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VOLGARI
DI

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GIOVANNI BOCCACCIO
CORRETTE SU
I

TESTI A PENNA

EDIZIONE PRIMA
VOL.
II.

FIRENZE
PER
IL Mjìg n e ri
MDCCCXXVII.

-^^' Col benigno Sovrano rescritto del dì 9 Giu- gno iSiGfJu conceduta ad Ignazio Moutier la privativa per anni otto della stampa delle Opere volgari di Giovanni Boccaccio • PQ TT't.ft^?fì§r'T' .

II. .^\ PER ' IL MAGHERI 1837.^cammn DI GIOVANNI BOCCACCIO CORRETTO ED ILLUSTRATO on 0U TOM. »< .

A f'>i^O«fS >. V .

Pietro Giannone 1 nella sua istoria DECAM. II. che presso a Lamporecchio fosse un convento di mo* trasferite altro- nache. T. affatica di giustificare la regi- . che questo convento/osse demolito. Un palafreniere s* . sopra questa Novella Novella II. mancanza fossero Questa o falsa o vera tradizione pare aver dato al Boccaccio bastante argomento da formarvi . Masetto . e le monache per qualche ve. Una vecchia tradizione che corre in quel contado.OSSERVAZIONI ISTORICHE SOPRA IL DECAMERON DI GIOVANNI BOCCACCIO GIORNATA TERZA PROEMIO No OVELLÀ I.

da trarsi da que- pi acevol racconto . Dice aver sentito parlare di questo ricordi dello spedale di s. ciò che. na Teodelinga nominata in questa lYovellaj che il trattando di falsa V ingiuria Boccaccio dice fattale ingannevolmente dal palafreniere. Il fatto contenuto in questa Novella si crede dagli eruditi di ricordi antichi esser vericchis- ramente seguito in Firenze. e in vendetta della sua bassezza beff'ato. Brancazio Pare che monsignor del. il Boccaccio di . fJ Teodelinda. Una bella morale è e. Leggi il Manni sulla illustrazione di questa No<^>. 6 OSSERVAZIONI (i) . Novella III. . dove lanaiuoli simi erano sto .lìBoccaccìo alili scriltori per entro alla Novella la chiama 7Vu- delinga. ove troverai bellissime erudizionì. anco essendo vero. e abitasse a s. non macchiò quella di Lucrezia. la Casa va alla moglie. delle prediche di frate Nastagio. del quail le il Boccaccio dice che sapeva nome . Frate Puccio.• frate Puccio e nei Maria Nuova di Fi- renze stui si legge che nel i3oo ai 3o di gennaio co- emancipasse un suo figliuolo per nome Rinieri. ed che qualunque mecca- nico. credesse vero il si racconto che costui face- nello indirizzare che egli fa queir aureo libretto del Galateo al suo nipote. ove dice: non tiiio le raccoa- prediclie di frate Nastagio alle giovani donne (i) •{• Te nclellngn . sia ricco quanto si vuole.. la quale assoluta asserzione autentica in gran parte la verità di questo scherzo Novella IV. sarà sempre disprez- zato da donna nobile che siccome lo fu ei prenda per moglie il . il pia delle volte nostro lanaiuolo.

A . che sono le duefatniglie nominate in questa Novella . buon uomo che Braucnzio » nou lungi da te. Ricciardo istorico napolitano f . Ricciardo Miiintolo. non meno che da Giovanni Fili ani. che qui narra non si ha traccia veivna Novella FUI. le verità di que- Nov. Ferondo. vicino 4^ Novvlla V. quando alcuno voleva dormendo man- . che Palermini . non scio dice che egli era splen- dido per molte ricchezze . ambi istorici di cose fiorentine . il vella è stata dall' autore fondata principalmente sopra una polvere di maravigliusa virtù parli di levante avuta aveva da la un gran principe quale allcrmnva quella della solei-si usare per lu \ eglio Montagna. ISTORICHE quando elle 7 . a lib. o Vergioiosi . essendo che egli era di quella nobilissima Novella FII. ambasciatore a Parigi fu mandato 3 .. Tedaldo i . e d* antichissimo legnaggio si } ma del fatto . ma chiaro per nobiltà di sangue casa. haaao voglia abitò di schcruzai come quel a. . Fiorentini essere stati . si sa da Riccardaccio o Ricorda- no Malespini. Questa ingegnosa Noquale nelle . V anno 1 3 1 tal fatto racconta Alichclagnolo Salvi nelle Istorie di Pistoia P. Filiberto Campanile pare non discredere che que- sto fatto di Ricciardo Minatolo veramente avve- c»^G dice così : nou fìa di poco momento r onorata memoria che Giovauui Boccaccio fa di questa famiglia nel suo Dccameronc ove favellando di nisse . non si ha se non che il cavalicr messer Francesco f^crgelli . Il sta Zima Toccante . y. . Novella FI. Tanto gli Elisei .

Alihech Questo fatto d'Alihech si crede stato dal Boccaccio mascherato per alcun suo riguardo. PROEMIO. e la sua condotta ripresa come . troppo lunga per una nota . Novella IX. ma nelle vicinanze di Todi . dare nel suo paradiso Milione^ ove è cavata dal libro intitola. che nella sua XL. Novella lo racconta medesimamen" te y e presso a Todi lo dice seguito . e degna della curiosità di qualunque lettore . e forse intese di que. XXVIII. e si legge inserita nelle Navigazioni del Ra- musio al cap.. D Ah contenuto del seguente Proemio. una istoria toccante il Veglio della Montagna . principe tartaro . e che seguisse verameute non nel deserto della Tebaida . Novella X. Giletta. della sua Istoria mentova un Beltramo della famiglia del personaggio di questa Novella sto stesso . 8 OSSERVAZIONI . sta- to condottiere di Fiorentini . dove l'autore si lagna che le sue Novelle venivano calun- niate di falsità . scritta da Marco Polo . Giovanni Villani nel lib.. VII. GIORNATA QUARTA. Motivo a questa credenza dà Franco Sacchetti.

questo passo risulta che Boccaccio non mancava di un la guai onesto domestico e proprio sostentamento cosa dovea esser nota anche ai suoi morditori: oiU de per conciliare che tanto di morderlo . Tre giovani . Novella Tancredi . la sua felicità po- nendo nel vivere da gentiluomo filosofo. contento dell* aurea mediocrità delle sue fortune I. . non procurasse in ogni cantilmente . diremo così. Anton -francesco Grazzini cliiama questa Novella di frate Alberto favola: La favola dell' Agnol Gabbrìello Iacopo Gaddi sta in dubbio se favola o istoria sia . laddove il Boccaccio le rie* chezze altamente spregiava. Frate Alberto . die Fiorentini pensando merpadre medesimo del Boccaccio avea pensato nel dargli la prima educazione riguardavano come per pazzo colui che. questi avessero ragione quanto egli di difendersi da* loro i morsi.. dà egli chiaramente già divolgate. modo di arricchire . aven" do talenti da far denari . Che sar io farei più discreta mente a pen. . ISTORICHE che troppo devoto ei si 9 mostrasse del delicato fem- mineo le a conoscere che Novelle delle tre precedenti Giornate egli avea sesso . siccome il . donde io dovessi aver del pane che dietro a que. Novella II. ste frasche andarmi pascendo il di vento Da . Novella III.

vel historias . No- vella Solo dicono i Deputati che quella canzone . in cui la Lisabetta avea posta la testa si deir amante. Toccante la verità di . mentovati in questa . te- stimonio di questa Novella del Boccaccio quello d' altro caso simile . stanuna pianta di salvia . seguito in Tolosa di due mercanti che similmente per un tale accidente . il quale V asserì per vera . . si e do sotto una botta o rospo tanto mortifero che. nella terra di s. Contro dei rospi . Novella IV. e conclude questo suo racconto con dire : utinam similes fabulas cius . questa sua verità corroborando col . I Fratelli questo fatto non si . la quale Filomena dice che fu fatta sopra quel vaso di terra . la potesse col suo alito rendere capace d' uccidere istantaneamente una o pih foglie di essafregassesi i denti il sentimento di tutta la medica facoltà ^ che tale attività non ha saputa trovare nelV alito chi con . da rendere istantaneamente mortifera colla sola fregagione d' alcuna delle sue foglie una pianta . caccio . cantava tuttavia ai tempi del BocQuello che rende mirabile questo Novella VIL frano e repentino caso della morte dei due amanti.•io OSSERVAZIONI . Gimignanofu il arte della lana ma non si si trova chi fosse padre dei giovani che trasferirono a Messina. Gerbino de Scrlptoribus non to di // Gaddi nel suo libro ecclesiasticis racconta questo fat- Gerbino come cosa realmente accaduta. si trovò un medico tedesco . chiamato Giovanni Shenh di Graffenberg . plures descripsisset Boccac- Novella V. trova altra cosa l' se non che . e con .

Fu veramente in jTir. Montagna istanza del re Roberto scrisse le Pandette della medicina . ISTORICHE morirono lib. tica della verità di questo successo del Rossiglione e del Guardastagno sto ultimo si legga nella vita die di queil ha tradotta dal Provenzale si Crescim- heni . VII. e chiama Capestain . dove trova narrato poco meno che parola per parola. e il Crescimbeni lo nomina italicamente Cabestano. . l suoi bei versi innamorarono la molo } glie del Rossiglione y e cagionarono la sua morte ciò die il Petrarca spiega dicendo : e quel Guglielmo Che per cantar ha '1 fior de' suoi di scemo X. dicesi che visse in Salerno y e che tra il 1^09 e il l'i^i ad Ncn^ella . : \3. reme la famiglia 1 dei Sigliierij ed esiste o/tQora un testamento di Giovannonc Sighieri colla data del òG'i y ove sono nominati effetti che questa 'fami- glia possedeva nel territorio di Carpentrasso in Provenza Novella IX. e chi Cabestain. le quali furono in pia lingue tradotte . Era questo Guardasta gno famoso poeclii ta provenzale . rare ouovc e mirabili Novella Vili. . Osservaziooi med. Messer Guiglielmo Prova auten. Girolamo Maestro Mazzeo della vien creduto quello stesso che da Scipione Mazzellay istorico napolitano . e che Pasquale Gallo e Pietro Castellano nelle .. Girolamo .

2 vite dei OSSERVAZIONI medici Mantuanus. in quei tempi lo stesso . dicono Matthaeus Sylvaticus avvertendo che Matteo e Mazzeo era illustri sia errore. . e che Mantuanus e debba dirsi Montaniis ..

veggondo già te fatta la Reina incammino. carriaggio. ol l^q ul . tippre*- sandosi sole. quasi quindi capo levato. prestamenil ogn' altra cosa caricare . a divenir rancia (i). o la perduta rasse . sue Donne e da' tre Giovani alla guida del canto . con la salmeria (a) n' andò e con e de' Signori . gialla. di forse venti usignuoli e altri uccelli per una vietta (i) Rancia color d'arancio. dove andar doveano assai delle cose opportune e chi quivi preparasse quello clie biso- gnava. nica la Reina levata ^ e fatta tutta levare . quando la domela sua compagnia pezzo davanti . mollttodìne some. La Reina adunque con lento passo le accompagnata e seguita dal. T I ^ J aurora gih di vermiglia cominciava il . LA SECONDA GIORNATA DEL DECAMERON INCOMINCIA LA TERZA Nella quale si ragiona sotto il reggimento di Nei- FiLS di chi alcuna cosa molto da lui disiderata ricompe- con industria acquistasse . e avendo già al il siniscalco gran mandato luogo . la famiglia rimasa appresso delle Donne .FINISCE . di («) Salmeria.

preso cammino verso 1' e cianciando e motteggiando e ridendo colla sua brigata . e in gran copia che quivi surgea . in assai parti vie ampissime .. in quello. non troppo usata li ma piena di verdi erbette e di s' fiori quali per lo sopravvegnente sole tutti il incominciaoccidente . mescolato insieme con quello di molte altre cose lo giardino olivano . e riconfortò x\ppresso la qual cosa fattosi aprire un che giardino che di costa era al palagio. assai a- vanti die mezza il terza forse . frondi ) postesi a sedere e loro . quasi di riposo vaghi sopra una log- gia che la corte tutta signoreggiava ( essendo il ogni e di cosa piena di quei fiori che concedeva tempo . un poggetlo era posto ti gli ebbe condotti le . di ciò che a camera s' appartiene sommamente e magnifico reputarono so discesi lo . e per tutto andati. . che per pareva loro essere tra . tutte diritte . . il lo- darono Quindi . venne il discreto siniscalco con preziosissimi . confetti e ottimi vini ricevette . il signor di quello Poi a basquel- . . senza essere andata oltre a duniilia passi . più ancora . se n' entrarono. i4 GIORNATA TERZA . . più attentamente le parti dì quello comincia- rono a riguardare. e veduta 1' ampissima e lieta corte di le volte piene d' ottimi vini eia freddissima acqua. e parendo loro nella prima entrata di maravigliosa bellezza tutto insieme. ad un bellissimo e ricco palagio . e vedendo gran sale le pulite e ornate camere compiutamente ripiene . e tutte allora fiorite sì grande odore per lo giardin rendevano che . quale alquanto rilevato dal piano sopra . come e coperte di pergolati di viti le quali facevan gran vista di dovere quello anno assai uve fare. Esso avea dintorno da sé e per lo mezzo strale . vano ad aprire. tutto era dattorno murato. il commendarono . ÌSeì quale entra.

da artificiosa . la quale il nostro aere patisca di che quivi non abbondevol mente. ma in prosa rincirtl>ì>e af- feUato. ancora . Io TÌforisio il pronome la f/iuile.. Le lato- ra (i) delle (piali vie tutte di rosai bianchi e vermigli e di gelsomini erano quasi chiuse': per le quali co«e . n' laudevole sia . non che la mattina . minutissima erba e verde tanto che quasi nera parca dipinto tutto forse di mille varietà di fiori . e dal rimaner sospeso il giira. dal non sajiere qual nome si il verlto gitlaya. aggiungo Terho è dopo pronome ta Itr^ ^uale. i5 che mai nacque in oriente. quali avendo i vecchi frutti e i nuovi ed agli i fiori . Quante e e»- come ordinate poste fossero le piante che rano ninna in quel luogo. alto sotto odorifera e dilettevole ombra senza esser tocco da quello quali e . non so seda naturai vena o . il Sannauaro in reni. ma chiuso li dintorno dì vei-dissimi e vivi aranci e di cedri . vi si poteva per tutto andare . e la rimando lettore air edizione parmense. Iv' entro. lungo sarebbe a raccontarej <> ma . lonna che nel mezzo di quella diritta era gittava tanta acqua (a) e sì alla verso il cielo ( che poi non (i) Latora Fuso Itili. (a) Mari. Nel mezzo del qual prato era una fonte di marmo bianchissimo e con maravi- gliosi intagli.non ancora al- solamente piacevole ombra l' occhi ma odorato facevan piacere . NOVFXLA tutta la spczicrla I. Accennerò solamente che con^u^ione di questo luogo nasci. per una figura la quale sopra una co. tanto che il questionato ^>erìodo vien rìdoUo coti: entro la . altra molto più ) era ini prato di cosa che vi fosse. Troppo lungo afTare il riferire lutto ciò ch'essi hanno regga detto. varietà 8are])l)e Gran d' il opinioni è tra' critici su questo luogo. ma qualora il sole era più .. Nel mezxo del quale (quello che è non men commendabile che . che trova doj>o la yoctjt- Tcrlio giltnvn alla e<l fonie di il marmo il nominata nel hrrre periodo antecedente.

e dove non so se da naturai vena o da artificiosa . fontana co' ruscelletti procedenti da quella a' tre .. potesse ag- Andando adunque . i6 GIORNATA TERZA cliiarissima rica. . non il s' della quale dall' altre erano ancora accorti. pervenisse . se paradiso potesse non sapevano conoscere che . (1) git~ divenisse. tanto tutti piacque a ciascuna Donna e Giovani . qual poi (quella dico che soprabbondava della fonte ) per occulta via del pieno pratello usciva e per canaletti ri assai belli e artificiosamente fatti. . che di meno avria macinato un mulino al La . la . fuo. parte uscir conigli . per una figura. d' altra parte correr lepri fonte. Il veder questo giardino la il suo bello ordine . tutto lo intorniava e quindi per canaletti slmili quasi per ogni parte glardin discorrea. raccogliendosi ultimamente in del una parte. FIACCHI. udendo forse l' venti maniere di canti d' uccelli s' quasi a pruova un dell' . Che essi videro giardin pieno forse di cento varietà l' di belli animali. quale è sopra una colonna . due mulina volgea . altra forma. che quella di quel giardino gli si potesse dare . e uno all' altro mostrandolo. che nel mezzo di quella diritta era lava tanta acqua ec. senza dilettevol suono nella fonte dea ) . dalla quale del bel giardino avea l'uscita 3 e quindi verso il pian discendendo chiarissima ( ) i . né gli si pensare oltre a questo qual bellezza giugnere . che si cominciarono ad affermare che in terra fare . avanti che a quel divenisse con grandissima forza e con non piccola utilità del signore . altro cantare accorsero d' una dilettevol bellezza soprappresi. . d' una . di quello divenuta palese. le piante e . contentissimi dintorno per quello bellissime faccendosi di vari rami d' albori ghirlande tuttavia .

fatto dintorno alla bella fonte metter le tavole li . si diede il Ma . e quivi prima . e suoni e a' canti e a' balli da capo dicrono infìno che alla Reina per lo caldo so. quasi dime- stichi. chi a giucare e scac- chi e chi a tavole mentre gli altri . chi a legger romanzi .. un . poichò . poi- ché assai or questa cosa or quella veggendo andati furono. De' quali chi vi andò e chi vinto dalla bellezza del luogo andar non vi volle j . oltre altri piaceri . dormiron si . 17 e in alcuna cerbiatti giovani andar <{uesti pascendo . passata la nona levato s' fu . quivi di- moratisi . e viso . fu Filostrato il quale cominciò in questa guisa: . a cui Reina tal carico impose . s' andas- dormire. altre piì!i maniere dì non ciascuno a suo diletto . GIORNATA TERZA giacer cavriuoli . colla fresca acqua rinfrescato . usato postisi a sedere ad . Le quali cose. andarono a manriposato ordine giare: e con grandissimo e bello e serviti lieti. . pravvegnente parve ora che se a a cui piacesse . e oltre a nocivi animali . sei canzonette cantate e alquanti bal- fatti come e di si alla Reina piacque. . Ma . ma . divenuti a' più su si levarono. aspettar cominciarono di dover novellare sopra la teria dalla la ma- Reina proposta De' quali il primo . buone e dilicate vivande. . andarsi a sollazzo. ebbero nel prato si come alla Reina piacque il vicini alla fontana venutine e in quello secondo modo . vie maggior piacere aggiunsero.

clie di quelle femmine che clie . né piii senta 1' dei femminili appetiti fatta divenire il non come di pietra avesse farla monaca : e se forse alcuna cosa . rispetto a sé li quali la piena licenza di . d' avvedimento grossissimi Ma quanto .. poter far quel che vogliono non può saziare né an. bellissime donne. Pi- sloia. villa deliziosa dei signor! Rospigliosi. „ . sono di quegli uomini e stolli. non uscendo (1) Lamporecchio. ella più non se femmina se . ch'io dico. le quali tutte concorrono a giacersi con lui . si sono credono tropil po bene che come ad una giovane sia è sopra capo posta la benda bianca e indosso messale la nera cocolla . Costui. Canto VII. poiché la Reidella proposta na comandato me 1' ha .i8 GIORNx'lTAL NOVELLA L Masetto da Lamporecchio (i) si fa mutolo e di. assai B. A'icino a Lil). cora alle gran forze dell' ozio e della solitudine E similemente sono ancora di quegli assai che credono troppo bene che la zappa e la vanga e le grosse vivan- de e i i disagi tolgano del tutto a' lavoratori della terra . tutti coloro che cosi credono sieno ingannati mi piace. concupiscevoli appetiti e rendan loro d' intelletto e . IH. Il Berni nel suo Orlando Innamorato . a Lamporecchio nacque. contra questa lor credenza odono se contra natura così si turbano come un grandissimo e scelerato male fosse stato commesso 5 non pensando né volendo aver medesimi . cjuel „ Ch' è celebre caste! per Masetto . viene ortolano di uno monistero di donne .

a Lamporecchio tra gli altri . secondo uom con bella persona il cui nome era Masetto stalo e domandollo dove tanto tempo fosse .. ne . se ne tornò Quivi che lietamente . . . l' altra mi sta toglieva la zappa di ma- questo non bene il . fatta la ragion sua col castaido delle don. non ha gran tempo non essendovi . allora più che otto donne con una badessa . stare lavorio l' e uscivami si tra l' una cosa e per . NOVFXLAL fatta 19 da lei. e oltre a questo andava alcuna volta al bosco . E oltre a questo elle son tulle giovani. gliele disse. fu un di . . giovane lavoratore villa . tanta che io lasciava che . del salario . e sonmene venuto io Anzi mi pregò . anzi . e davanmi . : e grande . Il quale Masetto domandò di che egli il monislero servisse A cui Nuto rispose io lavorava un loro giardino bello . si può far cosa al lor 1' modo . in parte alcuna la . pon qui quello e no e diceva seccaggine dell' orto volli star . quand' io lavorava alcuna . e tutte un buono omicciuolo d' un loro bellissimo giardino ortolano il quale non contentandosi giovani era . . pon qui questo e . per le legne . orto l' una diceva . attigneva acqua e faceva colali altri ser- vigetti ma le donne mi davano si poco salario che i io non ne poteva pure appena pagare che non calzari . che Nulo avea nome. di farveae più chiare eoo una picciola Novelletta In queste nostre contrade fu ed è ancora stero di un moniquale non donne assai famoso di santità . il nomerò per non diminuiru sua . se io n' a- . altra io non vi il più . là ond' egli era il . raccolsono . Il buono uomo. fama nel (|uale . castaido loro quando me ne venni che . e parnii eh' elle abbiano ninna volta il diavolo in corpo . . l' altra . forte e robusto e.

non dubitò perder per quello ma temette di non dovervi esser ricevuto perciocché troppo era giovane e appariscente. lontano di qui e ninno . A Masetto udendo egli si le parole di Nu- venne nell'animo un desiderio grande d'esser con . il luogo è asse io so far . queste monache che tutto se ne struggea compren- dendo per le parole di Nuto che a lui dovrebbe poter . con in collo .. . molte cose divisate seco imaginò : . in gui- un povero uomo se . che il io gliele mandassi e io gliele promisi . . ma tanto faccia gli Dio san delle reni quanto o ne procaccerò o ne man- derò ninno to. se bisognasse . amor e Dio e che egli . le legne Il castaido gli dio da mangiar volentieri appresso questo gli mise innanzi certi ceppi che Nuto non avea pututo spezzare 5 li quali costui . senza dire ad alcuno dove sa d' s' una sua scure andasse . gli spezzerebbe del. alle mani che io . che fortis- . . n' andò al monistero : dove il pervenuto entrò dentro e trovò per ventura castaido i nella corte j al quale faccendo suoi atti come mutoli 1' fanno di . . fosse . E avvisan- non : gli verrebbe se a Nuto ne dicesse facesti a gli disse deh come ben venirtene ! che è un uomo a star : con femmine? egli sarebbe meglio a star con diavoli sei elle si non sanno delle sette volte le . mostrò di domandargli mangiare per . venir fatto di quello che egli disiderava dosi che fatto niente . da ciò . Per che sai . ao vessi GIORNATA TERZA alcuno . Ma poi partito lor ragionare cominciò Masetto a pensare che loro modo } dovesse tenere a dover potere essere con e conoscendo che egli sapeva ben fare quegli di servigi che Nuto diceva . quello che elle il vogliono elleno stesse . mi vi conosce j vista d' esser mutolo per certo io vi sarò ricevuto E in questa imaginazione fei'matosi.

ai II . Sappi se egli sa lavore e ingegnati di ritenercelo: dagli qualche paio di scarpette. 11 quale le disse: (jucsti è un povero vened hogli sai>es- uomo mutolo e sordo . vista di spazzar la corte.ir (juivi il castaido veduto che egli ottimamente sapoa lavorare e con cenni domandatolo . mi mettete costà vi entro . qualche cappuccio vecchio e lusingalo. io mi credo fare ciò che noi bisogna n' . . . : in (è di Dio tu di il vero. ìa pocn d' ora d' ehbc tutù spezzati al castai- do che bisogno aven u quivi gli nudare bosco . e potrebbeue V uom che volesse e oltre a questo non vi bisognerebbe di aver pensiero che egli motteggiasse queste vostre giovani . fagli vezzi. A cui la badessa disse . e volcsseci rimanere. % ^ . quale uu di (Questi di ci ne per limosina si che io gli ho e' fatto bene . orto che mai non fu cosi lavorato Ora avendo sl. e costui con cenni rispostogli . l'asino innanzi cou suoi cenni . e domandò madonna. . gli fece intendere clie a casa ne le recasse Costui il lece molto bene gli : per eraa che il castaido a far iare certe bisogne clic luogo. che gì' far voleva ciò che 1' egli volesse avendolo ricevuto impose che egli orto lavorasse. . il il castaido chi egli fosse. NOWXLA simo era . ' DECAM. T. perciocché egli ci ed ò forte . e mostrógli quel- (i) Cioi lavorterò. I. più giorni vel tenne. De' quali avvenne cbe un di la bnilcs^sa il vide. tutte queste pa: role udiva e seco lieto diceva si I' se voi . se egli voleva .. il menò seco iece tagliare delle legue: {>oscia messogli . ben da mangiare. dagli castaido disse di farlo . avremmo buon egli : servigio. II. latte fare assai cose che bisogno erano Se egli ae lavorar l'orto. io vi lavorrò (i) . Il Masetto non era guari lontano ma facceudo .

costui un di avendo lavo- rato molto e riposandosi . che è quello che tu di ? non tu che . a dargli e a metterlo in novelle altri fa de' come spesse volte avviele ne che mutoli . s' appressarono là dove che sembiante facea di dormire. e questo mutolo : e io ho più volte a più donne che a noi son venute. . cresciuto innanzi al senno: volentieri udirei quello che a te ne pai'e. udito dire che tutte l'altre dolcezze del la mondo sono una beffe a rispetto di quello l' quando femmina usa con animo uomo Per che . Tu vedi cVegli è un colai giovlnaccio sciocco. di ciò lui essere intese e la badessa. io m' ho più . giovare L' altra rispose : di sicuramente io noi dirò che per certo mai a persona Allora . una che alquanto . co1' minciarono a riguardare. quale lavorando 1' un di l' altro . Oimè ! sai disse 1' altra . direi un pensiero che io forse anche a te potrebbe . aa GIORNATA TERZA : lo che a fare avesse poi andò per altre bisogne del Il monistero. eh' è vecchio. le monache incominciarono . poiché con altrui non posso di . no osa entrare se non castaido . la baldanzosa inco- minciò: io non so se tu t' hai posto mente come noi siamo tenute strette . e lui lasciò. due . e dicevangli più scelerate parole del mondo. giovinette monache che per lo giardino andavano egli era. che forse estimava che egli cosi senza co- da come senza rava .j . volte messo in . né che mai qua entro il uomo alcu. se io credessi che tu mi tenessi credenza io ti ho avuto più volte il quale . . disse . appresso noia . all' altra. Per che era più baldanzosa. volere con questo mutolo provare se cosi è Ed egli è il pur miglior del volesse . perchè egli egli noi potrebbe né saprebbe ridire. non credendo da favella fosse . e lui. poco o niente si cu- Or pure avvenne che . mondo da ciò costui j che.

disse: or bene come faremo in su la A io cui colei rispose tu vedi eh' egli è nona . e disposto l' ad ubbidire. sciocche farsi . una di loro . e quivi r una dia : si stea dentro si . se nui gliele ubbiain pr(^ messa truovisi un' altra o dell' altre die gliele atten- gano . . che non se ne gli attiene ninna . che mosse avea le parole . dormire ci è: e s' se mi credo che le suore sien tutte a non noi Guatiam per l' orto se persona : . egli non ci ò persona . che abbiam noi a fare. saprk pur che noi medesime noi diciamo ciò . dove Masetto ella volle senza trop si invitare quel fece che . a3 \ irglniià si nostra a Dio ? '1 O di . di provare che bestia ? uomo : . . dove egli fugge l'acqua (i) . ninna cosa aspettava. . e l' s' altra faccia la guai> egli ò sciocco che egli acconcerìi comunque se noi vorremo Masetto udiva tutto questo ragionamen- to. Queste .NOVFXLAI.*: simo . allora sì si vorrà pensi egli ci Hs rù mille . lui destò j ed atti egli incontanente si levò in Per che costei con egli lusinghevoli presolo risa . Costei l' udendo avendo gih maggior voglia che fosse 1' altra . ed faccendo colali . il menò pò nel capannirtto . con . guardato ben per tutto e veggendo che da ninna parte potevano es. noi ab1)iam promessa la 8C colei . A cui la compagna il disse ? : o se nui ingravidasdi^M. modi di fare che mai non . cioè dor'cgK h irkoTfnqaMiJoi>io«c. a Masetto pi«> . per la mano. ser vedute appressandosi quella . se non a pigliarlo per Ih mnno luì e menarlo in questo ca? pannetto. come andrebbe : fallo Quella allora tu ti cominci ad aver pensiero del mal prima che venga sare : egli quando cotesto avvenisse . non esser preso dall' . d'isr ((iintitc cose gli promettono tutto ! . La quale co- fi) Dove fgti/ugg« tacqma.

divenner compagne in vari tempi badessa . Avvenne finestretta un giorno che una lor compagna da una . diede . che 1' ortolano non venia 1' . avuto quel che volea. che ancora di queste cose non di tutta sola per lo giardino . cosa riguardando la don- na de . tutto stava scoperto La qual . mutato consiglio e con loro accordatesi. Alle quali l' altre tre per diversi accidenti . Per che avanti che quindi dipartisil sono da una volta . dì . che cadute erano sue monacelle e destato . per lo troppo cavalcar della notte all' avea assai ) : (i) tutto disteso ombra i d' un mandorlo dormirsi ed avendogli il vento .in su ciascuna provar volle come : mutolo sapeva cavalcare e poi seco spesse voi te ragiocosì dolce cosa e piii . col mutolo s' andavano a trastullare . partecipi divennero del podere di Masetto . nando dicevano che bene era come tempo udito aveanoj e prendendo a convenevoli ore . all'al- luogo e Masetto . Ma- setto seco nella sua camera nel menò a lavorar dove parecfatta . Ultimamente s' la . cioè ogni poca fatica gli bastava. della sua cella di questo fatto avvedutasi a due altre il mostrò . il tenne j provando e riprovando quella dolcezza la quale essa prima all' altre solca biasimare Ultimamente del. (i) Di pocajalica avea assai. pur mostrandosi semplice faceva si lor volere . panni davanti levati indietro .2*4 GIORNATA TERZA leale me tra il compagna. chi giorni con gran querimonia dalle monache orto . accorgea andando un . e sola vedendosi in quel le medesimo appetito cad: . essendo il caldo grande il trovò Masetto ( il qnal di poca fatica . . è oiodo di dire assai bello. gli eza soverchia. E prima tennero ragionamento insieme di doverle accusare alla badessa: poi.

tutta stordì. il quale ella teneva io mu- tolo. K |)erciò una notte colla badcsw» essondo rotto lo scilinguagnolo . NOVELLA L la a5 che parte vo- sua camera alla stanza di lui riiuandatolnc. nove aveva a la badessa le disse il fatto II che udendo savia accorse che monaca non avea che molto più per che. che volesse dir ciò che Masetto s' egli a .. non fosse di lei: come discreta . il quolo »i chi«le «neon aoUo che è quel inuKolino che UgUfeiw a' le più volle ba- lie di la lingua bamlùtù. . se più stesse in troppo gran danno resultare . il potrebbe . (i) . •'wsa lua dire: egli ha rollo o taglialo le filetto « scili npiagnolo. cominciò a dire : madonna fatica io ho inteso che uà gallo basta assai bene a dieci galline. . Varchi Ereol. che io non posso far nò poco nò molto j e perciò o voi mi lasciate andar con Dio. . che è questo? . e olire a ciò più lendo da s' lui . anzi sono io per quel- lo che infino a qui ho fatto a tal venuto . credeva . La donna udendo che tu costui parlare. e mol- to spesso rivolendolo. D' uno che a»»ai. tìo. e disse: fossi . . avvinò che . disse Masetto io era ben tà cosi ma non anzi per una infermiprima questa e domandollo scr\ire. . ma che dieci uomi- ni possono male o con una femmina sodisfare. nove 3 al clic dove a del me ne conviene io servir per cosa mondo non potrei durare. quant' io posso La donna sei credette . o voi a questa cosa trovate modo. non potendo Masetto suo esser mutolo gli sodisfare a tante. acciocché da Masetto non (1) Romper «li io scilinguagnolo yet cotniiìcìare a imAtn.À^ftr roUo » favella sciollo lo scilinguagnolo. dispose di voler colle sue monache trovar modo a questi fatti . mutolo Madonna per natura tolse . che la favella mi e solamente da notte la mi sento essere restituita : di che io lodo Iddio . senza lasciar Masetto partire.

che niente se . di quegli per lo suo avvedimento avendo saputo la .. ricco a casa : la qual cosa saputa di leggier gli fece . Cosi adunque Masetto vecchio padre e senza aver fatica di nutricar figliuoli e spesa di . Nelle quali . sentì se non dopo la morte della badessa essendo già Masetto presso che vecchio e disideroso di tornarsi . genei-asse. in cui intitolato era . Un pallafrenier giace colla moglie s' d* jigilulf re . era . . venir fatto ricco . . e co^ campa dalla mala ventura E ssendo la fine venuta della novella di Filostrato della quale erano alcuna volta un poco le Donne ar- . pur ne si discretamente procedette la cosa . . accorge . Ed essendo di que' di . maniera le sue fatiche partirono che egli le potè comportare. tonde . con piacer di Masetto ordinarono circunstanti credettero che per le loro orazioni e per gli meriti del santo . se ne tornò poneva affermando che le corna sopra '1 cosi trattava Cristo chi gli cappello NOVELLA di che Agilulf tacitamente e tondelo sì : II. truovalo il tonduto tutti gli altri . morto lor castaido . di pari consentimento aper- tosi tra tutte ciò clie per addietro da tutte era stato clie le genti fatto . il monistero a Masetto restituita j stato lungamente mutolo la favella fosse si fatta e lui castaido fecero : e per . ii6 fosse il GIORNATA TERZA monistero vituperato il . sua giovanezza bene adoperare in collo partito s' donde con una scure . come che esso assai monachin ..

ma male Ed . Ija({ua. Mart . nel senno un valoroso vaghe Donne . NOVELLA TOisaìe . gli E per- ciocché il suo basso stato non aveva tolto che egli esser fuor d' ogni il non conoscesse questo suo amore convenienza eziandio a . avventurata in amado- savia e onesta molto. E (1) (1) Pur qui valr in tultii modi. né lei occhi ardiva tli . de' Longobardi la quale fu bellissima donna. di vilissima condivii zione. suo regno avendo presa per moglie . avevan fer- mò i 1 solio del . rei- na . citth di Lombardia . Pavia . IL . re stato simil- mente re. i suoi predecesfatto . . sori in si come . disavveduti di- si credono la loro vergogna scemare dove essi l' accrescono in iuGnito. E che ciò sia vero. Huteita. a ninno palesava scoprirlo . 17 piacque e alcun' altra se ne avevan riso alla Ileina le sì che Pampinea novellando seguisse. intendo che per me vi sia dimostrato Àgilulf re de' Longobardi. ma per altro da troppo più che da cosi meil e della persona bello e grande cosi come re fosse. uomo quanto a nazione (a) . senza misura della reina s'innamorò. stiere . con ridente viso incominciando disse Sono alcuni di conosce- poco discreti nel voler pur (i) mostrare re e di sentire quello che per lor non fa di i sapere. che alcuna volta per questo riprendendo fetti in altrui .. Teudelinga rimasa vedova d' Autari . nel suo contrario ( mostrandovi se d' V astuzia d' un for- di minor valore tenuto che Masetto) re . il Nazione Doccarrio lo prentlr qui e in albi luoghi prrsignilic*- R eiIraxSone. sì come con gli savio . essendo alquanto per la virtù e per lo senno di questo re Agilulf le cose de' Longobardi prospere e in quiete avvenne che un pallafreniere della detta .

Né si ce a voler dir parole alla reina far sentire il . clie interveniva che reina dovendo cavalcare più volentieri cava . quale sapea che del continuo con non che giacca. prese por partito di voler questa morte per cosa per apparisse lui morire per lo la quale amore che alla reina aveva portato e portava tal fosse .. volte seco. gegno colla Reina giacer potesse via e' Né altro egli ingegno nò in persona lei era il . che sapeva che vano o direbbe o scriverebbe ma a voler provare se per in. il pallafreno da costui guardato cavalaltro : che alcuno il che quando avveniva costui . gran disio così nascoso . Per . acciocché vedesse in che m. o a voler per lettere in suo amore j . qual credeva alla ^reina la dovesse piacere . Per che. vente avvenire tanto l' quanto speranza diventa minore . pan- ni toccar le poteva . come noi veggiamo la assai so. . 28 GIORNATA TERZA di quantunque senza alcuna speranza vivesse dover mai a lei piacere . beato tenendosi qualora pure . E modo . cosi in questo povero palil lafreniere avvenia in tanto che gravissimo gli era il poter comportare facea . se non trovar modo come del re . e come colui che amoroso fuoco -de' suoi studiosamente faceva. : e questa cosa propose di voler che la che egli in essa tentasse sua fortuna . di questo amor non potendo pensando seco del diliherò di morire. amor maggior farsi . in fe- potere o tutto o parte aver del suo desiderio. in grandissima grazia sei reputava e mai dalla staffa i non le si partiva. Ma. potesse a lei pervenire e nella sua camera entrae in re . come non essendo da alcuna speranza atato^ e più disciogliersi.aniera . . pur seco i si gloriava che in alta j parte avesse allogati tutto ardeva in oltre suoi pensieri . ad ogn' altro clie compagni ogni cosa la .

mantello . bramata morte. . NOVEIXA n. avoa . e due volte il percosse colla bacchetta tutta sonnocchiosa La camera da una cameriera aporta . torcluetlo acceso e dall' altra una Lncciietta e andare alla camera della reina . e tempo parendogli o effetto di dovere al suo desiderio dare alta o di far via con cagione alla . «bito il a9 re . andasse. ninna cosa voleva udire ) senza dire alcuna cosa o senza essere a lui det^ . della . senza alcuna cosa dire to il dentro alla cortina trapassato. e senza dire alcuna cosa percuotere una volta o della due V uscio camera con quella bacclietta . e incontanente es. di cosi dover e trovato modo d' un mantello simile a quello che al re veduto avea e un tordi ietto e una mazzuola. fatto colla pietra e collo acciaio die seco portato . quando turbato era . quando a lei andava . se n' andò all' uscio . e similmente vedutolo ritornare fare egli altresì pensò avere . dormiva Egli disiderosa mente in braccio recatalasi mostrandosi turbato ( perciocché costume del re esser sapea che . con queste cose. e prima in una stufa lavatosi bene. sua camera inviluppato in un gran mantello dall' o aver una mano un . fu e il lume preso . sergli aperto e toltogli di mano : il tordi ietto La qual . se n' entrò nel letto nel quale la reina . nelle gran sala si si E sentendo che gih per tutto dormia . accioccliti non forse l'odore del letame la reina noiasse o la facesse accorger dello inganno .. più volte di nolle in una gran sala del {lalagio del re (la (juale in mezzo era tra la camera del re e quella della reina) il si nascase: e in tra l'altre una notte vide re uscire della . cosa vetluta . e occultato: laonde egli. e posa. il suo torchietto accese e chiuvso e avviluppato nel mantello. come usato era nascose . un poco camera di fuoco .

gere . cagione di volgere . avete preso piacere e così tosto da capo ritornate . o signor mio questa che . lo sentito avea j e quello gli che tacendo niuna s' vergogna poteva tornare . novità è stanotte 1' ? voi vi partite pur di testò da me . ed essendo egli nel letto entrato ella . non sembro io uomo da poterci altra volte es? sere stato Poi e ancora appresso questa tornarci che che. maravigliò forte . poi vide (i) la reina accorta non se altro . cognobbe. che nel viso o che nella parole turbato vi . ma come . dalla sua letizia preso ardire disse . avuto si levò e ripreso . subita- mente pensò n' era . . e diede senso pe- riodo. . Nel quale ancora ap. e oltre usato modo me j . . arebbe (2) don- vitupero recato Risposele adunque re più nella : mente na . il partire pur temendo non 1' troppa stanza to in tristizia . (i) (2) vide. GIORNATA TERZA più volte carnalmente gli la reina . guardate ciò che voi fate Il re udendo queste parole subitamente presunse la reina da similitudine di costumi e di persona essere stata ingannata . Il che molti sciocchi non avrebbon io ma fu ? avrebbon detto: non ci fu' io: ? chi fu colui che ci come andò rebbouo la . lume senza alcuna pena esser poteva cosa dire se n' andò e come pixi camera tosto potè si tornò al letto suo . il suo mantello e . quando il re levatosi sì alla andò della reina . savio . . parlando il .3o ta. . . e lietamente salutatala. di che ella . Rolli. D R. né alcuno di non volemela fare accorfatto . poi \>ide Parlando i arebbe. A al cui. ? chi ci venne di che molte cose nate sa- per le quali egli avrebbe a torto contristata donna e datole materia che già di disiderare altra volta quel. emendo si in /t . E come la diletil che grave paresse gli fosse . .

talento per quello il gli era stato fat- ripreso suo mantello. . non dormiva ancora nire forte il per la quale cosa vedendo ve- re e avvisandosi ciò che esso cercando andava. dovere essere . una lantemetla andò in una lunghissima casa . il il re molti cerchi né alcuno tro- quale giudicasse essere stato desso. . pet- per sapere se battesse . e . 3i donna rispose : signor mio si | ma il tuttavia io vi . Come che ciascuno altro dormisse forte colui che colla : rcina stato era . fosse colui fatto avesil se che la donna diceva tacitamente . diliberò di far vista il . e questa volta senza dar>i più impaccio. imaginando lui della casa . che nel suo panella quale quasi lagio era sopra le stalle de' cavalli tutta la sua famiglia in diversi letti dormiva che ciò ancora : ed esti- mando che qualunque . que si fosse non esser potuto di quella uscire Preso . riposare cominciato dall' imo de' capi il della casa to . usci della camera. di seguire vostro consi- glio. s' avvedesvarie . . di dormire. adunque un se n' plcciolissimo lume in . il re di ciò . e pen- sò di voler chetamente trovare chi questo avesse fatto. . prlego clic voi guardiate alla vostra salute re disse : Allora il ed egli mi piace . Avendone adunque vandone. senza indugio facesse morire E come che cose gli andasser per lo pensiero di doversi fare pur vedendo il re senza alcuna arme . non gli fosse polso e'I battimento del cuore per lo durato affanno potuto .NOVELLA la n. pci^ . me • ne vo' tornare di to . E avendo V animo gih pieno d' che vedeva s' ira mal . fermamente che. cominciò a temere tanto che sopra il battimen- to della fatica avuta la paura n' aggiunse un maggiore | se il e avvisossi se . e d'attender quello che re far dovesse . qualun. a tutti cominciò ad andare toccando gli .

il cuore . come colui che malizioso era : chiaramente egli s' avvisò per che così segnato era stato aspettar si laonde senza alcuno . le io vo cercando quantunque di bassa condizion senno .. . quali essi a quel tempo portavano dipartì e tor- lunghissimi acciocché a quel segnale la mattina se. seco questi è desso Ma . 32 GIORNATA TERZA e trovandogli batter forte . si come colui che di che si sentisse ciò che . si nxaravigliò . sua famiglia gli e così fu fatto Li quali tutti senza alcuna co. fare intendeva ninna cosa voleva altra cosa gli fece se le quali portate ninna . i capegli e ciò fatto . di forfìcette avea li gli tonde alquanto dall' una delle parti i capelli . tutto ciò sentito avea. il quasia . e trovato un paio di forfìcette delle quali per avventura v' erano alcun paio (i ) per la stalla per lo servigio de' cavalli . . e questo fatto . che . se ne tornò a dormire le Il re comandò che avanti che . senza essere stato sentito levato la mattina . non che con un paio . quanti in quella cosa ne giacevano a tutti in simil 3 maniera sopra l' orecchie tagliò . levò . e disse seco stesso costui . venne a costui j disse . . si nossi alla sì camera sua Costui . capo davanti standogli il esso cominciò a guardare 5 e veggendo la magun medesimo modo ta: per conoscere tonduto da lui gior parte di loro co' capelli ad gliati . pianamente andando a . al modo è latino il verho nel numero seco più maggiore col <!' nome nel minore quando nome che comprende uno .• guente il riconoscesse . porte del venisse palagio davanti sa in s' 5 aprissono tutta la . assai ben mostra d' essei-e d' alto Poi veggendo egli cerca- che senza romore non poteva avere quel oh' (1) AvYeiti / erano alcun paio .

Sotto spezie di confessione e di purissima coscien- za una donna .. ch'era . quistar gran vergogna nirlo . re voluto per . non scemata . innamorata d' un giovane . e con- taminata onestà della donna sua si Coloro cbe quella parola udirono sé maravigliarono. per piccola vendetta (i) ac. ancora cbe intera vendetta n' avesse presa . mduce un solenne frate . alieni piacer di lei avesse intero . la intendesse . con una sola parola d' . Un altro gli avrebbe voluti far collare. . lui solo a cui toccava Il quale . si come savio mai vivente re . . senza avvedersene egli . . esaminare e domandare} e (juello ciò facendo . non per risprtlo òeST offen. IL 33 disposto a non volcn. e lungamente fra il esaminarono cbe avesse . avrebbe scoperto cbe ciascun dee andar cercando di ricoprirej ed essendosi scoperto. j chi '1 fece noi faccia mai e andatevi con Dio . ammogli pia- e dimostrargli cbc avveduto se ne fosse e a tutti rivolto disse : cque più . a dar modo effetto . A aceva già Pampinea . non la scoperse nò più la sua vita in si fatto atto commise alla fortuna NOVELLA III. e 1' ardire e la cautela del . martoriare. quella dire ma il ninno ve ne fu cbe . ma molto cresciuta n' avrebbe l' la sua vergogna . ma peichè «aiebbe CiiU in uomo vile. pallafrenierc era da' più di loro stata lodata e simil- (i) gnnilissima Piccola vendetta chiama. se non co. NOVELLA va .

d' altezaltra . o di fede . io racconterò . . passati . alcuna di noi cautamente beffati Nella nostra città più d' inganni piena che d'amore . . ogni cosa valere e sapere dove essi di gran lunga sono da molto meno si . quegli clie per altri viltà d' animo non avendo argomento . quali noi oltre . al- presente novella appartenga come che non intendo di palesare . tanto più ad ogni . come gli uomini di civanzarsi (i) . perciocché ancarlcherebber cora vivono di quegli che per questo di sdegno. e vale avanzarsi. possono essere . quanto alcun' il cui nome. non solamente per guire ordine imposto i ma a' ancora per farvi accorte die eziandio religiosi . e àice dei golosi che si pone quasi sempre in mala parte parlandosi ed altri tali.. dove iZosteì si di ciò sarebbe con risa da trapassare . il GIORNATA TERZA senno del re. quando la Reina a Filomena vol- le impose il seguitare : per la qual cosa Filomena . Mart. li mente tatasi . ulilizzursi. si come . possano da mangiar cevoli come il porco . modo . e sono non che dagli uomini ma da . cre- dule troppa fede prestiamo alcuna volta . nudrirsi. nò ancora alcuno . Il Ruscelli spiega nialamcnte civanzarsi per pascersi. religioso essi il . vezzosamente così incominciò a parlare Io intendo di raccontarvi una beffe clie fu da do vero fatta da una bella donna ad un solenne . rifuggono dove aver . adunque d' alto legnagglo veggendosi nata e (i) Cwanzarsi. piase- Donne l' . fu una gentil donna di bellezze ornata e di costumi . Questo termine s' usa anche al presente in vane parti di Lomlìardia. secolar da piacere quanto più stoltissimi . za d' animo e sottili avvedimenti dalla natura dotataj tro che alla io gli sappia . La quale o . non sono ancora molti anni . e uomini di nuove maniere e costumi elle gli altri in si credono più .

che da tela . gli potesse. quando piacesse . ed essa dopo la confessione padre mio a me convien ricorrere a voi per Io so i aiuto e per consiglio di ciò che voi udirete come colei che detto ve l' ho. il quale più di che il le paresse che fosse degno : e innamorossi d* uno assai valoroso età f uomo e di mezza la se- tanto che qual di noi vedeva . . tunque fosse tondo e grosso uomo nondimeno . quan» . dove gli egli dimorava. ciocché di santissima vita era quasi da tutti avea di valentissimo frate fama ) estimò costui dovere essere ottimo mezzano tra lei e il suo amante . l'ascoltò volentieri: . NOVELLA III. e voggcndo lui ancora con tutte le sue ricchezze da ninna altra cosa essere più avanti divisare . che molto cauta era per nò per ambasciata di femmina né . medesima trovare alcuno lanaiuolo . maritata ad uno arlcGce lanaiulo era . lettera ardiva di fargliele sentire temendo de' pe- ricoli possibili ad avvenire con un . . 35 perciocché artefice terra. modo tener dovesse se n' andò a confattosel alla chiesa . fare ordire j una o con una filatrice dispulare del filato propose di non volere . quale. non poteva ed guente notte senza noia passare ciò Ma il valente uomo di . ma di volere asodisfa. e . . . de' suoi abbracciamenti in alcuna niciuiera se non in quanto negare non zione di so ciò . non accorgendosi . niente ne curava ella . esser di gentil donna degno. uoii ]KJtcnilu Io sdegno dell'animo porre in per lo quale estimava niuno uomo di bassa condizione ({unutun([ue ricchissimo fosse. da lui si voleva Il frate vedendola ed eslimandola gentil donna disse : . Ed essendosi accorta (il che per- costui usava molto religioso . sajK'r un mescolato o . disse . E avendo se- co pensato che venevole ora cliiamare confessare .. che voi conoscete miei .

me stessa P arno : e lasciamo stare che io facessi al ma. acciocché ma. e questo avvertimento te renda a comprendere. facili devesi scrivere delibera' mi: trovegli rai non di rado talmente scritti tali verbi. (a) Ri/jigliiire. nome ma persona dabbene mi pare. si ancora perché gli a voi sta gli bene di cosi fatte cose . : incontanente non mi pari innanzi 5 e mara- vigliomi io come egli non è ora qui fatti di che io mi dol- go forte . non avvisandosi che io io cosi fatta intenzione abbia come che ho . perché pare che suo amico slate . riprendere castigar con parole. Ora uno femmina fu mai del fuoco dedel quale nel vero io non . perciocché questi cosi modi fanno soven- te senza colpa alle oneste donne acquistar biasimo Hommi a' posto in cuore di fargliele alcuna volta dire . ma sUaui ripigliare (2) Per che io vi priego per solo (1) DìUherami per deliberai mi. gli .. 36 parenti e vita sua sì '1 GIORNATA TERZA mio marito riccliissimo . le e scandalo non ne nascesse me . miei fratelli ma poscia volta 1' m' ho pensato che ambasciate per . . come da 1' uomo j e che '1 può ben fare io non abbia incontanente per le quali cose io più che . amata 5 né alcuna cosa disidero clie da lui . Rolli. usa molto con voi . non che amici. se io non ne sono ingannata della persona se . uo- mini fanno alcuna modo che . pare che m' abbia si posto . se io pur pensassi cosa ninna che contro suo onore e piacer fosse. ne son taciuta . e dalle parole si perviene a' fatti: . io . le risposte seguitan cattive di che nascon parole per che. ninna rea gna come sarei so il . vestito di panni bruni assai onesti for. bello e grande . e diliberami (i) di dirlo più tosto a voi si che ad altrui. e. 1' assedio 5 né posso farmi nò ad uscio né a finestra egli nò uscir di casa. . dal quale io sono più che la . .

. detto questo Il quasi lagrimare volesse. e siamevene(ia) doluta. . sicuramente gli dite che io sia stata quella che questo v' abbia detto. le quali per avventura son disposte a que- ste cose e placerìà loro d'esser guatate (i) e vaglieglui . T. (a) Siamei'ene. le promise d' operar le si e per tal modo : che più da quel cotale non noscendola ricca molto e della limosina. data mollo la donna di questa sua disposizion fermamente credendo quello ceva . II. di colui dicesse di cui veramente diceva e commea* buona . ricordandosi dei conforti datile dal frate dell' opera della limosina empiutagli nascosamente l' la man dì denari li . tiratoi da parie . me ne sia a voi. anima de'morne tornò era . il . col quale poiché d' una cosa e . ^7 e pregare altre dobbiate riprendere . 1' si come a colei che in niuuo atto animo disposto a tal materia . e il si proferisce con T accento oclla prima. sarebbe dato noia e cocarità . giale da laddove a me è ho . 3 . E quinci . si come usato ven- valente uomo . bas- so la testa santo frate comprese incontanente che . esser vero che ella di. d' altra ebbero insieme alquanto ragionato per assai cortese . che più questi modi non tenga EgH ci sono dell' donne assai . gravissima noia. le lodò l' opera della suo bisogno raccontaudole s' A cui la donna disse: io ve ne priego per Dio. ed è di quelle che allega Bembo che ai reggono cinque •tllab* aoUo UDO accento DECAM. fatta la confessione e presa la peniten- za . modo il riprese dello intendere e del guardare (i) che egli credeva che esso facesse a Guatare gaarclare. il pregò che messe dicesse per . E . NOVELLA Iddio che voi di ciò il in. suoi : e da' più di lui levatasi frate a casa se Al santo ne il non dopo molto. e egli questo negasse. ..

te lei queste ciance omai cotanto . 38 quella donna Il . stava ad una picciola finestretta per doverlo vedere. il frate non lasciò dire . ti stean bene ti che . e dal frate partitosi la dal- andò della donna . disse di più non . . sare davanti a casa sua e cominciò a volersi scusare 5 ma lo . senza j troppo indugio la sagacità della donna comprese e mostrando alquanto di vergognarsi intramettersene per innanzi la casa n' : . preso luogo e tempo . e postaglisi nella chiesa a sedere . se . percioccliè tu : non puoi ella non lio queste cose sapute da' vicini medesima dico io di forte di te dolendosi me non l' ha dette .. mai ne di Il io ne trovai alcuna di queste scioccliezze schifa . al santo frate se a' ne . tanto lieta e tanto graziosa gli si mostrò il che egli assai bene potè com- prendere sé avere frate : vero compreso dalie parole del e da quel di innanzi assai cautamente con suo piacere e con grandissimo diletto e consolazion della donna . ella è dessa lei ti e perciò per onor di te . GIORNATA TERZA si come ella si gli aveva dato ad intendere . e per consolazio- priego te ne rimaughi e lascila stare in pace valente uomo più accorto che '1 santo frate . E vedendol venire . . . E quantunque a . se cagione continuò di passar per quella contrada alquanto già accortasi che egli a lei . disse egli : or non far vista di maravigliarti né perder parole in negarIo . si come colui clic mai guatata non avea e radissime volte era usato di pas. . a piagnere incominciò 11 frate questo vedendo la do- . ma . quale sempre attenta . fos. ]Ma la donna dopo costui cosi piacea ella a come disiderosa di volerlo ella gli più accendere e certificare dello amore che portava tornò . . se vi passasse. piedi . faccendo sembianti che altra faccenda ne . valente uomo l' maravigliò .

la merco di Dio e del marito . per vo- amore non io avrei fatto nt^ il diavolo . che dì (|uel mnlndclto da Diu vostro amico 1' (li cui io lul vi rnmmnricai allr' ieri . se io stro uou avessi guardato al peccato. diate e gli diciate che io non ho bisogno che ve porciocch«> . . Come ? disse Irate . poiché io mi ve ne dolsi . mio . na rispose piiilrc mio le novelle che iu ho non sono . Certo no disse la donna anzi . ma . io vel faccia io gih prima assapere E . . od acciocché voi gliele rendi sue caso . tolsi di mano. temendo che io 1' ella per sé noli la tenesse e a lui dicesse che avessi ri- cevuta. si coni' io intendo che elle fanno alcuna volta. e per farmi far cosa che io non sarò mai né mai ardirò poi il di più ponuivi a' piedi . e. io ho laute borse e tante cintole io l' affogherei en- . la richiamai indietro. credo che poscia vi sia passato sette . per ogni volta che pasqwasi sar vi solca. ho voluto fare nò dire cosa alcuna che sto la . ]K'rolocclu'^ io credo che egli sia nato per mio grandissimo slimolo lieta . E or volesse Iddio che ilpassar\-ie to. e poscia . : . come per un dispetto avendo forse avuto per male che io mi ve ne sia doluta. non s' è egli rimaso di darti più noia . NOVELLA mandò altre HI. pure mi sou rattemperata .. . avea che gliele ri- portasse e brutto commiato datole. quasi come se io non avessi delle borse e delle cintole mi mandò una borsa e una cintola il che io ho avuto od ho si forte per male che io credo. . ella ave&sc • 39 La «Ioa- pietosa mente : che novelle . ma egli ò stato si ardito e si che pure ieri mi mandò una femmina in casa con sue novelle e con sue frasche. e piena di stizza gliele bolla recata a voi . oltre a que- avendo rcnduta indietro la borsa e 1' la cinto- alla femminetta che recata . il guatarmi sfacciato gli fosse basta.

4o tro . come disse : che . io non me ne ripresi maraviglio. attenuto quello che mi promise: per che per quello e per questo che nuo- vamente fatto ha io gli credo per sì fatta maniera ti rij scaldare gli orecchi. lodo molto che il l' mio consiglio Io al- ed egli m'ha male tra . né te ne so ripigliare tu in questo segua tr'ieri. io il dirò al ma- mio e a' fratei miei. a queste notti mi sono appariti più miei pa- e parmi che egli sieno in grandissime pene. sì afflitta che è una pietà a vedere Credo che ella porti gran- dissime pene di vedermi in questa tribulazione di questo nemico d' Iddio: e perciò vorrei che voi mi di- . che io sarò sempre e testi- dinanzi a Dio e dinanzi agli uomini fermissimo monio colei della tua onestà . se egli di rito questo non rimane.' mamma mia . bene trasse E detto questo. e non domandano altro che lira osi ne^ e spezialmente la e cattivella. don: na diceva glmola . non ti lasciassi il . ho molto più caro che ne sta la . l' avarizia sua e degli altri conoscea messere renti . che io abbia biasimo per lui : frate . sì come si a padre . e gìltolle in grembo la al frate. il quale pienamente credendo ciò che . GIORNATA TERZA E appresso questo. e avvegnane che puòj che io egli riceva villania . che egli più briga non darà e tu colla benedlzion d' Iddio all' ira . e disse fi- se tu di queste cose crucci j . se ricevere dee . vincer tanto : che tu ad alcuno de' tuoi dicessi che gli ne potrebbe troppo di mal seguire Né dubitar che mai di questo biasimo ti segua . La donna fece sembiante di . . mi vi senso che. . turbato oltre misura la prese li . il ma . la quale mi pare . tuttavia piangendo forte si di sotto alla guarnacca una bellissima e ricca borsa con una leggiadra e cara cinturetta. riconfortarsi alquanto e lasciate queste parole .

eerto no. quale ripetendogli le parole altre volte dettegli e di nuovo ingiuriosamente e crucciato molto di ciò parlandogli la . se forse data gliele avesse la forte disse: donna. borsa e la acciocché al frate non togliesse fede di ciò. usala da iìa Gìotdano • da alui . Il valente uomo» che ancor non vcdea a che frate riuscir volesse. c/i' Peri (a) (T un foco assentbru pennace^ Che mi (S) 3Jai.idia. Uccellare. hmh) fuoco prtinre.ù. sua benedizione. ma seriamente gli ant. che ellu medesima piangendo . 4« le quaranta messe di «anGri- vostro orazioni. mandò qual venuto. e sono •ccortiile ila quello the i LoinlMirdi dicono mtidest e madiasi. che dice m. disse: mais! (3).NOVELLA CMte per r anime loro gorio e (Ielle ni. me 1' ha recate^ di vedi se tu le conosci Il valente uomo mostrando vergoguarsi forte. toci tulle. incontanente s'avvisò che egli avrebbe novelle dalla donna ^ e aspettò che dir il volesse frate. 11 . (i) "t Fuoco pennttce (tlcKo così in dissero tal\olta Ptnnace buon non in burla. il riprese che detto gli avea donna . cioè per Cìkx'c sia . maino. in poso mano un fiorino . lolle dalgreco. . ser Piillo. cioè certo à.tlc In divozion di costei. f Io credo che il modiast de' Lumlutnli altro non che una cor- nisione della voce toacana madie». In la- E partita la donna . Rim. che egli doveva aver il fatto. 11 santo frate lietamente prese. non accorgendosi che per l'amico suo: il egli era uccellato ('j). assai la tiepidamente negava sé aver mandata cintura . autoti del secolo in vece di pcnace. e sciò andare. e \edeudoI turbato. che io le conosco. acciocché Iddio gli traggli il ga di quel fuoco pcnuncc (i)j ^ ^^^1 detto. Ma il fiale acceso come il può' tu negare malvagio uomo? eccole. la e con buone parole e con molli esempli coufcraiù dni. beffare ingannare. e dis/ace lo core e la mente. per quel eh' io cretlo. Matt.

cosa aspettando se . t £'Z dopo. Il valente uomo lietissimo e della certezza che aver gli parca dello adal frate partialla mor to fu della . ma le i Toscani 1' usarono medesima- mente. al- Menagio che maisì derivi dal latino magis particola sic. e confessovi che io feci malcj e io cosi la veggio disposta . con plcclola variazione alla madie e madiesì. . avvenne che per alcuna cagione questo . e alla particella mai s' è aggiunta la voce di una certa proprietà di nostra lingua di ammettere soprappià (pesta voce nella composizione di alcune particole congiuntive. poiché che mai di questo voi non sentirete più parola . Cosi di eziam. Dicevano -vuole sl la essi madib. ma die si all' e maìsi. e il Cosi hanno tutte ec. come e in parte n' andò dove cautamente fece egli sua : donna vedere che che ché la avea e 1' una 1' altra cosa di donna fu molto contenta. pregato che più a queste cose non attendesse avendogliele promesso. le E ninna altra non che il marito an- dasse in alcuna parte per dare all'opera compimento. che in vece di anclie solcano dire gli antichi toscani. . il ed egli licenziò. è da notarsi che usano i questa voce non solo Lombardi . come (i) sl può vedere dopo nella Cofanarla di Francesco d'Ambra. S'è aggiunta aflermativa mai per dare più di forza affermazione. non molto dopo a convenne al marito andare infino a Genova E come scrillori del Il l' egli fu la mattina montato a cavallo e anda- tempo suo. e. madie. lingua greca . Ora le parole fur la molte : alla fi- ne il frate : montone diede e '1 borsa e la cintura allo a- mico suo dopo (i) molto averlo ammaestrato e . all' alla slessa guisa die con aggiugnere la medesima particella è fatto avverLio sempre. senza che hisogno di ricorrere pi da qualche dotto. e di avvegnaché avvegnadioche io scriverei Di sl là evenuto madia (che più volentieri mcC dio . a mala pena conosciuta in que' tem- la quanto poi a madesi. 42 GIORNATA TERZA givirovi clie . acciocché vedesse che se n' è tolto fosse via l' i ). . anzi quella del 1627 ha . donna e del bel dono. fu fatto eziandio. migliori edizioni.. e più ancora perciocparca che'l suo avviso andasse di bene in meglio. dio per s' maisempre .

perciocché poi più noi Ora zi . che ancor dentro non era mi chiese mercè per Dio e per voi io nac(pii dicendomi chi di voi tacqui . corsi e ser- ragli la finestra nel visoj egli nella sua mal'ora cresentii do che se n' andasse . anzi diavolo del ninforno (i) mi fece stamane poco innanzi mattutino gli facesse . se non che stamane ora che io v' ho detta egli entrò in un mio giardi- no e vennosene su per uno albero camera mia . vedetel voi: io per me non io intendo di più comportargliene. così la donna n'nndò molte qucrìmonio piangendo gli disse: padre mio : or vi dico io bene elio io non posso più soflcrìre ma percioccliò l'altr'ieri io vi promisi di ninna cosa fame che vi } io prima noi vi dicessi . alla finestra : della la quale è sopra il giardino e gik aveva la finestra aperta e voleva nella camera entrare. . per amor . se non che egli . inferno. 43 e dopo . essendoché qiirsU a' voce era usilalissìnm e nelle Predidie nllrc scritture di ili tempi suoi. subito mi levai . . Trovasi così ninferno come inferno fra Giordano e m-lla Inlrodutione il alle Virtù gli e in quelP aureo secolo: ed Salvìati ossena che auturì del trecento or si delV una or dell' altra di queste due tocI ji servivano. e ignuda come ed . anIl ne (i) gli ho bene per amor di voi sollerte troppe. dello. Ninferno sclienosamcntc il \ Forse Boccaccio noi disse scherzosamente. e aveva cominciato . che il vostro amico. può cretlere. egli era: laonde io udendolo. se questa è bella cosa ed ò da sofTerire .. IIL al santo frate. a lor fantasia . . e come giudicavano tomaue meglio aWoreccIUo. quan- do io destatami . a gridare e avrei gridato. piagnere e di rammaricarmi io vi voglio dire ciò . lo non so qual il mala ventura assapere che j marito mio andasse icrmattina a all' Genova . NOVELLA lo vin . son vemitn ad Iscusanni- e acciocché voi crediate che io abbia ragione e di .

. uomo clie del monla do . se io posso tanto fa. io Ora ecco . re che io io il da questa bestialità bene sta j e . dal frate quale da parte tiratolo esso disse la maggior villauia che mai ad uomo fosse detta. senza più dire . come due volte seguito hai . E (legna di osservazione questa forma il . da un il altro . disse la per questa volta re: non vi voglio turbare si né disubbidi- ma si adopeiate che egli guardi di più noiarmij che io vi '. quasi turbata dal frate la si Né il . se io se ella aveva ben conosciuto die : non fosse stato altri. ne a voi parti . fu il più turbato . è slato troppo grande ardire e troppo far mal e tu facesti quello che facesti . lasci fare a me a vedere (2) se io posso raffrenare questo diavolo scatenalo. se non che questo fatta cosa . sia Id- non conosco ancor .44 frale GIORNATA TERZA udendo questo. che. mio . dovevi . Ha per è molto spesso usa Bocc A l'edere. qui non ha (i) da dire . che io credeva che fosse un santo tolga . giudica che ben sia fatto. tene ad alcun tuo parente . se ti non potrò infino ad ora con la mia benedizione 1' do la parola (3) che tu ne facci quello che ti animo donna. e non sapeva clie dirsi se non più volte egli domandò dio. così ancora questa volta facci cioè che senza doler. di . e perchè il frate: negasse non gliel credete. prometto di non tornar più per questa cagioe . mandamelo come ti Ma io ti \oglio pregare poscia che Iddio guardò di vergoil gna . che valente al uomo . cioè per vedere. Io vi di- co eh' e' fu egli . Disse allora altro figliuola. A cui la donna rispose lui egli lodato . e fu chiamato . di dire dar la parola ia senso di ptrmetlere . sopravvenne . era appena ancor fuor della chiesa don- na . : e . consiglio. dislea- (1) (a) (3) i.

riprensioni.NOVELLA in. . Nel testo Minneili i ecco onesto onesto (5) uomo. e con . spergiuro e traditur chiamandolo . Mnrt. Rolli. priuiieraniciUo disse . (5) vincere finestre su la sautilh di che le vai alle per gli alberi lei ? Ninna cosa è fai al mondo . donna dovesse incontanente : ricevere in braccio Hi meccere (3) ecco onesto uo. ambigue che non negavano. eh' i divenuto ec ImpronliiudùUf óoè importunità. messe: re ? ho io crucifisso Cristo ! A cui e' il ! frate rispose egli ve- di svergognato odi ciò eh' dice parla né più nò meno come se uno anno o due la fosser passati. Così leggono anche i Deputali. disse il frate. mordimenli (1) di questo risposte perplesse (2) . Irovansi queste tocì di dìspreuo nella tre edisioni d* A. ed è TOM molto antica. altre \oIte conosciuto frale che i gih due avea che montavano . ptr maldieeme. (5) Hi meceere Non t (dello per isrherio. ingegnandosi di farlo parlare p<'rchò questo cruccio ? . (4) b le divenuto. che la gentil . ma in collera) Ih messere. le e 45 Costui . e R. Egli è il vero. né afTermaTan* in tutto. et divenuto ec: e nella edisione del iSi"] ecco uomo. . e per lunghezza del tempo avesse le sue tristizie e diso- nestà dimenticate. che ti messo me n'è il giunto: io m'avviso che tu to credesti. Etti egli da stamane a mattutino in qua stù uscito di mente ove 1' avere altrui ingiuriato al ? ove fo- stamane poco avanti io io giorno ? Rispose tosto il il valente uomo: non so il mi fui: mollo ve n' è giunto messo. che a dispiaccia come tu j e tu pur (1) (9) 3fordimenti Perplesse. duliliie. stando attento. mo I é divenuto (4) andator di notte . e cori hanno pa- rimente due impressioni citate nel Vocabolario. apritor di giar- dini e salitor d' alberi Credi tu per improntitudine questa donna la notte . perciocché ti mari- non c'era. G.

in cosa . essa non tacerà più. avendo assai compreso di quello cbe gli bisognava . ragionando e ridendo molto . ella ha infino a qui. lasciamo stare clie ella te r abbia in molte cose mostrato. sollazzarono E dato ordine si fecero cbe senza aver più a tornare a messer lo frate. molto becosi ti ne ammendato per vo' dire ti : miei gastigaraenti Ma .. nelle braccia della sua . mol- te altre notti con pari letizia insieme si ritrovarono : alle quali io priego Iddio per la sua santa misericordia cbe tosto conduca voglia ne me e tutte l' anime cristiane cbe hamio . derio avendolo aspettato lietamente il ricevette di- cendo t' 1' : gran mercè a messer lo frate cbe così bene . della semplicità del frate bestia biasimando i lucidilet- gnoli to si . li ma tu ti se' . alcuna le spiail ci cb' ella faccia parer suo Cbe farai tu. come più si tosto potè. conceduta ho . e' pettini e gli scardassi . . se ella dice a' fratelli? Il valente uomo. insegnò la via da venirci E appresso prendendo un dell' altro piacere . vai riprovando In verità . donna mise La quale con grandissimo . 46 ti GIORNATA TERZA . taciuto di ciò che fatto bai l' ma . la licenzia cbe il se tu più. come meglio seppe il e potè con molte ampie promesse l'accbetò lui partitosi . desi. se n' entrò nella ca- mera bella e . cosi egli nel giardino entrato e su lito e per lo albero sa- trovata la finestra aperta ^ . non per amore clie ella porti . ma ad instanzia de' prieghi mici . insieme con gran a' lor fatti . frate : e da come il mattutino della seguente notte fu.

. so Panfilo . essisi sforzano d'andar- ne in paradiso il senza avvedersene vi . la preghiera da l'ilo- mena ultimamente fatta . JL oicìiò Filomena . non Rvea che una donna ed una ad alcuna arte attender chiesa . essendo tutto quegli di san fece bizzoco di Francesco. e disse : ora appresso Panfilo . insegna a frate Puccio come egli difncceìulo una sua penìtenzia : la quale frate Puccio fa. (3) t Spirituale è nclT ctlijùoDe del 1718. non ha ancor lungo . la Reina ridendo guardò ver. vicino di san Bran- un buono uomo e si ricco. mente rispose clic volentieri e cominciò Madonna. Brancaùo tcto nome. Mart. IV. mandano altnii : che ad una nostra vicina (i) . e fu chiamato frate Puccio: e seguendo questa sua vita spiritale (3) . sai as- persone sonoclie mentre che . 47 NOVELLA Don Felice vctrà beato . finita la sua novella l' . poi-.e don Felice si in questo mezzo con la moglie del frate dà buon tempo. .. ma ora dic« comunemente Panerà^ tio . perciocché altra famiglia fante . gli . continua con alcuna piacevol cosetta il nostro diletto. . che dato allo spirito . tempo sì come voi potrete udire intervenne Secondo che cazio (a) stette io udii gih dire. . né per questo la bisognava usava molto E perciocchò uomo idiota era e di grossa pasta (i) (a) Ad un nostro vicino hnnno alcuni è il tosti a si penna. Panfilo presta. il quale fu chiamato Puccio di Rinieri . si tacque avendo Dioneo con dolci parole molto la ingegno del- donna commendato e ancora .

na era e d' aguto (2) ingegno e di profonda scienza col qual frate Puccio prese una stretta dimestichezza. di san Brancazio il quale assai giovane e bello della perso. que il monaco a casa di fra Puccio . . giovane anco- fresca e bella e ritondetla che pareva una mela casolana. e si questo dice. secolari esso non fosse . o il lamento della Madda- o così fatte cose. Tornò in questi tempi da Pari. avendo la sua condizion . un monaco chiamato douFelice conventuale . La moglie che monna Isabella avea ra di venlotto in trenta anni ta. mostrava santissimo se lo incominciò Puccio a menare . santità del marito e forse perla vecchiezza . solvea sciuta frate e oltre a ciò gli si . sarebbe voluta dormire . e digiunava e disciplinava. . si. di voce solcano dire . diceva suoi paternostri andava alle prediche . è Tenuto bucinare (2) come da voce vociferare Acuto. faceva molto spesso troppo più lunghe diete che voluto non avrebbe^ e quand' ella si . 4S alle i GIORNATA TERZA . e veggendo la moglie così fresca e ritoudetta s' avvisò qual dovesse (1) Bucinavasi cioè si bisbigliava . uè mai falliva che alle laude . che in luogo . cono- . talvolta a casa e a dargli desigli nare e cena altresì secondo che fatto \euia 5 e la donna per amor di fra Puccio era sua dimestica divegli nuta e volentier faceva onore . prediche di frate Nastagio lena gi . nome .. Continuando adun. perchè quei che sono di tai compagnie non sanno ne si conoscono •J- Uà boce. o forse scherzar egli le con lui ed raccontava la vita di Cristo e le . e bucinavasi (i) che egli era degli scopatori . stava messe. gli E perciocché costui ogni suo dubbio molto bene . gli antichi toscani. si diceva cosi Ja qnalcK" uno. . per . che cantavano .

che tutto alla tuo desiderio ò di divenir santo qual cosa mi par che tu vada per una lunga via .pcrciocchètuse' mio amico. dover dare compimento non esser col si si poteva trovar modo. come prima lei venne . con grandissima ina giurare stanzia che gliele insegnasse e poi che . fra il Pucc io non andava mai fuor della terra . ono- dove 1' io credessi . Ma . Frale Puccio divenuto disidcraso di que- sta cosa. ordine chericato che più di llmosine vive . prima cominciò a pregare . Puccio. perciocché . molto monaco avea gran venne pensato un modonna in casa sua Pucrio in casa fosfra do da dover potere senza sospetto se. tanto fece che r accese che aveva destro gli egli: di che accortosi mente quello medesimo desiderio il manaco. voleva j perciocché costei in niun luogo del fidare mondo in casa si ad monaco . con ragionò il suo piacere. in- contanente sarebbe disfallo si come quello al quale più i secolari né con limosino né con altro attendereb- bono. . hammi . quantunque bene all'opera la trovasse disposta a . che la ella il sanno e non vogliono che .NO\TXLA IV. . so e egli E postole rocchio addos- una volta e altra nella bene astutamente. si mostri . la quale il pa- pa e usano l' suoi maggior prelati. ewere quella cosa della quale difetto . cio gli disse così io il ho gih assai volle compreso fra .Ma. ed rato molto . che tu a ninna persona io la del t' mondo appalesassi e volessila seguire insegnerei. Ik dove ce n' è una che è molto corta gli altri . se non sua e in casa sua non polca perdio . di che gli malinconia E dopo . 49 maggior per tot fatica a fra ella patisse . di volerla supplire. essendosi un : dì andato a star con lui frate Puc. e pensossi se egli potesse Puccio. essere colla non ostante che Ed .

. . conviene avere nella possi la notte tua propria casa alcun luogo donde tu vedere il cielo 5 e in su 1' ora della compieta andare in questo luogo e quivi avere . ma da toccare . zia '. che esso seguir la potesse il .5o mai . quando viene a cominciar la peniten- e appresso questo gli convien cominciare . . come tu ti se'j ma avverrà questo che peccati che tu hai infin all'ora della penitenzia fatti. se tu quelle volessi appoggiare ad alcun cavigliuolo sta puoil fare. di mettervisl . e in que. GIORNATA TERZA se nou quanto gli piacesse . anzi se n' andranno con . ti converrà dire cento paternostri con trecento avemmarie a reverenzia . punto infino a mattutino E . cielo star senza muoverti . la non che da fem- mina . scritti e quegli che tu farai poi non saranno 1' a tua dannazione detta . . e tenendo piedi in terra j distender braccia a guisa di crocifisso e . Io non dico che dopo sii i la penitenzia tu non . per quella perdonati. mia tavola molto larga . affermando clie. peccatore . oltre a questo . se tal fosse. stando tu in pie gli vi possi le re. ad alcuno noi direb- be. propria tua moglie si convie- ne astenere E . maniera . acqua bene- come ora fanno i veniali Convlensi adunque l'uomo principalmente con gran diligenzia confessare de' suoi peccati. Poiché tu così mi prometti. ordinata in guisa che ni appoggiare le . guardando il . perchè non se'. tutti sì purgheranno e sarannoti . monaco e io la ti Tu dei sapere che i santi dottori tengono "che a chi vuol divenir beato la si convien fare penitenzia che tu udirai . se tu fossi littcrato cei'te ti converrebbe in questo mezzo dire io ti orazioni che tre- darei : ma . ma intendi sanamente. disse mostrerò . un di- giuno e una astinenzia grandissima la qual convien altra ti che duri quaranta di 5 ne' quali.

e dormire: e la matti. maniera che tutino suona su la croce. disse che di queface- bene che j per l' anima sua va . essere stato creatore del cielo e .NOVELLA della Trinila nella . andare. come mat- te ne puoi '1 se tu \uogli . na appresso si vuole . il 5i .nudare . ciò che monaco voleva dire. e deesi assai ben poter fare di e perciò io vo: nome Dio cominciar domenica . alla moglie disse ogni cosa. della terra e la passion di Cri. venuta domenica . tu sentirai maravigliosa cosa della beatitudine .sto stette egli in . e cosi vestito giitarti sopra letto tuo. su la compieta ritorna. stando in quella . IV. E faccendo questo si come io feci spero che anzi che la fine della {wnitenzia ven- ga . ella voleva con esso lui digiunare . si può fare. e quivi dire certe orazioni che io ti darò scritte . disse allora (juesta non ù tioppo grave cosa } nò trop- po lunga gho al . etema se con divozione : fatta V avrai . se a far n' hai alcuno e poi de- sinare. per che parendole sto e d' ogni altro assai buon modo egli . per lo star fermo infino a matil tutino senza muoversi. fare alcuni tuoi fatti. ed essere appresso al vespro nella chiesa. frate Puc- cio cominciò la sua penitenzia . La don- na intese troppo bene . . e da liy . e raesscr lo mo- naco convenutosi colla donna ad ora che veduto . Frate Puccio . senza le quali non re al gih . ella era contenta e che accioccìiò Iddio gK facesse la sua penitenzia profittevole. e poi in . mudo detto . ma fare altro la no Rimasi adun. e riguardando ciclo sempre aver memoria Iddio . partitosene e andatosene a casa ordinatamente con sua licenzia perciò. que in coiicordia . Fui . alla cliicsa e «juivi udire almeno tre messe e dir cinquanta paternostri ed al: trettante avemmarie e appresso questo con simplicità .

e frate Puccio tornava al letto. ma tu poiché pur hai voluto fare : non pensare a ciò . traslazione della scrittura. seco sempre recando e ben da mangiare e bea da bere . Disse allora frate Pucdir questo dimenare aria ( ? che valente don. o vero di . forse ca- valcando allora san Benedetto : . Ó0& fermatosi. san Giovan Gualberto io rispose gnaffe . marito mio mi dimeno quanto io posso. na era ) e forse avendo cagion di ridere rispose dii-e? : co- me non sapete voi quello che questo vuol dimena ora io ve l'ho udito dire mille vollej chi tutta notte si . le non poteva più delle sere con lei se ne veniva a cenare. de' suoi paternostri fatto . la sera non cena il Credettesi frate Puccio che digiuno le fosse cagione di si .5a GlOPtNATA TERZA essere. punto (i) quivi chiamò la donna senza muoversi va . poi con lei si giaceva infino tino^ al quale levandosi se n' all' . avendo già detti cento . non digiunare j . quale frate Puccio alialo alla aveva alla sua penitenzia eletto camera nella quale giaceva la diviso. che motteggevole era mollo la bestia di . . cio come ti dimeni? che vuol La donna ridendo e di buona : . . . Era il luogo. ch« _fiaita una sentenza. ora del mattu- andava il . né da altro era da quella che da un sottilissimo muro: per che. ella face- La donna . fa puuto fermo. e domandolla ciò che . parve a frate Puccio sentire alcun dimena- mento di palco della casa: di che. donna . ruzzando alla scapestrata messerlo monaco troppo colla donna ella ed con lui. e per- ciò per lo letto dimenasse: per che egh di buona io t' fede disse : donna 1' ho ben tali . pensa di riposarli fai tu dai volte per lo letto . non poter dormire detto . che i dimenar ciò che ci è Disse allora la donna (i) Fatto punto.

In quello quanto durava . donna e messcr monaco da tempo fe. (questa notte innanzi fatto in altra parte della casa . gran divizia (») Non se ve ne caglia t noo te ne curate. . Consumasse II* cioi Jlniise posto al modo latino. venne che dove frate Puccio . io. avvertilo. E parendo mollo bene stare del alla donna. se io jwlrò. DBGAM. voce iiroTcnsale e atollo u»u(a: ma calere esxntlo Terbo impersonale non ha (a) non le terse persone. non ve no fate 53 eli' i* caglia (i) no) io so io ben ciò mi fot pur ben voi. e con discrezione lun^ ga mente ne prese 1' il suo piacere . ordinare un letto . Continuan- do adunque in e la douna col cosi falla maniera il frate la pcnitenzia^ . non »o ne mettete yttnùe- to. . da andarvi tosto gli avca mostrata la via» e moglie che con lui in gran necessith vivca di ciò ^ mcsser lo monaco le fece « come misericordioso . Di che ( acciocché ullime parole non sleuo discoi*danti alle prime ) av. che farò bene . la peni- Puccio si consumasse (a) modo trovò di cibarsi in altra parte con lui. 4 . lungamente slata tenuta in dieta tenzia di frale ancora che . clic . per la quale noi abbiamo guadagnato pa- radiso. e poco stante dalla penilen/ùn a quello se ne venia frale Puccio. Slettesi a' adunque cheto : frate Puccio e rimise roano lo suoi paternostri e la . si s'av- vezzò a' cibi monaco cbe . faccendo pcnitenzia .NOVFXLAIV. monaco il suo diletto più volte mot- teggiando disse con te lui: tu fai fare la pcnitenzia a frail Puccio. il della pcnitenzia di frate Puccio sta si cou grandissima se n' stavano } e ad una ora il monaco andava e la donna al suo letto tornava. essendo dal marito . sé credette mettere in paradiso egli vi mise il monala clie co . T.

molto . ed ella tacendo. non per malizia . betta che La quale anzi acerper antico costu- no . volte. 54 GIORNATA TERZA NOVELLA // V. re fornito s' se non j d' un pallafrcno solamente gli che bello fosse per lui piacesse . . mentre altrui to sé credono uccellare dopo : il fat- da altrui essere stati uccellati conoscono follia per la qual cosa io reputo gran quella di chi si mette . perchè forse ogni . quello che ad un cavalier pistoiese n' addil'ordine dato del ragionar seguitando.veva Panfilo JLJLi non senza . d' ogni cosa opportuna a dovere onoievolmente andaera . e per quello con licenzia di lui parla alla sua donna. . Credonsi molti. uomo della mia opinione non sarebbe venisse . Zima dona a messer Francesco VergcUesi un suo palla/reno . . uomo molto ricco e savio ed avveduto per altro ma avarissimo senza modo : il quale dovendo andar podestà di Melano .. ne stava in pensiero Era allora un giovano . così cominciò a parlare. sappiendo che altri non sappi nulla si j li quali spesse . e secondo la sua ri' sposta poi V effetto segue . senza bisogno a tentar le forze dello altrui ingegno Ma . mi ca- piace di raccontarvi Fu valier in Pistoia nella famiglia dei Vergellesi un nominato messer Francesco . ma me . nò trovandone alcuno che . egli in persona dì lei si risponde . risa delle Donne finita la novella di frate Puccio quando donnescamente la Reina ad Elisa impose che seguisse.

le Cioè di oscura imscila. vi piacesse. tanto da ogni separato . che da lei . lito della ma . al (a)Qa»nlo stire pulito Ziiua non vi ò «Uro ae non che atzimarsi tuoI dire ve- con una iprcie di ricercata lindura. zione (i). udito non sia Il cavaliere da avarizia tirato. . . gli pia- c([ue . pallafreno ma il dono il bene avere . Zima udendo : ciò. Messcr Franceil sco da avarizia tirato. rau- la quale era bellissima e onesta molto. lattosi chiamare dita gli Zima. se voi mi naste ciò che voi avete al via di vendita avere poti'estc voi sta il mondo. era chiamato Zima (a) e avca lun^o tempo amala l' a VDghe^'^iata inlclicemenle la donna di mcicier cesco . ser Francesco fu chi gli dicesse 1' che se egli quello 1' addimandasse quale il . quando non : potreste per in mio . E lui nella sala del suo palagio lasciato alla an- dò nella camera donna il i e . rispose che gli piacca e quantunque . il (|ual(! *ì ornato u »l pu- persona nudava il che generalmente da luUi . e sua bclle^zaj ed esseudu ad la uom pubblico . che sari stato cagione drl »u|^tciinuga>e di Zima dato a costui. e sperando di dover bef. far costui .. prima che voi prendiate possa con la grazia vostra e in vostra presenzia parlare alquante parole alla donna vostra . egli volesse . NOVELLA in Pisluia . in venil domandò il suo pallafreno. che alla egli avrebbe per amore il Zima sua donna portava. V. acciocché Il Zima do- gliele profercsse in dono. uom che io da altrui . con que- coudi/àone che io . 55 di piccola na- il cui nuiuc era Ilicciardu ricco molto . . lui vagheggiare moglie di metr . Ora belli pallai'reni di la aveva costui un de' più avevnlo molto caro per ogni Toscano . e rispose al cavaliere messere voi . ({uando detto V ebbe come agevolmente poteva (i) "t pallafreno guadagnare.

o cara o vile . . e perciò non bisogna che io vi dimostri con parole quello essere stato il maggiore e il piìi . che vi piacesse . comandando io. amerò E per questo vi potete render sicura che . che tanto vostra possiate tenere e cosi in ogni atto farsìa . Il quale avendo col cavaliere patti rifermati da una parte colla della sala assai lontano da ogni uomo : donna si pose a sedere . venisse . da quanto che io mi . che voi cosa che io far potes- mi comandaste che io non terrei che. fervente che mai uomo ad mentre alcuna donna portasse la e cosi senza fallo farò j mia mìsera . . ma ben . vo- stra bellezza la qual senza alcun fallo trapassa quella di ciascun' altra stare de' che veder mi paresse giammai^ lascio costumi laudevoli e delle virtù singolari che . che assai bene a già è gran tempo avete potuto comprenla dere quanLo amor portarvi m' abbia condotto . . . vita sosterrà questi più v' che . se di là come di qua s' membri e ancor ama in perpetuo . . siete si savia. che voi . . in voi sono le quali avrebbon forza di pigliare cia- scuno alto animo di qualunque uomo . ne conto . La donna biasimò molto questa ma pure convenendole seguirei piaceri del ma. disse di farlo e appresso al marito andò nella il sala ad udire ciò che i Zima volesse dire . . si guar- dasse che a niuna cosa che egli dicesse rispondesse né poco né molto cosa rito .56 GIORNATA TEUZA il impose che ad udire Zima . e cosi cominciò a dire esser certo valorosa don- na . . egli mi pare . tutto il mondo prestissimo m'ubidisse Adunque se cosi son vostro come udite che si . prendiate cortissimo argomento vi dico che io mi re- puterei maggior grazia. . niuna cosa avete qua! che ella si sia . e il simigliante delle mie cose E acciocché voi di questo . come di me .

E (1) t Pentire dissero l'iisa li antichi più voleutirri die pentirt. ora che sovvenir . e non E sì come umilissimo servidur vi priego. V. Qui i to iu di iiunic ed ctjuÌTalc a peiUiincnlu . ricordia del Zima mio! e questo pcntere (i) do luogo che . viva . ghi r altiero vostro animo non inchina senza alcun fallo verrà d'\ meno . mi il potete di ciò v' incresca . e anzi che io muoia . se a' miei prie. più lieto e più dolente uomo che . lasciamo stare che mia morte rimorden- non vi fosse onore nondimeno credo che la couscienza . . porgere i 57 prieghi non immeritameate arilirò di miei alla vo&lra altezza. . che io dalla vostra pietà liconfortato possa dire la vostra bellezza : che . amore morte . . .. liieman nel vostro cospetto . per guiderdone ma con lieta risposta . dovene alcuna volta d' averlo fatto . di- murn Spero tanta essere la vostra cortesia che non riceva soifcrrete che io per tanto e tale . e piena di gra- zia riconforterete gli spiriti miei tutti li quali spaventati quinci tacendo . vi sarebbe di maggior noia cagione . caro mio bene e sola speranza dell'anima mia (che nellu amoroso fuoco. così per quella av er la vita la quale s' . ve ne dorrebbe e talvolta meglio disposta con voi mo desima direste : deh quanto mal feci a non aver misenon aven. me micidiale E . si nutiica} la che la vostra benignità sia tanta e sì ammollita . NOVFXLA sono . sperando in voi. a mi- sericordia di me vi movete il perciocché in voi sola farmi il . la mia salute venir mi puote . dalla qual sola ogni mia pace» ogni mio bene e altronde. e potrete esser detta la . Per acciocché ciò non ar\ cnga . e morrommi . vo- stra passata durezza verso me dimostrata che vostro sono . come per innamorato sono .

58

GIORNATA TERZA
mangli ocelli fuori
,

alquante lagrime dietro a profondissimi sospiri
date per

cominciò ad attender quello
.

che
le
il
1'

la gentil

donna

gli

rispondesse

La donna, la quale mattinate

lungo vagheggiare, l'armeggiare,
-a

e

altre cose simili

queste , per

amor

di lei fatte dal
le affettuo-

Zima, muovere non avean potuto, mossero
se parole dette dal ferventissimo amante a sentire ciò che prima mai non avea
,

e cominciò
,

sentito

cioè
co-

che amor

si

fosse

.

E

quantunque

,

per seguire

il

mandamento
ri

fattole dal marito, tacesse, non potò per,

ciò alcun sospiretto nascondere quello
,

che volentiemanifesto
.

rispondendo

al

Zima avrebbe
,

fatto

Il

Zima

avendo alquanto atteso
,

,

e

veggendo che ninna
s'
;

risposta seguiva

si

maravigliò^ e poscia

incominciò

ad accorgere

dell' arte usata dal cavaliere
,

ma pur

lei

riguardando nel viso

e

veggendo alcun lampeggiare
,

d' occhi di lei verso di lui alcuna volta

e oltre a ciò tutta la

raccogliendo

i

sospiri

,

li

quali essa
^

non con

forza loro del petto lasciava uscire

alcuna buona spe-

ranza prese 5 e da quella aiutalo
glio
,

,

prese

nuovo

consi-

e cominciò in

forma della donna, udendolo ella,
in cotal guisa:

a rispondere a sé

medesimo

Zima mio,
il

senza dubbio gran tempo ha che io

m' accorsi
,

tuo

amore verso
per
contenta ^

me

esser grandissimo e perfetto

e ora

le tue parole
si

maggiormente
io
.

il

conosco
fiata
,

,

e sonne

come
ti

debbo Tutta
,

se

dura e

crudele paruta
io nello

sono

non voglio che tu creda che
che nel viso mi son
di-

animo
;

stata sia quello
t'

mostrata

anzi

ho sempre amato

e avuto caro in-

nanzi ad ogni altro
fare e per

uomo ma
:

cosi

m'

è convenuto

paura
.

d' altrui e

per servare la fama della

mia onestà

Ma

ora ne viene quel

tempo

nel quale io

NOVELLA
ti

V.
l*

59

potrò diiaramenlc mostrnrc se io
il

amo

,

e renderli

guiderdone dello amore
porti
;

qiial portato

m* hai e mi
in fra

e perciò confortati e sta 'a buona speranza (1)5

perciocclit^

messer Francesco ò per andare
p<'r podcslji
gli lini
il
,

pochi

di a

Melano

si

come

tu sai,
il

che per mio
quale

nniorc donalo

bel pnllafrcno:
ti

come
la

andato sarà
fò e
fra

,

scnz' alcun fallo
il

prometto sopra
io
,

mia

per lo buono amore
pochi di tu
ti

quale

ti

porto

,

che in

trovcrrai

meco

e al nostro
.

amore
mate-

daremo piacevole
io
ria

e intero

compimento

E

acciocché

non
,

t'

abbia

altra volta a far parlar di questa
il

inOno ad ora quel giorno

qual tu vedrai due
,

sciugntoi tesi alla fincslrn della

camera mia
che per

la
,

quale
guar-

è sopra

il

nostro giardino

,

quella sera di notte
sii
:

dando ben che veduto non
giardino a
spetterò
re
1'
,

,

fa'

l'

uscio del

me te

ne venghi

tu

mi

trovcrrai

che t'a-

e insieme
,

avrem

tutta la notte festa e piace-

un

dell' altro

si

come

disideriamo

.

Come
, :

il

Zi-

ma

in persona della
s*>

donna ebbe
,

così paìlato

egli in-

cominciò per
donna
,

a parlare

e cosi rispose

carissima

egli è

per soverchia

letizia della vostra
,

buona

risposta

ogni mia virtù occupata

che appena posso
;

a rendervi debite

grazie formar la lisposta
io disldero
,

e

,

se io

pur
è
si

potessi,

come

favellare,

niun termine
rin-

lungo che mi bastasse a pienamente potervi

graziare

come

io vorrei e

come

a

me

di far

si

conviesi ri-

ne; e perciò nella vostra discreta considerazion
nianga a conoscer quello che io disiderando
,

fornir

con parole non posso
imposto m'avete
,

.

iSol

tanto vi dico the

,

come

cosi

penserò

di far seiua fallose

(1)

Sta' a buona tperanta, aYTcìli

il

moilo

ili

clirr.

.

6o

GIORNATA TERZA
dono quanto con-

allora forse più. rassicurato di tanto

ceduto m' avete, m' ingegnerò a mìo potere di rendervi grazie
,

quali per

me

si

potranno maggiori
;

.

Or

qui

non

resta a dire al presente altro
,

e però

,

carissima

mia donna Dio
Per
tutto questo
il

vi
il

dea quella allegrezza e quel bene

che voi disiderate

maggiore e a Dio
,

v'

accomando.
sola parola

non
si
:

disse la
,

donna una
e verso
il

Laonde

Zima

levò suso
il

cavaliere co,

minciò a tornare
fece incontro
,

qual veggendolo levato
:

gli si

e ridendo disse

clie

ti
,

pare

?

Hott' io
il

bene

la

promessa servata? Messer no

rispose

Zima^

che poi mi prometteste di farmi parlare colla donna
vostra
,

e voi
.

m'

avete fatto parlar con

una

statua di
,

marmo
quale
,

Questa parola piacque molto

al cavaliere

il

come che buona opinione
,

avesse della donna,
:

ancora ne la prese migliore
il

e disse
il

ornai è

ben mio
mes-

pallafreno
sì 5

,

che fu tuo

.

A cui
,

Zima

i-ispose:

ser

ma

,

se io avessi creduto trarre di questa grazia

ricevuta da voi tal frutto

cliente tratto n'
:

ho senza
,

domandatavi ve
che
il

l'

avrei donalo
,

e or volesse Iddio

io fatto

1'

avessi

perciocché voi avete comperato
l'

pallafreno
si rise

,

e io
,

non

ho venduto
e verso

.

Il cavaliere di
,

questo

ed essendo fornito di pallafreno
,

ivi

a

pochi dì entrò in cammino

Melano

se n' an-

dò in podesteria
casa
,

.

ripensando

alle

La donna rimasa libera nella sua parole del Zima e all' amore il
amor
di lei dona-

qual le portava, e al pallafreno per
to
,

e veggendol da casa sua molto spesso passare, dis-

se seco

medesima : che
?

fo io

?

perchè perdo

io la

mia
tor-

giovanezza

questi se n' è andato a
sei

Melano e non

nerà di questi

mesi 5 e quando
io sarò

me
?

gli ristorerà egli

giammai

?

quando

vecchia

E oltre a questo,

.

NOVELLA
quando trovcrrò
Zi ma
?

V.


amante comcò
il

io
,

mai un

così fatto

io

8on sola

uè ho d' alcuna persona paura. Io
cjuesto

non so ho
j

pcrcìiò io

non mi prendo

buon tempo

mentre che
io

io posso. Io
.

non avrò sempre spazio come
è egli meglio
seco

al presente
,

Questa cosa non saprà mai persosi

na

e

se egli

pur
,

dovesse risapere

,

si

fare e pcntcre

che
,

starsi

e penlersi

.

E cosi

mefi-

desima consigllntn

un
,

dì pose
il

due

asciugatoi alla
.

nestra del giardino

quali

il

Zima aveva dotto Li Zima vedendo lietissimo come la notte fu

come
,

,

venuta

,

segretamente e solo se n' andò
,

all'

uscio del
j

giardino della donna
n'

e quello trovò aperto

e quindi

andò ad un

altro uscio

che nella casa entrava, dove
l'

trovò la gentil donna che

aspetteva
,

.

La qual \eg-

gendol venire
festa
il

,

levataglisi incontro
j
,

con grandissima

ricevette

ed

egli

abbracciandola e basciandola
la

centomilia volte

su per le scale
,

seguitò

;

e senza

alcuno indugio

coricatisi

gli

ultimi termini conobber
fosse,

d'amore.

questa volta,

come che la prima
,

fu

però l'ultima; perciocchò

mentre

il

cavaller fu a
,

Melano e ancor dopo
,

la

sua tornata

vi

tornò con
il

grandissimo piacere di ciascuna delle parti

Zima

molte

dell' altre volte

,

.

62

GIORNATA TERZA

NOVELLA
Ricciardo Minutolo

VI.

ama

la moglie di Filippello
,

Fighinolji , la qicale sentendo gelosa

col

mo-

strare Filippello il dì seguente con la moglie di
lui dovere essere

ad un bagno, fa
.

che ella vi va,
,

e credendosi col marito essere stata

si

truova

che con Ricciardo h dimorata

Nilente restava più avanti a dire ad Elisa
comìnendata
alla
la

j

quando,

sagacità del

Zima

,

la

Reina impose
.

Fiammetta die procedesse con una
:

La qual
e
,

tutta ridente rispose

madonna

,

volentieri

j

cominla

ciò
le
,

.

Alquanto è da uscire della nostra

citth

qua-

come

d' ogn' altra cosa ò copiosa
:

,

così è d'

esem-

pli

ad ogni materia

delle cose clie per

1'

come Elisa lia fatto, alquanto altro mondo [avvenute son race,
,

contare

:

e perciò a Napoli trapassando

,

dirò

come
scliife

una
si

di queste san tesi
,

(i)

,

che

così d'
d'

amore

mostrano

fosse dallo

ingegno

un suo amante
,

prima

a sentir d'

amore
:

il

frutto condotta

clie

i

fiori

avesse conosciuti

il

clie

ad mia ora a voi presterrà
,

cautela nelle cose che possono avvenire
diletto delle

e daravvi

avvenute
,

In Napoli
le
,

città

antichissima e forse cosi dilettevo,

o più come ne
,

sia

alcuna altra in

Italia

,

fu già

un

(i) "i
!

Ossenisi snnfese nel gen. femminile, rropriamcnte cliiamasi
clic

snntese colui
•vale

ha cura

della chiesa

:

noi

diremmo sagrestano

.

Qui

sp/golistro, picchiapetto.

L' ediz, del

XXVII

ha una di queste

santesse

. 11 il VI. e cominciò a mostrarsi dello . lendo disciogliersi di vivere. e a Catella altresì. Amando tutte 1' adunque Ricciardo Minutolo questa Catella. aere volava credeva gliele togliesse la gelosia di Ricciardo . non ostante clic una bellissima giovane e vaga . per si le quali la grazia e . la quale . 63 Minulolo giovane per nobilth di snnguo rliinro. . ma seconda donna sommamente amasse : e si tanto in questo perseverò per fermo da tutti si teneva che . quale. e splendido per cui nome fu Ricciardo . quasi si disperava j e da amore o non sappiendo o non po. altre donne napoletane e fu chiamata Catelquale moglie d'un giovane siniilmenle gentile uomo. che da donne. e (pielle coso operando. subitamente prese consiglio piaceri . per moglie avesse s' innamora d'una . amor di Catella disperato e perciò in un' altra gentil donna averlo posto j e per amor di lei cominciò a mostrar d' armeg- giare e dì giostrare e di far tutte quelle cose le qìiali per Catella solca fare. niimo altro bene avesse che Filippello del quale ell' la in tanta gelosia viveva . che sue parenti erano. Nò guari di tempo ciò «picsta fece. che quas? a tutti i Napoletani. secon- do r opinion za tutte la. il chiamato sima pii\ ella onestis- che altra cosa amava e aveva caro. non eh' altri . fu un dì confortato che di tsle amore si dovesse rimanere per. avvenne assai . amor d' una donna dee potere acquistare e per tutto ciò a niuna cosa potendo del suo desiderio per\enire. 1' di lutti di gran lunga passava di bellez. era nell'ani- mo che che non più Catella . nò morir sapeva nò gli giovava E in cotal disposizion dimorando. udito dela' suoi Catella . ciocchò in vano faticava conciò fosse cosa che Catella . che ogni uccel che per . Filipjiel Fighinolfo. NOVFXLA molle ricchezze.

E . fosse molto vago di rimanervi. Catella con sua brigata esservi andata v' similmente con sua compagnia di andò . .. e a desinarvi. e a cenarvi j Ricciardo. Quivi le donne e Catella insieme con loro incomin. come lei . dirlo a \oi. quivi dove Ricciardo era gittò Ricciardo verso un motto d' un certo amoi-e di Filippello suo marito per lo quale ella entrò in subita gelosia. e nella brigata delle don- Catella fu ricevuto . ragionare dava l' A lungo andare e l' essenda una donna andata in . cofa- me vicino ceva andando e vegnendo i salutava il come 1' gli altri Ora avvenne che essendo tempo cal- do e molte brigate di donne e di cavalieri secondo a' liti u- sanza de' Napoletani andassero a diportarsi del mare do ne . faccendosi prima molto invitare. . . quasi non . sappien. e dimesticamente il . le disse : voi m' avete scongiurato per persona che io non oso negar cosa che voi mi doio son mandiate j e perciò presto a dirlovi (i). ciarono con lui a motteggiare del suo novello amore del quale egli mostrandosi acceso forte materia . 64 GIORNATA TERZA Catella lasciò ma una salvaticliczza che con lui avfa . pivi loro dì . sol che voi mi promettiate che ninna parola ne farete mai (i) Dirlovi. ma dircelo è più regolare e proporzionalo col resto della line"-' . e dentro comin- ciò ad arder tutta di desiderio di sapere ciò che Ric- ciardo volesse dire . qua altra in là . poiché alquanto tenuta . dell' amor che . si fa in que' luoghi essendo Catella con poche rimasa . Il . portar le solca. si fu a- non potendo più tenersi la pregò Ricciardo che per gli mor di quella donna quale quale egli più amava do- vesse piacere di farla chiara di ciò che detto aveva di Filippello .

Tirati adunque da una parte . e giurógli di . mostra di volere fare a ma forse aspettando tempo. j cioò di volere al suo piacere avere la donna mia e . cioè nt trovai. . perciocchò quello amore Spassato. per quello che io tniovo in . the da altrui uditi : non na . sollicitata Le quali io ho tutte da lei risapute. e la dimandai quello che colei dimandasse Ella mi disse: . anziché qui venissi . io non avrei ardire di dirvi cosa che io credessi che noiar vi do- ma. ma. NOVELLA nò con lui VI. quando vogliate . se non quando per vedrete esser vero quello clic io vi conterò che . . come che questo sia stato : o no. prese giammai onta dello amore io il quale io vi portai o se avuto ha credenza che mai ora da voi amato nella fossi. .. fossero se io Ricciardo cominciò cosi a dire . secondo la stampa di Locca lia trovarti. che dubito che egli non tema ch'io facessi a lui. me ne curerò meno d' apiirvi il vero d' ogni cosa. io trovai (i) donna mia quale : in casa una femmina chiamai a stretto consi- la io credetti inconlancnle che fosse ciò la che ella era per che io donna mia . ed ella ha fate le risposte . mia persona niuna cosa no mostrò mai di sospetto. egli l' ha da non troppo tempo qua segretissimamente con più ambasciate . secondo che io l'ho imposto: io ma pure slamane con glio la . quando ha creduto che io ab- bia men io me quello. 65 effetto j nò con altrui . v' insegnerA come vedere il potrete i Alla donna piacque questo che egli piCi il addomandava mai non e credette esser vero . dir- lo . ' • '*" il Dionisi crede che avesse a star trova* m. Io non vesse j so se Filippello si . egli è lo slimol di Filippello il qual tu con fargli (i) t 11 testo Mann. madon- V* amassi come gii» amai .

subi- tamente diede fede alle parole e certe cose state da- vanti cominciò ad attare a questo fatto. ché voi conosceste che merito riceve fede . e di questo fatto mj prega . per la quale io fui già presso alla morte E ac. E . Catella udendo questo . credo l' fatta vergogna che ad un' ora ingiuria che a voi e a me far vuole vendicata sarebbe. m' hai fatto recare addosso . non so perdio tener questi mer. e di dirlovi. ne gli gli farei. che voi cre- diate che io la vi mandassi ma. e che egli . senza avere alcuna considerazione a chi era colui che gliele dicea . a questo bagno si di che femmina contenio parti lei . E questo faccendo. . de' gelosi . o a' suoi inganni . e di subita ira accesa rispose che questo farà ella certamente . e se io fossi in vostro luogo . fossi io fai-ei fosse e quello onore . non . questa risposta . fia. 66 GIORNATA TEUZA. e vedere e toccare . io me 1' avrei per maniera levato di dosso là che . che ella era presta d' esser domani da in su la : nona quando la la gente dorme tissima . ciocché voi non credeste queste esser parole e favole ma te il poteste .. crede il j . e grava . quando alquanto con avvedere con cui stato dimorata . . risposte e dargli speianza e dice che del tutto vuol sapere quello che io inten- do di fare . Ora non credo . io farei che egli vi troverrebbe me in luogo di colei cui trovar vi lui si . acciocla vostra intera . quando voglia ve ne venisse . egli mai non avrebbe guatato dove io fossi stata Allora e mi parve che questi procedesse troppo innanzi che più non fosse da sofferire. se non fosse che tu m' ha' cati . secondo il costume . colei che l' aspettava . farebbe che io potrei essere segretamente ad un bagno in questa teiTa . quando io volessi . io feci fare alla donna mia a . apertamen. che a lui se ne convenisse si .

suo consiglio fosse stato buono e proaltre parole la vi con molte confermò su . e a quelle data ])iìi fede che non le bisognava . gli disse di farlo volentieri . entrò in troppo . e con lui ordinò costei nella . » piena di sdegno tornò la sera a casa dove per av- ventura Fillppello pieno d' altro pensiero similmente tornò . tome desinato ebbe si mise e cominciò Catella La donna udite le parole di Ric. capo (i) '1 Ricciardo contento di questo e parendogli che . ella gli farebbe vergogna . e pregolla che in ciò fosse favore- vole quanto potesse. egli egli teneva . La mattina seguente Hicciardo n'andò ad una biiona femmina che quel bagno.NOVELLA VL era egli s\ 67 . lume ren- desse risjwudea Questa secondo 1' ammaestramento . . che. e fece la fede maggiore. secondo che potò il migliore . Ricciardo ad aspellare ciardo . Aveva ove il bagno era . pregandola nondimeno che da lui. una camera oscura molto si come quella nella quale niuna finestra che . quale è allpra . dello eoo molta gniuna persona ioftiriata cui lai porolf iOTTCDgono. quello che a fare o a dire avesse casa . e fecevi nel qua- entro le un letto. La buona femmina^ che mollo . sempre che be per cedesse lo egli alcuna donna vedesse . che aveva a Catella detto . . clic eoo uiaui e coQ tcaU e cou gambe lutti •' aa- giiuuo. di Ricciardo acconciò la buona femmina . quella dimestichezza che era usato di fare 11 che ella ella vedendo . . e le disse ciò che intendeva di fare. maggior sospetto che non era seco medesima (1) sìa ila Si girerebbe per lo capo per ricorderebbe. U dM[H>»ùiou loro. . gran fatica a fare j e che fermamente si fatta m: egli vi venisse. il dir ella non dovesse giammai sapra so se gli d' averlo udito che promise . . nò le fece forse . gli si girereb. era teimla .

che ella non avrebbe voluto trovare era . poiché a Catella parve tempo è di dovere concetto sdegno man- dar fuori. pianamente ben vegna anima mia che ella . che iscorger si potesse la voce per grandissimo spazio con maggior diletto e piacere dell' una parte . che dell' alti'a . festa grandis-. ma fermamente pensiero . ammaestrala da Ricciardo. il dò to j a quel bagno quale Ricciardo le aveva insegnala e quivi trovata la buona femmina. gli . stettero il . Ricciardo veden- dola venire tola tella . dimandò se Filippello stato vi fosse quel dì A cui la buona femCatella mina la . Ma . Ma che più gnia . abbracciò e basciò lui. così di fervente ira accesa cominciò a parla- le: ahi quanto misera la fortuna delle donne. sima senza dire alcuna temendo se parlasse. col capo coperto e dentro serrossi . lieto si levò in pie : e in braccio ricevu1' disse . . La camei'a era oscurissima. camera menare dove Ricciardo in quella entrò . Catella. quasi tutta ? dimorò. e .^8 con GIORNATA TERZA 1' dicendo: veramente costui ha la animo a quella donna e sopra cotal qual domane si crede aver piacere e diletto j . Cano. spose si sono Adunque disse la buona femmina andatevene da lo lui. questo non avverrà e imaginando come dir gli dovesse la notte quando con lui stata fosse. letto e quivi . disse: sete voi quel? donna che : dovete venire a parlare .n per mostrarsi ben d' essere altra era . . venuta la nona . e fecegli la pai'ola. Catella prese sua compase n' an- e senza mutare altramente consiglio . di che ciascuna delle parti era contenta^ né per lunga- mente dimorarvi riprendevan Ricciardo la condusse in su favellare in guisa gli '1 occhi più di potere. che cercando andava quel. senza . . non fosse da lui conosciuta. fattasi alla. ri. . .

per Dio tanto sa altri quanto altri. io sentito liu tutto ardi . traditor disleale che tu la se' Ascolta se tu riconosci voce mia: io son ben dessa. come tu li credevi Non non mi ti apprcsatisti^ tu altrove . credendosi in braccio avere una donna strana . Tu se' bene oggi. VI. non l'altrui hai lavorato . nonsou la moglie di Ricciardo. suogli mostra- Ma lodato sia Iddio. ho pii\ . ghe tu hai. e iicllu tu come d' . ! anni portato cotanto amore! a questo can disleale che.o l' tempo che qui stata son con lui . che io sa pos- svergognare . Io DECAM. che il tuo camjH). maraviglia che sta notte tu aspettavi di scaricar le some e volevi giugnere molto fresco cavaliere alla battaglia. che in tutto rimanente che stata son sua. 5 . che la mia amato. . non mani e traggogliti . m' ha altro più di carezze e d' amorevolezze di fatte in questo po<. l' Ma . che a casa re cosi debole e vinto e senza possa .. NOVELLA come Io . Credesti molto ce- latamcnle saper faix* questo tradimento. ed essendo altrove innamorato. lodalo sia Iddio e alla in ? acqua ò pur corsa giù il mio avvedimento. e cousumiti amore tu se' umi donna strana cui ti reo e malvagio serc stato uom che ? Or con credi tu e»- tu se' stato con colei la ([ual con false lusinassai. lo son Calcila. II. gih ò ingannata mostrandolo amore. non l' ò venuto fatto. che tu se' come tu se' degno. non rispondi reo uomo se' chò non di qualche cosa fò di ti f tu divenuto mutolo so a che io negli occhi udendomi? In io Dio ficco io le non mi tengo che . stato gagliardo. can ti rinnegato. ti e panni mille anni che noi siamo al lume. sozzo cane vituperato Oimè misera me a cui ho io cotanti . T. 69 t' ò male impicgnto l'amor di molte ne' mariti! misera vita me ! gih souo otto anni . come ella doveva Chù .

. e . detto. poscia che tu conosci chi io sono . malvagio uomo . can fastidioso che tu . mai . che tu hai troppo fatto arme per oggi lo so bene che oggi. tu mi credi ora con tue carezze infinte (i) lusingare. qual più che sé m' ha amata e mai non potò van. tarsi che si io il guatassi . Ricciardo in sé role . in quanto per te . Or non sono io donna più di . medesimo godeva . non e è rimaso dunque se io avessi lui . rammarico dicono i più mo- derni . avessi . che tu non credi queste pa- devi . e rappacificare e racconsolare j tu se' errato Io non sarò mai non te di questa cosa consolata infino a tanto che io ne vitupero in presenzia di quaiui parenti e amici e vicini noi abbiamo. anticamente . avTertilo per molto ben detto. Pulir votali a (5) Rammarichio . : sì . così bella ? come sia la moglie di Ricciardo Minutolo ? non son ? io così gentil che non rispondi Fatti in costà d' . che tu ciò che la gra- tu facessi zia sua . con laglone biasimare il Ora le parole furono assai rammarichio (3) della donna grande : pure alla fine Ricciardo pensando che se andar ne la lasciasse con . per aver carestia. se' . (2) Mannelli. se Dio mi dea j io te ne farò ancor patir voglia (2) . molto di male ne potrebbe seguire (1) Infiiìlle. me ? non mi toccare . 7© t' GIORNATA TERZA alla ho avuti miglior bracchi coda .. senza rispondere alcuna cosa l'abbracciava e basciava e più che mai le faceva le carezze grandi Per che ella seguendo il suo parlar diceva . questa credenza . sozzo cane che ha colei . pure una volta \ e non so che male qui . non mi potresti . e non so a che io il mi tengo che io non mando per Ricciardo.. faresti a forza : ma . fosse a farlo se Tu hai creduto avere la moglie 1' ed è come : avuto .

non Ga men nimistà tosto creduto a me . diciate io dirò ad inganno abbia che non sia vero. E perciò .A VI. pott'j otid' ella volle gridare la ma . cuor del corpo mio non . e conoscendolo letto. due cose ne avverranno (i) vi L* una di che non poco dee calere ) che fia il vostro ono- re e la vostra buona fama che io qtii guasta: perciocché. Rice dis- ciardo le se : chiuse con V una delle mani egli sia bocca madonna stato non può oggi mai pure stato j . che io ucciderei altresì tosto lui come nò me di che mai voi non do- vreste esser poi lieta né contenta. quello . si andare egli la cosa : . senta mai per . anzi vi ci abbia v' ta venire si . me e potrebbe . .• dilihcrò (lì NOVFIJ. disse : anima mia dolce . se voi griderrete si o in alcuna maniera farete che questo alcuna persona fìa ( . . vogliate ad una ora vituperar voi il e mettere in pericolo e in bnga vostro marito e me. non turbate . per denari e per doni che io abbia promes- li quali perciocché così compiutamente dati non v' ho come e questo speravate vi siete turbata . v' come fatta fat- che voi venire . e queste paro- le romor ne fate : e voi sapete che la gente è più acconcia a credere il male che il bene . sul)itaraente volle gitlarc del j ma non . che è non se voi gridaste il tempo della vita vostra e. essere che quello tutto . che Catella si udendo . (1) t f^erranito Mannelli e U stuiup Ji Milano. che a voi Appresmortai so questo ne seguirà tra vostro marito e . e perciò . non potei il amor con inganno m' ha 11 insegnato avere e sono vostro Ricciardo. e presala bene partire non si che vi poteva . 71 inganno nel quale tA pnlcsnrsi e di trarla dello era) e recatasela in braccio. che io seQiplicemonte amando aver . alla voce.

come affermò alla stessa Salviati. è certo clie esemplare il quale il ne ho sotto occhi ha vendica. co-. . seguitando quel lesto a penna egli denomi- na il terzo. i. Ricciardo diceva queste parole. yeiidica per vendicata è qui detto guisa che com- pero per comperalo. Sarelibesi mai corretto nel la testo del 27 questo luogo nel tempo stesso che se ne faceva forse. i. Il) no-» eli' tò che gli edltoii del 27. E come . e cosi .' 7». io intendo che da quinci innanzi sieno più che mai. leggono vendicato. piangeva forte e . son certo che sarete in questa Catella . mentre che . che mie cose e ciò che io posso o vaglio vostre state sieno e al vostro servigio. e. . io non so come Domeneddio mi si l' conce^ derh che io possa comportare P ingiuria e inganno la che fatto m' hai . sgombero per isgomberato. '^ prima né sarete l' ultima la quale è torvi il ingannata . oltre alla conlraffalta di Venezia. mi condussej ma di che io non sarò mai lieta se in un modo o in uno che fatto altro io non mi veggio vendica e perciò lasciami. ( i ) di ciò m' hai j non mi tener più: sti'aziat^ tu hai avuto ciò che disiderato hai ed hami (i) tu Salviati negli Avvertimenti della lingua ( t. dove mia que- simplicità e soperchia gelosia sto vivi sicuro . e non vendicala . che ella cognobbe esser possibile ad avvenire ciò che Ricciardo diceva j e perciò disse: Ricciardo . stampa? o sarelJiervi due diverse edizioni di questo 1' Libro io colla data del gli 27? Comunque sia. Voi non stro GIORNATA TERZA siete la . I. me che molto turbata fosse e molto si rammaricasse nondimeno diede tanto luogo la ragione alle vere pa^ role di Ricciardo. non voglio gridar qui . logoro per logorato ec. né io non v' ho ingannata per che io vi vo- ma per soverchio amore sempre a portarvi e sia porto e sou di- sposto ad esser vostro umilissimo gran tempo che io e le servidore. Ora voi siete savia nell'altre cose.

NOVELLA Tedaldo turbato con utta VII. ma donna 51 fiarte di Firenze: tornavi informa di peregrino dopo al- cun tempo i parla con la donna e falla del suo crror conoscente. taceva Fiammetta lod<nta da tutti. vinta con lui si pacefìcò. io tene prìcgo. f quMtitò l* 73 di lasciarmi 1 ò piaciuto : tempo hai (i) . e di pari volonth di ciascuin no gran peata appresso rono insieme . s' mai se la sua pace non riavesse: perche cominciando con dolcissime parolca raumiliarla. la- sciami. NcU' edis poi dei i5a7 . molte volte goderono del loro amore. la lia rih si . e libera il marito di lei da . tanto disse e tanto pregò e tanto scongiurò. che lui gli era provato che uTCi'a ucciso il e co' fratelli pacefica. NOVELLAVI. prestamente ad Emi- commise il ragionare : la qual cominciò . voltata la sua durezza in dolce . si i«(^c tempo è «U ce . rtl in lungo di esso è stato aggiunto è ornai. grandissimo dilotto dimorala E conoscendo allora i donna quanto clie quegli del piò saporiti fossero basci dello amante marito . che ella . e poi saviamente con la sua donna si gode G.. è slato ranccllato da mano divena V hai . A me (1) Si noti che nel tetto Mann. Iddio faccia noi godere del nostro. amore verso Ricciardo tenerissimamente da quel giorno innanzi l'amò. e savissimamente operando. quando Reina per non perder tempo. . Ricciardo che conosceva avca posto in l'animo suo aurora troppo lurhnlo cuore di non lasciarla . morte .

Fu adunque un . . fuor . E . del più compiacere né a non . . donde alle due pas- e . ciò essere la cagione si E .. ma ra vedere in alcuna maniera: di che egli entrò in fie- malinconia e isplacevolej celato . per non far di vederlo lieta colei. per gli suoi laudevoli costumi meritò di godere del suo desiderio. perso non mai. che ad un suo compagno. come un . nobile giovane il cui. che del suo male era cagione si consumare . via . la fortuna nimica de' si felici s' oppose . quale ogni cosa sapea . . poiché egli in diverse ma- fu molto ingegnato di racquistare l'amore che gli senza sua colpa fatica pareva aver perduto (i) . non per colore misto di purpureo e di nero. innamorato oltre misura . 74 GIORNATA TERZA . presi quegli de- nari che aver potè segretamente senza far motto ad il amico od cona a parente.. . qual che la cagion fosse . nome fu Tedaldo degli Elisei il quale d' una donna monna Ermellina chiamata. Al qual piacere Perciocché . ma si era questo suo amor niere che della sua malinconia ninno credeva . andò e pervenne ad An: Filippo di Sanlodeccio faccendosi chiamare e quivi con si un ricco mercatante accontatosi . sieme andò in Cipri I costumi del quale e le ma- ~ (i) Perduto se disse sempre il Boccaccio ed ogni buono scrittore. . e ogni trovando vana a doversi dileguar del mondo . la donna avendo di tutto si sé a tolse dal volergli Tedaldo compiaciuto ini tempo . dispose . nostro cittadi- no la sua donna perduta racquistasse in Firenze mostrarvi . e moglie d'uno Aldobrandino Palermini. volere non solamente alcuna sua ambasciata ascoltare. piace nella nostra città ritornare sate piacque di dipartirsi . con lui mise per servidore u' e in su una sua nave con lui in.

due fra- che vicino era donna. si dispose a tornare a Firenze . forte pensoso verso casa de' se n'andò davanti la .. ed celatamcnte . fu di tanta costanza. udendo egli un dì una canzone alla lei gih da lui stata fatta.ne e con tanta sollicitudine che eHso in }K)chi auni divenne buono e ricco mercatante e famoso. Ma avvenne che . NOVELLA VU. ({nella ne mandò a Firenze egli ad alcuno amico dell' Ancontano suo compagno. col fante suo se ne venne appresso. Né di prilei ma andò in altra parte . Nelle t|uali faccende. se ne ven- ne con un suo fante solamente ad Ancona: dove essen- do ogni vsua roba giunta . che noa solamente huun pagno salario gli assegnò . nel- quale V amore che . : li quali esso fece si b<. . ni«>re pinr(|iicro si y5 com- aI mercatante . clic morta non fosse la . sua donna portava ed ella a lui e il piacer che di aveva . se n' andò ad uno alberghetto alla casa della sua . che. in tonto desiderio di rivederla acce- se. e in Firendi ze giunti telli . si raccontava ella . E messa ogni sua cosa in ordine. che davanti alla casa per vederla se potesse . più non potendo soiferire. . o di (piindi mutatasi frat«'lli Per che . qiiale vide quattro suoi fratelli tutti di nero vestiti di che egli si maravigliò molto: e conoscendasi in tanto transiigurato e d' abito e di persomi da quello che ea- . avvi- sando questo non dover potere essere che ticato dimens' r avesse . in forma di peregrino che dal Sepolcro venisse. che sette anni vinse quella battaglia in Oipri cantare la . ancora che spesso della sua crudel donna fosse si ricordasse e Me- ramente da amor trafitto e molto disiderasse di rivederla. ma il fece in parte suo oltre a ciò gran parte de' suoi fatti mettendo- gli tra lo mani . Ma : egli vide le finestre e le porte e ogni cosa serrata di che egli dubitò forte .

76
ser soleva

GIORNATA TERZA
quando
si

parti,

che di leggieri non potreb,

be

essere stato riconosciuto

sicuramente

s'

accostò ad

un

calzolaio

,

e

domaudoUo perchè
il

di nero fossero ve:

stiti

costoro

.

Al quale
,

calzolaio rispose
e'

coloro sono

di nero vestiti di

perciocché
,

non sono ancora quindici
e'

che un lor
,

fratello

che di gran tempo non
,

era

stato

che avea nome Tedaldo

fu uccisoj e parmi in-

tendere che egli (i) abbiano provato alla corte che

uno che ha nome Aldobrandino Palermini
preso
,

,

il

quale è

l'

uccidesse

,

perciocché egli voleva bene alla
,

moglie, ed eraci tornato sconosciuto

per esser con
il

lei.

Maravigliossi forte Tedaldo che alcuno in tanto
migliasse
,

si-

che
gli

fosse creduto lui

,

e della sciagura d'Alsentito

dobrandino

dolse
,

.

E

avendo

che

la

donna

era viva e sana
sieri se

essendo già notte , pieno di varii penall'

ne tornò

albergo

,

e

,

poiché cenato ebbe

insieme col fante suo, quasi nel più alto della casa fu

messo a dormire
lo stimolavano e

,

e quivi

per

li

molti pensieri che
,

per

la

malvagità del letto
,

e forse

per

la

cena ch'era
andata
;
,

stata
s'

magra

essendo già la metà del-

la notte

non

era ancor potuto
,

Tedaldo adparve in su

dormentare
la

per che essendo desto
il

gli

mezza

notte sentire d' in su
,

tetto della casa scen-

der nella casa persone

e appresso per le fessiu-e dello

uscio della camera vide là su venire

un lume. Per che

chetamente

alla fessura accostatosi
,

cominciò a guarda-

re che ciò volesse dire

e vide una giovane assai bella
,

tener questo

lume
1'

,

e verso lei venir tre uomini

che

del tetto quivi eran discesi: e
£attasi
,

dopo alcuna
:

festa

insieme
,

disse

un

di loro alla giovane

noi possiamo

(i)

Egli nel numero

del più, aTveitllo.

NOVELLA
ImUio
sia

VII.
,

77
perciocché noi

Iddio j oggimai star sicuri
clic la

SAppiamo fermamente
è stata provata da' lermini, ed egli
zia
\

morte di Tedaldo Elisei

fratelli

addo&so ad Aldohrandin Pa«
la

l'

La confessata, e già è scritta
,

scnteu*

ma ben
si

si

vuol nondimeno tacere

perciocché, se

mai

risapesse

che noi fossimo
ì\

stati

,

noi

saremmo
.

a>

quel uiedesiino pericolo che
sto detto
ta
, ,

Aldobrandino
si

E

quelie-

con

la

donna
,

,

che

forte di ciò

mostrò

se

ne sccsono
,

e andarsi a dormire. Tedaldo, udi-

to questo
gli errori

cominciò a riguardare quanti e quali fosscr

che potevano cadere nelle menti degli uomia' fratelli cìie
,

ni

;

prima pensando

uno strano avevan
e appresso lo inno-

pianto e seppellito in luogo di lui

cente per falsa suspizione accusato, e con testimoni
veri averlo condotto a dover morire; e
olti*e
,

non

a ciò la

cieca severità delle leggi e de'
\olte
,

i*ettori

li

quali assai

(juasi solliciti investigatori del vero,
il

incrudelen-

do

,

famio

falso

provare

,

e sé ministri dicono della
della iniquità e del diavoalla salute d'

giustizia e di

Dio dove sono

lo esecutori

.

Appresso questo
,

Aldobran-

dino

pose. E,
te
,

comcome levato fu la mattina, lasciato il suo fanquando tempo gli parve solo se n* andò verso la
il

pensier volse

e seco ciò

che

a fare avesse

,

casa della sua donna
aperta
ra in
,

j

e per ventura trovata la porla

entrò dentro, e vide la sua donna sedere in tersalctta terrena

una

che
j

ivi era,

ed era

tutta piena

di lagrime e d' amaritudine

e quasi per compassione
:

ne lagrimò
tribolate
j

,

e av>'icinatolesi disse

la vostra
il

pace ò vicina
viso
,

.

madonna non vi La donna udendo
,
:

costui

,

levò alto

e piangendo disse
forestiere:
il

buono

uomo

,

tu

mi

pari

un percgrin
?

che

sai tu di

pace o di mia

afflizione

Rispose allora

peregrino:

.

.

78

GIORNATA TERZA
,

madonna

io son di Costantinopoli

,

e giungo testò qui

mandato da Dio
a diliberar da

a convertir le vostre
il

lagrime in

riso e

morte

vostro marito
,

.

Come
?

,

disse la

donna
qui
,

,

se tu di Costaiitinopoli se'

e giungi
Il

pur

testé

sai tu chi

mio marito o

io ci

siamo

peregrino

da capo

fattosi, tutta la istoria della
lei disse

angoscia d' Aldo,

brandino raccontò, e a

chi ella era
,

quanto

tempo

stata maritata
,

,

e altre cose assai
fatti

le quali egli
la
,

molto ben sapeva
maravigliò forte
ginocchiò
a'
,

de'

suoi

.

Di che

donna
per

si

e avendolo per un profeta
,

gli s'in-

piedi

per Dio pregandolo che

,

se

la

salute d'Aldobrandino era venuto,

che

egli s'avacciasse,
,

perciocché

il

tempo

era brieve
,

.

Il

peregrino mostran,

dosi molto santo

uomo
bene

disse

:

madonna

levate su e

non piagnete

,

,

e attendete bene a quello che io vi didi

e guardatevi

mai ad alcun non
,

dirlo

.

Per

quello che Iddio
avete v' è per
già
te
,

mi riveli la tribulazione la qual voi un peccato il qual voi commetteste (i) avvenuta il quale Domeneddio ha voluto in par,

,

purgare con questa noia
s'

,

e vuol del tutto

che per

vói

ammendi

:

se
.

non

,

ricaderesti (2) in troppo
:

maggiore affanno

Disse allora la donna

messere

,

io

ho uu
il

peccati assai
altro
si
,

,

né so qual Domeneddio più un che

voglia che io

m' ammendi
disse allora

;

e perciò, se voi
io potrò

sapete

ditelmi
.

,

e io

ne farò ciò che
,

per
,

ammendarlo Madonna
so
f

il

peregrino

io

bene quale

egli è

,

uè ve ne domanderò per saperlo

'

(1)
,

t Commeltesli , Mann,
Si ricaderesti
in
.

e

1'

edizione di Milano.

'

(2)

U

R. espertissimo gramalico emendò ricadereste
a.

La lerminazione
•f

i

appartiene

tu, e quella in e a voi .

Rolli

E

con tutto

ciò

anche

1'

edizione del 27 e parimente le due citate
^

nel Vocab. della Crusca

hanno ricaderesti

*

.

.

NOVELLA Vn.n
meglio,

79
fatto. Ditef

ma

perciocché voi medesima dicendolo n' ab-

biale più rimordiraenlo.

Ma vegnamo
,

si

mi

,

ricordavi
,

egli clic \oi

mai aveste alcuno amante

La donna

udendo questo
,

maravigliossi forte

gittò un non credendo che mai alcuna per»
,

gran sospiro, e

sona saputo

l'

avesse

quanlimque

di que' di

che ucci-

so era stalo colui che por Tedaldo fu seppellito, se ne

bucinasse (i)
usate dal
se: io

,

per corte parolone non ben saviamente
di

compagno

Tedaldo che ciò sapea, e rispo-*
tulli
i

veggio che Iddio vi dimostra
j

segreti degli
i

uomini
Egli è

e perciò io son disposta a

non

celarvi

miei.

il

vero che nella mia giovanezza io amai somcui morte è apposta
io

(a)

mamente lo sventurato giovane la al mio marito : la qual morte

ho

tanto pianta

,

quanto dolente a me; perciocch»^, quantunque io rigi-

da e salvatica verso lui mi mostrassi anzi
ta
,

la

sua parti-

la

sua parlila nòia sua lunga dimora nò ancora

la sventurata

morte

me

l'

hanno potuto
;

trarre del cuo-

re

.

A

cui

il

peregria disse

lo sventurato giovane
,

che
si

fu morto non amaste voi mai

ma Tedaldo
la
?

Elisei

Ma

ditemi

j

qual fu

la

cagione per

quale voi con
cui la donna

lui
ri-

\i turbaste

?

offesevi egli

giammai
olljpse

A

spose: certo che egli

non mi

mai:

ma

la cagione
frate, dal
,

del cruccio furono le parole d'

un maladetto
;

quale io una volta

mi

confessai

perciocchò

quando

(i)

Buccinare con due e
solo

significa

manifetlare con pubblicità
ce.

,

e

con
si è

un e

andar dicendo riservalamenle , con riguardo

come

dello sopra, Nov. IV. Giorn. 5.

^
(a)

Il

senso proprio di buccinare è sonar la buccina: in tenso di

propalare usasi mclaroricnmente

Apposta, cioè imputata , ove «leuni

lesti

moderni con mollo ttt

rore

hanno opposta.

.

a*
io gli dissi
la
1'

GIORNATA TERZA
amore
il

quale io a costui portaTa e
,

dimestichezza che io aveva seco

mi
,

fece

un romo^

re in capo che ancor

mi

spaventa

dicendomi, se io

non

me

ne rimanessi,

io n' andrei in

bocca del diavolo
fuo-*

nel profondo del ninferno (i) e sarei messa nel

co pennace (2). Di che
io

fatta

paura m' entrò, che
la

de

1

tutto

mi
j

disposi a

non voler più

dime,

stichezza
lettera
,

di lui

e

,

per non averne cagione

sua

né sua ambasciata più

volli ricevere (3)j co-

(1)
(2)

Infèrno.

Pennace
\ Nel

Lurlescatnente deilo per pennce. Mari.

(3)

testo

Mannclii era ritenere;

ma
clie

Ja

mano

posteriore yì fu

sostituito ricévere f

come appunto

leggesl nella edizione del

1627

e in

quella de' Deputati. Egli è da credersi

da prima
si

si

fosse

scritto

ritenere per isLaglio; perciocché, quantunque
ritener lettere,

dica propriss

imamente
ritenere
;

non pare

a

me

che dir

si

possa con proprietà
ricevuta

ambasciate. Aggiungasi che ritenere
tote avea detto di sopra che la

dìcesi di cosa già
si tolse

e

l'

au"

donna

dal voler alcuna amba-

sciata ascoltare. Sarehhe egli mai da dire che fosse stato qui adoperato

ritenere nel senso di ricevere?

Ma

egli

converehhe mostrare in

tal caso

con esempi o
sto

dello stesso Boccaccio o d' altri autorevoli scrittori che
fatta significazione. Infin a

que-

verho può avere eziandio così

tanto che

ciò
sia

non

si faccia, io

continuerò a credere che non ritenere,

ma

ricevere

da leggersi in questo luogo.
(*)

Io non saprei né vorrei contradire

al Sig.

Colomho, mosso ancora

dall'

aver io trovato ricevere nei tre testi a penna raagliahechiani. Inclino

adunque ad ahhracclar l'opinione d'un amico
che noi non
tili

dotto; e solamente vorrei

ci allontanasàirao dall'

ottimo

testo, se

non dopo aver

fatto inule

sforzi per sostenerlo.
d'

Io perchè esjwrrò alcune mie riflessioni,
si

quali

osieno

alcun peso, o no, non rileva :hasta solo che dir non
il

possa che

sia slato troppo Icggcrniente rigettato

testo Mannelli.

Premetto che alcuni
significazione.

verbi ricevendo in princijiio la particella ri

non cangiano

Tener presso
ritornar di

di se, e ritener presso di se; tornar dì
,

campagna,
non

e

campagna

vaglion lo stesso. Ciò è tanto noto che
il

a]>-

hisogna

d'

esempi. Ora

verho tenere ha tanti significati,

alcuni dei

quali sono anclie fuori del comunale uso, che subito

non

si

può dire,
non
era

che esso

al

tempo

del Boccaccio in

una

cotale significazione

i. 9. T. 1778. V oste coi compagni di Martrk il pregò Uno ti i |iortnlosi da Sandro Agolanti. e le lor donne a dover desinare la seguente mattina con Aldo- brandino gV invitò. 6. fatti tanto di piacevolezza gli chf? . . Socrate rispose agli ambasciatori . FIACCHI (1) Queste due cUusule tra loro slauno assai duramente ordinate • di mal suono. e perciò tener qui vale Accrltare. piacendovi egli . N. essi liberamente della sua /e sicurati. 8. in ben mille Nella Novella di Martellino. con loro insieme che de^ Juh dì iV/artelUno gli tenesse: cioè che ne avesse premura. ut've al come si fa la sole . Cap. N. se SimiH). se egli prima v' amava . e y come voi medesima vole^ : a voi venne e usò la vostra dimestichezza nella quale e con parole e con muòtiasle . il In questa slessa Novella di peregrino tantosto n^andò a^ quattro Jratelli e questo fatto .. Disse allora il : mondo maggiomadonna questo . G. alcuna quando il voi fa- di lui v' innamoraste di vostra propria volontà . gli atteneose. Lorenzo de' Medici. 1 99. . ceste ste . Tennero lo esporre più Or questo modo ili dire.4Ìu quando gli trovò invitiiti gli avesse . e disse: voi mangerete innanzi te. E se tra tenere e ritenere per lo più non suol essere diversità di significaaione. Nella Delcolore . IO. ò sol ({Ufi paccato che ora vi tribola te Io so : fermamen- che Tedaldo nou \i fece forza . a. G. // Saladino . a.^ me me che . ed lo 'avito . p. »' av- vide die questo cavaliere aveva dubitato che essi non avesser tenuto lo'nvito. il mio duro proponimento peregrino sarebbe piegato) perciocché niun desiderio al re avea . Credo che i. Ma la Belcolore venne cioè si in itcreiio col sere e tennegli favella insino a alili vendemmia BoccacTedaldo: rìtcnnc dal fnvcllargli. lo- ro. y NOVELLA VU. il quale accortissimo era . veggundolo io consumare. Ediz. Ma possiamo ad luoghi del cio clic più verranno in acconcio. «e più io fosse perseverato . 8t (co- io credo (i). o come dicono DipuUili. quel sua lettera^ né sua ambasciata più volli ritenere vorrà dire piìt volli accettare. di Bergamo p. . E Novelle auliche Fir. tennero G. N. invito. non si può acconciamente che con accettar P invito. tener P invito. 272. allo spedai ter- re* lo' avito. per quello che presuma egli se n' andò disì sperata ).

perciocchò strette e dove dagl' inventori de' misere e di grossi panni il furono ordinate e dimostratrici dello animo il quale le temporali cose disprezzate avea quando essi corpo in così vile abito avviluppavano. -vi E . 82 GIORNATA TERZA faceste . pentere . oggi le fan. chiamano. doppi so l' amor raddoppiare. se io si ne parlo alquanto largo ad di voi. La stampa XXVII ha pagoneggiar. ma il voler tor voi a lui che sua eravate questa era ruberia e sconvenevole cosa. di finissimi panni e in forma hanno recate leggiadra e pontificaesse nelle chiese i in tanto che paoneggiar (2) con . e . mi piace di parlarne . così diveniste voi come Così come egli sua Che egli non dovervene . dove sua volontà stata . se così fu (che che fu) qual cagion doveva poter muovere a si torghvisi così rlgidatrtente? Queste cose volean pen. potavate (i) voi fare ad ogni vostro del vostro . egli non mi disdice. li Or voi dovete sa- pere che io son frate e perciò loro costumi io coutilità nosco tutti j e. Furon frati santissimi e valenti frati si mini y ma quegli che oggi . non fosse.. se credevate . divenne vostro fosse vostro. non farle . come farebbe ad un altro. e nel marine sììegge: sic est tcstus. piacere . ed . Potavate hanno in questo luogo tiitte le migliori edizioni che ho vedute (1) J" Paoneggian del . e nelle piazze come con le loro robe secolari fan- (1) i. sì come . no larghe e doppie e lucide e quelle le . testo Mannelli. . . mal far . acciocché per innanzi meuo- glio gli conosciate che per addietro non pare che abgià i biate fatto . sare innanzi tratto di . e cosi vo- gliono esser tenuti ninna altra cosa hanno j di frate se non la cappa : nò quella altresì è di frate fi'ati .

molte vcjJove molte altre sotto s'in- sciocche femmine e uomini d'avvilupparvi gegnano. ed è lor maggior sollecitudine. che d'altro esercizio. comodità. se coloro che . e in altre cdixioni ma qui aon due parole te. dosi . SS il non si vergognano : e quale col giacchiò (i) pescatore d' occupare nel fiume molli pesci ad tratto . e per il non durar vino . tanza per anima de' lor passati E certo egli è i il ve: ro che le elemosine e le orazioni purgano peccati ma o il . ognuno con romori e con ispaventa menti vere alti'ui ingegna di rimuodisi- da quello a che esso di rimaner solo li) s' Giacrhio. cappe de' hanno costoro . e tutto il lor desiderio hanno po- pongono in ìspaventare con romorl e con dipinli- ture le menti degli sciocchi. porti questi il pane colui l' mandi quello altro faccia la pie. acciocché che per . quegli d' oggi disiderano fem- mine e sto e le ricchezze. fatica.NOVKI LA no . dove gli antichi la salute disile deravan degli uomini. ma solamente i co- lorì delle cappe E . (a) Adagio è nel testo Mann. tanto più stanno ad agio (a). pianamente f ma a piacere. e in mostrare che con mosine a loro ti . e avvicinandosi e cuopre e richiude . VII. a suo agio e . si^juificaDo gli altri. rete loiula. un cosi costoro colle fimbrie ampissime avvolgen. ad agio. . nanzi ad altrettanti porci essi gitterieno i E perciocché d' conoscono quanti meno sono s' possessori una gran ricchezza. i peccati si purghino e colle messe . acciocché io più vero parli. Li qtinic gettata m-ll' al foìido si rìscrra acqua dal |)csraton. i «{ira. non frati . le fanno vedessero a cui le fanno . viltà non per divozione. sono rifuggi- a farsi frati . (icsci. perciocché adagio tutta una parola significa lentamendivise. Con poi a grande agio. conoscessero piCi tosto il oa sé il guarderieno o di. molte pinzochere . le E perciò.

tutte oneste. molte altre : . vostri segreti l' . quanti sica quegli a'quaji la fanno cotal risposta che non intendono per lo moil do che gliono essi la gli dicono gran parte di loro sanno. . sto (*2) perchè ? Perchè . Maanelli. frate non potrà femminon Se tu non ar. Essi danuan 1' usura e i malva. tutte sante. E quando fanno . agli sgrldatori ri- mangano gi le femmine. essi possano fare quello che se i secolari fanno essi fare non potranno. ^4 dera . danaio. che sconce sono e . cioè che voi empiate loro fidiate loro i borse di denari (i). perdoniate ingiurie guardiatevi del mal re : cose tutte buone.. di queste cose e di ripresi .. Chi non sa non può durare il ? che senza denari tu ne' tuoi diletti la poltroneria i Se spenderai denari. le fatti restitutori . frate dirà di venirti a casa a contaminare la tua famiglia Perchè vo (i) io dietro ad ogni cosa ? essi s' accusano Denaro. 1' avere risposto fate quello . . che a' pastori. acciocché. . . GIORNATA TERZA Essi sgridano centra gli uomini la lussuria . rimovendosene gli sgridati. poltroneggiare nell'ordine . i frati non avranno luogo il sarai paziente o perdonator d'ingiurie. Se tu andrai lor alle . ne dattorno . siate padi- zienti . E . Vo- odierni frati che voi facciate quello che dile cono. di quegli i si possano fare cappe più larghe procacciare vesco- vadi e r altre prelature maggiori di ciò che mostrato hanno dover menare a perdizione chi l'avesse. ac- ciocché. danaro. serviate castità . ma que. guadagni. ma danaro appo numero del più i migliori scrìUori si trova per lo più usato nel ('j) "i" Queste. che noi diciamo non quello che noi facciamo d' l' estima- no che sia degno scaricamento ogni grave peso esser costanti e dì essi quasi più alle pecore sia possibile ferro .

DBCAM. mostran- dovi ognora più cnidele. A . altri Io n' lio de' miei . venuta l' Appresso dico che . ciò che frale che vi sgridò .nc- da malvagilh di mente procede . ma Iddio sa se egli fa savia- mente Ma il . cioò che gravissima colpa sia rompere la matrimoniai fede non ò molto maggiore l' il rubare un il uomo ? Non è molto maggiore pinaiìdo per lo ucciderlo o ? mandarlo in esilio ta. ma essi . solamente delle donue secolari ma de' moniateri i e pur di quegli che maggior romor fanno in su perga? mi 'I . è peccato naturale ciarlo ste rubarlo o ucciderlo o disc. e nou pcf prepgsuione. eh' e' vuole. posto pur che in questo sia da concedere . voi uccideste perciocché per voi non rimase s' . vi disse . di mille veduti vagheggiatori amatori . si se astinenti e santi j)urc a questo non si credono . mondo : Questo concederh ciascuno L' usare la dimestichezza d' uno il uomo una donna il . 6 . che egli non le uccidesse con sue mani : e la legge vuole che colui si fa fa. in quanto in voi fu . VII. voi ruba- Tedaldo . 85 qunntc volte nel cospelto degl' inlcndenli fauno quel- Perchè non si stanno egli innanzi (i) a casa. visitatori non . già di sopra v' è dimostrato togliendoli di- voi che sua di vostra spontanea volontà eravate . II. . . . T. Che . quegli adunque così falli andrem dietro chi fa fa (|uel . che ò cagio- ne del male che sia in quella medesima colpa esilio e dello es- che colui che '1 E che voi del suo sere andato lapin per lo mondo sette anni non siato (l) Arrerti questo innansi per più lotto. |>otcre essere? o.. |K)i ainmaestrin gli . NOVELLA la scusa. se dar vogliono perdio non segnitano Evangelio ? : quella altra santa parola dello ciò Cristo a fare e ad insegnare incomin- Facciano in pri.

si . la quale . Questo pec- cato adunque divina giustizia. Niuna cosa fu mai tanto onorata. l' avete : senza che io so che egli più che esal- ama. tanto tanto magnificata . . GIORNATA TERZA questo non si può negare. Adunque come per detto d' un Io gli fra- pazzo bestiale e invidioso poteste voi alcun lui ? proponimento crudele pigliare contro a so che errore s' non uo- è quello delle donne . le quali mini schifano e prezzangli poco dove a quello die elle sono . e senza generar sospetto . sommamente e con ogni sollicitudine ingegnarsi di compiacergli si acciocché da amarla non faceste. . quanto eravate voi sopra ogni parte si . che come voi mossa esse- dalle parole d' un frate . tutta nelle vostre mani ? era da lui rimessa Non era egli nobile giovane non era egli tra gli altri suoi cit- tadini bello a' ? non era egli valoroso in quelle cose ? che giovani ? s' appartengono non amato? non avuto ca- ro non volentieri veduto da ogni uomo ? né di que- sto direte ticello di no . re alcun brodaiuolo manicator voi il vi sa- pete : e forse disiderava egli di porre sé in quel luogo egli s' onde ingegnava di cacciare altrui è quello che la . Il . il qual per certo doveva di torte . lui. altra donna da . se in trovava dove onestadi voi potea favella. .86 cagione . esse pensando e quanta e qua! sia la nobiltà da Dio oltre ad ogni altro animale data all' uomo . Ogni suo bene ogni suo onore ogni sua libertà. qualunque s'è l'una che Tedaldo di queste tre cose dette che nella sua dimestichezza forse non commetta vate . Voi medesima già confessato sé v' tata . rimovesse giammai . mente re . in Sì che molto mag- giore peccato avete commesso . . Ma veggiamo j meritò queste cose: certo non fece. dovrebbon colui aver gloriale quando da alcuno amate sono e caro .

conviene proniellere questo : . si e perciò quello che non dee (i) poter fare prometta. e in gran ])a rie i parla vostra dimostrazione . conosco chi sieno santi tenuti : frati inilno ad ora da il me tutti e senza dubbio conosco mio difetto es- sere stato grande in ciò che coutro a rai .NOVELLA VIL con giusta to . che attentissima niente le raccoglieva. eluse sempre deve ed alcuna volta per accorciaiucnto de. la vostra benivolenza e dimestichezza il gli diate. quando la donna. e in quello stalo ti il ripognaleuel quale era avanal che voi scioccamente credeste peregrino le mallo frate. e molto maggiormente fare è se mai avviene che Tedaldo ([ui torni . bilniicln tutte le sue operazion non ha voluto v' lasciare impunito: e cosi srnAa ragione daldo. buono . cosi il ingegnaste di lor voi medesima a Te- vostro marito senza ragione per . estimava tribolata . se per me si potesse . Tedaldo non ò punto morto avesse quello che Iddio mi dimostri. vostfo ren- amore. dal suo lungo il sbandeggia mento la vostra grazia. in ma è vivo e sano e . se egli la vostra grazia Disse (l) l^re Coti ainl>e Il le e strette dissi* scm|>r« il Boccnccio. disse : amico di Dio assai conosco vere le cose le quali ra- gionate. cato a lui udendol dire . volentieri V ammenderei nella maniera fare f che detta avete: ci ma questo come si può Tedaldo non potrb mai tornare: egli è morto. madonna stato . . Aveva sue parole finite. . perciocché verissime le parevan . . deve oou mai. Tedaldo è stato ed è ancora in perìcolo e voi in tribulazione. «^ mena ad effetcome voi . non so per perche bisogni che disse : io il vi A cui il peregrin . Dalla quale se liberata esser volete quello cbe a voi . Pet. e so per certo per quel pec. Tedaldo adope- e . le sue ragioni.

Il peregrino allora levatosi in piò e prestamente la schiavina gittatasi da dosso. . dove voi quello prometter . madonna acciocché io vi un segi-eto mi convien dila vita vostra voi mostrare. che che voi e . la donna t il vide cosi il riconobbe. e fiorentino parlando (i) disse. nonpercLé dicesse conosciele con la nella terza sillaba. cioè in quanto i itila pronunzia. le quali forse furon cagione di farne parlare quel cotanto che parlato se n' è diso- nestamente . vogliate. in tutto questo libro che scrive conoscere . diligenza il quale donna . e me (i) Fiorentino parlando. . gli avea donato > notte che con lei era stato : e mostrandoglie? disse il madonna . certa speranza del suo marito . Allora disse . conoscete voi questo Come sì. conio sciornamenle hanno molli testi. trebbe avvenire che simile letizia mi fosse . il mio marito allora a libero senza danno e ?>Tedaldo vivo Parve Tedaldo tempo di pa- lesarsi e di confortare la donna con più : . sa. rebbe il vedere . La donna che al- lora disse questo fo io e farò volentieri j né cosa po. pareva che fosse : per che Tedaldo i uno anello guardato da lui con la somma V ultima le . e disse consoli del vostro marito .88 allora la GIORNATA TERZA. per doverlo at- tenere io spero : che voi il vedrete tosto. e disse . messer io donai già a Tedaldo . il peregrino: madonna. ed ebbilo in queste braccia gli il e di molte mie lagrime morto viso . coniidenzia avendo la donna presa della le santità che nel peregrino tratto fuori .1 il quale guarderete che per mai non e soli. Essi erano in parte assai remota somma . manifestiate. di più punte di coltello. donna : guardate che voi diciate j io il vidi morto davanti bagnai alla mia porta . vi diciate io vi accerto che Tedaldo è vivo. quasi che il Bocc. e di il capo cappello. .

-<no. do dalla sepoltura quivi . ed esjirime quasi lo stesso quo' del 27. A cui il Tedaldo disse madonna non dubita. ijualc intende. . dell' „ quelle vanno imitando mutasionc de' movinicuti animo j)cr di colei: la qual da lo coittrarìo pinma russicuralu ulijuunlo. Esso |>er tanto in il temendo legge lenendo. (a) ^ Cioè nejui "t ucciso. la donna . e seco iij/crmiindo che per certo egli era desso. gli editori (S) Riconoscendo leggono e del 47 e i Deputati. Ma osserva il Dionisi che. il conoscendo Tedaldo tutta stordì . e mai non fratelli morii nò si fu' . e appresso quasi la temendo voce di Tedaklo. L 1... die' egli. andare come vi- (1) . fuggir . . (3) sua voce e alquanto più riguai*datolo e seco alTeruiaudo che per certo egli era Tedaldo. conoscete voi lui esser ? 89 vide . tornato : . II. si dclil>cr() finalmente. e piiingcndo gli si gìllò alcollo. io sono vostro Tedaldo vivo e sano .. la la ctliz. si teme} e non si pri a riceverlo gli come Tedaldo venuto di Cifece incontro mn. Certo per assai facile lo la clic riconoscendo gran simigliausa delle lellerc il m cil n si rende «lirsi scambio di tenendo con temendo. rassicurata alquanto. . es&cr non piitea nella donna nù la „ timor né duhhiexza per „ tuono suo naturale per vece di voce di Tedaldo quaud' ei le parlu\u nel esser da lei conoaciulo. tcneo il di Sosia ncllìi l'Andria di Tcrenaio.. e. così di lui temendo come vi de* morti corjìi . Quando . e pare rlie (piesta {virola vi 9 adatti assai meglio eliu la voce {«mendo: ad ( o^i modo „ „ fu di contrailo avviso jiarolu il Salviati. comò egli slvsso Jirù nel proemio JcUu ae- gucntc giornata. e temendo . morto (a) che die voi ed i miei credano la La donna . che non può della Toce riconoscendo ma 1' io non so {xu egli »e tenere la voce tP alcuno e per conoscerla con certezxa (che cosi creder ti spiega) sia modo ti^9C. e {)oi di nuovo alifuanto n più riguardatolo. possa che usato ablòa il Boccaccio. (1) t Come del i5a7. NOVELLA Vn. si volle t^ mendo te . piangendo «ciixa ( iiun palli fiorentino.).. . ed è. Né i Deputati lu ni- il SaKiali approvano gran fatto chiuriìkii inamente vi s' giunta di quella yofX fossero. la „ Chi ben riguarda die' egli).. vivi /ossero. Il testo Mannelli jhko copra ha conosciele.[Awcrìitn. se poi veduti . come Tedal.

o forse dalla lingua provenzale. dono che io ti domandemorte cui Al- rò conceder mi vuoli (2) . io voglio stanot- te poter venir da voi e contarlevi per più agio die al presente non posso. amico dei essere. uè mi ricordi mai più averti veduto. . come tu di. gli si gittò al collo e : Tedaldo mio dolce . sii ben tornato : Tedaldo. e con buona speandò ranza riconfortatala da lei si partì . più di paura della soprastante morte pensoso salute j che di speranza di futura e quasi in guisa di confortatore. col piacer de' prigioniei'i (i). della sua salute. a lui se n' entrò. se io l'ho buone.At^ carcerieri. poiché tu della mia salute se' soUIcIto . e cola se n' dove Aldobrandino in pi-igione era. della qual cosa spero clie avanti che donian sia sera.()o GIORNATA TERZA basclollo dicendo . basciata e abbrac. la io sono un tuo ami. ciala lei disse madonna egli non è or tempo da fa- re più strette accoglienze: io voglio andare a fare clie Aldobrandino vi sia sano e salvo rendalo . E nel vero il peccato per lo quale uom dice (3) che io debbo essere a morie giudicalo. come che io non ti conosca. come io credo. se a reverenza di lui un picciol . dende tante voci e forme di dire sono venute alla toscana favella. sì veramente . Salviali. sia sera dove tu quella della tua assoluzione udirai. co . rimessasi la schiavina e '1 cappel- basciata un' altra volta la donna. t Dal frencescon dit. e perciò. senza alcun fallo avanti la sentenzia della che doman attendi . E . lo . io noi commisi {\) (2) (3) \ t QÀoh. e postosi con lui a sedere. tu . . Pinogli. gli disse: Aldobrandino. voi udirete novelle clie vi piaceranno . del iSsy e Deputati: vagli. ediz. A dobrandin rispose: valente uomo. a te mandato da Dio per tua salute al quale per la tua innocenzia è di te venuta pietà.

ciance o parole^ frascherie o baie. e in segreto ad un cavaliere che quella tenca disse cosi. Non il' n$|)ctlato 1)cn fresche novelle „ Potr. quello che a' io voglio niun' altra cosa ò se non che tu perdoni quattro . presente misericordia di picciola . NOVELLAVO. lui partitosi. se egli . così ti quali forse a cjut'slo roiulollo m' hanno ha al Ma dico a reveren- Dio . né con quanto ardor 5 . lor fratello esser colpevole ed abbigli per ti fratelli e . dove essi di questo : dimnndin perdono A cui Aldobrandin rispose non sa quanto dolce cosa si si sia In vendetta l' . desideri . raccon- tanicnlo di cosa avvenuta vera o verisimile libro. acciocché Iddio mia salute intenda . ciascun dee volentieri faticarsi iu farcite la veri ih del- (1) Novella ha {liù significali . se non chi riceve alla oflese ma tuttavia . ti ila . 91 li nssai dogli altri ho . che il latino ilice nuncìus V r Ilalin comitneinentc dice nuove. Significa ancor /'avola.'„ Io pur ascollo e non . per amici . in ciò fare quella mnnicia terrò che a grado Questo piacque altro. non che una j farei volentieti non elle io . senza volergli dire stesse: sommamente pregò che di buon cuore il che per certo avanti che seguente giorno Guisse egli udirebbe novella (i) certissima della sua salute. . al peregrino il . gik fatti. fratelli di Tedaldo l' averli a questo punto condotto te credendo nella morte del .. o<]o novella . „ Che „ novelle son queste? Non attendo •e ed altre assai che ne Iruovano per lutti gli autori volgari. Significa come sono le cento Ji questo tali. o Coae a così fatte novelle ^ . peregrino allora . . io lo serverò fermamente. disse. me piace ogiii gran cosa ri . e . addoinanda dio s<>nza fallo ov' egli avvenga Il che io scampi . „ . ginmmni za di . signor mio. il Novella e novello è nome acuivo e vaie medeùioo che nuovo. promettessi e p<TÒ (piello che . volentieri loro perdonerò ed ora loro perdonoj e se io quinci esco vivo e scampo. se E da n'andò alla signorìa.

dandovi gli ucciditori Il (2) di quel giovane nelle mani. Do: mandati della cagione moglie go il .. che Te- daldo Elisei ucciso aveano non conoscendolo . La qual male . aveva molta noia data e volutala sforzare a fare . e lei so- (1) il t II testo qui venuto a wi Non pare clic siasi taciuto siasi verLo sono per la figura ellissi. per rin- venire come stata fosse la cosa. . e massi aiamente coloro che tengo. e narloj il per condanio che è certissimamente falso sì come credo avanti che mezza notte sia . ha io se ne venne . e posseditori dis- sero i Toscani antichi. roso uomo da . e certo vi si legge e nell'edizione dol 27 e nelle (2) Ucciditori . tutti noi soffersero j ma ciascun per so. avete rigidamente contro Aldobrandin Palermini pro- ceduto . e parvi aver trovato per vero lui essere stato siete . al quale d' Aldobrandino increscea vo- lentier diede orecchi alle parole del peregrino j e te cose mol- lui sopra ciò ragionate '1 . peccato commesso. valo. j dissero perciocché egli alla essi nello alber- dell' un Il di loro. venga in onor di voi io e in di chi meritato . voler suo peregrino questo avendo saputo . cosa acciocché av1' e i peccatori sien puniti . altre posteriori. porre al martorio. 93 le cose si GIORNATA TERZA conosca. per sua introdualbergatori e zione iu su il primo sonno i due 5 fratelli lor fante a man salva prese e lor volendo. ed occultamente madonna Ermellina Mann. e non uccisori. ma è da giudicarsi piuttosto che omesso per inavvertenza. e poi insieme apertamente confessarono sé essere stati coloro . non essendovi . no il luogo che voi tenete acciocché coloro non poril tino le pene che non hanno . quello che Tedaldo Elisei uccise. avervi mostrato. . con al- licenza dal gentile la casa di uomo si partì . ha voi sono (i) qui venuto a voi E come voi sapete . ma ben possessori.

e Jattorì. che fatto avea . NOVELLA la . VII. che è quanto a dire mali facitori Io ne ho titcnula T antioi lìb lesione uioMo dalla aulotiti di ai riputate odixioui. ora fosse gnoria . un dell' altro s' prendendo . no s' usci della casa della . . E . pregalo che occultissimo fosse pure .'* 1* trovò clic aspettava . disse : carissima donna mia . cioè mali. . del LXXIII e del LXXXVU ntaluUori. scamdo rhe da ma' . . attendere il a' fatti d' .. che per cer- to tu riavrai domane qui sano e le salvo il tuo Aldobran- dino} e per darle di ciò più intera crcdenra. prestamente Aldobrandino berò . com- messo avevan omicidio fece tagliar Essendo adunque libero Aldobrandino con gran letizia di lui (1) t L'edisione del 1718. quella di . in abito peregri. parimente disiderosa d' udire buone novelle del marito e di riconciliarsi pienamenr Alla qual venuto con lieto viso te col suo Tedaldo . affettuosamente abbracciò e basciò il suo Tedaldo e andatisene insie- me ce . La donna di due così fatti accidenti e così subiti cioè di riaver Tedal- do vivo to . rallegrati . . e dacajx) . di l' buon volere fecero graziosa e lieta padilettosa gioia levatosi. . co- me alla il giorno appressò Tedaldo avendo già donna mostralo ciò che fare intendeva. pienamente raccontò . eU moderma mi testo Mannelli e nelle edirioaì iu rece di malJaUori leggesi io jM-nso. il quale veramente credeva aver pianto mor. donna per dovere quando .cuinpa'^ta. e di vedere libero dal pericolo Aldobrandino si il quale fra pochi dì credeva dover piagner morto tanto lieta quanto altra ne fosse mai . 93 essendo ogni altro della casa andato a dormire^. e pochi di appresso l' a' mafattorì (i) dove la testa . na niiinnesc hanno a* innl/altori del Livomo del 1789. Aldobrandino La si- venuto giorno e parendole piena informali- zione avere dell'opera. tocx. ciò. . XXVU. . al letto.

ne ricevesse i quattro e le lor donne aggiu- gnendo che invitargli esso medesimo andrebbe incontanente ad al alla pace e suo convito da sua parte. do- mandando perdono. la sé essere ma armati per tema . apparecchiato te A cui il peregrino fece per lo seguen. di fargli onore e la non . "l numeri. il peregrino tantosto u' andò . stare : l'amistà d'Aldobrandino racqui. Lenclu: dic'. i Ma fra- parendogli dopo alcun di (i) tempo di dovere telli riducere a concordia con Aldobrandino .griie e regi si usano Evvi anche piò. al fine con ragioni irregli pugnabili assai agevolmente condusse a dovere. Ed essendo Aldobrandino di quanto al peregrino piaceva contento telli . re sono tre soli i nomi d'una slllal)a clic lia la iiosli-a lin- gua serventi ad ara])edue ancor nel verso. quanto nella città gli piacesse di stare festa e quivi sazii . dove- . a' quattro fratal e Con loro assai delle parole si che intorno a materia richiedeano . che dicesi molto lienc nel minore e nel maggior numero (1) t Osservisi questa forma di dire invitò a dover desiuare in luogo di invilo a desinare. usate. lo suo scampo scornati. Fretjuentcmenle unisce il Boccaccio /jt//e/t'. avvenuto . li quali esso sentiva non solamente per . dì apprestare un bel convito nel quale gli disse che voleva che egli co' suoi parenti e fratelli con le sue don. 94 GlORNxiTA TERZA i e della sua douna e di tutti suoi amici e parenti. lui alla lor casa condussero per . e co- noscendo manifesta mente ciò essere per opera del peregrino tanto . si potevano veder e spezialmente donna che sapeva a cui farlosi. gru. e questo fatto loro e le lor donne a dover de- sinare (2) la seguente mattina con Aldobrandino gl'iu- (i) Di. .. domandò ad Aldobrandino promessa Aldobrandino liberamente rispose .

darlo e tonol»l)ero il disordine di questo |)erio«lo.. Ne avendo avuto in quello cosa alcuna altra. o. Aldobrandino lagrimando pieto- samente gli ricevette . tennero s(?guente in su fratelli di l' invito. a ilir meglio. G. comrimi- pagnia erano da Aldobrandino invitati. nel!' infinito. tacilurnitù (i) stala per lo fresco dolore rappresen- re. tutte di bruno vestite . se non ima. e G. "t il dljordine in questo luoqo dair essersi usato il il gerundio in regolare an- Tccc del verbo. volere con (lare nllri verl>i iiii'i così jicr un certo tcuo . la tari tura ita stata per lojresco dolore ec.NOVELLA VIL vitò. ed A. ed essendo msgnificamente serviti nel con- . come erano con alquanti loro . nella quale iisansi qunsi «Ilo stesso . e co* D.iunlivo. altro che. quello la alcuna altro die laudcvole se non una . La mattina adunque i mangiare primieramente così vestiti di quattro . Appresso costoro le sirocchie e le mogli loro. Tedaldo nero . nò avendo avuto ia . l' 9$ ora del ed essi liberamente della sua fò sicurali. modo eouldy shnuld. R. punii mag- non crcdcrclJie. nelje mani d' Aldobrandino perdonanza domandando di ciò che contro a lui avevano adoperato. con poche parole spacciandosi ogni ingiuria ricevuta rimise. te non una Nasce tale taciturnità: leggasi col MS. e tutti basciandogli in bocca . aTTerbialmente. Osscnisi come periodo piglierrbbe stati wn damento se si leggesse. R. che Imt- devole. magnificamente le Ed gli essendo stati serviti nel uomini parimente e cOvsa donne . . tentarono d' rrorn* non \i riuscirono. amici vennero a casa Aldobrandino va j che gli attende- e quivi davanti a tutti coloro che a fare lor stati . e da madonna Ermelconvito lina e dall'altre donne graziosamente ricevute furono. wouWcc. colla sola ili(Tcren«n che tloTC noi gli «la usiamo ciò die gl'Inglesi ne formano il 80^f. Vctlcsi onrlic tra le lingue d' indolo nssni dispamtn hncci in certi gior avvicinamento che altri a prima giunta (i) Rolli. gittate si l'armi in terra sero . A. emendò se non una taciturnità . vennero. per lingua no» nlqunnto ili energia nll» espressione In questo U •tra parteci|)« dcDa inglese.

PotreJdie aJ la parlicella 7. conte seco dispo- uvea. che stacca una parte del pe- riodo antecedente. ma non comincia per lettera grande la voce seguente per: e forse è quel punto minimo.^ .. JS'oji avendo avuto nel . di che parlali Salvini nelle Prose Toscane. e comincia la voce seguente il Ma con la lette- ra maiuscola. Da questo luogo del Boccaccio e da simiglianti delle cento Novelle an- tiche. I Deputali e Salviati fanno punto fcnno dopo voce pe- Tedaldo. non ehbe in quello cosa „ cuna altro laudevole. Parte 2. GIORNATA TERZA Tedaldo : tato ne' vestimenti oscuri de' parenti di per al- \ito gli uomini parimente e clie le donne. se non la taciturnità ma venuto il tempo di torta via. ne avendo avuto in quello cosa alcuna altro che laudevole. . la Ha poi la detta edizione il punto fermo dopo voce iicrorto. ma noi fanno già dopo la voce accorto. ed egli se n' era accorto) sto ma. di fra Guittone.. pag. gli si levò in pie ec. addurrò solamente l'osservazione del Slg. venuto il tempo di tarla via. la taciturnità stata per lo fresco „ dolore rappresentato ne' vestimenti oscuri de' parenti di Tedaldo „ ec. che punto dopo è la più giudiziosa. si non concede di fare. r Opere del Baccaccio dell'edizione di Napoli 1725. Finalmente all' uopo di esporre il mio concetto mi giova la particella avvertire che nei tre testi a penna magliuhecliiani manca Ma incominciante nuovo pe- riodo dopo la voce accorto. V. la qual cosa a noi.se non una. e seguitano di il La moderna Livorno del 1789 concorda con . L' edizione del testo Mannelli ha la voce Tedaldo. la taciturnità stata per lo fresco dolore rappresentato ne'' vestimenti oscuri de' parenti di il dii'iso e'Z Te- daldo (per la (fual cosa da alquanti convito del peregrino era stato biasimato. convito cosa alcuna altro che laudevole. IIACCUI. e ne fa nuovo periodo affatto sospeso.2«. de' Villani e di altri scrittori loro contemporanei apparisce avere gli antichi autori toscani assegnata alcuna volta al ge- rundio eziandio la funzione del verho. alcuno parere poco (alzantecon antecedenti Ravvici- nandola a che si riferisce. a me non dispiace. Oltre a- esempi da me uddolti ne accennerò un altro che può vedersi nel1. 21.. Posto ciò io regolerei l'interpunzione del periodo in questa guisa : Jid eascndu stati mugnijìcamentc serviti nel convito gli uomini parimente e le donne.se non una. Ripeterò ancora. varie Premetto che in questo luogo hanno interpunzione varia il edizioni . (•) (*) Gran . si levò in pie ec. 226 principio. ciò che ho detto altrove zione nelle stampe gli che la cattiva interpun- fa spesso nascere il disordine de' periodi. riodo. ove tro\asi un punto fermo. Colombo. ili pag. più sottili investigatori del proprio ufficio di ciascuna delle parti del discorso. la Parmense.. disordine hanno trovato gli i critici in questo luogo del Boc- caccio Messi da parte antichi.

. lessero i7 lUviso il e F invito. Ermelliua? come non fai tu. la gli donna rispose: niu- n' . disse: che è questo. ckl 97. avea. f Ricotioscitdojii e lungamente guatalo.nti. e il IMiò (Mica dir molto bene Boccaccio il diviso e 'l coavito d*l pere- grino {•i) . a doverlo far lieto se non Tedaldoj il quale . . e disse.endado verde rimase. il ' 97 convito (i) del In Climi cosa da al({uanli diviso e . Ma S>I- \iali fu d'avviso che foste meglio attenersi anche [qui alP ottimo lesto: il |HTriocchè convito era stato pensamento ed impresa del peregrino. avanti che alcun s' arrischiasse a credere che '1 fos- se desso. de' suoi accidenti raccontò.c il con- vito crasi fallo non ilal ma da Aldobrandino. cosi le non parenti come le part. assai de' lor parentadi. seco dis|>o.sto . niuna cosa è mancata a cpiesto convito . cousiderato le sue opere (i) + Cosi legge il Mannelli. Tcdis. la qvial lesione fu ritenuta cxiandio «W Deputali. uomini il delle cose tra loro avvenute. si abbia fatto festa e che come colei che più che per gli è tenu- che alcuna altra. poi- ché avendolo avuto continuamente con voi non lo avete conosciuto . e riconosciuto. venuto tempo da gli altri le torla via . festa a Tedaldo? na ce faccia ta A cui udenti tutti. e nou senza grandissima malungamente raviglia di tutti guatato. . fuor che mounaErmellina. '1 peregrino era stato biasimato to . si levò in piò mangiiindo ancora frutte . ha che più volentieri farei io. ad abbracciare corsero. Perche i fratelli e gli altri tutti di lagrime il d' allegrezza pieni. fu (•»). in una giubba di '/. Gli «liUiri <Vl XXVII. e si- migliante appresso fecer le donne. E di dosso git- tatasi la schiavina ed ognitibito peregrino. come l'altre donne. io il vi voglio mostrare. Il che Aldobrandino veggendo. pcrt'gtino iicrrl.* ^NOVELLA VII. ed egli se n' era accoril Ma come . Il che Tedaldo vedendo.

per denotare il mal animo. . tosto le- va su . Questa di j liberalità Aldobrandino piacque molto a' fratelli Tedaldo e a ciascuno uomo e donna che quivi era via. abbraccialo . credi tu che io creda agli abbaiatori? esso la procaccianes- mia salute . ebbe sonoro eran . con grandissima allegrezza cosi. che tacito principio avuto avea . E . va'. . : va' via . bene dimostrato ha quello : sere stato falso senza che io mai noi credetti . La donna che . se fosse desso e noi credevano ancor fermamea- (i) Ru^ginuzza. maniera tegnendo giorni . E preso dalla ruggine che guasta ferro. canti e balli e altri sollazzi vi fecero assai: per la qual cosa il convito fine. Matt. per questo ciascun fé sta a Tedaldo vestimenti neri in dosso si tolse . me do ne fanno stare -A assai cui Aldobrandin disse . altro il non demarito: ella siderava non fu . tutti a casa di Tedaldo n' andarono e quivi la sera cenarono e più giorni appresso . come . la festa continuarono Li Fiorentini più . come un uomo risuscitato e maravia' fra- gliosa cosa telli i-iguardavan Tedaldo j e a molti e ancora n' era un cotal dubbio debole nel? animo o no . e volle che quivi altri vestimenti facessero venire . ma le disoneste parole dette ne' di che noi piagnemmo colui. questa . Li quali poiché si rivestiti furono . lenta in questo ad ubbidire per che levatasi abbracciandolo d' come 1' altre avevan fatto . quasi . adunque da stracciò li esso medesimo e i a' fratelli bruni alle siroc- chie e alle cognate si . . delicata espressione. Fatta e ogni rug- ginuzza (i). cosi gli fece lieta festa. che fosse nata nelle menti d'alcuni dalle parole state. .^ io t' GIORNATA TERZA abbia riavuto . che noi credevam Tedaldo.

. che fece in- domandò Costoro il fosse stato vestito quel Fa- dissero} e trovossi : appunto tra . qua . udendo questo. segni riconosciuto fu colui che era j to ucciso essere stato Faziuolo e non Tedaldo laon- de il sospetto di lui usci . e clùesongli perdono dicen- do : in verith che voi risomigliate più che uomo che un nostro noi vedessimo mai risomigliarc un altro. suo amare. «"y^ se te . (1] A peua. e ziuolo . si Il maggior nanzi . Bene maravigliavamo dello abito 3 perciocsì ché esso era. Fa- ziuolo. fratel di Tedaldo. e. cioò d'indi a molto tempo. A'({uali Tctlaldo in presenzia de' fratelli rispose: voi m'avete colto in iscanibio. Dio faccia noi godere del nostro. parlare si vergognarono. cosi es- sere stato come costor dicevano di che per questi sta- e per gli altri . né é mai potemmo poi sapere che vero che noi ci di lui fosse. Costoro udendo! . né forse avn>bber pcxza (i) un caso avvenuto non fosse. Passavano un giorno fanti . come di noi siamo. a' fratelli e a ciascuno altro. . poco più si . lungamente goderondel loro amore. masnadiere. che l' chiaro chi fosse stato ucciso j il (junle fu questo. compagno che venne il (piale si chiama Faziuoloda Pontremoli.« NOVFXLA fatto a fé lor VII. . di Lunigiana davanti a casa loro gli si e vedendo Tedaldo fe<.ero incontro dicendo: ben passa stare. senza più turbarsi donna discreta- mente operando. forse quindici dì o fa . Tetlaldo adunque tornato ricchissimo la perseverò nel .

contare una verità che ha troppo ella fu. alla Lauretta strato il con un sol cenno mo- suo disio. nella moglie di lui gene- V. le die cagione di così cominciare. a me si para davanti a doversi far racpiiì. a- vendo rispetto alla quantità e alla varietà de' casi in essa raccontati. po frequentato dagli uomini. Fu adunque in sta. Ferondo mangiata certa polvere . . e dalV abate . per morto seppellito fosse to . e come poi per risuscitaaltri lui e non per vivo egli stesso e molti credes- sero essere della sepoltura uscito. e poi risuscitato . un monaco quale in ogni cosa era santissimo fuor . è messo in pri. di che di quello che menzogna sembianza | l' e quella nella mente m' ha ritornata avere udito un per un altro essere slato pianto e seppellito. che la moglie di lui si gode . in luogo non tropnella quale fu fatto abate . po- come noineveggiam il molte. è sotterrato per morto . Ca- rissime Donne.loo GIORNATA TERZA NOVELLA Vm. gione . che come colpevole ne dovea più tosto essere condannato. non la perciò dispiaciuta ad alcuno per tutte tenuto sua lunghezza. si Toscana una badia . tratto della sepoltura . ma che brievemente narrata fosse stata. e ancora ò. colui di ciò essendo per santo adorato . la Reina.enuta da la fine della lunga novella d'Emilia. e fattogli credere che egli e in purgatorio . per suo nutrica un fi- gliuolo dello abate rato. Dico adunque come un vivo .

ceva allo abate quali talvolta s' se non per alcune recreazioni sue simplicità . clie dimesliefietza vi fosse st^la ag«l' giunta da chi non accorse che in quetta ha qui fona avverbio DECAM. e che ( fatte guise di piirlar rotto tono t. Avendo jwi gli editori del 37 trovato in alcuni testi a penna e in questa dimesliehetxn ^ adottarono rosi l'atta lezione: ma s' si i Dqnitati e la voci* sì il cav. ma il inoltre ( conte avverti molto l)enc Cinonio ) in luogo d' altre priicellc. cap.. II. NOVELLA vili. ci E in che questa. e più mi piace. il nome Ferondo uomo materiale e grosso modo nò per altro la sua dimestichezza pia. e et>n ragione. amare questa sua moglie savissi- mo . come molto a v- (i) (q) In alcuni "t testi a penna trovo Il ne pur. non ricordandosi s\ (die" egli) che la non \'nl sempre per copula . Av^e^t.lio. assai spesse in quelC opera Salv. Mannelli avverte ni-l in. né di né notte Ma udendo che quantunque Feronbene era do fosse in ogni altra cosa semplice e dissipito. particola la ipiale Mn egli nlla iwrticrlla et sostituì la parve n lui rlie ci stesse me}. lili. che quasi iiiuno. perdili santissimo e giusto era tenu- Ora avvenne clic . iiou che sapesse. . con avvertirci che Mannelli nel mu<tt tazione sMnj^nnnò sicuramente. in e guardarla .irj^inc che cosJ si leggeva nel ronniisciilto orìginnle. 1. Depu- aeilellcro bene di riiuctlorci il |Mirticula e/. quasi se ne dis]. e la lezione del I Mannelli fu tali stf^uila nelle inipn-ssiuni di la Livorno e di Milano. ma parimente nelle altre scrit- ture del l)uon secolo. e (picsla il Uiione adotfar questa tò eziandio Salviati. ovvero eziandio p«x una cotal grazia ed energia del discorso. le pigliava delle e in questa (u) bellissima accorse 1' abate . . ma nò (i) susplcava to in ogni cosa. essendosi molto . T. clie nell' »«•! «l opero delle femmine: e questo sapeva il cau- tam(!nle fare. e de' tempi |K»leriori altresì.>erava Ma pure. Ed io aggiuj^erò die non solo nel Decameron. con Io abate dimesticato un ricchissimo villano quale avea senza . 6 ). 7 . che ad altro non pensava . trovasi talora questa parlicoUi non solamente come copulati%a. pensiindo. i. Salviali la rigettarono. . Ferondo avere una si donna per moglie s' della quale esso fer- ventemente innamorò .

Ma mi vi. come voi siete. ed egli sì . la . poco mi gioverà. non posso che . considerato chi è Ferondo . cosi matto come d' ogni senza alcuna cagione è fuori misura geloso di me . die egli insieme con sua donna a prendere alcuno diporto nel giardino : della badia venivano alcuna volta e quivi con loro della beatitudine di vita eterna e di santissime opere di molti uomini e donne passate ragionava modestisloro. in- cominciò to. piacere toccò animo e parvegll che la fortuna gli avesse al suo maggior desiderio aperta la via . aver per la marito un mentecatto essere 1' ma : molto maggiore . o altro bene. io per questo altro lui viver che in tribulazione e in mala ventura con non posso Per . posso dir vedova e pur maritata sono in quanto vendo esso altro marito aver egli è . 1' Questo ragionamento con gran dello abate . m' avesse dato mari- o non me co' vostri mi sarebbe agevole ammaestramenti d'entrare nel cammino ohe lo avesse dato forse ragionato n' avete che io . . anzi cbe a dire altro venisse . e la sua stultizia . di lui. qual cosa . prima che io ad altra confession venga quanto più posso umilmente vi priego che sopra questo vi piaccia darmi alcun consiglio 5 perciocché . ed a pie . se quinci non comincia . la cagione del mio ben potere adoperare il confessarmi. io credo che gran noia sia ad tina bella e dilicata donna. e chiesene la licenza rondo . mena altrui a vita eterna . . ed ebbe la Venuta adunque a confessarsi la donna allo abate con grandissimo piacer postaglisi a sedere .102 veduto la t GIORNATA TERZA recò a taato Ferondo . e disse : figliuola mia. e tanto simamente che alla donna venne desideda Fe- rio di confessarsi da lui . : messere se Iddio . credo avere un geloso per che avendo voi e l'uno .

che voi siete . e cosi v' andrà: e quandi questa sua ge- do tanta pena avrà . disse la donna. ad un cosi vole ? uomo come : sia convene- A cui abate disse madonna sia voi potete nou meno adoperar per me. fatto 1' ]NLt . NOVELLA e l' VIIL*? io3 altro . a gu voi mente ciò . ventura guarisca. ninno nò consiglio rimedio veggo. perciocché Iddio . Iddio che in questa vita intorni. che puote una mia pari.. ed lo io faròj ma ce . 1' avrebbe per male e . e sarebbe più geloso che mai La donna io disvse : puit he egli di questa mala. tornando Ferondo vi converrebbe a lui tornare . che gulderdon debbo aver da voi di così fatto servigio Padre mio . . il . ciò che vi pia- purcliè io possa. dubitate perciocché io mi si lascerei innanzi morire che io cosa dicessi dicessi . altrui. che voi mi diceste che ì io non . rimaritare . disse la donna . disse spose l' la donna debbo . Ma a questo nt> brievemeule par- lando . che egli non mi convenga sempre stare in prigione fate . rimaner vedova? .'rte orazioni pregheremo farà. ben purchò a voi dea vi cuore di segreto tenere ciò che disse : io ragionerò . La donna ad padre mio . te: egli convien eh' muoia . andare vivendo? Disse l'aba. abate . Disse allora l'abate. vi potrh egli e' E come. che quello che io mi met> . di ciò nou . ri- que. che della vostra iribula. quale ò che T'erondo di questa gelosia guarirlo so io troppo guafare . Ma come potrà far questo egli Rispose di nccesr r abate sita se uoi vogliamo che guarisca . convien che egli vada in purgatorio. fuorché si uno risca . son contenta^ il come ? vi place . xione dite vi credo . io ed egli il AdunSì. per uu certo tempo nel quale vi con- verrà molto guardare che voi ad altrui non vi lasciate . La medicina da il . solVerta che egh losia sarà guarltp noi con il ct. .

. pensando che ella piaccia a' santi che sono usi di vedere quelle del cielo: e oltre a questo. ^ò^ GIORNATA TERZA j to a far per voi perciocché . il dovete disidei'are perciocché . tanta forza ha avuta la vostra vaga bellezza che amore mi costrigne a cosi fare. Non rifiutate la grazia che Iddio vi mando ciascun di . per la quale io ardo tutto e mi consumo . che assai sono di quelle che quello disiderano che voi potete avere. udendo questo voi foste tutta sbigottita rispose : oimè padre mio. La donna . e come voi vedete io non sono ancor vecchio anzi E non dee questo esser grave a dover fare . io vi darò . che è ciò che voi domandate? Io mi credeva che. . allora la . che che . un santo : or conviensi egli a'santi uomini di richieder le donne. io sono uomo come . cosi voi potete far quello salute e . co- me vi che io sia abate . che a loro vanno per consiglio. Adunque disse abate mi do- vostro amore. Ma . . po della vita mia Disse . creden- me quello e più che voi poco avanti ne credavate. minore : perciocché ella dimora nell' anima e quello clie io vi sì sia . E dicevi che voi gloriar vi . . . né mai accorgerà . si come che fia io mi dispongo scam- a far quello clie vostro bene e vostra consolazion dee essere. e faretemi contento di voi. mentre che Ferondo starà in purgatorio gnia . da. faccendovi la notte compaj quella consolazion che vi dovrebbe dare egli di questo persona alcuna s' . io . di cosi fatte cose? A cui 5 1' abate disse: anima mia bella non la santità vi maravigliate che per questo non diventa . domando è peccato del corpo . della vostra bellezza più che altra donna potete . sono apparecchiata nerete voi il . ed avrete consiglio . donna 1' se cosi è. . gli altri . se savia crederrete al mio Oltre a questo io ho di belli gioielli e di .

alle prime continuandosi nel capo messo . o l' altro di . postole celatamente in . . . avvisò di mandarlo in purdi maravlgllosa virtù. NOVELLA vili. che Ferondo andato fosse in purgatorio : A cui egli v' l' abate contentissimo disse e noi faremo che andrà incontanente : farete pure che domane . teneva il viso basso nò sapeva come negarlo pareva far bene: per clic e il concedcrj^liele te non le 1' abarì<- veggcudola averlo ascoltato e dare indugio alla ipostn parendogliele avere gih mezza convertila . avanti che egli ristesse V ebbe che questo fosse ben fatto : perchè essa vergognosamente disse sé essere apparecchiata ad ogni suo comandoj ma prima . andò alla badia : il quale come la l' abate vide . si fatta maniera più e meu dormire s<^ colui . cari . no t che per mostri ([ucllo . mendo mandare nel suo paradiso o tra rione. avrebbe mai detto sta tanta colui in aver vita ) e di que- presane . e attendendo d*aver degli alle compagne Ivi tornata. lieta no . mnravigllosecose santità dolio abate . non potere . La donna . che la pren- deva . la sua virtù durava alcuno non . mentre . egli qua con meco se ne venga a dimo- rare Fi detto (questo. cominciò a raccontare della . io5 persona sic- li qtiali io non intendo Fate adunque clic d' altra . . che . dolce speranza mia me che io fo . La douna altri . quando alcun voleva dor. e che ella più e mcn data senza alcuna lesione faceva per . mano un del do- bellissimo anello la licenziò . . che a fare 49)^xnirc tre gio rni suf- . e con loro a casa se ne tornò se n' cosi s' a pochi dì Ferondo . per voi volentieri. gatorio e ritrovata una polvere quale nelle parti di Levante avuta avea da un gran il principe ( quale affermava quella solersi usare per lo Veglio della Montagna .. con molte altre parole .

ho creduto bene di chiudere parentesi le proposizioni incidenti.. costui venne un sonno subito e in pie s' fiero nella testa . minciarono e delle sue sciocchezze a pigliar Il quale non durò guari che . un bicchier . quasi da alcuna fumosità di stomaco 1' o d' altro che occupato rita vita e' avesse . gliele die here . e fatta recare acqua fredda e gittargliele nel viso e molti suoi altri argo- menti fatti fare . di vino . . .. tale che stando ancora tato addormentò e addormen- cadde . e ritrovata una polvere di maravigliosa virtù. e '1 sentimento rlvocare veggendo 1' monaci che per il tutto questo egli . che neccia anzi che no al filo del periodo. sciorre. cidente fattolo scignere . siccome il lettore se ne sarà facilmente avveduto. le ma perchè questi accessori son molti. a . „ la quale nelle parli di Levante avuta avea da a fare un gran principe. avvertenza che io ho avuta eziandio -parecchie altre volte. mandatolo a dire moglie e : parenti di lui tutti quivi prestamente vennero e avendolo la moglie col- (i) \ La andò particola e evvi di soprappiù. con disgiungere troppo 1' idee principali una il dall'altra vi cagionano qualche imharazzo. tra per toglierlo più che io potessi....adi fosse. Ivi a pochi dì 1' Ferondo avvisò di „ se n' alla il quale come aliate vide così s' „ mandarlo in purgatorio. lavorando la polvere . non ben chiaro ancora nella sua cella senza avvedersene Ferondo chiostro . dicono Deputati essere stato preso dal (2] Milione di Marco Polo Scignere scingere.. liadia : il quale è questo:. L' abate mostrando di tuxbarsi dello ac(2) . ])iuchier di altre dormir tre giorni sufficiente vino senza avvedersene Ferondo. e lui appresso menò nel e con più altri de' suoi monaci di lui codiletto . che qui si accenna del Veglio della Montagna. Per che . io6 fidente fosse . che „ in un „ re. gliele die he- Le cose vi stanno per incidenza. smarabate .. e sono puri accessori. . . gli volesse la . „ questa tanta presane. GIORNATA TERZA e ( i ) in . . i Ciò. non si risentiva toccandogli tutti polso e niun sentimento trovandogli e' per costante ebbero eh' alla fosse a' morto . Ond'èche. e pare a me .

giacque ritornò alla cammino per cosi fallo servigio faccendo assai sovente. fece V abate . la quale di nero vestita e . e lasciaronlo stare tanto il eli' e' si tisse. gianinmi. donna . a casa disse o da tni piccol fanciulliu.NOVELLA le vili. e una tomba . e che per prigione de' . che di lui aveva pnrtirsi che non intendeva . . L' abate con . la seguente notte travestilo Per che. metttrrc in uno avello come era il La donna si toniò . avendogli veduto in dito parecchiata v' andasse. bolata trovò e confortatala alquanto pianamente la richiese della promessa. suoi vestimenti. venuta V abate de' panni di Ferondo. monaci che i fallissero era stata fatta nel portarono j e trattigli . libera e senza l' impaccio di Ferondo o d' . e con quel lei infìno al si mattutino con grandis. Ferondo trassero della sepoltura. un monaco bolognese notte tacitamente lui in di cui egli molto si . e dal suo to v' monaco accompagnae poi si andò . La donna veggendosi altnii . dallo aba- te informalo di (juello che avesse a fare senza sajwme alcuna altra persona niima cosa. cominciò ad attender che Ferondo si risentisse . 107 sue parenti altjuanto pianto cosi vestito . simo badia diletto e piacere . confidava. L' abate il di seguente con alcun de' suoi monaci per modo di visilazion se n'antri- dò a casa della . e a gnisa di monaco vestitolo glia il sopra un fascio di parisen- posero . levatosi la e quel di quivi da Bologna era venuto . E da alcuno e nello andare e nel torna- re alcuna volta essendo scontrato. nella quale alcun lume non si ve- dea . e così rip masasi nella casa era di il figliuolo e la ricchezza che stata Ferondo cominciò a governare . j un altro bello anello disse che era ap- e con lui compose che la notte. fu creduto che fosse . In questo mezzo monaco bolognese .

il muro il Ma . diede una assai. . più nuove cose del mondo disse : di- il monaco portò alquanto da mangia. il monaco da capo gli ri- prese e con quelle medesime verghe . 11 che veggendo (i) Ferondo ? o mangiano io ti i morti Disse il monaco . . Ferondo . . I o8 GIORNATA TERZA Ferondo che andasse per quella contrada penitenza faccendoj e poi molte novelle tra la gente grossa della villa e alla moglie ancora . che ben sapeva ciò che ( risensi era tito . Per che sé stesso e la sua le donna '1 suo figliuolo co- minciò a piagnere. accorgersi. con certe verghe in ra . poiché mangiato ebbe . dalle il buono anno. falla trista. presolo gli diede una gran battitualtro Ferondo piangendo e gridando non faceva io? che domandare: dove sono se : A cui .. altro che bdsciarla ed anche faceva . diede al prete del disse Domine. gran battitura A cui Ferondo avendo gridato . . che reco è ciò che la donna che fu tua 1' mandò stail ti mane alla chiesa a far dir messe per anima tua 3 che Domeneddio vuole che qui rappresentato Disse allora ^Ferondo Io le voleva : sia Domine . . Al quale re e da bere . il monaco sì rispo: tu se' in purgatorio ? . (1) D verbo vedere <jui sta per sentire. fosse ) entrato dentro con una voce . e quivi trovandosi senza saper dove orribile. poi . cendo. più volte fu detto Il monaco bolognese . che ella vino della botte di lungo . ben gran bene anzi che io morissi tanto che io me la teneva me tutta notte in braccio e . sìj e questo . non faceva . . gran voglia avendone il cominciò a mangiare e a berej e non parendogli vi- no troppo buono. Come il disse : Ferondo dun- que son Ferondo io morto Disse monaco e mai . mano . altro quando voglia ne veniva E .

non è egli più persona che noi sì . e la piìi io ella era più melata che '1 ma 1' non sapeva che Domencddio avesse jwr male che fosse geloso . se ma tu non gli . monaco : ma elle arsero alle . ed anche non dela ninna . chi Iddio vuo. disse Ferondo . puoi né vedere nò udire allora non come essi te Disse Ferondo : o quanto siam uoi di limgi dalle no- . disse .. mi Disse : von^ il mo' e per- naco io sono anche morto e fui di Sardigna io lodai gih f molto ad un mio signore V esser ge- sono stato dannato da Dio a questa pena . NOVELLA disse : Vin. uomo : che io non sarei stato . O . due ? Disse il monaco : . tu ì 109 Disse il deh ({ucsto perchè mi fai monaco: p(>rcioochò cosi lia dì comandato Domoneddio che ogni . che io cpicste battiture infi- debba dare mangiare e bere e no a tanto che Iddio Disse Ferondo : dilil)ererh altro di te e di e' me . . . di questo ti dovevi tu avvedere mentre eri di . se io vi : tomo mai io sarò . . aven- rondo Disse il monaco perdio Ferondo do la miglior donna che fosse nelle tue contrade per . convenuto mangiare fece bene . il monaco: si. messe O . fo ora : che tu vi le non mai più geloso Disse Ferondo o ritorna- mai chi muore? Disse . la batterò mai non le dirò villania se non del vino che ci ella ci ha mandato stamane . che : tu che questo . buio Disse il . disse Ferondo tu dirai vero e per certo. tu di vero confetto . moglie dolce : Oimè . il miglior marito del mondo mai non . li sia fatto E : per che cagione? disse Fetu fosti geloso. tu abbi sii si a mente quello che . due vohc . Disse il monaco Ih . ha mandato canal ed cmmi sì . e ammendartene: e fa' che se egli avviene che tu mai io ti vi tomi. ella se io vi tomo f io la lascerò fare ciò se' che fai? Ma chè loso ti dimmi. a migliaia.

dove tornato il tu avrai un figliuolo della tua quale farai che tu nomini Benedetto j perciocché per prieghi del tuo santo abate e della tua donna e per di san Benedetto . tanto ci . Benedetto e . insieme col monaco suo tacitamente Ferondo il narono nello avello nel quale era stato seppellito si risentì . ed che gravida fosse L' abate adiuicontraffatta . ni suoi . Ferondo donna . 1 1 o sire contrade ? GIORNATA TERZA O io disse monaco ! il . sevvl di lungi . forse quattro facesse dormire rimessigli i pantor. Gnaffe cotesto è bene assai ia. delle miglia più di bella cacheremo. lei si diede più bel tempo del . ha . noi . dolciata L' abate fattagli dare nel vino . . il disse all' abate perche ad amenduni parve fosse che senza indugio Ferondo purgatorio rivocato a vita ella di lui dicesse . B'erondo : e per quel che mi pa- dovremmo in cosi essere fuor del mondo . che egli gli mandava ore il di quella polvere tanta che . Ora fatti ragionamenti ed in simili con mangiare e con battiture fu tenuto Ferondo da dieci mesi 5 infra li quali assai sovente la bella 1' abate bene avvene con . da dovere essere di lei si . que la seguente notte fece con una voce nella prigione. al mondo j . gli amor Dio (i) ti fa questa grazia . udendo questo gli fu forte lieto e disse : ben mi piace dea il buono anno a messer alla Domeneddio e allo abate e a san . La mattina Le duo in sul far del giorno e (i) •{ edizioni citnte nel Vocabolario hanno caciatu- .. che a Dio piace che tu torni . Ferondo . disse . e prestamente accor- tasene . mondo Ma : come avvengono le sventure la donna ingravidò. e dirgli chiamar Ferondo confortati . moglie mia casciala melata . turosamente visitò il donna . . e che a tornasse .

. Ili . ed allo lej abnte n' andarono . e viderlo già del monimcnto uscir fuori. cioè non era molto graTC e duroasrauoil Tcni. buon anno e le buone calen: L' abate disse . quando colh . ma i diceano neomenie. ma usata da' Romani le . ed egli stesso a sì pontar col capo nel coperchio . e disse padre mio. . la novità del fatto cominciarono a fuggire Il (juale : . potenza d' Iddio Iddio t' . perciocché poca ismovilura (i) avea l'incominciava a mandar via. vide abate . il quale veduto non avea ben dieci mesi . die da' Greci . Usano questa voce più contadini oggi. che Ismossolo . varsi d' orazione disse figliuoli non abbiate paura . non i quali non avcau calrnde luQc. i monaci . come anco gli Ebrei. stato senza Il vedere il cielo ) fuor dello avello uscito 1' quale : come . per alcun pertugio dello avello lume . cioè nuore luna governavano loi mesi. di che spaventati tutti per . . che detto avean mattutino la corson e conobbero voce di Ferondo . figliuolo poscia che . : per che paren. dell' dicono sole wna* altro. le e quelle delle vostre orazioni secondo che rivelato mi fu di sim Beuedetto e della mia donna m' hanno : pene del purgatorio tratto e tornato in vita il di che io priego Iddio che vi dea di (a) oggi e tuttavia . avverli (a) modo <lvl dire.NOVELLA Vra. dogli esser vivo cominciò a gridare apritemi . i piglia anno. Era Ferondo tutto pallido colui che tanto tempo era . vide egli . ha qui rimandato e consola la tua donna la (i) Poca ismovilura mfea. ed è \occ greca. la croce e V acqua santa ed appresso di me e veggiamo ciò che la potenza d' Iddio ne j vuol mostrare ( come e così fece. così gli corse a' piedi .. sembianti facccndo di . prendete venite . quando per lo dì primo altri. si Calende o colendi dicono ti i primi giorni di tutti i mesi si : a colende di maggio ec. dello avello forte . Va' dunque . lodata sia la .e. che con la ne' loro mesi. apri- temi .

L' abate rimaso co' monaci suoi. e sii da quinci innanzi amico e dore d' Iddio. e in pos. come che di quella guerito. egli richiamandogli affermava sé essere risuscitato La moglie similmente la aveva di lui paura . 112 qual sempre ta in . na partorì un figliuol . . Ferondo tornò . così la bascierò tanto bene le voglio. sessione rientrato de' suoi beni l' ingravidò al suo parere : e per ventura 1' venne che a convenevole tem- po . egli m' è ben detto cosi. mostrò d' avere di questa cosa una grande ammirazione tare il . più geloso . che credono la la femmina nove mesi appunto portare i figliuoli. mondo de' fatti del purgatorio e in pien popolo la raccontò la rivelazione statagli fatta per bocca . e faceva da sé medesimo le più belle favole del . che . me . domandandolo molte cose quasi savio ritornato . don- maschio . Disse Ferondo: messere. uomo che fama la risuscitato fos- accrebbero senza fine . . lasciate far pur . misereie il j . credendo quasi ogni se . . Ma. e fecene divotamente cannella sua villa far . GIORNATA TERZA poìcliè tu dì questa vita passasti . secondo opinione degli sciocchi. a tutti rispondeva e diceva loro novelle dell' anime de' parenti loro. . è staservi- lagrime . che per sì sua gelosia molte bat- titure ricevute avea. non fu per innanzi di la donna contenta one- . la della santità dello abate E Ferondo. secon- do la promessa dello abate : fatta alla donna.. del Ragnolo Braghiello avanti che risuscitasse la Per qual cosa in casa colla moglie tornatosi . dove chiunque vedeva fuggiva come si suole delle orribili cose ma . poiché gente alquanto si fu rassicurata di con lui e videro che egli era vivo. come ìo la tro- verrò . il qual fu chiamato Benedetto Ferondi La tornata di Ferondo e le sue parole.

e mollo sua dottrina stimato e l>encficato il da papa Leone X. «junndo scconciamcnle poteva ritrovava. L' di questo inferiori suoi caratteri in questa commedia sono mollo il a quelli di Uwxacciu. si . cantra sua voglia spose ne va per isdegno. dove vagheggiando una giovane .NOVELLA sta mento.liuulu niitumle che fu maritata a . per moglie la tiene (i). e d' andare audie un poco più innansi. conciò fosse questi Novella ò cosi hello e cosi riero «P intreccio. e da Clemente VII. un conte Mulalcsli. nome di una sua tij. xXestava . NOVELLA IX. tello di primo fu Bernardo Accolli nobile aretino. cbe col Boccaccio nom dutur ultra. ' ii3 veramente volentieri col come si soleva . il santo abate le ne' suoi qualrbene e tlillgcntemeuservita l' maggior bisogui avea . ed ebbene due figlino-' a Firenze li . e m.fece illu!>lralorc sua commedia autore dice elic thiit end* welì. . con lui si visse. e fu la recitata la prima vulla in Siena j4ir* ivell^ i Il secondo fu Sli»kes|H-ar. (i) Il soggetto (li corredato gli. quale. Mart. sotto cui {MnliGcato mori.• j)er che egli poi . elle «li tanti ImIIì riconoscimenti e si teneri «Iella madre e dei fi- 111) tentato Il due autori eccellentissimi d'animarne drammatici «io e fra- coniiionimcnli. e la intitolò firgiiiia. clic . del Questi ne fece una conimctlia. in persona di lei Giletta giacque con lui . il suo privilegio rompere solamente a dire alla Reina. Giletta di Nerlona guerisce d* una fistola: il re di Francia domanda per marito Beltramo il di Rossiglione . jicr la due cardinali. satala . vili. non volendo a Dioneo . avutala cara . ricordargli ipieU' Qui mi |)crmetta d' degnissimo illustratore di aureo uvvcrlimcnto Onisio: est i/Hoildam prudire IcHiis.

volen. . il detto conte un suo il figliuol piccolo bellis- chiamato Beltramo. chiamato maestro Gerardo di Nerbona. il quale . non vedea. . Per qual cosa essa . Ora avvenne che ardendo dello . pose e lui Al quale. che poche poi ciute : ne sarebbon pia- e cosi spero che avverrà di quelle che per . Aveva senza piij . senza aspettar d' essere da' suoi. tra' quali era una fanciulla del detto medico. chente che ella si sia . cosi tutta vaga cominciò a parlale. a' i suoi parenti . quale era simo e piacevole : e con lui altri fanciulli della sua età s'allevavano. morto . il quale sempre appresso di sé te- neva un medico.. n4 la GIORNATA TERZA sollicitata cosa clie già fìnlta fosse la novella di Lauretta. Ed essendo quali da marito . dimenticare molti . mani e . conte di Rossiglione: perciocché poco sano era . senza la cagion ella dimostrare . il lei morto tieri se onesta cagione avesse potuta avere. di chela giovinetta fieramente rimase sconso- lala : non guari appresso essendosi per veder Boltramo . quella che alla proposta materia m' oc- coire . La quale Beltramo infinito amore . 1' avevan voluta maritare rifiutati n' avea . chiamato fu Isnardo. chiamata Giletta. del re lasciato ne convenne andare a Papadre di rigi. perciocché ricca e sola ella già era rimasa d' età onesta via . e oltre al convenevole della tenera età fervente a questo nelle . Chi dirà novella ornai che bella paia ta . questa giornata sono a raccontare Ma pure . non avendo mai potuto Beltramo . vi conterò Nel reame di Francia fu un gentile uomo . avendo quella di Lauretella udita? Certo vantaggio ne fu che dell' altre non fu la primiera . essendo molto guardata . a Parigi sarebbe andata j ma . il conte .

. appresso nel cospetto del re venuta di grazia chiese 11 che la sua infermità gli mostrasse .AIX. e mostrogliele Come costei l'ebbe veduta. Nò prima altro fece che ingegnò di vedere Beltramo. senza alcima noia o d' avervi in otto . le venne sentita . amor di ii5 Bdlromo più al re di clie mai. se quella infermità fosse jK)terle venir fatto d' . più alcun non voleva nò consiglio nò aiuto Di che la giovane fu oltre modo contenta . che montò . come che l' molti se ne fossero speri. . re veggendola bella giovane e avvenente . . e . colei che gihdal assai cose apprese fatta sua polvere di certe erbe utili a quella infermità che avvisava fosse . confortò di doverlo guerire e disse : monsignore fatica di voi quando io vi piaccia . avuta avea nel petto ed era male stata curata gli rimasa una fistola . che ella leggiermente aver Bel- tramo per marito padre aveva Laoude si come .chè bellissimo giuvntie udiva ch'era divenuto. cosi in. non gliele seppe disdire . percio<. contanente si . NOVEU. e rispose che proposto avea seco di più . ho speranza in Dio giorni di questa infermità reuduto sano in so Il . a cavallo ella s' ed a Parigi n' andò . . la quale di grandissima noia e di : grandissitua augOMria gli era nò s' era ancor potuto trovar medico . ne. ma . re si fece medesimo i beffe delle parole di costei dicendo f quello che maggiori medici del . mentati l' che di ciò avesse potuto guerire ma tutti avean peggiorato: d' j>er la qual cosa il re disperatose. legittima cagione d'an- . potuto nò saputo una giovane mondo non hanno femmina come il po- trebbe sapere f RingrazioUa adunque della sua buo- na volontà . e pensossi non solamente per questo aver dare a Parigi credeva . una che era uuvella come Francia p(>r una nascenza .

. e sì gli disse : Beltramo voi . La il gioter- vane cominciò la sua medicina a sanità . io vi ricordo che non medico con con la la mia scienzia anzi con lo aiu- to d' Iddio e scienza di maestro Gerardo ner- bonese tre . quale infino nella mia puerizia io cominciai ad ama- re e ho poi sempre sommamente amato. monsignore voi schifate la : mia arte per- chè giovane e femmina sono io ma . re rispose . io vo- un marito tale . veramente mi piace che voi mi maritiate glio ma . quale mio padre fu e famoso medico menIl visse re allora disse seco : : forse m' è costei mandata da Dio sa perchè non pruovo io ciò che ella fare . e in breve anzi mine r ebbe condotto sentendosi . non volendo della sua fò mancare . poi dice senza noia di ? me in picciol . faccendoci rompere nostro proponimento che volete voi che ve ne . ma . vi fa temi bruciare Ma se io vi guerisco il che merito me ne seguirà ? A cui : . quale io vi domanderò figliuoli senza dovervi domandare alcun de' vostri casa reale . E accordatosi di provarlo disse : e se voi non ci guerite . se io infra olio giorni . marito A cui ella rispose adunque mon- signore il ho io guadagnato Beltramo di Rossiglione. tempo damiil guerirmi gella . o della Il re tantosto le promise di . la giovane . Gran cosa al re dovergliele parve dare . siete ornai . il .ii6 consiglio di disse : medico non seguire . se fece chiamare . non . . se- gua ? Monsignore 5 . poiché promesso '1 l'avea. farlo . gnato il . guerito disse . rispose la giovane fatemi guarguerisco . GIORNATA TERZA A cui . : voi ne parete ancor senza marito e altamente se ciò farete la noi vi mariteremo bene : Al quale giovane disse monsignore : . : damigella voi avete : ben guada. Di che il re . dare e .

monsignore? il A re rispose : ella è colei la . e con voi ne meniate una damigella cui qual noi v'abbiamo per moglie data. gi. il che fatta femmina prenda ve- giammai. rendo sicuro che mai contento . DECAM. E venuto giorno a ciò dilerminato. sarete .ze. rullo ilei matrimonio |Hir clic sempre egli «isi |ir(>|irio li i-on^iungcrsi carnalnieutu . quan-* il tunque Beltramo mal volentieri facesse. come colui che seco . dunque volete voi che noi meno di nostra fede. a clii vi piace.h peusato avea quello che far dovesse dicendo che al suo conlado (l) "f Notisi essere Joriiito jK-r essere uom fatto. le sue medicine sauilh reuduta scea e veduta resse . io non sarò di il tal maritaggio (a) la Si . IL 8 . . esser di legnaggio che : sua nobiltà bene slesse tutto sdegnoso disse monsi- gnore. la qual noi per riaver sanità donammo alla damigella che voi in guidcrdon di ciò domandò par marito ? Monsignore disse Beltramo voi mi potete ton-e quant' io tengo e donarmi. {ler (a) Afaritaggio usò i* ({uasi sempre il Bixc. qual n' ha con .NOVELLA a governare il IX. 117 clie voi torniate grande e fornito (i): noi vogliamo vostro contado la . e il re fece fare l' il apparecchio grande per la festa delle uo7. T. Beltramo il (|ualc la conogli l' avea lei . dunque mi volete voi dar medica per mogliere? io si Gih a Dio non piaccia. . Avveiti pei tutto ov<: tto\i. perciocchò dami- gella è bella e savia e amavi molto: per che speriamo con lei che molto più lieta vita avrete . disse re . ma di questo vi sì come vostro uomo . che più che sé amava^ E questo fatto . . Disse Beltramo: e chi ò la damigella. quello che i Latini diper cono malrim-'iiiiiin. nella presen1* za del re la damigella sposò. A cui gliamo re disse. qiiantuuque molto bella paalla conoscendo non . che con una lac- dama di più alto legnaggio non avreste Beltramo si qxie.

fatto di certa quantità di gente capi- tano. pregandolo che contado si . . se ne venne suo bene operare rivocare . commiato E montalo a cavallo se non nel suo contado se -a' andò saputo che i ma ne venne in Toscana. il matrimonio . . di tal ventura al sperando di doverlo per suo contado. al concio paese. . nò mai da sé partiva (i). Avendo donna il tutto racsignificò.ii8 tornar chiese si GIORNATA TERZA voleva j e quivi consumale al r^. novella sposa poco contenta a Rossiglione vuta . I cavalieri intesero la dura condizione posta nelle due quasi impossibili cose j e veggendo che per loro . cioè divideva. se per lei stesse di . . parole dal suo proponimento noi potean muovere si (i) Avviti /3ar//Va transitivo. come lor donna fu rice- Quivi trovando ella per lo lungo tempo che senza conte stato si v' era. non venire suo gliele significasse . al loro ser- rimase . ed ella per compiacergli : partirebbe A Ili il quali esso durissimo disse : di que- sto faccia ella piacer suo io per me vi tornerò al- lora ad esser con lei che ella questo anello avrà in dito e in braccio figliuolo di l' me acquistato il . forte biasimando di lei conte di ciò ch'egli la non il si contentava . e da loro avendo vigio si buona provvisione. E ad Fiorentini guerreggiavano co' Sanesi si essere in lor favore to e dispose. . dove da tutti . ogni cosa guasta e scapestrata. . Egli avea anello assai caro . o separava. e fu buon tempo La . dove lietamente ricevu- con onore . per alegli cuna virtù che stato gli era dato ad intendere eh' avea. di che i suggetti e lei ebbero molto cara e poserle il grande amore. per due cavalieri al conte . sollicitusi come savia donna con gran diligeuzia e : dine ogni cosa rimise in ordine contenlaron molto .

mentre ella parlava . e mostrò quello che di ciò seguiva j e ulti- mamente zi disse che sua intcnzion non era che per il sua dimora quivi conte stesse in perpetuo il esilio. Ed avendo quello . Nutùi quecta bcQa loctuiuiic .. ma niente montarono . quale una buona donna vedova teneva na si pianamente a guisa di povera jwregri. con im suo cugino e con una sua cameriera di peregrini . la (Tualo dolorosa molto. in abito . entrò in cammino né mai rlstcltc s\ fu in Firenze: e quivi per avventura il arrivata in uno . e lei avergli conte signilicassero vacua ed espedila lasciala la possessione. Quivi . accioccUò per conscguente marito .* e pregógli che la guardia ed al il go- verno del contado prendessero. e dileguatasi con intenzione di mai in Rossiglione . 119 e Irt sua risposta le raccontaro- no. Avvenne adunque che st'guenle dì ella vide (l) t Piiinamente $ì stavu. lar dovesse av- raguuata una parte de' maggiori e de' migliori uomini del suo contado. accomandati loro a Dio. dopo lungo pensiero di- libcrò di voler sapere se quelle due cose che jxìlesser veil nir fatte e dove . ben fomiti s' a tlenari e care gioie senza . stava (i) disiderosa di sentire novelle del suo il signore. non tornare . anvita intendeva di consumare rimanente della sua in pcregrinaggi e in servigi misericordiosi per la salute dell' anima sua . Essa . alberghetto. sapere alcuno'ove ella andasse . NOVELLA toninnìno alla donna . loro assai ordinatamente e con pietose parole raccontò ciò che gih fatto avea per amor la del conte . suo riavesse visato j . vwc« o#cur«ini'nte . IX. furon lagrime molli prie- sparte assai da' buoni uomini e a lei porli ghi che le piacesse di mutar consiglio e di rimanere.

quello che a questo conte fosse piaciuto La . contessa . mi pare che io j voi siate delle ni. questi è il un gentile . voi guastereste disse la gentil fatti . vostri e miei donna ogni cosa che vi mi dite } che mai da me non vi troverete iugan- . ma è povera Vero è che onestissima giovane è . . e per povertà non si marita ancora ma con una sua madre . fermò '1 il particularità.iche della fortuna leste . Seguì la contessa a me i biso- nella quale se io i mi rimetto e voi m' ingannaste Sicuramente piace . queste pa- role intendendo . quando donna : le le volea parlare . e bene ogni cosa la casa e suo consiglio: e apparata nome della donna e della sua figliuola dal conte là se amata. raccolse bene e più tritamente esa- minando vegnendo ogni compresa. . m. e' . do d' una nostra vicina . davanti allo albergo passare Beltramo a cavallo con il quale quantunque la ella molto b«n del- nondimeno domandò . cominciò la contessa madonna . come sono per avventura voi potreste ma dove voi vovoi e me consolare : La donna gna rispose che niuna cosa dlsiderava quanto di . La gentil levatasi che apparecchiata era d' udirla ed entratesene sole in una sua camera e : postesi a sedere. savissima e buona donna si sta j e forse se questa sua madre non fosse . salutatele. donna e la sua figliuola trovale assai po- veramente piacesse disse .. consolarsi onestamente la vostra fede . avrebbe ella già fatto di . la quale (> gentil femmina . . disse alla donna. un giorno tacitamente in abito peregrino n' andò j e la . buona donna quale lo albergo clii egli fosse A cui 1' albergatrice rispose: . I20 sua compagnia conoscesse . uom il forestiere il si chiama conte Beltramo j piacevole e cortese e molto amato in questa città ed è più innamorato . uom del mon. GIORNATA TERZA .

. ne fa gran sembian- ma : che posso ? io perciò in questo adoperare. di darle prestamente de' miei denari quella dote che voi sia medesima a maritarla onorevolmente stimerete che convenevole . tuttavia. dove voi mi serviate e. che la gentil dunna dando fede sue parole sì co- me quella che gih in parte udite l'aveva da altrui. qxiali sieno quelle il due cose che aver le quali mi convien ninna se '1 se io voglio avere mio marito : altra . 131 Allora la contessa eli' . la profertaj ma . che . À cui la mia ti : donna disse: madonna.LLA natn . cuna persona di cui voi vi fidiate facciate al conte mio marito dire che vostra figliuola sia presta a fare . per . pia- cque til . .sso per voi operare. . non voi conte se quello ò vero cìie io intendo cioè che figliuola. quello che io abbia inteso e comprender mi paia il . chi infino a cjiiel era e ciò che inter>'enuto l'era sì fatta giorno le raccontò per alle maniera . Io veggio vostra figliuola bella e grande da marito. NOW. ditemi «picUo che io po. mio marito sommamente ami vostra gentil .. voi disiderate Madonna rispose la contessa io il vi dirò ma primieramente vi voglio mostrar quello che io voglio che ve ne segua . Alla donna . non aver ben da maritarla ve la fa guardare in casa Io intendo che in merito del servigio elio mi farete. io il farò vo- e voi appresso farete quello che vi pìacerii la Disse allora contessa : a me bisogna che voi per al. se egli sai^ onesto a me. IX. : e la contessa . e lentieri . ma . sì come bisognosa . persona conosco. che far me le possa aver. i suoi casi raccontati l'altre seguì : udite adunque avete ira mie noie . colei minciò di ad aver compassione . comlncintosi dal suo primo innamoramento. avendo l'animo gen- disse: madonna . egli se il conte ama figliuola io noi so.

l' anello .. A cui. . lui generato io racquisterò e con lui dimorerò dimorar con marito. la contessa degli sì bracciamenti del marito ma molte se segrétamente operando dosi la . non le manda 1' anello quale mano e che ella ha udito . fidandosi. come moglie dee Graa pur pensando cosa parve questa alla gentil donna. il che ella il non crederrk egli porta . in iscambio di vostra gliuola gli metterete allato Forse mi farà Iddio gra- zia d' ingravidare. 122 GIORNATA TERZA . suo marito . mai in se egli . come fu piacer d' Iddio . volta contentò la gentil Nò solamente d'un» ab. lo in dito e il il figliuolo in braccio . sa . quando a . eh' egli ama . essere slato. e che essa ad onesto fine a far ciò si mettea nella sua buona ed onesta farlo afFezion conalla contes. quantun- que gravetto paresse al conte e lei in iscambio della^ figliuola a giacer col conte maestrevolmente mise Ne' quali primi cougiugnimenti affettuosissimamente dal conte cercati . sempre conte non con la moglie ma con colei quale egli amava. e così appresso. il suo anel. la donna ingravidò in due figliuoli maschi come il parto al suo tempo venuto fece manifesto. piacer suo. cotanto Il quale se egli \i gli manda voi mi donerete il e appresso manderete a dire vostra il figliuola essere apparec- chiata di fare "venire . ogni suo piacere così dove ella possa esser certa j che egli l'ami come dimostra . creden. donna . temendo non forse Ma che onesta cosa era riavesse il il dare opera che la buona donna . avendo da . non solamente di promise ma l' infra pochi giorni con segreta cautela lei . essendone voi biasimo ne seguisse alla figliuola stata cagione. . e qui farete occultamente fi- e nascosamente me . che mai parola non il ne seppe . secon- do ordine dato da ed ebbe .

nidnvn la ginilil . lion volle più donna gravare . che tempo del parto venne al e due figliuoli maschi simigliantissimi padre . ne donò cinquecento e tanal- belli e cari : . . la Sila cortese domanda gioielli . faccia quel- aggraderh accioccliò io poi me ne ella . vada . gna cento domandò le per maritar La ti contessa cognoscendo la sua vergogna. insieme con la figliuola : mandare nò venire a se n' andò a in contado a casa di suoi parenti e Beltraa casa mo ivi sua. da lei partitasi . avca parccclii belle e care la contessa gioie donate le qxiali mite diligentemcntr gn. di tal servigio la vostra . > ma ho si le disse: madonna lo elle v' Dio mercè e io ciò che io disidcrava. poco temjx) da' suoi uomini richiamato la contessa s*era dileguata. La ag- gentil doiuia le disse che . e udendo . La contossa sentendo lui di Firenze partito e tor. che le piaceva . ma .NOVELLA pnrlir si IX. ma : perchè le pareva doverlo fare. per far bene. la gentil donna vie più che contenta alla contessa rendè. nato nel suo contado fu contenta assai *1 : e tanto in . e perciò tempo è che per lue . . se ne tornò allo albergo . con grandissima vergola figliuola . ma che ciò non avea per alcuna speranza di guiderdone . che valevano per avventura trettanto di che . che voi . La la (pinle scnteniiosi gravida. questo mi piace bene e cosi d' altra parte io non intendo di donarvi quello. gentil si debba cosi fare . mi domanderete che mi pare che allora . por guiderdone . ia3 venia la matllna . La donna da necessità lire le costretta . se ella aveva cosa che 1* gradisse fatto . La gentil donna per torre materia a Beltramo di più né casa sua. a voler ben fare : A cui la con- tessa disse madonna . quelle grazio la ({uale che maggiori potè. se udendo che ne tor- nò . Firenze dimorò partorì .

: ed ecco nelle . . in cammino messasi. o il pi ul- tosto guasta significato primiero della voce. una gran festa di . pure in forma di peregrina andò. quando tempo ne parve. a Mompelier se ne ven: e quivi più giorni riposata . mis in congiunzione niega . GIORNATA TERZA e quegli fé diligentemente nudrire le . mie braccia non un co qui il sol figliuol di te . . sì come moglie . dunque che debba da te . e gittatàglisi a' piedi dis- piagnendo . anello e disse: i conobbe figliuoli ancora . ordinatamente ciò che stato era e come . Signor mio . ma due io ed ec- tuo anello Tempo . tua . con questi suoi . e dove fosse avendo spiato . senza essere da alcuna persona conosciuta. 1 24 . sì simili erano a luij ma pur La come può questo essere interve- nuto ? contessa con gran maraviglia del conte e di tutti gli altri che presenti erano . e sentendo lui dì d' Ognissanti in Rossiglione dover fare cavalieri n' era .. donne e di usata . la qual cosa il conte conoscendo lei dire il vero e veggendo la sua fi- perseveranza e gliuoletti. e del conte il . come e' là se n' E sentendo le donne cavalieri nel palagio del conte adunati per dovere andare a ta- vola . raccontò .. lungamente andata son tapinando Io ti li riclùeg- gio per valieri Dio io clie la ti condizion postami per la due ca- che mandai tu mi è osservi . Per . loro E . io sono la tua sventurata sposa la quale per lasciar te tornare e stare in casa . figlioletti in braccio salita in su la sala se n' se tra uomo ed uomo là andò dove : il conte vide .. senza mutare abito . . esser ricevuta secondo la tua promessa e Il l' conte udendo questo . tutto misvenne (i). e il suo senno e appresso due così be' per servar quello che promesso avea e per (i) fì Dice Vincenzo Borgliini che.

che lira' folti alcuna volta esso boschi e Ira le rigide alpi . e perciò. diventa moglie di Neerbale 'ioneo.. sorridendo cominciò a dire. con grandissimo piacere di quanti ve n' erano e di tulli gli altri suoi vassalli . finita era e che a solo restava il dire . Graziose donne. diavolo in infoino poi quindi tolta . senza partirmi guari dallo eflelto che voi tutto questo dì ragionato avete. sempre come sua sposa e moglie onorando 1' amò e somma- mente ebbe cara NOVELLA uiUhech diviene romita insegna rimettere il . come il si rimetta in inferno. voi non udiste forse mai dire . e potrete anche conoscere che . pose giù la sua ostinata gralei vezza. cui Rustico a monaco : . quantunque amore i ri lieti palagi e le morbide camere più volentie- che le povere capanne abiti. che diligentemente Di la novella della Reilui na ascoltata avea sentendo che . io il vi vo' dire: . X. E fattala di vestimenti a lei con- venevoli rivestire . e abbracciò e Lasciò e per sua legittima moglie riconobbe^ e quegli per suoi figliuoli . che lulU suoi uomini e alle pregavanocìie come sua leggitlima sposa dovesse o- mai raccogliere e onorare. forse ancora ne potrete guadagnare l' anima avendolo apparato . che ciò sen. tirono tri fece non solamente j tutto quel di ma lei più al- grandissima festa e da quel di innanzi . NOVELLA compiacere a tulli lei i IX. non è egli perciò. ia5 donne . senza comandamento diavolo aspettare. e in piò fece levar la contessa.

un di ne domandò . Il perchè GIORNATA TERZA comprender . : e veduta di lontano una a quella n' andò uscio ^ il . tutta sola si misej e ajjpetito . ma da un cotal fan- ciullesco appetito senza altro farne ad alcuna persoil na sentire to di . domandò La quale rispose che spirata da Dio andava cercando d' essere al suo servìgio e ancora chi si le insegnasse come nio-. Il valente uomo il veg- gendola giovane e assai bella se egli la ritenesse . con grati fatica di lei durando 1' dopo alcun di a quelle solitudini pervenne casetta . uomo . La giovane. servire gli conveniva . .. de' deserti che più delle cose del mondo come coloro facevano che nelle solitudini se diTebaida andati . la l' quale maravigliandosi di quivi vederquello che ella andasse cercando. 126 re . dove un santo uomo trovò sopra la. al fatto . molto commendare la cri- stiana fede e servire a . non da ordinato desiderio . che simplicissima era anni . Dio . nome fu Alibech La quale non essendo cristiana ni . temendo non . dico clic nella città di Capsa in Barberia fu glk un ricchissimo altri suoi figliuoli . quale le rispose che coloro meglio a Dio servivano fuggivano . e d' età forse di quattordici . . il quale tra alcuni aveva una figlio- letta bella e gentilesca il cui . la seguente mattina ad andar verso diser- Tebaida nascosamente . n'erano. e udendo a molti cristia- che nella cittk il erano . demo- l' ingannasse : le commen- dò la sua buona disposizione d' erbe e e dandole alquanto da salvatichi e datteri mangiare radici pomi . alcuno in che maniera a e con Il meno impedimento Dio si potesse servire. e nelle diserte spelunche non faccia le sue forze sentisi può alla sua potenza es- sere ogni cosa suggetta Adunque venendo .

acciocché non s' accorgesse come uomo dissoluto perve. come gli altrì : . Ed pervenuta a lui parole . la ritenne nella sua cella e le venuta fece fatto . pervenne alla cella d' il uno cui romito giovane assai divota j persona e buona. nome era Rustico e quella Il dimanda gli fece che agli altri avca fatta. ia7 non guarì lon- le disse : figliuola . mia . e appresso . la giovanezza e la bellezza cominciò e oltre a questo a pensar che via e che essa modo egli dovesse lui con lei tenere . quale. le E priil mieramente con molte parole diavolo fosse nemico di mostrò quanto Domeneddio. sua fermezza una gran pruova la non . che più si era rimetlbre il diavolo in .NOVELLA e bere acqua tan di qui è . e avute da lui queste . medesime andata più avanti . disse si riposasse Questo dar non preser guarì d' indugio . un santo uomo ò il quale di ciò che tu io vai cercando mollo migliore maestro che nella via . a' sotto spezie di ser- Dio. le si diede ad intendere che quello servigio poteva far grato a Dio inferno . X. le tentazioni a battaglia alle forze di costui il qual trovatosi di gran lunga ingannato da quelle le spalle . notte un Icltuccio di frondi di le palma . per volere fare della . a recarsi per di costei memoria . dovesse recare suoi piaceri. mandò la via . non ella sono j a lui te n'andrai: e miscla . nel cpiale . e sopra quello . senza troppi assalti voltò e rendessi per vinto j e lasciati stare dall' una i delle parti pensier santi e la V orazioni e le discipline . Domeneddio V aveva dannato La . me seco . nire a quello che egli di lei disiderava E tentato primieramente con certe domande . lei non aver mai uomo vire a conosciuto conobbe» e così essere semplice co: me parca per che lei s' avvisò come.

essendo Rustico più così ri- che mai nel suo desiderio acceso per lo vederla bella . rimetta farai tu mi darai grandissima consolazione . e posesi gi- nocchione a guisa che adorar volesse sé fece star lei . tanta pietà e soiFerire che io in inferno . che non ho j cotesto diavolo io Disse Rustico la tu di vero ma tu hai un' altra cosa che . molestia tanta che io ap: pena la Allora disse la giovane veggio che io sto o lodato sia Iddio che io io meglio che . non stai : tu . Iddio abbia qui man- data per la salute dell' anima mia. che mi credo che mi dark .. non ho io . Disse allora Rustico figliuola benedetta (i) t V inferno i 1' ediz. . 1 28 il GIORNATA TERZA domandò come il giovinetta questo si ^ facesse . ti veggio che cosi si pigne in e non il 1' ho io ? O figliuola mia. . e a Dio grandissimo piacere e servigio se' . : questo è ora egli diavolo di che io ho parlato . e dirimpetto a E cosi stando . se tu per di quello fare in queste parti venuta che tu . perciocché se questo diavolo pur aver di il questa noia . o padre mio . venne la resurrezion della carne j la quale guardando Alibech. La giovane scia di buona fede il rispose . po- che io ho ninferno sia : pure quando mia . 1718. Alla quale Rustico disse: tu quello elle a quegli saprai tosto e però farai me far vedrai: e cominciossi a spogliare . quella che cosa è che io fuori . ignudo (e così ancora fece la fanciulla) . disse. Rustico. pochi vestimenti che aveva e rimase tutto . del. e maravigliatasi. vi pia- cerà-. . t' disse Rustico. ove tu vogli me . e vedi tu mi da grandissima posso sofferire . ed haila in iscambio di questo : Disse Ali- bech: o che? e dicoti A io cui Rustico disse hai t' il ninferno (i).

Dio La giovane. ubbidiente sempre a Irarglicle disponesse. v' ò dentro rimes- Disse Rustico . La qual chò il diceva ella alcuna diavolo si . per la prima volta senti un poco di noiaj per che to.r istare io son qui venuta per servire a Dio : e non oziosa andiamo a rimettere cosa faccendo . quanto è rimettere diavolo in inlcrno^ e per. menata insegnò la giova- ne sopra uno de' loro si letlicelli le come star dovesse a dovere incarcerare quel maladelto da . che ad altro che a . clic altrui . s' egli vi stesse cosi volentieri . poscia mi lasci stare . |K. avvenne che il giuoco : le cominciò a piacere. che egli si stette volentieri in pace.. non so . padre ella disse a Rustico : per cer^ mio. e cominciò a dire il a Rustico ti ben veggio che Capsa . Per e gli la qual : cosa essa spesse volte andava a Rustico diceva . io non so perchè il fugga di ninfemo uinferno . cosi E per fare che questo non avvenisse da il sei vol- le anzi che di su lellicel si movessero ve '1 rimisero tanto che per quella volta gli trasser si la superbia del capo. egli non avverrà sempre . E così detto . si 1^9 che egli andiamo dunque . volta: Rustico. essere uua bestia . come il riceve e tiene egli non se ne uscirebbe . NOVELLA sia lu j X. figliuola. ritornae la giovane tagli poi nel seguente tempo più si volle . ver dicevano que' valen- uomini : in che il scr\ ire a Dio era così dolce cosa e per certo io altra ne facessi il . Ma. inala cosa dee essere questo diavolo duole quando egli : e veramente nimico d' Iddio. non mi ricordo che mal alcuna che di tanto diletto e piacer mi fosil se . padre mio. ciò io giudico ogn' altra persona servire a Dio attende . che mal più non aveva in inferno messo diavolo alcuno. e riracttiamlovi . che ancora al ninfemo. il diavolo lu iufenio .

i3o . diavolo rimettere in in. non lascia stare per che tu farai bene che tu col tuo diavolo aiuti attutare (2) la rabbia al mio ninferno d' . richiedeva a dovere gli disse . atlutìre . avvenne che un fuoco arse apprese in Capsa il quale nella propria casa figliuoli e altra fa- padre d'Alibech con quanti bambagia del . ferno è gastigato e più : un giorno Rustico se il diavolo tuo non ti dà noia me il mio ninferno : . ammorzare . una fava in bocca al leone. ma sì era di rado che altro non era che la gittare . grazia di Dio abbiamo pace : si sgannato che egli priega starsi in e cosi alquanto . La qual poiché il vide che Rustico non la . (1) Sì la farsello tratta gli avea è una . Di che giovane . mentre che . GIORNATA TERZA spesso la giovane Rusti. mormorava Ma . figuiata nia- nieia dj parlare (1) per dire cho lo avea smunto o spremuto Mart. Attutare. mai Così adunque invitando co e al servigio di Dio confortandolo si la bambagia ora sene perciò del farsetto tratta gli avea (i). che egli a tiva tal' 5 freddo. acqua vivea . come d' io col mio ninferno ho . non paren- dole tanto servire a Dio quanto voleva anzi che no e il . poteva male rispondere alle poste e dissele il che troppi diavoli vorrebbono essere j a potere ninferno attutare si ma che egli ne farebbe ciò che : per lui potesse} e così alcuna volta le sodisfaceva . impose di si- lenzio alla giovane. aiutato a trarre la super. mitigarti. per men s' il potere questa quistione . bia al tuo diavolo Rustico che di radici erba e . tra il diavolo di Rustico ninferno d' Allbech era per troppo desiderio e . che un altro sarebbe sudato egli incominciò a dire alla giovane che il diavolo non era da gastlgare né da rimettere in inferno. se non la quando Iddio di egli per superbia levasse 1' il capo j e noi per .

Donne . . ancora . E perciò voi giovani . messosi a cercarla vatala avanti che la corte i e ritro. Di che esse fece: che ancor ridono . e dissono egli si fa non ti dar malinconia figliuola . del padre . cbe imparar diase «empire . . . menù in Cajisa e por mojjliu la prese e con . che più placevol seril vigio che a Dio si facesse era rimettere diavolo in inferno j il qual motto passato di qua da mare. avendo iu sentendo cosici esser viva. imparar non awi. dalle donne di che nel diserto a Dio non essendo Neerbale ancor che il giaciuto con rispose serviva di rimettere il diavolo in infer- no . e contra al volere di lei la ri. e che Neerbale aveva fatto gran {Hjccato d' averla tolta da cosi si fatto servigio il . no . Poi una all'altra per la cilth ridicendolo. il vi ridussono in volgar mollo . alle quali la grail zia d' Iddio bisogna apparate (i) a rimellere dia- volo in inferno j perclocchò egli è forte a grado a Dio e piacer delle parti seguire « e molto bene ne può nascere e Dioneo a rider Mille (i) fiale o più aveva la novella di Ajipnrare ed apprendere Axsac p«r contrario il Boccaccio. come ro sì rimette diavolo iu inferno? con parole e con gran risa . si come d' uomo senza erede morto occupasse eoa gran piacere di Rustico. NOVELLA miglia avca t X.. lei insie- me ella del gran patrimonio divenne crede Ma essendo servisse lei domandata . atti il mostrò loro . chò bene an- che qua j Neerbale ne servirà bene con esso teco Do1' meneddio. i3i por . la qual cosa Alìbccb d' ogni suo be- ne rimase crede bale . Laonde un giovane chiamato Necrcortesia tutte le sue faculth spese . Il clic tutto ù vette fatto daJ Petrarca. Le donne domandarono: La giovane tra . beni stali . . dura .

e poi . lasciato stare motteggiare . cui Neitìle rispose . conoscendo-la Reina che . lupi gui: Filostrato udendo questo . disse : amo- Donne per la mia disavventura poscia che io ben da mal conobbi. falci si trovavano non il meno che . io : secon- do che conceduto mi so ste . se il lupo saprà meglio i guidare le pecore dati . volendo a noi insegnare potuto apparar senno dalle 1' come apparò Masetto da Lamporecchio che . sempre per la bellezza d'alcuna di voi stato sono ad amor suggetto né 1' essere umile rose . venuto egli al conchiuder di quella .. i32 mosse 1' GIOKN ATA TERZA oneste Donne . quel- piacevolmente pose sopra la testa a Filostrato. a che punto E le cose fossero. Per che. eh' io prima per altro abbandonato. tutte volle sentire j e oltre a questo. A . reggerò odi . clie . secondo che avvisò che bene stesse e che dovesse sodisfare alla compagnia per quanto la sua signoria dovea durare. dove voi state pecore non fia. : ne r essere ubbidiente nò s' il seguirlo in ciò i . ossa maestro avrebbono apparato a sufolare Filostrato coegli a- noscendo che vesse strali . . e disse: tosto ci avvedremo . che le pecore abbiano . monasenza e riavere la favella a tale ora . che per me è conosciuto alla seconda in tutti suoi costumi m' è valuto. Filostrato voi avre. il termine della sua signoria era venuto la assai levatasi la laui^ea di capo . il regno commes. Donne . tali e si fatte loro parevan le sue parole. a darsi al fattosi il governo del regno commesso cominciò siniscalco chiamare. disse ridendo se mi fosse stato creduto i lupi avrebbono alle pecore inse- gnato rimettere il diavolo in inferno non peggio che : Rustico facesse ad Alibech lupi . e perciò siete : non ne chiamate tuttavia . discretamente ordinò : e quindi rivolto alle .

di coloro cui amori ebbero infelice line: perciocché io a lunl' go andar aspetto infelicissimo ^ nò per . . Siniigliantc cosa. gli accad- de L\ dove {giorn. [>cr avvertire che prima vi avca già scriUo a segui" coofcssionc de' medesimi Deputali. che per alcuno non vi fu che eleggesse di (piello uscire . Filo- li) citi. non di <|uella cìie a' li più conforme. 3) egli scrisse: „ quanto egli potè menar le DECÀM. che è prima. non sin i33 : sempre di male io in i>cggio andato . lianno creduto che più sicuro sia (come dicono suo luogo prò» non mutar niente^ avendo ciascuno alcuna noia a seguire di essi verbi i7 il prio. nov. per iniìuo si ora della cena licenziò si ciascuno. Peròoccbc Filoetralo in Greco tuona amico «pii di gneire e di eser- (i) f Notti il Mannelli in margine che a seguitare è v' tenti- chio: e in alcuno cilìziuni ne fu tolto via a seguire. si dierono alcune a seguitare a cantare Dioneo e la Fiammetta cominciarono di messcr Guiglielmo e della dama del Vcrgiù. il nome in (i) per lo quale voi mi chiamate da tale che sep. Il senso ò. e così «trc- do che tra andrò di tjui alla morte E perciò non d' al- materia domane mi miei fatti piace che «"^ si ragioni. a loro avviso. secondo questa interprctasione. 8-. quarto caso del veral bo seguire.NOVELLA X. mi fu imposto. Ma essi ) i Dc|mlati avcntio ossenato che in tutti i testi a ranno sono am- Liihie questi vcihi. T. IL 9 . ailiiichè ancor esso avuto avesse suo quario ìn- to caso gli è necessario'. più piacere altrove dover sentire il Anzi non l'accendo i sol gih tiepido alcuna noia a seguire cavriuoli e i conigli e gli altri animali che erano per quello (e che lor sedenti forse cento volte per mezzo lor saltando eran venuti a dar noia ) (a) . Laonde 1' ddiiio a credere che abbia ragione Mannelli. i Ma. alcune delle gio>ani misero a seguitarli. all' E così detto . se cIo«'. altro . {fucili sarchlK- d' uo|>o dar verlm seguitare il pronome il ^° o o alcun die altro simile. . già intepidito. che non facendo pili i sole. e questo il pronome vi manca. rimanendo sl. (cioè a chi avesse voluto aesi guiili). Era bello il giardino e dilettevole. e che autore sctivcttc a seguitare seiua punto re. cavriuoli ecc. pe ben che piò levatosi si dire .-ito tuttavia cavriuoli ecc.

che ne risulti un senso conforme spiegazione de' Deputati. s' è a\'nta avvertenza di regolare alla l' interpunzione in maniera. Lauretta una danza prendesse e dicesse una canzone La qual so . sen- za lasciarle in capo capello o osso addosso clie macero il non fusse. con grandissimo diletto cenaron la sera . disse . Mi fece a suo diletto . tanto le die per tutta la persona jnigna e calci. chiedare mercè „ ecc. .. Vaga leggiadra . e cosi chi una cosa e chi ahra faccende . La Lauretta : con voce . as- soave ma . Filostrato per non uscir del avanti a lui cosi cammin tenuto da quelle che Reine erano state come levate furono le tavole. . lasciandosi anche in que1' testo quale è nelle più riputate. con maniera alquanto pietosa rispon- dendo r altre cominciò cosi Ninna sconsolata Da dolersi ha . cotale la di . Per dar qua giù ad ogni alto intelletto Alcun segno „ braccia . fuggendosi tempo j ora della cena appena aspettata sopravvenne le tavole d' intorno alla bella fonte . . comandò che la . per che. delle al: altrui canzoni io non uè delle mie alcuna sì lieta ho la mente che . il qual luogo co- come stava nel testo originale fedelmente trascritto dal Mannelli (che troppo „) fu poscia emendato nella notò nel margine „ diede v' è di edizione del sta edizione XXVII.. sere altro che bella e piacevole e perciò tale qual tu allora r hai sai . messe quivi . signor mio n' . 1& „ diede. . Comunque il sia la cosa. quant' io . . Che'n van sospiro lassa innamorata Colui che muove il cielo ed ogni stella . . / i34 GIORNATA TERZA e Panfilo si mena 1' diedono a glucare a scacchi il . di quella e' piedi. sia assai convenevole a brigata se voi di quelle che io ho : volete . io dirò volentieri Alla quale il Re disse niuna tua cosa potrebbe es. graziosa e bella . niuna cosa valendole sì vi.

E temjH) . lui sta nel cospetto Ed il mortai difetto Come mal conosciuta Non mi gradisce anzi m' ha . disperata ( i ) . . dissi mai : sì . Biltà . . Gih fu chi m' ebbe cara Giovinetta . . Ma or ne son dolente a me . tale per vostro marito? ed clLi risixMidc ^ì. } NOVELLA X. come il cortese me feci degno j . Femmisi innanzi poi presuntuoso Un giovinetto fiero . e volentieri mi prese a' suoi pensieri . u nò all« . lo maladico la . Sé nobil reputando e valoroso. i35 che sempre a .. O ('j) dolorosa festa (i) Disperata tolta la speranza. da uno essere occupata . e con falso pensiero j Divenuto è geloso io lassa quasi mi dispero Cognoscendo per vero Per ben di molti al mondo • Venuta . meno vita dura Vie men che prima . . . privata . mia sventura Quando per mutar vesta Si (a) . . dissi mai. che leggieri Sen vola tutto in vagheggiarmi spese . la Si. inlemli quando il nuova ipoM è dooiancljita «lai notaio: piacevi volte. reputata onesta . E presa Laond' tienmi . bella nella oscura in questa Mi lo vidi già e lieta dove . Nelle sue braccia e dentro E de* miei occhi tututto '1 s' accese .• Ed Di io . .

su l' erba e 'n su' . molti doppieri accendere ne fece più altre cantare che già ogni . . Altri furono di più sublime e miglio- re e più vero intelletto . ed equivale alla vo- muchacha. i smozzicando V intonsa de' Latini.. che una bella tosa (i). Il Re dopo infin questa . Le donne il e le toselle scapigliate. . è venuta a' Toscant da' Lombardi. buona notte ciascuno sua ca- (i) i". ! O caro amante del qual . così dee leggere anclie nel e così leggono appunto e : i Deputati e il Salviati Abbiamo Morgante del Pulci . col qual nole me chiamarono giovani dal portar eli' esse facevano i capelli intonsi. melanese che fosse meglio un buon porco . che salla . prima . nella diversamente da diversi fu inalla ed ebbevi di quegli che intender vollono . fio- avendo fatti . Posa. fece fine Laui'etta alla sua canzone tutti . fui Più . .i36 Morta GIORNATA TERZA foss' io avanti t' Che io avessi in tal caso provata . il testo si Mannelli. . ciò . deh pietoso diventa altrui fa' me che per Te obliar non posso: che per eh' io senta Che quella sia . secondo cpiali Menagio. che altra contenta se' Che or Che ne Di nel Ciel davanti a colui creò . In alcuni looghi sente questo ce spagnuola del Veneziano alle dalle genti del contado dassi ancbe al pro- nome giovani non ancor maritate. fiamma spenta Non Qui tesa me t' arse . del quale al presente recitare non accade ri . O costà su quale notata da : m' impetra la tornata .Questa voce. Anzi . ma si potreLLe forse legger tosa. . ne formarono 7osa. . stella a cader comin. Per che la ora parendogli da dormire alla comandò che con mera si tornasse .

. cui i Dcpulaù nenza eueni messo in nome tlelViiutore. ED INCOMINCIA LA Nella quale sotto fine. re a chi le presenti novellette riguarda pu ò apparile quali non per solamente infioreutin volgare e in prasa scritte islilo me sonoeseuza (i) titolo (i). Il can. ma ancora iu umilissimo + Senni tilotOf ìnterprrJnno il /ironie al libro che ò quanto a Dionisi . non solamente pe' piani . FINISCE LA TERZA GIORNATA DEL DECAMERON. ma ancora per . QUARTA il reggimento di Filostbàto li si ragiona di coloro cui amori ebbero infelice V-i arissime Donne ni udite e Ielle sì . ni il Sal>iali senni intilolozione dire sema aver dedicato il libro a veruno. le Il profondissime valli mi sono in- gegnalo d' andare che assai manifesto . . non pttctjue né V uoa ni ¥ altra di queste due interpr»- . si per le parole de' savi nomi- per le cose molte volte da me 1' e vedute e estimava io che V impetuoso vento e ardente del- la invidia non dovesse percuotere j se non io alle torri o le più levate cime degli alberi : ma mi truovo fiero dalla mia estimazione ingannalo percioccliò fuggendo io il e sempre essendomi di fuggire ingegnalo im- pelo di questo rabbioso spinto.

cui titolo è Monarchia. Intese eziandio il dare un certo nome all'opera. 7'm dei esser il . cioè Para- diso a Federigo terzo re di Sicilia Alcuni voglion dire lui averlo intitolato tutto a Messer Cane della Scala.. Lia seconda parte. opinione dei Deputati significati Per isviluppare più chiaramente dato il la questione esporrò quali abbia Boccaccio medesimo il alla voce titolare o intitolaall' re . Nella slessa si oggi diciamo dedicare o legge: Questo libro della intitolo Comintitolò media al ec. cioè Purgatorio . essendo ti come fa me. considerando hene. terza parte. perciocché non favella di una sola materia continuata. . ec. r essere da tazioni. della divisione dell' si troverà che Decameron piuttosto un cenno opera che bro. mio. contento di mostrarti simigliante al tempo infelicissimo. dice che si può chiamar senza questo hhro di not^eZZe.. Forse a questa significazione nella si può ridurre quale ciò Fiammetta Conclusione al suo libro. Né per tutto ciò . te di miseria veste. si possono . s' acciocché ne alcuno delle sue intitolasse . Egli significò con essa ra. il marchese Moruello Malespina. E certo. il quale.1 38 GIORNATA QUARTA il e rimesso quanto più. cioè V Inferno. La prima parte. fece un in latina prosa. titolo si fa- non già d' alcun suggetto continuato ma or d'una e ora è d'un' altra. perciocché poco appresso egli dice: Compose libro in un suo volumetto siccome Sonetti il il quale egli intitolò Vita nuova . Compointitolate se il detto Dante due Egloge le quali furono e mandale da lui per risposta di certi versi mandatigli . il a Kguccione della Faggiuola ec. E Questo egregio autore. il ma li- una e là di un' altra. cer- te operette. La . E perciò non sia . delle quali Compose questo glorioso poeta pia opere né" suoi giorordinata memoria credo che sia convenevole fare. per essere composto di cose tanto si un vero titolo del lidiverse. E più sotto. appunto come dice si Boccaccio che perchè vi cosa il hro degli vella Amori di Ovidio può chiamar senza . che è questo ni. sì porre il nome dell' autore in fronte della Vita di ope- come manifestamente apparisce da un luogo : Dante. a maestro Giovanni del Virgilio ch'ei fa dire alla .. non può aver1' ne alcuno che indichi ciò che vi contiene. dispiegare questo luogo del Boccaccio col Boccaccio egli me Jesimo Amori qua di Applicando nel suo qui mollo ingegnosamente ciò che sopra il Boccac- cio avea detto Commento vi si Dante parlando titolo del libro degli di Ovidio. il ne a lui fossero per avBoccaccio per intitolare ventura intitolate le altrui. Finalmente al di d' presso il Boccaccio intitolare è ancora ciò che indirizzare ad alcuno. cotal vento fieramente scrollato anzi pres- s'avvisò . { Io credo non esservi ragione alcuna onde abbandonare . assai belle . .

,

GIORNATA QUARTA
so che diradicato
ser lacerato
, ,

189

e tutto da' morsi della invidia escessare
.

non ho potuto

Per che assai ma-

nifestamente posso comprendere quello esser \ero che

a cura

et

alcuno ornamento (ticeome gii

altri sogliono) «vere,
,

cioè

iioliili

coverte di colori vari tinte e ornale
titoli.
ilei

o di pulita tonditura
uoi»o

o di leggiadri minii, o di gran

Di

tali tigiiificazioni è J'

non contar
tutti
li
il

ipiilla

che

foriiia

il

nome

lihro, poiché >

confcttione di
:

nome

è Decntneron.
( liliii )

Il

frainnicnto maglialicchiano dice
dilettevole

De^ quati-

infra gli altri

uno molto hello e

ne compose

tolato

Decameron

ec.
il

bisogna jicngarc se
dell'

Decameron

indichi jiiut-

tcato la divisione che

contenuto

oi^ra: né tropjH) sottilmente esaal

minare

jierchè sia stalo a grado a

un autore \Mnc
sarelil>e

suo lihro un
i

titolo

più che un altro. 0[>era ^R-rduta
Notti Attiche, Galateo, perchè
il

sindacare

titoli Filostrato,

primo non dà indizio
il

di

Poema

degli

•mori
ÌJ

di Troilo e di Griselda,

secondo di questioni letterarie, né
i

terso di costumanze civili. Restano
il

significati di
il

dedicare, e di poi^

re

nome

dell'

autore.

Il

Sulviuli approva

primo, come ahiaino gli
assai

detto:

bensì confessa che
i

lu

credenza dei Deputati a lui sembra

buona,
il

quali s'appigliano iiU'idlro significato. Nel vero a

me

pare che
e che
il

dedicare sia cosa eventuale, che dalle circostanze dijicnde,
ciò fatto
il

non aver non
giù

Boccaccio potesse dai detrattori dì lui attribuirsi
dell'

all'

avere esso bassamente sentito
il

opera sua
a'

,

ma

si

all'

es-

sergli

mancato
la

destro.

Laonde

se

il

senza ((7o/o

ìnteqK-tra
si

senza

dedicazione,

scusa é di minore importanza, e

meno

confà con la
in

protesta d'avere scritto [>er fuggire l'invidia in fiorenlin volgare, e
istilo

umilissimo e rimesso. Al contrario se s'inteq>etm senza nome, più
la

manifestamente apparisce

non curanza che mostra cOn

I'

altre espres)>oi
il

sioni di avere avuto dell' oliera sua lo scrittore. Il dirisamento

del

Can. Dionigi è

il

più lontano

diill'

intenzione del Certaldese,
al

quale

vuol far crederò eh' egli non dà molla inqiortanza
esso gran
lo<lc

suo scritto, né

da
il

e

rinomanza ne pretende e ne asinità. Supposto che
pure un ìiìao di molte e varie materie composto,
l'

Decamerone

fosse

ne

viene egli perciò che dovesse aver potuto scansare
de' maldicenti ?

invidia e le ingiurìe

Lascio 8t.ve che

la fantasia di

Mcsser Giovanni sul libro
il

degli

Amorì

d'

Ovidio non ha gran fondamento, [ìcrciocchè se
per che quel libro in antichi

trattare

di

vane coac

fosse la ragione

testi

a pen-

na e

in vecchie

stampe è stato chiamato de sine tiluloy come
del 1/171.,

nrll' e«Ii-

sìone di

Roma

doveano chiamare così pure le Elegie di

Tibullo e di Properzio, e
varietà. Io

le

Poesie di Catullo, nelle quali non è minor

mi do a credere che per ddicatcua alcuni abbiano voluto sop-

.

i4o
sogliono
i

GIORNATA QUARTA
savi dire
,

che sola
.

la

miseria è senza invi,

dia nelle cose presenti

Sono adunque

discrete don-

ne

,

stati

alcuni che queste novellette leggendo lianno

primerc

il

titolo

Amornin^

dato dal medesimo Ovidio,
5/|.3.

come

apparisce

nel terzo liiiro

dell'

Arte verso

Deve

trihus librts^'tilulus qaos signat
si

Ainornm , Elige
Dionisi, è nel Voi.
5.
p.

L'opinione del Boccaccio, su cui
198. Opere ediz. di Napoli:
nello stesso

fonda

il

ma
il

è poi cosa

curiosa clie Messer Giovanni
titolo
il

Volume

pag.

269; prende per

sine Ululo.
il

Nondi-

meno,

egli dice, chi

legge

suo libro (d'Ovidio)
ec.

quale è intitola-

to sine titulo, assai chiaro
il

può vedere
senza
di

Ma

o vero o falso che fosse

pensamento dej Novellatore, basta che
il

egli nella

mente

l'avesse, persì

chè

Dionisi potesse dire che

il

titolo del

Decaraerone da

fatta
egli

maniera di pensare nasceva. Ciò
poi vero che
il

huona

voglia concedo:

ma

è

Decamerone ahhia

in se così grande varietà di materie?

Le

novelle

si

possono elleno gettar tutte nella medesima forma, onde
fisonomia? Composto di varie materie
vi si trovasse la lettera a
ec.
:

ahhian tutte
serehhe
si, poi
,

la stessa

il

Decamerone
de'

se

dopo alcune novelle
dell'

Pino
esso è

Rosrag-

alcune Elegie

Ameto, poi Sonetti

ma

un

guaglio di una villeggiatura rallegrata col racconto di dieci novelle per

giorno; e ogni donna, e ogni giovane dice
esser diversa dall' altre già dette,

la

sua, che dee naturalmente

onde

1'

opera ha unità e condotta più

che bastante per non dover mancar di
lecito

titolo.
il

E

in tal proposito

mi

sia

aggiugnere che io reputo alterato

titolo posto in fronte dell'
le

opera

con quelle parole cognominato Prencipe Galeoilo,
cosi

quali

si

trovano

nel testo ottimo e in altri molti,
alle

come

nelle

stampe, che mi son
di

venute
io

mani. Che che ne dica un moderno commentatore

Dante,
possa

stimo che quivi per principe Galeotto altro intendere non
d'

si

Commento sopra Dante, Opere Nap. Voi. 5. p. 021. esponendo il verso Galeotto Ju il libro, e chilo scrisse, narra che Galeotto sena primo che alcun altro T occulto amoe che ad aprire quere di Lancellotto, e della reìna Ginevra sto amore con alcuno ejjelto fu il mezzano. Ora non vorrò mai credeche mezzano

amore.

Il

Boccaccio nel

re essere stato messer Giovanni così senza faccia,
stesso

da aver jjotuto egli

chiamare

il

suo libro mezzano

d'

amore

.

Il

frammento niagliabe-

chiano, come abbiam già veduto, dice semplicemente titolato

Decame-

ron.
l'

Il

perchè

il

Mannelli, che

si

dice aver copiato
d'

dall'

originale del-

autore, dà sul bel principio nel titolo sospetto

infedeltà. Il titolo di

principe Galeotto debhe essere stato aggiunto da qualche saccente, che

riguardò all'effetto che produceva

la lettura del

Cento

novelle.

fiacchi.

.

Mjl^

,

GIORNATA QUARTA
detto che voi

i4i

mi

piacete iroppo

,

e che onesta cosa

non è che
aohirvi
}

io tanto diletto

prenda di piacervi e di con,

e alcuni hnn detto ])cggio
Altri più innturamcntc

di

commendarvi
(i) bene

come io fo.
dire
,

mostrando di voler

hanno

detto che alla

mia

età
,

non

sta

r andare

ornai dietro a queste cose
.

cioè a ragionar di
della

donne o a compiacer loro

E

molto teneri

mia

fama mostrandosi

,

dicono che io farci più saviamente
,

a starmi con le JNIuse in Parnaso

che con queste cian,

ce mescolarmi tra voi

.

E

son di quegli ancora

che

più dispettosamente che saviamente parlando, hanno
detto che io farei più discretamente a pensare dond' io
dovessi aver del pane
,

che dietro a queste frasche
.

an-»

danni pascendo di vento
essere state le cose da
vi

E

certi altri in altra guisa
,

me
in

raccontate

che come

io le

porgo

,

s'

ingegnano
.

detrimento della mia fatica
cotanti e
,

di dimostrare

Adunque da

da

cosi falli sof,

fiamenti

,

da cosi atroci denti

da cosi aguti valorose
,

donne
spinto

,

mentre

io ne' vostri servigi milito

sono so-

,

molestato e infino nel vivo trafitto.

Le

quali

cose io con piacevole

animo
io

,

sallo Iddio tutta

,

ascolto e

inlendo
la

.

E

quantunque a voi in ciò
,

appartenga
di risparsi

mia
le

difesa

nondimeno
,

non intendo

miar

mie forze j anzi
,

senza ris[K)ndere quanto

converrebbe
gli (vJ)

con alcuna leggiera (a) risposta torme,

dagli orecchi

e questo far seiua indugio

.

Per-

(>) (3)

Istà,

le

due

cdix. cit nel
si-itM

Vocab.
1

Leggero e leggera

nella feconda •iUaba

non mai

ti

osa

da alcuno buono scriUorc.
(3)
le di

t Toi'megli,

il

Icslo

Mann, e

l'cdia. del

iSSy, come pure quel-

Livoruo e di Milauu: tormigliy Tedit. del l5a7, del i575 e

dd

1718.

1

42

GIORNATA QUARTA
,

ciocché se già

non essendo
,

io

ancora

al

terzo

della

mia

fatica

venuto

essi

sono molti e molto presumono,
io pervenissi alla fine essi
j

io avviso

che avanti che

potrebbono in guisa

esser multiplicati
,

non avendo
quantun-

prima avuta alcuna repulsa
fatica

che con ogni piccola lor
:

mi metterebbono
grandi
,

in fondo

ne a ciò

,

que
stre

elle sien
.

resistere

varrebbero

le forze vo-

Ma

avanti che io venga a far la risposta ad alcuin favor di

no

,

mi piace
,

me

raccontare non una no-

vella intera

acciocché non paia che io voglia le mie
,

novelle con quelle di così laudevole compagnia

qual
parte

fu quella che dimostrata
d'

v'

ho

,

mescolare

j

ma

una acciocché
,

il

suo difetto stesso sé mostri non es-

sere di quello: e a' miei assalitori favellando dico. nella nostra città, già è cittadino
,

buono tempo

passato

,

fu
,

Che un
uoin-

il

qual fu nominalo Filippo Balducci
,

mo
dea

di condizione assai leggiere

ma

ricco e

bene

vialo ed
,

esperto nelle cose quanto lo stato suo richie-

e aveva

una sua donna moglie
ella lui, e

(i), la quale egli

sommamente amava, ed
ta vita si

insieme in riposa-

stavano

,

a ninna altra cosa tanto studio poall' altra.

nendo

,

quanto in piacere interamente l'uno
,

Ora avvenne
donna passò
sciò

come

di tutti evviene

,

che

la

buona
quale

di questa vita, né altro di sé a Filippo lafigliuolo di lui
.

che un sojo

conceputo

,

il

forse d' età di

due anni era

Costui per la morte della
,

sua donna tanto sconsolato rimase

quanto mai alcu.

no

altro

,

amata cosa perdendo

,

rimanesse

E

veg-

(i) la de'

{ La

A'oce

moglie non è ne nella edizione del 1727 né in quel-

Deputati.

.

,,

GIORNATA QUARTA
,

1

43

gendosi di quella compagnia la quale egli più (i)

amava rimaso solo del tutto si dispose di non \olere più essere al mondo ma di darsi al servigio di Dio
,

ed

il

simigliante fare del suo piccol figliuolo.

Per che,

data ogni sua cosa per

Dio senza indugio
, ,

se n'

andò

sopra

Monte Asinaio (a)

e quivi in una piccola cel-

Ictta si

mise col suo figliuolo, col quale dì limosine in
,

digiuni e in orazioni vivendo

sommamente
egli fosse d'

si

guar-

dava

di

non ragionare
,

Ih

dove

alcuna tem,

poral cosa

né di lasciamegli (3) alcuna vedere

ac-

ciocché esse da cosi fatto servigio noi traessero}

ma

sempre
gli

della gloria di vita eterna e di

Dio e

de' santi

ragionava, nulla altro che sante orazioni inseguan:

doli

e in questa vita molti anni

il

tenne

,

mai

della

cella

non lasciandolo

uscire

,

né alcuna
valente

altra cosa

che

sé dimostrandogli.

Era usato
,

il

uomo

di venire

alcuna volta a Firenze
tunith dagli amici di

e quivi secondo le sue opporalla
il

Dio sovvenuto,
gih

sua cella tor-

nava

.

Ora avvenne che, essendo

garzone d'età di
il

diciotto anni e Filippo vecchio,

un

domandò ove
il

egli andava. Filippo gliele disse.

Al quale

garzone

disse:

padre mio, voi
fatica:
,

siete

oggimai vecchio, e potete

malo durare

perché non mi menate voi una

volta a Firenze

acciocché, faccendomi cognoscere gli
,

amici e divoti di Dio e vostri
posso meglio faticar di voi
,

io

che son giovane e

possa poscia pe' nostri bi-

(l)

Più per mollo, o sommamente usai

i>|ìrsso

usa

U lingua nostra
/

e aeiua espressa,
(a)

ma con

sottintesa

comparazione.
Il

Monte Asinaio
sana die vi

detto anche Senario.
.

Ciani lo dice

Sanano

dall' aria
f.1)
"i"

si respira

Mart.
.

Osservisi liiscittrnegU in tcct di ìaitciargìicne

NclT un modo

e ucir altro ci ooacede la lingua di usar questo affisso

non del bue . il seco il menò . padre elle son ma- A cui il giovane domandando disse: o son così . clie già que- to suo figliuolo era grande ed era si abituato al ser- vigio di Dio il 5 elle malagevolmente le cose del tx-arre . papere . . Quivi giovane veggendo l' i palagi le case. lt4 manervi qui ? GIORNATA QUARTA quando vi piacerà . sogni a Firenze andare Il e voi ri- valente uomo pensando . il padre disse: le figliuol occhi in terra . E cosi domandando si il figliuolo e pa- dre rispondendo . subitamente disse padre mio . . Maravigllosa cosa ad udire che mai più alcuna veduta non avea non cu! . . colui clie mai più per ricordanza vedute non avea a maravigliare fossero e egli . Per che avendovi ad andare. si cominciò forte il e di molte dimandava Il padre che come si chiamassero. fi- gliuolo o come chiamano Il padre per non de- stare nel concupiscibile appetito del giovane alcuno inchinevole disiderlo minare per elle si lo propio men che utile non le volle nonome cioè femmine. ed avendolo udito rimaneva contento e domandava il d'un' altra. di quelle taci . figliuol mio . la cosa. donne ed ornate quali che da un . ma disse: . avesse .. mio. padre gliele diceva. io vi priego che voi facciate che io abbia disse il una . chiamano papere. non del cavallo . mon- do a sé dovrebbono omal poter seco stesso disse: costui dice bene. come . eh' elle son si mala cosa ? Disse allora . ratosi de' palagi dell' asino . paio di nozze venieno così : le come gli il giovane vide domadò il padre che cosa quelle fossero. colui . non il guatare : . per avventura brigata di belle giovani scontrarono in una . Olmè. bassa A cui . le chiese e tutte altre cose delle quali tutsì ta la città piena si vede . non non de' danari nò d' altra cosa che veduta .

maravigliano riguardando lasciamo slare i aver conoscimi gli amorosi basciari e bracciari e i piacevoli ab- congiugnimenli dilettevoli che di voi. quando colui che nudrito. e pcntessi (i) di averlo menato a Firenze. tario. che suo ingegno . o giova. senza altra sole compagnia che del padre disidcrate foste . non n'è ancora panila vedere nlciinn cosi bflln. solamente ad aver vediito e veder continuamente e la vagft bellezza e la voslra l' oniati costumi ornata leggiadria e oltre a ciò donnesca onestà. Ma avere infino a qui detto basti . Kilc son più belle che gli agnoli dipinli che voi m'avete . come vi vide sole . domandogli se . . fate che noi . coniec|iiesle sono. più volle mostrati. disse il padre. Riprcndcrannomi moixlerannomi . con l'alTcziou seguitate. Disse padre : io non voglio j tu non donde imbeccano: e il senti incontanente più aver di forza la natura. e che io di questo gli m'ingegno di piacere a voi: e . da lui sole addomandate. . nò perchè queste sica ntala cosa: qunnlo è a me. daU' aulico pentere. Oggivlt pentire e penu$$i. un monte salvalico e soli. della presente novella voglio che mi e a coloro rivolgermi alli quali 1' ho raccontata. meniamo una elle s' colà su di queste papere e io le sai dar«\ beccare. n(>casì piacevole. ma gli . dolsi cissime donne.GIORNATA QUARTA falle le 1 45 male cose? Si . ce ne Deh il se vi cai di me. doime . quali cose io apertissi- mamenle essi si coiiffsso . infra termini di ima piccola cella . sovente prendono. cioè che voi mi piacele . troppo ingegnandomi di piacervi e che voi troppo piacete a me Le . lacere- (») Pentetti. Dicono adunque ahpinnti de' miei riprensori che io fo ni male . Ed egli allora disse : io non so che voi vi dite . accresciuto sopra li allevato .

rannomi costoro se lo . e fu piacer loro . chela coda re il il porro abbia il capo sta- sia verde. e la fiam. e quelle tutte piene mosterrei d' antichi .. . . dilettarsi di veder cosa le somigli non le é cosa da biasimare'. e io dalla mia puerizia nima vi disposi . A' quali. . mia ser vita di alle quali Guido Cavalcanti e Dante lor caro già vecchi. lor si parte . vadano e si l' apparino. che Muse vaglio- . alle donne: che non sanno. . . E se non . ad un giovinetto senza sentimento anzi ad uno ani- mal selvatico ? Per certo chi non v' ama e da voi non disidera d' essere amato . I ^6 GIORNATA QUARTA . ma accesa da' pietosi sospiri se voi mi piacete o se io di piacervi m' ingegno . che uscir sareb- be del modo usato del ragionare rie in io producerei le isto- mezzo . conosce . perchè bianco. rispondo che mai a me vergogna non reputerò infine nello estremo della dover compiacere a quelle cose Alighieri . uomini e valorosi ne' loro più maturi anni di sommail mente avere studiato se essi le compiacere . Le Muse son le donne j e benché donne quello. e si mes- Gino da Pistoia vecchissimo il onor fosse teunono. si come persona che i pia- ceri né la virtù della naturale affezione né sente né . chi vostri la soavità delle parole melliflue . mostra mal che conoscano che. lasciando io motteggiare dall' un de' lati. così mi ripiglia ^ e io poco me ne curo E quegli che contro alla mia età parlando vanno. sentendo la virtù della luce degli oc. e spezialmente guardando che voi prima che altro piaceste ad un romitello . il corpo del quale il ciel prol'a- dusse tutto atto ad amarvi. che che l' uomo da . Che lo con Muse in Parnaso mi debbia stare affermo che è buon consiglio: ma tuttavia né noi possiam dimorare con le Muse né esse con esso noi se quando avviene .

giusta direi la loro riprensione. e d'ammendar altro me stesso m" ingegnerei } ma infiao che che pa- . fame alcun qiuin- cagione. que- nò dal monte Parnaso nò dalle Mus'av- se non mi allontano quanto molti per avventura visano. Ma che direm noi a coloro che della mia fame . quando per altro mi piacessero . . ancora non mi bisogna il : e . in servigio forse e in onore della simiglianza che le donne ste cose tessendo. si sono elle venute parecchi meco . quando pur sopravvenisse l' bisogno . do fecero la loro et^ fiorire . . pane ? Certo io non so se non che . hanno adesse : per che. porre que' mille. hanno cotanta compassione io procuri del che mi consigliano che . bisogno loro ne dimandassi : m' avviso che dlrebbono va'. E gih piìi ne trovarono tra le lor favole tra' lor tesori. poeti .GIORNATA QUARTA no . dove in contrario molti nel cercar d'aver più pane che bisogno non era loro. 147 non non vagliano . che molti ricchi andan- E assai gih dietro alle lor favole . perirono acerbi qualora io ne Che più ? caccinmi via questi cotali domando loro non che la Dio merco . e forse a queste cose scrivere tuncpe sieno umilissime volte a starsi . io so j secondo Apostolo abbandonare e necessilh solTerire e perciò a niun caglia più di cosi me . cercane tra le favole i . pure esse hanno nel primo aspetto . Aiutaronmi elle bene e mostra ron mi com. . che essi recassero gli ori- ginali quali se a quel che io scrìvo discordanti fos- sero . Sen- za che le donne gih versi . mi fur cagione comporre mille di dove le Muse mai non mi furono . volendo meco pensare qual sarebbe se io per la loro risposta . per quello mi dovrebber di piacere. che te a me . sirniglinnza di quelle Si che . Quegli che queste cose avrei molto caro non essere sta- dicono li .

. standosi me nel mio questa brieve . per e . ora più che mai mi vi disporrò^ per- ciocché io conosco che altra cosa dir non potrà alcun con ragione. e 1' ordine cominciato seguire . e di le buona pazienza cliè io con esso procederò avanti. asside- vivano . ìio questo. se non che gli altri e io. o belle donne là onde dipartim- mo . j e ne' lor diletti anzi appetiti corrotti vita . che posta n' è. voler contrastare . E-volendo per questa volta assai aver . che vi amiamo. che quello che della minuta polvere avviene. risposto dico clie dallo aiuto di Dio e dal vostro gentilissime donne . che il luogo onde levata fu . Alle cui tura. leggi. E . avessi 1' più tosto ad altrui . naturalmente operiamo. mia. . lascino stare sai vagati Ma da ritornare è . role io gli lascerò con la loro opinio- ne si . armato . se mai con mia forza a dovervi in cosa alcuna compia- cere mi disposi. se la muove degli . più giìi andar non può tutta la . le corone dei re e degli imperaalti dori e talvolta sopra gli j palagi e sopra le eccelse torri la lascia delle quali se ella cade. la muove o . spalle a questo vento e lasciandol soffiare di : percioc- non veggio che me altro possa avvenire. di loro dicendo quello che es- di me dicono. Le quali forze uè d' averle disldero in le presteri che 1' non . me adoperassi Per che tacciansi si morditori rati si se essi riscaldar non . e spesse volte sopra le teste uomini sopra . e spesse volte non solamente faticante io s' l' ma con grandit- simo danno del io confesso adoperano. nel quale io spero . perciocché asci siamo .. che io . o egli di terra non . la porta in alto . cioè della na- troppe gran forze bisognano in vano. 1 48 GIORNATA QUARTA non apparisce seguitando la . e se lo rei . la quale spirante turbo . dando . . possono.

e così muore JL iera materia di ragionare n' ha oggi il nostro re data f pensando che . T. come pure un leggiadro capitolo in d' rima composto da Francesco Accolti parimente Arcsso. U. piacque tanto a Leonardo Aretino. velenata . il qual« foni'int'a Poiché P amato cor vide presente e finalmente una tersa tradusionc Beroaldo. dove per rallegrarci venuti sia- (1) Donnescamente. quivi s'incominciarono a dijwrtare ra del mangiar venuta sata sera cenato . dove . senza più aspettare che detcosi donnescamente (i) cominciò : NOVELLA L Tancredi (2) preme di Salerno uccide della figliuola . bella fonte levati. (a) Questa Novella. che in cloiucnin sfida i più doUi ed eloganti scritla tori dell' antichità. Anuibal Guasco d' latina in Tersi elegìaci di Filippo Alessandria delia paglia la trasportò in ol- DECÀM. che tradusse si in latino con infinita graxia ed ele^janM. essendo nella sua maggior sommitli. della Crusca «j- fnoriliitenle. cioè graziosamente . passole aveano E da dormire si . Lk dove Filoilralo alla se alle novelle to le fosse . nella maniera usa- ta vicini alla posero a sedere. IO . il cuore in una cop- pa d' oro : la anale messa sopr' esso acqua av.GIORNATA QUARTA Cacciata aveva terra il 1 49 sole del cielo gih ogni stella e dalla Tumida ombra la della notte. quella si bee . Il Vocab. Fiammella comandò che principio deci: la quale . e l'ola il quivi desinarono. V amante e mandale . e questa tradusiouc tutta intera ripottata dal tersa lro«a Manai. quando Filostrato le- va Iom tutta sua brigata fece levare} e nel bel giardino : andaticene.

GIORNATA QUARTA ci mo dir convenga raccontare 1' altrui lagrime l'ode . sì come gran donna il in molte dilicatezze e veg. che cbi le dice avuta giorni passati . se lava rima. se egh nello amoroso le sangue nella sua vecchiezza non s'avesse tate .1 5o . be più che una quella avuta e più felice sarebbe stato se non avesse . Ingegno detto qiii ad imitazion del Ialino. onesta co- pareva pensò di volere avere. Costei fu dal padre tanto tealtra figliuola neramente amata quanto alcuna j da paaven- dre fosse giammai e per questo tenero l' amore . E . .-un pietoso accidente. e giovane e gagliarda e savia più che a donna per av- ventura non dre . rimase ve- e al padre toruossi Era costei bellissima del fosse corpo e del viso quanto alcun'altra femmina mai. né a richiedernelo . avuto marito maritava : non sappiendola da non la poi alla fine ad . Girolamo Razzi. Ottaviano Asinavi conte ^M Cainerano. per l' amor che si egli le portava lei si il dava di più maritarla. gendo che poca cura sa padre . Tancredi principe di Salerno fu signore assai uma- no e di benigno ingegno (i). do ella di molti anni avanzato . si richiedea. conviene di mu- tare suo piacere . le quali non si possono. . ma . il conte Pomponio Torelli. mani brut- Il quale in tutto lo spazio della sua vita non ebfigliuola . dimorando col tenero pa. e clil non n'abcbe cbe bia compassione. e per (juello che vol- garmente diciamo natura. di Ca- peva datala dova . Antonio Ja Pistoia. Ridolfo tragedia . se 1' abbi mosso il poiché a me non . un figliuolo del duca lui. Forse per temperare alquanto la letizia li 1' ha fatto si . eth del dovere avere sé partire . anzi sventu- rato e degno delle vostre lagrime racconterò . poco tempo dimorata con . Campeggi conte di Donza ne composero ciascuno una (i) Mart.

fieramente s'aci cese il . le piacque e di lui tacitamente spesso vedendolo. . Egli ce mise crcilcnJovvla necessaria leggieri vi s' niu il Salviati la rifiutò. ^ Avverte il Mannelli che ncU' la ili originale la toco avesse . . (5) Farane con una n yai/araine t Sojfione diccti a tu. quale ancora non era poco avveduto 1' . pa- rendogU che (4) "t intcmla ancora che non sia espressa. E il giovane. ma per vir. . col un soffione (6) alla tua servenil quale ella raccenda fuoco. il modo pensò . ilclla Bucciuolo chianiasi la parte canna che e tra nodo e nodo. clie da amar lei avea la mente rimossa In colai guisa . considerate le maniere e costumi di molti '. D Pistulcst auuovrra questa voce tra (a) (3) antiche. clic da ogni altra cosa quasi . nome era Guiscardo tii uoui di nazione umile . valletto del padre assai . ogui ora più lodando modi suoi . NOVELLA L esser potesse . avea per si fatta maniera nel cuore rice. . e altri . i5i . e in quella il dì seguente avesse (3) per esser con gli di canna mostrò: e poi quella messa iu un bucciuol (4) . e per costumi nobile più che altro . essendosi di lei accorto. (6j quella canna tiaforata oon cui li «oilia nel fuoco Yct acceudeilo. non età. sollazzando la diede a Guiscardo . (a) una nuova malizia ciò che a fare lei . t Seco pensò.. tra gli alui un giovane . Guiscardo il prese: (i) f togliendosi hanno le tutte le [ùù riputate edùioiii. il cui . vuta . ninna altra cosa tanto ritrovarsi lui disidcrando la giovane quanto di uè vogliendosi (i) di questo amore in alcuna persona fidare . occultamente un valoroso amante E e vergendo molti uomini nella corte del padre usare gentili . adunque amancon do l' un r altro segretamente . farannty con àuef/uraiuu altri. Ella scrìsse una lettera . si come noi veggiamo nelle corti i . a dovergli significare . V edi^ tic! 37. dicendo : farane (5) questa sera te.

e avvisando costei non senza cagione dovergliele aver donato e così detto. preuze una grotta cavata nel monte fatta . la donna teneva ) si come che da un si fortissimo uscio serrata fosse. Ed era fuori delle menti di tutti questa scala usata . s' era clie quasi ninno clic ella vi fosse . non . perciocché abbandonata era la grotta . quasi j da pruni e da erbe di sopra natevi era riturato la e in questa grotta per una segreta scala ( quale era in quale la una delle camere terrene del palagio poteva andare . e guardando la con esso se ne tornò alla canna e quella trovando fessa. l'apcrsej e dentro trovata la lettera di lei e lettala e ben compreso ciò fosse clie a fare avea. si ricordava sa è si Ma amore agli occhi del l' quale ninna co- segreta che non pervenga. partitosi sua casa. Alla qual cosa fornire certi . Guiscardo prestamente ordinata una fune con nodi e cappi da potere scendei-e e salire per essa il e sé vestito d' un cuoio che da' pruni difendesse . e diedesi a dare opera il dare secondo al palagio del modo da lei dimostratogli Era allato . molti di con suoi ingegni penato avea anzi che venir fatto le potesse d'aprir quell' uscio . l' altezza che da quello infìno in . memoaccioc- ria tornata alla innamorata donna si La quale . ché ninno di ciò accorger potesse. a- vendogli disegnata terra esser potesse . e sola nella grotta discesa e lo spiraglio veduto per quello aveva a Guis' scardo mandato a dire che di venire ingegnasse . la seguente notte allo spiraglio . giammai.il più contento uom.i5a GIORNATA QUARTA . fu che di dovere a lei an. senza farne alcuna cosa sentire ad alcuno. . perciocché di grandissimi tempi davanti . il quale aperto . il quale . di lunghissimi tempi davanti nella qual grotta dava alquanto lume uno spiraglio fatto per forza nel monte. aveva nella .

per quello collo (i) nella grotta . . lei dimorarsi e ragionare alquanto e poi partirsi 11 quale un giorno dietro mangiare (2) laggiù venutone ( essendo la don- na . di quel giorno si alli loro ac- tornatosi nella grotta Guiscar. festa si fecero E nella sua camera insieme venutine amori con grandissimo piacere gran parte dimorarono: e dato discreto ordine ciocché segreti fossero . non volendo nestre della tute . Ma la . e attese la donna . l' uscio alle sue damigelle se ne venne fuori la Guiscardo poi . in un suo giardino con tutte le sue damigelle ). insieme maravigliosa . più volte poi in processo di temfortuna . si calò. nella grotta di- scese . senza essere stato da alcuno veduto o sentito . (3] Dietro mangiare poco di «otlo diri appresto mangiare. e sola camera aperto V . lei torre dal suo diletto . seguente di faccendo sembianti di via le sue damigelle . La quale . n' nndtS : i53 e accomodato ben V uno de' capi della fune ad un forte bronco che nella bocca dello spiraglio era si il nato. uscio. sgabello. (5) Carello. dove trovato Guiscardo . e quivi con . iu\idiosa di cosi lungo la e di cosi gran diletto letizia de' con doloroso avvenimento rivolse in tristo due amanti plinto .NOVELLAI. . la notte vegnente su per sua fune salendo per lo spiraglio donde era entrato casa . in quella. trovaudo le fi- camera chiuse e le cortine del letto abbat- a piò di quello in un canto sopra un carello (3) (1) >Si collo. . se n' usci fuori e tornossi a E avendo questo cammino appreso po vi ritornò . ed ella serrato . Era usato Tancredi di venirsene alcuna volta tutto solo nella camera della figliuola . voler dormire Aerratasi nella mandate . entratosene . do . la quale Gliisnionda aveva nome .

e ripie- no di borra. gli volle . E per ordi- ne da lui dato '1 . come usati erano senza ac. così come era nel vestimento del cuoio impacciato fu preso da due e segretamente a Tancredi menato . quivi . . si dolente a morte alla sua camera tornò . ma col- larsi per calarsi al basso è più antico . addormentò E cosi dormendo fatto ave- Ghismonda - clie . usati erano e insieme schersi zando e sollazzandosi gliò . e con minore sua vergogna lungo spazio insieme corgersi di Tancredi scesi del letto. I due amanti stettero . e andati- sene in su letto . per potere più cautamente fare . . per si .. (i) e ne citano questo passo del Boccaccio. sgridare j poi prese partito di tacersi e starsi nascoso se egli potesse . all' uscir dello spiraglio la seguente . : quello che già gli era caduto . . Il quale. fatto a scacchi di più colori . e quando tempo lor parve Della quale Tancredi di- Guiscardo se ne tornò nella grotta. come . di sopra ha detto di Si calò. per isventura quel dì va venir Guiscardo dino lasciate le due damigelle nel giar- pianamente . guanciale di panno per lo più. . . i54 si GIORNATA QUARTA il pose a sedere j e appoggiato . poco Guiscardo si collo. se n' entrò nella camera : e quella serrata senza accorgersi clie alcuna persona vi fosse uscio a Guiscardo clie '1 1' aperto l' attendeva . ed ella s' usci della camera . come il •{ Gli Accademici della Crusca dicono che carello è propriamente . avvenne che Tancredi sve- e senti e vide ciò che Guiscardo e la figliuola facevano: e dolente di ciò oltre modo prima . . ancosi ra che vecchio fosse . quasi s' come se studiosaraente . da una finestra di quella calò (i) nel giardino e senza essere da alcuno veduto. notte in su primo sonno Guiscardo . nel? animo di dover fare . capo al letto e tirata si sopra sé la cortina fosse nascoso egli .

Ma disdicevole il suo Tcrbo disdire pif discom'enirsi . i. pre starò dolente Iddio che \i . non sappicndo nulla Ghismonda di queste cose do seco Tancredi presso mangiare n' . di ciò E or volesse ti poiché a tanta conducere dove- avessi preso uomo che alla tua tra tanti . dove chiamare e ser- ratosi dentro con piangendo le cominciò a dire: Ghismonda. dissimo affanno d' animo messo m' hai Dcput non sappien- (i) Dicex'oley EJii. veduto che tu di sottoporti ad alcuno . e H. cioè eonvenìenle . semricordandomi disonestJi . mai non mi sarebbe potuto cader nell'animo. nella camera fattalasl andò della figliuola lei . . e così fu fatto . onJc dilia il sdicevolcf cioè iconvenevole. Venuto il di seguente. nobiltà dccevole ( i ) fosse stato'. la ore dicevole non ha suo \nho dirsi fct convenirsi^ ma è voce <1a sé sola. che . varie e diverse novith pensate ap- secondo : la sua usanza. la mia beni- gnità verst>lenon avea mentalo fatta l'oltraggio e la vergo- gna la quale nelle mie cose m'hai . quantunque mi fosse stato detto . i^5 quasi piangendo disse: Guiscardo. NOVELLA L \ide . aven. nella nostra corte quasi come per Dio da : picciol fanin gran- citdlo infino a questo di allevato di che tu . né però molto spesso usata . .. che nò voi n»> io amor può troj)po più Comandò adunque Tan: credi che egli chetamente in alcuna camera di la entro guardato fosse . si come io og- gi vidi con gli occhi miei. se lo co' miei occhi non lo avessi . la mia vecchiezza mi serba. parendomi conoscere la tua virtù e la tua onestà. Al quale Guiscardo ninna altra cosa disse se non questo possiamo . eleggesti ma che nella mia corte n'usano Guiscardo .. giovane di vilisslma condizione. avessi non che ri- ma pur di che io in questo poco di manente di vita.'»a7. uomo fatto ) se tuo marito stato non fosse pensato . .

quello che tu a questo dei dire viso . e questo detto basso piàngendo si forte . di dire. e quete incrudelisca . .i5fi GIORNATA QUARTA che partito di te do io mi pigliare . il suo segreto amore esser discoper- ma . con asciutto viso e aperto e da ninna parte . preso perla tua gran sti follia quegli vuole che io ti perdoni . avvisando già esser morto il suo Guiscardo Per che fallo. ancora esser preso . l'ediz. né 1' altro voglio che mi vaglia e oltre a ciò in ninno atto intendo di rendermi benivola la tua mansuetudine e '1 tuo amore : ma il ver confessando . (2] Avveili questo Lellissimo modo . o ripresa del suo sa . come farebbe un . non come dolente femmina. disidero d' udire . fu assai volte il : ma pur questa viltà vincendo suo animo al- il viso suo con maravigliosa forza fermò^ e seco. vuole che contro a mia natura in Ma il prima che io partito prenda : . ma ditesallo Iddio che io trae 1' non farmi Dall' una parte mi amore il quale io ho sempre più portato che alcun padre portasse a figliuola ^ ed' altra mi . e poi Meco preso. avanti che a dovere alcun priego per sé porgere. prima con vere ragioni difender (1) "t la fama mia . Tancredi . e bollo in prigione) ho io già preso (i) parso che t' che farne 5 . del 27. Di Guiscardo ( il quale io feci stanotte prendere quando dello spiraglio usciva tito . di più non stare in vita dispose . trae giustissimo sdegno . bato cosi al padre disse . dolore ine- stimabile sentì e (2) a mostrarlo con romore e con il lagrime vicina tiero . fanciul ben battuto. né a negare né a 1' pregare son disposta perciocché né un mi j var- rebbe . come più le femmine fanno. ma come non curante e valorotur. . Guiscardo . Ghismonda udendo il padre e conoscen- do non solamente to .

io noi nego . ame- e .quantola tua poca sollecitudine del maritarmi e la virtù di lui. al . aver generata fìgliuola . si come da te generata di carne. E certo rn questo opposi ogni te . tiravano . Tancredi. Egli ò il vero . e poco vivuta l' . gli ozii eie dilicatezze possano . quanto io viverò. rò . dar compimento sistere . e per l'una cosa e per altra pie- na di concupiscibile desiderio. ti se abbia mostrato o co- me che tu sappi . che ancor son giovane. ncll' esercitato non dovevi dimeno conoscere quello che ne' vecchi . essendo tu di carne di carne . con fatti i57 la fortÌMimamcnte seguire . Alle quali forze non potendo io re- a seguir quello a che elle . si co- me giovane e femmina mi disposi e innamora 'mi. . m'avean chi che . non che ne' giovani . mniiifesto. che io ho amato e amo 1' e. a questo non mi indusse tanto mia femminile fragilitli. mia virtù di non volere che naturai peccato mi nò a nò a in me di quello a tirava quanto per me si potesse operare. Guiscardo non per . ti dovea. ti do- vevi e dei quantunque tu ora vecchio clienti e quali e con che forza vengano le leggi della giovanez- za^ e. vergogna fare. trovata e mostrata . Sono adunque si . senza sentirlo alcuno : io a' l' miei desiderii per- veniva e questo il . non di pietra o di ferro sia e ricordar . che sarh poco. se appresso la . anni come che armi tu uomo ti in parte uè' tuoi migliori sii . e . grandezza dello animo mio Guiscardo.NOVELLAI. accidente tolsi come molte fanno ma con diliberato . per la quale . quale maravigliosisper essere stata 1' aver gih ma- conosciuto qual piacer sia a cosi fatto desiderio . 8Ìme forte hanno date ritata . Alla qual cosa e pietoso assai occulta via amore e benigna fortuna . morte s' ama non mi rimarrò la d'amarlo ma . mi . F^sser .

guitando con più amaritudine mi riprenda ti dicendo (quasi turbato esser non avessi a questo eletto ) dovessi io . ~(2) la Vedi quanto questa definizione della nohillà sia più vera di quel- che ne fece Aristotile e Cicerone ed ogni altro (3) filosofo. noi d' una massa di carne carne avere e da u- no medesimo creatore forze . il chiama chiama i . nò ce n'ha punto bisogno. dignissimi a' Ma lasciamo or questo : e ragguarda alquanto principli delle cose tutti la tu vedrai . la volgare opinione che la verità se. me . che di lei . aperta. ella non è ancor nò guasta dalla natura nò da' buon costumi: . la quale assai sovente lasciando i non degai ad . mente non si mostra gentile e chi altramenti . . tutte . e quegli. e con savia perséverenza disio. e con avveduto pensiero a di me lo introdussi . l'anime con ìguali (i) con iguali potenze . colui che è chiamato difetto (a). . maggior . contraria usan- za poi abbia questa legge nascosa tolta via. e perciò colui che virtuosamente adopera.1 58 GIOUN ATA QUARTA ad ogni . e di lui egli lungamente goduta sono del mio . se io nobile uomo non . commette (i) Ragguarda (3) tra tutti tuoi f Iguali hanno ita affatto tutte le «dizioni che io n'ho consultate. consiglio elessi innanzi altro . del 27. In che non accorgi che mio peccato ma quello li della fortuna riprendi alto leva . La virtù primieramente noi che tutti nascemmo e nascia- mo iguali . 1' ediz. Di che cato pare oltre allo amorosamente aver pec- che tu più . che con uom ti di bassa con- dizione il mi son posta . a basso . Mart f Ragguarda adunque. E benché . ma colui che . adendo noìegua' le ed uguale. Questa voce è in disuso. con iguali virtù create . ne distinse . parte avevano e adoperavano nobili furon detti e ii rimanente rimase non nobile.

se pure in ciò alcuno inganno ricevuto stata avessi da te sarei ingannata . me far ti doves- se tu nella tua estrema vec. ad la si se' disposto : usa in me la tua crudeltà quale ad alcun priego porgerti disposta non sono . per avventura si se tu dicessi con povero con tua vergogna potrebbe concedere. nobili iSg . Molti re molti gran principi furon già . chiezza a far quello che giovane non usasti incrudelir . ninna laude da te data gli fu . e . glh ricchissimi furono e sonne. NOVELLAI. non m' ingannarono io lui operarla . di bassa condizione mi . uomini . quanto tu '1 commendavi in tutte quel- cose laudevoli che valoroso ? uomo . Chi commen- dò mai le tanto . dubbio che tu movevi. cioè che di cacciai del tutto via . dee essere comi mendato che e certo non a torto . se peccato èj t' perciocché io accerto che quello che di Guiscardo (i) Avere qui vai roba. L' xdti- mo si . cioè . tu dirai lui nobilissimo villani . sia vero Ma un to sì . Dirai dunque posta ? . la lor \irtù i lor costumi e le loro maniere : e d' altra parte quelle di Guiscardo . sla- ma . ma avere (i). che io con tu non dirai uomo il . la povertà non toglie gentilezza ad alcuno . come in prima cagion di questo peccato. ragguarda so tu vorrai senza animosità giudicare . che cosi hai saputo valente uomo tuo servidore mettere in buono . . ed esamina . e (|ucsti tuoi nobili tutti esser Delle virtù e del valore di Guiscardo io non credetti al giudicio d'alcuna altra persona. poveri e molti di quegli che la terra zappano e guar- dan le pecore. chò se miei occhi . che : le tue parole non potevano esprimere non vedessi . e più mirabilmente .. che a quelil lo delle tue parole e de' mici occhi .

. va' . . del 27. mento . alla figliuola e impoti gliele desse dicesse : il tuo padre manda questo per consolarti di quella cosa che tu più ami come tu hai lui consolato di ciò che egli più amava. me mi setnbran c[ui necessaire. dell' Conobbe il prenze la grandezza che animo del- sua figliuola. così il e trattogli il cuore a lui il re- Li quali . la se cosi ti par che meritato abbiamo. . . che Guiscardo lui la seguente . fattesi il venire erbe e radici velenose . notte stran golassono cassero. lei sì for- temente disposta a quello le parole sue sonavano. per un suo se. come delire. fattasi . ma non credette perciò in tutto . temeva avvenis- Alla quale venuto . e quella scoperchiata tese . Y ediz. se di il me non fai Or il siraigliante . levato il viso verso famigliare. con le fem- spander le lagrime. guardavano che senza alcun romore . il famigliare e col presente e con la parole del prenze . Queste parole lui e Con un medesimo colpo lui e me. le mie mani medesime mine a faranno. come il cuor vide e parole inil cosi ebbe per certissimo quello . prenze venire una grande e bella coppa d' oro il e messo in quella che quando cuor di Guiscardo il . se quello di che se le . e incrudelendo . loro era stato comandato. diceva . come . essere il cuor di Gxiiscardo (i) •{ Per che. via. Ghismonda non smossa dal suo fiero proponi. e comandò due . gretissimo famigliare segli mandò . così.. i6o fatto avrai GIORNATA QUARTA o farai . poiché partito fu padre quelle stillò e in acqua redusse ella per presta averla. con un me- desimo colpo (i) uccidi. con forte viso coppa prese le . il operarono Laonde venuto dì seguente. Per che da lei partitosi e da sé rimos- so di V olere in alcuna cosa nella persona di lei incru- pensò con gli altrui danni raffreddare a' il suo fervente amore .

e j)erciò ultime le quali render gli debbo giammai gli di cosi gran pre. . disse: ahi dolcissimo albergo di tutti miei piagli meladetta sia la crudclth di colui che con oc- chi della fronte or mi ti fa vedere . e di tale . l' amore grazie . Questo detto rivolta sopra la coppa. Lasciate hai le miserie del mondo e dal tuo nemico il medesimo . come che di morire gli occhi asciutti e con viso da niutia cosa spaventato proposto avessi^ e datoleti . adoperandol tu che tu già cotanto cara guardasti (1). pose Iddio nelP animo al mio dispietato padre . NOVELLA L disse: 161 non si conveniva sepoltura . . Assai m' . E cosi detto . . appres- satoselo alla il Lasciò . Venuto se' alla fine alla qual ciascun corre e le fatiche . sente da mia parte renderai . che a me ti con mandasse : e io le ti da- rò . ma ora più che giammai . e poi disse In ogni co- sa sempre e infìno a questo estremo della vita mia ho verso me trovato tenerissimo del mio padre l' . > • che vogliono che cuore sia seggio dell' anima. discretamente . e questo dice con il la opinione de' Platonici. Niuna cosa d non : mancava ad aver compiute esequie se le lagrile me li di colei la qual tu vivendo cotanto amasti 1' qua- acciocch(> tu avessi. si congiugner!:! con quella . chente la fortuna concedette ti se' spacciato . ciò ha il mio padre adoperato bocca . era con hai tei quegli della mente riguardarti a ciascuna ora il Tu tuo corso fornito . senza alcuno indugio farò che la mia anima . il cuor riguari dando ceri . la quale stretta teneva. . quella sepol- tura hai . che tuo valore ha meritata .. men degna che d'oro in a così fatto cuore cliente questo è. potre' io andar più contenta E con qual compagnia ne a' o meglio sicura luoghi (1) Cioè -queir anima.

con la mia . ma da compassion vinte tutte piagnevano pianto glio la. dinota terdella nov.. colei che ancor son certa dalla quale che è m'ama amata d' . . „ la donna avvisando che voi in alcun luogo (luincentro essi siale „ ec. disse : o molto j amato cuore più alti-o ogni mio uficio verso te è fornito . cuore questo lei . cominciò a versare tante lagrime furono a riguardare . tutta la bevve sopra e beil con la coppa in mano si se ne sali suo (i) f Qutneenlro i legge in alcuni testi. come meal- sapevano e potevano . nò mi resta a fare se non di venire . fosse o che volesson dire . zato capo . quasi accenna f. non intendevano . lei? lo son certa che i ella è ancora quicentro (i) letti : e riguarda luoghi de' suoi di- e come mia . in questa casa o in questa contrada: laddove quii centro rlstiigne termini mollo più. come in quelle parole cognati del. domandavano invano . che con . e rasciuttisi gli occhi . ma non approvano „ i cosi fat- ta lezione Deputati. senza fare alcun fem- mlnll romore sopra la coppa cliinatasi . anima a fé dare fare alla tua orcioletto . eom' spiegano. che le parole di . L'avverbio quincentro. luogo con mano come che sia intorno al letto. non altramenti che una fonte acqua nella avuta avesse. e molto più . piangendo . s' ingegnavano di confortarle La qual poiché quanto il parve ebbe pianto. morto cuore .1 62 GIORNATA QUARTA . qual mise nella coppa ove : cuore era da molte delle sue lagrime lavato alcuna paura vutala . compagnia E 1' questo detto si l' nel quale era la acqua che il di il davanti aveva fatta . seguente: mini larghi.. . non che In quelle propnu stanze. Le sue damigelle si che dattorno le stavano. e senza . postavi la bocca . e lei pietosamente della cagion del suo . che mirabile cosa il Lasciando infinite volte . cioè. a loro avviso. non conosciuti e de' miei . testa . . e Ghismonda con questa voce il (dicono essi).. aspetta la sommamente se E cosi detto.

piagnere di quello che egli ha voluto di Ma pure se niente quello . io tacitamente e di col nascoso con Guiscardo vivessi che '1 mio corpo morto .. io mi parto e velati gli ai occhi e ogni senso perduto (iosl di questa dolente vita 1' dipartì. Al quale na disse : don- Tancredi . la giovane al suo line esser venuta senil tendosi strignendosi al petto . a Tancredi ogni cosa avean mandata a dire lo 11 quale temendo di quel- che sopravvenne . nò a me ? le che non te le disidero Chi vide mai alcuno altro che . te 1' abbi fatto gittar palese L' angoscia del pianto non lasciò rispondere al ]»ren7. doloroso fine ebbe . cominciò dolorosamente a piagnere. morto cuore . e tardi con dolci parole levai tosi a suo conforto. cor- po suo sopra quello e al suo cuore accostò quello del morto amante 5 e senza dire alcuna cosa . NOVELLA L letto . . |63 compose il e quanto più onestamente seppe . . mollo pianto e tardi pentuto della sua crudeltà i con general dolore di tutti Salernitani onorevolmente a- meuduni in un medesimo sepolcro gli fé seppellire • . meno dare disiderata fortuna che questa . ti poiché a grado non che . disse : rimanete con Dio che . veggendo termini ne' quali era la . amordi Guiscardo e di Ghi. e udite . dove che tu . . che gih mi portasti ancora in te vive per ultimo dono mi concedi che . presto nella camera scese della figliuola nella qual giunse in (ju(?lla ora letto si che essa so- pra il suo pose. la fosse la ella bevuta avea . aspettava la morte Le damigelle sue avendo (jucste cose e vedute . smonda come . dopo . suo stea . serba coleste lagrime a . udito avete Li quali Tancredi . come che quale esse non sapessero che acqua quel.c. . Laonde . amore fu .

più per (l) "f la sua affezione cognobbe l'aoi- n pistoiesi colloca la voce seguisca tra le antiche. e incarcerato XjLveva la novella dalla Fiammetta raccomata su gli le lagrime più volte tirate insino in occhi alle sue . dove riconosciuto . il mio fuoco cominil Pampinea a se sentendo comanda- mento venuto. loro termini stare. . Pampinea ragionando come Fiammetta ha cominciato. particella di diletto te Jri . in forma lei: del quale piU volte d' uno povero d' il giace con poi per paura de' parenti di lei della casa pittatosi. né per .ieguisca e cunseguiscu dica segua o siegua. e comechè yrà dire c. si do- . tutte quelle una sola m' è data Ma lasciando al presen- li miei fatti ne' . Usasi tuttavia si anche oggidì ne' composti .. compagne : ma quella già essendo compiuta : il re con rigido viso disse poco prezzo mi parrebbe la vita mia a dover dare per la metà diletto di quello che cou Guiscardo ebbe Ghismonda nò se ne dee di voi ma: ravigliare alcuna j conciò sia cosa che io vivendo ogni ora mille morti sento. il quale informa uomo salvatico il dì seguente nella piazza mena . * 64 GIORNATA QUARTA NOVELLA IL Idrate Alberto dà a vedere ad una donna e di lei si che V A- gnolo Gabriello innamorato . . senza dubbio alcuna rugiada cadere sopra cerò a sentire . in casa uomo ricovera . andrà appresso. e da' suoi frati pre- so . voglio che ne' fie- ragionamenti e a' miei accidenti in parte simili seguisca (i): la quale se.

. meno . esso è per «TTcntura insanabile. secondo so la quaneccelse cosi tità de' danari loro lasciata da lui . Il quale ampia materia a ciò che m' ò stato proposto presta di favellare . T. e esami giik sopra Ja tanti ri- dotti. fosse licito a me di . del proposto da ridere dispose . come uomini che come lo . ma quasi come possessori e signori di cjuel- danti a ciaschedun che muore . lente luogo con questo prima medesimi credono . . che del comandamento so. Non con 1 speransa di DECAM. sforzandosi to si De' quali se. II. le voci umili e mansuete nel domandar altrui e altissime e rubeste in mordere negli altri li loro menon desimi vizii . che de' maggior casesi (i) era tenuto a Viuegia: del (i) la il L'eduìonc del testo Mannelli hacassesi: alcune antiche case $i: la Livornese come luogo Parmense casesi.1 . » che a dovere fuori . a dire una novella si senza uscir . IL le i65 sue pa- che quello del re per più disposta a dovei'e nhpiauto recrcar . loro lo . e poscia coloro che in ciò alle loro parole d' ingannare . un cosi fatto proverbio: chi è reo e buono è tenuto può fare il male e non è creduto . paradiso abbiano a procacciare noi. . Per avendo riguardo agli sì fatta Tarictà io reputo che falli>i la sia corrotto. convenisse . e cominciò Usano i volgari . . tosto dichiarerei a molli semplici qxiello che nelle lor cap- pe larghissime tengon nascoso Ma ora fosse piacer di Dio che cosi delle lor bugie a tutti intervenisse come ad un fiate minore non miga giovane ma di quelli . dan fede. NOVELLA ino dello compagne role. e nel mostrare so per torre. ed altri per » lor donare venire a salvazione il e oltre a ciò . mi e ancora a dimostrare quanta e . e perciò . quale sia la ipocresia de' religiosi li quali co' panni larglii e lunghi e co' visi artiiìcinlmente pallidi 1' e con . quanmostrare . più e . il re contentare .

i66 quale GIORNATA QUARTA sommamente mi gli piace di raccontare . Fondandomi perciò sopra quello che ho esposto poco avanti. in vece di cusesi. ardisco di rahhcrciare. un monaco dell'ordine di S. . più. nulla Ho poi veduto che Lucantonio Ridolfi nel suo Ragionamento stampato in Lione i557. non gli che bugia : . cioè del Caro. Cosi Assisi venne a dirsi Ascesi. senza gliere o aggiugnere alcuna lettera e. città d' La Assisi fu nel secolo del Boccaccio detta Àficlesi dagli scrittori. per al- quanto animi vostri . Ritornando to del Boccaccio. si In questa stessa Novella poco appresso. Francesco ad ascesi. in il Imola un uomo di scelerata vita e di corrotta qual fu cliiamato Berto della Massa gl' . pag. due h il una se la ne può togliere : e se si potesse scrivere Scesì. C. legge. 55. dirò liberamente ciò eh' io ne penso. forse con rìsa e con piacere ri- Fu adunque valorose Donne . chusciesi. al Cod. che direbbe corto. si E nel Commento di Ser Agresto. pieni di compassione per la morte di Gliismonda levare . maglia])echiano Palch. . almeno con hilità. alla lezione del codice magliabechia- no. 3g. (1) FIACCHI. ma piuttosto con quella di muovere altii iugegni più penetranti ad applicarci l'industila loro. Benedetto nel 1596. iSSg. inganno. alcuna proha. era tenuto a Vinegia . H Snlvini Discorsi Parte 3. Dante Par. trova stampato Scesi: Trifone un uomo perfetto. minelle ( I ) non aver luogo come disperato a Vine- sanailo. che . osservo che -nel sciitto da. Le cui vituperose opere molto dail Imolesi conosciute a tanto la recarono in . 23. non miga giovane cZe' quelli elio facile alle maggior eli ha Ascesi. spiega questo luogo del Boccaccio con riferirlo anch' egli alla città d' Ascesi. cioè legge: era la sua fama di santità in quelle parti troppo maggior che mai nanfa 11. V. che essendovi per un certo strascico di pronunzia . ma di E ])en come to- che nel concorso delle due a ne sia rimasa fognata una. p. . essere. e parente di san Rosso dicono luogo corroti. questo luogo cosi: un frate minore. ed discesi co- munemente a p. ma la verità non era Imola chi credesse per che accorgendosi quivi . fraude. correzione verrebbe ad ha Scesi. e" scrisse Caro. si Francesco da Scesi. dall' t in fuori dopo la rileva . di S. Gherminella. le sue gher. amico del nostro poeta. 8i. Rispetto . 66. Non dica Ascesi. n. Pwscio.

icifflunito. . da somma umillb soprapprcso mostran- dosi e oltre si ad ogni altro uomo . Ora avvenne che che chiama- una giovane donna bamba (1) e sciocca. uè mai carne mangiava nò piacesse . d' omicida . ed era sua fa- ma di santith in quelle parti troppo maggior. faceva era fedel commessario e dipositario nfiolti . teuM cenno.. e così fncla di lupo era divenuto pastore. gran predicatore divenuto. li) Bamho. di san che mai non fu Francesco ad Asciesi . 1' astinenza. altra maniera al suo malvagio adope. Né un ne fu apjìena avveduto alcuno . lui . che di ladrone . di subitamente fu i ntlìinno di falsario. e guardatore di denari di confesserò e consigliatore quasi della : maggior parte degli uomini e delle donne cendo . »i 167 trasmutò. sempre veduto altare .. quando celebrava la se da molti era . NOVELLA già d'ogni bruttura ricevitrice II. •ornipiato. . e quivi pensò di trovare rate . egli seppe in si fatta guisa \ iniziani adescavi si che egli quasi d* ogni testamento che . che l'atto non avca in altra jiarte E quasi da conscienza rimorso delle malvage opere nel preterito fatte da . divenuto cattolico andò e fece Irate miiioi*e : e fecesi chiamare frate a far Alberto da Imola e in cotale abito cominciò per sembianti una aspra vita e a la commendar molto gli penitenza e . piangeva passione del Salvatore le sì conio le colui al quale poco costavano in brieve tra colle sue lagrime quando le volea . senza aver perciò ti predetavesse vizii abbandonati quando nascostamente metter in opera all' . beveva vino se quando non avea che . E prediche e li sue la- grime re . gli potuti E oltre a ciò fattosi prete .

e parendogli terreno da' ferri suoi (5). Al quale ella con un mal viso rispose in : deh messer le lo frate . volubile. (2) •{• nome di quelle sole Questo tulli. la- sciare amare né da né da quale Quante ce ne le vedete voi. santo frate lei La quale essendogli essi a' piedi tutti . se io ne volessi. barca. se io ne volessi ma non tale sono le mie bellezze da . eran venuti a capo di stabilire un dei più saggi e riputati governi che allora fossero nell' (5) al Europa Bergolo. dra . cioè presto da' credere e muoversi. son (3) avendo parte detta de' fatti suoi (2) bergoli ) fu da frate Al- berto addomandata se alcuno amadore avesse. 1 68 GIORNATA QUARTA madonna Lisetta da ca (i) Quirino. . che fu un fastidio ad udire. mi par troppo. di lei subitamente e oltre modo s' innamorò le : ma . per gl'interessi del papa o a' fatti imperatore. Frate Alberto conobbe incontanente che costei sentia dello scemo . . moglie d' clie era ta fu un gran mercatante. . al leggieri. si come co- che viniziana era ( ed . mentre gli altri cittadini erano intenti a s])andcggiarsi gli dell' uni . così detta si Veneziani perchè di leggieri (/() rivolta \ L' edizione del 27 ha troppi rC avrei degli amadori. (5) A terreno dolce vanga di legno. le cui bellezze sien fatte sarei bella nel paradiso . Badate bene che. lezione ritenutasi nella stampa del 1718. messer Giovanni mio. M. come mie? che E oltre a ciò disse tante co- se di questa sua bellezza.. che noi diremmo corr/io . . premettendosi famiglie che erano dell'ordine patrizio. . e potrebbe i far vedere un po' di ruggine e d'animosità contea i vostri Veneziani. andato con le galee in Fian- s'andò con "altre donne a confessar da questo . . quésti bergoli at- tendendo loro. da vergalo. ri- serbandosi in più comodo tempo lusinghe pur (1) f Ca è voce accorciata da casa. non avete voi occhi fatte capo ? paionvi mie bellezze come quelle di queste altre? Troppi n' avrei (4). Non iisavasi nel dialetto al vene- ziano se non nel senso Ai famiglia.

Disse allora donna mestola : : e chi vi ga. ed altre sue gli noveHe: per che bestia . : ragionandomi voi della vostra bellezza ciocchù si vi dissi per- fieramente la notte seguente gastigato ne fui. stato al- quanti di casa sala preso un suo : fido compagno altri esser : n' andò a in . nò prima mi potè' volgere per veder che io che mi vidi sopra un giovane bellissimo il con un grosso bastone in mano . stlgò cosi Disse frate Alberto . che mai poscia da giacere non mi son potuto levar se non oggi ? . madon. una le si e non potendo da gittò davanti ginocchioue e disse madonna che . che tutto mi ruppe sti 11 j quale io appresso domandai perchè ciò : fatto avesse ed egli rlspOvSc perciocché tu presume- oggi di riprendere le celestiali bellezze di . la quale. Per che frate Alberto non volendola troppo turbare fessione . A cui egli rispose che era Agnolo (1) Gabriello O signor mio . madonna con lei . la donna gli disse che csi era una e che egli non conosceva che fosse più una l)ellezza che un' altra . NOVFXLA per mostrarsi santo . andar via con V altre E . amo l' . io vi priego per Dio mi perdoniate di ciò io domenica. Lisetta e trattosi da una parte veduto . na Lisetta la quale io . ma Angelo . fattale la con. dissi io . a' piò . (i) mignolo non mai (liste il Pctntca. io vi priego che voi mi perdo«iroprc. U.. tante mi die . da Dio in fuori : sopra ? ogni altra cosa L io allora domandai chi siete voi . io il vi dirò Stando- mi pre io la notte in orazione . presomi per cappa e tiratomisi . 169 quella volta cominciò a volerla riprendere e a dirle che questa era vanagloria. si come io soglio star sem- io vidi . subitamente nella mia cella uu grande splendore ciò fosse . la lasciò . .

GIORNATA QUARTA Ed egli allora disse : niate e io ti perdono per tal convellente (i). frate . se voi volete guasta- fatti vostri che la più avventurata donna dis- che oggi se sia al mondo Questo Agnol Gabriel mi gli che io vi dicessi che voi piacevate tanto. ed ma più spesso egli (1) sì convenente àoh con questo paUo. do queste parole alquanto disse le : . voi vi guardiate di non non dire ad alcuna persona che re i sia nel . farà tristo egli per tutto poi il tempo che tu ci viverai 1' Quello che mi dicesse. do per rarsi me che a voi vuol venire una notte j e dimo. to disse madonna j poiché perdonato m' avete io 11 vi dirò volentieri ma una cosa vi ricordo . che io vi dica . . scipito. che più . . che tu a lei vada. io . e infiao ad ora acciocché più non vi sia fatto io vi perdono sì veramente che voi disse. di voi m' incresce. _ quando Per volete che egli venga tal ed in forma di cui. io ci tornerò e darottene tante che . Frate Alber. come ella tu prima poti e faccili perdonare . mondo siete . . trai . Proverbialmente. che cosa. e verissime tutte le credea e dopo . di poco senno. non ve oso dire. non io ti perdoni. godeva tutta uden. volte a starsi con voi venuto la notte sarebbe fosse per se non non ispaventarvi . . usa veramente . se prima non mi perdonate Donna zucca al vento . perciocché egli è agnolo . dove .1 7o . ed ancor (2) alle folte. una pezza con voi forma d' e . 5 e . agnolo voi noi potreste toc- dice che per diletto di voi vuol venire in forma' : uomo e perciò dice che voi gli mandiate a dire . se Dio m' aiuti. male . io vi diceva bene : . Ora vi manda egli dicen. e con questo palio. e venendo in care d' . -vale con c/ueslo. mi diciate ciò : che l'Agnolo poi vi . Alberto che mie bellezze eran celestiali ma . la quale era anzi che no un poco dolce di sale (li).

che a lui stesse di venire in qual forma volesse . e. . Allora disse fraj te Alberto madonna voi parlate saviamente e io ordinerò ben con lui quello che voi mi . due si edii.luta di (^rcllro «olii. dite . quanto egli starh . avesse paura . s\ pareva . cit ti-l Vocah (4) Donna poeojila dice par ùclierno alle donne Ja nulla. tanto si starà 1' anima mia in paradiso Disse allora donna poco fila (4)? ben mi piace: io voglio che in luogo delle busse. con voi . ben venuto che . purch è : ella non . se Madonna 1* baderia (1) allora dis1' che molto ) le piaceva se Agnolo Gabriello lui . e mettcralla in paradiso. 171 donna che \iva di che voi più che altra tener vi potete beala. che voi abbiate questa conso: lazione . ed egli entorrà in me. egli troverebbe . le quali egli vi diede a mie cagioni . quale ora (3) egli egli fosse il volesse a la venire . tutta sola nella sua camera : ma con la questo patto che egli 1' non dovesse lasciar lei per Vergine Mariaj che to era detto che egli le voleva mol- bene : ed anche . le t Qualoia. e a voi non costerà egli niente e la grazia ò questa che voi vogliate che . chò in ogni luogo che : ella il vedeva le stava ginocchione innanzi e oltre a questo.NOVELLA egli ci verrh : II. Allora disse frate Alberto or farete che que- sta notte egli truovi la porta della vostra casa per mo- (1) (a) Baderia tletlo jtcr ìschcno di femmina frrmpia r rlic silialort-ht^ ^Ffittitrtn alr\xn\ «lirono rssere (li un'antica moneta Tcnetiana d' ai^ gentil (-^) vi. ama- va perciocch ò ella d' amava ben né era mai che accendesse da- una candela vanti un mattapan (2) non il gli dove dipinto lei vedeva: e che. Ma voi mi potete fare j una gran grazia . venga con questo mio corpo farete grazia : E udite in che voi mi che egli mi trarrh 1' anima mia di cor- po.

qual cosa con donna Lisetta trovandosi. al letto an- dasse . Latino. le toccava 1' cui la camicia mille anni parendole che . 1 72 GIORNATA QUARTA egli possa entrarci . che corrono al palio. carceres. quando tempo . trasformato se n' andò a casa la donna entrato si . come . riiigalluzzare I^ar galloria vale galluz- ~ (i) Le mosse il è quel luogo ove i cavalli. gonfiezza. . che era (2) Galloria: schiainazzo. La quale. E avu. con con- fetti buone cose incominciò a confortare . con sue frasche . non agnolo ed altre . notte fu se n' entrò in casa d' una sua amica dalla quale altra volta aveva prese le mosse (2) le quando andava gli a correr giumente . gli s' inginocchiò innanzi e 1' Agnolo la disse e levoUa in piò e fecele segno che 11 . umano non per . acciocché di legger non fosse da cavai gittato ta la licenzia . e in quella . che portate avea in agnolo trasfìguròj e salitosene suso. che ella volonterosa d' ubbidire fece prestasi mente e l'Agnolo appresso colla sua divota coricò. die le gambe stiano in su la per- sona. do che corpo re se : perciocché vegnendo in . . alterezza come mostrano . Avverti questo modo figurato. 1' come egU verrà non potrebbe entrauscio La donna rispose che fatto sa. comin- ciano (i) corso. Era Per frate Alberto bello uomo del corpo e robusto e stavangli troppo bene le la gambe in su la persona (3). 1 galli. se n' entrò nella camebenes' ra della donna. come questa cosa così bianca j vide . parve.. . re . E di quindi . che non . Agnolo Gabriel- lo a lei venisse Frate Alberto pensando che cavalieesser gli convenia la notte s' . Allegrezza eccessiva manifestata con gesti zare. ed ella rimase faccenil do sì gran galloria (i). con uno compagno . rebbe Frale Alberto si parti .

e tomossi al compagno suo . se io : A cui frate Alberto disvoi steste madonna . se u' ana frate Alberto . nllra giacitura facccndolc che In notte luaritu forte si . non so. e novelle gli disse dello Agnolo Gabriello^ e ciò che da lui udito avea della gloria di \ita eterna e come io egli era fatto. come desinato ebbe presa sua compagnia . na . 173 il morbida . NOVELLA fresca e n. tale parrh segnale parecchi dì farò oggi Disse allora frate Alberto: io ben una cosa che spoglierò . non feci già è gran tempo il che io mi per vedere se voi dite vero . aveva buoua fem- mina dò della casa fatta amichevole compagnia « La don. di che ella chiamò per contenta: e . co' suoi arnesi fuor se n' uscl . egli ne portò subita- mente l'anima mia che mai non se ti'a tanti fiori e tra tante rose (i)» ne videro di qua tante. Non . acciocché paura non avesse dormendo solo . io mai iuGno mio corpo si . \egncndo egli a me. ve '1 dich' io ? disse la don- na: il vostro corpo stette tutta notte in braccio mio granil con l' Agnol Gabriello j e se voi ììk non mi credete gua. e dogli fatta la vostra ambasciata. quello che divenisse. multe vullo volò senza ali . al quale la . non so come con lui : so io aven- bene che stanotte. e stettimi in uno de' più dilettevoli luoghi che fosse il a stamane a mattutino. tatevi sotto la poppa manca all' dove che io diedi egli vi un si dissimo bascio Agnolo. . aggluguendo oltre a questo maravigliosc favole. .. . E al- dopo molto cianciare. oltre a ciò molle cose il le disse delia gloria celestiale Poi appressandosi di dato ordine al ritornare. la donna se ne tornò a casa : (1) Fiori e rose dic« qui puUndo sùoccunente « studio con una •ciocca. .

disse : comare egli non si vuol dire. molte volte senza alcuno impedimento ricevere Pure avvenne un giorno che. là Rolli . Disse la donna comare fa voi siete errata } per le : piaghe di Dio egli e dicemi che io gli il meglio che mio marido (5) egli si fa anche colassù . la sua innanzi ad ogni altra . è vostro intendimento e dicevi egli dee bene esser così 5 ma . 174 la quale in GIORNATA QUATITA forma d' agnolo frale Alberto andò poi . (4) (5] Maremma Marido o presso. . è detto venezianamente marito . (3) dice di persona leggieri. : . Allora la donna . altri non si conoscea . e insieme di bellezze quistionando per porre che poco cui la tre. rivolgerebbe (i) cosi di leggiero . o di scarso talento. essendo madonna Lisetta con una sua comare. o di : dal mare. o avere poca si levatura. è V ytgnolo. e disse In fé di Dio madonna . ma perciocché . in m' ama si come la mi dica che maremma (4). . più bella donna sia nel . il quale più che sé . in verità voi tacereste dell' al. _ (2) Levatura: essere di poca. . Per quello che intendo dire vale per paesi . o piccola levatura. . si come colei sale aveva in zucca . che piccola levatura (2) avea . non si rimoverebbe dal fuo sentimento. per quello che egli mondo o . . La comare allora . . La comare vaga d' udire si come colei che ben la disse madonna voi potreste dir vero ma tuttavia non sappieudo chi questi si sia. lo Gabriello . paio più bella che ninna che ne sia in cielo s' è egli innamorato di me . temie per farla più . ma l' intendimento mio (3) è l'Agno.. ebbe voglia di ridere avanti parlare ma pur si . disse : se voi sapeste a mia bellezza piace. se r Agnolo Gabriello questo . io non credeva : che gli agnoli facesson queste cose . e viensene a star meco bene spesso : mo vedi (1) Cioè.

. fondo v'era grande. ne ven- a frate Alberto agli orecchi la .. NOVELLA vw (Ji) ? n. furono . o rLa la fama esce (3) n Fuor <1' una bocca. prestamente se n'entrò pregando un buono 1' uomo . finestra. una notte andatovi lei . io Potta per agguato infinito cresce^. loro ordinatamente raccontò il la novella Queste domie dissero a' mariti e ad altre . per ripren- donna che i . che dentro la vita . si levatosi. gli altri i questa cosa venne agli orecchi lei . il quale . co- gnati di li ([uali . di ne fu tutta ripiena Vinegia (?. e ragunatasi ad una festa con una brigata di . e di sapere se egli sapesse volare.) a' ([unii Ma . in una casa. donne. senza alcuna cosa dirle si po- sero in cuore di trovare questo agnolo. v' era . appena spogliato l' era . i. . e quindi Il glttò nell'acqua. v'era. perchè quivi a . e quelle a qucll' altre e cosi in . e più notti stettero in posta (3) Avvenne che ne der s' di questo fatto alcuna novelluzza . meno tra di due . convenendogli andare a far sue bisogne. si che male alcun non fece : e notato dall'altra parte del canale. che aperta . ove 175 Lisetta olla . nel (1) (a) Mo vedi cu? parimente Tcnesiano: ora vedete volt Dis«e r Ariosto: ^ buona o ria » Glie tosto. ed egli sapeva si ben notare . . nire Il furono uscio della sua camera per aprirlo ci<^ che frate Alberto sentendo. cognad di all' che veduto avevan ve. donne . quella ora e ignudo fosse Il buono uomo mosso a pietà.'i non avendo il altro rifugio. e avvisato che era. La comare partltn da madonna le parve mille anni che ella fosso in parte po- tesse queste cose ridire. aperse una qual sopra maggior canal rispondea. che per amor di Dio gli scampasse sue favole dicendo.

disiderando frate Alber- to d' uscir di quindi gli disse il buono uomo : qui fac- non ha modo alcuno. esser desso . avvi- sò colui che in casa avea . . . e sconsolata lasciarono stare gli arnesi dell' . In questo mezzo fattosi . vi . menato ha si dove gli Se voi volete anzi che spiar . né si sapeva s' elle divenuto se ne fosse . che conosciuto non cognati della donna . e chi d' una cosa di san e chi d' un' altra : e in su la piazza . e dissegli die quivi iufino alla sua e dentro serratolo . e cosi fu fatto E appresso questo . Come che duro paresse a . ultimamente e a casa lor tornarsi . se n' era volalo: di clie quasi scornati lei gran- dissima villania dissero alla donna. io vi potrò menare dove voi vorrete . a riconosciutolo dopo molte novelle con lui trovò modo che. avvisando che voi in alcun luogo quincentro siate se le guardie per tutto hanno mesfra- per avervi . venuto- sene . r ali. possa che voi qui che io in alcun di questi modi vi meni ti . essendo buono uomo in sul Rialto udì di- come r Agnolo Gabriello era la notte andato a giacere con madonna Lisetta e da' cognati trovato. gli facesse venire cinquanta ducati . s' egli non volesse che a' cognati di 5 lei il desse. uom salvatico. per che prestamente . s' era per paura gitlalo nel canale : . . con il Agnolo il . già in uno non voleste. se ciamo oggi una vestito a festa . camera tro- varono te Agnolo Gabriello quivi avendo lascia. di chiaro re . la qual fornita è finita la festa 5 e poi ciascun va con quel che . 3 altrimen- non veggio come siatej e i uscir ci possiate . I cognati della elle l' donna entrati nella . E là . Marco piace siate fa una caccia.ijG suo Ietto il GIORNATA QUARTA mise . Noi nella quale chi mena uno uomo modo si d' orso. tornata ti si slesse andò a fare i fat- suoi. e chi a guisa d' .

(uj Venezinnaiiicnlc citi è quello f f Vvucziaiiaincntc che xe quel? non Tak ehi è qurgliì^ ma ehg è quello ì cioè che cosa è quellaì . tp Alberto 177 pur. quale di cielo in . in luogo rilevato ed alto . Ma poiché costui vide le piazza il ben piena faccendo sembianti di volere scatenare vatico . da Rialto venuti v'erano. ter« ra discende la notte a consolare le donne viniziane Co- li) Ironiramcntc . venuti gli . che aveva de' parenti della donna disse a costui condusse il e dove voleva esser . io voglio che il voi veggiate l'Agnolo Gabriello. due gran al cani elle dal macello avea menati . erano gente senza là Questi il pervenuto . suo . e quegli ancora che udito il bando fine . uom sal: a frate Alberto trasse la il maschera dicendo signori. fuori . r andare in cotal guisa. legò ti suo uomo selvatico ad una colonna : sembian- faccendo d' attendere la caccia . davan grandis- sima noia. dall' altra . mandò uno 1' Rialto che bandisse che chi volesse veder la piazza di Agnolo : Gabriello andasse in su leallh viniziana san Marco e fu al- (i) questa. e non si acciocché voi non siate venuti in vano. menato e come me- nasse era contento Costui avendol già tutto unto di di mele ed empiuto di sopra penna matta e messagli . poiché fa.. dopo quanto il menò la e miseselo innanzi. (a) ? ) ^' condusse in su eran dietro . e andandol . la paura . E questo fatto. . una catena in gola e una maschera in capo dall' e datogli una mano un gran bastone e . al quale le mosche e' tafani porciocchò di mele era unto. NOVELLA n. per vi si . porco non viene alla caccia. tenendo per catena di dietro tutti nou senza gran romos' redi molti (che dicean che è quel? che s'è quel . la piazza dove tra quegli che . cioè non /ti lealtà.

quivi vennero e gittatagli una cappa in dosso. dopo misera vita . e oltre a questo per lo viso gettandogli chi una lordura e tennero . me la fuori. . prode. lungo andare come i meritato avea . e scatenatolo. e male adofarsi 1' perando. utile: io molli altri luoghi Taira valorosa. si crede che egli morisse. cosi fu frate Alberto incontasi nente da conosciuto: contro al quale levaron le grida di tutti dicendogli le più vituperose parole e la gliiotton si maggior villania die mai ad alcun dicesse . uom selvatico convertito.. non essendo creduto. in. . gagliardo. tjd GIORNATA QUARTA maschera fu tutti . ardi di Gabriello . no dove incarceratolo . non senza grandissimo romor dietro infino a casa loro nel menaro. prò (i) pianse peccati commessi Cosi piaccia a Dio che a tutti gli altri possa intervenire (i) Pro qui xaì /rutto. fino a sei di loro mossisi. Cosi costui tenuto buono. a . vituperato . tanto chi un' altra^ e cosi grandissimo spazio il che per ventura la novella a' suoi frati pervenuta. Agnolo senza e di questo in .

seguite appresso con una migliore : . seJ illius stilìeiatem ti/Jerunl ob iterala invcntìonum . sovra so stesso al(|iianto slette. udita la fino del novellar di Pampinea . . e in povertà muoiono . quali igual- mente mal capitarono fiy Parlaniìo Taropo GailJi poco di loro amore esseudo ili questa Not. per ubbidirvi. terzo amante con la . quaedam verbo Il i Gaddi scrupoleggia troppo slitìcaraenle su questo dettaglio di nomi. le medesime coae in umfironto di quel- lo del Boccaccio. e presi il confessano e per te- ma di morire con moneta la guardia corrom^ . se esser può. J7 llostrato. ne fa Im •^uente est rf/Vf j crìtica: Sueeedens fabula Iriwn soromm tiim eiMiUnel. l' limante della quale l* uccide . pono quivi e fuggonsi poveri a Rodi . e con la prima si suo amante uccide. e poi disse verso di lei : un poco della di buono . . se ptire m. et casum eurioqua» tra lineae rude» viilentur et impoUtue. La : Lauretta ridendo disse ti troppo siete contro agli amane crudele .«79 NOVELLA Tre gim^ant (i) amano fiiggf*no in Crcti . ne conterò una di . : non vi fasse Poi alla Lauretta voltato Donna . e che . fu nella fine vostra novella ma il troppo più vi fu innanzi H quella da ridere . li io. il fuggo : enne incolpato terza siroccliìa . che avrei voluto che stato diss<. tre sorelle e con loro si La maggiore per gelosia il La seconda concedendosi al duca di Greti scampa da morte la prima . quali sono enunciali con iMstwnte chiarcna e con naturaleua maginorc di qucUa del periodo die e^lì propone per csiirìmere Mart. IH. mi piacque . .ilvagio fine disiderate di loro tre.

. donne come di . ogni ragion cacciata . donna che leggi. e il furore essere di grau noia e di pericolo forte petto ci accioc- ché da quella con più l' amor di tre giovani e d' altrettante . subito e inconsiderato da senti. . tornar di colui che l'usa gli altri eli e e e tra con più ab. sospinge Né è di . sopra dissi per l' ira d' una di loro di felice essere (1) f Questa voce ha due uscite nel numero del meno. Laonde veggendoci a ciò naturalmente inchinevoli . Giovani Donne .1 8o 5 GIORNATA QUARTA e cosi detto . redina e re- dine. guardiamo (2). e ardevi con le fiamma più . si come voi apertamente può in gravissima noia molte volte d' altrui : potete conoscere ogni \izio . . gli uomini a male ) più delicate che essi non sono e molto più mobili . accende . nondimeno già con maggior leggier- è nelle donne veduto^ perciocché più s' mente chiara in quelle . e appresso lagguardato sia di come la nostra manira suetudine e benignità agli gran riposo e di piacere l' uomini co' quali a costumare abbiamo. è che un movimento . e con meno rattenimento . bandonate redine (i) ne' nostri pericoli : ne trasporta mi pare che l' ira sia quello la quale niuna altra cosa . redine e redini. M. che nelle dure e più 1' e noi pur siamo (non abbiano . ciò maraviglia perciocché . (2) Nota Len. ta tristizia sospinto gli il quale . e due nel numero dfl più. E come che questo sovente negli uomini avvenga e più in uno che danni s' in uno altro . e così . goduti incomiaciò . e in occhi della mente avendo di tenebre offuscati ferventissimo furore accende P anima nostra . se ragguardar vorremo vedremo che gravanti il fuoco di sua natura più tosto nelle legs' gieri e moi'bide cose 5 apprende.

voi sa|)ctc . mondo . che la tornala di ^^ar- nald. Delle di età di quindici s' due nate ad un corpo erano j anni . tra'4uali ne fu un chinuialo INar. s\ come . E già buona pezza goduti . ed eran di tempo maggiori die quali le che maschi erano. Maddalena la terza era Berlella Della Ninetta era un giovane gentile uomo. essendogli stalo dalla Ninetta mostrato. Erano nomi delle due prime . quale con sua mercatanzia era andato inlspai gna ta . mato Folco e 1' altro Ughetto. I a . la terza civeva quattordici uè altro attendeva per li loro parenti a maritarle il . l'un della Maddalena e l' altro della Bertclla s' innamorarono. in- namorato quanto più potea avcvan saputo adoperare persona del . II. . fosse . marina posta antica e nobilissiiua citth e già Tu di ricchi uomini e si di gran uiercaLinti più copiosa ette oggi non vede. T. IlL i8i intendo con la mia novella mostra l'vi. uomo . essi godevano del loro amore u' erano . . E con loro presa dimcstichez- (i) àìjetli yn biiogni. morti padri loro ed essendo rimasi ricchissimi. DECÀM. e la giovane di lui . dell' una Ninetchiamata e dell' altra . quale d' una sua donna avca più de' quali tre n'erano gli altri femmine.NOVELLA divenuto infelicissimo . quando avvenne l' i che due giovani compagni de' quali uno era chia. . di unzione infima . Marsilia la . è in Provenza sopra . nald Cluada fede . j e si che senza saperlo alcuna . . Della qual cosa avvedutosi Kestagnone. avvegna che povero chiamato Restagnone . ma di chiara e leal mercatante il senza misura di possessioni e fi- di danari ricco gliuoli . pensò di potersi ne' suoi difetti (i) adagiare per Io costoro amore Att(tU .

che si pigli ad offesa met- tere in dubbio le proleste dell'amor suo. . la nostra sia usanza (i) vi può aver renduti cerclie io vi quanto l'amore porto. disse loro: carissimi . grandissimo amore delle due giovani amate da voi ardete . e io della terza loro sorella vi vogliate . soggetti a non avere il veruno. nel suo Galateo o sia trattato di Luona creanza biasima il costume di quelle parole di llestagnone ove dice: voi. e che io per voi adopererei quello che io per perassi: e percioccliè io lo me medesimo adonel- molto . in casa sua cliianiatigli. ma amano vi è e disamano nello stesso tempo. né amator sì delicato. se le vostre parole non mentono: di perchè non si dee recare in dubbio la fede altrui. per vedere se poteva indargli. role . e i giura- menti degli amanti sono. il quale è questo Voi : siete ricchissimi giovani quello che non sono io dove voi vogliate recare le vostre ricchezze (j) (2) Avveili usanza per amicizia. vedendolo scordarsi che in a- more mente gli uomini egualmente che la donne non solamente cangiano i facil- gli affetti. i83 za . (3) Mi dei il cuore per mi basta V animo avvertilo . e per quello ancora che ne'vodi stri atti e di dì e di notte mi pare aver compreso . . v' amo. GIORNATA QUARTA or l' uno e or 1' altro e talvolta le lor araenduni la gli ac- compagnava a veder donne e sua : e quando parve dimestico assai e amico di costoro esser gli un giorno giovani ti . Mart. Ci reca non poco maraviglia monsignore in questa critica. ove voi trovare Al quale ardore mi dà il cuore (3) di accordare . . . Monsignore della Casa. quello che animo caduto mi sia intendo di dimostrarvi^ e voi appresso con naeco insieme quello partito ne prende- remo che vi parrà il migliore \'oi se le vostre panon mentono (2). . assai dolce e piecevole . Restaguone voleva assicurarsi le s5 veramente Ughetlo e Folco amavano egli due sorelle con tanto ardore quanto amava la terza. come en'elto voti dei marinari. rimedio . a fuggirsene tutti insieme con lui. grandissimo ìmitalor del Boccaccio.. siccome fece.

in i83 con voi imieuie di uno y e me far terzo |x>ssoditorc quelle. quel farebbono che sa ella volesse . bencliù pare qui che Bnccaccio intenda furae Creti per tutu r isola. e che le sorelle. erano apparecchiati di cosi . NOVELLA m. in questo. ragionò s' ingegnò di farle questa impresa gli Ma : poco malagevole fu .. È Creta quclF ùola sul mare Egeo che il o^ ilicoDoCiiiuIia. ciò cbe co' giovani detto avea e con molte ragioni piacere . e CanJia ^K:r la terra princijMtle . sciarlo Li due giovani le lor giovani . li ordinasse Restagnone a' due giovani tornato. gli disse che ogni co- opportuna intomo a ciò . E fra so diliberati di doverne in Grele quali (i) andare. quanto più tosto potesse. A voi sta il prender partito in volervi di ciò consolare o . vendute alcime possessioni (l) Creti per ave- Creta. che modo ardevano u- dendo che che avrebbono. avuta (juesta risposta da' giovani ivi a poclii giorni si trovò con la Ninetta. dove questo seguir dovesse. . non penar troppo a diliberarsi essi ma dissero. viver {K)tremo li più conornai la. tenti uomini che altri che al mondo oltre sieno. fare. il quali molto a ciò che ragionato avea loro disse loco sollicitavano l' che dalla parte delle lor donne opera era messa in ti assetto. dimorato . . nudare n vivere in fallo lioUi vita con quelle senza alcun mi d^ il cuor di fare che le tre sorelle con gran parte di quel del padre loro con esso noi dove noi an- dar ne vorremo ne verranno } e quivi ciascun con sua . e massimamente . e dilibcraru in che |)anc del mondo vogliamo . la a guisa di tre fratelli . alla quale non senza gran mala- gevolezza andar poteva : e poiché alquanto con le lei fu . perciocché essa lui esser sen- molto più di za sos^ietto lui disiderava di jxtter con per che essa lìberamente rispostogli che le piaceva. llestagnone.

che 1' aspettavano. . non credevano tanto vivere Per die . spezie di naviglio. una saettia (i) di gran comperarono. e d' ogni altra lor cosa denari. 1 84 GIORNATA QUARTA titolo di voler vano. sotto con denari andar mercatanfatti do. i novelli amanti gioia e piacere primieramente presero del loro amore. con cani e con uccelli e con con le lor cavalli in conviti e in festa e in gioia i donne più contenti uomini del . punto sero a rattenersi in alcuno luogo. monsenza dier de' remi in acqua . che a ciò pervenissero salire sopra la saettia venuta la notte che . D' altra parte la Ninetta che del desiderio delle sorelle sape- va assai 1' .. di quello grandissima . e quella segretamente armarono vantaggio (2) . granJissimamenle. e andar via e . andaron via e d' un porto anzi che l' in uno altro impedimento giunsero in Greti belle possessioni comperarono ottavo di fosse . la seguente sera giun- Genova dove . trovarono: la saettia : con li quali senza alcuno indugio sopra tate . senza alcuno dove grandissime e alle quali assai vicini . . . fatto accese clie esse . . Jat.. . rinfrescatisi che avean bisogno . {orse feluca Di gran vantaggio. il termine dato. li lor tre amanti . mondo in tal a guisa di baroni co- minciarono a vivere E maniera dimorando (1) [1) Saettia. con dolci parole in tanta volontà di questo . di ciò E . e aspettarono . quantità di denari e di gioie trassono e con esse di l' casa tutte e tre tacitamente uscite secondo ordine dato . quam maxime. dovevano le tre sorelle aperto un gran cassone del padre loro. di Candia fecero bellissimi abituri e dilettevoli^ e quivi con molta famiglia .

bella e gen- donna. cose mollo piacciano . senza altramenti consigliarsi. egli senza gì' alcun sospetto ad ogni suo piacere avere incominciò a rincrescere. il qiinl molto amata avca la INinctta potendola . che egli . una sera a Restagnon riscaldato . La cui morte seuleudo Folco e U- . compor veleni con promesse e con doni a la fare un'acqua mortifera e che di ciò non condusse. entrò di lui in tanta gelosia . ebbe per fei> mo: che . di che ella in tanta tristizia cadde e di quella in trascorse. e quella con ogni studio seguitando. avanti se . che ricever era paruta. uou ne tiplica tribolasse Ma cosi come la copia delle cose genera fastidio. la Ninetta. IIT. E. di che . vendicare di E avuta una vecchia greca. e per conseguente in tanto furor rivoltato 1' amore il tjuale u Restagnon portava . così l'esser le disiderate negate mol1' appetito. e per conseguente a manlei car verso l'amore. rincrescono) che a Rcstagno. come che in processo di tempo s' avvenisse. La poten- zia di quella fu tale che. si guardava . . tanta ira. non poteva andare un passo che ella noi ri- sapesse e appresso con parole e con crucci lui e sé . Ed essendogli ad una festa som- mamente til piaciuta luia giovane del paese. la quale essa. dio bere il . cosi di i crucci della Ninetta le Gam- me del nuovo amore Restagnone accrescevano . si come noi vcggiamo tutto le (|uantunquc .NOVELLA avvenne nire che ( . aven- done soperchia copia ne . accecata dalla sua ira l' s'avvisò colla 1' morte di Restagnone . gran maestra . outa. chi che gliele rapportasse. comin: ciò per lei a far maravigliasc cortesie e feste la ^[inetta accorgendosi . il i85 giorno avve. in acerbo odio . o che Restagnone l'amislh della donna amata avesse o no. che mattutin venis- l' ebbe ucciso .

Dalla quale senza alcun martorio prestissimamente ciò che udir volle to ebhe della morte di Restagnone. 1 86 GIORNATA QUARTA . occultamente dal duca avean sentito e da loro le il lor donne . e alla fine vi . dove due cose ne dovesser seguire j che : ella la . insieme con e onorevolmente il la Ninetta amaramente piansero. gli altri questo pienamente mostrando ciò che . ghetto e le lor donne senza saper che di veleno fosse morto. Folco e Ughet. immaginando che piacendogli . gli significò sé essere ad ogni suo cola mandamento prima riavere . stata la quale bella giovane era . perciocché giustizia stava . . al quale avvisava- no che si come colei che molto ben guadagnato il avea^ ma tutto pareva niente. lungamente seco s' pensò se fare se eh' era volesse. perchè presa la Ninetta fossej che forte dispiacque loro: e ogni studio ponevano in far che dal fuoco la Ninetta dovesse campare giudicata sarebbe^ l' . udita P ambasciata e il piaciutagli. per quello avvenuto fosse Di che il duca di Greti senza alcuna cosa dirne. . e lungamente vegheggiata dal duca gli senza mai aver voluta far cosa che piacesse . e dis- presto Fatto adunque di consentimento si della donna loro informar ( quasi da volesse del fat- . potrebbe la sirocchia dal fuoco sottrarre to per un cau' ambasciadore . P altra che questa cosa Il du- ca. accordò. tacitamente una notte fu d'intorno al palagio di Folco.. duca pur fermo a volerne fare La Maddalena. o contrad. fecero seppellire Ma non dopo molti giorni avvenne che per altra malvagia opera fu presa la vecchia che alla Ninetta 1' acqua avvelenata suoi mali marto- composta avea riata confessò : la quale tra . e senza romore. dizione alcuna presa ne menò la Ninetta . sua sorella salva e libera dovesse fosse segreta .

. (4) mar maiierure Ma il Salviati ti no. in . |ier non esser loro noto fa sì •enso di questo verbo. ma non i ritennero questa lezione né gli 27 nò Deputali ne il Salviati.. la Ninetta messa in sacco e doverla (piella notte stessa farla (3) in .. cioè di dare a una i'emniinH..^. di Liromo e di Milano. E ntutterare. mente cisca. Francesco da Duti. una none Folco e Uglìctto (^) ad «Ibergure se n' andò segrclamenle colla Maddalena. è tener tanto una cosa in acqua. i Masi cerare. ) E matterà area notato che„ ti presso alla Cattolica manerare mani è gittare V nomo in mare l^to al c(Jlo. „ quel medesimo. et ad albergare. Questo pleonasmo che è nel testo Mannelsi non trova né ncU' edizione del 37 né io quella del 7. commcniundo quel verso di Dan- /«yerrto JfXf///. a una gran vctleìl „ pietra o. to te natura di prima. |ioeo Non nego io gii che da principio ortografia . che profìosìto in questo luogo.. dicono Deputali (pag 71 ) „ è propriamente quando una cosa . tensa però incarc<>rarlo. (a) 'f tcslo Mann. NOVELLA m. „ si tiene in acqua tanto che. o simile. la {troprio matmamavere pena destinata a' parricidi r ad altii gran malfattori: e |>rrò il lamente alcuni poco pratichi della lingua.. to) lortenpre (1) 187 . ma a me non piace ^/acrrar propria.. farla.. hanno qui molti Mazterare. l'atto K prima sembiante d' avere . un mare e per mazzerare (4) seco la rìmenò alla sua sorella . altra ilit' fercnsa non fosse tra questi due vocaboli che nell' allora molto . che Romani K mol- prima ( di loro m. ma Ix'nsidi il terare. con un sasso Ben lettore che non trattasi in questo luogo di moerrare.. come ben dice il diligentissimo Aluntesti antichi.. hi editori del (3) li. legate le e' pictli. cui si legge e doverla quella notte fare in appigliò air antica edizione.. mette j>cr domare e castigare.cheave\a aweltiiiilu rito.. che cominci a marcire o marsi Onde jtcr trasportamento e.. non macerare. seguitato anche qui dalle cdis.. ci avevano sostituito macerare. lasciata la duressa o asprezza sua la ven- „ ga indolcendo e lasciando „ no ancora i medesimi. ed era questo [M-nadc' |tarncidi„. (1) Sostenere si dice anche qnamlo il magistitto comanda che il reo non li ^rta il dalla cotte. f Doverla. dico- è una a' sorte di la supplicio. come macerata dai digiuni "f Non sonc da confonikrai V una con T altra queste due tocì.

.

i88

GIORNATA QUARTA
donò,
la
la

prezzo di quella notte gliele
partirsi

mattina nel di-

pregandola che quella notte,

qual prima era

stata nel loro sto le

amore non
,

fosse

l'

ultima; e oltre a quela colpevole
,

impose che via ne mandasse

donna,

acciocché a lui non fosse biasimo
se

o non
.

gli

convenis'
se-

da capo contro di

lei

incrudelire

La mattina

guente Folco e Ughetto avendo udito la Ninetta
te essere stata
rati
;

la not-

mazzerata
,

,

e credendolo

,

furono libe-

e alla lor casa
sorella

per consolar
tornati
,

le lor

donne della
la

morte della
na
s'

,

quantunque
,

Maddalei'

ingegnasse di nasconderla molto
ella v' era
:

pur

accorse

Folco che

di

che

egli

si

maravigliò molto,
il

e subitamente suspicò ( già avendo sentito che

duca

aveva la Maddalena amata
sto esser potesse

)

,

e domandolla

che

la Ninetta quivi fosse.

come queLa Maddaquale a do-

lena ordì una lunga favola a volergliene mostrare, po-

co da lui
versi dire

,

che malizioso era
il

,

creduta

,

il
,

vero la costrinse
.

.

La

quale

dopo molte

parole

,

gliele disse
,

Folco da dolor vinto e in furor

montato

tirata fuori
:

una spada
e temendo
e con

,

lei

invano mercè ad-

domandante uccise
duca
ove
,

l'

ira e la giustizia del
,

lei lasciata nella
,

camera morta

se n'

andò colà

la Ninetta era
:

viso infintamente lieto le

disse
la

tosto

andianne dove dilerminato è da tua sorel-

che

io

ti
.

meni, acciocché più non venghi

alle
,

mani

del duca

La qual

cosa la

Ninetta credendo

e

come

varia ed incerta, e che
sia derivata la

appunto dal mettersi a macerare
così fallo supplicio,

i

corpi nell'accpia
àiA piantarsi

denominazione di
gli alberi e le viti

come

è propuginarsi
a'

derivò

il

nome

della

pena che davasi

traditoli ed agli assassini:

dico

non per tanto che, essendo divenuti
ha
il

coir andare del
ficato

tempo due

differenti verhi, ciascuno de' (juall

signi-

suo proprio, è cosa hiasimevole lo scamhiarli

,

NOVELLA
pitirosa disiderando di partirsi
tro
si
,

IIL

189
,

con Folco
,

senza

al-

commiato

cliiedcrc alla sorella
j

essendo gih notte

mise in via
,

e con que' denari acquali Folco potè
,

por mani

che furon pochi e
,

alla

marina andatisene,

sopra una barca montarono
rivati
la
si

né mai

seppe dove ar,

fossero

.

Venuto

il

di seguente
,

ed essendosi
,

Maddahma

trovata uccisa

furono alcuni che
,

per

invidia e odio che ad
al

Ughetto portavano subitamente
per
la
,

duca l'ebbero
,

fatto sentire:

qual cosa

il

dualla

ca

che molto
,

la

Maddalena amava
la

focosamente
,

casa corso

Ughetto prese e

sua donna

e loro, che

di qiieste cose niente

ancor sapeano, cioè della partita

di

Folco

e della Ninetta, costrinse a confessar so insie-

me

con Folco esser della morte della Maddalena col.

pevole
della
gli

Per

la

qual confessione costoro meritamente
,

morte temendo

con grande ingegno coloro che
,

guardavano corruppono
,

dando loro una certa
guardie insie-

quantilh di denari
li

li

quali nella lor casa nascosti per
le

casi
,

opportuni guardavano: e con

me
re a
,

senza avere spazio di potere alcuna lor cosa tor-

sopra una barca montati ^ di notte se ne fuggirono
,

Rodi
.

dove in povertà e

in miseria vissero
il

non gran

tempo

Adunque

a cosi fatto partito

folle

amore

di

Restagnonc e l'

ira della

Ninetta sé condussero e altrui.

.

.

ugò

GIORNATA QUARTA

NOVELLA

IV.

Gerbino cantra la fede data dal re Guglielmo suo
avolo combatte una nave del re di Tunisi , per
torre

una sua Jigliuola la quale
,

uccisa

da

que-

gli che su v^ erano, loro uccide, e

a lui

e poi ta-

gliata la testa

J-Ja Lauretta
la brigata clii

,

finita la
,

sua novella

,

taceva

:

e fra

con un
si

chi con
,

un
ch.i

altro della
l'

sciagu-

ra degli amanti

dolca

e

ira della

Ninetta

biasimava

,

e chi una cosa e chi altra diceva 5 quasi da profondo pensier tolto
,

quanalzò
:

do

il
,

Re

,

il

viso

e ad Elisa fé segno che appresso
.

dicesse
,

la

Piacevoli Donne assai amor solamente dagli occhi son coloro che credono acceso le sue saette mandare coloro schernendo che

quale umilmente incominciò

,

tener vogliono che alcuno per udita
rare
:

si

possa innamo-

li

quali essere ingannati

,

assai

manifestamente
.

apparirà in una novella la qual dire intendo

Nella

quale non solamente ciò

la

fama senza
,

aversi veduto

giammai

,

avere operato vedrete ,
fia

ma
,

ciascuno a mise-

ra morte aver condotto vi

manifesto

Guglielmo secondo re
vogliono
,

di Cicilia
,

come

i

Cicìlianl
,

ebbe due
,

figliuoli

l'

uno maschio
,

e chia-

mato Ruggieri
sciò

e

l'

altra

femmina
il

chiamata Costanla-

za. Il quale Ruggieri, anzi che

padre morendo,
.

un

figliuolo

nominato Gerbino

Il

quale dal suo

avolo con diligenza allevato divenne bellissimo giova-

ne e famoso

in

prodezza e in cortesia

.

solamente

,

NOVELLA
dentro
sa
,

IV.

191

a'

termini di Cicilia stette la sua fama racchiu-

ran in varie parti del

mondo sonando
alli

,

in Barberia

era chiarissima, la (junle in que' tempi al re di Ciciha
tributaria era
gnifica
.

E

tra gli altri

,

cui orecchi la

ma-

fama delle virtù e
,

della cortesia

delGerbin (i)
,

venne

fu ad una figliuola del re di Tunisi
l'

la

qual
,

secondo che ciascun che veduta

avea ragionava

era

una
stata

delle più belle creature

che mai dalla natura

fosse

formata
.

,

e la più costumata e

con nobile e gran-

de animo La quale
gionare udendo
,

volentieri de' valorosi

uomini ra-

con tanta aficzione

le cose valorosa-

mente operate dal Gerbino , da uno e da un
contate
sa
,

altro

rao

raccolse, e

si

le

piacevano

,

che

essa seco stes-

imnginando come
s'

fatto esser dovesse,
,

ferventemente
d' altro
.

di lui

innamorò
,

,

e più volentieri

che

,

di

lui ragionava

e chi ne ragionava ascoltava

D'

altra

parte era,

si

come altrove,

in Cicilia pervenuta la gran-

dissima fama della bellezza parimente e del valor di
lei,

e

non senza gran

diletto,

nò invano gU orecchi del
lui la gio.

Gerbino aveva tocchi; anzi non meno che di
vane infiammata
Per
la

fosse

,

lui di lei

aveva infiammato

qual cosa

iiifino a tanto

che onesta cagione (a)

dallo avolo d'audarc a Tunisi la licenza impetras-

(1)

In questa novella col nome
ì casi*, il

«li

Gcr1)ino usa

il

Bocc.

«li

mettera

rartict>lo in tutti
(a) "t

che coi nomi proprìi rarissimo si troTcrà osato.
Icjcgcsi

Che

onesta cagione. Così

ncIP ottimo testo; e questa
testi

lesione adottata fu da' Deputati e altresì dal SuUiati . Altri buoni antiehi
lezioni

hanno che con onesta cagione
;

E

V una e

I'

altra

«li

queste due

hanno buon senso im[Krciocchè o dicasi che onesta cagione impelicenza di far che che sia , o pure di' egli per onesta
il

tra

ad alcuno la

cfigìone la impetra,]» costruùone è buona egualmente, ed

senso tor-

na

afiatto lo stesso.

.

192
amico che

GIORNATA QUARTA
,

se (i), dlsideroso oltremodo di vederla

ad ogni suo

andava imponeva che a suo poterei] suo

segreto e grande
glior gli paresse

amor
,

facesse per quel
,

modo, che mi.

sentire

e di lei novelle gli recasse
il

De' quali alcuno sagacissimamente

fece

,

gioie
,

da

donne portandole
Té; e

,

come

i

mercatanti fanno

a vede-

intéramente
a'

l'

ardore del Gerbino apertole, lui e
offerse apparecchiate.

le

sue cose

suoi

comandamenti
l'

La quale con

lieto viso e

ambasciadore e l' ambasciata

ricevette, e rispostogli che ella di pari

amore ardeva, una

delle sue più care gioie in testimonianza di ciò gli

mane

dò.

La quale

il

Gerbino con tanta allegrezza
si

ricevette,

con quanta qualunque cara cosa ricever
a lei per costui
carissimi doni
versi
,
,

possa

,

medesimo più
con

volte scrisse e

mandò
da do-

lei certi trattati

tenendo
,

,

se la fortuna conceduto lo avesse

vedere e toc-

care

.

Ma

,

andando

le cose in

questa guisa, e

un poco

più lunghe che bisognato non sarebbe, ardendo d'una
parte la giovane e d' altra
il

Gerbino

,

avvenne che
;

il

re di Tunisi la maritò al re di Granata

di

che

ella

fu crucciosa oltre

modo pensando che non
,

solamente
,

per lunga distanza

al

suo amante
j

s'

allontanava
se

ma

che quasi del tutto

tolta gli era

e

,

modo veduto
non
fosse,

avesse, volentieri, acciocché questo avvenuto

fuggita

si

sarebbe dal padre e venutasene al Gerbino.
il

Similmente

Gerbino questo maritaggio sentendo

,

senza misura ne viveva dolente, e seco spesso pensava se modo veder potesse di volerla torre per for, ,

za

,

se avvenisse

che per mare a marito

n'

andasse

.

11

(i)

Impetrare,
il

transitivo, vale ottenere; impetrarsi, assoluto, usa
.

alcuna volta

verso per farsi Ai pietra

Petr

O

peichè pria tacendo nou ta impetro,,?

193 amore e re di Tunisi sentendo alcuna cosa di questo Gerbino . occultamente un suo servidore man. chi su vi doveva andare. e che ella infra si . poiché la sicurtà ricevuta ebbe. per lui in ciò impedito sarebbe Il intendeva di fare . uòmo come si diceva l' amasse quanto più volte significato imposta fu. non imaginandosi che per questo addomandata . che faro intendeva e che sicurato da lui Gerbino l' nì^ da altri . armare j e messivi su di con esse sopra la Sardigna la n'andò. re Guglielmo. che tempo sapeva e La giovane donna che tutto questo vedeva. e ornarla e acconciarla per su mandarvi la figliuola in . avendo le parole della donna per non parer valenti vile. quivi prestasottili mente fece due galee uomini . la sicurtà al re di Tunisi non sapeva che farsi . avvisando quindi dovere nave della donna passare . e del suo valore e delil poH'nxia dubitando. che vecchio si- gnore era nò dello innamoramento del Gerbino ave- va alciina cosa^sentita. mandò di Tunisi un suo guanto Il quale . ne dovea . dò a Palermo e imposcgli che gli dicesse il bel Gerbino da sua parte salutasse. andatosene a Messina. nò altro aspetta- va . ni re Guglielmo mandò significando ciò . NOVELLA del proponimento del la IV. venendo la tempo cbe mandar che né dal . ]Ma pur da intese e amor . pochi di era per andarne in Granata: per che ora cosi fosse valente l' parrebbe se e se cotanto . liberamente la conal re cedette e in segno di ciò . e sappicndo che il re Guglielmo suo avolo data avea . Gerbino questo udendo. e fornirla di ciò che bisogno aveva a . . e a Tunisi ritomossi. sospinto .. fosse tal sicurtà. ottimamente fé 1' avea Costui a cui ambasciata. . fece una grandissima e bella nave nel porto di Carta- gine apprestare . Granata .

e se innamorati stati (i) o sete . dove aspettandola riposto era . amo. con poca fatica viril- mente combattendo acquistar possiamo: vittoria io della qual se non cerco che lo cui in parte i' mi venga 1' non una altra donna per amore muovo armcj ogni cosa sia vostra liberamente infin da ora. o siete.. Rolli. Andiamo adunque. se voi cosi valorosi siete tito come io io vi tengo . e amor m' indusse a darvi la presente e ciò che io . Io fatica . é piena di grandissime ricchezze. i Site ha r ediz. Messinesi che eoa vaghi della rapina il . . già con 1' animo erano nella a far quello di che Gerbino gli confortava con le parole. quali se valorosi uomini siete . Per che. sopravvenne La qual veggendo Gerbino : a' suoi compagni disse signori . 194 GIORNATA QUARTA l' Né clii fu di lungi effetto al suo avviso : percioccliè po- di quivi fu stato. . io credo per errore di stampa. niun di voi senza aver sensia . o sentire amore credo che senza il quale . dice sicilianamenle sile. . e bene avventurosamente assagllamo lana\ej Iddio alla nostra Impresa favorevole senza vento prestarle. vedete dimora io la quale insieme con quella cosa che le più disidero. la ci tieii ferma. per fuggire (dice) la cacoibiiia che sarchbe stati siete o siete. . che la nave con al poco vento non guari lontana s' luogo . amo nella nave che qui davanti . del 27. Stati site. un grandissimo romore cosi fosse le che trombe sonaroalla no j e prese l'armi. Mart. dierono de' remi in acqua e (i) Osservisi la varia ortografia della medesima voce verLale. leggier cosa vi comprendere il mio ne disio. si come siete meco medesimo estimo niun mortai può fia al- cuna virtù o bene in sé avere. fatto fine del suo parlare . Non erano al bel Gerbino i tante parole bisogno j perciocché lui erano .

In gcnJu 8* di lontan venir le galee. non potendosi partire. qual sopra poppa della nave bella assai piìi data aveva donna troppo . apprestarono alla difesa Il i bel Gerbino a quella pei-vennto fé le galee comandare che padroni di quella sopra mandati fossero. I Saracini certiiìcati chi erano e che domandassero dis- sero so essere contro alla fede lor data dal re da loro assaliti.ivo 195 nave erano veg. pervennero Coloro che sopra . e in segno d i ciò mostrarono . ove dar non volcsser s' donna a ricevere la battaglia . La qual l' senza più attendere a saet- tare e a giitar pietre im verso l' altro fieramente incominciarono . e lungamente con danno di ciascuna guisa combatterono util fare . lor ire- Gerbino la . . n. luogo . il Gerbin poco preso . o cosa il . seco non estimava infiammato che prima al mostrar del guanto rispose che quivi non avea falconi al presente . re venire . apprestassero . Gerbino veggendo la crudelth di costo- ro . e quella menata alla proda della nave e chiamato il Gei bino noi la . un legnel- che di Sardigna menato avcano e in quel messo fuoco. che sopra la nave fosse . la figliuola del che sotto coverta piagnea .NOVELLA IV. se non per battala gha dare . che voggendo Saracini e conoscendo so di necesfatto sopra coverta . mai. se la battaglia non voleano . non curando di saetta nò di . presente agli ocelli suoi. quasi di morir vago . ])iìi che egli . perchè guanto la v' avesse . il guanto del re Ca- glici ino e del tutto negaron di . e perciò. . . diamo qual noi possiamo e cliente la tua fede l'ha meritata. delle parti in tal . Ultimamente veggendosi to . con Il amendue i le galee quello accostò alla nave. arrendersi . lei gridante mercè : e aiuto svenarono ti e in mar gittandola dissono togli. . sita o doversi arrendere o morire .

prima co' denti e con l'ungliie la sua ira sazia. e raccontarono forte. Osservano essi che da questa lezione cavasi un senso più bello.. con che viene a dire die tutti haioni : si i sforzarono anzi di si mucyere a' il re dal suo fiero i proponimento ma Deputati attennero miglior testi a penna quali non hanno avanti a sforzasse la partico- la non. dogliendosi che gli era stata il male osservata . io reputo che meglio mostrata si saieliba . potè . Quindi fatto il corpo della bella donna rìcoglier di il mare. il fuoco nella si fattone a' marinari trarre quello che . or questo or qiiello svenando. che la fame) con una spada in mano or questo or quel tagliando de' Saracini. pianse. Gerbino : egli medesimo non essi sendo alcun de'baron suoi che con prieghi di ciò sforzasse (i) di rimuoverlo . co- me. e uomo si tornò . saputa la novella . suoi ambasciadori di nero della fede il vestiti al re Guglielmo mandò. Il re di Tunisi . lungamente e con molte lagrime Cicilia tornandosi . mal graclie do di quanti ve n' eran montato ( non altramenti un leon famelico Tiell' armento di giovenchi venuto. I si libri antichi a stampa hanno i tutti non si sforri- zasse. GIORNATA QUARTA alla nave si fece accostare e quivi su. crudelmente molti n' uccise Gerbino : e già crescente accesa nave . „ perchè (dicono) così meglio si mostra la ostinata deliberazione del re „ eia giustissima querela di coloro sopra la violata fede. il condannò nella lesta .ig6 pietra . e in in Ustica piccioletta isola quasi a il Trapani dirimpetto onorevolmente a casa piii doloroso che altro fé seppellire . In quanto alla ostinala deliberazione del re. . per appagamento di loro giù se ne scese con poco lieta vittoria de' suoi avversarii avere acquistata. . osi vergognano e forse temono di porgergliene. Di che re Guglielmo turbato ed né vedendo via da potere la giustizia negare (che la fece prendere il dimandavano) . dove tanti ami„ ci e tanto innanzi col re o si disperano che i prieghi vi debbano aver „ luogo. (i) •{ Si sforzasse.

volendo n- vanti senza ncpole rimanere. Adunque così misera munte iu pochi giorni i due amanti . T.£.. . La mia novella graziose Donne . dopo un pietoso sospiro incomin. e alquanto dal Re com. J7 inita mendata . * fratelli gliele tolgono. coni' io v' ho NOVELLA V. I fratelli di Lisabetta (a) uccidon l'amante di lei: egli L' apparisce in sogno e mostrale dove sia sotterrato i ella occultamente disotterra la te- sta e mettela in un testo di bassilico . ed egli nlciin non se ne fcne <le' lasciato in modo piegare: nel resto io trovo la osserrasione Deputati assai (1) Gliele fece tagliare. Deir Isahellii hanno in questo luogo il testo rlla Mann. la novella d' Elisa. rifcrendrisi a lesta. non sarh di genti di si alta condizione come costoro furono.asi quasi sempre JJitahetln. e quivi su piagnendo ogni dì per una grande ora . . senza alcun frutto del loro amore aver sentito detto di mala morte morirono . l3 . ed ella se ne muor di dolO' re poco appresso . ron tutti i generi e numeri è pieno qnc:<li libro. Ma di qimto modo di dir drl ììocr. Novella r le due edia citale nel Vocaiwlario.A e in IV. 197 re sen- ma presenzia gliele (i) fece taglinrc. NOVFXI.U. I Deputati leggono Liiabetla tempre. e noi (a) °t nu nhlnarao drlln nrl (ine drlla 2 Giom. qnanlnnqu** per entro li:. UECAM. otc gliela doTea dirai. de'qua- se gliene foasero siate porte preghiere. che esser tenuto za fede. a Filomena fu imposto che ragionasse la quale tutta piena di compassione del misero Gerbino e della sua donna ciò .

. simil. quan- tunque molto noioso pur mosso al-^ da più onesto consiglio senza far motto o dir cosa _ (i) Noti li». avendolo più volte Lisabetla guatato. che oggi ha V Itasi e certo mollo vaga. ebbero i Toscani antichi la voce galante. chiamata Lisabctta. animo all' e si andò bisogna piacendo 1' uno altro . . in- cominciò a porre . maggior senza accorgersene ella non se ne accor. che Lorenzo accortosi e una volta e . lor fondaco tutti un giovinetto pisano chiamato Lorenzo va. gesse . e costumata la che che se ne fosse cagione ancora maritata nonaveano. dove Lorenzo dormiva. Il quale perciocché savio giovane era gli fosse a ciò sapere. . mente che lasciati suoi altri 1' innamoramenti a lei j di fuori la . ullri come in tjucslo luogo. ma ella per avventura non sa- rà men e a ricordarmi di quella mi tira Mes- sina poco innanzi ricordata. quantunque leg- giadro a molti modi accomodi. giovane quale . non segretamente fare la che una notte il andan- do Lisabetta de' fratelli . e avene di piacere. assai bella . fecero di quello che più E in questo continuando. do insieme seppero si assai di buon tempo . igualmente non passò gran tempo che assicuratisi disiderava ciascuno. mer- catanti e assai ricchi . sti E i avevano oltre a ciò que- tre fratelli in uno .A 1 li 9« Elisa GIOUN ATA QUAP^T ha raccontato pietosa : . avvenne che di egli le incominciò straniamente a piacere: altra . uomini rimasi dopo morte del e il qua! fu da san Gimignano avevano una lor sorella . in Erano adunque padre loro Messina tre giovani fratelli e la . dove l'accidente avvenne. che . la Ma s' nello istesso significainenld Irovn s^»- so usala parola leggiadro. il che lor fatti guidava e face- quale essendo assai bello della persona e leggia- dro (i) molto.

uccisone. Lorenzo. . cuna faltd . : e pervenuti in il luogo molto veggendosi destro( i). 5 ip9 Poi vela . che di ciò ninna guardia prendeva. infamia ne seguisse fìgnersi del tutto d' ta . il che leggiermente perciocché spesse volte cran di mandarlo . . cosi spesso se tn ne domanderai più ti si noi ti faremo giovane quella risposta che conviene . avvenne un giorno che. e in- averne alcuna cosa veduta o sapuessi . infìno a tanto che tempo venisse nel quale senza danno o sconcio di loro. E in tal disposizio^ dimorando . infine alla mattina scj. e sotterrarono in guisa che ninna persona se ne accor* se . e in Messina tornati . vari(» cose fra sA rivolgendo intomo a questo . que- acciocché né a loro nò alla sirocchia alcuna . nuto il giorno . che ? l' uno de' fratelli le disse fare di : che vnol dir que- sto che hai tu a 7 Lorenzo chò tu ne domandi . e Lisabetta molto spesso e sollicitamente si fratei domandandone come colei a cui la dimora lunga gravava. si potessero torre dal viso. pmo per comodo. Per che la (l) Destro qui è Mari. attorno usali Non tornando Lorenzo i . domandandone ella molte instantemente . .NOVFXLAV. di passarsene lacilamcnie . citth sembianti faccendo d' andare fuori della tutti a diletto e tre . dieder voce d' averlo per lor . avvenne che. questa vergogna.uente tra|>aM<S . ed è metafura tuiu dalla mano tlcstrii. seco menarono Lorenzo solitario e rinaoto. bisogne mandato in alcun luogo creduto fu . così cianciando e ri- dendo con Lorenzo come usati erano .i . avanti che più andasse innaii/. a' suoi l'ratulli ciò che veduto avea passata notte di Lisabetta e di Lorenzo raccontò di e con loro insieme dopo lungo consiglio diliherò sta cosa .

e vnlc lo slesso. e avuta la cenzia d' andare alquanto fuor della terra a diporto in compagnia tutti i d' una che altra volta con loro era stata e suoi fatti sapeva. e assai volte le notte pietovenisse. e alcusi chiamava e pregava che ne na volta con molte lagrime della sua lunga dimora doleva si .200 dolente e GIORNATA QUARTA trista . molto pianto Lorenzo che non tornava ed l' essendosi alla fine piagnendo addormentata. temendo si e non sappiendo clie. sempre aspettando avendo costei stava Avvenne una notte che ^ . propose di volere andare al mostrato luogo fosse vero . avendo ardire di dire alcuna cosa a' fratelli . . che più noi chiamasse nò giovane destatasi . stata vera la Di che più che altra femmina dolorosa. percioc- ché l' ultimo dì che tu mi vedesti il i tuoi fratelli 1' m'ucaveva. e tolte via foglie le secche che nel luogo erano. cisonoj e disegnatole luogo dove sotterrato l' no . le disse . (i) Guari è tolto dal guere provenzale. . dove quivi cavò il . aspettasse e disparve sione . Mari. men ri dura parve .tu non mi t' fai altro . non . che chiamare e della mia lunga dimora attristi e me con le tue lagrime fieramente accusi: e perciò sappi che io non posso più ritornarci. la terra Nò ebbe : gua- (i) cavato in che ella trovò corpo del suo misero per sua co- amante ninna cosa ancora guasto né corrotto che manifesta mente conobbe essere visione . e parvele che egli dicesse: . senza più domandarne samente il stava . Lorenzo apparve nel sonno pallido e tutto rabbuffato e con panni tutti stracciati e fracidi. e di vedere se ciò li- che nel sonno 1' era parato. e la dando fede alla vi- amaramente pianse Poi mattina levata. e senza punto rallegrarsi . La . quanto più tosto potè la se n'an- dò . o Lisabetta.

e la terra sopra alla si altro corpo essere messela in grembo . e dentro la vi pianta persa o il mise fasciata in nn bri drappo. aoi noscendo che quivi non era da piagnere. maraviglian- (i) Tetto TMo <Ii (erra rolla. testa testutf testum. voggcndo che ciò esser ti^ non poteva con un . senza stata da alcun veduta . e poi messovi su la terra sn vi piantò parecchi piedi . di bellissimo bassilico salernitano altra acqua. . se avesse povolentieri tutto il corpo n' avrebbe portato . quindi e tornossene a casa sua Quivi con questa testa nella sua camera rin- chiusasi. minciava « piagnere tutto lo il e per lungo spazio . e quegli di ninna che o rosata o di fior d' aranci : o delle sue lagrime non innaflìava giammai pn?so di sedersi sempre lo a e per usanra avea . . e quel- con tutto il il suo desiderio vagheggiare si . . sopra essa lungamente e amaramente pianse. tanto che si bassilico bagnava piangea . e l' poiché molto vagheggiato avea . Il bassilico la per lungo e continuo studio sì come per grassezza della terra procedente dalla testa corrotta v' era . .. per dargli pix\ convenevole sepoltura ma il . che dentro . V. . \t»\. . mille ba- dandole in ogni parie Poi prcse si un grande e un 1« bel testo (i) di questi ne' (piali bassilico. le tanto che tutta con sci sue lagrime la lavò . NOVELLA tuto . questo testo vicina . fante partì . divenne bellissinu) e odorifero molto la E . dovr ti pongono le piautc. coltello la meglio che po- gli spiccò dallo imbusto . sopr* esso andatasene co. serpiilk vando giovane questa maniera del continuo . volte da' suoi vicini fu veduta Li quali. come quello che suo Lorenzo teneva nascoso . . testa e quella in l' uno asciugatoio inviluppata gittata .

senza altro dire cautamente di Messina si e ordinato darono a Napoli re . ritraessono. . e non giovando.. e così suo disavventurato amore ebbe termicosa mani- Ma poi a certo . la quale ancora oggi : Quale esso fu lo mal cristiano Che mi furo la grasta (i) ec. quella di Lorenzo. tempo divenuta questa cauta cioè festa a molti fu alcuno che compose quella canzone si . cioè vaso da piantare o seminar erbe e il I libri mo- derni hanno. (i) Così i buoni testi a penna e stampali. come La giovane non di quindi . gli : occhi le parevano della noi ci 'il disser loro siamo accorti che Il ella ogni dì tiene la cotal ma- niera. che mi furo hassilico salernitano. ha dello testo. DI che e temettero essi si si maravigliaron forte : non questa cosa . ed il è grasta (o c^ratca) -viille nel regno di Na[>oli quello che Bocc. . che udendo i fratelli e accorgendosene. se n' an- restando di piagne. Il quale non ritrovandolo volte richiese^ e il con grandissima infermò . risapesse e sotterrata usci- quella tisi. in questa novella più fioii . instanzia molle nou essendole renduto. non cessando . che non conoscessero lei essi alla capellatura crespa esser . . nascosa- mente da lei fecer portar via c[uesto testo ella. pianto e le lagrime né altro che I giovani si il testo suo nella infermità domandava maravi- gliavan forte di questo addimandare^ e perciò vollero vedere che dentro vi fosse il : e versata la terra . ?oa dosi i GIORNATA QUARTA fratelli della sua guasta bellezza e di ciò che testa fuggiti . e 5 pure il suo testo addimandando il piagnendo si morì ne . che pure può slaxe. videro drappo e in quello la testa non ancor consumata. aven- donela alcuna volta -ripresa. .

pacando i «li quril» NuT. Li quali di cosa che a venire era. cioi per vaso corpacciuto di ec. né mai avevan potuto. a Panfilo impose che allo ordine andasse dietro.ao3 NOVELLA VL V j4ndreìioìn ama gno veduto ed . . che l'eft'eito . seguitò d' amenduni . E però . diiUnio 1. perciocché assai volte avevano quella canzone udita cantare. \/u«*lla novella che Filomena areva detta fu alle Donne cnrissimn. si fa monaca. Miirl. al mondo . avendo Re la fine di quella udita. si il fosse la cagione perchè fosse Ma . fa liberare} la quale del tutto ri- fiutando di star più. quali T usano nri mpJt-simo «cimo che qui tetra R(icrac- ciò. Fumio imdwini. per do- mandarne. sapere qua] stata fatta . ( da pìanlarri bauilico. furono (i). ed ella dice come V opera sta: il podestà la vuole sforzare y ella noi pa-" lisce : sentclo il padre di lei . innocen. amorose Donne voi dovete sapere che general pas- II Redi nelle •nnoUiioiii ilice i al «uo fìncco in Toscana. e lei . te trovata. e appena furon finiti di dire da coloro che veduti gli aveano . dei che grasla U piescro Sìciliaui dalla voce tngreUan il ProvenuU. son presi dalla signoria . del «7. Panfilo allora disse tato Il sogno nella precedente novella raccon- mi d<H materia di dovervene raccontare una nella si quale di due fa menzione . Gabriotto : raccontagli un so- egli a lei : un altro : muorsi di su- bito nelle sue braccia mentre die ella con una suajante alla casa di lui nel portano . edis. come quello di cosa intervenuta.

. vicino . namorò uomo (i) di bassa condizione ma di laude voli Le vede Irovo in alcuni. vede con- fortino niuno se ne vuol credere . alcune verisimili. che vive . sonno . secondo che per quegli o temono o speci'C- rano . perciocché né sempre son veri né ogni volta essi falsi . . di noi già di aver conosciuto} e che sopra nella novella di non Filomena . . buoni proponimenti Nelle cose perverse e malvage revoli . che avea nome . s'è dimostrato. giovane e bella assai e senza marito la qual per vens'in- ^ura d' un suo . in contrario son di quegli che niuno ne dono si se veggono non poiché nel premostrato pericolo caduti De' quali nò l' uno né 1' altro commendo^ . . nondimeno molte esserne avvenute si truova. le quali quantunque a colui tutte paian verissime . una figliuola avea nominata Andreuola . uomo chia- mato messer Negro da Ponte Carraro altri figliuoli il quale tra più . e nella . Gabriotto. il vedere varie cose nel . rio a tutti dar piena fede Ma veniamo Nella città di Brescia fu già un gentile . E . e non dormct cliB molto più mi piace. } e cosi nel contraalla novella . Che non sien tutti veri . Per la . qual cosa molti a ciascun sogno tanta fede pre- stano quanta presterieno a quelle cose li le quali s' veg- ghiando vedessero} e per lor sogni stessi attristano e s'allegrano. quantunque i sogni a quelle palano favogli e con seconde dimostrazioni chi . dormendo dichi e desto lui alcune vere. assai volte essi tutti può ciascun sien falsi . come davanti dissi intendo di dimostrarlo Per che giudico che nel virtuosamente vivere e operare di niuno contrario sogno a ciò lo lasciare i si dee temere né per quel.2o4 sioiie è di GIORNATA QUARTA ciascuno . mia . che dorme (i). e parte fuori d' ogni verità giu.

nondimeno l'entrò del sogno paura . acciocchò egli d'altro non sospecciassc (i). veggendo che non come veduto sognato avea. ao5 costumi pieno. : e avendo molte la rose bianche e vermiglie colte perciocché stagione era . . quivi dopo (i) Soipeecia$$e è dclto «Ila iiiagnu li. e mal grado di lei con maravigliosa forza gliele strappasse di braccio e con esso ricoverasse sotterra. e coll'opera e coUo aiuto della fante della casa operò tanto la giovane. . NOVELLA VI.. ingegnò di fare che non vi venisse ma il pure il suo voler vedendo. co> cosi era me che lieta fosse . con lui a piò d' ima bellissima fontana e chiara starsi se n' che nel giardino era. se non morte. che Gabriotto non solamente seppe sé esser dnlln Amlreuola amato. loipeiluts* Mait. e desta. la seguente notte nel suo giardino ricevette . e per quello destò. volendo poi Gabriotto s* la seguen- te notte venir la sera quanto potò . lei ma . veder del corj>o di bile . potesse tpicstolor dilettevole separare . nò tesse riveder mai più podolore e nò l' uno nò l' altro : di si che assai inestimabile sentiva. e lui con grandissimo piacer di ciascuno tener nelle . amor . e della persona bello e piacevole. ancora in un bel giardino del padre di più e più volte a diletto dell' una par- te e dell' altra fu menato E acciocché ninna cagione mai. mentre che cosi dimoravan le pareva terri. sue braccia: e . E . avvenne che alla giovane una notte dormendo parve in sogno vedere so essere nel suo giardino con Gabriotto. a andò . lui uscire una cosa oscura e la forma della quale essa non poteva conoscere e parevale che questa cosa prendesse Gabriotto. E per questo da lei . nLirito e moglie segretamente divennero e cosi furtivamente gli lor congiugnimenti continuando.

gli conto anche la suspezioparticola e ne presa da quello. gii meriti d'esser testi.. 197. la Colombo molto altra. cagione per che il la venula il gli evea il di dinanzi vietata L' Andreuola narrandogli sogno. e sospello preso di quello. di riferire il Boccaccio in altri luoghi periodo discorso a ciò ch'egli ha dello nel la witecedenle. UsoUa in questo senso molte volle altri Boccaccio. Gliele. essa tuttavia varia tanto da quella di tulli altri che ]wn essersi Tede avervi alcuno messa arl)ilrariaraente lui la mano. e massime il Boccaccio. raio pensiero. essa è posta il maniera de' latini per anche. mente un' comecché non ardisca pur la dirò. ove relazione si parrà anche più forzata di questa. porrò il i due periodi mulaodo solamente ad una virgola la posto. per quello che comprender . Gabriotto nel periodo antecedente dola manda all' Andreuola qual fosse . del- Opere stampale a Napoli parlando del Poeta Orazio dice così: : uomo possa ff altissima scienza. La dimora sua fu. Gabriotto la domandò qual fosse vietata. Gabriotto la domandò qual fosse la cagione perchè la -venuta gli aveail di dinanzi vietata.. in questo luogo è per gliela. SareLhevi bastato gli. nd iperavano indeclina1' hilmente. allorachè stando tra le quarto caso e suo verbo alcuna clau- siccome stanno qui parole presa da quello. plausibile. La giovane raccontandogli (i) (i) Aldo stampò raccontagli \nxccc<\\ raccontandogli. conto altro non significa cbe la cagione gli disse giore chiarezza il Per esporre con magdi seguito. Nel l' Commento 80])ra Dante Voi. la Tera. lei la notte Il senso è: la giovane raccontandogli sogno da davanti veduto . ^ Per quanto 6Ì la lezione aldina. e tolse ti' affatto gliele conto: tale \aiia lezione merita esser la vera. la richiesta cagione gli dice. che gli buon secolo. ao6 grande e assai GIORNATA QUARTA lunga festa insieme avuta. Ne recherò un esempio. Usarono alcuna il volta gli il autori così fallo pleonasmo sola . e di profonda ju e massimamente in poesia fu si espertissimo. e Il suspezione presa di quello. se io non cbe essendomene passata per preferirla alla sua. In questa la risposta guisa a me pare che ^Zj'eZff sia più alla domanda corrispondente: e quel dubbioso . a delta del Rolli. cagione perche In venuta gli il avea il dì dinanzi La giola vane raccontandogli eziandio usa sogno da lei la notte davanti veduto. e fisso la af- v'è T^CT pleonasmo . La alla non è qui copulativa. per non da il ben inteso questo luogo. Rolli. pare il che voles- sero in certa guisa stovi (*) rammemorare con esso al lettole qnarlo caso po- prima Io trovo la spiegazione del Sig. 5. P. gliele contò. e l'usarono medesimamente autori del autori.

ed esser tutti vani si vedeano ogni giorno. . (a) Nero quuM sempre. riposandosi questa cail una volta e tenendomi . quella con una catena d' oro tener colle presso questo vriuola se . presa di quello gliele coniò. che a . A me nelle sue si ilchlta «ollinlcntlrrc poesie. E nondimeno iliaaa tempre ntg^iuiaui e lu^rturmo. e . non tanto per lo tuo. acciocché da nella gola aver me non si partisse. dove venuto meritò la grazia iT Ottaviano i>irc rlie a qurllr parolf Cesare. negra mollo ilitM . 907 e la susprxione sogno dn lol la noUe dnvanti veduto.-\ ma nerissimo non mai. mani E ap- mi pareva che . e disse. darjede. uscis- non so . tvft* «h i«io<{ . Tuttavia a nio pare- cara che. Di ni<1o.* il NOWXLA VI. me pareva essere in una bella e dilettcvol selva . in Andar dietro qui t«1 credere. a' appresso disse sogni . di che parte una veltro nera (5) come reel- carbone renza . (1) FUCCBI. . Mpn qiKtU li novrlla ha andiisse dietro. perciocchò per soperchio di cibo o per mancamento di quello avvenieno. Alla quale ninna per che egli sistenza mi parca fare: mi pareva che nelle uie. una cavriuola tanto altra se e tanto piacevole quanto alcuna ne vedesse la giammai bianca . affannata e spaventevole molto nella appa- e verso me se ne venisse. e pareami che ella fosse più che si neve e in brieve spazio divenisse mia dimestica che punto da va averla le sì me non si partiva . capo in seno. ili e forse non mai legge nel Bocc. Gabriolto udendo questo se no rise . quanto per uno che io feci . il pi» t Bontà. altresì que- sta notte passata ne il qual fu . prrrh^ poesia è mptitionatn nelP «niemirnte prrioilo.aAMt«t^ ' . mi pareva messo un collar d' oro. che grande sciocclicMa era yiorre nei sogni alcuna fede . i. e in quella nn» beila dar cacciando e aver presa . : se io fossi vo- luto andar dietro (i) io non ci sarci venuto . cioè seguitasse.

ma ansando forte e sudando della presente vita. dopo non guari spazio passò Quanto questo fosse grave e noiosé 1' so alla giovane . ciascuna sei dee poter pensare. giovane . . ri- cadde in terra sopra erba del pratello Il che veg- gendo la . . né perciò cosa del mondo più né meno me . e basciandolo alcuna volta si e lui abbracciata e basciata . più che usato spesse volte il e talvolta per lo giardiu riguar- dava se alcuna cosa nera vedesse venir d' alcuna parte . e perciò lasciagli andare . sollazzasse. poco di sopra lia dello in seno. e lui caduto ritirandosi in grem: bo (i) che quasi piangendo disse o signor mio dolce . che più che il amava. e assai volte in (i) /« grembo. e pensiam di buon tempo La giovane per lo suo sogno assai spaventata udendo questo divenne troppo più . . ma per non esser cagione d' alcuno sconforto a Gabriotto. un gran sospiro ma mia aiutami to . e quello il mi mettesse il muso ella tanto rodesse. mi feci beffe di me che cercato v'avea. quale pai-eva che tiva mi strappasse per portarsel via. . Di che . io muoio : e così detto . io sen- si fatto dolore.2o8 la GIORNATA QUARTA in seno nel sinistro lato. o ti senti tu ? Gabriotto non rispose tutto . Gabriotto . E come che . n'è intervenuto darci '. P abbracciò che l' e disse oimè ani. . quanto più potè la sua paura nascose. . Ella pianse assai. che il mio sonno si ruppe il e desto colla mano subitamente corsi a cercarmi lato se nien- te v'avessi j stesso re. Ma che vuol questo perciò diDe' così fatti e de' più spaventevoli assai n' ho già veduti. con da lui abbracciandolo. E in tal maniera dimorando . cha al cuor perveniva. . suspicando l' e non sappiendo che riguardava nel volto . gitta. ma mal non trovandomi.

non sappiendo che far né die dirsi . che ninna persona saprh giammai. cosi lagrimosa la come era e . non che non fa latino se non col noli. altro. perdere- perciocché tu la u' andresti in inferno . e che il corpo del quale la graziosa anima s' é partita. NOVELLA vano il VI. a- se forse per alcun peccalo commesso n' ha il Del seppellirlo é il modo presto qui in que- sto giardino. À cui la fante disse: figliuola mia. non sa che gn* altro.. m* ha ta . non dir (a) di volerti uccidere perciocché .ralÌTu xisn u esortativo ({uando non è col «crbo vi paiola nom un mollo. (l) si dirct o che dirsi e ani «T »- Non dir. uccidendoti. ìk dove io son certa che sua anima non é andata perciocché buon giovane^fu . qui noa è pauÌTO. Degno eli coruideraxione è il edere conte la la lingua no- stra ncir iiii|>(. morto viso di poiché Iddio vi- disse la giovane alla fante . e in ciascuna trovandol freddo . cunttif mangia. mondo . . noi. e «{uando la è la non no usa un iserivere. ma molto meglio uima sua bisogno . s' ao9 chiamò . pellito. E poiché miseramente il : insieme alquanto ebber pianto sopra Gabriotto . il |iarola non diremo non il non mangiare. scrivi. é da confortarti l' e iK'Msaie d'aiutare con orazioni o con altro bene . ma poiché pur accoi'se lui del tut- to esser mortOi avendolo [>er ogni parie del corpo cer- cato . (i) . con cantare. tolto costui io io non intendo dì più stare in . ma prima che ad uccider mi venga vorre' io il che noi prendessimo modo convenevole a servare mio onore e il segreto amor tra noi stato. per- (a) Dirsi. la quale di ria e il ([ucsto amor consapevole le e la sua mise- suo dolore dimostrò. se tu 1' hai qui peril duto. e di qui l'abbiamo tolto . piena d' angoscia andò sua fante a chiamare era . fosse sep. anche nell'altro sti . ma la si abboDda per uso ddlalingnat non so che mi pensare.

quello anello mede. sarà un piaed io cosi . il La qual molto dalla sua fante solllcitata. pure ascoltava consigli della sua fantej e alla prima da pai'te non accordatasi. perciocché . . occhi e la bocca . da il capo con abbondantissime gittò. . col quale da Gabriotto era stata sposata del di- (») t E tutto dattorno delle rose ec. E prestamente por una pezza forziere la . rispose alla seconda dicenmarito che io sofferi do: già Dio non voglia che così caro giovane e cotanto me amato e mio sia seppellito che a guisa d'uu cane o nella strada in terra e. . in terra distesala te- su il corpo di Gabriotto vi posero. sta gli sopra uno origliere e con molte lagrime chiusigli . e perciò tu ha poca come acconcio l'abbiamo quivi il porteremo e dinanzi ad essa il porremmo Egli non andrà guari di tempo che giorno fia. drappo di seta. e fattagli una ghirlanda di rose e tutto (i ) delle rose che colte avevano empiutolo disse alla fante: di qui alla porta della sua casa via. quanto l' io potrò egli quelle de' suoi parenti lo e già per animo mi va quel- che noi abbiamo in ciò a fare di .. e sarà ricolto j e come che questo a* suoi ninna consolazion sia pure a me nelle cui braccia egli è morto. la quale aveva in un suo la mando. e postagli . ciocché niua sa eh' egli mai e se cosi non vuogli. . quancontinuamente pia- tunque piena fosse d'amaritudine e i gnesse. e venuta quella. Egli avrà ha avute le mie lagrime . . giorno se ne veniva dirizzatasi . E cosi detto. simo. a I o GIORNATA QUARTA ci venisse . La giovane. mettiamlo qui fuori del giardino e lasciamlo stare: egli sarà domattina trovato e portatone a casa sua e fatto seppellire da' suoi parenti. in lasciato. e lagri- me sopra viso gli si per lungo spazio pianse. la stampa del 27. cere. .

E cosi andando. con quello del giardino uscirono di lui si e verso la casa dirizzato . n'andò in palagio. senza essere da alcun tocca briotto con tutto il corpo di Gapodesth sen. essere accusato. Per che. L'Audreuola più di morte chi di . ti Uot» in questo lilir». e so che il volermi fuggire niente monterebbe (i): io son presta di venir con voi davanti alla signoria e che ciò contarle. che che cuna posta (a) vicina Monture Posta cuore gli s' era rotta (i) per giov-ire mo'liuiine »olUs .NOVELLAVI. da me non vuole . lui con piatito di« le ceudo : caro mio signore . SII . po la partita di benigna- mente r ultimo dono tanto amasti . si (a) postema Jirono alcuni che qui com> inlrnil*. to suo trattosi . il mise ucl ditu di . tramortila addosso gli ricadde} e dopo alquanto risentita e levatasi . al ma . il corpo gia- ceva. sia di rac. il chenoa ai mi dispiace: pure per vena inlendeadula ucdeiei che molto più fucc-aK cui aculimeiilo «Iella coa- . per caso avvenne . La qual cosa si il tendo . colla fante insieme preso il drappo sopra il quale . che dalla famìglia del podestà clie per caso andava a quella ora per alcuno accidente . la qual tu vivendo co- E questo detto . se la tua anima ora mie lagrime vede o ntua conoscimento o sentimento doquella rimane di colei a' corpi. vita disidei^osa. ma ninno se di voi sia ardito di toccarmi se io ri- obbediente vi sono . nò da questo corpo alcuna cosa muovere. conosciuta la famiglia della signoria francamente disse: io conosco chi siete voi . coti per importare |irr rilevare e salvare. furon trovate e prese col morto corpo. ricevi . e s' lei nella camera avendo : di ciò che intervenuto era informò e fatto da certi medici riil guardare se con veleno o altrimenti fosse stato buoalaf- no uomo ucciso > tutti affermarono del nò. levò .

ostante che marito avesse avuto di volentieri per sua . la libererebbe Ma non valendo quelle parole la forza. difese . vi d' ogni cosa dal podestà informato dolendosi do. vender non le poteva e disse . e sentendo costei in piccola cosa esser nocente (i). mio ardire e della mia sciagura che son certa che udita l'a- vete e sapetela j e perciò . quanto più posso . lui con villane parole e venuto il altiere ri- buttando indietro. vedendola di tanta buona fermezza . . oltre l' ad ogni convenevolezza volle usar rilmente Ma Anvi- dreuola da sdegno accesa e divenuta fortissima si . e queste cose essendo a messer Negro contate. che egli da la lei accusato fosse . il contrarlo d'innacenle. In questo tempo 1' che costoro cosi parlavano. bassa condizione donna la spose- rebbe. e . do prima cosa l' giovane e la sua costanzia per approvar quella. . s'ingegnò di strar di donarle quello clie mo. . Andreuola venne in cospetto del padre : e piangendo gli si gittò innanzi e disse padre mio .. io non credo eh' e' bisogni che io la istoria del vi racconti. dove a grado a lui che suo padre era e a non . umilmente T Gli Accacleraici della Crusca nel loro vocabolario citano il alla voce posta là (love presente passo ilei Boccaccio pigliano questa voce nel Benso di postema. Ma di chiaro. lodan. sommo amor avea posto lei fosse . . venne a dire ciò che fatto avea: per la qual . . dove ella a' suoi piaceri acconsentir si volesse . dolente a te mor- con molti de' suoi amici a palagio n'andòj e qui. ma ora t! dice reo Mart. Il qual ciò udendo . mandò cbe l' la figliuola gli fosse renduta Il podestà volendosi prima accusare egli della forza che fare avea voluta . . (i) Nocente. 11a fegato l' GIORNATA QUARTA avea . è molto elegante.

e più ancora vedendotel prima aver pei> . questo doveva anche a me ma io 1' averlo occultato. e cosi piagnendo cadde . ma di signore tratto della cor» cittadini pubblica sopra gli omeri de' più nobili con grandissimo onore fu jwrlato di alla se|>ollura. T. comandò loro che le esequie . il Quin- dopo alquanti DECÀM. se tu avevi preso (piale egli piacere. antico era oramai e uomo di natura nigno e amorevole. doinnndu del . piedi Messer be- Negro che . . vivendo si volentie- avrei fatto cioè onore . come s' a mio genero e a' suoi pa- facxiaglisi alla morte E volto a' figliuoli renti . duto che l'abbia saputo Ma . dunne e uomiui posto nel n' erano . della tua |K>ca fidanza mi fa dolere. piacea. il drappo della Andreuola e con tutte le sue rose quivi non solamente da lei e dalle parenti di lui fu piamo. seguitando podestà quello che alla fi- addomandato avea. nimica. poiché cosi ò egli . apparecchiasse- ro a Gabriotto grandi e onorevoli Eranvi in questo mezzo concorsi quanti nella della corte il i parenti e le parenti del giovane. corpo sopra . e non a guisa te di plebeio . ragionandolo messer Negro l4 . perdono vi 31 cioè d' nvcre . NOVELLAVI. ma |)er ligliuola e a' non vostra . cominciò a piagnere. Per che mezzo . quello che io ri gli jMir contentarti . U. saputa avevano la novt^ìla cittì» e quasi . . si ma {iul)blicamente qua- da tutte le donne della cituH e . za vostra saputa chi più mi piaccjuc marito preso la vita E questo dono uon vi domando perdio morire vostra gli mi sia perdonata . queste parole udendo. e piangendo levò la figliuola teneramente in piò.3. e disse: iìgliuola pii!i mia. di . che . tal io avrei avuto molto caro che tu avessi avuto il marito . fallo mio . quale a l' te setal condo parer mio ti si convenia : e . sen. pur . da assai uomini.

lib. li che essa a coloro che detto aveano dicendo (1) Quello che reiule mirabile questo strano e repentino caso della si morte dei due amanti è una botta o rospo tanto mortifero.4 . e con quello d'altro caso simile seguito in Tolosa tale due mercanti. che. trovò un medico tedesco chiamato Giovanni Skenk di Graffenberg. nuove e mirabili. . questa sua verità quale l'as- corroborando col testimonio di questa Nov. to : i JL anfilo era della sua novella diliberato. VII. (2) med. gliuola ciò niuna cosa ne volle udire il j ma . Marf. rare . dando Emilia fosse sembianti le fé (2) che a . 2 1 GIORNATA QUARTA . serì per vera. . Blanpotesse rendere capace d'uccidere di do sotto una pianta di salvia. gli oc- chi e col volto: molto diverso da quante altre volte è trovato fin qui. che tale allivilà non ha saputa trovare nell' alito dei rospi da rendere istantaneamente mortifero si il colla sola fregagione d'alcuna delle sue foglie una pianta. che similmente per un accidente uiorirono. quando grado il Re nulla compassion mostrando all'Andreuola. volendole in assai compiacere padre. la quale 'Volendo mostrare al giudice come morisse Pasquino sfregatasi una di quelle foglie a" denti similmente si muore ( ). riguar. . in un monistero famoso . che non mai per altro sia posto che ^ti fingere . la istantaneamente chi con una o più foglie essa fregassesi i denti Contro il sentimento di tutta la medica facoltà. di del Boccaccio. Os- serv. di santità essa e la sua fante monache si renderono e onestamente poi in quello pe]^ molto tempo vissero NOVELLA VIL Lia Simona ama Pasquino : sono insieme in un or: Pasquino si frega a' denti una foglia di salvia f e muorsi e presa la Simona .dimostrar con si Fé sembianti qui è posto ^tt far segno.

che dando andaNu per un suo maestro lanaiuo- lo lana a filare. ancora che non in tutto . La quale senza alcuna dimora fare incuminciò* Gare compagne. come 1' An> continuasse . . . . sua condi- la (]ualc ebbeno> e sì me Simona: e quantunque il convenisse colle proprie . lentieri le case de* nobili riiluta si l' uomini perciò non imperio di quelle de' poveri anzi in quelle alcuna volta le sue forze dimostra si . braccia pan che mangiar volea guadagnare . àiS . come l'An- dreuola fu (a) non con si forza nò con virtò . tentissimo signore dn' più ricchi fa temere Il che . e così colei debbo. non fu perciò e con di po- vero animo nella sua che . la «Itrap» t I) Manne'li notò di-l margine che qui la p»nl»/w è miMiflua. nel li) (ti) t ÀUrti. cotanto allontanati ci . la novella detta da Panfilu mi tira a doverne dire una in ninna cosa altro (i) alla sua simile se non che.NOVFXLA 8Ì VII. non ò gran tempo . siamo . in gran parte apparirà nella citth mia novella rientrare . ella il non ardisse a ricevere gli atti amore paro* mente d' quale con le le piacevoli un gio\ inetto di non maggior peso di voler- di lei. . quantunque amor voabiti. . in Firenze la una giovane assai bella e leggiadra secondo e di povero padre figliuola le . con morte inopinata dilibcrò dalla corte ma E come . esso . altra volta tra noi ò stato detto. . Fu adunque zione . . juenie ])arlaiido per diverse parli del mondo avvol- gendoci . e similmente presa . buona pezza mostrato aveva del 37. che come po. fi- lando laua sua vita reggesse . con la qunl mi piace nella nostra della quale questo di diverse cose diversa. . dreuola ucl di cui dir ginixlino perdio l' amante . e neMa stunips 17 ne fu omeaM.

ilelle (i) t In questo . più spesso che sollicitando . e sempre più nel disse continuare accendendosi avvenne che Pasquino Simona che la voleva del tutto egli voleva che ella trovasse là modo nar di poter venire . altro . che nica le piaceva j e d ato a vedere al padre una dome- dopo mangiare che andar voleva . quella sola che filava la Simona.6 . e non altra. vi entrare Ricevutolo adunque in sé col piacevole aspetto del giovane . 2 1 GIORNATA QUARTA . l' un più mol- d' ardir to della prendendo che aver non solca e l' altra paura e della vergogna cacciando che d'avere . quasi dovesse compiere tutta la tela . e non attentando di far più avanti al fuso filando . eru sollicitata più spesso che V altra . . E cosi questo lor piacere conti- nuando alla un giorno in uno . avvenne che . non che un dall' altro aspettasse d' essere invisi tato a ciò. che V amava . ad ogni passo di lana filata die avvolgeva mille sospiri più cocenti che fuo- co gittava. perdonanza chiamata la a san Gallo con una sua co. Per che un e all'al- giovando d' esser sollicitata. era usata insieme all' 1' a' piaceri comuni si congiunsono aggradirono Li quali tanto una parte e all' altra che . . men disse sospetto potessero La Simona alla . che a filar gliele ave- va data Quegli dall' altra parte molto sollicito dive..npagna pcrinilo l'ordine naturai. anzi a dovervi essere all' faceva incontro l'uno altro invitando d' . suo maestro e quasi altra. il cui nome era Pasquino forte disiderando . . quella sola che la Simona filava tutta la tela dovesse non alcuna compiere 1' . parole è: DaìV ahra si parie divenuto quegli mollo sollicito che la lana del suo maestro filasse bene. nuto che ben si filasse la lana del . ad un giardino dove egli me- acciocché quivi più ad agio e con essere insieme . di colui ricordandosi . l' altra era sollicitata (i) tra .

a 17 al giardino slatulc da PnMjuino insegnato se nndò . che egli . e incominciò a stropicciare la salvia denti ù le gengli dicendo che molto bene nettava d'o- gni cosa che sopr'essi rimasa fosse to. malvagia femmina hai avvelenato e fatto romor grande . e veggendo Pasquino non so- lamente morto re ma gih tutto enfiato e pieno d' oscu- macchie per lo viso e per lo corpo divenuto : . prestamente Ih corsi . veudo ragionato una merenda che . dopo gli . vò: e quivi fatto la ma era chiamato lo Stramba. fu da (i) seiisce Cesio non tolamenlf per cesta o paniere. in quello orto ad animo con gie . si morì Le cose la gridare e a chiamar lo li Simona veggendo cominciò a piagnere e a Stramba e la Lagina Li qua. e lo . Pasquino al gran cesto della salvia rivolto essa s' di quella colse i una foglia. guari . ma ancota [icr pianta di frutice e tt erba: . un grandissimo e molto a- e bel cesto (i) di salvia: a piò della quale postisi a sedere . ritornò in su ragionamento della merenda . rijiosato intcndevan di fare .NOVELLA Lngina n' . e gran pezza sollazzatisi insieme d' . diceva egli s' Nò guari di spazio perseguì ragionando che incominciò tutto nel viso a cambiare. Dove lui insieme con un suo compagno. clie Puccino avca nome. Lagina lasciarono in . e appresistette so il cambiamento non . l'aver mangia- E '1 poiché così alquanto fregati ebbe. . della qual prima . . VII. ùccomeaiUiiicnlcwil R. un' altra Era in quella parte del giardino dove Pa- squino e la Simona andati se n' erano. perde quali la vista e la parola e in bricve egli . subiI tamente gridò tu l' lo Stramba : ali il . trotra lo imo amorazzo nuovo Stramba e In Stramba e giar* Lagina^ si essi a far de' lor piaceri in una parte del din raccolsero.

vedere il morto corpo e luogo e'I modo da lei raccontatogli lei . un giudice. cosi fece come Pafre- squino aveva fatto. ba diceva . fu reputato da la tutti che così fosse . Per . senza dare indugio alla cosa .ai8 molti . percioc- ché per le parole di noi comprendeva assai bene. Li quali corsi al fiato . per pienamente dargli ad il tendere (2) caso sopravvenuto . volle. Fattala adunque senza alcuno tumulto colà menare dove ancora il corpo di Pasquino giaceva gonfiato come una tosi del botte. maraviglia- morto. ed lei egli appresso andatovi. suo amante quasi di sé uscita . GIORNATA QUARTA che vicini al giardino abitavano . una di quelle foglie di salvia gatasi a' denti. non sappiendosi scu- sare. Questo t Prontare mho d' è ilo in disuso. per lo dolore del subito accidente che tolto avesse . domandò come . si mise ad esaminarla del fatto : e non potendo comprenes- dere costei in questa cosa avere operata malizia né ser colpevole. stato era . come lo Stramella . il lei presente. e cosi pure prontiludine e prontezza nel senso im[)orlunilà nel sollecllare. (2) Dare da intendere in più luoghi di il sopra s' è veduto per fur . romore lo e trovando costui morto ed enla Si- e udendo "Stramba dolersi e accusare 1' m^ona che con inganno avvelenato avesse il j ed ella . credere ilfaUo o finto i qui saì/ar capace ed informalo del vero . sentito . e l'Atticciato e'I Malagevole compagni di Pasquino che sopravvenuti erano. Costei al cesto della salvia accostatasi e ogni precedente istoin- ria avendo raccontata. è propriamente sollecitare con importunità. Le quali cose mentre che per lo Slram- (1) Prontando insistendo. qual cosa presala piagnendo sempre forte al palagio del podestà ne fu menata lo Quivi prontando (i) Stramba .

NOVELLA VH. la catti ella riu? dal dolore del perduto amante e della paura della dimandata pena dallo Stramba ristretta stava (i). O felici il anime . dirsi. mostra che salvia questa salvia sia il che della non suole avvenire. . Mari.ia sua malvagith accusata . e non n. sì come frivole e vane. . più onesta via trovanal dole con pari sorte di morte suo amante a l' sviluptanto da parsi dalla loro infamia. scardassierl o più vili uomini. . . amore se e la mortai vita terminare e più I felici se insieme ad im medesimo luogo n' andaste ncll' altra vita s' e felicissime. poi in miglior senno rinvenuto vcionosa. e con più instan/. e per l'aversi la salvia fregata a' denti in tpiel medesimo accidente cadde che prima caduto era Pas<piino. che yivi dietro a lei rimasi siamo la . la cui innocenzia non pati fortuna che sotto la testimonianza cadesse dello forse Stramba e dell'Atticciato e del Malagevole.' pe«a che dire in «Ufcta della lua iooocenaa. non senza gran maraviglia di (pianti eran presenti (piali in . in presenza la giudice erano schernite. ninna il altra cosa per lor domanmalva* dandosi se non che fuo<:o fosse di cosi fatta \ gith punitore. ama . quanto è al nostro gindicio. e voi v* amate felice come della di (pia faceste I ma nolto più P anima Simona innanzi tratto. alle un medesimo dì addivenne ! fervente . e a seguitar lei anima amata del suo Pas(piino nonsappiendo che i II giudice quasi tutto stupefatto dello accidente insieme con (pianti ve n'e- rano . ha e per (li aig amici e compagni tiri lo Atticciato e per (^li altri Pn8«{iiiiio. Ma acciocché ella alcuno altro of^ (i) Ristretta stava ^ ave* il cuore ri*trelto per lo timore. lungamente soprastetdiss(>: te.

. . . per comandamento del Re Neifìle cosi comincio Al- mio 1' giudicio . non prima abbattuto ebbe la . ser lo giudice sopra la 11 morte di Pasquino quale insieme con . una botta Al- di maravigliosa grandezza dal cui venenifero fiato . aao dici GIORNATA QUARTA . e muorle una chiesa y muore la Sal- a lui J^veva ~cuni al la Novella d' Emilia il fine suo . Girolamo ama la Salvestra : va costretto da' prieghi della madre a Parigi: torna ^ e tj^uoi'ala maritata : entrale di nascoso in casa allato . della quale per avventura eran po- NOVELLA Vili. giardino era guardiano in presenzia del giudice fac- ceudo ra . la sua Simona cosi enfiati come erano dallo Stramba e dallo Atticciato e da Guccio Imbratta e dal Malagevole furono nella chiesa di san Paolo polani seppelliti . il gran cesto in ter- che cagione della morte de' due miseri amanti apparve Era sotto il cesto di quella salvia . fender non possa in simil e mettasi nel fuoco . quivi insie- m^e con la salvia arsero e fu finito processo di mescattivello . avvisarono quella salvia esser velenosa divenuta la qual botta non avendo alcuno ardire d' appressarsi fattale d' intorno una 1' stipa grandissima il . quando . li quali j . e portato in vestra allato . modo taglisi inflno alle raLa qual cosa colui che del .. . valorose Donne sono . più che altre genti si credon sapere e sanno a' meno e per questo non solamente consigli degli uomini .

NOVELLA ma d' Vin. . la cui natura è tale che si piì!i medesimo consumar via. ricco. . fanciullo crescendo co' fanciulli de. . una ora an- amore e 1' anima del corpo Fu adunque tichi il nella nostra citUi . tanto e sì fie- che Girolamo non sentiva ben costei vedeva: e certo ella . può . . E percioccbiN tra altre naturali che meno riceve consiglio o operazione . E venendo più crescendo r ro V usanza (i) converti in amore . in che studiava mostrare senno suo . appresacconci . ò amore . gli altri suoi vicini più . sarto si dimesticò si . che con alcuno altro della . so la natività del quale i suoi fatti ordinata. secondo che gli raccontano un grandissimo mercatante e . mente . figliuola uu eth. quanto non amava men che da lui amata fosse La madre del fanciullo di ciò (i) Utanta per amicitia «IUm ancor di «opra il Bocc. se non tanto lui. cui nome fu Leonardo Sighicri il quale d' una sua donna un figliuolo ebbe. bene e lealmente sue cose guidarono. .. non appartenela cosa va e che non era e ancora che il non sosteneva . aai ancora contra il la natura delle coae presumono : opporre senno loro della quale presunzione giU . passò di (|uesta vita la 1 tutori del fanciullo le insieme con madre Il di lui . contrada d' . per>'enne a cacciare ad al figliuolo . av- vedimento tor vi m' è venuto nelP la di narrar- una novella d' una donna quale lei mentre che eU si la cercò d' esser più savia che a . grandissimi mali sono avvenuti e alcun bene non se 1' ne vide giammai cose quella in cunlrnrio tosto per su . che per animo . credendo dello innamorato cuore trarre amore il quale forse \' ave- vano messo le stelle . chiamato Girolamo. con una fanciulla del tempo suo .

credeva per la ne dolse j e come colei gran ricchezza del figliuolo . fare del pruno un melarancio (i) fanciullo ci . o egli : oi consumerà per perciò veste lei sé ad altrui . fondaco 5 perciocché dilungandosi da veder ella gli uscirà dell' animo . . nelle sue Satire disse: D'un melarancio Jarà spesso un pruno. mollo spesso disse Bocc. Ex iliymbra nemo del queat conficere lanceam. E appresso co' tutori di lui se non potendosene Giche si rolamo rimanere. dove gran partraffica : tua ricchezza vedrai come si senza che (a) tu diventerai molto migliore e più costumato (i) Fare di un pruno un melarancio il' . GIORNATA QUARTA molte volte né gli disse . Salvestra . tu se' oggimai grandicello egli ben fatto che tu incominci tu medesimo a vedere : de' fatti tuoi per che noi ci contenteremo molto che tu andassi a te della stare a Parigi alquanto. è sì innamorato . che se la . e che essi ciò farebil bero al lor potere fondaco . nostro vicino noi dinanzi si che ha gliele nome . figliuola d' un sarto . e Galiriello Sinieoni rivoltando quello Boccaccio. V. voi do- mandare lontano di qui ne' ser- vigi del costei . la vedrà maritare il e mi parrebbe che per in alcuna parte fuggir questo. . per quello che il oggi comunemente diciamo oltreché. Questo pioverl)io pare ia certa maniera preso da quello Ateneo Lib. mente è : fi gliuol mio . e potremgli poscia I tutori dis- dare alcuna giovane ben nata per moglie. d' una la . senza che alcuno lieta sappia per moglie e io non sarò mai poscia .aal avvedutasi . sero che la donna parlava bene . e fattosi l' chiamare fancmllo nel gì' incominciò uno a dire assai amorevol. disse loro: questo nostro il quale appena ancora non ha quattordi- anni . male e nel gasti- gò . non leviamo per avventura egli il j prenderà un giorno . (2) Senza che.

. . pur veggendo che : altro esser non dove poteva . qui venire . aa3 quc'sivi so- da bene ]h*. che egli acconsentì j andare a stare uno anno e non più e così fu fatto Andato adunque Girolamo a Parigi fieramente morato . che cfui non faresU. utati piovcfi* bialmente. madre il dissero . lania j e poi con dolci parole raumiliandolo . che te no trai assai. se non come egli . vegg^ndo gentili gnori e <jue' baroni e cpii. l' opera stava in ahra guisa . vane che faceva sura dolente . trovò la sua Salvestra maritata ad un buon giod' oggi in . s' ingegnò di darsene pace a casa e spinto Ik ella stesse secondo V usanza de' giovani innalei . Il garzone ascollò diligentemente j e in brieve rispose niente volerne fare perciocché egli credeva così bene ze . di che egli fu oltre mi- Ma . poi ne pò* . V inco- minciò a lusingare e a pregare dolcemente che vesse piacere di far quello che volevano i gli do- suoi tiitori: di dovervi . I valenti il uomini udendo questo . e tanto gli seppe dire . lui dimenticato .NOVELLA e pii^i vili.è da oaMttani più che da imitatai. La qual fieramente ciò adirata non del non volere egli andare a Parima del suo innamoramento gli disse una gran vil. le trabacche . R«lli. inna- domane ne verrai (i) vi fu due anni tenuto Donde più innamorato che mai tornatosene. Ella non ricordava di lui se se non come se mai non Io avesse si veduto. morati incominciò a passare davanti a credendo che ella lei non avesse . aveva si ma . e de' lor costumi apprendendo. e pure alcuna cosa se ne ricordava. come un altro potersi slare a Firen.* uomini . ancora con più altra parole risposta riprovarono alla ma nou potendo trame di gi . . mo- li] J^oggi in domane ne verrai: tal parte di petioJo.

vattene. s' accorse . come tu ve- di . aa4 strava il il GIORNATA QUARTA contrario.. Il : giovane udendo queste parole (i) sentì noioso dolore e ricordaNel fi Coricarsi e corcarsi usa si il Boccaccio per porsi a giacere . costei tremante disse è passato quel si disdisse 1' deh per Dio Gii'olamo. elio se mio marito ne seguisse pognamo che altro male non si ne seguirebbe che mai in pace né in riposo con lui viver potreij dove ora amata da lui. La giovane io che non dormiva : volle gridare ma . tornati costoro e lei andatise. entrò . per la qual cosa più non sta bene a me . di clie in assai piccolo spazio di tempo giovane . come erano la ella casa di lei stesse una sera che a vegghiare . e '1 marito andati con lor vicini v' nascolei die- samente dentro tro a se . tesi v' nasco- e tanto aspettò che . e postale la sua : mano . ma niente parendo. egli tempo che alla nostra fanciullezza . sopra il petto ? pianamente disse . lui mi dimoro . . Il che udendo . non essere innamorati Io sono . in bene e in tranquillità con . il giovane prestamente disse per Dio non gridare che tutta sono il tuo Girolamo : . e non senza suo grandis- simo dolore Ma . . maritata. ne al letto sentì il marito di addormentato la Salvestra e là se n' andò dove veduto aveva che s' cori- cata (i) era . di si teli di trabacche che . Peliarca Uova in alcuni lesti scritto si corcò. o anima mia . d' attendere ad altro uomo che al mio marito: per che j io ti priego per solo Iddio che tu te ne vada ti sentisse . adoperare si dispose . ed in molli più coleo . se morir ne dovesse di parlarle esso stesso E da alcuno vicino informatosi . nondimeno ogni cosa faceva che po- teva per rientrarle nello gli animo j . dormi tu ancora . . e nella camera erano .

adunque giovane allato a pensiero il lei senza toccarla e raccolto in un lungo amor portatole e . coloro conoscono. dopo più che oltre ritoccarlo cognobbe che egli era morto di modo dolente. promesse gran. Coricossi . lui . come : ghiaccio freddo. che più Maoti penetrano col tapetc. addorsi mentato Per che . acciocché il svegliasse il cominciò a icnLire . maravigliò forte egli e toccandolo con piii forza si e sentendo che non movea : . si svegliasse te co? minciò a dire deh Girolamo chò non ne vai tu Ma non sentendosi rispondere. ultimamente rito di tanto si pregò che in meegli allato a lei si amore ella soficrisse che coricasse . e molli dissime mescolale . . di che ella . stette gran (i) Menomato^ <|urslo Te(bo hfllinìmo h qnnto p«r minorato.. Iole il ^ aaS passato tempo e '1 suo amore mai per distanzia prieglii e non nirnomato (i). allato a lei mori. Mari. La Salvestra le condiil avendo un poco zioni dato da lui compassion di il con concedette . la presente durez- za dì lei e la perduta speranza vivere. . lui essere . to fare . pensò . direbbe alcuna cosa nò riscaldalo fosso di . temendo non : marito . e toccandolo si tro- vò . come un poco se n'andrebbe. . (a} Del |)cnsicro e co«a di molla maraviglia da raccontar tra legioTani lo : ma rome ai accompagni col verisimile. tanto che alquanto riscaldar . E dopo . NOVELLA Vm. ahptnnto spazio la giovane maravigliandosi della sua il contenenza . senza alcun motsi chiuse le pugna . diliberò di più non (^)o ristretti in s(> gli spiriti. non che col vero. ma noa «i polrrb- Iw del «li menomare Hir uso in tutU li la taa ctten»i''<De come vrrho minorare o diminuire che conitponJono. la toccherebbe. stesa oltre la mano . potesse vhò era agghiacciato aspettandola né le promettendole che e. ninna cosa ottenne la Per cbe disi- deroso di morire.

egli tutto smarrito colla levò su e acceso un lume . . e. t.. per far alla vedere che quell'affisso non al marito. •{ Nella ediz. senza entrare moglie in altre novelle il morto corpo de' suoi alcuno indugio (aiu- panni medesimi rivestito. i\c' egh /ormano un concetto la da per se spiccalo in tutto dal precedente) che stessa il innocenza marilo delegli slesso della Salvestra l'aiutava a rendere sì facilmente persuaso la verità della cosa. sup- pone che Neifile interrompa qui luti' ad un tratto la sua narrazione. ma donna. per- ciocché non cosi dirà canto per cantato né altro tale. senza alcuna malavoglienza alla donna portarne le fallato disse : . pochi altri Cerco per cercato. pezza senza saper che Alla fine prese consiglio il di volere in altrui persona tentar quello che marito dicesse da farne : e destatolo . e. non avendo trovala questa si lezione in alili la rigetta. . Di che . gli fece toccare si il morto giovane . e veduto costui davanti all' uscio suo morto^ fu fatto il romor grande. e non trova toglisi né piaga né percossa (i) (2) Piesenlemenle. avvenuto era il disse essere ad un altro intervenuto e poi domandò. 1. lil)ri. e quivi il pose e lasclollo stare E venuto il madre j giorno . mano . la giovane e cosi convien fare a noi j e presagli la . alla porta della casa di lui nel portò . e mostri con così falle parole {le quali. la qua- non gli pareva eh' avesse Allora .Veggasi quanto ne dice più diffusamente il negli Avvertimenti sopra (3) Decani. tocco per toccato. e quivi lasciarlo. se a lei avvenisse. 1. del 27 è aiutandogli riferisce la sua innocenza A\ Salviati. che consiglio ne prenderebbe Il buono uomo morto rispose che a lui parrebbe che colui che fosse si dovesse chetamente riportare a casa sua. e senza tandola (2) la sua innocenza) levatoselo in su le spalle. XI. 1. 226 GIORNATA QUARTA farsi . quello che presenzial. e spezialmente dalla e cerco (3) per tutto e riguardato . mostro per mostrato: t tali ne ha la lingua nostra per vezzo. mente (i) a lui . non per regola. .

essendo si suo proprio di met- assoluto. ma in Toarana e così lutti gli scritturi . Alla giovane . aa7 lai di per li medici generalmente fu creduto dolore esser morto così cor|)o portato in sa come era Fu adunijuc questo la una chiesa. il buono uomo . vo non avea voluto dovvi . pcrci- (i) Corrotto . scitatevi (a) tutte il . come sa . NOVELLA alcuua . e quivi venne altre doloro. to £ : mentre il corrotin casa (i) grandissimo si facea . cui morto era . disse alla Snlvestra deli ponti alcun mantello in capo . Si usa questo termine presrntemante in ai ilice lutto . fortuna di (nitriamo 1' non avea potuto aprire la misera aperse . (|iiale la lieta . e l' antiche fiamme risu.. e melliti ira le donne. ella viso morto vide che sotto . acciocclu^ noi sentiamo se si alcuna cosa contro a noi dicesse . '1 manici chiu- tra al donna e donna mettendosi non ristette prima che corpo fu pervenuta: e quivi mandato fuori un . MarU il (i) tersi Avverti risuscitatevi transiiivo. altissimo strido sopra il morto giovane si gittò col suo viso . Lombardia. e io farò il si- uomini . madre con molte donne parenti e vicine 1' e sopra lui cominf*iaroao dirotUimente secondo usan- za nostra a jiingnere e a dolersi. il quale non bagnò di molte lagrime . e va' a quella chiesa dove Girolamo ò stato recato. . . Pitnlo eh» ti fa •* morti. ritvegliattvi} benché io tutti modi sta bene. ed in alcuni i legge tuieitatevi. e ascolterai si quello che di questo fatto migliante tra gli ragioua. subitamente mutò in tanta pietà . d' un sol bascio piacere Mnravigliosa cosa è a pensare quanto sicno difficili il ad investigare le forze d'amore. Quel cuore. Vm . «he tardi ero diveniUa pietosa piacque sì come e an- a colei che morto (lisid<Tava di veder colui a cui vi.

. donne che quivi il erano assai . si non conoscendola ancora e poiché ella levava levar volendola e immobile trovando. mini la novella lei. e quivi lun- gamente pianta seppelliti una medesima sepoltura furono amenduni : e loro li quali amor vivi non in . . aveva potuto congiugnere separabile compagnia . la qual pervenuta agli orecchi del . ricominciarono pianto maggiore Sparsesi fuor della chiesa tra gli uo. il dolo- re la vita avea tolta così a costei tolse Ma si poicliò riconfortandola le donne e dicendole che su levasse alquanto non la . solazione o conforto da alcuno per lungo spazio pianse . la morte congiunse con in- . . marito di che tra loro era senza ascoltare o con. la che a e lei tutti dolse Presa adunque s' morta giovane i così ornata come let- acconciano corpi morti . sopra quel medesimo a giacere . .aaS occliè GIORNATA QUARTA prima noi toccò . to allato al giovane la posero . della morte di ciascuno . che . vinte da doppia pietà . come al giovane . pur sollevandola . mo- manifestamente per tutti il . E poi ad assai di quegli che v' erano racconta- ta la istoria stata la notte di questo giovane e della glie . ad una ora lei esser la Salvestra e morta conobbero Di che tutte le . . si seppe la cagione . . .

27 . e in costume avcan d'andar sempre Gmiglielmo e Guglielmo si liora »crìlto pet li Imoui Usti Man difTereiiaa.. pietose Donne di ima novella alla qual. ikl del 73 e «lei . qual non intendeva di guastare . le edi*. quali ciò . poiché così degl' infortunati così d'amore vi duole . E' mi si para dinanzi . privilegio di Dio. e perciocché s' 1' uno e l' alilo era prod' uomo molto nell' arme. e aveva l'uno nome messer Guiglielrao Rossiglio* ne V l'altro messer GuiijlielmoGuanlastagno. de' quali ciascuno e castella e vassalli aveva sotto di sé. IL I 5 . di LÌTtmio e Ji Mi- lano: mi si para. si gitta finestra in terra e muore . secondo che racconta- no i Provenzali . DEC\M. neo non essendovi (s») altri a dire . T. in Provenza fui*on già due nohili ca- valieri. e la rtU«. NOVELLA IX. il Re. Messer Guigìieìmo (i) Rossiglione dà a mangiare alla sua moglie il cuore di messer Guigliel- mo Guardastagno il ucciso da lui e die ella sappiendo poi . amato da lei: da ima alta suo amunte è issendo E. e con più fiero accidente che quegli de' quali è parlato Dovete adunque sapere che. vi converrà non meno compassione avere a' clie alla passata. armavano (i( assai. che io dirò avvenne . e' il lesto Mann. (q) t l'ammisi parala. incominciò . In novella di Ncifile finita le . e col seppellita . perciocché da più furono coloro .'7.non senza aver il gran compassion messa in tutte il sue compagne.

in tanto al- che ninna cosa più che tro attendeva o amava. pure avvenne che. E men il discretamente in. e fosse l'un dall'al- ben diece miglia. divisa. a3o insieme. . le piacque e cominciò a porre amore a lui disiderava lui . e seco diliberò il Per che . s' amistà e la comdi lei. pensò il tempo esser venuto di poter- e armatosi il di seguente. né : che da lui essere richiesta . non ostante . e GIORNATA QUARTA giostra o altro fatto d' ad ogni torniamento o vestiti arme cia- d'una assisa (i). se a lui piacesse . E come che scun dimorasse in un suo tro lontano castello. avevan saputo tenere del tutto d' ucciderlo loro amore . dì Il Rossiglione udendo questo lo uccidere : . e insieme furono e una vol. da lui venisse e insie. che i due amanti non . e conoscendolo per valorosissimo cavaliere. essendo Rossiglio- ne in questa disposizione torneamento si sopravvenne che un gran il bandi in Francia. . il che non guari stette che avvenne ta e altra . amandosi forte . con un atto e or con un altro fece che la donna se n' accorse. . che il Rossiglione e mandógli . livrea. marito se n' accorse il e al ne sdegnò in tanto che grande amore che j Guardastagno portava in mortale odio converti meglio il ma seppe tener nascoso il . . sieme usando forte avvenne che . incontanente significò al Guardastagno a dire che . con alcuno suo (t) Assisa.. avenmesser Guiglielmo Guarda1' do messer Guiglielmo Rossiglione una bellissima e vaga donna per móglie stagno fuor di misura . me diliberrebbono se andar vi volessono è come fallo il Il Guardastagno lietissimo rispose che senza seguente andrebbe a cenar con lui . e tanto or pagnia che era tra loro innamorò .

tu se' morto. .U tWIU Uocia guisa di baotlicra. ed . s' . . e poco appresso morì. voltate le teste de' cavalli il quanto più poterono lor signore il . essendo già notte . aspettava non vedendol veuire : maravigliò forte . castello del Il Rossiglione smontato.. a3i un miglio in . del iS^T- (i) (3) t Tradìlrw. e il così dire e Il dar- questa lancia per lo petto fu una cosa. udito aveva Guardastagno dovervi eseer derio grandissimo si 1' cena e con desi. avendolo per un buono spazio atteso venir lo vide disarmalo . Pennoneello : ili «Irappo che ti |M>ne vicino aiU |>u>. fniuiglian^ monttS a cavniio . che la sera a . . al suo il castello se ne tornò La donna. cbe anche klicinniu banderuola. messere che : il Guardastagno non è venuto . fuggirono verso . con due famigliari appresso disarmati sì come in colui che di niente il da lui si guardava .. e fono si fuuri del suo castello in uà l>osco ripose guaio (t) 1^ donde doveva il Guardastagno passare . to chi ciò fatto senza aver conosciu- avesse si . NOVELLA IX. ijucl ]Htro U «tampa Jel 37. Guar- dastagno senza potere alcuna difesa fare o pur dire . una parola passato di quella lancia cadde I suoi famigliari. come quella parte vide giunto dove voleva fellone e pieno di gli usci mal talento con : una lancia sopra mano se' addosil so gridando gli di (a) tu morto . con un coltello petto del Guardastagno aprì e colle proprie gli mani il cuor trasse : e <|uel fallo avviluppare in . . fosse tanto ardito ciie di questo facesse paro- nmontò a cavallo . e . A cui il marito disse donna io ho avuto da lui che egli non (i) In aguato. l'ctlii. e ai marito disse e come ì è coòi. un jien- noncello (3) di lancia gliari comandò ad un de' suoi fami- che nel ])ortasse) e avendo a ciascun comandato che niun la .

udito ? questo. che tu saij e quando a tavola sarò . pò buono. (i)j di che la donna un si poco turbata rimase Il Rossiglione smontato : fece chiamare il cuoco . infino a domani. e lodògliele . buono ^ perla qual cosa il mangiò donna v' è Come cavaliere . Il cuoco gli mandò alla il mamol- il quale egli fece porre davanti . La donna. la manda in una scodeltutta 1' la d' argento Il cuoco presolo e postavi sua arte e tutta la sollicìtudine minuzzatolo e messevi di buone spezie assai . domane. la più dilettevole a mangiar . Poi disse : come ? che cosa è questa che voi cavalier rispose . ro impedito. alquan- to stette . mostrando quella sera svogliato . se morto v'ò piaciuto ciò che vivo più che altra cosa vi piacque. che svogliata non era ne cominciò a ella il mangiare. . migliore e . Messer Guiglielmo quando tempo fu. e parvele . m' avete fatta mangiare Il quello che voi avete mangiato è stato veramente . me . e gli disse prenderai quel cuor di cinghiare (2) la e fa' che tu ne facci una vivandetta. più cose appelilose. vivanJa comjiosta di . cinghiale. La donna tutto . chente paruta questa vivanda . donna. poco mangiò. La donna Io il rispose: monsi- gnore ti in . ne fece uno manicaretto (3) tro]> . nicaretto sé to . con la sua donna si mise a tavola La vivanda venne ma egli per lo malificio da lui commesso nel pensie. buona il fé. (2) (5) Cirghiare . il cuore di . piaciuta molto.. . messer Guiglielmo Guardastagno -disleal il qual voi come femmina Di qui a . . tanto amavate : e sappiate di certo (1) R. nò me ne maraviglio. ella m' è . Se m'aivi Iddio disse cavaliere credo . 233 ci GIORNATA QUARTA essere di qui può domane . ebbe veduto che : la tutto l' ebbe mangiato ? disse donna . Manicaretto.

. . la tro a lei era indietro senza altra diiibcrazione finestra era . ma io ne doveva la Ma unque (i) a Dio non piaccia che sopra . e malvagio cavalier dee fare se io . non sforzanpena domi egli . e il modo e la cagione della (a) Unque.* : voi Taceste quello che disleale . fu saslata: per che da quegli del castello di messer Guiglielmo Guardastagno . portare . stordì forte d<'' e parvegli aver mal fatto e tefatti mendo sellare egli i paesani e del conte di Proeuza . a cosi nobii vivanda d* come è stata quella del cuore un cosi valoroso e cosi cortese cavaliere. . ser Guiglielmo Guardastagno fu . gliele strappai poco avanti che io tornassi. medesimo posti . e da quegli ancora del castello della i donna corpi la . La molto alta dn terra per che . mai altra vada E levata in piò^ per . NOVELLA cb' egli fi IX. . . Vnqua ditte tempre il Peinrca. donna in una medesima sepoltura fur e so- pr' essa scritti versi significanti chi fosser quegli che dentro sepolti loro morte v' erano . una finestra. non egli. l' nvea del mio amor fatto signore e voi in questo oltraggiato. La donna udendo questo di tra cosa amava se dolorosa . la- sciò cadere . del ])etto. cavalli andò puto per tutta la La mattina seguente contrada come questa casa era via. non solamente mori ma quasi tutta Messer Guiglielmo vedendo : questo . con grandissimo dolore e pianto furono e nella chiesa del castello due del- ricolti. come la si donna cadde disfece . . come niesvivanda quale diesi . cioè Mai. colui cui ella più i\i che non è da domandare) che e dopo al([uaiilo disM. a33 mani al- slato dosso j percioccliA io coiv queste .

avendo : già il il Re fatto fine suo dire . . non che a Donne : . . vale anche per porla der- Tuone o quantità di qualsivoglia cosa. più la giunta che la . Prima la giunta. ma me hanno . e già dal Re a essendogli imposto.. a ciò che nella seguente giornata dee raccontare (l) Derrata. Le voi miserie dcgP infelici amori raccontate . Senza andar piìi quanto indizio dietx'o a così dolorosa materia . neir arca dagli usurieri imbolata i prestatori d'avere . quello clie si contratta in vendila. Que- sente e preso per ladro la fante della messo laond' egli donna racconta alla scampa dalle forche. ma il proverbio usilalo è. malvagia derra- (i) fare una mala giunta di che Iddio mi guardi. { Potrebbe derrata forse tornar in acconcio in qualche caso dire: prima la giunta che la derrata. che rata. se averlo . ne venisse sommamente disiderato ho che Ora lodato sia Iddio che finite . la quale con d' due usurai . se ne portano in casa . e signoria. V ar- ca furata sono condennati in denari ì^olamente al a Dioneo . i34 GIORNATA QUARTA NOVELLA La moglie tutto lui sti si X. si «lice quanrlo l'aggiunta supera il principale. un medico per morto mette un suo amante addoppiato in una arca . incominciò. restava la sua fatica quale ciò cono- scendo. . da al- piiì lieta e migliore incomincerò forse buono si dando . già contristati gli occhi e a '1 petto se per che io capo . sono ta salvo se io non volessi a questa '.

meglio che ta sì . (i) ^ Con una donna una volta. a35 . di che ella vivoa pessimamente contenta. dispose di gittarsi alla strada e : voler logorar dello altrui dati . . il quale gih ultima vec- chiezza venuto. ella il più del tempo stava infreddata letto era come che nel .TVOVELLA X. in tanto gli che parente nd amico lasciato avea che ben volesse o che che il volesse vedere j e jKir tutto Salerno di ladroalti'c necci o d' la vilissimc cattività era . similmente in lei suo amor rivolse. e più e più giovani riguar- nella (ine la . e con ujia sua fante lauto urdiuò che insieme furono. ma di cattiva vita e di biasimevole stato s' . . Dovete adunque sapere . il cui nome all' fu maestro Mazseo delia Montagna . la aUinpa del i5l7 : e fU chr U sento coti tiihieda. vero è che colei . mal dal maestro tenuta di Chinzifeste . infamato : di donna poco curò piacendogli esso per altro. si K come savia e di grande si animo . altra del la città teneva forni. coperta ca . per potere quello da casa risparmiare. donna (i) si penava a ristorar non so quanti e simili ciance. Il di cui quale come messer Ricciardo dicemmo alla sua insegnava le . e d' altre gioie e tutto ciò che ad una donna può piacere. bellissime giovani che ancora non è gran tempo che in Salerao fu un grandissimo modico in cinigia . di nobili vestimenti e ricchi . tutto il suo animo e tutto ben suo Di giovane accortosi e piacendogli tutto il forte. uno ne clie le fu all' animo il .di nazion nobile. Fra costui chiamato Ruggieri da leroli . avendo presa per moglie una bella e gentil giovane della sua città . nel quale ella pose tutta il sua s{)eranza. cosi costui a costei mostrava che il giacere con una dì .

j4doppiare dar l'oppio sonnifeio: alloppiare. senza dire ad alcuno ciò . del 27.. Venuta l' ora del vespro . dovendo attendere in sul vespro a questo mattina d' una sua certa composizione la fé la una acqua quale 1' avesse. e a dargli materia di farlo lo incominciò a sovvenire e quando d' una quantità di denari quando d' un' altra assai di- E in questa . . per così gliele diedero l' . (5j da Salerno XY miglia. (2) t In una finestra della sua camera. bevendola. si rimanesse. osso potrebbe guerire ma che egli altro che per morto noi prenderebbe: a che accordatisi coloro 11 a' quali apparteneva . Amaiil città lontana la etlir. dovendo il maestro andare a costui gli venne un messo da . ed alcune più aniiche. che fosse . gambe . perciocché una gran ~ (1) zuffa stata v' era . con- veniva del tutto o tagliare tutta e a trargli 1' gamba o morire. dove uno osso fracido . dis- se a' suoi parenti che. certi suoi grandissimi amici d' Amalfi (3) che egli non dovesse lasciar per cosa alcuna che incontanente là non andasse . pena nò si lasceiebbe medicare servigio stillare . quanto esso avvisava di doverlo poter . tanto a far dormire. a costui la . medico avvisando che infermo senza essere adopla piato (i) non sosterrebbe . maniera perseverando insieme avvenne che il scretamente al medico fu messo l' tra le mani uno infermo quale aveva guasta il una delle . E poiché alquanto diletto preso ebbero la donna gli cominciò a biasimare la sua passala vita e a pregarlo che per amor di lei di quelle cose . 2 36 GIORNATA QUARTA . Il cui difetto avendo maestro veduto . penare a curare j e quella fattasene venire a casa la nel- sua camera (2) la pose si . il quale si aveva nella gamba non gli si cavasse.

a bocca postatasi stette guari . donna sappiendo Ini la notte .NOVELLA di X. né che un gran sonno . e come prima |)otò. ch(> se tu volevi dormire tu te ne dovevi an. . andas. n' andò ad Amalfi: per qual cosa la . egli non rispondea tar> né movea punto pii\ forza Per che la donna alquanto . non dover si toniart. fatto un corpo morto il Di che la donna alquanto spa- ventata cominciò a voler rilevare e a dimenarlo più . né altra vista d'alcun sentimento fece. a casa come usata era occultamente il fece irenireil Ruggieri. la una barchetta. la il Standosi adunque Ruggieri nella camera e aspettando dì durala donna . a37 medico . e nella sua ramerà rtS iniiiio mise e dentro vi ser- a tanto cbe certe altre ]>ersouc della casa si .sero a dormir*. e non venir qui Ruggieri cosi so> la spinto cadde a terra d' una cassa sopra quale era . e credendola ac(pia da bere. avendo o per faticii o jhu' cibo salalo «he mangiato avesse sete . Altri tetti hanno guuttadeUM éf acqua» . Ma «piesto era niente . che avrebbe . dare a casa tua . forte e a prenderlo per lo naso e a tirarlo per la barba ma tutto era nulla : egli aveva a buona caviglia legato (i) t Nel letto Mtnn. La donna se ne venne. . che molti v'erano stati fediti Il prolunsali» gata nella seguente mattina la cura della to in su gamba. dormi- glione. acifua non i. minriò a tentare e si a dire con sommessa voce che su : levasse si . bata con il sospinse dicendo: leva su . il prese e fussi addor- mentato. tutta la bevve. o forse per usanza la iinrstra il ima grandissima gli venne nella veduta (piesta guastada d' acqua ( i) lo quale medico per infermo aveva fatta . nella camera trovato Ruggieri dormendo lo inco.

dosi consigliare tacitamente chiamò la sua fante . la sua disavventura mostratale le chiese . ella che medica non . verrà troppo in concio (2) a' fatti nostri perciocché dentro vel potre colpì d' il trem mettere lo ^ . . di sopra ha in acconcio. di non aggiugnere suo danno vergogna era pensò che senza alcuno indugio da trovare modo e come lui morto . morto e consigliò che da metterlo fuor di casa era A cui la egli donna si disse : e dove il potrem noi porre. come facea se fu dolorosa far non domandare lui : e non osando romore . candela ac- ma niente era per che fosse il . cosi fatta disavventura la Ma . si traesse di casa j nò a ciò sappieu. in destro. io vidi questa sera al tardi di- rimpetto alla bottega di questo legnaiuolo nostro vi- cino un' arca non troppo grande 1' . asino Per che la donna cominciò gì' a temere non fos- se morto} ma pure ancora e' : incominciò a strignere agramente cesa j le carni a cuocerlo con una . la donna dicea cioè veramente lui esser . temendo . che non . sos|ielli. suspichi (i) domattina. se '1 maestro non ha riposta in casa . dopo alquanto al . pra ogni altra cosa è da . e dargli . due o un coltel- e lasciarlo stare Suspichi. a38 l' GIORNATA QUARTA . consiglio La fante maravigliandosi forte e tirandolo ancora ella e strignendolo e senza sentimento vedendolo. quando veduto sia sarà che dì qua entro : stato tratto ? A cui la fan- te rispose madonna. la quale . . che sono il me- Jcsimo. disse che . era . Chi in quella troverrà non so (1) (2) III concio.. come che medico marito senza alcun so- fallo lui credette esser morto Per che amandolo . tacita- mente sopra donna cominciò a piagnere e a dolersi di . quel .

porciocchò malvagio giofare alcun che andando a male da . se u' andarono a dormire Ruggieri (i) il quale grandissima pezza dormito avea. garoula allato ad una camera dove lor femmine dor^ appunto . prederrh . . che vane e gagliarda era. e andando la donna innanzi a guardar se persona (i) venisse. e lasciatala stare . posto per ordinalo. E . . venute all'arca. al- cuno suo nimico Piacque alla sia stato il ucciso e poi messo neirarca. li ([uali prestavano ad usura: e volontero- di guadagnare assai e di il spender poco. . avendo biso- gno di nlasserizie. prestamente. . 239 TÌ se '1 di qua entro si . cre- da messo. anzi vane è stato . dì davanti avevan quella arca vese la notte vi rimanes- duta e insieme se te . <kt 37. venuta la mezza not- . fuor che di dargli alcuna fedita dicendo che non l' le potrebbe per (rasa di'l mondo soil'erir animo di ciò fare. donna consiglio della fante . 1' arca dove veduta l'avca: fante qual tornò e disse di La adunque. in Erano di quei di ahpianto piò oltre (t») tornati una casa due si giovani. dentro vel misero . clic d* altronde . e maugiole doUa la a vedere se quivi fosse si.. in altro (4) Senza entrare ragguardamento ^ aenaa più riguanlat* e cMminire. e in altri luoghi il t Persona per alcuno osò anche Boccaccio alla nisniera de* Francesi (3} Aliiuanto più oltre t cioè (S) AvTcrli un poco {mù in Q J« quella caaa. ancora ch'ella gravetla paresse (5) ne la portarono in casa loro e allo. dalla donna aiutata. Matt. NOVELLA perchA pii\ X. curarsi d' acconciarla troppo . reJia. mivano . e richiusala^ il lasciarono stare. spallo si sopra [M)sc Ruggieri . senza allora . di portamela in casa loro. j)osto (3) che . (r>) Ancora ehi lor graveUa pareste'. di casa usciti trovandola senza entrare in altro ragguardamento (4).

la fé piegare e appresso lo cadere le e cadendo fece . e perciò dice autore con mollo garbo che (2] smemorava Eguale . dato delle reni stata un de' lati della arca . / a4o sumata GIORNATA QUARTA il già aveva digesto . quale non era po- sopra luogo iguale (2) . per dormivano . medico tornato lo quale la o altro accidente sopravvenuto . secondo gli Accademici della Crusca.. so ? Io il credo e fermamente così sarà E per que- sto cominciò a j star cheto e ad ascoltare . quel con: essendo vicino a mattutìn fosse il si destò e come che rotto ne sonno gli . . Qui è per siadliludine. Così avveniva della allora a Ruggieri. Questo che vuol dire ? Sarebbe . venni nella camera della mia donna essere in e ora mi pare il una arca . in sul quale era in su 1' altro volger vo- gliendosi nell' sta sì destramente il fece che la . \ SmeinGrare è j)ioi>nameiite. A smetnorare . e' sensi avessero la loro virtù recuperata. il ma poi pa- recchi di tenne stordito^ e aperti . cominciò a e a dir seco : smemorare (i) io X che è questo Io pur ? dove sono dormo io o son desto ? mi ricordo che questa sera io . perdere la memoria. . Non era egli andalo in camera donna? Or quando erane uscito? un'arca? ed a e per qual via erasi egli condotegli to 1' ili qual fine? Niente di ciò sapeva. disagio che no nell' arca . un gran romore. che era piccola . aodac cercando nella sua memoiia . gli occhi e non vegin gendo alcuna cosa e sparte le mani qua e in là . qui m' avesse nasco. Accade spesso agli smemorali di non sapere né quando né come né perchè s' ahbian falle le cose. per donna . . dormendo io. se alcuna cosa sentisse e cosi gran pezza dimorato stando anzi a . quale femmine {}) che ivi allato si destarono . e doglien- dogli il lato . pur . in questa arca trovandosi. rimase nel cerebro una stupefazio- la quale non solamente quella notte. beveraggio e la virti^i di .

quali. Noi mrde- •imi diciamo indilTcrcntrinenlc nerlto e nervo. . non t' mio le icamhìarono . antichi tn*r*ni Ttina con altra. Per cini chi su la qual cosa. si levarono. a! prr ctrcmpio. a certe iinestre cominciarono a gridare al ladro al ladro. per Io cader dubitò forte j . tleaa cosa fi-ccro pure gli scrittoli Ialini dc'lmssi La tempi. . a4i pnnra o per paura tacettono (i). la qual quivi giù era al romor (l) ^ *( rneriHono. «lìrendo. che di ha il anono gli «tcllc due IcUere v cooao- nantr e h. volle avanti «e altro avvenisse. più de' vitetto e chi per lo per una parte e chi per : un' altra corsono ed entrar nella casa e i giovani si- milmente gieri ( il desti . ma «entendola per lo cadcro a|>erla . lacerano. vitto. Ruggieri dell' arca . comin- ciò nd andar brancolando per la casa srnla per sapere se o porta trovasse . bort hoto^ imbolare p^r vnee. . non rispondca: por che i fem- mine cominciarono a chiamare nò sentivano le due giovani. a questo romore . per diversi luoghi. involare. E che egli . A chi non m- pene questo. forte perciocché molto vogghiato aveano dormivan . Il qual brancolare sentendo femmine che Ih? deste era- no . e Rug- qual quivi vedendosi .. cominciarono a dire: chi ò la Ruggieri non cole li noscendo boce (a). . civorio ^x forbici rìbrrio. NOVELLA «1 f'bì)rr X. tra esserne fuori che starvi dentro. donde andar le se . . ne potesse . d' alcuna di ipieste cose niente levatesi : Laonde e fattesi femmine più paurose divenute. parrrhbe strano (le* il trorare in alcune srpolcralì iscriiioni ctisliani bibas in Christo per mcas tu Cliristo. e conlraiio/cwv/c«. non Mpe>'a dove si fosse e una cosa e un' altra . eerbiallo e rervia/'o. taceltero e taeeUono per tae^iuero ili»- •ero gli Ditlichi (3) Pir la fimì)(ltansa. quasi di so per marasi viglia uscito tesse nò da qual parte fuggir dovesse o po> vedeva) preso dicrono nelle mani della famiglia dei rettore della terra.

d'una quando d' una guastadetta d' acqua versata gran romore? non se ne truova egli più al moncui il do? A maestro disse: donna : . fece un gran romore sua durar poteva in islato che ninna cosa in casa (3). Come la donna ebbe questo udito cosi si avvisò che Ruggieri quella avesse beuta. 2 4a corsa . avevan la notte passata j non olti'e . avea . (2) vota. che quasi eran credere a sé medesime che quello che . to dolore che quasi n' era il per impazzare Non d' . . maestro. dicendo: che direste voi. . vaso di vetro.. (3j Durar potem in istalu . anzi era una acqua lavorata da far dormire ta l' e contoUe per che cagion fat. vagissimo era da al tenuto senza indugio messo martorio . corpaeciulo con piede e collo strallo. rubare. e a questo del pesi fat- ricolo nel quale Ruggieri era . in quello stalo in cui esso la losciava. la donna sentiva . GIORNATA QU ART A E davanti al rettore tutti menatolo. di guastada. confessò nella casa de' prestator essere : per imbolare entrato per clie il rettor pensò di do- verlo senza troppo indugio farlo impiccar per la gola. che da altro dolore stimolata era. [n] Guaitacletta dim. clie Rug- gieri ei'a stato preso statori: il ad imbolare (i) in casa de' prela elle la donna e sì sua fante udendo. e perciò loro (1) Involare. La donna gran cosa fate sì . tu avvisi che quel- la fosse acqua chiara non j è così . di tanta maraviglia e di vicine di far fatto nuova fur piene . carafjn. La novella fu la mattina per tutto Salerno . 1' avesser fatto ma avesser sognato di farlo . guari appresso la mezza terza medico tornato gli Amalfi domandò che la guastadetta la sua acqua il fosse l'ccata j percioc- ché medicare voleva suo infermo e trovandosi . l'ispose adirata. percioccliè mal.

arca anzi gli : era la notte Al quale colui diceva alli non è . uou epunto . coree STverlonO anche AcoMkmici della Ctusca. e (ieri** dal latino ile' aeroli hass«o«l(»- lirui. cosi anzi hai venduta due giovani . f Stiulico o j/«/iro(che nelPun propii. . che quell' arca fosse. nel Guiccìar>> dini e in molli altri scrittori aniichi e mo<lcmi. Malespini. o e disse : macslro . : madonna . A cui il legnaiuolo In disse : essi mentono essi . Po- co appresso la fante che per comandamento della donsi na era andata a saper quello che di Ruggicr se . prestatori si come essi stanotte mi dissero quando io in casa loro la vidi allora che fu preso Ruggieri. io abbia }M)tuto sentire sia amico uè parente alcuno è che per aiutarlo levato si o si voglia levare j e credesi per fermo che domane lo stadico (0 '^ ^^^^ impiccare. in Gio. tuacana. X. ma questa notte passala me l'avranno (t) (Questa Toce non è totcana) Giudice criminale. gli e tal voce in questo senso. chò colui domandava denari dell' arca sua . la i maggior quistion del mondo . / NOVELLA . e l' il maestro rispondeva che . di Ruggier dice ogni uoni male n(> . perciocchò mai io non ven- de' loro. dices- tornò e disscle .. preso udite al come come egli in casa de' prestatori pervenisse e : voi sapete bene l' il il legnaiuolo dirimpetto quale era arca dove noi di cui mostra mettemmo : egli era at- test(> con uno . Villani. per ipicllo che . E oltre a questo vi \o' dire una nuova cosa che egli mi pare aver com. . . |)crcit) rifatevi cieli' altra Il maestro vcggeodo che altro essere non poteva . siccome aiirlie oslnggio. egli stata non aveva venduta imbolata 1' . Ma i Na|>olelani chia- mavano stadico il |>rcfet(o del crioiioale. In questo senso è voce loacanisaìaia e trovasi in Ricord. fece far della nuova .1 mente moJo e neir«ltro si trota scrìtto) ìgniGca nslag^io. nel Varchi. a43 noi noi sa pa va- loMe punito morto ino. .

mi vedesse. comprendendo ottimamente come disse alla fante ciò che dal maestro udito di Ruggieri doves.. La madonna . co il menai: e avendo egli sete né io avendo ove più . (2) Uguanno. come voi potete vedere . si se ne andarono di ne son qui ve- concordia a casa prestatori e io . Mari. se dare aiuto si come colei volendo 1' ad una ora lei . vendo avvisato ciò che da quello la fante informò n' . e . me io nuta . quivi risuscitasse non so vedere io il La donna fatto stava allora . avea . E la fante non restando di . che io in casa vostra nella mia camera a dormire me. . e pregolla che allo . è J. ricordandomi che nella vostra camera una guastadetcomune ~(i) Istrìgnevano i cinfollni.i modo ])asso. 2 44 GIORNATA QUARTA : imbolata andiamo a i loro -. dove trovato fu . qiìcsV annn. usalo anche a] presente nel contado. sì come e io farò come colei alla quaa- cintolini (i) con subito consiglio . : e di che . poteva Ruggieri scampare e servar fante disse : onor di . scampo che . e piagnendo incominciò a dire messere me conviene domandarvi perdono d' un il gran fallo quale verso di voi ho commesso. frase pei- Jireclie la cosa le premeva molto. trasportalo ma come . alterato credo hoc anno. tanto mi lusin- gò. tra per paura e per amore mi convenne uguanno e sappiendo egli iersera diventare amica: non ci eravate. in cotal guisa Ruggieri là fosse . voi sapete che giovane Ruggieri da leroli sia al quale piacendogli io (oi) . tosto ricorrere o per acqua o per vino la non volendo che la vostra donna . insegnatemi . . E. lagrimar messere . medico a il . comprendo che . fare era ordinatamente di se : La quale primieramente gì' andò al . volentieri ogni cosa le istrìgnevano i La donna . Disse ? maestro disse . quale in sala era.

n'hai data la perdonanza tu stessa desti questa notte il perciocché. ma molto più spcato V usa og^i tutta P Italia. che io ti pagherei di questa volta e di quella Alla fante }>er la prima broccata (4) parendo aver ben procacciato quanto più tosto potè se n' andò alla prigione dove Ruggieri era . questo e per quello che poi ne segui (i) Ruggieri n'ò per perdere la persona (a). mato l' ebbe che rispondere dovesse . Qui e per metafora. Il . T. medico udendo costei. NOVFXLAX. dicon esti. couvenguno tutti i gliori letti. poiché infor. (a) Perdere la persona. . e mi diale li- cenzia che io vada ad aiutare si in quello che per me potrh. Ruggieri ira avesse . : ciò va' e procaccia la salute del tuo amante^ e per in- nanzi ti guarda di più in casa non menarlo . con tutto te che (3) motteggiando rispose: tu . che egli lasciò a Ruggieri favellare La quale . allo sUidico se scampar volesse tanto fece che allo stadico andò da- (i) t N<'II« «lampa del 37 si i legge non Ionio per queito. .. per morire: coti di lopra dijte ci terranno te persone. allennero all' altra. DECAM. Per che io quanto più posso vi priego che voi mi perdoniate . corsi per quella e A gliele : diedi bere e la giiastada riposi di donde levata V avea che io truovo che voi in casa un gran romor n' a. quanto per mi- quello che poi ne arguì. II. riscontro. ta d' a45 . dove tu cre- pelliccion ti un giovane avere che molto bene scotcsse avesti un dormiglione e per. ? ma chi è colui che alcuna volta mal non fatto : faccia lo ne 8oa molto dolente d' averlo non pertanto per . t6 . nella quale. acqua aveva veduta .. e si ma Dc(>ulali riptofaroDO coti faUa leaioM. vetc fatto E certo io confesso che io feci male. |ier uccideranno. e tanto il prigionier lusingò . (3) Con il tutto che e tutto che per quantunque o benché qm alcuaa volti (4) Bucc. Broccata colpo.

non conoscendola e come per morto . voi avete qui ve- Ruggieri da leroli preso per ladro .a46 vanti . prise vero fosse dell'acqua. Lostadico veggen- do che leggier cosa era a ritrovare se ciò fosse vero. dopo molte novelle trovò li prestatori la notte passata aver l'arca imbolata e in casa messalasi. per dal essere meglio udita non ne fu punto . e non è cosi E 1' cominciatasi dal capo. gli contò la storia infino . il lesi" (4) "t Mann. (3) Avverti signor per padrone. Macinare fìguralanienle vale usar l'atto venereo. (1) Attaccar V uncino. signor (3) della arca aveva ui per quella mostrandogli come in casa prestatori fosse pervenuto Ruggieri. se s' non quando in casa de' prestatori (4) destandosi era trovato in una arca. GIORNATA QUARTA Il quale prima che ascoltare la volesse . e il cav. schifa E il macinio (2) levatasi ro disse : messere . Qui è per nielaf. rispose si che dove albergato fosse sapeva .Ultimamente la sera mandò non per Ruggieri bergato fosse . ha se di non quando i prcstiitorl destandosi ec. . fatti richiedere legna- iuolo e colui di cui stata era l'arca. in gergo per congiungersi carnalmente. ~ {2) Macinio. e domandatolo dove dinanzi alsi . Vannelli s'ingegna mostrare che può essere aniraessa anche . per- ciocché fresca e gagliarda era care l' volle una volta attac- uncino (i) alla cristianella d' Iddio: . . . e come ella come sua amica in casa gli il 1' medico meacqua adopl' avea data bere . alla fine nato piata avea. nella camera acqua per gran sete ch'aveaj ma che poi di lui stato si fosse. avea '1 nell' arca messo j e appresso questo il ciò che tra maestro legnaiuolo e dito gli disse . e trovò iJ ma il che medico domandò così era slato: e appresso. . ed ella. ma ben ricordava che andato era ad alber- gare con la fante del maestro della quale aveva bevuta Mazzeo . e' prestatori.

amanti j e fatta la scusa in piò si quesU girri. NOVELLA egli X. coo- dannati i prestatori.. e vagliouo un seUimo più del . termine della sua signoria era venuto. Bug- ma i>enjl a' prcsUlori e furrbhe si le veci «lelP aMalivo aaaululo. più volte rise ed ebbe festa il loro amore e il loro sollazzo sempre continuando di bene in meglio j il che vorrei che così a me avvenisse ma . Alla line cognoscendo Ruggieri essere innocente. quando esse si disse lo stadico aver V uncino che che poterono della compas. petti delle vaghe Donne avevan questa ultima di Dioneo le fece ben tanto ridere . citate nel Vocabolario. . sione avuta dell' altro ristorare il Ma e veggendo il il Re sole cominciava a farsi giallo. non d' esser messo nel? arca Se le prime novelle li contristati. pre- Statuti dormivano ancora. che dare aveva voluto delle col. in . Dieee once. cioè che (panilo Ruggieri si risenti e si trovò in un'arca. cioè d'aver fatto ragionare di la infclicilà degli materia così fiera come è quella del. IjO stadico queste cose . . presente. leaion*.. Si usano questa al niundr in quei regni anco succhi nu. Ma il CHI). e spezialmente attaccato. Dìoiiisi osserva che a ciò op|K>nc quanto è stalo iletto di i sopra . né che la detta il si destarono se non lunga pessa dipoi. chiamate once. e alla sua donna fu cainsieme e rissimo oltre misura La ({ual poi gli con lui con tella la cara fante . Msrt. diece once (a) fosse caro . diecc monete d'oro. . con assai piacevoli parole alle belle Donne si scusò di ciò che fatto avea. »47 udendo e non sapeva . gran piacer pigliandone e alla fante e a Ruggieri e si al legnaiuolo e a' prestatori piìi volte ridir le fece (i ). Dal che a|i|Mirisce lesione è sicuramente erronea (i) (a) f Ltt/'ecCf testo Mannelli e le dueedis. la tal caso quel destandosi non appartemlilie a . che imbolata avevan l'arca. liberò Ruggieri : Il che quanto a lui niun ne domandi .

e aspettando le il : donne a cui porre la dovesse piacevolmente sopra la capo biondissimo della Fiammetta io pose . . sieme avendo disposto vandosi cenziò . Costoro adunque parte per lo giardino .a4B levò . e chi qua appetiti . re e ben serviti cenarono usati erano . . piacque . E . le cui lab: bra parevan due rubinetti strato t' . appresso della bella fonte con grandissimo piace. e chi là a prender si secondo all' i diversi diversi diletti . si come . . Ed essa . GIORNATA QUARTA e della testa si tolse la laurea . da seder leli- . sorridendo rispose . infino ad ora voglio e comando che ciascun s'apparecchi di dovere doma- ne ragionare di ciò che ad alcuno amante dopo alcuui fieri o sventurati accidenti felicemente avvenisse tutti . meglio dell' aspra giornata d' oggi che alcuna con quella di domane queste nostre compagne racconsolar saprai spi . diedono infìno . dicendo pongo a te questa corona . con due occhi in testa che parevan d' pellegrino . un falcon e con una boccuccia piccolina . che fuor di quel macinava. la cui bellezza non era da dover troppo tosto rincrescere. tutta la brigata . La qual proposizione a siniscalco venire . e sopra li candidi e dilicati ome- ri ricadenti. La Fiammetta . no. fattosi il e delle cose opportune con lui in. . e il viso ritondetto con un colore vero di bianchi gigli e di vermiglie rose mescolati tutto splen- dido. per infino all' ora della cena lietamente . li cui capelli eran cre- lunghi e d' oro. ora della usati era- cena . a colei la quale altra . Filo- e io la prendo volentieri e acciocché meglio avveggi di quello che fatto hai. da quella si levati . La qual venuta tutti raccolti come no . al danzare e la al cantar diedono : e come me- nando Filomena danza disse la Reina Filostralo. e parte verso le mulina .

sostiene egli che vi aia acorresioae nel cbe a^^Lhia • leggere: „ D'esser tradito sotto /è dF amore. sir<omc essi fatto . Vanoetli intende qui che il cuore «i «lolga non già ili enere tndito esso atesao. il dunque Boccaccio in ai tal caso non gii core „ Quanto „ ly esser dolga con ragione il tradito sotto fede amore. . qui intendere che il ai medesimo. di desinare oggi es<'mai pio. Filostrato rispose che volenllcri : e senza indugio in cotal guisa cominciò a cantare Lagri mando dimostro * Quauto si dolga con ragione il core D'esser tradito sotto fede amore (i).. Avrvhbe detto. Ma perchè allora diverrehbe vraìuaa testo. riferirsi alP cosa enunciata dall' inCnilo dee ind!s|>ensa|>er agente dtl veilio principale.. io a49 : non intendo deviare hanno che . e roalru"^ lione . l'amico sperava che io desinaui og^i seco. preceduto dal aegno del secondo caao . NOVELLA X. meco„ iasione del drainare ai riferisce che è P agente di sperava.». ma bensì „ Quanto ». die' tiaditu esso egli. chcnti sono lo tue . Che se non a questo agente. e aog^iunge (Iw si ejpone questo pano nel Vocabolario della fatta CruKa : ma can. allora in luogo dell'infinito preceduto dalla particola di converrà che si ado|>eri il soggiuntivo preceduto dalla particola che\ oè io |K>trò dire in tal cbso„ T amico S|ierava di desinare in og^i seco^. cusi a|ipnnto il ma che aia tradito amore. Dlonìsi non animelle cosi ipirgaaione. Quando un bilmente rerbo infinito. tali sono canzoni .„ r amico sperava riferisce all'amico. ed ecco |)erchc. così intendo che per : Io mio comaa- damentu certa si canti una canzone le tue e perciocché io soa . . ai dolga con ragione il cor* Che sia tradito aoUo fede umore cuore dolga di e«art« la Si deve adunque. di|N>nde la da un TcrlK) intransitivo. Se io dico. ma dovrò dire. da' miei passati ma . vogliamo che una ne qual più ti piace . (i) t II ciT. novelle acciocché piìi giorni che questo non sieuo dichi. j turbati da' tuoi infortunii.

E D' spesso naaladico il giorno e il 1' ora Che pria m' apparve suo viso amoroso . Sì piena la mostrasti di virtute . . la speranza e 1' 1' ardore • Va bestemmiando 'I anima che more sia . colei Ch' allora eh' i' più esser mi pensava lei Nella sua grazia e servidore (i) a Senza mirare il danno . La mia . Com' io conobbi me di fuor cacciato Nacque nel core un pianto doloroso Che ancor vi dimora 5 . . Ma o che sia o no (che poco imporla) riconoscesi per molto antica ed affettata voce. l' altrui valore Dentro raccolto e me cacciato fere . Senza sperar salute . Quanto (1) Avverti (2) Billìi mio duol senza conforto }ptt servidore jw orilo i pongono per queste canzoni testi stampati. allora che primieramente _( Ponesti in lui colei per cui sospiro . Ora conosco e non senza dolore Fatto m' ha conoscente dello inganno Vedermi abbandonato da In cui sola sperava .. ma il mio errore . 25o GIORNATA QUARTA Amore . e così vi leg- ge il Bemlio. Che lieve reputai ogni martiro Che per te nella mente . . Ch' è rimasa dolente Fosse venuto j . Del mio futuro affanno M' accorsi lei aver . . alta blltà (2) ornato E più che mai 'nfiammato fede .

Ch' ove eh' vada . . . amadore . Come Ballata l' hai falla di nuovo . . Dimastrarono le parole di questa <*an7. Fa' costei morend' io .onr assai chiala ro qual fosse l'animo di Filoslrato. . . Termini e la mia ria . . . e *1 mio furore { minore . a5i ti puoi sentir tanto chiamo Con dolorosa voce E dicoti che tanto Che per minor Vita crudele e e sì mi cuoce morte bramo raartir la Venga dunque . (i). signore . . . k quaUr ha nel Trno smo onore. ec. pregandol che 'n migliore Porto ne ponga per lo suo valore Lagrimando dimostro . . Amor . con essa alll mìei guai . e Quftla R|iclisione manca preccilcntr per lo cagione: e forse (i) nell' edUione àù >597. Ballami dunque omai Pon fine .. a lui sol uno Dimostri a pien . . E *1 cor di vita fallo sì misera spoglia Deh M' è poich' a torto gioia tolta e diporto lieta . NOVELLA Signor f tu '1 X. mia s' alcuno non t' appara Io non men . perciocché nessuno Com' io ti può cantare Una fatica sola ti vo' dare Che tu ritruovi Amore e Quanto mi sia discara La trista vita amara . col suo colpo io . il sentirò Nuir altra via niun' altro conforto . Mi resta piCi che morte alla mia doglia . curo . . .

. Ma poicbè egli ebbe a quella posto fine tate molte altre can- ne furono infino a tanto che 1' ora d' andare a la dormire sopravvenne: per che .. se le tenebre della sopravvenuta notte . rossore nel viso di lei venuto non avesser nascoso . K<S^ GIORNATA QUARTA l' più dichiarato nella avrebbe 1' aspetto di tal donna (i) il danza era. ciascuna alla sua camera si raccolse % (i} Che nella.comandandolo Rei- Qa .

INDICE DELLE NOVELLE CONTENUTE SECONDO VOLUME K^ sservazioni Terza Quarta istorìcìie sopra la Giornata pag. Masetto da Lamporecchio si fa mutolo e di- . GIORNATA TERZA Nella qule si ragiona sotto clii il reggimento di Neifile di alcuna cosa molto da lui disiderata con industria acquistasse .•*. 5 Osservazioni istoriche sopra la Giornata 8 «\ «. ola i3 perduta ricoverasse NOVELLA I..

6 a54 viene ortolano di le quali tutte INDICE un monistero di donne lui. innamorata d'un gio- vane.. a dar modo che 'l piacer di lei avesse intero effetto 33 NOVELLA IVé Don Felice insegna a frate Puccio come egli diverrà beato . \ concorrono a giacersi con 8 NOVELLA II. faccenda una sua peniten- zia : la quale frate Puccio fa . e così campa dalla mala ventura. e don Feli' ce in questo si mezzo con la moglie del frate • • dà buon tempo NOVELLA V. colla moglie s' d'Agiluf accorge . induce un solenne frate . 2 di che udgiluf tacitamente il truovalo e tondelo: tri tonduto tutti gli al- tonde. zia di lui parla alla sua donna . Sotto spezie di confessione e di purissima coscienza una donna . 47 // Zima dona a messer Francesco Fefgellesi e per quello con licen- un suo pallafreno . NOVELLA in. ed ella . senza avve- dersene egli . Un pallafrenier giace re .

egli in persona di lei si a55 risponde. parla con la donna e falla del suo crror conoscente . . e libera il marito di lei da morte. mangiata certa polvere . si truova che con JUc' • dardo è dimorata Ca NOVELLA ni. è rato per morto glie di lui si . che lui gli era pròvaio che aveva ucciso. ama la moglie di Filip» ) la quale sentendo geloil sa . Ferondo . per egli è in purgatorio . e credendosi col marito essere stata . che la mo- gode . .INDICE tacendo. . col mostrare Filippello dì seguente con la moglie di lui dovere essere ad un bagno ifa che ella vi va . è messo in prigione e fattogli credere che e poi risuscitato . e confratelli cifica . 54 MOVKixA yu Bicciardo Mìnutolo pello Figidnolfi . si parte di Firenze: tomofvi informa di peregrino dopo alcun tempo . secondo la risposta poi l' effetto segue. e si il pa- poi saviamente con la sua donna gode 73 NOVELLA Vili. sotter- e dall* abate . Tedaldo turbato con una sua donna. tratto della sepoltura.

diventa moglie di Neer- 125 GIORNATA QUARTA Nella quale sotto infelice Jine il reggimento di Filostrali To si ragiona di coloro cui amori ebbero .iSjr NOVELLA I.. per moglie la tiene 1 1 HOVELLA X. Tancredi preme di Salerno uccide V amante della figliuola . . a Firenze se ne va per isdegno. dos^e vagheggiando una giovane in persona di lei Giletta giacque con lui ed ebbene due figliuoli j per che egli poi avutala cara . contra sua voglia sposatala. 3 ^B^6 moglie di lui indi<:e suo nutrica un Jigliuolo dello abate^ nella generalo loo NOVELLA IX. e mandale il cuore in una .j. il quale. Alibech diviene romita co insegna rimettere . a cui Rustico monadiavolo in inferno: il poi quindi tolta bale .. .. Giletta di Nerhona guerisce d' il re di Francia Bel- una jislola : domanda per mai ito tramo di Rossiglione.

si in forina del quale più volte giace con lei lei: poi per paura de' parenti di della casa pittatosi . efuggonsi . Tre giovani amano in Greti.. e da' suoi frati preso . il uomo quale informa d* uomo salva- tico il dì seguente nella piazza il mena dove riconosciuto . quella sì bee. e per tema di morire con moneta la guardia corrompono . è incarcerato 1 64 NOVELLA • III. e con la prima terzo si fugge : enne incolpato il amante con la terza sirocchia . tre sorelle e con toro si La maggiore per gelosia fuggono il suo amante uccide. e così muore * ^49 ROVELLA II. Frate ^liberto dà a vedere ad una donna che /' yignolo Gabriello è di lei innamorato. V amante della quale V uccide. poveri a Rodi iono e in povertà quivi muo• . e presi il confessano . 17Q . messa sopr* esso aerina avvelenata. in casa d' uno povero ricovera . INDICE coppa d* oro : a 57 la quale . La seconda concedendosi al duca di Greti scampa da morte la prima .

i fratelli gliele tolgono. . in sogno e m^ostrale di-- dove sia sotterrato Ella occultamente sotterra la testa e mettela in bassilico . . NOVELLA VI. loro . un testo di e quivi su piagnendo ogni dì per una grande ora. al mondo . Z' jdndreuola ama Gabriotto : raccontagli un sogno veduto . fa del tutto rifiutando di si la quale star più. a lui e poi tagliata la testa 190 MOVELLA V. . son presi dalla signoria ella dice ~ . 2o3 . Gerbino cantra la fede data dal re Guigliel- mo suo aiuolo combatte una nave del re dì Tunisi. . e da quegli che su v' erano. J fratelli di lei : Lisabetta uccidon V amante di egli V apparisce . . la quale uccisa uccide. per torre una sua Jigliuola. ed egli a lei un : altro : muorsi di subito nelle sue braccia mentre che ella con una sua fante alla casa di lui nel portano. . e lei . ed il come V opera lei sta : il podestà la vuole sforzare. ed ella se ne muor di dolore poco appresso 197 . IV. innocente trovata .iS8 INDICE NOVELLA . fa monaca . ella noi patisce : sentelo padre di liberare .

e portato in una lui » muore la Salvestra allato a ROVELLA IX. e truovala maritata : entrale di nascoso in . si frega : a' denti ima foglia di salvia e muorsi è presa la Si- mona . la quale volendo mostrare al giu' dice come morisse Pasquino . si gitta da una alta finestra in terra e muo* re f e col suo amante è seppellita NOVELLA X. a59 La Simona ama Pasquino : sono insieme uno orto : in Pasquino .INDICE NOVELLA VII. ai4 Girolamo ama la Salvestra : va costretto da* prieghi della madre a Parigi : toma . suo amante adoppiato in una arca la qua- . aao ' Messer Gnigliclmo Rossiglione dà a mangiare alla moglie sua il cuore di messer lui e Guigh'clmo Guardastagno ucciso da amato da lei : il che ella sappiendo poi . similmente muore NOVELLA vm. fregatasi una si di quelle foglie a* denti . a 39 La moglie d* un medico per morto mette un . casa y e muorle allato cliiesa .

lui si due usurai sente . ei prestatori d' avere V arca furata so- no condennati in denari . .. se ne portano in per ladro } casa Questi è preso la fante della donna racconta alla signo' ria se averlo messo nelV arca dagli usurieri imbolata . laond' egli scampa dalle for284 che .a6o le INDICE con tutto . FISE DEL VOLUME SECONDO.

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