' parenti di per al- \ito gli uomini parimente e clie le donne. Ripeterò ancora.. e comincia la voce seguente il Ma con la lette- ra maiuscola.. 226 principio. varie Premetto che in questo luogo hanno interpunzione varia il edizioni . la taciturnità stata per lo fresco „ dolore rappresentato ne' vestimenti oscuri de' parenti di Tedaldo „ ec. più sottili investigatori del proprio ufficio di ciascuna delle parti del discorso. venuto il tempo di tarla via. Posto ciò io regolerei l'interpunzione del periodo in questa guisa : Jid eascndu stati mugnijìcamentc serviti nel convito gli uomini parimente e le donne. (•) (*) Gran . JS'oji avendo avuto nel . conte seco dispo- uvea. e ne fa nuovo periodo affatto sospeso...se non una. a me non dispiace. L' edizione del testo Mannelli ha la voce Tedaldo. r Opere del Baccaccio dell'edizione di Napoli 1725. gli si levò in pie ec. disordine hanno trovato gli i critici in questo luogo del Boc- caccio Messi da parte antichi. I Deputali e Salviati fanno punto fcnno dopo voce pe- Tedaldo. pag. di fra Guittone.2«. ma noi fanno già dopo la voce accorto. si levò in pie ec.^ . che punto dopo è la più giudiziosa. addurrò solamente l'osservazione del Slg. IIACCUI. la qual cosa a noi. convito cosa alcuna altro che laudevole. ma non comincia per lettera grande la voce seguente per: e forse è quel punto minimo. la taciturnità stata per lo fresco dolore rappresentato ne'' vestimenti oscuri de' parenti di il dii'iso e'Z Te- daldo (per la (fual cosa da alquanti convito del peregrino era stato biasimato. riodo.se non una. Finalmente all' uopo di esporre il mio concetto mi giova la particella avvertire che nei tre testi a penna magliuhecliiani manca Ma incominciante nuovo pe- riodo dopo la voce accorto. ove tro\asi un punto fermo. de' Villani e di altri scrittori loro contemporanei apparisce avere gli antichi autori toscani assegnata alcuna volta al ge- rundio eziandio la funzione del verho. non ehbe in quello cosa „ cuna altro laudevole. Colombo. e seguitano di il La moderna Livorno del 1789 concorda con . ne avendo avuto in quello cosa alcuna altro che laudevole. Parte 2. Da questo luogo del Boccaccio e da simiglianti delle cento Novelle an- tiche. ed egli se n' era accorto) sto ma. 21. la Ha poi la detta edizione il punto fermo dopo voce iicrorto. la Parmense. ciò che ho detto altrove zione nelle stampe gli che la cattiva interpun- fa spesso nascere il disordine de' periodi. che stacca una parte del pe- riodo antecedente. si non concede di fare. . di che parlali Salvini nelle Prose Toscane. alcuno parere poco (alzantecon antecedenti Ravvici- nandola a che si riferisce.

e si- migliante appresso fecer le donne.c il con- vito crasi fallo non ilal ma da Aldobrandino. il ' 97 convito (i) del In Climi cosa da al({uanli diviso e .sto . . avanti che alcun s' arrischiasse a credere che '1 fos- se desso. .nti. Gli «liUiri <Vl XXVII. venuto tempo da gli altri le torla via . la gli donna rispose: niu- n' .* ^NOVELLA VII. fuor che mounaErmellina. assai de' lor parentadi. pcrt'gtino iicrrl. f Ricotioscitdojii e lungamente guatalo. Tcdis. avea. cousiderato le sue opere (i) + Cosi legge il Mannelli. si abbia fatto festa e che come colei che più che per gli è tenu- che alcuna altra. niuna cosa è mancata a cpiesto convito . uomini il delle cose tra loro avvenute. '1 peregrino era stato biasimato to . disse: che è questo. E di dosso git- tatasi la schiavina ed ognitibito peregrino. poi- ché avendolo avuto continuamente con voi non lo avete conosciuto . ha che più volentieri farei io.. ad abbracciare corsero. de' suoi accidenti raccontò. ckl 97. in una giubba di '/. lessero i7 lUviso il e F invito. fu (•»). Il che Tedaldo vedendo. Ermelliua? come non fai tu. Perche i fratelli e gli altri tutti di lagrime il d' allegrezza pieni. festa a Tedaldo? na ce faccia ta A cui udenti tutti. ed egli se n' era accoril Ma come . si levò in piò mangiiindo ancora frutte . e riconosciuto. come l'altre donne. e nou senza grandissima malungamente raviglia di tutti guatato. e disse. a doverlo far lieto se non Tedaldoj il quale . cosi le non parenti come le part. Ma S>I- \iali fu d'avviso che foste meglio attenersi anche [qui alP ottimo lesto: il |HTriocchè convito era stato pensamento ed impresa del peregrino. io il vi voglio mostrare. seco dis|>o. la qvial lesione fu ritenuta cxiandio «W Deputali. Il che Aldobrandino veggendo. e il IMiò (Mica dir molto bene Boccaccio il diviso e 'l coavito d*l pere- grino {•i) .endado verde rimase.

cosi gli fece lieta festa. per questo ciascun fé sta a Tedaldo vestimenti neri in dosso si tolse . credi tu che io creda agli abbaiatori? esso la procaccianes- mia salute . quasi . . adunque da stracciò li esso medesimo e i a' fratelli bruni alle siroc- chie e alle cognate si . questa . bene dimostrato ha quello : sere stato falso senza che io mai noi credetti . Matt. Li quali poiché si rivestiti furono . che noi credevam Tedaldo. E . per denotare il mal animo. la festa continuarono Li Fiorentini più . me do ne fanno stare -A assai cui Aldobrandin disse . tutti a casa di Tedaldo n' andarono e quivi la sera cenarono e più giorni appresso . lenta in questo ad ubbidire per che levatasi abbracciandolo d' come 1' altre avevan fatto . maniera tegnendo giorni . come un uomo risuscitato e maravia' fra- gliosa cosa telli i-iguardavan Tedaldo j e a molti e ancora n' era un cotal dubbio debole nel? animo o no . Questa di j liberalità Aldobrandino piacque molto a' fratelli Tedaldo e a ciascuno uomo e donna che quivi era via. : va' via . . altro il non demarito: ella siderava non fu . canti e balli e altri sollazzi vi fecero assai: per la qual cosa il convito fine. e volle che quivi altri vestimenti facessero venire . La donna che . va'. E preso dalla ruggine che guasta ferro. ebbe sonoro eran . che fosse nata nelle menti d'alcuni dalle parole state. ma le disoneste parole dette ne' di che noi piagnemmo colui. tosto le- va su . che tacito principio avuto avea .^ io t' GIORNATA TERZA abbia riavuto . Fatta e ogni rug- ginuzza (i). abbraccialo . . . delicata espressione. se fosse desso e noi credevano ancor fermamea- (i) Ru^ginuzza. come . con grandissima allegrezza cosi.

a' fratelli e a ciascuno altro. suo amare. fratel di Tedaldo. udendo questo. si Il maggior nanzi . e clùesongli perdono dicen- do : in verith che voi risomigliate più che uomo che un nostro noi vedessimo mai risomigliarc un altro. Dio faccia noi godere del nostro. e. senza più turbarsi donna discreta- mente operando. parlare si vergognarono.« NOVFXLA fatto a fé lor VII. Costoro udendo! . segni riconosciuto fu colui che era j to ucciso essere stato Faziuolo e non Tedaldo laon- de il sospetto di lui usci . di Lunigiana davanti a casa loro gli si e vedendo Tedaldo fe<. Bene maravigliavamo dello abito 3 perciocsì ché esso era. Fa- ziuolo. né é mai potemmo poi sapere che vero che noi ci di lui fosse. e ziuolo . né forse avn>bber pcxza (i) un caso avvenuto non fosse. cioò d'indi a molto tempo. . «"y^ se te . che l' chiaro chi fosse stato ucciso j il (junle fu questo. cosi es- sere stato come costor dicevano di che per questi sta- e per gli altri .ero incontro dicendo: ben passa stare. . masnadiere. lungamente goderondel loro amore. . Passavano un giorno fanti . forse quindici dì o fa . come di noi siamo. (1] A peua. che fece in- domandò Costoro il fosse stato vestito quel Fa- dissero} e trovossi : appunto tra . Tetlaldo adunque tornato ricchissimo la perseverò nel . poco più si . A'({uali Tctlaldo in presenzia de' fratelli rispose: voi m'avete colto in iscanibio. qua . compagno che venne il (piale si chiama Faziuoloda Pontremoli.

po frequentato dagli uomini. per suo nutrica un fi- gliuolo dello abate rato. è sotterrato per morto . Dico adunque come un vivo . è messo in pri. Ferondo mangiata certa polvere . per morto seppellito fosse to .loo GIORNATA TERZA NOVELLA Vm. la Reina. contare una verità che ha troppo ella fu. Fu adunque in sta. alla Lauretta strato il con un sol cenno mo- suo disio. ma che brievemente narrata fosse stata. e poi risuscitato . e fattogli credere che egli e in purgatorio . nella moglie di lui gene- V. un monaco quale in ogni cosa era santissimo fuor . a- vendo rispetto alla quantità e alla varietà de' casi in essa raccontati. che la moglie di lui si gode . le die cagione di così cominciare. Ca- rissime Donne. e come poi per risuscitaaltri lui e non per vivo egli stesso e molti credes- sero essere della sepoltura uscito.enuta da la fine della lunga novella d'Emilia. che come colpevole ne dovea più tosto essere condannato. in luogo non tropnella quale fu fatto abate . . tratto della sepoltura . di che di quello che menzogna sembianza | l' e quella nella mente m' ha ritornata avere udito un per un altro essere slato pianto e seppellito. non la perciò dispiaciuta ad alcuno per tutte tenuto sua lunghezza. colui di ciò essendo per santo adorato . gione . si Toscana una badia . po- come noineveggiam il molte. e ancora ò. e dalV abate . a me si para davanti a doversi far racpiiì.

assai spesse in quelC opera Salv. II.>erava Ma pure. in e guardarla . Mannelli avverte ni-l in. Av^e^t. ma parimente nelle altre scrit- ture del l)uon secolo. cap. con avvertirci che Mannelli nel mu<tt tazione sMnj^nnnò sicuramente. . ma nò (i) susplcava to in ogni cosa. ovvero eziandio p«x una cotal grazia ed energia del discorso. Avendo jwi gli editori del 37 trovato in alcuni testi a penna e in questa dimesliehetxn ^ adottarono rosi l'atta lezione: ma s' si i Dqnitati e la voci* sì il cav.. quasi se ne dis]. e la lezione del I Mannelli fu tali stf^uila nelle inipn-ssiuni di la Livorno e di Milano.irj^inc che cosJ si leggeva nel ronniisciilto orìginnle. perdili santissimo e giusto era tenu- Ora avvenne clic . clie nell' »«•! «l opero delle femmine: e questo sapeva il cau- tam(!nle fare. e più mi piace. i. con Io abate dimesticato un ricchissimo villano quale avea senza . ci E in che questa. amare questa sua moglie savissi- mo . le pigliava delle e in questa (u) bellissima accorse 1' abate . come molto a v- (i) (q) In alcuni "t testi a penna trovo Il ne pur. Ed io aggiuj^erò die non solo nel Decameron.lio. il nome Ferondo uomo materiale e grosso modo nò per altro la sua dimestichezza pia. . Depu- aeilellcro bene di riiuctlorci il |Mirticula e/. clie dimesliefietza vi fosse st^la ag«l' giunta da chi non accorse che in quetta ha qui fona avverbio DECAM. né di né notte Ma udendo che quantunque Feronbene era do fosse in ogni altra cosa semplice e dissipito. non ricordandosi s\ (die" egli) che la non \'nl sempre per copula . NOVELLA vili. trovasi talora questa parlicoUi non solamente come copulati%a. e et>n ragione. e de' tempi |K»leriori altresì. essendosi molto . ma il inoltre ( conte avverti molto l)enc Cinonio ) in luogo d' altre priicellc. e (picsla il Uiione adotfar questa tò eziandio Salviati. particola la ipiale Mn egli nlla iwrticrlla et sostituì la parve n lui rlie ci stesse me}. che quasi iiiuno. pensiindo. 7 . . Ferondo avere una si donna per moglie s' della quale esso fer- ventemente innamorò . che ad altro non pensava . e che ( fatte guise di piirlar rotto tono t. ceva allo abate quali talvolta s' se non per alcune recreazioni sue simplicità . T. 1. Salviali la rigettarono. lili. 6 ). iiou che sapesse.

e chiesene la licenza rondo . o altro bene. ed egli sì . e tanto simamente che alla donna venne desideda Fe- rio di confessarsi da lui . la cagione del mio ben potere adoperare il confessarmi. aver per la marito un mentecatto essere 1' ma : molto maggiore . cosi matto come d' ogni senza alcuna cagione è fuori misura geloso di me . piacere toccò animo e parvegll che la fortuna gli avesse al suo maggior desiderio aperta la via . e disse : figliuola mia. considerato chi è Ferondo . . credo avere un geloso per che avendo voi e l'uno . . m' avesse dato mari- o non me co' vostri mi sarebbe agevole ammaestramenti d'entrare nel cammino ohe lo avesse dato forse ragionato n' avete che io .102 veduto la t GIORNATA TERZA recò a taato Ferondo . qual cosa . ed ebbe la Venuta adunque a confessarsi la donna allo abate con grandissimo piacer postaglisi a sedere . se quinci non comincia . posso dir vedova e pur maritata sono in quanto vendo esso altro marito aver egli è . die egli insieme con sua donna a prendere alcuno diporto nel giardino : della badia venivano alcuna volta e quivi con loro della beatitudine di vita eterna e di santissime opere di molti uomini e donne passate ragionava modestisloro. anzi cbe a dire altro venisse . poco mi gioverà. : messere se Iddio . prima che io ad altra confession venga quanto più posso umilmente vi priego che sopra questo vi piaccia darmi alcun consiglio 5 perciocché . 1' Questo ragionamento con gran dello abate . di lui. mena altrui a vita eterna . Ma mi vi. in- cominciò to. la . ed a pie . come voi siete. io credo che gran noia sia ad tina bella e dilicata donna. non posso che . e la sua stultizia . io per questo altro lui viver che in tribulazione e in mala ventura con non posso Per .

io ed egli il AdunSì. ciò che vi pia- purcliè io possa. e sarebbe più geloso che mai La donna io disvse : puit he egli di questa mala. rimaritare . che gulderdon debbo aver da voi di così fatto servigio Padre mio . tornando Ferondo vi converrebbe a lui tornare . ri- que. solVerta che egh losia sarà guarltp noi con il ct. perciocché Iddio . disse la donna . ed lo io faròj ma ce . il . a gu voi mente ciò . Ma a questo nt> brievemeule par- lando . . ben purchò a voi dea vi cuore di segreto tenere ciò che disse : io ragionerò . che quello che io mi met> . te: egli convien eh' muoia . di ciò nou . 1' avrebbe per male e . convien che egli vada in purgatorio. La donna ad padre mio . ad un cosi vole ? uomo come : sia convene- A cui abate disse madonna sia voi potete nou meno adoperar per me. dubitate perciocché io mi si lascerei innanzi morire che io cosa dicessi dicessi . e cosi v' andrà: e quandi questa sua ge- do tanta pena avrà . ventura guarisca. abate .. che voi siete . Disse allora l'abate. disse spose l' la donna debbo . che egli non mi convenga sempre stare in prigione fate . Iddio che in questa vita intorni. rimaner vedova? . che puote una mia pari. per uu certo tempo nel quale vi con- verrà molto guardare che voi ad altrui non vi lasciate . xione dite vi credo . vi potrh egli e' E come. altrui. fuorché si uno risca . andare vivendo? Disse l'aba. ninno nò consiglio rimedio veggo. quale ò che T'erondo di questa gelosia guarirlo so io troppo guafare . son contenta^ il come ? vi place . NOVELLA e l' VIIL*? io3 altro .'rte orazioni pregheremo farà. disse la donna. che voi mi diceste che ì io non . che della vostra iribula. . La medicina da il . fatto 1' ]NLt . Ma come potrà far questo egli Rispose di nccesr r abate sita se uoi vogliamo che guarisca .

che assai sono di quelle che quello disiderano che voi potete avere. allora la . mentre che Ferondo starà in purgatorio gnia . ed avrete consiglio . udendo questo voi foste tutta sbigottita rispose : oimè padre mio. che a loro vanno per consiglio. . sono apparecchiata nerete voi il . di cosi fatte cose? A cui 5 1' abate disse: anima mia bella non la santità vi maravigliate che per questo non diventa . pensando che ella piaccia a' santi che sono usi di vedere quelle del cielo: e oltre a questo. . si come che fia io mi dispongo scam- a far quello clie vostro bene e vostra consolazion dee essere. cosi voi potete far quello salute e . e come voi vedete io non sono ancor vecchio anzi E non dee questo esser grave a dover fare . domando è peccato del corpo . donna 1' se cosi è. faccendovi la notte compaj quella consolazion che vi dovrebbe dare egli di questo persona alcuna s' . un santo : or conviensi egli a'santi uomini di richieder le donne. La donna . né mai accorgerà . il dovete disidei'are perciocché . minore : perciocché ella dimora nell' anima e quello clie io vi sì sia . che che . co- me vi che io sia abate . io vi darò . po della vita mia Disse . Non rifiutate la grazia che Iddio vi mando ciascun di .. io . ^ò^ GIORNATA TERZA j to a far per voi perciocché . creden- me quello e più che voi poco avanti ne credavate. e faretemi contento di voi. . . per la quale io ardo tutto e mi consumo . della vostra bellezza più che altra donna potete . se savia crederrete al mio Oltre a questo io ho di belli gioielli e di . tanta forza ha avuta la vostra vaga bellezza che amore mi costrigne a cosi fare. Adunque disse abate mi do- vostro amore. da. gli altri . E dicevi che voi gloriar vi . . che è ciò che voi domandate? Io mi credeva che. Ma . io sono uomo come .

NOVELLA vili. La donna . quando alcun voleva dor. . . mano un del do- bellissimo anello la licenziò . la sua virtù durava alcuno non . con molte altre parole . non potere . . dolce speranza mia me che io fo . per voi volentieri.. no t che per mostri ([ucllo . che . avvisò di mandarlo in purdi maravlgllosa virtù. mnravigllosecose santità dolio abate . egli qua con meco se ne venga a dimo- rare Fi detto (questo. si fatta maniera più e meu dormire s<^ colui . mendo mandare nel suo paradiso o tra rione. e con loro a casa se ne tornò se n' cosi s' a pochi dì Ferondo . . avanti che egli ristesse V ebbe che questo fosse ben fatto : perchè essa vergognosamente disse sé essere apparecchiata ad ogni suo comandoj ma prima . che Ferondo andato fosse in purgatorio : A cui egli v' l' abate contentissimo disse e noi faremo che andrà incontanente : farete pure che domane . e attendendo d*aver degli alle compagne Ivi tornata. andò alla badia : il quale come la l' abate vide . postole celatamente in . alle prime continuandosi nel capo messo . avrebbe mai detto sta tanta colui in aver vita ) e di que- presane . La douna altri . teneva il viso basso nò sapeva come negarlo pareva far bene: per clic e il concedcrj^liele te non le 1' abarì<- veggcudola averlo ascoltato e dare indugio alla ipostn parendogliele avere gih mezza convertila . che la pren- deva . mentre . io5 persona sic- li qtiali io non intendo Fate adunque clic d' altra . gatorio e ritrovata una polvere quale nelle parti di Levante avuta avea da un gran il principe ( quale affermava quella solersi usare per lo Veglio della Montagna . o l' altro di . che a fare 49)^xnirc tre gio rni suf- . cari . e che ella più e mcn data senza alcuna lesione faceva per . cominciò a raccontare della . lieta no .

])iuchier di altre dormir tre giorni sufficiente vino senza avvedersene Ferondo. e lui appresso menò nel e con più altri de' suoi monaci di lui codiletto . gli volesse la . ho creduto bene di chiudere parentesi le proposizioni incidenti.. gliele die he- Le cose vi stanno per incidenza. e sono puri accessori. ... tra per toglierlo più che io potessi. gliele die here . costui venne un sonno subito e in pie s' fiero nella testa . cidente fattolo scignere .. . dicono Deputati essere stato preso dal (2] Milione di Marco Polo Scignere scingere. un bicchier . e ritrovata una polvere di maravigliosa virtù. „ questa tanta presane. le ma perchè questi accessori son molti. siccome il lettore se ne sarà facilmente avveduto. minciarono e delle sue sciocchezze a pigliar Il quale non durò guari che . sciorre.. io6 fidente fosse .. „ la quale nelle parli di Levante avuta avea da a fare un gran principe. GIORNATA TERZA e ( i ) in . L' abate mostrando di tuxbarsi dello ac(2) . e '1 sentimento rlvocare veggendo 1' monaci che per il tutto questo egli .adi fosse. liadia : il quale è questo:. . quasi da alcuna fumosità di stomaco 1' o d' altro che occupato rita vita e' avesse . mandatolo a dire moglie e : parenti di lui tutti quivi prestamente vennero e avendolo la moglie col- (i) \ La andò particola e evvi di soprappiù.. Per che . Ivi a pochi dì 1' Ferondo avvisò di „ se n' alla il quale come aliate vide così s' „ mandarlo in purgatorio. di vino . che „ in un „ re. che qui si accenna del Veglio della Montagna. avvertenza che io ho avuta eziandio -parecchie altre volte. i Ciò. lavorando la polvere . . che neccia anzi che no al filo del periodo. smarabate . Ond'èche. non si risentiva toccandogli tutti polso e niun sentimento trovandogli e' per costante ebbero eh' alla fosse a' morto . a . e fatta recare acqua fredda e gittargliele nel viso e molti suoi altri argo- menti fatti fare . . tale che stando ancora tato addormentò e addormen- cadde . non ben chiaro ancora nella sua cella senza avvedersene Ferondo chiostro . con disgiungere troppo 1' idee principali una il dall'altra vi cagionano qualche imharazzo. e pare a me .

simo badia diletto e piacere . un monaco bolognese notte tacitamente lui in di cui egli molto si . libera e senza l' impaccio di Ferondo o d' . bolata trovò e confortatala alquanto pianamente la richiese della promessa. e che per prigione de' .NOVELLA le vili. dallo aba- te informalo di (juello che avesse a fare senza sajwme alcuna altra persona niima cosa. e con quel lei infìno al si mattutino con grandis. e così rip masasi nella casa era di il figliuolo e la ricchezza che stata Ferondo cominciò a governare . confidava. Ferondo trassero della sepoltura. suoi vestimenti. cominciò ad attender che Ferondo si risentisse . L' abate con . giacque ritornò alla cammino per cosi fallo servigio faccendo assai sovente. j un altro bello anello disse che era ap- e con lui compose che la notte. avendogli veduto in dito parecchiata v' andasse. che di lui aveva pnrtirsi che non intendeva . 107 sue parenti altjuanto pianto cosi vestito . a casa disse o da tni piccol fanciulliu. e lasciaronlo stare tanto il eli' e' si tisse. metttrrc in uno avello come era il La donna si toniò . E da alcuno e nello andare e nel torna- re alcuna volta essendo scontrato. fu creduto che fosse . e a gnisa di monaco vestitolo glia il sopra un fascio di parisen- posero . la quale di nero vestita e . monaci che i fallissero era stata fatta nel portarono j e trattigli . La donna veggendosi altnii . donna . la seguente notte travestilo Per che. e dal suo to v' monaco accompagnae poi si andò . . gianinmi. e una tomba . venuta V abate de' panni di Ferondo. fece V abate . In questo mezzo monaco bolognese . levatosi la e quel di quivi da Bologna era venuto . nella quale alcun lume non si ve- dea . L' abate il di seguente con alcun de' suoi monaci per modo di visilazion se n'antri- dò a casa della .

dalle il buono anno. Come il disse : Ferondo dun- que son Ferondo io morto Disse monaco e mai . poiché mangiato ebbe . altro quando voglia ne veniva E . . Ferondo . gran battitura A cui Ferondo avendo gridato . ben gran bene anzi che io morissi tanto che io me la teneva me tutta notte in braccio e . 11 che veggendo (i) Ferondo ? o mangiano io ti i morti Disse il monaco . il muro il Ma . il monaco da capo gli ri- prese e con quelle medesime verghe . più nuove cose del mondo disse : di- il monaco portò alquanto da mangia. gran voglia avendone il cominciò a mangiare e a berej e non parendogli vi- no troppo buono. Per che sé stesso e la sua le donna '1 suo figliuolo co- minciò a piagnere. Al quale re e da bere . non faceva . . che ella vino della botte di lungo . con certe verghe in ra . diede una assai. .. falla trista. accorgersi. cendo. fosse ) entrato dentro con una voce . . . mano . altro che bdsciarla ed anche faceva . (1) D verbo vedere <jui sta per sentire. più volte fu detto Il monaco bolognese . che reco è ciò che la donna che fu tua 1' mandò stail ti mane alla chiesa a far dir messe per anima tua 3 che Domeneddio vuole che qui rappresentato Disse allora ^Ferondo Io le voleva : sia Domine . e quivi trovandosi senza saper dove orribile. . presolo gli diede una gran battitualtro Ferondo piangendo e gridando non faceva io? che domandare: dove sono se : A cui . che ben sapeva ciò che ( risensi era tito . poi . I o8 GIORNATA TERZA Ferondo che andasse per quella contrada penitenza faccendoj e poi molte novelle tra la gente grossa della villa e alla moglie ancora . il monaco sì rispo: tu se' in purgatorio ? . sìj e questo . diede al prete del disse Domine.

se io vi : tomo mai io sarò . moglie dolce : Oimè . tu abbi sii si a mente quello che . mi Disse : von^ il mo' e per- naco io sono anche morto e fui di Sardigna io lodai gih f molto ad un mio signore V esser ge- sono stato dannato da Dio a questa pena . monaco : ma elle arsero alle . . e ammendartene: e fa' che se egli avviene che tu mai io ti vi tomi. due vohc . la batterò mai non le dirò villania se non del vino che ci ella ci ha mandato stamane . convenuto mangiare fece bene . chi Iddio vuo. che : tu che questo . puoi né vedere nò udire allora non come essi te Disse Ferondo : o quanto siam uoi di limgi dalle no- . messe O . e la piìi io ella era più melata che '1 ma 1' non sapeva che Domencddio avesse jwr male che fosse geloso . di questo ti dovevi tu avvedere mentre eri di . disse Ferondo tu dirai vero e per certo. NOVELLA disse : Vin. il monaco: si. . ha mandato canal ed cmmi sì . disse Ferondo . li sia fatto E : per che cagione? disse Fetu fosti geloso. tu di vero confetto . fo ora : che tu vi le non mai più geloso Disse Ferondo o ritorna- mai chi muore? Disse . il miglior marito del mondo mai non . uomo : che io non sarei stato . buio Disse il . disse . che io cpicste battiture infi- debba dare mangiare e bere e no a tanto che Iddio Disse Ferondo : dilil)ererh altro di te e di e' me . ed anche non dela ninna . due ? Disse il monaco : . aven- rondo Disse il monaco perdio Ferondo do la miglior donna che fosse nelle tue contrade per .. tu ì 109 Disse il deh ({ucsto perchè mi fai monaco: p(>rcioochò cosi lia dì comandato Domoneddio che ogni . non è egli più persona che noi sì . se ma tu non gli . Disse il monaco Ih . a migliaia. . O . ella se io vi tomo f io la lascerò fare ciò se' che fai? Ma chè loso ti dimmi.

sevvl di lungi . e dirgli chiamar Ferondo confortati . moglie mia casciala melata . 1 1 o sire contrade ? GIORNATA TERZA O io disse monaco ! il . ni suoi . turosamente visitò il donna . La mattina Le duo in sul far del giorno e (i) •{ edizioni citnte nel Vocabolario hanno caciatu- . che a Dio piace che tu torni . que la seguente notte fece con una voce nella prigione. il disse all' abate perche ad amenduni parve fosse che senza indugio Ferondo purgatorio rivocato a vita ella di lui dicesse . Ferondo donna . . che egli gli mandava ore il di quella polvere tanta che . dolciata L' abate fattagli dare nel vino . lei si diede più bel tempo del . ha . al mondo j . ed che gravida fosse L' abate adiuicontraffatta . da dovere essere di lei si . insieme col monaco suo tacitamente Ferondo il narono nello avello nel quale era stato seppellito si risentì .. Ora fatti ragionamenti ed in simili con mangiare e con battiture fu tenuto Ferondo da dieci mesi 5 infra li quali assai sovente la bella 1' abate bene avvene con . forse quattro facesse dormire rimessigli i pantor. . e prestamente accor- tasene . dove tornato il tu avrai un figliuolo della tua quale farai che tu nomini Benedetto j perciocché per prieghi del tuo santo abate e della tua donna e per di san Benedetto . delle miglia più di bella cacheremo. udendo questo gli fu forte lieto e disse : ben mi piace dea il buono anno a messer alla Domeneddio e allo abate e a san . mondo Ma : come avvengono le sventure la donna ingravidò. Ferondo . B'erondo : e per quel che mi pa- dovremmo in cosi essere fuor del mondo . tanto ci . e che a tornasse . Gnaffe cotesto è bene assai ia. Benedetto e . noi . disse . gli amor Dio (i) ti fa questa grazia .

varsi d' orazione disse figliuoli non abbiate paura . perciocché poca ismovilura (i) avea l'incominciava a mandar via.. sembianti facccndo di . lodata sia la . così gli corse a' piedi . ed è \occ greca. vide egli . . ha qui rimandato e consola la tua donna la (i) Poca ismovilura mfea. apri- temi . le e quelle delle vostre orazioni secondo che rivelato mi fu di sim Beuedetto e della mia donna m' hanno : pene del purgatorio tratto e tornato in vita il di che io priego Iddio che vi dea di (a) oggi e tuttavia . avverli (a) modo <lvl dire. come anco gli Ebrei.e. cioè nuore luna governavano loi mesi. si Calende o colendi dicono ti i primi giorni di tutti i mesi si : a colende di maggio ec. che Ismossolo . prendete venite . cioè non era molto graTC e duroasrauoil Tcni. ma usata da' Romani le . ed egli stesso a sì pontar col capo nel coperchio . i piglia anno. per alcun pertugio dello avello lume . Ili . e disse padre mio. vide abate . stato senza Il vedere il cielo ) fuor dello avello uscito 1' quale : come . la croce e V acqua santa ed appresso di me e veggiamo ciò che la potenza d' Iddio ne j vuol mostrare ( come e così fece. potenza d' Iddio Iddio t' . Va' dunque . di che spaventati tutti per . non i quali non avcau calrnde luQc. ma i diceano neomenie. figliuolo poscia che . la novità del fatto cominciarono a fuggire Il (juale : . ed allo lej abnte n' andarono . Usano questa voce più contadini oggi. die da' Greci . quando colh . e viderlo già del monimcnto uscir fuori. dello avello forte . che detto avean mattutino la corson e conobbero voce di Ferondo . che con la ne' loro mesi. . Era Ferondo tutto pallido colui che tanto tempo era .NOVELLA Vra. i monaci . quando per lo dì primo altri. dogli esser vivo cominciò a gridare apritemi . . buon anno e le buone calen: L' abate disse . dell' dicono sole wna* altro. : per che paren. il quale veduto non avea ben dieci mesi .

come che di quella guerito. secondo opinione degli sciocchi. mostrò d' avere di questa cosa una grande ammirazione tare il . me . dove chiunque vedeva fuggiva come si suole delle orribili cose ma . così la bascierò tanto bene le voglio. la della santità dello abate E Ferondo. na partorì un figliuol . credendo quasi ogni se . più geloso . secon- do la promessa dello abate : fatta alla donna. che . . domandandolo molte cose quasi savio ritornato . è staservi- lagrime . . non fu per innanzi di la donna contenta one- . e sii da quinci innanzi amico e dore d' Iddio. come ìo la tro- verrò . poiché gente alquanto si fu rassicurata di con lui e videro che egli era vivo. lasciate far pur . Ma. don- maschio . . 112 qual sempre ta in . egli m' è ben detto cosi.. il qual fu chiamato Benedetto Ferondi La tornata di Ferondo e le sue parole. sessione rientrato de' suoi beni l' ingravidò al suo parere : e per ventura 1' venne che a convenevole tem- po . uomo che fama la risuscitato fos- accrebbero senza fine . a tutti rispondeva e diceva loro novelle dell' anime de' parenti loro. Ferondo tornò . e in pos. del Ragnolo Braghiello avanti che risuscitasse la Per qual cosa in casa colla moglie tornatosi . che per sì sua gelosia molte bat- titure ricevute avea. mondo de' fatti del purgatorio e in pien popolo la raccontò la rivelazione statagli fatta per bocca . egli richiamandogli affermava sé essere risuscitato La moglie similmente la aveva di lui paura . Disse Ferondo: messere. L' abate rimaso co' monaci suoi. e faceva da sé medesimo le più belle favole del . e fecene divotamente cannella sua villa far . . misereie il j . GIORNATA TERZA poìcliè tu dì questa vita passasti . che credono la la femmina nove mesi appunto portare i figliuoli.

clic . e mollo sua dottrina stimato e l>encficato il da papa Leone X. il suo privilegio rompere solamente a dire alla Reina. in persona di lei Giletta giacque con lui . «junndo scconciamcnle poteva ritrovava. e da Clemente VII. il santo abate le ne' suoi qualrbene e tlillgcntemeuservita l' maggior bisogui avea . L' di questo inferiori suoi caratteri in questa commedia sono mollo il a quelli di Uwxacciu. NOVELLA IX. ricordargli ipieU' Qui mi |)crmetta d' degnissimo illustratore di aureo uvvcrlimcnto Onisio: est i/Hoildam prudire IcHiis. avutala cara . e la intitolò firgiiiia. jicr la due cardinali. ' ii3 veramente volentieri col come si soleva . e fu la recitata la prima vulla in Siena j4ir* ivell^ i Il secondo fu Sli»kes|H-ar. si .liuulu niitumle che fu maritata a . cbe col Boccaccio nom dutur ultra. per moglie la tiene (i). vili. sotto cui {MnliGcato mori. tello di primo fu Bernardo Accolli nobile aretino.• j)er che egli poi . satala . Mart. non volendo a Dioneo . . Giletta di Nerlona guerisce d* una fistola: il re di Francia domanda per marito Beltramo il di Rossiglione . cantra sua voglia spose ne va per isdegno.fece illu!>lralorc sua commedia autore dice elic thiit end* welì. con lui si visse. e m. del Questi ne fece una conimctlia. e d' andare audie un poco più innansi. nome di una sua tij. ed ebbene due figlino-' a Firenze li . elle «li tanti ImIIì riconoscimenti e si teneri «Iella madre e dei fi- 111) tentato Il due autori eccellentissimi d'animarne drammatici «io e fra- coniiionimcnli. dove vagheggiando una giovane . quale. xXestava . un conte Mulalcsli.NOVELLA sta mento. conciò fosse questi Novella ò cosi hello e cosi riero «P intreccio. (i) Il soggetto (li corredato gli.

mani e . cosi tutta vaga cominciò a parlale. perciocché ricca e sola ella già era rimasa d' età onesta via . senza aspettar d' essere da' suoi. di chela giovinetta fieramente rimase sconso- lala : non guari appresso essendosi per veder Boltramo .. il quale sempre appresso di sé te- neva un medico. il conte . conte di Rossiglione: perciocché poco sano era . essendo molto guardata . avendo quella di Lauretella udita? Certo vantaggio ne fu che dell' altre non fu la primiera . non vedea. e oltre al convenevole della tenera età fervente a questo nelle . non avendo mai potuto Beltramo . volen. tra' quali era una fanciulla del detto medico. Per qual cosa essa . vi conterò Nel reame di Francia fu un gentile uomo . 1' avevan voluta maritare rifiutati n' avea . che poche poi ciute : ne sarebbon pia- e cosi spero che avverrà di quelle che per . Ora avvenne che ardendo dello . Chi dirà novella ornai che bella paia ta . quale era simo e piacevole : e con lui altri fanciulli della sua età s'allevavano. senza la cagion ella dimostrare . chente che ella si sia . del re lasciato ne convenne andare a Papadre di rigi. . questa giornata sono a raccontare Ma pure . il lei morto tieri se onesta cagione avesse potuta avere. a Parigi sarebbe andata j ma . pose e lui Al quale. chiamata Giletta. il detto conte un suo il figliuol piccolo bellis- chiamato Beltramo. Aveva senza piij . il quale . n4 la GIORNATA TERZA sollicitata cosa clie già fìnlta fosse la novella di Lauretta. dimenticare molti . La quale Beltramo infinito amore . a' i suoi parenti . chiamato maestro Gerardo di Nerbona. quella che alla proposta materia m' oc- coire . . chiamato fu Isnardo. Ed essendo quali da marito . morto .

re si fece medesimo i beffe delle parole di costei dicendo f quello che maggiori medici del . avuta avea nel petto ed era male stata curata gli rimasa una fistola . le venne sentita . ma . potuto nò saputo una giovane mondo non hanno femmina come il po- trebbe sapere f RingrazioUa adunque della sua buo- na volontà . e . . a cavallo ella s' ed a Parigi n' andò .AIX. NOVEU. senza alcima noia o d' avervi in otto . più alcun non voleva nò consiglio nò aiuto Di che la giovane fu oltre modo contenta . mentati l' che di ciò avesse potuto guerire ma tutti avean peggiorato: d' j>er la qual cosa il re disperatose. e pensossi non solamente per questo aver dare a Parigi credeva . e rispose che proposto avea seco di più . se quella infermità fosse jK)terle venir fatto d' . re veggendola bella giovane e avvenente . appresso nel cospetto del re venuta di grazia chiese 11 che la sua infermità gli mostrasse . percio<. legittima cagione d'an- . una che era uuvella come Francia p(>r una nascenza . che ella leggiermente aver Bel- tramo per marito padre aveva Laoude si come . ne. colei che gihdal assai cose apprese fatta sua polvere di certe erbe utili a quella infermità che avvisava fosse . la quale di grandissima noia e di : grandissitua augOMria gli era nò s' era ancor potuto trovar medico . ho speranza in Dio giorni di questa infermità reuduto sano in so Il .chè bellissimo giuvntie udiva ch'era divenuto. confortò di doverlo guerire e disse : monsignore fatica di voi quando io vi piaccia . Nò prima altro fece che ingegnò di vedere Beltramo. cosi in. contanente si .. e mostrogliele Come costei l'ebbe veduta. che montò . non gliele seppe disdire . come che l' molti se ne fossero speri. . amor di ii5 Bdlromo più al re di clie mai. .

siete ornai . : damigella voi avete : ben guada. GIORNATA TERZA A cui . gnato il . tempo damiil guerirmi gella . non volendo della sua fò mancare . farlo . dare e . non . se io infra olio giorni . vi fa temi bruciare Ma se io vi guerisco il che merito me ne seguirà ? A cui : . io vo- un marito tale . il . re rispose . o della Il re tantosto le promise di . Di che il re . marito A cui ella rispose adunque mon- signore il ho io guadagnato Beltramo di Rossiglione. guerito disse . La il gioter- vane cominciò la sua medicina a sanità .ii6 consiglio di disse : medico non seguire . . e sì gli disse : Beltramo voi . la giovane . quale mio padre fu e famoso medico menIl visse re allora disse seco : : forse m' è costei mandata da Dio sa perchè non pruovo io ciò che ella fare . veramente mi piace che voi mi maritiate glio ma . poi dice senza noia di ? me in picciol . poiché promesso '1 l'avea. se fece chiamare . e in breve anzi mine r ebbe condotto sentendosi . io vi ricordo che non medico con con la la mia scienzia anzi con lo aiu- to d' Iddio e scienza di maestro Gerardo ner- bonese tre . monsignore voi schifate la : mia arte per- chè giovane e femmina sono io ma . Gran cosa al re dovergliele parve dare . . rispose la giovane fatemi guarguerisco . E accordatosi di provarlo disse : e se voi non ci guerite . quale infino nella mia puerizia io cominciai ad ama- re e ho poi sempre sommamente amato. ma . : voi ne parete ancor senza marito e altamente se ciò farete la noi vi mariteremo bene : Al quale giovane disse monsignore : . faccendoci rompere nostro proponimento che volete voi che ve ne . quale io vi domanderò figliuoli senza dovervi domandare alcun de' vostri casa reale . se- gua ? Monsignore 5 .

nella presen1* za del re la damigella sposò. IL 8 . sarete . a clii vi piace. A cui gliamo re disse. . dunque volete voi che noi meno di nostra fede. E venuto giorno a ciò dilerminato. e il re fece fare l' il apparecchio grande per la festa delle uo7. Avveiti pei tutto ov<: tto\i. Beltramo il (|ualc la conogli l' avea lei .ze. disse re . che con una lac- dama di più alto legnaggio non avreste Beltramo si qxie. . ma di questo vi sì come vostro uomo . Disse Beltramo: e chi ò la damigella. e con voi ne meniate una damigella cui qual noi v'abbiamo per moglie data. qual n' ha con . monsignore? il A re rispose : ella è colei la . rullo ilei matrimonio |Hir clic sempre egli «isi |ir(>|irio li i-on^iungcrsi carnalnieutu . gi. 117 clie voi torniate grande e fornito (i): noi vogliamo vostro contado la . qiiantuuque molto bella paalla conoscendo non . io non sarò di il tal maritaggio (a) la Si . T. il che fatta femmina prenda ve- giammai. esser di legnaggio che : sua nobiltà bene slesse tutto sdegnoso disse monsi- gnore. rendo sicuro che mai contento . . quan-* il tunque Beltramo mal volentieri facesse.NOVELLA a governare il IX.h peusato avea quello che far dovesse dicendo che al suo conlado (l) "f Notisi essere Joriiito jK-r essere uom fatto. le sue medicine sauilh reuduta scea e veduta resse . la qual noi per riaver sanità donammo alla damigella che voi in guidcrdon di ciò domandò par marito ? Monsignore disse Beltramo voi mi potete ton-e quant' io tengo e donarmi. DECAM. come colui che seco . quello che i Latini diper cono malrim-'iiiiiin. {ler (a) Afaritaggio usò i* ({uasi sempre il Bixc. dunque mi volete voi dar medica per mogliere? io si Gih a Dio non piaccia. perciocchò dami- gella è bella e savia e amavi molto: per che speriamo con lei che molto più lieta vita avrete . che più che sé amava^ E questo fatto .

I cavalieri intesero la dura condizione posta nelle due quasi impossibili cose j e veggendo che per loro . parole dal suo proponimento noi potean muovere si (i) Avviti /3ar//Va transitivo. commiato E montalo a cavallo se non nel suo contado se -a' andò saputo che i ma ne venne in Toscana. . dove da tutti . al loro ser- rimase . pregandolo che contado si . Avendo donna il tutto racsignificò. . per due cavalieri al conte . ed ella per compiacergli : partirebbe A Ili il quali esso durissimo disse : di que- sto faccia ella piacer suo io per me vi tornerò al- lora ad esser con lei che ella questo anello avrà in dito e in braccio figliuolo di l' me acquistato il . come lor donna fu rice- Quivi trovando ella per lo lungo tempo che senza conte stato si v' era. dove lietamente ricevu- con onore . nò mai da sé partiva (i). sollicitusi come savia donna con gran diligeuzia e : dine ogni cosa rimise in ordine contenlaron molto . al concio paese. Egli avea anello assai caro . . ogni cosa guasta e scapestrata. cioè divideva. di tal ventura al sperando di doverlo per suo contado. .ii8 tornar chiese si GIORNATA TERZA voleva j e quivi consumale al r^. e fu buon tempo La . novella sposa poco contenta a Rossiglione vuta . fatto di certa quantità di gente capi- tano. di che i suggetti e lei ebbero molto cara e poserle il grande amore. il matrimonio . o separava. se per lei stesse di . e da loro avendo vigio si buona provvisione. se ne venne suo bene operare rivocare . E ad Fiorentini guerreggiavano co' Sanesi si essere in lor favore to e dispose. non venire suo gliele significasse . . forte biasimando di lei conte di ciò ch'egli la non il si contentava . per alegli cuna virtù che stato gli era dato ad intendere eh' avea. .

loro assai ordinatamente e con pietose parole raccontò ciò che gih fatto avea per amor la del conte . Ed avendo quello . e lei avergli conte signilicassero vacua ed espedila lasciala la possessione. anvita intendeva di consumare rimanente della sua in pcregrinaggi e in servigi misericordiosi per la salute dell' anima sua . ma niente montarono . con im suo cugino e con una sua cameriera di peregrini . Avvenne adunque che st'guenle dì ella vide (l) t Piiinamente $ì stavu. entrò in cammino né mai rlstcltc s\ fu in Firenze: e quivi per avventura il arrivata in uno . non tornare . e dileguatasi con intenzione di mai in Rossiglione . ben fomiti s' a tlenari e care gioie senza . quale una buona donna vedova teneva na si pianamente a guisa di povera jwregri. vwc« o#cur«ini'nte . furon lagrime molli prie- sparte assai da' buoni uomini e a lei porli ghi che le piacesse di mutar consiglio e di rimanere. sapere alcuno'ove ella andasse .. stava (i) disiderosa di sentire novelle del suo il signore. la (Tualo dolorosa molto. NOVELLA toninnìno alla donna . 119 e Irt sua risposta le raccontaro- no.* e pregógli che la guardia ed al il go- verno del contado prendessero. lar dovesse av- raguuata una parte de' maggiori e de' migliori uomini del suo contado. suo riavesse visato j . Essa . mentre ella parlava . accioccUò per conscguente marito . dopo lungo pensiero di- libcrò di voler sapere se quelle due cose che jxìlesser veil nir fatte e dove . accomandati loro a Dio. IX. Nutùi quecta bcQa loctuiuiic . Quivi . in abito . alberghetto. e mostrò quello che di ciò seguiva j e ulti- mamente zi disse che sua intcnzion non era che per il sua dimora quivi conte stesse in perpetuo il esilio.

uom il forestiere il si chiama conte Beltramo j piacevole e cortese e molto amato in questa città ed è più innamorato . savissima e buona donna si sta j e forse se questa sua madre non fosse . La gentil levatasi che apparecchiata era d' udirla ed entratesene sole in una sua camera e : postesi a sedere.iche della fortuna leste . salutatele.. cominciò la contessa madonna . ma è povera Vero è che onestissima giovane è . buona donna quale lo albergo clii egli fosse A cui 1' albergatrice rispose: . do d' una nostra vicina . quando donna : le le volea parlare . disse alla donna. voi guastereste disse la gentil fatti . quello che a questo conte fosse piaciuto La . uom del mon. m. davanti allo albergo passare Beltramo a cavallo con il quale quantunque la ella molto b«n del- nondimeno domandò . donna e la sua figliuola trovale assai po- veramente piacesse disse . questi è il un gentile . un giorno tacitamente in abito peregrino n' andò j e la . e bene ogni cosa la casa e suo consiglio: e apparata nome della donna e della sua figliuola dal conte là se amata. contessa . GIORNATA TERZA . queste pa- role intendendo . mi pare che io j voi siate delle ni. Seguì la contessa a me i biso- nella quale se io i mi rimetto e voi m' ingannaste Sicuramente piace . avrebbe ella già fatto di . la quale (> gentil femmina . fermò '1 il particularità. . consolarsi onestamente la vostra fede . . come sono per avventura voi potreste ma dove voi vovoi e me consolare : La donna gna rispose che niuna cosa dlsiderava quanto di . I20 sua compagnia conoscesse . . e per povertà non si marita ancora ma con una sua madre . raccolse bene e più tritamente esa- minando vegnendo ogni compresa. vostri e miei donna ogni cosa che vi mi dite } che mai da me non vi troverete iugan- . e' .

colei minciò di ad aver compassione . tuttavia. pia- cque til . . i suoi casi raccontati l'altre seguì : udite adunque avete ira mie noie . persona conosco. che la gentil dunna dando fede sue parole sì co- me quella che gih in parte udite l'aveva da altrui. 131 Allora la contessa eli' . . non aver ben da maritarla ve la fa guardare in casa Io intendo che in merito del servigio elio mi farete. IX. ne fa gran sembian- ma : che posso ? io perciò in questo adoperare. io il farò vo- e voi appresso farete quello che vi pìacerii la Disse allora contessa : a me bisogna che voi per al. se egli sai^ onesto a me. che far me le possa aver. ma . quello che io abbia inteso e comprender mi paia il . NOW. cuna persona di cui voi vi fidiate facciate al conte mio marito dire che vostra figliuola sia presta a fare . di darle prestamente de' miei denari quella dote che voi sia medesima a maritarla onorevolmente stimerete che convenevole . À cui la mia ti : donna disse: madonna. egli se il conte ama figliuola io noi so. e lentieri .LLA natn . che . : e la contessa . avendo l'animo gen- disse: madonna . non voi conte se quello ò vero cìie io intendo cioè che figliuola. qxiali sieno quelle il due cose che aver le quali mi convien ninna se '1 se io voglio avere mio marito : altra . chi infino a cjiiel era e ciò che inter>'enuto l'era sì fatta giorno le raccontò per alle maniera . la profertaj ma . Io veggio vostra figliuola bella e grande da marito. sì come bisognosa . per . ditemi «picUo che io po. mio marito sommamente ami vostra gentil . dove voi mi serviate e. Alla donna . comlncintosi dal suo primo innamoramento.sso per voi operare. voi disiderate Madonna rispose la contessa io il vi dirò ma primieramente vi voglio mostrar quello che io voglio che ve ne segua .. .

lui generato io racquisterò e con lui dimorerò dimorar con marito. e così appresso. donna . il che ella il non crederrk egli porta . essendone voi biasimo ne seguisse alla figliuola stata cagione. lo in dito e il il figliuolo in braccio . quantun- que gravetto paresse al conte e lei in iscambio della^ figliuola a giacer col conte maestrevolmente mise Ne' quali primi cougiugnimenti affettuosissimamente dal conte cercati . suo marito . piacer suo. avendo da . . mai in se egli . eh' egli ama . e qui farete occultamente fi- e nascosamente me . non le manda 1' anello quale mano e che ella ha udito . fidandosi. l' anello . ogni suo piacere così dove ella possa esser certa j che egli l'ami come dimostra . 122 GIORNATA TERZA . come moglie dee Graa pur pensando cosa parve questa alla gentil donna. secon- do ordine dato da ed ebbe . temendo non forse Ma che onesta cosa era riavesse il il dare opera che la buona donna . che mai parola non il ne seppe . volta contentò la gentil Nò solamente d'un» ab. e che essa ad onesto fine a far ciò si mettea nella sua buona ed onesta farlo afFezion conalla contes. sempre conte non con la moglie ma con colei quale egli amava. il suo anel. in iscambio di vostra gliuola gli metterete allato Forse mi farà Iddio gra- zia d' ingravidare. la donna ingravidò in due figliuoli maschi come il parto al suo tempo venuto fece manifesto. . quando a . A cui.. sa . creden. la contessa degli sì bracciamenti del marito ma molte se segrétamente operando dosi la . cotanto Il quale se egli \i gli manda voi mi donerete il e appresso manderete a dire vostra il figliuola essere apparec- chiata di fare "venire . non solamente di promise ma l' infra pochi giorni con segreta cautela lei . essere slato. come fu piacer d' Iddio .

se ne tornò allo albergo . la gentil donna vie più che contenta alla contessa rendè. di tal servigio la vostra .nidnvn la ginilil . ma . mi domanderete che mi pare che allora . e perciò tempo è che per lue . nato nel suo contado fu contenta assai *1 : e tanto in . gna cento domandò le per maritar La ti contessa cognoscendo la sua vergogna. por guiderdone . faccia quel- aggraderh accioccliò io poi me ne ella . . La gentil donna per torre materia a Beltramo di più né casa sua. ne donò cinquecento e tanal- belli e cari : . . che tempo del parto venne al e due figliuoli maschi simigliantissimi padre . poco temjx) da' suoi uomini richiamato la contessa s*era dileguata. quelle grazio la ({uale che maggiori potè. se ella aveva cosa che 1* gradisse fatto . avca parccclii belle e care la contessa gioie donate le qxiali mite diligentemcntr gn. La ag- gentil doiuia le disse che . per far bene. Firenze dimorò partorì . la Sila cortese domanda gioielli . questo mi piace bene e cosi d' altra parte io non intendo di donarvi quello. ia3 venia la matllna . con grandissima vergola figliuola . a voler ben fare : A cui la con- tessa disse madonna . La contossa sentendo lui di Firenze partito e tor. che le piaceva . se udendo che ne tor- nò . insieme con la figliuola : mandare nò venire a se n' andò a in contado a casa di suoi parenti e Beltraa casa mo ivi sua. La donna da necessità lire le costretta . da lei partitasi . La la (pinle scnteniiosi gravida. che valevano per avventura trettanto di che .NOVELLA pnrlir si IX. che voi . ma : perchè le pareva doverlo fare. e udendo . > ma ho si le disse: madonna lo elle v' Dio mercè e io ciò che io disidcrava. ma che ciò non avea per alcuna speranza di guiderdone . gentil si debba cosi fare . lion volle più donna gravare . vada .

tutto misvenne (i). donne e di usata . pure in forma di peregrina andò. 1 24 . in cammino messasi. la qual cosa il conte conoscendo lei dire il vero e veggendo la sua fi- perseveranza e gliuoletti. senza mutare abito . mie braccia non un co qui il sol figliuol di te .. . : ed ecco nelle . sì come moglie . raccontò . come e' là se n' E sentendo le donne cavalieri nel palagio del conte adunati per dovere andare a ta- vola . e gittatàglisi a' piedi dis- piagnendo . esser ricevuta secondo la tua promessa e Il l' conte udendo questo . tua .. senza essere da alcuna persona conosciuta. con questi suoi . .. anello e disse: i conobbe figliuoli ancora . Signor mio . e del conte il . figlioletti in braccio salita in su la sala se n' se tra uomo ed uomo là andò dove : il conte vide . ma due io ed ec- tuo anello Tempo . io sono la tua sventurata sposa la quale per lasciar te tornare e stare in casa . ordinatamente ciò che stato era e come . e dove fosse avendo spiato . loro E . . o il pi ul- tosto guasta significato primiero della voce. lungamente andata son tapinando Io ti li riclùeg- gio per valieri Dio io clie la ti condizion postami per la due ca- che mandai tu mi è osservi . GIORNATA TERZA e quegli fé diligentemente nudrire le . e sentendo lui dì d' Ognissanti in Rossiglione dover fare cavalieri n' era . mis in congiunzione niega . sì simili erano a luij ma pur La come può questo essere interve- nuto ? contessa con gran maraviglia del conte e di tutti gli altri che presenti erano . Per . dunque che debba da te . e il suo senno e appresso due così be' per servar quello che promesso avea e per (i) fì Dice Vincenzo Borgliini che. a Mompelier se ne ven: e quivi più giorni riposata . una gran festa di . quando tempo ne parve.

come il si rimetta in inferno. diavolo in infoino poi quindi tolta . io il vi vo' dire: . non è egli perciò. tirono tri fece non solamente j tutto quel di ma lei più al- grandissima festa e da quel di innanzi . quantunque amore i ri lieti palagi e le morbide camere più volentie- che le povere capanne abiti. sempre come sua sposa e moglie onorando 1' amò e somma- mente ebbe cara NOVELLA uiUhech diviene romita insegna rimettere il . forse ancora ne potrete guadagnare l' anima avendolo apparato . voi non udiste forse mai dire . e abbracciò e Lasciò e per sua legittima moglie riconobbe^ e quegli per suoi figliuoli . che lulU suoi uomini e alle pregavanocìie come sua leggitlima sposa dovesse o- mai raccogliere e onorare. finita era e che a solo restava il dire . X. pose giù la sua ostinata gralei vezza. diventa moglie di Neerbale 'ioneo. NOVELLA compiacere a tulli lei i IX. e potrete anche conoscere che .. E fattala di vestimenti a lei con- venevoli rivestire . e in piò fece levar la contessa. con grandissimo piacere di quanti ve n' erano e di tulli gli altri suoi vassalli . sorridendo cominciò a dire. che ciò sen. che diligentemente Di la novella della Reilui na ascoltata avea sentendo che . cui Rustico a monaco : . senza comandamento diavolo aspettare. che lira' folti alcuna volta esso boschi e Ira le rigide alpi . e perciò. senza partirmi guari dallo eflelto che voi tutto questo dì ragionato avete. ia5 donne . Graziose donne.

nome fu Alibech La quale non essendo cristiana ni . e nelle diserte spelunche non faccia le sue forze sentisi può alla sua potenza es- sere ogni cosa suggetta Adunque venendo . Il valente uomo il veg- gendola giovane e assai bella se egli la ritenesse . Il perchè GIORNATA TERZA comprender . tutta sola si misej e ajjpetito . molto commendare la cri- stiana fede e servire a . un di ne domandò . domandò La quale rispose che spirata da Dio andava cercando d' essere al suo servìgio e ancora chi si le insegnasse come nio-. demo- l' ingannasse : le commen- dò la sua buona disposizione d' erbe e e dandole alquanto da salvatichi e datteri mangiare radici pomi . . che simplicissima era anni . 126 re . dove un santo uomo trovò sopra la. e d' età forse di quattordici . dico clic nella città di Capsa in Barberia fu glk un ricchissimo altri suoi figliuoli . la seguente mattina ad andar verso diser- Tebaida nascosamente . temendo non . non da ordinato desiderio . La giovane. de' deserti che più delle cose del mondo come coloro facevano che nelle solitudini se diTebaida andati . ma da un cotal fan- ciullesco appetito senza altro farne ad alcuna persoil na sentire to di . il quale tra alcuni aveva una figlio- letta bella e gentilesca il cui . servire gli conveniva . uomo . n'erano. alcuno in che maniera a e con Il meno impedimento Dio si potesse servire. : e veduta di lontano una a quella n' andò uscio ^ il . al fatto .. la l' quale maravigliandosi di quivi vederquello che ella andasse cercando. . e udendo a molti cristia- che nella cittk il erano . con grati fatica di lei durando 1' dopo alcun di a quelle solitudini pervenne casetta . quale le rispose che coloro meglio a Dio servivano fuggivano . Dio .

sua fermezza una gran pruova la non . lei non aver mai uomo vire a conosciuto conobbe» e così essere semplice co: me parca per che lei s' avvisò come. e avute da lui queste . mia . le E priil mieramente con molte parole diavolo fosse nemico di mostrò quanto Domeneddio. un santo uomo ò il quale di ciò che tu io vai cercando mollo migliore maestro che nella via . a' sotto spezie di ser- Dio. disse si riposasse Questo dar non preser guarì d' indugio . e appresso . me seco . le tentazioni a battaglia alle forze di costui il qual trovatosi di gran lunga ingannato da quelle le spalle . che più si era rimetlbre il diavolo in . per volere fare della . acciocché non s' accorgesse come uomo dissoluto perve.NOVELLA e bere acqua tan di qui è . X. notte un Icltuccio di frondi di le palma . Domeneddio V aveva dannato La . nel cpiale . pervenne alla cella d' il uno cui romito giovane assai divota j persona e buona. e sopra quello . ia7 non guarì lon- le disse : figliuola . senza troppi assalti voltò e rendessi per vinto j e lasciati stare dall' una i delle parti pensier santi e la V orazioni e le discipline . nire a quello che egli di lei disiderava E tentato primieramente con certe domande . dovesse recare suoi piaceri. come gli altrì : . medesime andata più avanti . la ritenne nella sua cella e le venuta fece fatto . mandò la via . nome era Rustico e quella Il dimanda gli fece che agli altri avca fatta. quale. non ella sono j a lui te n'andrai: e miscla . le si diede ad intendere che quello servigio poteva far grato a Dio inferno . la giovanezza e la bellezza cominciò e oltre a questo a pensar che via e che essa modo egli dovesse lui con lei tenere . Ed pervenuta a lui parole . a recarsi per di costei memoria .

ti veggio che cosi si pigne in e non il 1' ho io ? O figliuola mia. tanta pietà e soiFerire che io in inferno . . che non ho j cotesto diavolo io Disse Rustico la tu di vero ma tu hai un' altra cosa che . : questo è ora egli diavolo di che io ho parlato . e maravigliatasi. essendo Rustico più così ri- che mai nel suo desiderio acceso per lo vederla bella . e a Dio grandissimo piacere e servigio se' . e vedi tu mi da grandissima posso sofferire . non ho io .. Alla quale Rustico disse: tu quello elle a quegli saprai tosto e però farai me far vedrai: e cominciossi a spogliare . 1 28 il GIORNATA TERZA domandò come il giovinetta questo si ^ facesse . perciocché se questo diavolo pur aver di il questa noia . del. La giovane scia di buona fede il rispose . po- che io ho ninferno sia : pure quando mia . Rustico. quella che cosa è che io fuori . ed haila in iscambio di questo : Disse Ali- bech: o che? e dicoti A io cui Rustico disse hai t' il ninferno (i). Iddio abbia qui man- data per la salute dell' anima mia. e dirimpetto a E cosi stando . Disse allora Rustico figliuola benedetta (i) t V inferno i 1' ediz. non stai : tu . molestia tanta che io ap: pena la Allora disse la giovane veggio che io sto o lodato sia Iddio che io io meglio che . rimetta farai tu mi darai grandissima consolazione . e posesi gi- nocchione a guisa che adorar volesse sé fece star lei . pochi vestimenti che aveva e rimase tutto . o padre mio . ignudo (e così ancora fece la fanciulla) . vi pia- cerà-. . disse. 1718. t' disse Rustico. se tu per di quello fare in queste parti venuta che tu . venne la resurrezion della carne j la quale guardando Alibech. . che mi credo che mi dark . ove tu vogli me .

clic altrui . essere uua bestia . ubbidiente sempre a Irarglicle disponesse.r istare io son qui venuta per servire a Dio : e non oziosa andiamo a rimettere cosa faccendo . io non so perchè il fugga di ninfemo uinferno . si 1^9 che egli andiamo dunque . E così detto . ver dicevano que' valen- uomini : in che il scr\ ire a Dio era così dolce cosa e per certo io altra ne facessi il . il diavolo lu iufenio . ciò io giudico ogn' altra persona servire a Dio attende . ritornae la giovane tagli poi nel seguente tempo più si volle . menata insegnò la giova- ne sopra uno de' loro si letlicelli le come star dovesse a dovere incarcerare quel maladelto da . padre ella disse a Rustico : per cer^ mio. Per e gli la qual : cosa essa spesse volte andava a Rustico diceva . |K. v' ò dentro rimes- Disse Rustico . inala cosa dee essere questo diavolo duole quando egli : e veramente nimico d' Iddio. e riracttiamlovi .. e cominciò a dire il a Rustico ti ben veggio che Capsa . figliuola. La qual chò il diceva ella alcuna diavolo si . padre mio. non so . avvenne che il giuoco : le cominciò a piacere. Ma. per la prima volta senti un poco di noiaj per che to. volta: Rustico. poscia mi lasci stare . che mal più non aveva in inferno messo diavolo alcuno. Dio La giovane. che ancora al ninfemo. come il riceve e tiene egli non se ne uscirebbe . egli non avverrà sempre . cosi E per fare che questo non avvenisse da il sei vol- le anzi che di su lellicel si movessero ve '1 rimisero tanto che per quella volta gli trasser si la superbia del capo. che egli si stette volentieri in pace. s' egli vi stesse cosi volentieri . non mi ricordo che mal alcuna che di tanto diletto e piacer mi fosil se . che ad altro che a . NOVELLA sia lu j X. quanto è rimettere diavolo in inlcrno^ e per.

che un altro sarebbe sudato egli incominciò a dire alla giovane che il diavolo non era da gastlgare né da rimettere in inferno. per men s' il potere questa quistione . bia al tuo diavolo Rustico che di radici erba e . grazia di Dio abbiamo pace : si sgannato che egli priega starsi in e cosi alquanto . mai Così adunque invitando co e al servigio di Dio confortandolo si la bambagia ora sene perciò del farsetto tratta gli avea (i). ferno è gastigato e più : un giorno Rustico se il diavolo tuo non ti dà noia me il mio ninferno : . tra il diavolo di Rustico ninferno d' Allbech era per troppo desiderio e . ma sì era di rado che altro non era che la gittare . La qual poiché il vide che Rustico non la . Di che giovane . GIORNATA TERZA spesso la giovane Rusti. (1) Sì la farsello tratta gli avea è una . come d' io col mio ninferno ho . atlutìre . che egli a tiva tal' 5 freddo. Attutare. poteva male rispondere alle poste e dissele il che troppi diavoli vorrebbono essere j a potere ninferno attutare si ma che egli ne farebbe ciò che : per lui potesse} e così alcuna volta le sodisfaceva . mormorava Ma . mentre che . impose di si- lenzio alla giovane. una fava in bocca al leone. aiutato a trarre la super. diavolo rimettere in in. richiedeva a dovere gli disse . figuiata nia- nieia dj parlare (1) per dire cho lo avea smunto o spremuto Mart. non paren- dole tanto servire a Dio quanto voleva anzi che no e il . se non la quando Iddio di egli per superbia levasse 1' il capo j e noi per . acqua vivea . mitigarti. ammorzare . non lascia stare per che tu farai bene che tu col tuo diavolo aiuti attutare (2) la rabbia al mio ninferno d' .i3o . avvenne che un fuoco arse apprese in Capsa il quale nella propria casa figliuoli e altra fa- padre d'Alibech con quanti bambagia del .

atti il mostrò loro . ancora . alle quali la grail zia d' Iddio bisogna apparate (i) a rimellere dia- volo in inferno j perclocchò egli è forte a grado a Dio e piacer delle parti seguire « e molto bene ne può nascere e Dioneo a rider Mille (i) fiale o più aveva la novella di Ajipnrare ed apprendere Axsac p«r contrario il Boccaccio. imparar non awi. lei insie- me ella del gran patrimonio divenne crede Ma essendo servisse lei domandata . no . dalle donne di che nel diserto a Dio non essendo Neerbale ancor che il giaciuto con rispose serviva di rimettere il diavolo in infer- no . la qual cosa Alìbccb d' ogni suo be- ne rimase crede bale . . avendo iu sentendo cosici esser viva. Le donne domandarono: La giovane tra . chò bene an- che qua j Neerbale ne servirà bene con esso teco Do1' meneddio. Laonde un giovane chiamato Necrcortesia tutte le sue faculth spese . Il clic tutto ù vette fatto daJ Petrarca. messosi a cercarla vatala avanti che la corte i e ritro. e contra al volere di lei la ri. si come d' uomo senza erede morto occupasse eoa gran piacere di Rustico. cbe imparar diase «empire . Donne . che più placevol seril vigio che a Dio si facesse era rimettere diavolo in inferno j il qual motto passato di qua da mare. . del padre . e dissono egli si fa non ti dar malinconia figliuola . E perciò voi giovani . Poi una all'altra per la cilth ridicendolo. NOVELLA miglia avca t X.. il vi ridussono in volgar mollo . i3i por . come ro sì rimette diavolo iu inferno? con parole e con gran risa . Di che esse fece: che ancor ridono . . menù in Cajisa e por mojjliu la prese e con . e che Neerbale aveva fatto gran {Hjccato d' averla tolta da cosi si fatto servigio il . beni stali . dura . .

a che punto E le cose fossero. dove voi state pecore non fia. monasenza e riavere la favella a tale ora . a darsi al fattosi il governo del regno commesso cominciò siniscalco chiamare. che le pecore abbiano . lasciato stare motteggiare . discretamente ordinò : e quindi rivolto alle . : ne r essere ubbidiente nò s' il seguirlo in ciò i . conoscendo-la Reina che .. e perciò siete : non ne chiamate tuttavia . il regno commes. clie . sempre per la bellezza d'alcuna di voi stato sono ad amor suggetto né 1' essere umile rose . se il lupo saprà meglio i guidare le pecore dati . venuto egli al conchiuder di quella . e disse: tosto ci avvedremo . cui Neitìle rispose . che per me è conosciuto alla seconda in tutti suoi costumi m' è valuto. . i32 mosse 1' GIOKN ATA TERZA oneste Donne . disse ridendo se mi fosse stato creduto i lupi avrebbono alle pecore inse- gnato rimettere il diavolo in inferno non peggio che : Rustico facesse ad Alibech lupi . falci si trovavano non il meno che . Filostrato voi avre. tali e si fatte loro parevan le sue parole. disse : amo- Donne per la mia disavventura poscia che io ben da mal conobbi. reggerò odi . secondo che avvisò che bene stesse e che dovesse sodisfare alla compagnia per quanto la sua signoria dovea durare. eh' io prima per altro abbandonato. ossa maestro avrebbono apparato a sufolare Filostrato coegli a- noscendo che vesse strali . io : secon- do che conceduto mi so ste . A . tutte volle sentire j e oltre a questo. il termine della sua signoria era venuto la assai levatasi la laui^ea di capo . quel- piacevolmente pose sopra la testa a Filostrato. volendo a noi insegnare potuto apparar senno dalle 1' come apparò Masetto da Lamporecchio che . Donne . Per che. e poi . lupi gui: Filostrato udendo questo .

Peròoccbc Filoetralo in Greco tuona amico «pii di gneire e di eser- (i) f Notti il Mannelli in margine che a seguitare è v' tenti- chio: e in alcuno cilìziuni ne fu tolto via a seguire. non di <|uella cìie a' li più conforme. IL 9 . per iniìuo si ora della cena licenziò si ciascuno. Filo- li) citi. . Laonde 1' ddiiio a credere che abbia ragione Mannelli. non sin i33 : sempre di male io in i>cggio andato . Era bello il giardino e dilettevole. . e che autore sctivcttc a seguitare seiua punto re. che per alcuno non vi fu che eleggesse di (piello uscire . e questo il pronome vi manca. rimanendo sl. T. Siniigliantc cosa. cavriuoli ecc. ailiiichè ancor esso avuto avesse suo quario ìn- to caso gli è necessario'. all' E così detto . altro . di coloro cui amori ebbero infelice line: perciocché io a lunl' go andar aspetto infelicissimo ^ nò per . mi fu imposto. e così «trc- do che tra andrò di tjui alla morte E perciò non d' al- materia domane mi miei fatti piace che «"^ si ragioni. secondo questa interprctasione. si dierono alcune a seguitare a cantare Dioneo e la Fiammetta cominciarono di messcr Guiglielmo e della dama del Vcrgiù. che non facendo pili i sole. già intepidito. (cioè a chi avesse voluto aesi guiili). pe ben che piò levatosi si dire . se cIo«'.-ito tuttavia cavriuoli ecc. i Ma. Ma essi ) i Dc|mlati avcntio ossenato che in tutti i testi a ranno sono am- Liihie questi vcihi. 3) egli scrisse: „ quanto egli potè menar le DECÀM. Il senso ò. nov. 8-. {fucili sarchlK- d' uo|>o dar verlm seguitare il pronome il ^° o o alcun die altro simile. lianno creduto che più sicuro sia (come dicono suo luogo prò» non mutar niente^ avendo ciascuno alcuna noia a seguire di essi verbi i7 il prio. più piacere altrove dover sentire il Anzi non l'accendo i sol gih tiepido alcuna noia a seguire cavriuoli e i conigli e gli altri animali che erano per quello (e che lor sedenti forse cento volte per mezzo lor saltando eran venuti a dar noia ) (a) . [>cr avvertire che prima vi avca già scriUo a segui" coofcssionc de' medesimi Deputali. a loro avviso.NOVELLA X. gli accad- de L\ dove {giorn. quarto caso del veral bo seguire. il nome in (i) per lo quale voi mi chiamate da tale che sep. che è prima. alcune delle gio>ani misero a seguitarli.

. 1& „ diede. Mi fece a suo diletto . con grandissimo diletto cenaron la sera . niuna cosa valendole sì vi. as- soave ma . comandò che la . . con maniera alquanto pietosa rispon- dendo r altre cominciò cosi Ninna sconsolata Da dolersi ha . cotale la di . quant' io . lasciandosi anche in que1' testo quale è nelle più riputate. chiedare mercè „ ecc. Per dar qua giù ad ogni alto intelletto Alcun segno „ braccia . . e cosi chi una cosa e chi ahra faccende . sia assai convenevole a brigata se voi di quelle che io ho : volete . fuggendosi tempo j ora della cena appena aspettata sopravvenne le tavole d' intorno alla bella fonte . io dirò volentieri Alla quale il Re disse niuna tua cosa potrebbe es. messe quivi . il qual luogo co- come stava nel testo originale fedelmente trascritto dal Mannelli (che troppo „) fu poscia emendato nella notò nel margine „ diede v' è di edizione del sta edizione XXVII. tanto le die per tutta la persona jnigna e calci.. disse . La Lauretta : con voce . sen- za lasciarle in capo capello o osso addosso clie macero il non fusse. . signor mio n' . di quella e' piedi.. sere altro che bella e piacevole e perciò tale qual tu allora r hai sai . s' è a\'nta avvertenza di regolare alla l' interpunzione in maniera. per che. . Lauretta una danza prendesse e dicesse una canzone La qual so . Che'n van sospiro lassa innamorata Colui che muove il cielo ed ogni stella . Comunque il sia la cosa. / i34 GIORNATA TERZA e Panfilo si mena 1' diedono a glucare a scacchi il . graziosa e bella . . Vaga leggiadra . che ne risulti un senso conforme spiegazione de' Deputati. Filostrato per non uscir del avanti a lui cosi cammin tenuto da quelle che Reine erano state come levate furono le tavole. delle al: altrui canzoni io non uè delle mie alcuna sì lieta ho la mente che .

disperata ( i ) .. . meno vita dura Vie men che prima . reputata onesta . dissi mai : sì . Ma or ne son dolente a me . .• Ed Di io . inlemli quando il nuova ipoM è dooiancljita «lai notaio: piacevi volte. mia sventura Quando per mutar vesta Si (a) . E presa Laond' tienmi . . . tale per vostro marito? ed clLi risixMidc ^ì. . . O ('j) dolorosa festa (i) Disperata tolta la speranza. che leggieri Sen vola tutto in vagheggiarmi spese . . lui sta nel cospetto Ed il mortai difetto Come mal conosciuta Non mi gradisce anzi m' ha . Nelle sue braccia e dentro E de* miei occhi tututto '1 s' accese . e con falso pensiero j Divenuto è geloso io lassa quasi mi dispero Cognoscendo per vero Per ben di molti al mondo • Venuta . bella nella oscura in questa Mi lo vidi già e lieta dove . Sé nobil reputando e valoroso. E temjH) . Femmisi innanzi poi presuntuoso Un giovinetto fiero . come il cortese me feci degno j . lo maladico la . la Si. i35 che sempre a . e volentieri mi prese a' suoi pensieri . da uno essere occupata . dissi mai. Biltà . } NOVELLA X. Gih fu chi m' ebbe cara Giovinetta . u nò all« . privata .

. Posa. su l' erba e 'n su' . è venuta a' Toscant da' Lombardi. ciò . deh pietoso diventa altrui fa' me che per Te obliar non posso: che per eh' io senta Che quella sia . O costà su quale notata da : m' impetra la tornata . che salla . che una bella tosa (i). col qual nole me chiamarono giovani dal portar eli' esse facevano i capelli intonsi. buona notte ciascuno sua ca- (i) i". ed equivale alla vo- muchacha. . così dee leggere anclie nel e così leggono appunto e : i Deputati e il Salviati Abbiamo Morgante del Pulci . Altri furono di più sublime e miglio- re e più vero intelletto . Le donne il e le toselle scapigliate. ! O caro amante del qual . il testo si Mannelli. melanese che fosse meglio un buon porco . Anzi . ma si potreLLe forse legger tosa.i36 Morta GIORNATA TERZA foss' io avanti t' Che io avessi in tal caso provata . fece fine Laui'etta alla sua canzone tutti . del quale al presente recitare non accade ri . Il Re dopo infin questa . . fiamma spenta Non Qui tesa me t' arse . Per che la ora parendogli da dormire alla comandò che con mera si tornasse . stella a cader comin. molti doppieri accendere ne fece più altre cantare che già ogni . secondo cpiali Menagio. prima . fio- avendo fatti . . . In alcuni looghi sente questo ce spagnuola del Veneziano alle dalle genti del contado dassi ancbe al pro- nome giovani non ancor maritate. nella diversamente da diversi fu inalla ed ebbevi di quegli che intender vollono . ne formarono 7osa. che altra contenta se' Che or Che ne Di nel Ciel davanti a colui creò . i smozzicando V intonsa de' Latini. fui Più .Questa voce. . .

QUARTA il reggimento di Filostbàto li si ragiona di coloro cui amori ebbero infelice V-i arissime Donne ni udite e Ielle sì . ma ancora iu umilissimo + Senni tilotOf ìnterprrJnno il /ironie al libro che ò quanto a Dionisi . re a chi le presenti novellette riguarda pu ò apparile quali non per solamente infioreutin volgare e in prasa scritte islilo me sonoeseuza (i) titolo (i). cui i Dcpulaù nenza eueni messo in nome tlelViiutore. ma ancora per . non pttctjue né V uoa ni ¥ altra di queste due interpr»- . non solamente pe' piani .. ED INCOMINCIA LA Nella quale sotto fine. FINISCE LA TERZA GIORNATA DEL DECAMERON. ni il Sal>iali senni intilolozione dire sema aver dedicato il libro a veruno. . Il can. le Il profondissime valli mi sono in- gegnalo d' andare che assai manifesto . si per le parole de' savi nomi- per le cose molte volte da me 1' e vedute e estimava io che V impetuoso vento e ardente del- la invidia non dovesse percuotere j se non io alle torri o le più levate cime degli alberi : ma mi truovo fiero dalla mia estimazione ingannalo percioccliò fuggendo io il e sempre essendomi di fuggire ingegnalo im- pelo di questo rabbioso spinto.

cotal vento fieramente scrollato anzi pres- s'avvisò . dice che si può chiamar senza questo hhro di not^eZZe. . Forse a questa significazione nella si può ridurre quale ciò Fiammetta Conclusione al suo libro. il quale. non può aver1' ne alcuno che indichi ciò che vi contiene. assai belle . Egli significò con essa ra. delle quali Compose questo glorioso poeta pia opere né" suoi giorordinata memoria credo che sia convenevole fare. dispiegare questo luogo del Boccaccio col Boccaccio egli me Jesimo Amori qua di Applicando nel suo qui mollo ingegnosamente ciò che sopra il Boccac- cio avea detto Commento vi si Dante parlando titolo del libro degli di Ovidio. mio. cioè Purgatorio . La . Né per tutto ciò . Nella slessa si oggi diciamo dedicare o legge: Questo libro della intitolo Comintitolò media al ec. della divisione dell' si troverà che Decameron piuttosto un cenno opera che bro. Lia seconda parte.. E perciò non sia . sì porre il nome dell' autore in fronte della Vita di ope- come manifestamente apparisce da un luogo : Dante. terza parte. perciocché poco appresso egli dice: Compose libro in un suo volumetto siccome Sonetti il il quale egli intitolò Vita nuova . il ma li- una e là di un' altra. cer- te operette. Finalmente al di d' presso il Boccaccio intitolare è ancora ciò che indirizzare ad alcuno. s' acciocché ne alcuno delle sue intitolasse . per essere composto di cose tanto si un vero titolo del lidiverse. perciocché non favella di una sola materia continuata. a maestro Giovanni del Virgilio ch'ei fa dire alla . Intese eziandio il dare un certo nome all'opera. E Questo egregio autore.1 38 GIORNATA QUARTA il e rimesso quanto più. te di miseria veste. titolo si fa- non già d' alcun suggetto continuato ma or d'una e ora è d'un' altra. il a Kguccione della Faggiuola ec. 7'm dei esser il . appunto come dice si Boccaccio che perchè vi cosa il hro degli vella Amori di Ovidio può chiamar senza . cui titolo è Monarchia. cioè Para- diso a Federigo terzo re di Sicilia Alcuni voglion dire lui averlo intitolato tutto a Messer Cane della Scala. E più sotto.. considerando hene. si possono . { Io credo non esservi ragione alcuna onde abbandonare . Compointitolate se il detto Dante due Egloge le quali furono e mandale da lui per risposta di certi versi mandatigli .. fece un in latina prosa. opinione dei Deputati significati Per isviluppare più chiaramente dato il la questione esporrò quali abbia Boccaccio medesimo il alla voce titolare o intitolaall' re . essendo ti come fa me. r essere da tazioni. il ne a lui fossero per avBoccaccio per intitolare ventura intitolate le altrui. che è questo ni. contento di mostrarti simigliante al tempo infelicissimo. . il marchese Moruello Malespina. E certo. La prima parte. cioè V Inferno. ec.

,

GIORNATA QUARTA
so che diradicato
ser lacerato
, ,

189

e tutto da' morsi della invidia escessare
.

non ho potuto

Per che assai ma-

nifestamente posso comprendere quello esser \ero che

a cura

et

alcuno ornamento (ticeome gii

altri sogliono) «vere,
,

cioè

iioliili

coverte di colori vari tinte e ornale
titoli.
ilei

o di pulita tonditura
uoi»o

o di leggiadri minii, o di gran

Di

tali tigiiificazioni è J'

non contar
tutti
li
il

ipiilla

che

foriiia

il

nome

lihro, poiché >

confcttione di
:

nome

è Decntneron.
( liliii )

Il

frainnicnto maglialicchiano dice
dilettevole

De^ quati-

infra gli altri

uno molto hello e

ne compose

tolato

Decameron

ec.
il

bisogna jicngarc se
dell'

Decameron

indichi jiiut-

tcato la divisione che

contenuto

oi^ra: né tropjH) sottilmente esaal

minare

jierchè sia stalo a grado a

un autore \Mnc
sarelil>e

suo lihro un
i

titolo

più che un altro. 0[>era ^R-rduta
Notti Attiche, Galateo, perchè
il

sindacare

titoli Filostrato,

primo non dà indizio
il

di

Poema

degli

•mori
ÌJ

di Troilo e di Griselda,

secondo di questioni letterarie, né
i

terso di costumanze civili. Restano
il

significati di
il

dedicare, e di poi^

re

nome

dell'

autore.

Il

Sulviuli approva

primo, come ahiaino gli
assai

detto:

bensì confessa che
i

lu

credenza dei Deputati a lui sembra

buona,
il

quali s'appigliano iiU'idlro significato. Nel vero a

me

pare che
e che
il

dedicare sia cosa eventuale, che dalle circostanze dijicnde,
ciò fatto
il

non aver non
giù

Boccaccio potesse dai detrattori dì lui attribuirsi
dell'

all'

avere esso bassamente sentito
il

opera sua
a'

,

ma

si

all'

es-

sergli

mancato
la

destro.

Laonde

se

il

senza ((7o/o

ìnteqK-tra
si

senza

dedicazione,

scusa é di minore importanza, e

meno

confà con la
in

protesta d'avere scritto [>er fuggire l'invidia in fiorenlin volgare, e
istilo

umilissimo e rimesso. Al contrario se s'inteq>etm senza nome, più
la

manifestamente apparisce

non curanza che mostra cOn

I'

altre espres)>oi
il

sioni di avere avuto dell' oliera sua lo scrittore. Il dirisamento

del

Can. Dionigi è

il

più lontano

diill'

intenzione del Certaldese,
al

quale

vuol far crederò eh' egli non dà molla inqiortanza
esso gran
lo<lc

suo scritto, né

da
il

e

rinomanza ne pretende e ne asinità. Supposto che
pure un ìiìao di molte e varie materie composto,
l'

Decamerone

fosse

ne

viene egli perciò che dovesse aver potuto scansare
de' maldicenti ?

invidia e le ingiurìe

Lascio 8t.ve che

la fantasia di

Mcsser Giovanni sul libro
il

degli

Amorì

d'

Ovidio non ha gran fondamento, [ìcrciocchè se
per che quel libro in antichi

trattare

di

vane coac

fosse la ragione

testi

a pen-

na e

in vecchie

stampe è stato chiamato de sine tiluloy come
del 1/171.,

nrll' e«Ii-

sìone di

Roma

doveano chiamare così pure le Elegie di

Tibullo e di Properzio, e
varietà. Io

le

Poesie di Catullo, nelle quali non è minor

mi do a credere che per ddicatcua alcuni abbiano voluto sop-

.

i4o
sogliono
i

GIORNATA QUARTA
savi dire
,

che sola
.

la

miseria è senza invi,

dia nelle cose presenti

Sono adunque

discrete don-

ne

,

stati

alcuni che queste novellette leggendo lianno

primerc

il

titolo

Amornin^

dato dal medesimo Ovidio,
5/|.3.

come

apparisce

nel terzo liiiro

dell'

Arte verso

Deve

trihus librts^'tilulus qaos signat
si

Ainornm , Elige
Dionisi, è nel Voi.
5.
p.

L'opinione del Boccaccio, su cui
198. Opere ediz. di Napoli:
nello stesso

fonda

il

ma
il

è poi cosa

curiosa clie Messer Giovanni
titolo
il

Volume

pag.

269; prende per

sine Ululo.
il

Nondi-

meno,

egli dice, chi

legge

suo libro (d'Ovidio)
ec.

quale è intitola-

to sine titulo, assai chiaro
il

può vedere
senza
di

Ma

o vero o falso che fosse

pensamento dej Novellatore, basta che
il

egli nella

mente

l'avesse, persì

chè

Dionisi potesse dire che

il

titolo del

Decaraerone da

fatta
egli

maniera di pensare nasceva. Ciò
poi vero che
il

huona

voglia concedo:

ma

è

Decamerone ahhia

in se così grande varietà di materie?

Le

novelle

si

possono elleno gettar tutte nella medesima forma, onde
fisonomia? Composto di varie materie
vi si trovasse la lettera a
ec.
:

ahhian tutte
serehhe
si, poi
,

la stessa

il

Decamerone
de'

se

dopo alcune novelle
dell'

Pino
esso è

Rosrag-

alcune Elegie

Ameto, poi Sonetti

ma

un

guaglio di una villeggiatura rallegrata col racconto di dieci novelle per

giorno; e ogni donna, e ogni giovane dice
esser diversa dall' altre già dette,

la

sua, che dee naturalmente

onde

1'

opera ha unità e condotta più

che bastante per non dover mancar di
lecito

titolo.
il

E

in tal proposito

mi

sia

aggiugnere che io reputo alterato

titolo posto in fronte dell'
le

opera

con quelle parole cognominato Prencipe Galeoilo,
cosi

quali

si

trovano

nel testo ottimo e in altri molti,
alle

come

nelle

stampe, che mi son
di

venute
io

mani. Che che ne dica un moderno commentatore

Dante,
possa

stimo che quivi per principe Galeotto altro intendere non
d'

si

Commento sopra Dante, Opere Nap. Voi. 5. p. 021. esponendo il verso Galeotto Ju il libro, e chilo scrisse, narra che Galeotto sena primo che alcun altro T occulto amoe che ad aprire quere di Lancellotto, e della reìna Ginevra sto amore con alcuno ejjelto fu il mezzano. Ora non vorrò mai credeche mezzano

amore.

Il

Boccaccio nel

re essere stato messer Giovanni così senza faccia,
stesso

da aver jjotuto egli

chiamare

il

suo libro mezzano

d'

amore

.

Il

frammento niagliabe-

chiano, come abbiam già veduto, dice semplicemente titolato

Decame-

ron.
l'

Il

perchè

il

Mannelli, che

si

dice aver copiato
d'

dall'

originale del-

autore, dà sul bel principio nel titolo sospetto

infedeltà. Il titolo di

principe Galeotto debhe essere stato aggiunto da qualche saccente, che

riguardò all'effetto che produceva

la lettura del

Cento

novelle.

fiacchi.

.

Mjl^

,

GIORNATA QUARTA
detto che voi

i4i

mi

piacete iroppo

,

e che onesta cosa

non è che
aohirvi
}

io tanto diletto

prenda di piacervi e di con,

e alcuni hnn detto ])cggio
Altri più innturamcntc

di

commendarvi
(i) bene

come io fo.
dire
,

mostrando di voler

hanno

detto che alla

mia

età
,

non

sta

r andare

ornai dietro a queste cose
.

cioè a ragionar di
della

donne o a compiacer loro

E

molto teneri

mia

fama mostrandosi

,

dicono che io farci più saviamente
,

a starmi con le JNIuse in Parnaso

che con queste cian,

ce mescolarmi tra voi

.

E

son di quegli ancora

che

più dispettosamente che saviamente parlando, hanno
detto che io farei più discretamente a pensare dond' io
dovessi aver del pane
,

che dietro a queste frasche
.

an-»

danni pascendo di vento
essere state le cose da
vi

E

certi altri in altra guisa
,

me
in

raccontate

che come

io le

porgo

,

s'

ingegnano
.

detrimento della mia fatica
cotanti e
,

di dimostrare

Adunque da

da

cosi falli sof,

fiamenti

,

da cosi atroci denti

da cosi aguti valorose
,

donne
spinto

,

mentre

io ne' vostri servigi milito

sono so-

,

molestato e infino nel vivo trafitto.

Le

quali

cose io con piacevole

animo
io

,

sallo Iddio tutta

,

ascolto e

inlendo
la

.

E

quantunque a voi in ciò
,

appartenga
di risparsi

mia
le

difesa

nondimeno
,

non intendo

miar

mie forze j anzi
,

senza ris[K)ndere quanto

converrebbe
gli (vJ)

con alcuna leggiera (a) risposta torme,

dagli orecchi

e questo far seiua indugio

.

Per-

(>) (3)

Istà,

le

due

cdix. cit nel
si-itM

Vocab.
1

Leggero e leggera

nella feconda •iUaba

non mai

ti

osa

da alcuno buono scriUorc.
(3)
le di

t Toi'megli,

il

Icslo

Mann, e

l'cdia. del

iSSy, come pure quel-

Livoruo e di Milauu: tormigliy Tedit. del l5a7, del i575 e

dd

1718.

1

42

GIORNATA QUARTA
,

ciocché se già

non essendo
,

io

ancora

al

terzo

della

mia

fatica

venuto

essi

sono molti e molto presumono,
io pervenissi alla fine essi
j

io avviso

che avanti che

potrebbono in guisa

esser multiplicati
,

non avendo
quantun-

prima avuta alcuna repulsa
fatica

che con ogni piccola lor
:

mi metterebbono
grandi
,

in fondo

ne a ciò

,

que
stre

elle sien
.

resistere

varrebbero

le forze vo-

Ma

avanti che io venga a far la risposta ad alcuin favor di

no

,

mi piace
,

me

raccontare non una no-

vella intera

acciocché non paia che io voglia le mie
,

novelle con quelle di così laudevole compagnia

qual
parte

fu quella che dimostrata
d'

v'

ho

,

mescolare

j

ma

una acciocché
,

il

suo difetto stesso sé mostri non es-

sere di quello: e a' miei assalitori favellando dico. nella nostra città, già è cittadino
,

buono tempo

passato

,

fu
,

Che un
uoin-

il

qual fu nominalo Filippo Balducci
,

mo
dea

di condizione assai leggiere

ma

ricco e

bene

vialo ed
,

esperto nelle cose quanto lo stato suo richie-

e aveva

una sua donna moglie
ella lui, e

(i), la quale egli

sommamente amava, ed
ta vita si

insieme in riposa-

stavano

,

a ninna altra cosa tanto studio poall' altra.

nendo

,

quanto in piacere interamente l'uno
,

Ora avvenne
donna passò
sciò

come

di tutti evviene

,

che

la

buona
quale

di questa vita, né altro di sé a Filippo lafigliuolo di lui
.

che un sojo

conceputo

,

il

forse d' età di

due anni era

Costui per la morte della
,

sua donna tanto sconsolato rimase

quanto mai alcu.

no

altro

,

amata cosa perdendo

,

rimanesse

E

veg-

(i) la de'

{ La

A'oce

moglie non è ne nella edizione del 1727 né in quel-

Deputati.

.

,,

GIORNATA QUARTA
,

1

43

gendosi di quella compagnia la quale egli più (i)

amava rimaso solo del tutto si dispose di non \olere più essere al mondo ma di darsi al servigio di Dio
,

ed

il

simigliante fare del suo piccol figliuolo.

Per che,

data ogni sua cosa per

Dio senza indugio
, ,

se n'

andò

sopra

Monte Asinaio (a)

e quivi in una piccola cel-

Ictta si

mise col suo figliuolo, col quale dì limosine in
,

digiuni e in orazioni vivendo

sommamente
egli fosse d'

si

guar-

dava

di

non ragionare
,

Ih

dove

alcuna tem,

poral cosa

né di lasciamegli (3) alcuna vedere

ac-

ciocché esse da cosi fatto servigio noi traessero}

ma

sempre
gli

della gloria di vita eterna e di

Dio e

de' santi

ragionava, nulla altro che sante orazioni inseguan:

doli

e in questa vita molti anni

il

tenne

,

mai

della

cella

non lasciandolo

uscire

,

né alcuna
valente

altra cosa

che

sé dimostrandogli.

Era usato
,

il

uomo

di venire

alcuna volta a Firenze
tunith dagli amici di

e quivi secondo le sue opporalla
il

Dio sovvenuto,
gih

sua cella tor-

nava

.

Ora avvenne che, essendo

garzone d'età di
il

diciotto anni e Filippo vecchio,

un

domandò ove
il

egli andava. Filippo gliele disse.

Al quale

garzone

disse:

padre mio, voi
fatica:
,

siete

oggimai vecchio, e potete

malo durare

perché non mi menate voi una

volta a Firenze

acciocché, faccendomi cognoscere gli
,

amici e divoti di Dio e vostri
posso meglio faticar di voi
,

io

che son giovane e

possa poscia pe' nostri bi-

(l)

Più per mollo, o sommamente usai

i>|ìrsso

usa

U lingua nostra
/

e aeiua espressa,
(a)

ma con

sottintesa

comparazione.
Il

Monte Asinaio
sana die vi

detto anche Senario.
.

Ciani lo dice

Sanano

dall' aria
f.1)
"i"

si respira

Mart.
.

Osservisi liiscittrnegU in tcct di ìaitciargìicne

NclT un modo

e ucir altro ci ooacede la lingua di usar questo affisso

colui clie mai più per ricordanza vedute non avea a maravigliare fossero e egli . Maravigllosa cosa ad udire che mai più alcuna veduta non avea non cu! . Quivi giovane veggendo l' i palagi le case. Per che avendovi ad andare. bassa A cui . papere . donne ed ornate quali che da un . subitamente disse padre mio . avesse . padre gliele diceva. si cominciò forte il e di molte dimandava Il padre che come si chiamassero. fi- gliuolo o come chiamano Il padre per non de- stare nel concupiscibile appetito del giovane alcuno inchinevole disiderlo minare per elle si lo propio men che utile non le volle nonome cioè femmine. figliuol mio . . padre elle son ma- A cui il giovane domandando disse: o son così .. lt4 manervi qui ? GIORNATA QUARTA quando vi piacerà . ed avendolo udito rimaneva contento e domandava il d'un' altra. . chiamano papere. la cosa. non il guatare : . mio. clie già que- to suo figliuolo era grande ed era si abituato al ser- vigio di Dio il 5 elle malagevolmente le cose del tx-arre . . mon- do a sé dovrebbono omal poter seco stesso disse: costui dice bene. colui . le chiese e tutte altre cose delle quali tutsì ta la città piena si vede . il seco il menò . per avventura brigata di belle giovani scontrarono in una . sogni a Firenze andare Il e voi ri- valente uomo pensando . Olmè. eh' elle son si mala cosa ? Disse allora . non non de' danari nò d' altra cosa che veduta . non del cavallo . E cosi domandando si il figliuolo e pa- dre rispondendo . ratosi de' palagi dell' asino . non del bue . paio di nozze venieno così : le come gli il giovane vide domadò il padre che cosa quelle fossero. ma disse: . il padre disse: le figliuol occhi in terra . come . io vi priego che voi facciate che io abbia disse il una . di quelle taci .

maravigliano riguardando lasciamo slare i aver conoscimi gli amorosi basciari e bracciari e i piacevoli ab- congiugnimenli dilettevoli che di voi. ce ne Deh il se vi cai di me. coniec|iiesle sono. della presente novella voglio che mi e a coloro rivolgermi alli quali 1' ho raccontata. domandogli se . sovente prendono. ma gli . infra termini di ima piccola cella . Dicono adunque ahpinnti de' miei riprensori che io fo ni male . cioè che voi mi piacele . fate che noi . senza altra sole compagnia che del padre disidcrate foste . tario. che suo ingegno . Oggivlt pentire e penu$$i. accresciuto sopra li allevato . lacere- (») Pentetti. con l'alTcziou seguitate. n(>casì piacevole. Ed egli allora disse : io non so che voi vi dite . come vi vide sole . meniamo una elle s' colà su di queste papere e io le sai dar«\ beccare. quali cose io apertissi- mamenle essi si coiiffsso . doime . dolsi cissime donne. . troppo ingegnandomi di piacervi e che voi troppo piacete a me Le . o giova. e pcntessi (i) di averlo menato a Firenze. Riprcndcrannomi moixlerannomi .GIORNATA QUARTA falle le 1 45 male cose? Si . un monte salvalico e soli. solamente ad aver vediito e veder continuamente e la vagft bellezza e la voslra l' oniati costumi ornata leggiadria e oltre a ciò donnesca onestà. e che io di questo gli m'ingegno di piacere a voi: e . quando colui che nudrito. Kilc son più belle che gli agnoli dipinli che voi m'avete . più volle mostrati. disse il padre. Ma avere infino a qui detto basti . nò perchè queste sica ntala cosa: qunnlo è a me. . da lui sole addomandate. daU' aulico pentere. Disse padre : io non voglio j tu non donde imbeccano: e il senti incontanente più aver di forza la natura. non n'è ancora panila vedere nlciinn cosi bflln.

e fu piacer loro . rannomi costoro se lo . . chi vostri la soavità delle parole melliflue . che Muse vaglio- . A' quali. ma accesa da' pietosi sospiri se voi mi piacete o se io di piacervi m' ingegno . perchè bianco. e io dalla mia puerizia nima vi disposi . lasciando io motteggiare dall' un de' lati. e si mes- Gino da Pistoia vecchissimo il onor fosse teunono. sentendo la virtù della luce degli oc. si come persona che i pia- ceri né la virtù della naturale affezione né sente né . rispondo che mai a me vergogna non reputerò infine nello estremo della dover compiacere a quelle cose Alighieri . conosce . lor si parte . . alle donne: che non sanno. mia ser vita di alle quali Guido Cavalcanti e Dante lor caro già vecchi. . dilettarsi di veder cosa le somigli non le é cosa da biasimare'. così mi ripiglia ^ e io poco me ne curo E quegli che contro alla mia età parlando vanno. . . che che l' uomo da .. mostra mal che conoscano che. Le Muse son le donne j e benché donne quello. E se non . ad un giovinetto senza sentimento anzi ad uno ani- mal selvatico ? Per certo chi non v' ama e da voi non disidera d' essere amato . e quelle tutte piene mosterrei d' antichi . chela coda re il il porro abbia il capo sta- sia verde. Che lo con Muse in Parnaso mi debbia stare affermo che è buon consiglio: ma tuttavia né noi possiam dimorare con le Muse né esse con esso noi se quando avviene . uomini e valorosi ne' loro più maturi anni di sommail mente avere studiato se essi le compiacere . vadano e si l' apparino. e la fiam. il corpo del quale il ciel prol'a- dusse tutto atto ad amarvi. che uscir sareb- be del modo usato del ragionare rie in io producerei le isto- mezzo . e spezialmente guardando che voi prima che altro piaceste ad un romitello . I ^6 GIORNATA QUARTA .

Quegli che queste cose avrei molto caro non essere sta- dicono li . do fecero la loro et^ fiorire . giusta direi la loro riprensione. pane ? Certo io non so se non che . mi fur cagione comporre mille di dove le Muse mai non mi furono . che molti ricchi andan- E assai gih dietro alle lor favole . fame alcun qiuin- cagione. quando per altro mi piacessero . poeti . in servigio forse e in onore della simiglianza che le donne ste cose tessendo. que- nò dal monte Parnaso nò dalle Mus'av- se non mi allontano quanto molti per avventura visano. bisogno loro ne dimandassi : m' avviso che dlrebbono va'. . 147 non non vagliano . per quello mi dovrebber di piacere. che te a me . Aiutaronmi elle bene e mostra ron mi com. perirono acerbi qualora io ne Che più ? caccinmi via questi cotali domando loro non che la Dio merco . Sen- za che le donne gih versi . sirniglinnza di quelle Si che . io so j secondo Apostolo abbandonare e necessilh solTerire e perciò a niun caglia più di cosi me . cercane tra le favole i . che essi recassero gli ori- ginali quali se a quel che io scrìvo discordanti fos- sero . e d'ammendar altro me stesso m" ingegnerei } ma infiao che che pa- . si sono elle venute parecchi meco . dove in contrario molti nel cercar d'aver più pane che bisogno non era loro. volendo meco pensare qual sarebbe se io per la loro risposta .GIORNATA QUARTA no . quando pur sopravvenisse l' bisogno . pure esse hanno nel primo aspetto . ancora non mi bisogna il : e . . e forse a queste cose scrivere tuncpe sieno umilissime volte a starsi . Ma che direm noi a coloro che della mia fame . E gih piìi ne trovarono tra le lor favole tra' lor tesori. porre que' mille. hanno adesse : per che. hanno cotanta compassione io procuri del che mi consigliano che . .

dando . me adoperassi Per che tacciansi si morditori rati si se essi riscaldar non . che posta n' è. per e . . armato . la quale spirante turbo . possono. E-volendo per questa volta assai aver . se non che gli altri e io. o egli di terra non . naturalmente operiamo. spalle a questo vento e lasciandol soffiare di : percioc- non veggio che me altro possa avvenire. la porta in alto . e 1' ordine cominciato seguire . . avessi 1' più tosto ad altrui . 1 48 GIORNATA QUARTA non apparisce seguitando la . e spesse volte non solamente faticante io s' l' ma con grandit- simo danno del io confesso adoperano. Le quali forze uè d' averle disldero in le presteri che 1' non . E . . lascino stare sai vagati Ma da ritornare è . standosi me nel mio questa brieve . che quello che della minuta polvere avviene. role io gli lascerò con la loro opinio- ne si . j e ne' lor diletti anzi appetiti corrotti vita . e se lo rei . se la muove degli . perciocché asci siamo . che vi amiamo. e spesse volte sopra le teste uomini sopra . di loro dicendo quello che es- di me dicono. asside- vivano . cioè della na- troppe gran forze bisognano in vano. nel quale io spero .. mia. se mai con mia forza a dovervi in cosa alcuna compia- cere mi disposi. o belle donne là onde dipartim- mo . ora più che mai mi vi disporrò^ per- ciocché io conosco che altra cosa dir non potrà alcun con ragione. leggi. che il luogo onde levata fu . risposto dico clie dallo aiuto di Dio e dal vostro gentilissime donne . Alle cui tura. ìio questo. e di le buona pazienza cliè io con esso procederò avanti. le corone dei re e degli imperaalti dori e talvolta sopra gli j palagi e sopra le eccelse torri la lascia delle quali se ella cade. voler contrastare . più giìi andar non può tutta la . che io . la muove o .

(a) Questa Novella. bella fonte levati. Lk dove Filoilralo alla se alle novelle to le fosse . Fiammella comandò che principio deci: la quale . velenata . U. che in cloiucnin sfida i più doUi ed eloganti scritla tori dell' antichità. nella maniera usa- ta vicini alla posero a sedere. che tradusse si in latino con infinita graxia ed ele^janM. quella si bee . il qual« foni'int'a Poiché P amato cor vide presente e finalmente una tersa tradusionc Beroaldo. quivi s'incominciarono a dijwrtare ra del mangiar venuta sata sera cenato . e così muore JL iera materia di ragionare n' ha oggi il nostro re data f pensando che . come pure un leggiadro capitolo in d' rima composto da Francesco Accolti parimente Arcsso. quando Filostrato le- va Iom tutta sua brigata fece levare} e nel bel giardino : andaticene. Anuibal Guasco d' latina in Tersi elegìaci di Filippo Alessandria delia paglia la trasportò in ol- DECÀM. dove . passole aveano E da dormire si . e l'ola il quivi desinarono. e questa tradusiouc tutta intera ripottata dal tersa lro«a Manai. della Crusca «j- fnoriliitenle. Il Vocab. IO . T. cioè graziosamente . V amante e mandale .GIORNATA QUARTA Cacciata aveva terra il 1 49 sole del cielo gih ogni stella e dalla Tumida ombra la della notte. piacque tanto a Leonardo Aretino. senza più aspettare che detcosi donnescamente (i) cominciò : NOVELLA L Tancredi (2) preme di Salerno uccide della figliuola . il cuore in una cop- pa d' oro : la anale messa sopr' esso acqua av. essendo nella sua maggior sommitli. dove per rallegrarci venuti sia- (1) Donnescamente.

anzi sventu- rato e degno delle vostre lagrime racconterò . gendo che poca cura sa padre . conviene di mu- tare suo piacere . se egh nello amoroso le sangue nella sua vecchiezza non s'avesse tate . ma . e clil non n'abcbe cbe bia compassione. Costei fu dal padre tanto tealtra figliuola neramente amata quanto alcuna j da paaven- dre fosse giammai e per questo tenero l' amore . be più che una quella avuta e più felice sarebbe stato se non avesse . di Ca- peva datala dova . avuto marito maritava : non sappiendola da non la poi alla fine ad . Girolamo Razzi. mani brut- Il quale in tutto lo spazio della sua vita non ebfigliuola . per l' amor che si egli le portava lei si il dava di più maritarla. GIORNATA QUARTA ci mo dir convenga raccontare 1' altrui lagrime l'ode . un figliuolo del duca lui. le quali non si possono. Ottaviano Asinavi conte ^M Cainerano. dimorando col tenero pa. Tancredi principe di Salerno fu signore assai uma- no e di benigno ingegno (i). Ingegno detto qiii ad imitazion del Ialino. . che cbi le dice avuta giorni passati . e per (juello che vol- garmente diciamo natura. si richiedea. Forse per temperare alquanto la letizia li 1' ha fatto si . E . se lava rima. Ridolfo tragedia .1 5o . e giovane e gagliarda e savia più che a donna per av- ventura non dre . do ella di molti anni avanzato . il conte Pomponio Torelli. sì come gran donna il in molte dilicatezze e veg.-un pietoso accidente. né a richiedernelo . poco tempo dimorata con . Campeggi conte di Donza ne composero ciascuno una (i) Mart. Antonio Ja Pistoia. se 1' abbi mosso il poiché a me non . eth del dovere avere sé partire . rimase ve- e al padre toruossi Era costei bellissima del fosse corpo e del viso quanto alcun'altra femmina mai. . onesta co- pareva pensò di volere avere.

NOVELLA L esser potesse . pa- rendogU che (4) "t intcmla ancora che non sia espressa. ogui ora più lodando modi suoi . ninna altra cosa tanto ritrovarsi lui disidcrando la giovane quanto di uè vogliendosi (i) di questo amore in alcuna persona fidare . E il giovane. (6j quella canna tiaforata oon cui li «oilia nel fuoco Yct acceudeilo. . V edi^ tic! 37. col un soffione (6) alla tua servenil quale ella raccenda fuoco. fieramente s'aci cese il . nome era Guiscardo tii uoui di nazione umile . non età. . sollazzando la diede a Guiscardo . le piacque e di lui tacitamente spesso vedendolo. considerate le maniere e costumi di molti '. (5) Farane con una n yai/araine t Sojfione diccti a tu. ^ Avverte il Mannelli che ncU' la ili originale la toco avesse . essendosi di lei accorto. e in quella il dì seguente avesse (3) per esser con gli di canna mostrò: e poi quella messa iu un bucciuol (4) . clic da ogni altra cosa quasi . Egli ce mise crcilcnJovvla necessaria leggieri vi s' niu il Salviati la rifiutò. valletto del padre assai . i5i . vuta . ma per vir. il cui . adunque amancon do l' un r altro segretamente . occultamente un valoroso amante E e vergendo molti uomini nella corte del padre usare gentili . e altri . quale ancora non era poco avveduto 1' . . Guiscardo il prese: (i) f togliendosi hanno le tutte le [ùù riputate edùioiii. si come noi veggiamo nelle corti i . avea per si fatta maniera nel cuore rice. dicendo : farane (5) questa sera te. clie da amar lei avea la mente rimossa In colai guisa . e per costumi nobile più che altro . farannty con àuef/uraiuu altri. (a) una nuova malizia ciò che a fare lei . tra gli alui un giovane . . Ella scrìsse una lettera . ilclla Bucciuolo chianiasi la parte canna che e tra nodo e nodo. D Pistulcst auuovrra questa voce tra (a) (3) antiche.. t Seco pensò. a dovergli significare . il modo pensò .

molti di con suoi ingegni penato avea anzi che venir fatto le potesse d'aprir quell' uscio . s' era clie quasi ninno clic ella vi fosse .i5a GIORNATA QUARTA . . perciocché abbandonata era la grotta . e guardando la con esso se ne tornò alla canna e quella trovando fessa. partitosi sua casa. Guiscardo prestamente ordinata una fune con nodi e cappi da potere scendei-e e salire per essa il e sé vestito d' un cuoio che da' pruni difendesse . a- vendogli disegnata terra esser potesse . il quale aperto . aveva nella . il quale . la seguente notte allo spiraglio . quasi j da pruni e da erbe di sopra natevi era riturato la e in questa grotta per una segreta scala ( quale era in quale la una delle camere terrene del palagio poteva andare . non . ché ninno di ciò accorger potesse. e sola nella grotta discesa e lo spiraglio veduto per quello aveva a Guis' scardo mandato a dire che di venire ingegnasse .il più contento uom. fu che di dovere a lei an. e avvisando costei non senza cagione dovergliele aver donato e così detto. l' altezza che da quello infìno in . preuze una grotta cavata nel monte fatta . Alla qual cosa fornire certi . si ricordava sa è si Ma amore agli occhi del l' quale ninna co- segreta che non pervenga. Ed era fuori delle menti di tutti questa scala usata . di lunghissimi tempi davanti nella qual grotta dava alquanto lume uno spiraglio fatto per forza nel monte. perciocché di grandissimi tempi davanti . memoaccioc- ria tornata alla innamorata donna si La quale . e diedesi a dare opera il dare secondo al palagio del modo da lei dimostratogli Era allato . l'apcrsej e dentro trovata la lettera di lei e lettala e ben compreso ciò fosse clie a fare avea. giammai. senza farne alcuna cosa sentire ad alcuno. la donna teneva ) si come che da un si fortissimo uscio serrata fosse.

. do . l' uscio alle sue damigelle se ne venne fuori la Guiscardo poi . iu\idiosa di cosi lungo la e di cosi gran diletto letizia de' con doloroso avvenimento rivolse in tristo due amanti plinto . . in un suo giardino con tutte le sue damigelle ). La quale .NOVELLAI. e attese la donna . se n' usci fuori e tornossi a E avendo questo cammino appreso po vi ritornò . non volendo nestre della tute . per quello collo (i) nella grotta . n' nndtS : i53 e accomodato ben V uno de' capi della fune ad un forte bronco che nella bocca dello spiraglio era si il nato. dove trovato Guiscardo . trovaudo le fi- camera chiuse e le cortine del letto abbat- a piò di quello in un canto sopra un carello (3) (1) >Si collo. e quivi con . entratosene . lei dimorarsi e ragionare alquanto e poi partirsi 11 quale un giorno dietro mangiare (2) laggiù venutone ( essendo la don- na . si calò. in quella. e sola camera aperto V . senza essere stato da alcuno veduto o sentito . voler dormire Aerratasi nella mandate . la notte vegnente su per sua fune salendo per lo spiraglio donde era entrato casa . ed ella serrato . festa si fecero E nella sua camera insieme venutine amori con grandissimo piacere gran parte dimorarono: e dato discreto ordine ciocché segreti fossero . (5) Carello. più volte poi in processo di temfortuna . sgabello. insieme maravigliosa . Era usato Tancredi di venirsene alcuna volta tutto solo nella camera della figliuola . nella grotta di- scese . Ma la . lei torre dal suo diletto . la quale Gliisnionda aveva nome . di quel giorno si alli loro ac- tornatosi nella grotta Guiscar. . seguente di faccendo sembianti di via le sue damigelle . uscio. (3] Dietro mangiare poco di «otlo diri appresto mangiare.

e ripie- no di borra. addormentò E cosi dormendo fatto ave- Ghismonda - clie . per si . usati erano e insieme schersi zando e sollazzandosi gliò . nel? animo di dover fare . sgridare j poi prese partito di tacersi e starsi nascoso se egli potesse . all' uscir dello spiraglio la seguente . per potere più cautamente fare . e quando tempo lor parve Della quale Tancredi di- Guiscardo se ne tornò nella grotta. notte in su primo sonno Guiscardo . . . capo al letto e tirata si sopra sé la cortina fosse nascoso egli . E per ordi- ne da lui dato '1 . avvenne che Tancredi sve- e senti e vide ciò che Guiscardo e la figliuola facevano: e dolente di ciò oltre modo prima . e con minore sua vergogna lungo spazio insieme corgersi di Tancredi scesi del letto. (i) e ne citano questo passo del Boccaccio. ma col- larsi per calarsi al basso è più antico . . di sopra ha detto di Si calò. come . gli volle . quasi s' come se studiosaraente . come il •{ Gli Accademici della Crusca dicono che carello è propriamente . se n' entrò nella camera : e quella serrata senza accorgersi clie alcuna persona vi fosse uscio a Guiscardo clie '1 1' aperto l' attendeva . . si dolente a morte alla sua camera tornò . : quello che già gli era caduto . i54 si GIORNATA QUARTA il pose a sedere j e appoggiato . e andati- sene in su letto . da una finestra di quella calò (i) nel giardino e senza essere da alcuno veduto.. poco Guiscardo si collo. quivi . per isventura quel dì va venir Guiscardo dino lasciate le due damigelle nel giar- pianamente . come usati erano senza ac. ed ella s' usci della camera . Il quale. guanciale di panno per lo più. . ancosi ra che vecchio fosse . così come era nel vestimento del cuoio impacciato fu preso da due e segretamente a Tancredi menato . I due amanti stettero . . fatto a scacchi di più colori .

dove chiamare e ser- ratosi dentro con piangendo le cominciò a dire: Ghismonda. Ma disdicevole il suo Tcrbo disdire pif discom'enirsi . veduto che tu di sottoporti ad alcuno . Al quale Guiscardo ninna altra cosa disse se non questo possiamo . uomo fatto ) se tuo marito stato non fosse pensato . parendomi conoscere la tua virtù e la tua onestà. né però molto spesso usata . semricordandomi disonestJi . non sappicndo nulla Ghismonda di queste cose do seco Tancredi presso mangiare n' . dissimo affanno d' animo messo m' hai Dcput non sappien- (i) Dicex'oley EJii. di ciò E or volesse ti poiché a tanta conducere dove- avessi preso uomo che alla tua tra tanti . e H. nella camera fattalasl andò della figliuola lei . .. eleggesti ma che nella mia corte n'usano Guiscardo . la mia beni- gnità verst>lenon avea mentalo fatta l'oltraggio e la vergo- gna la quale nelle mie cose m'hai . cioè eonvenìenle . giovane di vilisslma condizione. nella nostra corte quasi come per Dio da : picciol fanin gran- citdlo infino a questo di allevato di che tu . e così fu fatto . quantunque mi fosse stato detto .. mai non mi sarebbe potuto cader nell'animo. Venuto il di seguente. che nò voi n»> io amor può troj)po più Comandò adunque Tan: credi che egli chetamente in alcuna camera di la entro guardato fosse . onJc dilia il sdicevolcf cioè iconvenevole. i. che . la ore dicevole non ha suo \nho dirsi fct convenirsi^ ma è voce <1a sé sola. i^5 quasi piangendo disse: Guiscardo. varie e diverse novith pensate ap- secondo : la sua usanza.'»a7. NOVELLA L \ide . . se lo co' miei occhi non lo avessi . aven. la mia vecchiezza mi serba. si come io og- gi vidi con gli occhi miei. avessi non che ri- ma pur di che io in questo poco di manente di vita. pre starò dolente Iddio che \i . . nobiltà dccevole ( i ) fosse stato'.

. e quete incrudelisca . vuole che contro a mia natura in Ma il prima che io partito prenda : . né a negare né a 1' pregare son disposta perciocché né un mi j var- rebbe . di più non stare in vita dispose . trae giustissimo sdegno . e questo detto basso piàngendo si forte . e bollo in prigione) ho io già preso (i) parso che t' che farne 5 . . né 1' altro voglio che mi vaglia e oltre a ciò in ninno atto intendo di rendermi benivola la tua mansuetudine e '1 tuo amore : ma il ver confessando . prima con vere ragioni difender (1) "t la fama mia . dolore ine- stimabile sentì e (2) a mostrarlo con romore e con il lagrime vicina tiero . preso perla tua gran sti follia quegli vuole che io ti perdoni . quello che tu a questo dei dire viso . con asciutto viso e aperto e da ninna parte . Ghismonda udendo il padre e conoscen- do non solamente to . non come dolente femmina. come farebbe un . ma come non curante e valorotur. bato cosi al padre disse . avanti che a dovere alcun priego per sé porgere. disidero d' udire . ma ditesallo Iddio che io trae 1' non farmi Dall' una parte mi amore il quale io ho sempre più portato che alcun padre portasse a figliuola ^ ed' altra mi . di dire. fanciul ben battuto. (2] Avveili questo Lellissimo modo . fu assai volte il : ma pur questa viltà vincendo suo animo al- il viso suo con maravigliosa forza fermò^ e seco. il suo segreto amore esser discoper- ma . e poi Meco preso.i5fi GIORNATA QUARTA che partito di te do io mi pigliare . come più le femmine fanno. Tancredi . Guiscardo . ancora esser preso . Di Guiscardo ( il quale io feci stanotte prendere quando dello spiraglio usciva tito . avvisando già esser morto il suo Guiscardo Per che fallo. del 27. l'ediz. o ripresa del suo sa .

non che ne' giovani . accidente tolsi come molte fanno ma con diliberato . anni come che armi tu uomo ti in parte uè' tuoi migliori sii . . Tancredi. Alla qual cosa e pietoso assai occulta via amore e benigna fortuna . e . se appresso la . dar compimento sistere . ti dovea. Sono adunque si . 8Ìme forte hanno date ritata . ncll' esercitato non dovevi dimeno conoscere quello che ne' vecchi . e poco vivuta l' . io noi nego . senza sentirlo alcuno : io a' l' miei desiderii per- veniva e questo il . per la quale . mi . e per l'una cosa e per altra pie- na di concupiscibile desiderio. Guiscardo non per . m'avean chi che . mia virtù di non volere che naturai peccato mi nò a nò a in me di quello a tirava quanto per me si potesse operare. E certo rn questo opposi ogni te . si co- me giovane e femmina mi disposi e innamora 'mi. al . gli ozii eie dilicatezze possano .NOVELLAI. a questo non mi indusse tanto mia femminile fragilitli. F^sser . grandezza dello animo mio Guiscardo. essendo tu di carne di carne . si come da te generata di carne. aver generata fìgliuola . ti se abbia mostrato o co- me che tu sappi . con fatti i57 la fortÌMimamcnte seguire . mniiifesto. tiravano . che ancor son giovane. che io ho amato e amo 1' e. morte s' ama non mi rimarrò la d'amarlo ma . ti do- vevi e dei quantunque tu ora vecchio clienti e quali e con che forza vengano le leggi della giovanez- za^ e. che sarh poco.quantola tua poca sollecitudine del maritarmi e la virtù di lui. ame- e . non di pietra o di ferro sia e ricordar . Egli ò il vero . quanto io viverò. rò . quale maravigliosisper essere stata 1' aver gih ma- conosciuto qual piacer sia a cosi fatto desiderio . vergogna fare. trovata e mostrata . Alle quali forze non potendo io re- a seguir quello a che elle .

che con uom ti di bassa con- dizione il mi son posta .1 58 GIOUN ATA QUARTA ad ogni . l'anime con ìguali (i) con iguali potenze . del 27. adendo noìegua' le ed uguale. ma colui che . commette (i) Ragguarda (3) tra tutti tuoi f Iguali hanno ita affatto tutte le «dizioni che io n'ho consultate. a basso . e con avveduto pensiero a di me lo introdussi . la quale assai sovente lasciando i non degai ad . dignissimi a' Ma lasciamo or questo : e ragguarda alquanto principli delle cose tutti la tu vedrai . La virtù primieramente noi che tutti nascemmo e nascia- mo iguali . nò ce n'ha punto bisogno. e di lui egli lungamente goduta sono del mio . In che non accorgi che mio peccato ma quello li della fortuna riprendi alto leva . contraria usan- za poi abbia questa legge nascosa tolta via. E benché . ne distinse . maggior . e con savia perséverenza disio. tutte . aperta. ~(2) la Vedi quanto questa definizione della nohillà sia più vera di quel- che ne fece Aristotile e Cicerone ed ogni altro (3) filosofo. colui che è chiamato difetto (a). Mart f Ragguarda adunque. che di lei . consiglio elessi innanzi altro . il chiama chiama i . me . noi d' una massa di carne carne avere e da u- no medesimo creatore forze . la volgare opinione che la verità se. parte avevano e adoperavano nobili furon detti e ii rimanente rimase non nobile. 1' ediz. mente non si mostra gentile e chi altramenti . . con iguali virtù create . Questa voce è in disuso. e perciò colui che virtuosamente adopera. . ella non è ancor nò guasta dalla natura nò da' buon costumi: . guitando con più amaritudine mi riprenda ti dicendo (quasi turbato esser non avessi a questo eletto ) dovessi io . e quegli. Di che cato pare oltre allo amorosamente aver pec- che tu più . se io nobile uomo non .

tu dirai lui nobilissimo villani . ed esamina . cioè che di cacciai del tutto via . che cosi hai saputo valente uomo tuo servidore mettere in buono . e (|ucsti tuoi nobili tutti esser Delle virtù e del valore di Guiscardo io non credetti al giudicio d'alcuna altra persona. ragguarda so tu vorrai senza animosità giudicare . ad la si se' disposto : usa in me la tua crudeltà quale ad alcun priego porgerti disposta non sono .. ninna laude da te data gli fu . glh ricchissimi furono e sonne. Dirai dunque posta ? . Molti re molti gran principi furon già . e più mirabilmente . per avventura si se tu dicessi con povero con tua vergogna potrebbe concedere. sla- ma . uomini . cioè . poveri e molti di quegli che la terra zappano e guar- dan le pecore. quanto tu '1 commendavi in tutte quel- cose laudevoli che valoroso ? uomo . NOVELLAI. me far ti doves- se tu nella tua estrema vec. ma avere (i). se pure in ciò alcuno inganno ricevuto stata avessi da te sarei ingannata . la lor \irtù i lor costumi e le loro maniere : e d' altra parte quelle di Guiscardo . come in prima cagion di questo peccato. non m' ingannarono io lui operarla . che a quelil lo delle tue parole e de' mici occhi . Chi commen- dò mai le tanto . sia vero Ma un to sì . di bassa condizione mi . dubbio che tu movevi. nobili iSg . chiezza a far quello che giovane non usasti incrudelir . dee essere comi mendato che e certo non a torto . che : le tue parole non potevano esprimere non vedessi . se peccato èj t' perciocché io accerto che quello che di Guiscardo (i) Avere qui vai roba. L' xdti- mo si . che io con tu non dirai uomo il . chò se miei occhi . . la povertà non toglie gentilezza ad alcuno . e .

loro era stato comandato. mento . che Guiscardo lui la seguente . del 27. se di il me non fai Or il siraigliante . levato il viso verso famigliare. . . le mie mani medesime mine a faranno. guardavano che senza alcun romore . i6o fatto avrai GIORNATA QUARTA o farai . il famigliare e col presente e con la parole del prenze . se quello di che se le . la se cosi ti par che meritato abbiamo. dell' Conobbe il prenze la grandezza che animo del- sua figliuola. Per che da lei partitosi e da sé rimos- so di V olere in alcuna cosa nella persona di lei incru- pensò con gli altrui danni raffreddare a' il suo fervente amore . gretissimo famigliare segli mandò . . per un suo se.. va' . come il cuor vide e parole inil cosi ebbe per certissimo quello . e quella scoperchiata tese . lei sì for- temente disposta a quello le parole sue sonavano. con un me- desimo colpo (i) uccidi. via. così. Queste parole lui e Con un medesimo colpo lui e me. e comandò due . notte stran golassono cassero. Y ediz. poiché partito fu padre quelle stillò e in acqua redusse ella per presta averla. e incrudelendo . come delire. il operarono Laonde venuto dì seguente. . temeva avvenis- Alla quale venuto . alla figliuola e impoti gliele desse dicesse : il tuo padre manda questo per consolarti di quella cosa che tu più ami come tu hai lui consolato di ciò che egli più amava. essere il cuor di Gxiiscardo (i) •{ Per che. così il e trattogli il cuore a lui il re- Li quali . diceva . Ghismonda non smossa dal suo fiero proponi. ma non credette perciò in tutto . fattasi . prenze venire una grande e bella coppa d' oro il e messo in quella che quando cuor di Guiscardo il . fattesi il venire erbe e radici velenose . con forte viso coppa prese le . me mi setnbran c[ui necessaire. come . con le fem- spander le lagrime.

si congiugner!:! con quella . Assai m' . pose Iddio nelP animo al mio dispietato padre . ciò ha il mio padre adoperato bocca . come che di morire gli occhi asciutti e con viso da niutia cosa spaventato proposto avessi^ e datoleti . . adoperandol tu che tu già cotanto cara guardasti (1). e di tale . disse: ahi dolcissimo albergo di tutti miei piagli meladetta sia la crudclth di colui che con oc- chi della fronte or mi ti fa vedere . e j)erciò ultime le quali render gli debbo giammai gli di cosi gran pre. la quale stretta teneva. che tuo valore ha meritata . e poi disse In ogni co- sa sempre e infìno a questo estremo della vita mia ho verso me trovato tenerissimo del mio padre l' . > • che vogliono che cuore sia seggio dell' anima. ma ora più che giammai . il cuor riguari dando ceri . men degna che d'oro in a così fatto cuore cliente questo è. e questo dice con il la opinione de' Platonici. era con hai tei quegli della mente riguardarti a ciascuna ora il Tu tuo corso fornito . Niuna cosa d non : mancava ad aver compiute esequie se le lagrile me li di colei la qual tu vivendo cotanto amasti 1' qua- acciocch(> tu avessi. senza alcuno indugio farò che la mia anima . appres- satoselo alla il Lasciò .. sente da mia parte renderai . Lasciate hai le miserie del mondo e dal tuo nemico il medesimo . l' amore grazie . . . . quella sepol- tura hai . Questo detto rivolta sopra la coppa. Venuto se' alla fine alla qual ciascun corre e le fatiche . discretamente . chente la fortuna concedette ti se' spacciato . che a me ti con mandasse : e io le ti da- rò . potre' io andar più contenta E con qual compagnia ne a' o meglio sicura luoghi (1) Cioè -queir anima. E cosi detto . NOVELLA L disse: 161 non si conveniva sepoltura .

Le sue damigelle si che dattorno le stavano. fosse o che volesson dire . non altramenti che una fonte acqua nella avuta avesse. cominciò a versare tante lagrime furono a riguardare . senza fare alcun fem- mlnll romore sopra la coppa cliinatasi . come meal- sapevano e potevano . colei che ancor son certa dalla quale che è m'ama amata d' . piangendo . morto cuore . non che In quelle propnu stanze. domandavano invano . . cioè. ma non approvano „ i cosi fat- ta lezione Deputati. come in quelle parole cognati del. e molto più . e Ghismonda con questa voce il (dicono essi). che le parole di . s' ingegnavano di confortarle La qual poiché quanto il parve ebbe pianto. testa . „ la donna avvisando che voi in alcun luogo (luincentro essi siale „ ec.. seguente: mini larghi. anima a fé dare fare alla tua orcioletto .. disse : o molto j amato cuore più alti-o ogni mio uficio verso te è fornito . . che mirabile cosa il Lasciando infinite volte . L'avverbio quincentro. tutta la bevve sopra e beil con la coppa in mano si se ne sali suo (i) f Qutneenlro i legge in alcuni testi. che con . non intendevano . ma da compassion vinte tutte piagnevano pianto glio la. nò mi resta a fare se non di venire . zato capo .1 62 GIORNATA QUARTA . e rasciuttisi gli occhi .. in questa casa o in questa contrada: laddove quii centro rlstiigne termini mollo più. a loro avviso. quasi accenna f. e senza . eom' spiegano. e lei pietosamente della cagion del suo . dinota terdella nov. non conosciuti e de' miei . cuore questo lei . . qual mise nella coppa ove : cuore era da molte delle sue lagrime lavato alcuna paura vutala . aspetta la sommamente se E cosi detto. luogo con mano come che sia intorno al letto. compagnia E 1' questo detto si l' nel quale era la acqua che il di il davanti aveva fatta . postavi la bocca . con la mia . lei? lo son certa che i ella è ancora quicentro (i) letti : e riguarda luoghi de' suoi di- e come mia .

. cor- po suo sopra quello e al suo cuore accostò quello del morto amante 5 e senza dire alcuna cosa . la fosse la ella bevuta avea . suo stea . . doloroso fine ebbe . udito avete Li quali Tancredi . amore fu . e udite . amordi Guiscardo e di Ghi. mollo pianto e tardi pentuto della sua crudeltà i con general dolore di tutti Salernitani onorevolmente a- meuduni in un medesimo sepolcro gli fé seppellire • . te 1' abbi fatto gittar palese L' angoscia del pianto non lasciò rispondere al ]»ren7. io mi parto e velati gli ai occhi e ogni senso perduto (iosl di questa dolente vita 1' dipartì. cominciò dolorosamente a piagnere. aspettava la morte Le damigelle sue avendo (jucste cose e vedute . io tacitamente e di col nascoso con Guiscardo vivessi che '1 mio corpo morto . Laonde . NOVELLA L letto . . |63 compose il e quanto più onestamente seppe . veggendo termini ne' quali era la . disse : rimanete con Dio che . e tardi con dolci parole levai tosi a suo conforto. smonda come . morto cuore . presto nella camera scese della figliuola nella qual giunse in (ju(?lla ora letto si che essa so- pra il suo pose. nò a me ? le che non te le disidero Chi vide mai alcuno altro che .c. che gih mi portasti ancora in te vive per ultimo dono mi concedi che . la giovane al suo line esser venuta senil tendosi strignendosi al petto .. come che quale esse non sapessero che acqua quel. Al quale na disse : don- Tancredi . piagnere di quello che egli ha voluto di Ma pure se niente quello . a Tancredi ogni cosa avean mandata a dire lo 11 quale temendo di quel- che sopravvenne . . serba coleste lagrime a . ti poiché a grado non che . dopo . dove che tu . meno dare disiderata fortuna che questa .

ieguisca e cunseguiscu dica segua o siegua. né per . più per (l) "f la sua affezione cognobbe l'aoi- n pistoiesi colloca la voce seguisca tra le antiche. senza dubbio alcuna rugiada cadere sopra cerò a sentire . in casa uomo ricovera . . voglio che ne' fie- ragionamenti e a' miei accidenti in parte simili seguisca (i): la quale se. andrà appresso. il quale informa uomo salvatico il dì seguente nella piazza mena . e comechè yrà dire c. . Pampinea ragionando come Fiammetta ha cominciato. si do- . dove riconosciuto . e incarcerato XjLveva la novella dalla Fiammetta raccomata su gli le lagrime più volte tirate insino in occhi alle sue . compagne : ma quella già essendo compiuta : il re con rigido viso disse poco prezzo mi parrebbe la vita mia a dover dare per la metà diletto di quello che cou Guiscardo ebbe Ghismonda nò se ne dee di voi ma: ravigliare alcuna j conciò sia cosa che io vivendo ogni ora mille morti sento. loro termini stare.. tutte quelle una sola m' è data Ma lasciando al presen- li miei fatti ne' . Usasi tuttavia si anche oggidì ne' composti . e da' suoi frati pre- so . * 64 GIORNATA QUARTA NOVELLA IL Idrate Alberto dà a vedere ad una donna e di lei si che V A- gnolo Gabriello innamorato . il mio fuoco cominil Pampinea a se sentendo comanda- mento venuto. in forma lei: del quale piU volte d' uno povero d' il giace con poi per paura de' parenti di lei della casa pittatosi. particella di diletto te Jri .

sforzandosi to si De' quali se. T. del proposto da ridere dispose . fosse licito a me di . Il quale ampia materia a ciò che m' ò stato proposto presta di favellare . ma quasi come possessori e signori di cjuel- danti a ciaschedun che muore . esso è per «TTcntura insanabile. e poscia coloro che in ciò alle loro parole d' ingannare . Per avendo riguardo agli sì fatta Tarictà io reputo che falli>i la sia corrotto. Non con 1 speransa di DECAM. e nel mostrare so per torre. . e esami giik sopra Ja tanti ri- dotti. e perciò . loro lo . » che a dovere fuori . più e . a dire una novella si senza uscir . quale sia la ipocresia de' religiosi li quali co' panni larglii e lunghi e co' visi artiiìcinlmente pallidi 1' e con . . paradiso abbiano a procacciare noi. . un cosi fatto proverbio: chi è reo e buono è tenuto può fare il male e non è creduto . NOVELLA ino dello compagne role. lente luogo con questo prima medesimi credono . tosto dichiarerei a molli semplici qxiello che nelle lor cap- pe larghissime tengon nascoso Ma ora fosse piacer di Dio che cosi delle lor bugie a tutti intervenisse come ad un fiate minore non miga giovane ma di quelli . . che de' maggior casesi (i) era tenuto a Viuegia: del (i) la il L'eduìonc del testo Mannelli hacassesi: alcune antiche case $i: la Livornese come luogo Parmense casesi.1 . mi e ancora a dimostrare quanta e . II. dan fede. e cominciò Usano i volgari . meno . come uomini che come lo . ed altri per » lor donare venire a salvazione il e oltre a ciò . il re contentare . quanmostrare . le voci umili e mansuete nel domandar altrui e altissime e rubeste in mordere negli altri li loro menon desimi vizii . IL le i65 sue pa- che quello del re per più disposta a dovei'e nhpiauto recrcar . secondo so la quaneccelse cosi tità de' danari loro lasciata da lui . convenisse . che del comandamento so.

ardisco di rahhcrciare. più. forse con rìsa e con piacere ri- Fu adunque valorose Donne . di S. amico del nostro poeta. Le cui vituperose opere molto dail Imolesi conosciute a tanto la recarono in . e" scrisse Caro. senza gliere o aggiugnere alcuna lettera e. ed discesi co- munemente a p. ma la verità non era Imola chi credesse per che accorgendosi quivi . Non dica Ascesi. Francesco ad ascesi. p. C. in vece di cusesi. era tenuto a Vinegia . legge. due h il una se la ne può togliere : e se si potesse scrivere Scesì. Ritornando to del Boccaccio. maglia])echiano Palch. V. Fondandomi perciò sopra quello che ho esposto poco avanti. per al- quanto animi vostri . . cioè del Caro. 23. pieni di compassione per la morte di Gliismonda levare . città d' La Assisi fu nel secolo del Boccaccio detta Àficlesi dagli scrittori. osservo che -nel sciitto da. nulla Ho poi veduto che Lucantonio Ridolfi nel suo Ragionamento stampato in Lione i557. . non gli che bugia : . . chusciesi. 55. in il Imola un uomo di scelerata vita e di corrotta qual fu cliiamato Berto della Massa gl' . 3g. Cosi Assisi venne a dirsi Ascesi. correzione verrebbe ad ha Scesi. Pwscio. alcuna proha. fraude. Benedetto nel 1596. Gherminella. dirò liberamente ciò eh' io ne penso. al Cod. cioè legge: era la sua fama di santità in quelle parti troppo maggior che mai nanfa 11. alla lezione del codice magliabechia- no. e parente di san Rosso dicono luogo corroti. 8i. H Snlvini Discorsi Parte 3. le sue gher. n. si E nel Commento di Ser Agresto. un monaco dell'ordine di S. non miga giovane cZe' quelli elio facile alle maggior eli ha Ascesi. (1) FIACCHI. minelle ( I ) non aver luogo come disperato a Vine- sanailo.i66 quale GIORNATA QUARTA sommamente mi gli piace di raccontare . essere. Dante Par. questo luogo cosi: un frate minore. ma piuttosto con quella di muovere altii iugegni più penetranti ad applicarci l'industila loro. almeno con hilità. 66. si Francesco da Scesi. dall' t in fuori dopo la rileva . ma di E ])en come to- che nel concorso delle due a ne sia rimasa fognata una. che direbbe corto. pag. Rispetto . trova stampato Scesi: Trifone un uomo perfetto. che . si In questa stessa Novella poco appresso. spiega questo luogo del Boccaccio con riferirlo anch' egli alla città d' Ascesi. che essendovi per un certo strascico di pronunzia . inganno. iSSg.

. Né un ne fu apjìena avveduto alcuno .. da somma umillb soprapprcso mostran- dosi e oltre si ad ogni altro uomo . divenuto cattolico andò e fece Irate miiioi*e : e fecesi chiamare frate a far Alberto da Imola e in cotale abito cominciò per sembianti una aspra vita e a la commendar molto gli penitenza e . sempre veduto altare . senza aver perciò ti predetavesse vizii abbandonati quando nascostamente metter in opera all' . E prediche e li sue la- grime re . . piangeva passione del Salvatore le sì conio le colui al quale poco costavano in brieve tra colle sue lagrime quando le volea . beveva vino se quando non avea che . ed era sua fa- ma di santith in quelle parti troppo maggior. 1' astinenza. uè mai carne mangiava nò piacesse . quando celebrava la se da molti era . egli seppe in si fatta guisa \ iniziani adescavi si che egli quasi d* ogni testamento che . di subitamente fu i ntlìinno di falsario. NOVELLA già d'ogni bruttura ricevitrice II. faceva era fedel commessario e dipositario nfiolti . e guardatore di denari di confesserò e consigliatore quasi della : maggior parte degli uomini e delle donne cendo . che l'atto non avca in altra jiarte E quasi da conscienza rimorso delle malvage opere nel preterito fatte da . d' omicida . gli potuti E oltre a ciò fattosi prete . di san che mai non fu Francesco ad Asciesi . che di ladrone . •ornipiato. »i 167 trasmutò. gran predicatore divenuto. altra maniera al suo malvagio adope. li) Bamho. e così fncla di lupo era divenuto pastore. teuM cenno. e quivi pensò di trovare rate . Ora avvenne che che chiama- una giovane donna bamba (1) e sciocca. icifflunito.. lui .

che fu un fastidio ad udire. quésti bergoli at- tendendo loro. Non iisavasi nel dialetto al vene- ziano se non nel senso Ai famiglia. la- sciare amare né da né da quale Quante ce ne le vedete voi.. e parendogli terreno da' ferri suoi (5). messer Giovanni mio. Al quale ella con un mal viso rispose in : deh messer le lo frate . Frate Alberto conobbe incontanente che costei sentia dello scemo . premettendosi famiglie che erano dell'ordine patrizio. Badate bene che. come mie? che E oltre a ciò disse tante co- se di questa sua bellezza. . mentre gli altri cittadini erano intenti a s])andcggiarsi gli dell' uni . di lei subitamente e oltre modo s' innamorò le : ma . . se io ne volessi. santo frate lei La quale essendogli essi a' piedi tutti . cioè presto da' credere e muoversi. mi par troppo. le cui bellezze sien fatte sarei bella nel paradiso . barca. moglie d' clie era ta fu un gran mercatante. dra . . M. son (3) avendo parte detta de' fatti suoi (2) bergoli ) fu da frate Al- berto addomandata se alcuno amadore avesse. (5) A terreno dolce vanga di legno. ri- serbandosi in più comodo tempo lusinghe pur (1) f Ca è voce accorciata da casa. . se io ne volessi ma non tale sono le mie bellezze da . lezione ritenutasi nella stampa del 1718. al leggieri. e potrebbe i far vedere un po' di ruggine e d'animosità contea i vostri Veneziani. (2) •{• nome di quelle sole Questo tulli. non avete voi occhi fatte capo ? paionvi mie bellezze come quelle di queste altre? Troppi n' avrei (4). 1 68 GIORNATA QUARTA madonna Lisetta da ca (i) Quirino. così detta si Veneziani perchè di leggieri (/() rivolta \ L' edizione del 27 ha troppi rC avrei degli amadori. si come co- che viniziana era ( ed . eran venuti a capo di stabilire un dei più saggi e riputati governi che allora fossero nell' (5) al Europa Bergolo. . . per gl'interessi del papa o a' fatti imperatore. andato con le galee in Fian- s'andò con "altre donne a confessar da questo . volubile. da vergalo. che noi diremmo corr/io .

la lasciò . che mai poscia da giacere non mi son potuto levar se non oggi ? . stlgò cosi Disse frate Alberto . Disse allora donna mestola : : e chi vi ga. stato al- quanti di casa sala preso un suo : fido compagno altri esser : n' andò a in . na Lisetta la quale io . dissi io . NOVFXLA per mostrarsi santo . (i) mignolo non mai (liste il Pctntca. si come io soglio star sem- io vidi . fattale la con. 169 quella volta cominciò a volerla riprendere e a dirle che questa era vanagloria. : ragionandomi voi della vostra bellezza ciocchù si vi dissi per- fieramente la notte seguente gastigato ne fui. ma Angelo . a' piò . amo l' . che tutto mi ruppe sti 11 j quale io appresso domandai perchè ciò : fatto avesse ed egli rlspOvSc perciocché tu presume- oggi di riprendere le celestiali bellezze di . . Lisetta e trattosi da una parte veduto . tante mi die . una le si e non potendo da gittò davanti ginocchioue e disse madonna che . Per che frate Alberto non volendola troppo turbare fessione . io il vi dirò Stando- mi pre io la notte in orazione . nò prima mi potè' volgere per veder che io che mi vidi sopra un giovane bellissimo il con un grosso bastone in mano . da Dio in fuori : sopra ? ogni altra cosa L io allora domandai chi siete voi . io vi priego per Dio mi perdoniate di ciò io domenica. A cui egli rispose che era Agnolo (1) Gabriello O signor mio . ed altre sue gli noveHe: per che bestia . presomi per cappa e tiratomisi . U. subitamente nella mia cella uu grande splendore ciò fosse . la donna gli disse che csi era una e che egli non conosceva che fosse più una l)ellezza che un' altra . madon. andar via con V altre E . madonna con lei .. la quale. io vi priego che voi mi perdo«iroprc.

voi vi guardiate di non non dire ad alcuna persona che re i sia nel . do per rarsi me che a voi vuol venire una notte j e dimo. -vale con c/ueslo. do queste parole alquanto disse le : . io . io vi diceva bene : .1 7o . . e con questo palio. usa veramente . farà tristo egli per tutto poi il tempo che tu ci viverai 1' Quello che mi dicesse. Proverbialmente. to disse madonna j poiché perdonato m' avete io 11 vi dirò volentieri ma una cosa vi ricordo . GIORNATA QUARTA Ed egli allora disse : niate e io ti perdono per tal convellente (i). di poco senno. se voi volete guasta- fatti vostri che la più avventurata donna dis- che oggi se sia al mondo Questo Agnol Gabriel mi gli che io vi dicessi che voi piacevate tanto. non io ti perdoni. perciocché egli è agnolo . e infiao ad ora acciocché più non vi sia fatto io vi perdono sì veramente che voi disse. la quale era anzi che no un poco dolce di sale (li). non ve oso dire. se prima non mi perdonate Donna zucca al vento . 5 e . volte a starsi con voi venuto la notte sarebbe fosse per se non non ispaventarvi . male . dove . godeva tutta uden. che tu a lei vada. io ci tornerò e darottene tante che . mi diciate ciò : che l'Agnolo poi vi . . agnolo voi noi potreste toc- dice che per diletto di voi vuol venire in forma' : uomo e perciò dice che voi gli mandiate a dire . se Dio m' aiuti. Ora vi manda egli dicen. Alberto che mie bellezze eran celestiali ma . e verissime tutte le credea e dopo . _ quando Per volete che egli venga tal ed in forma di cui. scipito. che io vi dica . ed ma più spesso egli (1) sì convenente àoh con questo paUo. . ed ancor (2) alle folte. come ella tu prima poti e faccili perdonare . trai . e venendo in care d' . una pezza con voi forma d' e . mondo siete . frate . che più . . di voi m' incresce. Frate Alber. che cosa.

tanto si starà 1' anima mia in paradiso Disse allora donna poco fila (4)? ben mi piace: io voglio che in luogo delle busse. ed egli entorrà in me. tutta sola nella sua camera : ma con la questo patto che egli 1' non dovesse lasciar lei per Vergine Mariaj che to era detto che egli le voleva mol- bene : ed anche . purch è : ella non .luta di (^rcllro «olii. che voi abbiate questa conso: lazione . ben venuto che . Allora disse fraj te Alberto madonna voi parlate saviamente e io ordinerò ben con lui quello che voi mi . chò in ogni luogo che : ella il vedeva le stava ginocchione innanzi e oltre a questo. le t Qualoia. venga con questo mio corpo farete grazia : E udite in che voi mi che egli mi trarrh 1' anima mia di cor- po. e mettcralla in paradiso.NOVELLA egli ci verrh : II. dite . se Madonna 1* baderia (1) allora dis1' che molto ) le piaceva se Agnolo Gabriello lui . le quali egli vi diede a mie cagioni . egli troverebbe . Allora disse frate Alberto or farete che que- sta notte egli truovi la porta della vostra casa per mo- (1) (a) Baderia tletlo jtcr ìschcno di femmina frrmpia r rlic silialort-ht^ ^Ffittitrtn alr\xn\ «lirono rssere (li un'antica moneta Tcnetiana d' ai^ gentil (-^) vi. che a lui stesse di venire in qual forma volesse . ama- va perciocch ò ella d' amava ben né era mai che accendesse da- una candela vanti un mattapan (2) non il gli dove dipinto lei vedeva: e che. avesse paura . Ma voi mi potete fare j una gran grazia . 171 donna che \iva di che voi più che altra tener vi potete beala. con voi . cit ti-l Vocah (4) Donna poeojila dice par ùclierno alle donne Ja nulla. quanto egli starh . e. e a voi non costerà egli niente e la grazia ò questa che voi vogliate che . due si edii. quale ora (3) egli egli fosse il volesse a la venire . . s\ pareva .

notte fu se n' entrò in casa d' una sua amica dalla quale altra volta aveva prese le mosse (2) le quando andava gli a correr giumente . che ella volonterosa d' ubbidire fece prestasi mente e l'Agnolo appresso colla sua divota coricò. le toccava 1' cui la camicia mille anni parendole che . alterezza come mostrano . non agnolo ed altre . che portate avea in agnolo trasfìguròj e salitosene suso. re . con sue frasche . E avu.. . Allegrezza eccessiva manifestata con gesti zare. che non . La quale. Latino. die le gambe stiano in su la per- sona. do che corpo re se : perciocché vegnendo in . . e in quella . comin- ciano (i) corso. parve. gli s' inginocchiò innanzi e 1' Agnolo la disse e levoUa in piò e fecele segno che 11 . ed ella rimase faccenil do sì gran galloria (i). che corrono al palio. al letto an- dasse . qual cosa con donna Lisetta trovandosi. 1 galli. carceres. . gonfiezza. che era (2) Galloria: schiainazzo. come . riiigalluzzare I^ar galloria vale galluz- ~ (i) Le mosse il è quel luogo ove i cavalli. Agnolo Gabriel- lo a lei venisse Frate Alberto pensando che cavalieesser gli convenia la notte s' . quando tempo . con con- fetti buone cose incominciò a confortare . Era Per frate Alberto bello uomo del corpo e robusto e stavangli troppo bene le la gambe in su la persona (3). se n' entrò nella camebenes' ra della donna. Avverti questo modo figurato. trasformato se n' andò a casa la donna entrato si . con uno compagno . acciocché di legger non fosse da cavai gittato ta la licenzia . rebbe Frale Alberto si parti . umano non per . E di quindi . come questa cosa così bianca j vide . 1' come egU verrà non potrebbe entrauscio La donna rispose che fatto sa. 1 72 GIORNATA QUARTA egli possa entrarci .

tale parrh segnale parecchi dì farò oggi Disse allora frate Alberto: io ben una cosa che spoglierò . E al- dopo molto cianciare. multe vullo volò senza ali . . aggluguendo oltre a questo maravigliosc favole. . come desinato ebbe presa sua compagnia . . io mai iuGno mio corpo si . \egncndo egli a me. . e novelle gli disse dello Agnolo Gabriello^ e ciò che da lui udito avea della gloria di \ita eterna e come io egli era fatto. non feci già è gran tempo il che io mi per vedere se voi dite vero . nllra giacitura facccndolc che In notte luaritu forte si . non so come con lui : so io aven- bene che stanotte. acciocché paura non avesse dormendo solo . Non . ve '1 dich' io ? disse la don- na: il vostro corpo stette tutta notte in braccio mio granil con l' Agnol Gabriello j e se voi ììk non mi credete gua. co' suoi arnesi fuor se n' uscl . e tomossi al compagno suo . NOVELLA fresca e n. quello che divenisse. se io : A cui frate Alberto disvoi steste madonna . al quale la . di che ella chiamò per contenta: e . e stettimi in uno de' più dilettevoli luoghi che fosse il a stamane a mattutino. se u' ana frate Alberto . tatevi sotto la poppa manca all' dove che io diedi egli vi un si dissimo bascio Agnolo. e dogli fatta la vostra ambasciata. egli ne portò subita- mente l'anima mia che mai non se ti'a tanti fiori e tra tante rose (i)» ne videro di qua tante.. non so. na . la donna se ne tornò a casa : (1) Fiori e rose dic« qui puUndo sùoccunente « studio con una •ciocca. oltre a ciò molle cose il le disse delia gloria celestiale Poi appressandosi di dato ordine al ritornare. 173 il morbida . aveva buoua fem- mina dò della casa fatta amichevole compagnia « La don.

ebbe voglia di ridere avanti parlare ma pur si . molte volte senza alcuno impedimento ricevere Pure avvenne un giorno che. . non si rimoverebbe dal fuo sentimento. e viensene a star meco bene spesso : mo vedi (1) Cioè. temie per farla più . La comare allora . disse : comare egli non si vuol dire. . e insieme di bellezze quistionando per porre che poco cui la tre. o di : dal mare. La comare vaga d' udire si come colei che ben la disse madonna voi potreste dir vero ma tuttavia non sappieudo chi questi si sia. la sua innanzi ad ogni altra . il quale più che sé . là Rolli . paio più bella che ninna che ne sia in cielo s' è egli innamorato di me . _ (2) Levatura: essere di poca. in m' ama si come la mi dica che maremma (4). Allora la donna . è detto venezianamente marito . o avere poca si levatura. ma perciocché . (4) (5] Maremma Marido o presso. . io non credeva : che gli agnoli facesson queste cose . essendo madonna Lisetta con una sua comare. . o di scarso talento. (3) dice di persona leggieri. .. disse : se voi sapeste a mia bellezza piace. che piccola levatura (2) avea . si come colei sale aveva in zucca . se r Agnolo Gabriello questo . in verità voi tacereste dell' al. o piccola levatura. : . altri non si conoscea . per quello che egli mondo o . 174 la quale in GIORNATA QUATITA forma d' agnolo frale Alberto andò poi . rivolgerebbe (i) cosi di leggiero . Per quello che intendo dire vale per paesi . Disse la donna comare fa voi siete errata } per le : piaghe di Dio egli e dicemi che io gli il meglio che mio marido (5) egli si fa anche colassù . lo Gabriello . . ma l' intendimento mio (3) è l'Agno. è vostro intendimento e dicevi egli dee bene esser così 5 ma . è V ytgnolo. più bella donna sia nel . e disse In fé di Dio madonna .

nel (1) (a) Mo vedi cu? parimente Tcnesiano: ora vedete volt Dis«e r Ariosto: ^ buona o ria » Glie tosto. e ragunatasi ad una festa con una brigata di . v' era . che aperta . il quale . . e quelle a qucll' altre e cosi in . perchè quivi a . o rLa la fama esce (3) n Fuor <1' una bocca. appena spogliato l' era . furono . e avvisato che era. una notte andatovi lei . aperse una qual sopra maggior canal rispondea. donne . . e più notti stettero in posta (3) Avvenne che ne der s' di questo fatto alcuna novelluzza .. NOVELLA vw (Ji) ? n.'i non avendo il altro rifugio. nire Il furono uscio della sua camera per aprirlo ci<^ che frate Alberto sentendo. di ne fu tutta ripiena Vinegia (?. si che male alcun non fece : e notato dall'altra parte del canale. loro ordinatamente raccontò il la novella Queste domie dissero a' mariti e ad altre . La comare partltn da madonna le parve mille anni che ella fosso in parte po- tesse queste cose ridire.) a' ([unii Ma . v'era. meno tra di due . i. finestra. in una casa. io Potta per agguato infinito cresce^. ove 175 Lisetta olla . che dentro la vita . ed egli sapeva si ben notare . prestamente se n'entrò pregando un buono 1' uomo . e quindi Il glttò nell'acqua. . ne ven- a frate Alberto agli orecchi la . donne. cognad di all' che veduto avevan ve. che per amor di Dio gli scampasse sue favole dicendo. e di sapere se egli sapesse volare. gli altri i questa cosa venne agli orecchi lei . quella ora e ignudo fosse Il buono uomo mosso a pietà. co- gnati di li ([uali . si levatosi. per ripren- donna che i . convenendogli andare a far sue bisogne. fondo v'era grande. senza alcuna cosa dirle si po- sero in cuore di trovare questo agnolo.

a riconosciutolo dopo molte novelle con lui trovò modo che. possa che voi qui che io in alcun di questi modi vi meni ti . se n' era volalo: di clie quasi scornati lei gran- dissima villania dissero alla donna. s' era per paura gitlalo nel canale : . io vi potrò menare dove voi vorrete . menato ha si dove gli Se voi volete anzi che spiar . camera tro- varono te Agnolo Gabriello quivi avendo lascia. essendo buono uomo in sul Rialto udì di- come r Agnolo Gabriello era la notte andato a giacere con madonna Lisetta e da' cognati trovato. né si sapeva s' elle divenuto se ne fosse . di chiaro re . venuto- sene . se ciamo oggi una vestito a festa . gli facesse venire cinquanta ducati . e chi d' una cosa di san e chi d' un' altra : e in su la piazza . esser desso . Come che duro paresse a . avvisando che voi in alcun luogo quincentro siate se le guardie per tutto hanno mesfra- per avervi . 3 altrimen- non veggio come siatej e i uscir ci possiate . e dissegli die quivi iufino alla sua e dentro serratolo . che conosciuto non cognati della donna . e chi a guisa d' . uom salvatico. già in uno non voleste. Noi nella quale chi mena uno uomo modo si d' orso. . s' egli non volesse che a' cognati di 5 lei il desse. vi . . e sconsolata lasciarono stare gli arnesi dell' . tornata ti si slesse andò a fare i fat- suoi. . E là . avvi- sò colui che in casa avea . disiderando frate Alber- to d' uscir di quindi gli disse il buono uomo : qui fac- non ha modo alcuno. In questo mezzo fattosi . I cognati della elle l' donna entrati nella . con il Agnolo il . r ali. e cosi fu fatto E appresso questo . ultimamente e a casa lor tornarsi . per che prestamente . la qual fornita è finita la festa 5 e poi ciascun va con quel che . Marco piace siate fa una caccia.ijG suo Ietto il GIORNATA QUARTA mise .

porco non viene alla caccia. fuori . che aveva de' parenti della donna disse a costui condusse il e dove voleva esser . tenendo per catena di dietro tutti nou senza gran romos' redi molti (che dicean che è quel? che s'è quel . al quale le mosche e' tafani porciocchò di mele era unto. quale di cielo in . ter« ra discende la notte a consolare le donne viniziane Co- li) Ironiramcntc . due gran al cani elle dal macello avea menati . una catena in gola e una maschera in capo dall' e datogli una mano un gran bastone e . mandò uno 1' Rialto che bandisse che chi volesse veder la piazza di Agnolo : Gabriello andasse in su leallh viniziana san Marco e fu al- (i) questa. per vi si . r andare in cotal guisa. io voglio che il voi veggiate l'Agnolo Gabriello. e non si acciocché voi non siate venuti in vano. venuti gli . cioè non /ti lealtà.. da Rialto venuti v'erano. E questo fatto. legò ti suo uomo selvatico ad una colonna : sembian- faccendo d' attendere la caccia . menato e come me- nasse era contento Costui avendol già tutto unto di di mele ed empiuto di sopra penna matta e messagli . dall' altra . Ma poiché costui vide le piazza il ben piena faccendo sembianti di volere scatenare vatico . NOVELLA n. (a) ? ) ^' condusse in su eran dietro . erano gente senza là Questi il pervenuto . suo . la piazza dove tra quegli che . e quegli ancora che udito il bando fine . tp Alberto 177 pur. (uj Venezinnaiiicnlc citi è quello f f Vvucziaiiaincntc che xe quel? non Tak ehi è qurgliì^ ma ehg è quello ì cioè che cosa è quellaì . . davan grandis- sima noia. poiché fa. e andandol . la paura . uom sal: a frate Alberto trasse la il maschera dicendo signori. dopo quanto il menò la e miseselo innanzi. in luogo rilevato ed alto .

no dove incarceratolo . prode.. ardi di Gabriello . e oltre a questo per lo viso gettandogli chi una lordura e tennero . vituperato . lungo andare come i meritato avea . Cosi costui tenuto buono. e scatenatolo. me la fuori. a . tjd GIORNATA QUARTA maschera fu tutti . non essendo creduto. utile: io molli altri luoghi Taira valorosa. tanto chi un' altra^ e cosi grandissimo spazio il che per ventura la novella a' suoi frati pervenuta. non senza grandissimo romor dietro infino a casa loro nel menaro. cosi fu frate Alberto incontasi nente da conosciuto: contro al quale levaron le grida di tutti dicendogli le più vituperose parole e la gliiotton si maggior villania die mai ad alcun dicesse . si crede che egli morisse. . . Agnolo senza e di questo in . dopo misera vita . e male adofarsi 1' perando. quivi vennero e gittatagli una cappa in dosso. gagliardo. in. uom selvatico convertito. prò (i) pianse peccati commessi Cosi piaccia a Dio che a tutti gli altri possa intervenire (i) Pro qui xaì /rutto. fino a sei di loro mossisi.

quali sono enunciali con iMstwnte chiarcna e con naturaleua maginorc di qucUa del periodo die e^lì propone per csiirìmere Mart. seJ illius stilìeiatem ti/Jerunl ob iterala invcntìonum . . se ptire m. ne conterò una di . se esser può. . che avrei voluto che stato diss<. le medesime coae in umfironto di quel- lo del Boccaccio.ilvagio fine disiderate di loro tre. quaedam verbo Il i Gaddi scrupoleggia troppo slitìcaraenle su questo dettaglio di nomi. l' limante della quale l* uccide . tre sorelle e con loro si La maggiore per gelosia il La seconda concedendosi al duca di Greti scampa da morte la prima .«79 NOVELLA Tre gim^ant (i) amano fiiggf*no in Crcti . fu nella fine vostra novella ma il troppo più vi fu innanzi H quella da ridere . udita la fino del novellar di Pampinea . sovra so stesso al(|iianto slette. IH. quali igual- mente mal capitarono fiy Parlaniìo Taropo GailJi poco di loro amore esseudo ili questa Not. J7 llostrato. : non vi fasse Poi alla Lauretta voltato Donna . e poi disse verso di lei : un poco della di buono . seguite appresso con una migliore : . mi piacque . La : Lauretta ridendo disse ti troppo siete contro agli amane crudele . e in povertà muoiono . et casum eurioqua» tra lineae rude» viilentur et impoUtue. e presi il confessano e per te- ma di morire con moneta la guardia corrom^ . e con la prima si suo amante uccide. il fuggo : enne incolpato terza siroccliìa . per ubbidirvi. ne fa Im •^uente est rf/Vf j crìtica: Sueeedens fabula Iriwn soromm tiim eiMiUnel. pono quivi e fuggonsi poveri a Rodi . e che . . li io. terzo amante con la .

gli uomini a male ) più delicate che essi non sono e molto più mobili . tornar di colui che l'usa gli altri eli e e e tra con più ab. e due nel numero dfl più. ciò maraviglia perciocché . goduti incomiaciò . nondimeno già con maggior leggier- è nelle donne veduto^ perciocché più s' mente chiara in quelle . si come voi apertamente può in gravissima noia molte volte d' altrui : potete conoscere ogni \izio . . è che un movimento . redina e re- dine. e così . e con meno rattenimento . e il furore essere di grau noia e di pericolo forte petto ci accioc- ché da quella con più l' amor di tre giovani e d' altrettante . guardiamo (2).1 8o 5 GIORNATA QUARTA e cosi detto . sospinge Né è di . (2) Nota Len. accende . . donne come di . se ragguardar vorremo vedremo che gravanti il fuoco di sua natura più tosto nelle legs' gieri e moi'bide cose 5 apprende. Laonde veggendoci a ciò naturalmente inchinevoli . che nelle dure e più 1' e noi pur siamo (non abbiano . donna che leggi. subito e inconsiderato da senti. e in occhi della mente avendo di tenebre offuscati ferventissimo furore accende P anima nostra . ogni ragion cacciata . E come che questo sovente negli uomini avvenga e più in uno che danni s' in uno altro . ta tristizia sospinto gli il quale . Giovani Donne . M. sopra dissi per l' ira d' una di loro di felice essere (1) f Questa voce ha due uscite nel numero del meno. redine e redini. bandonate redine (i) ne' nostri pericoli : ne trasporta mi pare che l' ira sia quello la quale niuna altra cosa . . e ardevi con le fiamma più . e appresso lagguardato sia di come la nostra manira suetudine e benignità agli gran riposo e di piacere l' uomini co' quali a costumare abbiamo.

quale d' una sua donna avca più de' quali tre n'erano gli altri femmine. DECÀM. essi godevano del loro amore u' erano . uomo . e la giovane di lui . ed eran di tempo maggiori die quali le che maschi erano. . marina posta antica e nobilissiiua citth e già Tu di ricchi uomini e si di gran uiercaLinti più copiosa ette oggi non vede. T. Marsilia la . mondo . . è in Provenza sopra . l'un della Maddalena e l' altro della Bertclla s' innamorarono. pensò di potersi ne' suoi difetti (i) adagiare per Io costoro amore Att(tU . morti padri loro ed essendo rimasi ricchissimi. Erano nomi delle due prime . nald Cluada fede . mato Folco e 1' altro Ughetto. II. I a . . . IlL i8i intendo con la mia novella mostra l'vi. quale con sua mercatanzia era andato inlspai gna ta . Della qual cosa avvedutosi Kestagnone. la terza civeva quattordici uè altro attendeva per li loro parenti a maritarle il . Delle di età di quindici s' due nate ad un corpo erano j anni . dell' una Ninetchiamata e dell' altra . in- namorato quanto più potea avcvan saputo adoperare persona del . che la tornala di ^^ar- nald. fosse .NOVELLA divenuto infelicissimo . voi sa|)ctc . j e si che senza saperlo alcuna . Maddalena la terza era Berlella Della Ninetta era un giovane gentile uomo. tra'4uali ne fu un chinuialo INar. ma di chiara e leal mercatante il senza misura di possessioni e fi- di danari ricco gliuoli . quando avvenne l' i che due giovani compagni de' quali uno era chia. s\ come . E con loro presa dimcstichez- (i) àìjetli yn biiogni. E già buona pezza goduti . avvegna che povero chiamato Restagnone . di unzione infima . essendogli stalo dalla Ninetta mostrato.

. vedendolo scordarsi che in a- more mente gli uomini egualmente che la donne non solamente cangiano i facil- gli affetti. in casa sua cliianiatigli. e i giura- menti degli amanti sono. ove voi trovare Al quale ardore mi dà il cuore (3) di accordare . come en'elto voti dei marinari. disse loro: carissimi . i83 za . assai dolce e piecevole . grandissimo ìmitalor del Boccaccio.. Ci reca non poco maraviglia monsignore in questa critica. role . Mart. a fuggirsene tutti insieme con lui. quello che animo caduto mi sia intendo di dimostrarvi^ e voi appresso con naeco insieme quello partito ne prende- remo che vi parrà il migliore \'oi se le vostre panon mentono (2). la nostra sia usanza (i) vi può aver renduti cerclie io vi quanto l'amore porto. soggetti a non avere il veruno. e io della terza loro sorella vi vogliate . rimedio . ma amano vi è e disamano nello stesso tempo. il quale è questo Voi : siete ricchissimi giovani quello che non sono io dove voi vogliate recare le vostre ricchezze (j) (2) Avveili usanza per amicizia. per vedere se poteva indargli. (3) Mi dei il cuore per mi basta V animo avvertilo . GIORNATA QUARTA or l' uno e or 1' altro e talvolta le lor araenduni la gli ac- compagnava a veder donne e sua : e quando parve dimestico assai e amico di costoro esser gli un giorno giovani ti . e che io per voi adopererei quello che io per perassi: e percioccliè io lo me medesimo adonel- molto . . Restaguone voleva assicurarsi le s5 veramente Ughetlo e Folco amavano egli due sorelle con tanto ardore quanto amava la terza. né amator sì delicato. . Monsignore della Casa. siccome fece. v' amo. . nel suo Galateo o sia trattato di Luona creanza biasima il costume di quelle parole di llestagnone ove dice: voi. e per quello ancora che ne'vodi stri atti e di dì e di notte mi pare aver compreso . se le vostre parole non mentono: di perchè non si dee recare in dubbio la fede altrui. . che si pigli ad offesa met- tere in dubbio le proleste dell'amor suo. grandissimo amore delle due giovani amate da voi ardete .

e che le sorelle. che modo ardevano u- dendo che che avrebbono. li ordinasse Restagnone a' due giovani tornato. dove questo seguir dovesse. e dilibcraru in che |)anc del mondo vogliamo . in i83 con voi imieuie di uno y e me far terzo |x>ssoditorc quelle. gli disse che ogni co- opportuna intomo a ciò . bencliù pare qui che Bnccaccio intenda furae Creti per tutu r isola. alla quale non senza gran mala- gevolezza andar poteva : e poiché alquanto con le lei fu . perciocché essa lui esser sen- molto più di za sos^ietto lui disiderava di jxtter con per che essa lìberamente rispostogli che le piaceva. non penar troppo a diliberarsi essi ma dissero. . nudare n vivere in fallo lioUi vita con quelle senza alcun mi d^ il cuor di fare che le tre sorelle con gran parte di quel del padre loro con esso noi dove noi an- dar ne vorremo ne verranno } e quivi ciascun con sua . tenti uomini che altri che al mondo oltre sieno. quanto più tosto potesse. ragionò s' ingegnò di farle questa impresa gli Ma : poco malagevole fu . avuta (juesta risposta da' giovani ivi a poclii giorni si trovò con la Ninetta. È Creta quclF ùola sul mare Egeo che il o^ ilicoDoCiiiuIia. E fra so diliberati di doverne in Grele quali (i) andare. sciarlo Li due giovani le lor giovani . viver {K)tremo li più conornai la. . fare. ciò cbe co' giovani detto avea e con molte ragioni piacere . vendute alcime possessioni (l) Creti per ave- Creta. il quali molto a ciò che ragionato avea loro disse loco sollicitavano l' che dalla parte delle lor donne opera era messa in ti assetto. llestagnone. quel farebbono che sa ella volesse . NOVELLA m. dimorato . e CanJia ^K:r la terra princijMtle . in questo. e massimamente . la a guisa di tre fratelli .. erano apparecchiati di cosi . A voi sta il prender partito in volervi di ciò consolare o .

. e d' ogni altra lor cosa denari. quam maxime. i novelli amanti gioia e piacere primieramente presero del loro amore. quantità di denari e di gioie trassono e con esse di l' casa tutte e tre tacitamente uscite secondo ordine dato . li lor tre amanti . sotto con denari andar mercatanfatti do. che 1' aspettavano.. rinfrescatisi che avean bisogno . D' altra parte la Ninetta che del desiderio delle sorelle sape- va assai 1' . . fatto accese clie esse . punto sero a rattenersi in alcuno luogo. . che a ciò pervenissero salire sopra la saettia venuta la notte che . {orse feluca Di gran vantaggio. . mondo in tal a guisa di baroni co- minciarono a vivere E maniera dimorando (1) [1) Saettia. con dolci parole in tanta volontà di questo . la seguente sera giun- Genova dove . di ciò E . . andaron via e d' un porto anzi che l' in uno altro impedimento giunsero in Greti belle possessioni comperarono ottavo di fosse . senza alcuno dove grandissime e alle quali assai vicini . con cani e con uccelli e con con le lor cavalli in conviti e in festa e in gioia i donne più contenti uomini del . e aspettarono . trovarono: la saettia : con li quali senza alcuno indugio sopra tate . di Candia fecero bellissimi abituri e dilettevoli^ e quivi con molta famiglia . una saettia (i) di gran comperarono. granJissimamenle. spezie di naviglio. dovevano le tre sorelle aperto un gran cassone del padre loro. 1 84 GIORNATA QUARTA titolo di voler vano. di quello grandissima .. il termine dato. monsenza dier de' remi in acqua . Jat. non credevano tanto vivere Per die . e quella segretamente armarono vantaggio (2) . e andar via e .

La cui morte seuleudo Folco e U- . . rincrescono) che a Rcstagno. accecata dalla sua ira l' s'avvisò colla 1' morte di Restagnone . outa. che ricever era paruta. comin: ciò per lei a far maravigliasc cortesie e feste la ^[inetta accorgendosi . o che Restagnone l'amislh della donna amata avesse o no. egli senza gì' alcun sospetto ad ogni suo piacere avere incominciò a rincrescere. che egli . gran maestra . ebbe per fei> mo: che . cosi di i crucci della Ninetta le Gam- me del nuovo amore Restagnone accrescevano . E. uou ne tiplica tribolasse Ma cosi come la copia delle cose genera fastidio.NOVELLA avvenne nire che ( . in acerbo odio . vendicare di E avuta una vecchia greca. chi che gliele rapportasse. e quella con ogni studio seguitando. che mattutin venis- l' ebbe ucciso . e per conseguente a manlei car verso l'amore. il qiinl molto amata avca la INinctta potendola . Ed essendogli ad una festa som- mamente til piaciuta luia giovane del paese. IIT. compor veleni con promesse e con doni a la fare un'acqua mortifera e che di ciò non condusse. di che . si guardava . così l'esser le disiderate negate mol1' appetito. La poten- zia di quella fu tale che. di che ella in tanta tristizia cadde e di quella in trascorse. non poteva andare un passo che ella noi ri- sapesse e appresso con parole e con crucci lui e sé . la quale essa. come che in processo di tempo s' avvenisse. bella e gen- donna. e per conseguente in tanto furor rivoltato 1' amore il tjuale u Restagnon portava . senza altramenti consigliarsi. aven- done soperchia copia ne . il i85 giorno avve. una sera a Restagnon riscaldato . avanti se . la Ninetta. si come noi vcggiamo tutto le (|uantunquc . entrò di lui in tanta gelosia . cose mollo piacciano . dio bere il . tanta ira.

sua sorella salva e libera dovesse fosse segreta . accordò. immaginando che piacendogli . gli altri questo pienamente mostrando ciò che . . . o contrad. per quello avvenuto fosse Di che il duca di Greti senza alcuna cosa dirne. insieme con e onorevolmente il la Ninetta amaramente piansero. 1 86 GIORNATA QUARTA . Dalla quale senza alcun martorio prestissimamente ciò che udir volle to ebhe della morte di Restagnone. stata la quale bella giovane era . e lungamente vegheggiata dal duca gli senza mai aver voluta far cosa che piacesse . perchè presa la Ninetta fossej che forte dispiacque loro: e ogni studio ponevano in far che dal fuoco la Ninetta dovesse campare giudicata sarebbe^ l' . al quale avvisava- no che si come colei che molto ben guadagnato il avea^ ma tutto pareva niente. P altra che questa cosa Il du- ca. duca pur fermo a volerne fare La Maddalena. Folco e Ughet. e senza romore.. occultamente dal duca avean sentito e da loro le il lor donne . lungamente seco s' pensò se fare se eh' era volesse. udita P ambasciata e il piaciutagli. perciocché giustizia stava . gli significò sé essere ad ogni suo cola mandamento prima riavere . fecero seppellire Ma non dopo molti giorni avvenne che per altra malvagia opera fu presa la vecchia che alla Ninetta 1' acqua avvelenata suoi mali marto- composta avea riata confessò : la quale tra . dove due cose ne dovesser seguire j che : ella la . tacitamente una notte fu d'intorno al palagio di Folco. e dis- presto Fatto adunque di consentimento si della donna loro informar ( quasi da volesse del fat- . potrebbe la sirocchia dal fuoco sottrarre to per un cau' ambasciadore . ghetto e le lor donne senza saper che di veleno fosse morto. dizione alcuna presa ne menò la Ninetta . e alla fine vi .

legate le e' pictli. o simile.. ma Ix'nsidi il terare. mette j>cr domare e castigare. la {troprio matmamavere pena destinata a' parricidi r ad altii gran malfattori: e |>rrò il lamente alcuni poco pratichi della lingua.. in . con un sasso Ben lettore che non trattasi in questo luogo di moerrare. ma a me non piace ^/acrrar propria. „ si tiene in acqua tanto che.. è tener tanto una cosa in acqua. i Masi cerare. ci avevano sostituito macerare. (a) 'f tcslo Mann. ed era questo [M-nadc' |tarncidi„. hi editori del (3) li. cioè di dare a una i'emniinH. che profìosìto in questo luogo. non macerare. l'atto K prima sembiante d' avere ..... a una gran vctleìl „ pietra o.. hanno qui molti Mazterare. di Liromo e di Milano.. „ quel medesimo. |ioeo Non nego io gii che da principio ortografia . Francesco da Duti.. E ntutterare. che cominci a marcire o marsi Onde jtcr trasportamento e. NOVELLA m. f Doverla. cui si legge e doverla quella notte fare in appigliò air antica edizione. la Ninetta messa in sacco e doverla (piella notte stessa farla (3) in .. come macerata dai digiuni "f Non sonc da confonikrai V una con T altra queste due tocì. che Romani K mol- prima ( di loro m.. ma non i ritennero questa lezione né gli 27 nò Deputali ne il Salviati. altra ilit' fercnsa non fosse tra questi due vocaboli che nell' allora molto .cheave\a aweltiiiilu rito. ) E matterà area notato che„ ti presso alla Cattolica manerare mani è gittare V nomo in mare l^to al c(Jlo. dicono Deputali (pag 71 ) „ è propriamente quando una cosa . tensa però incarc<>rarlo. mente cisca. seguitato anche qui dalle cdis. et ad albergare. to te natura di prima. (4) mar maiierure Ma il Salviati ti no. commcniundo quel verso di Dan- /«yerrto JfXf///. una none Folco e Uglìctto (^) ad «Ibergure se n' andò segrclamenle colla Maddalena.^. dico- è una a' sorte di la supplicio. come ben dice il diligentissimo Aluntesti antichi. lasciata la duressa o asprezza sua la ven- „ ga indolcendo e lasciando „ no ancora i medesimi... un mare e per mazzerare (4) seco la rìmenò alla sua sorella . (1) Sostenere si dice anche qnamlo il magistitto comanda che il reo non li ^rta il dalla cotte. Questo pleonasmo che è nel testo Mannelsi non trova né ncU' edizione del 37 né io quella del 7. to) lortenpre (1) 187 . farla. |ier non esser loro noto fa sì •enso di questo verbo.

.

i88

GIORNATA QUARTA
donò,
la
la

prezzo di quella notte gliele
partirsi

mattina nel di-

pregandola che quella notte,

qual prima era

stata nel loro sto le

amore non
,

fosse

l'

ultima; e oltre a quela colpevole
,

impose che via ne mandasse

donna,

acciocché a lui non fosse biasimo
se

o non
.

gli

convenis'
se-

da capo contro di

lei

incrudelire

La mattina

guente Folco e Ughetto avendo udito la Ninetta
te essere stata
rati
;

la not-

mazzerata
,

,

e credendolo

,

furono libe-

e alla lor casa
sorella

per consolar
tornati
,

le lor

donne della
la

morte della
na
s'

,

quantunque
,

Maddalei'

ingegnasse di nasconderla molto
ella v' era
:

pur

accorse

Folco che

di

che

egli

si

maravigliò molto,
il

e subitamente suspicò ( già avendo sentito che

duca

aveva la Maddalena amata
sto esser potesse

)

,

e domandolla

che

la Ninetta quivi fosse.

come queLa Maddaquale a do-

lena ordì una lunga favola a volergliene mostrare, po-

co da lui
versi dire

,

che malizioso era
il

,

creduta

,

il
,

vero la costrinse
.

.

La

quale

dopo molte

parole

,

gliele disse
,

Folco da dolor vinto e in furor

montato

tirata fuori
:

una spada
e temendo
e con

,

lei

invano mercè ad-

domandante uccise
duca
ove
,

l'

ira e la giustizia del
,

lei lasciata nella
,

camera morta

se n'

andò colà

la Ninetta era
:

viso infintamente lieto le

disse
la

tosto

andianne dove dilerminato è da tua sorel-

che

io

ti
.

meni, acciocché più non venghi

alle
,

mani

del duca

La qual

cosa la

Ninetta credendo

e

come

varia ed incerta, e che
sia derivata la

appunto dal mettersi a macerare
così fallo supplicio,

i

corpi nell'accpia
àiA piantarsi

denominazione di
gli alberi e le viti

come

è propuginarsi
a'

derivò

il

nome

della

pena che davasi

traditoli ed agli assassini:

dico

non per tanto che, essendo divenuti
ha
il

coir andare del
ficato

tempo due

differenti verhi, ciascuno de' (juall

signi-

suo proprio, è cosa hiasimevole lo scamhiarli

,

NOVELLA
pitirosa disiderando di partirsi
tro
si
,

IIL

189
,

con Folco
,

senza

al-

commiato

cliiedcrc alla sorella
j

essendo gih notte

mise in via
,

e con que' denari acquali Folco potè
,

por mani

che furon pochi e
,

alla

marina andatisene,

sopra una barca montarono
rivati
la
si

né mai

seppe dove ar,

fossero

.

Venuto

il

di seguente
,

ed essendosi
,

Maddahma

trovata uccisa

furono alcuni che
,

per

invidia e odio che ad
al

Ughetto portavano subitamente
per
la
,

duca l'ebbero
,

fatto sentire:

qual cosa

il

dualla

ca

che molto
,

la

Maddalena amava
la

focosamente
,

casa corso

Ughetto prese e

sua donna

e loro, che

di qiieste cose niente

ancor sapeano, cioè della partita

di

Folco

e della Ninetta, costrinse a confessar so insie-

me

con Folco esser della morte della Maddalena col.

pevole
della
gli

Per

la

qual confessione costoro meritamente
,

morte temendo

con grande ingegno coloro che
,

guardavano corruppono
,

dando loro una certa
guardie insie-

quantilh di denari
li

li

quali nella lor casa nascosti per
le

casi
,

opportuni guardavano: e con

me
re a
,

senza avere spazio di potere alcuna lor cosa tor-

sopra una barca montati ^ di notte se ne fuggirono
,

Rodi
.

dove in povertà e

in miseria vissero
il

non gran

tempo

Adunque

a cosi fatto partito

folle

amore

di

Restagnonc e l'

ira della

Ninetta sé condussero e altrui.

.

.

ugò

GIORNATA QUARTA

NOVELLA

IV.

Gerbino cantra la fede data dal re Guglielmo suo
avolo combatte una nave del re di Tunisi , per
torre

una sua Jigliuola la quale
,

uccisa

da

que-

gli che su v^ erano, loro uccide, e

a lui

e poi ta-

gliata la testa

J-Ja Lauretta
la brigata clii

,

finita la
,

sua novella

,

taceva

:

e fra

con un
si

chi con
,

un
ch.i

altro della
l'

sciagu-

ra degli amanti

dolca

e

ira della

Ninetta

biasimava

,

e chi una cosa e chi altra diceva 5 quasi da profondo pensier tolto
,

quanalzò
:

do

il
,

Re

,

il

viso

e ad Elisa fé segno che appresso
.

dicesse
,

la

Piacevoli Donne assai amor solamente dagli occhi son coloro che credono acceso le sue saette mandare coloro schernendo che

quale umilmente incominciò

,

tener vogliono che alcuno per udita
rare
:

si

possa innamo-

li

quali essere ingannati

,

assai

manifestamente
.

apparirà in una novella la qual dire intendo

Nella

quale non solamente ciò

la

fama senza
,

aversi veduto

giammai

,

avere operato vedrete ,
fia

ma
,

ciascuno a mise-

ra morte aver condotto vi

manifesto

Guglielmo secondo re
vogliono
,

di Cicilia
,

come

i

Cicìlianl
,

ebbe due
,

figliuoli

l'

uno maschio
,

e chia-

mato Ruggieri
sciò

e

l'

altra

femmina
il

chiamata Costanla-

za. Il quale Ruggieri, anzi che

padre morendo,
.

un

figliuolo

nominato Gerbino

Il

quale dal suo

avolo con diligenza allevato divenne bellissimo giova-

ne e famoso

in

prodezza e in cortesia

.

solamente

,

NOVELLA
dentro
sa
,

IV.

191

a'

termini di Cicilia stette la sua fama racchiu-

ran in varie parti del

mondo sonando
alli

,

in Barberia

era chiarissima, la (junle in que' tempi al re di Ciciha
tributaria era
gnifica
.

E

tra gli altri

,

cui orecchi la

ma-

fama delle virtù e
,

della cortesia

delGerbin (i)
,

venne

fu ad una figliuola del re di Tunisi
l'

la

qual
,

secondo che ciascun che veduta

avea ragionava

era

una
stata

delle più belle creature

che mai dalla natura

fosse

formata
.

,

e la più costumata e

con nobile e gran-

de animo La quale
gionare udendo
,

volentieri de' valorosi

uomini ra-

con tanta aficzione

le cose valorosa-

mente operate dal Gerbino , da uno e da un
contate
sa
,

altro

rao

raccolse, e

si

le

piacevano

,

che

essa seco stes-

imnginando come
s'

fatto esser dovesse,
,

ferventemente
d' altro
.

di lui

innamorò
,

,

e più volentieri

che

,

di

lui ragionava

e chi ne ragionava ascoltava

D'

altra

parte era,

si

come altrove,

in Cicilia pervenuta la gran-

dissima fama della bellezza parimente e del valor di
lei,

e

non senza gran

diletto,

nò invano gU orecchi del
lui la gio.

Gerbino aveva tocchi; anzi non meno che di
vane infiammata
Per
la

fosse

,

lui di lei

aveva infiammato

qual cosa

iiifino a tanto

che onesta cagione (a)

dallo avolo d'audarc a Tunisi la licenza impetras-

(1)

In questa novella col nome
ì casi*, il

«li

Gcr1)ino usa

il

Bocc.

«li

mettera

rartict>lo in tutti
(a) "t

che coi nomi proprìi rarissimo si troTcrà osato.
Icjcgcsi

Che

onesta cagione. Così

ncIP ottimo testo; e questa
testi

lesione adottata fu da' Deputati e altresì dal SuUiati . Altri buoni antiehi
lezioni

hanno che con onesta cagione
;

E

V una e

I'

altra

«li

queste due

hanno buon senso im[Krciocchè o dicasi che onesta cagione impelicenza di far che che sia , o pure di' egli per onesta
il

tra

ad alcuno la

cfigìone la impetra,]» costruùone è buona egualmente, ed

senso tor-

na

afiatto lo stesso.

.

192
amico che

GIORNATA QUARTA
,

se (i), dlsideroso oltremodo di vederla

ad ogni suo

andava imponeva che a suo poterei] suo

segreto e grande
glior gli paresse

amor
,

facesse per quel
,

modo, che mi.

sentire

e di lei novelle gli recasse
il

De' quali alcuno sagacissimamente

fece

,

gioie
,

da

donne portandole
Té; e

,

come

i

mercatanti fanno

a vede-

intéramente
a'

l'

ardore del Gerbino apertole, lui e
offerse apparecchiate.

le

sue cose

suoi

comandamenti
l'

La quale con

lieto viso e

ambasciadore e l' ambasciata

ricevette, e rispostogli che ella di pari

amore ardeva, una

delle sue più care gioie in testimonianza di ciò gli

mane

dò.

La quale

il

Gerbino con tanta allegrezza
si

ricevette,

con quanta qualunque cara cosa ricever
a lei per costui
carissimi doni
versi
,
,

possa

,

medesimo più
con

volte scrisse e

mandò
da do-

lei certi trattati

tenendo
,

,

se la fortuna conceduto lo avesse

vedere e toc-

care

.

Ma

,

andando

le cose in

questa guisa, e

un poco

più lunghe che bisognato non sarebbe, ardendo d'una
parte la giovane e d' altra
il

Gerbino

,

avvenne che
;

il

re di Tunisi la maritò al re di Granata

di

che

ella

fu crucciosa oltre

modo pensando che non
,

solamente
,

per lunga distanza

al

suo amante
j

s'

allontanava
se

ma

che quasi del tutto

tolta gli era

e

,

modo veduto
non
fosse,

avesse, volentieri, acciocché questo avvenuto

fuggita

si

sarebbe dal padre e venutasene al Gerbino.
il

Similmente

Gerbino questo maritaggio sentendo

,

senza misura ne viveva dolente, e seco spesso pensava se modo veder potesse di volerla torre per for, ,

za

,

se avvenisse

che per mare a marito

n'

andasse

.

11

(i)

Impetrare,
il

transitivo, vale ottenere; impetrarsi, assoluto, usa
.

alcuna volta

verso per farsi Ai pietra

Petr

O

peichè pria tacendo nou ta impetro,,?

e a Tunisi ritomossi. poiché la sicurtà ricevuta ebbe. nò altro aspetta- va . NOVELLA del proponimento del la IV. e del suo valore e delil poH'nxia dubitando. avvisando quindi dovere nave della donna passare . avendo le parole della donna per non parer valenti vile. ni re Guglielmo mandò significando ciò . uòmo come si diceva l' amasse quanto più volte significato imposta fu. e sappicndo che il re Guglielmo suo avolo data avea . mandò di Tunisi un suo guanto Il quale . ]Ma pur da intese e amor . che vecchio si- gnore era nò dello innamoramento del Gerbino ave- va alciina cosa^sentita. pochi di era per andarne in Granata: per che ora cosi fosse valente l' parrebbe se e se cotanto . liberamente la conal re cedette e in segno di ciò . . che faro intendeva e che sicurato da lui Gerbino l' nì^ da altri . fece una grandissima e bella nave nel porto di Carta- gine apprestare . andatosene a Messina. che tempo sapeva e La giovane donna che tutto questo vedeva. e fornirla di ciò che bisogno aveva a . armare j e messivi su di con esse sopra la Sardigna la n'andò. e ornarla e acconciarla per su mandarvi la figliuola in . non imaginandosi che per questo addomandata . sospinto . ottimamente fé 1' avea Costui a cui ambasciata. Granata . fosse tal sicurtà. dò a Palermo e imposcgli che gli dicesse il bel Gerbino da sua parte salutasse. Gerbino questo udendo.. 193 amore e re di Tunisi sentendo alcuna cosa di questo Gerbino . chi su vi doveva andare. ne dovea . per lui in ciò impedito sarebbe Il intendeva di fare . occultamente un suo servidore man. e che ella infra si . venendo la tempo cbe mandar che né dal . quivi prestasottili mente fece due galee uomini . la sicurtà al re di Tunisi non sapeva che farsi . re Guglielmo. .

. Io fatica . del 27. i Site ha r ediz. e amor m' indusse a darvi la presente e ciò che io . amo nella nave che qui davanti . Messinesi che eoa vaghi della rapina il . o sentire amore credo che senza il quale . e bene avventurosamente assagllamo lana\ej Iddio alla nostra Impresa favorevole senza vento prestarle. amo. quali se valorosi uomini siete . un grandissimo romore cosi fosse le che trombe sonaroalla no j e prese l'armi. se voi cosi valorosi siete tito come io io vi tengo . 194 GIORNATA QUARTA l' Né clii fu di lungi effetto al suo avviso : percioccliè po- di quivi fu stato. o siete. dierono de' remi in acqua e (i) Osservisi la varia ortografia della medesima voce verLale. io credo per errore di stampa. per fuggire (dice) la cacoibiiia che sarchbe stati siete o siete. Mart. é piena di grandissime ricchezze. . . niun di voi senza aver sensia . che la nave con al poco vento non guari lontana s' luogo . con poca fatica viril- mente combattendo acquistar possiamo: vittoria io della qual se non cerco che lo cui in parte i' mi venga 1' non una altra donna per amore muovo armcj ogni cosa sia vostra liberamente infin da ora. si come siete meco medesimo estimo niun mortai può fia al- cuna virtù o bene in sé avere. Andiamo adunque. vedete dimora io la quale insieme con quella cosa che le più disidero. Non erano al bel Gerbino i tante parole bisogno j perciocché lui erano . Stati site. già con 1' animo erano nella a far quello di che Gerbino gli confortava con le parole. fatto fine del suo parlare . la ci tieii ferma. dice sicilianamenle sile. Rolli.. dove aspettandola riposto era . leggier cosa vi comprendere il mio ne disio. Per che. e se innamorati stati (i) o sete . sopravvenne La qual veggendo Gerbino : a' suoi compagni disse signori . .

diamo qual noi possiamo e cliente la tua fede l'ha meritata.ivo 195 nave erano veg. re venire . non potendosi partire. Ultimamente veggendosi to . arrendersi . non curando di saetta nò di . e perciò. se non per battala gha dare . seco non estimava infiammato che prima al mostrar del guanto rispose che quivi non avea falconi al presente . la figliuola del che sotto coverta piagnea . apprestassero . se la battaglia non voleano . . Gerbino veggendo la crudelth di costo- ro . il Gerbin poco preso . luogo . La qual l' senza più attendere a saet- tare e a giitar pietre im verso l' altro fieramente incominciarono . . o cosa il .NOVELLA IV. lei gridante mercè : e aiuto svenarono ti e in mar gittandola dissono togli. pervennero Coloro che sopra . ove dar non volcsser s' donna a ricevere la battaglia . che sopra la nave fosse . e quella menata alla proda della nave e chiamato il Gei bino noi la . . con Il amendue i le galee quello accostò alla nave. e lungamente con danno di ciascuna guisa combatterono util fare . I Saracini certiiìcati chi erano e che domandassero dis- sero so essere contro alla fede lor data dal re da loro assaliti. sita o doversi arrendere o morire . . apprestarono alla difesa Il i bel Gerbino a quella pei-vennto fé le galee comandare che padroni di quella sopra mandati fossero. In gcnJu 8* di lontan venir le galee. e in segno d i ciò mostrarono . mai. perchè guanto la v' avesse . un legnel- che di Sardigna menato avcano e in quel messo fuoco. ])iìi che egli . quasi di morir vago . il guanto del re Ca- glici ino e del tutto negaron di . lor ire- Gerbino la . qual sopra poppa della nave bella assai piìi data aveva donna troppo . che voggendo Saracini e conoscendo so di necesfatto sopra coverta . delle parti in tal . presente agli ocelli suoi. n.

„ perchè (dicono) così meglio si mostra la ostinata deliberazione del re „ eia giustissima querela di coloro sopra la violata fede. il condannò nella lesta . che la fame) con una spada in mano or questo or quel tagliando de' Saracini. co- me. In quanto alla ostinala deliberazione del re. pianse. e uomo si tornò .ig6 pietra . dove tanti ami„ ci e tanto innanzi col re o si disperano che i prieghi vi debbano aver „ luogo. Il re di Tunisi . saputa la novella . Osservano essi che da questa lezione cavasi un senso più bello. Gerbino : egli medesimo non essi sendo alcun de'baron suoi che con prieghi di ciò sforzasse (i) di rimuoverlo . crudelmente molti n' uccise Gerbino : e già crescente accesa nave . prima co' denti e con l'ungliie la sua ira sazia. (i) •{ Si sforzasse. Quindi fatto il corpo della bella donna rìcoglier di il mare. I si libri antichi a stampa hanno i tutti non si sforri- zasse. e raccontarono forte.. osi vergognano e forse temono di porgergliene. mal graclie do di quanti ve n' eran montato ( non altramenti un leon famelico Tiell' armento di giovenchi venuto. or questo or qiiello svenando. . io reputo che meglio mostrata si saieliba . potè . suoi ambasciadori di nero della fede il vestiti al re Guglielmo mandò. lungamente e con molte lagrime Cicilia tornandosi . il fuoco nella si fattone a' marinari trarre quello che . per appagamento di loro giù se ne scese con poco lieta vittoria de' suoi avversarii avere acquistata. e in in Ustica piccioletta isola quasi a il Trapani dirimpetto onorevolmente a casa piii doloroso che altro fé seppellire . . dogliendosi che gli era stata il male osservata . GIORNATA QUARTA alla nave si fece accostare e quivi su. con che viene a dire die tutti haioni : si i sforzarono anzi di si mucyere a' il re dal suo fiero i proponimento ma Deputati attennero miglior testi a penna quali non hanno avanti a sforzasse la partico- la non. Di che re Guglielmo turbato ed né vedendo via da potere la giustizia negare (che la fece prendere il dimandavano) .

A e in IV. l3 . dopo un pietoso sospiro incomin. * fratelli gliele tolgono. e quivi su piagnendo ogni dì per una grande ora . Adunque così misera munte iu pochi giorni i due amanti . otc gliela doTea dirai. la novella d' Elisa.U. e noi (a) °t nu nhlnarao drlln nrl (ine drlla 2 Giom. 197 re sen- ma presenzia gliele (i) fece taglinrc. qnanlnnqu** per entro li:. Novella r le due edia citale nel Vocaiwlario. Deir Isahellii hanno in questo luogo il testo rlla Mann. ron tutti i generi e numeri è pieno qnc:<li libro. non sarh di genti di si alta condizione come costoro furono. a Filomena fu imposto che ragionasse la quale tutta piena di compassione del misero Gerbino e della sua donna ciò . T. I Deputati leggono Liiabetla tempre. che esser tenuto za fede. NOVFXI. ed egli nlciin non se ne fcne <le' lasciato in modo piegare: nel resto io trovo la osserrasione Deputati assai (1) Gliele fece tagliare. de'qua- se gliene foasero siate porte preghiere. rifcrendrisi a lesta. volendo n- vanti senza ncpole rimanere. . Ma di qimto modo di dir drl ììocr. La mia novella graziose Donne . J7 inita mendata . ed ella se ne muor di dolO' re poco appresso . UECAM.. senza alcun frutto del loro amore aver sentito detto di mala morte morirono . e alquanto dal Re com. coni' io v' ho NOVELLA V. .asi quasi sempre JJitahetln.£. I fratelli di Lisabetta (a) uccidon l'amante di lei: egli L' apparisce in sogno e mostrale dove sia sotterrato i ella occultamente disotterra la te- sta e mettela in un testo di bassilico .

in Erano adunque padre loro Messina tre giovani fratelli e la . chiamata Lisabctta. simil. . fecero di quello che più E in questo continuando. che . che Lorenzo accortosi e una volta e . sti E i avevano oltre a ciò que- tre fratelli in uno . ebbero i Toscani antichi la voce galante. Il quale perciocché savio giovane era gli fosse a ciò sapere. animo all' e si andò bisogna piacendo 1' uno altro . la Ma s' nello istesso significainenld Irovn s^»- so usala parola leggiadro. igualmente non passò gran tempo che assicuratisi disiderava ciascuno. gesse . il che lor fatti guidava e face- quale essendo assai bello della persona e leggia- dro (i) molto. e avene di piacere. mente che lasciati suoi altri 1' innamoramenti a lei j di fuori la . giovane quale . che oggi ha V Itasi e certo mollo vaga. quantunque leg- giadro a molti modi accomodi. avendolo più volte Lisabetla guatato. dove l'accidente avvenne. dove Lorenzo dormiva. ullri come in tjucslo luogo. maggior senza accorgersene ella non se ne accor.A 1 li 9« Elisa GIOUN ATA QUAP^T ha raccontato pietosa : . lor fondaco tutti un giovinetto pisano chiamato Lorenzo va. mer- catanti e assai ricchi . avvenne che di egli le incominciò straniamente a piacere: altra . ma ella per avventura non sa- rà men e a ricordarmi di quella mi tira Mes- sina poco innanzi ricordata. assai bella . non segretamente fare la che una notte il andan- do Lisabetta de' fratelli . in- cominciò a porre . quan- tunque molto noioso pur mosso al-^ da più onesto consiglio senza far motto o dir cosa _ (i) Noti li». uomini rimasi dopo morte del e il qua! fu da san Gimignano avevano una lor sorella . e costumata la che che se ne fosse cagione ancora maritata nonaveano. . . do insieme seppero si assai di buon tempo .

seco menarono Lorenzo solitario e rinaoto.i . avanti che più andasse innaii/. bisogne mandato in alcun luogo creduto fu . avvenne che. si potessero torre dal viso. di passarsene lacilamcnie . . 5 ip9 Poi vela . ed è metafura tuiu dalla mano tlcstrii. que- acciocché né a loro nò alla sirocchia alcuna . che ? l' uno de' fratelli le disse fare di : che vnol dir que- sto che hai tu a 7 Lorenzo chò tu ne domandi . infamia ne seguisse fìgnersi del tutto d' ta . e Lisabetta molto spesso e sollicitamente si fratei domandandone come colei a cui la dimora lunga gravava. vari(» cose fra sA rivolgendo intomo a questo . cosi spesso se tn ne domanderai più ti si noi ti faremo giovane quella risposta che conviene . : e pervenuti in il luogo molto veggendosi destro( i). e in Messina tornati . Per che la (l) Destro qui è Mari. infìno a tanto che tempo venisse nel quale senza danno o sconcio di loro. che di ciò ninna guardia prendeva. a' suoi l'ratulli ciò che veduto avea passata notte di Lisabetta e di Lorenzo raccontò di e con loro insieme dopo lungo consiglio diliherò sta cosa . . Lorenzo. nuto il giorno . . e in- averne alcuna cosa veduta o sapuessi . infine alla mattina scj.NOVFXLAV. questa vergogna. e sotterrarono in guisa che ninna persona se ne accor* se . il che leggiermente perciocché spesse volte cran di mandarlo . E in tal disposizio^ dimorando . uccisone. domandandone ella molte instantemente . attorno usali Non tornando Lorenzo i . citth sembianti faccendo d' andare fuori della tutti a diletto e tre . avvenne un giorno che. così cianciando e ri- dendo con Lorenzo come usati erano . cuna faltd . pmo per comodo. dieder voce d' averlo per lor .uente tra|>aM<S .

e senza punto rallegrarsi . avendo ardire di dire alcuna cosa a' fratelli . e alcusi chiamava e pregava che ne na volta con molte lagrime della sua lunga dimora doleva si .200 dolente e GIORNATA QUARTA trista . che chiamare e della mia lunga dimora attristi e me con le tue lagrime fieramente accusi: e perciò sappi che io non posso più ritornarci. senza più domandarne samente il stava . molto pianto Lorenzo che non tornava ed l' essendosi alla fine piagnendo addormentata. quanto più tosto potè la se n'an- dò . men ri dura parve . aspettasse e disparve sione . che più noi chiamasse nò giovane destatasi . le disse . e avuta la cenzia d' andare alquanto fuor della terra a diporto in compagnia tutti i d' una che altra volta con loro era stata e suoi fatti sapeva. La .tu non mi t' fai altro . cisonoj e disegnatole luogo dove sotterrato l' no . sempre aspettando avendo costei stava Avvenne una notte che ^ . Mari. stata vera la Di che più che altra femmina dolorosa. non . Lorenzo apparve nel sonno pallido e tutto rabbuffato e con panni tutti stracciati e fracidi. e la dando fede alla vi- amaramente pianse Poi mattina levata. e tolte via foglie le secche che nel luogo erano. percioc- ché l' ultimo dì che tu mi vedesti il i tuoi fratelli 1' m'ucaveva. la terra Nò ebbe : gua- (i) cavato in che ella trovò corpo del suo misero per sua co- amante ninna cosa ancora guasto né corrotto che manifesta mente conobbe essere visione . e parvele che egli dicesse: . e di vedere se ciò li- che nel sonno 1' era parato. dove quivi cavò il . . e assai volte le notte pietovenisse. . temendo si e non sappiendo clie. e vnlc lo slesso. propose di volere andare al mostrato luogo fosse vero . o Lisabetta. (i) Guari è tolto dal guere provenzale.

. se avesse povolentieri tutto il corpo n' avrebbe portato . voggcndo che ciò esser ti^ non poteva con un . minciava « piagnere tutto lo il e per lungo spazio . senza stata da alcun veduta . testa e quella in l' uno asciugatoio inviluppata gittata . . maraviglian- (i) Tetto TMo <Ii (erra rolla. le tanto che tutta con sci sue lagrime la lavò . quindi e tornossene a casa sua Quivi con questa testa nella sua camera rin- chiusasi. fante partì . serpiilk vando giovane questa maniera del continuo . divenne bellissinu) e odorifero molto la E . e poi messovi su la terra sn vi piantò parecchi piedi . che dentro . di bellissimo bassilico salernitano altra acqua. Il bassilico la per lungo e continuo studio sì come per grassezza della terra procedente dalla testa corrotta v' era . \t»\. tanto che si bassilico bagnava piangea . aoi noscendo che quivi non era da piagnere. . questo testo vicina . V. . e la terra sopra alla si altro corpo essere messela in grembo . volte da' suoi vicini fu veduta Li quali. NOVELLA tuto .. come quello che suo Lorenzo teneva nascoso . coltello la meglio che po- gli spiccò dallo imbusto . e quel- con tutto il il suo desiderio vagheggiare si . sopr* esso andatasene co. sopra essa lungamente e amaramente pianse. per dargli pix\ convenevole sepoltura ma il . testa testutf testum. . . . e dentro la vi pianta persa o il mise fasciata in nn bri drappo. mille ba- dandole in ogni parie Poi prcse si un grande e un 1« bel testo (i) di questi ne' (piali bassilico. e quegli di ninna che o rosata o di fior d' aranci : o delle sue lagrime non innaflìava giammai pn?so di sedersi sempre lo a e per usanra avea . e l' poiché molto vagheggiato avea . dovr ti pongono le piautc.

instanzia molle nou essendole renduto. che pure può slaxe. non cessando . quella di Lorenzo. . che non conoscessero lei essi alla capellatura crespa esser . nascosa- mente da lei fecer portar via c[uesto testo ella. tempo divenuta questa cauta cioè festa a molti fu alcuno che compose quella canzone si . ha dello testo. Il quale non ritrovandolo volte richiese^ e il con grandissima infermò . (i) Così i buoni testi a penna e stampali. e così suo disavventurato amore ebbe termicosa mani- Ma poi a certo . ed il è grasta (o c^ratca) -viille nel regno di Na[>oli quello che Bocc. DI che e temettero essi si si maravigliaron forte : non questa cosa . . che mi furo hassilico salernitano.. . e non giovando. se n' an- restando di piagne. la quale ancora oggi : Quale esso fu lo mal cristiano Che mi furo la grasta (i) ec. senza altro dire cautamente di Messina si e ordinato darono a Napoli re . ritraessono. come La giovane non di quindi . gli : occhi le parevano della noi ci 'il disser loro siamo accorti che Il ella ogni dì tiene la cotal ma- niera. che udendo i fratelli e accorgendosene. in questa novella più fioii . videro drappo e in quello la testa non ancor consumata. pianto e le lagrime né altro che I giovani si il testo suo nella infermità domandava maravi- gliavan forte di questo addimandare^ e perciò vollero vedere che dentro vi fosse il : e versata la terra . ?oa dosi i GIORNATA QUARTA fratelli della sua guasta bellezza e di ciò che testa fuggiti . risapesse e sotterrata usci- quella tisi. aven- donela alcuna volta -ripresa. e 5 pure il suo testo addimandando il piagnendo si morì ne . . cioè vaso da piantare o seminar erbe e il I libri mo- derni hanno.

sapere qua] stata fatta . Fumio imdwini. si il fosse la cagione perchè fosse Ma . né mai avevan potuto. del «7. si fa monaca. ed ella dice come V opera sta: il podestà la vuole sforzare y ella noi pa-" lisce : sentclo il padre di lei . e lei . E però . Li quali di cosa che a venire era. dei che grasla U piescro Sìciliaui dalla voce tngreUan il ProvenuU. innocen. seguitò d' amenduni . come quello di cosa intervenuta. avendo Re la fine di quella udita. Panfilo allora disse tato Il sogno nella precedente novella raccon- mi d<H materia di dovervene raccontare una nella si quale di due fa menzione . pacando i «li quril» NuT. amorose Donne voi dovete sapere che general pas- II Redi nelle •nnoUiioiii ilice i al «uo fìncco in Toscana. te trovata. a Panfilo impose che allo ordine andasse dietro. Miirl. \/u«*lla novella che Filomena areva detta fu alle Donne cnrissimn. perciocché assai volte avevano quella canzone udita cantare. quali T usano nri mpJt-simo «cimo che qui tetra R(icrac- ciò. fa liberare} la quale del tutto ri- fiutando di star più. e appena furon finiti di dire da coloro che veduti gli aveano . Gabriotto : raccontagli un so- egli a lei : un altro : muorsi di su- bito nelle sue braccia mentre die ella con una suajante alla casa di lui nel portano . furono (i).ao3 NOVELLA VL V j4ndreìioìn ama gno veduto ed . al mondo . cioi per vaso corpacciuto di ec. son presi dalla signoria . diiUnio 1. . per do- mandarne. edis. ( da pìanlarri bauilico. che l'eft'eito .

qual cosa molti a ciascun sogno tanta fede pre- stano quanta presterieno a quelle cose li le quali s' veg- ghiando vedessero} e per lor sogni stessi attristano e s'allegrano. assai volte essi tutti può ciascun sien falsi . namorò uomo (i) di bassa condizione ma di laude voli Le vede Irovo in alcuni. Che non sien tutti veri . nondimeno molte esserne avvenute si truova. che avea nome . come davanti dissi intendo di dimostrarlo Per che giudico che nel virtuosamente vivere e operare di niuno contrario sogno a ciò lo lasciare i si dee temere né per quel. uomo chia- mato messer Negro da Ponte Carraro altri figliuoli il quale tra più . } e cosi nel contraalla novella . secondo che per quegli o temono o speci'C- rano . s'è dimostrato. giovane e bella assai e senza marito la qual per vens'in- ^ura d' un suo . rio a tutti dar piena fede Ma veniamo Nella città di Brescia fu già un gentile . buoni proponimenti Nelle cose perverse e malvage revoli . mia . vede con- fortino niuno se ne vuol credere . quantunque i sogni a quelle palano favogli e con seconde dimostrazioni chi . E . Gabriotto. alcune verisimili. sonno . vicino . dormendo dichi e desto lui alcune vere. il vedere varie cose nel . . . e parte fuori d' ogni verità giu. . Per la . le quali quantunque a colui tutte paian verissime . . in contrario son di quegli che niuno ne dono si se veggono non poiché nel premostrato pericolo caduti De' quali nò l' uno né 1' altro commendo^ . e nella . e non dormct cliB molto più mi piace. che dorme (i).2o4 sioiie è di GIORNATA QUARTA ciascuno . che vive . una figliuola avea nominata Andreuola . perciocché né sempre son veri né ogni volta essi falsi . di noi già di aver conosciuto} e che sopra nella novella di non Filomena .

ao5 costumi pieno. E per questo da lei . lui uscire una cosa oscura e la forma della quale essa non poteva conoscere e parevale che questa cosa prendesse Gabriotto. co> cosi era me che lieta fosse . . nLirito e moglie segretamente divennero e cosi furtivamente gli lor congiugnimenti continuando. e della persona bello e piacevole. mentre che cosi dimoravan le pareva terri. avvenne che alla giovane una notte dormendo parve in sogno vedere so essere nel suo giardino con Gabriotto. sue braccia: e . quivi dopo (i) Soipeecia$$e è dclto «Ila iiiagnu li. e mal grado di lei con maravigliosa forza gliele strappasse di braccio e con esso ricoverasse sotterra.. ancora in un bel giardino del padre di più e più volte a diletto dell' una par- te e dell' altra fu menato E acciocché ninna cagione mai. e coll'opera e coUo aiuto della fante della casa operò tanto la giovane. nò tesse riveder mai più podolore e nò l' uno nò l' altro : di si che assai inestimabile sentiva. che Gabriotto non solamente seppe sé esser dnlln Amlreuola amato. amor . : e avendo molte la rose bianche e vermiglie colte perciocché stagione era . e per quello destò. e desta. E . e lui con grandissimo piacer di ciascuno tener nelle . loipeiluts* Mait. la seguente notte nel suo giardino ricevette . acciocchò egli d'altro non sospecciassc (i). con lui a piò d' ima bellissima fontana e chiara starsi se n' che nel giardino era. se non morte. lei ma . . volendo poi Gabriotto s* la seguen- te notte venir la sera quanto potò . potesse tpicstolor dilettevole separare . ingegnò di fare che non vi venisse ma il pure il suo voler vedendo. nondimeno l'entrò del sogno paura . veggendo che non come veduto sognato avea. veder del corj>o di bile . a andò . NOVELLA VI.

la richiesta cagione gli dice. e fisso la af- v'è T^CT pleonasmo . nd iperavano indeclina1' hilmente. gii meriti d'esser testi. UsoUa in questo senso molte volle altri Boccaccio. a delta del Rolli. la Colombo molto altra. la Tera. del- Opere stampale a Napoli parlando del Poeta Orazio dice così: : uomo possa ff altissima scienza. Gabriotto la domandò qual fosse la cagione perchè la -venuta gli aveail di dinanzi vietata. Gabriotto la domandò qual fosse vietata. ove relazione si parrà anche più forzata di questa. SareLhevi bastato gli. e di profonda ju e massimamente in poesia fu si espertissimo. per non da il ben inteso questo luogo. Gabriotto nel periodo antecedente dola manda all' Andreuola qual fosse . 197.. La giovane raccontandogli (i) (i) Aldo stampò raccontagli \nxccc<\\ raccontandogli. e Il suspezione presa di quello. in questo luogo è per gliela. Ne recherò un esempio. plausibile. che gli buon secolo. Nel l' Commento 80])ra Dante Voi. gli conto anche la suspezioparticola e ne presa da quello. e massime il Boccaccio. se io non cbe essendomene passata per preferirla alla sua. essa è posta il maniera de' latini per anche. e l'usarono medesimamente autori del autori. di riferire il Boccaccio in altri luoghi periodo discorso a ciò ch'egli ha dello nel la witecedenle. P. essa tuttavia varia tanto da quella di tulli altri che ]wn essersi Tede avervi alcuno messa arl)ilrariaraente lui la mano. per quello che comprender . allorachè stando tra le quarto caso e suo verbo alcuna clau- siccome stanno qui parole presa da quello. cagione per che il la venula il gli evea il di dinanzi vietata L' Andreuola narrandogli sogno. lei la notte Il senso è: la giovane raccontandogli sogno da davanti veduto . gliele contò. 5. pare il che voles- sero in certa guisa stovi (*) rammemorare con esso al lettole qnarlo caso po- prima Io trovo la spiegazione del Sig. e tolse ti' affatto gliele conto: tale \aiia lezione merita esser la vera. porrò il i due periodi mulaodo solamente ad una virgola la posto. cagione perche In venuta gli il avea il dì dinanzi La giola vane raccontandogli eziandio usa sogno da lei la notte davanti veduto. ao6 grande e assai GIORNATA QUARTA lunga festa insieme avuta. mente un' comecché non ardisca pur la dirò. Rolli. ^ Per quanto 6Ì la lezione aldina. e sospello preso di quello. Gliele. La dimora sua fu. raio pensiero. Usarono alcuna il volta gli il autori così fallo pleonasmo sola .. La alla non è qui copulativa. In questa la risposta guisa a me pare che ^Zj'eZff sia più alla domanda corrispondente: e quel dubbioso . conto altro non significa cbe la cagione gli disse giore chiarezza il Per esporre con magdi seguito.

quella con una catena d' oro tener colle presso questo vriuola se . che a . ed esser tutti vani si vedeano ogni giorno. e disse. E nondimeno iliaaa tempre ntg^iuiaui e lu^rturmo. che grande sciocclicMa era yiorre nei sogni alcuna fede . Tuttavia a nio pare- cara che. di che parte una veltro nera (5) come reel- carbone renza . . me pareva essere in una bella e dilettcvol selva . cioè seguitasse. in Andar dietro qui t«1 credere. perciocchò per soperchio di cibo o per mancamento di quello avvenieno. Di ni<1o. a' appresso disse sogni . quanto per uno che io feci . . affannata e spaventevole molto nella appa- e verso me se ne venisse. e . Alla quale ninna per che egli sistenza mi parca fare: mi pareva che nelle uie. dove venuto meritò la grazia iT Ottaviano i>irc rlie a qurllr parolf Cesare. 907 e la susprxione sogno dn lol la noUe dnvanti veduto. Gabriolto udendo questo se no rise . una cavriuola tanto altra se e tanto piacevole quanto alcuna ne vedesse la giammai bianca . uscis- non so .* il NOWXLA VI. i. capo in seno. acciocché da nella gola aver me non si partisse.-\ ma nerissimo non mai. riposandosi questa cail una volta e tenendomi . presa di quello gliele coniò. (a) Nero quuM sempre. A me nelle sue si ilchlta «ollinlcntlrrc poesie. ili e forse non mai legge nel Bocc.aAMt«t^ ' . e pareami che ella fosse più che si neve e in brieve spazio divenisse mia dimestica che punto da va averla le sì me non si partiva . negra mollo ilitM . prrrh^ poesia è mptitionatn nelP «niemirnte prrioilo. il pi» t Bontà. (1) FUCCBI. darjede. tvft* «h i«io<{ . mi pareva messo un collar d' oro. e in quella nn» beila dar cacciando e aver presa . Mpn qiKtU li novrlla ha andiisse dietro. altresì que- sta notte passata ne il qual fu . mani E ap- mi pareva che . : se io fossi vo- luto andar dietro (i) io non ci sarci venuto . non tanto per lo tuo.

quale pai-eva che tiva mi strappasse per portarsel via. Ella pianse assai. n'è intervenuto darci '. poco di sopra lia dello in seno. . . . e lui caduto ritirandosi in grem: bo (i) che quasi piangendo disse o signor mio dolce . ma per non esser cagione d' alcuno sconforto a Gabriotto. e basciandolo alcuna volta si e lui abbracciata e basciata . e quello il mi mettesse il muso ella tanto rodesse. e assai volte in (i) /« grembo. ma ansando forte e sudando della presente vita. gitta. Ma che vuol questo perciò diDe' così fatti e de' più spaventevoli assai n' ho già veduti. con da lui abbracciandolo. Gabriotto . suspicando l' e non sappiendo che riguardava nel volto . quanto più potè la sua paura nascose. ri- cadde in terra sopra erba del pratello Il che veg- gendo la . . P abbracciò che l' e disse oimè ani. E come che . che il mio sonno si ruppe il e desto colla mano subitamente corsi a cercarmi lato se nien- te v'avessi j stesso re. giovane . io sen- si fatto dolore. un gran sospiro ma mia aiutami to . mi feci beffe di me che cercato v'avea. E in tal maniera dimorando . sollazzasse. ciascuna sei dee poter pensare. e pensiam di buon tempo La giovane per lo suo sogno assai spaventata udendo questo divenne troppo più . cha al cuor perveniva. Di che . o ti senti tu ? Gabriotto non rispose tutto . e perciò lasciagli andare . . . che più che il amava. . io muoio : e così detto .2o8 la GIORNATA QUARTA in seno nel sinistro lato. dopo non guari spazio passò Quanto questo fosse grave e noiosé 1' so alla giovane . né perciò cosa del mondo più né meno me . più che usato spesse volte il e talvolta per lo giardiu riguar- dava se alcuna cosa nera vedesse venir d' alcuna parte . ma mal non trovandomi.

ìk dove io son certa che sua anima non é andata perciocché buon giovane^fu . é da confortarti l' e iK'Msaie d'aiutare con orazioni o con altro bene . non sa che gn* altro. e che il corpo del quale la graziosa anima s' é partita. ma molto meglio uima sua bisogno . non che non fa latino se non col noli. noi. a- se forse per alcun peccalo commesso n' ha il Del seppellirlo é il modo presto qui in que- sto giardino. ma poiché pur accoi'se lui del tut- to esser mortOi avendolo [>er ogni parie del corpo cer- cato . la quale di ria e il ([ucsto amor consapevole le e la sua mise- suo dolore dimostrò. anche nell'altro sti . che ninna persona saprh giammai. ma prima che ad uccider mi venga vorre' io il che noi prendessimo modo convenevole a servare mio onore e il segreto amor tra noi stato.ralÌTu xisn u esortativo ({uando non è col «crbo vi paiola nom un mollo. mondo . morto viso di poiché Iddio vi- disse la giovane alla fante . il |iarola non diremo non il non mangiare. fosse sep. uccidendoti. NOVELLA vano il VI. (i) . se tu 1' hai qui peril duto. E poiché miseramente il : insieme alquanto ebber pianto sopra Gabriotto . À cui la fante disse: figliuola mia. piena d' angoscia andò sua fante a chiamare era . e in ciascuna trovandol freddo . ma la si abboDda per uso ddlalingnat non so che mi pensare. per- (a) Dirsi. con cantare. qui noa è pauÌTO. . e «{uando la è la non no usa un iserivere. non dir (a) di volerti uccidere perciocché . cosi lagrimosa la come era e . m* ha ta . e di qui l'abbiamo tolto . non sappiendo che far né die dirsi . Degno eli coruideraxione è il edere conte la la lingua no- stra ncir iiii|>(. pellito. tolto costui io io non intendo dì più stare in . scrivi. cunttif mangia. perdere- perciocché tu la u' andresti in inferno . (l) si dirct o che dirsi e ani «T »- Non dir. altro. s' ao9 chiamò ..

pure ascoltava consigli della sua fantej e alla prima da pai'te non accordatasi. e perciò tu ha poca come acconcio l'abbiamo quivi il porteremo e dinanzi ad essa il porremmo Egli non andrà guari di tempo che giorno fia. . da il capo con abbondantissime gittò. drappo di seta. ciocché niua sa eh' egli mai e se cosi non vuogli. a I o GIORNATA QUARTA ci venisse . . rispose alla seconda dicenmarito che io sofferi do: già Dio non voglia che così caro giovane e cotanto me amato e mio sia seppellito che a guisa d'uu cane o nella strada in terra e. sarà un piaed io cosi . quanto l' io potrò egli quelle de' suoi parenti lo e già per animo mi va quel- che noi abbiamo in ciò a fare di . . Egli avrà ha avute le mie lagrime . e lagri- me sopra viso gli si per lungo spazio pianse. e fattagli una ghirlanda di rose e tutto (i ) delle rose che colte avevano empiutolo disse alla fante: di qui alla porta della sua casa via. giorno se ne veniva dirizzatasi . . sta gli sopra uno origliere e con molte lagrime chiusigli . E cosi detto. e venuta quella. quello anello mede. la stampa del 27. e sarà ricolto j e come che questo a* suoi ninna consolazion sia pure a me nelle cui braccia egli è morto. cere. E prestamente por una pezza forziere la . . il La qual molto dalla sua fante solllcitata. . La giovane. col quale da Gabriotto era stata sposata del di- (») t E tutto dattorno delle rose ec. simo. la quale aveva in un suo la mando. quancontinuamente pia- tunque piena fosse d'amaritudine e i gnesse. in lasciato. in terra distesala te- su il corpo di Gabriotto vi posero. perciocché . occhi e la bocca .. e postagli . mettiamlo qui fuori del giardino e lasciamlo stare: egli sarà domattina trovato e portatone a casa sua e fatto seppellire da' suoi parenti.

lui con piatito di« le ceudo : caro mio signore . il mise ucl ditu di . furon trovate e prese col morto corpo. che dalla famìglia del podestà clie per caso andava a quella ora per alcuno accidente . vita disidei^osa. ma ninno se di voi sia ardito di toccarmi se io ri- obbediente vi sono . nò da questo corpo alcuna cosa muovere. SII . il corpo gia- ceva. che che cuna posta (a) vicina Monture Posta cuore gli s' era rotta (i) per giov-ire mo'liuiine »olUs . coti per importare |irr rilevare e salvare. con quello del giardino uscirono di lui si e verso la casa dirizzato . si (a) postema Jirono alcuni che qui com> inlrnil*. conosciuta la famiglia della signoria francamente disse: io conosco chi siete voi . al ma . senza essere da alcun tocca briotto con tutto il corpo di Gapodesth sen. colla fante insieme preso il drappo sopra il quale . E cosi andando. ricevi . po la partita di benigna- mente r ultimo dono tanto amasti . per caso avvenne . levò . se la tua anima ora mie lagrime vede o ntua conoscimento o sentimento doquella rimane di colei a' corpi. e s' lei nella camera avendo : di ciò che intervenuto era informò e fatto da certi medici riil guardare se con veleno o altrimenti fosse stato buoalaf- no uomo ucciso > tutti affermarono del nò. L'Audreuola più di morte chi di . e so che il volermi fuggire niente monterebbe (i): io son presta di venir con voi davanti alla signoria e che ciò contarle. sia di rac. tramortila addosso gli ricadde} e dopo alquanto risentita e levatasi . la qual tu vivendo co- E questo detto . La qual cosa si il tendo . da me non vuole . to suo trattosi . n'andò in palagio. ti Uot» in questo lilir». Per che. essere accusato.NOVELLAVI. il chenoa ai mi dispiace: pure per vena inlendeadula ucdeiei che molto più fucc-aK cui aculimeiilo «Iella coa- .

è molto elegante. io non credo eh' e' bisogni che io la istoria del vi racconti. mio ardire e della mia sciagura che son certa che udita l'a- vete e sapetela j e perciò . lui con villane parole e venuto il altiere ri- buttando indietro. . umilmente T Gli Accacleraici della Crusca nel loro vocabolario citano il alla voce posta là (love presente passo ilei Boccaccio pigliano questa voce nel Benso di postema. . dolente a te mor- con molti de' suoi amici a palagio n'andòj e qui. bassa condizione donna la spose- rebbe. quanto più posso . ma ora t! dice reo Mart. . s'ingegnò di strar di donarle quello clie mo. vedendola di tanta buona fermezza . ostante che marito avesse avuto di volentieri per sua . dove ella a' suoi piaceri acconsentir si volesse . la libererebbe Ma non valendo quelle parole la forza. . difese . . e . vender non le poteva e disse . Ma di chiaro. e queste cose essendo a messer Negro contate. (i) Nocente. mandò cbe l' la figliuola gli fosse renduta Il podestà volendosi prima accusare egli della forza che fare avea voluta . il contrarlo d'innacenle. sommo amor avea posto lei fosse . do prima cosa l' giovane e la sua costanzia per approvar quella. .. Il qual ciò udendo . Andreuola venne in cospetto del padre : e piangendo gli si gittò innanzi e disse padre mio . lodan. dove a grado a lui che suo padre era e a non . 11a fegato l' GIORNATA QUARTA avea . oltre l' ad ogni convenevolezza volle usar rilmente Ma Anvi- dreuola da sdegno accesa e divenuta fortissima si . venne a dire ciò che fatto avea: per la qual . che egli da la lei accusato fosse . e sentendo costei in piccola cosa esser nocente (i). In questo tempo 1' che costoro cosi parlavano. vi d' ogni cosa dal podestà informato dolendosi do.

e cosi piagnendo cadde . fallo mio . il Quin- dopo alquanti DECÀM. NOVELLAVI. comandò loro che le esequie . piacea. antico era oramai e uomo di natura nigno e amorevole. come s' a mio genero e a' suoi pa- facxiaglisi alla morte E volto a' figliuoli renti . nimica. duto che l'abbia saputo Ma . questo doveva anche a me ma io 1' averlo occultato. ragionandolo messer Negro l4 . doinnndu del . apparecchiasse- ro a Gabriotto grandi e onorevoli Eranvi in questo mezzo concorsi quanti nella della corte il i parenti e le parenti del giovane. T. pur . e disse: iìgliuola pii!i mia. vivendo si volentie- avrei fatto cioè onore . se tu avevi preso (piale egli piacere. U. cominciò a piagnere. di . e non a guisa te di plebeio . il drappo della Andreuola e con tutte le sue rose quivi non solamente da lei e dalle parenti di lui fu piamo. da assai uomini.3. queste parole udendo. ma |)er ligliuola e a' non vostra . perdono vi 31 cioè d' nvcre . corpo sopra . e piangendo levò la figliuola teneramente in piò. della tua |K>ca fidanza mi fa dolere. piedi Messer be- Negro che . che . Per che mezzo . si ma {iul)blicamente qua- da tutte le donne della cituH e . dunne e uomiui posto nel n' erano . quello che io ri gli jMir contentarti . . poiché cosi ò egli . saputa avevano la novt^ìla cittì» e quasi . ma di signore tratto della cor» cittadini pubblica sopra gli omeri de' più nobili con grandissimo onore fu jwrlato di alla se|>ollura. e più ancora vedendotel prima aver pei> . seguitando podestà quello che alla fi- addomandato avea. sen. quale a l' te setal condo parer mio ti si convenia : e . . za vostra saputa chi più mi piaccjuc marito preso la vita E questo dono uon vi domando perdio morire vostra gli mi sia perdonata . tal io avrei avuto molto caro che tu avessi avuto il marito .

gli oc- chi e col volto: molto diverso da quante altre volte è trovato fin qui. che. . nuove e mirabili. la istantaneamente chi con una o più foglie essa fregassesi i denti Contro il sentimento di tutta la medica facoltà. (2) med. to : i JL anfilo era della sua novella diliberato. Os- serv. . lib. dando Emilia fosse sembianti le fé (2) che a . quando grado il Re nulla compassion mostrando all'Andreuola. in un monistero famoso .dimostrar con si Fé sembianti qui è posto ^tt far segno. gliuola ciò niuna cosa ne volle udire il j ma . trovò un medico tedesco chiamato Giovanni Skenk di Graffenberg. la quale 'Volendo mostrare al giudice come morisse Pasquino sfregatasi una di quelle foglie a" denti similmente si muore ( ). VII. Marf. rare . riguar. di del Boccaccio. li che essa a coloro che detto aveano dicendo (1) Quello che reiule mirabile questo strano e repentino caso della si morte dei due amanti è una botta o rospo tanto mortifero. Blanpotesse rendere capace d'uccidere di do sotto una pianta di salvia. e con quello d'altro caso simile seguito in Tolosa tale due mercanti. questa sua verità quale l'as- corroborando col testimonio di questa Nov. che tale allivilà non ha saputa trovare nell' alito dei rospi da rendere istantaneamente mortifero si il colla sola fregagione d'alcuna delle sue foglie una pianta. che non mai per altro sia posto che ^ti fingere . 2 1 GIORNATA QUARTA . volendole in assai compiacere padre. di santità essa e la sua fante monache si renderono e onestamente poi in quello pe]^ molto tempo vissero NOVELLA VIL Lia Simona ama Pasquino : sono insieme in un or: Pasquino si frega a' denti una foglia di salvia f e muorsi e presa la Simona . . che similmente per un accidente uiorirono.4 . serì per vera.

La quale senza alcuna dimora fare incuminciò* Gare compagne. . àiS . . . siamo . in gran parte apparirà nella citth mia novella rientrare .NOVFXLA 8Ì VII. come l'An- dreuola fu (a) non con si forza nò con virtò . . tentissimo signore dn' più ricchi fa temere Il che . come 1' An> continuasse . buona pezza mostrato aveva del 37. la «Itrap» t I) Manne'li notò di-l margine che qui la p»nl»/w è miMiflua. Fu adunque zione . altra volta tra noi ò stato detto. che dando andaNu per un suo maestro lanaiuo- lo lana a filare. fi- lando laua sua vita reggesse . . . lentieri le case de* nobili riiluta si l' uomini perciò non imperio di quelle de' poveri anzi in quelle alcuna volta le sue forze dimostra si . e così colei debbo. e similmente presa . e neMa stunips 17 ne fu omeaM. quantunque amor voabiti. con morte inopinata dilibcrò dalla corte ma E come . . in Firenze la una giovane assai bella e leggiadra secondo e di povero padre figliuola le . braccia pan che mangiar volea guadagnare . ella il non ardisse a ricevere gli atti amore paro* mente d' quale con le le piacevoli un gio\ inetto di non maggior peso di voler- di lei. nel li) (ti) t ÀUrti. . dreuola ucl di cui dir ginixlino perdio l' amante . che come po. la novella detta da Panfilu mi tira a doverne dire una in ninna cosa altro (i) alla sua simile se non che. sua condi- la (]ualc ebbeno> e sì me Simona: e quantunque il convenisse colle proprie . cotanto allontanati ci . non ò gran tempo . ancora che non in tutto . esso . non fu perciò e con di po- vero animo nella sua che . con la qunl mi piace nella nostra della quale questo di diverse cose diversa. juenie ])arlaiido per diverse parli del mondo avvol- gendoci .

che nica le piaceva j e d ato a vedere al padre una dome- dopo mangiare che andar voleva . era usata insieme all' 1' a' piaceri comuni si congiunsono aggradirono Li quali tanto una parte e all' altra che . e non attentando di far più avanti al fuso filando . ad un giardino dove egli me- acciocché quivi più ad agio e con essere insieme . non che un dall' altro aspettasse d' essere invisi tato a ciò. quasi dovesse compiere tutta la tela . E cosi questo lor piacere conti- nuando alla un giorno in uno . avvenne che . quella sola che la Simona filava tutta la tela dovesse non alcuna compiere 1' . men disse sospetto potessero La Simona alla . che V amava . Per che un e all'al- giovando d' esser sollicitata. che a filar gliele ave- va data Quegli dall' altra parte molto sollicito dive. altro . . perdonanza chiamata la a san Gallo con una sua co. più spesso che sollicitando .. ad ogni passo di lana filata die avvolgeva mille sospiri più cocenti che fuo- co gittava. parole è: DaìV ahra si parie divenuto quegli mollo sollicito che la lana del suo maestro filasse bene. suo maestro e quasi altra. quella sola che filava la Simona. e non altra. eru sollicitata più spesso che V altra . l' un più mol- d' ardir to della prendendo che aver non solca e l' altra paura e della vergogna cacciando che d'avere .ilelle (i) t In questo . . e sempre più nel disse continuare accendendosi avvenne che Pasquino Simona che la voleva del tutto egli voleva che ella trovasse là modo nar di poter venire .npagna pcrinilo l'ordine naturai. vi entrare Ricevutolo adunque in sé col piacevole aspetto del giovane . l' altra era sollicitata (i) tra .6 . il cui nome era Pasquino forte disiderando . di colui ricordandosi . 2 1 GIORNATA QUARTA . nuto che ben si filasse la lana del . . anzi a dovervi essere all' faceva incontro l'uno altro invitando d' .

clie Puccino avca nome. un grandissimo e molto a- e bel cesto (i) di salvia: a piò della quale postisi a sedere . dopo gli . malvagia femmina hai avvelenato e fatto romor grande . perde quali la vista e la parola e in bricve egli . veudo ragionato una merenda che . . e gran pezza sollazzatisi insieme d' . un' altra Era in quella parte del giardino dove Pa- squino e la Simona andati se n' erano. guari . in quello orto ad animo con gie . subiI tamente gridò tu l' lo Stramba : ali il . a 17 al giardino slatulc da PnMjuino insegnato se nndò . e appresistette so il cambiamento non . vò: e quivi fatto la ma era chiamato lo Stramba. prestamente Ih corsi . l'aver mangia- E '1 poiché così alquanto fregati ebbe. si morì Le cose la gridare e a chiamar lo li Simona veggendo cominciò a piagnere e a Stramba e la Lagina Li qua. . VII. e incominciò a stropicciare la salvia denti ù le gengli dicendo che molto bene nettava d'o- gni cosa che sopr'essi rimasa fosse to. Pasquino al gran cesto della salvia rivolto essa s' di quella colse i una foglia. ùccomeaiUiiicnlcwil R. e veggendo Pasquino non so- lamente morto re ma gih tutto enfiato e pieno d' oscu- macchie per lo viso e per lo corpo divenuto : . trotra lo imo amorazzo nuovo Stramba e In Stramba e giar* Lagina^ si essi a far de' lor piaceri in una parte del din raccolsero. diceva egli s' Nò guari di spazio perseguì ragionando che incominciò tutto nel viso a cambiare. e lo . della qual prima . fu da (i) seiisce Cesio non tolamenlf per cesta o paniere. rijiosato intcndevan di fare .NOVELLA Lngina n' . Dove lui insieme con un suo compagno. ma ancota [icr pianta di frutice e tt erba: . che egli . Lagina lasciarono in . ritornò in su ragionamento della merenda .

ai8 molti . ba diceva . stato era . e cosi pure prontiludine e prontezza nel senso im[)orlunilà nel sollecllare. per pienamente dargli ad il tendere (2) caso sopravvenuto . Li quali corsi al fiato . Fattala adunque senza alcuno tumulto colà menare dove ancora il corpo di Pasquino giaceva gonfiato come una tosi del botte. il lei presente. Costei al cesto della salvia accostatasi e ogni precedente istoin- ria avendo raccontata. non sappiendosi scu- sare. credere ilfaUo o finto i qui saì/ar capace ed informalo del vero . Questo t Prontare mho d' è ilo in disuso. Per . ed lei egli appresso andatovi. come lo Stramella . vedere il morto corpo e luogo e'I modo da lei raccontatogli lei . GIORNATA QUARTA che vicini al giardino abitavano . si mise ad esaminarla del fatto : e non potendo comprenes- dere costei in questa cosa avere operata malizia né ser colpevole. Le quali cose mentre che per lo Slram- (1) Prontando insistendo. senza dare indugio alla cosa . (2) Dare da intendere in più luoghi di il sopra s' è veduto per fur . percioc- ché per le parole di noi comprendeva assai bene. è propriamente sollecitare con importunità. per lo dolore del subito accidente che tolto avesse . cosi fece come Pafre- squino aveva fatto. e l'Atticciato e'I Malagevole compagni di Pasquino che sopravvenuti erano. un giudice. romore lo e trovando costui morto ed enla Si- e udendo "Stramba dolersi e accusare 1' m^ona che con inganno avvelenato avesse il j ed ella . fu reputato da la tutti che così fosse . qual cosa presala piagnendo sempre forte al palagio del podestà ne fu menata lo Quivi prontando (i) Stramba . volle. suo amante quasi di sé uscita . sentito . maraviglia- morto. una di quelle foglie di salvia gatasi a' denti. domandò come .

in presenza la giudice erano schernite. Ma acciocché ella alcuno altro of^ (i) Ristretta stava ^ ave* il cuore ri*trelto per lo timore. ha e per (li aig amici e compagni tiri lo Atticciato e per (^li altri Pn8«{iiiiio.ia sua malvagith accusata . e per l'aversi la salvia fregata a' denti in tpiel medesimo accidente cadde che prima caduto era Pas<piino. lungamente soprastetdiss(>: te. ninna il altra cosa per lor domanmalva* dandosi se non che fuo<:o fosse di cosi fatta \ gith punitore. mostra che salvia questa salvia sia il che della non suole avvenire. O felici il anime . . la cui innocenzia non pati fortuna che sotto la testimonianza cadesse dello forse Stramba e dell'Atticciato e del Malagevole. e voi v* amate felice come della di (pia faceste I ma nolto più P anima Simona innanzi tratto. la catti ella riu? dal dolore del perduto amante e della paura della dimandata pena dallo Stramba ristretta stava (i). quanto è al nostro gindicio. Mari. sì come frivole e vane.' pe«a che dire in «Ufcta della lua iooocenaa. . che yivi dietro a lei rimasi siamo la . poi in miglior senno rinvenuto vcionosa. più onesta via trovanal dole con pari sorte di morte suo amante a l' sviluptanto da parsi dalla loro infamia. dirsi. non senza gran maraviglia di (pianti eran presenti (piali in .NOVELLA VH. amore se e la mortai vita terminare e più I felici se insieme ad im medesimo luogo n' andaste ncll' altra vita s' e felicissime. ama . scardassierl o più vili uomini. . . alle un medesimo dì addivenne ! fervente . e non n. e con più instan/. e a seguitar lei anima amata del suo Pas(piino nonsappiendo che i II giudice quasi tutto stupefatto dello accidente insieme con (pianti ve n'e- rano .

. valorose Donne sono . aao dici GIORNATA QUARTA . e portato in vestra allato . Girolamo ama la Salvestra : va costretto da' prieghi della madre a Parigi: torna ^ e tj^uoi'ala maritata : entrale di nascoso in casa allato . quivi insie- m^e con la salvia arsero e fu finito processo di mescattivello . non prima abbattuto ebbe la . più che altre genti si credon sapere e sanno a' meno e per questo non solamente consigli degli uomini . e muorle una chiesa y muore la Sal- a lui J^veva ~cuni al la Novella d' Emilia il fine suo .. avvisarono quella salvia esser velenosa divenuta la qual botta non avendo alcuno ardire d' appressarsi fattale d' intorno una 1' stipa grandissima il . fender non possa in simil e mettasi nel fuoco . il gran cesto in ter- che cagione della morte de' due miseri amanti apparve Era sotto il cesto di quella salvia . . . giardino era guardiano in presenzia del giudice fac- ceudo ra . per comandamento del Re Neifìle cosi comincio Al- mio 1' giudicio . una botta Al- di maravigliosa grandezza dal cui venenifero fiato . della quale per avventura eran po- NOVELLA Vili. . la sua Simona cosi enfiati come erano dallo Stramba e dallo Atticciato e da Guccio Imbratta e dal Malagevole furono nella chiesa di san Paolo polani seppelliti . li quali j . ser lo giudice sopra la 11 morte di Pasquino quale insieme con . quando . modo taglisi inflno alle raLa qual cosa colui che del .

bene e lealmente sue cose guidarono. se non tanto lui. . av- vedimento tor vi m' è venuto nelP la di narrar- una novella d' una donna quale lei mentre che eU si la cercò d' esser più savia che a . NOVELLA ma d' Vin. fanciullo crescendo co' fanciulli de. grandissimi mali sono avvenuti e alcun bene non se 1' ne vide giammai cose quella in cunlrnrio tosto per su . figliuola uu eth. so la natività del quale i suoi fatti ordinata. una ora an- amore e 1' anima del corpo Fu adunque tichi il nella nostra citUi . cui nome fu Leonardo Sighicri il quale d' una sua donna un figliuolo ebbe. quanto non amava men che da lui amata fosse La madre del fanciullo di ciò (i) Utanta per amicitia «IUm ancor di «opra il Bocc. aai ancora contra il la natura delle coae presumono : opporre senno loro della quale presunzione giU . può . gli altri suoi vicini più . con una fanciulla del tempo suo . non appartenela cosa va e che non era e ancora che il non sosteneva .. . . per>'enne a cacciare ad al figliuolo . mente . secondo che gli raccontano un grandissimo mercatante e . sarto si dimesticò si . chiamato Girolamo. . ò amore . in che studiava mostrare senno suo . E percioccbiN tra altre naturali che meno riceve consiglio o operazione . ricco. contrada d' . E venendo più crescendo r ro V usanza (i) converti in amore . appresacconci . la cui natura è tale che si piì!i medesimo consumar via. . tanto e sì fie- che Girolamo non sentiva ben costei vedeva: e certo ella . credendo dello innamorato cuore trarre amore il quale forse \' ave- vano messo le stelle . che con alcuno altro della . passò di (|uesta vita la 1 tutori del fanciullo le insieme con madre Il di lui . che per animo .

e fattosi l' chiamare fancmllo nel gì' incominciò uno a dire assai amorevol. figliuola d' un sarto . disse loro: questo nostro il quale appena ancora non ha quattordi- anni . E appresso co' tutori di lui se non potendosene Giche si rolamo rimanere. è sì innamorato . Salvestra . .aal avvedutasi . per quello che il oggi comunemente diciamo oltreché. e potremgli poscia I tutori dis- dare alcuna giovane ben nata per moglie. mente è : fi gliuol mio . non leviamo per avventura egli il j prenderà un giorno . sero che la donna parlava bene . (2) Senza che. senza che alcuno lieta sappia per moglie e io non sarò mai poscia . GIORNATA QUARTA molte volte né gli disse . tu se' oggimai grandicello egli ben fatto che tu incominci tu medesimo a vedere : de' fatti tuoi per che noi ci contenteremo molto che tu andassi a te della stare a Parigi alquanto. nostro vicino noi dinanzi si che ha gliele nome . V. mollo spesso disse Bocc. che se la . o egli : oi consumerà per perciò veste lei sé ad altrui . credeva per la ne dolse j e come colei gran ricchezza del figliuolo . Questo pioverl)io pare ia certa maniera preso da quello Ateneo Lib. la vedrà maritare il e mi parrebbe che per in alcuna parte fuggir questo. fare del pruno un melarancio (i) fanciullo ci . nelle sue Satire disse: D'un melarancio Jarà spesso un pruno. Ex iliymbra nemo del queat conficere lanceam. dove gran partraffica : tua ricchezza vedrai come si senza che (a) tu diventerai molto migliore e più costumato (i) Fare di un pruno un melarancio il' . e che essi ciò farebil bero al lor potere fondaco . male e nel gasti- gò . e Galiriello Sinieoni rivoltando quello Boccaccio. voi do- mandare lontano di qui ne' ser- vigi del costei . . d' una la . fondaco 5 perciocché dilungandosi da veder ella gli uscirà dell' animo .

pur veggendo che : altro esser non dove poteva . qui venire . e pure alcuna cosa se ne ricordava. poi ne pò* . di che egli fu oltre mi- Ma . inna- domane ne verrai (i) vi fu due anni tenuto Donde più innamorato che mai tornatosene. R«lli. le trabacche . ancora con più altra parole risposta riprovarono alla ma nou potendo trame di gi . . lui dimenticato . e de' lor costumi apprendendo. se non come egli . come un altro potersi slare a Firen.è da oaMttani più che da imitatai. aa3 quc'sivi so- da bene ]h*. vegg^ndo gentili gnori e <jue' baroni e cpii. che cfui non faresU. Il garzone ascollò diligentemente j e in brieve rispose niente volerne fare perciocché egli credeva così bene ze . lania j e poi con dolci parole raumiliandolo .* uomini . I valenti il uomini udendo questo . V inco- minciò a lusingare e a pregare dolcemente che vesse piacere di far quello che volevano i gli do- suoi tiitori: di dovervi . aveva si ma . madre il dissero . Ella non ricordava di lui se se non come se mai non Io avesse si veduto. . . che egli acconsentì j andare a stare uno anno e non più e così fu fatto Andato adunque Girolamo a Parigi fieramente morato . e tanto gli seppe dire . utati piovcfi* bialmente. morati incominciò a passare davanti a credendo che ella lei non avesse . l' opera stava in ahra guisa . vane che faceva sura dolente . La qual fieramente ciò adirata non del non volere egli andare a Parima del suo innamoramento gli disse una gran vil. mo- li] J^oggi in domane ne verrai: tal parte di petioJo. che te no trai assai.NOVELLA e pii^i vili. s' ingegnò di darsene pace a casa e spinto Ik ella stesse secondo V usanza de' giovani innalei . trovò la sua Salvestra maritata ad un buon giod' oggi in .

ed in molli più coleo . tornati costoro e lei andatise. e nella camera erano .. . entrò . ne al letto sentì il marito di addormentato la Salvestra e là se n' andò dove veduto aveva che s' cori- cata (i) era . dormi tu ancora . per la qual cosa più non sta bene a me . e non senza suo grandis- simo dolore Ma . o anima mia . Peliarca Uova in alcuni lesti scritto si corcò. e postale la sua : mano . sopra il petto ? pianamente disse . Il che udendo . costei tremante disse è passato quel si disdisse 1' deh per Dio Gii'olamo. come erano la ella casa di lei stesse una sera che a vegghiare . se morir ne dovesse di parlarle esso stesso E da alcuno vicino informatosi . elio se mio marito ne seguisse pognamo che altro male non si ne seguirebbe che mai in pace né in riposo con lui viver potreij dove ora amata da lui. aa4 strava il il GIORNATA QUARTA contrario. d' attendere ad altro uomo che al mio marito: per che j io ti priego per solo Iddio che tu te ne vada ti sentisse . come tu ve- di . tesi v' nasco- e tanto aspettò che . vattene. egli tempo che alla nostra fanciullezza . ma niente parendo. e '1 marito andati con lor vicini v' nascolei die- samente dentro tro a se . di si teli di trabacche che . di clie in assai piccolo spazio di tempo giovane . lui mi dimoro . in bene e in tranquillità con . . nondimeno ogni cosa faceva che po- teva per rientrarle nello gli animo j . Il : giovane udendo queste parole (i) sentì noioso dolore e ricordaNel fi Coricarsi e corcarsi usa si il Boccaccio per porsi a giacere . il giovane prestamente disse per Dio non gridare che tutta sono il tuo Girolamo : . adoperare si dispose . . La giovane io che non dormiva : volle gridare ma . maritata. s' accorse . non essere innamorati Io sono .

ninna cosa ottenne la Per cbe disi- deroso di morire. dopo più che oltre ritoccarlo cognobbe che egli era morto di modo dolente. acciocché il svegliasse il cominciò a icnLire . . potesse vhò era agghiacciato aspettandola né le promettendole che e. addorsi mentato Per che . pensò . la presente durez- za dì lei e la perduta speranza vivere. che più Maoti penetrano col tapetc. . Mari. ultimamente rito di tanto si pregò che in meegli allato a lei si amore ella soficrisse che coricasse . la toccherebbe. to fare . stesa oltre la mano . ma noa «i polrrb- Iw del «li menomare Hir uso in tutU li la taa ctten»i''<De come vrrho minorare o diminuire che conitponJono. La Salvestra le condiil avendo un poco zioni dato da lui compassion di il con concedette . come : ghiaccio freddo. temendo non : marito . allato a lei mori. non che col vero. tanto che alquanto riscaldar . adunque giovane allato a pensiero il lei senza toccarla e raccolto in un lungo amor portatole e . maravigliò forte egli e toccandolo con piii forza si e sentendo che non movea : . NOVELLA Vm. stette gran (i) Menomato^ <|urslo Te(bo hfllinìmo h qnnto p«r minorato. Iole il ^ aaS passato tempo e '1 suo amore mai per distanzia prieglii e non nirnomato (i). lui . E dopo . di che ella . direbbe alcuna cosa nò riscaldalo fosso di . diliberò di più non (^)o ristretti in s(> gli spiriti. Coricossi . promesse gran. e molli dissime mescolale . . come un poco se n'andrebbe. lui essere . (a} Del |)cnsicro e co«a di molla maraviglia da raccontar tra legioTani lo : ma rome ai accompagni col verisimile. si svegliasse te co? minciò a dire deh Girolamo chò non ne vai tu Ma non sentendosi rispondere. coloro conoscono. senza alcun motsi chiuse le pugna . ahptnnto spazio la giovane maravigliandosi della sua il contenenza . e toccandolo si tro- vò ..

e. sup- pone che Neifile interrompa qui luti' ad un tratto la sua narrazione. per- ciocché non cosi dirà canto per cantato né altro tale. pezza senza saper che Alla fine prese consiglio il di volere in altrui persona tentar quello che marito dicesse da farne : e destatolo . quello che presenzial. lil)ri. gli fece toccare si il morto giovane . del 27 è aiutandogli riferisce la sua innocenza A\ Salviati. che consiglio ne prenderebbe Il buono uomo morto rispose che a lui parrebbe che colui che fosse si dovesse chetamente riportare a casa sua. e veduto costui davanti all' uscio suo morto^ fu fatto il romor grande. e quivi il pose e lasclollo stare E venuto il madre j giorno . senza alcuna malavoglienza alla donna portarne le fallato disse : . t. 1. e. se a lei avvenisse. e mostri con così falle parole {le quali.Veggasi quanto ne dice più diffusamente il negli Avvertimenti sopra (3) Decani. 1. Di che . per far alla vedere che quell'affisso non al marito. la qua- non gli pareva eh' avesse Allora . alla porta della casa di lui nel portò . ma donna. . egli tutto smarrito colla levò su e acceso un lume . 226 GIORNATA QUARTA farsi . •{ Nella ediz. 1. e quivi lasciarlo. avvenuto era il disse essere ad un altro intervenuto e poi domandò. la giovane e cosi convien fare a noi j e presagli la . mano . mente (i) a lui . mostro per mostrato: t tali ne ha la lingua nostra per vezzo. XI. senza entrare moglie in altre novelle il morto corpo de' suoi alcuno indugio (aiu- panni medesimi rivestito.. e spezialmente dalla e cerco (3) per tutto e riguardato . non avendo trovala questa si lezione in alili la rigetta. . tocco per toccato. non per regola. pochi altri Cerco per cercato. e senza tandola (2) la sua innocenza) levatoselo in su le spalle. . e non trova toglisi né piaga né percossa (i) (2) Piesenlemenle. i\c' egh /ormano un concetto la da per se spiccalo in tutto dal precedente) che stessa il innocenza marilo delegli slesso della Salvestra l'aiutava a rendere sì facilmente persuaso la verità della cosa.

essendo si suo proprio di met- assoluto.. ma in Toarana e così lutti gli scritturi . Lombardia. il quale non bagnò di molte lagrime . aa7 lai di per li medici generalmente fu creduto dolore esser morto così cor|)o portato in sa come era Fu adunijuc questo la una chiesa. e l' antiche fiamme risu. ed in alcuni i legge tuieitatevi. come sa . MarU il (i) tersi Avverti risuscitatevi transiiivo. '1 manici chiu- tra al donna e donna mettendosi non ristette prima che corpo fu pervenuta: e quivi mandato fuori un . Pitnlo eh» ti fa •* morti. fortuna di (nitriamo 1' non avea potuto aprire la misera aperse . disse alla Snlvestra deli ponti alcun mantello in capo . «he tardi ero diveniUa pietosa piacque sì come e an- a colei che morto (lisid<Tava di veder colui a cui vi. Quel cuore. ella viso morto vide che sotto . vo non avea voluto dovvi . subitamente mutò in tanta pietà . e quivi venne altre doloro. Si usa questo termine presrntemante in ai ilice lutto . acciocclu^ noi sentiamo se si alcuna cosa contro a noi dicesse . . il buono uomo . pcrci- (i) Corrotto . scitatevi (a) tutte il . (|iiale la lieta . Vm . ritvegliattvi} benché io tutti modi sta bene. e ascolterai si quello che di questo fatto migliante tra gli ragioua. . d' un sol bascio piacere Mnravigliosa cosa è a pensare quanto sicno difficili il ad investigare le forze d'amore. altissimo strido sopra il morto giovane si gittò col suo viso . e melliti ira le donne. NOVELLA alcuua . e io farò il si- uomini . cui morto era . e va' a quella chiesa dove Girolamo ò stato recato. to £ : mentre il corrotin casa (i) grandissimo si facea . madre con molte donne parenti e vicine 1' e sopra lui cominf*iaroao dirotUimente secondo usan- za nostra a jiingnere e a dolersi. Alla giovane .

sopra quel medesimo a giacere . marito di che tra loro era senza ascoltare o con. si non conoscendola ancora e poiché ella levava levar volendola e immobile trovando. to allato al giovane la posero . il dolo- re la vita avea tolta così a costei tolse Ma si poicliò riconfortandola le donne e dicendole che su levasse alquanto non la . ad una ora lei esser la Salvestra e morta conobbero Di che tutte le . . donne che quivi il erano assai . . si seppe la cagione . la che a e lei tutti dolse Presa adunque s' morta giovane i così ornata come let- acconciano corpi morti . la qual pervenuta agli orecchi del . E poi ad assai di quegli che v' erano racconta- ta la istoria stata la notte di questo giovane e della glie . . . .aaS occliè GIORNATA QUARTA prima noi toccò . aveva potuto congiugnere separabile compagnia . . mini la novella lei. la morte congiunse con in- . e quivi lun- gamente pianta seppelliti una medesima sepoltura furono amenduni : e loro li quali amor vivi non in . ricominciarono pianto maggiore Sparsesi fuor della chiesa tra gli uo. solazione o conforto da alcuno per lungo spazio pianse . come al giovane . che . . della morte di ciascuno . mo- manifestamente per tutti il . pur sollevandola . vinte da doppia pietà .

si gitta finestra in terra e muore . e' il lesto Mann. 27 . perciocché da più furono coloro . ikl del 73 e «lei . quali ciò . e in costume avcan d'andar sempre Gmiglielmo e Guglielmo si liora »crìlto pet li Imoui Usti Man difTereiiaa. in Provenza fui*on già due nohili ca- valieri. le edi*. (q) t l'ammisi parala. IL I 5 . E' mi si para dinanzi . incominciò . e col seppellita . che io dirò avvenne . e perciocché s' 1' uno e l' alilo era prod' uomo molto nell' arme. di LÌTtmio e Ji Mi- lano: mi si para. In novella di Ncifile finita le . Messer Guigìieìmo (i) Rossiglione dà a mangiare alla sua moglie il cuore di messer Guigliel- mo Guardastagno il ucciso da lui e die ella sappiendo poi . armavano (i( assai. DEC\M. qual non intendeva di guastare . poiché così degl' infortunati così d'amore vi duole . de' quali ciascuno e castella e vassalli aveva sotto di sé.non senza aver il gran compassion messa in tutte il sue compagne.. neo non essendovi (s») altri a dire . NOVELLA IX. T. amato da lei: da ima alta suo amunte è issendo E. secondo che racconta- no i Provenzali . privilegio di Dio. vi converrà non meno compassione avere a' clie alla passata. e aveva l'uno nome messer Guiglielrao Rossiglio* ne V l'altro messer GuiijlielmoGuanlastagno.'7. e con più fiero accidente che quegli de' quali è parlato Dovete adunque sapere che. il Re. pietose Donne di ima novella alla qual. e la rtU«.

avenmesser Guiglielmo Guarda1' do messer Guiglielmo Rossiglione una bellissima e vaga donna per móglie stagno fuor di misura . e fosse l'un dall'al- ben diece miglia. E come che scun dimorasse in un suo tro lontano castello. E men il discretamente in. a3o insieme. s' amistà e la comdi lei. sieme usando forte avvenne che . . livrea. le piacque e cominciò a porre amore a lui disiderava lui . se a lui piacesse . con alcuno suo (t) Assisa. in tanto al- che ninna cosa più che tro attendeva o amava. né : che da lui essere richiesta . e insieme furono e una vol. marito se n' accorse il e al ne sdegnò in tanto che grande amore che j Guardastagno portava in mortale odio converti meglio il ma seppe tener nascoso il . me diliberrebbono se andar vi volessono è come fallo il Il Guardastagno lietissimo rispose che senza seguente andrebbe a cenar con lui . . amandosi forte . da lui venisse e insie. non ostante . pensò il tempo esser venuto di poter- e armatosi il di seguente. e GIORNATA QUARTA giostra o altro fatto d' ad ogni torniamento o vestiti arme cia- d'una assisa (i). . che i due amanti non . e conoscendolo per valorosissimo cavaliere. dì Il Rossiglione udendo questo lo uccidere : . essendo Rossiglio- ne in questa disposizione torneamento si sopravvenne che un gran il bandi in Francia.. e tanto or pagnia che era tra loro innamorò . e seco diliberò il Per che . con un atto e or con un altro fece che la donna se n' accorse. . avevan saputo tenere del tutto d' ucciderlo loro amore . il che non guari stette che avvenne ta e altra . divisa. pure avvenne che. incontanente significò al Guardastagno a dire che . che il Rossiglione e mandógli .

e . tu se' morto. messere che : il Guardastagno non è venuto . fosse tanto ardito ciie di questo facesse paro- nmontò a cavallo . e poco appresso morì. cbe anche klicinniu banderuola. con due famigliari appresso disarmati sì come in colui che di niente il da lui si guardava . fniuiglian^ monttS a cavniio .U tWIU Uocia guisa di baotlicra. to chi ciò fatto senza aver conosciu- avesse si . al suo il castello se ne tornò La donna. e il così dire e Il dar- questa lancia per lo petto fu una cosa. fuggirono verso . come quella parte vide giunto dove voleva fellone e pieno di gli usci mal talento con : una lancia sopra mano se' addosil so gridando gli di (a) tu morto . castello del Il Rossiglione smontato. . essendo già notte . ijucl ]Htro U «tampa Jel 37. del iS^T- (i) (3) t Tradìlrw. e ai marito disse e come ì è coòi. avendolo per un buono spazio atteso venir lo vide disarmalo .. . che la sera a . A cui il marito disse donna io ho avuto da lui che egli non (i) In aguato. un jien- noncello (3) di lancia gliari comandò ad un de' suoi fami- che nel ])ortasse) e avendo a ciascun comandato che niun la .. NOVELLA IX. una parola passato di quella lancia cadde I suoi famigliari. ed . e fono si fuuri del suo castello in uà l>osco ripose guaio (t) 1^ donde doveva il Guardastagno passare . aspettava non vedendol veuire : maravigliò forte . con un coltello petto del Guardastagno aprì e colle proprie gli mani il cuor trasse : e <|uel fallo avviluppare in . a3i un miglio in . . s' . Pennoneello : ili «Irappo che ti |M>ne vicino aiU |>u>. voltate le teste de' cavalli il quanto più poterono lor signore il . Guar- dastagno senza potere alcuna difesa fare o pur dire . . udito aveva Guardastagno dovervi eseer derio grandissimo si 1' cena e con desi. l'ctlii.

poco mangiò. La donna Io il rispose: monsi- gnore ti in . Manicaretto. Se m'aivi Iddio disse cavaliere credo . cinghiale. la più dilettevole a mangiar . ebbe veduto che : la tutto l' ebbe mangiato ? disse donna . ella m' è . più cose appelilose. con la sua donna si mise a tavola La vivanda venne ma egli per lo malificio da lui commesso nel pensie.. Messer Guiglielmo quando tempo fu. il cuore di . se morto v'ò piaciuto ciò che vivo più che altra cosa vi piacque. e gli disse prenderai quel cuor di cinghiare (2) la e fa' che tu ne facci una vivandetta. domane. vivanJa comjiosta di . infino a domani. che tu saij e quando a tavola sarò . e lodògliele . mostrando quella sera svogliato . La donna. messer Guiglielmo Guardastagno -disleal il qual voi come femmina Di qui a . pò buono. udito ? questo. ro impedito. buona il fé. tanto amavate : e sappiate di certo (1) R. ne fece uno manicaretto (3) tro]> . migliore e . La donna tutto . Poi disse : come ? che cosa è questa che voi cavalier rispose . me . nò me ne maraviglio. . . Il cuoco gli mandò alla il mamol- il quale egli fece porre davanti . m' avete fatta mangiare Il quello che voi avete mangiato è stato veramente . 233 ci GIORNATA QUARTA essere di qui può domane . (i)j di che la donna un si poco turbata rimase Il Rossiglione smontato : fece chiamare il cuoco . donna. piaciuta molto. chente paruta questa vivanda . alquan- to stette . e parvele . nicaretto sé to . buono ^ perla qual cosa il mangiò donna v' è Come cavaliere . (2) (5) Cirghiare . che svogliata non era ne cominciò a ella il mangiare. la manda in una scodeltutta 1' la d' argento Il cuoco presolo e postavi sua arte e tutta la sollicìtudine minuzzatolo e messevi di buone spezie assai . .

la- sciò cadere . del ])etto. con grandissimo dolore e pianto furono e nella chiesa del castello due del- ricolti. cavalli andò puto per tutta la La mattina seguente contrada come questa casa era via. a cosi nobii vivanda d* come è stata quella del cuore un cosi valoroso e cosi cortese cavaliere. NOVELLA cb' egli fi IX. . . cioè Mai. colui cui ella più i\i che non è da domandare) che e dopo al([uaiilo disM.* : voi Taceste quello che disleale . come la si donna cadde disfece . medesimo posti . e da quegli ancora del castello della i donna corpi la . la tro a lei era indietro senza altra diiibcrazione finestra era . portare . fu saslata: per che da quegli del castello di messer Guiglielmo Guardastagno . l' nvea del mio amor fatto signore e voi in questo oltraggiato. La donna udendo questo di tra cosa amava se dolorosa . non solamente mori ma quasi tutta Messer Guiglielmo vedendo : questo . e malvagio cavalier dee fare se io .. una finestra. stordì forte d<'' e parvegli aver mal fatto e tefatti mendo sellare egli i paesani e del conte di Proeuza . a33 mani al- slato dosso j percioccliA io coiv queste . donna in una medesima sepoltura fur e so- pr' essa scritti versi significanti chi fosser quegli che dentro sepolti loro morte v' erano . ma io ne doveva la Ma unque (i) a Dio non piaccia che sopra . La molto alta dn terra per che . ser Guiglielmo Guardastagno fu . . gliele strappai poco avanti che io tornassi. non egli. . non sforzanpena domi egli . . e il modo e la cagione della (a) Unque. come niesvivanda quale diesi . Vnqua ditte tempre il Peinrca. mai altra vada E levata in piò^ per .

{ Potrebbe derrata forse tornar in acconcio in qualche caso dire: prima la giunta che la derrata. i34 GIORNATA QUARTA NOVELLA La moglie tutto lui sti si X. sono ta salvo se io non volessi a questa '. un medico per morto mette un suo amante addoppiato in una arca . ma il proverbio usilalo è. la quale con d' due usurai .. neir arca dagli usurieri imbolata i prestatori d'avere . a ciò che nella seguente giornata dee raccontare (l) Derrata. restava la sua fatica quale ciò cono- scendo. Prima la giunta. ne venisse sommamente disiderato ho che Ora lodato sia Iddio che finite . quello clie si contratta in vendila. se averlo . avendo : già il il Re fatto fine suo dire . se ne portano in casa . . che rata. più la giunta che la . malvagia derra- (i) fare una mala giunta di che Iddio mi guardi. si «lice quanrlo l'aggiunta supera il principale. Senza andar piìi quanto indizio dietx'o a così dolorosa materia . non che a Donne : . da al- piiì lieta e migliore incomincerò forse buono si dando . vale anche per porla der- Tuone o quantità di qualsivoglia cosa. Que- sente e preso per ladro la fante della messo laond' egli donna racconta alla scampa dalle forche. incominciò. già contristati gli occhi e a '1 petto se per che io capo . . ma me hanno . V ar- ca furata sono condennati in denari ì^olamente al a Dioneo . Le voi miserie dcgP infelici amori raccontate . e signoria. e già dal Re a essendogli imposto. .

ella il più del tempo stava infreddata letto era come che nel . per potere quello da casa risparmiare.di nazion nobile. tutto il suo animo e tutto ben suo Di giovane accortosi e piacendogli tutto il forte. il cui nome all' fu maestro Mazseo delia Montagna . . altra del la città teneva forni. uno ne clie le fu all' animo il . (i) ^ Con una donna una volta. cosi costui a costei mostrava che il giacere con una dì . coperta ca . infamato : di donna poco curò piacendogli esso per altro. di che ella vivoa pessimamente contenta. bellissime giovani che ancora non è gran tempo che in Salerao fu un grandissimo modico in cinigia . in tanto gli che parente nd amico lasciato avea che ben volesse o che che il volesse vedere j e jKir tutto Salerno di ladroalti'c necci o d' la vilissimc cattività era . Il di cui quale come messer Ricciardo dicemmo alla sua insegnava le . nel quale ella pose tutta il sua s{)eranza. mal dal maestro tenuta di Chinzifeste . donna (i) si penava a ristorar non so quanti e simili ciance. ma di cattiva vita e di biasimevole stato s' . avendo presa per moglie una bella e gentil giovane della sua città . e d' altre gioie e tutto ciò che ad una donna può piacere. meglio che ta sì . il quale gih ultima vec- chiezza venuto. Fra costui chiamato Ruggieri da leroli . vero è che colei . a35 . Dovete adunque sapere . si K come savia e di grande si animo . la aUinpa del i5l7 : e fU chr U sento coti tiihieda. e con ujia sua fante lauto urdiuò che insieme furono. similmente in lei suo amor rivolse. dispose di gittarsi alla strada e : voler logorar dello altrui dati . .TVOVELLA X. e più e più giovani riguar- nella (ine la . di nobili vestimenti e ricchi .

si rimanesse. (2) t In una finestra della sua camera. medico avvisando che infermo senza essere adopla piato (i) non sosterrebbe . dovendo attendere in sul vespro a questo mattina d' una sua certa composizione la fé la una acqua quale 1' avesse. penare a curare j e quella fattasene venire a casa la nel- sua camera (2) la pose si . certi suoi grandissimi amici d' Amalfi (3) che egli non dovesse lasciar per cosa alcuna che incontanente là non andasse . che fosse . ed alcune più aniiche. e a dargli materia di farlo lo incominciò a sovvenire e quando d' una quantità di denari quando d' un' altra assai di- E in questa . (5j da Salerno XY miglia. perciocché una gran ~ (1) zuffa stata v' era . per così gliele diedero l' . osso potrebbe guerire ma che egli altro che per morto noi prenderebbe: a che accordatisi coloro 11 a' quali apparteneva . il quale si aveva nella gamba non gli si cavasse. . Il cui difetto avendo maestro veduto . gambe .. del 27. Venuta l' ora del vespro . maniera perseverando insieme avvenne che il scretamente al medico fu messo l' tra le mani uno infermo quale aveva guasta il una delle . pena nò si lasceiebbe medicare servigio stillare . senza dire ad alcuno ciò . 2 36 GIORNATA QUARTA . dis- se a' suoi parenti che. quanto esso avvisava di doverlo poter . j4doppiare dar l'oppio sonnifeio: alloppiare. dove uno osso fracido . Amaiil città lontana la etlir. con- veniva del tutto o tagliare tutta e a trargli 1' gamba o morire. E poiché alquanto diletto preso ebbero la donna gli cominciò a biasimare la sua passala vita e a pregarlo che per amor di lei di quelle cose . a costui la . dovendo il maestro andare a costui gli venne un messo da . bevendola. tanto a far dormire.

nella camera trovato Ruggieri dormendo lo inco. tutta la bevve. il prese e fussi addor- mentato. dormi- glione. Ma «piesto era niente . bata con il sospinse dicendo: leva su . forte e a prenderlo per lo naso e a tirarlo per la barba ma tutto era nulla : egli aveva a buona caviglia legato (i) t Nel letto Mtnn. La donna se ne venne. e nella sua ramerà rtS iniiiio mise e dentro vi ser- a tanto cbe certe altre ]>ersouc della casa si . la il Standosi adunque Ruggieri nella camera e aspettando dì durala donna . che avrebbe . e credendola ac(pia da bere. a bocca postatasi stette guari .NOVELLA di X. a casa come usata era occultamente il fece irenireil Ruggieri. andas. fatto un corpo morto il Di che la donna alquanto spa- ventata cominciò a voler rilevare e a dimenarlo più .sero a dormir*. la una barchetta. . avendo o per faticii o jhu' cibo salalo «he mangiato avesse sete . o forse per usanza la iinrstra il ima grandissima gli venne nella veduta (piesta guastada d' acqua ( i) lo quale medico per infermo aveva fatta . ch(> se tu volevi dormire tu te ne dovevi an. dare a casa tua . non dover si toniart. minriò a tentare e si a dire con sommessa voce che su : levasse si . egli non rispondea tar> né movea punto pii\ forza Per che la donna alquanto . . a37 medico . acifua non i. e come prima |)otò. che molti v'erano stati fediti Il prolunsali» gata nella seguente mattina la cura della to in su gamba. n' andò ad Amalfi: per qual cosa la . né altra vista d'alcun sentimento fece. né che un gran sonno . e non venir qui Ruggieri cosi so> la spinto cadde a terra d' una cassa sopra quale era . donna sappiendo Ini la notte . Altri tetti hanno guuttadeUM éf acqua» .

due o un coltel- e lasciarlo stare Suspichi. ella che medica non . tacita- mente sopra donna cominciò a piagnere e a dolersi di . dopo alquanto al . disse che . che sono il me- Jcsimo. in destro. morto e consigliò che da metterlo fuor di casa era A cui la egli donna si disse : e dove il potrem noi porre. consiglio La fante maravigliandosi forte e tirandolo ancora ella e strignendolo e senza sentimento vedendolo. io vidi questa sera al tardi di- rimpetto alla bottega di questo legnaiuolo nostro vi- cino un' arca non troppo grande 1' . come facea se fu dolorosa far non domandare lui : e non osando romore . si traesse di casa j nò a ciò sappieu. dosi consigliare tacitamente chiamò la sua fante . verrà troppo in concio (2) a' fatti nostri perciocché dentro vel potre colpì d' il trem mettere lo ^ . la sua disavventura mostratale le chiese . suspichi (i) domattina. asino Per che la donna cominciò gì' a temere non fos- se morto} ma pure ancora e' : incominciò a strignere agramente cesa j le carni a cuocerlo con una . a38 l' GIORNATA QUARTA . sos|ielli. e dargli . temendo . candela ac- ma niente era per che fosse il . era . cosi fatta disavventura la Ma . che non . la donna dicea cioè veramente lui esser . di non aggiugnere suo danno vergogna era pensò che senza alcuno indugio da trovare modo e come lui morto . quando veduto sia sarà che dì qua entro : stato tratto ? A cui la fan- te rispose madonna. se '1 maestro non ha riposta in casa . Chi in quella troverrà non so (1) (2) III concio. . pra ogni altra cosa è da . quel . come che medico marito senza alcun so- fallo lui credette esser morto Per che amandolo . di sopra ha in acconcio. .. la quale .

in altro (4) Senza entrare ragguardamento ^ aenaa più riguanlat* e cMminire. donna consiglio della fante . curarsi d' acconciarla troppo . ancora ch'ella gravetla paresse (5) ne la portarono in casa loro e allo. e lasciatala stare . e richiusala^ il lasciarono stare. dentro vel misero . e in altri luoghi il t Persona per alcuno osò anche Boccaccio alla nisniera de* Francesi (3} Aliiuanto più oltre t cioè (S) AvTcrli un poco {mù in Q J« quella caaa. spallo si sopra [M)sc Ruggieri . cre- da messo. venute all'arca. di portamela in casa loro. di casa usciti trovandola senza entrare in altro ragguardamento (4). . (r>) Ancora ehi lor graveUa pareste'. venuta la mezza not- . mivano . dalla donna aiutata. porciocchò malvagio giofare alcun che andando a male da . <kt 37. Matt. fuor che di dargli alcuna fedita dicendo che non l' le potrebbe per (rasa di'l mondo soil'erir animo di ciò fare. li ([uali prestavano ad usura: e volontero- di guadagnare assai e di il spender poco.. e maugiole doUa la a vedere se quivi fosse si. garoula allato ad una camera dove lor femmine dor^ appunto . anzi vane è stato . . E . avendo biso- gno di nlasserizie. posto per ordinalo. prestamente. prederrh . che vane e gagliarda era. reJia. dì davanti avevan quella arca vese la notte vi rimanes- duta e insieme se te . senza allora . al- cuno suo nimico Piacque alla sia stato il ucciso e poi messo neirarca. . clic d* altronde . 1' arca dove veduta l'avca: fante qual tornò e disse di La adunque. 239 TÌ se '1 di qua entro si . j)osto (3) che . NOVELLA perchA pii\ X. se u' andarono a dormire Ruggieri (i) il quale grandissima pezza dormito avea. e andando la donna innanzi a guardar se persona (i) venisse. in Erano di quei di ahpianto piò oltre (t») tornati una casa due si giovani. .

pur . e perciò dice autore con mollo garbo che (2] smemorava Eguale . \ SmeinGrare è j)ioi>nameiite. cominciò a e a dir seco : smemorare (i) io X che è questo Io pur ? dove sono dormo io o son desto ? mi ricordo che questa sera io . beveraggio e la virti^i di . il ma poi pa- recchi di tenne stordito^ e aperti . rimase nel cerebro una stupefazio- la quale non solamente quella notte. . Qui è per siadliludine. un gran romore. se alcuna cosa sentisse e cosi gran pezza dimorato stando anzi a . disagio che no nell' arca . quel con: essendo vicino a mattutìn fosse il si destò e come che rotto ne sonno gli . e doglien- dogli il lato . venni nella camera della mia donna essere in e ora mi pare il una arca . quale non era po- sopra luogo iguale (2) . perdere la memoria. che era piccola . dormendo io. secondo gli Accademici della Crusca. la fé piegare e appresso lo cadere le e cadendo fece . e' sensi avessero la loro virtù recuperata. gli occhi e non vegin gendo alcuna cosa e sparte le mani qua e in là . A smetnorare . qui m' avesse nasco. Non era egli andalo in camera donna? Or quando erane uscito? un'arca? ed a e per qual via erasi egli condotegli to 1' ili qual fine? Niente di ciò sapeva. . so ? Io il credo e fermamente così sarà E per que- sto cominciò a j star cheto e ad ascoltare . / a4o sumata GIORNATA QUARTA il già aveva digesto . Accade spesso agli smemorali di non sapere né quando né come né perchè s' ahbian falle le cose. aodac cercando nella sua memoiia . quale femmine {}) che ivi allato si destarono . dato delle reni stata un de' lati della arca . per dormivano . Questo che vuol dire ? Sarebbe . in questa arca trovandosi.. per donna . medico tornato lo quale la o altro accidente sopravvenuto . in sul quale era in su 1' altro volger vo- gliendosi nell' sta sì destramente il fece che la . . Così avveniva della allora a Ruggieri.

bort hoto^ imbolare p^r vnee. NOVELLA «1 f'bì)rr X. e Rug- qual quivi vedendosi . antichi tn*r*ni Ttina con altra. tra esserne fuori che starvi dentro. d' alcuna di ipieste cose niente levatesi : Laonde e fattesi femmine più paurose divenute. E che egli . Il qual brancolare sentendo femmine che Ih? deste era- no . . lacerano. . ma «entendola per lo cadcro a|>erla . involare. si levarono. . a questo romore . quasi di so per marasi viglia uscito tesse nò da qual parte fuggir dovesse o po> vedeva) preso dicrono nelle mani della famiglia dei rettore della terra. «lìrendo. forte perciocché molto vogghiato aveano dormivan . a certe iinestre cominciarono a gridare al ladro al ladro. per Io cader dubitò forte j . . e conlraiio/cwv/c«. eerbiallo e rervia/'o. Per cini chi su la qual cosa. per diversi luoghi. Ruggieri dell' arca . ne potesse . comin- ciò nd andar brancolando per la casa srnla per sapere se o porta trovasse .. non rispondca: por che i fem- mine cominciarono a chiamare nò sentivano le due giovani. non t' mio le icamhìarono . cominciarono a dire: chi ò la Ruggieri non cole li noscendo boce (a). tleaa cosa fi-ccro pure gli scrittoli Ialini dc'lmssi La tempi. a4i pnnra o per paura tacettono (i). quali. non Mpe>'a dove si fosse e una cosa e un' altra . volle avanti «e altro avvenisse. che di ha il anono gli «tcllc due IcUere v cooao- nantr e h. taceltero e taeeUono per tae^iuero ili»- •ero gli Ditlichi (3) Pir la fimì)(ltansa. più de' vitetto e chi per lo per una parte e chi per : un' altra corsono ed entrar nella casa e i giovani si- milmente gieri ( il desti . a! prr ctrcmpio. vitto. civorio ^x forbici rìbrrio. donde andar le se . . A chi non m- pene questo. parrrhbe strano (le* il trorare in alcune srpolcralì iscriiioni ctisliani bibas in Christo per mcas tu Cliristo. Noi mrde- •imi diciamo indilTcrcntrinenlc nerlto e nervo. la qual quivi giù era al romor (l) ^ *( rneriHono.

di guastada. fece un gran romore sua durar poteva in islato che ninna cosa in casa (3). di tanta maraviglia e di vicine di far fatto nuova fur piene . in quello stalo in cui esso la losciava. dicendo: che direste voi. clie Rug- gieri ei'a stato preso statori: il ad imbolare (i) in casa de' prela elle la donna e sì sua fante udendo. rubare. l'ispose adirata. La novella fu la mattina per tutto Salerno . e perciò loro (1) Involare. confessò nella casa de' prestator essere : per imbolare entrato per clie il rettor pensò di do- verlo senza troppo indugio farlo impiccar per la gola. La donna gran cosa fate sì . (2) vota. Come la donna ebbe questo udito cosi si avvisò che Ruggieri quella avesse beuta. . vaso di vetro. che da altro dolore stimolata era. vagissimo era da al tenuto senza indugio messo martorio . che quasi eran credere a sé medesime che quello che . GIORNATA QU ART A E davanti al rettore tutti menatolo. corpaeciulo con piede e collo strallo. [n] Guaitacletta dim. avevan la notte passata j non olti'e . 1' avesser fatto ma avesser sognato di farlo . .. avea . tu avvisi che quel- la fosse acqua chiara non j è così . to dolore che quasi n' era il per impazzare Non d' . guari appresso la mezza terza medico tornato gli Amalfi domandò che la guastadetta la sua acqua il fosse l'ccata j percioc- ché medicare voleva suo infermo e trovandosi . carafjn. maestro. 2 4a corsa . anzi era una acqua lavorata da far dormire ta l' e contoUe per che cagion fat. percioccliè mal. la donna sentiva . d'una quando d' una guastadetta d' acqua versata gran romore? non se ne truova egli più al moncui il do? A maestro disse: donna : . e a questo del pesi fat- ricolo nel quale Ruggieri era . (3j Durar potem in istalu .

io abbia }M)tuto sentire sia amico uè parente alcuno è che per aiutarlo levato si o si voglia levare j e credesi per fermo che domane lo stadico (0 '^ ^^^^ impiccare. cosi anzi hai venduta due giovani . fece far della nuova . In questo senso è voce loacanisaìaia e trovasi in Ricord. tuacana. uou epunto . nel Guiccìar>> dini e in molli altri scrittori aniichi e mo<lcmi. ma questa notte passala me l'avranno (t) (Questa Toce non è totcana) Giudice criminale. . . X. che quell' arca fosse. arca anzi gli : era la notte Al quale colui diceva alli non è . dices- tornò e disscle . prestatori si come essi stanotte mi dissero quando io in casa loro la vidi allora che fu preso Ruggieri. Ma i Na|>olelani chia- mavano stadico il |>rcfet(o del crioiioale. e (ieri** dal latino ile' aeroli hass«o«l(»- lirui. e l' il maestro rispondeva che . di Ruggier dice ogni uoni male n(> . nel Varchi. .1 mente moJo e neir«ltro si trota scrìtto) ìgniGca nslag^io. gli e tal voce in questo senso. per ipicllo che . a43 noi noi sa pa va- loMe punito morto ino. egli stata non aveva venduta imbolata 1' . E oltre a questo vi \o' dire una nuova cosa che egli mi pare aver com. / NOVELLA . f Stiulico o j/«/iro(che nelPun propii. o e disse : macslro . la i maggior quistion del mondo . chò colui domandava denari dell' arca sua . A cui il legnaiuolo In disse : essi mentono essi . |)crcit) rifatevi cieli' altra Il maestro vcggeodo che altro essere non poteva . Po- co appresso la fante che per comandamento della donsi na era andata a saper quello che di Ruggicr se . perciocchò mai io non ven- de' loro. siccome aiirlie oslnggio.. in Gio. . Malespini. : madonna . preso udite al come come egli in casa de' prestatori pervenisse e : voi sapete bene l' il il legnaiuolo dirimpetto quale era arca dove noi di cui mostra mettemmo : egli era at- test(> con uno . coree STverlonO anche AcoMkmici della Ctusca. Villani.

tra per paura e per amore mi convenne uguanno e sappiendo egli iersera diventare amica: non ci eravate. trasportalo ma come . volentieri ogni cosa le istrìgnevano i La donna . si se ne andarono di ne son qui ve- concordia a casa prestatori e io . 2 44 GIORNATA QUARTA : imbolata andiamo a i loro -. alterato credo hoc anno. e .. e piagnendo incominciò a dire messere me conviene domandarvi perdono d' un il gran fallo quale verso di voi ho commesso. tanto mi lusin- gò. usalo anche a] presente nel contado. vendo avvisato ciò che da quello la fante informò n' . avea . come voi potete vedere . Disse ? maestro disse . in cotal guisa Ruggieri là fosse . tosto ricorrere o per acqua o per vino la non volendo che la vostra donna . . lagrimar messere . ricordandomi che nella vostra camera una guastadetcomune ~(i) Istrìgnevano i cinfollni. La madonna . sì come e io farò come colei alla quaa- cintolini (i) con subito consiglio . e pregolla che allo . co il menai: e avendo egli sete né io avendo ove più . insegnatemi . voi sapete che giovane Ruggieri da leroli sia al quale piacendogli io (oi) . mi vedesse.i modo ])asso. comprendo che . : e di che . me io nuta . è J. E la fante non restando di . qiìcsV annn. medico a il . . frase pei- Jireclie la cosa le premeva molto. che io in casa vostra nella mia camera a dormire me. dove trovato fu . Mari. quale in sala era. E. quivi risuscitasse non so vedere io il La donna fatto stava allora . se dare aiuto si come colei volendo 1' ad una ora lei . (2) Uguanno. comprendendo ottimamente come disse alla fante ciò che dal maestro udito di Ruggieri doves. scampo che . poteva Ruggieri scampare e servar fante disse : onor di . fare era ordinatamente di se : La quale primieramente gì' andò al .

t6 . vetc fatto E certo io confesso che io feci male. e si ma Dc(>ulali riptofaroDO coti faUa leaioM. Qui e per metafora. poiché infor. ta d' a45 . che io ti pagherei di questa volta e di quella Alla fante }>er la prima broccata (4) parendo aver ben procacciato quanto più tosto potè se n' andò alla prigione dove Ruggieri era . allennero all' altra. ma molto più spcato V usa og^i tutta P Italia. T. ? ma chi è colui che alcuna volta mal non fatto : faccia lo ne 8oa molto dolente d' averlo non pertanto per . . . Il . nella quale. dove tu cre- pelliccion ti un giovane avere che molto bene scotcsse avesti un dormiglione e per. e mi diale li- cenzia che io vada ad aiutare si in quello che per me potrh. II. NOVFXLAX. n'hai data la perdonanza tu stessa desti questa notte il perciocché. mato l' ebbe che rispondere dovesse . couvenguno tutti i gliori letti. con tutto te che (3) motteggiando rispose: tu . riscontro. Ruggieri ira avesse . dicon esti. quanto per mi- quello che poi ne arguì. acqua aveva veduta . che egli lasciò a Ruggieri favellare La quale . (a) Perdere la persona. : ciò va' e procaccia la salute del tuo amante^ e per in- nanzi ti guarda di più in casa non menarlo . medico udendo costei. Broccata colpo. per morire: coti di lopra dijte ci terranno te persone. DECAM. Per che io quanto più posso vi priego che voi mi perdoniate . corsi per quella e A gliele : diedi bere e la giiastada riposi di donde levata V avea che io truovo che voi in casa un gran romor n' a. questo e per quello che poi ne segui (i) Ruggieri n'ò per perdere la persona (a). e tanto il prigionier lusingò . allo sUidico se scampar volesse tanto fece che allo stadico andò da- (i) t N<'II« «lampa del 37 si i legge non Ionio per queito. |ier uccideranno. (3) Con il tutto che e tutto che per quantunque o benché qm alcuaa volti (4) Bucc...

(3) Avverti signor per padrone. nella camera acqua per gran sete ch'aveaj ma che poi di lui stato si fosse. alla fine nato piata avea. ha se di non quando i prcstiitorl destandosi ec. il lesi" (4) "t Mann. rispose si che dove albergato fosse sapeva . e' prestatori. Macinare fìguralanienle vale usar l'atto venereo. avea '1 nell' arca messo j e appresso questo il ciò che tra maestro legnaiuolo e dito gli disse .Ultimamente la sera mandò non per Ruggieri bergato fosse .a46 vanti . . . fatti richiedere legna- iuolo e colui di cui stata era l'arca. Lostadico veggen- do che leggier cosa era a ritrovare se ciò fosse vero. Vannelli s'ingegna mostrare che può essere aniraessa anche . e non è cosi E 1' cominciatasi dal capo. prise vero fosse dell'acqua. GIORNATA QUARTA Il quale prima che ascoltare la volesse . signor (3) della arca aveva ui per quella mostrandogli come in casa prestatori fosse pervenuto Ruggieri. Qui è per nielaf. non conoscendola e come per morto . gli contò la storia infino . ed ella. se s' non quando in casa de' prestatori (4) destandosi era trovato in una arca. e domandatolo dove dinanzi alsi . voi avete qui ve- Ruggieri da leroli preso per ladro . dopo molte novelle trovò li prestatori la notte passata aver l'arca imbolata e in casa messalasi. per dal essere meglio udita non ne fu punto . per- ciocché fresca e gagliarda era care l' volle una volta attac- uncino (i) alla cristianella d' Iddio: . . . (1) Attaccar V uncino. ma ben ricordava che andato era ad alber- gare con la fante del maestro della quale aveva bevuta Mazzeo . e trovò iJ ma il che medico domandò così era slato: e appresso. schifa E il macinio (2) levatasi ro disse : messere . e come ella come sua amica in casa gli il 1' medico meacqua adopl' avea data bere . in gergo per congiungersi carnalmente. ~ {2) Macinio. e il cav.

Dal che a|i|Mirisce lesione è sicuramente erronea (i) (a) f Ltt/'ecCf testo Mannelli e le dueedis. con assai piacevoli parole alle belle Donne si scusò di ciò che fatto avea. cioè che (panilo Ruggieri si risenti e si trovò in un'arca. quando esse si disse lo stadico aver V uncino che che poterono della compas. e vagliouo un seUimo più del . Dieee once. pre- Statuti dormivano ancora. citate nel Vocabolario. Dìoiiisi osserva che a ciò op|K>nc quanto è stalo iletto di i sopra . liberò Ruggieri : Il che quanto a lui niun ne domandi .. né che la detta il si destarono se non lunga pessa dipoi. . presente. »47 udendo e non sapeva . . e spezialmente attaccato. Alla line cognoscendo Ruggieri essere innocente. chiamate once.. diecc monete d'oro. Bug- ma i>enjl a' prcsUlori e furrbhe si le veci «lelP aMalivo aaaululo. petti delle vaghe Donne avevan questa ultima di Dioneo le fece ben tanto ridere . non d' esser messo nel? arca Se le prime novelle li contristati. che imbolata avevan l'arca. la tal caso quel destandosi non appartemlilie a . amanti j e fatta la scusa in piò si quesU girri. gran piacer pigliandone e alla fante e a Ruggieri e si al legnaiuolo e a' prestatori piìi volte ridir le fece (i ). Ma il CHI). coo- dannati i prestatori. in . . che dare aveva voluto delle col. e alla sua donna fu cainsieme e rissimo oltre misura La ({ual poi gli con lui con tella la cara fante . IjO stadico queste cose . Msrt. NOVELLA egli X. più volte rise ed ebbe festa il loro amore e il loro sollazzo sempre continuando di bene in meglio j il che vorrei che così a me avvenisse ma . diece once (a) fosse caro . leaion*. cioè d'aver fatto ragionare di la infclicilà degli materia così fiera come è quella del. sione avuta dell' altro ristorare il Ma e veggendo il il Re sole cominciava a farsi giallo. termine della sua signoria era venuto. Si usano questa al niundr in quei regni anco succhi nu.

e aspettando le il : donne a cui porre la dovesse piacevolmente sopra la capo biondissimo della Fiammetta io pose . E . Costoro adunque parte per lo giardino . tutta la brigata . re e ben serviti cenarono usati erano . si come . la cui bellezza non era da dover troppo tosto rincrescere. Filo- e io la prendo volentieri e acciocché meglio avveggi di quello che fatto hai. La Fiammetta . che fuor di quel macinava. fattosi il e delle cose opportune con lui in. dicendo pongo a te questa corona . meglio dell' aspra giornata d' oggi che alcuna con quella di domane queste nostre compagne racconsolar saprai spi . La qual venuta tutti raccolti come no . le cui lab: bra parevan due rubinetti strato t' . da seder leli- . da quella si levati . . diedono infìno . La qual proposizione a siniscalco venire . e il viso ritondetto con un colore vero di bianchi gigli e di vermiglie rose mescolati tutto splen- dido. li cui capelli eran cre- lunghi e d' oro. . e parte verso le mulina . un falcon e con una boccuccia piccolina . per infino all' ora della cena lietamente . infino ad ora voglio e comando che ciascun s'apparecchi di dovere doma- ne ragionare di ciò che ad alcuno amante dopo alcuui fieri o sventurati accidenti felicemente avvenisse tutti . .a4B levò . appresso della bella fonte con grandissimo piace. e sopra li candidi e dilicati ome- ri ricadenti. e chi qua appetiti . e chi là a prender si secondo all' i diversi diversi diletti . sorridendo rispose . no. a colei la quale altra . . piacque . Ed essa . con due occhi in testa che parevan d' pellegrino . ora della usati era- cena . al danzare e la al cantar diedono : e come me- nando Filomena danza disse la Reina Filostralo. GIORNATA QUARTA e della testa si tolse la laurea . sieme avendo disposto vandosi cenziò .

sir<omc essi fatto . cusi a|ipnnto il ma che aia tradito amore. Ma perchè allora diverrehbe vraìuaa testo. chcnti sono lo tue . preceduto dal aegno del secondo caao . NOVELLA X. Quando un bilmente rerbo infinito. di desinare oggi es<'mai pio. novelle acciocché piìi giorni che questo non sieuo dichi. Dlonìsi non animelle cosi ipirgaaione.». Filostrato rispose che volenllcri : e senza indugio in cotal guisa cominciò a cantare Lagri mando dimostro * Quauto si dolga con ragione il core D'esser tradito sotto fede amore (i). ma dovrò dire. Che se non a questo agente. ai dolga con ragione il cor* Che sia tradito aoUo fede umore cuore dolga di e«art« la Si deve adunque. così intendo che per : Io mio comaa- damentu certa si canti una canzone le tue e perciocché io soa . allora in luogo dell'infinito preceduto dalla particola di converrà che si ado|>eri il soggiuntivo preceduto dalla particola che\ oè io |K>trò dire in tal cbso„ T amico S|ierava di desinare in og^i seco^. sostiene egli che vi aia acorresioae nel cbe a^^Lhia • leggere: „ D'esser tradito sotto /è dF amore.. e aog^iunge (Iw si ejpone questo pano nel Vocabolario della fatta CruKa : ma can. . il dunque Boccaccio in ai tal caso non gii core „ Quanto „ ly esser dolga con ragione il tradito sotto fede amore. Vanoetli intende qui che il cuore «i «lolga non già ili enere tndito esso atesao. riferirsi alP cosa enunciata dall' inCnilo dee ind!s|>ensa|>er agente dtl veilio principale.„ r amico sperava riferisce all'amico.. vogliamo che una ne qual più ti piace . ma bensì „ Quanto ». qui intendere che il ai medesimo. di|N>nde la da un TcrlK) intransitivo. j turbati da' tuoi infortunii. da' miei passati ma . Se io dico. meco„ iasione del drainare ai riferisce che è P agente di sperava. (i) t II ciT. io a49 : non intendo deviare hanno che . . tali sono canzoni . Avrvhbe detto. e roalru"^ lione . l'amico sperava che io desinaui og^i seco. die' tiaditu esso egli. ed ecco |)erchc.

Ora conosco e non senza dolore Fatto m' ha conoscente dello inganno Vedermi abbandonato da In cui sola sperava . Sì piena la mostrasti di virtute . ma il mio errore . la speranza e 1' 1' ardore • Va bestemmiando 'I anima che more sia . Ma o che sia o no (che poco imporla) riconoscesi per molto antica ed affettata voce. . . e così vi leg- ge il Bemlio. 25o GIORNATA QUARTA Amore . E D' spesso naaladico il giorno e il 1' ora Che pria m' apparve suo viso amoroso . . Che lieve reputai ogni martiro Che per te nella mente . Com' io conobbi me di fuor cacciato Nacque nel core un pianto doloroso Che ancor vi dimora 5 . . Ch' è rimasa dolente Fosse venuto j . Del mio futuro affanno M' accorsi lei aver .. colei Ch' allora eh' i' più esser mi pensava lei Nella sua grazia e servidore (i) a Senza mirare il danno . Quanto (1) Avverti (2) Billìi mio duol senza conforto }ptt servidore jw orilo i pongono per queste canzoni testi stampati. La mia . alta blltà (2) ornato E più che mai 'nfiammato fede . allora che primieramente _( Ponesti in lui colei per cui sospiro . Senza sperar salute . l' altrui valore Dentro raccolto e me cacciato fere .

mia s' alcuno non t' appara Io non men . . e *1 mio furore { minore . Amor . (i). il sentirò Nuir altra via niun' altro conforto . NOVELLA Signor f tu '1 X. Ch' ove eh' vada . . . Termini e la mia ria . . Fa' costei morend' io . . a lui sol uno Dimostri a pien . amadore . Come Ballata l' hai falla di nuovo . . ec. Dimastrarono le parole di questa <*an7. Mi resta piCi che morte alla mia doglia . . . perciocché nessuno Com' io ti può cantare Una fatica sola ti vo' dare Che tu ritruovi Amore e Quanto mi sia discara La trista vita amara .onr assai chiala ro qual fosse l'animo di Filoslrato. col suo colpo io . . a5i ti puoi sentir tanto chiamo Con dolorosa voce E dicoti che tanto Che per minor Vita crudele e e sì mi cuoce morte bramo raartir la Venga dunque . signore . con essa alll mìei guai . e Quftla R|iclisione manca preccilcntr per lo cagione: e forse (i) nell' edUione àù >597. Ballami dunque omai Pon fine . curo .. . . k quaUr ha nel Trno smo onore. . E *1 cor di vita fallo sì misera spoglia Deh M' è poich' a torto gioia tolta e diporto lieta . . pregandol che 'n migliore Porto ne ponga per lo suo valore Lagrimando dimostro .

.comandandolo Rei- Qa . Ma poicbè egli ebbe a quella posto fine tate molte altre can- ne furono infino a tanto che 1' ora d' andare a la dormire sopravvenne: per che . ciascuna alla sua camera si raccolse % (i} Che nella. se le tenebre della sopravvenuta notte . K<S^ GIORNATA QUARTA l' più dichiarato nella avrebbe 1' aspetto di tal donna (i) il danza era.. rossore nel viso di lei venuto non avesser nascoso .

5 Osservazioni istoriche sopra la Giornata 8 «\ «. ola i3 perduta ricoverasse NOVELLA I.•*. Masetto da Lamporecchio si fa mutolo e di- .INDICE DELLE NOVELLE CONTENUTE SECONDO VOLUME K^ sservazioni Terza Quarta istorìcìie sopra la Giornata pag.. GIORNATA TERZA Nella qule si ragiona sotto clii il reggimento di Neifile di alcuna cosa molto da lui disiderata con industria acquistasse .

colla moglie s' d'Agiluf accorge . \ concorrono a giacersi con 8 NOVELLA II. 6 a54 viene ortolano di le quali tutte INDICE un monistero di donne lui.. induce un solenne frate . 47 // Zima dona a messer Francesco Fefgellesi e per quello con licen- un suo pallafreno . 2 di che udgiluf tacitamente il truovalo e tondelo: tri tonduto tutti gli al- tonde. a dar modo che 'l piacer di lei avesse intero effetto 33 NOVELLA IVé Don Felice insegna a frate Puccio come egli diverrà beato . e don Feli' ce in questo si mezzo con la moglie del frate • • dà buon tempo NOVELLA V. senza avve- dersene egli . zia di lui parla alla sua donna . ed ella . innamorata d'un gio- vane. NOVELLA in. Un pallafrenier giace re . faccenda una sua peniten- zia : la quale frate Puccio fa . Sotto spezie di confessione e di purissima coscienza una donna . e così campa dalla mala ventura.

si parte di Firenze: tomofvi informa di peregrino dopo alcun tempo . sotter- e dall* abate . è messo in prigione e fattogli credere che e poi risuscitato .INDICE tacendo. e libera il marito di lei da morte. per egli è in purgatorio . parla con la donna e falla del suo crror conoscente . ama la moglie di Filip» ) la quale sentendo geloil sa . mangiata certa polvere . . col mostrare Filippello dì seguente con la moglie di lui dovere essere ad un bagno ifa che ella vi va . tratto della sepoltura. e credendosi col marito essere stata . è rato per morto glie di lui si . egli in persona di lei si a55 risponde. Tedaldo turbato con una sua donna. e confratelli cifica . si truova che con JUc' • dardo è dimorata Ca NOVELLA ni. secondo la risposta poi l' effetto segue. che la mo- gode . che lui gli era pròvaio che aveva ucciso. e si il pa- poi saviamente con la sua donna gode 73 NOVELLA Vili. Ferondo . . 54 MOVKixA yu Bicciardo Mìnutolo pello Figidnolfi . .

. . a Firenze se ne va per isdegno.j.iSjr NOVELLA I. Alibech diviene romita co insegna rimettere . . e mandale il cuore in una . il quale. a cui Rustico monadiavolo in inferno: il poi quindi tolta bale . contra sua voglia sposatala. 3 ^B^6 moglie di lui indi<:e suo nutrica un Jigliuolo dello abate^ nella generalo loo NOVELLA IX. per moglie la tiene 1 1 HOVELLA X.. dos^e vagheggiando una giovane in persona di lei Giletta giacque con lui ed ebbene due figliuoli j per che egli poi avutala cara . diventa moglie di Neer- 125 GIORNATA QUARTA Nella quale sotto infelice Jine il reggimento di Filostrali To si ragiona di coloro cui amori ebbero .. Giletta di Nerhona guerisce d' il re di Francia Bel- una jislola : domanda per mai ito tramo di Rossiglione. Tancredi preme di Salerno uccide V amante della figliuola .

V amante della quale V uccide. INDICE coppa d* oro : a 57 la quale . messa sopr* esso aerina avvelenata. tre sorelle e con toro si La maggiore per gelosia fuggono il suo amante uccide. e così muore * ^49 ROVELLA II. poveri a Rodi iono e in povertà quivi muo• .. e con la prima terzo si fugge : enne incolpato il amante con la terza sirocchia . Tre giovani amano in Greti. il uomo quale informa d* uomo salva- tico il dì seguente nella piazza il mena dove riconosciuto . è incarcerato 1 64 NOVELLA • III. si in forina del quale più volte giace con lei lei: poi per paura de' parenti di della casa pittatosi . e da' suoi frati preso . La seconda concedendosi al duca di Greti scampa da morte la prima . Frate ^liberto dà a vedere ad una donna che /' yignolo Gabriello è di lei innamorato. e presi il confessano . in casa d' uno povero ricovera . quella sì bee. e per tema di morire con moneta la guardia corrompono . efuggonsi . 17Q .

. son presi dalla signoria ella dice ~ . J fratelli di lei : Lisabetta uccidon V amante di egli V apparisce . la quale uccisa uccide. e lei . 2o3 . i fratelli gliele tolgono. . per torre una sua Jigliuola. innocente trovata . ed egli a lei un : altro : muorsi di subito nelle sue braccia mentre che ella con una sua fante alla casa di lui nel portano. NOVELLA VI. . ed ella se ne muor di dolore poco appresso 197 . IV. Gerbino cantra la fede data dal re Guigliel- mo suo aiuolo combatte una nave del re dì Tunisi. fa del tutto rifiutando di si la quale star più. in sogno e m^ostrale di-- dove sia sotterrato Ella occultamente sotterra la testa e mettela in bassilico .iS8 INDICE NOVELLA . . a lui e poi tagliata la testa 190 MOVELLA V. . loro . . e da quegli che su v' erano. al mondo . fa monaca . ed il come V opera lei sta : il podestà la vuole sforzare. ella noi patisce : sentelo padre di liberare . un testo di e quivi su piagnendo ogni dì per una grande ora. Z' jdndreuola ama Gabriotto : raccontagli un sogno veduto .

e truovala maritata : entrale di nascoso in . si frega : a' denti ima foglia di salvia e muorsi è presa la Si- mona . e portato in una lui » muore la Salvestra allato a ROVELLA IX.INDICE NOVELLA VII. a59 La Simona ama Pasquino : sono insieme uno orto : in Pasquino . casa y e muorle allato cliiesa . a 39 La moglie d* un medico per morto mette un . la quale volendo mostrare al giu' dice come morisse Pasquino . ai4 Girolamo ama la Salvestra : va costretto da* prieghi della madre a Parigi : toma . similmente muore NOVELLA vm. suo amante adoppiato in una arca la qua- . si gitta da una alta finestra in terra e muo* re f e col suo amante è seppellita NOVELLA X. aao ' Messer Gnigliclmo Rossiglione dà a mangiare alla moglie sua il cuore di messer lui e Guigh'clmo Guardastagno ucciso da amato da lei : il che ella sappiendo poi . fregatasi una si di quelle foglie a* denti .

se ne portano in per ladro } casa Questi è preso la fante della donna racconta alla signo' ria se averlo messo nelV arca dagli usurieri imbolata . FISE DEL VOLUME SECONDO. ei prestatori d' avere V arca furata so- no condennati in denari .a6o le INDICE con tutto . .. lui si due usurai sente . laond' egli scampa dalle for284 che .

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2 PLEASE DO NOT REMOVE FROM THIS CARDS OR SLIPS POCKET UNIVERSITY OF TORONTO LIBRARY .pg ^266 Al Boccaccio f Giovanni Opere volgari 1. l8^7 V. ed.

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