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Boccaccio - Decameron Giornate 3-4 (Opere Volgari 2)

Boccaccio - Decameron Giornate 3-4 (Opere Volgari 2)

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Edición decimonónica de las obras de Boccacio escritas en italiano.
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-M

t^

©filli
VOLGARI
DI

n/.^,

GIOVANNI BOCCACCIO
CORRETTE SU
I

TESTI A PENNA

EDIZIONE PRIMA
VOL.
II.

FIRENZE
PER
IL Mjìg n e ri
MDCCCXXVII.

ft^?fì§r'T' .-^^' Col benigno Sovrano rescritto del dì 9 Giu- gno iSiGfJu conceduta ad Ignazio Moutier la privativa per anni otto della stampa delle Opere volgari di Giovanni Boccaccio • PQ TT't.

^\ PER ' IL MAGHERI 1837. . II.^cammn DI GIOVANNI BOCCACCIO CORRETTO ED ILLUSTRATO on 0U TOM. »< .

A f'>i^O«fS >. V .

affatica di giustificare la regi- .OSSERVAZIONI ISTORICHE SOPRA IL DECAMERON DI GIOVANNI BOCCACCIO GIORNATA TERZA PROEMIO No OVELLÀ I. che presso a Lamporecchio fosse un convento di mo* trasferite altro- nache. Una vecchia tradizione che corre in quel contado. T. e le monache per qualche ve. che questo convento/osse demolito. mancanza fossero Questa o falsa o vera tradizione pare aver dato al Boccaccio bastante argomento da formarvi . Pietro Giannone 1 nella sua istoria DECAM. sopra questa Novella Novella II. Un palafreniere s* . II. Masetto .

anco essendo vero. la quale assoluta asserzione autentica in gran parte la verità di questo scherzo Novella IV. . Il fatto contenuto in questa Novella si crede dagli eruditi di ricordi antichi esser vericchis- ramente seguito in Firenze. la Casa va alla moglie. da trarsi da que- pi acevol racconto . il Boccaccio di . e in vendetta della sua bassezza beff'ato. non macchiò quella di Lucrezia. 6 OSSERVAZIONI (i) . sarà sempre disprez- zato da donna nobile che siccome lo fu ei prenda per moglie il . ove troverai bellissime erudizionì. ed che qualunque mecca- nico. na Teodelinga nominata in questa lYovellaj che il trattando di falsa V ingiuria Boccaccio dice fattale ingannevolmente dal palafreniere. il pia delle volte nostro lanaiuolo.lìBoccaccìo alili scriltori per entro alla Novella la chiama 7Vu- delinga. sia ricco quanto si vuole. Dice aver sentito parlare di questo ricordi dello spedale di s. del quail le il Boccaccio dice che sapeva nome . Brancazio Pare che monsignor del. credesse vero il si racconto che costui face- nello indirizzare che egli fa queir aureo libretto del Galateo al suo nipote. dove lanaiuoli simi erano sto . ciò che.• frate Puccio e nei Maria Nuova di Fi- renze stui si legge che nel i3oo ai 3o di gennaio co- emancipasse un suo figliuolo per nome Rinieri.. delle prediche di frate Nastagio. Una bella morale è e. Leggi il Manni sulla illustrazione di questa No<^>. Novella III. e abitasse a s. Frate Puccio. fJ Teodelinda. ove dice: non tiiio le raccoa- prediclie di frate Nastagio alle giovani donne (i) •{• Te nclellngn .

non meno che da Giovanni Fili ani. . buon uomo che Braucnzio » nou lungi da te. non si ha se non che il cavalicr messer Francesco f^crgelli . che qui narra non si ha traccia veivna Novella FUI.. che sono le duefatniglie nominate in questa Novella . V anno 1 3 1 tal fatto racconta Alichclagnolo Salvi nelle Istorie di Pistoia P. ambasciatore a Parigi fu mandato 3 . ambi istorici di cose fiorentine . Il sta Zima Toccante . o Vergioiosi . ma chiaro per nobiltà di sangue casa. vicino 4^ Novvlla V. haaao voglia abitò di schcruzai come quel a. Novella FI. Filiberto Campanile pare non discredere che que- sto fatto di Ricciardo Minatolo veramente avve- c»^G dice così : nou fìa di poco momento r onorata memoria che Giovauui Boccaccio fa di questa famiglia nel suo Dccameronc ove favellando di nisse . Questa ingegnosa Noquale nelle . y. si sa da Riccardaccio o Ricorda- no Malespini. Tanto gli Elisei . Ricciardo istorico napolitano f . A . a lib. il vella è stata dall' autore fondata principalmente sopra una polvere di maravigliusa virtù parli di levante avuta aveva da la un gran principe quale allcrmnva quella della solei-si usare per lu \ eglio Montagna. e d* antichissimo legnaggio si } ma del fatto . che Palermini . . Tedaldo i . Ferondo. essendo che egli era di quella nobilissima Novella FII. le verità di que- Nov. quando alcuno voleva dormendo man- . Ricciardo Miiintolo. non scio dice che egli era splen- dido per molte ricchezze . Fiorentini essere stati . ISTORICHE quando elle 7 .

dove l'autore si lagna che le sue Novelle venivano calun- niate di falsità . della sua Istoria mentova un Beltramo della famiglia del personaggio di questa Novella sto stesso . ma nelle vicinanze di Todi .. Giletta. e che seguisse verameute non nel deserto della Tebaida .. Motivo a questa credenza dà Franco Sacchetti. scritta da Marco Polo . e degna della curiosità di qualunque lettore . PROEMIO. XXVIII. che nella sua XL. VII. 8 OSSERVAZIONI . Novella X. principe tartaro . e si legge inserita nelle Navigazioni del Ra- musio al cap. dare nel suo paradiso Milione^ ove è cavata dal libro intitola. Alihech Questo fatto d'Alihech si crede stato dal Boccaccio mascherato per alcun suo riguardo. Novella lo racconta medesimamen" te y e presso a Todi lo dice seguito . Giovanni Villani nel lib. GIORNATA QUARTA. una istoria toccante il Veglio della Montagna . D Ah contenuto del seguente Proemio. Novella IX. e la sua condotta ripresa come . troppo lunga per una nota . e forse intese di que. sta- to condottiere di Fiorentini .

Novella III. .. Novella II. non procurasse in ogni cantilmente . ISTORICHE che troppo devoto ei si 9 mostrasse del delicato fem- mineo le a conoscere che Novelle delle tre precedenti Giornate egli avea sesso . Anton -francesco Grazzini cliiama questa Novella di frate Alberto favola: La favola dell' Agnol Gabbrìello Iacopo Gaddi sta in dubbio se favola o istoria sia . Novella Tancredi . Che sar io farei più discreta mente a pen. modo di arricchire . aven" do talenti da far denari . diremo così. la sua felicità po- nendo nel vivere da gentiluomo filosofo. donde io dovessi aver del pane che dietro a que. questo passo risulta che Boccaccio non mancava di un la guai onesto domestico e proprio sostentamento cosa dovea esser nota anche ai suoi morditori: oiU de per conciliare che tanto di morderlo . contento dell* aurea mediocrità delle sue fortune I. questi avessero ragione quanto egli di difendersi da* loro i morsi. dà egli chiaramente già divolgate. Tre giovani . die Fiorentini pensando merpadre medesimo del Boccaccio avea pensato nel dargli la prima educazione riguardavano come per pazzo colui che. siccome il . ste frasche andarmi pascendo il di vento Da . laddove il Boccaccio le rie* chezze altamente spregiava. . Frate Alberto .

•io OSSERVAZIONI . e con . vel historias . la quale Filomena dice che fu fatta sopra quel vaso di terra . Gerbino de Scrlptoribus non to di // Gaddi nel suo libro ecclesiasticis racconta questo fat- Gerbino come cosa realmente accaduta. caccio . si e do sotto una botta o rospo tanto mortifero che. mentovati in questa . seguito in Tolosa di due mercanti che similmente per un tale accidente . I Fratelli questo fatto non si . in cui la Lisabetta avea posta la testa si deir amante. No- vella Solo dicono i Deputati che quella canzone . il quale V asserì per vera . Toccante la verità di . nella terra di s. te- stimonio di questa Novella del Boccaccio quello d' altro caso simile . e conclude questo suo racconto con dire : utinam similes fabulas cius . chiamato Giovanni Shenh di Graffenberg . Gimignanofu il arte della lana ma non si si trova chi fosse padre dei giovani che trasferirono a Messina. plures descripsisset Boccac- Novella V. la potesse col suo alito rendere capace d' uccidere istantaneamente una o pih foglie di essafregassesi i denti il sentimento di tutta la medica facoltà ^ che tale attività non ha saputa trovare nelV alito chi con . Novella IV. questa sua verità corroborando col . Contro dei rospi . cantava tuttavia ai tempi del BocQuello che rende mirabile questo Novella VIL frano e repentino caso della morte dei due amanti. . si trovò un medico tedesco . trova altra cosa l' se non che . stanuna pianta di salvia . da rendere istantaneamente mortifera colla sola fregagione d' alcuna delle sue foglie una pianta .

tica della verità di questo successo del Rossiglione e del Guardastagno sto ultimo si legga nella vita die di queil ha tradotta dal Provenzale si Crescim- heni . Montagna istanza del re Roberto scrisse le Pandette della medicina . e chiama Capestain . . e il Crescimbeni lo nomina italicamente Cabestano. reme la famiglia 1 dei Sigliierij ed esiste o/tQora un testamento di Giovannonc Sighieri colla data del òG'i y ove sono nominati effetti che questa 'fami- glia possedeva nel territorio di Carpentrasso in Provenza Novella IX. : \3. l suoi bei versi innamorarono la molo } glie del Rossiglione y e cagionarono la sua morte ciò die il Petrarca spiega dicendo : e quel Guglielmo Che per cantar ha '1 fior de' suoi di scemo X. Osservaziooi med. Girolamo . dove trova narrato poco meno che parola per parola. Girolamo Maestro Mazzeo della vien creduto quello stesso che da Scipione Mazzellay istorico napolitano . rare ouovc e mirabili Novella Vili. . le quali furono in pia lingue tradotte . VII. ISTORICHE morirono lib. Fu veramente in jTir. dicesi che visse in Salerno y e che tra il 1^09 e il l'i^i ad Ncn^ella .. Era questo Guardasta gno famoso poeclii ta provenzale . e che Pasquale Gallo e Pietro Castellano nelle . Messer Guiglielmo Prova auten. e chi Cabestain.

2 vite dei OSSERVAZIONI medici Mantuanus. in quei tempi lo stesso .. e che Mantuanus e debba dirsi Montaniis . . dicono Matthaeus Sylvaticus avvertendo che Matteo e Mazzeo era illustri sia errore.

la famiglia rimasa appresso delle Donne . di («) Salmeria. veggondo già te fatta la Reina incammino. tippre*- sandosi sole. T I ^ J aurora gih di vermiglia cominciava il . carriaggio. La Reina adunque con lento passo le accompagnata e seguita dal.FINISCE . a divenir rancia (i). o la perduta rasse . dove andar doveano assai delle cose opportune e chi quivi preparasse quello clie biso- gnava. di forse venti usignuoli e altri uccelli per una vietta (i) Rancia color d'arancio. mollttodìne some. nica la Reina levata ^ e fatta tutta levare . LA SECONDA GIORNATA DEL DECAMERON INCOMINCIA LA TERZA Nella quale si ragiona sotto il reggimento di Nei- FiLS di chi alcuna cosa molto da lui disiderata ricompe- con industria acquistasse . prestamenil ogn' altra cosa caricare . sue Donne e da' tre Giovani alla guida del canto . con la salmeria (a) n' andò e con e de' Signori . gialla. quando la domela sua compagnia pezzo davanti . e avendo già al il siniscalco gran mandato luogo . quasi quindi capo levato. ol l^q ul .

il lo- darono Quindi . non troppo usata li ma piena di verdi erbette e di s' fiori quali per lo sopravvegnente sole tutti il incominciaoccidente . in assai parti vie ampissime . e riconfortò x\ppresso la qual cosa fattosi aprire un che giardino che di costa era al palagio. e per tutto andati. quale alquanto rilevato dal piano sopra . venne il discreto siniscalco con preziosissimi . un poggetlo era posto ti gli ebbe condotti le . preso cammino verso 1' e cianciando e motteggiando e ridendo colla sua brigata . Esso avea dintorno da sé e per lo mezzo strale . il signor di quello Poi a basquel- . frondi ) postesi a sedere e loro . . ad un bellissimo e ricco palagio . . i4 GIORNATA TERZA . tutte diritte . più ancora . come e coperte di pergolati di viti le quali facevan gran vista di dovere quello anno assai uve fare. in quello. quasi di riposo vaghi sopra una log- gia che la corte tutta signoreggiava ( essendo il ogni e di cosa piena di quei fiori che concedeva tempo . mescolato insieme con quello di molte altre cose lo giardino olivano . tutto era dattorno murato. se n' entrarono. e veduta 1' ampissima e lieta corte di le volte piene d' ottimi vini eia freddissima acqua. . e in gran copia che quivi surgea . il commendarono . ÌSeì quale entra. più attentamente le parti dì quello comincia- rono a riguardare. e parendo loro nella prima entrata di maravigliosa bellezza tutto insieme. di ciò che a camera s' appartiene sommamente e magnifico reputarono so discesi lo . e tutte allora fiorite sì grande odore per lo giardin rendevano che . confetti e ottimi vini ricevette . che per pareva loro essere tra . vano ad aprire. senza essere andata oltre a duniilia passi . assai a- vanti die mezza il terza forse .. . e vedendo gran sale le pulite e ornate camere compiutamente ripiene .

per una figura la quale sopra una co. Nel mezzo del qual prato era una fonte di marmo bianchissimo e con maravi- gliosi intagli. ancora . aggiungo Terho è dopo pronome ta Itr^ ^uale. la quale il nostro aere patisca di che quivi non abbondevol mente. Accennerò solamente che con^u^ione di questo luogo nasci. Troppo lungo afTare il riferire lutto ciò ch'essi hanno regga detto. Iv' entro. Nel mezxo del quale (quello che è non men commendabile che . NOVFXLA tutta la spczicrla I. dal non sajiere qual nome si il verlto gitlaya. che trova doj>o la yoctjt- Tcrlio giltnvn alla e<l fonie di il marmo il nominata nel hrrre periodo antecedente. non so seda naturai vena o ..non ancora al- solamente piacevole ombra l' occhi ma odorato facevan piacere . Quante e e»- come ordinate poste fossero le piante che rano ninna in quel luogo. non che la mattina . Io TÌforisio il pronome la f/iuile. varietà 8are])l)e Gran d' il opinioni è tra' critici su questo luogo. ma chiuso li dintorno dì vei-dissimi e vivi aranci e di cedri . vi si poteva per tutto andare . i5 che mai nacque in oriente. tanto che il questionato ^>erìodo vien rìdoUo coti: entro la . e la rimando lettore air edizione parmense. ma in prosa rincirtl>ì>e af- feUato. minutissima erba e verde tanto che quasi nera parca dipinto tutto forse di mille varietà di fiori . altra molto più ) era ini prato di cosa che vi fosse. lonna che nel mezzo di quella diritta era gittava tanta acqua (a) e sì alla verso il cielo ( che poi non (i) Latora Fuso Itili. quali avendo i vecchi frutti e i nuovi ed agli i fiori . alto sotto odorifera e dilettevole ombra senza esser tocco da quello quali e .. Le lato- ra (i) delle (piali vie tutte di rosai bianchi e vermigli e di gelsomini erano quasi chiuse': per le quali co«e . lungo sarebbe a raccontarej <> ma . e dal rimaner sospeso il giira. ma qualora il sole era più . (a) Mari. da artificiosa . n' laudevole sia . il Sannauaro in reni.

d' una . se paradiso potesse non sapevano conoscere che . che nel mezzo di quella diritta era lava tanta acqua ec. quale è sopra una colonna . dalla quale del bel giardino avea l'uscita 3 e quindi verso il pian discendendo chiarissima ( ) i . le piante e . né gli si pensare oltre a questo qual bellezza giugnere . . d' altra parte correr lepri fonte. la . e uno all' altro mostrandolo. e dove non so se da naturai vena o da artificiosa . . raccogliendosi ultimamente in del una parte. fuo. qual poi (quella dico che soprabbondava della fonte ) per occulta via del pieno pratello usciva e per canaletti ri assai belli e artificiosamente fatti. due mulina volgea . fontana co' ruscelletti procedenti da quella a' tre . altra forma. che si cominciarono ad affermare che in terra fare . (1) git~ divenisse. che quella di quel giardino gli si potesse dare . pervenisse . FIACCHI. altro cantare accorsero d' una dilettevol bellezza soprappresi. per una figura. Che essi videro giardin pieno forse di cento varietà l' di belli animali.. non il s' della quale dall' altre erano ancora accorti. udendo forse l' venti maniere di canti d' uccelli s' quasi a pruova un dell' . potesse ag- Andando adunque . i6 GIORNATA TERZA cliiarissima rica. contentissimi dintorno per quello bellissime faccendosi di vari rami d' albori ghirlande tuttavia . Il veder questo giardino la il suo bello ordine . di quello divenuta palese. tutto lo intorniava e quindi per canaletti slmili quasi per ogni parte glardin discorrea. che di meno avria macinato un mulino al La . parte uscir conigli . . tanto tutti piacque a ciascuna Donna e Giovani . avanti che a quel divenisse con grandissima forza e con non piccola utilità del signore . senza dilettevol suono nella fonte dea ) .

a cui Reina tal carico impose . poi- ché assai or questa cosa or quella veggendo andati furono. . fatto dintorno alla bella fonte metter le tavole li . passata la nona levato s' fu . De' quali chi vi andò e chi vinto dalla bellezza del luogo andar non vi volle j . poichò . quivi di- moratisi . si diede il Ma . 17 e in alcuna cerbiatti giovani andar <{uesti pascendo . e oltre a nocivi animali . un . sei canzonette cantate e alquanti bal- fatti come e di si alla Reina piacque. usato postisi a sedere ad . colla fresca acqua rinfrescato . GIORNATA TERZA giacer cavriuoli . ebbero nel prato si come alla Reina piacque il vicini alla fontana venutine e in quello secondo modo . e suoni e a' canti e a' balli da capo dicrono infìno che alla Reina per lo caldo so. e quivi prima . Le quali cose. chi a legger romanzi . s' andas- dormire.. Ma . . ma . vie maggior piacere aggiunsero. . dormiron si . fu Filostrato il quale cominciò in questa guisa: . quasi dime- stichi. oltre altri piaceri . andarsi a sollazzo. divenuti a' più su si levarono. chi a giucare e scac- chi e chi a tavole mentre gli altri . buone e dilicate vivande. andarono a manriposato ordine giare: e con grandissimo e bello e serviti lieti. aspettar cominciarono di dover novellare sopra la teria dalla la ma- Reina proposta De' quali il primo . altre piì!i maniere dì non ciascuno a suo diletto . e viso . pravvegnente parve ora che se a a cui piacesse .

IH. non uscendo (1) Lamporecchio.i8 GIORNx'lTAL NOVELLA L Masetto da Lamporecchio (i) si fa mutolo e di. tutti coloro che cosi credono sieno ingannati mi piace. A'icino a Lil). d' avvedimento grossissimi Ma quanto . „ . viene ortolano di uno monistero di donne . Pi- sloia. si sono credono tropil po bene che come ad una giovane sia è sopra capo posta la benda bianca e indosso messale la nera cocolla . Il Berni nel suo Orlando Innamorato . né piii senta 1' dei femminili appetiti fatta divenire il non come di pietra avesse farla monaca : e se forse alcuna cosa . Costui. poiché la Reidella proposta na comandato me 1' ha . ch'io dico. ella più non se femmina se . cjuel „ Ch' è celebre caste! per Masetto . cora alle gran forze dell' ozio e della solitudine E similemente sono ancora di quegli assai che credono troppo bene che la zappa e la vanga e le grosse vivan- de e i i disagi tolgano del tutto a' lavoratori della terra . villa deliziosa dei signor! Rospigliosi. poter far quel che vogliono non può saziare né an. le quali tutte concorrono a giacersi con lui . rispetto a sé li quali la piena licenza di . assai B. contra questa lor credenza odono se contra natura così si turbano come un grandissimo e scelerato male fosse stato commesso 5 non pensando né volendo aver medesimi . Canto VII. clie di quelle femmine che clie . concupiscevoli appetiti e rendan loro d' intelletto e .. a Lamporecchio nacque. bellissime donne. sono di quegli uomini e stolli.

. . ne . e davanmi . orto l' una diceva . attigneva acqua e faceva colali altri ser- vigetti ma le donne mi davano si poco salario che i io non ne poteva pure appena pagare che non calzari . per le legne . e oltre a questo andava alcuna volta al bosco . raccolsono . e tutte un buono omicciuolo d' un loro bellissimo giardino ortolano il quale non contentandosi giovani era . se ne tornò Quivi che lietamente . il nomerò per non diminuiru sua . : e grande . gliele disse. . non ha gran tempo non essendovi . in parte alcuna la . pon qui quello e no e diceva seccaggine dell' orto volli star . l' altra mi sta toglieva la zappa di ma- questo non bene il . altra io non vi il più . fu un di . forte e robusto e. giovane lavoratore villa . tanta che io lasciava che . e sonmene venuto io Anzi mi pregò . là ond' egli era il . e parnii eh' elle abbiano ninna volta il diavolo in corpo . si può far cosa al lor 1' modo . E oltre a questo elle son tulle giovani. quand' io lavorava alcuna . . di farveae più chiare eoo una picciola Novelletta In queste nostre contrade fu ed è ancora stero di un moniquale non donne assai famoso di santità . se io n' a- . Il buono uomo. fama nel (|uale . Il quale Masetto domandò di che egli il monislero servisse A cui Nuto rispose io lavorava un loro giardino bello . allora più che otto donne con una badessa . pon qui questo e . fatta la ragion sua col castaido delle don. che Nulo avea nome. l' altra .. NOVFXLAL fatta 19 da lei. anzi . secondo uom con bella persona il cui nome era Masetto stalo e domandollo dove tanto tempo fosse . stare lavorio l' e uscivami si tra l' una cosa e per . del salario . castaido loro quando me ne venni che . . a Lamporecchio tra gli altri .

. il luogo è asse io so far . . ma tanto faccia gli Dio san delle reni quanto o ne procaccerò o ne man- derò ninno to. con in collo . amor e Dio e che egli . . . queste monache che tutto se ne struggea compren- dendo per le parole di Nuto che a lui dovrebbe poter . ao vessi GIORNATA TERZA alcuno . mostrò di domandargli mangiare per . da ciò . molte cose divisate seco imaginò : . che il io gliele mandassi e io gliele promisi . che fortis- . gli spezzerebbe del. alle mani che io . in gui- un povero uomo se . . n' andò al monistero : dove il pervenuto entrò dentro e trovò per ventura castaido i nella corte j al quale faccendo suoi atti come mutoli 1' fanno di . Per che sai . E avvisan- non : gli verrebbe se a Nuto ne dicesse facesti a gli disse deh come ben venirtene ! che è un uomo a star : con femmine? egli sarebbe meglio a star con diavoli sei elle si non sanno delle sette volte le . le legne Il castaido gli dio da mangiar volentieri appresso questo gli mise innanzi certi ceppi che Nuto non avea pututo spezzare 5 li quali costui . venir fatto di quello che egli disiderava dosi che fatto niente . mi vi conosce j vista d' esser mutolo per certo io vi sarò ricevuto E in questa imaginazione fei'matosi. lontano di qui e ninno . senza dire ad alcuno dove sa d' s' una sua scure andasse . non dubitò perder per quello ma temette di non dovervi esser ricevuto perciocché troppo era giovane e appariscente. A Masetto udendo egli si le parole di Nu- venne nell'animo un desiderio grande d'esser con . Ma poi partito lor ragionare cominciò Masetto a pensare che loro modo } dovesse tenere a dover potere essere con e conoscendo che egli sapeva ben fare quegli di servigi che Nuto diceva . fosse . se bisognasse . quello che elle il vogliono elleno stesse .

che gì' far voleva ciò che 1' egli volesse avendolo ricevuto impose che egli orto lavorasse. ' DECAM. orto che mai non fu cosi lavorato Ora avendo sl. latte fare assai cose che bisogno erano Se egli ae lavorar l'orto. il menò seco iece tagliare delle legue: {>oscia messogli . e mostrógli quel- (i) Cioi lavorterò.. ben da mangiare. De' quali avvenne cbe un di la bnilcs^sa il vide. fagli vezzi. avremmo buon egli : servigio. I. II. . Il Masetto non era guari lontano ma facceudo . e costui con cenni rispostogli . io vi lavorrò (i) . e domandò madonna. . . % ^ . il il castaido chi egli fosse. Sappi se egli sa lavore e ingegnati di ritenercelo: dagli qualche paio di scarpette. se egli voleva . dagli castaido disse di farlo . quale uu di (Questi di ci ne per limosina si che io gli ho e' fatto bene . vista di spazzar la corte. 11 quale le disse: (jucsti è un povero vened hogli sai>es- uomo mutolo e sordo . T. mi mettete costà vi entro . . e volcsseci rimanere. qualche cappuccio vecchio e lusingalo. e potrebbeue V uom che volesse e oltre a questo non vi bisognerebbe di aver pensiero che egli motteggiasse queste vostre giovani . NOWXLA simo era . ai II . io mi credo fare ciò che noi bisogna n' . ìa pocn d' ora d' ehbc tutù spezzati al castai- do che bisogno aven u quivi gli nudare bosco . A cui la badessa disse .ir (juivi il castaido veduto che egli ottimamente sapoa lavorare e con cenni domandatolo . perciocché egli ci ed ò forte . più giorni vel tenne. l'asino innanzi cou suoi cenni . : in (è di Dio tu di il vero. gli fece intendere clie a casa ne le recasse Costui il lece molto bene gli : per eraa che il castaido a far iare certe bisogne clic luogo. tutte queste pa: role udiva e seco lieto diceva si I' se voi .

Per che era più baldanzosa. appresso noia . Oimè ! sai disse 1' altra . che forse estimava che egli cosi senza co- da come senza rava . poco o niente si cu- Or pure avvenne che . disse . direi un pensiero che io forse anche a te potrebbe . volte messo in . mondo da ciò costui j che. costui un di avendo lavo- rato molto e riposandosi . a dargli e a metterlo in novelle altri fa de' come spesse volte avviele ne che mutoli . la baldanzosa inco- minciò: io non so se tu t' hai posto mente come noi siamo tenute strette .j . le monache incominciarono . se io credessi che tu mi tenessi credenza io ti ho avuto più volte il quale . né che mai qua entro il uomo alcu. . udito dire che tutte l'altre dolcezze del la mondo sono una beffe a rispetto di quello l' quando femmina usa con animo uomo Per che . volere con questo mutolo provare se cosi è Ed egli è il pur miglior del volesse . due . non credendo da favella fosse . no osa entrare se non castaido . che è quello che tu di ? non tu che . di ciò lui essere intese e la badessa. s' appressarono là dove che sembiante facea di dormire. e lui lasciò. perchè egli egli noi potrebbe né saprebbe ridire. una che alquanto . all' altra. aa GIORNATA TERZA : lo che a fare avesse poi andò per altre bisogne del Il monistero. giovare L' altra rispose : di sicuramente io noi dirò che per certo mai a persona Allora . poiché con altrui non posso di . Tu vedi cVegli è un colai giovlnaccio sciocco. quale lavorando 1' un di l' altro . co1' minciarono a riguardare. e lui. e questo mutolo : e io ho più volte a più donne che a noi son venute. io m' ho più . e dicevangli più scelerate parole del mondo. eh' è vecchio. . cresciuto innanzi al senno: volentieri udirei quello che a te ne pai'e. giovinette monache che per lo giardino andavano egli era.

e disposto l' ad ubbidire. che abbiam noi a fare. La quale co- fi) Dove fgti/ugg« tacqma. . che non se ne gli attiene ninna . A cui la compagna il disse ? : o se nui ingravidasdi^M. e l' s' altra faccia la guai> egli ò sciocco che egli acconcerìi comunque se noi vorremo Masetto udiva tutto questo ragionamen- to. . allora sì si vorrà pensi egli ci Hs rù mille . guardato ben per tutto e veggendo che da ninna parte potevano es. saprk pur che noi medesime noi diciamo ciò . noi ab1)iam promessa la 8C colei . dormire ci è: e s' se mi credo che le suore sien tutte a non noi Guatiam per l' orto se persona : . se nui gliele ubbiain pr(^ messa truovisi un' altra o dell' altre die gliele atten- gano . dove Masetto ella volle senza trop si invitare quel fece che . modi di fare che mai non . ninna cosa aspettava. egli non ci ò persona . ser vedute appressandosi quella . a3 \ irglniià si nostra a Dio ? '1 O di . .NOVFXLAI. e quivi r una dia : si stea dentro si . a Masetto pi«> . non esser preso dall' . d'isr ((iintitc cose gli promettono tutto ! . disse: or bene come faremo in su la A io cui colei rispose tu vedi eh' egli è nona . il menò pò nel capannirtto . cioè dor'cgK h irkoTfnqaMiJoi>io«c. lui destò j ed atti egli incontanente si levò in Per che costei con egli lusinghevoli presolo risa . con . come andrebbe : fallo Quella allora tu ti cominci ad aver pensiero del mal prima che venga sare : egli quando cotesto avvenisse . di provare che bestia ? uomo : . sciocche farsi . dove egli fugge l'acqua (i) . ed faccendo colali . se non a pigliarlo per Ih mnno luì e menarlo in questo ca? pannetto. una di loro . Costei l' udendo avendo gih maggior voglia che fosse 1' altra . per la mano.*: simo . Queste . che mosse avea le parole .

col mutolo s' andavano a trastullare .in su ciascuna provar volle come : mutolo sapeva cavalcare e poi seco spesse voi te ragiocosì dolce cosa e piii . chi giorni con gran querimonia dalle monache orto . che 1' ortolano non venia 1' . avuto quel che volea. Ma- setto seco nella sua camera nel menò a lavorar dove parecfatta . . della sua cella di questo fatto avvedutasi a due altre il mostrò . tutto stava scoperto La qual . cosa riguardando la don- na de . E prima tennero ragionamento insieme di doverle accusare alla badessa: poi. nando dicevano che bene era come tempo udito aveanoj e prendendo a convenevoli ore . pur mostrandosi semplice faceva si lor volere . per lo troppo cavalcar della notte all' avea assai ) : (i) tutto disteso ombra i d' un mandorlo dormirsi ed avendogli il vento . diede . all'al- luogo e Masetto . mutato consiglio e con loro accordatesi. che ancora di queste cose non di tutta sola per lo giardino . è oiodo di dire assai bello. e sola vedendosi in quel le medesimo appetito cad: . gli eza soverchia. (i) Di pocajalica avea assai. Alle quali l' altre tre per diversi accidenti . Avvenne finestretta un giorno che una lor compagna da una . dì . partecipi divennero del podere di Masetto .2*4 GIORNATA TERZA leale me tra il compagna. panni davanti levati indietro . cioè ogni poca fatica gli bastava. il tenne j provando e riprovando quella dolcezza la quale essa prima all' altre solca biasimare Ultimamente del. accorgea andando un . essendo il caldo grande il trovò Masetto ( il qnal di poca fatica . divenner compagne in vari tempi badessa . Ultimamente s' la . che cadute erano sue monacelle e destato . Per che avanti che quindi dipartisil sono da una volta .

. mutolo Madonna per natura tolse . tutta stordì. •'wsa lua dire: egli ha rollo o taglialo le filetto « scili npiagnolo. che io non posso far nò poco nò molto j e perciò o voi mi lasciate andar con Dio. . senza lasciar Masetto partire.. K |)erciò una notte colla badcsw» essondo rotto lo scilinguagnolo . . e mol- to spesso rivolendolo. il quale ella teneva io mu- tolo. . (i) . e olire a ciò più lendo da s' lui . . il quolo »i chi«le «neon aoUo che è quel inuKolino che UgUfeiw a' le più volle ba- lie di la lingua bamlùtù. credeva . D' uno che a»»ai. La donna udendo che tu costui parlare. cominciò a dire : madonna fatica io ho inteso che uà gallo basta assai bene a dieci galline. tìo. non fosse di lei: come discreta . nove 3 al clic dove a del me ne conviene io servir per cosa mondo non potrei durare. non potendo Masetto suo esser mutolo gli sodisfare a tante. anzi sono io per quel- lo che infino a qui ho fatto a tal venuto . che è questo? . il potrebbe . quant' io posso La donna sei credette . dispose di voler colle sue monache trovar modo a questi fatti . acciocché da Masetto non (1) Romper «li io scilinguagnolo yet cotniiìcìare a imAtn. e disse: fossi . NOVELLA L la a5 che parte vo- sua camera alla stanza di lui riiuandatolnc.À^ftr roUo » favella sciollo lo scilinguagnolo. avvinò che . ma che dieci uomi- ni possono male o con una femmina sodisfare. che volesse dir ciò che Masetto s' egli a . nove aveva a la badessa le disse il fatto II che udendo savia accorse che monaca non avea che molto più per che. se più stesse in troppo gran danno resultare . disse Masetto io era ben tà cosi ma non anzi per una infermiprima questa e domandollo scr\ire. Varchi Ereol. che la favella mi e solamente da notte la mi sento essere restituita : di che io lodo Iddio . o voi a questa cosa trovate modo.

Un pallafrenier giace colla moglie s' d* jigilulf re . se ne tornò poneva affermando che le corna sopra '1 cosi trattava Cristo chi gli cappello NOVELLA di che Agilulf tacitamente e tondelo sì : II. ii6 fosse il GIORNATA TERZA monistero vituperato il . Nelle quali . che niente se . con piacer di Masetto ordinarono circunstanti credettero che per le loro orazioni e per gli meriti del santo . truovalo il tonduto tutti gli altri ... di quegli per lo suo avvedimento avendo saputo la . pur ne si discretamente procedette la cosa . il monistero a Masetto restituita j stato lungamente mutolo la favella fosse si fatta e lui castaido fecero : e per . genei-asse. tonde . . sua giovanezza bene adoperare in collo partito s' donde con una scure . maniera le sue fatiche partirono che egli le potè comportare. e co^ campa dalla mala ventura E ssendo la fine venuta della novella di Filostrato della quale erano alcuna volta un poco le Donne ar- . accorge . in cui intitolato era . morto lor castaido . venir fatto ricco . ricco a casa : la qual cosa saputa di leggier gli fece . come che esso assai monachin . sentì se non dopo la morte della badessa essendo già Masetto presso che vecchio e disideroso di tornarsi . . . era . di pari consentimento aper- tosi tra tutte ciò clie per addietro da tutte era stato clie le genti fatto . Ed essendo di que' di . Cosi adunque Masetto vecchio padre e senza aver fatica di nutricar figliuoli e spesa di .

Teudelinga rimasa vedova d' Autari . sori in si come . avventurata in amado- savia e onesta molto. Pavia . di vilissima condivii zione. sì come con gli savio .. NOVELLA TOisaìe . con ridente viso incominciando disse Sono alcuni di conosce- poco discreti nel voler pur (i) mostrare re e di sentire quello che per lor non fa di i sapere. a ninno palesava scoprirlo . gli E per- ciocché il suo basso stato non aveva tolto che egli esser fuor d' ogni il non conoscesse questo suo amore convenienza eziandio a . E che ciò sia vero. disavveduti di- si credono la loro vergogna scemare dove essi l' accrescono in iuGnito. senza misura della reina s'innamorò. uomo quanto a nazione (a) . . essendo alquanto per la virtù e per lo senno di questo re Agilulf le cose de' Longobardi prospere e in quiete avvenne che un pallafreniere della detta . che alcuna volta per questo riprendendo fetti in altrui . nel senno un valoroso vaghe Donne . Huteita. ma male Ed . il Nazione Doccarrio lo prentlr qui e in albi luoghi prrsignilic*- R eiIraxSone. Mart . i suoi predecesfatto . Ija({ua. ma per altro da troppo più che da cosi meil e della persona bello e grande cosi come re fosse. de' Longobardi la quale fu bellissima donna. IL . intendo che per me vi sia dimostrato Àgilulf re de' Longobardi. avevan fer- mò i 1 solio del . re stato simil- mente re. rei- na . stiere . suo regno avendo presa per moglie . nel suo contrario ( mostrandovi se d' V astuzia d' un for- di minor valore tenuto che Masetto) re . 17 piacque e alcun' altra se ne avevan riso alla Ileina le sì che Pampinea novellando seguisse. E (1) (1) Pur qui valr in tultii modi. né lei occhi ardiva tli . citth di Lombardia .

amor maggior farsi . Per .aniera . E modo . gegno colla Reina giacer potesse via e' Né altro egli ingegno nò in persona lei era il . volte seco. e come colui che amoroso fuoco -de' suoi studiosamente faceva.. cosi in questo povero palil lafreniere avvenia in tanto che gravissimo gli era il poter comportare facea . potesse a lei pervenire e nella sua camera entrae in re . vente avvenire tanto l' quanto speranza diventa minore . che sapeva che vano o direbbe o scriverebbe ma a voler provare se per in. in fe- potere o tutto o parte aver del suo desiderio. se non trovar modo come del re . di questo amor non potendo pensando seco del diliherò di morire. o a voler per lettere in suo amore j . : e questa cosa propose di voler che la che egli in essa tentasse sua fortuna . Né si ce a voler dir parole alla reina far sentire il . clie interveniva che reina dovendo cavalcare più volentieri cava . Ma. qual credeva alla ^reina la dovesse piacere . 28 GIORNATA TERZA di quantunque senza alcuna speranza vivesse dover mai a lei piacere . come non essendo da alcuna speranza atato^ e più disciogliersi. pan- ni toccar le poteva . in grandissima grazia sei reputava e mai dalla staffa i non le si partiva. Per che. . quale sapea che del continuo con non che giacca. acciocché vedesse in che m. come noi veggiamo la assai so. beato tenendosi qualora pure . prese por partito di voler questa morte per cosa per apparisse lui morire per lo la quale amore che alla reina aveva portato e portava tal fosse . pur seco i si gloriava che in alta j parte avesse allogati tutto ardeva in oltre suoi pensieri . gran disio così nascoso . il pallafreno da costui guardato cavalaltro : che alcuno il che quando avveniva costui . ad ogn' altro clie compagni ogni cosa la . .

e occultato: laonde egli. ninna cosa voleva udire ) senza dire alcuna cosa o senza essere a lui det^ . e similmente vedutolo ritornare fare egli altresì pensò avere . e due volte il percosse colla bacchetta tutta sonnocchiosa La camera da una cameriera aporta . se n' entrò nel letto nel quale la reina . con queste cose. fatto colla pietra e collo acciaio die seco portato . dormiva Egli disiderosa mente in braccio recatalasi mostrandosi turbato ( perciocché costume del re esser sapea che . nelle gran sala si si E sentendo che gih per tutto dormia . sergli aperto e toltogli di mano : il tordi ietto La qual . come usato era nascose . della . senza alcuna cosa dire to il dentro alla cortina trapassato. cosa vetluta . quando a lei andava . . avoa . fu e il lume preso . e incontanente es. un poco camera di fuoco . bramata morte. il suo torchietto accese e chiuvso e avviluppato nel mantello. di cosi dover e trovato modo d' un mantello simile a quello che al re veduto avea e un tordi ietto e una mazzuola. e posa. e tempo parendogli o effetto di dovere al suo desiderio dare alta o di far via con cagione alla . «bito il a9 re . andasse. più volte di nolle in una gran sala del {lalagio del re (la (juale in mezzo era tra la camera del re e quella della reina) il si nascase: e in tra l'altre una notte vide re uscire della . e senza dire alcuna cosa percuotere una volta o della due V uscio camera con quella bacclietta . quando turbato era .. torcluetlo acceso e dall' altra una Lncciietta e andare alla camera della reina . se n' andò all' uscio . e prima in una stufa lavatosi bene. mantello . NOVEIXA n. sua camera inviluppato in un gran mantello dall' o aver una mano un . accioccliti non forse l'odore del letame la reina noiasse o la facesse accorger dello inganno .

il suo mantello e . lume senza alcuna pena esser poteva cosa dire se n' andò e come pixi camera tosto potè si tornò al letto suo . parlando il . e diede senso pe- riodo.3o ta. . D R. (i) (2) vide. emendo si in /t . . non sembro io uomo da poterci altra volte es? sere stato Poi e ancora appresso questa tornarci che che. . . ma come . GIORNATA TERZA più volte carnalmente gli la reina . o signor mio questa che . quando il re levatosi sì alla andò della reina . cagione di volgere . e oltre usato modo me j . . Rolli. cognobbe. dalla sua letizia preso ardire disse . E come la diletil che grave paresse gli fosse . avuto si levò e ripreso . . lo sentito avea j e quello gli che tacendo niuna s' vergogna poteva tornare . A al cui. novità è stanotte 1' ? voi vi partite pur di testò da me . poi vide (i) la reina accorta non se altro . e lietamente salutatala. savio . Nel quale ancora ap. di che ella . avete preso piacere e così tosto da capo ritornate . arebbe (2) don- vitupero recato Risposele adunque re più nella : mente na . maravigliò forte . subita- mente pensò n' era . guardate ciò che voi fate Il re udendo queste parole subitamente presunse la reina da similitudine di costumi e di persona essere stata ingannata . il partire pur temendo non 1' troppa stanza to in tristizia . gere . . poi \>ide Parlando i arebbe. che nel viso o che nella parole turbato vi . Il che molti sciocchi non avrebbon io ma fu ? avrebbon detto: non ci fu' io: ? chi fu colui che ci come andò rebbouo la . né alcuno di non volemela fare accorfatto . ? chi ci venne di che molte cose nate sa- per le quali egli avrebbe a torto contristata donna e datole materia che già di disiderare altra volta quel. ed essendo egli nel letto entrato ella .

usci della camera. cominciò a temere tanto che sopra il battimen- to della fatica avuta la paura n' aggiunse un maggiore | se il e avvisossi se . il il re molti cerchi né alcuno tro- quale giudicasse essere stato desso. adunque un se n' plcciolissimo lume in . talento per quello il gli era stato fat- ripreso suo mantello. diliberò di far vista il . dovere essere . pci^ . a tutti cominciò ad andare toccando gli . che nel suo panella quale quasi lagio era sopra le stalle de' cavalli tutta la sua famiglia in diversi letti dormiva che ciò ancora : ed esti- mando che qualunque . il re di ciò . una lantemetla andò in una lunghissima casa . . non dormiva ancora nire forte il per la quale cosa vedendo ve- re e avvisandosi ciò che esso cercando andava. di dormire. que si fosse non esser potuto di quella uscire Preso . pet- per sapere se battesse . . riposare cominciato dall' imo de' capi il della casa to .NOVELLA la n. fermamente che. me • ne vo' tornare di to . fosse colui fatto avesil se che la donna diceva tacitamente . non gli fosse polso e'I battimento del cuore per lo durato affanno potuto . senza indugio facesse morire E come che cose gli andasser per lo pensiero di doversi fare pur vedendo il re senza alcuna arme . e pen- sò di voler chetamente trovare chi questo avesse fatto. Come che ciascuno altro dormisse forte colui che colla : rcina stato era . s' avvedesvarie . e d'attender quello che re far dovesse . 3i donna rispose : signor mio si | ma il tuttavia io vi . . . imaginando lui della casa . prlego clic voi guardiate alla vostra salute re disse : Allora il ed egli mi piace . Avendone adunque vandone. qualun. e questa volta senza dar>i più impaccio. di seguire vostro consi- glio. e . E avendo V animo gih pieno d' che vedeva s' ira mal .

senza essere stato sentito levato la mattina . di forfìcette avea li gli tonde alquanto dall' una delle parti i capelli . porte del venisse palagio davanti sa in s' 5 aprissono tutta la . i capegli e ciò fatto . quali essi a quel tempo portavano dipartì e tor- lunghissimi acciocché a quel segnale la mattina se. e trovato un paio di forfìcette delle quali per avventura v' erano alcun paio (i ) per la stalla per lo servigio de' cavalli . fare intendeva ninna cosa voleva altra cosa gli fece se le quali portate ninna . il cuore . il quasia . capo davanti standogli il esso cominciò a guardare 5 e veggendo la magun medesimo modo ta: per conoscere tonduto da lui gior parte di loro co' capelli ad gliati . e disse seco stesso costui . pianamente andando a . . tutto ciò sentito avea.• guente il riconoscesse . se ne tornò a dormire le Il re comandò che avanti che . assai ben mostra d' essei-e d' alto Poi veggendo egli cerca- che senza romore non poteva avere quel oh' (1) AvYeiti / erano alcun paio . sua famiglia gli e così fu fatto Li quali tutti senza alcuna co. . venne a costui j disse . le io vo cercando quantunque di bassa condizion senno . non che con un paio . si nossi alla sì camera sua Costui .. come colui che malizioso era : chiaramente egli s' avvisò per che così segnato era stato aspettar si laonde senza alcuno . si come colui che di che si sentisse ciò che . 32 GIORNATA TERZA e trovandogli batter forte . levò . quanti in quella cosa ne giacevano a tutti in simil 3 maniera sopra l' orecchie tagliò . che . . si nxaravigliò . al modo è latino il verho nel numero seco più maggiore col <!' nome nel minore quando nome che comprende uno . e questo fatto . seco questi è desso Ma .

. j chi '1 fece noi faccia mai e andatevi con Dio . Sotto spezie di confessione e di purissima coscien- za una donna . senza avvedersene egli . NOVELLA va . A aceva già Pampinea . si come savio mai vivente re . quistar gran vergogna nirlo . IL 33 disposto a non volcn. avrebbe scoperto cbe ciascun dee andar cercando di ricoprirej ed essendosi scoperto. non per risprtlo òeST offen. innamorata d' un giovane . con una sola parola d' . e con- taminata onestà della donna sua si Coloro cbe quella parola udirono sé maravigliarono. e 1' ardire e la cautela del . quella dire ma il ninno ve ne fu cbe . e lungamente fra il esaminarono cbe avesse . per piccola vendetta (i) ac. mduce un solenne frate . se non co. ammogli pia- e dimostrargli cbc avveduto se ne fosse e a tutti rivolto disse : cque più . ch'era . ancora cbe intera vendetta n' avesse presa . non scemata . alieni piacer di lei avesse intero . lui solo a cui toccava Il quale . martoriare. ma molto cresciuta n' avrebbe l' la sua vergogna . re voluto per .. ma peichè «aiebbe CiiU in uomo vile. la intendesse . a dar modo effetto . non la scoperse nò più la sua vita in si fatto atto commise alla fortuna NOVELLA III. pallafrenierc era da' più di loro stata lodata e simil- (i) gnnilissima Piccola vendetta chiama. . . Un altro gli avrebbe voluti far collare. esaminare e domandare} e (juello ciò facendo .

ulilizzursi. adunque d' alto legnagglo veggendosi nata e (i) Cwanzarsi. il GIORNATA TERZA senno del re. ogni cosa valere e sapere dove essi di gran lunga sono da molto meno si . non sono ancora molti anni . Mart. quegli clie per altri viltà d' animo non avendo argomento . alcuna di noi cautamente beffati Nella nostra città più d' inganni piena che d'amore . li mente tatasi . . nò ancora alcuno . e vale avanzarsi. perciocché ancarlcherebber cora vivono di quegli che per questo di sdegno. passati . cre- dule troppa fede prestiamo alcuna volta . tanto più ad ogni . Il Ruscelli spiega nialamcnte civanzarsi per pascersi. non solamente per guire ordine imposto i ma a' ancora per farvi accorte die eziandio religiosi . piase- Donne l' . io racconterò . e sono non che dagli uomini ma da . come gli uomini di civanzarsi (i) . za d' animo e sottili avvedimenti dalla natura dotataj tro che alla io gli sappia . dove iZosteì si di ciò sarebbe con risa da trapassare . quando la Reina a Filomena vol- le impose il seguitare : per la qual cosa Filomena .. possano da mangiar cevoli come il porco . secolar da piacere quanto più stoltissimi . quali noi oltre . e àice dei golosi che si pone quasi sempre in mala parte parlandosi ed altri tali. e uomini di nuove maniere e costumi elle gli altri in si credono più . . possono essere . al- presente novella appartenga come che non intendo di palesare . fu una gentil donna di bellezze ornata e di costumi . o di fede . religioso essi il . nudrirsi. La quale o . vezzosamente così incominciò a parlare Io intendo di raccontarvi una beffe clie fu da do vero fatta da una bella donna ad un solenne . d' altezaltra . rifuggono dove aver . si come . Questo termine s' usa anche al presente in vane parti di Lomlìardia. quanto alcun' il cui nome. modo .

Ed essendosi accorta (il che per- costui usava molto religioso . dove gli egli dimorava. medesima trovare alcuno lanaiuolo . de' suoi abbracciamenti in alcuna niciuiera se non in quanto negare non zione di so ciò . disse . niente ne curava ella . quale. . quan» .. non accorgendosi . esser di gentil donna degno. E avendo se- co pensato che venevole ora cliiamare confessare . lettera ardiva di fargliele sentire temendo de' pe- ricoli possibili ad avvenire con un . l'ascoltò volentieri: . maritata ad uno arlcGce lanaiulo era . ciocché di santissima vita era quasi da tutti avea di valentissimo frate fama ) estimò costui dovere essere ottimo mezzano tra lei e il suo amante . 35 perciocché artefice terra. da lui si voleva Il frate vedendola ed eslimandola gentil donna disse : . che da tela . fare ordire j una o con una filatrice dispulare del filato propose di non volere . NOVELLA III. e . ed essa dopo la confessione padre mio a me convien ricorrere a voi per Io so i aiuto e per consiglio di ciò che voi udirete come colei che detto ve l' ho. . che voi conoscete miei . ma di volere asodisfa. uoii ]KJtcnilu Io sdegno dell'animo porre in per lo quale estimava niuno uomo di bassa condizione ({unutun([ue ricchissimo fosse. . quando piacesse . non poteva ed guente notte senza noia passare ciò Ma il valente uomo di . il quale più di che il le paresse che fosse degno : e innamorossi d* uno assai valoroso età f uomo e di mezza la se- tanto che qual di noi vedeva . e voggcndo lui ancora con tutte le sue ricchezze da ninna altra cosa essere più avanti divisare . che molto cauta era per nò per ambasciata di femmina né . sajK'r un mescolato o . gli potesse. modo tener dovesse se n' andò a confattosel alla chiesa . tunque fosse tondo e grosso uomo nondimeno . .

come da 1' uomo j e che '1 può ben fare io non abbia incontanente per le quali cose io più che . se io pur pensassi cosa ninna che contro suo onore e piacer fosse. e dalle parole si perviene a' fatti: . perciocché questi cosi modi fanno soven- te senza colpa alle oneste donne acquistar biasimo Hommi a' posto in cuore di fargliele alcuna volta dire . gli . dal quale io sono più che la . perché pare che suo amico slate . miei fratelli ma poscia volta 1' m' ho pensato che ambasciate per . amata 5 né alcuna cosa disidero clie da lui . le risposte seguitan cattive di che nascon parole per che. non che amici. bello e grande . ninna rea gna come sarei so il . usa molto con voi . uo- mini fanno alcuna modo che . ma sUaui ripigliare (2) Per che io vi priego per solo (1) DìUherami per deliberai mi. si ancora perché gli a voi sta gli bene di cosi fatte cose . 1' assedio 5 né posso farmi nò ad uscio né a finestra egli nò uscir di casa. e. le e scandalo non ne nascesse me . e questo avvertimento te renda a comprendere. io . vestito di panni bruni assai onesti for. riprendere castigar con parole. 36 parenti e vita sua sì '1 GIORNATA TERZA mio marito riccliissimo . e diliberami (i) di dirlo più tosto a voi si che ad altrui. (a) Ri/jigliiire. nome ma persona dabbene mi pare. se io non ne sono ingannata della persona se . . Rolli. pare che m' abbia si posto . acciocché ma. me stessa P arno : e lasciamo stare che io facessi al ma. : incontanente non mi pari innanzi 5 e mara- vigliomi io come egli non è ora qui fatti di che io mi dol- go forte . ne son taciuta . facili devesi scrivere delibera' mi: trovegli rai non di rado talmente scritti tali verbi. .. non avvisandosi che io io cosi fatta intenzione abbia come che ho . . Ora uno femmina fu mai del fuoco dedel quale nel vero io non .

(a) Siamei'ene. anima de'morne tornò era . di colui dicesse di cui veramente diceva e commea* buona . me ne sia a voi. e il si proferisce con T accento oclla prima. le quali per avventura son disposte a que- ste cose e placerìà loro d'esser guatate (i) e vaglieglui . T. e egli questo negasse. sarebbe dato noia e cocarità . le lodò l' opera della suo bisogno raccontaudole s' A cui la donna disse: io ve ne priego per Dio. e siamevene(ia) doluta. gravissima noia. 3 . d' altra ebbero insieme alquanto ragionato per assai cortese . che più questi modi non tenga EgH ci sono dell' donne assai . tiratoi da parie . ricordandosi dei conforti datile dal frate dell' opera della limosina empiutagli nascosamente l' la man dì denari li . E . il . col quale poiché d' una cosa e . NOVELLA Iddio che voi di ciò il in. esser vero che ella di. si come usato ven- valente uomo . suoi : e da' più di lui levatasi frate a casa se Al santo ne il non dopo molto. . 1' si come a colei che in niuuo atto animo disposto a tal materia . . fatta la confessione e presa la peniten- za . .. II. giale da laddove a me è ho . le promise d' operar le si e per tal modo : che più da quel cotale non noscendola ricca molto e della limosina. ed è di quelle che allega Bembo che ai reggono cinque •tllab* aoUo UDO accento DECAM. ^7 e pregare altre dobbiate riprendere . il pregò che messe dicesse per . sicuramente gli dite che io sia stata quella che questo v' abbia detto. E quinci . modo il riprese dello intendere e del guardare (i) che egli credeva che esso facesse a Guatare gaarclare. detto questo Il quasi lagrimare volesse. data mollo la donna di questa sua disposizion fermamente credendo quello ceva . bas- so la testa santo frate comprese incontanente che .

quale sempre attenta . disse di più non .. . 38 quella donna Il . ]Ma la donna dopo costui cosi piacea ella a come disiderosa di volerlo ella gli più accendere e certificare dello amore che portava tornò . e postaglisi nella chiesa a sedere . valente uomo l' maravigliò . sare davanti a casa sua e cominciò a volersi scusare 5 ma lo . ti stean bene ti che . se cagione continuò di passar per quella contrada alquanto già accortasi che egli a lei . disse egli : or non far vista di maravigliarti né perder parole in negarIo . e dal frate partitosi la dal- andò della donna . . e per consolazio- priego te ne rimaughi e lascila stare in pace valente uomo più accorto che '1 santo frate . a piagnere incominciò 11 frate questo vedendo la do- . . se . senza j troppo indugio la sagacità della donna comprese e mostrando alquanto di vergognarsi intramettersene per innanzi la casa n' : . stava ad una picciola finestretta per doverlo vedere. al santo frate se a' ne . GIORNATA TERZA si come ella si gli aveva dato ad intendere . faccendo sembianti che altra faccenda ne . si come colui clic mai guatata non avea e radissime volte era usato di pas. ella è dessa lei ti e perciò per onor di te . se vi passasse. E vedendol venire . . ma . E quantunque a . preso luogo e tempo . percioccliè tu : non puoi ella non lio queste cose sapute da' vicini medesima dico io di forte di te dolendosi me non l' ha dette . te lei queste ciance omai cotanto . il frate non lasciò dire . mai ne di Il io ne trovai alcuna di queste scioccliezze schifa . . fos. piedi . tanto lieta e tanto graziosa gli si mostrò il che egli assai bene potè com- prendere sé avere frate : vero compreso dalie parole del e da quel di innanzi assai cautamente con suo piacere e con grandissimo diletto e consolazion della donna .

che dì (|uel mnlndclto da Diu vostro amico 1' (li cui io lul vi rnmmnricai allr' ieri . e poscia . od acciocché voi gliele rendi sue caso . per vo- amore non io avrei fatto nt^ il diavolo . poiché io mi ve ne dolsi . io ho laute borse e tante cintole io l' affogherei en- . NOVELLA mandò altre HI. Certo no disse la donna anzi . diate e gli diciate che io non ho bisogno che ve porciocch«> . io vel faccia io gih prima assapere E . il guatarmi sfacciato gli fosse basta. oltre a que- avendo rcnduta indietro la borsa e 1' la cinto- alla femminetta che recata . Come ? disse Irate . si coni' io intendo che elle fanno alcuna volta. tolsi di mano. se io stro uou avessi guardato al peccato. . e. ho voluto fare nò dire cosa alcuna che sto la . ]K'rolocclu'^ io credo che egli sia nato per mio grandissimo slimolo lieta . ma egli ò stato si ardito e si che pure ieri mi mandò una femmina in casa con sue novelle e con sue frasche. temendo che io 1' ella per sé noli la tenesse e a lui dicesse che avessi ri- cevuta. la merco di Dio e del marito . . per ogni volta che pasqwasi sar vi solca. na rispose piiilrc mio le novelle che iu ho non sono . e piena di stizza gliele bolla recata a voi . pure mi sou rattemperata . quasi come se io non avessi delle borse e delle cintole mi mandò una borsa e una cintola il che io ho avuto od ho si forte per male che io credo. E or volesse Iddio che ilpassar\-ie to. non s' è egli rimaso di darti più noia . la richiamai indietro. mio . credo che poscia vi sia passato sette . e per farmi far cosa che io non sarò mai né mai ardirò poi il di più ponuivi a' piedi . : . ella ave&sc • 39 La «Ioa- pietosa mente : che novelle . ma . come per un dispetto avendo forse avuto per male che io mi ve ne sia doluta. . avea che gliele ri- portasse e brutto commiato datole.. .

il ma .4o tro . che io abbia biasimo per lui : frate . ho molto più caro che ne sta la . bene trasse E detto questo. vincer tanto : che tu ad alcuno de' tuoi dicessi che gli ne potrebbe troppo di mal seguire Né dubitar che mai di questo biasimo ti segua . La donna fece sembiante di . e non domandano altro che lira osi ne^ e spezialmente la e cattivella. . come disse : che . se ricevere dee . attenuto quello che mi promise: per che per quello e per questo che nuo- vamente fatto ha io gli credo per sì fatta maniera ti rij scaldare gli orecchi. e gìltolle in grembo la al frate. mi vi senso che. turbato oltre misura la prese li . e disse fi- se tu di queste cose crucci j . il quale pienamente credendo ciò che . . don: na diceva glmola . né te ne so ripigliare tu in questo segua tr'ieri. a queste notti mi sono appariti più miei pa- e parmi che egli sieno in grandissime pene. lodo molto che il l' mio consiglio Io al- ed egli m'ha male tra . io non me ne ripresi maraviglio. sì come si a padre . tuttavia piangendo forte si di sotto alla guarnacca una bellissima e ricca borsa con una leggiadra e cara cinturetta. la quale mi pare . GIORNATA TERZA E appresso questo. e avvegnane che puòj che io egli riceva villania . che io sarò sempre e testi- dinanzi a Dio e dinanzi agli uomini fermissimo monio colei della tua onestà . sì afflitta che è una pietà a vedere Credo che ella porti gran- dissime pene di vedermi in questa tribulazione di questo nemico d' Iddio: e perciò vorrei che voi mi di- .' mamma mia . l' avarizia sua e degli altri conoscea messere renti . se egli di rito questo non rimane. che egli più briga non darà e tu colla benedlzion d' Iddio all' ira . io il dirò al ma- mio e a' fratei miei. riconfortarsi alquanto e lasciate queste parole . non ti lasciassi il .

e \edeudoI turbato. per quel eh' io cretlo. 11 santo frate lietamente prese. lolle dalgreco. hmh) fuoco prtinre. Il valente uomo» che ancor non vcdea a che frate riuscir volesse. mandò qual venuto. Ma il fiale acceso come il può' tu negare malvagio uomo? eccole.idia. che egli doveva aver il fatto. usala da iìa Gìotdano • da alui .NOVELLA CMte per r anime loro gorio e (Ielle ni. e sciò andare. e dis/ace lo core e la mente. che io le conosco. che dice m.tlc In divozion di costei. In la- E partita la donna . disse: mais! (3). toci tulle. cioè certo à. che ellu medesima piangendo . (i) "t Fuoco pennttce (tlcKo così in dissero tal\olta Ptnnace buon non in burla. f Io credo che il modiast de' Lumlutnli altro non che una cor- nisione della voce toacana madie». 4« le quaranta messe di «anGri- vostro orazioni. Matt. la e con buone parole e con molli esempli coufcraiù dni. assai la tiepidamente negava sé aver mandata cintura . quale ripetendogli le parole altre volte dettegli e di nuovo ingiuriosamente e crucciato molto di ciò parlandogli la . e sono •ccortiile ila quello the i LoinlMirdi dicono mtidest e madiasi. c/i' Peri (a) (T un foco assentbru pennace^ Che mi (S) 3Jai. se forse data gliele avesse la forte disse: donna. 11 . ser Piillo. Uccellare. . beffare ingannare. incontanente s'avvisò che egli avrebbe novelle dalla donna ^ e aspettò che dir il volesse frate. Rim. autoti del secolo in vece di pcnace. borsa e la acciocché al frate non togliesse fede di ciò. me 1' ha recate^ di vedi se tu le conosci Il valente uomo mostrando vergoguarsi forte. ma seriamente gli ant. in poso mano un fiorino . non accorgendosi che per l'amico suo: il egli era uccellato ('j). maino.ù. eerto no. acciocché Iddio gli traggli il ga di quel fuoco pcnuncc (i)j ^ ^^^1 detto. cioè per Cìkx'c sia . il riprese che detto gli avea donna . sua benedizione.

42 GIORNATA TERZA givirovi clie . Dicevano -vuole sl la essi madib. non molto dopo a convenne al marito andare infino a Genova E come scrillori del Il l' egli fu la mattina montato a cavallo e anda- tempo suo. e. e alla particella mai s' è aggiunta la voce di una certa proprietà di nostra lingua di ammettere soprappià (pesta voce nella composizione di alcune particole congiuntive. madie. cosa aspettando se . senza che hisogno di ricorrere pi da qualche dotto. con plcclola variazione alla madie e madiesì. fu fatto eziandio. è da notarsi che usano i questa voce non solo Lombardi . lingua greca . Cosi di eziam. poiché che mai di questo voi non sentirete più parola . che in vece di anclie solcano dire gli antichi toscani. il ed egli licenziò. ma die si all' e maìsi. a mala pena conosciuta in que' tem- la quanto poi a madesi. al- Menagio che maisì derivi dal latino magis particola sic. acciocché vedesse che se n' è tolto fosse via l' i ). come (i) sl può vedere dopo nella Cofanarla di Francesco d'Ambra. e il Cosi hanno tutte ec. . S'è aggiunta aflermativa mai per dare più di forza affermazione.. e più ancora perciocparca che'l suo avviso andasse di bene in meglio. anzi quella del 1627 ha . donna e del bel dono. le E ninna altra non che il marito an- dasse in alcuna parte per dare all'opera compimento. all' alla slessa guisa die con aggiugnere la medesima particella è fatto avverLio sempre. pregato che più a queste cose non attendesse avendogliele promesso. e di avvegnaché avvegnadioche io scriverei Di sl là evenuto madia (che più volentieri mcC dio . t £'Z dopo. Ora le parole fur la molte : alla fi- ne il frate : montone diede e '1 borsa e la cintura allo a- mico suo dopo (i) molto averlo ammaestrato e . . migliori edizioni. . Il valente uomo lietissimo e della certezza che aver gli parca dello adal frate partialla mor to fu della . dio per s' maisempre . come e in parte n' andò dove cautamente fece egli sua : donna vedere che che ché la avea e 1' una 1' altra cosa di donna fu molto contenta. e confessovi che io feci malcj e io cosi la veggio disposta . ma le i Toscani 1' usarono medesima- mente. avvenne che per alcuna cagione questo .

a gridare e avrei gridato. se questa è bella cosa ed ò da sofTerire . . . che il vostro amico. subito mi levai . a lor fantasia . se non che egli . inferno. così la donna n'nndò molte qucrìmonio piangendo gli disse: padre mio : or vi dico io bene elio io non posso più soflcrìre ma percioccliò l'altr'ieri io vi promisi di ninna cosa fame che vi } io prima noi vi dicessi . . essendoché qiirsU a' voce era usilalissìnm e nelle Predidie nllrc scritture di ili tempi suoi. perciocché poi più noi Ora zi . e come giudicavano tomaue meglio aWoreccIUo. NOVELLA lo vin . e ignuda come ed . son vemitn ad Iscusanni- e acciocché voi crediate che io abbia ragione e di . Ninferno sclienosamcntc il \ Forse Boccaccio noi disse scherzosamente. piagnere e di rammaricarmi io vi voglio dire ciò . Trovasi così ninferno come inferno fra Giordano e m-lla Inlrodutione il alle Virtù gli e in quelP aureo secolo: ed Salvìati ossena che auturì del trecento or si delV una or dell' altra di queste due tocI ji servivano. dello. corsi e ser- ragli la finestra nel visoj egli nella sua mal'ora cresentii do che se n' andasse . IIL al santo frate. quan- do io destatami . e aveva cominciato . lo non so qual il mala ventura assapere che j marito mio andasse icrmattina a all' Genova .. 43 e dopo . può cretlere. alla finestra : della la quale è sopra il giardino e gik aveva la finestra aperta e voleva nella camera entrare. vedetel voi: io per me non io intendo di più comportargliene. che ancor dentro non era mi chiese mercè per Dio e per voi io nac(pii dicendomi chi di voi tacqui . anIl ne (i) gli ho bene per amor di voi sollerte troppe. anzi diavolo del ninforno (i) mi fece stamane poco innanzi mattutino gli facesse . per amor . egli era: laonde io udendolo. se non che stamane ora che io v' ho detta egli entrò in un mio giardi- no e vennosene su per uno albero camera mia .

A cui la donna rispose lui egli lodato . di dire dar la parola ia senso di ptrmetlere . sia Id- non conosco ancor . dovevi . consiglio. che valente al uomo .44 frale GIORNATA TERZA udendo questo. ne a voi parti . . uomo clie del monla do . mandamelo come ti Ma io ti \oglio pregare poscia che Iddio guardò di vergoil gna . mio . senza più dire . che. se ti non potrò infino ad ora con la mia benedizione 1' do la parola (3) che tu ne facci quello che ti animo donna. dal frate quale da parte tiratolo esso disse la maggior villauia che mai ad uomo fosse detta. e fu chiamato . da un il altro . sopravvenne . disse la per questa volta re: non vi voglio turbare si né disubbidi- ma si adopeiate che egli guardi di più noiarmij che io vi '. che io credeva che fosse un santo tolga . prometto di non tornar più per questa cagioe . E (legna di osservazione questa forma il . se io se ella aveva ben conosciuto die : non fosse stato altri. qui non ha (i) da dire . : e . Disse allora altro figliuola. re che io io il da questa bestialità bene sta j e . giudica che ben sia fatto. dislea- (1) (a) (3) i. quasi turbata dal frate la si Né il . così ancora questa volta facci cioè che senza doler. tene ad alcun tuo parente . è slato troppo grande ardire e troppo far mal e tu facesti quello che facesti . come due volte seguito hai . lasci fare a me a vedere (2) se io posso raffrenare questo diavolo scatenalo. era appena ancor fuor della chiesa don- na . se non che questo fatta cosa . e perchè il frate: negasse non gliel credete. e non sapeva clie dirsi se non più volte egli domandò dio. se io posso tanto fa. di . Ha per è molto spesso usa Bocc A l'edere. Io vi di- co eh' e' fu egli . fu il più turbato . io Ora ecco . cioè per vedere.

le e 45 Costui . Etti egli da stamane a mattutino in qua stù uscito di mente ove 1' avere altrui ingiuriato al ? ove fo- stamane poco avanti io io giorno ? Rispose tosto il il valente uomo: non so il mi fui: mollo ve n' è giunto messo. riprensioni. Rolli. eh' i divenuto ec ImpronliiudùUf óoè importunità. apritor di giar- dini e salitor d' alberi Credi tu per improntitudine questa donna la notte . perciocché ti mari- non c'era. (5) Hi meceere Non t (dello per isrherio. priuiieraniciUo disse . Irovansi queste tocì di dìspreuo nella tre edisioni d* A. (5) vincere finestre su la sautilh di che le vai alle per gli alberi lei ? Ninna cosa è fai al mondo . ambigue che non negavano. Egli è il vero. G. e per lunghezza del tempo avesse le sue tristizie e diso- nestà dimenticate. Così leggono anche i Deputali. messe: re ? ho io crucifisso Cristo ! A cui e' il ! frate rispose egli ve- di svergognato odi ciò eh' dice parla né più nò meno come se uno anno o due la fosser passati. stando attento. . donna dovesse incontanente : ricevere in braccio Hi meccere (3) ecco onesto uo.NOVELLA in. spergiuro e traditur chiamandolo . ingegnandosi di farlo parlare p<'rchò questo cruccio ? . ptr maldieeme. (4) b le divenuto. altre \oIte conosciuto frale che i gih due avea che montavano . disse il frate. . Nel testo Minneili i ecco onesto onesto (5) uomo. né afTermaTan* in tutto. Mnrt. e con . duliliie. che ti messo me n'è il giunto: io m'avviso che tu to credesti. mordimenli (1) di questo risposte perplesse (2) . ed è TOM molto antica. e R. e cori hanno pa- rimente due impressioni citate nel Vocabolario. che la gentil . ma in collera) Ih messere. mo I é divenuto (4) andator di notte . et divenuto ec: e nella edisione del iSi"] ecco uomo. che a dispiaccia come tu j e tu pur (1) (9) 3fordimenti Perplesse.

essa non tacerà più. donna mise La quale con grandissimo . alcuna le spiail ci cb' ella faccia parer suo Cbe farai tu. in cosa . insegnò la via da venirci E appresso prendendo un dell' altro piacere . molto becosi ti ne ammendato per vo' dire ti : miei gastigaraenti Ma . desi. se ella dice a' fratelli? Il valente uomo. conceduta ho . ella ha infino a qui. insieme con gran a' lor fatti . come meglio seppe il e potè con molte ampie promesse l'accbetò lui partitosi . 46 ti GIORNATA TERZA . derio avendolo aspettato lietamente il ricevette di- cendo t' 1' : gran mercè a messer lo frate cbe così bene .. vai riprovando In verità . come più si tosto potè. nelle braccia della sua . cosi egli nel giardino entrato e su lito e per lo albero sa- trovata la finestra aperta ^ . frate : e da come il mattutino della seguente notte fu. ragionando e ridendo molto . . avendo assai compreso di quello cbe gli bisognava . non per amore clie ella porti . lasciamo stare clie ella te r abbia in molte cose mostrato. mol- te altre notti con pari letizia insieme si ritrovarono : alle quali io priego Iddio per la sua santa misericordia cbe tosto conduca voglia ne me e tutte l' anime cristiane cbe hamio . sollazzarono E dato ordine si fecero cbe senza aver più a tornare a messer lo frate. se n' entrò nella ca- mera bella e . ma ad instanzia de' prieghi mici . taciuto di ciò che fatto bai l' ma . della semplicità del frate bestia biasimando i lucidilet- gnoli to si . la licenzia cbe il se tu più. e' pettini e gli scardassi . li ma tu ti se' .

finita la sua novella l' . poi-. ma ora dic« comunemente Panerà^ tio . mente rispose clic volentieri e cominciò Madonna. . IV. Mart. continua con alcuna piacevol cosetta il nostro diletto. si tacque avendo Dioneo con dolci parole molto la ingegno del- donna commendato e ancora . .e don Felice si in questo mezzo con la moglie del frate dà buon tempo. il quale fu chiamato Puccio di Rinieri . (3) t Spirituale è nclT ctlijùoDe del 1718. e disse : ora appresso Panfilo . mandano altnii : che ad una nostra vicina (i) . non Rvea che una donna ed una ad alcuna arte attender chiesa . . tempo sì come voi potrete udire intervenne Secondo che cazio (a) stette io udii gih dire. 47 NOVELLA Don Felice vctrà beato . la Reina ridendo guardò ver. né per questo la bisognava usava molto E perciocchò uomo idiota era e di grossa pasta (i) (a) Ad un nostro vicino hnnno alcuni è il tosti a si penna. essendo tutto quegli di san fece bizzoco di Francesco. perciocché altra famiglia fante .. non ha ancor lungo . Panfilo presta. sai as- persone sonoclie mentre che . . Brancaùo tcto nome. e fu chiamato frate Puccio: e seguendo questa sua vita spiritale (3) . insegna a frate Puccio come egli difncceìulo una sua penìtenzia : la quale frate Puccio fa. vicino di san Bran- un buono uomo e si ricco. essisi sforzano d'andar- ne in paradiso il senza avvedersene vi . so Panfilo . JL oicìiò Filomena . gli . la preghiera da l'ilo- mena ultimamente fatta . che dato allo spirito .

. 4S alle i GIORNATA TERZA . que il monaco a casa di fra Puccio . che cantavano . secolari esso non fosse . e si questo dice. avendo la sua condizion . faceva molto spesso troppo più lunghe diete che voluto non avrebbe^ e quand' ella si . perchè quei che sono di tai compagnie non sanno ne si conoscono •J- Uà boce. e digiunava e disciplinava. un monaco chiamato douFelice conventuale . stava messe. prediche di frate Nastagio lena gi . per . e bucinavasi (i) che egli era degli scopatori . di san Brancazio il quale assai giovane e bello della perso. nome . di voce solcano dire . o il lamento della Madda- o così fatte cose. giovane anco- fresca e bella e ritondetla che pareva una mela casolana. gli antichi toscani. sarebbe voluta dormire . Continuando adun. mostrava santissimo se lo incominciò Puccio a menare . . solvea sciuta frate e oltre a ciò gli si . La moglie che monna Isabella avea ra di venlotto in trenta anni ta. o forse scherzar egli le con lui ed raccontava la vita di Cristo e le . diceva suoi paternostri andava alle prediche . è Tenuto bucinare (2) come da voce vociferare Acuto. na era e d' aguto (2) ingegno e di profonda scienza col qual frate Puccio prese una stretta dimestichezza. gli E perciocché costui ogni suo dubbio molto bene . uè mai falliva che alle laude . santità del marito e forse perla vecchiezza .. che in luogo . si. . Tornò in questi tempi da Pari. si diceva cosi Ja qnalcK" uno. talvolta a casa e a dargli desigli nare e cena altresì secondo che fatto \euia 5 e la donna per amor di fra Puccio era sua dimestica divegli nuta e volentier faceva onore . e veggendo la moglie così fresca e ritoudetta s' avvisò qual dovesse (1) Bucinavasi cioè si bisbigliava . cono- .

. Puccio. e pensossi se egli potesse Puccio. come prima lei venne . . che la ella il sanno e non vogliono che . hammi .NO\TXLA IV. se non sua e in casa sua non polca perdio . con ragionò il suo piacere. ono- dove 1' io credessi . molto monaco avea gran venne pensato un modonna in casa sua Pucrio in casa fosfra do da dover potere senza sospetto se. quantunque bene all'opera la trovasse disposta a . la quale il pa- pa e usano l' suoi maggior prelati. con grandissima ina giurare stanzia che gliele insegnasse e poi che . essendosi un : dì andato a star con lui frate Puc. tanto fece che r accese che aveva destro gli egli: di che accortosi mente quello medesimo desiderio il manaco. ordine chericato che più di llmosine vive . Ik dove ce n' è una che è molto corta gli altri . prima cominciò a pregare . Ma . perciocché . ewere quella cosa della quale difetto . fra il Pucc io non andava mai fuor della terra . di che gli malinconia E dopo . dover dare compimento non esser col si si poteva trovar modo. Frale Puccio divenuto disidcraso di que- sta cosa. di volerla supplire. ed rato molto .pcrciocchètuse' mio amico. che tutto alla tuo desiderio ò di divenir santo qual cosa mi par che tu vada per una lunga via . voleva j perciocché costei in niun luogo del fidare mondo in casa si ad monaco . so e egli E postole rocchio addos- una volta e altra nella bene astutamente. 49 maggior per tot fatica a fra ella patisse . che tu a ninna persona io la del t' mondo appalesassi e volessila seguire insegnerei. essere colla non ostante che Ed . cio gli disse così io il ho gih assai volle compreso fra .Ma. si mostri . in- contanente sarebbe disfallo si come quello al quale più i secolari né con limosino né con altro attendereb- bono.

tutti sì purgheranno e sarannoti . ma intendi sanamente. Poiché tu così mi prometti. come tu ti se'j ma avverrà questo che peccati che tu hai infin all'ora della penitenzia fatti. perchè non se'. propria tua moglie si convie- ne astenere E . stando tu in pie gli vi possi le re. guardando il . la non che da fem- mina . mia tavola molto larga . disse mostrerò . . che esso seguir la potesse il . affermando clie. acqua bene- come ora fanno i veniali Convlensi adunque l'uomo principalmente con gran diligenzia confessare de' suoi peccati. anzi se n' andranno con . ma da toccare . ad alcuno noi direb- be. Io non dico che dopo sii i la penitenzia tu non . e tenendo piedi in terra j distender braccia a guisa di crocifisso e .5o mai . monaco e io la ti Tu dei sapere che i santi dottori tengono "che a chi vuol divenir beato la si convien fare penitenzia che tu udirai . ordinata in guisa che ni appoggiare le . se tu quelle volessi appoggiare ad alcun cavigliuolo sta puoil fare. . e in que. . se tu fossi littcrato cei'te ti converrebbe in questo mezzo dire io ti orazioni che tre- darei : ma . per quella perdonati. conviene avere nella possi la notte tua propria casa alcun luogo donde tu vedere il cielo 5 e in su 1' ora della compieta andare in questo luogo e quivi avere . ti converrà dire cento paternostri con trecento avemmarie a reverenzia . maniera . . peccatore . di mettervisl . oltre a questo . scritti e quegli che tu farai poi non saranno 1' a tua dannazione detta . se tal fosse. un di- giuno e una astinenzia grandissima la qual convien altra ti che duri quaranta di 5 ne' quali. quando viene a cominciar la peniten- e appresso questo gli convien cominciare . cielo star senza muoverti . GIORNATA TERZA se nou quanto gli piacesse . zia '. punto infino a mattutino E .

. ma fare altro la no Rimasi adun. na appresso si vuole . ed essere appresso al vespro nella chiesa. venuta domenica . maniera che tutino suona su la croce. il 5i . e da liy . ella voleva con esso lui digiunare . per che parendole sto e d' ogni altro assai buon modo egli . e dormire: e la matti. su la compieta ritorna. per lo star fermo infino a matil tutino senza muoversi. e quivi dire certe orazioni che io ti darò scritte . que in coiicordia . alla cliicsa e «juivi udire almeno tre messe e dir cinquanta paternostri ed al: trettante avemmarie e appresso questo con simplicità . partitosene e andatosene a casa ordinatamente con sua licenzia perciò. se a far n' hai alcuno e poi de- sinare. fare alcuni tuoi fatti. mudo detto . alla moglie disse ogni cosa. tu sentirai maravigliosa cosa della beatitudine . frate Puc- cio cominciò la sua penitenzia . come mat- te ne puoi '1 se tu \uogli . E faccendo questo si come io feci spero che anzi che la fine della {wnitenzia ven- ga .nudare . ella era contenta e che accioccìiò Iddio gK facesse la sua penitenzia profittevole. e poi in . ciò che monaco voleva dire. e riguardando ciclo sempre aver memoria Iddio . si può fare.NOVELLA della Trinila nella . e deesi assai ben poter fare di e perciò io vo: nome Dio cominciar domenica . IV. andare. Frate Puccio . essere stato creatore del cielo e . disse che di queface- bene che j per l' anima sua va . e raesscr lo mo- naco convenutosi colla donna ad ora che veduto . senza le quali non re al gih . e cosi vestito giitarti sopra letto tuo. etema se con divozione : fatta V avrai . Fui . La don- na intese troppo bene . della terra e la passion di Cri. stando in quella .sto stette egli in . disse allora (juesta non ù tioppo grave cosa } nò trop- po lunga gho al .

marito mio mi dimeno quanto io posso. na era ) e forse avendo cagion di ridere rispose dii-e? : co- me non sapete voi quello che questo vuol dimena ora io ve l'ho udito dire mille vollej chi tutta notte si . seco sempre recando e ben da mangiare e bea da bere . quale frate Puccio alialo alla aveva alla sua penitenzia eletto camera nella quale giaceva la diviso. e per- ciò per lo letto dimenasse: per che egh di buona io t' fede disse : donna 1' ho ben tali . de' suoi paternostri fatto . la sera non cena il Credettesi frate Puccio che digiuno le fosse cagione di si .5a GlOPtNATA TERZA essere. pensa di riposarli fai tu dai volte per lo letto . e domandolla ciò che . cio come ti dimeni? che vuol La donna ridendo e di buona : . san Giovan Gualberto io rispose gnaffe . che i dimenar ciò che ci è Disse allora la donna (i) Fatto punto. poi con lei si giaceva infino tino^ al quale levandosi se n' all' . e frate Puccio tornava al letto. le non poteva più delle sere con lei se ne veniva a cenare. ora del mattu- andava il . . fa puuto fermo. forse ca- valcando allora san Benedetto : . o vero di . traslazione della scrittura. Era il luogo. ruzzando alla scapestrata messerlo monaco troppo colla donna ella ed con lui. punto (i) quivi chiamò la donna senza muoversi va . né da altro era da quella che da un sottilissimo muro: per che. ch« _fiaita una sentenza. che motteggevole era mollo la bestia di . ma tu poiché pur hai voluto fare : non pensare a ciò . . Disse allora frate Pucdir questo dimenare aria ( ? che valente don. . avendo già detti cento . parve a frate Puccio sentire alcun dimena- mento di palco della casa: di che. Ó0& fermatosi. non digiunare j . donna . ella face- La donna . non poter dormire detto .

donna e messcr monaco da tempo fe. per la quale noi abbiamo guadagnato pa- radiso. In quello quanto durava . venne che dove frate Puccio . e con discrezione lun^ ga mente ne prese 1' il suo piacere . sé credette mettere in paradiso egli vi mise il monala clie co . che farò bene . se io jwlrò. clic . gran divizia (») Non se ve ne caglia t noo te ne curate. 4 . non »o ne mettete yttnùe- to. avvertilo. e poco stante dalla penilen/ùn a quello se ne venia frale Puccio. Consumasse II* cioi Jlniise posto al modo latino. ordinare un letto . . voce iiroTcnsale e atollo u»u(a: ma calere esxntlo Terbo impersonale non ha (a) non le terse persone. lungamente slata tenuta in dieta tenzia di frale ancora che . T. non ve no fate 53 eli' i* caglia (i) no) io so io ben ciò mi fot pur ben voi. il della pcnitenzia di frate Puccio sta si cou grandissima se n' stavano } e ad una ora il monaco andava e la donna al suo letto tornava. monaco il suo diletto più volte mot- teggiando disse con te lui: tu fai fare la pcnitenzia a frail Puccio. da andarvi tosto gli avca mostrata la via» e moglie che con lui in gran necessith vivca di ciò ^ mcsser lo monaco le fece « come misericordioso . DBGAM. . la peni- Puccio si consumasse (a) modo trovò di cibarsi in altra parte con lui. si s'av- vezzò a' cibi monaco cbe . io. Slettesi a' adunque cheto : frate Puccio e rimise roano lo suoi paternostri e la . essendo dal marito .NOVFXLAIV. (questa notte innanzi fatto in altra parte della casa . Di che ( acciocché ullime parole non sleuo discoi*danti alle prime ) av. faccendo pcnitenzia . Continuan- do adunque in e la douna col cosi falla maniera il frate la pcnitenzia^ . E parendo mollo bene stare del alla donna.

perchè forse ogni . Zima dona a messer Francesco VergcUesi un suo palla/reno .. . ed ella tacendo. d' ogni cosa opportuna a dovere onoievolmente andaera . e per quello con licenzia di lui parla alla sua donna. molto . volte. ne stava in pensiero Era allora un giovano . uomo della mia opinione non sarebbe venisse . . quello che ad un cavalier pistoiese n' addil'ordine dato del ragionar seguitando. sappiendo che altri non sappi nulla si j li quali spesse . così cominciò a parlare.veva Panfilo JLJLi non senza . risa delle Donne finita la novella di frate Puccio quando donnescamente la Reina ad Elisa impose che seguisse. betta che La quale anzi acerper antico costu- no . Credonsi molti. ma me . uomo molto ricco e savio ed avveduto per altro ma avarissimo senza modo : il quale dovendo andar podestà di Melano . . mi ca- piace di raccontarvi Fu valier in Pistoia nella famiglia dei Vergellesi un nominato messer Francesco . 54 GIORNATA TERZA NOVELLA // V. non per malizia . re fornito s' se non j d' un pallafrcno solamente gli che bello fosse per lui piacesse . mentre altrui to sé credono uccellare dopo : il fat- da altrui essere stati uccellati conoscono follia per la qual cosa io reputo gran quella di chi si mette . e secondo la sua ri' sposta poi V effetto segue . egli in persona dì lei si risponde . nò trovandone alcuno che . senza bisogno a tentar le forze dello altrui ingegno Ma .

prima che voi prendiate possa con la grazia vostra e in vostra presenzia parlare alquante parole alla donna vostra . quando non : potreste per in mio . lui vagheggiare moglie di metr . . e rispose al cavaliere messere voi . ser Francesco fu chi gli dicesse 1' che se egli quello 1' addimandasse quale il . far costui . acciocché Il Zima do- gliele profercsse in dono. pallafreno ma il dono il bene avere . Ora belli pallai'reni di la aveva costui un de' più avevnlo molto caro per ogni Toscano . e sua bclle^zaj ed esseudu ad la uom pubblico . ({uando detto V ebbe come agevolmente poteva (i) "t pallafreno guadagnare. egli volesse . Zima udendo : ciò. gli pia- c([ue . rau- la quale era bellissima e onesta molto. le Cioè di oscura imscila. rispose che gli piacca e quantunque .. . . con que- coudi/àone che io . se voi mi naste ciò che voi avete al via di vendita avere poti'estc voi sta il mondo. il (|ual(! *ì ornato u »l pu- persona nudava il che generalmente da luUi . NOVELLA in Pisluia . che da lei . Messcr Franceil sco da avarizia tirato. E lui nella sala del suo palagio lasciato alla an- dò nella camera donna il i e . vi piacesse. che alla egli avrebbe per amore il Zima sua donna portava. 55 di piccola na- il cui nuiuc era Ilicciardu ricco molto . lattosi chiamare dita gli Zima. udito non sia Il cavaliere da avarizia tirato. uom che io da altrui . era chiamato Zima (a) e avca lun^o tempo amala l' a VDghe^'^iata inlclicemenle la donna di mcicier cesco . in venil domandò il suo pallafreno. V. al (a)Qa»nlo stire pulito Ziiua non vi ò «Uro ae non che atzimarsi tuoI dire ve- con una iprcie di ricercata lindura. e sperando di dover bef. che sari stato cagione drl »u|^tciinuga>e di Zima dato a costui. lito della ma . zione (i). tanto da ogni separato .

amerò E per questo vi potete render sicura che . egli mi pare . . tutto il mondo prestissimo m'ubidisse Adunque se cosi son vostro come udite che si . . fervente che mai uomo ad mentre alcuna donna portasse la e cosi senza fallo farò j mia mìsera . vita sosterrà questi più v' che . da quanto che io mi . ne conto . in voi sono le quali avrebbon forza di pigliare cia- scuno alto animo di qualunque uomo . Il quale avendo col cavaliere patti rifermati da una parte colla della sala assai lontano da ogni uomo : donna si pose a sedere . che voi cosa che io far potes- mi comandaste che io non terrei che. . . comandando io. vo- stra bellezza la qual senza alcun fallo trapassa quella di ciascun' altra stare de' che veder mi paresse giammai^ lascio costumi laudevoli e delle virtù singolari che . . si guar- dasse che a niuna cosa che egli dicesse rispondesse né poco né molto cosa rito . che vi piacesse . se di là come di qua s' membri e ancor ama in perpetuo . . o cara o vile . La donna biasimò molto questa ma pure convenendole seguirei piaceri del ma.56 GIORNATA TEUZA il impose che ad udire Zima . siete si savia. disse di farlo e appresso al marito andò nella il sala ad udire ciò che i Zima volesse dire . ma ben . venisse . che tanto vostra possiate tenere e cosi in ogni atto farsìa . che assai bene a già è gran tempo avete potuto comprenla dere quanLo amor portarvi m' abbia condotto . . . niuna cosa avete qua! che ella si sia . e perciò non bisogna che io vi dimostri con parole quello essere stato il maggiore e il piìi . come di me . prendiate cortissimo argomento vi dico che io mi re- puterei maggior grazia. . che voi . e il simigliante delle mie cose E acciocché voi di questo . e cosi cominciò a dire esser certo valorosa don- na .

e piena di gra- zia riconforterete gli spiriti miei tutti li quali spaventati quinci tacendo . così per quella av er la vita la quale s' . ve ne dorrebbe e talvolta meglio disposta con voi mo desima direste : deh quanto mal feci a non aver misenon aven. e morrommi . viva . ricordia del Zima mio! e questo pcntere (i) do luogo che .. più lieto e più dolente uomo che . ghi r altiero vostro animo non inchina senza alcun fallo verrà d'\ meno . la mia salute venir mi puote . sperando in voi. e anzi che io muoia . . vi sarebbe di maggior noia cagione . che io dalla vostra pietà liconfortato possa dire la vostra bellezza : che . caro mio bene e sola speranza dell'anima mia (che nellu amoroso fuoco. me micidiale E . dalla qual sola ogni mia pace» ogni mio bene e altronde. per guiderdone ma con lieta risposta . . se a' miei prie. Per acciocché ciò non ar\ cnga . liieman nel vostro cospetto . Qui i to iu di iiunic ed ctjuÌTalc a peiUiincnlu . come per innamorato sono . E (1) t Pentire dissero l'iisa li antichi più voleutirri die pentirt. di- murn Spero tanta essere la vostra cortesia che non riceva soifcrrete che io per tanto e tale . si nutiica} la che la vostra benignità sia tanta e sì ammollita . e non E sì come umilissimo servidur vi priego. amore morte . NOVFXLA sono . porgere i 57 prieghi non immeritameate arilirò di miei alla vo&lra altezza. a mi- sericordia di me vi movete il perciocché in voi sola farmi il . . lasciamo stare che mia morte rimorden- non vi fosse onore nondimeno credo che la couscienza . mi il potete di ciò v' incresca . ora che sovvenir . e potrete esser detta la . . dovene alcuna volta d' averlo fatto . vo- stra passata durezza verso me dimostrata che vostro sono . V.

58

GIORNATA TERZA
mangli ocelli fuori
,

alquante lagrime dietro a profondissimi sospiri
date per

cominciò ad attender quello
.

che
le
il
1'

la gentil

donna

gli

rispondesse

La donna, la quale mattinate

lungo vagheggiare, l'armeggiare,
-a

e

altre cose simili

queste , per

amor

di lei fatte dal
le affettuo-

Zima, muovere non avean potuto, mossero
se parole dette dal ferventissimo amante a sentire ciò che prima mai non avea
,

e cominciò
,

sentito

cioè
co-

che amor

si

fosse

.

E

quantunque

,

per seguire

il

mandamento
ri

fattole dal marito, tacesse, non potò per,

ciò alcun sospiretto nascondere quello
,

che volentiemanifesto
.

rispondendo

al

Zima avrebbe
,

fatto

Il

Zima

avendo alquanto atteso
,

,

e

veggendo che ninna
s'
;

risposta seguiva

si

maravigliò^ e poscia

incominciò

ad accorgere

dell' arte usata dal cavaliere
,

ma pur

lei

riguardando nel viso

e

veggendo alcun lampeggiare
,

d' occhi di lei verso di lui alcuna volta

e oltre a ciò tutta la

raccogliendo

i

sospiri

,

li

quali essa
^

non con

forza loro del petto lasciava uscire

alcuna buona spe-

ranza prese 5 e da quella aiutalo
glio
,

,

prese

nuovo

consi-

e cominciò in

forma della donna, udendolo ella,
in cotal guisa:

a rispondere a sé

medesimo

Zima mio,
il

senza dubbio gran tempo ha che io

m' accorsi
,

tuo

amore verso
per
contenta ^

me

esser grandissimo e perfetto

e ora

le tue parole
si

maggiormente
io
.

il

conosco
fiata
,

,

e sonne

come
ti

debbo Tutta
,

se

dura e

crudele paruta
io nello

sono

non voglio che tu creda che
che nel viso mi son
di-

animo
;

stata sia quello
t'

mostrata

anzi

ho sempre amato

e avuto caro in-

nanzi ad ogni altro
fare e per

uomo ma
:

cosi

m'

è convenuto

paura
.

d' altrui e

per servare la fama della

mia onestà

Ma

ora ne viene quel

tempo

nel quale io

NOVELLA
ti

V.
l*

59

potrò diiaramenlc mostrnrc se io
il

amo

,

e renderli

guiderdone dello amore
porti
;

qiial portato

m* hai e mi
in fra

e perciò confortati e sta 'a buona speranza (1)5

perciocclit^

messer Francesco ò per andare
p<'r podcslji
gli lini
il
,

pochi

di a

Melano

si

come

tu sai,
il

che per mio
quale

nniorc donalo

bel pnllafrcno:
ti

come
la

andato sarà
fò e
fra

,

scnz' alcun fallo
il

prometto sopra
io
,

mia

per lo buono amore
pochi di tu
ti

quale

ti

porto

,

che in

trovcrrai

meco

e al nostro
.

amore
mate-

daremo piacevole
io
ria

e intero

compimento

E

acciocché

non
,

t'

abbia

altra volta a far parlar di questa
il

inOno ad ora quel giorno

qual tu vedrai due
,

sciugntoi tesi alla fincslrn della

camera mia
che per

la
,

quale
guar-

è sopra

il

nostro giardino

,

quella sera di notte
sii
:

dando ben che veduto non
giardino a
spetterò
re
1'
,

,

fa'

l'

uscio del

me te

ne venghi

tu

mi

trovcrrai

che t'a-

e insieme
,

avrem

tutta la notte festa e piace-

un

dell' altro

si

come

disideriamo

.

Come
, :

il

Zi-

ma

in persona della
s*>

donna ebbe
,

così paìlato

egli in-

cominciò per
donna
,

a parlare

e cosi rispose

carissima

egli è

per soverchia

letizia della vostra
,

buona

risposta

ogni mia virtù occupata

che appena posso
;

a rendervi debite

grazie formar la lisposta
io disldero
,

e

,

se io

pur
è
si

potessi,

come

favellare,

niun termine
rin-

lungo che mi bastasse a pienamente potervi

graziare

come

io vorrei e

come

a

me

di far

si

conviesi ri-

ne; e perciò nella vostra discreta considerazion
nianga a conoscer quello che io disiderando
,

fornir

con parole non posso
imposto m'avete
,

.

iSol

tanto vi dico the

,

come

cosi

penserò

di far seiua fallose

(1)

Sta' a buona tperanta, aYTcìli

il

moilo

ili

clirr.

.

6o

GIORNATA TERZA
dono quanto con-

allora forse più. rassicurato di tanto

ceduto m' avete, m' ingegnerò a mìo potere di rendervi grazie
,

quali per

me

si

potranno maggiori
;

.

Or

qui

non

resta a dire al presente altro
,

e però

,

carissima

mia donna Dio
Per
tutto questo
il

vi
il

dea quella allegrezza e quel bene

che voi disiderate

maggiore e a Dio
,

v'

accomando.
sola parola

non
si
:

disse la
,

donna una
e verso
il

Laonde

Zima

levò suso
il

cavaliere co,

minciò a tornare
fece incontro
,

qual veggendolo levato
:

gli si

e ridendo disse

clie

ti
,

pare

?

Hott' io
il

bene

la

promessa servata? Messer no

rispose

Zima^

che poi mi prometteste di farmi parlare colla donna
vostra
,

e voi
.

m'

avete fatto parlar con

una

statua di
,

marmo
quale
,

Questa parola piacque molto

al cavaliere

il

come che buona opinione
,

avesse della donna,
:

ancora ne la prese migliore
il

e disse
il

ornai è

ben mio
mes-

pallafreno
sì 5

,

che fu tuo

.

A cui
,

Zima

i-ispose:

ser

ma

,

se io avessi creduto trarre di questa grazia

ricevuta da voi tal frutto

cliente tratto n'
:

ho senza
,

domandatavi ve
che
il

l'

avrei donalo
,

e or volesse Iddio

io fatto

1'

avessi

perciocché voi avete comperato
l'

pallafreno
si rise

,

e io
,

non

ho venduto
e verso

.

Il cavaliere di
,

questo

ed essendo fornito di pallafreno
,

ivi

a

pochi dì entrò in cammino

Melano

se n' an-

dò in podesteria
casa
,

.

ripensando

alle

La donna rimasa libera nella sua parole del Zima e all' amore il
amor
di lei dona-

qual le portava, e al pallafreno per
to
,

e veggendol da casa sua molto spesso passare, dis-

se seco

medesima : che
?

fo io

?

perchè perdo

io la

mia
tor-

giovanezza

questi se n' è andato a
sei

Melano e non

nerà di questi

mesi 5 e quando
io sarò

me
?

gli ristorerà egli

giammai

?

quando

vecchia

E oltre a questo,

.

NOVELLA
quando trovcrrò
Zi ma
?

V.


amante comcò
il

io
,

mai un

così fatto

io

8on sola

uè ho d' alcuna persona paura. Io
cjuesto

non so ho
j

pcrcìiò io

non mi prendo

buon tempo

mentre che
io

io posso. Io
.

non avrò sempre spazio come
è egli meglio
seco

al presente
,

Questa cosa non saprà mai persosi

na

e

se egli

pur
,

dovesse risapere

,

si

fare e pcntcre

che
,

starsi

e penlersi

.

E cosi

mefi-

desima consigllntn

un
,

dì pose
il

due

asciugatoi alla
.

nestra del giardino

quali

il

Zima aveva dotto Li Zima vedendo lietissimo come la notte fu

come
,

,

venuta

,

segretamente e solo se n' andò
,

all'

uscio del
j

giardino della donna
n'

e quello trovò aperto

e quindi

andò ad un

altro uscio

che nella casa entrava, dove
l'

trovò la gentil donna che

aspetteva
,

.

La qual \eg-

gendol venire
festa
il

,

levataglisi incontro
j
,

con grandissima

ricevette

ed

egli

abbracciandola e basciandola
la

centomilia volte

su per le scale
,

seguitò

;

e senza

alcuno indugio

coricatisi

gli

ultimi termini conobber
fosse,

d'amore.

questa volta,

come che la prima
,

fu

però l'ultima; perciocchò

mentre

il

cavaller fu a
,

Melano e ancor dopo
,

la

sua tornata

vi

tornò con
il

grandissimo piacere di ciascuna delle parti

Zima

molte

dell' altre volte

,

.

62

GIORNATA TERZA

NOVELLA
Ricciardo Minutolo

VI.

ama

la moglie di Filippello
,

Fighinolji , la qicale sentendo gelosa

col

mo-

strare Filippello il dì seguente con la moglie di
lui dovere essere

ad un bagno, fa
.

che ella vi va,
,

e credendosi col marito essere stata

si

truova

che con Ricciardo h dimorata

Nilente restava più avanti a dire ad Elisa
comìnendata
alla
la

j

quando,

sagacità del

Zima

,

la

Reina impose
.

Fiammetta die procedesse con una
:

La qual
e
,

tutta ridente rispose

madonna

,

volentieri

j

cominla

ciò
le
,

.

Alquanto è da uscire della nostra

citth

qua-

come

d' ogn' altra cosa ò copiosa
:

,

così è d'

esem-

pli

ad ogni materia

delle cose clie per

1'

come Elisa lia fatto, alquanto altro mondo [avvenute son race,
,

contare

:

e perciò a Napoli trapassando

,

dirò

come
scliife

una
si

di queste san tesi
,

(i)

,

che

così d'
d'

amore

mostrano

fosse dallo

ingegno

un suo amante
,

prima

a sentir d'

amore
:

il

frutto condotta

clie

i

fiori

avesse conosciuti

il

clie

ad mia ora a voi presterrà
,

cautela nelle cose che possono avvenire
diletto delle

e daravvi

avvenute
,

In Napoli
le
,

città

antichissima e forse cosi dilettevo,

o più come ne
,

sia

alcuna altra in

Italia

,

fu già

un

(i) "i
!

Ossenisi snnfese nel gen. femminile, rropriamcnte cliiamasi
clic

snntese colui
•vale

ha cura

della chiesa

:

noi

diremmo sagrestano

.

Qui

sp/golistro, picchiapetto.

L' ediz, del

XXVII

ha una di queste

santesse

nò morir sapeva nò gli giovava E in cotal disposizion dimorando. per moglie avesse s' innamora d'una . che ogni uccel che per . amor d' una donna dee potere acquistare e per tutto ciò a niuna cosa potendo del suo desiderio per\enire. e cominciò a mostrarsi dello . ciocchò in vano faticava conciò fosse cosa che Catella . e (pielle coso operando. niimo altro bene avesse che Filippello del quale ell' la in tanta gelosia viveva . che sue parenti erano. Filipjiel Fighinolfo.. altre donne napoletane e fu chiamata Catelquale moglie d'un giovane siniilmenle gentile uomo. era nell'ani- mo che che non più Catella . amor di Catella disperato e perciò in un' altra gentil donna averlo posto j e per amor di lei cominciò a mostrar d' armeg- giare e dì giostrare e di far tutte quelle cose le qìiali per Catella solca fare. Amando tutte 1' adunque Ricciardo Minutolo questa Catella. e splendido per cui nome fu Ricciardo . aere volava credeva gliele togliesse la gelosia di Ricciardo . quale. secon- do r opinion za tutte la. non eh' altri . Nò guari di tempo ciò «picsta fece. 1' di lutti di gran lunga passava di bellez. 63 Minulolo giovane per nobilth di snnguo rliinro. e a Catella altresì. per si le quali la grazia e . . avvenne assai . che quas? a tutti i Napoletani. ma seconda donna sommamente amasse : e si tanto in questo perseverò per fermo da tutti si teneva che . udito dela' suoi Catella . il chiamato sima pii\ ella onestis- che altra cosa amava e aveva caro. che da donne. subitamente prese consiglio piaceri . NOVFXLA molle ricchezze. 11 il VI. la quale . lendo disciogliersi di vivere. fu un dì confortato che di tsle amore si dovesse rimanere per. non ostante clic una bellissima giovane e vaga . quasi si disperava j e da amore o non sappiendo o non po.

dell' amor che . sol che voi mi promettiate che ninna parola ne farete mai (i) Dirlovi. Il . quivi dove Ricciardo era gittò Ricciardo verso un motto d' un certo amoi-e di Filippello suo marito per lo quale ella entrò in subita gelosia. . ciarono con lui a motteggiare del suo novello amore del quale egli mostrandosi acceso forte materia . 64 GIORNATA TERZA Catella lasciò ma una salvaticliczza che con lui avfa . e a desinarvi. e dentro comin- ciò ad arder tutta di desiderio di sapere ciò che Ric- ciardo volesse dire . faccendosi prima molto invitare. si fa in que' luoghi essendo Catella con poche rimasa . si fu a- non potendo più tenersi la pregò Ricciardo che per gli mor di quella donna quale quale egli più amava do- vesse piacere di farla chiara di ciò che detto aveva di Filippello . portar le solca. Catella con sua brigata esservi andata v' similmente con sua compagnia di andò . quasi non . . ma dircelo è più regolare e proporzionalo col resto della line"-' . pivi loro dì . e a cenarvi j Ricciardo. e nella brigata delle don- Catella fu ricevuto . sappien. Quivi le donne e Catella insieme con loro incomin.. poiché alquanto tenuta . e dimesticamente il . qua altra in là . dirlo a \oi. . E . fosse molto vago di rimanervi. ragionare dava l' A lungo andare e l' essenda una donna andata in . come lei . cofa- me vicino ceva andando e vegnendo i salutava il come 1' gli altri Ora avvenne che essendo tempo cal- do e molte brigate di donne e di cavalieri secondo a' liti u- sanza de' Napoletani andassero a diportarsi del mare do ne . le disse : voi m' avete scongiurato per persona che io non oso negar cosa che voi mi doio son mandiate j e perciò presto a dirlovi (i).

ed ella ha fate le risposte . Io non vesse j so se Filippello si .. ' • '*" il Dionisi crede che avesse a star trova* m. io trovai (i) donna mia quale : in casa una femmina chiamai a stretto consi- la io credetti inconlancnle che fosse ciò la che ella era per che io donna mia . perciocchò quello amore Spassato. mia persona niuna cosa no mostrò mai di sospetto. quando ha creduto che io ab- bia men io me quello. per quello che io tniovo in . cioè nt trovai. e giurógli di . quando vogliate . e la dimandai quello che colei dimandasse Ella mi disse: . come che questo sia stato : o no. NOVELLA nò con lui VI. ma. io non avrei ardire di dirvi cosa che io credessi che noiar vi do- ma. v' insegnerA come vedere il potrete i Alla donna piacque questo che egli piCi il addomandava mai non e credette esser vero . . madon- V* amassi come gii» amai . 65 effetto j nò con altrui . . fossero se io Ricciardo cominciò cosi a dire . the da altrui uditi : non na . j cioò di volere al suo piacere avere la donna mia e . che dubito che egli non tema ch'io facessi a lui. me ne curerò meno d' apiirvi il vero d' ogni cosa. dir- lo . anziché qui venissi . . secondo che io l'ho imposto: io ma pure slamane con glio la . se non quando per vedrete esser vero quello clic io vi conterò che . sollicitata Le quali io ho tutte da lei risapute. prese giammai onta dello amore io il quale io vi portai o se avuto ha credenza che mai ora da voi amato nella fossi. egli è lo slimol di Filippello il qual tu con fargli (i) t 11 testo Mann. mostra di volere fare a ma forse aspettando tempo. secondo la stampa di Locca lia trovarti. egli l' ha da non troppo tempo qua segretissimamente con più ambasciate . Tirati adunque da una parte .

secondo il costume . quando alquanto con avvedere con cui stato dimorata . a questo bagno si di che femmina contenio parti lei . io me 1' avrei per maniera levato di dosso là che . ché voi conosceste che merito riceve fede . per la quale io fui già presso alla morte E ac. egli mai non avrebbe guatato dove io fossi stata Allora e mi parve che questi procedesse troppo innanzi che più non fosse da sofferire. crede il j . e vedere e toccare . io feci fare alla donna mia a . . m' hai fatto recare addosso . credo l' fatta vergogna che ad un' ora ingiuria che a voi e a me far vuole vendicata sarebbe. acciocla vostra intera . e di questo fatto mj prega . questa risposta . Catella udendo questo . colei che l' aspettava . e di subita ira accesa rispose che questo farà ella certamente . non so perdio tener questi mer. Ora non credo . risposte e dargli speianza e dice che del tutto vuol sapere quello che io inten- do di fare . e che egli . non . quando voglia ve ne venisse . ne gli gli farei. e di dirlovi. E . che voi cre- diate che io la vi mandassi ma. farebbe che io potrei essere segretamente ad un bagno in questa teiTa . subi- tamente diede fede alle parole e certe cose state da- vanti cominciò ad attare a questo fatto. che a lui se ne convenisse si . fia. senza avere alcuna considerazione a chi era colui che gliele dicea . apertamen. io farei che egli vi troverrebbe me in luogo di colei cui trovar vi lui si . e grava .. fossi io fai-ei fosse e quello onore . de' gelosi . quando io volessi . ciocché voi non credeste queste esser parole e favole ma te il poteste . se non fosse che tu m' ha' cati . e se io fossi in vostro luogo . o a' suoi inganni . . 66 GIORNATA TEUZA. che ella era presta d' esser domani da in su la : nona quando la la gente dorme tissima . E questo faccendo.

nò le fece forse . di Ricciardo acconciò la buona femmina . secondo che potò il migliore . il dir ella non dovesse giammai sapra so se gli d' averlo udito che promise . dello eoo molta gniuna persona ioftiriata cui lai porolf iOTTCDgono. era teimla . tome desinato ebbe si mise e cominciò Catella La donna udite le parole di Ric. U dM[H>»ùiou loro.NOVELLA VL era egli s\ 67 . . suo consiglio fosse stato buono e proaltre parole la vi con molte confermò su . gli si girereb. egli egli teneva . . La mattina seguente Hicciardo n'andò ad una biiona femmina che quel bagno. gli disse di farlo volentieri . maggior sospetto che non era seco medesima (1) sìa ila Si girerebbe per lo capo per ricorderebbe. quello che a fare o a dire avesse casa . pregandola nondimeno che da lui. . » piena di sdegno tornò la sera a casa dove per av- ventura Fillppello pieno d' altro pensiero similmente tornò . clic eoo uiaui e coQ tcaU e cou gambe lutti •' aa- giiuuo. e con lui ordinò costei nella . e le disse ciò che intendeva di fare. lume ren- desse risjwudea Questa secondo 1' ammaestramento . gran fatica a fare j e che fermamente si fatta m: egli vi venisse. Aveva ove il bagno era . e fecevi nel qua- entro le un letto. che aveva a Catella detto . La buona femmina^ che mollo . quale è allpra . ella gli farebbe vergogna . quella dimestichezza che era usato di fare 11 che ella ella vedendo . e a quelle data ])iìi fede che non le bisognava . . Ricciardo ad aspellare ciardo . capo (i) '1 Ricciardo contento di questo e parendogli che . che. . entrò in troppo . e pregolla che in ciò fosse favore- vole quanto potesse. una camera oscura molto si come quella nella quale niuna finestra che . e fece la fede maggiore. sempre che be per cedesse lo egli alcuna donna vedesse .

che ella non avrebbe voluto trovare era . Catella.n per mostrarsi ben d' essere altra era . che dell' alti'a . senza . poiché a Catella parve tempo è di dovere concetto sdegno man- dar fuori. letto e quivi . . La camei'a era oscurissima. col capo coperto e dentro serrossi . ammaestrala da Ricciardo. e fecegli la pai'ola. Ricciardo veden- dola venire tola tella . camera menare dove Ricciardo in quella entrò . . Ma che più gnia . pianamente ben vegna anima mia che ella . che cercando andava quel. gli . . ma fermamente pensiero . sima senza dire alcuna temendo se parlasse. abbracciò e basciò lui. che iscorger si potesse la voce per grandissimo spazio con maggior diletto e piacere dell' una parte . fattasi alla. questo non avverrà e imaginando come dir gli dovesse la notte quando con lui stata fosse. Ma . Cano. così di fervente ira accesa cominciò a parla- le: ahi quanto misera la fortuna delle donne. non fosse da lui conosciuta. venuta la nona . e . . lieto si levò in pie : e in braccio ricevu1' disse . spose si sono Adunque disse la buona femmina andatevene da lo lui. ri. dimandò se Filippello stato vi fosse quel dì A cui la buona femCatella mina la . di che ciascuna delle parti era contenta^ né per lunga- mente dimorarvi riprendevan Ricciardo la condusse in su favellare in guisa gli '1 occhi più di potere. . Catella prese sua compase n' an- e senza mutare altramente consiglio . quasi tutta ? dimorò. festa grandis-. stettero il . disse: sete voi quel? donna che : dovete venire a parlare .^8 con GIORNATA TERZA 1' dicendo: veramente costui ha la animo a quella donna e sopra cotal qual domane si crede aver piacere e diletto j . il dò to j a quel bagno quale Ricciardo le aveva insegnala e quivi trovata la buona femmina.

ghe tu hai. lodalo sia Iddio e alla in ? acqua ò pur corsa giù il mio avvedimento. che il tuo camjH). 5 . io sentito liu tutto ardi . stato gagliardo. VI. che io sa pos- svergognare . che la mia amato. e iicllu tu come d' . II. m' ha altro più di carezze e d' amorevolezze di fatte in questo po<. Credesti molto ce- latamcnle saper faix* questo tradimento. come ella doveva Chù . lo son Calcila. ti e panni mille anni che noi siamo al lume.. Tu se' bene oggi. can ti rinnegato. sozzo cane vituperato Oimè misera me a cui ho io cotanti . non l' ò venuto fatto. per Dio tanto sa altri quanto altri. suogli mostra- Ma lodato sia Iddio. credendosi in braccio avere una donna strana . non l'altrui hai lavorato . NOVELLA come Io . traditor disleale che tu la se' Ascolta se tu riconosci voce mia: io son ben dessa. maraviglia che sta notte tu aspettavi di scaricar le some e volevi giugnere molto fresco cavaliere alla battaglia. ed essendo altrove innamorato. che tu se' come tu se' degno. e cousumiti amore tu se' umi donna strana cui ti reo e malvagio serc stato uom che ? Or con credi tu e»- tu se' stato con colei la ([ual con false lusinassai. non mani e traggogliti . T. 69 t' ò male impicgnto l'amor di molte ne' mariti! misera vita me ! gih souo otto anni . ! anni portato cotanto amore! a questo can disleale che. ho pii\ .o l' tempo che qui stata son con lui . non rispondi reo uomo se' chò non di qualche cosa fò di ti f tu divenuto mutolo so a che io negli occhi udendomi? In io Dio ficco io le non mi tengo che . gih ò ingannata mostrandolo amore. che in tutto rimanente che stata son sua. nonsou la moglie di Ricciardo. . Io DECAM. l' Ma . che a casa re cosi debole e vinto e senza possa . come tu li credevi Non non mi ti apprcsatisti^ tu altrove .

e non so a che io il mi tengo che io non mando per Ricciardo. non mi potresti . Or non sono io donna più di . faresti a forza : ma . per aver carestia. rammarico dicono i più mo- derni . se' . così bella ? come sia la moglie di Ricciardo Minutolo ? non son ? io così gentil che non rispondi Fatti in costà d' . sozzo cane che ha colei . : sì . malvagio uomo . con laglone biasimare il Ora le parole furono assai rammarichio (3) della donna grande : pure alla fine Ricciardo pensando che se andar ne la lasciasse con . me ? non mi toccare . 7© t' GIORNATA TERZA alla ho avuti miglior bracchi coda . . avTertilo per molto ben detto. qual più che sé m' ha amata e mai non potò van. in quanto per te . e . can fastidioso che tu . non e è rimaso dunque se io avessi lui . questa credenza . Pulir votali a (5) Rammarichio . molto di male ne potrebbe seguire (1) Infiiìlle. fosse a farlo se Tu hai creduto avere la moglie 1' ed è come : avuto .. mai . detto. che tu hai troppo fatto arme per oggi lo so bene che oggi. che tu ciò che la gra- tu facessi zia sua . tu mi credi ora con tue carezze infinte (i) lusingare. avessi . medesimo godeva . e rappacificare e racconsolare j tu se' errato Io non sarò mai non te di questa cosa consolata infino a tanto che io ne vitupero in presenzia di quaiui parenti e amici e vicini noi abbiamo. (2) Mannelli. poscia che tu conosci chi io sono . tarsi che si io il guatassi . anticamente . senza rispondere alcuna cosa l'abbracciava e basciava e più che mai le faceva le carezze grandi Per che ella seguendo il suo parlar diceva . che tu non credi queste pa- devi .. se Dio mi dea j io te ne farò ancor patir voglia (2) . Ricciardo in sé role . pure una volta \ e non so che male qui .

quello . non Ga men nimistà tosto creduto a me . e presala bene partire non si che vi poteva . sul)itaraente volle gitlarc del j ma non . per denari e per doni che io abbia promes- li quali perciocché così compiutamente dati non v' ho come e questo speravate vi siete turbata . non potei il amor con inganno m' ha 11 insegnato avere e sono vostro Ricciardo. se voi griderrete si o in alcuna maniera farete che questo alcuna persona fìa ( . 71 inganno nel quale tA pnlcsnrsi e di trarla dello era) e recatasela in braccio. me e potrebbe . si andare egli la cosa : . che a voi Appresmortai so questo ne seguirà tra vostro marito e . e conoscendolo letto. essere che quello tutto . disse : anima mia dolce . diciate io dirò ad inganno abbia che non sia vero. pott'j otid' ella volle gridare la ma .A VI. E perciò . vogliate ad una ora vituperar voi il e mettere in pericolo e in bnga vostro marito e me. che è non se voi gridaste il tempo della vita vostra e. e queste paro- le romor ne fate : e voi sapete che la gente è più acconcia a credere il male che il bene . Rice dis- ciardo le se : chiuse con V una delle mani egli sia bocca madonna stato non può oggi mai pure stato j . che io ucciderei altresì tosto lui come nò me di che mai voi non do- vreste esser poi lieta né contenta. che Catella si udendo . che io seQiplicemonte amando aver . senta mai per . anzi vi ci abbia v' ta venire si . cuor del corpo mio non . . alla voce. due cose ne avverranno (i) vi L* una di che non poco dee calere ) che fia il vostro ono- re e la vostra buona fama che io qtii guasta: perciocché.• dilihcrò (lì NOVFIJ. v' come fatta fat- che voi venire . (1) t f^erranito Mannelli e U stuiup Ji Milano. non turbate . . e perciò .

e. che ella cognobbe esser possibile ad avvenire ciò che Ricciardo diceva j e perciò disse: Ricciardo . piangeva forte e . che mie cose e ciò che io posso o vaglio vostre state sieno e al vostro servigio. dove mia que- simplicità e soperchia gelosia sto vivi sicuro . ( i ) di ciò m' hai j non mi tener più: sti'aziat^ tu hai avuto ciò che disiderato hai ed hami (i) tu Salviati negli Avvertimenti della lingua ( t. stampa? o sarelJiervi due diverse edizioni di questo 1' Libro io colla data del gli 27? Comunque sia. Ricciardo diceva queste parole. come affermò alla stessa Salviati. mi condussej ma di che io non sarò mai lieta se in un modo o in uno che fatto altro io non mi veggio vendica e perciò lasciami. è certo clie esemplare il quale il ne ho sotto occhi ha vendica. E come . Il) no-» eli' tò che gli edltoii del 27.' 7». mentre che . logoro per logorato ec. . oltre alla conlraffalta di Venezia. . '^ prima né sarete l' ultima la quale è torvi il ingannata . me che molto turbata fosse e molto si rammaricasse nondimeno diede tanto luogo la ragione alle vere pa^ role di Ricciardo. co-. io intendo che da quinci innanzi sieno più che mai. Ora voi siete savia nell'altre cose. yeiidica per vendicata è qui detto guisa che com- pero per comperalo. Sarelibesi mai corretto nel la testo del 27 questo luogo nel tempo stesso che se ne faceva forse. son certo che sarete in questa Catella . I. e non vendicala . i. i. Voi non stro GIORNATA TERZA siete la . e cosi . leggono vendicato. non voglio gridar qui . sgombero per isgomberato. seguitando quel lesto a penna egli denomi- na il terzo. né io non v' ho ingannata per che io vi vo- ma per soverchio amore sempre a portarvi e sia porto e sou di- sposto ad esser vostro umilissimo gran tempo che io e le servidore. io non so come Domeneddio mi si l' conce^ derh che io possa comportare P ingiuria e inganno la che fatto m' hai .

quando Reina per non perder tempo. e di pari volonth di ciascuin no gran peata appresso rono insieme . che ella . A me (1) Si noti che nel tetto Mann. è slato ranccllato da mano divena V hai . io tene prìcgo. . Ricciardo che conosceva avca posto in l'animo suo aurora troppo lurhnlo cuore di non lasciarla . tanto disse e tanto pregò e tanto scongiurò. si i«(^c tempo è «U ce . s' mai se la sua pace non riavesse: perche cominciando con dolcissime parolca raumiliarla. che lui gli era provato che uTCi'a ucciso il e co' fratelli pacefica. morte . e poi saviamente con la sua donna si gode G. Iddio faccia noi godere del nostro. taceva Fiammetta lod<nta da tutti. e savissimamente operando. NOVELLAVI. prestamente ad Emi- commise il ragionare : la qual cominciò . molte volte goderono del loro amore.. amore verso Ricciardo tenerissimamente da quel giorno innanzi l'amò. NOVELLA Tedaldo turbato con utta VII. vinta con lui si pacefìcò. la- sciami. rtl in lungo di esso è stato aggiunto è ornai. e libera il marito di lei da . voltata la sua durezza in dolce . ma donna 51 fiarte di Firenze: tornavi informa di peregrino dopo al- cun tempo i parla con la donna e falla del suo crror conoscente. NcU' edis poi dei i5a7 . la lia rih si . f quMtitò l* 73 di lasciarmi 1 ò piaciuto : tempo hai (i) . grandissimo dilotto dimorala E conoscendo allora i donna quanto clie quegli del piò saporiti fossero basci dello amante marito .

. Al qual piacere Perciocché . dispose . E ... ma si era questo suo amor niere che della sua malinconia ninno credeva . ma ra vedere in alcuna maniera: di che egli entrò in fie- malinconia e isplacevolej celato . quale ogni cosa sapea . sieme andò in Cipri I costumi del quale e le ma- ~ (i) Perduto se disse sempre il Boccaccio ed ogni buono scrittore. la fortuna nimica de' si felici s' oppose . 74 GIORNATA TERZA . volere non solamente alcuna sua ambasciata ascoltare. per gli suoi laudevoli costumi meritò di godere del suo desiderio. nobile giovane il cui. per non far di vederlo lieta colei. con lui mise per servidore u' e in su una sua nave con lui in. Fu adunque un . che del suo male era cagione si consumare . . che ad un suo compagno. poiché egli in diverse ma- fu molto ingegnato di racquistare l'amore che gli senza sua colpa fatica pareva aver perduto (i) . qual che la cagion fosse . . la donna avendo di tutto si sé a tolse dal volergli Tedaldo compiaciuto ini tempo . fuor . via . innamorato oltre misura . . e moglie d'uno Aldobrandino Palermini. piace nella nostra città ritornare sate piacque di dipartirsi . del più compiacere né a non . andò e pervenne ad An: Filippo di Sanlodeccio faccendosi chiamare e quivi con si un ricco mercatante accontatosi . nostro cittadi- no la sua donna perduta racquistasse in Firenze mostrarvi . e ogni trovando vana a doversi dileguar del mondo . come un . presi quegli de- nari che aver potè segretamente senza far motto ad il amico od cona a parente. nome fu Tedaldo degli Elisei il quale d' una donna monna Ermellina chiamata. perso non mai. . donde alle due pas- e . ciò essere la cagione si E . non per colore misto di purpureo e di nero.

NOVELLA VU. si dispose a tornare a Firenze . nel- quale V amore che .. o di (piindi mutatasi frat«'lli Per che . qiiale vide quattro suoi fratelli tutti di nero vestiti di che egli si maravigliò molto: e conoscendasi in tanto transiigurato e d' abito e di persomi da quello che ea- . Né di prilei ma andò in altra parte .ne e con tanta sollicitudine che eHso in }K)chi auni divenne buono e ricco mercatante e famoso. avvi- sando questo non dover potere essere che ticato dimens' r avesse . clic morta non fosse la . che sette anni vinse quella battaglia in Oipri cantare la . udendo egli un dì una canzone alla lei gih da lui stata fatta. due fra- che vicino era donna. ma il fece in parte suo oltre a ciò gran parte de' suoi fatti mettendo- gli tra lo mani . . . più non potendo soiferire. Ma : egli vide le finestre e le porte e ogni cosa serrata di che egli dubitò forte . se ne ven- ne con un suo fante solamente ad Ancona: dove essen- do ogni vsua roba giunta . in forma di peregrino che dal Sepolcro venisse. E messa ogni sua cosa in ordine. ancora che spesso della sua crudel donna fosse si ricordasse e Me- ramente da amor trafitto e molto disiderasse di rivederla. che davanti alla casa per vederla se potesse . in tonto desiderio di rivederla acce- se. ni«>re pinr(|iicro si y5 com- aI mercatante . ed celatamcnte . forte pensoso verso casa de' se n'andò davanti la . che noa solamente huun pagno salario gli assegnò . Ma avvenne che . ({nella ne mandò a Firenze egli ad alcuno amico dell' Ancontano suo compagno. col fante suo se ne venne appresso. si raccontava ella . fu di tanta costanza. e in Firendi ze giunti telli . sua donna portava ed ella a lui e il piacer che di aveva . Nelle t|uali faccende. : li quali esso fece si b<. se n' andò ad uno alberghetto alla casa della sua . che.

76
ser soleva

GIORNATA TERZA
quando
si

parti,

che di leggieri non potreb,

be

essere stato riconosciuto

sicuramente

s'

accostò ad

un

calzolaio

,

e

domaudoUo perchè
il

di nero fossero ve:

stiti

costoro

.

Al quale
,

calzolaio rispose
e'

coloro sono

di nero vestiti di

perciocché
,

non sono ancora quindici
e'

che un lor
,

fratello

che di gran tempo non
,

era

stato

che avea nome Tedaldo

fu uccisoj e parmi in-

tendere che egli (i) abbiano provato alla corte che

uno che ha nome Aldobrandino Palermini
preso
,

,

il

quale è

l'

uccidesse

,

perciocché egli voleva bene alla
,

moglie, ed eraci tornato sconosciuto

per esser con
il

lei.

Maravigliossi forte Tedaldo che alcuno in tanto
migliasse
,

si-

che
gli

fosse creduto lui

,

e della sciagura d'Alsentito

dobrandino

dolse
,

.

E

avendo

che

la

donna

era viva e sana
sieri se

essendo già notte , pieno di varii penall'

ne tornò

albergo

,

e

,

poiché cenato ebbe

insieme col fante suo, quasi nel più alto della casa fu

messo a dormire
lo stimolavano e

,

e quivi

per

li

molti pensieri che
,

per

la

malvagità del letto
,

e forse

per

la

cena ch'era
andata
;
,

stata
s'

magra

essendo già la metà del-

la notte

non

era ancor potuto
,

Tedaldo adparve in su

dormentare
la

per che essendo desto
il

gli

mezza

notte sentire d' in su
,

tetto della casa scen-

der nella casa persone

e appresso per le fessiu-e dello

uscio della camera vide là su venire

un lume. Per che

chetamente

alla fessura accostatosi
,

cominciò a guarda-

re che ciò volesse dire

e vide una giovane assai bella
,

tener questo

lume
1'

,

e verso lei venir tre uomini

che

del tetto quivi eran discesi: e
£attasi
,

dopo alcuna
:

festa

insieme
,

disse

un

di loro alla giovane

noi possiamo

(i)

Egli nel numero

del più, aTveitllo.

NOVELLA
ImUio
sia

VII.
,

77
perciocché noi

Iddio j oggimai star sicuri
clic la

SAppiamo fermamente
è stata provata da' lermini, ed egli
zia
\

morte di Tedaldo Elisei

fratelli

addo&so ad Aldohrandin Pa«
la

l'

La confessata, e già è scritta
,

scnteu*

ma ben
si

si

vuol nondimeno tacere

perciocché, se

mai

risapesse

che noi fossimo
ì\

stati

,

noi

saremmo
.

a>

quel uiedesiino pericolo che
sto detto
ta
, ,

Aldobrandino
si

E

quelie-

con

la

donna
,

,

che

forte di ciò

mostrò

se

ne sccsono
,

e andarsi a dormire. Tedaldo, udi-

to questo
gli errori

cominciò a riguardare quanti e quali fosscr

che potevano cadere nelle menti degli uomia' fratelli cìie
,

ni

;

prima pensando

uno strano avevan
e appresso lo inno-

pianto e seppellito in luogo di lui

cente per falsa suspizione accusato, e con testimoni
veri averlo condotto a dover morire; e
olti*e
,

non

a ciò la

cieca severità delle leggi e de'
\olte
,

i*ettori

li

quali assai

(juasi solliciti investigatori del vero,
il

incrudelen-

do

,

famio

falso

provare

,

e sé ministri dicono della
della iniquità e del diavoalla salute d'

giustizia e di

Dio dove sono

lo esecutori

.

Appresso questo
,

Aldobran-

dino

pose. E,
te
,

comcome levato fu la mattina, lasciato il suo fanquando tempo gli parve solo se n* andò verso la
il

pensier volse

e seco ciò

che

a fare avesse

,

casa della sua donna
aperta
ra in
,

j

e per ventura trovata la porla

entrò dentro, e vide la sua donna sedere in tersalctta terrena

una

che
j

ivi era,

ed era

tutta piena

di lagrime e d' amaritudine

e quasi per compassione
:

ne lagrimò
tribolate
j

,

e av>'icinatolesi disse

la vostra
il

pace ò vicina
viso
,

.

madonna non vi La donna udendo
,
:

costui

,

levò alto

e piangendo disse
forestiere:
il

buono

uomo

,

tu

mi

pari

un percgrin
?

che

sai tu di

pace o di mia

afflizione

Rispose allora

peregrino:

.

.

78

GIORNATA TERZA
,

madonna

io son di Costantinopoli

,

e giungo testò qui

mandato da Dio
a diliberar da

a convertir le vostre
il

lagrime in

riso e

morte

vostro marito
,

.

Come
?

,

disse la

donna
qui
,

,

se tu di Costaiitinopoli se'

e giungi
Il

pur

testé

sai tu chi

mio marito o

io ci

siamo

peregrino

da capo

fattosi, tutta la istoria della
lei disse

angoscia d' Aldo,

brandino raccontò, e a

chi ella era
,

quanto

tempo

stata maritata
,

,

e altre cose assai
fatti

le quali egli
la
,

molto ben sapeva
maravigliò forte
ginocchiò
a'
,

de'

suoi

.

Di che

donna
per

si

e avendolo per un profeta
,

gli s'in-

piedi

per Dio pregandolo che

,

se

la

salute d'Aldobrandino era venuto,

che

egli s'avacciasse,
,

perciocché

il

tempo

era brieve
,

.

Il

peregrino mostran,

dosi molto santo

uomo
bene

disse

:

madonna

levate su e

non piagnete

,

,

e attendete bene a quello che io vi didi

e guardatevi

mai ad alcun non
,

dirlo

.

Per

quello che Iddio
avete v' è per
già
te
,

mi riveli la tribulazione la qual voi un peccato il qual voi commetteste (i) avvenuta il quale Domeneddio ha voluto in par,

,

purgare con questa noia
s'

,

e vuol del tutto

che per

vói

ammendi

:

se
.

non

,

ricaderesti (2) in troppo
:

maggiore affanno

Disse allora la donna

messere

,

io

ho uu
il

peccati assai
altro
si
,

,

né so qual Domeneddio più un che

voglia che io

m' ammendi
disse allora

;

e perciò, se voi
io potrò

sapete

ditelmi
.

,

e io

ne farò ciò che
,

per
,

ammendarlo Madonna
so
f

il

peregrino

io

bene quale

egli è

,

uè ve ne domanderò per saperlo

'

(1)
,

t Commeltesli , Mann,
Si ricaderesti
in
.

e

1'

edizione di Milano.

'

(2)

U

R. espertissimo gramalico emendò ricadereste
a.

La lerminazione
•f

i

appartiene

tu, e quella in e a voi .

Rolli

E

con tutto

ciò

anche

1'

edizione del 27 e parimente le due citate
^

nel Vocab. della Crusca

hanno ricaderesti

*

.

.

NOVELLA Vn.n
meglio,

79
fatto. Ditef

ma

perciocché voi medesima dicendolo n' ab-

biale più rimordiraenlo.

Ma vegnamo
,

si

mi

,

ricordavi
,

egli clic \oi

mai aveste alcuno amante

La donna

udendo questo
,

maravigliossi forte

gittò un non credendo che mai alcuna per»
,

gran sospiro, e

sona saputo

l'

avesse

quanlimque

di que' di

che ucci-

so era stalo colui che por Tedaldo fu seppellito, se ne

bucinasse (i)
usate dal
se: io

,

per corte parolone non ben saviamente
di

compagno

Tedaldo che ciò sapea, e rispo-*
tulli
i

veggio che Iddio vi dimostra
j

segreti degli
i

uomini
Egli è

e perciò io son disposta a

non

celarvi

miei.

il

vero che nella mia giovanezza io amai somcui morte è apposta
io

(a)

mamente lo sventurato giovane la al mio marito : la qual morte

ho

tanto pianta

,

quanto dolente a me; perciocch»^, quantunque io rigi-

da e salvatica verso lui mi mostrassi anzi
ta
,

la

sua parti-

la

sua parlila nòia sua lunga dimora nò ancora

la sventurata

morte

me

l'

hanno potuto
;

trarre del cuo-

re

.

A

cui

il

peregria disse

lo sventurato giovane
,

che
si

fu morto non amaste voi mai

ma Tedaldo
la
?

Elisei

Ma

ditemi

j

qual fu

la

cagione per

quale voi con
cui la donna

lui
ri-

\i turbaste

?

offesevi egli

giammai
olljpse

A

spose: certo che egli

non mi

mai:

ma

la cagione
frate, dal
,

del cruccio furono le parole d'

un maladetto
;

quale io una volta

mi

confessai

perciocchò

quando

(i)

Buccinare con due e
solo

significa

manifetlare con pubblicità
ce.

,

e

con
si è

un e

andar dicendo riservalamenle , con riguardo

come

dello sopra, Nov. IV. Giorn. 5.

^
(a)

Il

senso proprio di buccinare è sonar la buccina: in tenso di

propalare usasi mclaroricnmente

Apposta, cioè imputata , ove «leuni

lesti

moderni con mollo ttt

rore

hanno opposta.

.

a*
io gli dissi
la
1'

GIORNATA TERZA
amore
il

quale io a costui portaTa e
,

dimestichezza che io aveva seco

mi
,

fece

un romo^

re in capo che ancor

mi

spaventa

dicendomi, se io

non

me

ne rimanessi,

io n' andrei in

bocca del diavolo
fuo-*

nel profondo del ninferno (i) e sarei messa nel

co pennace (2). Di che
io

fatta

paura m' entrò, che
la

de

1

tutto

mi
j

disposi a

non voler più

dime,

stichezza
lettera
,

di lui

e

,

per non averne cagione

sua

né sua ambasciata più

volli ricevere (3)j co-

(1)
(2)

Infèrno.

Pennace
\ Nel

Lurlescatnente deilo per pennce. Mari.

(3)

testo

Mannclii era ritenere;

ma
clie

Ja

mano

posteriore yì fu

sostituito ricévere f

come appunto

leggesl nella edizione del

1627

e in

quella de' Deputati. Egli è da credersi

da prima
si

si

fosse

scritto

ritenere per isLaglio; perciocché, quantunque
ritener lettere,

dica propriss

imamente
ritenere
;

non pare

a

me

che dir

si

possa con proprietà
ricevuta

ambasciate. Aggiungasi che ritenere
tote avea detto di sopra che la

dìcesi di cosa già
si tolse

e

l'

au"

donna

dal voler alcuna amba-

sciata ascoltare. Sarehhe egli mai da dire che fosse stato qui adoperato

ritenere nel senso di ricevere?

Ma

egli

converehhe mostrare in

tal caso

con esempi o
sto

dello stesso Boccaccio o d' altri autorevoli scrittori che
fatta significazione. Infin a

que-

verho può avere eziandio così

tanto che

ciò
sia

non

si faccia, io

continuerò a credere che non ritenere,

ma

ricevere

da leggersi in questo luogo.
(*)

Io non saprei né vorrei contradire

al Sig.

Colomho, mosso ancora

dall'

aver io trovato ricevere nei tre testi a penna raagliahechiani. Inclino

adunque ad ahhracclar l'opinione d'un amico
che noi non
tili

dotto; e solamente vorrei

ci allontanasàirao dall'

ottimo

testo, se

non dopo aver

fatto inule

sforzi per sostenerlo.
d'

Io perchè esjwrrò alcune mie riflessioni,
si

quali

osieno

alcun peso, o no, non rileva :hasta solo che dir non
il

possa che

sia slato troppo Icggcrniente rigettato

testo Mannelli.

Premetto che alcuni
significazione.

verbi ricevendo in princijiio la particella ri

non cangiano

Tener presso
ritornar di

di se, e ritener presso di se; tornar dì
,

campagna,
non

e

campagna

vaglion lo stesso. Ciò è tanto noto che
il

a]>-

hisogna

d'

esempi. Ora

verho tenere ha tanti significati,

alcuni dei

quali sono anclie fuori del comunale uso, che subito

non

si

può dire,
non
era

che esso

al

tempo

del Boccaccio in

una

cotale significazione

il mio duro proponimento peregrino sarebbe piegato) perciocché niun desiderio al re avea . alcuna quando il voi fa- di lui v' innamoraste di vostra propria volontà . Disse allora il : mondo maggiomadonna questo . Nella Delcolore . invito.. veggundolo io consumare. allo spedai ter- re* lo' avito. se SimiH). 9. Tennero lo esporre più Or questo modo ili dire. i. y NOVELLA VU. in ben mille Nella Novella di Martellino. e le lor donne a dover desinare la seguente mattina con Aldo- brandino gV invitò. 1 99. a. essi liberamente della sua /e sicurati. ut've al come si fa la sole . gli atteneose. e disse: voi mangerete innanzi te. il quale accortissimo era . il In questa slessa Novella di peregrino tantosto n^andò a^ quattro Jratelli e questo fatto . Lorenzo de' Medici. Credo che i. Socrate rispose agli ambasciatori . 6. e perciò tener qui vale Accrltare. E se tra tenere e ritenere per lo più non suol essere diversità di significaaione. «e più io fosse perseverato . tennero G. G. per quello che presuma egli se n' andò disì sperata ). lo- ro. o come dicono DipuUili. Ediz. tener P invito. a. FIACCHI (1) Queste due cUusule tra loro slauno assai duramente ordinate • di mal suono.4Ìu quando gli trovò invitiiti gli avesse . se egli prima v' amava . N. 1778. T. . G. fatti tanto di piacevolezza gli chf? . quel sua lettera^ né sua ambasciata più volli ritenere vorrà dire piìt volli accettare. 8t (co- io credo (i). p. ed lo 'avito . N. 8. e y come voi medesima vole^ : a voi venne e usò la vostra dimestichezza nella quale e con parole e con muòtiasle . ò sol ({Ufi paccato che ora vi tribola te Io so : fermamen- che Tedaldo nou \i fece forza . con loro insieme che de^ Juh dì iV/artelUno gli tenesse: cioè che ne avesse premura. N.^ me me che . . Ma possiamo ad luoghi del cio clic più verranno in acconcio. Ma la Belcolore venne cioè si in itcreiio col sere e tennegli favella insino a alili vendemmia BoccacTedaldo: rìtcnnc dal fnvcllargli. V oste coi compagni di Martrk il pregò Uno ti i |iortnlosi da Sandro Agolanti. E Novelle auliche Fir. 272. // Saladino . Cap. IO. . piacendovi egli . »' av- vide die questo cavaliere aveva dubitato che essi non avesser tenuto lo'nvito. ceste ste . non si può acconciamente che con accettar P invito. di Bergamo p.

ma il voler tor voi a lui che sua eravate questa era ruberia e sconvenevole cosa. di finissimi panni e in forma hanno recate leggiadra e pontificaesse nelle chiese i in tanto che paoneggiar (2) con . mi piace di parlarne . -vi E . . egli non mi disdice. se io si ne parlo alquanto largo ad di voi. mal far . dove sua volontà stata . pentere . perciocchò strette e dove dagl' inventori de' misere e di grossi panni il furono ordinate e dimostratrici dello animo il quale le temporali cose disprezzate avea quando essi corpo in così vile abito avviluppavano. se così fu (che che fu) qual cagion doveva poter muovere a si torghvisi così rlgidatrtente? Queste cose volean pen. divenne vostro fosse vostro. e . come farebbe ad un altro. doppi so l' amor raddoppiare. piacere . chiamano. e nel marine sììegge: sic est tcstus. e cosi vo- gliono esser tenuti ninna altra cosa hanno j di frate se non la cappa : nò quella altresì è di frate fi'ati . no larghe e doppie e lucide e quelle le . 82 GIORNATA TERZA faceste . se credevate . testo Mannelli. . non fosse. sì come . sare innanzi tratto di .. Potavate hanno in questo luogo tiitte le migliori edizioni che ho vedute (1) J" Paoneggian del . oggi le fan. La stampa XXVII ha pagoneggiar. potavate (i) voi fare ad ogni vostro del vostro . Furon frati santissimi e valenti frati si mini y ma quegli che oggi . acciocché per innanzi meuo- glio gli conosciate che per addietro non pare che abgià i biate fatto . e nelle piazze come con le loro robe secolari fan- (1) i. non farle . ed . così diveniste voi come Così come egli sua Che egli non dovervene . li Or voi dovete sa- pere che io son frate e perciò loro costumi io coutilità nosco tutti j e.

ed è lor maggior sollecitudine. dosi . ma solamente i co- lorì delle cappe E . le E perciò. che d'altro esercizio. i peccati si purghino e colle messe . un cosi costoro colle fimbrie ampissime avvolgen. Con poi a grande agio. e per il non durar vino . tanza per anima de' lor passati E certo egli è i il ve: ro che le elemosine e le orazioni purgano peccati ma o il . fatica. viltà non per divozione. molte vcjJove molte altre sotto s'in- sciocche femmine e uomini d'avvilupparvi gegnano. sono rifuggi- a farsi frati . Li qtinic gettata m-ll' al foìido si rìscrra acqua dal |)csraton. . (a) Adagio è nel testo Mann. nanzi ad altrettanti porci essi gitterieno i E perciocché d' conoscono quanti meno sono s' possessori una gran ricchezza. e tutto il lor desiderio hanno po- pongono in ìspaventare con romorl e con dipinli- ture le menti degli sciocchi. se coloro che . a suo agio e . quegli d' oggi disiderano fem- mine e sto e le ricchezze. comodità. i «{ira. perciocché adagio tutta una parola significa lentamendivise. conoscessero piCi tosto il oa sé il guarderieno o di. ognuno con romori e con ispaventa menti vere alti'ui ingegna di rimuodisi- da quello a che esso di rimaner solo li) s' Giacrhio. rete loiula. non frati . molte pinzochere . (icsci. dove gli antichi la salute disile deravan degli uomini. le fanno vedessero a cui le fanno . e avvicinandosi e cuopre e richiude . si^juificaDo gli altri. SS il non si vergognano : e quale col giacchiò (i) pescatore d' occupare nel fiume molli pesci ad tratto . pianamente f ma a piacere. porti questi il pane colui l' mandi quello altro faccia la pie. VII. cappe de' hanno costoro . tanto più stanno ad agio (a). ad agio. acciocché io più vero parli. e in mostrare che con mosine a loro ti . acciocché che per . e in altre cdixioni ma qui aon due parole te.NOVKI LA no .

ne dattorno . Essi danuan 1' usura e i malva. sto (*2) perchè ? Perchè . . ac- ciocché. E .. tutte sante. che a' pastori. frate dirà di venirti a casa a contaminare la tua famiglia Perchè vo (i) io dietro ad ogni cosa ? essi s' accusano Denaro. cioè che voi empiate loro fidiate loro i borse di denari (i). le fatti restitutori . ^4 dera . serviate castità . Maanelli. Vo- odierni frati che voi facciate quello che dile cono. danaio. poltroneggiare nell'ordine . perdoniate ingiurie guardiatevi del mal re : cose tutte buone. danaro. ma que. agli sgrldatori ri- mangano gi le femmine.. . Chi non sa non può durare il ? che senza denari tu ne' tuoi diletti la poltroneria i Se spenderai denari. molte altre : . GIORNATA TERZA Essi sgridano centra gli uomini la lussuria . frate non potrà femminon Se tu non ar. di queste cose e di ripresi . 1' avere risposto fate quello . . rimovendosene gli sgridati. di quegli i si possano fare cappe più larghe procacciare vesco- vadi e r altre prelature maggiori di ciò che mostrato hanno dover menare a perdizione chi l'avesse. vostri segreti l' . che sconce sono e . acciocché. Se tu andrai lor alle . ma danaro appo numero del più i migliori scrìUori si trova per lo più usato nel ('j) "i" Queste. guadagni. quanti sica quegli a'quaji la fanno cotal risposta che non intendono per lo moil do che gliono essi la gli dicono gran parte di loro sanno. siate padi- zienti . E quando fanno . tutte oneste. . essi possano fare quello che se i secolari fanno essi fare non potranno. che noi diciamo non quello che noi facciamo d' l' estima- no che sia degno scaricamento ogni grave peso esser costanti e dì essi quasi più alle pecore sia possibile ferro . i frati non avranno luogo il sarai paziente o perdonator d'ingiurie.

ma essi . posto pur che in questo sia da concedere .nc- da malvagilh di mente procede . A . si se astinenti e santi j)urc a questo non si credono . quegli adunque così falli andrem dietro chi fa fa (|uel . . voi ruba- Tedaldo . è peccato naturale ciarlo ste rubarlo o ucciderlo o disc. Che . II. che egli non le uccidesse con sue mani : e la legge vuole che colui si fa fa. mostran- dovi ognora più cnidele. solamente delle donue secolari ma de' moniateri i e pur di quegli che maggior romor fanno in su perga? mi 'I . eh' e' vuole. venuta l' Appresso dico che .. ma Iddio sa se egli fa savia- mente Ma il . visitatori non . già di sopra v' è dimostrato togliendoli di- voi che sua di vostra spontanea volontà eravate . NOVELLA la scusa. . DBCAM. mondo : Questo concederh ciascuno L' usare la dimestichezza d' uno il uomo una donna il . |K)i ainmaestrin gli . . voi uccideste perciocché per voi non rimase s' . ciò che frale che vi sgridò . T. altri Io n' lio de' miei . di mille veduti vagheggiatori amatori . che ò cagio- ne del male che sia in quella medesima colpa esilio e dello es- che colui che '1 E che voi del suo sere andato lapin per lo mondo sette anni non siato (l) Arrerti questo innansi per più lotto. in quanto in voi fu . vi disse . 6 . se dar vogliono perdio non segnitano Evangelio ? : quella altra santa parola dello ciò Cristo a fare e ad insegnare incomin- Facciano in pri. VII. e nou pcf prepgsuione. cioò che gravissima colpa sia rompere la matrimoniai fede non ò molto maggiore l' il rubare un il uomo ? Non è molto maggiore pinaiìdo per lo ucciderlo o ? mandarlo in esilio ta. 85 qunntc volte nel cospelto degl' inlcndenli fauno quel- Perchè non si stanno egli innanzi (i) a casa. |>otcre essere? o.

sommamente e con ogni sollicitudine ingegnarsi di compiacergli si acciocché da amarla non faceste. Ma veggiamo j meritò queste cose: certo non fece. qualunque s'è l'una che Tedaldo di queste tre cose dette che nella sua dimestichezza forse non commetta vate . mente re . in Sì che molto mag- giore peccato avete commesso . dovrebbon colui aver gloriale quando da alcuno amate sono e caro . lui. la quale . Adunque come per detto d' un Io gli fra- pazzo bestiale e invidioso poteste voi alcun lui ? proponimento crudele pigliare contro a so che errore s' non uo- è quello delle donne . esse pensando e quanta e qua! sia la nobiltà da Dio oltre ad ogni altro animale data all' uomo . il qual per certo doveva di torte .86 cagione . . Voi medesima già confessato sé v' tata . GIORNATA TERZA questo non si può negare. tanto tanto magnificata . . re alcun brodaiuolo manicator voi il vi sa- pete : e forse disiderava egli di porre sé in quel luogo egli s' onde ingegnava di cacciare altrui è quello che la . si . Il . altra donna da . e senza generar sospetto . . quanto eravate voi sopra ogni parte si . tutta nelle vostre mani ? era da lui rimessa Non era egli nobile giovane non era egli tra gli altri suoi cit- tadini bello a' ? non era egli valoroso in quelle cose ? che giovani ? s' appartengono non amato? non avuto ca- ro non volentieri veduto da ogni uomo ? né di que- sto direte ticello di no . Ogni suo bene ogni suo onore ogni sua libertà. se in trovava dove onestadi voi potea favella. l' avete : senza che io so che egli più che esal- ama. Questo pec- cato adunque divina giustizia. che come voi mossa esse- dalle parole d' un frate . . le quali mini schifano e prezzangli poco dove a quello die elle sono . rimovesse giammai . Niuna cosa fu mai tanto onorata.

la vostra benivolenza e dimestichezza il gli diate. se egli la vostra grazia Disse (l) l^re Coti ainl>e Il le e strette dissi* scm|>r« il Boccnccio. cosi il ingegnaste di lor voi medesima a Te- vostro marito senza ragione per . Pet. deve oou mai. vostfo ren- amore. conviene proniellere questo : . perciocché verissime le parevan . Tedaldo non ò punto morto avesse quello che Iddio mi dimostri. bilniicln tutte le sue operazion non ha voluto v' lasciare impunito: e cosi srnAa ragione daldo. conosco chi sieno santi tenuti : frati inilno ad ora da il me tutti e senza dubbio conosco mio difetto es- sere stato grande in ciò che coutro a rai . cato a lui udendol dire . buono . . estimava tribolata . . . Tedaldo è stato ed è ancora in perìcolo e voi in tribulazione. e in gran ])a rie i parla vostra dimostrazione . non so per perche bisogni che disse : io il vi A cui il peregrin . disse : amico di Dio assai conosco vere le cose le quali ra- gionate. e so per certo per quel pec. quando la donna. dal suo lungo il sbandeggia mento la vostra grazia. eluse sempre deve ed alcuna volta per accorciaiucnto de. e molto maggiormente fare è se mai avviene che Tedaldo ([ui torni . Dalla quale se liberata esser volete quello cbe a voi . volentieri V ammenderei nella maniera fare f che detta avete: ci ma questo come si può Tedaldo non potrb mai tornare: egli è morto. madonna stato . le sue ragioni. che attentissima niente le raccoglieva.NOVELLA VIL con giusta to . se per me si potesse . e in quello stalo ti il ripognaleuel quale era avanal che voi scioccamente credeste peregrino le mallo frate. Tedaldo adope- e . si e perciò quello che non dee (i) poter fare prometta. Aveva sue parole finite. in ma è vivo e sano e . «^ mena ad effetcome voi .

e di il capo cappello. per doverlo at- tenere io spero : che voi il vedrete tosto. conio sciornamenle hanno molli testi. . trebbe avvenire che simile letizia mi fosse . manifestiate. e disse . dove voi quello prometter . coniidenzia avendo la donna presa della le santità che nel peregrino tratto fuori . certa speranza del suo marito . quasi che il Bocc. ed ebbilo in queste braccia gli il e di molte mie lagrime morto viso .88 allora la GIORNATA TERZA. . La donna che al- lora disse questo fo io e farò volentieri j né cosa po. Il peregrino allora levatosi in piò e prestamente la schiavina gittatasi da dosso. Essi erano in parte assai remota somma . rebbe il vedere . madonna acciocché io vi un segi-eto mi convien dila vita vostra voi mostrare. cioè in quanto i itila pronunzia. vi diciate io vi accerto che Tedaldo è vivo. di più punte di coltello. sa. e disse consoli del vostro marito .1 il quale guarderete che per mai non e soli. in tutto questo libro che scrive conoscere . che che voi e . gli avea donato > notte che con lei era stato : e mostrandoglie? disse il madonna . pareva che fosse : per che Tedaldo i uno anello guardato da lui con la somma V ultima le . e fiorentino parlando (i) disse. la donna t il vide cosi il riconobbe. le quali forse furon cagione di farne parlare quel cotanto che parlato se n' è diso- nestamente . . diligenza il quale donna . donna : guardate che voi diciate j io il vidi morto davanti bagnai alla mia porta . conoscete voi questo Come sì. messer io donai già a Tedaldo . vogliate. e me (i) Fiorentino parlando. Allora disse . il peregrino: madonna. nonpercLé dicesse conosciele con la nella terza sillaba. il mio marito allora a libero senza danno e ?>Tedaldo vivo Parve Tedaldo tempo di pa- lesarsi e di confortare la donna con più : .

la donna . gli editori (S) Riconoscendo leggono e del 47 e i Deputati. Quando . la „ Chi ben riguarda die' egli).-<no.). . Esso |>er tanto in il temendo legge lenendo. e. e seco iij/crmiindo che per certo egli era desso. . ijualc intende. (a) ^ Cioè nejui "t ucciso. rassicurata alquanto. (1) t Come del i5a7. possa che usato ablòa il Boccaccio. . es&cr non piitea nella donna nù la „ timor né duhhiexza per „ tuono suo naturale per vece di voce di Tedaldo quaud' ei le parlu\u nel esser da lei conoaciulo. e {)oi di nuovo alifuanto n più riguardatolo.. si volle t^ mendo te . tcneo il di Sosia ncllìi l'Andria di Tcrenaio. comò egli slvsso Jirù nel proemio JcUu ae- gucntc giornata. così di lui temendo come vi de* morti corjìi . che non può della Toce riconoscendo ma 1' io non so {xu egli »e tenere la voce tP alcuno e per conoscerla con certezxa (che cosi creder ti spiega) sia modo ti^9C. (3) sua voce e alquanto più riguai*datolo e seco alTeruiaudo che per certo egli era Tedaldo. e piiingcndo gli si gìllò alcollo.. e appresso quasi la temendo voce di Tedaklo. e temendo . morto (a) che die voi ed i miei credano la La donna .. NOVELLA Vn. do dalla sepoltura quivi . piangendo «ciixa ( iiun palli fiorentino. A cui il Tedaldo disse madonna non dubita. Certo per assai facile lo la clic riconoscendo gran simigliausa delle lellerc il m cil n si rende «lirsi scambio di tenendo con temendo. si dclil>cr() finalmente.[Awcrìitn. . andare come vi- (1) . se poi veduti . e pare rlie (piesta {virola vi 9 adatti assai meglio eliu la voce {«mendo: ad ( o^i modo „ „ fu di contrailo avviso jiarolu il Salviati. II. ed esjirime quasi lo stesso quo' del 27. fuggir . Ma osserva il Dionisi che. Il testo Mannelli jhko copra ha conosciele. L 1. si teme} e non si pri a riceverlo gli come Tedaldo venuto di Cifece incontro mn. conoscete voi lui esser ? 89 vide . io sono vostro Tedaldo vivo e sano . e mai non fratelli morii nò si fu' .. tornato : . vivi /ossero. dell' „ quelle vanno imitando mutasionc de' movinicuti animo j)cr di colei: la qual da lo coittrarìo pinma russicuralu ulijuunlo. ed è.. come Tedal. la la ctliz.. Né i Deputati lu ni- il SaKiali approvano gran fatto chiuriìkii inamente vi s' giunta di quella yofX fossero. il conoscendo Tedaldo tutta stordì . die' egli.

E . col piacer de' prigioniei'i (i). a lui se n' entrò. t Dal frencescon dit.()o GIORNATA TERZA basclollo dicendo . come che io non ti conosca. . io voglio stanot- te poter venir da voi e contarlevi per più agio die al presente non posso. sii ben tornato : Tedaldo. e con buona speandò ranza riconfortatala da lei si partì . io noi commisi {\) (2) (3) \ t QÀoh. o forse dalla lingua provenzale. del iSsy e Deputati: vagli. e perciò. . E nel vero il peccato per lo quale uom dice (3) che io debbo essere a morie giudicalo. come tu di. Salviali. rimessasi la schiavina e '1 cappel- basciata un' altra volta la donna. più di paura della soprastante morte pensoso salute j che di speranza di futura e quasi in guisa di confortatore. basciata e abbrac. sì veramente . come io credo. ciala lei disse madonna egli non è or tempo da fa- re più strette accoglienze: io voglio andare a fare clie Aldobrandino vi sia sano e salvo rendalo . co . a te mandato da Dio per tua salute al quale per la tua innocenzia è di te venuta pietà. tu . della qual cosa spero clie avanti che donian sia sera. amico dei essere. Pinogli. uè mi ricordi mai più averti veduto. la io sono un tuo ami. dende tante voci e forme di dire sono venute alla toscana favella. gli disse: Aldobrandino. A dobrandin rispose: valente uomo. dono che io ti domandemorte cui Al- rò conceder mi vuoli (2) . della sua salute. poiché tu della mia salute se' soUIcIto . ediz. lo . voi udirete novelle clie vi piaceranno . sia sera dove tu quella della tua assoluzione udirai. e postosi con lui a sedere. gli si gittò al collo e : Tedaldo mio dolce . se io l'ho buone. se a reverenza di lui un picciol . e cola se n' dove Aldobrandino in pi-igione era.At^ carcerieri. senza alcun fallo avanti la sentenzia della che doman attendi .

Non il' n$|)ctlato 1)cn fresche novelle „ Potr. se E da n'andò alla signorìa. o Coae a così fatte novelle ^ . o<]o novella . .'„ Io pur ascollo e non . me piace ogiii gran cosa ri . signor mio. disse. che il latino ilice nuncìus V r Ilalin comitneinentc dice nuove. fratelli di Tedaldo l' averli a questo punto condotto te credendo nella morte del . peregrino allora . senza volergli dire stesse: sommamente pregò che di buon cuore il che per certo avanti che seguente giorno Guisse egli udirebbe novella (i) certissima della sua salute. addoinanda dio s<>nza fallo ov' egli avvenga Il che io scampi . e in segreto ad un cavaliere che quella tenca disse cosi. acciocché Iddio mia salute intenda . raccon- tanicnlo di cosa avvenuta vera o verisimile libro. io lo serverò fermamente. al peregrino il . dove essi di questo : dimnndin perdono A cui Aldobrandin rispose non sa quanto dolce cosa si si sia In vendetta l' . gik fatti. in ciò fare quella mnnicia terrò che a grado Questo piacque altro. 91 li nssai dogli altri ho . NOVELLAVO. e . il Novella e novello è nome acuivo e vaie medeùioo che nuovo. desideri . promettessi e p<TÒ (piello che . ti ila . ciance o parole^ frascherie o baie. lor fratello esser colpevole ed abbigli per ti fratelli e . quello che a' io voglio niun' altra cosa ò se non che tu perdoni quattro . lui partitosi. né con quanto ardor 5 . volentieri loro perdonerò ed ora loro perdonoj e se io quinci esco vivo e scampo. per amici . .. ciascun dee volentieri faticarsi iu farcite la veri ih del- (1) Novella ha {liù significali . ginmmni za di . non che una j farei volentieti non elle io . Significa ancor /'avola. se non chi riceve alla oflese ma tuttavia . Significa come sono le cento Ji questo tali. „ . così ti quali forse a cjut'slo roiulollo m' hanno ha al Ma dico a reveren- Dio . presente misericordia di picciola . se egli . „ Che „ novelle son queste? Non attendo •e ed altre assai che ne Iruovano per lutti gli autori volgari.

ha voi sono (i) qui venuto a voi E come voi sapete . valo. peccato commesso. . che Te- daldo Elisei ucciso aveano non conoscendolo . quello che Tedaldo Elisei uccise. ha io se ne venne . non essendovi . . e non uccisori. j dissero perciocché egli alla essi nello alber- dell' un Il di loro. Do: mandati della cagione moglie go il . porre al martorio. 93 le cose si GIORNATA TERZA conosca. e lei so- (1) il t II testo qui venuto a wi Non pare clic siasi taciuto siasi verLo sono per la figura ellissi. dandovi gli ucciditori Il (2) di quel giovane nelle mani. ma è da giudicarsi piuttosto che omesso per inavvertenza. roso uomo da .. avervi mostrato. ed occultamente madonna Ermellina Mann. e massi aiamente coloro che tengo. con al- licenza dal gentile la casa di uomo si partì . tutti noi soffersero j ma ciascun per so. altre posteriori. per rin- venire come stata fosse la cosa. voler suo peregrino questo avendo saputo . aveva molta noia data e volutala sforzare a fare . e certo vi si legge e nell'edizione dol 27 e nelle (2) Ucciditori . al quale d' Aldobrandino increscea vo- lentier diede orecchi alle parole del peregrino j e te cose mol- lui sopra ciò ragionate '1 . e poi insieme apertamente confessarono sé essere stati coloro . avete rigidamente contro Aldobrandin Palermini pro- ceduto . e posseditori dis- sero i Toscani antichi. cosa acciocché av1' e i peccatori sien puniti . e narloj il per condanio che è certissimamente falso sì come credo avanti che mezza notte sia . venga in onor di voi io e in di chi meritato . ma ben possessori. La qual male . e parvi aver trovato per vero lui essere stato siete . per sua introdualbergatori e zione iu su il primo sonno i due 5 fratelli lor fante a man salva prese e lor volendo. no il luogo che voi tenete acciocché coloro non poril tino le pene che non hanno .

al letto. e pochi di appresso l' a' mafattorì (i) dove la testa . disse : carissima donna mia . pienamente raccontò . prestamente Aldobrandino berò . . attendere il a' fatti d' . XXVU. il quale veramente credeva aver pianto mor. scamdo rhe da ma' . che è quanto a dire mali facitori Io ne ho titcnula T antioi lìb lesione uioMo dalla aulotiti di ai riputate odixioui. . NOVELLA la . un dell' altro s' prendendo . rallegrati . in abito peregri. donna per dovere quando . . che per cer- to tu riavrai domane qui sano e le salvo il tuo Aldobran- dino} e per darle di ciò più intera crcdenra.'* 1* trovò clic aspettava . e dacajx) . VII. na niiinnesc hanno a* innl/altori del Livomo del 1789. del LXXIII e del LXXXVU ntaluUori. 93 essendo ogni altro della casa andato a dormire^. . affettuosamente abbracciò e basciò il suo Tedaldo e andatisene insie- me ce . com- messo avevan omicidio fece tagliar Essendo adunque libero Aldobrandino con gran letizia di lui (1) t L'edisione del 1718. . ciò. Aldobrandino La si- venuto giorno e parendole piena informali- zione avere dell'opera. che fatto avea . tocx.. parimente disiderosa d' udire buone novelle del marito e di riconciliarsi pienamenr Alla qual venuto con lieto viso te col suo Tedaldo . e di vedere libero dal pericolo Aldobrandino si il quale fra pochi dì credeva dover piagner morto tanto lieta quanto altra ne fosse mai . eU moderma mi testo Mannelli e nelle edirioaì iu rece di malJaUori leggesi io jM-nso. pregalo che occultissimo fosse pure . quella di . E . ora fosse gnoria . co- me alla il giorno appressò Tedaldo avendo già donna mostralo ciò che fare intendeva. La donna di due così fatti accidenti e così subiti cioè di riaver Tedal- do vivo to . . . no s' usci della casa della . e Jattorì. di l' buon volere fecero graziosa e lieta padilettosa gioia levatosi. cioè mali.cuinpa'^ta.

dove- . e co- noscendo manifesta mente ciò essere per opera del peregrino tanto . ne ricevesse i quattro e le lor donne aggiu- gnendo che invitargli esso medesimo andrebbe incontanente ad al alla pace e suo convito da sua parte. di fargli onore e la non . avvenuto . re sono tre soli i nomi d'una slllal)a clic lia la iiosli-a lin- gua serventi ad ara])edue ancor nel verso. lui alla lor casa condussero per . domandò ad Aldobrandino promessa Aldobrandino liberamente rispose .griie e regi si usano Evvi anche piò. che dicesi molto lienc nel minore e nel maggior numero (1) t Osservisi questa forma di dire invitò a dover desiuare in luogo di invilo a desinare. Fretjuentcmenle unisce il Boccaccio /jt//e/t'. apparecchiato te A cui il peregrino fece per lo seguen. gru. il peregrino tantosto u' andò . "l numeri. stare : l'amistà d'Aldobrandino racqui. al fine con ragioni irregli pugnabili assai agevolmente condusse a dovere. Ed essendo Aldobrandino di quanto al peregrino piaceva contento telli . quanto nella città gli piacesse di stare festa e quivi sazii . si potevano veder e spezialmente donna che sapeva a cui farlosi.. usate. 94 GlORNxiTA TERZA i e della sua douna e di tutti suoi amici e parenti. do- mandando perdono. dì apprestare un bel convito nel quale gli disse che voleva che egli co' suoi parenti e fratelli con le sue don. e questo fatto loro e le lor donne a dover de- sinare (2) la seguente mattina con Aldobrandino gl'iu- (i) Di. la sé essere ma armati per tema . i Ma fra- parendogli dopo alcun di (i) tempo di dovere telli riducere a concordia con Aldobrandino . li quali esso sentiva non solamente per . lo suo scampo scornati. . Lenclu: dic'. a' quattro fratal e Con loro assai delle parole si che intorno a materia richiedeano .

altro che. emendò se non una taciturnità . G. aTTerbialmente. colla sola ili(Tcren«n che tloTC noi gli «la usiamo ciò die gl'Inglesi ne formano il 80^f. quello la alcuna altro die laudcvole se non una . o. darlo e tonol»l)ero il disordine di questo |)erio«lo. La mattina adunque i mangiare primieramente così vestiti di quattro . per lingua no» nlqunnto ili energia nll» espressione In questo U •tra parteci|)« dcDa inglese. ed essendo msgnificamente serviti nel con- . che Imt- devole. Vctlcsi onrlic tra le lingue d' indolo nssni dispamtn hncci in certi gior avvicinamento che altri a prima giunta (i) Rolli. nò avendo avuto ia . R. tennero s(?guente in su fratelli di l' invito. vennero. amici vennero a casa Aldobrandino va j che gli attende- e quivi davanti a tutti coloro che a fare lor stati . Tedaldo nero .. nella quale iisansi qunsi «Ilo stesso . a ilir meglio. tentarono d' rrorn* non \i riuscirono. come erano con alquanti loro . tutte di bruno vestite . Aldobrandino lagrimando pieto- samente gli ricevette . R. magnificamente le Ed gli essendo stati serviti nel uomini parimente e cOvsa donne . l' 9$ ora del ed essi liberamente della sua fò sicurali. . Osscnisi come periodo piglierrbbe stati wn damento se si leggesse.NOVELLA VIL vitò. nel!' infinito. la tari tura ita stata per lojresco dolore ec. e G. A. se non ima. e co* D. volere con (lare nllri verl>i iiii'i così jicr un certo tcuo . gittate si l'armi in terra sero . wouWcc. Appresso costoro le sirocchie e le mogli loro. ed A. "t il dljordine in questo luoqo dair essersi usato il il gerundio in regolare an- Tccc del verbo. e tutti basciandogli in bocca . punii mag- non crcdcrclJie.iunlivo. modo eouldy shnuld. tacilurnitù (i) stala per lo fresco dolore rappresen- re. comrimi- pagnia erano da Aldobrandino invitati. te non una Nasce tale taciturnità: leggasi col MS. con poche parole spacciandosi ogni ingiuria ricevuta rimise. Ne avendo avuto in quello cosa alcuna altra. nelje mani d' Aldobrandino perdonanza domandando di ciò che contro a lui avevano adoperato. e da madonna Ermelconvito lina e dall'altre donne graziosamente ricevute furono.

se non una.. e comincia la voce seguente il Ma con la lette- ra maiuscola. pag. disordine hanno trovato gli i critici in questo luogo del Boc- caccio Messi da parte antichi. L' edizione del testo Mannelli ha la voce Tedaldo. GIORNATA TERZA Tedaldo : tato ne' vestimenti oscuri de' parenti di per al- \ito gli uomini parimente e clie le donne. di che parlali Salvini nelle Prose Toscane. Da questo luogo del Boccaccio e da simiglianti delle cento Novelle an- tiche. varie Premetto che in questo luogo hanno interpunzione varia il edizioni . non ehbe in quello cosa „ cuna altro laudevole. Ripeterò ancora. ciò che ho detto altrove zione nelle stampe gli che la cattiva interpun- fa spesso nascere il disordine de' periodi. r Opere del Baccaccio dell'edizione di Napoli 1725. Colombo. 21. convito cosa alcuna altro che laudevole. gli si levò in pie ec. ne avendo avuto in quello cosa alcuna altro che laudevole. PotreJdie aJ la parlicella 7. ma noi fanno già dopo la voce accorto. addurrò solamente l'osservazione del Slg. si non concede di fare.se non una. se non la taciturnità ma venuto il tempo di torta via. che punto dopo è la più giudiziosa. JS'oji avendo avuto nel . Finalmente all' uopo di esporre il mio concetto mi giova la particella avvertire che nei tre testi a penna magliuhecliiani manca Ma incominciante nuovo pe- riodo dopo la voce accorto. Parte 2.^ . venuto il tempo di tarla via. la taciturnità stata per lo fresco „ dolore rappresentato ne' vestimenti oscuri de' parenti di Tedaldo „ ec. 226 principio. più sottili investigatori del proprio ufficio di ciascuna delle parti del discorso. de' Villani e di altri scrittori loro contemporanei apparisce avere gli antichi autori toscani assegnata alcuna volta al ge- rundio eziandio la funzione del verho. e ne fa nuovo periodo affatto sospeso. IIACCUI.2«. la Parmense. V. ili pag. . ma non comincia per lettera grande la voce seguente per: e forse è quel punto minimo. I Deputali e Salviati fanno punto fcnno dopo voce pe- Tedaldo. ed egli se n' era accorto) sto ma.. a me non dispiace. di fra Guittone. Posto ciò io regolerei l'interpunzione del periodo in questa guisa : Jid eascndu stati mugnijìcamentc serviti nel convito gli uomini parimente e le donne. ove tro\asi un punto fermo. alcuno parere poco (alzantecon antecedenti Ravvici- nandola a che si riferisce. la taciturnità stata per lo fresco dolore rappresentato ne'' vestimenti oscuri de' parenti di il dii'iso e'Z Te- daldo (per la (fual cosa da alquanti convito del peregrino era stato biasimato. (•) (*) Gran . conte seco dispo- uvea. si levò in pie ec. e seguitano di il La moderna Livorno del 1789 concorda con . Oltre a- esempi da me uddolti ne accennerò un altro che può vedersi nel1.. riodo. che stacca una parte del pe- riodo antecedente. la Ha poi la detta edizione il punto fermo dopo voce iicrorto. la qual cosa a noi..

E di dosso git- tatasi la schiavina ed ognitibito peregrino. lessero i7 lUviso il e F invito.c il con- vito crasi fallo non ilal ma da Aldobrandino.nti. si levò in piò mangiiindo ancora frutte . ckl 97. venuto tempo da gli altri le torla via . e il IMiò (Mica dir molto bene Boccaccio il diviso e 'l coavito d*l pere- grino {•i) . fu (•»). ha che più volentieri farei io. Il che Aldobrandino veggendo. come l'altre donne. io il vi voglio mostrare. Ma S>I- \iali fu d'avviso che foste meglio attenersi anche [qui alP ottimo lesto: il |HTriocchè convito era stato pensamento ed impresa del peregrino. Ermelliua? come non fai tu. e riconosciuto. pcrt'gtino iicrrl. e nou senza grandissima malungamente raviglia di tutti guatato. si abbia fatto festa e che come colei che più che per gli è tenu- che alcuna altra. e si- migliante appresso fecer le donne.sto . fuor che mounaErmellina.endado verde rimase. niuna cosa è mancata a cpiesto convito . f Ricotioscitdojii e lungamente guatalo. Il che Tedaldo vedendo. cosi le non parenti come le part. Perche i fratelli e gli altri tutti di lagrime il d' allegrezza pieni. seco dis|>o. poi- ché avendolo avuto continuamente con voi non lo avete conosciuto . . ed egli se n' era accoril Ma come . assai de' lor parentadi. festa a Tedaldo? na ce faccia ta A cui udenti tutti. in una giubba di '/. '1 peregrino era stato biasimato to . disse: che è questo. il ' 97 convito (i) del In Climi cosa da al({uanli diviso e . e disse. a doverlo far lieto se non Tedaldoj il quale . avanti che alcun s' arrischiasse a credere che '1 fos- se desso.. la gli donna rispose: niu- n' . ad abbracciare corsero. de' suoi accidenti raccontò. cousiderato le sue opere (i) + Cosi legge il Mannelli.* ^NOVELLA VII. Tcdis. la qvial lesione fu ritenuta cxiandio «W Deputali. uomini il delle cose tra loro avvenute. avea. Gli «liUiri <Vl XXVII. .

che tacito principio avuto avea . ebbe sonoro eran . credi tu che io creda agli abbaiatori? esso la procaccianes- mia salute .^ io t' GIORNATA TERZA abbia riavuto . la festa continuarono Li Fiorentini più . . che noi credevam Tedaldo. adunque da stracciò li esso medesimo e i a' fratelli bruni alle siroc- chie e alle cognate si . delicata espressione. cosi gli fece lieta festa. maniera tegnendo giorni . questa . come un uomo risuscitato e maravia' fra- gliosa cosa telli i-iguardavan Tedaldo j e a molti e ancora n' era un cotal dubbio debole nel? animo o no . tosto le- va su . La donna che . Matt. . E preso dalla ruggine che guasta ferro. per denotare il mal animo. canti e balli e altri sollazzi vi fecero assai: per la qual cosa il convito fine. E . . per questo ciascun fé sta a Tedaldo vestimenti neri in dosso si tolse . tutti a casa di Tedaldo n' andarono e quivi la sera cenarono e più giorni appresso . quasi . come . e volle che quivi altri vestimenti facessero venire . altro il non demarito: ella siderava non fu . se fosse desso e noi credevano ancor fermamea- (i) Ru^ginuzza. : va' via . Fatta e ogni rug- ginuzza (i). . con grandissima allegrezza cosi. ma le disoneste parole dette ne' di che noi piagnemmo colui. abbraccialo . lenta in questo ad ubbidire per che levatasi abbracciandolo d' come 1' altre avevan fatto . me do ne fanno stare -A assai cui Aldobrandin disse . Li quali poiché si rivestiti furono . va'. bene dimostrato ha quello : sere stato falso senza che io mai noi credetti . Questa di j liberalità Aldobrandino piacque molto a' fratelli Tedaldo e a ciascuno uomo e donna che quivi era via. che fosse nata nelle menti d'alcuni dalle parole state.

che l' chiaro chi fosse stato ucciso j il (junle fu questo. Dio faccia noi godere del nostro. suo amare. né é mai potemmo poi sapere che vero che noi ci di lui fosse. udendo questo. si Il maggior nanzi . (1] A peua. . Fa- ziuolo. masnadiere.« NOVFXLA fatto a fé lor VII. «"y^ se te . come di noi siamo. Tetlaldo adunque tornato ricchissimo la perseverò nel . lungamente goderondel loro amore. di Lunigiana davanti a casa loro gli si e vedendo Tedaldo fe<. . cosi es- sere stato come costor dicevano di che per questi sta- e per gli altri . che fece in- domandò Costoro il fosse stato vestito quel Fa- dissero} e trovossi : appunto tra . e ziuolo . qua . A'({uali Tctlaldo in presenzia de' fratelli rispose: voi m'avete colto in iscanibio. compagno che venne il (piale si chiama Faziuoloda Pontremoli. Bene maravigliavamo dello abito 3 perciocsì ché esso era. segni riconosciuto fu colui che era j to ucciso essere stato Faziuolo e non Tedaldo laon- de il sospetto di lui usci . forse quindici dì o fa . né forse avn>bber pcxza (i) un caso avvenuto non fosse. poco più si . a' fratelli e a ciascuno altro. senza più turbarsi donna discreta- mente operando. cioò d'indi a molto tempo.ero incontro dicendo: ben passa stare. fratel di Tedaldo. parlare si vergognarono. Costoro udendo! . Passavano un giorno fanti . e. . e clùesongli perdono dicen- do : in verith che voi risomigliate più che uomo che un nostro noi vedessimo mai risomigliarc un altro.

è messo in pri. colui di ciò essendo per santo adorato . e ancora ò. le die cagione di così cominciare. per morto seppellito fosse to . e poi risuscitato . Ca- rissime Donne.enuta da la fine della lunga novella d'Emilia. Dico adunque come un vivo . si Toscana una badia . po- come noineveggiam il molte. e dalV abate . contare una verità che ha troppo ella fu. Fu adunque in sta. alla Lauretta strato il con un sol cenno mo- suo disio. nella moglie di lui gene- V. Ferondo mangiata certa polvere . in luogo non tropnella quale fu fatto abate . a me si para davanti a doversi far racpiiì. ma che brievemente narrata fosse stata. è sotterrato per morto .loo GIORNATA TERZA NOVELLA Vm. a- vendo rispetto alla quantità e alla varietà de' casi in essa raccontati. non la perciò dispiaciuta ad alcuno per tutte tenuto sua lunghezza. e fattogli credere che egli e in purgatorio . e come poi per risuscitaaltri lui e non per vivo egli stesso e molti credes- sero essere della sepoltura uscito. che la moglie di lui si gode . gione . la Reina. per suo nutrica un fi- gliuolo dello abate rato. un monaco quale in ogni cosa era santissimo fuor . tratto della sepoltura . . che come colpevole ne dovea più tosto essere condannato. di che di quello che menzogna sembianza | l' e quella nella mente m' ha ritornata avere udito un per un altro essere slato pianto e seppellito. po frequentato dagli uomini.

e (picsla il Uiione adotfar questa tò eziandio Salviati. ovvero eziandio p«x una cotal grazia ed energia del discorso. i. ma parimente nelle altre scrit- ture del l)uon secolo. essendosi molto . il nome Ferondo uomo materiale e grosso modo nò per altro la sua dimestichezza pia. clie dimesliefietza vi fosse st^la ag«l' giunta da chi non accorse che in quetta ha qui fona avverbio DECAM. e de' tempi |K»leriori altresì. perdili santissimo e giusto era tenu- Ora avvenne clic . . non ricordandosi s\ (die" egli) che la non \'nl sempre per copula . e la lezione del I Mannelli fu tali stf^uila nelle inipn-ssiuni di la Livorno e di Milano. T. particola la ipiale Mn egli nlla iwrticrlla et sostituì la parve n lui rlie ci stesse me}. .lio. 7 . Depu- aeilellcro bene di riiuctlorci il |Mirticula e/. le pigliava delle e in questa (u) bellissima accorse 1' abate . amare questa sua moglie savissi- mo . che ad altro non pensava . Avendo jwi gli editori del 37 trovato in alcuni testi a penna e in questa dimesliehetxn ^ adottarono rosi l'atta lezione: ma s' si i Dqnitati e la voci* sì il cav. e et>n ragione. né di né notte Ma udendo che quantunque Feronbene era do fosse in ogni altra cosa semplice e dissipito.irj^inc che cosJ si leggeva nel ronniisciilto orìginnle. e più mi piace. come molto a v- (i) (q) In alcuni "t testi a penna trovo Il ne pur. Ed io aggiuj^erò die non solo nel Decameron. e che ( fatte guise di piirlar rotto tono t. iiou che sapesse. Av^e^t. quasi se ne dis]. che quasi iiiuno. II. Mannelli avverte ni-l in. lili. Salviali la rigettarono. cap. ci E in che questa. con Io abate dimesticato un ricchissimo villano quale avea senza . trovasi talora questa parlicoUi non solamente come copulati%a. ma il inoltre ( conte avverti molto l)enc Cinonio ) in luogo d' altre priicellc. Ferondo avere una si donna per moglie s' della quale esso fer- ventemente innamorò .>erava Ma pure. ma nò (i) susplcava to in ogni cosa. assai spesse in quelC opera Salv. 6 ). pensiindo. in e guardarla . ceva allo abate quali talvolta s' se non per alcune recreazioni sue simplicità . .. NOVELLA vili. 1. con avvertirci che Mannelli nel mu<tt tazione sMnj^nnnò sicuramente. clie nell' »«•! «l opero delle femmine: e questo sapeva il cau- tam(!nle fare.

aver per la marito un mentecatto essere 1' ma : molto maggiore . o altro bene. m' avesse dato mari- o non me co' vostri mi sarebbe agevole ammaestramenti d'entrare nel cammino ohe lo avesse dato forse ragionato n' avete che io . qual cosa . e tanto simamente che alla donna venne desideda Fe- rio di confessarsi da lui . considerato chi è Ferondo . come voi siete.102 veduto la t GIORNATA TERZA recò a taato Ferondo . in- cominciò to. poco mi gioverà. . la cagione del mio ben potere adoperare il confessarmi. credo avere un geloso per che avendo voi e l'uno . : messere se Iddio . prima che io ad altra confession venga quanto più posso umilmente vi priego che sopra questo vi piaccia darmi alcun consiglio 5 perciocché . se quinci non comincia . di lui. mena altrui a vita eterna . io per questo altro lui viver che in tribulazione e in mala ventura con non posso Per . posso dir vedova e pur maritata sono in quanto vendo esso altro marito aver egli è . anzi cbe a dire altro venisse . . cosi matto come d' ogni senza alcuna cagione è fuori misura geloso di me . piacere toccò animo e parvegll che la fortuna gli avesse al suo maggior desiderio aperta la via . non posso che . die egli insieme con sua donna a prendere alcuno diporto nel giardino : della badia venivano alcuna volta e quivi con loro della beatitudine di vita eterna e di santissime opere di molti uomini e donne passate ragionava modestisloro. ed a pie . la . ed ebbe la Venuta adunque a confessarsi la donna allo abate con grandissimo piacer postaglisi a sedere . 1' Questo ragionamento con gran dello abate . ed egli sì . e disse : figliuola mia. io credo che gran noia sia ad tina bella e dilicata donna. e la sua stultizia . Ma mi vi. e chiesene la licenza rondo .

ri- que. La medicina da il . son contenta^ il come ? vi place .'rte orazioni pregheremo farà. che quello che io mi met> . Iddio che in questa vita intorni. a gu voi mente ciò . tornando Ferondo vi converrebbe a lui tornare . La donna ad padre mio . dubitate perciocché io mi si lascerei innanzi morire che io cosa dicessi dicessi . ciò che vi pia- purcliè io possa. rimaner vedova? . xione dite vi credo . vi potrh egli e' E come. disse spose l' la donna debbo . Disse allora l'abate. abate . disse la donna. disse la donna . Ma come potrà far questo egli Rispose di nccesr r abate sita se uoi vogliamo che guarisca . che della vostra iribula. ed lo io faròj ma ce . altrui. fuorché si uno risca . andare vivendo? Disse l'aba. . solVerta che egh losia sarà guarltp noi con il ct. Ma a questo nt> brievemeule par- lando . che voi mi diceste che ì io non .. di ciò nou . fatto 1' ]NLt . che voi siete . e sarebbe più geloso che mai La donna io disvse : puit he egli di questa mala. . per uu certo tempo nel quale vi con- verrà molto guardare che voi ad altrui non vi lasciate . 1' avrebbe per male e . ben purchò a voi dea vi cuore di segreto tenere ciò che disse : io ragionerò . che gulderdon debbo aver da voi di così fatto servigio Padre mio . ad un cosi vole ? uomo come : sia convene- A cui abate disse madonna sia voi potete nou meno adoperar per me. e cosi v' andrà: e quandi questa sua ge- do tanta pena avrà . io ed egli il AdunSì. quale ò che T'erondo di questa gelosia guarirlo so io troppo guafare . ventura guarisca. rimaritare . che egli non mi convenga sempre stare in prigione fate . che puote una mia pari. perciocché Iddio . NOVELLA e l' VIIL*? io3 altro . il . ninno nò consiglio rimedio veggo. te: egli convien eh' muoia . convien che egli vada in purgatorio.

. po della vita mia Disse . tanta forza ha avuta la vostra vaga bellezza che amore mi costrigne a cosi fare. allora la . Adunque disse abate mi do- vostro amore. minore : perciocché ella dimora nell' anima e quello clie io vi sì sia . mentre che Ferondo starà in purgatorio gnia . .. Ma . . E dicevi che voi gloriar vi . il dovete disidei'are perciocché . si come che fia io mi dispongo scam- a far quello clie vostro bene e vostra consolazion dee essere. . donna 1' se cosi è. io vi darò . La donna . che a loro vanno per consiglio. creden- me quello e più che voi poco avanti ne credavate. Non rifiutate la grazia che Iddio vi mando ciascun di . che è ciò che voi domandate? Io mi credeva che. io sono uomo come . domando è peccato del corpo . pensando che ella piaccia a' santi che sono usi di vedere quelle del cielo: e oltre a questo. per la quale io ardo tutto e mi consumo . gli altri . della vostra bellezza più che altra donna potete . e come voi vedete io non sono ancor vecchio anzi E non dee questo esser grave a dover fare . co- me vi che io sia abate . né mai accorgerà . da. ed avrete consiglio . cosi voi potete far quello salute e . che assai sono di quelle che quello disiderano che voi potete avere. ^ò^ GIORNATA TERZA j to a far per voi perciocché . di cosi fatte cose? A cui 5 1' abate disse: anima mia bella non la santità vi maravigliate che per questo non diventa . un santo : or conviensi egli a'santi uomini di richieder le donne. udendo questo voi foste tutta sbigottita rispose : oimè padre mio. . se savia crederrete al mio Oltre a questo io ho di belli gioielli e di . e faretemi contento di voi. faccendovi la notte compaj quella consolazion che vi dovrebbe dare egli di questo persona alcuna s' . io . sono apparecchiata nerete voi il . che che .

dolce speranza mia me che io fo . . io5 persona sic- li qtiali io non intendo Fate adunque clic d' altra . . NOVELLA vili. lieta no . gatorio e ritrovata una polvere quale nelle parti di Levante avuta avea da un gran il principe ( quale affermava quella solersi usare per lo Veglio della Montagna . . con molte altre parole . mentre . e attendendo d*aver degli alle compagne Ivi tornata. che . e che ella più e mcn data senza alcuna lesione faceva per . no t che per mostri ([ucllo . La douna altri . quando alcun voleva dor. si fatta maniera più e meu dormire s<^ colui . . avrebbe mai detto sta tanta colui in aver vita ) e di que- presane . per voi volentieri. avvisò di mandarlo in purdi maravlgllosa virtù. cominciò a raccontare della . mnravigllosecose santità dolio abate . teneva il viso basso nò sapeva come negarlo pareva far bene: per clic e il concedcrj^liele te non le 1' abarì<- veggcudola averlo ascoltato e dare indugio alla ipostn parendogliele avere gih mezza convertila . avanti che egli ristesse V ebbe che questo fosse ben fatto : perchè essa vergognosamente disse sé essere apparecchiata ad ogni suo comandoj ma prima . egli qua con meco se ne venga a dimo- rare Fi detto (questo. postole celatamente in . alle prime continuandosi nel capo messo . che Ferondo andato fosse in purgatorio : A cui egli v' l' abate contentissimo disse e noi faremo che andrà incontanente : farete pure che domane . e con loro a casa se ne tornò se n' cosi s' a pochi dì Ferondo . mano un del do- bellissimo anello la licenziò .. andò alla badia : il quale come la l' abate vide . che la pren- deva . La donna . che a fare 49)^xnirc tre gio rni suf- . non potere . la sua virtù durava alcuno non . o l' altro di . cari . mendo mandare nel suo paradiso o tra rione.

tra per toglierlo più che io potessi. io6 fidente fosse . tale che stando ancora tato addormentò e addormen- cadde . quasi da alcuna fumosità di stomaco 1' o d' altro che occupato rita vita e' avesse . ho creduto bene di chiudere parentesi le proposizioni incidenti. mandatolo a dire moglie e : parenti di lui tutti quivi prestamente vennero e avendolo la moglie col- (i) \ La andò particola e evvi di soprappiù. . „ la quale nelle parli di Levante avuta avea da a fare un gran principe. di vino . cidente fattolo scignere . e fatta recare acqua fredda e gittargliele nel viso e molti suoi altri argo- menti fatti fare . Ond'èche. e ritrovata una polvere di maravigliosa virtù..adi fosse. con disgiungere troppo 1' idee principali una il dall'altra vi cagionano qualche imharazzo. non ben chiaro ancora nella sua cella senza avvedersene Ferondo chiostro . gli volesse la . „ questa tanta presane. i Ciò. le ma perchè questi accessori son molti. costui venne un sonno subito e in pie s' fiero nella testa . a . . e sono puri accessori... che „ in un „ re. Per che . e '1 sentimento rlvocare veggendo 1' monaci che per il tutto questo egli . GIORNATA TERZA e ( i ) in .. avvertenza che io ho avuta eziandio -parecchie altre volte. smarabate . . dicono Deputati essere stato preso dal (2] Milione di Marco Polo Scignere scingere.. un bicchier . siccome il lettore se ne sarà facilmente avveduto. gliele die he- Le cose vi stanno per incidenza. ])iuchier di altre dormir tre giorni sufficiente vino senza avvedersene Ferondo. non si risentiva toccandogli tutti polso e niun sentimento trovandogli e' per costante ebbero eh' alla fosse a' morto . liadia : il quale è questo:. Ivi a pochi dì 1' Ferondo avvisò di „ se n' alla il quale come aliate vide così s' „ mandarlo in purgatorio. che qui si accenna del Veglio della Montagna. L' abate mostrando di tuxbarsi dello ac(2) ... sciorre. e pare a me . . e lui appresso menò nel e con più altri de' suoi monaci di lui codiletto . che neccia anzi che no al filo del periodo. gliele die here . minciarono e delle sue sciocchezze a pigliar Il quale non durò guari che . . lavorando la polvere .

la seguente notte travestilo Per che. monaci che i fallissero era stata fatta nel portarono j e trattigli . a casa disse o da tni piccol fanciulliu. nella quale alcun lume non si ve- dea . confidava. e una tomba . levatosi la e quel di quivi da Bologna era venuto . L' abate con . e che per prigione de' . giacque ritornò alla cammino per cosi fallo servigio faccendo assai sovente. fu creduto che fosse . bolata trovò e confortatala alquanto pianamente la richiese della promessa. e con quel lei infìno al si mattutino con grandis. venuta V abate de' panni di Ferondo. 107 sue parenti altjuanto pianto cosi vestito . che di lui aveva pnrtirsi che non intendeva . e lasciaronlo stare tanto il eli' e' si tisse. e dal suo to v' monaco accompagnae poi si andò . cominciò ad attender che Ferondo si risentisse . gianinmi. La donna veggendosi altnii . dallo aba- te informalo di (juello che avesse a fare senza sajwme alcuna altra persona niima cosa. E da alcuno e nello andare e nel torna- re alcuna volta essendo scontrato. Ferondo trassero della sepoltura. fece V abate . j un altro bello anello disse che era ap- e con lui compose che la notte. suoi vestimenti. libera e senza l' impaccio di Ferondo o d' . la quale di nero vestita e . e così rip masasi nella casa era di il figliuolo e la ricchezza che stata Ferondo cominciò a governare . avendogli veduto in dito parecchiata v' andasse. In questo mezzo monaco bolognese . . e a gnisa di monaco vestitolo glia il sopra un fascio di parisen- posero .NOVELLA le vili. un monaco bolognese notte tacitamente lui in di cui egli molto si . L' abate il di seguente con alcun de' suoi monaci per modo di visilazion se n'antri- dò a casa della . simo badia diletto e piacere . donna . metttrrc in uno avello come era il La donna si toniò .

che ben sapeva ciò che ( risensi era tito . più volte fu detto Il monaco bolognese . . che reco è ciò che la donna che fu tua 1' mandò stail ti mane alla chiesa a far dir messe per anima tua 3 che Domeneddio vuole che qui rappresentato Disse allora ^Ferondo Io le voleva : sia Domine . fosse ) entrato dentro con una voce . accorgersi. mano . . che ella vino della botte di lungo . diede una assai. I o8 GIORNATA TERZA Ferondo che andasse per quella contrada penitenza faccendoj e poi molte novelle tra la gente grossa della villa e alla moglie ancora . altro quando voglia ne veniva E . . non faceva . il monaco da capo gli ri- prese e con quelle medesime verghe . poiché mangiato ebbe . ben gran bene anzi che io morissi tanto che io me la teneva me tutta notte in braccio e . Al quale re e da bere . 11 che veggendo (i) Ferondo ? o mangiano io ti i morti Disse il monaco . dalle il buono anno. più nuove cose del mondo disse : di- il monaco portò alquanto da mangia. . . gran voglia avendone il cominciò a mangiare e a berej e non parendogli vi- no troppo buono. sìj e questo . poi . gran battitura A cui Ferondo avendo gridato . il muro il Ma . cendo. (1) D verbo vedere <jui sta per sentire. . e quivi trovandosi senza saper dove orribile. falla trista. Per che sé stesso e la sua le donna '1 suo figliuolo co- minciò a piagnere. Come il disse : Ferondo dun- que son Ferondo io morto Disse monaco e mai .. altro che bdsciarla ed anche faceva . il monaco sì rispo: tu se' in purgatorio ? . presolo gli diede una gran battitualtro Ferondo piangendo e gridando non faceva io? che domandare: dove sono se : A cui . Ferondo . con certe verghe in ra . diede al prete del disse Domine.

tu di vero confetto . ha mandato canal ed cmmi sì . disse Ferondo . due ? Disse il monaco : . fo ora : che tu vi le non mai più geloso Disse Ferondo o ritorna- mai chi muore? Disse . O . monaco : ma elle arsero alle . che : tu che questo . aven- rondo Disse il monaco perdio Ferondo do la miglior donna che fosse nelle tue contrade per . il monaco: si. la batterò mai non le dirò villania se non del vino che ci ella ci ha mandato stamane .. NOVELLA disse : Vin. se ma tu non gli . e ammendartene: e fa' che se egli avviene che tu mai io ti vi tomi. due vohc . a migliaia. puoi né vedere nò udire allora non come essi te Disse Ferondo : o quanto siam uoi di limgi dalle no- . . convenuto mangiare fece bene . se io vi : tomo mai io sarò . Disse il monaco Ih . tu abbi sii si a mente quello che . buio Disse il . di questo ti dovevi tu avvedere mentre eri di . . non è egli più persona che noi sì . tu ì 109 Disse il deh ({ucsto perchè mi fai monaco: p(>rcioochò cosi lia dì comandato Domoneddio che ogni . chi Iddio vuo. messe O . disse Ferondo tu dirai vero e per certo. e la piìi io ella era più melata che '1 ma 1' non sapeva che Domencddio avesse jwr male che fosse geloso . che io cpicste battiture infi- debba dare mangiare e bere e no a tanto che Iddio Disse Ferondo : dilil)ererh altro di te e di e' me . il miglior marito del mondo mai non . . ed anche non dela ninna . ella se io vi tomo f io la lascerò fare ciò se' che fai? Ma chè loso ti dimmi. uomo : che io non sarei stato . mi Disse : von^ il mo' e per- naco io sono anche morto e fui di Sardigna io lodai gih f molto ad un mio signore V esser ge- sono stato dannato da Dio a questa pena . moglie dolce : Oimè . li sia fatto E : per che cagione? disse Fetu fosti geloso. disse .

dolciata L' abate fattagli dare nel vino . Benedetto e . udendo questo gli fu forte lieto e disse : ben mi piace dea il buono anno a messer alla Domeneddio e allo abate e a san . gli amor Dio (i) ti fa questa grazia . 1 1 o sire contrade ? GIORNATA TERZA O io disse monaco ! il . al mondo j .. ni suoi . Gnaffe cotesto è bene assai ia. turosamente visitò il donna . e dirgli chiamar Ferondo confortati . che a Dio piace che tu torni . Ferondo donna . che egli gli mandava ore il di quella polvere tanta che . e che a tornasse . tanto ci . disse . il disse all' abate perche ad amenduni parve fosse che senza indugio Ferondo purgatorio rivocato a vita ella di lui dicesse . B'erondo : e per quel che mi pa- dovremmo in cosi essere fuor del mondo . . insieme col monaco suo tacitamente Ferondo il narono nello avello nel quale era stato seppellito si risentì . . delle miglia più di bella cacheremo. mondo Ma : come avvengono le sventure la donna ingravidò. noi . lei si diede più bel tempo del . forse quattro facesse dormire rimessigli i pantor. Ferondo . dove tornato il tu avrai un figliuolo della tua quale farai che tu nomini Benedetto j perciocché per prieghi del tuo santo abate e della tua donna e per di san Benedetto . sevvl di lungi . Ora fatti ragionamenti ed in simili con mangiare e con battiture fu tenuto Ferondo da dieci mesi 5 infra li quali assai sovente la bella 1' abate bene avvene con . da dovere essere di lei si . e prestamente accor- tasene . moglie mia casciala melata . que la seguente notte fece con una voce nella prigione. ha . La mattina Le duo in sul far del giorno e (i) •{ edizioni citnte nel Vocabolario hanno caciatu- . ed che gravida fosse L' abate adiuicontraffatta .

come anco gli Ebrei. e disse padre mio. . stato senza Il vedere il cielo ) fuor dello avello uscito 1' quale : come . die da' Greci . ed allo lej abnte n' andarono . che con la ne' loro mesi. prendete venite . così gli corse a' piedi . Ili . la croce e V acqua santa ed appresso di me e veggiamo ciò che la potenza d' Iddio ne j vuol mostrare ( come e così fece. si Calende o colendi dicono ti i primi giorni di tutti i mesi si : a colende di maggio ec. cioè nuore luna governavano loi mesi. apri- temi .NOVELLA Vra. ed egli stesso a sì pontar col capo nel coperchio . ma i diceano neomenie. di che spaventati tutti per . il quale veduto non avea ben dieci mesi . sembianti facccndo di . perciocché poca ismovilura (i) avea l'incominciava a mandar via.. . che detto avean mattutino la corson e conobbero voce di Ferondo . . : per che paren. ma usata da' Romani le . Usano questa voce più contadini oggi. potenza d' Iddio Iddio t' . che Ismossolo . dell' dicono sole wna* altro. avverli (a) modo <lvl dire. quando colh . per alcun pertugio dello avello lume . non i quali non avcau calrnde luQc. ed è \occ greca. Va' dunque . la novità del fatto cominciarono a fuggire Il (juale : . le e quelle delle vostre orazioni secondo che rivelato mi fu di sim Beuedetto e della mia donna m' hanno : pene del purgatorio tratto e tornato in vita il di che io priego Iddio che vi dea di (a) oggi e tuttavia . varsi d' orazione disse figliuoli non abbiate paura . quando per lo dì primo altri. ha qui rimandato e consola la tua donna la (i) Poca ismovilura mfea. e viderlo già del monimcnto uscir fuori. vide egli . i piglia anno. cioè non era molto graTC e duroasrauoil Tcni. buon anno e le buone calen: L' abate disse . dello avello forte .e. lodata sia la . i monaci . Era Ferondo tutto pallido colui che tanto tempo era . figliuolo poscia che . dogli esser vivo cominciò a gridare apritemi . vide abate .

mondo de' fatti del purgatorio e in pien popolo la raccontò la rivelazione statagli fatta per bocca . . domandandolo molte cose quasi savio ritornato . e sii da quinci innanzi amico e dore d' Iddio. la della santità dello abate E Ferondo. na partorì un figliuol . che . credendo quasi ogni se . Ma. egli m' è ben detto cosi. non fu per innanzi di la donna contenta one- . GIORNATA TERZA poìcliè tu dì questa vita passasti . don- maschio . egli richiamandogli affermava sé essere risuscitato La moglie similmente la aveva di lui paura . e fecene divotamente cannella sua villa far . più geloso . sessione rientrato de' suoi beni l' ingravidò al suo parere : e per ventura 1' venne che a convenevole tem- po . e in pos. a tutti rispondeva e diceva loro novelle dell' anime de' parenti loro. . me . Ferondo tornò . come ìo la tro- verrò . così la bascierò tanto bene le voglio. secondo opinione degli sciocchi. che per sì sua gelosia molte bat- titure ricevute avea. misereie il j . del Ragnolo Braghiello avanti che risuscitasse la Per qual cosa in casa colla moglie tornatosi . 112 qual sempre ta in . è staservi- lagrime . dove chiunque vedeva fuggiva come si suole delle orribili cose ma . poiché gente alquanto si fu rassicurata di con lui e videro che egli era vivo. come che di quella guerito.. uomo che fama la risuscitato fos- accrebbero senza fine . mostrò d' avere di questa cosa una grande ammirazione tare il . L' abate rimaso co' monaci suoi. il qual fu chiamato Benedetto Ferondi La tornata di Ferondo e le sue parole. secon- do la promessa dello abate : fatta alla donna. lasciate far pur . che credono la la femmina nove mesi appunto portare i figliuoli. . Disse Ferondo: messere. . e faceva da sé medesimo le più belle favole del .

«junndo scconciamcnle poteva ritrovava. clic . Giletta di Nerlona guerisce d* una fistola: il re di Francia domanda per marito Beltramo il di Rossiglione . cantra sua voglia spose ne va per isdegno. e la intitolò firgiiiia. cbe col Boccaccio nom dutur ultra. ' ii3 veramente volentieri col come si soleva . elle «li tanti ImIIì riconoscimenti e si teneri «Iella madre e dei fi- 111) tentato Il due autori eccellentissimi d'animarne drammatici «io e fra- coniiionimcnli.• j)er che egli poi . e mollo sua dottrina stimato e l>encficato il da papa Leone X. si . NOVELLA IX. dove vagheggiando una giovane . satala . Mart.NOVELLA sta mento. per moglie la tiene (i). in persona di lei Giletta giacque con lui . jicr la due cardinali. conciò fosse questi Novella ò cosi hello e cosi riero «P intreccio. nome di una sua tij. il santo abate le ne' suoi qualrbene e tlillgcntemeuservita l' maggior bisogui avea . vili. un conte Mulalcsli. quale. . L' di questo inferiori suoi caratteri in questa commedia sono mollo il a quelli di Uwxacciu.fece illu!>lralorc sua commedia autore dice elic thiit end* welì. ricordargli ipieU' Qui mi |)crmetta d' degnissimo illustratore di aureo uvvcrlimcnto Onisio: est i/Hoildam prudire IcHiis. tello di primo fu Bernardo Accolli nobile aretino. avutala cara . e fu la recitata la prima vulla in Siena j4ir* ivell^ i Il secondo fu Sli»kes|H-ar. (i) Il soggetto (li corredato gli. e m.liuulu niitumle che fu maritata a . e da Clemente VII. con lui si visse. del Questi ne fece una conimctlia. e d' andare audie un poco più innansi. ed ebbene due figlino-' a Firenze li . sotto cui {MnliGcato mori. il suo privilegio rompere solamente a dire alla Reina. xXestava . non volendo a Dioneo .

n4 la GIORNATA TERZA sollicitata cosa clie già fìnlta fosse la novella di Lauretta. a' i suoi parenti . chiamato fu Isnardo. . non avendo mai potuto Beltramo . chiamato maestro Gerardo di Nerbona. non vedea. Ed essendo quali da marito . avendo quella di Lauretella udita? Certo vantaggio ne fu che dell' altre non fu la primiera . Chi dirà novella ornai che bella paia ta . Aveva senza piij . perciocché ricca e sola ella già era rimasa d' età onesta via . dimenticare molti . il conte . vi conterò Nel reame di Francia fu un gentile uomo . quale era simo e piacevole : e con lui altri fanciulli della sua età s'allevavano. cosi tutta vaga cominciò a parlale. 1' avevan voluta maritare rifiutati n' avea . tra' quali era una fanciulla del detto medico. pose e lui Al quale. Per qual cosa essa . senza la cagion ella dimostrare . senza aspettar d' essere da' suoi. Ora avvenne che ardendo dello . . il detto conte un suo il figliuol piccolo bellis- chiamato Beltramo. mani e .. quella che alla proposta materia m' oc- coire . morto . del re lasciato ne convenne andare a Papadre di rigi. il lei morto tieri se onesta cagione avesse potuta avere. volen. a Parigi sarebbe andata j ma . La quale Beltramo infinito amore . essendo molto guardata . che poche poi ciute : ne sarebbon pia- e cosi spero che avverrà di quelle che per . conte di Rossiglione: perciocché poco sano era . il quale sempre appresso di sé te- neva un medico. chiamata Giletta. questa giornata sono a raccontare Ma pure . chente che ella si sia . di chela giovinetta fieramente rimase sconso- lala : non guari appresso essendosi per veder Boltramo . il quale . e oltre al convenevole della tenera età fervente a questo nelle .

. amor di ii5 Bdlromo più al re di clie mai. le venne sentita . ho speranza in Dio giorni di questa infermità reuduto sano in so Il . NOVEU. ma . re si fece medesimo i beffe delle parole di costei dicendo f quello che maggiori medici del . cosi in. che montò . ne. e mostrogliele Come costei l'ebbe veduta. che ella leggiermente aver Bel- tramo per marito padre aveva Laoude si come .. a cavallo ella s' ed a Parigi n' andò . colei che gihdal assai cose apprese fatta sua polvere di certe erbe utili a quella infermità che avvisava fosse . appresso nel cospetto del re venuta di grazia chiese 11 che la sua infermità gli mostrasse . la quale di grandissima noia e di : grandissitua augOMria gli era nò s' era ancor potuto trovar medico . re veggendola bella giovane e avvenente . come che l' molti se ne fossero speri. avuta avea nel petto ed era male stata curata gli rimasa una fistola .AIX. percio<.chè bellissimo giuvntie udiva ch'era divenuto. mentati l' che di ciò avesse potuto guerire ma tutti avean peggiorato: d' j>er la qual cosa il re disperatose. e . potuto nò saputo una giovane mondo non hanno femmina come il po- trebbe sapere f RingrazioUa adunque della sua buo- na volontà . e pensossi non solamente per questo aver dare a Parigi credeva . confortò di doverlo guerire e disse : monsignore fatica di voi quando io vi piaccia . contanente si . una che era uuvella come Francia p(>r una nascenza . più alcun non voleva nò consiglio nò aiuto Di che la giovane fu oltre modo contenta . senza alcima noia o d' avervi in otto . e rispose che proposto avea seco di più . legittima cagione d'an- . non gliele seppe disdire . . . se quella infermità fosse jK)terle venir fatto d' . Nò prima altro fece che ingegnò di vedere Beltramo.

marito A cui ella rispose adunque mon- signore il ho io guadagnato Beltramo di Rossiglione. rispose la giovane fatemi guarguerisco . Gran cosa al re dovergliele parve dare . quale mio padre fu e famoso medico menIl visse re allora disse seco : : forse m' è costei mandata da Dio sa perchè non pruovo io ciò che ella fare . non . gnato il . io vo- un marito tale . : voi ne parete ancor senza marito e altamente se ciò farete la noi vi mariteremo bene : Al quale giovane disse monsignore : . tempo damiil guerirmi gella . poiché promesso '1 l'avea. veramente mi piace che voi mi maritiate glio ma . guerito disse . monsignore voi schifate la : mia arte per- chè giovane e femmina sono io ma . dare e . quale infino nella mia puerizia io cominciai ad ama- re e ho poi sempre sommamente amato. il . E accordatosi di provarlo disse : e se voi non ci guerite . .ii6 consiglio di disse : medico non seguire . : damigella voi avete : ben guada. . poi dice senza noia di ? me in picciol . GIORNATA TERZA A cui . ma . quale io vi domanderò figliuoli senza dovervi domandare alcun de' vostri casa reale . re rispose . siete ornai . e sì gli disse : Beltramo voi . io vi ricordo che non medico con con la la mia scienzia anzi con lo aiu- to d' Iddio e scienza di maestro Gerardo ner- bonese tre . la giovane . non volendo della sua fò mancare . La il gioter- vane cominciò la sua medicina a sanità . se io infra olio giorni . o della Il re tantosto le promise di . faccendoci rompere nostro proponimento che volete voi che ve ne . se- gua ? Monsignore 5 . farlo . vi fa temi bruciare Ma se io vi guerisco il che merito me ne seguirà ? A cui : . e in breve anzi mine r ebbe condotto sentendosi . se fece chiamare . Di che il re .

Avveiti pei tutto ov<: tto\i. la qual noi per riaver sanità donammo alla damigella che voi in guidcrdon di ciò domandò par marito ? Monsignore disse Beltramo voi mi potete ton-e quant' io tengo e donarmi. . E venuto giorno a ciò dilerminato. rullo ilei matrimonio |Hir clic sempre egli «isi |ir(>|irio li i-on^iungcrsi carnalnieutu . qiiantuuque molto bella paalla conoscendo non . {ler (a) Afaritaggio usò i* ({uasi sempre il Bixc. quello che i Latini diper cono malrim-'iiiiiin. dunque volete voi che noi meno di nostra fede. e il re fece fare l' il apparecchio grande per la festa delle uo7. 117 clie voi torniate grande e fornito (i): noi vogliamo vostro contado la . le sue medicine sauilh reuduta scea e veduta resse . dunque mi volete voi dar medica per mogliere? io si Gih a Dio non piaccia. qual n' ha con . quan-* il tunque Beltramo mal volentieri facesse. T. che più che sé amava^ E questo fatto . ma di questo vi sì come vostro uomo . A cui gliamo re disse. il che fatta femmina prenda ve- giammai. sarete .NOVELLA a governare il IX. esser di legnaggio che : sua nobiltà bene slesse tutto sdegnoso disse monsi- gnore. disse re . nella presen1* za del re la damigella sposò. perciocchò dami- gella è bella e savia e amavi molto: per che speriamo con lei che molto più lieta vita avrete . IL 8 . . a clii vi piace. . io non sarò di il tal maritaggio (a) la Si . Beltramo il (|ualc la conogli l' avea lei . gi. rendo sicuro che mai contento .ze. come colui che seco . Disse Beltramo: e chi ò la damigella. monsignore? il A re rispose : ella è colei la . che con una lac- dama di più alto legnaggio non avreste Beltramo si qxie. e con voi ne meniate una damigella cui qual noi v'abbiamo per moglie data. DECAM.h peusato avea quello che far dovesse dicendo che al suo conlado (l) "f Notisi essere Joriiito jK-r essere uom fatto.

parole dal suo proponimento noi potean muovere si (i) Avviti /3ar//Va transitivo. novella sposa poco contenta a Rossiglione vuta . al loro ser- rimase . pregandolo che contado si . cioè divideva. I cavalieri intesero la dura condizione posta nelle due quasi impossibili cose j e veggendo che per loro . Egli avea anello assai caro . come lor donna fu rice- Quivi trovando ella per lo lungo tempo che senza conte stato si v' era. Avendo donna il tutto racsignificò. fatto di certa quantità di gente capi- tano. il matrimonio . . e da loro avendo vigio si buona provvisione. per alegli cuna virtù che stato gli era dato ad intendere eh' avea.ii8 tornar chiese si GIORNATA TERZA voleva j e quivi consumale al r^. . E ad Fiorentini guerreggiavano co' Sanesi si essere in lor favore to e dispose. ed ella per compiacergli : partirebbe A Ili il quali esso durissimo disse : di que- sto faccia ella piacer suo io per me vi tornerò al- lora ad esser con lei che ella questo anello avrà in dito e in braccio figliuolo di l' me acquistato il . ogni cosa guasta e scapestrata. . . . nò mai da sé partiva (i). al concio paese. . non venire suo gliele significasse . dove da tutti . di che i suggetti e lei ebbero molto cara e poserle il grande amore. o separava. di tal ventura al sperando di doverlo per suo contado. per due cavalieri al conte . forte biasimando di lei conte di ciò ch'egli la non il si contentava . se per lei stesse di . commiato E montalo a cavallo se non nel suo contado se -a' andò saputo che i ma ne venne in Toscana. e fu buon tempo La . dove lietamente ricevu- con onore . se ne venne suo bene operare rivocare . sollicitusi come savia donna con gran diligeuzia e : dine ogni cosa rimise in ordine contenlaron molto .

stava (i) disiderosa di sentire novelle del suo il signore. sapere alcuno'ove ella andasse . vwc« o#cur«ini'nte . suo riavesse visato j . non tornare . Quivi . dopo lungo pensiero di- libcrò di voler sapere se quelle due cose che jxìlesser veil nir fatte e dove . Ed avendo quello . entrò in cammino né mai rlstcltc s\ fu in Firenze: e quivi per avventura il arrivata in uno . alberghetto.* e pregógli che la guardia ed al il go- verno del contado prendessero. ma niente montarono . e dileguatasi con intenzione di mai in Rossiglione . furon lagrime molli prie- sparte assai da' buoni uomini e a lei porli ghi che le piacesse di mutar consiglio e di rimanere. accioccUò per conscguente marito . anvita intendeva di consumare rimanente della sua in pcregrinaggi e in servigi misericordiosi per la salute dell' anima sua . con im suo cugino e con una sua cameriera di peregrini . 119 e Irt sua risposta le raccontaro- no. mentre ella parlava . in abito . Nutùi quecta bcQa loctuiuiic . e mostrò quello che di ciò seguiva j e ulti- mamente zi disse che sua intcnzion non era che per il sua dimora quivi conte stesse in perpetuo il esilio.. Essa . la (Tualo dolorosa molto. ben fomiti s' a tlenari e care gioie senza . NOVELLA toninnìno alla donna . accomandati loro a Dio. Avvenne adunque che st'guenle dì ella vide (l) t Piiinamente $ì stavu. e lei avergli conte signilicassero vacua ed espedila lasciala la possessione. lar dovesse av- raguuata una parte de' maggiori e de' migliori uomini del suo contado. IX. quale una buona donna vedova teneva na si pianamente a guisa di povera jwregri. loro assai ordinatamente e con pietose parole raccontò ciò che gih fatto avea per amor la del conte .

m. disse alla donna. la quale (> gentil femmina . davanti allo albergo passare Beltramo a cavallo con il quale quantunque la ella molto b«n del- nondimeno domandò . consolarsi onestamente la vostra fede . un giorno tacitamente in abito peregrino n' andò j e la . . mi pare che io j voi siate delle ni. Seguì la contessa a me i biso- nella quale se io i mi rimetto e voi m' ingannaste Sicuramente piace . quello che a questo conte fosse piaciuto La . questi è il un gentile . .iche della fortuna leste . La gentil levatasi che apparecchiata era d' udirla ed entratesene sole in una sua camera e : postesi a sedere. buona donna quale lo albergo clii egli fosse A cui 1' albergatrice rispose: . quando donna : le le volea parlare . contessa . queste pa- role intendendo . I20 sua compagnia conoscesse . uom il forestiere il si chiama conte Beltramo j piacevole e cortese e molto amato in questa città ed è più innamorato . savissima e buona donna si sta j e forse se questa sua madre non fosse . voi guastereste disse la gentil fatti . e' . GIORNATA TERZA . fermò '1 il particularità. uom del mon. come sono per avventura voi potreste ma dove voi vovoi e me consolare : La donna gna rispose che niuna cosa dlsiderava quanto di . e per povertà non si marita ancora ma con una sua madre . vostri e miei donna ogni cosa che vi mi dite } che mai da me non vi troverete iugan- . e bene ogni cosa la casa e suo consiglio: e apparata nome della donna e della sua figliuola dal conte là se amata. donna e la sua figliuola trovale assai po- veramente piacesse disse . . avrebbe ella già fatto di . raccolse bene e più tritamente esa- minando vegnendo ogni compresa. salutatele.. do d' una nostra vicina . ma è povera Vero è che onestissima giovane è . cominciò la contessa madonna .

la profertaj ma . Io veggio vostra figliuola bella e grande da marito. NOW. qxiali sieno quelle il due cose che aver le quali mi convien ninna se '1 se io voglio avere mio marito : altra . pia- cque til . 131 Allora la contessa eli' .LLA natn . non voi conte se quello ò vero cìie io intendo cioè che figliuola. comlncintosi dal suo primo innamoramento. dove voi mi serviate e. avendo l'animo gen- disse: madonna . e lentieri . : e la contessa .. . se egli sai^ onesto a me. i suoi casi raccontati l'altre seguì : udite adunque avete ira mie noie . voi disiderate Madonna rispose la contessa io il vi dirò ma primieramente vi voglio mostrar quello che io voglio che ve ne segua . persona conosco. che far me le possa aver. À cui la mia ti : donna disse: madonna. che . cuna persona di cui voi vi fidiate facciate al conte mio marito dire che vostra figliuola sia presta a fare . .sso per voi operare. . tuttavia. quello che io abbia inteso e comprender mi paia il . non aver ben da maritarla ve la fa guardare in casa Io intendo che in merito del servigio elio mi farete. sì come bisognosa . per . io il farò vo- e voi appresso farete quello che vi pìacerii la Disse allora contessa : a me bisogna che voi per al. chi infino a cjiiel era e ciò che inter>'enuto l'era sì fatta giorno le raccontò per alle maniera . Alla donna . ditemi «picUo che io po. che la gentil dunna dando fede sue parole sì co- me quella che gih in parte udite l'aveva da altrui. mio marito sommamente ami vostra gentil . ma . ne fa gran sembian- ma : che posso ? io perciò in questo adoperare. IX. colei minciò di ad aver compassione . di darle prestamente de' miei denari quella dote che voi sia medesima a maritarla onorevolmente stimerete che convenevole . egli se il conte ama figliuola io noi so.

ogni suo piacere così dove ella possa esser certa j che egli l'ami come dimostra . . eh' egli ama . la contessa degli sì bracciamenti del marito ma molte se segrétamente operando dosi la . avendo da . che mai parola non il ne seppe . essendone voi biasimo ne seguisse alla figliuola stata cagione. lo in dito e il il figliuolo in braccio . come fu piacer d' Iddio . 122 GIORNATA TERZA . temendo non forse Ma che onesta cosa era riavesse il il dare opera che la buona donna . cotanto Il quale se egli \i gli manda voi mi donerete il e appresso manderete a dire vostra il figliuola essere apparec- chiata di fare "venire . il che ella il non crederrk egli porta . lui generato io racquisterò e con lui dimorerò dimorar con marito. e così appresso. il suo anel. creden. e qui farete occultamente fi- e nascosamente me . suo marito . in iscambio di vostra gliuola gli metterete allato Forse mi farà Iddio gra- zia d' ingravidare. quantun- que gravetto paresse al conte e lei in iscambio della^ figliuola a giacer col conte maestrevolmente mise Ne' quali primi cougiugnimenti affettuosissimamente dal conte cercati . fidandosi. sempre conte non con la moglie ma con colei quale egli amava. non le manda 1' anello quale mano e che ella ha udito . sa . l' anello . non solamente di promise ma l' infra pochi giorni con segreta cautela lei .. mai in se egli . essere slato. volta contentò la gentil Nò solamente d'un» ab. la donna ingravidò in due figliuoli maschi come il parto al suo tempo venuto fece manifesto. come moglie dee Graa pur pensando cosa parve questa alla gentil donna. piacer suo. quando a . donna . secon- do ordine dato da ed ebbe . . A cui. e che essa ad onesto fine a far ciò si mettea nella sua buona ed onesta farlo afFezion conalla contes.

La ag- gentil doiuia le disse che . gna cento domandò le per maritar La ti contessa cognoscendo la sua vergogna. ma che ciò non avea per alcuna speranza di guiderdone . insieme con la figliuola : mandare nò venire a se n' andò a in contado a casa di suoi parenti e Beltraa casa mo ivi sua. ia3 venia la matllna . da lei partitasi . > ma ho si le disse: madonna lo elle v' Dio mercè e io ciò che io disidcrava. mi domanderete che mi pare che allora . questo mi piace bene e cosi d' altra parte io non intendo di donarvi quello. e udendo . gentil si debba cosi fare .nidnvn la ginilil . poco temjx) da' suoi uomini richiamato la contessa s*era dileguata. per far bene. che tempo del parto venne al e due figliuoli maschi simigliantissimi padre . se ella aveva cosa che 1* gradisse fatto . por guiderdone . ne donò cinquecento e tanal- belli e cari : . . . a voler ben fare : A cui la con- tessa disse madonna . avca parccclii belle e care la contessa gioie donate le qxiali mite diligentemcntr gn. di tal servigio la vostra . vada . La la (pinle scnteniiosi gravida. La contossa sentendo lui di Firenze partito e tor. La donna da necessità lire le costretta . se udendo che ne tor- nò . Firenze dimorò partorì . ma : perchè le pareva doverlo fare. che le piaceva .NOVELLA pnrlir si IX. la gentil donna vie più che contenta alla contessa rendè. faccia quel- aggraderh accioccliò io poi me ne ella . con grandissima vergola figliuola . ma . che valevano per avventura trettanto di che . se ne tornò allo albergo . la Sila cortese domanda gioielli . lion volle più donna gravare . e perciò tempo è che per lue . quelle grazio la ({uale che maggiori potè. nato nel suo contado fu contenta assai *1 : e tanto in . che voi . La gentil donna per torre materia a Beltramo di più né casa sua.

Signor mio . e il suo senno e appresso due così be' per servar quello che promesso avea e per (i) fì Dice Vincenzo Borgliini che. . senza mutare abito . a Mompelier se ne ven: e quivi più giorni riposata .. donne e di usata . mis in congiunzione niega . : ed ecco nelle . pure in forma di peregrina andò.. figlioletti in braccio salita in su la sala se n' se tra uomo ed uomo là andò dove : il conte vide . GIORNATA TERZA e quegli fé diligentemente nudrire le . ordinatamente ciò che stato era e come . tutto misvenne (i). senza essere da alcuna persona conosciuta. 1 24 .. lungamente andata son tapinando Io ti li riclùeg- gio per valieri Dio io clie la ti condizion postami per la due ca- che mandai tu mi è osservi . io sono la tua sventurata sposa la quale per lasciar te tornare e stare in casa . mie braccia non un co qui il sol figliuol di te . come e' là se n' E sentendo le donne cavalieri nel palagio del conte adunati per dovere andare a ta- vola . anello e disse: i conobbe figliuoli ancora . tua . e del conte il . . dunque che debba da te . o il pi ul- tosto guasta significato primiero della voce. la qual cosa il conte conoscendo lei dire il vero e veggendo la sua fi- perseveranza e gliuoletti. e gittatàglisi a' piedi dis- piagnendo . loro E . . Per . sì simili erano a luij ma pur La come può questo essere interve- nuto ? contessa con gran maraviglia del conte e di tutti gli altri che presenti erano . quando tempo ne parve. una gran festa di . ma due io ed ec- tuo anello Tempo . e dove fosse avendo spiato . e sentendo lui dì d' Ognissanti in Rossiglione dover fare cavalieri n' era . raccontò . sì come moglie . in cammino messasi. esser ricevuta secondo la tua promessa e Il l' conte udendo questo . con questi suoi .

e perciò. sorridendo cominciò a dire.. e abbracciò e Lasciò e per sua legittima moglie riconobbe^ e quegli per suoi figliuoli . non è egli perciò. senza comandamento diavolo aspettare. finita era e che a solo restava il dire . che diligentemente Di la novella della Reilui na ascoltata avea sentendo che . che lira' folti alcuna volta esso boschi e Ira le rigide alpi . e potrete anche conoscere che . voi non udiste forse mai dire . diventa moglie di Neerbale 'ioneo. senza partirmi guari dallo eflelto che voi tutto questo dì ragionato avete. come il si rimetta in inferno. quantunque amore i ri lieti palagi e le morbide camere più volentie- che le povere capanne abiti. forse ancora ne potrete guadagnare l' anima avendolo apparato . che ciò sen. ia5 donne . e in piò fece levar la contessa. X. diavolo in infoino poi quindi tolta . Graziose donne. con grandissimo piacere di quanti ve n' erano e di tulli gli altri suoi vassalli . NOVELLA compiacere a tulli lei i IX. pose giù la sua ostinata gralei vezza. sempre come sua sposa e moglie onorando 1' amò e somma- mente ebbe cara NOVELLA uiUhech diviene romita insegna rimettere il . E fattala di vestimenti a lei con- venevoli rivestire . tirono tri fece non solamente j tutto quel di ma lei più al- grandissima festa e da quel di innanzi . io il vi vo' dire: . che lulU suoi uomini e alle pregavanocìie come sua leggitlima sposa dovesse o- mai raccogliere e onorare. cui Rustico a monaco : .

non da ordinato desiderio . : e veduta di lontano una a quella n' andò uscio ^ il . temendo non . molto commendare la cri- stiana fede e servire a . e d' età forse di quattordici . al fatto . un di ne domandò . Il valente uomo il veg- gendola giovane e assai bella se egli la ritenesse . e nelle diserte spelunche non faccia le sue forze sentisi può alla sua potenza es- sere ogni cosa suggetta Adunque venendo . de' deserti che più delle cose del mondo come coloro facevano che nelle solitudini se diTebaida andati . alcuno in che maniera a e con Il meno impedimento Dio si potesse servire. ma da un cotal fan- ciullesco appetito senza altro farne ad alcuna persoil na sentire to di . il quale tra alcuni aveva una figlio- letta bella e gentilesca il cui . quale le rispose che coloro meglio a Dio servivano fuggivano . dove un santo uomo trovò sopra la. La giovane. demo- l' ingannasse : le commen- dò la sua buona disposizione d' erbe e e dandole alquanto da salvatichi e datteri mangiare radici pomi . tutta sola si misej e ajjpetito . n'erano. con grati fatica di lei durando 1' dopo alcun di a quelle solitudini pervenne casetta . servire gli conveniva . nome fu Alibech La quale non essendo cristiana ni . la seguente mattina ad andar verso diser- Tebaida nascosamente . che simplicissima era anni . dico clic nella città di Capsa in Barberia fu glk un ricchissimo altri suoi figliuoli . e udendo a molti cristia- che nella cittk il erano . . 126 re . domandò La quale rispose che spirata da Dio andava cercando d' essere al suo servìgio e ancora chi si le insegnasse come nio-. uomo . la l' quale maravigliandosi di quivi vederquello che ella andasse cercando.. Il perchè GIORNATA TERZA comprender . Dio . .

le si diede ad intendere che quello servigio poteva far grato a Dio inferno . dovesse recare suoi piaceri. disse si riposasse Questo dar non preser guarì d' indugio . la giovanezza e la bellezza cominciò e oltre a questo a pensar che via e che essa modo egli dovesse lui con lei tenere . mandò la via . sua fermezza una gran pruova la non . Ed pervenuta a lui parole . e avute da lui queste . non ella sono j a lui te n'andrai: e miscla . le E priil mieramente con molte parole diavolo fosse nemico di mostrò quanto Domeneddio. a' sotto spezie di ser- Dio. come gli altrì : . nire a quello che egli di lei disiderava E tentato primieramente con certe domande . nel cpiale . notte un Icltuccio di frondi di le palma . ia7 non guarì lon- le disse : figliuola . X.NOVELLA e bere acqua tan di qui è . nome era Rustico e quella Il dimanda gli fece che agli altri avca fatta. la ritenne nella sua cella e le venuta fece fatto . per volere fare della . me seco . un santo uomo ò il quale di ciò che tu io vai cercando mollo migliore maestro che nella via . Domeneddio V aveva dannato La . e appresso . che più si era rimetlbre il diavolo in . a recarsi per di costei memoria . mia . quale. e sopra quello . medesime andata più avanti . pervenne alla cella d' il uno cui romito giovane assai divota j persona e buona. le tentazioni a battaglia alle forze di costui il qual trovatosi di gran lunga ingannato da quelle le spalle . acciocché non s' accorgesse come uomo dissoluto perve. lei non aver mai uomo vire a conosciuto conobbe» e così essere semplice co: me parca per che lei s' avvisò come. senza troppi assalti voltò e rendessi per vinto j e lasciati stare dall' una i delle parti pensier santi e la V orazioni e le discipline .

. se tu per di quello fare in queste parti venuta che tu . perciocché se questo diavolo pur aver di il questa noia . Alla quale Rustico disse: tu quello elle a quegli saprai tosto e però farai me far vedrai: e cominciossi a spogliare . : questo è ora egli diavolo di che io ho parlato . del. molestia tanta che io ap: pena la Allora disse la giovane veggio che io sto o lodato sia Iddio che io io meglio che . o padre mio . t' disse Rustico. vi pia- cerà-. e dirimpetto a E cosi stando . 1718. e a Dio grandissimo piacere e servigio se' . . pochi vestimenti che aveva e rimase tutto . Rustico. . disse. venne la resurrezion della carne j la quale guardando Alibech. Iddio abbia qui man- data per la salute dell' anima mia. quella che cosa è che io fuori . e posesi gi- nocchione a guisa che adorar volesse sé fece star lei . ed haila in iscambio di questo : Disse Ali- bech: o che? e dicoti A io cui Rustico disse hai t' il ninferno (i). Disse allora Rustico figliuola benedetta (i) t V inferno i 1' ediz. e vedi tu mi da grandissima posso sofferire . tanta pietà e soiFerire che io in inferno . ove tu vogli me . La giovane scia di buona fede il rispose . ti veggio che cosi si pigne in e non il 1' ho io ? O figliuola mia. ignudo (e così ancora fece la fanciulla) . po- che io ho ninferno sia : pure quando mia . rimetta farai tu mi darai grandissima consolazione . essendo Rustico più così ri- che mai nel suo desiderio acceso per lo vederla bella . che mi credo che mi dark . 1 28 il GIORNATA TERZA domandò come il giovinetta questo si ^ facesse . non ho io . non stai : tu . che non ho j cotesto diavolo io Disse Rustico la tu di vero ma tu hai un' altra cosa che . . e maravigliatasi.

e riracttiamlovi . v' ò dentro rimes- Disse Rustico . quanto è rimettere diavolo in inlcrno^ e per. volta: Rustico. cosi E per fare che questo non avvenisse da il sei vol- le anzi che di su lellicel si movessero ve '1 rimisero tanto che per quella volta gli trasser si la superbia del capo. ciò io giudico ogn' altra persona servire a Dio attende .. per la prima volta senti un poco di noiaj per che to. e cominciò a dire il a Rustico ti ben veggio che Capsa . poscia mi lasci stare . Ma. ritornae la giovane tagli poi nel seguente tempo più si volle . il diavolo lu iufenio . non mi ricordo che mal alcuna che di tanto diletto e piacer mi fosil se . inala cosa dee essere questo diavolo duole quando egli : e veramente nimico d' Iddio. clic altrui . che egli si stette volentieri in pace. padre mio. si 1^9 che egli andiamo dunque . |K. ver dicevano que' valen- uomini : in che il scr\ ire a Dio era così dolce cosa e per certo io altra ne facessi il . non so . s' egli vi stesse cosi volentieri . NOVELLA sia lu j X. La qual chò il diceva ella alcuna diavolo si . ubbidiente sempre a Irarglicle disponesse. Dio La giovane. figliuola. egli non avverrà sempre . Per e gli la qual : cosa essa spesse volte andava a Rustico diceva . essere uua bestia . che ancora al ninfemo. menata insegnò la giova- ne sopra uno de' loro si letlicelli le come star dovesse a dovere incarcerare quel maladelto da . E così detto . che ad altro che a . io non so perchè il fugga di ninfemo uinferno . padre ella disse a Rustico : per cer^ mio. avvenne che il giuoco : le cominciò a piacere.r istare io son qui venuta per servire a Dio : e non oziosa andiamo a rimettere cosa faccendo . che mal più non aveva in inferno messo diavolo alcuno. come il riceve e tiene egli non se ne uscirebbe .

mormorava Ma . bia al tuo diavolo Rustico che di radici erba e . atlutìre . che un altro sarebbe sudato egli incominciò a dire alla giovane che il diavolo non era da gastlgare né da rimettere in inferno. grazia di Dio abbiamo pace : si sgannato che egli priega starsi in e cosi alquanto . richiedeva a dovere gli disse . aiutato a trarre la super. per men s' il potere questa quistione . ferno è gastigato e più : un giorno Rustico se il diavolo tuo non ti dà noia me il mio ninferno : . GIORNATA TERZA spesso la giovane Rusti. Di che giovane . acqua vivea . Attutare. mitigarti. non paren- dole tanto servire a Dio quanto voleva anzi che no e il . diavolo rimettere in in. che egli a tiva tal' 5 freddo. poteva male rispondere alle poste e dissele il che troppi diavoli vorrebbono essere j a potere ninferno attutare si ma che egli ne farebbe ciò che : per lui potesse} e così alcuna volta le sodisfaceva . figuiata nia- nieia dj parlare (1) per dire cho lo avea smunto o spremuto Mart. ammorzare . non lascia stare per che tu farai bene che tu col tuo diavolo aiuti attutare (2) la rabbia al mio ninferno d' . una fava in bocca al leone. (1) Sì la farsello tratta gli avea è una . ma sì era di rado che altro non era che la gittare . mentre che . come d' io col mio ninferno ho . impose di si- lenzio alla giovane. se non la quando Iddio di egli per superbia levasse 1' il capo j e noi per . La qual poiché il vide che Rustico non la . tra il diavolo di Rustico ninferno d' Allbech era per troppo desiderio e . avvenne che un fuoco arse apprese in Capsa il quale nella propria casa figliuoli e altra fa- padre d'Alibech con quanti bambagia del .i3o . mai Così adunque invitando co e al servigio di Dio confortandolo si la bambagia ora sene perciò del farsetto tratta gli avea (i).

e contra al volere di lei la ri. avendo iu sentendo cosici esser viva. atti il mostrò loro . Poi una all'altra per la cilth ridicendolo. Le donne domandarono: La giovane tra . . . chò bene an- che qua j Neerbale ne servirà bene con esso teco Do1' meneddio. menù in Cajisa e por mojjliu la prese e con . Laonde un giovane chiamato Necrcortesia tutte le sue faculth spese . e che Neerbale aveva fatto gran {Hjccato d' averla tolta da cosi si fatto servigio il . beni stali . imparar non awi. si come d' uomo senza erede morto occupasse eoa gran piacere di Rustico. dura . Il clic tutto ù vette fatto daJ Petrarca. i3i por . la qual cosa Alìbccb d' ogni suo be- ne rimase crede bale . il vi ridussono in volgar mollo . che più placevol seril vigio che a Dio si facesse era rimettere diavolo in inferno j il qual motto passato di qua da mare. come ro sì rimette diavolo iu inferno? con parole e con gran risa . del padre . . ancora . no . messosi a cercarla vatala avanti che la corte i e ritro. NOVELLA miglia avca t X. Di che esse fece: che ancor ridono . dalle donne di che nel diserto a Dio non essendo Neerbale ancor che il giaciuto con rispose serviva di rimettere il diavolo in infer- no . . lei insie- me ella del gran patrimonio divenne crede Ma essendo servisse lei domandata . E perciò voi giovani .. cbe imparar diase «empire . alle quali la grail zia d' Iddio bisogna apparate (i) a rimellere dia- volo in inferno j perclocchò egli è forte a grado a Dio e piacer delle parti seguire « e molto bene ne può nascere e Dioneo a rider Mille (i) fiale o più aveva la novella di Ajipnrare ed apprendere Axsac p«r contrario il Boccaccio. Donne . e dissono egli si fa non ti dar malinconia figliuola .

il termine della sua signoria era venuto la assai levatasi la laui^ea di capo . Per che. . Donne . volendo a noi insegnare potuto apparar senno dalle 1' come apparò Masetto da Lamporecchio che . e poi . disse ridendo se mi fosse stato creduto i lupi avrebbono alle pecore inse- gnato rimettere il diavolo in inferno non peggio che : Rustico facesse ad Alibech lupi . falci si trovavano non il meno che . : ne r essere ubbidiente nò s' il seguirlo in ciò i . venuto egli al conchiuder di quella . lupi gui: Filostrato udendo questo . eh' io prima per altro abbandonato. secondo che avvisò che bene stesse e che dovesse sodisfare alla compagnia per quanto la sua signoria dovea durare. i32 mosse 1' GIOKN ATA TERZA oneste Donne . lasciato stare motteggiare . reggerò odi .. io : secon- do che conceduto mi so ste . il regno commes. Filostrato voi avre. discretamente ordinò : e quindi rivolto alle . e disse: tosto ci avvedremo . disse : amo- Donne per la mia disavventura poscia che io ben da mal conobbi. a darsi al fattosi il governo del regno commesso cominciò siniscalco chiamare. e perciò siete : non ne chiamate tuttavia . che le pecore abbiano . quel- piacevolmente pose sopra la testa a Filostrato. monasenza e riavere la favella a tale ora . sempre per la bellezza d'alcuna di voi stato sono ad amor suggetto né 1' essere umile rose . ossa maestro avrebbono apparato a sufolare Filostrato coegli a- noscendo che vesse strali . cui Neitìle rispose . A . se il lupo saprà meglio i guidare le pecore dati . conoscendo-la Reina che . a che punto E le cose fossero. che per me è conosciuto alla seconda in tutti suoi costumi m' è valuto. tali e si fatte loro parevan le sue parole. dove voi state pecore non fia. tutte volle sentire j e oltre a questo. clie .

Laonde 1' ddiiio a credere che abbia ragione Mannelli. e così «trc- do che tra andrò di tjui alla morte E perciò non d' al- materia domane mi miei fatti piace che «"^ si ragioni. pe ben che piò levatosi si dire . si dierono alcune a seguitare a cantare Dioneo e la Fiammetta cominciarono di messcr Guiglielmo e della dama del Vcrgiù. più piacere altrove dover sentire il Anzi non l'accendo i sol gih tiepido alcuna noia a seguire cavriuoli e i conigli e gli altri animali che erano per quello (e che lor sedenti forse cento volte per mezzo lor saltando eran venuti a dar noia ) (a) . . già intepidito. per iniìuo si ora della cena licenziò si ciascuno.-ito tuttavia cavriuoli ecc. Filo- li) citi. il nome in (i) per lo quale voi mi chiamate da tale che sep. ailiiichè ancor esso avuto avesse suo quario ìn- to caso gli è necessario'. Il senso ò. non di <|uella cìie a' li più conforme. altro . Siniigliantc cosa. all' E così detto . lianno creduto che più sicuro sia (come dicono suo luogo prò» non mutar niente^ avendo ciascuno alcuna noia a seguire di essi verbi i7 il prio. nov. Era bello il giardino e dilettevole. rimanendo sl. se cIo«'. alcune delle gio>ani misero a seguitarli. 3) egli scrisse: „ quanto egli potè menar le DECÀM. non sin i33 : sempre di male io in i>cggio andato . cavriuoli ecc. che è prima. i Ma. e che autore sctivcttc a seguitare seiua punto re. che non facendo pili i sole. [>cr avvertire che prima vi avca già scriUo a segui" coofcssionc de' medesimi Deputali. T.NOVELLA X. quarto caso del veral bo seguire. {fucili sarchlK- d' uo|>o dar verlm seguitare il pronome il ^° o o alcun die altro simile. IL 9 . a loro avviso. che per alcuno non vi fu che eleggesse di (piello uscire . e questo il pronome vi manca. gli accad- de L\ dove {giorn. secondo questa interprctasione. . di coloro cui amori ebbero infelice line: perciocché io a lunl' go andar aspetto infelicissimo ^ nò per . 8-. (cioè a chi avesse voluto aesi guiili). Ma essi ) i Dc|mlati avcntio ossenato che in tutti i testi a ranno sono am- Liihie questi vcihi. mi fu imposto. Peròoccbc Filoetralo in Greco tuona amico «pii di gneire e di eser- (i) f Notti il Mannelli in margine che a seguitare è v' tenti- chio: e in alcuno cilìziuni ne fu tolto via a seguire.

. che ne risulti un senso conforme spiegazione de' Deputati. Vaga leggiadra . lasciandosi anche in que1' testo quale è nelle più riputate. La Lauretta : con voce . sia assai convenevole a brigata se voi di quelle che io ho : volete . 1& „ diede. messe quivi . Lauretta una danza prendesse e dicesse una canzone La qual so . disse . quant' io . io dirò volentieri Alla quale il Re disse niuna tua cosa potrebbe es. con maniera alquanto pietosa rispon- dendo r altre cominciò cosi Ninna sconsolata Da dolersi ha . fuggendosi tempo j ora della cena appena aspettata sopravvenne le tavole d' intorno alla bella fonte . Mi fece a suo diletto . . graziosa e bella . signor mio n' . di quella e' piedi. / i34 GIORNATA TERZA e Panfilo si mena 1' diedono a glucare a scacchi il . . cotale la di . as- soave ma . Per dar qua giù ad ogni alto intelletto Alcun segno „ braccia . per che. e cosi chi una cosa e chi ahra faccende . niuna cosa valendole sì vi... Filostrato per non uscir del avanti a lui cosi cammin tenuto da quelle che Reine erano state come levate furono le tavole. delle al: altrui canzoni io non uè delle mie alcuna sì lieta ho la mente che . . con grandissimo diletto cenaron la sera . Comunque il sia la cosa. chiedare mercè „ ecc. comandò che la . s' è a\'nta avvertenza di regolare alla l' interpunzione in maniera. . il qual luogo co- come stava nel testo originale fedelmente trascritto dal Mannelli (che troppo „) fu poscia emendato nella notò nel margine „ diede v' è di edizione del sta edizione XXVII. . sen- za lasciarle in capo capello o osso addosso clie macero il non fusse. sere altro che bella e piacevole e perciò tale qual tu allora r hai sai . tanto le die per tutta la persona jnigna e calci. Che'n van sospiro lassa innamorata Colui che muove il cielo ed ogni stella .

. E presa Laond' tienmi . da uno essere occupata .. dissi mai. che leggieri Sen vola tutto in vagheggiarmi spese . Sé nobil reputando e valoroso. bella nella oscura in questa Mi lo vidi già e lieta dove . meno vita dura Vie men che prima . Nelle sue braccia e dentro E de* miei occhi tututto '1 s' accese . . e con falso pensiero j Divenuto è geloso io lassa quasi mi dispero Cognoscendo per vero Per ben di molti al mondo • Venuta . i35 che sempre a . . tale per vostro marito? ed clLi risixMidc ^ì. disperata ( i ) . dissi mai : sì .• Ed Di io . lo maladico la . } NOVELLA X. . u nò all« . la Si. Ma or ne son dolente a me . O ('j) dolorosa festa (i) Disperata tolta la speranza. . . lui sta nel cospetto Ed il mortai difetto Come mal conosciuta Non mi gradisce anzi m' ha . Biltà . e volentieri mi prese a' suoi pensieri . Gih fu chi m' ebbe cara Giovinetta . Femmisi innanzi poi presuntuoso Un giovinetto fiero . inlemli quando il nuova ipoM è dooiancljita «lai notaio: piacevi volte. privata . E temjH) . reputata onesta . mia sventura Quando per mutar vesta Si (a) . . come il cortese me feci degno j .

ciò . fece fine Laui'etta alla sua canzone tutti . deh pietoso diventa altrui fa' me che per Te obliar non posso: che per eh' io senta Che quella sia . . ma si potreLLe forse legger tosa. Posa. su l' erba e 'n su' . Le donne il e le toselle scapigliate. molti doppieri accendere ne fece più altre cantare che già ogni . che salla . . prima . Anzi . Altri furono di più sublime e miglio- re e più vero intelletto . secondo cpiali Menagio. che una bella tosa (i). ed equivale alla vo- muchacha. nella diversamente da diversi fu inalla ed ebbevi di quegli che intender vollono . O costà su quale notata da : m' impetra la tornata . . Il Re dopo infin questa . i smozzicando V intonsa de' Latini. . ! O caro amante del qual . .i36 Morta GIORNATA TERZA foss' io avanti t' Che io avessi in tal caso provata . fio- avendo fatti .. che altra contenta se' Che or Che ne Di nel Ciel davanti a colui creò . In alcuni looghi sente questo ce spagnuola del Veneziano alle dalle genti del contado dassi ancbe al pro- nome giovani non ancor maritate. è venuta a' Toscant da' Lombardi. Per che la ora parendogli da dormire alla comandò che con mera si tornasse . stella a cader comin.Questa voce. fui Più . buona notte ciascuno sua ca- (i) i". così dee leggere anclie nel e così leggono appunto e : i Deputati e il Salviati Abbiamo Morgante del Pulci . ne formarono 7osa. col qual nole me chiamarono giovani dal portar eli' esse facevano i capelli intonsi. . il testo si Mannelli. melanese che fosse meglio un buon porco . del quale al presente recitare non accade ri . fiamma spenta Non Qui tesa me t' arse .

re a chi le presenti novellette riguarda pu ò apparile quali non per solamente infioreutin volgare e in prasa scritte islilo me sonoeseuza (i) titolo (i). cui i Dcpulaù nenza eueni messo in nome tlelViiutore. . Il can. FINISCE LA TERZA GIORNATA DEL DECAMERON. ED INCOMINCIA LA Nella quale sotto fine. le Il profondissime valli mi sono in- gegnalo d' andare che assai manifesto .. QUARTA il reggimento di Filostbàto li si ragiona di coloro cui amori ebbero infelice V-i arissime Donne ni udite e Ielle sì . ma ancora per . si per le parole de' savi nomi- per le cose molte volte da me 1' e vedute e estimava io che V impetuoso vento e ardente del- la invidia non dovesse percuotere j se non io alle torri o le più levate cime degli alberi : ma mi truovo fiero dalla mia estimazione ingannalo percioccliò fuggendo io il e sempre essendomi di fuggire ingegnalo im- pelo di questo rabbioso spinto. ni il Sal>iali senni intilolozione dire sema aver dedicato il libro a veruno. non pttctjue né V uoa ni ¥ altra di queste due interpr»- . non solamente pe' piani . ma ancora iu umilissimo + Senni tilotOf ìnterprrJnno il /ironie al libro che ò quanto a Dionisi .

r essere da tazioni. il ne a lui fossero per avBoccaccio per intitolare ventura intitolate le altrui. te di miseria veste. dice che si può chiamar senza questo hhro di not^eZZe. 7'm dei esser il . il quale. dispiegare questo luogo del Boccaccio col Boccaccio egli me Jesimo Amori qua di Applicando nel suo qui mollo ingegnosamente ciò che sopra il Boccac- cio avea detto Commento vi si Dante parlando titolo del libro degli di Ovidio. La prima parte. opinione dei Deputati significati Per isviluppare più chiaramente dato il la questione esporrò quali abbia Boccaccio medesimo il alla voce titolare o intitolaall' re . Egli significò con essa ra. Intese eziandio il dare un certo nome all'opera. a maestro Giovanni del Virgilio ch'ei fa dire alla . Nella slessa si oggi diciamo dedicare o legge: Questo libro della intitolo Comintitolò media al ec. titolo si fa- non già d' alcun suggetto continuato ma or d'una e ora è d'un' altra. cioè V Inferno. ec. essendo ti come fa me. considerando hene. Finalmente al di d' presso il Boccaccio intitolare è ancora ciò che indirizzare ad alcuno. . Né per tutto ciò . non può aver1' ne alcuno che indichi ciò che vi contiene. E Questo egregio autore. si possono .. terza parte. sì porre il nome dell' autore in fronte della Vita di ope- come manifestamente apparisce da un luogo : Dante. fece un in latina prosa. cui titolo è Monarchia. assai belle . il a Kguccione della Faggiuola ec. contento di mostrarti simigliante al tempo infelicissimo. perciocché poco appresso egli dice: Compose libro in un suo volumetto siccome Sonetti il il quale egli intitolò Vita nuova . Forse a questa significazione nella si può ridurre quale ciò Fiammetta Conclusione al suo libro. cioè Para- diso a Federigo terzo re di Sicilia Alcuni voglion dire lui averlo intitolato tutto a Messer Cane della Scala.. Compointitolate se il detto Dante due Egloge le quali furono e mandale da lui per risposta di certi versi mandatigli . cer- te operette. appunto come dice si Boccaccio che perchè vi cosa il hro degli vella Amori di Ovidio può chiamar senza . La . della divisione dell' si troverà che Decameron piuttosto un cenno opera che bro. E certo. il ma li- una e là di un' altra. per essere composto di cose tanto si un vero titolo del lidiverse. cotal vento fieramente scrollato anzi pres- s'avvisò . che è questo ni. { Io credo non esservi ragione alcuna onde abbandonare . il marchese Moruello Malespina. s' acciocché ne alcuno delle sue intitolasse . E più sotto.. mio. delle quali Compose questo glorioso poeta pia opere né" suoi giorordinata memoria credo che sia convenevole fare. perciocché non favella di una sola materia continuata. cioè Purgatorio . Lia seconda parte.1 38 GIORNATA QUARTA il e rimesso quanto più. . E perciò non sia .

,

GIORNATA QUARTA
so che diradicato
ser lacerato
, ,

189

e tutto da' morsi della invidia escessare
.

non ho potuto

Per che assai ma-

nifestamente posso comprendere quello esser \ero che

a cura

et

alcuno ornamento (ticeome gii

altri sogliono) «vere,
,

cioè

iioliili

coverte di colori vari tinte e ornale
titoli.
ilei

o di pulita tonditura
uoi»o

o di leggiadri minii, o di gran

Di

tali tigiiificazioni è J'

non contar
tutti
li
il

ipiilla

che

foriiia

il

nome

lihro, poiché >

confcttione di
:

nome

è Decntneron.
( liliii )

Il

frainnicnto maglialicchiano dice
dilettevole

De^ quati-

infra gli altri

uno molto hello e

ne compose

tolato

Decameron

ec.
il

bisogna jicngarc se
dell'

Decameron

indichi jiiut-

tcato la divisione che

contenuto

oi^ra: né tropjH) sottilmente esaal

minare

jierchè sia stalo a grado a

un autore \Mnc
sarelil>e

suo lihro un
i

titolo

più che un altro. 0[>era ^R-rduta
Notti Attiche, Galateo, perchè
il

sindacare

titoli Filostrato,

primo non dà indizio
il

di

Poema

degli

•mori
ÌJ

di Troilo e di Griselda,

secondo di questioni letterarie, né
i

terso di costumanze civili. Restano
il

significati di
il

dedicare, e di poi^

re

nome

dell'

autore.

Il

Sulviuli approva

primo, come ahiaino gli
assai

detto:

bensì confessa che
i

lu

credenza dei Deputati a lui sembra

buona,
il

quali s'appigliano iiU'idlro significato. Nel vero a

me

pare che
e che
il

dedicare sia cosa eventuale, che dalle circostanze dijicnde,
ciò fatto
il

non aver non
giù

Boccaccio potesse dai detrattori dì lui attribuirsi
dell'

all'

avere esso bassamente sentito
il

opera sua
a'

,

ma

si

all'

es-

sergli

mancato
la

destro.

Laonde

se

il

senza ((7o/o

ìnteqK-tra
si

senza

dedicazione,

scusa é di minore importanza, e

meno

confà con la
in

protesta d'avere scritto [>er fuggire l'invidia in fiorenlin volgare, e
istilo

umilissimo e rimesso. Al contrario se s'inteq>etm senza nome, più
la

manifestamente apparisce

non curanza che mostra cOn

I'

altre espres)>oi
il

sioni di avere avuto dell' oliera sua lo scrittore. Il dirisamento

del

Can. Dionigi è

il

più lontano

diill'

intenzione del Certaldese,
al

quale

vuol far crederò eh' egli non dà molla inqiortanza
esso gran
lo<lc

suo scritto, né

da
il

e

rinomanza ne pretende e ne asinità. Supposto che
pure un ìiìao di molte e varie materie composto,
l'

Decamerone

fosse

ne

viene egli perciò che dovesse aver potuto scansare
de' maldicenti ?

invidia e le ingiurìe

Lascio 8t.ve che

la fantasia di

Mcsser Giovanni sul libro
il

degli

Amorì

d'

Ovidio non ha gran fondamento, [ìcrciocchè se
per che quel libro in antichi

trattare

di

vane coac

fosse la ragione

testi

a pen-

na e

in vecchie

stampe è stato chiamato de sine tiluloy come
del 1/171.,

nrll' e«Ii-

sìone di

Roma

doveano chiamare così pure le Elegie di

Tibullo e di Properzio, e
varietà. Io

le

Poesie di Catullo, nelle quali non è minor

mi do a credere che per ddicatcua alcuni abbiano voluto sop-

.

i4o
sogliono
i

GIORNATA QUARTA
savi dire
,

che sola
.

la

miseria è senza invi,

dia nelle cose presenti

Sono adunque

discrete don-

ne

,

stati

alcuni che queste novellette leggendo lianno

primerc

il

titolo

Amornin^

dato dal medesimo Ovidio,
5/|.3.

come

apparisce

nel terzo liiiro

dell'

Arte verso

Deve

trihus librts^'tilulus qaos signat
si

Ainornm , Elige
Dionisi, è nel Voi.
5.
p.

L'opinione del Boccaccio, su cui
198. Opere ediz. di Napoli:
nello stesso

fonda

il

ma
il

è poi cosa

curiosa clie Messer Giovanni
titolo
il

Volume

pag.

269; prende per

sine Ululo.
il

Nondi-

meno,

egli dice, chi

legge

suo libro (d'Ovidio)
ec.

quale è intitola-

to sine titulo, assai chiaro
il

può vedere
senza
di

Ma

o vero o falso che fosse

pensamento dej Novellatore, basta che
il

egli nella

mente

l'avesse, persì

chè

Dionisi potesse dire che

il

titolo del

Decaraerone da

fatta
egli

maniera di pensare nasceva. Ciò
poi vero che
il

huona

voglia concedo:

ma

è

Decamerone ahhia

in se così grande varietà di materie?

Le

novelle

si

possono elleno gettar tutte nella medesima forma, onde
fisonomia? Composto di varie materie
vi si trovasse la lettera a
ec.
:

ahhian tutte
serehhe
si, poi
,

la stessa

il

Decamerone
de'

se

dopo alcune novelle
dell'

Pino
esso è

Rosrag-

alcune Elegie

Ameto, poi Sonetti

ma

un

guaglio di una villeggiatura rallegrata col racconto di dieci novelle per

giorno; e ogni donna, e ogni giovane dice
esser diversa dall' altre già dette,

la

sua, che dee naturalmente

onde

1'

opera ha unità e condotta più

che bastante per non dover mancar di
lecito

titolo.
il

E

in tal proposito

mi

sia

aggiugnere che io reputo alterato

titolo posto in fronte dell'
le

opera

con quelle parole cognominato Prencipe Galeoilo,
cosi

quali

si

trovano

nel testo ottimo e in altri molti,
alle

come

nelle

stampe, che mi son
di

venute
io

mani. Che che ne dica un moderno commentatore

Dante,
possa

stimo che quivi per principe Galeotto altro intendere non
d'

si

Commento sopra Dante, Opere Nap. Voi. 5. p. 021. esponendo il verso Galeotto Ju il libro, e chilo scrisse, narra che Galeotto sena primo che alcun altro T occulto amoe che ad aprire quere di Lancellotto, e della reìna Ginevra sto amore con alcuno ejjelto fu il mezzano. Ora non vorrò mai credeche mezzano

amore.

Il

Boccaccio nel

re essere stato messer Giovanni così senza faccia,
stesso

da aver jjotuto egli

chiamare

il

suo libro mezzano

d'

amore

.

Il

frammento niagliabe-

chiano, come abbiam già veduto, dice semplicemente titolato

Decame-

ron.
l'

Il

perchè

il

Mannelli, che

si

dice aver copiato
d'

dall'

originale del-

autore, dà sul bel principio nel titolo sospetto

infedeltà. Il titolo di

principe Galeotto debhe essere stato aggiunto da qualche saccente, che

riguardò all'effetto che produceva

la lettura del

Cento

novelle.

fiacchi.

.

Mjl^

,

GIORNATA QUARTA
detto che voi

i4i

mi

piacete iroppo

,

e che onesta cosa

non è che
aohirvi
}

io tanto diletto

prenda di piacervi e di con,

e alcuni hnn detto ])cggio
Altri più innturamcntc

di

commendarvi
(i) bene

come io fo.
dire
,

mostrando di voler

hanno

detto che alla

mia

età
,

non

sta

r andare

ornai dietro a queste cose
.

cioè a ragionar di
della

donne o a compiacer loro

E

molto teneri

mia

fama mostrandosi

,

dicono che io farci più saviamente
,

a starmi con le JNIuse in Parnaso

che con queste cian,

ce mescolarmi tra voi

.

E

son di quegli ancora

che

più dispettosamente che saviamente parlando, hanno
detto che io farei più discretamente a pensare dond' io
dovessi aver del pane
,

che dietro a queste frasche
.

an-»

danni pascendo di vento
essere state le cose da
vi

E

certi altri in altra guisa
,

me
in

raccontate

che come

io le

porgo

,

s'

ingegnano
.

detrimento della mia fatica
cotanti e
,

di dimostrare

Adunque da

da

cosi falli sof,

fiamenti

,

da cosi atroci denti

da cosi aguti valorose
,

donne
spinto

,

mentre

io ne' vostri servigi milito

sono so-

,

molestato e infino nel vivo trafitto.

Le

quali

cose io con piacevole

animo
io

,

sallo Iddio tutta

,

ascolto e

inlendo
la

.

E

quantunque a voi in ciò
,

appartenga
di risparsi

mia
le

difesa

nondimeno
,

non intendo

miar

mie forze j anzi
,

senza ris[K)ndere quanto

converrebbe
gli (vJ)

con alcuna leggiera (a) risposta torme,

dagli orecchi

e questo far seiua indugio

.

Per-

(>) (3)

Istà,

le

due

cdix. cit nel
si-itM

Vocab.
1

Leggero e leggera

nella feconda •iUaba

non mai

ti

osa

da alcuno buono scriUorc.
(3)
le di

t Toi'megli,

il

Icslo

Mann, e

l'cdia. del

iSSy, come pure quel-

Livoruo e di Milauu: tormigliy Tedit. del l5a7, del i575 e

dd

1718.

1

42

GIORNATA QUARTA
,

ciocché se già

non essendo
,

io

ancora

al

terzo

della

mia

fatica

venuto

essi

sono molti e molto presumono,
io pervenissi alla fine essi
j

io avviso

che avanti che

potrebbono in guisa

esser multiplicati
,

non avendo
quantun-

prima avuta alcuna repulsa
fatica

che con ogni piccola lor
:

mi metterebbono
grandi
,

in fondo

ne a ciò

,

que
stre

elle sien
.

resistere

varrebbero

le forze vo-

Ma

avanti che io venga a far la risposta ad alcuin favor di

no

,

mi piace
,

me

raccontare non una no-

vella intera

acciocché non paia che io voglia le mie
,

novelle con quelle di così laudevole compagnia

qual
parte

fu quella che dimostrata
d'

v'

ho

,

mescolare

j

ma

una acciocché
,

il

suo difetto stesso sé mostri non es-

sere di quello: e a' miei assalitori favellando dico. nella nostra città, già è cittadino
,

buono tempo

passato

,

fu
,

Che un
uoin-

il

qual fu nominalo Filippo Balducci
,

mo
dea

di condizione assai leggiere

ma

ricco e

bene

vialo ed
,

esperto nelle cose quanto lo stato suo richie-

e aveva

una sua donna moglie
ella lui, e

(i), la quale egli

sommamente amava, ed
ta vita si

insieme in riposa-

stavano

,

a ninna altra cosa tanto studio poall' altra.

nendo

,

quanto in piacere interamente l'uno
,

Ora avvenne
donna passò
sciò

come

di tutti evviene

,

che

la

buona
quale

di questa vita, né altro di sé a Filippo lafigliuolo di lui
.

che un sojo

conceputo

,

il

forse d' età di

due anni era

Costui per la morte della
,

sua donna tanto sconsolato rimase

quanto mai alcu.

no

altro

,

amata cosa perdendo

,

rimanesse

E

veg-

(i) la de'

{ La

A'oce

moglie non è ne nella edizione del 1727 né in quel-

Deputati.

.

,,

GIORNATA QUARTA
,

1

43

gendosi di quella compagnia la quale egli più (i)

amava rimaso solo del tutto si dispose di non \olere più essere al mondo ma di darsi al servigio di Dio
,

ed

il

simigliante fare del suo piccol figliuolo.

Per che,

data ogni sua cosa per

Dio senza indugio
, ,

se n'

andò

sopra

Monte Asinaio (a)

e quivi in una piccola cel-

Ictta si

mise col suo figliuolo, col quale dì limosine in
,

digiuni e in orazioni vivendo

sommamente
egli fosse d'

si

guar-

dava

di

non ragionare
,

Ih

dove

alcuna tem,

poral cosa

né di lasciamegli (3) alcuna vedere

ac-

ciocché esse da cosi fatto servigio noi traessero}

ma

sempre
gli

della gloria di vita eterna e di

Dio e

de' santi

ragionava, nulla altro che sante orazioni inseguan:

doli

e in questa vita molti anni

il

tenne

,

mai

della

cella

non lasciandolo

uscire

,

né alcuna
valente

altra cosa

che

sé dimostrandogli.

Era usato
,

il

uomo

di venire

alcuna volta a Firenze
tunith dagli amici di

e quivi secondo le sue opporalla
il

Dio sovvenuto,
gih

sua cella tor-

nava

.

Ora avvenne che, essendo

garzone d'età di
il

diciotto anni e Filippo vecchio,

un

domandò ove
il

egli andava. Filippo gliele disse.

Al quale

garzone

disse:

padre mio, voi
fatica:
,

siete

oggimai vecchio, e potete

malo durare

perché non mi menate voi una

volta a Firenze

acciocché, faccendomi cognoscere gli
,

amici e divoti di Dio e vostri
posso meglio faticar di voi
,

io

che son giovane e

possa poscia pe' nostri bi-

(l)

Più per mollo, o sommamente usai

i>|ìrsso

usa

U lingua nostra
/

e aeiua espressa,
(a)

ma con

sottintesa

comparazione.
Il

Monte Asinaio
sana die vi

detto anche Senario.
.

Ciani lo dice

Sanano

dall' aria
f.1)
"i"

si respira

Mart.
.

Osservisi liiscittrnegU in tcct di ìaitciargìicne

NclT un modo

e ucir altro ci ooacede la lingua di usar questo affisso

. non del cavallo . eh' elle son si mala cosa ? Disse allora . padre gliele diceva. ed avendolo udito rimaneva contento e domandava il d'un' altra. fi- gliuolo o come chiamano Il padre per non de- stare nel concupiscibile appetito del giovane alcuno inchinevole disiderlo minare per elle si lo propio men che utile non le volle nonome cioè femmine. sogni a Firenze andare Il e voi ri- valente uomo pensando . paio di nozze venieno così : le come gli il giovane vide domadò il padre che cosa quelle fossero. chiamano papere. figliuol mio . . il seco il menò . mio. di quelle taci . non non de' danari nò d' altra cosa che veduta . padre elle son ma- A cui il giovane domandando disse: o son così . Olmè. E cosi domandando si il figliuolo e pa- dre rispondendo . si cominciò forte il e di molte dimandava Il padre che come si chiamassero. avesse . non il guatare : . colui . ratosi de' palagi dell' asino . io vi priego che voi facciate che io abbia disse il una . ma disse: . . per avventura brigata di belle giovani scontrarono in una . papere . . Maravigllosa cosa ad udire che mai più alcuna veduta non avea non cu! . mon- do a sé dovrebbono omal poter seco stesso disse: costui dice bene. la cosa. le chiese e tutte altre cose delle quali tutsì ta la città piena si vede . subitamente disse padre mio . non del bue . colui clie mai più per ricordanza vedute non avea a maravigliare fossero e egli . donne ed ornate quali che da un . Quivi giovane veggendo l' i palagi le case. clie già que- to suo figliuolo era grande ed era si abituato al ser- vigio di Dio il 5 elle malagevolmente le cose del tx-arre . lt4 manervi qui ? GIORNATA QUARTA quando vi piacerà . bassa A cui . il padre disse: le figliuol occhi in terra . come . Per che avendovi ad andare.

domandogli se . della presente novella voglio che mi e a coloro rivolgermi alli quali 1' ho raccontata. coniec|iiesle sono. cioè che voi mi piacele . da lui sole addomandate. Ma avere infino a qui detto basti . sovente prendono. solamente ad aver vediito e veder continuamente e la vagft bellezza e la voslra l' oniati costumi ornata leggiadria e oltre a ciò donnesca onestà. lacere- (») Pentetti. senza altra sole compagnia che del padre disidcrate foste . non n'è ancora panila vedere nlciinn cosi bflln. con l'alTcziou seguitate. e che io di questo gli m'ingegno di piacere a voi: e . disse il padre. accresciuto sopra li allevato . fate che noi . Dicono adunque ahpinnti de' miei riprensori che io fo ni male . più volle mostrati. nò perchè queste sica ntala cosa: qunnlo è a me. Disse padre : io non voglio j tu non donde imbeccano: e il senti incontanente più aver di forza la natura. infra termini di ima piccola cella . che suo ingegno . ce ne Deh il se vi cai di me. maravigliano riguardando lasciamo slare i aver conoscimi gli amorosi basciari e bracciari e i piacevoli ab- congiugnimenli dilettevoli che di voi. Ed egli allora disse : io non so che voi vi dite . Oggivlt pentire e penu$$i. dolsi cissime donne. o giova. daU' aulico pentere. . un monte salvalico e soli. tario. come vi vide sole . . Riprcndcrannomi moixlerannomi . n(>casì piacevole. Kilc son più belle che gli agnoli dipinli che voi m'avete . ma gli . e pcntessi (i) di averlo menato a Firenze. meniamo una elle s' colà su di queste papere e io le sai dar«\ beccare. quando colui che nudrito. quali cose io apertissi- mamenle essi si coiiffsso . troppo ingegnandomi di piacervi e che voi troppo piacete a me Le . doime .GIORNATA QUARTA falle le 1 45 male cose? Si .

e si mes- Gino da Pistoia vecchissimo il onor fosse teunono. lor si parte . mia ser vita di alle quali Guido Cavalcanti e Dante lor caro già vecchi. sentendo la virtù della luce degli oc. I ^6 GIORNATA QUARTA . e la fiam. che uscir sareb- be del modo usato del ragionare rie in io producerei le isto- mezzo . mostra mal che conoscano che. e quelle tutte piene mosterrei d' antichi . chela coda re il il porro abbia il capo sta- sia verde. E se non . che che l' uomo da . e fu piacer loro . . così mi ripiglia ^ e io poco me ne curo E quegli che contro alla mia età parlando vanno.. conosce . e io dalla mia puerizia nima vi disposi . si come persona che i pia- ceri né la virtù della naturale affezione né sente né . . . A' quali. rannomi costoro se lo . Le Muse son le donne j e benché donne quello. ad un giovinetto senza sentimento anzi ad uno ani- mal selvatico ? Per certo chi non v' ama e da voi non disidera d' essere amato . alle donne: che non sanno. Che lo con Muse in Parnaso mi debbia stare affermo che è buon consiglio: ma tuttavia né noi possiam dimorare con le Muse né esse con esso noi se quando avviene . chi vostri la soavità delle parole melliflue . e spezialmente guardando che voi prima che altro piaceste ad un romitello . . dilettarsi di veder cosa le somigli non le é cosa da biasimare'. che Muse vaglio- . ma accesa da' pietosi sospiri se voi mi piacete o se io di piacervi m' ingegno . perchè bianco. rispondo che mai a me vergogna non reputerò infine nello estremo della dover compiacere a quelle cose Alighieri . uomini e valorosi ne' loro più maturi anni di sommail mente avere studiato se essi le compiacere . . vadano e si l' apparino. lasciando io motteggiare dall' un de' lati. il corpo del quale il ciel prol'a- dusse tutto atto ad amarvi.

. che essi recassero gli ori- ginali quali se a quel che io scrìvo discordanti fos- sero . perirono acerbi qualora io ne Che più ? caccinmi via questi cotali domando loro non che la Dio merco . e forse a queste cose scrivere tuncpe sieno umilissime volte a starsi . io so j secondo Apostolo abbandonare e necessilh solTerire e perciò a niun caglia più di cosi me . quando per altro mi piacessero . hanno adesse : per che. que- nò dal monte Parnaso nò dalle Mus'av- se non mi allontano quanto molti per avventura visano. che molti ricchi andan- E assai gih dietro alle lor favole . in servigio forse e in onore della simiglianza che le donne ste cose tessendo. per quello mi dovrebber di piacere. do fecero la loro et^ fiorire . cercane tra le favole i . porre que' mille. Sen- za che le donne gih versi . Quegli che queste cose avrei molto caro non essere sta- dicono li . giusta direi la loro riprensione. hanno cotanta compassione io procuri del che mi consigliano che . e d'ammendar altro me stesso m" ingegnerei } ma infiao che che pa- . bisogno loro ne dimandassi : m' avviso che dlrebbono va'. poeti . fame alcun qiuin- cagione. E gih piìi ne trovarono tra le lor favole tra' lor tesori. Aiutaronmi elle bene e mostra ron mi com.GIORNATA QUARTA no . pane ? Certo io non so se non che . sirniglinnza di quelle Si che . si sono elle venute parecchi meco . . 147 non non vagliano . volendo meco pensare qual sarebbe se io per la loro risposta . . quando pur sopravvenisse l' bisogno . pure esse hanno nel primo aspetto . che te a me . Ma che direm noi a coloro che della mia fame . dove in contrario molti nel cercar d'aver più pane che bisogno non era loro. ancora non mi bisogna il : e . mi fur cagione comporre mille di dove le Muse mai non mi furono .

risposto dico clie dallo aiuto di Dio e dal vostro gentilissime donne . Le quali forze uè d' averle disldero in le presteri che 1' non . e di le buona pazienza cliè io con esso procederò avanti. di loro dicendo quello che es- di me dicono. se mai con mia forza a dovervi in cosa alcuna compia- cere mi disposi. E . possono. . armato . role io gli lascerò con la loro opinio- ne si . . j e ne' lor diletti anzi appetiti corrotti vita . E-volendo per questa volta assai aver . e se lo rei . per e . che vi amiamo. asside- vivano . spalle a questo vento e lasciandol soffiare di : percioc- non veggio che me altro possa avvenire. me adoperassi Per che tacciansi si morditori rati si se essi riscaldar non . o belle donne là onde dipartim- mo . voler contrastare . avessi 1' più tosto ad altrui . che quello che della minuta polvere avviene. e 1' ordine cominciato seguire . dando . naturalmente operiamo. 1 48 GIORNATA QUARTA non apparisce seguitando la . ìio questo. e spesse volte sopra le teste uomini sopra . che posta n' è. Alle cui tura. lascino stare sai vagati Ma da ritornare è . se la muove degli . la porta in alto . se non che gli altri e io.. le corone dei re e degli imperaalti dori e talvolta sopra gli j palagi e sopra le eccelse torri la lascia delle quali se ella cade. nel quale io spero . leggi. . la muove o . che io . mia. più giìi andar non può tutta la . e spesse volte non solamente faticante io s' l' ma con grandit- simo danno del io confesso adoperano. o egli di terra non . la quale spirante turbo . che il luogo onde levata fu . perciocché asci siamo . ora più che mai mi vi disporrò^ per- ciocché io conosco che altra cosa dir non potrà alcun con ragione. cioè della na- troppe gran forze bisognano in vano. standosi me nel mio questa brieve .

che in cloiucnin sfida i più doUi ed eloganti scritla tori dell' antichità. cioè graziosamente . piacque tanto a Leonardo Aretino. come pure un leggiadro capitolo in d' rima composto da Francesco Accolti parimente Arcsso. Fiammella comandò che principio deci: la quale . che tradusse si in latino con infinita graxia ed ele^janM. e questa tradusiouc tutta intera ripottata dal tersa lro«a Manai. il qual« foni'int'a Poiché P amato cor vide presente e finalmente una tersa tradusionc Beroaldo. quivi s'incominciarono a dijwrtare ra del mangiar venuta sata sera cenato . quella si bee . Lk dove Filoilralo alla se alle novelle to le fosse . passole aveano E da dormire si . nella maniera usa- ta vicini alla posero a sedere. U. Il Vocab. e l'ola il quivi desinarono. e così muore JL iera materia di ragionare n' ha oggi il nostro re data f pensando che . dove per rallegrarci venuti sia- (1) Donnescamente. Anuibal Guasco d' latina in Tersi elegìaci di Filippo Alessandria delia paglia la trasportò in ol- DECÀM. della Crusca «j- fnoriliitenle.GIORNATA QUARTA Cacciata aveva terra il 1 49 sole del cielo gih ogni stella e dalla Tumida ombra la della notte. senza più aspettare che detcosi donnescamente (i) cominciò : NOVELLA L Tancredi (2) preme di Salerno uccide della figliuola . (a) Questa Novella. T. velenata . IO . essendo nella sua maggior sommitli. dove . il cuore in una cop- pa d' oro : la anale messa sopr' esso acqua av. bella fonte levati. V amante e mandale . quando Filostrato le- va Iom tutta sua brigata fece levare} e nel bel giardino : andaticene.

un figliuolo del duca lui. be più che una quella avuta e più felice sarebbe stato se non avesse . Tancredi principe di Salerno fu signore assai uma- no e di benigno ingegno (i). conviene di mu- tare suo piacere . si richiedea. le quali non si possono. Ridolfo tragedia . Ingegno detto qiii ad imitazion del Ialino. Ottaviano Asinavi conte ^M Cainerano. gendo che poca cura sa padre . E . eth del dovere avere sé partire . avuto marito maritava : non sappiendola da non la poi alla fine ad . Girolamo Razzi. do ella di molti anni avanzato . poco tempo dimorata con . ma . Antonio Ja Pistoia. rimase ve- e al padre toruossi Era costei bellissima del fosse corpo e del viso quanto alcun'altra femmina mai. se 1' abbi mosso il poiché a me non . per l' amor che si egli le portava lei si il dava di più maritarla. onesta co- pareva pensò di volere avere. e giovane e gagliarda e savia più che a donna per av- ventura non dre . il conte Pomponio Torelli. sì come gran donna il in molte dilicatezze e veg. di Ca- peva datala dova . . . che cbi le dice avuta giorni passati .-un pietoso accidente.1 5o . anzi sventu- rato e degno delle vostre lagrime racconterò . Campeggi conte di Donza ne composero ciascuno una (i) Mart. se lava rima. se egh nello amoroso le sangue nella sua vecchiezza non s'avesse tate . dimorando col tenero pa. Forse per temperare alquanto la letizia li 1' ha fatto si . mani brut- Il quale in tutto lo spazio della sua vita non ebfigliuola . e per (juello che vol- garmente diciamo natura. Costei fu dal padre tanto tealtra figliuola neramente amata quanto alcuna j da paaven- dre fosse giammai e per questo tenero l' amore . né a richiedernelo . GIORNATA QUARTA ci mo dir convenga raccontare 1' altrui lagrime l'ode . e clil non n'abcbe cbe bia compassione.

col un soffione (6) alla tua servenil quale ella raccenda fuoco. e altri . i5i . (a) una nuova malizia ciò che a fare lei . farannty con àuef/uraiuu altri. pa- rendogU che (4) "t intcmla ancora che non sia espressa. avea per si fatta maniera nel cuore rice. le piacque e di lui tacitamente spesso vedendolo. . tra gli alui un giovane . . (6j quella canna tiaforata oon cui li «oilia nel fuoco Yct acceudeilo. vuta . occultamente un valoroso amante E e vergendo molti uomini nella corte del padre usare gentili . a dovergli significare . (5) Farane con una n yai/araine t Sojfione diccti a tu. V edi^ tic! 37. t Seco pensò. dicendo : farane (5) questa sera te. NOVELLA L esser potesse . fieramente s'aci cese il . Ella scrìsse una lettera . essendosi di lei accorto. . ninna altra cosa tanto ritrovarsi lui disidcrando la giovane quanto di uè vogliendosi (i) di questo amore in alcuna persona fidare . e in quella il dì seguente avesse (3) per esser con gli di canna mostrò: e poi quella messa iu un bucciuol (4) . adunque amancon do l' un r altro segretamente . Guiscardo il prese: (i) f togliendosi hanno le tutte le [ùù riputate edùioiii. ma per vir. non età.. il cui . clic da ogni altra cosa quasi . quale ancora non era poco avveduto 1' . ogui ora più lodando modi suoi . considerate le maniere e costumi di molti '. E il giovane. Egli ce mise crcilcnJovvla necessaria leggieri vi s' niu il Salviati la rifiutò. D Pistulcst auuovrra questa voce tra (a) (3) antiche. si come noi veggiamo nelle corti i . ^ Avverte il Mannelli che ncU' la ili originale la toco avesse . nome era Guiscardo tii uoui di nazione umile . e per costumi nobile più che altro . ilclla Bucciuolo chianiasi la parte canna che e tra nodo e nodo. . il modo pensò . clie da amar lei avea la mente rimossa In colai guisa . valletto del padre assai . sollazzando la diede a Guiscardo .

fu che di dovere a lei an. e sola nella grotta discesa e lo spiraglio veduto per quello aveva a Guis' scardo mandato a dire che di venire ingegnasse . perciocché di grandissimi tempi davanti . . non . la donna teneva ) si come che da un si fortissimo uscio serrata fosse. aveva nella . memoaccioc- ria tornata alla innamorata donna si La quale . e guardando la con esso se ne tornò alla canna e quella trovando fessa. ché ninno di ciò accorger potesse. partitosi sua casa. il quale . la seguente notte allo spiraglio . preuze una grotta cavata nel monte fatta . quasi j da pruni e da erbe di sopra natevi era riturato la e in questa grotta per una segreta scala ( quale era in quale la una delle camere terrene del palagio poteva andare . e avvisando costei non senza cagione dovergliele aver donato e così detto. Ed era fuori delle menti di tutti questa scala usata . perciocché abbandonata era la grotta .il più contento uom. Guiscardo prestamente ordinata una fune con nodi e cappi da potere scendei-e e salire per essa il e sé vestito d' un cuoio che da' pruni difendesse . l' altezza che da quello infìno in . l'apcrsej e dentro trovata la lettera di lei e lettala e ben compreso ciò fosse clie a fare avea. senza farne alcuna cosa sentire ad alcuno. s' era clie quasi ninno clic ella vi fosse . Alla qual cosa fornire certi . si ricordava sa è si Ma amore agli occhi del l' quale ninna co- segreta che non pervenga. giammai. e diedesi a dare opera il dare secondo al palagio del modo da lei dimostratogli Era allato .i5a GIORNATA QUARTA . a- vendogli disegnata terra esser potesse . il quale aperto . molti di con suoi ingegni penato avea anzi che venir fatto le potesse d'aprir quell' uscio . di lunghissimi tempi davanti nella qual grotta dava alquanto lume uno spiraglio fatto per forza nel monte.

(5) Carello. . non volendo nestre della tute . si calò. seguente di faccendo sembianti di via le sue damigelle . sgabello. lei torre dal suo diletto . trovaudo le fi- camera chiuse e le cortine del letto abbat- a piò di quello in un canto sopra un carello (3) (1) >Si collo. e quivi con . e attese la donna . più volte poi in processo di temfortuna . per quello collo (i) nella grotta . . uscio.NOVELLAI. iu\idiosa di cosi lungo la e di cosi gran diletto letizia de' con doloroso avvenimento rivolse in tristo due amanti plinto . dove trovato Guiscardo . (3] Dietro mangiare poco di «otlo diri appresto mangiare. n' nndtS : i53 e accomodato ben V uno de' capi della fune ad un forte bronco che nella bocca dello spiraglio era si il nato. in quella. senza essere stato da alcuno veduto o sentito . insieme maravigliosa . Era usato Tancredi di venirsene alcuna volta tutto solo nella camera della figliuola . l' uscio alle sue damigelle se ne venne fuori la Guiscardo poi . se n' usci fuori e tornossi a E avendo questo cammino appreso po vi ritornò . nella grotta di- scese . entratosene . e sola camera aperto V . La quale . la notte vegnente su per sua fune salendo per lo spiraglio donde era entrato casa . ed ella serrato . Ma la . voler dormire Aerratasi nella mandate . do . di quel giorno si alli loro ac- tornatosi nella grotta Guiscar. lei dimorarsi e ragionare alquanto e poi partirsi 11 quale un giorno dietro mangiare (2) laggiù venutone ( essendo la don- na . . la quale Gliisnionda aveva nome . in un suo giardino con tutte le sue damigelle ). festa si fecero E nella sua camera insieme venutine amori con grandissimo piacere gran parte dimorarono: e dato discreto ordine ciocché segreti fossero .

nel? animo di dover fare . quasi s' come se studiosaraente . avvenne che Tancredi sve- e senti e vide ciò che Guiscardo e la figliuola facevano: e dolente di ciò oltre modo prima . e andati- sene in su letto . capo al letto e tirata si sopra sé la cortina fosse nascoso egli . di sopra ha detto di Si calò. così come era nel vestimento del cuoio impacciato fu preso da due e segretamente a Tancredi menato . per si . come usati erano senza ac. : quello che già gli era caduto . I due amanti stettero . se n' entrò nella camera : e quella serrata senza accorgersi clie alcuna persona vi fosse uscio a Guiscardo clie '1 1' aperto l' attendeva . . sgridare j poi prese partito di tacersi e starsi nascoso se egli potesse . fatto a scacchi di più colori . e quando tempo lor parve Della quale Tancredi di- Guiscardo se ne tornò nella grotta. si dolente a morte alla sua camera tornò . . . E per ordi- ne da lui dato '1 . come . da una finestra di quella calò (i) nel giardino e senza essere da alcuno veduto. . addormentò E cosi dormendo fatto ave- Ghismonda - clie . usati erano e insieme schersi zando e sollazzandosi gliò .. come il •{ Gli Accademici della Crusca dicono che carello è propriamente . ma col- larsi per calarsi al basso è più antico . ed ella s' usci della camera . all' uscir dello spiraglio la seguente . quivi . . guanciale di panno per lo più. e con minore sua vergogna lungo spazio insieme corgersi di Tancredi scesi del letto. gli volle . . i54 si GIORNATA QUARTA il pose a sedere j e appoggiato . ancosi ra che vecchio fosse . poco Guiscardo si collo. e ripie- no di borra. notte in su primo sonno Guiscardo . (i) e ne citano questo passo del Boccaccio. per potere più cautamente fare . per isventura quel dì va venir Guiscardo dino lasciate le due damigelle nel giar- pianamente . Il quale.

'»a7. . Ma disdicevole il suo Tcrbo disdire pif discom'enirsi . né però molto spesso usata . veduto che tu di sottoporti ad alcuno . mai non mi sarebbe potuto cader nell'animo. la mia vecchiezza mi serba. . dissimo affanno d' animo messo m' hai Dcput non sappien- (i) Dicex'oley EJii. eleggesti ma che nella mia corte n'usano Guiscardo . i. Al quale Guiscardo ninna altra cosa disse se non questo possiamo . non sappicndo nulla Ghismonda di queste cose do seco Tancredi presso mangiare n' . la ore dicevole non ha suo \nho dirsi fct convenirsi^ ma è voce <1a sé sola. NOVELLA L \ide . avessi non che ri- ma pur di che io in questo poco di manente di vita.. di ciò E or volesse ti poiché a tanta conducere dove- avessi preso uomo che alla tua tra tanti . Venuto il di seguente. cioè eonvenìenle . si come io og- gi vidi con gli occhi miei. e H. aven. che nò voi n»> io amor può troj)po più Comandò adunque Tan: credi che egli chetamente in alcuna camera di la entro guardato fosse . dove chiamare e ser- ratosi dentro con piangendo le cominciò a dire: Ghismonda. pre starò dolente Iddio che \i . e così fu fatto . i^5 quasi piangendo disse: Guiscardo. semricordandomi disonestJi . la mia beni- gnità verst>lenon avea mentalo fatta l'oltraggio e la vergo- gna la quale nelle mie cose m'hai . se lo co' miei occhi non lo avessi . nella camera fattalasl andò della figliuola lei . quantunque mi fosse stato detto . parendomi conoscere la tua virtù e la tua onestà. . nobiltà dccevole ( i ) fosse stato'.. che . uomo fatto ) se tuo marito stato non fosse pensato . giovane di vilisslma condizione. nella nostra corte quasi come per Dio da : picciol fanin gran- citdlo infino a questo di allevato di che tu . varie e diverse novith pensate ap- secondo : la sua usanza. onJc dilia il sdicevolcf cioè iconvenevole.

di più non stare in vita dispose . né a negare né a 1' pregare son disposta perciocché né un mi j var- rebbe . dolore ine- stimabile sentì e (2) a mostrarlo con romore e con il lagrime vicina tiero . avvisando già esser morto il suo Guiscardo Per che fallo. e quete incrudelisca . ma ditesallo Iddio che io trae 1' non farmi Dall' una parte mi amore il quale io ho sempre più portato che alcun padre portasse a figliuola ^ ed' altra mi . prima con vere ragioni difender (1) "t la fama mia . Tancredi .i5fi GIORNATA QUARTA che partito di te do io mi pigliare . il suo segreto amore esser discoper- ma . . come farebbe un . Di Guiscardo ( il quale io feci stanotte prendere quando dello spiraglio usciva tito . ancora esser preso . Guiscardo . avanti che a dovere alcun priego per sé porgere. o ripresa del suo sa . con asciutto viso e aperto e da ninna parte . (2] Avveili questo Lellissimo modo . del 27. e poi Meco preso. come più le femmine fanno. non come dolente femmina. Ghismonda udendo il padre e conoscen- do non solamente to . disidero d' udire . fu assai volte il : ma pur questa viltà vincendo suo animo al- il viso suo con maravigliosa forza fermò^ e seco. ma come non curante e valorotur. preso perla tua gran sti follia quegli vuole che io ti perdoni . bato cosi al padre disse . vuole che contro a mia natura in Ma il prima che io partito prenda : . trae giustissimo sdegno . fanciul ben battuto. quello che tu a questo dei dire viso . di dire. e bollo in prigione) ho io già preso (i) parso che t' che farne 5 . né 1' altro voglio che mi vaglia e oltre a ciò in ninno atto intendo di rendermi benivola la tua mansuetudine e '1 tuo amore : ma il ver confessando . e questo detto basso piàngendo si forte . l'ediz. .

al . per la quale . si co- me giovane e femmina mi disposi e innamora 'mi. che io ho amato e amo 1' e.NOVELLAI. morte s' ama non mi rimarrò la d'amarlo ma . E certo rn questo opposi ogni te . non che ne' giovani . gli ozii eie dilicatezze possano . che ancor son giovane. che sarh poco. quale maravigliosisper essere stata 1' aver gih ma- conosciuto qual piacer sia a cosi fatto desiderio . ncll' esercitato non dovevi dimeno conoscere quello che ne' vecchi . m'avean chi che . tiravano . vergogna fare. Alla qual cosa e pietoso assai occulta via amore e benigna fortuna . non di pietra o di ferro sia e ricordar . io noi nego . Alle quali forze non potendo io re- a seguir quello a che elle . . e per l'una cosa e per altra pie- na di concupiscibile desiderio. dar compimento sistere . Egli ò il vero . Guiscardo non per . 8Ìme forte hanno date ritata . con fatti i57 la fortÌMimamcnte seguire . ti do- vevi e dei quantunque tu ora vecchio clienti e quali e con che forza vengano le leggi della giovanez- za^ e. mi . essendo tu di carne di carne . e . aver generata fìgliuola . accidente tolsi come molte fanno ma con diliberato . trovata e mostrata . ti dovea. se appresso la .quantola tua poca sollecitudine del maritarmi e la virtù di lui. si come da te generata di carne. senza sentirlo alcuno : io a' l' miei desiderii per- veniva e questo il . ame- e . a questo non mi indusse tanto mia femminile fragilitli. anni come che armi tu uomo ti in parte uè' tuoi migliori sii . Tancredi. rò . e poco vivuta l' . grandezza dello animo mio Guiscardo. ti se abbia mostrato o co- me che tu sappi . F^sser . mia virtù di non volere che naturai peccato mi nò a nò a in me di quello a tirava quanto per me si potesse operare. quanto io viverò. Sono adunque si . mniiifesto.

1' ediz. e quegli. l'anime con ìguali (i) con iguali potenze . dignissimi a' Ma lasciamo or questo : e ragguarda alquanto principli delle cose tutti la tu vedrai . contraria usan- za poi abbia questa legge nascosa tolta via.1 58 GIOUN ATA QUARTA ad ogni . In che non accorgi che mio peccato ma quello li della fortuna riprendi alto leva . a basso . consiglio elessi innanzi altro . e con avveduto pensiero a di me lo introdussi . me . che di lei . ella non è ancor nò guasta dalla natura nò da' buon costumi: . parte avevano e adoperavano nobili furon detti e ii rimanente rimase non nobile. La virtù primieramente noi che tutti nascemmo e nascia- mo iguali . Di che cato pare oltre allo amorosamente aver pec- che tu più . nò ce n'ha punto bisogno. il chiama chiama i . aperta. del 27. . colui che è chiamato difetto (a). mente non si mostra gentile e chi altramenti . Questa voce è in disuso. e di lui egli lungamente goduta sono del mio . con iguali virtù create . guitando con più amaritudine mi riprenda ti dicendo (quasi turbato esser non avessi a questo eletto ) dovessi io . tutte . maggior . e perciò colui che virtuosamente adopera. adendo noìegua' le ed uguale. che con uom ti di bassa con- dizione il mi son posta . ma colui che . ~(2) la Vedi quanto questa definizione della nohillà sia più vera di quel- che ne fece Aristotile e Cicerone ed ogni altro (3) filosofo. se io nobile uomo non . la quale assai sovente lasciando i non degai ad . commette (i) Ragguarda (3) tra tutti tuoi f Iguali hanno ita affatto tutte le «dizioni che io n'ho consultate. la volgare opinione che la verità se. Mart f Ragguarda adunque. noi d' una massa di carne carne avere e da u- no medesimo creatore forze . ne distinse . . e con savia perséverenza disio. E benché .

poveri e molti di quegli che la terra zappano e guar- dan le pecore. quanto tu '1 commendavi in tutte quel- cose laudevoli che valoroso ? uomo . per avventura si se tu dicessi con povero con tua vergogna potrebbe concedere. L' xdti- mo si . e . e più mirabilmente . dubbio che tu movevi.. chò se miei occhi . sla- ma . glh ricchissimi furono e sonne. sia vero Ma un to sì . me far ti doves- se tu nella tua estrema vec. non m' ingannarono io lui operarla . che io con tu non dirai uomo il . cioè . chiezza a far quello che giovane non usasti incrudelir . la povertà non toglie gentilezza ad alcuno . ragguarda so tu vorrai senza animosità giudicare . la lor \irtù i lor costumi e le loro maniere : e d' altra parte quelle di Guiscardo . se pure in ciò alcuno inganno ricevuto stata avessi da te sarei ingannata . ma avere (i). ad la si se' disposto : usa in me la tua crudeltà quale ad alcun priego porgerti disposta non sono . ed esamina . tu dirai lui nobilissimo villani . che a quelil lo delle tue parole e de' mici occhi . . ninna laude da te data gli fu . e (|ucsti tuoi nobili tutti esser Delle virtù e del valore di Guiscardo io non credetti al giudicio d'alcuna altra persona. che cosi hai saputo valente uomo tuo servidore mettere in buono . come in prima cagion di questo peccato. che : le tue parole non potevano esprimere non vedessi . di bassa condizione mi . Molti re molti gran principi furon già . se peccato èj t' perciocché io accerto che quello che di Guiscardo (i) Avere qui vai roba. Chi commen- dò mai le tanto . nobili iSg . Dirai dunque posta ? . dee essere comi mendato che e certo non a torto . cioè che di cacciai del tutto via . NOVELLAI. uomini .

levato il viso verso famigliare.. così. me mi setnbran c[ui necessaire. se di il me non fai Or il siraigliante . . poiché partito fu padre quelle stillò e in acqua redusse ella per presta averla. se quello di che se le . ma non credette perciò in tutto . fattesi il venire erbe e radici velenose . mento . essere il cuor di Gxiiscardo (i) •{ Per che. Queste parole lui e Con un medesimo colpo lui e me. del 27. i6o fatto avrai GIORNATA QUARTA o farai . con le fem- spander le lagrime. . come delire. le mie mani medesime mine a faranno. con forte viso coppa prese le . gretissimo famigliare segli mandò . e comandò due . . come il cuor vide e parole inil cosi ebbe per certissimo quello . alla figliuola e impoti gliele desse dicesse : il tuo padre manda questo per consolarti di quella cosa che tu più ami come tu hai lui consolato di ciò che egli più amava. loro era stato comandato. temeva avvenis- Alla quale venuto . notte stran golassono cassero. va' . prenze venire una grande e bella coppa d' oro il e messo in quella che quando cuor di Guiscardo il . che Guiscardo lui la seguente . lei sì for- temente disposta a quello le parole sue sonavano. . e quella scoperchiata tese . e incrudelendo . guardavano che senza alcun romore . dell' Conobbe il prenze la grandezza che animo del- sua figliuola. via. per un suo se. il famigliare e col presente e con la parole del prenze . con un me- desimo colpo (i) uccidi. come . il operarono Laonde venuto dì seguente. Y ediz. fattasi . Ghismonda non smossa dal suo fiero proponi. diceva . Per che da lei partitosi e da sé rimos- so di V olere in alcuna cosa nella persona di lei incru- pensò con gli altrui danni raffreddare a' il suo fervente amore . così il e trattogli il cuore a lui il re- Li quali . la se cosi ti par che meritato abbiamo.

ciò ha il mio padre adoperato bocca . si congiugner!:! con quella . e poi disse In ogni co- sa sempre e infìno a questo estremo della vita mia ho verso me trovato tenerissimo del mio padre l' . . senza alcuno indugio farò che la mia anima .. > • che vogliono che cuore sia seggio dell' anima. l' amore grazie . quella sepol- tura hai . come che di morire gli occhi asciutti e con viso da niutia cosa spaventato proposto avessi^ e datoleti . Niuna cosa d non : mancava ad aver compiute esequie se le lagrile me li di colei la qual tu vivendo cotanto amasti 1' qua- acciocch(> tu avessi. NOVELLA L disse: 161 non si conveniva sepoltura . pose Iddio nelP animo al mio dispietato padre . il cuor riguari dando ceri . . potre' io andar più contenta E con qual compagnia ne a' o meglio sicura luoghi (1) Cioè -queir anima. men degna che d'oro in a così fatto cuore cliente questo è. la quale stretta teneva. e di tale . e questo dice con il la opinione de' Platonici. Assai m' . chente la fortuna concedette ti se' spacciato . ma ora più che giammai . sente da mia parte renderai . disse: ahi dolcissimo albergo di tutti miei piagli meladetta sia la crudclth di colui che con oc- chi della fronte or mi ti fa vedere . Lasciate hai le miserie del mondo e dal tuo nemico il medesimo . Venuto se' alla fine alla qual ciascun corre e le fatiche . E cosi detto . appres- satoselo alla il Lasciò . . che tuo valore ha meritata . Questo detto rivolta sopra la coppa. discretamente . era con hai tei quegli della mente riguardarti a ciascuna ora il Tu tuo corso fornito . e j)erciò ultime le quali render gli debbo giammai gli di cosi gran pre. adoperandol tu che tu già cotanto cara guardasti (1). . che a me ti con mandasse : e io le ti da- rò .

. anima a fé dare fare alla tua orcioletto . tutta la bevve sopra e beil con la coppa in mano si se ne sali suo (i) f Qutneenlro i legge in alcuni testi. cominciò a versare tante lagrime furono a riguardare . L'avverbio quincentro. qual mise nella coppa ove : cuore era da molte delle sue lagrime lavato alcuna paura vutala . come in quelle parole cognati del. lei? lo son certa che i ella è ancora quicentro (i) letti : e riguarda luoghi de' suoi di- e come mia . postavi la bocca . cuore questo lei . colei che ancor son certa dalla quale che è m'ama amata d' . in questa casa o in questa contrada: laddove quii centro rlstiigne termini mollo più.. fosse o che volesson dire . cioè. morto cuore . luogo con mano come che sia intorno al letto. domandavano invano .1 62 GIORNATA QUARTA . e lei pietosamente della cagion del suo . Le sue damigelle si che dattorno le stavano. e molto più . testa . senza fare alcun fem- mlnll romore sopra la coppa cliinatasi . ma non approvano „ i cosi fat- ta lezione Deputati. a loro avviso. compagnia E 1' questo detto si l' nel quale era la acqua che il di il davanti aveva fatta . come meal- sapevano e potevano ... quasi accenna f. zato capo . aspetta la sommamente se E cosi detto. che mirabile cosa il Lasciando infinite volte . e rasciuttisi gli occhi . che con . . ma da compassion vinte tutte piagnevano pianto glio la. con la mia . . nò mi resta a fare se non di venire . non altramenti che una fonte acqua nella avuta avesse. disse : o molto j amato cuore più alti-o ogni mio uficio verso te è fornito . piangendo . eom' spiegano. seguente: mini larghi. che le parole di . e Ghismonda con questa voce il (dicono essi). non intendevano . dinota terdella nov. „ la donna avvisando che voi in alcun luogo (luincentro essi siale „ ec. e senza . s' ingegnavano di confortarle La qual poiché quanto il parve ebbe pianto. non che In quelle propnu stanze. non conosciuti e de' miei .

cominciò dolorosamente a piagnere. cor- po suo sopra quello e al suo cuore accostò quello del morto amante 5 e senza dire alcuna cosa . io mi parto e velati gli ai occhi e ogni senso perduto (iosl di questa dolente vita 1' dipartì. meno dare disiderata fortuna che questa . presto nella camera scese della figliuola nella qual giunse in (ju(?lla ora letto si che essa so- pra il suo pose. udito avete Li quali Tancredi . serba coleste lagrime a . . disse : rimanete con Dio che . piagnere di quello che egli ha voluto di Ma pure se niente quello . e tardi con dolci parole levai tosi a suo conforto.c. . te 1' abbi fatto gittar palese L' angoscia del pianto non lasciò rispondere al ]»ren7. . dopo . come che quale esse non sapessero che acqua quel. io tacitamente e di col nascoso con Guiscardo vivessi che '1 mio corpo morto . NOVELLA L letto . Al quale na disse : don- Tancredi . . aspettava la morte Le damigelle sue avendo (jucste cose e vedute . amore fu . la giovane al suo line esser venuta senil tendosi strignendosi al petto . doloroso fine ebbe . nò a me ? le che non te le disidero Chi vide mai alcuno altro che . la fosse la ella bevuta avea . |63 compose il e quanto più onestamente seppe .. e udite . che gih mi portasti ancora in te vive per ultimo dono mi concedi che . amordi Guiscardo e di Ghi. smonda come . mollo pianto e tardi pentuto della sua crudeltà i con general dolore di tutti Salernitani onorevolmente a- meuduni in un medesimo sepolcro gli fé seppellire • . dove che tu . Laonde . ti poiché a grado non che . suo stea . veggendo termini ne' quali era la . a Tancredi ogni cosa avean mandata a dire lo 11 quale temendo di quel- che sopravvenne . morto cuore .

più per (l) "f la sua affezione cognobbe l'aoi- n pistoiesi colloca la voce seguisca tra le antiche. Usasi tuttavia si anche oggidì ne' composti . compagne : ma quella già essendo compiuta : il re con rigido viso disse poco prezzo mi parrebbe la vita mia a dover dare per la metà diletto di quello che cou Guiscardo ebbe Ghismonda nò se ne dee di voi ma: ravigliare alcuna j conciò sia cosa che io vivendo ogni ora mille morti sento. il quale informa uomo salvatico il dì seguente nella piazza mena . né per . senza dubbio alcuna rugiada cadere sopra cerò a sentire . andrà appresso. e incarcerato XjLveva la novella dalla Fiammetta raccomata su gli le lagrime più volte tirate insino in occhi alle sue . il mio fuoco cominil Pampinea a se sentendo comanda- mento venuto. tutte quelle una sola m' è data Ma lasciando al presen- li miei fatti ne' .ieguisca e cunseguiscu dica segua o siegua. loro termini stare. in forma lei: del quale piU volte d' uno povero d' il giace con poi per paura de' parenti di lei della casa pittatosi. e comechè yrà dire c. .. . dove riconosciuto . si do- . e da' suoi frati pre- so . * 64 GIORNATA QUARTA NOVELLA IL Idrate Alberto dà a vedere ad una donna e di lei si che V A- gnolo Gabriello innamorato . particella di diletto te Jri . voglio che ne' fie- ragionamenti e a' miei accidenti in parte simili seguisca (i): la quale se. in casa uomo ricovera . Pampinea ragionando come Fiammetta ha cominciato.

» che a dovere fuori . T. esso è per «TTcntura insanabile. secondo so la quaneccelse cosi tità de' danari loro lasciata da lui .1 . e nel mostrare so per torre. che del comandamento so. . ed altri per » lor donare venire a salvazione il e oltre a ciò . il re contentare . quale sia la ipocresia de' religiosi li quali co' panni larglii e lunghi e co' visi artiiìcinlmente pallidi 1' e con . del proposto da ridere dispose . e cominciò Usano i volgari . sforzandosi to si De' quali se. fosse licito a me di . . II. ma quasi come possessori e signori di cjuel- danti a ciaschedun che muore . un cosi fatto proverbio: chi è reo e buono è tenuto può fare il male e non è creduto . e perciò . paradiso abbiano a procacciare noi. Per avendo riguardo agli sì fatta Tarictà io reputo che falli>i la sia corrotto. e esami giik sopra Ja tanti ri- dotti. NOVELLA ino dello compagne role. . Il quale ampia materia a ciò che m' ò stato proposto presta di favellare . più e . dan fede. IL le i65 sue pa- che quello del re per più disposta a dovei'e nhpiauto recrcar . le voci umili e mansuete nel domandar altrui e altissime e rubeste in mordere negli altri li loro menon desimi vizii . meno . a dire una novella si senza uscir . convenisse . tosto dichiarerei a molli semplici qxiello che nelle lor cap- pe larghissime tengon nascoso Ma ora fosse piacer di Dio che cosi delle lor bugie a tutti intervenisse come ad un fiate minore non miga giovane ma di quelli . quanmostrare . lente luogo con questo prima medesimi credono . che de' maggior casesi (i) era tenuto a Viuegia: del (i) la il L'eduìonc del testo Mannelli hacassesi: alcune antiche case $i: la Livornese come luogo Parmense casesi. mi e ancora a dimostrare quanta e . Non con 1 speransa di DECAM. . e poscia coloro che in ciò alle loro parole d' ingannare . loro lo . come uomini che come lo .

cioè del Caro. Pwscio. alcuna proha. 8i. al Cod. 66. . Ritornando to del Boccaccio. più. Gherminella. inganno. ardisco di rahhcrciare. Non dica Ascesi. osservo che -nel sciitto da. correzione verrebbe ad ha Scesi.i66 quale GIORNATA QUARTA sommamente mi gli piace di raccontare . in vece di cusesi. ma di E ])en come to- che nel concorso delle due a ne sia rimasa fognata una. Benedetto nel 1596. alla lezione del codice magliabechia- no. un monaco dell'ordine di S. fraude. amico del nostro poeta. Francesco ad ascesi. trova stampato Scesi: Trifone un uomo perfetto. Cosi Assisi venne a dirsi Ascesi. iSSg. dall' t in fuori dopo la rileva . città d' La Assisi fu nel secolo del Boccaccio detta Àficlesi dagli scrittori. almeno con hilità. si E nel Commento di Ser Agresto. pieni di compassione per la morte di Gliismonda levare . 23. le sue gher. nulla Ho poi veduto che Lucantonio Ridolfi nel suo Ragionamento stampato in Lione i557. chusciesi. p. dirò liberamente ciò eh' io ne penso. H Snlvini Discorsi Parte 3. n. e parente di san Rosso dicono luogo corroti. ma piuttosto con quella di muovere altii iugegni più penetranti ad applicarci l'industila loro. Rispetto . ed discesi co- munemente a p. 3g. legge. . Fondandomi perciò sopra quello che ho esposto poco avanti. per al- quanto animi vostri . che essendovi per un certo strascico di pronunzia . non gli che bugia : . cioè legge: era la sua fama di santità in quelle parti troppo maggior che mai nanfa 11. forse con rìsa e con piacere ri- Fu adunque valorose Donne . ma la verità non era Imola chi credesse per che accorgendosi quivi . che . e" scrisse Caro. pag. spiega questo luogo del Boccaccio con riferirlo anch' egli alla città d' Ascesi. . che direbbe corto. si Francesco da Scesi. essere. due h il una se la ne può togliere : e se si potesse scrivere Scesì. Dante Par. non miga giovane cZe' quelli elio facile alle maggior eli ha Ascesi. C. senza gliere o aggiugnere alcuna lettera e. Le cui vituperose opere molto dail Imolesi conosciute a tanto la recarono in . (1) FIACCHI. di S. in il Imola un uomo di scelerata vita e di corrotta qual fu cliiamato Berto della Massa gl' . si In questa stessa Novella poco appresso. era tenuto a Vinegia . questo luogo cosi: un frate minore. 55. maglia])echiano Palch. V. minelle ( I ) non aver luogo come disperato a Vine- sanailo.

faceva era fedel commessario e dipositario nfiolti . li) Bamho. ed era sua fa- ma di santith in quelle parti troppo maggior. di subitamente fu i ntlìinno di falsario. NOVELLA già d'ogni bruttura ricevitrice II. gran predicatore divenuto. . E prediche e li sue la- grime re . e guardatore di denari di confesserò e consigliatore quasi della : maggior parte degli uomini e delle donne cendo . »i 167 trasmutò. che l'atto non avca in altra jiarte E quasi da conscienza rimorso delle malvage opere nel preterito fatte da . e quivi pensò di trovare rate . piangeva passione del Salvatore le sì conio le colui al quale poco costavano in brieve tra colle sue lagrime quando le volea . icifflunito. di san che mai non fu Francesco ad Asciesi . •ornipiato. sempre veduto altare . divenuto cattolico andò e fece Irate miiioi*e : e fecesi chiamare frate a far Alberto da Imola e in cotale abito cominciò per sembianti una aspra vita e a la commendar molto gli penitenza e .. beveva vino se quando non avea che . 1' astinenza. che di ladrone . egli seppe in si fatta guisa \ iniziani adescavi si che egli quasi d* ogni testamento che . teuM cenno. lui . e così fncla di lupo era divenuto pastore. altra maniera al suo malvagio adope. Né un ne fu apjìena avveduto alcuno . gli potuti E oltre a ciò fattosi prete . . senza aver perciò ti predetavesse vizii abbandonati quando nascostamente metter in opera all' . uè mai carne mangiava nò piacesse . Ora avvenne che che chiama- una giovane donna bamba (1) e sciocca. d' omicida . da somma umillb soprapprcso mostran- dosi e oltre si ad ogni altro uomo .. quando celebrava la se da molti era .

cioè presto da' credere e muoversi. la- sciare amare né da né da quale Quante ce ne le vedete voi. premettendosi famiglie che erano dell'ordine patrizio. . (5) A terreno dolce vanga di legno. al leggieri. (2) •{• nome di quelle sole Questo tulli. che fu un fastidio ad udire. per gl'interessi del papa o a' fatti imperatore. andato con le galee in Fian- s'andò con "altre donne a confessar da questo . le cui bellezze sien fatte sarei bella nel paradiso . santo frate lei La quale essendogli essi a' piedi tutti . se io ne volessi ma non tale sono le mie bellezze da .. da vergalo. eran venuti a capo di stabilire un dei più saggi e riputati governi che allora fossero nell' (5) al Europa Bergolo. ri- serbandosi in più comodo tempo lusinghe pur (1) f Ca è voce accorciata da casa. . . M. e parendogli terreno da' ferri suoi (5). . . son (3) avendo parte detta de' fatti suoi (2) bergoli ) fu da frate Al- berto addomandata se alcuno amadore avesse. se io ne volessi. Non iisavasi nel dialetto al vene- ziano se non nel senso Ai famiglia. 1 68 GIORNATA QUARTA madonna Lisetta da ca (i) Quirino. moglie d' clie era ta fu un gran mercatante. quésti bergoli at- tendendo loro. di lei subitamente e oltre modo s' innamorò le : ma . messer Giovanni mio. che noi diremmo corr/io . Badate bene che. . Frate Alberto conobbe incontanente che costei sentia dello scemo . come mie? che E oltre a ciò disse tante co- se di questa sua bellezza. mentre gli altri cittadini erano intenti a s])andcggiarsi gli dell' uni . e potrebbe i far vedere un po' di ruggine e d'animosità contea i vostri Veneziani. volubile. non avete voi occhi fatte capo ? paionvi mie bellezze come quelle di queste altre? Troppi n' avrei (4). lezione ritenutasi nella stampa del 1718. Al quale ella con un mal viso rispose in : deh messer le lo frate . mi par troppo. barca. dra . si come co- che viniziana era ( ed . così detta si Veneziani perchè di leggieri (/() rivolta \ L' edizione del 27 ha troppi rC avrei degli amadori.

169 quella volta cominciò a volerla riprendere e a dirle che questa era vanagloria. si come io soglio star sem- io vidi . madon. dissi io .. . presomi per cappa e tiratomisi . ma Angelo . nò prima mi potè' volgere per veder che io che mi vidi sopra un giovane bellissimo il con un grosso bastone in mano . la donna gli disse che csi era una e che egli non conosceva che fosse più una l)ellezza che un' altra . U. andar via con V altre E . A cui egli rispose che era Agnolo (1) Gabriello O signor mio . da Dio in fuori : sopra ? ogni altra cosa L io allora domandai chi siete voi . a' piò . ed altre sue gli noveHe: per che bestia . Per che frate Alberto non volendola troppo turbare fessione . una le si e non potendo da gittò davanti ginocchioue e disse madonna che . NOVFXLA per mostrarsi santo . io il vi dirò Stando- mi pre io la notte in orazione . subitamente nella mia cella uu grande splendore ciò fosse . amo l' . che tutto mi ruppe sti 11 j quale io appresso domandai perchè ciò : fatto avesse ed egli rlspOvSc perciocché tu presume- oggi di riprendere le celestiali bellezze di . la lasciò . che mai poscia da giacere non mi son potuto levar se non oggi ? . madonna con lei . tante mi die . io vi priego che voi mi perdo«iroprc. io vi priego per Dio mi perdoniate di ciò io domenica. Disse allora donna mestola : : e chi vi ga. stlgò cosi Disse frate Alberto . : ragionandomi voi della vostra bellezza ciocchù si vi dissi per- fieramente la notte seguente gastigato ne fui. Lisetta e trattosi da una parte veduto . na Lisetta la quale io . (i) mignolo non mai (liste il Pctntca. la quale. stato al- quanti di casa sala preso un suo : fido compagno altri esser : n' andò a in . fattale la con.

non io ti perdoni. . io ci tornerò e darottene tante che . godeva tutta uden. male . se voi volete guasta- fatti vostri che la più avventurata donna dis- che oggi se sia al mondo Questo Agnol Gabriel mi gli che io vi dicessi che voi piacevate tanto. to disse madonna j poiché perdonato m' avete io 11 vi dirò volentieri ma una cosa vi ricordo .1 7o . e verissime tutte le credea e dopo . di voi m' incresce. Alberto che mie bellezze eran celestiali ma . mi diciate ciò : che l'Agnolo poi vi . Ora vi manda egli dicen. Proverbialmente. e con questo palio. _ quando Per volete che egli venga tal ed in forma di cui. perciocché egli è agnolo . io vi diceva bene : . farà tristo egli per tutto poi il tempo che tu ci viverai 1' Quello che mi dicesse. che io vi dica . non ve oso dire. io . e infiao ad ora acciocché più non vi sia fatto io vi perdono sì veramente che voi disse. do per rarsi me che a voi vuol venire una notte j e dimo. una pezza con voi forma d' e . scipito. . ed ma più spesso egli (1) sì convenente àoh con questo paUo. frate . do queste parole alquanto disse le : . voi vi guardiate di non non dire ad alcuna persona che re i sia nel . la quale era anzi che no un poco dolce di sale (li). Frate Alber. che cosa. 5 e . che tu a lei vada. e venendo in care d' . -vale con c/ueslo. come ella tu prima poti e faccili perdonare . . ed ancor (2) alle folte. usa veramente . GIORNATA QUARTA Ed egli allora disse : niate e io ti perdono per tal convellente (i). volte a starsi con voi venuto la notte sarebbe fosse per se non non ispaventarvi . che più . mondo siete . agnolo voi noi potreste toc- dice che per diletto di voi vuol venire in forma' : uomo e perciò dice che voi gli mandiate a dire . dove . di poco senno. . se prima non mi perdonate Donna zucca al vento . se Dio m' aiuti. trai .

se Madonna 1* baderia (1) allora dis1' che molto ) le piaceva se Agnolo Gabriello lui . dite . due si edii. le quali egli vi diede a mie cagioni . avesse paura . le t Qualoia. e mettcralla in paradiso. Allora disse frate Alberto or farete che que- sta notte egli truovi la porta della vostra casa per mo- (1) (a) Baderia tletlo jtcr ìschcno di femmina frrmpia r rlic silialort-ht^ ^Ffittitrtn alr\xn\ «lirono rssere (li un'antica moneta Tcnetiana d' ai^ gentil (-^) vi. ed egli entorrà in me. ben venuto che . chò in ogni luogo che : ella il vedeva le stava ginocchione innanzi e oltre a questo. e a voi non costerà egli niente e la grazia ò questa che voi vogliate che .NOVELLA egli ci verrh : II. tanto si starà 1' anima mia in paradiso Disse allora donna poco fila (4)? ben mi piace: io voglio che in luogo delle busse. e. che voi abbiate questa conso: lazione . s\ pareva . quale ora (3) egli egli fosse il volesse a la venire . purch è : ella non . egli troverebbe . Allora disse fraj te Alberto madonna voi parlate saviamente e io ordinerò ben con lui quello che voi mi . con voi . cit ti-l Vocah (4) Donna poeojila dice par ùclierno alle donne Ja nulla. . che a lui stesse di venire in qual forma volesse . venga con questo mio corpo farete grazia : E udite in che voi mi che egli mi trarrh 1' anima mia di cor- po. quanto egli starh .luta di (^rcllro «olii. 171 donna che \iva di che voi più che altra tener vi potete beala. Ma voi mi potete fare j una gran grazia . tutta sola nella sua camera : ma con la questo patto che egli 1' non dovesse lasciar lei per Vergine Mariaj che to era detto che egli le voleva mol- bene : ed anche . ama- va perciocch ò ella d' amava ben né era mai che accendesse da- una candela vanti un mattapan (2) non il gli dove dipinto lei vedeva: e che.

alterezza come mostrano . re . do che corpo re se : perciocché vegnendo in . 1 galli. rebbe Frale Alberto si parti . qual cosa con donna Lisetta trovandosi. con uno compagno . 1 72 GIORNATA QUARTA egli possa entrarci . come questa cosa così bianca j vide . con sue frasche . umano non per . non agnolo ed altre . comin- ciano (i) corso. ed ella rimase faccenil do sì gran galloria (i). quando tempo . notte fu se n' entrò in casa d' una sua amica dalla quale altra volta aveva prese le mosse (2) le quando andava gli a correr giumente . che era (2) Galloria: schiainazzo. trasformato se n' andò a casa la donna entrato si . con con- fetti buone cose incominciò a confortare . acciocché di legger non fosse da cavai gittato ta la licenzia . che non . Latino. 1' come egU verrà non potrebbe entrauscio La donna rispose che fatto sa. E avu. le toccava 1' cui la camicia mille anni parendole che . parve. che corrono al palio. Avverti questo modo figurato.. gonfiezza. che portate avea in agnolo trasfìguròj e salitosene suso. gli s' inginocchiò innanzi e 1' Agnolo la disse e levoUa in piò e fecele segno che 11 . La quale. al letto an- dasse . E di quindi . e in quella . carceres. se n' entrò nella camebenes' ra della donna. Allegrezza eccessiva manifestata con gesti zare. riiigalluzzare I^ar galloria vale galluz- ~ (i) Le mosse il è quel luogo ove i cavalli. che ella volonterosa d' ubbidire fece prestasi mente e l'Agnolo appresso colla sua divota coricò. die le gambe stiano in su la per- sona. Era Per frate Alberto bello uomo del corpo e robusto e stavangli troppo bene le la gambe in su la persona (3). . come . Agnolo Gabriel- lo a lei venisse Frate Alberto pensando che cavalieesser gli convenia la notte s' . . .

non so come con lui : so io aven- bene che stanotte. . se io : A cui frate Alberto disvoi steste madonna . la donna se ne tornò a casa : (1) Fiori e rose dic« qui puUndo sùoccunente « studio con una •ciocca. E al- dopo molto cianciare. . NOVELLA fresca e n. aggluguendo oltre a questo maravigliosc favole. nllra giacitura facccndolc che In notte luaritu forte si . e novelle gli disse dello Agnolo Gabriello^ e ciò che da lui udito avea della gloria di \ita eterna e come io egli era fatto. egli ne portò subita- mente l'anima mia che mai non se ti'a tanti fiori e tra tante rose (i)» ne videro di qua tante. acciocché paura non avesse dormendo solo . io mai iuGno mio corpo si . tale parrh segnale parecchi dì farò oggi Disse allora frate Alberto: io ben una cosa che spoglierò . non feci già è gran tempo il che io mi per vedere se voi dite vero . quello che divenisse. aveva buoua fem- mina dò della casa fatta amichevole compagnia « La don. come desinato ebbe presa sua compagnia . al quale la . 173 il morbida . oltre a ciò molle cose il le disse delia gloria celestiale Poi appressandosi di dato ordine al ritornare. . e tomossi al compagno suo . e stettimi in uno de' più dilettevoli luoghi che fosse il a stamane a mattutino. co' suoi arnesi fuor se n' uscl . e dogli fatta la vostra ambasciata. di che ella chiamò per contenta: e . ve '1 dich' io ? disse la don- na: il vostro corpo stette tutta notte in braccio mio granil con l' Agnol Gabriello j e se voi ììk non mi credete gua. tatevi sotto la poppa manca all' dove che io diedi egli vi un si dissimo bascio Agnolo. Non . . non so. na . multe vullo volò senza ali . \egncndo egli a me. se u' ana frate Alberto ..

è V ytgnolo. che piccola levatura (2) avea . . e disse In fé di Dio madonna . e viensene a star meco bene spesso : mo vedi (1) Cioè. essendo madonna Lisetta con una sua comare. o di : dal mare. (4) (5] Maremma Marido o presso. io non credeva : che gli agnoli facesson queste cose . è vostro intendimento e dicevi egli dee bene esser così 5 ma . Allora la donna . . altri non si conoscea . Per quello che intendo dire vale per paesi . . ma l' intendimento mio (3) è l'Agno. per quello che egli mondo o . in verità voi tacereste dell' al. disse : comare egli non si vuol dire. . in m' ama si come la mi dica che maremma (4). Disse la donna comare fa voi siete errata } per le : piaghe di Dio egli e dicemi che io gli il meglio che mio marido (5) egli si fa anche colassù . se r Agnolo Gabriello questo . più bella donna sia nel . paio più bella che ninna che ne sia in cielo s' è egli innamorato di me . . La comare vaga d' udire si come colei che ben la disse madonna voi potreste dir vero ma tuttavia non sappieudo chi questi si sia. si come colei sale aveva in zucca .. lo Gabriello . rivolgerebbe (i) cosi di leggiero . _ (2) Levatura: essere di poca. e insieme di bellezze quistionando per porre che poco cui la tre. o avere poca si levatura. ebbe voglia di ridere avanti parlare ma pur si . : . non si rimoverebbe dal fuo sentimento. La comare allora . molte volte senza alcuno impedimento ricevere Pure avvenne un giorno che. disse : se voi sapeste a mia bellezza piace. (3) dice di persona leggieri. temie per farla più . ma perciocché . o piccola levatura. o di scarso talento. è detto venezianamente marito . . il quale più che sé . la sua innanzi ad ogni altra . 174 la quale in GIORNATA QUATITA forma d' agnolo frale Alberto andò poi . là Rolli .

ne ven- a frate Alberto agli orecchi la . senza alcuna cosa dirle si po- sero in cuore di trovare questo agnolo. una notte andatovi lei . io Potta per agguato infinito cresce^. nire Il furono uscio della sua camera per aprirlo ci<^ che frate Alberto sentendo. si levatosi. si che male alcun non fece : e notato dall'altra parte del canale. donne . e quindi Il glttò nell'acqua. e ragunatasi ad una festa con una brigata di . v' era . o rLa la fama esce (3) n Fuor <1' una bocca. in una casa. di ne fu tutta ripiena Vinegia (?. che per amor di Dio gli scampasse sue favole dicendo. furono . . donne. ed egli sapeva si ben notare . loro ordinatamente raccontò il la novella Queste domie dissero a' mariti e ad altre . cognad di all' che veduto avevan ve. e quelle a qucll' altre e cosi in . il quale . i. ove 175 Lisetta olla . fondo v'era grande. quella ora e ignudo fosse Il buono uomo mosso a pietà. per ripren- donna che i . e avvisato che era.. e più notti stettero in posta (3) Avvenne che ne der s' di questo fatto alcuna novelluzza . finestra. . NOVELLA vw (Ji) ? n. nel (1) (a) Mo vedi cu? parimente Tcnesiano: ora vedete volt Dis«e r Ariosto: ^ buona o ria » Glie tosto. v'era. co- gnati di li ([uali . che aperta . convenendogli andare a far sue bisogne. La comare partltn da madonna le parve mille anni che ella fosso in parte po- tesse queste cose ridire. che dentro la vita . appena spogliato l' era .'i non avendo il altro rifugio. e di sapere se egli sapesse volare. perchè quivi a . meno tra di due .) a' ([unii Ma . aperse una qual sopra maggior canal rispondea. . prestamente se n'entrò pregando un buono 1' uomo . gli altri i questa cosa venne agli orecchi lei .

essendo buono uomo in sul Rialto udì di- come r Agnolo Gabriello era la notte andato a giacere con madonna Lisetta e da' cognati trovato. io vi potrò menare dove voi vorrete . tornata ti si slesse andò a fare i fat- suoi. disiderando frate Alber- to d' uscir di quindi gli disse il buono uomo : qui fac- non ha modo alcuno. né si sapeva s' elle divenuto se ne fosse . esser desso . che conosciuto non cognati della donna . se ciamo oggi una vestito a festa .ijG suo Ietto il GIORNATA QUARTA mise . 3 altrimen- non veggio come siatej e i uscir ci possiate . In questo mezzo fattosi . s' egli non volesse che a' cognati di 5 lei il desse. avvi- sò colui che in casa avea . avvisando che voi in alcun luogo quincentro siate se le guardie per tutto hanno mesfra- per avervi . e chi a guisa d' . Come che duro paresse a . camera tro- varono te Agnolo Gabriello quivi avendo lascia. e dissegli die quivi iufino alla sua e dentro serratolo . già in uno non voleste. e chi d' una cosa di san e chi d' un' altra : e in su la piazza . s' era per paura gitlalo nel canale : . possa che voi qui che io in alcun di questi modi vi meni ti . con il Agnolo il . per che prestamente . r ali. venuto- sene . se n' era volalo: di clie quasi scornati lei gran- dissima villania dissero alla donna. . gli facesse venire cinquanta ducati . di chiaro re . I cognati della elle l' donna entrati nella . . e cosi fu fatto E appresso questo . la qual fornita è finita la festa 5 e poi ciascun va con quel che . Noi nella quale chi mena uno uomo modo si d' orso. e sconsolata lasciarono stare gli arnesi dell' . E là . vi . Marco piace siate fa una caccia. ultimamente e a casa lor tornarsi . . menato ha si dove gli Se voi volete anzi che spiar . uom salvatico. a riconosciutolo dopo molte novelle con lui trovò modo che.

venuti gli . (uj Venezinnaiiicnlc citi è quello f f Vvucziaiiaincntc che xe quel? non Tak ehi è qurgliì^ ma ehg è quello ì cioè che cosa è quellaì . fuori . io voglio che il voi veggiate l'Agnolo Gabriello. e quegli ancora che udito il bando fine . in luogo rilevato ed alto . davan grandis- sima noia. la paura . menato e come me- nasse era contento Costui avendol già tutto unto di di mele ed empiuto di sopra penna matta e messagli . uom sal: a frate Alberto trasse la il maschera dicendo signori. al quale le mosche e' tafani porciocchò di mele era unto. (a) ? ) ^' condusse in su eran dietro .. erano gente senza là Questi il pervenuto . tenendo per catena di dietro tutti nou senza gran romos' redi molti (che dicean che è quel? che s'è quel . mandò uno 1' Rialto che bandisse che chi volesse veder la piazza di Agnolo : Gabriello andasse in su leallh viniziana san Marco e fu al- (i) questa. legò ti suo uomo selvatico ad una colonna : sembian- faccendo d' attendere la caccia . poiché fa. dopo quanto il menò la e miseselo innanzi. da Rialto venuti v'erano. r andare in cotal guisa. ter« ra discende la notte a consolare le donne viniziane Co- li) Ironiramcntc . . due gran al cani elle dal macello avea menati . dall' altra . cioè non /ti lealtà. e andandol . la piazza dove tra quegli che . E questo fatto. suo . che aveva de' parenti della donna disse a costui condusse il e dove voleva esser . quale di cielo in . una catena in gola e una maschera in capo dall' e datogli una mano un gran bastone e . e non si acciocché voi non siate venuti in vano. Ma poiché costui vide le piazza il ben piena faccendo sembianti di volere scatenare vatico . tp Alberto 177 pur. per vi si . NOVELLA n. porco non viene alla caccia.

non senza grandissimo romor dietro infino a casa loro nel menaro. . si crede che egli morisse. tanto chi un' altra^ e cosi grandissimo spazio il che per ventura la novella a' suoi frati pervenuta. fino a sei di loro mossisi. e scatenatolo. uom selvatico convertito. quivi vennero e gittatagli una cappa in dosso.. lungo andare come i meritato avea . gagliardo. a . prò (i) pianse peccati commessi Cosi piaccia a Dio che a tutti gli altri possa intervenire (i) Pro qui xaì /rutto. . in. Agnolo senza e di questo in . dopo misera vita . non essendo creduto. tjd GIORNATA QUARTA maschera fu tutti . vituperato . prode. ardi di Gabriello . utile: io molli altri luoghi Taira valorosa. e male adofarsi 1' perando. e oltre a questo per lo viso gettandogli chi una lordura e tennero . Cosi costui tenuto buono. no dove incarceratolo . cosi fu frate Alberto incontasi nente da conosciuto: contro al quale levaron le grida di tutti dicendogli le più vituperose parole e la gliiotton si maggior villania die mai ad alcun dicesse . me la fuori.

udita la fino del novellar di Pampinea . e con la prima si suo amante uccide. li io.ilvagio fine disiderate di loro tre. per ubbidirvi. IH. . il fuggo : enne incolpato terza siroccliìa . se ptire m. seJ illius stilìeiatem ti/Jerunl ob iterala invcntìonum . pono quivi e fuggonsi poveri a Rodi . quali sono enunciali con iMstwnte chiarcna e con naturaleua maginorc di qucUa del periodo die e^lì propone per csiirìmere Mart. : non vi fasse Poi alla Lauretta voltato Donna . ne fa Im •^uente est rf/Vf j crìtica: Sueeedens fabula Iriwn soromm tiim eiMiUnel.«79 NOVELLA Tre gim^ant (i) amano fiiggf*no in Crcti . l' limante della quale l* uccide . . le medesime coae in umfironto di quel- lo del Boccaccio. La : Lauretta ridendo disse ti troppo siete contro agli amane crudele . terzo amante con la . fu nella fine vostra novella ma il troppo più vi fu innanzi H quella da ridere . ne conterò una di . se esser può. sovra so stesso al(|iianto slette. J7 llostrato. e in povertà muoiono . che avrei voluto che stato diss<. . seguite appresso con una migliore : . quaedam verbo Il i Gaddi scrupoleggia troppo slitìcaraenle su questo dettaglio di nomi. quali igual- mente mal capitarono fiy Parlaniìo Taropo GailJi poco di loro amore esseudo ili questa Not. e presi il confessano e per te- ma di morire con moneta la guardia corrom^ . e poi disse verso di lei : un poco della di buono . tre sorelle e con loro si La maggiore per gelosia il La seconda concedendosi al duca di Greti scampa da morte la prima . et casum eurioqua» tra lineae rude» viilentur et impoUtue. e che . mi piacque .

si come voi apertamente può in gravissima noia molte volte d' altrui : potete conoscere ogni \izio . Laonde veggendoci a ciò naturalmente inchinevoli . donne come di . bandonate redine (i) ne' nostri pericoli : ne trasporta mi pare che l' ira sia quello la quale niuna altra cosa . . e in occhi della mente avendo di tenebre offuscati ferventissimo furore accende P anima nostra . gli uomini a male ) più delicate che essi non sono e molto più mobili . Giovani Donne . ciò maraviglia perciocché . ta tristizia sospinto gli il quale . goduti incomiaciò . . subito e inconsiderato da senti. M. tornar di colui che l'usa gli altri eli e e e tra con più ab. redine e redini. redina e re- dine. e due nel numero dfl più. ogni ragion cacciata . guardiamo (2). se ragguardar vorremo vedremo che gravanti il fuoco di sua natura più tosto nelle legs' gieri e moi'bide cose 5 apprende. e ardevi con le fiamma più . e con meno rattenimento . E come che questo sovente negli uomini avvenga e più in uno che danni s' in uno altro . che nelle dure e più 1' e noi pur siamo (non abbiano . e il furore essere di grau noia e di pericolo forte petto ci accioc- ché da quella con più l' amor di tre giovani e d' altrettante . accende . e appresso lagguardato sia di come la nostra manira suetudine e benignità agli gran riposo e di piacere l' uomini co' quali a costumare abbiamo.1 8o 5 GIORNATA QUARTA e cosi detto . (2) Nota Len. sopra dissi per l' ira d' una di loro di felice essere (1) f Questa voce ha due uscite nel numero del meno. . è che un movimento . donna che leggi. nondimeno già con maggior leggier- è nelle donne veduto^ perciocché più s' mente chiara in quelle . sospinge Né è di . e così .

tra'4uali ne fu un chinuialo INar. morti padri loro ed essendo rimasi ricchissimi. . IlL i8i intendo con la mia novella mostra l'vi. pensò di potersi ne' suoi difetti (i) adagiare per Io costoro amore Att(tU . nald Cluada fede . j e si che senza saperlo alcuna . dell' una Ninetchiamata e dell' altra . mato Folco e 1' altro Ughetto. essi godevano del loro amore u' erano . la terza civeva quattordici uè altro attendeva per li loro parenti a maritarle il . l'un della Maddalena e l' altro della Bertclla s' innamorarono. quale con sua mercatanzia era andato inlspai gna ta . Delle di età di quindici s' due nate ad un corpo erano j anni .NOVELLA divenuto infelicissimo . s\ come . . fosse . marina posta antica e nobilissiiua citth e già Tu di ricchi uomini e si di gran uiercaLinti più copiosa ette oggi non vede. di unzione infima . ed eran di tempo maggiori die quali le che maschi erano. . Maddalena la terza era Berlella Della Ninetta era un giovane gentile uomo. quando avvenne l' i che due giovani compagni de' quali uno era chia. voi sa|)ctc . uomo . in- namorato quanto più potea avcvan saputo adoperare persona del . avvegna che povero chiamato Restagnone . quale d' una sua donna avca più de' quali tre n'erano gli altri femmine. è in Provenza sopra . I a . e la giovane di lui . DECÀM. . essendogli stalo dalla Ninetta mostrato. che la tornala di ^^ar- nald. E con loro presa dimcstichez- (i) àìjetli yn biiogni. Marsilia la . T. Della qual cosa avvedutosi Kestagnone. Erano nomi delle due prime . II. ma di chiara e leal mercatante il senza misura di possessioni e fi- di danari ricco gliuoli . E già buona pezza goduti . mondo .

. GIORNATA QUARTA or l' uno e or 1' altro e talvolta le lor araenduni la gli ac- compagnava a veder donne e sua : e quando parve dimestico assai e amico di costoro esser gli un giorno giovani ti . Ci reca non poco maraviglia monsignore in questa critica. vedendolo scordarsi che in a- more mente gli uomini egualmente che la donne non solamente cangiano i facil- gli affetti. Restaguone voleva assicurarsi le s5 veramente Ughetlo e Folco amavano egli due sorelle con tanto ardore quanto amava la terza. la nostra sia usanza (i) vi può aver renduti cerclie io vi quanto l'amore porto. ma amano vi è e disamano nello stesso tempo. i83 za . ove voi trovare Al quale ardore mi dà il cuore (3) di accordare . . v' amo. e per quello ancora che ne'vodi stri atti e di dì e di notte mi pare aver compreso . . e che io per voi adopererei quello che io per perassi: e percioccliè io lo me medesimo adonel- molto . . se le vostre parole non mentono: di perchè non si dee recare in dubbio la fede altrui. role . soggetti a non avere il veruno. grandissimo ìmitalor del Boccaccio. siccome fece. che si pigli ad offesa met- tere in dubbio le proleste dell'amor suo. Monsignore della Casa. Mart. grandissimo amore delle due giovani amate da voi ardete . e i giura- menti degli amanti sono. disse loro: carissimi . nel suo Galateo o sia trattato di Luona creanza biasima il costume di quelle parole di llestagnone ove dice: voi. rimedio . assai dolce e piecevole . e io della terza loro sorella vi vogliate .. come en'elto voti dei marinari. quello che animo caduto mi sia intendo di dimostrarvi^ e voi appresso con naeco insieme quello partito ne prende- remo che vi parrà il migliore \'oi se le vostre panon mentono (2). a fuggirsene tutti insieme con lui. né amator sì delicato. per vedere se poteva indargli. in casa sua cliianiatigli. . il quale è questo Voi : siete ricchissimi giovani quello che non sono io dove voi vogliate recare le vostre ricchezze (j) (2) Avveili usanza per amicizia. (3) Mi dei il cuore per mi basta V animo avvertilo .

quanto più tosto potesse. dimorato . e che le sorelle. vendute alcime possessioni (l) Creti per ave- Creta. erano apparecchiati di cosi . non penar troppo a diliberarsi essi ma dissero. sciarlo Li due giovani le lor giovani . viver {K)tremo li più conornai la. fare. E fra so diliberati di doverne in Grele quali (i) andare. il quali molto a ciò che ragionato avea loro disse loco sollicitavano l' che dalla parte delle lor donne opera era messa in ti assetto. perciocché essa lui esser sen- molto più di za sos^ietto lui disiderava di jxtter con per che essa lìberamente rispostogli che le piaceva. alla quale non senza gran mala- gevolezza andar poteva : e poiché alquanto con le lei fu . avuta (juesta risposta da' giovani ivi a poclii giorni si trovò con la Ninetta. li ordinasse Restagnone a' due giovani tornato. ciò cbe co' giovani detto avea e con molte ragioni piacere . che modo ardevano u- dendo che che avrebbono. nudare n vivere in fallo lioUi vita con quelle senza alcun mi d^ il cuor di fare che le tre sorelle con gran parte di quel del padre loro con esso noi dove noi an- dar ne vorremo ne verranno } e quivi ciascun con sua . e dilibcraru in che |)anc del mondo vogliamo . e CanJia ^K:r la terra princijMtle . bencliù pare qui che Bnccaccio intenda furae Creti per tutu r isola. quel farebbono che sa ella volesse . A voi sta il prender partito in volervi di ciò consolare o . NOVELLA m. È Creta quclF ùola sul mare Egeo che il o^ ilicoDoCiiiuIia. tenti uomini che altri che al mondo oltre sieno. . in questo. ragionò s' ingegnò di farle questa impresa gli Ma : poco malagevole fu . llestagnone. in i83 con voi imieuie di uno y e me far terzo |x>ssoditorc quelle. . dove questo seguir dovesse.. gli disse che ogni co- opportuna intomo a ciò . la a guisa di tre fratelli . e massimamente .

fatto accese clie esse . dovevano le tre sorelle aperto un gran cassone del padre loro. . punto sero a rattenersi in alcuno luogo. con dolci parole in tanta volontà di questo . Jat. e andar via e . . D' altra parte la Ninetta che del desiderio delle sorelle sape- va assai 1' . {orse feluca Di gran vantaggio. quam maxime. e quella segretamente armarono vantaggio (2) . i novelli amanti gioia e piacere primieramente presero del loro amore. e d' ogni altra lor cosa denari. 1 84 GIORNATA QUARTA titolo di voler vano. spezie di naviglio. che 1' aspettavano. senza alcuno dove grandissime e alle quali assai vicini . rinfrescatisi che avean bisogno . che a ciò pervenissero salire sopra la saettia venuta la notte che . di quello grandissima .. granJissimamenle. . con cani e con uccelli e con con le lor cavalli in conviti e in festa e in gioia i donne più contenti uomini del . li lor tre amanti . e aspettarono . .. la seguente sera giun- Genova dove . di ciò E . il termine dato. una saettia (i) di gran comperarono. andaron via e d' un porto anzi che l' in uno altro impedimento giunsero in Greti belle possessioni comperarono ottavo di fosse . quantità di denari e di gioie trassono e con esse di l' casa tutte e tre tacitamente uscite secondo ordine dato . non credevano tanto vivere Per die . mondo in tal a guisa di baroni co- minciarono a vivere E maniera dimorando (1) [1) Saettia. di Candia fecero bellissimi abituri e dilettevoli^ e quivi con molta famiglia . trovarono: la saettia : con li quali senza alcuno indugio sopra tate . monsenza dier de' remi in acqua . sotto con denari andar mercatanfatti do. .

in acerbo odio .NOVELLA avvenne nire che ( . IIT. dio bere il . che egli . compor veleni con promesse e con doni a la fare un'acqua mortifera e che di ciò non condusse. vendicare di E avuta una vecchia greca. una sera a Restagnon riscaldato . cose mollo piacciano . così l'esser le disiderate negate mol1' appetito. o che Restagnone l'amislh della donna amata avesse o no. rincrescono) che a Rcstagno. non poteva andare un passo che ella noi ri- sapesse e appresso con parole e con crucci lui e sé . senza altramenti consigliarsi. e quella con ogni studio seguitando. il i85 giorno avve. la quale essa. e per conseguente in tanto furor rivoltato 1' amore il tjuale u Restagnon portava . avanti se . aven- done soperchia copia ne . si come noi vcggiamo tutto le (|uantunquc . entrò di lui in tanta gelosia . Ed essendogli ad una festa som- mamente til piaciuta luia giovane del paese. gran maestra . come che in processo di tempo s' avvenisse. comin: ciò per lei a far maravigliasc cortesie e feste la ^[inetta accorgendosi . cosi di i crucci della Ninetta le Gam- me del nuovo amore Restagnone accrescevano . il qiinl molto amata avca la INinctta potendola . accecata dalla sua ira l' s'avvisò colla 1' morte di Restagnone . . ebbe per fei> mo: che . di che . tanta ira. egli senza gì' alcun sospetto ad ogni suo piacere avere incominciò a rincrescere. chi che gliele rapportasse. E. che ricever era paruta. di che ella in tanta tristizia cadde e di quella in trascorse. la Ninetta. che mattutin venis- l' ebbe ucciso . si guardava . uou ne tiplica tribolasse Ma cosi come la copia delle cose genera fastidio. e per conseguente a manlei car verso l'amore. outa. La cui morte seuleudo Folco e U- . bella e gen- donna. La poten- zia di quella fu tale che.

per quello avvenuto fosse Di che il duca di Greti senza alcuna cosa dirne. duca pur fermo a volerne fare La Maddalena. e lungamente vegheggiata dal duca gli senza mai aver voluta far cosa che piacesse . e dis- presto Fatto adunque di consentimento si della donna loro informar ( quasi da volesse del fat- . accordò. potrebbe la sirocchia dal fuoco sottrarre to per un cau' ambasciadore . udita P ambasciata e il piaciutagli. sua sorella salva e libera dovesse fosse segreta . gli significò sé essere ad ogni suo cola mandamento prima riavere . e senza romore. gli altri questo pienamente mostrando ciò che . fecero seppellire Ma non dopo molti giorni avvenne che per altra malvagia opera fu presa la vecchia che alla Ninetta 1' acqua avvelenata suoi mali marto- composta avea riata confessò : la quale tra . immaginando che piacendogli . Dalla quale senza alcun martorio prestissimamente ciò che udir volle to ebhe della morte di Restagnone. lungamente seco s' pensò se fare se eh' era volesse. .. perchè presa la Ninetta fossej che forte dispiacque loro: e ogni studio ponevano in far che dal fuoco la Ninetta dovesse campare giudicata sarebbe^ l' . tacitamente una notte fu d'intorno al palagio di Folco. dizione alcuna presa ne menò la Ninetta . perciocché giustizia stava . . al quale avvisava- no che si come colei che molto ben guadagnato il avea^ ma tutto pareva niente. o contrad. occultamente dal duca avean sentito e da loro le il lor donne . 1 86 GIORNATA QUARTA . dove due cose ne dovesser seguire j che : ella la . e alla fine vi . insieme con e onorevolmente il la Ninetta amaramente piansero. ghetto e le lor donne senza saper che di veleno fosse morto. stata la quale bella giovane era . P altra che questa cosa Il du- ca. Folco e Ughet.

non macerare. to te natura di prima. farla. cioè di dare a una i'emniinH. ) E matterà area notato che„ ti presso alla Cattolica manerare mani è gittare V nomo in mare l^to al c(Jlo. tensa però incarc<>rarlo. altra ilit' fercnsa non fosse tra questi due vocaboli che nell' allora molto . che profìosìto in questo luogo.. |ier non esser loro noto fa sì •enso di questo verbo. come ben dice il diligentissimo Aluntesti antichi.. dico- è una a' sorte di la supplicio. ma non i ritennero questa lezione né gli 27 nò Deputali ne il Salviati.... (4) mar maiierure Ma il Salviati ti no. ma Ix'nsidi il terare. che Romani K mol- prima ( di loro m. con un sasso Ben lettore che non trattasi in questo luogo di moerrare... NOVELLA m.cheave\a aweltiiiilu rito. (1) Sostenere si dice anche qnamlo il magistitto comanda che il reo non li ^rta il dalla cotte. |ioeo Non nego io gii che da principio ortografia . seguitato anche qui dalle cdis... (a) 'f tcslo Mann. „ si tiene in acqua tanto che. hanno qui molti Mazterare. to) lortenpre (1) 187 . a una gran vctleìl „ pietra o.. Francesco da Duti.^. l'atto K prima sembiante d' avere . di Liromo e di Milano. et ad albergare. ma a me non piace ^/acrrar propria. mette j>cr domare e castigare. Questo pleonasmo che è nel testo Mannelsi non trova né ncU' edizione del 37 né io quella del 7. o simile. ci avevano sostituito macerare.. cui si legge e doverla quella notte fare in appigliò air antica edizione. un mare e per mazzerare (4) seco la rìmenò alla sua sorella . legate le e' pictli. mente cisca. commcniundo quel verso di Dan- /«yerrto JfXf///. E ntutterare. f Doverla. lasciata la duressa o asprezza sua la ven- „ ga indolcendo e lasciando „ no ancora i medesimi. ed era questo [M-nadc' |tarncidi„. che cominci a marcire o marsi Onde jtcr trasportamento e.. una none Folco e Uglìctto (^) ad «Ibergure se n' andò segrclamenle colla Maddalena. la {troprio matmamavere pena destinata a' parricidi r ad altii gran malfattori: e |>rrò il lamente alcuni poco pratichi della lingua. hi editori del (3) li... è tener tanto una cosa in acqua. la Ninetta messa in sacco e doverla (piella notte stessa farla (3) in . dicono Deputali (pag 71 ) „ è propriamente quando una cosa . in . „ quel medesimo. i Masi cerare. come macerata dai digiuni "f Non sonc da confonikrai V una con T altra queste due tocì.

.

i88

GIORNATA QUARTA
donò,
la
la

prezzo di quella notte gliele
partirsi

mattina nel di-

pregandola che quella notte,

qual prima era

stata nel loro sto le

amore non
,

fosse

l'

ultima; e oltre a quela colpevole
,

impose che via ne mandasse

donna,

acciocché a lui non fosse biasimo
se

o non
.

gli

convenis'
se-

da capo contro di

lei

incrudelire

La mattina

guente Folco e Ughetto avendo udito la Ninetta
te essere stata
rati
;

la not-

mazzerata
,

,

e credendolo

,

furono libe-

e alla lor casa
sorella

per consolar
tornati
,

le lor

donne della
la

morte della
na
s'

,

quantunque
,

Maddalei'

ingegnasse di nasconderla molto
ella v' era
:

pur

accorse

Folco che

di

che

egli

si

maravigliò molto,
il

e subitamente suspicò ( già avendo sentito che

duca

aveva la Maddalena amata
sto esser potesse

)

,

e domandolla

che

la Ninetta quivi fosse.

come queLa Maddaquale a do-

lena ordì una lunga favola a volergliene mostrare, po-

co da lui
versi dire

,

che malizioso era
il

,

creduta

,

il
,

vero la costrinse
.

.

La

quale

dopo molte

parole

,

gliele disse
,

Folco da dolor vinto e in furor

montato

tirata fuori
:

una spada
e temendo
e con

,

lei

invano mercè ad-

domandante uccise
duca
ove
,

l'

ira e la giustizia del
,

lei lasciata nella
,

camera morta

se n'

andò colà

la Ninetta era
:

viso infintamente lieto le

disse
la

tosto

andianne dove dilerminato è da tua sorel-

che

io

ti
.

meni, acciocché più non venghi

alle
,

mani

del duca

La qual

cosa la

Ninetta credendo

e

come

varia ed incerta, e che
sia derivata la

appunto dal mettersi a macerare
così fallo supplicio,

i

corpi nell'accpia
àiA piantarsi

denominazione di
gli alberi e le viti

come

è propuginarsi
a'

derivò

il

nome

della

pena che davasi

traditoli ed agli assassini:

dico

non per tanto che, essendo divenuti
ha
il

coir andare del
ficato

tempo due

differenti verhi, ciascuno de' (juall

signi-

suo proprio, è cosa hiasimevole lo scamhiarli

,

NOVELLA
pitirosa disiderando di partirsi
tro
si
,

IIL

189
,

con Folco
,

senza

al-

commiato

cliiedcrc alla sorella
j

essendo gih notte

mise in via
,

e con que' denari acquali Folco potè
,

por mani

che furon pochi e
,

alla

marina andatisene,

sopra una barca montarono
rivati
la
si

né mai

seppe dove ar,

fossero

.

Venuto

il

di seguente
,

ed essendosi
,

Maddahma

trovata uccisa

furono alcuni che
,

per

invidia e odio che ad
al

Ughetto portavano subitamente
per
la
,

duca l'ebbero
,

fatto sentire:

qual cosa

il

dualla

ca

che molto
,

la

Maddalena amava
la

focosamente
,

casa corso

Ughetto prese e

sua donna

e loro, che

di qiieste cose niente

ancor sapeano, cioè della partita

di

Folco

e della Ninetta, costrinse a confessar so insie-

me

con Folco esser della morte della Maddalena col.

pevole
della
gli

Per

la

qual confessione costoro meritamente
,

morte temendo

con grande ingegno coloro che
,

guardavano corruppono
,

dando loro una certa
guardie insie-

quantilh di denari
li

li

quali nella lor casa nascosti per
le

casi
,

opportuni guardavano: e con

me
re a
,

senza avere spazio di potere alcuna lor cosa tor-

sopra una barca montati ^ di notte se ne fuggirono
,

Rodi
.

dove in povertà e

in miseria vissero
il

non gran

tempo

Adunque

a cosi fatto partito

folle

amore

di

Restagnonc e l'

ira della

Ninetta sé condussero e altrui.

.

.

ugò

GIORNATA QUARTA

NOVELLA

IV.

Gerbino cantra la fede data dal re Guglielmo suo
avolo combatte una nave del re di Tunisi , per
torre

una sua Jigliuola la quale
,

uccisa

da

que-

gli che su v^ erano, loro uccide, e

a lui

e poi ta-

gliata la testa

J-Ja Lauretta
la brigata clii

,

finita la
,

sua novella

,

taceva

:

e fra

con un
si

chi con
,

un
ch.i

altro della
l'

sciagu-

ra degli amanti

dolca

e

ira della

Ninetta

biasimava

,

e chi una cosa e chi altra diceva 5 quasi da profondo pensier tolto
,

quanalzò
:

do

il
,

Re

,

il

viso

e ad Elisa fé segno che appresso
.

dicesse
,

la

Piacevoli Donne assai amor solamente dagli occhi son coloro che credono acceso le sue saette mandare coloro schernendo che

quale umilmente incominciò

,

tener vogliono che alcuno per udita
rare
:

si

possa innamo-

li

quali essere ingannati

,

assai

manifestamente
.

apparirà in una novella la qual dire intendo

Nella

quale non solamente ciò

la

fama senza
,

aversi veduto

giammai

,

avere operato vedrete ,
fia

ma
,

ciascuno a mise-

ra morte aver condotto vi

manifesto

Guglielmo secondo re
vogliono
,

di Cicilia
,

come

i

Cicìlianl
,

ebbe due
,

figliuoli

l'

uno maschio
,

e chia-

mato Ruggieri
sciò

e

l'

altra

femmina
il

chiamata Costanla-

za. Il quale Ruggieri, anzi che

padre morendo,
.

un

figliuolo

nominato Gerbino

Il

quale dal suo

avolo con diligenza allevato divenne bellissimo giova-

ne e famoso

in

prodezza e in cortesia

.

solamente

,

NOVELLA
dentro
sa
,

IV.

191

a'

termini di Cicilia stette la sua fama racchiu-

ran in varie parti del

mondo sonando
alli

,

in Barberia

era chiarissima, la (junle in que' tempi al re di Ciciha
tributaria era
gnifica
.

E

tra gli altri

,

cui orecchi la

ma-

fama delle virtù e
,

della cortesia

delGerbin (i)
,

venne

fu ad una figliuola del re di Tunisi
l'

la

qual
,

secondo che ciascun che veduta

avea ragionava

era

una
stata

delle più belle creature

che mai dalla natura

fosse

formata
.

,

e la più costumata e

con nobile e gran-

de animo La quale
gionare udendo
,

volentieri de' valorosi

uomini ra-

con tanta aficzione

le cose valorosa-

mente operate dal Gerbino , da uno e da un
contate
sa
,

altro

rao

raccolse, e

si

le

piacevano

,

che

essa seco stes-

imnginando come
s'

fatto esser dovesse,
,

ferventemente
d' altro
.

di lui

innamorò
,

,

e più volentieri

che

,

di

lui ragionava

e chi ne ragionava ascoltava

D'

altra

parte era,

si

come altrove,

in Cicilia pervenuta la gran-

dissima fama della bellezza parimente e del valor di
lei,

e

non senza gran

diletto,

nò invano gU orecchi del
lui la gio.

Gerbino aveva tocchi; anzi non meno che di
vane infiammata
Per
la

fosse

,

lui di lei

aveva infiammato

qual cosa

iiifino a tanto

che onesta cagione (a)

dallo avolo d'audarc a Tunisi la licenza impetras-

(1)

In questa novella col nome
ì casi*, il

«li

Gcr1)ino usa

il

Bocc.

«li

mettera

rartict>lo in tutti
(a) "t

che coi nomi proprìi rarissimo si troTcrà osato.
Icjcgcsi

Che

onesta cagione. Così

ncIP ottimo testo; e questa
testi

lesione adottata fu da' Deputati e altresì dal SuUiati . Altri buoni antiehi
lezioni

hanno che con onesta cagione
;

E

V una e

I'

altra

«li

queste due

hanno buon senso im[Krciocchè o dicasi che onesta cagione impelicenza di far che che sia , o pure di' egli per onesta
il

tra

ad alcuno la

cfigìone la impetra,]» costruùone è buona egualmente, ed

senso tor-

na

afiatto lo stesso.

.

192
amico che

GIORNATA QUARTA
,

se (i), dlsideroso oltremodo di vederla

ad ogni suo

andava imponeva che a suo poterei] suo

segreto e grande
glior gli paresse

amor
,

facesse per quel
,

modo, che mi.

sentire

e di lei novelle gli recasse
il

De' quali alcuno sagacissimamente

fece

,

gioie
,

da

donne portandole
Té; e

,

come

i

mercatanti fanno

a vede-

intéramente
a'

l'

ardore del Gerbino apertole, lui e
offerse apparecchiate.

le

sue cose

suoi

comandamenti
l'

La quale con

lieto viso e

ambasciadore e l' ambasciata

ricevette, e rispostogli che ella di pari

amore ardeva, una

delle sue più care gioie in testimonianza di ciò gli

mane

dò.

La quale

il

Gerbino con tanta allegrezza
si

ricevette,

con quanta qualunque cara cosa ricever
a lei per costui
carissimi doni
versi
,
,

possa

,

medesimo più
con

volte scrisse e

mandò
da do-

lei certi trattati

tenendo
,

,

se la fortuna conceduto lo avesse

vedere e toc-

care

.

Ma

,

andando

le cose in

questa guisa, e

un poco

più lunghe che bisognato non sarebbe, ardendo d'una
parte la giovane e d' altra
il

Gerbino

,

avvenne che
;

il

re di Tunisi la maritò al re di Granata

di

che

ella

fu crucciosa oltre

modo pensando che non
,

solamente
,

per lunga distanza

al

suo amante
j

s'

allontanava
se

ma

che quasi del tutto

tolta gli era

e

,

modo veduto
non
fosse,

avesse, volentieri, acciocché questo avvenuto

fuggita

si

sarebbe dal padre e venutasene al Gerbino.
il

Similmente

Gerbino questo maritaggio sentendo

,

senza misura ne viveva dolente, e seco spesso pensava se modo veder potesse di volerla torre per for, ,

za

,

se avvenisse

che per mare a marito

n'

andasse

.

11

(i)

Impetrare,
il

transitivo, vale ottenere; impetrarsi, assoluto, usa
.

alcuna volta

verso per farsi Ai pietra

Petr

O

peichè pria tacendo nou ta impetro,,?

]Ma pur da intese e amor . dò a Palermo e imposcgli che gli dicesse il bel Gerbino da sua parte salutasse. ne dovea . che vecchio si- gnore era nò dello innamoramento del Gerbino ave- va alciina cosa^sentita. andatosene a Messina. e sappicndo che il re Guglielmo suo avolo data avea . quivi prestasottili mente fece due galee uomini . avendo le parole della donna per non parer valenti vile. NOVELLA del proponimento del la IV. uòmo come si diceva l' amasse quanto più volte significato imposta fu. per lui in ciò impedito sarebbe Il intendeva di fare . Granata . nò altro aspetta- va . la sicurtà al re di Tunisi non sapeva che farsi . mandò di Tunisi un suo guanto Il quale . fosse tal sicurtà. ni re Guglielmo mandò significando ciò . . ottimamente fé 1' avea Costui a cui ambasciata. e fornirla di ciò che bisogno aveva a . 193 amore e re di Tunisi sentendo alcuna cosa di questo Gerbino . che faro intendeva e che sicurato da lui Gerbino l' nì^ da altri . venendo la tempo cbe mandar che né dal . e del suo valore e delil poH'nxia dubitando.. e a Tunisi ritomossi. avvisando quindi dovere nave della donna passare . chi su vi doveva andare. pochi di era per andarne in Granata: per che ora cosi fosse valente l' parrebbe se e se cotanto . che tempo sapeva e La giovane donna che tutto questo vedeva. poiché la sicurtà ricevuta ebbe. armare j e messivi su di con esse sopra la Sardigna la n'andò. occultamente un suo servidore man. liberamente la conal re cedette e in segno di ciò . re Guglielmo. Gerbino questo udendo. e che ella infra si . sospinto . e ornarla e acconciarla per su mandarvi la figliuola in . non imaginandosi che per questo addomandata . fece una grandissima e bella nave nel porto di Carta- gine apprestare . .

o siete. vedete dimora io la quale insieme con quella cosa che le più disidero. Messinesi che eoa vaghi della rapina il . dierono de' remi in acqua e (i) Osservisi la varia ortografia della medesima voce verLale. Mart. che la nave con al poco vento non guari lontana s' luogo . con poca fatica viril- mente combattendo acquistar possiamo: vittoria io della qual se non cerco che lo cui in parte i' mi venga 1' non una altra donna per amore muovo armcj ogni cosa sia vostra liberamente infin da ora. io credo per errore di stampa. fatto fine del suo parlare . dice sicilianamenle sile. Per che. per fuggire (dice) la cacoibiiia che sarchbe stati siete o siete. del 27. e bene avventurosamente assagllamo lana\ej Iddio alla nostra Impresa favorevole senza vento prestarle. 194 GIORNATA QUARTA l' Né clii fu di lungi effetto al suo avviso : percioccliè po- di quivi fu stato. dove aspettandola riposto era . Andiamo adunque. . già con 1' animo erano nella a far quello di che Gerbino gli confortava con le parole. . Io fatica . . Rolli. o sentire amore credo che senza il quale . amo nella nave che qui davanti . é piena di grandissime ricchezze. niun di voi senza aver sensia . se voi cosi valorosi siete tito come io io vi tengo . .. quali se valorosi uomini siete . amo. Non erano al bel Gerbino i tante parole bisogno j perciocché lui erano . i Site ha r ediz. Stati site. e amor m' indusse a darvi la presente e ciò che io . e se innamorati stati (i) o sete . sopravvenne La qual veggendo Gerbino : a' suoi compagni disse signori . si come siete meco medesimo estimo niun mortai può fia al- cuna virtù o bene in sé avere. la ci tieii ferma. leggier cosa vi comprendere il mio ne disio. un grandissimo romore cosi fosse le che trombe sonaroalla no j e prese l'armi.

re venire . un legnel- che di Sardigna menato avcano e in quel messo fuoco. arrendersi .NOVELLA IV. luogo . sita o doversi arrendere o morire . La qual l' senza più attendere a saet- tare e a giitar pietre im verso l' altro fieramente incominciarono . o cosa il . lor ire- Gerbino la . apprestarono alla difesa Il i bel Gerbino a quella pei-vennto fé le galee comandare che padroni di quella sopra mandati fossero.ivo 195 nave erano veg. se non per battala gha dare . mai. . apprestassero . e lungamente con danno di ciascuna guisa combatterono util fare . lei gridante mercè : e aiuto svenarono ti e in mar gittandola dissono togli. . se la battaglia non voleano . . n. Gerbino veggendo la crudelth di costo- ro . con Il amendue i le galee quello accostò alla nave. la figliuola del che sotto coverta piagnea . ])iìi che egli . ove dar non volcsser s' donna a ricevere la battaglia . quasi di morir vago . il Gerbin poco preso . I Saracini certiiìcati chi erano e che domandassero dis- sero so essere contro alla fede lor data dal re da loro assaliti. e quella menata alla proda della nave e chiamato il Gei bino noi la . Ultimamente veggendosi to . seco non estimava infiammato che prima al mostrar del guanto rispose che quivi non avea falconi al presente . il guanto del re Ca- glici ino e del tutto negaron di . e perciò. non potendosi partire. pervennero Coloro che sopra . che sopra la nave fosse . e in segno d i ciò mostrarono . delle parti in tal . non curando di saetta nò di . presente agli ocelli suoi. diamo qual noi possiamo e cliente la tua fede l'ha meritata. che voggendo Saracini e conoscendo so di necesfatto sopra coverta . perchè guanto la v' avesse . In gcnJu 8* di lontan venir le galee. qual sopra poppa della nave bella assai piìi data aveva donna troppo . .

or questo or qiiello svenando. mal graclie do di quanti ve n' eran montato ( non altramenti un leon famelico Tiell' armento di giovenchi venuto. che la fame) con una spada in mano or questo or quel tagliando de' Saracini.ig6 pietra . crudelmente molti n' uccise Gerbino : e già crescente accesa nave . dogliendosi che gli era stata il male osservata . co- me. saputa la novella . per appagamento di loro giù se ne scese con poco lieta vittoria de' suoi avversarii avere acquistata. e in in Ustica piccioletta isola quasi a il Trapani dirimpetto onorevolmente a casa piii doloroso che altro fé seppellire . In quanto alla ostinala deliberazione del re. „ perchè (dicono) così meglio si mostra la ostinata deliberazione del re „ eia giustissima querela di coloro sopra la violata fede. Gerbino : egli medesimo non essi sendo alcun de'baron suoi che con prieghi di ciò sforzasse (i) di rimuoverlo . lungamente e con molte lagrime Cicilia tornandosi . dove tanti ami„ ci e tanto innanzi col re o si disperano che i prieghi vi debbano aver „ luogo. . Osservano essi che da questa lezione cavasi un senso più bello. GIORNATA QUARTA alla nave si fece accostare e quivi su. Quindi fatto il corpo della bella donna rìcoglier di il mare. Il re di Tunisi . potè . (i) •{ Si sforzasse. prima co' denti e con l'ungliie la sua ira sazia. il fuoco nella si fattone a' marinari trarre quello che . I si libri antichi a stampa hanno i tutti non si sforri- zasse.. suoi ambasciadori di nero della fede il vestiti al re Guglielmo mandò. . io reputo che meglio mostrata si saieliba . con che viene a dire die tutti haioni : si i sforzarono anzi di si mucyere a' il re dal suo fiero i proponimento ma Deputati attennero miglior testi a penna quali non hanno avanti a sforzasse la partico- la non. Di che re Guglielmo turbato ed né vedendo via da potere la giustizia negare (che la fece prendere il dimandavano) . il condannò nella lesta . e uomo si tornò . osi vergognano e forse temono di porgergliene. e raccontarono forte. pianse.

e alquanto dal Re com. che esser tenuto za fede. dopo un pietoso sospiro incomin. I fratelli di Lisabetta (a) uccidon l'amante di lei: egli L' apparisce in sogno e mostrale dove sia sotterrato i ella occultamente disotterra la te- sta e mettela in un testo di bassilico . qnanlnnqu** per entro li:. volendo n- vanti senza ncpole rimanere.A e in IV. Deir Isahellii hanno in questo luogo il testo rlla Mann. NOVFXI. I Deputati leggono Liiabetla tempre. ed egli nlciin non se ne fcne <le' lasciato in modo piegare: nel resto io trovo la osserrasione Deputati assai (1) Gliele fece tagliare. e quivi su piagnendo ogni dì per una grande ora .asi quasi sempre JJitahetln. . Ma di qimto modo di dir drl ììocr. la novella d' Elisa.. * fratelli gliele tolgono. l3 . e noi (a) °t nu nhlnarao drlln nrl (ine drlla 2 Giom. Adunque così misera munte iu pochi giorni i due amanti . Novella r le due edia citale nel Vocaiwlario. . J7 inita mendata . non sarh di genti di si alta condizione come costoro furono.U. a Filomena fu imposto che ragionasse la quale tutta piena di compassione del misero Gerbino e della sua donna ciò . UECAM.£. otc gliela doTea dirai. ed ella se ne muor di dolO' re poco appresso . 197 re sen- ma presenzia gliele (i) fece taglinrc. de'qua- se gliene foasero siate porte preghiere. coni' io v' ho NOVELLA V. ron tutti i generi e numeri è pieno qnc:<li libro. senza alcun frutto del loro amore aver sentito detto di mala morte morirono . rifcrendrisi a lesta. La mia novella graziose Donne . T.

che Lorenzo accortosi e una volta e .A 1 li 9« Elisa GIOUN ATA QUAP^T ha raccontato pietosa : . dove l'accidente avvenne. ullri come in tjucslo luogo. . animo all' e si andò bisogna piacendo 1' uno altro . uomini rimasi dopo morte del e il qua! fu da san Gimignano avevano una lor sorella . gesse . ma ella per avventura non sa- rà men e a ricordarmi di quella mi tira Mes- sina poco innanzi ricordata. simil. chiamata Lisabctta. sti E i avevano oltre a ciò que- tre fratelli in uno . . e costumata la che che se ne fosse cagione ancora maritata nonaveano. non segretamente fare la che una notte il andan- do Lisabetta de' fratelli . igualmente non passò gran tempo che assicuratisi disiderava ciascuno. e avene di piacere. lor fondaco tutti un giovinetto pisano chiamato Lorenzo va. maggior senza accorgersene ella non se ne accor. in Erano adunque padre loro Messina tre giovani fratelli e la . il che lor fatti guidava e face- quale essendo assai bello della persona e leggia- dro (i) molto. che . che oggi ha V Itasi e certo mollo vaga. mente che lasciati suoi altri 1' innamoramenti a lei j di fuori la . Il quale perciocché savio giovane era gli fosse a ciò sapere. ebbero i Toscani antichi la voce galante. assai bella . . mer- catanti e assai ricchi . avvenne che di egli le incominciò straniamente a piacere: altra . giovane quale . do insieme seppero si assai di buon tempo . in- cominciò a porre . la Ma s' nello istesso significainenld Irovn s^»- so usala parola leggiadro. quantunque leg- giadro a molti modi accomodi. quan- tunque molto noioso pur mosso al-^ da più onesto consiglio senza far motto o dir cosa _ (i) Noti li». dove Lorenzo dormiva. avendolo più volte Lisabetla guatato. fecero di quello che più E in questo continuando.

bisogne mandato in alcun luogo creduto fu . che di ciò ninna guardia prendeva. si potessero torre dal viso. che ? l' uno de' fratelli le disse fare di : che vnol dir que- sto che hai tu a 7 Lorenzo chò tu ne domandi . que- acciocché né a loro nò alla sirocchia alcuna . dieder voce d' averlo per lor . di passarsene lacilamcnie . infìno a tanto che tempo venisse nel quale senza danno o sconcio di loro. a' suoi l'ratulli ciò che veduto avea passata notte di Lisabetta e di Lorenzo raccontò di e con loro insieme dopo lungo consiglio diliherò sta cosa . il che leggiermente perciocché spesse volte cran di mandarlo . . 5 ip9 Poi vela . e sotterrarono in guisa che ninna persona se ne accor* se . E in tal disposizio^ dimorando . e Lisabetta molto spesso e sollicitamente si fratei domandandone come colei a cui la dimora lunga gravava. così cianciando e ri- dendo con Lorenzo come usati erano . citth sembianti faccendo d' andare fuori della tutti a diletto e tre . e in- averne alcuna cosa veduta o sapuessi . nuto il giorno . . e in Messina tornati . seco menarono Lorenzo solitario e rinaoto. avanti che più andasse innaii/. Per che la (l) Destro qui è Mari. avvenne un giorno che. ed è metafura tuiu dalla mano tlcstrii. avvenne che. cuna faltd . cosi spesso se tn ne domanderai più ti si noi ti faremo giovane quella risposta che conviene . vari(» cose fra sA rivolgendo intomo a questo . infine alla mattina scj.NOVFXLAV. pmo per comodo. questa vergogna. Lorenzo.i . attorno usali Non tornando Lorenzo i . domandandone ella molte instantemente . : e pervenuti in il luogo molto veggendosi destro( i). uccisone.uente tra|>aM<S . . infamia ne seguisse fìgnersi del tutto d' ta .

avendo ardire di dire alcuna cosa a' fratelli . che più noi chiamasse nò giovane destatasi . stata vera la Di che più che altra femmina dolorosa. sempre aspettando avendo costei stava Avvenne una notte che ^ . La . . temendo si e non sappiendo clie. e tolte via foglie le secche che nel luogo erano. o Lisabetta. men ri dura parve . e di vedere se ciò li- che nel sonno 1' era parato. e parvele che egli dicesse: . che chiamare e della mia lunga dimora attristi e me con le tue lagrime fieramente accusi: e perciò sappi che io non posso più ritornarci. non . propose di volere andare al mostrato luogo fosse vero . Mari. Lorenzo apparve nel sonno pallido e tutto rabbuffato e con panni tutti stracciati e fracidi. cisonoj e disegnatole luogo dove sotterrato l' no . e assai volte le notte pietovenisse. e vnlc lo slesso. e la dando fede alla vi- amaramente pianse Poi mattina levata. e avuta la cenzia d' andare alquanto fuor della terra a diporto in compagnia tutti i d' una che altra volta con loro era stata e suoi fatti sapeva.tu non mi t' fai altro . le disse . e alcusi chiamava e pregava che ne na volta con molte lagrime della sua lunga dimora doleva si . e senza punto rallegrarsi . . quanto più tosto potè la se n'an- dò .200 dolente e GIORNATA QUARTA trista . la terra Nò ebbe : gua- (i) cavato in che ella trovò corpo del suo misero per sua co- amante ninna cosa ancora guasto né corrotto che manifesta mente conobbe essere visione . senza più domandarne samente il stava . aspettasse e disparve sione . percioc- ché l' ultimo dì che tu mi vedesti il i tuoi fratelli 1' m'ucaveva. dove quivi cavò il . molto pianto Lorenzo che non tornava ed l' essendosi alla fine piagnendo addormentata. (i) Guari è tolto dal guere provenzale.

. e quegli di ninna che o rosata o di fior d' aranci : o delle sue lagrime non innaflìava giammai pn?so di sedersi sempre lo a e per usanra avea . sopra essa lungamente e amaramente pianse. e dentro la vi pianta persa o il mise fasciata in nn bri drappo. aoi noscendo che quivi non era da piagnere. e la terra sopra alla si altro corpo essere messela in grembo . e poi messovi su la terra sn vi piantò parecchi piedi . questo testo vicina . . di bellissimo bassilico salernitano altra acqua. dovr ti pongono le piautc. e quel- con tutto il il suo desiderio vagheggiare si . testa e quella in l' uno asciugatoio inviluppata gittata . serpiilk vando giovane questa maniera del continuo . . mille ba- dandole in ogni parie Poi prcse si un grande e un 1« bel testo (i) di questi ne' (piali bassilico. quindi e tornossene a casa sua Quivi con questa testa nella sua camera rin- chiusasi. che dentro . . fante partì . volte da' suoi vicini fu veduta Li quali. tanto che si bassilico bagnava piangea . \t»\. voggcndo che ciò esser ti^ non poteva con un . . . le tanto che tutta con sci sue lagrime la lavò . per dargli pix\ convenevole sepoltura ma il . minciava « piagnere tutto lo il e per lungo spazio . divenne bellissinu) e odorifero molto la E . maraviglian- (i) Tetto TMo <Ii (erra rolla.. e l' poiché molto vagheggiato avea . come quello che suo Lorenzo teneva nascoso . NOVELLA tuto . sopr* esso andatasene co. V. senza stata da alcun veduta . se avesse povolentieri tutto il corpo n' avrebbe portato . . coltello la meglio che po- gli spiccò dallo imbusto . Il bassilico la per lungo e continuo studio sì come per grassezza della terra procedente dalla testa corrotta v' era . testa testutf testum.

Il quale non ritrovandolo volte richiese^ e il con grandissima infermò . in questa novella più fioii . ed il è grasta (o c^ratca) -viille nel regno di Na[>oli quello che Bocc. e 5 pure il suo testo addimandando il piagnendo si morì ne . che udendo i fratelli e accorgendosene. ha dello testo. ritraessono. . la quale ancora oggi : Quale esso fu lo mal cristiano Che mi furo la grasta (i) ec. nascosa- mente da lei fecer portar via c[uesto testo ella. tempo divenuta questa cauta cioè festa a molti fu alcuno che compose quella canzone si . quella di Lorenzo. . pianto e le lagrime né altro che I giovani si il testo suo nella infermità domandava maravi- gliavan forte di questo addimandare^ e perciò vollero vedere che dentro vi fosse il : e versata la terra . .. non cessando . come La giovane non di quindi . instanzia molle nou essendole renduto. aven- donela alcuna volta -ripresa. senza altro dire cautamente di Messina si e ordinato darono a Napoli re . . DI che e temettero essi si si maravigliaron forte : non questa cosa . videro drappo e in quello la testa non ancor consumata. risapesse e sotterrata usci- quella tisi. gli : occhi le parevano della noi ci 'il disser loro siamo accorti che Il ella ogni dì tiene la cotal ma- niera. ?oa dosi i GIORNATA QUARTA fratelli della sua guasta bellezza e di ciò che testa fuggiti . se n' an- restando di piagne. che mi furo hassilico salernitano. e non giovando. (i) Così i buoni testi a penna e stampali. cioè vaso da piantare o seminar erbe e il I libri mo- derni hanno. che non conoscessero lei essi alla capellatura crespa esser . che pure può slaxe. e così suo disavventurato amore ebbe termicosa mani- Ma poi a certo .

e lei . come quello di cosa intervenuta.ao3 NOVELLA VL V j4ndreìioìn ama gno veduto ed . che l'eft'eito . del «7. si fa monaca. perciocché assai volte avevano quella canzone udita cantare. Fumio imdwini. quali T usano nri mpJt-simo «cimo che qui tetra R(icrac- ciò. ( da pìanlarri bauilico. e appena furon finiti di dire da coloro che veduti gli aveano . si il fosse la cagione perchè fosse Ma . Miirl. a Panfilo impose che allo ordine andasse dietro. E però . . cioi per vaso corpacciuto di ec. avendo Re la fine di quella udita. amorose Donne voi dovete sapere che general pas- II Redi nelle •nnoUiioiii ilice i al «uo fìncco in Toscana. Gabriotto : raccontagli un so- egli a lei : un altro : muorsi di su- bito nelle sue braccia mentre die ella con una suajante alla casa di lui nel portano . dei che grasla U piescro Sìciliaui dalla voce tngreUan il ProvenuU. al mondo . ed ella dice come V opera sta: il podestà la vuole sforzare y ella noi pa-" lisce : sentclo il padre di lei . sapere qua] stata fatta . innocen. \/u«*lla novella che Filomena areva detta fu alle Donne cnrissimn. Li quali di cosa che a venire era. per do- mandarne. né mai avevan potuto. te trovata. edis. diiUnio 1. pacando i «li quril» NuT. son presi dalla signoria . Panfilo allora disse tato Il sogno nella precedente novella raccon- mi d<H materia di dovervene raccontare una nella si quale di due fa menzione . furono (i). fa liberare} la quale del tutto ri- fiutando di star più. seguitò d' amenduni .

. . nondimeno molte esserne avvenute si truova. rio a tutti dar piena fede Ma veniamo Nella città di Brescia fu già un gentile . Per la . come davanti dissi intendo di dimostrarlo Per che giudico che nel virtuosamente vivere e operare di niuno contrario sogno a ciò lo lasciare i si dee temere né per quel. le quali quantunque a colui tutte paian verissime . perciocché né sempre son veri né ogni volta essi falsi .2o4 sioiie è di GIORNATA QUARTA ciascuno . di noi già di aver conosciuto} e che sopra nella novella di non Filomena . in contrario son di quegli che niuno ne dono si se veggono non poiché nel premostrato pericolo caduti De' quali nò l' uno né 1' altro commendo^ . namorò uomo (i) di bassa condizione ma di laude voli Le vede Irovo in alcuni. quantunque i sogni a quelle palano favogli e con seconde dimostrazioni chi . assai volte essi tutti può ciascun sien falsi . dormendo dichi e desto lui alcune vere. } e cosi nel contraalla novella . e non dormct cliB molto più mi piace. una figliuola avea nominata Andreuola . E . e parte fuori d' ogni verità giu. sonno . che dorme (i). che avea nome . uomo chia- mato messer Negro da Ponte Carraro altri figliuoli il quale tra più . vicino . alcune verisimili. . s'è dimostrato. . mia . e nella . vede con- fortino niuno se ne vuol credere . buoni proponimenti Nelle cose perverse e malvage revoli . che vive . Gabriotto. qual cosa molti a ciascun sogno tanta fede pre- stano quanta presterieno a quelle cose li le quali s' veg- ghiando vedessero} e per lor sogni stessi attristano e s'allegrano. secondo che per quegli o temono o speci'C- rano . giovane e bella assai e senza marito la qual per vens'in- ^ura d' un suo . il vedere varie cose nel . Che non sien tutti veri .

. acciocchò egli d'altro non sospecciassc (i). potesse tpicstolor dilettevole separare . e coll'opera e coUo aiuto della fante della casa operò tanto la giovane. lei ma . ao5 costumi pieno. con lui a piò d' ima bellissima fontana e chiara starsi se n' che nel giardino era. quivi dopo (i) Soipeecia$$e è dclto «Ila iiiagnu li. a andò . e mal grado di lei con maravigliosa forza gliele strappasse di braccio e con esso ricoverasse sotterra. se non morte. veggendo che non come veduto sognato avea. e lui con grandissimo piacer di ciascuno tener nelle . E per questo da lei . avvenne che alla giovane una notte dormendo parve in sogno vedere so essere nel suo giardino con Gabriotto. e della persona bello e piacevole. lui uscire una cosa oscura e la forma della quale essa non poteva conoscere e parevale che questa cosa prendesse Gabriotto.. co> cosi era me che lieta fosse . : e avendo molte la rose bianche e vermiglie colte perciocché stagione era . nLirito e moglie segretamente divennero e cosi furtivamente gli lor congiugnimenti continuando. sue braccia: e . volendo poi Gabriotto s* la seguen- te notte venir la sera quanto potò . ingegnò di fare che non vi venisse ma il pure il suo voler vedendo. . NOVELLA VI. nò tesse riveder mai più podolore e nò l' uno nò l' altro : di si che assai inestimabile sentiva. veder del corj>o di bile . la seguente notte nel suo giardino ricevette . loipeiluts* Mait. ancora in un bel giardino del padre di più e più volte a diletto dell' una par- te e dell' altra fu menato E acciocché ninna cagione mai. amor . nondimeno l'entrò del sogno paura . e desta. e per quello destò. mentre che cosi dimoravan le pareva terri. E . che Gabriotto non solamente seppe sé esser dnlln Amlreuola amato.

allorachè stando tra le quarto caso e suo verbo alcuna clau- siccome stanno qui parole presa da quello. gii meriti d'esser testi. Nel l' Commento 80])ra Dante Voi. gliele contò. plausibile. raio pensiero. conto altro non significa cbe la cagione gli disse giore chiarezza il Per esporre con magdi seguito. e sospello preso di quello. la Colombo molto altra. Gabriotto la domandò qual fosse la cagione perchè la -venuta gli aveail di dinanzi vietata. cagione perche In venuta gli il avea il dì dinanzi La giola vane raccontandogli eziandio usa sogno da lei la notte davanti veduto. ^ Per quanto 6Ì la lezione aldina. e l'usarono medesimamente autori del autori. e massime il Boccaccio. che gli buon secolo. P. ao6 grande e assai GIORNATA QUARTA lunga festa insieme avuta. Rolli. porrò il i due periodi mulaodo solamente ad una virgola la posto. mente un' comecché non ardisca pur la dirò. In questa la risposta guisa a me pare che ^Zj'eZff sia più alla domanda corrispondente: e quel dubbioso . La dimora sua fu. lei la notte Il senso è: la giovane raccontandogli sogno da davanti veduto . essa tuttavia varia tanto da quella di tulli altri che ]wn essersi Tede avervi alcuno messa arl)ilrariaraente lui la mano. per quello che comprender .. La giovane raccontandogli (i) (i) Aldo stampò raccontagli \nxccc<\\ raccontandogli. Gliele. 197. se io non cbe essendomene passata per preferirla alla sua. UsoUa in questo senso molte volle altri Boccaccio. del- Opere stampale a Napoli parlando del Poeta Orazio dice così: : uomo possa ff altissima scienza. a delta del Rolli.. e Il suspezione presa di quello. essa è posta il maniera de' latini per anche. La alla non è qui copulativa. la richiesta cagione gli dice. per non da il ben inteso questo luogo. Ne recherò un esempio. e di profonda ju e massimamente in poesia fu si espertissimo. in questo luogo è per gliela. cagione per che il la venula il gli evea il di dinanzi vietata L' Andreuola narrandogli sogno. 5. la Tera. pare il che voles- sero in certa guisa stovi (*) rammemorare con esso al lettole qnarlo caso po- prima Io trovo la spiegazione del Sig. nd iperavano indeclina1' hilmente. e fisso la af- v'è T^CT pleonasmo . ove relazione si parrà anche più forzata di questa. Gabriotto la domandò qual fosse vietata. gli conto anche la suspezioparticola e ne presa da quello. SareLhevi bastato gli. Usarono alcuna il volta gli il autori così fallo pleonasmo sola . di riferire il Boccaccio in altri luoghi periodo discorso a ciò ch'egli ha dello nel la witecedenle. Gabriotto nel periodo antecedente dola manda all' Andreuola qual fosse . e tolse ti' affatto gliele conto: tale \aiia lezione merita esser la vera.

ili e forse non mai legge nel Bocc. Di ni<1o. uscis- non so . perciocchò per soperchio di cibo o per mancamento di quello avvenieno. Alla quale ninna per che egli sistenza mi parca fare: mi pareva che nelle uie. in Andar dietro qui t«1 credere. altresì que- sta notte passata ne il qual fu . e pareami che ella fosse più che si neve e in brieve spazio divenisse mia dimestica che punto da va averla le sì me non si partiva . prrrh^ poesia è mptitionatn nelP «niemirnte prrioilo. a' appresso disse sogni . affannata e spaventevole molto nella appa- e verso me se ne venisse. Tuttavia a nio pare- cara che. che a . i. di che parte una veltro nera (5) come reel- carbone renza . capo in seno. (a) Nero quuM sempre. riposandosi questa cail una volta e tenendomi . mi pareva messo un collar d' oro. (1) FUCCBI. una cavriuola tanto altra se e tanto piacevole quanto alcuna ne vedesse la giammai bianca . . . : se io fossi vo- luto andar dietro (i) io non ci sarci venuto . e . cioè seguitasse. 907 e la susprxione sogno dn lol la noUe dnvanti veduto. dove venuto meritò la grazia iT Ottaviano i>irc rlie a qurllr parolf Cesare. mani E ap- mi pareva che . che grande sciocclicMa era yiorre nei sogni alcuna fede . Gabriolto udendo questo se no rise . darjede. non tanto per lo tuo. Mpn qiKtU li novrlla ha andiisse dietro. e in quella nn» beila dar cacciando e aver presa .-\ ma nerissimo non mai. ed esser tutti vani si vedeano ogni giorno. quella con una catena d' oro tener colle presso questo vriuola se . me pareva essere in una bella e dilettcvol selva . quanto per uno che io feci . il pi» t Bontà. E nondimeno iliaaa tempre ntg^iuiaui e lu^rturmo. tvft* «h i«io<{ . acciocché da nella gola aver me non si partisse. negra mollo ilitM . presa di quello gliele coniò.aAMt«t^ ' .* il NOWXLA VI. A me nelle sue si ilchlta «ollinlcntlrrc poesie. e disse.

Gabriotto . ri- cadde in terra sopra erba del pratello Il che veg- gendo la . e pensiam di buon tempo La giovane per lo suo sogno assai spaventata udendo questo divenne troppo più . né perciò cosa del mondo più né meno me . Ma che vuol questo perciò diDe' così fatti e de' più spaventevoli assai n' ho già veduti. giovane . P abbracciò che l' e disse oimè ani. e quello il mi mettesse il muso ella tanto rodesse. gitta. . Ella pianse assai. e assai volte in (i) /« grembo. ma mal non trovandomi. cha al cuor perveniva. ma ansando forte e sudando della presente vita. Di che . . ciascuna sei dee poter pensare. suspicando l' e non sappiendo che riguardava nel volto . . che più che il amava. e basciandolo alcuna volta si e lui abbracciata e basciata . E in tal maniera dimorando . e perciò lasciagli andare . . . .2o8 la GIORNATA QUARTA in seno nel sinistro lato. n'è intervenuto darci '. che il mio sonno si ruppe il e desto colla mano subitamente corsi a cercarmi lato se nien- te v'avessi j stesso re. dopo non guari spazio passò Quanto questo fosse grave e noiosé 1' so alla giovane . . quanto più potè la sua paura nascose. un gran sospiro ma mia aiutami to . ma per non esser cagione d' alcuno sconforto a Gabriotto. poco di sopra lia dello in seno. io sen- si fatto dolore. E come che . quale pai-eva che tiva mi strappasse per portarsel via. più che usato spesse volte il e talvolta per lo giardiu riguar- dava se alcuna cosa nera vedesse venir d' alcuna parte . con da lui abbracciandolo. sollazzasse. mi feci beffe di me che cercato v'avea. o ti senti tu ? Gabriotto non rispose tutto . e lui caduto ritirandosi in grem: bo (i) che quasi piangendo disse o signor mio dolce . io muoio : e così detto .

ma poiché pur accoi'se lui del tut- to esser mortOi avendolo [>er ogni parie del corpo cer- cato . non dir (a) di volerti uccidere perciocché . che ninna persona saprh giammai. s' ao9 chiamò . noi. con cantare. perdere- perciocché tu la u' andresti in inferno . e di qui l'abbiamo tolto . cosi lagrimosa la come era e . non sappiendo che far né die dirsi . e in ciascuna trovandol freddo . cunttif mangia. (l) si dirct o che dirsi e ani «T »- Non dir. non che non fa latino se non col noli. ma la si abboDda per uso ddlalingnat non so che mi pensare. piena d' angoscia andò sua fante a chiamare era . se tu 1' hai qui peril duto. a- se forse per alcun peccalo commesso n' ha il Del seppellirlo é il modo presto qui in que- sto giardino. é da confortarti l' e iK'Msaie d'aiutare con orazioni o con altro bene . per- (a) Dirsi. Degno eli coruideraxione è il edere conte la la lingua no- stra ncir iiii|>(. NOVELLA vano il VI. altro. À cui la fante disse: figliuola mia. e «{uando la è la non no usa un iserivere. . mondo . non sa che gn* altro. tolto costui io io non intendo dì più stare in .ralÌTu xisn u esortativo ({uando non è col «crbo vi paiola nom un mollo. ma molto meglio uima sua bisogno . la quale di ria e il ([ucsto amor consapevole le e la sua mise- suo dolore dimostrò. il |iarola non diremo non il non mangiare. anche nell'altro sti . ìk dove io son certa che sua anima non é andata perciocché buon giovane^fu . E poiché miseramente il : insieme alquanto ebber pianto sopra Gabriotto . (i) . ma prima che ad uccider mi venga vorre' io il che noi prendessimo modo convenevole a servare mio onore e il segreto amor tra noi stato. uccidendoti. fosse sep.. qui noa è pauÌTO. pellito. morto viso di poiché Iddio vi- disse la giovane alla fante . scrivi. e che il corpo del quale la graziosa anima s' é partita. m* ha ta .

e postagli . simo. giorno se ne veniva dirizzatasi . col quale da Gabriotto era stata sposata del di- (») t E tutto dattorno delle rose ec. Egli avrà ha avute le mie lagrime . . in lasciato. e lagri- me sopra viso gli si per lungo spazio pianse. quancontinuamente pia- tunque piena fosse d'amaritudine e i gnesse. sta gli sopra uno origliere e con molte lagrime chiusigli . drappo di seta. cere. sarà un piaed io cosi . la quale aveva in un suo la mando. ciocché niua sa eh' egli mai e se cosi non vuogli. . mettiamlo qui fuori del giardino e lasciamlo stare: egli sarà domattina trovato e portatone a casa sua e fatto seppellire da' suoi parenti. e sarà ricolto j e come che questo a* suoi ninna consolazion sia pure a me nelle cui braccia egli è morto. E prestamente por una pezza forziere la . . . rispose alla seconda dicenmarito che io sofferi do: già Dio non voglia che così caro giovane e cotanto me amato e mio sia seppellito che a guisa d'uu cane o nella strada in terra e.. e venuta quella. quello anello mede. La giovane. . la stampa del 27. pure ascoltava consigli della sua fantej e alla prima da pai'te non accordatasi. E cosi detto. e fattagli una ghirlanda di rose e tutto (i ) delle rose che colte avevano empiutolo disse alla fante: di qui alla porta della sua casa via. perciocché . quanto l' io potrò egli quelle de' suoi parenti lo e già per animo mi va quel- che noi abbiamo in ciò a fare di . a I o GIORNATA QUARTA ci venisse . in terra distesala te- su il corpo di Gabriotto vi posero. da il capo con abbondantissime gittò. e perciò tu ha poca come acconcio l'abbiamo quivi il porteremo e dinanzi ad essa il porremmo Egli non andrà guari di tempo che giorno fia. . occhi e la bocca . il La qual molto dalla sua fante solllcitata.

ma ninno se di voi sia ardito di toccarmi se io ri- obbediente vi sono . lui con piatito di« le ceudo : caro mio signore . da me non vuole . e s' lei nella camera avendo : di ciò che intervenuto era informò e fatto da certi medici riil guardare se con veleno o altrimenti fosse stato buoalaf- no uomo ucciso > tutti affermarono del nò. sia di rac. La qual cosa si il tendo . il mise ucl ditu di . furon trovate e prese col morto corpo. il corpo gia- ceva. E cosi andando. per caso avvenne . po la partita di benigna- mente r ultimo dono tanto amasti . tramortila addosso gli ricadde} e dopo alquanto risentita e levatasi . Per che. con quello del giardino uscirono di lui si e verso la casa dirizzato . che dalla famìglia del podestà clie per caso andava a quella ora per alcuno accidente . colla fante insieme preso il drappo sopra il quale . vita disidei^osa. SII . essere accusato. si (a) postema Jirono alcuni che qui com> inlrnil*. L'Audreuola più di morte chi di . n'andò in palagio. ricevi . ti Uot» in questo lilir».NOVELLAVI. nò da questo corpo alcuna cosa muovere. senza essere da alcun tocca briotto con tutto il corpo di Gapodesth sen. e so che il volermi fuggire niente monterebbe (i): io son presta di venir con voi davanti alla signoria e che ciò contarle. la qual tu vivendo co- E questo detto . levò . conosciuta la famiglia della signoria francamente disse: io conosco chi siete voi . il chenoa ai mi dispiace: pure per vena inlendeadula ucdeiei che molto più fucc-aK cui aculimeiilo «Iella coa- . se la tua anima ora mie lagrime vede o ntua conoscimento o sentimento doquella rimane di colei a' corpi. coti per importare |irr rilevare e salvare. al ma . che che cuna posta (a) vicina Monture Posta cuore gli s' era rotta (i) per giov-ire mo'liuiine »olUs . to suo trattosi .

do prima cosa l' giovane e la sua costanzia per approvar quella.. e queste cose essendo a messer Negro contate. oltre l' ad ogni convenevolezza volle usar rilmente Ma Anvi- dreuola da sdegno accesa e divenuta fortissima si . è molto elegante. (i) Nocente. . dove a grado a lui che suo padre era e a non . s'ingegnò di strar di donarle quello clie mo. . Andreuola venne in cospetto del padre : e piangendo gli si gittò innanzi e disse padre mio . il contrarlo d'innacenle. venne a dire ciò che fatto avea: per la qual . lui con villane parole e venuto il altiere ri- buttando indietro. . umilmente T Gli Accacleraici della Crusca nel loro vocabolario citano il alla voce posta là (love presente passo ilei Boccaccio pigliano questa voce nel Benso di postema. ma ora t! dice reo Mart. In questo tempo 1' che costoro cosi parlavano. che egli da la lei accusato fosse . lodan. vedendola di tanta buona fermezza . bassa condizione donna la spose- rebbe. e . Il qual ciò udendo . sommo amor avea posto lei fosse . . Ma di chiaro. difese . . vi d' ogni cosa dal podestà informato dolendosi do. e sentendo costei in piccola cosa esser nocente (i). la libererebbe Ma non valendo quelle parole la forza. vender non le poteva e disse . mandò cbe l' la figliuola gli fosse renduta Il podestà volendosi prima accusare egli della forza che fare avea voluta . io non credo eh' e' bisogni che io la istoria del vi racconti. ostante che marito avesse avuto di volentieri per sua . mio ardire e della mia sciagura che son certa che udita l'a- vete e sapetela j e perciò . 11a fegato l' GIORNATA QUARTA avea . quanto più posso . . dolente a te mor- con molti de' suoi amici a palagio n'andòj e qui. dove ella a' suoi piaceri acconsentir si volesse .

quale a l' te setal condo parer mio ti si convenia : e . se tu avevi preso (piale egli piacere.3. piacea. T. questo doveva anche a me ma io 1' averlo occultato. apparecchiasse- ro a Gabriotto grandi e onorevoli Eranvi in questo mezzo concorsi quanti nella della corte il i parenti e le parenti del giovane. Per che mezzo . fallo mio . e più ancora vedendotel prima aver pei> . vivendo si volentie- avrei fatto cioè onore . . quello che io ri gli jMir contentarti . seguitando podestà quello che alla fi- addomandato avea. queste parole udendo. U. antico era oramai e uomo di natura nigno e amorevole. e non a guisa te di plebeio . doinnndu del . e cosi piagnendo cadde . sen. comandò loro che le esequie . NOVELLAVI. nimica. piedi Messer be- Negro che . che . si ma {iul)blicamente qua- da tutte le donne della cituH e . cominciò a piagnere. ma di signore tratto della cor» cittadini pubblica sopra gli omeri de' più nobili con grandissimo onore fu jwrlato di alla se|>ollura. da assai uomini. duto che l'abbia saputo Ma . il Quin- dopo alquanti DECÀM. e piangendo levò la figliuola teneramente in piò. e disse: iìgliuola pii!i mia. . tal io avrei avuto molto caro che tu avessi avuto il marito . poiché cosi ò egli . il drappo della Andreuola e con tutte le sue rose quivi non solamente da lei e dalle parenti di lui fu piamo. ragionandolo messer Negro l4 . saputa avevano la novt^ìla cittì» e quasi . come s' a mio genero e a' suoi pa- facxiaglisi alla morte E volto a' figliuoli renti . ma |)er ligliuola e a' non vostra . della tua |K>ca fidanza mi fa dolere. dunne e uomiui posto nel n' erano . pur . perdono vi 31 cioè d' nvcre . za vostra saputa chi più mi piaccjuc marito preso la vita E questo dono uon vi domando perdio morire vostra gli mi sia perdonata . di . corpo sopra .

. di santità essa e la sua fante monache si renderono e onestamente poi in quello pe]^ molto tempo vissero NOVELLA VIL Lia Simona ama Pasquino : sono insieme in un or: Pasquino si frega a' denti una foglia di salvia f e muorsi e presa la Simona . che similmente per un accidente uiorirono. riguar.4 . di del Boccaccio. dando Emilia fosse sembianti le fé (2) che a . volendole in assai compiacere padre. rare . li che essa a coloro che detto aveano dicendo (1) Quello che reiule mirabile questo strano e repentino caso della si morte dei due amanti è una botta o rospo tanto mortifero. Blanpotesse rendere capace d'uccidere di do sotto una pianta di salvia. 2 1 GIORNATA QUARTA . la quale 'Volendo mostrare al giudice come morisse Pasquino sfregatasi una di quelle foglie a" denti similmente si muore ( ). trovò un medico tedesco chiamato Giovanni Skenk di Graffenberg. questa sua verità quale l'as- corroborando col testimonio di questa Nov. . . la istantaneamente chi con una o più foglie essa fregassesi i denti Contro il sentimento di tutta la medica facoltà. in un monistero famoso . lib. nuove e mirabili. che non mai per altro sia posto che ^ti fingere . Os- serv. gliuola ciò niuna cosa ne volle udire il j ma . e con quello d'altro caso simile seguito in Tolosa tale due mercanti. gli oc- chi e col volto: molto diverso da quante altre volte è trovato fin qui. serì per vera.dimostrar con si Fé sembianti qui è posto ^tt far segno. che. (2) med. VII. quando grado il Re nulla compassion mostrando all'Andreuola. Marf. che tale allivilà non ha saputa trovare nell' alito dei rospi da rendere istantaneamente mortifero si il colla sola fregagione d'alcuna delle sue foglie una pianta. to : i JL anfilo era della sua novella diliberato.

in gran parte apparirà nella citth mia novella rientrare . come 1' An> continuasse . e neMa stunips 17 ne fu omeaM. ella il non ardisse a ricevere gli atti amore paro* mente d' quale con le le piacevoli un gio\ inetto di non maggior peso di voler- di lei. . . non ò gran tempo . cotanto allontanati ci . àiS . juenie ])arlaiido per diverse parli del mondo avvol- gendoci . e similmente presa . la novella detta da Panfilu mi tira a doverne dire una in ninna cosa altro (i) alla sua simile se non che. sua condi- la (]ualc ebbeno> e sì me Simona: e quantunque il convenisse colle proprie . fi- lando laua sua vita reggesse . la «Itrap» t I) Manne'li notò di-l margine che qui la p»nl»/w è miMiflua. buona pezza mostrato aveva del 37. altra volta tra noi ò stato detto. non fu perciò e con di po- vero animo nella sua che . che come po. lentieri le case de* nobili riiluta si l' uomini perciò non imperio di quelle de' poveri anzi in quelle alcuna volta le sue forze dimostra si . braccia pan che mangiar volea guadagnare .NOVFXLA 8Ì VII. tentissimo signore dn' più ricchi fa temere Il che . nel li) (ti) t ÀUrti. che dando andaNu per un suo maestro lanaiuo- lo lana a filare. . . . siamo . in Firenze la una giovane assai bella e leggiadra secondo e di povero padre figliuola le . . . con la qunl mi piace nella nostra della quale questo di diverse cose diversa. quantunque amor voabiti. ancora che non in tutto . . La quale senza alcuna dimora fare incuminciò* Gare compagne. Fu adunque zione . e così colei debbo. dreuola ucl di cui dir ginixlino perdio l' amante . esso . con morte inopinata dilibcrò dalla corte ma E come . come l'An- dreuola fu (a) non con si forza nò con virtò .

che a filar gliele ave- va data Quegli dall' altra parte molto sollicito dive. parole è: DaìV ahra si parie divenuto quegli mollo sollicito che la lana del suo maestro filasse bene.6 . vi entrare Ricevutolo adunque in sé col piacevole aspetto del giovane . il cui nome era Pasquino forte disiderando . quella sola che la Simona filava tutta la tela dovesse non alcuna compiere 1' . che V amava . . ad ogni passo di lana filata die avvolgeva mille sospiri più cocenti che fuo- co gittava. eru sollicitata più spesso che V altra . men disse sospetto potessero La Simona alla . E cosi questo lor piacere conti- nuando alla un giorno in uno . perdonanza chiamata la a san Gallo con una sua co. altro . e non altra. quella sola che filava la Simona. l' un più mol- d' ardir to della prendendo che aver non solca e l' altra paura e della vergogna cacciando che d'avere . ad un giardino dove egli me- acciocché quivi più ad agio e con essere insieme . l' altra era sollicitata (i) tra . che nica le piaceva j e d ato a vedere al padre una dome- dopo mangiare che andar voleva . . nuto che ben si filasse la lana del . Per che un e all'al- giovando d' esser sollicitata. . avvenne che . e sempre più nel disse continuare accendendosi avvenne che Pasquino Simona che la voleva del tutto egli voleva che ella trovasse là modo nar di poter venire ..ilelle (i) t In questo . 2 1 GIORNATA QUARTA .npagna pcrinilo l'ordine naturai. anzi a dovervi essere all' faceva incontro l'uno altro invitando d' . suo maestro e quasi altra. quasi dovesse compiere tutta la tela . era usata insieme all' 1' a' piaceri comuni si congiunsono aggradirono Li quali tanto una parte e all' altra che . di colui ricordandosi . più spesso che sollicitando . non che un dall' altro aspettasse d' essere invisi tato a ciò. e non attentando di far più avanti al fuso filando .

e gran pezza sollazzatisi insieme d' . subiI tamente gridò tu l' lo Stramba : ali il . dopo gli . ritornò in su ragionamento della merenda . che egli . l'aver mangia- E '1 poiché così alquanto fregati ebbe. della qual prima . un grandissimo e molto a- e bel cesto (i) di salvia: a piò della quale postisi a sedere . Dove lui insieme con un suo compagno. trotra lo imo amorazzo nuovo Stramba e In Stramba e giar* Lagina^ si essi a far de' lor piaceri in una parte del din raccolsero. Lagina lasciarono in . perde quali la vista e la parola e in bricve egli . . malvagia femmina hai avvelenato e fatto romor grande . VII. rijiosato intcndevan di fare . veudo ragionato una merenda che . diceva egli s' Nò guari di spazio perseguì ragionando che incominciò tutto nel viso a cambiare. si morì Le cose la gridare e a chiamar lo li Simona veggendo cominciò a piagnere e a Stramba e la Lagina Li qua. un' altra Era in quella parte del giardino dove Pa- squino e la Simona andati se n' erano. a 17 al giardino slatulc da PnMjuino insegnato se nndò .NOVELLA Lngina n' . vò: e quivi fatto la ma era chiamato lo Stramba. Pasquino al gran cesto della salvia rivolto essa s' di quella colse i una foglia. clie Puccino avca nome. e lo . ùccomeaiUiiicnlcwil R. e incominciò a stropicciare la salvia denti ù le gengli dicendo che molto bene nettava d'o- gni cosa che sopr'essi rimasa fosse to. e veggendo Pasquino non so- lamente morto re ma gih tutto enfiato e pieno d' oscu- macchie per lo viso e per lo corpo divenuto : . prestamente Ih corsi . fu da (i) seiisce Cesio non tolamenlf per cesta o paniere. . e appresistette so il cambiamento non . ma ancota [icr pianta di frutice e tt erba: . guari . in quello orto ad animo con gie .

volle. GIORNATA QUARTA che vicini al giardino abitavano . Le quali cose mentre che per lo Slram- (1) Prontando insistendo. non sappiendosi scu- sare. qual cosa presala piagnendo sempre forte al palagio del podestà ne fu menata lo Quivi prontando (i) Stramba . Fattala adunque senza alcuno tumulto colà menare dove ancora il corpo di Pasquino giaceva gonfiato come una tosi del botte. cosi fece come Pafre- squino aveva fatto. sentito . suo amante quasi di sé uscita . e cosi pure prontiludine e prontezza nel senso im[)orlunilà nel sollecllare. Questo t Prontare mho d' è ilo in disuso. ed lei egli appresso andatovi. credere ilfaUo o finto i qui saì/ar capace ed informalo del vero . per pienamente dargli ad il tendere (2) caso sopravvenuto . è propriamente sollecitare con importunità. e l'Atticciato e'I Malagevole compagni di Pasquino che sopravvenuti erano. ba diceva . senza dare indugio alla cosa . si mise ad esaminarla del fatto : e non potendo comprenes- dere costei in questa cosa avere operata malizia né ser colpevole. Costei al cesto della salvia accostatasi e ogni precedente istoin- ria avendo raccontata. il lei presente.ai8 molti . (2) Dare da intendere in più luoghi di il sopra s' è veduto per fur . un giudice. percioc- ché per le parole di noi comprendeva assai bene. una di quelle foglie di salvia gatasi a' denti. vedere il morto corpo e luogo e'I modo da lei raccontatogli lei . fu reputato da la tutti che così fosse . romore lo e trovando costui morto ed enla Si- e udendo "Stramba dolersi e accusare 1' m^ona che con inganno avvelenato avesse il j ed ella . maraviglia- morto. domandò come . per lo dolore del subito accidente che tolto avesse . stato era . Per . Li quali corsi al fiato . come lo Stramella .

scardassierl o più vili uomini. . ninna il altra cosa per lor domanmalva* dandosi se non che fuo<:o fosse di cosi fatta \ gith punitore. ha e per (li aig amici e compagni tiri lo Atticciato e per (^li altri Pn8«{iiiiio. non senza gran maraviglia di (pianti eran presenti (piali in . quanto è al nostro gindicio. alle un medesimo dì addivenne ! fervente . . sì come frivole e vane. Ma acciocché ella alcuno altro of^ (i) Ristretta stava ^ ave* il cuore ri*trelto per lo timore. mostra che salvia questa salvia sia il che della non suole avvenire.ia sua malvagith accusata . e voi v* amate felice come della di (pia faceste I ma nolto più P anima Simona innanzi tratto. in presenza la giudice erano schernite.' pe«a che dire in «Ufcta della lua iooocenaa. . lungamente soprastetdiss(>: te. la catti ella riu? dal dolore del perduto amante e della paura della dimandata pena dallo Stramba ristretta stava (i). che yivi dietro a lei rimasi siamo la . e per l'aversi la salvia fregata a' denti in tpiel medesimo accidente cadde che prima caduto era Pas<piino. . poi in miglior senno rinvenuto vcionosa. più onesta via trovanal dole con pari sorte di morte suo amante a l' sviluptanto da parsi dalla loro infamia. e a seguitar lei anima amata del suo Pas(piino nonsappiendo che i II giudice quasi tutto stupefatto dello accidente insieme con (pianti ve n'e- rano . la cui innocenzia non pati fortuna che sotto la testimonianza cadesse dello forse Stramba e dell'Atticciato e del Malagevole.NOVELLA VH. e non n. ama . e con più instan/. dirsi. O felici il anime . Mari. amore se e la mortai vita terminare e più I felici se insieme ad im medesimo luogo n' andaste ncll' altra vita s' e felicissime.

il gran cesto in ter- che cagione della morte de' due miseri amanti apparve Era sotto il cesto di quella salvia . una botta Al- di maravigliosa grandezza dal cui venenifero fiato . quando . fender non possa in simil e mettasi nel fuoco . li quali j . . e muorle una chiesa y muore la Sal- a lui J^veva ~cuni al la Novella d' Emilia il fine suo . aao dici GIORNATA QUARTA . quivi insie- m^e con la salvia arsero e fu finito processo di mescattivello . e portato in vestra allato . . ser lo giudice sopra la 11 morte di Pasquino quale insieme con . Girolamo ama la Salvestra : va costretto da' prieghi della madre a Parigi: torna ^ e tj^uoi'ala maritata : entrale di nascoso in casa allato . per comandamento del Re Neifìle cosi comincio Al- mio 1' giudicio . valorose Donne sono . .. giardino era guardiano in presenzia del giudice fac- ceudo ra . più che altre genti si credon sapere e sanno a' meno e per questo non solamente consigli degli uomini . la sua Simona cosi enfiati come erano dallo Stramba e dallo Atticciato e da Guccio Imbratta e dal Malagevole furono nella chiesa di san Paolo polani seppelliti . avvisarono quella salvia esser velenosa divenuta la qual botta non avendo alcuno ardire d' appressarsi fattale d' intorno una 1' stipa grandissima il . della quale per avventura eran po- NOVELLA Vili. modo taglisi inflno alle raLa qual cosa colui che del . . non prima abbattuto ebbe la .

E venendo più crescendo r ro V usanza (i) converti in amore . . per>'enne a cacciare ad al figliuolo . con una fanciulla del tempo suo . una ora an- amore e 1' anima del corpo Fu adunque tichi il nella nostra citUi . aai ancora contra il la natura delle coae presumono : opporre senno loro della quale presunzione giU . figliuola uu eth. che con alcuno altro della . . credendo dello innamorato cuore trarre amore il quale forse \' ave- vano messo le stelle . può . . se non tanto lui. gli altri suoi vicini più . NOVELLA ma d' Vin. tanto e sì fie- che Girolamo non sentiva ben costei vedeva: e certo ella . E percioccbiN tra altre naturali che meno riceve consiglio o operazione . grandissimi mali sono avvenuti e alcun bene non se 1' ne vide giammai cose quella in cunlrnrio tosto per su . fanciullo crescendo co' fanciulli de. non appartenela cosa va e che non era e ancora che il non sosteneva . quanto non amava men che da lui amata fosse La madre del fanciullo di ciò (i) Utanta per amicitia «IUm ancor di «opra il Bocc. secondo che gli raccontano un grandissimo mercatante e . av- vedimento tor vi m' è venuto nelP la di narrar- una novella d' una donna quale lei mentre che eU si la cercò d' esser più savia che a . mente . bene e lealmente sue cose guidarono. contrada d' . la cui natura è tale che si piì!i medesimo consumar via. cui nome fu Leonardo Sighicri il quale d' una sua donna un figliuolo ebbe. chiamato Girolamo. . ò amore . in che studiava mostrare senno suo . sarto si dimesticò si . che per animo . appresacconci . ricco. . passò di (|uesta vita la 1 tutori del fanciullo le insieme con madre Il di lui .. so la natività del quale i suoi fatti ordinata.

sero che la donna parlava bene . nelle sue Satire disse: D'un melarancio Jarà spesso un pruno. . tu se' oggimai grandicello egli ben fatto che tu incominci tu medesimo a vedere : de' fatti tuoi per che noi ci contenteremo molto che tu andassi a te della stare a Parigi alquanto. male e nel gasti- gò . la vedrà maritare il e mi parrebbe che per in alcuna parte fuggir questo. (2) Senza che. disse loro: questo nostro il quale appena ancora non ha quattordi- anni . o egli : oi consumerà per perciò veste lei sé ad altrui . e che essi ciò farebil bero al lor potere fondaco . figliuola d' un sarto . è sì innamorato . credeva per la ne dolse j e come colei gran ricchezza del figliuolo . senza che alcuno lieta sappia per moglie e io non sarò mai poscia . fare del pruno un melarancio (i) fanciullo ci . voi do- mandare lontano di qui ne' ser- vigi del costei . mente è : fi gliuol mio . e Galiriello Sinieoni rivoltando quello Boccaccio. E appresso co' tutori di lui se non potendosene Giche si rolamo rimanere. per quello che il oggi comunemente diciamo oltreché. fondaco 5 perciocché dilungandosi da veder ella gli uscirà dell' animo . . che se la . nostro vicino noi dinanzi si che ha gliele nome . Salvestra . e fattosi l' chiamare fancmllo nel gì' incominciò uno a dire assai amorevol. non leviamo per avventura egli il j prenderà un giorno . mollo spesso disse Bocc. Questo pioverl)io pare ia certa maniera preso da quello Ateneo Lib. e potremgli poscia I tutori dis- dare alcuna giovane ben nata per moglie. Ex iliymbra nemo del queat conficere lanceam. GIORNATA QUARTA molte volte né gli disse .aal avvedutasi . d' una la . V. dove gran partraffica : tua ricchezza vedrai come si senza che (a) tu diventerai molto migliore e più costumato (i) Fare di un pruno un melarancio il' .

inna- domane ne verrai (i) vi fu due anni tenuto Donde più innamorato che mai tornatosene. ancora con più altra parole risposta riprovarono alla ma nou potendo trame di gi . . morati incominciò a passare davanti a credendo che ella lei non avesse . vegg^ndo gentili gnori e <jue' baroni e cpii. vane che faceva sura dolente . Il garzone ascollò diligentemente j e in brieve rispose niente volerne fare perciocché egli credeva così bene ze . s' ingegnò di darsene pace a casa e spinto Ik ella stesse secondo V usanza de' giovani innalei . R«lli. V inco- minciò a lusingare e a pregare dolcemente che vesse piacere di far quello che volevano i gli do- suoi tiitori: di dovervi . La qual fieramente ciò adirata non del non volere egli andare a Parima del suo innamoramento gli disse una gran vil.* uomini . qui venire .NOVELLA e pii^i vili. che cfui non faresU. . che te no trai assai. l' opera stava in ahra guisa . come un altro potersi slare a Firen. lania j e poi con dolci parole raumiliandolo . che egli acconsentì j andare a stare uno anno e non più e così fu fatto Andato adunque Girolamo a Parigi fieramente morato . se non come egli . e pure alcuna cosa se ne ricordava. aveva si ma .è da oaMttani più che da imitatai. trovò la sua Salvestra maritata ad un buon giod' oggi in . mo- li] J^oggi in domane ne verrai: tal parte di petioJo. di che egli fu oltre mi- Ma . . I valenti il uomini udendo questo . utati piovcfi* bialmente. poi ne pò* . madre il dissero . aa3 quc'sivi so- da bene ]h*. e de' lor costumi apprendendo. pur veggendo che : altro esser non dove poteva . le trabacche . e tanto gli seppe dire . Ella non ricordava di lui se se non come se mai non Io avesse si veduto. lui dimenticato .

e nella camera erano . La giovane io che non dormiva : volle gridare ma . Il che udendo . Il : giovane udendo queste parole (i) sentì noioso dolore e ricordaNel fi Coricarsi e corcarsi usa si il Boccaccio per porsi a giacere . come erano la ella casa di lei stesse una sera che a vegghiare .. d' attendere ad altro uomo che al mio marito: per che j io ti priego per solo Iddio che tu te ne vada ti sentisse . e postale la sua : mano . e '1 marito andati con lor vicini v' nascolei die- samente dentro tro a se . di si teli di trabacche che . adoperare si dispose . entrò . per la qual cosa più non sta bene a me . aa4 strava il il GIORNATA QUARTA contrario. o anima mia . in bene e in tranquillità con . il giovane prestamente disse per Dio non gridare che tutta sono il tuo Girolamo : . se morir ne dovesse di parlarle esso stesso E da alcuno vicino informatosi . tesi v' nasco- e tanto aspettò che . ma niente parendo. ed in molli più coleo . . e non senza suo grandis- simo dolore Ma . di clie in assai piccolo spazio di tempo giovane . non essere innamorati Io sono . . sopra il petto ? pianamente disse . egli tempo che alla nostra fanciullezza . vattene. dormi tu ancora . . maritata. nondimeno ogni cosa faceva che po- teva per rientrarle nello gli animo j . ne al letto sentì il marito di addormentato la Salvestra e là se n' andò dove veduto aveva che s' cori- cata (i) era . costei tremante disse è passato quel si disdisse 1' deh per Dio Gii'olamo. elio se mio marito ne seguisse pognamo che altro male non si ne seguirebbe che mai in pace né in riposo con lui viver potreij dove ora amata da lui. tornati costoro e lei andatise. Peliarca Uova in alcuni lesti scritto si corcò. come tu ve- di . lui mi dimoro . s' accorse .

. e toccandolo si tro- vò . coloro conoscono. (a} Del |)cnsicro e co«a di molla maraviglia da raccontar tra legioTani lo : ma rome ai accompagni col verisimile. addorsi mentato Per che . che più Maoti penetrano col tapetc. Iole il ^ aaS passato tempo e '1 suo amore mai per distanzia prieglii e non nirnomato (i).. pensò . la toccherebbe. ultimamente rito di tanto si pregò che in meegli allato a lei si amore ella soficrisse che coricasse . Coricossi . acciocché il svegliasse il cominciò a icnLire . E dopo . la presente durez- za dì lei e la perduta speranza vivere. La Salvestra le condiil avendo un poco zioni dato da lui compassion di il con concedette . di che ella . ma noa «i polrrb- Iw del «li menomare Hir uso in tutU li la taa ctten»i''<De come vrrho minorare o diminuire che conitponJono. lui . potesse vhò era agghiacciato aspettandola né le promettendole che e. senza alcun motsi chiuse le pugna . dopo più che oltre ritoccarlo cognobbe che egli era morto di modo dolente. NOVELLA Vm. Mari. tanto che alquanto riscaldar . ninna cosa ottenne la Per cbe disi- deroso di morire. direbbe alcuna cosa nò riscaldalo fosso di . e molli dissime mescolale . si svegliasse te co? minciò a dire deh Girolamo chò non ne vai tu Ma non sentendosi rispondere. to fare . allato a lei mori. ahptnnto spazio la giovane maravigliandosi della sua il contenenza . non che col vero. adunque giovane allato a pensiero il lei senza toccarla e raccolto in un lungo amor portatole e . promesse gran. come : ghiaccio freddo. diliberò di più non (^)o ristretti in s(> gli spiriti. . stesa oltre la mano . stette gran (i) Menomato^ <|urslo Te(bo hfllinìmo h qnnto p«r minorato. . temendo non : marito . come un poco se n'andrebbe. maravigliò forte egli e toccandolo con piii forza si e sentendo che non movea : . lui essere .

1. egli tutto smarrito colla levò su e acceso un lume . . mano . pochi altri Cerco per cercato. mostro per mostrato: t tali ne ha la lingua nostra per vezzo. per- ciocché non cosi dirà canto per cantato né altro tale. mente (i) a lui . tocco per toccato. •{ Nella ediz. lil)ri. la qua- non gli pareva eh' avesse Allora . 1. ma donna. alla porta della casa di lui nel portò .Veggasi quanto ne dice più diffusamente il negli Avvertimenti sopra (3) Decani. gli fece toccare si il morto giovane . per far alla vedere che quell'affisso non al marito. che consiglio ne prenderebbe Il buono uomo morto rispose che a lui parrebbe che colui che fosse si dovesse chetamente riportare a casa sua. quello che presenzial. XI. senza alcuna malavoglienza alla donna portarne le fallato disse : . avvenuto era il disse essere ad un altro intervenuto e poi domandò. e mostri con così falle parole {le quali. la giovane e cosi convien fare a noi j e presagli la . e quivi lasciarlo. . e non trova toglisi né piaga né percossa (i) (2) Piesenlemenle. e. e. Di che . e senza tandola (2) la sua innocenza) levatoselo in su le spalle. . e spezialmente dalla e cerco (3) per tutto e riguardato . e veduto costui davanti all' uscio suo morto^ fu fatto il romor grande. i\c' egh /ormano un concetto la da per se spiccalo in tutto dal precedente) che stessa il innocenza marilo delegli slesso della Salvestra l'aiutava a rendere sì facilmente persuaso la verità della cosa. non per regola. t.. sup- pone che Neifile interrompa qui luti' ad un tratto la sua narrazione. del 27 è aiutandogli riferisce la sua innocenza A\ Salviati. non avendo trovala questa si lezione in alili la rigetta. e quivi il pose e lasclollo stare E venuto il madre j giorno . se a lei avvenisse. 1. senza entrare moglie in altre novelle il morto corpo de' suoi alcuno indugio (aiu- panni medesimi rivestito. pezza senza saper che Alla fine prese consiglio il di volere in altrui persona tentar quello che marito dicesse da farne : e destatolo . 226 GIORNATA QUARTA farsi .

aa7 lai di per li medici generalmente fu creduto dolore esser morto così cor|)o portato in sa come era Fu adunijuc questo la una chiesa. ella viso morto vide che sotto . «he tardi ero diveniUa pietosa piacque sì come e an- a colei che morto (lisid<Tava di veder colui a cui vi. e melliti ira le donne. Lombardia. Quel cuore. acciocclu^ noi sentiamo se si alcuna cosa contro a noi dicesse . ma in Toarana e così lutti gli scritturi .. e io farò il si- uomini . ed in alcuni i legge tuieitatevi. e l' antiche fiamme risu. vo non avea voluto dovvi . pcrci- (i) Corrotto . il buono uomo . disse alla Snlvestra deli ponti alcun mantello in capo . MarU il (i) tersi Avverti risuscitatevi transiiivo. e va' a quella chiesa dove Girolamo ò stato recato. . ritvegliattvi} benché io tutti modi sta bene. scitatevi (a) tutte il . Vm . '1 manici chiu- tra al donna e donna mettendosi non ristette prima che corpo fu pervenuta: e quivi mandato fuori un . Si usa questo termine presrntemante in ai ilice lutto . e quivi venne altre doloro. Alla giovane . cui morto era . NOVELLA alcuua . essendo si suo proprio di met- assoluto. e ascolterai si quello che di questo fatto migliante tra gli ragioua. altissimo strido sopra il morto giovane si gittò col suo viso . Pitnlo eh» ti fa •* morti. fortuna di (nitriamo 1' non avea potuto aprire la misera aperse . madre con molte donne parenti e vicine 1' e sopra lui cominf*iaroao dirotUimente secondo usan- za nostra a jiingnere e a dolersi. subitamente mutò in tanta pietà . (|iiale la lieta . d' un sol bascio piacere Mnravigliosa cosa è a pensare quanto sicno difficili il ad investigare le forze d'amore. to £ : mentre il corrotin casa (i) grandissimo si facea . . come sa . il quale non bagnò di molte lagrime .

. . . la qual pervenuta agli orecchi del . ricominciarono pianto maggiore Sparsesi fuor della chiesa tra gli uo. mini la novella lei. il dolo- re la vita avea tolta così a costei tolse Ma si poicliò riconfortandola le donne e dicendole che su levasse alquanto non la . si non conoscendola ancora e poiché ella levava levar volendola e immobile trovando. E poi ad assai di quegli che v' erano racconta- ta la istoria stata la notte di questo giovane e della glie . . la che a e lei tutti dolse Presa adunque s' morta giovane i così ornata come let- acconciano corpi morti . sopra quel medesimo a giacere . pur sollevandola . aveva potuto congiugnere separabile compagnia . mo- manifestamente per tutti il . che .aaS occliè GIORNATA QUARTA prima noi toccò . vinte da doppia pietà . donne che quivi il erano assai . ad una ora lei esser la Salvestra e morta conobbero Di che tutte le . della morte di ciascuno . come al giovane . solazione o conforto da alcuno per lungo spazio pianse . e quivi lun- gamente pianta seppelliti una medesima sepoltura furono amenduni : e loro li quali amor vivi non in . to allato al giovane la posero . marito di che tra loro era senza ascoltare o con. la morte congiunse con in- . . . si seppe la cagione . .

'7. incominciò . e la rtU«. che io dirò avvenne . e' il lesto Mann. e con più fiero accidente che quegli de' quali è parlato Dovete adunque sapere che. poiché così degl' infortunati così d'amore vi duole . amato da lei: da ima alta suo amunte è issendo E. neo non essendovi (s») altri a dire . DEC\M. quali ciò . di LÌTtmio e Ji Mi- lano: mi si para. IL I 5 . In novella di Ncifile finita le . 27 . armavano (i( assai. qual non intendeva di guastare . e col seppellita . e in costume avcan d'andar sempre Gmiglielmo e Guglielmo si liora »crìlto pet li Imoui Usti Man difTereiiaa. e aveva l'uno nome messer Guiglielrao Rossiglio* ne V l'altro messer GuiijlielmoGuanlastagno. perciocché da più furono coloro . vi converrà non meno compassione avere a' clie alla passata. T. ikl del 73 e «lei . e perciocché s' 1' uno e l' alilo era prod' uomo molto nell' arme. le edi*. (q) t l'ammisi parala.non senza aver il gran compassion messa in tutte il sue compagne.. si gitta finestra in terra e muore . il Re. privilegio di Dio. NOVELLA IX. in Provenza fui*on già due nohili ca- valieri. pietose Donne di ima novella alla qual. de' quali ciascuno e castella e vassalli aveva sotto di sé. secondo che racconta- no i Provenzali . E' mi si para dinanzi . Messer Guigìieìmo (i) Rossiglione dà a mangiare alla sua moglie il cuore di messer Guigliel- mo Guardastagno il ucciso da lui e die ella sappiendo poi .

né : che da lui essere richiesta . in tanto al- che ninna cosa più che tro attendeva o amava. . e seco diliberò il Per che . incontanente significò al Guardastagno a dire che . . e GIORNATA QUARTA giostra o altro fatto d' ad ogni torniamento o vestiti arme cia- d'una assisa (i). me diliberrebbono se andar vi volessono è come fallo il Il Guardastagno lietissimo rispose che senza seguente andrebbe a cenar con lui . divisa. e tanto or pagnia che era tra loro innamorò . da lui venisse e insie. se a lui piacesse . le piacque e cominciò a porre amore a lui disiderava lui . il che non guari stette che avvenne ta e altra . e fosse l'un dall'al- ben diece miglia. E come che scun dimorasse in un suo tro lontano castello. pensò il tempo esser venuto di poter- e armatosi il di seguente. avenmesser Guiglielmo Guarda1' do messer Guiglielmo Rossiglione una bellissima e vaga donna per móglie stagno fuor di misura . sieme usando forte avvenne che . che i due amanti non . a3o insieme. livrea. e conoscendolo per valorosissimo cavaliere. E men il discretamente in. avevan saputo tenere del tutto d' ucciderlo loro amore .. amandosi forte . essendo Rossiglio- ne in questa disposizione torneamento si sopravvenne che un gran il bandi in Francia. e insieme furono e una vol. marito se n' accorse il e al ne sdegnò in tanto che grande amore che j Guardastagno portava in mortale odio converti meglio il ma seppe tener nascoso il . con un atto e or con un altro fece che la donna se n' accorse. . dì Il Rossiglione udendo questo lo uccidere : . pure avvenne che. con alcuno suo (t) Assisa. s' amistà e la comdi lei. non ostante . . che il Rossiglione e mandógli .

a3i un miglio in . con un coltello petto del Guardastagno aprì e colle proprie gli mani il cuor trasse : e <|uel fallo avviluppare in . castello del Il Rossiglione smontato. e fono si fuuri del suo castello in uà l>osco ripose guaio (t) 1^ donde doveva il Guardastagno passare . ijucl ]Htro U «tampa Jel 37. con due famigliari appresso disarmati sì come in colui che di niente il da lui si guardava . s' . udito aveva Guardastagno dovervi eseer derio grandissimo si 1' cena e con desi. che la sera a . tu se' morto. ed . fniuiglian^ monttS a cavniio . una parola passato di quella lancia cadde I suoi famigliari. al suo il castello se ne tornò La donna. fosse tanto ardito ciie di questo facesse paro- nmontò a cavallo . come quella parte vide giunto dove voleva fellone e pieno di gli usci mal talento con : una lancia sopra mano se' addosil so gridando gli di (a) tu morto . . Guar- dastagno senza potere alcuna difesa fare o pur dire . . cbe anche klicinniu banderuola. e il così dire e Il dar- questa lancia per lo petto fu una cosa. del iS^T- (i) (3) t Tradìlrw. aspettava non vedendol veuire : maravigliò forte . fuggirono verso . l'ctlii. NOVELLA IX. to chi ciò fatto senza aver conosciu- avesse si .. un jien- noncello (3) di lancia gliari comandò ad un de' suoi fami- che nel ])ortasse) e avendo a ciascun comandato che niun la . essendo già notte . messere che : il Guardastagno non è venuto . A cui il marito disse donna io ho avuto da lui che egli non (i) In aguato. e ai marito disse e come ì è coòi.U tWIU Uocia guisa di baotlicra. . voltate le teste de' cavalli il quanto più poterono lor signore il . e . avendolo per un buono spazio atteso venir lo vide disarmalo . Pennoneello : ili «Irappo che ti |M>ne vicino aiU |>u>. e poco appresso morì. ..

La donna Io il rispose: monsi- gnore ti in . . Se m'aivi Iddio disse cavaliere credo . domane. tanto amavate : e sappiate di certo (1) R. . alquan- to stette . piaciuta molto. migliore e .. ne fece uno manicaretto (3) tro]> . cinghiale. Poi disse : come ? che cosa è questa che voi cavalier rispose . (2) (5) Cirghiare . che svogliata non era ne cominciò a ella il mangiare. . ebbe veduto che : la tutto l' ebbe mangiato ? disse donna . vivanJa comjiosta di . più cose appelilose. chente paruta questa vivanda . la più dilettevole a mangiar . 233 ci GIORNATA QUARTA essere di qui può domane . buono ^ perla qual cosa il mangiò donna v' è Come cavaliere . se morto v'ò piaciuto ciò che vivo più che altra cosa vi piacque. nicaretto sé to . e lodògliele . il cuore di . mostrando quella sera svogliato . infino a domani. m' avete fatta mangiare Il quello che voi avete mangiato è stato veramente . e parvele . con la sua donna si mise a tavola La vivanda venne ma egli per lo malificio da lui commesso nel pensie. Manicaretto. (i)j di che la donna un si poco turbata rimase Il Rossiglione smontato : fece chiamare il cuoco . La donna tutto . messer Guiglielmo Guardastagno -disleal il qual voi come femmina Di qui a . ella m' è . la manda in una scodeltutta 1' la d' argento Il cuoco presolo e postavi sua arte e tutta la sollicìtudine minuzzatolo e messevi di buone spezie assai . me . La donna. che tu saij e quando a tavola sarò . pò buono. e gli disse prenderai quel cuor di cinghiare (2) la e fa' che tu ne facci una vivandetta. Messer Guiglielmo quando tempo fu. donna. nò me ne maraviglio. Il cuoco gli mandò alla il mamol- il quale egli fece porre davanti . udito ? questo. ro impedito. poco mangiò. buona il fé.

. e il modo e la cagione della (a) Unque. Vnqua ditte tempre il Peinrca. NOVELLA cb' egli fi IX. gliele strappai poco avanti che io tornassi. . la- sciò cadere . con grandissimo dolore e pianto furono e nella chiesa del castello due del- ricolti. . la tro a lei era indietro senza altra diiibcrazione finestra era . a cosi nobii vivanda d* come è stata quella del cuore un cosi valoroso e cosi cortese cavaliere. ma io ne doveva la Ma unque (i) a Dio non piaccia che sopra . ser Guiglielmo Guardastagno fu . La donna udendo questo di tra cosa amava se dolorosa . e malvagio cavalier dee fare se io . medesimo posti . a33 mani al- slato dosso j percioccliA io coiv queste . e da quegli ancora del castello della i donna corpi la . fu saslata: per che da quegli del castello di messer Guiglielmo Guardastagno . del ])etto. colui cui ella più i\i che non è da domandare) che e dopo al([uaiilo disM. non solamente mori ma quasi tutta Messer Guiglielmo vedendo : questo .. l' nvea del mio amor fatto signore e voi in questo oltraggiato. come niesvivanda quale diesi . donna in una medesima sepoltura fur e so- pr' essa scritti versi significanti chi fosser quegli che dentro sepolti loro morte v' erano . La molto alta dn terra per che . non sforzanpena domi egli . stordì forte d<'' e parvegli aver mal fatto e tefatti mendo sellare egli i paesani e del conte di Proeuza . non egli. . mai altra vada E levata in piò^ per . come la si donna cadde disfece . cioè Mai. portare . cavalli andò puto per tutta la La mattina seguente contrada come questa casa era via.* : voi Taceste quello che disleale . . una finestra.

ma me hanno . non che a Donne : . a ciò che nella seguente giornata dee raccontare (l) Derrata. e signoria. incominciò. Le voi miserie dcgP infelici amori raccontate . . se ne portano in casa . se averlo . ne venisse sommamente disiderato ho che Ora lodato sia Iddio che finite . la quale con d' due usurai . più la giunta che la . . Que- sente e preso per ladro la fante della messo laond' egli donna racconta alla scampa dalle forche. già contristati gli occhi e a '1 petto se per che io capo . si «lice quanrlo l'aggiunta supera il principale. vale anche per porla der- Tuone o quantità di qualsivoglia cosa. un medico per morto mette un suo amante addoppiato in una arca . restava la sua fatica quale ciò cono- scendo. V ar- ca furata sono condennati in denari ì^olamente al a Dioneo . avendo : già il il Re fatto fine suo dire . Senza andar piìi quanto indizio dietx'o a così dolorosa materia . { Potrebbe derrata forse tornar in acconcio in qualche caso dire: prima la giunta che la derrata. e già dal Re a essendogli imposto. da al- piiì lieta e migliore incomincerò forse buono si dando .. malvagia derra- (i) fare una mala giunta di che Iddio mi guardi. che rata. . quello clie si contratta in vendila. neir arca dagli usurieri imbolata i prestatori d'avere . sono ta salvo se io non volessi a questa '. Prima la giunta. i34 GIORNATA QUARTA NOVELLA La moglie tutto lui sti si X. ma il proverbio usilalo è.

cosi costui a costei mostrava che il giacere con una dì . il quale gih ultima vec- chiezza venuto. avendo presa per moglie una bella e gentil giovane della sua città . si K come savia e di grande si animo . ma di cattiva vita e di biasimevole stato s' . Dovete adunque sapere . in tanto gli che parente nd amico lasciato avea che ben volesse o che che il volesse vedere j e jKir tutto Salerno di ladroalti'c necci o d' la vilissimc cattività era . altra del la città teneva forni. donna (i) si penava a ristorar non so quanti e simili ciance. . bellissime giovani che ancora non è gran tempo che in Salerao fu un grandissimo modico in cinigia . per potere quello da casa risparmiare. ella il più del tempo stava infreddata letto era come che nel . Il di cui quale come messer Ricciardo dicemmo alla sua insegnava le . Fra costui chiamato Ruggieri da leroli . meglio che ta sì .TVOVELLA X. e più e più giovani riguar- nella (ine la . . e d' altre gioie e tutto ciò che ad una donna può piacere. tutto il suo animo e tutto ben suo Di giovane accortosi e piacendogli tutto il forte. dispose di gittarsi alla strada e : voler logorar dello altrui dati . il cui nome all' fu maestro Mazseo delia Montagna . similmente in lei suo amor rivolse. a35 . vero è che colei . (i) ^ Con una donna una volta. e con ujia sua fante lauto urdiuò che insieme furono.di nazion nobile. di che ella vivoa pessimamente contenta. la aUinpa del i5l7 : e fU chr U sento coti tiihieda. di nobili vestimenti e ricchi . uno ne clie le fu all' animo il . infamato : di donna poco curò piacendogli esso per altro. coperta ca . mal dal maestro tenuta di Chinzifeste . nel quale ella pose tutta il sua s{)eranza.

j4doppiare dar l'oppio sonnifeio: alloppiare.. bevendola. dovendo il maestro andare a costui gli venne un messo da . Il cui difetto avendo maestro veduto . Venuta l' ora del vespro . senza dire ad alcuno ciò . medico avvisando che infermo senza essere adopla piato (i) non sosterrebbe . maniera perseverando insieme avvenne che il scretamente al medico fu messo l' tra le mani uno infermo quale aveva guasta il una delle . del 27. e a dargli materia di farlo lo incominciò a sovvenire e quando d' una quantità di denari quando d' un' altra assai di- E in questa . pena nò si lasceiebbe medicare servigio stillare . Amaiil città lontana la etlir. penare a curare j e quella fattasene venire a casa la nel- sua camera (2) la pose si . certi suoi grandissimi amici d' Amalfi (3) che egli non dovesse lasciar per cosa alcuna che incontanente là non andasse . dove uno osso fracido . che fosse . gambe . E poiché alquanto diletto preso ebbero la donna gli cominciò a biasimare la sua passala vita e a pregarlo che per amor di lei di quelle cose . (5j da Salerno XY miglia. dis- se a' suoi parenti che. 2 36 GIORNATA QUARTA . (2) t In una finestra della sua camera. con- veniva del tutto o tagliare tutta e a trargli 1' gamba o morire. il quale si aveva nella gamba non gli si cavasse. ed alcune più aniiche. tanto a far dormire. . dovendo attendere in sul vespro a questo mattina d' una sua certa composizione la fé la una acqua quale 1' avesse. quanto esso avvisava di doverlo poter . a costui la . per così gliele diedero l' . perciocché una gran ~ (1) zuffa stata v' era . si rimanesse. osso potrebbe guerire ma che egli altro che per morto noi prenderebbe: a che accordatisi coloro 11 a' quali apparteneva .

o forse per usanza la iinrstra il ima grandissima gli venne nella veduta (piesta guastada d' acqua ( i) lo quale medico per infermo aveva fatta . avendo o per faticii o jhu' cibo salalo «he mangiato avesse sete . non dover si toniart. a bocca postatasi stette guari . minriò a tentare e si a dire con sommessa voce che su : levasse si . e come prima |)otò. forte e a prenderlo per lo naso e a tirarlo per la barba ma tutto era nulla : egli aveva a buona caviglia legato (i) t Nel letto Mtnn. né altra vista d'alcun sentimento fece. che avrebbe . bata con il sospinse dicendo: leva su . né che un gran sonno . . Altri tetti hanno guuttadeUM éf acqua» . il prese e fussi addor- mentato. la una barchetta. fatto un corpo morto il Di che la donna alquanto spa- ventata cominciò a voler rilevare e a dimenarlo più . e non venir qui Ruggieri cosi so> la spinto cadde a terra d' una cassa sopra quale era . Ma «piesto era niente .NOVELLA di X. dormi- glione. ch(> se tu volevi dormire tu te ne dovevi an. n' andò ad Amalfi: per qual cosa la . che molti v'erano stati fediti Il prolunsali» gata nella seguente mattina la cura della to in su gamba. acifua non i. . tutta la bevve. La donna se ne venne. a casa come usata era occultamente il fece irenireil Ruggieri. egli non rispondea tar> né movea punto pii\ forza Per che la donna alquanto . donna sappiendo Ini la notte .sero a dormir*. e nella sua ramerà rtS iniiiio mise e dentro vi ser- a tanto cbe certe altre ]>ersouc della casa si . andas. nella camera trovato Ruggieri dormendo lo inco. la il Standosi adunque Ruggieri nella camera e aspettando dì durala donna . e credendola ac(pia da bere. a37 medico . dare a casa tua .

. asino Per che la donna cominciò gì' a temere non fos- se morto} ma pure ancora e' : incominciò a strignere agramente cesa j le carni a cuocerlo con una . la sua disavventura mostratale le chiese . era . Chi in quella troverrà non so (1) (2) III concio. ella che medica non . a38 l' GIORNATA QUARTA . temendo . la donna dicea cioè veramente lui esser . dopo alquanto al . io vidi questa sera al tardi di- rimpetto alla bottega di questo legnaiuolo nostro vi- cino un' arca non troppo grande 1' . di sopra ha in acconcio. suspichi (i) domattina. disse che . come che medico marito senza alcun so- fallo lui credette esser morto Per che amandolo . consiglio La fante maravigliandosi forte e tirandolo ancora ella e strignendolo e senza sentimento vedendolo. che non . e dargli . la quale . . dosi consigliare tacitamente chiamò la sua fante . quel . sos|ielli. di non aggiugnere suo danno vergogna era pensò che senza alcuno indugio da trovare modo e come lui morto . morto e consigliò che da metterlo fuor di casa era A cui la egli donna si disse : e dove il potrem noi porre. in destro. . come facea se fu dolorosa far non domandare lui : e non osando romore . cosi fatta disavventura la Ma . quando veduto sia sarà che dì qua entro : stato tratto ? A cui la fan- te rispose madonna. pra ogni altra cosa è da . che sono il me- Jcsimo. due o un coltel- e lasciarlo stare Suspichi. candela ac- ma niente era per che fosse il . tacita- mente sopra donna cominciò a piagnere e a dolersi di . si traesse di casa j nò a ciò sappieu. se '1 maestro non ha riposta in casa . verrà troppo in concio (2) a' fatti nostri perciocché dentro vel potre colpì d' il trem mettere lo ^ .

dì davanti avevan quella arca vese la notte vi rimanes- duta e insieme se te . clic d* altronde . e andando la donna innanzi a guardar se persona (i) venisse. prederrh . garoula allato ad una camera dove lor femmine dor^ appunto . 1' arca dove veduta l'avca: fante qual tornò e disse di La adunque. li ([uali prestavano ad usura: e volontero- di guadagnare assai e di il spender poco. posto per ordinalo. 239 TÌ se '1 di qua entro si . al- cuno suo nimico Piacque alla sia stato il ucciso e poi messo neirarca. cre- da messo. curarsi d' acconciarla troppo . . venute all'arca. . fuor che di dargli alcuna fedita dicendo che non l' le potrebbe per (rasa di'l mondo soil'erir animo di ciò fare. di portamela in casa loro. che vane e gagliarda era. venuta la mezza not- . (r>) Ancora ehi lor graveUa pareste'. j)osto (3) che . NOVELLA perchA pii\ X. reJia. e maugiole doUa la a vedere se quivi fosse si. donna consiglio della fante . senza allora . di casa usciti trovandola senza entrare in altro ragguardamento (4). dalla donna aiutata. anzi vane è stato . . . porciocchò malvagio giofare alcun che andando a male da . dentro vel misero . prestamente. E . in altro (4) Senza entrare ragguardamento ^ aenaa più riguanlat* e cMminire. e in altri luoghi il t Persona per alcuno osò anche Boccaccio alla nisniera de* Francesi (3} Aliiuanto più oltre t cioè (S) AvTcrli un poco {mù in Q J« quella caaa. mivano . <kt 37.. in Erano di quei di ahpianto piò oltre (t») tornati una casa due si giovani. e richiusala^ il lasciarono stare. e lasciatala stare . avendo biso- gno di nlasserizie. Matt. se u' andarono a dormire Ruggieri (i) il quale grandissima pezza dormito avea. spallo si sopra [M)sc Ruggieri . ancora ch'ella gravetla paresse (5) ne la portarono in casa loro e allo.

quale femmine {}) che ivi allato si destarono . cominciò a e a dir seco : smemorare (i) io X che è questo Io pur ? dove sono dormo io o son desto ? mi ricordo che questa sera io . disagio che no nell' arca . un gran romore. dormendo io. quale non era po- sopra luogo iguale (2) . Qui è per siadliludine. . Accade spesso agli smemorali di non sapere né quando né come né perchè s' ahbian falle le cose. dato delle reni stata un de' lati della arca . perdere la memoria. gli occhi e non vegin gendo alcuna cosa e sparte le mani qua e in là . \ SmeinGrare è j)ioi>nameiite. la fé piegare e appresso lo cadere le e cadendo fece . medico tornato lo quale la o altro accidente sopravvenuto . qui m' avesse nasco. in questa arca trovandosi. venni nella camera della mia donna essere in e ora mi pare il una arca . secondo gli Accademici della Crusca. . e perciò dice autore con mollo garbo che (2] smemorava Eguale . Non era egli andalo in camera donna? Or quando erane uscito? un'arca? ed a e per qual via erasi egli condotegli to 1' ili qual fine? Niente di ciò sapeva. . il ma poi pa- recchi di tenne stordito^ e aperti .. in sul quale era in su 1' altro volger vo- gliendosi nell' sta sì destramente il fece che la . per dormivano . che era piccola . per donna . se alcuna cosa sentisse e cosi gran pezza dimorato stando anzi a . e doglien- dogli il lato . / a4o sumata GIORNATA QUARTA il già aveva digesto . rimase nel cerebro una stupefazio- la quale non solamente quella notte. so ? Io il credo e fermamente così sarà E per que- sto cominciò a j star cheto e ad ascoltare . Così avveniva della allora a Ruggieri. quel con: essendo vicino a mattutìn fosse il si destò e come che rotto ne sonno gli . aodac cercando nella sua memoiia . Questo che vuol dire ? Sarebbe . e' sensi avessero la loro virtù recuperata. pur . A smetnorare . beveraggio e la virti^i di .

tra esserne fuori che starvi dentro. NOVELLA «1 f'bì)rr X. comin- ciò nd andar brancolando per la casa srnla per sapere se o porta trovasse . a! prr ctrcmpio. . . ne potesse . cominciarono a dire: chi ò la Ruggieri non cole li noscendo boce (a). e Rug- qual quivi vedendosi .. la qual quivi giù era al romor (l) ^ *( rneriHono. taceltero e taeeUono per tae^iuero ili»- •ero gli Ditlichi (3) Pir la fimì)(ltansa. donde andar le se . per Io cader dubitò forte j . lacerano. volle avanti «e altro avvenisse. non t' mio le icamhìarono . . Noi mrde- •imi diciamo indilTcrcntrinenlc nerlto e nervo. a questo romore . tleaa cosa fi-ccro pure gli scrittoli Ialini dc'lmssi La tempi. per diversi luoghi. A chi non m- pene questo. Ruggieri dell' arca . Il qual brancolare sentendo femmine che Ih? deste era- no . Per cini chi su la qual cosa. quasi di so per marasi viglia uscito tesse nò da qual parte fuggir dovesse o po> vedeva) preso dicrono nelle mani della famiglia dei rettore della terra. si levarono. E che egli . non Mpe>'a dove si fosse e una cosa e un' altra . d' alcuna di ipieste cose niente levatesi : Laonde e fattesi femmine più paurose divenute. parrrhbe strano (le* il trorare in alcune srpolcralì iscriiioni ctisliani bibas in Christo per mcas tu Cliristo. bort hoto^ imbolare p^r vnee. non rispondca: por che i fem- mine cominciarono a chiamare nò sentivano le due giovani. più de' vitetto e chi per lo per una parte e chi per : un' altra corsono ed entrar nella casa e i giovani si- milmente gieri ( il desti . «lìrendo. ma «entendola per lo cadcro a|>erla . a4i pnnra o per paura tacettono (i). . . a certe iinestre cominciarono a gridare al ladro al ladro. vitto. antichi tn*r*ni Ttina con altra. e conlraiio/cwv/c«. quali. eerbiallo e rervia/'o. civorio ^x forbici rìbrrio. forte perciocché molto vogghiato aveano dormivan . che di ha il anono gli «tcllc due IcUere v cooao- nantr e h. involare.

clie Rug- gieri ei'a stato preso statori: il ad imbolare (i) in casa de' prela elle la donna e sì sua fante udendo. avevan la notte passata j non olti'e . rubare. e a questo del pesi fat- ricolo nel quale Ruggieri era . (3j Durar potem in istalu . La novella fu la mattina per tutto Salerno . . e perciò loro (1) Involare. di tanta maraviglia e di vicine di far fatto nuova fur piene . [n] Guaitacletta dim. d'una quando d' una guastadetta d' acqua versata gran romore? non se ne truova egli più al moncui il do? A maestro disse: donna : . maestro. confessò nella casa de' prestator essere : per imbolare entrato per clie il rettor pensò di do- verlo senza troppo indugio farlo impiccar per la gola. avea . anzi era una acqua lavorata da far dormire ta l' e contoUe per che cagion fat. to dolore che quasi n' era il per impazzare Non d' . La donna gran cosa fate sì . la donna sentiva . dicendo: che direste voi. tu avvisi che quel- la fosse acqua chiara non j è così . di guastada. (2) vota. corpaeciulo con piede e collo strallo. che quasi eran credere a sé medesime che quello che . GIORNATA QU ART A E davanti al rettore tutti menatolo. vaso di vetro. vagissimo era da al tenuto senza indugio messo martorio . che da altro dolore stimolata era. 1' avesser fatto ma avesser sognato di farlo . 2 4a corsa . carafjn. guari appresso la mezza terza medico tornato gli Amalfi domandò che la guastadetta la sua acqua il fosse l'ccata j percioc- ché medicare voleva suo infermo e trovandosi .. in quello stalo in cui esso la losciava. l'ispose adirata. Come la donna ebbe questo udito cosi si avvisò che Ruggieri quella avesse beuta. . fece un gran romore sua durar poteva in islato che ninna cosa in casa (3). percioccliè mal.

coree STverlonO anche AcoMkmici della Ctusca. arca anzi gli : era la notte Al quale colui diceva alli non è . f Stiulico o j/«/iro(che nelPun propii. Ma i Na|>olelani chia- mavano stadico il |>rcfet(o del crioiioale. la i maggior quistion del mondo . Villani. nel Guiccìar>> dini e in molli altri scrittori aniichi e mo<lcmi. Po- co appresso la fante che per comandamento della donsi na era andata a saper quello che di Ruggicr se . . preso udite al come come egli in casa de' prestatori pervenisse e : voi sapete bene l' il il legnaiuolo dirimpetto quale era arca dove noi di cui mostra mettemmo : egli era at- test(> con uno . In questo senso è voce loacanisaìaia e trovasi in Ricord. X. egli stata non aveva venduta imbolata 1' . uou epunto . . perciocchò mai io non ven- de' loro. nel Varchi. in Gio. fece far della nuova . per ipicllo che . . Malespini. / NOVELLA . o e disse : macslro . E oltre a questo vi \o' dire una nuova cosa che egli mi pare aver com. cosi anzi hai venduta due giovani . ma questa notte passala me l'avranno (t) (Questa Toce non è totcana) Giudice criminale. chò colui domandava denari dell' arca sua . e l' il maestro rispondeva che .1 mente moJo e neir«ltro si trota scrìtto) ìgniGca nslag^io. A cui il legnaiuolo In disse : essi mentono essi . che quell' arca fosse. . dices- tornò e disscle . a43 noi noi sa pa va- loMe punito morto ino. |)crcit) rifatevi cieli' altra Il maestro vcggeodo che altro essere non poteva . gli e tal voce in questo senso. di Ruggier dice ogni uoni male n(> .. tuacana. io abbia }M)tuto sentire sia amico uè parente alcuno è che per aiutarlo levato si o si voglia levare j e credesi per fermo che domane lo stadico (0 '^ ^^^^ impiccare. siccome aiirlie oslnggio. e (ieri** dal latino ile' aeroli hass«o«l(»- lirui. : madonna . prestatori si come essi stanotte mi dissero quando io in casa loro la vidi allora che fu preso Ruggieri.

vendo avvisato ciò che da quello la fante informò n' . medico a il . La madonna . comprendo che . me io nuta . sì come e io farò come colei alla quaa- cintolini (i) con subito consiglio . E la fante non restando di . fare era ordinatamente di se : La quale primieramente gì' andò al . e pregolla che allo . Disse ? maestro disse . usalo anche a] presente nel contado. volentieri ogni cosa le istrìgnevano i La donna . trasportalo ma come . è J. avea . frase pei- Jireclie la cosa le premeva molto. scampo che . Mari. insegnatemi . (2) Uguanno. alterato credo hoc anno. lagrimar messere . E. voi sapete che giovane Ruggieri da leroli sia al quale piacendogli io (oi) .. tosto ricorrere o per acqua o per vino la non volendo che la vostra donna . e . : e di che . ricordandomi che nella vostra camera una guastadetcomune ~(i) Istrìgnevano i cinfollni. co il menai: e avendo egli sete né io avendo ove più . e piagnendo incominciò a dire messere me conviene domandarvi perdono d' un il gran fallo quale verso di voi ho commesso. 2 44 GIORNATA QUARTA : imbolata andiamo a i loro -. qiìcsV annn.i modo ])asso. comprendendo ottimamente come disse alla fante ciò che dal maestro udito di Ruggieri doves. dove trovato fu . mi vedesse. se dare aiuto si come colei volendo 1' ad una ora lei . in cotal guisa Ruggieri là fosse . . poteva Ruggieri scampare e servar fante disse : onor di . quale in sala era. tra per paura e per amore mi convenne uguanno e sappiendo egli iersera diventare amica: non ci eravate. . tanto mi lusin- gò. che io in casa vostra nella mia camera a dormire me. come voi potete vedere . si se ne andarono di ne son qui ve- concordia a casa prestatori e io . quivi risuscitasse non so vedere io il La donna fatto stava allora .

ta d' a45 . questo e per quello che poi ne segui (i) Ruggieri n'ò per perdere la persona (a). vetc fatto E certo io confesso che io feci male. Per che io quanto più posso vi priego che voi mi perdoniate . per morire: coti di lopra dijte ci terranno te persone. couvenguno tutti i gliori letti. ma molto più spcato V usa og^i tutta P Italia. ? ma chi è colui che alcuna volta mal non fatto : faccia lo ne 8oa molto dolente d' averlo non pertanto per . T. II. Broccata colpo. allennero all' altra. quanto per mi- quello che poi ne arguì. riscontro. medico udendo costei. NOVFXLAX. acqua aveva veduta . (a) Perdere la persona. corsi per quella e A gliele : diedi bere e la giiastada riposi di donde levata V avea che io truovo che voi in casa un gran romor n' a. poiché infor. dicon esti. t6 . che io ti pagherei di questa volta e di quella Alla fante }>er la prima broccata (4) parendo aver ben procacciato quanto più tosto potè se n' andò alla prigione dove Ruggieri era . che egli lasciò a Ruggieri favellare La quale . dove tu cre- pelliccion ti un giovane avere che molto bene scotcsse avesti un dormiglione e per.. nella quale. con tutto te che (3) motteggiando rispose: tu . DECAM. n'hai data la perdonanza tu stessa desti questa notte il perciocché. |ier uccideranno. e si ma Dc(>ulali riptofaroDO coti faUa leaioM. (3) Con il tutto che e tutto che per quantunque o benché qm alcuaa volti (4) Bucc. Ruggieri ira avesse . e mi diale li- cenzia che io vada ad aiutare si in quello che per me potrh. Il . . Qui e per metafora.. . allo sUidico se scampar volesse tanto fece che allo stadico andò da- (i) t N<'II« «lampa del 37 si i legge non Ionio per queito. mato l' ebbe che rispondere dovesse . : ciò va' e procaccia la salute del tuo amante^ e per in- nanzi ti guarda di più in casa non menarlo . e tanto il prigionier lusingò .

avea '1 nell' arca messo j e appresso questo il ciò che tra maestro legnaiuolo e dito gli disse . GIORNATA QUARTA Il quale prima che ascoltare la volesse . e trovò iJ ma il che medico domandò così era slato: e appresso. non conoscendola e come per morto . . per- ciocché fresca e gagliarda era care l' volle una volta attac- uncino (i) alla cristianella d' Iddio: . . (3) Avverti signor per padrone. . Macinare fìguralanienle vale usar l'atto venereo. fatti richiedere legna- iuolo e colui di cui stata era l'arca. e' prestatori. schifa E il macinio (2) levatasi ro disse : messere . e come ella come sua amica in casa gli il 1' medico meacqua adopl' avea data bere . se s' non quando in casa de' prestatori (4) destandosi era trovato in una arca. voi avete qui ve- Ruggieri da leroli preso per ladro . signor (3) della arca aveva ui per quella mostrandogli come in casa prestatori fosse pervenuto Ruggieri. ha se di non quando i prcstiitorl destandosi ec.a46 vanti . dopo molte novelle trovò li prestatori la notte passata aver l'arca imbolata e in casa messalasi. in gergo per congiungersi carnalmente. . rispose si che dove albergato fosse sapeva . (1) Attaccar V uncino. Qui è per nielaf. per dal essere meglio udita non ne fu punto . ed ella.Ultimamente la sera mandò non per Ruggieri bergato fosse . prise vero fosse dell'acqua. ma ben ricordava che andato era ad alber- gare con la fante del maestro della quale aveva bevuta Mazzeo . Vannelli s'ingegna mostrare che può essere aniraessa anche . e domandatolo dove dinanzi alsi . e non è cosi E 1' cominciatasi dal capo. gli contò la storia infino . e il cav. nella camera acqua per gran sete ch'aveaj ma che poi di lui stato si fosse. il lesi" (4) "t Mann. alla fine nato piata avea. ~ {2) Macinio. Lostadico veggen- do che leggier cosa era a ritrovare se ciò fosse vero.

termine della sua signoria era venuto. cioè che (panilo Ruggieri si risenti e si trovò in un'arca. la tal caso quel destandosi non appartemlilie a . non d' esser messo nel? arca Se le prime novelle li contristati. sione avuta dell' altro ristorare il Ma e veggendo il il Re sole cominciava a farsi giallo. che dare aveva voluto delle col. cioè d'aver fatto ragionare di la infclicilà degli materia così fiera come è quella del. né che la detta il si destarono se non lunga pessa dipoi. Ma il CHI). Bug- ma i>enjl a' prcsUlori e furrbhe si le veci «lelP aMalivo aaaululo. Dal che a|i|Mirisce lesione è sicuramente erronea (i) (a) f Ltt/'ecCf testo Mannelli e le dueedis. e spezialmente attaccato. pre- Statuti dormivano ancora. petti delle vaghe Donne avevan questa ultima di Dioneo le fece ben tanto ridere . coo- dannati i prestatori. e alla sua donna fu cainsieme e rissimo oltre misura La ({ual poi gli con lui con tella la cara fante . Dieee once. più volte rise ed ebbe festa il loro amore e il loro sollazzo sempre continuando di bene in meglio j il che vorrei che così a me avvenisse ma . Si usano questa al niundr in quei regni anco succhi nu. presente. leaion*. gran piacer pigliandone e alla fante e a Ruggieri e si al legnaiuolo e a' prestatori piìi volte ridir le fece (i ). quando esse si disse lo stadico aver V uncino che che poterono della compas. con assai piacevoli parole alle belle Donne si scusò di ciò che fatto avea. chiamate once. amanti j e fatta la scusa in piò si quesU girri. »47 udendo e non sapeva . e vagliouo un seUimo più del . Alla line cognoscendo Ruggieri essere innocente. diecc monete d'oro. in . che imbolata avevan l'arca. NOVELLA egli X. . diece once (a) fosse caro . .. Msrt. citate nel Vocabolario. liberò Ruggieri : Il che quanto a lui niun ne domandi . .. Dìoiiisi osserva che a ciò op|K>nc quanto è stalo iletto di i sopra . IjO stadico queste cose .

Filo- e io la prendo volentieri e acciocché meglio avveggi di quello che fatto hai. GIORNATA QUARTA e della testa si tolse la laurea . da quella si levati . e chi qua appetiti . che fuor di quel macinava. . appresso della bella fonte con grandissimo piace. diedono infìno . da seder leli- . no. Costoro adunque parte per lo giardino . E . si come . le cui lab: bra parevan due rubinetti strato t' . . re e ben serviti cenarono usati erano . dicendo pongo a te questa corona . sieme avendo disposto vandosi cenziò . Ed essa . e il viso ritondetto con un colore vero di bianchi gigli e di vermiglie rose mescolati tutto splen- dido. e parte verso le mulina . per infino all' ora della cena lietamente . con due occhi in testa che parevan d' pellegrino . meglio dell' aspra giornata d' oggi che alcuna con quella di domane queste nostre compagne racconsolar saprai spi .a4B levò . sorridendo rispose . un falcon e con una boccuccia piccolina . ora della usati era- cena . a colei la quale altra . al danzare e la al cantar diedono : e come me- nando Filomena danza disse la Reina Filostralo. e chi là a prender si secondo all' i diversi diversi diletti . e sopra li candidi e dilicati ome- ri ricadenti. La Fiammetta . La qual proposizione a siniscalco venire . li cui capelli eran cre- lunghi e d' oro. fattosi il e delle cose opportune con lui in. infino ad ora voglio e comando che ciascun s'apparecchi di dovere doma- ne ragionare di ciò che ad alcuno amante dopo alcuui fieri o sventurati accidenti felicemente avvenisse tutti . e aspettando le il : donne a cui porre la dovesse piacevolmente sopra la capo biondissimo della Fiammetta io pose . . . tutta la brigata . La qual venuta tutti raccolti come no . piacque . la cui bellezza non era da dover troppo tosto rincrescere.

il dunque Boccaccio in ai tal caso non gii core „ Quanto „ ly esser dolga con ragione il tradito sotto fede amore. . Ma perchè allora diverrehbe vraìuaa testo... Avrvhbe detto. chcnti sono lo tue . novelle acciocché piìi giorni che questo non sieuo dichi. Filostrato rispose che volenllcri : e senza indugio in cotal guisa cominciò a cantare Lagri mando dimostro * Quauto si dolga con ragione il core D'esser tradito sotto fede amore (i). Quando un bilmente rerbo infinito. cusi a|ipnnto il ma che aia tradito amore. . di desinare oggi es<'mai pio. ma bensì „ Quanto ». sostiene egli che vi aia acorresioae nel cbe a^^Lhia • leggere: „ D'esser tradito sotto /è dF amore. da' miei passati ma . ma dovrò dire. preceduto dal aegno del secondo caao . NOVELLA X. l'amico sperava che io desinaui og^i seco. qui intendere che il ai medesimo. allora in luogo dell'infinito preceduto dalla particola di converrà che si ado|>eri il soggiuntivo preceduto dalla particola che\ oè io |K>trò dire in tal cbso„ T amico S|ierava di desinare in og^i seco^.». sir<omc essi fatto . Che se non a questo agente. Se io dico. e aog^iunge (Iw si ejpone questo pano nel Vocabolario della fatta CruKa : ma can. Dlonìsi non animelle cosi ipirgaaione. riferirsi alP cosa enunciata dall' inCnilo dee ind!s|>ensa|>er agente dtl veilio principale. (i) t II ciT. die' tiaditu esso egli. e roalru"^ lione . tali sono canzoni . meco„ iasione del drainare ai riferisce che è P agente di sperava. ai dolga con ragione il cor* Che sia tradito aoUo fede umore cuore dolga di e«art« la Si deve adunque. ed ecco |)erchc. Vanoetli intende qui che il cuore «i «lolga non già ili enere tndito esso atesao. vogliamo che una ne qual più ti piace . così intendo che per : Io mio comaa- damentu certa si canti una canzone le tue e perciocché io soa .„ r amico sperava riferisce all'amico. io a49 : non intendo deviare hanno che . j turbati da' tuoi infortunii. di|N>nde la da un TcrlK) intransitivo.

e così vi leg- ge il Bemlio. La mia . Ora conosco e non senza dolore Fatto m' ha conoscente dello inganno Vedermi abbandonato da In cui sola sperava . ma il mio errore . Ch' è rimasa dolente Fosse venuto j . alta blltà (2) ornato E più che mai 'nfiammato fede . Ma o che sia o no (che poco imporla) riconoscesi per molto antica ed affettata voce. Quanto (1) Avverti (2) Billìi mio duol senza conforto }ptt servidore jw orilo i pongono per queste canzoni testi stampati. 25o GIORNATA QUARTA Amore . l' altrui valore Dentro raccolto e me cacciato fere . allora che primieramente _( Ponesti in lui colei per cui sospiro . . Che lieve reputai ogni martiro Che per te nella mente . . Sì piena la mostrasti di virtute . Del mio futuro affanno M' accorsi lei aver .. Com' io conobbi me di fuor cacciato Nacque nel core un pianto doloroso Che ancor vi dimora 5 . . E D' spesso naaladico il giorno e il 1' ora Che pria m' apparve suo viso amoroso . colei Ch' allora eh' i' più esser mi pensava lei Nella sua grazia e servidore (i) a Senza mirare il danno . . la speranza e 1' 1' ardore • Va bestemmiando 'I anima che more sia . Senza sperar salute .

. Amor . Ballami dunque omai Pon fine . . . Ch' ove eh' vada . il sentirò Nuir altra via niun' altro conforto . a lui sol uno Dimostri a pien . . . e Quftla R|iclisione manca preccilcntr per lo cagione: e forse (i) nell' edUione àù >597. ec. Termini e la mia ria . con essa alll mìei guai . NOVELLA Signor f tu '1 X. e *1 mio furore { minore .. . signore . perciocché nessuno Com' io ti può cantare Una fatica sola ti vo' dare Che tu ritruovi Amore e Quanto mi sia discara La trista vita amara . Fa' costei morend' io . curo . pregandol che 'n migliore Porto ne ponga per lo suo valore Lagrimando dimostro . amadore . . .onr assai chiala ro qual fosse l'animo di Filoslrato. Dimastrarono le parole di questa <*an7. a5i ti puoi sentir tanto chiamo Con dolorosa voce E dicoti che tanto Che per minor Vita crudele e e sì mi cuoce morte bramo raartir la Venga dunque . k quaUr ha nel Trno smo onore. mia s' alcuno non t' appara Io non men . . . col suo colpo io . Mi resta piCi che morte alla mia doglia . . . (i). . Come Ballata l' hai falla di nuovo . E *1 cor di vita fallo sì misera spoglia Deh M' è poich' a torto gioia tolta e diporto lieta .

ciascuna alla sua camera si raccolse % (i} Che nella. se le tenebre della sopravvenuta notte . .comandandolo Rei- Qa . rossore nel viso di lei venuto non avesser nascoso .. Ma poicbè egli ebbe a quella posto fine tate molte altre can- ne furono infino a tanto che 1' ora d' andare a la dormire sopravvenne: per che . K<S^ GIORNATA QUARTA l' più dichiarato nella avrebbe 1' aspetto di tal donna (i) il danza era.

5 Osservazioni istoriche sopra la Giornata 8 «\ «.•*. ola i3 perduta ricoverasse NOVELLA I..INDICE DELLE NOVELLE CONTENUTE SECONDO VOLUME K^ sservazioni Terza Quarta istorìcìie sopra la Giornata pag. Masetto da Lamporecchio si fa mutolo e di- . GIORNATA TERZA Nella qule si ragiona sotto clii il reggimento di Neifile di alcuna cosa molto da lui disiderata con industria acquistasse .

innamorata d'un gio- vane. e don Feli' ce in questo si mezzo con la moglie del frate • • dà buon tempo NOVELLA V. Un pallafrenier giace re . e così campa dalla mala ventura. a dar modo che 'l piacer di lei avesse intero effetto 33 NOVELLA IVé Don Felice insegna a frate Puccio come egli diverrà beato . zia di lui parla alla sua donna . induce un solenne frate . 6 a54 viene ortolano di le quali tutte INDICE un monistero di donne lui. 47 // Zima dona a messer Francesco Fefgellesi e per quello con licen- un suo pallafreno . colla moglie s' d'Agiluf accorge .. faccenda una sua peniten- zia : la quale frate Puccio fa . ed ella . NOVELLA in. senza avve- dersene egli . Sotto spezie di confessione e di purissima coscienza una donna . \ concorrono a giacersi con 8 NOVELLA II. 2 di che udgiluf tacitamente il truovalo e tondelo: tri tonduto tutti gli al- tonde.

tratto della sepoltura. mangiata certa polvere . . si parte di Firenze: tomofvi informa di peregrino dopo alcun tempo . . è rato per morto glie di lui si . per egli è in purgatorio . 54 MOVKixA yu Bicciardo Mìnutolo pello Figidnolfi . sotter- e dall* abate . Ferondo . e credendosi col marito essere stata . ama la moglie di Filip» ) la quale sentendo geloil sa . col mostrare Filippello dì seguente con la moglie di lui dovere essere ad un bagno ifa che ella vi va . . secondo la risposta poi l' effetto segue. parla con la donna e falla del suo crror conoscente .INDICE tacendo. è messo in prigione e fattogli credere che e poi risuscitato . egli in persona di lei si a55 risponde. e si il pa- poi saviamente con la sua donna gode 73 NOVELLA Vili. Tedaldo turbato con una sua donna. che la mo- gode . e confratelli cifica . e libera il marito di lei da morte. si truova che con JUc' • dardo è dimorata Ca NOVELLA ni. che lui gli era pròvaio che aveva ucciso.

iSjr NOVELLA I. e mandale il cuore in una . contra sua voglia sposatala. a Firenze se ne va per isdegno. diventa moglie di Neer- 125 GIORNATA QUARTA Nella quale sotto infelice Jine il reggimento di Filostrali To si ragiona di coloro cui amori ebbero . . Giletta di Nerhona guerisce d' il re di Francia Bel- una jislola : domanda per mai ito tramo di Rossiglione. il quale. Tancredi preme di Salerno uccide V amante della figliuola .. per moglie la tiene 1 1 HOVELLA X... 3 ^B^6 moglie di lui indi<:e suo nutrica un Jigliuolo dello abate^ nella generalo loo NOVELLA IX. dos^e vagheggiando una giovane in persona di lei Giletta giacque con lui ed ebbene due figliuoli j per che egli poi avutala cara . a cui Rustico monadiavolo in inferno: il poi quindi tolta bale . Alibech diviene romita co insegna rimettere .j. .

si in forina del quale più volte giace con lei lei: poi per paura de' parenti di della casa pittatosi . INDICE coppa d* oro : a 57 la quale . Tre giovani amano in Greti. tre sorelle e con toro si La maggiore per gelosia fuggono il suo amante uccide. e presi il confessano . messa sopr* esso aerina avvelenata. efuggonsi . poveri a Rodi iono e in povertà quivi muo• . e da' suoi frati preso . Frate ^liberto dà a vedere ad una donna che /' yignolo Gabriello è di lei innamorato. La seconda concedendosi al duca di Greti scampa da morte la prima . e così muore * ^49 ROVELLA II. il uomo quale informa d* uomo salva- tico il dì seguente nella piazza il mena dove riconosciuto . 17Q . quella sì bee. V amante della quale V uccide. è incarcerato 1 64 NOVELLA • III. e per tema di morire con moneta la guardia corrompono . in casa d' uno povero ricovera .. e con la prima terzo si fugge : enne incolpato il amante con la terza sirocchia .

ed il come V opera lei sta : il podestà la vuole sforzare. . ella noi patisce : sentelo padre di liberare . la quale uccisa uccide.iS8 INDICE NOVELLA . fa monaca . . fa del tutto rifiutando di si la quale star più. innocente trovata . . ed egli a lei un : altro : muorsi di subito nelle sue braccia mentre che ella con una sua fante alla casa di lui nel portano. NOVELLA VI. a lui e poi tagliata la testa 190 MOVELLA V. J fratelli di lei : Lisabetta uccidon V amante di egli V apparisce . e da quegli che su v' erano. 2o3 . per torre una sua Jigliuola. Z' jdndreuola ama Gabriotto : raccontagli un sogno veduto . loro . son presi dalla signoria ella dice ~ . e lei . Gerbino cantra la fede data dal re Guigliel- mo suo aiuolo combatte una nave del re dì Tunisi. al mondo . IV. un testo di e quivi su piagnendo ogni dì per una grande ora. . i fratelli gliele tolgono. . . ed ella se ne muor di dolore poco appresso 197 . in sogno e m^ostrale di-- dove sia sotterrato Ella occultamente sotterra la testa e mettela in bassilico .

si frega : a' denti ima foglia di salvia e muorsi è presa la Si- mona . la quale volendo mostrare al giu' dice come morisse Pasquino . a 39 La moglie d* un medico per morto mette un . aao ' Messer Gnigliclmo Rossiglione dà a mangiare alla moglie sua il cuore di messer lui e Guigh'clmo Guardastagno ucciso da amato da lei : il che ella sappiendo poi . fregatasi una si di quelle foglie a* denti . si gitta da una alta finestra in terra e muo* re f e col suo amante è seppellita NOVELLA X. e portato in una lui » muore la Salvestra allato a ROVELLA IX. similmente muore NOVELLA vm. casa y e muorle allato cliiesa . a59 La Simona ama Pasquino : sono insieme uno orto : in Pasquino . ai4 Girolamo ama la Salvestra : va costretto da* prieghi della madre a Parigi : toma .INDICE NOVELLA VII. e truovala maritata : entrale di nascoso in . suo amante adoppiato in una arca la qua- .

. laond' egli scampa dalle for284 che . FISE DEL VOLUME SECONDO.a6o le INDICE con tutto . lui si due usurai sente . . ei prestatori d' avere V arca furata so- no condennati in denari . se ne portano in per ladro } casa Questi è preso la fante della donna racconta alla signo' ria se averlo messo nelV arca dagli usurieri imbolata .

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pg ^266 Al Boccaccio f Giovanni Opere volgari 1.2 PLEASE DO NOT REMOVE FROM THIS CARDS OR SLIPS POCKET UNIVERSITY OF TORONTO LIBRARY . ed. l8^7 V.

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