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di Fabrizio Lo Bianco

Luomo dietro la matita

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er me Sergio e Aldina Toppi sono due genitori adottivi. Ho vissuto la scomparsa di Sergio come la dipartita di un padre. Ancora mi sembra che sia qui e non mi viene nemmeno da piangere perch mi sembra di potergli fare una chiamata in qualsiasi momento... Per questo, dopo averne scritto e parlato a lungo attraverso saggi, articoli, seminari, oggi mi davvero difficile parlare della sua opera grafica. Mi piacerebbe che tutti sapessero che, oltre che un grande artigiano, Sergio era una grande persona. Moltissimi ne sono gi a conoscenza. Vorrei aggiungere, se possibile, un briciolo di ulteriore stima nei suoi confronti raccontando quanto potesse essere generoso luomo Sergio Toppi. Immagino che tu debba avere molta nostalgia di questo posto... mi disse mentre scrutava lorizzonte da una finestra del Lazzaretto di SantElia, un museo sul mare nel quartiere pi bello di Cagliari, ridotto negli anni Settanta a un ghetto da politiche abitative poco lungimiranti. Sergio Toppi osservava, silenzioso, il mare. Accanto a lui, Al-

La generosit di un artigiano
dina, lamatissima moglie. Era la primavera del 2002 e, nonostante tra noi fosse iniziata da qualche anno una bella amicizia, non avrei mai immaginato quanto Sergio e Aldina sarebbero divenuti importanti per me. Avevo presentato da tempo al comune di Cagliari un progetto per una mostra sullopera di Toppi. Per alcuni anni rimase nei cassetti del municipio finch un nuovo assessore alla cultura, Giorgio Pellegrini, critico darte e appassionato di fumetti, non si imbatt in quel progetto e mi invit a portarlo avanti. Peccato che nel frattempo io mi fossi trasferito in pianta stabile a Milano. Ringraziai ma declinai linvito: lidea di organizzare una mostra a oltre 900 chilometri di distanza non mi convinceva. Furono la cortese insistenza dellassessore e lopportunit di portare a Cagliari il mio mito assoluto a spingermi ad accettare lincarico. Nacque cos Storie di uomini in armi, una esposizione di tavole originali di Toppi a tema bellico. Lo spazio era quello del Ghetto degli Ebrei, allinterno di unex caserma dei Dragoni restaurata e adibita a museo. Cercai di curare la mostra nel to sembrava lo avessero rapito. Era quella curiosit che fin da bambino gli ha permesso di non accontentarsi mai, di non restare in superficie e, nel suo lavoro, di rinnovarsi di continuo. Una caratteristica che gli rimasta fino alla fine: ancora a pochi giorni dalla sua scomparsa, pensava ai nuovi disegni che avrebbe realizzato. Anche le illustrazioni pi recenti sembravano realizzate dalla mano sicura di un Toppi quarantenne. Ma la sua curiosit non riguardava solo la bellezza di unarchitettura o di un manufatto. Con la stessa sincera partecipazione ti chiedeva che cosa facevi, di che cosa ti occupavi, se avevi terminato tale lavoro di cui lui si ricordava... e non erano domande di rito o infingimenti. Ricordo che a unaltra, piccola, mostra sui suoi samurai per il Fondo per lAmbiente Italiano a Casalzuigno, vicino Varese, a un certo punto si avvicin alle sue tavole un ragazzino di 14 anni. Sergio lo not e rest a osserSopra, immagine da Germoglio, di Toppi e Ferruccio Giromini; a lato, etichetta per bottiglie di vino realizzata da Toppi nel 2003

varlo. Il ragazzino squadr con occhio attento e severo tutte le opere esposte, quindi si volt verso lautore e domand, serio: Le ha fatte lei? Sergio annu. Sono molto belle sentenzi il giovane ammiratore, senza la minima adulazione. Poi rest l, fermo, per alcuni secondi. Era evidente che voleva chiedere qualcosa allautore di quelle illustrazioni che aveva definito belle, ma la timidezza ebbe il sopravvento. Allora fu Sergio a parlare. Che cosa ti piacerebbe fare da grande? A me piacerebbe fare il suo lavoro. Lei me lo consiglierebbe? Inizi un dialogo fitto, di cui ricordo la saggezza di Sergio nel non dare illusioni a un aspirante fumettista (Ora importante che continui a studiare. Se poi la passione per il disegno rester, allora...) e lattenzione del ragazzino per le parole del Maestro. Sembrava si conoscessero da una vita... Tornando alla mostra del 2002: fino ad allora di Sergio sapevo tanto, anche grazie alla tesi di laurea che gli avevo dedicato nel 1998. Ma non sapevo di certo tutto. Ci che conoscevo, per alcuni aspetti mi affascinava e inquietava a un tempo. Era lo stato danimo che mi coglieva di fronte alle sue tavole originali. Un miscuglio di sacro terrore e visibilio. Una potenza che ancora oggi mi turba. Sembrava di sentirlo, il segno di Toppi. Una traccia nellanima, che non ti d scampo. Mi affascinava la sua incredibile gentilez-

za e disponibilit, cos come mi inquietava la sua cultura straordinaria, mai esibita, ma degna di un accademico di primo rango. E mi colpivano certi suoi giudizi netti, apparentemente senza possibilit di replica. Andavano dallarte allantropologia, dalla storia al meteo. Per esempio, e lho scoperto quasi subito, a Sergio non piacevano le giornate particolarmente assolate. Anzi. Amava quelle uggiose, cos frequenti a Milano. Si sfregava le mani di una gioia composta quando cerano giornate simili. Lideale per il suo modo di intendere il lavoro. Aveva difficolt a sopportare la luce abbagliante del sud, pur essendo affascinato dalla storia e dalla morfologia di certe regioni del meridione. Della Sardegna, per esempio, amava il fascino antico e tante peculiarit,

tra cui i nomi dei paesi: Avete dei nomi incredibili: Tres Nuraghes, Las Plassas, Pe rd a s d e f o gu... li trovo bellissimi.

Lamico Nando
uesta sua generosit, Sergio Toppi la distribuiva in maniera silente, con piccoli gesti. La mostra di Cagliari era la prima di una triade. Lintento era quello di continuare con una retrospettiva su Dino Battaglia (come poi abbiamo fatto) e chiudere con un terzo autore, ancora da stabilire. Si pensava soprattutto ad Attilio Micheluzzi, ma Sergio mi disse: Perch non dedicate la mostra a Ferdinando Tacconi? un autore notevole. Te lo presento... Non solo era un autore notevole: Sergio mi indic il grande Nando perch sapeva bene che stava attraversando un periodo difficilissimo, dopo due gravi lutti familiari e una sopraggiunta perdita progressiva della vista che gli impediva di lavorare. Era un suo amico, nonch stimatissimo collega. Una mostra dedicata alle sue opere gli avrebbe dato probabilmente una iniezione di fiducia. Sinceramente non ero del tutto convinto della scelta di Tacconi. E proprio per questo la garbata insistenza di Toppi si rivel un nuovo regalo, per me. Conobbi Nando e nacque unamicizia unica, che ancora rimpiango. Ma questa davvero unaltra storia. Nata, anchessa, grazie a Sergio.

modo migliore possibile, grazie a ottimi collaboratori che resero lesposizione un piccolo, grande evento per Cagliari. Linaugurazione fu un successo, con la sala conferenze piena e Sergio, come sua abitudine, disponibile con tutti. A dispetto dellet (aveva 70 anni, allora) non si tir mai indietro e per un paio di giorni fu nostro ostaggio. Ricordo la curiosit con cui osservava la citt: le pietre delle mura del Castello, il quartiere medievale, a un certo pun-

Nella casa in cui ho avuto la fortuna di abitare per tanti anni, a Milano, c un disegno fatto da Sergio con la penna biro. Una roccia mastodontica sulla costa meridionale della Sardegna. Toppi non disegnava mai con la biro. Mi disse che in quelloccasione, mentre si trovava sullisola vide quelle rocce e fu listinto a prevalere, lurgenza di ritrarre subito, con qualsiasi mezzo, la potenza di quello spettacolo naturale. Allora non c una preclusione verso le nostre scogliere soleggiate! Forse la mostra si pu fare... sperai. E infatti la risposta di Sergio fu positiva. Tutto fil per il verso giusto. Almeno fino a quel momento...
Due esempi del particolare utilizzo dello spazio tipico delle illustrazioni toppiane

Ritornando allinizio di questo

racconto, quando vidi Sergio Toppi fissare con occhi semichiusi lorizzonte illuminato dal sole e dai suoi riflessi sul mare pensai subito: Ecco, lo sapevo. Troppa luce! Immagino che tu debba avere molta nostalgia di questo posto... Riflettei un attimo, spiazzato. S, avevo una nostalgia tremenda della mia terra, ma non volevo apparire irriconoscente verso la sua Milano, citt che amo e che mi ha dato opportunit straordinarie. Un po s... risposi, senza sbilanciarmi. A quel punto Sergio e Aldina si scambiarono uno sguardo e non dissero nientaltro. Mi diedi dellidiota. Avranno pensato che a Milano ci sto male! La citt che mi ha accolto e mi dato per la prima volta un lavoro vero... un ingrato, ecco che cosa sar sembrato! Sergio non torn sullargomento e quando tornammo a Milano, lui e Aldina non fecero altro che ringraziarmi per le belle giornate isolane. Ne ero felice e quasi imbarazzato, tanto da dimenticarmi quasi di quella (vera o presunta) gaffe al Lazzaretto. Nel frattempo ero di nuovo in cerca di una stanza in affitto, anche perch lintento era quello di far venire a Milano anche la mia futura moglie. Un giorno mi chiama Aldina e allora capisco. Sai, con Sergio abbiamo pensato a quanto ti mancher la tua bella terra. Ti andrebbe di vivere in una casa per conto tuo? In fondo ci faresti un favore ad abitarla... Dopo una titubanza iniziale, mi ritrovai nella casa in cui Sergio aveva trascorso la sua fanciullezza e ladolescenza. Praticamente adottato dal mio autore preferito. Ancora adesso fatico a crederci. Uno di quei doni che nella vita non ti aspetteresti mai. Per quasi dieci anni ho vissuto nella casa dove Sergio cresciuto e ha realizzato i suoi primi lavori, fino agli anni del Corrierino. La generosit di Sergio Toppi pari alla sua grandezza come artigiano del fumetto.

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