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VOLGARI
DI

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GIOVANNI BOCCACCIO
CORRETTE SU
I

TESTI A PENNA

EDIZIONE PRIMA
VOL.
II.

FIRENZE
PER
IL Mjìg n e ri
MDCCCXXVII.

ft^?fì§r'T' .-^^' Col benigno Sovrano rescritto del dì 9 Giu- gno iSiGfJu conceduta ad Ignazio Moutier la privativa per anni otto della stampa delle Opere volgari di Giovanni Boccaccio • PQ TT't.

^cammn DI GIOVANNI BOCCACCIO CORRETTO ED ILLUSTRATO on 0U TOM. II.^\ PER ' IL MAGHERI 1837. . »< .

A f'>i^O«fS >. V .

Masetto . che presso a Lamporecchio fosse un convento di mo* trasferite altro- nache. Un palafreniere s* . T. e le monache per qualche ve. mancanza fossero Questa o falsa o vera tradizione pare aver dato al Boccaccio bastante argomento da formarvi .OSSERVAZIONI ISTORICHE SOPRA IL DECAMERON DI GIOVANNI BOCCACCIO GIORNATA TERZA PROEMIO No OVELLÀ I. Una vecchia tradizione che corre in quel contado. affatica di giustificare la regi- . che questo convento/osse demolito. sopra questa Novella Novella II. II. Pietro Giannone 1 nella sua istoria DECAM.

del quail le il Boccaccio dice che sapeva nome . il Boccaccio di . . Dice aver sentito parlare di questo ricordi dello spedale di s. Leggi il Manni sulla illustrazione di questa No<^>. sarà sempre disprez- zato da donna nobile che siccome lo fu ei prenda per moglie il . il pia delle volte nostro lanaiuolo. 6 OSSERVAZIONI (i) . Una bella morale è e.• frate Puccio e nei Maria Nuova di Fi- renze stui si legge che nel i3oo ai 3o di gennaio co- emancipasse un suo figliuolo per nome Rinieri. non macchiò quella di Lucrezia. la Casa va alla moglie.. na Teodelinga nominata in questa lYovellaj che il trattando di falsa V ingiuria Boccaccio dice fattale ingannevolmente dal palafreniere. e abitasse a s. anco essendo vero. ove troverai bellissime erudizionì. Brancazio Pare che monsignor del. la quale assoluta asserzione autentica in gran parte la verità di questo scherzo Novella IV. ed che qualunque mecca- nico. credesse vero il si racconto che costui face- nello indirizzare che egli fa queir aureo libretto del Galateo al suo nipote. da trarsi da que- pi acevol racconto . ciò che. fJ Teodelinda.lìBoccaccìo alili scriltori per entro alla Novella la chiama 7Vu- delinga. Il fatto contenuto in questa Novella si crede dagli eruditi di ricordi antichi esser vericchis- ramente seguito in Firenze. sia ricco quanto si vuole. ove dice: non tiiio le raccoa- prediclie di frate Nastagio alle giovani donne (i) •{• Te nclellngn . delle prediche di frate Nastagio. Novella III. Frate Puccio. e in vendetta della sua bassezza beff'ato. dove lanaiuoli simi erano sto .

quando alcuno voleva dormendo man- . A . essendo che egli era di quella nobilissima Novella FII. non meno che da Giovanni Fili ani.. non scio dice che egli era splen- dido per molte ricchezze . . ambi istorici di cose fiorentine . Fiorentini essere stati . Il sta Zima Toccante . V anno 1 3 1 tal fatto racconta Alichclagnolo Salvi nelle Istorie di Pistoia P. Tanto gli Elisei . il vella è stata dall' autore fondata principalmente sopra una polvere di maravigliusa virtù parli di levante avuta aveva da la un gran principe quale allcrmnva quella della solei-si usare per lu \ eglio Montagna. vicino 4^ Novvlla V. si sa da Riccardaccio o Ricorda- no Malespini. Ricciardo istorico napolitano f . y. Questa ingegnosa Noquale nelle . . che sono le duefatniglie nominate in questa Novella . Ricciardo Miiintolo. le verità di que- Nov. ma chiaro per nobiltà di sangue casa. a lib. o Vergioiosi . haaao voglia abitò di schcruzai come quel a. non si ha se non che il cavalicr messer Francesco f^crgelli . che Palermini . Ferondo. ambasciatore a Parigi fu mandato 3 . Tedaldo i . buon uomo che Braucnzio » nou lungi da te. e d* antichissimo legnaggio si } ma del fatto . Filiberto Campanile pare non discredere che que- sto fatto di Ricciardo Minatolo veramente avve- c»^G dice così : nou fìa di poco momento r onorata memoria che Giovauui Boccaccio fa di questa famiglia nel suo Dccameronc ove favellando di nisse . Novella FI. ISTORICHE quando elle 7 . che qui narra non si ha traccia veivna Novella FUI.

ma nelle vicinanze di Todi .. GIORNATA QUARTA. D Ah contenuto del seguente Proemio. e che seguisse verameute non nel deserto della Tebaida . VII. sta- to condottiere di Fiorentini . dove l'autore si lagna che le sue Novelle venivano calun- niate di falsità . scritta da Marco Polo . 8 OSSERVAZIONI . della sua Istoria mentova un Beltramo della famiglia del personaggio di questa Novella sto stesso . una istoria toccante il Veglio della Montagna . principe tartaro . XXVIII. e si legge inserita nelle Navigazioni del Ra- musio al cap. e forse intese di que. Novella lo racconta medesimamen" te y e presso a Todi lo dice seguito . troppo lunga per una nota . Novella IX. e degna della curiosità di qualunque lettore . Alihech Questo fatto d'Alihech si crede stato dal Boccaccio mascherato per alcun suo riguardo. dare nel suo paradiso Milione^ ove è cavata dal libro intitola. PROEMIO. che nella sua XL. Novella X. Giletta. Giovanni Villani nel lib.. Motivo a questa credenza dà Franco Sacchetti. e la sua condotta ripresa come .

ste frasche andarmi pascendo il di vento Da . donde io dovessi aver del pane che dietro a que.. contento dell* aurea mediocrità delle sue fortune I. Anton -francesco Grazzini cliiama questa Novella di frate Alberto favola: La favola dell' Agnol Gabbrìello Iacopo Gaddi sta in dubbio se favola o istoria sia . Che sar io farei più discreta mente a pen. Tre giovani . questi avessero ragione quanto egli di difendersi da* loro i morsi. siccome il . Frate Alberto . Novella Tancredi . die Fiorentini pensando merpadre medesimo del Boccaccio avea pensato nel dargli la prima educazione riguardavano come per pazzo colui che. Novella III. non procurasse in ogni cantilmente . diremo così. la sua felicità po- nendo nel vivere da gentiluomo filosofo. Novella II. modo di arricchire . . dà egli chiaramente già divolgate. ISTORICHE che troppo devoto ei si 9 mostrasse del delicato fem- mineo le a conoscere che Novelle delle tre precedenti Giornate egli avea sesso . aven" do talenti da far denari . . questo passo risulta che Boccaccio non mancava di un la guai onesto domestico e proprio sostentamento cosa dovea esser nota anche ai suoi morditori: oiU de per conciliare che tanto di morderlo . laddove il Boccaccio le rie* chezze altamente spregiava.

la quale Filomena dice che fu fatta sopra quel vaso di terra . si trovò un medico tedesco . No- vella Solo dicono i Deputati che quella canzone . Gimignanofu il arte della lana ma non si si trova chi fosse padre dei giovani che trasferirono a Messina. da rendere istantaneamente mortifera colla sola fregagione d' alcuna delle sue foglie una pianta . nella terra di s. e conclude questo suo racconto con dire : utinam similes fabulas cius . trova altra cosa l' se non che . Contro dei rospi . in cui la Lisabetta avea posta la testa si deir amante. te- stimonio di questa Novella del Boccaccio quello d' altro caso simile . . questa sua verità corroborando col . chiamato Giovanni Shenh di Graffenberg . plures descripsisset Boccac- Novella V. seguito in Tolosa di due mercanti che similmente per un tale accidente . vel historias .•io OSSERVAZIONI . Novella IV. caccio . stanuna pianta di salvia . Toccante la verità di . cantava tuttavia ai tempi del BocQuello che rende mirabile questo Novella VIL frano e repentino caso della morte dei due amanti. I Fratelli questo fatto non si . si e do sotto una botta o rospo tanto mortifero che. la potesse col suo alito rendere capace d' uccidere istantaneamente una o pih foglie di essafregassesi i denti il sentimento di tutta la medica facoltà ^ che tale attività non ha saputa trovare nelV alito chi con . Gerbino de Scrlptoribus non to di // Gaddi nel suo libro ecclesiasticis racconta questo fat- Gerbino come cosa realmente accaduta. il quale V asserì per vera . mentovati in questa . e con .

e chi Cabestain. dicesi che visse in Salerno y e che tra il 1^09 e il l'i^i ad Ncn^ella . Girolamo . dove trova narrato poco meno che parola per parola. l suoi bei versi innamorarono la molo } glie del Rossiglione y e cagionarono la sua morte ciò die il Petrarca spiega dicendo : e quel Guglielmo Che per cantar ha '1 fior de' suoi di scemo X. e chiama Capestain . le quali furono in pia lingue tradotte . . Montagna istanza del re Roberto scrisse le Pandette della medicina . Fu veramente in jTir. tica della verità di questo successo del Rossiglione e del Guardastagno sto ultimo si legga nella vita die di queil ha tradotta dal Provenzale si Crescim- heni . VII. reme la famiglia 1 dei Sigliierij ed esiste o/tQora un testamento di Giovannonc Sighieri colla data del òG'i y ove sono nominati effetti che questa 'fami- glia possedeva nel territorio di Carpentrasso in Provenza Novella IX. e il Crescimbeni lo nomina italicamente Cabestano.. . Era questo Guardasta gno famoso poeclii ta provenzale . ISTORICHE morirono lib. Osservaziooi med. Messer Guiglielmo Prova auten. Girolamo Maestro Mazzeo della vien creduto quello stesso che da Scipione Mazzellay istorico napolitano . rare ouovc e mirabili Novella Vili. e che Pasquale Gallo e Pietro Castellano nelle . : \3.

dicono Matthaeus Sylvaticus avvertendo che Matteo e Mazzeo era illustri sia errore.2 vite dei OSSERVAZIONI medici Mantuanus. in quei tempi lo stesso .. . e che Mantuanus e debba dirsi Montaniis .

dove andar doveano assai delle cose opportune e chi quivi preparasse quello clie biso- gnava. di forse venti usignuoli e altri uccelli per una vietta (i) Rancia color d'arancio. ol l^q ul . o la perduta rasse . quando la domela sua compagnia pezzo davanti . gialla. sue Donne e da' tre Giovani alla guida del canto . mollttodìne some. con la salmeria (a) n' andò e con e de' Signori . T I ^ J aurora gih di vermiglia cominciava il .FINISCE . nica la Reina levata ^ e fatta tutta levare . quasi quindi capo levato. la famiglia rimasa appresso delle Donne . e avendo già al il siniscalco gran mandato luogo . La Reina adunque con lento passo le accompagnata e seguita dal. veggondo già te fatta la Reina incammino. di («) Salmeria. tippre*- sandosi sole. LA SECONDA GIORNATA DEL DECAMERON INCOMINCIA LA TERZA Nella quale si ragiona sotto il reggimento di Nei- FiLS di chi alcuna cosa molto da lui disiderata ricompe- con industria acquistasse . carriaggio. prestamenil ogn' altra cosa caricare . a divenir rancia (i).

e veduta 1' ampissima e lieta corte di le volte piene d' ottimi vini eia freddissima acqua. vano ad aprire. venne il discreto siniscalco con preziosissimi . tutto era dattorno murato. preso cammino verso 1' e cianciando e motteggiando e ridendo colla sua brigata . . non troppo usata li ma piena di verdi erbette e di s' fiori quali per lo sopravvegnente sole tutti il incominciaoccidente . confetti e ottimi vini ricevette . in assai parti vie ampissime . . i4 GIORNATA TERZA . e tutte allora fiorite sì grande odore per lo giardin rendevano che .. mescolato insieme con quello di molte altre cose lo giardino olivano . e per tutto andati. quasi di riposo vaghi sopra una log- gia che la corte tutta signoreggiava ( essendo il ogni e di cosa piena di quei fiori che concedeva tempo . assai a- vanti die mezza il terza forse . più ancora . quale alquanto rilevato dal piano sopra . di ciò che a camera s' appartiene sommamente e magnifico reputarono so discesi lo . il signor di quello Poi a basquel- . e vedendo gran sale le pulite e ornate camere compiutamente ripiene . . e parendo loro nella prima entrata di maravigliosa bellezza tutto insieme. senza essere andata oltre a duniilia passi . tutte diritte . frondi ) postesi a sedere e loro . . il lo- darono Quindi . un poggetlo era posto ti gli ebbe condotti le . più attentamente le parti dì quello comincia- rono a riguardare. e riconfortò x\ppresso la qual cosa fattosi aprire un che giardino che di costa era al palagio. come e coperte di pergolati di viti le quali facevan gran vista di dovere quello anno assai uve fare. se n' entrarono. in quello. e in gran copia che quivi surgea . Esso avea dintorno da sé e per lo mezzo strale . il commendarono . ÌSeì quale entra. ad un bellissimo e ricco palagio . che per pareva loro essere tra .

Accennerò solamente che con^u^ione di questo luogo nasci. n' laudevole sia . quali avendo i vecchi frutti e i nuovi ed agli i fiori . lungo sarebbe a raccontarej <> ma . ma in prosa rincirtl>ì>e af- feUato. il Sannauaro in reni. altra molto più ) era ini prato di cosa che vi fosse. Quante e e»- come ordinate poste fossero le piante che rano ninna in quel luogo. ma qualora il sole era più . e la rimando lettore air edizione parmense. Io TÌforisio il pronome la f/iuile. aggiungo Terho è dopo pronome ta Itr^ ^uale. alto sotto odorifera e dilettevole ombra senza esser tocco da quello quali e . per una figura la quale sopra una co. e dal rimaner sospeso il giira. lonna che nel mezzo di quella diritta era gittava tanta acqua (a) e sì alla verso il cielo ( che poi non (i) Latora Fuso Itili. Troppo lungo afTare il riferire lutto ciò ch'essi hanno regga detto. Nel mezzo del qual prato era una fonte di marmo bianchissimo e con maravi- gliosi intagli.. (a) Mari. da artificiosa . vi si poteva per tutto andare . ancora . Iv' entro. non che la mattina . varietà 8are])l)e Gran d' il opinioni è tra' critici su questo luogo. tanto che il questionato ^>erìodo vien rìdoUo coti: entro la . Le lato- ra (i) delle (piali vie tutte di rosai bianchi e vermigli e di gelsomini erano quasi chiuse': per le quali co«e . dal non sajiere qual nome si il verlto gitlaya. minutissima erba e verde tanto che quasi nera parca dipinto tutto forse di mille varietà di fiori .non ancora al- solamente piacevole ombra l' occhi ma odorato facevan piacere . non so seda naturai vena o . ma chiuso li dintorno dì vei-dissimi e vivi aranci e di cedri . che trova doj>o la yoctjt- Tcrlio giltnvn alla e<l fonie di il marmo il nominata nel hrrre periodo antecedente. NOVFXLA tutta la spczicrla I. la quale il nostro aere patisca di che quivi non abbondevol mente. i5 che mai nacque in oriente. Nel mezxo del quale (quello che è non men commendabile che ..

Che essi videro giardin pieno forse di cento varietà l' di belli animali. che si cominciarono ad affermare che in terra fare . se paradiso potesse non sapevano conoscere che . qual poi (quella dico che soprabbondava della fonte ) per occulta via del pieno pratello usciva e per canaletti ri assai belli e artificiosamente fatti. Il veder questo giardino la il suo bello ordine . e dove non so se da naturai vena o da artificiosa . per una figura. . d' una . pervenisse . dalla quale del bel giardino avea l'uscita 3 e quindi verso il pian discendendo chiarissima ( ) i . la . contentissimi dintorno per quello bellissime faccendosi di vari rami d' albori ghirlande tuttavia . tanto tutti piacque a ciascuna Donna e Giovani . due mulina volgea . raccogliendosi ultimamente in del una parte. che nel mezzo di quella diritta era lava tanta acqua ec. avanti che a quel divenisse con grandissima forza e con non piccola utilità del signore . tutto lo intorniava e quindi per canaletti slmili quasi per ogni parte glardin discorrea. né gli si pensare oltre a questo qual bellezza giugnere . altro cantare accorsero d' una dilettevol bellezza soprappresi. quale è sopra una colonna . senza dilettevol suono nella fonte dea ) . che quella di quel giardino gli si potesse dare . i6 GIORNATA TERZA cliiarissima rica. . udendo forse l' venti maniere di canti d' uccelli s' quasi a pruova un dell' . (1) git~ divenisse. fontana co' ruscelletti procedenti da quella a' tre . parte uscir conigli . d' altra parte correr lepri fonte. fuo. FIACCHI. e uno all' altro mostrandolo. . di quello divenuta palese. che di meno avria macinato un mulino al La .. potesse ag- Andando adunque . non il s' della quale dall' altre erano ancora accorti. le piante e . altra forma.

De' quali chi vi andò e chi vinto dalla bellezza del luogo andar non vi volle j . 17 e in alcuna cerbiatti giovani andar <{uesti pascendo . passata la nona levato s' fu . GIORNATA TERZA giacer cavriuoli . buone e dilicate vivande. e oltre a nocivi animali . poichò . Ma . vie maggior piacere aggiunsero. quasi dime- stichi. colla fresca acqua rinfrescato . s' andas- dormire. e viso . altre piì!i maniere dì non ciascuno a suo diletto . poi- ché assai or questa cosa or quella veggendo andati furono. chi a giucare e scac- chi e chi a tavole mentre gli altri . e suoni e a' canti e a' balli da capo dicrono infìno che alla Reina per lo caldo so. fatto dintorno alla bella fonte metter le tavole li . fu Filostrato il quale cominciò in questa guisa: . . pravvegnente parve ora che se a a cui piacesse . andarsi a sollazzo. e quivi prima . chi a legger romanzi . sei canzonette cantate e alquanti bal- fatti come e di si alla Reina piacque. si diede il Ma .. ebbero nel prato si come alla Reina piacque il vicini alla fontana venutine e in quello secondo modo . a cui Reina tal carico impose . usato postisi a sedere ad . aspettar cominciarono di dover novellare sopra la teria dalla la ma- Reina proposta De' quali il primo . quivi di- moratisi . andarono a manriposato ordine giare: e con grandissimo e bello e serviti lieti. . ma . oltre altri piaceri . dormiron si . divenuti a' più su si levarono. un . Le quali cose. .

clie di quelle femmine che clie . si sono credono tropil po bene che come ad una giovane sia è sopra capo posta la benda bianca e indosso messale la nera cocolla . tutti coloro che cosi credono sieno ingannati mi piace. contra questa lor credenza odono se contra natura così si turbano come un grandissimo e scelerato male fosse stato commesso 5 non pensando né volendo aver medesimi . le quali tutte concorrono a giacersi con lui . poiché la Reidella proposta na comandato me 1' ha . a Lamporecchio nacque. Costui. bellissime donne. Pi- sloia. non uscendo (1) Lamporecchio. cjuel „ Ch' è celebre caste! per Masetto .i8 GIORNx'lTAL NOVELLA L Masetto da Lamporecchio (i) si fa mutolo e di. rispetto a sé li quali la piena licenza di . Il Berni nel suo Orlando Innamorato . concupiscevoli appetiti e rendan loro d' intelletto e . A'icino a Lil). IH. cora alle gran forze dell' ozio e della solitudine E similemente sono ancora di quegli assai che credono troppo bene che la zappa e la vanga e le grosse vivan- de e i i disagi tolgano del tutto a' lavoratori della terra . Canto VII. poter far quel che vogliono non può saziare né an. „ . né piii senta 1' dei femminili appetiti fatta divenire il non come di pietra avesse farla monaca : e se forse alcuna cosa . d' avvedimento grossissimi Ma quanto . sono di quegli uomini e stolli. villa deliziosa dei signor! Rospigliosi.. assai B. viene ortolano di uno monistero di donne . ella più non se femmina se . ch'io dico.

fu un di . per le legne . E oltre a questo elle son tulle giovani. anzi . che Nulo avea nome. tanta che io lasciava che . il nomerò per non diminuiru sua . in parte alcuna la . e oltre a questo andava alcuna volta al bosco . se ne tornò Quivi che lietamente . di farveae più chiare eoo una picciola Novelletta In queste nostre contrade fu ed è ancora stero di un moniquale non donne assai famoso di santità . castaido loro quando me ne venni che . del salario . pon qui questo e . gliele disse. . . se io n' a- . e sonmene venuto io Anzi mi pregò . fama nel (|uale . orto l' una diceva .. forte e robusto e. attigneva acqua e faceva colali altri ser- vigetti ma le donne mi davano si poco salario che i io non ne poteva pure appena pagare che non calzari . . Il quale Masetto domandò di che egli il monislero servisse A cui Nuto rispose io lavorava un loro giardino bello . ne . stare lavorio l' e uscivami si tra l' una cosa e per . quand' io lavorava alcuna . pon qui quello e no e diceva seccaggine dell' orto volli star . Il buono uomo. non ha gran tempo non essendovi . là ond' egli era il . . e tutte un buono omicciuolo d' un loro bellissimo giardino ortolano il quale non contentandosi giovani era . e parnii eh' elle abbiano ninna volta il diavolo in corpo . allora più che otto donne con una badessa . secondo uom con bella persona il cui nome era Masetto stalo e domandollo dove tanto tempo fosse . si può far cosa al lor 1' modo . giovane lavoratore villa . . fatta la ragion sua col castaido delle don. a Lamporecchio tra gli altri . l' altra . : e grande . NOVFXLAL fatta 19 da lei. e davanmi . raccolsono . l' altra mi sta toglieva la zappa di ma- questo non bene il . altra io non vi il più .

. . . ao vessi GIORNATA TERZA alcuno . molte cose divisate seco imaginò : . il luogo è asse io so far . amor e Dio e che egli . gli spezzerebbe del. quello che elle il vogliono elleno stesse . venir fatto di quello che egli disiderava dosi che fatto niente . senza dire ad alcuno dove sa d' s' una sua scure andasse . non dubitò perder per quello ma temette di non dovervi esser ricevuto perciocché troppo era giovane e appariscente. n' andò al monistero : dove il pervenuto entrò dentro e trovò per ventura castaido i nella corte j al quale faccendo suoi atti come mutoli 1' fanno di . mi vi conosce j vista d' esser mutolo per certo io vi sarò ricevuto E in questa imaginazione fei'matosi. da ciò . mostrò di domandargli mangiare per . con in collo . queste monache che tutto se ne struggea compren- dendo per le parole di Nuto che a lui dovrebbe poter . se bisognasse . che il io gliele mandassi e io gliele promisi . lontano di qui e ninno . le legne Il castaido gli dio da mangiar volentieri appresso questo gli mise innanzi certi ceppi che Nuto non avea pututo spezzare 5 li quali costui . A Masetto udendo egli si le parole di Nu- venne nell'animo un desiderio grande d'esser con . che fortis- . ma tanto faccia gli Dio san delle reni quanto o ne procaccerò o ne man- derò ninno to. . Per che sai . Ma poi partito lor ragionare cominciò Masetto a pensare che loro modo } dovesse tenere a dover potere essere con e conoscendo che egli sapeva ben fare quegli di servigi che Nuto diceva . fosse . alle mani che io . in gui- un povero uomo se .. E avvisan- non : gli verrebbe se a Nuto ne dicesse facesti a gli disse deh come ben venirtene ! che è un uomo a star : con femmine? egli sarebbe meglio a star con diavoli sei elle si non sanno delle sette volte le .

avremmo buon egli : servigio. e costui con cenni rispostogli . Il Masetto non era guari lontano ma facceudo . ìa pocn d' ora d' ehbc tutù spezzati al castai- do che bisogno aven u quivi gli nudare bosco . orto che mai non fu cosi lavorato Ora avendo sl. II. e mostrógli quel- (i) Cioi lavorterò. fagli vezzi. mi mettete costà vi entro . qualche cappuccio vecchio e lusingalo. il il castaido chi egli fosse. 11 quale le disse: (jucsti è un povero vened hogli sai>es- uomo mutolo e sordo . . . dagli castaido disse di farlo . quale uu di (Questi di ci ne per limosina si che io gli ho e' fatto bene . e potrebbeue V uom che volesse e oltre a questo non vi bisognerebbe di aver pensiero che egli motteggiasse queste vostre giovani . De' quali avvenne cbe un di la bnilcs^sa il vide. A cui la badessa disse . tutte queste pa: role udiva e seco lieto diceva si I' se voi . Sappi se egli sa lavore e ingegnati di ritenercelo: dagli qualche paio di scarpette. più giorni vel tenne. T. I. e volcsseci rimanere. NOWXLA simo era . se egli voleva . latte fare assai cose che bisogno erano Se egli ae lavorar l'orto. io vi lavorrò (i) . . ai II . ' DECAM. . ben da mangiare. gli fece intendere clie a casa ne le recasse Costui il lece molto bene gli : per eraa che il castaido a far iare certe bisogne clic luogo.ir (juivi il castaido veduto che egli ottimamente sapoa lavorare e con cenni domandatolo . perciocché egli ci ed ò forte . il menò seco iece tagliare delle legue: {>oscia messogli . % ^ . l'asino innanzi cou suoi cenni . che gì' far voleva ciò che 1' egli volesse avendolo ricevuto impose che egli orto lavorasse. : in (è di Dio tu di il vero. e domandò madonna.. vista di spazzar la corte. io mi credo fare ciò che noi bisogna n' .

non credendo da favella fosse . appresso noia . co1' minciarono a riguardare. volere con questo mutolo provare se cosi è Ed egli è il pur miglior del volesse . giovare L' altra rispose : di sicuramente io noi dirò che per certo mai a persona Allora . Tu vedi cVegli è un colai giovlnaccio sciocco. che è quello che tu di ? non tu che . giovinette monache che per lo giardino andavano egli era. e dicevangli più scelerate parole del mondo. e questo mutolo : e io ho più volte a più donne che a noi son venute. una che alquanto . volte messo in . di ciò lui essere intese e la badessa. disse . e lui lasciò. perchè egli egli noi potrebbe né saprebbe ridire. quale lavorando 1' un di l' altro . eh' è vecchio. poco o niente si cu- Or pure avvenne che . se io credessi che tu mi tenessi credenza io ti ho avuto più volte il quale . Oimè ! sai disse 1' altra . cresciuto innanzi al senno: volentieri udirei quello che a te ne pai'e. aa GIORNATA TERZA : lo che a fare avesse poi andò per altre bisogne del Il monistero. udito dire che tutte l'altre dolcezze del la mondo sono una beffe a rispetto di quello l' quando femmina usa con animo uomo Per che . le monache incominciarono . a dargli e a metterlo in novelle altri fa de' come spesse volte avviele ne che mutoli . poiché con altrui non posso di . che forse estimava che egli cosi senza co- da come senza rava . . e lui. all' altra. s' appressarono là dove che sembiante facea di dormire. mondo da ciò costui j che. no osa entrare se non castaido .j . Per che era più baldanzosa. direi un pensiero che io forse anche a te potrebbe . né che mai qua entro il uomo alcu. la baldanzosa inco- minciò: io non so se tu t' hai posto mente come noi siamo tenute strette . io m' ho più . costui un di avendo lavo- rato molto e riposandosi . . due .

di provare che bestia ? uomo : . ser vedute appressandosi quella . modi di fare che mai non . dove egli fugge l'acqua (i) . a Masetto pi«> . guardato ben per tutto e veggendo che da ninna parte potevano es. che mosse avea le parole . La quale co- fi) Dove fgti/ugg« tacqma. lui destò j ed atti egli incontanente si levò in Per che costei con egli lusinghevoli presolo risa . sciocche farsi . con . dove Masetto ella volle senza trop si invitare quel fece che . ninna cosa aspettava. Queste . Costei l' udendo avendo gih maggior voglia che fosse 1' altra . . e l' s' altra faccia la guai> egli ò sciocco che egli acconcerìi comunque se noi vorremo Masetto udiva tutto questo ragionamen- to.NOVFXLAI. disse: or bene come faremo in su la A io cui colei rispose tu vedi eh' egli è nona . saprk pur che noi medesime noi diciamo ciò . . e disposto l' ad ubbidire. se nui gliele ubbiain pr(^ messa truovisi un' altra o dell' altre die gliele atten- gano . d'isr ((iintitc cose gli promettono tutto ! . A cui la compagna il disse ? : o se nui ingravidasdi^M. una di loro . egli non ci ò persona . il menò pò nel capannirtto . dormire ci è: e s' se mi credo che le suore sien tutte a non noi Guatiam per l' orto se persona : . e quivi r una dia : si stea dentro si . cioè dor'cgK h irkoTfnqaMiJoi>io«c. come andrebbe : fallo Quella allora tu ti cominci ad aver pensiero del mal prima che venga sare : egli quando cotesto avvenisse . per la mano.*: simo . che abbiam noi a fare. se non a pigliarlo per Ih mnno luì e menarlo in questo ca? pannetto. che non se ne gli attiene ninna . allora sì si vorrà pensi egli ci Hs rù mille . non esser preso dall' . noi ab1)iam promessa la 8C colei . . ed faccendo colali . a3 \ irglniià si nostra a Dio ? '1 O di .

della sua cella di questo fatto avvedutasi a due altre il mostrò . avuto quel che volea. diede . Per che avanti che quindi dipartisil sono da una volta . cosa riguardando la don- na de .in su ciascuna provar volle come : mutolo sapeva cavalcare e poi seco spesse voi te ragiocosì dolce cosa e piii . è oiodo di dire assai bello. che ancora di queste cose non di tutta sola per lo giardino .2*4 GIORNATA TERZA leale me tra il compagna. cioè ogni poca fatica gli bastava. chi giorni con gran querimonia dalle monache orto . tutto stava scoperto La qual . (i) Di pocajalica avea assai. dì . e sola vedendosi in quel le medesimo appetito cad: . per lo troppo cavalcar della notte all' avea assai ) : (i) tutto disteso ombra i d' un mandorlo dormirsi ed avendogli il vento . nando dicevano che bene era come tempo udito aveanoj e prendendo a convenevoli ore . . partecipi divennero del podere di Masetto . Alle quali l' altre tre per diversi accidenti . Avvenne finestretta un giorno che una lor compagna da una . divenner compagne in vari tempi badessa . Ma- setto seco nella sua camera nel menò a lavorar dove parecfatta . accorgea andando un . pur mostrandosi semplice faceva si lor volere . il tenne j provando e riprovando quella dolcezza la quale essa prima all' altre solca biasimare Ultimamente del. essendo il caldo grande il trovò Masetto ( il qnal di poca fatica . gli eza soverchia. che 1' ortolano non venia 1' . Ultimamente s' la . E prima tennero ragionamento insieme di doverle accusare alla badessa: poi. all'al- luogo e Masetto . che cadute erano sue monacelle e destato . mutato consiglio e con loro accordatesi. col mutolo s' andavano a trastullare . panni davanti levati indietro .

che la favella mi e solamente da notte la mi sento essere restituita : di che io lodo Iddio . senza lasciar Masetto partire.. e disse: fossi . . NOVELLA L la a5 che parte vo- sua camera alla stanza di lui riiuandatolnc. dispose di voler colle sue monache trovar modo a questi fatti . il quolo »i chi«le «neon aoUo che è quel inuKolino che UgUfeiw a' le più volle ba- lie di la lingua bamlùtù. credeva . . disse Masetto io era ben tà cosi ma non anzi per una infermiprima questa e domandollo scr\ire. ma che dieci uomi- ni possono male o con una femmina sodisfare. tìo. non fosse di lei: come discreta . •'wsa lua dire: egli ha rollo o taglialo le filetto « scili npiagnolo. che volesse dir ciò che Masetto s' egli a . La donna udendo che tu costui parlare. . nove 3 al clic dove a del me ne conviene io servir per cosa mondo non potrei durare. il quale ella teneva io mu- tolo. mutolo Madonna per natura tolse . nove aveva a la badessa le disse il fatto II che udendo savia accorse che monaca non avea che molto più per che. (i) . tutta stordì. avvinò che . se più stesse in troppo gran danno resultare . D' uno che a»»ai. che è questo? . . e mol- to spesso rivolendolo. quant' io posso La donna sei credette . il potrebbe .À^ftr roUo » favella sciollo lo scilinguagnolo. cominciò a dire : madonna fatica io ho inteso che uà gallo basta assai bene a dieci galline. K |)erciò una notte colla badcsw» essondo rotto lo scilinguagnolo . o voi a questa cosa trovate modo. che io non posso far nò poco nò molto j e perciò o voi mi lasciate andar con Dio. . e olire a ciò più lendo da s' lui . anzi sono io per quel- lo che infino a qui ho fatto a tal venuto . acciocché da Masetto non (1) Romper «li io scilinguagnolo yet cotniiìcìare a imAtn. non potendo Masetto suo esser mutolo gli sodisfare a tante. Varchi Ereol.

Ed essendo di que' di . il monistero a Masetto restituita j stato lungamente mutolo la favella fosse si fatta e lui castaido fecero : e per . e co^ campa dalla mala ventura E ssendo la fine venuta della novella di Filostrato della quale erano alcuna volta un poco le Donne ar- . con piacer di Masetto ordinarono circunstanti credettero che per le loro orazioni e per gli meriti del santo . . Cosi adunque Masetto vecchio padre e senza aver fatica di nutricar figliuoli e spesa di . Un pallafrenier giace colla moglie s' d* jigilulf re . morto lor castaido . venir fatto ricco . genei-asse. ricco a casa : la qual cosa saputa di leggier gli fece . che niente se . tonde . truovalo il tonduto tutti gli altri . sentì se non dopo la morte della badessa essendo già Masetto presso che vecchio e disideroso di tornarsi . se ne tornò poneva affermando che le corna sopra '1 cosi trattava Cristo chi gli cappello NOVELLA di che Agilulf tacitamente e tondelo sì : II. Nelle quali . accorge . di quegli per lo suo avvedimento avendo saputo la . .. in cui intitolato era . di pari consentimento aper- tosi tra tutte ciò clie per addietro da tutte era stato clie le genti fatto .. maniera le sue fatiche partirono che egli le potè comportare. come che esso assai monachin . . ii6 fosse il GIORNATA TERZA monistero vituperato il . era . pur ne si discretamente procedette la cosa . sua giovanezza bene adoperare in collo partito s' donde con una scure .

Pavia . a ninno palesava scoprirlo . intendo che per me vi sia dimostrato Àgilulf re de' Longobardi. i suoi predecesfatto . Mart . che alcuna volta per questo riprendendo fetti in altrui . di vilissima condivii zione. Huteita. 17 piacque e alcun' altra se ne avevan riso alla Ileina le sì che Pampinea novellando seguisse. rei- na . sì come con gli savio . con ridente viso incominciando disse Sono alcuni di conosce- poco discreti nel voler pur (i) mostrare re e di sentire quello che per lor non fa di i sapere. citth di Lombardia . sori in si come . né lei occhi ardiva tli . gli E per- ciocché il suo basso stato non aveva tolto che egli esser fuor d' ogni il non conoscesse questo suo amore convenienza eziandio a . de' Longobardi la quale fu bellissima donna. NOVELLA TOisaìe . avventurata in amado- savia e onesta molto. nel suo contrario ( mostrandovi se d' V astuzia d' un for- di minor valore tenuto che Masetto) re . nel senno un valoroso vaghe Donne . suo regno avendo presa per moglie . Teudelinga rimasa vedova d' Autari . essendo alquanto per la virtù e per lo senno di questo re Agilulf le cose de' Longobardi prospere e in quiete avvenne che un pallafreniere della detta . uomo quanto a nazione (a) . IL .. ma male Ed . ma per altro da troppo più che da cosi meil e della persona bello e grande cosi come re fosse. . disavveduti di- si credono la loro vergogna scemare dove essi l' accrescono in iuGnito. E che ciò sia vero. re stato simil- mente re. E (1) (1) Pur qui valr in tultii modi. il Nazione Doccarrio lo prentlr qui e in albi luoghi prrsignilic*- R eiIraxSone. Ija({ua. avevan fer- mò i 1 solio del . senza misura della reina s'innamorò. stiere .

qual credeva alla ^reina la dovesse piacere . e come colui che amoroso fuoco -de' suoi studiosamente faceva. vente avvenire tanto l' quanto speranza diventa minore . E modo . clie interveniva che reina dovendo cavalcare più volentieri cava . Per che. Per . il pallafreno da costui guardato cavalaltro : che alcuno il che quando avveniva costui . cosi in questo povero palil lafreniere avvenia in tanto che gravissimo gli era il poter comportare facea . amor maggior farsi . se non trovar modo come del re . in fe- potere o tutto o parte aver del suo desiderio. come noi veggiamo la assai so. o a voler per lettere in suo amore j .. potesse a lei pervenire e nella sua camera entrae in re .aniera . pur seco i si gloriava che in alta j parte avesse allogati tutto ardeva in oltre suoi pensieri . prese por partito di voler questa morte per cosa per apparisse lui morire per lo la quale amore che alla reina aveva portato e portava tal fosse . di questo amor non potendo pensando seco del diliherò di morire. gegno colla Reina giacer potesse via e' Né altro egli ingegno nò in persona lei era il . 28 GIORNATA TERZA di quantunque senza alcuna speranza vivesse dover mai a lei piacere . ad ogn' altro clie compagni ogni cosa la . . che sapeva che vano o direbbe o scriverebbe ma a voler provare se per in. : e questa cosa propose di voler che la che egli in essa tentasse sua fortuna . Ma. in grandissima grazia sei reputava e mai dalla staffa i non le si partiva. quale sapea che del continuo con non che giacca. Né si ce a voler dir parole alla reina far sentire il . come non essendo da alcuna speranza atato^ e più disciogliersi. pan- ni toccar le poteva . gran disio così nascoso . . volte seco. acciocché vedesse in che m. beato tenendosi qualora pure .

avoa . fu e il lume preso . più volte di nolle in una gran sala del {lalagio del re (la (juale in mezzo era tra la camera del re e quella della reina) il si nascase: e in tra l'altre una notte vide re uscire della . andasse. quando a lei andava . «bito il a9 re . cosa vetluta . quando turbato era . e prima in una stufa lavatosi bene. senza alcuna cosa dire to il dentro alla cortina trapassato. e incontanente es. della . e due volte il percosse colla bacchetta tutta sonnocchiosa La camera da una cameriera aporta . se n' entrò nel letto nel quale la reina . di cosi dover e trovato modo d' un mantello simile a quello che al re veduto avea e un tordi ietto e una mazzuola. mantello . NOVEIXA n. e senza dire alcuna cosa percuotere una volta o della due V uscio camera con quella bacclietta . torcluetlo acceso e dall' altra una Lncciietta e andare alla camera della reina . dormiva Egli disiderosa mente in braccio recatalasi mostrandosi turbato ( perciocché costume del re esser sapea che . fatto colla pietra e collo acciaio die seco portato . e similmente vedutolo ritornare fare egli altresì pensò avere . sergli aperto e toltogli di mano : il tordi ietto La qual . con queste cose.. e posa. e occultato: laonde egli. un poco camera di fuoco . accioccliti non forse l'odore del letame la reina noiasse o la facesse accorger dello inganno . e tempo parendogli o effetto di dovere al suo desiderio dare alta o di far via con cagione alla . il suo torchietto accese e chiuvso e avviluppato nel mantello. . bramata morte. sua camera inviluppato in un gran mantello dall' o aver una mano un . come usato era nascose . ninna cosa voleva udire ) senza dire alcuna cosa o senza essere a lui det^ . nelle gran sala si si E sentendo che gih per tutto dormia . se n' andò all' uscio .

poi vide (i) la reina accorta non se altro . il suo mantello e . non sembro io uomo da poterci altra volte es? sere stato Poi e ancora appresso questa tornarci che che. lo sentito avea j e quello gli che tacendo niuna s' vergogna poteva tornare . arebbe (2) don- vitupero recato Risposele adunque re più nella : mente na . poi \>ide Parlando i arebbe. ed essendo egli nel letto entrato ella . e diede senso pe- riodo. e lietamente salutatala. cognobbe. GIORNATA TERZA più volte carnalmente gli la reina . quando il re levatosi sì alla andò della reina . lume senza alcuna pena esser poteva cosa dire se n' andò e come pixi camera tosto potè si tornò al letto suo . e oltre usato modo me j . A al cui. gere . . Il che molti sciocchi non avrebbon io ma fu ? avrebbon detto: non ci fu' io: ? chi fu colui che ci come andò rebbouo la . cagione di volgere . né alcuno di non volemela fare accorfatto . . E come la diletil che grave paresse gli fosse . di che ella . Rolli.3o ta. emendo si in /t . . maravigliò forte . savio . guardate ciò che voi fate Il re udendo queste parole subitamente presunse la reina da similitudine di costumi e di persona essere stata ingannata . ? chi ci venne di che molte cose nate sa- per le quali egli avrebbe a torto contristata donna e datole materia che già di disiderare altra volta quel. avete preso piacere e così tosto da capo ritornate . parlando il . il partire pur temendo non 1' troppa stanza to in tristizia . novità è stanotte 1' ? voi vi partite pur di testò da me . Nel quale ancora ap. . dalla sua letizia preso ardire disse . . D R. ma come . . avuto si levò e ripreso . che nel viso o che nella parole turbato vi . (i) (2) vide. . o signor mio questa che . subita- mente pensò n' era .

e pen- sò di voler chetamente trovare chi questo avesse fatto. Come che ciascuno altro dormisse forte colui che colla : rcina stato era .NOVELLA la n. che nel suo panella quale quasi lagio era sopra le stalle de' cavalli tutta la sua famiglia in diversi letti dormiva che ciò ancora : ed esti- mando che qualunque . e d'attender quello che re far dovesse . . riposare cominciato dall' imo de' capi il della casa to . una lantemetla andò in una lunghissima casa . non gli fosse polso e'I battimento del cuore per lo durato affanno potuto . Avendone adunque vandone. talento per quello il gli era stato fat- ripreso suo mantello. non dormiva ancora nire forte il per la quale cosa vedendo ve- re e avvisandosi ciò che esso cercando andava. E avendo V animo gih pieno d' che vedeva s' ira mal . dovere essere . di seguire vostro consi- glio. que si fosse non esser potuto di quella uscire Preso . adunque un se n' plcciolissimo lume in . e . qualun. il re di ciò . senza indugio facesse morire E come che cose gli andasser per lo pensiero di doversi fare pur vedendo il re senza alcuna arme . cominciò a temere tanto che sopra il battimen- to della fatica avuta la paura n' aggiunse un maggiore | se il e avvisossi se . s' avvedesvarie . . diliberò di far vista il . pet- per sapere se battesse . pci^ . prlego clic voi guardiate alla vostra salute re disse : Allora il ed egli mi piace . a tutti cominciò ad andare toccando gli . usci della camera. me • ne vo' tornare di to . il il re molti cerchi né alcuno tro- quale giudicasse essere stato desso. . fermamente che. . 3i donna rispose : signor mio si | ma il tuttavia io vi . e questa volta senza dar>i più impaccio. fosse colui fatto avesil se che la donna diceva tacitamente . di dormire. imaginando lui della casa .

. porte del venisse palagio davanti sa in s' 5 aprissono tutta la . . seco questi è desso Ma .• guente il riconoscesse . tutto ciò sentito avea.. assai ben mostra d' essei-e d' alto Poi veggendo egli cerca- che senza romore non poteva avere quel oh' (1) AvYeiti / erano alcun paio . 32 GIORNATA TERZA e trovandogli batter forte . il quasia . sua famiglia gli e così fu fatto Li quali tutti senza alcuna co. le io vo cercando quantunque di bassa condizion senno . pianamente andando a . . di forfìcette avea li gli tonde alquanto dall' una delle parti i capelli . e disse seco stesso costui . non che con un paio . e trovato un paio di forfìcette delle quali per avventura v' erano alcun paio (i ) per la stalla per lo servigio de' cavalli . e questo fatto . se ne tornò a dormire le Il re comandò che avanti che . il cuore . capo davanti standogli il esso cominciò a guardare 5 e veggendo la magun medesimo modo ta: per conoscere tonduto da lui gior parte di loro co' capelli ad gliati . levò . che . fare intendeva ninna cosa voleva altra cosa gli fece se le quali portate ninna . i capegli e ciò fatto . quali essi a quel tempo portavano dipartì e tor- lunghissimi acciocché a quel segnale la mattina se. si nossi alla sì camera sua Costui . si nxaravigliò . quanti in quella cosa ne giacevano a tutti in simil 3 maniera sopra l' orecchie tagliò . come colui che malizioso era : chiaramente egli s' avvisò per che così segnato era stato aspettar si laonde senza alcuno . al modo è latino il verho nel numero seco più maggiore col <!' nome nel minore quando nome che comprende uno . venne a costui j disse . senza essere stato sentito levato la mattina . si come colui che di che si sentisse ciò che .

Un altro gli avrebbe voluti far collare. alieni piacer di lei avesse intero . IL 33 disposto a non volcn. e 1' ardire e la cautela del . avrebbe scoperto cbe ciascun dee andar cercando di ricoprirej ed essendosi scoperto. ancora cbe intera vendetta n' avesse presa . lui solo a cui toccava Il quale . si come savio mai vivente re . senza avvedersene egli . ch'era . j chi '1 fece noi faccia mai e andatevi con Dio . quella dire ma il ninno ve ne fu cbe . mduce un solenne frate . re voluto per . ammogli pia- e dimostrargli cbc avveduto se ne fosse e a tutti rivolto disse : cque più .. NOVELLA va . ma molto cresciuta n' avrebbe l' la sua vergogna . ma peichè «aiebbe CiiU in uomo vile. non la scoperse nò più la sua vita in si fatto atto commise alla fortuna NOVELLA III. Sotto spezie di confessione e di purissima coscien- za una donna . . a dar modo effetto . per piccola vendetta (i) ac. martoriare. non scemata . innamorata d' un giovane . non per risprtlo òeST offen. pallafrenierc era da' più di loro stata lodata e simil- (i) gnnilissima Piccola vendetta chiama. con una sola parola d' . esaminare e domandare} e (juello ciò facendo . e lungamente fra il esaminarono cbe avesse . A aceva già Pampinea . la intendesse . e con- taminata onestà della donna sua si Coloro cbe quella parola udirono sé maravigliarono. quistar gran vergogna nirlo . . se non co. .

fu una gentil donna di bellezze ornata e di costumi . al- presente novella appartenga come che non intendo di palesare . nò ancora alcuno . . piase- Donne l' . non sono ancora molti anni . o di fede . adunque d' alto legnagglo veggendosi nata e (i) Cwanzarsi. d' altezaltra . . possono essere . e sono non che dagli uomini ma da . ulilizzursi. dove iZosteì si di ciò sarebbe con risa da trapassare . religioso essi il . possano da mangiar cevoli come il porco . za d' animo e sottili avvedimenti dalla natura dotataj tro che alla io gli sappia . quegli clie per altri viltà d' animo non avendo argomento . tanto più ad ogni . passati . e àice dei golosi che si pone quasi sempre in mala parte parlandosi ed altri tali. cre- dule troppa fede prestiamo alcuna volta . io racconterò . rifuggono dove aver . La quale o .. Il Ruscelli spiega nialamcnte civanzarsi per pascersi. Questo termine s' usa anche al presente in vane parti di Lomlìardia. modo . il GIORNATA TERZA senno del re. quando la Reina a Filomena vol- le impose il seguitare : per la qual cosa Filomena . alcuna di noi cautamente beffati Nella nostra città più d' inganni piena che d'amore . quanto alcun' il cui nome. come gli uomini di civanzarsi (i) . secolar da piacere quanto più stoltissimi . Mart. si come . ogni cosa valere e sapere dove essi di gran lunga sono da molto meno si . nudrirsi. e vale avanzarsi. e uomini di nuove maniere e costumi elle gli altri in si credono più . quali noi oltre . perciocché ancarlcherebber cora vivono di quegli che per questo di sdegno. vezzosamente così incominciò a parlare Io intendo di raccontarvi una beffe clie fu da do vero fatta da una bella donna ad un solenne . non solamente per guire ordine imposto i ma a' ancora per farvi accorte die eziandio religiosi . li mente tatasi .

non poteva ed guente notte senza noia passare ciò Ma il valente uomo di . . ed essa dopo la confessione padre mio a me convien ricorrere a voi per Io so i aiuto e per consiglio di ciò che voi udirete come colei che detto ve l' ho. de' suoi abbracciamenti in alcuna niciuiera se non in quanto negare non zione di so ciò . esser di gentil donna degno. fare ordire j una o con una filatrice dispulare del filato propose di non volere . ma di volere asodisfa. non accorgendosi . . E avendo se- co pensato che venevole ora cliiamare confessare . e voggcndo lui ancora con tutte le sue ricchezze da ninna altra cosa essere più avanti divisare . che voi conoscete miei . disse .. quale. niente ne curava ella . . l'ascoltò volentieri: . uoii ]KJtcnilu Io sdegno dell'animo porre in per lo quale estimava niuno uomo di bassa condizione ({unutun([ue ricchissimo fosse. modo tener dovesse se n' andò a confattosel alla chiesa . quando piacesse . . che molto cauta era per nò per ambasciata di femmina né . sajK'r un mescolato o . dove gli egli dimorava. medesima trovare alcuno lanaiuolo . e . che da tela . lettera ardiva di fargliele sentire temendo de' pe- ricoli possibili ad avvenire con un . 35 perciocché artefice terra. gli potesse. il quale più di che il le paresse che fosse degno : e innamorossi d* uno assai valoroso età f uomo e di mezza la se- tanto che qual di noi vedeva . da lui si voleva Il frate vedendola ed eslimandola gentil donna disse : . maritata ad uno arlcGce lanaiulo era . quan» . Ed essendosi accorta (il che per- costui usava molto religioso . ciocché di santissima vita era quasi da tutti avea di valentissimo frate fama ) estimò costui dovere essere ottimo mezzano tra lei e il suo amante . tunque fosse tondo e grosso uomo nondimeno . NOVELLA III.

non avvisandosi che io io cosi fatta intenzione abbia come che ho . me stessa P arno : e lasciamo stare che io facessi al ma. uo- mini fanno alcuna modo che . usa molto con voi . 1' assedio 5 né posso farmi nò ad uscio né a finestra egli nò uscir di casa. perché pare che suo amico slate . pare che m' abbia si posto . facili devesi scrivere delibera' mi: trovegli rai non di rado talmente scritti tali verbi. perciocché questi cosi modi fanno soven- te senza colpa alle oneste donne acquistar biasimo Hommi a' posto in cuore di fargliele alcuna volta dire . e diliberami (i) di dirlo più tosto a voi si che ad altrui. nome ma persona dabbene mi pare. e. si ancora perché gli a voi sta gli bene di cosi fatte cose . bello e grande . (a) Ri/jigliiire. ma sUaui ripigliare (2) Per che io vi priego per solo (1) DìUherami per deliberai mi. . vestito di panni bruni assai onesti for. ninna rea gna come sarei so il . Ora uno femmina fu mai del fuoco dedel quale nel vero io non . dal quale io sono più che la . acciocché ma. come da 1' uomo j e che '1 può ben fare io non abbia incontanente per le quali cose io più che . Rolli. miei fratelli ma poscia volta 1' m' ho pensato che ambasciate per . ne son taciuta . . le e scandalo non ne nascesse me . riprendere castigar con parole. 36 parenti e vita sua sì '1 GIORNATA TERZA mio marito riccliissimo . se io pur pensassi cosa ninna che contro suo onore e piacer fosse. le risposte seguitan cattive di che nascon parole per che. e questo avvertimento te renda a comprendere. .. non che amici. amata 5 né alcuna cosa disidero clie da lui . gli . e dalle parole si perviene a' fatti: . io . : incontanente non mi pari innanzi 5 e mara- vigliomi io come egli non è ora qui fatti di che io mi dol- go forte . se io non ne sono ingannata della persona se .

di colui dicesse di cui veramente diceva e commea* buona . le lodò l' opera della suo bisogno raccontaudole s' A cui la donna disse: io ve ne priego per Dio. ricordandosi dei conforti datile dal frate dell' opera della limosina empiutagli nascosamente l' la man dì denari li . anima de'morne tornò era . II. me ne sia a voi. il pregò che messe dicesse per . esser vero che ella di. che più questi modi non tenga EgH ci sono dell' donne assai . sarebbe dato noia e cocarità . col quale poiché d' una cosa e . si come usato ven- valente uomo . 1' si come a colei che in niuuo atto animo disposto a tal materia . e siamevene(ia) doluta. giale da laddove a me è ho . . suoi : e da' più di lui levatasi frate a casa se Al santo ne il non dopo molto.. NOVELLA Iddio che voi di ciò il in. E quinci . sicuramente gli dite che io sia stata quella che questo v' abbia detto. E . e egli questo negasse. . modo il riprese dello intendere e del guardare (i) che egli credeva che esso facesse a Guatare gaarclare. le promise d' operar le si e per tal modo : che più da quel cotale non noscendola ricca molto e della limosina. gravissima noia. (a) Siamei'ene. T. 3 . detto questo Il quasi lagrimare volesse. le quali per avventura son disposte a que- ste cose e placerìà loro d'esser guatate (i) e vaglieglui . e il si proferisce con T accento oclla prima. bas- so la testa santo frate comprese incontanente che . data mollo la donna di questa sua disposizion fermamente credendo quello ceva . tiratoi da parie . ed è di quelle che allega Bembo che ai reggono cinque •tllab* aoUo UDO accento DECAM. fatta la confessione e presa la peniten- za . ^7 e pregare altre dobbiate riprendere . d' altra ebbero insieme alquanto ragionato per assai cortese . . il .

e dal frate partitosi la dal- andò della donna . disse di più non . 38 quella donna Il . ella è dessa lei ti e perciò per onor di te . si come colui clic mai guatata non avea e radissime volte era usato di pas. piedi . il frate non lasciò dire . . . . se . te lei queste ciance omai cotanto . ]Ma la donna dopo costui cosi piacea ella a come disiderosa di volerlo ella gli più accendere e certificare dello amore che portava tornò .. e postaglisi nella chiesa a sedere . se cagione continuò di passar per quella contrada alquanto già accortasi che egli a lei . faccendo sembianti che altra faccenda ne . . fos. mai ne di Il io ne trovai alcuna di queste scioccliezze schifa . senza j troppo indugio la sagacità della donna comprese e mostrando alquanto di vergognarsi intramettersene per innanzi la casa n' : . E vedendol venire . GIORNATA TERZA si come ella si gli aveva dato ad intendere . sare davanti a casa sua e cominciò a volersi scusare 5 ma lo . valente uomo l' maravigliò . disse egli : or non far vista di maravigliarti né perder parole in negarIo . . ti stean bene ti che . E quantunque a . al santo frate se a' ne . e per consolazio- priego te ne rimaughi e lascila stare in pace valente uomo più accorto che '1 santo frate . ma . stava ad una picciola finestretta per doverlo vedere. percioccliè tu : non puoi ella non lio queste cose sapute da' vicini medesima dico io di forte di te dolendosi me non l' ha dette . se vi passasse. a piagnere incominciò 11 frate questo vedendo la do- . preso luogo e tempo . quale sempre attenta . tanto lieta e tanto graziosa gli si mostrò il che egli assai bene potè com- prendere sé avere frate : vero compreso dalie parole del e da quel di innanzi assai cautamente con suo piacere e con grandissimo diletto e consolazion della donna .

e. si coni' io intendo che elle fanno alcuna volta. E or volesse Iddio che ilpassar\-ie to. . per ogni volta che pasqwasi sar vi solca. se io stro uou avessi guardato al peccato. non s' è egli rimaso di darti più noia . diate e gli diciate che io non ho bisogno che ve porciocch«> . mio . . poiché io mi ve ne dolsi . : . . na rispose piiilrc mio le novelle che iu ho non sono . io ho laute borse e tante cintole io l' affogherei en- . avea che gliele ri- portasse e brutto commiato datole. che dì (|uel mnlndclto da Diu vostro amico 1' (li cui io lul vi rnmmnricai allr' ieri . ]K'rolocclu'^ io credo che egli sia nato per mio grandissimo slimolo lieta . la richiamai indietro. ho voluto fare nò dire cosa alcuna che sto la . od acciocché voi gliele rendi sue caso . Certo no disse la donna anzi . la merco di Dio e del marito . io vel faccia io gih prima assapere E . ella ave&sc • 39 La «Ioa- pietosa mente : che novelle . per vo- amore non io avrei fatto nt^ il diavolo . credo che poscia vi sia passato sette . come per un dispetto avendo forse avuto per male che io mi ve ne sia doluta. e per farmi far cosa che io non sarò mai né mai ardirò poi il di più ponuivi a' piedi . e piena di stizza gliele bolla recata a voi .. temendo che io 1' ella per sé noli la tenesse e a lui dicesse che avessi ri- cevuta. quasi come se io non avessi delle borse e delle cintole mi mandò una borsa e una cintola il che io ho avuto od ho si forte per male che io credo. ma egli ò stato si ardito e si che pure ieri mi mandò una femmina in casa con sue novelle e con sue frasche. tolsi di mano. pure mi sou rattemperata . il guatarmi sfacciato gli fosse basta. Come ? disse Irate . oltre a que- avendo rcnduta indietro la borsa e 1' la cinto- alla femminetta che recata . e poscia . NOVELLA mandò altre HI. . ma .

e gìltolle in grembo la al frate. . vincer tanto : che tu ad alcuno de' tuoi dicessi che gli ne potrebbe troppo di mal seguire Né dubitar che mai di questo biasimo ti segua . io non me ne ripresi maraviglio. bene trasse E detto questo. mi vi senso che. sì afflitta che è una pietà a vedere Credo che ella porti gran- dissime pene di vedermi in questa tribulazione di questo nemico d' Iddio: e perciò vorrei che voi mi di- .4o tro . a queste notti mi sono appariti più miei pa- e parmi che egli sieno in grandissime pene. che egli più briga non darà e tu colla benedlzion d' Iddio all' ira . il quale pienamente credendo ciò che . che io abbia biasimo per lui : frate . se ricevere dee . né te ne so ripigliare tu in questo segua tr'ieri. lodo molto che il l' mio consiglio Io al- ed egli m'ha male tra . sì come si a padre . riconfortarsi alquanto e lasciate queste parole . ho molto più caro che ne sta la . il ma . che io sarò sempre e testi- dinanzi a Dio e dinanzi agli uomini fermissimo monio colei della tua onestà . come disse : che . La donna fece sembiante di .' mamma mia . io il dirò al ma- mio e a' fratei miei. e non domandano altro che lira osi ne^ e spezialmente la e cattivella. GIORNATA TERZA E appresso questo. e disse fi- se tu di queste cose crucci j . non ti lasciassi il . turbato oltre misura la prese li . la quale mi pare . don: na diceva glmola . attenuto quello che mi promise: per che per quello e per questo che nuo- vamente fatto ha io gli credo per sì fatta maniera ti rij scaldare gli orecchi. . se egli di rito questo non rimane. tuttavia piangendo forte si di sotto alla guarnacca una bellissima e ricca borsa con una leggiadra e cara cinturetta. l' avarizia sua e degli altri conoscea messere renti . e avvegnane che puòj che io egli riceva villania .

e sciò andare.ù. quale ripetendogli le parole altre volte dettegli e di nuovo ingiuriosamente e crucciato molto di ciò parlandogli la . cioè per Cìkx'c sia . e sono •ccortiile ila quello the i LoinlMirdi dicono mtidest e madiasi. autoti del secolo in vece di pcnace. il riprese che detto gli avea donna . Matt. Rim. mandò qual venuto. che io le conosco. Ma il fiale acceso come il può' tu negare malvagio uomo? eccole. la e con buone parole e con molli esempli coufcraiù dni. Il valente uomo» che ancor non vcdea a che frate riuscir volesse. . usala da iìa Gìotdano • da alui . e \edeudoI turbato. 11 santo frate lietamente prese. ser Piillo.idia. ma seriamente gli ant. acciocché Iddio gli traggli il ga di quel fuoco pcnuncc (i)j ^ ^^^1 detto. disse: mais! (3).NOVELLA CMte per r anime loro gorio e (Ielle ni. che ellu medesima piangendo . toci tulle. f Io credo che il modiast de' Lumlutnli altro non che una cor- nisione della voce toacana madie». maino. se forse data gliele avesse la forte disse: donna. eerto no. c/i' Peri (a) (T un foco assentbru pennace^ Che mi (S) 3Jai. In la- E partita la donna . incontanente s'avvisò che egli avrebbe novelle dalla donna ^ e aspettò che dir il volesse frate. e dis/ace lo core e la mente. in poso mano un fiorino . assai la tiepidamente negava sé aver mandata cintura . (i) "t Fuoco pennttce (tlcKo così in dissero tal\olta Ptnnace buon non in burla.tlc In divozion di costei. sua benedizione. cioè certo à. 4« le quaranta messe di «anGri- vostro orazioni. per quel eh' io cretlo. che dice m. hmh) fuoco prtinre. 11 . beffare ingannare. me 1' ha recate^ di vedi se tu le conosci Il valente uomo mostrando vergoguarsi forte. che egli doveva aver il fatto. Uccellare. borsa e la acciocché al frate non togliesse fede di ciò. non accorgendosi che per l'amico suo: il egli era uccellato ('j). lolle dalgreco.

le E ninna altra non che il marito an- dasse in alcuna parte per dare all'opera compimento. ma le i Toscani 1' usarono medesima- mente. cosa aspettando se . e confessovi che io feci malcj e io cosi la veggio disposta . donna e del bel dono. S'è aggiunta aflermativa mai per dare più di forza affermazione. e più ancora perciocparca che'l suo avviso andasse di bene in meglio. Ora le parole fur la molte : alla fi- ne il frate : montone diede e '1 borsa e la cintura allo a- mico suo dopo (i) molto averlo ammaestrato e . lingua greca . Cosi di eziam. pregato che più a queste cose non attendesse avendogliele promesso. senza che hisogno di ricorrere pi da qualche dotto. al- Menagio che maisì derivi dal latino magis particola sic. ma die si all' e maìsi. come e in parte n' andò dove cautamente fece egli sua : donna vedere che che ché la avea e 1' una 1' altra cosa di donna fu molto contenta. e di avvegnaché avvegnadioche io scriverei Di sl là evenuto madia (che più volentieri mcC dio . . acciocché vedesse che se n' è tolto fosse via l' i ). . Dicevano -vuole sl la essi madib. . come (i) sl può vedere dopo nella Cofanarla di Francesco d'Ambra. non molto dopo a convenne al marito andare infino a Genova E come scrillori del Il l' egli fu la mattina montato a cavallo e anda- tempo suo.. a mala pena conosciuta in que' tem- la quanto poi a madesi. con plcclola variazione alla madie e madiesì. avvenne che per alcuna cagione questo . dio per s' maisempre . e il Cosi hanno tutte ec. all' alla slessa guisa die con aggiugnere la medesima particella è fatto avverLio sempre. anzi quella del 1627 ha . fu fatto eziandio. e. 42 GIORNATA TERZA givirovi clie . migliori edizioni. e alla particella mai s' è aggiunta la voce di una certa proprietà di nostra lingua di ammettere soprappià (pesta voce nella composizione di alcune particole congiuntive. il ed egli licenziò. Il valente uomo lietissimo e della certezza che aver gli parca dello adal frate partialla mor to fu della . t £'Z dopo. madie. poiché che mai di questo voi non sentirete più parola . che in vece di anclie solcano dire gli antichi toscani. è da notarsi che usano i questa voce non solo Lombardi .

anzi diavolo del ninforno (i) mi fece stamane poco innanzi mattutino gli facesse . perciocché poi più noi Ora zi . corsi e ser- ragli la finestra nel visoj egli nella sua mal'ora cresentii do che se n' andasse . per amor . alla finestra : della la quale è sopra il giardino e gik aveva la finestra aperta e voleva nella camera entrare. . a gridare e avrei gridato. inferno. son vemitn ad Iscusanni- e acciocché voi crediate che io abbia ragione e di . egli era: laonde io udendolo. e ignuda come ed . se questa è bella cosa ed ò da sofTerire . IIL al santo frate.. vedetel voi: io per me non io intendo di più comportargliene. e aveva cominciato . essendoché qiirsU a' voce era usilalissìnm e nelle Predidie nllrc scritture di ili tempi suoi. subito mi levai . che ancor dentro non era mi chiese mercè per Dio e per voi io nac(pii dicendomi chi di voi tacqui . . piagnere e di rammaricarmi io vi voglio dire ciò . . così la donna n'nndò molte qucrìmonio piangendo gli disse: padre mio : or vi dico io bene elio io non posso più soflcrìre ma percioccliò l'altr'ieri io vi promisi di ninna cosa fame che vi } io prima noi vi dicessi . può cretlere. anIl ne (i) gli ho bene per amor di voi sollerte troppe. dello. quan- do io destatami . a lor fantasia . Ninferno sclienosamcntc il \ Forse Boccaccio noi disse scherzosamente. e come giudicavano tomaue meglio aWoreccIUo. che il vostro amico. 43 e dopo . se non che stamane ora che io v' ho detta egli entrò in un mio giardi- no e vennosene su per uno albero camera mia . lo non so qual il mala ventura assapere che j marito mio andasse icrmattina a all' Genova . NOVELLA lo vin . Trovasi così ninferno come inferno fra Giordano e m-lla Inlrodutione il alle Virtù gli e in quelP aureo secolo: ed Salvìati ossena che auturì del trecento or si delV una or dell' altra di queste due tocI ji servivano. se non che egli .

se ti non potrò infino ad ora con la mia benedizione 1' do la parola (3) che tu ne facci quello che ti animo donna. Io vi di- co eh' e' fu egli . lasci fare a me a vedere (2) se io posso raffrenare questo diavolo scatenalo. : e . sia Id- non conosco ancor . E (legna di osservazione questa forma il . se io posso tanto fa. di . giudica che ben sia fatto. re che io io il da questa bestialità bene sta j e . che. fu il più turbato . sopravvenne . da un il altro . così ancora questa volta facci cioè che senza doler. se io se ella aveva ben conosciuto die : non fosse stato altri. senza più dire . era appena ancor fuor della chiesa don- na . dal frate quale da parte tiratolo esso disse la maggior villauia che mai ad uomo fosse detta. quasi turbata dal frate la si Né il . è slato troppo grande ardire e troppo far mal e tu facesti quello che facesti . Ha per è molto spesso usa Bocc A l'edere. che valente al uomo . uomo clie del monla do . disse la per questa volta re: non vi voglio turbare si né disubbidi- ma si adopeiate che egli guardi di più noiarmij che io vi '. che io credeva che fosse un santo tolga . . se non che questo fatta cosa . Disse allora altro figliuola. cioè per vedere. prometto di non tornar più per questa cagioe . mio . dislea- (1) (a) (3) i. io Ora ecco . e non sapeva clie dirsi se non più volte egli domandò dio. tene ad alcun tuo parente . ne a voi parti .44 frale GIORNATA TERZA udendo questo. mandamelo come ti Ma io ti \oglio pregare poscia che Iddio guardò di vergoil gna . e fu chiamato . e perchè il frate: negasse non gliel credete. consiglio. qui non ha (i) da dire . di dire dar la parola ia senso di ptrmetlere . A cui la donna rispose lui egli lodato . come due volte seguito hai . dovevi .

perciocché ti mari- non c'era. . (5) Hi meceere Non t (dello per isrherio. che ti messo me n'è il giunto: io m'avviso che tu to credesti. G. le e 45 Costui . . che a dispiaccia come tu j e tu pur (1) (9) 3fordimenti Perplesse. ma in collera) Ih messere.NOVELLA in. et divenuto ec: e nella edisione del iSi"] ecco uomo. Irovansi queste tocì di dìspreuo nella tre edisioni d* A. e per lunghezza del tempo avesse le sue tristizie e diso- nestà dimenticate. ed è TOM molto antica. stando attento. ptr maldieeme. messe: re ? ho io crucifisso Cristo ! A cui e' il ! frate rispose egli ve- di svergognato odi ciò eh' dice parla né più nò meno come se uno anno o due la fosser passati. mordimenli (1) di questo risposte perplesse (2) . Etti egli da stamane a mattutino in qua stù uscito di mente ove 1' avere altrui ingiuriato al ? ove fo- stamane poco avanti io io giorno ? Rispose tosto il il valente uomo: non so il mi fui: mollo ve n' è giunto messo. (5) vincere finestre su la sautilh di che le vai alle per gli alberi lei ? Ninna cosa è fai al mondo . altre \oIte conosciuto frale che i gih due avea che montavano . Egli è il vero. duliliie. apritor di giar- dini e salitor d' alberi Credi tu per improntitudine questa donna la notte . Così leggono anche i Deputali. (4) b le divenuto. Mnrt. né afTermaTan* in tutto. Nel testo Minneili i ecco onesto onesto (5) uomo. mo I é divenuto (4) andator di notte . disse il frate. e con . ambigue che non negavano. eh' i divenuto ec ImpronliiudùUf óoè importunità. priuiieraniciUo disse . spergiuro e traditur chiamandolo . che la gentil . e R. ingegnandosi di farlo parlare p<'rchò questo cruccio ? . donna dovesse incontanente : ricevere in braccio Hi meccere (3) ecco onesto uo. Rolli. e cori hanno pa- rimente due impressioni citate nel Vocabolario. riprensioni.

molto becosi ti ne ammendato per vo' dire ti : miei gastigaraenti Ma . insegnò la via da venirci E appresso prendendo un dell' altro piacere . taciuto di ciò che fatto bai l' ma . vai riprovando In verità . alcuna le spiail ci cb' ella faccia parer suo Cbe farai tu. avendo assai compreso di quello cbe gli bisognava . sollazzarono E dato ordine si fecero cbe senza aver più a tornare a messer lo frate. . li ma tu ti se' . frate : e da come il mattutino della seguente notte fu. conceduta ho . insieme con gran a' lor fatti . desi. e' pettini e gli scardassi . se ella dice a' fratelli? Il valente uomo. derio avendolo aspettato lietamente il ricevette di- cendo t' 1' : gran mercè a messer lo frate cbe così bene . lasciamo stare clie ella te r abbia in molte cose mostrato. essa non tacerà più.. 46 ti GIORNATA TERZA . ragionando e ridendo molto . cosi egli nel giardino entrato e su lito e per lo albero sa- trovata la finestra aperta ^ . nelle braccia della sua . della semplicità del frate bestia biasimando i lucidilet- gnoli to si . ma ad instanzia de' prieghi mici . come meglio seppe il e potè con molte ampie promesse l'accbetò lui partitosi . la licenzia cbe il se tu più. come più si tosto potè. in cosa . non per amore clie ella porti . ella ha infino a qui. donna mise La quale con grandissimo . mol- te altre notti con pari letizia insieme si ritrovarono : alle quali io priego Iddio per la sua santa misericordia cbe tosto conduca voglia ne me e tutte l' anime cristiane cbe hamio . se n' entrò nella ca- mera bella e .

JL oicìiò Filomena . e disse : ora appresso Panfilo . si tacque avendo Dioneo con dolci parole molto la ingegno del- donna commendato e ancora . so Panfilo . non ha ancor lungo . la preghiera da l'ilo- mena ultimamente fatta . la Reina ridendo guardò ver. IV. . e fu chiamato frate Puccio: e seguendo questa sua vita spiritale (3) . .e don Felice si in questo mezzo con la moglie del frate dà buon tempo. finita la sua novella l' . né per questo la bisognava usava molto E perciocchò uomo idiota era e di grossa pasta (i) (a) Ad un nostro vicino hnnno alcuni è il tosti a si penna. insegna a frate Puccio come egli difncceìulo una sua penìtenzia : la quale frate Puccio fa. tempo sì come voi potrete udire intervenne Secondo che cazio (a) stette io udii gih dire.. mente rispose clic volentieri e cominciò Madonna. ma ora dic« comunemente Panerà^ tio . gli . poi-. Brancaùo tcto nome. mandano altnii : che ad una nostra vicina (i) . perciocché altra famiglia fante . . Mart. Panfilo presta. essendo tutto quegli di san fece bizzoco di Francesco. . che dato allo spirito . 47 NOVELLA Don Felice vctrà beato . vicino di san Bran- un buono uomo e si ricco. il quale fu chiamato Puccio di Rinieri . essisi sforzano d'andar- ne in paradiso il senza avvedersene vi . continua con alcuna piacevol cosetta il nostro diletto. (3) t Spirituale è nclT ctlijùoDe del 1718. sai as- persone sonoclie mentre che . non Rvea che una donna ed una ad alcuna arte attender chiesa .

o il lamento della Madda- o così fatte cose. giovane anco- fresca e bella e ritondetla che pareva una mela casolana. è Tenuto bucinare (2) come da voce vociferare Acuto. solvea sciuta frate e oltre a ciò gli si . e bucinavasi (i) che egli era degli scopatori . un monaco chiamato douFelice conventuale . 4S alle i GIORNATA TERZA . . e veggendo la moglie così fresca e ritoudetta s' avvisò qual dovesse (1) Bucinavasi cioè si bisbigliava . stava messe. Continuando adun. . e digiunava e disciplinava. Tornò in questi tempi da Pari. di voce solcano dire . e si questo dice. che cantavano . si. na era e d' aguto (2) ingegno e di profonda scienza col qual frate Puccio prese una stretta dimestichezza. uè mai falliva che alle laude .. di san Brancazio il quale assai giovane e bello della perso. . La moglie che monna Isabella avea ra di venlotto in trenta anni ta. talvolta a casa e a dargli desigli nare e cena altresì secondo che fatto \euia 5 e la donna per amor di fra Puccio era sua dimestica divegli nuta e volentier faceva onore . gli E perciocché costui ogni suo dubbio molto bene . si diceva cosi Ja qnalcK" uno. mostrava santissimo se lo incominciò Puccio a menare . o forse scherzar egli le con lui ed raccontava la vita di Cristo e le . secolari esso non fosse . que il monaco a casa di fra Puccio . diceva suoi paternostri andava alle prediche . faceva molto spesso troppo più lunghe diete che voluto non avrebbe^ e quand' ella si . che in luogo . prediche di frate Nastagio lena gi . avendo la sua condizion . per . cono- . sarebbe voluta dormire . perchè quei che sono di tai compagnie non sanno ne si conoscono •J- Uà boce. santità del marito e forse perla vecchiezza . gli antichi toscani. nome .

Puccio. tanto fece che r accese che aveva destro gli egli: di che accortosi mente quello medesimo desiderio il manaco. con ragionò il suo piacere. hammi . in- contanente sarebbe disfallo si come quello al quale più i secolari né con limosino né con altro attendereb- bono. so e egli E postole rocchio addos- una volta e altra nella bene astutamente. Ik dove ce n' è una che è molto corta gli altri . che la ella il sanno e non vogliono che . . fra il Pucc io non andava mai fuor della terra . di volerla supplire.NO\TXLA IV. quantunque bene all'opera la trovasse disposta a . che tutto alla tuo desiderio ò di divenir santo qual cosa mi par che tu vada per una lunga via .pcrciocchètuse' mio amico. ed rato molto . perciocché . se non sua e in casa sua non polca perdio . la quale il pa- pa e usano l' suoi maggior prelati. essendosi un : dì andato a star con lui frate Puc. e pensossi se egli potesse Puccio. cio gli disse così io il ho gih assai volle compreso fra . molto monaco avea gran venne pensato un modonna in casa sua Pucrio in casa fosfra do da dover potere senza sospetto se. dover dare compimento non esser col si si poteva trovar modo. . ewere quella cosa della quale difetto . Ma .Ma. che tu a ninna persona io la del t' mondo appalesassi e volessila seguire insegnerei. Frale Puccio divenuto disidcraso di que- sta cosa. come prima lei venne . con grandissima ina giurare stanzia che gliele insegnasse e poi che . di che gli malinconia E dopo . prima cominciò a pregare . essere colla non ostante che Ed . si mostri . voleva j perciocché costei in niun luogo del fidare mondo in casa si ad monaco . ono- dove 1' io credessi . ordine chericato che più di llmosine vive . 49 maggior per tot fatica a fra ella patisse .

per quella perdonati. disse mostrerò . che esso seguir la potesse il . e tenendo piedi in terra j distender braccia a guisa di crocifisso e . Io non dico che dopo sii i la penitenzia tu non . . perchè non se'. maniera . monaco e io la ti Tu dei sapere che i santi dottori tengono "che a chi vuol divenir beato la si convien fare penitenzia che tu udirai . ma intendi sanamente. affermando clie. acqua bene- come ora fanno i veniali Convlensi adunque l'uomo principalmente con gran diligenzia confessare de' suoi peccati. oltre a questo . . tutti sì purgheranno e sarannoti . zia '. ma da toccare . propria tua moglie si convie- ne astenere E . ad alcuno noi direb- be. peccatore . cielo star senza muoverti . stando tu in pie gli vi possi le re. punto infino a mattutino E . GIORNATA TERZA se nou quanto gli piacesse . anzi se n' andranno con . come tu ti se'j ma avverrà questo che peccati che tu hai infin all'ora della penitenzia fatti. se tal fosse. ti converrà dire cento paternostri con trecento avemmarie a reverenzia . mia tavola molto larga . . e in que. guardando il . un di- giuno e una astinenzia grandissima la qual convien altra ti che duri quaranta di 5 ne' quali. scritti e quegli che tu farai poi non saranno 1' a tua dannazione detta . di mettervisl . quando viene a cominciar la peniten- e appresso questo gli convien cominciare .5o mai . conviene avere nella possi la notte tua propria casa alcun luogo donde tu vedere il cielo 5 e in su 1' ora della compieta andare in questo luogo e quivi avere . Poiché tu così mi prometti. ordinata in guisa che ni appoggiare le . se tu quelle volessi appoggiare ad alcun cavigliuolo sta puoil fare. . la non che da fem- mina . se tu fossi littcrato cei'te ti converrebbe in questo mezzo dire io ti orazioni che tre- darei : ma .

fare alcuni tuoi fatti. partitosene e andatosene a casa ordinatamente con sua licenzia perciò. La don- na intese troppo bene . ella era contenta e che accioccìiò Iddio gK facesse la sua penitenzia profittevole. e riguardando ciclo sempre aver memoria Iddio . venuta domenica . essere stato creatore del cielo e . e quivi dire certe orazioni che io ti darò scritte . senza le quali non re al gih . IV. Frate Puccio . e deesi assai ben poter fare di e perciò io vo: nome Dio cominciar domenica . frate Puc- cio cominciò la sua penitenzia . alla cliicsa e «juivi udire almeno tre messe e dir cinquanta paternostri ed al: trettante avemmarie e appresso questo con simplicità .NOVELLA della Trinila nella . E faccendo questo si come io feci spero che anzi che la fine della {wnitenzia ven- ga . si può fare. ma fare altro la no Rimasi adun. na appresso si vuole . e da liy . Fui . e dormire: e la matti. e cosi vestito giitarti sopra letto tuo. se a far n' hai alcuno e poi de- sinare. e poi in . etema se con divozione : fatta V avrai . il 5i . stando in quella . alla moglie disse ogni cosa. mudo detto .nudare . andare. tu sentirai maravigliosa cosa della beatitudine .sto stette egli in . ed essere appresso al vespro nella chiesa. disse che di queface- bene che j per l' anima sua va . ciò che monaco voleva dire. per lo star fermo infino a matil tutino senza muoversi. . e raesscr lo mo- naco convenutosi colla donna ad ora che veduto . maniera che tutino suona su la croce. della terra e la passion di Cri. disse allora (juesta non ù tioppo grave cosa } nò trop- po lunga gho al . su la compieta ritorna. come mat- te ne puoi '1 se tu \uogli . que in coiicordia . per che parendole sto e d' ogni altro assai buon modo egli . ella voleva con esso lui digiunare .

le non poteva più delle sere con lei se ne veniva a cenare. la sera non cena il Credettesi frate Puccio che digiuno le fosse cagione di si . Ó0& fermatosi. na era ) e forse avendo cagion di ridere rispose dii-e? : co- me non sapete voi quello che questo vuol dimena ora io ve l'ho udito dire mille vollej chi tutta notte si . e domandolla ciò che . avendo già detti cento . ruzzando alla scapestrata messerlo monaco troppo colla donna ella ed con lui. non digiunare j . che i dimenar ciò che ci è Disse allora la donna (i) Fatto punto. parve a frate Puccio sentire alcun dimena- mento di palco della casa: di che. e frate Puccio tornava al letto. punto (i) quivi chiamò la donna senza muoversi va . . forse ca- valcando allora san Benedetto : . traslazione della scrittura. seco sempre recando e ben da mangiare e bea da bere . san Giovan Gualberto io rispose gnaffe .5a GlOPtNATA TERZA essere. e per- ciò per lo letto dimenasse: per che egh di buona io t' fede disse : donna 1' ho ben tali . Era il luogo. de' suoi paternostri fatto . né da altro era da quella che da un sottilissimo muro: per che. . poi con lei si giaceva infino tino^ al quale levandosi se n' all' . fa puuto fermo. non poter dormire detto . Disse allora frate Pucdir questo dimenare aria ( ? che valente don. pensa di riposarli fai tu dai volte per lo letto . ch« _fiaita una sentenza. quale frate Puccio alialo alla aveva alla sua penitenzia eletto camera nella quale giaceva la diviso. o vero di . donna . ella face- La donna . che motteggevole era mollo la bestia di . cio come ti dimeni? che vuol La donna ridendo e di buona : . marito mio mi dimeno quanto io posso. ma tu poiché pur hai voluto fare : non pensare a ciò . . ora del mattu- andava il .

e con discrezione lun^ ga mente ne prese 1' il suo piacere . faccendo pcnitenzia . si s'av- vezzò a' cibi monaco cbe . Di che ( acciocché ullime parole non sleuo discoi*danti alle prime ) av. (questa notte innanzi fatto in altra parte della casa . DBGAM. io. se io jwlrò. il della pcnitenzia di frate Puccio sta si cou grandissima se n' stavano } e ad una ora il monaco andava e la donna al suo letto tornava. da andarvi tosto gli avca mostrata la via» e moglie che con lui in gran necessith vivca di ciò ^ mcsser lo monaco le fece « come misericordioso . che farò bene . non ve no fate 53 eli' i* caglia (i) no) io so io ben ciò mi fot pur ben voi. voce iiroTcnsale e atollo u»u(a: ma calere esxntlo Terbo impersonale non ha (a) non le terse persone. essendo dal marito . donna e messcr monaco da tempo fe. . Slettesi a' adunque cheto : frate Puccio e rimise roano lo suoi paternostri e la . clic . e poco stante dalla penilen/ùn a quello se ne venia frale Puccio. lungamente slata tenuta in dieta tenzia di frale ancora che . . In quello quanto durava . Consumasse II* cioi Jlniise posto al modo latino.NOVFXLAIV. sé credette mettere in paradiso egli vi mise il monala clie co . venne che dove frate Puccio . monaco il suo diletto più volte mot- teggiando disse con te lui: tu fai fare la pcnitenzia a frail Puccio. gran divizia (») Non se ve ne caglia t noo te ne curate. ordinare un letto . Continuan- do adunque in e la douna col cosi falla maniera il frate la pcnitenzia^ . avvertilo. non »o ne mettete yttnùe- to. la peni- Puccio si consumasse (a) modo trovò di cibarsi in altra parte con lui. per la quale noi abbiamo guadagnato pa- radiso. 4 . T. E parendo mollo bene stare del alla donna.

e per quello con licenzia di lui parla alla sua donna. betta che La quale anzi acerper antico costu- no . non per malizia . e secondo la sua ri' sposta poi V effetto segue . molto . così cominciò a parlare. ed ella tacendo.. mentre altrui to sé credono uccellare dopo : il fat- da altrui essere stati uccellati conoscono follia per la qual cosa io reputo gran quella di chi si mette . . ne stava in pensiero Era allora un giovano . 54 GIORNATA TERZA NOVELLA // V. .veva Panfilo JLJLi non senza . re fornito s' se non j d' un pallafrcno solamente gli che bello fosse per lui piacesse . mi ca- piace di raccontarvi Fu valier in Pistoia nella famiglia dei Vergellesi un nominato messer Francesco . nò trovandone alcuno che . risa delle Donne finita la novella di frate Puccio quando donnescamente la Reina ad Elisa impose che seguisse. ma me . senza bisogno a tentar le forze dello altrui ingegno Ma . uomo della mia opinione non sarebbe venisse . d' ogni cosa opportuna a dovere onoievolmente andaera . sappiendo che altri non sappi nulla si j li quali spesse . perchè forse ogni . Credonsi molti. . volte. quello che ad un cavalier pistoiese n' addil'ordine dato del ragionar seguitando. egli in persona dì lei si risponde . uomo molto ricco e savio ed avveduto per altro ma avarissimo senza modo : il quale dovendo andar podestà di Melano . Zima dona a messer Francesco VergcUesi un suo palla/reno .

e rispose al cavaliere messere voi . lui vagheggiare moglie di metr . rispose che gli piacca e quantunque . pallafreno ma il dono il bene avere . 55 di piccola na- il cui nuiuc era Ilicciardu ricco molto . in venil domandò il suo pallafreno. e sua bclle^zaj ed esseudu ad la uom pubblico . far costui . che da lei . . ser Francesco fu chi gli dicesse 1' che se egli quello 1' addimandasse quale il . e sperando di dover bef. quando non : potreste per in mio . udito non sia Il cavaliere da avarizia tirato. lito della ma . . uom che io da altrui . NOVELLA in Pisluia . V. se voi mi naste ciò che voi avete al via di vendita avere poti'estc voi sta il mondo. E lui nella sala del suo palagio lasciato alla an- dò nella camera donna il i e . prima che voi prendiate possa con la grazia vostra e in vostra presenzia parlare alquante parole alla donna vostra . che alla egli avrebbe per amore il Zima sua donna portava.. tanto da ogni separato . era chiamato Zima (a) e avca lun^o tempo amala l' a VDghe^'^iata inlclicemenle la donna di mcicier cesco . Ora belli pallai'reni di la aveva costui un de' più avevnlo molto caro per ogni Toscano . con que- coudi/àone che io . lattosi chiamare dita gli Zima. Messcr Franceil sco da avarizia tirato. Zima udendo : ciò. al (a)Qa»nlo stire pulito Ziiua non vi ò «Uro ae non che atzimarsi tuoI dire ve- con una iprcie di ricercata lindura. che sari stato cagione drl »u|^tciinuga>e di Zima dato a costui. le Cioè di oscura imscila. vi piacesse. egli volesse . acciocché Il Zima do- gliele profercsse in dono. ({uando detto V ebbe come agevolmente poteva (i) "t pallafreno guadagnare. zione (i). gli pia- c([ue . il (|ual(! *ì ornato u »l pu- persona nudava il che generalmente da luUi . rau- la quale era bellissima e onesta molto. .

si guar- dasse che a niuna cosa che egli dicesse rispondesse né poco né molto cosa rito . . . che tanto vostra possiate tenere e cosi in ogni atto farsìa .56 GIORNATA TEUZA il impose che ad udire Zima . vita sosterrà questi più v' che . . o cara o vile . tutto il mondo prestissimo m'ubidisse Adunque se cosi son vostro come udite che si . ne conto . vo- stra bellezza la qual senza alcun fallo trapassa quella di ciascun' altra stare de' che veder mi paresse giammai^ lascio costumi laudevoli e delle virtù singolari che . venisse . che vi piacesse . La donna biasimò molto questa ma pure convenendole seguirei piaceri del ma. da quanto che io mi . prendiate cortissimo argomento vi dico che io mi re- puterei maggior grazia. e perciò non bisogna che io vi dimostri con parole quello essere stato il maggiore e il piìi . . fervente che mai uomo ad mentre alcuna donna portasse la e cosi senza fallo farò j mia mìsera . e il simigliante delle mie cose E acciocché voi di questo . . se di là come di qua s' membri e ancor ama in perpetuo . egli mi pare . . che assai bene a già è gran tempo avete potuto comprenla dere quanLo amor portarvi m' abbia condotto . disse di farlo e appresso al marito andò nella il sala ad udire ciò che i Zima volesse dire . . in voi sono le quali avrebbon forza di pigliare cia- scuno alto animo di qualunque uomo . amerò E per questo vi potete render sicura che . . come di me . ma ben . che voi . . Il quale avendo col cavaliere patti rifermati da una parte colla della sala assai lontano da ogni uomo : donna si pose a sedere . siete si savia. niuna cosa avete qua! che ella si sia . che voi cosa che io far potes- mi comandaste che io non terrei che. comandando io. e cosi cominciò a dire esser certo valorosa don- na .

caro mio bene e sola speranza dell'anima mia (che nellu amoroso fuoco. amore morte . NOVFXLA sono . ghi r altiero vostro animo non inchina senza alcun fallo verrà d'\ meno . liieman nel vostro cospetto . porgere i 57 prieghi non immeritameate arilirò di miei alla vo&lra altezza. di- murn Spero tanta essere la vostra cortesia che non riceva soifcrrete che io per tanto e tale . e non E sì come umilissimo servidur vi priego. . come per innamorato sono . E (1) t Pentire dissero l'iisa li antichi più voleutirri die pentirt. per guiderdone ma con lieta risposta . . e morrommi . e potrete esser detta la .. e piena di gra- zia riconforterete gli spiriti miei tutti li quali spaventati quinci tacendo . più lieto e più dolente uomo che . Per acciocché ciò non ar\ cnga . a mi- sericordia di me vi movete il perciocché in voi sola farmi il . ve ne dorrebbe e talvolta meglio disposta con voi mo desima direste : deh quanto mal feci a non aver misenon aven. vi sarebbe di maggior noia cagione . lasciamo stare che mia morte rimorden- non vi fosse onore nondimeno credo che la couscienza . sperando in voi. la mia salute venir mi puote . mi il potete di ciò v' incresca . che io dalla vostra pietà liconfortato possa dire la vostra bellezza : che . ora che sovvenir . così per quella av er la vita la quale s' . dalla qual sola ogni mia pace» ogni mio bene e altronde. ricordia del Zima mio! e questo pcntere (i) do luogo che . dovene alcuna volta d' averlo fatto . . viva . si nutiica} la che la vostra benignità sia tanta e sì ammollita . V. me micidiale E . se a' miei prie. Qui i to iu di iiunic ed ctjuÌTalc a peiUiincnlu . . e anzi che io muoia . vo- stra passata durezza verso me dimostrata che vostro sono .

58

GIORNATA TERZA
mangli ocelli fuori
,

alquante lagrime dietro a profondissimi sospiri
date per

cominciò ad attender quello
.

che
le
il
1'

la gentil

donna

gli

rispondesse

La donna, la quale mattinate

lungo vagheggiare, l'armeggiare,
-a

e

altre cose simili

queste , per

amor

di lei fatte dal
le affettuo-

Zima, muovere non avean potuto, mossero
se parole dette dal ferventissimo amante a sentire ciò che prima mai non avea
,

e cominciò
,

sentito

cioè
co-

che amor

si

fosse

.

E

quantunque

,

per seguire

il

mandamento
ri

fattole dal marito, tacesse, non potò per,

ciò alcun sospiretto nascondere quello
,

che volentiemanifesto
.

rispondendo

al

Zima avrebbe
,

fatto

Il

Zima

avendo alquanto atteso
,

,

e

veggendo che ninna
s'
;

risposta seguiva

si

maravigliò^ e poscia

incominciò

ad accorgere

dell' arte usata dal cavaliere
,

ma pur

lei

riguardando nel viso

e

veggendo alcun lampeggiare
,

d' occhi di lei verso di lui alcuna volta

e oltre a ciò tutta la

raccogliendo

i

sospiri

,

li

quali essa
^

non con

forza loro del petto lasciava uscire

alcuna buona spe-

ranza prese 5 e da quella aiutalo
glio
,

,

prese

nuovo

consi-

e cominciò in

forma della donna, udendolo ella,
in cotal guisa:

a rispondere a sé

medesimo

Zima mio,
il

senza dubbio gran tempo ha che io

m' accorsi
,

tuo

amore verso
per
contenta ^

me

esser grandissimo e perfetto

e ora

le tue parole
si

maggiormente
io
.

il

conosco
fiata
,

,

e sonne

come
ti

debbo Tutta
,

se

dura e

crudele paruta
io nello

sono

non voglio che tu creda che
che nel viso mi son
di-

animo
;

stata sia quello
t'

mostrata

anzi

ho sempre amato

e avuto caro in-

nanzi ad ogni altro
fare e per

uomo ma
:

cosi

m'

è convenuto

paura
.

d' altrui e

per servare la fama della

mia onestà

Ma

ora ne viene quel

tempo

nel quale io

NOVELLA
ti

V.
l*

59

potrò diiaramenlc mostrnrc se io
il

amo

,

e renderli

guiderdone dello amore
porti
;

qiial portato

m* hai e mi
in fra

e perciò confortati e sta 'a buona speranza (1)5

perciocclit^

messer Francesco ò per andare
p<'r podcslji
gli lini
il
,

pochi

di a

Melano

si

come

tu sai,
il

che per mio
quale

nniorc donalo

bel pnllafrcno:
ti

come
la

andato sarà
fò e
fra

,

scnz' alcun fallo
il

prometto sopra
io
,

mia

per lo buono amore
pochi di tu
ti

quale

ti

porto

,

che in

trovcrrai

meco

e al nostro
.

amore
mate-

daremo piacevole
io
ria

e intero

compimento

E

acciocché

non
,

t'

abbia

altra volta a far parlar di questa
il

inOno ad ora quel giorno

qual tu vedrai due
,

sciugntoi tesi alla fincslrn della

camera mia
che per

la
,

quale
guar-

è sopra

il

nostro giardino

,

quella sera di notte
sii
:

dando ben che veduto non
giardino a
spetterò
re
1'
,

,

fa'

l'

uscio del

me te

ne venghi

tu

mi

trovcrrai

che t'a-

e insieme
,

avrem

tutta la notte festa e piace-

un

dell' altro

si

come

disideriamo

.

Come
, :

il

Zi-

ma

in persona della
s*>

donna ebbe
,

così paìlato

egli in-

cominciò per
donna
,

a parlare

e cosi rispose

carissima

egli è

per soverchia

letizia della vostra
,

buona

risposta

ogni mia virtù occupata

che appena posso
;

a rendervi debite

grazie formar la lisposta
io disldero
,

e

,

se io

pur
è
si

potessi,

come

favellare,

niun termine
rin-

lungo che mi bastasse a pienamente potervi

graziare

come

io vorrei e

come

a

me

di far

si

conviesi ri-

ne; e perciò nella vostra discreta considerazion
nianga a conoscer quello che io disiderando
,

fornir

con parole non posso
imposto m'avete
,

.

iSol

tanto vi dico the

,

come

cosi

penserò

di far seiua fallose

(1)

Sta' a buona tperanta, aYTcìli

il

moilo

ili

clirr.

.

6o

GIORNATA TERZA
dono quanto con-

allora forse più. rassicurato di tanto

ceduto m' avete, m' ingegnerò a mìo potere di rendervi grazie
,

quali per

me

si

potranno maggiori
;

.

Or

qui

non

resta a dire al presente altro
,

e però

,

carissima

mia donna Dio
Per
tutto questo
il

vi
il

dea quella allegrezza e quel bene

che voi disiderate

maggiore e a Dio
,

v'

accomando.
sola parola

non
si
:

disse la
,

donna una
e verso
il

Laonde

Zima

levò suso
il

cavaliere co,

minciò a tornare
fece incontro
,

qual veggendolo levato
:

gli si

e ridendo disse

clie

ti
,

pare

?

Hott' io
il

bene

la

promessa servata? Messer no

rispose

Zima^

che poi mi prometteste di farmi parlare colla donna
vostra
,

e voi
.

m'

avete fatto parlar con

una

statua di
,

marmo
quale
,

Questa parola piacque molto

al cavaliere

il

come che buona opinione
,

avesse della donna,
:

ancora ne la prese migliore
il

e disse
il

ornai è

ben mio
mes-

pallafreno
sì 5

,

che fu tuo

.

A cui
,

Zima

i-ispose:

ser

ma

,

se io avessi creduto trarre di questa grazia

ricevuta da voi tal frutto

cliente tratto n'
:

ho senza
,

domandatavi ve
che
il

l'

avrei donalo
,

e or volesse Iddio

io fatto

1'

avessi

perciocché voi avete comperato
l'

pallafreno
si rise

,

e io
,

non

ho venduto
e verso

.

Il cavaliere di
,

questo

ed essendo fornito di pallafreno
,

ivi

a

pochi dì entrò in cammino

Melano

se n' an-

dò in podesteria
casa
,

.

ripensando

alle

La donna rimasa libera nella sua parole del Zima e all' amore il
amor
di lei dona-

qual le portava, e al pallafreno per
to
,

e veggendol da casa sua molto spesso passare, dis-

se seco

medesima : che
?

fo io

?

perchè perdo

io la

mia
tor-

giovanezza

questi se n' è andato a
sei

Melano e non

nerà di questi

mesi 5 e quando
io sarò

me
?

gli ristorerà egli

giammai

?

quando

vecchia

E oltre a questo,

.

NOVELLA
quando trovcrrò
Zi ma
?

V.


amante comcò
il

io
,

mai un

così fatto

io

8on sola

uè ho d' alcuna persona paura. Io
cjuesto

non so ho
j

pcrcìiò io

non mi prendo

buon tempo

mentre che
io

io posso. Io
.

non avrò sempre spazio come
è egli meglio
seco

al presente
,

Questa cosa non saprà mai persosi

na

e

se egli

pur
,

dovesse risapere

,

si

fare e pcntcre

che
,

starsi

e penlersi

.

E cosi

mefi-

desima consigllntn

un
,

dì pose
il

due

asciugatoi alla
.

nestra del giardino

quali

il

Zima aveva dotto Li Zima vedendo lietissimo come la notte fu

come
,

,

venuta

,

segretamente e solo se n' andò
,

all'

uscio del
j

giardino della donna
n'

e quello trovò aperto

e quindi

andò ad un

altro uscio

che nella casa entrava, dove
l'

trovò la gentil donna che

aspetteva
,

.

La qual \eg-

gendol venire
festa
il

,

levataglisi incontro
j
,

con grandissima

ricevette

ed

egli

abbracciandola e basciandola
la

centomilia volte

su per le scale
,

seguitò

;

e senza

alcuno indugio

coricatisi

gli

ultimi termini conobber
fosse,

d'amore.

questa volta,

come che la prima
,

fu

però l'ultima; perciocchò

mentre

il

cavaller fu a
,

Melano e ancor dopo
,

la

sua tornata

vi

tornò con
il

grandissimo piacere di ciascuna delle parti

Zima

molte

dell' altre volte

,

.

62

GIORNATA TERZA

NOVELLA
Ricciardo Minutolo

VI.

ama

la moglie di Filippello
,

Fighinolji , la qicale sentendo gelosa

col

mo-

strare Filippello il dì seguente con la moglie di
lui dovere essere

ad un bagno, fa
.

che ella vi va,
,

e credendosi col marito essere stata

si

truova

che con Ricciardo h dimorata

Nilente restava più avanti a dire ad Elisa
comìnendata
alla
la

j

quando,

sagacità del

Zima

,

la

Reina impose
.

Fiammetta die procedesse con una
:

La qual
e
,

tutta ridente rispose

madonna

,

volentieri

j

cominla

ciò
le
,

.

Alquanto è da uscire della nostra

citth

qua-

come

d' ogn' altra cosa ò copiosa
:

,

così è d'

esem-

pli

ad ogni materia

delle cose clie per

1'

come Elisa lia fatto, alquanto altro mondo [avvenute son race,
,

contare

:

e perciò a Napoli trapassando

,

dirò

come
scliife

una
si

di queste san tesi
,

(i)

,

che

così d'
d'

amore

mostrano

fosse dallo

ingegno

un suo amante
,

prima

a sentir d'

amore
:

il

frutto condotta

clie

i

fiori

avesse conosciuti

il

clie

ad mia ora a voi presterrà
,

cautela nelle cose che possono avvenire
diletto delle

e daravvi

avvenute
,

In Napoli
le
,

città

antichissima e forse cosi dilettevo,

o più come ne
,

sia

alcuna altra in

Italia

,

fu già

un

(i) "i
!

Ossenisi snnfese nel gen. femminile, rropriamcnte cliiamasi
clic

snntese colui
•vale

ha cura

della chiesa

:

noi

diremmo sagrestano

.

Qui

sp/golistro, picchiapetto.

L' ediz, del

XXVII

ha una di queste

santesse

amor di Catella disperato e perciò in un' altra gentil donna averlo posto j e per amor di lei cominciò a mostrar d' armeg- giare e dì giostrare e di far tutte quelle cose le qìiali per Catella solca fare. lendo disciogliersi di vivere. non eh' altri . Nò guari di tempo ciò «picsta fece. amor d' una donna dee potere acquistare e per tutto ciò a niuna cosa potendo del suo desiderio per\enire. nò morir sapeva nò gli giovava E in cotal disposizion dimorando. era nell'ani- mo che che non più Catella . e cominciò a mostrarsi dello . udito dela' suoi Catella . 1' di lutti di gran lunga passava di bellez. aere volava credeva gliele togliesse la gelosia di Ricciardo . che sue parenti erano. quasi si disperava j e da amore o non sappiendo o non po. e splendido per cui nome fu Ricciardo . ma seconda donna sommamente amasse : e si tanto in questo perseverò per fermo da tutti si teneva che . niimo altro bene avesse che Filippello del quale ell' la in tanta gelosia viveva . avvenne assai . la quale . per si le quali la grazia e . non ostante clic una bellissima giovane e vaga . Amando tutte 1' adunque Ricciardo Minutolo questa Catella. e (pielle coso operando. e a Catella altresì. quale. il chiamato sima pii\ ella onestis- che altra cosa amava e aveva caro. che quas? a tutti i Napoletani. secon- do r opinion za tutte la. 11 il VI. per moglie avesse s' innamora d'una . . Filipjiel Fighinolfo. subitamente prese consiglio piaceri . che ogni uccel che per . fu un dì confortato che di tsle amore si dovesse rimanere per.. ciocchò in vano faticava conciò fosse cosa che Catella . che da donne. NOVFXLA molle ricchezze. 63 Minulolo giovane per nobilth di snnguo rliinro. altre donne napoletane e fu chiamata Catelquale moglie d'un giovane siniilmenle gentile uomo.

sappien. e a desinarvi. come lei . 64 GIORNATA TERZA Catella lasciò ma una salvaticliczza che con lui avfa . e nella brigata delle don- Catella fu ricevuto . quivi dove Ricciardo era gittò Ricciardo verso un motto d' un certo amoi-e di Filippello suo marito per lo quale ella entrò in subita gelosia. portar le solca. . quasi non . e dimesticamente il . Il . fosse molto vago di rimanervi. pivi loro dì . ciarono con lui a motteggiare del suo novello amore del quale egli mostrandosi acceso forte materia . Catella con sua brigata esservi andata v' similmente con sua compagnia di andò . le disse : voi m' avete scongiurato per persona che io non oso negar cosa che voi mi doio son mandiate j e perciò presto a dirlovi (i). qua altra in là . dell' amor che . si fu a- non potendo più tenersi la pregò Ricciardo che per gli mor di quella donna quale quale egli più amava do- vesse piacere di farla chiara di ciò che detto aveva di Filippello .. ragionare dava l' A lungo andare e l' essenda una donna andata in . e dentro comin- ciò ad arder tutta di desiderio di sapere ciò che Ric- ciardo volesse dire . si fa in que' luoghi essendo Catella con poche rimasa . Quivi le donne e Catella insieme con loro incomin. . dirlo a \oi. e a cenarvi j Ricciardo. sol che voi mi promettiate che ninna parola ne farete mai (i) Dirlovi. faccendosi prima molto invitare. cofa- me vicino ceva andando e vegnendo i salutava il come 1' gli altri Ora avvenne che essendo tempo cal- do e molte brigate di donne e di cavalieri secondo a' liti u- sanza de' Napoletani andassero a diportarsi del mare do ne . . E . ma dircelo è più regolare e proporzionalo col resto della line"-' . poiché alquanto tenuta .

mia persona niuna cosa no mostrò mai di sospetto. 65 effetto j nò con altrui . Io non vesse j so se Filippello si . come che questo sia stato : o no. quando ha creduto che io ab- bia men io me quello. me ne curerò meno d' apiirvi il vero d' ogni cosa. dir- lo . Tirati adunque da una parte . io non avrei ardire di dirvi cosa che io credessi che noiar vi do- ma. sollicitata Le quali io ho tutte da lei risapute. perciocchò quello amore Spassato. prese giammai onta dello amore io il quale io vi portai o se avuto ha credenza che mai ora da voi amato nella fossi.. e giurógli di . ma. secondo che io l'ho imposto: io ma pure slamane con glio la . egli è lo slimol di Filippello il qual tu con fargli (i) t 11 testo Mann. per quello che io tniovo in . the da altrui uditi : non na . io trovai (i) donna mia quale : in casa una femmina chiamai a stretto consi- la io credetti inconlancnle che fosse ciò la che ella era per che io donna mia . j cioò di volere al suo piacere avere la donna mia e . . quando vogliate . mostra di volere fare a ma forse aspettando tempo. ' • '*" il Dionisi crede che avesse a star trova* m. egli l' ha da non troppo tempo qua segretissimamente con più ambasciate . . v' insegnerA come vedere il potrete i Alla donna piacque questo che egli piCi il addomandava mai non e credette esser vero . secondo la stampa di Locca lia trovarti. madon- V* amassi come gii» amai . che dubito che egli non tema ch'io facessi a lui. . fossero se io Ricciardo cominciò cosi a dire . se non quando per vedrete esser vero quello clic io vi conterò che . anziché qui venissi . NOVELLA nò con lui VI. ed ella ha fate le risposte . e la dimandai quello che colei dimandasse Ella mi disse: . cioè nt trovai.

ne gli gli farei. questa risposta . non . colei che l' aspettava . e grava . de' gelosi . farebbe che io potrei essere segretamente ad un bagno in questa teiTa . io farei che egli vi troverrebbe me in luogo di colei cui trovar vi lui si . risposte e dargli speianza e dice che del tutto vuol sapere quello che io inten- do di fare . acciocla vostra intera . e di dirlovi. quando io volessi . per la quale io fui già presso alla morte E ac. Ora non credo . che ella era presta d' esser domani da in su la : nona quando la la gente dorme tissima . ché voi conosceste che merito riceve fede . egli mai non avrebbe guatato dove io fossi stata Allora e mi parve che questi procedesse troppo innanzi che più non fosse da sofferire. quando voglia ve ne venisse . fia. e che egli . credo l' fatta vergogna che ad un' ora ingiuria che a voi e a me far vuole vendicata sarebbe. . fossi io fai-ei fosse e quello onore . Catella udendo questo . che voi cre- diate che io la vi mandassi ma. e se io fossi in vostro luogo . apertamen. io feci fare alla donna mia a . non so perdio tener questi mer. m' hai fatto recare addosso . che a lui se ne convenisse si . se non fosse che tu m' ha' cati . 66 GIORNATA TEUZA. senza avere alcuna considerazione a chi era colui che gliele dicea . io me 1' avrei per maniera levato di dosso là che . quando alquanto con avvedere con cui stato dimorata . crede il j . o a' suoi inganni .. e vedere e toccare . . ciocché voi non credeste queste esser parole e favole ma te il poteste . secondo il costume . a questo bagno si di che femmina contenio parti lei . e di subita ira accesa rispose che questo farà ella certamente . subi- tamente diede fede alle parole e certe cose state da- vanti cominciò ad attare a questo fatto. E . e di questo fatto mj prega . E questo faccendo.

NOVELLA VL era egli s\ 67 . suo consiglio fosse stato buono e proaltre parole la vi con molte confermò su . una camera oscura molto si come quella nella quale niuna finestra che . e con lui ordinò costei nella . sempre che be per cedesse lo egli alcuna donna vedesse . nò le fece forse . La buona femmina^ che mollo . lume ren- desse risjwudea Questa secondo 1' ammaestramento . quale è allpra . e a quelle data ])iìi fede che non le bisognava . tome desinato ebbe si mise e cominciò Catella La donna udite le parole di Ric. quello che a fare o a dire avesse casa . quella dimestichezza che era usato di fare 11 che ella ella vedendo . . di Ricciardo acconciò la buona femmina . che. e fece la fede maggiore. U dM[H>»ùiou loro. . e le disse ciò che intendeva di fare. » piena di sdegno tornò la sera a casa dove per av- ventura Fillppello pieno d' altro pensiero similmente tornò . gli si girereb. dello eoo molta gniuna persona ioftiriata cui lai porolf iOTTCDgono. capo (i) '1 Ricciardo contento di questo e parendogli che . clic eoo uiaui e coQ tcaU e cou gambe lutti •' aa- giiuuo. entrò in troppo . egli egli teneva . e pregolla che in ciò fosse favore- vole quanto potesse. e fecevi nel qua- entro le un letto. ella gli farebbe vergogna . Ricciardo ad aspellare ciardo . gran fatica a fare j e che fermamente si fatta m: egli vi venisse. che aveva a Catella detto . pregandola nondimeno che da lui. maggior sospetto che non era seco medesima (1) sìa ila Si girerebbe per lo capo per ricorderebbe. gli disse di farlo volentieri . secondo che potò il migliore . Aveva ove il bagno era . La mattina seguente Hicciardo n'andò ad una biiona femmina che quel bagno. era teimla . il dir ella non dovesse giammai sapra so se gli d' averlo udito che promise . . . .

^8 con GIORNATA TERZA 1' dicendo: veramente costui ha la animo a quella donna e sopra cotal qual domane si crede aver piacere e diletto j . fattasi alla. . festa grandis-. . dimandò se Filippello stato vi fosse quel dì A cui la buona femCatella mina la . La camei'a era oscurissima. camera menare dove Ricciardo in quella entrò . che iscorger si potesse la voce per grandissimo spazio con maggior diletto e piacere dell' una parte . abbracciò e basciò lui. disse: sete voi quel? donna che : dovete venire a parlare . che cercando andava quel. poiché a Catella parve tempo è di dovere concetto sdegno man- dar fuori. stettero il . e . e fecegli la pai'ola. pianamente ben vegna anima mia che ella . gli . lieto si levò in pie : e in braccio ricevu1' disse . che ella non avrebbe voluto trovare era . letto e quivi . Cano. . quasi tutta ? dimorò. il dò to j a quel bagno quale Ricciardo le aveva insegnala e quivi trovata la buona femmina. senza . che dell' alti'a . ma fermamente pensiero . spose si sono Adunque disse la buona femmina andatevene da lo lui. venuta la nona . Ma che più gnia . non fosse da lui conosciuta. sima senza dire alcuna temendo se parlasse. così di fervente ira accesa cominciò a parla- le: ahi quanto misera la fortuna delle donne. col capo coperto e dentro serrossi . Catella prese sua compase n' an- e senza mutare altramente consiglio . questo non avverrà e imaginando come dir gli dovesse la notte quando con lui stata fosse. . Catella. Ricciardo veden- dola venire tola tella . .n per mostrarsi ben d' essere altra era . ri. ammaestrala da Ricciardo. Ma . di che ciascuna delle parti era contenta^ né per lunga- mente dimorarvi riprendevan Ricciardo la condusse in su favellare in guisa gli '1 occhi più di potere.

ho pii\ . che il tuo camjH). nonsou la moglie di Ricciardo. 69 t' ò male impicgnto l'amor di molte ne' mariti! misera vita me ! gih souo otto anni . come tu li credevi Non non mi ti apprcsatisti^ tu altrove . Credesti molto ce- latamcnle saper faix* questo tradimento. ti e panni mille anni che noi siamo al lume. e iicllu tu come d' .o l' tempo che qui stata son con lui . 5 . non l' ò venuto fatto. gih ò ingannata mostrandolo amore. non l'altrui hai lavorato . che in tutto rimanente che stata son sua. traditor disleale che tu la se' Ascolta se tu riconosci voce mia: io son ben dessa. VI. e cousumiti amore tu se' umi donna strana cui ti reo e malvagio serc stato uom che ? Or con credi tu e»- tu se' stato con colei la ([ual con false lusinassai. l' Ma . ! anni portato cotanto amore! a questo can disleale che. T. maraviglia che sta notte tu aspettavi di scaricar le some e volevi giugnere molto fresco cavaliere alla battaglia. Tu se' bene oggi. can ti rinnegato. stato gagliardo. non rispondi reo uomo se' chò non di qualche cosa fò di ti f tu divenuto mutolo so a che io negli occhi udendomi? In io Dio ficco io le non mi tengo che . lodalo sia Iddio e alla in ? acqua ò pur corsa giù il mio avvedimento. io sentito liu tutto ardi . per Dio tanto sa altri quanto altri. NOVELLA come Io . suogli mostra- Ma lodato sia Iddio. m' ha altro più di carezze e d' amorevolezze di fatte in questo po<. che tu se' come tu se' degno. lo son Calcila. ghe tu hai. non mani e traggogliti . sozzo cane vituperato Oimè misera me a cui ho io cotanti . II. come ella doveva Chù . che la mia amato. credendosi in braccio avere una donna strana . . Io DECAM. ed essendo altrove innamorato.. che a casa re cosi debole e vinto e senza possa . che io sa pos- svergognare .

che tu hai troppo fatto arme per oggi lo so bene che oggi. detto. non mi potresti . se' . in quanto per te . anticamente . Ricciardo in sé role . me ? non mi toccare . (2) Mannelli. tarsi che si io il guatassi . faresti a forza : ma . Pulir votali a (5) Rammarichio . sozzo cane che ha colei . se Dio mi dea j io te ne farò ancor patir voglia (2) . pure una volta \ e non so che male qui .. rammarico dicono i più mo- derni . avessi . medesimo godeva . tu mi credi ora con tue carezze infinte (i) lusingare. 7© t' GIORNATA TERZA alla ho avuti miglior bracchi coda . con laglone biasimare il Ora le parole furono assai rammarichio (3) della donna grande : pure alla fine Ricciardo pensando che se andar ne la lasciasse con . can fastidioso che tu . senza rispondere alcuna cosa l'abbracciava e basciava e più che mai le faceva le carezze grandi Per che ella seguendo il suo parlar diceva . malvagio uomo . . che tu non credi queste pa- devi .. questa credenza . che tu ciò che la gra- tu facessi zia sua . così bella ? come sia la moglie di Ricciardo Minutolo ? non son ? io così gentil che non rispondi Fatti in costà d' . fosse a farlo se Tu hai creduto avere la moglie 1' ed è come : avuto . mai . e . e non so a che io il mi tengo che io non mando per Ricciardo. e rappacificare e racconsolare j tu se' errato Io non sarò mai non te di questa cosa consolata infino a tanto che io ne vitupero in presenzia di quaiui parenti e amici e vicini noi abbiamo. Or non sono io donna più di . avTertilo per molto ben detto. molto di male ne potrebbe seguire (1) Infiiìlle. per aver carestia. poscia che tu conosci chi io sono . non e è rimaso dunque se io avessi lui . : sì . qual più che sé m' ha amata e mai non potò van.

che io seQiplicemonte amando aver . sul)itaraente volle gitlarc del j ma non . e queste paro- le romor ne fate : e voi sapete che la gente è più acconcia a credere il male che il bene . cuor del corpo mio non . e conoscendolo letto. quello . anzi vi ci abbia v' ta venire si . che io ucciderei altresì tosto lui come nò me di che mai voi non do- vreste esser poi lieta né contenta. che a voi Appresmortai so questo ne seguirà tra vostro marito e . me e potrebbe . alla voce. si andare egli la cosa : . senta mai per . (1) t f^erranito Mannelli e U stuiup Ji Milano. e perciò . essere che quello tutto . non turbate . vogliate ad una ora vituperar voi il e mettere in pericolo e in bnga vostro marito e me. e presala bene partire non si che vi poteva . . . E perciò . che è non se voi gridaste il tempo della vita vostra e. 71 inganno nel quale tA pnlcsnrsi e di trarla dello era) e recatasela in braccio. Rice dis- ciardo le se : chiuse con V una delle mani egli sia bocca madonna stato non può oggi mai pure stato j . v' come fatta fat- che voi venire . disse : anima mia dolce . se voi griderrete si o in alcuna maniera farete che questo alcuna persona fìa ( . diciate io dirò ad inganno abbia che non sia vero. che Catella si udendo .• dilihcrò (lì NOVFIJ. per denari e per doni che io abbia promes- li quali perciocché così compiutamente dati non v' ho come e questo speravate vi siete turbata . non Ga men nimistà tosto creduto a me . due cose ne avverranno (i) vi L* una di che non poco dee calere ) che fia il vostro ono- re e la vostra buona fama che io qtii guasta: perciocché. pott'j otid' ella volle gridare la ma .A VI. non potei il amor con inganno m' ha 11 insegnato avere e sono vostro Ricciardo.

. son certo che sarete in questa Catella . oltre alla conlraffalta di Venezia. i. I. mi condussej ma di che io non sarò mai lieta se in un modo o in uno che fatto altro io non mi veggio vendica e perciò lasciami. non voglio gridar qui . logoro per logorato ec. piangeva forte e . sgombero per isgomberato. ( i ) di ciò m' hai j non mi tener più: sti'aziat^ tu hai avuto ciò che disiderato hai ed hami (i) tu Salviati negli Avvertimenti della lingua ( t. e non vendicala . né io non v' ho ingannata per che io vi vo- ma per soverchio amore sempre a portarvi e sia porto e sou di- sposto ad esser vostro umilissimo gran tempo che io e le servidore. io non so come Domeneddio mi si l' conce^ derh che io possa comportare P ingiuria e inganno la che fatto m' hai . '^ prima né sarete l' ultima la quale è torvi il ingannata . i. dove mia que- simplicità e soperchia gelosia sto vivi sicuro . io intendo che da quinci innanzi sieno più che mai. Voi non stro GIORNATA TERZA siete la . come affermò alla stessa Salviati. leggono vendicato. . è certo clie esemplare il quale il ne ho sotto occhi ha vendica. e.' 7». me che molto turbata fosse e molto si rammaricasse nondimeno diede tanto luogo la ragione alle vere pa^ role di Ricciardo. co-. yeiidica per vendicata è qui detto guisa che com- pero per comperalo. mentre che . Il) no-» eli' tò che gli edltoii del 27. e cosi . che mie cose e ciò che io posso o vaglio vostre state sieno e al vostro servigio. Ricciardo diceva queste parole. E come . Ora voi siete savia nell'altre cose. stampa? o sarelJiervi due diverse edizioni di questo 1' Libro io colla data del gli 27? Comunque sia. seguitando quel lesto a penna egli denomi- na il terzo. che ella cognobbe esser possibile ad avvenire ciò che Ricciardo diceva j e perciò disse: Ricciardo . Sarelibesi mai corretto nel la testo del 27 questo luogo nel tempo stesso che se ne faceva forse.

s' mai se la sua pace non riavesse: perche cominciando con dolcissime parolca raumiliarla. NOVELLA Tedaldo turbato con utta VII. la lia rih si . NOVELLAVI. tanto disse e tanto pregò e tanto scongiurò. si i«(^c tempo è «U ce . ma donna 51 fiarte di Firenze: tornavi informa di peregrino dopo al- cun tempo i parla con la donna e falla del suo crror conoscente. e poi saviamente con la sua donna si gode G.. . io tene prìcgo. Ricciardo che conosceva avca posto in l'animo suo aurora troppo lurhnlo cuore di non lasciarla . Iddio faccia noi godere del nostro. prestamente ad Emi- commise il ragionare : la qual cominciò . è slato ranccllato da mano divena V hai . A me (1) Si noti che nel tetto Mann. voltata la sua durezza in dolce . la- sciami. amore verso Ricciardo tenerissimamente da quel giorno innanzi l'amò. f quMtitò l* 73 di lasciarmi 1 ò piaciuto : tempo hai (i) . taceva Fiammetta lod<nta da tutti. vinta con lui si pacefìcò. e savissimamente operando. e di pari volonth di ciascuin no gran peata appresso rono insieme . grandissimo dilotto dimorala E conoscendo allora i donna quanto clie quegli del piò saporiti fossero basci dello amante marito . rtl in lungo di esso è stato aggiunto è ornai. morte . quando Reina per non perder tempo. e libera il marito di lei da . NcU' edis poi dei i5a7 . che lui gli era provato che uTCi'a ucciso il e co' fratelli pacefica. che ella . molte volte goderono del loro amore.

. andò e pervenne ad An: Filippo di Sanlodeccio faccendosi chiamare e quivi con si un ricco mercatante accontatosi . presi quegli de- nari che aver potè segretamente senza far motto ad il amico od cona a parente. la donna avendo di tutto si sé a tolse dal volergli Tedaldo compiaciuto ini tempo . non per colore misto di purpureo e di nero. Fu adunque un . piace nella nostra città ritornare sate piacque di dipartirsi . . e moglie d'uno Aldobrandino Palermini. dispose . via . come un . fuor . quale ogni cosa sapea . volere non solamente alcuna sua ambasciata ascoltare. . per gli suoi laudevoli costumi meritò di godere del suo desiderio. nostro cittadi- no la sua donna perduta racquistasse in Firenze mostrarvi . 74 GIORNATA TERZA . per non far di vederlo lieta colei.. ciò essere la cagione si E . la fortuna nimica de' si felici s' oppose . Al qual piacere Perciocché . innamorato oltre misura . . donde alle due pas- e . con lui mise per servidore u' e in su una sua nave con lui in. nobile giovane il cui. E . . nome fu Tedaldo degli Elisei il quale d' una donna monna Ermellina chiamata. ma si era questo suo amor niere che della sua malinconia ninno credeva . ma ra vedere in alcuna maniera: di che egli entrò in fie- malinconia e isplacevolej celato . poiché egli in diverse ma- fu molto ingegnato di racquistare l'amore che gli senza sua colpa fatica pareva aver perduto (i) . perso non mai. e ogni trovando vana a doversi dileguar del mondo .. che del suo male era cagione si consumare . del più compiacere né a non . che ad un suo compagno. sieme andò in Cipri I costumi del quale e le ma- ~ (i) Perduto se disse sempre il Boccaccio ed ogni buono scrittore. qual che la cagion fosse .

. .ne e con tanta sollicitudine che eHso in }K)chi auni divenne buono e ricco mercatante e famoso. che davanti alla casa per vederla se potesse . Nelle t|uali faccende. e in Firendi ze giunti telli . che. che sette anni vinse quella battaglia in Oipri cantare la . ni«>re pinr(|iicro si y5 com- aI mercatante . si dispose a tornare a Firenze . qiiale vide quattro suoi fratelli tutti di nero vestiti di che egli si maravigliò molto: e conoscendasi in tanto transiigurato e d' abito e di persomi da quello che ea- . se ne ven- ne con un suo fante solamente ad Ancona: dove essen- do ogni vsua roba giunta . : li quali esso fece si b<. Né di prilei ma andò in altra parte . clic morta non fosse la . fu di tanta costanza. se n' andò ad uno alberghetto alla casa della sua . o di (piindi mutatasi frat«'lli Per che . in forma di peregrino che dal Sepolcro venisse. ed celatamcnte . Ma : egli vide le finestre e le porte e ogni cosa serrata di che egli dubitò forte . udendo egli un dì una canzone alla lei gih da lui stata fatta. col fante suo se ne venne appresso. ancora che spesso della sua crudel donna fosse si ricordasse e Me- ramente da amor trafitto e molto disiderasse di rivederla. sua donna portava ed ella a lui e il piacer che di aveva . NOVELLA VU. ma il fece in parte suo oltre a ciò gran parte de' suoi fatti mettendo- gli tra lo mani . forte pensoso verso casa de' se n'andò davanti la . Ma avvenne che . E messa ogni sua cosa in ordine. che noa solamente huun pagno salario gli assegnò . avvi- sando questo non dover potere essere che ticato dimens' r avesse . due fra- che vicino era donna. in tonto desiderio di rivederla acce- se.. nel- quale V amore che . si raccontava ella . ({nella ne mandò a Firenze egli ad alcuno amico dell' Ancontano suo compagno. più non potendo soiferire.

76
ser soleva

GIORNATA TERZA
quando
si

parti,

che di leggieri non potreb,

be

essere stato riconosciuto

sicuramente

s'

accostò ad

un

calzolaio

,

e

domaudoUo perchè
il

di nero fossero ve:

stiti

costoro

.

Al quale
,

calzolaio rispose
e'

coloro sono

di nero vestiti di

perciocché
,

non sono ancora quindici
e'

che un lor
,

fratello

che di gran tempo non
,

era

stato

che avea nome Tedaldo

fu uccisoj e parmi in-

tendere che egli (i) abbiano provato alla corte che

uno che ha nome Aldobrandino Palermini
preso
,

,

il

quale è

l'

uccidesse

,

perciocché egli voleva bene alla
,

moglie, ed eraci tornato sconosciuto

per esser con
il

lei.

Maravigliossi forte Tedaldo che alcuno in tanto
migliasse
,

si-

che
gli

fosse creduto lui

,

e della sciagura d'Alsentito

dobrandino

dolse
,

.

E

avendo

che

la

donna

era viva e sana
sieri se

essendo già notte , pieno di varii penall'

ne tornò

albergo

,

e

,

poiché cenato ebbe

insieme col fante suo, quasi nel più alto della casa fu

messo a dormire
lo stimolavano e

,

e quivi

per

li

molti pensieri che
,

per

la

malvagità del letto
,

e forse

per

la

cena ch'era
andata
;
,

stata
s'

magra

essendo già la metà del-

la notte

non

era ancor potuto
,

Tedaldo adparve in su

dormentare
la

per che essendo desto
il

gli

mezza

notte sentire d' in su
,

tetto della casa scen-

der nella casa persone

e appresso per le fessiu-e dello

uscio della camera vide là su venire

un lume. Per che

chetamente

alla fessura accostatosi
,

cominciò a guarda-

re che ciò volesse dire

e vide una giovane assai bella
,

tener questo

lume
1'

,

e verso lei venir tre uomini

che

del tetto quivi eran discesi: e
£attasi
,

dopo alcuna
:

festa

insieme
,

disse

un

di loro alla giovane

noi possiamo

(i)

Egli nel numero

del più, aTveitllo.

NOVELLA
ImUio
sia

VII.
,

77
perciocché noi

Iddio j oggimai star sicuri
clic la

SAppiamo fermamente
è stata provata da' lermini, ed egli
zia
\

morte di Tedaldo Elisei

fratelli

addo&so ad Aldohrandin Pa«
la

l'

La confessata, e già è scritta
,

scnteu*

ma ben
si

si

vuol nondimeno tacere

perciocché, se

mai

risapesse

che noi fossimo
ì\

stati

,

noi

saremmo
.

a>

quel uiedesiino pericolo che
sto detto
ta
, ,

Aldobrandino
si

E

quelie-

con

la

donna
,

,

che

forte di ciò

mostrò

se

ne sccsono
,

e andarsi a dormire. Tedaldo, udi-

to questo
gli errori

cominciò a riguardare quanti e quali fosscr

che potevano cadere nelle menti degli uomia' fratelli cìie
,

ni

;

prima pensando

uno strano avevan
e appresso lo inno-

pianto e seppellito in luogo di lui

cente per falsa suspizione accusato, e con testimoni
veri averlo condotto a dover morire; e
olti*e
,

non

a ciò la

cieca severità delle leggi e de'
\olte
,

i*ettori

li

quali assai

(juasi solliciti investigatori del vero,
il

incrudelen-

do

,

famio

falso

provare

,

e sé ministri dicono della
della iniquità e del diavoalla salute d'

giustizia e di

Dio dove sono

lo esecutori

.

Appresso questo
,

Aldobran-

dino

pose. E,
te
,

comcome levato fu la mattina, lasciato il suo fanquando tempo gli parve solo se n* andò verso la
il

pensier volse

e seco ciò

che

a fare avesse

,

casa della sua donna
aperta
ra in
,

j

e per ventura trovata la porla

entrò dentro, e vide la sua donna sedere in tersalctta terrena

una

che
j

ivi era,

ed era

tutta piena

di lagrime e d' amaritudine

e quasi per compassione
:

ne lagrimò
tribolate
j

,

e av>'icinatolesi disse

la vostra
il

pace ò vicina
viso
,

.

madonna non vi La donna udendo
,
:

costui

,

levò alto

e piangendo disse
forestiere:
il

buono

uomo

,

tu

mi

pari

un percgrin
?

che

sai tu di

pace o di mia

afflizione

Rispose allora

peregrino:

.

.

78

GIORNATA TERZA
,

madonna

io son di Costantinopoli

,

e giungo testò qui

mandato da Dio
a diliberar da

a convertir le vostre
il

lagrime in

riso e

morte

vostro marito
,

.

Come
?

,

disse la

donna
qui
,

,

se tu di Costaiitinopoli se'

e giungi
Il

pur

testé

sai tu chi

mio marito o

io ci

siamo

peregrino

da capo

fattosi, tutta la istoria della
lei disse

angoscia d' Aldo,

brandino raccontò, e a

chi ella era
,

quanto

tempo

stata maritata
,

,

e altre cose assai
fatti

le quali egli
la
,

molto ben sapeva
maravigliò forte
ginocchiò
a'
,

de'

suoi

.

Di che

donna
per

si

e avendolo per un profeta
,

gli s'in-

piedi

per Dio pregandolo che

,

se

la

salute d'Aldobrandino era venuto,

che

egli s'avacciasse,
,

perciocché

il

tempo

era brieve
,

.

Il

peregrino mostran,

dosi molto santo

uomo
bene

disse

:

madonna

levate su e

non piagnete

,

,

e attendete bene a quello che io vi didi

e guardatevi

mai ad alcun non
,

dirlo

.

Per

quello che Iddio
avete v' è per
già
te
,

mi riveli la tribulazione la qual voi un peccato il qual voi commetteste (i) avvenuta il quale Domeneddio ha voluto in par,

,

purgare con questa noia
s'

,

e vuol del tutto

che per

vói

ammendi

:

se
.

non

,

ricaderesti (2) in troppo
:

maggiore affanno

Disse allora la donna

messere

,

io

ho uu
il

peccati assai
altro
si
,

,

né so qual Domeneddio più un che

voglia che io

m' ammendi
disse allora

;

e perciò, se voi
io potrò

sapete

ditelmi
.

,

e io

ne farò ciò che
,

per
,

ammendarlo Madonna
so
f

il

peregrino

io

bene quale

egli è

,

uè ve ne domanderò per saperlo

'

(1)
,

t Commeltesli , Mann,
Si ricaderesti
in
.

e

1'

edizione di Milano.

'

(2)

U

R. espertissimo gramalico emendò ricadereste
a.

La lerminazione
•f

i

appartiene

tu, e quella in e a voi .

Rolli

E

con tutto

ciò

anche

1'

edizione del 27 e parimente le due citate
^

nel Vocab. della Crusca

hanno ricaderesti

*

.

.

NOVELLA Vn.n
meglio,

79
fatto. Ditef

ma

perciocché voi medesima dicendolo n' ab-

biale più rimordiraenlo.

Ma vegnamo
,

si

mi

,

ricordavi
,

egli clic \oi

mai aveste alcuno amante

La donna

udendo questo
,

maravigliossi forte

gittò un non credendo che mai alcuna per»
,

gran sospiro, e

sona saputo

l'

avesse

quanlimque

di que' di

che ucci-

so era stalo colui che por Tedaldo fu seppellito, se ne

bucinasse (i)
usate dal
se: io

,

per corte parolone non ben saviamente
di

compagno

Tedaldo che ciò sapea, e rispo-*
tulli
i

veggio che Iddio vi dimostra
j

segreti degli
i

uomini
Egli è

e perciò io son disposta a

non

celarvi

miei.

il

vero che nella mia giovanezza io amai somcui morte è apposta
io

(a)

mamente lo sventurato giovane la al mio marito : la qual morte

ho

tanto pianta

,

quanto dolente a me; perciocch»^, quantunque io rigi-

da e salvatica verso lui mi mostrassi anzi
ta
,

la

sua parti-

la

sua parlila nòia sua lunga dimora nò ancora

la sventurata

morte

me

l'

hanno potuto
;

trarre del cuo-

re

.

A

cui

il

peregria disse

lo sventurato giovane
,

che
si

fu morto non amaste voi mai

ma Tedaldo
la
?

Elisei

Ma

ditemi

j

qual fu

la

cagione per

quale voi con
cui la donna

lui
ri-

\i turbaste

?

offesevi egli

giammai
olljpse

A

spose: certo che egli

non mi

mai:

ma

la cagione
frate, dal
,

del cruccio furono le parole d'

un maladetto
;

quale io una volta

mi

confessai

perciocchò

quando

(i)

Buccinare con due e
solo

significa

manifetlare con pubblicità
ce.

,

e

con
si è

un e

andar dicendo riservalamenle , con riguardo

come

dello sopra, Nov. IV. Giorn. 5.

^
(a)

Il

senso proprio di buccinare è sonar la buccina: in tenso di

propalare usasi mclaroricnmente

Apposta, cioè imputata , ove «leuni

lesti

moderni con mollo ttt

rore

hanno opposta.

.

a*
io gli dissi
la
1'

GIORNATA TERZA
amore
il

quale io a costui portaTa e
,

dimestichezza che io aveva seco

mi
,

fece

un romo^

re in capo che ancor

mi

spaventa

dicendomi, se io

non

me

ne rimanessi,

io n' andrei in

bocca del diavolo
fuo-*

nel profondo del ninferno (i) e sarei messa nel

co pennace (2). Di che
io

fatta

paura m' entrò, che
la

de

1

tutto

mi
j

disposi a

non voler più

dime,

stichezza
lettera
,

di lui

e

,

per non averne cagione

sua

né sua ambasciata più

volli ricevere (3)j co-

(1)
(2)

Infèrno.

Pennace
\ Nel

Lurlescatnente deilo per pennce. Mari.

(3)

testo

Mannclii era ritenere;

ma
clie

Ja

mano

posteriore yì fu

sostituito ricévere f

come appunto

leggesl nella edizione del

1627

e in

quella de' Deputati. Egli è da credersi

da prima
si

si

fosse

scritto

ritenere per isLaglio; perciocché, quantunque
ritener lettere,

dica propriss

imamente
ritenere
;

non pare

a

me

che dir

si

possa con proprietà
ricevuta

ambasciate. Aggiungasi che ritenere
tote avea detto di sopra che la

dìcesi di cosa già
si tolse

e

l'

au"

donna

dal voler alcuna amba-

sciata ascoltare. Sarehhe egli mai da dire che fosse stato qui adoperato

ritenere nel senso di ricevere?

Ma

egli

converehhe mostrare in

tal caso

con esempi o
sto

dello stesso Boccaccio o d' altri autorevoli scrittori che
fatta significazione. Infin a

que-

verho può avere eziandio così

tanto che

ciò
sia

non

si faccia, io

continuerò a credere che non ritenere,

ma

ricevere

da leggersi in questo luogo.
(*)

Io non saprei né vorrei contradire

al Sig.

Colomho, mosso ancora

dall'

aver io trovato ricevere nei tre testi a penna raagliahechiani. Inclino

adunque ad ahhracclar l'opinione d'un amico
che noi non
tili

dotto; e solamente vorrei

ci allontanasàirao dall'

ottimo

testo, se

non dopo aver

fatto inule

sforzi per sostenerlo.
d'

Io perchè esjwrrò alcune mie riflessioni,
si

quali

osieno

alcun peso, o no, non rileva :hasta solo che dir non
il

possa che

sia slato troppo Icggcrniente rigettato

testo Mannelli.

Premetto che alcuni
significazione.

verbi ricevendo in princijiio la particella ri

non cangiano

Tener presso
ritornar di

di se, e ritener presso di se; tornar dì
,

campagna,
non

e

campagna

vaglion lo stesso. Ciò è tanto noto che
il

a]>-

hisogna

d'

esempi. Ora

verho tenere ha tanti significati,

alcuni dei

quali sono anclie fuori del comunale uso, che subito

non

si

può dire,
non
era

che esso

al

tempo

del Boccaccio in

una

cotale significazione

alcuna quando il voi fa- di lui v' innamoraste di vostra propria volontà . G. a.. ut've al come si fa la sole . Socrate rispose agli ambasciatori . Ma la Belcolore venne cioè si in itcreiio col sere e tennegli favella insino a alili vendemmia BoccacTedaldo: rìtcnnc dal fnvcllargli. Ma possiamo ad luoghi del cio clic più verranno in acconcio. quel sua lettera^ né sua ambasciata più volli ritenere vorrà dire piìt volli accettare. fatti tanto di piacevolezza gli chf? . in ben mille Nella Novella di Martellino. «e più io fosse perseverato . y NOVELLA VU. di Bergamo p. gli atteneose. N.4Ìu quando gli trovò invitiiti gli avesse . N. 6. essi liberamente della sua /e sicurati. 1 99. T. invito. il quale accortissimo era . con loro insieme che de^ Juh dì iV/artelUno gli tenesse: cioè che ne avesse premura. // Saladino . Tennero lo esporre più Or questo modo ili dire. . FIACCHI (1) Queste due cUusule tra loro slauno assai duramente ordinate • di mal suono. Lorenzo de' Medici. il mio duro proponimento peregrino sarebbe piegato) perciocché niun desiderio al re avea . piacendovi egli . il In questa slessa Novella di peregrino tantosto n^andò a^ quattro Jratelli e questo fatto . e disse: voi mangerete innanzi te. non si può acconciamente che con accettar P invito. 1778. ò sol ({Ufi paccato che ora vi tribola te Io so : fermamen- che Tedaldo nou \i fece forza . G. Disse allora il : mondo maggiomadonna questo . »' av- vide die questo cavaliere aveva dubitato che essi non avesser tenuto lo'nvito. Nella Delcolore . IO. 8t (co- io credo (i). . V oste coi compagni di Martrk il pregò Uno ti i |iortnlosi da Sandro Agolanti. p. E Novelle auliche Fir. 9. per quello che presuma egli se n' andò disì sperata ). tennero G. e y come voi medesima vole^ : a voi venne e usò la vostra dimestichezza nella quale e con parole e con muòtiasle . se SimiH). se egli prima v' amava .^ me me che . E se tra tenere e ritenere per lo più non suol essere diversità di significaaione. tener P invito. veggundolo io consumare. Ediz. ed lo 'avito . ceste ste . Credo che i. lo- ro. N. i. allo spedai ter- re* lo' avito. e le lor donne a dover desinare la seguente mattina con Aldo- brandino gV invitò. e perciò tener qui vale Accrltare. a. 272. 8. o come dicono DipuUili. Cap. .

ma il voler tor voi a lui che sua eravate questa era ruberia e sconvenevole cosa. e .. se così fu (che che fu) qual cagion doveva poter muovere a si torghvisi così rlgidatrtente? Queste cose volean pen. divenne vostro fosse vostro. non farle . come farebbe ad un altro. acciocché per innanzi meuo- glio gli conosciate che per addietro non pare che abgià i biate fatto . e nelle piazze come con le loro robe secolari fan- (1) i. Potavate hanno in questo luogo tiitte le migliori edizioni che ho vedute (1) J" Paoneggian del . di finissimi panni e in forma hanno recate leggiadra e pontificaesse nelle chiese i in tanto che paoneggiar (2) con . piacere . dove sua volontà stata . sì come . La stampa XXVII ha pagoneggiar. testo Mannelli. . sare innanzi tratto di . potavate (i) voi fare ad ogni vostro del vostro . . -vi E . non fosse. così diveniste voi come Così come egli sua Che egli non dovervene . e nel marine sììegge: sic est tcstus. no larghe e doppie e lucide e quelle le . Furon frati santissimi e valenti frati si mini y ma quegli che oggi . se io si ne parlo alquanto largo ad di voi. li Or voi dovete sa- pere che io son frate e perciò loro costumi io coutilità nosco tutti j e. ed . mi piace di parlarne . perciocchò strette e dove dagl' inventori de' misere e di grossi panni il furono ordinate e dimostratrici dello animo il quale le temporali cose disprezzate avea quando essi corpo in così vile abito avviluppavano. pentere . chiamano. se credevate . 82 GIORNATA TERZA faceste . oggi le fan. doppi so l' amor raddoppiare. e cosi vo- gliono esser tenuti ninna altra cosa hanno j di frate se non la cappa : nò quella altresì è di frate fi'ati . mal far . egli non mi disdice.

perciocché adagio tutta una parola significa lentamendivise. . sono rifuggi- a farsi frati . e in altre cdixioni ma qui aon due parole te. Con poi a grande agio. si^juificaDo gli altri. non frati . ad agio. e per il non durar vino . e avvicinandosi e cuopre e richiude . tanza per anima de' lor passati E certo egli è i il ve: ro che le elemosine e le orazioni purgano peccati ma o il . acciocché che per . conoscessero piCi tosto il oa sé il guarderieno o di. ed è lor maggior sollecitudine. acciocché io più vero parli. cappe de' hanno costoro . molte pinzochere . i «{ira. fatica. quegli d' oggi disiderano fem- mine e sto e le ricchezze. Li qtinic gettata m-ll' al foìido si rìscrra acqua dal |)csraton. comodità. molte vcjJove molte altre sotto s'in- sciocche femmine e uomini d'avvilupparvi gegnano. e tutto il lor desiderio hanno po- pongono in ìspaventare con romorl e con dipinli- ture le menti degli sciocchi. dosi . se coloro che . tanto più stanno ad agio (a).NOVKI LA no . ognuno con romori e con ispaventa menti vere alti'ui ingegna di rimuodisi- da quello a che esso di rimaner solo li) s' Giacrhio. dove gli antichi la salute disile deravan degli uomini. VII. le E perciò. ma solamente i co- lorì delle cappe E . i peccati si purghino e colle messe . nanzi ad altrettanti porci essi gitterieno i E perciocché d' conoscono quanti meno sono s' possessori una gran ricchezza. le fanno vedessero a cui le fanno . viltà non per divozione. rete loiula. porti questi il pane colui l' mandi quello altro faccia la pie. (icsci. e in mostrare che con mosine a loro ti . a suo agio e . (a) Adagio è nel testo Mann. pianamente f ma a piacere. un cosi costoro colle fimbrie ampissime avvolgen. SS il non si vergognano : e quale col giacchiò (i) pescatore d' occupare nel fiume molli pesci ad tratto . che d'altro esercizio.

1' avere risposto fate quello . . le fatti restitutori . che noi diciamo non quello che noi facciamo d' l' estima- no che sia degno scaricamento ogni grave peso esser costanti e dì essi quasi più alle pecore sia possibile ferro . tutte oneste. essi possano fare quello che se i secolari fanno essi fare non potranno. . i frati non avranno luogo il sarai paziente o perdonator d'ingiurie. Essi danuan 1' usura e i malva. tutte sante. . molte altre : . frate non potrà femminon Se tu non ar. E . sto (*2) perchè ? Perchè . ne dattorno . che sconce sono e . di queste cose e di ripresi . vostri segreti l' . guadagni. ma danaro appo numero del più i migliori scrìUori si trova per lo più usato nel ('j) "i" Queste. rimovendosene gli sgridati. danaio.. . danaro. acciocché. agli sgrldatori ri- mangano gi le femmine. siate padi- zienti . Se tu andrai lor alle . GIORNATA TERZA Essi sgridano centra gli uomini la lussuria . ma que. cioè che voi empiate loro fidiate loro i borse di denari (i). che a' pastori. quanti sica quegli a'quaji la fanno cotal risposta che non intendono per lo moil do che gliono essi la gli dicono gran parte di loro sanno. ac- ciocché.. serviate castità . E quando fanno . perdoniate ingiurie guardiatevi del mal re : cose tutte buone. di quegli i si possano fare cappe più larghe procacciare vesco- vadi e r altre prelature maggiori di ciò che mostrato hanno dover menare a perdizione chi l'avesse. Vo- odierni frati che voi facciate quello che dile cono. poltroneggiare nell'ordine . ^4 dera . Chi non sa non può durare il ? che senza denari tu ne' tuoi diletti la poltroneria i Se spenderai denari. Maanelli. frate dirà di venirti a casa a contaminare la tua famiglia Perchè vo (i) io dietro ad ogni cosa ? essi s' accusano Denaro.

II. che egli non le uccidesse con sue mani : e la legge vuole che colui si fa fa.. in quanto in voi fu . si se astinenti e santi j)urc a questo non si credono . ma essi . di mille veduti vagheggiatori amatori . venuta l' Appresso dico che . e nou pcf prepgsuione. |>otcre essere? o.nc- da malvagilh di mente procede . T. . 6 . ciò che frale che vi sgridò . già di sopra v' è dimostrato togliendoli di- voi che sua di vostra spontanea volontà eravate . se dar vogliono perdio non segnitano Evangelio ? : quella altra santa parola dello ciò Cristo a fare e ad insegnare incomin- Facciano in pri. voi ruba- Tedaldo . mondo : Questo concederh ciascuno L' usare la dimestichezza d' uno il uomo una donna il . Che . solamente delle donue secolari ma de' moniateri i e pur di quegli che maggior romor fanno in su perga? mi 'I . . visitatori non . vi disse . cioò che gravissima colpa sia rompere la matrimoniai fede non ò molto maggiore l' il rubare un il uomo ? Non è molto maggiore pinaiìdo per lo ucciderlo o ? mandarlo in esilio ta. ma Iddio sa se egli fa savia- mente Ma il . NOVELLA la scusa. . A . che ò cagio- ne del male che sia in quella medesima colpa esilio e dello es- che colui che '1 E che voi del suo sere andato lapin per lo mondo sette anni non siato (l) Arrerti questo innansi per più lotto. altri Io n' lio de' miei . mostran- dovi ognora più cnidele. VII. 85 qunntc volte nel cospelto degl' inlcndenli fauno quel- Perchè non si stanno egli innanzi (i) a casa. DBCAM. voi uccideste perciocché per voi non rimase s' . è peccato naturale ciarlo ste rubarlo o ucciderlo o disc. posto pur che in questo sia da concedere . quegli adunque così falli andrem dietro chi fa fa (|uel . |K)i ainmaestrin gli . eh' e' vuole.

tanto tanto magnificata . .86 cagione . Questo pec- cato adunque divina giustizia. quanto eravate voi sopra ogni parte si . altra donna da . Ma veggiamo j meritò queste cose: certo non fece. Il . che come voi mossa esse- dalle parole d' un frate . e senza generar sospetto . le quali mini schifano e prezzangli poco dove a quello die elle sono . . re alcun brodaiuolo manicator voi il vi sa- pete : e forse disiderava egli di porre sé in quel luogo egli s' onde ingegnava di cacciare altrui è quello che la . tutta nelle vostre mani ? era da lui rimessa Non era egli nobile giovane non era egli tra gli altri suoi cit- tadini bello a' ? non era egli valoroso in quelle cose ? che giovani ? s' appartengono non amato? non avuto ca- ro non volentieri veduto da ogni uomo ? né di que- sto direte ticello di no . dovrebbon colui aver gloriale quando da alcuno amate sono e caro . il qual per certo doveva di torte . si . Voi medesima già confessato sé v' tata . . . Ogni suo bene ogni suo onore ogni sua libertà. sommamente e con ogni sollicitudine ingegnarsi di compiacergli si acciocché da amarla non faceste. esse pensando e quanta e qua! sia la nobiltà da Dio oltre ad ogni altro animale data all' uomo . rimovesse giammai . se in trovava dove onestadi voi potea favella. la quale . lui. l' avete : senza che io so che egli più che esal- ama. mente re . Adunque come per detto d' un Io gli fra- pazzo bestiale e invidioso poteste voi alcun lui ? proponimento crudele pigliare contro a so che errore s' non uo- è quello delle donne . in Sì che molto mag- giore peccato avete commesso . GIORNATA TERZA questo non si può negare. Niuna cosa fu mai tanto onorata. qualunque s'è l'una che Tedaldo di queste tre cose dette che nella sua dimestichezza forse non commetta vate .

dal suo lungo il sbandeggia mento la vostra grazia. vostfo ren- amore. . e so per certo per quel pec. buono . . eluse sempre deve ed alcuna volta per accorciaiucnto de. . le sue ragioni. cosi il ingegnaste di lor voi medesima a Te- vostro marito senza ragione per . Tedaldo adope- e . madonna stato .NOVELLA VIL con giusta to . e in quello stalo ti il ripognaleuel quale era avanal che voi scioccamente credeste peregrino le mallo frate. Tedaldo è stato ed è ancora in perìcolo e voi in tribulazione. conviene proniellere questo : . che attentissima niente le raccoglieva. Pet. perciocché verissime le parevan . in ma è vivo e sano e . disse : amico di Dio assai conosco vere le cose le quali ra- gionate. conosco chi sieno santi tenuti : frati inilno ad ora da il me tutti e senza dubbio conosco mio difetto es- sere stato grande in ciò che coutro a rai . Tedaldo non ò punto morto avesse quello che Iddio mi dimostri. se egli la vostra grazia Disse (l) l^re Coti ainl>e Il le e strette dissi* scm|>r« il Boccnccio. Dalla quale se liberata esser volete quello cbe a voi . la vostra benivolenza e dimestichezza il gli diate. si e perciò quello che non dee (i) poter fare prometta. «^ mena ad effetcome voi . e in gran ])a rie i parla vostra dimostrazione . cato a lui udendol dire . e molto maggiormente fare è se mai avviene che Tedaldo ([ui torni . non so per perche bisogni che disse : io il vi A cui il peregrin . deve oou mai. Aveva sue parole finite. estimava tribolata . se per me si potesse . quando la donna. bilniicln tutte le sue operazion non ha voluto v' lasciare impunito: e cosi srnAa ragione daldo. volentieri V ammenderei nella maniera fare f che detta avete: ci ma questo come si può Tedaldo non potrb mai tornare: egli è morto.

Allora disse . Il peregrino allora levatosi in piò e prestamente la schiavina gittatasi da dosso. pareva che fosse : per che Tedaldo i uno anello guardato da lui con la somma V ultima le . . conio sciornamenle hanno molli testi. gli avea donato > notte che con lei era stato : e mostrandoglie? disse il madonna . vi diciate io vi accerto che Tedaldo è vivo. diligenza il quale donna . coniidenzia avendo la donna presa della le santità che nel peregrino tratto fuori . quasi che il Bocc. rebbe il vedere . di più punte di coltello. e disse . nonpercLé dicesse conosciele con la nella terza sillaba. cioè in quanto i itila pronunzia. in tutto questo libro che scrive conoscere . . certa speranza del suo marito . donna : guardate che voi diciate j io il vidi morto davanti bagnai alla mia porta . la donna t il vide cosi il riconobbe. trebbe avvenire che simile letizia mi fosse . e disse consoli del vostro marito . . per doverlo at- tenere io spero : che voi il vedrete tosto.1 il quale guarderete che per mai non e soli. conoscete voi questo Come sì. Essi erano in parte assai remota somma . e di il capo cappello.88 allora la GIORNATA TERZA. e fiorentino parlando (i) disse. La donna che al- lora disse questo fo io e farò volentieri j né cosa po. che che voi e . le quali forse furon cagione di farne parlare quel cotanto che parlato se n' è diso- nestamente . il peregrino: madonna. messer io donai già a Tedaldo . dove voi quello prometter . sa. vogliate. e me (i) Fiorentino parlando. madonna acciocché io vi un segi-eto mi convien dila vita vostra voi mostrare. manifestiate. ed ebbilo in queste braccia gli il e di molte mie lagrime morto viso . il mio marito allora a libero senza danno e ?>Tedaldo vivo Parve Tedaldo tempo di pa- lesarsi e di confortare la donna con più : .

morto (a) che die voi ed i miei credano la La donna . . si dclil>cr() finalmente. andare come vi- (1) . Ma osserva il Dionisi che. ijualc intende. A cui il Tedaldo disse madonna non dubita. Quando . conoscete voi lui esser ? 89 vide . rassicurata alquanto. II. e mai non fratelli morii nò si fu' . Il testo Mannelli jhko copra ha conosciele. la „ Chi ben riguarda die' egli). . si volle t^ mendo te . NOVELLA Vn. (3) sua voce e alquanto più riguai*datolo e seco alTeruiaudo che per certo egli era Tedaldo. ed esjirime quasi lo stesso quo' del 27.-<no. tornato : . come Tedal. Né i Deputati lu ni- il SaKiali approvano gran fatto chiuriìkii inamente vi s' giunta di quella yofX fossero. se poi veduti . L 1.. così di lui temendo come vi de* morti corjìi . Certo per assai facile lo la clic riconoscendo gran simigliausa delle lellerc il m cil n si rende «lirsi scambio di tenendo con temendo.... e pare rlie (piesta {virola vi 9 adatti assai meglio eliu la voce {«mendo: ad ( o^i modo „ „ fu di contrailo avviso jiarolu il Salviati. dell' „ quelle vanno imitando mutasionc de' movinicuti animo j)cr di colei: la qual da lo coittrarìo pinma russicuralu ulijuunlo. . e appresso quasi la temendo voce di Tedaklo. die' egli.. e piiingcndo gli si gìllò alcollo. Esso |>er tanto in il temendo legge lenendo. vivi /ossero. e temendo . fuggir . es&cr non piitea nella donna nù la „ timor né duhhiexza per „ tuono suo naturale per vece di voce di Tedaldo quaud' ei le parlu\u nel esser da lei conoaciulo. la donna . e seco iij/crmiindo che per certo egli era desso. . comò egli slvsso Jirù nel proemio JcUu ae- gucntc giornata. gli editori (S) Riconoscendo leggono e del 47 e i Deputati. e.). piangendo «ciixa ( iiun palli fiorentino. la la ctliz. si teme} e non si pri a riceverlo gli come Tedaldo venuto di Cifece incontro mn. (a) ^ Cioè nejui "t ucciso. che non può della Toce riconoscendo ma 1' io non so {xu egli »e tenere la voce tP alcuno e per conoscerla con certezxa (che cosi creder ti spiega) sia modo ti^9C. do dalla sepoltura quivi . ed è.[Awcrìitn. tcneo il di Sosia ncllìi l'Andria di Tcrenaio. possa che usato ablòa il Boccaccio.. il conoscendo Tedaldo tutta stordì . e {)oi di nuovo alifuanto n più riguardatolo. (1) t Come del i5a7. io sono vostro Tedaldo vivo e sano .

. dende tante voci e forme di dire sono venute alla toscana favella. amico dei essere. co . basciata e abbrac. col piacer de' prigioniei'i (i). più di paura della soprastante morte pensoso salute j che di speranza di futura e quasi in guisa di confortatore. come io credo. io voglio stanot- te poter venir da voi e contarlevi per più agio die al presente non posso. del iSsy e Deputati: vagli. Salviali. la io sono un tuo ami. io noi commisi {\) (2) (3) \ t QÀoh. dono che io ti domandemorte cui Al- rò conceder mi vuoli (2) . gli si gittò al collo e : Tedaldo mio dolce . sia sera dove tu quella della tua assoluzione udirai. e postosi con lui a sedere. e con buona speandò ranza riconfortatala da lei si partì . a te mandato da Dio per tua salute al quale per la tua innocenzia è di te venuta pietà. sì veramente . uè mi ricordi mai più averti veduto. ciala lei disse madonna egli non è or tempo da fa- re più strette accoglienze: io voglio andare a fare clie Aldobrandino vi sia sano e salvo rendalo . della qual cosa spero clie avanti che donian sia sera. tu . se io l'ho buone. rimessasi la schiavina e '1 cappel- basciata un' altra volta la donna. senza alcun fallo avanti la sentenzia della che doman attendi . A dobrandin rispose: valente uomo. e cola se n' dove Aldobrandino in pi-igione era. . gli disse: Aldobrandino. lo . E nel vero il peccato per lo quale uom dice (3) che io debbo essere a morie giudicalo. ediz. e perciò.()o GIORNATA TERZA basclollo dicendo . Pinogli. poiché tu della mia salute se' soUIcIto . sii ben tornato : Tedaldo. come tu di. E .At^ carcerieri. se a reverenza di lui un picciol . o forse dalla lingua provenzale. come che io non ti conosca. t Dal frencescon dit. della sua salute. a lui se n' entrò. voi udirete novelle clie vi piaceranno .

così ti quali forse a cjut'slo roiulollo m' hanno ha al Ma dico a reveren- Dio . il Novella e novello è nome acuivo e vaie medeùioo che nuovo. ti ila . ciascun dee volentieri faticarsi iu farcite la veri ih del- (1) Novella ha {liù significali . o<]o novella . „ Che „ novelle son queste? Non attendo •e ed altre assai che ne Iruovano per lutti gli autori volgari. ginmmni za di . addoinanda dio s<>nza fallo ov' egli avvenga Il che io scampi . volentieri loro perdonerò ed ora loro perdonoj e se io quinci esco vivo e scampo. e in segreto ad un cavaliere che quella tenca disse cosi. lui partitosi. . io lo serverò fermamente. quello che a' io voglio niun' altra cosa ò se non che tu perdoni quattro . 91 li nssai dogli altri ho . che il latino ilice nuncìus V r Ilalin comitneinentc dice nuove. disse. acciocché Iddio mia salute intenda . senza volergli dire stesse: sommamente pregò che di buon cuore il che per certo avanti che seguente giorno Guisse egli udirebbe novella (i) certissima della sua salute. né con quanto ardor 5 . presente misericordia di picciola . NOVELLAVO. Significa come sono le cento Ji questo tali. me piace ogiii gran cosa ri . non che una j farei volentieti non elle io . raccon- tanicnlo di cosa avvenuta vera o verisimile libro. dove essi di questo : dimnndin perdono A cui Aldobrandin rispose non sa quanto dolce cosa si si sia In vendetta l' . gik fatti. fratelli di Tedaldo l' averli a questo punto condotto te credendo nella morte del . peregrino allora . . Significa ancor /'avola. Non il' n$|)ctlato 1)cn fresche novelle „ Potr.'„ Io pur ascollo e non . signor mio. se non chi riceve alla oflese ma tuttavia . ciance o parole^ frascherie o baie. o Coae a così fatte novelle ^ . per amici . se E da n'andò alla signorìa. desideri . se egli . promettessi e p<TÒ (piello che .. al peregrino il . „ . in ciò fare quella mnnicia terrò che a grado Questo piacque altro. lor fratello esser colpevole ed abbigli per ti fratelli e . e .

e parvi aver trovato per vero lui essere stato siete . roso uomo da . ed occultamente madonna Ermellina Mann. cosa acciocché av1' e i peccatori sien puniti . al quale d' Aldobrandino increscea vo- lentier diede orecchi alle parole del peregrino j e te cose mol- lui sopra ciò ragionate '1 . avervi mostrato. ha io se ne venne . aveva molta noia data e volutala sforzare a fare . valo. Do: mandati della cagione moglie go il . e non uccisori. e posseditori dis- sero i Toscani antichi. avete rigidamente contro Aldobrandin Palermini pro- ceduto . 93 le cose si GIORNATA TERZA conosca. tutti noi soffersero j ma ciascun per so. e massi aiamente coloro che tengo. voler suo peregrino questo avendo saputo . quello che Tedaldo Elisei uccise. non essendovi . ma è da giudicarsi piuttosto che omesso per inavvertenza. e certo vi si legge e nell'edizione dol 27 e nelle (2) Ucciditori . altre posteriori. . venga in onor di voi io e in di chi meritato . peccato commesso. per rin- venire come stata fosse la cosa. ha voi sono (i) qui venuto a voi E come voi sapete . porre al martorio. dandovi gli ucciditori Il (2) di quel giovane nelle mani. ma ben possessori. che Te- daldo Elisei ucciso aveano non conoscendolo . . e lei so- (1) il t II testo qui venuto a wi Non pare clic siasi taciuto siasi verLo sono per la figura ellissi. e narloj il per condanio che è certissimamente falso sì come credo avanti che mezza notte sia . e poi insieme apertamente confessarono sé essere stati coloro . per sua introdualbergatori e zione iu su il primo sonno i due 5 fratelli lor fante a man salva prese e lor volendo. con al- licenza dal gentile la casa di uomo si partì . j dissero perciocché egli alla essi nello alber- dell' un Il di loro. La qual male . no il luogo che voi tenete acciocché coloro non poril tino le pene che non hanno ..

parimente disiderosa d' udire buone novelle del marito e di riconciliarsi pienamenr Alla qual venuto con lieto viso te col suo Tedaldo . prestamente Aldobrandino berò . al letto. pienamente raccontò . il quale veramente credeva aver pianto mor. tocx. un dell' altro s' prendendo . e pochi di appresso l' a' mafattorì (i) dove la testa . NOVELLA la .'* 1* trovò clic aspettava . . Aldobrandino La si- venuto giorno e parendole piena informali- zione avere dell'opera. . ora fosse gnoria . na niiinnesc hanno a* innl/altori del Livomo del 1789. eU moderma mi testo Mannelli e nelle edirioaì iu rece di malJaUori leggesi io jM-nso. . XXVU. E . scamdo rhe da ma' . pregalo che occultissimo fosse pure . attendere il a' fatti d' . di l' buon volere fecero graziosa e lieta padilettosa gioia levatosi. affettuosamente abbracciò e basciò il suo Tedaldo e andatisene insie- me ce . co- me alla il giorno appressò Tedaldo avendo già donna mostralo ciò che fare intendeva. . disse : carissima donna mia . e dacajx) . ciò. VII. quella di . donna per dovere quando . che fatto avea . . La donna di due così fatti accidenti e così subiti cioè di riaver Tedal- do vivo to . 93 essendo ogni altro della casa andato a dormire^.. com- messo avevan omicidio fece tagliar Essendo adunque libero Aldobrandino con gran letizia di lui (1) t L'edisione del 1718. e Jattorì. cioè mali. del LXXIII e del LXXXVU ntaluUori. .cuinpa'^ta. che per cer- to tu riavrai domane qui sano e le salvo il tuo Aldobran- dino} e per darle di ciò più intera crcdenra. no s' usci della casa della . e di vedere libero dal pericolo Aldobrandino si il quale fra pochi dì credeva dover piagner morto tanto lieta quanto altra ne fosse mai . . in abito peregri. che è quanto a dire mali facitori Io ne ho titcnula T antioi lìb lesione uioMo dalla aulotiti di ai riputate odixioui. rallegrati .

griie e regi si usano Evvi anche piò. li quali esso sentiva non solamente per . e questo fatto loro e le lor donne a dover de- sinare (2) la seguente mattina con Aldobrandino gl'iu- (i) Di. si potevano veder e spezialmente donna che sapeva a cui farlosi. gru. domandò ad Aldobrandino promessa Aldobrandino liberamente rispose . ne ricevesse i quattro e le lor donne aggiu- gnendo che invitargli esso medesimo andrebbe incontanente ad al alla pace e suo convito da sua parte. quanto nella città gli piacesse di stare festa e quivi sazii . dì apprestare un bel convito nel quale gli disse che voleva che egli co' suoi parenti e fratelli con le sue don. usate. Lenclu: dic'. do- mandando perdono. stare : l'amistà d'Aldobrandino racqui. i Ma fra- parendogli dopo alcun di (i) tempo di dovere telli riducere a concordia con Aldobrandino . lo suo scampo scornati. di fargli onore e la non . 94 GlORNxiTA TERZA i e della sua douna e di tutti suoi amici e parenti. a' quattro fratal e Con loro assai delle parole si che intorno a materia richiedeano . dove- . re sono tre soli i nomi d'una slllal)a clic lia la iiosli-a lin- gua serventi ad ara])edue ancor nel verso. . al fine con ragioni irregli pugnabili assai agevolmente condusse a dovere. apparecchiato te A cui il peregrino fece per lo seguen. lui alla lor casa condussero per .. Fretjuentcmenle unisce il Boccaccio /jt//e/t'. e co- noscendo manifesta mente ciò essere per opera del peregrino tanto . avvenuto . che dicesi molto lienc nel minore e nel maggior numero (1) t Osservisi questa forma di dire invitò a dover desiuare in luogo di invilo a desinare. Ed essendo Aldobrandino di quanto al peregrino piaceva contento telli . la sé essere ma armati per tema . "l numeri. il peregrino tantosto u' andò .

la tari tura ita stata per lojresco dolore ec. magnificamente le Ed gli essendo stati serviti nel uomini parimente e cOvsa donne . darlo e tonol»l)ero il disordine di questo |)erio«lo. per lingua no» nlqunnto ili energia nll» espressione In questo U •tra parteci|)« dcDa inglese. nel!' infinito. vennero. modo eouldy shnuld. Vctlcsi onrlic tra le lingue d' indolo nssni dispamtn hncci in certi gior avvicinamento che altri a prima giunta (i) Rolli. e da madonna Ermelconvito lina e dall'altre donne graziosamente ricevute furono. volere con (lare nllri verl>i iiii'i così jicr un certo tcuo . Osscnisi come periodo piglierrbbe stati wn damento se si leggesse. che Imt- devole.NOVELLA VIL vitò. con poche parole spacciandosi ogni ingiuria ricevuta rimise. Ne avendo avuto in quello cosa alcuna altra. tentarono d' rrorn* non \i riuscirono. wouWcc. nella quale iisansi qunsi «Ilo stesso . R. emendò se non una taciturnità . ed essendo msgnificamente serviti nel con- . gittate si l'armi in terra sero . ed A. e co* D. R. Appresso costoro le sirocchie e le mogli loro. nò avendo avuto ia . l' 9$ ora del ed essi liberamente della sua fò sicurali. e G. Tedaldo nero . colla sola ili(Tcren«n che tloTC noi gli «la usiamo ciò die gl'Inglesi ne formano il 80^f. Aldobrandino lagrimando pieto- samente gli ricevette .iunlivo. e tutti basciandogli in bocca . "t il dljordine in questo luoqo dair essersi usato il il gerundio in regolare an- Tccc del verbo. G. tennero s(?guente in su fratelli di l' invito. comrimi- pagnia erano da Aldobrandino invitati. quello la alcuna altro die laudcvole se non una . come erano con alquanti loro . aTTerbialmente. La mattina adunque i mangiare primieramente così vestiti di quattro . A. te non una Nasce tale taciturnità: leggasi col MS. tutte di bruno vestite . o. punii mag- non crcdcrclJie. se non ima. a ilir meglio. tacilurnitù (i) stala per lo fresco dolore rappresen- re. . amici vennero a casa Aldobrandino va j che gli attende- e quivi davanti a tutti coloro che a fare lor stati . nelje mani d' Aldobrandino perdonanza domandando di ciò che contro a lui avevano adoperato. altro che..

. Oltre a- esempi da me uddolti ne accennerò un altro che può vedersi nel1. ne avendo avuto in quello cosa alcuna altro che laudevole. ciò che ho detto altrove zione nelle stampe gli che la cattiva interpun- fa spesso nascere il disordine de' periodi. la Parmense. alcuno parere poco (alzantecon antecedenti Ravvici- nandola a che si riferisce. che punto dopo è la più giudiziosa. più sottili investigatori del proprio ufficio di ciascuna delle parti del discorso.. de' Villani e di altri scrittori loro contemporanei apparisce avere gli antichi autori toscani assegnata alcuna volta al ge- rundio eziandio la funzione del verho.. ma non comincia per lettera grande la voce seguente per: e forse è quel punto minimo. convito cosa alcuna altro che laudevole. di che parlali Salvini nelle Prose Toscane. V. disordine hanno trovato gli i critici in questo luogo del Boc- caccio Messi da parte antichi. Parte 2. GIORNATA TERZA Tedaldo : tato ne' vestimenti oscuri de' parenti di per al- \ito gli uomini parimente e clie le donne.^ .se non una. L' edizione del testo Mannelli ha la voce Tedaldo. I Deputali e Salviati fanno punto fcnno dopo voce pe- Tedaldo. si levò in pie ec. a me non dispiace. (•) (*) Gran . ove tro\asi un punto fermo. addurrò solamente l'osservazione del Slg. PotreJdie aJ la parlicella 7. Colombo. Da questo luogo del Boccaccio e da simiglianti delle cento Novelle an- tiche. non ehbe in quello cosa „ cuna altro laudevole. Posto ciò io regolerei l'interpunzione del periodo in questa guisa : Jid eascndu stati mugnijìcamentc serviti nel convito gli uomini parimente e le donne. la taciturnità stata per lo fresco „ dolore rappresentato ne' vestimenti oscuri de' parenti di Tedaldo „ ec. Finalmente all' uopo di esporre il mio concetto mi giova la particella avvertire che nei tre testi a penna magliuhecliiani manca Ma incominciante nuovo pe- riodo dopo la voce accorto. la qual cosa a noi. che stacca una parte del pe- riodo antecedente. 226 principio. e ne fa nuovo periodo affatto sospeso. 21. IIACCUI.. JS'oji avendo avuto nel . riodo.se non una. la taciturnità stata per lo fresco dolore rappresentato ne'' vestimenti oscuri de' parenti di il dii'iso e'Z Te- daldo (per la (fual cosa da alquanti convito del peregrino era stato biasimato. e seguitano di il La moderna Livorno del 1789 concorda con . se non la taciturnità ma venuto il tempo di torta via. venuto il tempo di tarla via. ma noi fanno già dopo la voce accorto. pag. Ripeterò ancora. ili pag. la Ha poi la detta edizione il punto fermo dopo voce iicrorto. varie Premetto che in questo luogo hanno interpunzione varia il edizioni . e comincia la voce seguente il Ma con la lette- ra maiuscola. ed egli se n' era accorto) sto ma. conte seco dispo- uvea. r Opere del Baccaccio dell'edizione di Napoli 1725. gli si levò in pie ec.2«. di fra Guittone.. si non concede di fare.

come l'altre donne. assai de' lor parentadi. e disse. ed egli se n' era accoril Ma come . avea. e si- migliante appresso fecer le donne.endado verde rimase. disse: che è questo. ad abbracciare corsero. Gli «liUiri <Vl XXVII. il ' 97 convito (i) del In Climi cosa da al({uanli diviso e . f Ricotioscitdojii e lungamente guatalo. si abbia fatto festa e che come colei che più che per gli è tenu- che alcuna altra.* ^NOVELLA VII. pcrt'gtino iicrrl. de' suoi accidenti raccontò. poi- ché avendolo avuto continuamente con voi non lo avete conosciuto . Ermelliua? come non fai tu.nti. avanti che alcun s' arrischiasse a credere che '1 fos- se desso. ha che più volentieri farei io. e il IMiò (Mica dir molto bene Boccaccio il diviso e 'l coavito d*l pere- grino {•i) . la gli donna rispose: niu- n' . cosi le non parenti come le part.. fuor che mounaErmellina. . e riconosciuto. la qvial lesione fu ritenuta cxiandio «W Deputali. Perche i fratelli e gli altri tutti di lagrime il d' allegrezza pieni. venuto tempo da gli altri le torla via . cousiderato le sue opere (i) + Cosi legge il Mannelli. '1 peregrino era stato biasimato to . festa a Tedaldo? na ce faccia ta A cui udenti tutti. fu (•»). lessero i7 lUviso il e F invito. Il che Tedaldo vedendo.sto . seco dis|>o. a doverlo far lieto se non Tedaldoj il quale . niuna cosa è mancata a cpiesto convito . . in una giubba di '/. e nou senza grandissima malungamente raviglia di tutti guatato. Ma S>I- \iali fu d'avviso che foste meglio attenersi anche [qui alP ottimo lesto: il |HTriocchè convito era stato pensamento ed impresa del peregrino. si levò in piò mangiiindo ancora frutte . ckl 97. io il vi voglio mostrare. Il che Aldobrandino veggendo. uomini il delle cose tra loro avvenute.c il con- vito crasi fallo non ilal ma da Aldobrandino. E di dosso git- tatasi la schiavina ed ognitibito peregrino. Tcdis.

adunque da stracciò li esso medesimo e i a' fratelli bruni alle siroc- chie e alle cognate si . e volle che quivi altri vestimenti facessero venire . altro il non demarito: ella siderava non fu . per questo ciascun fé sta a Tedaldo vestimenti neri in dosso si tolse . cosi gli fece lieta festa. come . per denotare il mal animo. E . lenta in questo ad ubbidire per che levatasi abbracciandolo d' come 1' altre avevan fatto . . delicata espressione.^ io t' GIORNATA TERZA abbia riavuto . tutti a casa di Tedaldo n' andarono e quivi la sera cenarono e più giorni appresso . canti e balli e altri sollazzi vi fecero assai: per la qual cosa il convito fine. me do ne fanno stare -A assai cui Aldobrandin disse . Li quali poiché si rivestiti furono . Questa di j liberalità Aldobrandino piacque molto a' fratelli Tedaldo e a ciascuno uomo e donna che quivi era via. che tacito principio avuto avea . tosto le- va su . . come un uomo risuscitato e maravia' fra- gliosa cosa telli i-iguardavan Tedaldo j e a molti e ancora n' era un cotal dubbio debole nel? animo o no . la festa continuarono Li Fiorentini più . va'. che fosse nata nelle menti d'alcuni dalle parole state. ebbe sonoro eran . : va' via . E preso dalla ruggine che guasta ferro. abbraccialo . se fosse desso e noi credevano ancor fermamea- (i) Ru^ginuzza. ma le disoneste parole dette ne' di che noi piagnemmo colui. credi tu che io creda agli abbaiatori? esso la procaccianes- mia salute . questa . . Matt. La donna che . con grandissima allegrezza cosi. quasi . Fatta e ogni rug- ginuzza (i). maniera tegnendo giorni . . bene dimostrato ha quello : sere stato falso senza che io mai noi credetti . che noi credevam Tedaldo.

che fece in- domandò Costoro il fosse stato vestito quel Fa- dissero} e trovossi : appunto tra . udendo questo. parlare si vergognarono. qua . suo amare. Costoro udendo! . e clùesongli perdono dicen- do : in verith che voi risomigliate più che uomo che un nostro noi vedessimo mai risomigliarc un altro. cosi es- sere stato come costor dicevano di che per questi sta- e per gli altri . né é mai potemmo poi sapere che vero che noi ci di lui fosse. Dio faccia noi godere del nostro. di Lunigiana davanti a casa loro gli si e vedendo Tedaldo fe<. Passavano un giorno fanti . forse quindici dì o fa . . masnadiere. si Il maggior nanzi . compagno che venne il (piale si chiama Faziuoloda Pontremoli. segni riconosciuto fu colui che era j to ucciso essere stato Faziuolo e non Tedaldo laon- de il sospetto di lui usci . senza più turbarsi donna discreta- mente operando. cioò d'indi a molto tempo. come di noi siamo. .ero incontro dicendo: ben passa stare. Tetlaldo adunque tornato ricchissimo la perseverò nel . A'({uali Tctlaldo in presenzia de' fratelli rispose: voi m'avete colto in iscanibio. a' fratelli e a ciascuno altro. poco più si . e ziuolo . «"y^ se te . Fa- ziuolo. né forse avn>bber pcxza (i) un caso avvenuto non fosse. (1] A peua. e. fratel di Tedaldo. Bene maravigliavamo dello abito 3 perciocsì ché esso era.« NOVFXLA fatto a fé lor VII. che l' chiaro chi fosse stato ucciso j il (junle fu questo. . lungamente goderondel loro amore.

la Reina. è sotterrato per morto . e dalV abate . per morto seppellito fosse to . po- come noineveggiam il molte. nella moglie di lui gene- V. e fattogli credere che egli e in purgatorio . Ca- rissime Donne.enuta da la fine della lunga novella d'Emilia. Fu adunque in sta.loo GIORNATA TERZA NOVELLA Vm. colui di ciò essendo per santo adorato . non la perciò dispiaciuta ad alcuno per tutte tenuto sua lunghezza. e ancora ò. di che di quello che menzogna sembianza | l' e quella nella mente m' ha ritornata avere udito un per un altro essere slato pianto e seppellito. a- vendo rispetto alla quantità e alla varietà de' casi in essa raccontati. e poi risuscitato . che la moglie di lui si gode . e come poi per risuscitaaltri lui e non per vivo egli stesso e molti credes- sero essere della sepoltura uscito. gione . . Ferondo mangiata certa polvere . le die cagione di così cominciare. ma che brievemente narrata fosse stata. alla Lauretta strato il con un sol cenno mo- suo disio. si Toscana una badia . a me si para davanti a doversi far racpiiì. per suo nutrica un fi- gliuolo dello abate rato. in luogo non tropnella quale fu fatto abate . contare una verità che ha troppo ella fu. che come colpevole ne dovea più tosto essere condannato. tratto della sepoltura . po frequentato dagli uomini. Dico adunque come un vivo . è messo in pri. un monaco quale in ogni cosa era santissimo fuor .

il nome Ferondo uomo materiale e grosso modo nò per altro la sua dimestichezza pia. con avvertirci che Mannelli nel mu<tt tazione sMnj^nnnò sicuramente. e et>n ragione. ma il inoltre ( conte avverti molto l)enc Cinonio ) in luogo d' altre priicellc. e (picsla il Uiione adotfar questa tò eziandio Salviati. e la lezione del I Mannelli fu tali stf^uila nelle inipn-ssiuni di la Livorno e di Milano. . le pigliava delle e in questa (u) bellissima accorse 1' abate . ma nò (i) susplcava to in ogni cosa. Mannelli avverte ni-l in. Salviali la rigettarono. Avendo jwi gli editori del 37 trovato in alcuni testi a penna e in questa dimesliehetxn ^ adottarono rosi l'atta lezione: ma s' si i Dqnitati e la voci* sì il cav. 7 . clie nell' »«•! «l opero delle femmine: e questo sapeva il cau- tam(!nle fare. ci E in che questa. Av^e^t. amare questa sua moglie savissi- mo . pensiindo. con Io abate dimesticato un ricchissimo villano quale avea senza . 6 ). ovvero eziandio p«x una cotal grazia ed energia del discorso. che ad altro non pensava .irj^inc che cosJ si leggeva nel ronniisciilto orìginnle.>erava Ma pure. NOVELLA vili. assai spesse in quelC opera Salv. particola la ipiale Mn egli nlla iwrticrlla et sostituì la parve n lui rlie ci stesse me}. e che ( fatte guise di piirlar rotto tono t. come molto a v- (i) (q) In alcuni "t testi a penna trovo Il ne pur. e de' tempi |K»leriori altresì. quasi se ne dis]. perdili santissimo e giusto era tenu- Ora avvenne clic . ceva allo abate quali talvolta s' se non per alcune recreazioni sue simplicità . . . II. i. Depu- aeilellcro bene di riiuctlorci il |Mirticula e/. non ricordandosi s\ (die" egli) che la non \'nl sempre per copula . né di né notte Ma udendo che quantunque Feronbene era do fosse in ogni altra cosa semplice e dissipito. ma parimente nelle altre scrit- ture del l)uon secolo. Ed io aggiuj^erò die non solo nel Decameron. trovasi talora questa parlicoUi non solamente come copulati%a.. lili. 1. T. essendosi molto . Ferondo avere una si donna per moglie s' della quale esso fer- ventemente innamorò .lio. cap. in e guardarla . clie dimesliefietza vi fosse st^la ag«l' giunta da chi non accorse che in quetta ha qui fona avverbio DECAM. che quasi iiiuno. e più mi piace. iiou che sapesse.

io credo che gran noia sia ad tina bella e dilicata donna. non posso che . e disse : figliuola mia. aver per la marito un mentecatto essere 1' ma : molto maggiore . credo avere un geloso per che avendo voi e l'uno . piacere toccò animo e parvegll che la fortuna gli avesse al suo maggior desiderio aperta la via . . poco mi gioverà. : messere se Iddio . qual cosa . di lui. . posso dir vedova e pur maritata sono in quanto vendo esso altro marito aver egli è . die egli insieme con sua donna a prendere alcuno diporto nel giardino : della badia venivano alcuna volta e quivi con loro della beatitudine di vita eterna e di santissime opere di molti uomini e donne passate ragionava modestisloro. ed egli sì . cosi matto come d' ogni senza alcuna cagione è fuori misura geloso di me . m' avesse dato mari- o non me co' vostri mi sarebbe agevole ammaestramenti d'entrare nel cammino ohe lo avesse dato forse ragionato n' avete che io . io per questo altro lui viver che in tribulazione e in mala ventura con non posso Per . o altro bene. ed ebbe la Venuta adunque a confessarsi la donna allo abate con grandissimo piacer postaglisi a sedere . Ma mi vi. la . come voi siete. in- cominciò to. considerato chi è Ferondo . prima che io ad altra confession venga quanto più posso umilmente vi priego che sopra questo vi piaccia darmi alcun consiglio 5 perciocché . 1' Questo ragionamento con gran dello abate . anzi cbe a dire altro venisse . ed a pie . e chiesene la licenza rondo . e la sua stultizia . se quinci non comincia . mena altrui a vita eterna . la cagione del mio ben potere adoperare il confessarmi.102 veduto la t GIORNATA TERZA recò a taato Ferondo . e tanto simamente che alla donna venne desideda Fe- rio di confessarsi da lui .

convien che egli vada in purgatorio. vi potrh egli e' E come. fuorché si uno risca . ventura guarisca. dubitate perciocché io mi si lascerei innanzi morire che io cosa dicessi dicessi . ninno nò consiglio rimedio veggo. che voi mi diceste che ì io non . La donna ad padre mio . . solVerta che egh losia sarà guarltp noi con il ct. La medicina da il . altrui. tornando Ferondo vi converrebbe a lui tornare . il . disse spose l' la donna debbo . ed lo io faròj ma ce . 1' avrebbe per male e . rimaritare . ciò che vi pia- purcliè io possa. che egli non mi convenga sempre stare in prigione fate .. io ed egli il AdunSì. abate .'rte orazioni pregheremo farà. ri- que. te: egli convien eh' muoia . Iddio che in questa vita intorni. perciocché Iddio . ben purchò a voi dea vi cuore di segreto tenere ciò che disse : io ragionerò . che quello che io mi met> . NOVELLA e l' VIIL*? io3 altro . e sarebbe più geloso che mai La donna io disvse : puit he egli di questa mala. che gulderdon debbo aver da voi di così fatto servigio Padre mio . disse la donna . che puote una mia pari. per uu certo tempo nel quale vi con- verrà molto guardare che voi ad altrui non vi lasciate . e cosi v' andrà: e quandi questa sua ge- do tanta pena avrà . quale ò che T'erondo di questa gelosia guarirlo so io troppo guafare . andare vivendo? Disse l'aba. di ciò nou . Ma come potrà far questo egli Rispose di nccesr r abate sita se uoi vogliamo che guarisca . ad un cosi vole ? uomo come : sia convene- A cui abate disse madonna sia voi potete nou meno adoperar per me. che voi siete . a gu voi mente ciò . disse la donna. . son contenta^ il come ? vi place . rimaner vedova? . che della vostra iribula. Disse allora l'abate. fatto 1' ]NLt . Ma a questo nt> brievemeule par- lando . xione dite vi credo .

che a loro vanno per consiglio. ^ò^ GIORNATA TERZA j to a far per voi perciocché . Non rifiutate la grazia che Iddio vi mando ciascun di . che è ciò che voi domandate? Io mi credeva che. po della vita mia Disse . allora la . mentre che Ferondo starà in purgatorio gnia . tanta forza ha avuta la vostra vaga bellezza che amore mi costrigne a cosi fare. domando è peccato del corpo . cosi voi potete far quello salute e . . della vostra bellezza più che altra donna potete . se savia crederrete al mio Oltre a questo io ho di belli gioielli e di . . né mai accorgerà . per la quale io ardo tutto e mi consumo .. minore : perciocché ella dimora nell' anima e quello clie io vi sì sia . La donna . udendo questo voi foste tutta sbigottita rispose : oimè padre mio. un santo : or conviensi egli a'santi uomini di richieder le donne. donna 1' se cosi è. da. E dicevi che voi gloriar vi . e faretemi contento di voi. di cosi fatte cose? A cui 5 1' abate disse: anima mia bella non la santità vi maravigliate che per questo non diventa . . ed avrete consiglio . faccendovi la notte compaj quella consolazion che vi dovrebbe dare egli di questo persona alcuna s' . io . creden- me quello e più che voi poco avanti ne credavate. Adunque disse abate mi do- vostro amore. . co- me vi che io sia abate . . che che . e come voi vedete io non sono ancor vecchio anzi E non dee questo esser grave a dover fare . il dovete disidei'are perciocché . si come che fia io mi dispongo scam- a far quello clie vostro bene e vostra consolazion dee essere. sono apparecchiata nerete voi il . che assai sono di quelle che quello disiderano che voi potete avere. pensando che ella piaccia a' santi che sono usi di vedere quelle del cielo: e oltre a questo. io vi darò . gli altri . io sono uomo come . Ma .

. la sua virtù durava alcuno non . mentre . alle prime continuandosi nel capo messo . per voi volentieri. no t che per mostri ([ucllo . che la pren- deva . e che ella più e mcn data senza alcuna lesione faceva per . e con loro a casa se ne tornò se n' cosi s' a pochi dì Ferondo . che Ferondo andato fosse in purgatorio : A cui egli v' l' abate contentissimo disse e noi faremo che andrà incontanente : farete pure che domane . teneva il viso basso nò sapeva come negarlo pareva far bene: per clic e il concedcrj^liele te non le 1' abarì<- veggcudola averlo ascoltato e dare indugio alla ipostn parendogliele avere gih mezza convertila . La douna altri . mnravigllosecose santità dolio abate . gatorio e ritrovata una polvere quale nelle parti di Levante avuta avea da un gran il principe ( quale affermava quella solersi usare per lo Veglio della Montagna . dolce speranza mia me che io fo . o l' altro di . egli qua con meco se ne venga a dimo- rare Fi detto (questo. mano un del do- bellissimo anello la licenziò . lieta no . e attendendo d*aver degli alle compagne Ivi tornata. si fatta maniera più e meu dormire s<^ colui . cominciò a raccontare della . postole celatamente in . . La donna . con molte altre parole .. che a fare 49)^xnirc tre gio rni suf- . avanti che egli ristesse V ebbe che questo fosse ben fatto : perchè essa vergognosamente disse sé essere apparecchiata ad ogni suo comandoj ma prima . mendo mandare nel suo paradiso o tra rione. . . io5 persona sic- li qtiali io non intendo Fate adunque clic d' altra . andò alla badia : il quale come la l' abate vide . che . avrebbe mai detto sta tanta colui in aver vita ) e di que- presane . non potere . NOVELLA vili. cari . avvisò di mandarlo in purdi maravlgllosa virtù. quando alcun voleva dor.

])iuchier di altre dormir tre giorni sufficiente vino senza avvedersene Ferondo... quasi da alcuna fumosità di stomaco 1' o d' altro che occupato rita vita e' avesse . . GIORNATA TERZA e ( i ) in . e sono puri accessori.adi fosse. dicono Deputati essere stato preso dal (2] Milione di Marco Polo Scignere scingere. costui venne un sonno subito e in pie s' fiero nella testa . e lui appresso menò nel e con più altri de' suoi monaci di lui codiletto . non si risentiva toccandogli tutti polso e niun sentimento trovandogli e' per costante ebbero eh' alla fosse a' morto . mandatolo a dire moglie e : parenti di lui tutti quivi prestamente vennero e avendolo la moglie col- (i) \ La andò particola e evvi di soprappiù. che qui si accenna del Veglio della Montagna. che neccia anzi che no al filo del periodo. cidente fattolo scignere . sciorre. a . siccome il lettore se ne sarà facilmente avveduto. di vino . e pare a me . tale che stando ancora tato addormentò e addormen- cadde . e fatta recare acqua fredda e gittargliele nel viso e molti suoi altri argo- menti fatti fare .. lavorando la polvere . . Ond'èche. Ivi a pochi dì 1' Ferondo avvisò di „ se n' alla il quale come aliate vide così s' „ mandarlo in purgatorio. tra per toglierlo più che io potessi. i Ciò. ho creduto bene di chiudere parentesi le proposizioni incidenti. . gliele die he- Le cose vi stanno per incidenza. gliele die here . „ questa tanta presane. smarabate . con disgiungere troppo 1' idee principali una il dall'altra vi cagionano qualche imharazzo. che „ in un „ re. gli volesse la . e ritrovata una polvere di maravigliosa virtù. un bicchier . e '1 sentimento rlvocare veggendo 1' monaci che per il tutto questo egli . avvertenza che io ho avuta eziandio -parecchie altre volte. non ben chiaro ancora nella sua cella senza avvedersene Ferondo chiostro . Per che .... „ la quale nelle parli di Levante avuta avea da a fare un gran principe. minciarono e delle sue sciocchezze a pigliar Il quale non durò guari che . L' abate mostrando di tuxbarsi dello ac(2) . . io6 fidente fosse . liadia : il quale è questo:. .. le ma perchè questi accessori son molti.

la quale di nero vestita e . In questo mezzo monaco bolognese . 107 sue parenti altjuanto pianto cosi vestito . dallo aba- te informalo di (juello che avesse a fare senza sajwme alcuna altra persona niima cosa. nella quale alcun lume non si ve- dea . che di lui aveva pnrtirsi che non intendeva . e a gnisa di monaco vestitolo glia il sopra un fascio di parisen- posero . La donna veggendosi altnii . donna . cominciò ad attender che Ferondo si risentisse . e una tomba . fece V abate . e così rip masasi nella casa era di il figliuolo e la ricchezza che stata Ferondo cominciò a governare . . L' abate con . a casa disse o da tni piccol fanciulliu. libera e senza l' impaccio di Ferondo o d' . simo badia diletto e piacere .NOVELLA le vili. un monaco bolognese notte tacitamente lui in di cui egli molto si . bolata trovò e confortatala alquanto pianamente la richiese della promessa. la seguente notte travestilo Per che. venuta V abate de' panni di Ferondo. Ferondo trassero della sepoltura. E da alcuno e nello andare e nel torna- re alcuna volta essendo scontrato. confidava. giacque ritornò alla cammino per cosi fallo servigio faccendo assai sovente. fu creduto che fosse . suoi vestimenti. metttrrc in uno avello come era il La donna si toniò . L' abate il di seguente con alcun de' suoi monaci per modo di visilazion se n'antri- dò a casa della . e dal suo to v' monaco accompagnae poi si andò . levatosi la e quel di quivi da Bologna era venuto . j un altro bello anello disse che era ap- e con lui compose che la notte. gianinmi. avendogli veduto in dito parecchiata v' andasse. e che per prigione de' . e lasciaronlo stare tanto il eli' e' si tisse. monaci che i fallissero era stata fatta nel portarono j e trattigli . e con quel lei infìno al si mattutino con grandis.

diede una assai. altro quando voglia ne veniva E . che ben sapeva ciò che ( risensi era tito . presolo gli diede una gran battitualtro Ferondo piangendo e gridando non faceva io? che domandare: dove sono se : A cui . sìj e questo . accorgersi. (1) D verbo vedere <jui sta per sentire. gran voglia avendone il cominciò a mangiare e a berej e non parendogli vi- no troppo buono. . fosse ) entrato dentro con una voce . il muro il Ma . diede al prete del disse Domine. Come il disse : Ferondo dun- que son Ferondo io morto Disse monaco e mai . gran battitura A cui Ferondo avendo gridato . I o8 GIORNATA TERZA Ferondo che andasse per quella contrada penitenza faccendoj e poi molte novelle tra la gente grossa della villa e alla moglie ancora . . altro che bdsciarla ed anche faceva . con certe verghe in ra . il monaco sì rispo: tu se' in purgatorio ? . . falla trista. cendo. il monaco da capo gli ri- prese e con quelle medesime verghe . Ferondo . non faceva . che ella vino della botte di lungo . . mano . Al quale re e da bere . ben gran bene anzi che io morissi tanto che io me la teneva me tutta notte in braccio e . Per che sé stesso e la sua le donna '1 suo figliuolo co- minciò a piagnere. e quivi trovandosi senza saper dove orribile. poiché mangiato ebbe . che reco è ciò che la donna che fu tua 1' mandò stail ti mane alla chiesa a far dir messe per anima tua 3 che Domeneddio vuole che qui rappresentato Disse allora ^Ferondo Io le voleva : sia Domine . poi . più volte fu detto Il monaco bolognese . .. 11 che veggendo (i) Ferondo ? o mangiano io ti i morti Disse il monaco . . dalle il buono anno. più nuove cose del mondo disse : di- il monaco portò alquanto da mangia.

. due vohc . monaco : ma elle arsero alle . Disse il monaco Ih . di questo ti dovevi tu avvedere mentre eri di . NOVELLA disse : Vin. mi Disse : von^ il mo' e per- naco io sono anche morto e fui di Sardigna io lodai gih f molto ad un mio signore V esser ge- sono stato dannato da Dio a questa pena . ha mandato canal ed cmmi sì . non è egli più persona che noi sì . disse . li sia fatto E : per che cagione? disse Fetu fosti geloso. aven- rondo Disse il monaco perdio Ferondo do la miglior donna che fosse nelle tue contrade per . e la piìi io ella era più melata che '1 ma 1' non sapeva che Domencddio avesse jwr male che fosse geloso . la batterò mai non le dirò villania se non del vino che ci ella ci ha mandato stamane . disse Ferondo tu dirai vero e per certo. il monaco: si. tu di vero confetto . disse Ferondo .. tu abbi sii si a mente quello che . ed anche non dela ninna . il miglior marito del mondo mai non . uomo : che io non sarei stato . . tu ì 109 Disse il deh ({ucsto perchè mi fai monaco: p(>rcioochò cosi lia dì comandato Domoneddio che ogni . che io cpicste battiture infi- debba dare mangiare e bere e no a tanto che Iddio Disse Ferondo : dilil)ererh altro di te e di e' me . se ma tu non gli . a migliaia. buio Disse il . puoi né vedere nò udire allora non come essi te Disse Ferondo : o quanto siam uoi di limgi dalle no- . O . convenuto mangiare fece bene . e ammendartene: e fa' che se egli avviene che tu mai io ti vi tomi. che : tu che questo . moglie dolce : Oimè . chi Iddio vuo. due ? Disse il monaco : . fo ora : che tu vi le non mai più geloso Disse Ferondo o ritorna- mai chi muore? Disse . messe O . se io vi : tomo mai io sarò . ella se io vi tomo f io la lascerò fare ciò se' che fai? Ma chè loso ti dimmi. .

mondo Ma : come avvengono le sventure la donna ingravidò. e prestamente accor- tasene . dolciata L' abate fattagli dare nel vino . e che a tornasse . Gnaffe cotesto è bene assai ia. ha . da dovere essere di lei si . Ferondo . delle miglia più di bella cacheremo. noi . forse quattro facesse dormire rimessigli i pantor. . . disse . 1 1 o sire contrade ? GIORNATA TERZA O io disse monaco ! il .. tanto ci . B'erondo : e per quel che mi pa- dovremmo in cosi essere fuor del mondo . dove tornato il tu avrai un figliuolo della tua quale farai che tu nomini Benedetto j perciocché per prieghi del tuo santo abate e della tua donna e per di san Benedetto . Ora fatti ragionamenti ed in simili con mangiare e con battiture fu tenuto Ferondo da dieci mesi 5 infra li quali assai sovente la bella 1' abate bene avvene con . que la seguente notte fece con una voce nella prigione. moglie mia casciala melata . udendo questo gli fu forte lieto e disse : ben mi piace dea il buono anno a messer alla Domeneddio e allo abate e a san . insieme col monaco suo tacitamente Ferondo il narono nello avello nel quale era stato seppellito si risentì . che egli gli mandava ore il di quella polvere tanta che . il disse all' abate perche ad amenduni parve fosse che senza indugio Ferondo purgatorio rivocato a vita ella di lui dicesse . ed che gravida fosse L' abate adiuicontraffatta . lei si diede più bel tempo del . turosamente visitò il donna . che a Dio piace che tu torni . Ferondo donna . sevvl di lungi . al mondo j . e dirgli chiamar Ferondo confortati . Benedetto e . La mattina Le duo in sul far del giorno e (i) •{ edizioni citnte nel Vocabolario hanno caciatu- . gli amor Dio (i) ti fa questa grazia . ni suoi .

si Calende o colendi dicono ti i primi giorni di tutti i mesi si : a colende di maggio ec. dello avello forte . che detto avean mattutino la corson e conobbero voce di Ferondo . apri- temi . e disse padre mio. figliuolo poscia che . prendete venite . die da' Greci .NOVELLA Vra. ma usata da' Romani le . i monaci .. dell' dicono sole wna* altro. Ili . ed è \occ greca. . avverli (a) modo <lvl dire. come anco gli Ebrei. Va' dunque . vide abate . ed allo lej abnte n' andarono . : per che paren. stato senza Il vedere il cielo ) fuor dello avello uscito 1' quale : come . varsi d' orazione disse figliuoli non abbiate paura . lodata sia la . per alcun pertugio dello avello lume . che con la ne' loro mesi. ha qui rimandato e consola la tua donna la (i) Poca ismovilura mfea. . dogli esser vivo cominciò a gridare apritemi . così gli corse a' piedi . perciocché poca ismovilura (i) avea l'incominciava a mandar via. cioè nuore luna governavano loi mesi. Era Ferondo tutto pallido colui che tanto tempo era . ed egli stesso a sì pontar col capo nel coperchio . Usano questa voce più contadini oggi. le e quelle delle vostre orazioni secondo che rivelato mi fu di sim Beuedetto e della mia donna m' hanno : pene del purgatorio tratto e tornato in vita il di che io priego Iddio che vi dea di (a) oggi e tuttavia . vide egli . di che spaventati tutti per . la croce e V acqua santa ed appresso di me e veggiamo ciò che la potenza d' Iddio ne j vuol mostrare ( come e così fece. quando per lo dì primo altri. buon anno e le buone calen: L' abate disse . cioè non era molto graTC e duroasrauoil Tcni. i piglia anno. sembianti facccndo di . la novità del fatto cominciarono a fuggire Il (juale : . potenza d' Iddio Iddio t' . e viderlo già del monimcnto uscir fuori. non i quali non avcau calrnde luQc. ma i diceano neomenie.e. che Ismossolo . il quale veduto non avea ben dieci mesi . quando colh . .

misereie il j . mostrò d' avere di questa cosa una grande ammirazione tare il . il qual fu chiamato Benedetto Ferondi La tornata di Ferondo e le sue parole. secon- do la promessa dello abate : fatta alla donna. L' abate rimaso co' monaci suoi. secondo opinione degli sciocchi. domandandolo molte cose quasi savio ritornato . uomo che fama la risuscitato fos- accrebbero senza fine . Disse Ferondo: messere. dove chiunque vedeva fuggiva come si suole delle orribili cose ma .. e fecene divotamente cannella sua villa far . più geloso . e sii da quinci innanzi amico e dore d' Iddio. mondo de' fatti del purgatorio e in pien popolo la raccontò la rivelazione statagli fatta per bocca . Ferondo tornò . sessione rientrato de' suoi beni l' ingravidò al suo parere : e per ventura 1' venne che a convenevole tem- po . così la bascierò tanto bene le voglio. na partorì un figliuol . che credono la la femmina nove mesi appunto portare i figliuoli. del Ragnolo Braghiello avanti che risuscitasse la Per qual cosa in casa colla moglie tornatosi . che per sì sua gelosia molte bat- titure ricevute avea. e faceva da sé medesimo le più belle favole del . egli m' è ben detto cosi. come ìo la tro- verrò . . egli richiamandogli affermava sé essere risuscitato La moglie similmente la aveva di lui paura . credendo quasi ogni se . lasciate far pur . me . . è staservi- lagrime . la della santità dello abate E Ferondo. non fu per innanzi di la donna contenta one- . che . come che di quella guerito. . GIORNATA TERZA poìcliè tu dì questa vita passasti . . don- maschio . poiché gente alquanto si fu rassicurata di con lui e videro che egli era vivo. e in pos. a tutti rispondeva e diceva loro novelle dell' anime de' parenti loro. 112 qual sempre ta in . Ma.

il suo privilegio rompere solamente a dire alla Reina.fece illu!>lralorc sua commedia autore dice elic thiit end* welì. cantra sua voglia spose ne va per isdegno. ed ebbene due figlino-' a Firenze li .• j)er che egli poi . L' di questo inferiori suoi caratteri in questa commedia sono mollo il a quelli di Uwxacciu. NOVELLA IX. e m.NOVELLA sta mento. in persona di lei Giletta giacque con lui . ricordargli ipieU' Qui mi |)crmetta d' degnissimo illustratore di aureo uvvcrlimcnto Onisio: est i/Hoildam prudire IcHiis. (i) Il soggetto (li corredato gli. e la intitolò firgiiiia. dove vagheggiando una giovane . ' ii3 veramente volentieri col come si soleva .liuulu niitumle che fu maritata a . quale. nome di una sua tij. vili. conciò fosse questi Novella ò cosi hello e cosi riero «P intreccio. e d' andare audie un poco più innansi. tello di primo fu Bernardo Accolli nobile aretino. clic . del Questi ne fece una conimctlia. si . «junndo scconciamcnle poteva ritrovava. con lui si visse. xXestava . jicr la due cardinali. . per moglie la tiene (i). cbe col Boccaccio nom dutur ultra. il santo abate le ne' suoi qualrbene e tlillgcntemeuservita l' maggior bisogui avea . un conte Mulalcsli. satala . Giletta di Nerlona guerisce d* una fistola: il re di Francia domanda per marito Beltramo il di Rossiglione . non volendo a Dioneo . Mart. avutala cara . e fu la recitata la prima vulla in Siena j4ir* ivell^ i Il secondo fu Sli»kes|H-ar. e da Clemente VII. elle «li tanti ImIIì riconoscimenti e si teneri «Iella madre e dei fi- 111) tentato Il due autori eccellentissimi d'animarne drammatici «io e fra- coniiionimcnli. e mollo sua dottrina stimato e l>encficato il da papa Leone X. sotto cui {MnliGcato mori.

non vedea. chiamata Giletta. il conte . Ora avvenne che ardendo dello . essendo molto guardata .. conte di Rossiglione: perciocché poco sano era . questa giornata sono a raccontare Ma pure . 1' avevan voluta maritare rifiutati n' avea . chiamato fu Isnardo. Aveva senza piij . senza aspettar d' essere da' suoi. pose e lui Al quale. a' i suoi parenti . chiamato maestro Gerardo di Nerbona. morto . il detto conte un suo il figliuol piccolo bellis- chiamato Beltramo. Per qual cosa essa . a Parigi sarebbe andata j ma . quella che alla proposta materia m' oc- coire . quale era simo e piacevole : e con lui altri fanciulli della sua età s'allevavano. mani e . perciocché ricca e sola ella già era rimasa d' età onesta via . Ed essendo quali da marito . senza la cagion ella dimostrare . vi conterò Nel reame di Francia fu un gentile uomo . non avendo mai potuto Beltramo . . che poche poi ciute : ne sarebbon pia- e cosi spero che avverrà di quelle che per . dimenticare molti . il quale . . chente che ella si sia . del re lasciato ne convenne andare a Papadre di rigi. tra' quali era una fanciulla del detto medico. Chi dirà novella ornai che bella paia ta . n4 la GIORNATA TERZA sollicitata cosa clie già fìnlta fosse la novella di Lauretta. di chela giovinetta fieramente rimase sconso- lala : non guari appresso essendosi per veder Boltramo . avendo quella di Lauretella udita? Certo vantaggio ne fu che dell' altre non fu la primiera . cosi tutta vaga cominciò a parlale. il lei morto tieri se onesta cagione avesse potuta avere. La quale Beltramo infinito amore . e oltre al convenevole della tenera età fervente a questo nelle . il quale sempre appresso di sé te- neva un medico. volen.

se quella infermità fosse jK)terle venir fatto d' . che ella leggiermente aver Bel- tramo per marito padre aveva Laoude si come .chè bellissimo giuvntie udiva ch'era divenuto. che montò . non gliele seppe disdire . appresso nel cospetto del re venuta di grazia chiese 11 che la sua infermità gli mostrasse . contanente si . a cavallo ella s' ed a Parigi n' andò . come che l' molti se ne fossero speri. percio<. Nò prima altro fece che ingegnò di vedere Beltramo. potuto nò saputo una giovane mondo non hanno femmina come il po- trebbe sapere f RingrazioUa adunque della sua buo- na volontà . più alcun non voleva nò consiglio nò aiuto Di che la giovane fu oltre modo contenta . e rispose che proposto avea seco di più . ma . re si fece medesimo i beffe delle parole di costei dicendo f quello che maggiori medici del . ne.. . cosi in. confortò di doverlo guerire e disse : monsignore fatica di voi quando io vi piaccia . la quale di grandissima noia e di : grandissitua augOMria gli era nò s' era ancor potuto trovar medico . . . legittima cagione d'an- . colei che gihdal assai cose apprese fatta sua polvere di certe erbe utili a quella infermità che avvisava fosse . senza alcima noia o d' avervi in otto . le venne sentita . mentati l' che di ciò avesse potuto guerire ma tutti avean peggiorato: d' j>er la qual cosa il re disperatose. e pensossi non solamente per questo aver dare a Parigi credeva . NOVEU. avuta avea nel petto ed era male stata curata gli rimasa una fistola . una che era uuvella come Francia p(>r una nascenza . ho speranza in Dio giorni di questa infermità reuduto sano in so Il .AIX. e . e mostrogliele Come costei l'ebbe veduta. amor di ii5 Bdlromo più al re di clie mai. re veggendola bella giovane e avvenente .

monsignore voi schifate la : mia arte per- chè giovane e femmina sono io ma . poiché promesso '1 l'avea. gnato il . se- gua ? Monsignore 5 . e in breve anzi mine r ebbe condotto sentendosi . la giovane . non . : damigella voi avete : ben guada. re rispose . ma . dare e . quale io vi domanderò figliuoli senza dovervi domandare alcun de' vostri casa reale . quale mio padre fu e famoso medico menIl visse re allora disse seco : : forse m' è costei mandata da Dio sa perchè non pruovo io ciò che ella fare . non volendo della sua fò mancare . faccendoci rompere nostro proponimento che volete voi che ve ne . se io infra olio giorni . GIORNATA TERZA A cui . E accordatosi di provarlo disse : e se voi non ci guerite . quale infino nella mia puerizia io cominciai ad ama- re e ho poi sempre sommamente amato. o della Il re tantosto le promise di . tempo damiil guerirmi gella . rispose la giovane fatemi guarguerisco . Gran cosa al re dovergliele parve dare . vi fa temi bruciare Ma se io vi guerisco il che merito me ne seguirà ? A cui : . farlo . guerito disse . se fece chiamare . poi dice senza noia di ? me in picciol . e sì gli disse : Beltramo voi . La il gioter- vane cominciò la sua medicina a sanità . . io vo- un marito tale . : voi ne parete ancor senza marito e altamente se ciò farete la noi vi mariteremo bene : Al quale giovane disse monsignore : . marito A cui ella rispose adunque mon- signore il ho io guadagnato Beltramo di Rossiglione. veramente mi piace che voi mi maritiate glio ma . Di che il re . io vi ricordo che non medico con con la la mia scienzia anzi con lo aiu- to d' Iddio e scienza di maestro Gerardo ner- bonese tre . siete ornai . il . .ii6 consiglio di disse : medico non seguire .

rendo sicuro che mai contento .h peusato avea quello che far dovesse dicendo che al suo conlado (l) "f Notisi essere Joriiito jK-r essere uom fatto. quello che i Latini diper cono malrim-'iiiiiin. IL 8 . io non sarò di il tal maritaggio (a) la Si . E venuto giorno a ciò dilerminato. dunque volete voi che noi meno di nostra fede. {ler (a) Afaritaggio usò i* ({uasi sempre il Bixc. Beltramo il (|ualc la conogli l' avea lei . dunque mi volete voi dar medica per mogliere? io si Gih a Dio non piaccia. come colui che seco . la qual noi per riaver sanità donammo alla damigella che voi in guidcrdon di ciò domandò par marito ? Monsignore disse Beltramo voi mi potete ton-e quant' io tengo e donarmi. A cui gliamo re disse.NOVELLA a governare il IX. che con una lac- dama di più alto legnaggio non avreste Beltramo si qxie. sarete . 117 clie voi torniate grande e fornito (i): noi vogliamo vostro contado la . che più che sé amava^ E questo fatto . Disse Beltramo: e chi ò la damigella. . nella presen1* za del re la damigella sposò. T. qiiantuuque molto bella paalla conoscendo non . quan-* il tunque Beltramo mal volentieri facesse. il che fatta femmina prenda ve- giammai. perciocchò dami- gella è bella e savia e amavi molto: per che speriamo con lei che molto più lieta vita avrete . rullo ilei matrimonio |Hir clic sempre egli «isi |ir(>|irio li i-on^iungcrsi carnalnieutu . disse re . qual n' ha con . . e il re fece fare l' il apparecchio grande per la festa delle uo7. monsignore? il A re rispose : ella è colei la . . Avveiti pei tutto ov<: tto\i. esser di legnaggio che : sua nobiltà bene slesse tutto sdegnoso disse monsi- gnore.ze. gi. a clii vi piace. DECAM. ma di questo vi sì come vostro uomo . e con voi ne meniate una damigella cui qual noi v'abbiamo per moglie data. le sue medicine sauilh reuduta scea e veduta resse .

e fu buon tempo La . . . dove da tutti . per alegli cuna virtù che stato gli era dato ad intendere eh' avea. il matrimonio . cioè divideva.ii8 tornar chiese si GIORNATA TERZA voleva j e quivi consumale al r^. ogni cosa guasta e scapestrata. se per lei stesse di . commiato E montalo a cavallo se non nel suo contado se -a' andò saputo che i ma ne venne in Toscana. e da loro avendo vigio si buona provvisione. . . se ne venne suo bene operare rivocare . come lor donna fu rice- Quivi trovando ella per lo lungo tempo che senza conte stato si v' era. al loro ser- rimase . nò mai da sé partiva (i). novella sposa poco contenta a Rossiglione vuta . I cavalieri intesero la dura condizione posta nelle due quasi impossibili cose j e veggendo che per loro . Egli avea anello assai caro . fatto di certa quantità di gente capi- tano. dove lietamente ricevu- con onore . parole dal suo proponimento noi potean muovere si (i) Avviti /3ar//Va transitivo. . per due cavalieri al conte . non venire suo gliele significasse . sollicitusi come savia donna con gran diligeuzia e : dine ogni cosa rimise in ordine contenlaron molto . E ad Fiorentini guerreggiavano co' Sanesi si essere in lor favore to e dispose. pregandolo che contado si . forte biasimando di lei conte di ciò ch'egli la non il si contentava . di tal ventura al sperando di doverlo per suo contado. o separava. Avendo donna il tutto racsignificò. . ed ella per compiacergli : partirebbe A Ili il quali esso durissimo disse : di que- sto faccia ella piacer suo io per me vi tornerò al- lora ad esser con lei che ella questo anello avrà in dito e in braccio figliuolo di l' me acquistato il . al concio paese. di che i suggetti e lei ebbero molto cara e poserle il grande amore.

IX. Ed avendo quello . lar dovesse av- raguuata una parte de' maggiori e de' migliori uomini del suo contado. anvita intendeva di consumare rimanente della sua in pcregrinaggi e in servigi misericordiosi per la salute dell' anima sua . e dileguatasi con intenzione di mai in Rossiglione . suo riavesse visato j .. entrò in cammino né mai rlstcltc s\ fu in Firenze: e quivi per avventura il arrivata in uno .* e pregógli che la guardia ed al il go- verno del contado prendessero. stava (i) disiderosa di sentire novelle del suo il signore. Avvenne adunque che st'guenle dì ella vide (l) t Piiinamente $ì stavu. 119 e Irt sua risposta le raccontaro- no. e lei avergli conte signilicassero vacua ed espedila lasciala la possessione. Quivi . loro assai ordinatamente e con pietose parole raccontò ciò che gih fatto avea per amor la del conte . e mostrò quello che di ciò seguiva j e ulti- mamente zi disse che sua intcnzion non era che per il sua dimora quivi conte stesse in perpetuo il esilio. ma niente montarono . accomandati loro a Dio. quale una buona donna vedova teneva na si pianamente a guisa di povera jwregri. sapere alcuno'ove ella andasse . con im suo cugino e con una sua cameriera di peregrini . NOVELLA toninnìno alla donna . Essa . dopo lungo pensiero di- libcrò di voler sapere se quelle due cose che jxìlesser veil nir fatte e dove . furon lagrime molli prie- sparte assai da' buoni uomini e a lei porli ghi che le piacesse di mutar consiglio e di rimanere. ben fomiti s' a tlenari e care gioie senza . vwc« o#cur«ini'nte . Nutùi quecta bcQa loctuiuiic . mentre ella parlava . non tornare . in abito . la (Tualo dolorosa molto. alberghetto. accioccUò per conscguente marito .

do d' una nostra vicina .. ma è povera Vero è che onestissima giovane è . e' . m. contessa . Seguì la contessa a me i biso- nella quale se io i mi rimetto e voi m' ingannaste Sicuramente piace .iche della fortuna leste . . I20 sua compagnia conoscesse . . mi pare che io j voi siate delle ni. un giorno tacitamente in abito peregrino n' andò j e la . buona donna quale lo albergo clii egli fosse A cui 1' albergatrice rispose: . cominciò la contessa madonna . voi guastereste disse la gentil fatti . come sono per avventura voi potreste ma dove voi vovoi e me consolare : La donna gna rispose che niuna cosa dlsiderava quanto di . La gentil levatasi che apparecchiata era d' udirla ed entratesene sole in una sua camera e : postesi a sedere. queste pa- role intendendo . donna e la sua figliuola trovale assai po- veramente piacesse disse . questi è il un gentile . consolarsi onestamente la vostra fede . quando donna : le le volea parlare . uom il forestiere il si chiama conte Beltramo j piacevole e cortese e molto amato in questa città ed è più innamorato . uom del mon. salutatele. e bene ogni cosa la casa e suo consiglio: e apparata nome della donna e della sua figliuola dal conte là se amata. raccolse bene e più tritamente esa- minando vegnendo ogni compresa. . avrebbe ella già fatto di . savissima e buona donna si sta j e forse se questa sua madre non fosse . davanti allo albergo passare Beltramo a cavallo con il quale quantunque la ella molto b«n del- nondimeno domandò . vostri e miei donna ogni cosa che vi mi dite } che mai da me non vi troverete iugan- . GIORNATA TERZA . fermò '1 il particularità. disse alla donna. quello che a questo conte fosse piaciuto La . e per povertà non si marita ancora ma con una sua madre . la quale (> gentil femmina .

quello che io abbia inteso e comprender mi paia il . À cui la mia ti : donna disse: madonna. NOW. voi disiderate Madonna rispose la contessa io il vi dirò ma primieramente vi voglio mostrar quello che io voglio che ve ne segua . Alla donna . persona conosco. ditemi «picUo che io po. tuttavia. . avendo l'animo gen- disse: madonna .. : e la contessa . non aver ben da maritarla ve la fa guardare in casa Io intendo che in merito del servigio elio mi farete. e lentieri . dove voi mi serviate e. . comlncintosi dal suo primo innamoramento. pia- cque til . di darle prestamente de' miei denari quella dote che voi sia medesima a maritarla onorevolmente stimerete che convenevole .sso per voi operare. che la gentil dunna dando fede sue parole sì co- me quella che gih in parte udite l'aveva da altrui. mio marito sommamente ami vostra gentil . ma . che far me le possa aver. i suoi casi raccontati l'altre seguì : udite adunque avete ira mie noie . 131 Allora la contessa eli' . io il farò vo- e voi appresso farete quello che vi pìacerii la Disse allora contessa : a me bisogna che voi per al. egli se il conte ama figliuola io noi so. . cuna persona di cui voi vi fidiate facciate al conte mio marito dire che vostra figliuola sia presta a fare . per . qxiali sieno quelle il due cose che aver le quali mi convien ninna se '1 se io voglio avere mio marito : altra . non voi conte se quello ò vero cìie io intendo cioè che figliuola. ne fa gran sembian- ma : che posso ? io perciò in questo adoperare. che . colei minciò di ad aver compassione .LLA natn . sì come bisognosa . la profertaj ma . chi infino a cjiiel era e ciò che inter>'enuto l'era sì fatta giorno le raccontò per alle maniera . IX. se egli sai^ onesto a me. Io veggio vostra figliuola bella e grande da marito.

mai in se egli . . quantun- que gravetto paresse al conte e lei in iscambio della^ figliuola a giacer col conte maestrevolmente mise Ne' quali primi cougiugnimenti affettuosissimamente dal conte cercati . in iscambio di vostra gliuola gli metterete allato Forse mi farà Iddio gra- zia d' ingravidare. temendo non forse Ma che onesta cosa era riavesse il il dare opera che la buona donna . lo in dito e il il figliuolo in braccio . il che ella il non crederrk egli porta . come fu piacer d' Iddio . fidandosi. avendo da . non solamente di promise ma l' infra pochi giorni con segreta cautela lei . non le manda 1' anello quale mano e che ella ha udito . sa . e così appresso. ogni suo piacere così dove ella possa esser certa j che egli l'ami come dimostra . sempre conte non con la moglie ma con colei quale egli amava. creden. come moglie dee Graa pur pensando cosa parve questa alla gentil donna. A cui. 122 GIORNATA TERZA . essendone voi biasimo ne seguisse alla figliuola stata cagione. suo marito . secon- do ordine dato da ed ebbe . eh' egli ama . l' anello . quando a . la donna ingravidò in due figliuoli maschi come il parto al suo tempo venuto fece manifesto. la contessa degli sì bracciamenti del marito ma molte se segrétamente operando dosi la . donna . volta contentò la gentil Nò solamente d'un» ab. lui generato io racquisterò e con lui dimorerò dimorar con marito. . che mai parola non il ne seppe . e che essa ad onesto fine a far ciò si mettea nella sua buona ed onesta farlo afFezion conalla contes. il suo anel. e qui farete occultamente fi- e nascosamente me . essere slato. cotanto Il quale se egli \i gli manda voi mi donerete il e appresso manderete a dire vostra il figliuola essere apparec- chiata di fare "venire . piacer suo..

La ag- gentil doiuia le disse che . da lei partitasi . La contossa sentendo lui di Firenze partito e tor. se ne tornò allo albergo . la Sila cortese domanda gioielli . lion volle più donna gravare . poco temjx) da' suoi uomini richiamato la contessa s*era dileguata.NOVELLA pnrlir si IX. che le piaceva .nidnvn la ginilil . quelle grazio la ({uale che maggiori potè. por guiderdone . che voi . che valevano per avventura trettanto di che . a voler ben fare : A cui la con- tessa disse madonna . La gentil donna per torre materia a Beltramo di più né casa sua. e perciò tempo è che per lue . gna cento domandò le per maritar La ti contessa cognoscendo la sua vergogna. . se udendo che ne tor- nò . ne donò cinquecento e tanal- belli e cari : . che tempo del parto venne al e due figliuoli maschi simigliantissimi padre . ma : perchè le pareva doverlo fare. > ma ho si le disse: madonna lo elle v' Dio mercè e io ciò che io disidcrava. Firenze dimorò partorì . se ella aveva cosa che 1* gradisse fatto . e udendo . con grandissima vergola figliuola . avca parccclii belle e care la contessa gioie donate le qxiali mite diligentemcntr gn. ma . La la (pinle scnteniiosi gravida. la gentil donna vie più che contenta alla contessa rendè. La donna da necessità lire le costretta . nato nel suo contado fu contenta assai *1 : e tanto in . di tal servigio la vostra . gentil si debba cosi fare . questo mi piace bene e cosi d' altra parte io non intendo di donarvi quello. faccia quel- aggraderh accioccliò io poi me ne ella . insieme con la figliuola : mandare nò venire a se n' andò a in contado a casa di suoi parenti e Beltraa casa mo ivi sua. per far bene. mi domanderete che mi pare che allora . ia3 venia la matllna . ma che ciò non avea per alcuna speranza di guiderdone . vada . .

quando tempo ne parve. e il suo senno e appresso due così be' per servar quello che promesso avea e per (i) fì Dice Vincenzo Borgliini che.. . mis in congiunzione niega . io sono la tua sventurata sposa la quale per lasciar te tornare e stare in casa . e sentendo lui dì d' Ognissanti in Rossiglione dover fare cavalieri n' era . sì come moglie . una gran festa di . con questi suoi .. 1 24 . sì simili erano a luij ma pur La come può questo essere interve- nuto ? contessa con gran maraviglia del conte e di tutti gli altri che presenti erano . o il pi ul- tosto guasta significato primiero della voce. figlioletti in braccio salita in su la sala se n' se tra uomo ed uomo là andò dove : il conte vide . a Mompelier se ne ven: e quivi più giorni riposata . . senza mutare abito . dunque che debba da te . e dove fosse avendo spiato . esser ricevuta secondo la tua promessa e Il l' conte udendo questo .. . GIORNATA TERZA e quegli fé diligentemente nudrire le . loro E . tutto misvenne (i). senza essere da alcuna persona conosciuta. Signor mio . la qual cosa il conte conoscendo lei dire il vero e veggendo la sua fi- perseveranza e gliuoletti. mie braccia non un co qui il sol figliuol di te . ordinatamente ciò che stato era e come . donne e di usata . lungamente andata son tapinando Io ti li riclùeg- gio per valieri Dio io clie la ti condizion postami per la due ca- che mandai tu mi è osservi . : ed ecco nelle . e gittatàglisi a' piedi dis- piagnendo . e del conte il . raccontò . ma due io ed ec- tuo anello Tempo . come e' là se n' E sentendo le donne cavalieri nel palagio del conte adunati per dovere andare a ta- vola . tua . in cammino messasi. pure in forma di peregrina andò. anello e disse: i conobbe figliuoli ancora . Per .

con grandissimo piacere di quanti ve n' erano e di tulli gli altri suoi vassalli . che diligentemente Di la novella della Reilui na ascoltata avea sentendo che . e perciò. senza comandamento diavolo aspettare. io il vi vo' dire: . quantunque amore i ri lieti palagi e le morbide camere più volentie- che le povere capanne abiti. voi non udiste forse mai dire . NOVELLA compiacere a tulli lei i IX. pose giù la sua ostinata gralei vezza. ia5 donne . e abbracciò e Lasciò e per sua legittima moglie riconobbe^ e quegli per suoi figliuoli . non è egli perciò. cui Rustico a monaco : .. finita era e che a solo restava il dire . e potrete anche conoscere che . come il si rimetta in inferno. sempre come sua sposa e moglie onorando 1' amò e somma- mente ebbe cara NOVELLA uiUhech diviene romita insegna rimettere il . diventa moglie di Neerbale 'ioneo. Graziose donne. senza partirmi guari dallo eflelto che voi tutto questo dì ragionato avete. tirono tri fece non solamente j tutto quel di ma lei più al- grandissima festa e da quel di innanzi . che lulU suoi uomini e alle pregavanocìie come sua leggitlima sposa dovesse o- mai raccogliere e onorare. E fattala di vestimenti a lei con- venevoli rivestire . diavolo in infoino poi quindi tolta . X. che ciò sen. sorridendo cominciò a dire. e in piò fece levar la contessa. che lira' folti alcuna volta esso boschi e Ira le rigide alpi . forse ancora ne potrete guadagnare l' anima avendolo apparato .

temendo non . n'erano. che simplicissima era anni . la seguente mattina ad andar verso diser- Tebaida nascosamente . Il valente uomo il veg- gendola giovane e assai bella se egli la ritenesse . . con grati fatica di lei durando 1' dopo alcun di a quelle solitudini pervenne casetta . de' deserti che più delle cose del mondo come coloro facevano che nelle solitudini se diTebaida andati . Dio . dove un santo uomo trovò sopra la. demo- l' ingannasse : le commen- dò la sua buona disposizione d' erbe e e dandole alquanto da salvatichi e datteri mangiare radici pomi . dico clic nella città di Capsa in Barberia fu glk un ricchissimo altri suoi figliuoli . e udendo a molti cristia- che nella cittk il erano . la l' quale maravigliandosi di quivi vederquello che ella andasse cercando. quale le rispose che coloro meglio a Dio servivano fuggivano . 126 re . ma da un cotal fan- ciullesco appetito senza altro farne ad alcuna persoil na sentire to di . il quale tra alcuni aveva una figlio- letta bella e gentilesca il cui . un di ne domandò . servire gli conveniva . : e veduta di lontano una a quella n' andò uscio ^ il . non da ordinato desiderio . La giovane. domandò La quale rispose che spirata da Dio andava cercando d' essere al suo servìgio e ancora chi si le insegnasse come nio-.. al fatto . nome fu Alibech La quale non essendo cristiana ni . alcuno in che maniera a e con Il meno impedimento Dio si potesse servire. tutta sola si misej e ajjpetito . Il perchè GIORNATA TERZA comprender . molto commendare la cri- stiana fede e servire a . uomo . e nelle diserte spelunche non faccia le sue forze sentisi può alla sua potenza es- sere ogni cosa suggetta Adunque venendo . e d' età forse di quattordici . .

nel cpiale . un santo uomo ò il quale di ciò che tu io vai cercando mollo migliore maestro che nella via . sua fermezza una gran pruova la non . X. Domeneddio V aveva dannato La . non ella sono j a lui te n'andrai: e miscla . senza troppi assalti voltò e rendessi per vinto j e lasciati stare dall' una i delle parti pensier santi e la V orazioni e le discipline . come gli altrì : . a' sotto spezie di ser- Dio. le tentazioni a battaglia alle forze di costui il qual trovatosi di gran lunga ingannato da quelle le spalle . che più si era rimetlbre il diavolo in . mandò la via . e sopra quello . le si diede ad intendere che quello servigio poteva far grato a Dio inferno . disse si riposasse Questo dar non preser guarì d' indugio . lei non aver mai uomo vire a conosciuto conobbe» e così essere semplice co: me parca per che lei s' avvisò come. nome era Rustico e quella Il dimanda gli fece che agli altri avca fatta. ia7 non guarì lon- le disse : figliuola .NOVELLA e bere acqua tan di qui è . e appresso . pervenne alla cella d' il uno cui romito giovane assai divota j persona e buona. acciocché non s' accorgesse come uomo dissoluto perve. notte un Icltuccio di frondi di le palma . la ritenne nella sua cella e le venuta fece fatto . le E priil mieramente con molte parole diavolo fosse nemico di mostrò quanto Domeneddio. mia . me seco . medesime andata più avanti . per volere fare della . a recarsi per di costei memoria . dovesse recare suoi piaceri. e avute da lui queste . la giovanezza e la bellezza cominciò e oltre a questo a pensar che via e che essa modo egli dovesse lui con lei tenere . nire a quello che egli di lei disiderava E tentato primieramente con certe domande . quale. Ed pervenuta a lui parole .

. : questo è ora egli diavolo di che io ho parlato . ed haila in iscambio di questo : Disse Ali- bech: o che? e dicoti A io cui Rustico disse hai t' il ninferno (i). rimetta farai tu mi darai grandissima consolazione . o padre mio . e a Dio grandissimo piacere e servigio se' . e vedi tu mi da grandissima posso sofferire . . La giovane scia di buona fede il rispose . Alla quale Rustico disse: tu quello elle a quegli saprai tosto e però farai me far vedrai: e cominciossi a spogliare . non stai : tu . . t' disse Rustico. del. essendo Rustico più così ri- che mai nel suo desiderio acceso per lo vederla bella . Disse allora Rustico figliuola benedetta (i) t V inferno i 1' ediz. molestia tanta che io ap: pena la Allora disse la giovane veggio che io sto o lodato sia Iddio che io io meglio che . che non ho j cotesto diavolo io Disse Rustico la tu di vero ma tu hai un' altra cosa che . ove tu vogli me . 1 28 il GIORNATA TERZA domandò come il giovinetta questo si ^ facesse . Rustico. vi pia- cerà-. non ho io . Iddio abbia qui man- data per la salute dell' anima mia. disse.. ti veggio che cosi si pigne in e non il 1' ho io ? O figliuola mia. e posesi gi- nocchione a guisa che adorar volesse sé fece star lei . che mi credo che mi dark . e dirimpetto a E cosi stando . po- che io ho ninferno sia : pure quando mia . se tu per di quello fare in queste parti venuta che tu . perciocché se questo diavolo pur aver di il questa noia . tanta pietà e soiFerire che io in inferno . e maravigliatasi. ignudo (e così ancora fece la fanciulla) . quella che cosa è che io fuori . 1718. pochi vestimenti che aveva e rimase tutto . venne la resurrezion della carne j la quale guardando Alibech.

e cominciò a dire il a Rustico ti ben veggio che Capsa . essere uua bestia . |K. si 1^9 che egli andiamo dunque . per la prima volta senti un poco di noiaj per che to. che ancora al ninfemo. Dio La giovane. e riracttiamlovi . menata insegnò la giova- ne sopra uno de' loro si letlicelli le come star dovesse a dovere incarcerare quel maladelto da . non mi ricordo che mal alcuna che di tanto diletto e piacer mi fosil se . v' ò dentro rimes- Disse Rustico . io non so perchè il fugga di ninfemo uinferno . cosi E per fare che questo non avvenisse da il sei vol- le anzi che di su lellicel si movessero ve '1 rimisero tanto che per quella volta gli trasser si la superbia del capo. Per e gli la qual : cosa essa spesse volte andava a Rustico diceva . s' egli vi stesse cosi volentieri . NOVELLA sia lu j X. che mal più non aveva in inferno messo diavolo alcuno. E così detto . poscia mi lasci stare .r istare io son qui venuta per servire a Dio : e non oziosa andiamo a rimettere cosa faccendo . volta: Rustico. clic altrui . il diavolo lu iufenio . non so . avvenne che il giuoco : le cominciò a piacere.. quanto è rimettere diavolo in inlcrno^ e per. egli non avverrà sempre . figliuola. padre ella disse a Rustico : per cer^ mio. La qual chò il diceva ella alcuna diavolo si . ciò io giudico ogn' altra persona servire a Dio attende . ritornae la giovane tagli poi nel seguente tempo più si volle . come il riceve e tiene egli non se ne uscirebbe . inala cosa dee essere questo diavolo duole quando egli : e veramente nimico d' Iddio. padre mio. ver dicevano que' valen- uomini : in che il scr\ ire a Dio era così dolce cosa e per certo io altra ne facessi il . che egli si stette volentieri in pace. che ad altro che a . ubbidiente sempre a Irarglicle disponesse. Ma.

(1) Sì la farsello tratta gli avea è una . avvenne che un fuoco arse apprese in Capsa il quale nella propria casa figliuoli e altra fa- padre d'Alibech con quanti bambagia del . per men s' il potere questa quistione . Attutare. una fava in bocca al leone. che un altro sarebbe sudato egli incominciò a dire alla giovane che il diavolo non era da gastlgare né da rimettere in inferno. impose di si- lenzio alla giovane. atlutìre . richiedeva a dovere gli disse .i3o . non paren- dole tanto servire a Dio quanto voleva anzi che no e il . tra il diavolo di Rustico ninferno d' Allbech era per troppo desiderio e . mentre che . Di che giovane . figuiata nia- nieia dj parlare (1) per dire cho lo avea smunto o spremuto Mart. mormorava Ma . La qual poiché il vide che Rustico non la . mitigarti. GIORNATA TERZA spesso la giovane Rusti. ma sì era di rado che altro non era che la gittare . grazia di Dio abbiamo pace : si sgannato che egli priega starsi in e cosi alquanto . che egli a tiva tal' 5 freddo. diavolo rimettere in in. se non la quando Iddio di egli per superbia levasse 1' il capo j e noi per . aiutato a trarre la super. come d' io col mio ninferno ho . bia al tuo diavolo Rustico che di radici erba e . poteva male rispondere alle poste e dissele il che troppi diavoli vorrebbono essere j a potere ninferno attutare si ma che egli ne farebbe ciò che : per lui potesse} e così alcuna volta le sodisfaceva . non lascia stare per che tu farai bene che tu col tuo diavolo aiuti attutare (2) la rabbia al mio ninferno d' . ammorzare . mai Così adunque invitando co e al servigio di Dio confortandolo si la bambagia ora sene perciò del farsetto tratta gli avea (i). ferno è gastigato e più : un giorno Rustico se il diavolo tuo non ti dà noia me il mio ninferno : . acqua vivea .

menù in Cajisa e por mojjliu la prese e con . . che più placevol seril vigio che a Dio si facesse era rimettere diavolo in inferno j il qual motto passato di qua da mare. . Poi una all'altra per la cilth ridicendolo. avendo iu sentendo cosici esser viva. dura . come ro sì rimette diavolo iu inferno? con parole e con gran risa . dalle donne di che nel diserto a Dio non essendo Neerbale ancor che il giaciuto con rispose serviva di rimettere il diavolo in infer- no . lei insie- me ella del gran patrimonio divenne crede Ma essendo servisse lei domandata . e dissono egli si fa non ti dar malinconia figliuola . imparar non awi. cbe imparar diase «empire . Le donne domandarono: La giovane tra . no . Laonde un giovane chiamato Necrcortesia tutte le sue faculth spese . chò bene an- che qua j Neerbale ne servirà bene con esso teco Do1' meneddio. si come d' uomo senza erede morto occupasse eoa gran piacere di Rustico. beni stali . Donne . Il clic tutto ù vette fatto daJ Petrarca. messosi a cercarla vatala avanti che la corte i e ritro. . Di che esse fece: che ancor ridono . i3i por . la qual cosa Alìbccb d' ogni suo be- ne rimase crede bale . E perciò voi giovani . . NOVELLA miglia avca t X. alle quali la grail zia d' Iddio bisogna apparate (i) a rimellere dia- volo in inferno j perclocchò egli è forte a grado a Dio e piacer delle parti seguire « e molto bene ne può nascere e Dioneo a rider Mille (i) fiale o più aveva la novella di Ajipnrare ed apprendere Axsac p«r contrario il Boccaccio. ancora . e che Neerbale aveva fatto gran {Hjccato d' averla tolta da cosi si fatto servigio il . del padre . e contra al volere di lei la ri.. atti il mostrò loro . il vi ridussono in volgar mollo .

lupi gui: Filostrato udendo questo . tali e si fatte loro parevan le sue parole.. che le pecore abbiano . discretamente ordinò : e quindi rivolto alle . dove voi state pecore non fia. secondo che avvisò che bene stesse e che dovesse sodisfare alla compagnia per quanto la sua signoria dovea durare. il regno commes. tutte volle sentire j e oltre a questo. : ne r essere ubbidiente nò s' il seguirlo in ciò i . il termine della sua signoria era venuto la assai levatasi la laui^ea di capo . se il lupo saprà meglio i guidare le pecore dati . a che punto E le cose fossero. e poi . a darsi al fattosi il governo del regno commesso cominciò siniscalco chiamare. lasciato stare motteggiare . Filostrato voi avre. eh' io prima per altro abbandonato. reggerò odi . cui Neitìle rispose . Donne . . e disse: tosto ci avvedremo . Per che. i32 mosse 1' GIOKN ATA TERZA oneste Donne . ossa maestro avrebbono apparato a sufolare Filostrato coegli a- noscendo che vesse strali . e perciò siete : non ne chiamate tuttavia . io : secon- do che conceduto mi so ste . falci si trovavano non il meno che . A . disse : amo- Donne per la mia disavventura poscia che io ben da mal conobbi. monasenza e riavere la favella a tale ora . sempre per la bellezza d'alcuna di voi stato sono ad amor suggetto né 1' essere umile rose . clie . volendo a noi insegnare potuto apparar senno dalle 1' come apparò Masetto da Lamporecchio che . che per me è conosciuto alla seconda in tutti suoi costumi m' è valuto. disse ridendo se mi fosse stato creduto i lupi avrebbono alle pecore inse- gnato rimettere il diavolo in inferno non peggio che : Rustico facesse ad Alibech lupi . venuto egli al conchiuder di quella . conoscendo-la Reina che . quel- piacevolmente pose sopra la testa a Filostrato.

T. e questo il pronome vi manca. gli accad- de L\ dove {giorn. cavriuoli ecc. il nome in (i) per lo quale voi mi chiamate da tale che sep. che per alcuno non vi fu che eleggesse di (piello uscire . (cioè a chi avesse voluto aesi guiili). si dierono alcune a seguitare a cantare Dioneo e la Fiammetta cominciarono di messcr Guiglielmo e della dama del Vcrgiù. Era bello il giardino e dilettevole. e così «trc- do che tra andrò di tjui alla morte E perciò non d' al- materia domane mi miei fatti piace che «"^ si ragioni. Siniigliantc cosa. se cIo«'. non di <|uella cìie a' li più conforme. nov. a loro avviso. 3) egli scrisse: „ quanto egli potè menar le DECÀM. Il senso ò. quarto caso del veral bo seguire. più piacere altrove dover sentire il Anzi non l'accendo i sol gih tiepido alcuna noia a seguire cavriuoli e i conigli e gli altri animali che erano per quello (e che lor sedenti forse cento volte per mezzo lor saltando eran venuti a dar noia ) (a) . rimanendo sl. 8-.NOVELLA X. IL 9 . {fucili sarchlK- d' uo|>o dar verlm seguitare il pronome il ^° o o alcun die altro simile. mi fu imposto. pe ben che piò levatosi si dire . che è prima. Peròoccbc Filoetralo in Greco tuona amico «pii di gneire e di eser- (i) f Notti il Mannelli in margine che a seguitare è v' tenti- chio: e in alcuno cilìziuni ne fu tolto via a seguire. per iniìuo si ora della cena licenziò si ciascuno. all' E così detto . Laonde 1' ddiiio a credere che abbia ragione Mannelli. Ma essi ) i Dc|mlati avcntio ossenato che in tutti i testi a ranno sono am- Liihie questi vcihi. alcune delle gio>ani misero a seguitarli.-ito tuttavia cavriuoli ecc. [>cr avvertire che prima vi avca già scriUo a segui" coofcssionc de' medesimi Deputali. . i Ma. altro . già intepidito. ailiiichè ancor esso avuto avesse suo quario ìn- to caso gli è necessario'. non sin i33 : sempre di male io in i>cggio andato . secondo questa interprctasione. che non facendo pili i sole. . Filo- li) citi. di coloro cui amori ebbero infelice line: perciocché io a lunl' go andar aspetto infelicissimo ^ nò per . lianno creduto che più sicuro sia (come dicono suo luogo prò» non mutar niente^ avendo ciascuno alcuna noia a seguire di essi verbi i7 il prio. e che autore sctivcttc a seguitare seiua punto re.

s' è a\'nta avvertenza di regolare alla l' interpunzione in maniera. disse . tanto le die per tutta la persona jnigna e calci. sia assai convenevole a brigata se voi di quelle che io ho : volete . Lauretta una danza prendesse e dicesse una canzone La qual so . comandò che la . cotale la di . il qual luogo co- come stava nel testo originale fedelmente trascritto dal Mannelli (che troppo „) fu poscia emendato nella notò nel margine „ diede v' è di edizione del sta edizione XXVII. Mi fece a suo diletto . messe quivi . io dirò volentieri Alla quale il Re disse niuna tua cosa potrebbe es. sen- za lasciarle in capo capello o osso addosso clie macero il non fusse. di quella e' piedi. . 1& „ diede. con grandissimo diletto cenaron la sera . Vaga leggiadra . Comunque il sia la cosa. as- soave ma . Che'n van sospiro lassa innamorata Colui che muove il cielo ed ogni stella . per che. con maniera alquanto pietosa rispon- dendo r altre cominciò cosi Ninna sconsolata Da dolersi ha . signor mio n' . fuggendosi tempo j ora della cena appena aspettata sopravvenne le tavole d' intorno alla bella fonte . che ne risulti un senso conforme spiegazione de' Deputati. . . .. chiedare mercè „ ecc. delle al: altrui canzoni io non uè delle mie alcuna sì lieta ho la mente che . sere altro che bella e piacevole e perciò tale qual tu allora r hai sai . La Lauretta : con voce . graziosa e bella . Filostrato per non uscir del avanti a lui cosi cammin tenuto da quelle che Reine erano state come levate furono le tavole. . niuna cosa valendole sì vi. e cosi chi una cosa e chi ahra faccende . . quant' io . Per dar qua giù ad ogni alto intelletto Alcun segno „ braccia . / i34 GIORNATA TERZA e Panfilo si mena 1' diedono a glucare a scacchi il . lasciandosi anche in que1' testo quale è nelle più riputate..

. Sé nobil reputando e valoroso. privata . E temjH) . Ma or ne son dolente a me . dissi mai. e con falso pensiero j Divenuto è geloso io lassa quasi mi dispero Cognoscendo per vero Per ben di molti al mondo • Venuta . che leggieri Sen vola tutto in vagheggiarmi spese . u nò all« .. reputata onesta .• Ed Di io . O ('j) dolorosa festa (i) Disperata tolta la speranza. come il cortese me feci degno j . . bella nella oscura in questa Mi lo vidi già e lieta dove . } NOVELLA X. dissi mai : sì . Nelle sue braccia e dentro E de* miei occhi tututto '1 s' accese . Biltà . mia sventura Quando per mutar vesta Si (a) . la Si. . tale per vostro marito? ed clLi risixMidc ^ì. . Gih fu chi m' ebbe cara Giovinetta . e volentieri mi prese a' suoi pensieri . E presa Laond' tienmi . disperata ( i ) . meno vita dura Vie men che prima . inlemli quando il nuova ipoM è dooiancljita «lai notaio: piacevi volte. da uno essere occupata . i35 che sempre a . . lo maladico la . lui sta nel cospetto Ed il mortai difetto Come mal conosciuta Non mi gradisce anzi m' ha . . Femmisi innanzi poi presuntuoso Un giovinetto fiero . .

O costà su quale notata da : m' impetra la tornata . Per che la ora parendogli da dormire alla comandò che con mera si tornasse . . . col qual nole me chiamarono giovani dal portar eli' esse facevano i capelli intonsi. che una bella tosa (i). su l' erba e 'n su' . che salla . prima . . buona notte ciascuno sua ca- (i) i". è venuta a' Toscant da' Lombardi. . ed equivale alla vo- muchacha. fece fine Laui'etta alla sua canzone tutti . così dee leggere anclie nel e così leggono appunto e : i Deputati e il Salviati Abbiamo Morgante del Pulci . . che altra contenta se' Che or Che ne Di nel Ciel davanti a colui creò . Il Re dopo infin questa . deh pietoso diventa altrui fa' me che per Te obliar non posso: che per eh' io senta Che quella sia . del quale al presente recitare non accade ri . il testo si Mannelli. i smozzicando V intonsa de' Latini. melanese che fosse meglio un buon porco . In alcuni looghi sente questo ce spagnuola del Veneziano alle dalle genti del contado dassi ancbe al pro- nome giovani non ancor maritate. stella a cader comin.i36 Morta GIORNATA TERZA foss' io avanti t' Che io avessi in tal caso provata .Questa voce. ! O caro amante del qual . ne formarono 7osa. secondo cpiali Menagio. ciò . . molti doppieri accendere ne fece più altre cantare che già ogni . fio- avendo fatti . fui Più . Altri furono di più sublime e miglio- re e più vero intelletto . Posa.. Anzi . ma si potreLLe forse legger tosa. Le donne il e le toselle scapigliate. fiamma spenta Non Qui tesa me t' arse . nella diversamente da diversi fu inalla ed ebbevi di quegli che intender vollono .

si per le parole de' savi nomi- per le cose molte volte da me 1' e vedute e estimava io che V impetuoso vento e ardente del- la invidia non dovesse percuotere j se non io alle torri o le più levate cime degli alberi : ma mi truovo fiero dalla mia estimazione ingannalo percioccliò fuggendo io il e sempre essendomi di fuggire ingegnalo im- pelo di questo rabbioso spinto. ma ancora iu umilissimo + Senni tilotOf ìnterprrJnno il /ironie al libro che ò quanto a Dionisi . ma ancora per . FINISCE LA TERZA GIORNATA DEL DECAMERON. non pttctjue né V uoa ni ¥ altra di queste due interpr»- . cui i Dcpulaù nenza eueni messo in nome tlelViiutore. Il can. ED INCOMINCIA LA Nella quale sotto fine. re a chi le presenti novellette riguarda pu ò apparile quali non per solamente infioreutin volgare e in prasa scritte islilo me sonoeseuza (i) titolo (i). . ni il Sal>iali senni intilolozione dire sema aver dedicato il libro a veruno.. non solamente pe' piani . le Il profondissime valli mi sono in- gegnalo d' andare che assai manifesto . QUARTA il reggimento di Filostbàto li si ragiona di coloro cui amori ebbero infelice V-i arissime Donne ni udite e Ielle sì .

fece un in latina prosa. opinione dei Deputati significati Per isviluppare più chiaramente dato il la questione esporrò quali abbia Boccaccio medesimo il alla voce titolare o intitolaall' re . assai belle . La prima parte. Lia seconda parte.. delle quali Compose questo glorioso poeta pia opere né" suoi giorordinata memoria credo che sia convenevole fare. si possono . . dispiegare questo luogo del Boccaccio col Boccaccio egli me Jesimo Amori qua di Applicando nel suo qui mollo ingegnosamente ciò che sopra il Boccac- cio avea detto Commento vi si Dante parlando titolo del libro degli di Ovidio. cioè V Inferno.1 38 GIORNATA QUARTA il e rimesso quanto più.. che è questo ni. il ne a lui fossero per avBoccaccio per intitolare ventura intitolate le altrui. dice che si può chiamar senza questo hhro di not^eZZe. E Questo egregio autore. { Io credo non esservi ragione alcuna onde abbandonare . La . s' acciocché ne alcuno delle sue intitolasse . cotal vento fieramente scrollato anzi pres- s'avvisò . essendo ti come fa me. il marchese Moruello Malespina. E più sotto. cioè Para- diso a Federigo terzo re di Sicilia Alcuni voglion dire lui averlo intitolato tutto a Messer Cane della Scala. cioè Purgatorio . non può aver1' ne alcuno che indichi ciò che vi contiene. Finalmente al di d' presso il Boccaccio intitolare è ancora ciò che indirizzare ad alcuno. ec. perciocché non favella di una sola materia continuata. Forse a questa significazione nella si può ridurre quale ciò Fiammetta Conclusione al suo libro. terza parte. sì porre il nome dell' autore in fronte della Vita di ope- come manifestamente apparisce da un luogo : Dante. cer- te operette. contento di mostrarti simigliante al tempo infelicissimo. della divisione dell' si troverà che Decameron piuttosto un cenno opera che bro. il quale. r essere da tazioni. a maestro Giovanni del Virgilio ch'ei fa dire alla . 7'm dei esser il . Intese eziandio il dare un certo nome all'opera. E perciò non sia . Egli significò con essa ra. titolo si fa- non già d' alcun suggetto continuato ma or d'una e ora è d'un' altra. cui titolo è Monarchia. appunto come dice si Boccaccio che perchè vi cosa il hro degli vella Amori di Ovidio può chiamar senza . il a Kguccione della Faggiuola ec. il ma li- una e là di un' altra. te di miseria veste. considerando hene. Compointitolate se il detto Dante due Egloge le quali furono e mandale da lui per risposta di certi versi mandatigli . per essere composto di cose tanto si un vero titolo del lidiverse. Nella slessa si oggi diciamo dedicare o legge: Questo libro della intitolo Comintitolò media al ec. E certo. . perciocché poco appresso egli dice: Compose libro in un suo volumetto siccome Sonetti il il quale egli intitolò Vita nuova .. Né per tutto ciò . mio.

,

GIORNATA QUARTA
so che diradicato
ser lacerato
, ,

189

e tutto da' morsi della invidia escessare
.

non ho potuto

Per che assai ma-

nifestamente posso comprendere quello esser \ero che

a cura

et

alcuno ornamento (ticeome gii

altri sogliono) «vere,
,

cioè

iioliili

coverte di colori vari tinte e ornale
titoli.
ilei

o di pulita tonditura
uoi»o

o di leggiadri minii, o di gran

Di

tali tigiiificazioni è J'

non contar
tutti
li
il

ipiilla

che

foriiia

il

nome

lihro, poiché >

confcttione di
:

nome

è Decntneron.
( liliii )

Il

frainnicnto maglialicchiano dice
dilettevole

De^ quati-

infra gli altri

uno molto hello e

ne compose

tolato

Decameron

ec.
il

bisogna jicngarc se
dell'

Decameron

indichi jiiut-

tcato la divisione che

contenuto

oi^ra: né tropjH) sottilmente esaal

minare

jierchè sia stalo a grado a

un autore \Mnc
sarelil>e

suo lihro un
i

titolo

più che un altro. 0[>era ^R-rduta
Notti Attiche, Galateo, perchè
il

sindacare

titoli Filostrato,

primo non dà indizio
il

di

Poema

degli

•mori
ÌJ

di Troilo e di Griselda,

secondo di questioni letterarie, né
i

terso di costumanze civili. Restano
il

significati di
il

dedicare, e di poi^

re

nome

dell'

autore.

Il

Sulviuli approva

primo, come ahiaino gli
assai

detto:

bensì confessa che
i

lu

credenza dei Deputati a lui sembra

buona,
il

quali s'appigliano iiU'idlro significato. Nel vero a

me

pare che
e che
il

dedicare sia cosa eventuale, che dalle circostanze dijicnde,
ciò fatto
il

non aver non
giù

Boccaccio potesse dai detrattori dì lui attribuirsi
dell'

all'

avere esso bassamente sentito
il

opera sua
a'

,

ma

si

all'

es-

sergli

mancato
la

destro.

Laonde

se

il

senza ((7o/o

ìnteqK-tra
si

senza

dedicazione,

scusa é di minore importanza, e

meno

confà con la
in

protesta d'avere scritto [>er fuggire l'invidia in fiorenlin volgare, e
istilo

umilissimo e rimesso. Al contrario se s'inteq>etm senza nome, più
la

manifestamente apparisce

non curanza che mostra cOn

I'

altre espres)>oi
il

sioni di avere avuto dell' oliera sua lo scrittore. Il dirisamento

del

Can. Dionigi è

il

più lontano

diill'

intenzione del Certaldese,
al

quale

vuol far crederò eh' egli non dà molla inqiortanza
esso gran
lo<lc

suo scritto, né

da
il

e

rinomanza ne pretende e ne asinità. Supposto che
pure un ìiìao di molte e varie materie composto,
l'

Decamerone

fosse

ne

viene egli perciò che dovesse aver potuto scansare
de' maldicenti ?

invidia e le ingiurìe

Lascio 8t.ve che

la fantasia di

Mcsser Giovanni sul libro
il

degli

Amorì

d'

Ovidio non ha gran fondamento, [ìcrciocchè se
per che quel libro in antichi

trattare

di

vane coac

fosse la ragione

testi

a pen-

na e

in vecchie

stampe è stato chiamato de sine tiluloy come
del 1/171.,

nrll' e«Ii-

sìone di

Roma

doveano chiamare così pure le Elegie di

Tibullo e di Properzio, e
varietà. Io

le

Poesie di Catullo, nelle quali non è minor

mi do a credere che per ddicatcua alcuni abbiano voluto sop-

.

i4o
sogliono
i

GIORNATA QUARTA
savi dire
,

che sola
.

la

miseria è senza invi,

dia nelle cose presenti

Sono adunque

discrete don-

ne

,

stati

alcuni che queste novellette leggendo lianno

primerc

il

titolo

Amornin^

dato dal medesimo Ovidio,
5/|.3.

come

apparisce

nel terzo liiiro

dell'

Arte verso

Deve

trihus librts^'tilulus qaos signat
si

Ainornm , Elige
Dionisi, è nel Voi.
5.
p.

L'opinione del Boccaccio, su cui
198. Opere ediz. di Napoli:
nello stesso

fonda

il

ma
il

è poi cosa

curiosa clie Messer Giovanni
titolo
il

Volume

pag.

269; prende per

sine Ululo.
il

Nondi-

meno,

egli dice, chi

legge

suo libro (d'Ovidio)
ec.

quale è intitola-

to sine titulo, assai chiaro
il

può vedere
senza
di

Ma

o vero o falso che fosse

pensamento dej Novellatore, basta che
il

egli nella

mente

l'avesse, persì

chè

Dionisi potesse dire che

il

titolo del

Decaraerone da

fatta
egli

maniera di pensare nasceva. Ciò
poi vero che
il

huona

voglia concedo:

ma

è

Decamerone ahhia

in se così grande varietà di materie?

Le

novelle

si

possono elleno gettar tutte nella medesima forma, onde
fisonomia? Composto di varie materie
vi si trovasse la lettera a
ec.
:

ahhian tutte
serehhe
si, poi
,

la stessa

il

Decamerone
de'

se

dopo alcune novelle
dell'

Pino
esso è

Rosrag-

alcune Elegie

Ameto, poi Sonetti

ma

un

guaglio di una villeggiatura rallegrata col racconto di dieci novelle per

giorno; e ogni donna, e ogni giovane dice
esser diversa dall' altre già dette,

la

sua, che dee naturalmente

onde

1'

opera ha unità e condotta più

che bastante per non dover mancar di
lecito

titolo.
il

E

in tal proposito

mi

sia

aggiugnere che io reputo alterato

titolo posto in fronte dell'
le

opera

con quelle parole cognominato Prencipe Galeoilo,
cosi

quali

si

trovano

nel testo ottimo e in altri molti,
alle

come

nelle

stampe, che mi son
di

venute
io

mani. Che che ne dica un moderno commentatore

Dante,
possa

stimo che quivi per principe Galeotto altro intendere non
d'

si

Commento sopra Dante, Opere Nap. Voi. 5. p. 021. esponendo il verso Galeotto Ju il libro, e chilo scrisse, narra che Galeotto sena primo che alcun altro T occulto amoe che ad aprire quere di Lancellotto, e della reìna Ginevra sto amore con alcuno ejjelto fu il mezzano. Ora non vorrò mai credeche mezzano

amore.

Il

Boccaccio nel

re essere stato messer Giovanni così senza faccia,
stesso

da aver jjotuto egli

chiamare

il

suo libro mezzano

d'

amore

.

Il

frammento niagliabe-

chiano, come abbiam già veduto, dice semplicemente titolato

Decame-

ron.
l'

Il

perchè

il

Mannelli, che

si

dice aver copiato
d'

dall'

originale del-

autore, dà sul bel principio nel titolo sospetto

infedeltà. Il titolo di

principe Galeotto debhe essere stato aggiunto da qualche saccente, che

riguardò all'effetto che produceva

la lettura del

Cento

novelle.

fiacchi.

.

Mjl^

,

GIORNATA QUARTA
detto che voi

i4i

mi

piacete iroppo

,

e che onesta cosa

non è che
aohirvi
}

io tanto diletto

prenda di piacervi e di con,

e alcuni hnn detto ])cggio
Altri più innturamcntc

di

commendarvi
(i) bene

come io fo.
dire
,

mostrando di voler

hanno

detto che alla

mia

età
,

non

sta

r andare

ornai dietro a queste cose
.

cioè a ragionar di
della

donne o a compiacer loro

E

molto teneri

mia

fama mostrandosi

,

dicono che io farci più saviamente
,

a starmi con le JNIuse in Parnaso

che con queste cian,

ce mescolarmi tra voi

.

E

son di quegli ancora

che

più dispettosamente che saviamente parlando, hanno
detto che io farei più discretamente a pensare dond' io
dovessi aver del pane
,

che dietro a queste frasche
.

an-»

danni pascendo di vento
essere state le cose da
vi

E

certi altri in altra guisa
,

me
in

raccontate

che come

io le

porgo

,

s'

ingegnano
.

detrimento della mia fatica
cotanti e
,

di dimostrare

Adunque da

da

cosi falli sof,

fiamenti

,

da cosi atroci denti

da cosi aguti valorose
,

donne
spinto

,

mentre

io ne' vostri servigi milito

sono so-

,

molestato e infino nel vivo trafitto.

Le

quali

cose io con piacevole

animo
io

,

sallo Iddio tutta

,

ascolto e

inlendo
la

.

E

quantunque a voi in ciò
,

appartenga
di risparsi

mia
le

difesa

nondimeno
,

non intendo

miar

mie forze j anzi
,

senza ris[K)ndere quanto

converrebbe
gli (vJ)

con alcuna leggiera (a) risposta torme,

dagli orecchi

e questo far seiua indugio

.

Per-

(>) (3)

Istà,

le

due

cdix. cit nel
si-itM

Vocab.
1

Leggero e leggera

nella feconda •iUaba

non mai

ti

osa

da alcuno buono scriUorc.
(3)
le di

t Toi'megli,

il

Icslo

Mann, e

l'cdia. del

iSSy, come pure quel-

Livoruo e di Milauu: tormigliy Tedit. del l5a7, del i575 e

dd

1718.

1

42

GIORNATA QUARTA
,

ciocché se già

non essendo
,

io

ancora

al

terzo

della

mia

fatica

venuto

essi

sono molti e molto presumono,
io pervenissi alla fine essi
j

io avviso

che avanti che

potrebbono in guisa

esser multiplicati
,

non avendo
quantun-

prima avuta alcuna repulsa
fatica

che con ogni piccola lor
:

mi metterebbono
grandi
,

in fondo

ne a ciò

,

que
stre

elle sien
.

resistere

varrebbero

le forze vo-

Ma

avanti che io venga a far la risposta ad alcuin favor di

no

,

mi piace
,

me

raccontare non una no-

vella intera

acciocché non paia che io voglia le mie
,

novelle con quelle di così laudevole compagnia

qual
parte

fu quella che dimostrata
d'

v'

ho

,

mescolare

j

ma

una acciocché
,

il

suo difetto stesso sé mostri non es-

sere di quello: e a' miei assalitori favellando dico. nella nostra città, già è cittadino
,

buono tempo

passato

,

fu
,

Che un
uoin-

il

qual fu nominalo Filippo Balducci
,

mo
dea

di condizione assai leggiere

ma

ricco e

bene

vialo ed
,

esperto nelle cose quanto lo stato suo richie-

e aveva

una sua donna moglie
ella lui, e

(i), la quale egli

sommamente amava, ed
ta vita si

insieme in riposa-

stavano

,

a ninna altra cosa tanto studio poall' altra.

nendo

,

quanto in piacere interamente l'uno
,

Ora avvenne
donna passò
sciò

come

di tutti evviene

,

che

la

buona
quale

di questa vita, né altro di sé a Filippo lafigliuolo di lui
.

che un sojo

conceputo

,

il

forse d' età di

due anni era

Costui per la morte della
,

sua donna tanto sconsolato rimase

quanto mai alcu.

no

altro

,

amata cosa perdendo

,

rimanesse

E

veg-

(i) la de'

{ La

A'oce

moglie non è ne nella edizione del 1727 né in quel-

Deputati.

.

,,

GIORNATA QUARTA
,

1

43

gendosi di quella compagnia la quale egli più (i)

amava rimaso solo del tutto si dispose di non \olere più essere al mondo ma di darsi al servigio di Dio
,

ed

il

simigliante fare del suo piccol figliuolo.

Per che,

data ogni sua cosa per

Dio senza indugio
, ,

se n'

andò

sopra

Monte Asinaio (a)

e quivi in una piccola cel-

Ictta si

mise col suo figliuolo, col quale dì limosine in
,

digiuni e in orazioni vivendo

sommamente
egli fosse d'

si

guar-

dava

di

non ragionare
,

Ih

dove

alcuna tem,

poral cosa

né di lasciamegli (3) alcuna vedere

ac-

ciocché esse da cosi fatto servigio noi traessero}

ma

sempre
gli

della gloria di vita eterna e di

Dio e

de' santi

ragionava, nulla altro che sante orazioni inseguan:

doli

e in questa vita molti anni

il

tenne

,

mai

della

cella

non lasciandolo

uscire

,

né alcuna
valente

altra cosa

che

sé dimostrandogli.

Era usato
,

il

uomo

di venire

alcuna volta a Firenze
tunith dagli amici di

e quivi secondo le sue opporalla
il

Dio sovvenuto,
gih

sua cella tor-

nava

.

Ora avvenne che, essendo

garzone d'età di
il

diciotto anni e Filippo vecchio,

un

domandò ove
il

egli andava. Filippo gliele disse.

Al quale

garzone

disse:

padre mio, voi
fatica:
,

siete

oggimai vecchio, e potete

malo durare

perché non mi menate voi una

volta a Firenze

acciocché, faccendomi cognoscere gli
,

amici e divoti di Dio e vostri
posso meglio faticar di voi
,

io

che son giovane e

possa poscia pe' nostri bi-

(l)

Più per mollo, o sommamente usai

i>|ìrsso

usa

U lingua nostra
/

e aeiua espressa,
(a)

ma con

sottintesa

comparazione.
Il

Monte Asinaio
sana die vi

detto anche Senario.
.

Ciani lo dice

Sanano

dall' aria
f.1)
"i"

si respira

Mart.
.

Osservisi liiscittrnegU in tcct di ìaitciargìicne

NclT un modo

e ucir altro ci ooacede la lingua di usar questo affisso

donne ed ornate quali che da un . io vi priego che voi facciate che io abbia disse il una . . come . paio di nozze venieno così : le come gli il giovane vide domadò il padre che cosa quelle fossero. padre gliele diceva. bassa A cui . lt4 manervi qui ? GIORNATA QUARTA quando vi piacerà . il seco il menò . ed avendolo udito rimaneva contento e domandava il d'un' altra. si cominciò forte il e di molte dimandava Il padre che come si chiamassero. fi- gliuolo o come chiamano Il padre per non de- stare nel concupiscibile appetito del giovane alcuno inchinevole disiderlo minare per elle si lo propio men che utile non le volle nonome cioè femmine. avesse . papere . colui clie mai più per ricordanza vedute non avea a maravigliare fossero e egli . non del cavallo . di quelle taci . padre elle son ma- A cui il giovane domandando disse: o son così . . Per che avendovi ad andare. chiamano papere. Quivi giovane veggendo l' i palagi le case. mon- do a sé dovrebbono omal poter seco stesso disse: costui dice bene. non il guatare : . figliuol mio . subitamente disse padre mio .. eh' elle son si mala cosa ? Disse allora . clie già que- to suo figliuolo era grande ed era si abituato al ser- vigio di Dio il 5 elle malagevolmente le cose del tx-arre . il padre disse: le figliuol occhi in terra . la cosa. non del bue . le chiese e tutte altre cose delle quali tutsì ta la città piena si vede . mio. ratosi de' palagi dell' asino . Maravigllosa cosa ad udire che mai più alcuna veduta non avea non cu! . . colui . per avventura brigata di belle giovani scontrarono in una . ma disse: . Olmè. sogni a Firenze andare Il e voi ri- valente uomo pensando . E cosi domandando si il figliuolo e pa- dre rispondendo . non non de' danari nò d' altra cosa che veduta .

disse il padre. maravigliano riguardando lasciamo slare i aver conoscimi gli amorosi basciari e bracciari e i piacevoli ab- congiugnimenli dilettevoli che di voi. e che io di questo gli m'ingegno di piacere a voi: e . ce ne Deh il se vi cai di me. Dicono adunque ahpinnti de' miei riprensori che io fo ni male . nò perchè queste sica ntala cosa: qunnlo è a me. che suo ingegno . da lui sole addomandate. un monte salvalico e soli. accresciuto sopra li allevato . doime . ma gli . Riprcndcrannomi moixlerannomi . Kilc son più belle che gli agnoli dipinli che voi m'avete .GIORNATA QUARTA falle le 1 45 male cose? Si . senza altra sole compagnia che del padre disidcrate foste . troppo ingegnandomi di piacervi e che voi troppo piacete a me Le . più volle mostrati. Oggivlt pentire e penu$$i. non n'è ancora panila vedere nlciinn cosi bflln. fate che noi . dolsi cissime donne. quali cose io apertissi- mamenle essi si coiiffsso . Disse padre : io non voglio j tu non donde imbeccano: e il senti incontanente più aver di forza la natura. infra termini di ima piccola cella . Ma avere infino a qui detto basti . . o giova. domandogli se . solamente ad aver vediito e veder continuamente e la vagft bellezza e la voslra l' oniati costumi ornata leggiadria e oltre a ciò donnesca onestà. sovente prendono. . come vi vide sole . cioè che voi mi piacele . coniec|iiesle sono. Ed egli allora disse : io non so che voi vi dite . con l'alTcziou seguitate. della presente novella voglio che mi e a coloro rivolgermi alli quali 1' ho raccontata. quando colui che nudrito. meniamo una elle s' colà su di queste papere e io le sai dar«\ beccare. tario. lacere- (») Pentetti. e pcntessi (i) di averlo menato a Firenze. n(>casì piacevole. daU' aulico pentere.

. . sentendo la virtù della luce degli oc. e quelle tutte piene mosterrei d' antichi . I ^6 GIORNATA QUARTA . e fu piacer loro . rannomi costoro se lo . rispondo che mai a me vergogna non reputerò infine nello estremo della dover compiacere a quelle cose Alighieri .. e spezialmente guardando che voi prima che altro piaceste ad un romitello . vadano e si l' apparino. mia ser vita di alle quali Guido Cavalcanti e Dante lor caro già vecchi. così mi ripiglia ^ e io poco me ne curo E quegli che contro alla mia età parlando vanno. che che l' uomo da . che uscir sareb- be del modo usato del ragionare rie in io producerei le isto- mezzo . ad un giovinetto senza sentimento anzi ad uno ani- mal selvatico ? Per certo chi non v' ama e da voi non disidera d' essere amato . . dilettarsi di veder cosa le somigli non le é cosa da biasimare'. Le Muse son le donne j e benché donne quello. . E se non . uomini e valorosi ne' loro più maturi anni di sommail mente avere studiato se essi le compiacere . Che lo con Muse in Parnaso mi debbia stare affermo che è buon consiglio: ma tuttavia né noi possiam dimorare con le Muse né esse con esso noi se quando avviene . lor si parte . A' quali. che Muse vaglio- . mostra mal che conoscano che. chi vostri la soavità delle parole melliflue . e io dalla mia puerizia nima vi disposi . conosce . il corpo del quale il ciel prol'a- dusse tutto atto ad amarvi. . e la fiam. ma accesa da' pietosi sospiri se voi mi piacete o se io di piacervi m' ingegno . lasciando io motteggiare dall' un de' lati. chela coda re il il porro abbia il capo sta- sia verde. perchè bianco. si come persona che i pia- ceri né la virtù della naturale affezione né sente né . e si mes- Gino da Pistoia vecchissimo il onor fosse teunono. alle donne: che non sanno.

que- nò dal monte Parnaso nò dalle Mus'av- se non mi allontano quanto molti per avventura visano. pane ? Certo io non so se non che . e forse a queste cose scrivere tuncpe sieno umilissime volte a starsi . . giusta direi la loro riprensione. quando pur sopravvenisse l' bisogno . cercane tra le favole i . Quegli che queste cose avrei molto caro non essere sta- dicono li . ancora non mi bisogna il : e . io so j secondo Apostolo abbandonare e necessilh solTerire e perciò a niun caglia più di cosi me . in servigio forse e in onore della simiglianza che le donne ste cose tessendo. mi fur cagione comporre mille di dove le Muse mai non mi furono . fame alcun qiuin- cagione. hanno adesse : per che. porre que' mille. poeti . hanno cotanta compassione io procuri del che mi consigliano che . dove in contrario molti nel cercar d'aver più pane che bisogno non era loro. sirniglinnza di quelle Si che . bisogno loro ne dimandassi : m' avviso che dlrebbono va'. volendo meco pensare qual sarebbe se io per la loro risposta . . E gih piìi ne trovarono tra le lor favole tra' lor tesori. che molti ricchi andan- E assai gih dietro alle lor favole . che essi recassero gli ori- ginali quali se a quel che io scrìvo discordanti fos- sero . si sono elle venute parecchi meco . per quello mi dovrebber di piacere. quando per altro mi piacessero . perirono acerbi qualora io ne Che più ? caccinmi via questi cotali domando loro non che la Dio merco . Aiutaronmi elle bene e mostra ron mi com. Sen- za che le donne gih versi . Ma che direm noi a coloro che della mia fame . e d'ammendar altro me stesso m" ingegnerei } ma infiao che che pa- . pure esse hanno nel primo aspetto . che te a me . 147 non non vagliano . do fecero la loro et^ fiorire . .GIORNATA QUARTA no .

avessi 1' più tosto ad altrui . . risposto dico clie dallo aiuto di Dio e dal vostro gentilissime donne . armato . Le quali forze uè d' averle disldero in le presteri che 1' non . mia. e di le buona pazienza cliè io con esso procederò avanti. o egli di terra non .. perciocché asci siamo . leggi. j e ne' lor diletti anzi appetiti corrotti vita . me adoperassi Per che tacciansi si morditori rati si se essi riscaldar non . la porta in alto . di loro dicendo quello che es- di me dicono. . che posta n' è. le corone dei re e degli imperaalti dori e talvolta sopra gli j palagi e sopra le eccelse torri la lascia delle quali se ella cade. se la muove degli . se mai con mia forza a dovervi in cosa alcuna compia- cere mi disposi. la muove o . standosi me nel mio questa brieve . nel quale io spero . role io gli lascerò con la loro opinio- ne si . che io . naturalmente operiamo. che il luogo onde levata fu . 1 48 GIORNATA QUARTA non apparisce seguitando la . . possono. spalle a questo vento e lasciandol soffiare di : percioc- non veggio che me altro possa avvenire. e spesse volte non solamente faticante io s' l' ma con grandit- simo danno del io confesso adoperano. e spesse volte sopra le teste uomini sopra . ìio questo. per e . che vi amiamo. asside- vivano . o belle donne là onde dipartim- mo . se non che gli altri e io. la quale spirante turbo . più giìi andar non può tutta la . dando . E . e se lo rei . cioè della na- troppe gran forze bisognano in vano. che quello che della minuta polvere avviene. e 1' ordine cominciato seguire . voler contrastare . Alle cui tura. ora più che mai mi vi disporrò^ per- ciocché io conosco che altra cosa dir non potrà alcun con ragione. lascino stare sai vagati Ma da ritornare è . E-volendo per questa volta assai aver .

e l'ola il quivi desinarono. il cuore in una cop- pa d' oro : la anale messa sopr' esso acqua av. che tradusse si in latino con infinita graxia ed ele^janM. che in cloiucnin sfida i più doUi ed eloganti scritla tori dell' antichità. dove per rallegrarci venuti sia- (1) Donnescamente. quella si bee . (a) Questa Novella. Il Vocab. velenata . Anuibal Guasco d' latina in Tersi elegìaci di Filippo Alessandria delia paglia la trasportò in ol- DECÀM. come pure un leggiadro capitolo in d' rima composto da Francesco Accolti parimente Arcsso. V amante e mandale . T.GIORNATA QUARTA Cacciata aveva terra il 1 49 sole del cielo gih ogni stella e dalla Tumida ombra la della notte. quivi s'incominciarono a dijwrtare ra del mangiar venuta sata sera cenato . quando Filostrato le- va Iom tutta sua brigata fece levare} e nel bel giardino : andaticene. e questa tradusiouc tutta intera ripottata dal tersa lro«a Manai. senza più aspettare che detcosi donnescamente (i) cominciò : NOVELLA L Tancredi (2) preme di Salerno uccide della figliuola . e così muore JL iera materia di ragionare n' ha oggi il nostro re data f pensando che . cioè graziosamente . passole aveano E da dormire si . dove . U. IO . bella fonte levati. nella maniera usa- ta vicini alla posero a sedere. piacque tanto a Leonardo Aretino. Lk dove Filoilralo alla se alle novelle to le fosse . Fiammella comandò che principio deci: la quale . della Crusca «j- fnoriliitenle. il qual« foni'int'a Poiché P amato cor vide presente e finalmente una tersa tradusionc Beroaldo. essendo nella sua maggior sommitli.

si richiedea. per l' amor che si egli le portava lei si il dava di più maritarla. di Ca- peva datala dova . che cbi le dice avuta giorni passati . GIORNATA QUARTA ci mo dir convenga raccontare 1' altrui lagrime l'ode . ma . Forse per temperare alquanto la letizia li 1' ha fatto si . Girolamo Razzi. e giovane e gagliarda e savia più che a donna per av- ventura non dre . eth del dovere avere sé partire .1 5o . anzi sventu- rato e degno delle vostre lagrime racconterò . avuto marito maritava : non sappiendola da non la poi alla fine ad . il conte Pomponio Torelli. mani brut- Il quale in tutto lo spazio della sua vita non ebfigliuola . gendo che poca cura sa padre . conviene di mu- tare suo piacere . e clil non n'abcbe cbe bia compassione. se egh nello amoroso le sangue nella sua vecchiezza non s'avesse tate . Ridolfo tragedia . né a richiedernelo . . se lava rima. E . rimase ve- e al padre toruossi Era costei bellissima del fosse corpo e del viso quanto alcun'altra femmina mai. sì come gran donna il in molte dilicatezze e veg. . un figliuolo del duca lui. onesta co- pareva pensò di volere avere. Ottaviano Asinavi conte ^M Cainerano. Antonio Ja Pistoia. be più che una quella avuta e più felice sarebbe stato se non avesse . do ella di molti anni avanzato . Ingegno detto qiii ad imitazion del Ialino. e per (juello che vol- garmente diciamo natura. Tancredi principe di Salerno fu signore assai uma- no e di benigno ingegno (i). poco tempo dimorata con .-un pietoso accidente. Costei fu dal padre tanto tealtra figliuola neramente amata quanto alcuna j da paaven- dre fosse giammai e per questo tenero l' amore . Campeggi conte di Donza ne composero ciascuno una (i) Mart. le quali non si possono. dimorando col tenero pa. se 1' abbi mosso il poiché a me non .

quale ancora non era poco avveduto 1' . ogui ora più lodando modi suoi . E il giovane. vuta . (5) Farane con una n yai/araine t Sojfione diccti a tu. t Seco pensò. Ella scrìsse una lettera . (a) una nuova malizia ciò che a fare lei . valletto del padre assai . Guiscardo il prese: (i) f togliendosi hanno le tutte le [ùù riputate edùioiii. . e per costumi nobile più che altro . considerate le maniere e costumi di molti '. D Pistulcst auuovrra questa voce tra (a) (3) antiche. si come noi veggiamo nelle corti i . essendosi di lei accorto. e in quella il dì seguente avesse (3) per esser con gli di canna mostrò: e poi quella messa iu un bucciuol (4) . ninna altra cosa tanto ritrovarsi lui disidcrando la giovane quanto di uè vogliendosi (i) di questo amore in alcuna persona fidare . i5i . avea per si fatta maniera nel cuore rice. . ma per vir. ilclla Bucciuolo chianiasi la parte canna che e tra nodo e nodo. sollazzando la diede a Guiscardo . adunque amancon do l' un r altro segretamente . . V edi^ tic! 37. il cui . Egli ce mise crcilcnJovvla necessaria leggieri vi s' niu il Salviati la rifiutò. tra gli alui un giovane . (6j quella canna tiaforata oon cui li «oilia nel fuoco Yct acceudeilo. a dovergli significare . il modo pensò . le piacque e di lui tacitamente spesso vedendolo. e altri . col un soffione (6) alla tua servenil quale ella raccenda fuoco. . non età. dicendo : farane (5) questa sera te. fieramente s'aci cese il . ^ Avverte il Mannelli che ncU' la ili originale la toco avesse . clic da ogni altra cosa quasi .. occultamente un valoroso amante E e vergendo molti uomini nella corte del padre usare gentili . farannty con àuef/uraiuu altri. clie da amar lei avea la mente rimossa In colai guisa . pa- rendogU che (4) "t intcmla ancora che non sia espressa. NOVELLA L esser potesse . nome era Guiscardo tii uoui di nazione umile .

non . a- vendogli disegnata terra esser potesse . Guiscardo prestamente ordinata una fune con nodi e cappi da potere scendei-e e salire per essa il e sé vestito d' un cuoio che da' pruni difendesse . memoaccioc- ria tornata alla innamorata donna si La quale . perciocché abbandonata era la grotta . la seguente notte allo spiraglio . s' era clie quasi ninno clic ella vi fosse . di lunghissimi tempi davanti nella qual grotta dava alquanto lume uno spiraglio fatto per forza nel monte. molti di con suoi ingegni penato avea anzi che venir fatto le potesse d'aprir quell' uscio . partitosi sua casa. il quale aperto . e sola nella grotta discesa e lo spiraglio veduto per quello aveva a Guis' scardo mandato a dire che di venire ingegnasse . Ed era fuori delle menti di tutti questa scala usata . l'apcrsej e dentro trovata la lettera di lei e lettala e ben compreso ciò fosse clie a fare avea. fu che di dovere a lei an.i5a GIORNATA QUARTA . il quale . quasi j da pruni e da erbe di sopra natevi era riturato la e in questa grotta per una segreta scala ( quale era in quale la una delle camere terrene del palagio poteva andare . ché ninno di ciò accorger potesse. si ricordava sa è si Ma amore agli occhi del l' quale ninna co- segreta che non pervenga. aveva nella . preuze una grotta cavata nel monte fatta . l' altezza che da quello infìno in . . senza farne alcuna cosa sentire ad alcuno. la donna teneva ) si come che da un si fortissimo uscio serrata fosse. perciocché di grandissimi tempi davanti . Alla qual cosa fornire certi . e avvisando costei non senza cagione dovergliele aver donato e così detto.il più contento uom. e diedesi a dare opera il dare secondo al palagio del modo da lei dimostratogli Era allato . e guardando la con esso se ne tornò alla canna e quella trovando fessa. giammai.

trovaudo le fi- camera chiuse e le cortine del letto abbat- a piò di quello in un canto sopra un carello (3) (1) >Si collo. dove trovato Guiscardo . lei dimorarsi e ragionare alquanto e poi partirsi 11 quale un giorno dietro mangiare (2) laggiù venutone ( essendo la don- na . Era usato Tancredi di venirsene alcuna volta tutto solo nella camera della figliuola . e quivi con . e attese la donna . (5) Carello. do . iu\idiosa di cosi lungo la e di cosi gran diletto letizia de' con doloroso avvenimento rivolse in tristo due amanti plinto . seguente di faccendo sembianti di via le sue damigelle . . e sola camera aperto V . uscio. la notte vegnente su per sua fune salendo per lo spiraglio donde era entrato casa . di quel giorno si alli loro ac- tornatosi nella grotta Guiscar. senza essere stato da alcuno veduto o sentito . in un suo giardino con tutte le sue damigelle ). nella grotta di- scese . . (3] Dietro mangiare poco di «otlo diri appresto mangiare. lei torre dal suo diletto . festa si fecero E nella sua camera insieme venutine amori con grandissimo piacere gran parte dimorarono: e dato discreto ordine ciocché segreti fossero . sgabello. La quale . non volendo nestre della tute . n' nndtS : i53 e accomodato ben V uno de' capi della fune ad un forte bronco che nella bocca dello spiraglio era si il nato. ed ella serrato . voler dormire Aerratasi nella mandate . si calò. entratosene . in quella. Ma la . più volte poi in processo di temfortuna . per quello collo (i) nella grotta . la quale Gliisnionda aveva nome . insieme maravigliosa . . l' uscio alle sue damigelle se ne venne fuori la Guiscardo poi . se n' usci fuori e tornossi a E avendo questo cammino appreso po vi ritornò .NOVELLAI.

e con minore sua vergogna lungo spazio insieme corgersi di Tancredi scesi del letto. per si . e andati- sene in su letto . Il quale. . . . avvenne che Tancredi sve- e senti e vide ciò che Guiscardo e la figliuola facevano: e dolente di ciò oltre modo prima . addormentò E cosi dormendo fatto ave- Ghismonda - clie . capo al letto e tirata si sopra sé la cortina fosse nascoso egli . gli volle . ma col- larsi per calarsi al basso è più antico .. notte in su primo sonno Guiscardo . usati erano e insieme schersi zando e sollazzandosi gliò . nel? animo di dover fare . i54 si GIORNATA QUARTA il pose a sedere j e appoggiato . ed ella s' usci della camera . fatto a scacchi di più colori . come . : quello che già gli era caduto . e ripie- no di borra. come il •{ Gli Accademici della Crusca dicono che carello è propriamente . all' uscir dello spiraglio la seguente . se n' entrò nella camera : e quella serrata senza accorgersi clie alcuna persona vi fosse uscio a Guiscardo clie '1 1' aperto l' attendeva . si dolente a morte alla sua camera tornò . E per ordi- ne da lui dato '1 . quivi . . e quando tempo lor parve Della quale Tancredi di- Guiscardo se ne tornò nella grotta. guanciale di panno per lo più. per potere più cautamente fare . da una finestra di quella calò (i) nel giardino e senza essere da alcuno veduto. (i) e ne citano questo passo del Boccaccio. . ancosi ra che vecchio fosse . poco Guiscardo si collo. per isventura quel dì va venir Guiscardo dino lasciate le due damigelle nel giar- pianamente . così come era nel vestimento del cuoio impacciato fu preso da due e segretamente a Tancredi menato . di sopra ha detto di Si calò. sgridare j poi prese partito di tacersi e starsi nascoso se egli potesse . quasi s' come se studiosaraente . I due amanti stettero . come usati erano senza ac. .

Al quale Guiscardo ninna altra cosa disse se non questo possiamo . dissimo affanno d' animo messo m' hai Dcput non sappien- (i) Dicex'oley EJii. aven. i. parendomi conoscere la tua virtù e la tua onestà. uomo fatto ) se tuo marito stato non fosse pensato . la ore dicevole non ha suo \nho dirsi fct convenirsi^ ma è voce <1a sé sola. NOVELLA L \ide . giovane di vilisslma condizione.. veduto che tu di sottoporti ad alcuno . pre starò dolente Iddio che \i . eleggesti ma che nella mia corte n'usano Guiscardo . e così fu fatto . la mia beni- gnità verst>lenon avea mentalo fatta l'oltraggio e la vergo- gna la quale nelle mie cose m'hai . avessi non che ri- ma pur di che io in questo poco di manente di vita. che nò voi n»> io amor può troj)po più Comandò adunque Tan: credi che egli chetamente in alcuna camera di la entro guardato fosse . si come io og- gi vidi con gli occhi miei. i^5 quasi piangendo disse: Guiscardo. Ma disdicevole il suo Tcrbo disdire pif discom'enirsi . . e H. la mia vecchiezza mi serba.. onJc dilia il sdicevolcf cioè iconvenevole. nella camera fattalasl andò della figliuola lei . nobiltà dccevole ( i ) fosse stato'. Venuto il di seguente. quantunque mi fosse stato detto . che . varie e diverse novith pensate ap- secondo : la sua usanza. . dove chiamare e ser- ratosi dentro con piangendo le cominciò a dire: Ghismonda. se lo co' miei occhi non lo avessi . di ciò E or volesse ti poiché a tanta conducere dove- avessi preso uomo che alla tua tra tanti . . non sappicndo nulla Ghismonda di queste cose do seco Tancredi presso mangiare n' . semricordandomi disonestJi . nella nostra corte quasi come per Dio da : picciol fanin gran- citdlo infino a questo di allevato di che tu . né però molto spesso usata .'»a7. cioè eonvenìenle . mai non mi sarebbe potuto cader nell'animo.

e questo detto basso piàngendo si forte . come farebbe un . disidero d' udire . e bollo in prigione) ho io già preso (i) parso che t' che farne 5 . o ripresa del suo sa . come più le femmine fanno. ma ditesallo Iddio che io trae 1' non farmi Dall' una parte mi amore il quale io ho sempre più portato che alcun padre portasse a figliuola ^ ed' altra mi . quello che tu a questo dei dire viso . il suo segreto amore esser discoper- ma . l'ediz. . trae giustissimo sdegno . di dire. avanti che a dovere alcun priego per sé porgere. di più non stare in vita dispose . (2] Avveili questo Lellissimo modo . fu assai volte il : ma pur questa viltà vincendo suo animo al- il viso suo con maravigliosa forza fermò^ e seco. dolore ine- stimabile sentì e (2) a mostrarlo con romore e con il lagrime vicina tiero . né a negare né a 1' pregare son disposta perciocché né un mi j var- rebbe . non come dolente femmina. ma come non curante e valorotur. Tancredi . avvisando già esser morto il suo Guiscardo Per che fallo. e poi Meco preso. Ghismonda udendo il padre e conoscen- do non solamente to . e quete incrudelisca . né 1' altro voglio che mi vaglia e oltre a ciò in ninno atto intendo di rendermi benivola la tua mansuetudine e '1 tuo amore : ma il ver confessando . bato cosi al padre disse . . del 27.i5fi GIORNATA QUARTA che partito di te do io mi pigliare . con asciutto viso e aperto e da ninna parte . ancora esser preso . vuole che contro a mia natura in Ma il prima che io partito prenda : . fanciul ben battuto. Guiscardo . Di Guiscardo ( il quale io feci stanotte prendere quando dello spiraglio usciva tito . prima con vere ragioni difender (1) "t la fama mia . preso perla tua gran sti follia quegli vuole che io ti perdoni .

Alle quali forze non potendo io re- a seguir quello a che elle .quantola tua poca sollecitudine del maritarmi e la virtù di lui. che ancor son giovane. ti dovea. ncll' esercitato non dovevi dimeno conoscere quello che ne' vecchi . trovata e mostrata . si co- me giovane e femmina mi disposi e innamora 'mi. F^sser . Sono adunque si . Egli ò il vero . accidente tolsi come molte fanno ma con diliberato . per la quale . non di pietra o di ferro sia e ricordar . dar compimento sistere . ame- e . m'avean chi che . Alla qual cosa e pietoso assai occulta via amore e benigna fortuna . e .NOVELLAI. E certo rn questo opposi ogni te . 8Ìme forte hanno date ritata . che sarh poco. ti se abbia mostrato o co- me che tu sappi . a questo non mi indusse tanto mia femminile fragilitli. al . gli ozii eie dilicatezze possano . si come da te generata di carne. quale maravigliosisper essere stata 1' aver gih ma- conosciuto qual piacer sia a cosi fatto desiderio . mi . che io ho amato e amo 1' e. vergogna fare. non che ne' giovani . mniiifesto. aver generata fìgliuola . Tancredi. ti do- vevi e dei quantunque tu ora vecchio clienti e quali e con che forza vengano le leggi della giovanez- za^ e. essendo tu di carne di carne . io noi nego . mia virtù di non volere che naturai peccato mi nò a nò a in me di quello a tirava quanto per me si potesse operare. tiravano . anni come che armi tu uomo ti in parte uè' tuoi migliori sii . . e per l'una cosa e per altra pie- na di concupiscibile desiderio. senza sentirlo alcuno : io a' l' miei desiderii per- veniva e questo il . se appresso la . Guiscardo non per . quanto io viverò. con fatti i57 la fortÌMimamcnte seguire . grandezza dello animo mio Guiscardo. rò . morte s' ama non mi rimarrò la d'amarlo ma . e poco vivuta l' .

ma colui che . la quale assai sovente lasciando i non degai ad . consiglio elessi innanzi altro . del 27. ella non è ancor nò guasta dalla natura nò da' buon costumi: . maggior . che con uom ti di bassa con- dizione il mi son posta . colui che è chiamato difetto (a). e con savia perséverenza disio. se io nobile uomo non . dignissimi a' Ma lasciamo or questo : e ragguarda alquanto principli delle cose tutti la tu vedrai . contraria usan- za poi abbia questa legge nascosa tolta via. ~(2) la Vedi quanto questa definizione della nohillà sia più vera di quel- che ne fece Aristotile e Cicerone ed ogni altro (3) filosofo. commette (i) Ragguarda (3) tra tutti tuoi f Iguali hanno ita affatto tutte le «dizioni che io n'ho consultate. che di lei . guitando con più amaritudine mi riprenda ti dicendo (quasi turbato esser non avessi a questo eletto ) dovessi io . ne distinse . .1 58 GIOUN ATA QUARTA ad ogni . Mart f Ragguarda adunque. e perciò colui che virtuosamente adopera. la volgare opinione che la verità se. E benché . noi d' una massa di carne carne avere e da u- no medesimo creatore forze . e quegli. parte avevano e adoperavano nobili furon detti e ii rimanente rimase non nobile. In che non accorgi che mio peccato ma quello li della fortuna riprendi alto leva . La virtù primieramente noi che tutti nascemmo e nascia- mo iguali . me . con iguali virtù create . Questa voce è in disuso. l'anime con ìguali (i) con iguali potenze . adendo noìegua' le ed uguale. Di che cato pare oltre allo amorosamente aver pec- che tu più . mente non si mostra gentile e chi altramenti . a basso . aperta. e di lui egli lungamente goduta sono del mio . nò ce n'ha punto bisogno. tutte . e con avveduto pensiero a di me lo introdussi . 1' ediz. il chiama chiama i . .

ragguarda so tu vorrai senza animosità giudicare . cioè . dee essere comi mendato che e certo non a torto . Molti re molti gran principi furon già . chiezza a far quello che giovane non usasti incrudelir . se pure in ciò alcuno inganno ricevuto stata avessi da te sarei ingannata . nobili iSg . Chi commen- dò mai le tanto . me far ti doves- se tu nella tua estrema vec. la lor \irtù i lor costumi e le loro maniere : e d' altra parte quelle di Guiscardo . poveri e molti di quegli che la terra zappano e guar- dan le pecore. la povertà non toglie gentilezza ad alcuno . dubbio che tu movevi. come in prima cagion di questo peccato. che io con tu non dirai uomo il . quanto tu '1 commendavi in tutte quel- cose laudevoli che valoroso ? uomo . e . Dirai dunque posta ? . NOVELLAI. chò se miei occhi . ninna laude da te data gli fu . ed esamina . ad la si se' disposto : usa in me la tua crudeltà quale ad alcun priego porgerti disposta non sono . se peccato èj t' perciocché io accerto che quello che di Guiscardo (i) Avere qui vai roba. non m' ingannarono io lui operarla . sia vero Ma un to sì . e più mirabilmente . uomini . che cosi hai saputo valente uomo tuo servidore mettere in buono . sla- ma . tu dirai lui nobilissimo villani . e (|ucsti tuoi nobili tutti esser Delle virtù e del valore di Guiscardo io non credetti al giudicio d'alcuna altra persona. che : le tue parole non potevano esprimere non vedessi . ma avere (i). glh ricchissimi furono e sonne. di bassa condizione mi . che a quelil lo delle tue parole e de' mici occhi . L' xdti- mo si . cioè che di cacciai del tutto via . per avventura si se tu dicessi con povero con tua vergogna potrebbe concedere.. .

e quella scoperchiata tese . il famigliare e col presente e con la parole del prenze . i6o fatto avrai GIORNATA QUARTA o farai . essere il cuor di Gxiiscardo (i) •{ Per che. va' . diceva . fattesi il venire erbe e radici velenose . e comandò due . se quello di che se le . temeva avvenis- Alla quale venuto . Ghismonda non smossa dal suo fiero proponi. così. per un suo se. poiché partito fu padre quelle stillò e in acqua redusse ella per presta averla. notte stran golassono cassero. . prenze venire una grande e bella coppa d' oro il e messo in quella che quando cuor di Guiscardo il . Per che da lei partitosi e da sé rimos- so di V olere in alcuna cosa nella persona di lei incru- pensò con gli altrui danni raffreddare a' il suo fervente amore . il operarono Laonde venuto dì seguente. dell' Conobbe il prenze la grandezza che animo del- sua figliuola. lei sì for- temente disposta a quello le parole sue sonavano. loro era stato comandato. così il e trattogli il cuore a lui il re- Li quali . . gretissimo famigliare segli mandò . con un me- desimo colpo (i) uccidi. come delire. . che Guiscardo lui la seguente . levato il viso verso famigliare. . come . con le fem- spander le lagrime. me mi setnbran c[ui necessaire. guardavano che senza alcun romore .. ma non credette perciò in tutto . via. la se cosi ti par che meritato abbiamo. con forte viso coppa prese le . e incrudelendo . Y ediz. del 27. come il cuor vide e parole inil cosi ebbe per certissimo quello . mento . le mie mani medesime mine a faranno. se di il me non fai Or il siraigliante . alla figliuola e impoti gliele desse dicesse : il tuo padre manda questo per consolarti di quella cosa che tu più ami come tu hai lui consolato di ciò che egli più amava. fattasi . Queste parole lui e Con un medesimo colpo lui e me.

potre' io andar più contenta E con qual compagnia ne a' o meglio sicura luoghi (1) Cioè -queir anima. men degna che d'oro in a così fatto cuore cliente questo è. come che di morire gli occhi asciutti e con viso da niutia cosa spaventato proposto avessi^ e datoleti . Questo detto rivolta sopra la coppa.. e di tale . ma ora più che giammai . NOVELLA L disse: 161 non si conveniva sepoltura . E cosi detto . Venuto se' alla fine alla qual ciascun corre e le fatiche . . disse: ahi dolcissimo albergo di tutti miei piagli meladetta sia la crudclth di colui che con oc- chi della fronte or mi ti fa vedere . pose Iddio nelP animo al mio dispietato padre . . discretamente . e poi disse In ogni co- sa sempre e infìno a questo estremo della vita mia ho verso me trovato tenerissimo del mio padre l' . Niuna cosa d non : mancava ad aver compiute esequie se le lagrile me li di colei la qual tu vivendo cotanto amasti 1' qua- acciocch(> tu avessi. > • che vogliono che cuore sia seggio dell' anima. che tuo valore ha meritata . Assai m' . sente da mia parte renderai . chente la fortuna concedette ti se' spacciato . . la quale stretta teneva. appres- satoselo alla il Lasciò . si congiugner!:! con quella . e questo dice con il la opinione de' Platonici. senza alcuno indugio farò che la mia anima . adoperandol tu che tu già cotanto cara guardasti (1). quella sepol- tura hai . . l' amore grazie . ciò ha il mio padre adoperato bocca . Lasciate hai le miserie del mondo e dal tuo nemico il medesimo . era con hai tei quegli della mente riguardarti a ciascuna ora il Tu tuo corso fornito . che a me ti con mandasse : e io le ti da- rò . e j)erciò ultime le quali render gli debbo giammai gli di cosi gran pre. il cuor riguari dando ceri .

zato capo . e senza . ma da compassion vinte tutte piagnevano pianto glio la. tutta la bevve sopra e beil con la coppa in mano si se ne sali suo (i) f Qutneenlro i legge in alcuni testi... . quasi accenna f. disse : o molto j amato cuore più alti-o ogni mio uficio verso te è fornito . ma non approvano „ i cosi fat- ta lezione Deputati. . e rasciuttisi gli occhi . colei che ancor son certa dalla quale che è m'ama amata d' . Le sue damigelle si che dattorno le stavano. piangendo . e Ghismonda con questa voce il (dicono essi). morto cuore . cioè. testa . non altramenti che una fonte acqua nella avuta avesse. seguente: mini larghi. compagnia E 1' questo detto si l' nel quale era la acqua che il di il davanti aveva fatta . anima a fé dare fare alla tua orcioletto .1 62 GIORNATA QUARTA . non conosciuti e de' miei . senza fare alcun fem- mlnll romore sopra la coppa cliinatasi .. L'avverbio quincentro. postavi la bocca . in questa casa o in questa contrada: laddove quii centro rlstiigne termini mollo più. dinota terdella nov. come meal- sapevano e potevano . non intendevano . eom' spiegano. qual mise nella coppa ove : cuore era da molte delle sue lagrime lavato alcuna paura vutala . nò mi resta a fare se non di venire . che le parole di . non che In quelle propnu stanze. fosse o che volesson dire . a loro avviso. domandavano invano . cuore questo lei . „ la donna avvisando che voi in alcun luogo (luincentro essi siale „ ec. che mirabile cosa il Lasciando infinite volte . come in quelle parole cognati del. luogo con mano come che sia intorno al letto. aspetta la sommamente se E cosi detto. e molto più . s' ingegnavano di confortarle La qual poiché quanto il parve ebbe pianto. e lei pietosamente della cagion del suo . che con . cominciò a versare tante lagrime furono a riguardare . . lei? lo son certa che i ella è ancora quicentro (i) letti : e riguarda luoghi de' suoi di- e come mia . con la mia .

che gih mi portasti ancora in te vive per ultimo dono mi concedi che . dove che tu . cor- po suo sopra quello e al suo cuore accostò quello del morto amante 5 e senza dire alcuna cosa . a Tancredi ogni cosa avean mandata a dire lo 11 quale temendo di quel- che sopravvenne . . io mi parto e velati gli ai occhi e ogni senso perduto (iosl di questa dolente vita 1' dipartì. suo stea . NOVELLA L letto . Al quale na disse : don- Tancredi . cominciò dolorosamente a piagnere. la fosse la ella bevuta avea . . serba coleste lagrime a . veggendo termini ne' quali era la .c. . amordi Guiscardo e di Ghi. morto cuore . ti poiché a grado non che . e udite . come che quale esse non sapessero che acqua quel. disse : rimanete con Dio che . la giovane al suo line esser venuta senil tendosi strignendosi al petto . smonda come . te 1' abbi fatto gittar palese L' angoscia del pianto non lasciò rispondere al ]»ren7. aspettava la morte Le damigelle sue avendo (jucste cose e vedute . amore fu . . nò a me ? le che non te le disidero Chi vide mai alcuno altro che . presto nella camera scese della figliuola nella qual giunse in (ju(?lla ora letto si che essa so- pra il suo pose. io tacitamente e di col nascoso con Guiscardo vivessi che '1 mio corpo morto . udito avete Li quali Tancredi . e tardi con dolci parole levai tosi a suo conforto. |63 compose il e quanto più onestamente seppe . meno dare disiderata fortuna che questa . Laonde . piagnere di quello che egli ha voluto di Ma pure se niente quello . doloroso fine ebbe . mollo pianto e tardi pentuto della sua crudeltà i con general dolore di tutti Salernitani onorevolmente a- meuduni in un medesimo sepolcro gli fé seppellire • .. dopo .

Usasi tuttavia si anche oggidì ne' composti . e da' suoi frati pre- so . e comechè yrà dire c. dove riconosciuto . particella di diletto te Jri . voglio che ne' fie- ragionamenti e a' miei accidenti in parte simili seguisca (i): la quale se. andrà appresso. il mio fuoco cominil Pampinea a se sentendo comanda- mento venuto.ieguisca e cunseguiscu dica segua o siegua. il quale informa uomo salvatico il dì seguente nella piazza mena . loro termini stare. * 64 GIORNATA QUARTA NOVELLA IL Idrate Alberto dà a vedere ad una donna e di lei si che V A- gnolo Gabriello innamorato . compagne : ma quella già essendo compiuta : il re con rigido viso disse poco prezzo mi parrebbe la vita mia a dover dare per la metà diletto di quello che cou Guiscardo ebbe Ghismonda nò se ne dee di voi ma: ravigliare alcuna j conciò sia cosa che io vivendo ogni ora mille morti sento. tutte quelle una sola m' è data Ma lasciando al presen- li miei fatti ne' . più per (l) "f la sua affezione cognobbe l'aoi- n pistoiesi colloca la voce seguisca tra le antiche.. né per . Pampinea ragionando come Fiammetta ha cominciato. in casa uomo ricovera . . si do- . in forma lei: del quale piU volte d' uno povero d' il giace con poi per paura de' parenti di lei della casa pittatosi. . senza dubbio alcuna rugiada cadere sopra cerò a sentire . e incarcerato XjLveva la novella dalla Fiammetta raccomata su gli le lagrime più volte tirate insino in occhi alle sue .

quale sia la ipocresia de' religiosi li quali co' panni larglii e lunghi e co' visi artiiìcinlmente pallidi 1' e con . che de' maggior casesi (i) era tenuto a Viuegia: del (i) la il L'eduìonc del testo Mannelli hacassesi: alcune antiche case $i: la Livornese come luogo Parmense casesi. ed altri per » lor donare venire a salvazione il e oltre a ciò . mi e ancora a dimostrare quanta e . più e . come uomini che come lo . a dire una novella si senza uscir . le voci umili e mansuete nel domandar altrui e altissime e rubeste in mordere negli altri li loro menon desimi vizii . fosse licito a me di . meno . ma quasi come possessori e signori di cjuel- danti a ciaschedun che muore . e poscia coloro che in ciò alle loro parole d' ingannare . il re contentare . e cominciò Usano i volgari . . » che a dovere fuori . paradiso abbiano a procacciare noi. del proposto da ridere dispose . Per avendo riguardo agli sì fatta Tarictà io reputo che falli>i la sia corrotto. e esami giik sopra Ja tanti ri- dotti. lente luogo con questo prima medesimi credono . II. un cosi fatto proverbio: chi è reo e buono è tenuto può fare il male e non è creduto . . e perciò . secondo so la quaneccelse cosi tità de' danari loro lasciata da lui . che del comandamento so. esso è per «TTcntura insanabile. convenisse . . NOVELLA ino dello compagne role. . T. dan fede. quanmostrare . e nel mostrare so per torre. IL le i65 sue pa- che quello del re per più disposta a dovei'e nhpiauto recrcar . sforzandosi to si De' quali se.1 . tosto dichiarerei a molli semplici qxiello che nelle lor cap- pe larghissime tengon nascoso Ma ora fosse piacer di Dio che cosi delle lor bugie a tutti intervenisse come ad un fiate minore non miga giovane ma di quelli . loro lo . Il quale ampia materia a ciò che m' ò stato proposto presta di favellare . Non con 1 speransa di DECAM.

essere. al Cod. era tenuto a Vinegia . p. pieni di compassione per la morte di Gliismonda levare . in il Imola un uomo di scelerata vita e di corrotta qual fu cliiamato Berto della Massa gl' . non gli che bugia : . che . Gherminella. si In questa stessa Novella poco appresso. . (1) FIACCHI. ma la verità non era Imola chi credesse per che accorgendosi quivi . . fraude. Francesco ad ascesi. più. n. amico del nostro poeta. dall' t in fuori dopo la rileva . C. forse con rìsa e con piacere ri- Fu adunque valorose Donne . due h il una se la ne può togliere : e se si potesse scrivere Scesì. pag. che essendovi per un certo strascico di pronunzia . Benedetto nel 1596. che direbbe corto. maglia])echiano Palch. dirò liberamente ciò eh' io ne penso. e" scrisse Caro. 66. 3g. ed discesi co- munemente a p. nulla Ho poi veduto che Lucantonio Ridolfi nel suo Ragionamento stampato in Lione i557. 55. minelle ( I ) non aver luogo come disperato a Vine- sanailo. legge. un monaco dell'ordine di S. chusciesi. città d' La Assisi fu nel secolo del Boccaccio detta Àficlesi dagli scrittori. . non miga giovane cZe' quelli elio facile alle maggior eli ha Ascesi. inganno. di S. Le cui vituperose opere molto dail Imolesi conosciute a tanto la recarono in . alcuna proha. cioè del Caro. trova stampato Scesi: Trifone un uomo perfetto. si Francesco da Scesi. H Snlvini Discorsi Parte 3. ma piuttosto con quella di muovere altii iugegni più penetranti ad applicarci l'industila loro. in vece di cusesi. le sue gher. Pwscio. 23. correzione verrebbe ad ha Scesi. Fondandomi perciò sopra quello che ho esposto poco avanti. cioè legge: era la sua fama di santità in quelle parti troppo maggior che mai nanfa 11. 8i. iSSg.i66 quale GIORNATA QUARTA sommamente mi gli piace di raccontare . osservo che -nel sciitto da. per al- quanto animi vostri . questo luogo cosi: un frate minore. alla lezione del codice magliabechia- no. Cosi Assisi venne a dirsi Ascesi. Rispetto . ardisco di rahhcrciare. e parente di san Rosso dicono luogo corroti. Dante Par. spiega questo luogo del Boccaccio con riferirlo anch' egli alla città d' Ascesi. si E nel Commento di Ser Agresto. V. almeno con hilità. Ritornando to del Boccaccio. ma di E ])en come to- che nel concorso delle due a ne sia rimasa fognata una. Non dica Ascesi. senza gliere o aggiugnere alcuna lettera e.

E prediche e li sue la- grime re . icifflunito. »i 167 trasmutò. e così fncla di lupo era divenuto pastore. lui . altra maniera al suo malvagio adope. 1' astinenza. gran predicatore divenuto. di subitamente fu i ntlìinno di falsario. e quivi pensò di trovare rate . di san che mai non fu Francesco ad Asciesi . d' omicida . piangeva passione del Salvatore le sì conio le colui al quale poco costavano in brieve tra colle sue lagrime quando le volea . faceva era fedel commessario e dipositario nfiolti . beveva vino se quando non avea che . e guardatore di denari di confesserò e consigliatore quasi della : maggior parte degli uomini e delle donne cendo . gli potuti E oltre a ciò fattosi prete . li) Bamho. che l'atto non avca in altra jiarte E quasi da conscienza rimorso delle malvage opere nel preterito fatte da .. senza aver perciò ti predetavesse vizii abbandonati quando nascostamente metter in opera all' . che di ladrone . Né un ne fu apjìena avveduto alcuno . . ed era sua fa- ma di santith in quelle parti troppo maggior. quando celebrava la se da molti era . teuM cenno. Ora avvenne che che chiama- una giovane donna bamba (1) e sciocca. divenuto cattolico andò e fece Irate miiioi*e : e fecesi chiamare frate a far Alberto da Imola e in cotale abito cominciò per sembianti una aspra vita e a la commendar molto gli penitenza e . sempre veduto altare . •ornipiato. uè mai carne mangiava nò piacesse .. NOVELLA già d'ogni bruttura ricevitrice II. da somma umillb soprapprcso mostran- dosi e oltre si ad ogni altro uomo . egli seppe in si fatta guisa \ iniziani adescavi si che egli quasi d* ogni testamento che . .

quésti bergoli at- tendendo loro. . cioè presto da' credere e muoversi. che noi diremmo corr/io . lezione ritenutasi nella stampa del 1718. santo frate lei La quale essendogli essi a' piedi tutti . e potrebbe i far vedere un po' di ruggine e d'animosità contea i vostri Veneziani. dra . moglie d' clie era ta fu un gran mercatante. eran venuti a capo di stabilire un dei più saggi e riputati governi che allora fossero nell' (5) al Europa Bergolo. M. se io ne volessi ma non tale sono le mie bellezze da . le cui bellezze sien fatte sarei bella nel paradiso . 1 68 GIORNATA QUARTA madonna Lisetta da ca (i) Quirino. la- sciare amare né da né da quale Quante ce ne le vedete voi. messer Giovanni mio. premettendosi famiglie che erano dell'ordine patrizio. da vergalo. per gl'interessi del papa o a' fatti imperatore. Al quale ella con un mal viso rispose in : deh messer le lo frate . (2) •{• nome di quelle sole Questo tulli. non avete voi occhi fatte capo ? paionvi mie bellezze come quelle di queste altre? Troppi n' avrei (4). al leggieri. di lei subitamente e oltre modo s' innamorò le : ma . . son (3) avendo parte detta de' fatti suoi (2) bergoli ) fu da frate Al- berto addomandata se alcuno amadore avesse. (5) A terreno dolce vanga di legno.. . volubile. Frate Alberto conobbe incontanente che costei sentia dello scemo . Badate bene che. andato con le galee in Fian- s'andò con "altre donne a confessar da questo . barca. che fu un fastidio ad udire. così detta si Veneziani perchè di leggieri (/() rivolta \ L' edizione del 27 ha troppi rC avrei degli amadori. si come co- che viniziana era ( ed . mentre gli altri cittadini erano intenti a s])andcggiarsi gli dell' uni . ri- serbandosi in più comodo tempo lusinghe pur (1) f Ca è voce accorciata da casa. . . e parendogli terreno da' ferri suoi (5). Non iisavasi nel dialetto al vene- ziano se non nel senso Ai famiglia. mi par troppo. se io ne volessi. come mie? che E oltre a ciò disse tante co- se di questa sua bellezza. .

. NOVFXLA per mostrarsi santo . amo l' . si come io soglio star sem- io vidi . da Dio in fuori : sopra ? ogni altra cosa L io allora domandai chi siete voi . (i) mignolo non mai (liste il Pctntca. subitamente nella mia cella uu grande splendore ciò fosse . la donna gli disse che csi era una e che egli non conosceva che fosse più una l)ellezza che un' altra . ed altre sue gli noveHe: per che bestia . fattale la con. una le si e non potendo da gittò davanti ginocchioue e disse madonna che . Disse allora donna mestola : : e chi vi ga. a' piò . che tutto mi ruppe sti 11 j quale io appresso domandai perchè ciò : fatto avesse ed egli rlspOvSc perciocché tu presume- oggi di riprendere le celestiali bellezze di . . Per che frate Alberto non volendola troppo turbare fessione . tante mi die . ma Angelo . nò prima mi potè' volgere per veder che io che mi vidi sopra un giovane bellissimo il con un grosso bastone in mano . io vi priego che voi mi perdo«iroprc. na Lisetta la quale io . andar via con V altre E . la lasciò . io vi priego per Dio mi perdoniate di ciò io domenica. stato al- quanti di casa sala preso un suo : fido compagno altri esser : n' andò a in . stlgò cosi Disse frate Alberto . A cui egli rispose che era Agnolo (1) Gabriello O signor mio . madon. la quale. : ragionandomi voi della vostra bellezza ciocchù si vi dissi per- fieramente la notte seguente gastigato ne fui. presomi per cappa e tiratomisi . Lisetta e trattosi da una parte veduto . io il vi dirò Stando- mi pre io la notte in orazione . U. madonna con lei . che mai poscia da giacere non mi son potuto levar se non oggi ? . 169 quella volta cominciò a volerla riprendere e a dirle che questa era vanagloria. dissi io .

frate . e venendo in care d' . scipito. Alberto che mie bellezze eran celestiali ma . non ve oso dire. Frate Alber. di voi m' incresce.1 7o . godeva tutta uden. farà tristo egli per tutto poi il tempo che tu ci viverai 1' Quello che mi dicesse. . se voi volete guasta- fatti vostri che la più avventurata donna dis- che oggi se sia al mondo Questo Agnol Gabriel mi gli che io vi dicessi che voi piacevate tanto. che cosa. do per rarsi me che a voi vuol venire una notte j e dimo. la quale era anzi che no un poco dolce di sale (li). che tu a lei vada. 5 e . volte a starsi con voi venuto la notte sarebbe fosse per se non non ispaventarvi . come ella tu prima poti e faccili perdonare . di poco senno. non io ti perdoni. male . Ora vi manda egli dicen. . Proverbialmente. io . trai . che io vi dica . ed ma più spesso egli (1) sì convenente àoh con questo paUo. se prima non mi perdonate Donna zucca al vento . e con questo palio. perciocché egli è agnolo . . agnolo voi noi potreste toc- dice che per diletto di voi vuol venire in forma' : uomo e perciò dice che voi gli mandiate a dire . e infiao ad ora acciocché più non vi sia fatto io vi perdono sì veramente che voi disse. che più . una pezza con voi forma d' e . io vi diceva bene : . to disse madonna j poiché perdonato m' avete io 11 vi dirò volentieri ma una cosa vi ricordo . se Dio m' aiuti. _ quando Per volete che egli venga tal ed in forma di cui. GIORNATA QUARTA Ed egli allora disse : niate e io ti perdono per tal convellente (i). voi vi guardiate di non non dire ad alcuna persona che re i sia nel . e verissime tutte le credea e dopo . usa veramente . dove . . ed ancor (2) alle folte. -vale con c/ueslo. do queste parole alquanto disse le : . mondo siete . mi diciate ciò : che l'Agnolo poi vi . io ci tornerò e darottene tante che .

e. se Madonna 1* baderia (1) allora dis1' che molto ) le piaceva se Agnolo Gabriello lui . s\ pareva .luta di (^rcllro «olii. purch è : ella non . avesse paura . che voi abbiate questa conso: lazione .NOVELLA egli ci verrh : II. tutta sola nella sua camera : ma con la questo patto che egli 1' non dovesse lasciar lei per Vergine Mariaj che to era detto che egli le voleva mol- bene : ed anche . con voi . quale ora (3) egli egli fosse il volesse a la venire . venga con questo mio corpo farete grazia : E udite in che voi mi che egli mi trarrh 1' anima mia di cor- po. due si edii. chò in ogni luogo che : ella il vedeva le stava ginocchione innanzi e oltre a questo. tanto si starà 1' anima mia in paradiso Disse allora donna poco fila (4)? ben mi piace: io voglio che in luogo delle busse. e mettcralla in paradiso. ama- va perciocch ò ella d' amava ben né era mai che accendesse da- una candela vanti un mattapan (2) non il gli dove dipinto lei vedeva: e che. e a voi non costerà egli niente e la grazia ò questa che voi vogliate che . egli troverebbe . che a lui stesse di venire in qual forma volesse . Allora disse frate Alberto or farete che que- sta notte egli truovi la porta della vostra casa per mo- (1) (a) Baderia tletlo jtcr ìschcno di femmina frrmpia r rlic silialort-ht^ ^Ffittitrtn alr\xn\ «lirono rssere (li un'antica moneta Tcnetiana d' ai^ gentil (-^) vi. le quali egli vi diede a mie cagioni . Ma voi mi potete fare j una gran grazia . quanto egli starh . . Allora disse fraj te Alberto madonna voi parlate saviamente e io ordinerò ben con lui quello che voi mi . le t Qualoia. 171 donna che \iva di che voi più che altra tener vi potete beala. ben venuto che . cit ti-l Vocah (4) Donna poeojila dice par ùclierno alle donne Ja nulla. dite . ed egli entorrà in me.

che ella volonterosa d' ubbidire fece prestasi mente e l'Agnolo appresso colla sua divota coricò. gonfiezza. che era (2) Galloria: schiainazzo. Avverti questo modo figurato. trasformato se n' andò a casa la donna entrato si . come questa cosa così bianca j vide . E di quindi . riiigalluzzare I^ar galloria vale galluz- ~ (i) Le mosse il è quel luogo ove i cavalli. E avu. con uno compagno . che corrono al palio. . Latino. Allegrezza eccessiva manifestata con gesti zare. con sue frasche . comin- ciano (i) corso. al letto an- dasse . che non . se n' entrò nella camebenes' ra della donna. do che corpo re se : perciocché vegnendo in . 1 72 GIORNATA QUARTA egli possa entrarci . umano non per . . non agnolo ed altre . re . rebbe Frale Alberto si parti . quando tempo .. La quale. parve. notte fu se n' entrò in casa d' una sua amica dalla quale altra volta aveva prese le mosse (2) le quando andava gli a correr giumente . qual cosa con donna Lisetta trovandosi. come . Agnolo Gabriel- lo a lei venisse Frate Alberto pensando che cavalieesser gli convenia la notte s' . 1' come egU verrà non potrebbe entrauscio La donna rispose che fatto sa. con con- fetti buone cose incominciò a confortare . che portate avea in agnolo trasfìguròj e salitosene suso. die le gambe stiano in su la per- sona. alterezza come mostrano . 1 galli. e in quella . acciocché di legger non fosse da cavai gittato ta la licenzia . ed ella rimase faccenil do sì gran galloria (i). carceres. Era Per frate Alberto bello uomo del corpo e robusto e stavangli troppo bene le la gambe in su la persona (3). le toccava 1' cui la camicia mille anni parendole che . gli s' inginocchiò innanzi e 1' Agnolo la disse e levoUa in piò e fecele segno che 11 . .

e dogli fatta la vostra ambasciata. tatevi sotto la poppa manca all' dove che io diedi egli vi un si dissimo bascio Agnolo. e tomossi al compagno suo . . \egncndo egli a me. se io : A cui frate Alberto disvoi steste madonna . non feci già è gran tempo il che io mi per vedere se voi dite vero . . . come desinato ebbe presa sua compagnia . se u' ana frate Alberto . e novelle gli disse dello Agnolo Gabriello^ e ciò che da lui udito avea della gloria di \ita eterna e come io egli era fatto. e stettimi in uno de' più dilettevoli luoghi che fosse il a stamane a mattutino. 173 il morbida . quello che divenisse. E al- dopo molto cianciare. non so come con lui : so io aven- bene che stanotte. Non . di che ella chiamò per contenta: e . ve '1 dich' io ? disse la don- na: il vostro corpo stette tutta notte in braccio mio granil con l' Agnol Gabriello j e se voi ììk non mi credete gua. na . egli ne portò subita- mente l'anima mia che mai non se ti'a tanti fiori e tra tante rose (i)» ne videro di qua tante. tale parrh segnale parecchi dì farò oggi Disse allora frate Alberto: io ben una cosa che spoglierò . aggluguendo oltre a questo maravigliosc favole. aveva buoua fem- mina dò della casa fatta amichevole compagnia « La don. acciocché paura non avesse dormendo solo . NOVELLA fresca e n. .. io mai iuGno mio corpo si . la donna se ne tornò a casa : (1) Fiori e rose dic« qui puUndo sùoccunente « studio con una •ciocca. multe vullo volò senza ali . co' suoi arnesi fuor se n' uscl . non so. al quale la . nllra giacitura facccndolc che In notte luaritu forte si . oltre a ciò molle cose il le disse delia gloria celestiale Poi appressandosi di dato ordine al ritornare.

è detto venezianamente marito . la sua innanzi ad ogni altra . o piccola levatura. disse : se voi sapeste a mia bellezza piace. per quello che egli mondo o . Allora la donna . in m' ama si come la mi dica che maremma (4). o avere poca si levatura. : . . essendo madonna Lisetta con una sua comare. là Rolli . . il quale più che sé . La comare allora . Per quello che intendo dire vale per paesi . o di : dal mare. 174 la quale in GIORNATA QUATITA forma d' agnolo frale Alberto andò poi . paio più bella che ninna che ne sia in cielo s' è egli innamorato di me . rivolgerebbe (i) cosi di leggiero . è vostro intendimento e dicevi egli dee bene esser così 5 ma . ma l' intendimento mio (3) è l'Agno. io non credeva : che gli agnoli facesson queste cose . Disse la donna comare fa voi siete errata } per le : piaghe di Dio egli e dicemi che io gli il meglio che mio marido (5) egli si fa anche colassù . o di scarso talento. . se r Agnolo Gabriello questo . e viensene a star meco bene spesso : mo vedi (1) Cioè. non si rimoverebbe dal fuo sentimento. ebbe voglia di ridere avanti parlare ma pur si . . si come colei sale aveva in zucca . (3) dice di persona leggieri. . ma perciocché . disse : comare egli non si vuol dire. (4) (5] Maremma Marido o presso.. lo Gabriello . è V ytgnolo. . La comare vaga d' udire si come colei che ben la disse madonna voi potreste dir vero ma tuttavia non sappieudo chi questi si sia. e disse In fé di Dio madonna . che piccola levatura (2) avea . e insieme di bellezze quistionando per porre che poco cui la tre. più bella donna sia nel . altri non si conoscea . temie per farla più . _ (2) Levatura: essere di poca. molte volte senza alcuno impedimento ricevere Pure avvenne un giorno che. in verità voi tacereste dell' al.

si che male alcun non fece : e notato dall'altra parte del canale. i. meno tra di due . che aperta . . . che per amor di Dio gli scampasse sue favole dicendo. per ripren- donna che i . cognad di all' che veduto avevan ve. loro ordinatamente raccontò il la novella Queste domie dissero a' mariti e ad altre . donne . o rLa la fama esce (3) n Fuor <1' una bocca. ove 175 Lisetta olla . furono . co- gnati di li ([uali . una notte andatovi lei . nire Il furono uscio della sua camera per aprirlo ci<^ che frate Alberto sentendo. in una casa. senza alcuna cosa dirle si po- sero in cuore di trovare questo agnolo. e quelle a qucll' altre e cosi in . si levatosi. ed egli sapeva si ben notare . quella ora e ignudo fosse Il buono uomo mosso a pietà. che dentro la vita . nel (1) (a) Mo vedi cu? parimente Tcnesiano: ora vedete volt Dis«e r Ariosto: ^ buona o ria » Glie tosto. convenendogli andare a far sue bisogne. di ne fu tutta ripiena Vinegia (?. e avvisato che era. finestra. ne ven- a frate Alberto agli orecchi la . perchè quivi a . fondo v'era grande. appena spogliato l' era . e ragunatasi ad una festa con una brigata di . v'era. NOVELLA vw (Ji) ? n. v' era . io Potta per agguato infinito cresce^. La comare partltn da madonna le parve mille anni che ella fosso in parte po- tesse queste cose ridire. aperse una qual sopra maggior canal rispondea. e di sapere se egli sapesse volare. e più notti stettero in posta (3) Avvenne che ne der s' di questo fatto alcuna novelluzza . gli altri i questa cosa venne agli orecchi lei .'i non avendo il altro rifugio. il quale .) a' ([unii Ma . prestamente se n'entrò pregando un buono 1' uomo .. donne. e quindi Il glttò nell'acqua. .

se n' era volalo: di clie quasi scornati lei gran- dissima villania dissero alla donna. vi . I cognati della elle l' donna entrati nella . e chi a guisa d' . essendo buono uomo in sul Rialto udì di- come r Agnolo Gabriello era la notte andato a giacere con madonna Lisetta e da' cognati trovato. e sconsolata lasciarono stare gli arnesi dell' . Come che duro paresse a . Marco piace siate fa una caccia. ultimamente e a casa lor tornarsi . se ciamo oggi una vestito a festa . menato ha si dove gli Se voi volete anzi che spiar . a riconosciutolo dopo molte novelle con lui trovò modo che. di chiaro re . che conosciuto non cognati della donna . con il Agnolo il . né si sapeva s' elle divenuto se ne fosse . gli facesse venire cinquanta ducati . e dissegli die quivi iufino alla sua e dentro serratolo . In questo mezzo fattosi . e chi d' una cosa di san e chi d' un' altra : e in su la piazza . avvi- sò colui che in casa avea . io vi potrò menare dove voi vorrete . la qual fornita è finita la festa 5 e poi ciascun va con quel che . Noi nella quale chi mena uno uomo modo si d' orso. 3 altrimen- non veggio come siatej e i uscir ci possiate . r ali. . esser desso .ijG suo Ietto il GIORNATA QUARTA mise . per che prestamente . . camera tro- varono te Agnolo Gabriello quivi avendo lascia. s' era per paura gitlalo nel canale : . tornata ti si slesse andò a fare i fat- suoi. s' egli non volesse che a' cognati di 5 lei il desse. avvisando che voi in alcun luogo quincentro siate se le guardie per tutto hanno mesfra- per avervi . E là . disiderando frate Alber- to d' uscir di quindi gli disse il buono uomo : qui fac- non ha modo alcuno. uom salvatico. venuto- sene . possa che voi qui che io in alcun di questi modi vi meni ti . . già in uno non voleste. e cosi fu fatto E appresso questo .

e andandol . Ma poiché costui vide le piazza il ben piena faccendo sembianti di volere scatenare vatico . la paura . fuori . r andare in cotal guisa. che aveva de' parenti della donna disse a costui condusse il e dove voleva esser . suo . dall' altra . ter« ra discende la notte a consolare le donne viniziane Co- li) Ironiramcntc . (a) ? ) ^' condusse in su eran dietro . . al quale le mosche e' tafani porciocchò di mele era unto. la piazza dove tra quegli che .. tenendo per catena di dietro tutti nou senza gran romos' redi molti (che dicean che è quel? che s'è quel . io voglio che il voi veggiate l'Agnolo Gabriello. e non si acciocché voi non siate venuti in vano. uom sal: a frate Alberto trasse la il maschera dicendo signori. mandò uno 1' Rialto che bandisse che chi volesse veder la piazza di Agnolo : Gabriello andasse in su leallh viniziana san Marco e fu al- (i) questa. menato e come me- nasse era contento Costui avendol già tutto unto di di mele ed empiuto di sopra penna matta e messagli . in luogo rilevato ed alto . davan grandis- sima noia. per vi si . dopo quanto il menò la e miseselo innanzi. due gran al cani elle dal macello avea menati . e quegli ancora che udito il bando fine . erano gente senza là Questi il pervenuto . tp Alberto 177 pur. legò ti suo uomo selvatico ad una colonna : sembian- faccendo d' attendere la caccia . porco non viene alla caccia. poiché fa. venuti gli . da Rialto venuti v'erano. quale di cielo in . cioè non /ti lealtà. NOVELLA n. (uj Venezinnaiiicnlc citi è quello f f Vvucziaiiaincntc che xe quel? non Tak ehi è qurgliì^ ma ehg è quello ì cioè che cosa è quellaì . una catena in gola e una maschera in capo dall' e datogli una mano un gran bastone e . E questo fatto.

ardi di Gabriello . in. gagliardo. Agnolo senza e di questo in . non senza grandissimo romor dietro infino a casa loro nel menaro. tanto chi un' altra^ e cosi grandissimo spazio il che per ventura la novella a' suoi frati pervenuta. fino a sei di loro mossisi. cosi fu frate Alberto incontasi nente da conosciuto: contro al quale levaron le grida di tutti dicendogli le più vituperose parole e la gliiotton si maggior villania die mai ad alcun dicesse . tjd GIORNATA QUARTA maschera fu tutti . e oltre a questo per lo viso gettandogli chi una lordura e tennero . me la fuori. a . no dove incarceratolo . . si crede che egli morisse.. utile: io molli altri luoghi Taira valorosa. dopo misera vita . prode. lungo andare come i meritato avea . prò (i) pianse peccati commessi Cosi piaccia a Dio che a tutti gli altri possa intervenire (i) Pro qui xaì /rutto. Cosi costui tenuto buono. quivi vennero e gittatagli una cappa in dosso. . e scatenatolo. vituperato . e male adofarsi 1' perando. uom selvatico convertito. non essendo creduto.

ne fa Im •^uente est rf/Vf j crìtica: Sueeedens fabula Iriwn soromm tiim eiMiUnel. . che avrei voluto che stato diss<. il fuggo : enne incolpato terza siroccliìa . li io. et casum eurioqua» tra lineae rude» viilentur et impoUtue. e con la prima si suo amante uccide. fu nella fine vostra novella ma il troppo più vi fu innanzi H quella da ridere . per ubbidirvi. .«79 NOVELLA Tre gim^ant (i) amano fiiggf*no in Crcti . e poi disse verso di lei : un poco della di buono . La : Lauretta ridendo disse ti troppo siete contro agli amane crudele . e presi il confessano e per te- ma di morire con moneta la guardia corrom^ . quali sono enunciali con iMstwnte chiarcna e con naturaleua maginorc di qucUa del periodo die e^lì propone per csiirìmere Mart. seJ illius stilìeiatem ti/Jerunl ob iterala invcntìonum . terzo amante con la . tre sorelle e con loro si La maggiore per gelosia il La seconda concedendosi al duca di Greti scampa da morte la prima . se esser può. quaedam verbo Il i Gaddi scrupoleggia troppo slitìcaraenle su questo dettaglio di nomi. : non vi fasse Poi alla Lauretta voltato Donna . sovra so stesso al(|iianto slette. J7 llostrato. l' limante della quale l* uccide . pono quivi e fuggonsi poveri a Rodi . quali igual- mente mal capitarono fiy Parlaniìo Taropo GailJi poco di loro amore esseudo ili questa Not. le medesime coae in umfironto di quel- lo del Boccaccio. . e che . udita la fino del novellar di Pampinea . e in povertà muoiono . mi piacque . IH. ne conterò una di . se ptire m.ilvagio fine disiderate di loro tre. seguite appresso con una migliore : .

ciò maraviglia perciocché . E come che questo sovente negli uomini avvenga e più in uno che danni s' in uno altro . . e con meno rattenimento . redina e re- dine. e ardevi con le fiamma più . M. si come voi apertamente può in gravissima noia molte volte d' altrui : potete conoscere ogni \izio . è che un movimento . goduti incomiaciò . accende . . e appresso lagguardato sia di come la nostra manira suetudine e benignità agli gran riposo e di piacere l' uomini co' quali a costumare abbiamo. Laonde veggendoci a ciò naturalmente inchinevoli . Giovani Donne . che nelle dure e più 1' e noi pur siamo (non abbiano . donne come di .1 8o 5 GIORNATA QUARTA e cosi detto . donna che leggi. guardiamo (2). e così . . gli uomini a male ) più delicate che essi non sono e molto più mobili . (2) Nota Len. bandonate redine (i) ne' nostri pericoli : ne trasporta mi pare che l' ira sia quello la quale niuna altra cosa . e il furore essere di grau noia e di pericolo forte petto ci accioc- ché da quella con più l' amor di tre giovani e d' altrettante . e due nel numero dfl più. nondimeno già con maggior leggier- è nelle donne veduto^ perciocché più s' mente chiara in quelle . e in occhi della mente avendo di tenebre offuscati ferventissimo furore accende P anima nostra . sospinge Né è di . ta tristizia sospinto gli il quale . ogni ragion cacciata . tornar di colui che l'usa gli altri eli e e e tra con più ab. se ragguardar vorremo vedremo che gravanti il fuoco di sua natura più tosto nelle legs' gieri e moi'bide cose 5 apprende. sopra dissi per l' ira d' una di loro di felice essere (1) f Questa voce ha due uscite nel numero del meno. subito e inconsiderato da senti. redine e redini.

voi sa|)ctc .NOVELLA divenuto infelicissimo . Delle di età di quindici s' due nate ad un corpo erano j anni . Della qual cosa avvedutosi Kestagnone. . tra'4uali ne fu un chinuialo INar. essendogli stalo dalla Ninetta mostrato. uomo . pensò di potersi ne' suoi difetti (i) adagiare per Io costoro amore Att(tU . quando avvenne l' i che due giovani compagni de' quali uno era chia. fosse . marina posta antica e nobilissiiua citth e già Tu di ricchi uomini e si di gran uiercaLinti più copiosa ette oggi non vede. E già buona pezza goduti . mondo . E con loro presa dimcstichez- (i) àìjetli yn biiogni. s\ come . ma di chiara e leal mercatante il senza misura di possessioni e fi- di danari ricco gliuoli . la terza civeva quattordici uè altro attendeva per li loro parenti a maritarle il . dell' una Ninetchiamata e dell' altra . Marsilia la . è in Provenza sopra . quale d' una sua donna avca più de' quali tre n'erano gli altri femmine. in- namorato quanto più potea avcvan saputo adoperare persona del . che la tornala di ^^ar- nald. j e si che senza saperlo alcuna . avvegna che povero chiamato Restagnone . T. . IlL i8i intendo con la mia novella mostra l'vi. mato Folco e 1' altro Ughetto. I a . l'un della Maddalena e l' altro della Bertclla s' innamorarono. ed eran di tempo maggiori die quali le che maschi erano. morti padri loro ed essendo rimasi ricchissimi. Maddalena la terza era Berlella Della Ninetta era un giovane gentile uomo. Erano nomi delle due prime . II. di unzione infima . DECÀM. quale con sua mercatanzia era andato inlspai gna ta . e la giovane di lui . . essi godevano del loro amore u' erano . . nald Cluada fede .

. siccome fece. il quale è questo Voi : siete ricchissimi giovani quello che non sono io dove voi vogliate recare le vostre ricchezze (j) (2) Avveili usanza per amicizia. . v' amo. GIORNATA QUARTA or l' uno e or 1' altro e talvolta le lor araenduni la gli ac- compagnava a veder donne e sua : e quando parve dimestico assai e amico di costoro esser gli un giorno giovani ti . come en'elto voti dei marinari. grandissimo amore delle due giovani amate da voi ardete . vedendolo scordarsi che in a- more mente gli uomini egualmente che la donne non solamente cangiano i facil- gli affetti. ove voi trovare Al quale ardore mi dà il cuore (3) di accordare . Monsignore della Casa. e per quello ancora che ne'vodi stri atti e di dì e di notte mi pare aver compreso . e io della terza loro sorella vi vogliate . quello che animo caduto mi sia intendo di dimostrarvi^ e voi appresso con naeco insieme quello partito ne prende- remo che vi parrà il migliore \'oi se le vostre panon mentono (2). né amator sì delicato. se le vostre parole non mentono: di perchè non si dee recare in dubbio la fede altrui. a fuggirsene tutti insieme con lui. assai dolce e piecevole . . rimedio . . Ci reca non poco maraviglia monsignore in questa critica. role . per vedere se poteva indargli. i83 za . che si pigli ad offesa met- tere in dubbio le proleste dell'amor suo. Mart. soggetti a non avere il veruno. la nostra sia usanza (i) vi può aver renduti cerclie io vi quanto l'amore porto. nel suo Galateo o sia trattato di Luona creanza biasima il costume di quelle parole di llestagnone ove dice: voi.. e che io per voi adopererei quello che io per perassi: e percioccliè io lo me medesimo adonel- molto . . (3) Mi dei il cuore per mi basta V animo avvertilo . ma amano vi è e disamano nello stesso tempo. grandissimo ìmitalor del Boccaccio. Restaguone voleva assicurarsi le s5 veramente Ughetlo e Folco amavano egli due sorelle con tanto ardore quanto amava la terza. disse loro: carissimi . in casa sua cliianiatigli. e i giura- menti degli amanti sono.

È Creta quclF ùola sul mare Egeo che il o^ ilicoDoCiiiuIia. che modo ardevano u- dendo che che avrebbono. nudare n vivere in fallo lioUi vita con quelle senza alcun mi d^ il cuor di fare che le tre sorelle con gran parte di quel del padre loro con esso noi dove noi an- dar ne vorremo ne verranno } e quivi ciascun con sua . quel farebbono che sa ella volesse . vendute alcime possessioni (l) Creti per ave- Creta. sciarlo Li due giovani le lor giovani . dove questo seguir dovesse. . viver {K)tremo li più conornai la. NOVELLA m. . perciocché essa lui esser sen- molto più di za sos^ietto lui disiderava di jxtter con per che essa lìberamente rispostogli che le piaceva. llestagnone. e CanJia ^K:r la terra princijMtle .. il quali molto a ciò che ragionato avea loro disse loco sollicitavano l' che dalla parte delle lor donne opera era messa in ti assetto. quanto più tosto potesse. e massimamente . E fra so diliberati di doverne in Grele quali (i) andare. li ordinasse Restagnone a' due giovani tornato. avuta (juesta risposta da' giovani ivi a poclii giorni si trovò con la Ninetta. bencliù pare qui che Bnccaccio intenda furae Creti per tutu r isola. e dilibcraru in che |)anc del mondo vogliamo . dimorato . in questo. ciò cbe co' giovani detto avea e con molte ragioni piacere . A voi sta il prender partito in volervi di ciò consolare o . la a guisa di tre fratelli . erano apparecchiati di cosi . e che le sorelle. in i83 con voi imieuie di uno y e me far terzo |x>ssoditorc quelle. fare. tenti uomini che altri che al mondo oltre sieno. ragionò s' ingegnò di farle questa impresa gli Ma : poco malagevole fu . gli disse che ogni co- opportuna intomo a ciò . non penar troppo a diliberarsi essi ma dissero. alla quale non senza gran mala- gevolezza andar poteva : e poiché alquanto con le lei fu .

fatto accese clie esse . andaron via e d' un porto anzi che l' in uno altro impedimento giunsero in Greti belle possessioni comperarono ottavo di fosse .. e d' ogni altra lor cosa denari. li lor tre amanti . Jat. una saettia (i) di gran comperarono. trovarono: la saettia : con li quali senza alcuno indugio sopra tate . i novelli amanti gioia e piacere primieramente presero del loro amore. e aspettarono . e quella segretamente armarono vantaggio (2) . e andar via e . la seguente sera giun- Genova dove . con cani e con uccelli e con con le lor cavalli in conviti e in festa e in gioia i donne più contenti uomini del . spezie di naviglio. di Candia fecero bellissimi abituri e dilettevoli^ e quivi con molta famiglia . {orse feluca Di gran vantaggio. di quello grandissima . mondo in tal a guisa di baroni co- minciarono a vivere E maniera dimorando (1) [1) Saettia. punto sero a rattenersi in alcuno luogo. D' altra parte la Ninetta che del desiderio delle sorelle sape- va assai 1' . granJissimamenle. . . . 1 84 GIORNATA QUARTA titolo di voler vano. il termine dato.. di ciò E . con dolci parole in tanta volontà di questo . dovevano le tre sorelle aperto un gran cassone del padre loro. sotto con denari andar mercatanfatti do. monsenza dier de' remi in acqua . . che a ciò pervenissero salire sopra la saettia venuta la notte che . rinfrescatisi che avean bisogno . quam maxime. senza alcuno dove grandissime e alle quali assai vicini . che 1' aspettavano. quantità di denari e di gioie trassono e con esse di l' casa tutte e tre tacitamente uscite secondo ordine dato . non credevano tanto vivere Per die . .

che ricever era paruta. così l'esser le disiderate negate mol1' appetito. senza altramenti consigliarsi. la Ninetta. vendicare di E avuta una vecchia greca. il i85 giorno avve. di che ella in tanta tristizia cadde e di quella in trascorse. tanta ira. accecata dalla sua ira l' s'avvisò colla 1' morte di Restagnone . e quella con ogni studio seguitando. comin: ciò per lei a far maravigliasc cortesie e feste la ^[inetta accorgendosi . gran maestra . ebbe per fei> mo: che . si guardava . si come noi vcggiamo tutto le (|uantunquc . compor veleni con promesse e con doni a la fare un'acqua mortifera e che di ciò non condusse. di che . il qiinl molto amata avca la INinctta potendola . rincrescono) che a Rcstagno. La cui morte seuleudo Folco e U- . una sera a Restagnon riscaldato . in acerbo odio . la quale essa. e per conseguente in tanto furor rivoltato 1' amore il tjuale u Restagnon portava . aven- done soperchia copia ne . uou ne tiplica tribolasse Ma cosi come la copia delle cose genera fastidio. cosi di i crucci della Ninetta le Gam- me del nuovo amore Restagnone accrescevano . entrò di lui in tanta gelosia . o che Restagnone l'amislh della donna amata avesse o no. outa.NOVELLA avvenne nire che ( . avanti se . . dio bere il . chi che gliele rapportasse. cose mollo piacciano . E. e per conseguente a manlei car verso l'amore. non poteva andare un passo che ella noi ri- sapesse e appresso con parole e con crucci lui e sé . La poten- zia di quella fu tale che. egli senza gì' alcun sospetto ad ogni suo piacere avere incominciò a rincrescere. IIT. Ed essendogli ad una festa som- mamente til piaciuta luia giovane del paese. che mattutin venis- l' ebbe ucciso . come che in processo di tempo s' avvenisse. che egli . bella e gen- donna.

al quale avvisava- no che si come colei che molto ben guadagnato il avea^ ma tutto pareva niente. e senza romore. perchè presa la Ninetta fossej che forte dispiacque loro: e ogni studio ponevano in far che dal fuoco la Ninetta dovesse campare giudicata sarebbe^ l' . stata la quale bella giovane era . Folco e Ughet. udita P ambasciata e il piaciutagli. insieme con e onorevolmente il la Ninetta amaramente piansero. lungamente seco s' pensò se fare se eh' era volesse. duca pur fermo a volerne fare La Maddalena. fecero seppellire Ma non dopo molti giorni avvenne che per altra malvagia opera fu presa la vecchia che alla Ninetta 1' acqua avvelenata suoi mali marto- composta avea riata confessò : la quale tra . e alla fine vi . . ghetto e le lor donne senza saper che di veleno fosse morto. immaginando che piacendogli . gli altri questo pienamente mostrando ciò che . gli significò sé essere ad ogni suo cola mandamento prima riavere . e lungamente vegheggiata dal duca gli senza mai aver voluta far cosa che piacesse . dove due cose ne dovesser seguire j che : ella la . o contrad. occultamente dal duca avean sentito e da loro le il lor donne .. Dalla quale senza alcun martorio prestissimamente ciò che udir volle to ebhe della morte di Restagnone. 1 86 GIORNATA QUARTA . tacitamente una notte fu d'intorno al palagio di Folco. e dis- presto Fatto adunque di consentimento si della donna loro informar ( quasi da volesse del fat- . perciocché giustizia stava . potrebbe la sirocchia dal fuoco sottrarre to per un cau' ambasciadore . sua sorella salva e libera dovesse fosse segreta . P altra che questa cosa Il du- ca. per quello avvenuto fosse Di che il duca di Greti senza alcuna cosa dirne. . dizione alcuna presa ne menò la Ninetta . accordò.

cheave\a aweltiiiilu rito.. commcniundo quel verso di Dan- /«yerrto JfXf///. ci avevano sostituito macerare. seguitato anche qui dalle cdis. la Ninetta messa in sacco e doverla (piella notte stessa farla (3) in . che cominci a marcire o marsi Onde jtcr trasportamento e. tensa però incarc<>rarlo. la {troprio matmamavere pena destinata a' parricidi r ad altii gran malfattori: e |>rrò il lamente alcuni poco pratichi della lingua. f Doverla. un mare e per mazzerare (4) seco la rìmenò alla sua sorella .. |ioeo Non nego io gii che da principio ortografia . (a) 'f tcslo Mann.. in . Francesco da Duti. to te natura di prima. lasciata la duressa o asprezza sua la ven- „ ga indolcendo e lasciando „ no ancora i medesimi. di Liromo e di Milano. (4) mar maiierure Ma il Salviati ti no. cioè di dare a una i'emniinH. ma Ix'nsidi il terare.. mente cisca. farla. ) E matterà area notato che„ ti presso alla Cattolica manerare mani è gittare V nomo in mare l^to al c(Jlo.. una none Folco e Uglìctto (^) ad «Ibergure se n' andò segrclamenle colla Maddalena. Questo pleonasmo che è nel testo Mannelsi non trova né ncU' edizione del 37 né io quella del 7. to) lortenpre (1) 187 .. dico- è una a' sorte di la supplicio.. dicono Deputali (pag 71 ) „ è propriamente quando una cosa .. |ier non esser loro noto fa sì •enso di questo verbo. che Romani K mol- prima ( di loro m. è tener tanto una cosa in acqua. hanno qui molti Mazterare. come ben dice il diligentissimo Aluntesti antichi. mette j>cr domare e castigare.. „ quel medesimo.. o simile. ed era questo [M-nadc' |tarncidi„. ma non i ritennero questa lezione né gli 27 nò Deputali ne il Salviati. con un sasso Ben lettore che non trattasi in questo luogo di moerrare. ma a me non piace ^/acrrar propria. altra ilit' fercnsa non fosse tra questi due vocaboli che nell' allora molto ... a una gran vctleìl „ pietra o. „ si tiene in acqua tanto che. (1) Sostenere si dice anche qnamlo il magistitto comanda che il reo non li ^rta il dalla cotte.^. i Masi cerare. l'atto K prima sembiante d' avere . NOVELLA m... non macerare. et ad albergare. hi editori del (3) li. che profìosìto in questo luogo. come macerata dai digiuni "f Non sonc da confonikrai V una con T altra queste due tocì. legate le e' pictli. cui si legge e doverla quella notte fare in appigliò air antica edizione. E ntutterare.

.

i88

GIORNATA QUARTA
donò,
la
la

prezzo di quella notte gliele
partirsi

mattina nel di-

pregandola che quella notte,

qual prima era

stata nel loro sto le

amore non
,

fosse

l'

ultima; e oltre a quela colpevole
,

impose che via ne mandasse

donna,

acciocché a lui non fosse biasimo
se

o non
.

gli

convenis'
se-

da capo contro di

lei

incrudelire

La mattina

guente Folco e Ughetto avendo udito la Ninetta
te essere stata
rati
;

la not-

mazzerata
,

,

e credendolo

,

furono libe-

e alla lor casa
sorella

per consolar
tornati
,

le lor

donne della
la

morte della
na
s'

,

quantunque
,

Maddalei'

ingegnasse di nasconderla molto
ella v' era
:

pur

accorse

Folco che

di

che

egli

si

maravigliò molto,
il

e subitamente suspicò ( già avendo sentito che

duca

aveva la Maddalena amata
sto esser potesse

)

,

e domandolla

che

la Ninetta quivi fosse.

come queLa Maddaquale a do-

lena ordì una lunga favola a volergliene mostrare, po-

co da lui
versi dire

,

che malizioso era
il

,

creduta

,

il
,

vero la costrinse
.

.

La

quale

dopo molte

parole

,

gliele disse
,

Folco da dolor vinto e in furor

montato

tirata fuori
:

una spada
e temendo
e con

,

lei

invano mercè ad-

domandante uccise
duca
ove
,

l'

ira e la giustizia del
,

lei lasciata nella
,

camera morta

se n'

andò colà

la Ninetta era
:

viso infintamente lieto le

disse
la

tosto

andianne dove dilerminato è da tua sorel-

che

io

ti
.

meni, acciocché più non venghi

alle
,

mani

del duca

La qual

cosa la

Ninetta credendo

e

come

varia ed incerta, e che
sia derivata la

appunto dal mettersi a macerare
così fallo supplicio,

i

corpi nell'accpia
àiA piantarsi

denominazione di
gli alberi e le viti

come

è propuginarsi
a'

derivò

il

nome

della

pena che davasi

traditoli ed agli assassini:

dico

non per tanto che, essendo divenuti
ha
il

coir andare del
ficato

tempo due

differenti verhi, ciascuno de' (juall

signi-

suo proprio, è cosa hiasimevole lo scamhiarli

,

NOVELLA
pitirosa disiderando di partirsi
tro
si
,

IIL

189
,

con Folco
,

senza

al-

commiato

cliiedcrc alla sorella
j

essendo gih notte

mise in via
,

e con que' denari acquali Folco potè
,

por mani

che furon pochi e
,

alla

marina andatisene,

sopra una barca montarono
rivati
la
si

né mai

seppe dove ar,

fossero

.

Venuto

il

di seguente
,

ed essendosi
,

Maddahma

trovata uccisa

furono alcuni che
,

per

invidia e odio che ad
al

Ughetto portavano subitamente
per
la
,

duca l'ebbero
,

fatto sentire:

qual cosa

il

dualla

ca

che molto
,

la

Maddalena amava
la

focosamente
,

casa corso

Ughetto prese e

sua donna

e loro, che

di qiieste cose niente

ancor sapeano, cioè della partita

di

Folco

e della Ninetta, costrinse a confessar so insie-

me

con Folco esser della morte della Maddalena col.

pevole
della
gli

Per

la

qual confessione costoro meritamente
,

morte temendo

con grande ingegno coloro che
,

guardavano corruppono
,

dando loro una certa
guardie insie-

quantilh di denari
li

li

quali nella lor casa nascosti per
le

casi
,

opportuni guardavano: e con

me
re a
,

senza avere spazio di potere alcuna lor cosa tor-

sopra una barca montati ^ di notte se ne fuggirono
,

Rodi
.

dove in povertà e

in miseria vissero
il

non gran

tempo

Adunque

a cosi fatto partito

folle

amore

di

Restagnonc e l'

ira della

Ninetta sé condussero e altrui.

.

.

ugò

GIORNATA QUARTA

NOVELLA

IV.

Gerbino cantra la fede data dal re Guglielmo suo
avolo combatte una nave del re di Tunisi , per
torre

una sua Jigliuola la quale
,

uccisa

da

que-

gli che su v^ erano, loro uccide, e

a lui

e poi ta-

gliata la testa

J-Ja Lauretta
la brigata clii

,

finita la
,

sua novella

,

taceva

:

e fra

con un
si

chi con
,

un
ch.i

altro della
l'

sciagu-

ra degli amanti

dolca

e

ira della

Ninetta

biasimava

,

e chi una cosa e chi altra diceva 5 quasi da profondo pensier tolto
,

quanalzò
:

do

il
,

Re

,

il

viso

e ad Elisa fé segno che appresso
.

dicesse
,

la

Piacevoli Donne assai amor solamente dagli occhi son coloro che credono acceso le sue saette mandare coloro schernendo che

quale umilmente incominciò

,

tener vogliono che alcuno per udita
rare
:

si

possa innamo-

li

quali essere ingannati

,

assai

manifestamente
.

apparirà in una novella la qual dire intendo

Nella

quale non solamente ciò

la

fama senza
,

aversi veduto

giammai

,

avere operato vedrete ,
fia

ma
,

ciascuno a mise-

ra morte aver condotto vi

manifesto

Guglielmo secondo re
vogliono
,

di Cicilia
,

come

i

Cicìlianl
,

ebbe due
,

figliuoli

l'

uno maschio
,

e chia-

mato Ruggieri
sciò

e

l'

altra

femmina
il

chiamata Costanla-

za. Il quale Ruggieri, anzi che

padre morendo,
.

un

figliuolo

nominato Gerbino

Il

quale dal suo

avolo con diligenza allevato divenne bellissimo giova-

ne e famoso

in

prodezza e in cortesia

.

solamente

,

NOVELLA
dentro
sa
,

IV.

191

a'

termini di Cicilia stette la sua fama racchiu-

ran in varie parti del

mondo sonando
alli

,

in Barberia

era chiarissima, la (junle in que' tempi al re di Ciciha
tributaria era
gnifica
.

E

tra gli altri

,

cui orecchi la

ma-

fama delle virtù e
,

della cortesia

delGerbin (i)
,

venne

fu ad una figliuola del re di Tunisi
l'

la

qual
,

secondo che ciascun che veduta

avea ragionava

era

una
stata

delle più belle creature

che mai dalla natura

fosse

formata
.

,

e la più costumata e

con nobile e gran-

de animo La quale
gionare udendo
,

volentieri de' valorosi

uomini ra-

con tanta aficzione

le cose valorosa-

mente operate dal Gerbino , da uno e da un
contate
sa
,

altro

rao

raccolse, e

si

le

piacevano

,

che

essa seco stes-

imnginando come
s'

fatto esser dovesse,
,

ferventemente
d' altro
.

di lui

innamorò
,

,

e più volentieri

che

,

di

lui ragionava

e chi ne ragionava ascoltava

D'

altra

parte era,

si

come altrove,

in Cicilia pervenuta la gran-

dissima fama della bellezza parimente e del valor di
lei,

e

non senza gran

diletto,

nò invano gU orecchi del
lui la gio.

Gerbino aveva tocchi; anzi non meno che di
vane infiammata
Per
la

fosse

,

lui di lei

aveva infiammato

qual cosa

iiifino a tanto

che onesta cagione (a)

dallo avolo d'audarc a Tunisi la licenza impetras-

(1)

In questa novella col nome
ì casi*, il

«li

Gcr1)ino usa

il

Bocc.

«li

mettera

rartict>lo in tutti
(a) "t

che coi nomi proprìi rarissimo si troTcrà osato.
Icjcgcsi

Che

onesta cagione. Così

ncIP ottimo testo; e questa
testi

lesione adottata fu da' Deputati e altresì dal SuUiati . Altri buoni antiehi
lezioni

hanno che con onesta cagione
;

E

V una e

I'

altra

«li

queste due

hanno buon senso im[Krciocchè o dicasi che onesta cagione impelicenza di far che che sia , o pure di' egli per onesta
il

tra

ad alcuno la

cfigìone la impetra,]» costruùone è buona egualmente, ed

senso tor-

na

afiatto lo stesso.

.

192
amico che

GIORNATA QUARTA
,

se (i), dlsideroso oltremodo di vederla

ad ogni suo

andava imponeva che a suo poterei] suo

segreto e grande
glior gli paresse

amor
,

facesse per quel
,

modo, che mi.

sentire

e di lei novelle gli recasse
il

De' quali alcuno sagacissimamente

fece

,

gioie
,

da

donne portandole
Té; e

,

come

i

mercatanti fanno

a vede-

intéramente
a'

l'

ardore del Gerbino apertole, lui e
offerse apparecchiate.

le

sue cose

suoi

comandamenti
l'

La quale con

lieto viso e

ambasciadore e l' ambasciata

ricevette, e rispostogli che ella di pari

amore ardeva, una

delle sue più care gioie in testimonianza di ciò gli

mane

dò.

La quale

il

Gerbino con tanta allegrezza
si

ricevette,

con quanta qualunque cara cosa ricever
a lei per costui
carissimi doni
versi
,
,

possa

,

medesimo più
con

volte scrisse e

mandò
da do-

lei certi trattati

tenendo
,

,

se la fortuna conceduto lo avesse

vedere e toc-

care

.

Ma

,

andando

le cose in

questa guisa, e

un poco

più lunghe che bisognato non sarebbe, ardendo d'una
parte la giovane e d' altra
il

Gerbino

,

avvenne che
;

il

re di Tunisi la maritò al re di Granata

di

che

ella

fu crucciosa oltre

modo pensando che non
,

solamente
,

per lunga distanza

al

suo amante
j

s'

allontanava
se

ma

che quasi del tutto

tolta gli era

e

,

modo veduto
non
fosse,

avesse, volentieri, acciocché questo avvenuto

fuggita

si

sarebbe dal padre e venutasene al Gerbino.
il

Similmente

Gerbino questo maritaggio sentendo

,

senza misura ne viveva dolente, e seco spesso pensava se modo veder potesse di volerla torre per for, ,

za

,

se avvenisse

che per mare a marito

n'

andasse

.

11

(i)

Impetrare,
il

transitivo, vale ottenere; impetrarsi, assoluto, usa
.

alcuna volta

verso per farsi Ai pietra

Petr

O

peichè pria tacendo nou ta impetro,,?

venendo la tempo cbe mandar che né dal . sospinto . e a Tunisi ritomossi. ]Ma pur da intese e amor . dò a Palermo e imposcgli che gli dicesse il bel Gerbino da sua parte salutasse. poiché la sicurtà ricevuta ebbe. uòmo come si diceva l' amasse quanto più volte significato imposta fu. NOVELLA del proponimento del la IV. avvisando quindi dovere nave della donna passare . che faro intendeva e che sicurato da lui Gerbino l' nì^ da altri . la sicurtà al re di Tunisi non sapeva che farsi . . Granata . pochi di era per andarne in Granata: per che ora cosi fosse valente l' parrebbe se e se cotanto . re Guglielmo. ottimamente fé 1' avea Costui a cui ambasciata. quivi prestasottili mente fece due galee uomini . ni re Guglielmo mandò significando ciò . avendo le parole della donna per non parer valenti vile. e fornirla di ciò che bisogno aveva a . fece una grandissima e bella nave nel porto di Carta- gine apprestare . 193 amore e re di Tunisi sentendo alcuna cosa di questo Gerbino . e del suo valore e delil poH'nxia dubitando. fosse tal sicurtà. che tempo sapeva e La giovane donna che tutto questo vedeva. e ornarla e acconciarla per su mandarvi la figliuola in . mandò di Tunisi un suo guanto Il quale . nò altro aspetta- va . liberamente la conal re cedette e in segno di ciò . che vecchio si- gnore era nò dello innamoramento del Gerbino ave- va alciina cosa^sentita. chi su vi doveva andare. e sappicndo che il re Guglielmo suo avolo data avea .. non imaginandosi che per questo addomandata . per lui in ciò impedito sarebbe Il intendeva di fare . armare j e messivi su di con esse sopra la Sardigna la n'andò. andatosene a Messina. ne dovea . . occultamente un suo servidore man. Gerbino questo udendo. e che ella infra si .

Mart. . leggier cosa vi comprendere il mio ne disio. . e bene avventurosamente assagllamo lana\ej Iddio alla nostra Impresa favorevole senza vento prestarle. i Site ha r ediz. Non erano al bel Gerbino i tante parole bisogno j perciocché lui erano . un grandissimo romore cosi fosse le che trombe sonaroalla no j e prese l'armi. io credo per errore di stampa. quali se valorosi uomini siete . la ci tieii ferma. o sentire amore credo che senza il quale . amo. dove aspettandola riposto era . . 194 GIORNATA QUARTA l' Né clii fu di lungi effetto al suo avviso : percioccliè po- di quivi fu stato. dice sicilianamenle sile. Per che. dierono de' remi in acqua e (i) Osservisi la varia ortografia della medesima voce verLale. niun di voi senza aver sensia . e amor m' indusse a darvi la presente e ciò che io . fatto fine del suo parlare . Io fatica . che la nave con al poco vento non guari lontana s' luogo . o siete. se voi cosi valorosi siete tito come io io vi tengo . sopravvenne La qual veggendo Gerbino : a' suoi compagni disse signori . Messinesi che eoa vaghi della rapina il .. vedete dimora io la quale insieme con quella cosa che le più disidero. Andiamo adunque. per fuggire (dice) la cacoibiiia che sarchbe stati siete o siete. si come siete meco medesimo estimo niun mortai può fia al- cuna virtù o bene in sé avere. del 27. Stati site. . con poca fatica viril- mente combattendo acquistar possiamo: vittoria io della qual se non cerco che lo cui in parte i' mi venga 1' non una altra donna per amore muovo armcj ogni cosa sia vostra liberamente infin da ora. é piena di grandissime ricchezze. Rolli. amo nella nave che qui davanti . e se innamorati stati (i) o sete . già con 1' animo erano nella a far quello di che Gerbino gli confortava con le parole.

Gerbino veggendo la crudelth di costo- ro . I Saracini certiiìcati chi erano e che domandassero dis- sero so essere contro alla fede lor data dal re da loro assaliti. In gcnJu 8* di lontan venir le galee.NOVELLA IV. quasi di morir vago . non potendosi partire. ove dar non volcsser s' donna a ricevere la battaglia . che voggendo Saracini e conoscendo so di necesfatto sopra coverta . . la figliuola del che sotto coverta piagnea . arrendersi . apprestarono alla difesa Il i bel Gerbino a quella pei-vennto fé le galee comandare che padroni di quella sopra mandati fossero. sita o doversi arrendere o morire . e perciò. e quella menata alla proda della nave e chiamato il Gei bino noi la . e in segno d i ciò mostrarono . La qual l' senza più attendere a saet- tare e a giitar pietre im verso l' altro fieramente incominciarono . . luogo . lor ire- Gerbino la . qual sopra poppa della nave bella assai piìi data aveva donna troppo . presente agli ocelli suoi. pervennero Coloro che sopra . se non per battala gha dare . o cosa il . e lungamente con danno di ciascuna guisa combatterono util fare . mai. diamo qual noi possiamo e cliente la tua fede l'ha meritata. delle parti in tal . apprestassero . Ultimamente veggendosi to . il Gerbin poco preso .ivo 195 nave erano veg. un legnel- che di Sardigna menato avcano e in quel messo fuoco. n. re venire . . se la battaglia non voleano . lei gridante mercè : e aiuto svenarono ti e in mar gittandola dissono togli. ])iìi che egli . perchè guanto la v' avesse . che sopra la nave fosse . seco non estimava infiammato che prima al mostrar del guanto rispose che quivi non avea falconi al presente . . non curando di saetta nò di . con Il amendue i le galee quello accostò alla nave. il guanto del re Ca- glici ino e del tutto negaron di .

Gerbino : egli medesimo non essi sendo alcun de'baron suoi che con prieghi di ciò sforzasse (i) di rimuoverlo . . dove tanti ami„ ci e tanto innanzi col re o si disperano che i prieghi vi debbano aver „ luogo. e in in Ustica piccioletta isola quasi a il Trapani dirimpetto onorevolmente a casa piii doloroso che altro fé seppellire . e uomo si tornò . prima co' denti e con l'ungliie la sua ira sazia. Quindi fatto il corpo della bella donna rìcoglier di il mare. or questo or qiiello svenando. mal graclie do di quanti ve n' eran montato ( non altramenti un leon famelico Tiell' armento di giovenchi venuto.. I si libri antichi a stampa hanno i tutti non si sforri- zasse. Il re di Tunisi . pianse. io reputo che meglio mostrata si saieliba . Osservano essi che da questa lezione cavasi un senso più bello. crudelmente molti n' uccise Gerbino : e già crescente accesa nave . „ perchè (dicono) così meglio si mostra la ostinata deliberazione del re „ eia giustissima querela di coloro sopra la violata fede. dogliendosi che gli era stata il male osservata . saputa la novella . . In quanto alla ostinala deliberazione del re. (i) •{ Si sforzasse. per appagamento di loro giù se ne scese con poco lieta vittoria de' suoi avversarii avere acquistata. e raccontarono forte. il fuoco nella si fattone a' marinari trarre quello che . lungamente e con molte lagrime Cicilia tornandosi . con che viene a dire die tutti haioni : si i sforzarono anzi di si mucyere a' il re dal suo fiero i proponimento ma Deputati attennero miglior testi a penna quali non hanno avanti a sforzasse la partico- la non. co- me. potè . osi vergognano e forse temono di porgergliene.ig6 pietra . il condannò nella lesta . suoi ambasciadori di nero della fede il vestiti al re Guglielmo mandò. Di che re Guglielmo turbato ed né vedendo via da potere la giustizia negare (che la fece prendere il dimandavano) . GIORNATA QUARTA alla nave si fece accostare e quivi su. che la fame) con una spada in mano or questo or quel tagliando de' Saracini.

U. I fratelli di Lisabetta (a) uccidon l'amante di lei: egli L' apparisce in sogno e mostrale dove sia sotterrato i ella occultamente disotterra la te- sta e mettela in un testo di bassilico . l3 . Deir Isahellii hanno in questo luogo il testo rlla Mann. I Deputati leggono Liiabetla tempre. de'qua- se gliene foasero siate porte preghiere. * fratelli gliele tolgono. Ma di qimto modo di dir drl ììocr. J7 inita mendata . volendo n- vanti senza ncpole rimanere. e noi (a) °t nu nhlnarao drlln nrl (ine drlla 2 Giom. Novella r le due edia citale nel Vocaiwlario. Adunque così misera munte iu pochi giorni i due amanti . qnanlnnqu** per entro li:. UECAM. rifcrendrisi a lesta. e quivi su piagnendo ogni dì per una grande ora . e alquanto dal Re com. coni' io v' ho NOVELLA V. .asi quasi sempre JJitahetln. senza alcun frutto del loro amore aver sentito detto di mala morte morirono . . non sarh di genti di si alta condizione come costoro furono. NOVFXI.A e in IV. dopo un pietoso sospiro incomin. ron tutti i generi e numeri è pieno qnc:<li libro.. ed ella se ne muor di dolO' re poco appresso . ed egli nlciin non se ne fcne <le' lasciato in modo piegare: nel resto io trovo la osserrasione Deputati assai (1) Gliele fece tagliare. otc gliela doTea dirai. La mia novella graziose Donne . T. 197 re sen- ma presenzia gliele (i) fece taglinrc. a Filomena fu imposto che ragionasse la quale tutta piena di compassione del misero Gerbino e della sua donna ciò . che esser tenuto za fede.£. la novella d' Elisa.

dove l'accidente avvenne. animo all' e si andò bisogna piacendo 1' uno altro . Il quale perciocché savio giovane era gli fosse a ciò sapere. che oggi ha V Itasi e certo mollo vaga. non segretamente fare la che una notte il andan- do Lisabetta de' fratelli . in Erano adunque padre loro Messina tre giovani fratelli e la . fecero di quello che più E in questo continuando. sti E i avevano oltre a ciò que- tre fratelli in uno . che Lorenzo accortosi e una volta e . igualmente non passò gran tempo che assicuratisi disiderava ciascuno. lor fondaco tutti un giovinetto pisano chiamato Lorenzo va. dove Lorenzo dormiva. . chiamata Lisabctta. mer- catanti e assai ricchi . ebbero i Toscani antichi la voce galante. avvenne che di egli le incominciò straniamente a piacere: altra . uomini rimasi dopo morte del e il qua! fu da san Gimignano avevano una lor sorella . il che lor fatti guidava e face- quale essendo assai bello della persona e leggia- dro (i) molto. e avene di piacere. gesse . ma ella per avventura non sa- rà men e a ricordarmi di quella mi tira Mes- sina poco innanzi ricordata. assai bella . e costumata la che che se ne fosse cagione ancora maritata nonaveano. maggior senza accorgersene ella non se ne accor.A 1 li 9« Elisa GIOUN ATA QUAP^T ha raccontato pietosa : . avendolo più volte Lisabetla guatato. do insieme seppero si assai di buon tempo . mente che lasciati suoi altri 1' innamoramenti a lei j di fuori la . . giovane quale . . ullri come in tjucslo luogo. che . la Ma s' nello istesso significainenld Irovn s^»- so usala parola leggiadro. quantunque leg- giadro a molti modi accomodi. simil. in- cominciò a porre . quan- tunque molto noioso pur mosso al-^ da più onesto consiglio senza far motto o dir cosa _ (i) Noti li».

que- acciocché né a loro nò alla sirocchia alcuna . citth sembianti faccendo d' andare fuori della tutti a diletto e tre .NOVFXLAV. . E in tal disposizio^ dimorando . a' suoi l'ratulli ciò che veduto avea passata notte di Lisabetta e di Lorenzo raccontò di e con loro insieme dopo lungo consiglio diliherò sta cosa . uccisone. e in Messina tornati . cuna faltd . così cianciando e ri- dendo con Lorenzo come usati erano . che ? l' uno de' fratelli le disse fare di : che vnol dir que- sto che hai tu a 7 Lorenzo chò tu ne domandi . domandandone ella molte instantemente . infamia ne seguisse fìgnersi del tutto d' ta . infìno a tanto che tempo venisse nel quale senza danno o sconcio di loro. seco menarono Lorenzo solitario e rinaoto. . Lorenzo. . avvenne un giorno che. 5 ip9 Poi vela . avvenne che. il che leggiermente perciocché spesse volte cran di mandarlo . pmo per comodo. che di ciò ninna guardia prendeva. e Lisabetta molto spesso e sollicitamente si fratei domandandone come colei a cui la dimora lunga gravava.i . vari(» cose fra sA rivolgendo intomo a questo . e in- averne alcuna cosa veduta o sapuessi . nuto il giorno . cosi spesso se tn ne domanderai più ti si noi ti faremo giovane quella risposta che conviene . attorno usali Non tornando Lorenzo i . ed è metafura tuiu dalla mano tlcstrii. bisogne mandato in alcun luogo creduto fu . Per che la (l) Destro qui è Mari. si potessero torre dal viso. avanti che più andasse innaii/. dieder voce d' averlo per lor . infine alla mattina scj. questa vergogna.uente tra|>aM<S . di passarsene lacilamcnie . e sotterrarono in guisa che ninna persona se ne accor* se . : e pervenuti in il luogo molto veggendosi destro( i).

la terra Nò ebbe : gua- (i) cavato in che ella trovò corpo del suo misero per sua co- amante ninna cosa ancora guasto né corrotto che manifesta mente conobbe essere visione . dove quivi cavò il . stata vera la Di che più che altra femmina dolorosa. La . temendo si e non sappiendo clie. le disse . percioc- ché l' ultimo dì che tu mi vedesti il i tuoi fratelli 1' m'ucaveva. aspettasse e disparve sione . e parvele che egli dicesse: . . e vnlc lo slesso. Lorenzo apparve nel sonno pallido e tutto rabbuffato e con panni tutti stracciati e fracidi. e avuta la cenzia d' andare alquanto fuor della terra a diporto in compagnia tutti i d' una che altra volta con loro era stata e suoi fatti sapeva. quanto più tosto potè la se n'an- dò . Mari. sempre aspettando avendo costei stava Avvenne una notte che ^ . e senza punto rallegrarsi . e assai volte le notte pietovenisse. e la dando fede alla vi- amaramente pianse Poi mattina levata. non .200 dolente e GIORNATA QUARTA trista . avendo ardire di dire alcuna cosa a' fratelli . o Lisabetta. e di vedere se ciò li- che nel sonno 1' era parato. e tolte via foglie le secche che nel luogo erano. molto pianto Lorenzo che non tornava ed l' essendosi alla fine piagnendo addormentata. cisonoj e disegnatole luogo dove sotterrato l' no . .tu non mi t' fai altro . men ri dura parve . propose di volere andare al mostrato luogo fosse vero . e alcusi chiamava e pregava che ne na volta con molte lagrime della sua lunga dimora doleva si . che chiamare e della mia lunga dimora attristi e me con le tue lagrime fieramente accusi: e perciò sappi che io non posso più ritornarci. che più noi chiamasse nò giovane destatasi . senza più domandarne samente il stava . (i) Guari è tolto dal guere provenzale.

voggcndo che ciò esser ti^ non poteva con un . sopr* esso andatasene co. come quello che suo Lorenzo teneva nascoso . volte da' suoi vicini fu veduta Li quali. Il bassilico la per lungo e continuo studio sì come per grassezza della terra procedente dalla testa corrotta v' era . per dargli pix\ convenevole sepoltura ma il . . e l' poiché molto vagheggiato avea . tanto che si bassilico bagnava piangea . aoi noscendo che quivi non era da piagnere. coltello la meglio che po- gli spiccò dallo imbusto .. divenne bellissinu) e odorifero molto la E . fante partì . testa e quella in l' uno asciugatoio inviluppata gittata . maraviglian- (i) Tetto TMo <Ii (erra rolla. e dentro la vi pianta persa o il mise fasciata in nn bri drappo. . minciava « piagnere tutto lo il e per lungo spazio . se avesse povolentieri tutto il corpo n' avrebbe portato . . di bellissimo bassilico salernitano altra acqua. e quegli di ninna che o rosata o di fior d' aranci : o delle sue lagrime non innaflìava giammai pn?so di sedersi sempre lo a e per usanra avea . che dentro . \t»\. mille ba- dandole in ogni parie Poi prcse si un grande e un 1« bel testo (i) di questi ne' (piali bassilico. quindi e tornossene a casa sua Quivi con questa testa nella sua camera rin- chiusasi. serpiilk vando giovane questa maniera del continuo . . V. dovr ti pongono le piautc. e poi messovi su la terra sn vi piantò parecchi piedi . senza stata da alcun veduta . questo testo vicina . . le tanto che tutta con sci sue lagrime la lavò . e la terra sopra alla si altro corpo essere messela in grembo . sopra essa lungamente e amaramente pianse. . . testa testutf testum. e quel- con tutto il il suo desiderio vagheggiare si . NOVELLA tuto .

videro drappo e in quello la testa non ancor consumata. che pure può slaxe. nascosa- mente da lei fecer portar via c[uesto testo ella. . come La giovane non di quindi . instanzia molle nou essendole renduto. Il quale non ritrovandolo volte richiese^ e il con grandissima infermò . e 5 pure il suo testo addimandando il piagnendo si morì ne . che mi furo hassilico salernitano. cioè vaso da piantare o seminar erbe e il I libri mo- derni hanno. non cessando . se n' an- restando di piagne. tempo divenuta questa cauta cioè festa a molti fu alcuno che compose quella canzone si . DI che e temettero essi si si maravigliaron forte : non questa cosa . . aven- donela alcuna volta -ripresa. risapesse e sotterrata usci- quella tisi. quella di Lorenzo. la quale ancora oggi : Quale esso fu lo mal cristiano Che mi furo la grasta (i) ec. gli : occhi le parevano della noi ci 'il disser loro siamo accorti che Il ella ogni dì tiene la cotal ma- niera. in questa novella più fioii . ?oa dosi i GIORNATA QUARTA fratelli della sua guasta bellezza e di ciò che testa fuggiti . e non giovando. (i) Così i buoni testi a penna e stampali. ritraessono. che udendo i fratelli e accorgendosene. che non conoscessero lei essi alla capellatura crespa esser . ed il è grasta (o c^ratca) -viille nel regno di Na[>oli quello che Bocc.. e così suo disavventurato amore ebbe termicosa mani- Ma poi a certo . senza altro dire cautamente di Messina si e ordinato darono a Napoli re . pianto e le lagrime né altro che I giovani si il testo suo nella infermità domandava maravi- gliavan forte di questo addimandare^ e perciò vollero vedere che dentro vi fosse il : e versata la terra . ha dello testo. . .

. te trovata. furono (i). sapere qua] stata fatta . innocen. ( da pìanlarri bauilico. amorose Donne voi dovete sapere che general pas- II Redi nelle •nnoUiioiii ilice i al «uo fìncco in Toscana. a Panfilo impose che allo ordine andasse dietro. del «7. Panfilo allora disse tato Il sogno nella precedente novella raccon- mi d<H materia di dovervene raccontare una nella si quale di due fa menzione . fa liberare} la quale del tutto ri- fiutando di star più. quali T usano nri mpJt-simo «cimo che qui tetra R(icrac- ciò. \/u«*lla novella che Filomena areva detta fu alle Donne cnrissimn. ed ella dice come V opera sta: il podestà la vuole sforzare y ella noi pa-" lisce : sentclo il padre di lei . perciocché assai volte avevano quella canzone udita cantare. diiUnio 1. son presi dalla signoria . dei che grasla U piescro Sìciliaui dalla voce tngreUan il ProvenuU. E però . cioi per vaso corpacciuto di ec. Fumio imdwini. come quello di cosa intervenuta. e lei . si il fosse la cagione perchè fosse Ma . edis. pacando i «li quril» NuT. Miirl. e appena furon finiti di dire da coloro che veduti gli aveano . al mondo . seguitò d' amenduni . Li quali di cosa che a venire era.ao3 NOVELLA VL V j4ndreìioìn ama gno veduto ed . avendo Re la fine di quella udita. Gabriotto : raccontagli un so- egli a lei : un altro : muorsi di su- bito nelle sue braccia mentre die ella con una suajante alla casa di lui nel portano . né mai avevan potuto. per do- mandarne. si fa monaca. che l'eft'eito .

. vicino . buoni proponimenti Nelle cose perverse e malvage revoli . uomo chia- mato messer Negro da Ponte Carraro altri figliuoli il quale tra più .2o4 sioiie è di GIORNATA QUARTA ciascuno . . come davanti dissi intendo di dimostrarlo Per che giudico che nel virtuosamente vivere e operare di niuno contrario sogno a ciò lo lasciare i si dee temere né per quel. che dorme (i). che vive . le quali quantunque a colui tutte paian verissime . secondo che per quegli o temono o speci'C- rano . il vedere varie cose nel . dormendo dichi e desto lui alcune vere. Per la . assai volte essi tutti può ciascun sien falsi . E . sonno . mia . in contrario son di quegli che niuno ne dono si se veggono non poiché nel premostrato pericolo caduti De' quali nò l' uno né 1' altro commendo^ . vede con- fortino niuno se ne vuol credere . giovane e bella assai e senza marito la qual per vens'in- ^ura d' un suo . nondimeno molte esserne avvenute si truova. . Gabriotto. rio a tutti dar piena fede Ma veniamo Nella città di Brescia fu già un gentile . una figliuola avea nominata Andreuola . } e cosi nel contraalla novella . e non dormct cliB molto più mi piace. di noi già di aver conosciuto} e che sopra nella novella di non Filomena . Che non sien tutti veri . qual cosa molti a ciascun sogno tanta fede pre- stano quanta presterieno a quelle cose li le quali s' veg- ghiando vedessero} e per lor sogni stessi attristano e s'allegrano. alcune verisimili. quantunque i sogni a quelle palano favogli e con seconde dimostrazioni chi . s'è dimostrato. namorò uomo (i) di bassa condizione ma di laude voli Le vede Irovo in alcuni. che avea nome . perciocché né sempre son veri né ogni volta essi falsi . . e parte fuori d' ogni verità giu. e nella .

e mal grado di lei con maravigliosa forza gliele strappasse di braccio e con esso ricoverasse sotterra.. e per quello destò. lui uscire una cosa oscura e la forma della quale essa non poteva conoscere e parevale che questa cosa prendesse Gabriotto. a andò . e coll'opera e coUo aiuto della fante della casa operò tanto la giovane. mentre che cosi dimoravan le pareva terri. E . co> cosi era me che lieta fosse . veder del corj>o di bile . nondimeno l'entrò del sogno paura . nLirito e moglie segretamente divennero e cosi furtivamente gli lor congiugnimenti continuando. ancora in un bel giardino del padre di più e più volte a diletto dell' una par- te e dell' altra fu menato E acciocché ninna cagione mai. ingegnò di fare che non vi venisse ma il pure il suo voler vedendo. con lui a piò d' ima bellissima fontana e chiara starsi se n' che nel giardino era. volendo poi Gabriotto s* la seguen- te notte venir la sera quanto potò . . e desta. la seguente notte nel suo giardino ricevette . : e avendo molte la rose bianche e vermiglie colte perciocché stagione era . NOVELLA VI. veggendo che non come veduto sognato avea. nò tesse riveder mai più podolore e nò l' uno nò l' altro : di si che assai inestimabile sentiva. acciocchò egli d'altro non sospecciassc (i). e lui con grandissimo piacer di ciascuno tener nelle . che Gabriotto non solamente seppe sé esser dnlln Amlreuola amato. sue braccia: e . loipeiluts* Mait. se non morte. potesse tpicstolor dilettevole separare . avvenne che alla giovane una notte dormendo parve in sogno vedere so essere nel suo giardino con Gabriotto. E per questo da lei . . quivi dopo (i) Soipeecia$$e è dclto «Ila iiiagnu li. lei ma . ao5 costumi pieno. e della persona bello e piacevole. amor .

se io non cbe essendomene passata per preferirla alla sua. che gli buon secolo. Gabriotto nel periodo antecedente dola manda all' Andreuola qual fosse . gliele contò. ao6 grande e assai GIORNATA QUARTA lunga festa insieme avuta. del- Opere stampale a Napoli parlando del Poeta Orazio dice così: : uomo possa ff altissima scienza. la Tera. UsoUa in questo senso molte volle altri Boccaccio.. e fisso la af- v'è T^CT pleonasmo . pare il che voles- sero in certa guisa stovi (*) rammemorare con esso al lettole qnarlo caso po- prima Io trovo la spiegazione del Sig. e sospello preso di quello. per quello che comprender . 197. e di profonda ju e massimamente in poesia fu si espertissimo.. a delta del Rolli. nd iperavano indeclina1' hilmente. La giovane raccontandogli (i) (i) Aldo stampò raccontagli \nxccc<\\ raccontandogli. cagione per che il la venula il gli evea il di dinanzi vietata L' Andreuola narrandogli sogno. essa tuttavia varia tanto da quella di tulli altri che ]wn essersi Tede avervi alcuno messa arl)ilrariaraente lui la mano. ^ Per quanto 6Ì la lezione aldina. Gabriotto la domandò qual fosse vietata. SareLhevi bastato gli. Usarono alcuna il volta gli il autori così fallo pleonasmo sola . Ne recherò un esempio. porrò il i due periodi mulaodo solamente ad una virgola la posto. la Colombo molto altra. La alla non è qui copulativa. gli conto anche la suspezioparticola e ne presa da quello. per non da il ben inteso questo luogo. allorachè stando tra le quarto caso e suo verbo alcuna clau- siccome stanno qui parole presa da quello. gii meriti d'esser testi. plausibile. ove relazione si parrà anche più forzata di questa. mente un' comecché non ardisca pur la dirò. e l'usarono medesimamente autori del autori. Gabriotto la domandò qual fosse la cagione perchè la -venuta gli aveail di dinanzi vietata. di riferire il Boccaccio in altri luoghi periodo discorso a ciò ch'egli ha dello nel la witecedenle. conto altro non significa cbe la cagione gli disse giore chiarezza il Per esporre con magdi seguito. La dimora sua fu. essa è posta il maniera de' latini per anche. P. la richiesta cagione gli dice. raio pensiero. lei la notte Il senso è: la giovane raccontandogli sogno da davanti veduto . 5. in questo luogo è per gliela. e tolse ti' affatto gliele conto: tale \aiia lezione merita esser la vera. e Il suspezione presa di quello. Rolli. e massime il Boccaccio. Nel l' Commento 80])ra Dante Voi. Gliele. In questa la risposta guisa a me pare che ^Zj'eZff sia più alla domanda corrispondente: e quel dubbioso . cagione perche In venuta gli il avea il dì dinanzi La giola vane raccontandogli eziandio usa sogno da lei la notte davanti veduto.

non tanto per lo tuo. : se io fossi vo- luto andar dietro (i) io non ci sarci venuto . E nondimeno iliaaa tempre ntg^iuiaui e lu^rturmo. uscis- non so . di che parte una veltro nera (5) come reel- carbone renza . perciocchò per soperchio di cibo o per mancamento di quello avvenieno. il pi» t Bontà.* il NOWXLA VI. . e . ed esser tutti vani si vedeano ogni giorno. a' appresso disse sogni . cioè seguitasse. e pareami che ella fosse più che si neve e in brieve spazio divenisse mia dimestica che punto da va averla le sì me non si partiva . Alla quale ninna per che egli sistenza mi parca fare: mi pareva che nelle uie. i. mi pareva messo un collar d' oro. mani E ap- mi pareva che . acciocché da nella gola aver me non si partisse. riposandosi questa cail una volta e tenendomi . tvft* «h i«io<{ . una cavriuola tanto altra se e tanto piacevole quanto alcuna ne vedesse la giammai bianca . presa di quello gliele coniò. e in quella nn» beila dar cacciando e aver presa . affannata e spaventevole molto nella appa- e verso me se ne venisse. dove venuto meritò la grazia iT Ottaviano i>irc rlie a qurllr parolf Cesare.aAMt«t^ ' . capo in seno. quanto per uno che io feci . e disse.-\ ma nerissimo non mai. Tuttavia a nio pare- cara che. ili e forse non mai legge nel Bocc. darjede. Di ni<1o. . Gabriolto udendo questo se no rise . altresì que- sta notte passata ne il qual fu . che grande sciocclicMa era yiorre nei sogni alcuna fede . quella con una catena d' oro tener colle presso questo vriuola se . A me nelle sue si ilchlta «ollinlcntlrrc poesie. che a . negra mollo ilitM . (1) FUCCBI. 907 e la susprxione sogno dn lol la noUe dnvanti veduto. (a) Nero quuM sempre. in Andar dietro qui t«1 credere. Mpn qiKtU li novrlla ha andiisse dietro. me pareva essere in una bella e dilettcvol selva . prrrh^ poesia è mptitionatn nelP «niemirnte prrioilo.

più che usato spesse volte il e talvolta per lo giardiu riguar- dava se alcuna cosa nera vedesse venir d' alcuna parte . mi feci beffe di me che cercato v'avea. ri- cadde in terra sopra erba del pratello Il che veg- gendo la . e lui caduto ritirandosi in grem: bo (i) che quasi piangendo disse o signor mio dolce . ma mal non trovandomi. che il mio sonno si ruppe il e desto colla mano subitamente corsi a cercarmi lato se nien- te v'avessi j stesso re. P abbracciò che l' e disse oimè ani. io muoio : e così detto . ma per non esser cagione d' alcuno sconforto a Gabriotto. . dopo non guari spazio passò Quanto questo fosse grave e noiosé 1' so alla giovane . o ti senti tu ? Gabriotto non rispose tutto . che più che il amava. Gabriotto . io sen- si fatto dolore. e pensiam di buon tempo La giovane per lo suo sogno assai spaventata udendo questo divenne troppo più . giovane . . suspicando l' e non sappiendo che riguardava nel volto .2o8 la GIORNATA QUARTA in seno nel sinistro lato. e basciandolo alcuna volta si e lui abbracciata e basciata . . . . un gran sospiro ma mia aiutami to . ciascuna sei dee poter pensare. né perciò cosa del mondo più né meno me . e assai volte in (i) /« grembo. gitta. Di che . . e quello il mi mettesse il muso ella tanto rodesse. quale pai-eva che tiva mi strappasse per portarsel via. E come che . . ma ansando forte e sudando della presente vita. Ma che vuol questo perciò diDe' così fatti e de' più spaventevoli assai n' ho già veduti. sollazzasse. E in tal maniera dimorando . poco di sopra lia dello in seno. quanto più potè la sua paura nascose. con da lui abbracciandolo. e perciò lasciagli andare . Ella pianse assai. n'è intervenuto darci '. cha al cuor perveniva.

anche nell'altro sti . se tu 1' hai qui peril duto. perdere- perciocché tu la u' andresti in inferno . E poiché miseramente il : insieme alquanto ebber pianto sopra Gabriotto . la quale di ria e il ([ucsto amor consapevole le e la sua mise- suo dolore dimostrò. ma la si abboDda per uso ddlalingnat non so che mi pensare. é da confortarti l' e iK'Msaie d'aiutare con orazioni o con altro bene . fosse sep. s' ao9 chiamò . qui noa è pauÌTO. NOVELLA vano il VI. cosi lagrimosa la come era e . ìk dove io son certa che sua anima non é andata perciocché buon giovane^fu . (i) . mondo . Degno eli coruideraxione è il edere conte la la lingua no- stra ncir iiii|>(. pellito. noi. non sa che gn* altro. non dir (a) di volerti uccidere perciocché . con cantare. non sappiendo che far né die dirsi . il |iarola non diremo non il non mangiare. . scrivi. ma poiché pur accoi'se lui del tut- to esser mortOi avendolo [>er ogni parie del corpo cer- cato . uccidendoti. che ninna persona saprh giammai. piena d' angoscia andò sua fante a chiamare era . cunttif mangia. altro. (l) si dirct o che dirsi e ani «T »- Non dir. a- se forse per alcun peccalo commesso n' ha il Del seppellirlo é il modo presto qui in que- sto giardino. ma molto meglio uima sua bisogno . e «{uando la è la non no usa un iserivere. per- (a) Dirsi. m* ha ta . morto viso di poiché Iddio vi- disse la giovane alla fante . non che non fa latino se non col noli.ralÌTu xisn u esortativo ({uando non è col «crbo vi paiola nom un mollo. e in ciascuna trovandol freddo . tolto costui io io non intendo dì più stare in . ma prima che ad uccider mi venga vorre' io il che noi prendessimo modo convenevole a servare mio onore e il segreto amor tra noi stato. À cui la fante disse: figliuola mia.. e che il corpo del quale la graziosa anima s' é partita. e di qui l'abbiamo tolto .

. e lagri- me sopra viso gli si per lungo spazio pianse. la quale aveva in un suo la mando. simo. e sarà ricolto j e come che questo a* suoi ninna consolazion sia pure a me nelle cui braccia egli è morto. quanto l' io potrò egli quelle de' suoi parenti lo e già per animo mi va quel- che noi abbiamo in ciò a fare di . . La giovane. a I o GIORNATA QUARTA ci venisse . sarà un piaed io cosi . e postagli . . pure ascoltava consigli della sua fantej e alla prima da pai'te non accordatasi. . rispose alla seconda dicenmarito che io sofferi do: già Dio non voglia che così caro giovane e cotanto me amato e mio sia seppellito che a guisa d'uu cane o nella strada in terra e. e fattagli una ghirlanda di rose e tutto (i ) delle rose che colte avevano empiutolo disse alla fante: di qui alla porta della sua casa via. cere. E cosi detto. in lasciato. da il capo con abbondantissime gittò. occhi e la bocca . e venuta quella. drappo di seta. mettiamlo qui fuori del giardino e lasciamlo stare: egli sarà domattina trovato e portatone a casa sua e fatto seppellire da' suoi parenti. la stampa del 27. quello anello mede. perciocché . quancontinuamente pia- tunque piena fosse d'amaritudine e i gnesse.. il La qual molto dalla sua fante solllcitata. in terra distesala te- su il corpo di Gabriotto vi posero. e perciò tu ha poca come acconcio l'abbiamo quivi il porteremo e dinanzi ad essa il porremmo Egli non andrà guari di tempo che giorno fia. E prestamente por una pezza forziere la . giorno se ne veniva dirizzatasi . Egli avrà ha avute le mie lagrime . . ciocché niua sa eh' egli mai e se cosi non vuogli. col quale da Gabriotto era stata sposata del di- (») t E tutto dattorno delle rose ec. sta gli sopra uno origliere e con molte lagrime chiusigli . .

levò . n'andò in palagio. il corpo gia- ceva. ma ninno se di voi sia ardito di toccarmi se io ri- obbediente vi sono . La qual cosa si il tendo . vita disidei^osa. SII . la qual tu vivendo co- E questo detto . coti per importare |irr rilevare e salvare. e so che il volermi fuggire niente monterebbe (i): io son presta di venir con voi davanti alla signoria e che ciò contarle. Per che. E cosi andando. furon trovate e prese col morto corpo. e s' lei nella camera avendo : di ciò che intervenuto era informò e fatto da certi medici riil guardare se con veleno o altrimenti fosse stato buoalaf- no uomo ucciso > tutti affermarono del nò. sia di rac. il mise ucl ditu di . essere accusato. L'Audreuola più di morte chi di . al ma . senza essere da alcun tocca briotto con tutto il corpo di Gapodesth sen. se la tua anima ora mie lagrime vede o ntua conoscimento o sentimento doquella rimane di colei a' corpi. ti Uot» in questo lilir». tramortila addosso gli ricadde} e dopo alquanto risentita e levatasi . si (a) postema Jirono alcuni che qui com> inlrnil*. po la partita di benigna- mente r ultimo dono tanto amasti . il chenoa ai mi dispiace: pure per vena inlendeadula ucdeiei che molto più fucc-aK cui aculimeiilo «Iella coa- . ricevi . per caso avvenne . to suo trattosi . lui con piatito di« le ceudo : caro mio signore . con quello del giardino uscirono di lui si e verso la casa dirizzato . conosciuta la famiglia della signoria francamente disse: io conosco chi siete voi . colla fante insieme preso il drappo sopra il quale . da me non vuole . che dalla famìglia del podestà clie per caso andava a quella ora per alcuno accidente . che che cuna posta (a) vicina Monture Posta cuore gli s' era rotta (i) per giov-ire mo'liuiine »olUs .NOVELLAVI. nò da questo corpo alcuna cosa muovere.

quanto più posso . vi d' ogni cosa dal podestà informato dolendosi do. umilmente T Gli Accacleraici della Crusca nel loro vocabolario citano il alla voce posta là (love presente passo ilei Boccaccio pigliano questa voce nel Benso di postema. dove ella a' suoi piaceri acconsentir si volesse . . è molto elegante. venne a dire ciò che fatto avea: per la qual . ma ora t! dice reo Mart. Ma di chiaro. sommo amor avea posto lei fosse . . io non credo eh' e' bisogni che io la istoria del vi racconti. . bassa condizione donna la spose- rebbe.. do prima cosa l' giovane e la sua costanzia per approvar quella. difese . e . s'ingegnò di strar di donarle quello clie mo. il contrarlo d'innacenle. che egli da la lei accusato fosse . e queste cose essendo a messer Negro contate. lodan. Il qual ciò udendo . Andreuola venne in cospetto del padre : e piangendo gli si gittò innanzi e disse padre mio . In questo tempo 1' che costoro cosi parlavano. . . e sentendo costei in piccola cosa esser nocente (i). mandò cbe l' la figliuola gli fosse renduta Il podestà volendosi prima accusare egli della forza che fare avea voluta . ostante che marito avesse avuto di volentieri per sua . vender non le poteva e disse . dolente a te mor- con molti de' suoi amici a palagio n'andòj e qui. (i) Nocente. la libererebbe Ma non valendo quelle parole la forza. vedendola di tanta buona fermezza . mio ardire e della mia sciagura che son certa che udita l'a- vete e sapetela j e perciò . lui con villane parole e venuto il altiere ri- buttando indietro. 11a fegato l' GIORNATA QUARTA avea . oltre l' ad ogni convenevolezza volle usar rilmente Ma Anvi- dreuola da sdegno accesa e divenuta fortissima si . . dove a grado a lui che suo padre era e a non .

seguitando podestà quello che alla fi- addomandato avea. . comandò loro che le esequie . saputa avevano la novt^ìla cittì» e quasi . quale a l' te setal condo parer mio ti si convenia : e . U. che . vivendo si volentie- avrei fatto cioè onore . za vostra saputa chi più mi piaccjuc marito preso la vita E questo dono uon vi domando perdio morire vostra gli mi sia perdonata . NOVELLAVI. come s' a mio genero e a' suoi pa- facxiaglisi alla morte E volto a' figliuoli renti . da assai uomini. poiché cosi ò egli . doinnndu del . duto che l'abbia saputo Ma . corpo sopra . ma |)er ligliuola e a' non vostra . antico era oramai e uomo di natura nigno e amorevole. e disse: iìgliuola pii!i mia. di .3. . ma di signore tratto della cor» cittadini pubblica sopra gli omeri de' più nobili con grandissimo onore fu jwrlato di alla se|>ollura. e cosi piagnendo cadde . perdono vi 31 cioè d' nvcre . della tua |K>ca fidanza mi fa dolere. si ma {iul)blicamente qua- da tutte le donne della cituH e . e più ancora vedendotel prima aver pei> . e piangendo levò la figliuola teneramente in piò. cominciò a piagnere. il drappo della Andreuola e con tutte le sue rose quivi non solamente da lei e dalle parenti di lui fu piamo. Per che mezzo . apparecchiasse- ro a Gabriotto grandi e onorevoli Eranvi in questo mezzo concorsi quanti nella della corte il i parenti e le parenti del giovane. questo doveva anche a me ma io 1' averlo occultato. sen. piedi Messer be- Negro che . se tu avevi preso (piale egli piacere. il Quin- dopo alquanti DECÀM. quello che io ri gli jMir contentarti . tal io avrei avuto molto caro che tu avessi avuto il marito . T. ragionandolo messer Negro l4 . nimica. fallo mio . pur . piacea. dunne e uomiui posto nel n' erano . queste parole udendo. e non a guisa te di plebeio .

e con quello d'altro caso simile seguito in Tolosa tale due mercanti. lib. Os- serv. la quale 'Volendo mostrare al giudice come morisse Pasquino sfregatasi una di quelle foglie a" denti similmente si muore ( ).4 .dimostrar con si Fé sembianti qui è posto ^tt far segno. to : i JL anfilo era della sua novella diliberato. che similmente per un accidente uiorirono. nuove e mirabili. VII. che. 2 1 GIORNATA QUARTA . dando Emilia fosse sembianti le fé (2) che a . di santità essa e la sua fante monache si renderono e onestamente poi in quello pe]^ molto tempo vissero NOVELLA VIL Lia Simona ama Pasquino : sono insieme in un or: Pasquino si frega a' denti una foglia di salvia f e muorsi e presa la Simona . volendole in assai compiacere padre. . Marf. (2) med. rare . quando grado il Re nulla compassion mostrando all'Andreuola. . riguar. la istantaneamente chi con una o più foglie essa fregassesi i denti Contro il sentimento di tutta la medica facoltà. questa sua verità quale l'as- corroborando col testimonio di questa Nov. serì per vera. di del Boccaccio. trovò un medico tedesco chiamato Giovanni Skenk di Graffenberg. gli oc- chi e col volto: molto diverso da quante altre volte è trovato fin qui. li che essa a coloro che detto aveano dicendo (1) Quello che reiule mirabile questo strano e repentino caso della si morte dei due amanti è una botta o rospo tanto mortifero. . Blanpotesse rendere capace d'uccidere di do sotto una pianta di salvia. che tale allivilà non ha saputa trovare nell' alito dei rospi da rendere istantaneamente mortifero si il colla sola fregagione d'alcuna delle sue foglie una pianta. in un monistero famoso . gliuola ciò niuna cosa ne volle udire il j ma . che non mai per altro sia posto che ^ti fingere .

. siamo . juenie ])arlaiido per diverse parli del mondo avvol- gendoci . esso . buona pezza mostrato aveva del 37. e neMa stunips 17 ne fu omeaM. . ella il non ardisse a ricevere gli atti amore paro* mente d' quale con le le piacevoli un gio\ inetto di non maggior peso di voler- di lei. la novella detta da Panfilu mi tira a doverne dire una in ninna cosa altro (i) alla sua simile se non che. e similmente presa . . in gran parte apparirà nella citth mia novella rientrare . in Firenze la una giovane assai bella e leggiadra secondo e di povero padre figliuola le . . come l'An- dreuola fu (a) non con si forza nò con virtò . la «Itrap» t I) Manne'li notò di-l margine che qui la p»nl»/w è miMiflua. La quale senza alcuna dimora fare incuminciò* Gare compagne. quantunque amor voabiti. con la qunl mi piace nella nostra della quale questo di diverse cose diversa. cotanto allontanati ci . sua condi- la (]ualc ebbeno> e sì me Simona: e quantunque il convenisse colle proprie . che come po. àiS . e così colei debbo. fi- lando laua sua vita reggesse . non ò gran tempo . .NOVFXLA 8Ì VII. con morte inopinata dilibcrò dalla corte ma E come . . Fu adunque zione . . come 1' An> continuasse . dreuola ucl di cui dir ginixlino perdio l' amante . tentissimo signore dn' più ricchi fa temere Il che . altra volta tra noi ò stato detto. ancora che non in tutto . che dando andaNu per un suo maestro lanaiuo- lo lana a filare. lentieri le case de* nobili riiluta si l' uomini perciò non imperio di quelle de' poveri anzi in quelle alcuna volta le sue forze dimostra si . . braccia pan che mangiar volea guadagnare . non fu perciò e con di po- vero animo nella sua che . nel li) (ti) t ÀUrti.

Per che un e all'al- giovando d' esser sollicitata. eru sollicitata più spesso che V altra . . nuto che ben si filasse la lana del . che a filar gliele ave- va data Quegli dall' altra parte molto sollicito dive. perdonanza chiamata la a san Gallo con una sua co. avvenne che . E cosi questo lor piacere conti- nuando alla un giorno in uno .ilelle (i) t In questo . altro . quasi dovesse compiere tutta la tela . vi entrare Ricevutolo adunque in sé col piacevole aspetto del giovane .6 . che nica le piaceva j e d ato a vedere al padre una dome- dopo mangiare che andar voleva . quella sola che la Simona filava tutta la tela dovesse non alcuna compiere 1' . più spesso che sollicitando . parole è: DaìV ahra si parie divenuto quegli mollo sollicito che la lana del suo maestro filasse bene. quella sola che filava la Simona. l' un più mol- d' ardir to della prendendo che aver non solca e l' altra paura e della vergogna cacciando che d'avere . non che un dall' altro aspettasse d' essere invisi tato a ciò. il cui nome era Pasquino forte disiderando . e sempre più nel disse continuare accendendosi avvenne che Pasquino Simona che la voleva del tutto egli voleva che ella trovasse là modo nar di poter venire . che V amava . era usata insieme all' 1' a' piaceri comuni si congiunsono aggradirono Li quali tanto una parte e all' altra che . di colui ricordandosi . l' altra era sollicitata (i) tra . e non altra. men disse sospetto potessero La Simona alla . 2 1 GIORNATA QUARTA . anzi a dovervi essere all' faceva incontro l'uno altro invitando d' . ad un giardino dove egli me- acciocché quivi più ad agio e con essere insieme . . suo maestro e quasi altra. e non attentando di far più avanti al fuso filando . ad ogni passo di lana filata die avvolgeva mille sospiri più cocenti che fuo- co gittava..npagna pcrinilo l'ordine naturai. .

che egli . prestamente Ih corsi . perde quali la vista e la parola e in bricve egli . Dove lui insieme con un suo compagno. VII. un' altra Era in quella parte del giardino dove Pa- squino e la Simona andati se n' erano. un grandissimo e molto a- e bel cesto (i) di salvia: a piò della quale postisi a sedere . in quello orto ad animo con gie . . subiI tamente gridò tu l' lo Stramba : ali il .NOVELLA Lngina n' . e appresistette so il cambiamento non . e lo . e gran pezza sollazzatisi insieme d' . veudo ragionato una merenda che . vò: e quivi fatto la ma era chiamato lo Stramba. si morì Le cose la gridare e a chiamar lo li Simona veggendo cominciò a piagnere e a Stramba e la Lagina Li qua. rijiosato intcndevan di fare . ritornò in su ragionamento della merenda . fu da (i) seiisce Cesio non tolamenlf per cesta o paniere. clie Puccino avca nome. e incominciò a stropicciare la salvia denti ù le gengli dicendo che molto bene nettava d'o- gni cosa che sopr'essi rimasa fosse to. ma ancota [icr pianta di frutice e tt erba: . e veggendo Pasquino non so- lamente morto re ma gih tutto enfiato e pieno d' oscu- macchie per lo viso e per lo corpo divenuto : . Lagina lasciarono in . ùccomeaiUiiicnlcwil R. dopo gli . . a 17 al giardino slatulc da PnMjuino insegnato se nndò . l'aver mangia- E '1 poiché così alquanto fregati ebbe. Pasquino al gran cesto della salvia rivolto essa s' di quella colse i una foglia. malvagia femmina hai avvelenato e fatto romor grande . guari . trotra lo imo amorazzo nuovo Stramba e In Stramba e giar* Lagina^ si essi a far de' lor piaceri in una parte del din raccolsero. diceva egli s' Nò guari di spazio perseguì ragionando che incominciò tutto nel viso a cambiare. della qual prima .

sentito . cosi fece come Pafre- squino aveva fatto. Li quali corsi al fiato . una di quelle foglie di salvia gatasi a' denti. maraviglia- morto. come lo Stramella . volle. Per . non sappiendosi scu- sare. stato era . GIORNATA QUARTA che vicini al giardino abitavano . si mise ad esaminarla del fatto : e non potendo comprenes- dere costei in questa cosa avere operata malizia né ser colpevole. credere ilfaUo o finto i qui saì/ar capace ed informalo del vero . vedere il morto corpo e luogo e'I modo da lei raccontatogli lei . per lo dolore del subito accidente che tolto avesse . qual cosa presala piagnendo sempre forte al palagio del podestà ne fu menata lo Quivi prontando (i) Stramba .ai8 molti . romore lo e trovando costui morto ed enla Si- e udendo "Stramba dolersi e accusare 1' m^ona che con inganno avvelenato avesse il j ed ella . suo amante quasi di sé uscita . Questo t Prontare mho d' è ilo in disuso. il lei presente. percioc- ché per le parole di noi comprendeva assai bene. senza dare indugio alla cosa . e cosi pure prontiludine e prontezza nel senso im[)orlunilà nel sollecllare. (2) Dare da intendere in più luoghi di il sopra s' è veduto per fur . Le quali cose mentre che per lo Slram- (1) Prontando insistendo. ba diceva . domandò come . fu reputato da la tutti che così fosse . Fattala adunque senza alcuno tumulto colà menare dove ancora il corpo di Pasquino giaceva gonfiato come una tosi del botte. e l'Atticciato e'I Malagevole compagni di Pasquino che sopravvenuti erano. un giudice. per pienamente dargli ad il tendere (2) caso sopravvenuto . è propriamente sollecitare con importunità. ed lei egli appresso andatovi. Costei al cesto della salvia accostatasi e ogni precedente istoin- ria avendo raccontata.

.' pe«a che dire in «Ufcta della lua iooocenaa. e a seguitar lei anima amata del suo Pas(piino nonsappiendo che i II giudice quasi tutto stupefatto dello accidente insieme con (pianti ve n'e- rano . . e non n. Mari. ama . Ma acciocché ella alcuno altro of^ (i) Ristretta stava ^ ave* il cuore ri*trelto per lo timore.ia sua malvagith accusata . più onesta via trovanal dole con pari sorte di morte suo amante a l' sviluptanto da parsi dalla loro infamia. e con più instan/.NOVELLA VH. non senza gran maraviglia di (pianti eran presenti (piali in . quanto è al nostro gindicio. sì come frivole e vane. ha e per (li aig amici e compagni tiri lo Atticciato e per (^li altri Pn8«{iiiiio. alle un medesimo dì addivenne ! fervente . lungamente soprastetdiss(>: te. dirsi. scardassierl o più vili uomini. mostra che salvia questa salvia sia il che della non suole avvenire. O felici il anime . la cui innocenzia non pati fortuna che sotto la testimonianza cadesse dello forse Stramba e dell'Atticciato e del Malagevole. . e voi v* amate felice come della di (pia faceste I ma nolto più P anima Simona innanzi tratto. che yivi dietro a lei rimasi siamo la . la catti ella riu? dal dolore del perduto amante e della paura della dimandata pena dallo Stramba ristretta stava (i). ninna il altra cosa per lor domanmalva* dandosi se non che fuo<:o fosse di cosi fatta \ gith punitore. in presenza la giudice erano schernite. . e per l'aversi la salvia fregata a' denti in tpiel medesimo accidente cadde che prima caduto era Pas<piino. poi in miglior senno rinvenuto vcionosa. amore se e la mortai vita terminare e più I felici se insieme ad im medesimo luogo n' andaste ncll' altra vita s' e felicissime.

e muorle una chiesa y muore la Sal- a lui J^veva ~cuni al la Novella d' Emilia il fine suo . ser lo giudice sopra la 11 morte di Pasquino quale insieme con . Girolamo ama la Salvestra : va costretto da' prieghi della madre a Parigi: torna ^ e tj^uoi'ala maritata : entrale di nascoso in casa allato . la sua Simona cosi enfiati come erano dallo Stramba e dallo Atticciato e da Guccio Imbratta e dal Malagevole furono nella chiesa di san Paolo polani seppelliti . . quando . quivi insie- m^e con la salvia arsero e fu finito processo di mescattivello . modo taglisi inflno alle raLa qual cosa colui che del . valorose Donne sono . per comandamento del Re Neifìle cosi comincio Al- mio 1' giudicio . avvisarono quella salvia esser velenosa divenuta la qual botta non avendo alcuno ardire d' appressarsi fattale d' intorno una 1' stipa grandissima il . il gran cesto in ter- che cagione della morte de' due miseri amanti apparve Era sotto il cesto di quella salvia . . non prima abbattuto ebbe la .. li quali j . e portato in vestra allato . . più che altre genti si credon sapere e sanno a' meno e per questo non solamente consigli degli uomini . giardino era guardiano in presenzia del giudice fac- ceudo ra . della quale per avventura eran po- NOVELLA Vili. aao dici GIORNATA QUARTA . fender non possa in simil e mettasi nel fuoco . . una botta Al- di maravigliosa grandezza dal cui venenifero fiato .

gli altri suoi vicini più . in che studiava mostrare senno suo . aai ancora contra il la natura delle coae presumono : opporre senno loro della quale presunzione giU . tanto e sì fie- che Girolamo non sentiva ben costei vedeva: e certo ella . bene e lealmente sue cose guidarono. . figliuola uu eth. mente . non appartenela cosa va e che non era e ancora che il non sosteneva . appresacconci . . chiamato Girolamo. passò di (|uesta vita la 1 tutori del fanciullo le insieme con madre Il di lui . E percioccbiN tra altre naturali che meno riceve consiglio o operazione . una ora an- amore e 1' anima del corpo Fu adunque tichi il nella nostra citUi . ò amore . che per animo . ricco. NOVELLA ma d' Vin. . per>'enne a cacciare ad al figliuolo . con una fanciulla del tempo suo . . av- vedimento tor vi m' è venuto nelP la di narrar- una novella d' una donna quale lei mentre che eU si la cercò d' esser più savia che a . credendo dello innamorato cuore trarre amore il quale forse \' ave- vano messo le stelle . fanciullo crescendo co' fanciulli de. può . la cui natura è tale che si piì!i medesimo consumar via. so la natività del quale i suoi fatti ordinata. grandissimi mali sono avvenuti e alcun bene non se 1' ne vide giammai cose quella in cunlrnrio tosto per su . contrada d' . sarto si dimesticò si . secondo che gli raccontano un grandissimo mercatante e . se non tanto lui. cui nome fu Leonardo Sighicri il quale d' una sua donna un figliuolo ebbe. E venendo più crescendo r ro V usanza (i) converti in amore .. . quanto non amava men che da lui amata fosse La madre del fanciullo di ciò (i) Utanta per amicitia «IUm ancor di «opra il Bocc. che con alcuno altro della .

V. Salvestra . tu se' oggimai grandicello egli ben fatto che tu incominci tu medesimo a vedere : de' fatti tuoi per che noi ci contenteremo molto che tu andassi a te della stare a Parigi alquanto. non leviamo per avventura egli il j prenderà un giorno . e Galiriello Sinieoni rivoltando quello Boccaccio. che se la . senza che alcuno lieta sappia per moglie e io non sarò mai poscia . sero che la donna parlava bene . . per quello che il oggi comunemente diciamo oltreché. (2) Senza che. voi do- mandare lontano di qui ne' ser- vigi del costei . credeva per la ne dolse j e come colei gran ricchezza del figliuolo . fondaco 5 perciocché dilungandosi da veder ella gli uscirà dell' animo . d' una la . nelle sue Satire disse: D'un melarancio Jarà spesso un pruno. e potremgli poscia I tutori dis- dare alcuna giovane ben nata per moglie. dove gran partraffica : tua ricchezza vedrai come si senza che (a) tu diventerai molto migliore e più costumato (i) Fare di un pruno un melarancio il' . mollo spesso disse Bocc. male e nel gasti- gò . la vedrà maritare il e mi parrebbe che per in alcuna parte fuggir questo. o egli : oi consumerà per perciò veste lei sé ad altrui . e che essi ciò farebil bero al lor potere fondaco .aal avvedutasi . Questo pioverl)io pare ia certa maniera preso da quello Ateneo Lib. nostro vicino noi dinanzi si che ha gliele nome . mente è : fi gliuol mio . E appresso co' tutori di lui se non potendosene Giche si rolamo rimanere. e fattosi l' chiamare fancmllo nel gì' incominciò uno a dire assai amorevol. GIORNATA QUARTA molte volte né gli disse . Ex iliymbra nemo del queat conficere lanceam. disse loro: questo nostro il quale appena ancora non ha quattordi- anni . figliuola d' un sarto . è sì innamorato . . fare del pruno un melarancio (i) fanciullo ci .

e tanto gli seppe dire . Il garzone ascollò diligentemente j e in brieve rispose niente volerne fare perciocché egli credeva così bene ze . lania j e poi con dolci parole raumiliandolo . vane che faceva sura dolente . morati incominciò a passare davanti a credendo che ella lei non avesse . I valenti il uomini udendo questo . utati piovcfi* bialmente. se non come egli . come un altro potersi slare a Firen. ancora con più altra parole risposta riprovarono alla ma nou potendo trame di gi . qui venire . che cfui non faresU. che egli acconsentì j andare a stare uno anno e non più e così fu fatto Andato adunque Girolamo a Parigi fieramente morato . di che egli fu oltre mi- Ma . mo- li] J^oggi in domane ne verrai: tal parte di petioJo. trovò la sua Salvestra maritata ad un buon giod' oggi in . . La qual fieramente ciò adirata non del non volere egli andare a Parima del suo innamoramento gli disse una gran vil. inna- domane ne verrai (i) vi fu due anni tenuto Donde più innamorato che mai tornatosene. e de' lor costumi apprendendo. lui dimenticato . poi ne pò* . . V inco- minciò a lusingare e a pregare dolcemente che vesse piacere di far quello che volevano i gli do- suoi tiitori: di dovervi .è da oaMttani più che da imitatai. le trabacche . aveva si ma . s' ingegnò di darsene pace a casa e spinto Ik ella stesse secondo V usanza de' giovani innalei .* uomini . pur veggendo che : altro esser non dove poteva . madre il dissero . che te no trai assai. aa3 quc'sivi so- da bene ]h*. . vegg^ndo gentili gnori e <jue' baroni e cpii. l' opera stava in ahra guisa . e pure alcuna cosa se ne ricordava. R«lli.NOVELLA e pii^i vili. Ella non ricordava di lui se se non come se mai non Io avesse si veduto.

e postale la sua : mano . se morir ne dovesse di parlarle esso stesso E da alcuno vicino informatosi . non essere innamorati Io sono . come tu ve- di . lui mi dimoro .. e non senza suo grandis- simo dolore Ma . elio se mio marito ne seguisse pognamo che altro male non si ne seguirebbe che mai in pace né in riposo con lui viver potreij dove ora amata da lui. e nella camera erano . s' accorse . costei tremante disse è passato quel si disdisse 1' deh per Dio Gii'olamo. per la qual cosa più non sta bene a me . Il che udendo . maritata. egli tempo che alla nostra fanciullezza . entrò . tornati costoro e lei andatise. ne al letto sentì il marito di addormentato la Salvestra e là se n' andò dove veduto aveva che s' cori- cata (i) era . ma niente parendo. di clie in assai piccolo spazio di tempo giovane . aa4 strava il il GIORNATA QUARTA contrario. sopra il petto ? pianamente disse . in bene e in tranquillità con . adoperare si dispose . . . come erano la ella casa di lei stesse una sera che a vegghiare . o anima mia . il giovane prestamente disse per Dio non gridare che tutta sono il tuo Girolamo : . dormi tu ancora . e '1 marito andati con lor vicini v' nascolei die- samente dentro tro a se . d' attendere ad altro uomo che al mio marito: per che j io ti priego per solo Iddio che tu te ne vada ti sentisse . . ed in molli più coleo . tesi v' nasco- e tanto aspettò che . Peliarca Uova in alcuni lesti scritto si corcò. Il : giovane udendo queste parole (i) sentì noioso dolore e ricordaNel fi Coricarsi e corcarsi usa si il Boccaccio per porsi a giacere . di si teli di trabacche che . La giovane io che non dormiva : volle gridare ma . vattene. nondimeno ogni cosa faceva che po- teva per rientrarle nello gli animo j .

pensò . ahptnnto spazio la giovane maravigliandosi della sua il contenenza . che più Maoti penetrano col tapetc. diliberò di più non (^)o ristretti in s(> gli spiriti. si svegliasse te co? minciò a dire deh Girolamo chò non ne vai tu Ma non sentendosi rispondere. potesse vhò era agghiacciato aspettandola né le promettendole che e. . maravigliò forte egli e toccandolo con piii forza si e sentendo che non movea : . stesa oltre la mano . e toccandolo si tro- vò . to fare . acciocché il svegliasse il cominciò a icnLire . ma noa «i polrrb- Iw del «li menomare Hir uso in tutU li la taa ctten»i''<De come vrrho minorare o diminuire che conitponJono. NOVELLA Vm. direbbe alcuna cosa nò riscaldalo fosso di . . ninna cosa ottenne la Per cbe disi- deroso di morire. la toccherebbe. come un poco se n'andrebbe. come : ghiaccio freddo. . Mari. stette gran (i) Menomato^ <|urslo Te(bo hfllinìmo h qnnto p«r minorato. addorsi mentato Per che . e molli dissime mescolale . E dopo . Iole il ^ aaS passato tempo e '1 suo amore mai per distanzia prieglii e non nirnomato (i). tanto che alquanto riscaldar . promesse gran. Coricossi . di che ella . non che col vero. ultimamente rito di tanto si pregò che in meegli allato a lei si amore ella soficrisse che coricasse . dopo più che oltre ritoccarlo cognobbe che egli era morto di modo dolente. adunque giovane allato a pensiero il lei senza toccarla e raccolto in un lungo amor portatole e . senza alcun motsi chiuse le pugna . la presente durez- za dì lei e la perduta speranza vivere. La Salvestra le condiil avendo un poco zioni dato da lui compassion di il con concedette . lui essere . (a} Del |)cnsicro e co«a di molla maraviglia da raccontar tra legioTani lo : ma rome ai accompagni col verisimile. allato a lei mori. coloro conoscono. lui .. temendo non : marito .

senza alcuna malavoglienza alla donna portarne le fallato disse : . e non trova toglisi né piaga né percossa (i) (2) Piesenlemenle. pezza senza saper che Alla fine prese consiglio il di volere in altrui persona tentar quello che marito dicesse da farne : e destatolo . non avendo trovala questa si lezione in alili la rigetta. 1. mente (i) a lui . avvenuto era il disse essere ad un altro intervenuto e poi domandò. per- ciocché non cosi dirà canto per cantato né altro tale. Di che . alla porta della casa di lui nel portò . 1. tocco per toccato. i\c' egh /ormano un concetto la da per se spiccalo in tutto dal precedente) che stessa il innocenza marilo delegli slesso della Salvestra l'aiutava a rendere sì facilmente persuaso la verità della cosa. ma donna. senza entrare moglie in altre novelle il morto corpo de' suoi alcuno indugio (aiu- panni medesimi rivestito. 226 GIORNATA QUARTA farsi . gli fece toccare si il morto giovane . se a lei avvenisse. pochi altri Cerco per cercato. e. e mostri con così falle parole {le quali. XI. lil)ri. la giovane e cosi convien fare a noi j e presagli la . sup- pone che Neifile interrompa qui luti' ad un tratto la sua narrazione. mostro per mostrato: t tali ne ha la lingua nostra per vezzo. e. 1. t. egli tutto smarrito colla levò su e acceso un lume . del 27 è aiutandogli riferisce la sua innocenza A\ Salviati. e spezialmente dalla e cerco (3) per tutto e riguardato .. e veduto costui davanti all' uscio suo morto^ fu fatto il romor grande. la qua- non gli pareva eh' avesse Allora . e senza tandola (2) la sua innocenza) levatoselo in su le spalle. •{ Nella ediz.Veggasi quanto ne dice più diffusamente il negli Avvertimenti sopra (3) Decani. . e quivi il pose e lasclollo stare E venuto il madre j giorno . quello che presenzial. non per regola. . per far alla vedere che quell'affisso non al marito. mano . . che consiglio ne prenderebbe Il buono uomo morto rispose che a lui parrebbe che colui che fosse si dovesse chetamente riportare a casa sua. e quivi lasciarlo.

e l' antiche fiamme risu. e va' a quella chiesa dove Girolamo ò stato recato. d' un sol bascio piacere Mnravigliosa cosa è a pensare quanto sicno difficili il ad investigare le forze d'amore. vo non avea voluto dovvi .. disse alla Snlvestra deli ponti alcun mantello in capo . Quel cuore. «he tardi ero diveniUa pietosa piacque sì come e an- a colei che morto (lisid<Tava di veder colui a cui vi. subitamente mutò in tanta pietà . to £ : mentre il corrotin casa (i) grandissimo si facea . ella viso morto vide che sotto . pcrci- (i) Corrotto . fortuna di (nitriamo 1' non avea potuto aprire la misera aperse . Si usa questo termine presrntemante in ai ilice lutto . cui morto era . acciocclu^ noi sentiamo se si alcuna cosa contro a noi dicesse . . . e melliti ira le donne. aa7 lai di per li medici generalmente fu creduto dolore esser morto così cor|)o portato in sa come era Fu adunijuc questo la una chiesa. (|iiale la lieta . il buono uomo . essendo si suo proprio di met- assoluto. scitatevi (a) tutte il . madre con molte donne parenti e vicine 1' e sopra lui cominf*iaroao dirotUimente secondo usan- za nostra a jiingnere e a dolersi. e io farò il si- uomini . ma in Toarana e così lutti gli scritturi . NOVELLA alcuua . altissimo strido sopra il morto giovane si gittò col suo viso . Lombardia. Pitnlo eh» ti fa •* morti. il quale non bagnò di molte lagrime . Alla giovane . '1 manici chiu- tra al donna e donna mettendosi non ristette prima che corpo fu pervenuta: e quivi mandato fuori un . come sa . ritvegliattvi} benché io tutti modi sta bene. e quivi venne altre doloro. Vm . e ascolterai si quello che di questo fatto migliante tra gli ragioua. ed in alcuni i legge tuieitatevi. MarU il (i) tersi Avverti risuscitatevi transiiivo.

marito di che tra loro era senza ascoltare o con. come al giovane . e quivi lun- gamente pianta seppelliti una medesima sepoltura furono amenduni : e loro li quali amor vivi non in . che . . della morte di ciascuno . la morte congiunse con in- . . mo- manifestamente per tutti il . . ricominciarono pianto maggiore Sparsesi fuor della chiesa tra gli uo. ad una ora lei esser la Salvestra e morta conobbero Di che tutte le . E poi ad assai di quegli che v' erano racconta- ta la istoria stata la notte di questo giovane e della glie . aveva potuto congiugnere separabile compagnia . si seppe la cagione . il dolo- re la vita avea tolta così a costei tolse Ma si poicliò riconfortandola le donne e dicendole che su levasse alquanto non la . solazione o conforto da alcuno per lungo spazio pianse . mini la novella lei. pur sollevandola . si non conoscendola ancora e poiché ella levava levar volendola e immobile trovando. la che a e lei tutti dolse Presa adunque s' morta giovane i così ornata come let- acconciano corpi morti . . la qual pervenuta agli orecchi del .aaS occliè GIORNATA QUARTA prima noi toccò . donne che quivi il erano assai . sopra quel medesimo a giacere . . . vinte da doppia pietà . to allato al giovane la posero . .

e aveva l'uno nome messer Guiglielrao Rossiglio* ne V l'altro messer GuiijlielmoGuanlastagno. vi converrà non meno compassione avere a' clie alla passata. secondo che racconta- no i Provenzali .. amato da lei: da ima alta suo amunte è issendo E. armavano (i( assai. 27 . le edi*. neo non essendovi (s») altri a dire .non senza aver il gran compassion messa in tutte il sue compagne. il Re. E' mi si para dinanzi . e con più fiero accidente che quegli de' quali è parlato Dovete adunque sapere che. e la rtU«. e perciocché s' 1' uno e l' alilo era prod' uomo molto nell' arme. e in costume avcan d'andar sempre Gmiglielmo e Guglielmo si liora »crìlto pet li Imoui Usti Man difTereiiaa.'7. si gitta finestra in terra e muore . perciocché da più furono coloro . di LÌTtmio e Ji Mi- lano: mi si para. e' il lesto Mann. (q) t l'ammisi parala. NOVELLA IX. de' quali ciascuno e castella e vassalli aveva sotto di sé. privilegio di Dio. ikl del 73 e «lei . DEC\M. poiché così degl' infortunati così d'amore vi duole . In novella di Ncifile finita le . Messer Guigìieìmo (i) Rossiglione dà a mangiare alla sua moglie il cuore di messer Guigliel- mo Guardastagno il ucciso da lui e die ella sappiendo poi . IL I 5 . quali ciò . e col seppellita . pietose Donne di ima novella alla qual. qual non intendeva di guastare . incominciò . T. che io dirò avvenne . in Provenza fui*on già due nohili ca- valieri.

me diliberrebbono se andar vi volessono è come fallo il Il Guardastagno lietissimo rispose che senza seguente andrebbe a cenar con lui . . le piacque e cominciò a porre amore a lui disiderava lui . amandosi forte . avenmesser Guiglielmo Guarda1' do messer Guiglielmo Rossiglione una bellissima e vaga donna per móglie stagno fuor di misura . dì Il Rossiglione udendo questo lo uccidere : . marito se n' accorse il e al ne sdegnò in tanto che grande amore che j Guardastagno portava in mortale odio converti meglio il ma seppe tener nascoso il . con un atto e or con un altro fece che la donna se n' accorse. s' amistà e la comdi lei. . e seco diliberò il Per che . pensò il tempo esser venuto di poter- e armatosi il di seguente. con alcuno suo (t) Assisa. e tanto or pagnia che era tra loro innamorò . E men il discretamente in. divisa.. il che non guari stette che avvenne ta e altra . né : che da lui essere richiesta . da lui venisse e insie. incontanente significò al Guardastagno a dire che . e GIORNATA QUARTA giostra o altro fatto d' ad ogni torniamento o vestiti arme cia- d'una assisa (i). essendo Rossiglio- ne in questa disposizione torneamento si sopravvenne che un gran il bandi in Francia. e insieme furono e una vol. e fosse l'un dall'al- ben diece miglia. in tanto al- che ninna cosa più che tro attendeva o amava. non ostante . . . se a lui piacesse . che il Rossiglione e mandógli . livrea. a3o insieme. E come che scun dimorasse in un suo tro lontano castello. che i due amanti non . e conoscendolo per valorosissimo cavaliere. avevan saputo tenere del tutto d' ucciderlo loro amore . pure avvenne che. sieme usando forte avvenne che .

voltate le teste de' cavalli il quanto più poterono lor signore il .. un jien- noncello (3) di lancia gliari comandò ad un de' suoi fami- che nel ])ortasse) e avendo a ciascun comandato che niun la . fniuiglian^ monttS a cavniio . s' . udito aveva Guardastagno dovervi eseer derio grandissimo si 1' cena e con desi. . ed . Guar- dastagno senza potere alcuna difesa fare o pur dire . ijucl ]Htro U «tampa Jel 37. A cui il marito disse donna io ho avuto da lui che egli non (i) In aguato. e ai marito disse e come ì è coòi. e fono si fuuri del suo castello in uà l>osco ripose guaio (t) 1^ donde doveva il Guardastagno passare . . al suo il castello se ne tornò La donna. avendolo per un buono spazio atteso venir lo vide disarmalo . e . che la sera a . tu se' morto. l'ctlii. e il così dire e Il dar- questa lancia per lo petto fu una cosa. castello del Il Rossiglione smontato. to chi ciò fatto senza aver conosciu- avesse si . con un coltello petto del Guardastagno aprì e colle proprie gli mani il cuor trasse : e <|uel fallo avviluppare in . . e poco appresso morì. fuggirono verso . NOVELLA IX. a3i un miglio in .U tWIU Uocia guisa di baotlicra. cbe anche klicinniu banderuola. del iS^T- (i) (3) t Tradìlrw. . essendo già notte . come quella parte vide giunto dove voleva fellone e pieno di gli usci mal talento con : una lancia sopra mano se' addosil so gridando gli di (a) tu morto . aspettava non vedendol veuire : maravigliò forte . fosse tanto ardito ciie di questo facesse paro- nmontò a cavallo . una parola passato di quella lancia cadde I suoi famigliari. con due famigliari appresso disarmati sì come in colui che di niente il da lui si guardava . messere che : il Guardastagno non è venuto . Pennoneello : ili «Irappo che ti |M>ne vicino aiU |>u>..

e lodògliele . infino a domani. mostrando quella sera svogliato . la manda in una scodeltutta 1' la d' argento Il cuoco presolo e postavi sua arte e tutta la sollicìtudine minuzzatolo e messevi di buone spezie assai . Messer Guiglielmo quando tempo fu. la più dilettevole a mangiar . 233 ci GIORNATA QUARTA essere di qui può domane . Il cuoco gli mandò alla il mamol- il quale egli fece porre davanti . Se m'aivi Iddio disse cavaliere credo . (2) (5) Cirghiare . m' avete fatta mangiare Il quello che voi avete mangiato è stato veramente . nò me ne maraviglio. ebbe veduto che : la tutto l' ebbe mangiato ? disse donna . (i)j di che la donna un si poco turbata rimase Il Rossiglione smontato : fece chiamare il cuoco . piaciuta molto. alquan- to stette . migliore e . Poi disse : come ? che cosa è questa che voi cavalier rispose . che svogliata non era ne cominciò a ella il mangiare. poco mangiò. buono ^ perla qual cosa il mangiò donna v' è Come cavaliere . cinghiale. e parvele . il cuore di . più cose appelilose. ella m' è . che tu saij e quando a tavola sarò . vivanJa comjiosta di . La donna. La donna tutto .. La donna Io il rispose: monsi- gnore ti in . e gli disse prenderai quel cuor di cinghiare (2) la e fa' che tu ne facci una vivandetta. . udito ? questo. chente paruta questa vivanda . domane. Manicaretto. con la sua donna si mise a tavola La vivanda venne ma egli per lo malificio da lui commesso nel pensie. pò buono. me . nicaretto sé to . messer Guiglielmo Guardastagno -disleal il qual voi come femmina Di qui a . ne fece uno manicaretto (3) tro]> . . se morto v'ò piaciuto ciò che vivo più che altra cosa vi piacque. tanto amavate : e sappiate di certo (1) R. buona il fé. donna. . ro impedito.

La molto alta dn terra per che . mai altra vada E levata in piò^ per . gliele strappai poco avanti che io tornassi. fu saslata: per che da quegli del castello di messer Guiglielmo Guardastagno . a cosi nobii vivanda d* come è stata quella del cuore un cosi valoroso e cosi cortese cavaliere. Vnqua ditte tempre il Peinrca. . . medesimo posti . e il modo e la cagione della (a) Unque. . e da quegli ancora del castello della i donna corpi la . come niesvivanda quale diesi . ma io ne doveva la Ma unque (i) a Dio non piaccia che sopra . e malvagio cavalier dee fare se io . La donna udendo questo di tra cosa amava se dolorosa .. donna in una medesima sepoltura fur e so- pr' essa scritti versi significanti chi fosser quegli che dentro sepolti loro morte v' erano . non sforzanpena domi egli . del ])etto. colui cui ella più i\i che non è da domandare) che e dopo al([uaiilo disM. cioè Mai. portare . . NOVELLA cb' egli fi IX. l' nvea del mio amor fatto signore e voi in questo oltraggiato. una finestra. ser Guiglielmo Guardastagno fu .* : voi Taceste quello che disleale . come la si donna cadde disfece . cavalli andò puto per tutta la La mattina seguente contrada come questa casa era via. non egli. stordì forte d<'' e parvegli aver mal fatto e tefatti mendo sellare egli i paesani e del conte di Proeuza . a33 mani al- slato dosso j percioccliA io coiv queste . la tro a lei era indietro senza altra diiibcrazione finestra era . la- sciò cadere . con grandissimo dolore e pianto furono e nella chiesa del castello due del- ricolti. non solamente mori ma quasi tutta Messer Guiglielmo vedendo : questo . .

. Prima la giunta. a ciò che nella seguente giornata dee raccontare (l) Derrata. ne venisse sommamente disiderato ho che Ora lodato sia Iddio che finite . neir arca dagli usurieri imbolata i prestatori d'avere . i34 GIORNATA QUARTA NOVELLA La moglie tutto lui sti si X. se averlo . avendo : già il il Re fatto fine suo dire . e già dal Re a essendogli imposto. e signoria. la quale con d' due usurai . Senza andar piìi quanto indizio dietx'o a così dolorosa materia . Le voi miserie dcgP infelici amori raccontate . già contristati gli occhi e a '1 petto se per che io capo . ma me hanno . se ne portano in casa . non che a Donne : . . ma il proverbio usilalo è. malvagia derra- (i) fare una mala giunta di che Iddio mi guardi. un medico per morto mette un suo amante addoppiato in una arca . { Potrebbe derrata forse tornar in acconcio in qualche caso dire: prima la giunta che la derrata. sono ta salvo se io non volessi a questa '. più la giunta che la . da al- piiì lieta e migliore incomincerò forse buono si dando . si «lice quanrlo l'aggiunta supera il principale. V ar- ca furata sono condennati in denari ì^olamente al a Dioneo . incominciò. . vale anche per porla der- Tuone o quantità di qualsivoglia cosa. Que- sente e preso per ladro la fante della messo laond' egli donna racconta alla scampa dalle forche. restava la sua fatica quale ciò cono- scendo. quello clie si contratta in vendila.. che rata.

il quale gih ultima vec- chiezza venuto. Fra costui chiamato Ruggieri da leroli . il cui nome all' fu maestro Mazseo delia Montagna . cosi costui a costei mostrava che il giacere con una dì .di nazion nobile. mal dal maestro tenuta di Chinzifeste . Dovete adunque sapere . Il di cui quale come messer Ricciardo dicemmo alla sua insegnava le . e d' altre gioie e tutto ciò che ad una donna può piacere. e con ujia sua fante lauto urdiuò che insieme furono. (i) ^ Con una donna una volta. in tanto gli che parente nd amico lasciato avea che ben volesse o che che il volesse vedere j e jKir tutto Salerno di ladroalti'c necci o d' la vilissimc cattività era . donna (i) si penava a ristorar non so quanti e simili ciance. ella il più del tempo stava infreddata letto era come che nel . ma di cattiva vita e di biasimevole stato s' . altra del la città teneva forni. uno ne clie le fu all' animo il . . avendo presa per moglie una bella e gentil giovane della sua città .TVOVELLA X. . infamato : di donna poco curò piacendogli esso per altro. coperta ca . di che ella vivoa pessimamente contenta. e più e più giovani riguar- nella (ine la . la aUinpa del i5l7 : e fU chr U sento coti tiihieda. si K come savia e di grande si animo . vero è che colei . di nobili vestimenti e ricchi . bellissime giovani che ancora non è gran tempo che in Salerao fu un grandissimo modico in cinigia . a35 . similmente in lei suo amor rivolse. dispose di gittarsi alla strada e : voler logorar dello altrui dati . tutto il suo animo e tutto ben suo Di giovane accortosi e piacendogli tutto il forte. nel quale ella pose tutta il sua s{)eranza. meglio che ta sì . per potere quello da casa risparmiare.

certi suoi grandissimi amici d' Amalfi (3) che egli non dovesse lasciar per cosa alcuna che incontanente là non andasse .. si rimanesse. maniera perseverando insieme avvenne che il scretamente al medico fu messo l' tra le mani uno infermo quale aveva guasta il una delle . pena nò si lasceiebbe medicare servigio stillare . quanto esso avvisava di doverlo poter . dove uno osso fracido . il quale si aveva nella gamba non gli si cavasse. E poiché alquanto diletto preso ebbero la donna gli cominciò a biasimare la sua passala vita e a pregarlo che per amor di lei di quelle cose . dis- se a' suoi parenti che. dovendo attendere in sul vespro a questo mattina d' una sua certa composizione la fé la una acqua quale 1' avesse. perciocché una gran ~ (1) zuffa stata v' era . osso potrebbe guerire ma che egli altro che per morto noi prenderebbe: a che accordatisi coloro 11 a' quali apparteneva . a costui la . . bevendola. con- veniva del tutto o tagliare tutta e a trargli 1' gamba o morire. dovendo il maestro andare a costui gli venne un messo da . senza dire ad alcuno ciò . ed alcune più aniiche. Amaiil città lontana la etlir. che fosse . per così gliele diedero l' . 2 36 GIORNATA QUARTA . del 27. (5j da Salerno XY miglia. (2) t In una finestra della sua camera. medico avvisando che infermo senza essere adopla piato (i) non sosterrebbe . Il cui difetto avendo maestro veduto . penare a curare j e quella fattasene venire a casa la nel- sua camera (2) la pose si . gambe . tanto a far dormire. Venuta l' ora del vespro . e a dargli materia di farlo lo incominciò a sovvenire e quando d' una quantità di denari quando d' un' altra assai di- E in questa . j4doppiare dar l'oppio sonnifeio: alloppiare.

minriò a tentare e si a dire con sommessa voce che su : levasse si . tutta la bevve. né che un gran sonno . n' andò ad Amalfi: per qual cosa la . la il Standosi adunque Ruggieri nella camera e aspettando dì durala donna . a bocca postatasi stette guari . il prese e fussi addor- mentato. o forse per usanza la iinrstra il ima grandissima gli venne nella veduta (piesta guastada d' acqua ( i) lo quale medico per infermo aveva fatta . che avrebbe .NOVELLA di X. forte e a prenderlo per lo naso e a tirarlo per la barba ma tutto era nulla : egli aveva a buona caviglia legato (i) t Nel letto Mtnn. e come prima |)otò. andas. acifua non i. fatto un corpo morto il Di che la donna alquanto spa- ventata cominciò a voler rilevare e a dimenarlo più . donna sappiendo Ini la notte . . e non venir qui Ruggieri cosi so> la spinto cadde a terra d' una cassa sopra quale era . e credendola ac(pia da bere. Ma «piesto era niente . avendo o per faticii o jhu' cibo salalo «he mangiato avesse sete . nella camera trovato Ruggieri dormendo lo inco. La donna se ne venne. egli non rispondea tar> né movea punto pii\ forza Per che la donna alquanto . a casa come usata era occultamente il fece irenireil Ruggieri. la una barchetta. dormi- glione. dare a casa tua . . Altri tetti hanno guuttadeUM éf acqua» . ch(> se tu volevi dormire tu te ne dovevi an. non dover si toniart. bata con il sospinse dicendo: leva su . e nella sua ramerà rtS iniiiio mise e dentro vi ser- a tanto cbe certe altre ]>ersouc della casa si . che molti v'erano stati fediti Il prolunsali» gata nella seguente mattina la cura della to in su gamba. né altra vista d'alcun sentimento fece.sero a dormir*. a37 medico .

cosi fatta disavventura la Ma . dopo alquanto al . disse che . asino Per che la donna cominciò gì' a temere non fos- se morto} ma pure ancora e' : incominciò a strignere agramente cesa j le carni a cuocerlo con una . Chi in quella troverrà non so (1) (2) III concio. . come che medico marito senza alcun so- fallo lui credette esser morto Per che amandolo . sos|ielli. io vidi questa sera al tardi di- rimpetto alla bottega di questo legnaiuolo nostro vi- cino un' arca non troppo grande 1' . la quale . pra ogni altra cosa è da . ella che medica non . se '1 maestro non ha riposta in casa .. quel . era . come facea se fu dolorosa far non domandare lui : e non osando romore . quando veduto sia sarà che dì qua entro : stato tratto ? A cui la fan- te rispose madonna. la donna dicea cioè veramente lui esser . dosi consigliare tacitamente chiamò la sua fante . a38 l' GIORNATA QUARTA . tacita- mente sopra donna cominciò a piagnere e a dolersi di . in destro. temendo . consiglio La fante maravigliandosi forte e tirandolo ancora ella e strignendolo e senza sentimento vedendolo. candela ac- ma niente era per che fosse il . che non . la sua disavventura mostratale le chiese . di non aggiugnere suo danno vergogna era pensò che senza alcuno indugio da trovare modo e come lui morto . che sono il me- Jcsimo. verrà troppo in concio (2) a' fatti nostri perciocché dentro vel potre colpì d' il trem mettere lo ^ . e dargli . morto e consigliò che da metterlo fuor di casa era A cui la egli donna si disse : e dove il potrem noi porre. di sopra ha in acconcio. . due o un coltel- e lasciarlo stare Suspichi. si traesse di casa j nò a ciò sappieu. suspichi (i) domattina.

senza allora . E . <kt 37. in altro (4) Senza entrare ragguardamento ^ aenaa più riguanlat* e cMminire. cre- da messo. reJia. prederrh . e andando la donna innanzi a guardar se persona (i) venisse. curarsi d' acconciarla troppo . in Erano di quei di ahpianto piò oltre (t») tornati una casa due si giovani. venute all'arca. NOVELLA perchA pii\ X. donna consiglio della fante . dì davanti avevan quella arca vese la notte vi rimanes- duta e insieme se te . spallo si sopra [M)sc Ruggieri .. e in altri luoghi il t Persona per alcuno osò anche Boccaccio alla nisniera de* Francesi (3} Aliiuanto più oltre t cioè (S) AvTcrli un poco {mù in Q J« quella caaa. 1' arca dove veduta l'avca: fante qual tornò e disse di La adunque. se u' andarono a dormire Ruggieri (i) il quale grandissima pezza dormito avea. che vane e gagliarda era. venuta la mezza not- . . e maugiole doUa la a vedere se quivi fosse si. dentro vel misero . ancora ch'ella gravetla paresse (5) ne la portarono in casa loro e allo. 239 TÌ se '1 di qua entro si . di portamela in casa loro. e lasciatala stare . (r>) Ancora ehi lor graveUa pareste'. . anzi vane è stato . mivano . dalla donna aiutata. prestamente. j)osto (3) che . . e richiusala^ il lasciarono stare. li ([uali prestavano ad usura: e volontero- di guadagnare assai e di il spender poco. . fuor che di dargli alcuna fedita dicendo che non l' le potrebbe per (rasa di'l mondo soil'erir animo di ciò fare. avendo biso- gno di nlasserizie. al- cuno suo nimico Piacque alla sia stato il ucciso e poi messo neirarca. clic d* altronde . garoula allato ad una camera dove lor femmine dor^ appunto . posto per ordinalo. di casa usciti trovandola senza entrare in altro ragguardamento (4). Matt. porciocchò malvagio giofare alcun che andando a male da .

/ a4o sumata GIORNATA QUARTA il già aveva digesto . Questo che vuol dire ? Sarebbe . . la fé piegare e appresso lo cadere le e cadendo fece . e' sensi avessero la loro virtù recuperata. medico tornato lo quale la o altro accidente sopravvenuto . Accade spesso agli smemorali di non sapere né quando né come né perchè s' ahbian falle le cose. quale non era po- sopra luogo iguale (2) . che era piccola . rimase nel cerebro una stupefazio- la quale non solamente quella notte. pur . quel con: essendo vicino a mattutìn fosse il si destò e come che rotto ne sonno gli . Qui è per siadliludine. beveraggio e la virti^i di . secondo gli Accademici della Crusca. perdere la memoria. A smetnorare . se alcuna cosa sentisse e cosi gran pezza dimorato stando anzi a . . e doglien- dogli il lato . disagio che no nell' arca .. quale femmine {}) che ivi allato si destarono . gli occhi e non vegin gendo alcuna cosa e sparte le mani qua e in là . un gran romore. dormendo io. in sul quale era in su 1' altro volger vo- gliendosi nell' sta sì destramente il fece che la . per dormivano . qui m' avesse nasco. e perciò dice autore con mollo garbo che (2] smemorava Eguale . aodac cercando nella sua memoiia . il ma poi pa- recchi di tenne stordito^ e aperti . dato delle reni stata un de' lati della arca . \ SmeinGrare è j)ioi>nameiite. in questa arca trovandosi. venni nella camera della mia donna essere in e ora mi pare il una arca . . cominciò a e a dir seco : smemorare (i) io X che è questo Io pur ? dove sono dormo io o son desto ? mi ricordo che questa sera io . Così avveniva della allora a Ruggieri. per donna . so ? Io il credo e fermamente così sarà E per que- sto cominciò a j star cheto e ad ascoltare . Non era egli andalo in camera donna? Or quando erane uscito? un'arca? ed a e per qual via erasi egli condotegli to 1' ili qual fine? Niente di ciò sapeva.

e conlraiio/cwv/c«. Ruggieri dell' arca . tleaa cosa fi-ccro pure gli scrittoli Ialini dc'lmssi La tempi. Per cini chi su la qual cosa. si levarono. forte perciocché molto vogghiato aveano dormivan . . volle avanti «e altro avvenisse. per Io cader dubitò forte j . e Rug- qual quivi vedendosi .. ma «entendola per lo cadcro a|>erla . la qual quivi giù era al romor (l) ^ *( rneriHono. . Il qual brancolare sentendo femmine che Ih? deste era- no . Noi mrde- •imi diciamo indilTcrcntrinenlc nerlto e nervo. . . donde andar le se . «lìrendo. non Mpe>'a dove si fosse e una cosa e un' altra . per diversi luoghi. quali. A chi non m- pene questo. eerbiallo e rervia/'o. comin- ciò nd andar brancolando per la casa srnla per sapere se o porta trovasse . civorio ^x forbici rìbrrio. involare. bort hoto^ imbolare p^r vnee. a certe iinestre cominciarono a gridare al ladro al ladro. E che egli . ne potesse . antichi tn*r*ni Ttina con altra. più de' vitetto e chi per lo per una parte e chi per : un' altra corsono ed entrar nella casa e i giovani si- milmente gieri ( il desti . non rispondca: por che i fem- mine cominciarono a chiamare nò sentivano le due giovani. lacerano. vitto. NOVELLA «1 f'bì)rr X. a questo romore . che di ha il anono gli «tcllc due IcUere v cooao- nantr e h. cominciarono a dire: chi ò la Ruggieri non cole li noscendo boce (a). tra esserne fuori che starvi dentro. . quasi di so per marasi viglia uscito tesse nò da qual parte fuggir dovesse o po> vedeva) preso dicrono nelle mani della famiglia dei rettore della terra. non t' mio le icamhìarono . a4i pnnra o per paura tacettono (i). parrrhbe strano (le* il trorare in alcune srpolcralì iscriiioni ctisliani bibas in Christo per mcas tu Cliristo. d' alcuna di ipieste cose niente levatesi : Laonde e fattesi femmine più paurose divenute. taceltero e taeeUono per tae^iuero ili»- •ero gli Ditlichi (3) Pir la fimì)(ltansa. a! prr ctrcmpio.

la donna sentiva . di tanta maraviglia e di vicine di far fatto nuova fur piene . (3j Durar potem in istalu . guari appresso la mezza terza medico tornato gli Amalfi domandò che la guastadetta la sua acqua il fosse l'ccata j percioc- ché medicare voleva suo infermo e trovandosi . to dolore che quasi n' era il per impazzare Non d' . fece un gran romore sua durar poteva in islato che ninna cosa in casa (3). GIORNATA QU ART A E davanti al rettore tutti menatolo. Come la donna ebbe questo udito cosi si avvisò che Ruggieri quella avesse beuta. 1' avesser fatto ma avesser sognato di farlo . avevan la notte passata j non olti'e .. l'ispose adirata. avea . tu avvisi che quel- la fosse acqua chiara non j è così . vaso di vetro. La donna gran cosa fate sì . percioccliè mal. [n] Guaitacletta dim. e a questo del pesi fat- ricolo nel quale Ruggieri era . La novella fu la mattina per tutto Salerno . e perciò loro (1) Involare. d'una quando d' una guastadetta d' acqua versata gran romore? non se ne truova egli più al moncui il do? A maestro disse: donna : . rubare. confessò nella casa de' prestator essere : per imbolare entrato per clie il rettor pensò di do- verlo senza troppo indugio farlo impiccar per la gola. . carafjn. 2 4a corsa . che quasi eran credere a sé medesime che quello che . (2) vota. di guastada. clie Rug- gieri ei'a stato preso statori: il ad imbolare (i) in casa de' prela elle la donna e sì sua fante udendo. vagissimo era da al tenuto senza indugio messo martorio . in quello stalo in cui esso la losciava. dicendo: che direste voi. anzi era una acqua lavorata da far dormire ta l' e contoUe per che cagion fat. corpaeciulo con piede e collo strallo. maestro. . che da altro dolore stimolata era.

gli e tal voce in questo senso. arca anzi gli : era la notte Al quale colui diceva alli non è . e l' il maestro rispondeva che . di Ruggier dice ogni uoni male n(> . la i maggior quistion del mondo . cosi anzi hai venduta due giovani . A cui il legnaiuolo In disse : essi mentono essi . a43 noi noi sa pa va- loMe punito morto ino. siccome aiirlie oslnggio. . Ma i Na|>olelani chia- mavano stadico il |>rcfet(o del crioiioale. perciocchò mai io non ven- de' loro. o e disse : macslro . : madonna .. che quell' arca fosse. ma questa notte passala me l'avranno (t) (Questa Toce non è totcana) Giudice criminale. in Gio. preso udite al come come egli in casa de' prestatori pervenisse e : voi sapete bene l' il il legnaiuolo dirimpetto quale era arca dove noi di cui mostra mettemmo : egli era at- test(> con uno . Po- co appresso la fante che per comandamento della donsi na era andata a saper quello che di Ruggicr se . nel Varchi. In questo senso è voce loacanisaìaia e trovasi in Ricord. / NOVELLA . . f Stiulico o j/«/iro(che nelPun propii. chò colui domandava denari dell' arca sua . fece far della nuova .1 mente moJo e neir«ltro si trota scrìtto) ìgniGca nslag^io. . . |)crcit) rifatevi cieli' altra Il maestro vcggeodo che altro essere non poteva . coree STverlonO anche AcoMkmici della Ctusca. dices- tornò e disscle . e (ieri** dal latino ile' aeroli hass«o«l(»- lirui. Malespini. nel Guiccìar>> dini e in molli altri scrittori aniichi e mo<lcmi. io abbia }M)tuto sentire sia amico uè parente alcuno è che per aiutarlo levato si o si voglia levare j e credesi per fermo che domane lo stadico (0 '^ ^^^^ impiccare. X. prestatori si come essi stanotte mi dissero quando io in casa loro la vidi allora che fu preso Ruggieri. egli stata non aveva venduta imbolata 1' . Villani. tuacana. per ipicllo che . uou epunto . E oltre a questo vi \o' dire una nuova cosa che egli mi pare aver com.

e piagnendo incominciò a dire messere me conviene domandarvi perdono d' un il gran fallo quale verso di voi ho commesso. tra per paura e per amore mi convenne uguanno e sappiendo egli iersera diventare amica: non ci eravate. che io in casa vostra nella mia camera a dormire me. alterato credo hoc anno. scampo che . insegnatemi . E. tanto mi lusin- gò. se dare aiuto si come colei volendo 1' ad una ora lei . usalo anche a] presente nel contado. in cotal guisa Ruggieri là fosse . sì come e io farò come colei alla quaa- cintolini (i) con subito consiglio . vendo avvisato ciò che da quello la fante informò n' . volentieri ogni cosa le istrìgnevano i La donna . La madonna . e . (2) Uguanno. come voi potete vedere . poteva Ruggieri scampare e servar fante disse : onor di . me io nuta . comprendendo ottimamente come disse alla fante ciò che dal maestro udito di Ruggieri doves. qiìcsV annn. Mari. : e di che . comprendo che . Disse ? maestro disse . . lagrimar messere . E la fante non restando di . trasportalo ma come . quale in sala era.i modo ])asso. si se ne andarono di ne son qui ve- concordia a casa prestatori e io . voi sapete che giovane Ruggieri da leroli sia al quale piacendogli io (oi) . dove trovato fu . mi vedesse. e pregolla che allo . 2 44 GIORNATA QUARTA : imbolata andiamo a i loro -. fare era ordinatamente di se : La quale primieramente gì' andò al . medico a il . quivi risuscitasse non so vedere io il La donna fatto stava allora . ricordandomi che nella vostra camera una guastadetcomune ~(i) Istrìgnevano i cinfollni. è J. co il menai: e avendo egli sete né io avendo ove più . . tosto ricorrere o per acqua o per vino la non volendo che la vostra donna . avea . frase pei- Jireclie la cosa le premeva molto..

con tutto te che (3) motteggiando rispose: tu . couvenguno tutti i gliori letti. Qui e per metafora. dicon esti. . Ruggieri ira avesse . corsi per quella e A gliele : diedi bere e la giiastada riposi di donde levata V avea che io truovo che voi in casa un gran romor n' a. questo e per quello che poi ne segui (i) Ruggieri n'ò per perdere la persona (a). quanto per mi- quello che poi ne arguì.. ? ma chi è colui che alcuna volta mal non fatto : faccia lo ne 8oa molto dolente d' averlo non pertanto per . poiché infor. Il . DECAM.. Broccata colpo. |ier uccideranno. II. NOVFXLAX. : ciò va' e procaccia la salute del tuo amante^ e per in- nanzi ti guarda di più in casa non menarlo . che io ti pagherei di questa volta e di quella Alla fante }>er la prima broccata (4) parendo aver ben procacciato quanto più tosto potè se n' andò alla prigione dove Ruggieri era . n'hai data la perdonanza tu stessa desti questa notte il perciocché. acqua aveva veduta . riscontro. mato l' ebbe che rispondere dovesse . e si ma Dc(>ulali riptofaroDO coti faUa leaioM. nella quale. che egli lasciò a Ruggieri favellare La quale . (3) Con il tutto che e tutto che per quantunque o benché qm alcuaa volti (4) Bucc. allo sUidico se scampar volesse tanto fece che allo stadico andò da- (i) t N<'II« «lampa del 37 si i legge non Ionio per queito. dove tu cre- pelliccion ti un giovane avere che molto bene scotcsse avesti un dormiglione e per. per morire: coti di lopra dijte ci terranno te persone. allennero all' altra. e tanto il prigionier lusingò . t6 . T. Per che io quanto più posso vi priego che voi mi perdoniate . . ta d' a45 . vetc fatto E certo io confesso che io feci male. (a) Perdere la persona. medico udendo costei. ma molto più spcato V usa og^i tutta P Italia. e mi diale li- cenzia che io vada ad aiutare si in quello che per me potrh.

. (1) Attaccar V uncino. . Vannelli s'ingegna mostrare che può essere aniraessa anche . Lostadico veggen- do che leggier cosa era a ritrovare se ciò fosse vero. Qui è per nielaf. voi avete qui ve- Ruggieri da leroli preso per ladro . avea '1 nell' arca messo j e appresso questo il ciò che tra maestro legnaiuolo e dito gli disse . per- ciocché fresca e gagliarda era care l' volle una volta attac- uncino (i) alla cristianella d' Iddio: . non conoscendola e come per morto . ha se di non quando i prcstiitorl destandosi ec. per dal essere meglio udita non ne fu punto . . il lesi" (4) "t Mann. dopo molte novelle trovò li prestatori la notte passata aver l'arca imbolata e in casa messalasi. e come ella come sua amica in casa gli il 1' medico meacqua adopl' avea data bere . ed ella. e trovò iJ ma il che medico domandò così era slato: e appresso. e il cav. ma ben ricordava che andato era ad alber- gare con la fante del maestro della quale aveva bevuta Mazzeo . prise vero fosse dell'acqua. fatti richiedere legna- iuolo e colui di cui stata era l'arca. e domandatolo dove dinanzi alsi . gli contò la storia infino . Macinare fìguralanienle vale usar l'atto venereo. . GIORNATA QUARTA Il quale prima che ascoltare la volesse . e non è cosi E 1' cominciatasi dal capo. e' prestatori. se s' non quando in casa de' prestatori (4) destandosi era trovato in una arca. alla fine nato piata avea. nella camera acqua per gran sete ch'aveaj ma che poi di lui stato si fosse. rispose si che dove albergato fosse sapeva .a46 vanti . ~ {2) Macinio. in gergo per congiungersi carnalmente. schifa E il macinio (2) levatasi ro disse : messere . (3) Avverti signor per padrone. signor (3) della arca aveva ui per quella mostrandogli come in casa prestatori fosse pervenuto Ruggieri.Ultimamente la sera mandò non per Ruggieri bergato fosse .

amanti j e fatta la scusa in piò si quesU girri. Msrt. la tal caso quel destandosi non appartemlilie a . . gran piacer pigliandone e alla fante e a Ruggieri e si al legnaiuolo e a' prestatori piìi volte ridir le fece (i ). . presente. Dal che a|i|Mirisce lesione è sicuramente erronea (i) (a) f Ltt/'ecCf testo Mannelli e le dueedis. Dieee once. in . né che la detta il si destarono se non lunga pessa dipoi. con assai piacevoli parole alle belle Donne si scusò di ciò che fatto avea. . Dìoiiisi osserva che a ciò op|K>nc quanto è stalo iletto di i sopra . cioè d'aver fatto ragionare di la infclicilà degli materia così fiera come è quella del. Si usano questa al niundr in quei regni anco succhi nu. petti delle vaghe Donne avevan questa ultima di Dioneo le fece ben tanto ridere . Alla line cognoscendo Ruggieri essere innocente. »47 udendo e non sapeva . più volte rise ed ebbe festa il loro amore e il loro sollazzo sempre continuando di bene in meglio j il che vorrei che così a me avvenisse ma . e spezialmente attaccato. pre- Statuti dormivano ancora.. citate nel Vocabolario. che imbolata avevan l'arca. cioè che (panilo Ruggieri si risenti e si trovò in un'arca. e vagliouo un seUimo più del . IjO stadico queste cose . quando esse si disse lo stadico aver V uncino che che poterono della compas. e alla sua donna fu cainsieme e rissimo oltre misura La ({ual poi gli con lui con tella la cara fante . diece once (a) fosse caro . Ma il CHI). leaion*. termine della sua signoria era venuto. sione avuta dell' altro ristorare il Ma e veggendo il il Re sole cominciava a farsi giallo. non d' esser messo nel? arca Se le prime novelle li contristati. liberò Ruggieri : Il che quanto a lui niun ne domandi . che dare aveva voluto delle col. NOVELLA egli X.. diecc monete d'oro. chiamate once. coo- dannati i prestatori. Bug- ma i>enjl a' prcsUlori e furrbhe si le veci «lelP aMalivo aaaululo.

e parte verso le mulina . Ed essa . re e ben serviti cenarono usati erano . . La Fiammetta . appresso della bella fonte con grandissimo piace. e sopra li candidi e dilicati ome- ri ricadenti. Filo- e io la prendo volentieri e acciocché meglio avveggi di quello che fatto hai. meglio dell' aspra giornata d' oggi che alcuna con quella di domane queste nostre compagne racconsolar saprai spi .a4B levò . con due occhi in testa che parevan d' pellegrino . GIORNATA QUARTA e della testa si tolse la laurea . e chi qua appetiti . piacque . La qual venuta tutti raccolti come no . e il viso ritondetto con un colore vero di bianchi gigli e di vermiglie rose mescolati tutto splen- dido. a colei la quale altra . diedono infìno . per infino all' ora della cena lietamente . . e aspettando le il : donne a cui porre la dovesse piacevolmente sopra la capo biondissimo della Fiammetta io pose . infino ad ora voglio e comando che ciascun s'apparecchi di dovere doma- ne ragionare di ciò che ad alcuno amante dopo alcuui fieri o sventurati accidenti felicemente avvenisse tutti . Costoro adunque parte per lo giardino . La qual proposizione a siniscalco venire . sieme avendo disposto vandosi cenziò . da seder leli- . un falcon e con una boccuccia piccolina . dicendo pongo a te questa corona . e chi là a prender si secondo all' i diversi diversi diletti . le cui lab: bra parevan due rubinetti strato t' . E . sorridendo rispose . che fuor di quel macinava. fattosi il e delle cose opportune con lui in. . no. li cui capelli eran cre- lunghi e d' oro. ora della usati era- cena . la cui bellezza non era da dover troppo tosto rincrescere. al danzare e la al cantar diedono : e come me- nando Filomena danza disse la Reina Filostralo. tutta la brigata . . da quella si levati . si come .

Avrvhbe detto. Dlonìsi non animelle cosi ipirgaaione. NOVELLA X. il dunque Boccaccio in ai tal caso non gii core „ Quanto „ ly esser dolga con ragione il tradito sotto fede amore. ai dolga con ragione il cor* Che sia tradito aoUo fede umore cuore dolga di e«art« la Si deve adunque.. di|N>nde la da un TcrlK) intransitivo. tali sono canzoni . die' tiaditu esso egli. sir<omc essi fatto . (i) t II ciT. così intendo che per : Io mio comaa- damentu certa si canti una canzone le tue e perciocché io soa . Filostrato rispose che volenllcri : e senza indugio in cotal guisa cominciò a cantare Lagri mando dimostro * Quauto si dolga con ragione il core D'esser tradito sotto fede amore (i). l'amico sperava che io desinaui og^i seco. e roalru"^ lione . di desinare oggi es<'mai pio. meco„ iasione del drainare ai riferisce che è P agente di sperava. ma dovrò dire. chcnti sono lo tue . Ma perchè allora diverrehbe vraìuaa testo. riferirsi alP cosa enunciata dall' inCnilo dee ind!s|>ensa|>er agente dtl veilio principale. qui intendere che il ai medesimo.„ r amico sperava riferisce all'amico. . j turbati da' tuoi infortunii. allora in luogo dell'infinito preceduto dalla particola di converrà che si ado|>eri il soggiuntivo preceduto dalla particola che\ oè io |K>trò dire in tal cbso„ T amico S|ierava di desinare in og^i seco^. Quando un bilmente rerbo infinito. da' miei passati ma . preceduto dal aegno del secondo caao . ma bensì „ Quanto ». . cusi a|ipnnto il ma che aia tradito amore. sostiene egli che vi aia acorresioae nel cbe a^^Lhia • leggere: „ D'esser tradito sotto /è dF amore. Se io dico.. Che se non a questo agente.». novelle acciocché piìi giorni che questo non sieuo dichi. e aog^iunge (Iw si ejpone questo pano nel Vocabolario della fatta CruKa : ma can. Vanoetli intende qui che il cuore «i «lolga non già ili enere tndito esso atesao. ed ecco |)erchc. vogliamo che una ne qual più ti piace . io a49 : non intendo deviare hanno che .

. e così vi leg- ge il Bemlio. . Del mio futuro affanno M' accorsi lei aver . allora che primieramente _( Ponesti in lui colei per cui sospiro . la speranza e 1' 1' ardore • Va bestemmiando 'I anima che more sia . . ma il mio errore . Ch' è rimasa dolente Fosse venuto j . 25o GIORNATA QUARTA Amore . alta blltà (2) ornato E più che mai 'nfiammato fede . Sì piena la mostrasti di virtute . Senza sperar salute . Ma o che sia o no (che poco imporla) riconoscesi per molto antica ed affettata voce. Che lieve reputai ogni martiro Che per te nella mente . Quanto (1) Avverti (2) Billìi mio duol senza conforto }ptt servidore jw orilo i pongono per queste canzoni testi stampati. colei Ch' allora eh' i' più esser mi pensava lei Nella sua grazia e servidore (i) a Senza mirare il danno . La mia . E D' spesso naaladico il giorno e il 1' ora Che pria m' apparve suo viso amoroso . l' altrui valore Dentro raccolto e me cacciato fere . Ora conosco e non senza dolore Fatto m' ha conoscente dello inganno Vedermi abbandonato da In cui sola sperava . . Com' io conobbi me di fuor cacciato Nacque nel core un pianto doloroso Che ancor vi dimora 5 ..

a lui sol uno Dimostri a pien . . signore . . Ch' ove eh' vada . Amor . . Dimastrarono le parole di questa <*an7. Termini e la mia ria .. (i). . . Come Ballata l' hai falla di nuovo . . . il sentirò Nuir altra via niun' altro conforto . . . NOVELLA Signor f tu '1 X. mia s' alcuno non t' appara Io non men . . con essa alll mìei guai . E *1 cor di vita fallo sì misera spoglia Deh M' è poich' a torto gioia tolta e diporto lieta . Mi resta piCi che morte alla mia doglia . ec. pregandol che 'n migliore Porto ne ponga per lo suo valore Lagrimando dimostro . curo . e *1 mio furore { minore . . e Quftla R|iclisione manca preccilcntr per lo cagione: e forse (i) nell' edUione àù >597. perciocché nessuno Com' io ti può cantare Una fatica sola ti vo' dare Che tu ritruovi Amore e Quanto mi sia discara La trista vita amara . . col suo colpo io .onr assai chiala ro qual fosse l'animo di Filoslrato. k quaUr ha nel Trno smo onore. . Fa' costei morend' io . amadore . a5i ti puoi sentir tanto chiamo Con dolorosa voce E dicoti che tanto Che per minor Vita crudele e e sì mi cuoce morte bramo raartir la Venga dunque . Ballami dunque omai Pon fine .

ciascuna alla sua camera si raccolse % (i} Che nella.. se le tenebre della sopravvenuta notte .comandandolo Rei- Qa . . rossore nel viso di lei venuto non avesser nascoso . Ma poicbè egli ebbe a quella posto fine tate molte altre can- ne furono infino a tanto che 1' ora d' andare a la dormire sopravvenne: per che . K<S^ GIORNATA QUARTA l' più dichiarato nella avrebbe 1' aspetto di tal donna (i) il danza era.

ola i3 perduta ricoverasse NOVELLA I. 5 Osservazioni istoriche sopra la Giornata 8 «\ «. GIORNATA TERZA Nella qule si ragiona sotto clii il reggimento di Neifile di alcuna cosa molto da lui disiderata con industria acquistasse .INDICE DELLE NOVELLE CONTENUTE SECONDO VOLUME K^ sservazioni Terza Quarta istorìcìie sopra la Giornata pag.•*. Masetto da Lamporecchio si fa mutolo e di- ..

colla moglie s' d'Agiluf accorge . 47 // Zima dona a messer Francesco Fefgellesi e per quello con licen- un suo pallafreno . ed ella . NOVELLA in. innamorata d'un gio- vane. 2 di che udgiluf tacitamente il truovalo e tondelo: tri tonduto tutti gli al- tonde. e così campa dalla mala ventura. \ concorrono a giacersi con 8 NOVELLA II. e don Feli' ce in questo si mezzo con la moglie del frate • • dà buon tempo NOVELLA V.. a dar modo che 'l piacer di lei avesse intero effetto 33 NOVELLA IVé Don Felice insegna a frate Puccio come egli diverrà beato . induce un solenne frate . Un pallafrenier giace re . Sotto spezie di confessione e di purissima coscienza una donna . senza avve- dersene egli . zia di lui parla alla sua donna . faccenda una sua peniten- zia : la quale frate Puccio fa . 6 a54 viene ortolano di le quali tutte INDICE un monistero di donne lui.

Ferondo . . che lui gli era pròvaio che aveva ucciso. che la mo- gode . parla con la donna e falla del suo crror conoscente . si truova che con JUc' • dardo è dimorata Ca NOVELLA ni. è messo in prigione e fattogli credere che e poi risuscitato . col mostrare Filippello dì seguente con la moglie di lui dovere essere ad un bagno ifa che ella vi va . ama la moglie di Filip» ) la quale sentendo geloil sa . . e credendosi col marito essere stata . mangiata certa polvere . sotter- e dall* abate . secondo la risposta poi l' effetto segue. Tedaldo turbato con una sua donna.INDICE tacendo. egli in persona di lei si a55 risponde. è rato per morto glie di lui si . e si il pa- poi saviamente con la sua donna gode 73 NOVELLA Vili. tratto della sepoltura. si parte di Firenze: tomofvi informa di peregrino dopo alcun tempo . e libera il marito di lei da morte. e confratelli cifica . 54 MOVKixA yu Bicciardo Mìnutolo pello Figidnolfi . per egli è in purgatorio . .

3 ^B^6 moglie di lui indi<:e suo nutrica un Jigliuolo dello abate^ nella generalo loo NOVELLA IX. . dos^e vagheggiando una giovane in persona di lei Giletta giacque con lui ed ebbene due figliuoli j per che egli poi avutala cara . diventa moglie di Neer- 125 GIORNATA QUARTA Nella quale sotto infelice Jine il reggimento di Filostrali To si ragiona di coloro cui amori ebbero .. Tancredi preme di Salerno uccide V amante della figliuola . a cui Rustico monadiavolo in inferno: il poi quindi tolta bale . per moglie la tiene 1 1 HOVELLA X. a Firenze se ne va per isdegno. Giletta di Nerhona guerisce d' il re di Francia Bel- una jislola : domanda per mai ito tramo di Rossiglione. contra sua voglia sposatala.iSjr NOVELLA I.. e mandale il cuore in una .. il quale. . Alibech diviene romita co insegna rimettere .j.

e da' suoi frati preso . quella sì bee. è incarcerato 1 64 NOVELLA • III. V amante della quale V uccide. efuggonsi . Tre giovani amano in Greti. poveri a Rodi iono e in povertà quivi muo• . Frate ^liberto dà a vedere ad una donna che /' yignolo Gabriello è di lei innamorato.. INDICE coppa d* oro : a 57 la quale . e per tema di morire con moneta la guardia corrompono . e con la prima terzo si fugge : enne incolpato il amante con la terza sirocchia . La seconda concedendosi al duca di Greti scampa da morte la prima . il uomo quale informa d* uomo salva- tico il dì seguente nella piazza il mena dove riconosciuto . tre sorelle e con toro si La maggiore per gelosia fuggono il suo amante uccide. messa sopr* esso aerina avvelenata. e presi il confessano . 17Q . in casa d' uno povero ricovera . e così muore * ^49 ROVELLA II. si in forina del quale più volte giace con lei lei: poi per paura de' parenti di della casa pittatosi .

e lei . NOVELLA VI. ed egli a lei un : altro : muorsi di subito nelle sue braccia mentre che ella con una sua fante alla casa di lui nel portano. ella noi patisce : sentelo padre di liberare . a lui e poi tagliata la testa 190 MOVELLA V. . al mondo . loro . fa monaca . e da quegli che su v' erano. i fratelli gliele tolgono. Z' jdndreuola ama Gabriotto : raccontagli un sogno veduto . . son presi dalla signoria ella dice ~ . ed ella se ne muor di dolore poco appresso 197 . . Gerbino cantra la fede data dal re Guigliel- mo suo aiuolo combatte una nave del re dì Tunisi. . . ed il come V opera lei sta : il podestà la vuole sforzare. fa del tutto rifiutando di si la quale star più. per torre una sua Jigliuola. innocente trovata . un testo di e quivi su piagnendo ogni dì per una grande ora. la quale uccisa uccide. IV. . 2o3 . in sogno e m^ostrale di-- dove sia sotterrato Ella occultamente sotterra la testa e mettela in bassilico .iS8 INDICE NOVELLA . J fratelli di lei : Lisabetta uccidon V amante di egli V apparisce .

si gitta da una alta finestra in terra e muo* re f e col suo amante è seppellita NOVELLA X. casa y e muorle allato cliiesa . suo amante adoppiato in una arca la qua- . aao ' Messer Gnigliclmo Rossiglione dà a mangiare alla moglie sua il cuore di messer lui e Guigh'clmo Guardastagno ucciso da amato da lei : il che ella sappiendo poi . ai4 Girolamo ama la Salvestra : va costretto da* prieghi della madre a Parigi : toma . a59 La Simona ama Pasquino : sono insieme uno orto : in Pasquino . la quale volendo mostrare al giu' dice come morisse Pasquino . e truovala maritata : entrale di nascoso in . fregatasi una si di quelle foglie a* denti . e portato in una lui » muore la Salvestra allato a ROVELLA IX. similmente muore NOVELLA vm. si frega : a' denti ima foglia di salvia e muorsi è presa la Si- mona .INDICE NOVELLA VII. a 39 La moglie d* un medico per morto mette un .

lui si due usurai sente . se ne portano in per ladro } casa Questi è preso la fante della donna racconta alla signo' ria se averlo messo nelV arca dagli usurieri imbolata . FISE DEL VOLUME SECONDO.a6o le INDICE con tutto . ei prestatori d' avere V arca furata so- no condennati in denari .. . laond' egli scampa dalle for284 che .

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2 PLEASE DO NOT REMOVE FROM THIS CARDS OR SLIPS POCKET UNIVERSITY OF TORONTO LIBRARY .pg ^266 Al Boccaccio f Giovanni Opere volgari 1. l8^7 V. ed.

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