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VOLGARI
DI

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GIOVANNI BOCCACCIO
CORRETTE SU
I

TESTI A PENNA

EDIZIONE PRIMA
VOL.
II.

FIRENZE
PER
IL Mjìg n e ri
MDCCCXXVII.

-^^' Col benigno Sovrano rescritto del dì 9 Giu- gno iSiGfJu conceduta ad Ignazio Moutier la privativa per anni otto della stampa delle Opere volgari di Giovanni Boccaccio • PQ TT't.ft^?fì§r'T' .

^cammn DI GIOVANNI BOCCACCIO CORRETTO ED ILLUSTRATO on 0U TOM. . »< .^\ PER ' IL MAGHERI 1837. II.

A f'>i^O«fS >. V .

Masetto . Pietro Giannone 1 nella sua istoria DECAM. che questo convento/osse demolito. affatica di giustificare la regi- . sopra questa Novella Novella II. II. mancanza fossero Questa o falsa o vera tradizione pare aver dato al Boccaccio bastante argomento da formarvi . Una vecchia tradizione che corre in quel contado.OSSERVAZIONI ISTORICHE SOPRA IL DECAMERON DI GIOVANNI BOCCACCIO GIORNATA TERZA PROEMIO No OVELLÀ I. T. e le monache per qualche ve. Un palafreniere s* . che presso a Lamporecchio fosse un convento di mo* trasferite altro- nache.

e in vendetta della sua bassezza beff'ato. ciò che. Frate Puccio. da trarsi da que- pi acevol racconto . sia ricco quanto si vuole. il pia delle volte nostro lanaiuolo. la quale assoluta asserzione autentica in gran parte la verità di questo scherzo Novella IV. 6 OSSERVAZIONI (i) .• frate Puccio e nei Maria Nuova di Fi- renze stui si legge che nel i3oo ai 3o di gennaio co- emancipasse un suo figliuolo per nome Rinieri. la Casa va alla moglie. Una bella morale è e. ove troverai bellissime erudizionì. credesse vero il si racconto che costui face- nello indirizzare che egli fa queir aureo libretto del Galateo al suo nipote. anco essendo vero. dove lanaiuoli simi erano sto . fJ Teodelinda. e abitasse a s. del quail le il Boccaccio dice che sapeva nome . Dice aver sentito parlare di questo ricordi dello spedale di s. ed che qualunque mecca- nico. . sarà sempre disprez- zato da donna nobile che siccome lo fu ei prenda per moglie il .. Il fatto contenuto in questa Novella si crede dagli eruditi di ricordi antichi esser vericchis- ramente seguito in Firenze.lìBoccaccìo alili scriltori per entro alla Novella la chiama 7Vu- delinga. non macchiò quella di Lucrezia. il Boccaccio di . Novella III. Leggi il Manni sulla illustrazione di questa No<^>. delle prediche di frate Nastagio. ove dice: non tiiio le raccoa- prediclie di frate Nastagio alle giovani donne (i) •{• Te nclellngn . na Teodelinga nominata in questa lYovellaj che il trattando di falsa V ingiuria Boccaccio dice fattale ingannevolmente dal palafreniere. Brancazio Pare che monsignor del.

ma chiaro per nobiltà di sangue casa. ambi istorici di cose fiorentine .. che qui narra non si ha traccia veivna Novella FUI. non si ha se non che il cavalicr messer Francesco f^crgelli . o Vergioiosi . haaao voglia abitò di schcruzai come quel a. ISTORICHE quando elle 7 . Il sta Zima Toccante . Tanto gli Elisei . che Palermini . Ricciardo istorico napolitano f . a lib. A . le verità di que- Nov. buon uomo che Braucnzio » nou lungi da te. si sa da Riccardaccio o Ricorda- no Malespini. quando alcuno voleva dormendo man- . V anno 1 3 1 tal fatto racconta Alichclagnolo Salvi nelle Istorie di Pistoia P. non meno che da Giovanni Fili ani. ambasciatore a Parigi fu mandato 3 . non scio dice che egli era splen- dido per molte ricchezze . y. Fiorentini essere stati . essendo che egli era di quella nobilissima Novella FII. e d* antichissimo legnaggio si } ma del fatto . Filiberto Campanile pare non discredere che que- sto fatto di Ricciardo Minatolo veramente avve- c»^G dice così : nou fìa di poco momento r onorata memoria che Giovauui Boccaccio fa di questa famiglia nel suo Dccameronc ove favellando di nisse . vicino 4^ Novvlla V. Ricciardo Miiintolo. Questa ingegnosa Noquale nelle . Tedaldo i . Novella FI. il vella è stata dall' autore fondata principalmente sopra una polvere di maravigliusa virtù parli di levante avuta aveva da la un gran principe quale allcrmnva quella della solei-si usare per lu \ eglio Montagna. . Ferondo. che sono le duefatniglie nominate in questa Novella . .

VII. e la sua condotta ripresa come . dare nel suo paradiso Milione^ ove è cavata dal libro intitola. e forse intese di que. scritta da Marco Polo . Novella IX. GIORNATA QUARTA. Motivo a questa credenza dà Franco Sacchetti. 8 OSSERVAZIONI . e che seguisse verameute non nel deserto della Tebaida . Alihech Questo fatto d'Alihech si crede stato dal Boccaccio mascherato per alcun suo riguardo. principe tartaro . PROEMIO. dove l'autore si lagna che le sue Novelle venivano calun- niate di falsità .. Giletta.. D Ah contenuto del seguente Proemio. sta- to condottiere di Fiorentini . una istoria toccante il Veglio della Montagna . ma nelle vicinanze di Todi . che nella sua XL. Novella X. e si legge inserita nelle Navigazioni del Ra- musio al cap. della sua Istoria mentova un Beltramo della famiglia del personaggio di questa Novella sto stesso . Novella lo racconta medesimamen" te y e presso a Todi lo dice seguito . troppo lunga per una nota . Giovanni Villani nel lib. e degna della curiosità di qualunque lettore . XXVIII.

aven" do talenti da far denari . non procurasse in ogni cantilmente . contento dell* aurea mediocrità delle sue fortune I. diremo così. die Fiorentini pensando merpadre medesimo del Boccaccio avea pensato nel dargli la prima educazione riguardavano come per pazzo colui che. modo di arricchire . laddove il Boccaccio le rie* chezze altamente spregiava. Novella Tancredi . Novella II. . dà egli chiaramente già divolgate. .. donde io dovessi aver del pane che dietro a que. ISTORICHE che troppo devoto ei si 9 mostrasse del delicato fem- mineo le a conoscere che Novelle delle tre precedenti Giornate egli avea sesso . la sua felicità po- nendo nel vivere da gentiluomo filosofo. questo passo risulta che Boccaccio non mancava di un la guai onesto domestico e proprio sostentamento cosa dovea esser nota anche ai suoi morditori: oiU de per conciliare che tanto di morderlo . Frate Alberto . questi avessero ragione quanto egli di difendersi da* loro i morsi. Tre giovani . Anton -francesco Grazzini cliiama questa Novella di frate Alberto favola: La favola dell' Agnol Gabbrìello Iacopo Gaddi sta in dubbio se favola o istoria sia . ste frasche andarmi pascendo il di vento Da . Che sar io farei più discreta mente a pen. Novella III. siccome il .

trova altra cosa l' se non che . e conclude questo suo racconto con dire : utinam similes fabulas cius . cantava tuttavia ai tempi del BocQuello che rende mirabile questo Novella VIL frano e repentino caso della morte dei due amanti. si e do sotto una botta o rospo tanto mortifero che. No- vella Solo dicono i Deputati che quella canzone . si trovò un medico tedesco . vel historias . in cui la Lisabetta avea posta la testa si deir amante. caccio .•io OSSERVAZIONI . . la quale Filomena dice che fu fatta sopra quel vaso di terra . Contro dei rospi . da rendere istantaneamente mortifera colla sola fregagione d' alcuna delle sue foglie una pianta . stanuna pianta di salvia . seguito in Tolosa di due mercanti che similmente per un tale accidente . Toccante la verità di . nella terra di s. Gerbino de Scrlptoribus non to di // Gaddi nel suo libro ecclesiasticis racconta questo fat- Gerbino come cosa realmente accaduta. plures descripsisset Boccac- Novella V. e con . la potesse col suo alito rendere capace d' uccidere istantaneamente una o pih foglie di essafregassesi i denti il sentimento di tutta la medica facoltà ^ che tale attività non ha saputa trovare nelV alito chi con . Novella IV. te- stimonio di questa Novella del Boccaccio quello d' altro caso simile . Gimignanofu il arte della lana ma non si si trova chi fosse padre dei giovani che trasferirono a Messina. chiamato Giovanni Shenh di Graffenberg . I Fratelli questo fatto non si . il quale V asserì per vera . mentovati in questa . questa sua verità corroborando col .

le quali furono in pia lingue tradotte . Era questo Guardasta gno famoso poeclii ta provenzale . : \3. Girolamo Maestro Mazzeo della vien creduto quello stesso che da Scipione Mazzellay istorico napolitano . Osservaziooi med. e che Pasquale Gallo e Pietro Castellano nelle . dove trova narrato poco meno che parola per parola. rare ouovc e mirabili Novella Vili. e chiama Capestain . tica della verità di questo successo del Rossiglione e del Guardastagno sto ultimo si legga nella vita die di queil ha tradotta dal Provenzale si Crescim- heni . VII. Girolamo . Messer Guiglielmo Prova auten. e chi Cabestain. l suoi bei versi innamorarono la molo } glie del Rossiglione y e cagionarono la sua morte ciò die il Petrarca spiega dicendo : e quel Guglielmo Che per cantar ha '1 fior de' suoi di scemo X. . e il Crescimbeni lo nomina italicamente Cabestano. . reme la famiglia 1 dei Sigliierij ed esiste o/tQora un testamento di Giovannonc Sighieri colla data del òG'i y ove sono nominati effetti che questa 'fami- glia possedeva nel territorio di Carpentrasso in Provenza Novella IX. Fu veramente in jTir.. ISTORICHE morirono lib. dicesi che visse in Salerno y e che tra il 1^09 e il l'i^i ad Ncn^ella . Montagna istanza del re Roberto scrisse le Pandette della medicina .

2 vite dei OSSERVAZIONI medici Mantuanus. .. dicono Matthaeus Sylvaticus avvertendo che Matteo e Mazzeo era illustri sia errore. e che Mantuanus e debba dirsi Montaniis . in quei tempi lo stesso .

carriaggio. La Reina adunque con lento passo le accompagnata e seguita dal. o la perduta rasse . la famiglia rimasa appresso delle Donne . ol l^q ul . sue Donne e da' tre Giovani alla guida del canto .FINISCE . veggondo già te fatta la Reina incammino. a divenir rancia (i). T I ^ J aurora gih di vermiglia cominciava il . tippre*- sandosi sole. gialla. quasi quindi capo levato. di («) Salmeria. dove andar doveano assai delle cose opportune e chi quivi preparasse quello clie biso- gnava. di forse venti usignuoli e altri uccelli per una vietta (i) Rancia color d'arancio. e avendo già al il siniscalco gran mandato luogo . prestamenil ogn' altra cosa caricare . LA SECONDA GIORNATA DEL DECAMERON INCOMINCIA LA TERZA Nella quale si ragiona sotto il reggimento di Nei- FiLS di chi alcuna cosa molto da lui disiderata ricompe- con industria acquistasse . mollttodìne some. nica la Reina levata ^ e fatta tutta levare . con la salmeria (a) n' andò e con e de' Signori . quando la domela sua compagnia pezzo davanti .

il lo- darono Quindi . e parendo loro nella prima entrata di maravigliosa bellezza tutto insieme. . vano ad aprire. . che per pareva loro essere tra . più ancora . il signor di quello Poi a basquel- . in quello. e veduta 1' ampissima e lieta corte di le volte piene d' ottimi vini eia freddissima acqua. i4 GIORNATA TERZA . venne il discreto siniscalco con preziosissimi . ÌSeì quale entra. se n' entrarono. assai a- vanti die mezza il terza forse . frondi ) postesi a sedere e loro . confetti e ottimi vini ricevette . e vedendo gran sale le pulite e ornate camere compiutamente ripiene . e in gran copia che quivi surgea . un poggetlo era posto ti gli ebbe condotti le . . Esso avea dintorno da sé e per lo mezzo strale . non troppo usata li ma piena di verdi erbette e di s' fiori quali per lo sopravvegnente sole tutti il incominciaoccidente . e riconfortò x\ppresso la qual cosa fattosi aprire un che giardino che di costa era al palagio. di ciò che a camera s' appartiene sommamente e magnifico reputarono so discesi lo . preso cammino verso 1' e cianciando e motteggiando e ridendo colla sua brigata . come e coperte di pergolati di viti le quali facevan gran vista di dovere quello anno assai uve fare. più attentamente le parti dì quello comincia- rono a riguardare. il commendarono . quale alquanto rilevato dal piano sopra . senza essere andata oltre a duniilia passi .. tutto era dattorno murato. mescolato insieme con quello di molte altre cose lo giardino olivano . . e tutte allora fiorite sì grande odore per lo giardin rendevano che . quasi di riposo vaghi sopra una log- gia che la corte tutta signoreggiava ( essendo il ogni e di cosa piena di quei fiori che concedeva tempo . ad un bellissimo e ricco palagio . e per tutto andati. in assai parti vie ampissime . tutte diritte .

Io TÌforisio il pronome la f/iuile. NOVFXLA tutta la spczicrla I...non ancora al- solamente piacevole ombra l' occhi ma odorato facevan piacere . (a) Mari. per una figura la quale sopra una co. non so seda naturai vena o . non che la mattina . Le lato- ra (i) delle (piali vie tutte di rosai bianchi e vermigli e di gelsomini erano quasi chiuse': per le quali co«e . tanto che il questionato ^>erìodo vien rìdoUo coti: entro la . aggiungo Terho è dopo pronome ta Itr^ ^uale. i5 che mai nacque in oriente. minutissima erba e verde tanto che quasi nera parca dipinto tutto forse di mille varietà di fiori . e dal rimaner sospeso il giira. varietà 8are])l)e Gran d' il opinioni è tra' critici su questo luogo. ma chiuso li dintorno dì vei-dissimi e vivi aranci e di cedri . Nel mezxo del quale (quello che è non men commendabile che . dal non sajiere qual nome si il verlto gitlaya. e la rimando lettore air edizione parmense. altra molto più ) era ini prato di cosa che vi fosse. Quante e e»- come ordinate poste fossero le piante che rano ninna in quel luogo. vi si poteva per tutto andare . Troppo lungo afTare il riferire lutto ciò ch'essi hanno regga detto. Iv' entro. ma in prosa rincirtl>ì>e af- feUato. la quale il nostro aere patisca di che quivi non abbondevol mente. lungo sarebbe a raccontarej <> ma . Nel mezzo del qual prato era una fonte di marmo bianchissimo e con maravi- gliosi intagli. n' laudevole sia . ma qualora il sole era più . il Sannauaro in reni. quali avendo i vecchi frutti e i nuovi ed agli i fiori . Accennerò solamente che con^u^ione di questo luogo nasci. da artificiosa . ancora . alto sotto odorifera e dilettevole ombra senza esser tocco da quello quali e . che trova doj>o la yoctjt- Tcrlio giltnvn alla e<l fonie di il marmo il nominata nel hrrre periodo antecedente. lonna che nel mezzo di quella diritta era gittava tanta acqua (a) e sì alla verso il cielo ( che poi non (i) Latora Fuso Itili.

per una figura. potesse ag- Andando adunque . udendo forse l' venti maniere di canti d' uccelli s' quasi a pruova un dell' . (1) git~ divenisse. parte uscir conigli . contentissimi dintorno per quello bellissime faccendosi di vari rami d' albori ghirlande tuttavia . Il veder questo giardino la il suo bello ordine . che nel mezzo di quella diritta era lava tanta acqua ec. di quello divenuta palese. quale è sopra una colonna . e uno all' altro mostrandolo. che di meno avria macinato un mulino al La . qual poi (quella dico che soprabbondava della fonte ) per occulta via del pieno pratello usciva e per canaletti ri assai belli e artificiosamente fatti. avanti che a quel divenisse con grandissima forza e con non piccola utilità del signore . se paradiso potesse non sapevano conoscere che . tutto lo intorniava e quindi per canaletti slmili quasi per ogni parte glardin discorrea.. altra forma. che quella di quel giardino gli si potesse dare . né gli si pensare oltre a questo qual bellezza giugnere . Che essi videro giardin pieno forse di cento varietà l' di belli animali. le piante e . pervenisse . . d' altra parte correr lepri fonte. fontana co' ruscelletti procedenti da quella a' tre . senza dilettevol suono nella fonte dea ) . e dove non so se da naturai vena o da artificiosa . fuo. altro cantare accorsero d' una dilettevol bellezza soprappresi. non il s' della quale dall' altre erano ancora accorti. . due mulina volgea . la . che si cominciarono ad affermare che in terra fare . FIACCHI. . i6 GIORNATA TERZA cliiarissima rica. raccogliendosi ultimamente in del una parte. tanto tutti piacque a ciascuna Donna e Giovani . d' una . dalla quale del bel giardino avea l'uscita 3 e quindi verso il pian discendendo chiarissima ( ) i .

. divenuti a' più su si levarono. aspettar cominciarono di dover novellare sopra la teria dalla la ma- Reina proposta De' quali il primo . andarono a manriposato ordine giare: e con grandissimo e bello e serviti lieti. passata la nona levato s' fu . oltre altri piaceri . . Le quali cose. a cui Reina tal carico impose . ma . usato postisi a sedere ad . GIORNATA TERZA giacer cavriuoli . De' quali chi vi andò e chi vinto dalla bellezza del luogo andar non vi volle j . pravvegnente parve ora che se a a cui piacesse . e viso . chi a giucare e scac- chi e chi a tavole mentre gli altri . andarsi a sollazzo. ebbero nel prato si come alla Reina piacque il vicini alla fontana venutine e in quello secondo modo . un . sei canzonette cantate e alquanti bal- fatti come e di si alla Reina piacque. e quivi prima . buone e dilicate vivande. s' andas- dormire. fu Filostrato il quale cominciò in questa guisa: . quasi dime- stichi. . e suoni e a' canti e a' balli da capo dicrono infìno che alla Reina per lo caldo so. 17 e in alcuna cerbiatti giovani andar <{uesti pascendo . si diede il Ma . chi a legger romanzi . poichò . fatto dintorno alla bella fonte metter le tavole li . quivi di- moratisi . e oltre a nocivi animali . Ma . poi- ché assai or questa cosa or quella veggendo andati furono. . colla fresca acqua rinfrescato . vie maggior piacere aggiunsero. altre piì!i maniere dì non ciascuno a suo diletto . dormiron si .

assai B.i8 GIORNx'lTAL NOVELLA L Masetto da Lamporecchio (i) si fa mutolo e di. IH. cjuel „ Ch' è celebre caste! per Masetto . A'icino a Lil). concupiscevoli appetiti e rendan loro d' intelletto e . si sono credono tropil po bene che come ad una giovane sia è sopra capo posta la benda bianca e indosso messale la nera cocolla . poter far quel che vogliono non può saziare né an. né piii senta 1' dei femminili appetiti fatta divenire il non come di pietra avesse farla monaca : e se forse alcuna cosa . bellissime donne. „ . Pi- sloia. le quali tutte concorrono a giacersi con lui . d' avvedimento grossissimi Ma quanto . a Lamporecchio nacque. clie di quelle femmine che clie . poiché la Reidella proposta na comandato me 1' ha . contra questa lor credenza odono se contra natura così si turbano come un grandissimo e scelerato male fosse stato commesso 5 non pensando né volendo aver medesimi . rispetto a sé li quali la piena licenza di . sono di quegli uomini e stolli. Costui. villa deliziosa dei signor! Rospigliosi. Canto VII. Il Berni nel suo Orlando Innamorato . ch'io dico. non uscendo (1) Lamporecchio. viene ortolano di uno monistero di donne . ella più non se femmina se . tutti coloro che cosi credono sieno ingannati mi piace. cora alle gran forze dell' ozio e della solitudine E similemente sono ancora di quegli assai che credono troppo bene che la zappa e la vanga e le grosse vivan- de e i i disagi tolgano del tutto a' lavoratori della terra ..

anzi . NOVFXLAL fatta 19 da lei. e oltre a questo andava alcuna volta al bosco . di farveae più chiare eoo una picciola Novelletta In queste nostre contrade fu ed è ancora stero di un moniquale non donne assai famoso di santità . per le legne . stare lavorio l' e uscivami si tra l' una cosa e per . . E oltre a questo elle son tulle giovani. . orto l' una diceva . l' altra mi sta toglieva la zappa di ma- questo non bene il . del salario . quand' io lavorava alcuna . e parnii eh' elle abbiano ninna volta il diavolo in corpo . a Lamporecchio tra gli altri . se io n' a- . gliele disse. il nomerò per non diminuiru sua . allora più che otto donne con una badessa . attigneva acqua e faceva colali altri ser- vigetti ma le donne mi davano si poco salario che i io non ne poteva pure appena pagare che non calzari . se ne tornò Quivi che lietamente . . .. raccolsono . castaido loro quando me ne venni che . forte e robusto e. là ond' egli era il . ne . . altra io non vi il più . e sonmene venuto io Anzi mi pregò . Il buono uomo. che Nulo avea nome. fatta la ragion sua col castaido delle don. Il quale Masetto domandò di che egli il monislero servisse A cui Nuto rispose io lavorava un loro giardino bello . non ha gran tempo non essendovi . si può far cosa al lor 1' modo . in parte alcuna la . pon qui questo e . e tutte un buono omicciuolo d' un loro bellissimo giardino ortolano il quale non contentandosi giovani era . : e grande . tanta che io lasciava che . l' altra . fama nel (|uale . fu un di . giovane lavoratore villa . pon qui quello e no e diceva seccaggine dell' orto volli star . e davanmi . secondo uom con bella persona il cui nome era Masetto stalo e domandollo dove tanto tempo fosse .

molte cose divisate seco imaginò : .. che fortis- . fosse . queste monache che tutto se ne struggea compren- dendo per le parole di Nuto che a lui dovrebbe poter . . A Masetto udendo egli si le parole di Nu- venne nell'animo un desiderio grande d'esser con . in gui- un povero uomo se . . con in collo . alle mani che io . le legne Il castaido gli dio da mangiar volentieri appresso questo gli mise innanzi certi ceppi che Nuto non avea pututo spezzare 5 li quali costui . . mostrò di domandargli mangiare per . da ciò . E avvisan- non : gli verrebbe se a Nuto ne dicesse facesti a gli disse deh come ben venirtene ! che è un uomo a star : con femmine? egli sarebbe meglio a star con diavoli sei elle si non sanno delle sette volte le . quello che elle il vogliono elleno stesse . lontano di qui e ninno . Ma poi partito lor ragionare cominciò Masetto a pensare che loro modo } dovesse tenere a dover potere essere con e conoscendo che egli sapeva ben fare quegli di servigi che Nuto diceva . non dubitò perder per quello ma temette di non dovervi esser ricevuto perciocché troppo era giovane e appariscente. ao vessi GIORNATA TERZA alcuno . n' andò al monistero : dove il pervenuto entrò dentro e trovò per ventura castaido i nella corte j al quale faccendo suoi atti come mutoli 1' fanno di . ma tanto faccia gli Dio san delle reni quanto o ne procaccerò o ne man- derò ninno to. amor e Dio e che egli . se bisognasse . che il io gliele mandassi e io gliele promisi . venir fatto di quello che egli disiderava dosi che fatto niente . mi vi conosce j vista d' esser mutolo per certo io vi sarò ricevuto E in questa imaginazione fei'matosi. senza dire ad alcuno dove sa d' s' una sua scure andasse . il luogo è asse io so far . Per che sai . gli spezzerebbe del. .

e mostrógli quel- (i) Cioi lavorterò. il menò seco iece tagliare delle legue: {>oscia messogli . l'asino innanzi cou suoi cenni . II. . ai II . Sappi se egli sa lavore e ingegnati di ritenercelo: dagli qualche paio di scarpette. . se egli voleva . NOWXLA simo era . ìa pocn d' ora d' ehbc tutù spezzati al castai- do che bisogno aven u quivi gli nudare bosco . fagli vezzi.ir (juivi il castaido veduto che egli ottimamente sapoa lavorare e con cenni domandatolo . . e domandò madonna. e potrebbeue V uom che volesse e oltre a questo non vi bisognerebbe di aver pensiero che egli motteggiasse queste vostre giovani . . ' DECAM. gli fece intendere clie a casa ne le recasse Costui il lece molto bene gli : per eraa che il castaido a far iare certe bisogne clic luogo. più giorni vel tenne. latte fare assai cose che bisogno erano Se egli ae lavorar l'orto. tutte queste pa: role udiva e seco lieto diceva si I' se voi . vista di spazzar la corte.. : in (è di Dio tu di il vero. quale uu di (Questi di ci ne per limosina si che io gli ho e' fatto bene . e costui con cenni rispostogli . T. ben da mangiare. mi mettete costà vi entro . Il Masetto non era guari lontano ma facceudo . 11 quale le disse: (jucsti è un povero vened hogli sai>es- uomo mutolo e sordo . dagli castaido disse di farlo . che gì' far voleva ciò che 1' egli volesse avendolo ricevuto impose che egli orto lavorasse. io vi lavorrò (i) . De' quali avvenne cbe un di la bnilcs^sa il vide. io mi credo fare ciò che noi bisogna n' . orto che mai non fu cosi lavorato Ora avendo sl. I. A cui la badessa disse . % ^ . avremmo buon egli : servigio. perciocché egli ci ed ò forte . qualche cappuccio vecchio e lusingalo. il il castaido chi egli fosse. e volcsseci rimanere.

direi un pensiero che io forse anche a te potrebbe . e lui. se io credessi che tu mi tenessi credenza io ti ho avuto più volte il quale . mondo da ciò costui j che. poco o niente si cu- Or pure avvenne che . né che mai qua entro il uomo alcu. volere con questo mutolo provare se cosi è Ed egli è il pur miglior del volesse . Per che era più baldanzosa. Oimè ! sai disse 1' altra . a dargli e a metterlo in novelle altri fa de' come spesse volte avviele ne che mutoli . una che alquanto . due . volte messo in . co1' minciarono a riguardare. che forse estimava che egli cosi senza co- da come senza rava .j . . quale lavorando 1' un di l' altro . poiché con altrui non posso di . la baldanzosa inco- minciò: io non so se tu t' hai posto mente come noi siamo tenute strette . perchè egli egli noi potrebbe né saprebbe ridire. che è quello che tu di ? non tu che . all' altra. e questo mutolo : e io ho più volte a più donne che a noi son venute. le monache incominciarono . eh' è vecchio. aa GIORNATA TERZA : lo che a fare avesse poi andò per altre bisogne del Il monistero. disse . appresso noia . udito dire che tutte l'altre dolcezze del la mondo sono una beffe a rispetto di quello l' quando femmina usa con animo uomo Per che . e lui lasciò. e dicevangli più scelerate parole del mondo. di ciò lui essere intese e la badessa. Tu vedi cVegli è un colai giovlnaccio sciocco. giovare L' altra rispose : di sicuramente io noi dirò che per certo mai a persona Allora . costui un di avendo lavo- rato molto e riposandosi . cresciuto innanzi al senno: volentieri udirei quello che a te ne pai'e. no osa entrare se non castaido . giovinette monache che per lo giardino andavano egli era. io m' ho più . s' appressarono là dove che sembiante facea di dormire. . non credendo da favella fosse .

di provare che bestia ? uomo : . . il menò pò nel capannirtto . lui destò j ed atti egli incontanente si levò in Per che costei con egli lusinghevoli presolo risa . che non se ne gli attiene ninna . Queste . allora sì si vorrà pensi egli ci Hs rù mille . e quivi r una dia : si stea dentro si . disse: or bene come faremo in su la A io cui colei rispose tu vedi eh' egli è nona . e disposto l' ad ubbidire.*: simo . egli non ci ò persona . e l' s' altra faccia la guai> egli ò sciocco che egli acconcerìi comunque se noi vorremo Masetto udiva tutto questo ragionamen- to. cioè dor'cgK h irkoTfnqaMiJoi>io«c. . dove egli fugge l'acqua (i) . sciocche farsi . se nui gliele ubbiain pr(^ messa truovisi un' altra o dell' altre die gliele atten- gano . se non a pigliarlo per Ih mnno luì e menarlo in questo ca? pannetto. guardato ben per tutto e veggendo che da ninna parte potevano es. ed faccendo colali . A cui la compagna il disse ? : o se nui ingravidasdi^M. saprk pur che noi medesime noi diciamo ciò . ser vedute appressandosi quella .NOVFXLAI. a3 \ irglniià si nostra a Dio ? '1 O di . che mosse avea le parole . dove Masetto ella volle senza trop si invitare quel fece che . ninna cosa aspettava. a Masetto pi«> . che abbiam noi a fare. per la mano. modi di fare che mai non . Costei l' udendo avendo gih maggior voglia che fosse 1' altra . dormire ci è: e s' se mi credo che le suore sien tutte a non noi Guatiam per l' orto se persona : . non esser preso dall' . . con . d'isr ((iintitc cose gli promettono tutto ! . noi ab1)iam promessa la 8C colei . una di loro . come andrebbe : fallo Quella allora tu ti cominci ad aver pensiero del mal prima che venga sare : egli quando cotesto avvenisse . La quale co- fi) Dove fgti/ugg« tacqma.

col mutolo s' andavano a trastullare . (i) Di pocajalica avea assai. tutto stava scoperto La qual . mutato consiglio e con loro accordatesi. il tenne j provando e riprovando quella dolcezza la quale essa prima all' altre solca biasimare Ultimamente del. cosa riguardando la don- na de . all'al- luogo e Masetto . nando dicevano che bene era come tempo udito aveanoj e prendendo a convenevoli ore . dì . della sua cella di questo fatto avvedutasi a due altre il mostrò . . Per che avanti che quindi dipartisil sono da una volta . è oiodo di dire assai bello. per lo troppo cavalcar della notte all' avea assai ) : (i) tutto disteso ombra i d' un mandorlo dormirsi ed avendogli il vento . che 1' ortolano non venia 1' . essendo il caldo grande il trovò Masetto ( il qnal di poca fatica . chi giorni con gran querimonia dalle monache orto . divenner compagne in vari tempi badessa .in su ciascuna provar volle come : mutolo sapeva cavalcare e poi seco spesse voi te ragiocosì dolce cosa e piii . E prima tennero ragionamento insieme di doverle accusare alla badessa: poi. che ancora di queste cose non di tutta sola per lo giardino . che cadute erano sue monacelle e destato . panni davanti levati indietro . gli eza soverchia. diede . accorgea andando un . avuto quel che volea. e sola vedendosi in quel le medesimo appetito cad: . Alle quali l' altre tre per diversi accidenti . Avvenne finestretta un giorno che una lor compagna da una . Ma- setto seco nella sua camera nel menò a lavorar dove parecfatta . partecipi divennero del podere di Masetto .2*4 GIORNATA TERZA leale me tra il compagna. pur mostrandosi semplice faceva si lor volere . Ultimamente s' la . cioè ogni poca fatica gli bastava.

cominciò a dire : madonna fatica io ho inteso che uà gallo basta assai bene a dieci galline. non potendo Masetto suo esser mutolo gli sodisfare a tante. acciocché da Masetto non (1) Romper «li io scilinguagnolo yet cotniiìcìare a imAtn. non fosse di lei: come discreta . senza lasciar Masetto partire. anzi sono io per quel- lo che infino a qui ho fatto a tal venuto . o voi a questa cosa trovate modo. disse Masetto io era ben tà cosi ma non anzi per una infermiprima questa e domandollo scr\ire. . La donna udendo che tu costui parlare. K |)erciò una notte colla badcsw» essondo rotto lo scilinguagnolo . e mol- to spesso rivolendolo. tìo. che io non posso far nò poco nò molto j e perciò o voi mi lasciate andar con Dio. •'wsa lua dire: egli ha rollo o taglialo le filetto « scili npiagnolo. mutolo Madonna per natura tolse . dispose di voler colle sue monache trovar modo a questi fatti . se più stesse in troppo gran danno resultare . credeva . che volesse dir ciò che Masetto s' egli a .À^ftr roUo » favella sciollo lo scilinguagnolo. il potrebbe . nove aveva a la badessa le disse il fatto II che udendo savia accorse che monaca non avea che molto più per che. . . che la favella mi e solamente da notte la mi sento essere restituita : di che io lodo Iddio . quant' io posso La donna sei credette . (i) . tutta stordì. Varchi Ereol. . e olire a ciò più lendo da s' lui . . ma che dieci uomi- ni possono male o con una femmina sodisfare. il quale ella teneva io mu- tolo. il quolo »i chi«le «neon aoUo che è quel inuKolino che UgUfeiw a' le più volle ba- lie di la lingua bamlùtù. e disse: fossi . avvinò che . che è questo? .. nove 3 al clic dove a del me ne conviene io servir per cosa mondo non potrei durare. D' uno che a»»ai. NOVELLA L la a5 che parte vo- sua camera alla stanza di lui riiuandatolnc.

truovalo il tonduto tutti gli altri .. pur ne si discretamente procedette la cosa . se ne tornò poneva affermando che le corna sopra '1 cosi trattava Cristo chi gli cappello NOVELLA di che Agilulf tacitamente e tondelo sì : II. il monistero a Masetto restituita j stato lungamente mutolo la favella fosse si fatta e lui castaido fecero : e per . come che esso assai monachin . di pari consentimento aper- tosi tra tutte ciò clie per addietro da tutte era stato clie le genti fatto . e co^ campa dalla mala ventura E ssendo la fine venuta della novella di Filostrato della quale erano alcuna volta un poco le Donne ar- . sentì se non dopo la morte della badessa essendo già Masetto presso che vecchio e disideroso di tornarsi . tonde . Ed essendo di que' di . . venir fatto ricco . con piacer di Masetto ordinarono circunstanti credettero che per le loro orazioni e per gli meriti del santo . . maniera le sue fatiche partirono che egli le potè comportare. morto lor castaido . Un pallafrenier giace colla moglie s' d* jigilulf re . . ricco a casa : la qual cosa saputa di leggier gli fece . accorge . ii6 fosse il GIORNATA TERZA monistero vituperato il . sua giovanezza bene adoperare in collo partito s' donde con una scure . che niente se . di quegli per lo suo avvedimento avendo saputo la . in cui intitolato era . Nelle quali .. Cosi adunque Masetto vecchio padre e senza aver fatica di nutricar figliuoli e spesa di . genei-asse. era .

NOVELLA TOisaìe . nel senno un valoroso vaghe Donne . né lei occhi ardiva tli . citth di Lombardia . senza misura della reina s'innamorò. . de' Longobardi la quale fu bellissima donna. Mart . sì come con gli savio . E che ciò sia vero. avventurata in amado- savia e onesta molto. sori in si come . re stato simil- mente re. Pavia . uomo quanto a nazione (a) . gli E per- ciocché il suo basso stato non aveva tolto che egli esser fuor d' ogni il non conoscesse questo suo amore convenienza eziandio a . 17 piacque e alcun' altra se ne avevan riso alla Ileina le sì che Pampinea novellando seguisse. intendo che per me vi sia dimostrato Àgilulf re de' Longobardi. E (1) (1) Pur qui valr in tultii modi. Teudelinga rimasa vedova d' Autari . ma male Ed . suo regno avendo presa per moglie .. i suoi predecesfatto . con ridente viso incominciando disse Sono alcuni di conosce- poco discreti nel voler pur (i) mostrare re e di sentire quello che per lor non fa di i sapere. avevan fer- mò i 1 solio del . disavveduti di- si credono la loro vergogna scemare dove essi l' accrescono in iuGnito. a ninno palesava scoprirlo . Huteita. di vilissima condivii zione. nel suo contrario ( mostrandovi se d' V astuzia d' un for- di minor valore tenuto che Masetto) re . rei- na . ma per altro da troppo più che da cosi meil e della persona bello e grande cosi come re fosse. che alcuna volta per questo riprendendo fetti in altrui . Ija({ua. il Nazione Doccarrio lo prentlr qui e in albi luoghi prrsignilic*- R eiIraxSone. essendo alquanto per la virtù e per lo senno di questo re Agilulf le cose de' Longobardi prospere e in quiete avvenne che un pallafreniere della detta . stiere . IL .

. pan- ni toccar le poteva . acciocché vedesse in che m. gran disio così nascoso . qual credeva alla ^reina la dovesse piacere . amor maggior farsi . Né si ce a voler dir parole alla reina far sentire il . che sapeva che vano o direbbe o scriverebbe ma a voler provare se per in. quale sapea che del continuo con non che giacca. E modo . in grandissima grazia sei reputava e mai dalla staffa i non le si partiva. Ma. di questo amor non potendo pensando seco del diliherò di morire. volte seco. o a voler per lettere in suo amore j . come non essendo da alcuna speranza atato^ e più disciogliersi.aniera . e come colui che amoroso fuoco -de' suoi studiosamente faceva. cosi in questo povero palil lafreniere avvenia in tanto che gravissimo gli era il poter comportare facea . prese por partito di voler questa morte per cosa per apparisse lui morire per lo la quale amore che alla reina aveva portato e portava tal fosse . gegno colla Reina giacer potesse via e' Né altro egli ingegno nò in persona lei era il . se non trovar modo come del re . . vente avvenire tanto l' quanto speranza diventa minore . beato tenendosi qualora pure . : e questa cosa propose di voler che la che egli in essa tentasse sua fortuna . pur seco i si gloriava che in alta j parte avesse allogati tutto ardeva in oltre suoi pensieri . potesse a lei pervenire e nella sua camera entrae in re . il pallafreno da costui guardato cavalaltro : che alcuno il che quando avveniva costui . in fe- potere o tutto o parte aver del suo desiderio. come noi veggiamo la assai so. Per . 28 GIORNATA TERZA di quantunque senza alcuna speranza vivesse dover mai a lei piacere . Per che. ad ogn' altro clie compagni ogni cosa la . clie interveniva che reina dovendo cavalcare più volentieri cava . .

. e due volte il percosse colla bacchetta tutta sonnocchiosa La camera da una cameriera aporta . sua camera inviluppato in un gran mantello dall' o aver una mano un . se n' andò all' uscio . fu e il lume preso . fatto colla pietra e collo acciaio die seco portato . bramata morte. un poco camera di fuoco . andasse. il suo torchietto accese e chiuvso e avviluppato nel mantello. accioccliti non forse l'odore del letame la reina noiasse o la facesse accorger dello inganno . NOVEIXA n. senza alcuna cosa dire to il dentro alla cortina trapassato. mantello . e senza dire alcuna cosa percuotere una volta o della due V uscio camera con quella bacclietta . dormiva Egli disiderosa mente in braccio recatalasi mostrandosi turbato ( perciocché costume del re esser sapea che . nelle gran sala si si E sentendo che gih per tutto dormia . torcluetlo acceso e dall' altra una Lncciietta e andare alla camera della reina . e incontanente es. come usato era nascose . con queste cose. quando turbato era . e similmente vedutolo ritornare fare egli altresì pensò avere . di cosi dover e trovato modo d' un mantello simile a quello che al re veduto avea e un tordi ietto e una mazzuola. e tempo parendogli o effetto di dovere al suo desiderio dare alta o di far via con cagione alla . quando a lei andava . e posa. avoa . della . e occultato: laonde egli. ninna cosa voleva udire ) senza dire alcuna cosa o senza essere a lui det^ . «bito il a9 re . se n' entrò nel letto nel quale la reina . e prima in una stufa lavatosi bene. sergli aperto e toltogli di mano : il tordi ietto La qual .. più volte di nolle in una gran sala del {lalagio del re (la (juale in mezzo era tra la camera del re e quella della reina) il si nascase: e in tra l'altre una notte vide re uscire della . cosa vetluta .

lo sentito avea j e quello gli che tacendo niuna s' vergogna poteva tornare . non sembro io uomo da poterci altra volte es? sere stato Poi e ancora appresso questa tornarci che che. subita- mente pensò n' era . . di che ella . maravigliò forte . . .3o ta. Nel quale ancora ap. Rolli. poi \>ide Parlando i arebbe. che nel viso o che nella parole turbato vi . avete preso piacere e così tosto da capo ritornate . D R. parlando il . né alcuno di non volemela fare accorfatto . novità è stanotte 1' ? voi vi partite pur di testò da me . . . il partire pur temendo non 1' troppa stanza to in tristizia . A al cui. . ? chi ci venne di che molte cose nate sa- per le quali egli avrebbe a torto contristata donna e datole materia che già di disiderare altra volta quel. e oltre usato modo me j . dalla sua letizia preso ardire disse . (i) (2) vide. arebbe (2) don- vitupero recato Risposele adunque re più nella : mente na . ed essendo egli nel letto entrato ella . ma come . e lietamente salutatala. cagione di volgere . Il che molti sciocchi non avrebbon io ma fu ? avrebbon detto: non ci fu' io: ? chi fu colui che ci come andò rebbouo la . e diede senso pe- riodo. gere . lume senza alcuna pena esser poteva cosa dire se n' andò e come pixi camera tosto potè si tornò al letto suo . cognobbe. quando il re levatosi sì alla andò della reina . E come la diletil che grave paresse gli fosse . poi vide (i) la reina accorta non se altro . avuto si levò e ripreso . il suo mantello e . o signor mio questa che . GIORNATA TERZA più volte carnalmente gli la reina . . savio . guardate ciò che voi fate Il re udendo queste parole subitamente presunse la reina da similitudine di costumi e di persona essere stata ingannata . emendo si in /t .

. che nel suo panella quale quasi lagio era sopra le stalle de' cavalli tutta la sua famiglia in diversi letti dormiva che ciò ancora : ed esti- mando che qualunque . 3i donna rispose : signor mio si | ma il tuttavia io vi . Avendone adunque vandone. pci^ . prlego clic voi guardiate alla vostra salute re disse : Allora il ed egli mi piace . fermamente che. pet- per sapere se battesse . imaginando lui della casa . di dormire. e pen- sò di voler chetamente trovare chi questo avesse fatto. una lantemetla andò in una lunghissima casa . riposare cominciato dall' imo de' capi il della casa to . diliberò di far vista il . s' avvedesvarie . il il re molti cerchi né alcuno tro- quale giudicasse essere stato desso. non gli fosse polso e'I battimento del cuore per lo durato affanno potuto . il re di ciò . dovere essere . e . usci della camera. adunque un se n' plcciolissimo lume in . di seguire vostro consi- glio. e questa volta senza dar>i più impaccio. que si fosse non esser potuto di quella uscire Preso . a tutti cominciò ad andare toccando gli . E avendo V animo gih pieno d' che vedeva s' ira mal . . qualun. me • ne vo' tornare di to . senza indugio facesse morire E come che cose gli andasser per lo pensiero di doversi fare pur vedendo il re senza alcuna arme . talento per quello il gli era stato fat- ripreso suo mantello. .NOVELLA la n. cominciò a temere tanto che sopra il battimen- to della fatica avuta la paura n' aggiunse un maggiore | se il e avvisossi se . Come che ciascuno altro dormisse forte colui che colla : rcina stato era . e d'attender quello che re far dovesse . non dormiva ancora nire forte il per la quale cosa vedendo ve- re e avvisandosi ciò che esso cercando andava. fosse colui fatto avesil se che la donna diceva tacitamente . .

le io vo cercando quantunque di bassa condizion senno . tutto ciò sentito avea. capo davanti standogli il esso cominciò a guardare 5 e veggendo la magun medesimo modo ta: per conoscere tonduto da lui gior parte di loro co' capelli ad gliati . e questo fatto . si nxaravigliò . e trovato un paio di forfìcette delle quali per avventura v' erano alcun paio (i ) per la stalla per lo servigio de' cavalli . fare intendeva ninna cosa voleva altra cosa gli fece se le quali portate ninna . seco questi è desso Ma . come colui che malizioso era : chiaramente egli s' avvisò per che così segnato era stato aspettar si laonde senza alcuno . si come colui che di che si sentisse ciò che . levò . non che con un paio . si nossi alla sì camera sua Costui . sua famiglia gli e così fu fatto Li quali tutti senza alcuna co. e disse seco stesso costui . che . al modo è latino il verho nel numero seco più maggiore col <!' nome nel minore quando nome che comprende uno . 32 GIORNATA TERZA e trovandogli batter forte . venne a costui j disse . . .. assai ben mostra d' essei-e d' alto Poi veggendo egli cerca- che senza romore non poteva avere quel oh' (1) AvYeiti / erano alcun paio . il cuore . il quasia . porte del venisse palagio davanti sa in s' 5 aprissono tutta la . . quanti in quella cosa ne giacevano a tutti in simil 3 maniera sopra l' orecchie tagliò . senza essere stato sentito levato la mattina . quali essi a quel tempo portavano dipartì e tor- lunghissimi acciocché a quel segnale la mattina se. se ne tornò a dormire le Il re comandò che avanti che .• guente il riconoscesse . pianamente andando a . i capegli e ciò fatto . di forfìcette avea li gli tonde alquanto dall' una delle parti i capelli .

esaminare e domandare} e (juello ciò facendo . re voluto per . alieni piacer di lei avesse intero . la intendesse . quistar gran vergogna nirlo . . per piccola vendetta (i) ac. pallafrenierc era da' più di loro stata lodata e simil- (i) gnnilissima Piccola vendetta chiama. si come savio mai vivente re . e con- taminata onestà della donna sua si Coloro cbe quella parola udirono sé maravigliarono. con una sola parola d' . . j chi '1 fece noi faccia mai e andatevi con Dio . ma molto cresciuta n' avrebbe l' la sua vergogna . mduce un solenne frate . . Sotto spezie di confessione e di purissima coscien- za una donna . innamorata d' un giovane . quella dire ma il ninno ve ne fu cbe . e lungamente fra il esaminarono cbe avesse . lui solo a cui toccava Il quale . senza avvedersene egli . non per risprtlo òeST offen. ancora cbe intera vendetta n' avesse presa . A aceva già Pampinea . NOVELLA va . ch'era . ammogli pia- e dimostrargli cbc avveduto se ne fosse e a tutti rivolto disse : cque più . IL 33 disposto a non volcn. ma peichè «aiebbe CiiU in uomo vile. Un altro gli avrebbe voluti far collare. martoriare.. non scemata . avrebbe scoperto cbe ciascun dee andar cercando di ricoprirej ed essendosi scoperto. e 1' ardire e la cautela del . a dar modo effetto . se non co. non la scoperse nò più la sua vita in si fatto atto commise alla fortuna NOVELLA III.

. tanto più ad ogni . cre- dule troppa fede prestiamo alcuna volta . secolar da piacere quanto più stoltissimi . si come . vezzosamente così incominciò a parlare Io intendo di raccontarvi una beffe clie fu da do vero fatta da una bella donna ad un solenne . ogni cosa valere e sapere dove essi di gran lunga sono da molto meno si . e uomini di nuove maniere e costumi elle gli altri in si credono più . nò ancora alcuno . non solamente per guire ordine imposto i ma a' ancora per farvi accorte die eziandio religiosi . e àice dei golosi che si pone quasi sempre in mala parte parlandosi ed altri tali. rifuggono dove aver . al- presente novella appartenga come che non intendo di palesare . quegli clie per altri viltà d' animo non avendo argomento . quanto alcun' il cui nome. perciocché ancarlcherebber cora vivono di quegli che per questo di sdegno. Il Ruscelli spiega nialamcnte civanzarsi per pascersi. come gli uomini di civanzarsi (i) . religioso essi il . li mente tatasi . piase- Donne l' . adunque d' alto legnagglo veggendosi nata e (i) Cwanzarsi. il GIORNATA TERZA senno del re. o di fede . Mart. passati .. non sono ancora molti anni . . alcuna di noi cautamente beffati Nella nostra città più d' inganni piena che d'amore . d' altezaltra . La quale o . quando la Reina a Filomena vol- le impose il seguitare : per la qual cosa Filomena . ulilizzursi. quali noi oltre . modo . e vale avanzarsi. io racconterò . nudrirsi. e sono non che dagli uomini ma da . dove iZosteì si di ciò sarebbe con risa da trapassare . za d' animo e sottili avvedimenti dalla natura dotataj tro che alla io gli sappia . fu una gentil donna di bellezze ornata e di costumi . possano da mangiar cevoli come il porco . possono essere . Questo termine s' usa anche al presente in vane parti di Lomlìardia.

l'ascoltò volentieri: . ma di volere asodisfa. NOVELLA III. fare ordire j una o con una filatrice dispulare del filato propose di non volere . quan» . tunque fosse tondo e grosso uomo nondimeno . che molto cauta era per nò per ambasciata di femmina né . e voggcndo lui ancora con tutte le sue ricchezze da ninna altra cosa essere più avanti divisare . che voi conoscete miei . Ed essendosi accorta (il che per- costui usava molto religioso . disse . da lui si voleva Il frate vedendola ed eslimandola gentil donna disse : . quando piacesse . . non poteva ed guente notte senza noia passare ciò Ma il valente uomo di . gli potesse. il quale più di che il le paresse che fosse degno : e innamorossi d* uno assai valoroso età f uomo e di mezza la se- tanto che qual di noi vedeva . . niente ne curava ella . ciocché di santissima vita era quasi da tutti avea di valentissimo frate fama ) estimò costui dovere essere ottimo mezzano tra lei e il suo amante . che da tela . uoii ]KJtcnilu Io sdegno dell'animo porre in per lo quale estimava niuno uomo di bassa condizione ({unutun([ue ricchissimo fosse. lettera ardiva di fargliele sentire temendo de' pe- ricoli possibili ad avvenire con un . modo tener dovesse se n' andò a confattosel alla chiesa . maritata ad uno arlcGce lanaiulo era . . de' suoi abbracciamenti in alcuna niciuiera se non in quanto negare non zione di so ciò . esser di gentil donna degno. 35 perciocché artefice terra. ed essa dopo la confessione padre mio a me convien ricorrere a voi per Io so i aiuto e per consiglio di ciò che voi udirete come colei che detto ve l' ho. E avendo se- co pensato che venevole ora cliiamare confessare . sajK'r un mescolato o .. . medesima trovare alcuno lanaiuolo . non accorgendosi . quale. e . dove gli egli dimorava.

le e scandalo non ne nascesse me . gli . me stessa P arno : e lasciamo stare che io facessi al ma. facili devesi scrivere delibera' mi: trovegli rai non di rado talmente scritti tali verbi. uo- mini fanno alcuna modo che . si ancora perché gli a voi sta gli bene di cosi fatte cose . non avvisandosi che io io cosi fatta intenzione abbia come che ho . se io non ne sono ingannata della persona se . Rolli. bello e grande . usa molto con voi . nome ma persona dabbene mi pare. ma sUaui ripigliare (2) Per che io vi priego per solo (1) DìUherami per deliberai mi. e. come da 1' uomo j e che '1 può ben fare io non abbia incontanente per le quali cose io più che . . e diliberami (i) di dirlo più tosto a voi si che ad altrui. 36 parenti e vita sua sì '1 GIORNATA TERZA mio marito riccliissimo . non che amici. (a) Ri/jigliiire. : incontanente non mi pari innanzi 5 e mara- vigliomi io come egli non è ora qui fatti di che io mi dol- go forte . le risposte seguitan cattive di che nascon parole per che. dal quale io sono più che la . e dalle parole si perviene a' fatti: . . miei fratelli ma poscia volta 1' m' ho pensato che ambasciate per . vestito di panni bruni assai onesti for. . amata 5 né alcuna cosa disidero clie da lui . perché pare che suo amico slate . e questo avvertimento te renda a comprendere. ne son taciuta . ninna rea gna come sarei so il . perciocché questi cosi modi fanno soven- te senza colpa alle oneste donne acquistar biasimo Hommi a' posto in cuore di fargliele alcuna volta dire . se io pur pensassi cosa ninna che contro suo onore e piacer fosse. acciocché ma. Ora uno femmina fu mai del fuoco dedel quale nel vero io non . io . riprendere castigar con parole. 1' assedio 5 né posso farmi nò ad uscio né a finestra egli nò uscir di casa.. pare che m' abbia si posto .

fatta la confessione e presa la peniten- za . suoi : e da' più di lui levatasi frate a casa se Al santo ne il non dopo molto. le quali per avventura son disposte a que- ste cose e placerìà loro d'esser guatate (i) e vaglieglui . 3 . E . sicuramente gli dite che io sia stata quella che questo v' abbia detto. . . le promise d' operar le si e per tal modo : che più da quel cotale non noscendola ricca molto e della limosina. sarebbe dato noia e cocarità . bas- so la testa santo frate comprese incontanente che . T. e il si proferisce con T accento oclla prima. giale da laddove a me è ho . ^7 e pregare altre dobbiate riprendere . detto questo Il quasi lagrimare volesse. che più questi modi non tenga EgH ci sono dell' donne assai . tiratoi da parie . anima de'morne tornò era . di colui dicesse di cui veramente diceva e commea* buona . e siamevene(ia) doluta. modo il riprese dello intendere e del guardare (i) che egli credeva che esso facesse a Guatare gaarclare. ed è di quelle che allega Bembo che ai reggono cinque •tllab* aoUo UDO accento DECAM. NOVELLA Iddio che voi di ciò il in. (a) Siamei'ene. col quale poiché d' una cosa e . me ne sia a voi.. ricordandosi dei conforti datile dal frate dell' opera della limosina empiutagli nascosamente l' la man dì denari li . esser vero che ella di. E quinci . il pregò che messe dicesse per . il . II. le lodò l' opera della suo bisogno raccontaudole s' A cui la donna disse: io ve ne priego per Dio. gravissima noia. 1' si come a colei che in niuuo atto animo disposto a tal materia . data mollo la donna di questa sua disposizion fermamente credendo quello ceva . . si come usato ven- valente uomo . e egli questo negasse. d' altra ebbero insieme alquanto ragionato per assai cortese .

. ]Ma la donna dopo costui cosi piacea ella a come disiderosa di volerlo ella gli più accendere e certificare dello amore che portava tornò . 38 quella donna Il . te lei queste ciance omai cotanto . percioccliè tu : non puoi ella non lio queste cose sapute da' vicini medesima dico io di forte di te dolendosi me non l' ha dette . faccendo sembianti che altra faccenda ne . e postaglisi nella chiesa a sedere .. . preso luogo e tempo . ma . senza j troppo indugio la sagacità della donna comprese e mostrando alquanto di vergognarsi intramettersene per innanzi la casa n' : . al santo frate se a' ne . ella è dessa lei ti e perciò per onor di te . il frate non lasciò dire . E quantunque a . . se cagione continuò di passar per quella contrada alquanto già accortasi che egli a lei . quale sempre attenta . se . piedi . sare davanti a casa sua e cominciò a volersi scusare 5 ma lo . si come colui clic mai guatata non avea e radissime volte era usato di pas. E vedendol venire . . stava ad una picciola finestretta per doverlo vedere. GIORNATA TERZA si come ella si gli aveva dato ad intendere . a piagnere incominciò 11 frate questo vedendo la do- . disse di più non . tanto lieta e tanto graziosa gli si mostrò il che egli assai bene potè com- prendere sé avere frate : vero compreso dalie parole del e da quel di innanzi assai cautamente con suo piacere e con grandissimo diletto e consolazion della donna . disse egli : or non far vista di maravigliarti né perder parole in negarIo . e per consolazio- priego te ne rimaughi e lascila stare in pace valente uomo più accorto che '1 santo frate . mai ne di Il io ne trovai alcuna di queste scioccliezze schifa . se vi passasse. . fos. valente uomo l' maravigliò . ti stean bene ti che . e dal frate partitosi la dal- andò della donna .

NOVELLA mandò altre HI. ho voluto fare nò dire cosa alcuna che sto la . . e. quasi come se io non avessi delle borse e delle cintole mi mandò una borsa e una cintola il che io ho avuto od ho si forte per male che io credo. avea che gliele ri- portasse e brutto commiato datole. oltre a que- avendo rcnduta indietro la borsa e 1' la cinto- alla femminetta che recata . per vo- amore non io avrei fatto nt^ il diavolo . Certo no disse la donna anzi . poiché io mi ve ne dolsi . ma egli ò stato si ardito e si che pure ieri mi mandò una femmina in casa con sue novelle e con sue frasche. la richiamai indietro. od acciocché voi gliele rendi sue caso . . . ]K'rolocclu'^ io credo che egli sia nato per mio grandissimo slimolo lieta . il guatarmi sfacciato gli fosse basta. E or volesse Iddio che ilpassar\-ie to. non s' è egli rimaso di darti più noia . : . credo che poscia vi sia passato sette . tolsi di mano. e per farmi far cosa che io non sarò mai né mai ardirò poi il di più ponuivi a' piedi . na rispose piiilrc mio le novelle che iu ho non sono . si coni' io intendo che elle fanno alcuna volta. Come ? disse Irate . . io vel faccia io gih prima assapere E . io ho laute borse e tante cintole io l' affogherei en- . come per un dispetto avendo forse avuto per male che io mi ve ne sia doluta. ma . pure mi sou rattemperata . e piena di stizza gliele bolla recata a voi . temendo che io 1' ella per sé noli la tenesse e a lui dicesse che avessi ri- cevuta.. e poscia . per ogni volta che pasqwasi sar vi solca. ella ave&sc • 39 La «Ioa- pietosa mente : che novelle . diate e gli diciate che io non ho bisogno che ve porciocch«> . se io stro uou avessi guardato al peccato. che dì (|uel mnlndclto da Diu vostro amico 1' (li cui io lul vi rnmmnricai allr' ieri . mio . la merco di Dio e del marito .

4o tro .' mamma mia . io il dirò al ma- mio e a' fratei miei. il ma . lodo molto che il l' mio consiglio Io al- ed egli m'ha male tra . mi vi senso che. attenuto quello che mi promise: per che per quello e per questo che nuo- vamente fatto ha io gli credo per sì fatta maniera ti rij scaldare gli orecchi. non ti lasciassi il . se ricevere dee . . bene trasse E detto questo. che egli più briga non darà e tu colla benedlzion d' Iddio all' ira . che io sarò sempre e testi- dinanzi a Dio e dinanzi agli uomini fermissimo monio colei della tua onestà . la quale mi pare . il quale pienamente credendo ciò che . GIORNATA TERZA E appresso questo. e non domandano altro che lira osi ne^ e spezialmente la e cattivella. e avvegnane che puòj che io egli riceva villania . turbato oltre misura la prese li . riconfortarsi alquanto e lasciate queste parole . se egli di rito questo non rimane. come disse : che . tuttavia piangendo forte si di sotto alla guarnacca una bellissima e ricca borsa con una leggiadra e cara cinturetta. . vincer tanto : che tu ad alcuno de' tuoi dicessi che gli ne potrebbe troppo di mal seguire Né dubitar che mai di questo biasimo ti segua . l' avarizia sua e degli altri conoscea messere renti . La donna fece sembiante di . che io abbia biasimo per lui : frate . ho molto più caro che ne sta la . sì come si a padre . a queste notti mi sono appariti più miei pa- e parmi che egli sieno in grandissime pene. io non me ne ripresi maraviglio. don: na diceva glmola . e gìltolle in grembo la al frate. né te ne so ripigliare tu in questo segua tr'ieri. e disse fi- se tu di queste cose crucci j . sì afflitta che è una pietà a vedere Credo che ella porti gran- dissime pene di vedermi in questa tribulazione di questo nemico d' Iddio: e perciò vorrei che voi mi di- .

f Io credo che il modiast de' Lumlutnli altro non che una cor- nisione della voce toacana madie». ser Piillo. 11 santo frate lietamente prese. borsa e la acciocché al frate non togliesse fede di ciò. lolle dalgreco. mandò qual venuto. disse: mais! (3). quale ripetendogli le parole altre volte dettegli e di nuovo ingiuriosamente e crucciato molto di ciò parlandogli la . me 1' ha recate^ di vedi se tu le conosci Il valente uomo mostrando vergoguarsi forte. e dis/ace lo core e la mente. che egli doveva aver il fatto. Ma il fiale acceso come il può' tu negare malvagio uomo? eccole. se forse data gliele avesse la forte disse: donna. autoti del secolo in vece di pcnace. 4« le quaranta messe di «anGri- vostro orazioni. (i) "t Fuoco pennttce (tlcKo così in dissero tal\olta Ptnnace buon non in burla. che dice m. incontanente s'avvisò che egli avrebbe novelle dalla donna ^ e aspettò che dir il volesse frate. e sono •ccortiile ila quello the i LoinlMirdi dicono mtidest e madiasi. acciocché Iddio gli traggli il ga di quel fuoco pcnuncc (i)j ^ ^^^1 detto. c/i' Peri (a) (T un foco assentbru pennace^ Che mi (S) 3Jai.NOVELLA CMte per r anime loro gorio e (Ielle ni. che io le conosco. beffare ingannare. ma seriamente gli ant. che ellu medesima piangendo .tlc In divozion di costei. In la- E partita la donna . hmh) fuoco prtinre. toci tulle. maino.idia.ù. assai la tiepidamente negava sé aver mandata cintura . 11 . usala da iìa Gìotdano • da alui . per quel eh' io cretlo. cioè certo à. Rim. la e con buone parole e con molli esempli coufcraiù dni. il riprese che detto gli avea donna . cioè per Cìkx'c sia . eerto no. in poso mano un fiorino . . e sciò andare. non accorgendosi che per l'amico suo: il egli era uccellato ('j). Uccellare. Matt. sua benedizione. Il valente uomo» che ancor non vcdea a che frate riuscir volesse. e \edeudoI turbato.

cosa aspettando se . senza che hisogno di ricorrere pi da qualche dotto. S'è aggiunta aflermativa mai per dare più di forza affermazione. Cosi di eziam. poiché che mai di questo voi non sentirete più parola . dio per s' maisempre . ma die si all' e maìsi. ma le i Toscani 1' usarono medesima- mente. e. come e in parte n' andò dove cautamente fece egli sua : donna vedere che che ché la avea e 1' una 1' altra cosa di donna fu molto contenta. donna e del bel dono. come (i) sl può vedere dopo nella Cofanarla di Francesco d'Ambra. al- Menagio che maisì derivi dal latino magis particola sic. acciocché vedesse che se n' è tolto fosse via l' i ). migliori edizioni. e più ancora perciocparca che'l suo avviso andasse di bene in meglio. madie. . fu fatto eziandio. anzi quella del 1627 ha .. pregato che più a queste cose non attendesse avendogliele promesso. le E ninna altra non che il marito an- dasse in alcuna parte per dare all'opera compimento. 42 GIORNATA TERZA givirovi clie . t £'Z dopo. e alla particella mai s' è aggiunta la voce di una certa proprietà di nostra lingua di ammettere soprappià (pesta voce nella composizione di alcune particole congiuntive. con plcclola variazione alla madie e madiesì. lingua greca . . che in vece di anclie solcano dire gli antichi toscani. e di avvegnaché avvegnadioche io scriverei Di sl là evenuto madia (che più volentieri mcC dio . Il valente uomo lietissimo e della certezza che aver gli parca dello adal frate partialla mor to fu della . all' alla slessa guisa die con aggiugnere la medesima particella è fatto avverLio sempre. a mala pena conosciuta in que' tem- la quanto poi a madesi. e confessovi che io feci malcj e io cosi la veggio disposta . non molto dopo a convenne al marito andare infino a Genova E come scrillori del Il l' egli fu la mattina montato a cavallo e anda- tempo suo. il ed egli licenziò. avvenne che per alcuna cagione questo . e il Cosi hanno tutte ec. è da notarsi che usano i questa voce non solo Lombardi . Dicevano -vuole sl la essi madib. Ora le parole fur la molte : alla fi- ne il frate : montone diede e '1 borsa e la cintura allo a- mico suo dopo (i) molto averlo ammaestrato e . .

se questa è bella cosa ed ò da sofTerire . quan- do io destatami . perciocché poi più noi Ora zi . IIL al santo frate. alla finestra : della la quale è sopra il giardino e gik aveva la finestra aperta e voleva nella camera entrare. . . se non che egli . e aveva cominciato . dello.. per amor . subito mi levai . corsi e ser- ragli la finestra nel visoj egli nella sua mal'ora cresentii do che se n' andasse . vedetel voi: io per me non io intendo di più comportargliene. che ancor dentro non era mi chiese mercè per Dio e per voi io nac(pii dicendomi chi di voi tacqui . NOVELLA lo vin . così la donna n'nndò molte qucrìmonio piangendo gli disse: padre mio : or vi dico io bene elio io non posso più soflcrìre ma percioccliò l'altr'ieri io vi promisi di ninna cosa fame che vi } io prima noi vi dicessi . anzi diavolo del ninforno (i) mi fece stamane poco innanzi mattutino gli facesse . Ninferno sclienosamcntc il \ Forse Boccaccio noi disse scherzosamente. Trovasi così ninferno come inferno fra Giordano e m-lla Inlrodutione il alle Virtù gli e in quelP aureo secolo: ed Salvìati ossena che auturì del trecento or si delV una or dell' altra di queste due tocI ji servivano. piagnere e di rammaricarmi io vi voglio dire ciò . inferno. son vemitn ad Iscusanni- e acciocché voi crediate che io abbia ragione e di . se non che stamane ora che io v' ho detta egli entrò in un mio giardi- no e vennosene su per uno albero camera mia . 43 e dopo . essendoché qiirsU a' voce era usilalissìnm e nelle Predidie nllrc scritture di ili tempi suoi. anIl ne (i) gli ho bene per amor di voi sollerte troppe. e ignuda come ed . lo non so qual il mala ventura assapere che j marito mio andasse icrmattina a all' Genova . e come giudicavano tomaue meglio aWoreccIUo. che il vostro amico. egli era: laonde io udendolo. a gridare e avrei gridato. a lor fantasia . . può cretlere.

senza più dire . da un il altro . io Ora ecco . A cui la donna rispose lui egli lodato . disse la per questa volta re: non vi voglio turbare si né disubbidi- ma si adopeiate che egli guardi di più noiarmij che io vi '. se io posso tanto fa. giudica che ben sia fatto. mio . e fu chiamato . se non che questo fatta cosa . Disse allora altro figliuola. sopravvenne . così ancora questa volta facci cioè che senza doler. Ha per è molto spesso usa Bocc A l'edere. che. dovevi . Io vi di- co eh' e' fu egli . e non sapeva clie dirsi se non più volte egli domandò dio. quasi turbata dal frate la si Né il . come due volte seguito hai . . lasci fare a me a vedere (2) se io posso raffrenare questo diavolo scatenalo.44 frale GIORNATA TERZA udendo questo. dislea- (1) (a) (3) i. consiglio. fu il più turbato . era appena ancor fuor della chiesa don- na . se ti non potrò infino ad ora con la mia benedizione 1' do la parola (3) che tu ne facci quello che ti animo donna. di . che io credeva che fosse un santo tolga . di dire dar la parola ia senso di ptrmetlere . uomo clie del monla do . : e . mandamelo come ti Ma io ti \oglio pregare poscia che Iddio guardò di vergoil gna . E (legna di osservazione questa forma il . prometto di non tornar più per questa cagioe . dal frate quale da parte tiratolo esso disse la maggior villauia che mai ad uomo fosse detta. è slato troppo grande ardire e troppo far mal e tu facesti quello che facesti . qui non ha (i) da dire . e perchè il frate: negasse non gliel credete. se io se ella aveva ben conosciuto die : non fosse stato altri. ne a voi parti . cioè per vedere. che valente al uomo . re che io io il da questa bestialità bene sta j e . tene ad alcun tuo parente . sia Id- non conosco ancor .

spergiuro e traditur chiamandolo . priuiieraniciUo disse . e con . Mnrt. Rolli. ingegnandosi di farlo parlare p<'rchò questo cruccio ? . Etti egli da stamane a mattutino in qua stù uscito di mente ove 1' avere altrui ingiuriato al ? ove fo- stamane poco avanti io io giorno ? Rispose tosto il il valente uomo: non so il mi fui: mollo ve n' è giunto messo. et divenuto ec: e nella edisione del iSi"] ecco uomo. messe: re ? ho io crucifisso Cristo ! A cui e' il ! frate rispose egli ve- di svergognato odi ciò eh' dice parla né più nò meno come se uno anno o due la fosser passati. Egli è il vero. e cori hanno pa- rimente due impressioni citate nel Vocabolario. riprensioni. ma in collera) Ih messere. . le e 45 Costui . duliliie. né afTermaTan* in tutto. che ti messo me n'è il giunto: io m'avviso che tu to credesti. Così leggono anche i Deputali. perciocché ti mari- non c'era. apritor di giar- dini e salitor d' alberi Credi tu per improntitudine questa donna la notte . (5) Hi meceere Non t (dello per isrherio. (4) b le divenuto. eh' i divenuto ec ImpronliiudùUf óoè importunità. Nel testo Minneili i ecco onesto onesto (5) uomo. e R. G. donna dovesse incontanente : ricevere in braccio Hi meccere (3) ecco onesto uo. che la gentil . stando attento.NOVELLA in. e per lunghezza del tempo avesse le sue tristizie e diso- nestà dimenticate. altre \oIte conosciuto frale che i gih due avea che montavano . ptr maldieeme. (5) vincere finestre su la sautilh di che le vai alle per gli alberi lei ? Ninna cosa è fai al mondo . mo I é divenuto (4) andator di notte . Irovansi queste tocì di dìspreuo nella tre edisioni d* A. disse il frate. . mordimenli (1) di questo risposte perplesse (2) . che a dispiaccia come tu j e tu pur (1) (9) 3fordimenti Perplesse. ambigue che non negavano. ed è TOM molto antica.

conceduta ho . ma ad instanzia de' prieghi mici . mol- te altre notti con pari letizia insieme si ritrovarono : alle quali io priego Iddio per la sua santa misericordia cbe tosto conduca voglia ne me e tutte l' anime cristiane cbe hamio . ragionando e ridendo molto . donna mise La quale con grandissimo . come meglio seppe il e potè con molte ampie promesse l'accbetò lui partitosi . non per amore clie ella porti . ella ha infino a qui. se n' entrò nella ca- mera bella e . lasciamo stare clie ella te r abbia in molte cose mostrato. sollazzarono E dato ordine si fecero cbe senza aver più a tornare a messer lo frate. nelle braccia della sua . cosi egli nel giardino entrato e su lito e per lo albero sa- trovata la finestra aperta ^ . come più si tosto potè. della semplicità del frate bestia biasimando i lucidilet- gnoli to si . molto becosi ti ne ammendato per vo' dire ti : miei gastigaraenti Ma . derio avendolo aspettato lietamente il ricevette di- cendo t' 1' : gran mercè a messer lo frate cbe così bene . vai riprovando In verità . insieme con gran a' lor fatti . alcuna le spiail ci cb' ella faccia parer suo Cbe farai tu. essa non tacerà più. insegnò la via da venirci E appresso prendendo un dell' altro piacere . se ella dice a' fratelli? Il valente uomo. li ma tu ti se' . avendo assai compreso di quello cbe gli bisognava . desi. taciuto di ciò che fatto bai l' ma . e' pettini e gli scardassi . in cosa . 46 ti GIORNATA TERZA . frate : e da come il mattutino della seguente notte fu. la licenzia cbe il se tu più.. .

. e disse : ora appresso Panfilo . (3) t Spirituale è nclT ctlijùoDe del 1718. non Rvea che una donna ed una ad alcuna arte attender chiesa . Mart. e fu chiamato frate Puccio: e seguendo questa sua vita spiritale (3) . sai as- persone sonoclie mentre che . che dato allo spirito . la preghiera da l'ilo- mena ultimamente fatta . IV. Brancaùo tcto nome. ma ora dic« comunemente Panerà^ tio . . vicino di san Bran- un buono uomo e si ricco. essendo tutto quegli di san fece bizzoco di Francesco. poi-. tempo sì come voi potrete udire intervenne Secondo che cazio (a) stette io udii gih dire. si tacque avendo Dioneo con dolci parole molto la ingegno del- donna commendato e ancora . la Reina ridendo guardò ver. perciocché altra famiglia fante . mente rispose clic volentieri e cominciò Madonna. so Panfilo . . insegna a frate Puccio come egli difncceìulo una sua penìtenzia : la quale frate Puccio fa.e don Felice si in questo mezzo con la moglie del frate dà buon tempo. . non ha ancor lungo . essisi sforzano d'andar- ne in paradiso il senza avvedersene vi . . continua con alcuna piacevol cosetta il nostro diletto. mandano altnii : che ad una nostra vicina (i) . finita la sua novella l' . 47 NOVELLA Don Felice vctrà beato . JL oicìiò Filomena . il quale fu chiamato Puccio di Rinieri . gli . Panfilo presta. né per questo la bisognava usava molto E perciocchò uomo idiota era e di grossa pasta (i) (a) Ad un nostro vicino hnnno alcuni è il tosti a si penna.

que il monaco a casa di fra Puccio . e bucinavasi (i) che egli era degli scopatori . giovane anco- fresca e bella e ritondetla che pareva una mela casolana. 4S alle i GIORNATA TERZA . perchè quei che sono di tai compagnie non sanno ne si conoscono •J- Uà boce. Continuando adun. si. si diceva cosi Ja qnalcK" uno. faceva molto spesso troppo più lunghe diete che voluto non avrebbe^ e quand' ella si . stava messe. La moglie che monna Isabella avea ra di venlotto in trenta anni ta. gli antichi toscani. avendo la sua condizion . o forse scherzar egli le con lui ed raccontava la vita di Cristo e le . e si questo dice. uè mai falliva che alle laude . per . diceva suoi paternostri andava alle prediche . santità del marito e forse perla vecchiezza . è Tenuto bucinare (2) come da voce vociferare Acuto. na era e d' aguto (2) ingegno e di profonda scienza col qual frate Puccio prese una stretta dimestichezza. talvolta a casa e a dargli desigli nare e cena altresì secondo che fatto \euia 5 e la donna per amor di fra Puccio era sua dimestica divegli nuta e volentier faceva onore . cono- . che in luogo . nome . . sarebbe voluta dormire . secolari esso non fosse . prediche di frate Nastagio lena gi . di san Brancazio il quale assai giovane e bello della perso. o il lamento della Madda- o così fatte cose. . un monaco chiamato douFelice conventuale .. Tornò in questi tempi da Pari. e veggendo la moglie così fresca e ritoudetta s' avvisò qual dovesse (1) Bucinavasi cioè si bisbigliava . e digiunava e disciplinava. mostrava santissimo se lo incominciò Puccio a menare . . solvea sciuta frate e oltre a ciò gli si . che cantavano . gli E perciocché costui ogni suo dubbio molto bene . di voce solcano dire .

e pensossi se egli potesse Puccio. molto monaco avea gran venne pensato un modonna in casa sua Pucrio in casa fosfra do da dover potere senza sospetto se. come prima lei venne . quantunque bene all'opera la trovasse disposta a . ewere quella cosa della quale difetto . essere colla non ostante che Ed .Ma. Puccio. che la ella il sanno e non vogliono che .NO\TXLA IV. perciocché . si mostri . Frale Puccio divenuto disidcraso di que- sta cosa. se non sua e in casa sua non polca perdio . di che gli malinconia E dopo . fra il Pucc io non andava mai fuor della terra . con grandissima ina giurare stanzia che gliele insegnasse e poi che . che tutto alla tuo desiderio ò di divenir santo qual cosa mi par che tu vada per una lunga via . con ragionò il suo piacere. Ik dove ce n' è una che è molto corta gli altri . prima cominciò a pregare . di volerla supplire. . ed rato molto . so e egli E postole rocchio addos- una volta e altra nella bene astutamente. la quale il pa- pa e usano l' suoi maggior prelati. . che tu a ninna persona io la del t' mondo appalesassi e volessila seguire insegnerei. essendosi un : dì andato a star con lui frate Puc. dover dare compimento non esser col si si poteva trovar modo. tanto fece che r accese che aveva destro gli egli: di che accortosi mente quello medesimo desiderio il manaco. in- contanente sarebbe disfallo si come quello al quale più i secolari né con limosino né con altro attendereb- bono. Ma . 49 maggior per tot fatica a fra ella patisse . hammi .pcrciocchètuse' mio amico. cio gli disse così io il ho gih assai volle compreso fra . ordine chericato che più di llmosine vive . ono- dove 1' io credessi . voleva j perciocché costei in niun luogo del fidare mondo in casa si ad monaco .

e in que. Io non dico che dopo sii i la penitenzia tu non . . peccatore . zia '. guardando il . . maniera . se tu quelle volessi appoggiare ad alcun cavigliuolo sta puoil fare. GIORNATA TERZA se nou quanto gli piacesse . . acqua bene- come ora fanno i veniali Convlensi adunque l'uomo principalmente con gran diligenzia confessare de' suoi peccati. che esso seguir la potesse il . e tenendo piedi in terra j distender braccia a guisa di crocifisso e . . la non che da fem- mina . mia tavola molto larga . oltre a questo . cielo star senza muoverti . anzi se n' andranno con . per quella perdonati. se tu fossi littcrato cei'te ti converrebbe in questo mezzo dire io ti orazioni che tre- darei : ma . perchè non se'. stando tu in pie gli vi possi le re. di mettervisl . ordinata in guisa che ni appoggiare le . ad alcuno noi direb- be. affermando clie. ti converrà dire cento paternostri con trecento avemmarie a reverenzia . disse mostrerò . se tal fosse. un di- giuno e una astinenzia grandissima la qual convien altra ti che duri quaranta di 5 ne' quali. monaco e io la ti Tu dei sapere che i santi dottori tengono "che a chi vuol divenir beato la si convien fare penitenzia che tu udirai . ma intendi sanamente. propria tua moglie si convie- ne astenere E . Poiché tu così mi prometti. come tu ti se'j ma avverrà questo che peccati che tu hai infin all'ora della penitenzia fatti. ma da toccare . quando viene a cominciar la peniten- e appresso questo gli convien cominciare . tutti sì purgheranno e sarannoti . conviene avere nella possi la notte tua propria casa alcun luogo donde tu vedere il cielo 5 e in su 1' ora della compieta andare in questo luogo e quivi avere .5o mai . scritti e quegli che tu farai poi non saranno 1' a tua dannazione detta . punto infino a mattutino E .

il 5i . que in coiicordia . tu sentirai maravigliosa cosa della beatitudine . Fui . ella voleva con esso lui digiunare . e quivi dire certe orazioni che io ti darò scritte . alla moglie disse ogni cosa. ma fare altro la no Rimasi adun. E faccendo questo si come io feci spero che anzi che la fine della {wnitenzia ven- ga . disse che di queface- bene che j per l' anima sua va . su la compieta ritorna. come mat- te ne puoi '1 se tu \uogli . essere stato creatore del cielo e . stando in quella . e riguardando ciclo sempre aver memoria Iddio . alla cliicsa e «juivi udire almeno tre messe e dir cinquanta paternostri ed al: trettante avemmarie e appresso questo con simplicità . partitosene e andatosene a casa ordinatamente con sua licenzia perciò. della terra e la passion di Cri. e poi in . ella era contenta e che accioccìiò Iddio gK facesse la sua penitenzia profittevole. etema se con divozione : fatta V avrai . per che parendole sto e d' ogni altro assai buon modo egli . senza le quali non re al gih . ciò che monaco voleva dire. frate Puc- cio cominciò la sua penitenzia . mudo detto . . na appresso si vuole . maniera che tutino suona su la croce. e raesscr lo mo- naco convenutosi colla donna ad ora che veduto . La don- na intese troppo bene .sto stette egli in .nudare . fare alcuni tuoi fatti. Frate Puccio . venuta domenica . se a far n' hai alcuno e poi de- sinare. e da liy .NOVELLA della Trinila nella . si può fare. e deesi assai ben poter fare di e perciò io vo: nome Dio cominciar domenica . e cosi vestito giitarti sopra letto tuo. disse allora (juesta non ù tioppo grave cosa } nò trop- po lunga gho al . IV. andare. e dormire: e la matti. ed essere appresso al vespro nella chiesa. per lo star fermo infino a matil tutino senza muoversi.

. avendo già detti cento . seco sempre recando e ben da mangiare e bea da bere . . la sera non cena il Credettesi frate Puccio che digiuno le fosse cagione di si . de' suoi paternostri fatto . che i dimenar ciò che ci è Disse allora la donna (i) Fatto punto. Era il luogo. non poter dormire detto . ma tu poiché pur hai voluto fare : non pensare a ciò . . marito mio mi dimeno quanto io posso. e frate Puccio tornava al letto. ch« _fiaita una sentenza. ruzzando alla scapestrata messerlo monaco troppo colla donna ella ed con lui. ora del mattu- andava il . non digiunare j . quale frate Puccio alialo alla aveva alla sua penitenzia eletto camera nella quale giaceva la diviso.5a GlOPtNATA TERZA essere. e domandolla ciò che . le non poteva più delle sere con lei se ne veniva a cenare. parve a frate Puccio sentire alcun dimena- mento di palco della casa: di che. poi con lei si giaceva infino tino^ al quale levandosi se n' all' . donna . o vero di . traslazione della scrittura. na era ) e forse avendo cagion di ridere rispose dii-e? : co- me non sapete voi quello che questo vuol dimena ora io ve l'ho udito dire mille vollej chi tutta notte si . ella face- La donna . fa puuto fermo. Ó0& fermatosi. che motteggevole era mollo la bestia di . né da altro era da quella che da un sottilissimo muro: per che. pensa di riposarli fai tu dai volte per lo letto . Disse allora frate Pucdir questo dimenare aria ( ? che valente don. punto (i) quivi chiamò la donna senza muoversi va . cio come ti dimeni? che vuol La donna ridendo e di buona : . e per- ciò per lo letto dimenasse: per che egh di buona io t' fede disse : donna 1' ho ben tali . forse ca- valcando allora san Benedetto : . san Giovan Gualberto io rispose gnaffe .

(questa notte innanzi fatto in altra parte della casa . Continuan- do adunque in e la douna col cosi falla maniera il frate la pcnitenzia^ . 4 . la peni- Puccio si consumasse (a) modo trovò di cibarsi in altra parte con lui. . gran divizia (») Non se ve ne caglia t noo te ne curate. donna e messcr monaco da tempo fe. Di che ( acciocché ullime parole non sleuo discoi*danti alle prime ) av. faccendo pcnitenzia . Slettesi a' adunque cheto : frate Puccio e rimise roano lo suoi paternostri e la . clic . io. si s'av- vezzò a' cibi monaco cbe . . E parendo mollo bene stare del alla donna. venne che dove frate Puccio . lungamente slata tenuta in dieta tenzia di frale ancora che . Consumasse II* cioi Jlniise posto al modo latino. ordinare un letto . T. non ve no fate 53 eli' i* caglia (i) no) io so io ben ciò mi fot pur ben voi. e con discrezione lun^ ga mente ne prese 1' il suo piacere . da andarvi tosto gli avca mostrata la via» e moglie che con lui in gran necessith vivca di ciò ^ mcsser lo monaco le fece « come misericordioso . essendo dal marito . per la quale noi abbiamo guadagnato pa- radiso. avvertilo. sé credette mettere in paradiso egli vi mise il monala clie co . voce iiroTcnsale e atollo u»u(a: ma calere esxntlo Terbo impersonale non ha (a) non le terse persone. In quello quanto durava . e poco stante dalla penilen/ùn a quello se ne venia frale Puccio. DBGAM. se io jwlrò. non »o ne mettete yttnùe- to. monaco il suo diletto più volte mot- teggiando disse con te lui: tu fai fare la pcnitenzia a frail Puccio. il della pcnitenzia di frate Puccio sta si cou grandissima se n' stavano } e ad una ora il monaco andava e la donna al suo letto tornava.NOVFXLAIV. che farò bene .

non per malizia . e per quello con licenzia di lui parla alla sua donna. e secondo la sua ri' sposta poi V effetto segue . mi ca- piace di raccontarvi Fu valier in Pistoia nella famiglia dei Vergellesi un nominato messer Francesco . uomo della mia opinione non sarebbe venisse . perchè forse ogni . 54 GIORNATA TERZA NOVELLA // V. ne stava in pensiero Era allora un giovano . uomo molto ricco e savio ed avveduto per altro ma avarissimo senza modo : il quale dovendo andar podestà di Melano . . . Zima dona a messer Francesco VergcUesi un suo palla/reno . sappiendo che altri non sappi nulla si j li quali spesse . quello che ad un cavalier pistoiese n' addil'ordine dato del ragionar seguitando. ed ella tacendo. ma me . volte. così cominciò a parlare. risa delle Donne finita la novella di frate Puccio quando donnescamente la Reina ad Elisa impose che seguisse. nò trovandone alcuno che . Credonsi molti. mentre altrui to sé credono uccellare dopo : il fat- da altrui essere stati uccellati conoscono follia per la qual cosa io reputo gran quella di chi si mette .. senza bisogno a tentar le forze dello altrui ingegno Ma . egli in persona dì lei si risponde . betta che La quale anzi acerper antico costu- no . . re fornito s' se non j d' un pallafrcno solamente gli che bello fosse per lui piacesse .veva Panfilo JLJLi non senza . d' ogni cosa opportuna a dovere onoievolmente andaera . molto .

tanto da ogni separato . udito non sia Il cavaliere da avarizia tirato. acciocché Il Zima do- gliele profercsse in dono. che da lei . che alla egli avrebbe per amore il Zima sua donna portava. Zima udendo : ciò. vi piacesse. zione (i). ser Francesco fu chi gli dicesse 1' che se egli quello 1' addimandasse quale il . ({uando detto V ebbe come agevolmente poteva (i) "t pallafreno guadagnare. egli volesse . pallafreno ma il dono il bene avere . le Cioè di oscura imscila. in venil domandò il suo pallafreno. uom che io da altrui . rau- la quale era bellissima e onesta molto. e sua bclle^zaj ed esseudu ad la uom pubblico . quando non : potreste per in mio . lui vagheggiare moglie di metr . e rispose al cavaliere messere voi .. V. e sperando di dover bef. lito della ma . 55 di piccola na- il cui nuiuc era Ilicciardu ricco molto . il (|ual(! *ì ornato u »l pu- persona nudava il che generalmente da luUi . . gli pia- c([ue . . con que- coudi/àone che io . era chiamato Zima (a) e avca lun^o tempo amala l' a VDghe^'^iata inlclicemenle la donna di mcicier cesco . che sari stato cagione drl »u|^tciinuga>e di Zima dato a costui. Messcr Franceil sco da avarizia tirato. Ora belli pallai'reni di la aveva costui un de' più avevnlo molto caro per ogni Toscano . al (a)Qa»nlo stire pulito Ziiua non vi ò «Uro ae non che atzimarsi tuoI dire ve- con una iprcie di ricercata lindura. rispose che gli piacca e quantunque . NOVELLA in Pisluia . . E lui nella sala del suo palagio lasciato alla an- dò nella camera donna il i e . se voi mi naste ciò che voi avete al via di vendita avere poti'estc voi sta il mondo. lattosi chiamare dita gli Zima. far costui . prima che voi prendiate possa con la grazia vostra e in vostra presenzia parlare alquante parole alla donna vostra .

. niuna cosa avete qua! che ella si sia . . fervente che mai uomo ad mentre alcuna donna portasse la e cosi senza fallo farò j mia mìsera . . ma ben . e il simigliante delle mie cose E acciocché voi di questo . che vi piacesse .56 GIORNATA TEUZA il impose che ad udire Zima . . prendiate cortissimo argomento vi dico che io mi re- puterei maggior grazia. e cosi cominciò a dire esser certo valorosa don- na . ne conto . La donna biasimò molto questa ma pure convenendole seguirei piaceri del ma. come di me . o cara o vile . in voi sono le quali avrebbon forza di pigliare cia- scuno alto animo di qualunque uomo . che voi . egli mi pare . che voi cosa che io far potes- mi comandaste che io non terrei che. disse di farlo e appresso al marito andò nella il sala ad udire ciò che i Zima volesse dire . e perciò non bisogna che io vi dimostri con parole quello essere stato il maggiore e il piìi . Il quale avendo col cavaliere patti rifermati da una parte colla della sala assai lontano da ogni uomo : donna si pose a sedere . che tanto vostra possiate tenere e cosi in ogni atto farsìa . amerò E per questo vi potete render sicura che . vita sosterrà questi più v' che . vo- stra bellezza la qual senza alcun fallo trapassa quella di ciascun' altra stare de' che veder mi paresse giammai^ lascio costumi laudevoli e delle virtù singolari che . tutto il mondo prestissimo m'ubidisse Adunque se cosi son vostro come udite che si . siete si savia. si guar- dasse che a niuna cosa che egli dicesse rispondesse né poco né molto cosa rito . comandando io. . . se di là come di qua s' membri e ancor ama in perpetuo . da quanto che io mi . che assai bene a già è gran tempo avete potuto comprenla dere quanLo amor portarvi m' abbia condotto . venisse . . . .

Per acciocché ciò non ar\ cnga . liieman nel vostro cospetto . NOVFXLA sono . E (1) t Pentire dissero l'iisa li antichi più voleutirri die pentirt. ora che sovvenir . si nutiica} la che la vostra benignità sia tanta e sì ammollita . vo- stra passata durezza verso me dimostrata che vostro sono . me micidiale E . e morrommi . e non E sì come umilissimo servidur vi priego. sperando in voi. dalla qual sola ogni mia pace» ogni mio bene e altronde. di- murn Spero tanta essere la vostra cortesia che non riceva soifcrrete che io per tanto e tale . a mi- sericordia di me vi movete il perciocché in voi sola farmi il . amore morte . ghi r altiero vostro animo non inchina senza alcun fallo verrà d'\ meno . . . mi il potete di ciò v' incresca . per guiderdone ma con lieta risposta . Qui i to iu di iiunic ed ctjuÌTalc a peiUiincnlu . porgere i 57 prieghi non immeritameate arilirò di miei alla vo&lra altezza. . e piena di gra- zia riconforterete gli spiriti miei tutti li quali spaventati quinci tacendo . viva . se a' miei prie. e potrete esser detta la . V. dovene alcuna volta d' averlo fatto . che io dalla vostra pietà liconfortato possa dire la vostra bellezza : che . più lieto e più dolente uomo che . . così per quella av er la vita la quale s' . ricordia del Zima mio! e questo pcntere (i) do luogo che . come per innamorato sono . vi sarebbe di maggior noia cagione . la mia salute venir mi puote . lasciamo stare che mia morte rimorden- non vi fosse onore nondimeno credo che la couscienza . e anzi che io muoia . ve ne dorrebbe e talvolta meglio disposta con voi mo desima direste : deh quanto mal feci a non aver misenon aven. caro mio bene e sola speranza dell'anima mia (che nellu amoroso fuoco..

58

GIORNATA TERZA
mangli ocelli fuori
,

alquante lagrime dietro a profondissimi sospiri
date per

cominciò ad attender quello
.

che
le
il
1'

la gentil

donna

gli

rispondesse

La donna, la quale mattinate

lungo vagheggiare, l'armeggiare,
-a

e

altre cose simili

queste , per

amor

di lei fatte dal
le affettuo-

Zima, muovere non avean potuto, mossero
se parole dette dal ferventissimo amante a sentire ciò che prima mai non avea
,

e cominciò
,

sentito

cioè
co-

che amor

si

fosse

.

E

quantunque

,

per seguire

il

mandamento
ri

fattole dal marito, tacesse, non potò per,

ciò alcun sospiretto nascondere quello
,

che volentiemanifesto
.

rispondendo

al

Zima avrebbe
,

fatto

Il

Zima

avendo alquanto atteso
,

,

e

veggendo che ninna
s'
;

risposta seguiva

si

maravigliò^ e poscia

incominciò

ad accorgere

dell' arte usata dal cavaliere
,

ma pur

lei

riguardando nel viso

e

veggendo alcun lampeggiare
,

d' occhi di lei verso di lui alcuna volta

e oltre a ciò tutta la

raccogliendo

i

sospiri

,

li

quali essa
^

non con

forza loro del petto lasciava uscire

alcuna buona spe-

ranza prese 5 e da quella aiutalo
glio
,

,

prese

nuovo

consi-

e cominciò in

forma della donna, udendolo ella,
in cotal guisa:

a rispondere a sé

medesimo

Zima mio,
il

senza dubbio gran tempo ha che io

m' accorsi
,

tuo

amore verso
per
contenta ^

me

esser grandissimo e perfetto

e ora

le tue parole
si

maggiormente
io
.

il

conosco
fiata
,

,

e sonne

come
ti

debbo Tutta
,

se

dura e

crudele paruta
io nello

sono

non voglio che tu creda che
che nel viso mi son
di-

animo
;

stata sia quello
t'

mostrata

anzi

ho sempre amato

e avuto caro in-

nanzi ad ogni altro
fare e per

uomo ma
:

cosi

m'

è convenuto

paura
.

d' altrui e

per servare la fama della

mia onestà

Ma

ora ne viene quel

tempo

nel quale io

NOVELLA
ti

V.
l*

59

potrò diiaramenlc mostrnrc se io
il

amo

,

e renderli

guiderdone dello amore
porti
;

qiial portato

m* hai e mi
in fra

e perciò confortati e sta 'a buona speranza (1)5

perciocclit^

messer Francesco ò per andare
p<'r podcslji
gli lini
il
,

pochi

di a

Melano

si

come

tu sai,
il

che per mio
quale

nniorc donalo

bel pnllafrcno:
ti

come
la

andato sarà
fò e
fra

,

scnz' alcun fallo
il

prometto sopra
io
,

mia

per lo buono amore
pochi di tu
ti

quale

ti

porto

,

che in

trovcrrai

meco

e al nostro
.

amore
mate-

daremo piacevole
io
ria

e intero

compimento

E

acciocché

non
,

t'

abbia

altra volta a far parlar di questa
il

inOno ad ora quel giorno

qual tu vedrai due
,

sciugntoi tesi alla fincslrn della

camera mia
che per

la
,

quale
guar-

è sopra

il

nostro giardino

,

quella sera di notte
sii
:

dando ben che veduto non
giardino a
spetterò
re
1'
,

,

fa'

l'

uscio del

me te

ne venghi

tu

mi

trovcrrai

che t'a-

e insieme
,

avrem

tutta la notte festa e piace-

un

dell' altro

si

come

disideriamo

.

Come
, :

il

Zi-

ma

in persona della
s*>

donna ebbe
,

così paìlato

egli in-

cominciò per
donna
,

a parlare

e cosi rispose

carissima

egli è

per soverchia

letizia della vostra
,

buona

risposta

ogni mia virtù occupata

che appena posso
;

a rendervi debite

grazie formar la lisposta
io disldero
,

e

,

se io

pur
è
si

potessi,

come

favellare,

niun termine
rin-

lungo che mi bastasse a pienamente potervi

graziare

come

io vorrei e

come

a

me

di far

si

conviesi ri-

ne; e perciò nella vostra discreta considerazion
nianga a conoscer quello che io disiderando
,

fornir

con parole non posso
imposto m'avete
,

.

iSol

tanto vi dico the

,

come

cosi

penserò

di far seiua fallose

(1)

Sta' a buona tperanta, aYTcìli

il

moilo

ili

clirr.

.

6o

GIORNATA TERZA
dono quanto con-

allora forse più. rassicurato di tanto

ceduto m' avete, m' ingegnerò a mìo potere di rendervi grazie
,

quali per

me

si

potranno maggiori
;

.

Or

qui

non

resta a dire al presente altro
,

e però

,

carissima

mia donna Dio
Per
tutto questo
il

vi
il

dea quella allegrezza e quel bene

che voi disiderate

maggiore e a Dio
,

v'

accomando.
sola parola

non
si
:

disse la
,

donna una
e verso
il

Laonde

Zima

levò suso
il

cavaliere co,

minciò a tornare
fece incontro
,

qual veggendolo levato
:

gli si

e ridendo disse

clie

ti
,

pare

?

Hott' io
il

bene

la

promessa servata? Messer no

rispose

Zima^

che poi mi prometteste di farmi parlare colla donna
vostra
,

e voi
.

m'

avete fatto parlar con

una

statua di
,

marmo
quale
,

Questa parola piacque molto

al cavaliere

il

come che buona opinione
,

avesse della donna,
:

ancora ne la prese migliore
il

e disse
il

ornai è

ben mio
mes-

pallafreno
sì 5

,

che fu tuo

.

A cui
,

Zima

i-ispose:

ser

ma

,

se io avessi creduto trarre di questa grazia

ricevuta da voi tal frutto

cliente tratto n'
:

ho senza
,

domandatavi ve
che
il

l'

avrei donalo
,

e or volesse Iddio

io fatto

1'

avessi

perciocché voi avete comperato
l'

pallafreno
si rise

,

e io
,

non

ho venduto
e verso

.

Il cavaliere di
,

questo

ed essendo fornito di pallafreno
,

ivi

a

pochi dì entrò in cammino

Melano

se n' an-

dò in podesteria
casa
,

.

ripensando

alle

La donna rimasa libera nella sua parole del Zima e all' amore il
amor
di lei dona-

qual le portava, e al pallafreno per
to
,

e veggendol da casa sua molto spesso passare, dis-

se seco

medesima : che
?

fo io

?

perchè perdo

io la

mia
tor-

giovanezza

questi se n' è andato a
sei

Melano e non

nerà di questi

mesi 5 e quando
io sarò

me
?

gli ristorerà egli

giammai

?

quando

vecchia

E oltre a questo,

.

NOVELLA
quando trovcrrò
Zi ma
?

V.


amante comcò
il

io
,

mai un

così fatto

io

8on sola

uè ho d' alcuna persona paura. Io
cjuesto

non so ho
j

pcrcìiò io

non mi prendo

buon tempo

mentre che
io

io posso. Io
.

non avrò sempre spazio come
è egli meglio
seco

al presente
,

Questa cosa non saprà mai persosi

na

e

se egli

pur
,

dovesse risapere

,

si

fare e pcntcre

che
,

starsi

e penlersi

.

E cosi

mefi-

desima consigllntn

un
,

dì pose
il

due

asciugatoi alla
.

nestra del giardino

quali

il

Zima aveva dotto Li Zima vedendo lietissimo come la notte fu

come
,

,

venuta

,

segretamente e solo se n' andò
,

all'

uscio del
j

giardino della donna
n'

e quello trovò aperto

e quindi

andò ad un

altro uscio

che nella casa entrava, dove
l'

trovò la gentil donna che

aspetteva
,

.

La qual \eg-

gendol venire
festa
il

,

levataglisi incontro
j
,

con grandissima

ricevette

ed

egli

abbracciandola e basciandola
la

centomilia volte

su per le scale
,

seguitò

;

e senza

alcuno indugio

coricatisi

gli

ultimi termini conobber
fosse,

d'amore.

questa volta,

come che la prima
,

fu

però l'ultima; perciocchò

mentre

il

cavaller fu a
,

Melano e ancor dopo
,

la

sua tornata

vi

tornò con
il

grandissimo piacere di ciascuna delle parti

Zima

molte

dell' altre volte

,

.

62

GIORNATA TERZA

NOVELLA
Ricciardo Minutolo

VI.

ama

la moglie di Filippello
,

Fighinolji , la qicale sentendo gelosa

col

mo-

strare Filippello il dì seguente con la moglie di
lui dovere essere

ad un bagno, fa
.

che ella vi va,
,

e credendosi col marito essere stata

si

truova

che con Ricciardo h dimorata

Nilente restava più avanti a dire ad Elisa
comìnendata
alla
la

j

quando,

sagacità del

Zima

,

la

Reina impose
.

Fiammetta die procedesse con una
:

La qual
e
,

tutta ridente rispose

madonna

,

volentieri

j

cominla

ciò
le
,

.

Alquanto è da uscire della nostra

citth

qua-

come

d' ogn' altra cosa ò copiosa
:

,

così è d'

esem-

pli

ad ogni materia

delle cose clie per

1'

come Elisa lia fatto, alquanto altro mondo [avvenute son race,
,

contare

:

e perciò a Napoli trapassando

,

dirò

come
scliife

una
si

di queste san tesi
,

(i)

,

che

così d'
d'

amore

mostrano

fosse dallo

ingegno

un suo amante
,

prima

a sentir d'

amore
:

il

frutto condotta

clie

i

fiori

avesse conosciuti

il

clie

ad mia ora a voi presterrà
,

cautela nelle cose che possono avvenire
diletto delle

e daravvi

avvenute
,

In Napoli
le
,

città

antichissima e forse cosi dilettevo,

o più come ne
,

sia

alcuna altra in

Italia

,

fu già

un

(i) "i
!

Ossenisi snnfese nel gen. femminile, rropriamcnte cliiamasi
clic

snntese colui
•vale

ha cura

della chiesa

:

noi

diremmo sagrestano

.

Qui

sp/golistro, picchiapetto.

L' ediz, del

XXVII

ha una di queste

santesse

Amando tutte 1' adunque Ricciardo Minutolo questa Catella. che ogni uccel che per . Filipjiel Fighinolfo. il chiamato sima pii\ ella onestis- che altra cosa amava e aveva caro. e splendido per cui nome fu Ricciardo . niimo altro bene avesse che Filippello del quale ell' la in tanta gelosia viveva . per si le quali la grazia e . che quas? a tutti i Napoletani. Nò guari di tempo ciò «picsta fece. e (pielle coso operando. era nell'ani- mo che che non più Catella . quale. udito dela' suoi Catella . secon- do r opinion za tutte la. ma seconda donna sommamente amasse : e si tanto in questo perseverò per fermo da tutti si teneva che . 11 il VI. che da donne. ciocchò in vano faticava conciò fosse cosa che Catella . aere volava credeva gliele togliesse la gelosia di Ricciardo . 1' di lutti di gran lunga passava di bellez. subitamente prese consiglio piaceri . .. per moglie avesse s' innamora d'una . nò morir sapeva nò gli giovava E in cotal disposizion dimorando. e cominciò a mostrarsi dello . lendo disciogliersi di vivere. amor di Catella disperato e perciò in un' altra gentil donna averlo posto j e per amor di lei cominciò a mostrar d' armeg- giare e dì giostrare e di far tutte quelle cose le qìiali per Catella solca fare. fu un dì confortato che di tsle amore si dovesse rimanere per. altre donne napoletane e fu chiamata Catelquale moglie d'un giovane siniilmenle gentile uomo. NOVFXLA molle ricchezze. non eh' altri . 63 Minulolo giovane per nobilth di snnguo rliinro. avvenne assai . che sue parenti erano. quasi si disperava j e da amore o non sappiendo o non po. e a Catella altresì. non ostante clic una bellissima giovane e vaga . amor d' una donna dee potere acquistare e per tutto ciò a niuna cosa potendo del suo desiderio per\enire. la quale .

e a desinarvi. quivi dove Ricciardo era gittò Ricciardo verso un motto d' un certo amoi-e di Filippello suo marito per lo quale ella entrò in subita gelosia. dirlo a \oi. pivi loro dì . faccendosi prima molto invitare. . e dentro comin- ciò ad arder tutta di desiderio di sapere ciò che Ric- ciardo volesse dire . . e nella brigata delle don- Catella fu ricevuto . 64 GIORNATA TERZA Catella lasciò ma una salvaticliczza che con lui avfa . fosse molto vago di rimanervi. ma dircelo è più regolare e proporzionalo col resto della line"-' . . qua altra in là . E . cofa- me vicino ceva andando e vegnendo i salutava il come 1' gli altri Ora avvenne che essendo tempo cal- do e molte brigate di donne e di cavalieri secondo a' liti u- sanza de' Napoletani andassero a diportarsi del mare do ne . si fu a- non potendo più tenersi la pregò Ricciardo che per gli mor di quella donna quale quale egli più amava do- vesse piacere di farla chiara di ciò che detto aveva di Filippello . portar le solca.. si fa in que' luoghi essendo Catella con poche rimasa . ciarono con lui a motteggiare del suo novello amore del quale egli mostrandosi acceso forte materia . e a cenarvi j Ricciardo. dell' amor che . e dimesticamente il . sappien. Catella con sua brigata esservi andata v' similmente con sua compagnia di andò . poiché alquanto tenuta . quasi non . Il . come lei . Quivi le donne e Catella insieme con loro incomin. sol che voi mi promettiate che ninna parola ne farete mai (i) Dirlovi. le disse : voi m' avete scongiurato per persona che io non oso negar cosa che voi mi doio son mandiate j e perciò presto a dirlovi (i). ragionare dava l' A lungo andare e l' essenda una donna andata in .

NOVELLA nò con lui VI. dir- lo . mia persona niuna cosa no mostrò mai di sospetto. cioè nt trovai. 65 effetto j nò con altrui . the da altrui uditi : non na . ' • '*" il Dionisi crede che avesse a star trova* m. madon- V* amassi come gii» amai . come che questo sia stato : o no. sollicitata Le quali io ho tutte da lei risapute. io non avrei ardire di dirvi cosa che io credessi che noiar vi do- ma. egli è lo slimol di Filippello il qual tu con fargli (i) t 11 testo Mann. . . prese giammai onta dello amore io il quale io vi portai o se avuto ha credenza che mai ora da voi amato nella fossi. ed ella ha fate le risposte . quando ha creduto che io ab- bia men io me quello. perciocchò quello amore Spassato.. secondo la stampa di Locca lia trovarti. e la dimandai quello che colei dimandasse Ella mi disse: . io trovai (i) donna mia quale : in casa una femmina chiamai a stretto consi- la io credetti inconlancnle che fosse ciò la che ella era per che io donna mia . Tirati adunque da una parte . me ne curerò meno d' apiirvi il vero d' ogni cosa. egli l' ha da non troppo tempo qua segretissimamente con più ambasciate . che dubito che egli non tema ch'io facessi a lui. anziché qui venissi . secondo che io l'ho imposto: io ma pure slamane con glio la . se non quando per vedrete esser vero quello clic io vi conterò che . j cioò di volere al suo piacere avere la donna mia e . Io non vesse j so se Filippello si . e giurógli di . v' insegnerA come vedere il potrete i Alla donna piacque questo che egli piCi il addomandava mai non e credette esser vero . . fossero se io Ricciardo cominciò cosi a dire . per quello che io tniovo in . ma. mostra di volere fare a ma forse aspettando tempo. quando vogliate .

m' hai fatto recare addosso . secondo il costume . a questo bagno si di che femmina contenio parti lei . questa risposta . o a' suoi inganni . quando io volessi . ciocché voi non credeste queste esser parole e favole ma te il poteste . senza avere alcuna considerazione a chi era colui che gliele dicea . 66 GIORNATA TEUZA. fossi io fai-ei fosse e quello onore . farebbe che io potrei essere segretamente ad un bagno in questa teiTa . apertamen. se non fosse che tu m' ha' cati .. e grava . . ne gli gli farei. e se io fossi in vostro luogo . ché voi conosceste che merito riceve fede . non so perdio tener questi mer. io farei che egli vi troverrebbe me in luogo di colei cui trovar vi lui si . colei che l' aspettava . che voi cre- diate che io la vi mandassi ma. e di subita ira accesa rispose che questo farà ella certamente . che ella era presta d' esser domani da in su la : nona quando la la gente dorme tissima . quando voglia ve ne venisse . . de' gelosi . Catella udendo questo . subi- tamente diede fede alle parole e certe cose state da- vanti cominciò ad attare a questo fatto. E questo faccendo. e di dirlovi. io feci fare alla donna mia a . e che egli . crede il j . acciocla vostra intera . E . e di questo fatto mj prega . fia. Ora non credo . quando alquanto con avvedere con cui stato dimorata . egli mai non avrebbe guatato dove io fossi stata Allora e mi parve che questi procedesse troppo innanzi che più non fosse da sofferire. risposte e dargli speianza e dice che del tutto vuol sapere quello che io inten- do di fare . e vedere e toccare . che a lui se ne convenisse si . non . per la quale io fui già presso alla morte E ac. credo l' fatta vergogna che ad un' ora ingiuria che a voi e a me far vuole vendicata sarebbe. io me 1' avrei per maniera levato di dosso là che .

pregandola nondimeno che da lui. e con lui ordinò costei nella . ella gli farebbe vergogna . quale è allpra . e a quelle data ])iìi fede che non le bisognava . . e fece la fede maggiore. Ricciardo ad aspellare ciardo . . . e fecevi nel qua- entro le un letto. U dM[H>»ùiou loro. era teimla . e pregolla che in ciò fosse favore- vole quanto potesse. egli egli teneva . maggior sospetto che non era seco medesima (1) sìa ila Si girerebbe per lo capo per ricorderebbe. Aveva ove il bagno era . La buona femmina^ che mollo . suo consiglio fosse stato buono e proaltre parole la vi con molte confermò su .NOVELLA VL era egli s\ 67 . gli si girereb. . una camera oscura molto si come quella nella quale niuna finestra che . La mattina seguente Hicciardo n'andò ad una biiona femmina che quel bagno. che. il dir ella non dovesse giammai sapra so se gli d' averlo udito che promise . tome desinato ebbe si mise e cominciò Catella La donna udite le parole di Ric. quello che a fare o a dire avesse casa . clic eoo uiaui e coQ tcaU e cou gambe lutti •' aa- giiuuo. e le disse ciò che intendeva di fare. gli disse di farlo volentieri . gran fatica a fare j e che fermamente si fatta m: egli vi venisse. nò le fece forse . quella dimestichezza che era usato di fare 11 che ella ella vedendo . » piena di sdegno tornò la sera a casa dove per av- ventura Fillppello pieno d' altro pensiero similmente tornò . dello eoo molta gniuna persona ioftiriata cui lai porolf iOTTCDgono. lume ren- desse risjwudea Questa secondo 1' ammaestramento . capo (i) '1 Ricciardo contento di questo e parendogli che . . di Ricciardo acconciò la buona femmina . secondo che potò il migliore . entrò in troppo . che aveva a Catella detto . sempre che be per cedesse lo egli alcuna donna vedesse .

che iscorger si potesse la voce per grandissimo spazio con maggior diletto e piacere dell' una parte . ma fermamente pensiero . . e . e fecegli la pai'ola. disse: sete voi quel? donna che : dovete venire a parlare . Catella prese sua compase n' an- e senza mutare altramente consiglio . . venuta la nona . gli . Ma che più gnia . col capo coperto e dentro serrossi . fattasi alla. abbracciò e basciò lui. che cercando andava quel.^8 con GIORNATA TERZA 1' dicendo: veramente costui ha la animo a quella donna e sopra cotal qual domane si crede aver piacere e diletto j . di che ciascuna delle parti era contenta^ né per lunga- mente dimorarvi riprendevan Ricciardo la condusse in su favellare in guisa gli '1 occhi più di potere. . poiché a Catella parve tempo è di dovere concetto sdegno man- dar fuori. letto e quivi .n per mostrarsi ben d' essere altra era . che dell' alti'a . pianamente ben vegna anima mia che ella . spose si sono Adunque disse la buona femmina andatevene da lo lui. ri. dimandò se Filippello stato vi fosse quel dì A cui la buona femCatella mina la . non fosse da lui conosciuta. festa grandis-. Ma . Catella. sima senza dire alcuna temendo se parlasse. il dò to j a quel bagno quale Ricciardo le aveva insegnala e quivi trovata la buona femmina. che ella non avrebbe voluto trovare era . Cano. camera menare dove Ricciardo in quella entrò . questo non avverrà e imaginando come dir gli dovesse la notte quando con lui stata fosse. senza . ammaestrala da Ricciardo. Ricciardo veden- dola venire tola tella . così di fervente ira accesa cominciò a parla- le: ahi quanto misera la fortuna delle donne. quasi tutta ? dimorò. lieto si levò in pie : e in braccio ricevu1' disse . La camei'a era oscurissima. stettero il . . .

5 . non l' ò venuto fatto. . che a casa re cosi debole e vinto e senza possa . suogli mostra- Ma lodato sia Iddio. ed essendo altrove innamorato. lodalo sia Iddio e alla in ? acqua ò pur corsa giù il mio avvedimento. m' ha altro più di carezze e d' amorevolezze di fatte in questo po<.. per Dio tanto sa altri quanto altri. ghe tu hai. nonsou la moglie di Ricciardo. lo son Calcila. l' Ma . ! anni portato cotanto amore! a questo can disleale che.o l' tempo che qui stata son con lui . can ti rinnegato. che io sa pos- svergognare . che il tuo camjH). Credesti molto ce- latamcnle saper faix* questo tradimento. non mani e traggogliti . traditor disleale che tu la se' Ascolta se tu riconosci voce mia: io son ben dessa. NOVELLA come Io . Io DECAM. VI. io sentito liu tutto ardi . che in tutto rimanente che stata son sua. e cousumiti amore tu se' umi donna strana cui ti reo e malvagio serc stato uom che ? Or con credi tu e»- tu se' stato con colei la ([ual con false lusinassai. che tu se' come tu se' degno. non rispondi reo uomo se' chò non di qualche cosa fò di ti f tu divenuto mutolo so a che io negli occhi udendomi? In io Dio ficco io le non mi tengo che . stato gagliardo. come tu li credevi Non non mi ti apprcsatisti^ tu altrove . gih ò ingannata mostrandolo amore. non l'altrui hai lavorato . Tu se' bene oggi. credendosi in braccio avere una donna strana . ti e panni mille anni che noi siamo al lume. ho pii\ . II. e iicllu tu come d' . come ella doveva Chù . che la mia amato. maraviglia che sta notte tu aspettavi di scaricar le some e volevi giugnere molto fresco cavaliere alla battaglia. 69 t' ò male impicgnto l'amor di molte ne' mariti! misera vita me ! gih souo otto anni . T. sozzo cane vituperato Oimè misera me a cui ho io cotanti .

qual più che sé m' ha amata e mai non potò van. se Dio mi dea j io te ne farò ancor patir voglia (2) . poscia che tu conosci chi io sono . avTertilo per molto ben detto. tu mi credi ora con tue carezze infinte (i) lusingare. medesimo godeva . Ricciardo in sé role . 7© t' GIORNATA TERZA alla ho avuti miglior bracchi coda . . non mi potresti . me ? non mi toccare . (2) Mannelli. Pulir votali a (5) Rammarichio . faresti a forza : ma . per aver carestia. can fastidioso che tu . : sì . che tu non credi queste pa- devi . anticamente ... Or non sono io donna più di . con laglone biasimare il Ora le parole furono assai rammarichio (3) della donna grande : pure alla fine Ricciardo pensando che se andar ne la lasciasse con . non e è rimaso dunque se io avessi lui . rammarico dicono i più mo- derni . sozzo cane che ha colei . senza rispondere alcuna cosa l'abbracciava e basciava e più che mai le faceva le carezze grandi Per che ella seguendo il suo parlar diceva . così bella ? come sia la moglie di Ricciardo Minutolo ? non son ? io così gentil che non rispondi Fatti in costà d' . pure una volta \ e non so che male qui . e . in quanto per te . che tu ciò che la gra- tu facessi zia sua . se' . tarsi che si io il guatassi . mai . fosse a farlo se Tu hai creduto avere la moglie 1' ed è come : avuto . malvagio uomo . detto. che tu hai troppo fatto arme per oggi lo so bene che oggi. questa credenza . molto di male ne potrebbe seguire (1) Infiiìlle. e non so a che io il mi tengo che io non mando per Ricciardo. e rappacificare e racconsolare j tu se' errato Io non sarò mai non te di questa cosa consolata infino a tanto che io ne vitupero in presenzia di quaiui parenti e amici e vicini noi abbiamo. avessi .

non turbate . (1) t f^erranito Mannelli e U stuiup Ji Milano.• dilihcrò (lì NOVFIJ. quello . Rice dis- ciardo le se : chiuse con V una delle mani egli sia bocca madonna stato non può oggi mai pure stato j . che Catella si udendo . disse : anima mia dolce . essere che quello tutto . E perciò . diciate io dirò ad inganno abbia che non sia vero. v' come fatta fat- che voi venire . che io ucciderei altresì tosto lui come nò me di che mai voi non do- vreste esser poi lieta né contenta. anzi vi ci abbia v' ta venire si . che io seQiplicemonte amando aver . e conoscendolo letto. non potei il amor con inganno m' ha 11 insegnato avere e sono vostro Ricciardo. e perciò . non Ga men nimistà tosto creduto a me . . 71 inganno nel quale tA pnlcsnrsi e di trarla dello era) e recatasela in braccio. e queste paro- le romor ne fate : e voi sapete che la gente è più acconcia a credere il male che il bene . alla voce. che è non se voi gridaste il tempo della vita vostra e. sul)itaraente volle gitlarc del j ma non . cuor del corpo mio non . due cose ne avverranno (i) vi L* una di che non poco dee calere ) che fia il vostro ono- re e la vostra buona fama che io qtii guasta: perciocché. . per denari e per doni che io abbia promes- li quali perciocché così compiutamente dati non v' ho come e questo speravate vi siete turbata .A VI. pott'j otid' ella volle gridare la ma . si andare egli la cosa : . senta mai per . che a voi Appresmortai so questo ne seguirà tra vostro marito e . me e potrebbe . vogliate ad una ora vituperar voi il e mettere in pericolo e in bnga vostro marito e me. se voi griderrete si o in alcuna maniera farete che questo alcuna persona fìa ( . e presala bene partire non si che vi poteva .

. mentre che . Ora voi siete savia nell'altre cose. dove mia que- simplicità e soperchia gelosia sto vivi sicuro . Sarelibesi mai corretto nel la testo del 27 questo luogo nel tempo stesso che se ne faceva forse. me che molto turbata fosse e molto si rammaricasse nondimeno diede tanto luogo la ragione alle vere pa^ role di Ricciardo. i. co-. e cosi . I. mi condussej ma di che io non sarò mai lieta se in un modo o in uno che fatto altro io non mi veggio vendica e perciò lasciami. sgombero per isgomberato. seguitando quel lesto a penna egli denomi- na il terzo. . né io non v' ho ingannata per che io vi vo- ma per soverchio amore sempre a portarvi e sia porto e sou di- sposto ad esser vostro umilissimo gran tempo che io e le servidore. piangeva forte e . ( i ) di ciò m' hai j non mi tener più: sti'aziat^ tu hai avuto ciò che disiderato hai ed hami (i) tu Salviati negli Avvertimenti della lingua ( t. stampa? o sarelJiervi due diverse edizioni di questo 1' Libro io colla data del gli 27? Comunque sia. Il) no-» eli' tò che gli edltoii del 27. è certo clie esemplare il quale il ne ho sotto occhi ha vendica. i. E come . leggono vendicato.' 7». Ricciardo diceva queste parole. come affermò alla stessa Salviati. logoro per logorato ec. oltre alla conlraffalta di Venezia. Voi non stro GIORNATA TERZA siete la . io non so come Domeneddio mi si l' conce^ derh che io possa comportare P ingiuria e inganno la che fatto m' hai . e non vendicala . '^ prima né sarete l' ultima la quale è torvi il ingannata . che ella cognobbe esser possibile ad avvenire ciò che Ricciardo diceva j e perciò disse: Ricciardo . che mie cose e ciò che io posso o vaglio vostre state sieno e al vostro servigio. e. non voglio gridar qui . yeiidica per vendicata è qui detto guisa che com- pero per comperalo. son certo che sarete in questa Catella . io intendo che da quinci innanzi sieno più che mai.

A me (1) Si noti che nel tetto Mann. ma donna 51 fiarte di Firenze: tornavi informa di peregrino dopo al- cun tempo i parla con la donna e falla del suo crror conoscente. e poi saviamente con la sua donna si gode G. NOVELLAVI. prestamente ad Emi- commise il ragionare : la qual cominciò . tanto disse e tanto pregò e tanto scongiurò. e savissimamente operando. si i«(^c tempo è «U ce . voltata la sua durezza in dolce . NcU' edis poi dei i5a7 . la- sciami. è slato ranccllato da mano divena V hai . . quando Reina per non perder tempo. Iddio faccia noi godere del nostro. la lia rih si . molte volte goderono del loro amore. rtl in lungo di esso è stato aggiunto è ornai. s' mai se la sua pace non riavesse: perche cominciando con dolcissime parolca raumiliarla. che ella . e libera il marito di lei da . morte .. taceva Fiammetta lod<nta da tutti. io tene prìcgo. NOVELLA Tedaldo turbato con utta VII. grandissimo dilotto dimorala E conoscendo allora i donna quanto clie quegli del piò saporiti fossero basci dello amante marito . f quMtitò l* 73 di lasciarmi 1 ò piaciuto : tempo hai (i) . e di pari volonth di ciascuin no gran peata appresso rono insieme . Ricciardo che conosceva avca posto in l'animo suo aurora troppo lurhnlo cuore di non lasciarla . che lui gli era provato che uTCi'a ucciso il e co' fratelli pacefica. amore verso Ricciardo tenerissimamente da quel giorno innanzi l'amò. vinta con lui si pacefìcò.

qual che la cagion fosse . ma ra vedere in alcuna maniera: di che egli entrò in fie- malinconia e isplacevolej celato . nobile giovane il cui. la donna avendo di tutto si sé a tolse dal volergli Tedaldo compiaciuto ini tempo . nome fu Tedaldo degli Elisei il quale d' una donna monna Ermellina chiamata. e ogni trovando vana a doversi dileguar del mondo . come un .. . per gli suoi laudevoli costumi meritò di godere del suo desiderio. . fuor . che ad un suo compagno. nostro cittadi- no la sua donna perduta racquistasse in Firenze mostrarvi .. non per colore misto di purpureo e di nero. del più compiacere né a non . presi quegli de- nari che aver potè segretamente senza far motto ad il amico od cona a parente. Al qual piacere Perciocché . andò e pervenne ad An: Filippo di Sanlodeccio faccendosi chiamare e quivi con si un ricco mercatante accontatosi . . via . poiché egli in diverse ma- fu molto ingegnato di racquistare l'amore che gli senza sua colpa fatica pareva aver perduto (i) . E . Fu adunque un . volere non solamente alcuna sua ambasciata ascoltare. ciò essere la cagione si E . quale ogni cosa sapea . la fortuna nimica de' si felici s' oppose . perso non mai. sieme andò in Cipri I costumi del quale e le ma- ~ (i) Perduto se disse sempre il Boccaccio ed ogni buono scrittore. per non far di vederlo lieta colei. 74 GIORNATA TERZA . e moglie d'uno Aldobrandino Palermini. piace nella nostra città ritornare sate piacque di dipartirsi . che del suo male era cagione si consumare . dispose . . con lui mise per servidore u' e in su una sua nave con lui in. ma si era questo suo amor niere che della sua malinconia ninno credeva . donde alle due pas- e . . innamorato oltre misura .

nel- quale V amore che . ({nella ne mandò a Firenze egli ad alcuno amico dell' Ancontano suo compagno. più non potendo soiferire. ancora che spesso della sua crudel donna fosse si ricordasse e Me- ramente da amor trafitto e molto disiderasse di rivederla. forte pensoso verso casa de' se n'andò davanti la . se n' andò ad uno alberghetto alla casa della sua . ma il fece in parte suo oltre a ciò gran parte de' suoi fatti mettendo- gli tra lo mani . qiiale vide quattro suoi fratelli tutti di nero vestiti di che egli si maravigliò molto: e conoscendasi in tanto transiigurato e d' abito e di persomi da quello che ea- . Nelle t|uali faccende. in forma di peregrino che dal Sepolcro venisse. clic morta non fosse la . in tonto desiderio di rivederla acce- se. . che sette anni vinse quella battaglia in Oipri cantare la . NOVELLA VU. : li quali esso fece si b<. due fra- che vicino era donna. che noa solamente huun pagno salario gli assegnò . o di (piindi mutatasi frat«'lli Per che . E messa ogni sua cosa in ordine. si dispose a tornare a Firenze .ne e con tanta sollicitudine che eHso in }K)chi auni divenne buono e ricco mercatante e famoso. e in Firendi ze giunti telli . Ma avvenne che . ed celatamcnte . . col fante suo se ne venne appresso. sua donna portava ed ella a lui e il piacer che di aveva . se ne ven- ne con un suo fante solamente ad Ancona: dove essen- do ogni vsua roba giunta . udendo egli un dì una canzone alla lei gih da lui stata fatta. ni«>re pinr(|iicro si y5 com- aI mercatante .. fu di tanta costanza. che davanti alla casa per vederla se potesse . che. avvi- sando questo non dover potere essere che ticato dimens' r avesse . si raccontava ella . Né di prilei ma andò in altra parte . Ma : egli vide le finestre e le porte e ogni cosa serrata di che egli dubitò forte .

76
ser soleva

GIORNATA TERZA
quando
si

parti,

che di leggieri non potreb,

be

essere stato riconosciuto

sicuramente

s'

accostò ad

un

calzolaio

,

e

domaudoUo perchè
il

di nero fossero ve:

stiti

costoro

.

Al quale
,

calzolaio rispose
e'

coloro sono

di nero vestiti di

perciocché
,

non sono ancora quindici
e'

che un lor
,

fratello

che di gran tempo non
,

era

stato

che avea nome Tedaldo

fu uccisoj e parmi in-

tendere che egli (i) abbiano provato alla corte che

uno che ha nome Aldobrandino Palermini
preso
,

,

il

quale è

l'

uccidesse

,

perciocché egli voleva bene alla
,

moglie, ed eraci tornato sconosciuto

per esser con
il

lei.

Maravigliossi forte Tedaldo che alcuno in tanto
migliasse
,

si-

che
gli

fosse creduto lui

,

e della sciagura d'Alsentito

dobrandino

dolse
,

.

E

avendo

che

la

donna

era viva e sana
sieri se

essendo già notte , pieno di varii penall'

ne tornò

albergo

,

e

,

poiché cenato ebbe

insieme col fante suo, quasi nel più alto della casa fu

messo a dormire
lo stimolavano e

,

e quivi

per

li

molti pensieri che
,

per

la

malvagità del letto
,

e forse

per

la

cena ch'era
andata
;
,

stata
s'

magra

essendo già la metà del-

la notte

non

era ancor potuto
,

Tedaldo adparve in su

dormentare
la

per che essendo desto
il

gli

mezza

notte sentire d' in su
,

tetto della casa scen-

der nella casa persone

e appresso per le fessiu-e dello

uscio della camera vide là su venire

un lume. Per che

chetamente

alla fessura accostatosi
,

cominciò a guarda-

re che ciò volesse dire

e vide una giovane assai bella
,

tener questo

lume
1'

,

e verso lei venir tre uomini

che

del tetto quivi eran discesi: e
£attasi
,

dopo alcuna
:

festa

insieme
,

disse

un

di loro alla giovane

noi possiamo

(i)

Egli nel numero

del più, aTveitllo.

NOVELLA
ImUio
sia

VII.
,

77
perciocché noi

Iddio j oggimai star sicuri
clic la

SAppiamo fermamente
è stata provata da' lermini, ed egli
zia
\

morte di Tedaldo Elisei

fratelli

addo&so ad Aldohrandin Pa«
la

l'

La confessata, e già è scritta
,

scnteu*

ma ben
si

si

vuol nondimeno tacere

perciocché, se

mai

risapesse

che noi fossimo
ì\

stati

,

noi

saremmo
.

a>

quel uiedesiino pericolo che
sto detto
ta
, ,

Aldobrandino
si

E

quelie-

con

la

donna
,

,

che

forte di ciò

mostrò

se

ne sccsono
,

e andarsi a dormire. Tedaldo, udi-

to questo
gli errori

cominciò a riguardare quanti e quali fosscr

che potevano cadere nelle menti degli uomia' fratelli cìie
,

ni

;

prima pensando

uno strano avevan
e appresso lo inno-

pianto e seppellito in luogo di lui

cente per falsa suspizione accusato, e con testimoni
veri averlo condotto a dover morire; e
olti*e
,

non

a ciò la

cieca severità delle leggi e de'
\olte
,

i*ettori

li

quali assai

(juasi solliciti investigatori del vero,
il

incrudelen-

do

,

famio

falso

provare

,

e sé ministri dicono della
della iniquità e del diavoalla salute d'

giustizia e di

Dio dove sono

lo esecutori

.

Appresso questo
,

Aldobran-

dino

pose. E,
te
,

comcome levato fu la mattina, lasciato il suo fanquando tempo gli parve solo se n* andò verso la
il

pensier volse

e seco ciò

che

a fare avesse

,

casa della sua donna
aperta
ra in
,

j

e per ventura trovata la porla

entrò dentro, e vide la sua donna sedere in tersalctta terrena

una

che
j

ivi era,

ed era

tutta piena

di lagrime e d' amaritudine

e quasi per compassione
:

ne lagrimò
tribolate
j

,

e av>'icinatolesi disse

la vostra
il

pace ò vicina
viso
,

.

madonna non vi La donna udendo
,
:

costui

,

levò alto

e piangendo disse
forestiere:
il

buono

uomo

,

tu

mi

pari

un percgrin
?

che

sai tu di

pace o di mia

afflizione

Rispose allora

peregrino:

.

.

78

GIORNATA TERZA
,

madonna

io son di Costantinopoli

,

e giungo testò qui

mandato da Dio
a diliberar da

a convertir le vostre
il

lagrime in

riso e

morte

vostro marito
,

.

Come
?

,

disse la

donna
qui
,

,

se tu di Costaiitinopoli se'

e giungi
Il

pur

testé

sai tu chi

mio marito o

io ci

siamo

peregrino

da capo

fattosi, tutta la istoria della
lei disse

angoscia d' Aldo,

brandino raccontò, e a

chi ella era
,

quanto

tempo

stata maritata
,

,

e altre cose assai
fatti

le quali egli
la
,

molto ben sapeva
maravigliò forte
ginocchiò
a'
,

de'

suoi

.

Di che

donna
per

si

e avendolo per un profeta
,

gli s'in-

piedi

per Dio pregandolo che

,

se

la

salute d'Aldobrandino era venuto,

che

egli s'avacciasse,
,

perciocché

il

tempo

era brieve
,

.

Il

peregrino mostran,

dosi molto santo

uomo
bene

disse

:

madonna

levate su e

non piagnete

,

,

e attendete bene a quello che io vi didi

e guardatevi

mai ad alcun non
,

dirlo

.

Per

quello che Iddio
avete v' è per
già
te
,

mi riveli la tribulazione la qual voi un peccato il qual voi commetteste (i) avvenuta il quale Domeneddio ha voluto in par,

,

purgare con questa noia
s'

,

e vuol del tutto

che per

vói

ammendi

:

se
.

non

,

ricaderesti (2) in troppo
:

maggiore affanno

Disse allora la donna

messere

,

io

ho uu
il

peccati assai
altro
si
,

,

né so qual Domeneddio più un che

voglia che io

m' ammendi
disse allora

;

e perciò, se voi
io potrò

sapete

ditelmi
.

,

e io

ne farò ciò che
,

per
,

ammendarlo Madonna
so
f

il

peregrino

io

bene quale

egli è

,

uè ve ne domanderò per saperlo

'

(1)
,

t Commeltesli , Mann,
Si ricaderesti
in
.

e

1'

edizione di Milano.

'

(2)

U

R. espertissimo gramalico emendò ricadereste
a.

La lerminazione
•f

i

appartiene

tu, e quella in e a voi .

Rolli

E

con tutto

ciò

anche

1'

edizione del 27 e parimente le due citate
^

nel Vocab. della Crusca

hanno ricaderesti

*

.

.

NOVELLA Vn.n
meglio,

79
fatto. Ditef

ma

perciocché voi medesima dicendolo n' ab-

biale più rimordiraenlo.

Ma vegnamo
,

si

mi

,

ricordavi
,

egli clic \oi

mai aveste alcuno amante

La donna

udendo questo
,

maravigliossi forte

gittò un non credendo che mai alcuna per»
,

gran sospiro, e

sona saputo

l'

avesse

quanlimque

di que' di

che ucci-

so era stalo colui che por Tedaldo fu seppellito, se ne

bucinasse (i)
usate dal
se: io

,

per corte parolone non ben saviamente
di

compagno

Tedaldo che ciò sapea, e rispo-*
tulli
i

veggio che Iddio vi dimostra
j

segreti degli
i

uomini
Egli è

e perciò io son disposta a

non

celarvi

miei.

il

vero che nella mia giovanezza io amai somcui morte è apposta
io

(a)

mamente lo sventurato giovane la al mio marito : la qual morte

ho

tanto pianta

,

quanto dolente a me; perciocch»^, quantunque io rigi-

da e salvatica verso lui mi mostrassi anzi
ta
,

la

sua parti-

la

sua parlila nòia sua lunga dimora nò ancora

la sventurata

morte

me

l'

hanno potuto
;

trarre del cuo-

re

.

A

cui

il

peregria disse

lo sventurato giovane
,

che
si

fu morto non amaste voi mai

ma Tedaldo
la
?

Elisei

Ma

ditemi

j

qual fu

la

cagione per

quale voi con
cui la donna

lui
ri-

\i turbaste

?

offesevi egli

giammai
olljpse

A

spose: certo che egli

non mi

mai:

ma

la cagione
frate, dal
,

del cruccio furono le parole d'

un maladetto
;

quale io una volta

mi

confessai

perciocchò

quando

(i)

Buccinare con due e
solo

significa

manifetlare con pubblicità
ce.

,

e

con
si è

un e

andar dicendo riservalamenle , con riguardo

come

dello sopra, Nov. IV. Giorn. 5.

^
(a)

Il

senso proprio di buccinare è sonar la buccina: in tenso di

propalare usasi mclaroricnmente

Apposta, cioè imputata , ove «leuni

lesti

moderni con mollo ttt

rore

hanno opposta.

.

a*
io gli dissi
la
1'

GIORNATA TERZA
amore
il

quale io a costui portaTa e
,

dimestichezza che io aveva seco

mi
,

fece

un romo^

re in capo che ancor

mi

spaventa

dicendomi, se io

non

me

ne rimanessi,

io n' andrei in

bocca del diavolo
fuo-*

nel profondo del ninferno (i) e sarei messa nel

co pennace (2). Di che
io

fatta

paura m' entrò, che
la

de

1

tutto

mi
j

disposi a

non voler più

dime,

stichezza
lettera
,

di lui

e

,

per non averne cagione

sua

né sua ambasciata più

volli ricevere (3)j co-

(1)
(2)

Infèrno.

Pennace
\ Nel

Lurlescatnente deilo per pennce. Mari.

(3)

testo

Mannclii era ritenere;

ma
clie

Ja

mano

posteriore yì fu

sostituito ricévere f

come appunto

leggesl nella edizione del

1627

e in

quella de' Deputati. Egli è da credersi

da prima
si

si

fosse

scritto

ritenere per isLaglio; perciocché, quantunque
ritener lettere,

dica propriss

imamente
ritenere
;

non pare

a

me

che dir

si

possa con proprietà
ricevuta

ambasciate. Aggiungasi che ritenere
tote avea detto di sopra che la

dìcesi di cosa già
si tolse

e

l'

au"

donna

dal voler alcuna amba-

sciata ascoltare. Sarehhe egli mai da dire che fosse stato qui adoperato

ritenere nel senso di ricevere?

Ma

egli

converehhe mostrare in

tal caso

con esempi o
sto

dello stesso Boccaccio o d' altri autorevoli scrittori che
fatta significazione. Infin a

que-

verho può avere eziandio così

tanto che

ciò
sia

non

si faccia, io

continuerò a credere che non ritenere,

ma

ricevere

da leggersi in questo luogo.
(*)

Io non saprei né vorrei contradire

al Sig.

Colomho, mosso ancora

dall'

aver io trovato ricevere nei tre testi a penna raagliahechiani. Inclino

adunque ad ahhracclar l'opinione d'un amico
che noi non
tili

dotto; e solamente vorrei

ci allontanasàirao dall'

ottimo

testo, se

non dopo aver

fatto inule

sforzi per sostenerlo.
d'

Io perchè esjwrrò alcune mie riflessioni,
si

quali

osieno

alcun peso, o no, non rileva :hasta solo che dir non
il

possa che

sia slato troppo Icggcrniente rigettato

testo Mannelli.

Premetto che alcuni
significazione.

verbi ricevendo in princijiio la particella ri

non cangiano

Tener presso
ritornar di

di se, e ritener presso di se; tornar dì
,

campagna,
non

e

campagna

vaglion lo stesso. Ciò è tanto noto che
il

a]>-

hisogna

d'

esempi. Ora

verho tenere ha tanti significati,

alcuni dei

quali sono anclie fuori del comunale uso, che subito

non

si

può dire,
non
era

che esso

al

tempo

del Boccaccio in

una

cotale significazione

Ediz. E Novelle auliche Fir. p. . 9. 1778. ed lo 'avito . in ben mille Nella Novella di Martellino. invito. N. IO. N. non si può acconciamente che con accettar P invito. tennero G. e y come voi medesima vole^ : a voi venne e usò la vostra dimestichezza nella quale e con parole e con muòtiasle . gli atteneose. . 6. Lorenzo de' Medici. V oste coi compagni di Martrk il pregò Uno ti i |iortnlosi da Sandro Agolanti. 1 99.4Ìu quando gli trovò invitiiti gli avesse . Ma la Belcolore venne cioè si in itcreiio col sere e tennegli favella insino a alili vendemmia BoccacTedaldo: rìtcnnc dal fnvcllargli. con loro insieme che de^ Juh dì iV/artelUno gli tenesse: cioè che ne avesse premura. per quello che presuma egli se n' andò disì sperata ). se SimiH). Disse allora il : mondo maggiomadonna questo . il In questa slessa Novella di peregrino tantosto n^andò a^ quattro Jratelli e questo fatto . alcuna quando il voi fa- di lui v' innamoraste di vostra propria volontà . «e più io fosse perseverato . 8t (co- io credo (i). ò sol ({Ufi paccato che ora vi tribola te Io so : fermamen- che Tedaldo nou \i fece forza . »' av- vide die questo cavaliere aveva dubitato che essi non avesser tenuto lo'nvito. di Bergamo p. o come dicono DipuUili. il quale accortissimo era . se egli prima v' amava . e le lor donne a dover desinare la seguente mattina con Aldo- brandino gV invitò. a. Socrate rispose agli ambasciatori . G. fatti tanto di piacevolezza gli chf? . Nella Delcolore . E se tra tenere e ritenere per lo più non suol essere diversità di significaaione. Credo che i. // Saladino . T. 272..^ me me che . ut've al come si fa la sole . Tennero lo esporre più Or questo modo ili dire. Cap. Ma possiamo ad luoghi del cio clic più verranno in acconcio. piacendovi egli . veggundolo io consumare. e perciò tener qui vale Accrltare. e disse: voi mangerete innanzi te. quel sua lettera^ né sua ambasciata più volli ritenere vorrà dire piìt volli accettare. lo- ro. 8. i. G. FIACCHI (1) Queste due cUusule tra loro slauno assai duramente ordinate • di mal suono. allo spedai ter- re* lo' avito. . essi liberamente della sua /e sicurati. N. a. il mio duro proponimento peregrino sarebbe piegato) perciocché niun desiderio al re avea . ceste ste . tener P invito. y NOVELLA VU.

ma il voler tor voi a lui che sua eravate questa era ruberia e sconvenevole cosa. li Or voi dovete sa- pere che io son frate e perciò loro costumi io coutilità nosco tutti j e. no larghe e doppie e lucide e quelle le . acciocché per innanzi meuo- glio gli conosciate che per addietro non pare che abgià i biate fatto . . mal far . non farle . divenne vostro fosse vostro. Potavate hanno in questo luogo tiitte le migliori edizioni che ho vedute (1) J" Paoneggian del . 82 GIORNATA TERZA faceste . sì come . chiamano. di finissimi panni e in forma hanno recate leggiadra e pontificaesse nelle chiese i in tanto che paoneggiar (2) con . e cosi vo- gliono esser tenuti ninna altra cosa hanno j di frate se non la cappa : nò quella altresì è di frate fi'ati .. . e nelle piazze come con le loro robe secolari fan- (1) i. pentere . perciocchò strette e dove dagl' inventori de' misere e di grossi panni il furono ordinate e dimostratrici dello animo il quale le temporali cose disprezzate avea quando essi corpo in così vile abito avviluppavano. dove sua volontà stata . mi piace di parlarne . piacere . e nel marine sììegge: sic est tcstus. Furon frati santissimi e valenti frati si mini y ma quegli che oggi . se io si ne parlo alquanto largo ad di voi. testo Mannelli. egli non mi disdice. come farebbe ad un altro. così diveniste voi come Così come egli sua Che egli non dovervene . se così fu (che che fu) qual cagion doveva poter muovere a si torghvisi così rlgidatrtente? Queste cose volean pen. ed . doppi so l' amor raddoppiare. sare innanzi tratto di . e . se credevate . oggi le fan. La stampa XXVII ha pagoneggiar. -vi E . non fosse. potavate (i) voi fare ad ogni vostro del vostro .

tanza per anima de' lor passati E certo egli è i il ve: ro che le elemosine e le orazioni purgano peccati ma o il . acciocché io più vero parli. dove gli antichi la salute disile deravan degli uomini. cappe de' hanno costoro . comodità. non frati . Con poi a grande agio. se coloro che .NOVKI LA no . si^juificaDo gli altri. (icsci. i peccati si purghino e colle messe . porti questi il pane colui l' mandi quello altro faccia la pie. (a) Adagio è nel testo Mann. molte vcjJove molte altre sotto s'in- sciocche femmine e uomini d'avvilupparvi gegnano. e avvicinandosi e cuopre e richiude . e in mostrare che con mosine a loro ti . i «{ira. e in altre cdixioni ma qui aon due parole te. ma solamente i co- lorì delle cappe E . quegli d' oggi disiderano fem- mine e sto e le ricchezze. nanzi ad altrettanti porci essi gitterieno i E perciocché d' conoscono quanti meno sono s' possessori una gran ricchezza. che d'altro esercizio. molte pinzochere . pianamente f ma a piacere. sono rifuggi- a farsi frati . dosi . ad agio. VII. fatica. le E perciò. conoscessero piCi tosto il oa sé il guarderieno o di. a suo agio e . ed è lor maggior sollecitudine. e tutto il lor desiderio hanno po- pongono in ìspaventare con romorl e con dipinli- ture le menti degli sciocchi. . rete loiula. le fanno vedessero a cui le fanno . ognuno con romori e con ispaventa menti vere alti'ui ingegna di rimuodisi- da quello a che esso di rimaner solo li) s' Giacrhio. Li qtinic gettata m-ll' al foìido si rìscrra acqua dal |)csraton. acciocché che per . un cosi costoro colle fimbrie ampissime avvolgen. SS il non si vergognano : e quale col giacchiò (i) pescatore d' occupare nel fiume molli pesci ad tratto . e per il non durar vino . perciocché adagio tutta una parola significa lentamendivise. tanto più stanno ad agio (a). viltà non per divozione.

Maanelli. le fatti restitutori . guadagni. di queste cose e di ripresi . cioè che voi empiate loro fidiate loro i borse di denari (i). i frati non avranno luogo il sarai paziente o perdonator d'ingiurie. che a' pastori. Vo- odierni frati che voi facciate quello che dile cono. molte altre : . . agli sgrldatori ri- mangano gi le femmine. vostri segreti l' . danaio. che sconce sono e . ^4 dera . frate dirà di venirti a casa a contaminare la tua famiglia Perchè vo (i) io dietro ad ogni cosa ? essi s' accusano Denaro. quanti sica quegli a'quaji la fanno cotal risposta che non intendono per lo moil do che gliono essi la gli dicono gran parte di loro sanno. E . ac- ciocché. ne dattorno . poltroneggiare nell'ordine . frate non potrà femminon Se tu non ar. perdoniate ingiurie guardiatevi del mal re : cose tutte buone. E quando fanno . ma danaro appo numero del più i migliori scrìUori si trova per lo più usato nel ('j) "i" Queste. Chi non sa non può durare il ? che senza denari tu ne' tuoi diletti la poltroneria i Se spenderai denari. 1' avere risposto fate quello . che noi diciamo non quello che noi facciamo d' l' estima- no che sia degno scaricamento ogni grave peso esser costanti e dì essi quasi più alle pecore sia possibile ferro . essi possano fare quello che se i secolari fanno essi fare non potranno. Essi danuan 1' usura e i malva. danaro. tutte sante. . siate padi- zienti . sto (*2) perchè ? Perchè . Se tu andrai lor alle . ma que. di quegli i si possano fare cappe più larghe procacciare vesco- vadi e r altre prelature maggiori di ciò che mostrato hanno dover menare a perdizione chi l'avesse. rimovendosene gli sgridati. .. acciocché.. . serviate castità . tutte oneste. GIORNATA TERZA Essi sgridano centra gli uomini la lussuria .

cioò che gravissima colpa sia rompere la matrimoniai fede non ò molto maggiore l' il rubare un il uomo ? Non è molto maggiore pinaiìdo per lo ucciderlo o ? mandarlo in esilio ta. vi disse . che egli non le uccidesse con sue mani : e la legge vuole che colui si fa fa. già di sopra v' è dimostrato togliendoli di- voi che sua di vostra spontanea volontà eravate . ciò che frale che vi sgridò . di mille veduti vagheggiatori amatori . . |>otcre essere? o. ma Iddio sa se egli fa savia- mente Ma il . che ò cagio- ne del male che sia in quella medesima colpa esilio e dello es- che colui che '1 E che voi del suo sere andato lapin per lo mondo sette anni non siato (l) Arrerti questo innansi per più lotto. DBCAM. mostran- dovi ognora più cnidele. 6 . voi uccideste perciocché per voi non rimase s' . solamente delle donue secolari ma de' moniateri i e pur di quegli che maggior romor fanno in su perga? mi 'I .nc- da malvagilh di mente procede . . |K)i ainmaestrin gli . A . Che . se dar vogliono perdio non segnitano Evangelio ? : quella altra santa parola dello ciò Cristo a fare e ad insegnare incomin- Facciano in pri. quegli adunque così falli andrem dietro chi fa fa (|uel . NOVELLA la scusa. venuta l' Appresso dico che . ma essi . voi ruba- Tedaldo . . in quanto in voi fu . visitatori non . eh' e' vuole. T. posto pur che in questo sia da concedere . si se astinenti e santi j)urc a questo non si credono . mondo : Questo concederh ciascuno L' usare la dimestichezza d' uno il uomo una donna il . 85 qunntc volte nel cospelto degl' inlcndenli fauno quel- Perchè non si stanno egli innanzi (i) a casa. e nou pcf prepgsuione. II. è peccato naturale ciarlo ste rubarlo o ucciderlo o disc.. altri Io n' lio de' miei . VII.

le quali mini schifano e prezzangli poco dove a quello die elle sono . si . il qual per certo doveva di torte . quanto eravate voi sopra ogni parte si . in Sì che molto mag- giore peccato avete commesso . lui. Niuna cosa fu mai tanto onorata. rimovesse giammai . GIORNATA TERZA questo non si può negare. che come voi mossa esse- dalle parole d' un frate . mente re . Questo pec- cato adunque divina giustizia. . Adunque come per detto d' un Io gli fra- pazzo bestiale e invidioso poteste voi alcun lui ? proponimento crudele pigliare contro a so che errore s' non uo- è quello delle donne .86 cagione . Il . dovrebbon colui aver gloriale quando da alcuno amate sono e caro . altra donna da . . e senza generar sospetto . tutta nelle vostre mani ? era da lui rimessa Non era egli nobile giovane non era egli tra gli altri suoi cit- tadini bello a' ? non era egli valoroso in quelle cose ? che giovani ? s' appartengono non amato? non avuto ca- ro non volentieri veduto da ogni uomo ? né di que- sto direte ticello di no . . qualunque s'è l'una che Tedaldo di queste tre cose dette che nella sua dimestichezza forse non commetta vate . la quale . Ogni suo bene ogni suo onore ogni sua libertà. sommamente e con ogni sollicitudine ingegnarsi di compiacergli si acciocché da amarla non faceste. se in trovava dove onestadi voi potea favella. esse pensando e quanta e qua! sia la nobiltà da Dio oltre ad ogni altro animale data all' uomo . . Voi medesima già confessato sé v' tata . Ma veggiamo j meritò queste cose: certo non fece. re alcun brodaiuolo manicator voi il vi sa- pete : e forse disiderava egli di porre sé in quel luogo egli s' onde ingegnava di cacciare altrui è quello che la . tanto tanto magnificata . l' avete : senza che io so che egli più che esal- ama.

conviene proniellere questo : . Aveva sue parole finite. dal suo lungo il sbandeggia mento la vostra grazia. . e molto maggiormente fare è se mai avviene che Tedaldo ([ui torni . estimava tribolata . e in quello stalo ti il ripognaleuel quale era avanal che voi scioccamente credeste peregrino le mallo frate. perciocché verissime le parevan . cato a lui udendol dire . bilniicln tutte le sue operazion non ha voluto v' lasciare impunito: e cosi srnAa ragione daldo. «^ mena ad effetcome voi . e in gran ])a rie i parla vostra dimostrazione . . Tedaldo è stato ed è ancora in perìcolo e voi in tribulazione. e so per certo per quel pec.NOVELLA VIL con giusta to . eluse sempre deve ed alcuna volta per accorciaiucnto de. le sue ragioni. se egli la vostra grazia Disse (l) l^re Coti ainl>e Il le e strette dissi* scm|>r« il Boccnccio. disse : amico di Dio assai conosco vere le cose le quali ra- gionate. vostfo ren- amore. che attentissima niente le raccoglieva. Tedaldo non ò punto morto avesse quello che Iddio mi dimostri. buono . cosi il ingegnaste di lor voi medesima a Te- vostro marito senza ragione per . volentieri V ammenderei nella maniera fare f che detta avete: ci ma questo come si può Tedaldo non potrb mai tornare: egli è morto. Dalla quale se liberata esser volete quello cbe a voi . quando la donna. si e perciò quello che non dee (i) poter fare prometta. la vostra benivolenza e dimestichezza il gli diate. Tedaldo adope- e . deve oou mai. non so per perche bisogni che disse : io il vi A cui il peregrin . in ma è vivo e sano e . se per me si potesse . conosco chi sieno santi tenuti : frati inilno ad ora da il me tutti e senza dubbio conosco mio difetto es- sere stato grande in ciò che coutro a rai . . madonna stato . Pet.

pareva che fosse : per che Tedaldo i uno anello guardato da lui con la somma V ultima le . . rebbe il vedere . e di il capo cappello. conio sciornamenle hanno molli testi. quasi che il Bocc. . cioè in quanto i itila pronunzia. La donna che al- lora disse questo fo io e farò volentieri j né cosa po. dove voi quello prometter . conoscete voi questo Come sì. e disse consoli del vostro marito . e me (i) Fiorentino parlando. Allora disse . le quali forse furon cagione di farne parlare quel cotanto che parlato se n' è diso- nestamente . Il peregrino allora levatosi in piò e prestamente la schiavina gittatasi da dosso. diligenza il quale donna . per doverlo at- tenere io spero : che voi il vedrete tosto. il mio marito allora a libero senza danno e ?>Tedaldo vivo Parve Tedaldo tempo di pa- lesarsi e di confortare la donna con più : . Essi erano in parte assai remota somma .1 il quale guarderete che per mai non e soli. e fiorentino parlando (i) disse. donna : guardate che voi diciate j io il vidi morto davanti bagnai alla mia porta . trebbe avvenire che simile letizia mi fosse . che che voi e . nonpercLé dicesse conosciele con la nella terza sillaba. certa speranza del suo marito . madonna acciocché io vi un segi-eto mi convien dila vita vostra voi mostrare. messer io donai già a Tedaldo . il peregrino: madonna. sa. . coniidenzia avendo la donna presa della le santità che nel peregrino tratto fuori . ed ebbilo in queste braccia gli il e di molte mie lagrime morto viso . di più punte di coltello. vi diciate io vi accerto che Tedaldo è vivo. vogliate. in tutto questo libro che scrive conoscere . gli avea donato > notte che con lei era stato : e mostrandoglie? disse il madonna .88 allora la GIORNATA TERZA. e disse . la donna t il vide cosi il riconobbe. manifestiate.

e seco iij/crmiindo che per certo egli era desso. Il testo Mannelli jhko copra ha conosciele. rassicurata alquanto. (3) sua voce e alquanto più riguai*datolo e seco alTeruiaudo che per certo egli era Tedaldo. (a) ^ Cioè nejui "t ucciso. tornato : . e. gli editori (S) Riconoscendo leggono e del 47 e i Deputati. così di lui temendo come vi de* morti corjìi . ed esjirime quasi lo stesso quo' del 27. piangendo «ciixa ( iiun palli fiorentino. comò egli slvsso Jirù nel proemio JcUu ae- gucntc giornata. . e mai non fratelli morii nò si fu' .. .[Awcrìitn. II. e appresso quasi la temendo voce di Tedaklo. che non può della Toce riconoscendo ma 1' io non so {xu egli »e tenere la voce tP alcuno e per conoscerla con certezxa (che cosi creder ti spiega) sia modo ti^9C.. si dclil>cr() finalmente. Certo per assai facile lo la clic riconoscendo gran simigliausa delle lellerc il m cil n si rende «lirsi scambio di tenendo con temendo.. NOVELLA Vn. io sono vostro Tedaldo vivo e sano . se poi veduti .. la la ctliz. la donna . (1) t Come del i5a7. Né i Deputati lu ni- il SaKiali approvano gran fatto chiuriìkii inamente vi s' giunta di quella yofX fossero. Quando . e piiingcndo gli si gìllò alcollo. tcneo il di Sosia ncllìi l'Andria di Tcrenaio. fuggir . ijualc intende. Ma osserva il Dionisi che. Esso |>er tanto in il temendo legge lenendo. come Tedal. si teme} e non si pri a riceverlo gli come Tedaldo venuto di Cifece incontro mn. do dalla sepoltura quivi .). . conoscete voi lui esser ? 89 vide . morto (a) che die voi ed i miei credano la La donna . andare come vi- (1) . L 1. es&cr non piitea nella donna nù la „ timor né duhhiexza per „ tuono suo naturale per vece di voce di Tedaldo quaud' ei le parlu\u nel esser da lei conoaciulo.. . si volle t^ mendo te . dell' „ quelle vanno imitando mutasionc de' movinicuti animo j)cr di colei: la qual da lo coittrarìo pinma russicuralu ulijuunlo. A cui il Tedaldo disse madonna non dubita.-<no. possa che usato ablòa il Boccaccio. e {)oi di nuovo alifuanto n più riguardatolo. la „ Chi ben riguarda die' egli). die' egli.. ed è. vivi /ossero. e temendo . il conoscendo Tedaldo tutta stordì . e pare rlie (piesta {virola vi 9 adatti assai meglio eliu la voce {«mendo: ad ( o^i modo „ „ fu di contrailo avviso jiarolu il Salviati.

uè mi ricordi mai più averti veduto. come io credo. come che io non ti conosca. a te mandato da Dio per tua salute al quale per la tua innocenzia è di te venuta pietà. Salviali. ediz. come tu di. e postosi con lui a sedere. o forse dalla lingua provenzale. lo . basciata e abbrac. sia sera dove tu quella della tua assoluzione udirai. della sua salute. Pinogli. gli disse: Aldobrandino. a lui se n' entrò. se io l'ho buone. t Dal frencescon dit. A dobrandin rispose: valente uomo. e cola se n' dove Aldobrandino in pi-igione era. più di paura della soprastante morte pensoso salute j che di speranza di futura e quasi in guisa di confortatore. E . E nel vero il peccato per lo quale uom dice (3) che io debbo essere a morie giudicalo. . ciala lei disse madonna egli non è or tempo da fa- re più strette accoglienze: io voglio andare a fare clie Aldobrandino vi sia sano e salvo rendalo . la io sono un tuo ami. e con buona speandò ranza riconfortatala da lei si partì . dono che io ti domandemorte cui Al- rò conceder mi vuoli (2) . dende tante voci e forme di dire sono venute alla toscana favella.At^ carcerieri. io noi commisi {\) (2) (3) \ t QÀoh. e perciò. della qual cosa spero clie avanti che donian sia sera. co . sii ben tornato : Tedaldo. . tu . del iSsy e Deputati: vagli. sì veramente .()o GIORNATA TERZA basclollo dicendo . io voglio stanot- te poter venir da voi e contarlevi per più agio die al presente non posso. se a reverenza di lui un picciol . voi udirete novelle clie vi piaceranno . col piacer de' prigioniei'i (i). amico dei essere. poiché tu della mia salute se' soUIcIto . rimessasi la schiavina e '1 cappel- basciata un' altra volta la donna. gli si gittò al collo e : Tedaldo mio dolce . senza alcun fallo avanti la sentenzia della che doman attendi .

„ . che il latino ilice nuncìus V r Ilalin comitneinentc dice nuove. ginmmni za di . Significa ancor /'avola.'„ Io pur ascollo e non . me piace ogiii gran cosa ri . senza volergli dire stesse: sommamente pregò che di buon cuore il che per certo avanti che seguente giorno Guisse egli udirebbe novella (i) certissima della sua salute. e . volentieri loro perdonerò ed ora loro perdonoj e se io quinci esco vivo e scampo. Non il' n$|)ctlato 1)cn fresche novelle „ Potr. il Novella e novello è nome acuivo e vaie medeùioo che nuovo. . acciocché Iddio mia salute intenda . e in segreto ad un cavaliere che quella tenca disse cosi. 91 li nssai dogli altri ho . così ti quali forse a cjut'slo roiulollo m' hanno ha al Ma dico a reveren- Dio . raccon- tanicnlo di cosa avvenuta vera o verisimile libro. o Coae a così fatte novelle ^ . ciascun dee volentieri faticarsi iu farcite la veri ih del- (1) Novella ha {liù significali . in ciò fare quella mnnicia terrò che a grado Questo piacque altro. . Significa come sono le cento Ji questo tali. fratelli di Tedaldo l' averli a questo punto condotto te credendo nella morte del . se non chi riceve alla oflese ma tuttavia . quello che a' io voglio niun' altra cosa ò se non che tu perdoni quattro . dove essi di questo : dimnndin perdono A cui Aldobrandin rispose non sa quanto dolce cosa si si sia In vendetta l' . presente misericordia di picciola . „ Che „ novelle son queste? Non attendo •e ed altre assai che ne Iruovano per lutti gli autori volgari. gik fatti. non che una j farei volentieti non elle io . o<]o novella . se egli . io lo serverò fermamente. promettessi e p<TÒ (piello che . disse. signor mio. al peregrino il . né con quanto ardor 5 . desideri . per amici . addoinanda dio s<>nza fallo ov' egli avvenga Il che io scampi . ciance o parole^ frascherie o baie. NOVELLAVO. se E da n'andò alla signorìa. ti ila . peregrino allora . lui partitosi. lor fratello esser colpevole ed abbigli per ti fratelli e ..

e posseditori dis- sero i Toscani antichi. . . per sua introdualbergatori e zione iu su il primo sonno i due 5 fratelli lor fante a man salva prese e lor volendo. avete rigidamente contro Aldobrandin Palermini pro- ceduto . e non uccisori. e lei so- (1) il t II testo qui venuto a wi Non pare clic siasi taciuto siasi verLo sono per la figura ellissi. che Te- daldo Elisei ucciso aveano non conoscendolo . e narloj il per condanio che è certissimamente falso sì come credo avanti che mezza notte sia .. Do: mandati della cagione moglie go il . no il luogo che voi tenete acciocché coloro non poril tino le pene che non hanno . peccato commesso. non essendovi . avervi mostrato. La qual male . ma ben possessori. e certo vi si legge e nell'edizione dol 27 e nelle (2) Ucciditori . e poi insieme apertamente confessarono sé essere stati coloro . per rin- venire come stata fosse la cosa. valo. quello che Tedaldo Elisei uccise. ha io se ne venne . altre posteriori. porre al martorio. dandovi gli ucciditori Il (2) di quel giovane nelle mani. aveva molta noia data e volutala sforzare a fare . e massi aiamente coloro che tengo. venga in onor di voi io e in di chi meritato . voler suo peregrino questo avendo saputo . ed occultamente madonna Ermellina Mann. tutti noi soffersero j ma ciascun per so. cosa acciocché av1' e i peccatori sien puniti . j dissero perciocché egli alla essi nello alber- dell' un Il di loro. 93 le cose si GIORNATA TERZA conosca. e parvi aver trovato per vero lui essere stato siete . al quale d' Aldobrandino increscea vo- lentier diede orecchi alle parole del peregrino j e te cose mol- lui sopra ciò ragionate '1 . ma è da giudicarsi piuttosto che omesso per inavvertenza. roso uomo da . ha voi sono (i) qui venuto a voi E come voi sapete . con al- licenza dal gentile la casa di uomo si partì .

affettuosamente abbracciò e basciò il suo Tedaldo e andatisene insie- me ce . ora fosse gnoria . e di vedere libero dal pericolo Aldobrandino si il quale fra pochi dì credeva dover piagner morto tanto lieta quanto altra ne fosse mai . eU moderma mi testo Mannelli e nelle edirioaì iu rece di malJaUori leggesi io jM-nso. cioè mali. co- me alla il giorno appressò Tedaldo avendo già donna mostralo ciò che fare intendeva. e Jattorì.. . E . . NOVELLA la . XXVU. na niiinnesc hanno a* innl/altori del Livomo del 1789. La donna di due così fatti accidenti e così subiti cioè di riaver Tedal- do vivo to . .'* 1* trovò clic aspettava . VII. attendere il a' fatti d' . . . che è quanto a dire mali facitori Io ne ho titcnula T antioi lìb lesione uioMo dalla aulotiti di ai riputate odixioui. scamdo rhe da ma' . . che per cer- to tu riavrai domane qui sano e le salvo il tuo Aldobran- dino} e per darle di ciò più intera crcdenra. pregalo che occultissimo fosse pure . il quale veramente credeva aver pianto mor. pienamente raccontò .cuinpa'^ta. di l' buon volere fecero graziosa e lieta padilettosa gioia levatosi. del LXXIII e del LXXXVU ntaluUori. tocx. e pochi di appresso l' a' mafattorì (i) dove la testa . . in abito peregri. parimente disiderosa d' udire buone novelle del marito e di riconciliarsi pienamenr Alla qual venuto con lieto viso te col suo Tedaldo . com- messo avevan omicidio fece tagliar Essendo adunque libero Aldobrandino con gran letizia di lui (1) t L'edisione del 1718. e dacajx) . Aldobrandino La si- venuto giorno e parendole piena informali- zione avere dell'opera. rallegrati . donna per dovere quando . che fatto avea . no s' usci della casa della . un dell' altro s' prendendo . disse : carissima donna mia . prestamente Aldobrandino berò . al letto. ciò. 93 essendo ogni altro della casa andato a dormire^. quella di .

apparecchiato te A cui il peregrino fece per lo seguen. Lenclu: dic'. re sono tre soli i nomi d'una slllal)a clic lia la iiosli-a lin- gua serventi ad ara])edue ancor nel verso. si potevano veder e spezialmente donna che sapeva a cui farlosi. che dicesi molto lienc nel minore e nel maggior numero (1) t Osservisi questa forma di dire invitò a dover desiuare in luogo di invilo a desinare. e questo fatto loro e le lor donne a dover de- sinare (2) la seguente mattina con Aldobrandino gl'iu- (i) Di. avvenuto . Ed essendo Aldobrandino di quanto al peregrino piaceva contento telli . lo suo scampo scornati. lui alla lor casa condussero per . dì apprestare un bel convito nel quale gli disse che voleva che egli co' suoi parenti e fratelli con le sue don. i Ma fra- parendogli dopo alcun di (i) tempo di dovere telli riducere a concordia con Aldobrandino . gru. la sé essere ma armati per tema . li quali esso sentiva non solamente per . al fine con ragioni irregli pugnabili assai agevolmente condusse a dovere. usate. Fretjuentcmenle unisce il Boccaccio /jt//e/t'. il peregrino tantosto u' andò . dove- . stare : l'amistà d'Aldobrandino racqui. do- mandando perdono. . quanto nella città gli piacesse di stare festa e quivi sazii .griie e regi si usano Evvi anche piò. e co- noscendo manifesta mente ciò essere per opera del peregrino tanto . "l numeri. 94 GlORNxiTA TERZA i e della sua douna e di tutti suoi amici e parenti.. di fargli onore e la non . domandò ad Aldobrandino promessa Aldobrandino liberamente rispose . ne ricevesse i quattro e le lor donne aggiu- gnendo che invitargli esso medesimo andrebbe incontanente ad al alla pace e suo convito da sua parte. a' quattro fratal e Con loro assai delle parole si che intorno a materia richiedeano .

modo eouldy shnuld. e tutti basciandogli in bocca . emendò se non una taciturnità .NOVELLA VIL vitò. nò avendo avuto ia . amici vennero a casa Aldobrandino va j che gli attende- e quivi davanti a tutti coloro che a fare lor stati . altro che. per lingua no» nlqunnto ili energia nll» espressione In questo U •tra parteci|)« dcDa inglese. e co* D. e da madonna Ermelconvito lina e dall'altre donne graziosamente ricevute furono. punii mag- non crcdcrclJie. tutte di bruno vestite . A. gittate si l'armi in terra sero . darlo e tonol»l)ero il disordine di questo |)erio«lo. . Vctlcsi onrlic tra le lingue d' indolo nssni dispamtn hncci in certi gior avvicinamento che altri a prima giunta (i) Rolli. con poche parole spacciandosi ogni ingiuria ricevuta rimise. R. che Imt- devole. aTTerbialmente. se non ima. nel!' infinito. la tari tura ita stata per lojresco dolore ec.. "t il dljordine in questo luoqo dair essersi usato il il gerundio in regolare an- Tccc del verbo. volere con (lare nllri verl>i iiii'i così jicr un certo tcuo . La mattina adunque i mangiare primieramente così vestiti di quattro . comrimi- pagnia erano da Aldobrandino invitati. Ne avendo avuto in quello cosa alcuna altra. R. te non una Nasce tale taciturnità: leggasi col MS. Appresso costoro le sirocchie e le mogli loro. e G. colla sola ili(Tcren«n che tloTC noi gli «la usiamo ciò die gl'Inglesi ne formano il 80^f. o. ed essendo msgnificamente serviti nel con- . wouWcc. G. tennero s(?guente in su fratelli di l' invito. Osscnisi come periodo piglierrbbe stati wn damento se si leggesse.iunlivo. nella quale iisansi qunsi «Ilo stesso . tacilurnitù (i) stala per lo fresco dolore rappresen- re. magnificamente le Ed gli essendo stati serviti nel uomini parimente e cOvsa donne . come erano con alquanti loro . a ilir meglio. Tedaldo nero . Aldobrandino lagrimando pieto- samente gli ricevette . quello la alcuna altro die laudcvole se non una . nelje mani d' Aldobrandino perdonanza domandando di ciò che contro a lui avevano adoperato. tentarono d' rrorn* non \i riuscirono. vennero. ed A. l' 9$ ora del ed essi liberamente della sua fò sicurali.

ne avendo avuto in quello cosa alcuna altro che laudevole. I Deputali e Salviati fanno punto fcnno dopo voce pe- Tedaldo.. 226 principio. pag. si non concede di fare. ili pag.. ma noi fanno già dopo la voce accorto. la qual cosa a noi. di fra Guittone. convito cosa alcuna altro che laudevole. riodo. Posto ciò io regolerei l'interpunzione del periodo in questa guisa : Jid eascndu stati mugnijìcamentc serviti nel convito gli uomini parimente e le donne.. . PotreJdie aJ la parlicella 7. de' Villani e di altri scrittori loro contemporanei apparisce avere gli antichi autori toscani assegnata alcuna volta al ge- rundio eziandio la funzione del verho. disordine hanno trovato gli i critici in questo luogo del Boc- caccio Messi da parte antichi. che punto dopo è la più giudiziosa. Da questo luogo del Boccaccio e da simiglianti delle cento Novelle an- tiche. varie Premetto che in questo luogo hanno interpunzione varia il edizioni .2«. la taciturnità stata per lo fresco „ dolore rappresentato ne' vestimenti oscuri de' parenti di Tedaldo „ ec.se non una. che stacca una parte del pe- riodo antecedente. Parte 2. non ehbe in quello cosa „ cuna altro laudevole. Finalmente all' uopo di esporre il mio concetto mi giova la particella avvertire che nei tre testi a penna magliuhecliiani manca Ma incominciante nuovo pe- riodo dopo la voce accorto. IIACCUI. e ne fa nuovo periodo affatto sospeso. r Opere del Baccaccio dell'edizione di Napoli 1725. 21.se non una. Oltre a- esempi da me uddolti ne accennerò un altro che può vedersi nel1. alcuno parere poco (alzantecon antecedenti Ravvici- nandola a che si riferisce. V. (•) (*) Gran . a me non dispiace. la Ha poi la detta edizione il punto fermo dopo voce iicrorto. ma non comincia per lettera grande la voce seguente per: e forse è quel punto minimo. ove tro\asi un punto fermo. addurrò solamente l'osservazione del Slg. Ripeterò ancora. JS'oji avendo avuto nel . ed egli se n' era accorto) sto ma. L' edizione del testo Mannelli ha la voce Tedaldo. e comincia la voce seguente il Ma con la lette- ra maiuscola. GIORNATA TERZA Tedaldo : tato ne' vestimenti oscuri de' parenti di per al- \ito gli uomini parimente e clie le donne. la Parmense. più sottili investigatori del proprio ufficio di ciascuna delle parti del discorso. venuto il tempo di tarla via. Colombo. se non la taciturnità ma venuto il tempo di torta via. ciò che ho detto altrove zione nelle stampe gli che la cattiva interpun- fa spesso nascere il disordine de' periodi. di che parlali Salvini nelle Prose Toscane. e seguitano di il La moderna Livorno del 1789 concorda con . la taciturnità stata per lo fresco dolore rappresentato ne'' vestimenti oscuri de' parenti di il dii'iso e'Z Te- daldo (per la (fual cosa da alquanti convito del peregrino era stato biasimato. gli si levò in pie ec..^ . si levò in pie ec. conte seco dispo- uvea.

Gli «liUiri <Vl XXVII. assai de' lor parentadi..* ^NOVELLA VII. cosi le non parenti come le part. come l'altre donne. il ' 97 convito (i) del In Climi cosa da al({uanli diviso e . e riconosciuto. Perche i fratelli e gli altri tutti di lagrime il d' allegrezza pieni. si abbia fatto festa e che come colei che più che per gli è tenu- che alcuna altra.endado verde rimase.nti. Ma S>I- \iali fu d'avviso che foste meglio attenersi anche [qui alP ottimo lesto: il |HTriocchè convito era stato pensamento ed impresa del peregrino. pcrt'gtino iicrrl. fu (•»). ha che più volentieri farei io. E di dosso git- tatasi la schiavina ed ognitibito peregrino. cousiderato le sue opere (i) + Cosi legge il Mannelli. . fuor che mounaErmellina. e disse. '1 peregrino era stato biasimato to . la qvial lesione fu ritenuta cxiandio «W Deputali. Il che Aldobrandino veggendo. ad abbracciare corsero. e nou senza grandissima malungamente raviglia di tutti guatato. poi- ché avendolo avuto continuamente con voi non lo avete conosciuto . e si- migliante appresso fecer le donne. niuna cosa è mancata a cpiesto convito .c il con- vito crasi fallo non ilal ma da Aldobrandino. . ckl 97. de' suoi accidenti raccontò. e il IMiò (Mica dir molto bene Boccaccio il diviso e 'l coavito d*l pere- grino {•i) . seco dis|>o. si levò in piò mangiiindo ancora frutte . festa a Tedaldo? na ce faccia ta A cui udenti tutti. in una giubba di '/. uomini il delle cose tra loro avvenute. avea. a doverlo far lieto se non Tedaldoj il quale . Tcdis. venuto tempo da gli altri le torla via .sto . ed egli se n' era accoril Ma come . lessero i7 lUviso il e F invito. io il vi voglio mostrare. la gli donna rispose: niu- n' . Ermelliua? come non fai tu. f Ricotioscitdojii e lungamente guatalo. Il che Tedaldo vedendo. avanti che alcun s' arrischiasse a credere che '1 fos- se desso. disse: che è questo.

se fosse desso e noi credevano ancor fermamea- (i) Ru^ginuzza. come un uomo risuscitato e maravia' fra- gliosa cosa telli i-iguardavan Tedaldo j e a molti e ancora n' era un cotal dubbio debole nel? animo o no . la festa continuarono Li Fiorentini più . Li quali poiché si rivestiti furono . questa . per questo ciascun fé sta a Tedaldo vestimenti neri in dosso si tolse . e volle che quivi altri vestimenti facessero venire . Questa di j liberalità Aldobrandino piacque molto a' fratelli Tedaldo e a ciascuno uomo e donna che quivi era via. maniera tegnendo giorni . ma le disoneste parole dette ne' di che noi piagnemmo colui. abbraccialo . . quasi . con grandissima allegrezza cosi.^ io t' GIORNATA TERZA abbia riavuto . . E . che tacito principio avuto avea . . canti e balli e altri sollazzi vi fecero assai: per la qual cosa il convito fine. me do ne fanno stare -A assai cui Aldobrandin disse . per denotare il mal animo. va'. . ebbe sonoro eran . tosto le- va su . che noi credevam Tedaldo. bene dimostrato ha quello : sere stato falso senza che io mai noi credetti . tutti a casa di Tedaldo n' andarono e quivi la sera cenarono e più giorni appresso . come . La donna che . credi tu che io creda agli abbaiatori? esso la procaccianes- mia salute . adunque da stracciò li esso medesimo e i a' fratelli bruni alle siroc- chie e alle cognate si . delicata espressione. cosi gli fece lieta festa. Matt. : va' via . altro il non demarito: ella siderava non fu . E preso dalla ruggine che guasta ferro. che fosse nata nelle menti d'alcuni dalle parole state. lenta in questo ad ubbidire per che levatasi abbracciandolo d' come 1' altre avevan fatto . Fatta e ogni rug- ginuzza (i).

e clùesongli perdono dicen- do : in verith che voi risomigliate più che uomo che un nostro noi vedessimo mai risomigliarc un altro.« NOVFXLA fatto a fé lor VII. Bene maravigliavamo dello abito 3 perciocsì ché esso era. . e ziuolo . udendo questo. lungamente goderondel loro amore. parlare si vergognarono. . forse quindici dì o fa . e. masnadiere. «"y^ se te . senza più turbarsi donna discreta- mente operando. poco più si . compagno che venne il (piale si chiama Faziuoloda Pontremoli. (1] A peua. cioò d'indi a molto tempo. Tetlaldo adunque tornato ricchissimo la perseverò nel . a' fratelli e a ciascuno altro. cosi es- sere stato come costor dicevano di che per questi sta- e per gli altri . che fece in- domandò Costoro il fosse stato vestito quel Fa- dissero} e trovossi : appunto tra . A'({uali Tctlaldo in presenzia de' fratelli rispose: voi m'avete colto in iscanibio. segni riconosciuto fu colui che era j to ucciso essere stato Faziuolo e non Tedaldo laon- de il sospetto di lui usci . né é mai potemmo poi sapere che vero che noi ci di lui fosse. né forse avn>bber pcxza (i) un caso avvenuto non fosse. che l' chiaro chi fosse stato ucciso j il (junle fu questo. qua . Passavano un giorno fanti .ero incontro dicendo: ben passa stare. come di noi siamo. Dio faccia noi godere del nostro. di Lunigiana davanti a casa loro gli si e vedendo Tedaldo fe<. Fa- ziuolo. si Il maggior nanzi . suo amare. Costoro udendo! . fratel di Tedaldo. .

e fattogli credere che egli e in purgatorio . Ferondo mangiata certa polvere . tratto della sepoltura . gione .loo GIORNATA TERZA NOVELLA Vm. è sotterrato per morto . Dico adunque come un vivo . ma che brievemente narrata fosse stata. che come colpevole ne dovea più tosto essere condannato. non la perciò dispiaciuta ad alcuno per tutte tenuto sua lunghezza. in luogo non tropnella quale fu fatto abate . è messo in pri. a- vendo rispetto alla quantità e alla varietà de' casi in essa raccontati. contare una verità che ha troppo ella fu. un monaco quale in ogni cosa era santissimo fuor . e dalV abate . nella moglie di lui gene- V. e come poi per risuscitaaltri lui e non per vivo egli stesso e molti credes- sero essere della sepoltura uscito. e poi risuscitato . e ancora ò. po- come noineveggiam il molte. Ca- rissime Donne. la Reina. a me si para davanti a doversi far racpiiì. alla Lauretta strato il con un sol cenno mo- suo disio. che la moglie di lui si gode . per suo nutrica un fi- gliuolo dello abate rato. po frequentato dagli uomini. colui di ciò essendo per santo adorato . Fu adunque in sta. si Toscana una badia . per morto seppellito fosse to . di che di quello che menzogna sembianza | l' e quella nella mente m' ha ritornata avere udito un per un altro essere slato pianto e seppellito.enuta da la fine della lunga novella d'Emilia. le die cagione di così cominciare. .

amare questa sua moglie savissi- mo . 7 . Mannelli avverte ni-l in. con avvertirci che Mannelli nel mu<tt tazione sMnj^nnnò sicuramente. che quasi iiiuno.lio. Avendo jwi gli editori del 37 trovato in alcuni testi a penna e in questa dimesliehetxn ^ adottarono rosi l'atta lezione: ma s' si i Dqnitati e la voci* sì il cav. che ad altro non pensava . Ed io aggiuj^erò die non solo nel Decameron. come molto a v- (i) (q) In alcuni "t testi a penna trovo Il ne pur. particola la ipiale Mn egli nlla iwrticrlla et sostituì la parve n lui rlie ci stesse me}. iiou che sapesse. ci E in che questa. e de' tempi |K»leriori altresì. ma il inoltre ( conte avverti molto l)enc Cinonio ) in luogo d' altre priicellc. quasi se ne dis]. trovasi talora questa parlicoUi non solamente come copulati%a. e la lezione del I Mannelli fu tali stf^uila nelle inipn-ssiuni di la Livorno e di Milano. 6 ). cap. Depu- aeilellcro bene di riiuctlorci il |Mirticula e/. clie dimesliefietza vi fosse st^la ag«l' giunta da chi non accorse che in quetta ha qui fona avverbio DECAM. NOVELLA vili. i. lili. in e guardarla . perdili santissimo e giusto era tenu- Ora avvenne clic . . . Ferondo avere una si donna per moglie s' della quale esso fer- ventemente innamorò . né di né notte Ma udendo che quantunque Feronbene era do fosse in ogni altra cosa semplice e dissipito.irj^inc che cosJ si leggeva nel ronniisciilto orìginnle. ovvero eziandio p«x una cotal grazia ed energia del discorso. T. pensiindo. clie nell' »«•! «l opero delle femmine: e questo sapeva il cau- tam(!nle fare. e che ( fatte guise di piirlar rotto tono t. . II. assai spesse in quelC opera Salv. Salviali la rigettarono. non ricordandosi s\ (die" egli) che la non \'nl sempre per copula . con Io abate dimesticato un ricchissimo villano quale avea senza .. e (picsla il Uiione adotfar questa tò eziandio Salviati. Av^e^t. il nome Ferondo uomo materiale e grosso modo nò per altro la sua dimestichezza pia. ceva allo abate quali talvolta s' se non per alcune recreazioni sue simplicità . e più mi piace. ma nò (i) susplcava to in ogni cosa. e et>n ragione. ma parimente nelle altre scrit- ture del l)uon secolo.>erava Ma pure. essendosi molto . le pigliava delle e in questa (u) bellissima accorse 1' abate . 1.

102 veduto la t GIORNATA TERZA recò a taato Ferondo . credo avere un geloso per che avendo voi e l'uno . come voi siete. di lui. io per questo altro lui viver che in tribulazione e in mala ventura con non posso Per . piacere toccò animo e parvegll che la fortuna gli avesse al suo maggior desiderio aperta la via . prima che io ad altra confession venga quanto più posso umilmente vi priego che sopra questo vi piaccia darmi alcun consiglio 5 perciocché . posso dir vedova e pur maritata sono in quanto vendo esso altro marito aver egli è . e la sua stultizia . cosi matto come d' ogni senza alcuna cagione è fuori misura geloso di me . . . la cagione del mio ben potere adoperare il confessarmi. e chiesene la licenza rondo . in- cominciò to. 1' Questo ragionamento con gran dello abate . se quinci non comincia . : messere se Iddio . non posso che . o altro bene. m' avesse dato mari- o non me co' vostri mi sarebbe agevole ammaestramenti d'entrare nel cammino ohe lo avesse dato forse ragionato n' avete che io . Ma mi vi. die egli insieme con sua donna a prendere alcuno diporto nel giardino : della badia venivano alcuna volta e quivi con loro della beatitudine di vita eterna e di santissime opere di molti uomini e donne passate ragionava modestisloro. poco mi gioverà. e tanto simamente che alla donna venne desideda Fe- rio di confessarsi da lui . ed egli sì . considerato chi è Ferondo . la . ed a pie . io credo che gran noia sia ad tina bella e dilicata donna. qual cosa . anzi cbe a dire altro venisse . mena altrui a vita eterna . aver per la marito un mentecatto essere 1' ma : molto maggiore . ed ebbe la Venuta adunque a confessarsi la donna allo abate con grandissimo piacer postaglisi a sedere . e disse : figliuola mia.

disse la donna. ad un cosi vole ? uomo come : sia convene- A cui abate disse madonna sia voi potete nou meno adoperar per me. ninno nò consiglio rimedio veggo. Ma a questo nt> brievemeule par- lando . 1' avrebbe per male e . che egli non mi convenga sempre stare in prigione fate . La donna ad padre mio . La medicina da il . abate . Disse allora l'abate. e cosi v' andrà: e quandi questa sua ge- do tanta pena avrà . che puote una mia pari. che quello che io mi met> . il . ri- que.'rte orazioni pregheremo farà. io ed egli il AdunSì. che voi mi diceste che ì io non . che della vostra iribula. ben purchò a voi dea vi cuore di segreto tenere ciò che disse : io ragionerò . fatto 1' ]NLt . . quale ò che T'erondo di questa gelosia guarirlo so io troppo guafare . solVerta che egh losia sarà guarltp noi con il ct. e sarebbe più geloso che mai La donna io disvse : puit he egli di questa mala. dubitate perciocché io mi si lascerei innanzi morire che io cosa dicessi dicessi . NOVELLA e l' VIIL*? io3 altro . ciò che vi pia- purcliè io possa. rimaritare . disse spose l' la donna debbo . xione dite vi credo . convien che egli vada in purgatorio. altrui. per uu certo tempo nel quale vi con- verrà molto guardare che voi ad altrui non vi lasciate . son contenta^ il come ? vi place . che gulderdon debbo aver da voi di così fatto servigio Padre mio . rimaner vedova? .. vi potrh egli e' E come. fuorché si uno risca . tornando Ferondo vi converrebbe a lui tornare . te: egli convien eh' muoia . ventura guarisca. ed lo io faròj ma ce . Ma come potrà far questo egli Rispose di nccesr r abate sita se uoi vogliamo che guarisca . andare vivendo? Disse l'aba. perciocché Iddio . a gu voi mente ciò . disse la donna . di ciò nou . che voi siete . . Iddio che in questa vita intorni.

minore : perciocché ella dimora nell' anima e quello clie io vi sì sia . che che . mentre che Ferondo starà in purgatorio gnia . udendo questo voi foste tutta sbigottita rispose : oimè padre mio. che assai sono di quelle che quello disiderano che voi potete avere. io . né mai accorgerà . La donna . un santo : or conviensi egli a'santi uomini di richieder le donne. . faccendovi la notte compaj quella consolazion che vi dovrebbe dare egli di questo persona alcuna s' . da. io sono uomo come . gli altri . . ed avrete consiglio . creden- me quello e più che voi poco avanti ne credavate. donna 1' se cosi è. sono apparecchiata nerete voi il . cosi voi potete far quello salute e . si come che fia io mi dispongo scam- a far quello clie vostro bene e vostra consolazion dee essere. po della vita mia Disse . Non rifiutate la grazia che Iddio vi mando ciascun di .. io vi darò . della vostra bellezza più che altra donna potete . . Adunque disse abate mi do- vostro amore. e come voi vedete io non sono ancor vecchio anzi E non dee questo esser grave a dover fare . allora la . . . Ma . che a loro vanno per consiglio. il dovete disidei'are perciocché . se savia crederrete al mio Oltre a questo io ho di belli gioielli e di . domando è peccato del corpo . ^ò^ GIORNATA TERZA j to a far per voi perciocché . che è ciò che voi domandate? Io mi credeva che. per la quale io ardo tutto e mi consumo . e faretemi contento di voi. pensando che ella piaccia a' santi che sono usi di vedere quelle del cielo: e oltre a questo. di cosi fatte cose? A cui 5 1' abate disse: anima mia bella non la santità vi maravigliate che per questo non diventa . co- me vi che io sia abate . E dicevi che voi gloriar vi . tanta forza ha avuta la vostra vaga bellezza che amore mi costrigne a cosi fare.

e con loro a casa se ne tornò se n' cosi s' a pochi dì Ferondo . . . che . dolce speranza mia me che io fo . La donna . mendo mandare nel suo paradiso o tra rione. e che ella più e mcn data senza alcuna lesione faceva per . teneva il viso basso nò sapeva come negarlo pareva far bene: per clic e il concedcrj^liele te non le 1' abarì<- veggcudola averlo ascoltato e dare indugio alla ipostn parendogliele avere gih mezza convertila . mnravigllosecose santità dolio abate . cari . postole celatamente in . con molte altre parole . o l' altro di . quando alcun voleva dor. mentre . gatorio e ritrovata una polvere quale nelle parti di Levante avuta avea da un gran il principe ( quale affermava quella solersi usare per lo Veglio della Montagna . che Ferondo andato fosse in purgatorio : A cui egli v' l' abate contentissimo disse e noi faremo che andrà incontanente : farete pure che domane . . avvisò di mandarlo in purdi maravlgllosa virtù. andò alla badia : il quale come la l' abate vide . si fatta maniera più e meu dormire s<^ colui . . avrebbe mai detto sta tanta colui in aver vita ) e di que- presane .. che a fare 49)^xnirc tre gio rni suf- . no t che per mostri ([ucllo . NOVELLA vili. lieta no . mano un del do- bellissimo anello la licenziò . la sua virtù durava alcuno non . non potere . per voi volentieri. e attendendo d*aver degli alle compagne Ivi tornata. avanti che egli ristesse V ebbe che questo fosse ben fatto : perchè essa vergognosamente disse sé essere apparecchiata ad ogni suo comandoj ma prima . cominciò a raccontare della . egli qua con meco se ne venga a dimo- rare Fi detto (questo. alle prime continuandosi nel capo messo . io5 persona sic- li qtiali io non intendo Fate adunque clic d' altra . che la pren- deva . La douna altri .

. costui venne un sonno subito e in pie s' fiero nella testa .. „ questa tanta presane. cidente fattolo scignere . con disgiungere troppo 1' idee principali una il dall'altra vi cagionano qualche imharazzo. un bicchier .. che qui si accenna del Veglio della Montagna. . siccome il lettore se ne sarà facilmente avveduto. smarabate . di vino . gli volesse la . e fatta recare acqua fredda e gittargliele nel viso e molti suoi altri argo- menti fatti fare . . Ond'èche. non ben chiaro ancora nella sua cella senza avvedersene Ferondo chiostro . tra per toglierlo più che io potessi. dicono Deputati essere stato preso dal (2] Milione di Marco Polo Scignere scingere. e '1 sentimento rlvocare veggendo 1' monaci che per il tutto questo egli . gliele die he- Le cose vi stanno per incidenza. . mandatolo a dire moglie e : parenti di lui tutti quivi prestamente vennero e avendolo la moglie col- (i) \ La andò particola e evvi di soprappiù. . tale che stando ancora tato addormentò e addormen- cadde . quasi da alcuna fumosità di stomaco 1' o d' altro che occupato rita vita e' avesse . ])iuchier di altre dormir tre giorni sufficiente vino senza avvedersene Ferondo.. che „ in un „ re. i Ciò. „ la quale nelle parli di Levante avuta avea da a fare un gran principe. che neccia anzi che no al filo del periodo. non si risentiva toccandogli tutti polso e niun sentimento trovandogli e' per costante ebbero eh' alla fosse a' morto . le ma perchè questi accessori son molti. avvertenza che io ho avuta eziandio -parecchie altre volte... e sono puri accessori. e ritrovata una polvere di maravigliosa virtù. GIORNATA TERZA e ( i ) in . a . Per che . . ho creduto bene di chiudere parentesi le proposizioni incidenti.. e pare a me . e lui appresso menò nel e con più altri de' suoi monaci di lui codiletto . L' abate mostrando di tuxbarsi dello ac(2) . minciarono e delle sue sciocchezze a pigliar Il quale non durò guari che .adi fosse. Ivi a pochi dì 1' Ferondo avvisò di „ se n' alla il quale come aliate vide così s' „ mandarlo in purgatorio. lavorando la polvere . gliele die here . liadia : il quale è questo:. io6 fidente fosse . sciorre.

e con quel lei infìno al si mattutino con grandis. levatosi la e quel di quivi da Bologna era venuto . un monaco bolognese notte tacitamente lui in di cui egli molto si . 107 sue parenti altjuanto pianto cosi vestito . e che per prigione de' . cominciò ad attender che Ferondo si risentisse . la seguente notte travestilo Per che. bolata trovò e confortatala alquanto pianamente la richiese della promessa. e dal suo to v' monaco accompagnae poi si andò . e lasciaronlo stare tanto il eli' e' si tisse. libera e senza l' impaccio di Ferondo o d' . confidava. E da alcuno e nello andare e nel torna- re alcuna volta essendo scontrato. e a gnisa di monaco vestitolo glia il sopra un fascio di parisen- posero . giacque ritornò alla cammino per cosi fallo servigio faccendo assai sovente. e una tomba . la quale di nero vestita e . monaci che i fallissero era stata fatta nel portarono j e trattigli .NOVELLA le vili. a casa disse o da tni piccol fanciulliu. Ferondo trassero della sepoltura. La donna veggendosi altnii . fu creduto che fosse . avendogli veduto in dito parecchiata v' andasse. donna . gianinmi. suoi vestimenti. che di lui aveva pnrtirsi che non intendeva . j un altro bello anello disse che era ap- e con lui compose che la notte. L' abate con . L' abate il di seguente con alcun de' suoi monaci per modo di visilazion se n'antri- dò a casa della . venuta V abate de' panni di Ferondo. metttrrc in uno avello come era il La donna si toniò . nella quale alcun lume non si ve- dea . e così rip masasi nella casa era di il figliuolo e la ricchezza che stata Ferondo cominciò a governare . In questo mezzo monaco bolognese . . fece V abate . simo badia diletto e piacere . dallo aba- te informalo di (juello che avesse a fare senza sajwme alcuna altra persona niima cosa.

Al quale re e da bere . diede al prete del disse Domine. falla trista. .. che ella vino della botte di lungo . . presolo gli diede una gran battitualtro Ferondo piangendo e gridando non faceva io? che domandare: dove sono se : A cui . Come il disse : Ferondo dun- que son Ferondo io morto Disse monaco e mai . . gran battitura A cui Ferondo avendo gridato . I o8 GIORNATA TERZA Ferondo che andasse per quella contrada penitenza faccendoj e poi molte novelle tra la gente grossa della villa e alla moglie ancora . . non faceva . poi . e quivi trovandosi senza saper dove orribile. fosse ) entrato dentro con una voce . 11 che veggendo (i) Ferondo ? o mangiano io ti i morti Disse il monaco . il muro il Ma . gran voglia avendone il cominciò a mangiare e a berej e non parendogli vi- no troppo buono. più volte fu detto Il monaco bolognese . accorgersi. Ferondo . che reco è ciò che la donna che fu tua 1' mandò stail ti mane alla chiesa a far dir messe per anima tua 3 che Domeneddio vuole che qui rappresentato Disse allora ^Ferondo Io le voleva : sia Domine . sìj e questo . Per che sé stesso e la sua le donna '1 suo figliuolo co- minciò a piagnere. il monaco da capo gli ri- prese e con quelle medesime verghe . . altro che bdsciarla ed anche faceva . ben gran bene anzi che io morissi tanto che io me la teneva me tutta notte in braccio e . altro quando voglia ne veniva E . poiché mangiato ebbe . che ben sapeva ciò che ( risensi era tito . . più nuove cose del mondo disse : di- il monaco portò alquanto da mangia. cendo. (1) D verbo vedere <jui sta per sentire. diede una assai. il monaco sì rispo: tu se' in purgatorio ? . mano . con certe verghe in ra . dalle il buono anno.

puoi né vedere nò udire allora non come essi te Disse Ferondo : o quanto siam uoi di limgi dalle no- . se ma tu non gli . che io cpicste battiture infi- debba dare mangiare e bere e no a tanto che Iddio Disse Ferondo : dilil)ererh altro di te e di e' me . aven- rondo Disse il monaco perdio Ferondo do la miglior donna che fosse nelle tue contrade per . ella se io vi tomo f io la lascerò fare ciò se' che fai? Ma chè loso ti dimmi. due ? Disse il monaco : .. il miglior marito del mondo mai non . ed anche non dela ninna . tu ì 109 Disse il deh ({ucsto perchè mi fai monaco: p(>rcioochò cosi lia dì comandato Domoneddio che ogni . NOVELLA disse : Vin. se io vi : tomo mai io sarò . moglie dolce : Oimè . disse Ferondo . O . buio Disse il . fo ora : che tu vi le non mai più geloso Disse Ferondo o ritorna- mai chi muore? Disse . a migliaia. e la piìi io ella era più melata che '1 ma 1' non sapeva che Domencddio avesse jwr male che fosse geloso . uomo : che io non sarei stato . e ammendartene: e fa' che se egli avviene che tu mai io ti vi tomi. chi Iddio vuo. li sia fatto E : per che cagione? disse Fetu fosti geloso. disse . . che : tu che questo . di questo ti dovevi tu avvedere mentre eri di . . mi Disse : von^ il mo' e per- naco io sono anche morto e fui di Sardigna io lodai gih f molto ad un mio signore V esser ge- sono stato dannato da Dio a questa pena . convenuto mangiare fece bene . tu abbi sii si a mente quello che . il monaco: si. tu di vero confetto . disse Ferondo tu dirai vero e per certo. non è egli più persona che noi sì . messe O . monaco : ma elle arsero alle . ha mandato canal ed cmmi sì . . Disse il monaco Ih . due vohc . la batterò mai non le dirò villania se non del vino che ci ella ci ha mandato stamane .

Ora fatti ragionamenti ed in simili con mangiare e con battiture fu tenuto Ferondo da dieci mesi 5 infra li quali assai sovente la bella 1' abate bene avvene con . Gnaffe cotesto è bene assai ia. disse . noi . e prestamente accor- tasene . sevvl di lungi . gli amor Dio (i) ti fa questa grazia . delle miglia più di bella cacheremo. Ferondo donna . que la seguente notte fece con una voce nella prigione. . tanto ci .. Benedetto e . La mattina Le duo in sul far del giorno e (i) •{ edizioni citnte nel Vocabolario hanno caciatu- . dolciata L' abate fattagli dare nel vino . insieme col monaco suo tacitamente Ferondo il narono nello avello nel quale era stato seppellito si risentì . udendo questo gli fu forte lieto e disse : ben mi piace dea il buono anno a messer alla Domeneddio e allo abate e a san . mondo Ma : come avvengono le sventure la donna ingravidò. dove tornato il tu avrai un figliuolo della tua quale farai che tu nomini Benedetto j perciocché per prieghi del tuo santo abate e della tua donna e per di san Benedetto . ed che gravida fosse L' abate adiuicontraffatta . ha . moglie mia casciala melata . Ferondo . . il disse all' abate perche ad amenduni parve fosse che senza indugio Ferondo purgatorio rivocato a vita ella di lui dicesse . turosamente visitò il donna . che a Dio piace che tu torni . e che a tornasse . lei si diede più bel tempo del . al mondo j . ni suoi . forse quattro facesse dormire rimessigli i pantor. 1 1 o sire contrade ? GIORNATA TERZA O io disse monaco ! il . B'erondo : e per quel che mi pa- dovremmo in cosi essere fuor del mondo . che egli gli mandava ore il di quella polvere tanta che . e dirgli chiamar Ferondo confortati . da dovere essere di lei si .

ha qui rimandato e consola la tua donna la (i) Poca ismovilura mfea. e viderlo già del monimcnto uscir fuori. che con la ne' loro mesi. vide egli . dell' dicono sole wna* altro. dello avello forte .e. quando colh . di che spaventati tutti per . ed allo lej abnte n' andarono . ed egli stesso a sì pontar col capo nel coperchio . cioè non era molto graTC e duroasrauoil Tcni.. la novità del fatto cominciarono a fuggire Il (juale : . e disse padre mio. che Ismossolo . apri- temi . avverli (a) modo <lvl dire. Va' dunque . non i quali non avcau calrnde luQc. varsi d' orazione disse figliuoli non abbiate paura . prendete venite . i monaci . la croce e V acqua santa ed appresso di me e veggiamo ciò che la potenza d' Iddio ne j vuol mostrare ( come e così fece. sembianti facccndo di . cioè nuore luna governavano loi mesi. per alcun pertugio dello avello lume . ma i diceano neomenie. così gli corse a' piedi . i piglia anno. . figliuolo poscia che . Usano questa voce più contadini oggi. si Calende o colendi dicono ti i primi giorni di tutti i mesi si : a colende di maggio ec. stato senza Il vedere il cielo ) fuor dello avello uscito 1' quale : come . die da' Greci . quando per lo dì primo altri. come anco gli Ebrei. Era Ferondo tutto pallido colui che tanto tempo era . ed è \occ greca. ma usata da' Romani le . dogli esser vivo cominciò a gridare apritemi . perciocché poca ismovilura (i) avea l'incominciava a mandar via. vide abate . le e quelle delle vostre orazioni secondo che rivelato mi fu di sim Beuedetto e della mia donna m' hanno : pene del purgatorio tratto e tornato in vita il di che io priego Iddio che vi dea di (a) oggi e tuttavia . il quale veduto non avea ben dieci mesi . . potenza d' Iddio Iddio t' . che detto avean mattutino la corson e conobbero voce di Ferondo . . buon anno e le buone calen: L' abate disse . : per che paren.NOVELLA Vra. Ili . lodata sia la .

del Ragnolo Braghiello avanti che risuscitasse la Per qual cosa in casa colla moglie tornatosi . me . . Ma. egli m' è ben detto cosi. . secondo opinione degli sciocchi. misereie il j . come ìo la tro- verrò . mostrò d' avere di questa cosa una grande ammirazione tare il . e faceva da sé medesimo le più belle favole del . e fecene divotamente cannella sua villa far . dove chiunque vedeva fuggiva come si suole delle orribili cose ma . domandandolo molte cose quasi savio ritornato . come che di quella guerito. mondo de' fatti del purgatorio e in pien popolo la raccontò la rivelazione statagli fatta per bocca . don- maschio . che . a tutti rispondeva e diceva loro novelle dell' anime de' parenti loro. lasciate far pur . GIORNATA TERZA poìcliè tu dì questa vita passasti . Ferondo tornò . uomo che fama la risuscitato fos- accrebbero senza fine . e sii da quinci innanzi amico e dore d' Iddio. e in pos. . che per sì sua gelosia molte bat- titure ricevute avea. credendo quasi ogni se . na partorì un figliuol . non fu per innanzi di la donna contenta one- . . L' abate rimaso co' monaci suoi. Disse Ferondo: messere. secon- do la promessa dello abate : fatta alla donna. che credono la la femmina nove mesi appunto portare i figliuoli.. sessione rientrato de' suoi beni l' ingravidò al suo parere : e per ventura 1' venne che a convenevole tem- po . egli richiamandogli affermava sé essere risuscitato La moglie similmente la aveva di lui paura . il qual fu chiamato Benedetto Ferondi La tornata di Ferondo e le sue parole. poiché gente alquanto si fu rassicurata di con lui e videro che egli era vivo. così la bascierò tanto bene le voglio. 112 qual sempre ta in . è staservi- lagrime . più geloso . la della santità dello abate E Ferondo.

(i) Il soggetto (li corredato gli. del Questi ne fece una conimctlia. un conte Mulalcsli. per moglie la tiene (i).liuulu niitumle che fu maritata a . e d' andare audie un poco più innansi. e m. ed ebbene due figlino-' a Firenze li . xXestava . satala . in persona di lei Giletta giacque con lui . si . tello di primo fu Bernardo Accolli nobile aretino. quale. avutala cara . jicr la due cardinali. «junndo scconciamcnle poteva ritrovava. Giletta di Nerlona guerisce d* una fistola: il re di Francia domanda per marito Beltramo il di Rossiglione .NOVELLA sta mento. L' di questo inferiori suoi caratteri in questa commedia sono mollo il a quelli di Uwxacciu. e fu la recitata la prima vulla in Siena j4ir* ivell^ i Il secondo fu Sli»kes|H-ar. il suo privilegio rompere solamente a dire alla Reina. e mollo sua dottrina stimato e l>encficato il da papa Leone X.• j)er che egli poi . il santo abate le ne' suoi qualrbene e tlillgcntemeuservita l' maggior bisogui avea . conciò fosse questi Novella ò cosi hello e cosi riero «P intreccio. elle «li tanti ImIIì riconoscimenti e si teneri «Iella madre e dei fi- 111) tentato Il due autori eccellentissimi d'animarne drammatici «io e fra- coniiionimcnli. Mart. cantra sua voglia spose ne va per isdegno. e da Clemente VII. vili. ' ii3 veramente volentieri col come si soleva . nome di una sua tij. cbe col Boccaccio nom dutur ultra. dove vagheggiando una giovane . e la intitolò firgiiiia. clic .fece illu!>lralorc sua commedia autore dice elic thiit end* welì. sotto cui {MnliGcato mori. non volendo a Dioneo . con lui si visse. ricordargli ipieU' Qui mi |)crmetta d' degnissimo illustratore di aureo uvvcrlimcnto Onisio: est i/Hoildam prudire IcHiis. NOVELLA IX. .

morto . cosi tutta vaga cominciò a parlale. il conte . La quale Beltramo infinito amore .. non avendo mai potuto Beltramo . chiamata Giletta. mani e . quale era simo e piacevole : e con lui altri fanciulli della sua età s'allevavano. Per qual cosa essa . questa giornata sono a raccontare Ma pure . quella che alla proposta materia m' oc- coire . . chiamato fu Isnardo. chiamato maestro Gerardo di Nerbona. essendo molto guardata . Aveva senza piij . avendo quella di Lauretella udita? Certo vantaggio ne fu che dell' altre non fu la primiera . a Parigi sarebbe andata j ma . tra' quali era una fanciulla del detto medico. il lei morto tieri se onesta cagione avesse potuta avere. il detto conte un suo il figliuol piccolo bellis- chiamato Beltramo. n4 la GIORNATA TERZA sollicitata cosa clie già fìnlta fosse la novella di Lauretta. senza la cagion ella dimostrare . e oltre al convenevole della tenera età fervente a questo nelle . pose e lui Al quale. conte di Rossiglione: perciocché poco sano era . Ora avvenne che ardendo dello . dimenticare molti . vi conterò Nel reame di Francia fu un gentile uomo . che poche poi ciute : ne sarebbon pia- e cosi spero che avverrà di quelle che per . a' i suoi parenti . . del re lasciato ne convenne andare a Papadre di rigi. non vedea. Ed essendo quali da marito . il quale sempre appresso di sé te- neva un medico. il quale . senza aspettar d' essere da' suoi. Chi dirà novella ornai che bella paia ta . chente che ella si sia . perciocché ricca e sola ella già era rimasa d' età onesta via . volen. di chela giovinetta fieramente rimase sconso- lala : non guari appresso essendosi per veder Boltramo . 1' avevan voluta maritare rifiutati n' avea .

che montò . a cavallo ella s' ed a Parigi n' andò . re veggendola bella giovane e avvenente . ho speranza in Dio giorni di questa infermità reuduto sano in so Il . le venne sentita . percio<. ne. amor di ii5 Bdlromo più al re di clie mai. senza alcima noia o d' avervi in otto . come che l' molti se ne fossero speri. e rispose che proposto avea seco di più . Nò prima altro fece che ingegnò di vedere Beltramo. NOVEU. la quale di grandissima noia e di : grandissitua augOMria gli era nò s' era ancor potuto trovar medico . appresso nel cospetto del re venuta di grazia chiese 11 che la sua infermità gli mostrasse . mentati l' che di ciò avesse potuto guerire ma tutti avean peggiorato: d' j>er la qual cosa il re disperatose. cosi in. ma . se quella infermità fosse jK)terle venir fatto d' . . potuto nò saputo una giovane mondo non hanno femmina come il po- trebbe sapere f RingrazioUa adunque della sua buo- na volontà . una che era uuvella come Francia p(>r una nascenza .AIX. colei che gihdal assai cose apprese fatta sua polvere di certe erbe utili a quella infermità che avvisava fosse . che ella leggiermente aver Bel- tramo per marito padre aveva Laoude si come . contanente si . e mostrogliele Come costei l'ebbe veduta.chè bellissimo giuvntie udiva ch'era divenuto. non gliele seppe disdire . e . e pensossi non solamente per questo aver dare a Parigi credeva . . avuta avea nel petto ed era male stata curata gli rimasa una fistola . confortò di doverlo guerire e disse : monsignore fatica di voi quando io vi piaccia . .. più alcun non voleva nò consiglio nò aiuto Di che la giovane fu oltre modo contenta . re si fece medesimo i beffe delle parole di costei dicendo f quello che maggiori medici del . legittima cagione d'an- .

o della Il re tantosto le promise di . farlo . rispose la giovane fatemi guarguerisco . la giovane . guerito disse . . monsignore voi schifate la : mia arte per- chè giovane e femmina sono io ma . quale mio padre fu e famoso medico menIl visse re allora disse seco : : forse m' è costei mandata da Dio sa perchè non pruovo io ciò che ella fare . . gnato il . e sì gli disse : Beltramo voi . re rispose . Di che il re . GIORNATA TERZA A cui . non . se io infra olio giorni . non volendo della sua fò mancare . dare e . faccendoci rompere nostro proponimento che volete voi che ve ne . e in breve anzi mine r ebbe condotto sentendosi . tempo damiil guerirmi gella . quale io vi domanderò figliuoli senza dovervi domandare alcun de' vostri casa reale . : voi ne parete ancor senza marito e altamente se ciò farete la noi vi mariteremo bene : Al quale giovane disse monsignore : . ma . siete ornai . io vi ricordo che non medico con con la la mia scienzia anzi con lo aiu- to d' Iddio e scienza di maestro Gerardo ner- bonese tre . marito A cui ella rispose adunque mon- signore il ho io guadagnato Beltramo di Rossiglione. se fece chiamare . quale infino nella mia puerizia io cominciai ad ama- re e ho poi sempre sommamente amato. La il gioter- vane cominciò la sua medicina a sanità . veramente mi piace che voi mi maritiate glio ma . Gran cosa al re dovergliele parve dare . vi fa temi bruciare Ma se io vi guerisco il che merito me ne seguirà ? A cui : . se- gua ? Monsignore 5 . io vo- un marito tale . E accordatosi di provarlo disse : e se voi non ci guerite .ii6 consiglio di disse : medico non seguire . il . poi dice senza noia di ? me in picciol . poiché promesso '1 l'avea. : damigella voi avete : ben guada.

e con voi ne meniate una damigella cui qual noi v'abbiamo per moglie data. gi.NOVELLA a governare il IX. Disse Beltramo: e chi ò la damigella. IL 8 . disse re . che con una lac- dama di più alto legnaggio non avreste Beltramo si qxie. dunque mi volete voi dar medica per mogliere? io si Gih a Dio non piaccia. Beltramo il (|ualc la conogli l' avea lei . . A cui gliamo re disse. Avveiti pei tutto ov<: tto\i. dunque volete voi che noi meno di nostra fede.h peusato avea quello che far dovesse dicendo che al suo conlado (l) "f Notisi essere Joriiito jK-r essere uom fatto. esser di legnaggio che : sua nobiltà bene slesse tutto sdegnoso disse monsi- gnore. E venuto giorno a ciò dilerminato. la qual noi per riaver sanità donammo alla damigella che voi in guidcrdon di ciò domandò par marito ? Monsignore disse Beltramo voi mi potete ton-e quant' io tengo e donarmi. {ler (a) Afaritaggio usò i* ({uasi sempre il Bixc. . a clii vi piace. sarete . nella presen1* za del re la damigella sposò. che più che sé amava^ E questo fatto . ma di questo vi sì come vostro uomo . le sue medicine sauilh reuduta scea e veduta resse . qual n' ha con . T. perciocchò dami- gella è bella e savia e amavi molto: per che speriamo con lei che molto più lieta vita avrete . come colui che seco . io non sarò di il tal maritaggio (a) la Si . quan-* il tunque Beltramo mal volentieri facesse. quello che i Latini diper cono malrim-'iiiiiin. monsignore? il A re rispose : ella è colei la . rendo sicuro che mai contento . qiiantuuque molto bella paalla conoscendo non . il che fatta femmina prenda ve- giammai. rullo ilei matrimonio |Hir clic sempre egli «isi |ir(>|irio li i-on^iungcrsi carnalnieutu . e il re fece fare l' il apparecchio grande per la festa delle uo7. .ze. DECAM. 117 clie voi torniate grande e fornito (i): noi vogliamo vostro contado la .

fatto di certa quantità di gente capi- tano. al concio paese. pregandolo che contado si . non venire suo gliele significasse . . . e fu buon tempo La . Avendo donna il tutto racsignificò. parole dal suo proponimento noi potean muovere si (i) Avviti /3ar//Va transitivo. di che i suggetti e lei ebbero molto cara e poserle il grande amore. . al loro ser- rimase . come lor donna fu rice- Quivi trovando ella per lo lungo tempo che senza conte stato si v' era. sollicitusi come savia donna con gran diligeuzia e : dine ogni cosa rimise in ordine contenlaron molto . per due cavalieri al conte . il matrimonio . per alegli cuna virtù che stato gli era dato ad intendere eh' avea. e da loro avendo vigio si buona provvisione. dove lietamente ricevu- con onore . forte biasimando di lei conte di ciò ch'egli la non il si contentava . I cavalieri intesero la dura condizione posta nelle due quasi impossibili cose j e veggendo che per loro .ii8 tornar chiese si GIORNATA TERZA voleva j e quivi consumale al r^. E ad Fiorentini guerreggiavano co' Sanesi si essere in lor favore to e dispose. . dove da tutti . o separava. se ne venne suo bene operare rivocare . . novella sposa poco contenta a Rossiglione vuta . cioè divideva. di tal ventura al sperando di doverlo per suo contado. se per lei stesse di . . commiato E montalo a cavallo se non nel suo contado se -a' andò saputo che i ma ne venne in Toscana. ogni cosa guasta e scapestrata. ed ella per compiacergli : partirebbe A Ili il quali esso durissimo disse : di que- sto faccia ella piacer suo io per me vi tornerò al- lora ad esser con lei che ella questo anello avrà in dito e in braccio figliuolo di l' me acquistato il . Egli avea anello assai caro . nò mai da sé partiva (i).

dopo lungo pensiero di- libcrò di voler sapere se quelle due cose che jxìlesser veil nir fatte e dove . e mostrò quello che di ciò seguiva j e ulti- mamente zi disse che sua intcnzion non era che per il sua dimora quivi conte stesse in perpetuo il esilio. Nutùi quecta bcQa loctuiuiic . ma niente montarono . vwc« o#cur«ini'nte . e dileguatasi con intenzione di mai in Rossiglione . NOVELLA toninnìno alla donna . non tornare . la (Tualo dolorosa molto. Avvenne adunque che st'guenle dì ella vide (l) t Piiinamente $ì stavu. IX. sapere alcuno'ove ella andasse . accioccUò per conscguente marito . Quivi . in abito . suo riavesse visato j .. Ed avendo quello . con im suo cugino e con una sua cameriera di peregrini . mentre ella parlava . furon lagrime molli prie- sparte assai da' buoni uomini e a lei porli ghi che le piacesse di mutar consiglio e di rimanere. e lei avergli conte signilicassero vacua ed espedila lasciala la possessione. ben fomiti s' a tlenari e care gioie senza . alberghetto.* e pregógli che la guardia ed al il go- verno del contado prendessero. Essa . lar dovesse av- raguuata una parte de' maggiori e de' migliori uomini del suo contado. stava (i) disiderosa di sentire novelle del suo il signore. anvita intendeva di consumare rimanente della sua in pcregrinaggi e in servigi misericordiosi per la salute dell' anima sua . entrò in cammino né mai rlstcltc s\ fu in Firenze: e quivi per avventura il arrivata in uno . 119 e Irt sua risposta le raccontaro- no. accomandati loro a Dio. quale una buona donna vedova teneva na si pianamente a guisa di povera jwregri. loro assai ordinatamente e con pietose parole raccontò ciò che gih fatto avea per amor la del conte .

contessa . consolarsi onestamente la vostra fede . mi pare che io j voi siate delle ni. disse alla donna. e' . GIORNATA TERZA . do d' una nostra vicina . I20 sua compagnia conoscesse . quando donna : le le volea parlare . cominciò la contessa madonna . .. fermò '1 il particularità. quello che a questo conte fosse piaciuto La . davanti allo albergo passare Beltramo a cavallo con il quale quantunque la ella molto b«n del- nondimeno domandò . la quale (> gentil femmina . questi è il un gentile . uom del mon. donna e la sua figliuola trovale assai po- veramente piacesse disse . voi guastereste disse la gentil fatti . avrebbe ella già fatto di . e bene ogni cosa la casa e suo consiglio: e apparata nome della donna e della sua figliuola dal conte là se amata. salutatele. . Seguì la contessa a me i biso- nella quale se io i mi rimetto e voi m' ingannaste Sicuramente piace . m. ma è povera Vero è che onestissima giovane è . e per povertà non si marita ancora ma con una sua madre . un giorno tacitamente in abito peregrino n' andò j e la . savissima e buona donna si sta j e forse se questa sua madre non fosse . uom il forestiere il si chiama conte Beltramo j piacevole e cortese e molto amato in questa città ed è più innamorato . buona donna quale lo albergo clii egli fosse A cui 1' albergatrice rispose: . queste pa- role intendendo . vostri e miei donna ogni cosa che vi mi dite } che mai da me non vi troverete iugan- . La gentil levatasi che apparecchiata era d' udirla ed entratesene sole in una sua camera e : postesi a sedere. raccolse bene e più tritamente esa- minando vegnendo ogni compresa. come sono per avventura voi potreste ma dove voi vovoi e me consolare : La donna gna rispose che niuna cosa dlsiderava quanto di .iche della fortuna leste . .

i suoi casi raccontati l'altre seguì : udite adunque avete ira mie noie . ne fa gran sembian- ma : che posso ? io perciò in questo adoperare. : e la contessa . sì come bisognosa . Alla donna . IX. se egli sai^ onesto a me. . comlncintosi dal suo primo innamoramento. per . avendo l'animo gen- disse: madonna . egli se il conte ama figliuola io noi so. Io veggio vostra figliuola bella e grande da marito. voi disiderate Madonna rispose la contessa io il vi dirò ma primieramente vi voglio mostrar quello che io voglio che ve ne segua . pia- cque til . À cui la mia ti : donna disse: madonna. .. colei minciò di ad aver compassione . di darle prestamente de' miei denari quella dote che voi sia medesima a maritarla onorevolmente stimerete che convenevole . 131 Allora la contessa eli' . cuna persona di cui voi vi fidiate facciate al conte mio marito dire che vostra figliuola sia presta a fare . la profertaj ma . che far me le possa aver. quello che io abbia inteso e comprender mi paia il .sso per voi operare. io il farò vo- e voi appresso farete quello che vi pìacerii la Disse allora contessa : a me bisogna che voi per al. chi infino a cjiiel era e ciò che inter>'enuto l'era sì fatta giorno le raccontò per alle maniera . che la gentil dunna dando fede sue parole sì co- me quella che gih in parte udite l'aveva da altrui. e lentieri . qxiali sieno quelle il due cose che aver le quali mi convien ninna se '1 se io voglio avere mio marito : altra . . ditemi «picUo che io po. non aver ben da maritarla ve la fa guardare in casa Io intendo che in merito del servigio elio mi farete. tuttavia. mio marito sommamente ami vostra gentil . ma . non voi conte se quello ò vero cìie io intendo cioè che figliuola. persona conosco. NOW.LLA natn . dove voi mi serviate e. che .

e che essa ad onesto fine a far ciò si mettea nella sua buona ed onesta farlo afFezion conalla contes. mai in se egli . . e qui farete occultamente fi- e nascosamente me . la contessa degli sì bracciamenti del marito ma molte se segrétamente operando dosi la . come fu piacer d' Iddio . l' anello .. in iscambio di vostra gliuola gli metterete allato Forse mi farà Iddio gra- zia d' ingravidare. piacer suo. lo in dito e il il figliuolo in braccio . essendone voi biasimo ne seguisse alla figliuola stata cagione. non le manda 1' anello quale mano e che ella ha udito . A cui. 122 GIORNATA TERZA . quantun- que gravetto paresse al conte e lei in iscambio della^ figliuola a giacer col conte maestrevolmente mise Ne' quali primi cougiugnimenti affettuosissimamente dal conte cercati . eh' egli ama . ogni suo piacere così dove ella possa esser certa j che egli l'ami come dimostra . essere slato. fidandosi. creden. sempre conte non con la moglie ma con colei quale egli amava. donna . cotanto Il quale se egli \i gli manda voi mi donerete il e appresso manderete a dire vostra il figliuola essere apparec- chiata di fare "venire . avendo da . lui generato io racquisterò e con lui dimorerò dimorar con marito. il suo anel. quando a . sa . secon- do ordine dato da ed ebbe . volta contentò la gentil Nò solamente d'un» ab. temendo non forse Ma che onesta cosa era riavesse il il dare opera che la buona donna . . e così appresso. suo marito . il che ella il non crederrk egli porta . come moglie dee Graa pur pensando cosa parve questa alla gentil donna. la donna ingravidò in due figliuoli maschi come il parto al suo tempo venuto fece manifesto. non solamente di promise ma l' infra pochi giorni con segreta cautela lei . che mai parola non il ne seppe .

la gentil donna vie più che contenta alla contessa rendè. mi domanderete che mi pare che allora . ma : perchè le pareva doverlo fare. > ma ho si le disse: madonna lo elle v' Dio mercè e io ciò che io disidcrava. vada . che voi . avca parccclii belle e care la contessa gioie donate le qxiali mite diligentemcntr gn. ia3 venia la matllna . questo mi piace bene e cosi d' altra parte io non intendo di donarvi quello. se udendo che ne tor- nò .NOVELLA pnrlir si IX. gna cento domandò le per maritar La ti contessa cognoscendo la sua vergogna. gentil si debba cosi fare . che valevano per avventura trettanto di che . lion volle più donna gravare . insieme con la figliuola : mandare nò venire a se n' andò a in contado a casa di suoi parenti e Beltraa casa mo ivi sua. e perciò tempo è che per lue . di tal servigio la vostra . che tempo del parto venne al e due figliuoli maschi simigliantissimi padre .nidnvn la ginilil . La contossa sentendo lui di Firenze partito e tor. che le piaceva . ne donò cinquecento e tanal- belli e cari : . ma . Firenze dimorò partorì . per far bene. faccia quel- aggraderh accioccliò io poi me ne ella . quelle grazio la ({uale che maggiori potè. ma che ciò non avea per alcuna speranza di guiderdone . La ag- gentil doiuia le disse che . se ella aveva cosa che 1* gradisse fatto . con grandissima vergola figliuola . nato nel suo contado fu contenta assai *1 : e tanto in . e udendo . La donna da necessità lire le costretta . da lei partitasi . La la (pinle scnteniiosi gravida. poco temjx) da' suoi uomini richiamato la contessa s*era dileguata. a voler ben fare : A cui la con- tessa disse madonna . se ne tornò allo albergo . por guiderdone . la Sila cortese domanda gioielli . . La gentil donna per torre materia a Beltramo di più né casa sua. .

tua . . mie braccia non un co qui il sol figliuol di te . lungamente andata son tapinando Io ti li riclùeg- gio per valieri Dio io clie la ti condizion postami per la due ca- che mandai tu mi è osservi . esser ricevuta secondo la tua promessa e Il l' conte udendo questo . tutto misvenne (i). Per . GIORNATA TERZA e quegli fé diligentemente nudrire le . . e dove fosse avendo spiato . con questi suoi .. sì come moglie . ma due io ed ec- tuo anello Tempo . e del conte il . mis in congiunzione niega . senza essere da alcuna persona conosciuta. o il pi ul- tosto guasta significato primiero della voce. dunque che debba da te . quando tempo ne parve. figlioletti in braccio salita in su la sala se n' se tra uomo ed uomo là andò dove : il conte vide . raccontò . io sono la tua sventurata sposa la quale per lasciar te tornare e stare in casa . senza mutare abito . una gran festa di . in cammino messasi. loro E . e gittatàglisi a' piedi dis- piagnendo . a Mompelier se ne ven: e quivi più giorni riposata . pure in forma di peregrina andò. donne e di usata . e il suo senno e appresso due così be' per servar quello che promesso avea e per (i) fì Dice Vincenzo Borgliini che. ordinatamente ciò che stato era e come . Signor mio . : ed ecco nelle .. come e' là se n' E sentendo le donne cavalieri nel palagio del conte adunati per dovere andare a ta- vola . sì simili erano a luij ma pur La come può questo essere interve- nuto ? contessa con gran maraviglia del conte e di tutti gli altri che presenti erano .. la qual cosa il conte conoscendo lei dire il vero e veggendo la sua fi- perseveranza e gliuoletti. e sentendo lui dì d' Ognissanti in Rossiglione dover fare cavalieri n' era . anello e disse: i conobbe figliuoli ancora . . 1 24 .

cui Rustico a monaco : . tirono tri fece non solamente j tutto quel di ma lei più al- grandissima festa e da quel di innanzi . senza comandamento diavolo aspettare. non è egli perciò. voi non udiste forse mai dire . e potrete anche conoscere che . come il si rimetta in inferno.. sempre come sua sposa e moglie onorando 1' amò e somma- mente ebbe cara NOVELLA uiUhech diviene romita insegna rimettere il . e in piò fece levar la contessa. che lulU suoi uomini e alle pregavanocìie come sua leggitlima sposa dovesse o- mai raccogliere e onorare. diventa moglie di Neerbale 'ioneo. che diligentemente Di la novella della Reilui na ascoltata avea sentendo che . che lira' folti alcuna volta esso boschi e Ira le rigide alpi . finita era e che a solo restava il dire . forse ancora ne potrete guadagnare l' anima avendolo apparato . con grandissimo piacere di quanti ve n' erano e di tulli gli altri suoi vassalli . diavolo in infoino poi quindi tolta . E fattala di vestimenti a lei con- venevoli rivestire . sorridendo cominciò a dire. pose giù la sua ostinata gralei vezza. ia5 donne . e perciò. Graziose donne. quantunque amore i ri lieti palagi e le morbide camere più volentie- che le povere capanne abiti. io il vi vo' dire: . e abbracciò e Lasciò e per sua legittima moglie riconobbe^ e quegli per suoi figliuoli . NOVELLA compiacere a tulli lei i IX. senza partirmi guari dallo eflelto che voi tutto questo dì ragionato avete. che ciò sen. X.

La giovane. e nelle diserte spelunche non faccia le sue forze sentisi può alla sua potenza es- sere ogni cosa suggetta Adunque venendo . e udendo a molti cristia- che nella cittk il erano . demo- l' ingannasse : le commen- dò la sua buona disposizione d' erbe e e dandole alquanto da salvatichi e datteri mangiare radici pomi . uomo . con grati fatica di lei durando 1' dopo alcun di a quelle solitudini pervenne casetta . il quale tra alcuni aveva una figlio- letta bella e gentilesca il cui . tutta sola si misej e ajjpetito . servire gli conveniva . . molto commendare la cri- stiana fede e servire a .. de' deserti che più delle cose del mondo come coloro facevano che nelle solitudini se diTebaida andati . : e veduta di lontano una a quella n' andò uscio ^ il . quale le rispose che coloro meglio a Dio servivano fuggivano . domandò La quale rispose che spirata da Dio andava cercando d' essere al suo servìgio e ancora chi si le insegnasse come nio-. nome fu Alibech La quale non essendo cristiana ni . 126 re . alcuno in che maniera a e con Il meno impedimento Dio si potesse servire. Dio . Il perchè GIORNATA TERZA comprender . dico clic nella città di Capsa in Barberia fu glk un ricchissimo altri suoi figliuoli . temendo non . la seguente mattina ad andar verso diser- Tebaida nascosamente . al fatto . ma da un cotal fan- ciullesco appetito senza altro farne ad alcuna persoil na sentire to di . Il valente uomo il veg- gendola giovane e assai bella se egli la ritenesse . n'erano. e d' età forse di quattordici . dove un santo uomo trovò sopra la. un di ne domandò . che simplicissima era anni . la l' quale maravigliandosi di quivi vederquello che ella andasse cercando. . non da ordinato desiderio .

le tentazioni a battaglia alle forze di costui il qual trovatosi di gran lunga ingannato da quelle le spalle . medesime andata più avanti . e avute da lui queste . a' sotto spezie di ser- Dio. nire a quello che egli di lei disiderava E tentato primieramente con certe domande . disse si riposasse Questo dar non preser guarì d' indugio . e appresso . quale. lei non aver mai uomo vire a conosciuto conobbe» e così essere semplice co: me parca per che lei s' avvisò come. Ed pervenuta a lui parole . nel cpiale . dovesse recare suoi piaceri. sua fermezza una gran pruova la non . ia7 non guarì lon- le disse : figliuola . non ella sono j a lui te n'andrai: e miscla . che più si era rimetlbre il diavolo in .NOVELLA e bere acqua tan di qui è . notte un Icltuccio di frondi di le palma . per volere fare della . nome era Rustico e quella Il dimanda gli fece che agli altri avca fatta. come gli altrì : . mandò la via . senza troppi assalti voltò e rendessi per vinto j e lasciati stare dall' una i delle parti pensier santi e la V orazioni e le discipline . mia . la giovanezza e la bellezza cominciò e oltre a questo a pensar che via e che essa modo egli dovesse lui con lei tenere . acciocché non s' accorgesse come uomo dissoluto perve. Domeneddio V aveva dannato La . a recarsi per di costei memoria . le si diede ad intendere che quello servigio poteva far grato a Dio inferno . X. pervenne alla cella d' il uno cui romito giovane assai divota j persona e buona. un santo uomo ò il quale di ciò che tu io vai cercando mollo migliore maestro che nella via . la ritenne nella sua cella e le venuta fece fatto . me seco . le E priil mieramente con molte parole diavolo fosse nemico di mostrò quanto Domeneddio. e sopra quello .

: questo è ora egli diavolo di che io ho parlato . che non ho j cotesto diavolo io Disse Rustico la tu di vero ma tu hai un' altra cosa che . e dirimpetto a E cosi stando . venne la resurrezion della carne j la quale guardando Alibech. ti veggio che cosi si pigne in e non il 1' ho io ? O figliuola mia. rimetta farai tu mi darai grandissima consolazione . e posesi gi- nocchione a guisa che adorar volesse sé fece star lei . t' disse Rustico. molestia tanta che io ap: pena la Allora disse la giovane veggio che io sto o lodato sia Iddio che io io meglio che . ignudo (e così ancora fece la fanciulla) . 1718. perciocché se questo diavolo pur aver di il questa noia . essendo Rustico più così ri- che mai nel suo desiderio acceso per lo vederla bella . Disse allora Rustico figliuola benedetta (i) t V inferno i 1' ediz. . La giovane scia di buona fede il rispose . disse. se tu per di quello fare in queste parti venuta che tu . ed haila in iscambio di questo : Disse Ali- bech: o che? e dicoti A io cui Rustico disse hai t' il ninferno (i). Iddio abbia qui man- data per la salute dell' anima mia. e vedi tu mi da grandissima posso sofferire . quella che cosa è che io fuori .. del. tanta pietà e soiFerire che io in inferno . . 1 28 il GIORNATA TERZA domandò come il giovinetta questo si ^ facesse . o padre mio . e a Dio grandissimo piacere e servigio se' . Rustico. non stai : tu . ove tu vogli me . vi pia- cerà-. . pochi vestimenti che aveva e rimase tutto . Alla quale Rustico disse: tu quello elle a quegli saprai tosto e però farai me far vedrai: e cominciossi a spogliare . che mi credo che mi dark . non ho io . e maravigliatasi. po- che io ho ninferno sia : pure quando mia .

volta: Rustico. il diavolo lu iufenio . cosi E per fare che questo non avvenisse da il sei vol- le anzi che di su lellicel si movessero ve '1 rimisero tanto che per quella volta gli trasser si la superbia del capo. figliuola. ritornae la giovane tagli poi nel seguente tempo più si volle . Per e gli la qual : cosa essa spesse volte andava a Rustico diceva . padre ella disse a Rustico : per cer^ mio. menata insegnò la giova- ne sopra uno de' loro si letlicelli le come star dovesse a dovere incarcerare quel maladelto da . non so . e cominciò a dire il a Rustico ti ben veggio che Capsa . inala cosa dee essere questo diavolo duole quando egli : e veramente nimico d' Iddio. che mal più non aveva in inferno messo diavolo alcuno. si 1^9 che egli andiamo dunque . Ma. v' ò dentro rimes- Disse Rustico . padre mio. ver dicevano que' valen- uomini : in che il scr\ ire a Dio era così dolce cosa e per certo io altra ne facessi il . egli non avverrà sempre . La qual chò il diceva ella alcuna diavolo si . ubbidiente sempre a Irarglicle disponesse. che egli si stette volentieri in pace. come il riceve e tiene egli non se ne uscirebbe . essere uua bestia . non mi ricordo che mal alcuna che di tanto diletto e piacer mi fosil se . Dio La giovane.r istare io son qui venuta per servire a Dio : e non oziosa andiamo a rimettere cosa faccendo . e riracttiamlovi . E così detto . clic altrui . che ancora al ninfemo.. quanto è rimettere diavolo in inlcrno^ e per. che ad altro che a . io non so perchè il fugga di ninfemo uinferno . poscia mi lasci stare . |K. s' egli vi stesse cosi volentieri . NOVELLA sia lu j X. per la prima volta senti un poco di noiaj per che to. avvenne che il giuoco : le cominciò a piacere. ciò io giudico ogn' altra persona servire a Dio attende .

La qual poiché il vide che Rustico non la . mentre che . GIORNATA TERZA spesso la giovane Rusti. mormorava Ma . tra il diavolo di Rustico ninferno d' Allbech era per troppo desiderio e . per men s' il potere questa quistione . bia al tuo diavolo Rustico che di radici erba e . che un altro sarebbe sudato egli incominciò a dire alla giovane che il diavolo non era da gastlgare né da rimettere in inferno. ammorzare . mai Così adunque invitando co e al servigio di Dio confortandolo si la bambagia ora sene perciò del farsetto tratta gli avea (i). figuiata nia- nieia dj parlare (1) per dire cho lo avea smunto o spremuto Mart. acqua vivea . diavolo rimettere in in. poteva male rispondere alle poste e dissele il che troppi diavoli vorrebbono essere j a potere ninferno attutare si ma che egli ne farebbe ciò che : per lui potesse} e così alcuna volta le sodisfaceva . una fava in bocca al leone. Di che giovane . avvenne che un fuoco arse apprese in Capsa il quale nella propria casa figliuoli e altra fa- padre d'Alibech con quanti bambagia del .i3o . ma sì era di rado che altro non era che la gittare . aiutato a trarre la super. come d' io col mio ninferno ho . che egli a tiva tal' 5 freddo. Attutare. (1) Sì la farsello tratta gli avea è una . atlutìre . se non la quando Iddio di egli per superbia levasse 1' il capo j e noi per . impose di si- lenzio alla giovane. non paren- dole tanto servire a Dio quanto voleva anzi che no e il . richiedeva a dovere gli disse . non lascia stare per che tu farai bene che tu col tuo diavolo aiuti attutare (2) la rabbia al mio ninferno d' . grazia di Dio abbiamo pace : si sgannato che egli priega starsi in e cosi alquanto . mitigarti. ferno è gastigato e più : un giorno Rustico se il diavolo tuo non ti dà noia me il mio ninferno : .

Donne . . Il clic tutto ù vette fatto daJ Petrarca. Le donne domandarono: La giovane tra . come ro sì rimette diavolo iu inferno? con parole e con gran risa . Di che esse fece: che ancor ridono . . il vi ridussono in volgar mollo . imparar non awi. chò bene an- che qua j Neerbale ne servirà bene con esso teco Do1' meneddio. Laonde un giovane chiamato Necrcortesia tutte le sue faculth spese . alle quali la grail zia d' Iddio bisogna apparate (i) a rimellere dia- volo in inferno j perclocchò egli è forte a grado a Dio e piacer delle parti seguire « e molto bene ne può nascere e Dioneo a rider Mille (i) fiale o più aveva la novella di Ajipnrare ed apprendere Axsac p«r contrario il Boccaccio. i3i por . NOVELLA miglia avca t X. lei insie- me ella del gran patrimonio divenne crede Ma essendo servisse lei domandata . Poi una all'altra per la cilth ridicendolo. beni stali . messosi a cercarla vatala avanti che la corte i e ritro.. che più placevol seril vigio che a Dio si facesse era rimettere diavolo in inferno j il qual motto passato di qua da mare. la qual cosa Alìbccb d' ogni suo be- ne rimase crede bale . . si come d' uomo senza erede morto occupasse eoa gran piacere di Rustico. e che Neerbale aveva fatto gran {Hjccato d' averla tolta da cosi si fatto servigio il . no . dalle donne di che nel diserto a Dio non essendo Neerbale ancor che il giaciuto con rispose serviva di rimettere il diavolo in infer- no . ancora . avendo iu sentendo cosici esser viva. dura . menù in Cajisa e por mojjliu la prese e con . cbe imparar diase «empire . atti il mostrò loro . e contra al volere di lei la ri. E perciò voi giovani . del padre . e dissono egli si fa non ti dar malinconia figliuola . .

i32 mosse 1' GIOKN ATA TERZA oneste Donne . conoscendo-la Reina che . secondo che avvisò che bene stesse e che dovesse sodisfare alla compagnia per quanto la sua signoria dovea durare. lupi gui: Filostrato udendo questo . cui Neitìle rispose . A . io : secon- do che conceduto mi so ste . ossa maestro avrebbono apparato a sufolare Filostrato coegli a- noscendo che vesse strali . che per me è conosciuto alla seconda in tutti suoi costumi m' è valuto. dove voi state pecore non fia. venuto egli al conchiuder di quella . che le pecore abbiano . : ne r essere ubbidiente nò s' il seguirlo in ciò i . . sempre per la bellezza d'alcuna di voi stato sono ad amor suggetto né 1' essere umile rose . quel- piacevolmente pose sopra la testa a Filostrato. Per che. e perciò siete : non ne chiamate tuttavia . disse : amo- Donne per la mia disavventura poscia che io ben da mal conobbi. e disse: tosto ci avvedremo . e poi . tali e si fatte loro parevan le sue parole. a darsi al fattosi il governo del regno commesso cominciò siniscalco chiamare. clie . eh' io prima per altro abbandonato. monasenza e riavere la favella a tale ora . se il lupo saprà meglio i guidare le pecore dati . il regno commes. reggerò odi . lasciato stare motteggiare . a che punto E le cose fossero.. falci si trovavano non il meno che . il termine della sua signoria era venuto la assai levatasi la laui^ea di capo . Filostrato voi avre. Donne . discretamente ordinò : e quindi rivolto alle . disse ridendo se mi fosse stato creduto i lupi avrebbono alle pecore inse- gnato rimettere il diavolo in inferno non peggio che : Rustico facesse ad Alibech lupi . volendo a noi insegnare potuto apparar senno dalle 1' come apparò Masetto da Lamporecchio che . tutte volle sentire j e oltre a questo.

all' E così detto . Filo- li) citi. gli accad- de L\ dove {giorn. non sin i33 : sempre di male io in i>cggio andato . non di <|uella cìie a' li più conforme. alcune delle gio>ani misero a seguitarli. (cioè a chi avesse voluto aesi guiili). Peròoccbc Filoetralo in Greco tuona amico «pii di gneire e di eser- (i) f Notti il Mannelli in margine che a seguitare è v' tenti- chio: e in alcuno cilìziuni ne fu tolto via a seguire. ailiiichè ancor esso avuto avesse suo quario ìn- to caso gli è necessario'. {fucili sarchlK- d' uo|>o dar verlm seguitare il pronome il ^° o o alcun die altro simile. lianno creduto che più sicuro sia (come dicono suo luogo prò» non mutar niente^ avendo ciascuno alcuna noia a seguire di essi verbi i7 il prio. già intepidito. più piacere altrove dover sentire il Anzi non l'accendo i sol gih tiepido alcuna noia a seguire cavriuoli e i conigli e gli altri animali che erano per quello (e che lor sedenti forse cento volte per mezzo lor saltando eran venuti a dar noia ) (a) . a loro avviso. che per alcuno non vi fu che eleggesse di (piello uscire . T. e che autore sctivcttc a seguitare seiua punto re. il nome in (i) per lo quale voi mi chiamate da tale che sep. di coloro cui amori ebbero infelice line: perciocché io a lunl' go andar aspetto infelicissimo ^ nò per . 8-. . e così «trc- do che tra andrò di tjui alla morte E perciò non d' al- materia domane mi miei fatti piace che «"^ si ragioni. e questo il pronome vi manca. rimanendo sl. Era bello il giardino e dilettevole. quarto caso del veral bo seguire. altro . . secondo questa interprctasione. che è prima. cavriuoli ecc. Laonde 1' ddiiio a credere che abbia ragione Mannelli. pe ben che piò levatosi si dire . si dierono alcune a seguitare a cantare Dioneo e la Fiammetta cominciarono di messcr Guiglielmo e della dama del Vcrgiù. che non facendo pili i sole. IL 9 . nov. [>cr avvertire che prima vi avca già scriUo a segui" coofcssionc de' medesimi Deputali. i Ma. Il senso ò.-ito tuttavia cavriuoli ecc. 3) egli scrisse: „ quanto egli potè menar le DECÀM. Siniigliantc cosa. per iniìuo si ora della cena licenziò si ciascuno. Ma essi ) i Dc|mlati avcntio ossenato che in tutti i testi a ranno sono am- Liihie questi vcihi.NOVELLA X. mi fu imposto. se cIo«'.

La Lauretta : con voce . s' è a\'nta avvertenza di regolare alla l' interpunzione in maniera. io dirò volentieri Alla quale il Re disse niuna tua cosa potrebbe es. Mi fece a suo diletto . comandò che la . chiedare mercè „ ecc. con maniera alquanto pietosa rispon- dendo r altre cominciò cosi Ninna sconsolata Da dolersi ha . per che. / i34 GIORNATA TERZA e Panfilo si mena 1' diedono a glucare a scacchi il . Che'n van sospiro lassa innamorata Colui che muove il cielo ed ogni stella . . Filostrato per non uscir del avanti a lui cosi cammin tenuto da quelle che Reine erano state come levate furono le tavole. signor mio n' . che ne risulti un senso conforme spiegazione de' Deputati.. e cosi chi una cosa e chi ahra faccende . 1& „ diede. . con grandissimo diletto cenaron la sera .. Vaga leggiadra . sere altro che bella e piacevole e perciò tale qual tu allora r hai sai . . messe quivi . fuggendosi tempo j ora della cena appena aspettata sopravvenne le tavole d' intorno alla bella fonte . quant' io . tanto le die per tutta la persona jnigna e calci. . niuna cosa valendole sì vi. Lauretta una danza prendesse e dicesse una canzone La qual so . sen- za lasciarle in capo capello o osso addosso clie macero il non fusse. disse . cotale la di . . . Per dar qua giù ad ogni alto intelletto Alcun segno „ braccia . il qual luogo co- come stava nel testo originale fedelmente trascritto dal Mannelli (che troppo „) fu poscia emendato nella notò nel margine „ diede v' è di edizione del sta edizione XXVII. sia assai convenevole a brigata se voi di quelle che io ho : volete . di quella e' piedi. Comunque il sia la cosa. graziosa e bella . lasciandosi anche in que1' testo quale è nelle più riputate. delle al: altrui canzoni io non uè delle mie alcuna sì lieta ho la mente che . as- soave ma .

inlemli quando il nuova ipoM è dooiancljita «lai notaio: piacevi volte. tale per vostro marito? ed clLi risixMidc ^ì. e con falso pensiero j Divenuto è geloso io lassa quasi mi dispero Cognoscendo per vero Per ben di molti al mondo • Venuta . disperata ( i ) . E temjH) . lo maladico la . Sé nobil reputando e valoroso. Nelle sue braccia e dentro E de* miei occhi tututto '1 s' accese . . la Si. .• Ed Di io . E presa Laond' tienmi . dissi mai : sì . } NOVELLA X. . reputata onesta . come il cortese me feci degno j . privata . Biltà . bella nella oscura in questa Mi lo vidi già e lieta dove . mia sventura Quando per mutar vesta Si (a) . e volentieri mi prese a' suoi pensieri . . Ma or ne son dolente a me .. u nò all« . . dissi mai. meno vita dura Vie men che prima . lui sta nel cospetto Ed il mortai difetto Come mal conosciuta Non mi gradisce anzi m' ha . . i35 che sempre a . che leggieri Sen vola tutto in vagheggiarmi spese . Femmisi innanzi poi presuntuoso Un giovinetto fiero . Gih fu chi m' ebbe cara Giovinetta . da uno essere occupata . O ('j) dolorosa festa (i) Disperata tolta la speranza. .

. è venuta a' Toscant da' Lombardi. col qual nole me chiamarono giovani dal portar eli' esse facevano i capelli intonsi. nella diversamente da diversi fu inalla ed ebbevi di quegli che intender vollono . . il testo si Mannelli. Altri furono di più sublime e miglio- re e più vero intelletto . su l' erba e 'n su' . prima . Le donne il e le toselle scapigliate. fui Più . . Posa. stella a cader comin. molti doppieri accendere ne fece più altre cantare che già ogni . così dee leggere anclie nel e così leggono appunto e : i Deputati e il Salviati Abbiamo Morgante del Pulci . fiamma spenta Non Qui tesa me t' arse . che salla . . del quale al presente recitare non accade ri . O costà su quale notata da : m' impetra la tornata . In alcuni looghi sente questo ce spagnuola del Veneziano alle dalle genti del contado dassi ancbe al pro- nome giovani non ancor maritate. fio- avendo fatti .i36 Morta GIORNATA TERZA foss' io avanti t' Che io avessi in tal caso provata . . Anzi . ma si potreLLe forse legger tosa. ed equivale alla vo- muchacha. Il Re dopo infin questa .Questa voce. ne formarono 7osa. buona notte ciascuno sua ca- (i) i". che altra contenta se' Che or Che ne Di nel Ciel davanti a colui creò . i smozzicando V intonsa de' Latini. fece fine Laui'etta alla sua canzone tutti . . Per che la ora parendogli da dormire alla comandò che con mera si tornasse . secondo cpiali Menagio. melanese che fosse meglio un buon porco .. ! O caro amante del qual . che una bella tosa (i). deh pietoso diventa altrui fa' me che per Te obliar non posso: che per eh' io senta Che quella sia . ciò .

re a chi le presenti novellette riguarda pu ò apparile quali non per solamente infioreutin volgare e in prasa scritte islilo me sonoeseuza (i) titolo (i). ni il Sal>iali senni intilolozione dire sema aver dedicato il libro a veruno.. le Il profondissime valli mi sono in- gegnalo d' andare che assai manifesto . cui i Dcpulaù nenza eueni messo in nome tlelViiutore. non pttctjue né V uoa ni ¥ altra di queste due interpr»- . ED INCOMINCIA LA Nella quale sotto fine. non solamente pe' piani . ma ancora per . ma ancora iu umilissimo + Senni tilotOf ìnterprrJnno il /ironie al libro che ò quanto a Dionisi . Il can. QUARTA il reggimento di Filostbàto li si ragiona di coloro cui amori ebbero infelice V-i arissime Donne ni udite e Ielle sì . si per le parole de' savi nomi- per le cose molte volte da me 1' e vedute e estimava io che V impetuoso vento e ardente del- la invidia non dovesse percuotere j se non io alle torri o le più levate cime degli alberi : ma mi truovo fiero dalla mia estimazione ingannalo percioccliò fuggendo io il e sempre essendomi di fuggire ingegnalo im- pelo di questo rabbioso spinto. . FINISCE LA TERZA GIORNATA DEL DECAMERON.

E perciò non sia . Né per tutto ciò . per essere composto di cose tanto si un vero titolo del lidiverse. te di miseria veste. dice che si può chiamar senza questo hhro di not^eZZe. contento di mostrarti simigliante al tempo infelicissimo. cioè Purgatorio . . delle quali Compose questo glorioso poeta pia opere né" suoi giorordinata memoria credo che sia convenevole fare.. Intese eziandio il dare un certo nome all'opera. s' acciocché ne alcuno delle sue intitolasse . Lia seconda parte. perciocché poco appresso egli dice: Compose libro in un suo volumetto siccome Sonetti il il quale egli intitolò Vita nuova . cer- te operette. fece un in latina prosa. cioè V Inferno. sì porre il nome dell' autore in fronte della Vita di ope- come manifestamente apparisce da un luogo : Dante. Nella slessa si oggi diciamo dedicare o legge: Questo libro della intitolo Comintitolò media al ec. appunto come dice si Boccaccio che perchè vi cosa il hro degli vella Amori di Ovidio può chiamar senza . Compointitolate se il detto Dante due Egloge le quali furono e mandale da lui per risposta di certi versi mandatigli . cioè Para- diso a Federigo terzo re di Sicilia Alcuni voglion dire lui averlo intitolato tutto a Messer Cane della Scala. perciocché non favella di una sola materia continuata. opinione dei Deputati significati Per isviluppare più chiaramente dato il la questione esporrò quali abbia Boccaccio medesimo il alla voce titolare o intitolaall' re . . della divisione dell' si troverà che Decameron piuttosto un cenno opera che bro. assai belle . Finalmente al di d' presso il Boccaccio intitolare è ancora ciò che indirizzare ad alcuno. cotal vento fieramente scrollato anzi pres- s'avvisò . E certo. il a Kguccione della Faggiuola ec. il ne a lui fossero per avBoccaccio per intitolare ventura intitolate le altrui. che è questo ni. titolo si fa- non già d' alcun suggetto continuato ma or d'una e ora è d'un' altra. r essere da tazioni.1 38 GIORNATA QUARTA il e rimesso quanto più. La prima parte. E più sotto. a maestro Giovanni del Virgilio ch'ei fa dire alla . terza parte. il quale. non può aver1' ne alcuno che indichi ciò che vi contiene. 7'm dei esser il . cui titolo è Monarchia. essendo ti come fa me. Forse a questa significazione nella si può ridurre quale ciò Fiammetta Conclusione al suo libro. ec. il marchese Moruello Malespina. si possono . considerando hene.. La . { Io credo non esservi ragione alcuna onde abbandonare . E Questo egregio autore. Egli significò con essa ra. il ma li- una e là di un' altra. mio.. dispiegare questo luogo del Boccaccio col Boccaccio egli me Jesimo Amori qua di Applicando nel suo qui mollo ingegnosamente ciò che sopra il Boccac- cio avea detto Commento vi si Dante parlando titolo del libro degli di Ovidio.

,

GIORNATA QUARTA
so che diradicato
ser lacerato
, ,

189

e tutto da' morsi della invidia escessare
.

non ho potuto

Per che assai ma-

nifestamente posso comprendere quello esser \ero che

a cura

et

alcuno ornamento (ticeome gii

altri sogliono) «vere,
,

cioè

iioliili

coverte di colori vari tinte e ornale
titoli.
ilei

o di pulita tonditura
uoi»o

o di leggiadri minii, o di gran

Di

tali tigiiificazioni è J'

non contar
tutti
li
il

ipiilla

che

foriiia

il

nome

lihro, poiché >

confcttione di
:

nome

è Decntneron.
( liliii )

Il

frainnicnto maglialicchiano dice
dilettevole

De^ quati-

infra gli altri

uno molto hello e

ne compose

tolato

Decameron

ec.
il

bisogna jicngarc se
dell'

Decameron

indichi jiiut-

tcato la divisione che

contenuto

oi^ra: né tropjH) sottilmente esaal

minare

jierchè sia stalo a grado a

un autore \Mnc
sarelil>e

suo lihro un
i

titolo

più che un altro. 0[>era ^R-rduta
Notti Attiche, Galateo, perchè
il

sindacare

titoli Filostrato,

primo non dà indizio
il

di

Poema

degli

•mori
ÌJ

di Troilo e di Griselda,

secondo di questioni letterarie, né
i

terso di costumanze civili. Restano
il

significati di
il

dedicare, e di poi^

re

nome

dell'

autore.

Il

Sulviuli approva

primo, come ahiaino gli
assai

detto:

bensì confessa che
i

lu

credenza dei Deputati a lui sembra

buona,
il

quali s'appigliano iiU'idlro significato. Nel vero a

me

pare che
e che
il

dedicare sia cosa eventuale, che dalle circostanze dijicnde,
ciò fatto
il

non aver non
giù

Boccaccio potesse dai detrattori dì lui attribuirsi
dell'

all'

avere esso bassamente sentito
il

opera sua
a'

,

ma

si

all'

es-

sergli

mancato
la

destro.

Laonde

se

il

senza ((7o/o

ìnteqK-tra
si

senza

dedicazione,

scusa é di minore importanza, e

meno

confà con la
in

protesta d'avere scritto [>er fuggire l'invidia in fiorenlin volgare, e
istilo

umilissimo e rimesso. Al contrario se s'inteq>etm senza nome, più
la

manifestamente apparisce

non curanza che mostra cOn

I'

altre espres)>oi
il

sioni di avere avuto dell' oliera sua lo scrittore. Il dirisamento

del

Can. Dionigi è

il

più lontano

diill'

intenzione del Certaldese,
al

quale

vuol far crederò eh' egli non dà molla inqiortanza
esso gran
lo<lc

suo scritto, né

da
il

e

rinomanza ne pretende e ne asinità. Supposto che
pure un ìiìao di molte e varie materie composto,
l'

Decamerone

fosse

ne

viene egli perciò che dovesse aver potuto scansare
de' maldicenti ?

invidia e le ingiurìe

Lascio 8t.ve che

la fantasia di

Mcsser Giovanni sul libro
il

degli

Amorì

d'

Ovidio non ha gran fondamento, [ìcrciocchè se
per che quel libro in antichi

trattare

di

vane coac

fosse la ragione

testi

a pen-

na e

in vecchie

stampe è stato chiamato de sine tiluloy come
del 1/171.,

nrll' e«Ii-

sìone di

Roma

doveano chiamare così pure le Elegie di

Tibullo e di Properzio, e
varietà. Io

le

Poesie di Catullo, nelle quali non è minor

mi do a credere che per ddicatcua alcuni abbiano voluto sop-

.

i4o
sogliono
i

GIORNATA QUARTA
savi dire
,

che sola
.

la

miseria è senza invi,

dia nelle cose presenti

Sono adunque

discrete don-

ne

,

stati

alcuni che queste novellette leggendo lianno

primerc

il

titolo

Amornin^

dato dal medesimo Ovidio,
5/|.3.

come

apparisce

nel terzo liiiro

dell'

Arte verso

Deve

trihus librts^'tilulus qaos signat
si

Ainornm , Elige
Dionisi, è nel Voi.
5.
p.

L'opinione del Boccaccio, su cui
198. Opere ediz. di Napoli:
nello stesso

fonda

il

ma
il

è poi cosa

curiosa clie Messer Giovanni
titolo
il

Volume

pag.

269; prende per

sine Ululo.
il

Nondi-

meno,

egli dice, chi

legge

suo libro (d'Ovidio)
ec.

quale è intitola-

to sine titulo, assai chiaro
il

può vedere
senza
di

Ma

o vero o falso che fosse

pensamento dej Novellatore, basta che
il

egli nella

mente

l'avesse, persì

chè

Dionisi potesse dire che

il

titolo del

Decaraerone da

fatta
egli

maniera di pensare nasceva. Ciò
poi vero che
il

huona

voglia concedo:

ma

è

Decamerone ahhia

in se così grande varietà di materie?

Le

novelle

si

possono elleno gettar tutte nella medesima forma, onde
fisonomia? Composto di varie materie
vi si trovasse la lettera a
ec.
:

ahhian tutte
serehhe
si, poi
,

la stessa

il

Decamerone
de'

se

dopo alcune novelle
dell'

Pino
esso è

Rosrag-

alcune Elegie

Ameto, poi Sonetti

ma

un

guaglio di una villeggiatura rallegrata col racconto di dieci novelle per

giorno; e ogni donna, e ogni giovane dice
esser diversa dall' altre già dette,

la

sua, che dee naturalmente

onde

1'

opera ha unità e condotta più

che bastante per non dover mancar di
lecito

titolo.
il

E

in tal proposito

mi

sia

aggiugnere che io reputo alterato

titolo posto in fronte dell'
le

opera

con quelle parole cognominato Prencipe Galeoilo,
cosi

quali

si

trovano

nel testo ottimo e in altri molti,
alle

come

nelle

stampe, che mi son
di

venute
io

mani. Che che ne dica un moderno commentatore

Dante,
possa

stimo che quivi per principe Galeotto altro intendere non
d'

si

Commento sopra Dante, Opere Nap. Voi. 5. p. 021. esponendo il verso Galeotto Ju il libro, e chilo scrisse, narra che Galeotto sena primo che alcun altro T occulto amoe che ad aprire quere di Lancellotto, e della reìna Ginevra sto amore con alcuno ejjelto fu il mezzano. Ora non vorrò mai credeche mezzano

amore.

Il

Boccaccio nel

re essere stato messer Giovanni così senza faccia,
stesso

da aver jjotuto egli

chiamare

il

suo libro mezzano

d'

amore

.

Il

frammento niagliabe-

chiano, come abbiam già veduto, dice semplicemente titolato

Decame-

ron.
l'

Il

perchè

il

Mannelli, che

si

dice aver copiato
d'

dall'

originale del-

autore, dà sul bel principio nel titolo sospetto

infedeltà. Il titolo di

principe Galeotto debhe essere stato aggiunto da qualche saccente, che

riguardò all'effetto che produceva

la lettura del

Cento

novelle.

fiacchi.

.

Mjl^

,

GIORNATA QUARTA
detto che voi

i4i

mi

piacete iroppo

,

e che onesta cosa

non è che
aohirvi
}

io tanto diletto

prenda di piacervi e di con,

e alcuni hnn detto ])cggio
Altri più innturamcntc

di

commendarvi
(i) bene

come io fo.
dire
,

mostrando di voler

hanno

detto che alla

mia

età
,

non

sta

r andare

ornai dietro a queste cose
.

cioè a ragionar di
della

donne o a compiacer loro

E

molto teneri

mia

fama mostrandosi

,

dicono che io farci più saviamente
,

a starmi con le JNIuse in Parnaso

che con queste cian,

ce mescolarmi tra voi

.

E

son di quegli ancora

che

più dispettosamente che saviamente parlando, hanno
detto che io farei più discretamente a pensare dond' io
dovessi aver del pane
,

che dietro a queste frasche
.

an-»

danni pascendo di vento
essere state le cose da
vi

E

certi altri in altra guisa
,

me
in

raccontate

che come

io le

porgo

,

s'

ingegnano
.

detrimento della mia fatica
cotanti e
,

di dimostrare

Adunque da

da

cosi falli sof,

fiamenti

,

da cosi atroci denti

da cosi aguti valorose
,

donne
spinto

,

mentre

io ne' vostri servigi milito

sono so-

,

molestato e infino nel vivo trafitto.

Le

quali

cose io con piacevole

animo
io

,

sallo Iddio tutta

,

ascolto e

inlendo
la

.

E

quantunque a voi in ciò
,

appartenga
di risparsi

mia
le

difesa

nondimeno
,

non intendo

miar

mie forze j anzi
,

senza ris[K)ndere quanto

converrebbe
gli (vJ)

con alcuna leggiera (a) risposta torme,

dagli orecchi

e questo far seiua indugio

.

Per-

(>) (3)

Istà,

le

due

cdix. cit nel
si-itM

Vocab.
1

Leggero e leggera

nella feconda •iUaba

non mai

ti

osa

da alcuno buono scriUorc.
(3)
le di

t Toi'megli,

il

Icslo

Mann, e

l'cdia. del

iSSy, come pure quel-

Livoruo e di Milauu: tormigliy Tedit. del l5a7, del i575 e

dd

1718.

1

42

GIORNATA QUARTA
,

ciocché se già

non essendo
,

io

ancora

al

terzo

della

mia

fatica

venuto

essi

sono molti e molto presumono,
io pervenissi alla fine essi
j

io avviso

che avanti che

potrebbono in guisa

esser multiplicati
,

non avendo
quantun-

prima avuta alcuna repulsa
fatica

che con ogni piccola lor
:

mi metterebbono
grandi
,

in fondo

ne a ciò

,

que
stre

elle sien
.

resistere

varrebbero

le forze vo-

Ma

avanti che io venga a far la risposta ad alcuin favor di

no

,

mi piace
,

me

raccontare non una no-

vella intera

acciocché non paia che io voglia le mie
,

novelle con quelle di così laudevole compagnia

qual
parte

fu quella che dimostrata
d'

v'

ho

,

mescolare

j

ma

una acciocché
,

il

suo difetto stesso sé mostri non es-

sere di quello: e a' miei assalitori favellando dico. nella nostra città, già è cittadino
,

buono tempo

passato

,

fu
,

Che un
uoin-

il

qual fu nominalo Filippo Balducci
,

mo
dea

di condizione assai leggiere

ma

ricco e

bene

vialo ed
,

esperto nelle cose quanto lo stato suo richie-

e aveva

una sua donna moglie
ella lui, e

(i), la quale egli

sommamente amava, ed
ta vita si

insieme in riposa-

stavano

,

a ninna altra cosa tanto studio poall' altra.

nendo

,

quanto in piacere interamente l'uno
,

Ora avvenne
donna passò
sciò

come

di tutti evviene

,

che

la

buona
quale

di questa vita, né altro di sé a Filippo lafigliuolo di lui
.

che un sojo

conceputo

,

il

forse d' età di

due anni era

Costui per la morte della
,

sua donna tanto sconsolato rimase

quanto mai alcu.

no

altro

,

amata cosa perdendo

,

rimanesse

E

veg-

(i) la de'

{ La

A'oce

moglie non è ne nella edizione del 1727 né in quel-

Deputati.

.

,,

GIORNATA QUARTA
,

1

43

gendosi di quella compagnia la quale egli più (i)

amava rimaso solo del tutto si dispose di non \olere più essere al mondo ma di darsi al servigio di Dio
,

ed

il

simigliante fare del suo piccol figliuolo.

Per che,

data ogni sua cosa per

Dio senza indugio
, ,

se n'

andò

sopra

Monte Asinaio (a)

e quivi in una piccola cel-

Ictta si

mise col suo figliuolo, col quale dì limosine in
,

digiuni e in orazioni vivendo

sommamente
egli fosse d'

si

guar-

dava

di

non ragionare
,

Ih

dove

alcuna tem,

poral cosa

né di lasciamegli (3) alcuna vedere

ac-

ciocché esse da cosi fatto servigio noi traessero}

ma

sempre
gli

della gloria di vita eterna e di

Dio e

de' santi

ragionava, nulla altro che sante orazioni inseguan:

doli

e in questa vita molti anni

il

tenne

,

mai

della

cella

non lasciandolo

uscire

,

né alcuna
valente

altra cosa

che

sé dimostrandogli.

Era usato
,

il

uomo

di venire

alcuna volta a Firenze
tunith dagli amici di

e quivi secondo le sue opporalla
il

Dio sovvenuto,
gih

sua cella tor-

nava

.

Ora avvenne che, essendo

garzone d'età di
il

diciotto anni e Filippo vecchio,

un

domandò ove
il

egli andava. Filippo gliele disse.

Al quale

garzone

disse:

padre mio, voi
fatica:
,

siete

oggimai vecchio, e potete

malo durare

perché non mi menate voi una

volta a Firenze

acciocché, faccendomi cognoscere gli
,

amici e divoti di Dio e vostri
posso meglio faticar di voi
,

io

che son giovane e

possa poscia pe' nostri bi-

(l)

Più per mollo, o sommamente usai

i>|ìrsso

usa

U lingua nostra
/

e aeiua espressa,
(a)

ma con

sottintesa

comparazione.
Il

Monte Asinaio
sana die vi

detto anche Senario.
.

Ciani lo dice

Sanano

dall' aria
f.1)
"i"

si respira

Mart.
.

Osservisi liiscittrnegU in tcct di ìaitciargìicne

NclT un modo

e ucir altro ci ooacede la lingua di usar questo affisso

di quelle taci . ed avendolo udito rimaneva contento e domandava il d'un' altra. chiamano papere. clie già que- to suo figliuolo era grande ed era si abituato al ser- vigio di Dio il 5 elle malagevolmente le cose del tx-arre . la cosa. padre gliele diceva. padre elle son ma- A cui il giovane domandando disse: o son così . non il guatare : . . Maravigllosa cosa ad udire che mai più alcuna veduta non avea non cu! . ratosi de' palagi dell' asino . mio. si cominciò forte il e di molte dimandava Il padre che come si chiamassero. Quivi giovane veggendo l' i palagi le case. avesse . Per che avendovi ad andare. non non de' danari nò d' altra cosa che veduta .. io vi priego che voi facciate che io abbia disse il una . lt4 manervi qui ? GIORNATA QUARTA quando vi piacerà . donne ed ornate quali che da un . paio di nozze venieno così : le come gli il giovane vide domadò il padre che cosa quelle fossero. non del bue . colui clie mai più per ricordanza vedute non avea a maravigliare fossero e egli . E cosi domandando si il figliuolo e pa- dre rispondendo . ma disse: . sogni a Firenze andare Il e voi ri- valente uomo pensando . fi- gliuolo o come chiamano Il padre per non de- stare nel concupiscibile appetito del giovane alcuno inchinevole disiderlo minare per elle si lo propio men che utile non le volle nonome cioè femmine. non del cavallo . subitamente disse padre mio . papere . il seco il menò . . come . . il padre disse: le figliuol occhi in terra . figliuol mio . Olmè. eh' elle son si mala cosa ? Disse allora . le chiese e tutte altre cose delle quali tutsì ta la città piena si vede . mon- do a sé dovrebbono omal poter seco stesso disse: costui dice bene. bassa A cui . colui . per avventura brigata di belle giovani scontrarono in una .

. coniec|iiesle sono. quando colui che nudrito. Disse padre : io non voglio j tu non donde imbeccano: e il senti incontanente più aver di forza la natura. più volle mostrati. un monte salvalico e soli. o giova. Kilc son più belle che gli agnoli dipinli che voi m'avete . senza altra sole compagnia che del padre disidcrate foste . e che io di questo gli m'ingegno di piacere a voi: e . Oggivlt pentire e penu$$i. doime . cioè che voi mi piacele . troppo ingegnandomi di piacervi e che voi troppo piacete a me Le . come vi vide sole . daU' aulico pentere. maravigliano riguardando lasciamo slare i aver conoscimi gli amorosi basciari e bracciari e i piacevoli ab- congiugnimenli dilettevoli che di voi. n(>casì piacevole. della presente novella voglio che mi e a coloro rivolgermi alli quali 1' ho raccontata. Riprcndcrannomi moixlerannomi . lacere- (») Pentetti. Ed egli allora disse : io non so che voi vi dite . non n'è ancora panila vedere nlciinn cosi bflln. solamente ad aver vediito e veder continuamente e la vagft bellezza e la voslra l' oniati costumi ornata leggiadria e oltre a ciò donnesca onestà. Ma avere infino a qui detto basti . con l'alTcziou seguitate. tario. da lui sole addomandate. che suo ingegno . accresciuto sopra li allevato . disse il padre. ce ne Deh il se vi cai di me. fate che noi . e pcntessi (i) di averlo menato a Firenze. nò perchè queste sica ntala cosa: qunnlo è a me. . sovente prendono. ma gli . dolsi cissime donne.GIORNATA QUARTA falle le 1 45 male cose? Si . infra termini di ima piccola cella . Dicono adunque ahpinnti de' miei riprensori che io fo ni male . quali cose io apertissi- mamenle essi si coiiffsso . domandogli se . meniamo una elle s' colà su di queste papere e io le sai dar«\ beccare.

chi vostri la soavità delle parole melliflue . ma accesa da' pietosi sospiri se voi mi piacete o se io di piacervi m' ingegno . I ^6 GIORNATA QUARTA . chela coda re il il porro abbia il capo sta- sia verde. . . conosce . e io dalla mia puerizia nima vi disposi . vadano e si l' apparino. e spezialmente guardando che voi prima che altro piaceste ad un romitello . perchè bianco. uomini e valorosi ne' loro più maturi anni di sommail mente avere studiato se essi le compiacere . si come persona che i pia- ceri né la virtù della naturale affezione né sente né . che Muse vaglio- . A' quali. che uscir sareb- be del modo usato del ragionare rie in io producerei le isto- mezzo . dilettarsi di veder cosa le somigli non le é cosa da biasimare'. ad un giovinetto senza sentimento anzi ad uno ani- mal selvatico ? Per certo chi non v' ama e da voi non disidera d' essere amato . . mia ser vita di alle quali Guido Cavalcanti e Dante lor caro già vecchi. Che lo con Muse in Parnaso mi debbia stare affermo che è buon consiglio: ma tuttavia né noi possiam dimorare con le Muse né esse con esso noi se quando avviene . che che l' uomo da . e la fiam. e quelle tutte piene mosterrei d' antichi . mostra mal che conoscano che. così mi ripiglia ^ e io poco me ne curo E quegli che contro alla mia età parlando vanno. il corpo del quale il ciel prol'a- dusse tutto atto ad amarvi. Le Muse son le donne j e benché donne quello. . sentendo la virtù della luce degli oc. rispondo che mai a me vergogna non reputerò infine nello estremo della dover compiacere a quelle cose Alighieri . E se non . lasciando io motteggiare dall' un de' lati. e si mes- Gino da Pistoia vecchissimo il onor fosse teunono. e fu piacer loro . .. rannomi costoro se lo . alle donne: che non sanno. lor si parte .

che te a me . . pure esse hanno nel primo aspetto . hanno adesse : per che. per quello mi dovrebber di piacere.GIORNATA QUARTA no . si sono elle venute parecchi meco . io so j secondo Apostolo abbandonare e necessilh solTerire e perciò a niun caglia più di cosi me . bisogno loro ne dimandassi : m' avviso che dlrebbono va'. volendo meco pensare qual sarebbe se io per la loro risposta . 147 non non vagliano . Sen- za che le donne gih versi . E gih piìi ne trovarono tra le lor favole tra' lor tesori. perirono acerbi qualora io ne Che più ? caccinmi via questi cotali domando loro non che la Dio merco . mi fur cagione comporre mille di dove le Muse mai non mi furono . Quegli che queste cose avrei molto caro non essere sta- dicono li . porre que' mille. cercane tra le favole i . e d'ammendar altro me stesso m" ingegnerei } ma infiao che che pa- . quando pur sopravvenisse l' bisogno . do fecero la loro et^ fiorire . Ma che direm noi a coloro che della mia fame . quando per altro mi piacessero . fame alcun qiuin- cagione. . . dove in contrario molti nel cercar d'aver più pane che bisogno non era loro. che molti ricchi andan- E assai gih dietro alle lor favole . che essi recassero gli ori- ginali quali se a quel che io scrìvo discordanti fos- sero . poeti . ancora non mi bisogna il : e . giusta direi la loro riprensione. pane ? Certo io non so se non che . hanno cotanta compassione io procuri del che mi consigliano che . Aiutaronmi elle bene e mostra ron mi com. sirniglinnza di quelle Si che . que- nò dal monte Parnaso nò dalle Mus'av- se non mi allontano quanto molti per avventura visano. in servigio forse e in onore della simiglianza che le donne ste cose tessendo. e forse a queste cose scrivere tuncpe sieno umilissime volte a starsi .

la porta in alto . mia. se la muove degli . me adoperassi Per che tacciansi si morditori rati si se essi riscaldar non . e spesse volte sopra le teste uomini sopra . . standosi me nel mio questa brieve . . avessi 1' più tosto ad altrui . E-volendo per questa volta assai aver . lascino stare sai vagati Ma da ritornare è . Alle cui tura. o egli di terra non . voler contrastare . nel quale io spero . se non che gli altri e io. per e . se mai con mia forza a dovervi in cosa alcuna compia- cere mi disposi. dando . o belle donne là onde dipartim- mo . E . naturalmente operiamo. role io gli lascerò con la loro opinio- ne si . risposto dico clie dallo aiuto di Dio e dal vostro gentilissime donne . j e ne' lor diletti anzi appetiti corrotti vita . perciocché asci siamo . . la quale spirante turbo . che vi amiamo. ìio questo. possono. 1 48 GIORNATA QUARTA non apparisce seguitando la .. più giìi andar non può tutta la . asside- vivano . armato . che io . che il luogo onde levata fu . che quello che della minuta polvere avviene. e spesse volte non solamente faticante io s' l' ma con grandit- simo danno del io confesso adoperano. che posta n' è. e di le buona pazienza cliè io con esso procederò avanti. e 1' ordine cominciato seguire . ora più che mai mi vi disporrò^ per- ciocché io conosco che altra cosa dir non potrà alcun con ragione. spalle a questo vento e lasciandol soffiare di : percioc- non veggio che me altro possa avvenire. leggi. cioè della na- troppe gran forze bisognano in vano. le corone dei re e degli imperaalti dori e talvolta sopra gli j palagi e sopra le eccelse torri la lascia delle quali se ella cade. di loro dicendo quello che es- di me dicono. Le quali forze uè d' averle disldero in le presteri che 1' non . la muove o . e se lo rei .

cioè graziosamente . Anuibal Guasco d' latina in Tersi elegìaci di Filippo Alessandria delia paglia la trasportò in ol- DECÀM. Fiammella comandò che principio deci: la quale . dove per rallegrarci venuti sia- (1) Donnescamente. il qual« foni'int'a Poiché P amato cor vide presente e finalmente una tersa tradusionc Beroaldo. essendo nella sua maggior sommitli. bella fonte levati. quivi s'incominciarono a dijwrtare ra del mangiar venuta sata sera cenato . quella si bee . Lk dove Filoilralo alla se alle novelle to le fosse . che in cloiucnin sfida i più doUi ed eloganti scritla tori dell' antichità. che tradusse si in latino con infinita graxia ed ele^janM. e questa tradusiouc tutta intera ripottata dal tersa lro«a Manai. e l'ola il quivi desinarono. U. (a) Questa Novella. il cuore in una cop- pa d' oro : la anale messa sopr' esso acqua av. quando Filostrato le- va Iom tutta sua brigata fece levare} e nel bel giardino : andaticene. dove . Il Vocab. piacque tanto a Leonardo Aretino. come pure un leggiadro capitolo in d' rima composto da Francesco Accolti parimente Arcsso. passole aveano E da dormire si . T. nella maniera usa- ta vicini alla posero a sedere. della Crusca «j- fnoriliitenle.GIORNATA QUARTA Cacciata aveva terra il 1 49 sole del cielo gih ogni stella e dalla Tumida ombra la della notte. IO . V amante e mandale . senza più aspettare che detcosi donnescamente (i) cominciò : NOVELLA L Tancredi (2) preme di Salerno uccide della figliuola . velenata . e così muore JL iera materia di ragionare n' ha oggi il nostro re data f pensando che .

eth del dovere avere sé partire . si richiedea. do ella di molti anni avanzato . il conte Pomponio Torelli. che cbi le dice avuta giorni passati . un figliuolo del duca lui.1 5o . conviene di mu- tare suo piacere . avuto marito maritava : non sappiendola da non la poi alla fine ad . E . gendo che poca cura sa padre . se egh nello amoroso le sangue nella sua vecchiezza non s'avesse tate . Ottaviano Asinavi conte ^M Cainerano. Antonio Ja Pistoia. be più che una quella avuta e più felice sarebbe stato se non avesse . sì come gran donna il in molte dilicatezze e veg. . se 1' abbi mosso il poiché a me non . e per (juello che vol- garmente diciamo natura. Campeggi conte di Donza ne composero ciascuno una (i) Mart. e clil non n'abcbe cbe bia compassione. mani brut- Il quale in tutto lo spazio della sua vita non ebfigliuola . né a richiedernelo . Ingegno detto qiii ad imitazion del Ialino. di Ca- peva datala dova . per l' amor che si egli le portava lei si il dava di più maritarla. Tancredi principe di Salerno fu signore assai uma- no e di benigno ingegno (i). GIORNATA QUARTA ci mo dir convenga raccontare 1' altrui lagrime l'ode .-un pietoso accidente. ma . Ridolfo tragedia . dimorando col tenero pa. Costei fu dal padre tanto tealtra figliuola neramente amata quanto alcuna j da paaven- dre fosse giammai e per questo tenero l' amore . Girolamo Razzi. e giovane e gagliarda e savia più che a donna per av- ventura non dre . rimase ve- e al padre toruossi Era costei bellissima del fosse corpo e del viso quanto alcun'altra femmina mai. se lava rima. Forse per temperare alquanto la letizia li 1' ha fatto si . poco tempo dimorata con . anzi sventu- rato e degno delle vostre lagrime racconterò . . onesta co- pareva pensò di volere avere. le quali non si possono.

occultamente un valoroso amante E e vergendo molti uomini nella corte del padre usare gentili . pa- rendogU che (4) "t intcmla ancora che non sia espressa. Ella scrìsse una lettera . ^ Avverte il Mannelli che ncU' la ili originale la toco avesse . ninna altra cosa tanto ritrovarsi lui disidcrando la giovane quanto di uè vogliendosi (i) di questo amore in alcuna persona fidare . considerate le maniere e costumi di molti '. dicendo : farane (5) questa sera te. non età. t Seco pensò. Guiscardo il prese: (i) f togliendosi hanno le tutte le [ùù riputate edùioiii. i5i . ogui ora più lodando modi suoi . sollazzando la diede a Guiscardo . valletto del padre assai . Egli ce mise crcilcnJovvla necessaria leggieri vi s' niu il Salviati la rifiutò. NOVELLA L esser potesse . farannty con àuef/uraiuu altri. a dovergli significare . adunque amancon do l' un r altro segretamente . clic da ogni altra cosa quasi . E il giovane. ilclla Bucciuolo chianiasi la parte canna che e tra nodo e nodo. fieramente s'aci cese il . (5) Farane con una n yai/araine t Sojfione diccti a tu. . V edi^ tic! 37. (a) una nuova malizia ciò che a fare lei .. (6j quella canna tiaforata oon cui li «oilia nel fuoco Yct acceudeilo. . essendosi di lei accorto. e in quella il dì seguente avesse (3) per esser con gli di canna mostrò: e poi quella messa iu un bucciuol (4) . tra gli alui un giovane . nome era Guiscardo tii uoui di nazione umile . e per costumi nobile più che altro . quale ancora non era poco avveduto 1' . D Pistulcst auuovrra questa voce tra (a) (3) antiche. e altri . ma per vir. si come noi veggiamo nelle corti i . il modo pensò . le piacque e di lui tacitamente spesso vedendolo. . . clie da amar lei avea la mente rimossa In colai guisa . col un soffione (6) alla tua servenil quale ella raccenda fuoco. il cui . vuta . avea per si fatta maniera nel cuore rice.

preuze una grotta cavata nel monte fatta . aveva nella . l'apcrsej e dentro trovata la lettera di lei e lettala e ben compreso ciò fosse clie a fare avea. perciocché di grandissimi tempi davanti . e avvisando costei non senza cagione dovergliele aver donato e così detto. fu che di dovere a lei an. di lunghissimi tempi davanti nella qual grotta dava alquanto lume uno spiraglio fatto per forza nel monte. il quale aperto . a- vendogli disegnata terra esser potesse . molti di con suoi ingegni penato avea anzi che venir fatto le potesse d'aprir quell' uscio . il quale . quasi j da pruni e da erbe di sopra natevi era riturato la e in questa grotta per una segreta scala ( quale era in quale la una delle camere terrene del palagio poteva andare . s' era clie quasi ninno clic ella vi fosse . giammai. e guardando la con esso se ne tornò alla canna e quella trovando fessa. . Alla qual cosa fornire certi . la donna teneva ) si come che da un si fortissimo uscio serrata fosse. non . e sola nella grotta discesa e lo spiraglio veduto per quello aveva a Guis' scardo mandato a dire che di venire ingegnasse . senza farne alcuna cosa sentire ad alcuno. la seguente notte allo spiraglio .il più contento uom. perciocché abbandonata era la grotta . Guiscardo prestamente ordinata una fune con nodi e cappi da potere scendei-e e salire per essa il e sé vestito d' un cuoio che da' pruni difendesse . Ed era fuori delle menti di tutti questa scala usata . si ricordava sa è si Ma amore agli occhi del l' quale ninna co- segreta che non pervenga. partitosi sua casa. l' altezza che da quello infìno in . e diedesi a dare opera il dare secondo al palagio del modo da lei dimostratogli Era allato . ché ninno di ciò accorger potesse.i5a GIORNATA QUARTA . memoaccioc- ria tornata alla innamorata donna si La quale .

non volendo nestre della tute . per quello collo (i) nella grotta . uscio. trovaudo le fi- camera chiuse e le cortine del letto abbat- a piò di quello in un canto sopra un carello (3) (1) >Si collo. Ma la . n' nndtS : i53 e accomodato ben V uno de' capi della fune ad un forte bronco che nella bocca dello spiraglio era si il nato. ed ella serrato . iu\idiosa di cosi lungo la e di cosi gran diletto letizia de' con doloroso avvenimento rivolse in tristo due amanti plinto . voler dormire Aerratasi nella mandate . insieme maravigliosa . do . e quivi con . se n' usci fuori e tornossi a E avendo questo cammino appreso po vi ritornò . . sgabello. più volte poi in processo di temfortuna . la quale Gliisnionda aveva nome . nella grotta di- scese . in un suo giardino con tutte le sue damigelle ). di quel giorno si alli loro ac- tornatosi nella grotta Guiscar. . lei dimorarsi e ragionare alquanto e poi partirsi 11 quale un giorno dietro mangiare (2) laggiù venutone ( essendo la don- na . e attese la donna . e sola camera aperto V . si calò. l' uscio alle sue damigelle se ne venne fuori la Guiscardo poi . lei torre dal suo diletto . La quale . (3] Dietro mangiare poco di «otlo diri appresto mangiare. . dove trovato Guiscardo . in quella. la notte vegnente su per sua fune salendo per lo spiraglio donde era entrato casa .NOVELLAI. seguente di faccendo sembianti di via le sue damigelle . entratosene . (5) Carello. senza essere stato da alcuno veduto o sentito . Era usato Tancredi di venirsene alcuna volta tutto solo nella camera della figliuola . festa si fecero E nella sua camera insieme venutine amori con grandissimo piacere gran parte dimorarono: e dato discreto ordine ciocché segreti fossero .

poco Guiscardo si collo. di sopra ha detto di Si calò. come il •{ Gli Accademici della Crusca dicono che carello è propriamente . come usati erano senza ac. . nel? animo di dover fare . da una finestra di quella calò (i) nel giardino e senza essere da alcuno veduto. avvenne che Tancredi sve- e senti e vide ciò che Guiscardo e la figliuola facevano: e dolente di ciò oltre modo prima . ancosi ra che vecchio fosse . per isventura quel dì va venir Guiscardo dino lasciate le due damigelle nel giar- pianamente . i54 si GIORNATA QUARTA il pose a sedere j e appoggiato . sgridare j poi prese partito di tacersi e starsi nascoso se egli potesse . all' uscir dello spiraglio la seguente . . addormentò E cosi dormendo fatto ave- Ghismonda - clie . . I due amanti stettero . quasi s' come se studiosaraente . ma col- larsi per calarsi al basso è più antico . come .. Il quale. per potere più cautamente fare . capo al letto e tirata si sopra sé la cortina fosse nascoso egli . . e andati- sene in su letto . e ripie- no di borra. . e con minore sua vergogna lungo spazio insieme corgersi di Tancredi scesi del letto. fatto a scacchi di più colori . notte in su primo sonno Guiscardo . (i) e ne citano questo passo del Boccaccio. si dolente a morte alla sua camera tornò . E per ordi- ne da lui dato '1 . se n' entrò nella camera : e quella serrata senza accorgersi clie alcuna persona vi fosse uscio a Guiscardo clie '1 1' aperto l' attendeva . e quando tempo lor parve Della quale Tancredi di- Guiscardo se ne tornò nella grotta. gli volle . ed ella s' usci della camera . guanciale di panno per lo più. usati erano e insieme schersi zando e sollazzandosi gliò . per si . : quello che già gli era caduto . così come era nel vestimento del cuoio impacciato fu preso da due e segretamente a Tancredi menato . . quivi .

si come io og- gi vidi con gli occhi miei. non sappicndo nulla Ghismonda di queste cose do seco Tancredi presso mangiare n' . giovane di vilisslma condizione. la mia vecchiezza mi serba. NOVELLA L \ide . né però molto spesso usata . dove chiamare e ser- ratosi dentro con piangendo le cominciò a dire: Ghismonda. uomo fatto ) se tuo marito stato non fosse pensato . che nò voi n»> io amor può troj)po più Comandò adunque Tan: credi che egli chetamente in alcuna camera di la entro guardato fosse . onJc dilia il sdicevolcf cioè iconvenevole. avessi non che ri- ma pur di che io in questo poco di manente di vita. nobiltà dccevole ( i ) fosse stato'.. aven. . Venuto il di seguente. pre starò dolente Iddio che \i . varie e diverse novith pensate ap- secondo : la sua usanza. dissimo affanno d' animo messo m' hai Dcput non sappien- (i) Dicex'oley EJii. Al quale Guiscardo ninna altra cosa disse se non questo possiamo . Ma disdicevole il suo Tcrbo disdire pif discom'enirsi .'»a7. semricordandomi disonestJi . veduto che tu di sottoporti ad alcuno . nella nostra corte quasi come per Dio da : picciol fanin gran- citdlo infino a questo di allevato di che tu .. la ore dicevole non ha suo \nho dirsi fct convenirsi^ ma è voce <1a sé sola. eleggesti ma che nella mia corte n'usano Guiscardo . i^5 quasi piangendo disse: Guiscardo. e così fu fatto . di ciò E or volesse ti poiché a tanta conducere dove- avessi preso uomo che alla tua tra tanti . parendomi conoscere la tua virtù e la tua onestà. e H. . . che . la mia beni- gnità verst>lenon avea mentalo fatta l'oltraggio e la vergo- gna la quale nelle mie cose m'hai . quantunque mi fosse stato detto . mai non mi sarebbe potuto cader nell'animo. nella camera fattalasl andò della figliuola lei . cioè eonvenìenle . se lo co' miei occhi non lo avessi . i.

ma come non curante e valorotur. Di Guiscardo ( il quale io feci stanotte prendere quando dello spiraglio usciva tito . trae giustissimo sdegno . con asciutto viso e aperto e da ninna parte . preso perla tua gran sti follia quegli vuole che io ti perdoni . e poi Meco preso. non come dolente femmina. né 1' altro voglio che mi vaglia e oltre a ciò in ninno atto intendo di rendermi benivola la tua mansuetudine e '1 tuo amore : ma il ver confessando . . bato cosi al padre disse . prima con vere ragioni difender (1) "t la fama mia . né a negare né a 1' pregare son disposta perciocché né un mi j var- rebbe . di più non stare in vita dispose . come farebbe un . di dire. ancora esser preso . e quete incrudelisca . quello che tu a questo dei dire viso . Guiscardo . fu assai volte il : ma pur questa viltà vincendo suo animo al- il viso suo con maravigliosa forza fermò^ e seco. e questo detto basso piàngendo si forte . Tancredi . ma ditesallo Iddio che io trae 1' non farmi Dall' una parte mi amore il quale io ho sempre più portato che alcun padre portasse a figliuola ^ ed' altra mi . del 27. avvisando già esser morto il suo Guiscardo Per che fallo. come più le femmine fanno.i5fi GIORNATA QUARTA che partito di te do io mi pigliare . il suo segreto amore esser discoper- ma . (2] Avveili questo Lellissimo modo . avanti che a dovere alcun priego per sé porgere. Ghismonda udendo il padre e conoscen- do non solamente to . o ripresa del suo sa . l'ediz. . dolore ine- stimabile sentì e (2) a mostrarlo con romore e con il lagrime vicina tiero . vuole che contro a mia natura in Ma il prima che io partito prenda : . fanciul ben battuto. e bollo in prigione) ho io già preso (i) parso che t' che farne 5 . disidero d' udire .

aver generata fìgliuola . trovata e mostrata . vergogna fare. . Guiscardo non per . io noi nego . Egli ò il vero . non che ne' giovani . senza sentirlo alcuno : io a' l' miei desiderii per- veniva e questo il . non di pietra o di ferro sia e ricordar . rò . gli ozii eie dilicatezze possano .quantola tua poca sollecitudine del maritarmi e la virtù di lui. ti dovea. E certo rn questo opposi ogni te . che ancor son giovane. e per l'una cosa e per altra pie- na di concupiscibile desiderio. Sono adunque si . morte s' ama non mi rimarrò la d'amarlo ma . con fatti i57 la fortÌMimamcnte seguire . m'avean chi che . anni come che armi tu uomo ti in parte uè' tuoi migliori sii . F^sser . al . quale maravigliosisper essere stata 1' aver gih ma- conosciuto qual piacer sia a cosi fatto desiderio . Alle quali forze non potendo io re- a seguir quello a che elle . 8Ìme forte hanno date ritata .NOVELLAI. se appresso la . essendo tu di carne di carne . ti do- vevi e dei quantunque tu ora vecchio clienti e quali e con che forza vengano le leggi della giovanez- za^ e. Alla qual cosa e pietoso assai occulta via amore e benigna fortuna . Tancredi. tiravano . mi . e poco vivuta l' . e . grandezza dello animo mio Guiscardo. dar compimento sistere . che io ho amato e amo 1' e. si come da te generata di carne. accidente tolsi come molte fanno ma con diliberato . ame- e . si co- me giovane e femmina mi disposi e innamora 'mi. che sarh poco. mia virtù di non volere che naturai peccato mi nò a nò a in me di quello a tirava quanto per me si potesse operare. per la quale . mniiifesto. ti se abbia mostrato o co- me che tu sappi . a questo non mi indusse tanto mia femminile fragilitli. ncll' esercitato non dovevi dimeno conoscere quello che ne' vecchi . quanto io viverò.

La virtù primieramente noi che tutti nascemmo e nascia- mo iguali . colui che è chiamato difetto (a). E benché . ma colui che . Di che cato pare oltre allo amorosamente aver pec- che tu più . e con avveduto pensiero a di me lo introdussi . . me . Mart f Ragguarda adunque. noi d' una massa di carne carne avere e da u- no medesimo creatore forze . con iguali virtù create . ella non è ancor nò guasta dalla natura nò da' buon costumi: . e di lui egli lungamente goduta sono del mio . del 27. e perciò colui che virtuosamente adopera. nò ce n'ha punto bisogno. commette (i) Ragguarda (3) tra tutti tuoi f Iguali hanno ita affatto tutte le «dizioni che io n'ho consultate. la volgare opinione che la verità se. parte avevano e adoperavano nobili furon detti e ii rimanente rimase non nobile. che con uom ti di bassa con- dizione il mi son posta . In che non accorgi che mio peccato ma quello li della fortuna riprendi alto leva . maggior . e quegli. la quale assai sovente lasciando i non degai ad . aperta. a basso . 1' ediz. l'anime con ìguali (i) con iguali potenze . tutte . e con savia perséverenza disio. il chiama chiama i . contraria usan- za poi abbia questa legge nascosa tolta via. . che di lei . dignissimi a' Ma lasciamo or questo : e ragguarda alquanto principli delle cose tutti la tu vedrai . ne distinse . se io nobile uomo non . consiglio elessi innanzi altro . ~(2) la Vedi quanto questa definizione della nohillà sia più vera di quel- che ne fece Aristotile e Cicerone ed ogni altro (3) filosofo. adendo noìegua' le ed uguale. mente non si mostra gentile e chi altramenti . Questa voce è in disuso.1 58 GIOUN ATA QUARTA ad ogni . guitando con più amaritudine mi riprenda ti dicendo (quasi turbato esser non avessi a questo eletto ) dovessi io .

ed esamina . cioè . se pure in ciò alcuno inganno ricevuto stata avessi da te sarei ingannata . di bassa condizione mi . dubbio che tu movevi. chiezza a far quello che giovane non usasti incrudelir . NOVELLAI. ma avere (i). . cioè che di cacciai del tutto via . e (|ucsti tuoi nobili tutti esser Delle virtù e del valore di Guiscardo io non credetti al giudicio d'alcuna altra persona. uomini . e più mirabilmente . che io con tu non dirai uomo il . che a quelil lo delle tue parole e de' mici occhi . che cosi hai saputo valente uomo tuo servidore mettere in buono . sia vero Ma un to sì . dee essere comi mendato che e certo non a torto . me far ti doves- se tu nella tua estrema vec. tu dirai lui nobilissimo villani . ragguarda so tu vorrai senza animosità giudicare . se peccato èj t' perciocché io accerto che quello che di Guiscardo (i) Avere qui vai roba. quanto tu '1 commendavi in tutte quel- cose laudevoli che valoroso ? uomo .. ad la si se' disposto : usa in me la tua crudeltà quale ad alcun priego porgerti disposta non sono . che : le tue parole non potevano esprimere non vedessi . e . non m' ingannarono io lui operarla . Chi commen- dò mai le tanto . Dirai dunque posta ? . Molti re molti gran principi furon già . L' xdti- mo si . come in prima cagion di questo peccato. sla- ma . per avventura si se tu dicessi con povero con tua vergogna potrebbe concedere. nobili iSg . glh ricchissimi furono e sonne. la lor \irtù i lor costumi e le loro maniere : e d' altra parte quelle di Guiscardo . la povertà non toglie gentilezza ad alcuno . poveri e molti di quegli che la terra zappano e guar- dan le pecore. ninna laude da te data gli fu . chò se miei occhi .

il operarono Laonde venuto dì seguente. guardavano che senza alcun romore . . loro era stato comandato. Per che da lei partitosi e da sé rimos- so di V olere in alcuna cosa nella persona di lei incru- pensò con gli altrui danni raffreddare a' il suo fervente amore .. la se cosi ti par che meritato abbiamo. così. temeva avvenis- Alla quale venuto . gretissimo famigliare segli mandò . dell' Conobbe il prenze la grandezza che animo del- sua figliuola. . notte stran golassono cassero. fattesi il venire erbe e radici velenose . fattasi . per un suo se. me mi setnbran c[ui necessaire. e comandò due . e incrudelendo . che Guiscardo lui la seguente . poiché partito fu padre quelle stillò e in acqua redusse ella per presta averla. i6o fatto avrai GIORNATA QUARTA o farai . Ghismonda non smossa dal suo fiero proponi. con le fem- spander le lagrime. se quello di che se le . essere il cuor di Gxiiscardo (i) •{ Per che. ma non credette perciò in tutto . lei sì for- temente disposta a quello le parole sue sonavano. le mie mani medesime mine a faranno. con un me- desimo colpo (i) uccidi. . se di il me non fai Or il siraigliante . il famigliare e col presente e con la parole del prenze . levato il viso verso famigliare. del 27. Y ediz. . prenze venire una grande e bella coppa d' oro il e messo in quella che quando cuor di Guiscardo il . così il e trattogli il cuore a lui il re- Li quali . va' . via. mento . come delire. Queste parole lui e Con un medesimo colpo lui e me. con forte viso coppa prese le . come il cuor vide e parole inil cosi ebbe per certissimo quello . e quella scoperchiata tese . come . diceva . alla figliuola e impoti gliele desse dicesse : il tuo padre manda questo per consolarti di quella cosa che tu più ami come tu hai lui consolato di ciò che egli più amava.

senza alcuno indugio farò che la mia anima . sente da mia parte renderai .. Venuto se' alla fine alla qual ciascun corre e le fatiche . . men degna che d'oro in a così fatto cuore cliente questo è. E cosi detto . pose Iddio nelP animo al mio dispietato padre . . chente la fortuna concedette ti se' spacciato . ma ora più che giammai . appres- satoselo alla il Lasciò . disse: ahi dolcissimo albergo di tutti miei piagli meladetta sia la crudclth di colui che con oc- chi della fronte or mi ti fa vedere . adoperandol tu che tu già cotanto cara guardasti (1). Lasciate hai le miserie del mondo e dal tuo nemico il medesimo . come che di morire gli occhi asciutti e con viso da niutia cosa spaventato proposto avessi^ e datoleti . e questo dice con il la opinione de' Platonici. che tuo valore ha meritata . . che a me ti con mandasse : e io le ti da- rò . era con hai tei quegli della mente riguardarti a ciascuna ora il Tu tuo corso fornito . il cuor riguari dando ceri . Niuna cosa d non : mancava ad aver compiute esequie se le lagrile me li di colei la qual tu vivendo cotanto amasti 1' qua- acciocch(> tu avessi. e poi disse In ogni co- sa sempre e infìno a questo estremo della vita mia ho verso me trovato tenerissimo del mio padre l' . si congiugner!:! con quella . > • che vogliono che cuore sia seggio dell' anima. la quale stretta teneva. quella sepol- tura hai . e di tale . l' amore grazie . e j)erciò ultime le quali render gli debbo giammai gli di cosi gran pre. Assai m' . NOVELLA L disse: 161 non si conveniva sepoltura . ciò ha il mio padre adoperato bocca . potre' io andar più contenta E con qual compagnia ne a' o meglio sicura luoghi (1) Cioè -queir anima. . Questo detto rivolta sopra la coppa. discretamente .

postavi la bocca . L'avverbio quincentro.. come in quelle parole cognati del. e molto più . che con . cioè. fosse o che volesson dire . non conosciuti e de' miei . come meal- sapevano e potevano . non altramenti che una fonte acqua nella avuta avesse. tutta la bevve sopra e beil con la coppa in mano si se ne sali suo (i) f Qutneenlro i legge in alcuni testi. ma non approvano „ i cosi fat- ta lezione Deputati. seguente: mini larghi. . a loro avviso. non intendevano .. domandavano invano . luogo con mano come che sia intorno al letto. testa . cuore questo lei . s' ingegnavano di confortarle La qual poiché quanto il parve ebbe pianto. colei che ancor son certa dalla quale che è m'ama amata d' . anima a fé dare fare alla tua orcioletto . Le sue damigelle si che dattorno le stavano. e Ghismonda con questa voce il (dicono essi). in questa casa o in questa contrada: laddove quii centro rlstiigne termini mollo più. quasi accenna f. e lei pietosamente della cagion del suo .. dinota terdella nov. e rasciuttisi gli occhi . disse : o molto j amato cuore più alti-o ogni mio uficio verso te è fornito . con la mia . eom' spiegano. non che In quelle propnu stanze. qual mise nella coppa ove : cuore era da molte delle sue lagrime lavato alcuna paura vutala . ma da compassion vinte tutte piagnevano pianto glio la.1 62 GIORNATA QUARTA . piangendo . senza fare alcun fem- mlnll romore sopra la coppa cliinatasi . „ la donna avvisando che voi in alcun luogo (luincentro essi siale „ ec. e senza . zato capo . compagnia E 1' questo detto si l' nel quale era la acqua che il di il davanti aveva fatta . che mirabile cosa il Lasciando infinite volte . nò mi resta a fare se non di venire . morto cuore . aspetta la sommamente se E cosi detto. cominciò a versare tante lagrime furono a riguardare . . lei? lo son certa che i ella è ancora quicentro (i) letti : e riguarda luoghi de' suoi di- e come mia . che le parole di . .

meno dare disiderata fortuna che questa . udito avete Li quali Tancredi . disse : rimanete con Dio che . io tacitamente e di col nascoso con Guiscardo vivessi che '1 mio corpo morto . Al quale na disse : don- Tancredi . la fosse la ella bevuta avea . dove che tu . suo stea . cor- po suo sopra quello e al suo cuore accostò quello del morto amante 5 e senza dire alcuna cosa . te 1' abbi fatto gittar palese L' angoscia del pianto non lasciò rispondere al ]»ren7.. NOVELLA L letto . aspettava la morte Le damigelle sue avendo (jucste cose e vedute . e tardi con dolci parole levai tosi a suo conforto. serba coleste lagrime a . che gih mi portasti ancora in te vive per ultimo dono mi concedi che . . io mi parto e velati gli ai occhi e ogni senso perduto (iosl di questa dolente vita 1' dipartì. piagnere di quello che egli ha voluto di Ma pure se niente quello . . ti poiché a grado non che . doloroso fine ebbe . amordi Guiscardo e di Ghi. veggendo termini ne' quali era la .c. cominciò dolorosamente a piagnere. |63 compose il e quanto più onestamente seppe . nò a me ? le che non te le disidero Chi vide mai alcuno altro che . dopo . smonda come . la giovane al suo line esser venuta senil tendosi strignendosi al petto . . . a Tancredi ogni cosa avean mandata a dire lo 11 quale temendo di quel- che sopravvenne . e udite . amore fu . come che quale esse non sapessero che acqua quel. Laonde . mollo pianto e tardi pentuto della sua crudeltà i con general dolore di tutti Salernitani onorevolmente a- meuduni in un medesimo sepolcro gli fé seppellire • . presto nella camera scese della figliuola nella qual giunse in (ju(?lla ora letto si che essa so- pra il suo pose. morto cuore .

compagne : ma quella già essendo compiuta : il re con rigido viso disse poco prezzo mi parrebbe la vita mia a dover dare per la metà diletto di quello che cou Guiscardo ebbe Ghismonda nò se ne dee di voi ma: ravigliare alcuna j conciò sia cosa che io vivendo ogni ora mille morti sento. dove riconosciuto .. . . senza dubbio alcuna rugiada cadere sopra cerò a sentire . * 64 GIORNATA QUARTA NOVELLA IL Idrate Alberto dà a vedere ad una donna e di lei si che V A- gnolo Gabriello innamorato . il mio fuoco cominil Pampinea a se sentendo comanda- mento venuto. tutte quelle una sola m' è data Ma lasciando al presen- li miei fatti ne' .ieguisca e cunseguiscu dica segua o siegua. Usasi tuttavia si anche oggidì ne' composti . voglio che ne' fie- ragionamenti e a' miei accidenti in parte simili seguisca (i): la quale se. e comechè yrà dire c. né per . Pampinea ragionando come Fiammetta ha cominciato. si do- . più per (l) "f la sua affezione cognobbe l'aoi- n pistoiesi colloca la voce seguisca tra le antiche. loro termini stare. e da' suoi frati pre- so . il quale informa uomo salvatico il dì seguente nella piazza mena . particella di diletto te Jri . e incarcerato XjLveva la novella dalla Fiammetta raccomata su gli le lagrime più volte tirate insino in occhi alle sue . in forma lei: del quale piU volte d' uno povero d' il giace con poi per paura de' parenti di lei della casa pittatosi. andrà appresso. in casa uomo ricovera .

T. il re contentare . meno . e perciò . e esami giik sopra Ja tanti ri- dotti. paradiso abbiano a procacciare noi. . mi e ancora a dimostrare quanta e . esso è per «TTcntura insanabile. IL le i65 sue pa- che quello del re per più disposta a dovei'e nhpiauto recrcar .1 . ed altri per » lor donare venire a salvazione il e oltre a ciò . e poscia coloro che in ciò alle loro parole d' ingannare . » che a dovere fuori . NOVELLA ino dello compagne role. del proposto da ridere dispose . . Per avendo riguardo agli sì fatta Tarictà io reputo che falli>i la sia corrotto. II. come uomini che come lo . lente luogo con questo prima medesimi credono . Il quale ampia materia a ciò che m' ò stato proposto presta di favellare . le voci umili e mansuete nel domandar altrui e altissime e rubeste in mordere negli altri li loro menon desimi vizii . . secondo so la quaneccelse cosi tità de' danari loro lasciata da lui . . quanmostrare . a dire una novella si senza uscir . che del comandamento so. convenisse . fosse licito a me di . loro lo . dan fede. Non con 1 speransa di DECAM. tosto dichiarerei a molli semplici qxiello che nelle lor cap- pe larghissime tengon nascoso Ma ora fosse piacer di Dio che cosi delle lor bugie a tutti intervenisse come ad un fiate minore non miga giovane ma di quelli . quale sia la ipocresia de' religiosi li quali co' panni larglii e lunghi e co' visi artiiìcinlmente pallidi 1' e con . un cosi fatto proverbio: chi è reo e buono è tenuto può fare il male e non è creduto . e nel mostrare so per torre. ma quasi come possessori e signori di cjuel- danti a ciaschedun che muore . più e . e cominciò Usano i volgari . che de' maggior casesi (i) era tenuto a Viuegia: del (i) la il L'eduìonc del testo Mannelli hacassesi: alcune antiche case $i: la Livornese come luogo Parmense casesi. sforzandosi to si De' quali se.

inganno. Gherminella. città d' La Assisi fu nel secolo del Boccaccio detta Àficlesi dagli scrittori. . pag. (1) FIACCHI.i66 quale GIORNATA QUARTA sommamente mi gli piace di raccontare . si Francesco da Scesi. alcuna proha. si E nel Commento di Ser Agresto. era tenuto a Vinegia . Fondandomi perciò sopra quello che ho esposto poco avanti. . . n. pieni di compassione per la morte di Gliismonda levare . 23. 3g. in il Imola un uomo di scelerata vita e di corrotta qual fu cliiamato Berto della Massa gl' . almeno con hilità. che . di S. cioè legge: era la sua fama di santità in quelle parti troppo maggior che mai nanfa 11. ma piuttosto con quella di muovere altii iugegni più penetranti ad applicarci l'industila loro. senza gliere o aggiugnere alcuna lettera e. che direbbe corto. Rispetto . e" scrisse Caro. non gli che bugia : . più. un monaco dell'ordine di S. ed discesi co- munemente a p. dall' t in fuori dopo la rileva . nulla Ho poi veduto che Lucantonio Ridolfi nel suo Ragionamento stampato in Lione i557. legge. e parente di san Rosso dicono luogo corroti. al Cod. due h il una se la ne può togliere : e se si potesse scrivere Scesì. essere. V. p. chusciesi. che essendovi per un certo strascico di pronunzia . correzione verrebbe ad ha Scesi. forse con rìsa e con piacere ri- Fu adunque valorose Donne . non miga giovane cZe' quelli elio facile alle maggior eli ha Ascesi. 55. 66. in vece di cusesi. Pwscio. Dante Par. C. ma di E ])en come to- che nel concorso delle due a ne sia rimasa fognata una. spiega questo luogo del Boccaccio con riferirlo anch' egli alla città d' Ascesi. le sue gher. Cosi Assisi venne a dirsi Ascesi. alla lezione del codice magliabechia- no. amico del nostro poeta. dirò liberamente ciò eh' io ne penso. Non dica Ascesi. minelle ( I ) non aver luogo come disperato a Vine- sanailo. si In questa stessa Novella poco appresso. questo luogo cosi: un frate minore. trova stampato Scesi: Trifone un uomo perfetto. ma la verità non era Imola chi credesse per che accorgendosi quivi . per al- quanto animi vostri . fraude. Le cui vituperose opere molto dail Imolesi conosciute a tanto la recarono in . Ritornando to del Boccaccio. osservo che -nel sciitto da. iSSg. H Snlvini Discorsi Parte 3. 8i. ardisco di rahhcrciare. Benedetto nel 1596. Francesco ad ascesi. maglia])echiano Palch. cioè del Caro.

gli potuti E oltre a ciò fattosi prete . piangeva passione del Salvatore le sì conio le colui al quale poco costavano in brieve tra colle sue lagrime quando le volea . e così fncla di lupo era divenuto pastore. beveva vino se quando non avea che . faceva era fedel commessario e dipositario nfiolti . d' omicida . sempre veduto altare . gran predicatore divenuto. »i 167 trasmutò.. e guardatore di denari di confesserò e consigliatore quasi della : maggior parte degli uomini e delle donne cendo . da somma umillb soprapprcso mostran- dosi e oltre si ad ogni altro uomo . altra maniera al suo malvagio adope. di subitamente fu i ntlìinno di falsario. senza aver perciò ti predetavesse vizii abbandonati quando nascostamente metter in opera all' . NOVELLA già d'ogni bruttura ricevitrice II. teuM cenno. li) Bamho. . E prediche e li sue la- grime re . che l'atto non avca in altra jiarte E quasi da conscienza rimorso delle malvage opere nel preterito fatte da . che di ladrone . . Né un ne fu apjìena avveduto alcuno . di san che mai non fu Francesco ad Asciesi . 1' astinenza. lui . •ornipiato. divenuto cattolico andò e fece Irate miiioi*e : e fecesi chiamare frate a far Alberto da Imola e in cotale abito cominciò per sembianti una aspra vita e a la commendar molto gli penitenza e .. Ora avvenne che che chiama- una giovane donna bamba (1) e sciocca. ed era sua fa- ma di santith in quelle parti troppo maggior. e quivi pensò di trovare rate . uè mai carne mangiava nò piacesse . egli seppe in si fatta guisa \ iniziani adescavi si che egli quasi d* ogni testamento che . quando celebrava la se da molti era . icifflunito.

premettendosi famiglie che erano dell'ordine patrizio. mentre gli altri cittadini erano intenti a s])andcggiarsi gli dell' uni . e parendogli terreno da' ferri suoi (5). come mie? che E oltre a ciò disse tante co- se di questa sua bellezza. son (3) avendo parte detta de' fatti suoi (2) bergoli ) fu da frate Al- berto addomandata se alcuno amadore avesse. Non iisavasi nel dialetto al vene- ziano se non nel senso Ai famiglia. 1 68 GIORNATA QUARTA madonna Lisetta da ca (i) Quirino.. ri- serbandosi in più comodo tempo lusinghe pur (1) f Ca è voce accorciata da casa. così detta si Veneziani perchè di leggieri (/() rivolta \ L' edizione del 27 ha troppi rC avrei degli amadori. dra . se io ne volessi. (5) A terreno dolce vanga di legno. cioè presto da' credere e muoversi. (2) •{• nome di quelle sole Questo tulli. Badate bene che. per gl'interessi del papa o a' fatti imperatore. santo frate lei La quale essendogli essi a' piedi tutti . non avete voi occhi fatte capo ? paionvi mie bellezze come quelle di queste altre? Troppi n' avrei (4). si come co- che viniziana era ( ed . mi par troppo. quésti bergoli at- tendendo loro. . lezione ritenutasi nella stampa del 1718. Frate Alberto conobbe incontanente che costei sentia dello scemo . . da vergalo. . andato con le galee in Fian- s'andò con "altre donne a confessar da questo . di lei subitamente e oltre modo s' innamorò le : ma . . e potrebbe i far vedere un po' di ruggine e d'animosità contea i vostri Veneziani. la- sciare amare né da né da quale Quante ce ne le vedete voi. che fu un fastidio ad udire. le cui bellezze sien fatte sarei bella nel paradiso . eran venuti a capo di stabilire un dei più saggi e riputati governi che allora fossero nell' (5) al Europa Bergolo. se io ne volessi ma non tale sono le mie bellezze da . . Al quale ella con un mal viso rispose in : deh messer le lo frate . al leggieri. volubile. moglie d' clie era ta fu un gran mercatante. barca. . messer Giovanni mio. M. che noi diremmo corr/io .

si come io soglio star sem- io vidi . dissi io . la lasciò . la donna gli disse che csi era una e che egli non conosceva che fosse più una l)ellezza che un' altra . ed altre sue gli noveHe: per che bestia . subitamente nella mia cella uu grande splendore ciò fosse . : ragionandomi voi della vostra bellezza ciocchù si vi dissi per- fieramente la notte seguente gastigato ne fui. 169 quella volta cominciò a volerla riprendere e a dirle che questa era vanagloria. io vi priego che voi mi perdo«iroprc. stlgò cosi Disse frate Alberto . io il vi dirò Stando- mi pre io la notte in orazione . Disse allora donna mestola : : e chi vi ga. NOVFXLA per mostrarsi santo . madon. nò prima mi potè' volgere per veder che io che mi vidi sopra un giovane bellissimo il con un grosso bastone in mano . la quale. che tutto mi ruppe sti 11 j quale io appresso domandai perchè ciò : fatto avesse ed egli rlspOvSc perciocché tu presume- oggi di riprendere le celestiali bellezze di . una le si e non potendo da gittò davanti ginocchioue e disse madonna che .. na Lisetta la quale io . andar via con V altre E . U. stato al- quanti di casa sala preso un suo : fido compagno altri esser : n' andò a in . Per che frate Alberto non volendola troppo turbare fessione . . madonna con lei . presomi per cappa e tiratomisi . Lisetta e trattosi da una parte veduto . amo l' . tante mi die . ma Angelo . da Dio in fuori : sopra ? ogni altra cosa L io allora domandai chi siete voi . fattale la con. a' piò . (i) mignolo non mai (liste il Pctntca. io vi priego per Dio mi perdoniate di ciò io domenica. che mai poscia da giacere non mi son potuto levar se non oggi ? . A cui egli rispose che era Agnolo (1) Gabriello O signor mio .

male . to disse madonna j poiché perdonato m' avete io 11 vi dirò volentieri ma una cosa vi ricordo . come ella tu prima poti e faccili perdonare . . GIORNATA QUARTA Ed egli allora disse : niate e io ti perdono per tal convellente (i). farà tristo egli per tutto poi il tempo che tu ci viverai 1' Quello che mi dicesse. ed ma più spesso egli (1) sì convenente àoh con questo paUo. frate . ed ancor (2) alle folte. _ quando Per volete che egli venga tal ed in forma di cui. 5 e . Ora vi manda egli dicen. -vale con c/ueslo. se prima non mi perdonate Donna zucca al vento . usa veramente . mondo siete . perciocché egli è agnolo . che io vi dica . non io ti perdoni. godeva tutta uden. . Frate Alber. volte a starsi con voi venuto la notte sarebbe fosse per se non non ispaventarvi . do queste parole alquanto disse le : . io ci tornerò e darottene tante che . Alberto che mie bellezze eran celestiali ma . . e verissime tutte le credea e dopo . io vi diceva bene : . se Dio m' aiuti. dove . una pezza con voi forma d' e . non ve oso dire. e venendo in care d' . che più . che cosa.1 7o . io . Proverbialmente. scipito. e con questo palio. agnolo voi noi potreste toc- dice che per diletto di voi vuol venire in forma' : uomo e perciò dice che voi gli mandiate a dire . se voi volete guasta- fatti vostri che la più avventurata donna dis- che oggi se sia al mondo Questo Agnol Gabriel mi gli che io vi dicessi che voi piacevate tanto. di voi m' incresce. di poco senno. la quale era anzi che no un poco dolce di sale (li). mi diciate ciò : che l'Agnolo poi vi . trai . che tu a lei vada. . voi vi guardiate di non non dire ad alcuna persona che re i sia nel . e infiao ad ora acciocché più non vi sia fatto io vi perdono sì veramente che voi disse. do per rarsi me che a voi vuol venire una notte j e dimo.

ed egli entorrà in me. 171 donna che \iva di che voi più che altra tener vi potete beala. cit ti-l Vocah (4) Donna poeojila dice par ùclierno alle donne Ja nulla. le quali egli vi diede a mie cagioni . quanto egli starh . tutta sola nella sua camera : ma con la questo patto che egli 1' non dovesse lasciar lei per Vergine Mariaj che to era detto che egli le voleva mol- bene : ed anche . tanto si starà 1' anima mia in paradiso Disse allora donna poco fila (4)? ben mi piace: io voglio che in luogo delle busse.luta di (^rcllro «olii. Ma voi mi potete fare j una gran grazia . ama- va perciocch ò ella d' amava ben né era mai che accendesse da- una candela vanti un mattapan (2) non il gli dove dipinto lei vedeva: e che. s\ pareva . venga con questo mio corpo farete grazia : E udite in che voi mi che egli mi trarrh 1' anima mia di cor- po. che a lui stesse di venire in qual forma volesse . le t Qualoia. chò in ogni luogo che : ella il vedeva le stava ginocchione innanzi e oltre a questo. ben venuto che . egli troverebbe . che voi abbiate questa conso: lazione . avesse paura . . e a voi non costerà egli niente e la grazia ò questa che voi vogliate che . Allora disse frate Alberto or farete che que- sta notte egli truovi la porta della vostra casa per mo- (1) (a) Baderia tletlo jtcr ìschcno di femmina frrmpia r rlic silialort-ht^ ^Ffittitrtn alr\xn\ «lirono rssere (li un'antica moneta Tcnetiana d' ai^ gentil (-^) vi. se Madonna 1* baderia (1) allora dis1' che molto ) le piaceva se Agnolo Gabriello lui . dite . due si edii. quale ora (3) egli egli fosse il volesse a la venire . purch è : ella non . e mettcralla in paradiso. con voi . Allora disse fraj te Alberto madonna voi parlate saviamente e io ordinerò ben con lui quello che voi mi .NOVELLA egli ci verrh : II. e.

parve. ed ella rimase faccenil do sì gran galloria (i). che non . acciocché di legger non fosse da cavai gittato ta la licenzia . non agnolo ed altre . carceres. 1 72 GIORNATA QUARTA egli possa entrarci . notte fu se n' entrò in casa d' una sua amica dalla quale altra volta aveva prese le mosse (2) le quando andava gli a correr giumente . con sue frasche . con uno compagno . La quale. e in quella . re . con con- fetti buone cose incominciò a confortare . come . Agnolo Gabriel- lo a lei venisse Frate Alberto pensando che cavalieesser gli convenia la notte s' . che era (2) Galloria: schiainazzo. Avverti questo modo figurato. come questa cosa così bianca j vide . E di quindi . che portate avea in agnolo trasfìguròj e salitosene suso. Latino. Era Per frate Alberto bello uomo del corpo e robusto e stavangli troppo bene le la gambe in su la persona (3). che corrono al palio. quando tempo . umano non per . gonfiezza. . Allegrezza eccessiva manifestata con gesti zare. . rebbe Frale Alberto si parti . do che corpo re se : perciocché vegnendo in . le toccava 1' cui la camicia mille anni parendole che . E avu. qual cosa con donna Lisetta trovandosi. 1 galli. die le gambe stiano in su la per- sona. al letto an- dasse . comin- ciano (i) corso. riiigalluzzare I^ar galloria vale galluz- ~ (i) Le mosse il è quel luogo ove i cavalli. gli s' inginocchiò innanzi e 1' Agnolo la disse e levoUa in piò e fecele segno che 11 . che ella volonterosa d' ubbidire fece prestasi mente e l'Agnolo appresso colla sua divota coricò.. se n' entrò nella camebenes' ra della donna. . trasformato se n' andò a casa la donna entrato si . 1' come egU verrà non potrebbe entrauscio La donna rispose che fatto sa. alterezza come mostrano .

. . e tomossi al compagno suo . ve '1 dich' io ? disse la don- na: il vostro corpo stette tutta notte in braccio mio granil con l' Agnol Gabriello j e se voi ììk non mi credete gua. . Non . e stettimi in uno de' più dilettevoli luoghi che fosse il a stamane a mattutino. 173 il morbida . aveva buoua fem- mina dò della casa fatta amichevole compagnia « La don. non so. tatevi sotto la poppa manca all' dove che io diedi egli vi un si dissimo bascio Agnolo. na . nllra giacitura facccndolc che In notte luaritu forte si . tale parrh segnale parecchi dì farò oggi Disse allora frate Alberto: io ben una cosa che spoglierò . oltre a ciò molle cose il le disse delia gloria celestiale Poi appressandosi di dato ordine al ritornare. multe vullo volò senza ali . quello che divenisse. E al- dopo molto cianciare. e novelle gli disse dello Agnolo Gabriello^ e ciò che da lui udito avea della gloria di \ita eterna e come io egli era fatto. non so come con lui : so io aven- bene che stanotte. come desinato ebbe presa sua compagnia . la donna se ne tornò a casa : (1) Fiori e rose dic« qui puUndo sùoccunente « studio con una •ciocca. non feci già è gran tempo il che io mi per vedere se voi dite vero . . co' suoi arnesi fuor se n' uscl . io mai iuGno mio corpo si . e dogli fatta la vostra ambasciata. di che ella chiamò per contenta: e . al quale la . egli ne portò subita- mente l'anima mia che mai non se ti'a tanti fiori e tra tante rose (i)» ne videro di qua tante. . se u' ana frate Alberto . se io : A cui frate Alberto disvoi steste madonna . \egncndo egli a me. acciocché paura non avesse dormendo solo . NOVELLA fresca e n. aggluguendo oltre a questo maravigliosc favole.

Allora la donna . lo Gabriello . in verità voi tacereste dell' al. _ (2) Levatura: essere di poca. non si rimoverebbe dal fuo sentimento.. . là Rolli . ma l' intendimento mio (3) è l'Agno. ebbe voglia di ridere avanti parlare ma pur si . il quale più che sé . molte volte senza alcuno impedimento ricevere Pure avvenne un giorno che. per quello che egli mondo o . (4) (5] Maremma Marido o presso. altri non si conoscea . si come colei sale aveva in zucca . è detto venezianamente marito . (3) dice di persona leggieri. La comare allora . in m' ama si come la mi dica che maremma (4). essendo madonna Lisetta con una sua comare. se r Agnolo Gabriello questo . temie per farla più . . ma perciocché . rivolgerebbe (i) cosi di leggiero . più bella donna sia nel . e viensene a star meco bene spesso : mo vedi (1) Cioè. Per quello che intendo dire vale per paesi . . è vostro intendimento e dicevi egli dee bene esser così 5 ma . La comare vaga d' udire si come colei che ben la disse madonna voi potreste dir vero ma tuttavia non sappieudo chi questi si sia. o di : dal mare. Disse la donna comare fa voi siete errata } per le : piaghe di Dio egli e dicemi che io gli il meglio che mio marido (5) egli si fa anche colassù . disse : comare egli non si vuol dire. o di scarso talento. e disse In fé di Dio madonna . o avere poca si levatura. è V ytgnolo. la sua innanzi ad ogni altra . paio più bella che ninna che ne sia in cielo s' è egli innamorato di me . e insieme di bellezze quistionando per porre che poco cui la tre. io non credeva : che gli agnoli facesson queste cose . che piccola levatura (2) avea . 174 la quale in GIORNATA QUATITA forma d' agnolo frale Alberto andò poi . . : . disse : se voi sapeste a mia bellezza piace. o piccola levatura. . .

) a' ([unii Ma . di ne fu tutta ripiena Vinegia (?. gli altri i questa cosa venne agli orecchi lei . v' era . i. convenendogli andare a far sue bisogne. . meno tra di due . il quale . furono . cognad di all' che veduto avevan ve.. fondo v'era grande. che per amor di Dio gli scampasse sue favole dicendo. donne . si che male alcun non fece : e notato dall'altra parte del canale. prestamente se n'entrò pregando un buono 1' uomo . e ragunatasi ad una festa con una brigata di . nire Il furono uscio della sua camera per aprirlo ci<^ che frate Alberto sentendo. che aperta . co- gnati di li ([uali . che dentro la vita . perchè quivi a . v'era. e quelle a qucll' altre e cosi in . NOVELLA vw (Ji) ? n.'i non avendo il altro rifugio. per ripren- donna che i . si levatosi. in una casa. io Potta per agguato infinito cresce^. donne. . aperse una qual sopra maggior canal rispondea. senza alcuna cosa dirle si po- sero in cuore di trovare questo agnolo. quella ora e ignudo fosse Il buono uomo mosso a pietà. e avvisato che era. ne ven- a frate Alberto agli orecchi la . o rLa la fama esce (3) n Fuor <1' una bocca. e di sapere se egli sapesse volare. e più notti stettero in posta (3) Avvenne che ne der s' di questo fatto alcuna novelluzza . finestra. . La comare partltn da madonna le parve mille anni che ella fosso in parte po- tesse queste cose ridire. una notte andatovi lei . nel (1) (a) Mo vedi cu? parimente Tcnesiano: ora vedete volt Dis«e r Ariosto: ^ buona o ria » Glie tosto. ove 175 Lisetta olla . appena spogliato l' era . e quindi Il glttò nell'acqua. loro ordinatamente raccontò il la novella Queste domie dissero a' mariti e ad altre . ed egli sapeva si ben notare .

per che prestamente . 3 altrimen- non veggio come siatej e i uscir ci possiate . . di chiaro re .ijG suo Ietto il GIORNATA QUARTA mise . s' egli non volesse che a' cognati di 5 lei il desse. uom salvatico. tornata ti si slesse andò a fare i fat- suoi. essendo buono uomo in sul Rialto udì di- come r Agnolo Gabriello era la notte andato a giacere con madonna Lisetta e da' cognati trovato. già in uno non voleste. se ciamo oggi una vestito a festa . Marco piace siate fa una caccia. avvisando che voi in alcun luogo quincentro siate se le guardie per tutto hanno mesfra- per avervi . camera tro- varono te Agnolo Gabriello quivi avendo lascia. possa che voi qui che io in alcun di questi modi vi meni ti . gli facesse venire cinquanta ducati . a riconosciutolo dopo molte novelle con lui trovò modo che. e sconsolata lasciarono stare gli arnesi dell' . e cosi fu fatto E appresso questo . menato ha si dove gli Se voi volete anzi che spiar . s' era per paura gitlalo nel canale : . . vi . r ali. avvi- sò colui che in casa avea . né si sapeva s' elle divenuto se ne fosse . io vi potrò menare dove voi vorrete . Come che duro paresse a . I cognati della elle l' donna entrati nella . esser desso . venuto- sene . e chi a guisa d' . e chi d' una cosa di san e chi d' un' altra : e in su la piazza . ultimamente e a casa lor tornarsi . E là . se n' era volalo: di clie quasi scornati lei gran- dissima villania dissero alla donna. . disiderando frate Alber- to d' uscir di quindi gli disse il buono uomo : qui fac- non ha modo alcuno. e dissegli die quivi iufino alla sua e dentro serratolo . Noi nella quale chi mena uno uomo modo si d' orso. la qual fornita è finita la festa 5 e poi ciascun va con quel che . che conosciuto non cognati della donna . con il Agnolo il . In questo mezzo fattosi .

che aveva de' parenti della donna disse a costui condusse il e dove voleva esser . E questo fatto. suo . e non si acciocché voi non siate venuti in vano. per vi si . da Rialto venuti v'erano. venuti gli . in luogo rilevato ed alto . poiché fa. tp Alberto 177 pur. due gran al cani elle dal macello avea menati . e quegli ancora che udito il bando fine . al quale le mosche e' tafani porciocchò di mele era unto. porco non viene alla caccia. dopo quanto il menò la e miseselo innanzi.. la paura . uom sal: a frate Alberto trasse la il maschera dicendo signori. tenendo per catena di dietro tutti nou senza gran romos' redi molti (che dicean che è quel? che s'è quel . Ma poiché costui vide le piazza il ben piena faccendo sembianti di volere scatenare vatico . (a) ? ) ^' condusse in su eran dietro . ter« ra discende la notte a consolare le donne viniziane Co- li) Ironiramcntc . r andare in cotal guisa. una catena in gola e una maschera in capo dall' e datogli una mano un gran bastone e . mandò uno 1' Rialto che bandisse che chi volesse veder la piazza di Agnolo : Gabriello andasse in su leallh viniziana san Marco e fu al- (i) questa. fuori . dall' altra . la piazza dove tra quegli che . cioè non /ti lealtà. legò ti suo uomo selvatico ad una colonna : sembian- faccendo d' attendere la caccia . io voglio che il voi veggiate l'Agnolo Gabriello. menato e come me- nasse era contento Costui avendol già tutto unto di di mele ed empiuto di sopra penna matta e messagli . (uj Venezinnaiiicnlc citi è quello f f Vvucziaiiaincntc che xe quel? non Tak ehi è qurgliì^ ma ehg è quello ì cioè che cosa è quellaì . quale di cielo in . davan grandis- sima noia. NOVELLA n. erano gente senza là Questi il pervenuto . . e andandol .

prode. e oltre a questo per lo viso gettandogli chi una lordura e tennero . dopo misera vita . . quivi vennero e gittatagli una cappa in dosso. utile: io molli altri luoghi Taira valorosa. in. gagliardo. no dove incarceratolo . e scatenatolo. fino a sei di loro mossisi. Cosi costui tenuto buono. si crede che egli morisse. me la fuori. e male adofarsi 1' perando. non essendo creduto. non senza grandissimo romor dietro infino a casa loro nel menaro. a . . vituperato . uom selvatico convertito. cosi fu frate Alberto incontasi nente da conosciuto: contro al quale levaron le grida di tutti dicendogli le più vituperose parole e la gliiotton si maggior villania die mai ad alcun dicesse .. prò (i) pianse peccati commessi Cosi piaccia a Dio che a tutti gli altri possa intervenire (i) Pro qui xaì /rutto. tanto chi un' altra^ e cosi grandissimo spazio il che per ventura la novella a' suoi frati pervenuta. tjd GIORNATA QUARTA maschera fu tutti . lungo andare come i meritato avea . Agnolo senza e di questo in . ardi di Gabriello .

ilvagio fine disiderate di loro tre. tre sorelle e con loro si La maggiore per gelosia il La seconda concedendosi al duca di Greti scampa da morte la prima . e poi disse verso di lei : un poco della di buono . li io. La : Lauretta ridendo disse ti troppo siete contro agli amane crudele . e con la prima si suo amante uccide. e in povertà muoiono . il fuggo : enne incolpato terza siroccliìa . terzo amante con la . . quali sono enunciali con iMstwnte chiarcna e con naturaleua maginorc di qucUa del periodo die e^lì propone per csiirìmere Mart. e presi il confessano e per te- ma di morire con moneta la guardia corrom^ . l' limante della quale l* uccide . : non vi fasse Poi alla Lauretta voltato Donna . . sovra so stesso al(|iianto slette. quali igual- mente mal capitarono fiy Parlaniìo Taropo GailJi poco di loro amore esseudo ili questa Not. pono quivi e fuggonsi poveri a Rodi . se esser può. fu nella fine vostra novella ma il troppo più vi fu innanzi H quella da ridere . le medesime coae in umfironto di quel- lo del Boccaccio. se ptire m. ne conterò una di . udita la fino del novellar di Pampinea . seJ illius stilìeiatem ti/Jerunl ob iterala invcntìonum . per ubbidirvi. IH. quaedam verbo Il i Gaddi scrupoleggia troppo slitìcaraenle su questo dettaglio di nomi. J7 llostrato. ne fa Im •^uente est rf/Vf j crìtica: Sueeedens fabula Iriwn soromm tiim eiMiUnel. . e che .«79 NOVELLA Tre gim^ant (i) amano fiiggf*no in Crcti . et casum eurioqua» tra lineae rude» viilentur et impoUtue. seguite appresso con una migliore : . mi piacque . che avrei voluto che stato diss<.

gli uomini a male ) più delicate che essi non sono e molto più mobili . redina e re- dine. M. bandonate redine (i) ne' nostri pericoli : ne trasporta mi pare che l' ira sia quello la quale niuna altra cosa . che nelle dure e più 1' e noi pur siamo (non abbiano . e due nel numero dfl più. E come che questo sovente negli uomini avvenga e più in uno che danni s' in uno altro . donna che leggi. è che un movimento . si come voi apertamente può in gravissima noia molte volte d' altrui : potete conoscere ogni \izio . donne come di . Laonde veggendoci a ciò naturalmente inchinevoli . ogni ragion cacciata . Giovani Donne . . sopra dissi per l' ira d' una di loro di felice essere (1) f Questa voce ha due uscite nel numero del meno. (2) Nota Len. tornar di colui che l'usa gli altri eli e e e tra con più ab. e con meno rattenimento . . nondimeno già con maggior leggier- è nelle donne veduto^ perciocché più s' mente chiara in quelle .1 8o 5 GIORNATA QUARTA e cosi detto . goduti incomiaciò . . e appresso lagguardato sia di come la nostra manira suetudine e benignità agli gran riposo e di piacere l' uomini co' quali a costumare abbiamo. e così . accende . e ardevi con le fiamma più . ciò maraviglia perciocché . subito e inconsiderato da senti. redine e redini. guardiamo (2). e il furore essere di grau noia e di pericolo forte petto ci accioc- ché da quella con più l' amor di tre giovani e d' altrettante . se ragguardar vorremo vedremo che gravanti il fuoco di sua natura più tosto nelle legs' gieri e moi'bide cose 5 apprende. sospinge Né è di . ta tristizia sospinto gli il quale . e in occhi della mente avendo di tenebre offuscati ferventissimo furore accende P anima nostra .

essendogli stalo dalla Ninetta mostrato. dell' una Ninetchiamata e dell' altra . E già buona pezza goduti . IlL i8i intendo con la mia novella mostra l'vi. quale d' una sua donna avca più de' quali tre n'erano gli altri femmine. II. . ma di chiara e leal mercatante il senza misura di possessioni e fi- di danari ricco gliuoli . I a . s\ come . mondo . DECÀM. è in Provenza sopra .NOVELLA divenuto infelicissimo . Marsilia la . Della qual cosa avvedutosi Kestagnone. Erano nomi delle due prime . l'un della Maddalena e l' altro della Bertclla s' innamorarono. marina posta antica e nobilissiiua citth e già Tu di ricchi uomini e si di gran uiercaLinti più copiosa ette oggi non vede. voi sa|)ctc . . la terza civeva quattordici uè altro attendeva per li loro parenti a maritarle il . che la tornala di ^^ar- nald. Maddalena la terza era Berlella Della Ninetta era un giovane gentile uomo. pensò di potersi ne' suoi difetti (i) adagiare per Io costoro amore Att(tU . mato Folco e 1' altro Ughetto. in- namorato quanto più potea avcvan saputo adoperare persona del . morti padri loro ed essendo rimasi ricchissimi. essi godevano del loro amore u' erano . ed eran di tempo maggiori die quali le che maschi erano. quale con sua mercatanzia era andato inlspai gna ta . e la giovane di lui . j e si che senza saperlo alcuna . E con loro presa dimcstichez- (i) àìjetli yn biiogni. nald Cluada fede . fosse . uomo . . Delle di età di quindici s' due nate ad un corpo erano j anni . quando avvenne l' i che due giovani compagni de' quali uno era chia. T. di unzione infima . tra'4uali ne fu un chinuialo INar. . avvegna che povero chiamato Restagnone .

nel suo Galateo o sia trattato di Luona creanza biasima il costume di quelle parole di llestagnone ove dice: voi. Monsignore della Casa. (3) Mi dei il cuore per mi basta V animo avvertilo . per vedere se poteva indargli. in casa sua cliianiatigli. v' amo. soggetti a non avere il veruno. Mart. disse loro: carissimi . . né amator sì delicato. . come en'elto voti dei marinari. e per quello ancora che ne'vodi stri atti e di dì e di notte mi pare aver compreso . ove voi trovare Al quale ardore mi dà il cuore (3) di accordare . role . la nostra sia usanza (i) vi può aver renduti cerclie io vi quanto l'amore porto. e io della terza loro sorella vi vogliate . vedendolo scordarsi che in a- more mente gli uomini egualmente che la donne non solamente cangiano i facil- gli affetti. Ci reca non poco maraviglia monsignore in questa critica. e che io per voi adopererei quello che io per perassi: e percioccliè io lo me medesimo adonel- molto . GIORNATA QUARTA or l' uno e or 1' altro e talvolta le lor araenduni la gli ac- compagnava a veder donne e sua : e quando parve dimestico assai e amico di costoro esser gli un giorno giovani ti . . a fuggirsene tutti insieme con lui. Restaguone voleva assicurarsi le s5 veramente Ughetlo e Folco amavano egli due sorelle con tanto ardore quanto amava la terza. . siccome fece. e i giura- menti degli amanti sono. i83 za . che si pigli ad offesa met- tere in dubbio le proleste dell'amor suo. grandissimo amore delle due giovani amate da voi ardete . se le vostre parole non mentono: di perchè non si dee recare in dubbio la fede altrui.. grandissimo ìmitalor del Boccaccio. il quale è questo Voi : siete ricchissimi giovani quello che non sono io dove voi vogliate recare le vostre ricchezze (j) (2) Avveili usanza per amicizia. ma amano vi è e disamano nello stesso tempo. quello che animo caduto mi sia intendo di dimostrarvi^ e voi appresso con naeco insieme quello partito ne prende- remo che vi parrà il migliore \'oi se le vostre panon mentono (2). assai dolce e piecevole . . rimedio .

e che le sorelle. dove questo seguir dovesse. sciarlo Li due giovani le lor giovani . e massimamente . alla quale non senza gran mala- gevolezza andar poteva : e poiché alquanto con le lei fu .. . llestagnone. . bencliù pare qui che Bnccaccio intenda furae Creti per tutu r isola. la a guisa di tre fratelli . tenti uomini che altri che al mondo oltre sieno. e CanJia ^K:r la terra princijMtle . gli disse che ogni co- opportuna intomo a ciò . in i83 con voi imieuie di uno y e me far terzo |x>ssoditorc quelle. NOVELLA m. nudare n vivere in fallo lioUi vita con quelle senza alcun mi d^ il cuor di fare che le tre sorelle con gran parte di quel del padre loro con esso noi dove noi an- dar ne vorremo ne verranno } e quivi ciascun con sua . quanto più tosto potesse. li ordinasse Restagnone a' due giovani tornato. È Creta quclF ùola sul mare Egeo che il o^ ilicoDoCiiiuIia. E fra so diliberati di doverne in Grele quali (i) andare. vendute alcime possessioni (l) Creti per ave- Creta. fare. che modo ardevano u- dendo che che avrebbono. e dilibcraru in che |)anc del mondo vogliamo . erano apparecchiati di cosi . non penar troppo a diliberarsi essi ma dissero. A voi sta il prender partito in volervi di ciò consolare o . quel farebbono che sa ella volesse . dimorato . ragionò s' ingegnò di farle questa impresa gli Ma : poco malagevole fu . ciò cbe co' giovani detto avea e con molte ragioni piacere . viver {K)tremo li più conornai la. perciocché essa lui esser sen- molto più di za sos^ietto lui disiderava di jxtter con per che essa lìberamente rispostogli che le piaceva. avuta (juesta risposta da' giovani ivi a poclii giorni si trovò con la Ninetta. in questo. il quali molto a ciò che ragionato avea loro disse loco sollicitavano l' che dalla parte delle lor donne opera era messa in ti assetto.

Jat. . e d' ogni altra lor cosa denari. mondo in tal a guisa di baroni co- minciarono a vivere E maniera dimorando (1) [1) Saettia. fatto accese clie esse . dovevano le tre sorelle aperto un gran cassone del padre loro. monsenza dier de' remi in acqua . rinfrescatisi che avean bisogno . con cani e con uccelli e con con le lor cavalli in conviti e in festa e in gioia i donne più contenti uomini del . i novelli amanti gioia e piacere primieramente presero del loro amore. 1 84 GIORNATA QUARTA titolo di voler vano. di quello grandissima . {orse feluca Di gran vantaggio. andaron via e d' un porto anzi che l' in uno altro impedimento giunsero in Greti belle possessioni comperarono ottavo di fosse . senza alcuno dove grandissime e alle quali assai vicini . D' altra parte la Ninetta che del desiderio delle sorelle sape- va assai 1' . .. spezie di naviglio. e aspettarono . non credevano tanto vivere Per die . che a ciò pervenissero salire sopra la saettia venuta la notte che . quam maxime. trovarono: la saettia : con li quali senza alcuno indugio sopra tate . sotto con denari andar mercatanfatti do. con dolci parole in tanta volontà di questo . . una saettia (i) di gran comperarono. e andar via e . di Candia fecero bellissimi abituri e dilettevoli^ e quivi con molta famiglia . che 1' aspettavano. punto sero a rattenersi in alcuno luogo. li lor tre amanti . . la seguente sera giun- Genova dove . quantità di denari e di gioie trassono e con esse di l' casa tutte e tre tacitamente uscite secondo ordine dato . di ciò E . il termine dato. .. e quella segretamente armarono vantaggio (2) . granJissimamenle.

chi che gliele rapportasse. cosi di i crucci della Ninetta le Gam- me del nuovo amore Restagnone accrescevano . tanta ira. cose mollo piacciano . e per conseguente a manlei car verso l'amore. come che in processo di tempo s' avvenisse. bella e gen- donna. vendicare di E avuta una vecchia greca. senza altramenti consigliarsi.NOVELLA avvenne nire che ( . egli senza gì' alcun sospetto ad ogni suo piacere avere incominciò a rincrescere. non poteva andare un passo che ella noi ri- sapesse e appresso con parole e con crucci lui e sé . il i85 giorno avve. di che . si come noi vcggiamo tutto le (|uantunquc . compor veleni con promesse e con doni a la fare un'acqua mortifera e che di ciò non condusse. in acerbo odio . così l'esser le disiderate negate mol1' appetito. IIT. accecata dalla sua ira l' s'avvisò colla 1' morte di Restagnone . che ricever era paruta. e quella con ogni studio seguitando. si guardava . una sera a Restagnon riscaldato . uou ne tiplica tribolasse Ma cosi come la copia delle cose genera fastidio. e per conseguente in tanto furor rivoltato 1' amore il tjuale u Restagnon portava . che egli . che mattutin venis- l' ebbe ucciso . la quale essa. il qiinl molto amata avca la INinctta potendola . E. rincrescono) che a Rcstagno. Ed essendogli ad una festa som- mamente til piaciuta luia giovane del paese. La cui morte seuleudo Folco e U- . outa. La poten- zia di quella fu tale che. gran maestra . di che ella in tanta tristizia cadde e di quella in trascorse. entrò di lui in tanta gelosia . . avanti se . comin: ciò per lei a far maravigliasc cortesie e feste la ^[inetta accorgendosi . la Ninetta. aven- done soperchia copia ne . dio bere il . ebbe per fei> mo: che . o che Restagnone l'amislh della donna amata avesse o no.

e dis- presto Fatto adunque di consentimento si della donna loro informar ( quasi da volesse del fat- . insieme con e onorevolmente il la Ninetta amaramente piansero. e senza romore. dove due cose ne dovesser seguire j che : ella la . accordò. Dalla quale senza alcun martorio prestissimamente ciò che udir volle to ebhe della morte di Restagnone. perciocché giustizia stava . stata la quale bella giovane era . 1 86 GIORNATA QUARTA . fecero seppellire Ma non dopo molti giorni avvenne che per altra malvagia opera fu presa la vecchia che alla Ninetta 1' acqua avvelenata suoi mali marto- composta avea riata confessò : la quale tra . . e lungamente vegheggiata dal duca gli senza mai aver voluta far cosa che piacesse . per quello avvenuto fosse Di che il duca di Greti senza alcuna cosa dirne. e alla fine vi . dizione alcuna presa ne menò la Ninetta . duca pur fermo a volerne fare La Maddalena. gli significò sé essere ad ogni suo cola mandamento prima riavere . al quale avvisava- no che si come colei che molto ben guadagnato il avea^ ma tutto pareva niente.. o contrad. Folco e Ughet. gli altri questo pienamente mostrando ciò che . lungamente seco s' pensò se fare se eh' era volesse. potrebbe la sirocchia dal fuoco sottrarre to per un cau' ambasciadore . P altra che questa cosa Il du- ca. tacitamente una notte fu d'intorno al palagio di Folco. udita P ambasciata e il piaciutagli. occultamente dal duca avean sentito e da loro le il lor donne . . perchè presa la Ninetta fossej che forte dispiacque loro: e ogni studio ponevano in far che dal fuoco la Ninetta dovesse campare giudicata sarebbe^ l' . ghetto e le lor donne senza saper che di veleno fosse morto. immaginando che piacendogli . sua sorella salva e libera dovesse fosse segreta .

ma Ix'nsidi il terare. f Doverla. |ioeo Non nego io gii che da principio ortografia . Questo pleonasmo che è nel testo Mannelsi non trova né ncU' edizione del 37 né io quella del 7. cui si legge e doverla quella notte fare in appigliò air antica edizione. mente cisca. (4) mar maiierure Ma il Salviati ti no.. è tener tanto una cosa in acqua. E ntutterare. hanno qui molti Mazterare. che Romani K mol- prima ( di loro m. (a) 'f tcslo Mann. la Ninetta messa in sacco e doverla (piella notte stessa farla (3) in . et ad albergare.. di Liromo e di Milano. l'atto K prima sembiante d' avere . dicono Deputali (pag 71 ) „ è propriamente quando una cosa . ma non i ritennero questa lezione né gli 27 nò Deputali ne il Salviati. farla.... „ quel medesimo. Francesco da Duti..^. NOVELLA m. che cominci a marcire o marsi Onde jtcr trasportamento e. lasciata la duressa o asprezza sua la ven- „ ga indolcendo e lasciando „ no ancora i medesimi. „ si tiene in acqua tanto che. una none Folco e Uglìctto (^) ad «Ibergure se n' andò segrclamenle colla Maddalena. ci avevano sostituito macerare. come macerata dai digiuni "f Non sonc da confonikrai V una con T altra queste due tocì.. (1) Sostenere si dice anche qnamlo il magistitto comanda che il reo non li ^rta il dalla cotte. che profìosìto in questo luogo... hi editori del (3) li. legate le e' pictli. dico- è una a' sorte di la supplicio.cheave\a aweltiiiilu rito. altra ilit' fercnsa non fosse tra questi due vocaboli che nell' allora molto . a una gran vctleìl „ pietra o. come ben dice il diligentissimo Aluntesti antichi. la {troprio matmamavere pena destinata a' parricidi r ad altii gran malfattori: e |>rrò il lamente alcuni poco pratichi della lingua. to te natura di prima. i Masi cerare. tensa però incarc<>rarlo.. un mare e per mazzerare (4) seco la rìmenò alla sua sorella . cioè di dare a una i'emniinH. ) E matterà area notato che„ ti presso alla Cattolica manerare mani è gittare V nomo in mare l^to al c(Jlo. |ier non esser loro noto fa sì •enso di questo verbo. ma a me non piace ^/acrrar propria. to) lortenpre (1) 187 .. mette j>cr domare e castigare. con un sasso Ben lettore che non trattasi in questo luogo di moerrare.. seguitato anche qui dalle cdis.. non macerare. o simile. commcniundo quel verso di Dan- /«yerrto JfXf///.. ed era questo [M-nadc' |tarncidi„. in .

.

i88

GIORNATA QUARTA
donò,
la
la

prezzo di quella notte gliele
partirsi

mattina nel di-

pregandola che quella notte,

qual prima era

stata nel loro sto le

amore non
,

fosse

l'

ultima; e oltre a quela colpevole
,

impose che via ne mandasse

donna,

acciocché a lui non fosse biasimo
se

o non
.

gli

convenis'
se-

da capo contro di

lei

incrudelire

La mattina

guente Folco e Ughetto avendo udito la Ninetta
te essere stata
rati
;

la not-

mazzerata
,

,

e credendolo

,

furono libe-

e alla lor casa
sorella

per consolar
tornati
,

le lor

donne della
la

morte della
na
s'

,

quantunque
,

Maddalei'

ingegnasse di nasconderla molto
ella v' era
:

pur

accorse

Folco che

di

che

egli

si

maravigliò molto,
il

e subitamente suspicò ( già avendo sentito che

duca

aveva la Maddalena amata
sto esser potesse

)

,

e domandolla

che

la Ninetta quivi fosse.

come queLa Maddaquale a do-

lena ordì una lunga favola a volergliene mostrare, po-

co da lui
versi dire

,

che malizioso era
il

,

creduta

,

il
,

vero la costrinse
.

.

La

quale

dopo molte

parole

,

gliele disse
,

Folco da dolor vinto e in furor

montato

tirata fuori
:

una spada
e temendo
e con

,

lei

invano mercè ad-

domandante uccise
duca
ove
,

l'

ira e la giustizia del
,

lei lasciata nella
,

camera morta

se n'

andò colà

la Ninetta era
:

viso infintamente lieto le

disse
la

tosto

andianne dove dilerminato è da tua sorel-

che

io

ti
.

meni, acciocché più non venghi

alle
,

mani

del duca

La qual

cosa la

Ninetta credendo

e

come

varia ed incerta, e che
sia derivata la

appunto dal mettersi a macerare
così fallo supplicio,

i

corpi nell'accpia
àiA piantarsi

denominazione di
gli alberi e le viti

come

è propuginarsi
a'

derivò

il

nome

della

pena che davasi

traditoli ed agli assassini:

dico

non per tanto che, essendo divenuti
ha
il

coir andare del
ficato

tempo due

differenti verhi, ciascuno de' (juall

signi-

suo proprio, è cosa hiasimevole lo scamhiarli

,

NOVELLA
pitirosa disiderando di partirsi
tro
si
,

IIL

189
,

con Folco
,

senza

al-

commiato

cliiedcrc alla sorella
j

essendo gih notte

mise in via
,

e con que' denari acquali Folco potè
,

por mani

che furon pochi e
,

alla

marina andatisene,

sopra una barca montarono
rivati
la
si

né mai

seppe dove ar,

fossero

.

Venuto

il

di seguente
,

ed essendosi
,

Maddahma

trovata uccisa

furono alcuni che
,

per

invidia e odio che ad
al

Ughetto portavano subitamente
per
la
,

duca l'ebbero
,

fatto sentire:

qual cosa

il

dualla

ca

che molto
,

la

Maddalena amava
la

focosamente
,

casa corso

Ughetto prese e

sua donna

e loro, che

di qiieste cose niente

ancor sapeano, cioè della partita

di

Folco

e della Ninetta, costrinse a confessar so insie-

me

con Folco esser della morte della Maddalena col.

pevole
della
gli

Per

la

qual confessione costoro meritamente
,

morte temendo

con grande ingegno coloro che
,

guardavano corruppono
,

dando loro una certa
guardie insie-

quantilh di denari
li

li

quali nella lor casa nascosti per
le

casi
,

opportuni guardavano: e con

me
re a
,

senza avere spazio di potere alcuna lor cosa tor-

sopra una barca montati ^ di notte se ne fuggirono
,

Rodi
.

dove in povertà e

in miseria vissero
il

non gran

tempo

Adunque

a cosi fatto partito

folle

amore

di

Restagnonc e l'

ira della

Ninetta sé condussero e altrui.

.

.

ugò

GIORNATA QUARTA

NOVELLA

IV.

Gerbino cantra la fede data dal re Guglielmo suo
avolo combatte una nave del re di Tunisi , per
torre

una sua Jigliuola la quale
,

uccisa

da

que-

gli che su v^ erano, loro uccide, e

a lui

e poi ta-

gliata la testa

J-Ja Lauretta
la brigata clii

,

finita la
,

sua novella

,

taceva

:

e fra

con un
si

chi con
,

un
ch.i

altro della
l'

sciagu-

ra degli amanti

dolca

e

ira della

Ninetta

biasimava

,

e chi una cosa e chi altra diceva 5 quasi da profondo pensier tolto
,

quanalzò
:

do

il
,

Re

,

il

viso

e ad Elisa fé segno che appresso
.

dicesse
,

la

Piacevoli Donne assai amor solamente dagli occhi son coloro che credono acceso le sue saette mandare coloro schernendo che

quale umilmente incominciò

,

tener vogliono che alcuno per udita
rare
:

si

possa innamo-

li

quali essere ingannati

,

assai

manifestamente
.

apparirà in una novella la qual dire intendo

Nella

quale non solamente ciò

la

fama senza
,

aversi veduto

giammai

,

avere operato vedrete ,
fia

ma
,

ciascuno a mise-

ra morte aver condotto vi

manifesto

Guglielmo secondo re
vogliono
,

di Cicilia
,

come

i

Cicìlianl
,

ebbe due
,

figliuoli

l'

uno maschio
,

e chia-

mato Ruggieri
sciò

e

l'

altra

femmina
il

chiamata Costanla-

za. Il quale Ruggieri, anzi che

padre morendo,
.

un

figliuolo

nominato Gerbino

Il

quale dal suo

avolo con diligenza allevato divenne bellissimo giova-

ne e famoso

in

prodezza e in cortesia

.

solamente

,

NOVELLA
dentro
sa
,

IV.

191

a'

termini di Cicilia stette la sua fama racchiu-

ran in varie parti del

mondo sonando
alli

,

in Barberia

era chiarissima, la (junle in que' tempi al re di Ciciha
tributaria era
gnifica
.

E

tra gli altri

,

cui orecchi la

ma-

fama delle virtù e
,

della cortesia

delGerbin (i)
,

venne

fu ad una figliuola del re di Tunisi
l'

la

qual
,

secondo che ciascun che veduta

avea ragionava

era

una
stata

delle più belle creature

che mai dalla natura

fosse

formata
.

,

e la più costumata e

con nobile e gran-

de animo La quale
gionare udendo
,

volentieri de' valorosi

uomini ra-

con tanta aficzione

le cose valorosa-

mente operate dal Gerbino , da uno e da un
contate
sa
,

altro

rao

raccolse, e

si

le

piacevano

,

che

essa seco stes-

imnginando come
s'

fatto esser dovesse,
,

ferventemente
d' altro
.

di lui

innamorò
,

,

e più volentieri

che

,

di

lui ragionava

e chi ne ragionava ascoltava

D'

altra

parte era,

si

come altrove,

in Cicilia pervenuta la gran-

dissima fama della bellezza parimente e del valor di
lei,

e

non senza gran

diletto,

nò invano gU orecchi del
lui la gio.

Gerbino aveva tocchi; anzi non meno che di
vane infiammata
Per
la

fosse

,

lui di lei

aveva infiammato

qual cosa

iiifino a tanto

che onesta cagione (a)

dallo avolo d'audarc a Tunisi la licenza impetras-

(1)

In questa novella col nome
ì casi*, il

«li

Gcr1)ino usa

il

Bocc.

«li

mettera

rartict>lo in tutti
(a) "t

che coi nomi proprìi rarissimo si troTcrà osato.
Icjcgcsi

Che

onesta cagione. Così

ncIP ottimo testo; e questa
testi

lesione adottata fu da' Deputati e altresì dal SuUiati . Altri buoni antiehi
lezioni

hanno che con onesta cagione
;

E

V una e

I'

altra

«li

queste due

hanno buon senso im[Krciocchè o dicasi che onesta cagione impelicenza di far che che sia , o pure di' egli per onesta
il

tra

ad alcuno la

cfigìone la impetra,]» costruùone è buona egualmente, ed

senso tor-

na

afiatto lo stesso.

.

192
amico che

GIORNATA QUARTA
,

se (i), dlsideroso oltremodo di vederla

ad ogni suo

andava imponeva che a suo poterei] suo

segreto e grande
glior gli paresse

amor
,

facesse per quel
,

modo, che mi.

sentire

e di lei novelle gli recasse
il

De' quali alcuno sagacissimamente

fece

,

gioie
,

da

donne portandole
Té; e

,

come

i

mercatanti fanno

a vede-

intéramente
a'

l'

ardore del Gerbino apertole, lui e
offerse apparecchiate.

le

sue cose

suoi

comandamenti
l'

La quale con

lieto viso e

ambasciadore e l' ambasciata

ricevette, e rispostogli che ella di pari

amore ardeva, una

delle sue più care gioie in testimonianza di ciò gli

mane

dò.

La quale

il

Gerbino con tanta allegrezza
si

ricevette,

con quanta qualunque cara cosa ricever
a lei per costui
carissimi doni
versi
,
,

possa

,

medesimo più
con

volte scrisse e

mandò
da do-

lei certi trattati

tenendo
,

,

se la fortuna conceduto lo avesse

vedere e toc-

care

.

Ma

,

andando

le cose in

questa guisa, e

un poco

più lunghe che bisognato non sarebbe, ardendo d'una
parte la giovane e d' altra
il

Gerbino

,

avvenne che
;

il

re di Tunisi la maritò al re di Granata

di

che

ella

fu crucciosa oltre

modo pensando che non
,

solamente
,

per lunga distanza

al

suo amante
j

s'

allontanava
se

ma

che quasi del tutto

tolta gli era

e

,

modo veduto
non
fosse,

avesse, volentieri, acciocché questo avvenuto

fuggita

si

sarebbe dal padre e venutasene al Gerbino.
il

Similmente

Gerbino questo maritaggio sentendo

,

senza misura ne viveva dolente, e seco spesso pensava se modo veder potesse di volerla torre per for, ,

za

,

se avvenisse

che per mare a marito

n'

andasse

.

11

(i)

Impetrare,
il

transitivo, vale ottenere; impetrarsi, assoluto, usa
.

alcuna volta

verso per farsi Ai pietra

Petr

O

peichè pria tacendo nou ta impetro,,?

ni re Guglielmo mandò significando ciò . fosse tal sicurtà. fece una grandissima e bella nave nel porto di Carta- gine apprestare . 193 amore e re di Tunisi sentendo alcuna cosa di questo Gerbino . nò altro aspetta- va . andatosene a Messina. poiché la sicurtà ricevuta ebbe. che vecchio si- gnore era nò dello innamoramento del Gerbino ave- va alciina cosa^sentita. e fornirla di ciò che bisogno aveva a . Granata . NOVELLA del proponimento del la IV. . per lui in ciò impedito sarebbe Il intendeva di fare . liberamente la conal re cedette e in segno di ciò . . occultamente un suo servidore man. avvisando quindi dovere nave della donna passare . sospinto . ne dovea . re Guglielmo. chi su vi doveva andare. non imaginandosi che per questo addomandata . e a Tunisi ritomossi. dò a Palermo e imposcgli che gli dicesse il bel Gerbino da sua parte salutasse.. e ornarla e acconciarla per su mandarvi la figliuola in . che tempo sapeva e La giovane donna che tutto questo vedeva. e che ella infra si . quivi prestasottili mente fece due galee uomini . la sicurtà al re di Tunisi non sapeva che farsi . armare j e messivi su di con esse sopra la Sardigna la n'andò. che faro intendeva e che sicurato da lui Gerbino l' nì^ da altri . uòmo come si diceva l' amasse quanto più volte significato imposta fu. Gerbino questo udendo. avendo le parole della donna per non parer valenti vile. ottimamente fé 1' avea Costui a cui ambasciata. mandò di Tunisi un suo guanto Il quale . e del suo valore e delil poH'nxia dubitando. pochi di era per andarne in Granata: per che ora cosi fosse valente l' parrebbe se e se cotanto . venendo la tempo cbe mandar che né dal . ]Ma pur da intese e amor . e sappicndo che il re Guglielmo suo avolo data avea .

la ci tieii ferma. del 27. . Andiamo adunque. che la nave con al poco vento non guari lontana s' luogo . 194 GIORNATA QUARTA l' Né clii fu di lungi effetto al suo avviso : percioccliè po- di quivi fu stato. o siete. e bene avventurosamente assagllamo lana\ej Iddio alla nostra Impresa favorevole senza vento prestarle. vedete dimora io la quale insieme con quella cosa che le più disidero. per fuggire (dice) la cacoibiiia che sarchbe stati siete o siete. niun di voi senza aver sensia . io credo per errore di stampa. sopravvenne La qual veggendo Gerbino : a' suoi compagni disse signori . é piena di grandissime ricchezze. e se innamorati stati (i) o sete .. Io fatica . . Per che. dove aspettandola riposto era . dierono de' remi in acqua e (i) Osservisi la varia ortografia della medesima voce verLale. i Site ha r ediz. Messinesi che eoa vaghi della rapina il . dice sicilianamenle sile. Non erano al bel Gerbino i tante parole bisogno j perciocché lui erano . amo nella nave che qui davanti . . se voi cosi valorosi siete tito come io io vi tengo . un grandissimo romore cosi fosse le che trombe sonaroalla no j e prese l'armi. Rolli. o sentire amore credo che senza il quale . leggier cosa vi comprendere il mio ne disio. Stati site. con poca fatica viril- mente combattendo acquistar possiamo: vittoria io della qual se non cerco che lo cui in parte i' mi venga 1' non una altra donna per amore muovo armcj ogni cosa sia vostra liberamente infin da ora. si come siete meco medesimo estimo niun mortai può fia al- cuna virtù o bene in sé avere. quali se valorosi uomini siete . fatto fine del suo parlare . e amor m' indusse a darvi la presente e ciò che io . amo. Mart. già con 1' animo erano nella a far quello di che Gerbino gli confortava con le parole. .

. che sopra la nave fosse . o cosa il . I Saracini certiiìcati chi erano e che domandassero dis- sero so essere contro alla fede lor data dal re da loro assaliti.NOVELLA IV. In gcnJu 8* di lontan venir le galee. il guanto del re Ca- glici ino e del tutto negaron di . diamo qual noi possiamo e cliente la tua fede l'ha meritata. ove dar non volcsser s' donna a ricevere la battaglia . qual sopra poppa della nave bella assai piìi data aveva donna troppo . con Il amendue i le galee quello accostò alla nave. non curando di saetta nò di . che voggendo Saracini e conoscendo so di necesfatto sopra coverta . pervennero Coloro che sopra . Gerbino veggendo la crudelth di costo- ro . arrendersi . sita o doversi arrendere o morire . quasi di morir vago . . La qual l' senza più attendere a saet- tare e a giitar pietre im verso l' altro fieramente incominciarono . re venire . . e lungamente con danno di ciascuna guisa combatterono util fare . non potendosi partire. e quella menata alla proda della nave e chiamato il Gei bino noi la . lei gridante mercè : e aiuto svenarono ti e in mar gittandola dissono togli. seco non estimava infiammato che prima al mostrar del guanto rispose che quivi non avea falconi al presente . . se non per battala gha dare . ])iìi che egli . e in segno d i ciò mostrarono . se la battaglia non voleano . apprestassero . un legnel- che di Sardigna menato avcano e in quel messo fuoco.ivo 195 nave erano veg. apprestarono alla difesa Il i bel Gerbino a quella pei-vennto fé le galee comandare che padroni di quella sopra mandati fossero. e perciò. perchè guanto la v' avesse . lor ire- Gerbino la . presente agli ocelli suoi. il Gerbin poco preso . luogo . la figliuola del che sotto coverta piagnea . Ultimamente veggendosi to . delle parti in tal . n. mai.

GIORNATA QUARTA alla nave si fece accostare e quivi su. „ perchè (dicono) così meglio si mostra la ostinata deliberazione del re „ eia giustissima querela di coloro sopra la violata fede. e in in Ustica piccioletta isola quasi a il Trapani dirimpetto onorevolmente a casa piii doloroso che altro fé seppellire . e raccontarono forte. Gerbino : egli medesimo non essi sendo alcun de'baron suoi che con prieghi di ciò sforzasse (i) di rimuoverlo . Il re di Tunisi . (i) •{ Si sforzasse. lungamente e con molte lagrime Cicilia tornandosi . con che viene a dire die tutti haioni : si i sforzarono anzi di si mucyere a' il re dal suo fiero i proponimento ma Deputati attennero miglior testi a penna quali non hanno avanti a sforzasse la partico- la non. .ig6 pietra . prima co' denti e con l'ungliie la sua ira sazia. saputa la novella . il fuoco nella si fattone a' marinari trarre quello che . I si libri antichi a stampa hanno i tutti non si sforri- zasse. co- me. suoi ambasciadori di nero della fede il vestiti al re Guglielmo mandò. osi vergognano e forse temono di porgergliene. . pianse. e uomo si tornò . mal graclie do di quanti ve n' eran montato ( non altramenti un leon famelico Tiell' armento di giovenchi venuto. Quindi fatto il corpo della bella donna rìcoglier di il mare. dove tanti ami„ ci e tanto innanzi col re o si disperano che i prieghi vi debbano aver „ luogo. dogliendosi che gli era stata il male osservata . per appagamento di loro giù se ne scese con poco lieta vittoria de' suoi avversarii avere acquistata. Di che re Guglielmo turbato ed né vedendo via da potere la giustizia negare (che la fece prendere il dimandavano) . crudelmente molti n' uccise Gerbino : e già crescente accesa nave . or questo or qiiello svenando. io reputo che meglio mostrata si saieliba .. che la fame) con una spada in mano or questo or quel tagliando de' Saracini. In quanto alla ostinala deliberazione del re. Osservano essi che da questa lezione cavasi un senso più bello. il condannò nella lesta . potè .

non sarh di genti di si alta condizione come costoro furono. de'qua- se gliene foasero siate porte preghiere. . UECAM. Deir Isahellii hanno in questo luogo il testo rlla Mann. e noi (a) °t nu nhlnarao drlln nrl (ine drlla 2 Giom. . che esser tenuto za fede. Ma di qimto modo di dir drl ììocr. La mia novella graziose Donne . senza alcun frutto del loro amore aver sentito detto di mala morte morirono .U. T. J7 inita mendata . la novella d' Elisa. coni' io v' ho NOVELLA V. e alquanto dal Re com. ron tutti i generi e numeri è pieno qnc:<li libro. I Deputati leggono Liiabetla tempre. I fratelli di Lisabetta (a) uccidon l'amante di lei: egli L' apparisce in sogno e mostrale dove sia sotterrato i ella occultamente disotterra la te- sta e mettela in un testo di bassilico .A e in IV. Novella r le due edia citale nel Vocaiwlario. l3 . qnanlnnqu** per entro li:. a Filomena fu imposto che ragionasse la quale tutta piena di compassione del misero Gerbino e della sua donna ciò ..£. Adunque così misera munte iu pochi giorni i due amanti . ed egli nlciin non se ne fcne <le' lasciato in modo piegare: nel resto io trovo la osserrasione Deputati assai (1) Gliele fece tagliare. rifcrendrisi a lesta. otc gliela doTea dirai.asi quasi sempre JJitahetln. NOVFXI. dopo un pietoso sospiro incomin. 197 re sen- ma presenzia gliele (i) fece taglinrc. ed ella se ne muor di dolO' re poco appresso . volendo n- vanti senza ncpole rimanere. e quivi su piagnendo ogni dì per una grande ora . * fratelli gliele tolgono.

lor fondaco tutti un giovinetto pisano chiamato Lorenzo va. che Lorenzo accortosi e una volta e . e avene di piacere. avvenne che di egli le incominciò straniamente a piacere: altra . . igualmente non passò gran tempo che assicuratisi disiderava ciascuno. quan- tunque molto noioso pur mosso al-^ da più onesto consiglio senza far motto o dir cosa _ (i) Noti li». non segretamente fare la che una notte il andan- do Lisabetta de' fratelli . fecero di quello che più E in questo continuando. quantunque leg- giadro a molti modi accomodi. uomini rimasi dopo morte del e il qua! fu da san Gimignano avevano una lor sorella . giovane quale . mer- catanti e assai ricchi . . avendolo più volte Lisabetla guatato. che . sti E i avevano oltre a ciò que- tre fratelli in uno . chiamata Lisabctta. dove l'accidente avvenne. in Erano adunque padre loro Messina tre giovani fratelli e la . che oggi ha V Itasi e certo mollo vaga. ma ella per avventura non sa- rà men e a ricordarmi di quella mi tira Mes- sina poco innanzi ricordata. dove Lorenzo dormiva. gesse . assai bella . in- cominciò a porre . il che lor fatti guidava e face- quale essendo assai bello della persona e leggia- dro (i) molto. e costumata la che che se ne fosse cagione ancora maritata nonaveano. maggior senza accorgersene ella non se ne accor. animo all' e si andò bisogna piacendo 1' uno altro .A 1 li 9« Elisa GIOUN ATA QUAP^T ha raccontato pietosa : . ullri come in tjucslo luogo. mente che lasciati suoi altri 1' innamoramenti a lei j di fuori la . la Ma s' nello istesso significainenld Irovn s^»- so usala parola leggiadro. ebbero i Toscani antichi la voce galante. simil. do insieme seppero si assai di buon tempo . Il quale perciocché savio giovane era gli fosse a ciò sapere. .

NOVFXLAV.i . il che leggiermente perciocché spesse volte cran di mandarlo . seco menarono Lorenzo solitario e rinaoto. cuna faltd . che di ciò ninna guardia prendeva.uente tra|>aM<S . così cianciando e ri- dendo con Lorenzo come usati erano . questa vergogna. e sotterrarono in guisa che ninna persona se ne accor* se . e in Messina tornati . ed è metafura tuiu dalla mano tlcstrii. avanti che più andasse innaii/. domandandone ella molte instantemente . e in- averne alcuna cosa veduta o sapuessi . . infine alla mattina scj. si potessero torre dal viso. . attorno usali Non tornando Lorenzo i . bisogne mandato in alcun luogo creduto fu . infamia ne seguisse fìgnersi del tutto d' ta . pmo per comodo. a' suoi l'ratulli ciò che veduto avea passata notte di Lisabetta e di Lorenzo raccontò di e con loro insieme dopo lungo consiglio diliherò sta cosa . nuto il giorno . di passarsene lacilamcnie . che ? l' uno de' fratelli le disse fare di : che vnol dir que- sto che hai tu a 7 Lorenzo chò tu ne domandi . que- acciocché né a loro nò alla sirocchia alcuna . 5 ip9 Poi vela . vari(» cose fra sA rivolgendo intomo a questo . cosi spesso se tn ne domanderai più ti si noi ti faremo giovane quella risposta che conviene . E in tal disposizio^ dimorando . . Lorenzo. avvenne un giorno che. : e pervenuti in il luogo molto veggendosi destro( i). citth sembianti faccendo d' andare fuori della tutti a diletto e tre . infìno a tanto che tempo venisse nel quale senza danno o sconcio di loro. avvenne che. uccisone. dieder voce d' averlo per lor . e Lisabetta molto spesso e sollicitamente si fratei domandandone come colei a cui la dimora lunga gravava. Per che la (l) Destro qui è Mari.

e di vedere se ciò li- che nel sonno 1' era parato. propose di volere andare al mostrato luogo fosse vero . senza più domandarne samente il stava . . e la dando fede alla vi- amaramente pianse Poi mattina levata. che chiamare e della mia lunga dimora attristi e me con le tue lagrime fieramente accusi: e perciò sappi che io non posso più ritornarci. stata vera la Di che più che altra femmina dolorosa. avendo ardire di dire alcuna cosa a' fratelli . la terra Nò ebbe : gua- (i) cavato in che ella trovò corpo del suo misero per sua co- amante ninna cosa ancora guasto né corrotto che manifesta mente conobbe essere visione . percioc- ché l' ultimo dì che tu mi vedesti il i tuoi fratelli 1' m'ucaveva. e senza punto rallegrarsi . non . o Lisabetta. le disse . e tolte via foglie le secche che nel luogo erano. Lorenzo apparve nel sonno pallido e tutto rabbuffato e con panni tutti stracciati e fracidi. men ri dura parve . e avuta la cenzia d' andare alquanto fuor della terra a diporto in compagnia tutti i d' una che altra volta con loro era stata e suoi fatti sapeva. cisonoj e disegnatole luogo dove sotterrato l' no . e parvele che egli dicesse: .200 dolente e GIORNATA QUARTA trista .tu non mi t' fai altro . e vnlc lo slesso. . dove quivi cavò il . Mari. e alcusi chiamava e pregava che ne na volta con molte lagrime della sua lunga dimora doleva si . e assai volte le notte pietovenisse. (i) Guari è tolto dal guere provenzale. quanto più tosto potè la se n'an- dò . che più noi chiamasse nò giovane destatasi . aspettasse e disparve sione . molto pianto Lorenzo che non tornava ed l' essendosi alla fine piagnendo addormentata. La . temendo si e non sappiendo clie. sempre aspettando avendo costei stava Avvenne una notte che ^ .

maraviglian- (i) Tetto TMo <Ii (erra rolla. sopra essa lungamente e amaramente pianse. senza stata da alcun veduta . . divenne bellissinu) e odorifero molto la E . questo testo vicina . e quel- con tutto il il suo desiderio vagheggiare si . aoi noscendo che quivi non era da piagnere. e la terra sopra alla si altro corpo essere messela in grembo .. sopr* esso andatasene co. testa testutf testum. voggcndo che ciò esser ti^ non poteva con un . coltello la meglio che po- gli spiccò dallo imbusto . come quello che suo Lorenzo teneva nascoso . e quegli di ninna che o rosata o di fior d' aranci : o delle sue lagrime non innaflìava giammai pn?so di sedersi sempre lo a e per usanra avea . quindi e tornossene a casa sua Quivi con questa testa nella sua camera rin- chiusasi. . serpiilk vando giovane questa maniera del continuo . Il bassilico la per lungo e continuo studio sì come per grassezza della terra procedente dalla testa corrotta v' era . . tanto che si bassilico bagnava piangea . per dargli pix\ convenevole sepoltura ma il . e l' poiché molto vagheggiato avea . \t»\. di bellissimo bassilico salernitano altra acqua. volte da' suoi vicini fu veduta Li quali. NOVELLA tuto . minciava « piagnere tutto lo il e per lungo spazio . testa e quella in l' uno asciugatoio inviluppata gittata . che dentro . le tanto che tutta con sci sue lagrime la lavò . e poi messovi su la terra sn vi piantò parecchi piedi . V. mille ba- dandole in ogni parie Poi prcse si un grande e un 1« bel testo (i) di questi ne' (piali bassilico. . se avesse povolentieri tutto il corpo n' avrebbe portato . dovr ti pongono le piautc. . . e dentro la vi pianta persa o il mise fasciata in nn bri drappo. fante partì . .

Il quale non ritrovandolo volte richiese^ e il con grandissima infermò . ritraessono. . e non giovando. . che mi furo hassilico salernitano. aven- donela alcuna volta -ripresa. instanzia molle nou essendole renduto. ed il è grasta (o c^ratca) -viille nel regno di Na[>oli quello che Bocc. che non conoscessero lei essi alla capellatura crespa esser . DI che e temettero essi si si maravigliaron forte : non questa cosa . videro drappo e in quello la testa non ancor consumata. pianto e le lagrime né altro che I giovani si il testo suo nella infermità domandava maravi- gliavan forte di questo addimandare^ e perciò vollero vedere che dentro vi fosse il : e versata la terra . cioè vaso da piantare o seminar erbe e il I libri mo- derni hanno. e così suo disavventurato amore ebbe termicosa mani- Ma poi a certo . ?oa dosi i GIORNATA QUARTA fratelli della sua guasta bellezza e di ciò che testa fuggiti . . senza altro dire cautamente di Messina si e ordinato darono a Napoli re . che pure può slaxe. gli : occhi le parevano della noi ci 'il disser loro siamo accorti che Il ella ogni dì tiene la cotal ma- niera. e 5 pure il suo testo addimandando il piagnendo si morì ne . nascosa- mente da lei fecer portar via c[uesto testo ella. ha dello testo. quella di Lorenzo. (i) Così i buoni testi a penna e stampali. la quale ancora oggi : Quale esso fu lo mal cristiano Che mi furo la grasta (i) ec. come La giovane non di quindi .. risapesse e sotterrata usci- quella tisi. non cessando . se n' an- restando di piagne. tempo divenuta questa cauta cioè festa a molti fu alcuno che compose quella canzone si . . in questa novella più fioii . che udendo i fratelli e accorgendosene.

te trovata. pacando i «li quril» NuT. cioi per vaso corpacciuto di ec. a Panfilo impose che allo ordine andasse dietro. Panfilo allora disse tato Il sogno nella precedente novella raccon- mi d<H materia di dovervene raccontare una nella si quale di due fa menzione . al mondo . fa liberare} la quale del tutto ri- fiutando di star più. edis. Miirl. perciocché assai volte avevano quella canzone udita cantare. Fumio imdwini. E però . furono (i). diiUnio 1. sapere qua] stata fatta . . si fa monaca. ( da pìanlarri bauilico. son presi dalla signoria . dei che grasla U piescro Sìciliaui dalla voce tngreUan il ProvenuU. seguitò d' amenduni . per do- mandarne. avendo Re la fine di quella udita. Li quali di cosa che a venire era. che l'eft'eito . si il fosse la cagione perchè fosse Ma . quali T usano nri mpJt-simo «cimo che qui tetra R(icrac- ciò. innocen. del «7.ao3 NOVELLA VL V j4ndreìioìn ama gno veduto ed . ed ella dice come V opera sta: il podestà la vuole sforzare y ella noi pa-" lisce : sentclo il padre di lei . Gabriotto : raccontagli un so- egli a lei : un altro : muorsi di su- bito nelle sue braccia mentre die ella con una suajante alla casa di lui nel portano . come quello di cosa intervenuta. \/u«*lla novella che Filomena areva detta fu alle Donne cnrissimn. e appena furon finiti di dire da coloro che veduti gli aveano . né mai avevan potuto. amorose Donne voi dovete sapere che general pas- II Redi nelle •nnoUiioiii ilice i al «uo fìncco in Toscana. e lei .

vicino . . } e cosi nel contraalla novella . che vive . . nondimeno molte esserne avvenute si truova. vede con- fortino niuno se ne vuol credere . di noi già di aver conosciuto} e che sopra nella novella di non Filomena . . Che non sien tutti veri . . in contrario son di quegli che niuno ne dono si se veggono non poiché nel premostrato pericolo caduti De' quali nò l' uno né 1' altro commendo^ . assai volte essi tutti può ciascun sien falsi . giovane e bella assai e senza marito la qual per vens'in- ^ura d' un suo . che avea nome . qual cosa molti a ciascun sogno tanta fede pre- stano quanta presterieno a quelle cose li le quali s' veg- ghiando vedessero} e per lor sogni stessi attristano e s'allegrano. Gabriotto. il vedere varie cose nel . perciocché né sempre son veri né ogni volta essi falsi . mia . dormendo dichi e desto lui alcune vere. namorò uomo (i) di bassa condizione ma di laude voli Le vede Irovo in alcuni. una figliuola avea nominata Andreuola . uomo chia- mato messer Negro da Ponte Carraro altri figliuoli il quale tra più .2o4 sioiie è di GIORNATA QUARTA ciascuno . quantunque i sogni a quelle palano favogli e con seconde dimostrazioni chi . che dorme (i). le quali quantunque a colui tutte paian verissime . secondo che per quegli o temono o speci'C- rano . E . s'è dimostrato. e nella . rio a tutti dar piena fede Ma veniamo Nella città di Brescia fu già un gentile . alcune verisimili. Per la . sonno . buoni proponimenti Nelle cose perverse e malvage revoli . come davanti dissi intendo di dimostrarlo Per che giudico che nel virtuosamente vivere e operare di niuno contrario sogno a ciò lo lasciare i si dee temere né per quel. e parte fuori d' ogni verità giu. e non dormct cliB molto più mi piace.

ancora in un bel giardino del padre di più e più volte a diletto dell' una par- te e dell' altra fu menato E acciocché ninna cagione mai. mentre che cosi dimoravan le pareva terri. veder del corj>o di bile . se non morte. acciocchò egli d'altro non sospecciassc (i). e della persona bello e piacevole. e per quello destò. nò tesse riveder mai più podolore e nò l' uno nò l' altro : di si che assai inestimabile sentiva. : e avendo molte la rose bianche e vermiglie colte perciocché stagione era . nLirito e moglie segretamente divennero e cosi furtivamente gli lor congiugnimenti continuando. ingegnò di fare che non vi venisse ma il pure il suo voler vedendo. sue braccia: e . . e mal grado di lei con maravigliosa forza gliele strappasse di braccio e con esso ricoverasse sotterra. la seguente notte nel suo giardino ricevette . . E . che Gabriotto non solamente seppe sé esser dnlln Amlreuola amato. lui uscire una cosa oscura e la forma della quale essa non poteva conoscere e parevale che questa cosa prendesse Gabriotto. a andò .. e coll'opera e coUo aiuto della fante della casa operò tanto la giovane. co> cosi era me che lieta fosse . ao5 costumi pieno. avvenne che alla giovane una notte dormendo parve in sogno vedere so essere nel suo giardino con Gabriotto. potesse tpicstolor dilettevole separare . lei ma . loipeiluts* Mait. veggendo che non come veduto sognato avea. e lui con grandissimo piacer di ciascuno tener nelle . E per questo da lei . e desta. amor . NOVELLA VI. nondimeno l'entrò del sogno paura . volendo poi Gabriotto s* la seguen- te notte venir la sera quanto potò . quivi dopo (i) Soipeecia$$e è dclto «Ila iiiagnu li. con lui a piò d' ima bellissima fontana e chiara starsi se n' che nel giardino era.

197. pare il che voles- sero in certa guisa stovi (*) rammemorare con esso al lettole qnarlo caso po- prima Io trovo la spiegazione del Sig. e di profonda ju e massimamente in poesia fu si espertissimo. SareLhevi bastato gli. essa è posta il maniera de' latini per anche. in questo luogo è per gliela.. Ne recherò un esempio. lei la notte Il senso è: la giovane raccontandogli sogno da davanti veduto . La dimora sua fu. essa tuttavia varia tanto da quella di tulli altri che ]wn essersi Tede avervi alcuno messa arl)ilrariaraente lui la mano. P. porrò il i due periodi mulaodo solamente ad una virgola la posto. che gli buon secolo. mente un' comecché non ardisca pur la dirò. e tolse ti' affatto gliele conto: tale \aiia lezione merita esser la vera. allorachè stando tra le quarto caso e suo verbo alcuna clau- siccome stanno qui parole presa da quello. cagione perche In venuta gli il avea il dì dinanzi La giola vane raccontandogli eziandio usa sogno da lei la notte davanti veduto. conto altro non significa cbe la cagione gli disse giore chiarezza il Per esporre con magdi seguito. plausibile. del- Opere stampale a Napoli parlando del Poeta Orazio dice così: : uomo possa ff altissima scienza. Gabriotto nel periodo antecedente dola manda all' Andreuola qual fosse . La alla non è qui copulativa. raio pensiero. e Il suspezione presa di quello. In questa la risposta guisa a me pare che ^Zj'eZff sia più alla domanda corrispondente: e quel dubbioso . per quello che comprender . Rolli. ao6 grande e assai GIORNATA QUARTA lunga festa insieme avuta. 5. per non da il ben inteso questo luogo. gliele contò. e fisso la af- v'è T^CT pleonasmo . di riferire il Boccaccio in altri luoghi periodo discorso a ciò ch'egli ha dello nel la witecedenle. gli conto anche la suspezioparticola e ne presa da quello. e massime il Boccaccio. la Colombo molto altra. Gabriotto la domandò qual fosse vietata. la richiesta cagione gli dice. UsoUa in questo senso molte volle altri Boccaccio. la Tera. cagione per che il la venula il gli evea il di dinanzi vietata L' Andreuola narrandogli sogno. La giovane raccontandogli (i) (i) Aldo stampò raccontagli \nxccc<\\ raccontandogli. ove relazione si parrà anche più forzata di questa. gii meriti d'esser testi. se io non cbe essendomene passata per preferirla alla sua. Gabriotto la domandò qual fosse la cagione perchè la -venuta gli aveail di dinanzi vietata. Gliele. Usarono alcuna il volta gli il autori così fallo pleonasmo sola .. e sospello preso di quello. nd iperavano indeclina1' hilmente. e l'usarono medesimamente autori del autori. ^ Per quanto 6Ì la lezione aldina. a delta del Rolli. Nel l' Commento 80])ra Dante Voi.

e . ili e forse non mai legge nel Bocc. acciocché da nella gola aver me non si partisse. (a) Nero quuM sempre. 907 e la susprxione sogno dn lol la noUe dnvanti veduto. . mi pareva messo un collar d' oro. mani E ap- mi pareva che . che a . presa di quello gliele coniò. riposandosi questa cail una volta e tenendomi . prrrh^ poesia è mptitionatn nelP «niemirnte prrioilo. Mpn qiKtU li novrlla ha andiisse dietro. tvft* «h i«io<{ . che grande sciocclicMa era yiorre nei sogni alcuna fede . il pi» t Bontà. uscis- non so . quella con una catena d' oro tener colle presso questo vriuola se . e in quella nn» beila dar cacciando e aver presa . Alla quale ninna per che egli sistenza mi parca fare: mi pareva che nelle uie. . E nondimeno iliaaa tempre ntg^iuiaui e lu^rturmo. perciocchò per soperchio di cibo o per mancamento di quello avvenieno. a' appresso disse sogni . ed esser tutti vani si vedeano ogni giorno. di che parte una veltro nera (5) come reel- carbone renza .-\ ma nerissimo non mai.aAMt«t^ ' .* il NOWXLA VI. capo in seno. (1) FUCCBI. me pareva essere in una bella e dilettcvol selva . affannata e spaventevole molto nella appa- e verso me se ne venisse. in Andar dietro qui t«1 credere. non tanto per lo tuo. Gabriolto udendo questo se no rise . Di ni<1o. altresì que- sta notte passata ne il qual fu . negra mollo ilitM . una cavriuola tanto altra se e tanto piacevole quanto alcuna ne vedesse la giammai bianca . Tuttavia a nio pare- cara che. darjede. e disse. i. cioè seguitasse. : se io fossi vo- luto andar dietro (i) io non ci sarci venuto . dove venuto meritò la grazia iT Ottaviano i>irc rlie a qurllr parolf Cesare. A me nelle sue si ilchlta «ollinlcntlrrc poesie. quanto per uno che io feci . e pareami che ella fosse più che si neve e in brieve spazio divenisse mia dimestica che punto da va averla le sì me non si partiva .

che il mio sonno si ruppe il e desto colla mano subitamente corsi a cercarmi lato se nien- te v'avessi j stesso re. né perciò cosa del mondo più né meno me . suspicando l' e non sappiendo che riguardava nel volto . sollazzasse. Gabriotto . e quello il mi mettesse il muso ella tanto rodesse. . poco di sopra lia dello in seno. n'è intervenuto darci '. Di che . gitta. ma mal non trovandomi. . dopo non guari spazio passò Quanto questo fosse grave e noiosé 1' so alla giovane . P abbracciò che l' e disse oimè ani. quanto più potè la sua paura nascose. ma per non esser cagione d' alcuno sconforto a Gabriotto. più che usato spesse volte il e talvolta per lo giardiu riguar- dava se alcuna cosa nera vedesse venir d' alcuna parte . ciascuna sei dee poter pensare. . che più che il amava. e assai volte in (i) /« grembo. e pensiam di buon tempo La giovane per lo suo sogno assai spaventata udendo questo divenne troppo più . .2o8 la GIORNATA QUARTA in seno nel sinistro lato. quale pai-eva che tiva mi strappasse per portarsel via. Ma che vuol questo perciò diDe' così fatti e de' più spaventevoli assai n' ho già veduti. cha al cuor perveniva. e basciandolo alcuna volta si e lui abbracciata e basciata . E come che . giovane . mi feci beffe di me che cercato v'avea. ri- cadde in terra sopra erba del pratello Il che veg- gendo la . Ella pianse assai. o ti senti tu ? Gabriotto non rispose tutto . io muoio : e così detto . . e perciò lasciagli andare . E in tal maniera dimorando . io sen- si fatto dolore. ma ansando forte e sudando della presente vita. . e lui caduto ritirandosi in grem: bo (i) che quasi piangendo disse o signor mio dolce . . un gran sospiro ma mia aiutami to . con da lui abbracciandolo.

non sappiendo che far né die dirsi . m* ha ta . é da confortarti l' e iK'Msaie d'aiutare con orazioni o con altro bene . e che il corpo del quale la graziosa anima s' é partita. scrivi. anche nell'altro sti . s' ao9 chiamò . pellito. a- se forse per alcun peccalo commesso n' ha il Del seppellirlo é il modo presto qui in que- sto giardino. ma prima che ad uccider mi venga vorre' io il che noi prendessimo modo convenevole a servare mio onore e il segreto amor tra noi stato. ma poiché pur accoi'se lui del tut- to esser mortOi avendolo [>er ogni parie del corpo cer- cato . fosse sep. ma molto meglio uima sua bisogno . non sa che gn* altro. perdere- perciocché tu la u' andresti in inferno .ralÌTu xisn u esortativo ({uando non è col «crbo vi paiola nom un mollo. (i) . mondo . con cantare. noi. cunttif mangia. cosi lagrimosa la come era e . . altro. e in ciascuna trovandol freddo . non dir (a) di volerti uccidere perciocché . che ninna persona saprh giammai. uccidendoti. morto viso di poiché Iddio vi- disse la giovane alla fante . e di qui l'abbiamo tolto . il |iarola non diremo non il non mangiare. per- (a) Dirsi. Degno eli coruideraxione è il edere conte la la lingua no- stra ncir iiii|>(. e «{uando la è la non no usa un iserivere. (l) si dirct o che dirsi e ani «T »- Non dir. se tu 1' hai qui peril duto. À cui la fante disse: figliuola mia.. NOVELLA vano il VI. non che non fa latino se non col noli. E poiché miseramente il : insieme alquanto ebber pianto sopra Gabriotto . tolto costui io io non intendo dì più stare in . qui noa è pauÌTO. la quale di ria e il ([ucsto amor consapevole le e la sua mise- suo dolore dimostrò. ìk dove io son certa che sua anima non é andata perciocché buon giovane^fu . ma la si abboDda per uso ddlalingnat non so che mi pensare. piena d' angoscia andò sua fante a chiamare era .

il La qual molto dalla sua fante solllcitata. da il capo con abbondantissime gittò. drappo di seta. e lagri- me sopra viso gli si per lungo spazio pianse. la quale aveva in un suo la mando. ciocché niua sa eh' egli mai e se cosi non vuogli. E cosi detto. pure ascoltava consigli della sua fantej e alla prima da pai'te non accordatasi. simo. Egli avrà ha avute le mie lagrime . occhi e la bocca . quancontinuamente pia- tunque piena fosse d'amaritudine e i gnesse. . la stampa del 27. e postagli . sta gli sopra uno origliere e con molte lagrime chiusigli . quanto l' io potrò egli quelle de' suoi parenti lo e già per animo mi va quel- che noi abbiamo in ciò a fare di . . a I o GIORNATA QUARTA ci venisse . sarà un piaed io cosi . e fattagli una ghirlanda di rose e tutto (i ) delle rose che colte avevano empiutolo disse alla fante: di qui alla porta della sua casa via. cere. E prestamente por una pezza forziere la . in lasciato. mettiamlo qui fuori del giardino e lasciamlo stare: egli sarà domattina trovato e portatone a casa sua e fatto seppellire da' suoi parenti. . quello anello mede. . e sarà ricolto j e come che questo a* suoi ninna consolazion sia pure a me nelle cui braccia egli è morto. La giovane. rispose alla seconda dicenmarito che io sofferi do: già Dio non voglia che così caro giovane e cotanto me amato e mio sia seppellito che a guisa d'uu cane o nella strada in terra e. in terra distesala te- su il corpo di Gabriotto vi posero. . .. giorno se ne veniva dirizzatasi . col quale da Gabriotto era stata sposata del di- (») t E tutto dattorno delle rose ec. perciocché . e venuta quella. e perciò tu ha poca come acconcio l'abbiamo quivi il porteremo e dinanzi ad essa il porremmo Egli non andrà guari di tempo che giorno fia.

e so che il volermi fuggire niente monterebbe (i): io son presta di venir con voi davanti alla signoria e che ciò contarle.NOVELLAVI. to suo trattosi . La qual cosa si il tendo . nò da questo corpo alcuna cosa muovere. SII . lui con piatito di« le ceudo : caro mio signore . po la partita di benigna- mente r ultimo dono tanto amasti . Per che. E cosi andando. ti Uot» in questo lilir». ricevi . furon trovate e prese col morto corpo. il chenoa ai mi dispiace: pure per vena inlendeadula ucdeiei che molto più fucc-aK cui aculimeiilo «Iella coa- . e s' lei nella camera avendo : di ciò che intervenuto era informò e fatto da certi medici riil guardare se con veleno o altrimenti fosse stato buoalaf- no uomo ucciso > tutti affermarono del nò. per caso avvenne . coti per importare |irr rilevare e salvare. si (a) postema Jirono alcuni che qui com> inlrnil*. il corpo gia- ceva. levò . il mise ucl ditu di . sia di rac. la qual tu vivendo co- E questo detto . che dalla famìglia del podestà clie per caso andava a quella ora per alcuno accidente . n'andò in palagio. conosciuta la famiglia della signoria francamente disse: io conosco chi siete voi . ma ninno se di voi sia ardito di toccarmi se io ri- obbediente vi sono . con quello del giardino uscirono di lui si e verso la casa dirizzato . al ma . senza essere da alcun tocca briotto con tutto il corpo di Gapodesth sen. da me non vuole . essere accusato. che che cuna posta (a) vicina Monture Posta cuore gli s' era rotta (i) per giov-ire mo'liuiine »olUs . vita disidei^osa. L'Audreuola più di morte chi di . colla fante insieme preso il drappo sopra il quale . tramortila addosso gli ricadde} e dopo alquanto risentita e levatasi . se la tua anima ora mie lagrime vede o ntua conoscimento o sentimento doquella rimane di colei a' corpi.

dove ella a' suoi piaceri acconsentir si volesse . 11a fegato l' GIORNATA QUARTA avea . dove a grado a lui che suo padre era e a non . e sentendo costei in piccola cosa esser nocente (i).. Il qual ciò udendo . venne a dire ciò che fatto avea: per la qual . lodan. e queste cose essendo a messer Negro contate. Ma di chiaro. do prima cosa l' giovane e la sua costanzia per approvar quella. dolente a te mor- con molti de' suoi amici a palagio n'andòj e qui. mio ardire e della mia sciagura che son certa che udita l'a- vete e sapetela j e perciò . . (i) Nocente. lui con villane parole e venuto il altiere ri- buttando indietro. vi d' ogni cosa dal podestà informato dolendosi do. . . vedendola di tanta buona fermezza . ma ora t! dice reo Mart. vender non le poteva e disse . oltre l' ad ogni convenevolezza volle usar rilmente Ma Anvi- dreuola da sdegno accesa e divenuta fortissima si . quanto più posso . s'ingegnò di strar di donarle quello clie mo. e . mandò cbe l' la figliuola gli fosse renduta Il podestà volendosi prima accusare egli della forza che fare avea voluta . è molto elegante. Andreuola venne in cospetto del padre : e piangendo gli si gittò innanzi e disse padre mio . la libererebbe Ma non valendo quelle parole la forza. umilmente T Gli Accacleraici della Crusca nel loro vocabolario citano il alla voce posta là (love presente passo ilei Boccaccio pigliano questa voce nel Benso di postema. In questo tempo 1' che costoro cosi parlavano. ostante che marito avesse avuto di volentieri per sua . bassa condizione donna la spose- rebbe. che egli da la lei accusato fosse . io non credo eh' e' bisogni che io la istoria del vi racconti. il contrarlo d'innacenle. difese . sommo amor avea posto lei fosse . . . .

piacea. comandò loro che le esequie . dunne e uomiui posto nel n' erano . fallo mio . come s' a mio genero e a' suoi pa- facxiaglisi alla morte E volto a' figliuoli renti . antico era oramai e uomo di natura nigno e amorevole. questo doveva anche a me ma io 1' averlo occultato. piedi Messer be- Negro che . cominciò a piagnere. saputa avevano la novt^ìla cittì» e quasi . . e cosi piagnendo cadde . T. e piangendo levò la figliuola teneramente in piò. nimica. e disse: iìgliuola pii!i mia. U. che . ragionandolo messer Negro l4 . poiché cosi ò egli . della tua |K>ca fidanza mi fa dolere. si ma {iul)blicamente qua- da tutte le donne della cituH e . vivendo si volentie- avrei fatto cioè onore . queste parole udendo. doinnndu del . di .3. quale a l' te setal condo parer mio ti si convenia : e . corpo sopra . za vostra saputa chi più mi piaccjuc marito preso la vita E questo dono uon vi domando perdio morire vostra gli mi sia perdonata . se tu avevi preso (piale egli piacere. duto che l'abbia saputo Ma . quello che io ri gli jMir contentarti . il Quin- dopo alquanti DECÀM. NOVELLAVI. . il drappo della Andreuola e con tutte le sue rose quivi non solamente da lei e dalle parenti di lui fu piamo. pur . ma di signore tratto della cor» cittadini pubblica sopra gli omeri de' più nobili con grandissimo onore fu jwrlato di alla se|>ollura. ma |)er ligliuola e a' non vostra . seguitando podestà quello che alla fi- addomandato avea. e non a guisa te di plebeio . perdono vi 31 cioè d' nvcre . apparecchiasse- ro a Gabriotto grandi e onorevoli Eranvi in questo mezzo concorsi quanti nella della corte il i parenti e le parenti del giovane. tal io avrei avuto molto caro che tu avessi avuto il marito . Per che mezzo . sen. e più ancora vedendotel prima aver pei> . da assai uomini.

Blanpotesse rendere capace d'uccidere di do sotto una pianta di salvia. la quale 'Volendo mostrare al giudice come morisse Pasquino sfregatasi una di quelle foglie a" denti similmente si muore ( ). nuove e mirabili. volendole in assai compiacere padre. Marf. che. 2 1 GIORNATA QUARTA . VII. Os- serv. riguar. e con quello d'altro caso simile seguito in Tolosa tale due mercanti. . . lib. gliuola ciò niuna cosa ne volle udire il j ma . in un monistero famoso . . serì per vera. che similmente per un accidente uiorirono. di santità essa e la sua fante monache si renderono e onestamente poi in quello pe]^ molto tempo vissero NOVELLA VIL Lia Simona ama Pasquino : sono insieme in un or: Pasquino si frega a' denti una foglia di salvia f e muorsi e presa la Simona . la istantaneamente chi con una o più foglie essa fregassesi i denti Contro il sentimento di tutta la medica facoltà.4 . dando Emilia fosse sembianti le fé (2) che a . che non mai per altro sia posto che ^ti fingere . gli oc- chi e col volto: molto diverso da quante altre volte è trovato fin qui. to : i JL anfilo era della sua novella diliberato. quando grado il Re nulla compassion mostrando all'Andreuola. di del Boccaccio.dimostrar con si Fé sembianti qui è posto ^tt far segno. (2) med. che tale allivilà non ha saputa trovare nell' alito dei rospi da rendere istantaneamente mortifero si il colla sola fregagione d'alcuna delle sue foglie una pianta. li che essa a coloro che detto aveano dicendo (1) Quello che reiule mirabile questo strano e repentino caso della si morte dei due amanti è una botta o rospo tanto mortifero. questa sua verità quale l'as- corroborando col testimonio di questa Nov. trovò un medico tedesco chiamato Giovanni Skenk di Graffenberg. rare .

con morte inopinata dilibcrò dalla corte ma E come . in Firenze la una giovane assai bella e leggiadra secondo e di povero padre figliuola le . e così colei debbo. . fi- lando laua sua vita reggesse . . che come po. altra volta tra noi ò stato detto. come 1' An> continuasse . juenie ])arlaiido per diverse parli del mondo avvol- gendoci . non ò gran tempo . quantunque amor voabiti. non fu perciò e con di po- vero animo nella sua che . tentissimo signore dn' più ricchi fa temere Il che . ella il non ardisse a ricevere gli atti amore paro* mente d' quale con le le piacevoli un gio\ inetto di non maggior peso di voler- di lei. ancora che non in tutto . nel li) (ti) t ÀUrti. esso .NOVFXLA 8Ì VII. e neMa stunips 17 ne fu omeaM. in gran parte apparirà nella citth mia novella rientrare . . La quale senza alcuna dimora fare incuminciò* Gare compagne. buona pezza mostrato aveva del 37. lentieri le case de* nobili riiluta si l' uomini perciò non imperio di quelle de' poveri anzi in quelle alcuna volta le sue forze dimostra si . con la qunl mi piace nella nostra della quale questo di diverse cose diversa. la «Itrap» t I) Manne'li notò di-l margine che qui la p»nl»/w è miMiflua. siamo . . e similmente presa . . Fu adunque zione . . che dando andaNu per un suo maestro lanaiuo- lo lana a filare. àiS . . . dreuola ucl di cui dir ginixlino perdio l' amante . sua condi- la (]ualc ebbeno> e sì me Simona: e quantunque il convenisse colle proprie . la novella detta da Panfilu mi tira a doverne dire una in ninna cosa altro (i) alla sua simile se non che. cotanto allontanati ci . braccia pan che mangiar volea guadagnare . come l'An- dreuola fu (a) non con si forza nò con virtò .

2 1 GIORNATA QUARTA . non che un dall' altro aspettasse d' essere invisi tato a ciò. e non altra. ad ogni passo di lana filata die avvolgeva mille sospiri più cocenti che fuo- co gittava. che a filar gliele ave- va data Quegli dall' altra parte molto sollicito dive. parole è: DaìV ahra si parie divenuto quegli mollo sollicito che la lana del suo maestro filasse bene. avvenne che . E cosi questo lor piacere conti- nuando alla un giorno in uno . . il cui nome era Pasquino forte disiderando . Per che un e all'al- giovando d' esser sollicitata. che nica le piaceva j e d ato a vedere al padre una dome- dopo mangiare che andar voleva . suo maestro e quasi altra. l' un più mol- d' ardir to della prendendo che aver non solca e l' altra paura e della vergogna cacciando che d'avere . che V amava . e sempre più nel disse continuare accendendosi avvenne che Pasquino Simona che la voleva del tutto egli voleva che ella trovasse là modo nar di poter venire .ilelle (i) t In questo . vi entrare Ricevutolo adunque in sé col piacevole aspetto del giovane . eru sollicitata più spesso che V altra . e non attentando di far più avanti al fuso filando . era usata insieme all' 1' a' piaceri comuni si congiunsono aggradirono Li quali tanto una parte e all' altra che . quella sola che filava la Simona. perdonanza chiamata la a san Gallo con una sua co. l' altra era sollicitata (i) tra .6 . più spesso che sollicitando .npagna pcrinilo l'ordine naturai. ad un giardino dove egli me- acciocché quivi più ad agio e con essere insieme . . quasi dovesse compiere tutta la tela . nuto che ben si filasse la lana del . quella sola che la Simona filava tutta la tela dovesse non alcuna compiere 1' .. anzi a dovervi essere all' faceva incontro l'uno altro invitando d' . altro . men disse sospetto potessero La Simona alla . di colui ricordandosi . .

clie Puccino avca nome. prestamente Ih corsi . che egli . malvagia femmina hai avvelenato e fatto romor grande . della qual prima . in quello orto ad animo con gie . VII. un grandissimo e molto a- e bel cesto (i) di salvia: a piò della quale postisi a sedere . si morì Le cose la gridare e a chiamar lo li Simona veggendo cominciò a piagnere e a Stramba e la Lagina Li qua. veudo ragionato una merenda che . e appresistette so il cambiamento non . vò: e quivi fatto la ma era chiamato lo Stramba. Pasquino al gran cesto della salvia rivolto essa s' di quella colse i una foglia. perde quali la vista e la parola e in bricve egli . ùccomeaiUiiicnlcwil R. un' altra Era in quella parte del giardino dove Pa- squino e la Simona andati se n' erano. Lagina lasciarono in . rijiosato intcndevan di fare . Dove lui insieme con un suo compagno. e lo . a 17 al giardino slatulc da PnMjuino insegnato se nndò . . e veggendo Pasquino non so- lamente morto re ma gih tutto enfiato e pieno d' oscu- macchie per lo viso e per lo corpo divenuto : . fu da (i) seiisce Cesio non tolamenlf per cesta o paniere. trotra lo imo amorazzo nuovo Stramba e In Stramba e giar* Lagina^ si essi a far de' lor piaceri in una parte del din raccolsero. e incominciò a stropicciare la salvia denti ù le gengli dicendo che molto bene nettava d'o- gni cosa che sopr'essi rimasa fosse to. .NOVELLA Lngina n' . e gran pezza sollazzatisi insieme d' . ma ancota [icr pianta di frutice e tt erba: . guari . diceva egli s' Nò guari di spazio perseguì ragionando che incominciò tutto nel viso a cambiare. dopo gli . ritornò in su ragionamento della merenda . subiI tamente gridò tu l' lo Stramba : ali il . l'aver mangia- E '1 poiché così alquanto fregati ebbe.

Questo t Prontare mho d' è ilo in disuso. ed lei egli appresso andatovi. maraviglia- morto. GIORNATA QUARTA che vicini al giardino abitavano .ai8 molti . come lo Stramella . Fattala adunque senza alcuno tumulto colà menare dove ancora il corpo di Pasquino giaceva gonfiato come una tosi del botte. sentito . stato era . Costei al cesto della salvia accostatasi e ogni precedente istoin- ria avendo raccontata. fu reputato da la tutti che così fosse . e cosi pure prontiludine e prontezza nel senso im[)orlunilà nel sollecllare. suo amante quasi di sé uscita . non sappiendosi scu- sare. (2) Dare da intendere in più luoghi di il sopra s' è veduto per fur . Le quali cose mentre che per lo Slram- (1) Prontando insistendo. domandò come . romore lo e trovando costui morto ed enla Si- e udendo "Stramba dolersi e accusare 1' m^ona che con inganno avvelenato avesse il j ed ella . credere ilfaUo o finto i qui saì/ar capace ed informalo del vero . senza dare indugio alla cosa . è propriamente sollecitare con importunità. una di quelle foglie di salvia gatasi a' denti. il lei presente. un giudice. per lo dolore del subito accidente che tolto avesse . volle. per pienamente dargli ad il tendere (2) caso sopravvenuto . Li quali corsi al fiato . e l'Atticciato e'I Malagevole compagni di Pasquino che sopravvenuti erano. ba diceva . Per . si mise ad esaminarla del fatto : e non potendo comprenes- dere costei in questa cosa avere operata malizia né ser colpevole. percioc- ché per le parole di noi comprendeva assai bene. cosi fece come Pafre- squino aveva fatto. qual cosa presala piagnendo sempre forte al palagio del podestà ne fu menata lo Quivi prontando (i) Stramba . vedere il morto corpo e luogo e'I modo da lei raccontatogli lei .

ha e per (li aig amici e compagni tiri lo Atticciato e per (^li altri Pn8«{iiiiio. . quanto è al nostro gindicio. ninna il altra cosa per lor domanmalva* dandosi se non che fuo<:o fosse di cosi fatta \ gith punitore. .' pe«a che dire in «Ufcta della lua iooocenaa. in presenza la giudice erano schernite. dirsi. amore se e la mortai vita terminare e più I felici se insieme ad im medesimo luogo n' andaste ncll' altra vita s' e felicissime. e non n. e a seguitar lei anima amata del suo Pas(piino nonsappiendo che i II giudice quasi tutto stupefatto dello accidente insieme con (pianti ve n'e- rano . che yivi dietro a lei rimasi siamo la . sì come frivole e vane. Mari. lungamente soprastetdiss(>: te. alle un medesimo dì addivenne ! fervente . poi in miglior senno rinvenuto vcionosa. la catti ella riu? dal dolore del perduto amante e della paura della dimandata pena dallo Stramba ristretta stava (i). la cui innocenzia non pati fortuna che sotto la testimonianza cadesse dello forse Stramba e dell'Atticciato e del Malagevole. mostra che salvia questa salvia sia il che della non suole avvenire.NOVELLA VH. non senza gran maraviglia di (pianti eran presenti (piali in . O felici il anime . Ma acciocché ella alcuno altro of^ (i) Ristretta stava ^ ave* il cuore ri*trelto per lo timore. scardassierl o più vili uomini. . e con più instan/. . più onesta via trovanal dole con pari sorte di morte suo amante a l' sviluptanto da parsi dalla loro infamia.ia sua malvagith accusata . e voi v* amate felice come della di (pia faceste I ma nolto più P anima Simona innanzi tratto. e per l'aversi la salvia fregata a' denti in tpiel medesimo accidente cadde che prima caduto era Pas<piino. ama .

la sua Simona cosi enfiati come erano dallo Stramba e dallo Atticciato e da Guccio Imbratta e dal Malagevole furono nella chiesa di san Paolo polani seppelliti . il gran cesto in ter- che cagione della morte de' due miseri amanti apparve Era sotto il cesto di quella salvia . modo taglisi inflno alle raLa qual cosa colui che del . . .. quando . li quali j . aao dici GIORNATA QUARTA . non prima abbattuto ebbe la . Girolamo ama la Salvestra : va costretto da' prieghi della madre a Parigi: torna ^ e tj^uoi'ala maritata : entrale di nascoso in casa allato . . avvisarono quella salvia esser velenosa divenuta la qual botta non avendo alcuno ardire d' appressarsi fattale d' intorno una 1' stipa grandissima il . . e portato in vestra allato . più che altre genti si credon sapere e sanno a' meno e per questo non solamente consigli degli uomini . valorose Donne sono . e muorle una chiesa y muore la Sal- a lui J^veva ~cuni al la Novella d' Emilia il fine suo . una botta Al- di maravigliosa grandezza dal cui venenifero fiato . della quale per avventura eran po- NOVELLA Vili. ser lo giudice sopra la 11 morte di Pasquino quale insieme con . per comandamento del Re Neifìle cosi comincio Al- mio 1' giudicio . giardino era guardiano in presenzia del giudice fac- ceudo ra . fender non possa in simil e mettasi nel fuoco . quivi insie- m^e con la salvia arsero e fu finito processo di mescattivello .

in che studiava mostrare senno suo . grandissimi mali sono avvenuti e alcun bene non se 1' ne vide giammai cose quella in cunlrnrio tosto per su . aai ancora contra il la natura delle coae presumono : opporre senno loro della quale presunzione giU . contrada d' . tanto e sì fie- che Girolamo non sentiva ben costei vedeva: e certo ella . bene e lealmente sue cose guidarono. che con alcuno altro della . fanciullo crescendo co' fanciulli de. E venendo più crescendo r ro V usanza (i) converti in amore . credendo dello innamorato cuore trarre amore il quale forse \' ave- vano messo le stelle . appresacconci . non appartenela cosa va e che non era e ancora che il non sosteneva . . .. con una fanciulla del tempo suo . ricco. cui nome fu Leonardo Sighicri il quale d' una sua donna un figliuolo ebbe. . la cui natura è tale che si piì!i medesimo consumar via. . chiamato Girolamo. NOVELLA ma d' Vin. figliuola uu eth. gli altri suoi vicini più . mente . quanto non amava men che da lui amata fosse La madre del fanciullo di ciò (i) Utanta per amicitia «IUm ancor di «opra il Bocc. secondo che gli raccontano un grandissimo mercatante e . per>'enne a cacciare ad al figliuolo . . E percioccbiN tra altre naturali che meno riceve consiglio o operazione . che per animo . una ora an- amore e 1' anima del corpo Fu adunque tichi il nella nostra citUi . se non tanto lui. passò di (|uesta vita la 1 tutori del fanciullo le insieme con madre Il di lui . ò amore . av- vedimento tor vi m' è venuto nelP la di narrar- una novella d' una donna quale lei mentre che eU si la cercò d' esser più savia che a . so la natività del quale i suoi fatti ordinata. può . sarto si dimesticò si .

la vedrà maritare il e mi parrebbe che per in alcuna parte fuggir questo. e fattosi l' chiamare fancmllo nel gì' incominciò uno a dire assai amorevol. che se la . mente è : fi gliuol mio . disse loro: questo nostro il quale appena ancora non ha quattordi- anni .aal avvedutasi . (2) Senza che. mollo spesso disse Bocc. e Galiriello Sinieoni rivoltando quello Boccaccio. Questo pioverl)io pare ia certa maniera preso da quello Ateneo Lib. GIORNATA QUARTA molte volte né gli disse . voi do- mandare lontano di qui ne' ser- vigi del costei . nostro vicino noi dinanzi si che ha gliele nome . è sì innamorato . dove gran partraffica : tua ricchezza vedrai come si senza che (a) tu diventerai molto migliore e più costumato (i) Fare di un pruno un melarancio il' . per quello che il oggi comunemente diciamo oltreché. tu se' oggimai grandicello egli ben fatto che tu incominci tu medesimo a vedere : de' fatti tuoi per che noi ci contenteremo molto che tu andassi a te della stare a Parigi alquanto. E appresso co' tutori di lui se non potendosene Giche si rolamo rimanere. o egli : oi consumerà per perciò veste lei sé ad altrui . sero che la donna parlava bene . credeva per la ne dolse j e come colei gran ricchezza del figliuolo . figliuola d' un sarto . fare del pruno un melarancio (i) fanciullo ci . senza che alcuno lieta sappia per moglie e io non sarò mai poscia . nelle sue Satire disse: D'un melarancio Jarà spesso un pruno. d' una la . e potremgli poscia I tutori dis- dare alcuna giovane ben nata per moglie. V. . male e nel gasti- gò . Salvestra . non leviamo per avventura egli il j prenderà un giorno . fondaco 5 perciocché dilungandosi da veder ella gli uscirà dell' animo . . Ex iliymbra nemo del queat conficere lanceam. e che essi ciò farebil bero al lor potere fondaco .

Ella non ricordava di lui se se non come se mai non Io avesse si veduto. e de' lor costumi apprendendo. che cfui non faresU. che egli acconsentì j andare a stare uno anno e non più e così fu fatto Andato adunque Girolamo a Parigi fieramente morato . La qual fieramente ciò adirata non del non volere egli andare a Parima del suo innamoramento gli disse una gran vil.* uomini . lui dimenticato . vane che faceva sura dolente . poi ne pò* . V inco- minciò a lusingare e a pregare dolcemente che vesse piacere di far quello che volevano i gli do- suoi tiitori: di dovervi . trovò la sua Salvestra maritata ad un buon giod' oggi in . se non come egli . I valenti il uomini udendo questo . Il garzone ascollò diligentemente j e in brieve rispose niente volerne fare perciocché egli credeva così bene ze . . l' opera stava in ahra guisa . aveva si ma . vegg^ndo gentili gnori e <jue' baroni e cpii. . utati piovcfi* bialmente. e pure alcuna cosa se ne ricordava. madre il dissero . inna- domane ne verrai (i) vi fu due anni tenuto Donde più innamorato che mai tornatosene. di che egli fu oltre mi- Ma . mo- li] J^oggi in domane ne verrai: tal parte di petioJo. e tanto gli seppe dire . che te no trai assai. morati incominciò a passare davanti a credendo che ella lei non avesse . R«lli. lania j e poi con dolci parole raumiliandolo . pur veggendo che : altro esser non dove poteva . s' ingegnò di darsene pace a casa e spinto Ik ella stesse secondo V usanza de' giovani innalei . qui venire .è da oaMttani più che da imitatai. aa3 quc'sivi so- da bene ]h*. come un altro potersi slare a Firen. ancora con più altra parole risposta riprovarono alla ma nou potendo trame di gi . le trabacche . .NOVELLA e pii^i vili.

vattene. e postale la sua : mano . elio se mio marito ne seguisse pognamo che altro male non si ne seguirebbe che mai in pace né in riposo con lui viver potreij dove ora amata da lui. entrò . lui mi dimoro . non essere innamorati Io sono . d' attendere ad altro uomo che al mio marito: per che j io ti priego per solo Iddio che tu te ne vada ti sentisse . per la qual cosa più non sta bene a me . il giovane prestamente disse per Dio non gridare che tutta sono il tuo Girolamo : . di si teli di trabacche che . adoperare si dispose . e '1 marito andati con lor vicini v' nascolei die- samente dentro tro a se . come erano la ella casa di lei stesse una sera che a vegghiare . . come tu ve- di . La giovane io che non dormiva : volle gridare ma . sopra il petto ? pianamente disse . ne al letto sentì il marito di addormentato la Salvestra e là se n' andò dove veduto aveva che s' cori- cata (i) era . tesi v' nasco- e tanto aspettò che . .. nondimeno ogni cosa faceva che po- teva per rientrarle nello gli animo j . ma niente parendo. in bene e in tranquillità con . Il : giovane udendo queste parole (i) sentì noioso dolore e ricordaNel fi Coricarsi e corcarsi usa si il Boccaccio per porsi a giacere . se morir ne dovesse di parlarle esso stesso E da alcuno vicino informatosi . costei tremante disse è passato quel si disdisse 1' deh per Dio Gii'olamo. e non senza suo grandis- simo dolore Ma . o anima mia . s' accorse . Peliarca Uova in alcuni lesti scritto si corcò. maritata. di clie in assai piccolo spazio di tempo giovane . Il che udendo . . tornati costoro e lei andatise. e nella camera erano . dormi tu ancora . ed in molli più coleo . egli tempo che alla nostra fanciullezza . aa4 strava il il GIORNATA QUARTA contrario.

e toccandolo si tro- vò . E dopo . la toccherebbe. Coricossi . .. tanto che alquanto riscaldar . promesse gran. lui essere . la presente durez- za dì lei e la perduta speranza vivere. ma noa «i polrrb- Iw del «li menomare Hir uso in tutU li la taa ctten»i''<De come vrrho minorare o diminuire che conitponJono. . allato a lei mori. non che col vero. maravigliò forte egli e toccandolo con piii forza si e sentendo che non movea : . acciocché il svegliasse il cominciò a icnLire . dopo più che oltre ritoccarlo cognobbe che egli era morto di modo dolente. adunque giovane allato a pensiero il lei senza toccarla e raccolto in un lungo amor portatole e . to fare . di che ella . pensò . senza alcun motsi chiuse le pugna . ultimamente rito di tanto si pregò che in meegli allato a lei si amore ella soficrisse che coricasse . che più Maoti penetrano col tapetc. stesa oltre la mano . diliberò di più non (^)o ristretti in s(> gli spiriti. si svegliasse te co? minciò a dire deh Girolamo chò non ne vai tu Ma non sentendosi rispondere. coloro conoscono. come : ghiaccio freddo. Iole il ^ aaS passato tempo e '1 suo amore mai per distanzia prieglii e non nirnomato (i). ninna cosa ottenne la Per cbe disi- deroso di morire. e molli dissime mescolale . direbbe alcuna cosa nò riscaldalo fosso di . come un poco se n'andrebbe. (a} Del |)cnsicro e co«a di molla maraviglia da raccontar tra legioTani lo : ma rome ai accompagni col verisimile. addorsi mentato Per che . . Mari. ahptnnto spazio la giovane maravigliandosi della sua il contenenza . potesse vhò era agghiacciato aspettandola né le promettendole che e. stette gran (i) Menomato^ <|urslo Te(bo hfllinìmo h qnnto p«r minorato. La Salvestra le condiil avendo un poco zioni dato da lui compassion di il con concedette . lui . NOVELLA Vm. temendo non : marito .

non per regola. lil)ri. che consiglio ne prenderebbe Il buono uomo morto rispose che a lui parrebbe che colui che fosse si dovesse chetamente riportare a casa sua. la qua- non gli pareva eh' avesse Allora . i\c' egh /ormano un concetto la da per se spiccalo in tutto dal precedente) che stessa il innocenza marilo delegli slesso della Salvestra l'aiutava a rendere sì facilmente persuaso la verità della cosa. e. e quivi il pose e lasclollo stare E venuto il madre j giorno . . sup- pone che Neifile interrompa qui luti' ad un tratto la sua narrazione. tocco per toccato. egli tutto smarrito colla levò su e acceso un lume . alla porta della casa di lui nel portò . 1. e quivi lasciarlo.Veggasi quanto ne dice più diffusamente il negli Avvertimenti sopra (3) Decani. pezza senza saper che Alla fine prese consiglio il di volere in altrui persona tentar quello che marito dicesse da farne : e destatolo . e veduto costui davanti all' uscio suo morto^ fu fatto il romor grande. non avendo trovala questa si lezione in alili la rigetta. Di che . senza alcuna malavoglienza alla donna portarne le fallato disse : . e non trova toglisi né piaga né percossa (i) (2) Piesenlemenle. ma donna. •{ Nella ediz. 1. 226 GIORNATA QUARTA farsi . . la giovane e cosi convien fare a noi j e presagli la . e mostri con così falle parole {le quali. pochi altri Cerco per cercato. gli fece toccare si il morto giovane . e senza tandola (2) la sua innocenza) levatoselo in su le spalle.. e. quello che presenzial. se a lei avvenisse. mano . mente (i) a lui . mostro per mostrato: t tali ne ha la lingua nostra per vezzo. XI. 1. e spezialmente dalla e cerco (3) per tutto e riguardato . per far alla vedere che quell'affisso non al marito. senza entrare moglie in altre novelle il morto corpo de' suoi alcuno indugio (aiu- panni medesimi rivestito. avvenuto era il disse essere ad un altro intervenuto e poi domandò. . del 27 è aiutandogli riferisce la sua innocenza A\ Salviati. per- ciocché non cosi dirà canto per cantato né altro tale. t.

e va' a quella chiesa dove Girolamo ò stato recato. altissimo strido sopra il morto giovane si gittò col suo viso . il buono uomo . pcrci- (i) Corrotto . ma in Toarana e così lutti gli scritturi . e quivi venne altre doloro. «he tardi ero diveniUa pietosa piacque sì come e an- a colei che morto (lisid<Tava di veder colui a cui vi. Si usa questo termine presrntemante in ai ilice lutto . ed in alcuni i legge tuieitatevi. essendo si suo proprio di met- assoluto. come sa . '1 manici chiu- tra al donna e donna mettendosi non ristette prima che corpo fu pervenuta: e quivi mandato fuori un . ella viso morto vide che sotto . to £ : mentre il corrotin casa (i) grandissimo si facea . fortuna di (nitriamo 1' non avea potuto aprire la misera aperse . NOVELLA alcuua . madre con molte donne parenti e vicine 1' e sopra lui cominf*iaroao dirotUimente secondo usan- za nostra a jiingnere e a dolersi. Quel cuore. e l' antiche fiamme risu. aa7 lai di per li medici generalmente fu creduto dolore esser morto così cor|)o portato in sa come era Fu adunijuc questo la una chiesa. (|iiale la lieta . d' un sol bascio piacere Mnravigliosa cosa è a pensare quanto sicno difficili il ad investigare le forze d'amore. vo non avea voluto dovvi . scitatevi (a) tutte il .. . e ascolterai si quello che di questo fatto migliante tra gli ragioua. Alla giovane . subitamente mutò in tanta pietà . e melliti ira le donne. acciocclu^ noi sentiamo se si alcuna cosa contro a noi dicesse . ritvegliattvi} benché io tutti modi sta bene. e io farò il si- uomini . disse alla Snlvestra deli ponti alcun mantello in capo . il quale non bagnò di molte lagrime . Pitnlo eh» ti fa •* morti. cui morto era . MarU il (i) tersi Avverti risuscitatevi transiiivo. . Vm . Lombardia.

che . la che a e lei tutti dolse Presa adunque s' morta giovane i così ornata come let- acconciano corpi morti . la morte congiunse con in- . e quivi lun- gamente pianta seppelliti una medesima sepoltura furono amenduni : e loro li quali amor vivi non in . si non conoscendola ancora e poiché ella levava levar volendola e immobile trovando. aveva potuto congiugnere separabile compagnia . si seppe la cagione . pur sollevandola . . vinte da doppia pietà . to allato al giovane la posero . . sopra quel medesimo a giacere . . . . ad una ora lei esser la Salvestra e morta conobbero Di che tutte le . E poi ad assai di quegli che v' erano racconta- ta la istoria stata la notte di questo giovane e della glie . della morte di ciascuno . mo- manifestamente per tutti il . come al giovane . donne che quivi il erano assai . solazione o conforto da alcuno per lungo spazio pianse .aaS occliè GIORNATA QUARTA prima noi toccò . la qual pervenuta agli orecchi del . . ricominciarono pianto maggiore Sparsesi fuor della chiesa tra gli uo. . il dolo- re la vita avea tolta così a costei tolse Ma si poicliò riconfortandola le donne e dicendole che su levasse alquanto non la . mini la novella lei. marito di che tra loro era senza ascoltare o con.

e con più fiero accidente che quegli de' quali è parlato Dovete adunque sapere che. che io dirò avvenne .non senza aver il gran compassion messa in tutte il sue compagne. NOVELLA IX. 27 . vi converrà non meno compassione avere a' clie alla passata. le edi*. e col seppellita . incominciò . e' il lesto Mann. IL I 5 . e perciocché s' 1' uno e l' alilo era prod' uomo molto nell' arme. T. secondo che racconta- no i Provenzali . privilegio di Dio. il Re. qual non intendeva di guastare . Messer Guigìieìmo (i) Rossiglione dà a mangiare alla sua moglie il cuore di messer Guigliel- mo Guardastagno il ucciso da lui e die ella sappiendo poi .. In novella di Ncifile finita le .'7. de' quali ciascuno e castella e vassalli aveva sotto di sé. e aveva l'uno nome messer Guiglielrao Rossiglio* ne V l'altro messer GuiijlielmoGuanlastagno. (q) t l'ammisi parala. si gitta finestra in terra e muore . armavano (i( assai. DEC\M. poiché così degl' infortunati così d'amore vi duole . amato da lei: da ima alta suo amunte è issendo E. ikl del 73 e «lei . E' mi si para dinanzi . di LÌTtmio e Ji Mi- lano: mi si para. pietose Donne di ima novella alla qual. neo non essendovi (s») altri a dire . e in costume avcan d'andar sempre Gmiglielmo e Guglielmo si liora »crìlto pet li Imoui Usti Man difTereiiaa. in Provenza fui*on già due nohili ca- valieri. e la rtU«. perciocché da più furono coloro . quali ciò .

sieme usando forte avvenne che . con alcuno suo (t) Assisa. E men il discretamente in. che il Rossiglione e mandógli . e conoscendolo per valorosissimo cavaliere. amandosi forte . marito se n' accorse il e al ne sdegnò in tanto che grande amore che j Guardastagno portava in mortale odio converti meglio il ma seppe tener nascoso il . me diliberrebbono se andar vi volessono è come fallo il Il Guardastagno lietissimo rispose che senza seguente andrebbe a cenar con lui . e fosse l'un dall'al- ben diece miglia. essendo Rossiglio- ne in questa disposizione torneamento si sopravvenne che un gran il bandi in Francia. né : che da lui essere richiesta . avenmesser Guiglielmo Guarda1' do messer Guiglielmo Rossiglione una bellissima e vaga donna per móglie stagno fuor di misura . . livrea. incontanente significò al Guardastagno a dire che . avevan saputo tenere del tutto d' ucciderlo loro amore . e GIORNATA QUARTA giostra o altro fatto d' ad ogni torniamento o vestiti arme cia- d'una assisa (i). pure avvenne che. se a lui piacesse . in tanto al- che ninna cosa più che tro attendeva o amava. E come che scun dimorasse in un suo tro lontano castello. e insieme furono e una vol. con un atto e or con un altro fece che la donna se n' accorse. divisa. che i due amanti non . . . pensò il tempo esser venuto di poter- e armatosi il di seguente. e seco diliberò il Per che . il che non guari stette che avvenne ta e altra . non ostante . . da lui venisse e insie. le piacque e cominciò a porre amore a lui disiderava lui . dì Il Rossiglione udendo questo lo uccidere : . a3o insieme.. e tanto or pagnia che era tra loro innamorò . s' amistà e la comdi lei.

. a3i un miglio in . fuggirono verso . e fono si fuuri del suo castello in uà l>osco ripose guaio (t) 1^ donde doveva il Guardastagno passare . del iS^T- (i) (3) t Tradìlrw. e ai marito disse e come ì è coòi. come quella parte vide giunto dove voleva fellone e pieno di gli usci mal talento con : una lancia sopra mano se' addosil so gridando gli di (a) tu morto . A cui il marito disse donna io ho avuto da lui che egli non (i) In aguato. . al suo il castello se ne tornò La donna. Guar- dastagno senza potere alcuna difesa fare o pur dire . e . Pennoneello : ili «Irappo che ti |M>ne vicino aiU |>u>. con un coltello petto del Guardastagno aprì e colle proprie gli mani il cuor trasse : e <|uel fallo avviluppare in . messere che : il Guardastagno non è venuto . . NOVELLA IX. voltate le teste de' cavalli il quanto più poterono lor signore il . . un jien- noncello (3) di lancia gliari comandò ad un de' suoi fami- che nel ])ortasse) e avendo a ciascun comandato che niun la . una parola passato di quella lancia cadde I suoi famigliari. castello del Il Rossiglione smontato. fniuiglian^ monttS a cavniio . l'ctlii. to chi ciò fatto senza aver conosciu- avesse si .. che la sera a . udito aveva Guardastagno dovervi eseer derio grandissimo si 1' cena e con desi. . con due famigliari appresso disarmati sì come in colui che di niente il da lui si guardava . aspettava non vedendol veuire : maravigliò forte . cbe anche klicinniu banderuola. ijucl ]Htro U «tampa Jel 37.U tWIU Uocia guisa di baotlicra. avendolo per un buono spazio atteso venir lo vide disarmalo . e poco appresso morì. ed . essendo già notte . fosse tanto ardito ciie di questo facesse paro- nmontò a cavallo . tu se' morto. s' . e il così dire e Il dar- questa lancia per lo petto fu una cosa.

ro impedito. La donna tutto . me . più cose appelilose. piaciuta molto. ebbe veduto che : la tutto l' ebbe mangiato ? disse donna . cinghiale. migliore e . con la sua donna si mise a tavola La vivanda venne ma egli per lo malificio da lui commesso nel pensie. chente paruta questa vivanda . La donna Io il rispose: monsi- gnore ti in . (i)j di che la donna un si poco turbata rimase Il Rossiglione smontato : fece chiamare il cuoco . 233 ci GIORNATA QUARTA essere di qui può domane . donna. e gli disse prenderai quel cuor di cinghiare (2) la e fa' che tu ne facci una vivandetta. la più dilettevole a mangiar . . messer Guiglielmo Guardastagno -disleal il qual voi come femmina Di qui a . domane. e lodògliele . che svogliata non era ne cominciò a ella il mangiare. ne fece uno manicaretto (3) tro]> . Poi disse : come ? che cosa è questa che voi cavalier rispose . mostrando quella sera svogliato . m' avete fatta mangiare Il quello che voi avete mangiato è stato veramente . buona il fé. Messer Guiglielmo quando tempo fu. Manicaretto. il cuore di . tanto amavate : e sappiate di certo (1) R. Il cuoco gli mandò alla il mamol- il quale egli fece porre davanti . infino a domani. ella m' è . . La donna. (2) (5) Cirghiare . se morto v'ò piaciuto ciò che vivo più che altra cosa vi piacque. nicaretto sé to . che tu saij e quando a tavola sarò . Se m'aivi Iddio disse cavaliere credo . e parvele . . pò buono. poco mangiò. la manda in una scodeltutta 1' la d' argento Il cuoco presolo e postavi sua arte e tutta la sollicìtudine minuzzatolo e messevi di buone spezie assai . udito ? questo. alquan- to stette .. buono ^ perla qual cosa il mangiò donna v' è Come cavaliere . vivanJa comjiosta di . nò me ne maraviglio.

mai altra vada E levata in piò^ per .. portare . fu saslata: per che da quegli del castello di messer Guiglielmo Guardastagno . colui cui ella più i\i che non è da domandare) che e dopo al([uaiilo disM. la tro a lei era indietro senza altra diiibcrazione finestra era . ma io ne doveva la Ma unque (i) a Dio non piaccia che sopra . e il modo e la cagione della (a) Unque. come la si donna cadde disfece . donna in una medesima sepoltura fur e so- pr' essa scritti versi significanti chi fosser quegli che dentro sepolti loro morte v' erano . stordì forte d<'' e parvegli aver mal fatto e tefatti mendo sellare egli i paesani e del conte di Proeuza . medesimo posti . . del ])etto. non sforzanpena domi egli . La molto alta dn terra per che . non egli. a33 mani al- slato dosso j percioccliA io coiv queste . cioè Mai. La donna udendo questo di tra cosa amava se dolorosa . ser Guiglielmo Guardastagno fu . come niesvivanda quale diesi . . . Vnqua ditte tempre il Peinrca. a cosi nobii vivanda d* come è stata quella del cuore un cosi valoroso e cosi cortese cavaliere. . e malvagio cavalier dee fare se io . con grandissimo dolore e pianto furono e nella chiesa del castello due del- ricolti. non solamente mori ma quasi tutta Messer Guiglielmo vedendo : questo . una finestra. e da quegli ancora del castello della i donna corpi la . . l' nvea del mio amor fatto signore e voi in questo oltraggiato. la- sciò cadere . gliele strappai poco avanti che io tornassi.* : voi Taceste quello che disleale . cavalli andò puto per tutta la La mattina seguente contrada come questa casa era via. NOVELLA cb' egli fi IX.

non che a Donne : . e signoria. quello clie si contratta in vendila. ma il proverbio usilalo è. ma me hanno . . Prima la giunta. la quale con d' due usurai . e già dal Re a essendogli imposto. che rata. vale anche per porla der- Tuone o quantità di qualsivoglia cosa. Senza andar piìi quanto indizio dietx'o a così dolorosa materia . Le voi miserie dcgP infelici amori raccontate . a ciò che nella seguente giornata dee raccontare (l) Derrata. Que- sente e preso per ladro la fante della messo laond' egli donna racconta alla scampa dalle forche. se averlo . avendo : già il il Re fatto fine suo dire . . incominciò. neir arca dagli usurieri imbolata i prestatori d'avere .. . sono ta salvo se io non volessi a questa '. da al- piiì lieta e migliore incomincerò forse buono si dando . già contristati gli occhi e a '1 petto se per che io capo . se ne portano in casa . { Potrebbe derrata forse tornar in acconcio in qualche caso dire: prima la giunta che la derrata. V ar- ca furata sono condennati in denari ì^olamente al a Dioneo . restava la sua fatica quale ciò cono- scendo. un medico per morto mette un suo amante addoppiato in una arca . ne venisse sommamente disiderato ho che Ora lodato sia Iddio che finite . più la giunta che la . i34 GIORNATA QUARTA NOVELLA La moglie tutto lui sti si X. malvagia derra- (i) fare una mala giunta di che Iddio mi guardi. si «lice quanrlo l'aggiunta supera il principale.

(i) ^ Con una donna una volta. meglio che ta sì . per potere quello da casa risparmiare. di nobili vestimenti e ricchi . avendo presa per moglie una bella e gentil giovane della sua città . coperta ca . e più e più giovani riguar- nella (ine la .TVOVELLA X. dispose di gittarsi alla strada e : voler logorar dello altrui dati . . e d' altre gioie e tutto ciò che ad una donna può piacere. tutto il suo animo e tutto ben suo Di giovane accortosi e piacendogli tutto il forte. ma di cattiva vita e di biasimevole stato s' . e con ujia sua fante lauto urdiuò che insieme furono. bellissime giovani che ancora non è gran tempo che in Salerao fu un grandissimo modico in cinigia . . similmente in lei suo amor rivolse. nel quale ella pose tutta il sua s{)eranza. mal dal maestro tenuta di Chinzifeste . donna (i) si penava a ristorar non so quanti e simili ciance. il cui nome all' fu maestro Mazseo delia Montagna . Il di cui quale come messer Ricciardo dicemmo alla sua insegnava le . uno ne clie le fu all' animo il . cosi costui a costei mostrava che il giacere con una dì . a35 . Fra costui chiamato Ruggieri da leroli .di nazion nobile. altra del la città teneva forni. si K come savia e di grande si animo . vero è che colei . Dovete adunque sapere . in tanto gli che parente nd amico lasciato avea che ben volesse o che che il volesse vedere j e jKir tutto Salerno di ladroalti'c necci o d' la vilissimc cattività era . di che ella vivoa pessimamente contenta. il quale gih ultima vec- chiezza venuto. la aUinpa del i5l7 : e fU chr U sento coti tiihieda. ella il più del tempo stava infreddata letto era come che nel . infamato : di donna poco curò piacendogli esso per altro.

del 27. gambe . Il cui difetto avendo maestro veduto . Amaiil città lontana la etlir. per così gliele diedero l' . maniera perseverando insieme avvenne che il scretamente al medico fu messo l' tra le mani uno infermo quale aveva guasta il una delle . (5j da Salerno XY miglia. osso potrebbe guerire ma che egli altro che per morto noi prenderebbe: a che accordatisi coloro 11 a' quali apparteneva . E poiché alquanto diletto preso ebbero la donna gli cominciò a biasimare la sua passala vita e a pregarlo che per amor di lei di quelle cose . e a dargli materia di farlo lo incominciò a sovvenire e quando d' una quantità di denari quando d' un' altra assai di- E in questa . certi suoi grandissimi amici d' Amalfi (3) che egli non dovesse lasciar per cosa alcuna che incontanente là non andasse . quanto esso avvisava di doverlo poter . a costui la . si rimanesse. con- veniva del tutto o tagliare tutta e a trargli 1' gamba o morire. dove uno osso fracido . ed alcune più aniiche. dovendo il maestro andare a costui gli venne un messo da . Venuta l' ora del vespro . dovendo attendere in sul vespro a questo mattina d' una sua certa composizione la fé la una acqua quale 1' avesse. pena nò si lasceiebbe medicare servigio stillare . che fosse . senza dire ad alcuno ciò . j4doppiare dar l'oppio sonnifeio: alloppiare. penare a curare j e quella fattasene venire a casa la nel- sua camera (2) la pose si . perciocché una gran ~ (1) zuffa stata v' era .. tanto a far dormire. il quale si aveva nella gamba non gli si cavasse. medico avvisando che infermo senza essere adopla piato (i) non sosterrebbe . dis- se a' suoi parenti che. bevendola. . 2 36 GIORNATA QUARTA . (2) t In una finestra della sua camera.

nella camera trovato Ruggieri dormendo lo inco. bata con il sospinse dicendo: leva su . tutta la bevve. forte e a prenderlo per lo naso e a tirarlo per la barba ma tutto era nulla : egli aveva a buona caviglia legato (i) t Nel letto Mtnn. Ma «piesto era niente . n' andò ad Amalfi: per qual cosa la . non dover si toniart. donna sappiendo Ini la notte . dormi- glione. e non venir qui Ruggieri cosi so> la spinto cadde a terra d' una cassa sopra quale era . a casa come usata era occultamente il fece irenireil Ruggieri. a37 medico . il prese e fussi addor- mentato. La donna se ne venne. e credendola ac(pia da bere. la una barchetta. andas. né altra vista d'alcun sentimento fece.sero a dormir*. che molti v'erano stati fediti Il prolunsali» gata nella seguente mattina la cura della to in su gamba. la il Standosi adunque Ruggieri nella camera e aspettando dì durala donna . né che un gran sonno . avendo o per faticii o jhu' cibo salalo «he mangiato avesse sete . fatto un corpo morto il Di che la donna alquanto spa- ventata cominciò a voler rilevare e a dimenarlo più . ch(> se tu volevi dormire tu te ne dovevi an. che avrebbe . e come prima |)otò. a bocca postatasi stette guari . e nella sua ramerà rtS iniiiio mise e dentro vi ser- a tanto cbe certe altre ]>ersouc della casa si . . acifua non i. . egli non rispondea tar> né movea punto pii\ forza Per che la donna alquanto . o forse per usanza la iinrstra il ima grandissima gli venne nella veduta (piesta guastada d' acqua ( i) lo quale medico per infermo aveva fatta . minriò a tentare e si a dire con sommessa voce che su : levasse si .NOVELLA di X. dare a casa tua . Altri tetti hanno guuttadeUM éf acqua» .

pra ogni altra cosa è da . candela ac- ma niente era per che fosse il . quel . . dosi consigliare tacitamente chiamò la sua fante . tacita- mente sopra donna cominciò a piagnere e a dolersi di . consiglio La fante maravigliandosi forte e tirandolo ancora ella e strignendolo e senza sentimento vedendolo. e dargli . la donna dicea cioè veramente lui esser . io vidi questa sera al tardi di- rimpetto alla bottega di questo legnaiuolo nostro vi- cino un' arca non troppo grande 1' . come che medico marito senza alcun so- fallo lui credette esser morto Per che amandolo . quando veduto sia sarà che dì qua entro : stato tratto ? A cui la fan- te rispose madonna. cosi fatta disavventura la Ma . verrà troppo in concio (2) a' fatti nostri perciocché dentro vel potre colpì d' il trem mettere lo ^ . asino Per che la donna cominciò gì' a temere non fos- se morto} ma pure ancora e' : incominciò a strignere agramente cesa j le carni a cuocerlo con una . che sono il me- Jcsimo. la quale . di sopra ha in acconcio. morto e consigliò che da metterlo fuor di casa era A cui la egli donna si disse : e dove il potrem noi porre. disse che . era . la sua disavventura mostratale le chiese . dopo alquanto al . . si traesse di casa j nò a ciò sappieu. in destro. Chi in quella troverrà non so (1) (2) III concio. di non aggiugnere suo danno vergogna era pensò che senza alcuno indugio da trovare modo e come lui morto . suspichi (i) domattina. come facea se fu dolorosa far non domandare lui : e non osando romore . a38 l' GIORNATA QUARTA .. se '1 maestro non ha riposta in casa . sos|ielli. ella che medica non . due o un coltel- e lasciarlo stare Suspichi. che non . temendo .

dì davanti avevan quella arca vese la notte vi rimanes- duta e insieme se te . . 239 TÌ se '1 di qua entro si . mivano . Matt. porciocchò malvagio giofare alcun che andando a male da . venute all'arca. senza allora .. E . reJia. di portamela in casa loro. spallo si sopra [M)sc Ruggieri . . ancora ch'ella gravetla paresse (5) ne la portarono in casa loro e allo. (r>) Ancora ehi lor graveUa pareste'. fuor che di dargli alcuna fedita dicendo che non l' le potrebbe per (rasa di'l mondo soil'erir animo di ciò fare. prederrh . posto per ordinalo. e andando la donna innanzi a guardar se persona (i) venisse. al- cuno suo nimico Piacque alla sia stato il ucciso e poi messo neirarca. NOVELLA perchA pii\ X. <kt 37. cre- da messo. e in altri luoghi il t Persona per alcuno osò anche Boccaccio alla nisniera de* Francesi (3} Aliiuanto più oltre t cioè (S) AvTcrli un poco {mù in Q J« quella caaa. e lasciatala stare . che vane e gagliarda era. anzi vane è stato . e maugiole doUa la a vedere se quivi fosse si. e richiusala^ il lasciarono stare. dalla donna aiutata. di casa usciti trovandola senza entrare in altro ragguardamento (4). j)osto (3) che . . avendo biso- gno di nlasserizie. clic d* altronde . 1' arca dove veduta l'avca: fante qual tornò e disse di La adunque. curarsi d' acconciarla troppo . venuta la mezza not- . prestamente. . in Erano di quei di ahpianto piò oltre (t») tornati una casa due si giovani. se u' andarono a dormire Ruggieri (i) il quale grandissima pezza dormito avea. dentro vel misero . garoula allato ad una camera dove lor femmine dor^ appunto . donna consiglio della fante . li ([uali prestavano ad usura: e volontero- di guadagnare assai e di il spender poco. in altro (4) Senza entrare ragguardamento ^ aenaa più riguanlat* e cMminire.

venni nella camera della mia donna essere in e ora mi pare il una arca . pur . in questa arca trovandosi. . per donna . / a4o sumata GIORNATA QUARTA il già aveva digesto . Così avveniva della allora a Ruggieri. in sul quale era in su 1' altro volger vo- gliendosi nell' sta sì destramente il fece che la . disagio che no nell' arca . che era piccola . quel con: essendo vicino a mattutìn fosse il si destò e come che rotto ne sonno gli . Accade spesso agli smemorali di non sapere né quando né come né perchè s' ahbian falle le cose. il ma poi pa- recchi di tenne stordito^ e aperti . qui m' avesse nasco. e doglien- dogli il lato . . la fé piegare e appresso lo cadere le e cadendo fece . quale non era po- sopra luogo iguale (2) . medico tornato lo quale la o altro accidente sopravvenuto . perdere la memoria. cominciò a e a dir seco : smemorare (i) io X che è questo Io pur ? dove sono dormo io o son desto ? mi ricordo che questa sera io . secondo gli Accademici della Crusca. beveraggio e la virti^i di . dato delle reni stata un de' lati della arca . se alcuna cosa sentisse e cosi gran pezza dimorato stando anzi a . e' sensi avessero la loro virtù recuperata. Non era egli andalo in camera donna? Or quando erane uscito? un'arca? ed a e per qual via erasi egli condotegli to 1' ili qual fine? Niente di ciò sapeva. gli occhi e non vegin gendo alcuna cosa e sparte le mani qua e in là . so ? Io il credo e fermamente così sarà E per que- sto cominciò a j star cheto e ad ascoltare . . quale femmine {}) che ivi allato si destarono . un gran romore. e perciò dice autore con mollo garbo che (2] smemorava Eguale . Qui è per siadliludine. Questo che vuol dire ? Sarebbe . dormendo io. aodac cercando nella sua memoiia . per dormivano . A smetnorare . \ SmeinGrare è j)ioi>nameiite.. rimase nel cerebro una stupefazio- la quale non solamente quella notte.

a certe iinestre cominciarono a gridare al ladro al ladro. Il qual brancolare sentendo femmine che Ih? deste era- no . più de' vitetto e chi per lo per una parte e chi per : un' altra corsono ed entrar nella casa e i giovani si- milmente gieri ( il desti . . involare. a4i pnnra o per paura tacettono (i).. . d' alcuna di ipieste cose niente levatesi : Laonde e fattesi femmine più paurose divenute. comin- ciò nd andar brancolando per la casa srnla per sapere se o porta trovasse . che di ha il anono gli «tcllc due IcUere v cooao- nantr e h. antichi tn*r*ni Ttina con altra. e conlraiio/cwv/c«. . non Mpe>'a dove si fosse e una cosa e un' altra . a questo romore . quasi di so per marasi viglia uscito tesse nò da qual parte fuggir dovesse o po> vedeva) preso dicrono nelle mani della famiglia dei rettore della terra. non rispondca: por che i fem- mine cominciarono a chiamare nò sentivano le due giovani. vitto. per diversi luoghi. donde andar le se . e Rug- qual quivi vedendosi . . quali. tra esserne fuori che starvi dentro. la qual quivi giù era al romor (l) ^ *( rneriHono. ma «entendola per lo cadcro a|>erla . per Io cader dubitò forte j . NOVELLA «1 f'bì)rr X. E che egli . parrrhbe strano (le* il trorare in alcune srpolcralì iscriiioni ctisliani bibas in Christo per mcas tu Cliristo. ne potesse . eerbiallo e rervia/'o. non t' mio le icamhìarono . civorio ^x forbici rìbrrio. forte perciocché molto vogghiato aveano dormivan . A chi non m- pene questo. Per cini chi su la qual cosa. cominciarono a dire: chi ò la Ruggieri non cole li noscendo boce (a). Ruggieri dell' arca . a! prr ctrcmpio. bort hoto^ imbolare p^r vnee. Noi mrde- •imi diciamo indilTcrcntrinenlc nerlto e nervo. si levarono. volle avanti «e altro avvenisse. . taceltero e taeeUono per tae^iuero ili»- •ero gli Ditlichi (3) Pir la fimì)(ltansa. lacerano. tleaa cosa fi-ccro pure gli scrittoli Ialini dc'lmssi La tempi. «lìrendo.

2 4a corsa . avevan la notte passata j non olti'e . carafjn. clie Rug- gieri ei'a stato preso statori: il ad imbolare (i) in casa de' prela elle la donna e sì sua fante udendo. rubare. (2) vota. to dolore che quasi n' era il per impazzare Non d' . e a questo del pesi fat- ricolo nel quale Ruggieri era . vaso di vetro. . maestro. percioccliè mal. [n] Guaitacletta dim. la donna sentiva . che quasi eran credere a sé medesime che quello che . (3j Durar potem in istalu . Come la donna ebbe questo udito cosi si avvisò che Ruggieri quella avesse beuta. vagissimo era da al tenuto senza indugio messo martorio .. avea . fece un gran romore sua durar poteva in islato che ninna cosa in casa (3). d'una quando d' una guastadetta d' acqua versata gran romore? non se ne truova egli più al moncui il do? A maestro disse: donna : . GIORNATA QU ART A E davanti al rettore tutti menatolo. e perciò loro (1) Involare. confessò nella casa de' prestator essere : per imbolare entrato per clie il rettor pensò di do- verlo senza troppo indugio farlo impiccar per la gola. in quello stalo in cui esso la losciava. dicendo: che direste voi. tu avvisi che quel- la fosse acqua chiara non j è così . corpaeciulo con piede e collo strallo. che da altro dolore stimolata era. 1' avesser fatto ma avesser sognato di farlo . di guastada. anzi era una acqua lavorata da far dormire ta l' e contoUe per che cagion fat. La donna gran cosa fate sì . . l'ispose adirata. di tanta maraviglia e di vicine di far fatto nuova fur piene . La novella fu la mattina per tutto Salerno . guari appresso la mezza terza medico tornato gli Amalfi domandò che la guastadetta la sua acqua il fosse l'ccata j percioc- ché medicare voleva suo infermo e trovandosi .

A cui il legnaiuolo In disse : essi mentono essi .1 mente moJo e neir«ltro si trota scrìtto) ìgniGca nslag^io. egli stata non aveva venduta imbolata 1' . Ma i Na|>olelani chia- mavano stadico il |>rcfet(o del crioiioale. Malespini. io abbia }M)tuto sentire sia amico uè parente alcuno è che per aiutarlo levato si o si voglia levare j e credesi per fermo che domane lo stadico (0 '^ ^^^^ impiccare. in Gio. |)crcit) rifatevi cieli' altra Il maestro vcggeodo che altro essere non poteva . che quell' arca fosse. preso udite al come come egli in casa de' prestatori pervenisse e : voi sapete bene l' il il legnaiuolo dirimpetto quale era arca dove noi di cui mostra mettemmo : egli era at- test(> con uno .. E oltre a questo vi \o' dire una nuova cosa che egli mi pare aver com. Villani. uou epunto . fece far della nuova . . la i maggior quistion del mondo . nel Varchi. prestatori si come essi stanotte mi dissero quando io in casa loro la vidi allora che fu preso Ruggieri. In questo senso è voce loacanisaìaia e trovasi in Ricord. e l' il maestro rispondeva che . : madonna . chò colui domandava denari dell' arca sua . arca anzi gli : era la notte Al quale colui diceva alli non è . e (ieri** dal latino ile' aeroli hass«o«l(»- lirui. perciocchò mai io non ven- de' loro. X. . di Ruggier dice ogni uoni male n(> . siccome aiirlie oslnggio. tuacana. . / NOVELLA . cosi anzi hai venduta due giovani . coree STverlonO anche AcoMkmici della Ctusca. f Stiulico o j/«/iro(che nelPun propii. o e disse : macslro . gli e tal voce in questo senso. . dices- tornò e disscle . nel Guiccìar>> dini e in molli altri scrittori aniichi e mo<lcmi. per ipicllo che . ma questa notte passala me l'avranno (t) (Questa Toce non è totcana) Giudice criminale. Po- co appresso la fante che per comandamento della donsi na era andata a saper quello che di Ruggicr se . a43 noi noi sa pa va- loMe punito morto ino.

medico a il . Mari. : e di che . Disse ? maestro disse . è J. avea . co il menai: e avendo egli sete né io avendo ove più . scampo che . tanto mi lusin- gò. lagrimar messere . volentieri ogni cosa le istrìgnevano i La donna . 2 44 GIORNATA QUARTA : imbolata andiamo a i loro -. frase pei- Jireclie la cosa le premeva molto. E. voi sapete che giovane Ruggieri da leroli sia al quale piacendogli io (oi) . e . sì come e io farò come colei alla quaa- cintolini (i) con subito consiglio . vendo avvisato ciò che da quello la fante informò n' . ricordandomi che nella vostra camera una guastadetcomune ~(i) Istrìgnevano i cinfollni. La madonna . . comprendendo ottimamente come disse alla fante ciò che dal maestro udito di Ruggieri doves.. qiìcsV annn. poteva Ruggieri scampare e servar fante disse : onor di . mi vedesse. alterato credo hoc anno.i modo ])asso. (2) Uguanno. come voi potete vedere . in cotal guisa Ruggieri là fosse . e piagnendo incominciò a dire messere me conviene domandarvi perdono d' un il gran fallo quale verso di voi ho commesso. tosto ricorrere o per acqua o per vino la non volendo che la vostra donna . insegnatemi . trasportalo ma come . quivi risuscitasse non so vedere io il La donna fatto stava allora . E la fante non restando di . me io nuta . si se ne andarono di ne son qui ve- concordia a casa prestatori e io . fare era ordinatamente di se : La quale primieramente gì' andò al . se dare aiuto si come colei volendo 1' ad una ora lei . . comprendo che . che io in casa vostra nella mia camera a dormire me. dove trovato fu . usalo anche a] presente nel contado. quale in sala era. e pregolla che allo . tra per paura e per amore mi convenne uguanno e sappiendo egli iersera diventare amica: non ci eravate.

t6 . II. questo e per quello che poi ne segui (i) Ruggieri n'ò per perdere la persona (a). . per morire: coti di lopra dijte ci terranno te persone. |ier uccideranno. e si ma Dc(>ulali riptofaroDO coti faUa leaioM. Il . ? ma chi è colui che alcuna volta mal non fatto : faccia lo ne 8oa molto dolente d' averlo non pertanto per . nella quale. n'hai data la perdonanza tu stessa desti questa notte il perciocché. T.. : ciò va' e procaccia la salute del tuo amante^ e per in- nanzi ti guarda di più in casa non menarlo . (a) Perdere la persona. (3) Con il tutto che e tutto che per quantunque o benché qm alcuaa volti (4) Bucc. Per che io quanto più posso vi priego che voi mi perdoniate . corsi per quella e A gliele : diedi bere e la giiastada riposi di donde levata V avea che io truovo che voi in casa un gran romor n' a. dicon esti.. che egli lasciò a Ruggieri favellare La quale . vetc fatto E certo io confesso che io feci male. allennero all' altra. e mi diale li- cenzia che io vada ad aiutare si in quello che per me potrh. mato l' ebbe che rispondere dovesse . ta d' a45 . ma molto più spcato V usa og^i tutta P Italia. . con tutto te che (3) motteggiando rispose: tu . e tanto il prigionier lusingò . dove tu cre- pelliccion ti un giovane avere che molto bene scotcsse avesti un dormiglione e per. acqua aveva veduta . NOVFXLAX. quanto per mi- quello che poi ne arguì. che io ti pagherei di questa volta e di quella Alla fante }>er la prima broccata (4) parendo aver ben procacciato quanto più tosto potè se n' andò alla prigione dove Ruggieri era . Broccata colpo. allo sUidico se scampar volesse tanto fece che allo stadico andò da- (i) t N<'II« «lampa del 37 si i legge non Ionio per queito. riscontro. medico udendo costei. Ruggieri ira avesse . couvenguno tutti i gliori letti. Qui e per metafora. poiché infor. DECAM.

e come ella come sua amica in casa gli il 1' medico meacqua adopl' avea data bere . gli contò la storia infino . schifa E il macinio (2) levatasi ro disse : messere . ma ben ricordava che andato era ad alber- gare con la fante del maestro della quale aveva bevuta Mazzeo . dopo molte novelle trovò li prestatori la notte passata aver l'arca imbolata e in casa messalasi. nella camera acqua per gran sete ch'aveaj ma che poi di lui stato si fosse. voi avete qui ve- Ruggieri da leroli preso per ladro . Lostadico veggen- do che leggier cosa era a ritrovare se ciò fosse vero. . in gergo per congiungersi carnalmente. ~ {2) Macinio. e trovò iJ ma il che medico domandò così era slato: e appresso. GIORNATA QUARTA Il quale prima che ascoltare la volesse . . Vannelli s'ingegna mostrare che può essere aniraessa anche . ed ella. prise vero fosse dell'acqua.a46 vanti . . e' prestatori. (3) Avverti signor per padrone. ha se di non quando i prcstiitorl destandosi ec. e non è cosi E 1' cominciatasi dal capo. il lesi" (4) "t Mann. (1) Attaccar V uncino. non conoscendola e come per morto . se s' non quando in casa de' prestatori (4) destandosi era trovato in una arca. e domandatolo dove dinanzi alsi . per- ciocché fresca e gagliarda era care l' volle una volta attac- uncino (i) alla cristianella d' Iddio: .Ultimamente la sera mandò non per Ruggieri bergato fosse . Macinare fìguralanienle vale usar l'atto venereo. avea '1 nell' arca messo j e appresso questo il ciò che tra maestro legnaiuolo e dito gli disse . per dal essere meglio udita non ne fu punto . signor (3) della arca aveva ui per quella mostrandogli come in casa prestatori fosse pervenuto Ruggieri. rispose si che dove albergato fosse sapeva . fatti richiedere legna- iuolo e colui di cui stata era l'arca. . e il cav. Qui è per nielaf. alla fine nato piata avea.

diece once (a) fosse caro . non d' esser messo nel? arca Se le prime novelle li contristati. »47 udendo e non sapeva . e vagliouo un seUimo più del . chiamate once. quando esse si disse lo stadico aver V uncino che che poterono della compas. diecc monete d'oro. termine della sua signoria era venuto. Alla line cognoscendo Ruggieri essere innocente. . liberò Ruggieri : Il che quanto a lui niun ne domandi . Ma il CHI). in . IjO stadico queste cose . e spezialmente attaccato.. cioè che (panilo Ruggieri si risenti e si trovò in un'arca. Dieee once.. . né che la detta il si destarono se non lunga pessa dipoi. citate nel Vocabolario. Msrt. Dal che a|i|Mirisce lesione è sicuramente erronea (i) (a) f Ltt/'ecCf testo Mannelli e le dueedis. cioè d'aver fatto ragionare di la infclicilà degli materia così fiera come è quella del. Dìoiiisi osserva che a ciò op|K>nc quanto è stalo iletto di i sopra . che dare aveva voluto delle col. pre- Statuti dormivano ancora. amanti j e fatta la scusa in piò si quesU girri. gran piacer pigliandone e alla fante e a Ruggieri e si al legnaiuolo e a' prestatori piìi volte ridir le fece (i ). Bug- ma i>enjl a' prcsUlori e furrbhe si le veci «lelP aMalivo aaaululo. la tal caso quel destandosi non appartemlilie a . e alla sua donna fu cainsieme e rissimo oltre misura La ({ual poi gli con lui con tella la cara fante . NOVELLA egli X. leaion*. con assai piacevoli parole alle belle Donne si scusò di ciò che fatto avea. più volte rise ed ebbe festa il loro amore e il loro sollazzo sempre continuando di bene in meglio j il che vorrei che così a me avvenisse ma . petti delle vaghe Donne avevan questa ultima di Dioneo le fece ben tanto ridere . Si usano questa al niundr in quei regni anco succhi nu. sione avuta dell' altro ristorare il Ma e veggendo il il Re sole cominciava a farsi giallo. presente. che imbolata avevan l'arca. coo- dannati i prestatori. .

e il viso ritondetto con un colore vero di bianchi gigli e di vermiglie rose mescolati tutto splen- dido. tutta la brigata . GIORNATA QUARTA e della testa si tolse la laurea . e chi là a prender si secondo all' i diversi diversi diletti . che fuor di quel macinava. sorridendo rispose . al danzare e la al cantar diedono : e come me- nando Filomena danza disse la Reina Filostralo. E . dicendo pongo a te questa corona . . e chi qua appetiti . li cui capelli eran cre- lunghi e d' oro. . con due occhi in testa che parevan d' pellegrino . . si come . diedono infìno . da seder leli- . La Fiammetta . Costoro adunque parte per lo giardino . La qual proposizione a siniscalco venire . ora della usati era- cena . re e ben serviti cenarono usati erano . per infino all' ora della cena lietamente . Ed essa . . le cui lab: bra parevan due rubinetti strato t' . fattosi il e delle cose opportune con lui in. da quella si levati . infino ad ora voglio e comando che ciascun s'apparecchi di dovere doma- ne ragionare di ciò che ad alcuno amante dopo alcuui fieri o sventurati accidenti felicemente avvenisse tutti . meglio dell' aspra giornata d' oggi che alcuna con quella di domane queste nostre compagne racconsolar saprai spi . no. appresso della bella fonte con grandissimo piace. e sopra li candidi e dilicati ome- ri ricadenti. la cui bellezza non era da dover troppo tosto rincrescere. un falcon e con una boccuccia piccolina . e aspettando le il : donne a cui porre la dovesse piacevolmente sopra la capo biondissimo della Fiammetta io pose . sieme avendo disposto vandosi cenziò . e parte verso le mulina . a colei la quale altra . La qual venuta tutti raccolti come no . piacque . Filo- e io la prendo volentieri e acciocché meglio avveggi di quello che fatto hai.a4B levò .

Ma perchè allora diverrehbe vraìuaa testo. io a49 : non intendo deviare hanno che . di desinare oggi es<'mai pio. novelle acciocché piìi giorni che questo non sieuo dichi. e roalru"^ lione . allora in luogo dell'infinito preceduto dalla particola di converrà che si ado|>eri il soggiuntivo preceduto dalla particola che\ oè io |K>trò dire in tal cbso„ T amico S|ierava di desinare in og^i seco^. e aog^iunge (Iw si ejpone questo pano nel Vocabolario della fatta CruKa : ma can. da' miei passati ma . Se io dico. ed ecco |)erchc. ai dolga con ragione il cor* Che sia tradito aoUo fede umore cuore dolga di e«art« la Si deve adunque. preceduto dal aegno del secondo caao . vogliamo che una ne qual più ti piace . chcnti sono lo tue . ma bensì „ Quanto ». meco„ iasione del drainare ai riferisce che è P agente di sperava. qui intendere che il ai medesimo. riferirsi alP cosa enunciata dall' inCnilo dee ind!s|>ensa|>er agente dtl veilio principale. il dunque Boccaccio in ai tal caso non gii core „ Quanto „ ly esser dolga con ragione il tradito sotto fede amore. . tali sono canzoni . . così intendo che per : Io mio comaa- damentu certa si canti una canzone le tue e perciocché io soa . di|N>nde la da un TcrlK) intransitivo.». cusi a|ipnnto il ma che aia tradito amore. NOVELLA X. die' tiaditu esso egli. ma dovrò dire.. sostiene egli che vi aia acorresioae nel cbe a^^Lhia • leggere: „ D'esser tradito sotto /è dF amore. l'amico sperava che io desinaui og^i seco. Vanoetli intende qui che il cuore «i «lolga non già ili enere tndito esso atesao. Quando un bilmente rerbo infinito. Filostrato rispose che volenllcri : e senza indugio in cotal guisa cominciò a cantare Lagri mando dimostro * Quauto si dolga con ragione il core D'esser tradito sotto fede amore (i). Avrvhbe detto. Che se non a questo agente. sir<omc essi fatto . j turbati da' tuoi infortunii. (i) t II ciT. Dlonìsi non animelle cosi ipirgaaione..„ r amico sperava riferisce all'amico.

. alta blltà (2) ornato E più che mai 'nfiammato fede . . allora che primieramente _( Ponesti in lui colei per cui sospiro . . colei Ch' allora eh' i' più esser mi pensava lei Nella sua grazia e servidore (i) a Senza mirare il danno . Che lieve reputai ogni martiro Che per te nella mente . e così vi leg- ge il Bemlio. 25o GIORNATA QUARTA Amore . E D' spesso naaladico il giorno e il 1' ora Che pria m' apparve suo viso amoroso .. la speranza e 1' 1' ardore • Va bestemmiando 'I anima che more sia . . Ch' è rimasa dolente Fosse venuto j . l' altrui valore Dentro raccolto e me cacciato fere . La mia . Senza sperar salute . Com' io conobbi me di fuor cacciato Nacque nel core un pianto doloroso Che ancor vi dimora 5 . Ora conosco e non senza dolore Fatto m' ha conoscente dello inganno Vedermi abbandonato da In cui sola sperava . Del mio futuro affanno M' accorsi lei aver . Ma o che sia o no (che poco imporla) riconoscesi per molto antica ed affettata voce. Quanto (1) Avverti (2) Billìi mio duol senza conforto }ptt servidore jw orilo i pongono per queste canzoni testi stampati. Sì piena la mostrasti di virtute . ma il mio errore .

. .. e *1 mio furore { minore . perciocché nessuno Com' io ti può cantare Una fatica sola ti vo' dare Che tu ritruovi Amore e Quanto mi sia discara La trista vita amara . k quaUr ha nel Trno smo onore. . . amadore . e Quftla R|iclisione manca preccilcntr per lo cagione: e forse (i) nell' edUione àù >597. a5i ti puoi sentir tanto chiamo Con dolorosa voce E dicoti che tanto Che per minor Vita crudele e e sì mi cuoce morte bramo raartir la Venga dunque . . E *1 cor di vita fallo sì misera spoglia Deh M' è poich' a torto gioia tolta e diporto lieta . mia s' alcuno non t' appara Io non men . Amor . Mi resta piCi che morte alla mia doglia . ec. Ballami dunque omai Pon fine . . NOVELLA Signor f tu '1 X. pregandol che 'n migliore Porto ne ponga per lo suo valore Lagrimando dimostro . signore . Ch' ove eh' vada . a lui sol uno Dimostri a pien .onr assai chiala ro qual fosse l'animo di Filoslrato. Dimastrarono le parole di questa <*an7. . . . Termini e la mia ria . Come Ballata l' hai falla di nuovo . curo . Fa' costei morend' io . . . . . (i). col suo colpo io . con essa alll mìei guai . il sentirò Nuir altra via niun' altro conforto .

comandandolo Rei- Qa . K<S^ GIORNATA QUARTA l' più dichiarato nella avrebbe 1' aspetto di tal donna (i) il danza era. Ma poicbè egli ebbe a quella posto fine tate molte altre can- ne furono infino a tanto che 1' ora d' andare a la dormire sopravvenne: per che . se le tenebre della sopravvenuta notte .. . ciascuna alla sua camera si raccolse % (i} Che nella. rossore nel viso di lei venuto non avesser nascoso .

ola i3 perduta ricoverasse NOVELLA I. Masetto da Lamporecchio si fa mutolo e di- . 5 Osservazioni istoriche sopra la Giornata 8 «\ «.. GIORNATA TERZA Nella qule si ragiona sotto clii il reggimento di Neifile di alcuna cosa molto da lui disiderata con industria acquistasse .•*.INDICE DELLE NOVELLE CONTENUTE SECONDO VOLUME K^ sservazioni Terza Quarta istorìcìie sopra la Giornata pag.

e così campa dalla mala ventura. a dar modo che 'l piacer di lei avesse intero effetto 33 NOVELLA IVé Don Felice insegna a frate Puccio come egli diverrà beato . e don Feli' ce in questo si mezzo con la moglie del frate • • dà buon tempo NOVELLA V. zia di lui parla alla sua donna . Sotto spezie di confessione e di purissima coscienza una donna . 2 di che udgiluf tacitamente il truovalo e tondelo: tri tonduto tutti gli al- tonde.. senza avve- dersene egli . faccenda una sua peniten- zia : la quale frate Puccio fa . induce un solenne frate . Un pallafrenier giace re . ed ella . innamorata d'un gio- vane. NOVELLA in. \ concorrono a giacersi con 8 NOVELLA II. colla moglie s' d'Agiluf accorge . 6 a54 viene ortolano di le quali tutte INDICE un monistero di donne lui. 47 // Zima dona a messer Francesco Fefgellesi e per quello con licen- un suo pallafreno .

tratto della sepoltura. per egli è in purgatorio . si parte di Firenze: tomofvi informa di peregrino dopo alcun tempo . parla con la donna e falla del suo crror conoscente . . si truova che con JUc' • dardo è dimorata Ca NOVELLA ni. . e confratelli cifica . e libera il marito di lei da morte. è messo in prigione e fattogli credere che e poi risuscitato . Ferondo . e credendosi col marito essere stata . e si il pa- poi saviamente con la sua donna gode 73 NOVELLA Vili. col mostrare Filippello dì seguente con la moglie di lui dovere essere ad un bagno ifa che ella vi va .INDICE tacendo. Tedaldo turbato con una sua donna. è rato per morto glie di lui si . ama la moglie di Filip» ) la quale sentendo geloil sa . . mangiata certa polvere . 54 MOVKixA yu Bicciardo Mìnutolo pello Figidnolfi . sotter- e dall* abate . secondo la risposta poi l' effetto segue. che la mo- gode . egli in persona di lei si a55 risponde. che lui gli era pròvaio che aveva ucciso.

Tancredi preme di Salerno uccide V amante della figliuola . a cui Rustico monadiavolo in inferno: il poi quindi tolta bale . 3 ^B^6 moglie di lui indi<:e suo nutrica un Jigliuolo dello abate^ nella generalo loo NOVELLA IX.iSjr NOVELLA I. il quale. dos^e vagheggiando una giovane in persona di lei Giletta giacque con lui ed ebbene due figliuoli j per che egli poi avutala cara . e mandale il cuore in una .j... . a Firenze se ne va per isdegno. Giletta di Nerhona guerisce d' il re di Francia Bel- una jislola : domanda per mai ito tramo di Rossiglione. contra sua voglia sposatala. Alibech diviene romita co insegna rimettere . per moglie la tiene 1 1 HOVELLA X.. . diventa moglie di Neer- 125 GIORNATA QUARTA Nella quale sotto infelice Jine il reggimento di Filostrali To si ragiona di coloro cui amori ebbero .

e da' suoi frati preso . poveri a Rodi iono e in povertà quivi muo• . messa sopr* esso aerina avvelenata. e con la prima terzo si fugge : enne incolpato il amante con la terza sirocchia . è incarcerato 1 64 NOVELLA • III. e presi il confessano . e così muore * ^49 ROVELLA II. tre sorelle e con toro si La maggiore per gelosia fuggono il suo amante uccide. La seconda concedendosi al duca di Greti scampa da morte la prima . quella sì bee. V amante della quale V uccide. INDICE coppa d* oro : a 57 la quale . e per tema di morire con moneta la guardia corrompono . 17Q . in casa d' uno povero ricovera . Frate ^liberto dà a vedere ad una donna che /' yignolo Gabriello è di lei innamorato. si in forina del quale più volte giace con lei lei: poi per paura de' parenti di della casa pittatosi . Tre giovani amano in Greti. il uomo quale informa d* uomo salva- tico il dì seguente nella piazza il mena dove riconosciuto . efuggonsi ..

NOVELLA VI. son presi dalla signoria ella dice ~ . fa del tutto rifiutando di si la quale star più. al mondo . ed egli a lei un : altro : muorsi di subito nelle sue braccia mentre che ella con una sua fante alla casa di lui nel portano.iS8 INDICE NOVELLA . un testo di e quivi su piagnendo ogni dì per una grande ora. . e da quegli che su v' erano. e lei . a lui e poi tagliata la testa 190 MOVELLA V. la quale uccisa uccide. innocente trovata . ed il come V opera lei sta : il podestà la vuole sforzare. per torre una sua Jigliuola. ella noi patisce : sentelo padre di liberare . ed ella se ne muor di dolore poco appresso 197 . fa monaca . Z' jdndreuola ama Gabriotto : raccontagli un sogno veduto . in sogno e m^ostrale di-- dove sia sotterrato Ella occultamente sotterra la testa e mettela in bassilico . IV. . 2o3 . . . Gerbino cantra la fede data dal re Guigliel- mo suo aiuolo combatte una nave del re dì Tunisi. . loro . J fratelli di lei : Lisabetta uccidon V amante di egli V apparisce . . i fratelli gliele tolgono.

suo amante adoppiato in una arca la qua- . a 39 La moglie d* un medico per morto mette un . si frega : a' denti ima foglia di salvia e muorsi è presa la Si- mona . aao ' Messer Gnigliclmo Rossiglione dà a mangiare alla moglie sua il cuore di messer lui e Guigh'clmo Guardastagno ucciso da amato da lei : il che ella sappiendo poi . fregatasi una si di quelle foglie a* denti . la quale volendo mostrare al giu' dice come morisse Pasquino .INDICE NOVELLA VII. ai4 Girolamo ama la Salvestra : va costretto da* prieghi della madre a Parigi : toma . e truovala maritata : entrale di nascoso in . e portato in una lui » muore la Salvestra allato a ROVELLA IX. casa y e muorle allato cliiesa . si gitta da una alta finestra in terra e muo* re f e col suo amante è seppellita NOVELLA X. similmente muore NOVELLA vm. a59 La Simona ama Pasquino : sono insieme uno orto : in Pasquino .

FISE DEL VOLUME SECONDO. . ei prestatori d' avere V arca furata so- no condennati in denari .. lui si due usurai sente . laond' egli scampa dalle for284 che .a6o le INDICE con tutto . se ne portano in per ladro } casa Questi è preso la fante della donna racconta alla signo' ria se averlo messo nelV arca dagli usurieri imbolata .

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pg ^266 Al Boccaccio f Giovanni Opere volgari 1.2 PLEASE DO NOT REMOVE FROM THIS CARDS OR SLIPS POCKET UNIVERSITY OF TORONTO LIBRARY . l8^7 V. ed.

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