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Josef Mayr-Nusser

di Elio Guerriero
1910 1945 Laico, dirigente di Azione Cattolica, diocesi di Bolzano, servo di Dio

La testimonianza di Josef Mayr-Nusser di quelle che incantano; che ti riconciliano con la fede e ti restituiscono la gioia di essere italiano e cristiano. Sorprende, anzi che di una vicenda cos straordinaria si sia finora parlato e scritto relativamente poco. Francesco Comina che ha scritto il testo finora pi esaustivo (Non giuro a Hitler, Edizioni San Paolo, Cinisello B. 2000) al quale io stesso mi sono appoggiato per la ricostruzione biografica, elenca una serie di motivi a giustificazione di questo ritardo. La lontananza dell'Alto Adige dai centri del dibattito storico-culturale; la diversit linguistica (Josef parlava e scriveva in tedesco); l'eccezionalit stessa della testimonianza. Le due dittature, quella fascista e quella nazista, in Sudtirolo non solo procurarono come altrove tragedie inenarrabili, in pi divisero le coscienze e i cuori. Ora una testimonianza cos limpida come quella di Josef Mayer era un rimprovero insostenibile per quanti avevano piegato il ginocchio davanti all'idolo fascista o nazista. Di qui la necessit dell'attesa per calmare gli animi, per consentire alla parola e all'esempio di Josef di irradiare forza di attrazione ma anche energia di pace e di unione. Questa sembra peraltro la strada scelta anche dalla Chiesa che solo ora, a distanza di pi di cinquant'anni dal sacrificio del giovane dirigente di Azione Cattolica, ha accelerato l'iter per proporre Josef Mayr alla venerazione dei fedeli. La vita Josef nacque il 27 Dicembre 1910, a Bolzano, all'epoca un piccolo centro del Tirolo austroungarico. I genitori erano dei viticultori e da alcune generazioni abitavano nel maso, una sorta di grande casa colonica che ospitava l'intera famiglia. Josef il quarto di 7 figli. L'operosa vita della famiglia viene tuttavia interrotta dalla guerra. Nel 1915 il padre, arruolato nell'esercito austroungarico, muore di colera. L'onere di sostenere l'intera famiglia viene allora a gravare interamente sulla mamma. A 7 anni Josef inizia a frequentare la scuola elementare. un ragazzo tranquillo e metodico, che riesce soprattutto nell'aritmetica e nelle scienze. La mamma, di conseguenza, lo iscrive alla scuola media con indirizzo commerciale. Parallelamente Josef frequenta i gruppi giovanili dell'Azione Cattolica. All'epoca l'AC era ai suoi inizi, ricevette tuttavia un grande impulso da Pio XI. Per il papa di Desio l'AC doveva permettere ai laici di partecipare alla vita della Chiesa, nello stesso tempo doveva aiutare i cattolici a mettere in pratica gli insegnamenti del Vangelo in campo sociale, che la gerarchia esplicitava nella Dottrina sociale di cui all'epoca tanto si parlava. A Bolzano, peraltro, l'assistente dell'Azione Cattolica don Josef Ferrari, un sacerdote amato e rispettato. Seguendo le sue indicazioni, Josef partecipa assiduamente alla vita liturgica, frequenta gli esercizi spirituali, ma attento anche ai bisogni dei pi poveri. Nell'Azione Cattolica egli scopre allora il gusto dell'amicizia, della solidariet e dell'aiuto reciproco, la bellezza di ritrovarsi insieme per pregare, discutere e progettare la vita della regione e del paese.

Josef, per, deve anche pensare alle esigenze della famiglia. Gi a 18 anni si impiega come contabile presso una ditta tessile dove resta tre anni, durante i quali dimostra seriet e dedizione al lavoro. Nel 1931 giunge il tempo del servizio militare: Josef arruolato nell'esercito italiano e inviato dapprima in Piemonte, poi in Sardegna. Congedato dopo 18 mesi, riprende il suo lavoro e conosce una giovane donna di nome Hildegard Straub. Con la ragazza si ritrovano anche alle riunioni dei giovani di AC. Qui Josef sempre pi stimato al punto che nel 1934 viene nominato presidente. Da presidente dei giovani di AC, Josef si impegna a sviluppare nei suoi colleghi una coscienza critica nei confronti delle due dittature, fascista e nazista, che si contendevano non solo la terra ma anche il cuore e la coscienza dei sudtirolesi. Scrive Josef Mayr: Leader, ecco la parola vincente di oggi, lo slogan che elettrizza le masse. Ci tocca oggi assistere a un culto del leader che rasenta l'idolatria. Vigilante nello spirito, Josef ugualmente attento alle esigenze concrete delle persone. Caritas Christi urget nos, la carit di Cristo ci interpella e ci sospinge egli ripete a se stesso e a Hildegard, verso la quale prova sentimenti crescenti di affetto e di condivisione. Su suggerimento dell'assistente diocesano don Josef Ferrari legge le opere di Federico Ozanam, il professore della Sorbona, studioso di Dante, che aveva trovato il tempo di fondare la San Vincenzo per essere vicino ai poveri e ai bisognosi. Ispirandosi al suo esempio e al suo insegnamento egli dichiara ai suoi amici: Ogni laico cattolico dovrebbe agire come il buon samaritano soccorrendo il bisognoso che alza il braccio in segno di aiuto nell'angolo pi nascosto della citt. In breve Josef viene notato anche alla San Vincenzo e nel 1937 diventa presidente della Conferenza ai Piani Bolzano. Nel frattempo il Sudtirolo vive momenti di crescente difficolt. Da una parte il regime fascista gi da anni sta portando avanti una campagna di crescente italianizzazione. I sudtirolesi di lingua tedesca vengono marginalizzati, la loro cultura negletta come la loro lingua. Dall'altra vi il pericolo ancora pi grave che viene dalla Germania hitleriana che tenta i cittadini di lingua tedesca con il sogno chimerico della Grande Germania. Poi i due regimi si mettono d'accordo. Le delegazioni di Italia e Germania si incontrano a Berlino il 23 Giugno del 1939 nella sede del comando generale delle SS. Ecco quanto viene deciso: i cittadini germanici ed ex austriaci abitanti in Sudtirolo sono invitati a rientrare nel Reich, gli altri che preferiscono rimanere nelle loro terre sono assimilati alla lingua e alla cultura italiana. Josef fa parte della minoranza di lingua tedesca (circa il 20%) che vuole restare e nello stesso tempo conservare la lingua e la cultura tedesca. Nelle riunioni all'Azione Cattolica e alla San Vincenzo egli ha potuto discutere a lungo l'argomento e si formato la convinzione che le promesse di Hitler sono una chimera. Sostenuto da don Ferrari, egli esorta i concittadini a non aderire all'opzione filo-germanica. Ma la sua voce flebile di fronte alla propaganda nazista. Del resto i pochi l'ascoltano, i Dableiber, vengono etichettati come Walsch, italianacci, e sono derisi, coperti di sputi e bastonati. Al momento i vincitori sono gli optanti per la Germania. Ma Josef non si arrende. A Hildegard e ai pochi di AC che sono rimasti fedeli egli ripete: Dare testimonianza oggi la nostra unica arma efficace. Sono i primi anni della guerra, quando la Germania sembrava vincere su ogni fronte. Josef, intanto, ha superato i 30 anni e cos l'amata Hildegard. tempo, dunque, di sposarsi. Il matrimonio viene celebrato all'inizio di Maggio del 1942 e, nonostante la preoccupazione della guerra, i due giovani sono felici. Come scrive Josef in una delle poche sue lettere a noi giunte, il loro era un amore profondo e autentico. L'anno successivo, il 1943, nasce Albert cui Josef, come ogni buon pap, teneramente affezionato. Nel frattempo gli eventi precipitano. L'8 Settembre 1943 l'Italia denuncia l'accordo con la Germania e si arrende agli Alleati. Il Sudtirolo e Bolzano sono particolarmente esposti; in tutta la regione, il clima si fa teso: c' odio, vendetta, accanimento. Nel frattempo le vicende della guerra sono profondamente mutate: la macchina da guerra tedesca, che solamente due anni prima sembrava invincibile, ora fatica sempre pi a resistere sui tanti fronti che ha aperto. Hitler ha bisogno disperato di uomini e li va a cercare dappertutto. Nel 1944, contro ogni legge internazionale e contro gli accordi stabiliti con l'Italia, Josef Mayr riceve la cartolina di precetto. I tedeschi non sentono ragione. Dal canto suo Josef fin dal primo momento decide di rimanere fedele alla sua scelta, di rifiutare il giuramento al dittatore. La macchina burocratica si intanto messa in moto. La

recluta Mayr viene destinata a Koenitz nella Prussia occidentale. Qui, all'inizio di Ottobre, dopo un sommario addestramento, tutto pronto per il giuramento, per prometter in nome di Dio di combattere per Hitler e i suoi ideali. Ma pu un cristiano pronunciare un simile giuramento alla cui origine vi una volont di odio e di violenza? Josef Mayr ha riflettuto a lungo sull'argomento. Nella sua coscienza gi mille volte ha risposto con un franco no alla domanda. Giunto il momento, egli non si fa cogliere impreparato; si alza in piedi e di fronte ai commilitoni sorpresi e impauriti dice tutto d'un fiato: Signor maresciallo maggiore, io non posso giurare ad Adolf Hitler in nome di Dio perch sono un credente cristiano, un cattolico, un uomo di fede.... Il sottufficiale nazista ne aveva viste tante, ma probabilmente non aveva mai incontrato un uomo come Josef. Chiede spiegazione, vuol sapere se qualcun altro approva o sostiene quella posizione. Nello stanzone della caserma il silenzio impressionante. Nessuno ha il coraggio di pronunciare una parola. Il sottufficiale chiede a Josef di metter per iscritto i motivi del suo rifiuto. L'uomo che non ha voluto giurare scrive e attende. Verso sera i nazisti si riprendono dalla sorpresa. Josef viene arrestato, sulla sua sorte si pronuncer il tribunale militare. Nella sua nuova veste di prigioniero, il contabile italiano appare pi sereno. Egli ha obbedito alla sua coscienza, ha agito come richiedeva la sua fede e quella dell'amata moglie, sa di avere Dio dalla sua parte. I nazisti, invece, stentano a riprendersi. Come pu esistere un ariano che non crede nel mito della superiorit della sua razza? Prima di abbatterlo, bisogna convincerlo della grandezza e sublimit dell'ideale nazista. Nel Gennaio 1945 Josef viene di conseguenza condannato per disfattismo, ma non viene messo a morte immediatamente come la legge consentirebbe, bens destinato al campo di concentramento. La vista della desolazione e dell'umiliazione lo far ritornare sulla sua decisione. Josef, invece, pi che mai fermo; nell'isolamento della sua cella pu pensare ai suoi santi protettori, a san Tommaso, a san Francesco, a san Tommaso Moro come lui rinchiuso nella torre di Londra per non essersi sottomesso alla volont tiranna di un sovrano ingiusto. Il treno dei condannati parte ai primi di Febbraio del 1945. Sono diretti a Buchenwald, al centro della Turingia, in Germania. Qui ha sede uno dei misteriosi campi di cui Josef aveva sentito parlare di nascosto, non tanto per timore di essere scoperto, quanto per esorcizzare una realt che incute terrore. Josef ora l ed ancora fortunato, non accompagnato al campo piccolo riservato agli ebrei, bens al campo grande, quello pi pulito e pi calmo, riservato ai prigionieri politici e agli oppositori dei nazisti. Del resto la sua presenza a Buchenwald sar breve, la sua meta definitiva Dachau, al sud nei pressi di Monaco di Baviera. Verso la met di Febbraio del 1945 Josef nuovamente su un treno. Ha freddo e fame, ma ha ancora la forza di leggere il suo messale, per recitare una preghiera e trarre conforto da un brano del Vangelo. Col passare delle ore, tuttavia, la sua condizione si aggrava: prova violenti dolori all'addome, la bronchite gli impedisce di respirare. I compagni cercano di alleviare la sua sofferenza sollevandolo e aiutandolo; perfino l'incaricato dei prigionieri, la SS Fritz Habicher, preoccupato. E ad un certo punto sembra avvenire il miracolo: Habicher d ordine di fermare il treno, Josef viene accompagnato all'ospedale militare per essere visitato e curato. Il medico dell'ospedale, tuttavia, ben pi esperto di Habicher, egli sa della sorte in ogni caso riservata a Josef, non vale la pena di preoccuparsi di quel traditore. Senza neppure visitarlo, ordina ai soldati di ritornare al treno con il loro prigioniero. La sorte di Josef cos decisa. Ritornato stremato al treno, non ha nemmeno la forza di recitare una preghiera. Chiede allora a un compagno di leggere per lui un brano del Vangelo. Mentre il compagno legge, intorno si fa silenzio. Tutti tacciono per rispetto verso l'incredibile testimonianza e dirittura morale di Josef. In questo silenzio partecipe avviene il trapasso dell'italiano di lingua tedesca che non aveva voluto giurare ad Hitler. Le guardie lo trovano esanime il mattino presto. Stringe tra le mani il Vangelo, il messale e un rosario. Per un attimo perfino la ferocia nazista entra in crisi. Dichiarer la guardia Habicher: In quel momento capimmo che non poteva essere un traditore. E miracolosamente il corpo di Josef non finisce al crematorio o in una fosse comune. Viene anzi sepolto con una cerimonia militare e religiosa officiata dal parroco di Erlangen Andreas Kleiner. Questi dichiarer pi tardi alla moglie: Mi meravigliai che il presidio avesse dato il permesso di seppellire suo marito con gli onori militari e non come un criminale. All'epoca l'atmosfera non era per niente buona a Erlangen. Contemporaneamente la notizia viene notificata alla moglie Hildegard.

Ella in fondo si aspettava quel telegramma, ma il dolore non meno intenso. Ella ha ancora nel cuore quanto il marito le aveva scritto alcuni mesi prima nel Novembre del 1944: Amatissima Hildegard, ci che mi ha particolarmente riempito di gioia nella tua lettera quanto scrivi sul nostro amore. S, era veramente il primo amore, profondo e autentico! E siccome ti conosco e so che cosa ci unisce pi intimamente e in primo luogo, sono convinto che questo amore regger anche alla dura prova rappresentata dal passo impostomi dalla mia coscienza. Hildegard comunica poi la notizia all'assistente di Azione Cattolica don Josef Ferrari il quale riunisce gli amici per una liturgia funebre. Nell'occasione egli dichiara: Con lui mor un grande uomo, un cristiano splendido, un eroe della verit, un confessore della fede. Il suo ornamento era il luminoso segno di Cristo nella sua anima; con questo era stato segnato dal Signore nel battesimo. Cos ci piace ricordare ancora oggi questo cristiano ormai avviato verso la via dell'altare. In fondo, come ha dichiarato il figlio Albert, egli era solo un uomo di coscienza, non apparteneva alle gerarchie politiche ed ecclesiastiche. Al momento opportuno, per, ritenne suo dovere manifestare apertamente il suo dissenso contro un potere basato sulla violenza e un'ideologia aberrante. Questo gli sugger la sua coscienza di uomo e di cristiano. La moglie Hildegard e il figlio Albert, che hanno portato il peso di questa sua decisione, non hanno mai espresso rimpianto per la sua scelta. Anche a loro va il pensiero grato dei credenti e della comunit civile. Per approfondire la conoscenza: F. Comina, Non giuro a Hitler, Edizioni San Paolo, Cinisello B. 2000.