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VOLGARI
DI

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GIOVANNI BOCCACCIO
CORRETTE SU
I

TESTI A PENNA

EDIZIONE PRIMA
VOL.
II.

FIRENZE
PER
IL Mjìg n e ri
MDCCCXXVII.

-^^' Col benigno Sovrano rescritto del dì 9 Giu- gno iSiGfJu conceduta ad Ignazio Moutier la privativa per anni otto della stampa delle Opere volgari di Giovanni Boccaccio • PQ TT't.ft^?fì§r'T' .

^cammn DI GIOVANNI BOCCACCIO CORRETTO ED ILLUSTRATO on 0U TOM. »< .^\ PER ' IL MAGHERI 1837. . II.

V .A f'>i^O«fS >.

Pietro Giannone 1 nella sua istoria DECAM. sopra questa Novella Novella II. Un palafreniere s* . T. II. e le monache per qualche ve.OSSERVAZIONI ISTORICHE SOPRA IL DECAMERON DI GIOVANNI BOCCACCIO GIORNATA TERZA PROEMIO No OVELLÀ I. che questo convento/osse demolito. Masetto . mancanza fossero Questa o falsa o vera tradizione pare aver dato al Boccaccio bastante argomento da formarvi . affatica di giustificare la regi- . che presso a Lamporecchio fosse un convento di mo* trasferite altro- nache. Una vecchia tradizione che corre in quel contado.

na Teodelinga nominata in questa lYovellaj che il trattando di falsa V ingiuria Boccaccio dice fattale ingannevolmente dal palafreniere. Leggi il Manni sulla illustrazione di questa No<^>. il Boccaccio di . ove troverai bellissime erudizionì. Il fatto contenuto in questa Novella si crede dagli eruditi di ricordi antichi esser vericchis- ramente seguito in Firenze. e abitasse a s. ove dice: non tiiio le raccoa- prediclie di frate Nastagio alle giovani donne (i) •{• Te nclellngn . Una bella morale è e. ciò che. Dice aver sentito parlare di questo ricordi dello spedale di s. anco essendo vero. sarà sempre disprez- zato da donna nobile che siccome lo fu ei prenda per moglie il . Brancazio Pare che monsignor del. il pia delle volte nostro lanaiuolo. . la quale assoluta asserzione autentica in gran parte la verità di questo scherzo Novella IV. del quail le il Boccaccio dice che sapeva nome . credesse vero il si racconto che costui face- nello indirizzare che egli fa queir aureo libretto del Galateo al suo nipote. ed che qualunque mecca- nico. e in vendetta della sua bassezza beff'ato. Novella III. la Casa va alla moglie. Frate Puccio. delle prediche di frate Nastagio.. fJ Teodelinda. non macchiò quella di Lucrezia. 6 OSSERVAZIONI (i) . da trarsi da que- pi acevol racconto . dove lanaiuoli simi erano sto .• frate Puccio e nei Maria Nuova di Fi- renze stui si legge che nel i3oo ai 3o di gennaio co- emancipasse un suo figliuolo per nome Rinieri.lìBoccaccìo alili scriltori per entro alla Novella la chiama 7Vu- delinga. sia ricco quanto si vuole.

non meno che da Giovanni Fili ani. ambasciatore a Parigi fu mandato 3 . haaao voglia abitò di schcruzai come quel a. Ferondo. ISTORICHE quando elle 7 . buon uomo che Braucnzio » nou lungi da te. si sa da Riccardaccio o Ricorda- no Malespini. essendo che egli era di quella nobilissima Novella FII. quando alcuno voleva dormendo man- . o Vergioiosi . Ricciardo Miiintolo. Tanto gli Elisei . non si ha se non che il cavalicr messer Francesco f^crgelli . che Palermini . che sono le duefatniglie nominate in questa Novella . Tedaldo i . Ricciardo istorico napolitano f . che qui narra non si ha traccia veivna Novella FUI. a lib. Filiberto Campanile pare non discredere che que- sto fatto di Ricciardo Minatolo veramente avve- c»^G dice così : nou fìa di poco momento r onorata memoria che Giovauui Boccaccio fa di questa famiglia nel suo Dccameronc ove favellando di nisse . . A . y. Questa ingegnosa Noquale nelle . il vella è stata dall' autore fondata principalmente sopra una polvere di maravigliusa virtù parli di levante avuta aveva da la un gran principe quale allcrmnva quella della solei-si usare per lu \ eglio Montagna. Novella FI.. e d* antichissimo legnaggio si } ma del fatto . ma chiaro per nobiltà di sangue casa. Fiorentini essere stati . vicino 4^ Novvlla V. . ambi istorici di cose fiorentine . non scio dice che egli era splen- dido per molte ricchezze . le verità di que- Nov. Il sta Zima Toccante . V anno 1 3 1 tal fatto racconta Alichclagnolo Salvi nelle Istorie di Pistoia P.

che nella sua XL. Novella lo racconta medesimamen" te y e presso a Todi lo dice seguito . e la sua condotta ripresa come . dove l'autore si lagna che le sue Novelle venivano calun- niate di falsità . PROEMIO. Giovanni Villani nel lib. Motivo a questa credenza dà Franco Sacchetti. una istoria toccante il Veglio della Montagna . ma nelle vicinanze di Todi . VII. D Ah contenuto del seguente Proemio. dare nel suo paradiso Milione^ ove è cavata dal libro intitola. sta- to condottiere di Fiorentini . e forse intese di que. troppo lunga per una nota . Novella X. e degna della curiosità di qualunque lettore . principe tartaro .. GIORNATA QUARTA. 8 OSSERVAZIONI . Giletta. Novella IX. e che seguisse verameute non nel deserto della Tebaida . Alihech Questo fatto d'Alihech si crede stato dal Boccaccio mascherato per alcun suo riguardo. e si legge inserita nelle Navigazioni del Ra- musio al cap. XXVIII. scritta da Marco Polo . della sua Istoria mentova un Beltramo della famiglia del personaggio di questa Novella sto stesso ..

modo di arricchire .. dà egli chiaramente già divolgate. . Che sar io farei più discreta mente a pen. non procurasse in ogni cantilmente . die Fiorentini pensando merpadre medesimo del Boccaccio avea pensato nel dargli la prima educazione riguardavano come per pazzo colui che. contento dell* aurea mediocrità delle sue fortune I. Tre giovani . Novella Tancredi . diremo così. ste frasche andarmi pascendo il di vento Da . la sua felicità po- nendo nel vivere da gentiluomo filosofo. aven" do talenti da far denari . ISTORICHE che troppo devoto ei si 9 mostrasse del delicato fem- mineo le a conoscere che Novelle delle tre precedenti Giornate egli avea sesso . siccome il . Novella II. donde io dovessi aver del pane che dietro a que. questi avessero ragione quanto egli di difendersi da* loro i morsi. Novella III. Frate Alberto . Anton -francesco Grazzini cliiama questa Novella di frate Alberto favola: La favola dell' Agnol Gabbrìello Iacopo Gaddi sta in dubbio se favola o istoria sia . laddove il Boccaccio le rie* chezze altamente spregiava. . questo passo risulta che Boccaccio non mancava di un la guai onesto domestico e proprio sostentamento cosa dovea esser nota anche ai suoi morditori: oiU de per conciliare che tanto di morderlo .

la quale Filomena dice che fu fatta sopra quel vaso di terra . e con . Contro dei rospi . la potesse col suo alito rendere capace d' uccidere istantaneamente una o pih foglie di essafregassesi i denti il sentimento di tutta la medica facoltà ^ che tale attività non ha saputa trovare nelV alito chi con . Toccante la verità di . si e do sotto una botta o rospo tanto mortifero che.•io OSSERVAZIONI . trova altra cosa l' se non che . in cui la Lisabetta avea posta la testa si deir amante. questa sua verità corroborando col . Gerbino de Scrlptoribus non to di // Gaddi nel suo libro ecclesiasticis racconta questo fat- Gerbino come cosa realmente accaduta. chiamato Giovanni Shenh di Graffenberg . il quale V asserì per vera . da rendere istantaneamente mortifera colla sola fregagione d' alcuna delle sue foglie una pianta . . caccio . Gimignanofu il arte della lana ma non si si trova chi fosse padre dei giovani che trasferirono a Messina. cantava tuttavia ai tempi del BocQuello che rende mirabile questo Novella VIL frano e repentino caso della morte dei due amanti. vel historias . stanuna pianta di salvia . I Fratelli questo fatto non si . seguito in Tolosa di due mercanti che similmente per un tale accidente . si trovò un medico tedesco . e conclude questo suo racconto con dire : utinam similes fabulas cius . te- stimonio di questa Novella del Boccaccio quello d' altro caso simile . Novella IV. nella terra di s. mentovati in questa . No- vella Solo dicono i Deputati che quella canzone . plures descripsisset Boccac- Novella V.

ISTORICHE morirono lib. e chiama Capestain . tica della verità di questo successo del Rossiglione e del Guardastagno sto ultimo si legga nella vita die di queil ha tradotta dal Provenzale si Crescim- heni . Osservaziooi med. e chi Cabestain. l suoi bei versi innamorarono la molo } glie del Rossiglione y e cagionarono la sua morte ciò die il Petrarca spiega dicendo : e quel Guglielmo Che per cantar ha '1 fior de' suoi di scemo X. e il Crescimbeni lo nomina italicamente Cabestano. dicesi che visse in Salerno y e che tra il 1^09 e il l'i^i ad Ncn^ella . Girolamo Maestro Mazzeo della vien creduto quello stesso che da Scipione Mazzellay istorico napolitano . rare ouovc e mirabili Novella Vili. dove trova narrato poco meno che parola per parola. Montagna istanza del re Roberto scrisse le Pandette della medicina . : \3. le quali furono in pia lingue tradotte . Messer Guiglielmo Prova auten. VII. Era questo Guardasta gno famoso poeclii ta provenzale . . reme la famiglia 1 dei Sigliierij ed esiste o/tQora un testamento di Giovannonc Sighieri colla data del òG'i y ove sono nominati effetti che questa 'fami- glia possedeva nel territorio di Carpentrasso in Provenza Novella IX. Fu veramente in jTir. . e che Pasquale Gallo e Pietro Castellano nelle .. Girolamo .

e che Mantuanus e debba dirsi Montaniis .2 vite dei OSSERVAZIONI medici Mantuanus.. dicono Matthaeus Sylvaticus avvertendo che Matteo e Mazzeo era illustri sia errore. in quei tempi lo stesso . .

ol l^q ul . prestamenil ogn' altra cosa caricare . T I ^ J aurora gih di vermiglia cominciava il . carriaggio. gialla. dove andar doveano assai delle cose opportune e chi quivi preparasse quello clie biso- gnava. mollttodìne some. a divenir rancia (i). e avendo già al il siniscalco gran mandato luogo . quasi quindi capo levato. tippre*- sandosi sole. la famiglia rimasa appresso delle Donne . sue Donne e da' tre Giovani alla guida del canto . con la salmeria (a) n' andò e con e de' Signori . quando la domela sua compagnia pezzo davanti .FINISCE . o la perduta rasse . nica la Reina levata ^ e fatta tutta levare . veggondo già te fatta la Reina incammino. La Reina adunque con lento passo le accompagnata e seguita dal. di forse venti usignuoli e altri uccelli per una vietta (i) Rancia color d'arancio. LA SECONDA GIORNATA DEL DECAMERON INCOMINCIA LA TERZA Nella quale si ragiona sotto il reggimento di Nei- FiLS di chi alcuna cosa molto da lui disiderata ricompe- con industria acquistasse . di («) Salmeria.

mescolato insieme con quello di molte altre cose lo giardino olivano . confetti e ottimi vini ricevette . ad un bellissimo e ricco palagio . ÌSeì quale entra. non troppo usata li ma piena di verdi erbette e di s' fiori quali per lo sopravvegnente sole tutti il incominciaoccidente . e in gran copia che quivi surgea . assai a- vanti die mezza il terza forse . e per tutto andati. Esso avea dintorno da sé e per lo mezzo strale . e riconfortò x\ppresso la qual cosa fattosi aprire un che giardino che di costa era al palagio. il signor di quello Poi a basquel- . e tutte allora fiorite sì grande odore per lo giardin rendevano che . . . più attentamente le parti dì quello comincia- rono a riguardare. e parendo loro nella prima entrata di maravigliosa bellezza tutto insieme. quale alquanto rilevato dal piano sopra . venne il discreto siniscalco con preziosissimi . vano ad aprire. in quello. preso cammino verso 1' e cianciando e motteggiando e ridendo colla sua brigata . tutto era dattorno murato. se n' entrarono. tutte diritte . di ciò che a camera s' appartiene sommamente e magnifico reputarono so discesi lo . e veduta 1' ampissima e lieta corte di le volte piene d' ottimi vini eia freddissima acqua. il lo- darono Quindi . più ancora . i4 GIORNATA TERZA . che per pareva loro essere tra . come e coperte di pergolati di viti le quali facevan gran vista di dovere quello anno assai uve fare. .. frondi ) postesi a sedere e loro . . in assai parti vie ampissime . un poggetlo era posto ti gli ebbe condotti le . quasi di riposo vaghi sopra una log- gia che la corte tutta signoreggiava ( essendo il ogni e di cosa piena di quei fiori che concedeva tempo . e vedendo gran sale le pulite e ornate camere compiutamente ripiene . senza essere andata oltre a duniilia passi . il commendarono .

NOVFXLA tutta la spczicrla I. alto sotto odorifera e dilettevole ombra senza esser tocco da quello quali e . quali avendo i vecchi frutti e i nuovi ed agli i fiori . Iv' entro. la quale il nostro aere patisca di che quivi non abbondevol mente. varietà 8are])l)e Gran d' il opinioni è tra' critici su questo luogo. Accennerò solamente che con^u^ione di questo luogo nasci. il Sannauaro in reni. minutissima erba e verde tanto che quasi nera parca dipinto tutto forse di mille varietà di fiori . che trova doj>o la yoctjt- Tcrlio giltnvn alla e<l fonie di il marmo il nominata nel hrrre periodo antecedente. Nel mezzo del qual prato era una fonte di marmo bianchissimo e con maravi- gliosi intagli. aggiungo Terho è dopo pronome ta Itr^ ^uale. (a) Mari. ma qualora il sole era più . vi si poteva per tutto andare . ma chiuso li dintorno dì vei-dissimi e vivi aranci e di cedri .. non che la mattina . Quante e e»- come ordinate poste fossero le piante che rano ninna in quel luogo. tanto che il questionato ^>erìodo vien rìdoUo coti: entro la . Nel mezxo del quale (quello che è non men commendabile che . e dal rimaner sospeso il giira. Troppo lungo afTare il riferire lutto ciò ch'essi hanno regga detto. n' laudevole sia . altra molto più ) era ini prato di cosa che vi fosse. i5 che mai nacque in oriente.non ancora al- solamente piacevole ombra l' occhi ma odorato facevan piacere . ma in prosa rincirtl>ì>e af- feUato. lonna che nel mezzo di quella diritta era gittava tanta acqua (a) e sì alla verso il cielo ( che poi non (i) Latora Fuso Itili. e la rimando lettore air edizione parmense. da artificiosa . ancora . Le lato- ra (i) delle (piali vie tutte di rosai bianchi e vermigli e di gelsomini erano quasi chiuse': per le quali co«e . Io TÌforisio il pronome la f/iuile. lungo sarebbe a raccontarej <> ma .. dal non sajiere qual nome si il verlto gitlaya. per una figura la quale sopra una co. non so seda naturai vena o .

qual poi (quella dico che soprabbondava della fonte ) per occulta via del pieno pratello usciva e per canaletti ri assai belli e artificiosamente fatti. senza dilettevol suono nella fonte dea ) . tanto tutti piacque a ciascuna Donna e Giovani . avanti che a quel divenisse con grandissima forza e con non piccola utilità del signore . che nel mezzo di quella diritta era lava tanta acqua ec.. d' una . se paradiso potesse non sapevano conoscere che . due mulina volgea . . né gli si pensare oltre a questo qual bellezza giugnere . Che essi videro giardin pieno forse di cento varietà l' di belli animali. FIACCHI. (1) git~ divenisse. la . quale è sopra una colonna . altro cantare accorsero d' una dilettevol bellezza soprappresi. fontana co' ruscelletti procedenti da quella a' tre . i6 GIORNATA TERZA cliiarissima rica. che si cominciarono ad affermare che in terra fare . e dove non so se da naturai vena o da artificiosa . per una figura. che di meno avria macinato un mulino al La . fuo. potesse ag- Andando adunque . . le piante e . contentissimi dintorno per quello bellissime faccendosi di vari rami d' albori ghirlande tuttavia . d' altra parte correr lepri fonte. non il s' della quale dall' altre erano ancora accorti. e uno all' altro mostrandolo. raccogliendosi ultimamente in del una parte. pervenisse . dalla quale del bel giardino avea l'uscita 3 e quindi verso il pian discendendo chiarissima ( ) i . altra forma. parte uscir conigli . che quella di quel giardino gli si potesse dare . Il veder questo giardino la il suo bello ordine . udendo forse l' venti maniere di canti d' uccelli s' quasi a pruova un dell' . tutto lo intorniava e quindi per canaletti slmili quasi per ogni parte glardin discorrea. di quello divenuta palese. .

oltre altri piaceri . pravvegnente parve ora che se a a cui piacesse . 17 e in alcuna cerbiatti giovani andar <{uesti pascendo . fu Filostrato il quale cominciò in questa guisa: . ebbero nel prato si come alla Reina piacque il vicini alla fontana venutine e in quello secondo modo . andarsi a sollazzo. fatto dintorno alla bella fonte metter le tavole li . sei canzonette cantate e alquanti bal- fatti come e di si alla Reina piacque. dormiron si . a cui Reina tal carico impose . si diede il Ma . chi a giucare e scac- chi e chi a tavole mentre gli altri .. andarono a manriposato ordine giare: e con grandissimo e bello e serviti lieti. . passata la nona levato s' fu . usato postisi a sedere ad . un . Ma . aspettar cominciarono di dover novellare sopra la teria dalla la ma- Reina proposta De' quali il primo . De' quali chi vi andò e chi vinto dalla bellezza del luogo andar non vi volle j . e quivi prima . quasi dime- stichi. colla fresca acqua rinfrescato . chi a legger romanzi . poichò . divenuti a' più su si levarono. quivi di- moratisi . altre piì!i maniere dì non ciascuno a suo diletto . Le quali cose. e viso . e oltre a nocivi animali . s' andas- dormire. . ma . vie maggior piacere aggiunsero. GIORNATA TERZA giacer cavriuoli . . buone e dilicate vivande. poi- ché assai or questa cosa or quella veggendo andati furono. e suoni e a' canti e a' balli da capo dicrono infìno che alla Reina per lo caldo so.

A'icino a Lil). Il Berni nel suo Orlando Innamorato . clie di quelle femmine che clie . Pi- sloia. bellissime donne. si sono credono tropil po bene che come ad una giovane sia è sopra capo posta la benda bianca e indosso messale la nera cocolla . contra questa lor credenza odono se contra natura così si turbano come un grandissimo e scelerato male fosse stato commesso 5 non pensando né volendo aver medesimi . IH. a Lamporecchio nacque. tutti coloro che cosi credono sieno ingannati mi piace. assai B. poiché la Reidella proposta na comandato me 1' ha . cora alle gran forze dell' ozio e della solitudine E similemente sono ancora di quegli assai che credono troppo bene che la zappa e la vanga e le grosse vivan- de e i i disagi tolgano del tutto a' lavoratori della terra . sono di quegli uomini e stolli. villa deliziosa dei signor! Rospigliosi. non uscendo (1) Lamporecchio.i8 GIORNx'lTAL NOVELLA L Masetto da Lamporecchio (i) si fa mutolo e di. Costui.. ch'io dico. viene ortolano di uno monistero di donne . rispetto a sé li quali la piena licenza di . Canto VII. concupiscevoli appetiti e rendan loro d' intelletto e . cjuel „ Ch' è celebre caste! per Masetto . „ . poter far quel che vogliono non può saziare né an. ella più non se femmina se . né piii senta 1' dei femminili appetiti fatta divenire il non come di pietra avesse farla monaca : e se forse alcuna cosa . le quali tutte concorrono a giacersi con lui . d' avvedimento grossissimi Ma quanto .

. anzi . e davanmi . altra io non vi il più . e tutte un buono omicciuolo d' un loro bellissimo giardino ortolano il quale non contentandosi giovani era . del salario . che Nulo avea nome. stare lavorio l' e uscivami si tra l' una cosa e per . allora più che otto donne con una badessa . e sonmene venuto io Anzi mi pregò . NOVFXLAL fatta 19 da lei. l' altra . forte e robusto e. attigneva acqua e faceva colali altri ser- vigetti ma le donne mi davano si poco salario che i io non ne poteva pure appena pagare che non calzari . Il buono uomo. per le legne . di farveae più chiare eoo una picciola Novelletta In queste nostre contrade fu ed è ancora stero di un moniquale non donne assai famoso di santità . se ne tornò Quivi che lietamente . giovane lavoratore villa . quand' io lavorava alcuna . a Lamporecchio tra gli altri . fu un di . secondo uom con bella persona il cui nome era Masetto stalo e domandollo dove tanto tempo fosse . . gliele disse. fama nel (|uale . tanta che io lasciava che . se io n' a- . il nomerò per non diminuiru sua . si può far cosa al lor 1' modo . l' altra mi sta toglieva la zappa di ma- questo non bene il . E oltre a questo elle son tulle giovani. . pon qui quello e no e diceva seccaggine dell' orto volli star . ne . e parnii eh' elle abbiano ninna volta il diavolo in corpo . . non ha gran tempo non essendovi . in parte alcuna la . : e grande . castaido loro quando me ne venni che .. e oltre a questo andava alcuna volta al bosco . raccolsono . Il quale Masetto domandò di che egli il monislero servisse A cui Nuto rispose io lavorava un loro giardino bello . là ond' egli era il . pon qui questo e . . orto l' una diceva . fatta la ragion sua col castaido delle don.

quello che elle il vogliono elleno stesse . n' andò al monistero : dove il pervenuto entrò dentro e trovò per ventura castaido i nella corte j al quale faccendo suoi atti come mutoli 1' fanno di . molte cose divisate seco imaginò : . Ma poi partito lor ragionare cominciò Masetto a pensare che loro modo } dovesse tenere a dover potere essere con e conoscendo che egli sapeva ben fare quegli di servigi che Nuto diceva . gli spezzerebbe del. alle mani che io . da ciò . con in collo . queste monache che tutto se ne struggea compren- dendo per le parole di Nuto che a lui dovrebbe poter .. in gui- un povero uomo se . lontano di qui e ninno . che il io gliele mandassi e io gliele promisi . mostrò di domandargli mangiare per . che fortis- . il luogo è asse io so far . . ao vessi GIORNATA TERZA alcuno . Per che sai . amor e Dio e che egli . fosse . . . venir fatto di quello che egli disiderava dosi che fatto niente . ma tanto faccia gli Dio san delle reni quanto o ne procaccerò o ne man- derò ninno to. non dubitò perder per quello ma temette di non dovervi esser ricevuto perciocché troppo era giovane e appariscente. se bisognasse . E avvisan- non : gli verrebbe se a Nuto ne dicesse facesti a gli disse deh come ben venirtene ! che è un uomo a star : con femmine? egli sarebbe meglio a star con diavoli sei elle si non sanno delle sette volte le . mi vi conosce j vista d' esser mutolo per certo io vi sarò ricevuto E in questa imaginazione fei'matosi. le legne Il castaido gli dio da mangiar volentieri appresso questo gli mise innanzi certi ceppi che Nuto non avea pututo spezzare 5 li quali costui . . A Masetto udendo egli si le parole di Nu- venne nell'animo un desiderio grande d'esser con . senza dire ad alcuno dove sa d' s' una sua scure andasse .

quale uu di (Questi di ci ne per limosina si che io gli ho e' fatto bene . : in (è di Dio tu di il vero. orto che mai non fu cosi lavorato Ora avendo sl. vista di spazzar la corte. avremmo buon egli : servigio. . io mi credo fare ciò che noi bisogna n' . ben da mangiare.. % ^ . io vi lavorrò (i) . dagli castaido disse di farlo . gli fece intendere clie a casa ne le recasse Costui il lece molto bene gli : per eraa che il castaido a far iare certe bisogne clic luogo. A cui la badessa disse . tutte queste pa: role udiva e seco lieto diceva si I' se voi . e costui con cenni rispostogli . ' DECAM. De' quali avvenne cbe un di la bnilcs^sa il vide. e volcsseci rimanere. qualche cappuccio vecchio e lusingalo. il menò seco iece tagliare delle legue: {>oscia messogli .ir (juivi il castaido veduto che egli ottimamente sapoa lavorare e con cenni domandatolo . . T. latte fare assai cose che bisogno erano Se egli ae lavorar l'orto. I. fagli vezzi. NOWXLA simo era . perciocché egli ci ed ò forte . e mostrógli quel- (i) Cioi lavorterò. Sappi se egli sa lavore e ingegnati di ritenercelo: dagli qualche paio di scarpette. mi mettete costà vi entro . 11 quale le disse: (jucsti è un povero vened hogli sai>es- uomo mutolo e sordo . che gì' far voleva ciò che 1' egli volesse avendolo ricevuto impose che egli orto lavorasse. ai II . l'asino innanzi cou suoi cenni . II. e potrebbeue V uom che volesse e oltre a questo non vi bisognerebbe di aver pensiero che egli motteggiasse queste vostre giovani . . . ìa pocn d' ora d' ehbc tutù spezzati al castai- do che bisogno aven u quivi gli nudare bosco . più giorni vel tenne. Il Masetto non era guari lontano ma facceudo . se egli voleva . il il castaido chi egli fosse. e domandò madonna.

j . e questo mutolo : e io ho più volte a più donne che a noi son venute. di ciò lui essere intese e la badessa. . cresciuto innanzi al senno: volentieri udirei quello che a te ne pai'e. poco o niente si cu- Or pure avvenne che . giovinette monache che per lo giardino andavano egli era. s' appressarono là dove che sembiante facea di dormire. le monache incominciarono . non credendo da favella fosse . appresso noia . Per che era più baldanzosa. volere con questo mutolo provare se cosi è Ed egli è il pur miglior del volesse . una che alquanto . e lui. quale lavorando 1' un di l' altro . la baldanzosa inco- minciò: io non so se tu t' hai posto mente come noi siamo tenute strette . Oimè ! sai disse 1' altra . che è quello che tu di ? non tu che . mondo da ciò costui j che. perchè egli egli noi potrebbe né saprebbe ridire. all' altra. a dargli e a metterlo in novelle altri fa de' come spesse volte avviele ne che mutoli . né che mai qua entro il uomo alcu. io m' ho più . . no osa entrare se non castaido . e dicevangli più scelerate parole del mondo. udito dire che tutte l'altre dolcezze del la mondo sono una beffe a rispetto di quello l' quando femmina usa con animo uomo Per che . poiché con altrui non posso di . due . volte messo in . giovare L' altra rispose : di sicuramente io noi dirò che per certo mai a persona Allora . e lui lasciò. disse . direi un pensiero che io forse anche a te potrebbe . costui un di avendo lavo- rato molto e riposandosi . eh' è vecchio. che forse estimava che egli cosi senza co- da come senza rava . se io credessi che tu mi tenessi credenza io ti ho avuto più volte il quale . Tu vedi cVegli è un colai giovlnaccio sciocco. aa GIORNATA TERZA : lo che a fare avesse poi andò per altre bisogne del Il monistero. co1' minciarono a riguardare.

dormire ci è: e s' se mi credo che le suore sien tutte a non noi Guatiam per l' orto se persona : . A cui la compagna il disse ? : o se nui ingravidasdi^M.*: simo . e l' s' altra faccia la guai> egli ò sciocco che egli acconcerìi comunque se noi vorremo Masetto udiva tutto questo ragionamen- to. lui destò j ed atti egli incontanente si levò in Per che costei con egli lusinghevoli presolo risa . non esser preso dall' . e disposto l' ad ubbidire. saprk pur che noi medesime noi diciamo ciò . allora sì si vorrà pensi egli ci Hs rù mille . ser vedute appressandosi quella . per la mano. ninna cosa aspettava. disse: or bene come faremo in su la A io cui colei rispose tu vedi eh' egli è nona . come andrebbe : fallo Quella allora tu ti cominci ad aver pensiero del mal prima che venga sare : egli quando cotesto avvenisse . . noi ab1)iam promessa la 8C colei . modi di fare che mai non . e quivi r una dia : si stea dentro si . se non a pigliarlo per Ih mnno luì e menarlo in questo ca? pannetto. . che mosse avea le parole . d'isr ((iintitc cose gli promettono tutto ! . ed faccendo colali . che abbiam noi a fare. il menò pò nel capannirtto . egli non ci ò persona . con . guardato ben per tutto e veggendo che da ninna parte potevano es. cioè dor'cgK h irkoTfnqaMiJoi>io«c. .NOVFXLAI. La quale co- fi) Dove fgti/ugg« tacqma. dove Masetto ella volle senza trop si invitare quel fece che . se nui gliele ubbiain pr(^ messa truovisi un' altra o dell' altre die gliele atten- gano . a Masetto pi«> . dove egli fugge l'acqua (i) . di provare che bestia ? uomo : . che non se ne gli attiene ninna . Costei l' udendo avendo gih maggior voglia che fosse 1' altra . a3 \ irglniià si nostra a Dio ? '1 O di . Queste . sciocche farsi . una di loro .

cioè ogni poca fatica gli bastava. accorgea andando un . il tenne j provando e riprovando quella dolcezza la quale essa prima all' altre solca biasimare Ultimamente del. cosa riguardando la don- na de . Ultimamente s' la . Per che avanti che quindi dipartisil sono da una volta . Ma- setto seco nella sua camera nel menò a lavorar dove parecfatta . Alle quali l' altre tre per diversi accidenti . (i) Di pocajalica avea assai. all'al- luogo e Masetto . e sola vedendosi in quel le medesimo appetito cad: . Avvenne finestretta un giorno che una lor compagna da una . . partecipi divennero del podere di Masetto . per lo troppo cavalcar della notte all' avea assai ) : (i) tutto disteso ombra i d' un mandorlo dormirsi ed avendogli il vento . che ancora di queste cose non di tutta sola per lo giardino . pur mostrandosi semplice faceva si lor volere . dì .2*4 GIORNATA TERZA leale me tra il compagna. mutato consiglio e con loro accordatesi. della sua cella di questo fatto avvedutasi a due altre il mostrò . che cadute erano sue monacelle e destato . nando dicevano che bene era come tempo udito aveanoj e prendendo a convenevoli ore . avuto quel che volea. diede . tutto stava scoperto La qual . che 1' ortolano non venia 1' .in su ciascuna provar volle come : mutolo sapeva cavalcare e poi seco spesse voi te ragiocosì dolce cosa e piii . chi giorni con gran querimonia dalle monache orto . gli eza soverchia. essendo il caldo grande il trovò Masetto ( il qnal di poca fatica . E prima tennero ragionamento insieme di doverle accusare alla badessa: poi. divenner compagne in vari tempi badessa . panni davanti levati indietro . è oiodo di dire assai bello. col mutolo s' andavano a trastullare .

che volesse dir ciò che Masetto s' egli a . NOVELLA L la a5 che parte vo- sua camera alla stanza di lui riiuandatolnc. . •'wsa lua dire: egli ha rollo o taglialo le filetto « scili npiagnolo. tutta stordì. . il quolo »i chi«le «neon aoUo che è quel inuKolino che UgUfeiw a' le più volle ba- lie di la lingua bamlùtù. anzi sono io per quel- lo che infino a qui ho fatto a tal venuto . acciocché da Masetto non (1) Romper «li io scilinguagnolo yet cotniiìcìare a imAtn. quant' io posso La donna sei credette . e disse: fossi . che è questo? . tìo. cominciò a dire : madonna fatica io ho inteso che uà gallo basta assai bene a dieci galline. mutolo Madonna per natura tolse . . non potendo Masetto suo esser mutolo gli sodisfare a tante. che la favella mi e solamente da notte la mi sento essere restituita : di che io lodo Iddio . disse Masetto io era ben tà cosi ma non anzi per una infermiprima questa e domandollo scr\ire. che io non posso far nò poco nò molto j e perciò o voi mi lasciate andar con Dio. (i) . D' uno che a»»ai. ma che dieci uomi- ni possono male o con una femmina sodisfare. nove aveva a la badessa le disse il fatto II che udendo savia accorse che monaca non avea che molto più per che. dispose di voler colle sue monache trovar modo a questi fatti . il potrebbe .À^ftr roUo » favella sciollo lo scilinguagnolo. avvinò che . . se più stesse in troppo gran danno resultare . K |)erciò una notte colla badcsw» essondo rotto lo scilinguagnolo . nove 3 al clic dove a del me ne conviene io servir per cosa mondo non potrei durare. o voi a questa cosa trovate modo. non fosse di lei: come discreta . e olire a ciò più lendo da s' lui . e mol- to spesso rivolendolo. Varchi Ereol. il quale ella teneva io mu- tolo. senza lasciar Masetto partire. La donna udendo che tu costui parlare. .. credeva .

ricco a casa : la qual cosa saputa di leggier gli fece . il monistero a Masetto restituita j stato lungamente mutolo la favella fosse si fatta e lui castaido fecero : e per . e co^ campa dalla mala ventura E ssendo la fine venuta della novella di Filostrato della quale erano alcuna volta un poco le Donne ar- . Un pallafrenier giace colla moglie s' d* jigilulf re . in cui intitolato era . accorge . truovalo il tonduto tutti gli altri . sentì se non dopo la morte della badessa essendo già Masetto presso che vecchio e disideroso di tornarsi . maniera le sue fatiche partirono che egli le potè comportare. Nelle quali . di quegli per lo suo avvedimento avendo saputo la .. Ed essendo di que' di . Cosi adunque Masetto vecchio padre e senza aver fatica di nutricar figliuoli e spesa di . se ne tornò poneva affermando che le corna sopra '1 cosi trattava Cristo chi gli cappello NOVELLA di che Agilulf tacitamente e tondelo sì : II. pur ne si discretamente procedette la cosa . di pari consentimento aper- tosi tra tutte ciò clie per addietro da tutte era stato clie le genti fatto . morto lor castaido . . come che esso assai monachin . sua giovanezza bene adoperare in collo partito s' donde con una scure . che niente se . .. tonde . genei-asse. con piacer di Masetto ordinarono circunstanti credettero che per le loro orazioni e per gli meriti del santo . . venir fatto ricco . era . ii6 fosse il GIORNATA TERZA monistero vituperato il .

stiere . a ninno palesava scoprirlo . avevan fer- mò i 1 solio del . sori in si come . E che ciò sia vero. ma per altro da troppo più che da cosi meil e della persona bello e grande cosi come re fosse. Mart . disavveduti di- si credono la loro vergogna scemare dove essi l' accrescono in iuGnito. de' Longobardi la quale fu bellissima donna. Huteita. che alcuna volta per questo riprendendo fetti in altrui . sì come con gli savio . Pavia . NOVELLA TOisaìe . nel suo contrario ( mostrandovi se d' V astuzia d' un for- di minor valore tenuto che Masetto) re . Teudelinga rimasa vedova d' Autari . essendo alquanto per la virtù e per lo senno di questo re Agilulf le cose de' Longobardi prospere e in quiete avvenne che un pallafreniere della detta . re stato simil- mente re. nel senno un valoroso vaghe Donne . i suoi predecesfatto . suo regno avendo presa per moglie . avventurata in amado- savia e onesta molto. con ridente viso incominciando disse Sono alcuni di conosce- poco discreti nel voler pur (i) mostrare re e di sentire quello che per lor non fa di i sapere. ma male Ed . . rei- na .. IL . Ija({ua. senza misura della reina s'innamorò. uomo quanto a nazione (a) . gli E per- ciocché il suo basso stato non aveva tolto che egli esser fuor d' ogni il non conoscesse questo suo amore convenienza eziandio a . 17 piacque e alcun' altra se ne avevan riso alla Ileina le sì che Pampinea novellando seguisse. E (1) (1) Pur qui valr in tultii modi. né lei occhi ardiva tli . il Nazione Doccarrio lo prentlr qui e in albi luoghi prrsignilic*- R eiIraxSone. di vilissima condivii zione. intendo che per me vi sia dimostrato Àgilulf re de' Longobardi. citth di Lombardia .

prese por partito di voler questa morte per cosa per apparisse lui morire per lo la quale amore che alla reina aveva portato e portava tal fosse . che sapeva che vano o direbbe o scriverebbe ma a voler provare se per in. Per . ad ogn' altro clie compagni ogni cosa la . E modo . pan- ni toccar le poteva . : e questa cosa propose di voler che la che egli in essa tentasse sua fortuna . . e come colui che amoroso fuoco -de' suoi studiosamente faceva.. gegno colla Reina giacer potesse via e' Né altro egli ingegno nò in persona lei era il . in fe- potere o tutto o parte aver del suo desiderio. Né si ce a voler dir parole alla reina far sentire il . Ma. come non essendo da alcuna speranza atato^ e più disciogliersi. quale sapea che del continuo con non che giacca. di questo amor non potendo pensando seco del diliherò di morire. qual credeva alla ^reina la dovesse piacere . gran disio così nascoso . amor maggior farsi . in grandissima grazia sei reputava e mai dalla staffa i non le si partiva. come noi veggiamo la assai so. pur seco i si gloriava che in alta j parte avesse allogati tutto ardeva in oltre suoi pensieri . volte seco.aniera . potesse a lei pervenire e nella sua camera entrae in re . beato tenendosi qualora pure . acciocché vedesse in che m. o a voler per lettere in suo amore j . clie interveniva che reina dovendo cavalcare più volentieri cava . se non trovar modo come del re . . vente avvenire tanto l' quanto speranza diventa minore . Per che. 28 GIORNATA TERZA di quantunque senza alcuna speranza vivesse dover mai a lei piacere . il pallafreno da costui guardato cavalaltro : che alcuno il che quando avveniva costui . cosi in questo povero palil lafreniere avvenia in tanto che gravissimo gli era il poter comportare facea .

e senza dire alcuna cosa percuotere una volta o della due V uscio camera con quella bacclietta . nelle gran sala si si E sentendo che gih per tutto dormia . mantello . e prima in una stufa lavatosi bene. accioccliti non forse l'odore del letame la reina noiasse o la facesse accorger dello inganno . ninna cosa voleva udire ) senza dire alcuna cosa o senza essere a lui det^ . cosa vetluta . e similmente vedutolo ritornare fare egli altresì pensò avere . quando a lei andava . torcluetlo acceso e dall' altra una Lncciietta e andare alla camera della reina . NOVEIXA n. dormiva Egli disiderosa mente in braccio recatalasi mostrandosi turbato ( perciocché costume del re esser sapea che . sua camera inviluppato in un gran mantello dall' o aver una mano un . e tempo parendogli o effetto di dovere al suo desiderio dare alta o di far via con cagione alla . «bito il a9 re . andasse. il suo torchietto accese e chiuvso e avviluppato nel mantello. se n' andò all' uscio . e occultato: laonde egli.. senza alcuna cosa dire to il dentro alla cortina trapassato. come usato era nascose . della . fu e il lume preso . quando turbato era . . avoa . e incontanente es. sergli aperto e toltogli di mano : il tordi ietto La qual . più volte di nolle in una gran sala del {lalagio del re (la (juale in mezzo era tra la camera del re e quella della reina) il si nascase: e in tra l'altre una notte vide re uscire della . con queste cose. se n' entrò nel letto nel quale la reina . un poco camera di fuoco . bramata morte. e posa. fatto colla pietra e collo acciaio die seco portato . e due volte il percosse colla bacchetta tutta sonnocchiosa La camera da una cameriera aporta . di cosi dover e trovato modo d' un mantello simile a quello che al re veduto avea e un tordi ietto e una mazzuola.

. e diede senso pe- riodo. che nel viso o che nella parole turbato vi . subita- mente pensò n' era . avuto si levò e ripreso . emendo si in /t . poi \>ide Parlando i arebbe.3o ta. D R. il suo mantello e . savio . guardate ciò che voi fate Il re udendo queste parole subitamente presunse la reina da similitudine di costumi e di persona essere stata ingannata . ma come . ? chi ci venne di che molte cose nate sa- per le quali egli avrebbe a torto contristata donna e datole materia che già di disiderare altra volta quel. dalla sua letizia preso ardire disse . (i) (2) vide. Nel quale ancora ap. cagione di volgere . quando il re levatosi sì alla andò della reina . GIORNATA TERZA più volte carnalmente gli la reina . . o signor mio questa che . parlando il . . né alcuno di non volemela fare accorfatto . A al cui. . avete preso piacere e così tosto da capo ritornate . lo sentito avea j e quello gli che tacendo niuna s' vergogna poteva tornare . ed essendo egli nel letto entrato ella . cognobbe. gere . di che ella . . Rolli. maravigliò forte . arebbe (2) don- vitupero recato Risposele adunque re più nella : mente na . lume senza alcuna pena esser poteva cosa dire se n' andò e come pixi camera tosto potè si tornò al letto suo . . non sembro io uomo da poterci altra volte es? sere stato Poi e ancora appresso questa tornarci che che. . il partire pur temendo non 1' troppa stanza to in tristizia . Il che molti sciocchi non avrebbon io ma fu ? avrebbon detto: non ci fu' io: ? chi fu colui che ci come andò rebbouo la . novità è stanotte 1' ? voi vi partite pur di testò da me . poi vide (i) la reina accorta non se altro . e oltre usato modo me j . E come la diletil che grave paresse gli fosse . e lietamente salutatala.

. e d'attender quello che re far dovesse . il re di ciò . senza indugio facesse morire E come che cose gli andasser per lo pensiero di doversi fare pur vedendo il re senza alcuna arme . me • ne vo' tornare di to . di dormire. usci della camera. . . non gli fosse polso e'I battimento del cuore per lo durato affanno potuto . non dormiva ancora nire forte il per la quale cosa vedendo ve- re e avvisandosi ciò che esso cercando andava. 3i donna rispose : signor mio si | ma il tuttavia io vi . E avendo V animo gih pieno d' che vedeva s' ira mal .NOVELLA la n. diliberò di far vista il . dovere essere . talento per quello il gli era stato fat- ripreso suo mantello. fermamente che. pci^ . cominciò a temere tanto che sopra il battimen- to della fatica avuta la paura n' aggiunse un maggiore | se il e avvisossi se . imaginando lui della casa . prlego clic voi guardiate alla vostra salute re disse : Allora il ed egli mi piace . di seguire vostro consi- glio. que si fosse non esser potuto di quella uscire Preso . e questa volta senza dar>i più impaccio. pet- per sapere se battesse . . una lantemetla andò in una lunghissima casa . Avendone adunque vandone. e pen- sò di voler chetamente trovare chi questo avesse fatto. adunque un se n' plcciolissimo lume in . che nel suo panella quale quasi lagio era sopra le stalle de' cavalli tutta la sua famiglia in diversi letti dormiva che ciò ancora : ed esti- mando che qualunque . il il re molti cerchi né alcuno tro- quale giudicasse essere stato desso. qualun. fosse colui fatto avesil se che la donna diceva tacitamente . s' avvedesvarie . a tutti cominciò ad andare toccando gli . riposare cominciato dall' imo de' capi il della casa to . e . Come che ciascuno altro dormisse forte colui che colla : rcina stato era .

le io vo cercando quantunque di bassa condizion senno . capo davanti standogli il esso cominciò a guardare 5 e veggendo la magun medesimo modo ta: per conoscere tonduto da lui gior parte di loro co' capelli ad gliati . seco questi è desso Ma . tutto ciò sentito avea. fare intendeva ninna cosa voleva altra cosa gli fece se le quali portate ninna . porte del venisse palagio davanti sa in s' 5 aprissono tutta la . se ne tornò a dormire le Il re comandò che avanti che . al modo è latino il verho nel numero seco più maggiore col <!' nome nel minore quando nome che comprende uno .. di forfìcette avea li gli tonde alquanto dall' una delle parti i capelli . che . si nossi alla sì camera sua Costui . il quasia . . come colui che malizioso era : chiaramente egli s' avvisò per che così segnato era stato aspettar si laonde senza alcuno . i capegli e ciò fatto . quanti in quella cosa ne giacevano a tutti in simil 3 maniera sopra l' orecchie tagliò .• guente il riconoscesse . senza essere stato sentito levato la mattina . e disse seco stesso costui . quali essi a quel tempo portavano dipartì e tor- lunghissimi acciocché a quel segnale la mattina se. . venne a costui j disse . sua famiglia gli e così fu fatto Li quali tutti senza alcuna co. e questo fatto . non che con un paio . si nxaravigliò . 32 GIORNATA TERZA e trovandogli batter forte . pianamente andando a . . si come colui che di che si sentisse ciò che . levò . assai ben mostra d' essei-e d' alto Poi veggendo egli cerca- che senza romore non poteva avere quel oh' (1) AvYeiti / erano alcun paio . e trovato un paio di forfìcette delle quali per avventura v' erano alcun paio (i ) per la stalla per lo servigio de' cavalli . il cuore .

lui solo a cui toccava Il quale . alieni piacer di lei avesse intero . se non co.. senza avvedersene egli . . non la scoperse nò più la sua vita in si fatto atto commise alla fortuna NOVELLA III. avrebbe scoperto cbe ciascun dee andar cercando di ricoprirej ed essendosi scoperto. innamorata d' un giovane . e lungamente fra il esaminarono cbe avesse . esaminare e domandare} e (juello ciò facendo . con una sola parola d' . ancora cbe intera vendetta n' avesse presa . pallafrenierc era da' più di loro stata lodata e simil- (i) gnnilissima Piccola vendetta chiama. quella dire ma il ninno ve ne fu cbe . e 1' ardire e la cautela del . Un altro gli avrebbe voluti far collare. la intendesse . ma molto cresciuta n' avrebbe l' la sua vergogna . martoriare. ammogli pia- e dimostrargli cbc avveduto se ne fosse e a tutti rivolto disse : cque più . si come savio mai vivente re . ch'era . per piccola vendetta (i) ac. ma peichè «aiebbe CiiU in uomo vile. IL 33 disposto a non volcn. a dar modo effetto . Sotto spezie di confessione e di purissima coscien- za una donna . NOVELLA va . mduce un solenne frate . j chi '1 fece noi faccia mai e andatevi con Dio . non scemata . . non per risprtlo òeST offen. A aceva già Pampinea . re voluto per . e con- taminata onestà della donna sua si Coloro cbe quella parola udirono sé maravigliarono. quistar gran vergogna nirlo . .

e àice dei golosi che si pone quasi sempre in mala parte parlandosi ed altri tali. come gli uomini di civanzarsi (i) . . passati . za d' animo e sottili avvedimenti dalla natura dotataj tro che alla io gli sappia . . tanto più ad ogni . dove iZosteì si di ciò sarebbe con risa da trapassare . quando la Reina a Filomena vol- le impose il seguitare : per la qual cosa Filomena . d' altezaltra . non sono ancora molti anni . cre- dule troppa fede prestiamo alcuna volta .. e uomini di nuove maniere e costumi elle gli altri in si credono più . nudrirsi. li mente tatasi . alcuna di noi cautamente beffati Nella nostra città più d' inganni piena che d'amore . modo . o di fede . secolar da piacere quanto più stoltissimi . possono essere . si come . fu una gentil donna di bellezze ornata e di costumi . quali noi oltre . io racconterò . nò ancora alcuno . e sono non che dagli uomini ma da . non solamente per guire ordine imposto i ma a' ancora per farvi accorte die eziandio religiosi . religioso essi il . Questo termine s' usa anche al presente in vane parti di Lomlìardia. Mart. e vale avanzarsi. La quale o . ogni cosa valere e sapere dove essi di gran lunga sono da molto meno si . quegli clie per altri viltà d' animo non avendo argomento . adunque d' alto legnagglo veggendosi nata e (i) Cwanzarsi. quanto alcun' il cui nome. ulilizzursi. vezzosamente così incominciò a parlare Io intendo di raccontarvi una beffe clie fu da do vero fatta da una bella donna ad un solenne . piase- Donne l' . possano da mangiar cevoli come il porco . perciocché ancarlcherebber cora vivono di quegli che per questo di sdegno. al- presente novella appartenga come che non intendo di palesare . rifuggono dove aver . il GIORNATA TERZA senno del re. Il Ruscelli spiega nialamcnte civanzarsi per pascersi.

35 perciocché artefice terra. e . dove gli egli dimorava. . non poteva ed guente notte senza noia passare ciò Ma il valente uomo di . fare ordire j una o con una filatrice dispulare del filato propose di non volere . medesima trovare alcuno lanaiuolo . quale. modo tener dovesse se n' andò a confattosel alla chiesa . . il quale più di che il le paresse che fosse degno : e innamorossi d* uno assai valoroso età f uomo e di mezza la se- tanto che qual di noi vedeva . gli potesse. ma di volere asodisfa. non accorgendosi . l'ascoltò volentieri: . maritata ad uno arlcGce lanaiulo era . che da tela . quan» . . uoii ]KJtcnilu Io sdegno dell'animo porre in per lo quale estimava niuno uomo di bassa condizione ({unutun([ue ricchissimo fosse. de' suoi abbracciamenti in alcuna niciuiera se non in quanto negare non zione di so ciò . E avendo se- co pensato che venevole ora cliiamare confessare . niente ne curava ella . che voi conoscete miei . da lui si voleva Il frate vedendola ed eslimandola gentil donna disse : . NOVELLA III. e voggcndo lui ancora con tutte le sue ricchezze da ninna altra cosa essere più avanti divisare . ed essa dopo la confessione padre mio a me convien ricorrere a voi per Io so i aiuto e per consiglio di ciò che voi udirete come colei che detto ve l' ho. tunque fosse tondo e grosso uomo nondimeno . disse .. quando piacesse . ciocché di santissima vita era quasi da tutti avea di valentissimo frate fama ) estimò costui dovere essere ottimo mezzano tra lei e il suo amante . esser di gentil donna degno. lettera ardiva di fargliele sentire temendo de' pe- ricoli possibili ad avvenire con un . Ed essendosi accorta (il che per- costui usava molto religioso . sajK'r un mescolato o . . che molto cauta era per nò per ambasciata di femmina né .

se io non ne sono ingannata della persona se . e questo avvertimento te renda a comprendere. . Ora uno femmina fu mai del fuoco dedel quale nel vero io non . riprendere castigar con parole. perciocché questi cosi modi fanno soven- te senza colpa alle oneste donne acquistar biasimo Hommi a' posto in cuore di fargliele alcuna volta dire . nome ma persona dabbene mi pare. . 1' assedio 5 né posso farmi nò ad uscio né a finestra egli nò uscir di casa. usa molto con voi . come da 1' uomo j e che '1 può ben fare io non abbia incontanente per le quali cose io più che . e diliberami (i) di dirlo più tosto a voi si che ad altrui. se io pur pensassi cosa ninna che contro suo onore e piacer fosse. non avvisandosi che io io cosi fatta intenzione abbia come che ho . ma sUaui ripigliare (2) Per che io vi priego per solo (1) DìUherami per deliberai mi. e dalle parole si perviene a' fatti: . bello e grande . non che amici. vestito di panni bruni assai onesti for. le risposte seguitan cattive di che nascon parole per che. uo- mini fanno alcuna modo che . le e scandalo non ne nascesse me . perché pare che suo amico slate . acciocché ma.. gli . (a) Ri/jigliiire. e. io . miei fratelli ma poscia volta 1' m' ho pensato che ambasciate per . . facili devesi scrivere delibera' mi: trovegli rai non di rado talmente scritti tali verbi. ninna rea gna come sarei so il . si ancora perché gli a voi sta gli bene di cosi fatte cose . : incontanente non mi pari innanzi 5 e mara- vigliomi io come egli non è ora qui fatti di che io mi dol- go forte . me stessa P arno : e lasciamo stare che io facessi al ma. dal quale io sono più che la . amata 5 né alcuna cosa disidero clie da lui . pare che m' abbia si posto . ne son taciuta . 36 parenti e vita sua sì '1 GIORNATA TERZA mio marito riccliissimo . Rolli.

ricordandosi dei conforti datile dal frate dell' opera della limosina empiutagli nascosamente l' la man dì denari li . tiratoi da parie . si come usato ven- valente uomo .. . modo il riprese dello intendere e del guardare (i) che egli credeva che esso facesse a Guatare gaarclare. giale da laddove a me è ho . e egli questo negasse. . II. bas- so la testa santo frate comprese incontanente che . e il si proferisce con T accento oclla prima. suoi : e da' più di lui levatasi frate a casa se Al santo ne il non dopo molto. detto questo Il quasi lagrimare volesse. anima de'morne tornò era . NOVELLA Iddio che voi di ciò il in. fatta la confessione e presa la peniten- za . me ne sia a voi. E quinci . . 1' si come a colei che in niuuo atto animo disposto a tal materia . e siamevene(ia) doluta. T. sarebbe dato noia e cocarità . le quali per avventura son disposte a que- ste cose e placerìà loro d'esser guatate (i) e vaglieglui . d' altra ebbero insieme alquanto ragionato per assai cortese . gravissima noia. esser vero che ella di. che più questi modi non tenga EgH ci sono dell' donne assai . di colui dicesse di cui veramente diceva e commea* buona . le promise d' operar le si e per tal modo : che più da quel cotale non noscendola ricca molto e della limosina. (a) Siamei'ene. ed è di quelle che allega Bembo che ai reggono cinque •tllab* aoUo UDO accento DECAM. data mollo la donna di questa sua disposizion fermamente credendo quello ceva . le lodò l' opera della suo bisogno raccontaudole s' A cui la donna disse: io ve ne priego per Dio. il . il pregò che messe dicesse per . 3 . E . sicuramente gli dite che io sia stata quella che questo v' abbia detto. ^7 e pregare altre dobbiate riprendere . col quale poiché d' una cosa e .

fos. percioccliè tu : non puoi ella non lio queste cose sapute da' vicini medesima dico io di forte di te dolendosi me non l' ha dette . e dal frate partitosi la dal- andò della donna . e per consolazio- priego te ne rimaughi e lascila stare in pace valente uomo più accorto che '1 santo frate . ti stean bene ti che . se . . E vedendol venire . a piagnere incominciò 11 frate questo vedendo la do- . valente uomo l' maravigliò . . . disse di più non . preso luogo e tempo . al santo frate se a' ne . e postaglisi nella chiesa a sedere . 38 quella donna Il . disse egli : or non far vista di maravigliarti né perder parole in negarIo . te lei queste ciance omai cotanto . . ma . ]Ma la donna dopo costui cosi piacea ella a come disiderosa di volerlo ella gli più accendere e certificare dello amore che portava tornò . ella è dessa lei ti e perciò per onor di te . il frate non lasciò dire . se cagione continuò di passar per quella contrada alquanto già accortasi che egli a lei . sare davanti a casa sua e cominciò a volersi scusare 5 ma lo . si come colui clic mai guatata non avea e radissime volte era usato di pas. quale sempre attenta . E quantunque a . tanto lieta e tanto graziosa gli si mostrò il che egli assai bene potè com- prendere sé avere frate : vero compreso dalie parole del e da quel di innanzi assai cautamente con suo piacere e con grandissimo diletto e consolazion della donna . . se vi passasse. piedi .. stava ad una picciola finestretta per doverlo vedere. faccendo sembianti che altra faccenda ne . senza j troppo indugio la sagacità della donna comprese e mostrando alquanto di vergognarsi intramettersene per innanzi la casa n' : . mai ne di Il io ne trovai alcuna di queste scioccliezze schifa . GIORNATA TERZA si come ella si gli aveva dato ad intendere .

la merco di Dio e del marito . quasi come se io non avessi delle borse e delle cintole mi mandò una borsa e una cintola il che io ho avuto od ho si forte per male che io credo. temendo che io 1' ella per sé noli la tenesse e a lui dicesse che avessi ri- cevuta. io vel faccia io gih prima assapere E . oltre a que- avendo rcnduta indietro la borsa e 1' la cinto- alla femminetta che recata . avea che gliele ri- portasse e brutto commiato datole. che dì (|uel mnlndclto da Diu vostro amico 1' (li cui io lul vi rnmmnricai allr' ieri . e poscia . tolsi di mano. . na rispose piiilrc mio le novelle che iu ho non sono . il guatarmi sfacciato gli fosse basta. ella ave&sc • 39 La «Ioa- pietosa mente : che novelle . . non s' è egli rimaso di darti più noia . io ho laute borse e tante cintole io l' affogherei en- . credo che poscia vi sia passato sette .. : . e. E or volesse Iddio che ilpassar\-ie to. . e piena di stizza gliele bolla recata a voi . per ogni volta che pasqwasi sar vi solca. ma egli ò stato si ardito e si che pure ieri mi mandò una femmina in casa con sue novelle e con sue frasche. e per farmi far cosa che io non sarò mai né mai ardirò poi il di più ponuivi a' piedi . NOVELLA mandò altre HI. la richiamai indietro. per vo- amore non io avrei fatto nt^ il diavolo . . come per un dispetto avendo forse avuto per male che io mi ve ne sia doluta. od acciocché voi gliele rendi sue caso . si coni' io intendo che elle fanno alcuna volta. poiché io mi ve ne dolsi . ]K'rolocclu'^ io credo che egli sia nato per mio grandissimo slimolo lieta . Certo no disse la donna anzi . mio . ma . pure mi sou rattemperata . Come ? disse Irate . ho voluto fare nò dire cosa alcuna che sto la . diate e gli diciate che io non ho bisogno che ve porciocch«> . se io stro uou avessi guardato al peccato.

l' avarizia sua e degli altri conoscea messere renti . sì afflitta che è una pietà a vedere Credo che ella porti gran- dissime pene di vedermi in questa tribulazione di questo nemico d' Iddio: e perciò vorrei che voi mi di- .' mamma mia . che egli più briga non darà e tu colla benedlzion d' Iddio all' ira . se egli di rito questo non rimane. come disse : che . che io sarò sempre e testi- dinanzi a Dio e dinanzi agli uomini fermissimo monio colei della tua onestà . tuttavia piangendo forte si di sotto alla guarnacca una bellissima e ricca borsa con una leggiadra e cara cinturetta. e non domandano altro che lira osi ne^ e spezialmente la e cattivella. e gìltolle in grembo la al frate. che io abbia biasimo per lui : frate . il quale pienamente credendo ciò che . e disse fi- se tu di queste cose crucci j . non ti lasciassi il . ho molto più caro che ne sta la . turbato oltre misura la prese li . se ricevere dee . lodo molto che il l' mio consiglio Io al- ed egli m'ha male tra . io non me ne ripresi maraviglio. il ma . a queste notti mi sono appariti più miei pa- e parmi che egli sieno in grandissime pene. riconfortarsi alquanto e lasciate queste parole . don: na diceva glmola . vincer tanto : che tu ad alcuno de' tuoi dicessi che gli ne potrebbe troppo di mal seguire Né dubitar che mai di questo biasimo ti segua .4o tro . GIORNATA TERZA E appresso questo. La donna fece sembiante di . e avvegnane che puòj che io egli riceva villania . bene trasse E detto questo. . . la quale mi pare . né te ne so ripigliare tu in questo segua tr'ieri. io il dirò al ma- mio e a' fratei miei. sì come si a padre . attenuto quello che mi promise: per che per quello e per questo che nuo- vamente fatto ha io gli credo per sì fatta maniera ti rij scaldare gli orecchi. mi vi senso che.

f Io credo che il modiast de' Lumlutnli altro non che una cor- nisione della voce toacana madie». acciocché Iddio gli traggli il ga di quel fuoco pcnuncc (i)j ^ ^^^1 detto. in poso mano un fiorino . 11 santo frate lietamente prese. il riprese che detto gli avea donna . cioè per Cìkx'c sia . cioè certo à. e sono •ccortiile ila quello the i LoinlMirdi dicono mtidest e madiasi. Rim. la e con buone parole e con molli esempli coufcraiù dni. borsa e la acciocché al frate non togliesse fede di ciò. toci tulle. e \edeudoI turbato. eerto no. e sciò andare. Ma il fiale acceso come il può' tu negare malvagio uomo? eccole. hmh) fuoco prtinre. ma seriamente gli ant. se forse data gliele avesse la forte disse: donna. incontanente s'avvisò che egli avrebbe novelle dalla donna ^ e aspettò che dir il volesse frate. lolle dalgreco. mandò qual venuto. (i) "t Fuoco pennttce (tlcKo così in dissero tal\olta Ptnnace buon non in burla. Il valente uomo» che ancor non vcdea a che frate riuscir volesse. me 1' ha recate^ di vedi se tu le conosci Il valente uomo mostrando vergoguarsi forte. Uccellare. e dis/ace lo core e la mente. 11 . che egli doveva aver il fatto. non accorgendosi che per l'amico suo: il egli era uccellato ('j).tlc In divozion di costei. che ellu medesima piangendo . che dice m.ù. . c/i' Peri (a) (T un foco assentbru pennace^ Che mi (S) 3Jai. 4« le quaranta messe di «anGri- vostro orazioni.NOVELLA CMte per r anime loro gorio e (Ielle ni. sua benedizione.idia. In la- E partita la donna . ser Piillo. disse: mais! (3). usala da iìa Gìotdano • da alui . che io le conosco. Matt. quale ripetendogli le parole altre volte dettegli e di nuovo ingiuriosamente e crucciato molto di ciò parlandogli la . autoti del secolo in vece di pcnace. beffare ingannare. assai la tiepidamente negava sé aver mandata cintura . per quel eh' io cretlo. maino.

come e in parte n' andò dove cautamente fece egli sua : donna vedere che che ché la avea e 1' una 1' altra cosa di donna fu molto contenta. pregato che più a queste cose non attendesse avendogliele promesso. poiché che mai di questo voi non sentirete più parola . avvenne che per alcuna cagione questo . e alla particella mai s' è aggiunta la voce di una certa proprietà di nostra lingua di ammettere soprappià (pesta voce nella composizione di alcune particole congiuntive. il ed egli licenziò. ma le i Toscani 1' usarono medesima- mente. 42 GIORNATA TERZA givirovi clie . senza che hisogno di ricorrere pi da qualche dotto. S'è aggiunta aflermativa mai per dare più di forza affermazione. le E ninna altra non che il marito an- dasse in alcuna parte per dare all'opera compimento. e confessovi che io feci malcj e io cosi la veggio disposta . è da notarsi che usano i questa voce non solo Lombardi . Ora le parole fur la molte : alla fi- ne il frate : montone diede e '1 borsa e la cintura allo a- mico suo dopo (i) molto averlo ammaestrato e . al- Menagio che maisì derivi dal latino magis particola sic. Il valente uomo lietissimo e della certezza che aver gli parca dello adal frate partialla mor to fu della . madie. fu fatto eziandio. migliori edizioni. dio per s' maisempre . . e il Cosi hanno tutte ec. t £'Z dopo.. cosa aspettando se . donna e del bel dono. anzi quella del 1627 ha . a mala pena conosciuta in que' tem- la quanto poi a madesi. non molto dopo a convenne al marito andare infino a Genova E come scrillori del Il l' egli fu la mattina montato a cavallo e anda- tempo suo. lingua greca . . con plcclola variazione alla madie e madiesì. e più ancora perciocparca che'l suo avviso andasse di bene in meglio. che in vece di anclie solcano dire gli antichi toscani. . Dicevano -vuole sl la essi madib. ma die si all' e maìsi. come (i) sl può vedere dopo nella Cofanarla di Francesco d'Ambra. acciocché vedesse che se n' è tolto fosse via l' i ). Cosi di eziam. all' alla slessa guisa die con aggiugnere la medesima particella è fatto avverLio sempre. e di avvegnaché avvegnadioche io scriverei Di sl là evenuto madia (che più volentieri mcC dio . e.

e aveva cominciato . inferno. corsi e ser- ragli la finestra nel visoj egli nella sua mal'ora cresentii do che se n' andasse . IIL al santo frate. quan- do io destatami . son vemitn ad Iscusanni- e acciocché voi crediate che io abbia ragione e di . per amor . e ignuda come ed . può cretlere. piagnere e di rammaricarmi io vi voglio dire ciò . anIl ne (i) gli ho bene per amor di voi sollerte troppe. a gridare e avrei gridato. vedetel voi: io per me non io intendo di più comportargliene.. . 43 e dopo . che ancor dentro non era mi chiese mercè per Dio e per voi io nac(pii dicendomi chi di voi tacqui . se questa è bella cosa ed ò da sofTerire . lo non so qual il mala ventura assapere che j marito mio andasse icrmattina a all' Genova . così la donna n'nndò molte qucrìmonio piangendo gli disse: padre mio : or vi dico io bene elio io non posso più soflcrìre ma percioccliò l'altr'ieri io vi promisi di ninna cosa fame che vi } io prima noi vi dicessi . egli era: laonde io udendolo. perciocché poi più noi Ora zi . . dello. . alla finestra : della la quale è sopra il giardino e gik aveva la finestra aperta e voleva nella camera entrare. essendoché qiirsU a' voce era usilalissìnm e nelle Predidie nllrc scritture di ili tempi suoi. subito mi levai . NOVELLA lo vin . se non che stamane ora che io v' ho detta egli entrò in un mio giardi- no e vennosene su per uno albero camera mia . Ninferno sclienosamcntc il \ Forse Boccaccio noi disse scherzosamente. e come giudicavano tomaue meglio aWoreccIUo. se non che egli . anzi diavolo del ninforno (i) mi fece stamane poco innanzi mattutino gli facesse . Trovasi così ninferno come inferno fra Giordano e m-lla Inlrodutione il alle Virtù gli e in quelP aureo secolo: ed Salvìati ossena che auturì del trecento or si delV una or dell' altra di queste due tocI ji servivano. che il vostro amico. a lor fantasia .

A cui la donna rispose lui egli lodato . se io posso tanto fa. è slato troppo grande ardire e troppo far mal e tu facesti quello che facesti . qui non ha (i) da dire . e non sapeva clie dirsi se non più volte egli domandò dio. era appena ancor fuor della chiesa don- na . che valente al uomo . lasci fare a me a vedere (2) se io posso raffrenare questo diavolo scatenalo. come due volte seguito hai . consiglio. re che io io il da questa bestialità bene sta j e . se io se ella aveva ben conosciuto die : non fosse stato altri. dal frate quale da parte tiratolo esso disse la maggior villauia che mai ad uomo fosse detta. di . da un il altro . ne a voi parti . sia Id- non conosco ancor . cioè per vedere. mio . quasi turbata dal frate la si Né il . dislea- (1) (a) (3) i. così ancora questa volta facci cioè che senza doler. : e . E (legna di osservazione questa forma il . dovevi . se ti non potrò infino ad ora con la mia benedizione 1' do la parola (3) che tu ne facci quello che ti animo donna. prometto di non tornar più per questa cagioe . senza più dire . e perchè il frate: negasse non gliel credete. fu il più turbato . tene ad alcun tuo parente . di dire dar la parola ia senso di ptrmetlere . che. uomo clie del monla do . io Ora ecco .44 frale GIORNATA TERZA udendo questo. . e fu chiamato . che io credeva che fosse un santo tolga . mandamelo come ti Ma io ti \oglio pregare poscia che Iddio guardò di vergoil gna . Disse allora altro figliuola. Ha per è molto spesso usa Bocc A l'edere. sopravvenne . disse la per questa volta re: non vi voglio turbare si né disubbidi- ma si adopeiate che egli guardi di più noiarmij che io vi '. Io vi di- co eh' e' fu egli . giudica che ben sia fatto. se non che questo fatta cosa .

e R. messe: re ? ho io crucifisso Cristo ! A cui e' il ! frate rispose egli ve- di svergognato odi ciò eh' dice parla né più nò meno come se uno anno o due la fosser passati. apritor di giar- dini e salitor d' alberi Credi tu per improntitudine questa donna la notte . spergiuro e traditur chiamandolo . ptr maldieeme. priuiieraniciUo disse . ingegnandosi di farlo parlare p<'rchò questo cruccio ? . Irovansi queste tocì di dìspreuo nella tre edisioni d* A. mo I é divenuto (4) andator di notte . e con . (5) Hi meceere Non t (dello per isrherio. ed è TOM molto antica. G. ma in collera) Ih messere. le e 45 Costui . che a dispiaccia come tu j e tu pur (1) (9) 3fordimenti Perplesse. né afTermaTan* in tutto. ambigue che non negavano. Nel testo Minneili i ecco onesto onesto (5) uomo. (5) vincere finestre su la sautilh di che le vai alle per gli alberi lei ? Ninna cosa è fai al mondo . mordimenli (1) di questo risposte perplesse (2) .NOVELLA in. donna dovesse incontanente : ricevere in braccio Hi meccere (3) ecco onesto uo. duliliie. perciocché ti mari- non c'era. Mnrt. e cori hanno pa- rimente due impressioni citate nel Vocabolario. e per lunghezza del tempo avesse le sue tristizie e diso- nestà dimenticate. che la gentil . eh' i divenuto ec ImpronliiudùUf óoè importunità. Egli è il vero. et divenuto ec: e nella edisione del iSi"] ecco uomo. che ti messo me n'è il giunto: io m'avviso che tu to credesti. . disse il frate. Etti egli da stamane a mattutino in qua stù uscito di mente ove 1' avere altrui ingiuriato al ? ove fo- stamane poco avanti io io giorno ? Rispose tosto il il valente uomo: non so il mi fui: mollo ve n' è giunto messo. (4) b le divenuto. riprensioni. . Così leggono anche i Deputali. Rolli. altre \oIte conosciuto frale che i gih due avea che montavano . stando attento.

taciuto di ciò che fatto bai l' ma . in cosa . donna mise La quale con grandissimo . come meglio seppe il e potè con molte ampie promesse l'accbetò lui partitosi . lasciamo stare clie ella te r abbia in molte cose mostrato. se ella dice a' fratelli? Il valente uomo. e' pettini e gli scardassi . vai riprovando In verità . molto becosi ti ne ammendato per vo' dire ti : miei gastigaraenti Ma . alcuna le spiail ci cb' ella faccia parer suo Cbe farai tu. ella ha infino a qui. conceduta ho . insegnò la via da venirci E appresso prendendo un dell' altro piacere . cosi egli nel giardino entrato e su lito e per lo albero sa- trovata la finestra aperta ^ . mol- te altre notti con pari letizia insieme si ritrovarono : alle quali io priego Iddio per la sua santa misericordia cbe tosto conduca voglia ne me e tutte l' anime cristiane cbe hamio . ma ad instanzia de' prieghi mici . 46 ti GIORNATA TERZA . . ragionando e ridendo molto . avendo assai compreso di quello cbe gli bisognava . non per amore clie ella porti .. se n' entrò nella ca- mera bella e . nelle braccia della sua . frate : e da come il mattutino della seguente notte fu. derio avendolo aspettato lietamente il ricevette di- cendo t' 1' : gran mercè a messer lo frate cbe così bene . la licenzia cbe il se tu più. li ma tu ti se' . insieme con gran a' lor fatti . desi. essa non tacerà più. sollazzarono E dato ordine si fecero cbe senza aver più a tornare a messer lo frate. della semplicità del frate bestia biasimando i lucidilet- gnoli to si . come più si tosto potè.

. insegna a frate Puccio come egli difncceìulo una sua penìtenzia : la quale frate Puccio fa. e fu chiamato frate Puccio: e seguendo questa sua vita spiritale (3) . (3) t Spirituale è nclT ctlijùoDe del 1718. né per questo la bisognava usava molto E perciocchò uomo idiota era e di grossa pasta (i) (a) Ad un nostro vicino hnnno alcuni è il tosti a si penna. non Rvea che una donna ed una ad alcuna arte attender chiesa . so Panfilo . continua con alcuna piacevol cosetta il nostro diletto. ma ora dic« comunemente Panerà^ tio . . il quale fu chiamato Puccio di Rinieri . essendo tutto quegli di san fece bizzoco di Francesco. la preghiera da l'ilo- mena ultimamente fatta . e disse : ora appresso Panfilo . mandano altnii : che ad una nostra vicina (i) . che dato allo spirito . mente rispose clic volentieri e cominciò Madonna. tempo sì come voi potrete udire intervenne Secondo che cazio (a) stette io udii gih dire. finita la sua novella l' . sai as- persone sonoclie mentre che . perciocché altra famiglia fante . Brancaùo tcto nome. 47 NOVELLA Don Felice vctrà beato . . poi-. Mart. vicino di san Bran- un buono uomo e si ricco. IV.. JL oicìiò Filomena .e don Felice si in questo mezzo con la moglie del frate dà buon tempo. essisi sforzano d'andar- ne in paradiso il senza avvedersene vi . gli . non ha ancor lungo . la Reina ridendo guardò ver. . si tacque avendo Dioneo con dolci parole molto la ingegno del- donna commendato e ancora . Panfilo presta.

. di san Brancazio il quale assai giovane e bello della perso. Tornò in questi tempi da Pari. santità del marito e forse perla vecchiezza . faceva molto spesso troppo più lunghe diete che voluto non avrebbe^ e quand' ella si . . uè mai falliva che alle laude . nome . un monaco chiamato douFelice conventuale . gli antichi toscani. avendo la sua condizion . La moglie che monna Isabella avea ra di venlotto in trenta anni ta. diceva suoi paternostri andava alle prediche . solvea sciuta frate e oltre a ciò gli si . e bucinavasi (i) che egli era degli scopatori . per . e si questo dice. cono- . prediche di frate Nastagio lena gi . gli E perciocché costui ogni suo dubbio molto bene . è Tenuto bucinare (2) come da voce vociferare Acuto. si. che cantavano . di voce solcano dire . 4S alle i GIORNATA TERZA . stava messe. perchè quei che sono di tai compagnie non sanno ne si conoscono •J- Uà boce. e digiunava e disciplinava. o forse scherzar egli le con lui ed raccontava la vita di Cristo e le . giovane anco- fresca e bella e ritondetla che pareva una mela casolana. si diceva cosi Ja qnalcK" uno. mostrava santissimo se lo incominciò Puccio a menare . que il monaco a casa di fra Puccio . Continuando adun.. che in luogo . sarebbe voluta dormire . secolari esso non fosse . o il lamento della Madda- o così fatte cose. e veggendo la moglie così fresca e ritoudetta s' avvisò qual dovesse (1) Bucinavasi cioè si bisbigliava . . talvolta a casa e a dargli desigli nare e cena altresì secondo che fatto \euia 5 e la donna per amor di fra Puccio era sua dimestica divegli nuta e volentier faceva onore . na era e d' aguto (2) ingegno e di profonda scienza col qual frate Puccio prese una stretta dimestichezza.

cio gli disse così io il ho gih assai volle compreso fra . ordine chericato che più di llmosine vive . . con grandissima ina giurare stanzia che gliele insegnasse e poi che . che la ella il sanno e non vogliono che . fra il Pucc io non andava mai fuor della terra . hammi . si mostri . tanto fece che r accese che aveva destro gli egli: di che accortosi mente quello medesimo desiderio il manaco.pcrciocchètuse' mio amico. . Puccio. Ik dove ce n' è una che è molto corta gli altri . so e egli E postole rocchio addos- una volta e altra nella bene astutamente. come prima lei venne . in- contanente sarebbe disfallo si come quello al quale più i secolari né con limosino né con altro attendereb- bono. di che gli malinconia E dopo . di volerla supplire. dover dare compimento non esser col si si poteva trovar modo. essere colla non ostante che Ed .NO\TXLA IV. Frale Puccio divenuto disidcraso di que- sta cosa. e pensossi se egli potesse Puccio. prima cominciò a pregare . ono- dove 1' io credessi . la quale il pa- pa e usano l' suoi maggior prelati. che tutto alla tuo desiderio ò di divenir santo qual cosa mi par che tu vada per una lunga via . Ma . essendosi un : dì andato a star con lui frate Puc. molto monaco avea gran venne pensato un modonna in casa sua Pucrio in casa fosfra do da dover potere senza sospetto se. 49 maggior per tot fatica a fra ella patisse . se non sua e in casa sua non polca perdio . con ragionò il suo piacere.Ma. ed rato molto . che tu a ninna persona io la del t' mondo appalesassi e volessila seguire insegnerei. perciocché . quantunque bene all'opera la trovasse disposta a . voleva j perciocché costei in niun luogo del fidare mondo in casa si ad monaco . ewere quella cosa della quale difetto .

di mettervisl . monaco e io la ti Tu dei sapere che i santi dottori tengono "che a chi vuol divenir beato la si convien fare penitenzia che tu udirai . zia '. Io non dico che dopo sii i la penitenzia tu non . . . ordinata in guisa che ni appoggiare le . disse mostrerò . per quella perdonati. punto infino a mattutino E . propria tua moglie si convie- ne astenere E . affermando clie.5o mai . come tu ti se'j ma avverrà questo che peccati che tu hai infin all'ora della penitenzia fatti. stando tu in pie gli vi possi le re. quando viene a cominciar la peniten- e appresso questo gli convien cominciare . ti converrà dire cento paternostri con trecento avemmarie a reverenzia . anzi se n' andranno con . Poiché tu così mi prometti. mia tavola molto larga . se tu fossi littcrato cei'te ti converrebbe in questo mezzo dire io ti orazioni che tre- darei : ma . conviene avere nella possi la notte tua propria casa alcun luogo donde tu vedere il cielo 5 e in su 1' ora della compieta andare in questo luogo e quivi avere . peccatore . oltre a questo . se tal fosse. cielo star senza muoverti . . GIORNATA TERZA se nou quanto gli piacesse . ma da toccare . maniera . tutti sì purgheranno e sarannoti . un di- giuno e una astinenzia grandissima la qual convien altra ti che duri quaranta di 5 ne' quali. ad alcuno noi direb- be. . che esso seguir la potesse il . scritti e quegli che tu farai poi non saranno 1' a tua dannazione detta . acqua bene- come ora fanno i veniali Convlensi adunque l'uomo principalmente con gran diligenzia confessare de' suoi peccati. e tenendo piedi in terra j distender braccia a guisa di crocifisso e . ma intendi sanamente. guardando il . la non che da fem- mina . perchè non se'. se tu quelle volessi appoggiare ad alcun cavigliuolo sta puoil fare. e in que.

nudare . ciò che monaco voleva dire. il 5i . na appresso si vuole . e riguardando ciclo sempre aver memoria Iddio . tu sentirai maravigliosa cosa della beatitudine . essere stato creatore del cielo e . e quivi dire certe orazioni che io ti darò scritte . disse allora (juesta non ù tioppo grave cosa } nò trop- po lunga gho al . venuta domenica . e deesi assai ben poter fare di e perciò io vo: nome Dio cominciar domenica . ma fare altro la no Rimasi adun. frate Puc- cio cominciò la sua penitenzia . e dormire: e la matti. e raesscr lo mo- naco convenutosi colla donna ad ora che veduto . andare. ella voleva con esso lui digiunare . mudo detto . si può fare. La don- na intese troppo bene . alla moglie disse ogni cosa. e da liy . .sto stette egli in .NOVELLA della Trinila nella . come mat- te ne puoi '1 se tu \uogli . per che parendole sto e d' ogni altro assai buon modo egli . ella era contenta e che accioccìiò Iddio gK facesse la sua penitenzia profittevole. IV. fare alcuni tuoi fatti. disse che di queface- bene che j per l' anima sua va . e poi in . alla cliicsa e «juivi udire almeno tre messe e dir cinquanta paternostri ed al: trettante avemmarie e appresso questo con simplicità . Fui . Frate Puccio . etema se con divozione : fatta V avrai . e cosi vestito giitarti sopra letto tuo. della terra e la passion di Cri. per lo star fermo infino a matil tutino senza muoversi. E faccendo questo si come io feci spero che anzi che la fine della {wnitenzia ven- ga . senza le quali non re al gih . se a far n' hai alcuno e poi de- sinare. que in coiicordia . partitosene e andatosene a casa ordinatamente con sua licenzia perciò. stando in quella . su la compieta ritorna. ed essere appresso al vespro nella chiesa. maniera che tutino suona su la croce.

o vero di . Disse allora frate Pucdir questo dimenare aria ( ? che valente don. de' suoi paternostri fatto . . seco sempre recando e ben da mangiare e bea da bere . e domandolla ciò che . non poter dormire detto . traslazione della scrittura. parve a frate Puccio sentire alcun dimena- mento di palco della casa: di che. non digiunare j . . punto (i) quivi chiamò la donna senza muoversi va . le non poteva più delle sere con lei se ne veniva a cenare. pensa di riposarli fai tu dai volte per lo letto . la sera non cena il Credettesi frate Puccio che digiuno le fosse cagione di si . e frate Puccio tornava al letto. ruzzando alla scapestrata messerlo monaco troppo colla donna ella ed con lui.5a GlOPtNATA TERZA essere. poi con lei si giaceva infino tino^ al quale levandosi se n' all' . na era ) e forse avendo cagion di ridere rispose dii-e? : co- me non sapete voi quello che questo vuol dimena ora io ve l'ho udito dire mille vollej chi tutta notte si . che i dimenar ciò che ci è Disse allora la donna (i) Fatto punto. avendo già detti cento . che motteggevole era mollo la bestia di . né da altro era da quella che da un sottilissimo muro: per che. Ó0& fermatosi. . ch« _fiaita una sentenza. ora del mattu- andava il . forse ca- valcando allora san Benedetto : . donna . marito mio mi dimeno quanto io posso. cio come ti dimeni? che vuol La donna ridendo e di buona : . ella face- La donna . fa puuto fermo. quale frate Puccio alialo alla aveva alla sua penitenzia eletto camera nella quale giaceva la diviso. ma tu poiché pur hai voluto fare : non pensare a ciò . san Giovan Gualberto io rispose gnaffe . Era il luogo. e per- ciò per lo letto dimenasse: per che egh di buona io t' fede disse : donna 1' ho ben tali .

e con discrezione lun^ ga mente ne prese 1' il suo piacere . voce iiroTcnsale e atollo u»u(a: ma calere esxntlo Terbo impersonale non ha (a) non le terse persone. se io jwlrò. In quello quanto durava . essendo dal marito . non ve no fate 53 eli' i* caglia (i) no) io so io ben ciò mi fot pur ben voi. per la quale noi abbiamo guadagnato pa- radiso. Di che ( acciocché ullime parole non sleuo discoi*danti alle prime ) av. monaco il suo diletto più volte mot- teggiando disse con te lui: tu fai fare la pcnitenzia a frail Puccio. Continuan- do adunque in e la douna col cosi falla maniera il frate la pcnitenzia^ . donna e messcr monaco da tempo fe. lungamente slata tenuta in dieta tenzia di frale ancora che . si s'av- vezzò a' cibi monaco cbe . non »o ne mettete yttnùe- to. avvertilo. E parendo mollo bene stare del alla donna.NOVFXLAIV. venne che dove frate Puccio . clic . da andarvi tosto gli avca mostrata la via» e moglie che con lui in gran necessith vivca di ciò ^ mcsser lo monaco le fece « come misericordioso . Consumasse II* cioi Jlniise posto al modo latino. gran divizia (») Non se ve ne caglia t noo te ne curate. T. il della pcnitenzia di frate Puccio sta si cou grandissima se n' stavano } e ad una ora il monaco andava e la donna al suo letto tornava. sé credette mettere in paradiso egli vi mise il monala clie co . . (questa notte innanzi fatto in altra parte della casa . 4 . DBGAM. io. . la peni- Puccio si consumasse (a) modo trovò di cibarsi in altra parte con lui. ordinare un letto . faccendo pcnitenzia . Slettesi a' adunque cheto : frate Puccio e rimise roano lo suoi paternostri e la . che farò bene . e poco stante dalla penilen/ùn a quello se ne venia frale Puccio.

. e secondo la sua ri' sposta poi V effetto segue . egli in persona dì lei si risponde .veva Panfilo JLJLi non senza . . ed ella tacendo. senza bisogno a tentar le forze dello altrui ingegno Ma . ma me . Zima dona a messer Francesco VergcUesi un suo palla/reno . nò trovandone alcuno che . perchè forse ogni . e per quello con licenzia di lui parla alla sua donna. ne stava in pensiero Era allora un giovano . molto . betta che La quale anzi acerper antico costu- no . non per malizia . sappiendo che altri non sappi nulla si j li quali spesse . uomo della mia opinione non sarebbe venisse .. 54 GIORNATA TERZA NOVELLA // V. re fornito s' se non j d' un pallafrcno solamente gli che bello fosse per lui piacesse . mi ca- piace di raccontarvi Fu valier in Pistoia nella famiglia dei Vergellesi un nominato messer Francesco . . Credonsi molti. volte. così cominciò a parlare. d' ogni cosa opportuna a dovere onoievolmente andaera . quello che ad un cavalier pistoiese n' addil'ordine dato del ragionar seguitando. uomo molto ricco e savio ed avveduto per altro ma avarissimo senza modo : il quale dovendo andar podestà di Melano . risa delle Donne finita la novella di frate Puccio quando donnescamente la Reina ad Elisa impose che seguisse. mentre altrui to sé credono uccellare dopo : il fat- da altrui essere stati uccellati conoscono follia per la qual cosa io reputo gran quella di chi si mette .

NOVELLA in Pisluia . lito della ma . che da lei . Ora belli pallai'reni di la aveva costui un de' più avevnlo molto caro per ogni Toscano . . rispose che gli piacca e quantunque . con que- coudi/àone che io . le Cioè di oscura imscila. . gli pia- c([ue . pallafreno ma il dono il bene avere . ({uando detto V ebbe come agevolmente poteva (i) "t pallafreno guadagnare. che alla egli avrebbe per amore il Zima sua donna portava. udito non sia Il cavaliere da avarizia tirato. ser Francesco fu chi gli dicesse 1' che se egli quello 1' addimandasse quale il . egli volesse . in venil domandò il suo pallafreno. tanto da ogni separato . prima che voi prendiate possa con la grazia vostra e in vostra presenzia parlare alquante parole alla donna vostra . acciocché Il Zima do- gliele profercsse in dono. lui vagheggiare moglie di metr . Zima udendo : ciò. E lui nella sala del suo palagio lasciato alla an- dò nella camera donna il i e . lattosi chiamare dita gli Zima. . che sari stato cagione drl »u|^tciinuga>e di Zima dato a costui. era chiamato Zima (a) e avca lun^o tempo amala l' a VDghe^'^iata inlclicemenle la donna di mcicier cesco . se voi mi naste ciò che voi avete al via di vendita avere poti'estc voi sta il mondo. e sua bclle^zaj ed esseudu ad la uom pubblico . Messcr Franceil sco da avarizia tirato. e sperando di dover bef.. 55 di piccola na- il cui nuiuc era Ilicciardu ricco molto . vi piacesse. zione (i). quando non : potreste per in mio . al (a)Qa»nlo stire pulito Ziiua non vi ò «Uro ae non che atzimarsi tuoI dire ve- con una iprcie di ricercata lindura. far costui . uom che io da altrui . V. e rispose al cavaliere messere voi . rau- la quale era bellissima e onesta molto. il (|ual(! *ì ornato u »l pu- persona nudava il che generalmente da luUi .

si guar- dasse che a niuna cosa che egli dicesse rispondesse né poco né molto cosa rito . che tanto vostra possiate tenere e cosi in ogni atto farsìa . Il quale avendo col cavaliere patti rifermati da una parte colla della sala assai lontano da ogni uomo : donna si pose a sedere . che vi piacesse . egli mi pare . La donna biasimò molto questa ma pure convenendole seguirei piaceri del ma. . e perciò non bisogna che io vi dimostri con parole quello essere stato il maggiore e il piìi . . se di là come di qua s' membri e ancor ama in perpetuo . venisse . ma ben . . e cosi cominciò a dire esser certo valorosa don- na . . . che voi . . in voi sono le quali avrebbon forza di pigliare cia- scuno alto animo di qualunque uomo . e il simigliante delle mie cose E acciocché voi di questo . . fervente che mai uomo ad mentre alcuna donna portasse la e cosi senza fallo farò j mia mìsera . vita sosterrà questi più v' che . amerò E per questo vi potete render sicura che . comandando io. o cara o vile . che assai bene a già è gran tempo avete potuto comprenla dere quanLo amor portarvi m' abbia condotto . che voi cosa che io far potes- mi comandaste che io non terrei che. vo- stra bellezza la qual senza alcun fallo trapassa quella di ciascun' altra stare de' che veder mi paresse giammai^ lascio costumi laudevoli e delle virtù singolari che . . niuna cosa avete qua! che ella si sia . . come di me . siete si savia. prendiate cortissimo argomento vi dico che io mi re- puterei maggior grazia. tutto il mondo prestissimo m'ubidisse Adunque se cosi son vostro come udite che si .56 GIORNATA TEUZA il impose che ad udire Zima . disse di farlo e appresso al marito andò nella il sala ad udire ciò che i Zima volesse dire . ne conto . da quanto che io mi .

di- murn Spero tanta essere la vostra cortesia che non riceva soifcrrete che io per tanto e tale . e anzi che io muoia . mi il potete di ciò v' incresca . che io dalla vostra pietà liconfortato possa dire la vostra bellezza : che . porgere i 57 prieghi non immeritameate arilirò di miei alla vo&lra altezza. così per quella av er la vita la quale s' . la mia salute venir mi puote . liieman nel vostro cospetto . dovene alcuna volta d' averlo fatto . ve ne dorrebbe e talvolta meglio disposta con voi mo desima direste : deh quanto mal feci a non aver misenon aven. . e non E sì come umilissimo servidur vi priego. me micidiale E . e potrete esser detta la . NOVFXLA sono . amore morte . ora che sovvenir . e morrommi . viva . caro mio bene e sola speranza dell'anima mia (che nellu amoroso fuoco. ricordia del Zima mio! e questo pcntere (i) do luogo che . E (1) t Pentire dissero l'iisa li antichi più voleutirri die pentirt. . e piena di gra- zia riconforterete gli spiriti miei tutti li quali spaventati quinci tacendo . sperando in voi. dalla qual sola ogni mia pace» ogni mio bene e altronde. vo- stra passata durezza verso me dimostrata che vostro sono . se a' miei prie. si nutiica} la che la vostra benignità sia tanta e sì ammollita . vi sarebbe di maggior noia cagione . per guiderdone ma con lieta risposta . Qui i to iu di iiunic ed ctjuÌTalc a peiUiincnlu .. . più lieto e più dolente uomo che . lasciamo stare che mia morte rimorden- non vi fosse onore nondimeno credo che la couscienza . . Per acciocché ciò non ar\ cnga . ghi r altiero vostro animo non inchina senza alcun fallo verrà d'\ meno . a mi- sericordia di me vi movete il perciocché in voi sola farmi il . V. come per innamorato sono .

58

GIORNATA TERZA
mangli ocelli fuori
,

alquante lagrime dietro a profondissimi sospiri
date per

cominciò ad attender quello
.

che
le
il
1'

la gentil

donna

gli

rispondesse

La donna, la quale mattinate

lungo vagheggiare, l'armeggiare,
-a

e

altre cose simili

queste , per

amor

di lei fatte dal
le affettuo-

Zima, muovere non avean potuto, mossero
se parole dette dal ferventissimo amante a sentire ciò che prima mai non avea
,

e cominciò
,

sentito

cioè
co-

che amor

si

fosse

.

E

quantunque

,

per seguire

il

mandamento
ri

fattole dal marito, tacesse, non potò per,

ciò alcun sospiretto nascondere quello
,

che volentiemanifesto
.

rispondendo

al

Zima avrebbe
,

fatto

Il

Zima

avendo alquanto atteso
,

,

e

veggendo che ninna
s'
;

risposta seguiva

si

maravigliò^ e poscia

incominciò

ad accorgere

dell' arte usata dal cavaliere
,

ma pur

lei

riguardando nel viso

e

veggendo alcun lampeggiare
,

d' occhi di lei verso di lui alcuna volta

e oltre a ciò tutta la

raccogliendo

i

sospiri

,

li

quali essa
^

non con

forza loro del petto lasciava uscire

alcuna buona spe-

ranza prese 5 e da quella aiutalo
glio
,

,

prese

nuovo

consi-

e cominciò in

forma della donna, udendolo ella,
in cotal guisa:

a rispondere a sé

medesimo

Zima mio,
il

senza dubbio gran tempo ha che io

m' accorsi
,

tuo

amore verso
per
contenta ^

me

esser grandissimo e perfetto

e ora

le tue parole
si

maggiormente
io
.

il

conosco
fiata
,

,

e sonne

come
ti

debbo Tutta
,

se

dura e

crudele paruta
io nello

sono

non voglio che tu creda che
che nel viso mi son
di-

animo
;

stata sia quello
t'

mostrata

anzi

ho sempre amato

e avuto caro in-

nanzi ad ogni altro
fare e per

uomo ma
:

cosi

m'

è convenuto

paura
.

d' altrui e

per servare la fama della

mia onestà

Ma

ora ne viene quel

tempo

nel quale io

NOVELLA
ti

V.
l*

59

potrò diiaramenlc mostrnrc se io
il

amo

,

e renderli

guiderdone dello amore
porti
;

qiial portato

m* hai e mi
in fra

e perciò confortati e sta 'a buona speranza (1)5

perciocclit^

messer Francesco ò per andare
p<'r podcslji
gli lini
il
,

pochi

di a

Melano

si

come

tu sai,
il

che per mio
quale

nniorc donalo

bel pnllafrcno:
ti

come
la

andato sarà
fò e
fra

,

scnz' alcun fallo
il

prometto sopra
io
,

mia

per lo buono amore
pochi di tu
ti

quale

ti

porto

,

che in

trovcrrai

meco

e al nostro
.

amore
mate-

daremo piacevole
io
ria

e intero

compimento

E

acciocché

non
,

t'

abbia

altra volta a far parlar di questa
il

inOno ad ora quel giorno

qual tu vedrai due
,

sciugntoi tesi alla fincslrn della

camera mia
che per

la
,

quale
guar-

è sopra

il

nostro giardino

,

quella sera di notte
sii
:

dando ben che veduto non
giardino a
spetterò
re
1'
,

,

fa'

l'

uscio del

me te

ne venghi

tu

mi

trovcrrai

che t'a-

e insieme
,

avrem

tutta la notte festa e piace-

un

dell' altro

si

come

disideriamo

.

Come
, :

il

Zi-

ma

in persona della
s*>

donna ebbe
,

così paìlato

egli in-

cominciò per
donna
,

a parlare

e cosi rispose

carissima

egli è

per soverchia

letizia della vostra
,

buona

risposta

ogni mia virtù occupata

che appena posso
;

a rendervi debite

grazie formar la lisposta
io disldero
,

e

,

se io

pur
è
si

potessi,

come

favellare,

niun termine
rin-

lungo che mi bastasse a pienamente potervi

graziare

come

io vorrei e

come

a

me

di far

si

conviesi ri-

ne; e perciò nella vostra discreta considerazion
nianga a conoscer quello che io disiderando
,

fornir

con parole non posso
imposto m'avete
,

.

iSol

tanto vi dico the

,

come

cosi

penserò

di far seiua fallose

(1)

Sta' a buona tperanta, aYTcìli

il

moilo

ili

clirr.

.

6o

GIORNATA TERZA
dono quanto con-

allora forse più. rassicurato di tanto

ceduto m' avete, m' ingegnerò a mìo potere di rendervi grazie
,

quali per

me

si

potranno maggiori
;

.

Or

qui

non

resta a dire al presente altro
,

e però

,

carissima

mia donna Dio
Per
tutto questo
il

vi
il

dea quella allegrezza e quel bene

che voi disiderate

maggiore e a Dio
,

v'

accomando.
sola parola

non
si
:

disse la
,

donna una
e verso
il

Laonde

Zima

levò suso
il

cavaliere co,

minciò a tornare
fece incontro
,

qual veggendolo levato
:

gli si

e ridendo disse

clie

ti
,

pare

?

Hott' io
il

bene

la

promessa servata? Messer no

rispose

Zima^

che poi mi prometteste di farmi parlare colla donna
vostra
,

e voi
.

m'

avete fatto parlar con

una

statua di
,

marmo
quale
,

Questa parola piacque molto

al cavaliere

il

come che buona opinione
,

avesse della donna,
:

ancora ne la prese migliore
il

e disse
il

ornai è

ben mio
mes-

pallafreno
sì 5

,

che fu tuo

.

A cui
,

Zima

i-ispose:

ser

ma

,

se io avessi creduto trarre di questa grazia

ricevuta da voi tal frutto

cliente tratto n'
:

ho senza
,

domandatavi ve
che
il

l'

avrei donalo
,

e or volesse Iddio

io fatto

1'

avessi

perciocché voi avete comperato
l'

pallafreno
si rise

,

e io
,

non

ho venduto
e verso

.

Il cavaliere di
,

questo

ed essendo fornito di pallafreno
,

ivi

a

pochi dì entrò in cammino

Melano

se n' an-

dò in podesteria
casa
,

.

ripensando

alle

La donna rimasa libera nella sua parole del Zima e all' amore il
amor
di lei dona-

qual le portava, e al pallafreno per
to
,

e veggendol da casa sua molto spesso passare, dis-

se seco

medesima : che
?

fo io

?

perchè perdo

io la

mia
tor-

giovanezza

questi se n' è andato a
sei

Melano e non

nerà di questi

mesi 5 e quando
io sarò

me
?

gli ristorerà egli

giammai

?

quando

vecchia

E oltre a questo,

.

NOVELLA
quando trovcrrò
Zi ma
?

V.


amante comcò
il

io
,

mai un

così fatto

io

8on sola

uè ho d' alcuna persona paura. Io
cjuesto

non so ho
j

pcrcìiò io

non mi prendo

buon tempo

mentre che
io

io posso. Io
.

non avrò sempre spazio come
è egli meglio
seco

al presente
,

Questa cosa non saprà mai persosi

na

e

se egli

pur
,

dovesse risapere

,

si

fare e pcntcre

che
,

starsi

e penlersi

.

E cosi

mefi-

desima consigllntn

un
,

dì pose
il

due

asciugatoi alla
.

nestra del giardino

quali

il

Zima aveva dotto Li Zima vedendo lietissimo come la notte fu

come
,

,

venuta

,

segretamente e solo se n' andò
,

all'

uscio del
j

giardino della donna
n'

e quello trovò aperto

e quindi

andò ad un

altro uscio

che nella casa entrava, dove
l'

trovò la gentil donna che

aspetteva
,

.

La qual \eg-

gendol venire
festa
il

,

levataglisi incontro
j
,

con grandissima

ricevette

ed

egli

abbracciandola e basciandola
la

centomilia volte

su per le scale
,

seguitò

;

e senza

alcuno indugio

coricatisi

gli

ultimi termini conobber
fosse,

d'amore.

questa volta,

come che la prima
,

fu

però l'ultima; perciocchò

mentre

il

cavaller fu a
,

Melano e ancor dopo
,

la

sua tornata

vi

tornò con
il

grandissimo piacere di ciascuna delle parti

Zima

molte

dell' altre volte

,

.

62

GIORNATA TERZA

NOVELLA
Ricciardo Minutolo

VI.

ama

la moglie di Filippello
,

Fighinolji , la qicale sentendo gelosa

col

mo-

strare Filippello il dì seguente con la moglie di
lui dovere essere

ad un bagno, fa
.

che ella vi va,
,

e credendosi col marito essere stata

si

truova

che con Ricciardo h dimorata

Nilente restava più avanti a dire ad Elisa
comìnendata
alla
la

j

quando,

sagacità del

Zima

,

la

Reina impose
.

Fiammetta die procedesse con una
:

La qual
e
,

tutta ridente rispose

madonna

,

volentieri

j

cominla

ciò
le
,

.

Alquanto è da uscire della nostra

citth

qua-

come

d' ogn' altra cosa ò copiosa
:

,

così è d'

esem-

pli

ad ogni materia

delle cose clie per

1'

come Elisa lia fatto, alquanto altro mondo [avvenute son race,
,

contare

:

e perciò a Napoli trapassando

,

dirò

come
scliife

una
si

di queste san tesi
,

(i)

,

che

così d'
d'

amore

mostrano

fosse dallo

ingegno

un suo amante
,

prima

a sentir d'

amore
:

il

frutto condotta

clie

i

fiori

avesse conosciuti

il

clie

ad mia ora a voi presterrà
,

cautela nelle cose che possono avvenire
diletto delle

e daravvi

avvenute
,

In Napoli
le
,

città

antichissima e forse cosi dilettevo,

o più come ne
,

sia

alcuna altra in

Italia

,

fu già

un

(i) "i
!

Ossenisi snnfese nel gen. femminile, rropriamcnte cliiamasi
clic

snntese colui
•vale

ha cura

della chiesa

:

noi

diremmo sagrestano

.

Qui

sp/golistro, picchiapetto.

L' ediz, del

XXVII

ha una di queste

santesse

amor di Catella disperato e perciò in un' altra gentil donna averlo posto j e per amor di lei cominciò a mostrar d' armeg- giare e dì giostrare e di far tutte quelle cose le qìiali per Catella solca fare. Filipjiel Fighinolfo.. quasi si disperava j e da amore o non sappiendo o non po. che quas? a tutti i Napoletani. 1' di lutti di gran lunga passava di bellez. per si le quali la grazia e . e splendido per cui nome fu Ricciardo . che ogni uccel che per . fu un dì confortato che di tsle amore si dovesse rimanere per. e (pielle coso operando. ma seconda donna sommamente amasse : e si tanto in questo perseverò per fermo da tutti si teneva che . altre donne napoletane e fu chiamata Catelquale moglie d'un giovane siniilmenle gentile uomo. secon- do r opinion za tutte la. . la quale . NOVFXLA molle ricchezze. amor d' una donna dee potere acquistare e per tutto ciò a niuna cosa potendo del suo desiderio per\enire. Amando tutte 1' adunque Ricciardo Minutolo questa Catella. e cominciò a mostrarsi dello . che da donne. subitamente prese consiglio piaceri . aere volava credeva gliele togliesse la gelosia di Ricciardo . lendo disciogliersi di vivere. non eh' altri . non ostante clic una bellissima giovane e vaga . era nell'ani- mo che che non più Catella . avvenne assai . il chiamato sima pii\ ella onestis- che altra cosa amava e aveva caro. per moglie avesse s' innamora d'una . e a Catella altresì. udito dela' suoi Catella . nò morir sapeva nò gli giovava E in cotal disposizion dimorando. quale. niimo altro bene avesse che Filippello del quale ell' la in tanta gelosia viveva . 63 Minulolo giovane per nobilth di snnguo rliinro. ciocchò in vano faticava conciò fosse cosa che Catella . 11 il VI. Nò guari di tempo ciò «picsta fece. che sue parenti erano.

fosse molto vago di rimanervi. ciarono con lui a motteggiare del suo novello amore del quale egli mostrandosi acceso forte materia . dirlo a \oi. quivi dove Ricciardo era gittò Ricciardo verso un motto d' un certo amoi-e di Filippello suo marito per lo quale ella entrò in subita gelosia. . sappien. e a cenarvi j Ricciardo. . poiché alquanto tenuta . e nella brigata delle don- Catella fu ricevuto . si fa in que' luoghi essendo Catella con poche rimasa . e a desinarvi. Quivi le donne e Catella insieme con loro incomin. si fu a- non potendo più tenersi la pregò Ricciardo che per gli mor di quella donna quale quale egli più amava do- vesse piacere di farla chiara di ciò che detto aveva di Filippello . dell' amor che . qua altra in là . e dimesticamente il . portar le solca. come lei . Il .. E . ragionare dava l' A lungo andare e l' essenda una donna andata in . quasi non . cofa- me vicino ceva andando e vegnendo i salutava il come 1' gli altri Ora avvenne che essendo tempo cal- do e molte brigate di donne e di cavalieri secondo a' liti u- sanza de' Napoletani andassero a diportarsi del mare do ne . 64 GIORNATA TERZA Catella lasciò ma una salvaticliczza che con lui avfa . ma dircelo è più regolare e proporzionalo col resto della line"-' . faccendosi prima molto invitare. e dentro comin- ciò ad arder tutta di desiderio di sapere ciò che Ric- ciardo volesse dire . sol che voi mi promettiate che ninna parola ne farete mai (i) Dirlovi. le disse : voi m' avete scongiurato per persona che io non oso negar cosa che voi mi doio son mandiate j e perciò presto a dirlovi (i). Catella con sua brigata esservi andata v' similmente con sua compagnia di andò . pivi loro dì . .

per quello che io tniovo in . ed ella ha fate le risposte . quando vogliate . . se non quando per vedrete esser vero quello clic io vi conterò che . me ne curerò meno d' apiirvi il vero d' ogni cosa. . come che questo sia stato : o no. NOVELLA nò con lui VI. Io non vesse j so se Filippello si . mia persona niuna cosa no mostrò mai di sospetto. ' • '*" il Dionisi crede che avesse a star trova* m. the da altrui uditi : non na . e giurógli di . mostra di volere fare a ma forse aspettando tempo. perciocchò quello amore Spassato. e la dimandai quello che colei dimandasse Ella mi disse: . secondo la stampa di Locca lia trovarti. dir- lo . cioè nt trovai. che dubito che egli non tema ch'io facessi a lui. 65 effetto j nò con altrui .. quando ha creduto che io ab- bia men io me quello. secondo che io l'ho imposto: io ma pure slamane con glio la . . sollicitata Le quali io ho tutte da lei risapute. io trovai (i) donna mia quale : in casa una femmina chiamai a stretto consi- la io credetti inconlancnle che fosse ciò la che ella era per che io donna mia . io non avrei ardire di dirvi cosa che io credessi che noiar vi do- ma. j cioò di volere al suo piacere avere la donna mia e . egli è lo slimol di Filippello il qual tu con fargli (i) t 11 testo Mann. egli l' ha da non troppo tempo qua segretissimamente con più ambasciate . v' insegnerA come vedere il potrete i Alla donna piacque questo che egli piCi il addomandava mai non e credette esser vero . fossero se io Ricciardo cominciò cosi a dire . madon- V* amassi come gii» amai . prese giammai onta dello amore io il quale io vi portai o se avuto ha credenza che mai ora da voi amato nella fossi. anziché qui venissi . ma. Tirati adunque da una parte .

fia. e grava . credo l' fatta vergogna che ad un' ora ingiuria che a voi e a me far vuole vendicata sarebbe. che ella era presta d' esser domani da in su la : nona quando la la gente dorme tissima . e di subita ira accesa rispose che questo farà ella certamente . quando io volessi . non so perdio tener questi mer. che a lui se ne convenisse si . e vedere e toccare . ciocché voi non credeste queste esser parole e favole ma te il poteste . e di questo fatto mj prega . fossi io fai-ei fosse e quello onore . . apertamen. ché voi conosceste che merito riceve fede . o a' suoi inganni . e di dirlovi. io farei che egli vi troverrebbe me in luogo di colei cui trovar vi lui si . che voi cre- diate che io la vi mandassi ma. quando voglia ve ne venisse . subi- tamente diede fede alle parole e certe cose state da- vanti cominciò ad attare a questo fatto. egli mai non avrebbe guatato dove io fossi stata Allora e mi parve che questi procedesse troppo innanzi che più non fosse da sofferire. a questo bagno si di che femmina contenio parti lei . secondo il costume . questa risposta . per la quale io fui già presso alla morte E ac. acciocla vostra intera . 66 GIORNATA TEUZA. m' hai fatto recare addosso . risposte e dargli speianza e dice che del tutto vuol sapere quello che io inten- do di fare . non . io feci fare alla donna mia a . Ora non credo .. senza avere alcuna considerazione a chi era colui che gliele dicea . quando alquanto con avvedere con cui stato dimorata . io me 1' avrei per maniera levato di dosso là che . de' gelosi . E questo faccendo. Catella udendo questo . colei che l' aspettava . . farebbe che io potrei essere segretamente ad un bagno in questa teiTa . crede il j . ne gli gli farei. e se io fossi in vostro luogo . se non fosse che tu m' ha' cati . e che egli . E .

e fece la fede maggiore. ella gli farebbe vergogna . gran fatica a fare j e che fermamente si fatta m: egli vi venisse. e fecevi nel qua- entro le un letto. egli egli teneva . suo consiglio fosse stato buono e proaltre parole la vi con molte confermò su . dello eoo molta gniuna persona ioftiriata cui lai porolf iOTTCDgono. . entrò in troppo . che aveva a Catella detto . e pregolla che in ciò fosse favore- vole quanto potesse. La mattina seguente Hicciardo n'andò ad una biiona femmina che quel bagno. sempre che be per cedesse lo egli alcuna donna vedesse . pregandola nondimeno che da lui. quello che a fare o a dire avesse casa . tome desinato ebbe si mise e cominciò Catella La donna udite le parole di Ric. maggior sospetto che non era seco medesima (1) sìa ila Si girerebbe per lo capo per ricorderebbe. . e le disse ciò che intendeva di fare. quale è allpra . che. Aveva ove il bagno era . La buona femmina^ che mollo . gli disse di farlo volentieri . lume ren- desse risjwudea Questa secondo 1' ammaestramento . una camera oscura molto si come quella nella quale niuna finestra che . di Ricciardo acconciò la buona femmina . il dir ella non dovesse giammai sapra so se gli d' averlo udito che promise . secondo che potò il migliore . clic eoo uiaui e coQ tcaU e cou gambe lutti •' aa- giiuuo. nò le fece forse . e a quelle data ])iìi fede che non le bisognava .NOVELLA VL era egli s\ 67 . era teimla . . e con lui ordinò costei nella . Ricciardo ad aspellare ciardo . quella dimestichezza che era usato di fare 11 che ella ella vedendo . » piena di sdegno tornò la sera a casa dove per av- ventura Fillppello pieno d' altro pensiero similmente tornò . . capo (i) '1 Ricciardo contento di questo e parendogli che . gli si girereb. U dM[H>»ùiou loro. .

il dò to j a quel bagno quale Ricciardo le aveva insegnala e quivi trovata la buona femmina. dimandò se Filippello stato vi fosse quel dì A cui la buona femCatella mina la . poiché a Catella parve tempo è di dovere concetto sdegno man- dar fuori. ma fermamente pensiero . . camera menare dove Ricciardo in quella entrò .n per mostrarsi ben d' essere altra era . Ma . che iscorger si potesse la voce per grandissimo spazio con maggior diletto e piacere dell' una parte . che cercando andava quel. pianamente ben vegna anima mia che ella . ammaestrala da Ricciardo. spose si sono Adunque disse la buona femmina andatevene da lo lui. fattasi alla. questo non avverrà e imaginando come dir gli dovesse la notte quando con lui stata fosse. stettero il . Catella. Ricciardo veden- dola venire tola tella . sima senza dire alcuna temendo se parlasse. festa grandis-. Catella prese sua compase n' an- e senza mutare altramente consiglio . letto e quivi . e . e fecegli la pai'ola. La camei'a era oscurissima. quasi tutta ? dimorò. . . venuta la nona . senza . col capo coperto e dentro serrossi . . di che ciascuna delle parti era contenta^ né per lunga- mente dimorarvi riprendevan Ricciardo la condusse in su favellare in guisa gli '1 occhi più di potere. che ella non avrebbe voluto trovare era . lieto si levò in pie : e in braccio ricevu1' disse . . Cano. che dell' alti'a . non fosse da lui conosciuta. ri. così di fervente ira accesa cominciò a parla- le: ahi quanto misera la fortuna delle donne. disse: sete voi quel? donna che : dovete venire a parlare . abbracciò e basciò lui. gli . Ma che più gnia .^8 con GIORNATA TERZA 1' dicendo: veramente costui ha la animo a quella donna e sopra cotal qual domane si crede aver piacere e diletto j .

Tu se' bene oggi. che in tutto rimanente che stata son sua. 69 t' ò male impicgnto l'amor di molte ne' mariti! misera vita me ! gih souo otto anni . stato gagliardo. traditor disleale che tu la se' Ascolta se tu riconosci voce mia: io son ben dessa. nonsou la moglie di Ricciardo. che la mia amato. Io DECAM. m' ha altro più di carezze e d' amorevolezze di fatte in questo po<. che a casa re cosi debole e vinto e senza possa . l' Ma . maraviglia che sta notte tu aspettavi di scaricar le some e volevi giugnere molto fresco cavaliere alla battaglia. come tu li credevi Non non mi ti apprcsatisti^ tu altrove . II. che tu se' come tu se' degno. non l' ò venuto fatto. can ti rinnegato. non rispondi reo uomo se' chò non di qualche cosa fò di ti f tu divenuto mutolo so a che io negli occhi udendomi? In io Dio ficco io le non mi tengo che . T. Credesti molto ce- latamcnle saper faix* questo tradimento. non mani e traggogliti . credendosi in braccio avere una donna strana . ti e panni mille anni che noi siamo al lume. come ella doveva Chù . che il tuo camjH). e iicllu tu come d' . NOVELLA come Io . per Dio tanto sa altri quanto altri. . suogli mostra- Ma lodato sia Iddio.. sozzo cane vituperato Oimè misera me a cui ho io cotanti . lo son Calcila. lodalo sia Iddio e alla in ? acqua ò pur corsa giù il mio avvedimento. che io sa pos- svergognare . ho pii\ . gih ò ingannata mostrandolo amore. io sentito liu tutto ardi . non l'altrui hai lavorato . ! anni portato cotanto amore! a questo can disleale che. VI. ghe tu hai.o l' tempo che qui stata son con lui . 5 . ed essendo altrove innamorato. e cousumiti amore tu se' umi donna strana cui ti reo e malvagio serc stato uom che ? Or con credi tu e»- tu se' stato con colei la ([ual con false lusinassai.

anticamente . can fastidioso che tu . se Dio mi dea j io te ne farò ancor patir voglia (2) .. avTertilo per molto ben detto. con laglone biasimare il Ora le parole furono assai rammarichio (3) della donna grande : pure alla fine Ricciardo pensando che se andar ne la lasciasse con . che tu hai troppo fatto arme per oggi lo so bene che oggi. mai . in quanto per te . detto. (2) Mannelli. avessi . malvagio uomo . che tu non credi queste pa- devi . questa credenza . e non so a che io il mi tengo che io non mando per Ricciardo. tu mi credi ora con tue carezze infinte (i) lusingare. così bella ? come sia la moglie di Ricciardo Minutolo ? non son ? io così gentil che non rispondi Fatti in costà d' . 7© t' GIORNATA TERZA alla ho avuti miglior bracchi coda . faresti a forza : ma . Ricciardo in sé role . non e è rimaso dunque se io avessi lui . sozzo cane che ha colei . poscia che tu conosci chi io sono . Or non sono io donna più di .. per aver carestia. qual più che sé m' ha amata e mai non potò van. : sì . e rappacificare e racconsolare j tu se' errato Io non sarò mai non te di questa cosa consolata infino a tanto che io ne vitupero in presenzia di quaiui parenti e amici e vicini noi abbiamo. molto di male ne potrebbe seguire (1) Infiiìlle. pure una volta \ e non so che male qui . non mi potresti . che tu ciò che la gra- tu facessi zia sua . e . Pulir votali a (5) Rammarichio . se' . rammarico dicono i più mo- derni . fosse a farlo se Tu hai creduto avere la moglie 1' ed è come : avuto . me ? non mi toccare . tarsi che si io il guatassi . senza rispondere alcuna cosa l'abbracciava e basciava e più che mai le faceva le carezze grandi Per che ella seguendo il suo parlar diceva . . medesimo godeva .

non Ga men nimistà tosto creduto a me . essere che quello tutto . sul)itaraente volle gitlarc del j ma non . e conoscendolo letto. vogliate ad una ora vituperar voi il e mettere in pericolo e in bnga vostro marito e me. . 71 inganno nel quale tA pnlcsnrsi e di trarla dello era) e recatasela in braccio.A VI. si andare egli la cosa : . pott'j otid' ella volle gridare la ma . (1) t f^erranito Mannelli e U stuiup Ji Milano. E perciò . . che io seQiplicemonte amando aver . e presala bene partire non si che vi poteva . per denari e per doni che io abbia promes- li quali perciocché così compiutamente dati non v' ho come e questo speravate vi siete turbata . che è non se voi gridaste il tempo della vita vostra e. alla voce. v' come fatta fat- che voi venire . Rice dis- ciardo le se : chiuse con V una delle mani egli sia bocca madonna stato non può oggi mai pure stato j .• dilihcrò (lì NOVFIJ. non potei il amor con inganno m' ha 11 insegnato avere e sono vostro Ricciardo. che a voi Appresmortai so questo ne seguirà tra vostro marito e . due cose ne avverranno (i) vi L* una di che non poco dee calere ) che fia il vostro ono- re e la vostra buona fama che io qtii guasta: perciocché. senta mai per . se voi griderrete si o in alcuna maniera farete che questo alcuna persona fìa ( . che io ucciderei altresì tosto lui come nò me di che mai voi non do- vreste esser poi lieta né contenta. non turbate . quello . che Catella si udendo . me e potrebbe . disse : anima mia dolce . e perciò . cuor del corpo mio non . anzi vi ci abbia v' ta venire si . diciate io dirò ad inganno abbia che non sia vero. e queste paro- le romor ne fate : e voi sapete che la gente è più acconcia a credere il male che il bene .

che mie cose e ciò che io posso o vaglio vostre state sieno e al vostro servigio. è certo clie esemplare il quale il ne ho sotto occhi ha vendica. '^ prima né sarete l' ultima la quale è torvi il ingannata . io intendo che da quinci innanzi sieno più che mai. co-. leggono vendicato. I. che ella cognobbe esser possibile ad avvenire ciò che Ricciardo diceva j e perciò disse: Ricciardo . stampa? o sarelJiervi due diverse edizioni di questo 1' Libro io colla data del gli 27? Comunque sia. son certo che sarete in questa Catella . non voglio gridar qui . i. piangeva forte e . come affermò alla stessa Salviati. e.' 7». . dove mia que- simplicità e soperchia gelosia sto vivi sicuro . mi condussej ma di che io non sarò mai lieta se in un modo o in uno che fatto altro io non mi veggio vendica e perciò lasciami. io non so come Domeneddio mi si l' conce^ derh che io possa comportare P ingiuria e inganno la che fatto m' hai . Voi non stro GIORNATA TERZA siete la . oltre alla conlraffalta di Venezia. me che molto turbata fosse e molto si rammaricasse nondimeno diede tanto luogo la ragione alle vere pa^ role di Ricciardo. mentre che . Ora voi siete savia nell'altre cose. né io non v' ho ingannata per che io vi vo- ma per soverchio amore sempre a portarvi e sia porto e sou di- sposto ad esser vostro umilissimo gran tempo che io e le servidore. e non vendicala . seguitando quel lesto a penna egli denomi- na il terzo. yeiidica per vendicata è qui detto guisa che com- pero per comperalo. E come . Sarelibesi mai corretto nel la testo del 27 questo luogo nel tempo stesso che se ne faceva forse. ( i ) di ciò m' hai j non mi tener più: sti'aziat^ tu hai avuto ciò che disiderato hai ed hami (i) tu Salviati negli Avvertimenti della lingua ( t. Ricciardo diceva queste parole. i. logoro per logorato ec. e cosi . . Il) no-» eli' tò che gli edltoii del 27. sgombero per isgomberato.

NcU' edis poi dei i5a7 . A me (1) Si noti che nel tetto Mann. NOVELLA Tedaldo turbato con utta VII. f quMtitò l* 73 di lasciarmi 1 ò piaciuto : tempo hai (i) . prestamente ad Emi- commise il ragionare : la qual cominciò . quando Reina per non perder tempo. NOVELLAVI.. voltata la sua durezza in dolce . ma donna 51 fiarte di Firenze: tornavi informa di peregrino dopo al- cun tempo i parla con la donna e falla del suo crror conoscente. Ricciardo che conosceva avca posto in l'animo suo aurora troppo lurhnlo cuore di non lasciarla . e di pari volonth di ciascuin no gran peata appresso rono insieme . s' mai se la sua pace non riavesse: perche cominciando con dolcissime parolca raumiliarla. Iddio faccia noi godere del nostro. è slato ranccllato da mano divena V hai . e savissimamente operando. che lui gli era provato che uTCi'a ucciso il e co' fratelli pacefica. taceva Fiammetta lod<nta da tutti. io tene prìcgo. la- sciami. si i«(^c tempo è «U ce . grandissimo dilotto dimorala E conoscendo allora i donna quanto clie quegli del piò saporiti fossero basci dello amante marito . tanto disse e tanto pregò e tanto scongiurò. amore verso Ricciardo tenerissimamente da quel giorno innanzi l'amò. morte . e poi saviamente con la sua donna si gode G. che ella . . vinta con lui si pacefìcò. e libera il marito di lei da . molte volte goderono del loro amore. la lia rih si . rtl in lungo di esso è stato aggiunto è ornai.

non per colore misto di purpureo e di nero. nome fu Tedaldo degli Elisei il quale d' una donna monna Ermellina chiamata. come un . poiché egli in diverse ma- fu molto ingegnato di racquistare l'amore che gli senza sua colpa fatica pareva aver perduto (i) . ciò essere la cagione si E . perso non mai. per non far di vederlo lieta colei. fuor . . 74 GIORNATA TERZA . ma ra vedere in alcuna maniera: di che egli entrò in fie- malinconia e isplacevolej celato . la donna avendo di tutto si sé a tolse dal volergli Tedaldo compiaciuto ini tempo . via . ma si era questo suo amor niere che della sua malinconia ninno credeva . e ogni trovando vana a doversi dileguar del mondo . . piace nella nostra città ritornare sate piacque di dipartirsi . qual che la cagion fosse . sieme andò in Cipri I costumi del quale e le ma- ~ (i) Perduto se disse sempre il Boccaccio ed ogni buono scrittore. presi quegli de- nari che aver potè segretamente senza far motto ad il amico od cona a parente. e moglie d'uno Aldobrandino Palermini. quale ogni cosa sapea .. donde alle due pas- e . nostro cittadi- no la sua donna perduta racquistasse in Firenze mostrarvi . che ad un suo compagno. Al qual piacere Perciocché . . volere non solamente alcuna sua ambasciata ascoltare. andò e pervenne ad An: Filippo di Sanlodeccio faccendosi chiamare e quivi con si un ricco mercatante accontatosi . E .. Fu adunque un . innamorato oltre misura . del più compiacere né a non . con lui mise per servidore u' e in su una sua nave con lui in. che del suo male era cagione si consumare . nobile giovane il cui. . per gli suoi laudevoli costumi meritò di godere del suo desiderio. la fortuna nimica de' si felici s' oppose . . dispose .

due fra- che vicino era donna. . si raccontava ella . ni«>re pinr(|iicro si y5 com- aI mercatante . qiiale vide quattro suoi fratelli tutti di nero vestiti di che egli si maravigliò molto: e conoscendasi in tanto transiigurato e d' abito e di persomi da quello che ea- . fu di tanta costanza. Ma : egli vide le finestre e le porte e ogni cosa serrata di che egli dubitò forte . udendo egli un dì una canzone alla lei gih da lui stata fatta.. che sette anni vinse quella battaglia in Oipri cantare la . Ma avvenne che . che. ma il fece in parte suo oltre a ciò gran parte de' suoi fatti mettendo- gli tra lo mani . o di (piindi mutatasi frat«'lli Per che . col fante suo se ne venne appresso. nel- quale V amore che . che noa solamente huun pagno salario gli assegnò . se ne ven- ne con un suo fante solamente ad Ancona: dove essen- do ogni vsua roba giunta . si dispose a tornare a Firenze . che davanti alla casa per vederla se potesse . in forma di peregrino che dal Sepolcro venisse. ancora che spesso della sua crudel donna fosse si ricordasse e Me- ramente da amor trafitto e molto disiderasse di rivederla.ne e con tanta sollicitudine che eHso in }K)chi auni divenne buono e ricco mercatante e famoso. E messa ogni sua cosa in ordine. e in Firendi ze giunti telli . ({nella ne mandò a Firenze egli ad alcuno amico dell' Ancontano suo compagno. NOVELLA VU. Né di prilei ma andò in altra parte . più non potendo soiferire. . se n' andò ad uno alberghetto alla casa della sua . : li quali esso fece si b<. clic morta non fosse la . ed celatamcnte . Nelle t|uali faccende. sua donna portava ed ella a lui e il piacer che di aveva . forte pensoso verso casa de' se n'andò davanti la . in tonto desiderio di rivederla acce- se. avvi- sando questo non dover potere essere che ticato dimens' r avesse .

76
ser soleva

GIORNATA TERZA
quando
si

parti,

che di leggieri non potreb,

be

essere stato riconosciuto

sicuramente

s'

accostò ad

un

calzolaio

,

e

domaudoUo perchè
il

di nero fossero ve:

stiti

costoro

.

Al quale
,

calzolaio rispose
e'

coloro sono

di nero vestiti di

perciocché
,

non sono ancora quindici
e'

che un lor
,

fratello

che di gran tempo non
,

era

stato

che avea nome Tedaldo

fu uccisoj e parmi in-

tendere che egli (i) abbiano provato alla corte che

uno che ha nome Aldobrandino Palermini
preso
,

,

il

quale è

l'

uccidesse

,

perciocché egli voleva bene alla
,

moglie, ed eraci tornato sconosciuto

per esser con
il

lei.

Maravigliossi forte Tedaldo che alcuno in tanto
migliasse
,

si-

che
gli

fosse creduto lui

,

e della sciagura d'Alsentito

dobrandino

dolse
,

.

E

avendo

che

la

donna

era viva e sana
sieri se

essendo già notte , pieno di varii penall'

ne tornò

albergo

,

e

,

poiché cenato ebbe

insieme col fante suo, quasi nel più alto della casa fu

messo a dormire
lo stimolavano e

,

e quivi

per

li

molti pensieri che
,

per

la

malvagità del letto
,

e forse

per

la

cena ch'era
andata
;
,

stata
s'

magra

essendo già la metà del-

la notte

non

era ancor potuto
,

Tedaldo adparve in su

dormentare
la

per che essendo desto
il

gli

mezza

notte sentire d' in su
,

tetto della casa scen-

der nella casa persone

e appresso per le fessiu-e dello

uscio della camera vide là su venire

un lume. Per che

chetamente

alla fessura accostatosi
,

cominciò a guarda-

re che ciò volesse dire

e vide una giovane assai bella
,

tener questo

lume
1'

,

e verso lei venir tre uomini

che

del tetto quivi eran discesi: e
£attasi
,

dopo alcuna
:

festa

insieme
,

disse

un

di loro alla giovane

noi possiamo

(i)

Egli nel numero

del più, aTveitllo.

NOVELLA
ImUio
sia

VII.
,

77
perciocché noi

Iddio j oggimai star sicuri
clic la

SAppiamo fermamente
è stata provata da' lermini, ed egli
zia
\

morte di Tedaldo Elisei

fratelli

addo&so ad Aldohrandin Pa«
la

l'

La confessata, e già è scritta
,

scnteu*

ma ben
si

si

vuol nondimeno tacere

perciocché, se

mai

risapesse

che noi fossimo
ì\

stati

,

noi

saremmo
.

a>

quel uiedesiino pericolo che
sto detto
ta
, ,

Aldobrandino
si

E

quelie-

con

la

donna
,

,

che

forte di ciò

mostrò

se

ne sccsono
,

e andarsi a dormire. Tedaldo, udi-

to questo
gli errori

cominciò a riguardare quanti e quali fosscr

che potevano cadere nelle menti degli uomia' fratelli cìie
,

ni

;

prima pensando

uno strano avevan
e appresso lo inno-

pianto e seppellito in luogo di lui

cente per falsa suspizione accusato, e con testimoni
veri averlo condotto a dover morire; e
olti*e
,

non

a ciò la

cieca severità delle leggi e de'
\olte
,

i*ettori

li

quali assai

(juasi solliciti investigatori del vero,
il

incrudelen-

do

,

famio

falso

provare

,

e sé ministri dicono della
della iniquità e del diavoalla salute d'

giustizia e di

Dio dove sono

lo esecutori

.

Appresso questo
,

Aldobran-

dino

pose. E,
te
,

comcome levato fu la mattina, lasciato il suo fanquando tempo gli parve solo se n* andò verso la
il

pensier volse

e seco ciò

che

a fare avesse

,

casa della sua donna
aperta
ra in
,

j

e per ventura trovata la porla

entrò dentro, e vide la sua donna sedere in tersalctta terrena

una

che
j

ivi era,

ed era

tutta piena

di lagrime e d' amaritudine

e quasi per compassione
:

ne lagrimò
tribolate
j

,

e av>'icinatolesi disse

la vostra
il

pace ò vicina
viso
,

.

madonna non vi La donna udendo
,
:

costui

,

levò alto

e piangendo disse
forestiere:
il

buono

uomo

,

tu

mi

pari

un percgrin
?

che

sai tu di

pace o di mia

afflizione

Rispose allora

peregrino:

.

.

78

GIORNATA TERZA
,

madonna

io son di Costantinopoli

,

e giungo testò qui

mandato da Dio
a diliberar da

a convertir le vostre
il

lagrime in

riso e

morte

vostro marito
,

.

Come
?

,

disse la

donna
qui
,

,

se tu di Costaiitinopoli se'

e giungi
Il

pur

testé

sai tu chi

mio marito o

io ci

siamo

peregrino

da capo

fattosi, tutta la istoria della
lei disse

angoscia d' Aldo,

brandino raccontò, e a

chi ella era
,

quanto

tempo

stata maritata
,

,

e altre cose assai
fatti

le quali egli
la
,

molto ben sapeva
maravigliò forte
ginocchiò
a'
,

de'

suoi

.

Di che

donna
per

si

e avendolo per un profeta
,

gli s'in-

piedi

per Dio pregandolo che

,

se

la

salute d'Aldobrandino era venuto,

che

egli s'avacciasse,
,

perciocché

il

tempo

era brieve
,

.

Il

peregrino mostran,

dosi molto santo

uomo
bene

disse

:

madonna

levate su e

non piagnete

,

,

e attendete bene a quello che io vi didi

e guardatevi

mai ad alcun non
,

dirlo

.

Per

quello che Iddio
avete v' è per
già
te
,

mi riveli la tribulazione la qual voi un peccato il qual voi commetteste (i) avvenuta il quale Domeneddio ha voluto in par,

,

purgare con questa noia
s'

,

e vuol del tutto

che per

vói

ammendi

:

se
.

non

,

ricaderesti (2) in troppo
:

maggiore affanno

Disse allora la donna

messere

,

io

ho uu
il

peccati assai
altro
si
,

,

né so qual Domeneddio più un che

voglia che io

m' ammendi
disse allora

;

e perciò, se voi
io potrò

sapete

ditelmi
.

,

e io

ne farò ciò che
,

per
,

ammendarlo Madonna
so
f

il

peregrino

io

bene quale

egli è

,

uè ve ne domanderò per saperlo

'

(1)
,

t Commeltesli , Mann,
Si ricaderesti
in
.

e

1'

edizione di Milano.

'

(2)

U

R. espertissimo gramalico emendò ricadereste
a.

La lerminazione
•f

i

appartiene

tu, e quella in e a voi .

Rolli

E

con tutto

ciò

anche

1'

edizione del 27 e parimente le due citate
^

nel Vocab. della Crusca

hanno ricaderesti

*

.

.

NOVELLA Vn.n
meglio,

79
fatto. Ditef

ma

perciocché voi medesima dicendolo n' ab-

biale più rimordiraenlo.

Ma vegnamo
,

si

mi

,

ricordavi
,

egli clic \oi

mai aveste alcuno amante

La donna

udendo questo
,

maravigliossi forte

gittò un non credendo che mai alcuna per»
,

gran sospiro, e

sona saputo

l'

avesse

quanlimque

di que' di

che ucci-

so era stalo colui che por Tedaldo fu seppellito, se ne

bucinasse (i)
usate dal
se: io

,

per corte parolone non ben saviamente
di

compagno

Tedaldo che ciò sapea, e rispo-*
tulli
i

veggio che Iddio vi dimostra
j

segreti degli
i

uomini
Egli è

e perciò io son disposta a

non

celarvi

miei.

il

vero che nella mia giovanezza io amai somcui morte è apposta
io

(a)

mamente lo sventurato giovane la al mio marito : la qual morte

ho

tanto pianta

,

quanto dolente a me; perciocch»^, quantunque io rigi-

da e salvatica verso lui mi mostrassi anzi
ta
,

la

sua parti-

la

sua parlila nòia sua lunga dimora nò ancora

la sventurata

morte

me

l'

hanno potuto
;

trarre del cuo-

re

.

A

cui

il

peregria disse

lo sventurato giovane
,

che
si

fu morto non amaste voi mai

ma Tedaldo
la
?

Elisei

Ma

ditemi

j

qual fu

la

cagione per

quale voi con
cui la donna

lui
ri-

\i turbaste

?

offesevi egli

giammai
olljpse

A

spose: certo che egli

non mi

mai:

ma

la cagione
frate, dal
,

del cruccio furono le parole d'

un maladetto
;

quale io una volta

mi

confessai

perciocchò

quando

(i)

Buccinare con due e
solo

significa

manifetlare con pubblicità
ce.

,

e

con
si è

un e

andar dicendo riservalamenle , con riguardo

come

dello sopra, Nov. IV. Giorn. 5.

^
(a)

Il

senso proprio di buccinare è sonar la buccina: in tenso di

propalare usasi mclaroricnmente

Apposta, cioè imputata , ove «leuni

lesti

moderni con mollo ttt

rore

hanno opposta.

.

a*
io gli dissi
la
1'

GIORNATA TERZA
amore
il

quale io a costui portaTa e
,

dimestichezza che io aveva seco

mi
,

fece

un romo^

re in capo che ancor

mi

spaventa

dicendomi, se io

non

me

ne rimanessi,

io n' andrei in

bocca del diavolo
fuo-*

nel profondo del ninferno (i) e sarei messa nel

co pennace (2). Di che
io

fatta

paura m' entrò, che
la

de

1

tutto

mi
j

disposi a

non voler più

dime,

stichezza
lettera
,

di lui

e

,

per non averne cagione

sua

né sua ambasciata più

volli ricevere (3)j co-

(1)
(2)

Infèrno.

Pennace
\ Nel

Lurlescatnente deilo per pennce. Mari.

(3)

testo

Mannclii era ritenere;

ma
clie

Ja

mano

posteriore yì fu

sostituito ricévere f

come appunto

leggesl nella edizione del

1627

e in

quella de' Deputati. Egli è da credersi

da prima
si

si

fosse

scritto

ritenere per isLaglio; perciocché, quantunque
ritener lettere,

dica propriss

imamente
ritenere
;

non pare

a

me

che dir

si

possa con proprietà
ricevuta

ambasciate. Aggiungasi che ritenere
tote avea detto di sopra che la

dìcesi di cosa già
si tolse

e

l'

au"

donna

dal voler alcuna amba-

sciata ascoltare. Sarehhe egli mai da dire che fosse stato qui adoperato

ritenere nel senso di ricevere?

Ma

egli

converehhe mostrare in

tal caso

con esempi o
sto

dello stesso Boccaccio o d' altri autorevoli scrittori che
fatta significazione. Infin a

que-

verho può avere eziandio così

tanto che

ciò
sia

non

si faccia, io

continuerò a credere che non ritenere,

ma

ricevere

da leggersi in questo luogo.
(*)

Io non saprei né vorrei contradire

al Sig.

Colomho, mosso ancora

dall'

aver io trovato ricevere nei tre testi a penna raagliahechiani. Inclino

adunque ad ahhracclar l'opinione d'un amico
che noi non
tili

dotto; e solamente vorrei

ci allontanasàirao dall'

ottimo

testo, se

non dopo aver

fatto inule

sforzi per sostenerlo.
d'

Io perchè esjwrrò alcune mie riflessioni,
si

quali

osieno

alcun peso, o no, non rileva :hasta solo che dir non
il

possa che

sia slato troppo Icggcrniente rigettato

testo Mannelli.

Premetto che alcuni
significazione.

verbi ricevendo in princijiio la particella ri

non cangiano

Tener presso
ritornar di

di se, e ritener presso di se; tornar dì
,

campagna,
non

e

campagna

vaglion lo stesso. Ciò è tanto noto che
il

a]>-

hisogna

d'

esempi. Ora

verho tenere ha tanti significati,

alcuni dei

quali sono anclie fuori del comunale uso, che subito

non

si

può dire,
non
era

che esso

al

tempo

del Boccaccio in

una

cotale significazione

N. o come dicono DipuUili. piacendovi egli . di Bergamo p. y NOVELLA VU. Tennero lo esporre più Or questo modo ili dire. per quello che presuma egli se n' andò disì sperata ). // Saladino . Ediz. se SimiH). il quale accortissimo era . con loro insieme che de^ Juh dì iV/artelUno gli tenesse: cioè che ne avesse premura. »' av- vide die questo cavaliere aveva dubitato che essi non avesser tenuto lo'nvito. 272. G. N.. Ma possiamo ad luoghi del cio clic più verranno in acconcio. V oste coi compagni di Martrk il pregò Uno ti i |iortnlosi da Sandro Agolanti. tennero G. 9. «e più io fosse perseverato . ceste ste . in ben mille Nella Novella di Martellino. i. Cap. invito. . 1778. . ò sol ({Ufi paccato che ora vi tribola te Io so : fermamen- che Tedaldo nou \i fece forza . tener P invito. ut've al come si fa la sole . gli atteneose. 6. ed lo 'avito . . a. Lorenzo de' Medici. e disse: voi mangerete innanzi te. a. essi liberamente della sua /e sicurati. Socrate rispose agli ambasciatori . lo- ro. se egli prima v' amava . il mio duro proponimento peregrino sarebbe piegato) perciocché niun desiderio al re avea . N.^ me me che . e y come voi medesima vole^ : a voi venne e usò la vostra dimestichezza nella quale e con parole e con muòtiasle .4Ìu quando gli trovò invitiiti gli avesse . allo spedai ter- re* lo' avito. 1 99. Disse allora il : mondo maggiomadonna questo . Credo che i. e le lor donne a dover desinare la seguente mattina con Aldo- brandino gV invitò. alcuna quando il voi fa- di lui v' innamoraste di vostra propria volontà . E se tra tenere e ritenere per lo più non suol essere diversità di significaaione. IO. e perciò tener qui vale Accrltare. 8. Ma la Belcolore venne cioè si in itcreiio col sere e tennegli favella insino a alili vendemmia BoccacTedaldo: rìtcnnc dal fnvcllargli. non si può acconciamente che con accettar P invito. G. T. p. veggundolo io consumare. il In questa slessa Novella di peregrino tantosto n^andò a^ quattro Jratelli e questo fatto . quel sua lettera^ né sua ambasciata più volli ritenere vorrà dire piìt volli accettare. E Novelle auliche Fir. FIACCHI (1) Queste due cUusule tra loro slauno assai duramente ordinate • di mal suono. fatti tanto di piacevolezza gli chf? . 8t (co- io credo (i). Nella Delcolore .

ed . potavate (i) voi fare ad ogni vostro del vostro . divenne vostro fosse vostro. se io si ne parlo alquanto largo ad di voi. chiamano. e nelle piazze come con le loro robe secolari fan- (1) i. Furon frati santissimi e valenti frati si mini y ma quegli che oggi . e nel marine sììegge: sic est tcstus. testo Mannelli. egli non mi disdice. perciocchò strette e dove dagl' inventori de' misere e di grossi panni il furono ordinate e dimostratrici dello animo il quale le temporali cose disprezzate avea quando essi corpo in così vile abito avviluppavano. e cosi vo- gliono esser tenuti ninna altra cosa hanno j di frate se non la cappa : nò quella altresì è di frate fi'ati . -vi E . così diveniste voi come Così come egli sua Che egli non dovervene . mal far . doppi so l' amor raddoppiare. 82 GIORNATA TERZA faceste . non fosse. come farebbe ad un altro. sì come . . li Or voi dovete sa- pere che io son frate e perciò loro costumi io coutilità nosco tutti j e. se così fu (che che fu) qual cagion doveva poter muovere a si torghvisi così rlgidatrtente? Queste cose volean pen. mi piace di parlarne . oggi le fan. non farle . pentere . La stampa XXVII ha pagoneggiar. ma il voler tor voi a lui che sua eravate questa era ruberia e sconvenevole cosa. Potavate hanno in questo luogo tiitte le migliori edizioni che ho vedute (1) J" Paoneggian del . se credevate . dove sua volontà stata . . acciocché per innanzi meuo- glio gli conosciate che per addietro non pare che abgià i biate fatto .. e . piacere . no larghe e doppie e lucide e quelle le . sare innanzi tratto di . di finissimi panni e in forma hanno recate leggiadra e pontificaesse nelle chiese i in tanto che paoneggiar (2) con .

e avvicinandosi e cuopre e richiude . e per il non durar vino . quegli d' oggi disiderano fem- mine e sto e le ricchezze. ma solamente i co- lorì delle cappe E . acciocché io più vero parli. acciocché che per . porti questi il pane colui l' mandi quello altro faccia la pie. e tutto il lor desiderio hanno po- pongono in ìspaventare con romorl e con dipinli- ture le menti degli sciocchi. pianamente f ma a piacere. e in mostrare che con mosine a loro ti . . fatica. conoscessero piCi tosto il oa sé il guarderieno o di. (icsci. Li qtinic gettata m-ll' al foìido si rìscrra acqua dal |)csraton. dove gli antichi la salute disile deravan degli uomini. e in altre cdixioni ma qui aon due parole te. se coloro che . SS il non si vergognano : e quale col giacchiò (i) pescatore d' occupare nel fiume molli pesci ad tratto . Con poi a grande agio. i peccati si purghino e colle messe . rete loiula. le E perciò. (a) Adagio è nel testo Mann. molte pinzochere . comodità.NOVKI LA no . perciocché adagio tutta una parola significa lentamendivise. ed è lor maggior sollecitudine. si^juificaDo gli altri. tanza per anima de' lor passati E certo egli è i il ve: ro che le elemosine e le orazioni purgano peccati ma o il . VII. dosi . tanto più stanno ad agio (a). viltà non per divozione. non frati . le fanno vedessero a cui le fanno . ad agio. ognuno con romori e con ispaventa menti vere alti'ui ingegna di rimuodisi- da quello a che esso di rimaner solo li) s' Giacrhio. nanzi ad altrettanti porci essi gitterieno i E perciocché d' conoscono quanti meno sono s' possessori una gran ricchezza. cappe de' hanno costoro . a suo agio e . i «{ira. sono rifuggi- a farsi frati . molte vcjJove molte altre sotto s'in- sciocche femmine e uomini d'avvilupparvi gegnano. che d'altro esercizio. un cosi costoro colle fimbrie ampissime avvolgen.

guadagni. Chi non sa non può durare il ? che senza denari tu ne' tuoi diletti la poltroneria i Se spenderai denari. che noi diciamo non quello che noi facciamo d' l' estima- no che sia degno scaricamento ogni grave peso esser costanti e dì essi quasi più alle pecore sia possibile ferro . Essi danuan 1' usura e i malva. frate dirà di venirti a casa a contaminare la tua famiglia Perchè vo (i) io dietro ad ogni cosa ? essi s' accusano Denaro. siate padi- zienti . E quando fanno . rimovendosene gli sgridati. ac- ciocché. sto (*2) perchè ? Perchè . Vo- odierni frati che voi facciate quello che dile cono. agli sgrldatori ri- mangano gi le femmine. Maanelli. poltroneggiare nell'ordine . quanti sica quegli a'quaji la fanno cotal risposta che non intendono per lo moil do che gliono essi la gli dicono gran parte di loro sanno. Se tu andrai lor alle . 1' avere risposto fate quello . E . . cioè che voi empiate loro fidiate loro i borse di denari (i). danaro.. molte altre : . ma que. tutte oneste. . i frati non avranno luogo il sarai paziente o perdonator d'ingiurie. . acciocché. di queste cose e di ripresi . danaio. . perdoniate ingiurie guardiatevi del mal re : cose tutte buone. di quegli i si possano fare cappe più larghe procacciare vesco- vadi e r altre prelature maggiori di ciò che mostrato hanno dover menare a perdizione chi l'avesse. essi possano fare quello che se i secolari fanno essi fare non potranno.. GIORNATA TERZA Essi sgridano centra gli uomini la lussuria . frate non potrà femminon Se tu non ar. che a' pastori. che sconce sono e . serviate castità . ne dattorno . vostri segreti l' . tutte sante. le fatti restitutori . ma danaro appo numero del più i migliori scrìUori si trova per lo più usato nel ('j) "i" Queste. ^4 dera .

DBCAM. voi uccideste perciocché per voi non rimase s' . di mille veduti vagheggiatori amatori . quegli adunque così falli andrem dietro chi fa fa (|uel . . cioò che gravissima colpa sia rompere la matrimoniai fede non ò molto maggiore l' il rubare un il uomo ? Non è molto maggiore pinaiìdo per lo ucciderlo o ? mandarlo in esilio ta. già di sopra v' è dimostrato togliendoli di- voi che sua di vostra spontanea volontà eravate . VII. voi ruba- Tedaldo . altri Io n' lio de' miei . |K)i ainmaestrin gli . ma essi . e nou pcf prepgsuione. che egli non le uccidesse con sue mani : e la legge vuole che colui si fa fa. posto pur che in questo sia da concedere . ma Iddio sa se egli fa savia- mente Ma il . II. eh' e' vuole. visitatori non . . solamente delle donue secolari ma de' moniateri i e pur di quegli che maggior romor fanno in su perga? mi 'I . è peccato naturale ciarlo ste rubarlo o ucciderlo o disc. mostran- dovi ognora più cnidele.nc- da malvagilh di mente procede . in quanto in voi fu . mondo : Questo concederh ciascuno L' usare la dimestichezza d' uno il uomo una donna il . NOVELLA la scusa. |>otcre essere? o.. che ò cagio- ne del male che sia in quella medesima colpa esilio e dello es- che colui che '1 E che voi del suo sere andato lapin per lo mondo sette anni non siato (l) Arrerti questo innansi per più lotto. A . . 6 . 85 qunntc volte nel cospelto degl' inlcndenli fauno quel- Perchè non si stanno egli innanzi (i) a casa. Che . se dar vogliono perdio non segnitano Evangelio ? : quella altra santa parola dello ciò Cristo a fare e ad insegnare incomin- Facciano in pri. T. ciò che frale che vi sgridò . si se astinenti e santi j)urc a questo non si credono . vi disse . venuta l' Appresso dico che .

. GIORNATA TERZA questo non si può negare. rimovesse giammai . lui. . tutta nelle vostre mani ? era da lui rimessa Non era egli nobile giovane non era egli tra gli altri suoi cit- tadini bello a' ? non era egli valoroso in quelle cose ? che giovani ? s' appartengono non amato? non avuto ca- ro non volentieri veduto da ogni uomo ? né di que- sto direte ticello di no . Questo pec- cato adunque divina giustizia. Ogni suo bene ogni suo onore ogni sua libertà. . mente re . Il . Ma veggiamo j meritò queste cose: certo non fece. se in trovava dove onestadi voi potea favella. esse pensando e quanta e qua! sia la nobiltà da Dio oltre ad ogni altro animale data all' uomo . le quali mini schifano e prezzangli poco dove a quello die elle sono . quanto eravate voi sopra ogni parte si . dovrebbon colui aver gloriale quando da alcuno amate sono e caro . re alcun brodaiuolo manicator voi il vi sa- pete : e forse disiderava egli di porre sé in quel luogo egli s' onde ingegnava di cacciare altrui è quello che la . altra donna da . l' avete : senza che io so che egli più che esal- ama. sommamente e con ogni sollicitudine ingegnarsi di compiacergli si acciocché da amarla non faceste. . qualunque s'è l'una che Tedaldo di queste tre cose dette che nella sua dimestichezza forse non commetta vate . e senza generar sospetto . che come voi mossa esse- dalle parole d' un frate . in Sì che molto mag- giore peccato avete commesso . la quale . il qual per certo doveva di torte . si .86 cagione . tanto tanto magnificata . Niuna cosa fu mai tanto onorata. Adunque come per detto d' un Io gli fra- pazzo bestiale e invidioso poteste voi alcun lui ? proponimento crudele pigliare contro a so che errore s' non uo- è quello delle donne . Voi medesima già confessato sé v' tata .

. bilniicln tutte le sue operazion non ha voluto v' lasciare impunito: e cosi srnAa ragione daldo. si e perciò quello che non dee (i) poter fare prometta. eluse sempre deve ed alcuna volta per accorciaiucnto de. disse : amico di Dio assai conosco vere le cose le quali ra- gionate. madonna stato . buono . Tedaldo non ò punto morto avesse quello che Iddio mi dimostri. non so per perche bisogni che disse : io il vi A cui il peregrin . se egli la vostra grazia Disse (l) l^re Coti ainl>e Il le e strette dissi* scm|>r« il Boccnccio. e so per certo per quel pec.NOVELLA VIL con giusta to . conviene proniellere questo : . perciocché verissime le parevan . conosco chi sieno santi tenuti : frati inilno ad ora da il me tutti e senza dubbio conosco mio difetto es- sere stato grande in ciò che coutro a rai . la vostra benivolenza e dimestichezza il gli diate. Tedaldo adope- e . Tedaldo è stato ed è ancora in perìcolo e voi in tribulazione. . Dalla quale se liberata esser volete quello cbe a voi . volentieri V ammenderei nella maniera fare f che detta avete: ci ma questo come si può Tedaldo non potrb mai tornare: egli è morto. e in gran ])a rie i parla vostra dimostrazione . che attentissima niente le raccoglieva. Pet. estimava tribolata . le sue ragioni. e molto maggiormente fare è se mai avviene che Tedaldo ([ui torni . . «^ mena ad effetcome voi . cato a lui udendol dire . deve oou mai. e in quello stalo ti il ripognaleuel quale era avanal che voi scioccamente credeste peregrino le mallo frate. se per me si potesse . Aveva sue parole finite. in ma è vivo e sano e . vostfo ren- amore. quando la donna. dal suo lungo il sbandeggia mento la vostra grazia. cosi il ingegnaste di lor voi medesima a Te- vostro marito senza ragione per .

manifestiate. La donna che al- lora disse questo fo io e farò volentieri j né cosa po. e fiorentino parlando (i) disse. vi diciate io vi accerto che Tedaldo è vivo. sa. di più punte di coltello.88 allora la GIORNATA TERZA. e di il capo cappello. che che voi e . la donna t il vide cosi il riconobbe. . Essi erano in parte assai remota somma . . pareva che fosse : per che Tedaldo i uno anello guardato da lui con la somma V ultima le . le quali forse furon cagione di farne parlare quel cotanto che parlato se n' è diso- nestamente . nonpercLé dicesse conosciele con la nella terza sillaba.1 il quale guarderete che per mai non e soli. diligenza il quale donna . coniidenzia avendo la donna presa della le santità che nel peregrino tratto fuori . cioè in quanto i itila pronunzia. certa speranza del suo marito . e disse . messer io donai già a Tedaldo . il peregrino: madonna. donna : guardate che voi diciate j io il vidi morto davanti bagnai alla mia porta . per doverlo at- tenere io spero : che voi il vedrete tosto. trebbe avvenire che simile letizia mi fosse . quasi che il Bocc. conoscete voi questo Come sì. il mio marito allora a libero senza danno e ?>Tedaldo vivo Parve Tedaldo tempo di pa- lesarsi e di confortare la donna con più : . rebbe il vedere . ed ebbilo in queste braccia gli il e di molte mie lagrime morto viso . dove voi quello prometter . . vogliate. gli avea donato > notte che con lei era stato : e mostrandoglie? disse il madonna . e disse consoli del vostro marito . madonna acciocché io vi un segi-eto mi convien dila vita vostra voi mostrare. in tutto questo libro che scrive conoscere . conio sciornamenle hanno molli testi. Il peregrino allora levatosi in piò e prestamente la schiavina gittatasi da dosso. Allora disse . e me (i) Fiorentino parlando.

. II.. si volle t^ mendo te . .. il conoscendo Tedaldo tutta stordì . Esso |>er tanto in il temendo legge lenendo. tornato : . (3) sua voce e alquanto più riguai*datolo e seco alTeruiaudo che per certo egli era Tedaldo. che non può della Toce riconoscendo ma 1' io non so {xu egli »e tenere la voce tP alcuno e per conoscerla con certezxa (che cosi creder ti spiega) sia modo ti^9C.. si teme} e non si pri a riceverlo gli come Tedaldo venuto di Cifece incontro mn. la la ctliz. Quando . e piiingcndo gli si gìllò alcollo.). L 1. e seco iij/crmiindo che per certo egli era desso. e. vivi /ossero. Certo per assai facile lo la clic riconoscendo gran simigliausa delle lellerc il m cil n si rende «lirsi scambio di tenendo con temendo. io sono vostro Tedaldo vivo e sano . conoscete voi lui esser ? 89 vide . es&cr non piitea nella donna nù la „ timor né duhhiexza per „ tuono suo naturale per vece di voce di Tedaldo quaud' ei le parlu\u nel esser da lei conoaciulo. .. tcneo il di Sosia ncllìi l'Andria di Tcrenaio. ed esjirime quasi lo stesso quo' del 27. NOVELLA Vn. Ma osserva il Dionisi che. così di lui temendo come vi de* morti corjìi . se poi veduti . ijualc intende. Né i Deputati lu ni- il SaKiali approvano gran fatto chiuriìkii inamente vi s' giunta di quella yofX fossero. . dell' „ quelle vanno imitando mutasionc de' movinicuti animo j)cr di colei: la qual da lo coittrarìo pinma russicuralu ulijuunlo. e {)oi di nuovo alifuanto n più riguardatolo. gli editori (S) Riconoscendo leggono e del 47 e i Deputati. die' egli. ed è. fuggir . andare come vi- (1) .-<no. e pare rlie (piesta {virola vi 9 adatti assai meglio eliu la voce {«mendo: ad ( o^i modo „ „ fu di contrailo avviso jiarolu il Salviati. A cui il Tedaldo disse madonna non dubita. piangendo «ciixa ( iiun palli fiorentino.. la „ Chi ben riguarda die' egli). e temendo . . do dalla sepoltura quivi . si dclil>cr() finalmente. (a) ^ Cioè nejui "t ucciso.[Awcrìitn. rassicurata alquanto. morto (a) che die voi ed i miei credano la La donna . come Tedal. e mai non fratelli morii nò si fu' . comò egli slvsso Jirù nel proemio JcUu ae- gucntc giornata. e appresso quasi la temendo voce di Tedaklo. (1) t Come del i5a7. possa che usato ablòa il Boccaccio. Il testo Mannelli jhko copra ha conosciele. la donna .

a te mandato da Dio per tua salute al quale per la tua innocenzia è di te venuta pietà. sia sera dove tu quella della tua assoluzione udirai. basciata e abbrac. E nel vero il peccato per lo quale uom dice (3) che io debbo essere a morie giudicalo. se a reverenza di lui un picciol . E . io noi commisi {\) (2) (3) \ t QÀoh. dono che io ti domandemorte cui Al- rò conceder mi vuoli (2) . la io sono un tuo ami. come tu di. a lui se n' entrò. ciala lei disse madonna egli non è or tempo da fa- re più strette accoglienze: io voglio andare a fare clie Aldobrandino vi sia sano e salvo rendalo .At^ carcerieri. . uè mi ricordi mai più averti veduto. rimessasi la schiavina e '1 cappel- basciata un' altra volta la donna. poiché tu della mia salute se' soUIcIto . amico dei essere. ediz. Salviali. lo . t Dal frencescon dit. Pinogli. io voglio stanot- te poter venir da voi e contarlevi per più agio die al presente non posso. della qual cosa spero clie avanti che donian sia sera. voi udirete novelle clie vi piaceranno . come io credo. sii ben tornato : Tedaldo. A dobrandin rispose: valente uomo.()o GIORNATA TERZA basclollo dicendo . col piacer de' prigioniei'i (i). e con buona speandò ranza riconfortatala da lei si partì . . e perciò. gli disse: Aldobrandino. dende tante voci e forme di dire sono venute alla toscana favella. o forse dalla lingua provenzale. più di paura della soprastante morte pensoso salute j che di speranza di futura e quasi in guisa di confortatore. della sua salute. co . sì veramente . e cola se n' dove Aldobrandino in pi-igione era. e postosi con lui a sedere. senza alcun fallo avanti la sentenzia della che doman attendi . come che io non ti conosca. del iSsy e Deputati: vagli. se io l'ho buone. tu . gli si gittò al collo e : Tedaldo mio dolce .

Significa come sono le cento Ji questo tali. se E da n'andò alla signorìa. promettessi e p<TÒ (piello che . . e . né con quanto ardor 5 . raccon- tanicnlo di cosa avvenuta vera o verisimile libro. Non il' n$|)ctlato 1)cn fresche novelle „ Potr. non che una j farei volentieti non elle io . senza volergli dire stesse: sommamente pregò che di buon cuore il che per certo avanti che seguente giorno Guisse egli udirebbe novella (i) certissima della sua salute. ginmmni za di . quello che a' io voglio niun' altra cosa ò se non che tu perdoni quattro . ti ila .'„ Io pur ascollo e non . addoinanda dio s<>nza fallo ov' egli avvenga Il che io scampi . . desideri . „ . fratelli di Tedaldo l' averli a questo punto condotto te credendo nella morte del . NOVELLAVO. disse. lor fratello esser colpevole ed abbigli per ti fratelli e . se non chi riceve alla oflese ma tuttavia . me piace ogiii gran cosa ri . così ti quali forse a cjut'slo roiulollo m' hanno ha al Ma dico a reveren- Dio . ciascun dee volentieri faticarsi iu farcite la veri ih del- (1) Novella ha {liù significali . per amici . ciance o parole^ frascherie o baie. peregrino allora . signor mio.. io lo serverò fermamente. o<]o novella . e in segreto ad un cavaliere che quella tenca disse cosi. 91 li nssai dogli altri ho . acciocché Iddio mia salute intenda . se egli . che il latino ilice nuncìus V r Ilalin comitneinentc dice nuove. in ciò fare quella mnnicia terrò che a grado Questo piacque altro. o Coae a così fatte novelle ^ . il Novella e novello è nome acuivo e vaie medeùioo che nuovo. Significa ancor /'avola. „ Che „ novelle son queste? Non attendo •e ed altre assai che ne Iruovano per lutti gli autori volgari. presente misericordia di picciola . volentieri loro perdonerò ed ora loro perdonoj e se io quinci esco vivo e scampo. lui partitosi. al peregrino il . gik fatti. dove essi di questo : dimnndin perdono A cui Aldobrandin rispose non sa quanto dolce cosa si si sia In vendetta l' .

e posseditori dis- sero i Toscani antichi. ed occultamente madonna Ermellina Mann. venga in onor di voi io e in di chi meritato . per sua introdualbergatori e zione iu su il primo sonno i due 5 fratelli lor fante a man salva prese e lor volendo. La qual male . per rin- venire come stata fosse la cosa. con al- licenza dal gentile la casa di uomo si partì . e narloj il per condanio che è certissimamente falso sì come credo avanti che mezza notte sia . aveva molta noia data e volutala sforzare a fare . e poi insieme apertamente confessarono sé essere stati coloro . ma ben possessori. cosa acciocché av1' e i peccatori sien puniti . no il luogo che voi tenete acciocché coloro non poril tino le pene che non hanno . e certo vi si legge e nell'edizione dol 27 e nelle (2) Ucciditori . . dandovi gli ucciditori Il (2) di quel giovane nelle mani. avervi mostrato. peccato commesso. ha io se ne venne . ma è da giudicarsi piuttosto che omesso per inavvertenza. valo. e massi aiamente coloro che tengo. tutti noi soffersero j ma ciascun per so. 93 le cose si GIORNATA TERZA conosca. avete rigidamente contro Aldobrandin Palermini pro- ceduto . e non uccisori. quello che Tedaldo Elisei uccise. altre posteriori. e parvi aver trovato per vero lui essere stato siete . roso uomo da . Do: mandati della cagione moglie go il .. che Te- daldo Elisei ucciso aveano non conoscendolo . porre al martorio. j dissero perciocché egli alla essi nello alber- dell' un Il di loro. voler suo peregrino questo avendo saputo . e lei so- (1) il t II testo qui venuto a wi Non pare clic siasi taciuto siasi verLo sono per la figura ellissi. ha voi sono (i) qui venuto a voi E come voi sapete . . al quale d' Aldobrandino increscea vo- lentier diede orecchi alle parole del peregrino j e te cose mol- lui sopra ciò ragionate '1 . non essendovi .

VII. che fatto avea . che è quanto a dire mali facitori Io ne ho titcnula T antioi lìb lesione uioMo dalla aulotiti di ai riputate odixioui. co- me alla il giorno appressò Tedaldo avendo già donna mostralo ciò che fare intendeva. attendere il a' fatti d' . . . e pochi di appresso l' a' mafattorì (i) dove la testa . 93 essendo ogni altro della casa andato a dormire^.'* 1* trovò clic aspettava . un dell' altro s' prendendo . . al letto. quella di . . affettuosamente abbracciò e basciò il suo Tedaldo e andatisene insie- me ce . di l' buon volere fecero graziosa e lieta padilettosa gioia levatosi. NOVELLA la . XXVU. e di vedere libero dal pericolo Aldobrandino si il quale fra pochi dì credeva dover piagner morto tanto lieta quanto altra ne fosse mai . ora fosse gnoria . e Jattorì. cioè mali. prestamente Aldobrandino berò . scamdo rhe da ma' . eU moderma mi testo Mannelli e nelle edirioaì iu rece di malJaUori leggesi io jM-nso. .cuinpa'^ta. rallegrati . pregalo che occultissimo fosse pure . E . Aldobrandino La si- venuto giorno e parendole piena informali- zione avere dell'opera. ciò. tocx. com- messo avevan omicidio fece tagliar Essendo adunque libero Aldobrandino con gran letizia di lui (1) t L'edisione del 1718. che per cer- to tu riavrai domane qui sano e le salvo il tuo Aldobran- dino} e per darle di ciò più intera crcdenra. . pienamente raccontò . La donna di due così fatti accidenti e così subiti cioè di riaver Tedal- do vivo to . del LXXIII e del LXXXVU ntaluUori. il quale veramente credeva aver pianto mor. e dacajx) . . no s' usci della casa della . disse : carissima donna mia . donna per dovere quando . in abito peregri.. na niiinnesc hanno a* innl/altori del Livomo del 1789. parimente disiderosa d' udire buone novelle del marito e di riconciliarsi pienamenr Alla qual venuto con lieto viso te col suo Tedaldo .

lo suo scampo scornati. gru. do- mandando perdono. e co- noscendo manifesta mente ciò essere per opera del peregrino tanto . la sé essere ma armati per tema . Ed essendo Aldobrandino di quanto al peregrino piaceva contento telli . Fretjuentcmenle unisce il Boccaccio /jt//e/t'. stare : l'amistà d'Aldobrandino racqui. il peregrino tantosto u' andò . 94 GlORNxiTA TERZA i e della sua douna e di tutti suoi amici e parenti. al fine con ragioni irregli pugnabili assai agevolmente condusse a dovere. . a' quattro fratal e Con loro assai delle parole si che intorno a materia richiedeano . usate. domandò ad Aldobrandino promessa Aldobrandino liberamente rispose . "l numeri. lui alla lor casa condussero per . e questo fatto loro e le lor donne a dover de- sinare (2) la seguente mattina con Aldobrandino gl'iu- (i) Di. re sono tre soli i nomi d'una slllal)a clic lia la iiosli-a lin- gua serventi ad ara])edue ancor nel verso. si potevano veder e spezialmente donna che sapeva a cui farlosi. li quali esso sentiva non solamente per . di fargli onore e la non . dove- . dì apprestare un bel convito nel quale gli disse che voleva che egli co' suoi parenti e fratelli con le sue don. apparecchiato te A cui il peregrino fece per lo seguen. ne ricevesse i quattro e le lor donne aggiu- gnendo che invitargli esso medesimo andrebbe incontanente ad al alla pace e suo convito da sua parte. Lenclu: dic'.. avvenuto .griie e regi si usano Evvi anche piò. quanto nella città gli piacesse di stare festa e quivi sazii . i Ma fra- parendogli dopo alcun di (i) tempo di dovere telli riducere a concordia con Aldobrandino . che dicesi molto lienc nel minore e nel maggior numero (1) t Osservisi questa forma di dire invitò a dover desiuare in luogo di invilo a desinare.

Aldobrandino lagrimando pieto- samente gli ricevette . te non una Nasce tale taciturnità: leggasi col MS. e co* D. comrimi- pagnia erano da Aldobrandino invitati. darlo e tonol»l)ero il disordine di questo |)erio«lo. magnificamente le Ed gli essendo stati serviti nel uomini parimente e cOvsa donne . Vctlcsi onrlic tra le lingue d' indolo nssni dispamtn hncci in certi gior avvicinamento che altri a prima giunta (i) Rolli. vennero. altro che. tacilurnitù (i) stala per lo fresco dolore rappresen- re. "t il dljordine in questo luoqo dair essersi usato il il gerundio in regolare an- Tccc del verbo. nelje mani d' Aldobrandino perdonanza domandando di ciò che contro a lui avevano adoperato. nel!' infinito. . Appresso costoro le sirocchie e le mogli loro. Ne avendo avuto in quello cosa alcuna altra. Osscnisi come periodo piglierrbbe stati wn damento se si leggesse. La mattina adunque i mangiare primieramente così vestiti di quattro . wouWcc. ed essendo msgnificamente serviti nel con- . quello la alcuna altro die laudcvole se non una . volere con (lare nllri verl>i iiii'i così jicr un certo tcuo . tentarono d' rrorn* non \i riuscirono. se non ima. G. R. emendò se non una taciturnità . o. punii mag- non crcdcrclJie. che Imt- devole. nella quale iisansi qunsi «Ilo stesso . R. tutte di bruno vestite . e tutti basciandogli in bocca .. l' 9$ ora del ed essi liberamente della sua fò sicurali. gittate si l'armi in terra sero . tennero s(?guente in su fratelli di l' invito. a ilir meglio. con poche parole spacciandosi ogni ingiuria ricevuta rimise. A.iunlivo. aTTerbialmente. la tari tura ita stata per lojresco dolore ec. nò avendo avuto ia . come erano con alquanti loro . ed A. modo eouldy shnuld. e G. colla sola ili(Tcren«n che tloTC noi gli «la usiamo ciò die gl'Inglesi ne formano il 80^f.NOVELLA VIL vitò. amici vennero a casa Aldobrandino va j che gli attende- e quivi davanti a tutti coloro che a fare lor stati . per lingua no» nlqunnto ili energia nll» espressione In questo U •tra parteci|)« dcDa inglese. e da madonna Ermelconvito lina e dall'altre donne graziosamente ricevute furono. Tedaldo nero .

GIORNATA TERZA Tedaldo : tato ne' vestimenti oscuri de' parenti di per al- \ito gli uomini parimente e clie le donne. de' Villani e di altri scrittori loro contemporanei apparisce avere gli antichi autori toscani assegnata alcuna volta al ge- rundio eziandio la funzione del verho. se non la taciturnità ma venuto il tempo di torta via. ne avendo avuto in quello cosa alcuna altro che laudevole. e seguitano di il La moderna Livorno del 1789 concorda con . gli si levò in pie ec. la Ha poi la detta edizione il punto fermo dopo voce iicrorto. la taciturnità stata per lo fresco „ dolore rappresentato ne' vestimenti oscuri de' parenti di Tedaldo „ ec.. di che parlali Salvini nelle Prose Toscane. che stacca una parte del pe- riodo antecedente. che punto dopo è la più giudiziosa. PotreJdie aJ la parlicella 7. .. più sottili investigatori del proprio ufficio di ciascuna delle parti del discorso. a me non dispiace.2«. la taciturnità stata per lo fresco dolore rappresentato ne'' vestimenti oscuri de' parenti di il dii'iso e'Z Te- daldo (per la (fual cosa da alquanti convito del peregrino era stato biasimato. ma non comincia per lettera grande la voce seguente per: e forse è quel punto minimo. ili pag.. disordine hanno trovato gli i critici in questo luogo del Boc- caccio Messi da parte antichi. riodo. alcuno parere poco (alzantecon antecedenti Ravvici- nandola a che si riferisce. Da questo luogo del Boccaccio e da simiglianti delle cento Novelle an- tiche. addurrò solamente l'osservazione del Slg. convito cosa alcuna altro che laudevole. si levò in pie ec. Finalmente all' uopo di esporre il mio concetto mi giova la particella avvertire che nei tre testi a penna magliuhecliiani manca Ma incominciante nuovo pe- riodo dopo la voce accorto. Colombo. Oltre a- esempi da me uddolti ne accennerò un altro che può vedersi nel1. L' edizione del testo Mannelli ha la voce Tedaldo. JS'oji avendo avuto nel . (•) (*) Gran .^ . pag. 226 principio. Ripeterò ancora. 21. ove tro\asi un punto fermo.. ed egli se n' era accorto) sto ma. e comincia la voce seguente il Ma con la lette- ra maiuscola. e ne fa nuovo periodo affatto sospeso. ciò che ho detto altrove zione nelle stampe gli che la cattiva interpun- fa spesso nascere il disordine de' periodi. IIACCUI. conte seco dispo- uvea. ma noi fanno già dopo la voce accorto. venuto il tempo di tarla via. I Deputali e Salviati fanno punto fcnno dopo voce pe- Tedaldo. varie Premetto che in questo luogo hanno interpunzione varia il edizioni . la qual cosa a noi. Posto ciò io regolerei l'interpunzione del periodo in questa guisa : Jid eascndu stati mugnijìcamentc serviti nel convito gli uomini parimente e le donne. si non concede di fare. V. r Opere del Baccaccio dell'edizione di Napoli 1725. Parte 2.se non una.se non una. non ehbe in quello cosa „ cuna altro laudevole. la Parmense. di fra Guittone.

venuto tempo da gli altri le torla via .. come l'altre donne. festa a Tedaldo? na ce faccia ta A cui udenti tutti. assai de' lor parentadi. pcrt'gtino iicrrl. a doverlo far lieto se non Tedaldoj il quale . e riconosciuto. . ed egli se n' era accoril Ma come . si abbia fatto festa e che come colei che più che per gli è tenu- che alcuna altra. seco dis|>o. la qvial lesione fu ritenuta cxiandio «W Deputali. in una giubba di '/. de' suoi accidenti raccontò. Ermelliua? come non fai tu. e il IMiò (Mica dir molto bene Boccaccio il diviso e 'l coavito d*l pere- grino {•i) . disse: che è questo. ckl 97. niuna cosa è mancata a cpiesto convito . . f Ricotioscitdojii e lungamente guatalo. e disse. Ma S>I- \iali fu d'avviso che foste meglio attenersi anche [qui alP ottimo lesto: il |HTriocchè convito era stato pensamento ed impresa del peregrino.nti. E di dosso git- tatasi la schiavina ed ognitibito peregrino.sto . poi- ché avendolo avuto continuamente con voi non lo avete conosciuto . cousiderato le sue opere (i) + Cosi legge il Mannelli. ha che più volentieri farei io. Perche i fratelli e gli altri tutti di lagrime il d' allegrezza pieni. avanti che alcun s' arrischiasse a credere che '1 fos- se desso.* ^NOVELLA VII.c il con- vito crasi fallo non ilal ma da Aldobrandino.endado verde rimase. avea. si levò in piò mangiiindo ancora frutte . cosi le non parenti come le part. ad abbracciare corsero. e si- migliante appresso fecer le donne. Gli «liUiri <Vl XXVII. Tcdis. Il che Aldobrandino veggendo. Il che Tedaldo vedendo. fuor che mounaErmellina. '1 peregrino era stato biasimato to . uomini il delle cose tra loro avvenute. lessero i7 lUviso il e F invito. e nou senza grandissima malungamente raviglia di tutti guatato. il ' 97 convito (i) del In Climi cosa da al({uanli diviso e . io il vi voglio mostrare. fu (•»). la gli donna rispose: niu- n' .

. . delicata espressione. se fosse desso e noi credevano ancor fermamea- (i) Ru^ginuzza. La donna che . credi tu che io creda agli abbaiatori? esso la procaccianes- mia salute . adunque da stracciò li esso medesimo e i a' fratelli bruni alle siroc- chie e alle cognate si . bene dimostrato ha quello : sere stato falso senza che io mai noi credetti . tosto le- va su . va'. Li quali poiché si rivestiti furono . abbraccialo . E . e volle che quivi altri vestimenti facessero venire . maniera tegnendo giorni . la festa continuarono Li Fiorentini più .^ io t' GIORNATA TERZA abbia riavuto . che tacito principio avuto avea . Questa di j liberalità Aldobrandino piacque molto a' fratelli Tedaldo e a ciascuno uomo e donna che quivi era via. altro il non demarito: ella siderava non fu . me do ne fanno stare -A assai cui Aldobrandin disse . come . che fosse nata nelle menti d'alcuni dalle parole state. tutti a casa di Tedaldo n' andarono e quivi la sera cenarono e più giorni appresso . canti e balli e altri sollazzi vi fecero assai: per la qual cosa il convito fine. : va' via . E preso dalla ruggine che guasta ferro. ma le disoneste parole dette ne' di che noi piagnemmo colui. Fatta e ogni rug- ginuzza (i). per questo ciascun fé sta a Tedaldo vestimenti neri in dosso si tolse . . per denotare il mal animo. che noi credevam Tedaldo. quasi . . ebbe sonoro eran . come un uomo risuscitato e maravia' fra- gliosa cosa telli i-iguardavan Tedaldo j e a molti e ancora n' era un cotal dubbio debole nel? animo o no . con grandissima allegrezza cosi. Matt. questa . lenta in questo ad ubbidire per che levatasi abbracciandolo d' come 1' altre avevan fatto . cosi gli fece lieta festa.

senza più turbarsi donna discreta- mente operando. segni riconosciuto fu colui che era j to ucciso essere stato Faziuolo e non Tedaldo laon- de il sospetto di lui usci . Passavano un giorno fanti . udendo questo. né forse avn>bber pcxza (i) un caso avvenuto non fosse. a' fratelli e a ciascuno altro. fratel di Tedaldo.« NOVFXLA fatto a fé lor VII.ero incontro dicendo: ben passa stare. che l' chiaro chi fosse stato ucciso j il (junle fu questo. . (1] A peua. come di noi siamo. Fa- ziuolo. poco più si . «"y^ se te . e. . e clùesongli perdono dicen- do : in verith che voi risomigliate più che uomo che un nostro noi vedessimo mai risomigliarc un altro. compagno che venne il (piale si chiama Faziuoloda Pontremoli. Bene maravigliavamo dello abito 3 perciocsì ché esso era. di Lunigiana davanti a casa loro gli si e vedendo Tedaldo fe<. Tetlaldo adunque tornato ricchissimo la perseverò nel . qua . né é mai potemmo poi sapere che vero che noi ci di lui fosse. si Il maggior nanzi . suo amare. Costoro udendo! . masnadiere. cosi es- sere stato come costor dicevano di che per questi sta- e per gli altri . Dio faccia noi godere del nostro. lungamente goderondel loro amore. forse quindici dì o fa . . A'({uali Tctlaldo in presenzia de' fratelli rispose: voi m'avete colto in iscanibio. e ziuolo . che fece in- domandò Costoro il fosse stato vestito quel Fa- dissero} e trovossi : appunto tra . parlare si vergognarono. cioò d'indi a molto tempo.

è messo in pri. po frequentato dagli uomini. non la perciò dispiaciuta ad alcuno per tutte tenuto sua lunghezza. e dalV abate . Fu adunque in sta. in luogo non tropnella quale fu fatto abate . a me si para davanti a doversi far racpiiì. un monaco quale in ogni cosa era santissimo fuor . per morto seppellito fosse to . e fattogli credere che egli e in purgatorio . e ancora ò. Ferondo mangiata certa polvere . che come colpevole ne dovea più tosto essere condannato. le die cagione di così cominciare. . po- come noineveggiam il molte. tratto della sepoltura . Ca- rissime Donne. che la moglie di lui si gode . contare una verità che ha troppo ella fu. si Toscana una badia . ma che brievemente narrata fosse stata. di che di quello che menzogna sembianza | l' e quella nella mente m' ha ritornata avere udito un per un altro essere slato pianto e seppellito.loo GIORNATA TERZA NOVELLA Vm. la Reina. nella moglie di lui gene- V. e poi risuscitato . e come poi per risuscitaaltri lui e non per vivo egli stesso e molti credes- sero essere della sepoltura uscito. alla Lauretta strato il con un sol cenno mo- suo disio.enuta da la fine della lunga novella d'Emilia. Dico adunque come un vivo . è sotterrato per morto . a- vendo rispetto alla quantità e alla varietà de' casi in essa raccontati. per suo nutrica un fi- gliuolo dello abate rato. gione . colui di ciò essendo per santo adorato .

particola la ipiale Mn egli nlla iwrticrlla et sostituì la parve n lui rlie ci stesse me}.. con avvertirci che Mannelli nel mu<tt tazione sMnj^nnnò sicuramente. lili. ceva allo abate quali talvolta s' se non per alcune recreazioni sue simplicità . Mannelli avverte ni-l in. essendosi molto . perdili santissimo e giusto era tenu- Ora avvenne clic . amare questa sua moglie savissi- mo . Depu- aeilellcro bene di riiuctlorci il |Mirticula e/. i. . 7 . . il nome Ferondo uomo materiale e grosso modo nò per altro la sua dimestichezza pia. T. . trovasi talora questa parlicoUi non solamente come copulati%a. quasi se ne dis]. 6 ). le pigliava delle e in questa (u) bellissima accorse 1' abate . e (picsla il Uiione adotfar questa tò eziandio Salviati. Salviali la rigettarono. ci E in che questa. II. cap. assai spesse in quelC opera Salv. e de' tempi |K»leriori altresì. che quasi iiiuno. come molto a v- (i) (q) In alcuni "t testi a penna trovo Il ne pur. iiou che sapesse.lio. e et>n ragione. ma il inoltre ( conte avverti molto l)enc Cinonio ) in luogo d' altre priicellc. e più mi piace. ovvero eziandio p«x una cotal grazia ed energia del discorso. NOVELLA vili. clie nell' »«•! «l opero delle femmine: e questo sapeva il cau- tam(!nle fare. pensiindo. ma parimente nelle altre scrit- ture del l)uon secolo. 1. né di né notte Ma udendo che quantunque Feronbene era do fosse in ogni altra cosa semplice e dissipito.irj^inc che cosJ si leggeva nel ronniisciilto orìginnle. Ferondo avere una si donna per moglie s' della quale esso fer- ventemente innamorò . Ed io aggiuj^erò die non solo nel Decameron. in e guardarla .>erava Ma pure. e la lezione del I Mannelli fu tali stf^uila nelle inipn-ssiuni di la Livorno e di Milano. ma nò (i) susplcava to in ogni cosa. con Io abate dimesticato un ricchissimo villano quale avea senza . che ad altro non pensava . non ricordandosi s\ (die" egli) che la non \'nl sempre per copula . Av^e^t. clie dimesliefietza vi fosse st^la ag«l' giunta da chi non accorse che in quetta ha qui fona avverbio DECAM. Avendo jwi gli editori del 37 trovato in alcuni testi a penna e in questa dimesliehetxn ^ adottarono rosi l'atta lezione: ma s' si i Dqnitati e la voci* sì il cav. e che ( fatte guise di piirlar rotto tono t.

come voi siete. ed egli sì . cosi matto come d' ogni senza alcuna cagione è fuori misura geloso di me . die egli insieme con sua donna a prendere alcuno diporto nel giardino : della badia venivano alcuna volta e quivi con loro della beatitudine di vita eterna e di santissime opere di molti uomini e donne passate ragionava modestisloro. la cagione del mio ben potere adoperare il confessarmi. Ma mi vi. mena altrui a vita eterna . 1' Questo ragionamento con gran dello abate . e tanto simamente che alla donna venne desideda Fe- rio di confessarsi da lui . io per questo altro lui viver che in tribulazione e in mala ventura con non posso Per . considerato chi è Ferondo . e disse : figliuola mia. qual cosa . o altro bene. e chiesene la licenza rondo . e la sua stultizia . : messere se Iddio . se quinci non comincia . io credo che gran noia sia ad tina bella e dilicata donna. non posso che . prima che io ad altra confession venga quanto più posso umilmente vi priego che sopra questo vi piaccia darmi alcun consiglio 5 perciocché . poco mi gioverà.102 veduto la t GIORNATA TERZA recò a taato Ferondo . la . anzi cbe a dire altro venisse . m' avesse dato mari- o non me co' vostri mi sarebbe agevole ammaestramenti d'entrare nel cammino ohe lo avesse dato forse ragionato n' avete che io . posso dir vedova e pur maritata sono in quanto vendo esso altro marito aver egli è . ed a pie . piacere toccò animo e parvegll che la fortuna gli avesse al suo maggior desiderio aperta la via . ed ebbe la Venuta adunque a confessarsi la donna allo abate con grandissimo piacer postaglisi a sedere . aver per la marito un mentecatto essere 1' ma : molto maggiore . in- cominciò to. . di lui. credo avere un geloso per che avendo voi e l'uno . .

ciò che vi pia- purcliè io possa. il .'rte orazioni pregheremo farà. che voi mi diceste che ì io non . che gulderdon debbo aver da voi di così fatto servigio Padre mio . rimaner vedova? . Iddio che in questa vita intorni. son contenta^ il come ? vi place . e sarebbe più geloso che mai La donna io disvse : puit he egli di questa mala. te: egli convien eh' muoia . per uu certo tempo nel quale vi con- verrà molto guardare che voi ad altrui non vi lasciate . . ben purchò a voi dea vi cuore di segreto tenere ciò che disse : io ragionerò . NOVELLA e l' VIIL*? io3 altro . disse la donna . altrui. rimaritare . perciocché Iddio . . tornando Ferondo vi converrebbe a lui tornare . io ed egli il AdunSì. solVerta che egh losia sarà guarltp noi con il ct. Ma a questo nt> brievemeule par- lando . 1' avrebbe per male e . quale ò che T'erondo di questa gelosia guarirlo so io troppo guafare . disse la donna. disse spose l' la donna debbo . di ciò nou . convien che egli vada in purgatorio. che egli non mi convenga sempre stare in prigione fate . Disse allora l'abate. che puote una mia pari. che della vostra iribula. xione dite vi credo . fuorché si uno risca . abate . vi potrh egli e' E come. fatto 1' ]NLt . e cosi v' andrà: e quandi questa sua ge- do tanta pena avrà . ventura guarisca. ad un cosi vole ? uomo come : sia convene- A cui abate disse madonna sia voi potete nou meno adoperar per me.. andare vivendo? Disse l'aba. ed lo io faròj ma ce . ninno nò consiglio rimedio veggo. Ma come potrà far questo egli Rispose di nccesr r abate sita se uoi vogliamo che guarisca . dubitate perciocché io mi si lascerei innanzi morire che io cosa dicessi dicessi . che quello che io mi met> . che voi siete . La medicina da il . a gu voi mente ciò . La donna ad padre mio . ri- que.

sono apparecchiata nerete voi il . udendo questo voi foste tutta sbigottita rispose : oimè padre mio. che è ciò che voi domandate? Io mi credeva che. ed avrete consiglio . faccendovi la notte compaj quella consolazion che vi dovrebbe dare egli di questo persona alcuna s' . se savia crederrete al mio Oltre a questo io ho di belli gioielli e di . donna 1' se cosi è. Ma . per la quale io ardo tutto e mi consumo .. . ^ò^ GIORNATA TERZA j to a far per voi perciocché . mentre che Ferondo starà in purgatorio gnia . pensando che ella piaccia a' santi che sono usi di vedere quelle del cielo: e oltre a questo. che assai sono di quelle che quello disiderano che voi potete avere. io sono uomo come . un santo : or conviensi egli a'santi uomini di richieder le donne. e come voi vedete io non sono ancor vecchio anzi E non dee questo esser grave a dover fare . domando è peccato del corpo . io vi darò . . creden- me quello e più che voi poco avanti ne credavate. da. tanta forza ha avuta la vostra vaga bellezza che amore mi costrigne a cosi fare. della vostra bellezza più che altra donna potete . . La donna . Non rifiutate la grazia che Iddio vi mando ciascun di . gli altri . si come che fia io mi dispongo scam- a far quello clie vostro bene e vostra consolazion dee essere. E dicevi che voi gloriar vi . e faretemi contento di voi. Adunque disse abate mi do- vostro amore. co- me vi che io sia abate . il dovete disidei'are perciocché . minore : perciocché ella dimora nell' anima e quello clie io vi sì sia . io . che che . . allora la . . cosi voi potete far quello salute e . né mai accorgerà . po della vita mia Disse . di cosi fatte cose? A cui 5 1' abate disse: anima mia bella non la santità vi maravigliate che per questo non diventa . che a loro vanno per consiglio.

io5 persona sic- li qtiali io non intendo Fate adunque clic d' altra . con molte altre parole . NOVELLA vili. teneva il viso basso nò sapeva come negarlo pareva far bene: per clic e il concedcrj^liele te non le 1' abarì<- veggcudola averlo ascoltato e dare indugio alla ipostn parendogliele avere gih mezza convertila . cominciò a raccontare della . egli qua con meco se ne venga a dimo- rare Fi detto (questo. mendo mandare nel suo paradiso o tra rione. non potere . e con loro a casa se ne tornò se n' cosi s' a pochi dì Ferondo . mano un del do- bellissimo anello la licenziò . mnravigllosecose santità dolio abate . postole celatamente in . . che . che a fare 49)^xnirc tre gio rni suf- . . dolce speranza mia me che io fo . avrebbe mai detto sta tanta colui in aver vita ) e di que- presane . lieta no .. la sua virtù durava alcuno non . gatorio e ritrovata una polvere quale nelle parti di Levante avuta avea da un gran il principe ( quale affermava quella solersi usare per lo Veglio della Montagna . o l' altro di . . no t che per mostri ([ucllo . per voi volentieri. che Ferondo andato fosse in purgatorio : A cui egli v' l' abate contentissimo disse e noi faremo che andrà incontanente : farete pure che domane . alle prime continuandosi nel capo messo . che la pren- deva . mentre . avanti che egli ristesse V ebbe che questo fosse ben fatto : perchè essa vergognosamente disse sé essere apparecchiata ad ogni suo comandoj ma prima . . andò alla badia : il quale come la l' abate vide . e che ella più e mcn data senza alcuna lesione faceva per . si fatta maniera più e meu dormire s<^ colui . quando alcun voleva dor. La douna altri . cari . e attendendo d*aver degli alle compagne Ivi tornata. La donna . avvisò di mandarlo in purdi maravlgllosa virtù.

e '1 sentimento rlvocare veggendo 1' monaci che per il tutto questo egli . quasi da alcuna fumosità di stomaco 1' o d' altro che occupato rita vita e' avesse . cidente fattolo scignere . ho creduto bene di chiudere parentesi le proposizioni incidenti. che „ in un „ re. e lui appresso menò nel e con più altri de' suoi monaci di lui codiletto .. e pare a me . L' abate mostrando di tuxbarsi dello ac(2) . minciarono e delle sue sciocchezze a pigliar Il quale non durò guari che . lavorando la polvere . con disgiungere troppo 1' idee principali una il dall'altra vi cagionano qualche imharazzo. i Ciò. e sono puri accessori. e fatta recare acqua fredda e gittargliele nel viso e molti suoi altri argo- menti fatti fare . non si risentiva toccandogli tutti polso e niun sentimento trovandogli e' per costante ebbero eh' alla fosse a' morto . di vino . io6 fidente fosse . sciorre. costui venne un sonno subito e in pie s' fiero nella testa . . „ questa tanta presane. a .. un bicchier . . . Ond'èche.adi fosse. liadia : il quale è questo:. gliele die here . gli volesse la .. Per che .. dicono Deputati essere stato preso dal (2] Milione di Marco Polo Scignere scingere. .. che qui si accenna del Veglio della Montagna. .. ])iuchier di altre dormir tre giorni sufficiente vino senza avvedersene Ferondo. mandatolo a dire moglie e : parenti di lui tutti quivi prestamente vennero e avendolo la moglie col- (i) \ La andò particola e evvi di soprappiù. le ma perchè questi accessori son molti. „ la quale nelle parli di Levante avuta avea da a fare un gran principe. che neccia anzi che no al filo del periodo. siccome il lettore se ne sarà facilmente avveduto. gliele die he- Le cose vi stanno per incidenza.. avvertenza che io ho avuta eziandio -parecchie altre volte. e ritrovata una polvere di maravigliosa virtù. tale che stando ancora tato addormentò e addormen- cadde . GIORNATA TERZA e ( i ) in . non ben chiaro ancora nella sua cella senza avvedersene Ferondo chiostro . tra per toglierlo più che io potessi. Ivi a pochi dì 1' Ferondo avvisò di „ se n' alla il quale come aliate vide così s' „ mandarlo in purgatorio. smarabate .

dallo aba- te informalo di (juello che avesse a fare senza sajwme alcuna altra persona niima cosa. e dal suo to v' monaco accompagnae poi si andò . la seguente notte travestilo Per che. 107 sue parenti altjuanto pianto cosi vestito . E da alcuno e nello andare e nel torna- re alcuna volta essendo scontrato.NOVELLA le vili. suoi vestimenti. metttrrc in uno avello come era il La donna si toniò . la quale di nero vestita e . giacque ritornò alla cammino per cosi fallo servigio faccendo assai sovente. j un altro bello anello disse che era ap- e con lui compose che la notte. e con quel lei infìno al si mattutino con grandis. In questo mezzo monaco bolognese . confidava. e lasciaronlo stare tanto il eli' e' si tisse. un monaco bolognese notte tacitamente lui in di cui egli molto si . venuta V abate de' panni di Ferondo. monaci che i fallissero era stata fatta nel portarono j e trattigli . bolata trovò e confortatala alquanto pianamente la richiese della promessa. L' abate il di seguente con alcun de' suoi monaci per modo di visilazion se n'antri- dò a casa della . e a gnisa di monaco vestitolo glia il sopra un fascio di parisen- posero . fece V abate . a casa disse o da tni piccol fanciulliu. e una tomba . simo badia diletto e piacere . nella quale alcun lume non si ve- dea . e che per prigione de' . fu creduto che fosse . levatosi la e quel di quivi da Bologna era venuto . donna . e così rip masasi nella casa era di il figliuolo e la ricchezza che stata Ferondo cominciò a governare . Ferondo trassero della sepoltura. libera e senza l' impaccio di Ferondo o d' . che di lui aveva pnrtirsi che non intendeva . cominciò ad attender che Ferondo si risentisse . La donna veggendosi altnii . gianinmi. avendogli veduto in dito parecchiata v' andasse. . L' abate con .

. non faceva . il muro il Ma . sìj e questo . il monaco sì rispo: tu se' in purgatorio ? . altro quando voglia ne veniva E . falla trista.. gran voglia avendone il cominciò a mangiare e a berej e non parendogli vi- no troppo buono. Al quale re e da bere . . ben gran bene anzi che io morissi tanto che io me la teneva me tutta notte in braccio e . . Ferondo . che reco è ciò che la donna che fu tua 1' mandò stail ti mane alla chiesa a far dir messe per anima tua 3 che Domeneddio vuole che qui rappresentato Disse allora ^Ferondo Io le voleva : sia Domine . gran battitura A cui Ferondo avendo gridato . . il monaco da capo gli ri- prese e con quelle medesime verghe . con certe verghe in ra . accorgersi. 11 che veggendo (i) Ferondo ? o mangiano io ti i morti Disse il monaco . dalle il buono anno. . diede al prete del disse Domine. mano . e quivi trovandosi senza saper dove orribile. che ben sapeva ciò che ( risensi era tito . cendo. che ella vino della botte di lungo . poi . altro che bdsciarla ed anche faceva . (1) D verbo vedere <jui sta per sentire. più volte fu detto Il monaco bolognese . presolo gli diede una gran battitualtro Ferondo piangendo e gridando non faceva io? che domandare: dove sono se : A cui . più nuove cose del mondo disse : di- il monaco portò alquanto da mangia. . diede una assai. I o8 GIORNATA TERZA Ferondo che andasse per quella contrada penitenza faccendoj e poi molte novelle tra la gente grossa della villa e alla moglie ancora . fosse ) entrato dentro con una voce . Per che sé stesso e la sua le donna '1 suo figliuolo co- minciò a piagnere. Come il disse : Ferondo dun- que son Ferondo io morto Disse monaco e mai . poiché mangiato ebbe .

. se ma tu non gli . non è egli più persona che noi sì . tu di vero confetto . moglie dolce : Oimè . la batterò mai non le dirò villania se non del vino che ci ella ci ha mandato stamane . tu ì 109 Disse il deh ({ucsto perchè mi fai monaco: p(>rcioochò cosi lia dì comandato Domoneddio che ogni . disse Ferondo . il miglior marito del mondo mai non . mi Disse : von^ il mo' e per- naco io sono anche morto e fui di Sardigna io lodai gih f molto ad un mio signore V esser ge- sono stato dannato da Dio a questa pena . il monaco: si. monaco : ma elle arsero alle . uomo : che io non sarei stato . convenuto mangiare fece bene . ella se io vi tomo f io la lascerò fare ciò se' che fai? Ma chè loso ti dimmi. che : tu che questo . che io cpicste battiture infi- debba dare mangiare e bere e no a tanto che Iddio Disse Ferondo : dilil)ererh altro di te e di e' me . buio Disse il . ed anche non dela ninna . disse Ferondo tu dirai vero e per certo. li sia fatto E : per che cagione? disse Fetu fosti geloso. . aven- rondo Disse il monaco perdio Ferondo do la miglior donna che fosse nelle tue contrade per . disse . ha mandato canal ed cmmi sì . tu abbi sii si a mente quello che . NOVELLA disse : Vin. a migliaia. se io vi : tomo mai io sarò . . Disse il monaco Ih . puoi né vedere nò udire allora non come essi te Disse Ferondo : o quanto siam uoi di limgi dalle no- . fo ora : che tu vi le non mai più geloso Disse Ferondo o ritorna- mai chi muore? Disse . di questo ti dovevi tu avvedere mentre eri di . messe O . . due vohc . O . due ? Disse il monaco : . e ammendartene: e fa' che se egli avviene che tu mai io ti vi tomi. e la piìi io ella era più melata che '1 ma 1' non sapeva che Domencddio avesse jwr male che fosse geloso . chi Iddio vuo.

. al mondo j . Ferondo donna . Ferondo . e che a tornasse . moglie mia casciala melata . turosamente visitò il donna . delle miglia più di bella cacheremo. ha . noi . 1 1 o sire contrade ? GIORNATA TERZA O io disse monaco ! il . ed che gravida fosse L' abate adiuicontraffatta . Benedetto e . lei si diede più bel tempo del . mondo Ma : come avvengono le sventure la donna ingravidò. que la seguente notte fece con una voce nella prigione. il disse all' abate perche ad amenduni parve fosse che senza indugio Ferondo purgatorio rivocato a vita ella di lui dicesse . insieme col monaco suo tacitamente Ferondo il narono nello avello nel quale era stato seppellito si risentì . Ora fatti ragionamenti ed in simili con mangiare e con battiture fu tenuto Ferondo da dieci mesi 5 infra li quali assai sovente la bella 1' abate bene avvene con . gli amor Dio (i) ti fa questa grazia . La mattina Le duo in sul far del giorno e (i) •{ edizioni citnte nel Vocabolario hanno caciatu- . che egli gli mandava ore il di quella polvere tanta che . disse . dove tornato il tu avrai un figliuolo della tua quale farai che tu nomini Benedetto j perciocché per prieghi del tuo santo abate e della tua donna e per di san Benedetto . Gnaffe cotesto è bene assai ia. ni suoi . . tanto ci . che a Dio piace che tu torni . e prestamente accor- tasene . da dovere essere di lei si . e dirgli chiamar Ferondo confortati . dolciata L' abate fattagli dare nel vino . udendo questo gli fu forte lieto e disse : ben mi piace dea il buono anno a messer alla Domeneddio e allo abate e a san . sevvl di lungi . B'erondo : e per quel che mi pa- dovremmo in cosi essere fuor del mondo . forse quattro facesse dormire rimessigli i pantor. .

sembianti facccndo di . prendete venite . Ili . die da' Greci . lodata sia la . dell' dicono sole wna* altro. avverli (a) modo <lvl dire. che Ismossolo . che con la ne' loro mesi. i piglia anno. il quale veduto non avea ben dieci mesi . di che spaventati tutti per . buon anno e le buone calen: L' abate disse . che detto avean mattutino la corson e conobbero voce di Ferondo . come anco gli Ebrei. vide abate .e.NOVELLA Vra. dello avello forte . dogli esser vivo cominciò a gridare apritemi . e viderlo già del monimcnto uscir fuori. Era Ferondo tutto pallido colui che tanto tempo era . vide egli . potenza d' Iddio Iddio t' . stato senza Il vedere il cielo ) fuor dello avello uscito 1' quale : come . per alcun pertugio dello avello lume . . non i quali non avcau calrnde luQc. ma usata da' Romani le . varsi d' orazione disse figliuoli non abbiate paura .. . ed allo lej abnte n' andarono . perciocché poca ismovilura (i) avea l'incominciava a mandar via. si Calende o colendi dicono ti i primi giorni di tutti i mesi si : a colende di maggio ec. la novità del fatto cominciarono a fuggire Il (juale : . la croce e V acqua santa ed appresso di me e veggiamo ciò che la potenza d' Iddio ne j vuol mostrare ( come e così fece. : per che paren. così gli corse a' piedi . i monaci . cioè nuore luna governavano loi mesi. quando per lo dì primo altri. cioè non era molto graTC e duroasrauoil Tcni. Usano questa voce più contadini oggi. le e quelle delle vostre orazioni secondo che rivelato mi fu di sim Beuedetto e della mia donna m' hanno : pene del purgatorio tratto e tornato in vita il di che io priego Iddio che vi dea di (a) oggi e tuttavia . Va' dunque . . apri- temi . ha qui rimandato e consola la tua donna la (i) Poca ismovilura mfea. ed è \occ greca. ma i diceano neomenie. e disse padre mio. ed egli stesso a sì pontar col capo nel coperchio . quando colh . figliuolo poscia che .

non fu per innanzi di la donna contenta one- . 112 qual sempre ta in . . del Ragnolo Braghiello avanti che risuscitasse la Per qual cosa in casa colla moglie tornatosi . e faceva da sé medesimo le più belle favole del . uomo che fama la risuscitato fos- accrebbero senza fine . sessione rientrato de' suoi beni l' ingravidò al suo parere : e per ventura 1' venne che a convenevole tem- po . il qual fu chiamato Benedetto Ferondi La tornata di Ferondo e le sue parole. credendo quasi ogni se . che credono la la femmina nove mesi appunto portare i figliuoli. . mostrò d' avere di questa cosa una grande ammirazione tare il . che . . mondo de' fatti del purgatorio e in pien popolo la raccontò la rivelazione statagli fatta per bocca . Ferondo tornò . che per sì sua gelosia molte bat- titure ricevute avea. la della santità dello abate E Ferondo. Disse Ferondo: messere. lasciate far pur . e fecene divotamente cannella sua villa far . dove chiunque vedeva fuggiva come si suole delle orribili cose ma . Ma. a tutti rispondeva e diceva loro novelle dell' anime de' parenti loro. è staservi- lagrime . na partorì un figliuol . don- maschio . misereie il j . più geloso . e in pos. secon- do la promessa dello abate : fatta alla donna. come ìo la tro- verrò . domandandolo molte cose quasi savio ritornato . L' abate rimaso co' monaci suoi. egli m' è ben detto cosi. secondo opinione degli sciocchi. . GIORNATA TERZA poìcliè tu dì questa vita passasti . me . come che di quella guerito. egli richiamandogli affermava sé essere risuscitato La moglie similmente la aveva di lui paura . poiché gente alquanto si fu rassicurata di con lui e videro che egli era vivo. e sii da quinci innanzi amico e dore d' Iddio.. così la bascierò tanto bene le voglio.

elle «li tanti ImIIì riconoscimenti e si teneri «Iella madre e dei fi- 111) tentato Il due autori eccellentissimi d'animarne drammatici «io e fra- coniiionimcnli.NOVELLA sta mento. del Questi ne fece una conimctlia. quale. satala . cbe col Boccaccio nom dutur ultra.fece illu!>lralorc sua commedia autore dice elic thiit end* welì. ricordargli ipieU' Qui mi |)crmetta d' degnissimo illustratore di aureo uvvcrlimcnto Onisio: est i/Hoildam prudire IcHiis. il santo abate le ne' suoi qualrbene e tlillgcntemeuservita l' maggior bisogui avea . nome di una sua tij. e fu la recitata la prima vulla in Siena j4ir* ivell^ i Il secondo fu Sli»kes|H-ar. jicr la due cardinali. e mollo sua dottrina stimato e l>encficato il da papa Leone X. avutala cara . e la intitolò firgiiiia. . «junndo scconciamcnle poteva ritrovava.• j)er che egli poi . e d' andare audie un poco più innansi. Giletta di Nerlona guerisce d* una fistola: il re di Francia domanda per marito Beltramo il di Rossiglione . (i) Il soggetto (li corredato gli. tello di primo fu Bernardo Accolli nobile aretino. ' ii3 veramente volentieri col come si soleva . conciò fosse questi Novella ò cosi hello e cosi riero «P intreccio. L' di questo inferiori suoi caratteri in questa commedia sono mollo il a quelli di Uwxacciu. per moglie la tiene (i). xXestava . dove vagheggiando una giovane . il suo privilegio rompere solamente a dire alla Reina. in persona di lei Giletta giacque con lui . si . ed ebbene due figlino-' a Firenze li . Mart. sotto cui {MnliGcato mori.liuulu niitumle che fu maritata a . clic . vili. con lui si visse. non volendo a Dioneo . cantra sua voglia spose ne va per isdegno. e da Clemente VII. un conte Mulalcsli. e m. NOVELLA IX.

senza aspettar d' essere da' suoi. mani e . . conte di Rossiglione: perciocché poco sano era . chiamato fu Isnardo. il detto conte un suo il figliuol piccolo bellis- chiamato Beltramo. il conte . il quale sempre appresso di sé te- neva un medico. chente che ella si sia . perciocché ricca e sola ella già era rimasa d' età onesta via . volen. essendo molto guardata . non avendo mai potuto Beltramo .. Per qual cosa essa . chiamata Giletta. questa giornata sono a raccontare Ma pure . avendo quella di Lauretella udita? Certo vantaggio ne fu che dell' altre non fu la primiera . 1' avevan voluta maritare rifiutati n' avea . dimenticare molti . La quale Beltramo infinito amore . il quale . il lei morto tieri se onesta cagione avesse potuta avere. senza la cagion ella dimostrare . Aveva senza piij . Ed essendo quali da marito . . vi conterò Nel reame di Francia fu un gentile uomo . cosi tutta vaga cominciò a parlale. di chela giovinetta fieramente rimase sconso- lala : non guari appresso essendosi per veder Boltramo . del re lasciato ne convenne andare a Papadre di rigi. a Parigi sarebbe andata j ma . chiamato maestro Gerardo di Nerbona. pose e lui Al quale. Chi dirà novella ornai che bella paia ta . n4 la GIORNATA TERZA sollicitata cosa clie già fìnlta fosse la novella di Lauretta. e oltre al convenevole della tenera età fervente a questo nelle . Ora avvenne che ardendo dello . quella che alla proposta materia m' oc- coire . che poche poi ciute : ne sarebbon pia- e cosi spero che avverrà di quelle che per . quale era simo e piacevole : e con lui altri fanciulli della sua età s'allevavano. morto . non vedea. a' i suoi parenti . tra' quali era una fanciulla del detto medico.

più alcun non voleva nò consiglio nò aiuto Di che la giovane fu oltre modo contenta . non gliele seppe disdire . contanente si . e pensossi non solamente per questo aver dare a Parigi credeva . a cavallo ella s' ed a Parigi n' andò . come che l' molti se ne fossero speri. . re veggendola bella giovane e avvenente . una che era uuvella come Francia p(>r una nascenza . ho speranza in Dio giorni di questa infermità reuduto sano in so Il . se quella infermità fosse jK)terle venir fatto d' . appresso nel cospetto del re venuta di grazia chiese 11 che la sua infermità gli mostrasse . potuto nò saputo una giovane mondo non hanno femmina come il po- trebbe sapere f RingrazioUa adunque della sua buo- na volontà . re si fece medesimo i beffe delle parole di costei dicendo f quello che maggiori medici del . avuta avea nel petto ed era male stata curata gli rimasa una fistola . le venne sentita .chè bellissimo giuvntie udiva ch'era divenuto. e rispose che proposto avea seco di più . mentati l' che di ciò avesse potuto guerire ma tutti avean peggiorato: d' j>er la qual cosa il re disperatose. senza alcima noia o d' avervi in otto . colei che gihdal assai cose apprese fatta sua polvere di certe erbe utili a quella infermità che avvisava fosse . NOVEU. . e . la quale di grandissima noia e di : grandissitua augOMria gli era nò s' era ancor potuto trovar medico . confortò di doverlo guerire e disse : monsignore fatica di voi quando io vi piaccia . che montò . ne.AIX. amor di ii5 Bdlromo più al re di clie mai.. che ella leggiermente aver Bel- tramo per marito padre aveva Laoude si come . cosi in. ma . . percio<. Nò prima altro fece che ingegnò di vedere Beltramo. e mostrogliele Come costei l'ebbe veduta. legittima cagione d'an- .

poi dice senza noia di ? me in picciol . E accordatosi di provarlo disse : e se voi non ci guerite . se io infra olio giorni . gnato il . tempo damiil guerirmi gella . il . quale mio padre fu e famoso medico menIl visse re allora disse seco : : forse m' è costei mandata da Dio sa perchè non pruovo io ciò che ella fare . : voi ne parete ancor senza marito e altamente se ciò farete la noi vi mariteremo bene : Al quale giovane disse monsignore : . rispose la giovane fatemi guarguerisco . . GIORNATA TERZA A cui .ii6 consiglio di disse : medico non seguire . e sì gli disse : Beltramo voi . Di che il re . Gran cosa al re dovergliele parve dare . io vo- un marito tale . poiché promesso '1 l'avea. : damigella voi avete : ben guada. se- gua ? Monsignore 5 . vi fa temi bruciare Ma se io vi guerisco il che merito me ne seguirà ? A cui : . quale infino nella mia puerizia io cominciai ad ama- re e ho poi sempre sommamente amato. farlo . veramente mi piace che voi mi maritiate glio ma . se fece chiamare . faccendoci rompere nostro proponimento che volete voi che ve ne . guerito disse . non . re rispose . siete ornai . non volendo della sua fò mancare . . ma . monsignore voi schifate la : mia arte per- chè giovane e femmina sono io ma . o della Il re tantosto le promise di . marito A cui ella rispose adunque mon- signore il ho io guadagnato Beltramo di Rossiglione. e in breve anzi mine r ebbe condotto sentendosi . la giovane . io vi ricordo che non medico con con la la mia scienzia anzi con lo aiu- to d' Iddio e scienza di maestro Gerardo ner- bonese tre . La il gioter- vane cominciò la sua medicina a sanità . quale io vi domanderò figliuoli senza dovervi domandare alcun de' vostri casa reale . dare e .

. A cui gliamo re disse. monsignore? il A re rispose : ella è colei la . qual n' ha con . E venuto giorno a ciò dilerminato. Disse Beltramo: e chi ò la damigella. DECAM.NOVELLA a governare il IX. e il re fece fare l' il apparecchio grande per la festa delle uo7. le sue medicine sauilh reuduta scea e veduta resse . quan-* il tunque Beltramo mal volentieri facesse. disse re . io non sarò di il tal maritaggio (a) la Si . che con una lac- dama di più alto legnaggio non avreste Beltramo si qxie.h peusato avea quello che far dovesse dicendo che al suo conlado (l) "f Notisi essere Joriiito jK-r essere uom fatto. perciocchò dami- gella è bella e savia e amavi molto: per che speriamo con lei che molto più lieta vita avrete . {ler (a) Afaritaggio usò i* ({uasi sempre il Bixc. . nella presen1* za del re la damigella sposò. qiiantuuque molto bella paalla conoscendo non . Avveiti pei tutto ov<: tto\i. come colui che seco . dunque mi volete voi dar medica per mogliere? io si Gih a Dio non piaccia. T. gi. che più che sé amava^ E questo fatto .ze. rendo sicuro che mai contento . a clii vi piace. dunque volete voi che noi meno di nostra fede. . e con voi ne meniate una damigella cui qual noi v'abbiamo per moglie data. Beltramo il (|ualc la conogli l' avea lei . ma di questo vi sì come vostro uomo . rullo ilei matrimonio |Hir clic sempre egli «isi |ir(>|irio li i-on^iungcrsi carnalnieutu . la qual noi per riaver sanità donammo alla damigella che voi in guidcrdon di ciò domandò par marito ? Monsignore disse Beltramo voi mi potete ton-e quant' io tengo e donarmi. il che fatta femmina prenda ve- giammai. quello che i Latini diper cono malrim-'iiiiiin. 117 clie voi torniate grande e fornito (i): noi vogliamo vostro contado la . sarete . esser di legnaggio che : sua nobiltà bene slesse tutto sdegnoso disse monsi- gnore. IL 8 .

o separava. ed ella per compiacergli : partirebbe A Ili il quali esso durissimo disse : di que- sto faccia ella piacer suo io per me vi tornerò al- lora ad esser con lei che ella questo anello avrà in dito e in braccio figliuolo di l' me acquistato il . di tal ventura al sperando di doverlo per suo contado. come lor donna fu rice- Quivi trovando ella per lo lungo tempo che senza conte stato si v' era. per alegli cuna virtù che stato gli era dato ad intendere eh' avea. . . e fu buon tempo La . I cavalieri intesero la dura condizione posta nelle due quasi impossibili cose j e veggendo che per loro . . pregandolo che contado si .ii8 tornar chiese si GIORNATA TERZA voleva j e quivi consumale al r^. forte biasimando di lei conte di ciò ch'egli la non il si contentava . E ad Fiorentini guerreggiavano co' Sanesi si essere in lor favore to e dispose. se per lei stesse di . nò mai da sé partiva (i). al concio paese. Avendo donna il tutto racsignificò. ogni cosa guasta e scapestrata. il matrimonio . commiato E montalo a cavallo se non nel suo contado se -a' andò saputo che i ma ne venne in Toscana. al loro ser- rimase . se ne venne suo bene operare rivocare . . dove da tutti . novella sposa poco contenta a Rossiglione vuta . . di che i suggetti e lei ebbero molto cara e poserle il grande amore. Egli avea anello assai caro . sollicitusi come savia donna con gran diligeuzia e : dine ogni cosa rimise in ordine contenlaron molto . parole dal suo proponimento noi potean muovere si (i) Avviti /3ar//Va transitivo. . e da loro avendo vigio si buona provvisione. cioè divideva. non venire suo gliele significasse . dove lietamente ricevu- con onore . fatto di certa quantità di gente capi- tano. per due cavalieri al conte .

alberghetto.* e pregógli che la guardia ed al il go- verno del contado prendessero. Ed avendo quello . in abito . ma niente montarono . non tornare . lar dovesse av- raguuata una parte de' maggiori e de' migliori uomini del suo contado. e mostrò quello che di ciò seguiva j e ulti- mamente zi disse che sua intcnzion non era che per il sua dimora quivi conte stesse in perpetuo il esilio. IX. NOVELLA toninnìno alla donna . suo riavesse visato j . e dileguatasi con intenzione di mai in Rossiglione . Essa . ben fomiti s' a tlenari e care gioie senza . Avvenne adunque che st'guenle dì ella vide (l) t Piiinamente $ì stavu. accomandati loro a Dio. loro assai ordinatamente e con pietose parole raccontò ciò che gih fatto avea per amor la del conte . accioccUò per conscguente marito . entrò in cammino né mai rlstcltc s\ fu in Firenze: e quivi per avventura il arrivata in uno . vwc« o#cur«ini'nte .. dopo lungo pensiero di- libcrò di voler sapere se quelle due cose che jxìlesser veil nir fatte e dove . Quivi . quale una buona donna vedova teneva na si pianamente a guisa di povera jwregri. mentre ella parlava . anvita intendeva di consumare rimanente della sua in pcregrinaggi e in servigi misericordiosi per la salute dell' anima sua . furon lagrime molli prie- sparte assai da' buoni uomini e a lei porli ghi che le piacesse di mutar consiglio e di rimanere. sapere alcuno'ove ella andasse . 119 e Irt sua risposta le raccontaro- no. con im suo cugino e con una sua cameriera di peregrini . e lei avergli conte signilicassero vacua ed espedila lasciala la possessione. stava (i) disiderosa di sentire novelle del suo il signore. la (Tualo dolorosa molto. Nutùi quecta bcQa loctuiuiic .

salutatele. uom del mon. raccolse bene e più tritamente esa- minando vegnendo ogni compresa. queste pa- role intendendo . do d' una nostra vicina . cominciò la contessa madonna . La gentil levatasi che apparecchiata era d' udirla ed entratesene sole in una sua camera e : postesi a sedere.iche della fortuna leste . un giorno tacitamente in abito peregrino n' andò j e la . e per povertà non si marita ancora ma con una sua madre .. uom il forestiere il si chiama conte Beltramo j piacevole e cortese e molto amato in questa città ed è più innamorato . quello che a questo conte fosse piaciuto La . vostri e miei donna ogni cosa che vi mi dite } che mai da me non vi troverete iugan- . consolarsi onestamente la vostra fede . e' . GIORNATA TERZA . e bene ogni cosa la casa e suo consiglio: e apparata nome della donna e della sua figliuola dal conte là se amata. come sono per avventura voi potreste ma dove voi vovoi e me consolare : La donna gna rispose che niuna cosa dlsiderava quanto di . contessa . ma è povera Vero è che onestissima giovane è . quando donna : le le volea parlare . disse alla donna. . savissima e buona donna si sta j e forse se questa sua madre non fosse . Seguì la contessa a me i biso- nella quale se io i mi rimetto e voi m' ingannaste Sicuramente piace . m. donna e la sua figliuola trovale assai po- veramente piacesse disse . voi guastereste disse la gentil fatti . . . buona donna quale lo albergo clii egli fosse A cui 1' albergatrice rispose: . fermò '1 il particularità. mi pare che io j voi siate delle ni. I20 sua compagnia conoscesse . davanti allo albergo passare Beltramo a cavallo con il quale quantunque la ella molto b«n del- nondimeno domandò . la quale (> gentil femmina . questi è il un gentile . avrebbe ella già fatto di .

di darle prestamente de' miei denari quella dote che voi sia medesima a maritarla onorevolmente stimerete che convenevole . colei minciò di ad aver compassione . Io veggio vostra figliuola bella e grande da marito. À cui la mia ti : donna disse: madonna. per . tuttavia.. non voi conte se quello ò vero cìie io intendo cioè che figliuola. io il farò vo- e voi appresso farete quello che vi pìacerii la Disse allora contessa : a me bisogna che voi per al. chi infino a cjiiel era e ciò che inter>'enuto l'era sì fatta giorno le raccontò per alle maniera .LLA natn . . i suoi casi raccontati l'altre seguì : udite adunque avete ira mie noie . che far me le possa aver. persona conosco.sso per voi operare. IX. dove voi mi serviate e. che la gentil dunna dando fede sue parole sì co- me quella che gih in parte udite l'aveva da altrui. cuna persona di cui voi vi fidiate facciate al conte mio marito dire che vostra figliuola sia presta a fare . . pia- cque til . quello che io abbia inteso e comprender mi paia il . comlncintosi dal suo primo innamoramento. e lentieri . ditemi «picUo che io po. sì come bisognosa . la profertaj ma . ma . mio marito sommamente ami vostra gentil . voi disiderate Madonna rispose la contessa io il vi dirò ma primieramente vi voglio mostrar quello che io voglio che ve ne segua . avendo l'animo gen- disse: madonna . se egli sai^ onesto a me. qxiali sieno quelle il due cose che aver le quali mi convien ninna se '1 se io voglio avere mio marito : altra . egli se il conte ama figliuola io noi so. Alla donna . NOW. non aver ben da maritarla ve la fa guardare in casa Io intendo che in merito del servigio elio mi farete. : e la contessa . che . 131 Allora la contessa eli' . . ne fa gran sembian- ma : che posso ? io perciò in questo adoperare.

quando a . 122 GIORNATA TERZA . eh' egli ama . ogni suo piacere così dove ella possa esser certa j che egli l'ami come dimostra .. la donna ingravidò in due figliuoli maschi come il parto al suo tempo venuto fece manifesto. donna . avendo da . A cui. creden. cotanto Il quale se egli \i gli manda voi mi donerete il e appresso manderete a dire vostra il figliuola essere apparec- chiata di fare "venire . piacer suo. il suo anel. fidandosi. non le manda 1' anello quale mano e che ella ha udito . non solamente di promise ma l' infra pochi giorni con segreta cautela lei . e che essa ad onesto fine a far ciò si mettea nella sua buona ed onesta farlo afFezion conalla contes. volta contentò la gentil Nò solamente d'un» ab. secon- do ordine dato da ed ebbe . sa . che mai parola non il ne seppe . temendo non forse Ma che onesta cosa era riavesse il il dare opera che la buona donna . quantun- que gravetto paresse al conte e lei in iscambio della^ figliuola a giacer col conte maestrevolmente mise Ne' quali primi cougiugnimenti affettuosissimamente dal conte cercati . . e così appresso. lo in dito e il il figliuolo in braccio . . suo marito . sempre conte non con la moglie ma con colei quale egli amava. lui generato io racquisterò e con lui dimorerò dimorar con marito. in iscambio di vostra gliuola gli metterete allato Forse mi farà Iddio gra- zia d' ingravidare. essendone voi biasimo ne seguisse alla figliuola stata cagione. e qui farete occultamente fi- e nascosamente me . il che ella il non crederrk egli porta . mai in se egli . come moglie dee Graa pur pensando cosa parve questa alla gentil donna. essere slato. la contessa degli sì bracciamenti del marito ma molte se segrétamente operando dosi la . come fu piacer d' Iddio . l' anello .

la Sila cortese domanda gioielli . se ella aveva cosa che 1* gradisse fatto . se udendo che ne tor- nò . insieme con la figliuola : mandare nò venire a se n' andò a in contado a casa di suoi parenti e Beltraa casa mo ivi sua. avca parccclii belle e care la contessa gioie donate le qxiali mite diligentemcntr gn. che valevano per avventura trettanto di che . Firenze dimorò partorì . la gentil donna vie più che contenta alla contessa rendè. lion volle più donna gravare . ma : perchè le pareva doverlo fare. se ne tornò allo albergo . gna cento domandò le per maritar La ti contessa cognoscendo la sua vergogna. La gentil donna per torre materia a Beltramo di più né casa sua. mi domanderete che mi pare che allora . por guiderdone . La donna da necessità lire le costretta . che tempo del parto venne al e due figliuoli maschi simigliantissimi padre . che voi . faccia quel- aggraderh accioccliò io poi me ne ella . La ag- gentil doiuia le disse che . poco temjx) da' suoi uomini richiamato la contessa s*era dileguata. nato nel suo contado fu contenta assai *1 : e tanto in . ma che ciò non avea per alcuna speranza di guiderdone . e perciò tempo è che per lue . ma . questo mi piace bene e cosi d' altra parte io non intendo di donarvi quello. e udendo . per far bene.nidnvn la ginilil . da lei partitasi . a voler ben fare : A cui la con- tessa disse madonna . . > ma ho si le disse: madonna lo elle v' Dio mercè e io ciò che io disidcrava. . ne donò cinquecento e tanal- belli e cari : . che le piaceva . La contossa sentendo lui di Firenze partito e tor. La la (pinle scnteniiosi gravida. con grandissima vergola figliuola . ia3 venia la matllna . vada . quelle grazio la ({uale che maggiori potè. gentil si debba cosi fare . di tal servigio la vostra .NOVELLA pnrlir si IX.

e il suo senno e appresso due così be' per servar quello che promesso avea e per (i) fì Dice Vincenzo Borgliini che. anello e disse: i conobbe figliuoli ancora . ordinatamente ciò che stato era e come . dunque che debba da te . pure in forma di peregrina andò. mis in congiunzione niega .. o il pi ul- tosto guasta significato primiero della voce. . sì come moglie . a Mompelier se ne ven: e quivi più giorni riposata . e sentendo lui dì d' Ognissanti in Rossiglione dover fare cavalieri n' era . e del conte il . e dove fosse avendo spiato . lungamente andata son tapinando Io ti li riclùeg- gio per valieri Dio io clie la ti condizion postami per la due ca- che mandai tu mi è osservi . esser ricevuta secondo la tua promessa e Il l' conte udendo questo . Per . la qual cosa il conte conoscendo lei dire il vero e veggendo la sua fi- perseveranza e gliuoletti. raccontò . come e' là se n' E sentendo le donne cavalieri nel palagio del conte adunati per dovere andare a ta- vola . GIORNATA TERZA e quegli fé diligentemente nudrire le .. una gran festa di . . in cammino messasi. 1 24 . tua . mie braccia non un co qui il sol figliuol di te . figlioletti in braccio salita in su la sala se n' se tra uomo ed uomo là andò dove : il conte vide .. Signor mio . senza mutare abito . io sono la tua sventurata sposa la quale per lasciar te tornare e stare in casa . senza essere da alcuna persona conosciuta. ma due io ed ec- tuo anello Tempo . . : ed ecco nelle . sì simili erano a luij ma pur La come può questo essere interve- nuto ? contessa con gran maraviglia del conte e di tutti gli altri che presenti erano . donne e di usata . quando tempo ne parve. loro E . e gittatàglisi a' piedi dis- piagnendo . con questi suoi . tutto misvenne (i).

diavolo in infoino poi quindi tolta . finita era e che a solo restava il dire . io il vi vo' dire: . Graziose donne. e perciò. voi non udiste forse mai dire . e abbracciò e Lasciò e per sua legittima moglie riconobbe^ e quegli per suoi figliuoli . X. E fattala di vestimenti a lei con- venevoli rivestire . sorridendo cominciò a dire. sempre come sua sposa e moglie onorando 1' amò e somma- mente ebbe cara NOVELLA uiUhech diviene romita insegna rimettere il . forse ancora ne potrete guadagnare l' anima avendolo apparato . con grandissimo piacere di quanti ve n' erano e di tulli gli altri suoi vassalli . quantunque amore i ri lieti palagi e le morbide camere più volentie- che le povere capanne abiti. diventa moglie di Neerbale 'ioneo. e potrete anche conoscere che . NOVELLA compiacere a tulli lei i IX. pose giù la sua ostinata gralei vezza. che diligentemente Di la novella della Reilui na ascoltata avea sentendo che . e in piò fece levar la contessa.. cui Rustico a monaco : . ia5 donne . che lira' folti alcuna volta esso boschi e Ira le rigide alpi . tirono tri fece non solamente j tutto quel di ma lei più al- grandissima festa e da quel di innanzi . come il si rimetta in inferno. che lulU suoi uomini e alle pregavanocìie come sua leggitlima sposa dovesse o- mai raccogliere e onorare. non è egli perciò. senza comandamento diavolo aspettare. senza partirmi guari dallo eflelto che voi tutto questo dì ragionato avete. che ciò sen.

de' deserti che più delle cose del mondo come coloro facevano che nelle solitudini se diTebaida andati . n'erano. Dio . la seguente mattina ad andar verso diser- Tebaida nascosamente . tutta sola si misej e ajjpetito . nome fu Alibech La quale non essendo cristiana ni . .. temendo non . dove un santo uomo trovò sopra la. con grati fatica di lei durando 1' dopo alcun di a quelle solitudini pervenne casetta . alcuno in che maniera a e con Il meno impedimento Dio si potesse servire. servire gli conveniva . e d' età forse di quattordici . ma da un cotal fan- ciullesco appetito senza altro farne ad alcuna persoil na sentire to di . demo- l' ingannasse : le commen- dò la sua buona disposizione d' erbe e e dandole alquanto da salvatichi e datteri mangiare radici pomi . al fatto . La giovane. quale le rispose che coloro meglio a Dio servivano fuggivano . che simplicissima era anni . uomo . domandò La quale rispose che spirata da Dio andava cercando d' essere al suo servìgio e ancora chi si le insegnasse come nio-. dico clic nella città di Capsa in Barberia fu glk un ricchissimo altri suoi figliuoli . non da ordinato desiderio . e nelle diserte spelunche non faccia le sue forze sentisi può alla sua potenza es- sere ogni cosa suggetta Adunque venendo . molto commendare la cri- stiana fede e servire a . e udendo a molti cristia- che nella cittk il erano . il quale tra alcuni aveva una figlio- letta bella e gentilesca il cui . Il valente uomo il veg- gendola giovane e assai bella se egli la ritenesse . 126 re . la l' quale maravigliandosi di quivi vederquello che ella andasse cercando. . Il perchè GIORNATA TERZA comprender . : e veduta di lontano una a quella n' andò uscio ^ il . un di ne domandò .

a recarsi per di costei memoria . un santo uomo ò il quale di ciò che tu io vai cercando mollo migliore maestro che nella via . Domeneddio V aveva dannato La . dovesse recare suoi piaceri. quale. nome era Rustico e quella Il dimanda gli fece che agli altri avca fatta. la ritenne nella sua cella e le venuta fece fatto . X. pervenne alla cella d' il uno cui romito giovane assai divota j persona e buona. le E priil mieramente con molte parole diavolo fosse nemico di mostrò quanto Domeneddio. che più si era rimetlbre il diavolo in . per volere fare della . me seco . le tentazioni a battaglia alle forze di costui il qual trovatosi di gran lunga ingannato da quelle le spalle . Ed pervenuta a lui parole . senza troppi assalti voltò e rendessi per vinto j e lasciati stare dall' una i delle parti pensier santi e la V orazioni e le discipline . nire a quello che egli di lei disiderava E tentato primieramente con certe domande .NOVELLA e bere acqua tan di qui è . mandò la via . nel cpiale . notte un Icltuccio di frondi di le palma . medesime andata più avanti . e avute da lui queste . la giovanezza e la bellezza cominciò e oltre a questo a pensar che via e che essa modo egli dovesse lui con lei tenere . e appresso . acciocché non s' accorgesse come uomo dissoluto perve. come gli altrì : . ia7 non guarì lon- le disse : figliuola . lei non aver mai uomo vire a conosciuto conobbe» e così essere semplice co: me parca per che lei s' avvisò come. le si diede ad intendere che quello servigio poteva far grato a Dio inferno . e sopra quello . sua fermezza una gran pruova la non . disse si riposasse Questo dar non preser guarì d' indugio . a' sotto spezie di ser- Dio. mia . non ella sono j a lui te n'andrai: e miscla .

rimetta farai tu mi darai grandissima consolazione . perciocché se questo diavolo pur aver di il questa noia . Disse allora Rustico figliuola benedetta (i) t V inferno i 1' ediz. e vedi tu mi da grandissima posso sofferire . vi pia- cerà-. non ho io . essendo Rustico più così ri- che mai nel suo desiderio acceso per lo vederla bella . tanta pietà e soiFerire che io in inferno . La giovane scia di buona fede il rispose . venne la resurrezion della carne j la quale guardando Alibech. ed haila in iscambio di questo : Disse Ali- bech: o che? e dicoti A io cui Rustico disse hai t' il ninferno (i). . del. se tu per di quello fare in queste parti venuta che tu . molestia tanta che io ap: pena la Allora disse la giovane veggio che io sto o lodato sia Iddio che io io meglio che . . pochi vestimenti che aveva e rimase tutto . po- che io ho ninferno sia : pure quando mia . Rustico. 1 28 il GIORNATA TERZA domandò come il giovinetta questo si ^ facesse . ignudo (e così ancora fece la fanciulla) . .. : questo è ora egli diavolo di che io ho parlato . e dirimpetto a E cosi stando . o padre mio . e maravigliatasi. 1718. e a Dio grandissimo piacere e servigio se' . che mi credo che mi dark . ti veggio che cosi si pigne in e non il 1' ho io ? O figliuola mia. che non ho j cotesto diavolo io Disse Rustico la tu di vero ma tu hai un' altra cosa che . Iddio abbia qui man- data per la salute dell' anima mia. quella che cosa è che io fuori . non stai : tu . ove tu vogli me . Alla quale Rustico disse: tu quello elle a quegli saprai tosto e però farai me far vedrai: e cominciossi a spogliare . disse. e posesi gi- nocchione a guisa che adorar volesse sé fece star lei . t' disse Rustico.

ubbidiente sempre a Irarglicle disponesse. e riracttiamlovi . il diavolo lu iufenio .. come il riceve e tiene egli non se ne uscirebbe . v' ò dentro rimes- Disse Rustico . ritornae la giovane tagli poi nel seguente tempo più si volle . La qual chò il diceva ella alcuna diavolo si . non mi ricordo che mal alcuna che di tanto diletto e piacer mi fosil se . non so . volta: Rustico. e cominciò a dire il a Rustico ti ben veggio che Capsa . inala cosa dee essere questo diavolo duole quando egli : e veramente nimico d' Iddio. |K. avvenne che il giuoco : le cominciò a piacere. padre mio. poscia mi lasci stare . figliuola. ciò io giudico ogn' altra persona servire a Dio attende . ver dicevano que' valen- uomini : in che il scr\ ire a Dio era così dolce cosa e per certo io altra ne facessi il . Ma. menata insegnò la giova- ne sopra uno de' loro si letlicelli le come star dovesse a dovere incarcerare quel maladelto da . cosi E per fare che questo non avvenisse da il sei vol- le anzi che di su lellicel si movessero ve '1 rimisero tanto che per quella volta gli trasser si la superbia del capo. Per e gli la qual : cosa essa spesse volte andava a Rustico diceva . che egli si stette volentieri in pace. si 1^9 che egli andiamo dunque . egli non avverrà sempre . Dio La giovane. che mal più non aveva in inferno messo diavolo alcuno. essere uua bestia . E così detto . che ancora al ninfemo. io non so perchè il fugga di ninfemo uinferno . che ad altro che a . clic altrui . s' egli vi stesse cosi volentieri . quanto è rimettere diavolo in inlcrno^ e per. per la prima volta senti un poco di noiaj per che to. padre ella disse a Rustico : per cer^ mio.r istare io son qui venuta per servire a Dio : e non oziosa andiamo a rimettere cosa faccendo . NOVELLA sia lu j X.

atlutìre . richiedeva a dovere gli disse . mitigarti. avvenne che un fuoco arse apprese in Capsa il quale nella propria casa figliuoli e altra fa- padre d'Alibech con quanti bambagia del . non paren- dole tanto servire a Dio quanto voleva anzi che no e il . tra il diavolo di Rustico ninferno d' Allbech era per troppo desiderio e . acqua vivea . figuiata nia- nieia dj parlare (1) per dire cho lo avea smunto o spremuto Mart. mai Così adunque invitando co e al servigio di Dio confortandolo si la bambagia ora sene perciò del farsetto tratta gli avea (i). mentre che . Attutare. ammorzare . per men s' il potere questa quistione . impose di si- lenzio alla giovane. diavolo rimettere in in. che un altro sarebbe sudato egli incominciò a dire alla giovane che il diavolo non era da gastlgare né da rimettere in inferno. non lascia stare per che tu farai bene che tu col tuo diavolo aiuti attutare (2) la rabbia al mio ninferno d' . ferno è gastigato e più : un giorno Rustico se il diavolo tuo non ti dà noia me il mio ninferno : . poteva male rispondere alle poste e dissele il che troppi diavoli vorrebbono essere j a potere ninferno attutare si ma che egli ne farebbe ciò che : per lui potesse} e così alcuna volta le sodisfaceva . ma sì era di rado che altro non era che la gittare . se non la quando Iddio di egli per superbia levasse 1' il capo j e noi per . Di che giovane . La qual poiché il vide che Rustico non la . GIORNATA TERZA spesso la giovane Rusti. come d' io col mio ninferno ho . (1) Sì la farsello tratta gli avea è una .i3o . grazia di Dio abbiamo pace : si sgannato che egli priega starsi in e cosi alquanto . bia al tuo diavolo Rustico che di radici erba e . aiutato a trarre la super. mormorava Ma . che egli a tiva tal' 5 freddo. una fava in bocca al leone.

imparar non awi. . del padre . NOVELLA miglia avca t X. si come d' uomo senza erede morto occupasse eoa gran piacere di Rustico. atti il mostrò loro . menù in Cajisa e por mojjliu la prese e con . come ro sì rimette diavolo iu inferno? con parole e con gran risa . cbe imparar diase «empire . lei insie- me ella del gran patrimonio divenne crede Ma essendo servisse lei domandata . Le donne domandarono: La giovane tra . ancora . che più placevol seril vigio che a Dio si facesse era rimettere diavolo in inferno j il qual motto passato di qua da mare. messosi a cercarla vatala avanti che la corte i e ritro. Di che esse fece: che ancor ridono .. . e contra al volere di lei la ri. Poi una all'altra per la cilth ridicendolo. dura . chò bene an- che qua j Neerbale ne servirà bene con esso teco Do1' meneddio. i3i por . dalle donne di che nel diserto a Dio non essendo Neerbale ancor che il giaciuto con rispose serviva di rimettere il diavolo in infer- no . E perciò voi giovani . . e dissono egli si fa non ti dar malinconia figliuola . no . avendo iu sentendo cosici esser viva. Laonde un giovane chiamato Necrcortesia tutte le sue faculth spese . . il vi ridussono in volgar mollo . la qual cosa Alìbccb d' ogni suo be- ne rimase crede bale . alle quali la grail zia d' Iddio bisogna apparate (i) a rimellere dia- volo in inferno j perclocchò egli è forte a grado a Dio e piacer delle parti seguire « e molto bene ne può nascere e Dioneo a rider Mille (i) fiale o più aveva la novella di Ajipnrare ed apprendere Axsac p«r contrario il Boccaccio. beni stali . e che Neerbale aveva fatto gran {Hjccato d' averla tolta da cosi si fatto servigio il . Il clic tutto ù vette fatto daJ Petrarca. Donne .

dove voi state pecore non fia.. discretamente ordinò : e quindi rivolto alle . volendo a noi insegnare potuto apparar senno dalle 1' come apparò Masetto da Lamporecchio che . . eh' io prima per altro abbandonato. disse : amo- Donne per la mia disavventura poscia che io ben da mal conobbi. monasenza e riavere la favella a tale ora . quel- piacevolmente pose sopra la testa a Filostrato. che le pecore abbiano . a che punto E le cose fossero. ossa maestro avrebbono apparato a sufolare Filostrato coegli a- noscendo che vesse strali . tali e si fatte loro parevan le sue parole. falci si trovavano non il meno che . se il lupo saprà meglio i guidare le pecore dati . sempre per la bellezza d'alcuna di voi stato sono ad amor suggetto né 1' essere umile rose . reggerò odi . lasciato stare motteggiare . A . il termine della sua signoria era venuto la assai levatasi la laui^ea di capo . venuto egli al conchiuder di quella . Filostrato voi avre. Donne . secondo che avvisò che bene stesse e che dovesse sodisfare alla compagnia per quanto la sua signoria dovea durare. lupi gui: Filostrato udendo questo . tutte volle sentire j e oltre a questo. io : secon- do che conceduto mi so ste . e poi . disse ridendo se mi fosse stato creduto i lupi avrebbono alle pecore inse- gnato rimettere il diavolo in inferno non peggio che : Rustico facesse ad Alibech lupi . : ne r essere ubbidiente nò s' il seguirlo in ciò i . e perciò siete : non ne chiamate tuttavia . Per che. e disse: tosto ci avvedremo . conoscendo-la Reina che . il regno commes. clie . a darsi al fattosi il governo del regno commesso cominciò siniscalco chiamare. che per me è conosciuto alla seconda in tutti suoi costumi m' è valuto. i32 mosse 1' GIOKN ATA TERZA oneste Donne . cui Neitìle rispose .

Peròoccbc Filoetralo in Greco tuona amico «pii di gneire e di eser- (i) f Notti il Mannelli in margine che a seguitare è v' tenti- chio: e in alcuno cilìziuni ne fu tolto via a seguire. altro . quarto caso del veral bo seguire. Era bello il giardino e dilettevole. alcune delle gio>ani misero a seguitarli. si dierono alcune a seguitare a cantare Dioneo e la Fiammetta cominciarono di messcr Guiglielmo e della dama del Vcrgiù. che è prima. T. di coloro cui amori ebbero infelice line: perciocché io a lunl' go andar aspetto infelicissimo ^ nò per . già intepidito. se cIo«'. {fucili sarchlK- d' uo|>o dar verlm seguitare il pronome il ^° o o alcun die altro simile. . 3) egli scrisse: „ quanto egli potè menar le DECÀM. i Ma.-ito tuttavia cavriuoli ecc. mi fu imposto.NOVELLA X. . IL 9 . non di <|uella cìie a' li più conforme. che per alcuno non vi fu che eleggesse di (piello uscire . [>cr avvertire che prima vi avca già scriUo a segui" coofcssionc de' medesimi Deputali. il nome in (i) per lo quale voi mi chiamate da tale che sep. Laonde 1' ddiiio a credere che abbia ragione Mannelli. e questo il pronome vi manca. secondo questa interprctasione. non sin i33 : sempre di male io in i>cggio andato . che non facendo pili i sole. Ma essi ) i Dc|mlati avcntio ossenato che in tutti i testi a ranno sono am- Liihie questi vcihi. pe ben che piò levatosi si dire . lianno creduto che più sicuro sia (come dicono suo luogo prò» non mutar niente^ avendo ciascuno alcuna noia a seguire di essi verbi i7 il prio. Filo- li) citi. (cioè a chi avesse voluto aesi guiili). nov. all' E così detto . 8-. e che autore sctivcttc a seguitare seiua punto re. cavriuoli ecc. per iniìuo si ora della cena licenziò si ciascuno. gli accad- de L\ dove {giorn. Il senso ò. a loro avviso. e così «trc- do che tra andrò di tjui alla morte E perciò non d' al- materia domane mi miei fatti piace che «"^ si ragioni. rimanendo sl. Siniigliantc cosa. più piacere altrove dover sentire il Anzi non l'accendo i sol gih tiepido alcuna noia a seguire cavriuoli e i conigli e gli altri animali che erano per quello (e che lor sedenti forse cento volte per mezzo lor saltando eran venuti a dar noia ) (a) . ailiiichè ancor esso avuto avesse suo quario ìn- to caso gli è necessario'.

.. graziosa e bella . messe quivi . Vaga leggiadra .. sere altro che bella e piacevole e perciò tale qual tu allora r hai sai . 1& „ diede. comandò che la . / i34 GIORNATA TERZA e Panfilo si mena 1' diedono a glucare a scacchi il . quant' io . Mi fece a suo diletto . sen- za lasciarle in capo capello o osso addosso clie macero il non fusse. per che. Filostrato per non uscir del avanti a lui cosi cammin tenuto da quelle che Reine erano state come levate furono le tavole. La Lauretta : con voce . niuna cosa valendole sì vi. Per dar qua giù ad ogni alto intelletto Alcun segno „ braccia . io dirò volentieri Alla quale il Re disse niuna tua cosa potrebbe es. delle al: altrui canzoni io non uè delle mie alcuna sì lieta ho la mente che . signor mio n' . Che'n van sospiro lassa innamorata Colui che muove il cielo ed ogni stella . lasciandosi anche in que1' testo quale è nelle più riputate. . con grandissimo diletto cenaron la sera . il qual luogo co- come stava nel testo originale fedelmente trascritto dal Mannelli (che troppo „) fu poscia emendato nella notò nel margine „ diede v' è di edizione del sta edizione XXVII. con maniera alquanto pietosa rispon- dendo r altre cominciò cosi Ninna sconsolata Da dolersi ha . tanto le die per tutta la persona jnigna e calci. disse . Lauretta una danza prendesse e dicesse una canzone La qual so . che ne risulti un senso conforme spiegazione de' Deputati. . . as- soave ma . cotale la di . sia assai convenevole a brigata se voi di quelle che io ho : volete . chiedare mercè „ ecc. . . fuggendosi tempo j ora della cena appena aspettata sopravvenne le tavole d' intorno alla bella fonte . e cosi chi una cosa e chi ahra faccende . Comunque il sia la cosa. di quella e' piedi. s' è a\'nta avvertenza di regolare alla l' interpunzione in maniera.

. lui sta nel cospetto Ed il mortai difetto Come mal conosciuta Non mi gradisce anzi m' ha . . e con falso pensiero j Divenuto è geloso io lassa quasi mi dispero Cognoscendo per vero Per ben di molti al mondo • Venuta . Nelle sue braccia e dentro E de* miei occhi tututto '1 s' accese . reputata onesta . i35 che sempre a . meno vita dura Vie men che prima . da uno essere occupata . e volentieri mi prese a' suoi pensieri . O ('j) dolorosa festa (i) Disperata tolta la speranza. E temjH) . . Biltà . Femmisi innanzi poi presuntuoso Un giovinetto fiero . . la Si. Ma or ne son dolente a me . } NOVELLA X. come il cortese me feci degno j . mia sventura Quando per mutar vesta Si (a) . lo maladico la . bella nella oscura in questa Mi lo vidi già e lieta dove .. tale per vostro marito? ed clLi risixMidc ^ì. Sé nobil reputando e valoroso.• Ed Di io . . privata . u nò all« . . . disperata ( i ) . dissi mai. che leggieri Sen vola tutto in vagheggiarmi spese . dissi mai : sì . Gih fu chi m' ebbe cara Giovinetta . inlemli quando il nuova ipoM è dooiancljita «lai notaio: piacevi volte. E presa Laond' tienmi .

fui Più . il testo si Mannelli. buona notte ciascuno sua ca- (i) i". secondo cpiali Menagio. melanese che fosse meglio un buon porco . ne formarono 7osa. è venuta a' Toscant da' Lombardi. Il Re dopo infin questa . su l' erba e 'n su' . così dee leggere anclie nel e così leggono appunto e : i Deputati e il Salviati Abbiamo Morgante del Pulci . ma si potreLLe forse legger tosa. . . col qual nole me chiamarono giovani dal portar eli' esse facevano i capelli intonsi.Questa voce. Per che la ora parendogli da dormire alla comandò che con mera si tornasse .. fece fine Laui'etta alla sua canzone tutti . . . . O costà su quale notata da : m' impetra la tornata . ciò .i36 Morta GIORNATA TERZA foss' io avanti t' Che io avessi in tal caso provata . Anzi . prima . Posa. ed equivale alla vo- muchacha. ! O caro amante del qual . molti doppieri accendere ne fece più altre cantare che già ogni . . In alcuni looghi sente questo ce spagnuola del Veneziano alle dalle genti del contado dassi ancbe al pro- nome giovani non ancor maritate. stella a cader comin. nella diversamente da diversi fu inalla ed ebbevi di quegli che intender vollono . del quale al presente recitare non accade ri . fio- avendo fatti . i smozzicando V intonsa de' Latini. che salla . che altra contenta se' Che or Che ne Di nel Ciel davanti a colui creò . Altri furono di più sublime e miglio- re e più vero intelletto . deh pietoso diventa altrui fa' me che per Te obliar non posso: che per eh' io senta Che quella sia . che una bella tosa (i). fiamma spenta Non Qui tesa me t' arse . Le donne il e le toselle scapigliate.

non solamente pe' piani . le Il profondissime valli mi sono in- gegnalo d' andare che assai manifesto . ni il Sal>iali senni intilolozione dire sema aver dedicato il libro a veruno. ma ancora per . re a chi le presenti novellette riguarda pu ò apparile quali non per solamente infioreutin volgare e in prasa scritte islilo me sonoeseuza (i) titolo (i). Il can. QUARTA il reggimento di Filostbàto li si ragiona di coloro cui amori ebbero infelice V-i arissime Donne ni udite e Ielle sì . non pttctjue né V uoa ni ¥ altra di queste due interpr»- . . ED INCOMINCIA LA Nella quale sotto fine.. ma ancora iu umilissimo + Senni tilotOf ìnterprrJnno il /ironie al libro che ò quanto a Dionisi . FINISCE LA TERZA GIORNATA DEL DECAMERON. si per le parole de' savi nomi- per le cose molte volte da me 1' e vedute e estimava io che V impetuoso vento e ardente del- la invidia non dovesse percuotere j se non io alle torri o le più levate cime degli alberi : ma mi truovo fiero dalla mia estimazione ingannalo percioccliò fuggendo io il e sempre essendomi di fuggire ingegnalo im- pelo di questo rabbioso spinto. cui i Dcpulaù nenza eueni messo in nome tlelViiutore.

Finalmente al di d' presso il Boccaccio intitolare è ancora ciò che indirizzare ad alcuno. sì porre il nome dell' autore in fronte della Vita di ope- come manifestamente apparisce da un luogo : Dante. perciocché poco appresso egli dice: Compose libro in un suo volumetto siccome Sonetti il il quale egli intitolò Vita nuova . cotal vento fieramente scrollato anzi pres- s'avvisò . contento di mostrarti simigliante al tempo infelicissimo. appunto come dice si Boccaccio che perchè vi cosa il hro degli vella Amori di Ovidio può chiamar senza . Nella slessa si oggi diciamo dedicare o legge: Questo libro della intitolo Comintitolò media al ec. cioè Para- diso a Federigo terzo re di Sicilia Alcuni voglion dire lui averlo intitolato tutto a Messer Cane della Scala.. cioè V Inferno. Né per tutto ciò . Intese eziandio il dare un certo nome all'opera. Egli significò con essa ra. non può aver1' ne alcuno che indichi ciò che vi contiene. E perciò non sia . delle quali Compose questo glorioso poeta pia opere né" suoi giorordinata memoria credo che sia convenevole fare. 7'm dei esser il . fece un in latina prosa. . La . cioè Purgatorio . r essere da tazioni. cer- te operette. essendo ti come fa me. considerando hene. il quale..1 38 GIORNATA QUARTA il e rimesso quanto più. Lia seconda parte. La prima parte. mio. il ma li- una e là di un' altra. il a Kguccione della Faggiuola ec.. dice che si può chiamar senza questo hhro di not^eZZe. il marchese Moruello Malespina. E Questo egregio autore. te di miseria veste. titolo si fa- non già d' alcun suggetto continuato ma or d'una e ora è d'un' altra. assai belle . a maestro Giovanni del Virgilio ch'ei fa dire alla . E più sotto. cui titolo è Monarchia. { Io credo non esservi ragione alcuna onde abbandonare . della divisione dell' si troverà che Decameron piuttosto un cenno opera che bro. Compointitolate se il detto Dante due Egloge le quali furono e mandale da lui per risposta di certi versi mandatigli . perciocché non favella di una sola materia continuata. per essere composto di cose tanto si un vero titolo del lidiverse. Forse a questa significazione nella si può ridurre quale ciò Fiammetta Conclusione al suo libro. che è questo ni. terza parte. . il ne a lui fossero per avBoccaccio per intitolare ventura intitolate le altrui. dispiegare questo luogo del Boccaccio col Boccaccio egli me Jesimo Amori qua di Applicando nel suo qui mollo ingegnosamente ciò che sopra il Boccac- cio avea detto Commento vi si Dante parlando titolo del libro degli di Ovidio. ec. s' acciocché ne alcuno delle sue intitolasse . si possono . opinione dei Deputati significati Per isviluppare più chiaramente dato il la questione esporrò quali abbia Boccaccio medesimo il alla voce titolare o intitolaall' re . E certo.

,

GIORNATA QUARTA
so che diradicato
ser lacerato
, ,

189

e tutto da' morsi della invidia escessare
.

non ho potuto

Per che assai ma-

nifestamente posso comprendere quello esser \ero che

a cura

et

alcuno ornamento (ticeome gii

altri sogliono) «vere,
,

cioè

iioliili

coverte di colori vari tinte e ornale
titoli.
ilei

o di pulita tonditura
uoi»o

o di leggiadri minii, o di gran

Di

tali tigiiificazioni è J'

non contar
tutti
li
il

ipiilla

che

foriiia

il

nome

lihro, poiché >

confcttione di
:

nome

è Decntneron.
( liliii )

Il

frainnicnto maglialicchiano dice
dilettevole

De^ quati-

infra gli altri

uno molto hello e

ne compose

tolato

Decameron

ec.
il

bisogna jicngarc se
dell'

Decameron

indichi jiiut-

tcato la divisione che

contenuto

oi^ra: né tropjH) sottilmente esaal

minare

jierchè sia stalo a grado a

un autore \Mnc
sarelil>e

suo lihro un
i

titolo

più che un altro. 0[>era ^R-rduta
Notti Attiche, Galateo, perchè
il

sindacare

titoli Filostrato,

primo non dà indizio
il

di

Poema

degli

•mori
ÌJ

di Troilo e di Griselda,

secondo di questioni letterarie, né
i

terso di costumanze civili. Restano
il

significati di
il

dedicare, e di poi^

re

nome

dell'

autore.

Il

Sulviuli approva

primo, come ahiaino gli
assai

detto:

bensì confessa che
i

lu

credenza dei Deputati a lui sembra

buona,
il

quali s'appigliano iiU'idlro significato. Nel vero a

me

pare che
e che
il

dedicare sia cosa eventuale, che dalle circostanze dijicnde,
ciò fatto
il

non aver non
giù

Boccaccio potesse dai detrattori dì lui attribuirsi
dell'

all'

avere esso bassamente sentito
il

opera sua
a'

,

ma

si

all'

es-

sergli

mancato
la

destro.

Laonde

se

il

senza ((7o/o

ìnteqK-tra
si

senza

dedicazione,

scusa é di minore importanza, e

meno

confà con la
in

protesta d'avere scritto [>er fuggire l'invidia in fiorenlin volgare, e
istilo

umilissimo e rimesso. Al contrario se s'inteq>etm senza nome, più
la

manifestamente apparisce

non curanza che mostra cOn

I'

altre espres)>oi
il

sioni di avere avuto dell' oliera sua lo scrittore. Il dirisamento

del

Can. Dionigi è

il

più lontano

diill'

intenzione del Certaldese,
al

quale

vuol far crederò eh' egli non dà molla inqiortanza
esso gran
lo<lc

suo scritto, né

da
il

e

rinomanza ne pretende e ne asinità. Supposto che
pure un ìiìao di molte e varie materie composto,
l'

Decamerone

fosse

ne

viene egli perciò che dovesse aver potuto scansare
de' maldicenti ?

invidia e le ingiurìe

Lascio 8t.ve che

la fantasia di

Mcsser Giovanni sul libro
il

degli

Amorì

d'

Ovidio non ha gran fondamento, [ìcrciocchè se
per che quel libro in antichi

trattare

di

vane coac

fosse la ragione

testi

a pen-

na e

in vecchie

stampe è stato chiamato de sine tiluloy come
del 1/171.,

nrll' e«Ii-

sìone di

Roma

doveano chiamare così pure le Elegie di

Tibullo e di Properzio, e
varietà. Io

le

Poesie di Catullo, nelle quali non è minor

mi do a credere che per ddicatcua alcuni abbiano voluto sop-

.

i4o
sogliono
i

GIORNATA QUARTA
savi dire
,

che sola
.

la

miseria è senza invi,

dia nelle cose presenti

Sono adunque

discrete don-

ne

,

stati

alcuni che queste novellette leggendo lianno

primerc

il

titolo

Amornin^

dato dal medesimo Ovidio,
5/|.3.

come

apparisce

nel terzo liiiro

dell'

Arte verso

Deve

trihus librts^'tilulus qaos signat
si

Ainornm , Elige
Dionisi, è nel Voi.
5.
p.

L'opinione del Boccaccio, su cui
198. Opere ediz. di Napoli:
nello stesso

fonda

il

ma
il

è poi cosa

curiosa clie Messer Giovanni
titolo
il

Volume

pag.

269; prende per

sine Ululo.
il

Nondi-

meno,

egli dice, chi

legge

suo libro (d'Ovidio)
ec.

quale è intitola-

to sine titulo, assai chiaro
il

può vedere
senza
di

Ma

o vero o falso che fosse

pensamento dej Novellatore, basta che
il

egli nella

mente

l'avesse, persì

chè

Dionisi potesse dire che

il

titolo del

Decaraerone da

fatta
egli

maniera di pensare nasceva. Ciò
poi vero che
il

huona

voglia concedo:

ma

è

Decamerone ahhia

in se così grande varietà di materie?

Le

novelle

si

possono elleno gettar tutte nella medesima forma, onde
fisonomia? Composto di varie materie
vi si trovasse la lettera a
ec.
:

ahhian tutte
serehhe
si, poi
,

la stessa

il

Decamerone
de'

se

dopo alcune novelle
dell'

Pino
esso è

Rosrag-

alcune Elegie

Ameto, poi Sonetti

ma

un

guaglio di una villeggiatura rallegrata col racconto di dieci novelle per

giorno; e ogni donna, e ogni giovane dice
esser diversa dall' altre già dette,

la

sua, che dee naturalmente

onde

1'

opera ha unità e condotta più

che bastante per non dover mancar di
lecito

titolo.
il

E

in tal proposito

mi

sia

aggiugnere che io reputo alterato

titolo posto in fronte dell'
le

opera

con quelle parole cognominato Prencipe Galeoilo,
cosi

quali

si

trovano

nel testo ottimo e in altri molti,
alle

come

nelle

stampe, che mi son
di

venute
io

mani. Che che ne dica un moderno commentatore

Dante,
possa

stimo che quivi per principe Galeotto altro intendere non
d'

si

Commento sopra Dante, Opere Nap. Voi. 5. p. 021. esponendo il verso Galeotto Ju il libro, e chilo scrisse, narra che Galeotto sena primo che alcun altro T occulto amoe che ad aprire quere di Lancellotto, e della reìna Ginevra sto amore con alcuno ejjelto fu il mezzano. Ora non vorrò mai credeche mezzano

amore.

Il

Boccaccio nel

re essere stato messer Giovanni così senza faccia,
stesso

da aver jjotuto egli

chiamare

il

suo libro mezzano

d'

amore

.

Il

frammento niagliabe-

chiano, come abbiam già veduto, dice semplicemente titolato

Decame-

ron.
l'

Il

perchè

il

Mannelli, che

si

dice aver copiato
d'

dall'

originale del-

autore, dà sul bel principio nel titolo sospetto

infedeltà. Il titolo di

principe Galeotto debhe essere stato aggiunto da qualche saccente, che

riguardò all'effetto che produceva

la lettura del

Cento

novelle.

fiacchi.

.

Mjl^

,

GIORNATA QUARTA
detto che voi

i4i

mi

piacete iroppo

,

e che onesta cosa

non è che
aohirvi
}

io tanto diletto

prenda di piacervi e di con,

e alcuni hnn detto ])cggio
Altri più innturamcntc

di

commendarvi
(i) bene

come io fo.
dire
,

mostrando di voler

hanno

detto che alla

mia

età
,

non

sta

r andare

ornai dietro a queste cose
.

cioè a ragionar di
della

donne o a compiacer loro

E

molto teneri

mia

fama mostrandosi

,

dicono che io farci più saviamente
,

a starmi con le JNIuse in Parnaso

che con queste cian,

ce mescolarmi tra voi

.

E

son di quegli ancora

che

più dispettosamente che saviamente parlando, hanno
detto che io farei più discretamente a pensare dond' io
dovessi aver del pane
,

che dietro a queste frasche
.

an-»

danni pascendo di vento
essere state le cose da
vi

E

certi altri in altra guisa
,

me
in

raccontate

che come

io le

porgo

,

s'

ingegnano
.

detrimento della mia fatica
cotanti e
,

di dimostrare

Adunque da

da

cosi falli sof,

fiamenti

,

da cosi atroci denti

da cosi aguti valorose
,

donne
spinto

,

mentre

io ne' vostri servigi milito

sono so-

,

molestato e infino nel vivo trafitto.

Le

quali

cose io con piacevole

animo
io

,

sallo Iddio tutta

,

ascolto e

inlendo
la

.

E

quantunque a voi in ciò
,

appartenga
di risparsi

mia
le

difesa

nondimeno
,

non intendo

miar

mie forze j anzi
,

senza ris[K)ndere quanto

converrebbe
gli (vJ)

con alcuna leggiera (a) risposta torme,

dagli orecchi

e questo far seiua indugio

.

Per-

(>) (3)

Istà,

le

due

cdix. cit nel
si-itM

Vocab.
1

Leggero e leggera

nella feconda •iUaba

non mai

ti

osa

da alcuno buono scriUorc.
(3)
le di

t Toi'megli,

il

Icslo

Mann, e

l'cdia. del

iSSy, come pure quel-

Livoruo e di Milauu: tormigliy Tedit. del l5a7, del i575 e

dd

1718.

1

42

GIORNATA QUARTA
,

ciocché se già

non essendo
,

io

ancora

al

terzo

della

mia

fatica

venuto

essi

sono molti e molto presumono,
io pervenissi alla fine essi
j

io avviso

che avanti che

potrebbono in guisa

esser multiplicati
,

non avendo
quantun-

prima avuta alcuna repulsa
fatica

che con ogni piccola lor
:

mi metterebbono
grandi
,

in fondo

ne a ciò

,

que
stre

elle sien
.

resistere

varrebbero

le forze vo-

Ma

avanti che io venga a far la risposta ad alcuin favor di

no

,

mi piace
,

me

raccontare non una no-

vella intera

acciocché non paia che io voglia le mie
,

novelle con quelle di così laudevole compagnia

qual
parte

fu quella che dimostrata
d'

v'

ho

,

mescolare

j

ma

una acciocché
,

il

suo difetto stesso sé mostri non es-

sere di quello: e a' miei assalitori favellando dico. nella nostra città, già è cittadino
,

buono tempo

passato

,

fu
,

Che un
uoin-

il

qual fu nominalo Filippo Balducci
,

mo
dea

di condizione assai leggiere

ma

ricco e

bene

vialo ed
,

esperto nelle cose quanto lo stato suo richie-

e aveva

una sua donna moglie
ella lui, e

(i), la quale egli

sommamente amava, ed
ta vita si

insieme in riposa-

stavano

,

a ninna altra cosa tanto studio poall' altra.

nendo

,

quanto in piacere interamente l'uno
,

Ora avvenne
donna passò
sciò

come

di tutti evviene

,

che

la

buona
quale

di questa vita, né altro di sé a Filippo lafigliuolo di lui
.

che un sojo

conceputo

,

il

forse d' età di

due anni era

Costui per la morte della
,

sua donna tanto sconsolato rimase

quanto mai alcu.

no

altro

,

amata cosa perdendo

,

rimanesse

E

veg-

(i) la de'

{ La

A'oce

moglie non è ne nella edizione del 1727 né in quel-

Deputati.

.

,,

GIORNATA QUARTA
,

1

43

gendosi di quella compagnia la quale egli più (i)

amava rimaso solo del tutto si dispose di non \olere più essere al mondo ma di darsi al servigio di Dio
,

ed

il

simigliante fare del suo piccol figliuolo.

Per che,

data ogni sua cosa per

Dio senza indugio
, ,

se n'

andò

sopra

Monte Asinaio (a)

e quivi in una piccola cel-

Ictta si

mise col suo figliuolo, col quale dì limosine in
,

digiuni e in orazioni vivendo

sommamente
egli fosse d'

si

guar-

dava

di

non ragionare
,

Ih

dove

alcuna tem,

poral cosa

né di lasciamegli (3) alcuna vedere

ac-

ciocché esse da cosi fatto servigio noi traessero}

ma

sempre
gli

della gloria di vita eterna e di

Dio e

de' santi

ragionava, nulla altro che sante orazioni inseguan:

doli

e in questa vita molti anni

il

tenne

,

mai

della

cella

non lasciandolo

uscire

,

né alcuna
valente

altra cosa

che

sé dimostrandogli.

Era usato
,

il

uomo

di venire

alcuna volta a Firenze
tunith dagli amici di

e quivi secondo le sue opporalla
il

Dio sovvenuto,
gih

sua cella tor-

nava

.

Ora avvenne che, essendo

garzone d'età di
il

diciotto anni e Filippo vecchio,

un

domandò ove
il

egli andava. Filippo gliele disse.

Al quale

garzone

disse:

padre mio, voi
fatica:
,

siete

oggimai vecchio, e potete

malo durare

perché non mi menate voi una

volta a Firenze

acciocché, faccendomi cognoscere gli
,

amici e divoti di Dio e vostri
posso meglio faticar di voi
,

io

che son giovane e

possa poscia pe' nostri bi-

(l)

Più per mollo, o sommamente usai

i>|ìrsso

usa

U lingua nostra
/

e aeiua espressa,
(a)

ma con

sottintesa

comparazione.
Il

Monte Asinaio
sana die vi

detto anche Senario.
.

Ciani lo dice

Sanano

dall' aria
f.1)
"i"

si respira

Mart.
.

Osservisi liiscittrnegU in tcct di ìaitciargìicne

NclT un modo

e ucir altro ci ooacede la lingua di usar questo affisso

donne ed ornate quali che da un . ed avendolo udito rimaneva contento e domandava il d'un' altra. mon- do a sé dovrebbono omal poter seco stesso disse: costui dice bene. il padre disse: le figliuol occhi in terra . la cosa. per avventura brigata di belle giovani scontrarono in una . colui . non del bue . io vi priego che voi facciate che io abbia disse il una . si cominciò forte il e di molte dimandava Il padre che come si chiamassero. di quelle taci . subitamente disse padre mio . eh' elle son si mala cosa ? Disse allora . Olmè. ratosi de' palagi dell' asino . Quivi giovane veggendo l' i palagi le case. papere . . mio. Maravigllosa cosa ad udire che mai più alcuna veduta non avea non cu! . avesse . le chiese e tutte altre cose delle quali tutsì ta la città piena si vede . non del cavallo . clie già que- to suo figliuolo era grande ed era si abituato al ser- vigio di Dio il 5 elle malagevolmente le cose del tx-arre . come . fi- gliuolo o come chiamano Il padre per non de- stare nel concupiscibile appetito del giovane alcuno inchinevole disiderlo minare per elle si lo propio men che utile non le volle nonome cioè femmine. padre gliele diceva. non non de' danari nò d' altra cosa che veduta . . paio di nozze venieno così : le come gli il giovane vide domadò il padre che cosa quelle fossero. ma disse: . il seco il menò . colui clie mai più per ricordanza vedute non avea a maravigliare fossero e egli . non il guatare : . . padre elle son ma- A cui il giovane domandando disse: o son così . bassa A cui . E cosi domandando si il figliuolo e pa- dre rispondendo .. chiamano papere. Per che avendovi ad andare. sogni a Firenze andare Il e voi ri- valente uomo pensando . figliuol mio . lt4 manervi qui ? GIORNATA QUARTA quando vi piacerà .

cioè che voi mi piacele . senza altra sole compagnia che del padre disidcrate foste . e che io di questo gli m'ingegno di piacere a voi: e . Dicono adunque ahpinnti de' miei riprensori che io fo ni male . doime . . Ed egli allora disse : io non so che voi vi dite . meniamo una elle s' colà su di queste papere e io le sai dar«\ beccare. e pcntessi (i) di averlo menato a Firenze. Riprcndcrannomi moixlerannomi . Disse padre : io non voglio j tu non donde imbeccano: e il senti incontanente più aver di forza la natura. troppo ingegnandomi di piacervi e che voi troppo piacete a me Le . non n'è ancora panila vedere nlciinn cosi bflln. Kilc son più belle che gli agnoli dipinli che voi m'avete . Ma avere infino a qui detto basti . dolsi cissime donne. n(>casì piacevole. come vi vide sole . infra termini di ima piccola cella . o giova. solamente ad aver vediito e veder continuamente e la vagft bellezza e la voslra l' oniati costumi ornata leggiadria e oltre a ciò donnesca onestà. daU' aulico pentere. nò perchè queste sica ntala cosa: qunnlo è a me. . con l'alTcziou seguitate. che suo ingegno . un monte salvalico e soli. ma gli . più volle mostrati. ce ne Deh il se vi cai di me. disse il padre. accresciuto sopra li allevato . quali cose io apertissi- mamenle essi si coiiffsso . fate che noi . tario. coniec|iiesle sono. domandogli se . Oggivlt pentire e penu$$i. quando colui che nudrito. da lui sole addomandate. della presente novella voglio che mi e a coloro rivolgermi alli quali 1' ho raccontata.GIORNATA QUARTA falle le 1 45 male cose? Si . sovente prendono. maravigliano riguardando lasciamo slare i aver conoscimi gli amorosi basciari e bracciari e i piacevoli ab- congiugnimenli dilettevoli che di voi. lacere- (») Pentetti.

che che l' uomo da . . . alle donne: che non sanno. chela coda re il il porro abbia il capo sta- sia verde. e quelle tutte piene mosterrei d' antichi . e la fiam. e io dalla mia puerizia nima vi disposi . dilettarsi di veder cosa le somigli non le é cosa da biasimare'. vadano e si l' apparino. ma accesa da' pietosi sospiri se voi mi piacete o se io di piacervi m' ingegno . I ^6 GIORNATA QUARTA . . il corpo del quale il ciel prol'a- dusse tutto atto ad amarvi. e spezialmente guardando che voi prima che altro piaceste ad un romitello . mostra mal che conoscano che. A' quali. uomini e valorosi ne' loro più maturi anni di sommail mente avere studiato se essi le compiacere . e fu piacer loro . Che lo con Muse in Parnaso mi debbia stare affermo che è buon consiglio: ma tuttavia né noi possiam dimorare con le Muse né esse con esso noi se quando avviene . rannomi costoro se lo . si come persona che i pia- ceri né la virtù della naturale affezione né sente né . e si mes- Gino da Pistoia vecchissimo il onor fosse teunono. E se non . così mi ripiglia ^ e io poco me ne curo E quegli che contro alla mia età parlando vanno. ad un giovinetto senza sentimento anzi ad uno ani- mal selvatico ? Per certo chi non v' ama e da voi non disidera d' essere amato . . chi vostri la soavità delle parole melliflue . che Muse vaglio- . . lor si parte .. mia ser vita di alle quali Guido Cavalcanti e Dante lor caro già vecchi. rispondo che mai a me vergogna non reputerò infine nello estremo della dover compiacere a quelle cose Alighieri . lasciando io motteggiare dall' un de' lati. sentendo la virtù della luce degli oc. Le Muse son le donne j e benché donne quello. perchè bianco. conosce . che uscir sareb- be del modo usato del ragionare rie in io producerei le isto- mezzo .

che molti ricchi andan- E assai gih dietro alle lor favole . che te a me . che essi recassero gli ori- ginali quali se a quel che io scrìvo discordanti fos- sero . . giusta direi la loro riprensione. pane ? Certo io non so se non che . . si sono elle venute parecchi meco . quando per altro mi piacessero . 147 non non vagliano . io so j secondo Apostolo abbandonare e necessilh solTerire e perciò a niun caglia più di cosi me . mi fur cagione comporre mille di dove le Muse mai non mi furono . . sirniglinnza di quelle Si che . cercane tra le favole i . fame alcun qiuin- cagione. do fecero la loro et^ fiorire . Sen- za che le donne gih versi . Aiutaronmi elle bene e mostra ron mi com. per quello mi dovrebber di piacere. porre que' mille. que- nò dal monte Parnaso nò dalle Mus'av- se non mi allontano quanto molti per avventura visano. e d'ammendar altro me stesso m" ingegnerei } ma infiao che che pa- . poeti . hanno adesse : per che. ancora non mi bisogna il : e .GIORNATA QUARTA no . E gih piìi ne trovarono tra le lor favole tra' lor tesori. hanno cotanta compassione io procuri del che mi consigliano che . Quegli che queste cose avrei molto caro non essere sta- dicono li . pure esse hanno nel primo aspetto . e forse a queste cose scrivere tuncpe sieno umilissime volte a starsi . dove in contrario molti nel cercar d'aver più pane che bisogno non era loro. Ma che direm noi a coloro che della mia fame . perirono acerbi qualora io ne Che più ? caccinmi via questi cotali domando loro non che la Dio merco . volendo meco pensare qual sarebbe se io per la loro risposta . quando pur sopravvenisse l' bisogno . bisogno loro ne dimandassi : m' avviso che dlrebbono va'. in servigio forse e in onore della simiglianza che le donne ste cose tessendo.

per e . ora più che mai mi vi disporrò^ per- ciocché io conosco che altra cosa dir non potrà alcun con ragione. mia. j e ne' lor diletti anzi appetiti corrotti vita . naturalmente operiamo. lascino stare sai vagati Ma da ritornare è . . standosi me nel mio questa brieve . di loro dicendo quello che es- di me dicono. e spesse volte non solamente faticante io s' l' ma con grandit- simo danno del io confesso adoperano. che quello che della minuta polvere avviene. se mai con mia forza a dovervi in cosa alcuna compia- cere mi disposi. spalle a questo vento e lasciandol soffiare di : percioc- non veggio che me altro possa avvenire. e 1' ordine cominciato seguire . E-volendo per questa volta assai aver . cioè della na- troppe gran forze bisognano in vano. Le quali forze uè d' averle disldero in le presteri che 1' non . dando . voler contrastare . asside- vivano . . se non che gli altri e io. la muove o . che posta n' è. armato . possono. role io gli lascerò con la loro opinio- ne si . e spesse volte sopra le teste uomini sopra . leggi. perciocché asci siamo . la porta in alto . o belle donne là onde dipartim- mo . o egli di terra non . che vi amiamo. Alle cui tura.. me adoperassi Per che tacciansi si morditori rati si se essi riscaldar non . la quale spirante turbo . che il luogo onde levata fu . nel quale io spero . risposto dico clie dallo aiuto di Dio e dal vostro gentilissime donne . avessi 1' più tosto ad altrui . più giìi andar non può tutta la . le corone dei re e degli imperaalti dori e talvolta sopra gli j palagi e sopra le eccelse torri la lascia delle quali se ella cade. e di le buona pazienza cliè io con esso procederò avanti. che io . ìio questo. 1 48 GIORNATA QUARTA non apparisce seguitando la . e se lo rei . . E . se la muove degli .

quando Filostrato le- va Iom tutta sua brigata fece levare} e nel bel giardino : andaticene. Il Vocab. (a) Questa Novella. V amante e mandale . dove . velenata . IO . T. Anuibal Guasco d' latina in Tersi elegìaci di Filippo Alessandria delia paglia la trasportò in ol- DECÀM. nella maniera usa- ta vicini alla posero a sedere. il qual« foni'int'a Poiché P amato cor vide presente e finalmente una tersa tradusionc Beroaldo. il cuore in una cop- pa d' oro : la anale messa sopr' esso acqua av. Fiammella comandò che principio deci: la quale .GIORNATA QUARTA Cacciata aveva terra il 1 49 sole del cielo gih ogni stella e dalla Tumida ombra la della notte. che tradusse si in latino con infinita graxia ed ele^janM. e questa tradusiouc tutta intera ripottata dal tersa lro«a Manai. U. cioè graziosamente . che in cloiucnin sfida i più doUi ed eloganti scritla tori dell' antichità. quivi s'incominciarono a dijwrtare ra del mangiar venuta sata sera cenato . piacque tanto a Leonardo Aretino. bella fonte levati. Lk dove Filoilralo alla se alle novelle to le fosse . della Crusca «j- fnoriliitenle. quella si bee . e così muore JL iera materia di ragionare n' ha oggi il nostro re data f pensando che . dove per rallegrarci venuti sia- (1) Donnescamente. essendo nella sua maggior sommitli. e l'ola il quivi desinarono. passole aveano E da dormire si . come pure un leggiadro capitolo in d' rima composto da Francesco Accolti parimente Arcsso. senza più aspettare che detcosi donnescamente (i) cominciò : NOVELLA L Tancredi (2) preme di Salerno uccide della figliuola .

anzi sventu- rato e degno delle vostre lagrime racconterò . il conte Pomponio Torelli. si richiedea. conviene di mu- tare suo piacere . e giovane e gagliarda e savia più che a donna per av- ventura non dre . un figliuolo del duca lui. Campeggi conte di Donza ne composero ciascuno una (i) Mart. onesta co- pareva pensò di volere avere. Girolamo Razzi. le quali non si possono. se 1' abbi mosso il poiché a me non . be più che una quella avuta e più felice sarebbe stato se non avesse . se lava rima. se egh nello amoroso le sangue nella sua vecchiezza non s'avesse tate . che cbi le dice avuta giorni passati . e per (juello che vol- garmente diciamo natura. do ella di molti anni avanzato . né a richiedernelo . gendo che poca cura sa padre . poco tempo dimorata con . Ridolfo tragedia . eth del dovere avere sé partire . ma . Tancredi principe di Salerno fu signore assai uma- no e di benigno ingegno (i). dimorando col tenero pa. per l' amor che si egli le portava lei si il dava di più maritarla.1 5o . di Ca- peva datala dova .-un pietoso accidente. avuto marito maritava : non sappiendola da non la poi alla fine ad . rimase ve- e al padre toruossi Era costei bellissima del fosse corpo e del viso quanto alcun'altra femmina mai. E . . e clil non n'abcbe cbe bia compassione. Forse per temperare alquanto la letizia li 1' ha fatto si . . Ingegno detto qiii ad imitazion del Ialino. Ottaviano Asinavi conte ^M Cainerano. Costei fu dal padre tanto tealtra figliuola neramente amata quanto alcuna j da paaven- dre fosse giammai e per questo tenero l' amore . mani brut- Il quale in tutto lo spazio della sua vita non ebfigliuola . sì come gran donna il in molte dilicatezze e veg. Antonio Ja Pistoia. GIORNATA QUARTA ci mo dir convenga raccontare 1' altrui lagrime l'ode .

t Seco pensò.. non età. pa- rendogU che (4) "t intcmla ancora che non sia espressa. e in quella il dì seguente avesse (3) per esser con gli di canna mostrò: e poi quella messa iu un bucciuol (4) . e per costumi nobile più che altro . . ^ Avverte il Mannelli che ncU' la ili originale la toco avesse . Ella scrìsse una lettera . V edi^ tic! 37. (5) Farane con una n yai/araine t Sojfione diccti a tu. farannty con àuef/uraiuu altri. . e altri . quale ancora non era poco avveduto 1' . col un soffione (6) alla tua servenil quale ella raccenda fuoco. (a) una nuova malizia ciò che a fare lei . dicendo : farane (5) questa sera te. ogui ora più lodando modi suoi . a dovergli significare . valletto del padre assai . Guiscardo il prese: (i) f togliendosi hanno le tutte le [ùù riputate edùioiii. Egli ce mise crcilcnJovvla necessaria leggieri vi s' niu il Salviati la rifiutò. avea per si fatta maniera nel cuore rice. (6j quella canna tiaforata oon cui li «oilia nel fuoco Yct acceudeilo. il modo pensò . il cui . nome era Guiscardo tii uoui di nazione umile . fieramente s'aci cese il . E il giovane. essendosi di lei accorto. adunque amancon do l' un r altro segretamente . ninna altra cosa tanto ritrovarsi lui disidcrando la giovane quanto di uè vogliendosi (i) di questo amore in alcuna persona fidare . . vuta . ilclla Bucciuolo chianiasi la parte canna che e tra nodo e nodo. i5i . occultamente un valoroso amante E e vergendo molti uomini nella corte del padre usare gentili . le piacque e di lui tacitamente spesso vedendolo. considerate le maniere e costumi di molti '. tra gli alui un giovane . . sollazzando la diede a Guiscardo . ma per vir. si come noi veggiamo nelle corti i . D Pistulcst auuovrra questa voce tra (a) (3) antiche. clic da ogni altra cosa quasi . clie da amar lei avea la mente rimossa In colai guisa . NOVELLA L esser potesse .

Guiscardo prestamente ordinata una fune con nodi e cappi da potere scendei-e e salire per essa il e sé vestito d' un cuoio che da' pruni difendesse . senza farne alcuna cosa sentire ad alcuno. e sola nella grotta discesa e lo spiraglio veduto per quello aveva a Guis' scardo mandato a dire che di venire ingegnasse . perciocché abbandonata era la grotta . il quale . l' altezza che da quello infìno in . preuze una grotta cavata nel monte fatta . la donna teneva ) si come che da un si fortissimo uscio serrata fosse. a- vendogli disegnata terra esser potesse . quasi j da pruni e da erbe di sopra natevi era riturato la e in questa grotta per una segreta scala ( quale era in quale la una delle camere terrene del palagio poteva andare . il quale aperto . memoaccioc- ria tornata alla innamorata donna si La quale . molti di con suoi ingegni penato avea anzi che venir fatto le potesse d'aprir quell' uscio . e guardando la con esso se ne tornò alla canna e quella trovando fessa. la seguente notte allo spiraglio . non . si ricordava sa è si Ma amore agli occhi del l' quale ninna co- segreta che non pervenga. partitosi sua casa. perciocché di grandissimi tempi davanti . l'apcrsej e dentro trovata la lettera di lei e lettala e ben compreso ciò fosse clie a fare avea.i5a GIORNATA QUARTA . fu che di dovere a lei an. ché ninno di ciò accorger potesse. Ed era fuori delle menti di tutti questa scala usata . s' era clie quasi ninno clic ella vi fosse . Alla qual cosa fornire certi . giammai.il più contento uom. aveva nella . e avvisando costei non senza cagione dovergliele aver donato e così detto. . e diedesi a dare opera il dare secondo al palagio del modo da lei dimostratogli Era allato . di lunghissimi tempi davanti nella qual grotta dava alquanto lume uno spiraglio fatto per forza nel monte.

. dove trovato Guiscardo . nella grotta di- scese . do . voler dormire Aerratasi nella mandate . . n' nndtS : i53 e accomodato ben V uno de' capi della fune ad un forte bronco che nella bocca dello spiraglio era si il nato. insieme maravigliosa . e attese la donna . in quella. trovaudo le fi- camera chiuse e le cortine del letto abbat- a piò di quello in un canto sopra un carello (3) (1) >Si collo. lei torre dal suo diletto . uscio. senza essere stato da alcuno veduto o sentito . entratosene .NOVELLAI. lei dimorarsi e ragionare alquanto e poi partirsi 11 quale un giorno dietro mangiare (2) laggiù venutone ( essendo la don- na . Ma la . Era usato Tancredi di venirsene alcuna volta tutto solo nella camera della figliuola . non volendo nestre della tute . di quel giorno si alli loro ac- tornatosi nella grotta Guiscar. per quello collo (i) nella grotta . ed ella serrato . e quivi con . la quale Gliisnionda aveva nome . più volte poi in processo di temfortuna . se n' usci fuori e tornossi a E avendo questo cammino appreso po vi ritornò . l' uscio alle sue damigelle se ne venne fuori la Guiscardo poi . in un suo giardino con tutte le sue damigelle ). . la notte vegnente su per sua fune salendo per lo spiraglio donde era entrato casa . (3] Dietro mangiare poco di «otlo diri appresto mangiare. La quale . iu\idiosa di cosi lungo la e di cosi gran diletto letizia de' con doloroso avvenimento rivolse in tristo due amanti plinto . e sola camera aperto V . sgabello. si calò. (5) Carello. seguente di faccendo sembianti di via le sue damigelle . festa si fecero E nella sua camera insieme venutine amori con grandissimo piacere gran parte dimorarono: e dato discreto ordine ciocché segreti fossero .

e quando tempo lor parve Della quale Tancredi di- Guiscardo se ne tornò nella grotta. così come era nel vestimento del cuoio impacciato fu preso da due e segretamente a Tancredi menato . per si . (i) e ne citano questo passo del Boccaccio. notte in su primo sonno Guiscardo .. ma col- larsi per calarsi al basso è più antico . quivi . . fatto a scacchi di più colori . . come il •{ Gli Accademici della Crusca dicono che carello è propriamente . sgridare j poi prese partito di tacersi e starsi nascoso se egli potesse . si dolente a morte alla sua camera tornò . I due amanti stettero . per potere più cautamente fare . da una finestra di quella calò (i) nel giardino e senza essere da alcuno veduto. per isventura quel dì va venir Guiscardo dino lasciate le due damigelle nel giar- pianamente . capo al letto e tirata si sopra sé la cortina fosse nascoso egli . . . E per ordi- ne da lui dato '1 . e andati- sene in su letto . e con minore sua vergogna lungo spazio insieme corgersi di Tancredi scesi del letto. guanciale di panno per lo più. Il quale. addormentò E cosi dormendo fatto ave- Ghismonda - clie . nel? animo di dover fare . . di sopra ha detto di Si calò. ed ella s' usci della camera . come usati erano senza ac. usati erano e insieme schersi zando e sollazzandosi gliò . i54 si GIORNATA QUARTA il pose a sedere j e appoggiato . se n' entrò nella camera : e quella serrata senza accorgersi clie alcuna persona vi fosse uscio a Guiscardo clie '1 1' aperto l' attendeva . all' uscir dello spiraglio la seguente . quasi s' come se studiosaraente . avvenne che Tancredi sve- e senti e vide ciò che Guiscardo e la figliuola facevano: e dolente di ciò oltre modo prima . come . . gli volle . ancosi ra che vecchio fosse . : quello che già gli era caduto . e ripie- no di borra. poco Guiscardo si collo.

onJc dilia il sdicevolcf cioè iconvenevole. Venuto il di seguente. . varie e diverse novith pensate ap- secondo : la sua usanza. aven. se lo co' miei occhi non lo avessi . si come io og- gi vidi con gli occhi miei. veduto che tu di sottoporti ad alcuno . parendomi conoscere la tua virtù e la tua onestà. che . avessi non che ri- ma pur di che io in questo poco di manente di vita. dissimo affanno d' animo messo m' hai Dcput non sappien- (i) Dicex'oley EJii. nella camera fattalasl andò della figliuola lei . cioè eonvenìenle . quantunque mi fosse stato detto .. non sappicndo nulla Ghismonda di queste cose do seco Tancredi presso mangiare n' . e H. NOVELLA L \ide . la ore dicevole non ha suo \nho dirsi fct convenirsi^ ma è voce <1a sé sola. . Ma disdicevole il suo Tcrbo disdire pif discom'enirsi .. pre starò dolente Iddio che \i . nobiltà dccevole ( i ) fosse stato'. la mia beni- gnità verst>lenon avea mentalo fatta l'oltraggio e la vergo- gna la quale nelle mie cose m'hai . uomo fatto ) se tuo marito stato non fosse pensato . Al quale Guiscardo ninna altra cosa disse se non questo possiamo . . di ciò E or volesse ti poiché a tanta conducere dove- avessi preso uomo che alla tua tra tanti . i. che nò voi n»> io amor può troj)po più Comandò adunque Tan: credi che egli chetamente in alcuna camera di la entro guardato fosse . e così fu fatto . né però molto spesso usata . eleggesti ma che nella mia corte n'usano Guiscardo .'»a7. i^5 quasi piangendo disse: Guiscardo. semricordandomi disonestJi . dove chiamare e ser- ratosi dentro con piangendo le cominciò a dire: Ghismonda. mai non mi sarebbe potuto cader nell'animo. giovane di vilisslma condizione. nella nostra corte quasi come per Dio da : picciol fanin gran- citdlo infino a questo di allevato di che tu . la mia vecchiezza mi serba.

ma ditesallo Iddio che io trae 1' non farmi Dall' una parte mi amore il quale io ho sempre più portato che alcun padre portasse a figliuola ^ ed' altra mi . prima con vere ragioni difender (1) "t la fama mia . del 27. Ghismonda udendo il padre e conoscen- do non solamente to . fu assai volte il : ma pur questa viltà vincendo suo animo al- il viso suo con maravigliosa forza fermò^ e seco. il suo segreto amore esser discoper- ma . (2] Avveili questo Lellissimo modo . avanti che a dovere alcun priego per sé porgere. non come dolente femmina. e poi Meco preso. come farebbe un . vuole che contro a mia natura in Ma il prima che io partito prenda : . né a negare né a 1' pregare son disposta perciocché né un mi j var- rebbe . . Di Guiscardo ( il quale io feci stanotte prendere quando dello spiraglio usciva tito . né 1' altro voglio che mi vaglia e oltre a ciò in ninno atto intendo di rendermi benivola la tua mansuetudine e '1 tuo amore : ma il ver confessando . quello che tu a questo dei dire viso . ma come non curante e valorotur. come più le femmine fanno. ancora esser preso . di dire. di più non stare in vita dispose . avvisando già esser morto il suo Guiscardo Per che fallo. fanciul ben battuto.i5fi GIORNATA QUARTA che partito di te do io mi pigliare . Tancredi . . Guiscardo . preso perla tua gran sti follia quegli vuole che io ti perdoni . bato cosi al padre disse . disidero d' udire . e bollo in prigione) ho io già preso (i) parso che t' che farne 5 . l'ediz. dolore ine- stimabile sentì e (2) a mostrarlo con romore e con il lagrime vicina tiero . con asciutto viso e aperto e da ninna parte . e questo detto basso piàngendo si forte . trae giustissimo sdegno . o ripresa del suo sa . e quete incrudelisca .

si co- me giovane e femmina mi disposi e innamora 'mi. rò . aver generata fìgliuola . trovata e mostrata . per la quale .quantola tua poca sollecitudine del maritarmi e la virtù di lui. che io ho amato e amo 1' e. non che ne' giovani . e . Guiscardo non per . se appresso la . dar compimento sistere . Tancredi. Egli ò il vero . essendo tu di carne di carne . vergogna fare. con fatti i57 la fortÌMimamcnte seguire . ti do- vevi e dei quantunque tu ora vecchio clienti e quali e con che forza vengano le leggi della giovanez- za^ e. a questo non mi indusse tanto mia femminile fragilitli. gli ozii eie dilicatezze possano . mi . si come da te generata di carne. mia virtù di non volere che naturai peccato mi nò a nò a in me di quello a tirava quanto per me si potesse operare. ti se abbia mostrato o co- me che tu sappi . che ancor son giovane. tiravano . quale maravigliosisper essere stata 1' aver gih ma- conosciuto qual piacer sia a cosi fatto desiderio . E certo rn questo opposi ogni te . e poco vivuta l' . anni come che armi tu uomo ti in parte uè' tuoi migliori sii . . Alle quali forze non potendo io re- a seguir quello a che elle .NOVELLAI. ti dovea. morte s' ama non mi rimarrò la d'amarlo ma . che sarh poco. al . ame- e . m'avean chi che . non di pietra o di ferro sia e ricordar . mniiifesto. e per l'una cosa e per altra pie- na di concupiscibile desiderio. grandezza dello animo mio Guiscardo. F^sser . Sono adunque si . 8Ìme forte hanno date ritata . senza sentirlo alcuno : io a' l' miei desiderii per- veniva e questo il . ncll' esercitato non dovevi dimeno conoscere quello che ne' vecchi . io noi nego . Alla qual cosa e pietoso assai occulta via amore e benigna fortuna . quanto io viverò. accidente tolsi come molte fanno ma con diliberato .

la volgare opinione che la verità se. consiglio elessi innanzi altro . e con avveduto pensiero a di me lo introdussi . noi d' una massa di carne carne avere e da u- no medesimo creatore forze . . ne distinse . ~(2) la Vedi quanto questa definizione della nohillà sia più vera di quel- che ne fece Aristotile e Cicerone ed ogni altro (3) filosofo. dignissimi a' Ma lasciamo or questo : e ragguarda alquanto principli delle cose tutti la tu vedrai . 1' ediz. e quegli. La virtù primieramente noi che tutti nascemmo e nascia- mo iguali . a basso . e di lui egli lungamente goduta sono del mio . aperta.1 58 GIOUN ATA QUARTA ad ogni . . del 27. contraria usan- za poi abbia questa legge nascosa tolta via. adendo noìegua' le ed uguale. Mart f Ragguarda adunque. nò ce n'ha punto bisogno. parte avevano e adoperavano nobili furon detti e ii rimanente rimase non nobile. In che non accorgi che mio peccato ma quello li della fortuna riprendi alto leva . me . tutte . la quale assai sovente lasciando i non degai ad . e perciò colui che virtuosamente adopera. guitando con più amaritudine mi riprenda ti dicendo (quasi turbato esser non avessi a questo eletto ) dovessi io . E benché . e con savia perséverenza disio. commette (i) Ragguarda (3) tra tutti tuoi f Iguali hanno ita affatto tutte le «dizioni che io n'ho consultate. con iguali virtù create . ella non è ancor nò guasta dalla natura nò da' buon costumi: . colui che è chiamato difetto (a). mente non si mostra gentile e chi altramenti . che con uom ti di bassa con- dizione il mi son posta . il chiama chiama i . che di lei . maggior . l'anime con ìguali (i) con iguali potenze . ma colui che . se io nobile uomo non . Di che cato pare oltre allo amorosamente aver pec- che tu più . Questa voce è in disuso.

ad la si se' disposto : usa in me la tua crudeltà quale ad alcun priego porgerti disposta non sono . che : le tue parole non potevano esprimere non vedessi . la povertà non toglie gentilezza ad alcuno . sia vero Ma un to sì . chò se miei occhi . la lor \irtù i lor costumi e le loro maniere : e d' altra parte quelle di Guiscardo . Chi commen- dò mai le tanto . Molti re molti gran principi furon già . chiezza a far quello che giovane non usasti incrudelir . nobili iSg . ninna laude da te data gli fu . se peccato èj t' perciocché io accerto che quello che di Guiscardo (i) Avere qui vai roba. che cosi hai saputo valente uomo tuo servidore mettere in buono . NOVELLAI. dee essere comi mendato che e certo non a torto . glh ricchissimi furono e sonne. dubbio che tu movevi. come in prima cagion di questo peccato. quanto tu '1 commendavi in tutte quel- cose laudevoli che valoroso ? uomo . poveri e molti di quegli che la terra zappano e guar- dan le pecore.. Dirai dunque posta ? . che a quelil lo delle tue parole e de' mici occhi . e (|ucsti tuoi nobili tutti esser Delle virtù e del valore di Guiscardo io non credetti al giudicio d'alcuna altra persona. tu dirai lui nobilissimo villani . e . cioè . e più mirabilmente . che io con tu non dirai uomo il . sla- ma . uomini . di bassa condizione mi . . ragguarda so tu vorrai senza animosità giudicare . se pure in ciò alcuno inganno ricevuto stata avessi da te sarei ingannata . per avventura si se tu dicessi con povero con tua vergogna potrebbe concedere. me far ti doves- se tu nella tua estrema vec. ma avere (i). non m' ingannarono io lui operarla . L' xdti- mo si . cioè che di cacciai del tutto via . ed esamina .

prenze venire una grande e bella coppa d' oro il e messo in quella che quando cuor di Guiscardo il . . il famigliare e col presente e con la parole del prenze . notte stran golassono cassero. . come . . levato il viso verso famigliare. Queste parole lui e Con un medesimo colpo lui e me. via. così il e trattogli il cuore a lui il re- Li quali . ma non credette perciò in tutto . Y ediz. me mi setnbran c[ui necessaire. fattesi il venire erbe e radici velenose . guardavano che senza alcun romore . e incrudelendo . Per che da lei partitosi e da sé rimos- so di V olere in alcuna cosa nella persona di lei incru- pensò con gli altrui danni raffreddare a' il suo fervente amore . con le fem- spander le lagrime. poiché partito fu padre quelle stillò e in acqua redusse ella per presta averla. loro era stato comandato. con forte viso coppa prese le . essere il cuor di Gxiiscardo (i) •{ Per che. e comandò due . dell' Conobbe il prenze la grandezza che animo del- sua figliuola. le mie mani medesime mine a faranno. se quello di che se le . gretissimo famigliare segli mandò . diceva . la se cosi ti par che meritato abbiamo. come delire. se di il me non fai Or il siraigliante . Ghismonda non smossa dal suo fiero proponi. mento .. del 27. con un me- desimo colpo (i) uccidi. va' . il operarono Laonde venuto dì seguente. così. temeva avvenis- Alla quale venuto . come il cuor vide e parole inil cosi ebbe per certissimo quello . e quella scoperchiata tese . alla figliuola e impoti gliele desse dicesse : il tuo padre manda questo per consolarti di quella cosa che tu più ami come tu hai lui consolato di ciò che egli più amava. per un suo se. lei sì for- temente disposta a quello le parole sue sonavano. . che Guiscardo lui la seguente . fattasi . i6o fatto avrai GIORNATA QUARTA o farai .

pose Iddio nelP animo al mio dispietato padre . E cosi detto . sente da mia parte renderai . e poi disse In ogni co- sa sempre e infìno a questo estremo della vita mia ho verso me trovato tenerissimo del mio padre l' . potre' io andar più contenta E con qual compagnia ne a' o meglio sicura luoghi (1) Cioè -queir anima. quella sepol- tura hai . adoperandol tu che tu già cotanto cara guardasti (1). Assai m' . ma ora più che giammai . e di tale . . Niuna cosa d non : mancava ad aver compiute esequie se le lagrile me li di colei la qual tu vivendo cotanto amasti 1' qua- acciocch(> tu avessi. . e questo dice con il la opinione de' Platonici. la quale stretta teneva. discretamente . che tuo valore ha meritata . ciò ha il mio padre adoperato bocca . era con hai tei quegli della mente riguardarti a ciascuna ora il Tu tuo corso fornito . disse: ahi dolcissimo albergo di tutti miei piagli meladetta sia la crudclth di colui che con oc- chi della fronte or mi ti fa vedere . > • che vogliono che cuore sia seggio dell' anima. . l' amore grazie . Venuto se' alla fine alla qual ciascun corre e le fatiche . Questo detto rivolta sopra la coppa. appres- satoselo alla il Lasciò . chente la fortuna concedette ti se' spacciato . si congiugner!:! con quella . men degna che d'oro in a così fatto cuore cliente questo è. che a me ti con mandasse : e io le ti da- rò . . il cuor riguari dando ceri . senza alcuno indugio farò che la mia anima . NOVELLA L disse: 161 non si conveniva sepoltura . Lasciate hai le miserie del mondo e dal tuo nemico il medesimo .. come che di morire gli occhi asciutti e con viso da niutia cosa spaventato proposto avessi^ e datoleti . e j)erciò ultime le quali render gli debbo giammai gli di cosi gran pre.

non intendevano . s' ingegnavano di confortarle La qual poiché quanto il parve ebbe pianto. L'avverbio quincentro. che le parole di . tutta la bevve sopra e beil con la coppa in mano si se ne sali suo (i) f Qutneenlro i legge in alcuni testi. ma da compassion vinte tutte piagnevano pianto glio la. dinota terdella nov. qual mise nella coppa ove : cuore era da molte delle sue lagrime lavato alcuna paura vutala . piangendo .. non conosciuti e de' miei . cioè. colei che ancor son certa dalla quale che è m'ama amata d' . eom' spiegano. zato capo . . e Ghismonda con questa voce il (dicono essi). luogo con mano come che sia intorno al letto. Le sue damigelle si che dattorno le stavano. cuore questo lei . postavi la bocca . come meal- sapevano e potevano . lei? lo son certa che i ella è ancora quicentro (i) letti : e riguarda luoghi de' suoi di- e come mia . disse : o molto j amato cuore più alti-o ogni mio uficio verso te è fornito . in questa casa o in questa contrada: laddove quii centro rlstiigne termini mollo più. che mirabile cosa il Lasciando infinite volte . con la mia . domandavano invano . senza fare alcun fem- mlnll romore sopra la coppa cliinatasi . testa . seguente: mini larghi. quasi accenna f. . e molto più .. a loro avviso.1 62 GIORNATA QUARTA . non che In quelle propnu stanze. compagnia E 1' questo detto si l' nel quale era la acqua che il di il davanti aveva fatta . morto cuore . e rasciuttisi gli occhi . come in quelle parole cognati del. nò mi resta a fare se non di venire . „ la donna avvisando che voi in alcun luogo (luincentro essi siale „ ec. . e senza . cominciò a versare tante lagrime furono a riguardare . ma non approvano „ i cosi fat- ta lezione Deputati.. non altramenti che una fonte acqua nella avuta avesse. fosse o che volesson dire . che con . aspetta la sommamente se E cosi detto. e lei pietosamente della cagion del suo . anima a fé dare fare alla tua orcioletto .

e udite . come che quale esse non sapessero che acqua quel. amore fu . io mi parto e velati gli ai occhi e ogni senso perduto (iosl di questa dolente vita 1' dipartì. morto cuore . serba coleste lagrime a . meno dare disiderata fortuna che questa . suo stea . . te 1' abbi fatto gittar palese L' angoscia del pianto non lasciò rispondere al ]»ren7. piagnere di quello che egli ha voluto di Ma pure se niente quello . a Tancredi ogni cosa avean mandata a dire lo 11 quale temendo di quel- che sopravvenne . dopo . la fosse la ella bevuta avea . la giovane al suo line esser venuta senil tendosi strignendosi al petto . Laonde . nò a me ? le che non te le disidero Chi vide mai alcuno altro che . cominciò dolorosamente a piagnere. disse : rimanete con Dio che . . doloroso fine ebbe . Al quale na disse : don- Tancredi . udito avete Li quali Tancredi . e tardi con dolci parole levai tosi a suo conforto. . smonda come . NOVELLA L letto . |63 compose il e quanto più onestamente seppe . io tacitamente e di col nascoso con Guiscardo vivessi che '1 mio corpo morto . dove che tu .. aspettava la morte Le damigelle sue avendo (jucste cose e vedute . veggendo termini ne' quali era la . presto nella camera scese della figliuola nella qual giunse in (ju(?lla ora letto si che essa so- pra il suo pose. che gih mi portasti ancora in te vive per ultimo dono mi concedi che . amordi Guiscardo e di Ghi. mollo pianto e tardi pentuto della sua crudeltà i con general dolore di tutti Salernitani onorevolmente a- meuduni in un medesimo sepolcro gli fé seppellire • .c. ti poiché a grado non che . . cor- po suo sopra quello e al suo cuore accostò quello del morto amante 5 e senza dire alcuna cosa .

ieguisca e cunseguiscu dica segua o siegua. loro termini stare. più per (l) "f la sua affezione cognobbe l'aoi- n pistoiesi colloca la voce seguisca tra le antiche. si do- . particella di diletto te Jri . né per . Usasi tuttavia si anche oggidì ne' composti . tutte quelle una sola m' è data Ma lasciando al presen- li miei fatti ne' . andrà appresso. il quale informa uomo salvatico il dì seguente nella piazza mena .. voglio che ne' fie- ragionamenti e a' miei accidenti in parte simili seguisca (i): la quale se. compagne : ma quella già essendo compiuta : il re con rigido viso disse poco prezzo mi parrebbe la vita mia a dover dare per la metà diletto di quello che cou Guiscardo ebbe Ghismonda nò se ne dee di voi ma: ravigliare alcuna j conciò sia cosa che io vivendo ogni ora mille morti sento. in casa uomo ricovera . in forma lei: del quale piU volte d' uno povero d' il giace con poi per paura de' parenti di lei della casa pittatosi. . Pampinea ragionando come Fiammetta ha cominciato. . e incarcerato XjLveva la novella dalla Fiammetta raccomata su gli le lagrime più volte tirate insino in occhi alle sue . dove riconosciuto . senza dubbio alcuna rugiada cadere sopra cerò a sentire . il mio fuoco cominil Pampinea a se sentendo comanda- mento venuto. e da' suoi frati pre- so . e comechè yrà dire c. * 64 GIORNATA QUARTA NOVELLA IL Idrate Alberto dà a vedere ad una donna e di lei si che V A- gnolo Gabriello innamorato .

che del comandamento so. che de' maggior casesi (i) era tenuto a Viuegia: del (i) la il L'eduìonc del testo Mannelli hacassesi: alcune antiche case $i: la Livornese come luogo Parmense casesi. e cominciò Usano i volgari . più e . un cosi fatto proverbio: chi è reo e buono è tenuto può fare il male e non è creduto . sforzandosi to si De' quali se. del proposto da ridere dispose . lente luogo con questo prima medesimi credono . » che a dovere fuori . . ed altri per » lor donare venire a salvazione il e oltre a ciò . quanmostrare . a dire una novella si senza uscir . NOVELLA ino dello compagne role. e nel mostrare so per torre. paradiso abbiano a procacciare noi. esso è per «TTcntura insanabile. quale sia la ipocresia de' religiosi li quali co' panni larglii e lunghi e co' visi artiiìcinlmente pallidi 1' e con . tosto dichiarerei a molli semplici qxiello che nelle lor cap- pe larghissime tengon nascoso Ma ora fosse piacer di Dio che cosi delle lor bugie a tutti intervenisse come ad un fiate minore non miga giovane ma di quelli . fosse licito a me di . come uomini che come lo . . .1 . e esami giik sopra Ja tanti ri- dotti. Non con 1 speransa di DECAM. Per avendo riguardo agli sì fatta Tarictà io reputo che falli>i la sia corrotto. ma quasi come possessori e signori di cjuel- danti a ciaschedun che muore . II. secondo so la quaneccelse cosi tità de' danari loro lasciata da lui . dan fede. il re contentare . e perciò . IL le i65 sue pa- che quello del re per più disposta a dovei'e nhpiauto recrcar . Il quale ampia materia a ciò che m' ò stato proposto presta di favellare . meno . le voci umili e mansuete nel domandar altrui e altissime e rubeste in mordere negli altri li loro menon desimi vizii . convenisse . T. mi e ancora a dimostrare quanta e . e poscia coloro che in ciò alle loro parole d' ingannare . loro lo . .

essere. e parente di san Rosso dicono luogo corroti. Francesco ad ascesi. Cosi Assisi venne a dirsi Ascesi. dirò liberamente ciò eh' io ne penso. nulla Ho poi veduto che Lucantonio Ridolfi nel suo Ragionamento stampato in Lione i557. si Francesco da Scesi. era tenuto a Vinegia . iSSg. correzione verrebbe ad ha Scesi. che . per al- quanto animi vostri . cioè del Caro. ma di E ])en come to- che nel concorso delle due a ne sia rimasa fognata una. al Cod.i66 quale GIORNATA QUARTA sommamente mi gli piace di raccontare . si In questa stessa Novella poco appresso. osservo che -nel sciitto da. di S. trova stampato Scesi: Trifone un uomo perfetto. non miga giovane cZe' quelli elio facile alle maggior eli ha Ascesi. . Non dica Ascesi. legge. . ma la verità non era Imola chi credesse per che accorgendosi quivi . forse con rìsa e con piacere ri- Fu adunque valorose Donne . Gherminella. non gli che bugia : . più. almeno con hilità. V. 55. Benedetto nel 1596. pieni di compassione per la morte di Gliismonda levare . Pwscio. ed discesi co- munemente a p. minelle ( I ) non aver luogo come disperato a Vine- sanailo. amico del nostro poeta. in il Imola un uomo di scelerata vita e di corrotta qual fu cliiamato Berto della Massa gl' . ma piuttosto con quella di muovere altii iugegni più penetranti ad applicarci l'industila loro. alla lezione del codice magliabechia- no. inganno. Dante Par. Ritornando to del Boccaccio. e" scrisse Caro. 8i. fraude. n. H Snlvini Discorsi Parte 3. 3g. Fondandomi perciò sopra quello che ho esposto poco avanti. le sue gher. dall' t in fuori dopo la rileva . senza gliere o aggiugnere alcuna lettera e. . Rispetto . ardisco di rahhcrciare. due h il una se la ne può togliere : e se si potesse scrivere Scesì. spiega questo luogo del Boccaccio con riferirlo anch' egli alla città d' Ascesi. 23. questo luogo cosi: un frate minore. p. città d' La Assisi fu nel secolo del Boccaccio detta Àficlesi dagli scrittori. che essendovi per un certo strascico di pronunzia . Le cui vituperose opere molto dail Imolesi conosciute a tanto la recarono in . in vece di cusesi. 66. chusciesi. C. un monaco dell'ordine di S. pag. alcuna proha. si E nel Commento di Ser Agresto. che direbbe corto. (1) FIACCHI. maglia])echiano Palch. cioè legge: era la sua fama di santità in quelle parti troppo maggior che mai nanfa 11.

di subitamente fu i ntlìinno di falsario. NOVELLA già d'ogni bruttura ricevitrice II. senza aver perciò ti predetavesse vizii abbandonati quando nascostamente metter in opera all' . .. sempre veduto altare . li) Bamho. e quivi pensò di trovare rate . piangeva passione del Salvatore le sì conio le colui al quale poco costavano in brieve tra colle sue lagrime quando le volea . altra maniera al suo malvagio adope. faceva era fedel commessario e dipositario nfiolti . gli potuti E oltre a ciò fattosi prete . divenuto cattolico andò e fece Irate miiioi*e : e fecesi chiamare frate a far Alberto da Imola e in cotale abito cominciò per sembianti una aspra vita e a la commendar molto gli penitenza e . gran predicatore divenuto. lui . e così fncla di lupo era divenuto pastore. egli seppe in si fatta guisa \ iniziani adescavi si che egli quasi d* ogni testamento che . 1' astinenza. d' omicida . E prediche e li sue la- grime re . beveva vino se quando non avea che . che l'atto non avca in altra jiarte E quasi da conscienza rimorso delle malvage opere nel preterito fatte da . e guardatore di denari di confesserò e consigliatore quasi della : maggior parte degli uomini e delle donne cendo . icifflunito. di san che mai non fu Francesco ad Asciesi . Ora avvenne che che chiama- una giovane donna bamba (1) e sciocca.. »i 167 trasmutò. •ornipiato. uè mai carne mangiava nò piacesse . . teuM cenno. da somma umillb soprapprcso mostran- dosi e oltre si ad ogni altro uomo . ed era sua fa- ma di santith in quelle parti troppo maggior. quando celebrava la se da molti era . Né un ne fu apjìena avveduto alcuno . che di ladrone .

che fu un fastidio ad udire. di lei subitamente e oltre modo s' innamorò le : ma . Non iisavasi nel dialetto al vene- ziano se non nel senso Ai famiglia. che noi diremmo corr/io . lezione ritenutasi nella stampa del 1718. così detta si Veneziani perchè di leggieri (/() rivolta \ L' edizione del 27 ha troppi rC avrei degli amadori. le cui bellezze sien fatte sarei bella nel paradiso . . andato con le galee in Fian- s'andò con "altre donne a confessar da questo . (5) A terreno dolce vanga di legno. M. non avete voi occhi fatte capo ? paionvi mie bellezze come quelle di queste altre? Troppi n' avrei (4). messer Giovanni mio. . dra .. la- sciare amare né da né da quale Quante ce ne le vedete voi. volubile. e parendogli terreno da' ferri suoi (5). per gl'interessi del papa o a' fatti imperatore. . barca. al leggieri. (2) •{• nome di quelle sole Questo tulli. da vergalo. santo frate lei La quale essendogli essi a' piedi tutti . premettendosi famiglie che erano dell'ordine patrizio. quésti bergoli at- tendendo loro. son (3) avendo parte detta de' fatti suoi (2) bergoli ) fu da frate Al- berto addomandata se alcuno amadore avesse. come mie? che E oltre a ciò disse tante co- se di questa sua bellezza. . . Badate bene che. se io ne volessi. 1 68 GIORNATA QUARTA madonna Lisetta da ca (i) Quirino. cioè presto da' credere e muoversi. Al quale ella con un mal viso rispose in : deh messer le lo frate . ri- serbandosi in più comodo tempo lusinghe pur (1) f Ca è voce accorciata da casa. si come co- che viniziana era ( ed . moglie d' clie era ta fu un gran mercatante. . mi par troppo. mentre gli altri cittadini erano intenti a s])andcggiarsi gli dell' uni . Frate Alberto conobbe incontanente che costei sentia dello scemo . e potrebbe i far vedere un po' di ruggine e d'animosità contea i vostri Veneziani. se io ne volessi ma non tale sono le mie bellezze da . eran venuti a capo di stabilire un dei più saggi e riputati governi che allora fossero nell' (5) al Europa Bergolo.

ma Angelo . che tutto mi ruppe sti 11 j quale io appresso domandai perchè ciò : fatto avesse ed egli rlspOvSc perciocché tu presume- oggi di riprendere le celestiali bellezze di . tante mi die . : ragionandomi voi della vostra bellezza ciocchù si vi dissi per- fieramente la notte seguente gastigato ne fui. ed altre sue gli noveHe: per che bestia . che mai poscia da giacere non mi son potuto levar se non oggi ? . stlgò cosi Disse frate Alberto .. Per che frate Alberto non volendola troppo turbare fessione . io vi priego che voi mi perdo«iroprc. andar via con V altre E . la lasciò . subitamente nella mia cella uu grande splendore ciò fosse . dissi io . . NOVFXLA per mostrarsi santo . da Dio in fuori : sopra ? ogni altra cosa L io allora domandai chi siete voi . stato al- quanti di casa sala preso un suo : fido compagno altri esser : n' andò a in . na Lisetta la quale io . U. 169 quella volta cominciò a volerla riprendere e a dirle che questa era vanagloria. si come io soglio star sem- io vidi . madonna con lei . amo l' . fattale la con. Lisetta e trattosi da una parte veduto . la donna gli disse che csi era una e che egli non conosceva che fosse più una l)ellezza che un' altra . nò prima mi potè' volgere per veder che io che mi vidi sopra un giovane bellissimo il con un grosso bastone in mano . madon. presomi per cappa e tiratomisi . io il vi dirò Stando- mi pre io la notte in orazione . la quale. Disse allora donna mestola : : e chi vi ga. una le si e non potendo da gittò davanti ginocchioue e disse madonna che . A cui egli rispose che era Agnolo (1) Gabriello O signor mio . a' piò . (i) mignolo non mai (liste il Pctntca. io vi priego per Dio mi perdoniate di ciò io domenica.

. se prima non mi perdonate Donna zucca al vento . agnolo voi noi potreste toc- dice che per diletto di voi vuol venire in forma' : uomo e perciò dice che voi gli mandiate a dire . se Dio m' aiuti. una pezza con voi forma d' e . GIORNATA QUARTA Ed egli allora disse : niate e io ti perdono per tal convellente (i). scipito. voi vi guardiate di non non dire ad alcuna persona che re i sia nel . do queste parole alquanto disse le : . non io ti perdoni. mondo siete . che tu a lei vada. che cosa. godeva tutta uden. frate .1 7o . e verissime tutte le credea e dopo . Proverbialmente. mi diciate ciò : che l'Agnolo poi vi . la quale era anzi che no un poco dolce di sale (li). . perciocché egli è agnolo . . di voi m' incresce. usa veramente . volte a starsi con voi venuto la notte sarebbe fosse per se non non ispaventarvi . -vale con c/ueslo. che io vi dica . trai . to disse madonna j poiché perdonato m' avete io 11 vi dirò volentieri ma una cosa vi ricordo . e infiao ad ora acciocché più non vi sia fatto io vi perdono sì veramente che voi disse. ed ma più spesso egli (1) sì convenente àoh con questo paUo. Frate Alber. io . di poco senno. _ quando Per volete che egli venga tal ed in forma di cui. che più . ed ancor (2) alle folte. come ella tu prima poti e faccili perdonare . Alberto che mie bellezze eran celestiali ma . e con questo palio. Ora vi manda egli dicen. se voi volete guasta- fatti vostri che la più avventurata donna dis- che oggi se sia al mondo Questo Agnol Gabriel mi gli che io vi dicessi che voi piacevate tanto. non ve oso dire. io vi diceva bene : . io ci tornerò e darottene tante che . do per rarsi me che a voi vuol venire una notte j e dimo. farà tristo egli per tutto poi il tempo che tu ci viverai 1' Quello che mi dicesse. dove . . male . 5 e . e venendo in care d' .

quanto egli starh . tutta sola nella sua camera : ma con la questo patto che egli 1' non dovesse lasciar lei per Vergine Mariaj che to era detto che egli le voleva mol- bene : ed anche . ama- va perciocch ò ella d' amava ben né era mai che accendesse da- una candela vanti un mattapan (2) non il gli dove dipinto lei vedeva: e che. ben venuto che . purch è : ella non .NOVELLA egli ci verrh : II. le quali egli vi diede a mie cagioni . egli troverebbe . due si edii. chò in ogni luogo che : ella il vedeva le stava ginocchione innanzi e oltre a questo. venga con questo mio corpo farete grazia : E udite in che voi mi che egli mi trarrh 1' anima mia di cor- po. avesse paura . che voi abbiate questa conso: lazione . Allora disse frate Alberto or farete che que- sta notte egli truovi la porta della vostra casa per mo- (1) (a) Baderia tletlo jtcr ìschcno di femmina frrmpia r rlic silialort-ht^ ^Ffittitrtn alr\xn\ «lirono rssere (li un'antica moneta Tcnetiana d' ai^ gentil (-^) vi.luta di (^rcllro «olii. che a lui stesse di venire in qual forma volesse . ed egli entorrà in me. tanto si starà 1' anima mia in paradiso Disse allora donna poco fila (4)? ben mi piace: io voglio che in luogo delle busse. dite . quale ora (3) egli egli fosse il volesse a la venire . Allora disse fraj te Alberto madonna voi parlate saviamente e io ordinerò ben con lui quello che voi mi . con voi . e mettcralla in paradiso. le t Qualoia. . cit ti-l Vocah (4) Donna poeojila dice par ùclierno alle donne Ja nulla. se Madonna 1* baderia (1) allora dis1' che molto ) le piaceva se Agnolo Gabriello lui . e a voi non costerà egli niente e la grazia ò questa che voi vogliate che . Ma voi mi potete fare j una gran grazia . e. 171 donna che \iva di che voi più che altra tener vi potete beala. s\ pareva .

. Agnolo Gabriel- lo a lei venisse Frate Alberto pensando che cavalieesser gli convenia la notte s' . come .. Avverti questo modo figurato. che ella volonterosa d' ubbidire fece prestasi mente e l'Agnolo appresso colla sua divota coricò. se n' entrò nella camebenes' ra della donna. gonfiezza. le toccava 1' cui la camicia mille anni parendole che . alterezza come mostrano . acciocché di legger non fosse da cavai gittato ta la licenzia . . Era Per frate Alberto bello uomo del corpo e robusto e stavangli troppo bene le la gambe in su la persona (3). rebbe Frale Alberto si parti . umano non per . E di quindi . ed ella rimase faccenil do sì gran galloria (i). 1 galli. con sue frasche . . che portate avea in agnolo trasfìguròj e salitosene suso. 1' come egU verrà non potrebbe entrauscio La donna rispose che fatto sa. re . gli s' inginocchiò innanzi e 1' Agnolo la disse e levoUa in piò e fecele segno che 11 . La quale. carceres. E avu. con con- fetti buone cose incominciò a confortare . che corrono al palio. che era (2) Galloria: schiainazzo. parve. che non . 1 72 GIORNATA QUARTA egli possa entrarci . Allegrezza eccessiva manifestata con gesti zare. come questa cosa così bianca j vide . quando tempo . e in quella . notte fu se n' entrò in casa d' una sua amica dalla quale altra volta aveva prese le mosse (2) le quando andava gli a correr giumente . non agnolo ed altre . Latino. riiigalluzzare I^ar galloria vale galluz- ~ (i) Le mosse il è quel luogo ove i cavalli. con uno compagno . al letto an- dasse . do che corpo re se : perciocché vegnendo in . trasformato se n' andò a casa la donna entrato si . qual cosa con donna Lisetta trovandosi. comin- ciano (i) corso. die le gambe stiano in su la per- sona.

se u' ana frate Alberto . aveva buoua fem- mina dò della casa fatta amichevole compagnia « La don. la donna se ne tornò a casa : (1) Fiori e rose dic« qui puUndo sùoccunente « studio con una •ciocca. non feci già è gran tempo il che io mi per vedere se voi dite vero . . di che ella chiamò per contenta: e . io mai iuGno mio corpo si . multe vullo volò senza ali . oltre a ciò molle cose il le disse delia gloria celestiale Poi appressandosi di dato ordine al ritornare. . nllra giacitura facccndolc che In notte luaritu forte si . non so come con lui : so io aven- bene che stanotte. . na . tale parrh segnale parecchi dì farò oggi Disse allora frate Alberto: io ben una cosa che spoglierò . E al- dopo molto cianciare. non so. ve '1 dich' io ? disse la don- na: il vostro corpo stette tutta notte in braccio mio granil con l' Agnol Gabriello j e se voi ììk non mi credete gua. e stettimi in uno de' più dilettevoli luoghi che fosse il a stamane a mattutino. \egncndo egli a me. aggluguendo oltre a questo maravigliosc favole. . quello che divenisse. egli ne portò subita- mente l'anima mia che mai non se ti'a tanti fiori e tra tante rose (i)» ne videro di qua tante. come desinato ebbe presa sua compagnia . e tomossi al compagno suo . se io : A cui frate Alberto disvoi steste madonna .. tatevi sotto la poppa manca all' dove che io diedi egli vi un si dissimo bascio Agnolo. NOVELLA fresca e n. acciocché paura non avesse dormendo solo . al quale la . e dogli fatta la vostra ambasciata. co' suoi arnesi fuor se n' uscl . e novelle gli disse dello Agnolo Gabriello^ e ciò che da lui udito avea della gloria di \ita eterna e come io egli era fatto. Non . 173 il morbida .

e insieme di bellezze quistionando per porre che poco cui la tre. La comare vaga d' udire si come colei che ben la disse madonna voi potreste dir vero ma tuttavia non sappieudo chi questi si sia. . disse : comare egli non si vuol dire. : . rivolgerebbe (i) cosi di leggiero . in verità voi tacereste dell' al. . io non credeva : che gli agnoli facesson queste cose . La comare allora . (4) (5] Maremma Marido o presso. è detto venezianamente marito . Per quello che intendo dire vale per paesi . ebbe voglia di ridere avanti parlare ma pur si . ma l' intendimento mio (3) è l'Agno. là Rolli . si come colei sale aveva in zucca . . o avere poca si levatura. lo Gabriello . e viensene a star meco bene spesso : mo vedi (1) Cioè. la sua innanzi ad ogni altra . che piccola levatura (2) avea . 174 la quale in GIORNATA QUATITA forma d' agnolo frale Alberto andò poi . in m' ama si come la mi dica che maremma (4). più bella donna sia nel .. non si rimoverebbe dal fuo sentimento. temie per farla più . . per quello che egli mondo o . o di : dal mare. disse : se voi sapeste a mia bellezza piace. altri non si conoscea . . il quale più che sé . molte volte senza alcuno impedimento ricevere Pure avvenne un giorno che. o piccola levatura. . paio più bella che ninna che ne sia in cielo s' è egli innamorato di me . o di scarso talento. è vostro intendimento e dicevi egli dee bene esser così 5 ma . è V ytgnolo. Disse la donna comare fa voi siete errata } per le : piaghe di Dio egli e dicemi che io gli il meglio che mio marido (5) egli si fa anche colassù . e disse In fé di Dio madonna . Allora la donna . essendo madonna Lisetta con una sua comare. se r Agnolo Gabriello questo . ma perciocché . _ (2) Levatura: essere di poca. (3) dice di persona leggieri.

senza alcuna cosa dirle si po- sero in cuore di trovare questo agnolo. v' era . v'era. e quelle a qucll' altre e cosi in . e più notti stettero in posta (3) Avvenne che ne der s' di questo fatto alcuna novelluzza .'i non avendo il altro rifugio. si che male alcun non fece : e notato dall'altra parte del canale. per ripren- donna che i .) a' ([unii Ma . NOVELLA vw (Ji) ? n. una notte andatovi lei . . co- gnati di li ([uali . quella ora e ignudo fosse Il buono uomo mosso a pietà. meno tra di due . donne. prestamente se n'entrò pregando un buono 1' uomo . che dentro la vita . ove 175 Lisetta olla . nire Il furono uscio della sua camera per aprirlo ci<^ che frate Alberto sentendo. donne . i. gli altri i questa cosa venne agli orecchi lei . ne ven- a frate Alberto agli orecchi la . io Potta per agguato infinito cresce^. La comare partltn da madonna le parve mille anni che ella fosso in parte po- tesse queste cose ridire. in una casa. di ne fu tutta ripiena Vinegia (?. si levatosi. fondo v'era grande. e avvisato che era. . aperse una qual sopra maggior canal rispondea. furono . . perchè quivi a . appena spogliato l' era . nel (1) (a) Mo vedi cu? parimente Tcnesiano: ora vedete volt Dis«e r Ariosto: ^ buona o ria » Glie tosto. e ragunatasi ad una festa con una brigata di . cognad di all' che veduto avevan ve. e quindi Il glttò nell'acqua. e di sapere se egli sapesse volare. ed egli sapeva si ben notare . loro ordinatamente raccontò il la novella Queste domie dissero a' mariti e ad altre . che aperta .. o rLa la fama esce (3) n Fuor <1' una bocca. che per amor di Dio gli scampasse sue favole dicendo. il quale . convenendogli andare a far sue bisogne. finestra.

già in uno non voleste. possa che voi qui che io in alcun di questi modi vi meni ti . e dissegli die quivi iufino alla sua e dentro serratolo . di chiaro re . s' era per paura gitlalo nel canale : . avvisando che voi in alcun luogo quincentro siate se le guardie per tutto hanno mesfra- per avervi . se ciamo oggi una vestito a festa . se n' era volalo: di clie quasi scornati lei gran- dissima villania dissero alla donna. camera tro- varono te Agnolo Gabriello quivi avendo lascia. E là . e chi d' una cosa di san e chi d' un' altra : e in su la piazza . essendo buono uomo in sul Rialto udì di- come r Agnolo Gabriello era la notte andato a giacere con madonna Lisetta e da' cognati trovato. e chi a guisa d' . io vi potrò menare dove voi vorrete . né si sapeva s' elle divenuto se ne fosse . . In questo mezzo fattosi . s' egli non volesse che a' cognati di 5 lei il desse. uom salvatico. I cognati della elle l' donna entrati nella . avvi- sò colui che in casa avea . la qual fornita è finita la festa 5 e poi ciascun va con quel che . tornata ti si slesse andò a fare i fat- suoi. per che prestamente . ultimamente e a casa lor tornarsi . Come che duro paresse a . con il Agnolo il . esser desso . . che conosciuto non cognati della donna . disiderando frate Alber- to d' uscir di quindi gli disse il buono uomo : qui fac- non ha modo alcuno. vi .ijG suo Ietto il GIORNATA QUARTA mise . a riconosciutolo dopo molte novelle con lui trovò modo che. gli facesse venire cinquanta ducati . e cosi fu fatto E appresso questo . 3 altrimen- non veggio come siatej e i uscir ci possiate . venuto- sene . Noi nella quale chi mena uno uomo modo si d' orso. . Marco piace siate fa una caccia. r ali. menato ha si dove gli Se voi volete anzi che spiar . e sconsolata lasciarono stare gli arnesi dell' .

menato e come me- nasse era contento Costui avendol già tutto unto di di mele ed empiuto di sopra penna matta e messagli . la paura . al quale le mosche e' tafani porciocchò di mele era unto. poiché fa. (uj Venezinnaiiicnlc citi è quello f f Vvucziaiiaincntc che xe quel? non Tak ehi è qurgliì^ ma ehg è quello ì cioè che cosa è quellaì . r andare in cotal guisa. che aveva de' parenti della donna disse a costui condusse il e dove voleva esser . e quegli ancora che udito il bando fine . io voglio che il voi veggiate l'Agnolo Gabriello. legò ti suo uomo selvatico ad una colonna : sembian- faccendo d' attendere la caccia . suo . NOVELLA n. Ma poiché costui vide le piazza il ben piena faccendo sembianti di volere scatenare vatico . davan grandis- sima noia. venuti gli . la piazza dove tra quegli che . quale di cielo in . fuori . dall' altra . tenendo per catena di dietro tutti nou senza gran romos' redi molti (che dicean che è quel? che s'è quel . E questo fatto. erano gente senza là Questi il pervenuto . dopo quanto il menò la e miseselo innanzi. in luogo rilevato ed alto . da Rialto venuti v'erano.. mandò uno 1' Rialto che bandisse che chi volesse veder la piazza di Agnolo : Gabriello andasse in su leallh viniziana san Marco e fu al- (i) questa. per vi si . cioè non /ti lealtà. (a) ? ) ^' condusse in su eran dietro . uom sal: a frate Alberto trasse la il maschera dicendo signori. ter« ra discende la notte a consolare le donne viniziane Co- li) Ironiramcntc . . una catena in gola e una maschera in capo dall' e datogli una mano un gran bastone e . tp Alberto 177 pur. e non si acciocché voi non siate venuti in vano. porco non viene alla caccia. due gran al cani elle dal macello avea menati . e andandol .

in. prò (i) pianse peccati commessi Cosi piaccia a Dio che a tutti gli altri possa intervenire (i) Pro qui xaì /rutto. e scatenatolo. e oltre a questo per lo viso gettandogli chi una lordura e tennero . si crede che egli morisse. me la fuori. tjd GIORNATA QUARTA maschera fu tutti . vituperato . e male adofarsi 1' perando. dopo misera vita . lungo andare come i meritato avea . . non senza grandissimo romor dietro infino a casa loro nel menaro. quivi vennero e gittatagli una cappa in dosso. tanto chi un' altra^ e cosi grandissimo spazio il che per ventura la novella a' suoi frati pervenuta. prode. ardi di Gabriello . a . Cosi costui tenuto buono. Agnolo senza e di questo in . uom selvatico convertito. . gagliardo. cosi fu frate Alberto incontasi nente da conosciuto: contro al quale levaron le grida di tutti dicendogli le più vituperose parole e la gliiotton si maggior villania die mai ad alcun dicesse . utile: io molli altri luoghi Taira valorosa. fino a sei di loro mossisi. no dove incarceratolo . non essendo creduto..

. e poi disse verso di lei : un poco della di buono . se esser può. ne conterò una di . e con la prima si suo amante uccide.«79 NOVELLA Tre gim^ant (i) amano fiiggf*no in Crcti . udita la fino del novellar di Pampinea . per ubbidirvi. e che . . et casum eurioqua» tra lineae rude» viilentur et impoUtue. pono quivi e fuggonsi poveri a Rodi . sovra so stesso al(|iianto slette. mi piacque . seguite appresso con una migliore : . J7 llostrato.ilvagio fine disiderate di loro tre. fu nella fine vostra novella ma il troppo più vi fu innanzi H quella da ridere . e in povertà muoiono . terzo amante con la . quali sono enunciali con iMstwnte chiarcna e con naturaleua maginorc di qucUa del periodo die e^lì propone per csiirìmere Mart. l' limante della quale l* uccide . li io. . il fuggo : enne incolpato terza siroccliìa . IH. seJ illius stilìeiatem ti/Jerunl ob iterala invcntìonum . quaedam verbo Il i Gaddi scrupoleggia troppo slitìcaraenle su questo dettaglio di nomi. tre sorelle e con loro si La maggiore per gelosia il La seconda concedendosi al duca di Greti scampa da morte la prima . che avrei voluto che stato diss<. e presi il confessano e per te- ma di morire con moneta la guardia corrom^ . le medesime coae in umfironto di quel- lo del Boccaccio. La : Lauretta ridendo disse ti troppo siete contro agli amane crudele . quali igual- mente mal capitarono fiy Parlaniìo Taropo GailJi poco di loro amore esseudo ili questa Not. se ptire m. : non vi fasse Poi alla Lauretta voltato Donna . ne fa Im •^uente est rf/Vf j crìtica: Sueeedens fabula Iriwn soromm tiim eiMiUnel.

sopra dissi per l' ira d' una di loro di felice essere (1) f Questa voce ha due uscite nel numero del meno. . è che un movimento . e con meno rattenimento . ta tristizia sospinto gli il quale . . donne come di . nondimeno già con maggior leggier- è nelle donne veduto^ perciocché più s' mente chiara in quelle . tornar di colui che l'usa gli altri eli e e e tra con più ab. e così . (2) Nota Len.1 8o 5 GIORNATA QUARTA e cosi detto . ciò maraviglia perciocché . se ragguardar vorremo vedremo che gravanti il fuoco di sua natura più tosto nelle legs' gieri e moi'bide cose 5 apprende. accende . e due nel numero dfl più. ogni ragion cacciata . subito e inconsiderato da senti. che nelle dure e più 1' e noi pur siamo (non abbiano . e appresso lagguardato sia di come la nostra manira suetudine e benignità agli gran riposo e di piacere l' uomini co' quali a costumare abbiamo. donna che leggi. e il furore essere di grau noia e di pericolo forte petto ci accioc- ché da quella con più l' amor di tre giovani e d' altrettante . M. sospinge Né è di . e ardevi con le fiamma più . guardiamo (2). bandonate redine (i) ne' nostri pericoli : ne trasporta mi pare che l' ira sia quello la quale niuna altra cosa . E come che questo sovente negli uomini avvenga e più in uno che danni s' in uno altro . Giovani Donne . redine e redini. redina e re- dine. gli uomini a male ) più delicate che essi non sono e molto più mobili . si come voi apertamente può in gravissima noia molte volte d' altrui : potete conoscere ogni \izio . e in occhi della mente avendo di tenebre offuscati ferventissimo furore accende P anima nostra . Laonde veggendoci a ciò naturalmente inchinevoli . . goduti incomiaciò .

essi godevano del loro amore u' erano . voi sa|)ctc . dell' una Ninetchiamata e dell' altra . Della qual cosa avvedutosi Kestagnone. mato Folco e 1' altro Ughetto. II. ed eran di tempo maggiori die quali le che maschi erano. . . marina posta antica e nobilissiiua citth e già Tu di ricchi uomini e si di gran uiercaLinti più copiosa ette oggi non vede. morti padri loro ed essendo rimasi ricchissimi. di unzione infima . E con loro presa dimcstichez- (i) àìjetli yn biiogni. T. E già buona pezza goduti . quando avvenne l' i che due giovani compagni de' quali uno era chia. . IlL i8i intendo con la mia novella mostra l'vi. mondo . avvegna che povero chiamato Restagnone . s\ come . fosse . Erano nomi delle due prime . Maddalena la terza era Berlella Della Ninetta era un giovane gentile uomo. DECÀM. quale con sua mercatanzia era andato inlspai gna ta . tra'4uali ne fu un chinuialo INar. quale d' una sua donna avca più de' quali tre n'erano gli altri femmine. l'un della Maddalena e l' altro della Bertclla s' innamorarono. in- namorato quanto più potea avcvan saputo adoperare persona del . e la giovane di lui . la terza civeva quattordici uè altro attendeva per li loro parenti a maritarle il . ma di chiara e leal mercatante il senza misura di possessioni e fi- di danari ricco gliuoli . che la tornala di ^^ar- nald.NOVELLA divenuto infelicissimo . Marsilia la . pensò di potersi ne' suoi difetti (i) adagiare per Io costoro amore Att(tU . I a . j e si che senza saperlo alcuna . è in Provenza sopra . Delle di età di quindici s' due nate ad un corpo erano j anni . nald Cluada fede . essendogli stalo dalla Ninetta mostrato. . uomo .

in casa sua cliianiatigli. GIORNATA QUARTA or l' uno e or 1' altro e talvolta le lor araenduni la gli ac- compagnava a veder donne e sua : e quando parve dimestico assai e amico di costoro esser gli un giorno giovani ti . . i83 za . e i giura- menti degli amanti sono. come en'elto voti dei marinari. il quale è questo Voi : siete ricchissimi giovani quello che non sono io dove voi vogliate recare le vostre ricchezze (j) (2) Avveili usanza per amicizia. v' amo.. a fuggirsene tutti insieme con lui. né amator sì delicato. role . quello che animo caduto mi sia intendo di dimostrarvi^ e voi appresso con naeco insieme quello partito ne prende- remo che vi parrà il migliore \'oi se le vostre panon mentono (2). (3) Mi dei il cuore per mi basta V animo avvertilo . e per quello ancora che ne'vodi stri atti e di dì e di notte mi pare aver compreso . nel suo Galateo o sia trattato di Luona creanza biasima il costume di quelle parole di llestagnone ove dice: voi. grandissimo ìmitalor del Boccaccio. disse loro: carissimi . Monsignore della Casa. Mart. . se le vostre parole non mentono: di perchè non si dee recare in dubbio la fede altrui. rimedio . . siccome fece. assai dolce e piecevole . vedendolo scordarsi che in a- more mente gli uomini egualmente che la donne non solamente cangiano i facil- gli affetti. soggetti a non avere il veruno. ove voi trovare Al quale ardore mi dà il cuore (3) di accordare . la nostra sia usanza (i) vi può aver renduti cerclie io vi quanto l'amore porto. . per vedere se poteva indargli. e io della terza loro sorella vi vogliate . Ci reca non poco maraviglia monsignore in questa critica. Restaguone voleva assicurarsi le s5 veramente Ughetlo e Folco amavano egli due sorelle con tanto ardore quanto amava la terza. . grandissimo amore delle due giovani amate da voi ardete . che si pigli ad offesa met- tere in dubbio le proleste dell'amor suo. e che io per voi adopererei quello che io per perassi: e percioccliè io lo me medesimo adonel- molto . ma amano vi è e disamano nello stesso tempo.

in i83 con voi imieuie di uno y e me far terzo |x>ssoditorc quelle. non penar troppo a diliberarsi essi ma dissero. sciarlo Li due giovani le lor giovani . dove questo seguir dovesse. È Creta quclF ùola sul mare Egeo che il o^ ilicoDoCiiiuIia. e CanJia ^K:r la terra princijMtle . avuta (juesta risposta da' giovani ivi a poclii giorni si trovò con la Ninetta. NOVELLA m. tenti uomini che altri che al mondo oltre sieno. ciò cbe co' giovani detto avea e con molte ragioni piacere . A voi sta il prender partito in volervi di ciò consolare o . in questo. fare. viver {K)tremo li più conornai la. perciocché essa lui esser sen- molto più di za sos^ietto lui disiderava di jxtter con per che essa lìberamente rispostogli che le piaceva. il quali molto a ciò che ragionato avea loro disse loco sollicitavano l' che dalla parte delle lor donne opera era messa in ti assetto. che modo ardevano u- dendo che che avrebbono. vendute alcime possessioni (l) Creti per ave- Creta. e dilibcraru in che |)anc del mondo vogliamo . ragionò s' ingegnò di farle questa impresa gli Ma : poco malagevole fu . quel farebbono che sa ella volesse .. . dimorato . . quanto più tosto potesse. alla quale non senza gran mala- gevolezza andar poteva : e poiché alquanto con le lei fu . li ordinasse Restagnone a' due giovani tornato. bencliù pare qui che Bnccaccio intenda furae Creti per tutu r isola. gli disse che ogni co- opportuna intomo a ciò . llestagnone. e massimamente . la a guisa di tre fratelli . erano apparecchiati di cosi . E fra so diliberati di doverne in Grele quali (i) andare. nudare n vivere in fallo lioUi vita con quelle senza alcun mi d^ il cuor di fare che le tre sorelle con gran parte di quel del padre loro con esso noi dove noi an- dar ne vorremo ne verranno } e quivi ciascun con sua . e che le sorelle.

la seguente sera giun- Genova dove . di Candia fecero bellissimi abituri e dilettevoli^ e quivi con molta famiglia . . il termine dato. monsenza dier de' remi in acqua . senza alcuno dove grandissime e alle quali assai vicini . 1 84 GIORNATA QUARTA titolo di voler vano. . e quella segretamente armarono vantaggio (2) . Jat. con dolci parole in tanta volontà di questo . una saettia (i) di gran comperarono. {orse feluca Di gran vantaggio. che a ciò pervenissero salire sopra la saettia venuta la notte che . quam maxime. rinfrescatisi che avean bisogno . con cani e con uccelli e con con le lor cavalli in conviti e in festa e in gioia i donne più contenti uomini del . . granJissimamenle. di ciò E . . e aspettarono . non credevano tanto vivere Per die . sotto con denari andar mercatanfatti do. andaron via e d' un porto anzi che l' in uno altro impedimento giunsero in Greti belle possessioni comperarono ottavo di fosse . quantità di denari e di gioie trassono e con esse di l' casa tutte e tre tacitamente uscite secondo ordine dato . punto sero a rattenersi in alcuno luogo.. di quello grandissima . i novelli amanti gioia e piacere primieramente presero del loro amore.. fatto accese clie esse . . che 1' aspettavano. D' altra parte la Ninetta che del desiderio delle sorelle sape- va assai 1' . spezie di naviglio. mondo in tal a guisa di baroni co- minciarono a vivere E maniera dimorando (1) [1) Saettia. e andar via e . e d' ogni altra lor cosa denari. li lor tre amanti . trovarono: la saettia : con li quali senza alcuno indugio sopra tate . dovevano le tre sorelle aperto un gran cassone del padre loro.

non poteva andare un passo che ella noi ri- sapesse e appresso con parole e con crucci lui e sé . che ricever era paruta. così l'esser le disiderate negate mol1' appetito. aven- done soperchia copia ne . cose mollo piacciano .NOVELLA avvenne nire che ( . rincrescono) che a Rcstagno. Ed essendogli ad una festa som- mamente til piaciuta luia giovane del paese. La cui morte seuleudo Folco e U- . di che . E. in acerbo odio . bella e gen- donna. La poten- zia di quella fu tale che. uou ne tiplica tribolasse Ma cosi come la copia delle cose genera fastidio. accecata dalla sua ira l' s'avvisò colla 1' morte di Restagnone . egli senza gì' alcun sospetto ad ogni suo piacere avere incominciò a rincrescere. senza altramenti consigliarsi. gran maestra . che egli . e per conseguente a manlei car verso l'amore. di che ella in tanta tristizia cadde e di quella in trascorse. IIT. chi che gliele rapportasse. entrò di lui in tanta gelosia . dio bere il . outa. e per conseguente in tanto furor rivoltato 1' amore il tjuale u Restagnon portava . il qiinl molto amata avca la INinctta potendola . si come noi vcggiamo tutto le (|uantunquc . e quella con ogni studio seguitando. . o che Restagnone l'amislh della donna amata avesse o no. comin: ciò per lei a far maravigliasc cortesie e feste la ^[inetta accorgendosi . che mattutin venis- l' ebbe ucciso . tanta ira. si guardava . ebbe per fei> mo: che . come che in processo di tempo s' avvenisse. la Ninetta. una sera a Restagnon riscaldato . vendicare di E avuta una vecchia greca. cosi di i crucci della Ninetta le Gam- me del nuovo amore Restagnone accrescevano . il i85 giorno avve. la quale essa. compor veleni con promesse e con doni a la fare un'acqua mortifera e che di ciò non condusse. avanti se .

gli altri questo pienamente mostrando ciò che . sua sorella salva e libera dovesse fosse segreta . 1 86 GIORNATA QUARTA . al quale avvisava- no che si come colei che molto ben guadagnato il avea^ ma tutto pareva niente. accordò. ghetto e le lor donne senza saper che di veleno fosse morto. fecero seppellire Ma non dopo molti giorni avvenne che per altra malvagia opera fu presa la vecchia che alla Ninetta 1' acqua avvelenata suoi mali marto- composta avea riata confessò : la quale tra . e senza romore. gli significò sé essere ad ogni suo cola mandamento prima riavere . Dalla quale senza alcun martorio prestissimamente ciò che udir volle to ebhe della morte di Restagnone. immaginando che piacendogli . tacitamente una notte fu d'intorno al palagio di Folco. perciocché giustizia stava . dove due cose ne dovesser seguire j che : ella la . e dis- presto Fatto adunque di consentimento si della donna loro informar ( quasi da volesse del fat- . insieme con e onorevolmente il la Ninetta amaramente piansero. potrebbe la sirocchia dal fuoco sottrarre to per un cau' ambasciadore . stata la quale bella giovane era . e lungamente vegheggiata dal duca gli senza mai aver voluta far cosa che piacesse . . dizione alcuna presa ne menò la Ninetta . o contrad. perchè presa la Ninetta fossej che forte dispiacque loro: e ogni studio ponevano in far che dal fuoco la Ninetta dovesse campare giudicata sarebbe^ l' . P altra che questa cosa Il du- ca. occultamente dal duca avean sentito e da loro le il lor donne . udita P ambasciata e il piaciutagli.. per quello avvenuto fosse Di che il duca di Greti senza alcuna cosa dirne. . lungamente seco s' pensò se fare se eh' era volesse. duca pur fermo a volerne fare La Maddalena. e alla fine vi . Folco e Ughet.

che profìosìto in questo luogo. la Ninetta messa in sacco e doverla (piella notte stessa farla (3) in ... i Masi cerare. con un sasso Ben lettore che non trattasi in questo luogo di moerrare. cioè di dare a una i'emniinH. hi editori del (3) li. (4) mar maiierure Ma il Salviati ti no. dicono Deputali (pag 71 ) „ è propriamente quando una cosa . |ier non esser loro noto fa sì •enso di questo verbo. di Liromo e di Milano. seguitato anche qui dalle cdis. ma a me non piace ^/acrrar propria.. una none Folco e Uglìctto (^) ad «Ibergure se n' andò segrclamenle colla Maddalena. un mare e per mazzerare (4) seco la rìmenò alla sua sorella . ma non i ritennero questa lezione né gli 27 nò Deputali ne il Salviati. ma Ix'nsidi il terare. mette j>cr domare e castigare.. to) lortenpre (1) 187 . E ntutterare. Francesco da Duti.. o simile. f Doverla.. legate le e' pictli. (a) 'f tcslo Mann. tensa però incarc<>rarlo.. non macerare.cheave\a aweltiiiilu rito. „ si tiene in acqua tanto che. farla. ed era questo [M-nadc' |tarncidi„. Questo pleonasmo che è nel testo Mannelsi non trova né ncU' edizione del 37 né io quella del 7. ci avevano sostituito macerare.. lasciata la duressa o asprezza sua la ven- „ ga indolcendo e lasciando „ no ancora i medesimi... mente cisca. ) E matterà area notato che„ ti presso alla Cattolica manerare mani è gittare V nomo in mare l^to al c(Jlo. commcniundo quel verso di Dan- /«yerrto JfXf///. a una gran vctleìl „ pietra o.. come macerata dai digiuni "f Non sonc da confonikrai V una con T altra queste due tocì. hanno qui molti Mazterare. in . che cominci a marcire o marsi Onde jtcr trasportamento e.. l'atto K prima sembiante d' avere . |ioeo Non nego io gii che da principio ortografia .^. et ad albergare.. cui si legge e doverla quella notte fare in appigliò air antica edizione. come ben dice il diligentissimo Aluntesti antichi. dico- è una a' sorte di la supplicio. altra ilit' fercnsa non fosse tra questi due vocaboli che nell' allora molto . la {troprio matmamavere pena destinata a' parricidi r ad altii gran malfattori: e |>rrò il lamente alcuni poco pratichi della lingua. „ quel medesimo. to te natura di prima. che Romani K mol- prima ( di loro m.. (1) Sostenere si dice anche qnamlo il magistitto comanda che il reo non li ^rta il dalla cotte. NOVELLA m. è tener tanto una cosa in acqua.

.

i88

GIORNATA QUARTA
donò,
la
la

prezzo di quella notte gliele
partirsi

mattina nel di-

pregandola che quella notte,

qual prima era

stata nel loro sto le

amore non
,

fosse

l'

ultima; e oltre a quela colpevole
,

impose che via ne mandasse

donna,

acciocché a lui non fosse biasimo
se

o non
.

gli

convenis'
se-

da capo contro di

lei

incrudelire

La mattina

guente Folco e Ughetto avendo udito la Ninetta
te essere stata
rati
;

la not-

mazzerata
,

,

e credendolo

,

furono libe-

e alla lor casa
sorella

per consolar
tornati
,

le lor

donne della
la

morte della
na
s'

,

quantunque
,

Maddalei'

ingegnasse di nasconderla molto
ella v' era
:

pur

accorse

Folco che

di

che

egli

si

maravigliò molto,
il

e subitamente suspicò ( già avendo sentito che

duca

aveva la Maddalena amata
sto esser potesse

)

,

e domandolla

che

la Ninetta quivi fosse.

come queLa Maddaquale a do-

lena ordì una lunga favola a volergliene mostrare, po-

co da lui
versi dire

,

che malizioso era
il

,

creduta

,

il
,

vero la costrinse
.

.

La

quale

dopo molte

parole

,

gliele disse
,

Folco da dolor vinto e in furor

montato

tirata fuori
:

una spada
e temendo
e con

,

lei

invano mercè ad-

domandante uccise
duca
ove
,

l'

ira e la giustizia del
,

lei lasciata nella
,

camera morta

se n'

andò colà

la Ninetta era
:

viso infintamente lieto le

disse
la

tosto

andianne dove dilerminato è da tua sorel-

che

io

ti
.

meni, acciocché più non venghi

alle
,

mani

del duca

La qual

cosa la

Ninetta credendo

e

come

varia ed incerta, e che
sia derivata la

appunto dal mettersi a macerare
così fallo supplicio,

i

corpi nell'accpia
àiA piantarsi

denominazione di
gli alberi e le viti

come

è propuginarsi
a'

derivò

il

nome

della

pena che davasi

traditoli ed agli assassini:

dico

non per tanto che, essendo divenuti
ha
il

coir andare del
ficato

tempo due

differenti verhi, ciascuno de' (juall

signi-

suo proprio, è cosa hiasimevole lo scamhiarli

,

NOVELLA
pitirosa disiderando di partirsi
tro
si
,

IIL

189
,

con Folco
,

senza

al-

commiato

cliiedcrc alla sorella
j

essendo gih notte

mise in via
,

e con que' denari acquali Folco potè
,

por mani

che furon pochi e
,

alla

marina andatisene,

sopra una barca montarono
rivati
la
si

né mai

seppe dove ar,

fossero

.

Venuto

il

di seguente
,

ed essendosi
,

Maddahma

trovata uccisa

furono alcuni che
,

per

invidia e odio che ad
al

Ughetto portavano subitamente
per
la
,

duca l'ebbero
,

fatto sentire:

qual cosa

il

dualla

ca

che molto
,

la

Maddalena amava
la

focosamente
,

casa corso

Ughetto prese e

sua donna

e loro, che

di qiieste cose niente

ancor sapeano, cioè della partita

di

Folco

e della Ninetta, costrinse a confessar so insie-

me

con Folco esser della morte della Maddalena col.

pevole
della
gli

Per

la

qual confessione costoro meritamente
,

morte temendo

con grande ingegno coloro che
,

guardavano corruppono
,

dando loro una certa
guardie insie-

quantilh di denari
li

li

quali nella lor casa nascosti per
le

casi
,

opportuni guardavano: e con

me
re a
,

senza avere spazio di potere alcuna lor cosa tor-

sopra una barca montati ^ di notte se ne fuggirono
,

Rodi
.

dove in povertà e

in miseria vissero
il

non gran

tempo

Adunque

a cosi fatto partito

folle

amore

di

Restagnonc e l'

ira della

Ninetta sé condussero e altrui.

.

.

ugò

GIORNATA QUARTA

NOVELLA

IV.

Gerbino cantra la fede data dal re Guglielmo suo
avolo combatte una nave del re di Tunisi , per
torre

una sua Jigliuola la quale
,

uccisa

da

que-

gli che su v^ erano, loro uccide, e

a lui

e poi ta-

gliata la testa

J-Ja Lauretta
la brigata clii

,

finita la
,

sua novella

,

taceva

:

e fra

con un
si

chi con
,

un
ch.i

altro della
l'

sciagu-

ra degli amanti

dolca

e

ira della

Ninetta

biasimava

,

e chi una cosa e chi altra diceva 5 quasi da profondo pensier tolto
,

quanalzò
:

do

il
,

Re

,

il

viso

e ad Elisa fé segno che appresso
.

dicesse
,

la

Piacevoli Donne assai amor solamente dagli occhi son coloro che credono acceso le sue saette mandare coloro schernendo che

quale umilmente incominciò

,

tener vogliono che alcuno per udita
rare
:

si

possa innamo-

li

quali essere ingannati

,

assai

manifestamente
.

apparirà in una novella la qual dire intendo

Nella

quale non solamente ciò

la

fama senza
,

aversi veduto

giammai

,

avere operato vedrete ,
fia

ma
,

ciascuno a mise-

ra morte aver condotto vi

manifesto

Guglielmo secondo re
vogliono
,

di Cicilia
,

come

i

Cicìlianl
,

ebbe due
,

figliuoli

l'

uno maschio
,

e chia-

mato Ruggieri
sciò

e

l'

altra

femmina
il

chiamata Costanla-

za. Il quale Ruggieri, anzi che

padre morendo,
.

un

figliuolo

nominato Gerbino

Il

quale dal suo

avolo con diligenza allevato divenne bellissimo giova-

ne e famoso

in

prodezza e in cortesia

.

solamente

,

NOVELLA
dentro
sa
,

IV.

191

a'

termini di Cicilia stette la sua fama racchiu-

ran in varie parti del

mondo sonando
alli

,

in Barberia

era chiarissima, la (junle in que' tempi al re di Ciciha
tributaria era
gnifica
.

E

tra gli altri

,

cui orecchi la

ma-

fama delle virtù e
,

della cortesia

delGerbin (i)
,

venne

fu ad una figliuola del re di Tunisi
l'

la

qual
,

secondo che ciascun che veduta

avea ragionava

era

una
stata

delle più belle creature

che mai dalla natura

fosse

formata
.

,

e la più costumata e

con nobile e gran-

de animo La quale
gionare udendo
,

volentieri de' valorosi

uomini ra-

con tanta aficzione

le cose valorosa-

mente operate dal Gerbino , da uno e da un
contate
sa
,

altro

rao

raccolse, e

si

le

piacevano

,

che

essa seco stes-

imnginando come
s'

fatto esser dovesse,
,

ferventemente
d' altro
.

di lui

innamorò
,

,

e più volentieri

che

,

di

lui ragionava

e chi ne ragionava ascoltava

D'

altra

parte era,

si

come altrove,

in Cicilia pervenuta la gran-

dissima fama della bellezza parimente e del valor di
lei,

e

non senza gran

diletto,

nò invano gU orecchi del
lui la gio.

Gerbino aveva tocchi; anzi non meno che di
vane infiammata
Per
la

fosse

,

lui di lei

aveva infiammato

qual cosa

iiifino a tanto

che onesta cagione (a)

dallo avolo d'audarc a Tunisi la licenza impetras-

(1)

In questa novella col nome
ì casi*, il

«li

Gcr1)ino usa

il

Bocc.

«li

mettera

rartict>lo in tutti
(a) "t

che coi nomi proprìi rarissimo si troTcrà osato.
Icjcgcsi

Che

onesta cagione. Così

ncIP ottimo testo; e questa
testi

lesione adottata fu da' Deputati e altresì dal SuUiati . Altri buoni antiehi
lezioni

hanno che con onesta cagione
;

E

V una e

I'

altra

«li

queste due

hanno buon senso im[Krciocchè o dicasi che onesta cagione impelicenza di far che che sia , o pure di' egli per onesta
il

tra

ad alcuno la

cfigìone la impetra,]» costruùone è buona egualmente, ed

senso tor-

na

afiatto lo stesso.

.

192
amico che

GIORNATA QUARTA
,

se (i), dlsideroso oltremodo di vederla

ad ogni suo

andava imponeva che a suo poterei] suo

segreto e grande
glior gli paresse

amor
,

facesse per quel
,

modo, che mi.

sentire

e di lei novelle gli recasse
il

De' quali alcuno sagacissimamente

fece

,

gioie
,

da

donne portandole
Té; e

,

come

i

mercatanti fanno

a vede-

intéramente
a'

l'

ardore del Gerbino apertole, lui e
offerse apparecchiate.

le

sue cose

suoi

comandamenti
l'

La quale con

lieto viso e

ambasciadore e l' ambasciata

ricevette, e rispostogli che ella di pari

amore ardeva, una

delle sue più care gioie in testimonianza di ciò gli

mane

dò.

La quale

il

Gerbino con tanta allegrezza
si

ricevette,

con quanta qualunque cara cosa ricever
a lei per costui
carissimi doni
versi
,
,

possa

,

medesimo più
con

volte scrisse e

mandò
da do-

lei certi trattati

tenendo
,

,

se la fortuna conceduto lo avesse

vedere e toc-

care

.

Ma

,

andando

le cose in

questa guisa, e

un poco

più lunghe che bisognato non sarebbe, ardendo d'una
parte la giovane e d' altra
il

Gerbino

,

avvenne che
;

il

re di Tunisi la maritò al re di Granata

di

che

ella

fu crucciosa oltre

modo pensando che non
,

solamente
,

per lunga distanza

al

suo amante
j

s'

allontanava
se

ma

che quasi del tutto

tolta gli era

e

,

modo veduto
non
fosse,

avesse, volentieri, acciocché questo avvenuto

fuggita

si

sarebbe dal padre e venutasene al Gerbino.
il

Similmente

Gerbino questo maritaggio sentendo

,

senza misura ne viveva dolente, e seco spesso pensava se modo veder potesse di volerla torre per for, ,

za

,

se avvenisse

che per mare a marito

n'

andasse

.

11

(i)

Impetrare,
il

transitivo, vale ottenere; impetrarsi, assoluto, usa
.

alcuna volta

verso per farsi Ai pietra

Petr

O

peichè pria tacendo nou ta impetro,,?

non imaginandosi che per questo addomandata . re Guglielmo. nò altro aspetta- va . che tempo sapeva e La giovane donna che tutto questo vedeva. quivi prestasottili mente fece due galee uomini .. e sappicndo che il re Guglielmo suo avolo data avea . . per lui in ciò impedito sarebbe Il intendeva di fare . e a Tunisi ritomossi. armare j e messivi su di con esse sopra la Sardigna la n'andò. Granata . uòmo come si diceva l' amasse quanto più volte significato imposta fu. e del suo valore e delil poH'nxia dubitando. occultamente un suo servidore man. chi su vi doveva andare. 193 amore e re di Tunisi sentendo alcuna cosa di questo Gerbino . ne dovea . la sicurtà al re di Tunisi non sapeva che farsi . poiché la sicurtà ricevuta ebbe. e che ella infra si . ottimamente fé 1' avea Costui a cui ambasciata. dò a Palermo e imposcgli che gli dicesse il bel Gerbino da sua parte salutasse. e ornarla e acconciarla per su mandarvi la figliuola in . sospinto . Gerbino questo udendo. mandò di Tunisi un suo guanto Il quale . e fornirla di ciò che bisogno aveva a . ni re Guglielmo mandò significando ciò . venendo la tempo cbe mandar che né dal . ]Ma pur da intese e amor . che vecchio si- gnore era nò dello innamoramento del Gerbino ave- va alciina cosa^sentita. avvisando quindi dovere nave della donna passare . NOVELLA del proponimento del la IV. . liberamente la conal re cedette e in segno di ciò . che faro intendeva e che sicurato da lui Gerbino l' nì^ da altri . fece una grandissima e bella nave nel porto di Carta- gine apprestare . avendo le parole della donna per non parer valenti vile. pochi di era per andarne in Granata: per che ora cosi fosse valente l' parrebbe se e se cotanto . andatosene a Messina. fosse tal sicurtà.

. sopravvenne La qual veggendo Gerbino : a' suoi compagni disse signori . . del 27. i Site ha r ediz. leggier cosa vi comprendere il mio ne disio. per fuggire (dice) la cacoibiiia che sarchbe stati siete o siete. si come siete meco medesimo estimo niun mortai può fia al- cuna virtù o bene in sé avere. e bene avventurosamente assagllamo lana\ej Iddio alla nostra Impresa favorevole senza vento prestarle. Andiamo adunque. già con 1' animo erano nella a far quello di che Gerbino gli confortava con le parole. Per che. se voi cosi valorosi siete tito come io io vi tengo . dove aspettandola riposto era . o sentire amore credo che senza il quale . Io fatica . la ci tieii ferma. niun di voi senza aver sensia . che la nave con al poco vento non guari lontana s' luogo . io credo per errore di stampa. . quali se valorosi uomini siete . dierono de' remi in acqua e (i) Osservisi la varia ortografia della medesima voce verLale. con poca fatica viril- mente combattendo acquistar possiamo: vittoria io della qual se non cerco che lo cui in parte i' mi venga 1' non una altra donna per amore muovo armcj ogni cosa sia vostra liberamente infin da ora. fatto fine del suo parlare . Messinesi che eoa vaghi della rapina il . vedete dimora io la quale insieme con quella cosa che le più disidero. Stati site. e amor m' indusse a darvi la presente e ciò che io . 194 GIORNATA QUARTA l' Né clii fu di lungi effetto al suo avviso : percioccliè po- di quivi fu stato. Rolli. é piena di grandissime ricchezze. un grandissimo romore cosi fosse le che trombe sonaroalla no j e prese l'armi. e se innamorati stati (i) o sete . Non erano al bel Gerbino i tante parole bisogno j perciocché lui erano .. Mart. . amo. o siete. amo nella nave che qui davanti . dice sicilianamenle sile.

lor ire- Gerbino la . . arrendersi . I Saracini certiiìcati chi erano e che domandassero dis- sero so essere contro alla fede lor data dal re da loro assaliti. luogo . apprestassero . apprestarono alla difesa Il i bel Gerbino a quella pei-vennto fé le galee comandare che padroni di quella sopra mandati fossero. quasi di morir vago . . perchè guanto la v' avesse . un legnel- che di Sardigna menato avcano e in quel messo fuoco. il Gerbin poco preso . qual sopra poppa della nave bella assai piìi data aveva donna troppo . ove dar non volcsser s' donna a ricevere la battaglia . seco non estimava infiammato che prima al mostrar del guanto rispose che quivi non avea falconi al presente . e perciò. il guanto del re Ca- glici ino e del tutto negaron di . se non per battala gha dare . sita o doversi arrendere o morire . . pervennero Coloro che sopra . La qual l' senza più attendere a saet- tare e a giitar pietre im verso l' altro fieramente incominciarono . lei gridante mercè : e aiuto svenarono ti e in mar gittandola dissono togli. e quella menata alla proda della nave e chiamato il Gei bino noi la . presente agli ocelli suoi. o cosa il . non potendosi partire. che voggendo Saracini e conoscendo so di necesfatto sopra coverta . la figliuola del che sotto coverta piagnea . con Il amendue i le galee quello accostò alla nave. non curando di saetta nò di . In gcnJu 8* di lontan venir le galee. e lungamente con danno di ciascuna guisa combatterono util fare . che sopra la nave fosse . diamo qual noi possiamo e cliente la tua fede l'ha meritata. delle parti in tal . e in segno d i ciò mostrarono . n.ivo 195 nave erano veg. Gerbino veggendo la crudelth di costo- ro . mai. Ultimamente veggendosi to . re venire . se la battaglia non voleano . ])iìi che egli .NOVELLA IV. .

dove tanti ami„ ci e tanto innanzi col re o si disperano che i prieghi vi debbano aver „ luogo. (i) •{ Si sforzasse. che la fame) con una spada in mano or questo or quel tagliando de' Saracini. Osservano essi che da questa lezione cavasi un senso più bello. prima co' denti e con l'ungliie la sua ira sazia. or questo or qiiello svenando. il condannò nella lesta .ig6 pietra . il fuoco nella si fattone a' marinari trarre quello che . In quanto alla ostinala deliberazione del re. io reputo che meglio mostrata si saieliba . potè . crudelmente molti n' uccise Gerbino : e già crescente accesa nave . co- me. e raccontarono forte. Il re di Tunisi . I si libri antichi a stampa hanno i tutti non si sforri- zasse. e uomo si tornò . osi vergognano e forse temono di porgergliene. con che viene a dire die tutti haioni : si i sforzarono anzi di si mucyere a' il re dal suo fiero i proponimento ma Deputati attennero miglior testi a penna quali non hanno avanti a sforzasse la partico- la non. . dogliendosi che gli era stata il male osservata . per appagamento di loro giù se ne scese con poco lieta vittoria de' suoi avversarii avere acquistata. „ perchè (dicono) così meglio si mostra la ostinata deliberazione del re „ eia giustissima querela di coloro sopra la violata fede.. GIORNATA QUARTA alla nave si fece accostare e quivi su. saputa la novella . . Gerbino : egli medesimo non essi sendo alcun de'baron suoi che con prieghi di ciò sforzasse (i) di rimuoverlo . Di che re Guglielmo turbato ed né vedendo via da potere la giustizia negare (che la fece prendere il dimandavano) . suoi ambasciadori di nero della fede il vestiti al re Guglielmo mandò. e in in Ustica piccioletta isola quasi a il Trapani dirimpetto onorevolmente a casa piii doloroso che altro fé seppellire . pianse. lungamente e con molte lagrime Cicilia tornandosi . Quindi fatto il corpo della bella donna rìcoglier di il mare. mal graclie do di quanti ve n' eran montato ( non altramenti un leon famelico Tiell' armento di giovenchi venuto.

Adunque così misera munte iu pochi giorni i due amanti . ed ella se ne muor di dolO' re poco appresso . Deir Isahellii hanno in questo luogo il testo rlla Mann. Ma di qimto modo di dir drl ììocr. 197 re sen- ma presenzia gliele (i) fece taglinrc. de'qua- se gliene foasero siate porte preghiere. * fratelli gliele tolgono. . che esser tenuto za fede. l3 . e alquanto dal Re com. rifcrendrisi a lesta. non sarh di genti di si alta condizione come costoro furono.asi quasi sempre JJitahetln. UECAM. e quivi su piagnendo ogni dì per una grande ora .U. a Filomena fu imposto che ragionasse la quale tutta piena di compassione del misero Gerbino e della sua donna ciò . J7 inita mendata . la novella d' Elisa. La mia novella graziose Donne . Novella r le due edia citale nel Vocaiwlario. otc gliela doTea dirai. qnanlnnqu** per entro li:.£. NOVFXI. senza alcun frutto del loro amore aver sentito detto di mala morte morirono . ed egli nlciin non se ne fcne <le' lasciato in modo piegare: nel resto io trovo la osserrasione Deputati assai (1) Gliele fece tagliare. ron tutti i generi e numeri è pieno qnc:<li libro. e noi (a) °t nu nhlnarao drlln nrl (ine drlla 2 Giom. coni' io v' ho NOVELLA V.A e in IV.. I Deputati leggono Liiabetla tempre. dopo un pietoso sospiro incomin. T. I fratelli di Lisabetta (a) uccidon l'amante di lei: egli L' apparisce in sogno e mostrale dove sia sotterrato i ella occultamente disotterra la te- sta e mettela in un testo di bassilico . . volendo n- vanti senza ncpole rimanere.

il che lor fatti guidava e face- quale essendo assai bello della persona e leggia- dro (i) molto. ebbero i Toscani antichi la voce galante. dove l'accidente avvenne. avendolo più volte Lisabetla guatato. uomini rimasi dopo morte del e il qua! fu da san Gimignano avevano una lor sorella . mente che lasciati suoi altri 1' innamoramenti a lei j di fuori la . Il quale perciocché savio giovane era gli fosse a ciò sapere. assai bella . animo all' e si andò bisogna piacendo 1' uno altro . simil. quantunque leg- giadro a molti modi accomodi. ma ella per avventura non sa- rà men e a ricordarmi di quella mi tira Mes- sina poco innanzi ricordata. gesse . non segretamente fare la che una notte il andan- do Lisabetta de' fratelli . mer- catanti e assai ricchi . igualmente non passò gran tempo che assicuratisi disiderava ciascuno. dove Lorenzo dormiva. . do insieme seppero si assai di buon tempo . giovane quale . che oggi ha V Itasi e certo mollo vaga. sti E i avevano oltre a ciò que- tre fratelli in uno . e avene di piacere.A 1 li 9« Elisa GIOUN ATA QUAP^T ha raccontato pietosa : . . e costumata la che che se ne fosse cagione ancora maritata nonaveano. che Lorenzo accortosi e una volta e . avvenne che di egli le incominciò straniamente a piacere: altra . in- cominciò a porre . lor fondaco tutti un giovinetto pisano chiamato Lorenzo va. quan- tunque molto noioso pur mosso al-^ da più onesto consiglio senza far motto o dir cosa _ (i) Noti li». la Ma s' nello istesso significainenld Irovn s^»- so usala parola leggiadro. in Erano adunque padre loro Messina tre giovani fratelli e la . ullri come in tjucslo luogo. chiamata Lisabctta. fecero di quello che più E in questo continuando. . che . maggior senza accorgersene ella non se ne accor.

attorno usali Non tornando Lorenzo i . ed è metafura tuiu dalla mano tlcstrii. . che ? l' uno de' fratelli le disse fare di : che vnol dir que- sto che hai tu a 7 Lorenzo chò tu ne domandi . avvenne che. e in- averne alcuna cosa veduta o sapuessi . 5 ip9 Poi vela . bisogne mandato in alcun luogo creduto fu . infine alla mattina scj. il che leggiermente perciocché spesse volte cran di mandarlo . di passarsene lacilamcnie . que- acciocché né a loro nò alla sirocchia alcuna . uccisone. questa vergogna. . e in Messina tornati . a' suoi l'ratulli ciò che veduto avea passata notte di Lisabetta e di Lorenzo raccontò di e con loro insieme dopo lungo consiglio diliherò sta cosa . Per che la (l) Destro qui è Mari. citth sembianti faccendo d' andare fuori della tutti a diletto e tre . si potessero torre dal viso.uente tra|>aM<S . infamia ne seguisse fìgnersi del tutto d' ta . seco menarono Lorenzo solitario e rinaoto. e Lisabetta molto spesso e sollicitamente si fratei domandandone come colei a cui la dimora lunga gravava. cosi spesso se tn ne domanderai più ti si noi ti faremo giovane quella risposta che conviene . dieder voce d' averlo per lor .NOVFXLAV. vari(» cose fra sA rivolgendo intomo a questo . che di ciò ninna guardia prendeva. . e sotterrarono in guisa che ninna persona se ne accor* se . E in tal disposizio^ dimorando . infìno a tanto che tempo venisse nel quale senza danno o sconcio di loro. Lorenzo. avvenne un giorno che. pmo per comodo. domandandone ella molte instantemente . : e pervenuti in il luogo molto veggendosi destro( i).i . nuto il giorno . così cianciando e ri- dendo con Lorenzo come usati erano . avanti che più andasse innaii/. cuna faltd .

La . e assai volte le notte pietovenisse.200 dolente e GIORNATA QUARTA trista . e di vedere se ciò li- che nel sonno 1' era parato. avendo ardire di dire alcuna cosa a' fratelli . molto pianto Lorenzo che non tornava ed l' essendosi alla fine piagnendo addormentata. senza più domandarne samente il stava . le disse . cisonoj e disegnatole luogo dove sotterrato l' no . e parvele che egli dicesse: . temendo si e non sappiendo clie. e la dando fede alla vi- amaramente pianse Poi mattina levata. e tolte via foglie le secche che nel luogo erano. stata vera la Di che più che altra femmina dolorosa. (i) Guari è tolto dal guere provenzale. non . aspettasse e disparve sione . Mari. Lorenzo apparve nel sonno pallido e tutto rabbuffato e con panni tutti stracciati e fracidi. e alcusi chiamava e pregava che ne na volta con molte lagrime della sua lunga dimora doleva si .tu non mi t' fai altro . quanto più tosto potè la se n'an- dò . e vnlc lo slesso. che chiamare e della mia lunga dimora attristi e me con le tue lagrime fieramente accusi: e perciò sappi che io non posso più ritornarci. . e avuta la cenzia d' andare alquanto fuor della terra a diporto in compagnia tutti i d' una che altra volta con loro era stata e suoi fatti sapeva. che più noi chiamasse nò giovane destatasi . o Lisabetta. percioc- ché l' ultimo dì che tu mi vedesti il i tuoi fratelli 1' m'ucaveva. men ri dura parve . la terra Nò ebbe : gua- (i) cavato in che ella trovò corpo del suo misero per sua co- amante ninna cosa ancora guasto né corrotto che manifesta mente conobbe essere visione . sempre aspettando avendo costei stava Avvenne una notte che ^ . propose di volere andare al mostrato luogo fosse vero . e senza punto rallegrarsi . . dove quivi cavò il .

e la terra sopra alla si altro corpo essere messela in grembo . testa testutf testum. e dentro la vi pianta persa o il mise fasciata in nn bri drappo. per dargli pix\ convenevole sepoltura ma il . e quel- con tutto il il suo desiderio vagheggiare si . questo testo vicina . aoi noscendo che quivi non era da piagnere. testa e quella in l' uno asciugatoio inviluppata gittata . senza stata da alcun veduta . di bellissimo bassilico salernitano altra acqua. e quegli di ninna che o rosata o di fior d' aranci : o delle sue lagrime non innaflìava giammai pn?so di sedersi sempre lo a e per usanra avea . e l' poiché molto vagheggiato avea . e poi messovi su la terra sn vi piantò parecchi piedi .. dovr ti pongono le piautc. serpiilk vando giovane questa maniera del continuo . quindi e tornossene a casa sua Quivi con questa testa nella sua camera rin- chiusasi. sopr* esso andatasene co. coltello la meglio che po- gli spiccò dallo imbusto . mille ba- dandole in ogni parie Poi prcse si un grande e un 1« bel testo (i) di questi ne' (piali bassilico. come quello che suo Lorenzo teneva nascoso . . . \t»\. . volte da' suoi vicini fu veduta Li quali. Il bassilico la per lungo e continuo studio sì come per grassezza della terra procedente dalla testa corrotta v' era . minciava « piagnere tutto lo il e per lungo spazio . le tanto che tutta con sci sue lagrime la lavò . se avesse povolentieri tutto il corpo n' avrebbe portato . divenne bellissinu) e odorifero molto la E . . voggcndo che ciò esser ti^ non poteva con un . che dentro . sopra essa lungamente e amaramente pianse. V. . maraviglian- (i) Tetto TMo <Ii (erra rolla. NOVELLA tuto . . tanto che si bassilico bagnava piangea . fante partì . .

videro drappo e in quello la testa non ancor consumata. e così suo disavventurato amore ebbe termicosa mani- Ma poi a certo . gli : occhi le parevano della noi ci 'il disser loro siamo accorti che Il ella ogni dì tiene la cotal ma- niera. cioè vaso da piantare o seminar erbe e il I libri mo- derni hanno. risapesse e sotterrata usci- quella tisi. aven- donela alcuna volta -ripresa. ritraessono. nascosa- mente da lei fecer portar via c[uesto testo ella. tempo divenuta questa cauta cioè festa a molti fu alcuno che compose quella canzone si . come La giovane non di quindi . e 5 pure il suo testo addimandando il piagnendo si morì ne . che non conoscessero lei essi alla capellatura crespa esser . ?oa dosi i GIORNATA QUARTA fratelli della sua guasta bellezza e di ciò che testa fuggiti . . che pure può slaxe. senza altro dire cautamente di Messina si e ordinato darono a Napoli re . . non cessando . se n' an- restando di piagne. instanzia molle nou essendole renduto. pianto e le lagrime né altro che I giovani si il testo suo nella infermità domandava maravi- gliavan forte di questo addimandare^ e perciò vollero vedere che dentro vi fosse il : e versata la terra . e non giovando. (i) Così i buoni testi a penna e stampali. . la quale ancora oggi : Quale esso fu lo mal cristiano Che mi furo la grasta (i) ec. quella di Lorenzo. che mi furo hassilico salernitano. che udendo i fratelli e accorgendosene. DI che e temettero essi si si maravigliaron forte : non questa cosa . Il quale non ritrovandolo volte richiese^ e il con grandissima infermò . . in questa novella più fioii . ed il è grasta (o c^ratca) -viille nel regno di Na[>oli quello che Bocc.. ha dello testo.

\/u«*lla novella che Filomena areva detta fu alle Donne cnrissimn. ( da pìanlarri bauilico. diiUnio 1. dei che grasla U piescro Sìciliaui dalla voce tngreUan il ProvenuU. Fumio imdwini. furono (i). Miirl. del «7. sapere qua] stata fatta .ao3 NOVELLA VL V j4ndreìioìn ama gno veduto ed . perciocché assai volte avevano quella canzone udita cantare. E però . che l'eft'eito . seguitò d' amenduni . e appena furon finiti di dire da coloro che veduti gli aveano . a Panfilo impose che allo ordine andasse dietro. si fa monaca. Panfilo allora disse tato Il sogno nella precedente novella raccon- mi d<H materia di dovervene raccontare una nella si quale di due fa menzione . quali T usano nri mpJt-simo «cimo che qui tetra R(icrac- ciò. pacando i «li quril» NuT. ed ella dice come V opera sta: il podestà la vuole sforzare y ella noi pa-" lisce : sentclo il padre di lei . cioi per vaso corpacciuto di ec. Li quali di cosa che a venire era. te trovata. son presi dalla signoria . al mondo . Gabriotto : raccontagli un so- egli a lei : un altro : muorsi di su- bito nelle sue braccia mentre die ella con una suajante alla casa di lui nel portano . per do- mandarne. e lei . innocen. come quello di cosa intervenuta. . né mai avevan potuto. fa liberare} la quale del tutto ri- fiutando di star più. amorose Donne voi dovete sapere che general pas- II Redi nelle •nnoUiioiii ilice i al «uo fìncco in Toscana. edis. si il fosse la cagione perchè fosse Ma . avendo Re la fine di quella udita.

s'è dimostrato. Gabriotto. rio a tutti dar piena fede Ma veniamo Nella città di Brescia fu già un gentile . e nella . quantunque i sogni a quelle palano favogli e con seconde dimostrazioni chi . mia . nondimeno molte esserne avvenute si truova. Che non sien tutti veri . che avea nome . Per la . namorò uomo (i) di bassa condizione ma di laude voli Le vede Irovo in alcuni. e parte fuori d' ogni verità giu.2o4 sioiie è di GIORNATA QUARTA ciascuno . vicino . . una figliuola avea nominata Andreuola . vede con- fortino niuno se ne vuol credere . in contrario son di quegli che niuno ne dono si se veggono non poiché nel premostrato pericolo caduti De' quali nò l' uno né 1' altro commendo^ . assai volte essi tutti può ciascun sien falsi . uomo chia- mato messer Negro da Ponte Carraro altri figliuoli il quale tra più . come davanti dissi intendo di dimostrarlo Per che giudico che nel virtuosamente vivere e operare di niuno contrario sogno a ciò lo lasciare i si dee temere né per quel. perciocché né sempre son veri né ogni volta essi falsi . . . E . qual cosa molti a ciascun sogno tanta fede pre- stano quanta presterieno a quelle cose li le quali s' veg- ghiando vedessero} e per lor sogni stessi attristano e s'allegrano. che vive . alcune verisimili. di noi già di aver conosciuto} e che sopra nella novella di non Filomena . buoni proponimenti Nelle cose perverse e malvage revoli . } e cosi nel contraalla novella . secondo che per quegli o temono o speci'C- rano . il vedere varie cose nel . . sonno . le quali quantunque a colui tutte paian verissime . che dorme (i). e non dormct cliB molto più mi piace. giovane e bella assai e senza marito la qual per vens'in- ^ura d' un suo . dormendo dichi e desto lui alcune vere.

volendo poi Gabriotto s* la seguen- te notte venir la sera quanto potò . . veder del corj>o di bile . E per questo da lei . nLirito e moglie segretamente divennero e cosi furtivamente gli lor congiugnimenti continuando. mentre che cosi dimoravan le pareva terri. a andò . che Gabriotto non solamente seppe sé esser dnlln Amlreuola amato. avvenne che alla giovane una notte dormendo parve in sogno vedere so essere nel suo giardino con Gabriotto. co> cosi era me che lieta fosse . loipeiluts* Mait. veggendo che non come veduto sognato avea. potesse tpicstolor dilettevole separare . e della persona bello e piacevole. e per quello destò. ao5 costumi pieno. ingegnò di fare che non vi venisse ma il pure il suo voler vedendo. nondimeno l'entrò del sogno paura . E . con lui a piò d' ima bellissima fontana e chiara starsi se n' che nel giardino era.. sue braccia: e . e mal grado di lei con maravigliosa forza gliele strappasse di braccio e con esso ricoverasse sotterra. la seguente notte nel suo giardino ricevette . NOVELLA VI. lui uscire una cosa oscura e la forma della quale essa non poteva conoscere e parevale che questa cosa prendesse Gabriotto. : e avendo molte la rose bianche e vermiglie colte perciocché stagione era . lei ma . amor . quivi dopo (i) Soipeecia$$e è dclto «Ila iiiagnu li. se non morte. acciocchò egli d'altro non sospecciassc (i). e coll'opera e coUo aiuto della fante della casa operò tanto la giovane. . e desta. nò tesse riveder mai più podolore e nò l' uno nò l' altro : di si che assai inestimabile sentiva. e lui con grandissimo piacer di ciascuno tener nelle . ancora in un bel giardino del padre di più e più volte a diletto dell' una par- te e dell' altra fu menato E acciocché ninna cagione mai.

mente un' comecché non ardisca pur la dirò. Gabriotto la domandò qual fosse la cagione perchè la -venuta gli aveail di dinanzi vietata. Rolli. del- Opere stampale a Napoli parlando del Poeta Orazio dice così: : uomo possa ff altissima scienza. gli conto anche la suspezioparticola e ne presa da quello. per non da il ben inteso questo luogo. ao6 grande e assai GIORNATA QUARTA lunga festa insieme avuta. allorachè stando tra le quarto caso e suo verbo alcuna clau- siccome stanno qui parole presa da quello. e Il suspezione presa di quello. e tolse ti' affatto gliele conto: tale \aiia lezione merita esser la vera. Nel l' Commento 80])ra Dante Voi. e di profonda ju e massimamente in poesia fu si espertissimo. cagione perche In venuta gli il avea il dì dinanzi La giola vane raccontandogli eziandio usa sogno da lei la notte davanti veduto. e l'usarono medesimamente autori del autori. essa tuttavia varia tanto da quella di tulli altri che ]wn essersi Tede avervi alcuno messa arl)ilrariaraente lui la mano. La alla non è qui copulativa. e massime il Boccaccio. Usarono alcuna il volta gli il autori così fallo pleonasmo sola . nd iperavano indeclina1' hilmente. a delta del Rolli. la Tera. la Colombo molto altra. P. e sospello preso di quello. pare il che voles- sero in certa guisa stovi (*) rammemorare con esso al lettole qnarlo caso po- prima Io trovo la spiegazione del Sig. Ne recherò un esempio. ^ Per quanto 6Ì la lezione aldina. plausibile. UsoUa in questo senso molte volle altri Boccaccio. ove relazione si parrà anche più forzata di questa. porrò il i due periodi mulaodo solamente ad una virgola la posto. 197. e fisso la af- v'è T^CT pleonasmo . cagione per che il la venula il gli evea il di dinanzi vietata L' Andreuola narrandogli sogno. che gli buon secolo. Gabriotto la domandò qual fosse vietata. SareLhevi bastato gli. La dimora sua fu. in questo luogo è per gliela. conto altro non significa cbe la cagione gli disse giore chiarezza il Per esporre con magdi seguito. Gabriotto nel periodo antecedente dola manda all' Andreuola qual fosse . raio pensiero. la richiesta cagione gli dice. 5. essa è posta il maniera de' latini per anche.. per quello che comprender . lei la notte Il senso è: la giovane raccontandogli sogno da davanti veduto . La giovane raccontandogli (i) (i) Aldo stampò raccontagli \nxccc<\\ raccontandogli. Gliele.. In questa la risposta guisa a me pare che ^Zj'eZff sia più alla domanda corrispondente: e quel dubbioso . se io non cbe essendomene passata per preferirla alla sua. gii meriti d'esser testi. gliele contò. di riferire il Boccaccio in altri luoghi periodo discorso a ciò ch'egli ha dello nel la witecedenle.

aAMt«t^ ' . E nondimeno iliaaa tempre ntg^iuiaui e lu^rturmo. che grande sciocclicMa era yiorre nei sogni alcuna fede . non tanto per lo tuo. dove venuto meritò la grazia iT Ottaviano i>irc rlie a qurllr parolf Cesare. di che parte una veltro nera (5) come reel- carbone renza . cioè seguitasse. che a . ed esser tutti vani si vedeano ogni giorno.* il NOWXLA VI. Di ni<1o. negra mollo ilitM . capo in seno. darjede. i. mi pareva messo un collar d' oro. e disse. presa di quello gliele coniò. a' appresso disse sogni . e . quanto per uno che io feci . A me nelle sue si ilchlta «ollinlcntlrrc poesie. . uscis- non so . tvft* «h i«io<{ . altresì que- sta notte passata ne il qual fu . Alla quale ninna per che egli sistenza mi parca fare: mi pareva che nelle uie. . e pareami che ella fosse più che si neve e in brieve spazio divenisse mia dimestica che punto da va averla le sì me non si partiva . perciocchò per soperchio di cibo o per mancamento di quello avvenieno. Mpn qiKtU li novrlla ha andiisse dietro. Tuttavia a nio pare- cara che. 907 e la susprxione sogno dn lol la noUe dnvanti veduto. riposandosi questa cail una volta e tenendomi . il pi» t Bontà. me pareva essere in una bella e dilettcvol selva . e in quella nn» beila dar cacciando e aver presa . mani E ap- mi pareva che . affannata e spaventevole molto nella appa- e verso me se ne venisse. Gabriolto udendo questo se no rise . in Andar dietro qui t«1 credere. : se io fossi vo- luto andar dietro (i) io non ci sarci venuto . prrrh^ poesia è mptitionatn nelP «niemirnte prrioilo.-\ ma nerissimo non mai. una cavriuola tanto altra se e tanto piacevole quanto alcuna ne vedesse la giammai bianca . ili e forse non mai legge nel Bocc. acciocché da nella gola aver me non si partisse. (1) FUCCBI. quella con una catena d' oro tener colle presso questo vriuola se . (a) Nero quuM sempre.

gitta. . sollazzasse. quanto più potè la sua paura nascose. cha al cuor perveniva. giovane . né perciò cosa del mondo più né meno me . ma ansando forte e sudando della presente vita. . e perciò lasciagli andare . io muoio : e così detto . e assai volte in (i) /« grembo. io sen- si fatto dolore. e lui caduto ritirandosi in grem: bo (i) che quasi piangendo disse o signor mio dolce . E in tal maniera dimorando . . più che usato spesse volte il e talvolta per lo giardiu riguar- dava se alcuna cosa nera vedesse venir d' alcuna parte . poco di sopra lia dello in seno. E come che . che il mio sonno si ruppe il e desto colla mano subitamente corsi a cercarmi lato se nien- te v'avessi j stesso re. ri- cadde in terra sopra erba del pratello Il che veg- gendo la . . P abbracciò che l' e disse oimè ani. Ma che vuol questo perciò diDe' così fatti e de' più spaventevoli assai n' ho già veduti. ma mal non trovandomi. . suspicando l' e non sappiendo che riguardava nel volto . ciascuna sei dee poter pensare. con da lui abbracciandolo. .2o8 la GIORNATA QUARTA in seno nel sinistro lato. dopo non guari spazio passò Quanto questo fosse grave e noiosé 1' so alla giovane . Di che . e basciandolo alcuna volta si e lui abbracciata e basciata . Ella pianse assai. quale pai-eva che tiva mi strappasse per portarsel via. un gran sospiro ma mia aiutami to . Gabriotto . ma per non esser cagione d' alcuno sconforto a Gabriotto. che più che il amava. n'è intervenuto darci '. e quello il mi mettesse il muso ella tanto rodesse. o ti senti tu ? Gabriotto non rispose tutto . . mi feci beffe di me che cercato v'avea. e pensiam di buon tempo La giovane per lo suo sogno assai spaventata udendo questo divenne troppo più .

ralÌTu xisn u esortativo ({uando non è col «crbo vi paiola nom un mollo. il |iarola non diremo non il non mangiare. NOVELLA vano il VI. cunttif mangia. ma la si abboDda per uso ddlalingnat non so che mi pensare. altro. per- (a) Dirsi. À cui la fante disse: figliuola mia. non che non fa latino se non col noli. noi. morto viso di poiché Iddio vi- disse la giovane alla fante . piena d' angoscia andò sua fante a chiamare era . a- se forse per alcun peccalo commesso n' ha il Del seppellirlo é il modo presto qui in que- sto giardino. ìk dove io son certa che sua anima non é andata perciocché buon giovane^fu . . Degno eli coruideraxione è il edere conte la la lingua no- stra ncir iiii|>(. non dir (a) di volerti uccidere perciocché . anche nell'altro sti . la quale di ria e il ([ucsto amor consapevole le e la sua mise- suo dolore dimostrò. fosse sep. non sappiendo che far né die dirsi . uccidendoti. s' ao9 chiamò . mondo . e «{uando la è la non no usa un iserivere. cosi lagrimosa la come era e . qui noa è pauÌTO. tolto costui io io non intendo dì più stare in . se tu 1' hai qui peril duto. ma prima che ad uccider mi venga vorre' io il che noi prendessimo modo convenevole a servare mio onore e il segreto amor tra noi stato. con cantare. perdere- perciocché tu la u' andresti in inferno . (l) si dirct o che dirsi e ani «T »- Non dir. m* ha ta . ma molto meglio uima sua bisogno . scrivi. e di qui l'abbiamo tolto . e che il corpo del quale la graziosa anima s' é partita. (i) . non sa che gn* altro. E poiché miseramente il : insieme alquanto ebber pianto sopra Gabriotto . e in ciascuna trovandol freddo . ma poiché pur accoi'se lui del tut- to esser mortOi avendolo [>er ogni parie del corpo cer- cato . pellito. che ninna persona saprh giammai.. é da confortarti l' e iK'Msaie d'aiutare con orazioni o con altro bene .

sta gli sopra uno origliere e con molte lagrime chiusigli . in terra distesala te- su il corpo di Gabriotto vi posero. .. occhi e la bocca . . simo. E prestamente por una pezza forziere la . cere. mettiamlo qui fuori del giardino e lasciamlo stare: egli sarà domattina trovato e portatone a casa sua e fatto seppellire da' suoi parenti. quancontinuamente pia- tunque piena fosse d'amaritudine e i gnesse. il La qual molto dalla sua fante solllcitata. Egli avrà ha avute le mie lagrime . perciocché . e sarà ricolto j e come che questo a* suoi ninna consolazion sia pure a me nelle cui braccia egli è morto. in lasciato. da il capo con abbondantissime gittò. la quale aveva in un suo la mando. quanto l' io potrò egli quelle de' suoi parenti lo e già per animo mi va quel- che noi abbiamo in ciò a fare di . ciocché niua sa eh' egli mai e se cosi non vuogli. e venuta quella. a I o GIORNATA QUARTA ci venisse . . giorno se ne veniva dirizzatasi . . la stampa del 27. e perciò tu ha poca come acconcio l'abbiamo quivi il porteremo e dinanzi ad essa il porremmo Egli non andrà guari di tempo che giorno fia. pure ascoltava consigli della sua fantej e alla prima da pai'te non accordatasi. . col quale da Gabriotto era stata sposata del di- (») t E tutto dattorno delle rose ec. e postagli . . e lagri- me sopra viso gli si per lungo spazio pianse. rispose alla seconda dicenmarito che io sofferi do: già Dio non voglia che così caro giovane e cotanto me amato e mio sia seppellito che a guisa d'uu cane o nella strada in terra e. quello anello mede. E cosi detto. sarà un piaed io cosi . La giovane. e fattagli una ghirlanda di rose e tutto (i ) delle rose che colte avevano empiutolo disse alla fante: di qui alla porta della sua casa via. drappo di seta.

n'andò in palagio. sia di rac. che dalla famìglia del podestà clie per caso andava a quella ora per alcuno accidente . ricevi . SII . la qual tu vivendo co- E questo detto . vita disidei^osa. il corpo gia- ceva. si (a) postema Jirono alcuni che qui com> inlrnil*. po la partita di benigna- mente r ultimo dono tanto amasti . con quello del giardino uscirono di lui si e verso la casa dirizzato . Per che. essere accusato. E cosi andando. e so che il volermi fuggire niente monterebbe (i): io son presta di venir con voi davanti alla signoria e che ciò contarle. lui con piatito di« le ceudo : caro mio signore . il chenoa ai mi dispiace: pure per vena inlendeadula ucdeiei che molto più fucc-aK cui aculimeiilo «Iella coa- . senza essere da alcun tocca briotto con tutto il corpo di Gapodesth sen. conosciuta la famiglia della signoria francamente disse: io conosco chi siete voi . coti per importare |irr rilevare e salvare.NOVELLAVI. levò . ma ninno se di voi sia ardito di toccarmi se io ri- obbediente vi sono . tramortila addosso gli ricadde} e dopo alquanto risentita e levatasi . al ma . ti Uot» in questo lilir». da me non vuole . to suo trattosi . se la tua anima ora mie lagrime vede o ntua conoscimento o sentimento doquella rimane di colei a' corpi. per caso avvenne . furon trovate e prese col morto corpo. il mise ucl ditu di . colla fante insieme preso il drappo sopra il quale . che che cuna posta (a) vicina Monture Posta cuore gli s' era rotta (i) per giov-ire mo'liuiine »olUs . e s' lei nella camera avendo : di ciò che intervenuto era informò e fatto da certi medici riil guardare se con veleno o altrimenti fosse stato buoalaf- no uomo ucciso > tutti affermarono del nò. La qual cosa si il tendo . L'Audreuola più di morte chi di . nò da questo corpo alcuna cosa muovere.

e queste cose essendo a messer Negro contate. dove a grado a lui che suo padre era e a non . Ma di chiaro. lui con villane parole e venuto il altiere ri- buttando indietro. . quanto più posso . ma ora t! dice reo Mart. dove ella a' suoi piaceri acconsentir si volesse . mio ardire e della mia sciagura che son certa che udita l'a- vete e sapetela j e perciò . do prima cosa l' giovane e la sua costanzia per approvar quella. dolente a te mor- con molti de' suoi amici a palagio n'andòj e qui. e sentendo costei in piccola cosa esser nocente (i). Andreuola venne in cospetto del padre : e piangendo gli si gittò innanzi e disse padre mio . lodan. e . Il qual ciò udendo . sommo amor avea posto lei fosse . In questo tempo 1' che costoro cosi parlavano. vedendola di tanta buona fermezza . 11a fegato l' GIORNATA QUARTA avea . venne a dire ciò che fatto avea: per la qual . . difese . . ostante che marito avesse avuto di volentieri per sua . vi d' ogni cosa dal podestà informato dolendosi do. . umilmente T Gli Accacleraici della Crusca nel loro vocabolario citano il alla voce posta là (love presente passo ilei Boccaccio pigliano questa voce nel Benso di postema. mandò cbe l' la figliuola gli fosse renduta Il podestà volendosi prima accusare egli della forza che fare avea voluta . (i) Nocente.. . io non credo eh' e' bisogni che io la istoria del vi racconti. è molto elegante. bassa condizione donna la spose- rebbe. s'ingegnò di strar di donarle quello clie mo. il contrarlo d'innacenle. che egli da la lei accusato fosse . vender non le poteva e disse . . oltre l' ad ogni convenevolezza volle usar rilmente Ma Anvi- dreuola da sdegno accesa e divenuta fortissima si . la libererebbe Ma non valendo quelle parole la forza.

nimica. tal io avrei avuto molto caro che tu avessi avuto il marito . quello che io ri gli jMir contentarti . doinnndu del . saputa avevano la novt^ìla cittì» e quasi . Per che mezzo . apparecchiasse- ro a Gabriotto grandi e onorevoli Eranvi in questo mezzo concorsi quanti nella della corte il i parenti e le parenti del giovane. corpo sopra . comandò loro che le esequie . vivendo si volentie- avrei fatto cioè onore . della tua |K>ca fidanza mi fa dolere. U. e più ancora vedendotel prima aver pei> . e cosi piagnendo cadde .3. il Quin- dopo alquanti DECÀM. queste parole udendo. antico era oramai e uomo di natura nigno e amorevole. come s' a mio genero e a' suoi pa- facxiaglisi alla morte E volto a' figliuoli renti . . piedi Messer be- Negro che . ma |)er ligliuola e a' non vostra . T. pur . il drappo della Andreuola e con tutte le sue rose quivi non solamente da lei e dalle parenti di lui fu piamo. questo doveva anche a me ma io 1' averlo occultato. se tu avevi preso (piale egli piacere. si ma {iul)blicamente qua- da tutte le donne della cituH e . ma di signore tratto della cor» cittadini pubblica sopra gli omeri de' più nobili con grandissimo onore fu jwrlato di alla se|>ollura. che . da assai uomini. duto che l'abbia saputo Ma . dunne e uomiui posto nel n' erano . seguitando podestà quello che alla fi- addomandato avea. za vostra saputa chi più mi piaccjuc marito preso la vita E questo dono uon vi domando perdio morire vostra gli mi sia perdonata . sen. quale a l' te setal condo parer mio ti si convenia : e . NOVELLAVI. e piangendo levò la figliuola teneramente in piò. piacea. poiché cosi ò egli . cominciò a piagnere. perdono vi 31 cioè d' nvcre . e non a guisa te di plebeio . fallo mio . di . e disse: iìgliuola pii!i mia. ragionandolo messer Negro l4 . .

Os- serv. questa sua verità quale l'as- corroborando col testimonio di questa Nov. quando grado il Re nulla compassion mostrando all'Andreuola. . serì per vera. li che essa a coloro che detto aveano dicendo (1) Quello che reiule mirabile questo strano e repentino caso della si morte dei due amanti è una botta o rospo tanto mortifero. dando Emilia fosse sembianti le fé (2) che a .dimostrar con si Fé sembianti qui è posto ^tt far segno. 2 1 GIORNATA QUARTA . riguar. lib. gliuola ciò niuna cosa ne volle udire il j ma . . di santità essa e la sua fante monache si renderono e onestamente poi in quello pe]^ molto tempo vissero NOVELLA VIL Lia Simona ama Pasquino : sono insieme in un or: Pasquino si frega a' denti una foglia di salvia f e muorsi e presa la Simona . che non mai per altro sia posto che ^ti fingere . rare . che similmente per un accidente uiorirono. nuove e mirabili. in un monistero famoso . (2) med. Marf. gli oc- chi e col volto: molto diverso da quante altre volte è trovato fin qui. VII. to : i JL anfilo era della sua novella diliberato. la quale 'Volendo mostrare al giudice come morisse Pasquino sfregatasi una di quelle foglie a" denti similmente si muore ( ). .4 . di del Boccaccio. che tale allivilà non ha saputa trovare nell' alito dei rospi da rendere istantaneamente mortifero si il colla sola fregagione d'alcuna delle sue foglie una pianta. che. trovò un medico tedesco chiamato Giovanni Skenk di Graffenberg. volendole in assai compiacere padre. e con quello d'altro caso simile seguito in Tolosa tale due mercanti. Blanpotesse rendere capace d'uccidere di do sotto una pianta di salvia. la istantaneamente chi con una o più foglie essa fregassesi i denti Contro il sentimento di tutta la medica facoltà.

nel li) (ti) t ÀUrti. La quale senza alcuna dimora fare incuminciò* Gare compagne. braccia pan che mangiar volea guadagnare . tentissimo signore dn' più ricchi fa temere Il che . che come po. con morte inopinata dilibcrò dalla corte ma E come . buona pezza mostrato aveva del 37. in gran parte apparirà nella citth mia novella rientrare . ancora che non in tutto . àiS . sua condi- la (]ualc ebbeno> e sì me Simona: e quantunque il convenisse colle proprie . . cotanto allontanati ci . ella il non ardisse a ricevere gli atti amore paro* mente d' quale con le le piacevoli un gio\ inetto di non maggior peso di voler- di lei. . esso . che dando andaNu per un suo maestro lanaiuo- lo lana a filare. con la qunl mi piace nella nostra della quale questo di diverse cose diversa. . e così colei debbo. juenie ])arlaiido per diverse parli del mondo avvol- gendoci . . lentieri le case de* nobili riiluta si l' uomini perciò non imperio di quelle de' poveri anzi in quelle alcuna volta le sue forze dimostra si . altra volta tra noi ò stato detto. non fu perciò e con di po- vero animo nella sua che .NOVFXLA 8Ì VII. non ò gran tempo . come l'An- dreuola fu (a) non con si forza nò con virtò . e neMa stunips 17 ne fu omeaM. . e similmente presa . . la novella detta da Panfilu mi tira a doverne dire una in ninna cosa altro (i) alla sua simile se non che. Fu adunque zione . . la «Itrap» t I) Manne'li notò di-l margine che qui la p»nl»/w è miMiflua. . siamo . quantunque amor voabiti. dreuola ucl di cui dir ginixlino perdio l' amante . in Firenze la una giovane assai bella e leggiadra secondo e di povero padre figliuola le . come 1' An> continuasse . fi- lando laua sua vita reggesse .

. che a filar gliele ave- va data Quegli dall' altra parte molto sollicito dive. non che un dall' altro aspettasse d' essere invisi tato a ciò. parole è: DaìV ahra si parie divenuto quegli mollo sollicito che la lana del suo maestro filasse bene. e non attentando di far più avanti al fuso filando . più spesso che sollicitando . avvenne che . ad un giardino dove egli me- acciocché quivi più ad agio e con essere insieme .npagna pcrinilo l'ordine naturai. che nica le piaceva j e d ato a vedere al padre una dome- dopo mangiare che andar voleva . E cosi questo lor piacere conti- nuando alla un giorno in uno . ad ogni passo di lana filata die avvolgeva mille sospiri più cocenti che fuo- co gittava.ilelle (i) t In questo . eru sollicitata più spesso che V altra . il cui nome era Pasquino forte disiderando . anzi a dovervi essere all' faceva incontro l'uno altro invitando d' . l' un più mol- d' ardir to della prendendo che aver non solca e l' altra paura e della vergogna cacciando che d'avere . perdonanza chiamata la a san Gallo con una sua co. Per che un e all'al- giovando d' esser sollicitata. che V amava . e non altra. 2 1 GIORNATA QUARTA . vi entrare Ricevutolo adunque in sé col piacevole aspetto del giovane . quasi dovesse compiere tutta la tela . quella sola che filava la Simona. e sempre più nel disse continuare accendendosi avvenne che Pasquino Simona che la voleva del tutto egli voleva che ella trovasse là modo nar di poter venire .6 . suo maestro e quasi altra. di colui ricordandosi . era usata insieme all' 1' a' piaceri comuni si congiunsono aggradirono Li quali tanto una parte e all' altra che . . . quella sola che la Simona filava tutta la tela dovesse non alcuna compiere 1' . altro . men disse sospetto potessero La Simona alla . . nuto che ben si filasse la lana del . l' altra era sollicitata (i) tra .

veudo ragionato una merenda che . si morì Le cose la gridare e a chiamar lo li Simona veggendo cominciò a piagnere e a Stramba e la Lagina Li qua. ùccomeaiUiiicnlcwil R. . e lo . malvagia femmina hai avvelenato e fatto romor grande . Pasquino al gran cesto della salvia rivolto essa s' di quella colse i una foglia. ma ancota [icr pianta di frutice e tt erba: . e appresistette so il cambiamento non . in quello orto ad animo con gie . Lagina lasciarono in .NOVELLA Lngina n' . dopo gli . un grandissimo e molto a- e bel cesto (i) di salvia: a piò della quale postisi a sedere . vò: e quivi fatto la ma era chiamato lo Stramba. Dove lui insieme con un suo compagno. e veggendo Pasquino non so- lamente morto re ma gih tutto enfiato e pieno d' oscu- macchie per lo viso e per lo corpo divenuto : . clie Puccino avca nome. un' altra Era in quella parte del giardino dove Pa- squino e la Simona andati se n' erano. l'aver mangia- E '1 poiché così alquanto fregati ebbe. e gran pezza sollazzatisi insieme d' . prestamente Ih corsi . trotra lo imo amorazzo nuovo Stramba e In Stramba e giar* Lagina^ si essi a far de' lor piaceri in una parte del din raccolsero. a 17 al giardino slatulc da PnMjuino insegnato se nndò . guari . fu da (i) seiisce Cesio non tolamenlf per cesta o paniere. della qual prima . . che egli . diceva egli s' Nò guari di spazio perseguì ragionando che incominciò tutto nel viso a cambiare. e incominciò a stropicciare la salvia denti ù le gengli dicendo che molto bene nettava d'o- gni cosa che sopr'essi rimasa fosse to. perde quali la vista e la parola e in bricve egli . subiI tamente gridò tu l' lo Stramba : ali il . ritornò in su ragionamento della merenda . rijiosato intcndevan di fare . VII.

qual cosa presala piagnendo sempre forte al palagio del podestà ne fu menata lo Quivi prontando (i) Stramba . Costei al cesto della salvia accostatasi e ogni precedente istoin- ria avendo raccontata. GIORNATA QUARTA che vicini al giardino abitavano . per pienamente dargli ad il tendere (2) caso sopravvenuto . vedere il morto corpo e luogo e'I modo da lei raccontatogli lei . Fattala adunque senza alcuno tumulto colà menare dove ancora il corpo di Pasquino giaceva gonfiato come una tosi del botte. un giudice. maraviglia- morto. domandò come . non sappiendosi scu- sare. cosi fece come Pafre- squino aveva fatto. per lo dolore del subito accidente che tolto avesse . senza dare indugio alla cosa . sentito . si mise ad esaminarla del fatto : e non potendo comprenes- dere costei in questa cosa avere operata malizia né ser colpevole. credere ilfaUo o finto i qui saì/ar capace ed informalo del vero . ed lei egli appresso andatovi. fu reputato da la tutti che così fosse . e l'Atticciato e'I Malagevole compagni di Pasquino che sopravvenuti erano. Per . Li quali corsi al fiato . e cosi pure prontiludine e prontezza nel senso im[)orlunilà nel sollecllare.ai8 molti . è propriamente sollecitare con importunità. stato era . il lei presente. romore lo e trovando costui morto ed enla Si- e udendo "Stramba dolersi e accusare 1' m^ona che con inganno avvelenato avesse il j ed ella . suo amante quasi di sé uscita . percioc- ché per le parole di noi comprendeva assai bene. Questo t Prontare mho d' è ilo in disuso. volle. una di quelle foglie di salvia gatasi a' denti. Le quali cose mentre che per lo Slram- (1) Prontando insistendo. (2) Dare da intendere in più luoghi di il sopra s' è veduto per fur . come lo Stramella . ba diceva .

' pe«a che dire in «Ufcta della lua iooocenaa. scardassierl o più vili uomini. ha e per (li aig amici e compagni tiri lo Atticciato e per (^li altri Pn8«{iiiiio. . quanto è al nostro gindicio. e con più instan/. e non n. e per l'aversi la salvia fregata a' denti in tpiel medesimo accidente cadde che prima caduto era Pas<piino. e voi v* amate felice come della di (pia faceste I ma nolto più P anima Simona innanzi tratto. più onesta via trovanal dole con pari sorte di morte suo amante a l' sviluptanto da parsi dalla loro infamia. Mari. . alle un medesimo dì addivenne ! fervente . ama . lungamente soprastetdiss(>: te. . dirsi.ia sua malvagith accusata . amore se e la mortai vita terminare e più I felici se insieme ad im medesimo luogo n' andaste ncll' altra vita s' e felicissime. e a seguitar lei anima amata del suo Pas(piino nonsappiendo che i II giudice quasi tutto stupefatto dello accidente insieme con (pianti ve n'e- rano . .NOVELLA VH. la cui innocenzia non pati fortuna che sotto la testimonianza cadesse dello forse Stramba e dell'Atticciato e del Malagevole. che yivi dietro a lei rimasi siamo la . Ma acciocché ella alcuno altro of^ (i) Ristretta stava ^ ave* il cuore ri*trelto per lo timore. O felici il anime . la catti ella riu? dal dolore del perduto amante e della paura della dimandata pena dallo Stramba ristretta stava (i). mostra che salvia questa salvia sia il che della non suole avvenire. non senza gran maraviglia di (pianti eran presenti (piali in . poi in miglior senno rinvenuto vcionosa. ninna il altra cosa per lor domanmalva* dandosi se non che fuo<:o fosse di cosi fatta \ gith punitore. in presenza la giudice erano schernite. sì come frivole e vane.

più che altre genti si credon sapere e sanno a' meno e per questo non solamente consigli degli uomini . ser lo giudice sopra la 11 morte di Pasquino quale insieme con . non prima abbattuto ebbe la . e muorle una chiesa y muore la Sal- a lui J^veva ~cuni al la Novella d' Emilia il fine suo . Girolamo ama la Salvestra : va costretto da' prieghi della madre a Parigi: torna ^ e tj^uoi'ala maritata : entrale di nascoso in casa allato . avvisarono quella salvia esser velenosa divenuta la qual botta non avendo alcuno ardire d' appressarsi fattale d' intorno una 1' stipa grandissima il . giardino era guardiano in presenzia del giudice fac- ceudo ra . il gran cesto in ter- che cagione della morte de' due miseri amanti apparve Era sotto il cesto di quella salvia . per comandamento del Re Neifìle cosi comincio Al- mio 1' giudicio . . modo taglisi inflno alle raLa qual cosa colui che del . . li quali j . una botta Al- di maravigliosa grandezza dal cui venenifero fiato . aao dici GIORNATA QUARTA . valorose Donne sono . della quale per avventura eran po- NOVELLA Vili. fender non possa in simil e mettasi nel fuoco .. . quando . . quivi insie- m^e con la salvia arsero e fu finito processo di mescattivello . e portato in vestra allato . la sua Simona cosi enfiati come erano dallo Stramba e dallo Atticciato e da Guccio Imbratta e dal Malagevole furono nella chiesa di san Paolo polani seppelliti .

se non tanto lui. so la natività del quale i suoi fatti ordinata. ò amore . gli altri suoi vicini più . E percioccbiN tra altre naturali che meno riceve consiglio o operazione . quanto non amava men che da lui amata fosse La madre del fanciullo di ciò (i) Utanta per amicitia «IUm ancor di «opra il Bocc. fanciullo crescendo co' fanciulli de. può . . con una fanciulla del tempo suo . appresacconci . figliuola uu eth. cui nome fu Leonardo Sighicri il quale d' una sua donna un figliuolo ebbe. E venendo più crescendo r ro V usanza (i) converti in amore . chiamato Girolamo. contrada d' . la cui natura è tale che si piì!i medesimo consumar via. . passò di (|uesta vita la 1 tutori del fanciullo le insieme con madre Il di lui . sarto si dimesticò si . secondo che gli raccontano un grandissimo mercatante e . una ora an- amore e 1' anima del corpo Fu adunque tichi il nella nostra citUi . av- vedimento tor vi m' è venuto nelP la di narrar- una novella d' una donna quale lei mentre che eU si la cercò d' esser più savia che a . per>'enne a cacciare ad al figliuolo . mente . NOVELLA ma d' Vin. ricco. . non appartenela cosa va e che non era e ancora che il non sosteneva . . bene e lealmente sue cose guidarono. aai ancora contra il la natura delle coae presumono : opporre senno loro della quale presunzione giU . .. che con alcuno altro della . tanto e sì fie- che Girolamo non sentiva ben costei vedeva: e certo ella . grandissimi mali sono avvenuti e alcun bene non se 1' ne vide giammai cose quella in cunlrnrio tosto per su . credendo dello innamorato cuore trarre amore il quale forse \' ave- vano messo le stelle . che per animo . in che studiava mostrare senno suo .

Ex iliymbra nemo del queat conficere lanceam. che se la .aal avvedutasi . GIORNATA QUARTA molte volte né gli disse . e Galiriello Sinieoni rivoltando quello Boccaccio. mollo spesso disse Bocc. è sì innamorato . fare del pruno un melarancio (i) fanciullo ci . figliuola d' un sarto . V. sero che la donna parlava bene . senza che alcuno lieta sappia per moglie e io non sarò mai poscia . disse loro: questo nostro il quale appena ancora non ha quattordi- anni . non leviamo per avventura egli il j prenderà un giorno . d' una la . nostro vicino noi dinanzi si che ha gliele nome . o egli : oi consumerà per perciò veste lei sé ad altrui . nelle sue Satire disse: D'un melarancio Jarà spesso un pruno. mente è : fi gliuol mio . (2) Senza che. male e nel gasti- gò . credeva per la ne dolse j e come colei gran ricchezza del figliuolo . la vedrà maritare il e mi parrebbe che per in alcuna parte fuggir questo. e potremgli poscia I tutori dis- dare alcuna giovane ben nata per moglie. e fattosi l' chiamare fancmllo nel gì' incominciò uno a dire assai amorevol. Salvestra . dove gran partraffica : tua ricchezza vedrai come si senza che (a) tu diventerai molto migliore e più costumato (i) Fare di un pruno un melarancio il' . . Questo pioverl)io pare ia certa maniera preso da quello Ateneo Lib. E appresso co' tutori di lui se non potendosene Giche si rolamo rimanere. e che essi ciò farebil bero al lor potere fondaco . fondaco 5 perciocché dilungandosi da veder ella gli uscirà dell' animo . tu se' oggimai grandicello egli ben fatto che tu incominci tu medesimo a vedere : de' fatti tuoi per che noi ci contenteremo molto che tu andassi a te della stare a Parigi alquanto. . voi do- mandare lontano di qui ne' ser- vigi del costei . per quello che il oggi comunemente diciamo oltreché.

e de' lor costumi apprendendo. Ella non ricordava di lui se se non come se mai non Io avesse si veduto. R«lli. La qual fieramente ciò adirata non del non volere egli andare a Parima del suo innamoramento gli disse una gran vil. e pure alcuna cosa se ne ricordava. . Il garzone ascollò diligentemente j e in brieve rispose niente volerne fare perciocché egli credeva così bene ze . le trabacche . vane che faceva sura dolente . aveva si ma . I valenti il uomini udendo questo . ancora con più altra parole risposta riprovarono alla ma nou potendo trame di gi . . pur veggendo che : altro esser non dove poteva . l' opera stava in ahra guisa . qui venire . che egli acconsentì j andare a stare uno anno e non più e così fu fatto Andato adunque Girolamo a Parigi fieramente morato . mo- li] J^oggi in domane ne verrai: tal parte di petioJo. di che egli fu oltre mi- Ma . e tanto gli seppe dire . inna- domane ne verrai (i) vi fu due anni tenuto Donde più innamorato che mai tornatosene. lui dimenticato . . se non come egli . come un altro potersi slare a Firen. utati piovcfi* bialmente.* uomini . V inco- minciò a lusingare e a pregare dolcemente che vesse piacere di far quello che volevano i gli do- suoi tiitori: di dovervi .è da oaMttani più che da imitatai. trovò la sua Salvestra maritata ad un buon giod' oggi in . lania j e poi con dolci parole raumiliandolo . vegg^ndo gentili gnori e <jue' baroni e cpii. che cfui non faresU. madre il dissero . poi ne pò* . s' ingegnò di darsene pace a casa e spinto Ik ella stesse secondo V usanza de' giovani innalei . aa3 quc'sivi so- da bene ]h*. morati incominciò a passare davanti a credendo che ella lei non avesse .NOVELLA e pii^i vili. che te no trai assai.

ne al letto sentì il marito di addormentato la Salvestra e là se n' andò dove veduto aveva che s' cori- cata (i) era . nondimeno ogni cosa faceva che po- teva per rientrarle nello gli animo j . . tesi v' nasco- e tanto aspettò che . e non senza suo grandis- simo dolore Ma . . e postale la sua : mano .. Il : giovane udendo queste parole (i) sentì noioso dolore e ricordaNel fi Coricarsi e corcarsi usa si il Boccaccio per porsi a giacere . per la qual cosa più non sta bene a me . La giovane io che non dormiva : volle gridare ma . . in bene e in tranquillità con . dormi tu ancora . egli tempo che alla nostra fanciullezza . ed in molli più coleo . o anima mia . come erano la ella casa di lei stesse una sera che a vegghiare . costei tremante disse è passato quel si disdisse 1' deh per Dio Gii'olamo. entrò . sopra il petto ? pianamente disse . maritata. il giovane prestamente disse per Dio non gridare che tutta sono il tuo Girolamo : . d' attendere ad altro uomo che al mio marito: per che j io ti priego per solo Iddio che tu te ne vada ti sentisse . Peliarca Uova in alcuni lesti scritto si corcò. e nella camera erano . e '1 marito andati con lor vicini v' nascolei die- samente dentro tro a se . tornati costoro e lei andatise. vattene. se morir ne dovesse di parlarle esso stesso E da alcuno vicino informatosi . aa4 strava il il GIORNATA QUARTA contrario. di si teli di trabacche che . lui mi dimoro . Il che udendo . non essere innamorati Io sono . adoperare si dispose . ma niente parendo. come tu ve- di . di clie in assai piccolo spazio di tempo giovane . elio se mio marito ne seguisse pognamo che altro male non si ne seguirebbe che mai in pace né in riposo con lui viver potreij dove ora amata da lui. s' accorse .

come : ghiaccio freddo. maravigliò forte egli e toccandolo con piii forza si e sentendo che non movea : . La Salvestra le condiil avendo un poco zioni dato da lui compassion di il con concedette . NOVELLA Vm. non che col vero. si svegliasse te co? minciò a dire deh Girolamo chò non ne vai tu Ma non sentendosi rispondere. to fare . ultimamente rito di tanto si pregò che in meegli allato a lei si amore ella soficrisse che coricasse . addorsi mentato Per che . ma noa «i polrrb- Iw del «li menomare Hir uso in tutU li la taa ctten»i''<De come vrrho minorare o diminuire che conitponJono. coloro conoscono. la toccherebbe. ahptnnto spazio la giovane maravigliandosi della sua il contenenza . e toccandolo si tro- vò . adunque giovane allato a pensiero il lei senza toccarla e raccolto in un lungo amor portatole e . e molli dissime mescolale . stesa oltre la mano . stette gran (i) Menomato^ <|urslo Te(bo hfllinìmo h qnnto p«r minorato. Coricossi . Iole il ^ aaS passato tempo e '1 suo amore mai per distanzia prieglii e non nirnomato (i). acciocché il svegliasse il cominciò a icnLire . dopo più che oltre ritoccarlo cognobbe che egli era morto di modo dolente. lui . lui essere . promesse gran. pensò . potesse vhò era agghiacciato aspettandola né le promettendole che e. come un poco se n'andrebbe. senza alcun motsi chiuse le pugna . diliberò di più non (^)o ristretti in s(> gli spiriti. temendo non : marito . di che ella . . tanto che alquanto riscaldar . direbbe alcuna cosa nò riscaldalo fosso di . E dopo . Mari. allato a lei mori. .. che più Maoti penetrano col tapetc. . ninna cosa ottenne la Per cbe disi- deroso di morire. la presente durez- za dì lei e la perduta speranza vivere. (a} Del |)cnsicro e co«a di molla maraviglia da raccontar tra legioTani lo : ma rome ai accompagni col verisimile.

non avendo trovala questa si lezione in alili la rigetta. •{ Nella ediz. . egli tutto smarrito colla levò su e acceso un lume . e. e quivi lasciarlo. XI. quello che presenzial. i\c' egh /ormano un concetto la da per se spiccalo in tutto dal precedente) che stessa il innocenza marilo delegli slesso della Salvestra l'aiutava a rendere sì facilmente persuaso la verità della cosa. mente (i) a lui . 1. gli fece toccare si il morto giovane . ma donna. senza alcuna malavoglienza alla donna portarne le fallato disse : . . pezza senza saper che Alla fine prese consiglio il di volere in altrui persona tentar quello che marito dicesse da farne : e destatolo . e. . se a lei avvenisse. mostro per mostrato: t tali ne ha la lingua nostra per vezzo. e veduto costui davanti all' uscio suo morto^ fu fatto il romor grande. 226 GIORNATA QUARTA farsi . 1. avvenuto era il disse essere ad un altro intervenuto e poi domandò. per- ciocché non cosi dirà canto per cantato né altro tale.. del 27 è aiutandogli riferisce la sua innocenza A\ Salviati. e senza tandola (2) la sua innocenza) levatoselo in su le spalle. alla porta della casa di lui nel portò . 1. t. senza entrare moglie in altre novelle il morto corpo de' suoi alcuno indugio (aiu- panni medesimi rivestito. e mostri con così falle parole {le quali. non per regola. e non trova toglisi né piaga né percossa (i) (2) Piesenlemenle. lil)ri. la qua- non gli pareva eh' avesse Allora . la giovane e cosi convien fare a noi j e presagli la . tocco per toccato. Di che . pochi altri Cerco per cercato. e quivi il pose e lasclollo stare E venuto il madre j giorno . che consiglio ne prenderebbe Il buono uomo morto rispose che a lui parrebbe che colui che fosse si dovesse chetamente riportare a casa sua. mano . sup- pone che Neifile interrompa qui luti' ad un tratto la sua narrazione. e spezialmente dalla e cerco (3) per tutto e riguardato .Veggasi quanto ne dice più diffusamente il negli Avvertimenti sopra (3) Decani. per far alla vedere che quell'affisso non al marito.

Quel cuore. il buono uomo . e va' a quella chiesa dove Girolamo ò stato recato. d' un sol bascio piacere Mnravigliosa cosa è a pensare quanto sicno difficili il ad investigare le forze d'amore. e melliti ira le donne. ed in alcuni i legge tuieitatevi. altissimo strido sopra il morto giovane si gittò col suo viso . fortuna di (nitriamo 1' non avea potuto aprire la misera aperse . essendo si suo proprio di met- assoluto. cui morto era . «he tardi ero diveniUa pietosa piacque sì come e an- a colei che morto (lisid<Tava di veder colui a cui vi. MarU il (i) tersi Avverti risuscitatevi transiiivo. madre con molte donne parenti e vicine 1' e sopra lui cominf*iaroao dirotUimente secondo usan- za nostra a jiingnere e a dolersi.. Alla giovane . e quivi venne altre doloro. ritvegliattvi} benché io tutti modi sta bene. (|iiale la lieta . Pitnlo eh» ti fa •* morti. e l' antiche fiamme risu. e io farò il si- uomini . e ascolterai si quello che di questo fatto migliante tra gli ragioua. aa7 lai di per li medici generalmente fu creduto dolore esser morto così cor|)o portato in sa come era Fu adunijuc questo la una chiesa. '1 manici chiu- tra al donna e donna mettendosi non ristette prima che corpo fu pervenuta: e quivi mandato fuori un . come sa . scitatevi (a) tutte il . ella viso morto vide che sotto . NOVELLA alcuua . subitamente mutò in tanta pietà . Vm . pcrci- (i) Corrotto . to £ : mentre il corrotin casa (i) grandissimo si facea . il quale non bagnò di molte lagrime . vo non avea voluto dovvi . acciocclu^ noi sentiamo se si alcuna cosa contro a noi dicesse . . . Si usa questo termine presrntemante in ai ilice lutto . ma in Toarana e così lutti gli scritturi . disse alla Snlvestra deli ponti alcun mantello in capo . Lombardia.

. . mo- manifestamente per tutti il . ricominciarono pianto maggiore Sparsesi fuor della chiesa tra gli uo. E poi ad assai di quegli che v' erano racconta- ta la istoria stata la notte di questo giovane e della glie . donne che quivi il erano assai . to allato al giovane la posero . la qual pervenuta agli orecchi del . . . solazione o conforto da alcuno per lungo spazio pianse . sopra quel medesimo a giacere . mini la novella lei. . della morte di ciascuno . ad una ora lei esser la Salvestra e morta conobbero Di che tutte le . marito di che tra loro era senza ascoltare o con. si non conoscendola ancora e poiché ella levava levar volendola e immobile trovando.aaS occliè GIORNATA QUARTA prima noi toccò . che . . come al giovane . e quivi lun- gamente pianta seppelliti una medesima sepoltura furono amenduni : e loro li quali amor vivi non in . aveva potuto congiugnere separabile compagnia . vinte da doppia pietà . pur sollevandola . la morte congiunse con in- . la che a e lei tutti dolse Presa adunque s' morta giovane i così ornata come let- acconciano corpi morti . il dolo- re la vita avea tolta così a costei tolse Ma si poicliò riconfortandola le donne e dicendole che su levasse alquanto non la . si seppe la cagione . .

ikl del 73 e «lei .. vi converrà non meno compassione avere a' clie alla passata. (q) t l'ammisi parala. e in costume avcan d'andar sempre Gmiglielmo e Guglielmo si liora »crìlto pet li Imoui Usti Man difTereiiaa. armavano (i( assai. T. e aveva l'uno nome messer Guiglielrao Rossiglio* ne V l'altro messer GuiijlielmoGuanlastagno. E' mi si para dinanzi . e' il lesto Mann. amato da lei: da ima alta suo amunte è issendo E. e la rtU«. neo non essendovi (s») altri a dire . le edi*. In novella di Ncifile finita le . incominciò . 27 . in Provenza fui*on già due nohili ca- valieri. privilegio di Dio. e col seppellita .'7. e perciocché s' 1' uno e l' alilo era prod' uomo molto nell' arme. di LÌTtmio e Ji Mi- lano: mi si para. de' quali ciascuno e castella e vassalli aveva sotto di sé. IL I 5 . poiché così degl' infortunati così d'amore vi duole . qual non intendeva di guastare .non senza aver il gran compassion messa in tutte il sue compagne. secondo che racconta- no i Provenzali . e con più fiero accidente che quegli de' quali è parlato Dovete adunque sapere che. NOVELLA IX. si gitta finestra in terra e muore . perciocché da più furono coloro . pietose Donne di ima novella alla qual. che io dirò avvenne . quali ciò . DEC\M. il Re. Messer Guigìieìmo (i) Rossiglione dà a mangiare alla sua moglie il cuore di messer Guigliel- mo Guardastagno il ucciso da lui e die ella sappiendo poi .

e fosse l'un dall'al- ben diece miglia. amandosi forte . se a lui piacesse . sieme usando forte avvenne che . divisa. pure avvenne che. e tanto or pagnia che era tra loro innamorò . E men il discretamente in. . e GIORNATA QUARTA giostra o altro fatto d' ad ogni torniamento o vestiti arme cia- d'una assisa (i). da lui venisse e insie. e insieme furono e una vol. né : che da lui essere richiesta . che i due amanti non . avenmesser Guiglielmo Guarda1' do messer Guiglielmo Rossiglione una bellissima e vaga donna per móglie stagno fuor di misura . con alcuno suo (t) Assisa. avevan saputo tenere del tutto d' ucciderlo loro amore . incontanente significò al Guardastagno a dire che . le piacque e cominciò a porre amore a lui disiderava lui . . con un atto e or con un altro fece che la donna se n' accorse. dì Il Rossiglione udendo questo lo uccidere : . e conoscendolo per valorosissimo cavaliere. E come che scun dimorasse in un suo tro lontano castello. non ostante . il che non guari stette che avvenne ta e altra .. me diliberrebbono se andar vi volessono è come fallo il Il Guardastagno lietissimo rispose che senza seguente andrebbe a cenar con lui . s' amistà e la comdi lei. essendo Rossiglio- ne in questa disposizione torneamento si sopravvenne che un gran il bandi in Francia. e seco diliberò il Per che . a3o insieme. che il Rossiglione e mandógli . . livrea. marito se n' accorse il e al ne sdegnò in tanto che grande amore che j Guardastagno portava in mortale odio converti meglio il ma seppe tener nascoso il . . pensò il tempo esser venuto di poter- e armatosi il di seguente. in tanto al- che ninna cosa più che tro attendeva o amava.

e . avendolo per un buono spazio atteso venir lo vide disarmalo . cbe anche klicinniu banderuola. a3i un miglio in . e fono si fuuri del suo castello in uà l>osco ripose guaio (t) 1^ donde doveva il Guardastagno passare . ijucl ]Htro U «tampa Jel 37. fniuiglian^ monttS a cavniio . fuggirono verso . . messere che : il Guardastagno non è venuto . e poco appresso morì. l'ctlii. fosse tanto ardito ciie di questo facesse paro- nmontò a cavallo . tu se' morto. una parola passato di quella lancia cadde I suoi famigliari. Pennoneello : ili «Irappo che ti |M>ne vicino aiU |>u>. un jien- noncello (3) di lancia gliari comandò ad un de' suoi fami- che nel ])ortasse) e avendo a ciascun comandato che niun la . del iS^T- (i) (3) t Tradìlrw. Guar- dastagno senza potere alcuna difesa fare o pur dire . e ai marito disse e come ì è coòi. s' . voltate le teste de' cavalli il quanto più poterono lor signore il . .U tWIU Uocia guisa di baotlicra. udito aveva Guardastagno dovervi eseer derio grandissimo si 1' cena e con desi. con due famigliari appresso disarmati sì come in colui che di niente il da lui si guardava . essendo già notte . A cui il marito disse donna io ho avuto da lui che egli non (i) In aguato. con un coltello petto del Guardastagno aprì e colle proprie gli mani il cuor trasse : e <|uel fallo avviluppare in . e il così dire e Il dar- questa lancia per lo petto fu una cosa. . al suo il castello se ne tornò La donna. che la sera a .. come quella parte vide giunto dove voleva fellone e pieno di gli usci mal talento con : una lancia sopra mano se' addosil so gridando gli di (a) tu morto . . ed . aspettava non vedendol veuire : maravigliò forte . NOVELLA IX. castello del Il Rossiglione smontato.. to chi ciò fatto senza aver conosciu- avesse si .

Messer Guiglielmo quando tempo fu. domane. . . messer Guiglielmo Guardastagno -disleal il qual voi come femmina Di qui a . mostrando quella sera svogliato . migliore e . e gli disse prenderai quel cuor di cinghiare (2) la e fa' che tu ne facci una vivandetta. buono ^ perla qual cosa il mangiò donna v' è Come cavaliere . la manda in una scodeltutta 1' la d' argento Il cuoco presolo e postavi sua arte e tutta la sollicìtudine minuzzatolo e messevi di buone spezie assai . La donna Io il rispose: monsi- gnore ti in . me . Poi disse : come ? che cosa è questa che voi cavalier rispose . tanto amavate : e sappiate di certo (1) R. Il cuoco gli mandò alla il mamol- il quale egli fece porre davanti . cinghiale. La donna. ro impedito. udito ? questo. piaciuta molto. chente paruta questa vivanda . che tu saij e quando a tavola sarò . più cose appelilose. infino a domani. e lodògliele . che svogliata non era ne cominciò a ella il mangiare. buona il fé. Manicaretto.. la più dilettevole a mangiar . se morto v'ò piaciuto ciò che vivo più che altra cosa vi piacque. ne fece uno manicaretto (3) tro]> . . ella m' è . nò me ne maraviglio. il cuore di . e parvele . poco mangiò. ebbe veduto che : la tutto l' ebbe mangiato ? disse donna . vivanJa comjiosta di . alquan- to stette . con la sua donna si mise a tavola La vivanda venne ma egli per lo malificio da lui commesso nel pensie. nicaretto sé to . 233 ci GIORNATA QUARTA essere di qui può domane . Se m'aivi Iddio disse cavaliere credo . (i)j di che la donna un si poco turbata rimase Il Rossiglione smontato : fece chiamare il cuoco . (2) (5) Cirghiare . pò buono. m' avete fatta mangiare Il quello che voi avete mangiato è stato veramente . donna. La donna tutto .

a cosi nobii vivanda d* come è stata quella del cuore un cosi valoroso e cosi cortese cavaliere. colui cui ella più i\i che non è da domandare) che e dopo al([uaiilo disM. la tro a lei era indietro senza altra diiibcrazione finestra era . cavalli andò puto per tutta la La mattina seguente contrada come questa casa era via. fu saslata: per che da quegli del castello di messer Guiglielmo Guardastagno . Vnqua ditte tempre il Peinrca. non solamente mori ma quasi tutta Messer Guiglielmo vedendo : questo . donna in una medesima sepoltura fur e so- pr' essa scritti versi significanti chi fosser quegli che dentro sepolti loro morte v' erano .* : voi Taceste quello che disleale . con grandissimo dolore e pianto furono e nella chiesa del castello due del- ricolti. ser Guiglielmo Guardastagno fu . l' nvea del mio amor fatto signore e voi in questo oltraggiato. La donna udendo questo di tra cosa amava se dolorosa . una finestra. . mai altra vada E levata in piò^ per . come niesvivanda quale diesi . la- sciò cadere . e da quegli ancora del castello della i donna corpi la . del ])etto. La molto alta dn terra per che . . medesimo posti . come la si donna cadde disfece . e il modo e la cagione della (a) Unque. portare . stordì forte d<'' e parvegli aver mal fatto e tefatti mendo sellare egli i paesani e del conte di Proeuza . . non sforzanpena domi egli .. ma io ne doveva la Ma unque (i) a Dio non piaccia che sopra . . a33 mani al- slato dosso j percioccliA io coiv queste . e malvagio cavalier dee fare se io . cioè Mai. non egli. gliele strappai poco avanti che io tornassi. . NOVELLA cb' egli fi IX.

si «lice quanrlo l'aggiunta supera il principale. a ciò che nella seguente giornata dee raccontare (l) Derrata. non che a Donne : . vale anche per porla der- Tuone o quantità di qualsivoglia cosa. . e già dal Re a essendogli imposto. sono ta salvo se io non volessi a questa '. da al- piiì lieta e migliore incomincerò forse buono si dando .. più la giunta che la . malvagia derra- (i) fare una mala giunta di che Iddio mi guardi. un medico per morto mette un suo amante addoppiato in una arca . ma il proverbio usilalo è. ne venisse sommamente disiderato ho che Ora lodato sia Iddio che finite . ma me hanno . la quale con d' due usurai . se ne portano in casa . Le voi miserie dcgP infelici amori raccontate . già contristati gli occhi e a '1 petto se per che io capo . Senza andar piìi quanto indizio dietx'o a così dolorosa materia . che rata. i34 GIORNATA QUARTA NOVELLA La moglie tutto lui sti si X. V ar- ca furata sono condennati in denari ì^olamente al a Dioneo . Prima la giunta. Que- sente e preso per ladro la fante della messo laond' egli donna racconta alla scampa dalle forche. e signoria. restava la sua fatica quale ciò cono- scendo. . { Potrebbe derrata forse tornar in acconcio in qualche caso dire: prima la giunta che la derrata. incominciò. se averlo . avendo : già il il Re fatto fine suo dire . . neir arca dagli usurieri imbolata i prestatori d'avere . quello clie si contratta in vendila.

infamato : di donna poco curò piacendogli esso per altro. per potere quello da casa risparmiare. Il di cui quale come messer Ricciardo dicemmo alla sua insegnava le . avendo presa per moglie una bella e gentil giovane della sua città . e con ujia sua fante lauto urdiuò che insieme furono. cosi costui a costei mostrava che il giacere con una dì . tutto il suo animo e tutto ben suo Di giovane accortosi e piacendogli tutto il forte. donna (i) si penava a ristorar non so quanti e simili ciance. Dovete adunque sapere . . e più e più giovani riguar- nella (ine la . vero è che colei . (i) ^ Con una donna una volta. ma di cattiva vita e di biasimevole stato s' . si K come savia e di grande si animo . Fra costui chiamato Ruggieri da leroli .TVOVELLA X. di nobili vestimenti e ricchi . nel quale ella pose tutta il sua s{)eranza. il quale gih ultima vec- chiezza venuto. altra del la città teneva forni. a35 . il cui nome all' fu maestro Mazseo delia Montagna . .di nazion nobile. in tanto gli che parente nd amico lasciato avea che ben volesse o che che il volesse vedere j e jKir tutto Salerno di ladroalti'c necci o d' la vilissimc cattività era . e d' altre gioie e tutto ciò che ad una donna può piacere. di che ella vivoa pessimamente contenta. similmente in lei suo amor rivolse. uno ne clie le fu all' animo il . meglio che ta sì . dispose di gittarsi alla strada e : voler logorar dello altrui dati . coperta ca . la aUinpa del i5l7 : e fU chr U sento coti tiihieda. bellissime giovani che ancora non è gran tempo che in Salerao fu un grandissimo modico in cinigia . mal dal maestro tenuta di Chinzifeste . ella il più del tempo stava infreddata letto era come che nel .

quanto esso avvisava di doverlo poter . gambe . maniera perseverando insieme avvenne che il scretamente al medico fu messo l' tra le mani uno infermo quale aveva guasta il una delle .. il quale si aveva nella gamba non gli si cavasse. certi suoi grandissimi amici d' Amalfi (3) che egli non dovesse lasciar per cosa alcuna che incontanente là non andasse . dove uno osso fracido . E poiché alquanto diletto preso ebbero la donna gli cominciò a biasimare la sua passala vita e a pregarlo che per amor di lei di quelle cose . osso potrebbe guerire ma che egli altro che per morto noi prenderebbe: a che accordatisi coloro 11 a' quali apparteneva . (2) t In una finestra della sua camera. j4doppiare dar l'oppio sonnifeio: alloppiare. si rimanesse. dis- se a' suoi parenti che. Amaiil città lontana la etlir. Il cui difetto avendo maestro veduto . (5j da Salerno XY miglia. dovendo attendere in sul vespro a questo mattina d' una sua certa composizione la fé la una acqua quale 1' avesse. ed alcune più aniiche. con- veniva del tutto o tagliare tutta e a trargli 1' gamba o morire. dovendo il maestro andare a costui gli venne un messo da . che fosse . perciocché una gran ~ (1) zuffa stata v' era . a costui la . pena nò si lasceiebbe medicare servigio stillare . medico avvisando che infermo senza essere adopla piato (i) non sosterrebbe . 2 36 GIORNATA QUARTA . del 27. tanto a far dormire. per così gliele diedero l' . bevendola. e a dargli materia di farlo lo incominciò a sovvenire e quando d' una quantità di denari quando d' un' altra assai di- E in questa . senza dire ad alcuno ciò . penare a curare j e quella fattasene venire a casa la nel- sua camera (2) la pose si . Venuta l' ora del vespro . .

egli non rispondea tar> né movea punto pii\ forza Per che la donna alquanto . andas. a bocca postatasi stette guari . e credendola ac(pia da bere. la una barchetta. non dover si toniart. o forse per usanza la iinrstra il ima grandissima gli venne nella veduta (piesta guastada d' acqua ( i) lo quale medico per infermo aveva fatta . dormi- glione. . che avrebbe . che molti v'erano stati fediti Il prolunsali» gata nella seguente mattina la cura della to in su gamba.NOVELLA di X. a37 medico . n' andò ad Amalfi: per qual cosa la . avendo o per faticii o jhu' cibo salalo «he mangiato avesse sete . .sero a dormir*. bata con il sospinse dicendo: leva su . il prese e fussi addor- mentato. ch(> se tu volevi dormire tu te ne dovevi an. dare a casa tua . donna sappiendo Ini la notte . a casa come usata era occultamente il fece irenireil Ruggieri. tutta la bevve. fatto un corpo morto il Di che la donna alquanto spa- ventata cominciò a voler rilevare e a dimenarlo più . forte e a prenderlo per lo naso e a tirarlo per la barba ma tutto era nulla : egli aveva a buona caviglia legato (i) t Nel letto Mtnn. acifua non i. la il Standosi adunque Ruggieri nella camera e aspettando dì durala donna . nella camera trovato Ruggieri dormendo lo inco. Altri tetti hanno guuttadeUM éf acqua» . e nella sua ramerà rtS iniiiio mise e dentro vi ser- a tanto cbe certe altre ]>ersouc della casa si . La donna se ne venne. né che un gran sonno . né altra vista d'alcun sentimento fece. e non venir qui Ruggieri cosi so> la spinto cadde a terra d' una cassa sopra quale era . e come prima |)otò. minriò a tentare e si a dire con sommessa voce che su : levasse si . Ma «piesto era niente .

era . che non . di sopra ha in acconcio. pra ogni altra cosa è da . di non aggiugnere suo danno vergogna era pensò che senza alcuno indugio da trovare modo e come lui morto . io vidi questa sera al tardi di- rimpetto alla bottega di questo legnaiuolo nostro vi- cino un' arca non troppo grande 1' . disse che . suspichi (i) domattina. candela ac- ma niente era per che fosse il . come facea se fu dolorosa far non domandare lui : e non osando romore . dopo alquanto al . come che medico marito senza alcun so- fallo lui credette esser morto Per che amandolo . quando veduto sia sarà che dì qua entro : stato tratto ? A cui la fan- te rispose madonna. in destro. morto e consigliò che da metterlo fuor di casa era A cui la egli donna si disse : e dove il potrem noi porre. se '1 maestro non ha riposta in casa . la donna dicea cioè veramente lui esser . a38 l' GIORNATA QUARTA . che sono il me- Jcsimo. la quale . consiglio La fante maravigliandosi forte e tirandolo ancora ella e strignendolo e senza sentimento vedendolo. . asino Per che la donna cominciò gì' a temere non fos- se morto} ma pure ancora e' : incominciò a strignere agramente cesa j le carni a cuocerlo con una . e dargli . si traesse di casa j nò a ciò sappieu. temendo . ella che medica non . sos|ielli. tacita- mente sopra donna cominciò a piagnere e a dolersi di . due o un coltel- e lasciarlo stare Suspichi.. verrà troppo in concio (2) a' fatti nostri perciocché dentro vel potre colpì d' il trem mettere lo ^ . la sua disavventura mostratale le chiese . dosi consigliare tacitamente chiamò la sua fante . . Chi in quella troverrà non so (1) (2) III concio. quel . cosi fatta disavventura la Ma .

e in altri luoghi il t Persona per alcuno osò anche Boccaccio alla nisniera de* Francesi (3} Aliiuanto più oltre t cioè (S) AvTcrli un poco {mù in Q J« quella caaa. spallo si sopra [M)sc Ruggieri . venute all'arca. . al- cuno suo nimico Piacque alla sia stato il ucciso e poi messo neirarca. venuta la mezza not- . mivano . li ([uali prestavano ad usura: e volontero- di guadagnare assai e di il spender poco. prestamente. porciocchò malvagio giofare alcun che andando a male da . E . avendo biso- gno di nlasserizie. senza allora . dentro vel misero . di casa usciti trovandola senza entrare in altro ragguardamento (4). fuor che di dargli alcuna fedita dicendo che non l' le potrebbe per (rasa di'l mondo soil'erir animo di ciò fare. in altro (4) Senza entrare ragguardamento ^ aenaa più riguanlat* e cMminire. donna consiglio della fante . . dalla donna aiutata. (r>) Ancora ehi lor graveUa pareste'. in Erano di quei di ahpianto piò oltre (t») tornati una casa due si giovani. NOVELLA perchA pii\ X. . e lasciatala stare . . j)osto (3) che . e richiusala^ il lasciarono stare. ancora ch'ella gravetla paresse (5) ne la portarono in casa loro e allo. <kt 37.. e andando la donna innanzi a guardar se persona (i) venisse. e maugiole doUa la a vedere se quivi fosse si. reJia. Matt. dì davanti avevan quella arca vese la notte vi rimanes- duta e insieme se te . di portamela in casa loro. anzi vane è stato . se u' andarono a dormire Ruggieri (i) il quale grandissima pezza dormito avea. curarsi d' acconciarla troppo . che vane e gagliarda era. 239 TÌ se '1 di qua entro si . prederrh . 1' arca dove veduta l'avca: fante qual tornò e disse di La adunque. garoula allato ad una camera dove lor femmine dor^ appunto . posto per ordinalo. cre- da messo. clic d* altronde .

il ma poi pa- recchi di tenne stordito^ e aperti . che era piccola . gli occhi e non vegin gendo alcuna cosa e sparte le mani qua e in là . Non era egli andalo in camera donna? Or quando erane uscito? un'arca? ed a e per qual via erasi egli condotegli to 1' ili qual fine? Niente di ciò sapeva. Accade spesso agli smemorali di non sapere né quando né come né perchè s' ahbian falle le cose. e perciò dice autore con mollo garbo che (2] smemorava Eguale . in questa arca trovandosi. cominciò a e a dir seco : smemorare (i) io X che è questo Io pur ? dove sono dormo io o son desto ? mi ricordo che questa sera io . quel con: essendo vicino a mattutìn fosse il si destò e come che rotto ne sonno gli . secondo gli Accademici della Crusca. \ SmeinGrare è j)ioi>nameiite. pur . rimase nel cerebro una stupefazio- la quale non solamente quella notte. perdere la memoria. medico tornato lo quale la o altro accidente sopravvenuto . se alcuna cosa sentisse e cosi gran pezza dimorato stando anzi a . quale femmine {}) che ivi allato si destarono . disagio che no nell' arca . in sul quale era in su 1' altro volger vo- gliendosi nell' sta sì destramente il fece che la . e' sensi avessero la loro virtù recuperata.. per dormivano . Qui è per siadliludine. venni nella camera della mia donna essere in e ora mi pare il una arca . . dormendo io. la fé piegare e appresso lo cadere le e cadendo fece . per donna . quale non era po- sopra luogo iguale (2) . A smetnorare . qui m' avesse nasco. . un gran romore. so ? Io il credo e fermamente così sarà E per que- sto cominciò a j star cheto e ad ascoltare . e doglien- dogli il lato . beveraggio e la virti^i di . dato delle reni stata un de' lati della arca . . aodac cercando nella sua memoiia . / a4o sumata GIORNATA QUARTA il già aveva digesto . Così avveniva della allora a Ruggieri. Questo che vuol dire ? Sarebbe .

quali. per diversi luoghi. lacerano. tleaa cosa fi-ccro pure gli scrittoli Ialini dc'lmssi La tempi. per Io cader dubitò forte j . non t' mio le icamhìarono . cominciarono a dire: chi ò la Ruggieri non cole li noscendo boce (a). la qual quivi giù era al romor (l) ^ *( rneriHono. a certe iinestre cominciarono a gridare al ladro al ladro. . a questo romore . e conlraiio/cwv/c«. tra esserne fuori che starvi dentro. Il qual brancolare sentendo femmine che Ih? deste era- no . antichi tn*r*ni Ttina con altra. civorio ^x forbici rìbrrio. vitto. «lìrendo. non Mpe>'a dove si fosse e una cosa e un' altra . comin- ciò nd andar brancolando per la casa srnla per sapere se o porta trovasse . A chi non m- pene questo. E che egli . parrrhbe strano (le* il trorare in alcune srpolcralì iscriiioni ctisliani bibas in Christo per mcas tu Cliristo. . Per cini chi su la qual cosa. volle avanti «e altro avvenisse. a4i pnnra o per paura tacettono (i). forte perciocché molto vogghiato aveano dormivan . non rispondca: por che i fem- mine cominciarono a chiamare nò sentivano le due giovani. ne potesse . si levarono. Ruggieri dell' arca . più de' vitetto e chi per lo per una parte e chi per : un' altra corsono ed entrar nella casa e i giovani si- milmente gieri ( il desti . . . NOVELLA «1 f'bì)rr X. ma «entendola per lo cadcro a|>erla .. Noi mrde- •imi diciamo indilTcrcntrinenlc nerlto e nervo. bort hoto^ imbolare p^r vnee. taceltero e taeeUono per tae^iuero ili»- •ero gli Ditlichi (3) Pir la fimì)(ltansa. che di ha il anono gli «tcllc due IcUere v cooao- nantr e h. involare. donde andar le se . a! prr ctrcmpio. e Rug- qual quivi vedendosi . eerbiallo e rervia/'o. d' alcuna di ipieste cose niente levatesi : Laonde e fattesi femmine più paurose divenute. quasi di so per marasi viglia uscito tesse nò da qual parte fuggir dovesse o po> vedeva) preso dicrono nelle mani della famiglia dei rettore della terra. .

2 4a corsa . d'una quando d' una guastadetta d' acqua versata gran romore? non se ne truova egli più al moncui il do? A maestro disse: donna : . di guastada. l'ispose adirata. [n] Guaitacletta dim. to dolore che quasi n' era il per impazzare Non d' . in quello stalo in cui esso la losciava. Come la donna ebbe questo udito cosi si avvisò che Ruggieri quella avesse beuta. e perciò loro (1) Involare. confessò nella casa de' prestator essere : per imbolare entrato per clie il rettor pensò di do- verlo senza troppo indugio farlo impiccar per la gola. anzi era una acqua lavorata da far dormire ta l' e contoUe per che cagion fat. (3j Durar potem in istalu . La donna gran cosa fate sì . di tanta maraviglia e di vicine di far fatto nuova fur piene . clie Rug- gieri ei'a stato preso statori: il ad imbolare (i) in casa de' prela elle la donna e sì sua fante udendo. e a questo del pesi fat- ricolo nel quale Ruggieri era . (2) vota. percioccliè mal. dicendo: che direste voi. vagissimo era da al tenuto senza indugio messo martorio . avevan la notte passata j non olti'e . . la donna sentiva .. GIORNATA QU ART A E davanti al rettore tutti menatolo. fece un gran romore sua durar poteva in islato che ninna cosa in casa (3). maestro. tu avvisi che quel- la fosse acqua chiara non j è così . . La novella fu la mattina per tutto Salerno . 1' avesser fatto ma avesser sognato di farlo . che da altro dolore stimolata era. vaso di vetro. carafjn. guari appresso la mezza terza medico tornato gli Amalfi domandò che la guastadetta la sua acqua il fosse l'ccata j percioc- ché medicare voleva suo infermo e trovandosi . corpaeciulo con piede e collo strallo. avea . rubare. che quasi eran credere a sé medesime che quello che .

/ NOVELLA . di Ruggier dice ogni uoni male n(> . Po- co appresso la fante che per comandamento della donsi na era andata a saper quello che di Ruggicr se . gli e tal voce in questo senso. egli stata non aveva venduta imbolata 1' . Ma i Na|>olelani chia- mavano stadico il |>rcfet(o del crioiioale. arca anzi gli : era la notte Al quale colui diceva alli non è . A cui il legnaiuolo In disse : essi mentono essi . io abbia }M)tuto sentire sia amico uè parente alcuno è che per aiutarlo levato si o si voglia levare j e credesi per fermo che domane lo stadico (0 '^ ^^^^ impiccare. prestatori si come essi stanotte mi dissero quando io in casa loro la vidi allora che fu preso Ruggieri. che quell' arca fosse. X. e (ieri** dal latino ile' aeroli hass«o«l(»- lirui. . Malespini. tuacana. o e disse : macslro . preso udite al come come egli in casa de' prestatori pervenisse e : voi sapete bene l' il il legnaiuolo dirimpetto quale era arca dove noi di cui mostra mettemmo : egli era at- test(> con uno . e l' il maestro rispondeva che . in Gio. cosi anzi hai venduta due giovani . ma questa notte passala me l'avranno (t) (Questa Toce non è totcana) Giudice criminale. nel Guiccìar>> dini e in molli altri scrittori aniichi e mo<lcmi. per ipicllo che . . dices- tornò e disscle . f Stiulico o j/«/iro(che nelPun propii. coree STverlonO anche AcoMkmici della Ctusca. fece far della nuova . Villani. In questo senso è voce loacanisaìaia e trovasi in Ricord. chò colui domandava denari dell' arca sua . a43 noi noi sa pa va- loMe punito morto ino.. . perciocchò mai io non ven- de' loro. nel Varchi. uou epunto . E oltre a questo vi \o' dire una nuova cosa che egli mi pare aver com. .1 mente moJo e neir«ltro si trota scrìtto) ìgniGca nslag^io. la i maggior quistion del mondo . |)crcit) rifatevi cieli' altra Il maestro vcggeodo che altro essere non poteva . : madonna . siccome aiirlie oslnggio.

è J. come voi potete vedere . comprendo che . E la fante non restando di . avea . si se ne andarono di ne son qui ve- concordia a casa prestatori e io . quivi risuscitasse non so vedere io il La donna fatto stava allora . Mari.i modo ])asso. scampo che . poteva Ruggieri scampare e servar fante disse : onor di . medico a il . qiìcsV annn. voi sapete che giovane Ruggieri da leroli sia al quale piacendogli io (oi) . tosto ricorrere o per acqua o per vino la non volendo che la vostra donna . ricordandomi che nella vostra camera una guastadetcomune ~(i) Istrìgnevano i cinfollni. quale in sala era. fare era ordinatamente di se : La quale primieramente gì' andò al . tra per paura e per amore mi convenne uguanno e sappiendo egli iersera diventare amica: non ci eravate. mi vedesse. E. sì come e io farò come colei alla quaa- cintolini (i) con subito consiglio . co il menai: e avendo egli sete né io avendo ove più . dove trovato fu . . se dare aiuto si come colei volendo 1' ad una ora lei . . Disse ? maestro disse . e . lagrimar messere . in cotal guisa Ruggieri là fosse . frase pei- Jireclie la cosa le premeva molto. me io nuta .. e pregolla che allo . volentieri ogni cosa le istrìgnevano i La donna . e piagnendo incominciò a dire messere me conviene domandarvi perdono d' un il gran fallo quale verso di voi ho commesso. La madonna . trasportalo ma come . : e di che . comprendendo ottimamente come disse alla fante ciò che dal maestro udito di Ruggieri doves. insegnatemi . che io in casa vostra nella mia camera a dormire me. (2) Uguanno. 2 44 GIORNATA QUARTA : imbolata andiamo a i loro -. vendo avvisato ciò che da quello la fante informò n' . alterato credo hoc anno. tanto mi lusin- gò. usalo anche a] presente nel contado.

mato l' ebbe che rispondere dovesse . . n'hai data la perdonanza tu stessa desti questa notte il perciocché. ? ma chi è colui che alcuna volta mal non fatto : faccia lo ne 8oa molto dolente d' averlo non pertanto per . acqua aveva veduta . e tanto il prigionier lusingò . ma molto più spcato V usa og^i tutta P Italia. T. per morire: coti di lopra dijte ci terranno te persone. che io ti pagherei di questa volta e di quella Alla fante }>er la prima broccata (4) parendo aver ben procacciato quanto più tosto potè se n' andò alla prigione dove Ruggieri era . t6 . riscontro. con tutto te che (3) motteggiando rispose: tu . ta d' a45 . che egli lasciò a Ruggieri favellare La quale . couvenguno tutti i gliori letti. corsi per quella e A gliele : diedi bere e la giiastada riposi di donde levata V avea che io truovo che voi in casa un gran romor n' a. II. nella quale.. allo sUidico se scampar volesse tanto fece che allo stadico andò da- (i) t N<'II« «lampa del 37 si i legge non Ionio per queito. Ruggieri ira avesse . medico udendo costei. NOVFXLAX. vetc fatto E certo io confesso che io feci male. DECAM. quanto per mi- quello che poi ne arguì. (a) Perdere la persona. |ier uccideranno. questo e per quello che poi ne segui (i) Ruggieri n'ò per perdere la persona (a). Qui e per metafora. Broccata colpo. e si ma Dc(>ulali riptofaroDO coti faUa leaioM. e mi diale li- cenzia che io vada ad aiutare si in quello che per me potrh. dove tu cre- pelliccion ti un giovane avere che molto bene scotcsse avesti un dormiglione e per. dicon esti. . poiché infor. Il . allennero all' altra.. : ciò va' e procaccia la salute del tuo amante^ e per in- nanzi ti guarda di più in casa non menarlo . (3) Con il tutto che e tutto che per quantunque o benché qm alcuaa volti (4) Bucc. Per che io quanto più posso vi priego che voi mi perdoniate .

. per- ciocché fresca e gagliarda era care l' volle una volta attac- uncino (i) alla cristianella d' Iddio: . gli contò la storia infino . (1) Attaccar V uncino. (3) Avverti signor per padrone. se s' non quando in casa de' prestatori (4) destandosi era trovato in una arca. ~ {2) Macinio. Vannelli s'ingegna mostrare che può essere aniraessa anche . e trovò iJ ma il che medico domandò così era slato: e appresso. . e come ella come sua amica in casa gli il 1' medico meacqua adopl' avea data bere . signor (3) della arca aveva ui per quella mostrandogli come in casa prestatori fosse pervenuto Ruggieri. nella camera acqua per gran sete ch'aveaj ma che poi di lui stato si fosse. Qui è per nielaf. alla fine nato piata avea. rispose si che dove albergato fosse sapeva .a46 vanti . il lesi" (4) "t Mann. avea '1 nell' arca messo j e appresso questo il ciò che tra maestro legnaiuolo e dito gli disse . Lostadico veggen- do che leggier cosa era a ritrovare se ciò fosse vero. e non è cosi E 1' cominciatasi dal capo. e domandatolo dove dinanzi alsi . fatti richiedere legna- iuolo e colui di cui stata era l'arca. .Ultimamente la sera mandò non per Ruggieri bergato fosse . e' prestatori. GIORNATA QUARTA Il quale prima che ascoltare la volesse . prise vero fosse dell'acqua. . e il cav. ma ben ricordava che andato era ad alber- gare con la fante del maestro della quale aveva bevuta Mazzeo . schifa E il macinio (2) levatasi ro disse : messere . dopo molte novelle trovò li prestatori la notte passata aver l'arca imbolata e in casa messalasi. voi avete qui ve- Ruggieri da leroli preso per ladro . non conoscendola e come per morto . ed ella. per dal essere meglio udita non ne fu punto . Macinare fìguralanienle vale usar l'atto venereo. ha se di non quando i prcstiitorl destandosi ec. in gergo per congiungersi carnalmente.

NOVELLA egli X. con assai piacevoli parole alle belle Donne si scusò di ciò che fatto avea. leaion*. la tal caso quel destandosi non appartemlilie a . Alla line cognoscendo Ruggieri essere innocente. sione avuta dell' altro ristorare il Ma e veggendo il il Re sole cominciava a farsi giallo. petti delle vaghe Donne avevan questa ultima di Dioneo le fece ben tanto ridere .. Si usano questa al niundr in quei regni anco succhi nu. diece once (a) fosse caro . Msrt. non d' esser messo nel? arca Se le prime novelle li contristati. coo- dannati i prestatori.. diecc monete d'oro. »47 udendo e non sapeva . e alla sua donna fu cainsieme e rissimo oltre misura La ({ual poi gli con lui con tella la cara fante . presente. Bug- ma i>enjl a' prcsUlori e furrbhe si le veci «lelP aMalivo aaaululo. né che la detta il si destarono se non lunga pessa dipoi. . IjO stadico queste cose . Ma il CHI). Dal che a|i|Mirisce lesione è sicuramente erronea (i) (a) f Ltt/'ecCf testo Mannelli e le dueedis. termine della sua signoria era venuto. più volte rise ed ebbe festa il loro amore e il loro sollazzo sempre continuando di bene in meglio j il che vorrei che così a me avvenisse ma . cioè d'aver fatto ragionare di la infclicilà degli materia così fiera come è quella del. quando esse si disse lo stadico aver V uncino che che poterono della compas. Dieee once. pre- Statuti dormivano ancora. che dare aveva voluto delle col. che imbolata avevan l'arca. citate nel Vocabolario. . Dìoiiisi osserva che a ciò op|K>nc quanto è stalo iletto di i sopra . liberò Ruggieri : Il che quanto a lui niun ne domandi . e vagliouo un seUimo più del . . amanti j e fatta la scusa in piò si quesU girri. chiamate once. e spezialmente attaccato. cioè che (panilo Ruggieri si risenti e si trovò in un'arca. in . gran piacer pigliandone e alla fante e a Ruggieri e si al legnaiuolo e a' prestatori piìi volte ridir le fece (i ).

da quella si levati . che fuor di quel macinava. . . Ed essa . . da seder leli- . e il viso ritondetto con un colore vero di bianchi gigli e di vermiglie rose mescolati tutto splen- dido. Filo- e io la prendo volentieri e acciocché meglio avveggi di quello che fatto hai. al danzare e la al cantar diedono : e come me- nando Filomena danza disse la Reina Filostralo. E . e parte verso le mulina . La qual proposizione a siniscalco venire . si come . GIORNATA QUARTA e della testa si tolse la laurea . a colei la quale altra . dicendo pongo a te questa corona . La qual venuta tutti raccolti come no . fattosi il e delle cose opportune con lui in. re e ben serviti cenarono usati erano . ora della usati era- cena . tutta la brigata . infino ad ora voglio e comando che ciascun s'apparecchi di dovere doma- ne ragionare di ciò che ad alcuno amante dopo alcuui fieri o sventurati accidenti felicemente avvenisse tutti . diedono infìno . e chi qua appetiti . con due occhi in testa che parevan d' pellegrino . appresso della bella fonte con grandissimo piace. meglio dell' aspra giornata d' oggi che alcuna con quella di domane queste nostre compagne racconsolar saprai spi . un falcon e con una boccuccia piccolina . piacque . e sopra li candidi e dilicati ome- ri ricadenti.a4B levò . La Fiammetta . . e aspettando le il : donne a cui porre la dovesse piacevolmente sopra la capo biondissimo della Fiammetta io pose . no. e chi là a prender si secondo all' i diversi diversi diletti . le cui lab: bra parevan due rubinetti strato t' . per infino all' ora della cena lietamente . sieme avendo disposto vandosi cenziò . li cui capelli eran cre- lunghi e d' oro. la cui bellezza non era da dover troppo tosto rincrescere. sorridendo rispose . Costoro adunque parte per lo giardino .

.. tali sono canzoni . preceduto dal aegno del secondo caao . cusi a|ipnnto il ma che aia tradito amore. da' miei passati ma . e roalru"^ lione . .„ r amico sperava riferisce all'amico. Dlonìsi non animelle cosi ipirgaaione. così intendo che per : Io mio comaa- damentu certa si canti una canzone le tue e perciocché io soa . NOVELLA X. di|N>nde la da un TcrlK) intransitivo. Che se non a questo agente. vogliamo che una ne qual più ti piace . j turbati da' tuoi infortunii. Avrvhbe detto. Se io dico. sostiene egli che vi aia acorresioae nel cbe a^^Lhia • leggere: „ D'esser tradito sotto /è dF amore. die' tiaditu esso egli. ma bensì „ Quanto ». Vanoetli intende qui che il cuore «i «lolga non già ili enere tndito esso atesao. ed ecco |)erchc. io a49 : non intendo deviare hanno che . ma dovrò dire. sir<omc essi fatto . riferirsi alP cosa enunciata dall' inCnilo dee ind!s|>ensa|>er agente dtl veilio principale. (i) t II ciT. e aog^iunge (Iw si ejpone questo pano nel Vocabolario della fatta CruKa : ma can. qui intendere che il ai medesimo. di desinare oggi es<'mai pio. Quando un bilmente rerbo infinito. l'amico sperava che io desinaui og^i seco. novelle acciocché piìi giorni che questo non sieuo dichi. Ma perchè allora diverrehbe vraìuaa testo.. meco„ iasione del drainare ai riferisce che è P agente di sperava. ai dolga con ragione il cor* Che sia tradito aoUo fede umore cuore dolga di e«art« la Si deve adunque. Filostrato rispose che volenllcri : e senza indugio in cotal guisa cominciò a cantare Lagri mando dimostro * Quauto si dolga con ragione il core D'esser tradito sotto fede amore (i).». il dunque Boccaccio in ai tal caso non gii core „ Quanto „ ly esser dolga con ragione il tradito sotto fede amore. allora in luogo dell'infinito preceduto dalla particola di converrà che si ado|>eri il soggiuntivo preceduto dalla particola che\ oè io |K>trò dire in tal cbso„ T amico S|ierava di desinare in og^i seco^. chcnti sono lo tue .

colei Ch' allora eh' i' più esser mi pensava lei Nella sua grazia e servidore (i) a Senza mirare il danno . Senza sperar salute . Sì piena la mostrasti di virtute . E D' spesso naaladico il giorno e il 1' ora Che pria m' apparve suo viso amoroso . ma il mio errore . e così vi leg- ge il Bemlio. la speranza e 1' 1' ardore • Va bestemmiando 'I anima che more sia . . l' altrui valore Dentro raccolto e me cacciato fere . allora che primieramente _( Ponesti in lui colei per cui sospiro . Del mio futuro affanno M' accorsi lei aver . alta blltà (2) ornato E più che mai 'nfiammato fede . Ch' è rimasa dolente Fosse venuto j . . La mia . 25o GIORNATA QUARTA Amore . Che lieve reputai ogni martiro Che per te nella mente . Ora conosco e non senza dolore Fatto m' ha conoscente dello inganno Vedermi abbandonato da In cui sola sperava . Ma o che sia o no (che poco imporla) riconoscesi per molto antica ed affettata voce.. . . Com' io conobbi me di fuor cacciato Nacque nel core un pianto doloroso Che ancor vi dimora 5 . Quanto (1) Avverti (2) Billìi mio duol senza conforto }ptt servidore jw orilo i pongono per queste canzoni testi stampati.

il sentirò Nuir altra via niun' altro conforto .onr assai chiala ro qual fosse l'animo di Filoslrato. E *1 cor di vita fallo sì misera spoglia Deh M' è poich' a torto gioia tolta e diporto lieta . a lui sol uno Dimostri a pien . NOVELLA Signor f tu '1 X. Ch' ove eh' vada . Mi resta piCi che morte alla mia doglia . Come Ballata l' hai falla di nuovo . Termini e la mia ria . pregandol che 'n migliore Porto ne ponga per lo suo valore Lagrimando dimostro . . amadore . mia s' alcuno non t' appara Io non men . k quaUr ha nel Trno smo onore. . . . col suo colpo io . curo . . Ballami dunque omai Pon fine . perciocché nessuno Com' io ti può cantare Una fatica sola ti vo' dare Che tu ritruovi Amore e Quanto mi sia discara La trista vita amara . Fa' costei morend' io . . e Quftla R|iclisione manca preccilcntr per lo cagione: e forse (i) nell' edUione àù >597. signore . ec.. con essa alll mìei guai . . . Amor . . Dimastrarono le parole di questa <*an7. . . e *1 mio furore { minore . (i). . . a5i ti puoi sentir tanto chiamo Con dolorosa voce E dicoti che tanto Che per minor Vita crudele e e sì mi cuoce morte bramo raartir la Venga dunque .

. ciascuna alla sua camera si raccolse % (i} Che nella. se le tenebre della sopravvenuta notte .. Ma poicbè egli ebbe a quella posto fine tate molte altre can- ne furono infino a tanto che 1' ora d' andare a la dormire sopravvenne: per che .comandandolo Rei- Qa . rossore nel viso di lei venuto non avesser nascoso . K<S^ GIORNATA QUARTA l' più dichiarato nella avrebbe 1' aspetto di tal donna (i) il danza era.

GIORNATA TERZA Nella qule si ragiona sotto clii il reggimento di Neifile di alcuna cosa molto da lui disiderata con industria acquistasse . ola i3 perduta ricoverasse NOVELLA I.INDICE DELLE NOVELLE CONTENUTE SECONDO VOLUME K^ sservazioni Terza Quarta istorìcìie sopra la Giornata pag.•*. 5 Osservazioni istoriche sopra la Giornata 8 «\ «.. Masetto da Lamporecchio si fa mutolo e di- .

47 // Zima dona a messer Francesco Fefgellesi e per quello con licen- un suo pallafreno . faccenda una sua peniten- zia : la quale frate Puccio fa . 2 di che udgiluf tacitamente il truovalo e tondelo: tri tonduto tutti gli al- tonde. 6 a54 viene ortolano di le quali tutte INDICE un monistero di donne lui. ed ella . senza avve- dersene egli . Un pallafrenier giace re . induce un solenne frate . NOVELLA in. a dar modo che 'l piacer di lei avesse intero effetto 33 NOVELLA IVé Don Felice insegna a frate Puccio come egli diverrà beato . \ concorrono a giacersi con 8 NOVELLA II. e così campa dalla mala ventura. e don Feli' ce in questo si mezzo con la moglie del frate • • dà buon tempo NOVELLA V. Sotto spezie di confessione e di purissima coscienza una donna . zia di lui parla alla sua donna . colla moglie s' d'Agiluf accorge .. innamorata d'un gio- vane.

per egli è in purgatorio . è rato per morto glie di lui si . . Ferondo . che la mo- gode . egli in persona di lei si a55 risponde. 54 MOVKixA yu Bicciardo Mìnutolo pello Figidnolfi . parla con la donna e falla del suo crror conoscente . mangiata certa polvere . Tedaldo turbato con una sua donna. si truova che con JUc' • dardo è dimorata Ca NOVELLA ni. e libera il marito di lei da morte. . . tratto della sepoltura. e confratelli cifica . e credendosi col marito essere stata . si parte di Firenze: tomofvi informa di peregrino dopo alcun tempo . e si il pa- poi saviamente con la sua donna gode 73 NOVELLA Vili. sotter- e dall* abate . secondo la risposta poi l' effetto segue. che lui gli era pròvaio che aveva ucciso. ama la moglie di Filip» ) la quale sentendo geloil sa .INDICE tacendo. col mostrare Filippello dì seguente con la moglie di lui dovere essere ad un bagno ifa che ella vi va . è messo in prigione e fattogli credere che e poi risuscitato .

a cui Rustico monadiavolo in inferno: il poi quindi tolta bale . Tancredi preme di Salerno uccide V amante della figliuola . 3 ^B^6 moglie di lui indi<:e suo nutrica un Jigliuolo dello abate^ nella generalo loo NOVELLA IX. . diventa moglie di Neer- 125 GIORNATA QUARTA Nella quale sotto infelice Jine il reggimento di Filostrali To si ragiona di coloro cui amori ebbero .j.. Giletta di Nerhona guerisce d' il re di Francia Bel- una jislola : domanda per mai ito tramo di Rossiglione. il quale.iSjr NOVELLA I.. contra sua voglia sposatala. Alibech diviene romita co insegna rimettere .. dos^e vagheggiando una giovane in persona di lei Giletta giacque con lui ed ebbene due figliuoli j per che egli poi avutala cara . . a Firenze se ne va per isdegno. e mandale il cuore in una . per moglie la tiene 1 1 HOVELLA X.

e presi il confessano . quella sì bee. INDICE coppa d* oro : a 57 la quale . La seconda concedendosi al duca di Greti scampa da morte la prima .. messa sopr* esso aerina avvelenata. poveri a Rodi iono e in povertà quivi muo• . efuggonsi . e da' suoi frati preso . Tre giovani amano in Greti. e per tema di morire con moneta la guardia corrompono . 17Q . Frate ^liberto dà a vedere ad una donna che /' yignolo Gabriello è di lei innamorato. V amante della quale V uccide. è incarcerato 1 64 NOVELLA • III. tre sorelle e con toro si La maggiore per gelosia fuggono il suo amante uccide. e così muore * ^49 ROVELLA II. si in forina del quale più volte giace con lei lei: poi per paura de' parenti di della casa pittatosi . e con la prima terzo si fugge : enne incolpato il amante con la terza sirocchia . in casa d' uno povero ricovera . il uomo quale informa d* uomo salva- tico il dì seguente nella piazza il mena dove riconosciuto .

loro . a lui e poi tagliata la testa 190 MOVELLA V. in sogno e m^ostrale di-- dove sia sotterrato Ella occultamente sotterra la testa e mettela in bassilico . innocente trovata . e da quegli che su v' erano. un testo di e quivi su piagnendo ogni dì per una grande ora. IV. . . ed egli a lei un : altro : muorsi di subito nelle sue braccia mentre che ella con una sua fante alla casa di lui nel portano. i fratelli gliele tolgono. la quale uccisa uccide. ed ella se ne muor di dolore poco appresso 197 . fa monaca . ed il come V opera lei sta : il podestà la vuole sforzare. al mondo . NOVELLA VI. ella noi patisce : sentelo padre di liberare . . 2o3 . Z' jdndreuola ama Gabriotto : raccontagli un sogno veduto . fa del tutto rifiutando di si la quale star più. son presi dalla signoria ella dice ~ . J fratelli di lei : Lisabetta uccidon V amante di egli V apparisce . .iS8 INDICE NOVELLA . per torre una sua Jigliuola. Gerbino cantra la fede data dal re Guigliel- mo suo aiuolo combatte una nave del re dì Tunisi. e lei . . .

INDICE NOVELLA VII. a59 La Simona ama Pasquino : sono insieme uno orto : in Pasquino . casa y e muorle allato cliiesa . la quale volendo mostrare al giu' dice come morisse Pasquino . aao ' Messer Gnigliclmo Rossiglione dà a mangiare alla moglie sua il cuore di messer lui e Guigh'clmo Guardastagno ucciso da amato da lei : il che ella sappiendo poi . ai4 Girolamo ama la Salvestra : va costretto da* prieghi della madre a Parigi : toma . similmente muore NOVELLA vm. fregatasi una si di quelle foglie a* denti . suo amante adoppiato in una arca la qua- . si gitta da una alta finestra in terra e muo* re f e col suo amante è seppellita NOVELLA X. si frega : a' denti ima foglia di salvia e muorsi è presa la Si- mona . e portato in una lui » muore la Salvestra allato a ROVELLA IX. e truovala maritata : entrale di nascoso in . a 39 La moglie d* un medico per morto mette un .

a6o le INDICE con tutto . se ne portano in per ladro } casa Questi è preso la fante della donna racconta alla signo' ria se averlo messo nelV arca dagli usurieri imbolata . . laond' egli scampa dalle for284 che .. lui si due usurai sente . ei prestatori d' avere V arca furata so- no condennati in denari . FISE DEL VOLUME SECONDO.

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pg ^266 Al Boccaccio f Giovanni Opere volgari 1. ed.2 PLEASE DO NOT REMOVE FROM THIS CARDS OR SLIPS POCKET UNIVERSITY OF TORONTO LIBRARY . l8^7 V.

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