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VOLGARI
DI

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GIOVANNI BOCCACCIO
CORRETTE SU
I

TESTI A PENNA

EDIZIONE PRIMA
VOL.
II.

FIRENZE
PER
IL Mjìg n e ri
MDCCCXXVII.

-^^' Col benigno Sovrano rescritto del dì 9 Giu- gno iSiGfJu conceduta ad Ignazio Moutier la privativa per anni otto della stampa delle Opere volgari di Giovanni Boccaccio • PQ TT't.ft^?fì§r'T' .

^cammn DI GIOVANNI BOCCACCIO CORRETTO ED ILLUSTRATO on 0U TOM. . II. »< .^\ PER ' IL MAGHERI 1837.

V .A f'>i^O«fS >.

che questo convento/osse demolito. II. Una vecchia tradizione che corre in quel contado. affatica di giustificare la regi- . T. e le monache per qualche ve. che presso a Lamporecchio fosse un convento di mo* trasferite altro- nache. Un palafreniere s* . Pietro Giannone 1 nella sua istoria DECAM. sopra questa Novella Novella II. mancanza fossero Questa o falsa o vera tradizione pare aver dato al Boccaccio bastante argomento da formarvi . Masetto .OSSERVAZIONI ISTORICHE SOPRA IL DECAMERON DI GIOVANNI BOCCACCIO GIORNATA TERZA PROEMIO No OVELLÀ I.

sarà sempre disprez- zato da donna nobile che siccome lo fu ei prenda per moglie il . ed che qualunque mecca- nico. Brancazio Pare che monsignor del. Dice aver sentito parlare di questo ricordi dello spedale di s. non macchiò quella di Lucrezia. la Casa va alla moglie.• frate Puccio e nei Maria Nuova di Fi- renze stui si legge che nel i3oo ai 3o di gennaio co- emancipasse un suo figliuolo per nome Rinieri. del quail le il Boccaccio dice che sapeva nome .lìBoccaccìo alili scriltori per entro alla Novella la chiama 7Vu- delinga. ove troverai bellissime erudizionì. dove lanaiuoli simi erano sto . anco essendo vero. ciò che. Novella III. il Boccaccio di . 6 OSSERVAZIONI (i) . e in vendetta della sua bassezza beff'ato. il pia delle volte nostro lanaiuolo. . Una bella morale è e. e abitasse a s. sia ricco quanto si vuole. fJ Teodelinda. credesse vero il si racconto che costui face- nello indirizzare che egli fa queir aureo libretto del Galateo al suo nipote. delle prediche di frate Nastagio.. da trarsi da que- pi acevol racconto . ove dice: non tiiio le raccoa- prediclie di frate Nastagio alle giovani donne (i) •{• Te nclellngn . Frate Puccio. la quale assoluta asserzione autentica in gran parte la verità di questo scherzo Novella IV. Il fatto contenuto in questa Novella si crede dagli eruditi di ricordi antichi esser vericchis- ramente seguito in Firenze. na Teodelinga nominata in questa lYovellaj che il trattando di falsa V ingiuria Boccaccio dice fattale ingannevolmente dal palafreniere. Leggi il Manni sulla illustrazione di questa No<^>.

Fiorentini essere stati . vicino 4^ Novvlla V. si sa da Riccardaccio o Ricorda- no Malespini. ISTORICHE quando elle 7 . il vella è stata dall' autore fondata principalmente sopra una polvere di maravigliusa virtù parli di levante avuta aveva da la un gran principe quale allcrmnva quella della solei-si usare per lu \ eglio Montagna. V anno 1 3 1 tal fatto racconta Alichclagnolo Salvi nelle Istorie di Pistoia P. non scio dice che egli era splen- dido per molte ricchezze . a lib. Il sta Zima Toccante . buon uomo che Braucnzio » nou lungi da te. e d* antichissimo legnaggio si } ma del fatto . che qui narra non si ha traccia veivna Novella FUI. le verità di que- Nov. Ricciardo istorico napolitano f . Ferondo. A . o Vergioiosi . . ambasciatore a Parigi fu mandato 3 . y. Tedaldo i . che Palermini . quando alcuno voleva dormendo man- . Filiberto Campanile pare non discredere che que- sto fatto di Ricciardo Minatolo veramente avve- c»^G dice così : nou fìa di poco momento r onorata memoria che Giovauui Boccaccio fa di questa famiglia nel suo Dccameronc ove favellando di nisse . che sono le duefatniglie nominate in questa Novella . Questa ingegnosa Noquale nelle . haaao voglia abitò di schcruzai come quel a. ambi istorici di cose fiorentine . essendo che egli era di quella nobilissima Novella FII. Tanto gli Elisei . Ricciardo Miiintolo. .. non si ha se non che il cavalicr messer Francesco f^crgelli . Novella FI. ma chiaro per nobiltà di sangue casa. non meno che da Giovanni Fili ani.

Novella lo racconta medesimamen" te y e presso a Todi lo dice seguito . XXVIII. 8 OSSERVAZIONI . scritta da Marco Polo . della sua Istoria mentova un Beltramo della famiglia del personaggio di questa Novella sto stesso . troppo lunga per una nota . una istoria toccante il Veglio della Montagna .. dare nel suo paradiso Milione^ ove è cavata dal libro intitola. che nella sua XL. dove l'autore si lagna che le sue Novelle venivano calun- niate di falsità . Novella IX. e degna della curiosità di qualunque lettore .. Novella X. ma nelle vicinanze di Todi . principe tartaro . Giovanni Villani nel lib. sta- to condottiere di Fiorentini . Giletta. Motivo a questa credenza dà Franco Sacchetti. e si legge inserita nelle Navigazioni del Ra- musio al cap. PROEMIO. GIORNATA QUARTA. VII. e la sua condotta ripresa come . e forse intese di que. Alihech Questo fatto d'Alihech si crede stato dal Boccaccio mascherato per alcun suo riguardo. D Ah contenuto del seguente Proemio. e che seguisse verameute non nel deserto della Tebaida .

laddove il Boccaccio le rie* chezze altamente spregiava. siccome il . Tre giovani . modo di arricchire . questo passo risulta che Boccaccio non mancava di un la guai onesto domestico e proprio sostentamento cosa dovea esser nota anche ai suoi morditori: oiU de per conciliare che tanto di morderlo . Frate Alberto . non procurasse in ogni cantilmente . ste frasche andarmi pascendo il di vento Da . Che sar io farei più discreta mente a pen. . Novella III. diremo così. contento dell* aurea mediocrità delle sue fortune I. Novella Tancredi . dà egli chiaramente già divolgate. . donde io dovessi aver del pane che dietro a que. questi avessero ragione quanto egli di difendersi da* loro i morsi. die Fiorentini pensando merpadre medesimo del Boccaccio avea pensato nel dargli la prima educazione riguardavano come per pazzo colui che. Anton -francesco Grazzini cliiama questa Novella di frate Alberto favola: La favola dell' Agnol Gabbrìello Iacopo Gaddi sta in dubbio se favola o istoria sia . Novella II. la sua felicità po- nendo nel vivere da gentiluomo filosofo.. ISTORICHE che troppo devoto ei si 9 mostrasse del delicato fem- mineo le a conoscere che Novelle delle tre precedenti Giornate egli avea sesso . aven" do talenti da far denari .

Novella IV. Gimignanofu il arte della lana ma non si si trova chi fosse padre dei giovani che trasferirono a Messina.•io OSSERVAZIONI . I Fratelli questo fatto non si . stanuna pianta di salvia . trova altra cosa l' se non che . chiamato Giovanni Shenh di Graffenberg . cantava tuttavia ai tempi del BocQuello che rende mirabile questo Novella VIL frano e repentino caso della morte dei due amanti. caccio . da rendere istantaneamente mortifera colla sola fregagione d' alcuna delle sue foglie una pianta . No- vella Solo dicono i Deputati che quella canzone . plures descripsisset Boccac- Novella V. mentovati in questa . nella terra di s. si e do sotto una botta o rospo tanto mortifero che. . questa sua verità corroborando col . la quale Filomena dice che fu fatta sopra quel vaso di terra . seguito in Tolosa di due mercanti che similmente per un tale accidente . la potesse col suo alito rendere capace d' uccidere istantaneamente una o pih foglie di essafregassesi i denti il sentimento di tutta la medica facoltà ^ che tale attività non ha saputa trovare nelV alito chi con . e con . e conclude questo suo racconto con dire : utinam similes fabulas cius . Gerbino de Scrlptoribus non to di // Gaddi nel suo libro ecclesiasticis racconta questo fat- Gerbino come cosa realmente accaduta. si trovò un medico tedesco . te- stimonio di questa Novella del Boccaccio quello d' altro caso simile . Toccante la verità di . in cui la Lisabetta avea posta la testa si deir amante. Contro dei rospi . il quale V asserì per vera . vel historias .

VII. e che Pasquale Gallo e Pietro Castellano nelle . Girolamo Maestro Mazzeo della vien creduto quello stesso che da Scipione Mazzellay istorico napolitano . Era questo Guardasta gno famoso poeclii ta provenzale .. e chiama Capestain . reme la famiglia 1 dei Sigliierij ed esiste o/tQora un testamento di Giovannonc Sighieri colla data del òG'i y ove sono nominati effetti che questa 'fami- glia possedeva nel territorio di Carpentrasso in Provenza Novella IX. le quali furono in pia lingue tradotte . e il Crescimbeni lo nomina italicamente Cabestano. ISTORICHE morirono lib. . . Osservaziooi med. Montagna istanza del re Roberto scrisse le Pandette della medicina . Fu veramente in jTir. l suoi bei versi innamorarono la molo } glie del Rossiglione y e cagionarono la sua morte ciò die il Petrarca spiega dicendo : e quel Guglielmo Che per cantar ha '1 fior de' suoi di scemo X. tica della verità di questo successo del Rossiglione e del Guardastagno sto ultimo si legga nella vita die di queil ha tradotta dal Provenzale si Crescim- heni . rare ouovc e mirabili Novella Vili. dicesi che visse in Salerno y e che tra il 1^09 e il l'i^i ad Ncn^ella . Messer Guiglielmo Prova auten. e chi Cabestain. Girolamo . dove trova narrato poco meno che parola per parola. : \3.

2 vite dei OSSERVAZIONI medici Mantuanus. . in quei tempi lo stesso . dicono Matthaeus Sylvaticus avvertendo che Matteo e Mazzeo era illustri sia errore. e che Mantuanus e debba dirsi Montaniis ..

prestamenil ogn' altra cosa caricare . gialla. e avendo già al il siniscalco gran mandato luogo . a divenir rancia (i). LA SECONDA GIORNATA DEL DECAMERON INCOMINCIA LA TERZA Nella quale si ragiona sotto il reggimento di Nei- FiLS di chi alcuna cosa molto da lui disiderata ricompe- con industria acquistasse . dove andar doveano assai delle cose opportune e chi quivi preparasse quello clie biso- gnava. quando la domela sua compagnia pezzo davanti . di forse venti usignuoli e altri uccelli per una vietta (i) Rancia color d'arancio. tippre*- sandosi sole. mollttodìne some. T I ^ J aurora gih di vermiglia cominciava il . ol l^q ul .FINISCE . nica la Reina levata ^ e fatta tutta levare . con la salmeria (a) n' andò e con e de' Signori . carriaggio. quasi quindi capo levato. sue Donne e da' tre Giovani alla guida del canto . la famiglia rimasa appresso delle Donne . di («) Salmeria. veggondo già te fatta la Reina incammino. o la perduta rasse . La Reina adunque con lento passo le accompagnata e seguita dal.

e tutte allora fiorite sì grande odore per lo giardin rendevano che . e veduta 1' ampissima e lieta corte di le volte piene d' ottimi vini eia freddissima acqua. e in gran copia che quivi surgea . il signor di quello Poi a basquel- . il lo- darono Quindi . vano ad aprire. Esso avea dintorno da sé e per lo mezzo strale . quale alquanto rilevato dal piano sopra . e per tutto andati. confetti e ottimi vini ricevette . frondi ) postesi a sedere e loro . senza essere andata oltre a duniilia passi . assai a- vanti die mezza il terza forse . tutte diritte . mescolato insieme con quello di molte altre cose lo giardino olivano . preso cammino verso 1' e cianciando e motteggiando e ridendo colla sua brigata . di ciò che a camera s' appartiene sommamente e magnifico reputarono so discesi lo . un poggetlo era posto ti gli ebbe condotti le . quasi di riposo vaghi sopra una log- gia che la corte tutta signoreggiava ( essendo il ogni e di cosa piena di quei fiori che concedeva tempo .. e vedendo gran sale le pulite e ornate camere compiutamente ripiene . il commendarono . non troppo usata li ma piena di verdi erbette e di s' fiori quali per lo sopravvegnente sole tutti il incominciaoccidente . . e riconfortò x\ppresso la qual cosa fattosi aprire un che giardino che di costa era al palagio. in quello. venne il discreto siniscalco con preziosissimi . . se n' entrarono. ÌSeì quale entra. che per pareva loro essere tra . e parendo loro nella prima entrata di maravigliosa bellezza tutto insieme. più ancora . come e coperte di pergolati di viti le quali facevan gran vista di dovere quello anno assai uve fare. . ad un bellissimo e ricco palagio . . più attentamente le parti dì quello comincia- rono a riguardare. tutto era dattorno murato. in assai parti vie ampissime . i4 GIORNATA TERZA .

Iv' entro.non ancora al- solamente piacevole ombra l' occhi ma odorato facevan piacere . ma chiuso li dintorno dì vei-dissimi e vivi aranci e di cedri . n' laudevole sia . varietà 8are])l)e Gran d' il opinioni è tra' critici su questo luogo. lungo sarebbe a raccontarej <> ma . ma in prosa rincirtl>ì>e af- feUato. per una figura la quale sopra una co. e dal rimaner sospeso il giira. la quale il nostro aere patisca di che quivi non abbondevol mente. aggiungo Terho è dopo pronome ta Itr^ ^uale. che trova doj>o la yoctjt- Tcrlio giltnvn alla e<l fonie di il marmo il nominata nel hrrre periodo antecedente. altra molto più ) era ini prato di cosa che vi fosse. tanto che il questionato ^>erìodo vien rìdoUo coti: entro la . ancora . il Sannauaro in reni. non so seda naturai vena o .. ma qualora il sole era più . quali avendo i vecchi frutti e i nuovi ed agli i fiori . dal non sajiere qual nome si il verlto gitlaya. Quante e e»- come ordinate poste fossero le piante che rano ninna in quel luogo. Nel mezzo del qual prato era una fonte di marmo bianchissimo e con maravi- gliosi intagli. NOVFXLA tutta la spczicrla I. i5 che mai nacque in oriente. Io TÌforisio il pronome la f/iuile. Accennerò solamente che con^u^ione di questo luogo nasci. minutissima erba e verde tanto che quasi nera parca dipinto tutto forse di mille varietà di fiori . vi si poteva per tutto andare . e la rimando lettore air edizione parmense. alto sotto odorifera e dilettevole ombra senza esser tocco da quello quali e . Le lato- ra (i) delle (piali vie tutte di rosai bianchi e vermigli e di gelsomini erano quasi chiuse': per le quali co«e .. Troppo lungo afTare il riferire lutto ciò ch'essi hanno regga detto. (a) Mari. Nel mezxo del quale (quello che è non men commendabile che . lonna che nel mezzo di quella diritta era gittava tanta acqua (a) e sì alla verso il cielo ( che poi non (i) Latora Fuso Itili. non che la mattina . da artificiosa .

qual poi (quella dico che soprabbondava della fonte ) per occulta via del pieno pratello usciva e per canaletti ri assai belli e artificiosamente fatti. né gli si pensare oltre a questo qual bellezza giugnere .. due mulina volgea . che si cominciarono ad affermare che in terra fare . altro cantare accorsero d' una dilettevol bellezza soprappresi. di quello divenuta palese. d' una . Che essi videro giardin pieno forse di cento varietà l' di belli animali. se paradiso potesse non sapevano conoscere che . e dove non so se da naturai vena o da artificiosa . quale è sopra una colonna . e uno all' altro mostrandolo. (1) git~ divenisse. . senza dilettevol suono nella fonte dea ) . d' altra parte correr lepri fonte. parte uscir conigli . che di meno avria macinato un mulino al La . raccogliendosi ultimamente in del una parte. i6 GIORNATA TERZA cliiarissima rica. dalla quale del bel giardino avea l'uscita 3 e quindi verso il pian discendendo chiarissima ( ) i . le piante e . fuo. che quella di quel giardino gli si potesse dare . tutto lo intorniava e quindi per canaletti slmili quasi per ogni parte glardin discorrea. . potesse ag- Andando adunque . tanto tutti piacque a ciascuna Donna e Giovani . contentissimi dintorno per quello bellissime faccendosi di vari rami d' albori ghirlande tuttavia . FIACCHI. che nel mezzo di quella diritta era lava tanta acqua ec. udendo forse l' venti maniere di canti d' uccelli s' quasi a pruova un dell' . fontana co' ruscelletti procedenti da quella a' tre . pervenisse . altra forma. avanti che a quel divenisse con grandissima forza e con non piccola utilità del signore . Il veder questo giardino la il suo bello ordine . . per una figura. non il s' della quale dall' altre erano ancora accorti. la .

17 e in alcuna cerbiatti giovani andar <{uesti pascendo . De' quali chi vi andò e chi vinto dalla bellezza del luogo andar non vi volle j . . andarono a manriposato ordine giare: e con grandissimo e bello e serviti lieti. poichò . a cui Reina tal carico impose . chi a legger romanzi . divenuti a' più su si levarono. aspettar cominciarono di dover novellare sopra la teria dalla la ma- Reina proposta De' quali il primo . pravvegnente parve ora che se a a cui piacesse . Ma . buone e dilicate vivande. altre piì!i maniere dì non ciascuno a suo diletto . poi- ché assai or questa cosa or quella veggendo andati furono. un . ma . e quivi prima . colla fresca acqua rinfrescato . fatto dintorno alla bella fonte metter le tavole li .. fu Filostrato il quale cominciò in questa guisa: . andarsi a sollazzo. chi a giucare e scac- chi e chi a tavole mentre gli altri . s' andas- dormire. Le quali cose. e viso . e oltre a nocivi animali . e suoni e a' canti e a' balli da capo dicrono infìno che alla Reina per lo caldo so. vie maggior piacere aggiunsero. . usato postisi a sedere ad . si diede il Ma . sei canzonette cantate e alquanti bal- fatti come e di si alla Reina piacque. . ebbero nel prato si come alla Reina piacque il vicini alla fontana venutine e in quello secondo modo . passata la nona levato s' fu . dormiron si . oltre altri piaceri . GIORNATA TERZA giacer cavriuoli . quivi di- moratisi . quasi dime- stichi.

villa deliziosa dei signor! Rospigliosi. concupiscevoli appetiti e rendan loro d' intelletto e . ch'io dico. bellissime donne. contra questa lor credenza odono se contra natura così si turbano come un grandissimo e scelerato male fosse stato commesso 5 non pensando né volendo aver medesimi . sono di quegli uomini e stolli. poiché la Reidella proposta na comandato me 1' ha . non uscendo (1) Lamporecchio. viene ortolano di uno monistero di donne . assai B. ella più non se femmina se . Canto VII. si sono credono tropil po bene che come ad una giovane sia è sopra capo posta la benda bianca e indosso messale la nera cocolla . Il Berni nel suo Orlando Innamorato . rispetto a sé li quali la piena licenza di .. „ . clie di quelle femmine che clie . le quali tutte concorrono a giacersi con lui . IH. tutti coloro che cosi credono sieno ingannati mi piace. Pi- sloia. né piii senta 1' dei femminili appetiti fatta divenire il non come di pietra avesse farla monaca : e se forse alcuna cosa . d' avvedimento grossissimi Ma quanto . A'icino a Lil). Costui. cjuel „ Ch' è celebre caste! per Masetto . cora alle gran forze dell' ozio e della solitudine E similemente sono ancora di quegli assai che credono troppo bene che la zappa e la vanga e le grosse vivan- de e i i disagi tolgano del tutto a' lavoratori della terra . a Lamporecchio nacque. poter far quel che vogliono non può saziare né an.i8 GIORNx'lTAL NOVELLA L Masetto da Lamporecchio (i) si fa mutolo e di.

fu un di . se ne tornò Quivi che lietamente . .. orto l' una diceva . stare lavorio l' e uscivami si tra l' una cosa e per . . in parte alcuna la . giovane lavoratore villa . pon qui questo e . quand' io lavorava alcuna . e oltre a questo andava alcuna volta al bosco . a Lamporecchio tra gli altri . . forte e robusto e. attigneva acqua e faceva colali altri ser- vigetti ma le donne mi davano si poco salario che i io non ne poteva pure appena pagare che non calzari . fatta la ragion sua col castaido delle don. . ne . Il buono uomo. che Nulo avea nome. secondo uom con bella persona il cui nome era Masetto stalo e domandollo dove tanto tempo fosse . castaido loro quando me ne venni che . . non ha gran tempo non essendovi . raccolsono . e tutte un buono omicciuolo d' un loro bellissimo giardino ortolano il quale non contentandosi giovani era . e davanmi . gliele disse. l' altra . e parnii eh' elle abbiano ninna volta il diavolo in corpo . pon qui quello e no e diceva seccaggine dell' orto volli star . Il quale Masetto domandò di che egli il monislero servisse A cui Nuto rispose io lavorava un loro giardino bello . del salario . l' altra mi sta toglieva la zappa di ma- questo non bene il . se io n' a- . E oltre a questo elle son tulle giovani. e sonmene venuto io Anzi mi pregò . allora più che otto donne con una badessa . di farveae più chiare eoo una picciola Novelletta In queste nostre contrade fu ed è ancora stero di un moniquale non donne assai famoso di santità . fama nel (|uale . altra io non vi il più . tanta che io lasciava che . il nomerò per non diminuiru sua . NOVFXLAL fatta 19 da lei. si può far cosa al lor 1' modo . là ond' egli era il . : e grande . anzi . per le legne .

che il io gliele mandassi e io gliele promisi . ao vessi GIORNATA TERZA alcuno . fosse . .. mi vi conosce j vista d' esser mutolo per certo io vi sarò ricevuto E in questa imaginazione fei'matosi. Per che sai . se bisognasse . amor e Dio e che egli . che fortis- . il luogo è asse io so far . le legne Il castaido gli dio da mangiar volentieri appresso questo gli mise innanzi certi ceppi che Nuto non avea pututo spezzare 5 li quali costui . Ma poi partito lor ragionare cominciò Masetto a pensare che loro modo } dovesse tenere a dover potere essere con e conoscendo che egli sapeva ben fare quegli di servigi che Nuto diceva . queste monache che tutto se ne struggea compren- dendo per le parole di Nuto che a lui dovrebbe poter . . alle mani che io . senza dire ad alcuno dove sa d' s' una sua scure andasse . . quello che elle il vogliono elleno stesse . n' andò al monistero : dove il pervenuto entrò dentro e trovò per ventura castaido i nella corte j al quale faccendo suoi atti come mutoli 1' fanno di . E avvisan- non : gli verrebbe se a Nuto ne dicesse facesti a gli disse deh come ben venirtene ! che è un uomo a star : con femmine? egli sarebbe meglio a star con diavoli sei elle si non sanno delle sette volte le . A Masetto udendo egli si le parole di Nu- venne nell'animo un desiderio grande d'esser con . non dubitò perder per quello ma temette di non dovervi esser ricevuto perciocché troppo era giovane e appariscente. da ciò . mostrò di domandargli mangiare per . molte cose divisate seco imaginò : . venir fatto di quello che egli disiderava dosi che fatto niente . ma tanto faccia gli Dio san delle reni quanto o ne procaccerò o ne man- derò ninno to. gli spezzerebbe del. con in collo . . in gui- un povero uomo se . lontano di qui e ninno .

gli fece intendere clie a casa ne le recasse Costui il lece molto bene gli : per eraa che il castaido a far iare certe bisogne clic luogo. ' DECAM. latte fare assai cose che bisogno erano Se egli ae lavorar l'orto. De' quali avvenne cbe un di la bnilcs^sa il vide. il menò seco iece tagliare delle legue: {>oscia messogli . . : in (è di Dio tu di il vero. T. che gì' far voleva ciò che 1' egli volesse avendolo ricevuto impose che egli orto lavorasse. e volcsseci rimanere. . % ^ . I. se egli voleva . II. il il castaido chi egli fosse. l'asino innanzi cou suoi cenni . mi mettete costà vi entro . orto che mai non fu cosi lavorato Ora avendo sl. ìa pocn d' ora d' ehbc tutù spezzati al castai- do che bisogno aven u quivi gli nudare bosco . Il Masetto non era guari lontano ma facceudo . e domandò madonna. . avremmo buon egli : servigio. ai II .. ben da mangiare. . e costui con cenni rispostogli . A cui la badessa disse . qualche cappuccio vecchio e lusingalo. 11 quale le disse: (jucsti è un povero vened hogli sai>es- uomo mutolo e sordo . più giorni vel tenne. e mostrógli quel- (i) Cioi lavorterò. vista di spazzar la corte. e potrebbeue V uom che volesse e oltre a questo non vi bisognerebbe di aver pensiero che egli motteggiasse queste vostre giovani . io mi credo fare ciò che noi bisogna n' . tutte queste pa: role udiva e seco lieto diceva si I' se voi . fagli vezzi. NOWXLA simo era . Sappi se egli sa lavore e ingegnati di ritenercelo: dagli qualche paio di scarpette.ir (juivi il castaido veduto che egli ottimamente sapoa lavorare e con cenni domandatolo . perciocché egli ci ed ò forte . io vi lavorrò (i) . dagli castaido disse di farlo . quale uu di (Questi di ci ne per limosina si che io gli ho e' fatto bene .

la baldanzosa inco- minciò: io non so se tu t' hai posto mente come noi siamo tenute strette . di ciò lui essere intese e la badessa. volte messo in . e lui. una che alquanto . e lui lasciò. mondo da ciò costui j che. no osa entrare se non castaido . giovinette monache che per lo giardino andavano egli era. direi un pensiero che io forse anche a te potrebbe . a dargli e a metterlo in novelle altri fa de' come spesse volte avviele ne che mutoli . poco o niente si cu- Or pure avvenne che . eh' è vecchio. . poiché con altrui non posso di . perchè egli egli noi potrebbe né saprebbe ridire.j . quale lavorando 1' un di l' altro . e questo mutolo : e io ho più volte a più donne che a noi son venute. che è quello che tu di ? non tu che . io m' ho più . . né che mai qua entro il uomo alcu. co1' minciarono a riguardare. aa GIORNATA TERZA : lo che a fare avesse poi andò per altre bisogne del Il monistero. giovare L' altra rispose : di sicuramente io noi dirò che per certo mai a persona Allora . e dicevangli più scelerate parole del mondo. volere con questo mutolo provare se cosi è Ed egli è il pur miglior del volesse . udito dire che tutte l'altre dolcezze del la mondo sono una beffe a rispetto di quello l' quando femmina usa con animo uomo Per che . s' appressarono là dove che sembiante facea di dormire. le monache incominciarono . Per che era più baldanzosa. all' altra. che forse estimava che egli cosi senza co- da come senza rava . costui un di avendo lavo- rato molto e riposandosi . cresciuto innanzi al senno: volentieri udirei quello che a te ne pai'e. Tu vedi cVegli è un colai giovlnaccio sciocco. non credendo da favella fosse . due . disse . appresso noia . se io credessi che tu mi tenessi credenza io ti ho avuto più volte il quale . Oimè ! sai disse 1' altra .

egli non ci ò persona . se non a pigliarlo per Ih mnno luì e menarlo in questo ca? pannetto. non esser preso dall' . ed faccendo colali . cioè dor'cgK h irkoTfnqaMiJoi>io«c. a3 \ irglniià si nostra a Dio ? '1 O di . Costei l' udendo avendo gih maggior voglia che fosse 1' altra . . saprk pur che noi medesime noi diciamo ciò . per la mano. e disposto l' ad ubbidire. e l' s' altra faccia la guai> egli ò sciocco che egli acconcerìi comunque se noi vorremo Masetto udiva tutto questo ragionamen- to. che non se ne gli attiene ninna . come andrebbe : fallo Quella allora tu ti cominci ad aver pensiero del mal prima che venga sare : egli quando cotesto avvenisse . il menò pò nel capannirtto . ser vedute appressandosi quella . d'isr ((iintitc cose gli promettono tutto ! .NOVFXLAI. guardato ben per tutto e veggendo che da ninna parte potevano es. La quale co- fi) Dove fgti/ugg« tacqma. . disse: or bene come faremo in su la A io cui colei rispose tu vedi eh' egli è nona .*: simo . di provare che bestia ? uomo : . ninna cosa aspettava. modi di fare che mai non . dove Masetto ella volle senza trop si invitare quel fece che . allora sì si vorrà pensi egli ci Hs rù mille . una di loro . dormire ci è: e s' se mi credo che le suore sien tutte a non noi Guatiam per l' orto se persona : . Queste . che abbiam noi a fare. noi ab1)iam promessa la 8C colei . sciocche farsi . a Masetto pi«> . che mosse avea le parole . con . . lui destò j ed atti egli incontanente si levò in Per che costei con egli lusinghevoli presolo risa . e quivi r una dia : si stea dentro si . se nui gliele ubbiain pr(^ messa truovisi un' altra o dell' altre die gliele atten- gano . dove egli fugge l'acqua (i) . A cui la compagna il disse ? : o se nui ingravidasdi^M.

Alle quali l' altre tre per diversi accidenti .2*4 GIORNATA TERZA leale me tra il compagna. il tenne j provando e riprovando quella dolcezza la quale essa prima all' altre solca biasimare Ultimamente del. (i) Di pocajalica avea assai. essendo il caldo grande il trovò Masetto ( il qnal di poca fatica . dì . . Per che avanti che quindi dipartisil sono da una volta . col mutolo s' andavano a trastullare . all'al- luogo e Masetto . divenner compagne in vari tempi badessa . tutto stava scoperto La qual . E prima tennero ragionamento insieme di doverle accusare alla badessa: poi. che 1' ortolano non venia 1' . cioè ogni poca fatica gli bastava. avuto quel che volea. pur mostrandosi semplice faceva si lor volere . panni davanti levati indietro . che cadute erano sue monacelle e destato . Ultimamente s' la . cosa riguardando la don- na de .in su ciascuna provar volle come : mutolo sapeva cavalcare e poi seco spesse voi te ragiocosì dolce cosa e piii . che ancora di queste cose non di tutta sola per lo giardino . Avvenne finestretta un giorno che una lor compagna da una . e sola vedendosi in quel le medesimo appetito cad: . chi giorni con gran querimonia dalle monache orto . è oiodo di dire assai bello. della sua cella di questo fatto avvedutasi a due altre il mostrò . diede . gli eza soverchia. partecipi divennero del podere di Masetto . mutato consiglio e con loro accordatesi. per lo troppo cavalcar della notte all' avea assai ) : (i) tutto disteso ombra i d' un mandorlo dormirsi ed avendogli il vento . nando dicevano che bene era come tempo udito aveanoj e prendendo a convenevoli ore . Ma- setto seco nella sua camera nel menò a lavorar dove parecfatta . accorgea andando un .

ma che dieci uomi- ni possono male o con una femmina sodisfare. che volesse dir ciò che Masetto s' egli a . acciocché da Masetto non (1) Romper «li io scilinguagnolo yet cotniiìcìare a imAtn. il quale ella teneva io mu- tolo. .À^ftr roUo » favella sciollo lo scilinguagnolo. che la favella mi e solamente da notte la mi sento essere restituita : di che io lodo Iddio . . o voi a questa cosa trovate modo. se più stesse in troppo gran danno resultare . senza lasciar Masetto partire. D' uno che a»»ai. il quolo »i chi«le «neon aoUo che è quel inuKolino che UgUfeiw a' le più volle ba- lie di la lingua bamlùtù. non potendo Masetto suo esser mutolo gli sodisfare a tante. non fosse di lei: come discreta . K |)erciò una notte colla badcsw» essondo rotto lo scilinguagnolo . nove 3 al clic dove a del me ne conviene io servir per cosa mondo non potrei durare. (i) . e mol- to spesso rivolendolo. . quant' io posso La donna sei credette . disse Masetto io era ben tà cosi ma non anzi per una infermiprima questa e domandollo scr\ire. mutolo Madonna per natura tolse . credeva . dispose di voler colle sue monache trovar modo a questi fatti . . . avvinò che . La donna udendo che tu costui parlare. cominciò a dire : madonna fatica io ho inteso che uà gallo basta assai bene a dieci galline. tìo. nove aveva a la badessa le disse il fatto II che udendo savia accorse che monaca non avea che molto più per che. anzi sono io per quel- lo che infino a qui ho fatto a tal venuto . NOVELLA L la a5 che parte vo- sua camera alla stanza di lui riiuandatolnc. Varchi Ereol. e olire a ciò più lendo da s' lui . il potrebbe . che è questo? .. e disse: fossi . che io non posso far nò poco nò molto j e perciò o voi mi lasciate andar con Dio. tutta stordì. •'wsa lua dire: egli ha rollo o taglialo le filetto « scili npiagnolo.

ii6 fosse il GIORNATA TERZA monistero vituperato il . accorge . Nelle quali . che niente se . era . come che esso assai monachin . . Cosi adunque Masetto vecchio padre e senza aver fatica di nutricar figliuoli e spesa di . truovalo il tonduto tutti gli altri . sua giovanezza bene adoperare in collo partito s' donde con una scure . Un pallafrenier giace colla moglie s' d* jigilulf re . di pari consentimento aper- tosi tra tutte ciò clie per addietro da tutte era stato clie le genti fatto . venir fatto ricco . il monistero a Masetto restituita j stato lungamente mutolo la favella fosse si fatta e lui castaido fecero : e per . di quegli per lo suo avvedimento avendo saputo la . con piacer di Masetto ordinarono circunstanti credettero che per le loro orazioni e per gli meriti del santo . genei-asse. morto lor castaido . Ed essendo di que' di . se ne tornò poneva affermando che le corna sopra '1 cosi trattava Cristo chi gli cappello NOVELLA di che Agilulf tacitamente e tondelo sì : II.. sentì se non dopo la morte della badessa essendo già Masetto presso che vecchio e disideroso di tornarsi . . tonde . . e co^ campa dalla mala ventura E ssendo la fine venuta della novella di Filostrato della quale erano alcuna volta un poco le Donne ar- . pur ne si discretamente procedette la cosa . maniera le sue fatiche partirono che egli le potè comportare. in cui intitolato era . ricco a casa : la qual cosa saputa di leggier gli fece ..

Ija({ua. avventurata in amado- savia e onesta molto. sori in si come . . senza misura della reina s'innamorò. gli E per- ciocché il suo basso stato non aveva tolto che egli esser fuor d' ogni il non conoscesse questo suo amore convenienza eziandio a . sì come con gli savio . Mart . stiere . a ninno palesava scoprirlo . essendo alquanto per la virtù e per lo senno di questo re Agilulf le cose de' Longobardi prospere e in quiete avvenne che un pallafreniere della detta . nel senno un valoroso vaghe Donne . IL . ma male Ed . né lei occhi ardiva tli . NOVELLA TOisaìe . E che ciò sia vero. nel suo contrario ( mostrandovi se d' V astuzia d' un for- di minor valore tenuto che Masetto) re . de' Longobardi la quale fu bellissima donna. di vilissima condivii zione. suo regno avendo presa per moglie . uomo quanto a nazione (a) .. re stato simil- mente re. Teudelinga rimasa vedova d' Autari . E (1) (1) Pur qui valr in tultii modi. il Nazione Doccarrio lo prentlr qui e in albi luoghi prrsignilic*- R eiIraxSone. disavveduti di- si credono la loro vergogna scemare dove essi l' accrescono in iuGnito. con ridente viso incominciando disse Sono alcuni di conosce- poco discreti nel voler pur (i) mostrare re e di sentire quello che per lor non fa di i sapere. citth di Lombardia . i suoi predecesfatto . Pavia . rei- na . Huteita. 17 piacque e alcun' altra se ne avevan riso alla Ileina le sì che Pampinea novellando seguisse. avevan fer- mò i 1 solio del . che alcuna volta per questo riprendendo fetti in altrui . ma per altro da troppo più che da cosi meil e della persona bello e grande cosi come re fosse. intendo che per me vi sia dimostrato Àgilulf re de' Longobardi.

come non essendo da alcuna speranza atato^ e più disciogliersi. : e questa cosa propose di voler che la che egli in essa tentasse sua fortuna . amor maggior farsi . ad ogn' altro clie compagni ogni cosa la . Per . pan- ni toccar le poteva . qual credeva alla ^reina la dovesse piacere . Né si ce a voler dir parole alla reina far sentire il . pur seco i si gloriava che in alta j parte avesse allogati tutto ardeva in oltre suoi pensieri . acciocché vedesse in che m. 28 GIORNATA TERZA di quantunque senza alcuna speranza vivesse dover mai a lei piacere . o a voler per lettere in suo amore j . che sapeva che vano o direbbe o scriverebbe ma a voler provare se per in.. beato tenendosi qualora pure . di questo amor non potendo pensando seco del diliherò di morire.aniera . in grandissima grazia sei reputava e mai dalla staffa i non le si partiva. . volte seco. gran disio così nascoso . prese por partito di voler questa morte per cosa per apparisse lui morire per lo la quale amore che alla reina aveva portato e portava tal fosse . se non trovar modo come del re . Per che. quale sapea che del continuo con non che giacca. in fe- potere o tutto o parte aver del suo desiderio. il pallafreno da costui guardato cavalaltro : che alcuno il che quando avveniva costui . Ma. clie interveniva che reina dovendo cavalcare più volentieri cava . gegno colla Reina giacer potesse via e' Né altro egli ingegno nò in persona lei era il . cosi in questo povero palil lafreniere avvenia in tanto che gravissimo gli era il poter comportare facea . E modo . e come colui che amoroso fuoco -de' suoi studiosamente faceva. . come noi veggiamo la assai so. vente avvenire tanto l' quanto speranza diventa minore . potesse a lei pervenire e nella sua camera entrae in re .

mantello . torcluetlo acceso e dall' altra una Lncciietta e andare alla camera della reina . e prima in una stufa lavatosi bene. dormiva Egli disiderosa mente in braccio recatalasi mostrandosi turbato ( perciocché costume del re esser sapea che . sergli aperto e toltogli di mano : il tordi ietto La qual . cosa vetluta . un poco camera di fuoco . e similmente vedutolo ritornare fare egli altresì pensò avere . ninna cosa voleva udire ) senza dire alcuna cosa o senza essere a lui det^ . fatto colla pietra e collo acciaio die seco portato . se n' andò all' uscio . NOVEIXA n. il suo torchietto accese e chiuvso e avviluppato nel mantello. senza alcuna cosa dire to il dentro alla cortina trapassato. quando turbato era . più volte di nolle in una gran sala del {lalagio del re (la (juale in mezzo era tra la camera del re e quella della reina) il si nascase: e in tra l'altre una notte vide re uscire della . «bito il a9 re . quando a lei andava . come usato era nascose . andasse. e due volte il percosse colla bacchetta tutta sonnocchiosa La camera da una cameriera aporta . e occultato: laonde egli. accioccliti non forse l'odore del letame la reina noiasse o la facesse accorger dello inganno . e tempo parendogli o effetto di dovere al suo desiderio dare alta o di far via con cagione alla . bramata morte.. della . avoa . fu e il lume preso . e senza dire alcuna cosa percuotere una volta o della due V uscio camera con quella bacclietta . sua camera inviluppato in un gran mantello dall' o aver una mano un . di cosi dover e trovato modo d' un mantello simile a quello che al re veduto avea e un tordi ietto e una mazzuola. e incontanente es. . se n' entrò nel letto nel quale la reina . con queste cose. nelle gran sala si si E sentendo che gih per tutto dormia . e posa.

ed essendo egli nel letto entrato ella . Rolli. . il partire pur temendo non 1' troppa stanza to in tristizia . D R. . o signor mio questa che . lume senza alcuna pena esser poteva cosa dire se n' andò e come pixi camera tosto potè si tornò al letto suo . ma come . (i) (2) vide. parlando il . quando il re levatosi sì alla andò della reina . arebbe (2) don- vitupero recato Risposele adunque re più nella : mente na . Nel quale ancora ap.3o ta. e oltre usato modo me j . emendo si in /t . né alcuno di non volemela fare accorfatto . GIORNATA TERZA più volte carnalmente gli la reina . . e diede senso pe- riodo. poi \>ide Parlando i arebbe. che nel viso o che nella parole turbato vi . . gere . guardate ciò che voi fate Il re udendo queste parole subitamente presunse la reina da similitudine di costumi e di persona essere stata ingannata . di che ella . ? chi ci venne di che molte cose nate sa- per le quali egli avrebbe a torto contristata donna e datole materia che già di disiderare altra volta quel. il suo mantello e . lo sentito avea j e quello gli che tacendo niuna s' vergogna poteva tornare . avete preso piacere e così tosto da capo ritornate . novità è stanotte 1' ? voi vi partite pur di testò da me . E come la diletil che grave paresse gli fosse . . cagione di volgere . Il che molti sciocchi non avrebbon io ma fu ? avrebbon detto: non ci fu' io: ? chi fu colui che ci come andò rebbouo la . non sembro io uomo da poterci altra volte es? sere stato Poi e ancora appresso questa tornarci che che. cognobbe. savio . maravigliò forte . e lietamente salutatala. . avuto si levò e ripreso . poi vide (i) la reina accorta non se altro . subita- mente pensò n' era . A al cui. dalla sua letizia preso ardire disse . .

usci della camera. pci^ . dovere essere . fosse colui fatto avesil se che la donna diceva tacitamente .NOVELLA la n. una lantemetla andò in una lunghissima casa . . di seguire vostro consi- glio. Come che ciascuno altro dormisse forte colui che colla : rcina stato era . prlego clic voi guardiate alla vostra salute re disse : Allora il ed egli mi piace . e questa volta senza dar>i più impaccio. il re di ciò . di dormire. il il re molti cerchi né alcuno tro- quale giudicasse essere stato desso. diliberò di far vista il . . pet- per sapere se battesse . riposare cominciato dall' imo de' capi il della casa to . e d'attender quello che re far dovesse . e . senza indugio facesse morire E come che cose gli andasser per lo pensiero di doversi fare pur vedendo il re senza alcuna arme . adunque un se n' plcciolissimo lume in . E avendo V animo gih pieno d' che vedeva s' ira mal . imaginando lui della casa . non dormiva ancora nire forte il per la quale cosa vedendo ve- re e avvisandosi ciò che esso cercando andava. a tutti cominciò ad andare toccando gli . que si fosse non esser potuto di quella uscire Preso . qualun. . cominciò a temere tanto che sopra il battimen- to della fatica avuta la paura n' aggiunse un maggiore | se il e avvisossi se . me • ne vo' tornare di to . non gli fosse polso e'I battimento del cuore per lo durato affanno potuto . che nel suo panella quale quasi lagio era sopra le stalle de' cavalli tutta la sua famiglia in diversi letti dormiva che ciò ancora : ed esti- mando che qualunque . Avendone adunque vandone. fermamente che. . 3i donna rispose : signor mio si | ma il tuttavia io vi . e pen- sò di voler chetamente trovare chi questo avesse fatto. talento per quello il gli era stato fat- ripreso suo mantello. s' avvedesvarie .

venne a costui j disse . seco questi è desso Ma . e trovato un paio di forfìcette delle quali per avventura v' erano alcun paio (i ) per la stalla per lo servigio de' cavalli . al modo è latino il verho nel numero seco più maggiore col <!' nome nel minore quando nome che comprende uno . capo davanti standogli il esso cominciò a guardare 5 e veggendo la magun medesimo modo ta: per conoscere tonduto da lui gior parte di loro co' capelli ad gliati . le io vo cercando quantunque di bassa condizion senno . se ne tornò a dormire le Il re comandò che avanti che . pianamente andando a . come colui che malizioso era : chiaramente egli s' avvisò per che così segnato era stato aspettar si laonde senza alcuno . . fare intendeva ninna cosa voleva altra cosa gli fece se le quali portate ninna . assai ben mostra d' essei-e d' alto Poi veggendo egli cerca- che senza romore non poteva avere quel oh' (1) AvYeiti / erano alcun paio . . quali essi a quel tempo portavano dipartì e tor- lunghissimi acciocché a quel segnale la mattina se. e questo fatto . il cuore . sua famiglia gli e così fu fatto Li quali tutti senza alcuna co. . porte del venisse palagio davanti sa in s' 5 aprissono tutta la . di forfìcette avea li gli tonde alquanto dall' una delle parti i capelli . si nossi alla sì camera sua Costui . quanti in quella cosa ne giacevano a tutti in simil 3 maniera sopra l' orecchie tagliò . i capegli e ciò fatto .• guente il riconoscesse . 32 GIORNATA TERZA e trovandogli batter forte . che . tutto ciò sentito avea. il quasia . si come colui che di che si sentisse ciò che . levò .. si nxaravigliò . non che con un paio . e disse seco stesso costui . senza essere stato sentito levato la mattina .

. ma molto cresciuta n' avrebbe l' la sua vergogna . lui solo a cui toccava Il quale . per piccola vendetta (i) ac.. a dar modo effetto . re voluto per . senza avvedersene egli . ancora cbe intera vendetta n' avesse presa . e con- taminata onestà della donna sua si Coloro cbe quella parola udirono sé maravigliarono. e 1' ardire e la cautela del . . Sotto spezie di confessione e di purissima coscien- za una donna . la intendesse . IL 33 disposto a non volcn. alieni piacer di lei avesse intero . Un altro gli avrebbe voluti far collare. non scemata . martoriare. ammogli pia- e dimostrargli cbc avveduto se ne fosse e a tutti rivolto disse : cque più . ma peichè «aiebbe CiiU in uomo vile. ch'era . si come savio mai vivente re . non la scoperse nò più la sua vita in si fatto atto commise alla fortuna NOVELLA III. quella dire ma il ninno ve ne fu cbe . NOVELLA va . se non co. non per risprtlo òeST offen. mduce un solenne frate . j chi '1 fece noi faccia mai e andatevi con Dio . con una sola parola d' . pallafrenierc era da' più di loro stata lodata e simil- (i) gnnilissima Piccola vendetta chiama. quistar gran vergogna nirlo . esaminare e domandare} e (juello ciò facendo . innamorata d' un giovane . e lungamente fra il esaminarono cbe avesse . . avrebbe scoperto cbe ciascun dee andar cercando di ricoprirej ed essendosi scoperto. A aceva già Pampinea .

quegli clie per altri viltà d' animo non avendo argomento . e uomini di nuove maniere e costumi elle gli altri in si credono più .. za d' animo e sottili avvedimenti dalla natura dotataj tro che alla io gli sappia . o di fede . e sono non che dagli uomini ma da . possano da mangiar cevoli come il porco . nudrirsi. quando la Reina a Filomena vol- le impose il seguitare : per la qual cosa Filomena . io racconterò . adunque d' alto legnagglo veggendosi nata e (i) Cwanzarsi. come gli uomini di civanzarsi (i) . nò ancora alcuno . La quale o . quanto alcun' il cui nome. quali noi oltre . passati . d' altezaltra . ulilizzursi. cre- dule troppa fede prestiamo alcuna volta . perciocché ancarlcherebber cora vivono di quegli che per questo di sdegno. tanto più ad ogni . e àice dei golosi che si pone quasi sempre in mala parte parlandosi ed altri tali. non solamente per guire ordine imposto i ma a' ancora per farvi accorte die eziandio religiosi . . secolar da piacere quanto più stoltissimi . li mente tatasi . alcuna di noi cautamente beffati Nella nostra città più d' inganni piena che d'amore . Il Ruscelli spiega nialamcnte civanzarsi per pascersi. . e vale avanzarsi. fu una gentil donna di bellezze ornata e di costumi . ogni cosa valere e sapere dove essi di gran lunga sono da molto meno si . piase- Donne l' . Mart. Questo termine s' usa anche al presente in vane parti di Lomlìardia. rifuggono dove aver . si come . vezzosamente così incominciò a parlare Io intendo di raccontarvi una beffe clie fu da do vero fatta da una bella donna ad un solenne . al- presente novella appartenga come che non intendo di palesare . possono essere . religioso essi il . dove iZosteì si di ciò sarebbe con risa da trapassare . il GIORNATA TERZA senno del re. non sono ancora molti anni . modo .

. quando piacesse . che da tela . modo tener dovesse se n' andò a confattosel alla chiesa . da lui si voleva Il frate vedendola ed eslimandola gentil donna disse : . ciocché di santissima vita era quasi da tutti avea di valentissimo frate fama ) estimò costui dovere essere ottimo mezzano tra lei e il suo amante . gli potesse. . ma di volere asodisfa. 35 perciocché artefice terra. e . maritata ad uno arlcGce lanaiulo era . sajK'r un mescolato o . . tunque fosse tondo e grosso uomo nondimeno . Ed essendosi accorta (il che per- costui usava molto religioso . non accorgendosi . ed essa dopo la confessione padre mio a me convien ricorrere a voi per Io so i aiuto e per consiglio di ciò che voi udirete come colei che detto ve l' ho. che molto cauta era per nò per ambasciata di femmina né . che voi conoscete miei . l'ascoltò volentieri: . non poteva ed guente notte senza noia passare ciò Ma il valente uomo di . il quale più di che il le paresse che fosse degno : e innamorossi d* uno assai valoroso età f uomo e di mezza la se- tanto che qual di noi vedeva . E avendo se- co pensato che venevole ora cliiamare confessare . lettera ardiva di fargliele sentire temendo de' pe- ricoli possibili ad avvenire con un . uoii ]KJtcnilu Io sdegno dell'animo porre in per lo quale estimava niuno uomo di bassa condizione ({unutun([ue ricchissimo fosse. niente ne curava ella . . medesima trovare alcuno lanaiuolo . de' suoi abbracciamenti in alcuna niciuiera se non in quanto negare non zione di so ciò . quale. . quan» . esser di gentil donna degno. NOVELLA III. dove gli egli dimorava. disse . e voggcndo lui ancora con tutte le sue ricchezze da ninna altra cosa essere più avanti divisare . fare ordire j una o con una filatrice dispulare del filato propose di non volere .

e. si ancora perché gli a voi sta gli bene di cosi fatte cose . ne son taciuta . Ora uno femmina fu mai del fuoco dedel quale nel vero io non . perché pare che suo amico slate . . riprendere castigar con parole. se io pur pensassi cosa ninna che contro suo onore e piacer fosse. le risposte seguitan cattive di che nascon parole per che. vestito di panni bruni assai onesti for. 36 parenti e vita sua sì '1 GIORNATA TERZA mio marito riccliissimo . come da 1' uomo j e che '1 può ben fare io non abbia incontanente per le quali cose io più che .. usa molto con voi . amata 5 né alcuna cosa disidero clie da lui . . bello e grande . 1' assedio 5 né posso farmi nò ad uscio né a finestra egli nò uscir di casa. ninna rea gna come sarei so il . e dalle parole si perviene a' fatti: . Rolli. uo- mini fanno alcuna modo che . (a) Ri/jigliiire. pare che m' abbia si posto . . se io non ne sono ingannata della persona se . le e scandalo non ne nascesse me . perciocché questi cosi modi fanno soven- te senza colpa alle oneste donne acquistar biasimo Hommi a' posto in cuore di fargliele alcuna volta dire . e questo avvertimento te renda a comprendere. miei fratelli ma poscia volta 1' m' ho pensato che ambasciate per . gli . facili devesi scrivere delibera' mi: trovegli rai non di rado talmente scritti tali verbi. acciocché ma. io . nome ma persona dabbene mi pare. non che amici. dal quale io sono più che la . ma sUaui ripigliare (2) Per che io vi priego per solo (1) DìUherami per deliberai mi. : incontanente non mi pari innanzi 5 e mara- vigliomi io come egli non è ora qui fatti di che io mi dol- go forte . non avvisandosi che io io cosi fatta intenzione abbia come che ho . me stessa P arno : e lasciamo stare che io facessi al ma. e diliberami (i) di dirlo più tosto a voi si che ad altrui.

si come usato ven- valente uomo . 1' si come a colei che in niuuo atto animo disposto a tal materia . . anima de'morne tornò era . le quali per avventura son disposte a que- ste cose e placerìà loro d'esser guatate (i) e vaglieglui . e il si proferisce con T accento oclla prima. NOVELLA Iddio che voi di ciò il in. ^7 e pregare altre dobbiate riprendere . le lodò l' opera della suo bisogno raccontaudole s' A cui la donna disse: io ve ne priego per Dio. di colui dicesse di cui veramente diceva e commea* buona . il pregò che messe dicesse per . e siamevene(ia) doluta. suoi : e da' più di lui levatasi frate a casa se Al santo ne il non dopo molto. ed è di quelle che allega Bembo che ai reggono cinque •tllab* aoUo UDO accento DECAM. fatta la confessione e presa la peniten- za . col quale poiché d' una cosa e . detto questo Il quasi lagrimare volesse. gravissima noia. ricordandosi dei conforti datile dal frate dell' opera della limosina empiutagli nascosamente l' la man dì denari li . data mollo la donna di questa sua disposizion fermamente credendo quello ceva . . (a) Siamei'ene. tiratoi da parie . me ne sia a voi. che più questi modi non tenga EgH ci sono dell' donne assai .. e egli questo negasse. bas- so la testa santo frate comprese incontanente che . E quinci . sarebbe dato noia e cocarità . II. giale da laddove a me è ho . il . le promise d' operar le si e per tal modo : che più da quel cotale non noscendola ricca molto e della limosina. sicuramente gli dite che io sia stata quella che questo v' abbia detto. T. 3 . . modo il riprese dello intendere e del guardare (i) che egli credeva che esso facesse a Guatare gaarclare. E . esser vero che ella di. d' altra ebbero insieme alquanto ragionato per assai cortese .

al santo frate se a' ne . E vedendol venire . se . se vi passasse. ]Ma la donna dopo costui cosi piacea ella a come disiderosa di volerlo ella gli più accendere e certificare dello amore che portava tornò . e postaglisi nella chiesa a sedere . fos. E quantunque a . . disse egli : or non far vista di maravigliarti né perder parole in negarIo . faccendo sembianti che altra faccenda ne . e dal frate partitosi la dal- andò della donna . disse di più non . ella è dessa lei ti e perciò per onor di te . . e per consolazio- priego te ne rimaughi e lascila stare in pace valente uomo più accorto che '1 santo frate . valente uomo l' maravigliò . il frate non lasciò dire . quale sempre attenta .. piedi . te lei queste ciance omai cotanto . 38 quella donna Il . stava ad una picciola finestretta per doverlo vedere. mai ne di Il io ne trovai alcuna di queste scioccliezze schifa . ma . . tanto lieta e tanto graziosa gli si mostrò il che egli assai bene potè com- prendere sé avere frate : vero compreso dalie parole del e da quel di innanzi assai cautamente con suo piacere e con grandissimo diletto e consolazion della donna . . a piagnere incominciò 11 frate questo vedendo la do- . . si come colui clic mai guatata non avea e radissime volte era usato di pas. percioccliè tu : non puoi ella non lio queste cose sapute da' vicini medesima dico io di forte di te dolendosi me non l' ha dette . ti stean bene ti che . senza j troppo indugio la sagacità della donna comprese e mostrando alquanto di vergognarsi intramettersene per innanzi la casa n' : . GIORNATA TERZA si come ella si gli aveva dato ad intendere . sare davanti a casa sua e cominciò a volersi scusare 5 ma lo . se cagione continuò di passar per quella contrada alquanto già accortasi che egli a lei . preso luogo e tempo .

la richiamai indietro. . per vo- amore non io avrei fatto nt^ il diavolo . credo che poscia vi sia passato sette . non s' è egli rimaso di darti più noia . Certo no disse la donna anzi . Come ? disse Irate . si coni' io intendo che elle fanno alcuna volta. se io stro uou avessi guardato al peccato. diate e gli diciate che io non ho bisogno che ve porciocch«> . la merco di Dio e del marito . oltre a que- avendo rcnduta indietro la borsa e 1' la cinto- alla femminetta che recata . per ogni volta che pasqwasi sar vi solca. pure mi sou rattemperata . E or volesse Iddio che ilpassar\-ie to. e poscia . . . il guatarmi sfacciato gli fosse basta. avea che gliele ri- portasse e brutto commiato datole. io ho laute borse e tante cintole io l' affogherei en- . poiché io mi ve ne dolsi . che dì (|uel mnlndclto da Diu vostro amico 1' (li cui io lul vi rnmmnricai allr' ieri . e per farmi far cosa che io non sarò mai né mai ardirò poi il di più ponuivi a' piedi . ]K'rolocclu'^ io credo che egli sia nato per mio grandissimo slimolo lieta . ho voluto fare nò dire cosa alcuna che sto la . ma egli ò stato si ardito e si che pure ieri mi mandò una femmina in casa con sue novelle e con sue frasche. ma . e. na rispose piiilrc mio le novelle che iu ho non sono . tolsi di mano. e piena di stizza gliele bolla recata a voi . io vel faccia io gih prima assapere E . NOVELLA mandò altre HI. : . quasi come se io non avessi delle borse e delle cintole mi mandò una borsa e una cintola il che io ho avuto od ho si forte per male che io credo. mio . ella ave&sc • 39 La «Ioa- pietosa mente : che novelle . temendo che io 1' ella per sé noli la tenesse e a lui dicesse che avessi ri- cevuta. .. come per un dispetto avendo forse avuto per male che io mi ve ne sia doluta. od acciocché voi gliele rendi sue caso .

ho molto più caro che ne sta la . come disse : che . bene trasse E detto questo. mi vi senso che. se ricevere dee . e avvegnane che puòj che io egli riceva villania .' mamma mia . sì afflitta che è una pietà a vedere Credo che ella porti gran- dissime pene di vedermi in questa tribulazione di questo nemico d' Iddio: e perciò vorrei che voi mi di- . vincer tanto : che tu ad alcuno de' tuoi dicessi che gli ne potrebbe troppo di mal seguire Né dubitar che mai di questo biasimo ti segua . turbato oltre misura la prese li . tuttavia piangendo forte si di sotto alla guarnacca una bellissima e ricca borsa con una leggiadra e cara cinturetta. . l' avarizia sua e degli altri conoscea messere renti . La donna fece sembiante di . il quale pienamente credendo ciò che . che io abbia biasimo per lui : frate . che egli più briga non darà e tu colla benedlzion d' Iddio all' ira . lodo molto che il l' mio consiglio Io al- ed egli m'ha male tra . io non me ne ripresi maraviglio. che io sarò sempre e testi- dinanzi a Dio e dinanzi agli uomini fermissimo monio colei della tua onestà . se egli di rito questo non rimane. e non domandano altro che lira osi ne^ e spezialmente la e cattivella. attenuto quello che mi promise: per che per quello e per questo che nuo- vamente fatto ha io gli credo per sì fatta maniera ti rij scaldare gli orecchi. a queste notti mi sono appariti più miei pa- e parmi che egli sieno in grandissime pene. il ma . sì come si a padre . don: na diceva glmola . riconfortarsi alquanto e lasciate queste parole . non ti lasciassi il . io il dirò al ma- mio e a' fratei miei. GIORNATA TERZA E appresso questo. . né te ne so ripigliare tu in questo segua tr'ieri. e disse fi- se tu di queste cose crucci j .4o tro . la quale mi pare . e gìltolle in grembo la al frate.

maino. cioè certo à. Il valente uomo» che ancor non vcdea a che frate riuscir volesse. 11 . Ma il fiale acceso come il può' tu negare malvagio uomo? eccole. mandò qual venuto. incontanente s'avvisò che egli avrebbe novelle dalla donna ^ e aspettò che dir il volesse frate. e sciò andare.ù. sua benedizione. e dis/ace lo core e la mente. Rim. Uccellare. hmh) fuoco prtinre.tlc In divozion di costei. 11 santo frate lietamente prese. borsa e la acciocché al frate non togliesse fede di ciò. il riprese che detto gli avea donna . autoti del secolo in vece di pcnace. Matt.NOVELLA CMte per r anime loro gorio e (Ielle ni. . assai la tiepidamente negava sé aver mandata cintura . ma seriamente gli ant. che ellu medesima piangendo . (i) "t Fuoco pennttce (tlcKo così in dissero tal\olta Ptnnace buon non in burla. cioè per Cìkx'c sia .idia. la e con buone parole e con molli esempli coufcraiù dni. non accorgendosi che per l'amico suo: il egli era uccellato ('j). e \edeudoI turbato. che io le conosco. eerto no. quale ripetendogli le parole altre volte dettegli e di nuovo ingiuriosamente e crucciato molto di ciò parlandogli la . che egli doveva aver il fatto. c/i' Peri (a) (T un foco assentbru pennace^ Che mi (S) 3Jai. me 1' ha recate^ di vedi se tu le conosci Il valente uomo mostrando vergoguarsi forte. lolle dalgreco. toci tulle. in poso mano un fiorino . e sono •ccortiile ila quello the i LoinlMirdi dicono mtidest e madiasi. disse: mais! (3). ser Piillo. che dice m. f Io credo che il modiast de' Lumlutnli altro non che una cor- nisione della voce toacana madie». per quel eh' io cretlo. 4« le quaranta messe di «anGri- vostro orazioni. se forse data gliele avesse la forte disse: donna. beffare ingannare. In la- E partita la donna . usala da iìa Gìotdano • da alui . acciocché Iddio gli traggli il ga di quel fuoco pcnuncc (i)j ^ ^^^1 detto.

e il Cosi hanno tutte ec. e. è da notarsi che usano i questa voce non solo Lombardi . ma die si all' e maìsi. le E ninna altra non che il marito an- dasse in alcuna parte per dare all'opera compimento. dio per s' maisempre . . . lingua greca . con plcclola variazione alla madie e madiesì. come (i) sl può vedere dopo nella Cofanarla di Francesco d'Ambra. poiché che mai di questo voi non sentirete più parola . e più ancora perciocparca che'l suo avviso andasse di bene in meglio. 42 GIORNATA TERZA givirovi clie . cosa aspettando se . S'è aggiunta aflermativa mai per dare più di forza affermazione. pregato che più a queste cose non attendesse avendogliele promesso. Cosi di eziam. e alla particella mai s' è aggiunta la voce di una certa proprietà di nostra lingua di ammettere soprappià (pesta voce nella composizione di alcune particole congiuntive. ma le i Toscani 1' usarono medesima- mente. Dicevano -vuole sl la essi madib. t £'Z dopo. e confessovi che io feci malcj e io cosi la veggio disposta .. donna e del bel dono. senza che hisogno di ricorrere pi da qualche dotto. avvenne che per alcuna cagione questo . . madie. Ora le parole fur la molte : alla fi- ne il frate : montone diede e '1 borsa e la cintura allo a- mico suo dopo (i) molto averlo ammaestrato e . all' alla slessa guisa die con aggiugnere la medesima particella è fatto avverLio sempre. il ed egli licenziò. Il valente uomo lietissimo e della certezza che aver gli parca dello adal frate partialla mor to fu della . anzi quella del 1627 ha . non molto dopo a convenne al marito andare infino a Genova E come scrillori del Il l' egli fu la mattina montato a cavallo e anda- tempo suo. e di avvegnaché avvegnadioche io scriverei Di sl là evenuto madia (che più volentieri mcC dio . fu fatto eziandio. al- Menagio che maisì derivi dal latino magis particola sic. che in vece di anclie solcano dire gli antichi toscani. come e in parte n' andò dove cautamente fece egli sua : donna vedere che che ché la avea e 1' una 1' altra cosa di donna fu molto contenta. a mala pena conosciuta in que' tem- la quanto poi a madesi. migliori edizioni. acciocché vedesse che se n' è tolto fosse via l' i ).

se non che egli . NOVELLA lo vin . se non che stamane ora che io v' ho detta egli entrò in un mio giardi- no e vennosene su per uno albero camera mia . a gridare e avrei gridato. corsi e ser- ragli la finestra nel visoj egli nella sua mal'ora cresentii do che se n' andasse . a lor fantasia . se questa è bella cosa ed ò da sofTerire . inferno. piagnere e di rammaricarmi io vi voglio dire ciò . essendoché qiirsU a' voce era usilalissìnm e nelle Predidie nllrc scritture di ili tempi suoi. perciocché poi più noi Ora zi . lo non so qual il mala ventura assapere che j marito mio andasse icrmattina a all' Genova . dello. subito mi levai . per amor . Trovasi così ninferno come inferno fra Giordano e m-lla Inlrodutione il alle Virtù gli e in quelP aureo secolo: ed Salvìati ossena che auturì del trecento or si delV una or dell' altra di queste due tocI ji servivano. . che ancor dentro non era mi chiese mercè per Dio e per voi io nac(pii dicendomi chi di voi tacqui . e come giudicavano tomaue meglio aWoreccIUo. . che il vostro amico. e ignuda come ed .. alla finestra : della la quale è sopra il giardino e gik aveva la finestra aperta e voleva nella camera entrare. Ninferno sclienosamcntc il \ Forse Boccaccio noi disse scherzosamente. 43 e dopo . . IIL al santo frate. quan- do io destatami . son vemitn ad Iscusanni- e acciocché voi crediate che io abbia ragione e di . può cretlere. vedetel voi: io per me non io intendo di più comportargliene. anzi diavolo del ninforno (i) mi fece stamane poco innanzi mattutino gli facesse . e aveva cominciato . anIl ne (i) gli ho bene per amor di voi sollerte troppe. così la donna n'nndò molte qucrìmonio piangendo gli disse: padre mio : or vi dico io bene elio io non posso più soflcrìre ma percioccliò l'altr'ieri io vi promisi di ninna cosa fame che vi } io prima noi vi dicessi . egli era: laonde io udendolo.

se io posso tanto fa. Io vi di- co eh' e' fu egli . mio . che valente al uomo . che io credeva che fosse un santo tolga . . lasci fare a me a vedere (2) se io posso raffrenare questo diavolo scatenalo. da un il altro . se ti non potrò infino ad ora con la mia benedizione 1' do la parola (3) che tu ne facci quello che ti animo donna. di dire dar la parola ia senso di ptrmetlere . quasi turbata dal frate la si Né il . era appena ancor fuor della chiesa don- na . cioè per vedere. : e . di . io Ora ecco . tene ad alcun tuo parente . prometto di non tornar più per questa cagioe . ne a voi parti . disse la per questa volta re: non vi voglio turbare si né disubbidi- ma si adopeiate che egli guardi di più noiarmij che io vi '. senza più dire . dislea- (1) (a) (3) i. Disse allora altro figliuola.44 frale GIORNATA TERZA udendo questo. se non che questo fatta cosa . fu il più turbato . sia Id- non conosco ancor . re che io io il da questa bestialità bene sta j e . qui non ha (i) da dire . è slato troppo grande ardire e troppo far mal e tu facesti quello che facesti . e perchè il frate: negasse non gliel credete. che. sopravvenne . se io se ella aveva ben conosciuto die : non fosse stato altri. mandamelo come ti Ma io ti \oglio pregare poscia che Iddio guardò di vergoil gna . e non sapeva clie dirsi se non più volte egli domandò dio. dovevi . così ancora questa volta facci cioè che senza doler. e fu chiamato . dal frate quale da parte tiratolo esso disse la maggior villauia che mai ad uomo fosse detta. A cui la donna rispose lui egli lodato . E (legna di osservazione questa forma il . Ha per è molto spesso usa Bocc A l'edere. come due volte seguito hai . giudica che ben sia fatto. uomo clie del monla do . consiglio.

Egli è il vero. né afTermaTan* in tutto. Così leggono anche i Deputali. Nel testo Minneili i ecco onesto onesto (5) uomo. . che la gentil . spergiuro e traditur chiamandolo . (5) vincere finestre su la sautilh di che le vai alle per gli alberi lei ? Ninna cosa è fai al mondo . e cori hanno pa- rimente due impressioni citate nel Vocabolario. Rolli. ingegnandosi di farlo parlare p<'rchò questo cruccio ? . Irovansi queste tocì di dìspreuo nella tre edisioni d* A. . mo I é divenuto (4) andator di notte . altre \oIte conosciuto frale che i gih due avea che montavano . donna dovesse incontanente : ricevere in braccio Hi meccere (3) ecco onesto uo. apritor di giar- dini e salitor d' alberi Credi tu per improntitudine questa donna la notte . ambigue che non negavano. Mnrt. eh' i divenuto ec ImpronliiudùUf óoè importunità. e con . (5) Hi meceere Non t (dello per isrherio. mordimenli (1) di questo risposte perplesse (2) . duliliie. che a dispiaccia come tu j e tu pur (1) (9) 3fordimenti Perplesse. perciocché ti mari- non c'era. le e 45 Costui . (4) b le divenuto. messe: re ? ho io crucifisso Cristo ! A cui e' il ! frate rispose egli ve- di svergognato odi ciò eh' dice parla né più nò meno come se uno anno o due la fosser passati. G. ptr maldieeme. che ti messo me n'è il giunto: io m'avviso che tu to credesti. riprensioni. ma in collera) Ih messere. e R. disse il frate.NOVELLA in. Etti egli da stamane a mattutino in qua stù uscito di mente ove 1' avere altrui ingiuriato al ? ove fo- stamane poco avanti io io giorno ? Rispose tosto il il valente uomo: non so il mi fui: mollo ve n' è giunto messo. stando attento. ed è TOM molto antica. et divenuto ec: e nella edisione del iSi"] ecco uomo. priuiieraniciUo disse . e per lunghezza del tempo avesse le sue tristizie e diso- nestà dimenticate.

come meglio seppe il e potè con molte ampie promesse l'accbetò lui partitosi . insegnò la via da venirci E appresso prendendo un dell' altro piacere . desi. essa non tacerà più. nelle braccia della sua . 46 ti GIORNATA TERZA . molto becosi ti ne ammendato per vo' dire ti : miei gastigaraenti Ma . della semplicità del frate bestia biasimando i lucidilet- gnoli to si . donna mise La quale con grandissimo . in cosa . derio avendolo aspettato lietamente il ricevette di- cendo t' 1' : gran mercè a messer lo frate cbe così bene . ragionando e ridendo molto . taciuto di ciò che fatto bai l' ma . alcuna le spiail ci cb' ella faccia parer suo Cbe farai tu. e' pettini e gli scardassi . cosi egli nel giardino entrato e su lito e per lo albero sa- trovata la finestra aperta ^ . se n' entrò nella ca- mera bella e . avendo assai compreso di quello cbe gli bisognava . insieme con gran a' lor fatti . ma ad instanzia de' prieghi mici . lasciamo stare clie ella te r abbia in molte cose mostrato. li ma tu ti se' . se ella dice a' fratelli? Il valente uomo.. frate : e da come il mattutino della seguente notte fu. ella ha infino a qui. vai riprovando In verità . sollazzarono E dato ordine si fecero cbe senza aver più a tornare a messer lo frate. conceduta ho . . come più si tosto potè. mol- te altre notti con pari letizia insieme si ritrovarono : alle quali io priego Iddio per la sua santa misericordia cbe tosto conduca voglia ne me e tutte l' anime cristiane cbe hamio . la licenzia cbe il se tu più. non per amore clie ella porti .

perciocché altra famiglia fante . il quale fu chiamato Puccio di Rinieri . 47 NOVELLA Don Felice vctrà beato . poi-. che dato allo spirito . continua con alcuna piacevol cosetta il nostro diletto. Panfilo presta. Mart.. JL oicìiò Filomena . la preghiera da l'ilo- mena ultimamente fatta . ma ora dic« comunemente Panerà^ tio . e disse : ora appresso Panfilo . finita la sua novella l' . sai as- persone sonoclie mentre che . mente rispose clic volentieri e cominciò Madonna. . (3) t Spirituale è nclT ctlijùoDe del 1718. vicino di san Bran- un buono uomo e si ricco. né per questo la bisognava usava molto E perciocchò uomo idiota era e di grossa pasta (i) (a) Ad un nostro vicino hnnno alcuni è il tosti a si penna. . non ha ancor lungo . . la Reina ridendo guardò ver. essendo tutto quegli di san fece bizzoco di Francesco. Brancaùo tcto nome. insegna a frate Puccio come egli difncceìulo una sua penìtenzia : la quale frate Puccio fa. so Panfilo . .e don Felice si in questo mezzo con la moglie del frate dà buon tempo. si tacque avendo Dioneo con dolci parole molto la ingegno del- donna commendato e ancora . tempo sì come voi potrete udire intervenne Secondo che cazio (a) stette io udii gih dire. essisi sforzano d'andar- ne in paradiso il senza avvedersene vi . gli . non Rvea che una donna ed una ad alcuna arte attender chiesa . mandano altnii : che ad una nostra vicina (i) . e fu chiamato frate Puccio: e seguendo questa sua vita spiritale (3) . IV.

e bucinavasi (i) che egli era degli scopatori . o il lamento della Madda- o così fatte cose. santità del marito e forse perla vecchiezza . si diceva cosi Ja qnalcK" uno. e digiunava e disciplinava. Continuando adun. perchè quei che sono di tai compagnie non sanno ne si conoscono •J- Uà boce. cono- . di voce solcano dire .. nome . giovane anco- fresca e bella e ritondetla che pareva una mela casolana. è Tenuto bucinare (2) come da voce vociferare Acuto. Tornò in questi tempi da Pari. di san Brancazio il quale assai giovane e bello della perso. . gli antichi toscani. . prediche di frate Nastagio lena gi . diceva suoi paternostri andava alle prediche . . o forse scherzar egli le con lui ed raccontava la vita di Cristo e le . si. e si questo dice. un monaco chiamato douFelice conventuale . per . sarebbe voluta dormire . stava messe. La moglie che monna Isabella avea ra di venlotto in trenta anni ta. che cantavano . que il monaco a casa di fra Puccio . 4S alle i GIORNATA TERZA . e veggendo la moglie così fresca e ritoudetta s' avvisò qual dovesse (1) Bucinavasi cioè si bisbigliava . faceva molto spesso troppo più lunghe diete che voluto non avrebbe^ e quand' ella si . che in luogo . avendo la sua condizion . secolari esso non fosse . mostrava santissimo se lo incominciò Puccio a menare . gli E perciocché costui ogni suo dubbio molto bene . uè mai falliva che alle laude . na era e d' aguto (2) ingegno e di profonda scienza col qual frate Puccio prese una stretta dimestichezza. talvolta a casa e a dargli desigli nare e cena altresì secondo che fatto \euia 5 e la donna per amor di fra Puccio era sua dimestica divegli nuta e volentier faceva onore . solvea sciuta frate e oltre a ciò gli si .

ordine chericato che più di llmosine vive . Ik dove ce n' è una che è molto corta gli altri . ed rato molto . prima cominciò a pregare . di che gli malinconia E dopo . con ragionò il suo piacere. . . Frale Puccio divenuto disidcraso di que- sta cosa. in- contanente sarebbe disfallo si come quello al quale più i secolari né con limosino né con altro attendereb- bono. che tu a ninna persona io la del t' mondo appalesassi e volessila seguire insegnerei.NO\TXLA IV. ewere quella cosa della quale difetto . come prima lei venne . di volerla supplire. tanto fece che r accese che aveva destro gli egli: di che accortosi mente quello medesimo desiderio il manaco. che la ella il sanno e non vogliono che . hammi . fra il Pucc io non andava mai fuor della terra . la quale il pa- pa e usano l' suoi maggior prelati. perciocché .Ma. cio gli disse così io il ho gih assai volle compreso fra . e pensossi se egli potesse Puccio. si mostri . essere colla non ostante che Ed . con grandissima ina giurare stanzia che gliele insegnasse e poi che . 49 maggior per tot fatica a fra ella patisse . essendosi un : dì andato a star con lui frate Puc. dover dare compimento non esser col si si poteva trovar modo. che tutto alla tuo desiderio ò di divenir santo qual cosa mi par che tu vada per una lunga via . ono- dove 1' io credessi . molto monaco avea gran venne pensato un modonna in casa sua Pucrio in casa fosfra do da dover potere senza sospetto se.pcrciocchètuse' mio amico. Puccio. voleva j perciocché costei in niun luogo del fidare mondo in casa si ad monaco . so e egli E postole rocchio addos- una volta e altra nella bene astutamente. quantunque bene all'opera la trovasse disposta a . Ma . se non sua e in casa sua non polca perdio .

GIORNATA TERZA se nou quanto gli piacesse . propria tua moglie si convie- ne astenere E .5o mai . Io non dico che dopo sii i la penitenzia tu non . scritti e quegli che tu farai poi non saranno 1' a tua dannazione detta . se tu fossi littcrato cei'te ti converrebbe in questo mezzo dire io ti orazioni che tre- darei : ma . guardando il . se tal fosse. per quella perdonati. ti converrà dire cento paternostri con trecento avemmarie a reverenzia . perchè non se'. ma intendi sanamente. oltre a questo . stando tu in pie gli vi possi le re. cielo star senza muoverti . maniera . monaco e io la ti Tu dei sapere che i santi dottori tengono "che a chi vuol divenir beato la si convien fare penitenzia che tu udirai . tutti sì purgheranno e sarannoti . . affermando clie. che esso seguir la potesse il . se tu quelle volessi appoggiare ad alcun cavigliuolo sta puoil fare. un di- giuno e una astinenzia grandissima la qual convien altra ti che duri quaranta di 5 ne' quali. e tenendo piedi in terra j distender braccia a guisa di crocifisso e . la non che da fem- mina . anzi se n' andranno con . ordinata in guisa che ni appoggiare le . e in que. quando viene a cominciar la peniten- e appresso questo gli convien cominciare . zia '. peccatore . . ma da toccare . di mettervisl . ad alcuno noi direb- be. mia tavola molto larga . punto infino a mattutino E . Poiché tu così mi prometti. conviene avere nella possi la notte tua propria casa alcun luogo donde tu vedere il cielo 5 e in su 1' ora della compieta andare in questo luogo e quivi avere . . come tu ti se'j ma avverrà questo che peccati che tu hai infin all'ora della penitenzia fatti. acqua bene- come ora fanno i veniali Convlensi adunque l'uomo principalmente con gran diligenzia confessare de' suoi peccati. disse mostrerò . .

e poi in . disse che di queface- bene che j per l' anima sua va . su la compieta ritorna. essere stato creatore del cielo e . e quivi dire certe orazioni che io ti darò scritte . si può fare. e deesi assai ben poter fare di e perciò io vo: nome Dio cominciar domenica . andare.sto stette egli in . e riguardando ciclo sempre aver memoria Iddio . se a far n' hai alcuno e poi de- sinare. IV. alla moglie disse ogni cosa. Frate Puccio . tu sentirai maravigliosa cosa della beatitudine . ciò che monaco voleva dire. que in coiicordia . venuta domenica .NOVELLA della Trinila nella . mudo detto . na appresso si vuole . e cosi vestito giitarti sopra letto tuo. alla cliicsa e «juivi udire almeno tre messe e dir cinquanta paternostri ed al: trettante avemmarie e appresso questo con simplicità . ella voleva con esso lui digiunare . come mat- te ne puoi '1 se tu \uogli . ed essere appresso al vespro nella chiesa. e da liy . partitosene e andatosene a casa ordinatamente con sua licenzia perciò. per lo star fermo infino a matil tutino senza muoversi. il 5i . frate Puc- cio cominciò la sua penitenzia . e raesscr lo mo- naco convenutosi colla donna ad ora che veduto . La don- na intese troppo bene . della terra e la passion di Cri. . senza le quali non re al gih . per che parendole sto e d' ogni altro assai buon modo egli . ma fare altro la no Rimasi adun. etema se con divozione : fatta V avrai . E faccendo questo si come io feci spero che anzi che la fine della {wnitenzia ven- ga . stando in quella . ella era contenta e che accioccìiò Iddio gK facesse la sua penitenzia profittevole.nudare . fare alcuni tuoi fatti. Fui . maniera che tutino suona su la croce. disse allora (juesta non ù tioppo grave cosa } nò trop- po lunga gho al . e dormire: e la matti.

Disse allora frate Pucdir questo dimenare aria ( ? che valente don. le non poteva più delle sere con lei se ne veniva a cenare. fa puuto fermo. ma tu poiché pur hai voluto fare : non pensare a ciò . quale frate Puccio alialo alla aveva alla sua penitenzia eletto camera nella quale giaceva la diviso. che i dimenar ciò che ci è Disse allora la donna (i) Fatto punto. Ó0& fermatosi. e per- ciò per lo letto dimenasse: per che egh di buona io t' fede disse : donna 1' ho ben tali . . pensa di riposarli fai tu dai volte per lo letto . o vero di . avendo già detti cento . de' suoi paternostri fatto . san Giovan Gualberto io rispose gnaffe . traslazione della scrittura. Era il luogo. non digiunare j . non poter dormire detto . . na era ) e forse avendo cagion di ridere rispose dii-e? : co- me non sapete voi quello che questo vuol dimena ora io ve l'ho udito dire mille vollej chi tutta notte si . e domandolla ciò che .5a GlOPtNATA TERZA essere. che motteggevole era mollo la bestia di . punto (i) quivi chiamò la donna senza muoversi va . ruzzando alla scapestrata messerlo monaco troppo colla donna ella ed con lui. la sera non cena il Credettesi frate Puccio che digiuno le fosse cagione di si . seco sempre recando e ben da mangiare e bea da bere . né da altro era da quella che da un sottilissimo muro: per che. ella face- La donna . parve a frate Puccio sentire alcun dimena- mento di palco della casa: di che. marito mio mi dimeno quanto io posso. forse ca- valcando allora san Benedetto : . . poi con lei si giaceva infino tino^ al quale levandosi se n' all' . donna . ora del mattu- andava il . cio come ti dimeni? che vuol La donna ridendo e di buona : . e frate Puccio tornava al letto. ch« _fiaita una sentenza.

donna e messcr monaco da tempo fe. gran divizia (») Non se ve ne caglia t noo te ne curate. In quello quanto durava . voce iiroTcnsale e atollo u»u(a: ma calere esxntlo Terbo impersonale non ha (a) non le terse persone. non ve no fate 53 eli' i* caglia (i) no) io so io ben ciò mi fot pur ben voi. la peni- Puccio si consumasse (a) modo trovò di cibarsi in altra parte con lui. e poco stante dalla penilen/ùn a quello se ne venia frale Puccio. Continuan- do adunque in e la douna col cosi falla maniera il frate la pcnitenzia^ . (questa notte innanzi fatto in altra parte della casa . lungamente slata tenuta in dieta tenzia di frale ancora che . venne che dove frate Puccio . 4 . DBGAM. Slettesi a' adunque cheto : frate Puccio e rimise roano lo suoi paternostri e la . ordinare un letto . avvertilo. da andarvi tosto gli avca mostrata la via» e moglie che con lui in gran necessith vivca di ciò ^ mcsser lo monaco le fece « come misericordioso . Consumasse II* cioi Jlniise posto al modo latino. io. faccendo pcnitenzia . Di che ( acciocché ullime parole non sleuo discoi*danti alle prime ) av. se io jwlrò. . che farò bene . non »o ne mettete yttnùe- to. sé credette mettere in paradiso egli vi mise il monala clie co . per la quale noi abbiamo guadagnato pa- radiso. E parendo mollo bene stare del alla donna. si s'av- vezzò a' cibi monaco cbe . clic . monaco il suo diletto più volte mot- teggiando disse con te lui: tu fai fare la pcnitenzia a frail Puccio. e con discrezione lun^ ga mente ne prese 1' il suo piacere . il della pcnitenzia di frate Puccio sta si cou grandissima se n' stavano } e ad una ora il monaco andava e la donna al suo letto tornava. .NOVFXLAIV. T. essendo dal marito .

mentre altrui to sé credono uccellare dopo : il fat- da altrui essere stati uccellati conoscono follia per la qual cosa io reputo gran quella di chi si mette . Credonsi molti. nò trovandone alcuno che . volte. mi ca- piace di raccontarvi Fu valier in Pistoia nella famiglia dei Vergellesi un nominato messer Francesco . Zima dona a messer Francesco VergcUesi un suo palla/reno . sappiendo che altri non sappi nulla si j li quali spesse . non per malizia . e per quello con licenzia di lui parla alla sua donna. . ne stava in pensiero Era allora un giovano .veva Panfilo JLJLi non senza . perchè forse ogni . ed ella tacendo. uomo molto ricco e savio ed avveduto per altro ma avarissimo senza modo : il quale dovendo andar podestà di Melano . così cominciò a parlare. molto .. ma me . 54 GIORNATA TERZA NOVELLA // V. d' ogni cosa opportuna a dovere onoievolmente andaera . betta che La quale anzi acerper antico costu- no . senza bisogno a tentar le forze dello altrui ingegno Ma . e secondo la sua ri' sposta poi V effetto segue . . quello che ad un cavalier pistoiese n' addil'ordine dato del ragionar seguitando. uomo della mia opinione non sarebbe venisse . egli in persona dì lei si risponde . . risa delle Donne finita la novella di frate Puccio quando donnescamente la Reina ad Elisa impose che seguisse. re fornito s' se non j d' un pallafrcno solamente gli che bello fosse per lui piacesse .

che alla egli avrebbe per amore il Zima sua donna portava. con que- coudi/àone che io . prima che voi prendiate possa con la grazia vostra e in vostra presenzia parlare alquante parole alla donna vostra . in venil domandò il suo pallafreno. Zima udendo : ciò. acciocché Il Zima do- gliele profercsse in dono. se voi mi naste ciò che voi avete al via di vendita avere poti'estc voi sta il mondo. E lui nella sala del suo palagio lasciato alla an- dò nella camera donna il i e . il (|ual(! *ì ornato u »l pu- persona nudava il che generalmente da luUi . gli pia- c([ue . che sari stato cagione drl »u|^tciinuga>e di Zima dato a costui. lattosi chiamare dita gli Zima. e sperando di dover bef. che da lei . rau- la quale era bellissima e onesta molto. rispose che gli piacca e quantunque . lito della ma . al (a)Qa»nlo stire pulito Ziiua non vi ò «Uro ae non che atzimarsi tuoI dire ve- con una iprcie di ricercata lindura. egli volesse . . NOVELLA in Pisluia . e rispose al cavaliere messere voi . vi piacesse. le Cioè di oscura imscila. uom che io da altrui . 55 di piccola na- il cui nuiuc era Ilicciardu ricco molto . era chiamato Zima (a) e avca lun^o tempo amala l' a VDghe^'^iata inlclicemenle la donna di mcicier cesco . ser Francesco fu chi gli dicesse 1' che se egli quello 1' addimandasse quale il .. zione (i). lui vagheggiare moglie di metr . tanto da ogni separato . V. . Ora belli pallai'reni di la aveva costui un de' più avevnlo molto caro per ogni Toscano . . e sua bclle^zaj ed esseudu ad la uom pubblico . pallafreno ma il dono il bene avere . ({uando detto V ebbe come agevolmente poteva (i) "t pallafreno guadagnare. Messcr Franceil sco da avarizia tirato. udito non sia Il cavaliere da avarizia tirato. quando non : potreste per in mio . far costui .

ne conto . da quanto che io mi . in voi sono le quali avrebbon forza di pigliare cia- scuno alto animo di qualunque uomo . fervente che mai uomo ad mentre alcuna donna portasse la e cosi senza fallo farò j mia mìsera . che vi piacesse . . Il quale avendo col cavaliere patti rifermati da una parte colla della sala assai lontano da ogni uomo : donna si pose a sedere . e cosi cominciò a dire esser certo valorosa don- na . . e il simigliante delle mie cose E acciocché voi di questo . prendiate cortissimo argomento vi dico che io mi re- puterei maggior grazia. . o cara o vile .56 GIORNATA TEUZA il impose che ad udire Zima . come di me . disse di farlo e appresso al marito andò nella il sala ad udire ciò che i Zima volesse dire . . comandando io. siete si savia. che tanto vostra possiate tenere e cosi in ogni atto farsìa . amerò E per questo vi potete render sicura che . egli mi pare . se di là come di qua s' membri e ancor ama in perpetuo . ma ben . . vo- stra bellezza la qual senza alcun fallo trapassa quella di ciascun' altra stare de' che veder mi paresse giammai^ lascio costumi laudevoli e delle virtù singolari che . . vita sosterrà questi più v' che . venisse . si guar- dasse che a niuna cosa che egli dicesse rispondesse né poco né molto cosa rito . che assai bene a già è gran tempo avete potuto comprenla dere quanLo amor portarvi m' abbia condotto . . tutto il mondo prestissimo m'ubidisse Adunque se cosi son vostro come udite che si . . . e perciò non bisogna che io vi dimostri con parole quello essere stato il maggiore e il piìi . La donna biasimò molto questa ma pure convenendole seguirei piaceri del ma. che voi cosa che io far potes- mi comandaste che io non terrei che. niuna cosa avete qua! che ella si sia . che voi .

mi il potete di ciò v' incresca . e non E sì come umilissimo servidur vi priego. amore morte . e morrommi . vo- stra passata durezza verso me dimostrata che vostro sono . E (1) t Pentire dissero l'iisa li antichi più voleutirri die pentirt. come per innamorato sono . caro mio bene e sola speranza dell'anima mia (che nellu amoroso fuoco. NOVFXLA sono . per guiderdone ma con lieta risposta . me micidiale E . V. la mia salute venir mi puote . e piena di gra- zia riconforterete gli spiriti miei tutti li quali spaventati quinci tacendo . a mi- sericordia di me vi movete il perciocché in voi sola farmi il . sperando in voi. dovene alcuna volta d' averlo fatto . porgere i 57 prieghi non immeritameate arilirò di miei alla vo&lra altezza. vi sarebbe di maggior noia cagione . . più lieto e più dolente uomo che . lasciamo stare che mia morte rimorden- non vi fosse onore nondimeno credo che la couscienza . ricordia del Zima mio! e questo pcntere (i) do luogo che .. se a' miei prie. così per quella av er la vita la quale s' . ora che sovvenir . Per acciocché ciò non ar\ cnga . dalla qual sola ogni mia pace» ogni mio bene e altronde. si nutiica} la che la vostra benignità sia tanta e sì ammollita . . . ghi r altiero vostro animo non inchina senza alcun fallo verrà d'\ meno . e anzi che io muoia . e potrete esser detta la . Qui i to iu di iiunic ed ctjuÌTalc a peiUiincnlu . liieman nel vostro cospetto . . di- murn Spero tanta essere la vostra cortesia che non riceva soifcrrete che io per tanto e tale . ve ne dorrebbe e talvolta meglio disposta con voi mo desima direste : deh quanto mal feci a non aver misenon aven. viva . che io dalla vostra pietà liconfortato possa dire la vostra bellezza : che .

58

GIORNATA TERZA
mangli ocelli fuori
,

alquante lagrime dietro a profondissimi sospiri
date per

cominciò ad attender quello
.

che
le
il
1'

la gentil

donna

gli

rispondesse

La donna, la quale mattinate

lungo vagheggiare, l'armeggiare,
-a

e

altre cose simili

queste , per

amor

di lei fatte dal
le affettuo-

Zima, muovere non avean potuto, mossero
se parole dette dal ferventissimo amante a sentire ciò che prima mai non avea
,

e cominciò
,

sentito

cioè
co-

che amor

si

fosse

.

E

quantunque

,

per seguire

il

mandamento
ri

fattole dal marito, tacesse, non potò per,

ciò alcun sospiretto nascondere quello
,

che volentiemanifesto
.

rispondendo

al

Zima avrebbe
,

fatto

Il

Zima

avendo alquanto atteso
,

,

e

veggendo che ninna
s'
;

risposta seguiva

si

maravigliò^ e poscia

incominciò

ad accorgere

dell' arte usata dal cavaliere
,

ma pur

lei

riguardando nel viso

e

veggendo alcun lampeggiare
,

d' occhi di lei verso di lui alcuna volta

e oltre a ciò tutta la

raccogliendo

i

sospiri

,

li

quali essa
^

non con

forza loro del petto lasciava uscire

alcuna buona spe-

ranza prese 5 e da quella aiutalo
glio
,

,

prese

nuovo

consi-

e cominciò in

forma della donna, udendolo ella,
in cotal guisa:

a rispondere a sé

medesimo

Zima mio,
il

senza dubbio gran tempo ha che io

m' accorsi
,

tuo

amore verso
per
contenta ^

me

esser grandissimo e perfetto

e ora

le tue parole
si

maggiormente
io
.

il

conosco
fiata
,

,

e sonne

come
ti

debbo Tutta
,

se

dura e

crudele paruta
io nello

sono

non voglio che tu creda che
che nel viso mi son
di-

animo
;

stata sia quello
t'

mostrata

anzi

ho sempre amato

e avuto caro in-

nanzi ad ogni altro
fare e per

uomo ma
:

cosi

m'

è convenuto

paura
.

d' altrui e

per servare la fama della

mia onestà

Ma

ora ne viene quel

tempo

nel quale io

NOVELLA
ti

V.
l*

59

potrò diiaramenlc mostrnrc se io
il

amo

,

e renderli

guiderdone dello amore
porti
;

qiial portato

m* hai e mi
in fra

e perciò confortati e sta 'a buona speranza (1)5

perciocclit^

messer Francesco ò per andare
p<'r podcslji
gli lini
il
,

pochi

di a

Melano

si

come

tu sai,
il

che per mio
quale

nniorc donalo

bel pnllafrcno:
ti

come
la

andato sarà
fò e
fra

,

scnz' alcun fallo
il

prometto sopra
io
,

mia

per lo buono amore
pochi di tu
ti

quale

ti

porto

,

che in

trovcrrai

meco

e al nostro
.

amore
mate-

daremo piacevole
io
ria

e intero

compimento

E

acciocché

non
,

t'

abbia

altra volta a far parlar di questa
il

inOno ad ora quel giorno

qual tu vedrai due
,

sciugntoi tesi alla fincslrn della

camera mia
che per

la
,

quale
guar-

è sopra

il

nostro giardino

,

quella sera di notte
sii
:

dando ben che veduto non
giardino a
spetterò
re
1'
,

,

fa'

l'

uscio del

me te

ne venghi

tu

mi

trovcrrai

che t'a-

e insieme
,

avrem

tutta la notte festa e piace-

un

dell' altro

si

come

disideriamo

.

Come
, :

il

Zi-

ma

in persona della
s*>

donna ebbe
,

così paìlato

egli in-

cominciò per
donna
,

a parlare

e cosi rispose

carissima

egli è

per soverchia

letizia della vostra
,

buona

risposta

ogni mia virtù occupata

che appena posso
;

a rendervi debite

grazie formar la lisposta
io disldero
,

e

,

se io

pur
è
si

potessi,

come

favellare,

niun termine
rin-

lungo che mi bastasse a pienamente potervi

graziare

come

io vorrei e

come

a

me

di far

si

conviesi ri-

ne; e perciò nella vostra discreta considerazion
nianga a conoscer quello che io disiderando
,

fornir

con parole non posso
imposto m'avete
,

.

iSol

tanto vi dico the

,

come

cosi

penserò

di far seiua fallose

(1)

Sta' a buona tperanta, aYTcìli

il

moilo

ili

clirr.

.

6o

GIORNATA TERZA
dono quanto con-

allora forse più. rassicurato di tanto

ceduto m' avete, m' ingegnerò a mìo potere di rendervi grazie
,

quali per

me

si

potranno maggiori
;

.

Or

qui

non

resta a dire al presente altro
,

e però

,

carissima

mia donna Dio
Per
tutto questo
il

vi
il

dea quella allegrezza e quel bene

che voi disiderate

maggiore e a Dio
,

v'

accomando.
sola parola

non
si
:

disse la
,

donna una
e verso
il

Laonde

Zima

levò suso
il

cavaliere co,

minciò a tornare
fece incontro
,

qual veggendolo levato
:

gli si

e ridendo disse

clie

ti
,

pare

?

Hott' io
il

bene

la

promessa servata? Messer no

rispose

Zima^

che poi mi prometteste di farmi parlare colla donna
vostra
,

e voi
.

m'

avete fatto parlar con

una

statua di
,

marmo
quale
,

Questa parola piacque molto

al cavaliere

il

come che buona opinione
,

avesse della donna,
:

ancora ne la prese migliore
il

e disse
il

ornai è

ben mio
mes-

pallafreno
sì 5

,

che fu tuo

.

A cui
,

Zima

i-ispose:

ser

ma

,

se io avessi creduto trarre di questa grazia

ricevuta da voi tal frutto

cliente tratto n'
:

ho senza
,

domandatavi ve
che
il

l'

avrei donalo
,

e or volesse Iddio

io fatto

1'

avessi

perciocché voi avete comperato
l'

pallafreno
si rise

,

e io
,

non

ho venduto
e verso

.

Il cavaliere di
,

questo

ed essendo fornito di pallafreno
,

ivi

a

pochi dì entrò in cammino

Melano

se n' an-

dò in podesteria
casa
,

.

ripensando

alle

La donna rimasa libera nella sua parole del Zima e all' amore il
amor
di lei dona-

qual le portava, e al pallafreno per
to
,

e veggendol da casa sua molto spesso passare, dis-

se seco

medesima : che
?

fo io

?

perchè perdo

io la

mia
tor-

giovanezza

questi se n' è andato a
sei

Melano e non

nerà di questi

mesi 5 e quando
io sarò

me
?

gli ristorerà egli

giammai

?

quando

vecchia

E oltre a questo,

.

NOVELLA
quando trovcrrò
Zi ma
?

V.


amante comcò
il

io
,

mai un

così fatto

io

8on sola

uè ho d' alcuna persona paura. Io
cjuesto

non so ho
j

pcrcìiò io

non mi prendo

buon tempo

mentre che
io

io posso. Io
.

non avrò sempre spazio come
è egli meglio
seco

al presente
,

Questa cosa non saprà mai persosi

na

e

se egli

pur
,

dovesse risapere

,

si

fare e pcntcre

che
,

starsi

e penlersi

.

E cosi

mefi-

desima consigllntn

un
,

dì pose
il

due

asciugatoi alla
.

nestra del giardino

quali

il

Zima aveva dotto Li Zima vedendo lietissimo come la notte fu

come
,

,

venuta

,

segretamente e solo se n' andò
,

all'

uscio del
j

giardino della donna
n'

e quello trovò aperto

e quindi

andò ad un

altro uscio

che nella casa entrava, dove
l'

trovò la gentil donna che

aspetteva
,

.

La qual \eg-

gendol venire
festa
il

,

levataglisi incontro
j
,

con grandissima

ricevette

ed

egli

abbracciandola e basciandola
la

centomilia volte

su per le scale
,

seguitò

;

e senza

alcuno indugio

coricatisi

gli

ultimi termini conobber
fosse,

d'amore.

questa volta,

come che la prima
,

fu

però l'ultima; perciocchò

mentre

il

cavaller fu a
,

Melano e ancor dopo
,

la

sua tornata

vi

tornò con
il

grandissimo piacere di ciascuna delle parti

Zima

molte

dell' altre volte

,

.

62

GIORNATA TERZA

NOVELLA
Ricciardo Minutolo

VI.

ama

la moglie di Filippello
,

Fighinolji , la qicale sentendo gelosa

col

mo-

strare Filippello il dì seguente con la moglie di
lui dovere essere

ad un bagno, fa
.

che ella vi va,
,

e credendosi col marito essere stata

si

truova

che con Ricciardo h dimorata

Nilente restava più avanti a dire ad Elisa
comìnendata
alla
la

j

quando,

sagacità del

Zima

,

la

Reina impose
.

Fiammetta die procedesse con una
:

La qual
e
,

tutta ridente rispose

madonna

,

volentieri

j

cominla

ciò
le
,

.

Alquanto è da uscire della nostra

citth

qua-

come

d' ogn' altra cosa ò copiosa
:

,

così è d'

esem-

pli

ad ogni materia

delle cose clie per

1'

come Elisa lia fatto, alquanto altro mondo [avvenute son race,
,

contare

:

e perciò a Napoli trapassando

,

dirò

come
scliife

una
si

di queste san tesi
,

(i)

,

che

così d'
d'

amore

mostrano

fosse dallo

ingegno

un suo amante
,

prima

a sentir d'

amore
:

il

frutto condotta

clie

i

fiori

avesse conosciuti

il

clie

ad mia ora a voi presterrà
,

cautela nelle cose che possono avvenire
diletto delle

e daravvi

avvenute
,

In Napoli
le
,

città

antichissima e forse cosi dilettevo,

o più come ne
,

sia

alcuna altra in

Italia

,

fu già

un

(i) "i
!

Ossenisi snnfese nel gen. femminile, rropriamcnte cliiamasi
clic

snntese colui
•vale

ha cura

della chiesa

:

noi

diremmo sagrestano

.

Qui

sp/golistro, picchiapetto.

L' ediz, del

XXVII

ha una di queste

santesse

NOVFXLA molle ricchezze. che quas? a tutti i Napoletani. Nò guari di tempo ciò «picsta fece. aere volava credeva gliele togliesse la gelosia di Ricciardo . fu un dì confortato che di tsle amore si dovesse rimanere per. avvenne assai . era nell'ani- mo che che non più Catella . Amando tutte 1' adunque Ricciardo Minutolo questa Catella. subitamente prese consiglio piaceri . e (pielle coso operando. non eh' altri . che sue parenti erano. lendo disciogliersi di vivere. e cominciò a mostrarsi dello . e a Catella altresì. niimo altro bene avesse che Filippello del quale ell' la in tanta gelosia viveva . ma seconda donna sommamente amasse : e si tanto in questo perseverò per fermo da tutti si teneva che . non ostante clic una bellissima giovane e vaga . per moglie avesse s' innamora d'una . amor di Catella disperato e perciò in un' altra gentil donna averlo posto j e per amor di lei cominciò a mostrar d' armeg- giare e dì giostrare e di far tutte quelle cose le qìiali per Catella solca fare. per si le quali la grazia e . udito dela' suoi Catella . quasi si disperava j e da amore o non sappiendo o non po. la quale . ciocchò in vano faticava conciò fosse cosa che Catella . .. che ogni uccel che per . 63 Minulolo giovane per nobilth di snnguo rliinro. 11 il VI. che da donne. quale. e splendido per cui nome fu Ricciardo . 1' di lutti di gran lunga passava di bellez. nò morir sapeva nò gli giovava E in cotal disposizion dimorando. secon- do r opinion za tutte la. amor d' una donna dee potere acquistare e per tutto ciò a niuna cosa potendo del suo desiderio per\enire. il chiamato sima pii\ ella onestis- che altra cosa amava e aveva caro. Filipjiel Fighinolfo. altre donne napoletane e fu chiamata Catelquale moglie d'un giovane siniilmenle gentile uomo.

le disse : voi m' avete scongiurato per persona che io non oso negar cosa che voi mi doio son mandiate j e perciò presto a dirlovi (i). Catella con sua brigata esservi andata v' similmente con sua compagnia di andò . come lei . si fu a- non potendo più tenersi la pregò Ricciardo che per gli mor di quella donna quale quale egli più amava do- vesse piacere di farla chiara di ciò che detto aveva di Filippello . . portar le solca. . poiché alquanto tenuta . fosse molto vago di rimanervi. ragionare dava l' A lungo andare e l' essenda una donna andata in . pivi loro dì . e a desinarvi. sol che voi mi promettiate che ninna parola ne farete mai (i) Dirlovi. si fa in que' luoghi essendo Catella con poche rimasa . e a cenarvi j Ricciardo. Il . ciarono con lui a motteggiare del suo novello amore del quale egli mostrandosi acceso forte materia . e dimesticamente il . Quivi le donne e Catella insieme con loro incomin. dirlo a \oi. sappien.. . e dentro comin- ciò ad arder tutta di desiderio di sapere ciò che Ric- ciardo volesse dire . e nella brigata delle don- Catella fu ricevuto . quivi dove Ricciardo era gittò Ricciardo verso un motto d' un certo amoi-e di Filippello suo marito per lo quale ella entrò in subita gelosia. ma dircelo è più regolare e proporzionalo col resto della line"-' . dell' amor che . cofa- me vicino ceva andando e vegnendo i salutava il come 1' gli altri Ora avvenne che essendo tempo cal- do e molte brigate di donne e di cavalieri secondo a' liti u- sanza de' Napoletani andassero a diportarsi del mare do ne . faccendosi prima molto invitare. qua altra in là . E . quasi non . 64 GIORNATA TERZA Catella lasciò ma una salvaticliczza che con lui avfa .

. Io non vesse j so se Filippello si . egli è lo slimol di Filippello il qual tu con fargli (i) t 11 testo Mann.. perciocchò quello amore Spassato. anziché qui venissi . mostra di volere fare a ma forse aspettando tempo. per quello che io tniovo in . io non avrei ardire di dirvi cosa che io credessi che noiar vi do- ma. prese giammai onta dello amore io il quale io vi portai o se avuto ha credenza che mai ora da voi amato nella fossi. che dubito che egli non tema ch'io facessi a lui. secondo la stampa di Locca lia trovarti. secondo che io l'ho imposto: io ma pure slamane con glio la . NOVELLA nò con lui VI. io trovai (i) donna mia quale : in casa una femmina chiamai a stretto consi- la io credetti inconlancnle che fosse ciò la che ella era per che io donna mia . madon- V* amassi come gii» amai . 65 effetto j nò con altrui . ed ella ha fate le risposte . me ne curerò meno d' apiirvi il vero d' ogni cosa. . ma. e giurógli di . quando vogliate . Tirati adunque da una parte . sollicitata Le quali io ho tutte da lei risapute. egli l' ha da non troppo tempo qua segretissimamente con più ambasciate . dir- lo . ' • '*" il Dionisi crede che avesse a star trova* m. come che questo sia stato : o no. e la dimandai quello che colei dimandasse Ella mi disse: . se non quando per vedrete esser vero quello clic io vi conterò che . cioè nt trovai. v' insegnerA come vedere il potrete i Alla donna piacque questo che egli piCi il addomandava mai non e credette esser vero . the da altrui uditi : non na . . mia persona niuna cosa no mostrò mai di sospetto. quando ha creduto che io ab- bia men io me quello. fossero se io Ricciardo cominciò cosi a dire . j cioò di volere al suo piacere avere la donna mia e .

E . a questo bagno si di che femmina contenio parti lei .. io farei che egli vi troverrebbe me in luogo di colei cui trovar vi lui si . e di questo fatto mj prega . colei che l' aspettava . ciocché voi non credeste queste esser parole e favole ma te il poteste . Catella udendo questo . farebbe che io potrei essere segretamente ad un bagno in questa teiTa . crede il j . e di subita ira accesa rispose che questo farà ella certamente . senza avere alcuna considerazione a chi era colui che gliele dicea . e vedere e toccare . subi- tamente diede fede alle parole e certe cose state da- vanti cominciò ad attare a questo fatto. che ella era presta d' esser domani da in su la : nona quando la la gente dorme tissima . che voi cre- diate che io la vi mandassi ma. quando voglia ve ne venisse . che a lui se ne convenisse si . Ora non credo . quando alquanto con avvedere con cui stato dimorata . E questo faccendo. risposte e dargli speianza e dice che del tutto vuol sapere quello che io inten- do di fare . . quando io volessi . fossi io fai-ei fosse e quello onore . ché voi conosceste che merito riceve fede . m' hai fatto recare addosso . de' gelosi . se non fosse che tu m' ha' cati . acciocla vostra intera . 66 GIORNATA TEUZA. fia. non . credo l' fatta vergogna che ad un' ora ingiuria che a voi e a me far vuole vendicata sarebbe. e di dirlovi. e grava . ne gli gli farei. e se io fossi in vostro luogo . e che egli . egli mai non avrebbe guatato dove io fossi stata Allora e mi parve che questi procedesse troppo innanzi che più non fosse da sofferire. io feci fare alla donna mia a . per la quale io fui già presso alla morte E ac. non so perdio tener questi mer. questa risposta . io me 1' avrei per maniera levato di dosso là che . secondo il costume . apertamen. o a' suoi inganni . .

e le disse ciò che intendeva di fare. quello che a fare o a dire avesse casa . il dir ella non dovesse giammai sapra so se gli d' averlo udito che promise . U dM[H>»ùiou loro. . dello eoo molta gniuna persona ioftiriata cui lai porolf iOTTCDgono. suo consiglio fosse stato buono e proaltre parole la vi con molte confermò su .NOVELLA VL era egli s\ 67 . . pregandola nondimeno che da lui. sempre che be per cedesse lo egli alcuna donna vedesse . di Ricciardo acconciò la buona femmina . . che. e con lui ordinò costei nella . maggior sospetto che non era seco medesima (1) sìa ila Si girerebbe per lo capo per ricorderebbe. Ricciardo ad aspellare ciardo . una camera oscura molto si come quella nella quale niuna finestra che . quale è allpra . che aveva a Catella detto . e a quelle data ])iìi fede che non le bisognava . tome desinato ebbe si mise e cominciò Catella La donna udite le parole di Ric. . e pregolla che in ciò fosse favore- vole quanto potesse. clic eoo uiaui e coQ tcaU e cou gambe lutti •' aa- giiuuo. nò le fece forse . secondo che potò il migliore . entrò in troppo . ella gli farebbe vergogna . La mattina seguente Hicciardo n'andò ad una biiona femmina che quel bagno. e fece la fede maggiore. quella dimestichezza che era usato di fare 11 che ella ella vedendo . La buona femmina^ che mollo . lume ren- desse risjwudea Questa secondo 1' ammaestramento . gli disse di farlo volentieri . Aveva ove il bagno era . e fecevi nel qua- entro le un letto. egli egli teneva . era teimla . capo (i) '1 Ricciardo contento di questo e parendogli che . . gran fatica a fare j e che fermamente si fatta m: egli vi venisse. » piena di sdegno tornò la sera a casa dove per av- ventura Fillppello pieno d' altro pensiero similmente tornò . gli si girereb.

festa grandis-. stettero il . e . gli . pianamente ben vegna anima mia che ella . Ma . .n per mostrarsi ben d' essere altra era . . Ma che più gnia . . che ella non avrebbe voluto trovare era . di che ciascuna delle parti era contenta^ né per lunga- mente dimorarvi riprendevan Ricciardo la condusse in su favellare in guisa gli '1 occhi più di potere. fattasi alla. senza . . spose si sono Adunque disse la buona femmina andatevene da lo lui. . dimandò se Filippello stato vi fosse quel dì A cui la buona femCatella mina la . disse: sete voi quel? donna che : dovete venire a parlare . così di fervente ira accesa cominciò a parla- le: ahi quanto misera la fortuna delle donne. abbracciò e basciò lui. ammaestrala da Ricciardo. lieto si levò in pie : e in braccio ricevu1' disse . Catella. che dell' alti'a . sima senza dire alcuna temendo se parlasse. poiché a Catella parve tempo è di dovere concetto sdegno man- dar fuori. questo non avverrà e imaginando come dir gli dovesse la notte quando con lui stata fosse. La camei'a era oscurissima. che iscorger si potesse la voce per grandissimo spazio con maggior diletto e piacere dell' una parte . venuta la nona . ri. Ricciardo veden- dola venire tola tella . Catella prese sua compase n' an- e senza mutare altramente consiglio . che cercando andava quel.^8 con GIORNATA TERZA 1' dicendo: veramente costui ha la animo a quella donna e sopra cotal qual domane si crede aver piacere e diletto j . Cano. ma fermamente pensiero . camera menare dove Ricciardo in quella entrò . col capo coperto e dentro serrossi . e fecegli la pai'ola. letto e quivi . il dò to j a quel bagno quale Ricciardo le aveva insegnala e quivi trovata la buona femmina. quasi tutta ? dimorò. non fosse da lui conosciuta.

e iicllu tu come d' . maraviglia che sta notte tu aspettavi di scaricar le some e volevi giugnere molto fresco cavaliere alla battaglia. II. Tu se' bene oggi.. che a casa re cosi debole e vinto e senza possa . non l' ò venuto fatto. ho pii\ . l' Ma . T. traditor disleale che tu la se' Ascolta se tu riconosci voce mia: io son ben dessa. ed essendo altrove innamorato. Io DECAM. suogli mostra- Ma lodato sia Iddio. io sentito liu tutto ardi . gih ò ingannata mostrandolo amore. stato gagliardo. VI. 5 . . non rispondi reo uomo se' chò non di qualche cosa fò di ti f tu divenuto mutolo so a che io negli occhi udendomi? In io Dio ficco io le non mi tengo che . non mani e traggogliti . m' ha altro più di carezze e d' amorevolezze di fatte in questo po<. come ella doveva Chù . NOVELLA come Io . lodalo sia Iddio e alla in ? acqua ò pur corsa giù il mio avvedimento. che il tuo camjH). 69 t' ò male impicgnto l'amor di molte ne' mariti! misera vita me ! gih souo otto anni . che in tutto rimanente che stata son sua. ghe tu hai. Credesti molto ce- latamcnle saper faix* questo tradimento. non l'altrui hai lavorato . nonsou la moglie di Ricciardo. ti e panni mille anni che noi siamo al lume. sozzo cane vituperato Oimè misera me a cui ho io cotanti . credendosi in braccio avere una donna strana . che io sa pos- svergognare .o l' tempo che qui stata son con lui . ! anni portato cotanto amore! a questo can disleale che. che la mia amato. come tu li credevi Non non mi ti apprcsatisti^ tu altrove . per Dio tanto sa altri quanto altri. can ti rinnegato. e cousumiti amore tu se' umi donna strana cui ti reo e malvagio serc stato uom che ? Or con credi tu e»- tu se' stato con colei la ([ual con false lusinassai. lo son Calcila. che tu se' come tu se' degno.

me ? non mi toccare . avessi . pure una volta \ e non so che male qui . rammarico dicono i più mo- derni . Or non sono io donna più di . così bella ? come sia la moglie di Ricciardo Minutolo ? non son ? io così gentil che non rispondi Fatti in costà d' . faresti a forza : ma . 7© t' GIORNATA TERZA alla ho avuti miglior bracchi coda . e non so a che io il mi tengo che io non mando per Ricciardo. tarsi che si io il guatassi . poscia che tu conosci chi io sono . anticamente .. questa credenza . malvagio uomo . non mi potresti . senza rispondere alcuna cosa l'abbracciava e basciava e più che mai le faceva le carezze grandi Per che ella seguendo il suo parlar diceva . se Dio mi dea j io te ne farò ancor patir voglia (2) . mai .. che tu non credi queste pa- devi . molto di male ne potrebbe seguire (1) Infiiìlle. se' . detto. . (2) Mannelli. Pulir votali a (5) Rammarichio . in quanto per te . e rappacificare e racconsolare j tu se' errato Io non sarò mai non te di questa cosa consolata infino a tanto che io ne vitupero in presenzia di quaiui parenti e amici e vicini noi abbiamo. : sì . con laglone biasimare il Ora le parole furono assai rammarichio (3) della donna grande : pure alla fine Ricciardo pensando che se andar ne la lasciasse con . che tu ciò che la gra- tu facessi zia sua . medesimo godeva . tu mi credi ora con tue carezze infinte (i) lusingare. sozzo cane che ha colei . can fastidioso che tu . Ricciardo in sé role . qual più che sé m' ha amata e mai non potò van. fosse a farlo se Tu hai creduto avere la moglie 1' ed è come : avuto . non e è rimaso dunque se io avessi lui . e . avTertilo per molto ben detto. che tu hai troppo fatto arme per oggi lo so bene che oggi. per aver carestia.

71 inganno nel quale tA pnlcsnrsi e di trarla dello era) e recatasela in braccio. che io seQiplicemonte amando aver . . e perciò . vogliate ad una ora vituperar voi il e mettere in pericolo e in bnga vostro marito e me. se voi griderrete si o in alcuna maniera farete che questo alcuna persona fìa ( . me e potrebbe . E perciò . pott'j otid' ella volle gridare la ma . essere che quello tutto . (1) t f^erranito Mannelli e U stuiup Ji Milano. si andare egli la cosa : . . alla voce. non potei il amor con inganno m' ha 11 insegnato avere e sono vostro Ricciardo. non turbate . diciate io dirò ad inganno abbia che non sia vero. che io ucciderei altresì tosto lui come nò me di che mai voi non do- vreste esser poi lieta né contenta. due cose ne avverranno (i) vi L* una di che non poco dee calere ) che fia il vostro ono- re e la vostra buona fama che io qtii guasta: perciocché. e presala bene partire non si che vi poteva . e queste paro- le romor ne fate : e voi sapete che la gente è più acconcia a credere il male che il bene . senta mai per . che a voi Appresmortai so questo ne seguirà tra vostro marito e .• dilihcrò (lì NOVFIJ. v' come fatta fat- che voi venire . Rice dis- ciardo le se : chiuse con V una delle mani egli sia bocca madonna stato non può oggi mai pure stato j . che Catella si udendo . disse : anima mia dolce . non Ga men nimistà tosto creduto a me . quello . sul)itaraente volle gitlarc del j ma non . e conoscendolo letto. che è non se voi gridaste il tempo della vita vostra e. per denari e per doni che io abbia promes- li quali perciocché così compiutamente dati non v' ho come e questo speravate vi siete turbata .A VI. cuor del corpo mio non . anzi vi ci abbia v' ta venire si .

. Ricciardo diceva queste parole. e non vendicala . '^ prima né sarete l' ultima la quale è torvi il ingannata . Sarelibesi mai corretto nel la testo del 27 questo luogo nel tempo stesso che se ne faceva forse. stampa? o sarelJiervi due diverse edizioni di questo 1' Libro io colla data del gli 27? Comunque sia. leggono vendicato. io intendo che da quinci innanzi sieno più che mai. che mie cose e ciò che io posso o vaglio vostre state sieno e al vostro servigio.' 7». e cosi . seguitando quel lesto a penna egli denomi- na il terzo. logoro per logorato ec. è certo clie esemplare il quale il ne ho sotto occhi ha vendica. . Il) no-» eli' tò che gli edltoii del 27. Voi non stro GIORNATA TERZA siete la . e. piangeva forte e . me che molto turbata fosse e molto si rammaricasse nondimeno diede tanto luogo la ragione alle vere pa^ role di Ricciardo. oltre alla conlraffalta di Venezia. io non so come Domeneddio mi si l' conce^ derh che io possa comportare P ingiuria e inganno la che fatto m' hai . ( i ) di ciò m' hai j non mi tener più: sti'aziat^ tu hai avuto ciò che disiderato hai ed hami (i) tu Salviati negli Avvertimenti della lingua ( t. i. non voglio gridar qui . son certo che sarete in questa Catella . mentre che . che ella cognobbe esser possibile ad avvenire ciò che Ricciardo diceva j e perciò disse: Ricciardo . Ora voi siete savia nell'altre cose. co-. come affermò alla stessa Salviati. i. sgombero per isgomberato. yeiidica per vendicata è qui detto guisa che com- pero per comperalo. I. né io non v' ho ingannata per che io vi vo- ma per soverchio amore sempre a portarvi e sia porto e sou di- sposto ad esser vostro umilissimo gran tempo che io e le servidore. mi condussej ma di che io non sarò mai lieta se in un modo o in uno che fatto altro io non mi veggio vendica e perciò lasciami. dove mia que- simplicità e soperchia gelosia sto vivi sicuro . E come .

morte . quando Reina per non perder tempo. taceva Fiammetta lod<nta da tutti. NOVELLAVI. si i«(^c tempo è «U ce . la- sciami. NcU' edis poi dei i5a7 . che ella . io tene prìcgo. NOVELLA Tedaldo turbato con utta VII. amore verso Ricciardo tenerissimamente da quel giorno innanzi l'amò. ma donna 51 fiarte di Firenze: tornavi informa di peregrino dopo al- cun tempo i parla con la donna e falla del suo crror conoscente. Iddio faccia noi godere del nostro. Ricciardo che conosceva avca posto in l'animo suo aurora troppo lurhnlo cuore di non lasciarla . f quMtitò l* 73 di lasciarmi 1 ò piaciuto : tempo hai (i) . vinta con lui si pacefìcò. tanto disse e tanto pregò e tanto scongiurò. è slato ranccllato da mano divena V hai . s' mai se la sua pace non riavesse: perche cominciando con dolcissime parolca raumiliarla.. voltata la sua durezza in dolce . la lia rih si . e libera il marito di lei da . rtl in lungo di esso è stato aggiunto è ornai. che lui gli era provato che uTCi'a ucciso il e co' fratelli pacefica. grandissimo dilotto dimorala E conoscendo allora i donna quanto clie quegli del piò saporiti fossero basci dello amante marito . molte volte goderono del loro amore. A me (1) Si noti che nel tetto Mann. prestamente ad Emi- commise il ragionare : la qual cominciò . e poi saviamente con la sua donna si gode G. . e savissimamente operando. e di pari volonth di ciascuin no gran peata appresso rono insieme .

perso non mai. volere non solamente alcuna sua ambasciata ascoltare. ciò essere la cagione si E . e moglie d'uno Aldobrandino Palermini. andò e pervenne ad An: Filippo di Sanlodeccio faccendosi chiamare e quivi con si un ricco mercatante accontatosi . Al qual piacere Perciocché . piace nella nostra città ritornare sate piacque di dipartirsi . qual che la cagion fosse . . nobile giovane il cui. la fortuna nimica de' si felici s' oppose . ma si era questo suo amor niere che della sua malinconia ninno credeva . fuor . donde alle due pas- e . . del più compiacere né a non . che del suo male era cagione si consumare . presi quegli de- nari che aver potè segretamente senza far motto ad il amico od cona a parente. . che ad un suo compagno. non per colore misto di purpureo e di nero. come un . con lui mise per servidore u' e in su una sua nave con lui in. Fu adunque un . sieme andò in Cipri I costumi del quale e le ma- ~ (i) Perduto se disse sempre il Boccaccio ed ogni buono scrittore. nostro cittadi- no la sua donna perduta racquistasse in Firenze mostrarvi . nome fu Tedaldo degli Elisei il quale d' una donna monna Ermellina chiamata. . 74 GIORNATA TERZA . quale ogni cosa sapea . la donna avendo di tutto si sé a tolse dal volergli Tedaldo compiaciuto ini tempo . dispose . per gli suoi laudevoli costumi meritò di godere del suo desiderio. . via . poiché egli in diverse ma- fu molto ingegnato di racquistare l'amore che gli senza sua colpa fatica pareva aver perduto (i) . ma ra vedere in alcuna maniera: di che egli entrò in fie- malinconia e isplacevolej celato . e ogni trovando vana a doversi dileguar del mondo . per non far di vederlo lieta colei.. E .. innamorato oltre misura .

che davanti alla casa per vederla se potesse . che noa solamente huun pagno salario gli assegnò . due fra- che vicino era donna. Ma : egli vide le finestre e le porte e ogni cosa serrata di che egli dubitò forte . in forma di peregrino che dal Sepolcro venisse. o di (piindi mutatasi frat«'lli Per che . ancora che spesso della sua crudel donna fosse si ricordasse e Me- ramente da amor trafitto e molto disiderasse di rivederla. se ne ven- ne con un suo fante solamente ad Ancona: dove essen- do ogni vsua roba giunta . se n' andò ad uno alberghetto alla casa della sua . ma il fece in parte suo oltre a ciò gran parte de' suoi fatti mettendo- gli tra lo mani . Né di prilei ma andò in altra parte . sua donna portava ed ella a lui e il piacer che di aveva . clic morta non fosse la . e in Firendi ze giunti telli . nel- quale V amore che . più non potendo soiferire. ({nella ne mandò a Firenze egli ad alcuno amico dell' Ancontano suo compagno. . avvi- sando questo non dover potere essere che ticato dimens' r avesse . si raccontava ella . fu di tanta costanza. in tonto desiderio di rivederla acce- se. ed celatamcnte . ni«>re pinr(|iicro si y5 com- aI mercatante . si dispose a tornare a Firenze . Ma avvenne che . . che. udendo egli un dì una canzone alla lei gih da lui stata fatta. : li quali esso fece si b<. forte pensoso verso casa de' se n'andò davanti la . qiiale vide quattro suoi fratelli tutti di nero vestiti di che egli si maravigliò molto: e conoscendasi in tanto transiigurato e d' abito e di persomi da quello che ea- . Nelle t|uali faccende. E messa ogni sua cosa in ordine.ne e con tanta sollicitudine che eHso in }K)chi auni divenne buono e ricco mercatante e famoso. col fante suo se ne venne appresso. NOVELLA VU. che sette anni vinse quella battaglia in Oipri cantare la ..

76
ser soleva

GIORNATA TERZA
quando
si

parti,

che di leggieri non potreb,

be

essere stato riconosciuto

sicuramente

s'

accostò ad

un

calzolaio

,

e

domaudoUo perchè
il

di nero fossero ve:

stiti

costoro

.

Al quale
,

calzolaio rispose
e'

coloro sono

di nero vestiti di

perciocché
,

non sono ancora quindici
e'

che un lor
,

fratello

che di gran tempo non
,

era

stato

che avea nome Tedaldo

fu uccisoj e parmi in-

tendere che egli (i) abbiano provato alla corte che

uno che ha nome Aldobrandino Palermini
preso
,

,

il

quale è

l'

uccidesse

,

perciocché egli voleva bene alla
,

moglie, ed eraci tornato sconosciuto

per esser con
il

lei.

Maravigliossi forte Tedaldo che alcuno in tanto
migliasse
,

si-

che
gli

fosse creduto lui

,

e della sciagura d'Alsentito

dobrandino

dolse
,

.

E

avendo

che

la

donna

era viva e sana
sieri se

essendo già notte , pieno di varii penall'

ne tornò

albergo

,

e

,

poiché cenato ebbe

insieme col fante suo, quasi nel più alto della casa fu

messo a dormire
lo stimolavano e

,

e quivi

per

li

molti pensieri che
,

per

la

malvagità del letto
,

e forse

per

la

cena ch'era
andata
;
,

stata
s'

magra

essendo già la metà del-

la notte

non

era ancor potuto
,

Tedaldo adparve in su

dormentare
la

per che essendo desto
il

gli

mezza

notte sentire d' in su
,

tetto della casa scen-

der nella casa persone

e appresso per le fessiu-e dello

uscio della camera vide là su venire

un lume. Per che

chetamente

alla fessura accostatosi
,

cominciò a guarda-

re che ciò volesse dire

e vide una giovane assai bella
,

tener questo

lume
1'

,

e verso lei venir tre uomini

che

del tetto quivi eran discesi: e
£attasi
,

dopo alcuna
:

festa

insieme
,

disse

un

di loro alla giovane

noi possiamo

(i)

Egli nel numero

del più, aTveitllo.

NOVELLA
ImUio
sia

VII.
,

77
perciocché noi

Iddio j oggimai star sicuri
clic la

SAppiamo fermamente
è stata provata da' lermini, ed egli
zia
\

morte di Tedaldo Elisei

fratelli

addo&so ad Aldohrandin Pa«
la

l'

La confessata, e già è scritta
,

scnteu*

ma ben
si

si

vuol nondimeno tacere

perciocché, se

mai

risapesse

che noi fossimo
ì\

stati

,

noi

saremmo
.

a>

quel uiedesiino pericolo che
sto detto
ta
, ,

Aldobrandino
si

E

quelie-

con

la

donna
,

,

che

forte di ciò

mostrò

se

ne sccsono
,

e andarsi a dormire. Tedaldo, udi-

to questo
gli errori

cominciò a riguardare quanti e quali fosscr

che potevano cadere nelle menti degli uomia' fratelli cìie
,

ni

;

prima pensando

uno strano avevan
e appresso lo inno-

pianto e seppellito in luogo di lui

cente per falsa suspizione accusato, e con testimoni
veri averlo condotto a dover morire; e
olti*e
,

non

a ciò la

cieca severità delle leggi e de'
\olte
,

i*ettori

li

quali assai

(juasi solliciti investigatori del vero,
il

incrudelen-

do

,

famio

falso

provare

,

e sé ministri dicono della
della iniquità e del diavoalla salute d'

giustizia e di

Dio dove sono

lo esecutori

.

Appresso questo
,

Aldobran-

dino

pose. E,
te
,

comcome levato fu la mattina, lasciato il suo fanquando tempo gli parve solo se n* andò verso la
il

pensier volse

e seco ciò

che

a fare avesse

,

casa della sua donna
aperta
ra in
,

j

e per ventura trovata la porla

entrò dentro, e vide la sua donna sedere in tersalctta terrena

una

che
j

ivi era,

ed era

tutta piena

di lagrime e d' amaritudine

e quasi per compassione
:

ne lagrimò
tribolate
j

,

e av>'icinatolesi disse

la vostra
il

pace ò vicina
viso
,

.

madonna non vi La donna udendo
,
:

costui

,

levò alto

e piangendo disse
forestiere:
il

buono

uomo

,

tu

mi

pari

un percgrin
?

che

sai tu di

pace o di mia

afflizione

Rispose allora

peregrino:

.

.

78

GIORNATA TERZA
,

madonna

io son di Costantinopoli

,

e giungo testò qui

mandato da Dio
a diliberar da

a convertir le vostre
il

lagrime in

riso e

morte

vostro marito
,

.

Come
?

,

disse la

donna
qui
,

,

se tu di Costaiitinopoli se'

e giungi
Il

pur

testé

sai tu chi

mio marito o

io ci

siamo

peregrino

da capo

fattosi, tutta la istoria della
lei disse

angoscia d' Aldo,

brandino raccontò, e a

chi ella era
,

quanto

tempo

stata maritata
,

,

e altre cose assai
fatti

le quali egli
la
,

molto ben sapeva
maravigliò forte
ginocchiò
a'
,

de'

suoi

.

Di che

donna
per

si

e avendolo per un profeta
,

gli s'in-

piedi

per Dio pregandolo che

,

se

la

salute d'Aldobrandino era venuto,

che

egli s'avacciasse,
,

perciocché

il

tempo

era brieve
,

.

Il

peregrino mostran,

dosi molto santo

uomo
bene

disse

:

madonna

levate su e

non piagnete

,

,

e attendete bene a quello che io vi didi

e guardatevi

mai ad alcun non
,

dirlo

.

Per

quello che Iddio
avete v' è per
già
te
,

mi riveli la tribulazione la qual voi un peccato il qual voi commetteste (i) avvenuta il quale Domeneddio ha voluto in par,

,

purgare con questa noia
s'

,

e vuol del tutto

che per

vói

ammendi

:

se
.

non

,

ricaderesti (2) in troppo
:

maggiore affanno

Disse allora la donna

messere

,

io

ho uu
il

peccati assai
altro
si
,

,

né so qual Domeneddio più un che

voglia che io

m' ammendi
disse allora

;

e perciò, se voi
io potrò

sapete

ditelmi
.

,

e io

ne farò ciò che
,

per
,

ammendarlo Madonna
so
f

il

peregrino

io

bene quale

egli è

,

uè ve ne domanderò per saperlo

'

(1)
,

t Commeltesli , Mann,
Si ricaderesti
in
.

e

1'

edizione di Milano.

'

(2)

U

R. espertissimo gramalico emendò ricadereste
a.

La lerminazione
•f

i

appartiene

tu, e quella in e a voi .

Rolli

E

con tutto

ciò

anche

1'

edizione del 27 e parimente le due citate
^

nel Vocab. della Crusca

hanno ricaderesti

*

.

.

NOVELLA Vn.n
meglio,

79
fatto. Ditef

ma

perciocché voi medesima dicendolo n' ab-

biale più rimordiraenlo.

Ma vegnamo
,

si

mi

,

ricordavi
,

egli clic \oi

mai aveste alcuno amante

La donna

udendo questo
,

maravigliossi forte

gittò un non credendo che mai alcuna per»
,

gran sospiro, e

sona saputo

l'

avesse

quanlimque

di que' di

che ucci-

so era stalo colui che por Tedaldo fu seppellito, se ne

bucinasse (i)
usate dal
se: io

,

per corte parolone non ben saviamente
di

compagno

Tedaldo che ciò sapea, e rispo-*
tulli
i

veggio che Iddio vi dimostra
j

segreti degli
i

uomini
Egli è

e perciò io son disposta a

non

celarvi

miei.

il

vero che nella mia giovanezza io amai somcui morte è apposta
io

(a)

mamente lo sventurato giovane la al mio marito : la qual morte

ho

tanto pianta

,

quanto dolente a me; perciocch»^, quantunque io rigi-

da e salvatica verso lui mi mostrassi anzi
ta
,

la

sua parti-

la

sua parlila nòia sua lunga dimora nò ancora

la sventurata

morte

me

l'

hanno potuto
;

trarre del cuo-

re

.

A

cui

il

peregria disse

lo sventurato giovane
,

che
si

fu morto non amaste voi mai

ma Tedaldo
la
?

Elisei

Ma

ditemi

j

qual fu

la

cagione per

quale voi con
cui la donna

lui
ri-

\i turbaste

?

offesevi egli

giammai
olljpse

A

spose: certo che egli

non mi

mai:

ma

la cagione
frate, dal
,

del cruccio furono le parole d'

un maladetto
;

quale io una volta

mi

confessai

perciocchò

quando

(i)

Buccinare con due e
solo

significa

manifetlare con pubblicità
ce.

,

e

con
si è

un e

andar dicendo riservalamenle , con riguardo

come

dello sopra, Nov. IV. Giorn. 5.

^
(a)

Il

senso proprio di buccinare è sonar la buccina: in tenso di

propalare usasi mclaroricnmente

Apposta, cioè imputata , ove «leuni

lesti

moderni con mollo ttt

rore

hanno opposta.

.

a*
io gli dissi
la
1'

GIORNATA TERZA
amore
il

quale io a costui portaTa e
,

dimestichezza che io aveva seco

mi
,

fece

un romo^

re in capo che ancor

mi

spaventa

dicendomi, se io

non

me

ne rimanessi,

io n' andrei in

bocca del diavolo
fuo-*

nel profondo del ninferno (i) e sarei messa nel

co pennace (2). Di che
io

fatta

paura m' entrò, che
la

de

1

tutto

mi
j

disposi a

non voler più

dime,

stichezza
lettera
,

di lui

e

,

per non averne cagione

sua

né sua ambasciata più

volli ricevere (3)j co-

(1)
(2)

Infèrno.

Pennace
\ Nel

Lurlescatnente deilo per pennce. Mari.

(3)

testo

Mannclii era ritenere;

ma
clie

Ja

mano

posteriore yì fu

sostituito ricévere f

come appunto

leggesl nella edizione del

1627

e in

quella de' Deputati. Egli è da credersi

da prima
si

si

fosse

scritto

ritenere per isLaglio; perciocché, quantunque
ritener lettere,

dica propriss

imamente
ritenere
;

non pare

a

me

che dir

si

possa con proprietà
ricevuta

ambasciate. Aggiungasi che ritenere
tote avea detto di sopra che la

dìcesi di cosa già
si tolse

e

l'

au"

donna

dal voler alcuna amba-

sciata ascoltare. Sarehhe egli mai da dire che fosse stato qui adoperato

ritenere nel senso di ricevere?

Ma

egli

converehhe mostrare in

tal caso

con esempi o
sto

dello stesso Boccaccio o d' altri autorevoli scrittori che
fatta significazione. Infin a

que-

verho può avere eziandio così

tanto che

ciò
sia

non

si faccia, io

continuerò a credere che non ritenere,

ma

ricevere

da leggersi in questo luogo.
(*)

Io non saprei né vorrei contradire

al Sig.

Colomho, mosso ancora

dall'

aver io trovato ricevere nei tre testi a penna raagliahechiani. Inclino

adunque ad ahhracclar l'opinione d'un amico
che noi non
tili

dotto; e solamente vorrei

ci allontanasàirao dall'

ottimo

testo, se

non dopo aver

fatto inule

sforzi per sostenerlo.
d'

Io perchè esjwrrò alcune mie riflessioni,
si

quali

osieno

alcun peso, o no, non rileva :hasta solo che dir non
il

possa che

sia slato troppo Icggcrniente rigettato

testo Mannelli.

Premetto che alcuni
significazione.

verbi ricevendo in princijiio la particella ri

non cangiano

Tener presso
ritornar di

di se, e ritener presso di se; tornar dì
,

campagna,
non

e

campagna

vaglion lo stesso. Ciò è tanto noto che
il

a]>-

hisogna

d'

esempi. Ora

verho tenere ha tanti significati,

alcuni dei

quali sono anclie fuori del comunale uso, che subito

non

si

può dire,
non
era

che esso

al

tempo

del Boccaccio in

una

cotale significazione

Cap. alcuna quando il voi fa- di lui v' innamoraste di vostra propria volontà . quel sua lettera^ né sua ambasciata più volli ritenere vorrà dire piìt volli accettare. invito. e y come voi medesima vole^ : a voi venne e usò la vostra dimestichezza nella quale e con parole e con muòtiasle . . per quello che presuma egli se n' andò disì sperata ). gli atteneose. tennero G.^ me me che . il In questa slessa Novella di peregrino tantosto n^andò a^ quattro Jratelli e questo fatto . i. Ediz. N. 8. E se tra tenere e ritenere per lo più non suol essere diversità di significaaione. IO. E Novelle auliche Fir. . e perciò tener qui vale Accrltare. ò sol ({Ufi paccato che ora vi tribola te Io so : fermamen- che Tedaldo nou \i fece forza . 1 99. T. o come dicono DipuUili. e disse: voi mangerete innanzi te. di Bergamo p. a. V oste coi compagni di Martrk il pregò Uno ti i |iortnlosi da Sandro Agolanti. il quale accortissimo era . ut've al come si fa la sole . 1778. il mio duro proponimento peregrino sarebbe piegato) perciocché niun desiderio al re avea . N. non si può acconciamente che con accettar P invito. fatti tanto di piacevolezza gli chf? . Socrate rispose agli ambasciatori . Ma la Belcolore venne cioè si in itcreiio col sere e tennegli favella insino a alili vendemmia BoccacTedaldo: rìtcnnc dal fnvcllargli. »' av- vide die questo cavaliere aveva dubitato che essi non avesser tenuto lo'nvito. Credo che i. ed lo 'avito . lo- ro.4Ìu quando gli trovò invitiiti gli avesse . Ma possiamo ad luoghi del cio clic più verranno in acconcio. essi liberamente della sua /e sicurati. 272.. y NOVELLA VU. ceste ste . tener P invito. «e più io fosse perseverato . p. con loro insieme che de^ Juh dì iV/artelUno gli tenesse: cioè che ne avesse premura. a. 9. 6. in ben mille Nella Novella di Martellino. Lorenzo de' Medici. 8t (co- io credo (i). . N. Disse allora il : mondo maggiomadonna questo . se SimiH). allo spedai ter- re* lo' avito. e le lor donne a dover desinare la seguente mattina con Aldo- brandino gV invitò. se egli prima v' amava . G. piacendovi egli . Tennero lo esporre più Or questo modo ili dire. // Saladino . veggundolo io consumare. Nella Delcolore . G. FIACCHI (1) Queste due cUusule tra loro slauno assai duramente ordinate • di mal suono.

82 GIORNATA TERZA faceste . doppi so l' amor raddoppiare. La stampa XXVII ha pagoneggiar. di finissimi panni e in forma hanno recate leggiadra e pontificaesse nelle chiese i in tanto che paoneggiar (2) con . ed . sare innanzi tratto di . se io si ne parlo alquanto largo ad di voi. potavate (i) voi fare ad ogni vostro del vostro . egli non mi disdice. non fosse. chiamano. testo Mannelli. Potavate hanno in questo luogo tiitte le migliori edizioni che ho vedute (1) J" Paoneggian del . ma il voler tor voi a lui che sua eravate questa era ruberia e sconvenevole cosa. . perciocchò strette e dove dagl' inventori de' misere e di grossi panni il furono ordinate e dimostratrici dello animo il quale le temporali cose disprezzate avea quando essi corpo in così vile abito avviluppavano. oggi le fan. se credevate . mi piace di parlarne . pentere . dove sua volontà stata . piacere . e nel marine sììegge: sic est tcstus. e nelle piazze come con le loro robe secolari fan- (1) i. se così fu (che che fu) qual cagion doveva poter muovere a si torghvisi così rlgidatrtente? Queste cose volean pen. Furon frati santissimi e valenti frati si mini y ma quegli che oggi . e cosi vo- gliono esser tenuti ninna altra cosa hanno j di frate se non la cappa : nò quella altresì è di frate fi'ati . mal far . non farle . sì come . . divenne vostro fosse vostro. come farebbe ad un altro. li Or voi dovete sa- pere che io son frate e perciò loro costumi io coutilità nosco tutti j e. così diveniste voi come Così come egli sua Che egli non dovervene . no larghe e doppie e lucide e quelle le .. acciocché per innanzi meuo- glio gli conosciate che per addietro non pare che abgià i biate fatto . e . -vi E .

molte vcjJove molte altre sotto s'in- sciocche femmine e uomini d'avvilupparvi gegnano. comodità. che d'altro esercizio. Li qtinic gettata m-ll' al foìido si rìscrra acqua dal |)csraton. viltà non per divozione. (icsci.NOVKI LA no . acciocché che per . i peccati si purghino e colle messe . non frati . porti questi il pane colui l' mandi quello altro faccia la pie. i «{ira. pianamente f ma a piacere. SS il non si vergognano : e quale col giacchiò (i) pescatore d' occupare nel fiume molli pesci ad tratto . fatica. nanzi ad altrettanti porci essi gitterieno i E perciocché d' conoscono quanti meno sono s' possessori una gran ricchezza. conoscessero piCi tosto il oa sé il guarderieno o di. quegli d' oggi disiderano fem- mine e sto e le ricchezze. ma solamente i co- lorì delle cappe E . cappe de' hanno costoro . un cosi costoro colle fimbrie ampissime avvolgen. ad agio. rete loiula. dosi . si^juificaDo gli altri. e in altre cdixioni ma qui aon due parole te. Con poi a grande agio. dove gli antichi la salute disile deravan degli uomini. VII. perciocché adagio tutta una parola significa lentamendivise. . le E perciò. a suo agio e . (a) Adagio è nel testo Mann. e in mostrare che con mosine a loro ti . ed è lor maggior sollecitudine. sono rifuggi- a farsi frati . molte pinzochere . e tutto il lor desiderio hanno po- pongono in ìspaventare con romorl e con dipinli- ture le menti degli sciocchi. tanto più stanno ad agio (a). e per il non durar vino . se coloro che . ognuno con romori e con ispaventa menti vere alti'ui ingegna di rimuodisi- da quello a che esso di rimaner solo li) s' Giacrhio. acciocché io più vero parli. e avvicinandosi e cuopre e richiude . le fanno vedessero a cui le fanno . tanza per anima de' lor passati E certo egli è i il ve: ro che le elemosine e le orazioni purgano peccati ma o il .

cioè che voi empiate loro fidiate loro i borse di denari (i). siate padi- zienti . di quegli i si possano fare cappe più larghe procacciare vesco- vadi e r altre prelature maggiori di ciò che mostrato hanno dover menare a perdizione chi l'avesse. Se tu andrai lor alle . frate dirà di venirti a casa a contaminare la tua famiglia Perchè vo (i) io dietro ad ogni cosa ? essi s' accusano Denaro. quanti sica quegli a'quaji la fanno cotal risposta che non intendono per lo moil do che gliono essi la gli dicono gran parte di loro sanno. vostri segreti l' . 1' avere risposto fate quello . essi possano fare quello che se i secolari fanno essi fare non potranno. i frati non avranno luogo il sarai paziente o perdonator d'ingiurie. danaro. . che a' pastori. che sconce sono e . acciocché. tutte sante. che noi diciamo non quello che noi facciamo d' l' estima- no che sia degno scaricamento ogni grave peso esser costanti e dì essi quasi più alle pecore sia possibile ferro . tutte oneste. guadagni. . ma que.. ^4 dera . rimovendosene gli sgridati. E . sto (*2) perchè ? Perchè . di queste cose e di ripresi . ne dattorno . le fatti restitutori . serviate castità . Vo- odierni frati che voi facciate quello che dile cono. GIORNATA TERZA Essi sgridano centra gli uomini la lussuria . Maanelli. molte altre : . poltroneggiare nell'ordine . ma danaro appo numero del più i migliori scrìUori si trova per lo più usato nel ('j) "i" Queste. Chi non sa non può durare il ? che senza denari tu ne' tuoi diletti la poltroneria i Se spenderai denari. ac- ciocché. danaio.. perdoniate ingiurie guardiatevi del mal re : cose tutte buone. frate non potrà femminon Se tu non ar. . Essi danuan 1' usura e i malva. E quando fanno . agli sgrldatori ri- mangano gi le femmine. .

voi ruba- Tedaldo . che egli non le uccidesse con sue mani : e la legge vuole che colui si fa fa. II. |>otcre essere? o. se dar vogliono perdio non segnitano Evangelio ? : quella altra santa parola dello ciò Cristo a fare e ad insegnare incomin- Facciano in pri.. quegli adunque così falli andrem dietro chi fa fa (|uel . vi disse . in quanto in voi fu . e nou pcf prepgsuione. NOVELLA la scusa.nc- da malvagilh di mente procede . Che . 6 . si se astinenti e santi j)urc a questo non si credono . mondo : Questo concederh ciascuno L' usare la dimestichezza d' uno il uomo una donna il . che ò cagio- ne del male che sia in quella medesima colpa esilio e dello es- che colui che '1 E che voi del suo sere andato lapin per lo mondo sette anni non siato (l) Arrerti questo innansi per più lotto. DBCAM. VII. mostran- dovi ognora più cnidele. ma Iddio sa se egli fa savia- mente Ma il . cioò che gravissima colpa sia rompere la matrimoniai fede non ò molto maggiore l' il rubare un il uomo ? Non è molto maggiore pinaiìdo per lo ucciderlo o ? mandarlo in esilio ta. eh' e' vuole. . già di sopra v' è dimostrato togliendoli di- voi che sua di vostra spontanea volontà eravate . . T. . venuta l' Appresso dico che . solamente delle donue secolari ma de' moniateri i e pur di quegli che maggior romor fanno in su perga? mi 'I . 85 qunntc volte nel cospelto degl' inlcndenli fauno quel- Perchè non si stanno egli innanzi (i) a casa. ciò che frale che vi sgridò . di mille veduti vagheggiatori amatori . A . posto pur che in questo sia da concedere . è peccato naturale ciarlo ste rubarlo o ucciderlo o disc. ma essi . visitatori non . voi uccideste perciocché per voi non rimase s' . |K)i ainmaestrin gli . altri Io n' lio de' miei .

quanto eravate voi sopra ogni parte si . altra donna da . dovrebbon colui aver gloriale quando da alcuno amate sono e caro . Il . re alcun brodaiuolo manicator voi il vi sa- pete : e forse disiderava egli di porre sé in quel luogo egli s' onde ingegnava di cacciare altrui è quello che la . tutta nelle vostre mani ? era da lui rimessa Non era egli nobile giovane non era egli tra gli altri suoi cit- tadini bello a' ? non era egli valoroso in quelle cose ? che giovani ? s' appartengono non amato? non avuto ca- ro non volentieri veduto da ogni uomo ? né di que- sto direte ticello di no . esse pensando e quanta e qua! sia la nobiltà da Dio oltre ad ogni altro animale data all' uomo . . in Sì che molto mag- giore peccato avete commesso . Adunque come per detto d' un Io gli fra- pazzo bestiale e invidioso poteste voi alcun lui ? proponimento crudele pigliare contro a so che errore s' non uo- è quello delle donne . se in trovava dove onestadi voi potea favella. rimovesse giammai . e senza generar sospetto . Questo pec- cato adunque divina giustizia. mente re . le quali mini schifano e prezzangli poco dove a quello die elle sono . che come voi mossa esse- dalle parole d' un frate . tanto tanto magnificata . lui. Niuna cosa fu mai tanto onorata. GIORNATA TERZA questo non si può negare. Ogni suo bene ogni suo onore ogni sua libertà.86 cagione . . . l' avete : senza che io so che egli più che esal- ama. si . qualunque s'è l'una che Tedaldo di queste tre cose dette che nella sua dimestichezza forse non commetta vate . il qual per certo doveva di torte . la quale . . Ma veggiamo j meritò queste cose: certo non fece. sommamente e con ogni sollicitudine ingegnarsi di compiacergli si acciocché da amarla non faceste. Voi medesima già confessato sé v' tata .

e in gran ])a rie i parla vostra dimostrazione . cosi il ingegnaste di lor voi medesima a Te- vostro marito senza ragione per . . vostfo ren- amore. e molto maggiormente fare è se mai avviene che Tedaldo ([ui torni . la vostra benivolenza e dimestichezza il gli diate. se egli la vostra grazia Disse (l) l^re Coti ainl>e Il le e strette dissi* scm|>r« il Boccnccio. . cato a lui udendol dire . madonna stato . eluse sempre deve ed alcuna volta per accorciaiucnto de. conviene proniellere questo : . . bilniicln tutte le sue operazion non ha voluto v' lasciare impunito: e cosi srnAa ragione daldo. buono . se per me si potesse . le sue ragioni. deve oou mai. non so per perche bisogni che disse : io il vi A cui il peregrin . quando la donna. Tedaldo non ò punto morto avesse quello che Iddio mi dimostri. si e perciò quello che non dee (i) poter fare prometta. Aveva sue parole finite. Dalla quale se liberata esser volete quello cbe a voi . volentieri V ammenderei nella maniera fare f che detta avete: ci ma questo come si può Tedaldo non potrb mai tornare: egli è morto. estimava tribolata . e in quello stalo ti il ripognaleuel quale era avanal che voi scioccamente credeste peregrino le mallo frate. «^ mena ad effetcome voi . dal suo lungo il sbandeggia mento la vostra grazia.NOVELLA VIL con giusta to . Tedaldo adope- e . disse : amico di Dio assai conosco vere le cose le quali ra- gionate. e so per certo per quel pec. Tedaldo è stato ed è ancora in perìcolo e voi in tribulazione. perciocché verissime le parevan . Pet. conosco chi sieno santi tenuti : frati inilno ad ora da il me tutti e senza dubbio conosco mio difetto es- sere stato grande in ciò che coutro a rai . in ma è vivo e sano e . che attentissima niente le raccoglieva.

le quali forse furon cagione di farne parlare quel cotanto che parlato se n' è diso- nestamente . il peregrino: madonna. conio sciornamenle hanno molli testi. gli avea donato > notte che con lei era stato : e mostrandoglie? disse il madonna . sa. La donna che al- lora disse questo fo io e farò volentieri j né cosa po. dove voi quello prometter . vogliate. e di il capo cappello. quasi che il Bocc.1 il quale guarderete che per mai non e soli. vi diciate io vi accerto che Tedaldo è vivo. donna : guardate che voi diciate j io il vidi morto davanti bagnai alla mia porta . madonna acciocché io vi un segi-eto mi convien dila vita vostra voi mostrare. il mio marito allora a libero senza danno e ?>Tedaldo vivo Parve Tedaldo tempo di pa- lesarsi e di confortare la donna con più : . e disse . e fiorentino parlando (i) disse. diligenza il quale donna . la donna t il vide cosi il riconobbe. . trebbe avvenire che simile letizia mi fosse . ed ebbilo in queste braccia gli il e di molte mie lagrime morto viso . rebbe il vedere . Allora disse . che che voi e . certa speranza del suo marito . Essi erano in parte assai remota somma . coniidenzia avendo la donna presa della le santità che nel peregrino tratto fuori . conoscete voi questo Come sì. e disse consoli del vostro marito . messer io donai già a Tedaldo . di più punte di coltello. manifestiate. e me (i) Fiorentino parlando. cioè in quanto i itila pronunzia. . pareva che fosse : per che Tedaldo i uno anello guardato da lui con la somma V ultima le . .88 allora la GIORNATA TERZA. in tutto questo libro che scrive conoscere . Il peregrino allora levatosi in piò e prestamente la schiavina gittatasi da dosso. nonpercLé dicesse conosciele con la nella terza sillaba. per doverlo at- tenere io spero : che voi il vedrete tosto.

comò egli slvsso Jirù nel proemio JcUu ae- gucntc giornata. la la ctliz...). andare come vi- (1) . (a) ^ Cioè nejui "t ucciso.. io sono vostro Tedaldo vivo e sano . fuggir . Né i Deputati lu ni- il SaKiali approvano gran fatto chiuriìkii inamente vi s' giunta di quella yofX fossero. A cui il Tedaldo disse madonna non dubita. ed esjirime quasi lo stesso quo' del 27. tcneo il di Sosia ncllìi l'Andria di Tcrenaio. e. che non può della Toce riconoscendo ma 1' io non so {xu egli »e tenere la voce tP alcuno e per conoscerla con certezxa (che cosi creder ti spiega) sia modo ti^9C. si teme} e non si pri a riceverlo gli come Tedaldo venuto di Cifece incontro mn. e mai non fratelli morii nò si fu' . e piiingcndo gli si gìllò alcollo. do dalla sepoltura quivi . (3) sua voce e alquanto più riguai*datolo e seco alTeruiaudo che per certo egli era Tedaldo. così di lui temendo come vi de* morti corjìi . ed è. tornato : . se poi veduti . possa che usato ablòa il Boccaccio. . Quando . II.. es&cr non piitea nella donna nù la „ timor né duhhiexza per „ tuono suo naturale per vece di voce di Tedaldo quaud' ei le parlu\u nel esser da lei conoaciulo. (1) t Come del i5a7. il conoscendo Tedaldo tutta stordì . come Tedal. si volle t^ mendo te . morto (a) che die voi ed i miei credano la La donna . si dclil>cr() finalmente.. e {)oi di nuovo alifuanto n più riguardatolo. . la „ Chi ben riguarda die' egli).-<no. e temendo . Il testo Mannelli jhko copra ha conosciele. Certo per assai facile lo la clic riconoscendo gran simigliausa delle lellerc il m cil n si rende «lirsi scambio di tenendo con temendo. gli editori (S) Riconoscendo leggono e del 47 e i Deputati. rassicurata alquanto. conoscete voi lui esser ? 89 vide . NOVELLA Vn.. e pare rlie (piesta {virola vi 9 adatti assai meglio eliu la voce {«mendo: ad ( o^i modo „ „ fu di contrailo avviso jiarolu il Salviati. e appresso quasi la temendo voce di Tedaklo. dell' „ quelle vanno imitando mutasionc de' movinicuti animo j)cr di colei: la qual da lo coittrarìo pinma russicuralu ulijuunlo. . Ma osserva il Dionisi che. e seco iij/crmiindo che per certo egli era desso. la donna .[Awcrìitn. die' egli. vivi /ossero. ijualc intende. . Esso |>er tanto in il temendo legge lenendo. L 1. piangendo «ciixa ( iiun palli fiorentino.

o forse dalla lingua provenzale. . A dobrandin rispose: valente uomo. la io sono un tuo ami. t Dal frencescon dit. e postosi con lui a sedere. col piacer de' prigioniei'i (i). senza alcun fallo avanti la sentenzia della che doman attendi . rimessasi la schiavina e '1 cappel- basciata un' altra volta la donna. se a reverenza di lui un picciol . Pinogli.At^ carcerieri. a lui se n' entrò. amico dei essere. basciata e abbrac. ciala lei disse madonna egli non è or tempo da fa- re più strette accoglienze: io voglio andare a fare clie Aldobrandino vi sia sano e salvo rendalo . uè mi ricordi mai più averti veduto. E . della sua salute. sia sera dove tu quella della tua assoluzione udirai. e cola se n' dove Aldobrandino in pi-igione era. e perciò. gli disse: Aldobrandino. io voglio stanot- te poter venir da voi e contarlevi per più agio die al presente non posso. E nel vero il peccato per lo quale uom dice (3) che io debbo essere a morie giudicalo. . co . a te mandato da Dio per tua salute al quale per la tua innocenzia è di te venuta pietà. Salviali.()o GIORNATA TERZA basclollo dicendo . se io l'ho buone. dende tante voci e forme di dire sono venute alla toscana favella. ediz. poiché tu della mia salute se' soUIcIto . come che io non ti conosca. tu . e con buona speandò ranza riconfortatala da lei si partì . lo . sì veramente . sii ben tornato : Tedaldo. del iSsy e Deputati: vagli. voi udirete novelle clie vi piaceranno . come io credo. più di paura della soprastante morte pensoso salute j che di speranza di futura e quasi in guisa di confortatore. dono che io ti domandemorte cui Al- rò conceder mi vuoli (2) . come tu di. della qual cosa spero clie avanti che donian sia sera. io noi commisi {\) (2) (3) \ t QÀoh. gli si gittò al collo e : Tedaldo mio dolce .

ciance o parole^ frascherie o baie. al peregrino il . che il latino ilice nuncìus V r Ilalin comitneinentc dice nuove. volentieri loro perdonerò ed ora loro perdonoj e se io quinci esco vivo e scampo. . e in segreto ad un cavaliere che quella tenca disse cosi. gik fatti. promettessi e p<TÒ (piello che . presente misericordia di picciola . non che una j farei volentieti non elle io . io lo serverò fermamente. Significa ancor /'avola. lui partitosi. il Novella e novello è nome acuivo e vaie medeùioo che nuovo.'„ Io pur ascollo e non . né con quanto ardor 5 . . o<]o novella .. ti ila . ginmmni za di . o Coae a così fatte novelle ^ . peregrino allora . signor mio. raccon- tanicnlo di cosa avvenuta vera o verisimile libro. per amici . „ . acciocché Iddio mia salute intenda . se egli . in ciò fare quella mnnicia terrò che a grado Questo piacque altro. desideri . quello che a' io voglio niun' altra cosa ò se non che tu perdoni quattro . senza volergli dire stesse: sommamente pregò che di buon cuore il che per certo avanti che seguente giorno Guisse egli udirebbe novella (i) certissima della sua salute. addoinanda dio s<>nza fallo ov' egli avvenga Il che io scampi . così ti quali forse a cjut'slo roiulollo m' hanno ha al Ma dico a reveren- Dio . Significa come sono le cento Ji questo tali. se non chi riceve alla oflese ma tuttavia . lor fratello esser colpevole ed abbigli per ti fratelli e . „ Che „ novelle son queste? Non attendo •e ed altre assai che ne Iruovano per lutti gli autori volgari. dove essi di questo : dimnndin perdono A cui Aldobrandin rispose non sa quanto dolce cosa si si sia In vendetta l' . disse. ciascun dee volentieri faticarsi iu farcite la veri ih del- (1) Novella ha {liù significali . Non il' n$|)ctlato 1)cn fresche novelle „ Potr. 91 li nssai dogli altri ho . fratelli di Tedaldo l' averli a questo punto condotto te credendo nella morte del . e . me piace ogiii gran cosa ri . se E da n'andò alla signorìa. NOVELLAVO.

con al- licenza dal gentile la casa di uomo si partì . no il luogo che voi tenete acciocché coloro non poril tino le pene che non hanno . cosa acciocché av1' e i peccatori sien puniti . avete rigidamente contro Aldobrandin Palermini pro- ceduto . aveva molta noia data e volutala sforzare a fare . peccato commesso. .. e parvi aver trovato per vero lui essere stato siete . e massi aiamente coloro che tengo. per sua introdualbergatori e zione iu su il primo sonno i due 5 fratelli lor fante a man salva prese e lor volendo. ha voi sono (i) qui venuto a voi E come voi sapete . e narloj il per condanio che è certissimamente falso sì come credo avanti che mezza notte sia . roso uomo da . La qual male . voler suo peregrino questo avendo saputo . j dissero perciocché egli alla essi nello alber- dell' un Il di loro. tutti noi soffersero j ma ciascun per so. per rin- venire come stata fosse la cosa. e posseditori dis- sero i Toscani antichi. 93 le cose si GIORNATA TERZA conosca. e certo vi si legge e nell'edizione dol 27 e nelle (2) Ucciditori . avervi mostrato. venga in onor di voi io e in di chi meritato . Do: mandati della cagione moglie go il . . ha io se ne venne . ma è da giudicarsi piuttosto che omesso per inavvertenza. non essendovi . ed occultamente madonna Ermellina Mann. altre posteriori. e non uccisori. e poi insieme apertamente confessarono sé essere stati coloro . che Te- daldo Elisei ucciso aveano non conoscendolo . valo. e lei so- (1) il t II testo qui venuto a wi Non pare clic siasi taciuto siasi verLo sono per la figura ellissi. al quale d' Aldobrandino increscea vo- lentier diede orecchi alle parole del peregrino j e te cose mol- lui sopra ciò ragionate '1 . porre al martorio. ma ben possessori. dandovi gli ucciditori Il (2) di quel giovane nelle mani. quello che Tedaldo Elisei uccise.

NOVELLA la . . e pochi di appresso l' a' mafattorì (i) dove la testa . un dell' altro s' prendendo . tocx. pregalo che occultissimo fosse pure . che è quanto a dire mali facitori Io ne ho titcnula T antioi lìb lesione uioMo dalla aulotiti di ai riputate odixioui. com- messo avevan omicidio fece tagliar Essendo adunque libero Aldobrandino con gran letizia di lui (1) t L'edisione del 1718. che fatto avea . . no s' usci della casa della . cioè mali. in abito peregri. VII. 93 essendo ogni altro della casa andato a dormire^. E . ciò. . Aldobrandino La si- venuto giorno e parendole piena informali- zione avere dell'opera. attendere il a' fatti d' .. il quale veramente credeva aver pianto mor. prestamente Aldobrandino berò . del LXXIII e del LXXXVU ntaluUori. e dacajx) . . .cuinpa'^ta. La donna di due così fatti accidenti e così subiti cioè di riaver Tedal- do vivo to . al letto. scamdo rhe da ma' . di l' buon volere fecero graziosa e lieta padilettosa gioia levatosi. co- me alla il giorno appressò Tedaldo avendo già donna mostralo ciò che fare intendeva. ora fosse gnoria . . che per cer- to tu riavrai domane qui sano e le salvo il tuo Aldobran- dino} e per darle di ciò più intera crcdenra. affettuosamente abbracciò e basciò il suo Tedaldo e andatisene insie- me ce . parimente disiderosa d' udire buone novelle del marito e di riconciliarsi pienamenr Alla qual venuto con lieto viso te col suo Tedaldo . rallegrati . disse : carissima donna mia .'* 1* trovò clic aspettava . e di vedere libero dal pericolo Aldobrandino si il quale fra pochi dì credeva dover piagner morto tanto lieta quanto altra ne fosse mai . quella di . XXVU. e Jattorì. . donna per dovere quando . eU moderma mi testo Mannelli e nelle edirioaì iu rece di malJaUori leggesi io jM-nso. pienamente raccontò . na niiinnesc hanno a* innl/altori del Livomo del 1789.

ne ricevesse i quattro e le lor donne aggiu- gnendo che invitargli esso medesimo andrebbe incontanente ad al alla pace e suo convito da sua parte. domandò ad Aldobrandino promessa Aldobrandino liberamente rispose . che dicesi molto lienc nel minore e nel maggior numero (1) t Osservisi questa forma di dire invitò a dover desiuare in luogo di invilo a desinare. dove- . lo suo scampo scornati. di fargli onore e la non . i Ma fra- parendogli dopo alcun di (i) tempo di dovere telli riducere a concordia con Aldobrandino . Lenclu: dic'. si potevano veder e spezialmente donna che sapeva a cui farlosi. e questo fatto loro e le lor donne a dover de- sinare (2) la seguente mattina con Aldobrandino gl'iu- (i) Di. Ed essendo Aldobrandino di quanto al peregrino piaceva contento telli . avvenuto . la sé essere ma armati per tema . lui alla lor casa condussero per . gru. "l numeri. stare : l'amistà d'Aldobrandino racqui.. 94 GlORNxiTA TERZA i e della sua douna e di tutti suoi amici e parenti. quanto nella città gli piacesse di stare festa e quivi sazii .griie e regi si usano Evvi anche piò. e co- noscendo manifesta mente ciò essere per opera del peregrino tanto . apparecchiato te A cui il peregrino fece per lo seguen. a' quattro fratal e Con loro assai delle parole si che intorno a materia richiedeano . li quali esso sentiva non solamente per . . do- mandando perdono. dì apprestare un bel convito nel quale gli disse che voleva che egli co' suoi parenti e fratelli con le sue don. usate. Fretjuentcmenle unisce il Boccaccio /jt//e/t'. re sono tre soli i nomi d'una slllal)a clic lia la iiosli-a lin- gua serventi ad ara])edue ancor nel verso. al fine con ragioni irregli pugnabili assai agevolmente condusse a dovere. il peregrino tantosto u' andò .

magnificamente le Ed gli essendo stati serviti nel uomini parimente e cOvsa donne . Osscnisi come periodo piglierrbbe stati wn damento se si leggesse.NOVELLA VIL vitò. La mattina adunque i mangiare primieramente così vestiti di quattro . te non una Nasce tale taciturnità: leggasi col MS. come erano con alquanti loro . comrimi- pagnia erano da Aldobrandino invitati. vennero. che Imt- devole. tennero s(?guente in su fratelli di l' invito. G. l' 9$ ora del ed essi liberamente della sua fò sicurali.. nò avendo avuto ia . gittate si l'armi in terra sero . tentarono d' rrorn* non \i riuscirono. aTTerbialmente. . emendò se non una taciturnità . o. darlo e tonol»l)ero il disordine di questo |)erio«lo. R. A. per lingua no» nlqunnto ili energia nll» espressione In questo U •tra parteci|)« dcDa inglese. altro che. colla sola ili(Tcren«n che tloTC noi gli «la usiamo ciò die gl'Inglesi ne formano il 80^f. volere con (lare nllri verl>i iiii'i così jicr un certo tcuo . quello la alcuna altro die laudcvole se non una . la tari tura ita stata per lojresco dolore ec. se non ima. amici vennero a casa Aldobrandino va j che gli attende- e quivi davanti a tutti coloro che a fare lor stati . con poche parole spacciandosi ogni ingiuria ricevuta rimise. Aldobrandino lagrimando pieto- samente gli ricevette . wouWcc. ed A. nella quale iisansi qunsi «Ilo stesso . R. Ne avendo avuto in quello cosa alcuna altra. e da madonna Ermelconvito lina e dall'altre donne graziosamente ricevute furono. e co* D.iunlivo. nel!' infinito. e tutti basciandogli in bocca . "t il dljordine in questo luoqo dair essersi usato il il gerundio in regolare an- Tccc del verbo. tutte di bruno vestite . a ilir meglio. nelje mani d' Aldobrandino perdonanza domandando di ciò che contro a lui avevano adoperato. Tedaldo nero . punii mag- non crcdcrclJie. modo eouldy shnuld. ed essendo msgnificamente serviti nel con- . e G. Appresso costoro le sirocchie e le mogli loro. Vctlcsi onrlic tra le lingue d' indolo nssni dispamtn hncci in certi gior avvicinamento che altri a prima giunta (i) Rolli. tacilurnitù (i) stala per lo fresco dolore rappresen- re.

venuto il tempo di tarla via. JS'oji avendo avuto nel . IIACCUI. la taciturnità stata per lo fresco „ dolore rappresentato ne' vestimenti oscuri de' parenti di Tedaldo „ ec. si non concede di fare. Colombo. la Ha poi la detta edizione il punto fermo dopo voce iicrorto. più sottili investigatori del proprio ufficio di ciascuna delle parti del discorso. L' edizione del testo Mannelli ha la voce Tedaldo. di fra Guittone. ma non comincia per lettera grande la voce seguente per: e forse è quel punto minimo. ma noi fanno già dopo la voce accorto.^ . I Deputali e Salviati fanno punto fcnno dopo voce pe- Tedaldo.. 21. Posto ciò io regolerei l'interpunzione del periodo in questa guisa : Jid eascndu stati mugnijìcamentc serviti nel convito gli uomini parimente e le donne. ed egli se n' era accorto) sto ma. la taciturnità stata per lo fresco dolore rappresentato ne'' vestimenti oscuri de' parenti di il dii'iso e'Z Te- daldo (per la (fual cosa da alquanti convito del peregrino era stato biasimato. che stacca una parte del pe- riodo antecedente. Da questo luogo del Boccaccio e da simiglianti delle cento Novelle an- tiche. addurrò solamente l'osservazione del Slg.se non una. ili pag. de' Villani e di altri scrittori loro contemporanei apparisce avere gli antichi autori toscani assegnata alcuna volta al ge- rundio eziandio la funzione del verho.se non una. convito cosa alcuna altro che laudevole. ciò che ho detto altrove zione nelle stampe gli che la cattiva interpun- fa spesso nascere il disordine de' periodi. Ripeterò ancora. la qual cosa a noi. r Opere del Baccaccio dell'edizione di Napoli 1725. ne avendo avuto in quello cosa alcuna altro che laudevole. gli si levò in pie ec. riodo. la Parmense. e ne fa nuovo periodo affatto sospeso.. non ehbe in quello cosa „ cuna altro laudevole. si levò in pie ec. Finalmente all' uopo di esporre il mio concetto mi giova la particella avvertire che nei tre testi a penna magliuhecliiani manca Ma incominciante nuovo pe- riodo dopo la voce accorto.. (•) (*) Gran . e seguitano di il La moderna Livorno del 1789 concorda con . V. . varie Premetto che in questo luogo hanno interpunzione varia il edizioni . Parte 2. PotreJdie aJ la parlicella 7. a me non dispiace. se non la taciturnità ma venuto il tempo di torta via. alcuno parere poco (alzantecon antecedenti Ravvici- nandola a che si riferisce. di che parlali Salvini nelle Prose Toscane. Oltre a- esempi da me uddolti ne accennerò un altro che può vedersi nel1. e comincia la voce seguente il Ma con la lette- ra maiuscola. 226 principio. GIORNATA TERZA Tedaldo : tato ne' vestimenti oscuri de' parenti di per al- \ito gli uomini parimente e clie le donne. ove tro\asi un punto fermo.2«. conte seco dispo- uvea. che punto dopo è la più giudiziosa. pag.. disordine hanno trovato gli i critici in questo luogo del Boc- caccio Messi da parte antichi.

poi- ché avendolo avuto continuamente con voi non lo avete conosciuto . venuto tempo da gli altri le torla via .. ha che più volentieri farei io. e nou senza grandissima malungamente raviglia di tutti guatato.* ^NOVELLA VII. . avanti che alcun s' arrischiasse a credere che '1 fos- se desso. fu (•»). Gli «liUiri <Vl XXVII. seco dis|>o. de' suoi accidenti raccontò. festa a Tedaldo? na ce faccia ta A cui udenti tutti. e si- migliante appresso fecer le donne. lessero i7 lUviso il e F invito. la qvial lesione fu ritenuta cxiandio «W Deputali. come l'altre donne. si levò in piò mangiiindo ancora frutte . ed egli se n' era accoril Ma come . Il che Tedaldo vedendo. disse: che è questo. io il vi voglio mostrare. niuna cosa è mancata a cpiesto convito . f Ricotioscitdojii e lungamente guatalo. Ermelliua? come non fai tu. e il IMiò (Mica dir molto bene Boccaccio il diviso e 'l coavito d*l pere- grino {•i) . assai de' lor parentadi. Il che Aldobrandino veggendo. pcrt'gtino iicrrl. avea. Perche i fratelli e gli altri tutti di lagrime il d' allegrezza pieni. la gli donna rispose: niu- n' . . cosi le non parenti come le part. in una giubba di '/. cousiderato le sue opere (i) + Cosi legge il Mannelli. e riconosciuto. '1 peregrino era stato biasimato to . a doverlo far lieto se non Tedaldoj il quale . si abbia fatto festa e che come colei che più che per gli è tenu- che alcuna altra. il ' 97 convito (i) del In Climi cosa da al({uanli diviso e . E di dosso git- tatasi la schiavina ed ognitibito peregrino. uomini il delle cose tra loro avvenute.c il con- vito crasi fallo non ilal ma da Aldobrandino. e disse.endado verde rimase. Ma S>I- \iali fu d'avviso che foste meglio attenersi anche [qui alP ottimo lesto: il |HTriocchè convito era stato pensamento ed impresa del peregrino.nti. ckl 97. fuor che mounaErmellina. Tcdis.sto . ad abbracciare corsero.

canti e balli e altri sollazzi vi fecero assai: per la qual cosa il convito fine. Questa di j liberalità Aldobrandino piacque molto a' fratelli Tedaldo e a ciascuno uomo e donna che quivi era via. : va' via . Matt. .^ io t' GIORNATA TERZA abbia riavuto . per questo ciascun fé sta a Tedaldo vestimenti neri in dosso si tolse . che fosse nata nelle menti d'alcuni dalle parole state. e volle che quivi altri vestimenti facessero venire . ma le disoneste parole dette ne' di che noi piagnemmo colui. maniera tegnendo giorni . come . Fatta e ogni rug- ginuzza (i). adunque da stracciò li esso medesimo e i a' fratelli bruni alle siroc- chie e alle cognate si . tosto le- va su . Li quali poiché si rivestiti furono . . bene dimostrato ha quello : sere stato falso senza che io mai noi credetti . abbraccialo . me do ne fanno stare -A assai cui Aldobrandin disse . E preso dalla ruggine che guasta ferro. E . credi tu che io creda agli abbaiatori? esso la procaccianes- mia salute . va'. ebbe sonoro eran . che noi credevam Tedaldo. altro il non demarito: ella siderava non fu . cosi gli fece lieta festa. per denotare il mal animo. delicata espressione. se fosse desso e noi credevano ancor fermamea- (i) Ru^ginuzza. la festa continuarono Li Fiorentini più . lenta in questo ad ubbidire per che levatasi abbracciandolo d' come 1' altre avevan fatto . . . come un uomo risuscitato e maravia' fra- gliosa cosa telli i-iguardavan Tedaldo j e a molti e ancora n' era un cotal dubbio debole nel? animo o no . quasi . tutti a casa di Tedaldo n' andarono e quivi la sera cenarono e più giorni appresso . La donna che . con grandissima allegrezza cosi. che tacito principio avuto avea . questa .

cioò d'indi a molto tempo. udendo questo. e clùesongli perdono dicen- do : in verith che voi risomigliate più che uomo che un nostro noi vedessimo mai risomigliarc un altro. «"y^ se te . Dio faccia noi godere del nostro. Passavano un giorno fanti . e. Fa- ziuolo. che l' chiaro chi fosse stato ucciso j il (junle fu questo. forse quindici dì o fa . parlare si vergognarono. lungamente goderondel loro amore. Costoro udendo! . qua . come di noi siamo.ero incontro dicendo: ben passa stare. di Lunigiana davanti a casa loro gli si e vedendo Tedaldo fe<. . masnadiere. A'({uali Tctlaldo in presenzia de' fratelli rispose: voi m'avete colto in iscanibio. e ziuolo . poco più si . si Il maggior nanzi . (1] A peua. segni riconosciuto fu colui che era j to ucciso essere stato Faziuolo e non Tedaldo laon- de il sospetto di lui usci .« NOVFXLA fatto a fé lor VII. senza più turbarsi donna discreta- mente operando. fratel di Tedaldo. suo amare. né forse avn>bber pcxza (i) un caso avvenuto non fosse. a' fratelli e a ciascuno altro. Tetlaldo adunque tornato ricchissimo la perseverò nel . né é mai potemmo poi sapere che vero che noi ci di lui fosse. Bene maravigliavamo dello abito 3 perciocsì ché esso era. . compagno che venne il (piale si chiama Faziuoloda Pontremoli. . che fece in- domandò Costoro il fosse stato vestito quel Fa- dissero} e trovossi : appunto tra . cosi es- sere stato come costor dicevano di che per questi sta- e per gli altri .

e come poi per risuscitaaltri lui e non per vivo egli stesso e molti credes- sero essere della sepoltura uscito. Ferondo mangiata certa polvere . a- vendo rispetto alla quantità e alla varietà de' casi in essa raccontati. che la moglie di lui si gode . e dalV abate . è messo in pri. po frequentato dagli uomini. è sotterrato per morto . per suo nutrica un fi- gliuolo dello abate rato. le die cagione di così cominciare. Ca- rissime Donne. po- come noineveggiam il molte. nella moglie di lui gene- V. a me si para davanti a doversi far racpiiì. e poi risuscitato . la Reina. gione .loo GIORNATA TERZA NOVELLA Vm. un monaco quale in ogni cosa era santissimo fuor . . e fattogli credere che egli e in purgatorio . colui di ciò essendo per santo adorato . di che di quello che menzogna sembianza | l' e quella nella mente m' ha ritornata avere udito un per un altro essere slato pianto e seppellito. ma che brievemente narrata fosse stata. Fu adunque in sta. alla Lauretta strato il con un sol cenno mo- suo disio. tratto della sepoltura . Dico adunque come un vivo . contare una verità che ha troppo ella fu. non la perciò dispiaciuta ad alcuno per tutte tenuto sua lunghezza.enuta da la fine della lunga novella d'Emilia. in luogo non tropnella quale fu fatto abate . si Toscana una badia . che come colpevole ne dovea più tosto essere condannato. e ancora ò. per morto seppellito fosse to .

Av^e^t. Ferondo avere una si donna per moglie s' della quale esso fer- ventemente innamorò . T. ci E in che questa. trovasi talora questa parlicoUi non solamente come copulati%a. clie dimesliefietza vi fosse st^la ag«l' giunta da chi non accorse che in quetta ha qui fona avverbio DECAM. e la lezione del I Mannelli fu tali stf^uila nelle inipn-ssiuni di la Livorno e di Milano. non ricordandosi s\ (die" egli) che la non \'nl sempre per copula . che quasi iiiuno. ceva allo abate quali talvolta s' se non per alcune recreazioni sue simplicità . e de' tempi |K»leriori altresì. ma nò (i) susplcava to in ogni cosa.. ma parimente nelle altre scrit- ture del l)uon secolo. 1. perdili santissimo e giusto era tenu- Ora avvenne clic . e (picsla il Uiione adotfar questa tò eziandio Salviati. come molto a v- (i) (q) In alcuni "t testi a penna trovo Il ne pur. amare questa sua moglie savissi- mo .irj^inc che cosJ si leggeva nel ronniisciilto orìginnle. . iiou che sapesse. NOVELLA vili. che ad altro non pensava . e che ( fatte guise di piirlar rotto tono t. ma il inoltre ( conte avverti molto l)enc Cinonio ) in luogo d' altre priicellc. lili. Salviali la rigettarono. il nome Ferondo uomo materiale e grosso modo nò per altro la sua dimestichezza pia. e et>n ragione. . essendosi molto . Depu- aeilellcro bene di riiuctlorci il |Mirticula e/. Mannelli avverte ni-l in. in e guardarla . clie nell' »«•! «l opero delle femmine: e questo sapeva il cau- tam(!nle fare.>erava Ma pure. assai spesse in quelC opera Salv. né di né notte Ma udendo che quantunque Feronbene era do fosse in ogni altra cosa semplice e dissipito. cap. Ed io aggiuj^erò die non solo nel Decameron. quasi se ne dis]. con avvertirci che Mannelli nel mu<tt tazione sMnj^nnnò sicuramente. . pensiindo. le pigliava delle e in questa (u) bellissima accorse 1' abate . 6 ). i. II. con Io abate dimesticato un ricchissimo villano quale avea senza . Avendo jwi gli editori del 37 trovato in alcuni testi a penna e in questa dimesliehetxn ^ adottarono rosi l'atta lezione: ma s' si i Dqnitati e la voci* sì il cav. 7 .lio. ovvero eziandio p«x una cotal grazia ed energia del discorso. particola la ipiale Mn egli nlla iwrticrlla et sostituì la parve n lui rlie ci stesse me}. e più mi piace.

e disse : figliuola mia. 1' Questo ragionamento con gran dello abate . m' avesse dato mari- o non me co' vostri mi sarebbe agevole ammaestramenti d'entrare nel cammino ohe lo avesse dato forse ragionato n' avete che io . io per questo altro lui viver che in tribulazione e in mala ventura con non posso Per . se quinci non comincia . anzi cbe a dire altro venisse . come voi siete. e chiesene la licenza rondo . la cagione del mio ben potere adoperare il confessarmi. la . ed a pie .102 veduto la t GIORNATA TERZA recò a taato Ferondo . non posso che . e tanto simamente che alla donna venne desideda Fe- rio di confessarsi da lui . o altro bene. cosi matto come d' ogni senza alcuna cagione è fuori misura geloso di me . ed egli sì . prima che io ad altra confession venga quanto più posso umilmente vi priego che sopra questo vi piaccia darmi alcun consiglio 5 perciocché . die egli insieme con sua donna a prendere alcuno diporto nel giardino : della badia venivano alcuna volta e quivi con loro della beatitudine di vita eterna e di santissime opere di molti uomini e donne passate ragionava modestisloro. credo avere un geloso per che avendo voi e l'uno . piacere toccò animo e parvegll che la fortuna gli avesse al suo maggior desiderio aperta la via . io credo che gran noia sia ad tina bella e dilicata donna. aver per la marito un mentecatto essere 1' ma : molto maggiore . posso dir vedova e pur maritata sono in quanto vendo esso altro marito aver egli è . di lui. considerato chi è Ferondo . : messere se Iddio . ed ebbe la Venuta adunque a confessarsi la donna allo abate con grandissimo piacer postaglisi a sedere . . mena altrui a vita eterna . Ma mi vi. qual cosa . in- cominciò to. e la sua stultizia . poco mi gioverà. .

che quello che io mi met> . La donna ad padre mio . abate . rimaner vedova? . Ma a questo nt> brievemeule par- lando . ben purchò a voi dea vi cuore di segreto tenere ciò che disse : io ragionerò . andare vivendo? Disse l'aba. ciò che vi pia- purcliè io possa. che puote una mia pari. Iddio che in questa vita intorni. ad un cosi vole ? uomo come : sia convene- A cui abate disse madonna sia voi potete nou meno adoperar per me. che gulderdon debbo aver da voi di così fatto servigio Padre mio . io ed egli il AdunSì. quale ò che T'erondo di questa gelosia guarirlo so io troppo guafare . convien che egli vada in purgatorio. e sarebbe più geloso che mai La donna io disvse : puit he egli di questa mala. perciocché Iddio .. te: egli convien eh' muoia . di ciò nou . che egli non mi convenga sempre stare in prigione fate . disse la donna. che voi siete . . fuorché si uno risca . per uu certo tempo nel quale vi con- verrà molto guardare che voi ad altrui non vi lasciate . che della vostra iribula. vi potrh egli e' E come. ri- que. e cosi v' andrà: e quandi questa sua ge- do tanta pena avrà . disse spose l' la donna debbo . La medicina da il . son contenta^ il come ? vi place . fatto 1' ]NLt . ninno nò consiglio rimedio veggo. . rimaritare . il .'rte orazioni pregheremo farà. NOVELLA e l' VIIL*? io3 altro . Disse allora l'abate. 1' avrebbe per male e . ventura guarisca. solVerta che egh losia sarà guarltp noi con il ct. dubitate perciocché io mi si lascerei innanzi morire che io cosa dicessi dicessi . disse la donna . xione dite vi credo . a gu voi mente ciò . che voi mi diceste che ì io non . ed lo io faròj ma ce . Ma come potrà far questo egli Rispose di nccesr r abate sita se uoi vogliamo che guarisca . tornando Ferondo vi converrebbe a lui tornare . altrui.

.. cosi voi potete far quello salute e . Ma . allora la . né mai accorgerà . . tanta forza ha avuta la vostra vaga bellezza che amore mi costrigne a cosi fare. creden- me quello e più che voi poco avanti ne credavate. si come che fia io mi dispongo scam- a far quello clie vostro bene e vostra consolazion dee essere. un santo : or conviensi egli a'santi uomini di richieder le donne. . co- me vi che io sia abate . . Non rifiutate la grazia che Iddio vi mando ciascun di . minore : perciocché ella dimora nell' anima e quello clie io vi sì sia . che che . udendo questo voi foste tutta sbigottita rispose : oimè padre mio. sono apparecchiata nerete voi il . mentre che Ferondo starà in purgatorio gnia . E dicevi che voi gloriar vi . io sono uomo come . faccendovi la notte compaj quella consolazion che vi dovrebbe dare egli di questo persona alcuna s' . gli altri . della vostra bellezza più che altra donna potete . se savia crederrete al mio Oltre a questo io ho di belli gioielli e di . domando è peccato del corpo . donna 1' se cosi è. La donna . Adunque disse abate mi do- vostro amore. ^ò^ GIORNATA TERZA j to a far per voi perciocché . io . pensando che ella piaccia a' santi che sono usi di vedere quelle del cielo: e oltre a questo. per la quale io ardo tutto e mi consumo . po della vita mia Disse . che è ciò che voi domandate? Io mi credeva che. e come voi vedete io non sono ancor vecchio anzi E non dee questo esser grave a dover fare . ed avrete consiglio . che a loro vanno per consiglio. io vi darò . . di cosi fatte cose? A cui 5 1' abate disse: anima mia bella non la santità vi maravigliate che per questo non diventa . da. il dovete disidei'are perciocché . che assai sono di quelle che quello disiderano che voi potete avere. e faretemi contento di voi.

gatorio e ritrovata una polvere quale nelle parti di Levante avuta avea da un gran il principe ( quale affermava quella solersi usare per lo Veglio della Montagna . mnravigllosecose santità dolio abate . avrebbe mai detto sta tanta colui in aver vita ) e di que- presane . mano un del do- bellissimo anello la licenziò . la sua virtù durava alcuno non . con molte altre parole . che . egli qua con meco se ne venga a dimo- rare Fi detto (questo. alle prime continuandosi nel capo messo . che a fare 49)^xnirc tre gio rni suf- . che la pren- deva . quando alcun voleva dor.. La donna . mentre . NOVELLA vili. o l' altro di . per voi volentieri. . che Ferondo andato fosse in purgatorio : A cui egli v' l' abate contentissimo disse e noi faremo che andrà incontanente : farete pure che domane . cari . andò alla badia : il quale come la l' abate vide . lieta no . dolce speranza mia me che io fo . e attendendo d*aver degli alle compagne Ivi tornata. no t che per mostri ([ucllo . La douna altri . non potere . . . cominciò a raccontare della . e che ella più e mcn data senza alcuna lesione faceva per . teneva il viso basso nò sapeva come negarlo pareva far bene: per clic e il concedcrj^liele te non le 1' abarì<- veggcudola averlo ascoltato e dare indugio alla ipostn parendogliele avere gih mezza convertila . postole celatamente in . avvisò di mandarlo in purdi maravlgllosa virtù. mendo mandare nel suo paradiso o tra rione. . io5 persona sic- li qtiali io non intendo Fate adunque clic d' altra . avanti che egli ristesse V ebbe che questo fosse ben fatto : perchè essa vergognosamente disse sé essere apparecchiata ad ogni suo comandoj ma prima . e con loro a casa se ne tornò se n' cosi s' a pochi dì Ferondo . si fatta maniera più e meu dormire s<^ colui .

avvertenza che io ho avuta eziandio -parecchie altre volte. e ritrovata una polvere di maravigliosa virtù. minciarono e delle sue sciocchezze a pigliar Il quale non durò guari che .. .. Ond'èche. „ la quale nelle parli di Levante avuta avea da a fare un gran principe. cidente fattolo scignere . tra per toglierlo più che io potessi. quasi da alcuna fumosità di stomaco 1' o d' altro che occupato rita vita e' avesse . che „ in un „ re. . smarabate . „ questa tanta presane. con disgiungere troppo 1' idee principali una il dall'altra vi cagionano qualche imharazzo. Ivi a pochi dì 1' Ferondo avvisò di „ se n' alla il quale come aliate vide così s' „ mandarlo in purgatorio. liadia : il quale è questo:. costui venne un sonno subito e in pie s' fiero nella testa . ho creduto bene di chiudere parentesi le proposizioni incidenti. che neccia anzi che no al filo del periodo. a . e '1 sentimento rlvocare veggendo 1' monaci che per il tutto questo egli . le ma perchè questi accessori son molti.. tale che stando ancora tato addormentò e addormen- cadde . e sono puri accessori. e pare a me . gliele die here . un bicchier .. mandatolo a dire moglie e : parenti di lui tutti quivi prestamente vennero e avendolo la moglie col- (i) \ La andò particola e evvi di soprappiù.adi fosse. . sciorre. . L' abate mostrando di tuxbarsi dello ac(2) . siccome il lettore se ne sarà facilmente avveduto. di vino . Per che . . gliele die he- Le cose vi stanno per incidenza. e fatta recare acqua fredda e gittargliele nel viso e molti suoi altri argo- menti fatti fare . ])iuchier di altre dormir tre giorni sufficiente vino senza avvedersene Ferondo. non ben chiaro ancora nella sua cella senza avvedersene Ferondo chiostro . GIORNATA TERZA e ( i ) in .. lavorando la polvere . io6 fidente fosse . dicono Deputati essere stato preso dal (2] Milione di Marco Polo Scignere scingere.. non si risentiva toccandogli tutti polso e niun sentimento trovandogli e' per costante ebbero eh' alla fosse a' morto .. i Ciò. e lui appresso menò nel e con più altri de' suoi monaci di lui codiletto . gli volesse la . che qui si accenna del Veglio della Montagna.

107 sue parenti altjuanto pianto cosi vestito . gianinmi. che di lui aveva pnrtirsi che non intendeva . j un altro bello anello disse che era ap- e con lui compose che la notte. L' abate il di seguente con alcun de' suoi monaci per modo di visilazion se n'antri- dò a casa della . fece V abate . dallo aba- te informalo di (juello che avesse a fare senza sajwme alcuna altra persona niima cosa. In questo mezzo monaco bolognese . un monaco bolognese notte tacitamente lui in di cui egli molto si . libera e senza l' impaccio di Ferondo o d' . L' abate con . suoi vestimenti. e lasciaronlo stare tanto il eli' e' si tisse. e con quel lei infìno al si mattutino con grandis. la quale di nero vestita e . metttrrc in uno avello come era il La donna si toniò . e così rip masasi nella casa era di il figliuolo e la ricchezza che stata Ferondo cominciò a governare . . e a gnisa di monaco vestitolo glia il sopra un fascio di parisen- posero . nella quale alcun lume non si ve- dea .NOVELLA le vili. donna . e una tomba . E da alcuno e nello andare e nel torna- re alcuna volta essendo scontrato. e dal suo to v' monaco accompagnae poi si andò . venuta V abate de' panni di Ferondo. fu creduto che fosse . Ferondo trassero della sepoltura. bolata trovò e confortatala alquanto pianamente la richiese della promessa. e che per prigione de' . La donna veggendosi altnii . la seguente notte travestilo Per che. monaci che i fallissero era stata fatta nel portarono j e trattigli . confidava. giacque ritornò alla cammino per cosi fallo servigio faccendo assai sovente. levatosi la e quel di quivi da Bologna era venuto . avendogli veduto in dito parecchiata v' andasse. a casa disse o da tni piccol fanciulliu. cominciò ad attender che Ferondo si risentisse . simo badia diletto e piacere .

il monaco sì rispo: tu se' in purgatorio ? . e quivi trovandosi senza saper dove orribile. presolo gli diede una gran battitualtro Ferondo piangendo e gridando non faceva io? che domandare: dove sono se : A cui . più nuove cose del mondo disse : di- il monaco portò alquanto da mangia. ben gran bene anzi che io morissi tanto che io me la teneva me tutta notte in braccio e . il muro il Ma . 11 che veggendo (i) Ferondo ? o mangiano io ti i morti Disse il monaco . più volte fu detto Il monaco bolognese . diede al prete del disse Domine. . dalle il buono anno. fosse ) entrato dentro con una voce . che reco è ciò che la donna che fu tua 1' mandò stail ti mane alla chiesa a far dir messe per anima tua 3 che Domeneddio vuole che qui rappresentato Disse allora ^Ferondo Io le voleva : sia Domine . diede una assai. che ben sapeva ciò che ( risensi era tito . cendo. accorgersi. poi . falla trista. . Ferondo . (1) D verbo vedere <jui sta per sentire. . Come il disse : Ferondo dun- que son Ferondo io morto Disse monaco e mai . . con certe verghe in ra . . Al quale re e da bere . gran battitura A cui Ferondo avendo gridato . sìj e questo . . I o8 GIORNATA TERZA Ferondo che andasse per quella contrada penitenza faccendoj e poi molte novelle tra la gente grossa della villa e alla moglie ancora . mano . gran voglia avendone il cominciò a mangiare e a berej e non parendogli vi- no troppo buono. Per che sé stesso e la sua le donna '1 suo figliuolo co- minciò a piagnere. altro quando voglia ne veniva E . altro che bdsciarla ed anche faceva .. non faceva . che ella vino della botte di lungo . il monaco da capo gli ri- prese e con quelle medesime verghe . poiché mangiato ebbe .

ella se io vi tomo f io la lascerò fare ciò se' che fai? Ma chè loso ti dimmi. convenuto mangiare fece bene . disse Ferondo tu dirai vero e per certo. ha mandato canal ed cmmi sì . tu ì 109 Disse il deh ({ucsto perchè mi fai monaco: p(>rcioochò cosi lia dì comandato Domoneddio che ogni . Disse il monaco Ih . se io vi : tomo mai io sarò . fo ora : che tu vi le non mai più geloso Disse Ferondo o ritorna- mai chi muore? Disse . tu abbi sii si a mente quello che . tu di vero confetto . e la piìi io ella era più melata che '1 ma 1' non sapeva che Domencddio avesse jwr male che fosse geloso . buio Disse il . che : tu che questo . di questo ti dovevi tu avvedere mentre eri di . O . non è egli più persona che noi sì . messe O . chi Iddio vuo. che io cpicste battiture infi- debba dare mangiare e bere e no a tanto che Iddio Disse Ferondo : dilil)ererh altro di te e di e' me . due vohc . puoi né vedere nò udire allora non come essi te Disse Ferondo : o quanto siam uoi di limgi dalle no- . disse Ferondo . . ed anche non dela ninna . NOVELLA disse : Vin. disse . e ammendartene: e fa' che se egli avviene che tu mai io ti vi tomi. moglie dolce : Oimè . il miglior marito del mondo mai non . . li sia fatto E : per che cagione? disse Fetu fosti geloso. la batterò mai non le dirò villania se non del vino che ci ella ci ha mandato stamane .. monaco : ma elle arsero alle . . uomo : che io non sarei stato . il monaco: si. mi Disse : von^ il mo' e per- naco io sono anche morto e fui di Sardigna io lodai gih f molto ad un mio signore V esser ge- sono stato dannato da Dio a questa pena . a migliaia. due ? Disse il monaco : . aven- rondo Disse il monaco perdio Ferondo do la miglior donna che fosse nelle tue contrade per . se ma tu non gli .

forse quattro facesse dormire rimessigli i pantor. insieme col monaco suo tacitamente Ferondo il narono nello avello nel quale era stato seppellito si risentì . ni suoi . lei si diede più bel tempo del . turosamente visitò il donna . B'erondo : e per quel che mi pa- dovremmo in cosi essere fuor del mondo . Benedetto e . e che a tornasse . dove tornato il tu avrai un figliuolo della tua quale farai che tu nomini Benedetto j perciocché per prieghi del tuo santo abate e della tua donna e per di san Benedetto . noi . al mondo j . Ferondo . che a Dio piace che tu torni . Ora fatti ragionamenti ed in simili con mangiare e con battiture fu tenuto Ferondo da dieci mesi 5 infra li quali assai sovente la bella 1' abate bene avvene con .. Gnaffe cotesto è bene assai ia. que la seguente notte fece con una voce nella prigione. . ha . Ferondo donna . . e dirgli chiamar Ferondo confortati . tanto ci . moglie mia casciala melata . 1 1 o sire contrade ? GIORNATA TERZA O io disse monaco ! il . disse . udendo questo gli fu forte lieto e disse : ben mi piace dea il buono anno a messer alla Domeneddio e allo abate e a san . sevvl di lungi . delle miglia più di bella cacheremo. La mattina Le duo in sul far del giorno e (i) •{ edizioni citnte nel Vocabolario hanno caciatu- . e prestamente accor- tasene . ed che gravida fosse L' abate adiuicontraffatta . dolciata L' abate fattagli dare nel vino . gli amor Dio (i) ti fa questa grazia . il disse all' abate perche ad amenduni parve fosse che senza indugio Ferondo purgatorio rivocato a vita ella di lui dicesse . mondo Ma : come avvengono le sventure la donna ingravidò. che egli gli mandava ore il di quella polvere tanta che . da dovere essere di lei si .

dell' dicono sole wna* altro. e disse padre mio. Ili . quando per lo dì primo altri. cioè non era molto graTC e duroasrauoil Tcni. . Era Ferondo tutto pallido colui che tanto tempo era . avverli (a) modo <lvl dire. e viderlo già del monimcnto uscir fuori. die da' Greci . sembianti facccndo di . . apri- temi . ha qui rimandato e consola la tua donna la (i) Poca ismovilura mfea. varsi d' orazione disse figliuoli non abbiate paura . i monaci . Usano questa voce più contadini oggi. ed egli stesso a sì pontar col capo nel coperchio .e.. il quale veduto non avea ben dieci mesi . ma usata da' Romani le . potenza d' Iddio Iddio t' . . figliuolo poscia che . dello avello forte .NOVELLA Vra. che Ismossolo . : per che paren. che detto avean mattutino la corson e conobbero voce di Ferondo . prendete venite . le e quelle delle vostre orazioni secondo che rivelato mi fu di sim Beuedetto e della mia donna m' hanno : pene del purgatorio tratto e tornato in vita il di che io priego Iddio che vi dea di (a) oggi e tuttavia . i piglia anno. dogli esser vivo cominciò a gridare apritemi . si Calende o colendi dicono ti i primi giorni di tutti i mesi si : a colende di maggio ec. ed allo lej abnte n' andarono . non i quali non avcau calrnde luQc. vide egli . lodata sia la . ed è \occ greca. vide abate . la croce e V acqua santa ed appresso di me e veggiamo ciò che la potenza d' Iddio ne j vuol mostrare ( come e così fece. così gli corse a' piedi . per alcun pertugio dello avello lume . quando colh . come anco gli Ebrei. Va' dunque . perciocché poca ismovilura (i) avea l'incominciava a mandar via. di che spaventati tutti per . cioè nuore luna governavano loi mesi. che con la ne' loro mesi. la novità del fatto cominciarono a fuggire Il (juale : . stato senza Il vedere il cielo ) fuor dello avello uscito 1' quale : come . ma i diceano neomenie. buon anno e le buone calen: L' abate disse .

don- maschio . del Ragnolo Braghiello avanti che risuscitasse la Per qual cosa in casa colla moglie tornatosi . Ferondo tornò . 112 qual sempre ta in . e in pos. secondo opinione degli sciocchi. egli m' è ben detto cosi. na partorì un figliuol . misereie il j . e sii da quinci innanzi amico e dore d' Iddio. a tutti rispondeva e diceva loro novelle dell' anime de' parenti loro. . .. che per sì sua gelosia molte bat- titure ricevute avea. L' abate rimaso co' monaci suoi. più geloso . poiché gente alquanto si fu rassicurata di con lui e videro che egli era vivo. che . come ìo la tro- verrò . è staservi- lagrime . sessione rientrato de' suoi beni l' ingravidò al suo parere : e per ventura 1' venne che a convenevole tem- po . domandandolo molte cose quasi savio ritornato . . che credono la la femmina nove mesi appunto portare i figliuoli. egli richiamandogli affermava sé essere risuscitato La moglie similmente la aveva di lui paura . me . mostrò d' avere di questa cosa una grande ammirazione tare il . secon- do la promessa dello abate : fatta alla donna. il qual fu chiamato Benedetto Ferondi La tornata di Ferondo e le sue parole. . la della santità dello abate E Ferondo. così la bascierò tanto bene le voglio. uomo che fama la risuscitato fos- accrebbero senza fine . e fecene divotamente cannella sua villa far . dove chiunque vedeva fuggiva come si suole delle orribili cose ma . e faceva da sé medesimo le più belle favole del . non fu per innanzi di la donna contenta one- . lasciate far pur . mondo de' fatti del purgatorio e in pien popolo la raccontò la rivelazione statagli fatta per bocca . credendo quasi ogni se . come che di quella guerito. Ma. Disse Ferondo: messere. GIORNATA TERZA poìcliè tu dì questa vita passasti .

avutala cara . conciò fosse questi Novella ò cosi hello e cosi riero «P intreccio. ed ebbene due figlino-' a Firenze li . il santo abate le ne' suoi qualrbene e tlillgcntemeuservita l' maggior bisogui avea . cantra sua voglia spose ne va per isdegno. e la intitolò firgiiiia. cbe col Boccaccio nom dutur ultra. «junndo scconciamcnle poteva ritrovava. e fu la recitata la prima vulla in Siena j4ir* ivell^ i Il secondo fu Sli»kes|H-ar. NOVELLA IX. in persona di lei Giletta giacque con lui . tello di primo fu Bernardo Accolli nobile aretino. satala . non volendo a Dioneo . quale. elle «li tanti ImIIì riconoscimenti e si teneri «Iella madre e dei fi- 111) tentato Il due autori eccellentissimi d'animarne drammatici «io e fra- coniiionimcnli. si . e da Clemente VII.• j)er che egli poi . sotto cui {MnliGcato mori.fece illu!>lralorc sua commedia autore dice elic thiit end* welì.NOVELLA sta mento. dove vagheggiando una giovane . (i) Il soggetto (li corredato gli. il suo privilegio rompere solamente a dire alla Reina. e mollo sua dottrina stimato e l>encficato il da papa Leone X. e d' andare audie un poco più innansi. ricordargli ipieU' Qui mi |)crmetta d' degnissimo illustratore di aureo uvvcrlimcnto Onisio: est i/Hoildam prudire IcHiis. Mart. un conte Mulalcsli. per moglie la tiene (i). xXestava . vili. . Giletta di Nerlona guerisce d* una fistola: il re di Francia domanda per marito Beltramo il di Rossiglione .liuulu niitumle che fu maritata a . con lui si visse. jicr la due cardinali. e m. nome di una sua tij. ' ii3 veramente volentieri col come si soleva . L' di questo inferiori suoi caratteri in questa commedia sono mollo il a quelli di Uwxacciu. clic . del Questi ne fece una conimctlia.

e oltre al convenevole della tenera età fervente a questo nelle . il lei morto tieri se onesta cagione avesse potuta avere. Ed essendo quali da marito . il conte . . di chela giovinetta fieramente rimase sconso- lala : non guari appresso essendosi per veder Boltramo . il quale . conte di Rossiglione: perciocché poco sano era . pose e lui Al quale. chiamata Giletta. tra' quali era una fanciulla del detto medico. n4 la GIORNATA TERZA sollicitata cosa clie già fìnlta fosse la novella di Lauretta. del re lasciato ne convenne andare a Papadre di rigi. essendo molto guardata . cosi tutta vaga cominciò a parlale. senza la cagion ella dimostrare . . chente che ella si sia . Chi dirà novella ornai che bella paia ta . che poche poi ciute : ne sarebbon pia- e cosi spero che avverrà di quelle che per . volen. 1' avevan voluta maritare rifiutati n' avea . quella che alla proposta materia m' oc- coire . vi conterò Nel reame di Francia fu un gentile uomo . senza aspettar d' essere da' suoi. avendo quella di Lauretella udita? Certo vantaggio ne fu che dell' altre non fu la primiera . quale era simo e piacevole : e con lui altri fanciulli della sua età s'allevavano. La quale Beltramo infinito amore . Ora avvenne che ardendo dello . mani e . perciocché ricca e sola ella già era rimasa d' età onesta via . a Parigi sarebbe andata j ma . Aveva senza piij . il quale sempre appresso di sé te- neva un medico. non vedea. Per qual cosa essa . morto . non avendo mai potuto Beltramo . a' i suoi parenti . il detto conte un suo il figliuol piccolo bellis- chiamato Beltramo. questa giornata sono a raccontare Ma pure . chiamato maestro Gerardo di Nerbona. dimenticare molti . chiamato fu Isnardo..

. e pensossi non solamente per questo aver dare a Parigi credeva . che ella leggiermente aver Bel- tramo per marito padre aveva Laoude si come . appresso nel cospetto del re venuta di grazia chiese 11 che la sua infermità gli mostrasse . e rispose che proposto avea seco di più . e mostrogliele Come costei l'ebbe veduta. legittima cagione d'an- . amor di ii5 Bdlromo più al re di clie mai. contanente si . mentati l' che di ciò avesse potuto guerire ma tutti avean peggiorato: d' j>er la qual cosa il re disperatose. ma .chè bellissimo giuvntie udiva ch'era divenuto. potuto nò saputo una giovane mondo non hanno femmina come il po- trebbe sapere f RingrazioUa adunque della sua buo- na volontà . non gliele seppe disdire . senza alcima noia o d' avervi in otto . le venne sentita . avuta avea nel petto ed era male stata curata gli rimasa una fistola . ho speranza in Dio giorni di questa infermità reuduto sano in so Il . più alcun non voleva nò consiglio nò aiuto Di che la giovane fu oltre modo contenta . a cavallo ella s' ed a Parigi n' andò .. la quale di grandissima noia e di : grandissitua augOMria gli era nò s' era ancor potuto trovar medico . re si fece medesimo i beffe delle parole di costei dicendo f quello che maggiori medici del . se quella infermità fosse jK)terle venir fatto d' . NOVEU. una che era uuvella come Francia p(>r una nascenza . percio<. re veggendola bella giovane e avvenente . che montò .AIX. Nò prima altro fece che ingegnò di vedere Beltramo. confortò di doverlo guerire e disse : monsignore fatica di voi quando io vi piaccia . . colei che gihdal assai cose apprese fatta sua polvere di certe erbe utili a quella infermità che avvisava fosse . e . come che l' molti se ne fossero speri. ne. cosi in. .

e in breve anzi mine r ebbe condotto sentendosi .ii6 consiglio di disse : medico non seguire . il . . poi dice senza noia di ? me in picciol . veramente mi piace che voi mi maritiate glio ma . guerito disse . tempo damiil guerirmi gella . non volendo della sua fò mancare . . dare e . ma . o della Il re tantosto le promise di . marito A cui ella rispose adunque mon- signore il ho io guadagnato Beltramo di Rossiglione. vi fa temi bruciare Ma se io vi guerisco il che merito me ne seguirà ? A cui : . E accordatosi di provarlo disse : e se voi non ci guerite . quale io vi domanderò figliuoli senza dovervi domandare alcun de' vostri casa reale . Gran cosa al re dovergliele parve dare . non . se- gua ? Monsignore 5 . rispose la giovane fatemi guarguerisco . faccendoci rompere nostro proponimento che volete voi che ve ne . siete ornai . Di che il re . e sì gli disse : Beltramo voi . io vo- un marito tale . gnato il . : damigella voi avete : ben guada. quale infino nella mia puerizia io cominciai ad ama- re e ho poi sempre sommamente amato. quale mio padre fu e famoso medico menIl visse re allora disse seco : : forse m' è costei mandata da Dio sa perchè non pruovo io ciò che ella fare . la giovane . io vi ricordo che non medico con con la la mia scienzia anzi con lo aiu- to d' Iddio e scienza di maestro Gerardo ner- bonese tre . farlo . se fece chiamare . : voi ne parete ancor senza marito e altamente se ciò farete la noi vi mariteremo bene : Al quale giovane disse monsignore : . se io infra olio giorni . re rispose . La il gioter- vane cominciò la sua medicina a sanità . monsignore voi schifate la : mia arte per- chè giovane e femmina sono io ma . poiché promesso '1 l'avea. GIORNATA TERZA A cui .

che più che sé amava^ E questo fatto . IL 8 . nella presen1* za del re la damigella sposò. a clii vi piace.h peusato avea quello che far dovesse dicendo che al suo conlado (l) "f Notisi essere Joriiito jK-r essere uom fatto. disse re . monsignore? il A re rispose : ella è colei la . qiiantuuque molto bella paalla conoscendo non . A cui gliamo re disse. E venuto giorno a ciò dilerminato. 117 clie voi torniate grande e fornito (i): noi vogliamo vostro contado la . . la qual noi per riaver sanità donammo alla damigella che voi in guidcrdon di ciò domandò par marito ? Monsignore disse Beltramo voi mi potete ton-e quant' io tengo e donarmi. come colui che seco . e con voi ne meniate una damigella cui qual noi v'abbiamo per moglie data. dunque mi volete voi dar medica per mogliere? io si Gih a Dio non piaccia. T. il che fatta femmina prenda ve- giammai. Disse Beltramo: e chi ò la damigella. qual n' ha con . le sue medicine sauilh reuduta scea e veduta resse . e il re fece fare l' il apparecchio grande per la festa delle uo7. Avveiti pei tutto ov<: tto\i. quello che i Latini diper cono malrim-'iiiiiin. DECAM. io non sarò di il tal maritaggio (a) la Si . rendo sicuro che mai contento . {ler (a) Afaritaggio usò i* ({uasi sempre il Bixc.NOVELLA a governare il IX. rullo ilei matrimonio |Hir clic sempre egli «isi |ir(>|irio li i-on^iungcrsi carnalnieutu . dunque volete voi che noi meno di nostra fede. sarete . . Beltramo il (|ualc la conogli l' avea lei . perciocchò dami- gella è bella e savia e amavi molto: per che speriamo con lei che molto più lieta vita avrete .ze. . esser di legnaggio che : sua nobiltà bene slesse tutto sdegnoso disse monsi- gnore. che con una lac- dama di più alto legnaggio non avreste Beltramo si qxie. ma di questo vi sì come vostro uomo . quan-* il tunque Beltramo mal volentieri facesse. gi.

. o separava. al concio paese. dove da tutti . di tal ventura al sperando di doverlo per suo contado.ii8 tornar chiese si GIORNATA TERZA voleva j e quivi consumale al r^. Egli avea anello assai caro . ogni cosa guasta e scapestrata. . il matrimonio . come lor donna fu rice- Quivi trovando ella per lo lungo tempo che senza conte stato si v' era. I cavalieri intesero la dura condizione posta nelle due quasi impossibili cose j e veggendo che per loro . Avendo donna il tutto racsignificò. sollicitusi come savia donna con gran diligeuzia e : dine ogni cosa rimise in ordine contenlaron molto . dove lietamente ricevu- con onore . nò mai da sé partiva (i). per alegli cuna virtù che stato gli era dato ad intendere eh' avea. . pregandolo che contado si . se ne venne suo bene operare rivocare . se per lei stesse di . per due cavalieri al conte . . al loro ser- rimase . fatto di certa quantità di gente capi- tano. novella sposa poco contenta a Rossiglione vuta . e fu buon tempo La . ed ella per compiacergli : partirebbe A Ili il quali esso durissimo disse : di que- sto faccia ella piacer suo io per me vi tornerò al- lora ad esser con lei che ella questo anello avrà in dito e in braccio figliuolo di l' me acquistato il . e da loro avendo vigio si buona provvisione. di che i suggetti e lei ebbero molto cara e poserle il grande amore. commiato E montalo a cavallo se non nel suo contado se -a' andò saputo che i ma ne venne in Toscana. E ad Fiorentini guerreggiavano co' Sanesi si essere in lor favore to e dispose. non venire suo gliele significasse . . cioè divideva. . forte biasimando di lei conte di ciò ch'egli la non il si contentava . parole dal suo proponimento noi potean muovere si (i) Avviti /3ar//Va transitivo.

119 e Irt sua risposta le raccontaro- no. Quivi . dopo lungo pensiero di- libcrò di voler sapere se quelle due cose che jxìlesser veil nir fatte e dove . furon lagrime molli prie- sparte assai da' buoni uomini e a lei porli ghi che le piacesse di mutar consiglio e di rimanere. con im suo cugino e con una sua cameriera di peregrini . ma niente montarono . la (Tualo dolorosa molto. IX. e lei avergli conte signilicassero vacua ed espedila lasciala la possessione. sapere alcuno'ove ella andasse . ben fomiti s' a tlenari e care gioie senza . NOVELLA toninnìno alla donna . e dileguatasi con intenzione di mai in Rossiglione . Essa . vwc« o#cur«ini'nte . stava (i) disiderosa di sentire novelle del suo il signore. mentre ella parlava . entrò in cammino né mai rlstcltc s\ fu in Firenze: e quivi per avventura il arrivata in uno . alberghetto. in abito . loro assai ordinatamente e con pietose parole raccontò ciò che gih fatto avea per amor la del conte . accomandati loro a Dio. non tornare . Avvenne adunque che st'guenle dì ella vide (l) t Piiinamente $ì stavu. Nutùi quecta bcQa loctuiuiic .. e mostrò quello che di ciò seguiva j e ulti- mamente zi disse che sua intcnzion non era che per il sua dimora quivi conte stesse in perpetuo il esilio. anvita intendeva di consumare rimanente della sua in pcregrinaggi e in servigi misericordiosi per la salute dell' anima sua . accioccUò per conscguente marito . lar dovesse av- raguuata una parte de' maggiori e de' migliori uomini del suo contado. quale una buona donna vedova teneva na si pianamente a guisa di povera jwregri.* e pregógli che la guardia ed al il go- verno del contado prendessero. Ed avendo quello . suo riavesse visato j .

donna e la sua figliuola trovale assai po- veramente piacesse disse . e per povertà non si marita ancora ma con una sua madre . disse alla donna. . e' . do d' una nostra vicina . uom il forestiere il si chiama conte Beltramo j piacevole e cortese e molto amato in questa città ed è più innamorato . quello che a questo conte fosse piaciuto La . voi guastereste disse la gentil fatti . quando donna : le le volea parlare . . davanti allo albergo passare Beltramo a cavallo con il quale quantunque la ella molto b«n del- nondimeno domandò . avrebbe ella già fatto di . consolarsi onestamente la vostra fede . uom del mon. ma è povera Vero è che onestissima giovane è . mi pare che io j voi siate delle ni. e bene ogni cosa la casa e suo consiglio: e apparata nome della donna e della sua figliuola dal conte là se amata. salutatele. Seguì la contessa a me i biso- nella quale se io i mi rimetto e voi m' ingannaste Sicuramente piace . la quale (> gentil femmina . . GIORNATA TERZA . buona donna quale lo albergo clii egli fosse A cui 1' albergatrice rispose: . I20 sua compagnia conoscesse . un giorno tacitamente in abito peregrino n' andò j e la . vostri e miei donna ogni cosa che vi mi dite } che mai da me non vi troverete iugan- .iche della fortuna leste . raccolse bene e più tritamente esa- minando vegnendo ogni compresa. fermò '1 il particularità. savissima e buona donna si sta j e forse se questa sua madre non fosse .. cominciò la contessa madonna . questi è il un gentile . La gentil levatasi che apparecchiata era d' udirla ed entratesene sole in una sua camera e : postesi a sedere. m. queste pa- role intendendo . come sono per avventura voi potreste ma dove voi vovoi e me consolare : La donna gna rispose che niuna cosa dlsiderava quanto di . contessa .

Alla donna . . egli se il conte ama figliuola io noi so. ma . mio marito sommamente ami vostra gentil . Io veggio vostra figliuola bella e grande da marito. i suoi casi raccontati l'altre seguì : udite adunque avete ira mie noie . quello che io abbia inteso e comprender mi paia il . che la gentil dunna dando fede sue parole sì co- me quella che gih in parte udite l'aveva da altrui. che . che far me le possa aver. avendo l'animo gen- disse: madonna . di darle prestamente de' miei denari quella dote che voi sia medesima a maritarla onorevolmente stimerete che convenevole . per . voi disiderate Madonna rispose la contessa io il vi dirò ma primieramente vi voglio mostrar quello che io voglio che ve ne segua . NOW. non aver ben da maritarla ve la fa guardare in casa Io intendo che in merito del servigio elio mi farete. persona conosco. sì come bisognosa . ne fa gran sembian- ma : che posso ? io perciò in questo adoperare. colei minciò di ad aver compassione . ditemi «picUo che io po. pia- cque til . IX. cuna persona di cui voi vi fidiate facciate al conte mio marito dire che vostra figliuola sia presta a fare . À cui la mia ti : donna disse: madonna.. . se egli sai^ onesto a me. dove voi mi serviate e. la profertaj ma . : e la contessa . e lentieri . io il farò vo- e voi appresso farete quello che vi pìacerii la Disse allora contessa : a me bisogna che voi per al. 131 Allora la contessa eli' . chi infino a cjiiel era e ciò che inter>'enuto l'era sì fatta giorno le raccontò per alle maniera . tuttavia. . qxiali sieno quelle il due cose che aver le quali mi convien ninna se '1 se io voglio avere mio marito : altra .LLA natn . comlncintosi dal suo primo innamoramento. non voi conte se quello ò vero cìie io intendo cioè che figliuola.sso per voi operare.

come moglie dee Graa pur pensando cosa parve questa alla gentil donna. la donna ingravidò in due figliuoli maschi come il parto al suo tempo venuto fece manifesto. la contessa degli sì bracciamenti del marito ma molte se segrétamente operando dosi la . essere slato. quantun- que gravetto paresse al conte e lei in iscambio della^ figliuola a giacer col conte maestrevolmente mise Ne' quali primi cougiugnimenti affettuosissimamente dal conte cercati . essendone voi biasimo ne seguisse alla figliuola stata cagione. temendo non forse Ma che onesta cosa era riavesse il il dare opera che la buona donna .. cotanto Il quale se egli \i gli manda voi mi donerete il e appresso manderete a dire vostra il figliuola essere apparec- chiata di fare "venire . non le manda 1' anello quale mano e che ella ha udito . . come fu piacer d' Iddio . secon- do ordine dato da ed ebbe . suo marito . 122 GIORNATA TERZA . avendo da . volta contentò la gentil Nò solamente d'un» ab. sa . creden. A cui. il suo anel. il che ella il non crederrk egli porta . fidandosi. . che mai parola non il ne seppe . in iscambio di vostra gliuola gli metterete allato Forse mi farà Iddio gra- zia d' ingravidare. sempre conte non con la moglie ma con colei quale egli amava. lo in dito e il il figliuolo in braccio . e che essa ad onesto fine a far ciò si mettea nella sua buona ed onesta farlo afFezion conalla contes. lui generato io racquisterò e con lui dimorerò dimorar con marito. mai in se egli . ogni suo piacere così dove ella possa esser certa j che egli l'ami come dimostra . e qui farete occultamente fi- e nascosamente me . non solamente di promise ma l' infra pochi giorni con segreta cautela lei . piacer suo. l' anello . quando a . e così appresso. donna . eh' egli ama .

la Sila cortese domanda gioielli . ne donò cinquecento e tanal- belli e cari : . e perciò tempo è che per lue . vada . se udendo che ne tor- nò . quelle grazio la ({uale che maggiori potè. La donna da necessità lire le costretta . questo mi piace bene e cosi d' altra parte io non intendo di donarvi quello. . la gentil donna vie più che contenta alla contessa rendè. La ag- gentil doiuia le disse che . che le piaceva . Firenze dimorò partorì . ia3 venia la matllna . insieme con la figliuola : mandare nò venire a se n' andò a in contado a casa di suoi parenti e Beltraa casa mo ivi sua. poco temjx) da' suoi uomini richiamato la contessa s*era dileguata. La contossa sentendo lui di Firenze partito e tor. con grandissima vergola figliuola . a voler ben fare : A cui la con- tessa disse madonna . > ma ho si le disse: madonna lo elle v' Dio mercè e io ciò che io disidcrava. se ella aveva cosa che 1* gradisse fatto . mi domanderete che mi pare che allora . ma : perchè le pareva doverlo fare. ma che ciò non avea per alcuna speranza di guiderdone . che tempo del parto venne al e due figliuoli maschi simigliantissimi padre . gentil si debba cosi fare . gna cento domandò le per maritar La ti contessa cognoscendo la sua vergogna. da lei partitasi .NOVELLA pnrlir si IX. che valevano per avventura trettanto di che . di tal servigio la vostra . nato nel suo contado fu contenta assai *1 : e tanto in . avca parccclii belle e care la contessa gioie donate le qxiali mite diligentemcntr gn. faccia quel- aggraderh accioccliò io poi me ne ella . ma . . per far bene. por guiderdone . lion volle più donna gravare . La gentil donna per torre materia a Beltramo di più né casa sua. che voi . se ne tornò allo albergo . La la (pinle scnteniiosi gravida. e udendo .nidnvn la ginilil .

Signor mio . : ed ecco nelle .. . esser ricevuta secondo la tua promessa e Il l' conte udendo questo . ordinatamente ciò che stato era e come . come e' là se n' E sentendo le donne cavalieri nel palagio del conte adunati per dovere andare a ta- vola . mie braccia non un co qui il sol figliuol di te . la qual cosa il conte conoscendo lei dire il vero e veggendo la sua fi- perseveranza e gliuoletti. sì come moglie . . figlioletti in braccio salita in su la sala se n' se tra uomo ed uomo là andò dove : il conte vide .. e gittatàglisi a' piedi dis- piagnendo . 1 24 . GIORNATA TERZA e quegli fé diligentemente nudrire le . a Mompelier se ne ven: e quivi più giorni riposata . quando tempo ne parve. senza essere da alcuna persona conosciuta. sì simili erano a luij ma pur La come può questo essere interve- nuto ? contessa con gran maraviglia del conte e di tutti gli altri che presenti erano . o il pi ul- tosto guasta significato primiero della voce. e del conte il . senza mutare abito . . dunque che debba da te . donne e di usata . mis in congiunzione niega . tutto misvenne (i). pure in forma di peregrina andò. e dove fosse avendo spiato . e il suo senno e appresso due così be' per servar quello che promesso avea e per (i) fì Dice Vincenzo Borgliini che.. con questi suoi . Per . e sentendo lui dì d' Ognissanti in Rossiglione dover fare cavalieri n' era . lungamente andata son tapinando Io ti li riclùeg- gio per valieri Dio io clie la ti condizion postami per la due ca- che mandai tu mi è osservi . una gran festa di . io sono la tua sventurata sposa la quale per lasciar te tornare e stare in casa . anello e disse: i conobbe figliuoli ancora . ma due io ed ec- tuo anello Tempo . in cammino messasi. raccontò . loro E . tua .

non è egli perciò. che diligentemente Di la novella della Reilui na ascoltata avea sentendo che . Graziose donne. senza comandamento diavolo aspettare. e potrete anche conoscere che . e abbracciò e Lasciò e per sua legittima moglie riconobbe^ e quegli per suoi figliuoli . NOVELLA compiacere a tulli lei i IX.. forse ancora ne potrete guadagnare l' anima avendolo apparato . E fattala di vestimenti a lei con- venevoli rivestire . e in piò fece levar la contessa. diventa moglie di Neerbale 'ioneo. finita era e che a solo restava il dire . come il si rimetta in inferno. sempre come sua sposa e moglie onorando 1' amò e somma- mente ebbe cara NOVELLA uiUhech diviene romita insegna rimettere il . pose giù la sua ostinata gralei vezza. che lira' folti alcuna volta esso boschi e Ira le rigide alpi . X. e perciò. senza partirmi guari dallo eflelto che voi tutto questo dì ragionato avete. che ciò sen. voi non udiste forse mai dire . tirono tri fece non solamente j tutto quel di ma lei più al- grandissima festa e da quel di innanzi . che lulU suoi uomini e alle pregavanocìie come sua leggitlima sposa dovesse o- mai raccogliere e onorare. ia5 donne . con grandissimo piacere di quanti ve n' erano e di tulli gli altri suoi vassalli . cui Rustico a monaco : . sorridendo cominciò a dire. diavolo in infoino poi quindi tolta . quantunque amore i ri lieti palagi e le morbide camere più volentie- che le povere capanne abiti. io il vi vo' dire: .

con grati fatica di lei durando 1' dopo alcun di a quelle solitudini pervenne casetta . non da ordinato desiderio . e udendo a molti cristia- che nella cittk il erano . e d' età forse di quattordici . Dio . quale le rispose che coloro meglio a Dio servivano fuggivano . 126 re . temendo non . . la seguente mattina ad andar verso diser- Tebaida nascosamente . dove un santo uomo trovò sopra la. la l' quale maravigliandosi di quivi vederquello che ella andasse cercando. Il valente uomo il veg- gendola giovane e assai bella se egli la ritenesse . il quale tra alcuni aveva una figlio- letta bella e gentilesca il cui . nome fu Alibech La quale non essendo cristiana ni .. uomo . un di ne domandò . Il perchè GIORNATA TERZA comprender . ma da un cotal fan- ciullesco appetito senza altro farne ad alcuna persoil na sentire to di . molto commendare la cri- stiana fede e servire a . demo- l' ingannasse : le commen- dò la sua buona disposizione d' erbe e e dandole alquanto da salvatichi e datteri mangiare radici pomi . La giovane. al fatto . che simplicissima era anni . de' deserti che più delle cose del mondo come coloro facevano che nelle solitudini se diTebaida andati . n'erano. e nelle diserte spelunche non faccia le sue forze sentisi può alla sua potenza es- sere ogni cosa suggetta Adunque venendo . . dico clic nella città di Capsa in Barberia fu glk un ricchissimo altri suoi figliuoli . servire gli conveniva . : e veduta di lontano una a quella n' andò uscio ^ il . tutta sola si misej e ajjpetito . alcuno in che maniera a e con Il meno impedimento Dio si potesse servire. domandò La quale rispose che spirata da Dio andava cercando d' essere al suo servìgio e ancora chi si le insegnasse come nio-.

sua fermezza una gran pruova la non .NOVELLA e bere acqua tan di qui è . la giovanezza e la bellezza cominciò e oltre a questo a pensar che via e che essa modo egli dovesse lui con lei tenere . un santo uomo ò il quale di ciò che tu io vai cercando mollo migliore maestro che nella via . medesime andata più avanti . notte un Icltuccio di frondi di le palma . acciocché non s' accorgesse come uomo dissoluto perve. a' sotto spezie di ser- Dio. e appresso . non ella sono j a lui te n'andrai: e miscla . la ritenne nella sua cella e le venuta fece fatto . le E priil mieramente con molte parole diavolo fosse nemico di mostrò quanto Domeneddio. Ed pervenuta a lui parole . nire a quello che egli di lei disiderava E tentato primieramente con certe domande . e avute da lui queste . X. nome era Rustico e quella Il dimanda gli fece che agli altri avca fatta. pervenne alla cella d' il uno cui romito giovane assai divota j persona e buona. me seco . Domeneddio V aveva dannato La . che più si era rimetlbre il diavolo in . nel cpiale . e sopra quello . dovesse recare suoi piaceri. ia7 non guarì lon- le disse : figliuola . per volere fare della . lei non aver mai uomo vire a conosciuto conobbe» e così essere semplice co: me parca per che lei s' avvisò come. disse si riposasse Questo dar non preser guarì d' indugio . le tentazioni a battaglia alle forze di costui il qual trovatosi di gran lunga ingannato da quelle le spalle . senza troppi assalti voltò e rendessi per vinto j e lasciati stare dall' una i delle parti pensier santi e la V orazioni e le discipline . le si diede ad intendere che quello servigio poteva far grato a Dio inferno . mandò la via . come gli altrì : . a recarsi per di costei memoria . quale. mia .

perciocché se questo diavolo pur aver di il questa noia . ed haila in iscambio di questo : Disse Ali- bech: o che? e dicoti A io cui Rustico disse hai t' il ninferno (i). non stai : tu . venne la resurrezion della carne j la quale guardando Alibech. . La giovane scia di buona fede il rispose . 1718. vi pia- cerà-. e vedi tu mi da grandissima posso sofferire . . essendo Rustico più così ri- che mai nel suo desiderio acceso per lo vederla bella . Iddio abbia qui man- data per la salute dell' anima mia. e a Dio grandissimo piacere e servigio se' . t' disse Rustico. e dirimpetto a E cosi stando . ignudo (e così ancora fece la fanciulla) . disse. se tu per di quello fare in queste parti venuta che tu . e maravigliatasi. non ho io . o padre mio . che non ho j cotesto diavolo io Disse Rustico la tu di vero ma tu hai un' altra cosa che . po- che io ho ninferno sia : pure quando mia . ti veggio che cosi si pigne in e non il 1' ho io ? O figliuola mia. : questo è ora egli diavolo di che io ho parlato . che mi credo che mi dark . ove tu vogli me . e posesi gi- nocchione a guisa che adorar volesse sé fece star lei . 1 28 il GIORNATA TERZA domandò come il giovinetta questo si ^ facesse . Disse allora Rustico figliuola benedetta (i) t V inferno i 1' ediz. . rimetta farai tu mi darai grandissima consolazione . molestia tanta che io ap: pena la Allora disse la giovane veggio che io sto o lodato sia Iddio che io io meglio che . Rustico. tanta pietà e soiFerire che io in inferno .. Alla quale Rustico disse: tu quello elle a quegli saprai tosto e però farai me far vedrai: e cominciossi a spogliare . pochi vestimenti che aveva e rimase tutto . del. quella che cosa è che io fuori .

Per e gli la qual : cosa essa spesse volte andava a Rustico diceva . v' ò dentro rimes- Disse Rustico . E così detto . che egli si stette volentieri in pace. |K. inala cosa dee essere questo diavolo duole quando egli : e veramente nimico d' Iddio. Ma. ciò io giudico ogn' altra persona servire a Dio attende . menata insegnò la giova- ne sopra uno de' loro si letlicelli le come star dovesse a dovere incarcerare quel maladelto da . ubbidiente sempre a Irarglicle disponesse. come il riceve e tiene egli non se ne uscirebbe . e riracttiamlovi . essere uua bestia . avvenne che il giuoco : le cominciò a piacere. non so . figliuola. il diavolo lu iufenio . clic altrui . egli non avverrà sempre . volta: Rustico. per la prima volta senti un poco di noiaj per che to. e cominciò a dire il a Rustico ti ben veggio che Capsa . La qual chò il diceva ella alcuna diavolo si . padre mio. non mi ricordo che mal alcuna che di tanto diletto e piacer mi fosil se . NOVELLA sia lu j X.r istare io son qui venuta per servire a Dio : e non oziosa andiamo a rimettere cosa faccendo . Dio La giovane. padre ella disse a Rustico : per cer^ mio. s' egli vi stesse cosi volentieri . ver dicevano que' valen- uomini : in che il scr\ ire a Dio era così dolce cosa e per certo io altra ne facessi il . che ancora al ninfemo. poscia mi lasci stare . ritornae la giovane tagli poi nel seguente tempo più si volle . che mal più non aveva in inferno messo diavolo alcuno. io non so perchè il fugga di ninfemo uinferno . si 1^9 che egli andiamo dunque .. che ad altro che a . cosi E per fare che questo non avvenisse da il sei vol- le anzi che di su lellicel si movessero ve '1 rimisero tanto che per quella volta gli trasser si la superbia del capo. quanto è rimettere diavolo in inlcrno^ e per.

che un altro sarebbe sudato egli incominciò a dire alla giovane che il diavolo non era da gastlgare né da rimettere in inferno. ferno è gastigato e più : un giorno Rustico se il diavolo tuo non ti dà noia me il mio ninferno : . mai Così adunque invitando co e al servigio di Dio confortandolo si la bambagia ora sene perciò del farsetto tratta gli avea (i). aiutato a trarre la super. poteva male rispondere alle poste e dissele il che troppi diavoli vorrebbono essere j a potere ninferno attutare si ma che egli ne farebbe ciò che : per lui potesse} e così alcuna volta le sodisfaceva . che egli a tiva tal' 5 freddo. mitigarti. non lascia stare per che tu farai bene che tu col tuo diavolo aiuti attutare (2) la rabbia al mio ninferno d' . bia al tuo diavolo Rustico che di radici erba e . GIORNATA TERZA spesso la giovane Rusti.i3o . avvenne che un fuoco arse apprese in Capsa il quale nella propria casa figliuoli e altra fa- padre d'Alibech con quanti bambagia del . impose di si- lenzio alla giovane. tra il diavolo di Rustico ninferno d' Allbech era per troppo desiderio e . diavolo rimettere in in. atlutìre . grazia di Dio abbiamo pace : si sgannato che egli priega starsi in e cosi alquanto . per men s' il potere questa quistione . (1) Sì la farsello tratta gli avea è una . acqua vivea . come d' io col mio ninferno ho . figuiata nia- nieia dj parlare (1) per dire cho lo avea smunto o spremuto Mart. se non la quando Iddio di egli per superbia levasse 1' il capo j e noi per . non paren- dole tanto servire a Dio quanto voleva anzi che no e il . La qual poiché il vide che Rustico non la . Attutare. mentre che . ammorzare . Di che giovane . ma sì era di rado che altro non era che la gittare . mormorava Ma . una fava in bocca al leone. richiedeva a dovere gli disse .

. e contra al volere di lei la ri. imparar non awi. Donne . del padre . . Laonde un giovane chiamato Necrcortesia tutte le sue faculth spese . il vi ridussono in volgar mollo . avendo iu sentendo cosici esser viva. cbe imparar diase «empire . che più placevol seril vigio che a Dio si facesse era rimettere diavolo in inferno j il qual motto passato di qua da mare. menù in Cajisa e por mojjliu la prese e con . chò bene an- che qua j Neerbale ne servirà bene con esso teco Do1' meneddio. si come d' uomo senza erede morto occupasse eoa gran piacere di Rustico. E perciò voi giovani . dalle donne di che nel diserto a Dio non essendo Neerbale ancor che il giaciuto con rispose serviva di rimettere il diavolo in infer- no . Il clic tutto ù vette fatto daJ Petrarca. Di che esse fece: che ancor ridono . ancora . Poi una all'altra per la cilth ridicendolo. beni stali .. Le donne domandarono: La giovane tra . come ro sì rimette diavolo iu inferno? con parole e con gran risa . . i3i por . atti il mostrò loro . alle quali la grail zia d' Iddio bisogna apparate (i) a rimellere dia- volo in inferno j perclocchò egli è forte a grado a Dio e piacer delle parti seguire « e molto bene ne può nascere e Dioneo a rider Mille (i) fiale o più aveva la novella di Ajipnrare ed apprendere Axsac p«r contrario il Boccaccio. messosi a cercarla vatala avanti che la corte i e ritro. e che Neerbale aveva fatto gran {Hjccato d' averla tolta da cosi si fatto servigio il . no . la qual cosa Alìbccb d' ogni suo be- ne rimase crede bale . e dissono egli si fa non ti dar malinconia figliuola . . NOVELLA miglia avca t X. dura . lei insie- me ella del gran patrimonio divenne crede Ma essendo servisse lei domandata .

che per me è conosciuto alla seconda in tutti suoi costumi m' è valuto. che le pecore abbiano . discretamente ordinò : e quindi rivolto alle . se il lupo saprà meglio i guidare le pecore dati . io : secon- do che conceduto mi so ste . venuto egli al conchiuder di quella . ossa maestro avrebbono apparato a sufolare Filostrato coegli a- noscendo che vesse strali . eh' io prima per altro abbandonato. disse ridendo se mi fosse stato creduto i lupi avrebbono alle pecore inse- gnato rimettere il diavolo in inferno non peggio che : Rustico facesse ad Alibech lupi . secondo che avvisò che bene stesse e che dovesse sodisfare alla compagnia per quanto la sua signoria dovea durare.. Filostrato voi avre. a che punto E le cose fossero. e poi . sempre per la bellezza d'alcuna di voi stato sono ad amor suggetto né 1' essere umile rose . quel- piacevolmente pose sopra la testa a Filostrato. cui Neitìle rispose . A . a darsi al fattosi il governo del regno commesso cominciò siniscalco chiamare. e disse: tosto ci avvedremo . tutte volle sentire j e oltre a questo. Per che. reggerò odi . clie . tali e si fatte loro parevan le sue parole. dove voi state pecore non fia. il termine della sua signoria era venuto la assai levatasi la laui^ea di capo . i32 mosse 1' GIOKN ATA TERZA oneste Donne . il regno commes. Donne . monasenza e riavere la favella a tale ora . lasciato stare motteggiare . volendo a noi insegnare potuto apparar senno dalle 1' come apparò Masetto da Lamporecchio che . conoscendo-la Reina che . . : ne r essere ubbidiente nò s' il seguirlo in ciò i . lupi gui: Filostrato udendo questo . disse : amo- Donne per la mia disavventura poscia che io ben da mal conobbi. e perciò siete : non ne chiamate tuttavia . falci si trovavano non il meno che .

che per alcuno non vi fu che eleggesse di (piello uscire . e questo il pronome vi manca. 3) egli scrisse: „ quanto egli potè menar le DECÀM. si dierono alcune a seguitare a cantare Dioneo e la Fiammetta cominciarono di messcr Guiglielmo e della dama del Vcrgiù. Laonde 1' ddiiio a credere che abbia ragione Mannelli. Filo- li) citi. di coloro cui amori ebbero infelice line: perciocché io a lunl' go andar aspetto infelicissimo ^ nò per . a loro avviso. non di <|uella cìie a' li più conforme. Il senso ò. se cIo«'. pe ben che piò levatosi si dire . Ma essi ) i Dc|mlati avcntio ossenato che in tutti i testi a ranno sono am- Liihie questi vcihi. mi fu imposto. nov.-ito tuttavia cavriuoli ecc. rimanendo sl. e che autore sctivcttc a seguitare seiua punto re. cavriuoli ecc. che è prima. già intepidito. 8-. non sin i33 : sempre di male io in i>cggio andato . [>cr avvertire che prima vi avca già scriUo a segui" coofcssionc de' medesimi Deputali. {fucili sarchlK- d' uo|>o dar verlm seguitare il pronome il ^° o o alcun die altro simile. Siniigliantc cosa. lianno creduto che più sicuro sia (come dicono suo luogo prò» non mutar niente^ avendo ciascuno alcuna noia a seguire di essi verbi i7 il prio. i Ma. per iniìuo si ora della cena licenziò si ciascuno.NOVELLA X. gli accad- de L\ dove {giorn. Era bello il giardino e dilettevole. che non facendo pili i sole. T. all' E così detto . secondo questa interprctasione. altro . . ailiiichè ancor esso avuto avesse suo quario ìn- to caso gli è necessario'. il nome in (i) per lo quale voi mi chiamate da tale che sep. più piacere altrove dover sentire il Anzi non l'accendo i sol gih tiepido alcuna noia a seguire cavriuoli e i conigli e gli altri animali che erano per quello (e che lor sedenti forse cento volte per mezzo lor saltando eran venuti a dar noia ) (a) . (cioè a chi avesse voluto aesi guiili). quarto caso del veral bo seguire. Peròoccbc Filoetralo in Greco tuona amico «pii di gneire e di eser- (i) f Notti il Mannelli in margine che a seguitare è v' tenti- chio: e in alcuno cilìziuni ne fu tolto via a seguire. IL 9 . . e così «trc- do che tra andrò di tjui alla morte E perciò non d' al- materia domane mi miei fatti piace che «"^ si ragioni. alcune delle gio>ani misero a seguitarli.

delle al: altrui canzoni io non uè delle mie alcuna sì lieta ho la mente che . as- soave ma .. e cosi chi una cosa e chi ahra faccende . disse . . comandò che la . sia assai convenevole a brigata se voi di quelle che io ho : volete . . 1& „ diede. il qual luogo co- come stava nel testo originale fedelmente trascritto dal Mannelli (che troppo „) fu poscia emendato nella notò nel margine „ diede v' è di edizione del sta edizione XXVII. s' è a\'nta avvertenza di regolare alla l' interpunzione in maniera. Vaga leggiadra . . fuggendosi tempo j ora della cena appena aspettata sopravvenne le tavole d' intorno alla bella fonte . Mi fece a suo diletto . quant' io . con maniera alquanto pietosa rispon- dendo r altre cominciò cosi Ninna sconsolata Da dolersi ha . sere altro che bella e piacevole e perciò tale qual tu allora r hai sai . Filostrato per non uscir del avanti a lui cosi cammin tenuto da quelle che Reine erano state come levate furono le tavole. lasciandosi anche in que1' testo quale è nelle più riputate. Per dar qua giù ad ogni alto intelletto Alcun segno „ braccia . con grandissimo diletto cenaron la sera . cotale la di . di quella e' piedi. Lauretta una danza prendesse e dicesse una canzone La qual so . . io dirò volentieri Alla quale il Re disse niuna tua cosa potrebbe es. . Comunque il sia la cosa. signor mio n' . Che'n van sospiro lassa innamorata Colui che muove il cielo ed ogni stella . niuna cosa valendole sì vi. sen- za lasciarle in capo capello o osso addosso clie macero il non fusse.. che ne risulti un senso conforme spiegazione de' Deputati. chiedare mercè „ ecc. . tanto le die per tutta la persona jnigna e calci. La Lauretta : con voce . / i34 GIORNATA TERZA e Panfilo si mena 1' diedono a glucare a scacchi il . messe quivi . graziosa e bella . per che.

. O ('j) dolorosa festa (i) Disperata tolta la speranza. } NOVELLA X. . e con falso pensiero j Divenuto è geloso io lassa quasi mi dispero Cognoscendo per vero Per ben di molti al mondo • Venuta . E presa Laond' tienmi . u nò all« . Sé nobil reputando e valoroso. inlemli quando il nuova ipoM è dooiancljita «lai notaio: piacevi volte. lo maladico la . i35 che sempre a . e volentieri mi prese a' suoi pensieri . . Femmisi innanzi poi presuntuoso Un giovinetto fiero . Ma or ne son dolente a me . mia sventura Quando per mutar vesta Si (a) . . che leggieri Sen vola tutto in vagheggiarmi spese .. come il cortese me feci degno j . meno vita dura Vie men che prima . Gih fu chi m' ebbe cara Giovinetta .• Ed Di io . bella nella oscura in questa Mi lo vidi già e lieta dove . . E temjH) . da uno essere occupata . . Biltà . dissi mai. reputata onesta . disperata ( i ) . lui sta nel cospetto Ed il mortai difetto Come mal conosciuta Non mi gradisce anzi m' ha . . tale per vostro marito? ed clLi risixMidc ^ì. Nelle sue braccia e dentro E de* miei occhi tututto '1 s' accese . privata . la Si. dissi mai : sì .

prima . ed equivale alla vo- muchacha. fui Più . ! O caro amante del qual . fece fine Laui'etta alla sua canzone tutti . . secondo cpiali Menagio. nella diversamente da diversi fu inalla ed ebbevi di quegli che intender vollono . molti doppieri accendere ne fece più altre cantare che già ogni .i36 Morta GIORNATA TERZA foss' io avanti t' Che io avessi in tal caso provata . col qual nole me chiamarono giovani dal portar eli' esse facevano i capelli intonsi. fiamma spenta Non Qui tesa me t' arse . buona notte ciascuno sua ca- (i) i". i smozzicando V intonsa de' Latini.Questa voce. . deh pietoso diventa altrui fa' me che per Te obliar non posso: che per eh' io senta Che quella sia . è venuta a' Toscant da' Lombardi. così dee leggere anclie nel e così leggono appunto e : i Deputati e il Salviati Abbiamo Morgante del Pulci . Il Re dopo infin questa . che altra contenta se' Che or Che ne Di nel Ciel davanti a colui creò . ciò . ne formarono 7osa. stella a cader comin. . . ma si potreLLe forse legger tosa. . Altri furono di più sublime e miglio- re e più vero intelletto . fio- avendo fatti . che salla . Per che la ora parendogli da dormire alla comandò che con mera si tornasse . melanese che fosse meglio un buon porco . O costà su quale notata da : m' impetra la tornata . In alcuni looghi sente questo ce spagnuola del Veneziano alle dalle genti del contado dassi ancbe al pro- nome giovani non ancor maritate.. del quale al presente recitare non accade ri . Anzi . . Posa. che una bella tosa (i). il testo si Mannelli. Le donne il e le toselle scapigliate. su l' erba e 'n su' .

le Il profondissime valli mi sono in- gegnalo d' andare che assai manifesto . . cui i Dcpulaù nenza eueni messo in nome tlelViiutore. si per le parole de' savi nomi- per le cose molte volte da me 1' e vedute e estimava io che V impetuoso vento e ardente del- la invidia non dovesse percuotere j se non io alle torri o le più levate cime degli alberi : ma mi truovo fiero dalla mia estimazione ingannalo percioccliò fuggendo io il e sempre essendomi di fuggire ingegnalo im- pelo di questo rabbioso spinto. ma ancora iu umilissimo + Senni tilotOf ìnterprrJnno il /ironie al libro che ò quanto a Dionisi . ED INCOMINCIA LA Nella quale sotto fine. non solamente pe' piani . QUARTA il reggimento di Filostbàto li si ragiona di coloro cui amori ebbero infelice V-i arissime Donne ni udite e Ielle sì . Il can. ni il Sal>iali senni intilolozione dire sema aver dedicato il libro a veruno. ma ancora per . non pttctjue né V uoa ni ¥ altra di queste due interpr»- .. FINISCE LA TERZA GIORNATA DEL DECAMERON. re a chi le presenti novellette riguarda pu ò apparile quali non per solamente infioreutin volgare e in prasa scritte islilo me sonoeseuza (i) titolo (i).

mio. perciocché non favella di una sola materia continuata. Intese eziandio il dare un certo nome all'opera. Lia seconda parte. E certo. a maestro Giovanni del Virgilio ch'ei fa dire alla . Compointitolate se il detto Dante due Egloge le quali furono e mandale da lui per risposta di certi versi mandatigli . per essere composto di cose tanto si un vero titolo del lidiverse. dispiegare questo luogo del Boccaccio col Boccaccio egli me Jesimo Amori qua di Applicando nel suo qui mollo ingegnosamente ciò che sopra il Boccac- cio avea detto Commento vi si Dante parlando titolo del libro degli di Ovidio. non può aver1' ne alcuno che indichi ciò che vi contiene. il quale. dice che si può chiamar senza questo hhro di not^eZZe. r essere da tazioni. cioè V Inferno. fece un in latina prosa. cioè Purgatorio . Nella slessa si oggi diciamo dedicare o legge: Questo libro della intitolo Comintitolò media al ec. considerando hene. essendo ti come fa me. perciocché poco appresso egli dice: Compose libro in un suo volumetto siccome Sonetti il il quale egli intitolò Vita nuova . . assai belle . Egli significò con essa ra.1 38 GIORNATA QUARTA il e rimesso quanto più. titolo si fa- non già d' alcun suggetto continuato ma or d'una e ora è d'un' altra... il a Kguccione della Faggiuola ec. Né per tutto ciò . La prima parte. E Questo egregio autore. il marchese Moruello Malespina. E perciò non sia . terza parte. cotal vento fieramente scrollato anzi pres- s'avvisò . si possono . { Io credo non esservi ragione alcuna onde abbandonare . 7'm dei esser il . appunto come dice si Boccaccio che perchè vi cosa il hro degli vella Amori di Ovidio può chiamar senza . La . E più sotto. Finalmente al di d' presso il Boccaccio intitolare è ancora ciò che indirizzare ad alcuno. contento di mostrarti simigliante al tempo infelicissimo. sì porre il nome dell' autore in fronte della Vita di ope- come manifestamente apparisce da un luogo : Dante. delle quali Compose questo glorioso poeta pia opere né" suoi giorordinata memoria credo che sia convenevole fare. Forse a questa significazione nella si può ridurre quale ciò Fiammetta Conclusione al suo libro. della divisione dell' si troverà che Decameron piuttosto un cenno opera che bro. cioè Para- diso a Federigo terzo re di Sicilia Alcuni voglion dire lui averlo intitolato tutto a Messer Cane della Scala. ec. il ne a lui fossero per avBoccaccio per intitolare ventura intitolate le altrui. che è questo ni. te di miseria veste. opinione dei Deputati significati Per isviluppare più chiaramente dato il la questione esporrò quali abbia Boccaccio medesimo il alla voce titolare o intitolaall' re . s' acciocché ne alcuno delle sue intitolasse . il ma li- una e là di un' altra.. cui titolo è Monarchia. . cer- te operette.

,

GIORNATA QUARTA
so che diradicato
ser lacerato
, ,

189

e tutto da' morsi della invidia escessare
.

non ho potuto

Per che assai ma-

nifestamente posso comprendere quello esser \ero che

a cura

et

alcuno ornamento (ticeome gii

altri sogliono) «vere,
,

cioè

iioliili

coverte di colori vari tinte e ornale
titoli.
ilei

o di pulita tonditura
uoi»o

o di leggiadri minii, o di gran

Di

tali tigiiificazioni è J'

non contar
tutti
li
il

ipiilla

che

foriiia

il

nome

lihro, poiché >

confcttione di
:

nome

è Decntneron.
( liliii )

Il

frainnicnto maglialicchiano dice
dilettevole

De^ quati-

infra gli altri

uno molto hello e

ne compose

tolato

Decameron

ec.
il

bisogna jicngarc se
dell'

Decameron

indichi jiiut-

tcato la divisione che

contenuto

oi^ra: né tropjH) sottilmente esaal

minare

jierchè sia stalo a grado a

un autore \Mnc
sarelil>e

suo lihro un
i

titolo

più che un altro. 0[>era ^R-rduta
Notti Attiche, Galateo, perchè
il

sindacare

titoli Filostrato,

primo non dà indizio
il

di

Poema

degli

•mori
ÌJ

di Troilo e di Griselda,

secondo di questioni letterarie, né
i

terso di costumanze civili. Restano
il

significati di
il

dedicare, e di poi^

re

nome

dell'

autore.

Il

Sulviuli approva

primo, come ahiaino gli
assai

detto:

bensì confessa che
i

lu

credenza dei Deputati a lui sembra

buona,
il

quali s'appigliano iiU'idlro significato. Nel vero a

me

pare che
e che
il

dedicare sia cosa eventuale, che dalle circostanze dijicnde,
ciò fatto
il

non aver non
giù

Boccaccio potesse dai detrattori dì lui attribuirsi
dell'

all'

avere esso bassamente sentito
il

opera sua
a'

,

ma

si

all'

es-

sergli

mancato
la

destro.

Laonde

se

il

senza ((7o/o

ìnteqK-tra
si

senza

dedicazione,

scusa é di minore importanza, e

meno

confà con la
in

protesta d'avere scritto [>er fuggire l'invidia in fiorenlin volgare, e
istilo

umilissimo e rimesso. Al contrario se s'inteq>etm senza nome, più
la

manifestamente apparisce

non curanza che mostra cOn

I'

altre espres)>oi
il

sioni di avere avuto dell' oliera sua lo scrittore. Il dirisamento

del

Can. Dionigi è

il

più lontano

diill'

intenzione del Certaldese,
al

quale

vuol far crederò eh' egli non dà molla inqiortanza
esso gran
lo<lc

suo scritto, né

da
il

e

rinomanza ne pretende e ne asinità. Supposto che
pure un ìiìao di molte e varie materie composto,
l'

Decamerone

fosse

ne

viene egli perciò che dovesse aver potuto scansare
de' maldicenti ?

invidia e le ingiurìe

Lascio 8t.ve che

la fantasia di

Mcsser Giovanni sul libro
il

degli

Amorì

d'

Ovidio non ha gran fondamento, [ìcrciocchè se
per che quel libro in antichi

trattare

di

vane coac

fosse la ragione

testi

a pen-

na e

in vecchie

stampe è stato chiamato de sine tiluloy come
del 1/171.,

nrll' e«Ii-

sìone di

Roma

doveano chiamare così pure le Elegie di

Tibullo e di Properzio, e
varietà. Io

le

Poesie di Catullo, nelle quali non è minor

mi do a credere che per ddicatcua alcuni abbiano voluto sop-

.

i4o
sogliono
i

GIORNATA QUARTA
savi dire
,

che sola
.

la

miseria è senza invi,

dia nelle cose presenti

Sono adunque

discrete don-

ne

,

stati

alcuni che queste novellette leggendo lianno

primerc

il

titolo

Amornin^

dato dal medesimo Ovidio,
5/|.3.

come

apparisce

nel terzo liiiro

dell'

Arte verso

Deve

trihus librts^'tilulus qaos signat
si

Ainornm , Elige
Dionisi, è nel Voi.
5.
p.

L'opinione del Boccaccio, su cui
198. Opere ediz. di Napoli:
nello stesso

fonda

il

ma
il

è poi cosa

curiosa clie Messer Giovanni
titolo
il

Volume

pag.

269; prende per

sine Ululo.
il

Nondi-

meno,

egli dice, chi

legge

suo libro (d'Ovidio)
ec.

quale è intitola-

to sine titulo, assai chiaro
il

può vedere
senza
di

Ma

o vero o falso che fosse

pensamento dej Novellatore, basta che
il

egli nella

mente

l'avesse, persì

chè

Dionisi potesse dire che

il

titolo del

Decaraerone da

fatta
egli

maniera di pensare nasceva. Ciò
poi vero che
il

huona

voglia concedo:

ma

è

Decamerone ahhia

in se così grande varietà di materie?

Le

novelle

si

possono elleno gettar tutte nella medesima forma, onde
fisonomia? Composto di varie materie
vi si trovasse la lettera a
ec.
:

ahhian tutte
serehhe
si, poi
,

la stessa

il

Decamerone
de'

se

dopo alcune novelle
dell'

Pino
esso è

Rosrag-

alcune Elegie

Ameto, poi Sonetti

ma

un

guaglio di una villeggiatura rallegrata col racconto di dieci novelle per

giorno; e ogni donna, e ogni giovane dice
esser diversa dall' altre già dette,

la

sua, che dee naturalmente

onde

1'

opera ha unità e condotta più

che bastante per non dover mancar di
lecito

titolo.
il

E

in tal proposito

mi

sia

aggiugnere che io reputo alterato

titolo posto in fronte dell'
le

opera

con quelle parole cognominato Prencipe Galeoilo,
cosi

quali

si

trovano

nel testo ottimo e in altri molti,
alle

come

nelle

stampe, che mi son
di

venute
io

mani. Che che ne dica un moderno commentatore

Dante,
possa

stimo che quivi per principe Galeotto altro intendere non
d'

si

Commento sopra Dante, Opere Nap. Voi. 5. p. 021. esponendo il verso Galeotto Ju il libro, e chilo scrisse, narra che Galeotto sena primo che alcun altro T occulto amoe che ad aprire quere di Lancellotto, e della reìna Ginevra sto amore con alcuno ejjelto fu il mezzano. Ora non vorrò mai credeche mezzano

amore.

Il

Boccaccio nel

re essere stato messer Giovanni così senza faccia,
stesso

da aver jjotuto egli

chiamare

il

suo libro mezzano

d'

amore

.

Il

frammento niagliabe-

chiano, come abbiam già veduto, dice semplicemente titolato

Decame-

ron.
l'

Il

perchè

il

Mannelli, che

si

dice aver copiato
d'

dall'

originale del-

autore, dà sul bel principio nel titolo sospetto

infedeltà. Il titolo di

principe Galeotto debhe essere stato aggiunto da qualche saccente, che

riguardò all'effetto che produceva

la lettura del

Cento

novelle.

fiacchi.

.

Mjl^

,

GIORNATA QUARTA
detto che voi

i4i

mi

piacete iroppo

,

e che onesta cosa

non è che
aohirvi
}

io tanto diletto

prenda di piacervi e di con,

e alcuni hnn detto ])cggio
Altri più innturamcntc

di

commendarvi
(i) bene

come io fo.
dire
,

mostrando di voler

hanno

detto che alla

mia

età
,

non

sta

r andare

ornai dietro a queste cose
.

cioè a ragionar di
della

donne o a compiacer loro

E

molto teneri

mia

fama mostrandosi

,

dicono che io farci più saviamente
,

a starmi con le JNIuse in Parnaso

che con queste cian,

ce mescolarmi tra voi

.

E

son di quegli ancora

che

più dispettosamente che saviamente parlando, hanno
detto che io farei più discretamente a pensare dond' io
dovessi aver del pane
,

che dietro a queste frasche
.

an-»

danni pascendo di vento
essere state le cose da
vi

E

certi altri in altra guisa
,

me
in

raccontate

che come

io le

porgo

,

s'

ingegnano
.

detrimento della mia fatica
cotanti e
,

di dimostrare

Adunque da

da

cosi falli sof,

fiamenti

,

da cosi atroci denti

da cosi aguti valorose
,

donne
spinto

,

mentre

io ne' vostri servigi milito

sono so-

,

molestato e infino nel vivo trafitto.

Le

quali

cose io con piacevole

animo
io

,

sallo Iddio tutta

,

ascolto e

inlendo
la

.

E

quantunque a voi in ciò
,

appartenga
di risparsi

mia
le

difesa

nondimeno
,

non intendo

miar

mie forze j anzi
,

senza ris[K)ndere quanto

converrebbe
gli (vJ)

con alcuna leggiera (a) risposta torme,

dagli orecchi

e questo far seiua indugio

.

Per-

(>) (3)

Istà,

le

due

cdix. cit nel
si-itM

Vocab.
1

Leggero e leggera

nella feconda •iUaba

non mai

ti

osa

da alcuno buono scriUorc.
(3)
le di

t Toi'megli,

il

Icslo

Mann, e

l'cdia. del

iSSy, come pure quel-

Livoruo e di Milauu: tormigliy Tedit. del l5a7, del i575 e

dd

1718.

1

42

GIORNATA QUARTA
,

ciocché se già

non essendo
,

io

ancora

al

terzo

della

mia

fatica

venuto

essi

sono molti e molto presumono,
io pervenissi alla fine essi
j

io avviso

che avanti che

potrebbono in guisa

esser multiplicati
,

non avendo
quantun-

prima avuta alcuna repulsa
fatica

che con ogni piccola lor
:

mi metterebbono
grandi
,

in fondo

ne a ciò

,

que
stre

elle sien
.

resistere

varrebbero

le forze vo-

Ma

avanti che io venga a far la risposta ad alcuin favor di

no

,

mi piace
,

me

raccontare non una no-

vella intera

acciocché non paia che io voglia le mie
,

novelle con quelle di così laudevole compagnia

qual
parte

fu quella che dimostrata
d'

v'

ho

,

mescolare

j

ma

una acciocché
,

il

suo difetto stesso sé mostri non es-

sere di quello: e a' miei assalitori favellando dico. nella nostra città, già è cittadino
,

buono tempo

passato

,

fu
,

Che un
uoin-

il

qual fu nominalo Filippo Balducci
,

mo
dea

di condizione assai leggiere

ma

ricco e

bene

vialo ed
,

esperto nelle cose quanto lo stato suo richie-

e aveva

una sua donna moglie
ella lui, e

(i), la quale egli

sommamente amava, ed
ta vita si

insieme in riposa-

stavano

,

a ninna altra cosa tanto studio poall' altra.

nendo

,

quanto in piacere interamente l'uno
,

Ora avvenne
donna passò
sciò

come

di tutti evviene

,

che

la

buona
quale

di questa vita, né altro di sé a Filippo lafigliuolo di lui
.

che un sojo

conceputo

,

il

forse d' età di

due anni era

Costui per la morte della
,

sua donna tanto sconsolato rimase

quanto mai alcu.

no

altro

,

amata cosa perdendo

,

rimanesse

E

veg-

(i) la de'

{ La

A'oce

moglie non è ne nella edizione del 1727 né in quel-

Deputati.

.

,,

GIORNATA QUARTA
,

1

43

gendosi di quella compagnia la quale egli più (i)

amava rimaso solo del tutto si dispose di non \olere più essere al mondo ma di darsi al servigio di Dio
,

ed

il

simigliante fare del suo piccol figliuolo.

Per che,

data ogni sua cosa per

Dio senza indugio
, ,

se n'

andò

sopra

Monte Asinaio (a)

e quivi in una piccola cel-

Ictta si

mise col suo figliuolo, col quale dì limosine in
,

digiuni e in orazioni vivendo

sommamente
egli fosse d'

si

guar-

dava

di

non ragionare
,

Ih

dove

alcuna tem,

poral cosa

né di lasciamegli (3) alcuna vedere

ac-

ciocché esse da cosi fatto servigio noi traessero}

ma

sempre
gli

della gloria di vita eterna e di

Dio e

de' santi

ragionava, nulla altro che sante orazioni inseguan:

doli

e in questa vita molti anni

il

tenne

,

mai

della

cella

non lasciandolo

uscire

,

né alcuna
valente

altra cosa

che

sé dimostrandogli.

Era usato
,

il

uomo

di venire

alcuna volta a Firenze
tunith dagli amici di

e quivi secondo le sue opporalla
il

Dio sovvenuto,
gih

sua cella tor-

nava

.

Ora avvenne che, essendo

garzone d'età di
il

diciotto anni e Filippo vecchio,

un

domandò ove
il

egli andava. Filippo gliele disse.

Al quale

garzone

disse:

padre mio, voi
fatica:
,

siete

oggimai vecchio, e potete

malo durare

perché non mi menate voi una

volta a Firenze

acciocché, faccendomi cognoscere gli
,

amici e divoti di Dio e vostri
posso meglio faticar di voi
,

io

che son giovane e

possa poscia pe' nostri bi-

(l)

Più per mollo, o sommamente usai

i>|ìrsso

usa

U lingua nostra
/

e aeiua espressa,
(a)

ma con

sottintesa

comparazione.
Il

Monte Asinaio
sana die vi

detto anche Senario.
.

Ciani lo dice

Sanano

dall' aria
f.1)
"i"

si respira

Mart.
.

Osservisi liiscittrnegU in tcct di ìaitciargìicne

NclT un modo

e ucir altro ci ooacede la lingua di usar questo affisso

avesse . . mio. le chiese e tutte altre cose delle quali tutsì ta la città piena si vede . non il guatare : . paio di nozze venieno così : le come gli il giovane vide domadò il padre che cosa quelle fossero. E cosi domandando si il figliuolo e pa- dre rispondendo . come . non del bue . eh' elle son si mala cosa ? Disse allora . donne ed ornate quali che da un . mon- do a sé dovrebbono omal poter seco stesso disse: costui dice bene. ed avendolo udito rimaneva contento e domandava il d'un' altra. Olmè. Quivi giovane veggendo l' i palagi le case. colui . sogni a Firenze andare Il e voi ri- valente uomo pensando . di quelle taci . non non de' danari nò d' altra cosa che veduta . ratosi de' palagi dell' asino . lt4 manervi qui ? GIORNATA QUARTA quando vi piacerà . bassa A cui . figliuol mio . fi- gliuolo o come chiamano Il padre per non de- stare nel concupiscibile appetito del giovane alcuno inchinevole disiderlo minare per elle si lo propio men che utile non le volle nonome cioè femmine. chiamano papere. si cominciò forte il e di molte dimandava Il padre che come si chiamassero. colui clie mai più per ricordanza vedute non avea a maravigliare fossero e egli . il padre disse: le figliuol occhi in terra .. subitamente disse padre mio . padre gliele diceva. il seco il menò . io vi priego che voi facciate che io abbia disse il una . papere . per avventura brigata di belle giovani scontrarono in una . Per che avendovi ad andare. la cosa. . clie già que- to suo figliuolo era grande ed era si abituato al ser- vigio di Dio il 5 elle malagevolmente le cose del tx-arre . padre elle son ma- A cui il giovane domandando disse: o son così . Maravigllosa cosa ad udire che mai più alcuna veduta non avea non cu! . ma disse: . non del cavallo . .

dolsi cissime donne. più volle mostrati. meniamo una elle s' colà su di queste papere e io le sai dar«\ beccare. ma gli . Kilc son più belle che gli agnoli dipinli che voi m'avete . Riprcndcrannomi moixlerannomi . maravigliano riguardando lasciamo slare i aver conoscimi gli amorosi basciari e bracciari e i piacevoli ab- congiugnimenli dilettevoli che di voi. daU' aulico pentere. doime . n(>casì piacevole. cioè che voi mi piacele . domandogli se . da lui sole addomandate. fate che noi . infra termini di ima piccola cella . troppo ingegnandomi di piacervi e che voi troppo piacete a me Le .GIORNATA QUARTA falle le 1 45 male cose? Si . Ed egli allora disse : io non so che voi vi dite . un monte salvalico e soli. sovente prendono. come vi vide sole . quali cose io apertissi- mamenle essi si coiiffsso . accresciuto sopra li allevato . che suo ingegno . lacere- (») Pentetti. con l'alTcziou seguitate. senza altra sole compagnia che del padre disidcrate foste . nò perchè queste sica ntala cosa: qunnlo è a me. e che io di questo gli m'ingegno di piacere a voi: e . Oggivlt pentire e penu$$i. non n'è ancora panila vedere nlciinn cosi bflln. tario. Disse padre : io non voglio j tu non donde imbeccano: e il senti incontanente più aver di forza la natura. solamente ad aver vediito e veder continuamente e la vagft bellezza e la voslra l' oniati costumi ornata leggiadria e oltre a ciò donnesca onestà. e pcntessi (i) di averlo menato a Firenze. della presente novella voglio che mi e a coloro rivolgermi alli quali 1' ho raccontata. quando colui che nudrito. o giova. Ma avere infino a qui detto basti . coniec|iiesle sono. . Dicono adunque ahpinnti de' miei riprensori che io fo ni male . disse il padre. ce ne Deh il se vi cai di me. .

e si mes- Gino da Pistoia vecchissimo il onor fosse teunono. E se non . vadano e si l' apparino. e quelle tutte piene mosterrei d' antichi . e la fiam. Che lo con Muse in Parnaso mi debbia stare affermo che è buon consiglio: ma tuttavia né noi possiam dimorare con le Muse né esse con esso noi se quando avviene . chi vostri la soavità delle parole melliflue .. I ^6 GIORNATA QUARTA . che Muse vaglio- . . . e fu piacer loro . rispondo che mai a me vergogna non reputerò infine nello estremo della dover compiacere a quelle cose Alighieri . rannomi costoro se lo . dilettarsi di veder cosa le somigli non le é cosa da biasimare'. e io dalla mia puerizia nima vi disposi . il corpo del quale il ciel prol'a- dusse tutto atto ad amarvi. così mi ripiglia ^ e io poco me ne curo E quegli che contro alla mia età parlando vanno. sentendo la virtù della luce degli oc. . alle donne: che non sanno. chela coda re il il porro abbia il capo sta- sia verde. A' quali. che uscir sareb- be del modo usato del ragionare rie in io producerei le isto- mezzo . mostra mal che conoscano che. che che l' uomo da . e spezialmente guardando che voi prima che altro piaceste ad un romitello . . uomini e valorosi ne' loro più maturi anni di sommail mente avere studiato se essi le compiacere . mia ser vita di alle quali Guido Cavalcanti e Dante lor caro già vecchi. perchè bianco. lor si parte . Le Muse son le donne j e benché donne quello. lasciando io motteggiare dall' un de' lati. si come persona che i pia- ceri né la virtù della naturale affezione né sente né . ma accesa da' pietosi sospiri se voi mi piacete o se io di piacervi m' ingegno . ad un giovinetto senza sentimento anzi ad uno ani- mal selvatico ? Per certo chi non v' ama e da voi non disidera d' essere amato . conosce . .

giusta direi la loro riprensione. perirono acerbi qualora io ne Che più ? caccinmi via questi cotali domando loro non che la Dio merco . Quegli che queste cose avrei molto caro non essere sta- dicono li . che molti ricchi andan- E assai gih dietro alle lor favole . si sono elle venute parecchi meco . Ma che direm noi a coloro che della mia fame . e d'ammendar altro me stesso m" ingegnerei } ma infiao che che pa- . e forse a queste cose scrivere tuncpe sieno umilissime volte a starsi . Sen- za che le donne gih versi . dove in contrario molti nel cercar d'aver più pane che bisogno non era loro. sirniglinnza di quelle Si che . . ancora non mi bisogna il : e . volendo meco pensare qual sarebbe se io per la loro risposta . hanno adesse : per che. porre que' mille. quando pur sopravvenisse l' bisogno . cercane tra le favole i . E gih piìi ne trovarono tra le lor favole tra' lor tesori.GIORNATA QUARTA no . hanno cotanta compassione io procuri del che mi consigliano che . do fecero la loro et^ fiorire . Aiutaronmi elle bene e mostra ron mi com. che essi recassero gli ori- ginali quali se a quel che io scrìvo discordanti fos- sero . pane ? Certo io non so se non che . in servigio forse e in onore della simiglianza che le donne ste cose tessendo. que- nò dal monte Parnaso nò dalle Mus'av- se non mi allontano quanto molti per avventura visano. . bisogno loro ne dimandassi : m' avviso che dlrebbono va'. 147 non non vagliano . per quello mi dovrebber di piacere. io so j secondo Apostolo abbandonare e necessilh solTerire e perciò a niun caglia più di cosi me . quando per altro mi piacessero . . poeti . pure esse hanno nel primo aspetto . che te a me . fame alcun qiuin- cagione. mi fur cagione comporre mille di dove le Muse mai non mi furono .

nel quale io spero . mia. ora più che mai mi vi disporrò^ per- ciocché io conosco che altra cosa dir non potrà alcun con ragione. 1 48 GIORNATA QUARTA non apparisce seguitando la . . e spesse volte sopra le teste uomini sopra . che vi amiamo. cioè della na- troppe gran forze bisognano in vano. lascino stare sai vagati Ma da ritornare è . . che io . o belle donne là onde dipartim- mo . armato . spalle a questo vento e lasciandol soffiare di : percioc- non veggio che me altro possa avvenire. e se lo rei . avessi 1' più tosto ad altrui . che posta n' è. che il luogo onde levata fu . risposto dico clie dallo aiuto di Dio e dal vostro gentilissime donne . se mai con mia forza a dovervi in cosa alcuna compia- cere mi disposi. naturalmente operiamo. che quello che della minuta polvere avviene. E-volendo per questa volta assai aver . Le quali forze uè d' averle disldero in le presteri che 1' non . la quale spirante turbo .. la porta in alto . più giìi andar non può tutta la . per e . Alle cui tura. ìio questo. asside- vivano . voler contrastare . la muove o . me adoperassi Per che tacciansi si morditori rati si se essi riscaldar non . e di le buona pazienza cliè io con esso procederò avanti. j e ne' lor diletti anzi appetiti corrotti vita . o egli di terra non . se la muove degli . role io gli lascerò con la loro opinio- ne si . e spesse volte non solamente faticante io s' l' ma con grandit- simo danno del io confesso adoperano. leggi. perciocché asci siamo . E . standosi me nel mio questa brieve . se non che gli altri e io. . e 1' ordine cominciato seguire . di loro dicendo quello che es- di me dicono. le corone dei re e degli imperaalti dori e talvolta sopra gli j palagi e sopra le eccelse torri la lascia delle quali se ella cade. dando . possono.

V amante e mandale . e questa tradusiouc tutta intera ripottata dal tersa lro«a Manai. cioè graziosamente . bella fonte levati. e l'ola il quivi desinarono. Anuibal Guasco d' latina in Tersi elegìaci di Filippo Alessandria delia paglia la trasportò in ol- DECÀM. (a) Questa Novella. Fiammella comandò che principio deci: la quale . U. IO . quando Filostrato le- va Iom tutta sua brigata fece levare} e nel bel giardino : andaticene. passole aveano E da dormire si .GIORNATA QUARTA Cacciata aveva terra il 1 49 sole del cielo gih ogni stella e dalla Tumida ombra la della notte. Il Vocab. senza più aspettare che detcosi donnescamente (i) cominciò : NOVELLA L Tancredi (2) preme di Salerno uccide della figliuola . velenata . dove per rallegrarci venuti sia- (1) Donnescamente. della Crusca «j- fnoriliitenle. essendo nella sua maggior sommitli. che in cloiucnin sfida i più doUi ed eloganti scritla tori dell' antichità. il cuore in una cop- pa d' oro : la anale messa sopr' esso acqua av. dove . Lk dove Filoilralo alla se alle novelle to le fosse . quivi s'incominciarono a dijwrtare ra del mangiar venuta sata sera cenato . e così muore JL iera materia di ragionare n' ha oggi il nostro re data f pensando che . piacque tanto a Leonardo Aretino. che tradusse si in latino con infinita graxia ed ele^janM. nella maniera usa- ta vicini alla posero a sedere. quella si bee . il qual« foni'int'a Poiché P amato cor vide presente e finalmente una tersa tradusionc Beroaldo. T. come pure un leggiadro capitolo in d' rima composto da Francesco Accolti parimente Arcsso.

onesta co- pareva pensò di volere avere. il conte Pomponio Torelli. né a richiedernelo . conviene di mu- tare suo piacere . e clil non n'abcbe cbe bia compassione. un figliuolo del duca lui. se egh nello amoroso le sangue nella sua vecchiezza non s'avesse tate . Tancredi principe di Salerno fu signore assai uma- no e di benigno ingegno (i). Girolamo Razzi. se 1' abbi mosso il poiché a me non . mani brut- Il quale in tutto lo spazio della sua vita non ebfigliuola . GIORNATA QUARTA ci mo dir convenga raccontare 1' altrui lagrime l'ode . per l' amor che si egli le portava lei si il dava di più maritarla. se lava rima.-un pietoso accidente. dimorando col tenero pa. sì come gran donna il in molte dilicatezze e veg. Forse per temperare alquanto la letizia li 1' ha fatto si . Ridolfo tragedia . . anzi sventu- rato e degno delle vostre lagrime racconterò . le quali non si possono. poco tempo dimorata con . Campeggi conte di Donza ne composero ciascuno una (i) Mart. . Ottaviano Asinavi conte ^M Cainerano. ma . e giovane e gagliarda e savia più che a donna per av- ventura non dre . E . avuto marito maritava : non sappiendola da non la poi alla fine ad . di Ca- peva datala dova . eth del dovere avere sé partire . rimase ve- e al padre toruossi Era costei bellissima del fosse corpo e del viso quanto alcun'altra femmina mai. gendo che poca cura sa padre .1 5o . Ingegno detto qiii ad imitazion del Ialino. e per (juello che vol- garmente diciamo natura. do ella di molti anni avanzato . si richiedea. be più che una quella avuta e più felice sarebbe stato se non avesse . Costei fu dal padre tanto tealtra figliuola neramente amata quanto alcuna j da paaven- dre fosse giammai e per questo tenero l' amore . Antonio Ja Pistoia. che cbi le dice avuta giorni passati .

(6j quella canna tiaforata oon cui li «oilia nel fuoco Yct acceudeilo. clic da ogni altra cosa quasi . tra gli alui un giovane . . a dovergli significare . pa- rendogU che (4) "t intcmla ancora che non sia espressa. Egli ce mise crcilcnJovvla necessaria leggieri vi s' niu il Salviati la rifiutò. (5) Farane con una n yai/araine t Sojfione diccti a tu. occultamente un valoroso amante E e vergendo molti uomini nella corte del padre usare gentili . il modo pensò . farannty con àuef/uraiuu altri. il cui . . e in quella il dì seguente avesse (3) per esser con gli di canna mostrò: e poi quella messa iu un bucciuol (4) . adunque amancon do l' un r altro segretamente . Guiscardo il prese: (i) f togliendosi hanno le tutte le [ùù riputate edùioiii. non età. E il giovane. ogui ora più lodando modi suoi . i5i . essendosi di lei accorto. Ella scrìsse una lettera . quale ancora non era poco avveduto 1' . sollazzando la diede a Guiscardo . (a) una nuova malizia ciò che a fare lei . col un soffione (6) alla tua servenil quale ella raccenda fuoco. t Seco pensò. valletto del padre assai . e per costumi nobile più che altro . fieramente s'aci cese il . dicendo : farane (5) questa sera te.. ma per vir. e altri . NOVELLA L esser potesse . si come noi veggiamo nelle corti i . le piacque e di lui tacitamente spesso vedendolo. avea per si fatta maniera nel cuore rice. . . clie da amar lei avea la mente rimossa In colai guisa . vuta . ninna altra cosa tanto ritrovarsi lui disidcrando la giovane quanto di uè vogliendosi (i) di questo amore in alcuna persona fidare . nome era Guiscardo tii uoui di nazione umile . ^ Avverte il Mannelli che ncU' la ili originale la toco avesse . ilclla Bucciuolo chianiasi la parte canna che e tra nodo e nodo. V edi^ tic! 37. D Pistulcst auuovrra questa voce tra (a) (3) antiche. considerate le maniere e costumi di molti '.

i5a GIORNATA QUARTA . si ricordava sa è si Ma amore agli occhi del l' quale ninna co- segreta che non pervenga. molti di con suoi ingegni penato avea anzi che venir fatto le potesse d'aprir quell' uscio . Guiscardo prestamente ordinata una fune con nodi e cappi da potere scendei-e e salire per essa il e sé vestito d' un cuoio che da' pruni difendesse . la seguente notte allo spiraglio . a- vendogli disegnata terra esser potesse . e avvisando costei non senza cagione dovergliele aver donato e così detto. preuze una grotta cavata nel monte fatta . l' altezza che da quello infìno in . s' era clie quasi ninno clic ella vi fosse . di lunghissimi tempi davanti nella qual grotta dava alquanto lume uno spiraglio fatto per forza nel monte. l'apcrsej e dentro trovata la lettera di lei e lettala e ben compreso ciò fosse clie a fare avea. e diedesi a dare opera il dare secondo al palagio del modo da lei dimostratogli Era allato . quasi j da pruni e da erbe di sopra natevi era riturato la e in questa grotta per una segreta scala ( quale era in quale la una delle camere terrene del palagio poteva andare . partitosi sua casa. il quale aperto . giammai. ché ninno di ciò accorger potesse. perciocché di grandissimi tempi davanti . Alla qual cosa fornire certi . e guardando la con esso se ne tornò alla canna e quella trovando fessa. senza farne alcuna cosa sentire ad alcuno. il quale . aveva nella . fu che di dovere a lei an. Ed era fuori delle menti di tutti questa scala usata .il più contento uom. . perciocché abbandonata era la grotta . memoaccioc- ria tornata alla innamorata donna si La quale . la donna teneva ) si come che da un si fortissimo uscio serrata fosse. e sola nella grotta discesa e lo spiraglio veduto per quello aveva a Guis' scardo mandato a dire che di venire ingegnasse . non .

dove trovato Guiscardo .NOVELLAI. uscio. per quello collo (i) nella grotta . l' uscio alle sue damigelle se ne venne fuori la Guiscardo poi . ed ella serrato . seguente di faccendo sembianti di via le sue damigelle . se n' usci fuori e tornossi a E avendo questo cammino appreso po vi ritornò . lei torre dal suo diletto . nella grotta di- scese . La quale . . do . e quivi con . di quel giorno si alli loro ac- tornatosi nella grotta Guiscar. la notte vegnente su per sua fune salendo per lo spiraglio donde era entrato casa . la quale Gliisnionda aveva nome . sgabello. non volendo nestre della tute . Ma la . senza essere stato da alcuno veduto o sentito . più volte poi in processo di temfortuna . in un suo giardino con tutte le sue damigelle ). si calò. . entratosene . (5) Carello. e sola camera aperto V . e attese la donna . n' nndtS : i53 e accomodato ben V uno de' capi della fune ad un forte bronco che nella bocca dello spiraglio era si il nato. . festa si fecero E nella sua camera insieme venutine amori con grandissimo piacere gran parte dimorarono: e dato discreto ordine ciocché segreti fossero . voler dormire Aerratasi nella mandate . lei dimorarsi e ragionare alquanto e poi partirsi 11 quale un giorno dietro mangiare (2) laggiù venutone ( essendo la don- na . insieme maravigliosa . trovaudo le fi- camera chiuse e le cortine del letto abbat- a piò di quello in un canto sopra un carello (3) (1) >Si collo. in quella. (3] Dietro mangiare poco di «otlo diri appresto mangiare. Era usato Tancredi di venirsene alcuna volta tutto solo nella camera della figliuola . iu\idiosa di cosi lungo la e di cosi gran diletto letizia de' con doloroso avvenimento rivolse in tristo due amanti plinto .

quivi . e quando tempo lor parve Della quale Tancredi di- Guiscardo se ne tornò nella grotta. e andati- sene in su letto . guanciale di panno per lo più. come usati erano senza ac. addormentò E cosi dormendo fatto ave- Ghismonda - clie . . notte in su primo sonno Guiscardo . i54 si GIORNATA QUARTA il pose a sedere j e appoggiato . . capo al letto e tirata si sopra sé la cortina fosse nascoso egli . .. ed ella s' usci della camera . e con minore sua vergogna lungo spazio insieme corgersi di Tancredi scesi del letto. sgridare j poi prese partito di tacersi e starsi nascoso se egli potesse . poco Guiscardo si collo. si dolente a morte alla sua camera tornò . I due amanti stettero . avvenne che Tancredi sve- e senti e vide ciò che Guiscardo e la figliuola facevano: e dolente di ciò oltre modo prima . quasi s' come se studiosaraente . gli volle . per isventura quel dì va venir Guiscardo dino lasciate le due damigelle nel giar- pianamente . : quello che già gli era caduto . come il •{ Gli Accademici della Crusca dicono che carello è propriamente . se n' entrò nella camera : e quella serrata senza accorgersi clie alcuna persona vi fosse uscio a Guiscardo clie '1 1' aperto l' attendeva . (i) e ne citano questo passo del Boccaccio. e ripie- no di borra. ma col- larsi per calarsi al basso è più antico . fatto a scacchi di più colori . Il quale. ancosi ra che vecchio fosse . per si . come . da una finestra di quella calò (i) nel giardino e senza essere da alcuno veduto. all' uscir dello spiraglio la seguente . . . . usati erano e insieme schersi zando e sollazzandosi gliò . per potere più cautamente fare . di sopra ha detto di Si calò. così come era nel vestimento del cuoio impacciato fu preso da due e segretamente a Tancredi menato . E per ordi- ne da lui dato '1 . nel? animo di dover fare .

si come io og- gi vidi con gli occhi miei. . . nobiltà dccevole ( i ) fosse stato'. avessi non che ri- ma pur di che io in questo poco di manente di vita. di ciò E or volesse ti poiché a tanta conducere dove- avessi preso uomo che alla tua tra tanti . dove chiamare e ser- ratosi dentro con piangendo le cominciò a dire: Ghismonda. giovane di vilisslma condizione. se lo co' miei occhi non lo avessi .. i^5 quasi piangendo disse: Guiscardo. veduto che tu di sottoporti ad alcuno . cioè eonvenìenle . semricordandomi disonestJi . la mia vecchiezza mi serba. non sappicndo nulla Ghismonda di queste cose do seco Tancredi presso mangiare n' . Ma disdicevole il suo Tcrbo disdire pif discom'enirsi . nella nostra corte quasi come per Dio da : picciol fanin gran- citdlo infino a questo di allevato di che tu . i. dissimo affanno d' animo messo m' hai Dcput non sappien- (i) Dicex'oley EJii. la mia beni- gnità verst>lenon avea mentalo fatta l'oltraggio e la vergo- gna la quale nelle mie cose m'hai . che nò voi n»> io amor può troj)po più Comandò adunque Tan: credi che egli chetamente in alcuna camera di la entro guardato fosse . e così fu fatto . . che . Venuto il di seguente. onJc dilia il sdicevolcf cioè iconvenevole. Al quale Guiscardo ninna altra cosa disse se non questo possiamo . pre starò dolente Iddio che \i . eleggesti ma che nella mia corte n'usano Guiscardo . parendomi conoscere la tua virtù e la tua onestà. e H. quantunque mi fosse stato detto . uomo fatto ) se tuo marito stato non fosse pensato . varie e diverse novith pensate ap- secondo : la sua usanza. NOVELLA L \ide . mai non mi sarebbe potuto cader nell'animo. la ore dicevole non ha suo \nho dirsi fct convenirsi^ ma è voce <1a sé sola. nella camera fattalasl andò della figliuola lei . né però molto spesso usata .'»a7. aven..

di dire. il suo segreto amore esser discoper- ma . avvisando già esser morto il suo Guiscardo Per che fallo. ancora esser preso . né 1' altro voglio che mi vaglia e oltre a ciò in ninno atto intendo di rendermi benivola la tua mansuetudine e '1 tuo amore : ma il ver confessando . bato cosi al padre disse . ma ditesallo Iddio che io trae 1' non farmi Dall' una parte mi amore il quale io ho sempre più portato che alcun padre portasse a figliuola ^ ed' altra mi . e questo detto basso piàngendo si forte . del 27. . fu assai volte il : ma pur questa viltà vincendo suo animo al- il viso suo con maravigliosa forza fermò^ e seco. l'ediz. disidero d' udire . . Di Guiscardo ( il quale io feci stanotte prendere quando dello spiraglio usciva tito . o ripresa del suo sa . non come dolente femmina. come farebbe un . fanciul ben battuto. prima con vere ragioni difender (1) "t la fama mia . con asciutto viso e aperto e da ninna parte . trae giustissimo sdegno . Tancredi . preso perla tua gran sti follia quegli vuole che io ti perdoni . (2] Avveili questo Lellissimo modo . vuole che contro a mia natura in Ma il prima che io partito prenda : . avanti che a dovere alcun priego per sé porgere. e poi Meco preso. né a negare né a 1' pregare son disposta perciocché né un mi j var- rebbe . e bollo in prigione) ho io già preso (i) parso che t' che farne 5 . dolore ine- stimabile sentì e (2) a mostrarlo con romore e con il lagrime vicina tiero . quello che tu a questo dei dire viso . di più non stare in vita dispose . e quete incrudelisca . Ghismonda udendo il padre e conoscen- do non solamente to . ma come non curante e valorotur. come più le femmine fanno. Guiscardo .i5fi GIORNATA QUARTA che partito di te do io mi pigliare .

m'avean chi che . Alle quali forze non potendo io re- a seguir quello a che elle . si come da te generata di carne. non che ne' giovani . che io ho amato e amo 1' e. che sarh poco. non di pietra o di ferro sia e ricordar . . io noi nego . si co- me giovane e femmina mi disposi e innamora 'mi. mniiifesto. anni come che armi tu uomo ti in parte uè' tuoi migliori sii . ti se abbia mostrato o co- me che tu sappi . e . Alla qual cosa e pietoso assai occulta via amore e benigna fortuna . morte s' ama non mi rimarrò la d'amarlo ma . Tancredi. essendo tu di carne di carne . senza sentirlo alcuno : io a' l' miei desiderii per- veniva e questo il . ncll' esercitato non dovevi dimeno conoscere quello che ne' vecchi . ti dovea. E certo rn questo opposi ogni te . Guiscardo non per . e per l'una cosa e per altra pie- na di concupiscibile desiderio. F^sser . mi . che ancor son giovane. se appresso la . mia virtù di non volere che naturai peccato mi nò a nò a in me di quello a tirava quanto per me si potesse operare. gli ozii eie dilicatezze possano . tiravano . a questo non mi indusse tanto mia femminile fragilitli. ti do- vevi e dei quantunque tu ora vecchio clienti e quali e con che forza vengano le leggi della giovanez- za^ e. Egli ò il vero . quanto io viverò. ame- e .quantola tua poca sollecitudine del maritarmi e la virtù di lui. trovata e mostrata . aver generata fìgliuola . rò . accidente tolsi come molte fanno ma con diliberato . Sono adunque si . al . quale maravigliosisper essere stata 1' aver gih ma- conosciuto qual piacer sia a cosi fatto desiderio . e poco vivuta l' . vergogna fare. dar compimento sistere . 8Ìme forte hanno date ritata . per la quale . grandezza dello animo mio Guiscardo.NOVELLAI. con fatti i57 la fortÌMimamcnte seguire .

e con avveduto pensiero a di me lo introdussi . mente non si mostra gentile e chi altramenti . se io nobile uomo non . e perciò colui che virtuosamente adopera. 1' ediz. e quegli. colui che è chiamato difetto (a). che di lei . ~(2) la Vedi quanto questa definizione della nohillà sia più vera di quel- che ne fece Aristotile e Cicerone ed ogni altro (3) filosofo. tutte . . che con uom ti di bassa con- dizione il mi son posta . La virtù primieramente noi che tutti nascemmo e nascia- mo iguali . me . E benché . ella non è ancor nò guasta dalla natura nò da' buon costumi: . l'anime con ìguali (i) con iguali potenze . noi d' una massa di carne carne avere e da u- no medesimo creatore forze . parte avevano e adoperavano nobili furon detti e ii rimanente rimase non nobile. con iguali virtù create . ma colui che . guitando con più amaritudine mi riprenda ti dicendo (quasi turbato esser non avessi a questo eletto ) dovessi io . adendo noìegua' le ed uguale. commette (i) Ragguarda (3) tra tutti tuoi f Iguali hanno ita affatto tutte le «dizioni che io n'ho consultate. Mart f Ragguarda adunque. . a basso . il chiama chiama i . maggior . contraria usan- za poi abbia questa legge nascosa tolta via.1 58 GIOUN ATA QUARTA ad ogni . consiglio elessi innanzi altro . aperta. Di che cato pare oltre allo amorosamente aver pec- che tu più . Questa voce è in disuso. ne distinse . nò ce n'ha punto bisogno. dignissimi a' Ma lasciamo or questo : e ragguarda alquanto principli delle cose tutti la tu vedrai . e con savia perséverenza disio. la quale assai sovente lasciando i non degai ad . la volgare opinione che la verità se. e di lui egli lungamente goduta sono del mio . del 27. In che non accorgi che mio peccato ma quello li della fortuna riprendi alto leva .

ma avere (i). tu dirai lui nobilissimo villani . sia vero Ma un to sì . uomini . sla- ma . glh ricchissimi furono e sonne. chò se miei occhi . poveri e molti di quegli che la terra zappano e guar- dan le pecore. se pure in ciò alcuno inganno ricevuto stata avessi da te sarei ingannata . e . quanto tu '1 commendavi in tutte quel- cose laudevoli che valoroso ? uomo . dee essere comi mendato che e certo non a torto . Chi commen- dò mai le tanto . e più mirabilmente . ad la si se' disposto : usa in me la tua crudeltà quale ad alcun priego porgerti disposta non sono . NOVELLAI. che cosi hai saputo valente uomo tuo servidore mettere in buono . se peccato èj t' perciocché io accerto che quello che di Guiscardo (i) Avere qui vai roba. per avventura si se tu dicessi con povero con tua vergogna potrebbe concedere. che : le tue parole non potevano esprimere non vedessi . chiezza a far quello che giovane non usasti incrudelir . non m' ingannarono io lui operarla . come in prima cagion di questo peccato. nobili iSg . che io con tu non dirai uomo il . ninna laude da te data gli fu .. cioè . dubbio che tu movevi. la povertà non toglie gentilezza ad alcuno . . la lor \irtù i lor costumi e le loro maniere : e d' altra parte quelle di Guiscardo . ed esamina . che a quelil lo delle tue parole e de' mici occhi . cioè che di cacciai del tutto via . di bassa condizione mi . L' xdti- mo si . ragguarda so tu vorrai senza animosità giudicare . Molti re molti gran principi furon già . e (|ucsti tuoi nobili tutti esser Delle virtù e del valore di Guiscardo io non credetti al giudicio d'alcuna altra persona. me far ti doves- se tu nella tua estrema vec. Dirai dunque posta ? .

gretissimo famigliare segli mandò . con forte viso coppa prese le . del 27.. temeva avvenis- Alla quale venuto . il famigliare e col presente e con la parole del prenze . . . diceva . . così il e trattogli il cuore a lui il re- Li quali . essere il cuor di Gxiiscardo (i) •{ Per che. levato il viso verso famigliare. fattesi il venire erbe e radici velenose . come delire. e incrudelendo . e quella scoperchiata tese . le mie mani medesime mine a faranno. poiché partito fu padre quelle stillò e in acqua redusse ella per presta averla. e comandò due . notte stran golassono cassero. che Guiscardo lui la seguente . per un suo se. dell' Conobbe il prenze la grandezza che animo del- sua figliuola. se quello di che se le . come il cuor vide e parole inil cosi ebbe per certissimo quello . ma non credette perciò in tutto . la se cosi ti par che meritato abbiamo. . se di il me non fai Or il siraigliante . con un me- desimo colpo (i) uccidi. va' . i6o fatto avrai GIORNATA QUARTA o farai . guardavano che senza alcun romore . Y ediz. Per che da lei partitosi e da sé rimos- so di V olere in alcuna cosa nella persona di lei incru- pensò con gli altrui danni raffreddare a' il suo fervente amore . prenze venire una grande e bella coppa d' oro il e messo in quella che quando cuor di Guiscardo il . fattasi . alla figliuola e impoti gliele desse dicesse : il tuo padre manda questo per consolarti di quella cosa che tu più ami come tu hai lui consolato di ciò che egli più amava. con le fem- spander le lagrime. lei sì for- temente disposta a quello le parole sue sonavano. il operarono Laonde venuto dì seguente. via. Queste parole lui e Con un medesimo colpo lui e me. come . me mi setnbran c[ui necessaire. mento . Ghismonda non smossa dal suo fiero proponi. loro era stato comandato. così.

come che di morire gli occhi asciutti e con viso da niutia cosa spaventato proposto avessi^ e datoleti . Lasciate hai le miserie del mondo e dal tuo nemico il medesimo . discretamente . e di tale . e poi disse In ogni co- sa sempre e infìno a questo estremo della vita mia ho verso me trovato tenerissimo del mio padre l' . e questo dice con il la opinione de' Platonici. . quella sepol- tura hai . che tuo valore ha meritata .. disse: ahi dolcissimo albergo di tutti miei piagli meladetta sia la crudclth di colui che con oc- chi della fronte or mi ti fa vedere . Assai m' . . sente da mia parte renderai . e j)erciò ultime le quali render gli debbo giammai gli di cosi gran pre. la quale stretta teneva. chente la fortuna concedette ti se' spacciato . l' amore grazie . E cosi detto . era con hai tei quegli della mente riguardarti a ciascuna ora il Tu tuo corso fornito . che a me ti con mandasse : e io le ti da- rò . . il cuor riguari dando ceri . NOVELLA L disse: 161 non si conveniva sepoltura . senza alcuno indugio farò che la mia anima . ma ora più che giammai . ciò ha il mio padre adoperato bocca . . Questo detto rivolta sopra la coppa. > • che vogliono che cuore sia seggio dell' anima. pose Iddio nelP animo al mio dispietato padre . appres- satoselo alla il Lasciò . Venuto se' alla fine alla qual ciascun corre e le fatiche . adoperandol tu che tu già cotanto cara guardasti (1). potre' io andar più contenta E con qual compagnia ne a' o meglio sicura luoghi (1) Cioè -queir anima. si congiugner!:! con quella . men degna che d'oro in a così fatto cuore cliente questo è. Niuna cosa d non : mancava ad aver compiute esequie se le lagrile me li di colei la qual tu vivendo cotanto amasti 1' qua- acciocch(> tu avessi.

morto cuore . aspetta la sommamente se E cosi detto.. cuore questo lei . dinota terdella nov. L'avverbio quincentro. luogo con mano come che sia intorno al letto. e senza .1 62 GIORNATA QUARTA . con la mia . e rasciuttisi gli occhi . . qual mise nella coppa ove : cuore era da molte delle sue lagrime lavato alcuna paura vutala . e lei pietosamente della cagion del suo . zato capo . come meal- sapevano e potevano . colei che ancor son certa dalla quale che è m'ama amata d' . piangendo . testa . disse : o molto j amato cuore più alti-o ogni mio uficio verso te è fornito . . s' ingegnavano di confortarle La qual poiché quanto il parve ebbe pianto. che le parole di . e molto più . compagnia E 1' questo detto si l' nel quale era la acqua che il di il davanti aveva fatta .. senza fare alcun fem- mlnll romore sopra la coppa cliinatasi . anima a fé dare fare alla tua orcioletto . postavi la bocca . eom' spiegano.. come in quelle parole cognati del. non conosciuti e de' miei . seguente: mini larghi. non che In quelle propnu stanze. domandavano invano . nò mi resta a fare se non di venire . non altramenti che una fonte acqua nella avuta avesse. fosse o che volesson dire . tutta la bevve sopra e beil con la coppa in mano si se ne sali suo (i) f Qutneenlro i legge in alcuni testi. che mirabile cosa il Lasciando infinite volte . ma non approvano „ i cosi fat- ta lezione Deputati. in questa casa o in questa contrada: laddove quii centro rlstiigne termini mollo più. lei? lo son certa che i ella è ancora quicentro (i) letti : e riguarda luoghi de' suoi di- e come mia . . cominciò a versare tante lagrime furono a riguardare . e Ghismonda con questa voce il (dicono essi). quasi accenna f. „ la donna avvisando che voi in alcun luogo (luincentro essi siale „ ec. non intendevano . ma da compassion vinte tutte piagnevano pianto glio la. che con . cioè. Le sue damigelle si che dattorno le stavano. a loro avviso.

NOVELLA L letto . io mi parto e velati gli ai occhi e ogni senso perduto (iosl di questa dolente vita 1' dipartì. te 1' abbi fatto gittar palese L' angoscia del pianto non lasciò rispondere al ]»ren7. come che quale esse non sapessero che acqua quel. la fosse la ella bevuta avea . dove che tu . cominciò dolorosamente a piagnere. Laonde . doloroso fine ebbe . aspettava la morte Le damigelle sue avendo (jucste cose e vedute . disse : rimanete con Dio che . a Tancredi ogni cosa avean mandata a dire lo 11 quale temendo di quel- che sopravvenne . morto cuore . amore fu . piagnere di quello che egli ha voluto di Ma pure se niente quello . che gih mi portasti ancora in te vive per ultimo dono mi concedi che . nò a me ? le che non te le disidero Chi vide mai alcuno altro che . presto nella camera scese della figliuola nella qual giunse in (ju(?lla ora letto si che essa so- pra il suo pose. io tacitamente e di col nascoso con Guiscardo vivessi che '1 mio corpo morto . . e udite . amordi Guiscardo e di Ghi.c. udito avete Li quali Tancredi . mollo pianto e tardi pentuto della sua crudeltà i con general dolore di tutti Salernitani onorevolmente a- meuduni in un medesimo sepolcro gli fé seppellire • . ti poiché a grado non che . Al quale na disse : don- Tancredi .. veggendo termini ne' quali era la . . serba coleste lagrime a . e tardi con dolci parole levai tosi a suo conforto. meno dare disiderata fortuna che questa . la giovane al suo line esser venuta senil tendosi strignendosi al petto . suo stea . smonda come . . |63 compose il e quanto più onestamente seppe . dopo . . cor- po suo sopra quello e al suo cuore accostò quello del morto amante 5 e senza dire alcuna cosa .

senza dubbio alcuna rugiada cadere sopra cerò a sentire . Usasi tuttavia si anche oggidì ne' composti .. * 64 GIORNATA QUARTA NOVELLA IL Idrate Alberto dà a vedere ad una donna e di lei si che V A- gnolo Gabriello innamorato . e da' suoi frati pre- so . voglio che ne' fie- ragionamenti e a' miei accidenti in parte simili seguisca (i): la quale se. né per . il mio fuoco cominil Pampinea a se sentendo comanda- mento venuto. . il quale informa uomo salvatico il dì seguente nella piazza mena . loro termini stare. tutte quelle una sola m' è data Ma lasciando al presen- li miei fatti ne' . in forma lei: del quale piU volte d' uno povero d' il giace con poi per paura de' parenti di lei della casa pittatosi. andrà appresso. in casa uomo ricovera . dove riconosciuto . si do- . . e incarcerato XjLveva la novella dalla Fiammetta raccomata su gli le lagrime più volte tirate insino in occhi alle sue . e comechè yrà dire c.ieguisca e cunseguiscu dica segua o siegua. particella di diletto te Jri . più per (l) "f la sua affezione cognobbe l'aoi- n pistoiesi colloca la voce seguisca tra le antiche. Pampinea ragionando come Fiammetta ha cominciato. compagne : ma quella già essendo compiuta : il re con rigido viso disse poco prezzo mi parrebbe la vita mia a dover dare per la metà diletto di quello che cou Guiscardo ebbe Ghismonda nò se ne dee di voi ma: ravigliare alcuna j conciò sia cosa che io vivendo ogni ora mille morti sento.

le voci umili e mansuete nel domandar altrui e altissime e rubeste in mordere negli altri li loro menon desimi vizii . e nel mostrare so per torre. » che a dovere fuori . Per avendo riguardo agli sì fatta Tarictà io reputo che falli>i la sia corrotto. Non con 1 speransa di DECAM. del proposto da ridere dispose . . a dire una novella si senza uscir . quanmostrare . sforzandosi to si De' quali se. T. esso è per «TTcntura insanabile. mi e ancora a dimostrare quanta e . . e cominciò Usano i volgari . tosto dichiarerei a molli semplici qxiello che nelle lor cap- pe larghissime tengon nascoso Ma ora fosse piacer di Dio che cosi delle lor bugie a tutti intervenisse come ad un fiate minore non miga giovane ma di quelli . e esami giik sopra Ja tanti ri- dotti. . più e . ed altri per » lor donare venire a salvazione il e oltre a ciò . un cosi fatto proverbio: chi è reo e buono è tenuto può fare il male e non è creduto . Il quale ampia materia a ciò che m' ò stato proposto presta di favellare . fosse licito a me di . e perciò .1 . che del comandamento so. loro lo . ma quasi come possessori e signori di cjuel- danti a ciaschedun che muore . il re contentare . secondo so la quaneccelse cosi tità de' danari loro lasciata da lui . . II. quale sia la ipocresia de' religiosi li quali co' panni larglii e lunghi e co' visi artiiìcinlmente pallidi 1' e con . che de' maggior casesi (i) era tenuto a Viuegia: del (i) la il L'eduìonc del testo Mannelli hacassesi: alcune antiche case $i: la Livornese come luogo Parmense casesi. IL le i65 sue pa- che quello del re per più disposta a dovei'e nhpiauto recrcar . meno . lente luogo con questo prima medesimi credono . come uomini che come lo . NOVELLA ino dello compagne role. convenisse . e poscia coloro che in ciò alle loro parole d' ingannare . dan fede. paradiso abbiano a procacciare noi.

Non dica Ascesi. maglia])echiano Palch. n. di S. ma piuttosto con quella di muovere altii iugegni più penetranti ad applicarci l'industila loro. . (1) FIACCHI. che essendovi per un certo strascico di pronunzia . essere. H Snlvini Discorsi Parte 3. Ritornando to del Boccaccio. che direbbe corto. chusciesi. si E nel Commento di Ser Agresto. Dante Par. dall' t in fuori dopo la rileva . e" scrisse Caro. al Cod. dirò liberamente ciò eh' io ne penso. nulla Ho poi veduto che Lucantonio Ridolfi nel suo Ragionamento stampato in Lione i557. per al- quanto animi vostri . Benedetto nel 1596. si In questa stessa Novella poco appresso. che . 3g. Francesco ad ascesi. forse con rìsa e con piacere ri- Fu adunque valorose Donne . Le cui vituperose opere molto dail Imolesi conosciute a tanto la recarono in . Rispetto . in il Imola un uomo di scelerata vita e di corrotta qual fu cliiamato Berto della Massa gl' . Cosi Assisi venne a dirsi Ascesi. ardisco di rahhcrciare. 55. questo luogo cosi: un frate minore. C. p. ma di E ])en come to- che nel concorso delle due a ne sia rimasa fognata una. le sue gher. V. trova stampato Scesi: Trifone un uomo perfetto. Gherminella. legge. non gli che bugia : . 8i. alla lezione del codice magliabechia- no. in vece di cusesi. era tenuto a Vinegia . amico del nostro poeta. ma la verità non era Imola chi credesse per che accorgendosi quivi . . Fondandomi perciò sopra quello che ho esposto poco avanti. più. non miga giovane cZe' quelli elio facile alle maggior eli ha Ascesi. almeno con hilità. si Francesco da Scesi. pag. minelle ( I ) non aver luogo come disperato a Vine- sanailo. e parente di san Rosso dicono luogo corroti. un monaco dell'ordine di S. cioè legge: era la sua fama di santità in quelle parti troppo maggior che mai nanfa 11. . 66. città d' La Assisi fu nel secolo del Boccaccio detta Àficlesi dagli scrittori. fraude. Pwscio. correzione verrebbe ad ha Scesi. senza gliere o aggiugnere alcuna lettera e. spiega questo luogo del Boccaccio con riferirlo anch' egli alla città d' Ascesi. cioè del Caro. ed discesi co- munemente a p.i66 quale GIORNATA QUARTA sommamente mi gli piace di raccontare . 23. alcuna proha. iSSg. due h il una se la ne può togliere : e se si potesse scrivere Scesì. osservo che -nel sciitto da. pieni di compassione per la morte di Gliismonda levare . inganno.

teuM cenno. li) Bamho. 1' astinenza. gran predicatore divenuto.. lui . . uè mai carne mangiava nò piacesse . Né un ne fu apjìena avveduto alcuno . altra maniera al suo malvagio adope. E prediche e li sue la- grime re . che di ladrone . Ora avvenne che che chiama- una giovane donna bamba (1) e sciocca. beveva vino se quando non avea che . di subitamente fu i ntlìinno di falsario. ed era sua fa- ma di santith in quelle parti troppo maggior. NOVELLA già d'ogni bruttura ricevitrice II. e così fncla di lupo era divenuto pastore. divenuto cattolico andò e fece Irate miiioi*e : e fecesi chiamare frate a far Alberto da Imola e in cotale abito cominciò per sembianti una aspra vita e a la commendar molto gli penitenza e . senza aver perciò ti predetavesse vizii abbandonati quando nascostamente metter in opera all' . icifflunito. piangeva passione del Salvatore le sì conio le colui al quale poco costavano in brieve tra colle sue lagrime quando le volea . e guardatore di denari di confesserò e consigliatore quasi della : maggior parte degli uomini e delle donne cendo . . gli potuti E oltre a ciò fattosi prete . d' omicida . e quivi pensò di trovare rate . da somma umillb soprapprcso mostran- dosi e oltre si ad ogni altro uomo . faceva era fedel commessario e dipositario nfiolti . sempre veduto altare . di san che mai non fu Francesco ad Asciesi . •ornipiato. quando celebrava la se da molti era . egli seppe in si fatta guisa \ iniziani adescavi si che egli quasi d* ogni testamento che . »i 167 trasmutò. che l'atto non avca in altra jiarte E quasi da conscienza rimorso delle malvage opere nel preterito fatte da ..

. M. andato con le galee in Fian- s'andò con "altre donne a confessar da questo . così detta si Veneziani perchè di leggieri (/() rivolta \ L' edizione del 27 ha troppi rC avrei degli amadori. e parendogli terreno da' ferri suoi (5). son (3) avendo parte detta de' fatti suoi (2) bergoli ) fu da frate Al- berto addomandata se alcuno amadore avesse. lezione ritenutasi nella stampa del 1718. messer Giovanni mio. (5) A terreno dolce vanga di legno. che fu un fastidio ad udire. che noi diremmo corr/io . . . (2) •{• nome di quelle sole Questo tulli. . se io ne volessi ma non tale sono le mie bellezze da . cioè presto da' credere e muoversi.. di lei subitamente e oltre modo s' innamorò le : ma . e potrebbe i far vedere un po' di ruggine e d'animosità contea i vostri Veneziani. 1 68 GIORNATA QUARTA madonna Lisetta da ca (i) Quirino. al leggieri. Frate Alberto conobbe incontanente che costei sentia dello scemo . non avete voi occhi fatte capo ? paionvi mie bellezze come quelle di queste altre? Troppi n' avrei (4). Badate bene che. come mie? che E oltre a ciò disse tante co- se di questa sua bellezza. Non iisavasi nel dialetto al vene- ziano se non nel senso Ai famiglia. eran venuti a capo di stabilire un dei più saggi e riputati governi che allora fossero nell' (5) al Europa Bergolo. santo frate lei La quale essendogli essi a' piedi tutti . la- sciare amare né da né da quale Quante ce ne le vedete voi. dra . . mentre gli altri cittadini erano intenti a s])andcggiarsi gli dell' uni . mi par troppo. barca. premettendosi famiglie che erano dell'ordine patrizio. . quésti bergoli at- tendendo loro. le cui bellezze sien fatte sarei bella nel paradiso . Al quale ella con un mal viso rispose in : deh messer le lo frate . per gl'interessi del papa o a' fatti imperatore. da vergalo. ri- serbandosi in più comodo tempo lusinghe pur (1) f Ca è voce accorciata da casa. moglie d' clie era ta fu un gran mercatante. se io ne volessi. si come co- che viniziana era ( ed . volubile.

andar via con V altre E . subitamente nella mia cella uu grande splendore ciò fosse . una le si e non potendo da gittò davanti ginocchioue e disse madonna che . io il vi dirò Stando- mi pre io la notte in orazione . na Lisetta la quale io . ed altre sue gli noveHe: per che bestia . la lasciò . A cui egli rispose che era Agnolo (1) Gabriello O signor mio . NOVFXLA per mostrarsi santo .. amo l' . ma Angelo . madonna con lei . U. (i) mignolo non mai (liste il Pctntca. che mai poscia da giacere non mi son potuto levar se non oggi ? . la quale. stato al- quanti di casa sala preso un suo : fido compagno altri esser : n' andò a in . . dissi io . 169 quella volta cominciò a volerla riprendere e a dirle che questa era vanagloria. stlgò cosi Disse frate Alberto . da Dio in fuori : sopra ? ogni altra cosa L io allora domandai chi siete voi . fattale la con. : ragionandomi voi della vostra bellezza ciocchù si vi dissi per- fieramente la notte seguente gastigato ne fui. che tutto mi ruppe sti 11 j quale io appresso domandai perchè ciò : fatto avesse ed egli rlspOvSc perciocché tu presume- oggi di riprendere le celestiali bellezze di . nò prima mi potè' volgere per veder che io che mi vidi sopra un giovane bellissimo il con un grosso bastone in mano . Lisetta e trattosi da una parte veduto . si come io soglio star sem- io vidi . io vi priego che voi mi perdo«iroprc. a' piò . Per che frate Alberto non volendola troppo turbare fessione . io vi priego per Dio mi perdoniate di ciò io domenica. presomi per cappa e tiratomisi . Disse allora donna mestola : : e chi vi ga. tante mi die . la donna gli disse che csi era una e che egli non conosceva che fosse più una l)ellezza che un' altra . madon.

. di voi m' incresce. una pezza con voi forma d' e . che tu a lei vada. e infiao ad ora acciocché più non vi sia fatto io vi perdono sì veramente che voi disse. perciocché egli è agnolo . io vi diceva bene : . do per rarsi me che a voi vuol venire una notte j e dimo. do queste parole alquanto disse le : . io . dove . frate . ed ancor (2) alle folte. di poco senno. la quale era anzi che no un poco dolce di sale (li). e verissime tutte le credea e dopo . 5 e . trai . farà tristo egli per tutto poi il tempo che tu ci viverai 1' Quello che mi dicesse. to disse madonna j poiché perdonato m' avete io 11 vi dirò volentieri ma una cosa vi ricordo . che più . volte a starsi con voi venuto la notte sarebbe fosse per se non non ispaventarvi . godeva tutta uden. . . GIORNATA QUARTA Ed egli allora disse : niate e io ti perdono per tal convellente (i). scipito. agnolo voi noi potreste toc- dice che per diletto di voi vuol venire in forma' : uomo e perciò dice che voi gli mandiate a dire . non io ti perdoni. come ella tu prima poti e faccili perdonare . mondo siete . non ve oso dire. se prima non mi perdonate Donna zucca al vento . e venendo in care d' . male .1 7o . Frate Alber. che io vi dica . che cosa. . se Dio m' aiuti. Proverbialmente. -vale con c/ueslo. voi vi guardiate di non non dire ad alcuna persona che re i sia nel . io ci tornerò e darottene tante che . se voi volete guasta- fatti vostri che la più avventurata donna dis- che oggi se sia al mondo Questo Agnol Gabriel mi gli che io vi dicessi che voi piacevate tanto. Alberto che mie bellezze eran celestiali ma . e con questo palio. ed ma più spesso egli (1) sì convenente àoh con questo paUo. usa veramente . Ora vi manda egli dicen. _ quando Per volete che egli venga tal ed in forma di cui. mi diciate ciò : che l'Agnolo poi vi .

NOVELLA egli ci verrh : II. e mettcralla in paradiso. . le quali egli vi diede a mie cagioni . tutta sola nella sua camera : ma con la questo patto che egli 1' non dovesse lasciar lei per Vergine Mariaj che to era detto che egli le voleva mol- bene : ed anche . quale ora (3) egli egli fosse il volesse a la venire . avesse paura . egli troverebbe . quanto egli starh . ben venuto che . ama- va perciocch ò ella d' amava ben né era mai che accendesse da- una candela vanti un mattapan (2) non il gli dove dipinto lei vedeva: e che. Allora disse fraj te Alberto madonna voi parlate saviamente e io ordinerò ben con lui quello che voi mi . s\ pareva . cit ti-l Vocah (4) Donna poeojila dice par ùclierno alle donne Ja nulla. purch è : ella non . tanto si starà 1' anima mia in paradiso Disse allora donna poco fila (4)? ben mi piace: io voglio che in luogo delle busse. dite . con voi . se Madonna 1* baderia (1) allora dis1' che molto ) le piaceva se Agnolo Gabriello lui . due si edii.luta di (^rcllro «olii. e a voi non costerà egli niente e la grazia ò questa che voi vogliate che . e. venga con questo mio corpo farete grazia : E udite in che voi mi che egli mi trarrh 1' anima mia di cor- po. ed egli entorrà in me. chò in ogni luogo che : ella il vedeva le stava ginocchione innanzi e oltre a questo. 171 donna che \iva di che voi più che altra tener vi potete beala. che a lui stesse di venire in qual forma volesse . che voi abbiate questa conso: lazione . Ma voi mi potete fare j una gran grazia . le t Qualoia. Allora disse frate Alberto or farete che que- sta notte egli truovi la porta della vostra casa per mo- (1) (a) Baderia tletlo jtcr ìschcno di femmina frrmpia r rlic silialort-ht^ ^Ffittitrtn alr\xn\ «lirono rssere (li un'antica moneta Tcnetiana d' ai^ gentil (-^) vi.

se n' entrò nella camebenes' ra della donna. trasformato se n' andò a casa la donna entrato si . non agnolo ed altre . alterezza come mostrano . E avu. che corrono al palio. come questa cosa così bianca j vide . che non . che portate avea in agnolo trasfìguròj e salitosene suso. come . comin- ciano (i) corso. con con- fetti buone cose incominciò a confortare . che ella volonterosa d' ubbidire fece prestasi mente e l'Agnolo appresso colla sua divota coricò. quando tempo . Era Per frate Alberto bello uomo del corpo e robusto e stavangli troppo bene le la gambe in su la persona (3). le toccava 1' cui la camicia mille anni parendole che .. do che corpo re se : perciocché vegnendo in . Avverti questo modo figurato. rebbe Frale Alberto si parti . parve. Allegrezza eccessiva manifestata con gesti zare. 1 72 GIORNATA QUARTA egli possa entrarci . umano non per . 1 galli. gli s' inginocchiò innanzi e 1' Agnolo la disse e levoUa in piò e fecele segno che 11 . La quale. ed ella rimase faccenil do sì gran galloria (i). gonfiezza. riiigalluzzare I^ar galloria vale galluz- ~ (i) Le mosse il è quel luogo ove i cavalli. Agnolo Gabriel- lo a lei venisse Frate Alberto pensando che cavalieesser gli convenia la notte s' . 1' come egU verrà non potrebbe entrauscio La donna rispose che fatto sa. con sue frasche . . die le gambe stiano in su la per- sona. qual cosa con donna Lisetta trovandosi. che era (2) Galloria: schiainazzo. Latino. carceres. . re . al letto an- dasse . . e in quella . notte fu se n' entrò in casa d' una sua amica dalla quale altra volta aveva prese le mosse (2) le quando andava gli a correr giumente . E di quindi . acciocché di legger non fosse da cavai gittato ta la licenzia . con uno compagno .

na . E al- dopo molto cianciare. .. acciocché paura non avesse dormendo solo . . io mai iuGno mio corpo si . ve '1 dich' io ? disse la don- na: il vostro corpo stette tutta notte in braccio mio granil con l' Agnol Gabriello j e se voi ììk non mi credete gua. e tomossi al compagno suo . nllra giacitura facccndolc che In notte luaritu forte si . e dogli fatta la vostra ambasciata. come desinato ebbe presa sua compagnia . tale parrh segnale parecchi dì farò oggi Disse allora frate Alberto: io ben una cosa che spoglierò . co' suoi arnesi fuor se n' uscl . e novelle gli disse dello Agnolo Gabriello^ e ciò che da lui udito avea della gloria di \ita eterna e come io egli era fatto. al quale la . egli ne portò subita- mente l'anima mia che mai non se ti'a tanti fiori e tra tante rose (i)» ne videro di qua tante. e stettimi in uno de' più dilettevoli luoghi che fosse il a stamane a mattutino. multe vullo volò senza ali . 173 il morbida . non feci già è gran tempo il che io mi per vedere se voi dite vero . tatevi sotto la poppa manca all' dove che io diedi egli vi un si dissimo bascio Agnolo. non so. Non . NOVELLA fresca e n. aveva buoua fem- mina dò della casa fatta amichevole compagnia « La don. non so come con lui : so io aven- bene che stanotte. se io : A cui frate Alberto disvoi steste madonna . \egncndo egli a me. . la donna se ne tornò a casa : (1) Fiori e rose dic« qui puUndo sùoccunente « studio con una •ciocca. se u' ana frate Alberto . di che ella chiamò per contenta: e . oltre a ciò molle cose il le disse delia gloria celestiale Poi appressandosi di dato ordine al ritornare. quello che divenisse. aggluguendo oltre a questo maravigliosc favole. .

Per quello che intendo dire vale per paesi . si come colei sale aveva in zucca . è V ytgnolo. o di scarso talento. temie per farla più . _ (2) Levatura: essere di poca. 174 la quale in GIORNATA QUATITA forma d' agnolo frale Alberto andò poi . ma l' intendimento mio (3) è l'Agno. la sua innanzi ad ogni altra . è detto venezianamente marito . essendo madonna Lisetta con una sua comare. disse : se voi sapeste a mia bellezza piace. La comare vaga d' udire si come colei che ben la disse madonna voi potreste dir vero ma tuttavia non sappieudo chi questi si sia. e insieme di bellezze quistionando per porre che poco cui la tre. molte volte senza alcuno impedimento ricevere Pure avvenne un giorno che. paio più bella che ninna che ne sia in cielo s' è egli innamorato di me . altri non si conoscea . o avere poca si levatura. . . più bella donna sia nel . e viensene a star meco bene spesso : mo vedi (1) Cioè. che piccola levatura (2) avea . rivolgerebbe (i) cosi di leggiero . : . ma perciocché . il quale più che sé . se r Agnolo Gabriello questo . non si rimoverebbe dal fuo sentimento. in verità voi tacereste dell' al. . o piccola levatura. . La comare allora . (4) (5] Maremma Marido o presso. è vostro intendimento e dicevi egli dee bene esser così 5 ma .. o di : dal mare. là Rolli . io non credeva : che gli agnoli facesson queste cose . per quello che egli mondo o . (3) dice di persona leggieri. ebbe voglia di ridere avanti parlare ma pur si . Allora la donna . in m' ama si come la mi dica che maremma (4). lo Gabriello . . . disse : comare egli non si vuol dire. e disse In fé di Dio madonna . Disse la donna comare fa voi siete errata } per le : piaghe di Dio egli e dicemi che io gli il meglio che mio marido (5) egli si fa anche colassù .

meno tra di due . che dentro la vita . nire Il furono uscio della sua camera per aprirlo ci<^ che frate Alberto sentendo. La comare partltn da madonna le parve mille anni che ella fosso in parte po- tesse queste cose ridire. loro ordinatamente raccontò il la novella Queste domie dissero a' mariti e ad altre . si che male alcun non fece : e notato dall'altra parte del canale. donne. ove 175 Lisetta olla . di ne fu tutta ripiena Vinegia (?. che aperta . ed egli sapeva si ben notare . si levatosi. e di sapere se egli sapesse volare. e quindi Il glttò nell'acqua. nel (1) (a) Mo vedi cu? parimente Tcnesiano: ora vedete volt Dis«e r Ariosto: ^ buona o ria » Glie tosto. donne . senza alcuna cosa dirle si po- sero in cuore di trovare questo agnolo. quella ora e ignudo fosse Il buono uomo mosso a pietà. v' era . furono . una notte andatovi lei . ne ven- a frate Alberto agli orecchi la . e più notti stettero in posta (3) Avvenne che ne der s' di questo fatto alcuna novelluzza . e ragunatasi ad una festa con una brigata di . . appena spogliato l' era . cognad di all' che veduto avevan ve. e quelle a qucll' altre e cosi in . io Potta per agguato infinito cresce^. convenendogli andare a far sue bisogne. perchè quivi a . NOVELLA vw (Ji) ? n. in una casa. finestra. prestamente se n'entrò pregando un buono 1' uomo . o rLa la fama esce (3) n Fuor <1' una bocca. gli altri i questa cosa venne agli orecchi lei . . . i. per ripren- donna che i .) a' ([unii Ma . co- gnati di li ([uali . e avvisato che era. il quale .. che per amor di Dio gli scampasse sue favole dicendo. v'era. aperse una qual sopra maggior canal rispondea. fondo v'era grande.'i non avendo il altro rifugio.

esser desso . Come che duro paresse a . a riconosciutolo dopo molte novelle con lui trovò modo che. ultimamente e a casa lor tornarsi . uom salvatico. se ciamo oggi una vestito a festa . la qual fornita è finita la festa 5 e poi ciascun va con quel che . menato ha si dove gli Se voi volete anzi che spiar . di chiaro re . camera tro- varono te Agnolo Gabriello quivi avendo lascia. se n' era volalo: di clie quasi scornati lei gran- dissima villania dissero alla donna. tornata ti si slesse andò a fare i fat- suoi. e dissegli die quivi iufino alla sua e dentro serratolo . Marco piace siate fa una caccia. Noi nella quale chi mena uno uomo modo si d' orso. s' egli non volesse che a' cognati di 5 lei il desse. già in uno non voleste. . disiderando frate Alber- to d' uscir di quindi gli disse il buono uomo : qui fac- non ha modo alcuno. io vi potrò menare dove voi vorrete . gli facesse venire cinquanta ducati . . 3 altrimen- non veggio come siatej e i uscir ci possiate .ijG suo Ietto il GIORNATA QUARTA mise . e chi d' una cosa di san e chi d' un' altra : e in su la piazza . I cognati della elle l' donna entrati nella . r ali. e chi a guisa d' . vi . e cosi fu fatto E appresso questo . venuto- sene . avvi- sò colui che in casa avea . per che prestamente . avvisando che voi in alcun luogo quincentro siate se le guardie per tutto hanno mesfra- per avervi . e sconsolata lasciarono stare gli arnesi dell' . s' era per paura gitlalo nel canale : . possa che voi qui che io in alcun di questi modi vi meni ti . né si sapeva s' elle divenuto se ne fosse . essendo buono uomo in sul Rialto udì di- come r Agnolo Gabriello era la notte andato a giacere con madonna Lisetta e da' cognati trovato. che conosciuto non cognati della donna . con il Agnolo il . . In questo mezzo fattosi . E là .

Ma poiché costui vide le piazza il ben piena faccendo sembianti di volere scatenare vatico .. tp Alberto 177 pur. in luogo rilevato ed alto . (a) ? ) ^' condusse in su eran dietro . quale di cielo in . e andandol . che aveva de' parenti della donna disse a costui condusse il e dove voleva esser . (uj Venezinnaiiicnlc citi è quello f f Vvucziaiiaincntc che xe quel? non Tak ehi è qurgliì^ ma ehg è quello ì cioè che cosa è quellaì . per vi si . mandò uno 1' Rialto che bandisse che chi volesse veder la piazza di Agnolo : Gabriello andasse in su leallh viniziana san Marco e fu al- (i) questa. uom sal: a frate Alberto trasse la il maschera dicendo signori. fuori . r andare in cotal guisa. ter« ra discende la notte a consolare le donne viniziane Co- li) Ironiramcntc . menato e come me- nasse era contento Costui avendol già tutto unto di di mele ed empiuto di sopra penna matta e messagli . dopo quanto il menò la e miseselo innanzi. E questo fatto. da Rialto venuti v'erano. venuti gli . la piazza dove tra quegli che . una catena in gola e una maschera in capo dall' e datogli una mano un gran bastone e . tenendo per catena di dietro tutti nou senza gran romos' redi molti (che dicean che è quel? che s'è quel . due gran al cani elle dal macello avea menati . davan grandis- sima noia. poiché fa. io voglio che il voi veggiate l'Agnolo Gabriello. erano gente senza là Questi il pervenuto . legò ti suo uomo selvatico ad una colonna : sembian- faccendo d' attendere la caccia . e non si acciocché voi non siate venuti in vano. dall' altra . NOVELLA n. . e quegli ancora che udito il bando fine . al quale le mosche e' tafani porciocchò di mele era unto. porco non viene alla caccia. la paura . cioè non /ti lealtà. suo .

e oltre a questo per lo viso gettandogli chi una lordura e tennero .. dopo misera vita . non senza grandissimo romor dietro infino a casa loro nel menaro. si crede che egli morisse. tanto chi un' altra^ e cosi grandissimo spazio il che per ventura la novella a' suoi frati pervenuta. cosi fu frate Alberto incontasi nente da conosciuto: contro al quale levaron le grida di tutti dicendogli le più vituperose parole e la gliiotton si maggior villania die mai ad alcun dicesse . Agnolo senza e di questo in . prode. e scatenatolo. . no dove incarceratolo . lungo andare come i meritato avea . utile: io molli altri luoghi Taira valorosa. prò (i) pianse peccati commessi Cosi piaccia a Dio che a tutti gli altri possa intervenire (i) Pro qui xaì /rutto. vituperato . ardi di Gabriello . in. quivi vennero e gittatagli una cappa in dosso. tjd GIORNATA QUARTA maschera fu tutti . Cosi costui tenuto buono. e male adofarsi 1' perando. gagliardo. uom selvatico convertito. fino a sei di loro mossisi. non essendo creduto. a . me la fuori. .

ilvagio fine disiderate di loro tre. che avrei voluto che stato diss<. e poi disse verso di lei : un poco della di buono . . e presi il confessano e per te- ma di morire con moneta la guardia corrom^ . La : Lauretta ridendo disse ti troppo siete contro agli amane crudele . et casum eurioqua» tra lineae rude» viilentur et impoUtue. le medesime coae in umfironto di quel- lo del Boccaccio. per ubbidirvi. terzo amante con la . seguite appresso con una migliore : . ne fa Im •^uente est rf/Vf j crìtica: Sueeedens fabula Iriwn soromm tiim eiMiUnel. e con la prima si suo amante uccide. sovra so stesso al(|iianto slette. li io. . se ptire m. J7 llostrato. tre sorelle e con loro si La maggiore per gelosia il La seconda concedendosi al duca di Greti scampa da morte la prima . se esser può. pono quivi e fuggonsi poveri a Rodi . mi piacque . quaedam verbo Il i Gaddi scrupoleggia troppo slitìcaraenle su questo dettaglio di nomi. e in povertà muoiono . . ne conterò una di . l' limante della quale l* uccide . il fuggo : enne incolpato terza siroccliìa . quali igual- mente mal capitarono fiy Parlaniìo Taropo GailJi poco di loro amore esseudo ili questa Not. fu nella fine vostra novella ma il troppo più vi fu innanzi H quella da ridere . IH. : non vi fasse Poi alla Lauretta voltato Donna . quali sono enunciali con iMstwnte chiarcna e con naturaleua maginorc di qucUa del periodo die e^lì propone per csiirìmere Mart. udita la fino del novellar di Pampinea .«79 NOVELLA Tre gim^ant (i) amano fiiggf*no in Crcti . seJ illius stilìeiatem ti/Jerunl ob iterala invcntìonum . e che .

redine e redini. sopra dissi per l' ira d' una di loro di felice essere (1) f Questa voce ha due uscite nel numero del meno. redina e re- dine. ogni ragion cacciata . e così . e il furore essere di grau noia e di pericolo forte petto ci accioc- ché da quella con più l' amor di tre giovani e d' altrettante . e appresso lagguardato sia di come la nostra manira suetudine e benignità agli gran riposo e di piacere l' uomini co' quali a costumare abbiamo. M. ta tristizia sospinto gli il quale . se ragguardar vorremo vedremo che gravanti il fuoco di sua natura più tosto nelle legs' gieri e moi'bide cose 5 apprende. donna che leggi.1 8o 5 GIORNATA QUARTA e cosi detto . tornar di colui che l'usa gli altri eli e e e tra con più ab. sospinge Né è di . e in occhi della mente avendo di tenebre offuscati ferventissimo furore accende P anima nostra . ciò maraviglia perciocché . Giovani Donne . . gli uomini a male ) più delicate che essi non sono e molto più mobili . e ardevi con le fiamma più . E come che questo sovente negli uomini avvenga e più in uno che danni s' in uno altro . guardiamo (2). . che nelle dure e più 1' e noi pur siamo (non abbiano . goduti incomiaciò . . nondimeno già con maggior leggier- è nelle donne veduto^ perciocché più s' mente chiara in quelle . donne come di . Laonde veggendoci a ciò naturalmente inchinevoli . accende . subito e inconsiderato da senti. e con meno rattenimento . (2) Nota Len. è che un movimento . si come voi apertamente può in gravissima noia molte volte d' altrui : potete conoscere ogni \izio . bandonate redine (i) ne' nostri pericoli : ne trasporta mi pare che l' ira sia quello la quale niuna altra cosa . e due nel numero dfl più.

. la terza civeva quattordici uè altro attendeva per li loro parenti a maritarle il . avvegna che povero chiamato Restagnone . Delle di età di quindici s' due nate ad un corpo erano j anni . l'un della Maddalena e l' altro della Bertclla s' innamorarono. ma di chiara e leal mercatante il senza misura di possessioni e fi- di danari ricco gliuoli . DECÀM. E con loro presa dimcstichez- (i) àìjetli yn biiogni. mondo . IlL i8i intendo con la mia novella mostra l'vi. j e si che senza saperlo alcuna . pensò di potersi ne' suoi difetti (i) adagiare per Io costoro amore Att(tU . I a . è in Provenza sopra . . marina posta antica e nobilissiiua citth e già Tu di ricchi uomini e si di gran uiercaLinti più copiosa ette oggi non vede. tra'4uali ne fu un chinuialo INar. che la tornala di ^^ar- nald.NOVELLA divenuto infelicissimo . uomo . Erano nomi delle due prime . nald Cluada fede . di unzione infima . in- namorato quanto più potea avcvan saputo adoperare persona del . morti padri loro ed essendo rimasi ricchissimi. quale con sua mercatanzia era andato inlspai gna ta . Maddalena la terza era Berlella Della Ninetta era un giovane gentile uomo. voi sa|)ctc . quale d' una sua donna avca più de' quali tre n'erano gli altri femmine. . fosse . ed eran di tempo maggiori die quali le che maschi erano. s\ come . e la giovane di lui . Marsilia la . . E già buona pezza goduti . quando avvenne l' i che due giovani compagni de' quali uno era chia. essi godevano del loro amore u' erano . essendogli stalo dalla Ninetta mostrato. Della qual cosa avvedutosi Kestagnone. dell' una Ninetchiamata e dell' altra . II. mato Folco e 1' altro Ughetto. T.

Monsignore della Casa. v' amo. grandissimo amore delle due giovani amate da voi ardete . assai dolce e piecevole . e i giura- menti degli amanti sono. né amator sì delicato. e io della terza loro sorella vi vogliate . . . (3) Mi dei il cuore per mi basta V animo avvertilo . a fuggirsene tutti insieme con lui. che si pigli ad offesa met- tere in dubbio le proleste dell'amor suo.. siccome fece. rimedio . se le vostre parole non mentono: di perchè non si dee recare in dubbio la fede altrui. e per quello ancora che ne'vodi stri atti e di dì e di notte mi pare aver compreso . per vedere se poteva indargli. GIORNATA QUARTA or l' uno e or 1' altro e talvolta le lor araenduni la gli ac- compagnava a veder donne e sua : e quando parve dimestico assai e amico di costoro esser gli un giorno giovani ti . Ci reca non poco maraviglia monsignore in questa critica. Mart. in casa sua cliianiatigli. Restaguone voleva assicurarsi le s5 veramente Ughetlo e Folco amavano egli due sorelle con tanto ardore quanto amava la terza. nel suo Galateo o sia trattato di Luona creanza biasima il costume di quelle parole di llestagnone ove dice: voi. i83 za . grandissimo ìmitalor del Boccaccio. ma amano vi è e disamano nello stesso tempo. vedendolo scordarsi che in a- more mente gli uomini egualmente che la donne non solamente cangiano i facil- gli affetti. . ove voi trovare Al quale ardore mi dà il cuore (3) di accordare . il quale è questo Voi : siete ricchissimi giovani quello che non sono io dove voi vogliate recare le vostre ricchezze (j) (2) Avveili usanza per amicizia. . . e che io per voi adopererei quello che io per perassi: e percioccliè io lo me medesimo adonel- molto . la nostra sia usanza (i) vi può aver renduti cerclie io vi quanto l'amore porto. soggetti a non avere il veruno. disse loro: carissimi . quello che animo caduto mi sia intendo di dimostrarvi^ e voi appresso con naeco insieme quello partito ne prende- remo che vi parrà il migliore \'oi se le vostre panon mentono (2). role . come en'elto voti dei marinari.

sciarlo Li due giovani le lor giovani . quel farebbono che sa ella volesse . e dilibcraru in che |)anc del mondo vogliamo . e massimamente . non penar troppo a diliberarsi essi ma dissero. È Creta quclF ùola sul mare Egeo che il o^ ilicoDoCiiiuIia. ragionò s' ingegnò di farle questa impresa gli Ma : poco malagevole fu . llestagnone. fare. erano apparecchiati di cosi . alla quale non senza gran mala- gevolezza andar poteva : e poiché alquanto con le lei fu . in questo. vendute alcime possessioni (l) Creti per ave- Creta. dimorato . A voi sta il prender partito in volervi di ciò consolare o . perciocché essa lui esser sen- molto più di za sos^ietto lui disiderava di jxtter con per che essa lìberamente rispostogli che le piaceva. ciò cbe co' giovani detto avea e con molte ragioni piacere .. E fra so diliberati di doverne in Grele quali (i) andare. tenti uomini che altri che al mondo oltre sieno. li ordinasse Restagnone a' due giovani tornato. gli disse che ogni co- opportuna intomo a ciò . quanto più tosto potesse. in i83 con voi imieuie di uno y e me far terzo |x>ssoditorc quelle. il quali molto a ciò che ragionato avea loro disse loco sollicitavano l' che dalla parte delle lor donne opera era messa in ti assetto. avuta (juesta risposta da' giovani ivi a poclii giorni si trovò con la Ninetta. che modo ardevano u- dendo che che avrebbono. NOVELLA m. e che le sorelle. . . la a guisa di tre fratelli . dove questo seguir dovesse. bencliù pare qui che Bnccaccio intenda furae Creti per tutu r isola. nudare n vivere in fallo lioUi vita con quelle senza alcun mi d^ il cuor di fare che le tre sorelle con gran parte di quel del padre loro con esso noi dove noi an- dar ne vorremo ne verranno } e quivi ciascun con sua . e CanJia ^K:r la terra princijMtle . viver {K)tremo li più conornai la.

e andar via e . trovarono: la saettia : con li quali senza alcuno indugio sopra tate . di quello grandissima . andaron via e d' un porto anzi che l' in uno altro impedimento giunsero in Greti belle possessioni comperarono ottavo di fosse . la seguente sera giun- Genova dove . con cani e con uccelli e con con le lor cavalli in conviti e in festa e in gioia i donne più contenti uomini del . . fatto accese clie esse . mondo in tal a guisa di baroni co- minciarono a vivere E maniera dimorando (1) [1) Saettia. punto sero a rattenersi in alcuno luogo. granJissimamenle. il termine dato. 1 84 GIORNATA QUARTA titolo di voler vano. e d' ogni altra lor cosa denari. dovevano le tre sorelle aperto un gran cassone del padre loro. D' altra parte la Ninetta che del desiderio delle sorelle sape- va assai 1' . rinfrescatisi che avean bisogno . di ciò E .. che 1' aspettavano. sotto con denari andar mercatanfatti do. Jat. . e quella segretamente armarono vantaggio (2) . spezie di naviglio. li lor tre amanti . . con dolci parole in tanta volontà di questo . {orse feluca Di gran vantaggio. di Candia fecero bellissimi abituri e dilettevoli^ e quivi con molta famiglia . e aspettarono . senza alcuno dove grandissime e alle quali assai vicini .. . i novelli amanti gioia e piacere primieramente presero del loro amore. monsenza dier de' remi in acqua . . quam maxime. non credevano tanto vivere Per die . una saettia (i) di gran comperarono. che a ciò pervenissero salire sopra la saettia venuta la notte che . quantità di denari e di gioie trassono e con esse di l' casa tutte e tre tacitamente uscite secondo ordine dato .

si guardava . La cui morte seuleudo Folco e U- . . in acerbo odio . o che Restagnone l'amislh della donna amata avesse o no. il i85 giorno avve. e per conseguente a manlei car verso l'amore. chi che gliele rapportasse. cosi di i crucci della Ninetta le Gam- me del nuovo amore Restagnone accrescevano . ebbe per fei> mo: che . che ricever era paruta. egli senza gì' alcun sospetto ad ogni suo piacere avere incominciò a rincrescere. compor veleni con promesse e con doni a la fare un'acqua mortifera e che di ciò non condusse. dio bere il . IIT. avanti se . E. rincrescono) che a Rcstagno. aven- done soperchia copia ne . entrò di lui in tanta gelosia . bella e gen- donna. una sera a Restagnon riscaldato . di che . di che ella in tanta tristizia cadde e di quella in trascorse. e per conseguente in tanto furor rivoltato 1' amore il tjuale u Restagnon portava . la Ninetta. la quale essa. si come noi vcggiamo tutto le (|uantunquc . senza altramenti consigliarsi. che egli . vendicare di E avuta una vecchia greca. non poteva andare un passo che ella noi ri- sapesse e appresso con parole e con crucci lui e sé . tanta ira. così l'esser le disiderate negate mol1' appetito. accecata dalla sua ira l' s'avvisò colla 1' morte di Restagnone . e quella con ogni studio seguitando. il qiinl molto amata avca la INinctta potendola . Ed essendogli ad una festa som- mamente til piaciuta luia giovane del paese. outa. uou ne tiplica tribolasse Ma cosi come la copia delle cose genera fastidio. come che in processo di tempo s' avvenisse.NOVELLA avvenne nire che ( . cose mollo piacciano . gran maestra . che mattutin venis- l' ebbe ucciso . comin: ciò per lei a far maravigliasc cortesie e feste la ^[inetta accorgendosi . La poten- zia di quella fu tale che.

immaginando che piacendogli . e lungamente vegheggiata dal duca gli senza mai aver voluta far cosa che piacesse . duca pur fermo a volerne fare La Maddalena. insieme con e onorevolmente il la Ninetta amaramente piansero. o contrad. lungamente seco s' pensò se fare se eh' era volesse. dove due cose ne dovesser seguire j che : ella la . gli altri questo pienamente mostrando ciò che . per quello avvenuto fosse Di che il duca di Greti senza alcuna cosa dirne. . perchè presa la Ninetta fossej che forte dispiacque loro: e ogni studio ponevano in far che dal fuoco la Ninetta dovesse campare giudicata sarebbe^ l' . udita P ambasciata e il piaciutagli. P altra che questa cosa Il du- ca. ghetto e le lor donne senza saper che di veleno fosse morto. occultamente dal duca avean sentito e da loro le il lor donne . e alla fine vi . e senza romore. Folco e Ughet. . dizione alcuna presa ne menò la Ninetta . tacitamente una notte fu d'intorno al palagio di Folco. stata la quale bella giovane era . potrebbe la sirocchia dal fuoco sottrarre to per un cau' ambasciadore .. sua sorella salva e libera dovesse fosse segreta . e dis- presto Fatto adunque di consentimento si della donna loro informar ( quasi da volesse del fat- . fecero seppellire Ma non dopo molti giorni avvenne che per altra malvagia opera fu presa la vecchia che alla Ninetta 1' acqua avvelenata suoi mali marto- composta avea riata confessò : la quale tra . al quale avvisava- no che si come colei che molto ben guadagnato il avea^ ma tutto pareva niente. accordò. gli significò sé essere ad ogni suo cola mandamento prima riavere . Dalla quale senza alcun martorio prestissimamente ciò che udir volle to ebhe della morte di Restagnone. perciocché giustizia stava . 1 86 GIORNATA QUARTA .

ma non i ritennero questa lezione né gli 27 nò Deputali ne il Salviati. (a) 'f tcslo Mann. che cominci a marcire o marsi Onde jtcr trasportamento e.. NOVELLA m. è tener tanto una cosa in acqua. Questo pleonasmo che è nel testo Mannelsi non trova né ncU' edizione del 37 né io quella del 7. lasciata la duressa o asprezza sua la ven- „ ga indolcendo e lasciando „ no ancora i medesimi.cheave\a aweltiiiilu rito... con un sasso Ben lettore che non trattasi in questo luogo di moerrare.. come ben dice il diligentissimo Aluntesti antichi. o simile. la {troprio matmamavere pena destinata a' parricidi r ad altii gran malfattori: e |>rrò il lamente alcuni poco pratichi della lingua. (4) mar maiierure Ma il Salviati ti no... et ad albergare. ) E matterà area notato che„ ti presso alla Cattolica manerare mani è gittare V nomo in mare l^to al c(Jlo. hanno qui molti Mazterare. cui si legge e doverla quella notte fare in appigliò air antica edizione. l'atto K prima sembiante d' avere . che profìosìto in questo luogo. che Romani K mol- prima ( di loro m. to) lortenpre (1) 187 . commcniundo quel verso di Dan- /«yerrto JfXf///. un mare e per mazzerare (4) seco la rìmenò alla sua sorella . mente cisca. una none Folco e Uglìctto (^) ad «Ibergure se n' andò segrclamenle colla Maddalena. ma Ix'nsidi il terare.. cioè di dare a una i'emniinH. non macerare. mette j>cr domare e castigare. ed era questo [M-nadc' |tarncidi„. ma a me non piace ^/acrrar propria. |ier non esser loro noto fa sì •enso di questo verbo. altra ilit' fercnsa non fosse tra questi due vocaboli che nell' allora molto .. come macerata dai digiuni "f Non sonc da confonikrai V una con T altra queste due tocì. la Ninetta messa in sacco e doverla (piella notte stessa farla (3) in . „ quel medesimo.. to te natura di prima. f Doverla. Francesco da Duti. a una gran vctleìl „ pietra o. (1) Sostenere si dice anche qnamlo il magistitto comanda che il reo non li ^rta il dalla cotte. in . dicono Deputali (pag 71 ) „ è propriamente quando una cosa .. hi editori del (3) li. E ntutterare.. i Masi cerare. di Liromo e di Milano. dico- è una a' sorte di la supplicio. ci avevano sostituito macerare... seguitato anche qui dalle cdis.^. tensa però incarc<>rarlo. legate le e' pictli. |ioeo Non nego io gii che da principio ortografia .. „ si tiene in acqua tanto che. farla.

.

i88

GIORNATA QUARTA
donò,
la
la

prezzo di quella notte gliele
partirsi

mattina nel di-

pregandola che quella notte,

qual prima era

stata nel loro sto le

amore non
,

fosse

l'

ultima; e oltre a quela colpevole
,

impose che via ne mandasse

donna,

acciocché a lui non fosse biasimo
se

o non
.

gli

convenis'
se-

da capo contro di

lei

incrudelire

La mattina

guente Folco e Ughetto avendo udito la Ninetta
te essere stata
rati
;

la not-

mazzerata
,

,

e credendolo

,

furono libe-

e alla lor casa
sorella

per consolar
tornati
,

le lor

donne della
la

morte della
na
s'

,

quantunque
,

Maddalei'

ingegnasse di nasconderla molto
ella v' era
:

pur

accorse

Folco che

di

che

egli

si

maravigliò molto,
il

e subitamente suspicò ( già avendo sentito che

duca

aveva la Maddalena amata
sto esser potesse

)

,

e domandolla

che

la Ninetta quivi fosse.

come queLa Maddaquale a do-

lena ordì una lunga favola a volergliene mostrare, po-

co da lui
versi dire

,

che malizioso era
il

,

creduta

,

il
,

vero la costrinse
.

.

La

quale

dopo molte

parole

,

gliele disse
,

Folco da dolor vinto e in furor

montato

tirata fuori
:

una spada
e temendo
e con

,

lei

invano mercè ad-

domandante uccise
duca
ove
,

l'

ira e la giustizia del
,

lei lasciata nella
,

camera morta

se n'

andò colà

la Ninetta era
:

viso infintamente lieto le

disse
la

tosto

andianne dove dilerminato è da tua sorel-

che

io

ti
.

meni, acciocché più non venghi

alle
,

mani

del duca

La qual

cosa la

Ninetta credendo

e

come

varia ed incerta, e che
sia derivata la

appunto dal mettersi a macerare
così fallo supplicio,

i

corpi nell'accpia
àiA piantarsi

denominazione di
gli alberi e le viti

come

è propuginarsi
a'

derivò

il

nome

della

pena che davasi

traditoli ed agli assassini:

dico

non per tanto che, essendo divenuti
ha
il

coir andare del
ficato

tempo due

differenti verhi, ciascuno de' (juall

signi-

suo proprio, è cosa hiasimevole lo scamhiarli

,

NOVELLA
pitirosa disiderando di partirsi
tro
si
,

IIL

189
,

con Folco
,

senza

al-

commiato

cliiedcrc alla sorella
j

essendo gih notte

mise in via
,

e con que' denari acquali Folco potè
,

por mani

che furon pochi e
,

alla

marina andatisene,

sopra una barca montarono
rivati
la
si

né mai

seppe dove ar,

fossero

.

Venuto

il

di seguente
,

ed essendosi
,

Maddahma

trovata uccisa

furono alcuni che
,

per

invidia e odio che ad
al

Ughetto portavano subitamente
per
la
,

duca l'ebbero
,

fatto sentire:

qual cosa

il

dualla

ca

che molto
,

la

Maddalena amava
la

focosamente
,

casa corso

Ughetto prese e

sua donna

e loro, che

di qiieste cose niente

ancor sapeano, cioè della partita

di

Folco

e della Ninetta, costrinse a confessar so insie-

me

con Folco esser della morte della Maddalena col.

pevole
della
gli

Per

la

qual confessione costoro meritamente
,

morte temendo

con grande ingegno coloro che
,

guardavano corruppono
,

dando loro una certa
guardie insie-

quantilh di denari
li

li

quali nella lor casa nascosti per
le

casi
,

opportuni guardavano: e con

me
re a
,

senza avere spazio di potere alcuna lor cosa tor-

sopra una barca montati ^ di notte se ne fuggirono
,

Rodi
.

dove in povertà e

in miseria vissero
il

non gran

tempo

Adunque

a cosi fatto partito

folle

amore

di

Restagnonc e l'

ira della

Ninetta sé condussero e altrui.

.

.

ugò

GIORNATA QUARTA

NOVELLA

IV.

Gerbino cantra la fede data dal re Guglielmo suo
avolo combatte una nave del re di Tunisi , per
torre

una sua Jigliuola la quale
,

uccisa

da

que-

gli che su v^ erano, loro uccide, e

a lui

e poi ta-

gliata la testa

J-Ja Lauretta
la brigata clii

,

finita la
,

sua novella

,

taceva

:

e fra

con un
si

chi con
,

un
ch.i

altro della
l'

sciagu-

ra degli amanti

dolca

e

ira della

Ninetta

biasimava

,

e chi una cosa e chi altra diceva 5 quasi da profondo pensier tolto
,

quanalzò
:

do

il
,

Re

,

il

viso

e ad Elisa fé segno che appresso
.

dicesse
,

la

Piacevoli Donne assai amor solamente dagli occhi son coloro che credono acceso le sue saette mandare coloro schernendo che

quale umilmente incominciò

,

tener vogliono che alcuno per udita
rare
:

si

possa innamo-

li

quali essere ingannati

,

assai

manifestamente
.

apparirà in una novella la qual dire intendo

Nella

quale non solamente ciò

la

fama senza
,

aversi veduto

giammai

,

avere operato vedrete ,
fia

ma
,

ciascuno a mise-

ra morte aver condotto vi

manifesto

Guglielmo secondo re
vogliono
,

di Cicilia
,

come

i

Cicìlianl
,

ebbe due
,

figliuoli

l'

uno maschio
,

e chia-

mato Ruggieri
sciò

e

l'

altra

femmina
il

chiamata Costanla-

za. Il quale Ruggieri, anzi che

padre morendo,
.

un

figliuolo

nominato Gerbino

Il

quale dal suo

avolo con diligenza allevato divenne bellissimo giova-

ne e famoso

in

prodezza e in cortesia

.

solamente

,

NOVELLA
dentro
sa
,

IV.

191

a'

termini di Cicilia stette la sua fama racchiu-

ran in varie parti del

mondo sonando
alli

,

in Barberia

era chiarissima, la (junle in que' tempi al re di Ciciha
tributaria era
gnifica
.

E

tra gli altri

,

cui orecchi la

ma-

fama delle virtù e
,

della cortesia

delGerbin (i)
,

venne

fu ad una figliuola del re di Tunisi
l'

la

qual
,

secondo che ciascun che veduta

avea ragionava

era

una
stata

delle più belle creature

che mai dalla natura

fosse

formata
.

,

e la più costumata e

con nobile e gran-

de animo La quale
gionare udendo
,

volentieri de' valorosi

uomini ra-

con tanta aficzione

le cose valorosa-

mente operate dal Gerbino , da uno e da un
contate
sa
,

altro

rao

raccolse, e

si

le

piacevano

,

che

essa seco stes-

imnginando come
s'

fatto esser dovesse,
,

ferventemente
d' altro
.

di lui

innamorò
,

,

e più volentieri

che

,

di

lui ragionava

e chi ne ragionava ascoltava

D'

altra

parte era,

si

come altrove,

in Cicilia pervenuta la gran-

dissima fama della bellezza parimente e del valor di
lei,

e

non senza gran

diletto,

nò invano gU orecchi del
lui la gio.

Gerbino aveva tocchi; anzi non meno che di
vane infiammata
Per
la

fosse

,

lui di lei

aveva infiammato

qual cosa

iiifino a tanto

che onesta cagione (a)

dallo avolo d'audarc a Tunisi la licenza impetras-

(1)

In questa novella col nome
ì casi*, il

«li

Gcr1)ino usa

il

Bocc.

«li

mettera

rartict>lo in tutti
(a) "t

che coi nomi proprìi rarissimo si troTcrà osato.
Icjcgcsi

Che

onesta cagione. Così

ncIP ottimo testo; e questa
testi

lesione adottata fu da' Deputati e altresì dal SuUiati . Altri buoni antiehi
lezioni

hanno che con onesta cagione
;

E

V una e

I'

altra

«li

queste due

hanno buon senso im[Krciocchè o dicasi che onesta cagione impelicenza di far che che sia , o pure di' egli per onesta
il

tra

ad alcuno la

cfigìone la impetra,]» costruùone è buona egualmente, ed

senso tor-

na

afiatto lo stesso.

.

192
amico che

GIORNATA QUARTA
,

se (i), dlsideroso oltremodo di vederla

ad ogni suo

andava imponeva che a suo poterei] suo

segreto e grande
glior gli paresse

amor
,

facesse per quel
,

modo, che mi.

sentire

e di lei novelle gli recasse
il

De' quali alcuno sagacissimamente

fece

,

gioie
,

da

donne portandole
Té; e

,

come

i

mercatanti fanno

a vede-

intéramente
a'

l'

ardore del Gerbino apertole, lui e
offerse apparecchiate.

le

sue cose

suoi

comandamenti
l'

La quale con

lieto viso e

ambasciadore e l' ambasciata

ricevette, e rispostogli che ella di pari

amore ardeva, una

delle sue più care gioie in testimonianza di ciò gli

mane

dò.

La quale

il

Gerbino con tanta allegrezza
si

ricevette,

con quanta qualunque cara cosa ricever
a lei per costui
carissimi doni
versi
,
,

possa

,

medesimo più
con

volte scrisse e

mandò
da do-

lei certi trattati

tenendo
,

,

se la fortuna conceduto lo avesse

vedere e toc-

care

.

Ma

,

andando

le cose in

questa guisa, e

un poco

più lunghe che bisognato non sarebbe, ardendo d'una
parte la giovane e d' altra
il

Gerbino

,

avvenne che
;

il

re di Tunisi la maritò al re di Granata

di

che

ella

fu crucciosa oltre

modo pensando che non
,

solamente
,

per lunga distanza

al

suo amante
j

s'

allontanava
se

ma

che quasi del tutto

tolta gli era

e

,

modo veduto
non
fosse,

avesse, volentieri, acciocché questo avvenuto

fuggita

si

sarebbe dal padre e venutasene al Gerbino.
il

Similmente

Gerbino questo maritaggio sentendo

,

senza misura ne viveva dolente, e seco spesso pensava se modo veder potesse di volerla torre per for, ,

za

,

se avvenisse

che per mare a marito

n'

andasse

.

11

(i)

Impetrare,
il

transitivo, vale ottenere; impetrarsi, assoluto, usa
.

alcuna volta

verso per farsi Ai pietra

Petr

O

peichè pria tacendo nou ta impetro,,?

sospinto . chi su vi doveva andare. ottimamente fé 1' avea Costui a cui ambasciata. e del suo valore e delil poH'nxia dubitando. occultamente un suo servidore man. nò altro aspetta- va . .. uòmo come si diceva l' amasse quanto più volte significato imposta fu. e che ella infra si . Granata . pochi di era per andarne in Granata: per che ora cosi fosse valente l' parrebbe se e se cotanto . ne dovea . dò a Palermo e imposcgli che gli dicesse il bel Gerbino da sua parte salutasse. e ornarla e acconciarla per su mandarvi la figliuola in . per lui in ciò impedito sarebbe Il intendeva di fare . ]Ma pur da intese e amor . andatosene a Messina. avendo le parole della donna per non parer valenti vile. e sappicndo che il re Guglielmo suo avolo data avea . fece una grandissima e bella nave nel porto di Carta- gine apprestare . non imaginandosi che per questo addomandata . ni re Guglielmo mandò significando ciò . NOVELLA del proponimento del la IV. avvisando quindi dovere nave della donna passare . quivi prestasottili mente fece due galee uomini . la sicurtà al re di Tunisi non sapeva che farsi . liberamente la conal re cedette e in segno di ciò . e a Tunisi ritomossi. fosse tal sicurtà. 193 amore e re di Tunisi sentendo alcuna cosa di questo Gerbino . . che vecchio si- gnore era nò dello innamoramento del Gerbino ave- va alciina cosa^sentita. venendo la tempo cbe mandar che né dal . che faro intendeva e che sicurato da lui Gerbino l' nì^ da altri . re Guglielmo. e fornirla di ciò che bisogno aveva a . armare j e messivi su di con esse sopra la Sardigna la n'andò. poiché la sicurtà ricevuta ebbe. che tempo sapeva e La giovane donna che tutto questo vedeva. Gerbino questo udendo. mandò di Tunisi un suo guanto Il quale .

o sentire amore credo che senza il quale . 194 GIORNATA QUARTA l' Né clii fu di lungi effetto al suo avviso : percioccliè po- di quivi fu stato. dierono de' remi in acqua e (i) Osservisi la varia ortografia della medesima voce verLale. Stati site. con poca fatica viril- mente combattendo acquistar possiamo: vittoria io della qual se non cerco che lo cui in parte i' mi venga 1' non una altra donna per amore muovo armcj ogni cosa sia vostra liberamente infin da ora. già con 1' animo erano nella a far quello di che Gerbino gli confortava con le parole. vedete dimora io la quale insieme con quella cosa che le più disidero. Per che. . Non erano al bel Gerbino i tante parole bisogno j perciocché lui erano . sopravvenne La qual veggendo Gerbino : a' suoi compagni disse signori . io credo per errore di stampa. i Site ha r ediz. per fuggire (dice) la cacoibiiia che sarchbe stati siete o siete. Mart. . dice sicilianamenle sile. che la nave con al poco vento non guari lontana s' luogo . . dove aspettandola riposto era . . leggier cosa vi comprendere il mio ne disio. fatto fine del suo parlare . Io fatica . amo nella nave che qui davanti . é piena di grandissime ricchezze. se voi cosi valorosi siete tito come io io vi tengo . la ci tieii ferma. e se innamorati stati (i) o sete .. amo. un grandissimo romore cosi fosse le che trombe sonaroalla no j e prese l'armi. Andiamo adunque. Messinesi che eoa vaghi della rapina il . si come siete meco medesimo estimo niun mortai può fia al- cuna virtù o bene in sé avere. niun di voi senza aver sensia . Rolli. e bene avventurosamente assagllamo lana\ej Iddio alla nostra Impresa favorevole senza vento prestarle. del 27. e amor m' indusse a darvi la presente e ciò che io . quali se valorosi uomini siete . o siete.

. e in segno d i ciò mostrarono . re venire . pervennero Coloro che sopra . . e quella menata alla proda della nave e chiamato il Gei bino noi la . n. e perciò. non potendosi partire.ivo 195 nave erano veg. lei gridante mercè : e aiuto svenarono ti e in mar gittandola dissono togli. La qual l' senza più attendere a saet- tare e a giitar pietre im verso l' altro fieramente incominciarono . il Gerbin poco preso . mai. sita o doversi arrendere o morire . apprestarono alla difesa Il i bel Gerbino a quella pei-vennto fé le galee comandare che padroni di quella sopra mandati fossero.NOVELLA IV. o cosa il . la figliuola del che sotto coverta piagnea . perchè guanto la v' avesse . . delle parti in tal . quasi di morir vago . che voggendo Saracini e conoscendo so di necesfatto sopra coverta . ])iìi che egli . qual sopra poppa della nave bella assai piìi data aveva donna troppo . apprestassero . Gerbino veggendo la crudelth di costo- ro . presente agli ocelli suoi. se la battaglia non voleano . e lungamente con danno di ciascuna guisa combatterono util fare . se non per battala gha dare . lor ire- Gerbino la . diamo qual noi possiamo e cliente la tua fede l'ha meritata. luogo . . In gcnJu 8* di lontan venir le galee. che sopra la nave fosse . ove dar non volcsser s' donna a ricevere la battaglia . con Il amendue i le galee quello accostò alla nave. I Saracini certiiìcati chi erano e che domandassero dis- sero so essere contro alla fede lor data dal re da loro assaliti. un legnel- che di Sardigna menato avcano e in quel messo fuoco. il guanto del re Ca- glici ino e del tutto negaron di . Ultimamente veggendosi to . arrendersi . non curando di saetta nò di . seco non estimava infiammato che prima al mostrar del guanto rispose che quivi non avea falconi al presente .

che la fame) con una spada in mano or questo or quel tagliando de' Saracini. mal graclie do di quanti ve n' eran montato ( non altramenti un leon famelico Tiell' armento di giovenchi venuto. saputa la novella . In quanto alla ostinala deliberazione del re. il condannò nella lesta . io reputo che meglio mostrata si saieliba . con che viene a dire die tutti haioni : si i sforzarono anzi di si mucyere a' il re dal suo fiero i proponimento ma Deputati attennero miglior testi a penna quali non hanno avanti a sforzasse la partico- la non. Osservano essi che da questa lezione cavasi un senso più bello. e in in Ustica piccioletta isola quasi a il Trapani dirimpetto onorevolmente a casa piii doloroso che altro fé seppellire . „ perchè (dicono) così meglio si mostra la ostinata deliberazione del re „ eia giustissima querela di coloro sopra la violata fede. e uomo si tornò . or questo or qiiello svenando. il fuoco nella si fattone a' marinari trarre quello che . potè . GIORNATA QUARTA alla nave si fece accostare e quivi su. Gerbino : egli medesimo non essi sendo alcun de'baron suoi che con prieghi di ciò sforzasse (i) di rimuoverlo . per appagamento di loro giù se ne scese con poco lieta vittoria de' suoi avversarii avere acquistata.. osi vergognano e forse temono di porgergliene. dogliendosi che gli era stata il male osservata . pianse. lungamente e con molte lagrime Cicilia tornandosi . prima co' denti e con l'ungliie la sua ira sazia. . Di che re Guglielmo turbato ed né vedendo via da potere la giustizia negare (che la fece prendere il dimandavano) . Il re di Tunisi . e raccontarono forte. I si libri antichi a stampa hanno i tutti non si sforri- zasse. dove tanti ami„ ci e tanto innanzi col re o si disperano che i prieghi vi debbano aver „ luogo. crudelmente molti n' uccise Gerbino : e già crescente accesa nave . . Quindi fatto il corpo della bella donna rìcoglier di il mare. co- me. (i) •{ Si sforzasse.ig6 pietra . suoi ambasciadori di nero della fede il vestiti al re Guglielmo mandò.

otc gliela doTea dirai.£.A e in IV. . . dopo un pietoso sospiro incomin. l3 . * fratelli gliele tolgono.U. rifcrendrisi a lesta. NOVFXI. La mia novella graziose Donne . I fratelli di Lisabetta (a) uccidon l'amante di lei: egli L' apparisce in sogno e mostrale dove sia sotterrato i ella occultamente disotterra la te- sta e mettela in un testo di bassilico . ed ella se ne muor di dolO' re poco appresso . e alquanto dal Re com. senza alcun frutto del loro amore aver sentito detto di mala morte morirono . la novella d' Elisa. qnanlnnqu** per entro li:. ed egli nlciin non se ne fcne <le' lasciato in modo piegare: nel resto io trovo la osserrasione Deputati assai (1) Gliele fece tagliare. volendo n- vanti senza ncpole rimanere. che esser tenuto za fede. UECAM. T. a Filomena fu imposto che ragionasse la quale tutta piena di compassione del misero Gerbino e della sua donna ciò . Ma di qimto modo di dir drl ììocr. e quivi su piagnendo ogni dì per una grande ora . I Deputati leggono Liiabetla tempre. Novella r le due edia citale nel Vocaiwlario. J7 inita mendata . coni' io v' ho NOVELLA V.asi quasi sempre JJitahetln.. ron tutti i generi e numeri è pieno qnc:<li libro. 197 re sen- ma presenzia gliele (i) fece taglinrc. Deir Isahellii hanno in questo luogo il testo rlla Mann. non sarh di genti di si alta condizione come costoro furono. de'qua- se gliene foasero siate porte preghiere. Adunque così misera munte iu pochi giorni i due amanti . e noi (a) °t nu nhlnarao drlln nrl (ine drlla 2 Giom.

lor fondaco tutti un giovinetto pisano chiamato Lorenzo va. la Ma s' nello istesso significainenld Irovn s^»- so usala parola leggiadro. quan- tunque molto noioso pur mosso al-^ da più onesto consiglio senza far motto o dir cosa _ (i) Noti li». dove l'accidente avvenne. sti E i avevano oltre a ciò que- tre fratelli in uno . gesse . . che . fecero di quello che più E in questo continuando. mer- catanti e assai ricchi . chiamata Lisabctta. mente che lasciati suoi altri 1' innamoramenti a lei j di fuori la . igualmente non passò gran tempo che assicuratisi disiderava ciascuno. . ullri come in tjucslo luogo. non segretamente fare la che una notte il andan- do Lisabetta de' fratelli .A 1 li 9« Elisa GIOUN ATA QUAP^T ha raccontato pietosa : . avvenne che di egli le incominciò straniamente a piacere: altra . avendolo più volte Lisabetla guatato. in Erano adunque padre loro Messina tre giovani fratelli e la . in- cominciò a porre . ma ella per avventura non sa- rà men e a ricordarmi di quella mi tira Mes- sina poco innanzi ricordata. simil. assai bella . e costumata la che che se ne fosse cagione ancora maritata nonaveano. quantunque leg- giadro a molti modi accomodi. che Lorenzo accortosi e una volta e . giovane quale . Il quale perciocché savio giovane era gli fosse a ciò sapere. uomini rimasi dopo morte del e il qua! fu da san Gimignano avevano una lor sorella . che oggi ha V Itasi e certo mollo vaga. maggior senza accorgersene ella non se ne accor. dove Lorenzo dormiva. ebbero i Toscani antichi la voce galante. do insieme seppero si assai di buon tempo . il che lor fatti guidava e face- quale essendo assai bello della persona e leggia- dro (i) molto. . e avene di piacere. animo all' e si andò bisogna piacendo 1' uno altro .

avvenne che. che ? l' uno de' fratelli le disse fare di : che vnol dir que- sto che hai tu a 7 Lorenzo chò tu ne domandi . il che leggiermente perciocché spesse volte cran di mandarlo . si potessero torre dal viso. avanti che più andasse innaii/. di passarsene lacilamcnie . domandandone ella molte instantemente . e sotterrarono in guisa che ninna persona se ne accor* se . a' suoi l'ratulli ciò che veduto avea passata notte di Lisabetta e di Lorenzo raccontò di e con loro insieme dopo lungo consiglio diliherò sta cosa .NOVFXLAV. E in tal disposizio^ dimorando . così cianciando e ri- dendo con Lorenzo come usati erano . vari(» cose fra sA rivolgendo intomo a questo . uccisone. dieder voce d' averlo per lor . : e pervenuti in il luogo molto veggendosi destro( i). Lorenzo. .i .uente tra|>aM<S . bisogne mandato in alcun luogo creduto fu . 5 ip9 Poi vela . avvenne un giorno che. . Per che la (l) Destro qui è Mari. infìno a tanto che tempo venisse nel quale senza danno o sconcio di loro. e in Messina tornati . infamia ne seguisse fìgnersi del tutto d' ta . que- acciocché né a loro nò alla sirocchia alcuna . ed è metafura tuiu dalla mano tlcstrii. che di ciò ninna guardia prendeva. e in- averne alcuna cosa veduta o sapuessi . pmo per comodo. seco menarono Lorenzo solitario e rinaoto. questa vergogna. cosi spesso se tn ne domanderai più ti si noi ti faremo giovane quella risposta che conviene . citth sembianti faccendo d' andare fuori della tutti a diletto e tre . . e Lisabetta molto spesso e sollicitamente si fratei domandandone come colei a cui la dimora lunga gravava. nuto il giorno . infine alla mattina scj. attorno usali Non tornando Lorenzo i . cuna faltd .

le disse .tu non mi t' fai altro . e vnlc lo slesso. e di vedere se ciò li- che nel sonno 1' era parato. e alcusi chiamava e pregava che ne na volta con molte lagrime della sua lunga dimora doleva si . senza più domandarne samente il stava . Lorenzo apparve nel sonno pallido e tutto rabbuffato e con panni tutti stracciati e fracidi. cisonoj e disegnatole luogo dove sotterrato l' no . sempre aspettando avendo costei stava Avvenne una notte che ^ . (i) Guari è tolto dal guere provenzale. . e parvele che egli dicesse: . o Lisabetta. molto pianto Lorenzo che non tornava ed l' essendosi alla fine piagnendo addormentata. La . temendo si e non sappiendo clie. propose di volere andare al mostrato luogo fosse vero . . la terra Nò ebbe : gua- (i) cavato in che ella trovò corpo del suo misero per sua co- amante ninna cosa ancora guasto né corrotto che manifesta mente conobbe essere visione . quanto più tosto potè la se n'an- dò . e la dando fede alla vi- amaramente pianse Poi mattina levata. che più noi chiamasse nò giovane destatasi . avendo ardire di dire alcuna cosa a' fratelli . non . men ri dura parve . e senza punto rallegrarsi . stata vera la Di che più che altra femmina dolorosa.200 dolente e GIORNATA QUARTA trista . e avuta la cenzia d' andare alquanto fuor della terra a diporto in compagnia tutti i d' una che altra volta con loro era stata e suoi fatti sapeva. aspettasse e disparve sione . dove quivi cavò il . percioc- ché l' ultimo dì che tu mi vedesti il i tuoi fratelli 1' m'ucaveva. che chiamare e della mia lunga dimora attristi e me con le tue lagrime fieramente accusi: e perciò sappi che io non posso più ritornarci. Mari. e tolte via foglie le secche che nel luogo erano. e assai volte le notte pietovenisse.

tanto che si bassilico bagnava piangea . V. sopra essa lungamente e amaramente pianse.. che dentro . questo testo vicina . . maraviglian- (i) Tetto TMo <Ii (erra rolla. quindi e tornossene a casa sua Quivi con questa testa nella sua camera rin- chiusasi. NOVELLA tuto . . Il bassilico la per lungo e continuo studio sì come per grassezza della terra procedente dalla testa corrotta v' era . fante partì . . \t»\. le tanto che tutta con sci sue lagrime la lavò . e quegli di ninna che o rosata o di fior d' aranci : o delle sue lagrime non innaflìava giammai pn?so di sedersi sempre lo a e per usanra avea . . testa e quella in l' uno asciugatoio inviluppata gittata . e poi messovi su la terra sn vi piantò parecchi piedi . volte da' suoi vicini fu veduta Li quali. e la terra sopra alla si altro corpo essere messela in grembo . se avesse povolentieri tutto il corpo n' avrebbe portato . coltello la meglio che po- gli spiccò dallo imbusto . . . come quello che suo Lorenzo teneva nascoso . sopr* esso andatasene co. minciava « piagnere tutto lo il e per lungo spazio . voggcndo che ciò esser ti^ non poteva con un . . e dentro la vi pianta persa o il mise fasciata in nn bri drappo. per dargli pix\ convenevole sepoltura ma il . testa testutf testum. divenne bellissinu) e odorifero molto la E . mille ba- dandole in ogni parie Poi prcse si un grande e un 1« bel testo (i) di questi ne' (piali bassilico. e l' poiché molto vagheggiato avea . aoi noscendo che quivi non era da piagnere. dovr ti pongono le piautc. e quel- con tutto il il suo desiderio vagheggiare si . serpiilk vando giovane questa maniera del continuo . di bellissimo bassilico salernitano altra acqua. senza stata da alcun veduta .

(i) Così i buoni testi a penna e stampali.. in questa novella più fioii . che udendo i fratelli e accorgendosene. DI che e temettero essi si si maravigliaron forte : non questa cosa . che mi furo hassilico salernitano. ed il è grasta (o c^ratca) -viille nel regno di Na[>oli quello che Bocc. tempo divenuta questa cauta cioè festa a molti fu alcuno che compose quella canzone si . ha dello testo. . la quale ancora oggi : Quale esso fu lo mal cristiano Che mi furo la grasta (i) ec. gli : occhi le parevano della noi ci 'il disser loro siamo accorti che Il ella ogni dì tiene la cotal ma- niera. come La giovane non di quindi . aven- donela alcuna volta -ripresa. nascosa- mente da lei fecer portar via c[uesto testo ella. quella di Lorenzo. videro drappo e in quello la testa non ancor consumata. . senza altro dire cautamente di Messina si e ordinato darono a Napoli re . pianto e le lagrime né altro che I giovani si il testo suo nella infermità domandava maravi- gliavan forte di questo addimandare^ e perciò vollero vedere che dentro vi fosse il : e versata la terra . instanzia molle nou essendole renduto. risapesse e sotterrata usci- quella tisi. e non giovando. che pure può slaxe. cioè vaso da piantare o seminar erbe e il I libri mo- derni hanno. se n' an- restando di piagne. ?oa dosi i GIORNATA QUARTA fratelli della sua guasta bellezza e di ciò che testa fuggiti . e così suo disavventurato amore ebbe termicosa mani- Ma poi a certo . Il quale non ritrovandolo volte richiese^ e il con grandissima infermò . ritraessono. . e 5 pure il suo testo addimandando il piagnendo si morì ne . non cessando . che non conoscessero lei essi alla capellatura crespa esser . .

al mondo . a Panfilo impose che allo ordine andasse dietro. si il fosse la cagione perchè fosse Ma . \/u«*lla novella che Filomena areva detta fu alle Donne cnrissimn. amorose Donne voi dovete sapere che general pas- II Redi nelle •nnoUiioiii ilice i al «uo fìncco in Toscana. furono (i). Gabriotto : raccontagli un so- egli a lei : un altro : muorsi di su- bito nelle sue braccia mentre die ella con una suajante alla casa di lui nel portano . quali T usano nri mpJt-simo «cimo che qui tetra R(icrac- ciò. e appena furon finiti di dire da coloro che veduti gli aveano . come quello di cosa intervenuta. e lei .ao3 NOVELLA VL V j4ndreìioìn ama gno veduto ed . diiUnio 1. perciocché assai volte avevano quella canzone udita cantare. che l'eft'eito . pacando i «li quril» NuT. né mai avevan potuto. per do- mandarne. ed ella dice come V opera sta: il podestà la vuole sforzare y ella noi pa-" lisce : sentclo il padre di lei . ( da pìanlarri bauilico. E però . fa liberare} la quale del tutto ri- fiutando di star più. innocen. del «7. avendo Re la fine di quella udita. dei che grasla U piescro Sìciliaui dalla voce tngreUan il ProvenuU. seguitò d' amenduni . si fa monaca. . te trovata. Li quali di cosa che a venire era. Miirl. Panfilo allora disse tato Il sogno nella precedente novella raccon- mi d<H materia di dovervene raccontare una nella si quale di due fa menzione . Fumio imdwini. sapere qua] stata fatta . son presi dalla signoria . edis. cioi per vaso corpacciuto di ec.

alcune verisimili. qual cosa molti a ciascun sogno tanta fede pre- stano quanta presterieno a quelle cose li le quali s' veg- ghiando vedessero} e per lor sogni stessi attristano e s'allegrano. Per la . vicino . secondo che per quegli o temono o speci'C- rano . rio a tutti dar piena fede Ma veniamo Nella città di Brescia fu già un gentile . perciocché né sempre son veri né ogni volta essi falsi . s'è dimostrato. . come davanti dissi intendo di dimostrarlo Per che giudico che nel virtuosamente vivere e operare di niuno contrario sogno a ciò lo lasciare i si dee temere né per quel. buoni proponimenti Nelle cose perverse e malvage revoli . vede con- fortino niuno se ne vuol credere . . sonno . e parte fuori d' ogni verità giu. giovane e bella assai e senza marito la qual per vens'in- ^ura d' un suo . nondimeno molte esserne avvenute si truova. che dorme (i). e nella . E . di noi già di aver conosciuto} e che sopra nella novella di non Filomena . che avea nome . Che non sien tutti veri .2o4 sioiie è di GIORNATA QUARTA ciascuno . che vive . e non dormct cliB molto più mi piace. dormendo dichi e desto lui alcune vere. } e cosi nel contraalla novella . quantunque i sogni a quelle palano favogli e con seconde dimostrazioni chi . in contrario son di quegli che niuno ne dono si se veggono non poiché nel premostrato pericolo caduti De' quali nò l' uno né 1' altro commendo^ . . namorò uomo (i) di bassa condizione ma di laude voli Le vede Irovo in alcuni. il vedere varie cose nel . uomo chia- mato messer Negro da Ponte Carraro altri figliuoli il quale tra più . . Gabriotto. mia . le quali quantunque a colui tutte paian verissime . assai volte essi tutti può ciascun sien falsi . una figliuola avea nominata Andreuola .

se non morte. E per questo da lei . loipeiluts* Mait. e lui con grandissimo piacer di ciascuno tener nelle . ancora in un bel giardino del padre di più e più volte a diletto dell' una par- te e dell' altra fu menato E acciocché ninna cagione mai. la seguente notte nel suo giardino ricevette . volendo poi Gabriotto s* la seguen- te notte venir la sera quanto potò . ingegnò di fare che non vi venisse ma il pure il suo voler vedendo. veder del corj>o di bile . : e avendo molte la rose bianche e vermiglie colte perciocché stagione era .. nò tesse riveder mai più podolore e nò l' uno nò l' altro : di si che assai inestimabile sentiva. avvenne che alla giovane una notte dormendo parve in sogno vedere so essere nel suo giardino con Gabriotto. nondimeno l'entrò del sogno paura . co> cosi era me che lieta fosse . e desta. e coll'opera e coUo aiuto della fante della casa operò tanto la giovane. a andò . nLirito e moglie segretamente divennero e cosi furtivamente gli lor congiugnimenti continuando. lei ma . ao5 costumi pieno. quivi dopo (i) Soipeecia$$e è dclto «Ila iiiagnu li. con lui a piò d' ima bellissima fontana e chiara starsi se n' che nel giardino era. sue braccia: e . veggendo che non come veduto sognato avea. acciocchò egli d'altro non sospecciassc (i). . lui uscire una cosa oscura e la forma della quale essa non poteva conoscere e parevale che questa cosa prendesse Gabriotto. mentre che cosi dimoravan le pareva terri. E . potesse tpicstolor dilettevole separare . e mal grado di lei con maravigliosa forza gliele strappasse di braccio e con esso ricoverasse sotterra. e per quello destò. che Gabriotto non solamente seppe sé esser dnlln Amlreuola amato. e della persona bello e piacevole. . NOVELLA VI. amor .

UsoUa in questo senso molte volle altri Boccaccio. Gliele. gliele contò. se io non cbe essendomene passata per preferirla alla sua. In questa la risposta guisa a me pare che ^Zj'eZff sia più alla domanda corrispondente: e quel dubbioso . Gabriotto nel periodo antecedente dola manda all' Andreuola qual fosse . essa tuttavia varia tanto da quella di tulli altri che ]wn essersi Tede avervi alcuno messa arl)ilrariaraente lui la mano. porrò il i due periodi mulaodo solamente ad una virgola la posto. raio pensiero. conto altro non significa cbe la cagione gli disse giore chiarezza il Per esporre con magdi seguito.. e Il suspezione presa di quello. del- Opere stampale a Napoli parlando del Poeta Orazio dice così: : uomo possa ff altissima scienza. La alla non è qui copulativa. la richiesta cagione gli dice. plausibile. gii meriti d'esser testi. Rolli. che gli buon secolo. e massime il Boccaccio. Gabriotto la domandò qual fosse vietata. per quello che comprender . per non da il ben inteso questo luogo. La dimora sua fu. essa è posta il maniera de' latini per anche.. Gabriotto la domandò qual fosse la cagione perchè la -venuta gli aveail di dinanzi vietata. allorachè stando tra le quarto caso e suo verbo alcuna clau- siccome stanno qui parole presa da quello. cagione perche In venuta gli il avea il dì dinanzi La giola vane raccontandogli eziandio usa sogno da lei la notte davanti veduto. ao6 grande e assai GIORNATA QUARTA lunga festa insieme avuta. 197. SareLhevi bastato gli. e sospello preso di quello. e l'usarono medesimamente autori del autori. in questo luogo è per gliela. mente un' comecché non ardisca pur la dirò. la Colombo molto altra. 5. e tolse ti' affatto gliele conto: tale \aiia lezione merita esser la vera. a delta del Rolli. ove relazione si parrà anche più forzata di questa. Usarono alcuna il volta gli il autori così fallo pleonasmo sola . gli conto anche la suspezioparticola e ne presa da quello. La giovane raccontandogli (i) (i) Aldo stampò raccontagli \nxccc<\\ raccontandogli. Nel l' Commento 80])ra Dante Voi. ^ Per quanto 6Ì la lezione aldina. e di profonda ju e massimamente in poesia fu si espertissimo. di riferire il Boccaccio in altri luoghi periodo discorso a ciò ch'egli ha dello nel la witecedenle. e fisso la af- v'è T^CT pleonasmo . lei la notte Il senso è: la giovane raccontandogli sogno da davanti veduto . P. nd iperavano indeclina1' hilmente. Ne recherò un esempio. la Tera. pare il che voles- sero in certa guisa stovi (*) rammemorare con esso al lettole qnarlo caso po- prima Io trovo la spiegazione del Sig. cagione per che il la venula il gli evea il di dinanzi vietata L' Andreuola narrandogli sogno.

non tanto per lo tuo. di che parte una veltro nera (5) come reel- carbone renza . che grande sciocclicMa era yiorre nei sogni alcuna fede . : se io fossi vo- luto andar dietro (i) io non ci sarci venuto . (a) Nero quuM sempre. cioè seguitasse. uscis- non so . Gabriolto udendo questo se no rise . Alla quale ninna per che egli sistenza mi parca fare: mi pareva che nelle uie. (1) FUCCBI. Mpn qiKtU li novrlla ha andiisse dietro. e in quella nn» beila dar cacciando e aver presa . perciocchò per soperchio di cibo o per mancamento di quello avvenieno. ed esser tutti vani si vedeano ogni giorno. e disse. i.* il NOWXLA VI. E nondimeno iliaaa tempre ntg^iuiaui e lu^rturmo.aAMt«t^ ' . presa di quello gliele coniò. prrrh^ poesia è mptitionatn nelP «niemirnte prrioilo. acciocché da nella gola aver me non si partisse. in Andar dietro qui t«1 credere.-\ ma nerissimo non mai. quanto per uno che io feci . altresì que- sta notte passata ne il qual fu . a' appresso disse sogni . tvft* «h i«io<{ . riposandosi questa cail una volta e tenendomi . negra mollo ilitM . 907 e la susprxione sogno dn lol la noUe dnvanti veduto. mani E ap- mi pareva che . che a . capo in seno. e . me pareva essere in una bella e dilettcvol selva . e pareami che ella fosse più che si neve e in brieve spazio divenisse mia dimestica che punto da va averla le sì me non si partiva . dove venuto meritò la grazia iT Ottaviano i>irc rlie a qurllr parolf Cesare. una cavriuola tanto altra se e tanto piacevole quanto alcuna ne vedesse la giammai bianca . ili e forse non mai legge nel Bocc. mi pareva messo un collar d' oro. il pi» t Bontà. A me nelle sue si ilchlta «ollinlcntlrrc poesie. darjede. quella con una catena d' oro tener colle presso questo vriuola se . affannata e spaventevole molto nella appa- e verso me se ne venisse. Di ni<1o. . . Tuttavia a nio pare- cara che.

Gabriotto . io sen- si fatto dolore. e perciò lasciagli andare . e basciandolo alcuna volta si e lui abbracciata e basciata . E in tal maniera dimorando . . gitta. giovane . e quello il mi mettesse il muso ella tanto rodesse. con da lui abbracciandolo. . . ma mal non trovandomi. n'è intervenuto darci '. P abbracciò che l' e disse oimè ani. e assai volte in (i) /« grembo. ma per non esser cagione d' alcuno sconforto a Gabriotto. un gran sospiro ma mia aiutami to . Di che . mi feci beffe di me che cercato v'avea. io muoio : e così detto . e pensiam di buon tempo La giovane per lo suo sogno assai spaventata udendo questo divenne troppo più . quale pai-eva che tiva mi strappasse per portarsel via. . cha al cuor perveniva. ri- cadde in terra sopra erba del pratello Il che veg- gendo la . che il mio sonno si ruppe il e desto colla mano subitamente corsi a cercarmi lato se nien- te v'avessi j stesso re. . sollazzasse. né perciò cosa del mondo più né meno me . E come che . quanto più potè la sua paura nascose. . più che usato spesse volte il e talvolta per lo giardiu riguar- dava se alcuna cosa nera vedesse venir d' alcuna parte . poco di sopra lia dello in seno. ma ansando forte e sudando della presente vita. ciascuna sei dee poter pensare. dopo non guari spazio passò Quanto questo fosse grave e noiosé 1' so alla giovane . . o ti senti tu ? Gabriotto non rispose tutto . e lui caduto ritirandosi in grem: bo (i) che quasi piangendo disse o signor mio dolce . suspicando l' e non sappiendo che riguardava nel volto .2o8 la GIORNATA QUARTA in seno nel sinistro lato. che più che il amava. Ma che vuol questo perciò diDe' così fatti e de' più spaventevoli assai n' ho già veduti. Ella pianse assai.

altro. m* ha ta . ìk dove io son certa che sua anima non é andata perciocché buon giovane^fu . ma prima che ad uccider mi venga vorre' io il che noi prendessimo modo convenevole a servare mio onore e il segreto amor tra noi stato. ma poiché pur accoi'se lui del tut- to esser mortOi avendolo [>er ogni parie del corpo cer- cato . pellito. e che il corpo del quale la graziosa anima s' é partita. (i) . non dir (a) di volerti uccidere perciocché . e in ciascuna trovandol freddo . ma la si abboDda per uso ddlalingnat non so che mi pensare. e di qui l'abbiamo tolto . mondo . qui noa è pauÌTO. cunttif mangia.. piena d' angoscia andò sua fante a chiamare era . anche nell'altro sti . é da confortarti l' e iK'Msaie d'aiutare con orazioni o con altro bene . tolto costui io io non intendo dì più stare in . NOVELLA vano il VI. . fosse sep. non sa che gn* altro. uccidendoti. À cui la fante disse: figliuola mia. il |iarola non diremo non il non mangiare. non che non fa latino se non col noli. (l) si dirct o che dirsi e ani «T »- Non dir. perdere- perciocché tu la u' andresti in inferno . cosi lagrimosa la come era e . s' ao9 chiamò . Degno eli coruideraxione è il edere conte la la lingua no- stra ncir iiii|>(. la quale di ria e il ([ucsto amor consapevole le e la sua mise- suo dolore dimostrò. scrivi. ma molto meglio uima sua bisogno . non sappiendo che far né die dirsi .ralÌTu xisn u esortativo ({uando non è col «crbo vi paiola nom un mollo. E poiché miseramente il : insieme alquanto ebber pianto sopra Gabriotto . noi. che ninna persona saprh giammai. e «{uando la è la non no usa un iserivere. se tu 1' hai qui peril duto. con cantare. a- se forse per alcun peccalo commesso n' ha il Del seppellirlo é il modo presto qui in que- sto giardino. per- (a) Dirsi. morto viso di poiché Iddio vi- disse la giovane alla fante .

il La qual molto dalla sua fante solllcitata. . in terra distesala te- su il corpo di Gabriotto vi posero. da il capo con abbondantissime gittò. giorno se ne veniva dirizzatasi . . E prestamente por una pezza forziere la . . in lasciato. perciocché . . e fattagli una ghirlanda di rose e tutto (i ) delle rose che colte avevano empiutolo disse alla fante: di qui alla porta della sua casa via. quancontinuamente pia- tunque piena fosse d'amaritudine e i gnesse. occhi e la bocca . e venuta quella. sta gli sopra uno origliere e con molte lagrime chiusigli . pure ascoltava consigli della sua fantej e alla prima da pai'te non accordatasi. cere. la quale aveva in un suo la mando. rispose alla seconda dicenmarito che io sofferi do: già Dio non voglia che così caro giovane e cotanto me amato e mio sia seppellito che a guisa d'uu cane o nella strada in terra e. mettiamlo qui fuori del giardino e lasciamlo stare: egli sarà domattina trovato e portatone a casa sua e fatto seppellire da' suoi parenti. a I o GIORNATA QUARTA ci venisse . e lagri- me sopra viso gli si per lungo spazio pianse. col quale da Gabriotto era stata sposata del di- (») t E tutto dattorno delle rose ec. Egli avrà ha avute le mie lagrime . e postagli . la stampa del 27. drappo di seta. E cosi detto. e perciò tu ha poca come acconcio l'abbiamo quivi il porteremo e dinanzi ad essa il porremmo Egli non andrà guari di tempo che giorno fia. quanto l' io potrò egli quelle de' suoi parenti lo e già per animo mi va quel- che noi abbiamo in ciò a fare di . sarà un piaed io cosi . . . quello anello mede. e sarà ricolto j e come che questo a* suoi ninna consolazion sia pure a me nelle cui braccia egli è morto. La giovane. simo.. ciocché niua sa eh' egli mai e se cosi non vuogli.

SII . se la tua anima ora mie lagrime vede o ntua conoscimento o sentimento doquella rimane di colei a' corpi. nò da questo corpo alcuna cosa muovere. con quello del giardino uscirono di lui si e verso la casa dirizzato . e so che il volermi fuggire niente monterebbe (i): io son presta di venir con voi davanti alla signoria e che ciò contarle. si (a) postema Jirono alcuni che qui com> inlrnil*. E cosi andando. il chenoa ai mi dispiace: pure per vena inlendeadula ucdeiei che molto più fucc-aK cui aculimeiilo «Iella coa- . furon trovate e prese col morto corpo. il mise ucl ditu di . e s' lei nella camera avendo : di ciò che intervenuto era informò e fatto da certi medici riil guardare se con veleno o altrimenti fosse stato buoalaf- no uomo ucciso > tutti affermarono del nò. che dalla famìglia del podestà clie per caso andava a quella ora per alcuno accidente . senza essere da alcun tocca briotto con tutto il corpo di Gapodesth sen. coti per importare |irr rilevare e salvare. Per che. L'Audreuola più di morte chi di . la qual tu vivendo co- E questo detto . levò . conosciuta la famiglia della signoria francamente disse: io conosco chi siete voi . n'andò in palagio.NOVELLAVI. il corpo gia- ceva. al ma . tramortila addosso gli ricadde} e dopo alquanto risentita e levatasi . ricevi . che che cuna posta (a) vicina Monture Posta cuore gli s' era rotta (i) per giov-ire mo'liuiine »olUs . po la partita di benigna- mente r ultimo dono tanto amasti . ma ninno se di voi sia ardito di toccarmi se io ri- obbediente vi sono . La qual cosa si il tendo . lui con piatito di« le ceudo : caro mio signore . colla fante insieme preso il drappo sopra il quale . to suo trattosi . vita disidei^osa. essere accusato. da me non vuole . ti Uot» in questo lilir». sia di rac. per caso avvenne .

. . 11a fegato l' GIORNATA QUARTA avea . sommo amor avea posto lei fosse . ostante che marito avesse avuto di volentieri per sua . . il contrarlo d'innacenle. quanto più posso . lodan. . è molto elegante. In questo tempo 1' che costoro cosi parlavano. mio ardire e della mia sciagura che son certa che udita l'a- vete e sapetela j e perciò . Il qual ciò udendo . umilmente T Gli Accacleraici della Crusca nel loro vocabolario citano il alla voce posta là (love presente passo ilei Boccaccio pigliano questa voce nel Benso di postema. . che egli da la lei accusato fosse . vi d' ogni cosa dal podestà informato dolendosi do. venne a dire ciò che fatto avea: per la qual . dove ella a' suoi piaceri acconsentir si volesse . bassa condizione donna la spose- rebbe. (i) Nocente. e sentendo costei in piccola cosa esser nocente (i). dove a grado a lui che suo padre era e a non . Ma di chiaro. io non credo eh' e' bisogni che io la istoria del vi racconti. ma ora t! dice reo Mart. e queste cose essendo a messer Negro contate. . do prima cosa l' giovane e la sua costanzia per approvar quella. . oltre l' ad ogni convenevolezza volle usar rilmente Ma Anvi- dreuola da sdegno accesa e divenuta fortissima si . mandò cbe l' la figliuola gli fosse renduta Il podestà volendosi prima accusare egli della forza che fare avea voluta . Andreuola venne in cospetto del padre : e piangendo gli si gittò innanzi e disse padre mio . s'ingegnò di strar di donarle quello clie mo. lui con villane parole e venuto il altiere ri- buttando indietro. la libererebbe Ma non valendo quelle parole la forza. dolente a te mor- con molti de' suoi amici a palagio n'andòj e qui. e . vender non le poteva e disse . vedendola di tanta buona fermezza . difese .

piedi Messer be- Negro che . della tua |K>ca fidanza mi fa dolere. e disse: iìgliuola pii!i mia. sen. tal io avrei avuto molto caro che tu avessi avuto il marito . il Quin- dopo alquanti DECÀM. quale a l' te setal condo parer mio ti si convenia : e . corpo sopra . ma |)er ligliuola e a' non vostra . e più ancora vedendotel prima aver pei> . queste parole udendo. ma di signore tratto della cor» cittadini pubblica sopra gli omeri de' più nobili con grandissimo onore fu jwrlato di alla se|>ollura. NOVELLAVI. da assai uomini. saputa avevano la novt^ìla cittì» e quasi . doinnndu del . come s' a mio genero e a' suoi pa- facxiaglisi alla morte E volto a' figliuoli renti . questo doveva anche a me ma io 1' averlo occultato. si ma {iul)blicamente qua- da tutte le donne della cituH e . T. apparecchiasse- ro a Gabriotto grandi e onorevoli Eranvi in questo mezzo concorsi quanti nella della corte il i parenti e le parenti del giovane. piacea. U. duto che l'abbia saputo Ma . il drappo della Andreuola e con tutte le sue rose quivi non solamente da lei e dalle parenti di lui fu piamo. comandò loro che le esequie . e non a guisa te di plebeio . se tu avevi preso (piale egli piacere. antico era oramai e uomo di natura nigno e amorevole. . nimica. . za vostra saputa chi più mi piaccjuc marito preso la vita E questo dono uon vi domando perdio morire vostra gli mi sia perdonata . di . quello che io ri gli jMir contentarti . poiché cosi ò egli . cominciò a piagnere. vivendo si volentie- avrei fatto cioè onore . seguitando podestà quello che alla fi- addomandato avea. pur .3. ragionandolo messer Negro l4 . perdono vi 31 cioè d' nvcre . che . e cosi piagnendo cadde . e piangendo levò la figliuola teneramente in piò. dunne e uomiui posto nel n' erano . Per che mezzo . fallo mio .

che. quando grado il Re nulla compassion mostrando all'Andreuola.dimostrar con si Fé sembianti qui è posto ^tt far segno. volendole in assai compiacere padre. riguar.4 . e con quello d'altro caso simile seguito in Tolosa tale due mercanti. rare . che tale allivilà non ha saputa trovare nell' alito dei rospi da rendere istantaneamente mortifero si il colla sola fregagione d'alcuna delle sue foglie una pianta. che similmente per un accidente uiorirono. trovò un medico tedesco chiamato Giovanni Skenk di Graffenberg. Os- serv. in un monistero famoso . serì per vera. nuove e mirabili. . gli oc- chi e col volto: molto diverso da quante altre volte è trovato fin qui. Blanpotesse rendere capace d'uccidere di do sotto una pianta di salvia. la istantaneamente chi con una o più foglie essa fregassesi i denti Contro il sentimento di tutta la medica facoltà. (2) med. . che non mai per altro sia posto che ^ti fingere . 2 1 GIORNATA QUARTA . Marf. lib. gliuola ciò niuna cosa ne volle udire il j ma . di santità essa e la sua fante monache si renderono e onestamente poi in quello pe]^ molto tempo vissero NOVELLA VIL Lia Simona ama Pasquino : sono insieme in un or: Pasquino si frega a' denti una foglia di salvia f e muorsi e presa la Simona . dando Emilia fosse sembianti le fé (2) che a . la quale 'Volendo mostrare al giudice come morisse Pasquino sfregatasi una di quelle foglie a" denti similmente si muore ( ). li che essa a coloro che detto aveano dicendo (1) Quello che reiule mirabile questo strano e repentino caso della si morte dei due amanti è una botta o rospo tanto mortifero. to : i JL anfilo era della sua novella diliberato. di del Boccaccio. VII. questa sua verità quale l'as- corroborando col testimonio di questa Nov. .

juenie ])arlaiido per diverse parli del mondo avvol- gendoci . in gran parte apparirà nella citth mia novella rientrare . con morte inopinata dilibcrò dalla corte ma E come . fi- lando laua sua vita reggesse . quantunque amor voabiti. e così colei debbo.NOVFXLA 8Ì VII. che come po. braccia pan che mangiar volea guadagnare . . la novella detta da Panfilu mi tira a doverne dire una in ninna cosa altro (i) alla sua simile se non che. . . lentieri le case de* nobili riiluta si l' uomini perciò non imperio di quelle de' poveri anzi in quelle alcuna volta le sue forze dimostra si . e neMa stunips 17 ne fu omeaM. nel li) (ti) t ÀUrti. altra volta tra noi ò stato detto. . La quale senza alcuna dimora fare incuminciò* Gare compagne. e similmente presa . Fu adunque zione . . che dando andaNu per un suo maestro lanaiuo- lo lana a filare. non fu perciò e con di po- vero animo nella sua che . . . con la qunl mi piace nella nostra della quale questo di diverse cose diversa. non ò gran tempo . buona pezza mostrato aveva del 37. dreuola ucl di cui dir ginixlino perdio l' amante . sua condi- la (]ualc ebbeno> e sì me Simona: e quantunque il convenisse colle proprie . cotanto allontanati ci . ella il non ardisse a ricevere gli atti amore paro* mente d' quale con le le piacevoli un gio\ inetto di non maggior peso di voler- di lei. esso . la «Itrap» t I) Manne'li notò di-l margine che qui la p»nl»/w è miMiflua. àiS . in Firenze la una giovane assai bella e leggiadra secondo e di povero padre figliuola le . come 1' An> continuasse . tentissimo signore dn' più ricchi fa temere Il che . siamo . come l'An- dreuola fu (a) non con si forza nò con virtò . . ancora che non in tutto .

che V amava . quella sola che la Simona filava tutta la tela dovesse non alcuna compiere 1' .npagna pcrinilo l'ordine naturai. era usata insieme all' 1' a' piaceri comuni si congiunsono aggradirono Li quali tanto una parte e all' altra che . parole è: DaìV ahra si parie divenuto quegli mollo sollicito che la lana del suo maestro filasse bene. . di colui ricordandosi . E cosi questo lor piacere conti- nuando alla un giorno in uno . ad un giardino dove egli me- acciocché quivi più ad agio e con essere insieme .. . avvenne che .ilelle (i) t In questo . perdonanza chiamata la a san Gallo con una sua co. 2 1 GIORNATA QUARTA . e non altra. . quella sola che filava la Simona. quasi dovesse compiere tutta la tela .6 . men disse sospetto potessero La Simona alla . il cui nome era Pasquino forte disiderando . che a filar gliele ave- va data Quegli dall' altra parte molto sollicito dive. altro . l' un più mol- d' ardir to della prendendo che aver non solca e l' altra paura e della vergogna cacciando che d'avere . e non attentando di far più avanti al fuso filando . ad ogni passo di lana filata die avvolgeva mille sospiri più cocenti che fuo- co gittava. vi entrare Ricevutolo adunque in sé col piacevole aspetto del giovane . anzi a dovervi essere all' faceva incontro l'uno altro invitando d' . eru sollicitata più spesso che V altra . più spesso che sollicitando . nuto che ben si filasse la lana del . Per che un e all'al- giovando d' esser sollicitata. l' altra era sollicitata (i) tra . che nica le piaceva j e d ato a vedere al padre una dome- dopo mangiare che andar voleva . e sempre più nel disse continuare accendendosi avvenne che Pasquino Simona che la voleva del tutto egli voleva che ella trovasse là modo nar di poter venire . suo maestro e quasi altra. non che un dall' altro aspettasse d' essere invisi tato a ciò.

della qual prima . rijiosato intcndevan di fare . ma ancota [icr pianta di frutice e tt erba: . ùccomeaiUiiicnlcwil R. dopo gli . perde quali la vista e la parola e in bricve egli . che egli . l'aver mangia- E '1 poiché così alquanto fregati ebbe. subiI tamente gridò tu l' lo Stramba : ali il . veudo ragionato una merenda che . . e gran pezza sollazzatisi insieme d' . trotra lo imo amorazzo nuovo Stramba e In Stramba e giar* Lagina^ si essi a far de' lor piaceri in una parte del din raccolsero. malvagia femmina hai avvelenato e fatto romor grande . Lagina lasciarono in .NOVELLA Lngina n' . VII. un' altra Era in quella parte del giardino dove Pa- squino e la Simona andati se n' erano. e veggendo Pasquino non so- lamente morto re ma gih tutto enfiato e pieno d' oscu- macchie per lo viso e per lo corpo divenuto : . prestamente Ih corsi . Dove lui insieme con un suo compagno. vò: e quivi fatto la ma era chiamato lo Stramba. . Pasquino al gran cesto della salvia rivolto essa s' di quella colse i una foglia. diceva egli s' Nò guari di spazio perseguì ragionando che incominciò tutto nel viso a cambiare. un grandissimo e molto a- e bel cesto (i) di salvia: a piò della quale postisi a sedere . a 17 al giardino slatulc da PnMjuino insegnato se nndò . e appresistette so il cambiamento non . si morì Le cose la gridare e a chiamar lo li Simona veggendo cominciò a piagnere e a Stramba e la Lagina Li qua. e incominciò a stropicciare la salvia denti ù le gengli dicendo che molto bene nettava d'o- gni cosa che sopr'essi rimasa fosse to. in quello orto ad animo con gie . guari . fu da (i) seiisce Cesio non tolamenlf per cesta o paniere. clie Puccino avca nome. ritornò in su ragionamento della merenda . e lo .

Fattala adunque senza alcuno tumulto colà menare dove ancora il corpo di Pasquino giaceva gonfiato come una tosi del botte. ba diceva . GIORNATA QUARTA che vicini al giardino abitavano . ed lei egli appresso andatovi. senza dare indugio alla cosa . domandò come . romore lo e trovando costui morto ed enla Si- e udendo "Stramba dolersi e accusare 1' m^ona che con inganno avvelenato avesse il j ed ella . per pienamente dargli ad il tendere (2) caso sopravvenuto . una di quelle foglie di salvia gatasi a' denti. Li quali corsi al fiato . cosi fece come Pafre- squino aveva fatto. non sappiendosi scu- sare. per lo dolore del subito accidente che tolto avesse . sentito . si mise ad esaminarla del fatto : e non potendo comprenes- dere costei in questa cosa avere operata malizia né ser colpevole. maraviglia- morto. suo amante quasi di sé uscita . e cosi pure prontiludine e prontezza nel senso im[)orlunilà nel sollecllare.ai8 molti . percioc- ché per le parole di noi comprendeva assai bene. e l'Atticciato e'I Malagevole compagni di Pasquino che sopravvenuti erano. (2) Dare da intendere in più luoghi di il sopra s' è veduto per fur . il lei presente. un giudice. come lo Stramella . Questo t Prontare mho d' è ilo in disuso. vedere il morto corpo e luogo e'I modo da lei raccontatogli lei . credere ilfaUo o finto i qui saì/ar capace ed informalo del vero . qual cosa presala piagnendo sempre forte al palagio del podestà ne fu menata lo Quivi prontando (i) Stramba . fu reputato da la tutti che così fosse . volle. è propriamente sollecitare con importunità. stato era . Per . Le quali cose mentre che per lo Slram- (1) Prontando insistendo. Costei al cesto della salvia accostatasi e ogni precedente istoin- ria avendo raccontata.

scardassierl o più vili uomini. e per l'aversi la salvia fregata a' denti in tpiel medesimo accidente cadde che prima caduto era Pas<piino. quanto è al nostro gindicio. . . sì come frivole e vane. amore se e la mortai vita terminare e più I felici se insieme ad im medesimo luogo n' andaste ncll' altra vita s' e felicissime. in presenza la giudice erano schernite. dirsi. Mari. O felici il anime .NOVELLA VH. ninna il altra cosa per lor domanmalva* dandosi se non che fuo<:o fosse di cosi fatta \ gith punitore. . e non n. e a seguitar lei anima amata del suo Pas(piino nonsappiendo che i II giudice quasi tutto stupefatto dello accidente insieme con (pianti ve n'e- rano . e voi v* amate felice come della di (pia faceste I ma nolto più P anima Simona innanzi tratto. la catti ella riu? dal dolore del perduto amante e della paura della dimandata pena dallo Stramba ristretta stava (i).ia sua malvagith accusata . non senza gran maraviglia di (pianti eran presenti (piali in . alle un medesimo dì addivenne ! fervente .' pe«a che dire in «Ufcta della lua iooocenaa. che yivi dietro a lei rimasi siamo la . poi in miglior senno rinvenuto vcionosa. più onesta via trovanal dole con pari sorte di morte suo amante a l' sviluptanto da parsi dalla loro infamia. e con più instan/. . lungamente soprastetdiss(>: te. la cui innocenzia non pati fortuna che sotto la testimonianza cadesse dello forse Stramba e dell'Atticciato e del Malagevole. mostra che salvia questa salvia sia il che della non suole avvenire. ama . Ma acciocché ella alcuno altro of^ (i) Ristretta stava ^ ave* il cuore ri*trelto per lo timore. ha e per (li aig amici e compagni tiri lo Atticciato e per (^li altri Pn8«{iiiiio.

la sua Simona cosi enfiati come erano dallo Stramba e dallo Atticciato e da Guccio Imbratta e dal Malagevole furono nella chiesa di san Paolo polani seppelliti . una botta Al- di maravigliosa grandezza dal cui venenifero fiato . Girolamo ama la Salvestra : va costretto da' prieghi della madre a Parigi: torna ^ e tj^uoi'ala maritata : entrale di nascoso in casa allato . . il gran cesto in ter- che cagione della morte de' due miseri amanti apparve Era sotto il cesto di quella salvia . aao dici GIORNATA QUARTA . per comandamento del Re Neifìle cosi comincio Al- mio 1' giudicio .. e muorle una chiesa y muore la Sal- a lui J^veva ~cuni al la Novella d' Emilia il fine suo . non prima abbattuto ebbe la . modo taglisi inflno alle raLa qual cosa colui che del . li quali j . valorose Donne sono . e portato in vestra allato . fender non possa in simil e mettasi nel fuoco . quivi insie- m^e con la salvia arsero e fu finito processo di mescattivello . . . . della quale per avventura eran po- NOVELLA Vili. più che altre genti si credon sapere e sanno a' meno e per questo non solamente consigli degli uomini . avvisarono quella salvia esser velenosa divenuta la qual botta non avendo alcuno ardire d' appressarsi fattale d' intorno una 1' stipa grandissima il . ser lo giudice sopra la 11 morte di Pasquino quale insieme con . quando . giardino era guardiano in presenzia del giudice fac- ceudo ra .

non appartenela cosa va e che non era e ancora che il non sosteneva .. può . . se non tanto lui. una ora an- amore e 1' anima del corpo Fu adunque tichi il nella nostra citUi . so la natività del quale i suoi fatti ordinata. . aai ancora contra il la natura delle coae presumono : opporre senno loro della quale presunzione giU . figliuola uu eth. appresacconci . gli altri suoi vicini più . av- vedimento tor vi m' è venuto nelP la di narrar- una novella d' una donna quale lei mentre che eU si la cercò d' esser più savia che a . E percioccbiN tra altre naturali che meno riceve consiglio o operazione . cui nome fu Leonardo Sighicri il quale d' una sua donna un figliuolo ebbe. bene e lealmente sue cose guidarono. sarto si dimesticò si . la cui natura è tale che si piì!i medesimo consumar via. chiamato Girolamo. . quanto non amava men che da lui amata fosse La madre del fanciullo di ciò (i) Utanta per amicitia «IUm ancor di «opra il Bocc. mente . . fanciullo crescendo co' fanciulli de. credendo dello innamorato cuore trarre amore il quale forse \' ave- vano messo le stelle . contrada d' . che con alcuno altro della . che per animo . grandissimi mali sono avvenuti e alcun bene non se 1' ne vide giammai cose quella in cunlrnrio tosto per su . E venendo più crescendo r ro V usanza (i) converti in amore . tanto e sì fie- che Girolamo non sentiva ben costei vedeva: e certo ella . . secondo che gli raccontano un grandissimo mercatante e . ricco. in che studiava mostrare senno suo . per>'enne a cacciare ad al figliuolo . ò amore . NOVELLA ma d' Vin. passò di (|uesta vita la 1 tutori del fanciullo le insieme con madre Il di lui . con una fanciulla del tempo suo .

d' una la . E appresso co' tutori di lui se non potendosene Giche si rolamo rimanere. figliuola d' un sarto . mente è : fi gliuol mio . . tu se' oggimai grandicello egli ben fatto che tu incominci tu medesimo a vedere : de' fatti tuoi per che noi ci contenteremo molto che tu andassi a te della stare a Parigi alquanto. nostro vicino noi dinanzi si che ha gliele nome . sero che la donna parlava bene . la vedrà maritare il e mi parrebbe che per in alcuna parte fuggir questo. V. fondaco 5 perciocché dilungandosi da veder ella gli uscirà dell' animo . credeva per la ne dolse j e come colei gran ricchezza del figliuolo . Ex iliymbra nemo del queat conficere lanceam. e che essi ciò farebil bero al lor potere fondaco . Salvestra . e potremgli poscia I tutori dis- dare alcuna giovane ben nata per moglie. o egli : oi consumerà per perciò veste lei sé ad altrui . (2) Senza che. non leviamo per avventura egli il j prenderà un giorno . e fattosi l' chiamare fancmllo nel gì' incominciò uno a dire assai amorevol. nelle sue Satire disse: D'un melarancio Jarà spesso un pruno. che se la . mollo spesso disse Bocc. . Questo pioverl)io pare ia certa maniera preso da quello Ateneo Lib. GIORNATA QUARTA molte volte né gli disse . per quello che il oggi comunemente diciamo oltreché. è sì innamorato . disse loro: questo nostro il quale appena ancora non ha quattordi- anni . male e nel gasti- gò . senza che alcuno lieta sappia per moglie e io non sarò mai poscia . dove gran partraffica : tua ricchezza vedrai come si senza che (a) tu diventerai molto migliore e più costumato (i) Fare di un pruno un melarancio il' . voi do- mandare lontano di qui ne' ser- vigi del costei . e Galiriello Sinieoni rivoltando quello Boccaccio.aal avvedutasi . fare del pruno un melarancio (i) fanciullo ci .

che te no trai assai. ancora con più altra parole risposta riprovarono alla ma nou potendo trame di gi . R«lli. le trabacche . vane che faceva sura dolente . come un altro potersi slare a Firen. aa3 quc'sivi so- da bene ]h*. pur veggendo che : altro esser non dove poteva . e tanto gli seppe dire . madre il dissero . V inco- minciò a lusingare e a pregare dolcemente che vesse piacere di far quello che volevano i gli do- suoi tiitori: di dovervi . inna- domane ne verrai (i) vi fu due anni tenuto Donde più innamorato che mai tornatosene. vegg^ndo gentili gnori e <jue' baroni e cpii. lania j e poi con dolci parole raumiliandolo . di che egli fu oltre mi- Ma . .NOVELLA e pii^i vili. morati incominciò a passare davanti a credendo che ella lei non avesse . La qual fieramente ciò adirata non del non volere egli andare a Parima del suo innamoramento gli disse una gran vil. I valenti il uomini udendo questo . Il garzone ascollò diligentemente j e in brieve rispose niente volerne fare perciocché egli credeva così bene ze . che cfui non faresU. Ella non ricordava di lui se se non come se mai non Io avesse si veduto.è da oaMttani più che da imitatai. l' opera stava in ahra guisa . qui venire . . e pure alcuna cosa se ne ricordava. mo- li] J^oggi in domane ne verrai: tal parte di petioJo. s' ingegnò di darsene pace a casa e spinto Ik ella stesse secondo V usanza de' giovani innalei .* uomini . aveva si ma . poi ne pò* . che egli acconsentì j andare a stare uno anno e non più e così fu fatto Andato adunque Girolamo a Parigi fieramente morato . lui dimenticato . e de' lor costumi apprendendo. . trovò la sua Salvestra maritata ad un buon giod' oggi in . utati piovcfi* bialmente. se non come egli .

. non essere innamorati Io sono . di si teli di trabacche che . Il : giovane udendo queste parole (i) sentì noioso dolore e ricordaNel fi Coricarsi e corcarsi usa si il Boccaccio per porsi a giacere . il giovane prestamente disse per Dio non gridare che tutta sono il tuo Girolamo : . Il che udendo . entrò . sopra il petto ? pianamente disse . ne al letto sentì il marito di addormentato la Salvestra e là se n' andò dove veduto aveva che s' cori- cata (i) era .. o anima mia . elio se mio marito ne seguisse pognamo che altro male non si ne seguirebbe che mai in pace né in riposo con lui viver potreij dove ora amata da lui. maritata. vattene. aa4 strava il il GIORNATA QUARTA contrario. come erano la ella casa di lei stesse una sera che a vegghiare . dormi tu ancora . s' accorse . egli tempo che alla nostra fanciullezza . . tesi v' nasco- e tanto aspettò che . ed in molli più coleo . e nella camera erano . in bene e in tranquillità con . tornati costoro e lei andatise. costei tremante disse è passato quel si disdisse 1' deh per Dio Gii'olamo. ma niente parendo. se morir ne dovesse di parlarle esso stesso E da alcuno vicino informatosi . nondimeno ogni cosa faceva che po- teva per rientrarle nello gli animo j . lui mi dimoro . Peliarca Uova in alcuni lesti scritto si corcò. come tu ve- di . e non senza suo grandis- simo dolore Ma . e '1 marito andati con lor vicini v' nascolei die- samente dentro tro a se . di clie in assai piccolo spazio di tempo giovane . . La giovane io che non dormiva : volle gridare ma . e postale la sua : mano . adoperare si dispose . per la qual cosa più non sta bene a me . d' attendere ad altro uomo che al mio marito: per che j io ti priego per solo Iddio che tu te ne vada ti sentisse .

. acciocché il svegliasse il cominciò a icnLire . la presente durez- za dì lei e la perduta speranza vivere. allato a lei mori. . non che col vero. E dopo . tanto che alquanto riscaldar . che più Maoti penetrano col tapetc. adunque giovane allato a pensiero il lei senza toccarla e raccolto in un lungo amor portatole e . lui . lui essere . stesa oltre la mano . direbbe alcuna cosa nò riscaldalo fosso di . ultimamente rito di tanto si pregò che in meegli allato a lei si amore ella soficrisse che coricasse . Mari. maravigliò forte egli e toccandolo con piii forza si e sentendo che non movea : . addorsi mentato Per che . . to fare . coloro conoscono. dopo più che oltre ritoccarlo cognobbe che egli era morto di modo dolente. senza alcun motsi chiuse le pugna . si svegliasse te co? minciò a dire deh Girolamo chò non ne vai tu Ma non sentendosi rispondere. Iole il ^ aaS passato tempo e '1 suo amore mai per distanzia prieglii e non nirnomato (i). (a} Del |)cnsicro e co«a di molla maraviglia da raccontar tra legioTani lo : ma rome ai accompagni col verisimile. ahptnnto spazio la giovane maravigliandosi della sua il contenenza . come : ghiaccio freddo. ninna cosa ottenne la Per cbe disi- deroso di morire. NOVELLA Vm. temendo non : marito . di che ella . pensò . Coricossi . e toccandolo si tro- vò . ma noa «i polrrb- Iw del «li menomare Hir uso in tutU li la taa ctten»i''<De come vrrho minorare o diminuire che conitponJono. stette gran (i) Menomato^ <|urslo Te(bo hfllinìmo h qnnto p«r minorato. la toccherebbe. La Salvestra le condiil avendo un poco zioni dato da lui compassion di il con concedette . . come un poco se n'andrebbe. diliberò di più non (^)o ristretti in s(> gli spiriti. potesse vhò era agghiacciato aspettandola né le promettendole che e. e molli dissime mescolale . promesse gran.

avvenuto era il disse essere ad un altro intervenuto e poi domandò. gli fece toccare si il morto giovane . per- ciocché non cosi dirà canto per cantato né altro tale. 1. 226 GIORNATA QUARTA farsi . lil)ri. e. la giovane e cosi convien fare a noi j e presagli la . . egli tutto smarrito colla levò su e acceso un lume . del 27 è aiutandogli riferisce la sua innocenza A\ Salviati. pezza senza saper che Alla fine prese consiglio il di volere in altrui persona tentar quello che marito dicesse da farne : e destatolo . non per regola. e non trova toglisi né piaga né percossa (i) (2) Piesenlemenle.Veggasi quanto ne dice più diffusamente il negli Avvertimenti sopra (3) Decani. quello che presenzial. e. che consiglio ne prenderebbe Il buono uomo morto rispose che a lui parrebbe che colui che fosse si dovesse chetamente riportare a casa sua. e mostri con così falle parole {le quali. mostro per mostrato: t tali ne ha la lingua nostra per vezzo. Di che . senza entrare moglie in altre novelle il morto corpo de' suoi alcuno indugio (aiu- panni medesimi rivestito. non avendo trovala questa si lezione in alili la rigetta. 1. mente (i) a lui . e spezialmente dalla e cerco (3) per tutto e riguardato . ma donna. tocco per toccato.. . e quivi il pose e lasclollo stare E venuto il madre j giorno . . pochi altri Cerco per cercato. 1. e veduto costui davanti all' uscio suo morto^ fu fatto il romor grande. senza alcuna malavoglienza alla donna portarne le fallato disse : . mano . •{ Nella ediz. t. se a lei avvenisse. e senza tandola (2) la sua innocenza) levatoselo in su le spalle. la qua- non gli pareva eh' avesse Allora . e quivi lasciarlo. XI. per far alla vedere che quell'affisso non al marito. i\c' egh /ormano un concetto la da per se spiccalo in tutto dal precedente) che stessa il innocenza marilo delegli slesso della Salvestra l'aiutava a rendere sì facilmente persuaso la verità della cosa. alla porta della casa di lui nel portò . sup- pone che Neifile interrompa qui luti' ad un tratto la sua narrazione.

cui morto era . ed in alcuni i legge tuieitatevi. fortuna di (nitriamo 1' non avea potuto aprire la misera aperse . altissimo strido sopra il morto giovane si gittò col suo viso . aa7 lai di per li medici generalmente fu creduto dolore esser morto così cor|)o portato in sa come era Fu adunijuc questo la una chiesa. pcrci- (i) Corrotto . . ella viso morto vide che sotto . il quale non bagnò di molte lagrime . Vm . to £ : mentre il corrotin casa (i) grandissimo si facea . vo non avea voluto dovvi . e l' antiche fiamme risu. subitamente mutò in tanta pietà . come sa . . e melliti ira le donne. Alla giovane . ma in Toarana e così lutti gli scritturi . '1 manici chiu- tra al donna e donna mettendosi non ristette prima che corpo fu pervenuta: e quivi mandato fuori un . scitatevi (a) tutte il . Pitnlo eh» ti fa •* morti. «he tardi ero diveniUa pietosa piacque sì come e an- a colei che morto (lisid<Tava di veder colui a cui vi. e ascolterai si quello che di questo fatto migliante tra gli ragioua. NOVELLA alcuua . ritvegliattvi} benché io tutti modi sta bene. d' un sol bascio piacere Mnravigliosa cosa è a pensare quanto sicno difficili il ad investigare le forze d'amore. Quel cuore. madre con molte donne parenti e vicine 1' e sopra lui cominf*iaroao dirotUimente secondo usan- za nostra a jiingnere e a dolersi.. acciocclu^ noi sentiamo se si alcuna cosa contro a noi dicesse . Lombardia. e quivi venne altre doloro. e va' a quella chiesa dove Girolamo ò stato recato. MarU il (i) tersi Avverti risuscitatevi transiiivo. (|iiale la lieta . e io farò il si- uomini . disse alla Snlvestra deli ponti alcun mantello in capo . il buono uomo . Si usa questo termine presrntemante in ai ilice lutto . essendo si suo proprio di met- assoluto.

. la morte congiunse con in- . marito di che tra loro era senza ascoltare o con. to allato al giovane la posero . e quivi lun- gamente pianta seppelliti una medesima sepoltura furono amenduni : e loro li quali amor vivi non in . si non conoscendola ancora e poiché ella levava levar volendola e immobile trovando. la qual pervenuta agli orecchi del . . . . ricominciarono pianto maggiore Sparsesi fuor della chiesa tra gli uo. ad una ora lei esser la Salvestra e morta conobbero Di che tutte le .aaS occliè GIORNATA QUARTA prima noi toccò . il dolo- re la vita avea tolta così a costei tolse Ma si poicliò riconfortandola le donne e dicendole che su levasse alquanto non la . la che a e lei tutti dolse Presa adunque s' morta giovane i così ornata come let- acconciano corpi morti . aveva potuto congiugnere separabile compagnia . si seppe la cagione . solazione o conforto da alcuno per lungo spazio pianse . . sopra quel medesimo a giacere . mo- manifestamente per tutti il . che . . donne che quivi il erano assai . della morte di ciascuno . come al giovane . mini la novella lei. . vinte da doppia pietà . pur sollevandola . E poi ad assai di quegli che v' erano racconta- ta la istoria stata la notte di questo giovane e della glie .

In novella di Ncifile finita le . quali ciò . in Provenza fui*on già due nohili ca- valieri. il Re.'7. amato da lei: da ima alta suo amunte è issendo E. poiché così degl' infortunati così d'amore vi duole . E' mi si para dinanzi . DEC\M.. e perciocché s' 1' uno e l' alilo era prod' uomo molto nell' arme. e col seppellita . vi converrà non meno compassione avere a' clie alla passata. (q) t l'ammisi parala. Messer Guigìieìmo (i) Rossiglione dà a mangiare alla sua moglie il cuore di messer Guigliel- mo Guardastagno il ucciso da lui e die ella sappiendo poi . e con più fiero accidente che quegli de' quali è parlato Dovete adunque sapere che. de' quali ciascuno e castella e vassalli aveva sotto di sé. neo non essendovi (s») altri a dire . ikl del 73 e «lei . incominciò . e la rtU«. privilegio di Dio. pietose Donne di ima novella alla qual. NOVELLA IX. si gitta finestra in terra e muore . perciocché da più furono coloro .non senza aver il gran compassion messa in tutte il sue compagne. e aveva l'uno nome messer Guiglielrao Rossiglio* ne V l'altro messer GuiijlielmoGuanlastagno. 27 . armavano (i( assai. di LÌTtmio e Ji Mi- lano: mi si para. le edi*. e' il lesto Mann. T. qual non intendeva di guastare . e in costume avcan d'andar sempre Gmiglielmo e Guglielmo si liora »crìlto pet li Imoui Usti Man difTereiiaa. IL I 5 . secondo che racconta- no i Provenzali . che io dirò avvenne .

e seco diliberò il Per che . che il Rossiglione e mandógli . non ostante . che i due amanti non . pensò il tempo esser venuto di poter- e armatosi il di seguente. né : che da lui essere richiesta . . . . E men il discretamente in. s' amistà e la comdi lei. essendo Rossiglio- ne in questa disposizione torneamento si sopravvenne che un gran il bandi in Francia. sieme usando forte avvenne che . e GIORNATA QUARTA giostra o altro fatto d' ad ogni torniamento o vestiti arme cia- d'una assisa (i). e tanto or pagnia che era tra loro innamorò . avevan saputo tenere del tutto d' ucciderlo loro amore . e fosse l'un dall'al- ben diece miglia. incontanente significò al Guardastagno a dire che . pure avvenne che. . se a lui piacesse . le piacque e cominciò a porre amore a lui disiderava lui .. e insieme furono e una vol. me diliberrebbono se andar vi volessono è come fallo il Il Guardastagno lietissimo rispose che senza seguente andrebbe a cenar con lui . e conoscendolo per valorosissimo cavaliere. in tanto al- che ninna cosa più che tro attendeva o amava. avenmesser Guiglielmo Guarda1' do messer Guiglielmo Rossiglione una bellissima e vaga donna per móglie stagno fuor di misura . marito se n' accorse il e al ne sdegnò in tanto che grande amore che j Guardastagno portava in mortale odio converti meglio il ma seppe tener nascoso il . con alcuno suo (t) Assisa. divisa. con un atto e or con un altro fece che la donna se n' accorse. dì Il Rossiglione udendo questo lo uccidere : . E come che scun dimorasse in un suo tro lontano castello. a3o insieme. da lui venisse e insie. amandosi forte . il che non guari stette che avvenne ta e altra . livrea.

udito aveva Guardastagno dovervi eseer derio grandissimo si 1' cena e con desi. al suo il castello se ne tornò La donna. un jien- noncello (3) di lancia gliari comandò ad un de' suoi fami- che nel ])ortasse) e avendo a ciascun comandato che niun la . e poco appresso morì. che la sera a . con due famigliari appresso disarmati sì come in colui che di niente il da lui si guardava . Guar- dastagno senza potere alcuna difesa fare o pur dire .. cbe anche klicinniu banderuola. to chi ciò fatto senza aver conosciu- avesse si . . aspettava non vedendol veuire : maravigliò forte . A cui il marito disse donna io ho avuto da lui che egli non (i) In aguato. come quella parte vide giunto dove voleva fellone e pieno di gli usci mal talento con : una lancia sopra mano se' addosil so gridando gli di (a) tu morto . . castello del Il Rossiglione smontato. a3i un miglio in . essendo già notte . . una parola passato di quella lancia cadde I suoi famigliari. ijucl ]Htro U «tampa Jel 37. ed . NOVELLA IX. Pennoneello : ili «Irappo che ti |M>ne vicino aiU |>u>. tu se' morto. s' . fuggirono verso .. voltate le teste de' cavalli il quanto più poterono lor signore il . e . e il così dire e Il dar- questa lancia per lo petto fu una cosa. . fniuiglian^ monttS a cavniio . avendolo per un buono spazio atteso venir lo vide disarmalo . fosse tanto ardito ciie di questo facesse paro- nmontò a cavallo . del iS^T- (i) (3) t Tradìlrw. messere che : il Guardastagno non è venuto . l'ctlii. con un coltello petto del Guardastagno aprì e colle proprie gli mani il cuor trasse : e <|uel fallo avviluppare in .U tWIU Uocia guisa di baotlicra. e ai marito disse e come ì è coòi. e fono si fuuri del suo castello in uà l>osco ripose guaio (t) 1^ donde doveva il Guardastagno passare .

la manda in una scodeltutta 1' la d' argento Il cuoco presolo e postavi sua arte e tutta la sollicìtudine minuzzatolo e messevi di buone spezie assai . infino a domani. . che svogliata non era ne cominciò a ella il mangiare. m' avete fatta mangiare Il quello che voi avete mangiato è stato veramente . più cose appelilose. udito ? questo. buona il fé. buono ^ perla qual cosa il mangiò donna v' è Come cavaliere . donna. 233 ci GIORNATA QUARTA essere di qui può domane . e gli disse prenderai quel cuor di cinghiare (2) la e fa' che tu ne facci una vivandetta. (i)j di che la donna un si poco turbata rimase Il Rossiglione smontato : fece chiamare il cuoco . chente paruta questa vivanda . con la sua donna si mise a tavola La vivanda venne ma egli per lo malificio da lui commesso nel pensie. ebbe veduto che : la tutto l' ebbe mangiato ? disse donna . domane. se morto v'ò piaciuto ciò che vivo più che altra cosa vi piacque. nò me ne maraviglio. . che tu saij e quando a tavola sarò . ella m' è .. pò buono. poco mangiò. migliore e . il cuore di . Il cuoco gli mandò alla il mamol- il quale egli fece porre davanti . nicaretto sé to . piaciuta molto. La donna. e lodògliele . la più dilettevole a mangiar . e parvele . me . alquan- to stette . vivanJa comjiosta di . messer Guiglielmo Guardastagno -disleal il qual voi come femmina Di qui a . ne fece uno manicaretto (3) tro]> . ro impedito. Manicaretto. La donna Io il rispose: monsi- gnore ti in . mostrando quella sera svogliato . (2) (5) Cirghiare . . cinghiale. Messer Guiglielmo quando tempo fu. La donna tutto . tanto amavate : e sappiate di certo (1) R. Poi disse : come ? che cosa è questa che voi cavalier rispose . Se m'aivi Iddio disse cavaliere credo .

l' nvea del mio amor fatto signore e voi in questo oltraggiato. a cosi nobii vivanda d* come è stata quella del cuore un cosi valoroso e cosi cortese cavaliere. e da quegli ancora del castello della i donna corpi la . .. . . ser Guiglielmo Guardastagno fu . NOVELLA cb' egli fi IX. donna in una medesima sepoltura fur e so- pr' essa scritti versi significanti chi fosser quegli che dentro sepolti loro morte v' erano . colui cui ella più i\i che non è da domandare) che e dopo al([uaiilo disM. portare . non sforzanpena domi egli . La molto alta dn terra per che . Vnqua ditte tempre il Peinrca. fu saslata: per che da quegli del castello di messer Guiglielmo Guardastagno .* : voi Taceste quello che disleale . con grandissimo dolore e pianto furono e nella chiesa del castello due del- ricolti. . medesimo posti . la- sciò cadere . cavalli andò puto per tutta la La mattina seguente contrada come questa casa era via. stordì forte d<'' e parvegli aver mal fatto e tefatti mendo sellare egli i paesani e del conte di Proeuza . ma io ne doveva la Ma unque (i) a Dio non piaccia che sopra . come niesvivanda quale diesi . la tro a lei era indietro senza altra diiibcrazione finestra era . a33 mani al- slato dosso j percioccliA io coiv queste . come la si donna cadde disfece . . e malvagio cavalier dee fare se io . non egli. del ])etto. una finestra. mai altra vada E levata in piò^ per . e il modo e la cagione della (a) Unque. gliele strappai poco avanti che io tornassi. cioè Mai. non solamente mori ma quasi tutta Messer Guiglielmo vedendo : questo . La donna udendo questo di tra cosa amava se dolorosa .

quello clie si contratta in vendila. avendo : già il il Re fatto fine suo dire . ma il proverbio usilalo è. V ar- ca furata sono condennati in denari ì^olamente al a Dioneo . malvagia derra- (i) fare una mala giunta di che Iddio mi guardi. si «lice quanrlo l'aggiunta supera il principale. neir arca dagli usurieri imbolata i prestatori d'avere . ma me hanno . vale anche per porla der- Tuone o quantità di qualsivoglia cosa.. se averlo . { Potrebbe derrata forse tornar in acconcio in qualche caso dire: prima la giunta che la derrata. i34 GIORNATA QUARTA NOVELLA La moglie tutto lui sti si X. non che a Donne : . sono ta salvo se io non volessi a questa '. e già dal Re a essendogli imposto. ne venisse sommamente disiderato ho che Ora lodato sia Iddio che finite . incominciò. se ne portano in casa . più la giunta che la . Senza andar piìi quanto indizio dietx'o a così dolorosa materia . già contristati gli occhi e a '1 petto se per che io capo . restava la sua fatica quale ciò cono- scendo. da al- piiì lieta e migliore incomincerò forse buono si dando . Le voi miserie dcgP infelici amori raccontate . un medico per morto mette un suo amante addoppiato in una arca . e signoria. . che rata. . . Que- sente e preso per ladro la fante della messo laond' egli donna racconta alla scampa dalle forche. Prima la giunta. la quale con d' due usurai . a ciò che nella seguente giornata dee raccontare (l) Derrata.

(i) ^ Con una donna una volta. ella il più del tempo stava infreddata letto era come che nel . avendo presa per moglie una bella e gentil giovane della sua città . vero è che colei . Il di cui quale come messer Ricciardo dicemmo alla sua insegnava le . Fra costui chiamato Ruggieri da leroli . meglio che ta sì . e d' altre gioie e tutto ciò che ad una donna può piacere. la aUinpa del i5l7 : e fU chr U sento coti tiihieda.TVOVELLA X. donna (i) si penava a ristorar non so quanti e simili ciance. ma di cattiva vita e di biasimevole stato s' . di che ella vivoa pessimamente contenta. infamato : di donna poco curò piacendogli esso per altro. e più e più giovani riguar- nella (ine la . per potere quello da casa risparmiare. e con ujia sua fante lauto urdiuò che insieme furono. mal dal maestro tenuta di Chinzifeste . nel quale ella pose tutta il sua s{)eranza. bellissime giovani che ancora non è gran tempo che in Salerao fu un grandissimo modico in cinigia . il quale gih ultima vec- chiezza venuto. a35 . . di nobili vestimenti e ricchi . il cui nome all' fu maestro Mazseo delia Montagna . Dovete adunque sapere . cosi costui a costei mostrava che il giacere con una dì . in tanto gli che parente nd amico lasciato avea che ben volesse o che che il volesse vedere j e jKir tutto Salerno di ladroalti'c necci o d' la vilissimc cattività era .di nazion nobile. similmente in lei suo amor rivolse. . altra del la città teneva forni. coperta ca . uno ne clie le fu all' animo il . si K come savia e di grande si animo . dispose di gittarsi alla strada e : voler logorar dello altrui dati . tutto il suo animo e tutto ben suo Di giovane accortosi e piacendogli tutto il forte.

perciocché una gran ~ (1) zuffa stata v' era . penare a curare j e quella fattasene venire a casa la nel- sua camera (2) la pose si . e a dargli materia di farlo lo incominciò a sovvenire e quando d' una quantità di denari quando d' un' altra assai di- E in questa . dovendo attendere in sul vespro a questo mattina d' una sua certa composizione la fé la una acqua quale 1' avesse. bevendola. (2) t In una finestra della sua camera. pena nò si lasceiebbe medicare servigio stillare . osso potrebbe guerire ma che egli altro che per morto noi prenderebbe: a che accordatisi coloro 11 a' quali apparteneva . Amaiil città lontana la etlir. medico avvisando che infermo senza essere adopla piato (i) non sosterrebbe . si rimanesse. j4doppiare dar l'oppio sonnifeio: alloppiare. il quale si aveva nella gamba non gli si cavasse. gambe . E poiché alquanto diletto preso ebbero la donna gli cominciò a biasimare la sua passala vita e a pregarlo che per amor di lei di quelle cose . con- veniva del tutto o tagliare tutta e a trargli 1' gamba o morire. quanto esso avvisava di doverlo poter . dovendo il maestro andare a costui gli venne un messo da . ed alcune più aniiche.. maniera perseverando insieme avvenne che il scretamente al medico fu messo l' tra le mani uno infermo quale aveva guasta il una delle . . dove uno osso fracido . del 27. per così gliele diedero l' . senza dire ad alcuno ciò . Il cui difetto avendo maestro veduto . dis- se a' suoi parenti che. 2 36 GIORNATA QUARTA . Venuta l' ora del vespro . a costui la . che fosse . (5j da Salerno XY miglia. certi suoi grandissimi amici d' Amalfi (3) che egli non dovesse lasciar per cosa alcuna che incontanente là non andasse . tanto a far dormire.

né che un gran sonno . tutta la bevve. dormi- glione. né altra vista d'alcun sentimento fece. fatto un corpo morto il Di che la donna alquanto spa- ventata cominciò a voler rilevare e a dimenarlo più . andas. che molti v'erano stati fediti Il prolunsali» gata nella seguente mattina la cura della to in su gamba. e credendola ac(pia da bere. avendo o per faticii o jhu' cibo salalo «he mangiato avesse sete . la una barchetta. e come prima |)otò. la il Standosi adunque Ruggieri nella camera e aspettando dì durala donna .sero a dormir*. La donna se ne venne. . a casa come usata era occultamente il fece irenireil Ruggieri. forte e a prenderlo per lo naso e a tirarlo per la barba ma tutto era nulla : egli aveva a buona caviglia legato (i) t Nel letto Mtnn. il prese e fussi addor- mentato. a37 medico .NOVELLA di X. n' andò ad Amalfi: per qual cosa la . e nella sua ramerà rtS iniiiio mise e dentro vi ser- a tanto cbe certe altre ]>ersouc della casa si . acifua non i. dare a casa tua . Altri tetti hanno guuttadeUM éf acqua» . o forse per usanza la iinrstra il ima grandissima gli venne nella veduta (piesta guastada d' acqua ( i) lo quale medico per infermo aveva fatta . non dover si toniart. . Ma «piesto era niente . donna sappiendo Ini la notte . egli non rispondea tar> né movea punto pii\ forza Per che la donna alquanto . bata con il sospinse dicendo: leva su . ch(> se tu volevi dormire tu te ne dovevi an. e non venir qui Ruggieri cosi so> la spinto cadde a terra d' una cassa sopra quale era . nella camera trovato Ruggieri dormendo lo inco. che avrebbe . a bocca postatasi stette guari . minriò a tentare e si a dire con sommessa voce che su : levasse si .

che non . . come che medico marito senza alcun so- fallo lui credette esser morto Per che amandolo . di sopra ha in acconcio. la sua disavventura mostratale le chiese . asino Per che la donna cominciò gì' a temere non fos- se morto} ma pure ancora e' : incominciò a strignere agramente cesa j le carni a cuocerlo con una . . temendo . candela ac- ma niente era per che fosse il . due o un coltel- e lasciarlo stare Suspichi.. si traesse di casa j nò a ciò sappieu. verrà troppo in concio (2) a' fatti nostri perciocché dentro vel potre colpì d' il trem mettere lo ^ . tacita- mente sopra donna cominciò a piagnere e a dolersi di . che sono il me- Jcsimo. consiglio La fante maravigliandosi forte e tirandolo ancora ella e strignendolo e senza sentimento vedendolo. io vidi questa sera al tardi di- rimpetto alla bottega di questo legnaiuolo nostro vi- cino un' arca non troppo grande 1' . quando veduto sia sarà che dì qua entro : stato tratto ? A cui la fan- te rispose madonna. cosi fatta disavventura la Ma . la donna dicea cioè veramente lui esser . Chi in quella troverrà non so (1) (2) III concio. pra ogni altra cosa è da . come facea se fu dolorosa far non domandare lui : e non osando romore . ella che medica non . disse che . di non aggiugnere suo danno vergogna era pensò che senza alcuno indugio da trovare modo e come lui morto . morto e consigliò che da metterlo fuor di casa era A cui la egli donna si disse : e dove il potrem noi porre. quel . sos|ielli. in destro. dopo alquanto al . la quale . se '1 maestro non ha riposta in casa . a38 l' GIORNATA QUARTA . suspichi (i) domattina. era . dosi consigliare tacitamente chiamò la sua fante . e dargli .

curarsi d' acconciarla troppo . prederrh . cre- da messo. . e maugiole doUa la a vedere se quivi fosse si. in altro (4) Senza entrare ragguardamento ^ aenaa più riguanlat* e cMminire. E . al- cuno suo nimico Piacque alla sia stato il ucciso e poi messo neirarca. <kt 37. garoula allato ad una camera dove lor femmine dor^ appunto . fuor che di dargli alcuna fedita dicendo che non l' le potrebbe per (rasa di'l mondo soil'erir animo di ciò fare. (r>) Ancora ehi lor graveUa pareste'. e richiusala^ il lasciarono stare. mivano . che vane e gagliarda era. e andando la donna innanzi a guardar se persona (i) venisse. reJia. j)osto (3) che . e lasciatala stare . prestamente. 1' arca dove veduta l'avca: fante qual tornò e disse di La adunque. dalla donna aiutata. venuta la mezza not- . posto per ordinalo. di portamela in casa loro. Matt. ancora ch'ella gravetla paresse (5) ne la portarono in casa loro e allo.. . di casa usciti trovandola senza entrare in altro ragguardamento (4). avendo biso- gno di nlasserizie. NOVELLA perchA pii\ X. in Erano di quei di ahpianto piò oltre (t») tornati una casa due si giovani. dì davanti avevan quella arca vese la notte vi rimanes- duta e insieme se te . senza allora . . clic d* altronde . se u' andarono a dormire Ruggieri (i) il quale grandissima pezza dormito avea. dentro vel misero . venute all'arca. porciocchò malvagio giofare alcun che andando a male da . anzi vane è stato . spallo si sopra [M)sc Ruggieri . . 239 TÌ se '1 di qua entro si . li ([uali prestavano ad usura: e volontero- di guadagnare assai e di il spender poco. e in altri luoghi il t Persona per alcuno osò anche Boccaccio alla nisniera de* Francesi (3} Aliiuanto più oltre t cioè (S) AvTcrli un poco {mù in Q J« quella caaa. donna consiglio della fante .

. in questa arca trovandosi. Non era egli andalo in camera donna? Or quando erane uscito? un'arca? ed a e per qual via erasi egli condotegli to 1' ili qual fine? Niente di ciò sapeva. dormendo io. e perciò dice autore con mollo garbo che (2] smemorava Eguale . Qui è per siadliludine. secondo gli Accademici della Crusca. e doglien- dogli il lato . medico tornato lo quale la o altro accidente sopravvenuto . quale non era po- sopra luogo iguale (2) . disagio che no nell' arca . so ? Io il credo e fermamente così sarà E per que- sto cominciò a j star cheto e ad ascoltare . per dormivano . perdere la memoria. A smetnorare . Così avveniva della allora a Ruggieri. che era piccola . . se alcuna cosa sentisse e cosi gran pezza dimorato stando anzi a . un gran romore. Questo che vuol dire ? Sarebbe . per donna . quale femmine {}) che ivi allato si destarono . dato delle reni stata un de' lati della arca . rimase nel cerebro una stupefazio- la quale non solamente quella notte. qui m' avesse nasco. pur . il ma poi pa- recchi di tenne stordito^ e aperti . e' sensi avessero la loro virtù recuperata. Accade spesso agli smemorali di non sapere né quando né come né perchè s' ahbian falle le cose. gli occhi e non vegin gendo alcuna cosa e sparte le mani qua e in là . aodac cercando nella sua memoiia . la fé piegare e appresso lo cadere le e cadendo fece . / a4o sumata GIORNATA QUARTA il già aveva digesto . \ SmeinGrare è j)ioi>nameiite. quel con: essendo vicino a mattutìn fosse il si destò e come che rotto ne sonno gli . venni nella camera della mia donna essere in e ora mi pare il una arca . beveraggio e la virti^i di . in sul quale era in su 1' altro volger vo- gliendosi nell' sta sì destramente il fece che la . cominciò a e a dir seco : smemorare (i) io X che è questo Io pur ? dove sono dormo io o son desto ? mi ricordo che questa sera io .. .

forte perciocché molto vogghiato aveano dormivan . non t' mio le icamhìarono . più de' vitetto e chi per lo per una parte e chi per : un' altra corsono ed entrar nella casa e i giovani si- milmente gieri ( il desti . ne potesse . si levarono. . cominciarono a dire: chi ò la Ruggieri non cole li noscendo boce (a). «lìrendo. lacerano. per diversi luoghi. per Io cader dubitò forte j . tra esserne fuori che starvi dentro. volle avanti «e altro avvenisse. E che egli . quali. a questo romore . a! prr ctrcmpio. e Rug- qual quivi vedendosi . civorio ^x forbici rìbrrio. parrrhbe strano (le* il trorare in alcune srpolcralì iscriiioni ctisliani bibas in Christo per mcas tu Cliristo. e conlraiio/cwv/c«. NOVELLA «1 f'bì)rr X.. . Noi mrde- •imi diciamo indilTcrcntrinenlc nerlto e nervo. antichi tn*r*ni Ttina con altra. la qual quivi giù era al romor (l) ^ *( rneriHono. donde andar le se . bort hoto^ imbolare p^r vnee. non rispondca: por che i fem- mine cominciarono a chiamare nò sentivano le due giovani. comin- ciò nd andar brancolando per la casa srnla per sapere se o porta trovasse . Ruggieri dell' arca . d' alcuna di ipieste cose niente levatesi : Laonde e fattesi femmine più paurose divenute. che di ha il anono gli «tcllc due IcUere v cooao- nantr e h. quasi di so per marasi viglia uscito tesse nò da qual parte fuggir dovesse o po> vedeva) preso dicrono nelle mani della famiglia dei rettore della terra. Per cini chi su la qual cosa. a4i pnnra o per paura tacettono (i). ma «entendola per lo cadcro a|>erla . Il qual brancolare sentendo femmine che Ih? deste era- no . . tleaa cosa fi-ccro pure gli scrittoli Ialini dc'lmssi La tempi. vitto. a certe iinestre cominciarono a gridare al ladro al ladro. non Mpe>'a dove si fosse e una cosa e un' altra . . . A chi non m- pene questo. involare. taceltero e taeeUono per tae^iuero ili»- •ero gli Ditlichi (3) Pir la fimì)(ltansa. eerbiallo e rervia/'o.

e perciò loro (1) Involare.. carafjn. percioccliè mal. confessò nella casa de' prestator essere : per imbolare entrato per clie il rettor pensò di do- verlo senza troppo indugio farlo impiccar per la gola. maestro. d'una quando d' una guastadetta d' acqua versata gran romore? non se ne truova egli più al moncui il do? A maestro disse: donna : . rubare. avea . 1' avesser fatto ma avesser sognato di farlo . Come la donna ebbe questo udito cosi si avvisò che Ruggieri quella avesse beuta. corpaeciulo con piede e collo strallo. tu avvisi che quel- la fosse acqua chiara non j è così . [n] Guaitacletta dim. avevan la notte passata j non olti'e . clie Rug- gieri ei'a stato preso statori: il ad imbolare (i) in casa de' prela elle la donna e sì sua fante udendo. la donna sentiva . e a questo del pesi fat- ricolo nel quale Ruggieri era . fece un gran romore sua durar poteva in islato che ninna cosa in casa (3). GIORNATA QU ART A E davanti al rettore tutti menatolo. to dolore che quasi n' era il per impazzare Non d' . vagissimo era da al tenuto senza indugio messo martorio . (2) vota. . 2 4a corsa . di tanta maraviglia e di vicine di far fatto nuova fur piene . di guastada. l'ispose adirata. La novella fu la mattina per tutto Salerno . vaso di vetro. in quello stalo in cui esso la losciava. dicendo: che direste voi. anzi era una acqua lavorata da far dormire ta l' e contoUe per che cagion fat. che quasi eran credere a sé medesime che quello che . guari appresso la mezza terza medico tornato gli Amalfi domandò che la guastadetta la sua acqua il fosse l'ccata j percioc- ché medicare voleva suo infermo e trovandosi . . La donna gran cosa fate sì . che da altro dolore stimolata era. (3j Durar potem in istalu .

/ NOVELLA . o e disse : macslro . a43 noi noi sa pa va- loMe punito morto ino. la i maggior quistion del mondo . prestatori si come essi stanotte mi dissero quando io in casa loro la vidi allora che fu preso Ruggieri. . perciocchò mai io non ven- de' loro. siccome aiirlie oslnggio. coree STverlonO anche AcoMkmici della Ctusca. Po- co appresso la fante che per comandamento della donsi na era andata a saper quello che di Ruggicr se . uou epunto . X. tuacana. In questo senso è voce loacanisaìaia e trovasi in Ricord. . io abbia }M)tuto sentire sia amico uè parente alcuno è che per aiutarlo levato si o si voglia levare j e credesi per fermo che domane lo stadico (0 '^ ^^^^ impiccare. e l' il maestro rispondeva che . : madonna . A cui il legnaiuolo In disse : essi mentono essi . Ma i Na|>olelani chia- mavano stadico il |>rcfet(o del crioiioale. E oltre a questo vi \o' dire una nuova cosa che egli mi pare aver com. Malespini. di Ruggier dice ogni uoni male n(> . che quell' arca fosse. dices- tornò e disscle . preso udite al come come egli in casa de' prestatori pervenisse e : voi sapete bene l' il il legnaiuolo dirimpetto quale era arca dove noi di cui mostra mettemmo : egli era at- test(> con uno . in Gio. cosi anzi hai venduta due giovani . per ipicllo che . nel Varchi. . e (ieri** dal latino ile' aeroli hass«o«l(»- lirui. fece far della nuova . ma questa notte passala me l'avranno (t) (Questa Toce non è totcana) Giudice criminale. chò colui domandava denari dell' arca sua . arca anzi gli : era la notte Al quale colui diceva alli non è . f Stiulico o j/«/iro(che nelPun propii. Villani. gli e tal voce in questo senso. . |)crcit) rifatevi cieli' altra Il maestro vcggeodo che altro essere non poteva . egli stata non aveva venduta imbolata 1' . nel Guiccìar>> dini e in molli altri scrittori aniichi e mo<lcmi.1 mente moJo e neir«ltro si trota scrìtto) ìgniGca nslag^io..

medico a il . ricordandomi che nella vostra camera una guastadetcomune ~(i) Istrìgnevano i cinfollni. in cotal guisa Ruggieri là fosse . comprendo che . dove trovato fu . frase pei- Jireclie la cosa le premeva molto. come voi potete vedere . Disse ? maestro disse . e piagnendo incominciò a dire messere me conviene domandarvi perdono d' un il gran fallo quale verso di voi ho commesso. è J. (2) Uguanno. che io in casa vostra nella mia camera a dormire me. co il menai: e avendo egli sete né io avendo ove più . voi sapete che giovane Ruggieri da leroli sia al quale piacendogli io (oi) .i modo ])asso. e . fare era ordinatamente di se : La quale primieramente gì' andò al . usalo anche a] presente nel contado. poteva Ruggieri scampare e servar fante disse : onor di . mi vedesse. scampo che . : e di che . avea . . si se ne andarono di ne son qui ve- concordia a casa prestatori e io . . E la fante non restando di . Mari. lagrimar messere . vendo avvisato ciò che da quello la fante informò n' . comprendendo ottimamente come disse alla fante ciò che dal maestro udito di Ruggieri doves. trasportalo ma come . qiìcsV annn. 2 44 GIORNATA QUARTA : imbolata andiamo a i loro -. quale in sala era. insegnatemi . alterato credo hoc anno. La madonna . se dare aiuto si come colei volendo 1' ad una ora lei . tosto ricorrere o per acqua o per vino la non volendo che la vostra donna . quivi risuscitasse non so vedere io il La donna fatto stava allora .. volentieri ogni cosa le istrìgnevano i La donna . sì come e io farò come colei alla quaa- cintolini (i) con subito consiglio . me io nuta . tra per paura e per amore mi convenne uguanno e sappiendo egli iersera diventare amica: non ci eravate. e pregolla che allo . E. tanto mi lusin- gò.

. mato l' ebbe che rispondere dovesse . couvenguno tutti i gliori letti. questo e per quello che poi ne segui (i) Ruggieri n'ò per perdere la persona (a).. Il . nella quale. . allennero all' altra. . dove tu cre- pelliccion ti un giovane avere che molto bene scotcsse avesti un dormiglione e per. Ruggieri ira avesse . ta d' a45 . quanto per mi- quello che poi ne arguì. |ier uccideranno. Broccata colpo. poiché infor. ma molto più spcato V usa og^i tutta P Italia. II. DECAM. ? ma chi è colui che alcuna volta mal non fatto : faccia lo ne 8oa molto dolente d' averlo non pertanto per . medico udendo costei. Per che io quanto più posso vi priego che voi mi perdoniate . Qui e per metafora. e mi diale li- cenzia che io vada ad aiutare si in quello che per me potrh. che io ti pagherei di questa volta e di quella Alla fante }>er la prima broccata (4) parendo aver ben procacciato quanto più tosto potè se n' andò alla prigione dove Ruggieri era . per morire: coti di lopra dijte ci terranno te persone. acqua aveva veduta . t6 . con tutto te che (3) motteggiando rispose: tu . riscontro. dicon esti. vetc fatto E certo io confesso che io feci male. e si ma Dc(>ulali riptofaroDO coti faUa leaioM. allo sUidico se scampar volesse tanto fece che allo stadico andò da- (i) t N<'II« «lampa del 37 si i legge non Ionio per queito. e tanto il prigionier lusingò . n'hai data la perdonanza tu stessa desti questa notte il perciocché. (a) Perdere la persona. che egli lasciò a Ruggieri favellare La quale . : ciò va' e procaccia la salute del tuo amante^ e per in- nanzi ti guarda di più in casa non menarlo . (3) Con il tutto che e tutto che per quantunque o benché qm alcuaa volti (4) Bucc. corsi per quella e A gliele : diedi bere e la giiastada riposi di donde levata V avea che io truovo che voi in casa un gran romor n' a. T. NOVFXLAX.

ed ella. e trovò iJ ma il che medico domandò così era slato: e appresso. Qui è per nielaf. se s' non quando in casa de' prestatori (4) destandosi era trovato in una arca. Lostadico veggen- do che leggier cosa era a ritrovare se ciò fosse vero.Ultimamente la sera mandò non per Ruggieri bergato fosse . signor (3) della arca aveva ui per quella mostrandogli come in casa prestatori fosse pervenuto Ruggieri. e' prestatori. in gergo per congiungersi carnalmente. ha se di non quando i prcstiitorl destandosi ec. (1) Attaccar V uncino. . voi avete qui ve- Ruggieri da leroli preso per ladro . rispose si che dove albergato fosse sapeva . fatti richiedere legna- iuolo e colui di cui stata era l'arca. . ~ {2) Macinio. nella camera acqua per gran sete ch'aveaj ma che poi di lui stato si fosse. dopo molte novelle trovò li prestatori la notte passata aver l'arca imbolata e in casa messalasi. e come ella come sua amica in casa gli il 1' medico meacqua adopl' avea data bere . per- ciocché fresca e gagliarda era care l' volle una volta attac- uncino (i) alla cristianella d' Iddio: . e il cav.a46 vanti . . Macinare fìguralanienle vale usar l'atto venereo. avea '1 nell' arca messo j e appresso questo il ciò che tra maestro legnaiuolo e dito gli disse . il lesi" (4) "t Mann. Vannelli s'ingegna mostrare che può essere aniraessa anche . schifa E il macinio (2) levatasi ro disse : messere . per dal essere meglio udita non ne fu punto . GIORNATA QUARTA Il quale prima che ascoltare la volesse . prise vero fosse dell'acqua. non conoscendola e come per morto . ma ben ricordava che andato era ad alber- gare con la fante del maestro della quale aveva bevuta Mazzeo . (3) Avverti signor per padrone. e non è cosi E 1' cominciatasi dal capo. e domandatolo dove dinanzi alsi . alla fine nato piata avea. . gli contò la storia infino .

in . . diecc monete d'oro. amanti j e fatta la scusa in piò si quesU girri.. che imbolata avevan l'arca. Alla line cognoscendo Ruggieri essere innocente.. non d' esser messo nel? arca Se le prime novelle li contristati. Bug- ma i>enjl a' prcsUlori e furrbhe si le veci «lelP aMalivo aaaululo. presente. e alla sua donna fu cainsieme e rissimo oltre misura La ({ual poi gli con lui con tella la cara fante . cioè che (panilo Ruggieri si risenti e si trovò in un'arca. Si usano questa al niundr in quei regni anco succhi nu. Dìoiiisi osserva che a ciò op|K>nc quanto è stalo iletto di i sopra . . e vagliouo un seUimo più del . che dare aveva voluto delle col. Msrt. . né che la detta il si destarono se non lunga pessa dipoi. IjO stadico queste cose . più volte rise ed ebbe festa il loro amore e il loro sollazzo sempre continuando di bene in meglio j il che vorrei che così a me avvenisse ma . gran piacer pigliandone e alla fante e a Ruggieri e si al legnaiuolo e a' prestatori piìi volte ridir le fece (i ). Ma il CHI). leaion*. cioè d'aver fatto ragionare di la infclicilà degli materia così fiera come è quella del. citate nel Vocabolario. Dieee once. termine della sua signoria era venuto. pre- Statuti dormivano ancora. Dal che a|i|Mirisce lesione è sicuramente erronea (i) (a) f Ltt/'ecCf testo Mannelli e le dueedis. petti delle vaghe Donne avevan questa ultima di Dioneo le fece ben tanto ridere . diece once (a) fosse caro . la tal caso quel destandosi non appartemlilie a . »47 udendo e non sapeva . quando esse si disse lo stadico aver V uncino che che poterono della compas. con assai piacevoli parole alle belle Donne si scusò di ciò che fatto avea. NOVELLA egli X. coo- dannati i prestatori. chiamate once. e spezialmente attaccato. sione avuta dell' altro ristorare il Ma e veggendo il il Re sole cominciava a farsi giallo. liberò Ruggieri : Il che quanto a lui niun ne domandi .

. al danzare e la al cantar diedono : e come me- nando Filomena danza disse la Reina Filostralo. E . . sorridendo rispose . da quella si levati .a4B levò . per infino all' ora della cena lietamente . meglio dell' aspra giornata d' oggi che alcuna con quella di domane queste nostre compagne racconsolar saprai spi . GIORNATA QUARTA e della testa si tolse la laurea . Costoro adunque parte per lo giardino . che fuor di quel macinava. un falcon e con una boccuccia piccolina . e parte verso le mulina . dicendo pongo a te questa corona . no. a colei la quale altra . La qual venuta tutti raccolti come no . infino ad ora voglio e comando che ciascun s'apparecchi di dovere doma- ne ragionare di ciò che ad alcuno amante dopo alcuui fieri o sventurati accidenti felicemente avvenisse tutti . appresso della bella fonte con grandissimo piace. piacque . la cui bellezza non era da dover troppo tosto rincrescere. La qual proposizione a siniscalco venire . con due occhi in testa che parevan d' pellegrino . e chi qua appetiti . re e ben serviti cenarono usati erano . Filo- e io la prendo volentieri e acciocché meglio avveggi di quello che fatto hai. tutta la brigata . diedono infìno . e sopra li candidi e dilicati ome- ri ricadenti. Ed essa . le cui lab: bra parevan due rubinetti strato t' . fattosi il e delle cose opportune con lui in. li cui capelli eran cre- lunghi e d' oro. e aspettando le il : donne a cui porre la dovesse piacevolmente sopra la capo biondissimo della Fiammetta io pose . La Fiammetta . e chi là a prender si secondo all' i diversi diversi diletti . da seder leli- . . sieme avendo disposto vandosi cenziò . ora della usati era- cena . . e il viso ritondetto con un colore vero di bianchi gigli e di vermiglie rose mescolati tutto splen- dido. si come .

Ma perchè allora diverrehbe vraìuaa testo. ed ecco |)erchc. di desinare oggi es<'mai pio. riferirsi alP cosa enunciata dall' inCnilo dee ind!s|>ensa|>er agente dtl veilio principale. Vanoetli intende qui che il cuore «i «lolga non già ili enere tndito esso atesao.». il dunque Boccaccio in ai tal caso non gii core „ Quanto „ ly esser dolga con ragione il tradito sotto fede amore. sir<omc essi fatto . .. vogliamo che una ne qual più ti piace . ma dovrò dire. Avrvhbe detto. cusi a|ipnnto il ma che aia tradito amore. e aog^iunge (Iw si ejpone questo pano nel Vocabolario della fatta CruKa : ma can. die' tiaditu esso egli.„ r amico sperava riferisce all'amico. Filostrato rispose che volenllcri : e senza indugio in cotal guisa cominciò a cantare Lagri mando dimostro * Quauto si dolga con ragione il core D'esser tradito sotto fede amore (i). ma bensì „ Quanto ». io a49 : non intendo deviare hanno che . ai dolga con ragione il cor* Che sia tradito aoUo fede umore cuore dolga di e«art« la Si deve adunque. allora in luogo dell'infinito preceduto dalla particola di converrà che si ado|>eri il soggiuntivo preceduto dalla particola che\ oè io |K>trò dire in tal cbso„ T amico S|ierava di desinare in og^i seco^. chcnti sono lo tue . Che se non a questo agente. Se io dico. (i) t II ciT. così intendo che per : Io mio comaa- damentu certa si canti una canzone le tue e perciocché io soa . preceduto dal aegno del secondo caao . di|N>nde la da un TcrlK) intransitivo. e roalru"^ lione . l'amico sperava che io desinaui og^i seco. sostiene egli che vi aia acorresioae nel cbe a^^Lhia • leggere: „ D'esser tradito sotto /è dF amore. NOVELLA X. .. meco„ iasione del drainare ai riferisce che è P agente di sperava. novelle acciocché piìi giorni che questo non sieuo dichi. da' miei passati ma . tali sono canzoni . Quando un bilmente rerbo infinito. j turbati da' tuoi infortunii. Dlonìsi non animelle cosi ipirgaaione. qui intendere che il ai medesimo.

l' altrui valore Dentro raccolto e me cacciato fere . colei Ch' allora eh' i' più esser mi pensava lei Nella sua grazia e servidore (i) a Senza mirare il danno . . E D' spesso naaladico il giorno e il 1' ora Che pria m' apparve suo viso amoroso . Quanto (1) Avverti (2) Billìi mio duol senza conforto }ptt servidore jw orilo i pongono per queste canzoni testi stampati. allora che primieramente _( Ponesti in lui colei per cui sospiro . Del mio futuro affanno M' accorsi lei aver . Ma o che sia o no (che poco imporla) riconoscesi per molto antica ed affettata voce. . ma il mio errore . Ora conosco e non senza dolore Fatto m' ha conoscente dello inganno Vedermi abbandonato da In cui sola sperava . e così vi leg- ge il Bemlio. Ch' è rimasa dolente Fosse venuto j . . Che lieve reputai ogni martiro Che per te nella mente . La mia .. alta blltà (2) ornato E più che mai 'nfiammato fede . la speranza e 1' 1' ardore • Va bestemmiando 'I anima che more sia . Senza sperar salute . Sì piena la mostrasti di virtute . 25o GIORNATA QUARTA Amore . Com' io conobbi me di fuor cacciato Nacque nel core un pianto doloroso Che ancor vi dimora 5 . .

Ch' ove eh' vada . k quaUr ha nel Trno smo onore. a lui sol uno Dimostri a pien . Come Ballata l' hai falla di nuovo . . . curo . Dimastrarono le parole di questa <*an7. Termini e la mia ria . . . . . signore . a5i ti puoi sentir tanto chiamo Con dolorosa voce E dicoti che tanto Che per minor Vita crudele e e sì mi cuoce morte bramo raartir la Venga dunque . e *1 mio furore { minore . mia s' alcuno non t' appara Io non men . (i). col suo colpo io . E *1 cor di vita fallo sì misera spoglia Deh M' è poich' a torto gioia tolta e diporto lieta .. . perciocché nessuno Com' io ti può cantare Una fatica sola ti vo' dare Che tu ritruovi Amore e Quanto mi sia discara La trista vita amara . NOVELLA Signor f tu '1 X. con essa alll mìei guai . . e Quftla R|iclisione manca preccilcntr per lo cagione: e forse (i) nell' edUione àù >597. Fa' costei morend' io . il sentirò Nuir altra via niun' altro conforto . Mi resta piCi che morte alla mia doglia . . ec. amadore . . . pregandol che 'n migliore Porto ne ponga per lo suo valore Lagrimando dimostro . . . Amor .onr assai chiala ro qual fosse l'animo di Filoslrato. Ballami dunque omai Pon fine .

Ma poicbè egli ebbe a quella posto fine tate molte altre can- ne furono infino a tanto che 1' ora d' andare a la dormire sopravvenne: per che . .comandandolo Rei- Qa .. se le tenebre della sopravvenuta notte . rossore nel viso di lei venuto non avesser nascoso . K<S^ GIORNATA QUARTA l' più dichiarato nella avrebbe 1' aspetto di tal donna (i) il danza era. ciascuna alla sua camera si raccolse % (i} Che nella.

Masetto da Lamporecchio si fa mutolo e di- . GIORNATA TERZA Nella qule si ragiona sotto clii il reggimento di Neifile di alcuna cosa molto da lui disiderata con industria acquistasse . ola i3 perduta ricoverasse NOVELLA I..INDICE DELLE NOVELLE CONTENUTE SECONDO VOLUME K^ sservazioni Terza Quarta istorìcìie sopra la Giornata pag. 5 Osservazioni istoriche sopra la Giornata 8 «\ «.•*.

senza avve- dersene egli . 2 di che udgiluf tacitamente il truovalo e tondelo: tri tonduto tutti gli al- tonde. a dar modo che 'l piacer di lei avesse intero effetto 33 NOVELLA IVé Don Felice insegna a frate Puccio come egli diverrà beato . faccenda una sua peniten- zia : la quale frate Puccio fa . e così campa dalla mala ventura. 6 a54 viene ortolano di le quali tutte INDICE un monistero di donne lui. induce un solenne frate . NOVELLA in.. e don Feli' ce in questo si mezzo con la moglie del frate • • dà buon tempo NOVELLA V. Un pallafrenier giace re . colla moglie s' d'Agiluf accorge . \ concorrono a giacersi con 8 NOVELLA II. zia di lui parla alla sua donna . Sotto spezie di confessione e di purissima coscienza una donna . 47 // Zima dona a messer Francesco Fefgellesi e per quello con licen- un suo pallafreno . innamorata d'un gio- vane. ed ella .

col mostrare Filippello dì seguente con la moglie di lui dovere essere ad un bagno ifa che ella vi va . secondo la risposta poi l' effetto segue. per egli è in purgatorio . sotter- e dall* abate . ama la moglie di Filip» ) la quale sentendo geloil sa . Ferondo . si truova che con JUc' • dardo è dimorata Ca NOVELLA ni. che lui gli era pròvaio che aveva ucciso. .INDICE tacendo. si parte di Firenze: tomofvi informa di peregrino dopo alcun tempo . mangiata certa polvere . egli in persona di lei si a55 risponde. che la mo- gode . parla con la donna e falla del suo crror conoscente . 54 MOVKixA yu Bicciardo Mìnutolo pello Figidnolfi . . Tedaldo turbato con una sua donna. è messo in prigione e fattogli credere che e poi risuscitato . e libera il marito di lei da morte. e credendosi col marito essere stata . tratto della sepoltura. e si il pa- poi saviamente con la sua donna gode 73 NOVELLA Vili. è rato per morto glie di lui si . . e confratelli cifica .

j. il quale. a Firenze se ne va per isdegno. . per moglie la tiene 1 1 HOVELLA X. e mandale il cuore in una . Giletta di Nerhona guerisce d' il re di Francia Bel- una jislola : domanda per mai ito tramo di Rossiglione.iSjr NOVELLA I. dos^e vagheggiando una giovane in persona di lei Giletta giacque con lui ed ebbene due figliuoli j per che egli poi avutala cara . a cui Rustico monadiavolo in inferno: il poi quindi tolta bale . Alibech diviene romita co insegna rimettere .. . contra sua voglia sposatala. Tancredi preme di Salerno uccide V amante della figliuola ... 3 ^B^6 moglie di lui indi<:e suo nutrica un Jigliuolo dello abate^ nella generalo loo NOVELLA IX. diventa moglie di Neer- 125 GIORNATA QUARTA Nella quale sotto infelice Jine il reggimento di Filostrali To si ragiona di coloro cui amori ebbero .

tre sorelle e con toro si La maggiore per gelosia fuggono il suo amante uccide. e con la prima terzo si fugge : enne incolpato il amante con la terza sirocchia . messa sopr* esso aerina avvelenata. Tre giovani amano in Greti. è incarcerato 1 64 NOVELLA • III. e da' suoi frati preso . 17Q . in casa d' uno povero ricovera . e presi il confessano . quella sì bee. La seconda concedendosi al duca di Greti scampa da morte la prima . e così muore * ^49 ROVELLA II.. e per tema di morire con moneta la guardia corrompono . V amante della quale V uccide. Frate ^liberto dà a vedere ad una donna che /' yignolo Gabriello è di lei innamorato. poveri a Rodi iono e in povertà quivi muo• . il uomo quale informa d* uomo salva- tico il dì seguente nella piazza il mena dove riconosciuto . INDICE coppa d* oro : a 57 la quale . si in forina del quale più volte giace con lei lei: poi per paura de' parenti di della casa pittatosi . efuggonsi .

. fa del tutto rifiutando di si la quale star più. la quale uccisa uccide. . IV. innocente trovata . NOVELLA VI. a lui e poi tagliata la testa 190 MOVELLA V. al mondo . ed ella se ne muor di dolore poco appresso 197 . Z' jdndreuola ama Gabriotto : raccontagli un sogno veduto . J fratelli di lei : Lisabetta uccidon V amante di egli V apparisce . e lei . . in sogno e m^ostrale di-- dove sia sotterrato Ella occultamente sotterra la testa e mettela in bassilico . i fratelli gliele tolgono.iS8 INDICE NOVELLA . 2o3 . un testo di e quivi su piagnendo ogni dì per una grande ora. ed il come V opera lei sta : il podestà la vuole sforzare. fa monaca . Gerbino cantra la fede data dal re Guigliel- mo suo aiuolo combatte una nave del re dì Tunisi. ella noi patisce : sentelo padre di liberare . per torre una sua Jigliuola. . . e da quegli che su v' erano. loro . ed egli a lei un : altro : muorsi di subito nelle sue braccia mentre che ella con una sua fante alla casa di lui nel portano. . son presi dalla signoria ella dice ~ .

suo amante adoppiato in una arca la qua- . casa y e muorle allato cliiesa . aao ' Messer Gnigliclmo Rossiglione dà a mangiare alla moglie sua il cuore di messer lui e Guigh'clmo Guardastagno ucciso da amato da lei : il che ella sappiendo poi . e portato in una lui » muore la Salvestra allato a ROVELLA IX. a59 La Simona ama Pasquino : sono insieme uno orto : in Pasquino . si gitta da una alta finestra in terra e muo* re f e col suo amante è seppellita NOVELLA X. si frega : a' denti ima foglia di salvia e muorsi è presa la Si- mona . a 39 La moglie d* un medico per morto mette un . ai4 Girolamo ama la Salvestra : va costretto da* prieghi della madre a Parigi : toma . la quale volendo mostrare al giu' dice come morisse Pasquino . e truovala maritata : entrale di nascoso in . fregatasi una si di quelle foglie a* denti .INDICE NOVELLA VII. similmente muore NOVELLA vm.

laond' egli scampa dalle for284 che . lui si due usurai sente . ..a6o le INDICE con tutto . FISE DEL VOLUME SECONDO. se ne portano in per ladro } casa Questi è preso la fante della donna racconta alla signo' ria se averlo messo nelV arca dagli usurieri imbolata . ei prestatori d' avere V arca furata so- no condennati in denari .

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pg ^266 Al Boccaccio f Giovanni Opere volgari 1. ed. l8^7 V.2 PLEASE DO NOT REMOVE FROM THIS CARDS OR SLIPS POCKET UNIVERSITY OF TORONTO LIBRARY .

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