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VOLGARI
DI

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GIOVANNI BOCCACCIO
CORRETTE SU
I

TESTI A PENNA

EDIZIONE PRIMA
VOL.
II.

FIRENZE
PER
IL Mjìg n e ri
MDCCCXXVII.

ft^?fì§r'T' .-^^' Col benigno Sovrano rescritto del dì 9 Giu- gno iSiGfJu conceduta ad Ignazio Moutier la privativa per anni otto della stampa delle Opere volgari di Giovanni Boccaccio • PQ TT't.

»< . .^cammn DI GIOVANNI BOCCACCIO CORRETTO ED ILLUSTRATO on 0U TOM.^\ PER ' IL MAGHERI 1837. II.

A f'>i^O«fS >. V .

Pietro Giannone 1 nella sua istoria DECAM. sopra questa Novella Novella II. Un palafreniere s* . II.OSSERVAZIONI ISTORICHE SOPRA IL DECAMERON DI GIOVANNI BOCCACCIO GIORNATA TERZA PROEMIO No OVELLÀ I. e le monache per qualche ve. mancanza fossero Questa o falsa o vera tradizione pare aver dato al Boccaccio bastante argomento da formarvi . affatica di giustificare la regi- . Masetto . Una vecchia tradizione che corre in quel contado. T. che presso a Lamporecchio fosse un convento di mo* trasferite altro- nache. che questo convento/osse demolito.

Novella III. la quale assoluta asserzione autentica in gran parte la verità di questo scherzo Novella IV. delle prediche di frate Nastagio. . del quail le il Boccaccio dice che sapeva nome . fJ Teodelinda. il Boccaccio di . sia ricco quanto si vuole. Brancazio Pare che monsignor del. ove dice: non tiiio le raccoa- prediclie di frate Nastagio alle giovani donne (i) •{• Te nclellngn . Dice aver sentito parlare di questo ricordi dello spedale di s. dove lanaiuoli simi erano sto . Frate Puccio. ove troverai bellissime erudizionì. ciò che. anco essendo vero. credesse vero il si racconto che costui face- nello indirizzare che egli fa queir aureo libretto del Galateo al suo nipote. Il fatto contenuto in questa Novella si crede dagli eruditi di ricordi antichi esser vericchis- ramente seguito in Firenze.lìBoccaccìo alili scriltori per entro alla Novella la chiama 7Vu- delinga. 6 OSSERVAZIONI (i) . Una bella morale è e. da trarsi da que- pi acevol racconto . na Teodelinga nominata in questa lYovellaj che il trattando di falsa V ingiuria Boccaccio dice fattale ingannevolmente dal palafreniere. sarà sempre disprez- zato da donna nobile che siccome lo fu ei prenda per moglie il . e abitasse a s. ed che qualunque mecca- nico. e in vendetta della sua bassezza beff'ato..• frate Puccio e nei Maria Nuova di Fi- renze stui si legge che nel i3oo ai 3o di gennaio co- emancipasse un suo figliuolo per nome Rinieri. non macchiò quella di Lucrezia. il pia delle volte nostro lanaiuolo. la Casa va alla moglie. Leggi il Manni sulla illustrazione di questa No<^>.

haaao voglia abitò di schcruzai come quel a. che qui narra non si ha traccia veivna Novella FUI. Novella FI. Ricciardo Miiintolo. buon uomo che Braucnzio » nou lungi da te. Fiorentini essere stati . A . ISTORICHE quando elle 7 . Filiberto Campanile pare non discredere che que- sto fatto di Ricciardo Minatolo veramente avve- c»^G dice così : nou fìa di poco momento r onorata memoria che Giovauui Boccaccio fa di questa famiglia nel suo Dccameronc ove favellando di nisse . e d* antichissimo legnaggio si } ma del fatto . Il sta Zima Toccante . a lib.. . il vella è stata dall' autore fondata principalmente sopra una polvere di maravigliusa virtù parli di levante avuta aveva da la un gran principe quale allcrmnva quella della solei-si usare per lu \ eglio Montagna. o Vergioiosi . Ferondo. che sono le duefatniglie nominate in questa Novella . non scio dice che egli era splen- dido per molte ricchezze . Questa ingegnosa Noquale nelle . Tedaldo i . che Palermini . Tanto gli Elisei . . y. V anno 1 3 1 tal fatto racconta Alichclagnolo Salvi nelle Istorie di Pistoia P. ambi istorici di cose fiorentine . Ricciardo istorico napolitano f . non meno che da Giovanni Fili ani. quando alcuno voleva dormendo man- . ambasciatore a Parigi fu mandato 3 . ma chiaro per nobiltà di sangue casa. vicino 4^ Novvlla V. si sa da Riccardaccio o Ricorda- no Malespini. essendo che egli era di quella nobilissima Novella FII. le verità di que- Nov. non si ha se non che il cavalicr messer Francesco f^crgelli .

scritta da Marco Polo . e la sua condotta ripresa come . Novella lo racconta medesimamen" te y e presso a Todi lo dice seguito . XXVIII. Giovanni Villani nel lib. dare nel suo paradiso Milione^ ove è cavata dal libro intitola. della sua Istoria mentova un Beltramo della famiglia del personaggio di questa Novella sto stesso . una istoria toccante il Veglio della Montagna .. e degna della curiosità di qualunque lettore . PROEMIO. troppo lunga per una nota . Novella IX. GIORNATA QUARTA.. e che seguisse verameute non nel deserto della Tebaida . 8 OSSERVAZIONI . e si legge inserita nelle Navigazioni del Ra- musio al cap. D Ah contenuto del seguente Proemio. che nella sua XL. dove l'autore si lagna che le sue Novelle venivano calun- niate di falsità . Alihech Questo fatto d'Alihech si crede stato dal Boccaccio mascherato per alcun suo riguardo. Novella X. Motivo a questa credenza dà Franco Sacchetti. ma nelle vicinanze di Todi . sta- to condottiere di Fiorentini . VII. Giletta. principe tartaro . e forse intese di que.

Anton -francesco Grazzini cliiama questa Novella di frate Alberto favola: La favola dell' Agnol Gabbrìello Iacopo Gaddi sta in dubbio se favola o istoria sia . la sua felicità po- nendo nel vivere da gentiluomo filosofo. . siccome il . non procurasse in ogni cantilmente . die Fiorentini pensando merpadre medesimo del Boccaccio avea pensato nel dargli la prima educazione riguardavano come per pazzo colui che. donde io dovessi aver del pane che dietro a que. questi avessero ragione quanto egli di difendersi da* loro i morsi. dà egli chiaramente già divolgate. aven" do talenti da far denari . laddove il Boccaccio le rie* chezze altamente spregiava. contento dell* aurea mediocrità delle sue fortune I. Frate Alberto .. modo di arricchire . Novella II. Tre giovani . ISTORICHE che troppo devoto ei si 9 mostrasse del delicato fem- mineo le a conoscere che Novelle delle tre precedenti Giornate egli avea sesso . questo passo risulta che Boccaccio non mancava di un la guai onesto domestico e proprio sostentamento cosa dovea esser nota anche ai suoi morditori: oiU de per conciliare che tanto di morderlo . diremo così. Novella III. ste frasche andarmi pascendo il di vento Da . . Novella Tancredi . Che sar io farei più discreta mente a pen.

No- vella Solo dicono i Deputati che quella canzone . si e do sotto una botta o rospo tanto mortifero che. si trovò un medico tedesco . nella terra di s. in cui la Lisabetta avea posta la testa si deir amante. cantava tuttavia ai tempi del BocQuello che rende mirabile questo Novella VIL frano e repentino caso della morte dei due amanti. te- stimonio di questa Novella del Boccaccio quello d' altro caso simile . il quale V asserì per vera . e conclude questo suo racconto con dire : utinam similes fabulas cius . seguito in Tolosa di due mercanti che similmente per un tale accidente . trova altra cosa l' se non che . plures descripsisset Boccac- Novella V. Novella IV. chiamato Giovanni Shenh di Graffenberg . Gerbino de Scrlptoribus non to di // Gaddi nel suo libro ecclesiasticis racconta questo fat- Gerbino come cosa realmente accaduta. la potesse col suo alito rendere capace d' uccidere istantaneamente una o pih foglie di essafregassesi i denti il sentimento di tutta la medica facoltà ^ che tale attività non ha saputa trovare nelV alito chi con . e con . I Fratelli questo fatto non si . da rendere istantaneamente mortifera colla sola fregagione d' alcuna delle sue foglie una pianta . Toccante la verità di . stanuna pianta di salvia . vel historias . mentovati in questa . questa sua verità corroborando col . Gimignanofu il arte della lana ma non si si trova chi fosse padre dei giovani che trasferirono a Messina. caccio . la quale Filomena dice che fu fatta sopra quel vaso di terra . Contro dei rospi .•io OSSERVAZIONI . .

e chiama Capestain . l suoi bei versi innamorarono la molo } glie del Rossiglione y e cagionarono la sua morte ciò die il Petrarca spiega dicendo : e quel Guglielmo Che per cantar ha '1 fior de' suoi di scemo X. VII. e il Crescimbeni lo nomina italicamente Cabestano. . . le quali furono in pia lingue tradotte . Messer Guiglielmo Prova auten. Osservaziooi med. reme la famiglia 1 dei Sigliierij ed esiste o/tQora un testamento di Giovannonc Sighieri colla data del òG'i y ove sono nominati effetti che questa 'fami- glia possedeva nel territorio di Carpentrasso in Provenza Novella IX. dove trova narrato poco meno che parola per parola. Montagna istanza del re Roberto scrisse le Pandette della medicina . Fu veramente in jTir. Era questo Guardasta gno famoso poeclii ta provenzale . e chi Cabestain. e che Pasquale Gallo e Pietro Castellano nelle . : \3. rare ouovc e mirabili Novella Vili. Girolamo . tica della verità di questo successo del Rossiglione e del Guardastagno sto ultimo si legga nella vita die di queil ha tradotta dal Provenzale si Crescim- heni . ISTORICHE morirono lib.. dicesi che visse in Salerno y e che tra il 1^09 e il l'i^i ad Ncn^ella . Girolamo Maestro Mazzeo della vien creduto quello stesso che da Scipione Mazzellay istorico napolitano .

dicono Matthaeus Sylvaticus avvertendo che Matteo e Mazzeo era illustri sia errore. in quei tempi lo stesso .2 vite dei OSSERVAZIONI medici Mantuanus. e che Mantuanus e debba dirsi Montaniis .. .

gialla. dove andar doveano assai delle cose opportune e chi quivi preparasse quello clie biso- gnava. veggondo già te fatta la Reina incammino. quasi quindi capo levato. di forse venti usignuoli e altri uccelli per una vietta (i) Rancia color d'arancio. o la perduta rasse . mollttodìne some. La Reina adunque con lento passo le accompagnata e seguita dal. quando la domela sua compagnia pezzo davanti . carriaggio. tippre*- sandosi sole. la famiglia rimasa appresso delle Donne . a divenir rancia (i). di («) Salmeria. sue Donne e da' tre Giovani alla guida del canto .FINISCE . e avendo già al il siniscalco gran mandato luogo . T I ^ J aurora gih di vermiglia cominciava il . con la salmeria (a) n' andò e con e de' Signori . nica la Reina levata ^ e fatta tutta levare . prestamenil ogn' altra cosa caricare . LA SECONDA GIORNATA DEL DECAMERON INCOMINCIA LA TERZA Nella quale si ragiona sotto il reggimento di Nei- FiLS di chi alcuna cosa molto da lui disiderata ricompe- con industria acquistasse . ol l^q ul .

se n' entrarono. ÌSeì quale entra. e veduta 1' ampissima e lieta corte di le volte piene d' ottimi vini eia freddissima acqua. e in gran copia che quivi surgea . senza essere andata oltre a duniilia passi . venne il discreto siniscalco con preziosissimi . e parendo loro nella prima entrata di maravigliosa bellezza tutto insieme. ad un bellissimo e ricco palagio . in assai parti vie ampissime . un poggetlo era posto ti gli ebbe condotti le . il commendarono . non troppo usata li ma piena di verdi erbette e di s' fiori quali per lo sopravvegnente sole tutti il incominciaoccidente .. tutte diritte . i4 GIORNATA TERZA . e tutte allora fiorite sì grande odore per lo giardin rendevano che . il signor di quello Poi a basquel- . frondi ) postesi a sedere e loro . più ancora . e riconfortò x\ppresso la qual cosa fattosi aprire un che giardino che di costa era al palagio. e vedendo gran sale le pulite e ornate camere compiutamente ripiene . tutto era dattorno murato. preso cammino verso 1' e cianciando e motteggiando e ridendo colla sua brigata . . . il lo- darono Quindi . vano ad aprire. Esso avea dintorno da sé e per lo mezzo strale . assai a- vanti die mezza il terza forse . di ciò che a camera s' appartiene sommamente e magnifico reputarono so discesi lo . mescolato insieme con quello di molte altre cose lo giardino olivano . . come e coperte di pergolati di viti le quali facevan gran vista di dovere quello anno assai uve fare. . e per tutto andati. più attentamente le parti dì quello comincia- rono a riguardare. confetti e ottimi vini ricevette . in quello. quasi di riposo vaghi sopra una log- gia che la corte tutta signoreggiava ( essendo il ogni e di cosa piena di quei fiori che concedeva tempo . quale alquanto rilevato dal piano sopra . che per pareva loro essere tra .

. e dal rimaner sospeso il giira. Iv' entro. non so seda naturai vena o . Troppo lungo afTare il riferire lutto ciò ch'essi hanno regga detto. Accennerò solamente che con^u^ione di questo luogo nasci. i5 che mai nacque in oriente. Nel mezxo del quale (quello che è non men commendabile che . varietà 8are])l)e Gran d' il opinioni è tra' critici su questo luogo. quali avendo i vecchi frutti e i nuovi ed agli i fiori . che trova doj>o la yoctjt- Tcrlio giltnvn alla e<l fonie di il marmo il nominata nel hrrre periodo antecedente. vi si poteva per tutto andare . altra molto più ) era ini prato di cosa che vi fosse. aggiungo Terho è dopo pronome ta Itr^ ^uale. NOVFXLA tutta la spczicrla I. la quale il nostro aere patisca di che quivi non abbondevol mente. Quante e e»- come ordinate poste fossero le piante che rano ninna in quel luogo. n' laudevole sia . lonna che nel mezzo di quella diritta era gittava tanta acqua (a) e sì alla verso il cielo ( che poi non (i) Latora Fuso Itili. tanto che il questionato ^>erìodo vien rìdoUo coti: entro la . ancora . Io TÌforisio il pronome la f/iuile. ma qualora il sole era più . ma in prosa rincirtl>ì>e af- feUato. Nel mezzo del qual prato era una fonte di marmo bianchissimo e con maravi- gliosi intagli. non che la mattina . e la rimando lettore air edizione parmense. lungo sarebbe a raccontarej <> ma . Le lato- ra (i) delle (piali vie tutte di rosai bianchi e vermigli e di gelsomini erano quasi chiuse': per le quali co«e . da artificiosa . per una figura la quale sopra una co. il Sannauaro in reni.. minutissima erba e verde tanto che quasi nera parca dipinto tutto forse di mille varietà di fiori . alto sotto odorifera e dilettevole ombra senza esser tocco da quello quali e . (a) Mari.non ancora al- solamente piacevole ombra l' occhi ma odorato facevan piacere . ma chiuso li dintorno dì vei-dissimi e vivi aranci e di cedri . dal non sajiere qual nome si il verlto gitlaya.

d' una . altra forma.. (1) git~ divenisse. che di meno avria macinato un mulino al La . quale è sopra una colonna . le piante e . tanto tutti piacque a ciascuna Donna e Giovani . che quella di quel giardino gli si potesse dare . non il s' della quale dall' altre erano ancora accorti. Che essi videro giardin pieno forse di cento varietà l' di belli animali. che nel mezzo di quella diritta era lava tanta acqua ec. qual poi (quella dico che soprabbondava della fonte ) per occulta via del pieno pratello usciva e per canaletti ri assai belli e artificiosamente fatti. e dove non so se da naturai vena o da artificiosa . raccogliendosi ultimamente in del una parte. fontana co' ruscelletti procedenti da quella a' tre . FIACCHI. potesse ag- Andando adunque . i6 GIORNATA TERZA cliiarissima rica. due mulina volgea . . altro cantare accorsero d' una dilettevol bellezza soprappresi. udendo forse l' venti maniere di canti d' uccelli s' quasi a pruova un dell' . la . Il veder questo giardino la il suo bello ordine . senza dilettevol suono nella fonte dea ) . tutto lo intorniava e quindi per canaletti slmili quasi per ogni parte glardin discorrea. . dalla quale del bel giardino avea l'uscita 3 e quindi verso il pian discendendo chiarissima ( ) i . né gli si pensare oltre a questo qual bellezza giugnere . contentissimi dintorno per quello bellissime faccendosi di vari rami d' albori ghirlande tuttavia . fuo. per una figura. di quello divenuta palese. . e uno all' altro mostrandolo. parte uscir conigli . d' altra parte correr lepri fonte. se paradiso potesse non sapevano conoscere che . pervenisse . che si cominciarono ad affermare che in terra fare . avanti che a quel divenisse con grandissima forza e con non piccola utilità del signore .

pravvegnente parve ora che se a a cui piacesse . quivi di- moratisi . poichò . fu Filostrato il quale cominciò in questa guisa: . passata la nona levato s' fu . 17 e in alcuna cerbiatti giovani andar <{uesti pascendo . dormiron si . . Ma . vie maggior piacere aggiunsero. e viso .. andarono a manriposato ordine giare: e con grandissimo e bello e serviti lieti. e quivi prima . chi a legger romanzi . Le quali cose. si diede il Ma . . un . s' andas- dormire. sei canzonette cantate e alquanti bal- fatti come e di si alla Reina piacque. De' quali chi vi andò e chi vinto dalla bellezza del luogo andar non vi volle j . altre piì!i maniere dì non ciascuno a suo diletto . fatto dintorno alla bella fonte metter le tavole li . aspettar cominciarono di dover novellare sopra la teria dalla la ma- Reina proposta De' quali il primo . ebbero nel prato si come alla Reina piacque il vicini alla fontana venutine e in quello secondo modo . . ma . colla fresca acqua rinfrescato . oltre altri piaceri . a cui Reina tal carico impose . usato postisi a sedere ad . chi a giucare e scac- chi e chi a tavole mentre gli altri . poi- ché assai or questa cosa or quella veggendo andati furono. e suoni e a' canti e a' balli da capo dicrono infìno che alla Reina per lo caldo so. GIORNATA TERZA giacer cavriuoli . divenuti a' più su si levarono. quasi dime- stichi. e oltre a nocivi animali . buone e dilicate vivande. andarsi a sollazzo.

a Lamporecchio nacque. ella più non se femmina se . A'icino a Lil).i8 GIORNx'lTAL NOVELLA L Masetto da Lamporecchio (i) si fa mutolo e di. le quali tutte concorrono a giacersi con lui . ch'io dico. assai B. cora alle gran forze dell' ozio e della solitudine E similemente sono ancora di quegli assai che credono troppo bene che la zappa e la vanga e le grosse vivan- de e i i disagi tolgano del tutto a' lavoratori della terra . non uscendo (1) Lamporecchio. Il Berni nel suo Orlando Innamorato . Costui. sono di quegli uomini e stolli. clie di quelle femmine che clie . villa deliziosa dei signor! Rospigliosi. bellissime donne. IH. né piii senta 1' dei femminili appetiti fatta divenire il non come di pietra avesse farla monaca : e se forse alcuna cosa . concupiscevoli appetiti e rendan loro d' intelletto e . tutti coloro che cosi credono sieno ingannati mi piace. contra questa lor credenza odono se contra natura così si turbano come un grandissimo e scelerato male fosse stato commesso 5 non pensando né volendo aver medesimi . d' avvedimento grossissimi Ma quanto . viene ortolano di uno monistero di donne . rispetto a sé li quali la piena licenza di . poter far quel che vogliono non può saziare né an. poiché la Reidella proposta na comandato me 1' ha . Pi- sloia. Canto VII. cjuel „ Ch' è celebre caste! per Masetto .. „ . si sono credono tropil po bene che come ad una giovane sia è sopra capo posta la benda bianca e indosso messale la nera cocolla .

allora più che otto donne con una badessa . e tutte un buono omicciuolo d' un loro bellissimo giardino ortolano il quale non contentandosi giovani era . e oltre a questo andava alcuna volta al bosco . giovane lavoratore villa . NOVFXLAL fatta 19 da lei. raccolsono . anzi . castaido loro quando me ne venni che . attigneva acqua e faceva colali altri ser- vigetti ma le donne mi davano si poco salario che i io non ne poteva pure appena pagare che non calzari . e davanmi .. l' altra mi sta toglieva la zappa di ma- questo non bene il . Il quale Masetto domandò di che egli il monislero servisse A cui Nuto rispose io lavorava un loro giardino bello . ne . Il buono uomo. . per le legne . pon qui quello e no e diceva seccaggine dell' orto volli star . che Nulo avea nome. forte e robusto e. gliele disse. là ond' egli era il . e sonmene venuto io Anzi mi pregò . del salario . si può far cosa al lor 1' modo . E oltre a questo elle son tulle giovani. altra io non vi il più . . fama nel (|uale . orto l' una diceva . non ha gran tempo non essendovi . fu un di . in parte alcuna la . e parnii eh' elle abbiano ninna volta il diavolo in corpo . pon qui questo e . : e grande . . fatta la ragion sua col castaido delle don. il nomerò per non diminuiru sua . . se io n' a- . secondo uom con bella persona il cui nome era Masetto stalo e domandollo dove tanto tempo fosse . . stare lavorio l' e uscivami si tra l' una cosa e per . l' altra . se ne tornò Quivi che lietamente . quand' io lavorava alcuna . tanta che io lasciava che . di farveae più chiare eoo una picciola Novelletta In queste nostre contrade fu ed è ancora stero di un moniquale non donne assai famoso di santità . a Lamporecchio tra gli altri .

che fortis- . E avvisan- non : gli verrebbe se a Nuto ne dicesse facesti a gli disse deh come ben venirtene ! che è un uomo a star : con femmine? egli sarebbe meglio a star con diavoli sei elle si non sanno delle sette volte le . che il io gliele mandassi e io gliele promisi . ma tanto faccia gli Dio san delle reni quanto o ne procaccerò o ne man- derò ninno to. mi vi conosce j vista d' esser mutolo per certo io vi sarò ricevuto E in questa imaginazione fei'matosi.. le legne Il castaido gli dio da mangiar volentieri appresso questo gli mise innanzi certi ceppi che Nuto non avea pututo spezzare 5 li quali costui . quello che elle il vogliono elleno stesse . amor e Dio e che egli . . fosse . senza dire ad alcuno dove sa d' s' una sua scure andasse . n' andò al monistero : dove il pervenuto entrò dentro e trovò per ventura castaido i nella corte j al quale faccendo suoi atti come mutoli 1' fanno di . molte cose divisate seco imaginò : . . non dubitò perder per quello ma temette di non dovervi esser ricevuto perciocché troppo era giovane e appariscente. . alle mani che io . gli spezzerebbe del. . Per che sai . venir fatto di quello che egli disiderava dosi che fatto niente . mostrò di domandargli mangiare per . Ma poi partito lor ragionare cominciò Masetto a pensare che loro modo } dovesse tenere a dover potere essere con e conoscendo che egli sapeva ben fare quegli di servigi che Nuto diceva . se bisognasse . A Masetto udendo egli si le parole di Nu- venne nell'animo un desiderio grande d'esser con . ao vessi GIORNATA TERZA alcuno . in gui- un povero uomo se . il luogo è asse io so far . lontano di qui e ninno . queste monache che tutto se ne struggea compren- dendo per le parole di Nuto che a lui dovrebbe poter . con in collo . da ciò .

. . ìa pocn d' ora d' ehbc tutù spezzati al castai- do che bisogno aven u quivi gli nudare bosco . latte fare assai cose che bisogno erano Se egli ae lavorar l'orto. e domandò madonna. vista di spazzar la corte. e mostrógli quel- (i) Cioi lavorterò. De' quali avvenne cbe un di la bnilcs^sa il vide. avremmo buon egli : servigio. il menò seco iece tagliare delle legue: {>oscia messogli . tutte queste pa: role udiva e seco lieto diceva si I' se voi . più giorni vel tenne. qualche cappuccio vecchio e lusingalo. I. T. e volcsseci rimanere. mi mettete costà vi entro . e potrebbeue V uom che volesse e oltre a questo non vi bisognerebbe di aver pensiero che egli motteggiasse queste vostre giovani . % ^ . dagli castaido disse di farlo . . Sappi se egli sa lavore e ingegnati di ritenercelo: dagli qualche paio di scarpette. fagli vezzi. NOWXLA simo era . se egli voleva .ir (juivi il castaido veduto che egli ottimamente sapoa lavorare e con cenni domandatolo . orto che mai non fu cosi lavorato Ora avendo sl. perciocché egli ci ed ò forte . II. ' DECAM. l'asino innanzi cou suoi cenni . : in (è di Dio tu di il vero. il il castaido chi egli fosse. Il Masetto non era guari lontano ma facceudo . io mi credo fare ciò che noi bisogna n' .. che gì' far voleva ciò che 1' egli volesse avendolo ricevuto impose che egli orto lavorasse. 11 quale le disse: (jucsti è un povero vened hogli sai>es- uomo mutolo e sordo . e costui con cenni rispostogli . io vi lavorrò (i) . gli fece intendere clie a casa ne le recasse Costui il lece molto bene gli : per eraa che il castaido a far iare certe bisogne clic luogo. quale uu di (Questi di ci ne per limosina si che io gli ho e' fatto bene . A cui la badessa disse . ben da mangiare. ai II . .

costui un di avendo lavo- rato molto e riposandosi . . all' altra. a dargli e a metterlo in novelle altri fa de' come spesse volte avviele ne che mutoli . volte messo in . Tu vedi cVegli è un colai giovlnaccio sciocco. aa GIORNATA TERZA : lo che a fare avesse poi andò per altre bisogne del Il monistero. no osa entrare se non castaido . le monache incominciarono . che è quello che tu di ? non tu che . Per che era più baldanzosa. se io credessi che tu mi tenessi credenza io ti ho avuto più volte il quale . appresso noia . una che alquanto . giovinette monache che per lo giardino andavano egli era. cresciuto innanzi al senno: volentieri udirei quello che a te ne pai'e. due . e dicevangli più scelerate parole del mondo. di ciò lui essere intese e la badessa. e lui lasciò. io m' ho più . . poiché con altrui non posso di . che forse estimava che egli cosi senza co- da come senza rava . quale lavorando 1' un di l' altro . non credendo da favella fosse . e questo mutolo : e io ho più volte a più donne che a noi son venute. udito dire che tutte l'altre dolcezze del la mondo sono una beffe a rispetto di quello l' quando femmina usa con animo uomo Per che . co1' minciarono a riguardare. né che mai qua entro il uomo alcu. giovare L' altra rispose : di sicuramente io noi dirò che per certo mai a persona Allora . Oimè ! sai disse 1' altra . mondo da ciò costui j che. volere con questo mutolo provare se cosi è Ed egli è il pur miglior del volesse . la baldanzosa inco- minciò: io non so se tu t' hai posto mente come noi siamo tenute strette . disse . e lui. eh' è vecchio. s' appressarono là dove che sembiante facea di dormire. direi un pensiero che io forse anche a te potrebbe .j . poco o niente si cu- Or pure avvenne che . perchè egli egli noi potrebbe né saprebbe ridire.

a Masetto pi«> . che mosse avea le parole . a3 \ irglniià si nostra a Dio ? '1 O di . di provare che bestia ? uomo : . allora sì si vorrà pensi egli ci Hs rù mille . che non se ne gli attiene ninna . disse: or bene come faremo in su la A io cui colei rispose tu vedi eh' egli è nona . che abbiam noi a fare. dove Masetto ella volle senza trop si invitare quel fece che . noi ab1)iam promessa la 8C colei . La quale co- fi) Dove fgti/ugg« tacqma. Queste . Costei l' udendo avendo gih maggior voglia che fosse 1' altra . per la mano. dove egli fugge l'acqua (i) . non esser preso dall' . se non a pigliarlo per Ih mnno luì e menarlo in questo ca? pannetto. il menò pò nel capannirtto .NOVFXLAI. ser vedute appressandosi quella . d'isr ((iintitc cose gli promettono tutto ! . egli non ci ò persona . guardato ben per tutto e veggendo che da ninna parte potevano es. se nui gliele ubbiain pr(^ messa truovisi un' altra o dell' altre die gliele atten- gano . e quivi r una dia : si stea dentro si . modi di fare che mai non . ninna cosa aspettava. . e l' s' altra faccia la guai> egli ò sciocco che egli acconcerìi comunque se noi vorremo Masetto udiva tutto questo ragionamen- to. e disposto l' ad ubbidire. saprk pur che noi medesime noi diciamo ciò . con . come andrebbe : fallo Quella allora tu ti cominci ad aver pensiero del mal prima che venga sare : egli quando cotesto avvenisse . ed faccendo colali . cioè dor'cgK h irkoTfnqaMiJoi>io«c. dormire ci è: e s' se mi credo che le suore sien tutte a non noi Guatiam per l' orto se persona : .*: simo . sciocche farsi . una di loro . A cui la compagna il disse ? : o se nui ingravidasdi^M. . lui destò j ed atti egli incontanente si levò in Per che costei con egli lusinghevoli presolo risa . .

accorgea andando un . dì . partecipi divennero del podere di Masetto . col mutolo s' andavano a trastullare . e sola vedendosi in quel le medesimo appetito cad: . (i) Di pocajalica avea assai. mutato consiglio e con loro accordatesi.in su ciascuna provar volle come : mutolo sapeva cavalcare e poi seco spesse voi te ragiocosì dolce cosa e piii . che ancora di queste cose non di tutta sola per lo giardino .2*4 GIORNATA TERZA leale me tra il compagna. cosa riguardando la don- na de . cioè ogni poca fatica gli bastava. Avvenne finestretta un giorno che una lor compagna da una . chi giorni con gran querimonia dalle monache orto . tutto stava scoperto La qual . Alle quali l' altre tre per diversi accidenti . gli eza soverchia. Per che avanti che quindi dipartisil sono da una volta . Ultimamente s' la . . per lo troppo cavalcar della notte all' avea assai ) : (i) tutto disteso ombra i d' un mandorlo dormirsi ed avendogli il vento . della sua cella di questo fatto avvedutasi a due altre il mostrò . Ma- setto seco nella sua camera nel menò a lavorar dove parecfatta . che 1' ortolano non venia 1' . che cadute erano sue monacelle e destato . è oiodo di dire assai bello. diede . divenner compagne in vari tempi badessa . all'al- luogo e Masetto . pur mostrandosi semplice faceva si lor volere . nando dicevano che bene era come tempo udito aveanoj e prendendo a convenevoli ore . panni davanti levati indietro . essendo il caldo grande il trovò Masetto ( il qnal di poca fatica . il tenne j provando e riprovando quella dolcezza la quale essa prima all' altre solca biasimare Ultimamente del. E prima tennero ragionamento insieme di doverle accusare alla badessa: poi. avuto quel che volea.

il potrebbe .À^ftr roUo » favella sciollo lo scilinguagnolo. NOVELLA L la a5 che parte vo- sua camera alla stanza di lui riiuandatolnc. che volesse dir ciò che Masetto s' egli a . La donna udendo che tu costui parlare. nove aveva a la badessa le disse il fatto II che udendo savia accorse che monaca non avea che molto più per che. quant' io posso La donna sei credette . Varchi Ereol. •'wsa lua dire: egli ha rollo o taglialo le filetto « scili npiagnolo.. ma che dieci uomi- ni possono male o con una femmina sodisfare. mutolo Madonna per natura tolse . avvinò che . non potendo Masetto suo esser mutolo gli sodisfare a tante. tutta stordì. . il quolo »i chi«le «neon aoUo che è quel inuKolino che UgUfeiw a' le più volle ba- lie di la lingua bamlùtù. e olire a ciò più lendo da s' lui . che è questo? . e mol- to spesso rivolendolo. . acciocché da Masetto non (1) Romper «li io scilinguagnolo yet cotniiìcìare a imAtn. . tìo. o voi a questa cosa trovate modo. dispose di voler colle sue monache trovar modo a questi fatti . . che la favella mi e solamente da notte la mi sento essere restituita : di che io lodo Iddio . anzi sono io per quel- lo che infino a qui ho fatto a tal venuto . il quale ella teneva io mu- tolo. disse Masetto io era ben tà cosi ma non anzi per una infermiprima questa e domandollo scr\ire. . senza lasciar Masetto partire. K |)erciò una notte colla badcsw» essondo rotto lo scilinguagnolo . nove 3 al clic dove a del me ne conviene io servir per cosa mondo non potrei durare. (i) . non fosse di lei: come discreta . D' uno che a»»ai. cominciò a dire : madonna fatica io ho inteso che uà gallo basta assai bene a dieci galline. credeva . che io non posso far nò poco nò molto j e perciò o voi mi lasciate andar con Dio. se più stesse in troppo gran danno resultare . e disse: fossi .

.. genei-asse. ii6 fosse il GIORNATA TERZA monistero vituperato il . sentì se non dopo la morte della badessa essendo già Masetto presso che vecchio e disideroso di tornarsi . il monistero a Masetto restituita j stato lungamente mutolo la favella fosse si fatta e lui castaido fecero : e per . venir fatto ricco . come che esso assai monachin . sua giovanezza bene adoperare in collo partito s' donde con una scure . che niente se .. truovalo il tonduto tutti gli altri . con piacer di Masetto ordinarono circunstanti credettero che per le loro orazioni e per gli meriti del santo . ricco a casa : la qual cosa saputa di leggier gli fece . Cosi adunque Masetto vecchio padre e senza aver fatica di nutricar figliuoli e spesa di . Ed essendo di que' di . di pari consentimento aper- tosi tra tutte ciò clie per addietro da tutte era stato clie le genti fatto . pur ne si discretamente procedette la cosa . e co^ campa dalla mala ventura E ssendo la fine venuta della novella di Filostrato della quale erano alcuna volta un poco le Donne ar- . . Nelle quali . tonde . in cui intitolato era . morto lor castaido . Un pallafrenier giace colla moglie s' d* jigilulf re . di quegli per lo suo avvedimento avendo saputo la . . accorge . se ne tornò poneva affermando che le corna sopra '1 cosi trattava Cristo chi gli cappello NOVELLA di che Agilulf tacitamente e tondelo sì : II. era . maniera le sue fatiche partirono che egli le potè comportare.

Huteita. sì come con gli savio . senza misura della reina s'innamorò. rei- na . i suoi predecesfatto . a ninno palesava scoprirlo . essendo alquanto per la virtù e per lo senno di questo re Agilulf le cose de' Longobardi prospere e in quiete avvenne che un pallafreniere della detta . de' Longobardi la quale fu bellissima donna. suo regno avendo presa per moglie . NOVELLA TOisaìe . citth di Lombardia . disavveduti di- si credono la loro vergogna scemare dove essi l' accrescono in iuGnito. E che ciò sia vero. che alcuna volta per questo riprendendo fetti in altrui . Teudelinga rimasa vedova d' Autari . di vilissima condivii zione. nel senno un valoroso vaghe Donne . avevan fer- mò i 1 solio del . E (1) (1) Pur qui valr in tultii modi. Ija({ua. ma per altro da troppo più che da cosi meil e della persona bello e grande cosi come re fosse.. con ridente viso incominciando disse Sono alcuni di conosce- poco discreti nel voler pur (i) mostrare re e di sentire quello che per lor non fa di i sapere. 17 piacque e alcun' altra se ne avevan riso alla Ileina le sì che Pampinea novellando seguisse. . Mart . il Nazione Doccarrio lo prentlr qui e in albi luoghi prrsignilic*- R eiIraxSone. stiere . sori in si come . Pavia . gli E per- ciocché il suo basso stato non aveva tolto che egli esser fuor d' ogni il non conoscesse questo suo amore convenienza eziandio a . ma male Ed . nel suo contrario ( mostrandovi se d' V astuzia d' un for- di minor valore tenuto che Masetto) re . uomo quanto a nazione (a) . re stato simil- mente re. avventurata in amado- savia e onesta molto. né lei occhi ardiva tli . intendo che per me vi sia dimostrato Àgilulf re de' Longobardi. IL .

volte seco. acciocché vedesse in che m. e come colui che amoroso fuoco -de' suoi studiosamente faceva. che sapeva che vano o direbbe o scriverebbe ma a voler provare se per in.. prese por partito di voler questa morte per cosa per apparisse lui morire per lo la quale amore che alla reina aveva portato e portava tal fosse . in grandissima grazia sei reputava e mai dalla staffa i non le si partiva. gran disio così nascoso . in fe- potere o tutto o parte aver del suo desiderio. quale sapea che del continuo con non che giacca. o a voler per lettere in suo amore j . 28 GIORNATA TERZA di quantunque senza alcuna speranza vivesse dover mai a lei piacere . Per che. ad ogn' altro clie compagni ogni cosa la . il pallafreno da costui guardato cavalaltro : che alcuno il che quando avveniva costui . vente avvenire tanto l' quanto speranza diventa minore . clie interveniva che reina dovendo cavalcare più volentieri cava . beato tenendosi qualora pure . potesse a lei pervenire e nella sua camera entrae in re . : e questa cosa propose di voler che la che egli in essa tentasse sua fortuna . di questo amor non potendo pensando seco del diliherò di morire. gegno colla Reina giacer potesse via e' Né altro egli ingegno nò in persona lei era il .aniera . . Né si ce a voler dir parole alla reina far sentire il . cosi in questo povero palil lafreniere avvenia in tanto che gravissimo gli era il poter comportare facea . amor maggior farsi . come noi veggiamo la assai so. pur seco i si gloriava che in alta j parte avesse allogati tutto ardeva in oltre suoi pensieri . se non trovar modo come del re . Per . . Ma. pan- ni toccar le poteva . qual credeva alla ^reina la dovesse piacere . come non essendo da alcuna speranza atato^ e più disciogliersi. E modo .

avoa . e incontanente es. senza alcuna cosa dire to il dentro alla cortina trapassato. accioccliti non forse l'odore del letame la reina noiasse o la facesse accorger dello inganno . un poco camera di fuoco . ninna cosa voleva udire ) senza dire alcuna cosa o senza essere a lui det^ . . e senza dire alcuna cosa percuotere una volta o della due V uscio camera con quella bacclietta . come usato era nascose . e similmente vedutolo ritornare fare egli altresì pensò avere . NOVEIXA n. quando turbato era . mantello . e tempo parendogli o effetto di dovere al suo desiderio dare alta o di far via con cagione alla . dormiva Egli disiderosa mente in braccio recatalasi mostrandosi turbato ( perciocché costume del re esser sapea che . e occultato: laonde egli. cosa vetluta . bramata morte. e due volte il percosse colla bacchetta tutta sonnocchiosa La camera da una cameriera aporta . sergli aperto e toltogli di mano : il tordi ietto La qual . quando a lei andava . più volte di nolle in una gran sala del {lalagio del re (la (juale in mezzo era tra la camera del re e quella della reina) il si nascase: e in tra l'altre una notte vide re uscire della . fatto colla pietra e collo acciaio die seco portato . con queste cose. e posa. e prima in una stufa lavatosi bene. di cosi dover e trovato modo d' un mantello simile a quello che al re veduto avea e un tordi ietto e una mazzuola.. fu e il lume preso . «bito il a9 re . il suo torchietto accese e chiuvso e avviluppato nel mantello. andasse. se n' andò all' uscio . della . se n' entrò nel letto nel quale la reina . nelle gran sala si si E sentendo che gih per tutto dormia . torcluetlo acceso e dall' altra una Lncciietta e andare alla camera della reina . sua camera inviluppato in un gran mantello dall' o aver una mano un .

savio . gere . o signor mio questa che . maravigliò forte . ed essendo egli nel letto entrato ella . e lietamente salutatala. . ma come . subita- mente pensò n' era . ? chi ci venne di che molte cose nate sa- per le quali egli avrebbe a torto contristata donna e datole materia che già di disiderare altra volta quel. . . cagione di volgere . che nel viso o che nella parole turbato vi . lume senza alcuna pena esser poteva cosa dire se n' andò e come pixi camera tosto potè si tornò al letto suo . il suo mantello e . emendo si in /t . dalla sua letizia preso ardire disse . non sembro io uomo da poterci altra volte es? sere stato Poi e ancora appresso questa tornarci che che. né alcuno di non volemela fare accorfatto . novità è stanotte 1' ? voi vi partite pur di testò da me . . . D R. lo sentito avea j e quello gli che tacendo niuna s' vergogna poteva tornare . E come la diletil che grave paresse gli fosse .3o ta. poi \>ide Parlando i arebbe. Nel quale ancora ap. . cognobbe. (i) (2) vide. GIORNATA TERZA più volte carnalmente gli la reina . poi vide (i) la reina accorta non se altro . avuto si levò e ripreso . il partire pur temendo non 1' troppa stanza to in tristizia . quando il re levatosi sì alla andò della reina . Rolli. parlando il . A al cui. avete preso piacere e così tosto da capo ritornate . e diede senso pe- riodo. Il che molti sciocchi non avrebbon io ma fu ? avrebbon detto: non ci fu' io: ? chi fu colui che ci come andò rebbouo la . . e oltre usato modo me j . di che ella . guardate ciò che voi fate Il re udendo queste parole subitamente presunse la reina da similitudine di costumi e di persona essere stata ingannata . arebbe (2) don- vitupero recato Risposele adunque re più nella : mente na .

non gli fosse polso e'I battimento del cuore per lo durato affanno potuto . me • ne vo' tornare di to . Come che ciascuno altro dormisse forte colui che colla : rcina stato era . il il re molti cerchi né alcuno tro- quale giudicasse essere stato desso. talento per quello il gli era stato fat- ripreso suo mantello. il re di ciò . . diliberò di far vista il . e questa volta senza dar>i più impaccio. riposare cominciato dall' imo de' capi il della casa to . non dormiva ancora nire forte il per la quale cosa vedendo ve- re e avvisandosi ciò che esso cercando andava. . e . fermamente che. . senza indugio facesse morire E come che cose gli andasser per lo pensiero di doversi fare pur vedendo il re senza alcuna arme . pci^ . prlego clic voi guardiate alla vostra salute re disse : Allora il ed egli mi piace . e pen- sò di voler chetamente trovare chi questo avesse fatto. di dormire. 3i donna rispose : signor mio si | ma il tuttavia io vi . que si fosse non esser potuto di quella uscire Preso . una lantemetla andò in una lunghissima casa . s' avvedesvarie . di seguire vostro consi- glio. cominciò a temere tanto che sopra il battimen- to della fatica avuta la paura n' aggiunse un maggiore | se il e avvisossi se . che nel suo panella quale quasi lagio era sopra le stalle de' cavalli tutta la sua famiglia in diversi letti dormiva che ciò ancora : ed esti- mando che qualunque . Avendone adunque vandone. usci della camera. . a tutti cominciò ad andare toccando gli . dovere essere .NOVELLA la n. adunque un se n' plcciolissimo lume in . E avendo V animo gih pieno d' che vedeva s' ira mal . pet- per sapere se battesse . imaginando lui della casa . qualun. fosse colui fatto avesil se che la donna diceva tacitamente . e d'attender quello che re far dovesse .

sua famiglia gli e così fu fatto Li quali tutti senza alcuna co. al modo è latino il verho nel numero seco più maggiore col <!' nome nel minore quando nome che comprende uno . e disse seco stesso costui . tutto ciò sentito avea. non che con un paio . quali essi a quel tempo portavano dipartì e tor- lunghissimi acciocché a quel segnale la mattina se. si nossi alla sì camera sua Costui . venne a costui j disse . i capegli e ciò fatto . seco questi è desso Ma . fare intendeva ninna cosa voleva altra cosa gli fece se le quali portate ninna . .• guente il riconoscesse . levò . e questo fatto . le io vo cercando quantunque di bassa condizion senno . e trovato un paio di forfìcette delle quali per avventura v' erano alcun paio (i ) per la stalla per lo servigio de' cavalli . che . se ne tornò a dormire le Il re comandò che avanti che . come colui che malizioso era : chiaramente egli s' avvisò per che così segnato era stato aspettar si laonde senza alcuno . 32 GIORNATA TERZA e trovandogli batter forte . il cuore . . capo davanti standogli il esso cominciò a guardare 5 e veggendo la magun medesimo modo ta: per conoscere tonduto da lui gior parte di loro co' capelli ad gliati . assai ben mostra d' essei-e d' alto Poi veggendo egli cerca- che senza romore non poteva avere quel oh' (1) AvYeiti / erano alcun paio . si nxaravigliò . si come colui che di che si sentisse ciò che . .. quanti in quella cosa ne giacevano a tutti in simil 3 maniera sopra l' orecchie tagliò . di forfìcette avea li gli tonde alquanto dall' una delle parti i capelli . pianamente andando a . porte del venisse palagio davanti sa in s' 5 aprissono tutta la . il quasia . senza essere stato sentito levato la mattina .

quella dire ma il ninno ve ne fu cbe . non la scoperse nò più la sua vita in si fatto atto commise alla fortuna NOVELLA III. j chi '1 fece noi faccia mai e andatevi con Dio . ancora cbe intera vendetta n' avesse presa . con una sola parola d' . a dar modo effetto . e con- taminata onestà della donna sua si Coloro cbe quella parola udirono sé maravigliarono. la intendesse . A aceva già Pampinea . e 1' ardire e la cautela del . si come savio mai vivente re . martoriare. non scemata . avrebbe scoperto cbe ciascun dee andar cercando di ricoprirej ed essendosi scoperto. non per risprtlo òeST offen. . quistar gran vergogna nirlo . Sotto spezie di confessione e di purissima coscien- za una donna . lui solo a cui toccava Il quale . e lungamente fra il esaminarono cbe avesse . senza avvedersene egli . re voluto per . ma molto cresciuta n' avrebbe l' la sua vergogna . innamorata d' un giovane . se non co. esaminare e domandare} e (juello ciò facendo . IL 33 disposto a non volcn. . NOVELLA va . . ammogli pia- e dimostrargli cbc avveduto se ne fosse e a tutti rivolto disse : cque più .. per piccola vendetta (i) ac. ma peichè «aiebbe CiiU in uomo vile. alieni piacer di lei avesse intero . mduce un solenne frate . Un altro gli avrebbe voluti far collare. pallafrenierc era da' più di loro stata lodata e simil- (i) gnnilissima Piccola vendetta chiama. ch'era .

quali noi oltre . fu una gentil donna di bellezze ornata e di costumi . rifuggono dove aver . e vale avanzarsi.. Il Ruscelli spiega nialamcnte civanzarsi per pascersi. il GIORNATA TERZA senno del re. io racconterò . quanto alcun' il cui nome. quando la Reina a Filomena vol- le impose il seguitare : per la qual cosa Filomena . Questo termine s' usa anche al presente in vane parti di Lomlìardia. La quale o . za d' animo e sottili avvedimenti dalla natura dotataj tro che alla io gli sappia . Mart. d' altezaltra . non sono ancora molti anni . e uomini di nuove maniere e costumi elle gli altri in si credono più . piase- Donne l' . perciocché ancarlcherebber cora vivono di quegli che per questo di sdegno. ogni cosa valere e sapere dove essi di gran lunga sono da molto meno si . e àice dei golosi che si pone quasi sempre in mala parte parlandosi ed altri tali. come gli uomini di civanzarsi (i) . secolar da piacere quanto più stoltissimi . possano da mangiar cevoli come il porco . nò ancora alcuno . . tanto più ad ogni . dove iZosteì si di ciò sarebbe con risa da trapassare . adunque d' alto legnagglo veggendosi nata e (i) Cwanzarsi. o di fede . modo . si come . alcuna di noi cautamente beffati Nella nostra città più d' inganni piena che d'amore . li mente tatasi . ulilizzursi. quegli clie per altri viltà d' animo non avendo argomento . passati . e sono non che dagli uomini ma da . nudrirsi. . non solamente per guire ordine imposto i ma a' ancora per farvi accorte die eziandio religiosi . vezzosamente così incominciò a parlare Io intendo di raccontarvi una beffe clie fu da do vero fatta da una bella donna ad un solenne . al- presente novella appartenga come che non intendo di palesare . cre- dule troppa fede prestiamo alcuna volta . religioso essi il . possono essere .

35 perciocché artefice terra. ciocché di santissima vita era quasi da tutti avea di valentissimo frate fama ) estimò costui dovere essere ottimo mezzano tra lei e il suo amante . Ed essendosi accorta (il che per- costui usava molto religioso . ed essa dopo la confessione padre mio a me convien ricorrere a voi per Io so i aiuto e per consiglio di ciò che voi udirete come colei che detto ve l' ho. non accorgendosi . non poteva ed guente notte senza noia passare ciò Ma il valente uomo di . quale. sajK'r un mescolato o . l'ascoltò volentieri: . gli potesse. medesima trovare alcuno lanaiuolo . NOVELLA III. quando piacesse . lettera ardiva di fargliele sentire temendo de' pe- ricoli possibili ad avvenire con un . . niente ne curava ella . che molto cauta era per nò per ambasciata di femmina né . . E avendo se- co pensato che venevole ora cliiamare confessare . che voi conoscete miei . modo tener dovesse se n' andò a confattosel alla chiesa . quan» . ma di volere asodisfa. . maritata ad uno arlcGce lanaiulo era . disse . il quale più di che il le paresse che fosse degno : e innamorossi d* uno assai valoroso età f uomo e di mezza la se- tanto che qual di noi vedeva . fare ordire j una o con una filatrice dispulare del filato propose di non volere . . da lui si voleva Il frate vedendola ed eslimandola gentil donna disse : . uoii ]KJtcnilu Io sdegno dell'animo porre in per lo quale estimava niuno uomo di bassa condizione ({unutun([ue ricchissimo fosse. che da tela . e voggcndo lui ancora con tutte le sue ricchezze da ninna altra cosa essere più avanti divisare . e . de' suoi abbracciamenti in alcuna niciuiera se non in quanto negare non zione di so ciò . tunque fosse tondo e grosso uomo nondimeno . dove gli egli dimorava. esser di gentil donna degno..

1' assedio 5 né posso farmi nò ad uscio né a finestra egli nò uscir di casa. usa molto con voi . non che amici. Rolli. (a) Ri/jigliiire. bello e grande . perché pare che suo amico slate . come da 1' uomo j e che '1 può ben fare io non abbia incontanente per le quali cose io più che . gli . . e diliberami (i) di dirlo più tosto a voi si che ad altrui. se io pur pensassi cosa ninna che contro suo onore e piacer fosse. e.. nome ma persona dabbene mi pare. non avvisandosi che io io cosi fatta intenzione abbia come che ho . Ora uno femmina fu mai del fuoco dedel quale nel vero io non . amata 5 né alcuna cosa disidero clie da lui . le e scandalo non ne nascesse me . facili devesi scrivere delibera' mi: trovegli rai non di rado talmente scritti tali verbi. ma sUaui ripigliare (2) Per che io vi priego per solo (1) DìUherami per deliberai mi. : incontanente non mi pari innanzi 5 e mara- vigliomi io come egli non è ora qui fatti di che io mi dol- go forte . me stessa P arno : e lasciamo stare che io facessi al ma. perciocché questi cosi modi fanno soven- te senza colpa alle oneste donne acquistar biasimo Hommi a' posto in cuore di fargliele alcuna volta dire . . 36 parenti e vita sua sì '1 GIORNATA TERZA mio marito riccliissimo . acciocché ma. si ancora perché gli a voi sta gli bene di cosi fatte cose . miei fratelli ma poscia volta 1' m' ho pensato che ambasciate per . le risposte seguitan cattive di che nascon parole per che. pare che m' abbia si posto . se io non ne sono ingannata della persona se . io . e questo avvertimento te renda a comprendere. riprendere castigar con parole. vestito di panni bruni assai onesti for. dal quale io sono più che la . ninna rea gna come sarei so il . ne son taciuta . uo- mini fanno alcuna modo che . e dalle parole si perviene a' fatti: . .

modo il riprese dello intendere e del guardare (i) che egli credeva che esso facesse a Guatare gaarclare. E quinci . detto questo Il quasi lagrimare volesse. col quale poiché d' una cosa e . d' altra ebbero insieme alquanto ragionato per assai cortese . e egli questo negasse. E . NOVELLA Iddio che voi di ciò il in. T. di colui dicesse di cui veramente diceva e commea* buona . sarebbe dato noia e cocarità . il pregò che messe dicesse per .. . giale da laddove a me è ho . (a) Siamei'ene. che più questi modi non tenga EgH ci sono dell' donne assai . ricordandosi dei conforti datile dal frate dell' opera della limosina empiutagli nascosamente l' la man dì denari li . ^7 e pregare altre dobbiate riprendere . 3 . ed è di quelle che allega Bembo che ai reggono cinque •tllab* aoUo UDO accento DECAM. le quali per avventura son disposte a que- ste cose e placerìà loro d'esser guatate (i) e vaglieglui . le promise d' operar le si e per tal modo : che più da quel cotale non noscendola ricca molto e della limosina. esser vero che ella di. e siamevene(ia) doluta. me ne sia a voi. . data mollo la donna di questa sua disposizion fermamente credendo quello ceva . le lodò l' opera della suo bisogno raccontaudole s' A cui la donna disse: io ve ne priego per Dio. . e il si proferisce con T accento oclla prima. gravissima noia. II. bas- so la testa santo frate comprese incontanente che . il . sicuramente gli dite che io sia stata quella che questo v' abbia detto. anima de'morne tornò era . fatta la confessione e presa la peniten- za . tiratoi da parie . si come usato ven- valente uomo . suoi : e da' più di lui levatasi frate a casa se Al santo ne il non dopo molto. 1' si come a colei che in niuuo atto animo disposto a tal materia .

e dal frate partitosi la dal- andò della donna . E vedendol venire . . . stava ad una picciola finestretta per doverlo vedere. sare davanti a casa sua e cominciò a volersi scusare 5 ma lo . E quantunque a . faccendo sembianti che altra faccenda ne . al santo frate se a' ne . GIORNATA TERZA si come ella si gli aveva dato ad intendere . 38 quella donna Il . disse egli : or non far vista di maravigliarti né perder parole in negarIo . ella è dessa lei ti e perciò per onor di te . preso luogo e tempo . te lei queste ciance omai cotanto . a piagnere incominciò 11 frate questo vedendo la do- . il frate non lasciò dire . quale sempre attenta .. senza j troppo indugio la sagacità della donna comprese e mostrando alquanto di vergognarsi intramettersene per innanzi la casa n' : . tanto lieta e tanto graziosa gli si mostrò il che egli assai bene potè com- prendere sé avere frate : vero compreso dalie parole del e da quel di innanzi assai cautamente con suo piacere e con grandissimo diletto e consolazion della donna . ti stean bene ti che . se cagione continuò di passar per quella contrada alquanto già accortasi che egli a lei . si come colui clic mai guatata non avea e radissime volte era usato di pas. se vi passasse. valente uomo l' maravigliò . disse di più non . percioccliè tu : non puoi ella non lio queste cose sapute da' vicini medesima dico io di forte di te dolendosi me non l' ha dette . ]Ma la donna dopo costui cosi piacea ella a come disiderosa di volerlo ella gli più accendere e certificare dello amore che portava tornò . . mai ne di Il io ne trovai alcuna di queste scioccliezze schifa . piedi . . fos. ma . se . e per consolazio- priego te ne rimaughi e lascila stare in pace valente uomo più accorto che '1 santo frate . e postaglisi nella chiesa a sedere . .

oltre a que- avendo rcnduta indietro la borsa e 1' la cinto- alla femminetta che recata . temendo che io 1' ella per sé noli la tenesse e a lui dicesse che avessi ri- cevuta. Certo no disse la donna anzi . od acciocché voi gliele rendi sue caso . per vo- amore non io avrei fatto nt^ il diavolo . . . ella ave&sc • 39 La «Ioa- pietosa mente : che novelle . Come ? disse Irate . io vel faccia io gih prima assapere E . ho voluto fare nò dire cosa alcuna che sto la . e poscia . na rispose piiilrc mio le novelle che iu ho non sono . per ogni volta che pasqwasi sar vi solca. tolsi di mano. e. avea che gliele ri- portasse e brutto commiato datole. pure mi sou rattemperata . mio . ma egli ò stato si ardito e si che pure ieri mi mandò una femmina in casa con sue novelle e con sue frasche. non s' è egli rimaso di darti più noia . ]K'rolocclu'^ io credo che egli sia nato per mio grandissimo slimolo lieta . ma . e per farmi far cosa che io non sarò mai né mai ardirò poi il di più ponuivi a' piedi . il guatarmi sfacciato gli fosse basta. io ho laute borse e tante cintole io l' affogherei en- .. diate e gli diciate che io non ho bisogno che ve porciocch«> . . che dì (|uel mnlndclto da Diu vostro amico 1' (li cui io lul vi rnmmnricai allr' ieri . NOVELLA mandò altre HI. : . la richiamai indietro. E or volesse Iddio che ilpassar\-ie to. si coni' io intendo che elle fanno alcuna volta. come per un dispetto avendo forse avuto per male che io mi ve ne sia doluta. . poiché io mi ve ne dolsi . e piena di stizza gliele bolla recata a voi . la merco di Dio e del marito . se io stro uou avessi guardato al peccato. credo che poscia vi sia passato sette . quasi come se io non avessi delle borse e delle cintole mi mandò una borsa e una cintola il che io ho avuto od ho si forte per male che io credo.

e non domandano altro che lira osi ne^ e spezialmente la e cattivella. che io sarò sempre e testi- dinanzi a Dio e dinanzi agli uomini fermissimo monio colei della tua onestà . come disse : che . sì afflitta che è una pietà a vedere Credo che ella porti gran- dissime pene di vedermi in questa tribulazione di questo nemico d' Iddio: e perciò vorrei che voi mi di- . GIORNATA TERZA E appresso questo. mi vi senso che.' mamma mia . vincer tanto : che tu ad alcuno de' tuoi dicessi che gli ne potrebbe troppo di mal seguire Né dubitar che mai di questo biasimo ti segua . né te ne so ripigliare tu in questo segua tr'ieri. che io abbia biasimo per lui : frate . e disse fi- se tu di queste cose crucci j . io il dirò al ma- mio e a' fratei miei. il quale pienamente credendo ciò che . non ti lasciassi il . . turbato oltre misura la prese li . l' avarizia sua e degli altri conoscea messere renti . il ma . e avvegnane che puòj che io egli riceva villania . La donna fece sembiante di . don: na diceva glmola . se egli di rito questo non rimane. tuttavia piangendo forte si di sotto alla guarnacca una bellissima e ricca borsa con una leggiadra e cara cinturetta.4o tro . lodo molto che il l' mio consiglio Io al- ed egli m'ha male tra . ho molto più caro che ne sta la . e gìltolle in grembo la al frate. se ricevere dee . bene trasse E detto questo. attenuto quello che mi promise: per che per quello e per questo che nuo- vamente fatto ha io gli credo per sì fatta maniera ti rij scaldare gli orecchi. . riconfortarsi alquanto e lasciate queste parole . a queste notti mi sono appariti più miei pa- e parmi che egli sieno in grandissime pene. che egli più briga non darà e tu colla benedlzion d' Iddio all' ira . la quale mi pare . io non me ne ripresi maraviglio. sì come si a padre .

c/i' Peri (a) (T un foco assentbru pennace^ Che mi (S) 3Jai. Ma il fiale acceso come il può' tu negare malvagio uomo? eccole. usala da iìa Gìotdano • da alui . assai la tiepidamente negava sé aver mandata cintura . acciocché Iddio gli traggli il ga di quel fuoco pcnuncc (i)j ^ ^^^1 detto. eerto no. che ellu medesima piangendo . In la- E partita la donna . ma seriamente gli ant. e sciò andare. Rim.idia. disse: mais! (3). e sono •ccortiile ila quello the i LoinlMirdi dicono mtidest e madiasi. maino. 11 santo frate lietamente prese. 4« le quaranta messe di «anGri- vostro orazioni. e \edeudoI turbato. mandò qual venuto. cioè per Cìkx'c sia . che dice m. toci tulle. non accorgendosi che per l'amico suo: il egli era uccellato ('j). la e con buone parole e con molli esempli coufcraiù dni.tlc In divozion di costei. quale ripetendogli le parole altre volte dettegli e di nuovo ingiuriosamente e crucciato molto di ciò parlandogli la . in poso mano un fiorino . sua benedizione. autoti del secolo in vece di pcnace. il riprese che detto gli avea donna . cioè certo à. f Io credo che il modiast de' Lumlutnli altro non che una cor- nisione della voce toacana madie». che io le conosco. . (i) "t Fuoco pennttce (tlcKo così in dissero tal\olta Ptnnace buon non in burla. 11 . Matt. incontanente s'avvisò che egli avrebbe novelle dalla donna ^ e aspettò che dir il volesse frate.ù. beffare ingannare. se forse data gliele avesse la forte disse: donna. e dis/ace lo core e la mente. hmh) fuoco prtinre. ser Piillo. Il valente uomo» che ancor non vcdea a che frate riuscir volesse. che egli doveva aver il fatto.NOVELLA CMte per r anime loro gorio e (Ielle ni. borsa e la acciocché al frate non togliesse fede di ciò. Uccellare. per quel eh' io cretlo. me 1' ha recate^ di vedi se tu le conosci Il valente uomo mostrando vergoguarsi forte. lolle dalgreco.

e più ancora perciocparca che'l suo avviso andasse di bene in meglio. pregato che più a queste cose non attendesse avendogliele promesso. Dicevano -vuole sl la essi madib. all' alla slessa guisa die con aggiugnere la medesima particella è fatto avverLio sempre. senza che hisogno di ricorrere pi da qualche dotto. al- Menagio che maisì derivi dal latino magis particola sic. lingua greca . ma die si all' e maìsi. cosa aspettando se . con plcclola variazione alla madie e madiesì. t £'Z dopo. dio per s' maisempre . e. come e in parte n' andò dove cautamente fece egli sua : donna vedere che che ché la avea e 1' una 1' altra cosa di donna fu molto contenta. fu fatto eziandio. S'è aggiunta aflermativa mai per dare più di forza affermazione. a mala pena conosciuta in que' tem- la quanto poi a madesi. 42 GIORNATA TERZA givirovi clie . è da notarsi che usano i questa voce non solo Lombardi . . e alla particella mai s' è aggiunta la voce di una certa proprietà di nostra lingua di ammettere soprappià (pesta voce nella composizione di alcune particole congiuntive. il ed egli licenziò. . le E ninna altra non che il marito an- dasse in alcuna parte per dare all'opera compimento. e il Cosi hanno tutte ec. acciocché vedesse che se n' è tolto fosse via l' i ). anzi quella del 1627 ha . che in vece di anclie solcano dire gli antichi toscani. e di avvegnaché avvegnadioche io scriverei Di sl là evenuto madia (che più volentieri mcC dio . come (i) sl può vedere dopo nella Cofanarla di Francesco d'Ambra. . migliori edizioni. ma le i Toscani 1' usarono medesima- mente. non molto dopo a convenne al marito andare infino a Genova E come scrillori del Il l' egli fu la mattina montato a cavallo e anda- tempo suo. poiché che mai di questo voi non sentirete più parola . e confessovi che io feci malcj e io cosi la veggio disposta . Il valente uomo lietissimo e della certezza che aver gli parca dello adal frate partialla mor to fu della . Ora le parole fur la molte : alla fi- ne il frate : montone diede e '1 borsa e la cintura allo a- mico suo dopo (i) molto averlo ammaestrato e . avvenne che per alcuna cagione questo . Cosi di eziam. madie.. donna e del bel dono.

se non che egli . dello. alla finestra : della la quale è sopra il giardino e gik aveva la finestra aperta e voleva nella camera entrare. Ninferno sclienosamcntc il \ Forse Boccaccio noi disse scherzosamente. se non che stamane ora che io v' ho detta egli entrò in un mio giardi- no e vennosene su per uno albero camera mia . . 43 e dopo . a lor fantasia . perciocché poi più noi Ora zi . così la donna n'nndò molte qucrìmonio piangendo gli disse: padre mio : or vi dico io bene elio io non posso più soflcrìre ma percioccliò l'altr'ieri io vi promisi di ninna cosa fame che vi } io prima noi vi dicessi . vedetel voi: io per me non io intendo di più comportargliene. quan- do io destatami . lo non so qual il mala ventura assapere che j marito mio andasse icrmattina a all' Genova . e ignuda come ed . essendoché qiirsU a' voce era usilalissìnm e nelle Predidie nllrc scritture di ili tempi suoi. . anzi diavolo del ninforno (i) mi fece stamane poco innanzi mattutino gli facesse . inferno. NOVELLA lo vin . . IIL al santo frate. e aveva cominciato . per amor . corsi e ser- ragli la finestra nel visoj egli nella sua mal'ora cresentii do che se n' andasse . egli era: laonde io udendolo. se questa è bella cosa ed ò da sofTerire . Trovasi così ninferno come inferno fra Giordano e m-lla Inlrodutione il alle Virtù gli e in quelP aureo secolo: ed Salvìati ossena che auturì del trecento or si delV una or dell' altra di queste due tocI ji servivano. che il vostro amico. a gridare e avrei gridato. piagnere e di rammaricarmi io vi voglio dire ciò . son vemitn ad Iscusanni- e acciocché voi crediate che io abbia ragione e di . che ancor dentro non era mi chiese mercè per Dio e per voi io nac(pii dicendomi chi di voi tacqui .. subito mi levai . e come giudicavano tomaue meglio aWoreccIUo. anIl ne (i) gli ho bene per amor di voi sollerte troppe. può cretlere.

di dire dar la parola ia senso di ptrmetlere . come due volte seguito hai . io Ora ecco . uomo clie del monla do . dal frate quale da parte tiratolo esso disse la maggior villauia che mai ad uomo fosse detta. A cui la donna rispose lui egli lodato . . re che io io il da questa bestialità bene sta j e . dislea- (1) (a) (3) i.44 frale GIORNATA TERZA udendo questo. : e . se io posso tanto fa. giudica che ben sia fatto. sopravvenne . e non sapeva clie dirsi se non più volte egli domandò dio. consiglio. che io credeva che fosse un santo tolga . prometto di non tornar più per questa cagioe . E (legna di osservazione questa forma il . è slato troppo grande ardire e troppo far mal e tu facesti quello che facesti . Ha per è molto spesso usa Bocc A l'edere. disse la per questa volta re: non vi voglio turbare si né disubbidi- ma si adopeiate che egli guardi di più noiarmij che io vi '. lasci fare a me a vedere (2) se io posso raffrenare questo diavolo scatenalo. era appena ancor fuor della chiesa don- na . quasi turbata dal frate la si Né il . dovevi . da un il altro . Disse allora altro figliuola. mandamelo come ti Ma io ti \oglio pregare poscia che Iddio guardò di vergoil gna . che. se ti non potrò infino ad ora con la mia benedizione 1' do la parola (3) che tu ne facci quello che ti animo donna. che valente al uomo . qui non ha (i) da dire . Io vi di- co eh' e' fu egli . se io se ella aveva ben conosciuto die : non fosse stato altri. senza più dire . se non che questo fatta cosa . ne a voi parti . tene ad alcun tuo parente . di . mio . fu il più turbato . e fu chiamato . e perchè il frate: negasse non gliel credete. così ancora questa volta facci cioè che senza doler. cioè per vedere. sia Id- non conosco ancor .

Egli è il vero. . le e 45 Costui . Nel testo Minneili i ecco onesto onesto (5) uomo. (5) vincere finestre su la sautilh di che le vai alle per gli alberi lei ? Ninna cosa è fai al mondo . che ti messo me n'è il giunto: io m'avviso che tu to credesti. priuiieraniciUo disse . perciocché ti mari- non c'era. (4) b le divenuto. disse il frate. (5) Hi meceere Non t (dello per isrherio. ed è TOM molto antica. Così leggono anche i Deputali. apritor di giar- dini e salitor d' alberi Credi tu per improntitudine questa donna la notte . mordimenli (1) di questo risposte perplesse (2) . donna dovesse incontanente : ricevere in braccio Hi meccere (3) ecco onesto uo. Irovansi queste tocì di dìspreuo nella tre edisioni d* A. riprensioni. e per lunghezza del tempo avesse le sue tristizie e diso- nestà dimenticate. né afTermaTan* in tutto. stando attento. e R. messe: re ? ho io crucifisso Cristo ! A cui e' il ! frate rispose egli ve- di svergognato odi ciò eh' dice parla né più nò meno come se uno anno o due la fosser passati. . Etti egli da stamane a mattutino in qua stù uscito di mente ove 1' avere altrui ingiuriato al ? ove fo- stamane poco avanti io io giorno ? Rispose tosto il il valente uomo: non so il mi fui: mollo ve n' è giunto messo. mo I é divenuto (4) andator di notte . ingegnandosi di farlo parlare p<'rchò questo cruccio ? . che a dispiaccia come tu j e tu pur (1) (9) 3fordimenti Perplesse.NOVELLA in. ambigue che non negavano. spergiuro e traditur chiamandolo . Rolli. eh' i divenuto ec ImpronliiudùUf óoè importunità. Mnrt. ma in collera) Ih messere. altre \oIte conosciuto frale che i gih due avea che montavano . ptr maldieeme. duliliie. e con . G. et divenuto ec: e nella edisione del iSi"] ecco uomo. che la gentil . e cori hanno pa- rimente due impressioni citate nel Vocabolario.

frate : e da come il mattutino della seguente notte fu. derio avendolo aspettato lietamente il ricevette di- cendo t' 1' : gran mercè a messer lo frate cbe così bene .. insegnò la via da venirci E appresso prendendo un dell' altro piacere . se n' entrò nella ca- mera bella e . non per amore clie ella porti . insieme con gran a' lor fatti . nelle braccia della sua . ragionando e ridendo molto . la licenzia cbe il se tu più. conceduta ho . ella ha infino a qui. e' pettini e gli scardassi . desi. donna mise La quale con grandissimo . della semplicità del frate bestia biasimando i lucidilet- gnoli to si . alcuna le spiail ci cb' ella faccia parer suo Cbe farai tu. cosi egli nel giardino entrato e su lito e per lo albero sa- trovata la finestra aperta ^ . come meglio seppe il e potè con molte ampie promesse l'accbetò lui partitosi . vai riprovando In verità . come più si tosto potè. 46 ti GIORNATA TERZA . li ma tu ti se' . in cosa . taciuto di ciò che fatto bai l' ma . lasciamo stare clie ella te r abbia in molte cose mostrato. . essa non tacerà più. se ella dice a' fratelli? Il valente uomo. ma ad instanzia de' prieghi mici . sollazzarono E dato ordine si fecero cbe senza aver più a tornare a messer lo frate. mol- te altre notti con pari letizia insieme si ritrovarono : alle quali io priego Iddio per la sua santa misericordia cbe tosto conduca voglia ne me e tutte l' anime cristiane cbe hamio . avendo assai compreso di quello cbe gli bisognava . molto becosi ti ne ammendato per vo' dire ti : miei gastigaraenti Ma .

ma ora dic« comunemente Panerà^ tio . gli .e don Felice si in questo mezzo con la moglie del frate dà buon tempo.. Panfilo presta. Mart. vicino di san Bran- un buono uomo e si ricco. essisi sforzano d'andar- ne in paradiso il senza avvedersene vi . finita la sua novella l' . la Reina ridendo guardò ver. insegna a frate Puccio come egli difncceìulo una sua penìtenzia : la quale frate Puccio fa. mente rispose clic volentieri e cominciò Madonna. che dato allo spirito . so Panfilo . poi-. JL oicìiò Filomena . . perciocché altra famiglia fante . essendo tutto quegli di san fece bizzoco di Francesco. il quale fu chiamato Puccio di Rinieri . si tacque avendo Dioneo con dolci parole molto la ingegno del- donna commendato e ancora . non ha ancor lungo . mandano altnii : che ad una nostra vicina (i) . . la preghiera da l'ilo- mena ultimamente fatta . tempo sì come voi potrete udire intervenne Secondo che cazio (a) stette io udii gih dire. continua con alcuna piacevol cosetta il nostro diletto. (3) t Spirituale è nclT ctlijùoDe del 1718. e fu chiamato frate Puccio: e seguendo questa sua vita spiritale (3) . Brancaùo tcto nome. né per questo la bisognava usava molto E perciocchò uomo idiota era e di grossa pasta (i) (a) Ad un nostro vicino hnnno alcuni è il tosti a si penna. non Rvea che una donna ed una ad alcuna arte attender chiesa . 47 NOVELLA Don Felice vctrà beato . e disse : ora appresso Panfilo . . IV. sai as- persone sonoclie mentre che . .

e bucinavasi (i) che egli era degli scopatori . si. na era e d' aguto (2) ingegno e di profonda scienza col qual frate Puccio prese una stretta dimestichezza. prediche di frate Nastagio lena gi . per . uè mai falliva che alle laude . . è Tenuto bucinare (2) come da voce vociferare Acuto. un monaco chiamato douFelice conventuale . di san Brancazio il quale assai giovane e bello della perso. perchè quei che sono di tai compagnie non sanno ne si conoscono •J- Uà boce. stava messe. nome . talvolta a casa e a dargli desigli nare e cena altresì secondo che fatto \euia 5 e la donna per amor di fra Puccio era sua dimestica divegli nuta e volentier faceva onore . diceva suoi paternostri andava alle prediche . Continuando adun. e si questo dice. solvea sciuta frate e oltre a ciò gli si . che cantavano .. e veggendo la moglie così fresca e ritoudetta s' avvisò qual dovesse (1) Bucinavasi cioè si bisbigliava . avendo la sua condizion . . Tornò in questi tempi da Pari. giovane anco- fresca e bella e ritondetla che pareva una mela casolana. gli E perciocché costui ogni suo dubbio molto bene . si diceva cosi Ja qnalcK" uno. santità del marito e forse perla vecchiezza . sarebbe voluta dormire . La moglie che monna Isabella avea ra di venlotto in trenta anni ta. che in luogo . secolari esso non fosse . cono- . . o forse scherzar egli le con lui ed raccontava la vita di Cristo e le . o il lamento della Madda- o così fatte cose. mostrava santissimo se lo incominciò Puccio a menare . faceva molto spesso troppo più lunghe diete che voluto non avrebbe^ e quand' ella si . di voce solcano dire . e digiunava e disciplinava. gli antichi toscani. que il monaco a casa di fra Puccio . 4S alle i GIORNATA TERZA .

si mostri . hammi . 49 maggior per tot fatica a fra ella patisse . Puccio. voleva j perciocché costei in niun luogo del fidare mondo in casa si ad monaco . che tutto alla tuo desiderio ò di divenir santo qual cosa mi par che tu vada per una lunga via . Ik dove ce n' è una che è molto corta gli altri . essere colla non ostante che Ed . con ragionò il suo piacere. che la ella il sanno e non vogliono che . di che gli malinconia E dopo . perciocché . di volerla supplire. ordine chericato che più di llmosine vive . so e egli E postole rocchio addos- una volta e altra nella bene astutamente. con grandissima ina giurare stanzia che gliele insegnasse e poi che . che tu a ninna persona io la del t' mondo appalesassi e volessila seguire insegnerei. . ono- dove 1' io credessi . prima cominciò a pregare . come prima lei venne . in- contanente sarebbe disfallo si come quello al quale più i secolari né con limosino né con altro attendereb- bono.pcrciocchètuse' mio amico. cio gli disse così io il ho gih assai volle compreso fra . e pensossi se egli potesse Puccio. essendosi un : dì andato a star con lui frate Puc. . quantunque bene all'opera la trovasse disposta a . tanto fece che r accese che aveva destro gli egli: di che accortosi mente quello medesimo desiderio il manaco. ewere quella cosa della quale difetto .NO\TXLA IV. molto monaco avea gran venne pensato un modonna in casa sua Pucrio in casa fosfra do da dover potere senza sospetto se. se non sua e in casa sua non polca perdio . fra il Pucc io non andava mai fuor della terra . Ma . dover dare compimento non esser col si si poteva trovar modo. Frale Puccio divenuto disidcraso di que- sta cosa.Ma. ed rato molto . la quale il pa- pa e usano l' suoi maggior prelati.

zia '. ma intendi sanamente. acqua bene- come ora fanno i veniali Convlensi adunque l'uomo principalmente con gran diligenzia confessare de' suoi peccati. di mettervisl . stando tu in pie gli vi possi le re. tutti sì purgheranno e sarannoti .5o mai . . mia tavola molto larga . GIORNATA TERZA se nou quanto gli piacesse . se tu quelle volessi appoggiare ad alcun cavigliuolo sta puoil fare. peccatore . . monaco e io la ti Tu dei sapere che i santi dottori tengono "che a chi vuol divenir beato la si convien fare penitenzia che tu udirai . ti converrà dire cento paternostri con trecento avemmarie a reverenzia . per quella perdonati. un di- giuno e una astinenzia grandissima la qual convien altra ti che duri quaranta di 5 ne' quali. e in que. cielo star senza muoverti . disse mostrerò . ad alcuno noi direb- be. . affermando clie. guardando il . maniera . ordinata in guisa che ni appoggiare le . . Poiché tu così mi prometti. oltre a questo . Io non dico che dopo sii i la penitenzia tu non . e tenendo piedi in terra j distender braccia a guisa di crocifisso e . perchè non se'. conviene avere nella possi la notte tua propria casa alcun luogo donde tu vedere il cielo 5 e in su 1' ora della compieta andare in questo luogo e quivi avere . scritti e quegli che tu farai poi non saranno 1' a tua dannazione detta . che esso seguir la potesse il . come tu ti se'j ma avverrà questo che peccati che tu hai infin all'ora della penitenzia fatti. anzi se n' andranno con . propria tua moglie si convie- ne astenere E . punto infino a mattutino E . quando viene a cominciar la peniten- e appresso questo gli convien cominciare . se tu fossi littcrato cei'te ti converrebbe in questo mezzo dire io ti orazioni che tre- darei : ma . se tal fosse. la non che da fem- mina . ma da toccare .

disse che di queface- bene che j per l' anima sua va . per lo star fermo infino a matil tutino senza muoversi. IV. na appresso si vuole . senza le quali non re al gih . e quivi dire certe orazioni che io ti darò scritte . frate Puc- cio cominciò la sua penitenzia . ella era contenta e che accioccìiò Iddio gK facesse la sua penitenzia profittevole. . come mat- te ne puoi '1 se tu \uogli . se a far n' hai alcuno e poi de- sinare.nudare . e deesi assai ben poter fare di e perciò io vo: nome Dio cominciar domenica . e raesscr lo mo- naco convenutosi colla donna ad ora che veduto . E faccendo questo si come io feci spero che anzi che la fine della {wnitenzia ven- ga . e poi in . per che parendole sto e d' ogni altro assai buon modo egli . fare alcuni tuoi fatti. e dormire: e la matti. su la compieta ritorna. disse allora (juesta non ù tioppo grave cosa } nò trop- po lunga gho al . que in coiicordia . si può fare. maniera che tutino suona su la croce. Frate Puccio . ed essere appresso al vespro nella chiesa. tu sentirai maravigliosa cosa della beatitudine . essere stato creatore del cielo e . andare. e riguardando ciclo sempre aver memoria Iddio . ella voleva con esso lui digiunare . ciò che monaco voleva dire. alla cliicsa e «juivi udire almeno tre messe e dir cinquanta paternostri ed al: trettante avemmarie e appresso questo con simplicità . venuta domenica .NOVELLA della Trinila nella . mudo detto . il 5i . alla moglie disse ogni cosa.sto stette egli in . stando in quella . ma fare altro la no Rimasi adun. La don- na intese troppo bene . e cosi vestito giitarti sopra letto tuo. etema se con divozione : fatta V avrai . e da liy . della terra e la passion di Cri. partitosene e andatosene a casa ordinatamente con sua licenzia perciò. Fui .

o vero di . e frate Puccio tornava al letto. cio come ti dimeni? che vuol La donna ridendo e di buona : . parve a frate Puccio sentire alcun dimena- mento di palco della casa: di che. la sera non cena il Credettesi frate Puccio che digiuno le fosse cagione di si . . che motteggevole era mollo la bestia di . né da altro era da quella che da un sottilissimo muro: per che.5a GlOPtNATA TERZA essere. ora del mattu- andava il . Era il luogo. e per- ciò per lo letto dimenasse: per che egh di buona io t' fede disse : donna 1' ho ben tali . pensa di riposarli fai tu dai volte per lo letto . avendo già detti cento . Ó0& fermatosi. ruzzando alla scapestrata messerlo monaco troppo colla donna ella ed con lui. punto (i) quivi chiamò la donna senza muoversi va . che i dimenar ciò che ci è Disse allora la donna (i) Fatto punto. Disse allora frate Pucdir questo dimenare aria ( ? che valente don. donna . . . de' suoi paternostri fatto . le non poteva più delle sere con lei se ne veniva a cenare. ma tu poiché pur hai voluto fare : non pensare a ciò . non digiunare j . e domandolla ciò che . ella face- La donna . forse ca- valcando allora san Benedetto : . na era ) e forse avendo cagion di ridere rispose dii-e? : co- me non sapete voi quello che questo vuol dimena ora io ve l'ho udito dire mille vollej chi tutta notte si . san Giovan Gualberto io rispose gnaffe . quale frate Puccio alialo alla aveva alla sua penitenzia eletto camera nella quale giaceva la diviso. traslazione della scrittura. poi con lei si giaceva infino tino^ al quale levandosi se n' all' . seco sempre recando e ben da mangiare e bea da bere . ch« _fiaita una sentenza. non poter dormire detto . marito mio mi dimeno quanto io posso. fa puuto fermo.

In quello quanto durava . essendo dal marito . (questa notte innanzi fatto in altra parte della casa . monaco il suo diletto più volte mot- teggiando disse con te lui: tu fai fare la pcnitenzia a frail Puccio. Consumasse II* cioi Jlniise posto al modo latino. e poco stante dalla penilen/ùn a quello se ne venia frale Puccio. non ve no fate 53 eli' i* caglia (i) no) io so io ben ciò mi fot pur ben voi. . venne che dove frate Puccio . avvertilo. si s'av- vezzò a' cibi monaco cbe . sé credette mettere in paradiso egli vi mise il monala clie co . . DBGAM. lungamente slata tenuta in dieta tenzia di frale ancora che .NOVFXLAIV. Continuan- do adunque in e la douna col cosi falla maniera il frate la pcnitenzia^ . E parendo mollo bene stare del alla donna. voce iiroTcnsale e atollo u»u(a: ma calere esxntlo Terbo impersonale non ha (a) non le terse persone. che farò bene . per la quale noi abbiamo guadagnato pa- radiso. ordinare un letto . T. non »o ne mettete yttnùe- to. donna e messcr monaco da tempo fe. io. Di che ( acciocché ullime parole non sleuo discoi*danti alle prime ) av. gran divizia (») Non se ve ne caglia t noo te ne curate. 4 . e con discrezione lun^ ga mente ne prese 1' il suo piacere . clic . il della pcnitenzia di frate Puccio sta si cou grandissima se n' stavano } e ad una ora il monaco andava e la donna al suo letto tornava. Slettesi a' adunque cheto : frate Puccio e rimise roano lo suoi paternostri e la . da andarvi tosto gli avca mostrata la via» e moglie che con lui in gran necessith vivca di ciò ^ mcsser lo monaco le fece « come misericordioso . se io jwlrò. faccendo pcnitenzia . la peni- Puccio si consumasse (a) modo trovò di cibarsi in altra parte con lui.

ed ella tacendo.veva Panfilo JLJLi non senza . . 54 GIORNATA TERZA NOVELLA // V. quello che ad un cavalier pistoiese n' addil'ordine dato del ragionar seguitando. mentre altrui to sé credono uccellare dopo : il fat- da altrui essere stati uccellati conoscono follia per la qual cosa io reputo gran quella di chi si mette . nò trovandone alcuno che . sappiendo che altri non sappi nulla si j li quali spesse . non per malizia . ne stava in pensiero Era allora un giovano . senza bisogno a tentar le forze dello altrui ingegno Ma . e per quello con licenzia di lui parla alla sua donna. uomo molto ricco e savio ed avveduto per altro ma avarissimo senza modo : il quale dovendo andar podestà di Melano . volte. . perchè forse ogni . re fornito s' se non j d' un pallafrcno solamente gli che bello fosse per lui piacesse . così cominciò a parlare.. Credonsi molti. ma me . . molto . Zima dona a messer Francesco VergcUesi un suo palla/reno . d' ogni cosa opportuna a dovere onoievolmente andaera . e secondo la sua ri' sposta poi V effetto segue . betta che La quale anzi acerper antico costu- no . mi ca- piace di raccontarvi Fu valier in Pistoia nella famiglia dei Vergellesi un nominato messer Francesco . risa delle Donne finita la novella di frate Puccio quando donnescamente la Reina ad Elisa impose che seguisse. egli in persona dì lei si risponde . uomo della mia opinione non sarebbe venisse .

pallafreno ma il dono il bene avere . che da lei . e sperando di dover bef. udito non sia Il cavaliere da avarizia tirato. NOVELLA in Pisluia . lui vagheggiare moglie di metr . che alla egli avrebbe per amore il Zima sua donna portava. Messcr Franceil sco da avarizia tirato.. gli pia- c([ue . vi piacesse. egli volesse . far costui . lattosi chiamare dita gli Zima. . rau- la quale era bellissima e onesta molto. zione (i). il (|ual(! *ì ornato u »l pu- persona nudava il che generalmente da luUi . era chiamato Zima (a) e avca lun^o tempo amala l' a VDghe^'^iata inlclicemenle la donna di mcicier cesco . se voi mi naste ciò che voi avete al via di vendita avere poti'estc voi sta il mondo. che sari stato cagione drl »u|^tciinuga>e di Zima dato a costui. e rispose al cavaliere messere voi . Zima udendo : ciò. E lui nella sala del suo palagio lasciato alla an- dò nella camera donna il i e . 55 di piccola na- il cui nuiuc era Ilicciardu ricco molto . acciocché Il Zima do- gliele profercsse in dono. uom che io da altrui . le Cioè di oscura imscila. Ora belli pallai'reni di la aveva costui un de' più avevnlo molto caro per ogni Toscano . prima che voi prendiate possa con la grazia vostra e in vostra presenzia parlare alquante parole alla donna vostra . rispose che gli piacca e quantunque . ({uando detto V ebbe come agevolmente poteva (i) "t pallafreno guadagnare. al (a)Qa»nlo stire pulito Ziiua non vi ò «Uro ae non che atzimarsi tuoI dire ve- con una iprcie di ricercata lindura. in venil domandò il suo pallafreno. V. e sua bclle^zaj ed esseudu ad la uom pubblico . ser Francesco fu chi gli dicesse 1' che se egli quello 1' addimandasse quale il . . . quando non : potreste per in mio . tanto da ogni separato . con que- coudi/àone che io . lito della ma .

in voi sono le quali avrebbon forza di pigliare cia- scuno alto animo di qualunque uomo . ma ben . . siete si savia. che vi piacesse . Il quale avendo col cavaliere patti rifermati da una parte colla della sala assai lontano da ogni uomo : donna si pose a sedere . e cosi cominciò a dire esser certo valorosa don- na . . niuna cosa avete qua! che ella si sia . prendiate cortissimo argomento vi dico che io mi re- puterei maggior grazia. si guar- dasse che a niuna cosa che egli dicesse rispondesse né poco né molto cosa rito . ne conto . che voi cosa che io far potes- mi comandaste che io non terrei che. . . disse di farlo e appresso al marito andò nella il sala ad udire ciò che i Zima volesse dire . amerò E per questo vi potete render sicura che . . . venisse . e perciò non bisogna che io vi dimostri con parole quello essere stato il maggiore e il piìi . . vita sosterrà questi più v' che . o cara o vile . . . e il simigliante delle mie cose E acciocché voi di questo .56 GIORNATA TEUZA il impose che ad udire Zima . fervente che mai uomo ad mentre alcuna donna portasse la e cosi senza fallo farò j mia mìsera . egli mi pare . La donna biasimò molto questa ma pure convenendole seguirei piaceri del ma. che voi . comandando io. come di me . se di là come di qua s' membri e ancor ama in perpetuo . tutto il mondo prestissimo m'ubidisse Adunque se cosi son vostro come udite che si . che assai bene a già è gran tempo avete potuto comprenla dere quanLo amor portarvi m' abbia condotto . vo- stra bellezza la qual senza alcun fallo trapassa quella di ciascun' altra stare de' che veder mi paresse giammai^ lascio costumi laudevoli e delle virtù singolari che . da quanto che io mi . che tanto vostra possiate tenere e cosi in ogni atto farsìa .

viva . amore morte . liieman nel vostro cospetto . . e non E sì come umilissimo servidur vi priego. dalla qual sola ogni mia pace» ogni mio bene e altronde. sperando in voi. vo- stra passata durezza verso me dimostrata che vostro sono . vi sarebbe di maggior noia cagione . a mi- sericordia di me vi movete il perciocché in voi sola farmi il . ricordia del Zima mio! e questo pcntere (i) do luogo che . mi il potete di ciò v' incresca . . Qui i to iu di iiunic ed ctjuÌTalc a peiUiincnlu . più lieto e più dolente uomo che . per guiderdone ma con lieta risposta .. e piena di gra- zia riconforterete gli spiriti miei tutti li quali spaventati quinci tacendo . e morrommi . lasciamo stare che mia morte rimorden- non vi fosse onore nondimeno credo che la couscienza . V. se a' miei prie. caro mio bene e sola speranza dell'anima mia (che nellu amoroso fuoco. e potrete esser detta la . ve ne dorrebbe e talvolta meglio disposta con voi mo desima direste : deh quanto mal feci a non aver misenon aven. ora che sovvenir . che io dalla vostra pietà liconfortato possa dire la vostra bellezza : che . Per acciocché ciò non ar\ cnga . NOVFXLA sono . . E (1) t Pentire dissero l'iisa li antichi più voleutirri die pentirt. me micidiale E . così per quella av er la vita la quale s' . . la mia salute venir mi puote . ghi r altiero vostro animo non inchina senza alcun fallo verrà d'\ meno . dovene alcuna volta d' averlo fatto . come per innamorato sono . di- murn Spero tanta essere la vostra cortesia che non riceva soifcrrete che io per tanto e tale . porgere i 57 prieghi non immeritameate arilirò di miei alla vo&lra altezza. e anzi che io muoia . si nutiica} la che la vostra benignità sia tanta e sì ammollita .

58

GIORNATA TERZA
mangli ocelli fuori
,

alquante lagrime dietro a profondissimi sospiri
date per

cominciò ad attender quello
.

che
le
il
1'

la gentil

donna

gli

rispondesse

La donna, la quale mattinate

lungo vagheggiare, l'armeggiare,
-a

e

altre cose simili

queste , per

amor

di lei fatte dal
le affettuo-

Zima, muovere non avean potuto, mossero
se parole dette dal ferventissimo amante a sentire ciò che prima mai non avea
,

e cominciò
,

sentito

cioè
co-

che amor

si

fosse

.

E

quantunque

,

per seguire

il

mandamento
ri

fattole dal marito, tacesse, non potò per,

ciò alcun sospiretto nascondere quello
,

che volentiemanifesto
.

rispondendo

al

Zima avrebbe
,

fatto

Il

Zima

avendo alquanto atteso
,

,

e

veggendo che ninna
s'
;

risposta seguiva

si

maravigliò^ e poscia

incominciò

ad accorgere

dell' arte usata dal cavaliere
,

ma pur

lei

riguardando nel viso

e

veggendo alcun lampeggiare
,

d' occhi di lei verso di lui alcuna volta

e oltre a ciò tutta la

raccogliendo

i

sospiri

,

li

quali essa
^

non con

forza loro del petto lasciava uscire

alcuna buona spe-

ranza prese 5 e da quella aiutalo
glio
,

,

prese

nuovo

consi-

e cominciò in

forma della donna, udendolo ella,
in cotal guisa:

a rispondere a sé

medesimo

Zima mio,
il

senza dubbio gran tempo ha che io

m' accorsi
,

tuo

amore verso
per
contenta ^

me

esser grandissimo e perfetto

e ora

le tue parole
si

maggiormente
io
.

il

conosco
fiata
,

,

e sonne

come
ti

debbo Tutta
,

se

dura e

crudele paruta
io nello

sono

non voglio che tu creda che
che nel viso mi son
di-

animo
;

stata sia quello
t'

mostrata

anzi

ho sempre amato

e avuto caro in-

nanzi ad ogni altro
fare e per

uomo ma
:

cosi

m'

è convenuto

paura
.

d' altrui e

per servare la fama della

mia onestà

Ma

ora ne viene quel

tempo

nel quale io

NOVELLA
ti

V.
l*

59

potrò diiaramenlc mostrnrc se io
il

amo

,

e renderli

guiderdone dello amore
porti
;

qiial portato

m* hai e mi
in fra

e perciò confortati e sta 'a buona speranza (1)5

perciocclit^

messer Francesco ò per andare
p<'r podcslji
gli lini
il
,

pochi

di a

Melano

si

come

tu sai,
il

che per mio
quale

nniorc donalo

bel pnllafrcno:
ti

come
la

andato sarà
fò e
fra

,

scnz' alcun fallo
il

prometto sopra
io
,

mia

per lo buono amore
pochi di tu
ti

quale

ti

porto

,

che in

trovcrrai

meco

e al nostro
.

amore
mate-

daremo piacevole
io
ria

e intero

compimento

E

acciocché

non
,

t'

abbia

altra volta a far parlar di questa
il

inOno ad ora quel giorno

qual tu vedrai due
,

sciugntoi tesi alla fincslrn della

camera mia
che per

la
,

quale
guar-

è sopra

il

nostro giardino

,

quella sera di notte
sii
:

dando ben che veduto non
giardino a
spetterò
re
1'
,

,

fa'

l'

uscio del

me te

ne venghi

tu

mi

trovcrrai

che t'a-

e insieme
,

avrem

tutta la notte festa e piace-

un

dell' altro

si

come

disideriamo

.

Come
, :

il

Zi-

ma

in persona della
s*>

donna ebbe
,

così paìlato

egli in-

cominciò per
donna
,

a parlare

e cosi rispose

carissima

egli è

per soverchia

letizia della vostra
,

buona

risposta

ogni mia virtù occupata

che appena posso
;

a rendervi debite

grazie formar la lisposta
io disldero
,

e

,

se io

pur
è
si

potessi,

come

favellare,

niun termine
rin-

lungo che mi bastasse a pienamente potervi

graziare

come

io vorrei e

come

a

me

di far

si

conviesi ri-

ne; e perciò nella vostra discreta considerazion
nianga a conoscer quello che io disiderando
,

fornir

con parole non posso
imposto m'avete
,

.

iSol

tanto vi dico the

,

come

cosi

penserò

di far seiua fallose

(1)

Sta' a buona tperanta, aYTcìli

il

moilo

ili

clirr.

.

6o

GIORNATA TERZA
dono quanto con-

allora forse più. rassicurato di tanto

ceduto m' avete, m' ingegnerò a mìo potere di rendervi grazie
,

quali per

me

si

potranno maggiori
;

.

Or

qui

non

resta a dire al presente altro
,

e però

,

carissima

mia donna Dio
Per
tutto questo
il

vi
il

dea quella allegrezza e quel bene

che voi disiderate

maggiore e a Dio
,

v'

accomando.
sola parola

non
si
:

disse la
,

donna una
e verso
il

Laonde

Zima

levò suso
il

cavaliere co,

minciò a tornare
fece incontro
,

qual veggendolo levato
:

gli si

e ridendo disse

clie

ti
,

pare

?

Hott' io
il

bene

la

promessa servata? Messer no

rispose

Zima^

che poi mi prometteste di farmi parlare colla donna
vostra
,

e voi
.

m'

avete fatto parlar con

una

statua di
,

marmo
quale
,

Questa parola piacque molto

al cavaliere

il

come che buona opinione
,

avesse della donna,
:

ancora ne la prese migliore
il

e disse
il

ornai è

ben mio
mes-

pallafreno
sì 5

,

che fu tuo

.

A cui
,

Zima

i-ispose:

ser

ma

,

se io avessi creduto trarre di questa grazia

ricevuta da voi tal frutto

cliente tratto n'
:

ho senza
,

domandatavi ve
che
il

l'

avrei donalo
,

e or volesse Iddio

io fatto

1'

avessi

perciocché voi avete comperato
l'

pallafreno
si rise

,

e io
,

non

ho venduto
e verso

.

Il cavaliere di
,

questo

ed essendo fornito di pallafreno
,

ivi

a

pochi dì entrò in cammino

Melano

se n' an-

dò in podesteria
casa
,

.

ripensando

alle

La donna rimasa libera nella sua parole del Zima e all' amore il
amor
di lei dona-

qual le portava, e al pallafreno per
to
,

e veggendol da casa sua molto spesso passare, dis-

se seco

medesima : che
?

fo io

?

perchè perdo

io la

mia
tor-

giovanezza

questi se n' è andato a
sei

Melano e non

nerà di questi

mesi 5 e quando
io sarò

me
?

gli ristorerà egli

giammai

?

quando

vecchia

E oltre a questo,

.

NOVELLA
quando trovcrrò
Zi ma
?

V.


amante comcò
il

io
,

mai un

così fatto

io

8on sola

uè ho d' alcuna persona paura. Io
cjuesto

non so ho
j

pcrcìiò io

non mi prendo

buon tempo

mentre che
io

io posso. Io
.

non avrò sempre spazio come
è egli meglio
seco

al presente
,

Questa cosa non saprà mai persosi

na

e

se egli

pur
,

dovesse risapere

,

si

fare e pcntcre

che
,

starsi

e penlersi

.

E cosi

mefi-

desima consigllntn

un
,

dì pose
il

due

asciugatoi alla
.

nestra del giardino

quali

il

Zima aveva dotto Li Zima vedendo lietissimo come la notte fu

come
,

,

venuta

,

segretamente e solo se n' andò
,

all'

uscio del
j

giardino della donna
n'

e quello trovò aperto

e quindi

andò ad un

altro uscio

che nella casa entrava, dove
l'

trovò la gentil donna che

aspetteva
,

.

La qual \eg-

gendol venire
festa
il

,

levataglisi incontro
j
,

con grandissima

ricevette

ed

egli

abbracciandola e basciandola
la

centomilia volte

su per le scale
,

seguitò

;

e senza

alcuno indugio

coricatisi

gli

ultimi termini conobber
fosse,

d'amore.

questa volta,

come che la prima
,

fu

però l'ultima; perciocchò

mentre

il

cavaller fu a
,

Melano e ancor dopo
,

la

sua tornata

vi

tornò con
il

grandissimo piacere di ciascuna delle parti

Zima

molte

dell' altre volte

,

.

62

GIORNATA TERZA

NOVELLA
Ricciardo Minutolo

VI.

ama

la moglie di Filippello
,

Fighinolji , la qicale sentendo gelosa

col

mo-

strare Filippello il dì seguente con la moglie di
lui dovere essere

ad un bagno, fa
.

che ella vi va,
,

e credendosi col marito essere stata

si

truova

che con Ricciardo h dimorata

Nilente restava più avanti a dire ad Elisa
comìnendata
alla
la

j

quando,

sagacità del

Zima

,

la

Reina impose
.

Fiammetta die procedesse con una
:

La qual
e
,

tutta ridente rispose

madonna

,

volentieri

j

cominla

ciò
le
,

.

Alquanto è da uscire della nostra

citth

qua-

come

d' ogn' altra cosa ò copiosa
:

,

così è d'

esem-

pli

ad ogni materia

delle cose clie per

1'

come Elisa lia fatto, alquanto altro mondo [avvenute son race,
,

contare

:

e perciò a Napoli trapassando

,

dirò

come
scliife

una
si

di queste san tesi
,

(i)

,

che

così d'
d'

amore

mostrano

fosse dallo

ingegno

un suo amante
,

prima

a sentir d'

amore
:

il

frutto condotta

clie

i

fiori

avesse conosciuti

il

clie

ad mia ora a voi presterrà
,

cautela nelle cose che possono avvenire
diletto delle

e daravvi

avvenute
,

In Napoli
le
,

città

antichissima e forse cosi dilettevo,

o più come ne
,

sia

alcuna altra in

Italia

,

fu già

un

(i) "i
!

Ossenisi snnfese nel gen. femminile, rropriamcnte cliiamasi
clic

snntese colui
•vale

ha cura

della chiesa

:

noi

diremmo sagrestano

.

Qui

sp/golistro, picchiapetto.

L' ediz, del

XXVII

ha una di queste

santesse

Filipjiel Fighinolfo. . per moglie avesse s' innamora d'una . ma seconda donna sommamente amasse : e si tanto in questo perseverò per fermo da tutti si teneva che . subitamente prese consiglio piaceri . 1' di lutti di gran lunga passava di bellez. niimo altro bene avesse che Filippello del quale ell' la in tanta gelosia viveva . che da donne. aere volava credeva gliele togliesse la gelosia di Ricciardo . che sue parenti erano. era nell'ani- mo che che non più Catella . quasi si disperava j e da amore o non sappiendo o non po. Nò guari di tempo ciò «picsta fece. che quas? a tutti i Napoletani. ciocchò in vano faticava conciò fosse cosa che Catella . nò morir sapeva nò gli giovava E in cotal disposizion dimorando. fu un dì confortato che di tsle amore si dovesse rimanere per. altre donne napoletane e fu chiamata Catelquale moglie d'un giovane siniilmenle gentile uomo. e cominciò a mostrarsi dello . NOVFXLA molle ricchezze. il chiamato sima pii\ ella onestis- che altra cosa amava e aveva caro. udito dela' suoi Catella .. la quale . e splendido per cui nome fu Ricciardo . Amando tutte 1' adunque Ricciardo Minutolo questa Catella. amor d' una donna dee potere acquistare e per tutto ciò a niuna cosa potendo del suo desiderio per\enire. lendo disciogliersi di vivere. secon- do r opinion za tutte la. per si le quali la grazia e . avvenne assai . 11 il VI. non ostante clic una bellissima giovane e vaga . e a Catella altresì. e (pielle coso operando. che ogni uccel che per . quale. 63 Minulolo giovane per nobilth di snnguo rliinro. amor di Catella disperato e perciò in un' altra gentil donna averlo posto j e per amor di lei cominciò a mostrar d' armeg- giare e dì giostrare e di far tutte quelle cose le qìiali per Catella solca fare. non eh' altri .

quasi non . quivi dove Ricciardo era gittò Ricciardo verso un motto d' un certo amoi-e di Filippello suo marito per lo quale ella entrò in subita gelosia. si fu a- non potendo più tenersi la pregò Ricciardo che per gli mor di quella donna quale quale egli più amava do- vesse piacere di farla chiara di ciò che detto aveva di Filippello . ma dircelo è più regolare e proporzionalo col resto della line"-' . dirlo a \oi. e a cenarvi j Ricciardo. faccendosi prima molto invitare.. . dell' amor che . Quivi le donne e Catella insieme con loro incomin. e nella brigata delle don- Catella fu ricevuto . cofa- me vicino ceva andando e vegnendo i salutava il come 1' gli altri Ora avvenne che essendo tempo cal- do e molte brigate di donne e di cavalieri secondo a' liti u- sanza de' Napoletani andassero a diportarsi del mare do ne . fosse molto vago di rimanervi. portar le solca. Il . e dentro comin- ciò ad arder tutta di desiderio di sapere ciò che Ric- ciardo volesse dire . come lei . . si fa in que' luoghi essendo Catella con poche rimasa . pivi loro dì . sappien. . ciarono con lui a motteggiare del suo novello amore del quale egli mostrandosi acceso forte materia . E . ragionare dava l' A lungo andare e l' essenda una donna andata in . le disse : voi m' avete scongiurato per persona che io non oso negar cosa che voi mi doio son mandiate j e perciò presto a dirlovi (i). Catella con sua brigata esservi andata v' similmente con sua compagnia di andò . 64 GIORNATA TERZA Catella lasciò ma una salvaticliczza che con lui avfa . e a desinarvi. poiché alquanto tenuta . e dimesticamente il . qua altra in là . sol che voi mi promettiate che ninna parola ne farete mai (i) Dirlovi.

fossero se io Ricciardo cominciò cosi a dire . . egli l' ha da non troppo tempo qua segretissimamente con più ambasciate . ed ella ha fate le risposte . come che questo sia stato : o no. che dubito che egli non tema ch'io facessi a lui. secondo che io l'ho imposto: io ma pure slamane con glio la . perciocchò quello amore Spassato. NOVELLA nò con lui VI. io trovai (i) donna mia quale : in casa una femmina chiamai a stretto consi- la io credetti inconlancnle che fosse ciò la che ella era per che io donna mia . the da altrui uditi : non na . e la dimandai quello che colei dimandasse Ella mi disse: . se non quando per vedrete esser vero quello clic io vi conterò che . j cioò di volere al suo piacere avere la donna mia e . secondo la stampa di Locca lia trovarti. io non avrei ardire di dirvi cosa che io credessi che noiar vi do- ma. mostra di volere fare a ma forse aspettando tempo. Tirati adunque da una parte . prese giammai onta dello amore io il quale io vi portai o se avuto ha credenza che mai ora da voi amato nella fossi. ma. anziché qui venissi . 65 effetto j nò con altrui . per quello che io tniovo in . cioè nt trovai. me ne curerò meno d' apiirvi il vero d' ogni cosa. e giurógli di . .. quando ha creduto che io ab- bia men io me quello. v' insegnerA come vedere il potrete i Alla donna piacque questo che egli piCi il addomandava mai non e credette esser vero . mia persona niuna cosa no mostrò mai di sospetto. quando vogliate . ' • '*" il Dionisi crede che avesse a star trova* m. dir- lo . madon- V* amassi come gii» amai . sollicitata Le quali io ho tutte da lei risapute. Io non vesse j so se Filippello si . . egli è lo slimol di Filippello il qual tu con fargli (i) t 11 testo Mann.

secondo il costume . Catella udendo questo . e di subita ira accesa rispose che questo farà ella certamente . a questo bagno si di che femmina contenio parti lei . subi- tamente diede fede alle parole e certe cose state da- vanti cominciò ad attare a questo fatto. quando voglia ve ne venisse . . apertamen. se non fosse che tu m' ha' cati . risposte e dargli speianza e dice che del tutto vuol sapere quello che io inten- do di fare . de' gelosi . o a' suoi inganni . E . senza avere alcuna considerazione a chi era colui che gliele dicea . io feci fare alla donna mia a . io farei che egli vi troverrebbe me in luogo di colei cui trovar vi lui si . egli mai non avrebbe guatato dove io fossi stata Allora e mi parve che questi procedesse troppo innanzi che più non fosse da sofferire. E questo faccendo. ne gli gli farei.. 66 GIORNATA TEUZA. per la quale io fui già presso alla morte E ac. che a lui se ne convenisse si . io me 1' avrei per maniera levato di dosso là che . e di dirlovi. Ora non credo . e se io fossi in vostro luogo . quando io volessi . . ciocché voi non credeste queste esser parole e favole ma te il poteste . non . credo l' fatta vergogna che ad un' ora ingiuria che a voi e a me far vuole vendicata sarebbe. fia. e che egli . farebbe che io potrei essere segretamente ad un bagno in questa teiTa . questa risposta . crede il j . non so perdio tener questi mer. acciocla vostra intera . ché voi conosceste che merito riceve fede . e grava . quando alquanto con avvedere con cui stato dimorata . m' hai fatto recare addosso . e vedere e toccare . che ella era presta d' esser domani da in su la : nona quando la la gente dorme tissima . fossi io fai-ei fosse e quello onore . che voi cre- diate che io la vi mandassi ma. e di questo fatto mj prega . colei che l' aspettava .

quella dimestichezza che era usato di fare 11 che ella ella vedendo . di Ricciardo acconciò la buona femmina . . quello che a fare o a dire avesse casa . maggior sospetto che non era seco medesima (1) sìa ila Si girerebbe per lo capo per ricorderebbe. che aveva a Catella detto . e fece la fede maggiore. clic eoo uiaui e coQ tcaU e cou gambe lutti •' aa- giiuuo. entrò in troppo . era teimla . pregandola nondimeno che da lui. tome desinato ebbe si mise e cominciò Catella La donna udite le parole di Ric. e fecevi nel qua- entro le un letto. egli egli teneva . . secondo che potò il migliore . capo (i) '1 Ricciardo contento di questo e parendogli che . . U dM[H>»ùiou loro. gli disse di farlo volentieri . e a quelle data ])iìi fede che non le bisognava . una camera oscura molto si come quella nella quale niuna finestra che . e con lui ordinò costei nella . . » piena di sdegno tornò la sera a casa dove per av- ventura Fillppello pieno d' altro pensiero similmente tornò . sempre che be per cedesse lo egli alcuna donna vedesse . Ricciardo ad aspellare ciardo . gran fatica a fare j e che fermamente si fatta m: egli vi venisse. La mattina seguente Hicciardo n'andò ad una biiona femmina che quel bagno. il dir ella non dovesse giammai sapra so se gli d' averlo udito che promise . nò le fece forse . che. Aveva ove il bagno era .NOVELLA VL era egli s\ 67 . La buona femmina^ che mollo . gli si girereb. quale è allpra . e pregolla che in ciò fosse favore- vole quanto potesse. lume ren- desse risjwudea Questa secondo 1' ammaestramento . e le disse ciò che intendeva di fare. . suo consiglio fosse stato buono e proaltre parole la vi con molte confermò su . ella gli farebbe vergogna . dello eoo molta gniuna persona ioftiriata cui lai porolf iOTTCDgono.

pianamente ben vegna anima mia che ella . che cercando andava quel. fattasi alla.^8 con GIORNATA TERZA 1' dicendo: veramente costui ha la animo a quella donna e sopra cotal qual domane si crede aver piacere e diletto j .n per mostrarsi ben d' essere altra era . che iscorger si potesse la voce per grandissimo spazio con maggior diletto e piacere dell' una parte . Ricciardo veden- dola venire tola tella . questo non avverrà e imaginando come dir gli dovesse la notte quando con lui stata fosse. abbracciò e basciò lui. ri. che ella non avrebbe voluto trovare era . senza . il dò to j a quel bagno quale Ricciardo le aveva insegnala e quivi trovata la buona femmina. spose si sono Adunque disse la buona femmina andatevene da lo lui. letto e quivi . . e . Cano. e fecegli la pai'ola. disse: sete voi quel? donna che : dovete venire a parlare . poiché a Catella parve tempo è di dovere concetto sdegno man- dar fuori. Ma . sima senza dire alcuna temendo se parlasse. venuta la nona . . col capo coperto e dentro serrossi . così di fervente ira accesa cominciò a parla- le: ahi quanto misera la fortuna delle donne. Catella. . Catella prese sua compase n' an- e senza mutare altramente consiglio . quasi tutta ? dimorò. camera menare dove Ricciardo in quella entrò . . ammaestrala da Ricciardo. festa grandis-. . di che ciascuna delle parti era contenta^ né per lunga- mente dimorarvi riprendevan Ricciardo la condusse in su favellare in guisa gli '1 occhi più di potere. non fosse da lui conosciuta. lieto si levò in pie : e in braccio ricevu1' disse . gli . ma fermamente pensiero . La camei'a era oscurissima. stettero il . dimandò se Filippello stato vi fosse quel dì A cui la buona femCatella mina la . che dell' alti'a . Ma che più gnia .

che in tutto rimanente che stata son sua. ti e panni mille anni che noi siamo al lume. che il tuo camjH). . lo son Calcila. maraviglia che sta notte tu aspettavi di scaricar le some e volevi giugnere molto fresco cavaliere alla battaglia. 5 . lodalo sia Iddio e alla in ? acqua ò pur corsa giù il mio avvedimento. m' ha altro più di carezze e d' amorevolezze di fatte in questo po<. come tu li credevi Non non mi ti apprcsatisti^ tu altrove .. nonsou la moglie di Ricciardo. io sentito liu tutto ardi . II. Tu se' bene oggi. traditor disleale che tu la se' Ascolta se tu riconosci voce mia: io son ben dessa. non l' ò venuto fatto.o l' tempo che qui stata son con lui . VI. ! anni portato cotanto amore! a questo can disleale che. stato gagliardo. che tu se' come tu se' degno. e cousumiti amore tu se' umi donna strana cui ti reo e malvagio serc stato uom che ? Or con credi tu e»- tu se' stato con colei la ([ual con false lusinassai. non mani e traggogliti . non l'altrui hai lavorato . ed essendo altrove innamorato. sozzo cane vituperato Oimè misera me a cui ho io cotanti . non rispondi reo uomo se' chò non di qualche cosa fò di ti f tu divenuto mutolo so a che io negli occhi udendomi? In io Dio ficco io le non mi tengo che . Credesti molto ce- latamcnle saper faix* questo tradimento. NOVELLA come Io . l' Ma . suogli mostra- Ma lodato sia Iddio. come ella doveva Chù . Io DECAM. credendosi in braccio avere una donna strana . 69 t' ò male impicgnto l'amor di molte ne' mariti! misera vita me ! gih souo otto anni . e iicllu tu come d' . per Dio tanto sa altri quanto altri. ho pii\ . T. gih ò ingannata mostrandolo amore. che io sa pos- svergognare . che a casa re cosi debole e vinto e senza possa . ghe tu hai. can ti rinnegato. che la mia amato.

can fastidioso che tu . qual più che sé m' ha amata e mai non potò van. faresti a forza : ma . malvagio uomo . con laglone biasimare il Ora le parole furono assai rammarichio (3) della donna grande : pure alla fine Ricciardo pensando che se andar ne la lasciasse con . me ? non mi toccare . senza rispondere alcuna cosa l'abbracciava e basciava e più che mai le faceva le carezze grandi Per che ella seguendo il suo parlar diceva .. Pulir votali a (5) Rammarichio . che tu non credi queste pa- devi . . così bella ? come sia la moglie di Ricciardo Minutolo ? non son ? io così gentil che non rispondi Fatti in costà d' . per aver carestia. che tu ciò che la gra- tu facessi zia sua . non mi potresti . se' . e . pure una volta \ e non so che male qui . che tu hai troppo fatto arme per oggi lo so bene che oggi. Ricciardo in sé role . in quanto per te . molto di male ne potrebbe seguire (1) Infiiìlle. detto. fosse a farlo se Tu hai creduto avere la moglie 1' ed è come : avuto . non e è rimaso dunque se io avessi lui . e non so a che io il mi tengo che io non mando per Ricciardo. medesimo godeva . poscia che tu conosci chi io sono . anticamente . tarsi che si io il guatassi .. avessi . mai . tu mi credi ora con tue carezze infinte (i) lusingare. Or non sono io donna più di . : sì . 7© t' GIORNATA TERZA alla ho avuti miglior bracchi coda . avTertilo per molto ben detto. se Dio mi dea j io te ne farò ancor patir voglia (2) . (2) Mannelli. sozzo cane che ha colei . e rappacificare e racconsolare j tu se' errato Io non sarò mai non te di questa cosa consolata infino a tanto che io ne vitupero in presenzia di quaiui parenti e amici e vicini noi abbiamo. rammarico dicono i più mo- derni . questa credenza .

alla voce.• dilihcrò (lì NOVFIJ. che è non se voi gridaste il tempo della vita vostra e. 71 inganno nel quale tA pnlcsnrsi e di trarla dello era) e recatasela in braccio. me e potrebbe . che io seQiplicemonte amando aver . pott'j otid' ella volle gridare la ma . quello . disse : anima mia dolce . e conoscendolo letto. sul)itaraente volle gitlarc del j ma non . . e presala bene partire non si che vi poteva . per denari e per doni che io abbia promes- li quali perciocché così compiutamente dati non v' ho come e questo speravate vi siete turbata . non potei il amor con inganno m' ha 11 insegnato avere e sono vostro Ricciardo. che Catella si udendo . e perciò . . vogliate ad una ora vituperar voi il e mettere in pericolo e in bnga vostro marito e me. se voi griderrete si o in alcuna maniera farete che questo alcuna persona fìa ( . che a voi Appresmortai so questo ne seguirà tra vostro marito e . senta mai per . due cose ne avverranno (i) vi L* una di che non poco dee calere ) che fia il vostro ono- re e la vostra buona fama che io qtii guasta: perciocché. (1) t f^erranito Mannelli e U stuiup Ji Milano. non Ga men nimistà tosto creduto a me . cuor del corpo mio non . diciate io dirò ad inganno abbia che non sia vero. essere che quello tutto . non turbate . che io ucciderei altresì tosto lui come nò me di che mai voi non do- vreste esser poi lieta né contenta. anzi vi ci abbia v' ta venire si . si andare egli la cosa : . e queste paro- le romor ne fate : e voi sapete che la gente è più acconcia a credere il male che il bene .A VI. E perciò . v' come fatta fat- che voi venire . Rice dis- ciardo le se : chiuse con V una delle mani egli sia bocca madonna stato non può oggi mai pure stato j .

'^ prima né sarete l' ultima la quale è torvi il ingannata . seguitando quel lesto a penna egli denomi- na il terzo. co-. sgombero per isgomberato. è certo clie esemplare il quale il ne ho sotto occhi ha vendica. oltre alla conlraffalta di Venezia. ( i ) di ciò m' hai j non mi tener più: sti'aziat^ tu hai avuto ciò che disiderato hai ed hami (i) tu Salviati negli Avvertimenti della lingua ( t. io intendo che da quinci innanzi sieno più che mai. mi condussej ma di che io non sarò mai lieta se in un modo o in uno che fatto altro io non mi veggio vendica e perciò lasciami. me che molto turbata fosse e molto si rammaricasse nondimeno diede tanto luogo la ragione alle vere pa^ role di Ricciardo. Il) no-» eli' tò che gli edltoii del 27. né io non v' ho ingannata per che io vi vo- ma per soverchio amore sempre a portarvi e sia porto e sou di- sposto ad esser vostro umilissimo gran tempo che io e le servidore. dove mia que- simplicità e soperchia gelosia sto vivi sicuro . logoro per logorato ec. yeiidica per vendicata è qui detto guisa che com- pero per comperalo. io non so come Domeneddio mi si l' conce^ derh che io possa comportare P ingiuria e inganno la che fatto m' hai . come affermò alla stessa Salviati. Voi non stro GIORNATA TERZA siete la . che ella cognobbe esser possibile ad avvenire ciò che Ricciardo diceva j e perciò disse: Ricciardo . mentre che . i. son certo che sarete in questa Catella . Sarelibesi mai corretto nel la testo del 27 questo luogo nel tempo stesso che se ne faceva forse. e non vendicala . Ricciardo diceva queste parole. leggono vendicato. e. che mie cose e ciò che io posso o vaglio vostre state sieno e al vostro servigio. e cosi . . E come . . non voglio gridar qui .' 7». i. Ora voi siete savia nell'altre cose. stampa? o sarelJiervi due diverse edizioni di questo 1' Libro io colla data del gli 27? Comunque sia. I. piangeva forte e .

ma donna 51 fiarte di Firenze: tornavi informa di peregrino dopo al- cun tempo i parla con la donna e falla del suo crror conoscente. Iddio faccia noi godere del nostro. A me (1) Si noti che nel tetto Mann. Ricciardo che conosceva avca posto in l'animo suo aurora troppo lurhnlo cuore di non lasciarla . e di pari volonth di ciascuin no gran peata appresso rono insieme . prestamente ad Emi- commise il ragionare : la qual cominciò . e savissimamente operando. s' mai se la sua pace non riavesse: perche cominciando con dolcissime parolca raumiliarla. quando Reina per non perder tempo. morte . tanto disse e tanto pregò e tanto scongiurò. molte volte goderono del loro amore. e poi saviamente con la sua donna si gode G. f quMtitò l* 73 di lasciarmi 1 ò piaciuto : tempo hai (i) . voltata la sua durezza in dolce . taceva Fiammetta lod<nta da tutti. è slato ranccllato da mano divena V hai . vinta con lui si pacefìcò. si i«(^c tempo è «U ce . rtl in lungo di esso è stato aggiunto è ornai. la lia rih si . che lui gli era provato che uTCi'a ucciso il e co' fratelli pacefica. .. io tene prìcgo. NcU' edis poi dei i5a7 . la- sciami. amore verso Ricciardo tenerissimamente da quel giorno innanzi l'amò. e libera il marito di lei da . che ella . NOVELLA Tedaldo turbato con utta VII. grandissimo dilotto dimorala E conoscendo allora i donna quanto clie quegli del piò saporiti fossero basci dello amante marito . NOVELLAVI.

che del suo male era cagione si consumare . andò e pervenne ad An: Filippo di Sanlodeccio faccendosi chiamare e quivi con si un ricco mercatante accontatosi . quale ogni cosa sapea . . donde alle due pas- e . piace nella nostra città ritornare sate piacque di dipartirsi . via . . volere non solamente alcuna sua ambasciata ascoltare. . nostro cittadi- no la sua donna perduta racquistasse in Firenze mostrarvi . presi quegli de- nari che aver potè segretamente senza far motto ad il amico od cona a parente. . con lui mise per servidore u' e in su una sua nave con lui in. Fu adunque un . qual che la cagion fosse . perso non mai. Al qual piacere Perciocché . . ma ra vedere in alcuna maniera: di che egli entrò in fie- malinconia e isplacevolej celato . fuor . per non far di vederlo lieta colei.. nobile giovane il cui. la fortuna nimica de' si felici s' oppose . poiché egli in diverse ma- fu molto ingegnato di racquistare l'amore che gli senza sua colpa fatica pareva aver perduto (i) . e moglie d'uno Aldobrandino Palermini. ciò essere la cagione si E . ma si era questo suo amor niere che della sua malinconia ninno credeva . che ad un suo compagno. e ogni trovando vana a doversi dileguar del mondo . come un . del più compiacere né a non . dispose . innamorato oltre misura . 74 GIORNATA TERZA . per gli suoi laudevoli costumi meritò di godere del suo desiderio. la donna avendo di tutto si sé a tolse dal volergli Tedaldo compiaciuto ini tempo . E . sieme andò in Cipri I costumi del quale e le ma- ~ (i) Perduto se disse sempre il Boccaccio ed ogni buono scrittore.. nome fu Tedaldo degli Elisei il quale d' una donna monna Ermellina chiamata. non per colore misto di purpureo e di nero.

in tonto desiderio di rivederla acce- se. ({nella ne mandò a Firenze egli ad alcuno amico dell' Ancontano suo compagno. Né di prilei ma andò in altra parte . in forma di peregrino che dal Sepolcro venisse. si raccontava ella . . udendo egli un dì una canzone alla lei gih da lui stata fatta. sua donna portava ed ella a lui e il piacer che di aveva . fu di tanta costanza.ne e con tanta sollicitudine che eHso in }K)chi auni divenne buono e ricco mercatante e famoso. che noa solamente huun pagno salario gli assegnò . Ma : egli vide le finestre e le porte e ogni cosa serrata di che egli dubitò forte . che.. si dispose a tornare a Firenze . clic morta non fosse la . ancora che spesso della sua crudel donna fosse si ricordasse e Me- ramente da amor trafitto e molto disiderasse di rivederla. ed celatamcnte . forte pensoso verso casa de' se n'andò davanti la . E messa ogni sua cosa in ordine. col fante suo se ne venne appresso. due fra- che vicino era donna. che sette anni vinse quella battaglia in Oipri cantare la . ni«>re pinr(|iicro si y5 com- aI mercatante . e in Firendi ze giunti telli . Ma avvenne che . NOVELLA VU. . che davanti alla casa per vederla se potesse . se ne ven- ne con un suo fante solamente ad Ancona: dove essen- do ogni vsua roba giunta . ma il fece in parte suo oltre a ciò gran parte de' suoi fatti mettendo- gli tra lo mani . Nelle t|uali faccende. più non potendo soiferire. : li quali esso fece si b<. o di (piindi mutatasi frat«'lli Per che . qiiale vide quattro suoi fratelli tutti di nero vestiti di che egli si maravigliò molto: e conoscendasi in tanto transiigurato e d' abito e di persomi da quello che ea- . se n' andò ad uno alberghetto alla casa della sua . avvi- sando questo non dover potere essere che ticato dimens' r avesse . nel- quale V amore che .

76
ser soleva

GIORNATA TERZA
quando
si

parti,

che di leggieri non potreb,

be

essere stato riconosciuto

sicuramente

s'

accostò ad

un

calzolaio

,

e

domaudoUo perchè
il

di nero fossero ve:

stiti

costoro

.

Al quale
,

calzolaio rispose
e'

coloro sono

di nero vestiti di

perciocché
,

non sono ancora quindici
e'

che un lor
,

fratello

che di gran tempo non
,

era

stato

che avea nome Tedaldo

fu uccisoj e parmi in-

tendere che egli (i) abbiano provato alla corte che

uno che ha nome Aldobrandino Palermini
preso
,

,

il

quale è

l'

uccidesse

,

perciocché egli voleva bene alla
,

moglie, ed eraci tornato sconosciuto

per esser con
il

lei.

Maravigliossi forte Tedaldo che alcuno in tanto
migliasse
,

si-

che
gli

fosse creduto lui

,

e della sciagura d'Alsentito

dobrandino

dolse
,

.

E

avendo

che

la

donna

era viva e sana
sieri se

essendo già notte , pieno di varii penall'

ne tornò

albergo

,

e

,

poiché cenato ebbe

insieme col fante suo, quasi nel più alto della casa fu

messo a dormire
lo stimolavano e

,

e quivi

per

li

molti pensieri che
,

per

la

malvagità del letto
,

e forse

per

la

cena ch'era
andata
;
,

stata
s'

magra

essendo già la metà del-

la notte

non

era ancor potuto
,

Tedaldo adparve in su

dormentare
la

per che essendo desto
il

gli

mezza

notte sentire d' in su
,

tetto della casa scen-

der nella casa persone

e appresso per le fessiu-e dello

uscio della camera vide là su venire

un lume. Per che

chetamente

alla fessura accostatosi
,

cominciò a guarda-

re che ciò volesse dire

e vide una giovane assai bella
,

tener questo

lume
1'

,

e verso lei venir tre uomini

che

del tetto quivi eran discesi: e
£attasi
,

dopo alcuna
:

festa

insieme
,

disse

un

di loro alla giovane

noi possiamo

(i)

Egli nel numero

del più, aTveitllo.

NOVELLA
ImUio
sia

VII.
,

77
perciocché noi

Iddio j oggimai star sicuri
clic la

SAppiamo fermamente
è stata provata da' lermini, ed egli
zia
\

morte di Tedaldo Elisei

fratelli

addo&so ad Aldohrandin Pa«
la

l'

La confessata, e già è scritta
,

scnteu*

ma ben
si

si

vuol nondimeno tacere

perciocché, se

mai

risapesse

che noi fossimo
ì\

stati

,

noi

saremmo
.

a>

quel uiedesiino pericolo che
sto detto
ta
, ,

Aldobrandino
si

E

quelie-

con

la

donna
,

,

che

forte di ciò

mostrò

se

ne sccsono
,

e andarsi a dormire. Tedaldo, udi-

to questo
gli errori

cominciò a riguardare quanti e quali fosscr

che potevano cadere nelle menti degli uomia' fratelli cìie
,

ni

;

prima pensando

uno strano avevan
e appresso lo inno-

pianto e seppellito in luogo di lui

cente per falsa suspizione accusato, e con testimoni
veri averlo condotto a dover morire; e
olti*e
,

non

a ciò la

cieca severità delle leggi e de'
\olte
,

i*ettori

li

quali assai

(juasi solliciti investigatori del vero,
il

incrudelen-

do

,

famio

falso

provare

,

e sé ministri dicono della
della iniquità e del diavoalla salute d'

giustizia e di

Dio dove sono

lo esecutori

.

Appresso questo
,

Aldobran-

dino

pose. E,
te
,

comcome levato fu la mattina, lasciato il suo fanquando tempo gli parve solo se n* andò verso la
il

pensier volse

e seco ciò

che

a fare avesse

,

casa della sua donna
aperta
ra in
,

j

e per ventura trovata la porla

entrò dentro, e vide la sua donna sedere in tersalctta terrena

una

che
j

ivi era,

ed era

tutta piena

di lagrime e d' amaritudine

e quasi per compassione
:

ne lagrimò
tribolate
j

,

e av>'icinatolesi disse

la vostra
il

pace ò vicina
viso
,

.

madonna non vi La donna udendo
,
:

costui

,

levò alto

e piangendo disse
forestiere:
il

buono

uomo

,

tu

mi

pari

un percgrin
?

che

sai tu di

pace o di mia

afflizione

Rispose allora

peregrino:

.

.

78

GIORNATA TERZA
,

madonna

io son di Costantinopoli

,

e giungo testò qui

mandato da Dio
a diliberar da

a convertir le vostre
il

lagrime in

riso e

morte

vostro marito
,

.

Come
?

,

disse la

donna
qui
,

,

se tu di Costaiitinopoli se'

e giungi
Il

pur

testé

sai tu chi

mio marito o

io ci

siamo

peregrino

da capo

fattosi, tutta la istoria della
lei disse

angoscia d' Aldo,

brandino raccontò, e a

chi ella era
,

quanto

tempo

stata maritata
,

,

e altre cose assai
fatti

le quali egli
la
,

molto ben sapeva
maravigliò forte
ginocchiò
a'
,

de'

suoi

.

Di che

donna
per

si

e avendolo per un profeta
,

gli s'in-

piedi

per Dio pregandolo che

,

se

la

salute d'Aldobrandino era venuto,

che

egli s'avacciasse,
,

perciocché

il

tempo

era brieve
,

.

Il

peregrino mostran,

dosi molto santo

uomo
bene

disse

:

madonna

levate su e

non piagnete

,

,

e attendete bene a quello che io vi didi

e guardatevi

mai ad alcun non
,

dirlo

.

Per

quello che Iddio
avete v' è per
già
te
,

mi riveli la tribulazione la qual voi un peccato il qual voi commetteste (i) avvenuta il quale Domeneddio ha voluto in par,

,

purgare con questa noia
s'

,

e vuol del tutto

che per

vói

ammendi

:

se
.

non

,

ricaderesti (2) in troppo
:

maggiore affanno

Disse allora la donna

messere

,

io

ho uu
il

peccati assai
altro
si
,

,

né so qual Domeneddio più un che

voglia che io

m' ammendi
disse allora

;

e perciò, se voi
io potrò

sapete

ditelmi
.

,

e io

ne farò ciò che
,

per
,

ammendarlo Madonna
so
f

il

peregrino

io

bene quale

egli è

,

uè ve ne domanderò per saperlo

'

(1)
,

t Commeltesli , Mann,
Si ricaderesti
in
.

e

1'

edizione di Milano.

'

(2)

U

R. espertissimo gramalico emendò ricadereste
a.

La lerminazione
•f

i

appartiene

tu, e quella in e a voi .

Rolli

E

con tutto

ciò

anche

1'

edizione del 27 e parimente le due citate
^

nel Vocab. della Crusca

hanno ricaderesti

*

.

.

NOVELLA Vn.n
meglio,

79
fatto. Ditef

ma

perciocché voi medesima dicendolo n' ab-

biale più rimordiraenlo.

Ma vegnamo
,

si

mi

,

ricordavi
,

egli clic \oi

mai aveste alcuno amante

La donna

udendo questo
,

maravigliossi forte

gittò un non credendo che mai alcuna per»
,

gran sospiro, e

sona saputo

l'

avesse

quanlimque

di que' di

che ucci-

so era stalo colui che por Tedaldo fu seppellito, se ne

bucinasse (i)
usate dal
se: io

,

per corte parolone non ben saviamente
di

compagno

Tedaldo che ciò sapea, e rispo-*
tulli
i

veggio che Iddio vi dimostra
j

segreti degli
i

uomini
Egli è

e perciò io son disposta a

non

celarvi

miei.

il

vero che nella mia giovanezza io amai somcui morte è apposta
io

(a)

mamente lo sventurato giovane la al mio marito : la qual morte

ho

tanto pianta

,

quanto dolente a me; perciocch»^, quantunque io rigi-

da e salvatica verso lui mi mostrassi anzi
ta
,

la

sua parti-

la

sua parlila nòia sua lunga dimora nò ancora

la sventurata

morte

me

l'

hanno potuto
;

trarre del cuo-

re

.

A

cui

il

peregria disse

lo sventurato giovane
,

che
si

fu morto non amaste voi mai

ma Tedaldo
la
?

Elisei

Ma

ditemi

j

qual fu

la

cagione per

quale voi con
cui la donna

lui
ri-

\i turbaste

?

offesevi egli

giammai
olljpse

A

spose: certo che egli

non mi

mai:

ma

la cagione
frate, dal
,

del cruccio furono le parole d'

un maladetto
;

quale io una volta

mi

confessai

perciocchò

quando

(i)

Buccinare con due e
solo

significa

manifetlare con pubblicità
ce.

,

e

con
si è

un e

andar dicendo riservalamenle , con riguardo

come

dello sopra, Nov. IV. Giorn. 5.

^
(a)

Il

senso proprio di buccinare è sonar la buccina: in tenso di

propalare usasi mclaroricnmente

Apposta, cioè imputata , ove «leuni

lesti

moderni con mollo ttt

rore

hanno opposta.

.

a*
io gli dissi
la
1'

GIORNATA TERZA
amore
il

quale io a costui portaTa e
,

dimestichezza che io aveva seco

mi
,

fece

un romo^

re in capo che ancor

mi

spaventa

dicendomi, se io

non

me

ne rimanessi,

io n' andrei in

bocca del diavolo
fuo-*

nel profondo del ninferno (i) e sarei messa nel

co pennace (2). Di che
io

fatta

paura m' entrò, che
la

de

1

tutto

mi
j

disposi a

non voler più

dime,

stichezza
lettera
,

di lui

e

,

per non averne cagione

sua

né sua ambasciata più

volli ricevere (3)j co-

(1)
(2)

Infèrno.

Pennace
\ Nel

Lurlescatnente deilo per pennce. Mari.

(3)

testo

Mannclii era ritenere;

ma
clie

Ja

mano

posteriore yì fu

sostituito ricévere f

come appunto

leggesl nella edizione del

1627

e in

quella de' Deputati. Egli è da credersi

da prima
si

si

fosse

scritto

ritenere per isLaglio; perciocché, quantunque
ritener lettere,

dica propriss

imamente
ritenere
;

non pare

a

me

che dir

si

possa con proprietà
ricevuta

ambasciate. Aggiungasi che ritenere
tote avea detto di sopra che la

dìcesi di cosa già
si tolse

e

l'

au"

donna

dal voler alcuna amba-

sciata ascoltare. Sarehhe egli mai da dire che fosse stato qui adoperato

ritenere nel senso di ricevere?

Ma

egli

converehhe mostrare in

tal caso

con esempi o
sto

dello stesso Boccaccio o d' altri autorevoli scrittori che
fatta significazione. Infin a

que-

verho può avere eziandio così

tanto che

ciò
sia

non

si faccia, io

continuerò a credere che non ritenere,

ma

ricevere

da leggersi in questo luogo.
(*)

Io non saprei né vorrei contradire

al Sig.

Colomho, mosso ancora

dall'

aver io trovato ricevere nei tre testi a penna raagliahechiani. Inclino

adunque ad ahhracclar l'opinione d'un amico
che noi non
tili

dotto; e solamente vorrei

ci allontanasàirao dall'

ottimo

testo, se

non dopo aver

fatto inule

sforzi per sostenerlo.
d'

Io perchè esjwrrò alcune mie riflessioni,
si

quali

osieno

alcun peso, o no, non rileva :hasta solo che dir non
il

possa che

sia slato troppo Icggcrniente rigettato

testo Mannelli.

Premetto che alcuni
significazione.

verbi ricevendo in princijiio la particella ri

non cangiano

Tener presso
ritornar di

di se, e ritener presso di se; tornar dì
,

campagna,
non

e

campagna

vaglion lo stesso. Ciò è tanto noto che
il

a]>-

hisogna

d'

esempi. Ora

verho tenere ha tanti significati,

alcuni dei

quali sono anclie fuori del comunale uso, che subito

non

si

può dire,
non
era

che esso

al

tempo

del Boccaccio in

una

cotale significazione

4Ìu quando gli trovò invitiiti gli avesse . lo- ro. Credo che i. se SimiH). fatti tanto di piacevolezza gli chf? . a. Disse allora il : mondo maggiomadonna questo . N. 1 99. 6. alcuna quando il voi fa- di lui v' innamoraste di vostra propria volontà . il mio duro proponimento peregrino sarebbe piegato) perciocché niun desiderio al re avea . «e più io fosse perseverato . a. IO. di Bergamo p. e disse: voi mangerete innanzi te. gli atteneose. »' av- vide die questo cavaliere aveva dubitato che essi non avesser tenuto lo'nvito. E Novelle auliche Fir. e perciò tener qui vale Accrltare.^ me me che . Tennero lo esporre più Or questo modo ili dire. G. Ediz. i. . in ben mille Nella Novella di Martellino. E se tra tenere e ritenere per lo più non suol essere diversità di significaaione. Lorenzo de' Medici. y NOVELLA VU. tennero G. 8. Ma la Belcolore venne cioè si in itcreiio col sere e tennegli favella insino a alili vendemmia BoccacTedaldo: rìtcnnc dal fnvcllargli. Nella Delcolore . il quale accortissimo era . piacendovi egli . // Saladino . allo spedai ter- re* lo' avito. G. per quello che presuma egli se n' andò disì sperata ). T. 8t (co- io credo (i). . N. ut've al come si fa la sole . e y come voi medesima vole^ : a voi venne e usò la vostra dimestichezza nella quale e con parole e con muòtiasle . tener P invito. FIACCHI (1) Queste due cUusule tra loro slauno assai duramente ordinate • di mal suono. se egli prima v' amava . con loro insieme che de^ Juh dì iV/artelUno gli tenesse: cioè che ne avesse premura. veggundolo io consumare. . 1778. o come dicono DipuUili.. ceste ste . V oste coi compagni di Martrk il pregò Uno ti i |iortnlosi da Sandro Agolanti. p. Ma possiamo ad luoghi del cio clic più verranno in acconcio. Cap. essi liberamente della sua /e sicurati. 272. Socrate rispose agli ambasciatori . 9. ed lo 'avito . ò sol ({Ufi paccato che ora vi tribola te Io so : fermamen- che Tedaldo nou \i fece forza . N. quel sua lettera^ né sua ambasciata più volli ritenere vorrà dire piìt volli accettare. il In questa slessa Novella di peregrino tantosto n^andò a^ quattro Jratelli e questo fatto . e le lor donne a dover desinare la seguente mattina con Aldo- brandino gV invitò. non si può acconciamente che con accettar P invito. invito.

sare innanzi tratto di . perciocchò strette e dove dagl' inventori de' misere e di grossi panni il furono ordinate e dimostratrici dello animo il quale le temporali cose disprezzate avea quando essi corpo in così vile abito avviluppavano. no larghe e doppie e lucide e quelle le . potavate (i) voi fare ad ogni vostro del vostro . . oggi le fan. egli non mi disdice. mi piace di parlarne . non fosse. doppi so l' amor raddoppiare. e nelle piazze come con le loro robe secolari fan- (1) i.. di finissimi panni e in forma hanno recate leggiadra e pontificaesse nelle chiese i in tanto che paoneggiar (2) con . testo Mannelli. Potavate hanno in questo luogo tiitte le migliori edizioni che ho vedute (1) J" Paoneggian del . li Or voi dovete sa- pere che io son frate e perciò loro costumi io coutilità nosco tutti j e. . pentere . come farebbe ad un altro. mal far . e nel marine sììegge: sic est tcstus. e . e cosi vo- gliono esser tenuti ninna altra cosa hanno j di frate se non la cappa : nò quella altresì è di frate fi'ati . chiamano. sì come . -vi E . se io si ne parlo alquanto largo ad di voi. acciocché per innanzi meuo- glio gli conosciate che per addietro non pare che abgià i biate fatto . dove sua volontà stata . piacere . non farle . La stampa XXVII ha pagoneggiar. se così fu (che che fu) qual cagion doveva poter muovere a si torghvisi così rlgidatrtente? Queste cose volean pen. così diveniste voi come Così come egli sua Che egli non dovervene . 82 GIORNATA TERZA faceste . se credevate . divenne vostro fosse vostro. ed . ma il voler tor voi a lui che sua eravate questa era ruberia e sconvenevole cosa. Furon frati santissimi e valenti frati si mini y ma quegli che oggi .

(icsci. rete loiula. e per il non durar vino . le fanno vedessero a cui le fanno . VII. acciocché che per . tanto più stanno ad agio (a). Li qtinic gettata m-ll' al foìido si rìscrra acqua dal |)csraton. se coloro che . molte pinzochere . fatica.NOVKI LA no . tanza per anima de' lor passati E certo egli è i il ve: ro che le elemosine e le orazioni purgano peccati ma o il . e in mostrare che con mosine a loro ti . e tutto il lor desiderio hanno po- pongono in ìspaventare con romorl e con dipinli- ture le menti degli sciocchi. i «{ira. quegli d' oggi disiderano fem- mine e sto e le ricchezze. conoscessero piCi tosto il oa sé il guarderieno o di. molte vcjJove molte altre sotto s'in- sciocche femmine e uomini d'avvilupparvi gegnano. un cosi costoro colle fimbrie ampissime avvolgen. ad agio. . acciocché io più vero parli. porti questi il pane colui l' mandi quello altro faccia la pie. dove gli antichi la salute disile deravan degli uomini. sono rifuggi- a farsi frati . e avvicinandosi e cuopre e richiude . SS il non si vergognano : e quale col giacchiò (i) pescatore d' occupare nel fiume molli pesci ad tratto . e in altre cdixioni ma qui aon due parole te. le E perciò. nanzi ad altrettanti porci essi gitterieno i E perciocché d' conoscono quanti meno sono s' possessori una gran ricchezza. ed è lor maggior sollecitudine. (a) Adagio è nel testo Mann. si^juificaDo gli altri. cappe de' hanno costoro . comodità. dosi . i peccati si purghino e colle messe . ognuno con romori e con ispaventa menti vere alti'ui ingegna di rimuodisi- da quello a che esso di rimaner solo li) s' Giacrhio. non frati . a suo agio e . perciocché adagio tutta una parola significa lentamendivise. pianamente f ma a piacere. Con poi a grande agio. viltà non per divozione. che d'altro esercizio. ma solamente i co- lorì delle cappe E .

quanti sica quegli a'quaji la fanno cotal risposta che non intendono per lo moil do che gliono essi la gli dicono gran parte di loro sanno. danaro. danaio. che noi diciamo non quello che noi facciamo d' l' estima- no che sia degno scaricamento ogni grave peso esser costanti e dì essi quasi più alle pecore sia possibile ferro . che sconce sono e . frate dirà di venirti a casa a contaminare la tua famiglia Perchè vo (i) io dietro ad ogni cosa ? essi s' accusano Denaro. . di quegli i si possano fare cappe più larghe procacciare vesco- vadi e r altre prelature maggiori di ciò che mostrato hanno dover menare a perdizione chi l'avesse. ma que. acciocché. 1' avere risposto fate quello . Vo- odierni frati che voi facciate quello che dile cono. siate padi- zienti . perdoniate ingiurie guardiatevi del mal re : cose tutte buone. le fatti restitutori . . Maanelli.. GIORNATA TERZA Essi sgridano centra gli uomini la lussuria . che a' pastori. E . essi possano fare quello che se i secolari fanno essi fare non potranno. Chi non sa non può durare il ? che senza denari tu ne' tuoi diletti la poltroneria i Se spenderai denari.. tutte sante. frate non potrà femminon Se tu non ar. E quando fanno . ^4 dera . molte altre : . Se tu andrai lor alle . guadagni. i frati non avranno luogo il sarai paziente o perdonator d'ingiurie. Essi danuan 1' usura e i malva. di queste cose e di ripresi . ac- ciocché. sto (*2) perchè ? Perchè . tutte oneste. vostri segreti l' . ma danaro appo numero del più i migliori scrìUori si trova per lo più usato nel ('j) "i" Queste. agli sgrldatori ri- mangano gi le femmine. poltroneggiare nell'ordine . cioè che voi empiate loro fidiate loro i borse di denari (i). . ne dattorno . . serviate castità . rimovendosene gli sgridati.

voi ruba- Tedaldo . ma Iddio sa se egli fa savia- mente Ma il . se dar vogliono perdio non segnitano Evangelio ? : quella altra santa parola dello ciò Cristo a fare e ad insegnare incomin- Facciano in pri. e nou pcf prepgsuione. mondo : Questo concederh ciascuno L' usare la dimestichezza d' uno il uomo una donna il . già di sopra v' è dimostrato togliendoli di- voi che sua di vostra spontanea volontà eravate . 6 . posto pur che in questo sia da concedere . . altri Io n' lio de' miei . VII. visitatori non . vi disse . eh' e' vuole. cioò che gravissima colpa sia rompere la matrimoniai fede non ò molto maggiore l' il rubare un il uomo ? Non è molto maggiore pinaiìdo per lo ucciderlo o ? mandarlo in esilio ta. . in quanto in voi fu . II. NOVELLA la scusa. mostran- dovi ognora più cnidele.. quegli adunque così falli andrem dietro chi fa fa (|uel . venuta l' Appresso dico che . che ò cagio- ne del male che sia in quella medesima colpa esilio e dello es- che colui che '1 E che voi del suo sere andato lapin per lo mondo sette anni non siato (l) Arrerti questo innansi per più lotto. ma essi . di mille veduti vagheggiatori amatori .nc- da malvagilh di mente procede . |>otcre essere? o. T. è peccato naturale ciarlo ste rubarlo o ucciderlo o disc. si se astinenti e santi j)urc a questo non si credono . che egli non le uccidesse con sue mani : e la legge vuole che colui si fa fa. . DBCAM. Che . solamente delle donue secolari ma de' moniateri i e pur di quegli che maggior romor fanno in su perga? mi 'I . 85 qunntc volte nel cospelto degl' inlcndenli fauno quel- Perchè non si stanno egli innanzi (i) a casa. voi uccideste perciocché per voi non rimase s' . A . ciò che frale che vi sgridò . |K)i ainmaestrin gli .

Voi medesima già confessato sé v' tata . e senza generar sospetto . Il . qualunque s'è l'una che Tedaldo di queste tre cose dette che nella sua dimestichezza forse non commetta vate . . tutta nelle vostre mani ? era da lui rimessa Non era egli nobile giovane non era egli tra gli altri suoi cit- tadini bello a' ? non era egli valoroso in quelle cose ? che giovani ? s' appartengono non amato? non avuto ca- ro non volentieri veduto da ogni uomo ? né di que- sto direte ticello di no . Ma veggiamo j meritò queste cose: certo non fece. sommamente e con ogni sollicitudine ingegnarsi di compiacergli si acciocché da amarla non faceste.86 cagione . . . il qual per certo doveva di torte . . Niuna cosa fu mai tanto onorata. l' avete : senza che io so che egli più che esal- ama. la quale . Questo pec- cato adunque divina giustizia. re alcun brodaiuolo manicator voi il vi sa- pete : e forse disiderava egli di porre sé in quel luogo egli s' onde ingegnava di cacciare altrui è quello che la . Adunque come per detto d' un Io gli fra- pazzo bestiale e invidioso poteste voi alcun lui ? proponimento crudele pigliare contro a so che errore s' non uo- è quello delle donne . se in trovava dove onestadi voi potea favella. Ogni suo bene ogni suo onore ogni sua libertà. altra donna da . che come voi mossa esse- dalle parole d' un frate . tanto tanto magnificata . lui. si . rimovesse giammai . mente re . in Sì che molto mag- giore peccato avete commesso . dovrebbon colui aver gloriale quando da alcuno amate sono e caro . quanto eravate voi sopra ogni parte si . GIORNATA TERZA questo non si può negare. esse pensando e quanta e qua! sia la nobiltà da Dio oltre ad ogni altro animale data all' uomo . le quali mini schifano e prezzangli poco dove a quello die elle sono .

quando la donna. Tedaldo non ò punto morto avesse quello che Iddio mi dimostri. Dalla quale se liberata esser volete quello cbe a voi . disse : amico di Dio assai conosco vere le cose le quali ra- gionate. e in quello stalo ti il ripognaleuel quale era avanal che voi scioccamente credeste peregrino le mallo frate. estimava tribolata . le sue ragioni. . la vostra benivolenza e dimestichezza il gli diate. che attentissima niente le raccoglieva. non so per perche bisogni che disse : io il vi A cui il peregrin . conosco chi sieno santi tenuti : frati inilno ad ora da il me tutti e senza dubbio conosco mio difetto es- sere stato grande in ciò che coutro a rai . e molto maggiormente fare è se mai avviene che Tedaldo ([ui torni . se per me si potesse . se egli la vostra grazia Disse (l) l^re Coti ainl>e Il le e strette dissi* scm|>r« il Boccnccio. Aveva sue parole finite. . eluse sempre deve ed alcuna volta per accorciaiucnto de. volentieri V ammenderei nella maniera fare f che detta avete: ci ma questo come si può Tedaldo non potrb mai tornare: egli è morto. e so per certo per quel pec. madonna stato . cato a lui udendol dire . Tedaldo adope- e . si e perciò quello che non dee (i) poter fare prometta. Pet. buono . in ma è vivo e sano e .NOVELLA VIL con giusta to . vostfo ren- amore. bilniicln tutte le sue operazion non ha voluto v' lasciare impunito: e cosi srnAa ragione daldo. cosi il ingegnaste di lor voi medesima a Te- vostro marito senza ragione per . e in gran ])a rie i parla vostra dimostrazione . perciocché verissime le parevan . Tedaldo è stato ed è ancora in perìcolo e voi in tribulazione. dal suo lungo il sbandeggia mento la vostra grazia. conviene proniellere questo : . deve oou mai. «^ mena ad effetcome voi . .

diligenza il quale donna . vi diciate io vi accerto che Tedaldo è vivo. il mio marito allora a libero senza danno e ?>Tedaldo vivo Parve Tedaldo tempo di pa- lesarsi e di confortare la donna con più : . . messer io donai già a Tedaldo . e fiorentino parlando (i) disse. il peregrino: madonna. conio sciornamenle hanno molli testi. per doverlo at- tenere io spero : che voi il vedrete tosto. sa. vogliate. rebbe il vedere . certa speranza del suo marito . conoscete voi questo Come sì. e disse consoli del vostro marito . in tutto questo libro che scrive conoscere . coniidenzia avendo la donna presa della le santità che nel peregrino tratto fuori .88 allora la GIORNATA TERZA. nonpercLé dicesse conosciele con la nella terza sillaba. dove voi quello prometter . trebbe avvenire che simile letizia mi fosse . gli avea donato > notte che con lei era stato : e mostrandoglie? disse il madonna . le quali forse furon cagione di farne parlare quel cotanto che parlato se n' è diso- nestamente .1 il quale guarderete che per mai non e soli. Allora disse . e me (i) Fiorentino parlando. ed ebbilo in queste braccia gli il e di molte mie lagrime morto viso . Essi erano in parte assai remota somma . . manifestiate. che che voi e . . madonna acciocché io vi un segi-eto mi convien dila vita vostra voi mostrare. di più punte di coltello. cioè in quanto i itila pronunzia. e di il capo cappello. La donna che al- lora disse questo fo io e farò volentieri j né cosa po. la donna t il vide cosi il riconobbe. pareva che fosse : per che Tedaldo i uno anello guardato da lui con la somma V ultima le . quasi che il Bocc. Il peregrino allora levatosi in piò e prestamente la schiavina gittatasi da dosso. e disse . donna : guardate che voi diciate j io il vidi morto davanti bagnai alla mia porta .

. Il testo Mannelli jhko copra ha conosciele. Certo per assai facile lo la clic riconoscendo gran simigliausa delle lellerc il m cil n si rende «lirsi scambio di tenendo con temendo. la „ Chi ben riguarda die' egli). conoscete voi lui esser ? 89 vide . e appresso quasi la temendo voce di Tedaklo. dell' „ quelle vanno imitando mutasionc de' movinicuti animo j)cr di colei: la qual da lo coittrarìo pinma russicuralu ulijuunlo. e pare rlie (piesta {virola vi 9 adatti assai meglio eliu la voce {«mendo: ad ( o^i modo „ „ fu di contrailo avviso jiarolu il Salviati. . vivi /ossero.. gli editori (S) Riconoscendo leggono e del 47 e i Deputati. e. la la ctliz. es&cr non piitea nella donna nù la „ timor né duhhiexza per „ tuono suo naturale per vece di voce di Tedaldo quaud' ei le parlu\u nel esser da lei conoaciulo. ijualc intende.. ed è. andare come vi- (1) . ed esjirime quasi lo stesso quo' del 27..[Awcrìitn. tornato : . tcneo il di Sosia ncllìi l'Andria di Tcrenaio. come Tedal.). II. A cui il Tedaldo disse madonna non dubita.. e temendo . comò egli slvsso Jirù nel proemio JcUu ae- gucntc giornata. die' egli. la donna . Né i Deputati lu ni- il SaKiali approvano gran fatto chiuriìkii inamente vi s' giunta di quella yofX fossero. fuggir . e piiingcndo gli si gìllò alcollo. NOVELLA Vn. e {)oi di nuovo alifuanto n più riguardatolo. così di lui temendo come vi de* morti corjìi . io sono vostro Tedaldo vivo e sano . il conoscendo Tedaldo tutta stordì . L 1. che non può della Toce riconoscendo ma 1' io non so {xu egli »e tenere la voce tP alcuno e per conoscerla con certezxa (che cosi creder ti spiega) sia modo ti^9C. . Esso |>er tanto in il temendo legge lenendo. se poi veduti . (3) sua voce e alquanto più riguai*datolo e seco alTeruiaudo che per certo egli era Tedaldo.. Ma osserva il Dionisi che. si dclil>cr() finalmente. (a) ^ Cioè nejui "t ucciso. si teme} e non si pri a riceverlo gli come Tedaldo venuto di Cifece incontro mn.-<no. do dalla sepoltura quivi . possa che usato ablòa il Boccaccio. e seco iij/crmiindo che per certo egli era desso. morto (a) che die voi ed i miei credano la La donna . piangendo «ciixa ( iiun palli fiorentino. Quando . rassicurata alquanto. . (1) t Come del i5a7. si volle t^ mendo te .. e mai non fratelli morii nò si fu' .

della sua salute.At^ carcerieri. t Dal frencescon dit. come tu di. E . come che io non ti conosca. poiché tu della mia salute se' soUIcIto . come io credo. sia sera dove tu quella della tua assoluzione udirai. . co . della qual cosa spero clie avanti che donian sia sera. la io sono un tuo ami. dende tante voci e forme di dire sono venute alla toscana favella. sì veramente . lo . e perciò. io voglio stanot- te poter venir da voi e contarlevi per più agio die al presente non posso. rimessasi la schiavina e '1 cappel- basciata un' altra volta la donna. gli si gittò al collo e : Tedaldo mio dolce . o forse dalla lingua provenzale. Pinogli. a lui se n' entrò. del iSsy e Deputati: vagli. basciata e abbrac. senza alcun fallo avanti la sentenzia della che doman attendi . io noi commisi {\) (2) (3) \ t QÀoh. Salviali. A dobrandin rispose: valente uomo.()o GIORNATA TERZA basclollo dicendo . ediz. tu . voi udirete novelle clie vi piaceranno . e con buona speandò ranza riconfortatala da lei si partì . E nel vero il peccato per lo quale uom dice (3) che io debbo essere a morie giudicalo. dono che io ti domandemorte cui Al- rò conceder mi vuoli (2) . più di paura della soprastante morte pensoso salute j che di speranza di futura e quasi in guisa di confortatore. amico dei essere. uè mi ricordi mai più averti veduto. a te mandato da Dio per tua salute al quale per la tua innocenzia è di te venuta pietà. col piacer de' prigioniei'i (i). gli disse: Aldobrandino. se a reverenza di lui un picciol . e cola se n' dove Aldobrandino in pi-igione era. ciala lei disse madonna egli non è or tempo da fa- re più strette accoglienze: io voglio andare a fare clie Aldobrandino vi sia sano e salvo rendalo . se io l'ho buone. . e postosi con lui a sedere. sii ben tornato : Tedaldo.

ciascun dee volentieri faticarsi iu farcite la veri ih del- (1) Novella ha {liù significali . Significa ancor /'avola. senza volergli dire stesse: sommamente pregò che di buon cuore il che per certo avanti che seguente giorno Guisse egli udirebbe novella (i) certissima della sua salute. al peregrino il . in ciò fare quella mnnicia terrò che a grado Questo piacque altro. e . e in segreto ad un cavaliere che quella tenca disse cosi. acciocché Iddio mia salute intenda . dove essi di questo : dimnndin perdono A cui Aldobrandin rispose non sa quanto dolce cosa si si sia In vendetta l' . se egli . che il latino ilice nuncìus V r Ilalin comitneinentc dice nuove. o<]o novella . per amici . né con quanto ardor 5 . gik fatti. presente misericordia di picciola . il Novella e novello è nome acuivo e vaie medeùioo che nuovo. fratelli di Tedaldo l' averli a questo punto condotto te credendo nella morte del . me piace ogiii gran cosa ri . promettessi e p<TÒ (piello che . se non chi riceve alla oflese ma tuttavia . ginmmni za di . non che una j farei volentieti non elle io . „ . peregrino allora . quello che a' io voglio niun' altra cosa ò se non che tu perdoni quattro . ciance o parole^ frascherie o baie. . disse. 91 li nssai dogli altri ho . volentieri loro perdonerò ed ora loro perdonoj e se io quinci esco vivo e scampo. lor fratello esser colpevole ed abbigli per ti fratelli e . „ Che „ novelle son queste? Non attendo •e ed altre assai che ne Iruovano per lutti gli autori volgari. addoinanda dio s<>nza fallo ov' egli avvenga Il che io scampi . lui partitosi. raccon- tanicnlo di cosa avvenuta vera o verisimile libro. desideri . Non il' n$|)ctlato 1)cn fresche novelle „ Potr. se E da n'andò alla signorìa. signor mio. NOVELLAVO. ti ila . . o Coae a così fatte novelle ^ .'„ Io pur ascollo e non . io lo serverò fermamente. così ti quali forse a cjut'slo roiulollo m' hanno ha al Ma dico a reveren- Dio . Significa come sono le cento Ji questo tali..

porre al martorio. j dissero perciocché egli alla essi nello alber- dell' un Il di loro. aveva molta noia data e volutala sforzare a fare . e certo vi si legge e nell'edizione dol 27 e nelle (2) Ucciditori . voler suo peregrino questo avendo saputo . al quale d' Aldobrandino increscea vo- lentier diede orecchi alle parole del peregrino j e te cose mol- lui sopra ciò ragionate '1 .. quello che Tedaldo Elisei uccise. per sua introdualbergatori e zione iu su il primo sonno i due 5 fratelli lor fante a man salva prese e lor volendo. per rin- venire come stata fosse la cosa. 93 le cose si GIORNATA TERZA conosca. cosa acciocché av1' e i peccatori sien puniti . ha io se ne venne . che Te- daldo Elisei ucciso aveano non conoscendolo . e massi aiamente coloro che tengo. ed occultamente madonna Ermellina Mann. ha voi sono (i) qui venuto a voi E come voi sapete . peccato commesso. e non uccisori. venga in onor di voi io e in di chi meritato . Do: mandati della cagione moglie go il . ma è da giudicarsi piuttosto che omesso per inavvertenza. . e parvi aver trovato per vero lui essere stato siete . dandovi gli ucciditori Il (2) di quel giovane nelle mani. e posseditori dis- sero i Toscani antichi. avervi mostrato. e lei so- (1) il t II testo qui venuto a wi Non pare clic siasi taciuto siasi verLo sono per la figura ellissi. altre posteriori. ma ben possessori. roso uomo da . no il luogo che voi tenete acciocché coloro non poril tino le pene che non hanno . La qual male . . e narloj il per condanio che è certissimamente falso sì come credo avanti che mezza notte sia . avete rigidamente contro Aldobrandin Palermini pro- ceduto . non essendovi . e poi insieme apertamente confessarono sé essere stati coloro . con al- licenza dal gentile la casa di uomo si partì . tutti noi soffersero j ma ciascun per so. valo.

ciò. donna per dovere quando . XXVU. e Jattorì. . NOVELLA la . e pochi di appresso l' a' mafattorì (i) dove la testa . un dell' altro s' prendendo . na niiinnesc hanno a* innl/altori del Livomo del 1789. . no s' usci della casa della . 93 essendo ogni altro della casa andato a dormire^. tocx. co- me alla il giorno appressò Tedaldo avendo già donna mostralo ciò che fare intendeva. affettuosamente abbracciò e basciò il suo Tedaldo e andatisene insie- me ce . . com- messo avevan omicidio fece tagliar Essendo adunque libero Aldobrandino con gran letizia di lui (1) t L'edisione del 1718. disse : carissima donna mia . . . VII. in abito peregri. che fatto avea . di l' buon volere fecero graziosa e lieta padilettosa gioia levatosi. pienamente raccontò .. quella di . eU moderma mi testo Mannelli e nelle edirioaì iu rece di malJaUori leggesi io jM-nso. del LXXIII e del LXXXVU ntaluUori. .cuinpa'^ta. prestamente Aldobrandino berò . La donna di due così fatti accidenti e così subiti cioè di riaver Tedal- do vivo to . cioè mali. e di vedere libero dal pericolo Aldobrandino si il quale fra pochi dì credeva dover piagner morto tanto lieta quanto altra ne fosse mai . parimente disiderosa d' udire buone novelle del marito e di riconciliarsi pienamenr Alla qual venuto con lieto viso te col suo Tedaldo . E . rallegrati . Aldobrandino La si- venuto giorno e parendole piena informali- zione avere dell'opera. il quale veramente credeva aver pianto mor.'* 1* trovò clic aspettava . e dacajx) . scamdo rhe da ma' . . che per cer- to tu riavrai domane qui sano e le salvo il tuo Aldobran- dino} e per darle di ciò più intera crcdenra. che è quanto a dire mali facitori Io ne ho titcnula T antioi lìb lesione uioMo dalla aulotiti di ai riputate odixioui. al letto. ora fosse gnoria . pregalo che occultissimo fosse pure . attendere il a' fatti d' .

stare : l'amistà d'Aldobrandino racqui. dove- . Fretjuentcmenle unisce il Boccaccio /jt//e/t'. Ed essendo Aldobrandino di quanto al peregrino piaceva contento telli . "l numeri. domandò ad Aldobrandino promessa Aldobrandino liberamente rispose . lo suo scampo scornati. do- mandando perdono. apparecchiato te A cui il peregrino fece per lo seguen. di fargli onore e la non . gru.. li quali esso sentiva non solamente per . avvenuto . la sé essere ma armati per tema . che dicesi molto lienc nel minore e nel maggior numero (1) t Osservisi questa forma di dire invitò a dover desiuare in luogo di invilo a desinare. dì apprestare un bel convito nel quale gli disse che voleva che egli co' suoi parenti e fratelli con le sue don. quanto nella città gli piacesse di stare festa e quivi sazii . re sono tre soli i nomi d'una slllal)a clic lia la iiosli-a lin- gua serventi ad ara])edue ancor nel verso. . al fine con ragioni irregli pugnabili assai agevolmente condusse a dovere. usate. 94 GlORNxiTA TERZA i e della sua douna e di tutti suoi amici e parenti. e co- noscendo manifesta mente ciò essere per opera del peregrino tanto . si potevano veder e spezialmente donna che sapeva a cui farlosi.griie e regi si usano Evvi anche piò. ne ricevesse i quattro e le lor donne aggiu- gnendo che invitargli esso medesimo andrebbe incontanente ad al alla pace e suo convito da sua parte. Lenclu: dic'. e questo fatto loro e le lor donne a dover de- sinare (2) la seguente mattina con Aldobrandino gl'iu- (i) Di. i Ma fra- parendogli dopo alcun di (i) tempo di dovere telli riducere a concordia con Aldobrandino . il peregrino tantosto u' andò . lui alla lor casa condussero per . a' quattro fratal e Con loro assai delle parole si che intorno a materia richiedeano .

e da madonna Ermelconvito lina e dall'altre donne graziosamente ricevute furono. tennero s(?guente in su fratelli di l' invito. R. magnificamente le Ed gli essendo stati serviti nel uomini parimente e cOvsa donne . quello la alcuna altro die laudcvole se non una . se non ima. per lingua no» nlqunnto ili energia nll» espressione In questo U •tra parteci|)« dcDa inglese. come erano con alquanti loro . l' 9$ ora del ed essi liberamente della sua fò sicurali. nel!' infinito. volere con (lare nllri verl>i iiii'i così jicr un certo tcuo . amici vennero a casa Aldobrandino va j che gli attende- e quivi davanti a tutti coloro che a fare lor stati . A. nella quale iisansi qunsi «Ilo stesso . Appresso costoro le sirocchie e le mogli loro. che Imt- devole. G. Tedaldo nero . "t il dljordine in questo luoqo dair essersi usato il il gerundio in regolare an- Tccc del verbo.NOVELLA VIL vitò. e G. emendò se non una taciturnità . con poche parole spacciandosi ogni ingiuria ricevuta rimise. Aldobrandino lagrimando pieto- samente gli ricevette . aTTerbialmente. nò avendo avuto ia . . a ilir meglio.iunlivo. comrimi- pagnia erano da Aldobrandino invitati. e co* D. Osscnisi come periodo piglierrbbe stati wn damento se si leggesse. tentarono d' rrorn* non \i riuscirono. colla sola ili(Tcren«n che tloTC noi gli «la usiamo ciò die gl'Inglesi ne formano il 80^f. tutte di bruno vestite . la tari tura ita stata per lojresco dolore ec. punii mag- non crcdcrclJie. modo eouldy shnuld. ed essendo msgnificamente serviti nel con- . darlo e tonol»l)ero il disordine di questo |)erio«lo. nelje mani d' Aldobrandino perdonanza domandando di ciò che contro a lui avevano adoperato. wouWcc. tacilurnitù (i) stala per lo fresco dolore rappresen- re.. vennero. La mattina adunque i mangiare primieramente così vestiti di quattro . Vctlcsi onrlic tra le lingue d' indolo nssni dispamtn hncci in certi gior avvicinamento che altri a prima giunta (i) Rolli. Ne avendo avuto in quello cosa alcuna altra. te non una Nasce tale taciturnità: leggasi col MS. R. e tutti basciandogli in bocca . altro che. ed A. gittate si l'armi in terra sero . o.

convito cosa alcuna altro che laudevole. che punto dopo è la più giudiziosa.2«. 21. riodo. addurrò solamente l'osservazione del Slg. alcuno parere poco (alzantecon antecedenti Ravvici- nandola a che si riferisce. GIORNATA TERZA Tedaldo : tato ne' vestimenti oscuri de' parenti di per al- \ito gli uomini parimente e clie le donne. che stacca una parte del pe- riodo antecedente. L' edizione del testo Mannelli ha la voce Tedaldo. (•) (*) Gran . a me non dispiace. pag. disordine hanno trovato gli i critici in questo luogo del Boc- caccio Messi da parte antichi.^ .se non una.se non una. V. r Opere del Baccaccio dell'edizione di Napoli 1725. IIACCUI. I Deputali e Salviati fanno punto fcnno dopo voce pe- Tedaldo. ili pag. de' Villani e di altri scrittori loro contemporanei apparisce avere gli antichi autori toscani assegnata alcuna volta al ge- rundio eziandio la funzione del verho. PotreJdie aJ la parlicella 7. ma noi fanno già dopo la voce accorto.. . e ne fa nuovo periodo affatto sospeso. si levò in pie ec.. venuto il tempo di tarla via. la qual cosa a noi. Parte 2. se non la taciturnità ma venuto il tempo di torta via. Colombo. gli si levò in pie ec. la Parmense. ma non comincia per lettera grande la voce seguente per: e forse è quel punto minimo. e comincia la voce seguente il Ma con la lette- ra maiuscola. ne avendo avuto in quello cosa alcuna altro che laudevole. Ripeterò ancora. di fra Guittone. varie Premetto che in questo luogo hanno interpunzione varia il edizioni . ciò che ho detto altrove zione nelle stampe gli che la cattiva interpun- fa spesso nascere il disordine de' periodi. di che parlali Salvini nelle Prose Toscane. si non concede di fare. e seguitano di il La moderna Livorno del 1789 concorda con . più sottili investigatori del proprio ufficio di ciascuna delle parti del discorso. Da questo luogo del Boccaccio e da simiglianti delle cento Novelle an- tiche.. non ehbe in quello cosa „ cuna altro laudevole. conte seco dispo- uvea. Finalmente all' uopo di esporre il mio concetto mi giova la particella avvertire che nei tre testi a penna magliuhecliiani manca Ma incominciante nuovo pe- riodo dopo la voce accorto. 226 principio. JS'oji avendo avuto nel . la taciturnità stata per lo fresco „ dolore rappresentato ne' vestimenti oscuri de' parenti di Tedaldo „ ec. Posto ciò io regolerei l'interpunzione del periodo in questa guisa : Jid eascndu stati mugnijìcamentc serviti nel convito gli uomini parimente e le donne. la Ha poi la detta edizione il punto fermo dopo voce iicrorto.. ed egli se n' era accorto) sto ma. ove tro\asi un punto fermo. Oltre a- esempi da me uddolti ne accennerò un altro che può vedersi nel1. la taciturnità stata per lo fresco dolore rappresentato ne'' vestimenti oscuri de' parenti di il dii'iso e'Z Te- daldo (per la (fual cosa da alquanti convito del peregrino era stato biasimato.

e nou senza grandissima malungamente raviglia di tutti guatato. cousiderato le sue opere (i) + Cosi legge il Mannelli. fu (•»). lessero i7 lUviso il e F invito. e si- migliante appresso fecer le donne. . si abbia fatto festa e che come colei che più che per gli è tenu- che alcuna altra. pcrt'gtino iicrrl. de' suoi accidenti raccontò. ckl 97. Tcdis.nti. f Ricotioscitdojii e lungamente guatalo. la qvial lesione fu ritenuta cxiandio «W Deputali. assai de' lor parentadi.c il con- vito crasi fallo non ilal ma da Aldobrandino. ha che più volentieri farei io. seco dis|>o. . disse: che è questo. ad abbracciare corsero. Il che Aldobrandino veggendo.. fuor che mounaErmellina.* ^NOVELLA VII. a doverlo far lieto se non Tedaldoj il quale . Gli «liUiri <Vl XXVII. E di dosso git- tatasi la schiavina ed ognitibito peregrino. Ermelliua? come non fai tu. '1 peregrino era stato biasimato to . in una giubba di '/.sto . Perche i fratelli e gli altri tutti di lagrime il d' allegrezza pieni. e il IMiò (Mica dir molto bene Boccaccio il diviso e 'l coavito d*l pere- grino {•i) . cosi le non parenti come le part. io il vi voglio mostrare. avanti che alcun s' arrischiasse a credere che '1 fos- se desso.endado verde rimase. venuto tempo da gli altri le torla via . e disse. il ' 97 convito (i) del In Climi cosa da al({uanli diviso e . Ma S>I- \iali fu d'avviso che foste meglio attenersi anche [qui alP ottimo lesto: il |HTriocchè convito era stato pensamento ed impresa del peregrino. ed egli se n' era accoril Ma come . avea. Il che Tedaldo vedendo. festa a Tedaldo? na ce faccia ta A cui udenti tutti. uomini il delle cose tra loro avvenute. e riconosciuto. poi- ché avendolo avuto continuamente con voi non lo avete conosciuto . la gli donna rispose: niu- n' . niuna cosa è mancata a cpiesto convito . si levò in piò mangiiindo ancora frutte . come l'altre donne.

che tacito principio avuto avea . ma le disoneste parole dette ne' di che noi piagnemmo colui. la festa continuarono Li Fiorentini più . come . . . questa . lenta in questo ad ubbidire per che levatasi abbracciandolo d' come 1' altre avevan fatto . Questa di j liberalità Aldobrandino piacque molto a' fratelli Tedaldo e a ciascuno uomo e donna che quivi era via. . E preso dalla ruggine che guasta ferro. E . . canti e balli e altri sollazzi vi fecero assai: per la qual cosa il convito fine. altro il non demarito: ella siderava non fu . abbraccialo . me do ne fanno stare -A assai cui Aldobrandin disse . per denotare il mal animo. : va' via . ebbe sonoro eran . per questo ciascun fé sta a Tedaldo vestimenti neri in dosso si tolse . con grandissima allegrezza cosi.^ io t' GIORNATA TERZA abbia riavuto . come un uomo risuscitato e maravia' fra- gliosa cosa telli i-iguardavan Tedaldo j e a molti e ancora n' era un cotal dubbio debole nel? animo o no . delicata espressione. credi tu che io creda agli abbaiatori? esso la procaccianes- mia salute . La donna che . cosi gli fece lieta festa. che noi credevam Tedaldo. tutti a casa di Tedaldo n' andarono e quivi la sera cenarono e più giorni appresso . e volle che quivi altri vestimenti facessero venire . va'. quasi . bene dimostrato ha quello : sere stato falso senza che io mai noi credetti . tosto le- va su . che fosse nata nelle menti d'alcuni dalle parole state. se fosse desso e noi credevano ancor fermamea- (i) Ru^ginuzza. adunque da stracciò li esso medesimo e i a' fratelli bruni alle siroc- chie e alle cognate si . Li quali poiché si rivestiti furono . Matt. Fatta e ogni rug- ginuzza (i). maniera tegnendo giorni .

cioò d'indi a molto tempo. Tetlaldo adunque tornato ricchissimo la perseverò nel . parlare si vergognarono. . né é mai potemmo poi sapere che vero che noi ci di lui fosse. qua . Passavano un giorno fanti . . né forse avn>bber pcxza (i) un caso avvenuto non fosse. A'({uali Tctlaldo in presenzia de' fratelli rispose: voi m'avete colto in iscanibio. masnadiere. come di noi siamo.« NOVFXLA fatto a fé lor VII. fratel di Tedaldo. segni riconosciuto fu colui che era j to ucciso essere stato Faziuolo e non Tedaldo laon- de il sospetto di lui usci . . cosi es- sere stato come costor dicevano di che per questi sta- e per gli altri . di Lunigiana davanti a casa loro gli si e vedendo Tedaldo fe<. a' fratelli e a ciascuno altro.ero incontro dicendo: ben passa stare. e ziuolo . e. poco più si . Dio faccia noi godere del nostro. «"y^ se te . e clùesongli perdono dicen- do : in verith che voi risomigliate più che uomo che un nostro noi vedessimo mai risomigliarc un altro. che fece in- domandò Costoro il fosse stato vestito quel Fa- dissero} e trovossi : appunto tra . (1] A peua. Fa- ziuolo. che l' chiaro chi fosse stato ucciso j il (junle fu questo. Bene maravigliavamo dello abito 3 perciocsì ché esso era. forse quindici dì o fa . udendo questo. si Il maggior nanzi . lungamente goderondel loro amore. Costoro udendo! . compagno che venne il (piale si chiama Faziuoloda Pontremoli. senza più turbarsi donna discreta- mente operando. suo amare.

la Reina.loo GIORNATA TERZA NOVELLA Vm. non la perciò dispiaciuta ad alcuno per tutte tenuto sua lunghezza. Ferondo mangiata certa polvere . che la moglie di lui si gode . che come colpevole ne dovea più tosto essere condannato. di che di quello che menzogna sembianza | l' e quella nella mente m' ha ritornata avere udito un per un altro essere slato pianto e seppellito. po- come noineveggiam il molte. per morto seppellito fosse to . in luogo non tropnella quale fu fatto abate . un monaco quale in ogni cosa era santissimo fuor . Fu adunque in sta. Dico adunque come un vivo . e poi risuscitato . a- vendo rispetto alla quantità e alla varietà de' casi in essa raccontati. si Toscana una badia . è sotterrato per morto . è messo in pri. a me si para davanti a doversi far racpiiì. Ca- rissime Donne. gione . le die cagione di così cominciare. ma che brievemente narrata fosse stata. e dalV abate . . per suo nutrica un fi- gliuolo dello abate rato. po frequentato dagli uomini. nella moglie di lui gene- V. alla Lauretta strato il con un sol cenno mo- suo disio. contare una verità che ha troppo ella fu.enuta da la fine della lunga novella d'Emilia. tratto della sepoltura . e ancora ò. colui di ciò essendo per santo adorato . e come poi per risuscitaaltri lui e non per vivo egli stesso e molti credes- sero essere della sepoltura uscito. e fattogli credere che egli e in purgatorio .

e più mi piace. . cap.. Avendo jwi gli editori del 37 trovato in alcuni testi a penna e in questa dimesliehetxn ^ adottarono rosi l'atta lezione: ma s' si i Dqnitati e la voci* sì il cav. in e guardarla . ma il inoltre ( conte avverti molto l)enc Cinonio ) in luogo d' altre priicellc. le pigliava delle e in questa (u) bellissima accorse 1' abate . 7 . essendosi molto . quasi se ne dis]. né di né notte Ma udendo che quantunque Feronbene era do fosse in ogni altra cosa semplice e dissipito. assai spesse in quelC opera Salv. T. e et>n ragione. Av^e^t. 6 ). e che ( fatte guise di piirlar rotto tono t. Ferondo avere una si donna per moglie s' della quale esso fer- ventemente innamorò . Ed io aggiuj^erò die non solo nel Decameron. ovvero eziandio p«x una cotal grazia ed energia del discorso. clie dimesliefietza vi fosse st^la ag«l' giunta da chi non accorse che in quetta ha qui fona avverbio DECAM. e la lezione del I Mannelli fu tali stf^uila nelle inipn-ssiuni di la Livorno e di Milano. Mannelli avverte ni-l in. amare questa sua moglie savissi- mo . come molto a v- (i) (q) In alcuni "t testi a penna trovo Il ne pur. iiou che sapesse. . NOVELLA vili. ci E in che questa. il nome Ferondo uomo materiale e grosso modo nò per altro la sua dimestichezza pia. ma parimente nelle altre scrit- ture del l)uon secolo. i. ceva allo abate quali talvolta s' se non per alcune recreazioni sue simplicità . e de' tempi |K»leriori altresì. trovasi talora questa parlicoUi non solamente come copulati%a. con Io abate dimesticato un ricchissimo villano quale avea senza . . lili. Depu- aeilellcro bene di riiuctlorci il |Mirticula e/. Salviali la rigettarono. che quasi iiiuno. non ricordandosi s\ (die" egli) che la non \'nl sempre per copula . clie nell' »«•! «l opero delle femmine: e questo sapeva il cau- tam(!nle fare. perdili santissimo e giusto era tenu- Ora avvenne clic . II. 1. particola la ipiale Mn egli nlla iwrticrlla et sostituì la parve n lui rlie ci stesse me}. che ad altro non pensava . e (picsla il Uiione adotfar questa tò eziandio Salviati. ma nò (i) susplcava to in ogni cosa. con avvertirci che Mannelli nel mu<tt tazione sMnj^nnnò sicuramente.irj^inc che cosJ si leggeva nel ronniisciilto orìginnle.lio.>erava Ma pure. pensiindo.

ed ebbe la Venuta adunque a confessarsi la donna allo abate con grandissimo piacer postaglisi a sedere . anzi cbe a dire altro venisse . m' avesse dato mari- o non me co' vostri mi sarebbe agevole ammaestramenti d'entrare nel cammino ohe lo avesse dato forse ragionato n' avete che io . Ma mi vi. aver per la marito un mentecatto essere 1' ma : molto maggiore . ed egli sì . poco mi gioverà. 1' Questo ragionamento con gran dello abate . prima che io ad altra confession venga quanto più posso umilmente vi priego che sopra questo vi piaccia darmi alcun consiglio 5 perciocché . come voi siete. e chiesene la licenza rondo . ed a pie . posso dir vedova e pur maritata sono in quanto vendo esso altro marito aver egli è . io per questo altro lui viver che in tribulazione e in mala ventura con non posso Per . in- cominciò to. o altro bene. . qual cosa . la cagione del mio ben potere adoperare il confessarmi. die egli insieme con sua donna a prendere alcuno diporto nel giardino : della badia venivano alcuna volta e quivi con loro della beatitudine di vita eterna e di santissime opere di molti uomini e donne passate ragionava modestisloro. non posso che .102 veduto la t GIORNATA TERZA recò a taato Ferondo . : messere se Iddio . io credo che gran noia sia ad tina bella e dilicata donna. . credo avere un geloso per che avendo voi e l'uno . considerato chi è Ferondo . e la sua stultizia . se quinci non comincia . la . piacere toccò animo e parvegll che la fortuna gli avesse al suo maggior desiderio aperta la via . cosi matto come d' ogni senza alcuna cagione è fuori misura geloso di me . mena altrui a vita eterna . di lui. e tanto simamente che alla donna venne desideda Fe- rio di confessarsi da lui . e disse : figliuola mia.

Ma come potrà far questo egli Rispose di nccesr r abate sita se uoi vogliamo che guarisca . che puote una mia pari. di ciò nou . NOVELLA e l' VIIL*? io3 altro . La medicina da il . perciocché Iddio . ciò che vi pia- purcliè io possa. io ed egli il AdunSì. te: egli convien eh' muoia . ben purchò a voi dea vi cuore di segreto tenere ciò che disse : io ragionerò . fuorché si uno risca . che quello che io mi met> . La donna ad padre mio . disse la donna . ad un cosi vole ? uomo come : sia convene- A cui abate disse madonna sia voi potete nou meno adoperar per me. fatto 1' ]NLt . che gulderdon debbo aver da voi di così fatto servigio Padre mio . ninno nò consiglio rimedio veggo. solVerta che egh losia sarà guarltp noi con il ct. e cosi v' andrà: e quandi questa sua ge- do tanta pena avrà . Ma a questo nt> brievemeule par- lando . tornando Ferondo vi converrebbe a lui tornare . vi potrh egli e' E come. che egli non mi convenga sempre stare in prigione fate . ed lo io faròj ma ce . disse la donna. son contenta^ il come ? vi place . rimaner vedova? . ventura guarisca. . Iddio che in questa vita intorni. il . andare vivendo? Disse l'aba. per uu certo tempo nel quale vi con- verrà molto guardare che voi ad altrui non vi lasciate . ri- que. a gu voi mente ciò .. rimaritare . disse spose l' la donna debbo . altrui. convien che egli vada in purgatorio. che voi siete . quale ò che T'erondo di questa gelosia guarirlo so io troppo guafare . . Disse allora l'abate. 1' avrebbe per male e . che voi mi diceste che ì io non . abate . dubitate perciocché io mi si lascerei innanzi morire che io cosa dicessi dicessi .'rte orazioni pregheremo farà. xione dite vi credo . che della vostra iribula. e sarebbe più geloso che mai La donna io disvse : puit he egli di questa mala.

ed avrete consiglio . pensando che ella piaccia a' santi che sono usi di vedere quelle del cielo: e oltre a questo. se savia crederrete al mio Oltre a questo io ho di belli gioielli e di . e faretemi contento di voi. Ma . tanta forza ha avuta la vostra vaga bellezza che amore mi costrigne a cosi fare. Adunque disse abate mi do- vostro amore. per la quale io ardo tutto e mi consumo . della vostra bellezza più che altra donna potete . e come voi vedete io non sono ancor vecchio anzi E non dee questo esser grave a dover fare . il dovete disidei'are perciocché . . faccendovi la notte compaj quella consolazion che vi dovrebbe dare egli di questo persona alcuna s' . po della vita mia Disse . minore : perciocché ella dimora nell' anima e quello clie io vi sì sia . . che assai sono di quelle che quello disiderano che voi potete avere. allora la . io vi darò . co- me vi che io sia abate . . udendo questo voi foste tutta sbigottita rispose : oimè padre mio. io sono uomo come . da. domando è peccato del corpo . un santo : or conviensi egli a'santi uomini di richieder le donne.. che a loro vanno per consiglio. né mai accorgerà . . cosi voi potete far quello salute e . di cosi fatte cose? A cui 5 1' abate disse: anima mia bella non la santità vi maravigliate che per questo non diventa . si come che fia io mi dispongo scam- a far quello clie vostro bene e vostra consolazion dee essere. Non rifiutate la grazia che Iddio vi mando ciascun di . che che . . donna 1' se cosi è. gli altri . mentre che Ferondo starà in purgatorio gnia . La donna . E dicevi che voi gloriar vi . ^ò^ GIORNATA TERZA j to a far per voi perciocché . creden- me quello e più che voi poco avanti ne credavate. sono apparecchiata nerete voi il . io . che è ciò che voi domandate? Io mi credeva che.

e con loro a casa se ne tornò se n' cosi s' a pochi dì Ferondo . gatorio e ritrovata una polvere quale nelle parti di Levante avuta avea da un gran il principe ( quale affermava quella solersi usare per lo Veglio della Montagna . postole celatamente in . . mano un del do- bellissimo anello la licenziò .. mendo mandare nel suo paradiso o tra rione. La donna . che Ferondo andato fosse in purgatorio : A cui egli v' l' abate contentissimo disse e noi faremo che andrà incontanente : farete pure che domane . io5 persona sic- li qtiali io non intendo Fate adunque clic d' altra . quando alcun voleva dor. che . che la pren- deva . e che ella più e mcn data senza alcuna lesione faceva per . o l' altro di . mnravigllosecose santità dolio abate . dolce speranza mia me che io fo . . avvisò di mandarlo in purdi maravlgllosa virtù. La douna altri . che a fare 49)^xnirc tre gio rni suf- . andò alla badia : il quale come la l' abate vide . no t che per mostri ([ucllo . alle prime continuandosi nel capo messo . avanti che egli ristesse V ebbe che questo fosse ben fatto : perchè essa vergognosamente disse sé essere apparecchiata ad ogni suo comandoj ma prima . lieta no . con molte altre parole . avrebbe mai detto sta tanta colui in aver vita ) e di que- presane . si fatta maniera più e meu dormire s<^ colui . la sua virtù durava alcuno non . . mentre . non potere . . e attendendo d*aver degli alle compagne Ivi tornata. teneva il viso basso nò sapeva come negarlo pareva far bene: per clic e il concedcrj^liele te non le 1' abarì<- veggcudola averlo ascoltato e dare indugio alla ipostn parendogliele avere gih mezza convertila . NOVELLA vili. per voi volentieri. egli qua con meco se ne venga a dimo- rare Fi detto (questo. cominciò a raccontare della . cari .

L' abate mostrando di tuxbarsi dello ac(2) . le ma perchè questi accessori son molti. Per che . un bicchier . „ la quale nelle parli di Levante avuta avea da a fare un gran principe. cidente fattolo scignere . ho creduto bene di chiudere parentesi le proposizioni incidenti. siccome il lettore se ne sarà facilmente avveduto. tra per toglierlo più che io potessi. .. gli volesse la . di vino . lavorando la polvere .adi fosse. e pare a me . . e sono puri accessori. sciorre. e fatta recare acqua fredda e gittargliele nel viso e molti suoi altri argo- menti fatti fare . tale che stando ancora tato addormentò e addormen- cadde . liadia : il quale è questo:.. e lui appresso menò nel e con più altri de' suoi monaci di lui codiletto . mandatolo a dire moglie e : parenti di lui tutti quivi prestamente vennero e avendolo la moglie col- (i) \ La andò particola e evvi di soprappiù... . costui venne un sonno subito e in pie s' fiero nella testa . Ivi a pochi dì 1' Ferondo avvisò di „ se n' alla il quale come aliate vide così s' „ mandarlo in purgatorio.. smarabate . e '1 sentimento rlvocare veggendo 1' monaci che per il tutto questo egli . . non ben chiaro ancora nella sua cella senza avvedersene Ferondo chiostro . avvertenza che io ho avuta eziandio -parecchie altre volte. . GIORNATA TERZA e ( i ) in . che „ in un „ re. gliele die here . io6 fidente fosse . che neccia anzi che no al filo del periodo. Ond'èche. ])iuchier di altre dormir tre giorni sufficiente vino senza avvedersene Ferondo. con disgiungere troppo 1' idee principali una il dall'altra vi cagionano qualche imharazzo. e ritrovata una polvere di maravigliosa virtù. i Ciò.. quasi da alcuna fumosità di stomaco 1' o d' altro che occupato rita vita e' avesse . „ questa tanta presane. che qui si accenna del Veglio della Montagna. minciarono e delle sue sciocchezze a pigliar Il quale non durò guari che .. gliele die he- Le cose vi stanno per incidenza. dicono Deputati essere stato preso dal (2] Milione di Marco Polo Scignere scingere. a . non si risentiva toccandogli tutti polso e niun sentimento trovandogli e' per costante ebbero eh' alla fosse a' morto .

giacque ritornò alla cammino per cosi fallo servigio faccendo assai sovente. metttrrc in uno avello come era il La donna si toniò . Ferondo trassero della sepoltura. nella quale alcun lume non si ve- dea . e lasciaronlo stare tanto il eli' e' si tisse. e una tomba .NOVELLA le vili. libera e senza l' impaccio di Ferondo o d' . bolata trovò e confortatala alquanto pianamente la richiese della promessa. e che per prigione de' . 107 sue parenti altjuanto pianto cosi vestito . avendogli veduto in dito parecchiata v' andasse. la quale di nero vestita e . la seguente notte travestilo Per che. E da alcuno e nello andare e nel torna- re alcuna volta essendo scontrato. che di lui aveva pnrtirsi che non intendeva . j un altro bello anello disse che era ap- e con lui compose che la notte. un monaco bolognese notte tacitamente lui in di cui egli molto si . e con quel lei infìno al si mattutino con grandis. confidava. simo badia diletto e piacere . . e così rip masasi nella casa era di il figliuolo e la ricchezza che stata Ferondo cominciò a governare . fece V abate . e dal suo to v' monaco accompagnae poi si andò . L' abate il di seguente con alcun de' suoi monaci per modo di visilazion se n'antri- dò a casa della . levatosi la e quel di quivi da Bologna era venuto . e a gnisa di monaco vestitolo glia il sopra un fascio di parisen- posero . In questo mezzo monaco bolognese . venuta V abate de' panni di Ferondo. donna . a casa disse o da tni piccol fanciulliu. monaci che i fallissero era stata fatta nel portarono j e trattigli . dallo aba- te informalo di (juello che avesse a fare senza sajwme alcuna altra persona niima cosa. La donna veggendosi altnii . cominciò ad attender che Ferondo si risentisse . suoi vestimenti. gianinmi. L' abate con . fu creduto che fosse .

I o8 GIORNATA TERZA Ferondo che andasse per quella contrada penitenza faccendoj e poi molte novelle tra la gente grossa della villa e alla moglie ancora . mano . che ella vino della botte di lungo . che ben sapeva ciò che ( risensi era tito . non faceva . più volte fu detto Il monaco bolognese . . che reco è ciò che la donna che fu tua 1' mandò stail ti mane alla chiesa a far dir messe per anima tua 3 che Domeneddio vuole che qui rappresentato Disse allora ^Ferondo Io le voleva : sia Domine . Al quale re e da bere . con certe verghe in ra . fosse ) entrato dentro con una voce . Come il disse : Ferondo dun- que son Ferondo io morto Disse monaco e mai . dalle il buono anno. accorgersi. presolo gli diede una gran battitualtro Ferondo piangendo e gridando non faceva io? che domandare: dove sono se : A cui . falla trista. Ferondo . il monaco da capo gli ri- prese e con quelle medesime verghe . 11 che veggendo (i) Ferondo ? o mangiano io ti i morti Disse il monaco . gran battitura A cui Ferondo avendo gridato . . più nuove cose del mondo disse : di- il monaco portò alquanto da mangia. poiché mangiato ebbe . . cendo. ben gran bene anzi che io morissi tanto che io me la teneva me tutta notte in braccio e . altro quando voglia ne veniva E . sìj e questo . e quivi trovandosi senza saper dove orribile. . diede al prete del disse Domine. altro che bdsciarla ed anche faceva . . . (1) D verbo vedere <jui sta per sentire. il monaco sì rispo: tu se' in purgatorio ? . poi . diede una assai.. Per che sé stesso e la sua le donna '1 suo figliuolo co- minciò a piagnere. gran voglia avendone il cominciò a mangiare e a berej e non parendogli vi- no troppo buono. il muro il Ma .

monaco : ma elle arsero alle . disse Ferondo tu dirai vero e per certo. il miglior marito del mondo mai non . convenuto mangiare fece bene . ha mandato canal ed cmmi sì . . se io vi : tomo mai io sarò . buio Disse il . mi Disse : von^ il mo' e per- naco io sono anche morto e fui di Sardigna io lodai gih f molto ad un mio signore V esser ge- sono stato dannato da Dio a questa pena . che : tu che questo . fo ora : che tu vi le non mai più geloso Disse Ferondo o ritorna- mai chi muore? Disse . la batterò mai non le dirò villania se non del vino che ci ella ci ha mandato stamane . O . . aven- rondo Disse il monaco perdio Ferondo do la miglior donna che fosse nelle tue contrade per . non è egli più persona che noi sì . di questo ti dovevi tu avvedere mentre eri di . uomo : che io non sarei stato . chi Iddio vuo. li sia fatto E : per che cagione? disse Fetu fosti geloso. ed anche non dela ninna . messe O . e la piìi io ella era più melata che '1 ma 1' non sapeva che Domencddio avesse jwr male che fosse geloso . disse . due vohc . Disse il monaco Ih . NOVELLA disse : Vin. tu di vero confetto . tu ì 109 Disse il deh ({ucsto perchè mi fai monaco: p(>rcioochò cosi lia dì comandato Domoneddio che ogni . disse Ferondo . ella se io vi tomo f io la lascerò fare ciò se' che fai? Ma chè loso ti dimmi. tu abbi sii si a mente quello che . . che io cpicste battiture infi- debba dare mangiare e bere e no a tanto che Iddio Disse Ferondo : dilil)ererh altro di te e di e' me . puoi né vedere nò udire allora non come essi te Disse Ferondo : o quanto siam uoi di limgi dalle no- . due ? Disse il monaco : . se ma tu non gli .. il monaco: si. e ammendartene: e fa' che se egli avviene che tu mai io ti vi tomi. moglie dolce : Oimè . a migliaia.

forse quattro facesse dormire rimessigli i pantor. Benedetto e . dolciata L' abate fattagli dare nel vino . noi . Ferondo donna . ni suoi . al mondo j . delle miglia più di bella cacheremo. tanto ci . moglie mia casciala melata . dove tornato il tu avrai un figliuolo della tua quale farai che tu nomini Benedetto j perciocché per prieghi del tuo santo abate e della tua donna e per di san Benedetto . Ferondo . B'erondo : e per quel che mi pa- dovremmo in cosi essere fuor del mondo . udendo questo gli fu forte lieto e disse : ben mi piace dea il buono anno a messer alla Domeneddio e allo abate e a san . ha . turosamente visitò il donna . il disse all' abate perche ad amenduni parve fosse che senza indugio Ferondo purgatorio rivocato a vita ella di lui dicesse . mondo Ma : come avvengono le sventure la donna ingravidò. disse . e che a tornasse . gli amor Dio (i) ti fa questa grazia . da dovere essere di lei si . . que la seguente notte fece con una voce nella prigione. lei si diede più bel tempo del . . sevvl di lungi . La mattina Le duo in sul far del giorno e (i) •{ edizioni citnte nel Vocabolario hanno caciatu- . Ora fatti ragionamenti ed in simili con mangiare e con battiture fu tenuto Ferondo da dieci mesi 5 infra li quali assai sovente la bella 1' abate bene avvene con .. che egli gli mandava ore il di quella polvere tanta che . 1 1 o sire contrade ? GIORNATA TERZA O io disse monaco ! il . insieme col monaco suo tacitamente Ferondo il narono nello avello nel quale era stato seppellito si risentì . Gnaffe cotesto è bene assai ia. e prestamente accor- tasene . che a Dio piace che tu torni . ed che gravida fosse L' abate adiuicontraffatta . e dirgli chiamar Ferondo confortati .

si Calende o colendi dicono ti i primi giorni di tutti i mesi si : a colende di maggio ec. quando per lo dì primo altri. ma i diceano neomenie. i monaci . e viderlo già del monimcnto uscir fuori. la croce e V acqua santa ed appresso di me e veggiamo ciò che la potenza d' Iddio ne j vuol mostrare ( come e così fece. potenza d' Iddio Iddio t' . che con la ne' loro mesi. Va' dunque . ed allo lej abnte n' andarono . perciocché poca ismovilura (i) avea l'incominciava a mandar via. avverli (a) modo <lvl dire. cioè nuore luna governavano loi mesi. non i quali non avcau calrnde luQc. cioè non era molto graTC e duroasrauoil Tcni.NOVELLA Vra. ha qui rimandato e consola la tua donna la (i) Poca ismovilura mfea. lodata sia la . il quale veduto non avea ben dieci mesi . che Ismossolo . di che spaventati tutti per . prendete venite .e. . che detto avean mattutino la corson e conobbero voce di Ferondo . varsi d' orazione disse figliuoli non abbiate paura . e disse padre mio. buon anno e le buone calen: L' abate disse . ma usata da' Romani le . vide abate . così gli corse a' piedi . figliuolo poscia che . vide egli . ed egli stesso a sì pontar col capo nel coperchio . ed è \occ greca. . Usano questa voce più contadini oggi. apri- temi . : per che paren. Era Ferondo tutto pallido colui che tanto tempo era . dello avello forte . quando colh . . la novità del fatto cominciarono a fuggire Il (juale : . per alcun pertugio dello avello lume . sembianti facccndo di . come anco gli Ebrei. le e quelle delle vostre orazioni secondo che rivelato mi fu di sim Beuedetto e della mia donna m' hanno : pene del purgatorio tratto e tornato in vita il di che io priego Iddio che vi dea di (a) oggi e tuttavia . die da' Greci . stato senza Il vedere il cielo ) fuor dello avello uscito 1' quale : come . i piglia anno. dell' dicono sole wna* altro. Ili .. dogli esser vivo cominciò a gridare apritemi .

credendo quasi ogni se . . . Ma. na partorì un figliuol . me . che . sessione rientrato de' suoi beni l' ingravidò al suo parere : e per ventura 1' venne che a convenevole tem- po . mostrò d' avere di questa cosa una grande ammirazione tare il . più geloso . così la bascierò tanto bene le voglio. GIORNATA TERZA poìcliè tu dì questa vita passasti . don- maschio . uomo che fama la risuscitato fos- accrebbero senza fine . e sii da quinci innanzi amico e dore d' Iddio. secon- do la promessa dello abate : fatta alla donna.. egli richiamandogli affermava sé essere risuscitato La moglie similmente la aveva di lui paura . la della santità dello abate E Ferondo. misereie il j . mondo de' fatti del purgatorio e in pien popolo la raccontò la rivelazione statagli fatta per bocca . egli m' è ben detto cosi. e fecene divotamente cannella sua villa far . poiché gente alquanto si fu rassicurata di con lui e videro che egli era vivo. è staservi- lagrime . secondo opinione degli sciocchi. 112 qual sempre ta in . il qual fu chiamato Benedetto Ferondi La tornata di Ferondo e le sue parole. . lasciate far pur . non fu per innanzi di la donna contenta one- . Ferondo tornò . come ìo la tro- verrò . Disse Ferondo: messere. . domandandolo molte cose quasi savio ritornato . dove chiunque vedeva fuggiva come si suole delle orribili cose ma . che credono la la femmina nove mesi appunto portare i figliuoli. del Ragnolo Braghiello avanti che risuscitasse la Per qual cosa in casa colla moglie tornatosi . come che di quella guerito. e in pos. a tutti rispondeva e diceva loro novelle dell' anime de' parenti loro. e faceva da sé medesimo le più belle favole del . che per sì sua gelosia molte bat- titure ricevute avea. L' abate rimaso co' monaci suoi.

NOVELLA sta mento. del Questi ne fece una conimctlia. ed ebbene due figlino-' a Firenze li . con lui si visse. e mollo sua dottrina stimato e l>encficato il da papa Leone X.• j)er che egli poi . conciò fosse questi Novella ò cosi hello e cosi riero «P intreccio. ricordargli ipieU' Qui mi |)crmetta d' degnissimo illustratore di aureo uvvcrlimcnto Onisio: est i/Hoildam prudire IcHiis.fece illu!>lralorc sua commedia autore dice elic thiit end* welì. cbe col Boccaccio nom dutur ultra. nome di una sua tij. per moglie la tiene (i). si . non volendo a Dioneo . . sotto cui {MnliGcato mori. jicr la due cardinali. Mart. in persona di lei Giletta giacque con lui . dove vagheggiando una giovane . il santo abate le ne' suoi qualrbene e tlillgcntemeuservita l' maggior bisogui avea . e da Clemente VII. e m. tello di primo fu Bernardo Accolli nobile aretino. un conte Mulalcsli. satala . e d' andare audie un poco più innansi. cantra sua voglia spose ne va per isdegno. clic . Giletta di Nerlona guerisce d* una fistola: il re di Francia domanda per marito Beltramo il di Rossiglione . il suo privilegio rompere solamente a dire alla Reina. xXestava . e la intitolò firgiiiia. elle «li tanti ImIIì riconoscimenti e si teneri «Iella madre e dei fi- 111) tentato Il due autori eccellentissimi d'animarne drammatici «io e fra- coniiionimcnli. vili. avutala cara . ' ii3 veramente volentieri col come si soleva .liuulu niitumle che fu maritata a . «junndo scconciamcnle poteva ritrovava. L' di questo inferiori suoi caratteri in questa commedia sono mollo il a quelli di Uwxacciu. e fu la recitata la prima vulla in Siena j4ir* ivell^ i Il secondo fu Sli»kes|H-ar. quale. (i) Il soggetto (li corredato gli. NOVELLA IX.

e oltre al convenevole della tenera età fervente a questo nelle . avendo quella di Lauretella udita? Certo vantaggio ne fu che dell' altre non fu la primiera . questa giornata sono a raccontare Ma pure . n4 la GIORNATA TERZA sollicitata cosa clie già fìnlta fosse la novella di Lauretta. il lei morto tieri se onesta cagione avesse potuta avere. essendo molto guardata . del re lasciato ne convenne andare a Papadre di rigi. non avendo mai potuto Beltramo .. Per qual cosa essa . cosi tutta vaga cominciò a parlale. . pose e lui Al quale. il conte . quale era simo e piacevole : e con lui altri fanciulli della sua età s'allevavano. chiamata Giletta. vi conterò Nel reame di Francia fu un gentile uomo . chiamato maestro Gerardo di Nerbona. il quale . mani e . tra' quali era una fanciulla del detto medico. 1' avevan voluta maritare rifiutati n' avea . Aveva senza piij . morto . a Parigi sarebbe andata j ma . perciocché ricca e sola ella già era rimasa d' età onesta via . Ora avvenne che ardendo dello . . di chela giovinetta fieramente rimase sconso- lala : non guari appresso essendosi per veder Boltramo . chiamato fu Isnardo. il quale sempre appresso di sé te- neva un medico. non vedea. senza aspettar d' essere da' suoi. dimenticare molti . conte di Rossiglione: perciocché poco sano era . Ed essendo quali da marito . il detto conte un suo il figliuol piccolo bellis- chiamato Beltramo. senza la cagion ella dimostrare . La quale Beltramo infinito amore . a' i suoi parenti . volen. quella che alla proposta materia m' oc- coire . chente che ella si sia . Chi dirà novella ornai che bella paia ta . che poche poi ciute : ne sarebbon pia- e cosi spero che avverrà di quelle che per .

e pensossi non solamente per questo aver dare a Parigi credeva .chè bellissimo giuvntie udiva ch'era divenuto. . senza alcima noia o d' avervi in otto . ne. amor di ii5 Bdlromo più al re di clie mai. ma . re si fece medesimo i beffe delle parole di costei dicendo f quello che maggiori medici del . a cavallo ella s' ed a Parigi n' andò . Nò prima altro fece che ingegnò di vedere Beltramo. come che l' molti se ne fossero speri. le venne sentita . ho speranza in Dio giorni di questa infermità reuduto sano in so Il . appresso nel cospetto del re venuta di grazia chiese 11 che la sua infermità gli mostrasse . la quale di grandissima noia e di : grandissitua augOMria gli era nò s' era ancor potuto trovar medico . che montò . e . legittima cagione d'an- . contanente si .. . che ella leggiermente aver Bel- tramo per marito padre aveva Laoude si come . percio<.AIX. confortò di doverlo guerire e disse : monsignore fatica di voi quando io vi piaccia . se quella infermità fosse jK)terle venir fatto d' . potuto nò saputo una giovane mondo non hanno femmina come il po- trebbe sapere f RingrazioUa adunque della sua buo- na volontà . cosi in. non gliele seppe disdire . e rispose che proposto avea seco di più . avuta avea nel petto ed era male stata curata gli rimasa una fistola . colei che gihdal assai cose apprese fatta sua polvere di certe erbe utili a quella infermità che avvisava fosse . re veggendola bella giovane e avvenente . NOVEU. mentati l' che di ciò avesse potuto guerire ma tutti avean peggiorato: d' j>er la qual cosa il re disperatose. una che era uuvella come Francia p(>r una nascenza . e mostrogliele Come costei l'ebbe veduta. più alcun non voleva nò consiglio nò aiuto Di che la giovane fu oltre modo contenta . .

poi dice senza noia di ? me in picciol . il . farlo . quale io vi domanderò figliuoli senza dovervi domandare alcun de' vostri casa reale . non volendo della sua fò mancare . dare e . GIORNATA TERZA A cui . siete ornai . quale infino nella mia puerizia io cominciai ad ama- re e ho poi sempre sommamente amato. se- gua ? Monsignore 5 . Di che il re . vi fa temi bruciare Ma se io vi guerisco il che merito me ne seguirà ? A cui : . se fece chiamare . gnato il . se io infra olio giorni . tempo damiil guerirmi gella . faccendoci rompere nostro proponimento che volete voi che ve ne . veramente mi piace che voi mi maritiate glio ma . quale mio padre fu e famoso medico menIl visse re allora disse seco : : forse m' è costei mandata da Dio sa perchè non pruovo io ciò che ella fare . : damigella voi avete : ben guada. La il gioter- vane cominciò la sua medicina a sanità . e sì gli disse : Beltramo voi . guerito disse . : voi ne parete ancor senza marito e altamente se ciò farete la noi vi mariteremo bene : Al quale giovane disse monsignore : .ii6 consiglio di disse : medico non seguire . rispose la giovane fatemi guarguerisco . Gran cosa al re dovergliele parve dare . marito A cui ella rispose adunque mon- signore il ho io guadagnato Beltramo di Rossiglione. E accordatosi di provarlo disse : e se voi non ci guerite . io vi ricordo che non medico con con la la mia scienzia anzi con lo aiu- to d' Iddio e scienza di maestro Gerardo ner- bonese tre . poiché promesso '1 l'avea. la giovane . . ma . . non . monsignore voi schifate la : mia arte per- chè giovane e femmina sono io ma . io vo- un marito tale . re rispose . o della Il re tantosto le promise di . e in breve anzi mine r ebbe condotto sentendosi .

Beltramo il (|ualc la conogli l' avea lei . quan-* il tunque Beltramo mal volentieri facesse. . il che fatta femmina prenda ve- giammai. monsignore? il A re rispose : ella è colei la . esser di legnaggio che : sua nobiltà bene slesse tutto sdegnoso disse monsi- gnore. DECAM. gi. {ler (a) Afaritaggio usò i* ({uasi sempre il Bixc. la qual noi per riaver sanità donammo alla damigella che voi in guidcrdon di ciò domandò par marito ? Monsignore disse Beltramo voi mi potete ton-e quant' io tengo e donarmi. rendo sicuro che mai contento . Disse Beltramo: e chi ò la damigella. che con una lac- dama di più alto legnaggio non avreste Beltramo si qxie.NOVELLA a governare il IX. . . rullo ilei matrimonio |Hir clic sempre egli «isi |ir(>|irio li i-on^iungcrsi carnalnieutu . perciocchò dami- gella è bella e savia e amavi molto: per che speriamo con lei che molto più lieta vita avrete . A cui gliamo re disse. 117 clie voi torniate grande e fornito (i): noi vogliamo vostro contado la . e con voi ne meniate una damigella cui qual noi v'abbiamo per moglie data.ze. T. qiiantuuque molto bella paalla conoscendo non . io non sarò di il tal maritaggio (a) la Si . che più che sé amava^ E questo fatto . dunque mi volete voi dar medica per mogliere? io si Gih a Dio non piaccia. quello che i Latini diper cono malrim-'iiiiiin. ma di questo vi sì come vostro uomo . a clii vi piace. Avveiti pei tutto ov<: tto\i. disse re . nella presen1* za del re la damigella sposò.h peusato avea quello che far dovesse dicendo che al suo conlado (l) "f Notisi essere Joriiito jK-r essere uom fatto. qual n' ha con . dunque volete voi che noi meno di nostra fede. e il re fece fare l' il apparecchio grande per la festa delle uo7. come colui che seco . IL 8 . sarete . E venuto giorno a ciò dilerminato. le sue medicine sauilh reuduta scea e veduta resse .

al loro ser- rimase . Egli avea anello assai caro . per alegli cuna virtù che stato gli era dato ad intendere eh' avea. commiato E montalo a cavallo se non nel suo contado se -a' andò saputo che i ma ne venne in Toscana. il matrimonio . . come lor donna fu rice- Quivi trovando ella per lo lungo tempo che senza conte stato si v' era. . Avendo donna il tutto racsignificò. E ad Fiorentini guerreggiavano co' Sanesi si essere in lor favore to e dispose. se per lei stesse di . . dove da tutti . . ed ella per compiacergli : partirebbe A Ili il quali esso durissimo disse : di que- sto faccia ella piacer suo io per me vi tornerò al- lora ad esser con lei che ella questo anello avrà in dito e in braccio figliuolo di l' me acquistato il . e fu buon tempo La . se ne venne suo bene operare rivocare . ogni cosa guasta e scapestrata. di che i suggetti e lei ebbero molto cara e poserle il grande amore. parole dal suo proponimento noi potean muovere si (i) Avviti /3ar//Va transitivo. novella sposa poco contenta a Rossiglione vuta . forte biasimando di lei conte di ciò ch'egli la non il si contentava . cioè divideva. I cavalieri intesero la dura condizione posta nelle due quasi impossibili cose j e veggendo che per loro . e da loro avendo vigio si buona provvisione. fatto di certa quantità di gente capi- tano. . pregandolo che contado si . nò mai da sé partiva (i). per due cavalieri al conte . .ii8 tornar chiese si GIORNATA TERZA voleva j e quivi consumale al r^. dove lietamente ricevu- con onore . o separava. al concio paese. di tal ventura al sperando di doverlo per suo contado. sollicitusi come savia donna con gran diligeuzia e : dine ogni cosa rimise in ordine contenlaron molto . non venire suo gliele significasse .

anvita intendeva di consumare rimanente della sua in pcregrinaggi e in servigi misericordiosi per la salute dell' anima sua . e mostrò quello che di ciò seguiva j e ulti- mamente zi disse che sua intcnzion non era che per il sua dimora quivi conte stesse in perpetuo il esilio. e lei avergli conte signilicassero vacua ed espedila lasciala la possessione. accioccUò per conscguente marito . quale una buona donna vedova teneva na si pianamente a guisa di povera jwregri. alberghetto. sapere alcuno'ove ella andasse . Avvenne adunque che st'guenle dì ella vide (l) t Piiinamente $ì stavu. dopo lungo pensiero di- libcrò di voler sapere se quelle due cose che jxìlesser veil nir fatte e dove . Quivi .. entrò in cammino né mai rlstcltc s\ fu in Firenze: e quivi per avventura il arrivata in uno . IX. la (Tualo dolorosa molto. stava (i) disiderosa di sentire novelle del suo il signore. non tornare . loro assai ordinatamente e con pietose parole raccontò ciò che gih fatto avea per amor la del conte . Nutùi quecta bcQa loctuiuiic . e dileguatasi con intenzione di mai in Rossiglione . Essa . Ed avendo quello . 119 e Irt sua risposta le raccontaro- no. NOVELLA toninnìno alla donna . vwc« o#cur«ini'nte . ben fomiti s' a tlenari e care gioie senza . lar dovesse av- raguuata una parte de' maggiori e de' migliori uomini del suo contado. ma niente montarono . suo riavesse visato j . furon lagrime molli prie- sparte assai da' buoni uomini e a lei porli ghi che le piacesse di mutar consiglio e di rimanere. accomandati loro a Dio. con im suo cugino e con una sua cameriera di peregrini . in abito . mentre ella parlava .* e pregógli che la guardia ed al il go- verno del contado prendessero.

davanti allo albergo passare Beltramo a cavallo con il quale quantunque la ella molto b«n del- nondimeno domandò . donna e la sua figliuola trovale assai po- veramente piacesse disse . quando donna : le le volea parlare . raccolse bene e più tritamente esa- minando vegnendo ogni compresa. . ma è povera Vero è che onestissima giovane è . .iche della fortuna leste . vostri e miei donna ogni cosa che vi mi dite } che mai da me non vi troverete iugan- . do d' una nostra vicina . mi pare che io j voi siate delle ni. e bene ogni cosa la casa e suo consiglio: e apparata nome della donna e della sua figliuola dal conte là se amata. come sono per avventura voi potreste ma dove voi vovoi e me consolare : La donna gna rispose che niuna cosa dlsiderava quanto di . quello che a questo conte fosse piaciuto La . consolarsi onestamente la vostra fede . un giorno tacitamente in abito peregrino n' andò j e la . uom il forestiere il si chiama conte Beltramo j piacevole e cortese e molto amato in questa città ed è più innamorato . buona donna quale lo albergo clii egli fosse A cui 1' albergatrice rispose: . uom del mon. fermò '1 il particularità. cominciò la contessa madonna . questi è il un gentile . voi guastereste disse la gentil fatti . GIORNATA TERZA . e' . la quale (> gentil femmina . queste pa- role intendendo . disse alla donna. I20 sua compagnia conoscesse . Seguì la contessa a me i biso- nella quale se io i mi rimetto e voi m' ingannaste Sicuramente piace . m. avrebbe ella già fatto di .. contessa . e per povertà non si marita ancora ma con una sua madre . salutatele. La gentil levatasi che apparecchiata era d' udirla ed entratesene sole in una sua camera e : postesi a sedere. savissima e buona donna si sta j e forse se questa sua madre non fosse . .

di darle prestamente de' miei denari quella dote che voi sia medesima a maritarla onorevolmente stimerete che convenevole . voi disiderate Madonna rispose la contessa io il vi dirò ma primieramente vi voglio mostrar quello che io voglio che ve ne segua . comlncintosi dal suo primo innamoramento. ditemi «picUo che io po. se egli sai^ onesto a me. egli se il conte ama figliuola io noi so. . mio marito sommamente ami vostra gentil . ne fa gran sembian- ma : che posso ? io perciò in questo adoperare. . pia- cque til . Io veggio vostra figliuola bella e grande da marito. non voi conte se quello ò vero cìie io intendo cioè che figliuola. cuna persona di cui voi vi fidiate facciate al conte mio marito dire che vostra figliuola sia presta a fare . colei minciò di ad aver compassione . che la gentil dunna dando fede sue parole sì co- me quella che gih in parte udite l'aveva da altrui. per . persona conosco. : e la contessa . Alla donna . sì come bisognosa . 131 Allora la contessa eli' .LLA natn . À cui la mia ti : donna disse: madonna. . io il farò vo- e voi appresso farete quello che vi pìacerii la Disse allora contessa : a me bisogna che voi per al. ma . dove voi mi serviate e. qxiali sieno quelle il due cose che aver le quali mi convien ninna se '1 se io voglio avere mio marito : altra . NOW. chi infino a cjiiel era e ciò che inter>'enuto l'era sì fatta giorno le raccontò per alle maniera . che . la profertaj ma . non aver ben da maritarla ve la fa guardare in casa Io intendo che in merito del servigio elio mi farete. quello che io abbia inteso e comprender mi paia il . e lentieri . tuttavia. che far me le possa aver.. i suoi casi raccontati l'altre seguì : udite adunque avete ira mie noie . IX.sso per voi operare. avendo l'animo gen- disse: madonna .

quantun- que gravetto paresse al conte e lei in iscambio della^ figliuola a giacer col conte maestrevolmente mise Ne' quali primi cougiugnimenti affettuosissimamente dal conte cercati . 122 GIORNATA TERZA . . essere slato. che mai parola non il ne seppe . essendone voi biasimo ne seguisse alla figliuola stata cagione. lo in dito e il il figliuolo in braccio . non solamente di promise ma l' infra pochi giorni con segreta cautela lei . il suo anel. suo marito . non le manda 1' anello quale mano e che ella ha udito . lui generato io racquisterò e con lui dimorerò dimorar con marito. come fu piacer d' Iddio . la donna ingravidò in due figliuoli maschi come il parto al suo tempo venuto fece manifesto. ogni suo piacere così dove ella possa esser certa j che egli l'ami come dimostra . creden. cotanto Il quale se egli \i gli manda voi mi donerete il e appresso manderete a dire vostra il figliuola essere apparec- chiata di fare "venire . sempre conte non con la moglie ma con colei quale egli amava. secon- do ordine dato da ed ebbe .. donna . l' anello . fidandosi. sa . . e che essa ad onesto fine a far ciò si mettea nella sua buona ed onesta farlo afFezion conalla contes. eh' egli ama . il che ella il non crederrk egli porta . temendo non forse Ma che onesta cosa era riavesse il il dare opera che la buona donna . la contessa degli sì bracciamenti del marito ma molte se segrétamente operando dosi la . volta contentò la gentil Nò solamente d'un» ab. e qui farete occultamente fi- e nascosamente me . e così appresso. quando a . mai in se egli . avendo da . in iscambio di vostra gliuola gli metterete allato Forse mi farà Iddio gra- zia d' ingravidare. A cui. piacer suo. come moglie dee Graa pur pensando cosa parve questa alla gentil donna.

La ag- gentil doiuia le disse che . la Sila cortese domanda gioielli . . nato nel suo contado fu contenta assai *1 : e tanto in . se ne tornò allo albergo . per far bene. di tal servigio la vostra . da lei partitasi . lion volle più donna gravare . La la (pinle scnteniiosi gravida. vada . por guiderdone . ma : perchè le pareva doverlo fare.nidnvn la ginilil . che valevano per avventura trettanto di che . gentil si debba cosi fare . con grandissima vergola figliuola . che le piaceva . poco temjx) da' suoi uomini richiamato la contessa s*era dileguata. questo mi piace bene e cosi d' altra parte io non intendo di donarvi quello. a voler ben fare : A cui la con- tessa disse madonna . ia3 venia la matllna . La gentil donna per torre materia a Beltramo di più né casa sua. La contossa sentendo lui di Firenze partito e tor. Firenze dimorò partorì . ma che ciò non avea per alcuna speranza di guiderdone . se ella aveva cosa che 1* gradisse fatto . e udendo . che tempo del parto venne al e due figliuoli maschi simigliantissimi padre . . gna cento domandò le per maritar La ti contessa cognoscendo la sua vergogna. faccia quel- aggraderh accioccliò io poi me ne ella . La donna da necessità lire le costretta . avca parccclii belle e care la contessa gioie donate le qxiali mite diligentemcntr gn. ne donò cinquecento e tanal- belli e cari : . e perciò tempo è che per lue . che voi . quelle grazio la ({uale che maggiori potè. mi domanderete che mi pare che allora . se udendo che ne tor- nò . > ma ho si le disse: madonna lo elle v' Dio mercè e io ciò che io disidcrava. la gentil donna vie più che contenta alla contessa rendè. ma .NOVELLA pnrlir si IX. insieme con la figliuola : mandare nò venire a se n' andò a in contado a casa di suoi parenti e Beltraa casa mo ivi sua.

quando tempo ne parve. donne e di usata . e del conte il . sì simili erano a luij ma pur La come può questo essere interve- nuto ? contessa con gran maraviglia del conte e di tutti gli altri che presenti erano . lungamente andata son tapinando Io ti li riclùeg- gio per valieri Dio io clie la ti condizion postami per la due ca- che mandai tu mi è osservi .. figlioletti in braccio salita in su la sala se n' se tra uomo ed uomo là andò dove : il conte vide . loro E . la qual cosa il conte conoscendo lei dire il vero e veggendo la sua fi- perseveranza e gliuoletti. una gran festa di . ordinatamente ciò che stato era e come . pure in forma di peregrina andò. 1 24 . esser ricevuta secondo la tua promessa e Il l' conte udendo questo . io sono la tua sventurata sposa la quale per lasciar te tornare e stare in casa . GIORNATA TERZA e quegli fé diligentemente nudrire le .. Signor mio . in cammino messasi. senza mutare abito . mis in congiunzione niega . . senza essere da alcuna persona conosciuta. e dove fosse avendo spiato . Per . : ed ecco nelle . anello e disse: i conobbe figliuoli ancora . . . a Mompelier se ne ven: e quivi più giorni riposata . raccontò . mie braccia non un co qui il sol figliuol di te . e sentendo lui dì d' Ognissanti in Rossiglione dover fare cavalieri n' era .. sì come moglie . e gittatàglisi a' piedi dis- piagnendo . tutto misvenne (i). come e' là se n' E sentendo le donne cavalieri nel palagio del conte adunati per dovere andare a ta- vola . tua . o il pi ul- tosto guasta significato primiero della voce. con questi suoi . ma due io ed ec- tuo anello Tempo . dunque che debba da te . e il suo senno e appresso due così be' per servar quello che promesso avea e per (i) fì Dice Vincenzo Borgliini che.

che diligentemente Di la novella della Reilui na ascoltata avea sentendo che . con grandissimo piacere di quanti ve n' erano e di tulli gli altri suoi vassalli . finita era e che a solo restava il dire . quantunque amore i ri lieti palagi e le morbide camere più volentie- che le povere capanne abiti. e in piò fece levar la contessa. E fattala di vestimenti a lei con- venevoli rivestire . diavolo in infoino poi quindi tolta .. io il vi vo' dire: . e abbracciò e Lasciò e per sua legittima moglie riconobbe^ e quegli per suoi figliuoli . senza comandamento diavolo aspettare. che lulU suoi uomini e alle pregavanocìie come sua leggitlima sposa dovesse o- mai raccogliere e onorare. Graziose donne. X. sempre come sua sposa e moglie onorando 1' amò e somma- mente ebbe cara NOVELLA uiUhech diviene romita insegna rimettere il . non è egli perciò. ia5 donne . voi non udiste forse mai dire . e potrete anche conoscere che . tirono tri fece non solamente j tutto quel di ma lei più al- grandissima festa e da quel di innanzi . che ciò sen. pose giù la sua ostinata gralei vezza. NOVELLA compiacere a tulli lei i IX. sorridendo cominciò a dire. che lira' folti alcuna volta esso boschi e Ira le rigide alpi . diventa moglie di Neerbale 'ioneo. cui Rustico a monaco : . senza partirmi guari dallo eflelto che voi tutto questo dì ragionato avete. e perciò. come il si rimetta in inferno. forse ancora ne potrete guadagnare l' anima avendolo apparato .

un di ne domandò . la l' quale maravigliandosi di quivi vederquello che ella andasse cercando. molto commendare la cri- stiana fede e servire a . tutta sola si misej e ajjpetito . Il perchè GIORNATA TERZA comprender . uomo . . dico clic nella città di Capsa in Barberia fu glk un ricchissimo altri suoi figliuoli . la seguente mattina ad andar verso diser- Tebaida nascosamente . e udendo a molti cristia- che nella cittk il erano . dove un santo uomo trovò sopra la. Dio . quale le rispose che coloro meglio a Dio servivano fuggivano . 126 re . de' deserti che più delle cose del mondo come coloro facevano che nelle solitudini se diTebaida andati . con grati fatica di lei durando 1' dopo alcun di a quelle solitudini pervenne casetta . il quale tra alcuni aveva una figlio- letta bella e gentilesca il cui . nome fu Alibech La quale non essendo cristiana ni . al fatto . servire gli conveniva . temendo non . ma da un cotal fan- ciullesco appetito senza altro farne ad alcuna persoil na sentire to di . non da ordinato desiderio .. e d' età forse di quattordici . . che simplicissima era anni . alcuno in che maniera a e con Il meno impedimento Dio si potesse servire. demo- l' ingannasse : le commen- dò la sua buona disposizione d' erbe e e dandole alquanto da salvatichi e datteri mangiare radici pomi . : e veduta di lontano una a quella n' andò uscio ^ il . Il valente uomo il veg- gendola giovane e assai bella se egli la ritenesse . n'erano. e nelle diserte spelunche non faccia le sue forze sentisi può alla sua potenza es- sere ogni cosa suggetta Adunque venendo . La giovane. domandò La quale rispose che spirata da Dio andava cercando d' essere al suo servìgio e ancora chi si le insegnasse come nio-.

la ritenne nella sua cella e le venuta fece fatto . notte un Icltuccio di frondi di le palma . la giovanezza e la bellezza cominciò e oltre a questo a pensar che via e che essa modo egli dovesse lui con lei tenere . non ella sono j a lui te n'andrai: e miscla . acciocché non s' accorgesse come uomo dissoluto perve. quale. lei non aver mai uomo vire a conosciuto conobbe» e così essere semplice co: me parca per che lei s' avvisò come. come gli altrì : . disse si riposasse Questo dar non preser guarì d' indugio . e avute da lui queste . e appresso .NOVELLA e bere acqua tan di qui è . senza troppi assalti voltò e rendessi per vinto j e lasciati stare dall' una i delle parti pensier santi e la V orazioni e le discipline . me seco . le E priil mieramente con molte parole diavolo fosse nemico di mostrò quanto Domeneddio. mia . nome era Rustico e quella Il dimanda gli fece che agli altri avca fatta. a' sotto spezie di ser- Dio. medesime andata più avanti . e sopra quello . nel cpiale . ia7 non guarì lon- le disse : figliuola . che più si era rimetlbre il diavolo in . un santo uomo ò il quale di ciò che tu io vai cercando mollo migliore maestro che nella via . per volere fare della . pervenne alla cella d' il uno cui romito giovane assai divota j persona e buona. mandò la via . Ed pervenuta a lui parole . nire a quello che egli di lei disiderava E tentato primieramente con certe domande . le tentazioni a battaglia alle forze di costui il qual trovatosi di gran lunga ingannato da quelle le spalle . sua fermezza una gran pruova la non . Domeneddio V aveva dannato La . a recarsi per di costei memoria . le si diede ad intendere che quello servigio poteva far grato a Dio inferno . X. dovesse recare suoi piaceri.

1 28 il GIORNATA TERZA domandò come il giovinetta questo si ^ facesse . La giovane scia di buona fede il rispose . 1718. . pochi vestimenti che aveva e rimase tutto . . e posesi gi- nocchione a guisa che adorar volesse sé fece star lei . : questo è ora egli diavolo di che io ho parlato . ignudo (e così ancora fece la fanciulla) . Rustico. po- che io ho ninferno sia : pure quando mia . venne la resurrezion della carne j la quale guardando Alibech. e vedi tu mi da grandissima posso sofferire . vi pia- cerà-. Iddio abbia qui man- data per la salute dell' anima mia. del. tanta pietà e soiFerire che io in inferno . ed haila in iscambio di questo : Disse Ali- bech: o che? e dicoti A io cui Rustico disse hai t' il ninferno (i). non stai : tu . t' disse Rustico. che mi credo che mi dark . rimetta farai tu mi darai grandissima consolazione . e a Dio grandissimo piacere e servigio se' . essendo Rustico più così ri- che mai nel suo desiderio acceso per lo vederla bella . e maravigliatasi. quella che cosa è che io fuori . o padre mio . ove tu vogli me . se tu per di quello fare in queste parti venuta che tu . molestia tanta che io ap: pena la Allora disse la giovane veggio che io sto o lodato sia Iddio che io io meglio che . perciocché se questo diavolo pur aver di il questa noia . . non ho io . ti veggio che cosi si pigne in e non il 1' ho io ? O figliuola mia. disse.. Disse allora Rustico figliuola benedetta (i) t V inferno i 1' ediz. che non ho j cotesto diavolo io Disse Rustico la tu di vero ma tu hai un' altra cosa che . Alla quale Rustico disse: tu quello elle a quegli saprai tosto e però farai me far vedrai: e cominciossi a spogliare . e dirimpetto a E cosi stando .

clic altrui . ritornae la giovane tagli poi nel seguente tempo più si volle . v' ò dentro rimes- Disse Rustico . E così detto . avvenne che il giuoco : le cominciò a piacere. Per e gli la qual : cosa essa spesse volte andava a Rustico diceva . come il riceve e tiene egli non se ne uscirebbe . cosi E per fare che questo non avvenisse da il sei vol- le anzi che di su lellicel si movessero ve '1 rimisero tanto che per quella volta gli trasser si la superbia del capo.r istare io son qui venuta per servire a Dio : e non oziosa andiamo a rimettere cosa faccendo . NOVELLA sia lu j X. padre ella disse a Rustico : per cer^ mio. figliuola. ver dicevano que' valen- uomini : in che il scr\ ire a Dio era così dolce cosa e per certo io altra ne facessi il . che ancora al ninfemo. menata insegnò la giova- ne sopra uno de' loro si letlicelli le come star dovesse a dovere incarcerare quel maladelto da . Ma. La qual chò il diceva ella alcuna diavolo si . s' egli vi stesse cosi volentieri . inala cosa dee essere questo diavolo duole quando egli : e veramente nimico d' Iddio. quanto è rimettere diavolo in inlcrno^ e per.. e cominciò a dire il a Rustico ti ben veggio che Capsa . egli non avverrà sempre . non mi ricordo che mal alcuna che di tanto diletto e piacer mi fosil se . ubbidiente sempre a Irarglicle disponesse. padre mio. per la prima volta senti un poco di noiaj per che to. che egli si stette volentieri in pace. |K. che ad altro che a . ciò io giudico ogn' altra persona servire a Dio attende . poscia mi lasci stare . io non so perchè il fugga di ninfemo uinferno . il diavolo lu iufenio . Dio La giovane. essere uua bestia . non so . che mal più non aveva in inferno messo diavolo alcuno. e riracttiamlovi . si 1^9 che egli andiamo dunque . volta: Rustico.

tra il diavolo di Rustico ninferno d' Allbech era per troppo desiderio e . impose di si- lenzio alla giovane. mitigarti. mai Così adunque invitando co e al servigio di Dio confortandolo si la bambagia ora sene perciò del farsetto tratta gli avea (i). grazia di Dio abbiamo pace : si sgannato che egli priega starsi in e cosi alquanto . ammorzare . come d' io col mio ninferno ho . Di che giovane . non paren- dole tanto servire a Dio quanto voleva anzi che no e il . che un altro sarebbe sudato egli incominciò a dire alla giovane che il diavolo non era da gastlgare né da rimettere in inferno. ferno è gastigato e più : un giorno Rustico se il diavolo tuo non ti dà noia me il mio ninferno : . diavolo rimettere in in. atlutìre . GIORNATA TERZA spesso la giovane Rusti. che egli a tiva tal' 5 freddo. ma sì era di rado che altro non era che la gittare .i3o . acqua vivea . La qual poiché il vide che Rustico non la . per men s' il potere questa quistione . aiutato a trarre la super. se non la quando Iddio di egli per superbia levasse 1' il capo j e noi per . avvenne che un fuoco arse apprese in Capsa il quale nella propria casa figliuoli e altra fa- padre d'Alibech con quanti bambagia del . poteva male rispondere alle poste e dissele il che troppi diavoli vorrebbono essere j a potere ninferno attutare si ma che egli ne farebbe ciò che : per lui potesse} e così alcuna volta le sodisfaceva . (1) Sì la farsello tratta gli avea è una . una fava in bocca al leone. Attutare. richiedeva a dovere gli disse . figuiata nia- nieia dj parlare (1) per dire cho lo avea smunto o spremuto Mart. mentre che . mormorava Ma . bia al tuo diavolo Rustico che di radici erba e . non lascia stare per che tu farai bene che tu col tuo diavolo aiuti attutare (2) la rabbia al mio ninferno d' .

Le donne domandarono: La giovane tra . Di che esse fece: che ancor ridono . no . . avendo iu sentendo cosici esser viva. la qual cosa Alìbccb d' ogni suo be- ne rimase crede bale . chò bene an- che qua j Neerbale ne servirà bene con esso teco Do1' meneddio. alle quali la grail zia d' Iddio bisogna apparate (i) a rimellere dia- volo in inferno j perclocchò egli è forte a grado a Dio e piacer delle parti seguire « e molto bene ne può nascere e Dioneo a rider Mille (i) fiale o più aveva la novella di Ajipnrare ed apprendere Axsac p«r contrario il Boccaccio. i3i por . come ro sì rimette diavolo iu inferno? con parole e con gran risa . menù in Cajisa e por mojjliu la prese e con . ancora . Poi una all'altra per la cilth ridicendolo. dalle donne di che nel diserto a Dio non essendo Neerbale ancor che il giaciuto con rispose serviva di rimettere il diavolo in infer- no . cbe imparar diase «empire . atti il mostrò loro . NOVELLA miglia avca t X. . il vi ridussono in volgar mollo . che più placevol seril vigio che a Dio si facesse era rimettere diavolo in inferno j il qual motto passato di qua da mare. e contra al volere di lei la ri. dura . del padre . messosi a cercarla vatala avanti che la corte i e ritro. . Il clic tutto ù vette fatto daJ Petrarca.. si come d' uomo senza erede morto occupasse eoa gran piacere di Rustico. e che Neerbale aveva fatto gran {Hjccato d' averla tolta da cosi si fatto servigio il . imparar non awi. beni stali . Donne . e dissono egli si fa non ti dar malinconia figliuola . Laonde un giovane chiamato Necrcortesia tutte le sue faculth spese . . lei insie- me ella del gran patrimonio divenne crede Ma essendo servisse lei domandata . E perciò voi giovani .

cui Neitìle rispose . lupi gui: Filostrato udendo questo . monasenza e riavere la favella a tale ora . a che punto E le cose fossero. tali e si fatte loro parevan le sue parole. conoscendo-la Reina che . il termine della sua signoria era venuto la assai levatasi la laui^ea di capo . discretamente ordinò : e quindi rivolto alle . i32 mosse 1' GIOKN ATA TERZA oneste Donne . se il lupo saprà meglio i guidare le pecore dati . io : secon- do che conceduto mi so ste . quel- piacevolmente pose sopra la testa a Filostrato. Donne . Per che. e disse: tosto ci avvedremo . disse ridendo se mi fosse stato creduto i lupi avrebbono alle pecore inse- gnato rimettere il diavolo in inferno non peggio che : Rustico facesse ad Alibech lupi . ossa maestro avrebbono apparato a sufolare Filostrato coegli a- noscendo che vesse strali . lasciato stare motteggiare . eh' io prima per altro abbandonato. A . sempre per la bellezza d'alcuna di voi stato sono ad amor suggetto né 1' essere umile rose . il regno commes. che per me è conosciuto alla seconda in tutti suoi costumi m' è valuto. a darsi al fattosi il governo del regno commesso cominciò siniscalco chiamare. venuto egli al conchiuder di quella . clie . : ne r essere ubbidiente nò s' il seguirlo in ciò i . tutte volle sentire j e oltre a questo. volendo a noi insegnare potuto apparar senno dalle 1' come apparò Masetto da Lamporecchio che . dove voi state pecore non fia.. disse : amo- Donne per la mia disavventura poscia che io ben da mal conobbi. reggerò odi . e perciò siete : non ne chiamate tuttavia . . falci si trovavano non il meno che . Filostrato voi avre. che le pecore abbiano . secondo che avvisò che bene stesse e che dovesse sodisfare alla compagnia per quanto la sua signoria dovea durare. e poi .

non di <|uella cìie a' li più conforme. già intepidito. si dierono alcune a seguitare a cantare Dioneo e la Fiammetta cominciarono di messcr Guiglielmo e della dama del Vcrgiù. ailiiichè ancor esso avuto avesse suo quario ìn- to caso gli è necessario'. cavriuoli ecc. che per alcuno non vi fu che eleggesse di (piello uscire . lianno creduto che più sicuro sia (come dicono suo luogo prò» non mutar niente^ avendo ciascuno alcuna noia a seguire di essi verbi i7 il prio. mi fu imposto. a loro avviso. gli accad- de L\ dove {giorn. i Ma. di coloro cui amori ebbero infelice line: perciocché io a lunl' go andar aspetto infelicissimo ^ nò per . T. [>cr avvertire che prima vi avca già scriUo a segui" coofcssionc de' medesimi Deputali. che non facendo pili i sole. Ma essi ) i Dc|mlati avcntio ossenato che in tutti i testi a ranno sono am- Liihie questi vcihi. all' E così detto . e che autore sctivcttc a seguitare seiua punto re. alcune delle gio>ani misero a seguitarli. {fucili sarchlK- d' uo|>o dar verlm seguitare il pronome il ^° o o alcun die altro simile. IL 9 . 8-. Il senso ò. se cIo«'. Laonde 1' ddiiio a credere che abbia ragione Mannelli.NOVELLA X. (cioè a chi avesse voluto aesi guiili). per iniìuo si ora della cena licenziò si ciascuno. altro . quarto caso del veral bo seguire. più piacere altrove dover sentire il Anzi non l'accendo i sol gih tiepido alcuna noia a seguire cavriuoli e i conigli e gli altri animali che erano per quello (e che lor sedenti forse cento volte per mezzo lor saltando eran venuti a dar noia ) (a) . Siniigliantc cosa. che è prima. secondo questa interprctasione. pe ben che piò levatosi si dire . 3) egli scrisse: „ quanto egli potè menar le DECÀM. Filo- li) citi. nov. . e questo il pronome vi manca.-ito tuttavia cavriuoli ecc. . e così «trc- do che tra andrò di tjui alla morte E perciò non d' al- materia domane mi miei fatti piace che «"^ si ragioni. Era bello il giardino e dilettevole. il nome in (i) per lo quale voi mi chiamate da tale che sep. rimanendo sl. Peròoccbc Filoetralo in Greco tuona amico «pii di gneire e di eser- (i) f Notti il Mannelli in margine che a seguitare è v' tenti- chio: e in alcuno cilìziuni ne fu tolto via a seguire. non sin i33 : sempre di male io in i>cggio andato .

s' è a\'nta avvertenza di regolare alla l' interpunzione in maniera. Comunque il sia la cosa. . lasciandosi anche in que1' testo quale è nelle più riputate. sen- za lasciarle in capo capello o osso addosso clie macero il non fusse.. graziosa e bella .. . comandò che la . per che. sere altro che bella e piacevole e perciò tale qual tu allora r hai sai . delle al: altrui canzoni io non uè delle mie alcuna sì lieta ho la mente che . niuna cosa valendole sì vi. e cosi chi una cosa e chi ahra faccende . quant' io . con maniera alquanto pietosa rispon- dendo r altre cominciò cosi Ninna sconsolata Da dolersi ha . . sia assai convenevole a brigata se voi di quelle che io ho : volete . fuggendosi tempo j ora della cena appena aspettata sopravvenne le tavole d' intorno alla bella fonte . La Lauretta : con voce . io dirò volentieri Alla quale il Re disse niuna tua cosa potrebbe es. signor mio n' . . . cotale la di . chiedare mercè „ ecc. / i34 GIORNATA TERZA e Panfilo si mena 1' diedono a glucare a scacchi il . Mi fece a suo diletto . con grandissimo diletto cenaron la sera . disse . Per dar qua giù ad ogni alto intelletto Alcun segno „ braccia . Filostrato per non uscir del avanti a lui cosi cammin tenuto da quelle che Reine erano state come levate furono le tavole. messe quivi . as- soave ma . 1& „ diede. che ne risulti un senso conforme spiegazione de' Deputati. tanto le die per tutta la persona jnigna e calci. Lauretta una danza prendesse e dicesse una canzone La qual so . il qual luogo co- come stava nel testo originale fedelmente trascritto dal Mannelli (che troppo „) fu poscia emendato nella notò nel margine „ diede v' è di edizione del sta edizione XXVII. Che'n van sospiro lassa innamorata Colui che muove il cielo ed ogni stella . Vaga leggiadra . di quella e' piedi. .

Gih fu chi m' ebbe cara Giovinetta . dissi mai : sì . tale per vostro marito? ed clLi risixMidc ^ì. u nò all« . come il cortese me feci degno j . Sé nobil reputando e valoroso. e con falso pensiero j Divenuto è geloso io lassa quasi mi dispero Cognoscendo per vero Per ben di molti al mondo • Venuta . bella nella oscura in questa Mi lo vidi già e lieta dove . Ma or ne son dolente a me . e volentieri mi prese a' suoi pensieri . la Si. E temjH) . inlemli quando il nuova ipoM è dooiancljita «lai notaio: piacevi volte. lui sta nel cospetto Ed il mortai difetto Come mal conosciuta Non mi gradisce anzi m' ha . } NOVELLA X. . privata .• Ed Di io .. . lo maladico la . disperata ( i ) . reputata onesta . che leggieri Sen vola tutto in vagheggiarmi spese . meno vita dura Vie men che prima . dissi mai. Nelle sue braccia e dentro E de* miei occhi tututto '1 s' accese . . i35 che sempre a . . Biltà . da uno essere occupata . mia sventura Quando per mutar vesta Si (a) . . . . O ('j) dolorosa festa (i) Disperata tolta la speranza. E presa Laond' tienmi . Femmisi innanzi poi presuntuoso Un giovinetto fiero .

secondo cpiali Menagio. Per che la ora parendogli da dormire alla comandò che con mera si tornasse .Questa voce. ed equivale alla vo- muchacha. così dee leggere anclie nel e così leggono appunto e : i Deputati e il Salviati Abbiamo Morgante del Pulci . Altri furono di più sublime e miglio- re e più vero intelletto . deh pietoso diventa altrui fa' me che per Te obliar non posso: che per eh' io senta Che quella sia . Posa. . . molti doppieri accendere ne fece più altre cantare che già ogni . stella a cader comin. col qual nole me chiamarono giovani dal portar eli' esse facevano i capelli intonsi. fece fine Laui'etta alla sua canzone tutti .. nella diversamente da diversi fu inalla ed ebbevi di quegli che intender vollono . che altra contenta se' Che or Che ne Di nel Ciel davanti a colui creò . . il testo si Mannelli. . ciò . i smozzicando V intonsa de' Latini. Le donne il e le toselle scapigliate. su l' erba e 'n su' . che una bella tosa (i). Il Re dopo infin questa . che salla . . O costà su quale notata da : m' impetra la tornata . ne formarono 7osa. ! O caro amante del qual . del quale al presente recitare non accade ri . Anzi .i36 Morta GIORNATA TERZA foss' io avanti t' Che io avessi in tal caso provata . buona notte ciascuno sua ca- (i) i". melanese che fosse meglio un buon porco . fiamma spenta Non Qui tesa me t' arse . è venuta a' Toscant da' Lombardi. prima . fui Più . ma si potreLLe forse legger tosa. In alcuni looghi sente questo ce spagnuola del Veneziano alle dalle genti del contado dassi ancbe al pro- nome giovani non ancor maritate. . fio- avendo fatti .

. ED INCOMINCIA LA Nella quale sotto fine. Il can. QUARTA il reggimento di Filostbàto li si ragiona di coloro cui amori ebbero infelice V-i arissime Donne ni udite e Ielle sì . FINISCE LA TERZA GIORNATA DEL DECAMERON. non solamente pe' piani . le Il profondissime valli mi sono in- gegnalo d' andare che assai manifesto . si per le parole de' savi nomi- per le cose molte volte da me 1' e vedute e estimava io che V impetuoso vento e ardente del- la invidia non dovesse percuotere j se non io alle torri o le più levate cime degli alberi : ma mi truovo fiero dalla mia estimazione ingannalo percioccliò fuggendo io il e sempre essendomi di fuggire ingegnalo im- pelo di questo rabbioso spinto. non pttctjue né V uoa ni ¥ altra di queste due interpr»- . ma ancora per . re a chi le presenti novellette riguarda pu ò apparile quali non per solamente infioreutin volgare e in prasa scritte islilo me sonoeseuza (i) titolo (i). cui i Dcpulaù nenza eueni messo in nome tlelViiutore. ma ancora iu umilissimo + Senni tilotOf ìnterprrJnno il /ironie al libro che ò quanto a Dionisi . . ni il Sal>iali senni intilolozione dire sema aver dedicato il libro a veruno.

Lia seconda parte. perciocché poco appresso egli dice: Compose libro in un suo volumetto siccome Sonetti il il quale egli intitolò Vita nuova . sì porre il nome dell' autore in fronte della Vita di ope- come manifestamente apparisce da un luogo : Dante. fece un in latina prosa. il quale. Intese eziandio il dare un certo nome all'opera. cotal vento fieramente scrollato anzi pres- s'avvisò . te di miseria veste. dice che si può chiamar senza questo hhro di not^eZZe. E Questo egregio autore.. . s' acciocché ne alcuno delle sue intitolasse . cioè V Inferno. considerando hene. il ne a lui fossero per avBoccaccio per intitolare ventura intitolate le altrui. delle quali Compose questo glorioso poeta pia opere né" suoi giorordinata memoria credo che sia convenevole fare. cui titolo è Monarchia. della divisione dell' si troverà che Decameron piuttosto un cenno opera che bro. il ma li- una e là di un' altra. 7'm dei esser il . si possono . contento di mostrarti simigliante al tempo infelicissimo. Né per tutto ciò . titolo si fa- non già d' alcun suggetto continuato ma or d'una e ora è d'un' altra. E certo. ec. cioè Purgatorio . Finalmente al di d' presso il Boccaccio intitolare è ancora ciò che indirizzare ad alcuno. r essere da tazioni.. Egli significò con essa ra. essendo ti come fa me. perciocché non favella di una sola materia continuata. La . Nella slessa si oggi diciamo dedicare o legge: Questo libro della intitolo Comintitolò media al ec. E più sotto. cer- te operette. che è questo ni. appunto come dice si Boccaccio che perchè vi cosa il hro degli vella Amori di Ovidio può chiamar senza . a maestro Giovanni del Virgilio ch'ei fa dire alla . assai belle . dispiegare questo luogo del Boccaccio col Boccaccio egli me Jesimo Amori qua di Applicando nel suo qui mollo ingegnosamente ciò che sopra il Boccac- cio avea detto Commento vi si Dante parlando titolo del libro degli di Ovidio. il a Kguccione della Faggiuola ec. E perciò non sia . non può aver1' ne alcuno che indichi ciò che vi contiene.. { Io credo non esservi ragione alcuna onde abbandonare . opinione dei Deputati significati Per isviluppare più chiaramente dato il la questione esporrò quali abbia Boccaccio medesimo il alla voce titolare o intitolaall' re . mio. Compointitolate se il detto Dante due Egloge le quali furono e mandale da lui per risposta di certi versi mandatigli . per essere composto di cose tanto si un vero titolo del lidiverse. terza parte. La prima parte. Forse a questa significazione nella si può ridurre quale ciò Fiammetta Conclusione al suo libro. cioè Para- diso a Federigo terzo re di Sicilia Alcuni voglion dire lui averlo intitolato tutto a Messer Cane della Scala.1 38 GIORNATA QUARTA il e rimesso quanto più. il marchese Moruello Malespina. .

,

GIORNATA QUARTA
so che diradicato
ser lacerato
, ,

189

e tutto da' morsi della invidia escessare
.

non ho potuto

Per che assai ma-

nifestamente posso comprendere quello esser \ero che

a cura

et

alcuno ornamento (ticeome gii

altri sogliono) «vere,
,

cioè

iioliili

coverte di colori vari tinte e ornale
titoli.
ilei

o di pulita tonditura
uoi»o

o di leggiadri minii, o di gran

Di

tali tigiiificazioni è J'

non contar
tutti
li
il

ipiilla

che

foriiia

il

nome

lihro, poiché >

confcttione di
:

nome

è Decntneron.
( liliii )

Il

frainnicnto maglialicchiano dice
dilettevole

De^ quati-

infra gli altri

uno molto hello e

ne compose

tolato

Decameron

ec.
il

bisogna jicngarc se
dell'

Decameron

indichi jiiut-

tcato la divisione che

contenuto

oi^ra: né tropjH) sottilmente esaal

minare

jierchè sia stalo a grado a

un autore \Mnc
sarelil>e

suo lihro un
i

titolo

più che un altro. 0[>era ^R-rduta
Notti Attiche, Galateo, perchè
il

sindacare

titoli Filostrato,

primo non dà indizio
il

di

Poema

degli

•mori
ÌJ

di Troilo e di Griselda,

secondo di questioni letterarie, né
i

terso di costumanze civili. Restano
il

significati di
il

dedicare, e di poi^

re

nome

dell'

autore.

Il

Sulviuli approva

primo, come ahiaino gli
assai

detto:

bensì confessa che
i

lu

credenza dei Deputati a lui sembra

buona,
il

quali s'appigliano iiU'idlro significato. Nel vero a

me

pare che
e che
il

dedicare sia cosa eventuale, che dalle circostanze dijicnde,
ciò fatto
il

non aver non
giù

Boccaccio potesse dai detrattori dì lui attribuirsi
dell'

all'

avere esso bassamente sentito
il

opera sua
a'

,

ma

si

all'

es-

sergli

mancato
la

destro.

Laonde

se

il

senza ((7o/o

ìnteqK-tra
si

senza

dedicazione,

scusa é di minore importanza, e

meno

confà con la
in

protesta d'avere scritto [>er fuggire l'invidia in fiorenlin volgare, e
istilo

umilissimo e rimesso. Al contrario se s'inteq>etm senza nome, più
la

manifestamente apparisce

non curanza che mostra cOn

I'

altre espres)>oi
il

sioni di avere avuto dell' oliera sua lo scrittore. Il dirisamento

del

Can. Dionigi è

il

più lontano

diill'

intenzione del Certaldese,
al

quale

vuol far crederò eh' egli non dà molla inqiortanza
esso gran
lo<lc

suo scritto, né

da
il

e

rinomanza ne pretende e ne asinità. Supposto che
pure un ìiìao di molte e varie materie composto,
l'

Decamerone

fosse

ne

viene egli perciò che dovesse aver potuto scansare
de' maldicenti ?

invidia e le ingiurìe

Lascio 8t.ve che

la fantasia di

Mcsser Giovanni sul libro
il

degli

Amorì

d'

Ovidio non ha gran fondamento, [ìcrciocchè se
per che quel libro in antichi

trattare

di

vane coac

fosse la ragione

testi

a pen-

na e

in vecchie

stampe è stato chiamato de sine tiluloy come
del 1/171.,

nrll' e«Ii-

sìone di

Roma

doveano chiamare così pure le Elegie di

Tibullo e di Properzio, e
varietà. Io

le

Poesie di Catullo, nelle quali non è minor

mi do a credere che per ddicatcua alcuni abbiano voluto sop-

.

i4o
sogliono
i

GIORNATA QUARTA
savi dire
,

che sola
.

la

miseria è senza invi,

dia nelle cose presenti

Sono adunque

discrete don-

ne

,

stati

alcuni che queste novellette leggendo lianno

primerc

il

titolo

Amornin^

dato dal medesimo Ovidio,
5/|.3.

come

apparisce

nel terzo liiiro

dell'

Arte verso

Deve

trihus librts^'tilulus qaos signat
si

Ainornm , Elige
Dionisi, è nel Voi.
5.
p.

L'opinione del Boccaccio, su cui
198. Opere ediz. di Napoli:
nello stesso

fonda

il

ma
il

è poi cosa

curiosa clie Messer Giovanni
titolo
il

Volume

pag.

269; prende per

sine Ululo.
il

Nondi-

meno,

egli dice, chi

legge

suo libro (d'Ovidio)
ec.

quale è intitola-

to sine titulo, assai chiaro
il

può vedere
senza
di

Ma

o vero o falso che fosse

pensamento dej Novellatore, basta che
il

egli nella

mente

l'avesse, persì

chè

Dionisi potesse dire che

il

titolo del

Decaraerone da

fatta
egli

maniera di pensare nasceva. Ciò
poi vero che
il

huona

voglia concedo:

ma

è

Decamerone ahhia

in se così grande varietà di materie?

Le

novelle

si

possono elleno gettar tutte nella medesima forma, onde
fisonomia? Composto di varie materie
vi si trovasse la lettera a
ec.
:

ahhian tutte
serehhe
si, poi
,

la stessa

il

Decamerone
de'

se

dopo alcune novelle
dell'

Pino
esso è

Rosrag-

alcune Elegie

Ameto, poi Sonetti

ma

un

guaglio di una villeggiatura rallegrata col racconto di dieci novelle per

giorno; e ogni donna, e ogni giovane dice
esser diversa dall' altre già dette,

la

sua, che dee naturalmente

onde

1'

opera ha unità e condotta più

che bastante per non dover mancar di
lecito

titolo.
il

E

in tal proposito

mi

sia

aggiugnere che io reputo alterato

titolo posto in fronte dell'
le

opera

con quelle parole cognominato Prencipe Galeoilo,
cosi

quali

si

trovano

nel testo ottimo e in altri molti,
alle

come

nelle

stampe, che mi son
di

venute
io

mani. Che che ne dica un moderno commentatore

Dante,
possa

stimo che quivi per principe Galeotto altro intendere non
d'

si

Commento sopra Dante, Opere Nap. Voi. 5. p. 021. esponendo il verso Galeotto Ju il libro, e chilo scrisse, narra che Galeotto sena primo che alcun altro T occulto amoe che ad aprire quere di Lancellotto, e della reìna Ginevra sto amore con alcuno ejjelto fu il mezzano. Ora non vorrò mai credeche mezzano

amore.

Il

Boccaccio nel

re essere stato messer Giovanni così senza faccia,
stesso

da aver jjotuto egli

chiamare

il

suo libro mezzano

d'

amore

.

Il

frammento niagliabe-

chiano, come abbiam già veduto, dice semplicemente titolato

Decame-

ron.
l'

Il

perchè

il

Mannelli, che

si

dice aver copiato
d'

dall'

originale del-

autore, dà sul bel principio nel titolo sospetto

infedeltà. Il titolo di

principe Galeotto debhe essere stato aggiunto da qualche saccente, che

riguardò all'effetto che produceva

la lettura del

Cento

novelle.

fiacchi.

.

Mjl^

,

GIORNATA QUARTA
detto che voi

i4i

mi

piacete iroppo

,

e che onesta cosa

non è che
aohirvi
}

io tanto diletto

prenda di piacervi e di con,

e alcuni hnn detto ])cggio
Altri più innturamcntc

di

commendarvi
(i) bene

come io fo.
dire
,

mostrando di voler

hanno

detto che alla

mia

età
,

non

sta

r andare

ornai dietro a queste cose
.

cioè a ragionar di
della

donne o a compiacer loro

E

molto teneri

mia

fama mostrandosi

,

dicono che io farci più saviamente
,

a starmi con le JNIuse in Parnaso

che con queste cian,

ce mescolarmi tra voi

.

E

son di quegli ancora

che

più dispettosamente che saviamente parlando, hanno
detto che io farei più discretamente a pensare dond' io
dovessi aver del pane
,

che dietro a queste frasche
.

an-»

danni pascendo di vento
essere state le cose da
vi

E

certi altri in altra guisa
,

me
in

raccontate

che come

io le

porgo

,

s'

ingegnano
.

detrimento della mia fatica
cotanti e
,

di dimostrare

Adunque da

da

cosi falli sof,

fiamenti

,

da cosi atroci denti

da cosi aguti valorose
,

donne
spinto

,

mentre

io ne' vostri servigi milito

sono so-

,

molestato e infino nel vivo trafitto.

Le

quali

cose io con piacevole

animo
io

,

sallo Iddio tutta

,

ascolto e

inlendo
la

.

E

quantunque a voi in ciò
,

appartenga
di risparsi

mia
le

difesa

nondimeno
,

non intendo

miar

mie forze j anzi
,

senza ris[K)ndere quanto

converrebbe
gli (vJ)

con alcuna leggiera (a) risposta torme,

dagli orecchi

e questo far seiua indugio

.

Per-

(>) (3)

Istà,

le

due

cdix. cit nel
si-itM

Vocab.
1

Leggero e leggera

nella feconda •iUaba

non mai

ti

osa

da alcuno buono scriUorc.
(3)
le di

t Toi'megli,

il

Icslo

Mann, e

l'cdia. del

iSSy, come pure quel-

Livoruo e di Milauu: tormigliy Tedit. del l5a7, del i575 e

dd

1718.

1

42

GIORNATA QUARTA
,

ciocché se già

non essendo
,

io

ancora

al

terzo

della

mia

fatica

venuto

essi

sono molti e molto presumono,
io pervenissi alla fine essi
j

io avviso

che avanti che

potrebbono in guisa

esser multiplicati
,

non avendo
quantun-

prima avuta alcuna repulsa
fatica

che con ogni piccola lor
:

mi metterebbono
grandi
,

in fondo

ne a ciò

,

que
stre

elle sien
.

resistere

varrebbero

le forze vo-

Ma

avanti che io venga a far la risposta ad alcuin favor di

no

,

mi piace
,

me

raccontare non una no-

vella intera

acciocché non paia che io voglia le mie
,

novelle con quelle di così laudevole compagnia

qual
parte

fu quella che dimostrata
d'

v'

ho

,

mescolare

j

ma

una acciocché
,

il

suo difetto stesso sé mostri non es-

sere di quello: e a' miei assalitori favellando dico. nella nostra città, già è cittadino
,

buono tempo

passato

,

fu
,

Che un
uoin-

il

qual fu nominalo Filippo Balducci
,

mo
dea

di condizione assai leggiere

ma

ricco e

bene

vialo ed
,

esperto nelle cose quanto lo stato suo richie-

e aveva

una sua donna moglie
ella lui, e

(i), la quale egli

sommamente amava, ed
ta vita si

insieme in riposa-

stavano

,

a ninna altra cosa tanto studio poall' altra.

nendo

,

quanto in piacere interamente l'uno
,

Ora avvenne
donna passò
sciò

come

di tutti evviene

,

che

la

buona
quale

di questa vita, né altro di sé a Filippo lafigliuolo di lui
.

che un sojo

conceputo

,

il

forse d' età di

due anni era

Costui per la morte della
,

sua donna tanto sconsolato rimase

quanto mai alcu.

no

altro

,

amata cosa perdendo

,

rimanesse

E

veg-

(i) la de'

{ La

A'oce

moglie non è ne nella edizione del 1727 né in quel-

Deputati.

.

,,

GIORNATA QUARTA
,

1

43

gendosi di quella compagnia la quale egli più (i)

amava rimaso solo del tutto si dispose di non \olere più essere al mondo ma di darsi al servigio di Dio
,

ed

il

simigliante fare del suo piccol figliuolo.

Per che,

data ogni sua cosa per

Dio senza indugio
, ,

se n'

andò

sopra

Monte Asinaio (a)

e quivi in una piccola cel-

Ictta si

mise col suo figliuolo, col quale dì limosine in
,

digiuni e in orazioni vivendo

sommamente
egli fosse d'

si

guar-

dava

di

non ragionare
,

Ih

dove

alcuna tem,

poral cosa

né di lasciamegli (3) alcuna vedere

ac-

ciocché esse da cosi fatto servigio noi traessero}

ma

sempre
gli

della gloria di vita eterna e di

Dio e

de' santi

ragionava, nulla altro che sante orazioni inseguan:

doli

e in questa vita molti anni

il

tenne

,

mai

della

cella

non lasciandolo

uscire

,

né alcuna
valente

altra cosa

che

sé dimostrandogli.

Era usato
,

il

uomo

di venire

alcuna volta a Firenze
tunith dagli amici di

e quivi secondo le sue opporalla
il

Dio sovvenuto,
gih

sua cella tor-

nava

.

Ora avvenne che, essendo

garzone d'età di
il

diciotto anni e Filippo vecchio,

un

domandò ove
il

egli andava. Filippo gliele disse.

Al quale

garzone

disse:

padre mio, voi
fatica:
,

siete

oggimai vecchio, e potete

malo durare

perché non mi menate voi una

volta a Firenze

acciocché, faccendomi cognoscere gli
,

amici e divoti di Dio e vostri
posso meglio faticar di voi
,

io

che son giovane e

possa poscia pe' nostri bi-

(l)

Più per mollo, o sommamente usai

i>|ìrsso

usa

U lingua nostra
/

e aeiua espressa,
(a)

ma con

sottintesa

comparazione.
Il

Monte Asinaio
sana die vi

detto anche Senario.
.

Ciani lo dice

Sanano

dall' aria
f.1)
"i"

si respira

Mart.
.

Osservisi liiscittrnegU in tcct di ìaitciargìicne

NclT un modo

e ucir altro ci ooacede la lingua di usar questo affisso

ratosi de' palagi dell' asino . colui . io vi priego che voi facciate che io abbia disse il una . il padre disse: le figliuol occhi in terra . paio di nozze venieno così : le come gli il giovane vide domadò il padre che cosa quelle fossero. donne ed ornate quali che da un . avesse . Maravigllosa cosa ad udire che mai più alcuna veduta non avea non cu! . Per che avendovi ad andare. colui clie mai più per ricordanza vedute non avea a maravigliare fossero e egli . Olmè. . sogni a Firenze andare Il e voi ri- valente uomo pensando . non del cavallo . come . non non de' danari nò d' altra cosa che veduta . mon- do a sé dovrebbono omal poter seco stesso disse: costui dice bene. fi- gliuolo o come chiamano Il padre per non de- stare nel concupiscibile appetito del giovane alcuno inchinevole disiderlo minare per elle si lo propio men che utile non le volle nonome cioè femmine. ma disse: . padre gliele diceva. clie già que- to suo figliuolo era grande ed era si abituato al ser- vigio di Dio il 5 elle malagevolmente le cose del tx-arre . si cominciò forte il e di molte dimandava Il padre che come si chiamassero. la cosa. mio. papere . di quelle taci . il seco il menò . subitamente disse padre mio . . eh' elle son si mala cosa ? Disse allora . ed avendolo udito rimaneva contento e domandava il d'un' altra. chiamano papere. le chiese e tutte altre cose delle quali tutsì ta la città piena si vede . non il guatare : . . lt4 manervi qui ? GIORNATA QUARTA quando vi piacerà . Quivi giovane veggendo l' i palagi le case. figliuol mio . per avventura brigata di belle giovani scontrarono in una .. E cosi domandando si il figliuolo e pa- dre rispondendo . bassa A cui . padre elle son ma- A cui il giovane domandando disse: o son così . non del bue .

fate che noi . n(>casì piacevole. nò perchè queste sica ntala cosa: qunnlo è a me. che suo ingegno . sovente prendono. da lui sole addomandate. solamente ad aver vediito e veder continuamente e la vagft bellezza e la voslra l' oniati costumi ornata leggiadria e oltre a ciò donnesca onestà. Kilc son più belle che gli agnoli dipinli che voi m'avete . maravigliano riguardando lasciamo slare i aver conoscimi gli amorosi basciari e bracciari e i piacevoli ab- congiugnimenli dilettevoli che di voi. o giova. dolsi cissime donne. Oggivlt pentire e penu$$i. domandogli se . ce ne Deh il se vi cai di me. infra termini di ima piccola cella . quando colui che nudrito. Ed egli allora disse : io non so che voi vi dite . doime . accresciuto sopra li allevato . meniamo una elle s' colà su di queste papere e io le sai dar«\ beccare. troppo ingegnandomi di piacervi e che voi troppo piacete a me Le . disse il padre. come vi vide sole . non n'è ancora panila vedere nlciinn cosi bflln. quali cose io apertissi- mamenle essi si coiiffsso . coniec|iiesle sono. e pcntessi (i) di averlo menato a Firenze. lacere- (») Pentetti. cioè che voi mi piacele . tario. . senza altra sole compagnia che del padre disidcrate foste . Ma avere infino a qui detto basti . più volle mostrati. Disse padre : io non voglio j tu non donde imbeccano: e il senti incontanente più aver di forza la natura. . daU' aulico pentere. ma gli . della presente novella voglio che mi e a coloro rivolgermi alli quali 1' ho raccontata. Dicono adunque ahpinnti de' miei riprensori che io fo ni male . Riprcndcrannomi moixlerannomi . e che io di questo gli m'ingegno di piacere a voi: e . un monte salvalico e soli.GIORNATA QUARTA falle le 1 45 male cose? Si . con l'alTcziou seguitate.

mostra mal che conoscano che. e spezialmente guardando che voi prima che altro piaceste ad un romitello .. lasciando io motteggiare dall' un de' lati. si come persona che i pia- ceri né la virtù della naturale affezione né sente né . che Muse vaglio- . rannomi costoro se lo . . I ^6 GIORNATA QUARTA . . che che l' uomo da . conosce . uomini e valorosi ne' loro più maturi anni di sommail mente avere studiato se essi le compiacere . sentendo la virtù della luce degli oc. mia ser vita di alle quali Guido Cavalcanti e Dante lor caro già vecchi. che uscir sareb- be del modo usato del ragionare rie in io producerei le isto- mezzo . alle donne: che non sanno. e io dalla mia puerizia nima vi disposi . il corpo del quale il ciel prol'a- dusse tutto atto ad amarvi. ad un giovinetto senza sentimento anzi ad uno ani- mal selvatico ? Per certo chi non v' ama e da voi non disidera d' essere amato . dilettarsi di veder cosa le somigli non le é cosa da biasimare'. vadano e si l' apparino. e fu piacer loro . chi vostri la soavità delle parole melliflue . A' quali. così mi ripiglia ^ e io poco me ne curo E quegli che contro alla mia età parlando vanno. . E se non . . perchè bianco. rispondo che mai a me vergogna non reputerò infine nello estremo della dover compiacere a quelle cose Alighieri . Le Muse son le donne j e benché donne quello. e quelle tutte piene mosterrei d' antichi . lor si parte . e si mes- Gino da Pistoia vecchissimo il onor fosse teunono. ma accesa da' pietosi sospiri se voi mi piacete o se io di piacervi m' ingegno . Che lo con Muse in Parnaso mi debbia stare affermo che è buon consiglio: ma tuttavia né noi possiam dimorare con le Muse né esse con esso noi se quando avviene . . chela coda re il il porro abbia il capo sta- sia verde. e la fiam.

pure esse hanno nel primo aspetto . hanno adesse : per che. pane ? Certo io non so se non che . E gih piìi ne trovarono tra le lor favole tra' lor tesori. Aiutaronmi elle bene e mostra ron mi com. giusta direi la loro riprensione. fame alcun qiuin- cagione. do fecero la loro et^ fiorire . perirono acerbi qualora io ne Che più ? caccinmi via questi cotali domando loro non che la Dio merco . porre que' mille. quando pur sopravvenisse l' bisogno . Ma che direm noi a coloro che della mia fame . poeti . si sono elle venute parecchi meco . che molti ricchi andan- E assai gih dietro alle lor favole . per quello mi dovrebber di piacere. 147 non non vagliano . Sen- za che le donne gih versi . hanno cotanta compassione io procuri del che mi consigliano che . ancora non mi bisogna il : e . quando per altro mi piacessero . Quegli che queste cose avrei molto caro non essere sta- dicono li . volendo meco pensare qual sarebbe se io per la loro risposta . mi fur cagione comporre mille di dove le Muse mai non mi furono . sirniglinnza di quelle Si che . che essi recassero gli ori- ginali quali se a quel che io scrìvo discordanti fos- sero . cercane tra le favole i . dove in contrario molti nel cercar d'aver più pane che bisogno non era loro. bisogno loro ne dimandassi : m' avviso che dlrebbono va'. che te a me . e d'ammendar altro me stesso m" ingegnerei } ma infiao che che pa- . . . io so j secondo Apostolo abbandonare e necessilh solTerire e perciò a niun caglia più di cosi me . e forse a queste cose scrivere tuncpe sieno umilissime volte a starsi . in servigio forse e in onore della simiglianza che le donne ste cose tessendo.GIORNATA QUARTA no . que- nò dal monte Parnaso nò dalle Mus'av- se non mi allontano quanto molti per avventura visano. .

spalle a questo vento e lasciandol soffiare di : percioc- non veggio che me altro possa avvenire. la muove o . o belle donne là onde dipartim- mo . leggi. ìio questo. E-volendo per questa volta assai aver . nel quale io spero . o egli di terra non . possono. e 1' ordine cominciato seguire . 1 48 GIORNATA QUARTA non apparisce seguitando la . mia. . la porta in alto . standosi me nel mio questa brieve . naturalmente operiamo. se mai con mia forza a dovervi in cosa alcuna compia- cere mi disposi. voler contrastare . dando . se non che gli altri e io. . e se lo rei . se la muove degli . di loro dicendo quello che es- di me dicono. E . Le quali forze uè d' averle disldero in le presteri che 1' non . Alle cui tura. asside- vivano . . più giìi andar non può tutta la . avessi 1' più tosto ad altrui . le corone dei re e degli imperaalti dori e talvolta sopra gli j palagi e sopra le eccelse torri la lascia delle quali se ella cade. perciocché asci siamo .. role io gli lascerò con la loro opinio- ne si . per e . che quello che della minuta polvere avviene. che posta n' è. e spesse volte non solamente faticante io s' l' ma con grandit- simo danno del io confesso adoperano. che io . armato . che il luogo onde levata fu . la quale spirante turbo . risposto dico clie dallo aiuto di Dio e dal vostro gentilissime donne . lascino stare sai vagati Ma da ritornare è . che vi amiamo. e spesse volte sopra le teste uomini sopra . cioè della na- troppe gran forze bisognano in vano. j e ne' lor diletti anzi appetiti corrotti vita . e di le buona pazienza cliè io con esso procederò avanti. ora più che mai mi vi disporrò^ per- ciocché io conosco che altra cosa dir non potrà alcun con ragione. me adoperassi Per che tacciansi si morditori rati si se essi riscaldar non .

dove . che tradusse si in latino con infinita graxia ed ele^janM. quella si bee . piacque tanto a Leonardo Aretino. T. cioè graziosamente . che in cloiucnin sfida i più doUi ed eloganti scritla tori dell' antichità. il cuore in una cop- pa d' oro : la anale messa sopr' esso acqua av. V amante e mandale . passole aveano E da dormire si . (a) Questa Novella. nella maniera usa- ta vicini alla posero a sedere. della Crusca «j- fnoriliitenle. quivi s'incominciarono a dijwrtare ra del mangiar venuta sata sera cenato . senza più aspettare che detcosi donnescamente (i) cominciò : NOVELLA L Tancredi (2) preme di Salerno uccide della figliuola . e l'ola il quivi desinarono. velenata . dove per rallegrarci venuti sia- (1) Donnescamente. quando Filostrato le- va Iom tutta sua brigata fece levare} e nel bel giardino : andaticene. Il Vocab. e questa tradusiouc tutta intera ripottata dal tersa lro«a Manai. Anuibal Guasco d' latina in Tersi elegìaci di Filippo Alessandria delia paglia la trasportò in ol- DECÀM. il qual« foni'int'a Poiché P amato cor vide presente e finalmente una tersa tradusionc Beroaldo. U.GIORNATA QUARTA Cacciata aveva terra il 1 49 sole del cielo gih ogni stella e dalla Tumida ombra la della notte. essendo nella sua maggior sommitli. Lk dove Filoilralo alla se alle novelle to le fosse . Fiammella comandò che principio deci: la quale . bella fonte levati. IO . e così muore JL iera materia di ragionare n' ha oggi il nostro re data f pensando che . come pure un leggiadro capitolo in d' rima composto da Francesco Accolti parimente Arcsso.

il conte Pomponio Torelli. se egh nello amoroso le sangue nella sua vecchiezza non s'avesse tate . si richiedea. e per (juello che vol- garmente diciamo natura. sì come gran donna il in molte dilicatezze e veg. eth del dovere avere sé partire . poco tempo dimorata con .1 5o . e clil non n'abcbe cbe bia compassione. dimorando col tenero pa. Antonio Ja Pistoia. . be più che una quella avuta e più felice sarebbe stato se non avesse . ma . se 1' abbi mosso il poiché a me non . Campeggi conte di Donza ne composero ciascuno una (i) Mart. onesta co- pareva pensò di volere avere. di Ca- peva datala dova . conviene di mu- tare suo piacere . mani brut- Il quale in tutto lo spazio della sua vita non ebfigliuola . né a richiedernelo . se lava rima. do ella di molti anni avanzato .-un pietoso accidente. . Ottaviano Asinavi conte ^M Cainerano. rimase ve- e al padre toruossi Era costei bellissima del fosse corpo e del viso quanto alcun'altra femmina mai. Girolamo Razzi. Costei fu dal padre tanto tealtra figliuola neramente amata quanto alcuna j da paaven- dre fosse giammai e per questo tenero l' amore . per l' amor che si egli le portava lei si il dava di più maritarla. GIORNATA QUARTA ci mo dir convenga raccontare 1' altrui lagrime l'ode . Ridolfo tragedia . e giovane e gagliarda e savia più che a donna per av- ventura non dre . anzi sventu- rato e degno delle vostre lagrime racconterò . Tancredi principe di Salerno fu signore assai uma- no e di benigno ingegno (i). Forse per temperare alquanto la letizia li 1' ha fatto si . E . Ingegno detto qiii ad imitazion del Ialino. avuto marito maritava : non sappiendola da non la poi alla fine ad . gendo che poca cura sa padre . un figliuolo del duca lui. che cbi le dice avuta giorni passati . le quali non si possono.

ma per vir. t Seco pensò. ilclla Bucciuolo chianiasi la parte canna che e tra nodo e nodo. non età.. . col un soffione (6) alla tua servenil quale ella raccenda fuoco. clie da amar lei avea la mente rimossa In colai guisa . i5i . D Pistulcst auuovrra questa voce tra (a) (3) antiche. occultamente un valoroso amante E e vergendo molti uomini nella corte del padre usare gentili . tra gli alui un giovane . clic da ogni altra cosa quasi . NOVELLA L esser potesse . E il giovane. sollazzando la diede a Guiscardo . adunque amancon do l' un r altro segretamente . V edi^ tic! 37. ogui ora più lodando modi suoi . essendosi di lei accorto. considerate le maniere e costumi di molti '. Ella scrìsse una lettera . ninna altra cosa tanto ritrovarsi lui disidcrando la giovane quanto di uè vogliendosi (i) di questo amore in alcuna persona fidare . valletto del padre assai . vuta . e altri . quale ancora non era poco avveduto 1' . Egli ce mise crcilcnJovvla necessaria leggieri vi s' niu il Salviati la rifiutò. il modo pensò . Guiscardo il prese: (i) f togliendosi hanno le tutte le [ùù riputate edùioiii. le piacque e di lui tacitamente spesso vedendolo. . (6j quella canna tiaforata oon cui li «oilia nel fuoco Yct acceudeilo. dicendo : farane (5) questa sera te. . e per costumi nobile più che altro . . a dovergli significare . ^ Avverte il Mannelli che ncU' la ili originale la toco avesse . pa- rendogU che (4) "t intcmla ancora che non sia espressa. nome era Guiscardo tii uoui di nazione umile . (5) Farane con una n yai/araine t Sojfione diccti a tu. e in quella il dì seguente avesse (3) per esser con gli di canna mostrò: e poi quella messa iu un bucciuol (4) . il cui . farannty con àuef/uraiuu altri. si come noi veggiamo nelle corti i . avea per si fatta maniera nel cuore rice. fieramente s'aci cese il . (a) una nuova malizia ciò che a fare lei .

senza farne alcuna cosa sentire ad alcuno. quasi j da pruni e da erbe di sopra natevi era riturato la e in questa grotta per una segreta scala ( quale era in quale la una delle camere terrene del palagio poteva andare . memoaccioc- ria tornata alla innamorata donna si La quale . la seguente notte allo spiraglio . molti di con suoi ingegni penato avea anzi che venir fatto le potesse d'aprir quell' uscio . s' era clie quasi ninno clic ella vi fosse . ché ninno di ciò accorger potesse. perciocché di grandissimi tempi davanti . giammai. non . Guiscardo prestamente ordinata una fune con nodi e cappi da potere scendei-e e salire per essa il e sé vestito d' un cuoio che da' pruni difendesse . Ed era fuori delle menti di tutti questa scala usata . e guardando la con esso se ne tornò alla canna e quella trovando fessa. partitosi sua casa. a- vendogli disegnata terra esser potesse .il più contento uom. preuze una grotta cavata nel monte fatta . e avvisando costei non senza cagione dovergliele aver donato e così detto. . perciocché abbandonata era la grotta . la donna teneva ) si come che da un si fortissimo uscio serrata fosse. e diedesi a dare opera il dare secondo al palagio del modo da lei dimostratogli Era allato . l' altezza che da quello infìno in . il quale aperto .i5a GIORNATA QUARTA . aveva nella . e sola nella grotta discesa e lo spiraglio veduto per quello aveva a Guis' scardo mandato a dire che di venire ingegnasse . si ricordava sa è si Ma amore agli occhi del l' quale ninna co- segreta che non pervenga. Alla qual cosa fornire certi . fu che di dovere a lei an. il quale . di lunghissimi tempi davanti nella qual grotta dava alquanto lume uno spiraglio fatto per forza nel monte. l'apcrsej e dentro trovata la lettera di lei e lettala e ben compreso ciò fosse clie a fare avea.

(3] Dietro mangiare poco di «otlo diri appresto mangiare. trovaudo le fi- camera chiuse e le cortine del letto abbat- a piò di quello in un canto sopra un carello (3) (1) >Si collo. Ma la . la quale Gliisnionda aveva nome . uscio. n' nndtS : i53 e accomodato ben V uno de' capi della fune ad un forte bronco che nella bocca dello spiraglio era si il nato. in un suo giardino con tutte le sue damigelle ). lei dimorarsi e ragionare alquanto e poi partirsi 11 quale un giorno dietro mangiare (2) laggiù venutone ( essendo la don- na . sgabello.NOVELLAI. voler dormire Aerratasi nella mandate . Era usato Tancredi di venirsene alcuna volta tutto solo nella camera della figliuola . La quale . nella grotta di- scese . e quivi con . per quello collo (i) nella grotta . dove trovato Guiscardo . non volendo nestre della tute . insieme maravigliosa . . (5) Carello. di quel giorno si alli loro ac- tornatosi nella grotta Guiscar. la notte vegnente su per sua fune salendo per lo spiraglio donde era entrato casa . . si calò. lei torre dal suo diletto . più volte poi in processo di temfortuna . l' uscio alle sue damigelle se ne venne fuori la Guiscardo poi . entratosene . in quella. iu\idiosa di cosi lungo la e di cosi gran diletto letizia de' con doloroso avvenimento rivolse in tristo due amanti plinto . ed ella serrato . festa si fecero E nella sua camera insieme venutine amori con grandissimo piacere gran parte dimorarono: e dato discreto ordine ciocché segreti fossero . . e sola camera aperto V . se n' usci fuori e tornossi a E avendo questo cammino appreso po vi ritornò . e attese la donna . do . seguente di faccendo sembianti di via le sue damigelle . senza essere stato da alcuno veduto o sentito .

Il quale. E per ordi- ne da lui dato '1 . sgridare j poi prese partito di tacersi e starsi nascoso se egli potesse . se n' entrò nella camera : e quella serrata senza accorgersi clie alcuna persona vi fosse uscio a Guiscardo clie '1 1' aperto l' attendeva . . i54 si GIORNATA QUARTA il pose a sedere j e appoggiato . addormentò E cosi dormendo fatto ave- Ghismonda - clie . e quando tempo lor parve Della quale Tancredi di- Guiscardo se ne tornò nella grotta. così come era nel vestimento del cuoio impacciato fu preso da due e segretamente a Tancredi menato . ancosi ra che vecchio fosse . nel? animo di dover fare . I due amanti stettero . . ma col- larsi per calarsi al basso è più antico . per si . di sopra ha detto di Si calò. ed ella s' usci della camera . da una finestra di quella calò (i) nel giardino e senza essere da alcuno veduto. (i) e ne citano questo passo del Boccaccio. quasi s' come se studiosaraente . : quello che già gli era caduto . e ripie- no di borra. poco Guiscardo si collo.. avvenne che Tancredi sve- e senti e vide ciò che Guiscardo e la figliuola facevano: e dolente di ciò oltre modo prima . per potere più cautamente fare . fatto a scacchi di più colori . gli volle . e con minore sua vergogna lungo spazio insieme corgersi di Tancredi scesi del letto. come . capo al letto e tirata si sopra sé la cortina fosse nascoso egli . notte in su primo sonno Guiscardo . quivi . . . all' uscir dello spiraglio la seguente . usati erano e insieme schersi zando e sollazzandosi gliò . guanciale di panno per lo più. e andati- sene in su letto . si dolente a morte alla sua camera tornò . come il •{ Gli Accademici della Crusca dicono che carello è propriamente . per isventura quel dì va venir Guiscardo dino lasciate le due damigelle nel giar- pianamente . come usati erano senza ac. . .

. aven. la ore dicevole non ha suo \nho dirsi fct convenirsi^ ma è voce <1a sé sola. . non sappicndo nulla Ghismonda di queste cose do seco Tancredi presso mangiare n' . se lo co' miei occhi non lo avessi . nella camera fattalasl andò della figliuola lei . mai non mi sarebbe potuto cader nell'animo. eleggesti ma che nella mia corte n'usano Guiscardo . cioè eonvenìenle . nobiltà dccevole ( i ) fosse stato'. NOVELLA L \ide .. Al quale Guiscardo ninna altra cosa disse se non questo possiamo . dissimo affanno d' animo messo m' hai Dcput non sappien- (i) Dicex'oley EJii. né però molto spesso usata . dove chiamare e ser- ratosi dentro con piangendo le cominciò a dire: Ghismonda. la mia vecchiezza mi serba. parendomi conoscere la tua virtù e la tua onestà. Venuto il di seguente. di ciò E or volesse ti poiché a tanta conducere dove- avessi preso uomo che alla tua tra tanti . semricordandomi disonestJi . la mia beni- gnità verst>lenon avea mentalo fatta l'oltraggio e la vergo- gna la quale nelle mie cose m'hai . i^5 quasi piangendo disse: Guiscardo. Ma disdicevole il suo Tcrbo disdire pif discom'enirsi .'»a7. i. nella nostra corte quasi come per Dio da : picciol fanin gran- citdlo infino a questo di allevato di che tu . e H. veduto che tu di sottoporti ad alcuno . varie e diverse novith pensate ap- secondo : la sua usanza. si come io og- gi vidi con gli occhi miei. quantunque mi fosse stato detto . che . uomo fatto ) se tuo marito stato non fosse pensato .. . e così fu fatto . pre starò dolente Iddio che \i . giovane di vilisslma condizione. avessi non che ri- ma pur di che io in questo poco di manente di vita. che nò voi n»> io amor può troj)po più Comandò adunque Tan: credi che egli chetamente in alcuna camera di la entro guardato fosse . onJc dilia il sdicevolcf cioè iconvenevole.

Di Guiscardo ( il quale io feci stanotte prendere quando dello spiraglio usciva tito . ancora esser preso . ma come non curante e valorotur. trae giustissimo sdegno . e quete incrudelisca . di dire. Tancredi . come più le femmine fanno. ma ditesallo Iddio che io trae 1' non farmi Dall' una parte mi amore il quale io ho sempre più portato che alcun padre portasse a figliuola ^ ed' altra mi . . con asciutto viso e aperto e da ninna parte . o ripresa del suo sa . prima con vere ragioni difender (1) "t la fama mia . . (2] Avveili questo Lellissimo modo . bato cosi al padre disse . avvisando già esser morto il suo Guiscardo Per che fallo. vuole che contro a mia natura in Ma il prima che io partito prenda : . fu assai volte il : ma pur questa viltà vincendo suo animo al- il viso suo con maravigliosa forza fermò^ e seco. disidero d' udire . e bollo in prigione) ho io già preso (i) parso che t' che farne 5 . il suo segreto amore esser discoper- ma . fanciul ben battuto. non come dolente femmina. l'ediz. né 1' altro voglio che mi vaglia e oltre a ciò in ninno atto intendo di rendermi benivola la tua mansuetudine e '1 tuo amore : ma il ver confessando . avanti che a dovere alcun priego per sé porgere. e poi Meco preso. di più non stare in vita dispose . né a negare né a 1' pregare son disposta perciocché né un mi j var- rebbe . Guiscardo . come farebbe un .i5fi GIORNATA QUARTA che partito di te do io mi pigliare . quello che tu a questo dei dire viso . dolore ine- stimabile sentì e (2) a mostrarlo con romore e con il lagrime vicina tiero . preso perla tua gran sti follia quegli vuole che io ti perdoni . Ghismonda udendo il padre e conoscen- do non solamente to . e questo detto basso piàngendo si forte . del 27.

che io ho amato e amo 1' e. aver generata fìgliuola . ti dovea. E certo rn questo opposi ogni te . al . mia virtù di non volere che naturai peccato mi nò a nò a in me di quello a tirava quanto per me si potesse operare.quantola tua poca sollecitudine del maritarmi e la virtù di lui. Sono adunque si . Alle quali forze non potendo io re- a seguir quello a che elle . Guiscardo non per . che ancor son giovane. tiravano . trovata e mostrata . gli ozii eie dilicatezze possano . ti se abbia mostrato o co- me che tu sappi . io noi nego . ame- e . grandezza dello animo mio Guiscardo. ncll' esercitato non dovevi dimeno conoscere quello che ne' vecchi . Tancredi. quanto io viverò. m'avean chi che . anni come che armi tu uomo ti in parte uè' tuoi migliori sii . essendo tu di carne di carne . Egli ò il vero . a questo non mi indusse tanto mia femminile fragilitli. accidente tolsi come molte fanno ma con diliberato . 8Ìme forte hanno date ritata . ti do- vevi e dei quantunque tu ora vecchio clienti e quali e con che forza vengano le leggi della giovanez- za^ e. e poco vivuta l' . morte s' ama non mi rimarrò la d'amarlo ma . F^sser . se appresso la . quale maravigliosisper essere stata 1' aver gih ma- conosciuto qual piacer sia a cosi fatto desiderio . non di pietra o di ferro sia e ricordar . si co- me giovane e femmina mi disposi e innamora 'mi. e per l'una cosa e per altra pie- na di concupiscibile desiderio. Alla qual cosa e pietoso assai occulta via amore e benigna fortuna . mi . con fatti i57 la fortÌMimamcnte seguire . si come da te generata di carne. non che ne' giovani . e . . dar compimento sistere .NOVELLAI. senza sentirlo alcuno : io a' l' miei desiderii per- veniva e questo il . vergogna fare. rò . per la quale . mniiifesto. che sarh poco.

E benché . guitando con più amaritudine mi riprenda ti dicendo (quasi turbato esser non avessi a questo eletto ) dovessi io . e quegli. del 27. ella non è ancor nò guasta dalla natura nò da' buon costumi: . aperta. consiglio elessi innanzi altro . In che non accorgi che mio peccato ma quello li della fortuna riprendi alto leva . e con savia perséverenza disio. a basso . commette (i) Ragguarda (3) tra tutti tuoi f Iguali hanno ita affatto tutte le «dizioni che io n'ho consultate. tutte . noi d' una massa di carne carne avere e da u- no medesimo creatore forze . dignissimi a' Ma lasciamo or questo : e ragguarda alquanto principli delle cose tutti la tu vedrai . maggior . parte avevano e adoperavano nobili furon detti e ii rimanente rimase non nobile. ne distinse . Mart f Ragguarda adunque. il chiama chiama i . l'anime con ìguali (i) con iguali potenze . nò ce n'ha punto bisogno. e con avveduto pensiero a di me lo introdussi . La virtù primieramente noi che tutti nascemmo e nascia- mo iguali . con iguali virtù create . che di lei . che con uom ti di bassa con- dizione il mi son posta . la quale assai sovente lasciando i non degai ad . me . 1' ediz. Di che cato pare oltre allo amorosamente aver pec- che tu più . e perciò colui che virtuosamente adopera. la volgare opinione che la verità se. . colui che è chiamato difetto (a). .1 58 GIOUN ATA QUARTA ad ogni . Questa voce è in disuso. se io nobile uomo non . adendo noìegua' le ed uguale. ~(2) la Vedi quanto questa definizione della nohillà sia più vera di quel- che ne fece Aristotile e Cicerone ed ogni altro (3) filosofo. mente non si mostra gentile e chi altramenti . e di lui egli lungamente goduta sono del mio . ma colui che . contraria usan- za poi abbia questa legge nascosa tolta via.

dee essere comi mendato che e certo non a torto . Molti re molti gran principi furon già . di bassa condizione mi . cioè . ad la si se' disposto : usa in me la tua crudeltà quale ad alcun priego porgerti disposta non sono .. nobili iSg . e più mirabilmente . Chi commen- dò mai le tanto . Dirai dunque posta ? . chò se miei occhi . tu dirai lui nobilissimo villani . ed esamina . chiezza a far quello che giovane non usasti incrudelir . ragguarda so tu vorrai senza animosità giudicare . glh ricchissimi furono e sonne. la povertà non toglie gentilezza ad alcuno . me far ti doves- se tu nella tua estrema vec. dubbio che tu movevi. che a quelil lo delle tue parole e de' mici occhi . che io con tu non dirai uomo il . per avventura si se tu dicessi con povero con tua vergogna potrebbe concedere. poveri e molti di quegli che la terra zappano e guar- dan le pecore. ninna laude da te data gli fu . quanto tu '1 commendavi in tutte quel- cose laudevoli che valoroso ? uomo . e (|ucsti tuoi nobili tutti esser Delle virtù e del valore di Guiscardo io non credetti al giudicio d'alcuna altra persona. la lor \irtù i lor costumi e le loro maniere : e d' altra parte quelle di Guiscardo . come in prima cagion di questo peccato. sia vero Ma un to sì . se pure in ciò alcuno inganno ricevuto stata avessi da te sarei ingannata . che cosi hai saputo valente uomo tuo servidore mettere in buono . . cioè che di cacciai del tutto via . non m' ingannarono io lui operarla . che : le tue parole non potevano esprimere non vedessi . L' xdti- mo si . sla- ma . se peccato èj t' perciocché io accerto che quello che di Guiscardo (i) Avere qui vai roba. ma avere (i). NOVELLAI. e . uomini .

ma non credette perciò in tutto . Y ediz. con le fem- spander le lagrime. notte stran golassono cassero. il operarono Laonde venuto dì seguente. che Guiscardo lui la seguente . levato il viso verso famigliare. Ghismonda non smossa dal suo fiero proponi. va' . guardavano che senza alcun romore . gretissimo famigliare segli mandò . i6o fatto avrai GIORNATA QUARTA o farai . se di il me non fai Or il siraigliante . loro era stato comandato. come . come delire. e quella scoperchiata tese .. via. . e incrudelendo . alla figliuola e impoti gliele desse dicesse : il tuo padre manda questo per consolarti di quella cosa che tu più ami come tu hai lui consolato di ciò che egli più amava. così. . temeva avvenis- Alla quale venuto . la se cosi ti par che meritato abbiamo. se quello di che se le . Queste parole lui e Con un medesimo colpo lui e me. lei sì for- temente disposta a quello le parole sue sonavano. con un me- desimo colpo (i) uccidi. essere il cuor di Gxiiscardo (i) •{ Per che. del 27. come il cuor vide e parole inil cosi ebbe per certissimo quello . così il e trattogli il cuore a lui il re- Li quali . . fattasi . Per che da lei partitosi e da sé rimos- so di V olere in alcuna cosa nella persona di lei incru- pensò con gli altrui danni raffreddare a' il suo fervente amore . prenze venire una grande e bella coppa d' oro il e messo in quella che quando cuor di Guiscardo il . il famigliare e col presente e con la parole del prenze . me mi setnbran c[ui necessaire. dell' Conobbe il prenze la grandezza che animo del- sua figliuola. poiché partito fu padre quelle stillò e in acqua redusse ella per presta averla. mento . fattesi il venire erbe e radici velenose . e comandò due . le mie mani medesime mine a faranno. diceva . per un suo se. con forte viso coppa prese le . .

pose Iddio nelP animo al mio dispietato padre . appres- satoselo alla il Lasciò . Lasciate hai le miserie del mondo e dal tuo nemico il medesimo . . ma ora più che giammai . . adoperandol tu che tu già cotanto cara guardasti (1). e di tale . > • che vogliono che cuore sia seggio dell' anima. Questo detto rivolta sopra la coppa. che a me ti con mandasse : e io le ti da- rò . disse: ahi dolcissimo albergo di tutti miei piagli meladetta sia la crudclth di colui che con oc- chi della fronte or mi ti fa vedere . il cuor riguari dando ceri . era con hai tei quegli della mente riguardarti a ciascuna ora il Tu tuo corso fornito . e j)erciò ultime le quali render gli debbo giammai gli di cosi gran pre. ciò ha il mio padre adoperato bocca . . l' amore grazie . NOVELLA L disse: 161 non si conveniva sepoltura . E cosi detto . Assai m' . senza alcuno indugio farò che la mia anima . discretamente . potre' io andar più contenta E con qual compagnia ne a' o meglio sicura luoghi (1) Cioè -queir anima. Niuna cosa d non : mancava ad aver compiute esequie se le lagrile me li di colei la qual tu vivendo cotanto amasti 1' qua- acciocch(> tu avessi. . come che di morire gli occhi asciutti e con viso da niutia cosa spaventato proposto avessi^ e datoleti . che tuo valore ha meritata . quella sepol- tura hai . sente da mia parte renderai . e questo dice con il la opinione de' Platonici. la quale stretta teneva. e poi disse In ogni co- sa sempre e infìno a questo estremo della vita mia ho verso me trovato tenerissimo del mio padre l' . chente la fortuna concedette ti se' spacciato . si congiugner!:! con quella .. men degna che d'oro in a così fatto cuore cliente questo è. Venuto se' alla fine alla qual ciascun corre e le fatiche .

tutta la bevve sopra e beil con la coppa in mano si se ne sali suo (i) f Qutneenlro i legge in alcuni testi. eom' spiegano. Le sue damigelle si che dattorno le stavano.. . cioè.. che con . disse : o molto j amato cuore più alti-o ogni mio uficio verso te è fornito . senza fare alcun fem- mlnll romore sopra la coppa cliinatasi . che mirabile cosa il Lasciando infinite volte . lei? lo son certa che i ella è ancora quicentro (i) letti : e riguarda luoghi de' suoi di- e come mia . domandavano invano . zato capo . „ la donna avvisando che voi in alcun luogo (luincentro essi siale „ ec. piangendo . come meal- sapevano e potevano . colei che ancor son certa dalla quale che è m'ama amata d' . L'avverbio quincentro. anima a fé dare fare alla tua orcioletto . s' ingegnavano di confortarle La qual poiché quanto il parve ebbe pianto. con la mia . aspetta la sommamente se E cosi detto. e lei pietosamente della cagion del suo . come in quelle parole cognati del. qual mise nella coppa ove : cuore era da molte delle sue lagrime lavato alcuna paura vutala . nò mi resta a fare se non di venire . cuore questo lei . e molto più . fosse o che volesson dire . morto cuore . non altramenti che una fonte acqua nella avuta avesse. luogo con mano come che sia intorno al letto. a loro avviso. ma da compassion vinte tutte piagnevano pianto glio la. non che In quelle propnu stanze.1 62 GIORNATA QUARTA . ma non approvano „ i cosi fat- ta lezione Deputati. quasi accenna f. cominciò a versare tante lagrime furono a riguardare . .. dinota terdella nov. testa . non intendevano . compagnia E 1' questo detto si l' nel quale era la acqua che il di il davanti aveva fatta . . e rasciuttisi gli occhi . postavi la bocca . che le parole di . e Ghismonda con questa voce il (dicono essi). e senza . in questa casa o in questa contrada: laddove quii centro rlstiigne termini mollo più. seguente: mini larghi. non conosciuti e de' miei .

Laonde . piagnere di quello che egli ha voluto di Ma pure se niente quello . la fosse la ella bevuta avea . io mi parto e velati gli ai occhi e ogni senso perduto (iosl di questa dolente vita 1' dipartì. disse : rimanete con Dio che . meno dare disiderata fortuna che questa . smonda come . che gih mi portasti ancora in te vive per ultimo dono mi concedi che . la giovane al suo line esser venuta senil tendosi strignendosi al petto . serba coleste lagrime a . io tacitamente e di col nascoso con Guiscardo vivessi che '1 mio corpo morto . e udite .c. mollo pianto e tardi pentuto della sua crudeltà i con general dolore di tutti Salernitani onorevolmente a- meuduni in un medesimo sepolcro gli fé seppellire • . . dopo . a Tancredi ogni cosa avean mandata a dire lo 11 quale temendo di quel- che sopravvenne . veggendo termini ne' quali era la . amore fu . e tardi con dolci parole levai tosi a suo conforto. presto nella camera scese della figliuola nella qual giunse in (ju(?lla ora letto si che essa so- pra il suo pose.. suo stea . cominciò dolorosamente a piagnere. come che quale esse non sapessero che acqua quel. amordi Guiscardo e di Ghi. . morto cuore . |63 compose il e quanto più onestamente seppe . Al quale na disse : don- Tancredi . . aspettava la morte Le damigelle sue avendo (jucste cose e vedute . te 1' abbi fatto gittar palese L' angoscia del pianto non lasciò rispondere al ]»ren7. udito avete Li quali Tancredi . . nò a me ? le che non te le disidero Chi vide mai alcuno altro che . ti poiché a grado non che . NOVELLA L letto . cor- po suo sopra quello e al suo cuore accostò quello del morto amante 5 e senza dire alcuna cosa . dove che tu . doloroso fine ebbe .

dove riconosciuto . né per . particella di diletto te Jri . e comechè yrà dire c.ieguisca e cunseguiscu dica segua o siegua. * 64 GIORNATA QUARTA NOVELLA IL Idrate Alberto dà a vedere ad una donna e di lei si che V A- gnolo Gabriello innamorato . più per (l) "f la sua affezione cognobbe l'aoi- n pistoiesi colloca la voce seguisca tra le antiche. in forma lei: del quale piU volte d' uno povero d' il giace con poi per paura de' parenti di lei della casa pittatosi. andrà appresso. loro termini stare. in casa uomo ricovera . tutte quelle una sola m' è data Ma lasciando al presen- li miei fatti ne' . voglio che ne' fie- ragionamenti e a' miei accidenti in parte simili seguisca (i): la quale se.. e da' suoi frati pre- so . senza dubbio alcuna rugiada cadere sopra cerò a sentire . Pampinea ragionando come Fiammetta ha cominciato. il mio fuoco cominil Pampinea a se sentendo comanda- mento venuto. il quale informa uomo salvatico il dì seguente nella piazza mena . compagne : ma quella già essendo compiuta : il re con rigido viso disse poco prezzo mi parrebbe la vita mia a dover dare per la metà diletto di quello che cou Guiscardo ebbe Ghismonda nò se ne dee di voi ma: ravigliare alcuna j conciò sia cosa che io vivendo ogni ora mille morti sento. . si do- . . Usasi tuttavia si anche oggidì ne' composti . e incarcerato XjLveva la novella dalla Fiammetta raccomata su gli le lagrime più volte tirate insino in occhi alle sue .

. dan fede. loro lo . . e poscia coloro che in ciò alle loro parole d' ingannare . le voci umili e mansuete nel domandar altrui e altissime e rubeste in mordere negli altri li loro menon desimi vizii . T. IL le i65 sue pa- che quello del re per più disposta a dovei'e nhpiauto recrcar . ma quasi come possessori e signori di cjuel- danti a ciaschedun che muore . che del comandamento so. del proposto da ridere dispose . sforzandosi to si De' quali se. il re contentare . mi e ancora a dimostrare quanta e . paradiso abbiano a procacciare noi. a dire una novella si senza uscir . II. . . lente luogo con questo prima medesimi credono . Per avendo riguardo agli sì fatta Tarictà io reputo che falli>i la sia corrotto. che de' maggior casesi (i) era tenuto a Viuegia: del (i) la il L'eduìonc del testo Mannelli hacassesi: alcune antiche case $i: la Livornese come luogo Parmense casesi.1 . » che a dovere fuori . e perciò . fosse licito a me di . quanmostrare . e nel mostrare so per torre. convenisse . Non con 1 speransa di DECAM. secondo so la quaneccelse cosi tità de' danari loro lasciata da lui . quale sia la ipocresia de' religiosi li quali co' panni larglii e lunghi e co' visi artiiìcinlmente pallidi 1' e con . meno . come uomini che come lo . NOVELLA ino dello compagne role. un cosi fatto proverbio: chi è reo e buono è tenuto può fare il male e non è creduto . e cominciò Usano i volgari . ed altri per » lor donare venire a salvazione il e oltre a ciò . Il quale ampia materia a ciò che m' ò stato proposto presta di favellare . più e . tosto dichiarerei a molli semplici qxiello che nelle lor cap- pe larghissime tengon nascoso Ma ora fosse piacer di Dio che cosi delle lor bugie a tutti intervenisse come ad un fiate minore non miga giovane ma di quelli . esso è per «TTcntura insanabile. e esami giik sopra Ja tanti ri- dotti.

era tenuto a Vinegia . V. Cosi Assisi venne a dirsi Ascesi. senza gliere o aggiugnere alcuna lettera e. . Non dica Ascesi. ed discesi co- munemente a p. n. in il Imola un uomo di scelerata vita e di corrotta qual fu cliiamato Berto della Massa gl' . e parente di san Rosso dicono luogo corroti. 55. spiega questo luogo del Boccaccio con riferirlo anch' egli alla città d' Ascesi. si In questa stessa Novella poco appresso. dirò liberamente ciò eh' io ne penso. minelle ( I ) non aver luogo come disperato a Vine- sanailo. che essendovi per un certo strascico di pronunzia . Gherminella. amico del nostro poeta. almeno con hilità. per al- quanto animi vostri . H Snlvini Discorsi Parte 3. che direbbe corto. nulla Ho poi veduto che Lucantonio Ridolfi nel suo Ragionamento stampato in Lione i557. . Fondandomi perciò sopra quello che ho esposto poco avanti. pieni di compassione per la morte di Gliismonda levare . pag. più. un monaco dell'ordine di S.i66 quale GIORNATA QUARTA sommamente mi gli piace di raccontare . non miga giovane cZe' quelli elio facile alle maggior eli ha Ascesi. le sue gher. al Cod. correzione verrebbe ad ha Scesi. ma la verità non era Imola chi credesse per che accorgendosi quivi . legge. essere. cioè del Caro. Le cui vituperose opere molto dail Imolesi conosciute a tanto la recarono in . si Francesco da Scesi. ma di E ])en come to- che nel concorso delle due a ne sia rimasa fognata una. si E nel Commento di Ser Agresto. chusciesi. iSSg. 66. due h il una se la ne può togliere : e se si potesse scrivere Scesì. trova stampato Scesi: Trifone un uomo perfetto. osservo che -nel sciitto da. città d' La Assisi fu nel secolo del Boccaccio detta Àficlesi dagli scrittori. questo luogo cosi: un frate minore. fraude. 8i. ardisco di rahhcrciare. che . forse con rìsa e con piacere ri- Fu adunque valorose Donne . (1) FIACCHI. maglia])echiano Palch. C. Francesco ad ascesi. 23. non gli che bugia : . dall' t in fuori dopo la rileva . ma piuttosto con quella di muovere altii iugegni più penetranti ad applicarci l'industila loro. alla lezione del codice magliabechia- no. 3g. cioè legge: era la sua fama di santità in quelle parti troppo maggior che mai nanfa 11. di S. Benedetto nel 1596. Pwscio. Ritornando to del Boccaccio. p. Rispetto . e" scrisse Caro. in vece di cusesi. Dante Par. alcuna proha. . inganno.

E prediche e li sue la- grime re .. sempre veduto altare .. che l'atto non avca in altra jiarte E quasi da conscienza rimorso delle malvage opere nel preterito fatte da . egli seppe in si fatta guisa \ iniziani adescavi si che egli quasi d* ogni testamento che . altra maniera al suo malvagio adope. gran predicatore divenuto. di san che mai non fu Francesco ad Asciesi . teuM cenno. da somma umillb soprapprcso mostran- dosi e oltre si ad ogni altro uomo . ed era sua fa- ma di santith in quelle parti troppo maggior. li) Bamho. d' omicida . »i 167 trasmutò. che di ladrone . beveva vino se quando non avea che . Né un ne fu apjìena avveduto alcuno . e così fncla di lupo era divenuto pastore. divenuto cattolico andò e fece Irate miiioi*e : e fecesi chiamare frate a far Alberto da Imola e in cotale abito cominciò per sembianti una aspra vita e a la commendar molto gli penitenza e . •ornipiato. uè mai carne mangiava nò piacesse . quando celebrava la se da molti era . senza aver perciò ti predetavesse vizii abbandonati quando nascostamente metter in opera all' . lui . icifflunito. faceva era fedel commessario e dipositario nfiolti . Ora avvenne che che chiama- una giovane donna bamba (1) e sciocca. NOVELLA già d'ogni bruttura ricevitrice II. piangeva passione del Salvatore le sì conio le colui al quale poco costavano in brieve tra colle sue lagrime quando le volea . di subitamente fu i ntlìinno di falsario. e guardatore di denari di confesserò e consigliatore quasi della : maggior parte degli uomini e delle donne cendo . . e quivi pensò di trovare rate . . gli potuti E oltre a ciò fattosi prete . 1' astinenza.

mi par troppo. moglie d' clie era ta fu un gran mercatante. . non avete voi occhi fatte capo ? paionvi mie bellezze come quelle di queste altre? Troppi n' avrei (4). . di lei subitamente e oltre modo s' innamorò le : ma . santo frate lei La quale essendogli essi a' piedi tutti . quésti bergoli at- tendendo loro. . mentre gli altri cittadini erano intenti a s])andcggiarsi gli dell' uni . . e potrebbe i far vedere un po' di ruggine e d'animosità contea i vostri Veneziani. volubile.. come mie? che E oltre a ciò disse tante co- se di questa sua bellezza. cioè presto da' credere e muoversi. e parendogli terreno da' ferri suoi (5). Frate Alberto conobbe incontanente che costei sentia dello scemo . son (3) avendo parte detta de' fatti suoi (2) bergoli ) fu da frate Al- berto addomandata se alcuno amadore avesse. eran venuti a capo di stabilire un dei più saggi e riputati governi che allora fossero nell' (5) al Europa Bergolo. lezione ritenutasi nella stampa del 1718. andato con le galee in Fian- s'andò con "altre donne a confessar da questo . che fu un fastidio ad udire. premettendosi famiglie che erano dell'ordine patrizio. Non iisavasi nel dialetto al vene- ziano se non nel senso Ai famiglia. dra . le cui bellezze sien fatte sarei bella nel paradiso . si come co- che viniziana era ( ed . M. per gl'interessi del papa o a' fatti imperatore. se io ne volessi. barca. che noi diremmo corr/io . messer Giovanni mio. da vergalo. (5) A terreno dolce vanga di legno. (2) •{• nome di quelle sole Questo tulli. la- sciare amare né da né da quale Quante ce ne le vedete voi. al leggieri. 1 68 GIORNATA QUARTA madonna Lisetta da ca (i) Quirino. . se io ne volessi ma non tale sono le mie bellezze da . così detta si Veneziani perchè di leggieri (/() rivolta \ L' edizione del 27 ha troppi rC avrei degli amadori. ri- serbandosi in più comodo tempo lusinghe pur (1) f Ca è voce accorciata da casa. Badate bene che. Al quale ella con un mal viso rispose in : deh messer le lo frate . .

la donna gli disse che csi era una e che egli non conosceva che fosse più una l)ellezza che un' altra . stlgò cosi Disse frate Alberto . Per che frate Alberto non volendola troppo turbare fessione . A cui egli rispose che era Agnolo (1) Gabriello O signor mio . io vi priego per Dio mi perdoniate di ciò io domenica. andar via con V altre E . madon. a' piò . la lasciò . madonna con lei .. : ragionandomi voi della vostra bellezza ciocchù si vi dissi per- fieramente la notte seguente gastigato ne fui. da Dio in fuori : sopra ? ogni altra cosa L io allora domandai chi siete voi . presomi per cappa e tiratomisi . Disse allora donna mestola : : e chi vi ga. si come io soglio star sem- io vidi . che mai poscia da giacere non mi son potuto levar se non oggi ? . io il vi dirò Stando- mi pre io la notte in orazione . na Lisetta la quale io . subitamente nella mia cella uu grande splendore ciò fosse . dissi io . una le si e non potendo da gittò davanti ginocchioue e disse madonna che . U. io vi priego che voi mi perdo«iroprc. . amo l' . (i) mignolo non mai (liste il Pctntca. la quale. stato al- quanti di casa sala preso un suo : fido compagno altri esser : n' andò a in . ed altre sue gli noveHe: per che bestia . tante mi die . nò prima mi potè' volgere per veder che io che mi vidi sopra un giovane bellissimo il con un grosso bastone in mano . 169 quella volta cominciò a volerla riprendere e a dirle che questa era vanagloria. Lisetta e trattosi da una parte veduto . che tutto mi ruppe sti 11 j quale io appresso domandai perchè ciò : fatto avesse ed egli rlspOvSc perciocché tu presume- oggi di riprendere le celestiali bellezze di . ma Angelo . fattale la con. NOVFXLA per mostrarsi santo .

se prima non mi perdonate Donna zucca al vento . 5 e . scipito. male . non io ti perdoni. Frate Alber. ed ancor (2) alle folte. e con questo palio. trai . Alberto che mie bellezze eran celestiali ma . Ora vi manda egli dicen. e venendo in care d' . . . se Dio m' aiuti. che tu a lei vada. che più . mi diciate ciò : che l'Agnolo poi vi . godeva tutta uden. _ quando Per volete che egli venga tal ed in forma di cui. ed ma più spesso egli (1) sì convenente àoh con questo paUo. mondo siete . agnolo voi noi potreste toc- dice che per diletto di voi vuol venire in forma' : uomo e perciò dice che voi gli mandiate a dire . e verissime tutte le credea e dopo . come ella tu prima poti e faccili perdonare . Proverbialmente. di poco senno. frate . . e infiao ad ora acciocché più non vi sia fatto io vi perdono sì veramente che voi disse. io . do per rarsi me che a voi vuol venire una notte j e dimo. GIORNATA QUARTA Ed egli allora disse : niate e io ti perdono per tal convellente (i). usa veramente . dove . una pezza con voi forma d' e . se voi volete guasta- fatti vostri che la più avventurata donna dis- che oggi se sia al mondo Questo Agnol Gabriel mi gli che io vi dicessi che voi piacevate tanto. di voi m' incresce. io ci tornerò e darottene tante che . che io vi dica .1 7o . farà tristo egli per tutto poi il tempo che tu ci viverai 1' Quello che mi dicesse. -vale con c/ueslo. to disse madonna j poiché perdonato m' avete io 11 vi dirò volentieri ma una cosa vi ricordo . io vi diceva bene : . perciocché egli è agnolo . . che cosa. la quale era anzi che no un poco dolce di sale (li). volte a starsi con voi venuto la notte sarebbe fosse per se non non ispaventarvi . voi vi guardiate di non non dire ad alcuna persona che re i sia nel . do queste parole alquanto disse le : . non ve oso dire.

e. cit ti-l Vocah (4) Donna poeojila dice par ùclierno alle donne Ja nulla. dite .luta di (^rcllro «olii. . purch è : ella non . ama- va perciocch ò ella d' amava ben né era mai che accendesse da- una candela vanti un mattapan (2) non il gli dove dipinto lei vedeva: e che. ben venuto che . con voi . tanto si starà 1' anima mia in paradiso Disse allora donna poco fila (4)? ben mi piace: io voglio che in luogo delle busse. quale ora (3) egli egli fosse il volesse a la venire . quanto egli starh . tutta sola nella sua camera : ma con la questo patto che egli 1' non dovesse lasciar lei per Vergine Mariaj che to era detto che egli le voleva mol- bene : ed anche . se Madonna 1* baderia (1) allora dis1' che molto ) le piaceva se Agnolo Gabriello lui . chò in ogni luogo che : ella il vedeva le stava ginocchione innanzi e oltre a questo. ed egli entorrà in me. 171 donna che \iva di che voi più che altra tener vi potete beala.NOVELLA egli ci verrh : II. Ma voi mi potete fare j una gran grazia . venga con questo mio corpo farete grazia : E udite in che voi mi che egli mi trarrh 1' anima mia di cor- po. e mettcralla in paradiso. Allora disse fraj te Alberto madonna voi parlate saviamente e io ordinerò ben con lui quello che voi mi . che voi abbiate questa conso: lazione . le quali egli vi diede a mie cagioni . Allora disse frate Alberto or farete che que- sta notte egli truovi la porta della vostra casa per mo- (1) (a) Baderia tletlo jtcr ìschcno di femmina frrmpia r rlic silialort-ht^ ^Ffittitrtn alr\xn\ «lirono rssere (li un'antica moneta Tcnetiana d' ai^ gentil (-^) vi. due si edii. avesse paura . che a lui stesse di venire in qual forma volesse . e a voi non costerà egli niente e la grazia ò questa che voi vogliate che . s\ pareva . le t Qualoia. egli troverebbe .

1 galli. come . 1 72 GIORNATA QUARTA egli possa entrarci . che era (2) Galloria: schiainazzo. Allegrezza eccessiva manifestata con gesti zare. gonfiezza. non agnolo ed altre . se n' entrò nella camebenes' ra della donna. che portate avea in agnolo trasfìguròj e salitosene suso. quando tempo . E di quindi . ed ella rimase faccenil do sì gran galloria (i). che non . . le toccava 1' cui la camicia mille anni parendole che . trasformato se n' andò a casa la donna entrato si . comin- ciano (i) corso. E avu. che ella volonterosa d' ubbidire fece prestasi mente e l'Agnolo appresso colla sua divota coricò. e in quella . die le gambe stiano in su la per- sona. riiigalluzzare I^ar galloria vale galluz- ~ (i) Le mosse il è quel luogo ove i cavalli. re . 1' come egU verrà non potrebbe entrauscio La donna rispose che fatto sa. qual cosa con donna Lisetta trovandosi. che corrono al palio. con con- fetti buone cose incominciò a confortare .. Avverti questo modo figurato. . Latino. do che corpo re se : perciocché vegnendo in . notte fu se n' entrò in casa d' una sua amica dalla quale altra volta aveva prese le mosse (2) le quando andava gli a correr giumente . . con uno compagno . gli s' inginocchiò innanzi e 1' Agnolo la disse e levoUa in piò e fecele segno che 11 . Era Per frate Alberto bello uomo del corpo e robusto e stavangli troppo bene le la gambe in su la persona (3). parve. Agnolo Gabriel- lo a lei venisse Frate Alberto pensando che cavalieesser gli convenia la notte s' . umano non per . come questa cosa così bianca j vide . acciocché di legger non fosse da cavai gittato ta la licenzia . al letto an- dasse . rebbe Frale Alberto si parti . alterezza come mostrano . La quale. con sue frasche . carceres.

aveva buoua fem- mina dò della casa fatta amichevole compagnia « La don. . al quale la . Non . non feci già è gran tempo il che io mi per vedere se voi dite vero . tale parrh segnale parecchi dì farò oggi Disse allora frate Alberto: io ben una cosa che spoglierò . . se io : A cui frate Alberto disvoi steste madonna . la donna se ne tornò a casa : (1) Fiori e rose dic« qui puUndo sùoccunente « studio con una •ciocca. quello che divenisse. di che ella chiamò per contenta: e . non so come con lui : so io aven- bene che stanotte. e novelle gli disse dello Agnolo Gabriello^ e ciò che da lui udito avea della gloria di \ita eterna e come io egli era fatto. e dogli fatta la vostra ambasciata. ve '1 dich' io ? disse la don- na: il vostro corpo stette tutta notte in braccio mio granil con l' Agnol Gabriello j e se voi ììk non mi credete gua. \egncndo egli a me. co' suoi arnesi fuor se n' uscl .. . 173 il morbida . e tomossi al compagno suo . egli ne portò subita- mente l'anima mia che mai non se ti'a tanti fiori e tra tante rose (i)» ne videro di qua tante. nllra giacitura facccndolc che In notte luaritu forte si . NOVELLA fresca e n. non so. aggluguendo oltre a questo maravigliosc favole. io mai iuGno mio corpo si . multe vullo volò senza ali . acciocché paura non avesse dormendo solo . oltre a ciò molle cose il le disse delia gloria celestiale Poi appressandosi di dato ordine al ritornare. come desinato ebbe presa sua compagnia . na . e stettimi in uno de' più dilettevoli luoghi che fosse il a stamane a mattutino. E al- dopo molto cianciare. tatevi sotto la poppa manca all' dove che io diedi egli vi un si dissimo bascio Agnolo. . se u' ana frate Alberto .

il quale più che sé . o di : dal mare. e viensene a star meco bene spesso : mo vedi (1) Cioè. (4) (5] Maremma Marido o presso. io non credeva : che gli agnoli facesson queste cose . in verità voi tacereste dell' al. e insieme di bellezze quistionando per porre che poco cui la tre. è vostro intendimento e dicevi egli dee bene esser così 5 ma . ma l' intendimento mio (3) è l'Agno. . . ma perciocché . . (3) dice di persona leggieri. là Rolli . altri non si conoscea . temie per farla più . molte volte senza alcuno impedimento ricevere Pure avvenne un giorno che. : . se r Agnolo Gabriello questo . 174 la quale in GIORNATA QUATITA forma d' agnolo frale Alberto andò poi . paio più bella che ninna che ne sia in cielo s' è egli innamorato di me . Disse la donna comare fa voi siete errata } per le : piaghe di Dio egli e dicemi che io gli il meglio che mio marido (5) egli si fa anche colassù . . essendo madonna Lisetta con una sua comare. in m' ama si come la mi dica che maremma (4). _ (2) Levatura: essere di poca. si come colei sale aveva in zucca . più bella donna sia nel . disse : se voi sapeste a mia bellezza piace. è V ytgnolo. e disse In fé di Dio madonna . che piccola levatura (2) avea . lo Gabriello . o piccola levatura. disse : comare egli non si vuol dire. La comare vaga d' udire si come colei che ben la disse madonna voi potreste dir vero ma tuttavia non sappieudo chi questi si sia. . rivolgerebbe (i) cosi di leggiero .. La comare allora . Per quello che intendo dire vale per paesi . per quello che egli mondo o . ebbe voglia di ridere avanti parlare ma pur si . Allora la donna . è detto venezianamente marito . la sua innanzi ad ogni altra . non si rimoverebbe dal fuo sentimento. . o avere poca si levatura. o di scarso talento.

e quelle a qucll' altre e cosi in . che per amor di Dio gli scampasse sue favole dicendo. per ripren- donna che i . ove 175 Lisetta olla . che aperta . in una casa. di ne fu tutta ripiena Vinegia (?. La comare partltn da madonna le parve mille anni che ella fosso in parte po- tesse queste cose ridire. perchè quivi a . . gli altri i questa cosa venne agli orecchi lei . si levatosi.'i non avendo il altro rifugio. e di sapere se egli sapesse volare. fondo v'era grande. i. e più notti stettero in posta (3) Avvenne che ne der s' di questo fatto alcuna novelluzza . donne. nire Il furono uscio della sua camera per aprirlo ci<^ che frate Alberto sentendo. v' era . il quale . v'era.) a' ([unii Ma . e ragunatasi ad una festa con una brigata di . . finestra. convenendogli andare a far sue bisogne. e avvisato che era. furono . ne ven- a frate Alberto agli orecchi la . appena spogliato l' era . si che male alcun non fece : e notato dall'altra parte del canale. NOVELLA vw (Ji) ? n. cognad di all' che veduto avevan ve. nel (1) (a) Mo vedi cu? parimente Tcnesiano: ora vedete volt Dis«e r Ariosto: ^ buona o ria » Glie tosto. donne . una notte andatovi lei . senza alcuna cosa dirle si po- sero in cuore di trovare questo agnolo. e quindi Il glttò nell'acqua. co- gnati di li ([uali . quella ora e ignudo fosse Il buono uomo mosso a pietà. aperse una qual sopra maggior canal rispondea. che dentro la vita . prestamente se n'entrò pregando un buono 1' uomo . meno tra di due . o rLa la fama esce (3) n Fuor <1' una bocca. io Potta per agguato infinito cresce^.. . loro ordinatamente raccontò il la novella Queste domie dissero a' mariti e ad altre . ed egli sapeva si ben notare .

. Marco piace siate fa una caccia. se n' era volalo: di clie quasi scornati lei gran- dissima villania dissero alla donna. esser desso . 3 altrimen- non veggio come siatej e i uscir ci possiate . r ali. avvisando che voi in alcun luogo quincentro siate se le guardie per tutto hanno mesfra- per avervi . e cosi fu fatto E appresso questo . essendo buono uomo in sul Rialto udì di- come r Agnolo Gabriello era la notte andato a giacere con madonna Lisetta e da' cognati trovato. possa che voi qui che io in alcun di questi modi vi meni ti . che conosciuto non cognati della donna . In questo mezzo fattosi . e sconsolata lasciarono stare gli arnesi dell' . venuto- sene . di chiaro re . Noi nella quale chi mena uno uomo modo si d' orso. io vi potrò menare dove voi vorrete . avvi- sò colui che in casa avea . né si sapeva s' elle divenuto se ne fosse . per che prestamente . s' egli non volesse che a' cognati di 5 lei il desse. se ciamo oggi una vestito a festa . vi . già in uno non voleste. . I cognati della elle l' donna entrati nella .ijG suo Ietto il GIORNATA QUARTA mise . e dissegli die quivi iufino alla sua e dentro serratolo . disiderando frate Alber- to d' uscir di quindi gli disse il buono uomo : qui fac- non ha modo alcuno. gli facesse venire cinquanta ducati . e chi a guisa d' . la qual fornita è finita la festa 5 e poi ciascun va con quel che . menato ha si dove gli Se voi volete anzi che spiar . . s' era per paura gitlalo nel canale : . con il Agnolo il . uom salvatico. Come che duro paresse a . E là . a riconosciutolo dopo molte novelle con lui trovò modo che. camera tro- varono te Agnolo Gabriello quivi avendo lascia. e chi d' una cosa di san e chi d' un' altra : e in su la piazza . tornata ti si slesse andò a fare i fat- suoi. ultimamente e a casa lor tornarsi .

mandò uno 1' Rialto che bandisse che chi volesse veder la piazza di Agnolo : Gabriello andasse in su leallh viniziana san Marco e fu al- (i) questa. NOVELLA n. menato e come me- nasse era contento Costui avendol già tutto unto di di mele ed empiuto di sopra penna matta e messagli . e non si acciocché voi non siate venuti in vano. e quegli ancora che udito il bando fine . poiché fa. quale di cielo in . legò ti suo uomo selvatico ad una colonna : sembian- faccendo d' attendere la caccia . . la piazza dove tra quegli che . tp Alberto 177 pur. cioè non /ti lealtà. uom sal: a frate Alberto trasse la il maschera dicendo signori. due gran al cani elle dal macello avea menati . r andare in cotal guisa. in luogo rilevato ed alto . tenendo per catena di dietro tutti nou senza gran romos' redi molti (che dicean che è quel? che s'è quel . da Rialto venuti v'erano. venuti gli . (a) ? ) ^' condusse in su eran dietro . dall' altra . erano gente senza là Questi il pervenuto . ter« ra discende la notte a consolare le donne viniziane Co- li) Ironiramcntc . fuori . Ma poiché costui vide le piazza il ben piena faccendo sembianti di volere scatenare vatico . io voglio che il voi veggiate l'Agnolo Gabriello. E questo fatto. al quale le mosche e' tafani porciocchò di mele era unto. porco non viene alla caccia. che aveva de' parenti della donna disse a costui condusse il e dove voleva esser . davan grandis- sima noia. dopo quanto il menò la e miseselo innanzi. una catena in gola e una maschera in capo dall' e datogli una mano un gran bastone e . la paura .. suo . per vi si . e andandol . (uj Venezinnaiiicnlc citi è quello f f Vvucziaiiaincntc che xe quel? non Tak ehi è qurgliì^ ma ehg è quello ì cioè che cosa è quellaì .

Agnolo senza e di questo in . . e oltre a questo per lo viso gettandogli chi una lordura e tennero . fino a sei di loro mossisi. prò (i) pianse peccati commessi Cosi piaccia a Dio che a tutti gli altri possa intervenire (i) Pro qui xaì /rutto. in. a . vituperato . non essendo creduto. dopo misera vita . me la fuori. lungo andare come i meritato avea . . non senza grandissimo romor dietro infino a casa loro nel menaro. no dove incarceratolo .. prode. utile: io molli altri luoghi Taira valorosa. tanto chi un' altra^ e cosi grandissimo spazio il che per ventura la novella a' suoi frati pervenuta. e male adofarsi 1' perando. uom selvatico convertito. gagliardo. si crede che egli morisse. cosi fu frate Alberto incontasi nente da conosciuto: contro al quale levaron le grida di tutti dicendogli le più vituperose parole e la gliiotton si maggior villania die mai ad alcun dicesse . e scatenatolo. quivi vennero e gittatagli una cappa in dosso. ardi di Gabriello . Cosi costui tenuto buono. tjd GIORNATA QUARTA maschera fu tutti .

: non vi fasse Poi alla Lauretta voltato Donna . sovra so stesso al(|iianto slette. terzo amante con la . . La : Lauretta ridendo disse ti troppo siete contro agli amane crudele . quaedam verbo Il i Gaddi scrupoleggia troppo slitìcaraenle su questo dettaglio di nomi. pono quivi e fuggonsi poveri a Rodi . J7 llostrato. per ubbidirvi. e presi il confessano e per te- ma di morire con moneta la guardia corrom^ . quali igual- mente mal capitarono fiy Parlaniìo Taropo GailJi poco di loro amore esseudo ili questa Not. e che . udita la fino del novellar di Pampinea . . il fuggo : enne incolpato terza siroccliìa . mi piacque .ilvagio fine disiderate di loro tre. . quali sono enunciali con iMstwnte chiarcna e con naturaleua maginorc di qucUa del periodo die e^lì propone per csiirìmere Mart. e in povertà muoiono . se ptire m. IH. l' limante della quale l* uccide . seJ illius stilìeiatem ti/Jerunl ob iterala invcntìonum . e poi disse verso di lei : un poco della di buono . e con la prima si suo amante uccide. ne conterò una di . et casum eurioqua» tra lineae rude» viilentur et impoUtue. fu nella fine vostra novella ma il troppo più vi fu innanzi H quella da ridere . tre sorelle e con loro si La maggiore per gelosia il La seconda concedendosi al duca di Greti scampa da morte la prima . li io. ne fa Im •^uente est rf/Vf j crìtica: Sueeedens fabula Iriwn soromm tiim eiMiUnel.«79 NOVELLA Tre gim^ant (i) amano fiiggf*no in Crcti . se esser può. le medesime coae in umfironto di quel- lo del Boccaccio. seguite appresso con una migliore : . che avrei voluto che stato diss<.

1 8o 5 GIORNATA QUARTA e cosi detto . donna che leggi. . sospinge Né è di . E come che questo sovente negli uomini avvenga e più in uno che danni s' in uno altro . si come voi apertamente può in gravissima noia molte volte d' altrui : potete conoscere ogni \izio . nondimeno già con maggior leggier- è nelle donne veduto^ perciocché più s' mente chiara in quelle . accende . (2) Nota Len. che nelle dure e più 1' e noi pur siamo (non abbiano . redine e redini. e due nel numero dfl più. bandonate redine (i) ne' nostri pericoli : ne trasporta mi pare che l' ira sia quello la quale niuna altra cosa . e il furore essere di grau noia e di pericolo forte petto ci accioc- ché da quella con più l' amor di tre giovani e d' altrettante . ogni ragion cacciata . è che un movimento . . goduti incomiaciò . sopra dissi per l' ira d' una di loro di felice essere (1) f Questa voce ha due uscite nel numero del meno. donne come di . guardiamo (2). Laonde veggendoci a ciò naturalmente inchinevoli . e ardevi con le fiamma più . e così . ta tristizia sospinto gli il quale . gli uomini a male ) più delicate che essi non sono e molto più mobili . . redina e re- dine. se ragguardar vorremo vedremo che gravanti il fuoco di sua natura più tosto nelle legs' gieri e moi'bide cose 5 apprende. subito e inconsiderato da senti. e con meno rattenimento . e in occhi della mente avendo di tenebre offuscati ferventissimo furore accende P anima nostra . M. ciò maraviglia perciocché . tornar di colui che l'usa gli altri eli e e e tra con più ab. Giovani Donne . e appresso lagguardato sia di come la nostra manira suetudine e benignità agli gran riposo e di piacere l' uomini co' quali a costumare abbiamo.

avvegna che povero chiamato Restagnone . essi godevano del loro amore u' erano . morti padri loro ed essendo rimasi ricchissimi. in- namorato quanto più potea avcvan saputo adoperare persona del . DECÀM. Marsilia la . di unzione infima . è in Provenza sopra . s\ come . la terza civeva quattordici uè altro attendeva per li loro parenti a maritarle il . dell' una Ninetchiamata e dell' altra . j e si che senza saperlo alcuna . quale d' una sua donna avca più de' quali tre n'erano gli altri femmine. Della qual cosa avvedutosi Kestagnone. marina posta antica e nobilissiiua citth e già Tu di ricchi uomini e si di gran uiercaLinti più copiosa ette oggi non vede. Erano nomi delle due prime . . essendogli stalo dalla Ninetta mostrato. mondo . Delle di età di quindici s' due nate ad un corpo erano j anni . voi sa|)ctc . quale con sua mercatanzia era andato inlspai gna ta . ma di chiara e leal mercatante il senza misura di possessioni e fi- di danari ricco gliuoli . Maddalena la terza era Berlella Della Ninetta era un giovane gentile uomo. mato Folco e 1' altro Ughetto. . ed eran di tempo maggiori die quali le che maschi erano. uomo . l'un della Maddalena e l' altro della Bertclla s' innamorarono. fosse .NOVELLA divenuto infelicissimo . E già buona pezza goduti . II. nald Cluada fede . quando avvenne l' i che due giovani compagni de' quali uno era chia. . tra'4uali ne fu un chinuialo INar. E con loro presa dimcstichez- (i) àìjetli yn biiogni. IlL i8i intendo con la mia novella mostra l'vi. e la giovane di lui . che la tornala di ^^ar- nald. . T. I a . pensò di potersi ne' suoi difetti (i) adagiare per Io costoro amore Att(tU .

GIORNATA QUARTA or l' uno e or 1' altro e talvolta le lor araenduni la gli ac- compagnava a veder donne e sua : e quando parve dimestico assai e amico di costoro esser gli un giorno giovani ti . e io della terza loro sorella vi vogliate . grandissimo ìmitalor del Boccaccio. .. in casa sua cliianiatigli. siccome fece. assai dolce e piecevole . soggetti a non avere il veruno. (3) Mi dei il cuore per mi basta V animo avvertilo . . che si pigli ad offesa met- tere in dubbio le proleste dell'amor suo. v' amo. la nostra sia usanza (i) vi può aver renduti cerclie io vi quanto l'amore porto. se le vostre parole non mentono: di perchè non si dee recare in dubbio la fede altrui. i83 za . Mart. e i giura- menti degli amanti sono. a fuggirsene tutti insieme con lui. e per quello ancora che ne'vodi stri atti e di dì e di notte mi pare aver compreso . il quale è questo Voi : siete ricchissimi giovani quello che non sono io dove voi vogliate recare le vostre ricchezze (j) (2) Avveili usanza per amicizia. e che io per voi adopererei quello che io per perassi: e percioccliè io lo me medesimo adonel- molto . ma amano vi è e disamano nello stesso tempo. come en'elto voti dei marinari. rimedio . né amator sì delicato. nel suo Galateo o sia trattato di Luona creanza biasima il costume di quelle parole di llestagnone ove dice: voi. Monsignore della Casa. vedendolo scordarsi che in a- more mente gli uomini egualmente che la donne non solamente cangiano i facil- gli affetti. . . role . grandissimo amore delle due giovani amate da voi ardete . disse loro: carissimi . per vedere se poteva indargli. quello che animo caduto mi sia intendo di dimostrarvi^ e voi appresso con naeco insieme quello partito ne prende- remo che vi parrà il migliore \'oi se le vostre panon mentono (2). . ove voi trovare Al quale ardore mi dà il cuore (3) di accordare . Ci reca non poco maraviglia monsignore in questa critica. Restaguone voleva assicurarsi le s5 veramente Ughetlo e Folco amavano egli due sorelle con tanto ardore quanto amava la terza.

e che le sorelle. quel farebbono che sa ella volesse . che modo ardevano u- dendo che che avrebbono. E fra so diliberati di doverne in Grele quali (i) andare. dimorato . È Creta quclF ùola sul mare Egeo che il o^ ilicoDoCiiiuIia. avuta (juesta risposta da' giovani ivi a poclii giorni si trovò con la Ninetta. non penar troppo a diliberarsi essi ma dissero. fare.. llestagnone. e dilibcraru in che |)anc del mondo vogliamo . . in questo. ciò cbe co' giovani detto avea e con molte ragioni piacere . alla quale non senza gran mala- gevolezza andar poteva : e poiché alquanto con le lei fu . vendute alcime possessioni (l) Creti per ave- Creta. la a guisa di tre fratelli . li ordinasse Restagnone a' due giovani tornato. gli disse che ogni co- opportuna intomo a ciò . e CanJia ^K:r la terra princijMtle . nudare n vivere in fallo lioUi vita con quelle senza alcun mi d^ il cuor di fare che le tre sorelle con gran parte di quel del padre loro con esso noi dove noi an- dar ne vorremo ne verranno } e quivi ciascun con sua . quanto più tosto potesse. bencliù pare qui che Bnccaccio intenda furae Creti per tutu r isola. tenti uomini che altri che al mondo oltre sieno. ragionò s' ingegnò di farle questa impresa gli Ma : poco malagevole fu . A voi sta il prender partito in volervi di ciò consolare o . il quali molto a ciò che ragionato avea loro disse loco sollicitavano l' che dalla parte delle lor donne opera era messa in ti assetto. erano apparecchiati di cosi . e massimamente . perciocché essa lui esser sen- molto più di za sos^ietto lui disiderava di jxtter con per che essa lìberamente rispostogli che le piaceva. dove questo seguir dovesse. NOVELLA m. sciarlo Li due giovani le lor giovani . viver {K)tremo li più conornai la. . in i83 con voi imieuie di uno y e me far terzo |x>ssoditorc quelle.

andaron via e d' un porto anzi che l' in uno altro impedimento giunsero in Greti belle possessioni comperarono ottavo di fosse . di ciò E . monsenza dier de' remi in acqua . non credevano tanto vivere Per die . {orse feluca Di gran vantaggio. quantità di denari e di gioie trassono e con esse di l' casa tutte e tre tacitamente uscite secondo ordine dato . che a ciò pervenissero salire sopra la saettia venuta la notte che . mondo in tal a guisa di baroni co- minciarono a vivere E maniera dimorando (1) [1) Saettia. li lor tre amanti . senza alcuno dove grandissime e alle quali assai vicini . . granJissimamenle. che 1' aspettavano. di quello grandissima . trovarono: la saettia : con li quali senza alcuno indugio sopra tate . spezie di naviglio. di Candia fecero bellissimi abituri e dilettevoli^ e quivi con molta famiglia . e quella segretamente armarono vantaggio (2) . Jat. dovevano le tre sorelle aperto un gran cassone del padre loro. punto sero a rattenersi in alcuno luogo. fatto accese clie esse . e andar via e . e aspettarono . una saettia (i) di gran comperarono. sotto con denari andar mercatanfatti do. 1 84 GIORNATA QUARTA titolo di voler vano... e d' ogni altra lor cosa denari. . D' altra parte la Ninetta che del desiderio delle sorelle sape- va assai 1' . il termine dato. rinfrescatisi che avean bisogno . con cani e con uccelli e con con le lor cavalli in conviti e in festa e in gioia i donne più contenti uomini del . la seguente sera giun- Genova dove . . . quam maxime. . con dolci parole in tanta volontà di questo . i novelli amanti gioia e piacere primieramente presero del loro amore.

egli senza gì' alcun sospetto ad ogni suo piacere avere incominciò a rincrescere. uou ne tiplica tribolasse Ma cosi come la copia delle cose genera fastidio. e per conseguente a manlei car verso l'amore. vendicare di E avuta una vecchia greca. E. che ricever era paruta. La cui morte seuleudo Folco e U- . in acerbo odio . bella e gen- donna. la quale essa. chi che gliele rapportasse. una sera a Restagnon riscaldato . avanti se . cosi di i crucci della Ninetta le Gam- me del nuovo amore Restagnone accrescevano . compor veleni con promesse e con doni a la fare un'acqua mortifera e che di ciò non condusse. rincrescono) che a Rcstagno. di che ella in tanta tristizia cadde e di quella in trascorse.NOVELLA avvenne nire che ( . dio bere il . ebbe per fei> mo: che . o che Restagnone l'amislh della donna amata avesse o no. outa. il i85 giorno avve. e quella con ogni studio seguitando. cose mollo piacciano . la Ninetta. si guardava . che mattutin venis- l' ebbe ucciso . . il qiinl molto amata avca la INinctta potendola . accecata dalla sua ira l' s'avvisò colla 1' morte di Restagnone . come che in processo di tempo s' avvenisse. non poteva andare un passo che ella noi ri- sapesse e appresso con parole e con crucci lui e sé . senza altramenti consigliarsi. IIT. entrò di lui in tanta gelosia . di che . La poten- zia di quella fu tale che. tanta ira. si come noi vcggiamo tutto le (|uantunquc . così l'esser le disiderate negate mol1' appetito. Ed essendogli ad una festa som- mamente til piaciuta luia giovane del paese. gran maestra . che egli . aven- done soperchia copia ne . comin: ciò per lei a far maravigliasc cortesie e feste la ^[inetta accorgendosi . e per conseguente in tanto furor rivoltato 1' amore il tjuale u Restagnon portava .

o contrad. e alla fine vi . gli significò sé essere ad ogni suo cola mandamento prima riavere . e senza romore. fecero seppellire Ma non dopo molti giorni avvenne che per altra malvagia opera fu presa la vecchia che alla Ninetta 1' acqua avvelenata suoi mali marto- composta avea riata confessò : la quale tra . e dis- presto Fatto adunque di consentimento si della donna loro informar ( quasi da volesse del fat- . lungamente seco s' pensò se fare se eh' era volesse. P altra che questa cosa Il du- ca. occultamente dal duca avean sentito e da loro le il lor donne . al quale avvisava- no che si come colei che molto ben guadagnato il avea^ ma tutto pareva niente. Folco e Ughet. potrebbe la sirocchia dal fuoco sottrarre to per un cau' ambasciadore . sua sorella salva e libera dovesse fosse segreta . insieme con e onorevolmente il la Ninetta amaramente piansero. . duca pur fermo a volerne fare La Maddalena. immaginando che piacendogli . Dalla quale senza alcun martorio prestissimamente ciò che udir volle to ebhe della morte di Restagnone. gli altri questo pienamente mostrando ciò che . 1 86 GIORNATA QUARTA .. udita P ambasciata e il piaciutagli. . e lungamente vegheggiata dal duca gli senza mai aver voluta far cosa che piacesse . tacitamente una notte fu d'intorno al palagio di Folco. perciocché giustizia stava . ghetto e le lor donne senza saper che di veleno fosse morto. dove due cose ne dovesser seguire j che : ella la . dizione alcuna presa ne menò la Ninetta . accordò. per quello avvenuto fosse Di che il duca di Greti senza alcuna cosa dirne. perchè presa la Ninetta fossej che forte dispiacque loro: e ogni studio ponevano in far che dal fuoco la Ninetta dovesse campare giudicata sarebbe^ l' . stata la quale bella giovane era .

seguitato anche qui dalle cdis. i Masi cerare.^. ma a me non piace ^/acrrar propria. un mare e per mazzerare (4) seco la rìmenò alla sua sorella . è tener tanto una cosa in acqua.cheave\a aweltiiiilu rito. l'atto K prima sembiante d' avere . legate le e' pictli. di Liromo e di Milano. Questo pleonasmo che è nel testo Mannelsi non trova né ncU' edizione del 37 né io quella del 7. commcniundo quel verso di Dan- /«yerrto JfXf///.. che cominci a marcire o marsi Onde jtcr trasportamento e. in . o simile. come macerata dai digiuni "f Non sonc da confonikrai V una con T altra queste due tocì. |ioeo Non nego io gii che da principio ortografia . che profìosìto in questo luogo... a una gran vctleìl „ pietra o. altra ilit' fercnsa non fosse tra questi due vocaboli che nell' allora molto . Francesco da Duti. dicono Deputali (pag 71 ) „ è propriamente quando una cosa . ma Ix'nsidi il terare. ma non i ritennero questa lezione né gli 27 nò Deputali ne il Salviati. „ si tiene in acqua tanto che. E ntutterare.. NOVELLA m. mente cisca.. che Romani K mol- prima ( di loro m. la {troprio matmamavere pena destinata a' parricidi r ad altii gran malfattori: e |>rrò il lamente alcuni poco pratichi della lingua.. hi editori del (3) li. non macerare. (1) Sostenere si dice anche qnamlo il magistitto comanda che il reo non li ^rta il dalla cotte. tensa però incarc<>rarlo. come ben dice il diligentissimo Aluntesti antichi.. ed era questo [M-nadc' |tarncidi„. una none Folco e Uglìctto (^) ad «Ibergure se n' andò segrclamenle colla Maddalena. ) E matterà area notato che„ ti presso alla Cattolica manerare mani è gittare V nomo in mare l^to al c(Jlo. to) lortenpre (1) 187 . „ quel medesimo.. hanno qui molti Mazterare. et ad albergare. cioè di dare a una i'emniinH. cui si legge e doverla quella notte fare in appigliò air antica edizione. farla... lasciata la duressa o asprezza sua la ven- „ ga indolcendo e lasciando „ no ancora i medesimi.. f Doverla. (a) 'f tcslo Mann. to te natura di prima. dico- è una a' sorte di la supplicio.... con un sasso Ben lettore che non trattasi in questo luogo di moerrare. |ier non esser loro noto fa sì •enso di questo verbo. mette j>cr domare e castigare. ci avevano sostituito macerare. la Ninetta messa in sacco e doverla (piella notte stessa farla (3) in . (4) mar maiierure Ma il Salviati ti no.

.

i88

GIORNATA QUARTA
donò,
la
la

prezzo di quella notte gliele
partirsi

mattina nel di-

pregandola che quella notte,

qual prima era

stata nel loro sto le

amore non
,

fosse

l'

ultima; e oltre a quela colpevole
,

impose che via ne mandasse

donna,

acciocché a lui non fosse biasimo
se

o non
.

gli

convenis'
se-

da capo contro di

lei

incrudelire

La mattina

guente Folco e Ughetto avendo udito la Ninetta
te essere stata
rati
;

la not-

mazzerata
,

,

e credendolo

,

furono libe-

e alla lor casa
sorella

per consolar
tornati
,

le lor

donne della
la

morte della
na
s'

,

quantunque
,

Maddalei'

ingegnasse di nasconderla molto
ella v' era
:

pur

accorse

Folco che

di

che

egli

si

maravigliò molto,
il

e subitamente suspicò ( già avendo sentito che

duca

aveva la Maddalena amata
sto esser potesse

)

,

e domandolla

che

la Ninetta quivi fosse.

come queLa Maddaquale a do-

lena ordì una lunga favola a volergliene mostrare, po-

co da lui
versi dire

,

che malizioso era
il

,

creduta

,

il
,

vero la costrinse
.

.

La

quale

dopo molte

parole

,

gliele disse
,

Folco da dolor vinto e in furor

montato

tirata fuori
:

una spada
e temendo
e con

,

lei

invano mercè ad-

domandante uccise
duca
ove
,

l'

ira e la giustizia del
,

lei lasciata nella
,

camera morta

se n'

andò colà

la Ninetta era
:

viso infintamente lieto le

disse
la

tosto

andianne dove dilerminato è da tua sorel-

che

io

ti
.

meni, acciocché più non venghi

alle
,

mani

del duca

La qual

cosa la

Ninetta credendo

e

come

varia ed incerta, e che
sia derivata la

appunto dal mettersi a macerare
così fallo supplicio,

i

corpi nell'accpia
àiA piantarsi

denominazione di
gli alberi e le viti

come

è propuginarsi
a'

derivò

il

nome

della

pena che davasi

traditoli ed agli assassini:

dico

non per tanto che, essendo divenuti
ha
il

coir andare del
ficato

tempo due

differenti verhi, ciascuno de' (juall

signi-

suo proprio, è cosa hiasimevole lo scamhiarli

,

NOVELLA
pitirosa disiderando di partirsi
tro
si
,

IIL

189
,

con Folco
,

senza

al-

commiato

cliiedcrc alla sorella
j

essendo gih notte

mise in via
,

e con que' denari acquali Folco potè
,

por mani

che furon pochi e
,

alla

marina andatisene,

sopra una barca montarono
rivati
la
si

né mai

seppe dove ar,

fossero

.

Venuto

il

di seguente
,

ed essendosi
,

Maddahma

trovata uccisa

furono alcuni che
,

per

invidia e odio che ad
al

Ughetto portavano subitamente
per
la
,

duca l'ebbero
,

fatto sentire:

qual cosa

il

dualla

ca

che molto
,

la

Maddalena amava
la

focosamente
,

casa corso

Ughetto prese e

sua donna

e loro, che

di qiieste cose niente

ancor sapeano, cioè della partita

di

Folco

e della Ninetta, costrinse a confessar so insie-

me

con Folco esser della morte della Maddalena col.

pevole
della
gli

Per

la

qual confessione costoro meritamente
,

morte temendo

con grande ingegno coloro che
,

guardavano corruppono
,

dando loro una certa
guardie insie-

quantilh di denari
li

li

quali nella lor casa nascosti per
le

casi
,

opportuni guardavano: e con

me
re a
,

senza avere spazio di potere alcuna lor cosa tor-

sopra una barca montati ^ di notte se ne fuggirono
,

Rodi
.

dove in povertà e

in miseria vissero
il

non gran

tempo

Adunque

a cosi fatto partito

folle

amore

di

Restagnonc e l'

ira della

Ninetta sé condussero e altrui.

.

.

ugò

GIORNATA QUARTA

NOVELLA

IV.

Gerbino cantra la fede data dal re Guglielmo suo
avolo combatte una nave del re di Tunisi , per
torre

una sua Jigliuola la quale
,

uccisa

da

que-

gli che su v^ erano, loro uccide, e

a lui

e poi ta-

gliata la testa

J-Ja Lauretta
la brigata clii

,

finita la
,

sua novella

,

taceva

:

e fra

con un
si

chi con
,

un
ch.i

altro della
l'

sciagu-

ra degli amanti

dolca

e

ira della

Ninetta

biasimava

,

e chi una cosa e chi altra diceva 5 quasi da profondo pensier tolto
,

quanalzò
:

do

il
,

Re

,

il

viso

e ad Elisa fé segno che appresso
.

dicesse
,

la

Piacevoli Donne assai amor solamente dagli occhi son coloro che credono acceso le sue saette mandare coloro schernendo che

quale umilmente incominciò

,

tener vogliono che alcuno per udita
rare
:

si

possa innamo-

li

quali essere ingannati

,

assai

manifestamente
.

apparirà in una novella la qual dire intendo

Nella

quale non solamente ciò

la

fama senza
,

aversi veduto

giammai

,

avere operato vedrete ,
fia

ma
,

ciascuno a mise-

ra morte aver condotto vi

manifesto

Guglielmo secondo re
vogliono
,

di Cicilia
,

come

i

Cicìlianl
,

ebbe due
,

figliuoli

l'

uno maschio
,

e chia-

mato Ruggieri
sciò

e

l'

altra

femmina
il

chiamata Costanla-

za. Il quale Ruggieri, anzi che

padre morendo,
.

un

figliuolo

nominato Gerbino

Il

quale dal suo

avolo con diligenza allevato divenne bellissimo giova-

ne e famoso

in

prodezza e in cortesia

.

solamente

,

NOVELLA
dentro
sa
,

IV.

191

a'

termini di Cicilia stette la sua fama racchiu-

ran in varie parti del

mondo sonando
alli

,

in Barberia

era chiarissima, la (junle in que' tempi al re di Ciciha
tributaria era
gnifica
.

E

tra gli altri

,

cui orecchi la

ma-

fama delle virtù e
,

della cortesia

delGerbin (i)
,

venne

fu ad una figliuola del re di Tunisi
l'

la

qual
,

secondo che ciascun che veduta

avea ragionava

era

una
stata

delle più belle creature

che mai dalla natura

fosse

formata
.

,

e la più costumata e

con nobile e gran-

de animo La quale
gionare udendo
,

volentieri de' valorosi

uomini ra-

con tanta aficzione

le cose valorosa-

mente operate dal Gerbino , da uno e da un
contate
sa
,

altro

rao

raccolse, e

si

le

piacevano

,

che

essa seco stes-

imnginando come
s'

fatto esser dovesse,
,

ferventemente
d' altro
.

di lui

innamorò
,

,

e più volentieri

che

,

di

lui ragionava

e chi ne ragionava ascoltava

D'

altra

parte era,

si

come altrove,

in Cicilia pervenuta la gran-

dissima fama della bellezza parimente e del valor di
lei,

e

non senza gran

diletto,

nò invano gU orecchi del
lui la gio.

Gerbino aveva tocchi; anzi non meno che di
vane infiammata
Per
la

fosse

,

lui di lei

aveva infiammato

qual cosa

iiifino a tanto

che onesta cagione (a)

dallo avolo d'audarc a Tunisi la licenza impetras-

(1)

In questa novella col nome
ì casi*, il

«li

Gcr1)ino usa

il

Bocc.

«li

mettera

rartict>lo in tutti
(a) "t

che coi nomi proprìi rarissimo si troTcrà osato.
Icjcgcsi

Che

onesta cagione. Così

ncIP ottimo testo; e questa
testi

lesione adottata fu da' Deputati e altresì dal SuUiati . Altri buoni antiehi
lezioni

hanno che con onesta cagione
;

E

V una e

I'

altra

«li

queste due

hanno buon senso im[Krciocchè o dicasi che onesta cagione impelicenza di far che che sia , o pure di' egli per onesta
il

tra

ad alcuno la

cfigìone la impetra,]» costruùone è buona egualmente, ed

senso tor-

na

afiatto lo stesso.

.

192
amico che

GIORNATA QUARTA
,

se (i), dlsideroso oltremodo di vederla

ad ogni suo

andava imponeva che a suo poterei] suo

segreto e grande
glior gli paresse

amor
,

facesse per quel
,

modo, che mi.

sentire

e di lei novelle gli recasse
il

De' quali alcuno sagacissimamente

fece

,

gioie
,

da

donne portandole
Té; e

,

come

i

mercatanti fanno

a vede-

intéramente
a'

l'

ardore del Gerbino apertole, lui e
offerse apparecchiate.

le

sue cose

suoi

comandamenti
l'

La quale con

lieto viso e

ambasciadore e l' ambasciata

ricevette, e rispostogli che ella di pari

amore ardeva, una

delle sue più care gioie in testimonianza di ciò gli

mane

dò.

La quale

il

Gerbino con tanta allegrezza
si

ricevette,

con quanta qualunque cara cosa ricever
a lei per costui
carissimi doni
versi
,
,

possa

,

medesimo più
con

volte scrisse e

mandò
da do-

lei certi trattati

tenendo
,

,

se la fortuna conceduto lo avesse

vedere e toc-

care

.

Ma

,

andando

le cose in

questa guisa, e

un poco

più lunghe che bisognato non sarebbe, ardendo d'una
parte la giovane e d' altra
il

Gerbino

,

avvenne che
;

il

re di Tunisi la maritò al re di Granata

di

che

ella

fu crucciosa oltre

modo pensando che non
,

solamente
,

per lunga distanza

al

suo amante
j

s'

allontanava
se

ma

che quasi del tutto

tolta gli era

e

,

modo veduto
non
fosse,

avesse, volentieri, acciocché questo avvenuto

fuggita

si

sarebbe dal padre e venutasene al Gerbino.
il

Similmente

Gerbino questo maritaggio sentendo

,

senza misura ne viveva dolente, e seco spesso pensava se modo veder potesse di volerla torre per for, ,

za

,

se avvenisse

che per mare a marito

n'

andasse

.

11

(i)

Impetrare,
il

transitivo, vale ottenere; impetrarsi, assoluto, usa
.

alcuna volta

verso per farsi Ai pietra

Petr

O

peichè pria tacendo nou ta impetro,,?

ne dovea . Granata . uòmo come si diceva l' amasse quanto più volte significato imposta fu. re Guglielmo. e che ella infra si . quivi prestasottili mente fece due galee uomini . e sappicndo che il re Guglielmo suo avolo data avea . 193 amore e re di Tunisi sentendo alcuna cosa di questo Gerbino . armare j e messivi su di con esse sopra la Sardigna la n'andò. NOVELLA del proponimento del la IV. per lui in ciò impedito sarebbe Il intendeva di fare . non imaginandosi che per questo addomandata . poiché la sicurtà ricevuta ebbe. dò a Palermo e imposcgli che gli dicesse il bel Gerbino da sua parte salutasse. e fornirla di ciò che bisogno aveva a . chi su vi doveva andare. e del suo valore e delil poH'nxia dubitando. mandò di Tunisi un suo guanto Il quale . occultamente un suo servidore man.. che faro intendeva e che sicurato da lui Gerbino l' nì^ da altri . . Gerbino questo udendo. andatosene a Messina. liberamente la conal re cedette e in segno di ciò . venendo la tempo cbe mandar che né dal . che vecchio si- gnore era nò dello innamoramento del Gerbino ave- va alciina cosa^sentita. e a Tunisi ritomossi. sospinto . . pochi di era per andarne in Granata: per che ora cosi fosse valente l' parrebbe se e se cotanto . ottimamente fé 1' avea Costui a cui ambasciata. fosse tal sicurtà. la sicurtà al re di Tunisi non sapeva che farsi . avendo le parole della donna per non parer valenti vile. avvisando quindi dovere nave della donna passare . fece una grandissima e bella nave nel porto di Carta- gine apprestare . e ornarla e acconciarla per su mandarvi la figliuola in . ]Ma pur da intese e amor . ni re Guglielmo mandò significando ciò . che tempo sapeva e La giovane donna che tutto questo vedeva. nò altro aspetta- va .

o siete. la ci tieii ferma. già con 1' animo erano nella a far quello di che Gerbino gli confortava con le parole. dove aspettandola riposto era . vedete dimora io la quale insieme con quella cosa che le più disidero. un grandissimo romore cosi fosse le che trombe sonaroalla no j e prese l'armi. e se innamorati stati (i) o sete . Messinesi che eoa vaghi della rapina il . . fatto fine del suo parlare . che la nave con al poco vento non guari lontana s' luogo . dierono de' remi in acqua e (i) Osservisi la varia ortografia della medesima voce verLale. quali se valorosi uomini siete . Io fatica . niun di voi senza aver sensia . . o sentire amore credo che senza il quale . Rolli. se voi cosi valorosi siete tito come io io vi tengo . . Mart. io credo per errore di stampa. per fuggire (dice) la cacoibiiia che sarchbe stati siete o siete. Andiamo adunque. amo. Non erano al bel Gerbino i tante parole bisogno j perciocché lui erano . del 27. leggier cosa vi comprendere il mio ne disio. con poca fatica viril- mente combattendo acquistar possiamo: vittoria io della qual se non cerco che lo cui in parte i' mi venga 1' non una altra donna per amore muovo armcj ogni cosa sia vostra liberamente infin da ora. e bene avventurosamente assagllamo lana\ej Iddio alla nostra Impresa favorevole senza vento prestarle. e amor m' indusse a darvi la presente e ciò che io . Stati site. é piena di grandissime ricchezze. i Site ha r ediz. . sopravvenne La qual veggendo Gerbino : a' suoi compagni disse signori . 194 GIORNATA QUARTA l' Né clii fu di lungi effetto al suo avviso : percioccliè po- di quivi fu stato. si come siete meco medesimo estimo niun mortai può fia al- cuna virtù o bene in sé avere. amo nella nave che qui davanti . Per che. dice sicilianamenle sile..

seco non estimava infiammato che prima al mostrar del guanto rispose che quivi non avea falconi al presente . il guanto del re Ca- glici ino e del tutto negaron di . ove dar non volcsser s' donna a ricevere la battaglia . .ivo 195 nave erano veg. un legnel- che di Sardigna menato avcano e in quel messo fuoco. mai. che sopra la nave fosse . non curando di saetta nò di . luogo . presente agli ocelli suoi. il Gerbin poco preso . e lungamente con danno di ciascuna guisa combatterono util fare . se la battaglia non voleano . re venire . che voggendo Saracini e conoscendo so di necesfatto sopra coverta . apprestassero . n. . perchè guanto la v' avesse . La qual l' senza più attendere a saet- tare e a giitar pietre im verso l' altro fieramente incominciarono . pervennero Coloro che sopra . o cosa il . ])iìi che egli . con Il amendue i le galee quello accostò alla nave. In gcnJu 8* di lontan venir le galee. arrendersi . se non per battala gha dare . e in segno d i ciò mostrarono . e quella menata alla proda della nave e chiamato il Gei bino noi la . la figliuola del che sotto coverta piagnea . apprestarono alla difesa Il i bel Gerbino a quella pei-vennto fé le galee comandare che padroni di quella sopra mandati fossero. lor ire- Gerbino la . lei gridante mercè : e aiuto svenarono ti e in mar gittandola dissono togli. sita o doversi arrendere o morire .NOVELLA IV. delle parti in tal . Ultimamente veggendosi to . . e perciò. I Saracini certiiìcati chi erano e che domandassero dis- sero so essere contro alla fede lor data dal re da loro assaliti. diamo qual noi possiamo e cliente la tua fede l'ha meritata. quasi di morir vago . Gerbino veggendo la crudelth di costo- ro . non potendosi partire. qual sopra poppa della nave bella assai piìi data aveva donna troppo . .

potè . suoi ambasciadori di nero della fede il vestiti al re Guglielmo mandò. io reputo che meglio mostrata si saieliba . Di che re Guglielmo turbato ed né vedendo via da potere la giustizia negare (che la fece prendere il dimandavano) . or questo or qiiello svenando. mal graclie do di quanti ve n' eran montato ( non altramenti un leon famelico Tiell' armento di giovenchi venuto. e raccontarono forte. Il re di Tunisi . saputa la novella . pianse. che la fame) con una spada in mano or questo or quel tagliando de' Saracini. il condannò nella lesta .. lungamente e con molte lagrime Cicilia tornandosi . e uomo si tornò . „ perchè (dicono) così meglio si mostra la ostinata deliberazione del re „ eia giustissima querela di coloro sopra la violata fede. . GIORNATA QUARTA alla nave si fece accostare e quivi su.ig6 pietra . con che viene a dire die tutti haioni : si i sforzarono anzi di si mucyere a' il re dal suo fiero i proponimento ma Deputati attennero miglior testi a penna quali non hanno avanti a sforzasse la partico- la non. Quindi fatto il corpo della bella donna rìcoglier di il mare. dove tanti ami„ ci e tanto innanzi col re o si disperano che i prieghi vi debbano aver „ luogo. In quanto alla ostinala deliberazione del re. prima co' denti e con l'ungliie la sua ira sazia. co- me. il fuoco nella si fattone a' marinari trarre quello che . dogliendosi che gli era stata il male osservata . osi vergognano e forse temono di porgergliene. Osservano essi che da questa lezione cavasi un senso più bello. (i) •{ Si sforzasse. I si libri antichi a stampa hanno i tutti non si sforri- zasse. . Gerbino : egli medesimo non essi sendo alcun de'baron suoi che con prieghi di ciò sforzasse (i) di rimuoverlo . per appagamento di loro giù se ne scese con poco lieta vittoria de' suoi avversarii avere acquistata. e in in Ustica piccioletta isola quasi a il Trapani dirimpetto onorevolmente a casa piii doloroso che altro fé seppellire . crudelmente molti n' uccise Gerbino : e già crescente accesa nave .

ed egli nlciin non se ne fcne <le' lasciato in modo piegare: nel resto io trovo la osserrasione Deputati assai (1) Gliele fece tagliare. che esser tenuto za fede. . e noi (a) °t nu nhlnarao drlln nrl (ine drlla 2 Giom. UECAM. l3 . La mia novella graziose Donne . J7 inita mendata .£. rifcrendrisi a lesta. a Filomena fu imposto che ragionasse la quale tutta piena di compassione del misero Gerbino e della sua donna ciò .A e in IV.asi quasi sempre JJitahetln. I fratelli di Lisabetta (a) uccidon l'amante di lei: egli L' apparisce in sogno e mostrale dove sia sotterrato i ella occultamente disotterra la te- sta e mettela in un testo di bassilico . otc gliela doTea dirai. la novella d' Elisa.U. I Deputati leggono Liiabetla tempre. ron tutti i generi e numeri è pieno qnc:<li libro. non sarh di genti di si alta condizione come costoro furono. T. . 197 re sen- ma presenzia gliele (i) fece taglinrc. de'qua- se gliene foasero siate porte preghiere. volendo n- vanti senza ncpole rimanere. Novella r le due edia citale nel Vocaiwlario. NOVFXI. * fratelli gliele tolgono. dopo un pietoso sospiro incomin. Adunque così misera munte iu pochi giorni i due amanti . senza alcun frutto del loro amore aver sentito detto di mala morte morirono . e quivi su piagnendo ogni dì per una grande ora .. e alquanto dal Re com. Ma di qimto modo di dir drl ììocr. qnanlnnqu** per entro li:. coni' io v' ho NOVELLA V. ed ella se ne muor di dolO' re poco appresso . Deir Isahellii hanno in questo luogo il testo rlla Mann.

non segretamente fare la che una notte il andan- do Lisabetta de' fratelli . uomini rimasi dopo morte del e il qua! fu da san Gimignano avevano una lor sorella . che Lorenzo accortosi e una volta e . ullri come in tjucslo luogo. che oggi ha V Itasi e certo mollo vaga. igualmente non passò gran tempo che assicuratisi disiderava ciascuno. in- cominciò a porre . ma ella per avventura non sa- rà men e a ricordarmi di quella mi tira Mes- sina poco innanzi ricordata. . il che lor fatti guidava e face- quale essendo assai bello della persona e leggia- dro (i) molto. mer- catanti e assai ricchi . lor fondaco tutti un giovinetto pisano chiamato Lorenzo va. dove l'accidente avvenne. avendolo più volte Lisabetla guatato. mente che lasciati suoi altri 1' innamoramenti a lei j di fuori la . animo all' e si andò bisogna piacendo 1' uno altro . che . sti E i avevano oltre a ciò que- tre fratelli in uno . quantunque leg- giadro a molti modi accomodi. ebbero i Toscani antichi la voce galante. dove Lorenzo dormiva. Il quale perciocché savio giovane era gli fosse a ciò sapere. assai bella . in Erano adunque padre loro Messina tre giovani fratelli e la . chiamata Lisabctta. do insieme seppero si assai di buon tempo . e costumata la che che se ne fosse cagione ancora maritata nonaveano. giovane quale . e avene di piacere. fecero di quello che più E in questo continuando.A 1 li 9« Elisa GIOUN ATA QUAP^T ha raccontato pietosa : . la Ma s' nello istesso significainenld Irovn s^»- so usala parola leggiadro. . quan- tunque molto noioso pur mosso al-^ da più onesto consiglio senza far motto o dir cosa _ (i) Noti li». simil. avvenne che di egli le incominciò straniamente a piacere: altra . maggior senza accorgersene ella non se ne accor. gesse . .

ed è metafura tuiu dalla mano tlcstrii. 5 ip9 Poi vela . dieder voce d' averlo per lor . pmo per comodo. avvenne un giorno che. : e pervenuti in il luogo molto veggendosi destro( i). questa vergogna. Per che la (l) Destro qui è Mari. si potessero torre dal viso. . Lorenzo. e Lisabetta molto spesso e sollicitamente si fratei domandandone come colei a cui la dimora lunga gravava. citth sembianti faccendo d' andare fuori della tutti a diletto e tre . . infine alla mattina scj.NOVFXLAV. così cianciando e ri- dendo con Lorenzo come usati erano . cuna faltd . infamia ne seguisse fìgnersi del tutto d' ta . e sotterrarono in guisa che ninna persona se ne accor* se . nuto il giorno . uccisone. che di ciò ninna guardia prendeva. vari(» cose fra sA rivolgendo intomo a questo . e in- averne alcuna cosa veduta o sapuessi . E in tal disposizio^ dimorando . seco menarono Lorenzo solitario e rinaoto. infìno a tanto che tempo venisse nel quale senza danno o sconcio di loro. a' suoi l'ratulli ciò che veduto avea passata notte di Lisabetta e di Lorenzo raccontò di e con loro insieme dopo lungo consiglio diliherò sta cosa . bisogne mandato in alcun luogo creduto fu . avanti che più andasse innaii/. il che leggiermente perciocché spesse volte cran di mandarlo . cosi spesso se tn ne domanderai più ti si noi ti faremo giovane quella risposta che conviene .i .uente tra|>aM<S . avvenne che. e in Messina tornati . di passarsene lacilamcnie . que- acciocché né a loro nò alla sirocchia alcuna . . domandandone ella molte instantemente . che ? l' uno de' fratelli le disse fare di : che vnol dir que- sto che hai tu a 7 Lorenzo chò tu ne domandi . attorno usali Non tornando Lorenzo i .

dove quivi cavò il . (i) Guari è tolto dal guere provenzale. e la dando fede alla vi- amaramente pianse Poi mattina levata. senza più domandarne samente il stava . cisonoj e disegnatole luogo dove sotterrato l' no . che più noi chiamasse nò giovane destatasi . men ri dura parve . quanto più tosto potè la se n'an- dò . La . e alcusi chiamava e pregava che ne na volta con molte lagrime della sua lunga dimora doleva si . propose di volere andare al mostrato luogo fosse vero . avendo ardire di dire alcuna cosa a' fratelli . percioc- ché l' ultimo dì che tu mi vedesti il i tuoi fratelli 1' m'ucaveva. o Lisabetta. che chiamare e della mia lunga dimora attristi e me con le tue lagrime fieramente accusi: e perciò sappi che io non posso più ritornarci. molto pianto Lorenzo che non tornava ed l' essendosi alla fine piagnendo addormentata. e avuta la cenzia d' andare alquanto fuor della terra a diporto in compagnia tutti i d' una che altra volta con loro era stata e suoi fatti sapeva. . e vnlc lo slesso. le disse . la terra Nò ebbe : gua- (i) cavato in che ella trovò corpo del suo misero per sua co- amante ninna cosa ancora guasto né corrotto che manifesta mente conobbe essere visione . e senza punto rallegrarsi . e di vedere se ciò li- che nel sonno 1' era parato. e parvele che egli dicesse: . e assai volte le notte pietovenisse. stata vera la Di che più che altra femmina dolorosa. Mari. . non . e tolte via foglie le secche che nel luogo erano.tu non mi t' fai altro .200 dolente e GIORNATA QUARTA trista . Lorenzo apparve nel sonno pallido e tutto rabbuffato e con panni tutti stracciati e fracidi. temendo si e non sappiendo clie. sempre aspettando avendo costei stava Avvenne una notte che ^ . aspettasse e disparve sione .

. V. e dentro la vi pianta persa o il mise fasciata in nn bri drappo. questo testo vicina . sopra essa lungamente e amaramente pianse. dovr ti pongono le piautc. maraviglian- (i) Tetto TMo <Ii (erra rolla. e poi messovi su la terra sn vi piantò parecchi piedi . NOVELLA tuto . le tanto che tutta con sci sue lagrime la lavò . se avesse povolentieri tutto il corpo n' avrebbe portato . testa testutf testum. . divenne bellissinu) e odorifero molto la E . fante partì . aoi noscendo che quivi non era da piagnere. e l' poiché molto vagheggiato avea . minciava « piagnere tutto lo il e per lungo spazio . . quindi e tornossene a casa sua Quivi con questa testa nella sua camera rin- chiusasi. voggcndo che ciò esser ti^ non poteva con un . mille ba- dandole in ogni parie Poi prcse si un grande e un 1« bel testo (i) di questi ne' (piali bassilico. testa e quella in l' uno asciugatoio inviluppata gittata . di bellissimo bassilico salernitano altra acqua. . serpiilk vando giovane questa maniera del continuo . coltello la meglio che po- gli spiccò dallo imbusto .. e quel- con tutto il il suo desiderio vagheggiare si . come quello che suo Lorenzo teneva nascoso . . e la terra sopra alla si altro corpo essere messela in grembo . tanto che si bassilico bagnava piangea . Il bassilico la per lungo e continuo studio sì come per grassezza della terra procedente dalla testa corrotta v' era . senza stata da alcun veduta . per dargli pix\ convenevole sepoltura ma il . che dentro . . e quegli di ninna che o rosata o di fior d' aranci : o delle sue lagrime non innaflìava giammai pn?so di sedersi sempre lo a e per usanra avea . sopr* esso andatasene co. volte da' suoi vicini fu veduta Li quali. . \t»\.

gli : occhi le parevano della noi ci 'il disser loro siamo accorti che Il ella ogni dì tiene la cotal ma- niera. tempo divenuta questa cauta cioè festa a molti fu alcuno che compose quella canzone si .. che pure può slaxe. ha dello testo. pianto e le lagrime né altro che I giovani si il testo suo nella infermità domandava maravi- gliavan forte di questo addimandare^ e perciò vollero vedere che dentro vi fosse il : e versata la terra . che udendo i fratelli e accorgendosene. come La giovane non di quindi . aven- donela alcuna volta -ripresa. la quale ancora oggi : Quale esso fu lo mal cristiano Che mi furo la grasta (i) ec. risapesse e sotterrata usci- quella tisi. ?oa dosi i GIORNATA QUARTA fratelli della sua guasta bellezza e di ciò che testa fuggiti . che mi furo hassilico salernitano. ed il è grasta (o c^ratca) -viille nel regno di Na[>oli quello che Bocc. cioè vaso da piantare o seminar erbe e il I libri mo- derni hanno. . videro drappo e in quello la testa non ancor consumata. non cessando . Il quale non ritrovandolo volte richiese^ e il con grandissima infermò . e non giovando. . senza altro dire cautamente di Messina si e ordinato darono a Napoli re . . nascosa- mente da lei fecer portar via c[uesto testo ella. (i) Così i buoni testi a penna e stampali. . instanzia molle nou essendole renduto. e 5 pure il suo testo addimandando il piagnendo si morì ne . DI che e temettero essi si si maravigliaron forte : non questa cosa . e così suo disavventurato amore ebbe termicosa mani- Ma poi a certo . in questa novella più fioii . se n' an- restando di piagne. che non conoscessero lei essi alla capellatura crespa esser . quella di Lorenzo. ritraessono.

del «7. Miirl. dei che grasla U piescro Sìciliaui dalla voce tngreUan il ProvenuU. Gabriotto : raccontagli un so- egli a lei : un altro : muorsi di su- bito nelle sue braccia mentre die ella con una suajante alla casa di lui nel portano . perciocché assai volte avevano quella canzone udita cantare. \/u«*lla novella che Filomena areva detta fu alle Donne cnrissimn. che l'eft'eito . seguitò d' amenduni . ( da pìanlarri bauilico. pacando i «li quril» NuT. a Panfilo impose che allo ordine andasse dietro. sapere qua] stata fatta . come quello di cosa intervenuta. . E però . e lei . Panfilo allora disse tato Il sogno nella precedente novella raccon- mi d<H materia di dovervene raccontare una nella si quale di due fa menzione . fa liberare} la quale del tutto ri- fiutando di star più. cioi per vaso corpacciuto di ec. innocen. furono (i). son presi dalla signoria .ao3 NOVELLA VL V j4ndreìioìn ama gno veduto ed . Fumio imdwini. avendo Re la fine di quella udita. diiUnio 1. né mai avevan potuto. ed ella dice come V opera sta: il podestà la vuole sforzare y ella noi pa-" lisce : sentclo il padre di lei . si fa monaca. per do- mandarne. Li quali di cosa che a venire era. edis. e appena furon finiti di dire da coloro che veduti gli aveano . si il fosse la cagione perchè fosse Ma . amorose Donne voi dovete sapere che general pas- II Redi nelle •nnoUiioiii ilice i al «uo fìncco in Toscana. al mondo . te trovata. quali T usano nri mpJt-simo «cimo che qui tetra R(icrac- ciò.

. alcune verisimili. buoni proponimenti Nelle cose perverse e malvage revoli . mia . Per la . quantunque i sogni a quelle palano favogli e con seconde dimostrazioni chi . nondimeno molte esserne avvenute si truova. il vedere varie cose nel . rio a tutti dar piena fede Ma veniamo Nella città di Brescia fu già un gentile . s'è dimostrato. Gabriotto. e parte fuori d' ogni verità giu. giovane e bella assai e senza marito la qual per vens'in- ^ura d' un suo . le quali quantunque a colui tutte paian verissime . e nella . che vive . in contrario son di quegli che niuno ne dono si se veggono non poiché nel premostrato pericolo caduti De' quali nò l' uno né 1' altro commendo^ . . di noi già di aver conosciuto} e che sopra nella novella di non Filomena .2o4 sioiie è di GIORNATA QUARTA ciascuno . vede con- fortino niuno se ne vuol credere . Che non sien tutti veri . . . assai volte essi tutti può ciascun sien falsi . perciocché né sempre son veri né ogni volta essi falsi . E . uomo chia- mato messer Negro da Ponte Carraro altri figliuoli il quale tra più . secondo che per quegli o temono o speci'C- rano . che dorme (i). come davanti dissi intendo di dimostrarlo Per che giudico che nel virtuosamente vivere e operare di niuno contrario sogno a ciò lo lasciare i si dee temere né per quel. vicino . namorò uomo (i) di bassa condizione ma di laude voli Le vede Irovo in alcuni. e non dormct cliB molto più mi piace. dormendo dichi e desto lui alcune vere. sonno . } e cosi nel contraalla novella . una figliuola avea nominata Andreuola . che avea nome . qual cosa molti a ciascun sogno tanta fede pre- stano quanta presterieno a quelle cose li le quali s' veg- ghiando vedessero} e per lor sogni stessi attristano e s'allegrano.

volendo poi Gabriotto s* la seguen- te notte venir la sera quanto potò . quivi dopo (i) Soipeecia$$e è dclto «Ila iiiagnu li. NOVELLA VI. che Gabriotto non solamente seppe sé esser dnlln Amlreuola amato. potesse tpicstolor dilettevole separare . sue braccia: e . nondimeno l'entrò del sogno paura . e per quello destò. con lui a piò d' ima bellissima fontana e chiara starsi se n' che nel giardino era. veggendo che non come veduto sognato avea. acciocchò egli d'altro non sospecciassc (i). se non morte. E . e mal grado di lei con maravigliosa forza gliele strappasse di braccio e con esso ricoverasse sotterra. e lui con grandissimo piacer di ciascuno tener nelle . . e coll'opera e coUo aiuto della fante della casa operò tanto la giovane. la seguente notte nel suo giardino ricevette . avvenne che alla giovane una notte dormendo parve in sogno vedere so essere nel suo giardino con Gabriotto. E per questo da lei . ingegnò di fare che non vi venisse ma il pure il suo voler vedendo. e desta. co> cosi era me che lieta fosse . veder del corj>o di bile . lui uscire una cosa oscura e la forma della quale essa non poteva conoscere e parevale che questa cosa prendesse Gabriotto. amor . mentre che cosi dimoravan le pareva terri. : e avendo molte la rose bianche e vermiglie colte perciocché stagione era . . loipeiluts* Mait. a andò . e della persona bello e piacevole. ancora in un bel giardino del padre di più e più volte a diletto dell' una par- te e dell' altra fu menato E acciocché ninna cagione mai. nLirito e moglie segretamente divennero e cosi furtivamente gli lor congiugnimenti continuando.. lei ma . nò tesse riveder mai più podolore e nò l' uno nò l' altro : di si che assai inestimabile sentiva. ao5 costumi pieno.

per non da il ben inteso questo luogo. pare il che voles- sero in certa guisa stovi (*) rammemorare con esso al lettole qnarlo caso po- prima Io trovo la spiegazione del Sig. cagione per che il la venula il gli evea il di dinanzi vietata L' Andreuola narrandogli sogno. cagione perche In venuta gli il avea il dì dinanzi La giola vane raccontandogli eziandio usa sogno da lei la notte davanti veduto. ove relazione si parrà anche più forzata di questa. la richiesta cagione gli dice. La alla non è qui copulativa. e fisso la af- v'è T^CT pleonasmo . UsoUa in questo senso molte volle altri Boccaccio. Nel l' Commento 80])ra Dante Voi. e l'usarono medesimamente autori del autori. essa è posta il maniera de' latini per anche. In questa la risposta guisa a me pare che ^Zj'eZff sia più alla domanda corrispondente: e quel dubbioso . SareLhevi bastato gli. di riferire il Boccaccio in altri luoghi periodo discorso a ciò ch'egli ha dello nel la witecedenle. a delta del Rolli. per quello che comprender . 197. Rolli. Gliele. la Colombo molto altra. gii meriti d'esser testi. plausibile. ao6 grande e assai GIORNATA QUARTA lunga festa insieme avuta. e massime il Boccaccio. gli conto anche la suspezioparticola e ne presa da quello. che gli buon secolo. P. Gabriotto nel periodo antecedente dola manda all' Andreuola qual fosse . lei la notte Il senso è: la giovane raccontandogli sogno da davanti veduto . essa tuttavia varia tanto da quella di tulli altri che ]wn essersi Tede avervi alcuno messa arl)ilrariaraente lui la mano. la Tera. in questo luogo è per gliela. Usarono alcuna il volta gli il autori così fallo pleonasmo sola . se io non cbe essendomene passata per preferirla alla sua. raio pensiero. ^ Per quanto 6Ì la lezione aldina. e Il suspezione presa di quello. e di profonda ju e massimamente in poesia fu si espertissimo. mente un' comecché non ardisca pur la dirò. Ne recherò un esempio. La dimora sua fu. gliele contò. del- Opere stampale a Napoli parlando del Poeta Orazio dice così: : uomo possa ff altissima scienza. La giovane raccontandogli (i) (i) Aldo stampò raccontagli \nxccc<\\ raccontandogli. nd iperavano indeclina1' hilmente. Gabriotto la domandò qual fosse vietata. e tolse ti' affatto gliele conto: tale \aiia lezione merita esser la vera. Gabriotto la domandò qual fosse la cagione perchè la -venuta gli aveail di dinanzi vietata. porrò il i due periodi mulaodo solamente ad una virgola la posto.. conto altro non significa cbe la cagione gli disse giore chiarezza il Per esporre con magdi seguito. e sospello preso di quello.. 5. allorachè stando tra le quarto caso e suo verbo alcuna clau- siccome stanno qui parole presa da quello.

* il NOWXLA VI. Gabriolto udendo questo se no rise . Di ni<1o. e in quella nn» beila dar cacciando e aver presa . tvft* «h i«io<{ . e disse. cioè seguitasse. negra mollo ilitM . . mi pareva messo un collar d' oro. darjede. E nondimeno iliaaa tempre ntg^iuiaui e lu^rturmo. riposandosi questa cail una volta e tenendomi . ili e forse non mai legge nel Bocc. che grande sciocclicMa era yiorre nei sogni alcuna fede . in Andar dietro qui t«1 credere. non tanto per lo tuo. Tuttavia a nio pare- cara che.-\ ma nerissimo non mai. i. di che parte una veltro nera (5) come reel- carbone renza . affannata e spaventevole molto nella appa- e verso me se ne venisse. e . il pi» t Bontà. che a . perciocchò per soperchio di cibo o per mancamento di quello avvenieno. : se io fossi vo- luto andar dietro (i) io non ci sarci venuto . (a) Nero quuM sempre. prrrh^ poesia è mptitionatn nelP «niemirnte prrioilo.aAMt«t^ ' . 907 e la susprxione sogno dn lol la noUe dnvanti veduto. a' appresso disse sogni . quella con una catena d' oro tener colle presso questo vriuola se . me pareva essere in una bella e dilettcvol selva . altresì que- sta notte passata ne il qual fu . capo in seno. (1) FUCCBI. uscis- non so . . dove venuto meritò la grazia iT Ottaviano i>irc rlie a qurllr parolf Cesare. e pareami che ella fosse più che si neve e in brieve spazio divenisse mia dimestica che punto da va averla le sì me non si partiva . Alla quale ninna per che egli sistenza mi parca fare: mi pareva che nelle uie. acciocché da nella gola aver me non si partisse. ed esser tutti vani si vedeano ogni giorno. mani E ap- mi pareva che . una cavriuola tanto altra se e tanto piacevole quanto alcuna ne vedesse la giammai bianca . A me nelle sue si ilchlta «ollinlcntlrrc poesie. quanto per uno che io feci . presa di quello gliele coniò. Mpn qiKtU li novrlla ha andiisse dietro.

un gran sospiro ma mia aiutami to . P abbracciò che l' e disse oimè ani. . e basciandolo alcuna volta si e lui abbracciata e basciata . Ella pianse assai. . sollazzasse. Gabriotto . che il mio sonno si ruppe il e desto colla mano subitamente corsi a cercarmi lato se nien- te v'avessi j stesso re. o ti senti tu ? Gabriotto non rispose tutto . E in tal maniera dimorando . né perciò cosa del mondo più né meno me . con da lui abbracciandolo. giovane . gitta. Ma che vuol questo perciò diDe' così fatti e de' più spaventevoli assai n' ho già veduti. . ciascuna sei dee poter pensare.2o8 la GIORNATA QUARTA in seno nel sinistro lato. . e lui caduto ritirandosi in grem: bo (i) che quasi piangendo disse o signor mio dolce . . ma per non esser cagione d' alcuno sconforto a Gabriotto. ri- cadde in terra sopra erba del pratello Il che veg- gendo la . e pensiam di buon tempo La giovane per lo suo sogno assai spaventata udendo questo divenne troppo più . e quello il mi mettesse il muso ella tanto rodesse. mi feci beffe di me che cercato v'avea. E come che . Di che . ma ansando forte e sudando della presente vita. più che usato spesse volte il e talvolta per lo giardiu riguar- dava se alcuna cosa nera vedesse venir d' alcuna parte . ma mal non trovandomi. poco di sopra lia dello in seno. quale pai-eva che tiva mi strappasse per portarsel via. n'è intervenuto darci '. e perciò lasciagli andare . io sen- si fatto dolore. quanto più potè la sua paura nascose. che più che il amava. io muoio : e così detto . . dopo non guari spazio passò Quanto questo fosse grave e noiosé 1' so alla giovane . cha al cuor perveniva. suspicando l' e non sappiendo che riguardava nel volto . e assai volte in (i) /« grembo. .

perdere- perciocché tu la u' andresti in inferno . che ninna persona saprh giammai. il |iarola non diremo non il non mangiare. se tu 1' hai qui peril duto. fosse sep. ma la si abboDda per uso ddlalingnat non so che mi pensare. uccidendoti. non sa che gn* altro. piena d' angoscia andò sua fante a chiamare era . non dir (a) di volerti uccidere perciocché . ma poiché pur accoi'se lui del tut- to esser mortOi avendolo [>er ogni parie del corpo cer- cato . À cui la fante disse: figliuola mia. Degno eli coruideraxione è il edere conte la la lingua no- stra ncir iiii|>(. non sappiendo che far né die dirsi . e di qui l'abbiamo tolto . E poiché miseramente il : insieme alquanto ebber pianto sopra Gabriotto . non che non fa latino se non col noli. per- (a) Dirsi. morto viso di poiché Iddio vi- disse la giovane alla fante . e «{uando la è la non no usa un iserivere. a- se forse per alcun peccalo commesso n' ha il Del seppellirlo é il modo presto qui in que- sto giardino. scrivi. tolto costui io io non intendo dì più stare in . pellito. qui noa è pauÌTO. (i) . e in ciascuna trovandol freddo . ma molto meglio uima sua bisogno . cosi lagrimosa la come era e . NOVELLA vano il VI. s' ao9 chiamò .. (l) si dirct o che dirsi e ani «T »- Non dir. cunttif mangia. e che il corpo del quale la graziosa anima s' é partita. m* ha ta . altro. la quale di ria e il ([ucsto amor consapevole le e la sua mise- suo dolore dimostrò.ralÌTu xisn u esortativo ({uando non è col «crbo vi paiola nom un mollo. . ma prima che ad uccider mi venga vorre' io il che noi prendessimo modo convenevole a servare mio onore e il segreto amor tra noi stato. mondo . ìk dove io son certa che sua anima non é andata perciocché buon giovane^fu . é da confortarti l' e iK'Msaie d'aiutare con orazioni o con altro bene . anche nell'altro sti . noi. con cantare.

mettiamlo qui fuori del giardino e lasciamlo stare: egli sarà domattina trovato e portatone a casa sua e fatto seppellire da' suoi parenti. simo. .. e fattagli una ghirlanda di rose e tutto (i ) delle rose che colte avevano empiutolo disse alla fante: di qui alla porta della sua casa via. ciocché niua sa eh' egli mai e se cosi non vuogli. in terra distesala te- su il corpo di Gabriotto vi posero. quancontinuamente pia- tunque piena fosse d'amaritudine e i gnesse. la stampa del 27. e lagri- me sopra viso gli si per lungo spazio pianse. e venuta quella. e perciò tu ha poca come acconcio l'abbiamo quivi il porteremo e dinanzi ad essa il porremmo Egli non andrà guari di tempo che giorno fia. quello anello mede. . e sarà ricolto j e come che questo a* suoi ninna consolazion sia pure a me nelle cui braccia egli è morto. in lasciato. giorno se ne veniva dirizzatasi . sarà un piaed io cosi . quanto l' io potrò egli quelle de' suoi parenti lo e già per animo mi va quel- che noi abbiamo in ciò a fare di . perciocché . rispose alla seconda dicenmarito che io sofferi do: già Dio non voglia che così caro giovane e cotanto me amato e mio sia seppellito che a guisa d'uu cane o nella strada in terra e. La giovane. Egli avrà ha avute le mie lagrime . E prestamente por una pezza forziere la . occhi e la bocca . la quale aveva in un suo la mando. E cosi detto. . . drappo di seta. e postagli . da il capo con abbondantissime gittò. . il La qual molto dalla sua fante solllcitata. cere. sta gli sopra uno origliere e con molte lagrime chiusigli . pure ascoltava consigli della sua fantej e alla prima da pai'te non accordatasi. a I o GIORNATA QUARTA ci venisse . . col quale da Gabriotto era stata sposata del di- (») t E tutto dattorno delle rose ec.

per caso avvenne . il mise ucl ditu di . SII . L'Audreuola più di morte chi di . senza essere da alcun tocca briotto con tutto il corpo di Gapodesth sen. colla fante insieme preso il drappo sopra il quale . il chenoa ai mi dispiace: pure per vena inlendeadula ucdeiei che molto più fucc-aK cui aculimeiilo «Iella coa- . E cosi andando.NOVELLAVI. al ma . vita disidei^osa. ti Uot» in questo lilir». furon trovate e prese col morto corpo. che dalla famìglia del podestà clie per caso andava a quella ora per alcuno accidente . il corpo gia- ceva. e so che il volermi fuggire niente monterebbe (i): io son presta di venir con voi davanti alla signoria e che ciò contarle. se la tua anima ora mie lagrime vede o ntua conoscimento o sentimento doquella rimane di colei a' corpi. da me non vuole . levò . la qual tu vivendo co- E questo detto . ma ninno se di voi sia ardito di toccarmi se io ri- obbediente vi sono . e s' lei nella camera avendo : di ciò che intervenuto era informò e fatto da certi medici riil guardare se con veleno o altrimenti fosse stato buoalaf- no uomo ucciso > tutti affermarono del nò. n'andò in palagio. con quello del giardino uscirono di lui si e verso la casa dirizzato . La qual cosa si il tendo . conosciuta la famiglia della signoria francamente disse: io conosco chi siete voi . po la partita di benigna- mente r ultimo dono tanto amasti . si (a) postema Jirono alcuni che qui com> inlrnil*. ricevi . lui con piatito di« le ceudo : caro mio signore . che che cuna posta (a) vicina Monture Posta cuore gli s' era rotta (i) per giov-ire mo'liuiine »olUs . coti per importare |irr rilevare e salvare. nò da questo corpo alcuna cosa muovere. tramortila addosso gli ricadde} e dopo alquanto risentita e levatasi . Per che. essere accusato. to suo trattosi . sia di rac.

. In questo tempo 1' che costoro cosi parlavano. Ma di chiaro. lui con villane parole e venuto il altiere ri- buttando indietro. . (i) Nocente. do prima cosa l' giovane e la sua costanzia per approvar quella. ostante che marito avesse avuto di volentieri per sua . . è molto elegante. e sentendo costei in piccola cosa esser nocente (i). io non credo eh' e' bisogni che io la istoria del vi racconti. e queste cose essendo a messer Negro contate. la libererebbe Ma non valendo quelle parole la forza. difese . e . Andreuola venne in cospetto del padre : e piangendo gli si gittò innanzi e disse padre mio . dove a grado a lui che suo padre era e a non . vi d' ogni cosa dal podestà informato dolendosi do. ma ora t! dice reo Mart. bassa condizione donna la spose- rebbe. Il qual ciò udendo . dove ella a' suoi piaceri acconsentir si volesse . . lodan. umilmente T Gli Accacleraici della Crusca nel loro vocabolario citano il alla voce posta là (love presente passo ilei Boccaccio pigliano questa voce nel Benso di postema. dolente a te mor- con molti de' suoi amici a palagio n'andòj e qui. vender non le poteva e disse . quanto più posso . s'ingegnò di strar di donarle quello clie mo. . oltre l' ad ogni convenevolezza volle usar rilmente Ma Anvi- dreuola da sdegno accesa e divenuta fortissima si . . che egli da la lei accusato fosse . venne a dire ciò che fatto avea: per la qual . mio ardire e della mia sciagura che son certa che udita l'a- vete e sapetela j e perciò . sommo amor avea posto lei fosse . 11a fegato l' GIORNATA QUARTA avea . vedendola di tanta buona fermezza . mandò cbe l' la figliuola gli fosse renduta Il podestà volendosi prima accusare egli della forza che fare avea voluta . il contrarlo d'innacenle. .

poiché cosi ò egli . e cosi piagnendo cadde . e piangendo levò la figliuola teneramente in piò.3. perdono vi 31 cioè d' nvcre . queste parole udendo. seguitando podestà quello che alla fi- addomandato avea. e più ancora vedendotel prima aver pei> . quale a l' te setal condo parer mio ti si convenia : e . fallo mio . questo doveva anche a me ma io 1' averlo occultato. dunne e uomiui posto nel n' erano . piacea. il Quin- dopo alquanti DECÀM. che . . doinnndu del . da assai uomini. ragionandolo messer Negro l4 . sen. si ma {iul)blicamente qua- da tutte le donne della cituH e . apparecchiasse- ro a Gabriotto grandi e onorevoli Eranvi in questo mezzo concorsi quanti nella della corte il i parenti e le parenti del giovane. il drappo della Andreuola e con tutte le sue rose quivi non solamente da lei e dalle parenti di lui fu piamo. cominciò a piagnere. . Per che mezzo . nimica. piedi Messer be- Negro che . comandò loro che le esequie . U. ma di signore tratto della cor» cittadini pubblica sopra gli omeri de' più nobili con grandissimo onore fu jwrlato di alla se|>ollura. e disse: iìgliuola pii!i mia. di . quello che io ri gli jMir contentarti . antico era oramai e uomo di natura nigno e amorevole. tal io avrei avuto molto caro che tu avessi avuto il marito . pur . corpo sopra . saputa avevano la novt^ìla cittì» e quasi . T. della tua |K>ca fidanza mi fa dolere. e non a guisa te di plebeio . duto che l'abbia saputo Ma . za vostra saputa chi più mi piaccjuc marito preso la vita E questo dono uon vi domando perdio morire vostra gli mi sia perdonata . come s' a mio genero e a' suoi pa- facxiaglisi alla morte E volto a' figliuoli renti . se tu avevi preso (piale egli piacere. vivendo si volentie- avrei fatto cioè onore . ma |)er ligliuola e a' non vostra . NOVELLAVI.

4 . che similmente per un accidente uiorirono. la istantaneamente chi con una o più foglie essa fregassesi i denti Contro il sentimento di tutta la medica facoltà. volendole in assai compiacere padre. Marf. che. gliuola ciò niuna cosa ne volle udire il j ma . riguar. gli oc- chi e col volto: molto diverso da quante altre volte è trovato fin qui. . in un monistero famoso . questa sua verità quale l'as- corroborando col testimonio di questa Nov. rare . che tale allivilà non ha saputa trovare nell' alito dei rospi da rendere istantaneamente mortifero si il colla sola fregagione d'alcuna delle sue foglie una pianta. la quale 'Volendo mostrare al giudice come morisse Pasquino sfregatasi una di quelle foglie a" denti similmente si muore ( ). di del Boccaccio. che non mai per altro sia posto che ^ti fingere . serì per vera. e con quello d'altro caso simile seguito in Tolosa tale due mercanti. . li che essa a coloro che detto aveano dicendo (1) Quello che reiule mirabile questo strano e repentino caso della si morte dei due amanti è una botta o rospo tanto mortifero. 2 1 GIORNATA QUARTA . nuove e mirabili. trovò un medico tedesco chiamato Giovanni Skenk di Graffenberg. dando Emilia fosse sembianti le fé (2) che a .dimostrar con si Fé sembianti qui è posto ^tt far segno. . to : i JL anfilo era della sua novella diliberato. (2) med. quando grado il Re nulla compassion mostrando all'Andreuola. di santità essa e la sua fante monache si renderono e onestamente poi in quello pe]^ molto tempo vissero NOVELLA VIL Lia Simona ama Pasquino : sono insieme in un or: Pasquino si frega a' denti una foglia di salvia f e muorsi e presa la Simona . Os- serv. VII. lib. Blanpotesse rendere capace d'uccidere di do sotto una pianta di salvia.

siamo . . in gran parte apparirà nella citth mia novella rientrare . con la qunl mi piace nella nostra della quale questo di diverse cose diversa. nel li) (ti) t ÀUrti. che come po. juenie ])arlaiido per diverse parli del mondo avvol- gendoci . ancora che non in tutto . e similmente presa . non fu perciò e con di po- vero animo nella sua che . sua condi- la (]ualc ebbeno> e sì me Simona: e quantunque il convenisse colle proprie . tentissimo signore dn' più ricchi fa temere Il che . cotanto allontanati ci . dreuola ucl di cui dir ginixlino perdio l' amante . . La quale senza alcuna dimora fare incuminciò* Gare compagne. esso . e così colei debbo. altra volta tra noi ò stato detto. Fu adunque zione . in Firenze la una giovane assai bella e leggiadra secondo e di povero padre figliuola le . . quantunque amor voabiti. la novella detta da Panfilu mi tira a doverne dire una in ninna cosa altro (i) alla sua simile se non che. la «Itrap» t I) Manne'li notò di-l margine che qui la p»nl»/w è miMiflua. lentieri le case de* nobili riiluta si l' uomini perciò non imperio di quelle de' poveri anzi in quelle alcuna volta le sue forze dimostra si . ella il non ardisse a ricevere gli atti amore paro* mente d' quale con le le piacevoli un gio\ inetto di non maggior peso di voler- di lei. e neMa stunips 17 ne fu omeaM. . . . . buona pezza mostrato aveva del 37. come 1' An> continuasse . come l'An- dreuola fu (a) non con si forza nò con virtò . con morte inopinata dilibcrò dalla corte ma E come . non ò gran tempo .NOVFXLA 8Ì VII. . che dando andaNu per un suo maestro lanaiuo- lo lana a filare. braccia pan che mangiar volea guadagnare . fi- lando laua sua vita reggesse . àiS .

6 . quasi dovesse compiere tutta la tela . 2 1 GIORNATA QUARTA . . E cosi questo lor piacere conti- nuando alla un giorno in uno . che V amava . e non altra. men disse sospetto potessero La Simona alla .. suo maestro e quasi altra. e sempre più nel disse continuare accendendosi avvenne che Pasquino Simona che la voleva del tutto egli voleva che ella trovasse là modo nar di poter venire . di colui ricordandosi . il cui nome era Pasquino forte disiderando . che a filar gliele ave- va data Quegli dall' altra parte molto sollicito dive. ad ogni passo di lana filata die avvolgeva mille sospiri più cocenti che fuo- co gittava. non che un dall' altro aspettasse d' essere invisi tato a ciò. l' un più mol- d' ardir to della prendendo che aver non solca e l' altra paura e della vergogna cacciando che d'avere . nuto che ben si filasse la lana del .npagna pcrinilo l'ordine naturai. vi entrare Ricevutolo adunque in sé col piacevole aspetto del giovane . più spesso che sollicitando . che nica le piaceva j e d ato a vedere al padre una dome- dopo mangiare che andar voleva . quella sola che la Simona filava tutta la tela dovesse non alcuna compiere 1' . era usata insieme all' 1' a' piaceri comuni si congiunsono aggradirono Li quali tanto una parte e all' altra che . parole è: DaìV ahra si parie divenuto quegli mollo sollicito che la lana del suo maestro filasse bene. avvenne che . perdonanza chiamata la a san Gallo con una sua co. .ilelle (i) t In questo . anzi a dovervi essere all' faceva incontro l'uno altro invitando d' . eru sollicitata più spesso che V altra . Per che un e all'al- giovando d' esser sollicitata. e non attentando di far più avanti al fuso filando . quella sola che filava la Simona. . altro . l' altra era sollicitata (i) tra . ad un giardino dove egli me- acciocché quivi più ad agio e con essere insieme .

VII. un grandissimo e molto a- e bel cesto (i) di salvia: a piò della quale postisi a sedere . Pasquino al gran cesto della salvia rivolto essa s' di quella colse i una foglia. Dove lui insieme con un suo compagno. vò: e quivi fatto la ma era chiamato lo Stramba. clie Puccino avca nome. e gran pezza sollazzatisi insieme d' . diceva egli s' Nò guari di spazio perseguì ragionando che incominciò tutto nel viso a cambiare. si morì Le cose la gridare e a chiamar lo li Simona veggendo cominciò a piagnere e a Stramba e la Lagina Li qua. in quello orto ad animo con gie . e veggendo Pasquino non so- lamente morto re ma gih tutto enfiato e pieno d' oscu- macchie per lo viso e per lo corpo divenuto : . fu da (i) seiisce Cesio non tolamenlf per cesta o paniere. subiI tamente gridò tu l' lo Stramba : ali il . . dopo gli . trotra lo imo amorazzo nuovo Stramba e In Stramba e giar* Lagina^ si essi a far de' lor piaceri in una parte del din raccolsero. rijiosato intcndevan di fare . e lo . ritornò in su ragionamento della merenda . . che egli . Lagina lasciarono in . e appresistette so il cambiamento non . malvagia femmina hai avvelenato e fatto romor grande . a 17 al giardino slatulc da PnMjuino insegnato se nndò .NOVELLA Lngina n' . ùccomeaiUiiicnlcwil R. prestamente Ih corsi . e incominciò a stropicciare la salvia denti ù le gengli dicendo che molto bene nettava d'o- gni cosa che sopr'essi rimasa fosse to. ma ancota [icr pianta di frutice e tt erba: . della qual prima . veudo ragionato una merenda che . un' altra Era in quella parte del giardino dove Pa- squino e la Simona andati se n' erano. l'aver mangia- E '1 poiché così alquanto fregati ebbe. guari . perde quali la vista e la parola e in bricve egli .

Questo t Prontare mho d' è ilo in disuso. senza dare indugio alla cosa . si mise ad esaminarla del fatto : e non potendo comprenes- dere costei in questa cosa avere operata malizia né ser colpevole. Per . stato era . una di quelle foglie di salvia gatasi a' denti. Costei al cesto della salvia accostatasi e ogni precedente istoin- ria avendo raccontata. ed lei egli appresso andatovi. come lo Stramella . volle. fu reputato da la tutti che così fosse . GIORNATA QUARTA che vicini al giardino abitavano . percioc- ché per le parole di noi comprendeva assai bene. il lei presente. (2) Dare da intendere in più luoghi di il sopra s' è veduto per fur . e cosi pure prontiludine e prontezza nel senso im[)orlunilà nel sollecllare. credere ilfaUo o finto i qui saì/ar capace ed informalo del vero . Le quali cose mentre che per lo Slram- (1) Prontando insistendo. domandò come . Li quali corsi al fiato . un giudice. e l'Atticciato e'I Malagevole compagni di Pasquino che sopravvenuti erano.ai8 molti . per pienamente dargli ad il tendere (2) caso sopravvenuto . romore lo e trovando costui morto ed enla Si- e udendo "Stramba dolersi e accusare 1' m^ona che con inganno avvelenato avesse il j ed ella . non sappiendosi scu- sare. ba diceva . vedere il morto corpo e luogo e'I modo da lei raccontatogli lei . per lo dolore del subito accidente che tolto avesse . suo amante quasi di sé uscita . è propriamente sollecitare con importunità. qual cosa presala piagnendo sempre forte al palagio del podestà ne fu menata lo Quivi prontando (i) Stramba . sentito . Fattala adunque senza alcuno tumulto colà menare dove ancora il corpo di Pasquino giaceva gonfiato come una tosi del botte. maraviglia- morto. cosi fece come Pafre- squino aveva fatto.

sì come frivole e vane. lungamente soprastetdiss(>: te.' pe«a che dire in «Ufcta della lua iooocenaa. dirsi. quanto è al nostro gindicio. scardassierl o più vili uomini. e con più instan/. e a seguitar lei anima amata del suo Pas(piino nonsappiendo che i II giudice quasi tutto stupefatto dello accidente insieme con (pianti ve n'e- rano . e voi v* amate felice come della di (pia faceste I ma nolto più P anima Simona innanzi tratto. non senza gran maraviglia di (pianti eran presenti (piali in .NOVELLA VH. . alle un medesimo dì addivenne ! fervente . Ma acciocché ella alcuno altro of^ (i) Ristretta stava ^ ave* il cuore ri*trelto per lo timore. ninna il altra cosa per lor domanmalva* dandosi se non che fuo<:o fosse di cosi fatta \ gith punitore. Mari. più onesta via trovanal dole con pari sorte di morte suo amante a l' sviluptanto da parsi dalla loro infamia. . in presenza la giudice erano schernite. ama . che yivi dietro a lei rimasi siamo la . O felici il anime . amore se e la mortai vita terminare e più I felici se insieme ad im medesimo luogo n' andaste ncll' altra vita s' e felicissime. . poi in miglior senno rinvenuto vcionosa. mostra che salvia questa salvia sia il che della non suole avvenire. la cui innocenzia non pati fortuna che sotto la testimonianza cadesse dello forse Stramba e dell'Atticciato e del Malagevole. e per l'aversi la salvia fregata a' denti in tpiel medesimo accidente cadde che prima caduto era Pas<piino. ha e per (li aig amici e compagni tiri lo Atticciato e per (^li altri Pn8«{iiiiio. e non n. la catti ella riu? dal dolore del perduto amante e della paura della dimandata pena dallo Stramba ristretta stava (i). .ia sua malvagith accusata .

quando . aao dici GIORNATA QUARTA . . valorose Donne sono . il gran cesto in ter- che cagione della morte de' due miseri amanti apparve Era sotto il cesto di quella salvia . e portato in vestra allato . . una botta Al- di maravigliosa grandezza dal cui venenifero fiato . e muorle una chiesa y muore la Sal- a lui J^veva ~cuni al la Novella d' Emilia il fine suo . Girolamo ama la Salvestra : va costretto da' prieghi della madre a Parigi: torna ^ e tj^uoi'ala maritata : entrale di nascoso in casa allato . . quivi insie- m^e con la salvia arsero e fu finito processo di mescattivello . li quali j . più che altre genti si credon sapere e sanno a' meno e per questo non solamente consigli degli uomini . modo taglisi inflno alle raLa qual cosa colui che del . non prima abbattuto ebbe la . la sua Simona cosi enfiati come erano dallo Stramba e dallo Atticciato e da Guccio Imbratta e dal Malagevole furono nella chiesa di san Paolo polani seppelliti .. giardino era guardiano in presenzia del giudice fac- ceudo ra . fender non possa in simil e mettasi nel fuoco . ser lo giudice sopra la 11 morte di Pasquino quale insieme con . per comandamento del Re Neifìle cosi comincio Al- mio 1' giudicio . avvisarono quella salvia esser velenosa divenuta la qual botta non avendo alcuno ardire d' appressarsi fattale d' intorno una 1' stipa grandissima il . . della quale per avventura eran po- NOVELLA Vili.

aai ancora contra il la natura delle coae presumono : opporre senno loro della quale presunzione giU . non appartenela cosa va e che non era e ancora che il non sosteneva . cui nome fu Leonardo Sighicri il quale d' una sua donna un figliuolo ebbe. appresacconci . NOVELLA ma d' Vin. figliuola uu eth. . bene e lealmente sue cose guidarono. la cui natura è tale che si piì!i medesimo consumar via.. gli altri suoi vicini più . che con alcuno altro della . quanto non amava men che da lui amata fosse La madre del fanciullo di ciò (i) Utanta per amicitia «IUm ancor di «opra il Bocc. sarto si dimesticò si . passò di (|uesta vita la 1 tutori del fanciullo le insieme con madre Il di lui . può . mente . . . . per>'enne a cacciare ad al figliuolo . con una fanciulla del tempo suo . so la natività del quale i suoi fatti ordinata. av- vedimento tor vi m' è venuto nelP la di narrar- una novella d' una donna quale lei mentre che eU si la cercò d' esser più savia che a . E venendo più crescendo r ro V usanza (i) converti in amore . . in che studiava mostrare senno suo . E percioccbiN tra altre naturali che meno riceve consiglio o operazione . ò amore . contrada d' . secondo che gli raccontano un grandissimo mercatante e . che per animo . se non tanto lui. credendo dello innamorato cuore trarre amore il quale forse \' ave- vano messo le stelle . fanciullo crescendo co' fanciulli de. chiamato Girolamo. grandissimi mali sono avvenuti e alcun bene non se 1' ne vide giammai cose quella in cunlrnrio tosto per su . tanto e sì fie- che Girolamo non sentiva ben costei vedeva: e certo ella . una ora an- amore e 1' anima del corpo Fu adunque tichi il nella nostra citUi . ricco.

senza che alcuno lieta sappia per moglie e io non sarò mai poscia . figliuola d' un sarto . è sì innamorato . Ex iliymbra nemo del queat conficere lanceam. tu se' oggimai grandicello egli ben fatto che tu incominci tu medesimo a vedere : de' fatti tuoi per che noi ci contenteremo molto che tu andassi a te della stare a Parigi alquanto. Salvestra . e Galiriello Sinieoni rivoltando quello Boccaccio. sero che la donna parlava bene . male e nel gasti- gò . GIORNATA QUARTA molte volte né gli disse . d' una la . mollo spesso disse Bocc. e che essi ciò farebil bero al lor potere fondaco . per quello che il oggi comunemente diciamo oltreché. dove gran partraffica : tua ricchezza vedrai come si senza che (a) tu diventerai molto migliore e più costumato (i) Fare di un pruno un melarancio il' . disse loro: questo nostro il quale appena ancora non ha quattordi- anni .aal avvedutasi . . nelle sue Satire disse: D'un melarancio Jarà spesso un pruno. e fattosi l' chiamare fancmllo nel gì' incominciò uno a dire assai amorevol. fondaco 5 perciocché dilungandosi da veder ella gli uscirà dell' animo . o egli : oi consumerà per perciò veste lei sé ad altrui . credeva per la ne dolse j e come colei gran ricchezza del figliuolo . mente è : fi gliuol mio . fare del pruno un melarancio (i) fanciullo ci . E appresso co' tutori di lui se non potendosene Giche si rolamo rimanere. . la vedrà maritare il e mi parrebbe che per in alcuna parte fuggir questo. non leviamo per avventura egli il j prenderà un giorno . Questo pioverl)io pare ia certa maniera preso da quello Ateneo Lib. voi do- mandare lontano di qui ne' ser- vigi del costei . V. (2) Senza che. e potremgli poscia I tutori dis- dare alcuna giovane ben nata per moglie. nostro vicino noi dinanzi si che ha gliele nome . che se la .

aveva si ma . l' opera stava in ahra guisa . e tanto gli seppe dire . trovò la sua Salvestra maritata ad un buon giod' oggi in . s' ingegnò di darsene pace a casa e spinto Ik ella stesse secondo V usanza de' giovani innalei . V inco- minciò a lusingare e a pregare dolcemente che vesse piacere di far quello che volevano i gli do- suoi tiitori: di dovervi . utati piovcfi* bialmente. Ella non ricordava di lui se se non come se mai non Io avesse si veduto. inna- domane ne verrai (i) vi fu due anni tenuto Donde più innamorato che mai tornatosene. di che egli fu oltre mi- Ma . poi ne pò* . morati incominciò a passare davanti a credendo che ella lei non avesse . vegg^ndo gentili gnori e <jue' baroni e cpii.* uomini . aa3 quc'sivi so- da bene ]h*. che cfui non faresU. lania j e poi con dolci parole raumiliandolo . . e pure alcuna cosa se ne ricordava. qui venire . R«lli. mo- li] J^oggi in domane ne verrai: tal parte di petioJo. come un altro potersi slare a Firen. e de' lor costumi apprendendo. le trabacche . La qual fieramente ciò adirata non del non volere egli andare a Parima del suo innamoramento gli disse una gran vil. madre il dissero .è da oaMttani più che da imitatai. ancora con più altra parole risposta riprovarono alla ma nou potendo trame di gi . che te no trai assai. se non come egli . . lui dimenticato . . vane che faceva sura dolente . I valenti il uomini udendo questo .NOVELLA e pii^i vili. pur veggendo che : altro esser non dove poteva . Il garzone ascollò diligentemente j e in brieve rispose niente volerne fare perciocché egli credeva così bene ze . che egli acconsentì j andare a stare uno anno e non più e così fu fatto Andato adunque Girolamo a Parigi fieramente morato .

costei tremante disse è passato quel si disdisse 1' deh per Dio Gii'olamo. di clie in assai piccolo spazio di tempo giovane . di si teli di trabacche che . ma niente parendo. Il : giovane udendo queste parole (i) sentì noioso dolore e ricordaNel fi Coricarsi e corcarsi usa si il Boccaccio per porsi a giacere . vattene. maritata. tornati costoro e lei andatise. e nella camera erano . o anima mia . d' attendere ad altro uomo che al mio marito: per che j io ti priego per solo Iddio che tu te ne vada ti sentisse . adoperare si dispose . dormi tu ancora . in bene e in tranquillità con . elio se mio marito ne seguisse pognamo che altro male non si ne seguirebbe che mai in pace né in riposo con lui viver potreij dove ora amata da lui. sopra il petto ? pianamente disse . entrò . se morir ne dovesse di parlarle esso stesso E da alcuno vicino informatosi . nondimeno ogni cosa faceva che po- teva per rientrarle nello gli animo j . come erano la ella casa di lei stesse una sera che a vegghiare . . come tu ve- di . s' accorse . e '1 marito andati con lor vicini v' nascolei die- samente dentro tro a se . per la qual cosa più non sta bene a me . il giovane prestamente disse per Dio non gridare che tutta sono il tuo Girolamo : . lui mi dimoro . ne al letto sentì il marito di addormentato la Salvestra e là se n' andò dove veduto aveva che s' cori- cata (i) era . tesi v' nasco- e tanto aspettò che . Il che udendo .. egli tempo che alla nostra fanciullezza . . aa4 strava il il GIORNATA QUARTA contrario. non essere innamorati Io sono . La giovane io che non dormiva : volle gridare ma . . e non senza suo grandis- simo dolore Ma . ed in molli più coleo . Peliarca Uova in alcuni lesti scritto si corcò. e postale la sua : mano .

NOVELLA Vm. dopo più che oltre ritoccarlo cognobbe che egli era morto di modo dolente. (a} Del |)cnsicro e co«a di molla maraviglia da raccontar tra legioTani lo : ma rome ai accompagni col verisimile. . come un poco se n'andrebbe. La Salvestra le condiil avendo un poco zioni dato da lui compassion di il con concedette . promesse gran. la toccherebbe. che più Maoti penetrano col tapetc. adunque giovane allato a pensiero il lei senza toccarla e raccolto in un lungo amor portatole e . Mari. non che col vero. to fare . tanto che alquanto riscaldar . senza alcun motsi chiuse le pugna . coloro conoscono. di che ella . come : ghiaccio freddo. E dopo .. ninna cosa ottenne la Per cbe disi- deroso di morire. la presente durez- za dì lei e la perduta speranza vivere. maravigliò forte egli e toccandolo con piii forza si e sentendo che non movea : . addorsi mentato Per che . ahptnnto spazio la giovane maravigliandosi della sua il contenenza . ultimamente rito di tanto si pregò che in meegli allato a lei si amore ella soficrisse che coricasse . diliberò di più non (^)o ristretti in s(> gli spiriti. acciocché il svegliasse il cominciò a icnLire . Iole il ^ aaS passato tempo e '1 suo amore mai per distanzia prieglii e non nirnomato (i). Coricossi . ma noa «i polrrb- Iw del «li menomare Hir uso in tutU li la taa ctten»i''<De come vrrho minorare o diminuire che conitponJono. lui essere . temendo non : marito . e toccandolo si tro- vò . e molli dissime mescolale . stette gran (i) Menomato^ <|urslo Te(bo hfllinìmo h qnnto p«r minorato. potesse vhò era agghiacciato aspettandola né le promettendole che e. allato a lei mori. si svegliasse te co? minciò a dire deh Girolamo chò non ne vai tu Ma non sentendosi rispondere. . direbbe alcuna cosa nò riscaldalo fosso di . lui . . pensò . stesa oltre la mano .

lil)ri. gli fece toccare si il morto giovane . pezza senza saper che Alla fine prese consiglio il di volere in altrui persona tentar quello che marito dicesse da farne : e destatolo .Veggasi quanto ne dice più diffusamente il negli Avvertimenti sopra (3) Decani. che consiglio ne prenderebbe Il buono uomo morto rispose che a lui parrebbe che colui che fosse si dovesse chetamente riportare a casa sua. non avendo trovala questa si lezione in alili la rigetta. e quivi lasciarlo. per- ciocché non cosi dirà canto per cantato né altro tale. •{ Nella ediz. 1. 226 GIORNATA QUARTA farsi . t. e veduto costui davanti all' uscio suo morto^ fu fatto il romor grande. e. i\c' egh /ormano un concetto la da per se spiccalo in tutto dal precedente) che stessa il innocenza marilo delegli slesso della Salvestra l'aiutava a rendere sì facilmente persuaso la verità della cosa. e non trova toglisi né piaga né percossa (i) (2) Piesenlemenle. non per regola.. e quivi il pose e lasclollo stare E venuto il madre j giorno . egli tutto smarrito colla levò su e acceso un lume . . mostro per mostrato: t tali ne ha la lingua nostra per vezzo. senza entrare moglie in altre novelle il morto corpo de' suoi alcuno indugio (aiu- panni medesimi rivestito. la qua- non gli pareva eh' avesse Allora . . e. tocco per toccato. 1. XI. per far alla vedere che quell'affisso non al marito. Di che . senza alcuna malavoglienza alla donna portarne le fallato disse : . del 27 è aiutandogli riferisce la sua innocenza A\ Salviati. mano . avvenuto era il disse essere ad un altro intervenuto e poi domandò. alla porta della casa di lui nel portò . sup- pone che Neifile interrompa qui luti' ad un tratto la sua narrazione. e mostri con così falle parole {le quali. 1. ma donna. mente (i) a lui . . la giovane e cosi convien fare a noi j e presagli la . e senza tandola (2) la sua innocenza) levatoselo in su le spalle. se a lei avvenisse. e spezialmente dalla e cerco (3) per tutto e riguardato . quello che presenzial. pochi altri Cerco per cercato.

essendo si suo proprio di met- assoluto. e quivi venne altre doloro. e melliti ira le donne. madre con molte donne parenti e vicine 1' e sopra lui cominf*iaroao dirotUimente secondo usan- za nostra a jiingnere e a dolersi.. Lombardia. . il buono uomo . MarU il (i) tersi Avverti risuscitatevi transiiivo. aa7 lai di per li medici generalmente fu creduto dolore esser morto così cor|)o portato in sa come era Fu adunijuc questo la una chiesa. Alla giovane . «he tardi ero diveniUa pietosa piacque sì come e an- a colei che morto (lisid<Tava di veder colui a cui vi. Vm . d' un sol bascio piacere Mnravigliosa cosa è a pensare quanto sicno difficili il ad investigare le forze d'amore. NOVELLA alcuua . e ascolterai si quello che di questo fatto migliante tra gli ragioua. fortuna di (nitriamo 1' non avea potuto aprire la misera aperse . e va' a quella chiesa dove Girolamo ò stato recato. e io farò il si- uomini . vo non avea voluto dovvi . scitatevi (a) tutte il . disse alla Snlvestra deli ponti alcun mantello in capo . . cui morto era . e l' antiche fiamme risu. altissimo strido sopra il morto giovane si gittò col suo viso . '1 manici chiu- tra al donna e donna mettendosi non ristette prima che corpo fu pervenuta: e quivi mandato fuori un . ma in Toarana e così lutti gli scritturi . pcrci- (i) Corrotto . acciocclu^ noi sentiamo se si alcuna cosa contro a noi dicesse . subitamente mutò in tanta pietà . Si usa questo termine presrntemante in ai ilice lutto . il quale non bagnò di molte lagrime . ella viso morto vide che sotto . ed in alcuni i legge tuieitatevi. to £ : mentre il corrotin casa (i) grandissimo si facea . Pitnlo eh» ti fa •* morti. come sa . ritvegliattvi} benché io tutti modi sta bene. (|iiale la lieta . Quel cuore.

la che a e lei tutti dolse Presa adunque s' morta giovane i così ornata come let- acconciano corpi morti . . . mini la novella lei. che . marito di che tra loro era senza ascoltare o con. donne che quivi il erano assai . ricominciarono pianto maggiore Sparsesi fuor della chiesa tra gli uo. solazione o conforto da alcuno per lungo spazio pianse . vinte da doppia pietà . . la qual pervenuta agli orecchi del . mo- manifestamente per tutti il . . si seppe la cagione . ad una ora lei esser la Salvestra e morta conobbero Di che tutte le . pur sollevandola . della morte di ciascuno . aveva potuto congiugnere separabile compagnia . come al giovane . il dolo- re la vita avea tolta così a costei tolse Ma si poicliò riconfortandola le donne e dicendole che su levasse alquanto non la . la morte congiunse con in- .aaS occliè GIORNATA QUARTA prima noi toccò . E poi ad assai di quegli che v' erano racconta- ta la istoria stata la notte di questo giovane e della glie . e quivi lun- gamente pianta seppelliti una medesima sepoltura furono amenduni : e loro li quali amor vivi non in . . . si non conoscendola ancora e poiché ella levava levar volendola e immobile trovando. sopra quel medesimo a giacere . to allato al giovane la posero . .

poiché così degl' infortunati così d'amore vi duole .. qual non intendeva di guastare . secondo che racconta- no i Provenzali . neo non essendovi (s») altri a dire . IL I 5 . ikl del 73 e «lei . DEC\M. e in costume avcan d'andar sempre Gmiglielmo e Guglielmo si liora »crìlto pet li Imoui Usti Man difTereiiaa. perciocché da più furono coloro . e la rtU«. armavano (i( assai.non senza aver il gran compassion messa in tutte il sue compagne. de' quali ciascuno e castella e vassalli aveva sotto di sé. quali ciò . di LÌTtmio e Ji Mi- lano: mi si para. che io dirò avvenne .'7. NOVELLA IX. T. e col seppellita . (q) t l'ammisi parala. incominciò . amato da lei: da ima alta suo amunte è issendo E. 27 . e perciocché s' 1' uno e l' alilo era prod' uomo molto nell' arme. in Provenza fui*on già due nohili ca- valieri. e con più fiero accidente che quegli de' quali è parlato Dovete adunque sapere che. le edi*. pietose Donne di ima novella alla qual. Messer Guigìieìmo (i) Rossiglione dà a mangiare alla sua moglie il cuore di messer Guigliel- mo Guardastagno il ucciso da lui e die ella sappiendo poi . il Re. E' mi si para dinanzi . privilegio di Dio. e' il lesto Mann. e aveva l'uno nome messer Guiglielrao Rossiglio* ne V l'altro messer GuiijlielmoGuanlastagno. si gitta finestra in terra e muore . In novella di Ncifile finita le . vi converrà non meno compassione avere a' clie alla passata.

livrea. avevan saputo tenere del tutto d' ucciderlo loro amore . e conoscendolo per valorosissimo cavaliere. e GIORNATA QUARTA giostra o altro fatto d' ad ogni torniamento o vestiti arme cia- d'una assisa (i). con alcuno suo (t) Assisa. se a lui piacesse . in tanto al- che ninna cosa più che tro attendeva o amava. . E men il discretamente in. amandosi forte . sieme usando forte avvenne che . il che non guari stette che avvenne ta e altra . a3o insieme. che i due amanti non . e insieme furono e una vol. E come che scun dimorasse in un suo tro lontano castello. e tanto or pagnia che era tra loro innamorò . avenmesser Guiglielmo Guarda1' do messer Guiglielmo Rossiglione una bellissima e vaga donna per móglie stagno fuor di misura .. incontanente significò al Guardastagno a dire che . dì Il Rossiglione udendo questo lo uccidere : . né : che da lui essere richiesta . s' amistà e la comdi lei. . pensò il tempo esser venuto di poter- e armatosi il di seguente. le piacque e cominciò a porre amore a lui disiderava lui . e fosse l'un dall'al- ben diece miglia. marito se n' accorse il e al ne sdegnò in tanto che grande amore che j Guardastagno portava in mortale odio converti meglio il ma seppe tener nascoso il . divisa. non ostante . pure avvenne che. . e seco diliberò il Per che . essendo Rossiglio- ne in questa disposizione torneamento si sopravvenne che un gran il bandi in Francia. con un atto e or con un altro fece che la donna se n' accorse. che il Rossiglione e mandógli . me diliberrebbono se andar vi volessono è come fallo il Il Guardastagno lietissimo rispose che senza seguente andrebbe a cenar con lui . da lui venisse e insie. .

e poco appresso morì. tu se' morto. e fono si fuuri del suo castello in uà l>osco ripose guaio (t) 1^ donde doveva il Guardastagno passare . . una parola passato di quella lancia cadde I suoi famigliari. ed .U tWIU Uocia guisa di baotlicra.. to chi ciò fatto senza aver conosciu- avesse si . voltate le teste de' cavalli il quanto più poterono lor signore il . ijucl ]Htro U «tampa Jel 37. A cui il marito disse donna io ho avuto da lui che egli non (i) In aguato. con un coltello petto del Guardastagno aprì e colle proprie gli mani il cuor trasse : e <|uel fallo avviluppare in . castello del Il Rossiglione smontato. come quella parte vide giunto dove voleva fellone e pieno di gli usci mal talento con : una lancia sopra mano se' addosil so gridando gli di (a) tu morto . cbe anche klicinniu banderuola. . udito aveva Guardastagno dovervi eseer derio grandissimo si 1' cena e con desi. che la sera a . fosse tanto ardito ciie di questo facesse paro- nmontò a cavallo . NOVELLA IX. fniuiglian^ monttS a cavniio . Guar- dastagno senza potere alcuna difesa fare o pur dire . fuggirono verso . aspettava non vedendol veuire : maravigliò forte . messere che : il Guardastagno non è venuto . e ai marito disse e come ì è coòi.. a3i un miglio in . un jien- noncello (3) di lancia gliari comandò ad un de' suoi fami- che nel ])ortasse) e avendo a ciascun comandato che niun la . al suo il castello se ne tornò La donna. del iS^T- (i) (3) t Tradìlrw. e . l'ctlii. . . Pennoneello : ili «Irappo che ti |M>ne vicino aiU |>u>. con due famigliari appresso disarmati sì come in colui che di niente il da lui si guardava . s' . essendo già notte . e il così dire e Il dar- questa lancia per lo petto fu una cosa. avendolo per un buono spazio atteso venir lo vide disarmalo .

e gli disse prenderai quel cuor di cinghiare (2) la e fa' che tu ne facci una vivandetta. che tu saij e quando a tavola sarò . pò buono. nicaretto sé to . il cuore di . buono ^ perla qual cosa il mangiò donna v' è Come cavaliere . e parvele . ne fece uno manicaretto (3) tro]> . tanto amavate : e sappiate di certo (1) R. nò me ne maraviglio. m' avete fatta mangiare Il quello che voi avete mangiato è stato veramente . chente paruta questa vivanda . con la sua donna si mise a tavola La vivanda venne ma egli per lo malificio da lui commesso nel pensie. la manda in una scodeltutta 1' la d' argento Il cuoco presolo e postavi sua arte e tutta la sollicìtudine minuzzatolo e messevi di buone spezie assai . poco mangiò. ella m' è . buona il fé. cinghiale. che svogliata non era ne cominciò a ella il mangiare. La donna tutto . se morto v'ò piaciuto ciò che vivo più che altra cosa vi piacque.. La donna Io il rispose: monsi- gnore ti in . Poi disse : come ? che cosa è questa che voi cavalier rispose . 233 ci GIORNATA QUARTA essere di qui può domane . Il cuoco gli mandò alla il mamol- il quale egli fece porre davanti . . vivanJa comjiosta di . . ro impedito. messer Guiglielmo Guardastagno -disleal il qual voi come femmina Di qui a . migliore e . (2) (5) Cirghiare . piaciuta molto. Manicaretto. udito ? questo. più cose appelilose. donna. ebbe veduto che : la tutto l' ebbe mangiato ? disse donna . infino a domani. domane. me . alquan- to stette . . mostrando quella sera svogliato . La donna. e lodògliele . Se m'aivi Iddio disse cavaliere credo . la più dilettevole a mangiar . (i)j di che la donna un si poco turbata rimase Il Rossiglione smontato : fece chiamare il cuoco . Messer Guiglielmo quando tempo fu.

mai altra vada E levata in piò^ per . non sforzanpena domi egli . donna in una medesima sepoltura fur e so- pr' essa scritti versi significanti chi fosser quegli che dentro sepolti loro morte v' erano .. cioè Mai. la tro a lei era indietro senza altra diiibcrazione finestra era . portare . . colui cui ella più i\i che non è da domandare) che e dopo al([uaiilo disM. del ])etto. . e da quegli ancora del castello della i donna corpi la . una finestra. fu saslata: per che da quegli del castello di messer Guiglielmo Guardastagno . a33 mani al- slato dosso j percioccliA io coiv queste . e il modo e la cagione della (a) Unque. NOVELLA cb' egli fi IX. e malvagio cavalier dee fare se io .* : voi Taceste quello che disleale . ma io ne doveva la Ma unque (i) a Dio non piaccia che sopra . La molto alta dn terra per che . . La donna udendo questo di tra cosa amava se dolorosa . . l' nvea del mio amor fatto signore e voi in questo oltraggiato. come la si donna cadde disfece . la- sciò cadere . . medesimo posti . Vnqua ditte tempre il Peinrca. non solamente mori ma quasi tutta Messer Guiglielmo vedendo : questo . a cosi nobii vivanda d* come è stata quella del cuore un cosi valoroso e cosi cortese cavaliere. con grandissimo dolore e pianto furono e nella chiesa del castello due del- ricolti. stordì forte d<'' e parvegli aver mal fatto e tefatti mendo sellare egli i paesani e del conte di Proeuza . come niesvivanda quale diesi . gliele strappai poco avanti che io tornassi. ser Guiglielmo Guardastagno fu . non egli. cavalli andò puto per tutta la La mattina seguente contrada come questa casa era via.

e signoria. . . . non che a Donne : . si «lice quanrlo l'aggiunta supera il principale. da al- piiì lieta e migliore incomincerò forse buono si dando .. Prima la giunta. malvagia derra- (i) fare una mala giunta di che Iddio mi guardi. se averlo . un medico per morto mette un suo amante addoppiato in una arca . ma me hanno . { Potrebbe derrata forse tornar in acconcio in qualche caso dire: prima la giunta che la derrata. i34 GIORNATA QUARTA NOVELLA La moglie tutto lui sti si X. incominciò. vale anche per porla der- Tuone o quantità di qualsivoglia cosa. restava la sua fatica quale ciò cono- scendo. sono ta salvo se io non volessi a questa '. ma il proverbio usilalo è. Que- sente e preso per ladro la fante della messo laond' egli donna racconta alla scampa dalle forche. Le voi miserie dcgP infelici amori raccontate . già contristati gli occhi e a '1 petto se per che io capo . se ne portano in casa . più la giunta che la . V ar- ca furata sono condennati in denari ì^olamente al a Dioneo . quello clie si contratta in vendila. la quale con d' due usurai . a ciò che nella seguente giornata dee raccontare (l) Derrata. avendo : già il il Re fatto fine suo dire . Senza andar piìi quanto indizio dietx'o a così dolorosa materia . neir arca dagli usurieri imbolata i prestatori d'avere . ne venisse sommamente disiderato ho che Ora lodato sia Iddio che finite . e già dal Re a essendogli imposto. che rata.

. ella il più del tempo stava infreddata letto era come che nel . Il di cui quale come messer Ricciardo dicemmo alla sua insegnava le . per potere quello da casa risparmiare. meglio che ta sì . a35 . altra del la città teneva forni. si K come savia e di grande si animo . il cui nome all' fu maestro Mazseo delia Montagna .di nazion nobile. uno ne clie le fu all' animo il . e più e più giovani riguar- nella (ine la . (i) ^ Con una donna una volta. e con ujia sua fante lauto urdiuò che insieme furono. Dovete adunque sapere . tutto il suo animo e tutto ben suo Di giovane accortosi e piacendogli tutto il forte. cosi costui a costei mostrava che il giacere con una dì . avendo presa per moglie una bella e gentil giovane della sua città . e d' altre gioie e tutto ciò che ad una donna può piacere. il quale gih ultima vec- chiezza venuto. la aUinpa del i5l7 : e fU chr U sento coti tiihieda. donna (i) si penava a ristorar non so quanti e simili ciance. di nobili vestimenti e ricchi . bellissime giovani che ancora non è gran tempo che in Salerao fu un grandissimo modico in cinigia . mal dal maestro tenuta di Chinzifeste . coperta ca . ma di cattiva vita e di biasimevole stato s' .TVOVELLA X. di che ella vivoa pessimamente contenta. dispose di gittarsi alla strada e : voler logorar dello altrui dati . . similmente in lei suo amor rivolse. vero è che colei . infamato : di donna poco curò piacendogli esso per altro. nel quale ella pose tutta il sua s{)eranza. Fra costui chiamato Ruggieri da leroli . in tanto gli che parente nd amico lasciato avea che ben volesse o che che il volesse vedere j e jKir tutto Salerno di ladroalti'c necci o d' la vilissimc cattività era .

e a dargli materia di farlo lo incominciò a sovvenire e quando d' una quantità di denari quando d' un' altra assai di- E in questa . dovendo il maestro andare a costui gli venne un messo da . (2) t In una finestra della sua camera. j4doppiare dar l'oppio sonnifeio: alloppiare. perciocché una gran ~ (1) zuffa stata v' era . Venuta l' ora del vespro . bevendola. a costui la . medico avvisando che infermo senza essere adopla piato (i) non sosterrebbe . dove uno osso fracido . del 27. per così gliele diedero l' . dovendo attendere in sul vespro a questo mattina d' una sua certa composizione la fé la una acqua quale 1' avesse. che fosse . tanto a far dormire. Amaiil città lontana la etlir. pena nò si lasceiebbe medicare servigio stillare . con- veniva del tutto o tagliare tutta e a trargli 1' gamba o morire. quanto esso avvisava di doverlo poter . maniera perseverando insieme avvenne che il scretamente al medico fu messo l' tra le mani uno infermo quale aveva guasta il una delle . dis- se a' suoi parenti che. ed alcune più aniiche. senza dire ad alcuno ciò . E poiché alquanto diletto preso ebbero la donna gli cominciò a biasimare la sua passala vita e a pregarlo che per amor di lei di quelle cose . (5j da Salerno XY miglia. Il cui difetto avendo maestro veduto .. penare a curare j e quella fattasene venire a casa la nel- sua camera (2) la pose si . gambe . osso potrebbe guerire ma che egli altro che per morto noi prenderebbe: a che accordatisi coloro 11 a' quali apparteneva . si rimanesse. il quale si aveva nella gamba non gli si cavasse. certi suoi grandissimi amici d' Amalfi (3) che egli non dovesse lasciar per cosa alcuna che incontanente là non andasse . . 2 36 GIORNATA QUARTA .

bata con il sospinse dicendo: leva su . dare a casa tua . che molti v'erano stati fediti Il prolunsali» gata nella seguente mattina la cura della to in su gamba. a37 medico . forte e a prenderlo per lo naso e a tirarlo per la barba ma tutto era nulla : egli aveva a buona caviglia legato (i) t Nel letto Mtnn. avendo o per faticii o jhu' cibo salalo «he mangiato avesse sete . ch(> se tu volevi dormire tu te ne dovevi an. Ma «piesto era niente . Altri tetti hanno guuttadeUM éf acqua» . donna sappiendo Ini la notte . a bocca postatasi stette guari . e non venir qui Ruggieri cosi so> la spinto cadde a terra d' una cassa sopra quale era . dormi- glione.NOVELLA di X. la il Standosi adunque Ruggieri nella camera e aspettando dì durala donna . o forse per usanza la iinrstra il ima grandissima gli venne nella veduta (piesta guastada d' acqua ( i) lo quale medico per infermo aveva fatta . e come prima |)otò. né altra vista d'alcun sentimento fece. . a casa come usata era occultamente il fece irenireil Ruggieri. . e nella sua ramerà rtS iniiiio mise e dentro vi ser- a tanto cbe certe altre ]>ersouc della casa si . e credendola ac(pia da bere. non dover si toniart. né che un gran sonno . tutta la bevve. acifua non i. il prese e fussi addor- mentato. nella camera trovato Ruggieri dormendo lo inco. egli non rispondea tar> né movea punto pii\ forza Per che la donna alquanto . la una barchetta. andas. La donna se ne venne. n' andò ad Amalfi: per qual cosa la . fatto un corpo morto il Di che la donna alquanto spa- ventata cominciò a voler rilevare e a dimenarlo più . minriò a tentare e si a dire con sommessa voce che su : levasse si . che avrebbe .sero a dormir*.

che non . e dargli . consiglio La fante maravigliandosi forte e tirandolo ancora ella e strignendolo e senza sentimento vedendolo. come che medico marito senza alcun so- fallo lui credette esser morto Per che amandolo . morto e consigliò che da metterlo fuor di casa era A cui la egli donna si disse : e dove il potrem noi porre. quando veduto sia sarà che dì qua entro : stato tratto ? A cui la fan- te rispose madonna. dosi consigliare tacitamente chiamò la sua fante . cosi fatta disavventura la Ma . di non aggiugnere suo danno vergogna era pensò che senza alcuno indugio da trovare modo e come lui morto . tacita- mente sopra donna cominciò a piagnere e a dolersi di . temendo . . se '1 maestro non ha riposta in casa . la sua disavventura mostratale le chiese . la donna dicea cioè veramente lui esser . quel . asino Per che la donna cominciò gì' a temere non fos- se morto} ma pure ancora e' : incominciò a strignere agramente cesa j le carni a cuocerlo con una . si traesse di casa j nò a ciò sappieu. era .. ella che medica non . disse che . come facea se fu dolorosa far non domandare lui : e non osando romore . di sopra ha in acconcio. che sono il me- Jcsimo. suspichi (i) domattina. in destro. a38 l' GIORNATA QUARTA . sos|ielli. io vidi questa sera al tardi di- rimpetto alla bottega di questo legnaiuolo nostro vi- cino un' arca non troppo grande 1' . due o un coltel- e lasciarlo stare Suspichi. Chi in quella troverrà non so (1) (2) III concio. dopo alquanto al . verrà troppo in concio (2) a' fatti nostri perciocché dentro vel potre colpì d' il trem mettere lo ^ . pra ogni altra cosa è da . . candela ac- ma niente era per che fosse il . la quale .

anzi vane è stato . e maugiole doUa la a vedere se quivi fosse si. dalla donna aiutata. posto per ordinalo. e richiusala^ il lasciarono stare. clic d* altronde . se u' andarono a dormire Ruggieri (i) il quale grandissima pezza dormito avea. di portamela in casa loro.. porciocchò malvagio giofare alcun che andando a male da . fuor che di dargli alcuna fedita dicendo che non l' le potrebbe per (rasa di'l mondo soil'erir animo di ciò fare. e lasciatala stare . li ([uali prestavano ad usura: e volontero- di guadagnare assai e di il spender poco. prederrh . <kt 37. venuta la mezza not- . Matt. in altro (4) Senza entrare ragguardamento ^ aenaa più riguanlat* e cMminire. e andando la donna innanzi a guardar se persona (i) venisse. di casa usciti trovandola senza entrare in altro ragguardamento (4). ancora ch'ella gravetla paresse (5) ne la portarono in casa loro e allo. venute all'arca. e in altri luoghi il t Persona per alcuno osò anche Boccaccio alla nisniera de* Francesi (3} Aliiuanto più oltre t cioè (S) AvTcrli un poco {mù in Q J« quella caaa. donna consiglio della fante . in Erano di quei di ahpianto piò oltre (t») tornati una casa due si giovani. 239 TÌ se '1 di qua entro si . 1' arca dove veduta l'avca: fante qual tornò e disse di La adunque. dì davanti avevan quella arca vese la notte vi rimanes- duta e insieme se te . curarsi d' acconciarla troppo . mivano . spallo si sopra [M)sc Ruggieri . avendo biso- gno di nlasserizie. al- cuno suo nimico Piacque alla sia stato il ucciso e poi messo neirarca. (r>) Ancora ehi lor graveUa pareste'. cre- da messo. senza allora . garoula allato ad una camera dove lor femmine dor^ appunto . NOVELLA perchA pii\ X. dentro vel misero . prestamente. j)osto (3) che . che vane e gagliarda era. reJia. . . . . E .

Qui è per siadliludine. Non era egli andalo in camera donna? Or quando erane uscito? un'arca? ed a e per qual via erasi egli condotegli to 1' ili qual fine? Niente di ciò sapeva. dato delle reni stata un de' lati della arca . . il ma poi pa- recchi di tenne stordito^ e aperti . per dormivano . e doglien- dogli il lato . cominciò a e a dir seco : smemorare (i) io X che è questo Io pur ? dove sono dormo io o son desto ? mi ricordo che questa sera io . quale non era po- sopra luogo iguale (2) . Questo che vuol dire ? Sarebbe . disagio che no nell' arca . quale femmine {}) che ivi allato si destarono . in questa arca trovandosi. gli occhi e non vegin gendo alcuna cosa e sparte le mani qua e in là . Così avveniva della allora a Ruggieri. e' sensi avessero la loro virtù recuperata. / a4o sumata GIORNATA QUARTA il già aveva digesto . dormendo io. Accade spesso agli smemorali di non sapere né quando né come né perchè s' ahbian falle le cose. qui m' avesse nasco. perdere la memoria. se alcuna cosa sentisse e cosi gran pezza dimorato stando anzi a . \ SmeinGrare è j)ioi>nameiite. . che era piccola . e perciò dice autore con mollo garbo che (2] smemorava Eguale . medico tornato lo quale la o altro accidente sopravvenuto . venni nella camera della mia donna essere in e ora mi pare il una arca . un gran romore. rimase nel cerebro una stupefazio- la quale non solamente quella notte. la fé piegare e appresso lo cadere le e cadendo fece . so ? Io il credo e fermamente così sarà E per que- sto cominciò a j star cheto e ad ascoltare . pur . beveraggio e la virti^i di . . in sul quale era in su 1' altro volger vo- gliendosi nell' sta sì destramente il fece che la . quel con: essendo vicino a mattutìn fosse il si destò e come che rotto ne sonno gli . per donna .. secondo gli Accademici della Crusca. A smetnorare . aodac cercando nella sua memoiia .

a certe iinestre cominciarono a gridare al ladro al ladro.. a4i pnnra o per paura tacettono (i). a! prr ctrcmpio. d' alcuna di ipieste cose niente levatesi : Laonde e fattesi femmine più paurose divenute. comin- ciò nd andar brancolando per la casa srnla per sapere se o porta trovasse . cominciarono a dire: chi ò la Ruggieri non cole li noscendo boce (a). a questo romore . non t' mio le icamhìarono . vitto. eerbiallo e rervia/'o. più de' vitetto e chi per lo per una parte e chi per : un' altra corsono ed entrar nella casa e i giovani si- milmente gieri ( il desti . E che egli . lacerano. quasi di so per marasi viglia uscito tesse nò da qual parte fuggir dovesse o po> vedeva) preso dicrono nelle mani della famiglia dei rettore della terra. e Rug- qual quivi vedendosi . NOVELLA «1 f'bì)rr X. Il qual brancolare sentendo femmine che Ih? deste era- no . e conlraiio/cwv/c«. donde andar le se . per Io cader dubitò forte j . non rispondca: por che i fem- mine cominciarono a chiamare nò sentivano le due giovani. parrrhbe strano (le* il trorare in alcune srpolcralì iscriiioni ctisliani bibas in Christo per mcas tu Cliristo. Ruggieri dell' arca . . bort hoto^ imbolare p^r vnee. per diversi luoghi. si levarono. che di ha il anono gli «tcllc due IcUere v cooao- nantr e h. quali. ne potesse . . tra esserne fuori che starvi dentro. . involare. tleaa cosa fi-ccro pure gli scrittoli Ialini dc'lmssi La tempi. forte perciocché molto vogghiato aveano dormivan . la qual quivi giù era al romor (l) ^ *( rneriHono. taceltero e taeeUono per tae^iuero ili»- •ero gli Ditlichi (3) Pir la fimì)(ltansa. . antichi tn*r*ni Ttina con altra. A chi non m- pene questo. ma «entendola per lo cadcro a|>erla . volle avanti «e altro avvenisse. . «lìrendo. civorio ^x forbici rìbrrio. Noi mrde- •imi diciamo indilTcrcntrinenlc nerlto e nervo. Per cini chi su la qual cosa. non Mpe>'a dove si fosse e una cosa e un' altra .

che da altro dolore stimolata era. Come la donna ebbe questo udito cosi si avvisò che Ruggieri quella avesse beuta. d'una quando d' una guastadetta d' acqua versata gran romore? non se ne truova egli più al moncui il do? A maestro disse: donna : . rubare. maestro. to dolore che quasi n' era il per impazzare Non d' . vagissimo era da al tenuto senza indugio messo martorio . (3j Durar potem in istalu . anzi era una acqua lavorata da far dormire ta l' e contoUe per che cagion fat. l'ispose adirata. carafjn. di guastada. . (2) vota. avevan la notte passata j non olti'e . 1' avesser fatto ma avesser sognato di farlo . la donna sentiva . GIORNATA QU ART A E davanti al rettore tutti menatolo. di tanta maraviglia e di vicine di far fatto nuova fur piene . confessò nella casa de' prestator essere : per imbolare entrato per clie il rettor pensò di do- verlo senza troppo indugio farlo impiccar per la gola. in quello stalo in cui esso la losciava. . guari appresso la mezza terza medico tornato gli Amalfi domandò che la guastadetta la sua acqua il fosse l'ccata j percioc- ché medicare voleva suo infermo e trovandosi . tu avvisi che quel- la fosse acqua chiara non j è così . La novella fu la mattina per tutto Salerno . [n] Guaitacletta dim. fece un gran romore sua durar poteva in islato che ninna cosa in casa (3). La donna gran cosa fate sì .. corpaeciulo con piede e collo strallo. clie Rug- gieri ei'a stato preso statori: il ad imbolare (i) in casa de' prela elle la donna e sì sua fante udendo. dicendo: che direste voi. e perciò loro (1) Involare. e a questo del pesi fat- ricolo nel quale Ruggieri era . 2 4a corsa . avea . vaso di vetro. percioccliè mal. che quasi eran credere a sé medesime che quello che .

o e disse : macslro . In questo senso è voce loacanisaìaia e trovasi in Ricord. f Stiulico o j/«/iro(che nelPun propii. arca anzi gli : era la notte Al quale colui diceva alli non è . a43 noi noi sa pa va- loMe punito morto ino. per ipicllo che . . preso udite al come come egli in casa de' prestatori pervenisse e : voi sapete bene l' il il legnaiuolo dirimpetto quale era arca dove noi di cui mostra mettemmo : egli era at- test(> con uno . e (ieri** dal latino ile' aeroli hass«o«l(»- lirui. prestatori si come essi stanotte mi dissero quando io in casa loro la vidi allora che fu preso Ruggieri. che quell' arca fosse. perciocchò mai io non ven- de' loro.1 mente moJo e neir«ltro si trota scrìtto) ìgniGca nslag^io. coree STverlonO anche AcoMkmici della Ctusca. . tuacana. : madonna . dices- tornò e disscle . Malespini. . di Ruggier dice ogni uoni male n(> . egli stata non aveva venduta imbolata 1' . in Gio. ma questa notte passala me l'avranno (t) (Questa Toce non è totcana) Giudice criminale. nel Varchi. chò colui domandava denari dell' arca sua . siccome aiirlie oslnggio. nel Guiccìar>> dini e in molli altri scrittori aniichi e mo<lcmi. io abbia }M)tuto sentire sia amico uè parente alcuno è che per aiutarlo levato si o si voglia levare j e credesi per fermo che domane lo stadico (0 '^ ^^^^ impiccare. uou epunto . Villani. fece far della nuova . / NOVELLA . |)crcit) rifatevi cieli' altra Il maestro vcggeodo che altro essere non poteva . e l' il maestro rispondeva che . gli e tal voce in questo senso.. Ma i Na|>olelani chia- mavano stadico il |>rcfet(o del crioiioale. Po- co appresso la fante che per comandamento della donsi na era andata a saper quello che di Ruggicr se . . cosi anzi hai venduta due giovani . A cui il legnaiuolo In disse : essi mentono essi . X. E oltre a questo vi \o' dire una nuova cosa che egli mi pare aver com. la i maggior quistion del mondo .

fare era ordinatamente di se : La quale primieramente gì' andò al . comprendendo ottimamente come disse alla fante ciò che dal maestro udito di Ruggieri doves. si se ne andarono di ne son qui ve- concordia a casa prestatori e io . sì come e io farò come colei alla quaa- cintolini (i) con subito consiglio . . vendo avvisato ciò che da quello la fante informò n' . voi sapete che giovane Ruggieri da leroli sia al quale piacendogli io (oi) . quale in sala era. frase pei- Jireclie la cosa le premeva molto. lagrimar messere . E. qiìcsV annn. che io in casa vostra nella mia camera a dormire me. 2 44 GIORNATA QUARTA : imbolata andiamo a i loro -. è J. avea . ricordandomi che nella vostra camera una guastadetcomune ~(i) Istrìgnevano i cinfollni. scampo che . e piagnendo incominciò a dire messere me conviene domandarvi perdono d' un il gran fallo quale verso di voi ho commesso. tanto mi lusin- gò. co il menai: e avendo egli sete né io avendo ove più . poteva Ruggieri scampare e servar fante disse : onor di . Disse ? maestro disse .i modo ])asso. mi vedesse. usalo anche a] presente nel contado. insegnatemi . volentieri ogni cosa le istrìgnevano i La donna . me io nuta . tosto ricorrere o per acqua o per vino la non volendo che la vostra donna . . quivi risuscitasse non so vedere io il La donna fatto stava allora . E la fante non restando di . se dare aiuto si come colei volendo 1' ad una ora lei . La madonna .. : e di che . e pregolla che allo . tra per paura e per amore mi convenne uguanno e sappiendo egli iersera diventare amica: non ci eravate. comprendo che . e . alterato credo hoc anno. dove trovato fu . (2) Uguanno. come voi potete vedere . Mari. trasportalo ma come . in cotal guisa Ruggieri là fosse . medico a il .

Ruggieri ira avesse . dove tu cre- pelliccion ti un giovane avere che molto bene scotcsse avesti un dormiglione e per. DECAM.. poiché infor. NOVFXLAX. ma molto più spcato V usa og^i tutta P Italia. II. con tutto te che (3) motteggiando rispose: tu . e mi diale li- cenzia che io vada ad aiutare si in quello che per me potrh. che io ti pagherei di questa volta e di quella Alla fante }>er la prima broccata (4) parendo aver ben procacciato quanto più tosto potè se n' andò alla prigione dove Ruggieri era . couvenguno tutti i gliori letti. |ier uccideranno. che egli lasciò a Ruggieri favellare La quale . nella quale. (a) Perdere la persona. : ciò va' e procaccia la salute del tuo amante^ e per in- nanzi ti guarda di più in casa non menarlo . n'hai data la perdonanza tu stessa desti questa notte il perciocché. ? ma chi è colui che alcuna volta mal non fatto : faccia lo ne 8oa molto dolente d' averlo non pertanto per . Per che io quanto più posso vi priego che voi mi perdoniate . questo e per quello che poi ne segui (i) Ruggieri n'ò per perdere la persona (a). mato l' ebbe che rispondere dovesse . dicon esti. medico udendo costei. allo sUidico se scampar volesse tanto fece che allo stadico andò da- (i) t N<'II« «lampa del 37 si i legge non Ionio per queito. per morire: coti di lopra dijte ci terranno te persone. riscontro. e si ma Dc(>ulali riptofaroDO coti faUa leaioM. corsi per quella e A gliele : diedi bere e la giiastada riposi di donde levata V avea che io truovo che voi in casa un gran romor n' a. Qui e per metafora. Il . . e tanto il prigionier lusingò . T. Broccata colpo. vetc fatto E certo io confesso che io feci male. ta d' a45 . (3) Con il tutto che e tutto che per quantunque o benché qm alcuaa volti (4) Bucc.. allennero all' altra. quanto per mi- quello che poi ne arguì. acqua aveva veduta . . t6 .

avea '1 nell' arca messo j e appresso questo il ciò che tra maestro legnaiuolo e dito gli disse . prise vero fosse dell'acqua. ed ella. e trovò iJ ma il che medico domandò così era slato: e appresso. Lostadico veggen- do che leggier cosa era a ritrovare se ciò fosse vero. ha se di non quando i prcstiitorl destandosi ec. GIORNATA QUARTA Il quale prima che ascoltare la volesse . alla fine nato piata avea. se s' non quando in casa de' prestatori (4) destandosi era trovato in una arca. ~ {2) Macinio. voi avete qui ve- Ruggieri da leroli preso per ladro . per- ciocché fresca e gagliarda era care l' volle una volta attac- uncino (i) alla cristianella d' Iddio: . Vannelli s'ingegna mostrare che può essere aniraessa anche . . schifa E il macinio (2) levatasi ro disse : messere . in gergo per congiungersi carnalmente.Ultimamente la sera mandò non per Ruggieri bergato fosse . non conoscendola e come per morto . fatti richiedere legna- iuolo e colui di cui stata era l'arca. signor (3) della arca aveva ui per quella mostrandogli come in casa prestatori fosse pervenuto Ruggieri. Macinare fìguralanienle vale usar l'atto venereo. (3) Avverti signor per padrone. per dal essere meglio udita non ne fu punto . e' prestatori. dopo molte novelle trovò li prestatori la notte passata aver l'arca imbolata e in casa messalasi. e come ella come sua amica in casa gli il 1' medico meacqua adopl' avea data bere . (1) Attaccar V uncino. . e non è cosi E 1' cominciatasi dal capo. . nella camera acqua per gran sete ch'aveaj ma che poi di lui stato si fosse. Qui è per nielaf.a46 vanti . ma ben ricordava che andato era ad alber- gare con la fante del maestro della quale aveva bevuta Mazzeo . rispose si che dove albergato fosse sapeva . gli contò la storia infino . . e il cav. e domandatolo dove dinanzi alsi . il lesi" (4) "t Mann.

NOVELLA egli X.. sione avuta dell' altro ristorare il Ma e veggendo il il Re sole cominciava a farsi giallo. cioè d'aver fatto ragionare di la infclicilà degli materia così fiera come è quella del. . e alla sua donna fu cainsieme e rissimo oltre misura La ({ual poi gli con lui con tella la cara fante . IjO stadico queste cose . diecc monete d'oro. con assai piacevoli parole alle belle Donne si scusò di ciò che fatto avea. la tal caso quel destandosi non appartemlilie a . gran piacer pigliandone e alla fante e a Ruggieri e si al legnaiuolo e a' prestatori piìi volte ridir le fece (i ). diece once (a) fosse caro . non d' esser messo nel? arca Se le prime novelle li contristati. . Ma il CHI). petti delle vaghe Donne avevan questa ultima di Dioneo le fece ben tanto ridere . »47 udendo e non sapeva . Bug- ma i>enjl a' prcsUlori e furrbhe si le veci «lelP aMalivo aaaululo. citate nel Vocabolario. . più volte rise ed ebbe festa il loro amore e il loro sollazzo sempre continuando di bene in meglio j il che vorrei che così a me avvenisse ma . Si usano questa al niundr in quei regni anco succhi nu. presente. Dìoiiisi osserva che a ciò op|K>nc quanto è stalo iletto di i sopra . chiamate once. Dieee once. né che la detta il si destarono se non lunga pessa dipoi. che dare aveva voluto delle col. e vagliouo un seUimo più del . leaion*. Alla line cognoscendo Ruggieri essere innocente. termine della sua signoria era venuto. che imbolata avevan l'arca. e spezialmente attaccato. Dal che a|i|Mirisce lesione è sicuramente erronea (i) (a) f Ltt/'ecCf testo Mannelli e le dueedis. liberò Ruggieri : Il che quanto a lui niun ne domandi . Msrt. quando esse si disse lo stadico aver V uncino che che poterono della compas. in .. pre- Statuti dormivano ancora. amanti j e fatta la scusa in piò si quesU girri. coo- dannati i prestatori. cioè che (panilo Ruggieri si risenti e si trovò in un'arca.

sorridendo rispose . meglio dell' aspra giornata d' oggi che alcuna con quella di domane queste nostre compagne racconsolar saprai spi . infino ad ora voglio e comando che ciascun s'apparecchi di dovere doma- ne ragionare di ciò che ad alcuno amante dopo alcuui fieri o sventurati accidenti felicemente avvenisse tutti . e chi qua appetiti . e il viso ritondetto con un colore vero di bianchi gigli e di vermiglie rose mescolati tutto splen- dido. fattosi il e delle cose opportune con lui in.a4B levò . . appresso della bella fonte con grandissimo piace. La Fiammetta . GIORNATA QUARTA e della testa si tolse la laurea . le cui lab: bra parevan due rubinetti strato t' . li cui capelli eran cre- lunghi e d' oro. ora della usati era- cena . da seder leli- . che fuor di quel macinava. La qual venuta tutti raccolti come no . si come . Ed essa . La qual proposizione a siniscalco venire . e chi là a prender si secondo all' i diversi diversi diletti . e sopra li candidi e dilicati ome- ri ricadenti. con due occhi in testa che parevan d' pellegrino . . re e ben serviti cenarono usati erano . piacque . da quella si levati . la cui bellezza non era da dover troppo tosto rincrescere. per infino all' ora della cena lietamente . sieme avendo disposto vandosi cenziò . e parte verso le mulina . diedono infìno . tutta la brigata . dicendo pongo a te questa corona . . al danzare e la al cantar diedono : e come me- nando Filomena danza disse la Reina Filostralo. no. E . Costoro adunque parte per lo giardino . un falcon e con una boccuccia piccolina . . Filo- e io la prendo volentieri e acciocché meglio avveggi di quello che fatto hai. a colei la quale altra . e aspettando le il : donne a cui porre la dovesse piacevolmente sopra la capo biondissimo della Fiammetta io pose .

Filostrato rispose che volenllcri : e senza indugio in cotal guisa cominciò a cantare Lagri mando dimostro * Quauto si dolga con ragione il core D'esser tradito sotto fede amore (i). Avrvhbe detto. cusi a|ipnnto il ma che aia tradito amore. Quando un bilmente rerbo infinito. preceduto dal aegno del secondo caao . così intendo che per : Io mio comaa- damentu certa si canti una canzone le tue e perciocché io soa . di|N>nde la da un TcrlK) intransitivo. Ma perchè allora diverrehbe vraìuaa testo. tali sono canzoni . Che se non a questo agente. sostiene egli che vi aia acorresioae nel cbe a^^Lhia • leggere: „ D'esser tradito sotto /è dF amore. j turbati da' tuoi infortunii. allora in luogo dell'infinito preceduto dalla particola di converrà che si ado|>eri il soggiuntivo preceduto dalla particola che\ oè io |K>trò dire in tal cbso„ T amico S|ierava di desinare in og^i seco^. ed ecco |)erchc. l'amico sperava che io desinaui og^i seco. . ma bensì „ Quanto ». e roalru"^ lione .». (i) t II ciT. vogliamo che una ne qual più ti piace . NOVELLA X.. da' miei passati ma . riferirsi alP cosa enunciata dall' inCnilo dee ind!s|>ensa|>er agente dtl veilio principale. Se io dico. Dlonìsi non animelle cosi ipirgaaione. qui intendere che il ai medesimo. sir<omc essi fatto . novelle acciocché piìi giorni che questo non sieuo dichi. .. io a49 : non intendo deviare hanno che . meco„ iasione del drainare ai riferisce che è P agente di sperava. ma dovrò dire. die' tiaditu esso egli. di desinare oggi es<'mai pio. e aog^iunge (Iw si ejpone questo pano nel Vocabolario della fatta CruKa : ma can. ai dolga con ragione il cor* Che sia tradito aoUo fede umore cuore dolga di e«art« la Si deve adunque. chcnti sono lo tue .„ r amico sperava riferisce all'amico. Vanoetli intende qui che il cuore «i «lolga non già ili enere tndito esso atesao. il dunque Boccaccio in ai tal caso non gii core „ Quanto „ ly esser dolga con ragione il tradito sotto fede amore.

Sì piena la mostrasti di virtute . Che lieve reputai ogni martiro Che per te nella mente . l' altrui valore Dentro raccolto e me cacciato fere . ma il mio errore . Ora conosco e non senza dolore Fatto m' ha conoscente dello inganno Vedermi abbandonato da In cui sola sperava . . Quanto (1) Avverti (2) Billìi mio duol senza conforto }ptt servidore jw orilo i pongono per queste canzoni testi stampati. E D' spesso naaladico il giorno e il 1' ora Che pria m' apparve suo viso amoroso . Del mio futuro affanno M' accorsi lei aver . . Senza sperar salute . 25o GIORNATA QUARTA Amore . allora che primieramente _( Ponesti in lui colei per cui sospiro . . Com' io conobbi me di fuor cacciato Nacque nel core un pianto doloroso Che ancor vi dimora 5 . la speranza e 1' 1' ardore • Va bestemmiando 'I anima che more sia . Ch' è rimasa dolente Fosse venuto j .. alta blltà (2) ornato E più che mai 'nfiammato fede . La mia . e così vi leg- ge il Bemlio. Ma o che sia o no (che poco imporla) riconoscesi per molto antica ed affettata voce. colei Ch' allora eh' i' più esser mi pensava lei Nella sua grazia e servidore (i) a Senza mirare il danno . .

mia s' alcuno non t' appara Io non men . . Come Ballata l' hai falla di nuovo . curo . . col suo colpo io . perciocché nessuno Com' io ti può cantare Una fatica sola ti vo' dare Che tu ritruovi Amore e Quanto mi sia discara La trista vita amara . Dimastrarono le parole di questa <*an7. . amadore . E *1 cor di vita fallo sì misera spoglia Deh M' è poich' a torto gioia tolta e diporto lieta . Ballami dunque omai Pon fine . . NOVELLA Signor f tu '1 X. pregandol che 'n migliore Porto ne ponga per lo suo valore Lagrimando dimostro . e Quftla R|iclisione manca preccilcntr per lo cagione: e forse (i) nell' edUione àù >597.onr assai chiala ro qual fosse l'animo di Filoslrato. a lui sol uno Dimostri a pien . k quaUr ha nel Trno smo onore. Fa' costei morend' io . Amor . .. a5i ti puoi sentir tanto chiamo Con dolorosa voce E dicoti che tanto Che per minor Vita crudele e e sì mi cuoce morte bramo raartir la Venga dunque . . Ch' ove eh' vada . . ec. con essa alll mìei guai . Mi resta piCi che morte alla mia doglia . il sentirò Nuir altra via niun' altro conforto . . . (i). . . Termini e la mia ria . . signore . e *1 mio furore { minore . .

ciascuna alla sua camera si raccolse % (i} Che nella. K<S^ GIORNATA QUARTA l' più dichiarato nella avrebbe 1' aspetto di tal donna (i) il danza era.. . rossore nel viso di lei venuto non avesser nascoso . se le tenebre della sopravvenuta notte . Ma poicbè egli ebbe a quella posto fine tate molte altre can- ne furono infino a tanto che 1' ora d' andare a la dormire sopravvenne: per che .comandandolo Rei- Qa .

5 Osservazioni istoriche sopra la Giornata 8 «\ «..•*. Masetto da Lamporecchio si fa mutolo e di- .INDICE DELLE NOVELLE CONTENUTE SECONDO VOLUME K^ sservazioni Terza Quarta istorìcìie sopra la Giornata pag. GIORNATA TERZA Nella qule si ragiona sotto clii il reggimento di Neifile di alcuna cosa molto da lui disiderata con industria acquistasse . ola i3 perduta ricoverasse NOVELLA I.

Un pallafrenier giace re . Sotto spezie di confessione e di purissima coscienza una donna .. a dar modo che 'l piacer di lei avesse intero effetto 33 NOVELLA IVé Don Felice insegna a frate Puccio come egli diverrà beato . \ concorrono a giacersi con 8 NOVELLA II. 6 a54 viene ortolano di le quali tutte INDICE un monistero di donne lui. innamorata d'un gio- vane. colla moglie s' d'Agiluf accorge . NOVELLA in. e così campa dalla mala ventura. induce un solenne frate . zia di lui parla alla sua donna . ed ella . senza avve- dersene egli . 2 di che udgiluf tacitamente il truovalo e tondelo: tri tonduto tutti gli al- tonde. e don Feli' ce in questo si mezzo con la moglie del frate • • dà buon tempo NOVELLA V. faccenda una sua peniten- zia : la quale frate Puccio fa . 47 // Zima dona a messer Francesco Fefgellesi e per quello con licen- un suo pallafreno .

sotter- e dall* abate . che la mo- gode . . . si truova che con JUc' • dardo è dimorata Ca NOVELLA ni. tratto della sepoltura. . per egli è in purgatorio . che lui gli era pròvaio che aveva ucciso. e si il pa- poi saviamente con la sua donna gode 73 NOVELLA Vili. secondo la risposta poi l' effetto segue.INDICE tacendo. e credendosi col marito essere stata . col mostrare Filippello dì seguente con la moglie di lui dovere essere ad un bagno ifa che ella vi va . mangiata certa polvere . Tedaldo turbato con una sua donna. parla con la donna e falla del suo crror conoscente . e confratelli cifica . Ferondo . è messo in prigione e fattogli credere che e poi risuscitato . e libera il marito di lei da morte. ama la moglie di Filip» ) la quale sentendo geloil sa . egli in persona di lei si a55 risponde. si parte di Firenze: tomofvi informa di peregrino dopo alcun tempo . è rato per morto glie di lui si . 54 MOVKixA yu Bicciardo Mìnutolo pello Figidnolfi .

Giletta di Nerhona guerisce d' il re di Francia Bel- una jislola : domanda per mai ito tramo di Rossiglione... diventa moglie di Neer- 125 GIORNATA QUARTA Nella quale sotto infelice Jine il reggimento di Filostrali To si ragiona di coloro cui amori ebbero . Tancredi preme di Salerno uccide V amante della figliuola . .j. il quale. 3 ^B^6 moglie di lui indi<:e suo nutrica un Jigliuolo dello abate^ nella generalo loo NOVELLA IX. a cui Rustico monadiavolo in inferno: il poi quindi tolta bale . e mandale il cuore in una . contra sua voglia sposatala.. per moglie la tiene 1 1 HOVELLA X. . Alibech diviene romita co insegna rimettere . a Firenze se ne va per isdegno.iSjr NOVELLA I. dos^e vagheggiando una giovane in persona di lei Giletta giacque con lui ed ebbene due figliuoli j per che egli poi avutala cara .

17Q . poveri a Rodi iono e in povertà quivi muo• . INDICE coppa d* oro : a 57 la quale . quella sì bee.. Frate ^liberto dà a vedere ad una donna che /' yignolo Gabriello è di lei innamorato. e da' suoi frati preso . tre sorelle e con toro si La maggiore per gelosia fuggono il suo amante uccide. La seconda concedendosi al duca di Greti scampa da morte la prima . è incarcerato 1 64 NOVELLA • III. si in forina del quale più volte giace con lei lei: poi per paura de' parenti di della casa pittatosi . e così muore * ^49 ROVELLA II. e presi il confessano . il uomo quale informa d* uomo salva- tico il dì seguente nella piazza il mena dove riconosciuto . Tre giovani amano in Greti. in casa d' uno povero ricovera . e con la prima terzo si fugge : enne incolpato il amante con la terza sirocchia . messa sopr* esso aerina avvelenata. e per tema di morire con moneta la guardia corrompono . efuggonsi . V amante della quale V uccide.

per torre una sua Jigliuola. e da quegli che su v' erano. J fratelli di lei : Lisabetta uccidon V amante di egli V apparisce . innocente trovata . a lui e poi tagliata la testa 190 MOVELLA V. i fratelli gliele tolgono. . la quale uccisa uccide. un testo di e quivi su piagnendo ogni dì per una grande ora. in sogno e m^ostrale di-- dove sia sotterrato Ella occultamente sotterra la testa e mettela in bassilico . NOVELLA VI. ed il come V opera lei sta : il podestà la vuole sforzare. . ed ella se ne muor di dolore poco appresso 197 . al mondo . Z' jdndreuola ama Gabriotto : raccontagli un sogno veduto . fa monaca . . loro . fa del tutto rifiutando di si la quale star più. ed egli a lei un : altro : muorsi di subito nelle sue braccia mentre che ella con una sua fante alla casa di lui nel portano.iS8 INDICE NOVELLA . e lei . IV. ella noi patisce : sentelo padre di liberare . . . . son presi dalla signoria ella dice ~ . Gerbino cantra la fede data dal re Guigliel- mo suo aiuolo combatte una nave del re dì Tunisi. 2o3 .

aao ' Messer Gnigliclmo Rossiglione dà a mangiare alla moglie sua il cuore di messer lui e Guigh'clmo Guardastagno ucciso da amato da lei : il che ella sappiendo poi . suo amante adoppiato in una arca la qua- .INDICE NOVELLA VII. casa y e muorle allato cliiesa . fregatasi una si di quelle foglie a* denti . la quale volendo mostrare al giu' dice come morisse Pasquino . si gitta da una alta finestra in terra e muo* re f e col suo amante è seppellita NOVELLA X. e portato in una lui » muore la Salvestra allato a ROVELLA IX. e truovala maritata : entrale di nascoso in . si frega : a' denti ima foglia di salvia e muorsi è presa la Si- mona . ai4 Girolamo ama la Salvestra : va costretto da* prieghi della madre a Parigi : toma . a59 La Simona ama Pasquino : sono insieme uno orto : in Pasquino . a 39 La moglie d* un medico per morto mette un . similmente muore NOVELLA vm.

ei prestatori d' avere V arca furata so- no condennati in denari . se ne portano in per ladro } casa Questi è preso la fante della donna racconta alla signo' ria se averlo messo nelV arca dagli usurieri imbolata . FISE DEL VOLUME SECONDO. laond' egli scampa dalle for284 che .. . lui si due usurai sente .a6o le INDICE con tutto .

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pg ^266 Al Boccaccio f Giovanni Opere volgari 1. l8^7 V.2 PLEASE DO NOT REMOVE FROM THIS CARDS OR SLIPS POCKET UNIVERSITY OF TORONTO LIBRARY . ed.

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