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gennaio/marzo 2013

Primavera russa con il Borodin Quartet, Vadim Repin e Alexander Romanovsky Lottava edizione di MICO celebra larte di Sofia Gubaidulina

Spedizione in A.P. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n 46) art. 1, comma 1, DCB (Bologna) - Bimestrale n.1/2013 anno XXII/BO - 2,00

Tre volte Bollani: dal piano solo, al duo con Enrico Rava, al trio

SOMMARIO n. 1 gennaio - marzo 2013


Musica a Bologna - I programmi di Musica Insieme
di Fabrizio Festa

Editoriale
Contemporaneamente

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In copertina: Stefano Bollani ed Enrico Rava

Imprenditoria e cultura
Gruppo Granarolo - Gianpiero Calzolari

MICO - Musica Insieme COntemporanea


Ritratti e paesaggi sonori
di Fabrizio Festa

Musica Insieme in Ateneo


Crescendo nella musica
di Elisabetta Collina

Interviste
Alexander Romanovsky di Anastasia Miro Borodin - Prometeo di Cristina Fossati Vadim Repin di Marco Costanzo Bollani - Bodilsen - Lund di Fulvia de Colle

Il profilo
Stefano Scodanibbio

I luoghi della musica


Il Piviale di San Domenico
di Maria Pace Marzocchi

Il calendario
I concerti gennaio / marzo 2013

Per leggere
Pagine di musica: Accardo, Bahrami, Rava
di Chiara Sirk

Da ascoltare
Rivoluzioni melodiche con Brunello, Fossi e Vacatello di Lucio Mazzi
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MUSICA INSIEME

EDITORIALE

CONTEMPORANEAMENTE
Nelle stagioni di Musica Insieme, n dagli esordi, la musica dei nostri giorni ha sempre giocato un ruolo centrale. Programmaticamente, non si mai inteso stabilire a priori una differenza tra ci che era contemporaneo nel senso della composizione i lavori recenti, recentissimi, se non addirittura da noi commissionati e il contemporaneo nel senso della performance. Difcile sostenere che lesecuzione di un qualsiasi brano di repertorio realizzata hic et nunc, cio oggi, ai nostri giorni, attualmente, e magari anche nella stessa sala da concerto dove si esegue e si ascolta un brano contemporaneo non contenga in s elementi evidenti di contemporaneit, molti dei quali peraltro in comune con la contemporaneit della composizione. Certo che a creare la distanza, ma questo un dato costante ormai da almeno un paio di secoli, la comparazione tra la contemporaneit della composizione e il passato del repertorio. Un repertorio che anno dopo anno va allargandosi, no ad includere, manco a dirlo, ci che contemporaneo e non di repertorio era no a ieri (basterebbe, ad esempio, pensare alle Sequenze o alle Folk Songs di Luciano Berio). Inoltre, Musica Insieme ha sempre creduto nel ruolo del compositore come artista testimone dei nostri giorni alla pari degli altri, dei pittori, ad esempio, o degli scrittori, o dei cineasti. Dunque perch deve apparire del tutto naturale andare al cinema a vedere lultimo lm di questo o quel regista, perch sugli scaffali delle librerie del tutto normale trovare lultimo romanzo di questo o quello scrittore, e non devesserlo ascoltare un brano nuovo, recente, nuovissimo, commissionato per loccasione, o composto per il solista o lensemble che si accinge ad eseguirlo? Constatazione semplice, del tutto naturale questa, dalla quale discende una continuit dinteresse e dimpegno verso la musica dei nostri giorni, continuit che ha trovato una sua signicativa collocazione nella nostra rassegna Musica Insieme COntemporanea, ovvero MICO. Delledizione 2013, lottava, se ne parla diffusamente pi avanti in queste stesse pagine. Qui preme osservare come anche questa edizione si caratterizzi per la capacit di organizzare progetti innovativi ed affascinanti intorno a gure importanti del panorama musicale, personalit le cui opere sono attuali esattamente nel modo in cui lo sono tutte le altre opere darte contemporanee.

Particolare della partitura di Akanthos di Iannis Xenakis, in programma a MICO 2013

Fabrizio Festa

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IMPRENDITORIA E CULTURA

Capitale umano
l Gruppo Granarolo rappresenta oggi la pi importante liera italiana del latte direttamente partecipata da produttori associati in forma cooperativa. Con un modello economico che privilegia le persone anzich il capitale, il Gruppo affronta la crisi con la coesione di una famiglia, come racconta il suo Presidente Gianpiero Calzolari.

Ricerca, innovazione di prodotto, acquisizione di nuovi rami dazienda: il modello Granarolo e la solidariet sociale come strategia vincente per aggredire la crisi

Nel contesto regionale, Bologna lamenta oggi la perdita di quel ruologuida che in passato la poneva allavanguardia nel settore economico come in quello culturale. Come vede la situazione dal suo punto di vista?

Loccasione per riaprire questa riessione proprio quella dellistituzione della Citt Metropolitana, che non devessere soltanto unistituzione formale: bisogna che Bologna si convinca, a partire dai cittadini, dallamministrazione e anche dal sistema delle imprese, che in grado di svolgere un ruolo dal punto di vista dellaggregazione. Infatti il bacino produttivo e sociale della nostra regione ha bisogno di un riferimento centrale importante. Il ruolo di Bologna molto naturale, anche se forse poco esercitato, ma ci sono tutte le condizioni afnch possa assumere un prolo pi europeo. Le caratteristiche credo le abbia, a partire dalluniversit, dal civismo, quel senso bolognese del saper fare, una buona capacit di accogliere le persone, e una quantit di scambi che credo poche altre citt riescano ad attivare. Certo bisogna attrezzarsi, mancano infrastrutture e culture imprenditoriali adeguate a questo cambio di rotta.
Quindi, al di l dei molti peana, a Bologna la vita culturale non manca...

Gianpiero Calzolari

la musica che per il teatro. Inoltre lapproccio al tempo libero un approccio molto colto: Bologna non una citt commerciale, per quanto abbia un centro storico che molti deniscono non a torto come il pi bel centro commerciale del mondo; ma non siamo soltanto consumatori, le cose ci piace anche produrle....
Grazie anche al sostegno di Granarolo, una nuova sede delle Librerie COOP stata inaugurata nella ex Zanichelli del Pavaglione: in questi decenni Bologna ha perso molti di quei luoghi che le conferivano la sua famosa e inconfondibile identit, e per questo loperazione di recupero da voi sostenuta tanto pi importante. Quali sono le cause di unomologazione che in altre citt della regione non avvenuta in proporzioni cos importanti come a Bologna?

Saletta Carducci parla da s e nello stesso tempo renderle pi fruibili, ad esempio attraverso la piattaforma tecnologica che verr installata nella nuova libreria. Non basta preservare la tradizione: i giovani per primi hanno bisogno di contaminarla con altro; per dare poi autonomia economica e imprenditoriale alle cose bisogna trovare un compromesso fra tradizione e innovazione. Certo, quando realt come queste chiudono senza dubbio un pezzo della personalit di una citt che viene a mancare inesorabilmente. Nel caso della Zanichelli stata importante anche la tempestivit: la chiusura della libreria non stata avvertita dalla citt, essendo durata solo pochi mesi.
A proposito di un auspicabile rilancio di attivit e dellimmagine stessa della citt, Granarolo da sempre sostiene le principali iniziative cittadine: quali sono, nellassegnazione dei vostri contributi, i criteri premianti?

Certo, se pensiamo alle attivit culturali, Bologna ha un calendario ttissimo, di cui forse noi stessi per primi non abbiamo la piena consapevolezza. Abbiamo un teatro di produzione e diversi luoghi dove la cultura non solo si fruisce, ma si produce anche, caratteristica che vale sia per
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Si tratta probabilmente di attualizzare e rimodernare queste realt, pur senza perderle. E la Zanichelli un buon esempio di come si possano conservare alcuni di questi insediamenti cos importanti la

Su questo aspetto va fatta unindispensabile premessa: a Bologna non esistono grandi aziende che nanziano consisten-

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ti porzioni della cultura cittadina. La fortuna di Bologna lesistenza di molte realt cooperative, e numerosi cartelloni bolognesi sono sostenuti dalla cooperazione pi di qualsiasi altro sistema dimprese, in virt di un principio che quello della responsabilit sociale. Bologna poi una citt molto esigente: sono moltissime le iniziative su cui siamo chiamati a dare un contributo, e dovendo stabilire dei criteri premianti, nel nostro caso sono senzaltro la popolarit e lo spessore culturale delle iniziative. Per il resto, pi che le singole manifestazioni siamo propensi piuttosto a sostenere le istituzioni culturali, e ci nella prospettiva di consolidare qualcosa di permanente e di concreto.
Granarolo si impegna poi nella solidariet sociale come nellaccompagnare il cammino di molti paesi in via di sviluppo. In che modo operate?

grande entusiasmo allinterno del gruppo, naturalmente senza alcun ritorno n economico n di marketing. Daltronde unazienda ha il dovere di fare anche qualcosa che non sia dettato dal protto.
Anche in occasione del recente terremoto che ha coinvolto lEmilia, Granarolo ha dato aiuto a molti dei suoi allevatori.

CARTA DIDENTIT
Presidente

GRUPPO GRANAROLO
Gianpiero Calzolari
Il gruppo Granarolo, uno dei principali player dellagroalimentare italiano, comprende due realt diverse e sinergiche: un consorzio di produttori di latte Granlatte che opera nel settore agricolo e raccoglie la materia prima e una societ per azioni Granarolo S.p.A. che trasforma e commercializza il prodotto finito e conta 7 siti produttivi dislocati su tutto il territorio nazionale. Il Gruppo Granarolo rappresenta la pi importante filiera italiana del latte direttamente partecipata da produttori associati in forma cooperativa. Riunisce circa 1.000 allevatori produttori di latte, unorganizzazione di raccolta della materia prima alla stalla con 70 mezzi, 1.200 automezzi per la distribuzione, che movimentano 750.000 tonnellate/anno e servono quotidianamente pi di 60.000 punti vendita presso i quali 11 milioni di famiglie italiane acquistano prodotti Granarolo. Con lacquisizione di Yomo nel 2004, Granarolo divenuto il pi importante produttore italiano di yogurt. Del 2011 lacquisizione di Lat Bri, che ha fatto di Granarolo il secondo operatore nazionale di questo comparto e il primo a capitale italiano. Il Gruppo Granarolo conta oltre 2000 dipendenti al 31/12/2011. Il 77,48% controllato dal Consorzio Granlatte, il 19,78% da Intesa Sanpaolo, il restante 2,74% da Cooperlat. Fatturato: nel 2011 ha realizzato 848,6 milioni di euro.

Abbiamo iniziative di natura beneca, ossia di responsabilit sociale pura, penso ad esempio allAfrica o a Blud, il progetto Banca del Latte Umano Donato, che ha lobiettivo di fornire a neonati critici, soprattutto prematuri, la possibilit di usufruire del latte umano, qualora la loro madre non ne abbia a sufcienza, e che sviluppiamo nei reparti di terapia intensiva neonatale del Policlinico SantOrsola e dellOspedale Maggiore. Certo, anni fa destinavamo molto del nostro impegno al Premio Alta Qualit, che stata unesperienza importante ed ha lasciato tracce signicative, poi abbiamo preferito privilegiare la soddisfazione di esigenze pi concrete. Abbiamo individuato un partner, che una onlus bolognese, il Cefa, ed un progetto, in questo caso una latteria in Tanzania, con due nalit principali: consentire a centinaia di allevatori di apprendere il mestiere del produttore, creando un circuito economico di autosostenibilit, e garantire a 26.000 bambini di 58 scuole diverse di usufruire di almeno una razione a settimana di latte, importante per aiutarli a crescere in un continente dove il tasso di mortalit infantile altissimo. Lobiettivo che ogni allevatore abbia almeno due vacche nella stalla: se pensiamo che in Italia le aziende hanno di media 1.000/1.500 animali ci rendiamo conto della sproporzione. un progetto che ha coinvolto tutti, incontrando

A Modena uno dei nostri stabilimenti stato colpito, anche se per fortuna non in misura drammatica, peggio andata alle case dei nostri dipendenti, sicch siamo intervenuti con un sostegno per consentir loro di affrontare meglio lemergenza; i dipendenti del gruppo poi hanno donato ore di lavoro che lAzienda ha raddoppiato e versato nei conti correnti dedicati. Abbiamo sostenuto alcune iniziative di raccolta fondi per la ristrutturazione di una scuola a Castenaso, ed i nostri soci si sono autotassati per mettere a disposizione dei colleghi colpiti dal sisma ulteriori fondi. Quei pochi allevatori poi che hanno subito un danno serio alle abitazioni hanno ricevuto un piccolo contributo di solidariet, che al di l della dimensione economica credo sia importante per il fatto di percepirsi come una comunit.
Tutti hanno mostrato una grande voglia di reagire, basti pensare che la nostra rassegna dedicata alla provincia, Invito alla Musica, ha battuto questanno ogni record di adesione, coinvolgendo anche molti residenti dei comuni colpiti da questa tragedia.

Quando abbiamo incontrato i nostri soci che avevano perduto la casa e vivevano nei container, la prima cosa che ci dicevano era: meno male che non venuta gi la stalla!; quindi, terribile perdere la casa, ma sarebbe molto peggio perdere il lavoro... Ladesione alle attivit di Musica Insieme, pure in questo particolare momento, non deve perci meravigliare: connaturato al sentire e al vivere di questa comunit e forse anche alla consapevolezza che proprio oggi bisogna tornare a valori pi importanti, a cominciare dalla cultura.
Oggi il modello della cooperativa si sta rivelando vincente, nella generale crisi delle risorse pubbliche e private.

Noi la sintetizziamo un po cos: la crisi colpisce tutti, non possiamo permetterci di

subirla, quindi la stiamo aggredendo come si aggrediscono le onde, andando loro contro perch non ti spazzino via. E pensiamo che usciremo da questa crisi avendo raddoppiato il fatturato: questo il paradosso che ci siamo dati come piano quadriennale, proprio perch siamo convinti di svolgere un ruolo, rispetto ai nostri soci, ai dipendenti e ai consumatori. Quindi ricerca, innovazione di prodotto, acquisizione di nuovi rami dazienda. Insomma, provare a non essere il traino, ma a guidare il corteo, decidendo da che parte andare.
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MICO - Musica Insieme COntemporanea 2013

Ritratti e paesaggi sonori


ttava edizione per Musica Insieme Contemporanea, il nostro festival confermando cos la sua vitalit. Ottava edizione, cinque i concerti in cartellone, due i proli dedicati a grandi gure della composizione nella cornice della sezione Ritratti e Paesaggi, musicisti che sono tra i principali protagonisti della scena musicale attuale. Intorno a questi numeri troviamo unulteriore conferma, e una novit. Nel primo caso, eccoci a sottolineare la solidit della collaborazione con lensemble FontanaMix. intorno a questi musicisti, infatti, che si costruito il programma di MICO 2013. Una scelta la nostra che mira decisamente a valorizzare appieno interpreti che proprio a Bologna hanno saputo radicare unesperienza quella focalizzata sulla musica dei nostri giorni tra le pi feconde in Italia. Dunque, talento e professionalit sono il segno distintivo dellimpegno del FontanaMix, segno che a sua volta merita, a nostro avviso, di trovare la sede adatta per esprimersi al meglio. Ed eccoci allora alla novit. Quel che cambia proprio la sede dei concerti. I cinque appuntamenti in cartellone troveranno spazio adeguato e prestigioso nellOratorio di San Filippo Neri. Un luogo importante per lattivit musicale (e in genere culturale) a Bologna. Una cornice appropriata per affrontare tematiche musicali cos affascinanti ed insieme cos ricche nelle loro articolazioni. Basta rammentare, del resto, i nomi degli artisti cui saranno dedicati i due ritratti l rouge del programma 2013, per intuire appunto

Lottava edizione della rassegna dedicata da Musica Insieme alla contemporaneit consolida la collaborazione con FontanaMix Ensemble, focalizzando lattenzione sui grandi protagonisti di oggi e sulla vitalit creativa dei nuovi autori di Fabrizio Festa

Divertimento Ensemble

FontanaMix Ensemble

la ricchezza degli spunti che questo offrir. Un primo ritratto sar centrato sullopera e sulla gura della compositrice russa Soa Gubaidulina. Il suo nome gi nel novero di quelli che hanno dato un contributo importante, da veri protagonisti come dicevamo pocanzi, alle vicende musicali dei nostri giorni. In programma ci sono alcune delle sue composizioni maggiori, ma, al di l del necessario omaggio, sar certamente un momento di particolare signicato lincontro che la vedr presente proprio a Bologna, ospite appunto di MICO 2013, il prossimo 7 aprile, data del secondo dei concerti dedicati alla sua produzione musicale. Il secondo ritratto vedr efgiato il compositore greco, ma naturalizzato francese Georges Aperghis, una scelta questa che lega MICO ad unaltra importante rassegna: Suona francese, allinterno della quale proprio il ritratto dedicato ad Aperghis costituir la tappa bolognese. Si tratta di due gure artisticamente molto diverse. Cos anche i programmi costruiti intorno alle loro opere coerentemente sono stati realizzati per meglio valo-

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rizzarne le speciche caratteristiche. Il concerto di apertura, il 23 gennaio, vedr non a caso due pagine di Soa Gubaidulina inserite in un contesto quello della tradizione russa cui la compositrice ha attinto con instancabile coerenza. Cos si ascolteranno canti della tradizione musicale bizantina e in chiusura il Musorgskij dei suggestivi Canti e danze della morte, in una trascrizione per ensemble realizzata a cura del FontanaMix. A seguire il 14 febbraio ecco la serata intitolata Paesaggi, e che in certo qual modo tesse lordito dellintero cartellone. In programma un primo brano di Aperghis ed ancora una pagina della Gubaidulina. Poi, Xenakis, compositore cui Aperghis ha sempre guardato con evidente interesse, e poi lOmaggio a Soa Gubaidulina rmato da Valentino Corvino e il debutto di un nuovo lavoro di Paolo Aralla. Il terzo dei concerti in cartellone costituisce un signicativo diversivo, altra novit sostanziale di questa ottava edizione della rassegna. Sotto i riettori troveremo infatti il Divertimento Ensemble, diretto dal suo fondatore Sandro Gorli. Non pu che incuriosire il titolo: Carta bianca ai giovani. Liniziativa si inserisce allinterno delle numerose attivit che la compagine milanese dedica ai giovani. Lobiettivo quello di creare uno spazio totalmente gestito da un comitato artistico formato da giovani musicisti. A loro viene richiesto un impegno forte e preciso: confrontarsi, discutendo le proprie idee, e da questa discussione far nascere e formulare nuove propo-

musica insieme contemporanea CALENDARIO 2013

23 gennaio 2013 mercoled ore 20.30 Oratorio di San Filippo Neri


FONTANAMIX ENSEMBLE Marie-Luce Erard mezzosoprano Vaghelis Mercuris voce e oud Francesco La Licata direttore
Musiche di Scelsi, Gubaidulina, Musorgskij

2013 14 febbraio di Sangioved ore 20.30 Oratorio Filippo Neri

FONTANAMIX ENSEMBLE
Musiche di Ustvolskaja, Aperghis, Corvino, Xenakis, Gubaidulina, Aralla

venerd ore 20.30 8 marzo 2013San Filippo Neri Oratorio di

DIVERTIMENTO ENSEMBLE Sandro Gorli direttore


Musiche di Murat, Cleare, Borzelli, Bulfon, Bravi, Lanza, Kyriakides
domenica 7 aprile 2013 San Filippo ore 20.30 Oratorio di Neri

FONTANAMIX ENSEMBLE ZIPANGU ENSEMBLE Eva Zahn violoncello Corrado Rojac bayan
Musiche di Gubaidulina
luned ore 15 aprile 2013 San Filippo 20.30 Oratorio di Neri

FONTANAMIX ENSEMBLE Valentina Coladonato soprano Annamaria Morini flauto Francesco La Licata direttore
Musiche di Xenakis, Aperghis, Romitelli

e musicali, il gruppo ha denito un programma di concerto, che prevede musiche di Valerio Murat, Ann Cleare, Silvia Borzelli, Stefano Bulfon, Daniele Bravi, Mauro Lanza e Yannis Kyriakides. Chiusa questa suggestiva parentesi, i due concerti conclusivi torneranno a concentrarsi sui protagonisti del programma 2013. Come gi annunciato, ecco il 7 aprile il secondo appuntamento con la compositrice russa, Soa Gubaidulina presente in sala. A questo secondo appuntamento con la sua opera dar un contributo essenziale la collaborazione tra FontanaMix e Zipangu Ensemble, ai quali si aggiungeranno due solisti importanti come il sarmonicista Corrado Rojac e la violoncellista Eva Zahn, primo violoncello dellOrchestra del Teatro Comunale di Bologna. Lonore del sipario toccher a Georges Aperghis. Il 15 aprile in programma tre fra i suoi pi rilevanti lavori, tra i quali La Nuit en Tte per soprano e orchestra, la parte vocale afdata a Valentina Coladonato. Accanto ai lavori del compositore francese troveremo ancora una pagina di Xenakis, sempre per soprano ed ensemble (Akanthos) ed un lavoro per auto solo di Fausto Romitelli, dal titolo Dia Nykta, afdato alla autista Annamaria Morini.

ACQUISTO BIGLIETTI

PREZZI: Posto unico 10. Abbonati Musica Insieme,studenti Universit e Conservatorio 7.

I biglietti saranno in vendita presso lORATORIO DI SAN FILIPPO NERI (Via Manzoni, 5 Bologna), il giorno del concerto a partire dalle ore 19.

ste. Al comitato viene data la responsabilit di presentare al pubblico le proprie idee musicali. Il Comitato Artistico Giovani viene rinnovato ogni anno. Questanno il comitato artistico costituito da sei giovani compositori italiani riuniti nel gruppo /nu/thing (www.nuthing.eu): Andrea Agostini, Daniele Ghisi, Raffaele Grimaldi, Eric Maestri, Marco Momi e Andrea Sarto. Dopo una sessione di due giorni di lavoro, in cui sono state discusse diverse proposte artistiche
Sofia Gubaidulina

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MUSICA INSIEME IN ATENEO

Crescendo nella musica

Da sedici anni si rinnova la formula che vede Musica Insieme accanto allUniversit nelloffrire gratuitamente agli studenti una stagione concertistica affidata ad interpreti di vaglia, con programmi mirati e conversazioni introduttive di Elisabetta Collina

lta formazione: questa la parola chiave della XVI edizione di Musica Insieme in Ateneo, che da questanno ospitata nellAuditorium del Laboratorio delle Arti di via Azzo Gardino vedr protagoniste le principali istituzioni e accademie italiane, ovvero quelle realt meritorie, a volte pionieristiche, che da decenni laureano artisti completi, capaci cio di affrontare i maggiori concorsi internazionali, come di approfondire un repertorio con maturit e indipendenza. Ad alcuni fra i loro tanti talenti abbiamo voluto offrire unimportante occasione di visibilit: interpreti e pubblico studentesco sincontrano quindi in questa rassegna per percorrere insieme la strada che lo auspichiamo porter gli uni a divenire i grandi maestri di domani, gli altri a maturare una competenza ed una capacit di ascoltare che saranno loro utili anche in molti altri aspetti della vita. Dopo lapertura lo scorso 6 dicembre foltissimo il pubblico studentesco con il Quartetto Fauves, compagine segnalata dal prestigioso Concorso Borciani, la rassegna prosegue il 24 gennaio con il Quartetto Nos, ore allocchiello dellAccademia Stauffer, formatosi con docenti come Salvatore Accardo e il Quartetto di Cremona. Per le tastiere, ma anche per la cameristica, poi istituzione di riferimento lAccademia pia-

Laboratori delle Arti/Auditorium (Via Azzo Gardino 65/a) ore 20,30

CALENDARIO 2013
gioved 24 gennaio 2013Nos Quartetto
Musiche di Webern, Haydn, ostakovic

Collegium Musicum Almae Matris

7 Orchestra da Camera
febbraio 2013 gioved

Miriam Prandi e Edoardo Turbil

nistica di Imola, di cui ospitiamo il 14 marzo il duo formato dal violinista Alessio Bidoli e dal pianista Andreas Iliuta. Sempre nellottica di un coinvolgimento attivo degli studenti universitari, non mancher il consueto incontro con il Collegium Musicum Almae Matris che si presenter sotto i riettori nella sua veste di orchestra da camera sotto la direzione di Stefano Squarzina cio con quegli studenti che si dedicano allattivit musicale, consolidando anno dopo anno una tradizione ormai lunga e gloriosa. Un esempio preclaro dellalta formazione italiana inne la Scuola di Musica di Fiesole, fondata ormai trentanni or sono dallilluminata intuizione di un alere della didattica qual stato Piero Farulli, recentemente scomparso, e qui rappresentata dal duo costituito dalla violoncellista Miriam Prandi e da Edoardo Turbil al pianoforte. Con loro si concluder la rassegna marted 26 marzo 2013, nel concerto che ci vede come da consuetudine in collaborazione con La Softta Dipartimento delle Arti dellUniversit di Bologna. Ampi e mirati come sempre i repertori proposti, che indagano la letteratura maggiore, con pietre miliari quali Haydn, Mendelssohn, ostakovic, Schumann e Grieg, afancandovi loriginalit di proposte come quella del Collegium Musicum, nel segno dei brani per archi e ati di Martinu , Hindemith, Respighi. Tutti i concerti saranno inoltre aperti, com ormai tradizione, da conversazioni introduttive tenute dai docenti e dagli

del Collegium Musicum Almae Matris Stefano Squarzina direttore


Musiche di Hindemith, Respighi, Martinu

14 marzo 2013 gioved Alessio Bidoli


Andreas Iliuta

violino pianoforte

Musiche di Grieg, Poulenc, Bazzini

26 marzo 2013 marted Miriam Prandi


Edoardo Turbil

violoncello pianoforte

Musiche di Schumann, cedrin, ostakovic in collaborazione con Centro La Soffitta Dipartimento delle Arti

stessi artisti sul palco, nello spirito di divulgazione e formazione del pubblico che da sempre contraddistingue limpegno di Musica Insieme. Musica Insieme in Ateneo si realizza con il contributo di ASCOM Bologna, Cassa di Risparmio di Bologna, Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, Fondazione del Monte e Unicredit, cui si aggiunge la partnership tecnica di SOS Graphics.
Lingresso a tutte le manifestazioni della rassegna gratuito per gli studenti ed il personale docente e tecnico amministrativo dellUniversit di Bologna; gli inviti possono essere ritirati presso la sede dellURP in Largo Trombetti n. 1 la settimana precedente ciascun concerto (Luned, Marted, Mercoled e Venerd dalle 9 alle 12,30; Marted e Gioved dalle 14,30 alle16,30). Il giorno del concerto, tutti i cittadini potranno ritirare gli inviti ancora disponibili, recandosi allURP negli orari di apertura.

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LINTERVISTA

ALEXANDER ROMANOVSKY

Nei dieci anni trascorsi dal suo debutto per Musica Insieme, il percorso umano e artistico di Alexander Romanovsky si arricchito di progetti ed esperienze, fra impegno sociale e incontri memorabili di Anastasia Miro
sica rivesta un ruolo sociale come mezzo di comunicazione interculturale, Romanovsky collabora con associazioni che sostengono i giovani pianisti meritevoli e che, al contempo, organizzano concerti in luoghi insoliti, per portare la musica ovunque e a tutti, nella convinzione che davvero possa essere un messaggio di speranza a livello universale.
Proprio allindomani della vittoria al Concorso Busoni di Bolzano sei stato ospite per la prima volta di Musica Insieme, per un concerto che poi divenuto anche un cd: che ricordo hai di quel recital, che stato anche il tuo debutto al Teatro Comunale di Bologna?

Talento e cuore

i strada ne ha fatta molta Alexander Romanovsky, dal suo debutto per Musica Insieme, sul palco del Teatro Comunale, nel 2002. La giovane promessa che si affacciava sulla scena musicale lo invitammo in seguito alla vittoria allimpervio Concorso Busoni ha ben presto mantenuto e superato ogni aspettativa, creando una solida carriera internazionale, che lo ha portato a calcare i palchi pi importanti dItalia e del mondo, come la Barbican Hall di Londra, il Mozarteum di Salisburgo, il Teatro Olimpico di Roma, la City Concert Hall di Hong Kong, il Palais des Beaux-Arts di Bruxelles. Numerosissimi i concerti, sia come solista, sia al anco delle orchestre pi prestigiose e sotto la direzione di Valery Gergiev, James Conlon, Vladimir Spivakov, Mikhail Pletnev. Acclamato dalla critica, che non esita a denirlo come il pi giovane erede della migliore tradizione russa, accostato a pianisti di grande fama, quali il suo conterraneo Horowitz, e paragonato perno allo stesso Rachmaninov, Romanovsky apprezzato non solo per la sua tecnica sorprendente, ma anche per le sue doti interpretative di rara sensibilit. Romanovsky, ucraino di nascita, ma formatosi in Italia nellalveo dellAccademia pianistica di Imola, e in Inghilterra al Royal College of Music di Londra, ormai un vero cittadino del mondo (oltre ad essere da poco divenuto ufcialmente un cittadino italiano). Con la profonda convinzione che la mu-

Ho avuto limpressione che il pubblico bolognese sia molto sensibile e curioso verso quello che lartista propone. Mi ricordo poi che il teatro mi sembrava enorme, ma solo no al momento in cui ho cominciato a suonare, e allora la musica ha riempito il vuoto.
In questi dieci anni si sono moltiplicati concerti ed incisioni: quali sono le prossime tappe, i tuoi progetti futuri, i nuovi autori da affrontare?

In questi anni ho suonato molto. Grazie a Dio e alle persone che mi stanno vicino il mio percorso sempre andato in salita: ho avuto il piacere di suonare con la New York Philharmonic Orchestra e la Chicago Symphony Orchestra; la scorsa stagione ho debuttato con la Filarmonica della Scala al Teatro alla Scala di Milano e ho suonato il recital di apertura della stagione Master Pianists alla Concert-

gebouw di Amsterdam. Spesso vado in tour in Russia e Giappone. Ho inciso per Decca tre dischi per piano solo e per Warner i due Concerti di Glazunov con lOrchestra Nazionale Russa. poi in uscita un progetto che mi sta molto a cuore, un cd con le due Sonate di Rachmaninov per Decca, che ho deciso di dedicare ad Alexander Rachmaninov, nipote del compositore, che conoscevo personalmente e che purtroppo recentemente mancato. Oltre ad essere cresciuto artisticamente, sento di avere fatto un percorso interiore. Mi preoccupa molto ci che accade in Italia e nel mondo in generale, e, per quanto riguarda la musica classica, mi piacerebbe vedere pi artisti di grande personalit e un pubblico giovane pi numeroso. Sono molto lieto di poter prendere una parte attiva nello sviluppo di questo progetto: ricopro infatti da poco la carica di direttore artistico del Keyboard Charitable Trust. Si tratta di una fondazione londinese senza scopi di lucro che promuove giovani pianisti di tutto il mondo. La funzione della fondazione duplice: se da una parte noi aiutiamo i pianisti che vengono selezionati, questi, da parte loro, ci aiutano a promuovere la musica, suonando nelle scuole, negli ospedali, nelle carceri, cos dimostrando che la musica classica un linguaggio universale e pu svolgere un ruolo sociale importante. Inoltre, coordino lInternational Krainev Competition, un concorso importante per pianisti giovanissimi no a 17 anni che si svolge a

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La musica russa affonda le radici nel romanticismo tedesco e questultimo legato a Bach, perci c un unico filo invisibile che li collega tutti
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Kharkov, la mia citt natale in Ucraina.


Qual il riconoscimento pi importante (anche verbale) che hai ricevuto nella tua carriera?

Ho avuto lonore di essere premiato gi in giovane et, come con il Premio Busoni o la nomina di Accademico honoris causa conferitami a soli 15 anni dalla Regia Accademia Filarmonica di Bologna. Questi riconoscimenti mi hanno ispirato e motivato ad andare avanti per la strada che avevo intrapreso. Resto lusingato quando dopo un concerto alcune persone del pubblico mi dicono che il mio modo di suonare gli ha ricordato un grande interprete del passato che loro hanno avuto il privilegio di ascoltare dal vivo. Perci il riconoscimento pi grande rimane la risposta del pubblico dopo ogni mio concerto.
Quali caratteristiche hanno fatto del pianoforte uno strumento principe non solo della cameristica, ma anche della storia musicale degli ultimi duecento anni in genere?

La risposta semplice: il pianoforte lunico strumento che pu sostituire unorchestra in tutte le sue sfumature.
Leggendo il programma che proporrai in concerto vediamo che tre dei compositori inseriti sono russi, un caso?

Mi sono molto cari i pezzi che eseguo, che sono molto vari perch anche le tappe della vita lo sono. Non posso non dire che sento un forte legame con le mie radici, perch capisco profondamente la musica russa e ne condivido i valori.
Hai avuto occasione di esibirti con importanti musicisti, quali sono stati gli incontri pi signicativi?

musica, come lo hai concepito?

Non tutto si riesce a spiegare. Quello che posso dire che c una volont di condividere tutto quello che ho raccolto in questi anni.
Da Bach a Rachmaninov, passando per Skrjabin, lapproccio alla tastiera cambia radicalmente: nellaccostarti a pagine storicamente tanto diverse, di quali fattori tieni conto?

Ho avuto la fortuna di conoscere grandissimi musicisti come Carlo Maria Giulini e Mstislav Rostropovic, persone con cui avrei voluto lavorare di pi. Con Vladimir Spivakov si creato un forte legame e suono spesso sotto la sua bacchetta. Inoltre ho collaborato con direttori quali Valery Gergiev, Mikhail Pletnev, Vladimir Fedoseyev. Per il musicista che pi mi ha inuenzato e mi ha formato musicalmente di certo il mio Maestro Leonid Margarius, con il quale ho studiato pi di 10 anni.
Il programma per questo concerto si snoda lungo secoli di storia della

Ogni scuola si differenzia per il proprio particolare approccio verso il contenuto musicale e per la propria capacit di esprimerlo. Anche la tecnica solo uno strumento per realizzare le proprie idee musicali, e deve rimanere al servizio di queste.
Come vedi la situazione della scena musicale, in particolare in Italia, per un solista che desideri intraprendere la carriera concertistica?

La musica russa affonda le proprie radici nel romanticismo tedesco e questultimo strettamente legato a Bach, perci, anche se stilisticamente sembrano lontani, c un unico lo invisibile che li collega tutti.
Si parla molto delle scuole pianistiche italiana, russa, ecc.: secondo te, quali sono le caratteristiche peculiari della scuola russa?

La scena musicale e culturale si trova in stretta relazione con il periodo storico e con la vita sociale. Ora ci troviamo di fronte ad un punto di svolta. Non bisogna scoraggiarsi per, perch la storia ci mostra come nei momenti di grandi cambiamenti la musica e la cultura possano acquisire nuovamente un grande valore e giocare un ruolo importante.
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Foto Ugo Dalla Porta

INTERVISTA DOPPIA

BORODIN - PROMETEO

Un Quartetto di cui abbiamo sentito molto parlare, ora come in passato, e uno di cui sicuramente sentiremo parlare in futuro, protagonisti entrambi della scena internazionale di oggi di Cristina Fossati
dArgento assegnatogli dalla Biennale di Venezia. Due Quartetti molto diversi per formazione, storia, esperienze, come scopriremo attraverso le parole di Igor Naidin, violista del Borodin, e di Francesco Dillon, violoncellista del Prometeo.
In che senso a vostro avviso il quartetto darchi si distingue dalle altre formazioni della cameristica?

La storia oggi

ul palco di Musica Insieme si avvicendano in questi mesi due celebrati Quartetti: il primo, entrato ormai nella storia, oltre che nel Guinness dei Primati, come il pi longevo dellUnione Sovietica (ha infatti da poco superato i sessantanni di attivit) e considerato uno dei pi importanti Quartetti sulla scena musicale internazionale, nonch un punto di riferimento nella storia di questo tipo di formazione; il secondo, un ensemble tutto made in Italy, che ha gi suonato nelle pi prestigiose sale e festival internazionali, oltre a vantare nel suo palmars prestigiosi premi e riconoscimenti, dalla vittoria al concorso Primavera di Praga al pi recente Leone

Borodin Quartet: Il genere del quartetto darchi un mondo a parte, speciale e unico. una formazione cameristica autosufciente. Crediamo che il quartetto possa esprimere ogni tipo di emozione, suono ed energia, dipende solo dallabilit, dagli intenti e dallimmaginazione degli esecutori e del compositore. Noi pensiamo che questo genere sia il pi intimo e il pi intenso allo stesso tempo. Inoltre, il fare musica in quartetto il

modo pi complicato e tecnicamente pi rischioso, ma anche il pi bello! La storia del genere, fondamentalmente, parte da Boccherini e Haydn, che hanno stabilito le grandi tradizioni, la struttura e la forma come le conosciamo oggi. Da allora un oceano di musica stata composta, ed comparso un gran numero di incredibili capolavori. Quartetto Prometeo: Il quartetto una formazione dalla simmetria perfetta: allo stesso tempo una fusione di suoni omogenei e un incrocio complesso di quattro forti presenze che devono convergere in uno stesso punto. Lassenza di uno strumento di riferimento come il pianoforte impone un diverso e ben pi complesso equilibrio contrappuntistico e sonoro. A sua volta un quartetto si pu distinguere in vari modi: da un lato lidentit del

Borodin Quartet

gruppo denita dalle scelte di repertorio, dai programmi... ed in questo sicuramente ci distinguono la nostra apertura a percorsi inconsueti, il mettere in dialogo abitualmente il contemporaneo con il repertorio storico, non per dovere ma per sincera esigenza di allargare gli orizzonti, la curiosit di scoprire capolavori nascosti nelle pieghe del tempo. Poi c un aspetto pi intimo e se vogliamo meno conscio e razionale, che nella personalit interpretativa e nel suono di un gruppo: ogni quartetto un equilibrio diverso di quattro voci e quattro personalit e nel nostro caso lavoriamo per sviluppare una sintesi il pi possibile onesta, coraggiosa e personale.
Qual a vostro avviso un compositore del passato o del presente da riscoprire?

Borodin Quartet: La musica di Beethoven una continua riscoperta, una musica eternamente profonda e spesso inconoscibile, sicch ogni interprete la scopre e la riscopre attraverso la propria vita musicale. Poi sono davvero molti i Quartetti di Haydn che necessitano di essere riscoperti, non essendo affatto ben conosciuti. Circa i compositori di oggi, ancora presto per trarre questo giudizio. Quartetto Prometeo: Ci sono molti sentieri da percorrere! Nelle nostre ultime esplorazioni ci siamo imbattuti nei poco conosciuti lavori per quartetto di un giovanissimo Hugo Wolf, che poi abbiamo registrato per letichetta olandese Brilliant Classics: limponente Quartetto, che scrisse ancora adolescente, unopera imperfetta, ma davvero straordinaria. Cercando poi nella musica antica italiana (per un futuro progetto con la Sony) abbiamo trovato uno sconosciuto, ma originalissimo autore di pezzi cembalistici, Azzolino Della Ciaja. Un altro compositore che merita una citazione Viteszlav Novak, il migliore allievo di Dvor k, il cui stupendo Quartetto n. 2 abbiamo anche inciso ma in realt il repertorio pieno di gioielli nascosti!.
Nei vostri ricordi, quale stato il pi bel concerto (suonato o ascoltato)?

Quartetto Prometeo

Borodin Quartet: impossibile rispondere a questa domanda. Forse una domanda da rivolgere agli appassionati di musica classica. Ognuno di noi conserva

nei ricordi concerti indimenticabili. Quartetto Prometeo: Tralasciando quelli suonati (parlare di s sempre difcile) sono moltissimi i concerti memorabili ascoltati. La prima volta che abbiamo sentito il Quartetto Hagen per esempio fu una rivelazione: un programma fantastico (opera 131 di Beethoven, Bagatelle di Webern e ultimo Quartetto di Mozart, proprio in questordine!) e un suono di quartetto no ad allora inaudito. Lultimo concerto del Quartetto Alban Berg inoltre, con i due grandi Quartetti di Schubert, rimane ugualmente un ricordo indelebile, cos come Gyrgy Kurtg, a quattro mani

con la moglie Martha: un gioco di dialogo e intesa musicale straordinari. Anche il concerto dei Radiohead ascoltato di recente (settembre 2012) a Firenze entra fra i memorabili: un linguaggio diverso ma sicuramente un meraviglioso esempio di musica contemporanea.
Quali sono i pi importanti maestri (non solo dal punto di vista musicale) che avete incontrato nella vostra vita?

Borodin Quartet: Sicuramente per linsegnamento del violino Yuri Yankelevich, per il violoncello Natalia Shakhovskaya, poi il geniale maestro Sviatoslav Richter, e tutti i nostri predecessori nel Quartetto.

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Foto Ribalta Luce Studio

INTERVISTA DOPPIA

Quartetto Prometeo: Dal punto di vista della formazione sicuramente Piero Farulli e Milan kampa sono stati i due padri del Quartetto: abbiamo seguito per molti anni le loro lezioni a Fiesole e alla Chigiana di Siena e sono state due gure fondamentali e perfettamente complementari: luno capace di motivare e trasmettere fortemente la sua energia e la sua fede utopica nel potere della musica e del fare musica; laltro nissimo didatta, conoscitore soprafno della tecnica quartettistica, e instancabile nel lavoro sui dettagli minuziosi di una partitura. Altri incontri straordinari, tra i molti, uno meraviglioso con Gyrgy Kurtg sul Quartetto op. 59 n. 2 di Beethoven e il lavoro fatto, nellarco di molti anni, con Rainer Schmidt, secondo violino del Quartetto Hagen che con un approccio quasi zen allesecuzione musicale ha in parte capovolto, o almeno indirizzato fortemente, il nostro modo di suonare insieme e di ascoltare, nel senso pi profondo del termine.
Fra i premi e i riconoscimenti (anche verbali) che avete ottenuto nella vostra carriera, qual per voi il pi importante?

Beethoven e ostakovic, i due geni della musica dellEuropa occidentale e della Russia, nonch del XIX e XX secolo, che hanno inuenzato maggiormente il genere del quartetto darchi nelle loro epoche. Abbiamo scelto il Quartetto n. 3 di ostakovic, molto conosciuto e molto energico, e uno altrettanto noto di Beethoven lop. 59 n. 2 composto dietro commissione dellambasciatore russo a Vienna, il conte Razumovskij. Sono entrambe opere estremamente potenti e sono esempi tipici di capolavori per quartetto darchi!.
Il quartetto darchi ha una gloriosa storia nella tradizione austro-tedesca. Ma anche la scuola russa ha una grande e diversa tradizione in questo genere: quali sono secondo voi le differenze pi importanti tra questi due mondi, e in che modo percepite la vostra appartenenza a quello russo?

che questo Quartetto avesse una sorta di programma, ma pi avanti cambi idea. Questopera ritrae in breve la seconda guerra mondiale, dal suo scoppio sino al tragico compianto nale.
Il Quartetto Prometeo invece ha inserito in programma un omaggio al grande contrabbassista e compositore Stefano Scodanibbio, recentemente scomparso; che ricordo ne serbate?

Borodin Quartet: Nel 1995 il Quartetto stato nominato nel Libro dei Guinness dei Primati russo come il Quartetto pi longevo. Memorabile stata anche la nomination ai Grammy Awards di qualche anno fa. Quartetto Prometeo: I premi sono importanti perch in qualche modo danno una conferma esterna che il lavoro che si sta facendo ha un riscontro e vale anche al di fuori del microcosmo del Quartetto stesso dunque sono tutti benvenuti. In questo senso il primo importante fu il Primo Premio al concorso Primavera di Praga, che ci diede una grande spinta per investire molte energie nel gruppo. Al tempo stesso lultimo, il Leone dArgento alla Biennale di Venezia (accanto al Leone dOro a Boulez), stato un grande onore sia per il contesto sia perch in parte premia tutto quello che abbiamo creato e realizzato no a qui.
Come avete scelto il programma che suonerete a Bologna?

Borodin Quartet: Naturalmente siamo eri di essere compatrioti di ostakovic, in ogni caso questo non un nostro merito, piuttosto una cornice temporale fortunata che ci ha permesso di sentire e capire la sua musica, anche avendo vissuto durante gli stessi anni nello stesso paese, sotto lo stesso regime. Per quanto riguarda le differenze, noi crediamo che lessenza della musica di ostakovic sia tragica e disperata, dandoci davvero poche opportunit di pensare a un futuro migliore (ovviamente molto dovuto alla sua natura atea), mentre lessenza della musica di Beethoven pi ottimistica, d speranza e instilla fede (era un uomo profondamente religioso).
A Bologna eseguirete il Terzo Quartetto op. 73 di ostakovic , che i primi membri del Borodin hanno letteralmente ricevuto dalle mani dellautore: quali sono le caratteristiche pi importanti che avete ereditato da loro, e come vi accostate oggi a questo Quartetto?

Quartetto Prometeo: Stefano stato uno dei nostri pi cari amici! Ha scritto per noi molti dei suoi lavori quartettistici e abbiamo passato molte ore a sperimentare, perfezionare, discutere dettagli insieme, anche negli ultimi tristi mesi della sua malattia. Era uno straordinario interprete dalla intensit magnetica e un compositore con una voce originalissima e forte: sicuramente le innovazioni da lui apportate alla tecnica degli strumenti ad arco sono un patrimonio ancora da esplorare per molte generazioni di esecutori e compositori.
Se il Quartetto Borodin ha tenuto a battesimo quasi tutti i Quartetti di ostakovic e lavorato con Rostropovic, il Prometeo vanta dediche da autori di oggi come Salvatore Sciarrino. Che peso ha il repertorio contemporaneo nei vostri programmi?

Quartetto Prometeo: Questo un paragone che ci onora! Quello con Sciarrino un percorso di molti anni e fatto insieme su molti lavori davvero unici per la nostra formazione, dai Quartetti n. 8 e 9 alle trascrizioni da Domenico Scarlatti. La sua scrittura cos peculiare che ci ha sdati a imparare un nuovo modo di suonare e ascoltare il nostro strumento. Altri compagni di strada musicale con cui c un rapporto da diversi anni sono, fra i molti, Ivan Fedele, di cui abbiamo appena inciso un cd/dvd monograco per Limen, e Stefano Gervasoni.
Come denireste con tre aggettivi il Quartetto op. 34 di Dvor k che ese guirete a Bologna?

Borodin Quartet: Volevamo presentare agli spettatori di Bologna il mondo di

Borodin Quartet: Dunque, sono pi che altro i dettagli e gli aspetti professionali ad esserci stati trasmessi da Valentin Berlinsky (tra i fondatori del Quartetto, ritiratosi nel 2007 e scomparso lanno successivo, ndr). Ci che non tutti sanno che originariamente ostakovic aveva previsto

Quartetto Prometeo: Nostalgico, folkpopolaresco, brioso-danzante.


E il Quartetto di Schumann, che peraltro lultimo dei soli tre quartetti per archi da lui composti?

Quartetto Prometeo: Tempestoso, dolcissimo, vibrante.

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LINTERVISTA

VADIM REPIN

Il violinista racconta la sua carriera scandita dai grandi incontri: quelli con i Maestri che lo hanno formato e quelli con gli strumenti che lo hanno accompagnato di Marco Costanzo

Con tecnica e passione

adim Repin, siberiano, classe 1971, sinserisce a pieno titolo in quella grande tradizione violinistica russa-sovietica-russa (la storia ci obbliga a questi slalom), che a tuttoggi fa crescere straordinari talenti e quindi porta davanti alle platee di tutto il mondo violinisti eccellenti. Violinisti che sono protagonisti della scena, grazie ad uno straordinario mix tra originalit e formazione accademica. In altre parole, la scuola russa-sovietica-russa riesce in quello che dovrebbe essere lintento di tutte le scuole musicali: far crescere un talento secondo la personalit di quel talento medesimo, ed al tempo stesso fornirgli tutti gli strumenti per poter affrontare al massimo livello professionistico una carriera difcile ed impegnativa, qual quella del musicista. Vadim Repin di tutto questo esempio mirabile. Suona con grande passione, un tratto palese della sua personalit; una passione per sostenuta da una tecnica impeccabile. interprete sensibile e rafnato altro carattere specico della sua personalit musicale ma al tempo stesso questa sensibilit viene accentuata dal controllo assoluto sullo strumento, dimostrando cos ancora una volta che il virtuosismo di per se stesso cio la capacit di eseguire correttamente tutte le note, tutti i passaggi, anche i pi difcili non fa il grande interprete (e viceversa, dovremmo aggiungere). Daltronde il violinista siberiano si formato con uno Zachar Bron, non solo un grande violinista, ma anche ed oggi soprattutto un eccellente insegnante. Lincontro tra i due avvenuto a Novosibirsk. Un incontro per Repin fondamentale, anche perch a sua volta Bron si formato come assistente di Igor Oistrakh al Conservatorio C ajkovskij di Mosca. Dunque, un tassello dopo laltro ecco che la lunga storia del violinismo in terra russa si trasforma in un sistematico, essenziale, passaggio del testimone. Daltronde, tra gli allievi di Bron ci sono violinisti davvero diversi tra loro. Ecco Maxim Vengerov, oppure Daniel Hope. Repin, Vengerov, Hope, personalit musicali molto diverse tra loro, cresciute sotto il segno dello stesso maestro. Quindi non potevamo che cominciare questa intervista con Repin se non parlando proprio degli anni della sua formazione e del suo celebre maestro.
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Foto Mat Hennek / DG

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Qual stata a suo avviso la pi importante lezione che Zachar Bron le ha impartito?

Certamente c la tecnica, senza la quale non si pu affrontare una carriera da solista. Poi la sua capacit di far maturare un talento, senza cercare di indirizzarlo magari verso strade che non corrispondono alla personalit di questo o quello studente. Ma la lezione sicuramente pi importante, quella dalla quale ho tratto i maggiori beneci, e che tuttora seguo scrupolosamente, la si potrebbe riassumere in una singola frase: superare le difcolt nel pi breve tempo possibile!.
La carriera di molti tra i grandi violinisti russi, e non fa eccezione neppure quella del suo maestro Zachar Bron, si contraddistingue per le numerose onoricenze che con pieno merito vengono loro riconosciute. Nel 2010 lei stato premiato con la Victoire dHonneur, la pi prestigiosa tra le onoricenze francesi, premio che ha ottenuto per laver dedicato la sua vita, e con passione sincera, alla musica. dobbligo allora chiederle quali sono, nei suoi ricordi, i momenti pi signicativi tra quelli che hanno segnato la sua carriera.

Fino al 2005 lei si esibito suonando un celebre Stradivari: il Ruby, datato 1708, che era gi stato di Pablo de Sarasate. Oggi il pubblico lascolta suonare un altro celebre strumento: il Guarneri del Ges conosciuto come Bonjour, costruito nel 1743. Due capolavori della liuteria italiana, due strumenti molto diversi tra loro. Pu dirci quali sono le principali differenze?

Difcile riassumerle in breve, anche perch evidente subito che tra i due strumenti ce ne sono moltissime. Potrei dire che sono diversi in tutto. Quello che certamente si nota, e quindi va rimarcato, la differenza nella produzione del suono. Potr sembrare forse strano, ma richiedono un approccio tecnico differente, a cominciare dalluso dellarco e dalla velocit con cui lo si fa correre sulle corde. E questo non che linizio di quello che sarebbe un lungo elenco.
Veniamo ora al programma che presenter nel suo recital bolognese. Ci pare che abbia cercato di delineare una sorta di itinerario attraverso la sonata violinistica tra il XIX ed il XX secolo, tanto pi che proporr gli ultimi lavori cameristici di Ravel e Brahms. cos?

Se debbo cercare nella mia memoria, alla mente mi tornano soprattutto degli incontri, quegli incontri con artisti che credo per tutti coloro che fanno il nostro mestiere certamente segnano la carriera. Tra i molti, compresi tutti quelli con i quali ho avuto il grande privilegio di suonare, non posso non citare due nomi in particolare: Lord Yehudi Menuhin e Mstislav Rostropovic. Certo, personalit molto diverse tra loro, ma altret tanto grandi. Daltronde, di una cosa sono sicuramente convinto: la musica non una carriera, la vita stessa.
Tra i molti musicisti con i quali ha collaborato, un ruolo crediamo di primo piano vista anche la notevole personalit ha giocato e gioca un pianista come Itamar Golan. Ci vuole raccontare com cominciata la vostra collaborazione?

Non saprei dire per la verit. A me piace costruire programmi che abbiano pi facce, multiformi. Un programma soprattutto basato su quelle opere che ovviamente amo eseguire. Se cos non fosse, non sarebbe possibile per me ottenere il primo risultato che minteressa: dare al pubblico emozione. Proporre quindi i brani che prediligo sicuramente una chiave per accedere al cuore di chi mi sta ascoltando.
In Brahms e in Bartk ci sono molti elementi tratti dal folklore musicale, in particolare da quello ungherese, mentre nella Sonata di Ravel non mancano i riferimenti al blues e, pi in generale, accenti di tipo jazzistico. Quali sono le sue sensazioni di fronte a questi richiami alle tradizioni popolari, tanto pi che lei suona uno strumento il violino appunto che appartiene tradizionalmente alla musica popolare?

Fare il violinista e dedicarsi alla musica da camera signica aver bisogno di un pianista. E non di un pianista e basta: di un grande pianista. Come spesso accade, mi fu richiesto un recital. Io accettai, anche se la data era vicina. Di Itamar Golan avevo sentito parlare, e molto bene, spesso. Opinione comune e diffusa tra i colleghi che Itamar non solo fosse dotato di un notevole talento, ma possedesse anche una qualit essenziale per fare musica da camera: la essibilit. Invitarlo fu quasi la logica conseguenza di questi ragionamenti, e di quel primo invito non mi sono mai pentito. Del resto, da allora abbiamo per cos dire fatto coppia ssa, e il nostro repertorio continua costantemente ad allargarsi, segno che la nostra collaborazione funziona a dovere.
Quindi saper collaborare, oltre che trovare il partner giusto, fa parte integrante del lavoro del musicista. Vorrebbe dirci a quali principi si ispirato tanto come musicista, quanto pi in generale nella sua vita?

Li trovo assolutamente straordinari. Le diverse tradizioni popolari sono una parte essenziale della storia del violino, e forse addirittura la pi importante. Del resto, amo il violino come strumento nella sua totalit, e provo una sincera ammirazione per quei compositori geniali che hanno saputo esplorare ogni lato delle sue potenzialit, permettendoci di goderne.
A proposito della sua Sonata, Ravel scrisse: Mi sono imposto una certa quale indipendenza nel comporre una Sonata per violino e pianoforte, strumenti essenzialmente incompatibili e che, incapaci di trovare un punto di equilibrio nei loro contrasti, riconfermano anche qui la loro incompatibilit. Lei pensa che davvero violino e pianoforte siano incompatibili, oppure crede che questaffermazione di Ravel sia un po eccentrica?

Al di l di quello che fa parte integrante del mio lavoro, come la dedizione e limpegno, che non possono che essere costanti, ad un valore in particolare guardo come principio guida per la mia vita: il rispetto.

Ritengo che Ravel avesse in mente qualcosa che appartiene alla storia stessa della sonata per violino e pianoforte, e cio la sostanziale indipendenza dei due strumenti. E del resto la sua Sonata rappresenta un momento essenziale proprio nella storia del rapporto tra violino e pianoforte perch Ravel riuscito a dare pari importanza tanto alluno quanto allaltro, creando una sorta di funzionale parallelismo.
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INTERVISTA DOPPIA

BOLLANI - BODILSEN - LUND

Unintesa quasi telepatica, un rapporto di fiducia assoluta che non si nutre di parole, ma di sensibilit, ascolto, passione: quello che lega Bollani ai colleghi Rava, Lund e Bodilsen, con i quali dialogher il 7 marzo per Musica Insieme di Fulvia de Colle
Morten Lund: La nostra musica e la nostra amicizia sono pi forti e vicine che mai. Condividiamo il medesimo desiderio di esplorare insieme nuove sonorit. Non parliamo mai di musica, semplicemente quando siamo sul palco percepiamo lo stesso amore e la stessa energia. davvero qualcosa di molto speciale.
Col Trio avete cominciato con gli standard e le canzoni italiane, poi siete passati alla tradizione scandinava: in occasione del recital solistico di Stefano Bollani per Musica Insieme, chiedemmo qualche anticipazione sulla scaletta, ma ci venne risposto che nulla veniva deciso prima di salire sul palco. E quando siete in tre, o addirittura in quattro?

La musica in ascolto

er Stefano Bollani esistono soltanto due categorie: musica bella e musica brutta. Jazz, rock e tutto il resto sono generi che abbiamo inventato noi per poter parlare di musica, per la musica una sola. Cos sostiene Bollani, per parafrasare una fortunatissima trasmissione da lui ideata e realizzata per RAI 3, e cos accade che per Musica Insieme linstancabile performer milanese si faccia addirittura in tre, in un Triplo Concerto che lo vedr esibirsi accompagnato solo dal suo inseparabile pianoforte, ma anche in duo con Enrico Rava, che di Bollani ha segnato gli esordi, e in trio con i danesi Jesper Bodilsen al contrabbasso e Morten Lund alla batteria, sezione ritmica che ormai lo sostiene a sua volta da un decennio. A loro, e naturalmente a Bollani, abbiamo chiesto di raccontarci queste tre serate in una, rintracciandone anche il lo segreto che ne sottende il progetto.

Quali sono le tre facce di Bollani che avremo modo di apprezzare il 7 marzo?

Stefano Bollani: Innanzitutto sono molto contento di avere la chance di realizzare pi progetti in una stessa sera, poich ogni progetto ha una storia, e mettendone pi insieme si coglie magari anche il lo rosso che li unisce. Io stesso non sempre lo colgo invece il pubblico spesso lo afferra meglio di me. Il piano solo qualcosa che faccio da molto tempo, dove di solito mi lascio aperta qualsiasi possibilit, nel senso che non decido mai prima una scaletta; daltronde questo vale anche per gli altri progetti. Il duo con Enrico Rava poi una cosa che va avanti dal lontano 1995, quando ci siamo incontrati per la prima volta a Prato: Rava stato il musicista pi importante per la mia carriera e per la mia vita, poich mi ha dato molta ducia nelle mie possibilit. Da dieci anni suono in trio con Bodilsen e Lund, ci siamo incontrati sempre grazie ad Enrico.
Il Trio con Bodilsen e Lund nasce in effetti in occasione del premio Jazz Par ad Enrico Rava nel 2002, che scelse te come solista, mentre gli organizzatori danesi hanno proposto appunto la sezione ritmica. Ecco un bel lo conduttore che lega tre volte Bollani

Stefano Bollani: Anche in quel caso funziona cos: qualcuno ogni tanto attacca un pezzo e gli altri lo seguono In nessuno dei tre casi esiste insomma una scaletta. Allinizio con il Trio stabilivamo un canovaccio prima del concerto, perch pi naturale, ora invece non lo facciamo, cos spesso saltano fuori dei brani collegati fra di loro allimpronta; la cosa bella di questo genere e del suonare insieme davvero, quella di stare sempre in ascolto dellaltro, scoprire magari allultimo momento dove laltro vuole andare, e a nostra volta andarci con lui e poi il bello di fare musica anche quello, che non c mai bisogno di parole, quindi nemmeno di una traduzione. Morten Lund: La parola chiave del nostro Trio sempre stata ducia: ci lega reciprocamente una profonda ducia personale e musicale, una sensazione molto molto speciale quasi come fossimo fratelli.
Suonando praticamente vita natural durante, quando e come succede di decidere che il momento di ssare un progetto o una collaborazione in un album?

Stefano Bollani: Esatto. Da l in poi abbiamo incominciato a suonare insieme. Sia con Rava che con Lund e Bodilsen c una specie di intesa telepatica, per cui ma non il risultato di unevoluzione, sempre stato cos n dallinizio non c mai stato bisogno di parlare troppo della musica che dobbiamo suonare: tutto avviene sul palco davanti al pubblico, o in studio, insomma dovunque ci troviamo per far musica insieme.
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Stefano Bollani: Ogni volta c un motivo diverso, unetichetta e un gruppo diverso. Nel caso delle mie ultime pubblicazioni, il disco con Irene era una cosa che volevamo fare da anni, quindi siamo andati di nascosto ad autoprodurcelo, labbiamo pubblicato dopo perch ci piaceva, altrimenti avremmo potuto lasciarlo nel cassetto. Il disco con Chick Corea stato registrato dal vivo, quindi c stata unincisione che poi unetichetta ha proposto di pubblicare (ed nato Orvieto, per la ECM).
In programma con il Trio c anche un album che registrerete nel luglio 2013 (in uscita a gennaio 2014): si pu fare qualche anticipazione?

Morten Lund: Sar un disco di canzoni inedite, tutte composte da Stefano Bollani, che registreremo a New York, con alcuni grandi ospiti a sorpresa

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Stefano Bollani: come gli americani Bill Frisell alla chitarra e Mark Turner al sassofono!.
Bollani ha eseguito e inciso i concerti di Gershwin e Ravel con lOrchestra del Gewandhaus di Lipsia, ora si scatena nelle canzoni con Irene Grandi, e poi il trio, il duo, il solo: ci diresti due nomi di artisti con cui ti piacerebbe collaborare e non lhai mai fatto?

Uno sicuramente Bill Frisell, con il quale collaboreremo per il disco che andremo ad incidere la prossima estate. Altri non saprei. A volte si incontrano grandi artisti ma non scocca la scintilla Posso dire che qualcuno con cui vorrei tornasse a funzionare senza dubbio Caetano Veloso. Ci siamo incontrati per due concerti e mi piacerebbe rifarlo.
Che ruolo ha avuto Rava nella tua storia professionale, e che ruolo ha oggi che sar tuo ospite in concerto?

una persona cosa vorrebbe sentire, ma lo fa capire, e soprattutto sempre pronto ad accogliere qualsiasi novit e qualsiasi cosa tu faccia, non un leader che ti chiede di suonare in un certo modo. Infatti, come mi ha detto lui una volta, e come ho in seguito fatto anchio, se chiami certi musicisti a suonare con te, se condividi il palco con loro, poi li devi lasciar fare, non ha senso chiamare dei musicisti, quindi sceglierli, e poi imporre loro cosa fare, perch signicherebbe che non ti di, e allora tanto vale chiamare delle macchinette cui far fare quello che vuoi tu. E questo me lo sono segnato a lettere doro, per cui quando suono con qualcuno molto raro che io dica a quel qualcuno cosa ho in mente, perch preferisco sentire cosa ha in mente lui.
Quindi Enrico Rava non si mai messo in cattedra?

Stefano Bollani: stato un incontro fondamentale. Lo andavo a sentire da bambino, quindi la prima volta che ho suonato con lui ero molto emozionato, e lui mi ha chiesto il numero di telefono come nelle storie damore. Dopo abbiamo incominciato a suonare insieme ed stato n da subito graticante, ma anche molto istruttivo, perch mi ha spiegato un sacco di cose, senza parlarne, solamente con lesempio. Per dirne una, ho imparato un certo modo di stare sul palco: non tanto lo stare sul palco in s, quello mi piaceva gi da bambino, ma il modo di dirigere la musica lho mutuato da lui. Rava raramente dice a

Stefano Bollani: Enrico in assoluto litaliano pi amato nel mondo, anche dai musicisti, proprio perch non si mai messo in cattedra. I musicisti che lo incontrano in giro per il mondo lo adorano perch semplicemente una persona che suona, non uno che si pavoneggia di quello che ha fatto e di quello che sta facendo.
E come vedono Stefano Bollani i suoi colleghi scandinavi?

Morten Lund: Stefano un autentico genio, un amico straordinario e un musicista completo. Ci sorprende e ci ispira ad ogni serata. Spero che da parte nostra Jesper ed io porteremo una sorta di freschezza nordica al trio, qualcosa che sia dispirazione anche per lui.
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IL PROFILO

STEFANO SCODANIBBIO

Contrabbassista ammirato dai principali autori del Novecento, ma anche organizzatore e compositore: di Stefano Scodanibbio, scomparso allinizio del 2012, ci parla Francesco Dillon del Quartetto Prometeo, che per Musica Insieme presenter un omaggio allartista maceratese
ando, accanto al suo rigore e alla sua integrit, le caratteristiche essenziali della sua personalit. Il suo rapporto stregonesco con la performance era frutto dello studio pi severo e del perfezionismo assoluto. Lo ricordo a Darmstadt alla ne degli anni Novanta a ripassare per lennesima volta il Triptich di Ferneyhough, chiedendomi di controllarlo sulla partitura. Lo ricordo pieno di entusiasmo quando sconggemmo insieme le incongruenze ritmiche del Duo per violoncello e contrabbasso di Donatoni. Lo ricordo accanto a me nel Quintetto di Dvork, affascinato dalla nuova avventura nella musica da camera pi tradizionale. Accanto al musicista, al grande virtuoso, cera lentusiasta promotore della musica dei nostri giorni, un impegno che ha visto Scodanibbio dare un contributo importante in molte rassegne e festival, ed in particolare con il cartellone di Nuova Musica. Continua Dillon: Con Nuova Musica Scodanibbio si inventato un festival assolutamente al di fuori delle mode e delle tendenze del momento. Ha percorso, anche come organizzatore, una strada del tutto indipendente. Direi che le sue scelte dei programmi per ogni edizione di Nuova Musica, cos accurate peraltro, sono state a loro volta quasi delle composizioni. Anche qui, come per altri lati della sua personalit, sottolineerei la ricchezza di riferimenti culturali, che ha consentito si potessero aprire quei programmi a musiche e attitudini molto diverse fra loro. Scelte mai accattivanti, forse, ma certo non rassegnate alla sola testimonianza di una cultura dlite, anzi aperte e tese a creare domande e ad allargare le menti. Creativo come interprete, creativo nelle scelte di programma, ma anche come compositore tout court, Scodanibbio ha licenziato oltre cinquanta lavori dedicati perlopi alla famiglia degli archi: Lo Scodanibbio compositore non gura di minore importanza rispetto allo Scodanibbio contrabbassista o allo Scodanibbio organizzatore. Ci che trovo sommamente affascinante la variet dei suoi approcci verso la composizione: innanzitutto quello fra scrittura e improvvisazione. In molti suoi lavori questa apparente frizione viene risolta con una musicalit e naturalezza straordinarie (basti pensare alla magia di VOYAGE). Il suo mondo musicale era pieno di riferimenti diversi, ma alla ne assolutamente coerente e personale. Scorrendo il catalogo di Scodanibbio si legge, come in un diario, della sua vita: incontri, viaggi, passioni. Indimenticabile inne per Dillon lamicizia con una persona straordinaria: I ricordi di un grande amico sono moltissimi. Tra quelli pi intensi rammento gli incontri in quelle che lui deniva le sue terre: le molte visite a Pollenza e le vere e proprie rimpatriate con gli amici, sempre sceltissimi, in occasione di ogni edizione della Rassegna Nuova Musica. Era l, nella sua casa, che Stefano diventava un ospite generosissimo e rilassato. Il vero Stefano, lontano dalla pressione di certi momenti della vita professionale. Si passavano intere giornate fra prove, esperimenti musicali, ascolti dei pi disparati, racconti reciproci, entusiasmi letterari (Lezama Lima, Bolao), ottimo cibo e molte risate. Ho parlato di terre al plurale intendendo naturalmente anche il Messico. Il viaggio che facemmo insieme nel 2008 per le rappresentazioni del suo lavoro teatrale Il cielo sulla terra ha rappresentato un altro grande momento di condivisione e scoperta. Vedere Stefano nel suo adorato Messico stata per me una gioia e sono felice di sapere che l, alla ne, tornato.

Tre volte creativo

tefano Scodanibbio, maceratese, classe 1956, scomparso lo scorso anno in Messico, stato tra i protagonisti della scena musicale contemporanea, riuscendo ad affermarsi sia come interprete sia come compositore. Un interprete peraltro affatto particolare. Il suo strumento, il contrabbasso, che vanta s una certa tradizione virtuosistica (si pensi al Bottesini), ma non gode della fortuna dei violoncelli o dei violini, lo ha spinto ad impegnarsi in una costante ricerca verso territori spesso mai percorsi, nei quali si sono incontrate esperienze diverse, a cominciare da quella jazzistica e da quella improvvisativa. Ne abbiamo parlato con Francesco Dillon, violoncellista del Quartetto Prometeo, che con Scodanibbio ha intrattenuto non solo una prolica collaborazione, ma anche una profonda amicizia. Esordisce Dillon: Per me che lho conosciuto nel 1995, quando avevo poco pi di ventanni, stato un maestro. Il suo apporto alla tecnica contrabbassistica rimarr un punto di riferimento, deline-

Stefano Scodanibbio (1956 - 2012)


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I LUOGHI DELLA MUSICA

Note celestiali
ungo il percorso del Museo Medievale, ubicato nellantico Palazzo Ghisilardi-Fava, ci si imbatte in uno straordinario manufatto, limponente PIVIALE con fatti della vita di Cristo e della Vergine, quasi un semicerchio lungo pi di tre metri. Il paramento liturgico, in origine provvisto di un cappuccio, proviene dalla basilica di San Domenico, dove era utilizzato in occasione delle pi solenni cerimonie religiose. Si tratta di un ricamo di li di seta policroma su tela di lino, una delle pi importanti realizzazioni di opus anglicanum, quella produzione di ricami che in Inghilterra raggiunse il suo apice tra la ne del XIII e linizio del XIV secolo, epoca cui appartiene il paramento del museo bolognese. Un oggetto policromo e splendente, grazie al fondo costituito da li di seta ricoperti di lamine doro e li dargento. Straordinaria la gamma dei colori dei li di seta: blu indaco, rosa-bruno, verde-giallo, terra di Siena, bianco, amaranto La decorazione organizzata secondo fasce concentriche, di cui le principali, separate da una stretta fascia con teste di Apostoli e Santi entro clipei stellari, accolgono le storie della vita di Maria, dellInfanzia e della Passione di Cristo (e alla ne il martirio di San Tommaso di Canterbury) che si susseguono entro 19 nte nicchie incorniciate da archi gotici polilobati ed esili colonnine. Negli estradossi degli archi sono rafgurate due schiere di angeli: quelli della fascia interna offrono preziose corone; quelli della pi ampia fascia esterna, in veste di Angeli musicanti, accompagnano il racconto con il suono dei loro strumenti: a ato, a corda, a percussione, con una preminenza di quelli a ato, in una rappresentazione che costituisce una sorta di repertorio degli strumenti in voga in Inghilterra, ed in gran parte dellEuropa, sulla ne del Duecento (ma non tutti sono identicabili con certezza anche a causa della consunzione di certe zone del ricamo). Gli angeli musicanti si presentano affrontati, secondo

Conservato nel Museo Civico Medievale di Bologna, il Piviale di San Domenico fra i pi splendidi ricami inglesi di epoca gotica esistenti in Italia, arricchito da una preziosa iconografia musicale di Maria Pace Marzocchi

Il Piviale di San Domenico, ubicato nellantico Palazzo Ghisilardi-Fava

una tipologia di rafgurazione consueta nelle miniature medievali. Cominciando da sinistra, tromba e organistrum, viola da braccio e viola da gamba, angelo in veste rosa con larpa e a fronte il compagno con la tromba; langelo dalle ali bianche percuote con i martelletti le sette campane appese al telaio trovando risposta nel suono della tromba, quello con il salterio trapezoidale fa coppia con le castagnette, e si nisce con tre trombe, di cui lintermedia a quattro padiglioni. Il prezioso piviale di San Domenico, considerato dagli studiosi il pi bello tra i ricami inglesi di epoca gotica esistenti in Italia, fu forse donato da Benedetto XI ai confratelli dellordine domenicano negli anni del suo ponticato (1303-1304). Rest nella basilica bolognese no al 1880, quando fu consegnato al Comune. La sua presenza in citt n dallinizio del Trecento costitu per larte gurativa bolognese un precoce modello per lavvio dei nuovi modi gotici nella miniatura, nella scultura, nella pittura. Ora collocato in una grande teca nella sala 7, nelle cui pareti aforano alcuni resti dellantico Palatium, e divide il suo spazio con preziosi reliquiari del VII e VIII secolo, con la vetrata policroma istoriata con la Crocissione proveniente dal convento di San Domenico, con la base di acquasantiera realizzata da uno scultore padano sulla met del Duecento, con la ieratica icona di papa Bonifacio VIII, che lo scultore senese Manno Bandini realizz in lastre di rame dorato su commissione del Consiglio del popolo, e che nel 1301 fu collocata sulla facciata del Palazzo Pubblico.
MUSEO CIVICO MEDIEVALE Via Manzoni 4, Bologna

Particolare del Piviale

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MUSICA INSIEME

I CONCERTI gennaio/marzo 2013


Luned 14 gennaio 2013 AUDITORIUM MANZONI ore 20.30

ALEXANDER ROMANOVSKY................pianoforte
Musiche di Bach, Brahms, Rachmaninov, Skrjabin, Cajkovskij
Il concerto fa parte degli abbonamenti: I Concerti di Musica Insieme e Musica per le Scuole

Luned 28 gennaio 2013 Auditorium MANZONI ore 20.30

QUARTETTO PROMETEO
Musiche di Dvork, Scodanibbio, Schumann
Il concerto fa parte degli abbonamenti: I Concerti di Musica Insieme e Invito alla Musica per i Comuni della provincia di Bologna

Luned 25 febbraio 2013 AUDITORIUM MANZONI ore 20.30

VADIM REPIN.....................................................violino ITAMAR GOLAN................................................pianoforte


Musiche di Bartk, Brahms, Prokofev, Ravel
Il concerto fa parte degli abbonamenti: I Concerti di Musica Insieme e Musica per le Scuole

Luned 4 marzo 2013 AUDITORIUM MANZONI ore 20.30

BORODIN QUARTET
Musiche di ostakovic, Beethoven
Il concerto fa parte degli abbonamenti: I Concerti di Musica Insieme e Invito alla Musica per i Comuni della provincia di Bologna

IL CONCERTO DI STEFANO BOLLANI, PREVISTO PER L11 FEBBRAIO 2013, AVR LUOGO IL GIORNO:

ATTENZIONE CAMBIO DATA

Gioved 7 marzo 2013 AUDITORIUM MANZONI ore 20.30

Tre volte Bollani STEFANO BOLLANI.........................................pianoforte ENRICO RAVA....................................................tromba JESPER BODILSEN...........................................contrabbasso MORTEN LUND................................................. batteria
Dal piano solo, al duo, al trio: Bollani si fa in tre per Musica Insieme
Il concerto fa parte degli abbonamenti: I Concerti di Musica Insieme e Invito alla Musica per i Comuni della provincia di Bologna

Luned 18 marzo 2013 AUDITORIUM MANZONI ore 20.30

BEIJING STRING TRIO ARNALDO DE FELICE...................................oboe


Musiche di Mozart, Sani, Gatti, Beethoven, Britten
Il concerto fa parte degli abbonamenti: I Concerti di Musica Insieme e Musica per le Scuole

Per ulteriori informazioni rivolgersi alla Segreteria di Musica Insieme: Galleria Cavour, 3 - 40124 Bologna tel. 051.271932 E-mail: info@musicainsiemebologna.it - Sito web: www.musicainsiemebologna.it

Luned 14 gennaio 2013

Atteso ritorno a Musica Insieme del pianista ucraino, vincitore a soli diciassette anni del Premio Busoni e oggi allapice della carriera solistica, con un programma di capolavori

di Maria Chiara Mazzi

Germania vs. Russia


Foto Melina Mulas

i potrebbe sintetizzare il programma di questo concerto con un titolo da incontro sportivo: Germania vs. Russia; sono infatti due nazionali quelle che si confrontano qui, ma anche due mondi, due scuole vere e proprie, due modi di concepire la composizione, lestetica, larte e la vita. Labbiamo presa da lontano per confrontare autori che pi celebri e universalmente amati non potrebbero essere, ma che sono scelti, proprio in questo contesto (e non a caso), con le opere che maggiormente testimoniano di questa differente visione del mondo musicale. La musica tedesca (gli antichi la chiamavano oltremontana, forse per sottolinearne limpervia lontananza) dal Quattrocento sinonimo di complicatezza, di solidit costruttiva, di inesorabilit delle conoscenze e della razionalit. da sempre, insomma, una salda fortezza, Ein feste Burg (per riferirci al titolo di un celeberrimo corale utilizzato da Bach e poi da Mendelssohn nella sua Sinfonia della Riforma). Ma anche quella civilt musicale alla quale, nonostante tutto, si deve il Romanticismo, cio il superamento di quello stereotipo col quale abbiamo iniziato questo discorso. Eppure proprio nel Romanticismo, o meglio nella seconda fase di quel movimento, quando esso si stava sfrangiando nei mille rivoli che caratterizzano il pensiero musicale della seconda met del secolo XIX, quel desiderio di saldezza e di certezza razionalistica diventa un porto sicuro nel quale rifugiarsi di fronte alle tempeste delle correnti pi nuove e rivoluzionarie. Bach, innanzitutto, simpone a modello di grande suggestione,

vuoi per londata nazionalistica e misticheggiante che investe la Germania, vuoi proprio perch lui stesso, alla sua epoca, era stato un esempio di saldezza e coerenza nella temperie dellimperante stile galante, che sembrava smobilitare lintensit costruttiva in nome di una pi accessibile semplicit. Bach, che nel pieno della polemica col teorico Scheibe, che laveva tacciato di oscura e inutile articiosit, scrive la Fantasia e Fuga BWV 904, dove non solo nella Fuga (che per statuto deve essere realizzata attraverso il contrappunto severo, ma nella quale il tema ha un sapore gi quasi empndsam) ma soprattutto nella Fantasia torna indietro, molto indietro, e dimentica le fantasie piene di svolazzi e di ornamentazioni per recuperare addirittura il mondo di Frescobaldi e una severit che , da sola, la risposta a un rinnovamento a tutti i costi. Un torniamo allantico e sar un progresso ante litteram, insomma, al quale nemmeno Brahms pot sottrarsi. Nemmeno quando, a trentanni, compone le Variazioni sopra un tema di Paganini op. 35, che Clara Schumann den Hexenvariationen (variazioni stregate) nel ringraziamento allautore che gliele aveva inviate, proseguendo: Ho cominciato a studiarle con gran zelo, ma non mi sembrano adatte per lesecuzione pubblica perch le combinazioni sono troppo sorprendenti e ai non professionisti potrebbero non piacere. Io penso che se ne venissero inserite alcune con pi semplici armonie, qualcuno (cio lascoltatore) potrebbe avere qualche riposo. Pi ci lavoro, pi le trovo difcili: neppure un musicista pu seguirne le curiose ramicazioni e i giri piccanti e tanto pi il nor-

LUNED 14 GENNAIO 2013 AUDITORIUM MANZONI ORE 20.30

ALEXANDER ROMANOVSKY

pianoforte

Introduce Maria Chiara Mazzi, docente al Conservatorio di Pesaro e autrice di libri di educazione e storia musicale

Johann Sebastian Bach Fantasia e Fuga in la minore BWV 904 Johannes Brahms Variazioni sopra un tema di Paganini op. 35 Sergej Rachmaninov Preludio in sol diesis minore op. 32 n.12 Preludio in si minore op. 32 n. 10 Aleksandr Skrjabin Quattro Preludi op. 37 Ptr Ilic Cajkovskij Dumka op. 59 Sergej Rachmaninov Sonata n. 2 in si bemolle maggiore op. 36

male pubblico, che le giudicherebbe come geroglici. Penso sempre di pi che un titolo come Studi in forma di variazione potrebbe loro convenire benissimo. Le Paganini sono costituite da due serie di variazioni, ciascuna delle quali virtuosistica, ma non nel modo al quale un pubblico abituato alle esibizioni funamboliche dei Liszt e dei Tausig avrebbe potuto pensare: il virtuosismo infatti tutto dentro la tastiera e non concede nulla allesteriorit, ma, come sanno n troppo bene gli esecutori, raggiunge livelli (come ad esempio nei glissati di ottave) che precedentemente non erano mai stati toccati. Ma ancora una volta il contrappunto, inteso come intensicazione della scrittura, addensamento delle parti ed intreccio motivato da esigenze razionali e costruttive e non semplicemente

Nato in Ucraina, intraprende lo studio del pianoforte allet di cinque anni, e a tredici si trasferisce in Italia per studiare con Leonid Margarius. Nel 2009 consegue lArtist Diploma presso il Royal College of Music di Londra, ma laffermazione a livello internazionale avviene nel 2001 con la vittoria al prestigioso Concorso Internazionale Ferruccio Busoni di Bolzano. Da quel momento, si esibito come solista al fianco di compagini come lOrchestra del Mariinsky, lOrchestra Nazionale Russa, la Royal Philharmonic Orchestra, la English Chamber Orchestra, la Yomiuri Nippon Symphony Orchestra, ed stato invitato dai pi prestigiosi festival, tra i quali La Roque dAnthron in Francia, il Klavier-Festival Ruhr in Germania, il Festival delle Notti Bianche di San Pietroburgo, il Festival Chopin in Polonia ed il Festival di Stresa. Nella stagione 2011/12 ha debuttato con la New York Philharmonic Orchestra e Alan Gilbert al Vail Valley Music Festival, con la Chicago Symphony Orchestra e James Conlon al Ravinia Festival, e con la Filarmonica del Teatro alla Scala di Milano; si inoltre esibito con lOrchestra Nazionale di Santa Cecilia, ed ha inaugurato la Master Pianists Series al Concertgebouw di Amsterdam.

Alexander Romanovsky

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MUSICA INSIEME

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Luned 14 gennaio 2013


esibizionistiche, a caratterizzare questo pezzo, che pur ispirato a un tema violinistico e dichiaratamente glio di Paganini, non imita quasi mai lo strumento ad arco, preferendo invece scavare allinterno di una tastiera della quale si scoprono possibilit ancora inesplorate. Se i romantici avevano fatto del demonismo paganiniano un riferimento estetico, tale demonismo sembra denitivamente dimenticato proprio in un brano che vi fa riferimento esplicito: specialmente nel nale dove, anzich un rutilante fuoco darticio che avrebbe di certo soggiogato il pubblico, appare lombra di Bach nella scelta di una fuga rigorosa, la cui scrittura talmente tta e intensa da superare la dimensione pianistica e richiamare una sonorit sinfonica. Non a caso le Variazioni sopra un tema di Paganini sono lultimo capolavoro pianistico della prima fase creativa di un autore che torner al suo strumento di elezione solo alla ne della vita, e con ben altri obiettivi sonori. Obiettivi musicali ancora diversi ha poi il recupero stilistico compiuto da due autori coetanei come Skrjabin e Rachmaninov nella Russia zarista tra Otto e Novecento, quando un clima politico sempre pi reazionario portava una fascia di intellettuali a fuggire dalla realt per rifugiarsi in un mondo ideale, ma irreale, in un parnassianesimo fatto di pura bellezza, di simbolismo e di misticismo. Insomma, mentre le correnti pi iconoclaste e moderniste (come Raggismo e Suprematismo) guardavano nella direzione delle avanguardie europee, Skrjabin scriveva: Larte deve unirsi con la losoa e la religione in un tutto unico e costruire un nuovo Vangelo che sostituir quello vecchio. Io accarezzo il sogno di creare un mistero del genere, cercando non un passato storico e concreto, visto come fonte di sicura certezza, ma un passato mitico, nostalgicamente smarrito per sempre, un luogo ideale nel quale rifugiarsi di fronte a una realt sempre pi cruda. E se nella produzione per orchestra e nelle sonate Skrjabin risentir delle esaltazioni spiritualiste glie dellesasperazione del wagnerismo, costruendo a

DA ASCOLTARE

Nella discografia di Alexander Romanovsky non mancano ovviamente i classici del repertorio ottocentesco, sebbene scelti con particolare cura, tenendo conto cio della solidissima tecnica del nostro pianista ed insieme delle sue specifiche doti interpretative. Cos quasi tutto nel segno della Decca troviamo il Sergej Rachmaninov degli tudes Tableaux e delle Variazioni su un Tema di Corelli (2009). Pagine di celebrato virtuosismo, ma al tempo stesso appassionate e appassionanti, cos come quelle scelte per il cd in certo senso gemello, ma realizzato due anni prima. In questo Romanovsky ha dato il meglio di s affrontando gli Studi Sinfonici di Robert Schumann e le Variazioni su un Tema di Paganini di Johannes Brahms. Non stupir allora che il lavoro dedicato a Ludwig van Beethoven (2011) sia incentrato sulle Variazioni Diabelli. Unica eccezione a questa che parrebbe proprio essere una regola il cd uscito nel 2012. Si tratta, infatti, di un rara incisione dei due Concerti per pianoforte di Alexander Glazunov. Con Romanovsky lOrchestra Nazionale Russa diretta da Jos Sebrier.

modo suo un rinnovamento fatto anche di proposte originali e allavanguardia, nelle composizioni libere come i Preludi op. 37 (preparati attorno al 1903) egli abbandona i riferimenti letterari o losoci e si avvicina alla lezione dei precedenti chopiniani per la cura formale e lassunto assolutamente musicale. una sorta di ripiegamento su se stesso, nel quale lesecutore-compositore si rivolge al suo strumento ora con rapimento mistico, ora con la forza di un assalto impetuoso, ora guardandolo attraverso un velo di febbrile improvvisazione. Sottolineando di quel linguaggio come scrive Enzo Restagno i vocaboli dai quali scaturiscono le afnit con la propria vocazione a uninteriorit ancora pi macerata, che si risolve in una contemplazione estatica, sensuale e dolorosa del suono, talvolta gi divelto dal contesto formale e risolto in puro gesto. Ma nella polverizzazione artistica di quel momento e in questa corrente estetizzante, che per reazione ad un mondo indirizzato verso linesorabile rovina vagheggiava il culto della bellezza astratta e cristallizzata avvolgendo il prodotto artistico con un fortissimo contenuto emozionale, si colloca anche il messaggio di Rachmaninov. Rachmaninov che, se confrontato con le correnti musicali a lui contemporanee in Europa e in America, sembra fuori del tempo, incarnando forse per lultima volta la gura del virtuoso-compositore di retaggio roman-

tico, per il quale lo strumento costituisce il mezzo preferenziale di espressione e quello su cui meglio analizzare la portata e la peculiarit della propria arte. Come supremo virtuoso della tastiera, egli rivers il suo mondo espressivo nelle composizioni per pianoforte, dal breve spazio del respiro di un preludio alla vasta complessit formale delle sonate, con un atteggiamento estetico allapparenza incurante nei confronti del mondo che gli stava intorno, e soprattutto delle novit che stavano sconvolgendo tutte le forme darte. Questo ideale non era per del tutto slegato dalla realt, perch lelegante malinconia e il concertismo funambolico sono specchio di un desiderio di fuga che si realizza nel recupero di un Romanticismo alla Cajkovskij (inserito in questo programma non a separare, ma a collegare i due protagonisti della seconda parte), modernamente trasformato in arte della percezione sonora, in grado di esporre in maniera psicologicamente avvolgente sentimenti anche contrastanti come malinconia o dolore, gioia incontrollata o aspirazione eroica. Come nella Sonata op. 36 (composta nel 1913 e riveduta nel 1931), dove lautore recupera la forma del passato senza intenzioni programmatiche, ma come contenitore di idee attraverso il quale esprimere le sue pi tipiche idealit, solo apparentemente vincolato alle leggi architettoniche dellantica forma in pi movimenti.

Lo sapevate che... Nel 2011Romanovsky ha assunto la cittadinanza italiana e si esibito in concerto in occasione dellincontro dedicato ai Nuovi Cittadini italiani alla presenza del Presidente della Repubblica
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MUSICA INSIEME

Luned 28 gennaio 2013


Il Quartetto italiano oggi fra i pi acclamati sulla scena internazionale torna a Musica Insieme con un programma che ne rivela la doppia anima, tra approfondimento del repertorio ed esplorazione della contemporaneit
di Sara Bacchini

Foto Ribalta Luce Studio

Classico, contemporaneo

l quartetto per archi, affermatosi come genere autonomo soltanto nella seconda met del XVIII secolo ad opera di Haydn, e in seguito di Mozart e Beethoven, il genere musicale strumentale maggiormente rappresentativo del classicismo e della scuola austro-tedesca. Sviluppatosi nel quadro dello stile galante e sotto linuenza del divertimento, altro genere musicale molto in voga in quel periodo, il quartetto divenne la forma musicale pi apprezzata nel repertorio della musica da camera, anche perch consentiva di suonare in spazi ridotti e non capaci di ospitare unintera orchestra, ma riproducendo in miniatura la struttura musicale del concerto sinfonico. Ad affascinare compositori, esecutori e pubblico sicuramente stata questa particolare architettura che, oltre a dare pari importanza esecutiva e melodica a tutti e quattro gli strumenti coinvolti, permetteva di creare un dialogo polifonico tra le voci, un intreccio musicale sempre pi complesso e rafnato, destinato ad ispirare la creativit di quasi tutti gli autori del Settecento e dei secoli successivi. Se Joseph Haydn considerato il padre di questo genere musicale, Mozart certamente colui che ha contribuito a svilupparne la forma e le potenzialit, e Beethoven colui che ha portato a compimento lopera, ampliandone contenuti, forma e struttura. Per i compositori romantici, che pure studiavano con passione anche le opere degli altri predecessori, i Quartetti di Beethoven divennero ben presto il punto di riferimento compositivo, considerato irraggiungibile ed ineguagliabile. Il 1842 per Schumann lanno della musica da camera, ma il suo interesse per il quartetto darchi era gi ben presente nel 1838, quando aveva dato avvio ai Quartettmorgen, le mattinate quartettistiche nella sua casa di Lipsia, in cui si riuniva lensemble di Ferdinand David, che eseguiva di preferenza il repertorio pi recente, al quale Schumann era particolarmente interessato; non c quindi da stupirsi se l8 aprile di quello stesso anno il musicista chiese alleditore Breitkopf di spedirgli tutte le partiture dei Quartetti di Mozart e di Beethoven. Nel suo diario egli poi annot: 28 aprile, studiati i Quartetti di Beethoven; 6 maggio, studiati i Quartetti di Mozart; 2 giugno, schizzi per un mio Quartetto; 4 giugno, incominciato un Quartetto in la minore. Il 22 luglio non solo il primo Quartetto in la minore, ma anche il secondo in fa maggiore e il terzo in la maggiore (tutti e tre compresi nellop. 41 e dedicati a Mendelssohn) erano compiuti. Nel

LUNED 28 GENNAIO 2013 AUDITORIUM MANZONI ORE 20.30

QUARTETTO PROMETEO
GIULIO ROVIGHI violino ALDO CAMPAGNARI violino MASSIMO PIVA viola FRANCESCO DILLON violoncello
Antonn Dvork Quartetto in re minore op. 34 Stefano Scodanibbio Dal Canzoniere messicano e spagnolo: Dionisio Aguado Besame mucho Sandunga Robert Schumann Quartetto in la maggiore op. 41 n. 3

Introduce Francesco Dillon

terzo Quartetto in la maggiore, la presenza di Beethoven si avverte n dalle battute iniziali: nel tema dapertura del primo movimento si nota infatti un incipit armonico simile a quello della Sonata per pianoforte op. 31 n. 3 del maestro di Bonn; un incipit che imprime, sia allAndante espressivo, sia al successivo Allegro molto moderato, un carattere interrogativo. A seguire, una frase dalla calorosa espansione melodica viene esposta dal primo violino, ripresa dal violoncello e poi ampliata e sviluppata in una serie di gurazioni armoniche, che determinano un sentimento ora appassionato, ora liricamente pi disteso. LAssai agitato del secondo movimento uno scherzo elaborato in forma di variazioni sopra un tema di sedici battute, il cui andamento caratterizzato dalla presenza del ritmo sincopato. Una scelta inconsueta, se consideriamo che le variazioni, allepoca, sono il mezzo preferito dai musicisti che si esibiscono nei salotti mondani e nelle sale da concerto per fare sfoggio di un virtuosismo brillante quanto superciale, mondo verso il quale Schumann era assai poco indulgente. Ma la scelta appare meno sorprendente se consideriamo che Beethoven aveva ben mostrato come la variazione su un tema potesse servire anche a sviscerare a fondo la materia musicale, invitando il compositore a spingersi no ai territori pi sconosciuti del-

Vincitore della 50a edizione del Concorso Internazionale Primavera di Praga nel 1998, il Quartetto Prometeo stato inoltre insignito del Premio Speciale Brenreiter per la migliore esecuzione fedele al testo originale del Quartetto KV 590 di Mozart, del Premio Citt di Praga come migliore quartetto e del Premio Pro Harmonia Mundi. Nello stesso 1998 stato eletto complesso residente della Britten Pears Academy di Aldeburgh, e nel 1999 ha ricevuto il Premio Thomas Infeld dalla Internationale Sommer Akademie Prag-Wien-Budapest per le straordinarie capacit interpretative di una composizione del repertorio cameristico per archi. Ha suonato nelle pi prestigiose sale e festival internazionali, dal Concertgebouw di Amsterdam alla Wigmore Hall, dal Festival di Colmar al Sanssouci Festival di Potsdam. In Italia stato ospite dellAccademia di Santa Cecilia di Roma, della Societ del Quartetto di Milano, delle Settimane Musicali di Stresa, della GOG di Genova e ha collaborato con musicisti come Brunello, Lonquich, Pace, Scodanibbio, Belcea Quartet; particolarmente intenso il rapporto artistico con Salvatore Sciarrino, che ha dedicato al Prometeo gli Esercizi di tre stili e il recente Quartetto n. 8 per archi. Dal 2012 al 2015 il Prometeo sar Quartetto in residenza allAccademia Filarmonica Romana.

Quartetto Prometeo

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MUSICA INSIEME

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Luned 28 gennaio 2013

DA ASCOLTARE
Nella discografia del Quartetto Prometeo certo non manca la musica contemporanea, una scelta questa che del resto tra le cifre stilistiche dellensemble. Il loro primo cd pubblicato dalla Extraplatte nel 2000 accostava Schumann a Schnittke. Poi, in una specie di crescendo, le registrazioni dedicate a Hubert Stuppner (cd Real Sound 2002), a Salvatore Sciarrino (album realizzato nel 2002 per i tipi della ZZT, ma la registrazione in realt live e risale al 1999), ed infine (siamo nel 2007) la pubblicazione per la RZ di Hrbare kosysteme di Agostino di Scipio, lavoro che mescola quartetto darchi e live electronics. In tuttaltra direzione vanno i lavori discografici pi recenti. Per la Limen (2011) troviamo un classico Beethoven/Schubert (Quartetti op. 95 e D 810). Lo precedono limportante incisione dei Tre Quartetti op. 41 di Schumann (Amadeus) e quella altrettanto significativa dellintegrale dei Quartetti di Wolf registrata per la Brilliant nel 2012.

lelaborazione tematica. Inoltre, questa forma si era rivelata particolarmente congeniale alla poetica di Schumann, che amava contrapporre episodi contrastanti, assimilandoli a stadi di un percorso narrativo in cui ogni variazione mette in luce un aspetto diverso, per carattere, del materiale musicale a fondamento della composizione. Il successivo Adagio profondamente beethoveniano per la robustezza del tema che lo contraddistingue e per larticolazione ritmicamente scattante del canto melodico attorno al disegno del secondo violino. Questo movimento assai ispirato in forma di Lied ampliata: a una prima parte, ripetuta in forma variata, se ne contrappone cio unaltra dal carattere contrastante, alla quale seguono alcune riprese in zone tonali afni, e inne la ripetizione, nella tonalit fondamentale, della prima parte, con coda conclusiva. Particolarmente suggestiva la parte centrale, nella quale un ritmo ostinato del secondo violino fa da supporto a brevi frammenti melodici, che gli altri archi si rilanciano in un intreccio contrappuntistico cangiante. LAllegro molto vivace che conclude il Quartetto si snoda seguendo un discorso serrato e brillante, interrotto da un episodio in fa maggiore tra lironico e lumoristico: in forma di rond, in cui un ritornello torna periodicamente ad incorniciare episodi contrastanti. Larchitettura cristallina ben denita da cesure che segnano bruschi cambi datmosfera, e il mutamento pi radicale portato, come si diceva, dal terzo episodio (Quasi Trio), pi ampio e caratterizzato da una grazia quasi rococ; ma la coesione generale del movimento assicurata da un forte e unitario impulso ritmico, dagli accenti sincopati, dallo slancio propulsivo delle gure che non allentano la tensione. Anche i compositori del XX secolo hanno tratto ispirazione dai maestri precedenti, studiando a fondo le loro opere. E Antonn Dvork, denito il pi clas

sico dei compositori nazionali, ha saputo abilmente fondere la struttura della tradizione viennese con le ispirazioni musicali della natia terra boema, oltre che con la propria sensibilit personale. Negli anni della maturit infatti il linguaggio musicale di Dvork inizi a risentire dellinuenza del classicismo di Brahms ritenuto allepoca il campione dello schieramento conservatore, in contrapposizione al progressismo di Wagner e ad assumere come segno distintivo la presenza di ritmi e melodie desunti dalla musica popolare. Fra Brahms e Dvork vi fu sempre un rapporto di stima reciproca ed amicizia, e il compositore tedesco segnal la musica dellamico alleditore musicale di Bonn Fritz Simrock, per il quale Dvork compose la prima delle due serie di Danze Slave (1878), entrambe modellate sulle Danze Ungheresi di Brahms. Le opere del compositore boemo sono organizzate in forme assai varie: le sue nove sinfonie si rifanno a modelli classici beethoveniani e possono ritenersi comparabili a quelle dello stesso Brahms, ma egli lavor anche nel campo del poema sinfonico e qui linuenza di Richard Wagner risulta evidente e della musica da camera. Il Quartetto op. 34, scritto nel 1877, in un momento di grande infelicit personale a seguito della prematura morte di due dei suoi gli, caratteristico dello stile dvorkiano, in cui il sapore folklorico e la forma classica riescono a convivere dando vita ad uno dei grandi capolavori di ne Ottocento. Linteresse per il quartetto darchi non si esaurisce di certo fra i compositori del nostro secolo, come dimostra lesperienza creativa di Stefano Scodanibbio, interprete fra i pi celebri e amati della musica contemporanea, molto legato a Giacinto Scelsi e Luigi Nono, che nella partitura del suo Prometeo arriver a scrivere arco la Scodanibbio. Il Canzoniere messicano (20042009), omaggio allamato paese centroamericano, una raccolta di trascrizioni per quartetto di alcune sue reinterpretazioni di pagine della tradizione popolare spagnola e messicana che, in questa veste, diventano dei classici. A proposito della genesi di questopera, lo stesso Scodanibbio scrive: Sono trascorsi esattamente trentanni dalla mia prima visita in Messico: da allora sono tornato tutti gli anni, con solo un paio di assenze giusticate, anche per periodi lunghi. Uno dei risultati di questa mia fedelt stata la realizzazione dellopera radiofonica One Says Mexico, nel 1998. Un ritratto letterario, acustico e musicale attraverso i sensi del viaggiatore straniero. La musica popolare messicana, cos importante nella cultura di questo paese (quanto forse lo era stata lopera nellItalia dellOttocento e del primo Novecento), era in parte presente, con ammiccamenti e minuscoli frammenti, ma veniva senzaltro diluita e assorbita da un panorama variegato di idiomi, suoni, colori, sapori, suggestioni di ogni sorta. Queste Canzoni messicane per quartetto darchi, ideale continuazione di One Says Mexico, sono invece riconoscibilissime e citate integralmente e, nel contesto del mio omaggio al paese, rappresentano senzaltro dei momenti pi caratterizzati.

Lo sapevate che... Nel 2012 la Biennale Musica di Venezia ha assegnato al Quartetto Prometeo il Leone dArgento, destinato alle pi interessanti realt emergenti della musica contemporanea
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MUSICA INSIEME

Luned 25 febbraio 2013

Con un programma di capolavori virtuosistici tra Otto e Novecento, il celebre violinista siberiano calcher il palco di Musica Insieme dopo dodici anni di assenza di Valentina De Ieso
per riprodurre leffetto del cymbalom ungherese, una sorta di salterio a corde percosse, che era previsto nellorganico della versione orchestrale della Rapsodia. Quarantanni prima a Budapest, in quella stessa Ungheria che aveva da qualche anno dato i natali a Bartk, aveva luogo la prima esecuzione della Sonata per violino n. 3 in re minore op. 108 di Johannes Brahms, dedicata ad Hans von Blow. Terza ed ultima sonata composta da Brahms per questo strumento, la sua gestazione copr le estati dal 1886 al 1888, mentre lautore soggiornava sulle rive del lago di Thun. Figlia dello stile dellultimo Brahms, tendente ad unessenzialit strutturale sconosciuta nelle composizioni giovanili, la sonata si differenzia dalle precedenti per un abbandono dellintimismo a favore di una certa indulgenza verso il virtuosismo e il compiacimento della ricercatezza melodica. La rielaborazione delle forme classiche verso nuove soluzioni che port Schoenberg a sostenere nel suo saggio Brahms il progressista che il classicista, laccademico, fu un grande innovatore nella sfera del linguaggio gi evidente nel primo movimento. LAllegro, dove la forma-sonata

Suoni dallEuropa
LUNED 25 FEBBRAIO 2013 AUDITORIUM MANZONI ORE 20.30

La mia idea una fratellanza di popoli, fratellanza a dispetto di tutte le guerre e i conitti. Io provo al meglio delle mie capacit a servire questa idea nella mia musica; per questo non riuto nessuna inuenza, che sia slovacca, rumena, araba o di qualunque altra fonte. La fonte deve solo essere incontaminata, fresca e sana!. Cos parlava del suo approccio alla composizione Bla Bartk, una gura che si conquistata un posto a parte nella storia musicale del Novecento: fu compositore distante dagli orientamenti coevi, tanto che lo stesso Adorno non seppe inquadrarlo nei destini della Nuova Musica, pianista di sorprendenti abilit ed etnomusicologo tra i pionieri della nascente disciplina. Nel 1908, insieme a Kodly, intraprese uno studio sulla musica popolare ungherese: utilizzando il fonografo di Edison, registr contadini che intonavano canti popolari, scontrandosi con una certa reticenza di fronte alla curiosit degli studiosi e alla stranezza dello strumento. Bartk si approccia a questo repertorio in modo diverso dai compositori inseriti nelle scuole nazionali, non si limita a citarne i motivi, ma ne interiorizza le strutture, per elaborare poi composizioni autonome che ne condividano pi intimamente lo stile: il compositore deve, come egli stesso scrive in un articolo nel 1920, assimilare lidioma della musica contadina tanto da sentirla come la propria lingua madre, lontana dai sentimentalismi e dagli ornamenti superui della musica romantica. Bartk per non si considerava un nazionalista e non amava essere denito un compositore folkloristico: era convinto che la musica popolare non contaminata fosse linfa feconda per la musica colta. Intrise di riferimenti alla musica popolare sono le due Rapsodie per violino e pianoforte, composte nel 1928. Le opere precedenti si erano indirizzate verso una differente
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VADIM REPIN violino ITAMAR GOLAN pianoforte


Bla Bartk Rapsodia n. 1 Johannes Brahms Sonata n. 3 in re minore op. 108 Sergej Prokofev Sonata n. 1 in fa minore op. 80 Maurice Ravel Sonata in sol maggiore

Introduce Giordano Montecchi. Saggista e critico musicale per quotidiani e riviste, insegna Storia della musica al Conservatorio di Parma

direzione, ma in quel periodo Bartk stava trascrivendo e sistematizzando il materiale raccolto con Kodly, e in due lettere del novembre 1928 parla di due rapsodie appena composte su temi popolari, una musica facilmente comprensibile e ancora molto adatta ai radioascoltatori. La Rapsodia n. 1 per violino e pianoforte dedicata al violinista Szigeti, grande amico di Bartk, il quale, nel novembre 1928, scrive di avergli dedicato una composizione minore, realizzata utilizzando danze popolari. La Rapsodia infatti composta di due movimenti di danza, in cui sono riconoscibili sei motivi rumeni e ungheresi. Il primo movimento, lento (Lassu), dopo un inizio quasi rude, in cui il primo tema esposto dalle arcate poderose del violino, accompagnate da inessibili accordi gravi al pianoforte, si abbandona al secondo tema, delicato e cantabile. Il secondo movimento, veloce (Friss), si apre con il primo tema, quasi lezioso, per proseguire con virtuosismi estremi negli ultimi due temi, aspri ed energici. La Library of Congress di New York conserva le registrazioni della Rapsodia eseguita da Szigeti, accompagnato al pianoforte dallo stesso Bartk, che aggiunge tremoli non presenti in partitura

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MUSICA INSIEME

Nato in Siberia, a soli 11 anni ha vinto la medaglia dorointuttelecategoriedelConcorsointernazionale Wieniawski,debuttandoinrecitalaMoscaeSan Pietroburgo. A 17 anni stato il pi giovane vincitore del Concorso Reine Elisabeth, dando cos il via a una strepitosa carriera internazionale che lohavistocollaborareconlepiimportantiorchestre delmondo,daiBerlinerPhilharmonikerallaLosAngeles Philharmonic, dalla Filarmonica dIsraele alla London Symphony Orchestra, e con direttori comeAshkenazy,Boulez,Chailly,Chung,Mehta,Muti,Thielemann.Nel2010statoinsignitodellaVictoire dHonneur assegnatagli per la dedizione di una vita alla musica, ed stato nominato Chevalier de lOrdre des Arts et Lettres dal governofrancese.

Vadim Repin

Da ormai due decenni impegnato con prestigiosi solisti ed ensemble di tutto il mondo, Itamar Golan uno dei pianisti pi richiesti del momento; ha suonato come solista con la Filarmonica dIsraele e i Berliner Philharmoniker diretti da Zubin Mehta,conlaRoyalPhilharmoniceDanieleGatti, con lOrchestra Filarmonica della Scala eiWienerPhilharmonikerdirettidaRiccardo Muti. Regolarmente invitato a partecipare ai pi prestigiosi Festival, tra cui quelli di Ravinia, Tanglewood, Salisburgo, Verbier e Lucerna, attualmente fa parte del corpo docenti del Conservatoire de Paris per la musica da camera.

Itamar Golan

Foto Kasskara / Dg

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parso in decenni. Anche Ravel impieg diversi anni per portare a termine la sua Sonata per violino in sol maggiore. Ne inizi la stesura nel 1923, ma la complet solo nel 1927 e dopo pochi mesi fu presentata al pubblico parigino della Sala rard, eseguita al pianoforte dallautore e da George Enescu. Il compositore ne descrisse la genesi dicendo: Nel momento di intraprendere la Sonata, gi avevo in mente la forma assai singolare, la scrittura strumentale e persino il carattere dei temi delle tre parti ancor prima che lispirazione mavesse suggerito uno solo di questi temi. E non penso di aver preso la strada pi breve. Il primo movimento, un Allegretto dal carattere gentile e arioso, introdotto da un grazioso tema al pianoforte che prelude a quello del violino, dal sentore bucolico. Il secondo movimento, Blues, introdotto dal pizzicato del violino solo, che sembra alludere parodisticamente al timbro del banjo, per poi essere quasi disturbato dagli accordi dissonanti del pianoforte, che formano una sorta di tappeto ritmico contrastante. Durante tutto il movimento il violino continua ad imitare altri strumenti, giocando sulle sue possibilit timbriche e riproponendo stilemi ritmici del jazz, azzardando sincopi e glissandi. La Sonata conclusa dal terzo movimento, Perpetuum mobile, un moto perpetuo estremamente virtuosistico, che si snoda tra scale vorticose, doppie note e glissandi del pianoforte e termina nello straniamento dei due strumenti ormai sovrapposti senza alcuna fusione, a dimostrare quella che Ravel considerava la fondamentale incompatibilit di violino e pianoforte, non risolta, a suo dire, nella Sonata, ma accertata inconfutabilmente. Intervistato a proposito del suo Blues, Ravel espone una posizione precisa sullutilizzo della musica popolare come fonte per una composizione colta. Sostenne infatti che un compositore serio utilizza la melodia popolare a proprio uso, la considera un punto di partenza per la sua creazione, arrivando, seppure attraverso un percorso diverso, ad una concezione afne a quella di Bartk.

DA ASCOLTARE
Non possono mancare, nella discografia di Vadim Repin, i grandi concerti per violino degli altrettanto grandi maestri di casa sua, ostakovi, Prokofev e ajkovskij: registrazioni pluripremiate, pubblicate da Erato/Warner Classics, casa discografica che ha lasciato il posto oggi ad un contratto in esclusiva con la Deutsche Grammophon. Con letichetta gialla Repin ha pubblicato lunico Concerto per violino di Beethoven, al suo fianco i Wiener Philharmoniker diretti da Riccardo Muti, e la Sonata a Kreutzer con una partner scintillante come Martha Argerich; e ancora, il Concerto per violino e il Doppio Concerto di Brahms con la Gewandhaus Orchester diretta da Chailly, i Trii di ajkovskij e Rachmaninov con Lang Lang e Mischa Maisky (a suo tempo recensiti in queste pagine), registrazione che ha ricevuto lEcho Award. Con uninnegabile predilezione per il repertorio violinistico maggiore (che peraltro lastricato di capolavori), Repin ha dedicato al duo con pianoforte la sua ultima fatica discografica, con le Sonate di Janek, Grieg e Franck, alla tastiera Nikolai Lugansky, ottenendo nel 2011 il BBC Music Magazine Award e il Premio Edison.

viene ridotta ai minimi termini, sostanzialmente privo di uno sviluppo tradizionale dei due temi, il primo dei quali, elegante e cantabile, afdato al violino, ed il secondo, pi drammatico, destinato al pianoforte. Il secondo movimento, un Adagio di struggente bellezza, non pu che riportare alla mente i versi di Hlderlin che Brahms music nel Canto del destino, brezze divine/ vi accarezzano lievi/ simili a dita dartista/ su sacre corde, prima di lasciare il posto al terzo movimento, Un poco presto e con sentimento, con dialoghi sincopati tra violino e pianoforte. La sonata si conclude con il Presto agitato che alterna momenti di energica frenesia a lirici interludi, per terminare in un nale di puro e voluttuoso virtuosismo. Anche la Sonata per violino n. 1 in fa minore op. 80 di Sergej Prokofev non ebbe una facile gestazione: il compositore la complet nel 1946, dopo anni di abbandono. In una lettera del 1943 scrive: Ho cominciato una sonata tanto tempo fa, ma non sembra che io riesca a capire come continuarla, difcile. una tentazione irrinunciabile quella di associare questa difcolt ad una sorta di presagio funesto: il primo e il terzo movimento, deniti sofo di vento su una tomba da Prokof ev, furono suonati da Ojstrach alla sua veglia funebre, una cerimonia per pochi intimi, oscurata dai funerali di Sta-

lin, scomparso appena quaranta minuti dopo il compositore. Il primo movimento, Andante assai, presenta due brevi temi, il primo esposto dalle note gravi del pianoforte, solenni e lugubri, il secondo, pi struggente, afdato al violino, che si sviluppano poi tra pizzicati violenti, accordi gravi ostinatamente ribattuti, glissandi e polifonie arcane. LAllegro brusco si apre tra arcate poderose, ritmi martellanti ed imitazioni tra violino e pianoforte, che lasciano inaspettatamente spazio ad un ampio interludio cantabile, poi ricondotto da scale vorticose verso dissonanze inquietanti. Il tema iniziale cerca incessantemente di riaforare, inesorabilmente soffocato tra convulsi virtuosismi e sonorit spettrali. Il terzo movimento, Andante, con scambi di terzine tra il violino e il pianoforte, lascia spazio a una melodia di delicata eleganza, che va incupendosi nel nale. LAllegrissimo conclusivo, dai ritmi incalzanti iniziali, va lasciando il posto ad un maggiore lirismo sul nale, intriso di dolorosa mestizia. Ojstrach, che ne fu il primo interprete, ricorda la prima volta che ud la sonata, eseguita dallo stesso Prokof ev. Cos il violinista descrive lascolto: Limpressione fu enorme, la sensazione di essere di fronte a qualcosa di grandioso e signicativo, qualcosa che nella letteratura cameristica mondiale per violino non era mai ap-

Lo sapevate che... Vadim Repin sposato con Svetlana Zacharova, Prima Ballerina toile del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala di Milano e del Balletto del Boloj di Mosca
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Luned 4 marzo 2013

Un quartetto storico per una storia del quartetto: a Musica Insieme il Borodin propone due capisaldi del repertorio russo e tedesco di Mariateresa Storino

Archi leggendari

Foto Keith Saunders

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a ricostruzione storica della continuit e della fortuna di un genere, qualunque esso sia, risulta operazione complessa e sempre in divenire, tanto pi in casi particolari, quale il quartetto, che, orito come forma privilegiata di rafnata conversazione tra amici (Goethe) destinata a pochi eletti se non addirittura al godimento esclusivo degli interpreti si caric in breve tempo del fardello di unesecuzione pubblica, al pari di sonate e sinfonie, senza potersi interrogare sulla presenza dellassunto di base: la condivisione di un linguaggio, il cui codice non era immediatamente accessibile a tutti. forse in questo improvviso balzo del quartetto da un contesto privato al palcoscenico che possibile rintracciare le ragioni della difcile accoglienza dei tre Quartetti Razumovskij op. 59 di Beethoven. Composti tra il 1805 e il 1806, su commissione dellambasciatore russo a Vienna Andrei Razumovskij (da qui il nome dato alla raccolta), contemporaneamente allesperienza della stesura dellopera Fidelio, e subito dopo le Sonate per pianoforte op. 53 (Waldstein) e op. 57 (Appassionata), i tre Quartetti op. 59 non entusiasmarono n il pubblico, n, soprattutto, gli esecutori. Come ebbe a scrivere Alexander Thayer nella sua biograa su Beethoven, pubblicata nel secondo Ottocento, forse nessuna composizione di Beethoven incontr una reazione pi scoraggiante da parte dei musicisti di questi quartetti ora famosi. Il violinista Felix Radicati, infatti, aveva apertamente dichiarato che i Quartetti op. 59 non erano musica; Adalbert Gyrowetz, compositore e direttore del Teatro di Corte a Vienna, ad un suo collega che aveva acquistato la partitura aveva sentenziato

LUNED 4 MARZO 2013 AUDITORIUM MANZONI ORE 20.30

BORODIN QUARTET
RUBEN AHARONIAN SERGEY LOMOVSKY IGOR NAIDIN viola VLADIMIR BALSHIN
violino violino violoncello

Introduce Giuseppe Fausto Modugno, concertista e docente di pianoforte principale presso lIstituto Orazio Vecchi di Modena

Dmitrij ostakovic Quartetto n. 3 in fa maggiore op. 73 Ludwig van Beethoven Quartetto n. 8 in mi minore op. 59 n. 2 - Razumovskij

causticamente di aver sprecato il suo denaro. Non meno aspra era stata la recensione del 1807 pubblicata dalla Allgemeine musikalische Zeitung, che, annunciando limminente pubblicazione della trilogia quartettistica di Beethoven, chiosava le tre opere come profondamente pensate e ben lavorate, ma non comprensibili a tutti, con leccezione della n. 3. La nuova via, intrapresa da Beethoven nel 1803 con la Terza Sinfonia, stava dunque mostrando i primi segni di graduale distanziamento tra compositore e ascoltatore, e Beethoven, cosciente delle sperimentazioni linguistiche messe in atto, aveva ribattuto alle critiche di Radicati affermando che i Quartetti op. 59 erano stati composti per unepoca a venire. I tre Quartetti, sebbene contrassegnati dallo stesso numero dopera, si mostrano come composizioni fortemente caratterizzate e profondamente differenziate, di cui il secondo manifesta i tratti pi ostici per il pubblico del primo Ottocento. In quattro movimenti, il Quar-

tetto n. 2 in mi minore erompe nellAllegro iniziale in forma-sonata con un gesto perentorio: due accordi staccati di tonica e dominante lambiscono lo spazio sonoro; poi, improvvisamente, il silenzio; segue un primo frammento melodico in pianissimo, presto messo a tacere. Il discorso prosegue frastagliato, instabile; la tensione cresce con unisoni energici e trilli in fortissimo; nulla pu la tenerezza del secondo tema contro lincedere nervoso e compresso dellinsieme. Il Molto Adagio spegne ogni inquietudine. Beethoven appone in apertura lindicazione: Si tratta questo pezzo con molto di sentimento. Nellestasi del mi maggiore sembra prender vita larmonia delle sfere, se accettiamo il racconto di Czerny secondo cui Beethoven trov la sua ispirazione nella contemplazione del cielo notturno, alla ricerca di quella musica inudibile che i pianeti realizzano nel loro eterno movimento. Nel Trio dello Scherzo, assecondando la richiesta del conte Razumovskij, il compositore cita il canto popolare russo Sia gloria a Dio in cielo, lo stesso canto a cui accenna Musorgskij nella scena dellincoronazione del Boris Godunov e che Rimskij-Korsakov impiegher nellOuverture su temi russi op. 28 (per ricordare solo alcuni esempi). Fatto linchino al patrocinatore del Quartetto, il Presto nale irrompe a sorpresa con un tema in do maggiore: ecco negato lagognato riposo sulla tonalit di mi minore; il gioco cangiante tra luce e ombra dei modi maggiore e minore percorre lintero movimento; il trionfo della tonalit dimpianto avverr solo nel Pi presto della coda, alla ne di una frenetica corsa. Nel 1946 ostakovic si dedic alla com posizione di ununica opera: il Quartetto

Il Borodin, uno dei Quartetti pi rappresentativi del nostro tempo, stato formato nel 1945 da studenti del Conservatorio di Mosca, fra cui il violoncellista Valentin Berlinsky, vera anima artistica del Quartetto. I suoi membri originari hanno personalmente prescelto i propri successori, e il Borodin considerato oggi uno dei pi importanti Quartetti sulla scena musicale internazionale, nonch un punto di riferimento nella storia di questo ensemble. Particolare la sua affinit con il repertorio russo e lo stretto rapporto musicale avuto con ostakovi, che ha personalmente diretto le prove di ogni suo Quartetto. La loro interpretazione dellopera quartettistica del compositore sovietico, che il Borodin ha eseguito in tutto il mondo, ritenuta dalla critica come definitiva. Fra i partner con cui il Borodin ha collaborato vi sono inoltre Sviatoslav Richter, Mstislav Rostropovi, Yuri Bashmet, Elisabeth Leonskaja, Natalia Gutman. Per il 60 anniversario della sua fondazione, il Borodin ha interpretato lintegrale dei Quartetti di Beethoven al Concertgebouw di Amsterdam ed al Musikverein di Vienna, riscuotendo un successo trionfale.

Borodin Quartet

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n. 3 in fa maggiore op. 73. singolare che dopo lintensa attivit degli anni della guerra, il musicista si concentrasse esclusivamente su un brano. Ma le ragioni sono immediatamente visibili. Alla ne del secondo conitto mondiale, ostakovic fu insignito dellOrdine di Lenin per aver contribuito al progresso musicale e il suo Trio op. 67 ottenne il Premio di Stato. Tutto lasciava presagire che le critiche mosse nel 1936 sulla Pravda contro la sua Lady Macbeth, nellarticolo Caos anzich musica, fossero tracce di un passato repressivo ormai scomparso in seguito ai successi politici della grande Russia. Eppure in brevissimo tempo la situazione cambi: linizio della guerra fredda ebbe immediate ripercussioni in ambito culturale, con il conseguente ritorno del governo su posizioni pi severe. Nel 1948 fu emanata una nuova lista di lavori da bandire e ostakovic si trov costretto a di fendere ancora una volta le sue creazioni. Sebbene il Terzo Quartetto non rientrasse tra le opere messe allindice, il compositore prefer interromperne le esecuzioni pubbliche. Il Quartetto op. 73 fu eseguito il 16 dicembre 1946 a Mosca. Dedicato al Quartetto Beethoven, come altre composizioni dello stesso genere, fu lo stesso ensemble protagonista della premire. ostakovic inizialmente sembr as sociarvi un programma, in virt del quale lop. 73 divenne nota come Quartetto della guerra. Ciascuno dei cinque movimenti era introdotto da un titolo: I. Calma inconsapevole del futuro cataclisma; II. Avvisaglie di disordini e di anticipazione; III. Le forze della guerra sono scatenate; IV. Omaggio alla morte; V. Leterno dilemma: perch e a quale scopo? Senza alcuna spiegazione, il compositore estromesse i titoli: la guerra poteva dirsi realmente conclusa? Sulla scia del Secondo Quartetto, dal punto di vista architettonico il Terzo Quartetto si avvale del principio della ciclicit dei temi, dei riferimenti alle forme musicali del passato, di un uso pervasivo della dissonanza. Il primo movimento Allegretto, in forma-so-

DA ASCOLTARE
In oltre mezzo secolo di attivit, il Borodin ha consegnato alla storia unintera enciclopedia del repertorio per quartetto darchi, con etichette che vanno da EMI a Virgin Classics, RCA e Teldec (oltre alla ex sovietica Melodiya): universalmente acclamate sono le loro interpretazioni dellintegrale quartettistica di Dmitrij ostakovi (ricevuta, come sappiamo, dalle mani e dalla viva voce del compositore), nonch dellopera del loro nume tutelare Aleksandr Borodin, dei Quartetti e di Souvenir de Florence di ajkovskij (premiati da Grammophon nel 1994), dei Quartetti di Schubert e delle Ultime sette parole di Haydn. Lalbum Russian String Miniatures (Teldec 2003) riunisce poi unantologia di popular favourites dei Quattro, scelti fra le pagine pi amate dei compatrioti Borodin, ajkovskij, Rachmaninov, Stravinskij, ostakovi. Un repertorio che si fuso con la grande scuola austro-tedesca nelledizione celebrativa per il 60 anniversario della fondazione del Quartetto (Onyx 2005), guadagnandosi una nomination per il Grammy come Migliore interpretazione cameristica. Nello stesso periodo, Chandos pubblicava un cofanetto con lintegrale beethoveniana, ovvero unaltra, definitiva parola del Borodin sui fondamentali del repertorio.

nata, si attiene alla prescritta tonalit pastorale di fa maggiore, che, tuttavia, viene costantemente adombrata da unarmonia sfuggente, da cambiamenti tonali rapidi e imprevedibili. Ad un primo tema danzante, che diverr soggetto di una doppia fuga nello sviluppo, si oppone un secondo tema dal tono sommesso. Entrambi i temi sono frutto della tecnica della citazione, intesa come appropriazione di un motivo noto la cui identit camuffata da cambiamenti di tonalit o di modo: il primo tema deriva da Shhrazade di Rimskij-Korsakov, il secondo da alcuni frammenti del primo tema del Quartetto in mi minore di Verdi. Anche la scelta della forma del secondo movimento cos come la qualit cantabile dei temi risentono dellinuenza sotterranea del Quartetto di Verdi: un arpeggio ostinato della viola, ritmicamente regolare, d inizio ad un valzer; su di esso si staglia la melodia cromatica del violino. Laspro scherzo Allegro non troppo diventa il movimento centrale: scritto in sol diesis minore, scimmiotta un ritmo di marcia che si mantiene volutamente costante, meccanico, intensicando il senso del grottesco nella sua opposizione alla linea melodica. Il gesto irriverente verso forme tradizionali quali il valzer e la marcia scompare nella malinconia degli ultimi

movimenti Adagio e Moderato in cui il compositore sceglie una forma a lui cara: la Passacaglia. NellAdagio, limpulso allazione di violoncello, viola e secondo violino si sottomette al malinconico canto dai passaggi severamente dissonanti del primo violino; lalternarsi delle voci si chiude con un dialogo tra violoncello e viola, in cui risuona il passo di marcia funebre. La musica non si spegne, e allennesimo reiterarsi del frammento di marcia, il violoncello sinsinua nel Moderato nale, permeato da sfumature ancora struggenti, ma che talvolta assumono un gesto di beffa, quasi in risposta allinutile ricerca di quelle ragioni delleterno dilemma del titolo. La voce solitaria del primo violino si spegne sul morendo accordale degli altri archi. ostakovic considerava il Terzo Quar tetto una della sue composizioni pi riuscite. Molti anni dopo la prima esecuzione, il compositore assistette ad una prova di questopera del Quartetto Beethoven. Comera solito fare, il musicista presenziava alla realizzazione dellinsieme per intervenire qualora gli esecutori tradissero la sua idea di suono. ostakovic rimase in silenzio per tutto il tempo; alla ne dellesecuzione sedeva ancora in silenzio come un uccello ferito, le lacrime inondavano il suo viso.

Lo sapevate che... Il Borodin entrato nel Guinness dei Primati come il Quartetto pi longevo al mondo: fondato nel 1945 come Quartetto Filarmonico di Mosca, ha adottato il suo nome attuale nel 1955
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MUSICA INSIEME

Gioved 7 marzo 2013

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Foto Erminando Aliaj

Sconfinato Bollani
e vicende del jazz italiano rappresentano un caso davvero particolare nel pi generale contesto dello sviluppo di questa musica in Europa, tanto particolare da costringere Stefano Bollani a farsi in tre per raccontarcele, coinvolgendo peraltro uno dei protagonisti della scena italiana, n dagli anni Sessanta: Enrico Rava, trombettista, certo, ma soprattutto abile band leader e partner specialissimo di molti progetti divenuti poi successi storici. Una scelta non sem-

Della storia e del futuro: il jazz in Italia secondo Bollani, che sul palcoscenico di Musica Insieme ci guida attraverso un viaggio imprevedibile nella musica di Alessandro de Biasi
plice quella del pianista milanese, ma coerente con la storia appunto. Del resto, Bollani proprio in questi ultimi tempi tornato alle radici del jazz italiano, scegliendo di registrare e di proporsi in duo con la cantante Irene Grandi. Il jazz nel nostro paese stato prima di tutto vocale: stato canzone. E con un immediato addentellato nel cinema, che ovviamente lo ha preso nei suoi ingranaggi: quelli delle colonne sonore, quelli delle canzoni, appunto, che venivano ad arricchire le pellicole

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dellepoca dei telefoni bianchi. E grazie alla radio, quella stessa che proprio Bollani ha frequentato e frequenta spesso, rinverdendo cos una lunga e feconda tradizione: quella del musicista (vero, professionista) che si dedica con talento e ironia anche allintrattenimento, senza per mai far mancare il suo apporto di artista. Cos lascoltatore da un lato vezzeggiato dallatmosfera ludica e giocosa, ma dallaltro immerso in un contesto musicalmente ricco, solido, coerente (come del resto proprio Bollani ci fece sentire lo scorso anno nel suo applauditissimo recital). Canzone dunque, in un mix di swing e melodia italica, ma sempre sotto il segno di una rafnata ironia. Basta confrontare il repertorio cabarettistico mitteleuropeo con le melodie dello swing italiano create dai Rabagliati, dagli Otto, e soprattutto da Gorni Kramer e Pippo Barzizza, per capire che siamo di fronte ad un passaggio innovativo anche nel contesto gi di per s molto fecondo della melodia italiana. Forse perch un precedente interessante laveva trovato nellopera, in quella Fanciulla del West con cui Giacomo Puccini lancia nel 1910 dalle tavole del Metropolitan di New York (complice Arturo Toscanini) la conquista italiana della nuova frontiera, una conquista che culminer molti anni dopo con Ennio Morricone, vero creatore della sonorit del western cinematograco. Daltronde, litaliano che emigra anche litaliano che riporta in patria nel suo bagaglio (come fecero proprio Rabagliati e Otto,

GIOVED 7 MARZO 2013 AUDITORIUM MANZONI ORE 20.30

Tre volte Bollani


STEFANO BOLLANI pianoforte ENRICO RAVA tromba JESPER BODILSEN contrabbasso MORTEN LUND batteria
Dal piano solo, al duo, al trio: Bollani si fa in tre per Musica Insieme

e poi Dorelli, ad esempio, e come far, lo diremo tra poco, anche Rava) le esperienze che ha fatto oltreoceano. E litaliano che emigra porta con s un patrimonio artistico, del quale appunto il canto costituisce un elemento essenziale: negli Stati Uniti dAmerica litaliano canta per denizione. Caruso anche quando non Caruso, ed il mito della vocalit italiana passer intatto tutto il Novecento, agganciandosi da un lato ai Pavarotti, dallaltro ai Bocelli. Ecco perch quando Stefano Bollani propone una canzone di Fred Buscaglione (di un paio di generazioni pi giovane dei citati Rabagliati e Otto) omaggia le origini stesse della musica che pi ama: il jazz appunto. La storia del jazz italiano passa da quel mondo, che subito dopo la seconda guerra mondiale sar da un lato il mondo dei night club (dove dominano Fred Buscaglione e Renato Carosone, di fatto coetanei, del 21 il primo, del 20 il secondo), dallaltro quello del Festival di Sanremo. Che poi voleva dire radio (lEIAR fascista prima ancora della RAI

repubblicana), e ad un certo punto anche televisione: come si fa a non ricordare che proprio dagli schermi televisivi gli italiani tutti conobbero protagonisti della storia del jazz come Louis Armstrong ed Erroll Garner? Quella televisione dove giganteggiano Lelio Luttazzi ed Enrico Simonetti, e che naturalmente ha nito per accogliere anche Bollani. Ancora jazz dunque, e di quello che piace al Nostro, come sappiamo bene dalle sue performances solistiche. Cos quando arrivano gli anni Settanta lItalia forse in maniera non del tutto consapevole un paese che il jazz lo ha a suo modo digerito, metabolizzato, nelle case di tutti, cantato da voci celebri, sulle quali una spicca per talento e virtuosismo: quella di Mina. Il jazz in Italia, peraltro, non ebbe timore a mescolarsi con i tanti folk nostrani. E si mescol anche con lavanguardia proprio nel volgere tra gli anni Sessanta e Settanta. Luciano Berio anche lui emigrato negli States e tornato a casa con una valigia decisamente pi pesante raccontava delle sue serate nei club ad ascoltare il bop e il cool. Ed eccolo citarli in Laborintus II: correva lanno 1965. Il testo e la voce recitante sono quelli di Edoardo Sanguineti, che osa lui pure mescolare le carte in salsa italiana chiamando in scena il padre Dante. Insomma, che in quegli anni il 1967 per essere esatti un triestino come Buscaglione parta per New York portando con s la sua tromba appare come la conseguenza naturale di un costante andirivieni tra le due coste, sem-

Primo musicista europeo vincitore nel 2003 del New Star Award, premio conferito da Swing Journal, e nel 2007 del Premio come Miglior musicista europeo dellanno, Stefano Bollani ha suonato sui palcoscenici pi prestigiosi del mondo. Fra le tappe della sua carriera, fondamentale la collaborazione iniziata nel 1996 e da allora mai interrotta con il suo mentore Enrico Rava, al fianco del quale tiene centinaia di concerti e incide ben quindici dischi. Trombettista e compositore, Rava il jazzista italiano pi apprezzato a livello internazionale, pi volte votato miglior musicista nel referendum della rivista Musica Jazz, e nominato Chevalier de lOrdre des Arts et Lettres dal Ministro della Cultura Francese. Insieme, Rava e Bollani formano una coppia di altissimo livello interpretativo, due poeti in musica, ognuno legato sentimentalmente ed indissolubilmente al proprio strumento; richiestissimi in patria e allestero, hanno trovato un terreno dintesa dove il lirismo e lesplosivit, lo spirito davventura e la saggezza del trombettista triestino si incontrano con il talento pianistico senza pari del jazzista milanese. Jesper Bodilsen e Morten Lund hanno frequentato la Reale Accademia di Musica di Aarhus in Danimarca e suonato insieme negli scenari jazz di tutto il mondo, divenendo la pi compatta sezione ritmica della loro generazione nellambito del jazz danese. Formano un Trio stabile con Stefano Bollani dal 2002, con centinaia di concerti e un album al loro attivo.

I protagonisti

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pre sotto il segno del jazz. Quel triestino si chiama Enrico Rava. Che Rava si trovi a vivere una straordinaria stagione di l dallAtlantico la stagione che vede il jazz americano trasformarsi ed avviarsi per strade neppure immaginabili solo alla ne degli anni Quaranta non del tutto un caso. A quella stagione un contributo importante hanno dato le avanguardie europee: quelle dei Berio, appunto. Ed ecco Rava al anco dei protagonisti di quegli anni. Basterebbe citare qui Carla Bley, con la quale registra quello che resta il suo lavoro pi celebrato: Escalator Over the Hill (19681971). Le carte si mescoleranno ancora quando le diverse esperienze di quegli anni saranno ltrate, rielaborate, in un continuo scambio tra le parti: quella colta-classica-avanguardistica, quella jazzistica, e naturalmente quella della canzone, che nel frattempo diventa rockprogressive anche in Italia, con la Premiata Forneria Marconi e il Banco del Mutuo Soccorso (un prog molto italiano). In quellItalia dove girano per Milano Astor Piazzolla e Gato Barbieri (con il quale collaboreranno sia Rava sia Bollani), in quella Milano dove sinventa un jazz italiano molto cool (Enrico Intra e Franco Cerri) e per lappunto sperimentale (Giorgio Gaslini). Che la stessa Milano di Giorgio Gaber. Ed eccoci di nuovo alla canzone. Sar solo negli anni Ottanta che la tela comincer a disfarsi, almeno parzialmente. E poi a ritessersi. Rava suona con Ornella Vanoni e Gino Paoli. Intanto per i punti di riferimento, quelli dove andare a cercare il sound del presente e magari scovare anche quello del futuro, sono cambiati. Di mezzo c un produttore discograco, Manfred Eicher, che fonda una sua etichetta signicativamente chiamata: Editions of Contemporary Music (ECM). Che non vuol dire solo Keith Jarrett, ma anche e soprattutto jazz del Nord Europa, in particolare negli ultimi due decenni del ventesimo secolo. Una scuola qui otti-

DA ASCOLTARE

Lultima fatica discografica sintitola semplicemente Irene Grandi & Stefano Bollani. Primo brano in scaletta: Viva la pappa col pomodoro. Non serve aggiungere alcunch, se non rammentare che i due si sono conosciuti allinizio delle reciproche carriere. Per restare in linea, questo con la rocker toscana era stato preceduto da un Dottor Djemb Live, altro titolo che la dice lunga, soprattutto per gli appassionati della radio. Insomma Bollani, anche discograficamente parlando, si palesa come il multiforme ingegno che conosciamo. C la registrazione dal vivo con Chick Corea, ci sono i dischi con Riccardo Chailly, con le musiche di Gershwin e Ravel, e naturalmente quelli pubblicati dalla ECM. Manfred Eicher ha scelto la registrazione dal titolo Stone in the Water che lo vede al fianco dei suoi fidi compagni danesi, Jesper Bodilsen e Morten Lund, per il debutto nel suo catalogo del pianista milanese. Sempre per i tipi della ECM, ecco le registrazioni con Enrico Rava: New York Days e The Third Man.

mamente rappresentata dai danesi Jesper Bodilsen e Morten Lund. Cos il Vecchio Continente scopre una vena jazzistica nei paesi del sole di mezzanotte tanto ricca e uente da tracimare no al Mediterraneo e da l complice sempre e soprattutto Manfred Eicher negli States. Il jazz europeo, parte di quello italiano incluso (e in questarea troviamo proprio Enrico Rava, che con la ECM ha pubblicato varie registrazioni), diventa dunque musica contemporanea a pieno titolo, proprio negli anni in cui negli Stati Uniti safferma

invece un progressivo ritorno al bop. Siamo negli anni Novanta. Nel 1993 Bollani si diploma in pianoforte al Conservatorio di Firenze, e qui comincia la sua avventura. Unavventura che vedendolo ora assieme ad Enrico Rava da un lato, ed ai suoi partner danesi dallaltro appare come la sintesi di questi centanni di jazz italiano. Anni che Bollani ha saputo rivivere con talento innovativo, sagace ironia, ed una mai celata tendenza ludica, che in certo senso rimanda proprio alle origini del nostro jazz. Gorni Kramer stato musicista davvero spiritoso, anche quando poteva essere pericoloso farlo. E con lui unintera schiera di grandi interpreti, da Buscaglione al Quartetto Cetra, che giocando sul lo dellironia hanno saputo dar vita ad una musica brillante e spesso nuovissima. Che il multiforme talento di Bollani raccolga tutte queste diverse esperienze, si faccia amplicatore di stimoli che sono portatori di sonorit tanto differenti (dalla canzone alla sperimentazione, dallAmerica dei gli dei ori al Nord Europa con le sue luci sfumate) un segno dei tempi certamente. Ma anche un segno della vitalit di una vicenda musicale quella del jazz italiano che qui abbiamo per sommi capi riassunto mai sopita, sempre vivace, e il cui futuro ancora tutto da scrivere.

Lo sapevate che... Bollani ha ideato e condotto il programma Sostiene Bollani, presentato insieme a Caterina Guzzanti nellautunno 2011, con la presenza fissa dei due danesi Bodilsen e Lund
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Luned 18 marzo 2013


Per la prima volta a Bologna, il Trio darchi di Pechino incontra loboe virtuoso di De Felice, per un programma che spazia dal Settecento ai nostri giorni, offrendoci capolavori dimenticati ed assolute novit di Maddalena Pellegrini

Alchimie sonore ieri e oggi


estetica. Il percorso parallelo colloca da un lato il trio per archi, con la storia e il signicato che questo organico porta con s, e dallaltra un oboe, che si afanca ai tre suonatori darco non come un saccente solista, ma come un amico giunto a casa di altri amici col suo strumento nellastuccio e pronto ad unirsi a loro per una serata di musica, senza alterare lequilibrio del gruppo ma solo per accrescerne la piacevolezza. La nascita del trio, a met Settecento, il risultato di una strana formula alchemica che dallantica sonata a tre di epoca barocca (il cui organico presentava due violini e un basso continuo) porta alla nascita, contemporaneamente, di due forme cameristiche tra le pi utilizzate da quel momento, e per molti anni a venire: il trio per violino, violoncello e pianoforte e, appunto, il trio per archi (violino, viola e violoncello). Il primo gradino verso entrambi i tipi di trio fu quello di dissociare lindissolubile e secolare connubio tra arco grave, che eseguiva la linea del basso, e la tastiera, che invece lo realizzava: eseguiva, cio, gli accordi che le leggi dellarmonia e lespressivit consentivano di associare alle note del basso stesso. Questa separazione consensuale port direttamente alla nascita del trio col pianoforte, dove, eliminato uno dei violini, i due archi rimanenti (violino e violoncello) e la tastiera dialogavano amabilmente tra di loro, senza pi vere collocazioni gerarchiche. Lo stesso processo per garant anche la nascita del trio per soli archi, una volta eliminata la tastiera, liberato il violoncello dal ruolo fondamentale (ma subalterno) di sostegno armonico e sostituito uno dei violini

ue sono le strade parallele che questo concerto percorre. Due strade che tuttavia si mantengono concettualmente molto vicine e ci consentono uno sguardo davvero particolare sulla musica da camera, intesa nel senso originale della parola, che quello di indicare, appunto, una musica da casa, senza intenti esibizionistici, ma fatta per la gioia e il piacere di suonare insieme. Questo, ovviamente, non signica n facilit, n disimpegno, soprattutto quando si afancano autori quali Mozart o Britten, Gatti o Beethoven, dietro le opere dei quali c comunque sempre una motivazione espressiva ed
LUNED 18 MARZO 2013 AUDITORIUM MANZONI ORE 20.30

BEIJING STRING TRIO


ZHE LI violino SU ZHEN viola CHU YI-BING violoncello

ARNALDO DE FELICE

oboe

Introduce Nicola Sani. Compositore e musicologo, consulente e direttore artistico designato del Teatro Comunale di Bologna

Wolfgang Amadeus Mozart Quartetto in fa maggiore KV 370 per oboe e archi Nicola Sani Hallucine de lumire parmi les ombres per oboe solo PRIMA ESECUZIONE ASSOLUTA Luigi Gatti Quartetto per oboe e archi Ludwig van Beethoven Trio per archi in do minore op. 9 n. 3 Benjamin Britten Phantasy Quartet per oboe e archi

con la viola per riempire il vuoto di tessitura tra le due parti estreme. Non a caso colui al quale la storia attribuisce la nascita di questo organico tutto nuovo era stato un violoncellista, Luigi Boccherini, uno dei tanti italiani che a met Settecento contribu in maniera decisiva alla nascita di quelle forme cameristiche divenute poi appannaggio quasi esclusivo dei compositori austro-tedeschi. Nellopera 14, del 1772, Boccherini comp proprio queste due operazioni che abbiamo descritto, indispensabili nella denitiva trasformazione della sonata a tre barocca in trio preclassico, afdando ai tre strumenti parti di pari importanza, e riservando al violoncello parti dal piglio concertistico e passaggi di vera abilit virtuosistica. Questo genere cameristico godette subito di grande fortuna, ma in un ambito del tutto particolare: se infatti il trio con pianoforte prese una strada concertistica,

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MUSICA INSIEME

Allievo di Harold Gomberg e Lothar Koch, gi primo oboe dellOrchestra Sinfonica Arturo Toscanini di Parma edellaEuropeanCommunityChamber Orchestra, Arnaldo de Felice ha suonato per lAccademia di Basilea, la Sala Verdi di Milano, la Carnegie Hall di New York, il Musikverein di Vienna e la Tonhalle di Zurigo. Nel 2001 ha vinto il primo premio al Concorso internazionale Teatro Minimo della Bayerische Staatsoper e dellOpernhaus ZrichconlasuaoperadacameraAkumu. Nel 2005 ha fondato lAccademia Neue Musik, di cui stato direttore artistico fino al 2009. Il Trio si formato a Pechino dallunione di tre dei maggiori solisti cinesi. Zhe Li, violino, Maestro concertatore dellOrchestra Sinfonica dellOpera Nazionale Cinesefino al2010,haottenuto il Premio dal Ministro della Cultura Cinese per leccellenza delle sue esecuzioni. Su Zhen, viola, esibitasi nei principali festival europei e giapponesi, ha insegnato presso il Conservatorio di Pechino e la Royal Academy of Music di Londra; Chu Yi-Bing stato il primo violoncellista cinese a vincere unimportante competizione internazionale come il Concorso di Ginevra, ed ha fondato il Chu Yi-Bing Cello Ensemble.

Arnaldo de Felice

Beijing String Trio

quello per archi soli divenne il regno degli intenditori, cio di una fascia ristretta di esecutori dilettanti, ma di grandi capacit, e di conseguenza chi lo utilizz dovette tener conto di questa collocazione sociale, in bilico tra divertimento e impegno, tra stile di conversazione e taglio concertistico. Non un caso che tra le prime opere di Beethoven ci siano proprio trii, con e senza pianoforte, perch, in particolare nel genere cameristico, il compositore part dalle forme pi in voga per compiere la sua incredibile escursione stilistica. I primi anni viennesi (tra il 1792 e il 1798 circa) costituirono per lui il trionfo in societ, e la favorevole accoglienza ricevuta dalle famiglie pi importanti lo port ad impegnarsi soprattutto nelle opere da camera concepite nello stile dellintrattenimento. Proprio nei trii per archi possiamo vedere in quanto poco tempo egli sia riuscito a passare dalla pia-

cevolezza ariosa (nellop. 3 e nellop. 8) alla grandezza assoluta del Trii op. 9 (1798) che lo stesso autore deniva come il meglio dei miei lavori. Straordinariamente compatto nella struttura, potente per ispirazione musicale, affatto lontano da ogni idea di divertissement galante, il Trio n. 3 in do minore musica da camera intesa nel senso pi concertistico del termine, dove i tre archi godono della stessa importanza nella costruzione del discorso musicale. Il primo movimento, la cui struttura formale difcilmente racchiudibile nelle strette barriere della forma-sonata, caratterizzato da un disegno ritmico e da accenti di nobile patetismo. Con esso contrastano le purissime sonorit e la scrittura assai orita dellAdagio, e la leggerezza del breve Scherzo, prima di un Finale giocato sul piglio ritmico e che sembra ricollegarsi alle ideeguida del primo tempo.

con lo stesso intento, quello dellintegrazione tra le parti e della piacevolezza intrisa di impegno concettuale, che il programma inanella tre brani nei quali il trio diventa quartetto grazie alla presenza delloboe; la prima esecuzione assoluta di Nicola Sani per oboe solo (sulla quale leggeremo in queste pagine alcune note dello stesso autore) sintreccia poi con la Phantasy di Britten nellaccostare repertorio settecentesco e contemporaneit. Ha 19 anni Britten quando compone il Phantasy Quartet, nel quale mostra unabilit non comune nella combinazione di due forme apparentemente contrastanti come quella della fantasia e quella della sonata. Apertamene rifacendosi alla forma della serenata settecentesca, egli costruisce infatti un brano in un solo tempo nel quale per, attraverso frequenti cambi di intenzione e differenti mutamenti di agogica, prendono vita seMI
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Hallucine de lumire parmi les ombres per oboe


PRIMA ESECUZIONE ASSOLUTA
Questa nuova composizione nasce dal mio incontro con loboista e compositore Arnaldo de Felice e dai discorsi condivisi con lui sul modo di pensare il suono. Un suono ruvido, grezzo, spontaneo, immediato, cosciente, antagonista, basato sulle sonorit estreme delloboe. Hallucine de lumire parmi les ombres un lavoro di scavo nella materia, di combustioni, specchi, alternanze di strutture timbriche. Tra i suoni si apre uno spazio che lascia allinterprete il modo di trovare il proprio cammino, di pensarlo, di re-interpretarlo trasformandolo in un progetto di tempo ogni volta diverso. un dialogo interiore tra i suoni, laria e i ritmi dellinconscio, un viaggio introspettivo attraverso i timbri generati dalloboe, pensati come forma acusticamente elaborata nelle strategie esecutive nel tempo e nello spazio determinate e sperimentate con linterprete. Non si ascoltano i suoni tradizionali dello strumento, ma la loro trasfigurazione in un universo di sonorit dilatate, elaborate gi nel loro manifestarsi ed espanse nelle possibili multifonie. Dalloboe si dirama un cosmo di suoni che richiama gli orizzonti della vocalit. Il silenzio entra in questa drammaturgia come senso del limite, della solitudine, elemento di tensione, dialogo, contrasto e sospensione. La struttura della partitura aperta e permette diversi percorsi e molteplici livelli interpretativi. Attraverso lidea di una continua esplorazione delle periferie del suono, vengono messi in relazione codici diversi, echi e frammenti. Cos si crea un dialogo tra forze in opposizione, strutture che si aprono verso orizzonti illimitati e improvvise figurazioni ritmiche. Il tempo viene eliminato e la materia conosciuta rimane in sospensione, a galleggiare in un mare di linee sonore che lattraversano. un altro mare, dove si incontrano isole sonore da esplorare, da ascoltare in maniera diversa e dove si raccoglie ci che si riconosce e ci che si scopre. Il titolo della composizione deriva da una poesia di Giacinto Scelsi, profondo esploratore di quelluniverso ancora in gran parte pieno di misteri che chiamiamo suono. Nicola Sani

zioni molto contrastanti, ma in linea con lo spirito del divertimento. Non mancano tuttavia anche momenti di vero e proprio virtuosismo, destinati al primo dedicatario ed esecutore, loboista Leon Goossens, uno dei solisti pi celebri di quegli anni, che afanc lInternational String Quartet alla prima esecuzione londinese del 1932. Anche il Quartetto KV 370, composto da Mozart allinizio del 1781, poche settimane prima della rottura denitiva del suo rapporto di lavoro dipendente dallArcivescovo Colloredo, era stato destinato al celebre solista Friedrich Ramm. Quasi opera-simbolo del passaggio alla libert cos determinante per il musicista, questo Quartetto una sorta di ponte tra i Quartetti col auto scritti nellultimo viaggio a Parigi e lo straordinario conclusivo Quintetto col clarinetto. Si pone quindi a met strada tra un mondo che considerava ancora

lorganico misto archi/ati come genere dintrattenimento e le altezze vertiginose di un camerismo da concerto che Mozart stesso contribuir a inaugurare e che si affermer dalla ne del Settecento in poi. Ne fanno fede un pi agguerrito strumentalismo, frutto delle esperienze maturare in Europa (in particolare a Mannheim), lo spazio dato alloboe (ad esempio nel primo tempo e nella possibilit della cadenza nellAdagio) e soprattutto lo straordinario Finale, dove rond e variazioni si combinano come solo Mozart sapeva fare in una scrittura densissima e articolata che per non dimentica mai fascino ed eleganza. Se abbiamo lasciato per ultimo il Quartetto di Luigi Gatti perch questo brano e questo autore (non troppo noto ai pi) sembrano qui poter tirare le la di tutto ci che nora abbiamo detto, oltre a costituire un perfetto trait-dunion coi mondi e gli autori

che abbiamo ricordato. Italiano, mantovano, Gatti (come il Boccherini che abbiamo ricordato allinizio) il perfetto esempio delle capacit professionali dei compositori italiani del secondo Settecento, in grado di muoversi con abilit e straordinaria professionalit nella musica vocale e in quella strumentale, in quella da concerto e in quella da camera, raggiungendo cos vasta fama internazionale. Mantovano e quindi imperiale, Gatti era perfettamente introdotto nella vita non solo musicale, ma anche culturale della sua citt e, tra coloro che accolsero Mozart nel suo primo grande viaggio in Italia, n la sua carriera proprio a Salisburgo, dove fu dal 1783 maestro del coro delle voci bianche in Duomo. Operista, autore di musica sacra, ma anche di moltissima musica strumentale (in particolare per ati) per le occasioni pi diverse, ebbe proprio loboe come strumento prediletto, grazie allamicizia che lo legava a due grandi solisti dellepoca: Luigi Livraghi (che suon un suo concerto proprio in occasione della visita di Mozart nel 1770) e Pietro de Simoni (che segu Gatti dalla citt padana no a Salisburgo, dove venne assunto nellorchestra di corte dellarcivescovo Colloredo). Flessibilit melodica, soavit e patetismo nei movimenti lenti, brio e vivacit in quelli veloci, il tutto unito con una perfetta padronanza formale, trasformano queste composizioni da camera, pur nella destinazione ad un pubblico privato, in preziosa testimonianza di quel momento estetico che tra gli anni Settanta e Novanta del Settecento collega lo stile galante al grande classicismo.

Lo sapevate che... Nel 2011 Arnaldo de Felice stato invitato come rappresentante dellItalia al Primo Festival internazionale doboe della Repubblica Popolare Cinese, tenutosi a Pechino
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PER LEGGERE
Ramin Bahrami,
Come Bach mi ha salvato la vita (Mondadori, 2012)

di Chiara Sirk

PAGINE

Chi lo conosce grazie alle sue magistrali interpretazioni e chi ancora non ha avuto la fortuna di ascoltarlo, trover in Come Bach mi ha salvato la vita di Ramin Bahrami (Edizioni Mondadori) una testimonianza forte. Bahrami ha solo trentasei anni, uno dei pi talentuosi pianisti sulla scena internazionale e tra i maggiori interpreti contemporanei di Bach, ma la vita non gli ha risparmiato grandi dolori. Nel libro per la prima volta si racconta: dallinfanzia, prima dorata e poi segnata dalle vicende legate alla salita al potere di Khomeini e alla guerra Iran-Iraq. In un paese in amme, Ramin bambino ha un suo modo per vincere la paura: suona Bach. Seguono anni di lontananza dal suo paese e dalla famiglia, prima in Italia e poi in Germania, le ristrettezze economiche, la fatica dello studio, lo sconforto, la nostalgia. Poi arrivano incontri importanti, come quello con lamatissimo maestro Piero Rattalino o con lamico Hans Boehme, suo mecenate. Oggi Bahrami confessa di sentirsi impegnato in una missione: far conoscere lopera del compositore al grande pubblico, convinto che la musica sia un mezzo capace di rendere il mondo un posto migliore per vivere.
Enrico Rava,
Incontri con musicisti straordinari (Feltrinelli, 2011)

DI MUSICA
Tre Maestri della musica raccontano la storia della loro carriera fra collaborazioni eccellenti, illustri insegnanti, difficolt superate e grandi, intramontabili, passioni

Enrico Rava uno dei jazzisti italiani pi noti a livello internazionale, anche grazie alla sua lunga attivit oltreoceano, prima a New York e poi a Buenos Aires, dove ha collaborato assiduamente con musicisti del calibro di Gato Barbieri e Steve Lacy. Il suo The Forest and the Zoo, registrato nel 1966, considerato uno dei dieci dischi essenziali del free jazz. Di questattivit, fatta di storie sempre surreali e talvolta amare, di piccole stranezze e grandi talenti, nel volume Incontri con musicisti straordinari (Feltrinelli) Rava restituisce un vivo spaccato, con lo sguardo ironico di uno che di cose ne ha viste veramente tante. La ricostruzione della vita notturna di New York nella gloriosa e irripetibile seconda met degli anni Sessanta piena di pathos, cos come il ricordo dellascesa di Astor Piazzolla e del Nuovo Tango nella Buenos Aires degli anni Settanta. Accanto ai primi balbettii della scena jazz italiana, e Gato Barbieri minacciato con una pistola dal proprietario dellappartamento nel Village da cui non se ne voleva andare, un Don Cherry schiato a Bologna solo perch salito sul palco senza scarpe, e tanto altro ancora.
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Ne Il miracolo della musica. La mia storia, pubblicato da Mondadori, Salvatore Accardo ripercorre la propria vita con un linguaggio semplice che immediatamente cattura il lettore. Colpisce subito la continua alternanza fra la vita normale e il manifestarsi del suo precoce talento, sfociato in una splendida e intensa carriera. La musicalit naturale viene assecondata da un padre sensibile. In casa, a Torre del Greco, il bambino ascolta tanta musica eseguita dal pap, buon musicista dilettante seguendolo e imitandolo come pu, addirittura si costruisce una piccola chitarra in cartone. In realt agogna un violino, non un capriccio, una richiesta consapevole, quasi adulta. Il padre capisce e su quel violino, che ancora esiste, conservato tra i ricordi pi preziosi nella casa del Maestro, il piccolo Salvatore inizia a suonare. Mi considero un predestinato scrive nelle prime pagine, ma a quel destino stata data una mano. Quant importante la famiglia, quanto sono fondamentali gli insegnanti: Accardo lo ribadisce spesso in queste duecento pagine. La sua una vita dedicata alla musica, anzi, la musica per lui la vita, il Maestro, per non rinuncia allamicizia, agli affetti e racconta tutto con sentimento, e un po dironia. I capitoli spesso hanno titoli musicali: Divertimento, Rond e Le Partite, in cui se lAccardo musicista pen-

sa subito ai capolavori bachiani, luomo invece corre col pensiero dietro al pallone, alle partite alla Chigiana fra ati e archi. Di tutto questo parla con la stessa seriet che mette nel raccontare di quando incontr Heifetz per la prima volta, o di quanto fu importante studiare con Benedetti Michelangeli. I ricordi si susseguono tra professione e passioni. Dal tifo per la Juventus, allo scopone, dove con Maurizio Pollini durante le vacanze estive in Sardegna sdava Abbado e Luigi Nono. E poi la barca a vela, con Renzo Piano che le barche se le costruisce da solo, e ancora i bagni, ma solo nel mare, e il buon cibo campano, anche adesso che abita a Milano. E la pi recente e avvincente novit: un grande affetto, la moglie Laura Gorna, anche lei violinista, con cui condividere i rovelli del lavoro e le bimbe, due gemelle di quattro anni, Ines e Irene, che si capisce, sono un nuovo, bellissimo tema nella vita di Salvatore Accardo. Il violinista non fa un bilancio della sua vita, piuttosto ricorda pacatamente, guardando sempre avanti, al futuro, il suo e quello dei giovani, uno dei suoi chiodi ssi. Un libro affascinante da leggere tutto dun ato, ricco di considerazioni e di ricordi preziosi.
Salvatore Accardo,
Il miracolo della musica. La mia storia

(Mondadori, 2012)

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DA ASCOLTARE

di Lucio Mazzi

RIVOLUZIONI MELODICHE
Mario Brunello e Antonio Pappano si misurano con i lavori americani di Dvork, Fossi e Gaggini con le trascrizioni pianistiche di Brahms, mentre Mariangela Vacatello incanta con gli studi di Debussy

Mariangela Vacatello
12 tudes, Estampes, Deux Arabesques, LIsle joyeuse (Brilliant Classics 2012)

Debussy ha scritto molte cose melodiche. Melodiche nel senso pi popolare del termine. Ma allo stesso tempo ha rivoluzionato il mondo della melodia, pur avendo suoni veramente celestiali, angelici. Soprattutto negli Studi ha rivoluzionato tutto: la forma estremizzata, il tipo di suono, il rapporto con lo strumento.... Cos dichiarava oltre un anno fa Mariangela Vacatello, ed ora eccola fare i conti proprio con gli Studi del maestro francese e con le sue rivoluzioni. Il disco incentrato sulle 12 tudes che, scritte nella piena maturit della vita creativa del francese, proprio per questo rappresentano lapoteosi del suo stile. E che proprio per questo rappresentano anche una sda severissima non solo alla tecnica, ma (soprattutto) alla maturit interpretativa di un esecutore. Ma alla giovane pianista napoletana le sde piacciono, e le piace vincerle: con questo disco far incetta di riconoscimenti come le gi accaduto, nel disco precedente, con gli Studi Trascendentali di Liszt.
Matteo Fossi, Marco Gaggini
Johannes Brahms, Works for two pianos (Decca 2012)

Due giovani dal brillantissimo talento alle prese con un genere musicale che, per quanto spesso trascurato, pu in realt vantare un repertorio e autori di riferimento: quello delle trascrizioni per pianoforte di musica originariamente scritta per grandi o piccoli ensemble. Matteo Fossi e Marco Gaggini hanno iniziato ad esplorare questi territori un paio di anni fa con lintegrale delle Sinfonie di Brahms trascritte dallo stesso autore con Robert Keller, e proseguono con questo lavoro che contiene le Variazioni su un tema di Haydn, lOuverture Tragica nella versione originale per piano a quattro mani di Brahms e la Sonata per due pianoforti (ed esaustive note interne spiegano la genesi dei tre lavori). Loperazione semplice (a dirsi!): la ricerca dellessenza della composizione, riuscendo a metterla in luce pur sfrondata dei volumi e della ricchezza dei suoni orchestrali. Ancora una volta, Fossi e Gaggini riescono nellintento, ma non si creda sia unimpresa da poco, n tantomeno una questione di mero virtuosismo. Servono cuore e anima, per questo, non solo dita veloci.

Il doppio cd rende conto di un concerto tenutosi allAccademia di Santa Cecilia a Roma. Antonio Pappano, lOrchestra di Santa Cecilia e un brillantissimo Brunello danno qui una prova magistrale al servizio di due lavori (raramente accostati nella stessa pubblicazione) che Dvor k ha scritto sotto linuenza diretta della vita e dellatmosfera americane. Figlia di un viaggio negli Usa, la Sinfonia Dal nuovo mondo, e scritto al termine di un soggiorno di tre anni a New York il Concerto per violoncello n. 2 in mi minore, entrambe le composizioni sono rese perfettamente da un direttore come Pappano che, nato in America, ma da sempre immerso nella tradizione europea, ha compiuto s il percorso inverso a Dvork, ma, come il mae stro praghese, delle due culture ha saputo infondere in s le diverse anime. In particolare, Pappano si misura per la prima volta con la Sinfonia n. 9, mentre il Concerto per violoncello qui presentato nella sua rara edizione originale, prima che Dvor k vi ri mettesse lievemente mano dopo i suggerimenti di Hanu Wihan, dedicatario del lavoro. qui che Brunello regala allascolto lennesima superba prova di un grande talento, fornendo uninterpretazione eccezionalmente drammatica e vivace. Peccato solo che la dicitura Recorded in concert posta in copertina spieghi, ma non giustichi microfoni forse mal posizionati che captano ogni rumore esterno da parte dei musicisti, fruscii, sibili e addirittura, nei momenti di minor volume sonoro, forse anche il respiro sonoro del direttore dorchestra un eccesso di verismo che nuoce a nostro avviso non sono solo agli ascoltatori, ma alle esecuzioni stesse e, in ultima analisi, agli straordinari protagonisti di questincisione.
Orchestra dellAccademia Nazionale di S. Cecilia Mario Brunello Antonio Pappano
Dvor k: Symphony No. 9 From the new world, Cello concerto (Emi Classic 2012)

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Editore
Fondazione Musica Insieme Galleria Cavour, 3 40124 Bologna Tel. 051 271932

Direttore responsabile
Fabrizio Festa

In redazione
Bruno Borsari, Fulvia de Colle, Marco Fier, Cristina Fossati, Roberto Massacesi

Hanno collaborato
Sara Bacchini, Alessandro de Biasi, Elisabetta Collina, Marco Costanzo, Valentina De Ieso, Maria Pace Marzocchi, Lucio Mazzi, Maria Chiara Mazzi, Anastasia Miro, Maddalena Pellegrini, Chiara Sirk, Mariateresa Storino

Grafica e impaginazione
Kore Edizioni - Bologna

Stampa
Grafiche Zanini - Anzola Emilia (Bologna) Registrazione al Tribunale di Bologna n 6975 del 31-01-2000

Musica Insieme ringrazia:


ASCOM BOLOGNA, BANCA DI BOLOGNA, BANCA ETRURIA, BANCA POPOLARE DELLEMILIA ROMAGNA, BANCO DI DESIO E DELLA BRIANZA, CAMERA DI COMMERCIO INDUSTRIA ARTIGIANATO E AGRICOLTURA DI BOLOGNA, CASSA DI RISPARMIO DI BOLOGNA, CASSA DI RISPARMIO DI CENTO, COCCHI TECHNOLOGY, COOP ADRIATICA, COOPERATIVA EDIFICATRICE ANSALONI, COSWELL, COTABO, CSR CONGRESSI, EMIL BANCA, FATRO, FONDAZIONE CAMST, FONDAZIONE CASSA DI RISPARMIO IN BOLOGNA, FONDAZIONE DEL MONTE DI BOLOGNA E RAVENNA, GRAFICHE ZANINI, GRUPPO GRANAROLO, GRUPPO HERA, GUERMANDI.IT, MAX INFORMATION, M. CASALE BAUER, PELLICONI, PILOT, S.O.S. GRAPHICS, UNICREDIT BANCA, UNINDUSTRIA, UNIPOL BANCA, UNIPOL GRUPPO FINANZIARIO MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVIT CULTURALI, REGIONE EMILIA-ROMAGNA PROVINCIA DI BOLOGNA, COMUNE DI BOLOGNA

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