Sei sulla pagina 1di 26

GIORGIO ROVERATO

L'ECONOMIA INDUSTRIALE
estratto da

a cura di Andrea Caracausi


Mestrino-Padova, Peruzzo Editoriale & BCC di Piove di Sacco, 2011

GIORGIO ROVERATO

L'ECONOMIA INDUSTRIALE
121

GIORGIO ROVERATO

La zona industriale di Piove di Sacco, collocata tra il Comune capoluogo della Saccisica e Arzergrande

122

L'ECONOMIA INDUSTRIALE

Quel ricco tessuto manifatturiero, fatto di botteghe, mercanti e attivit proto-industriali che tra il XVI secolo e il XVIII aveva inserito la Saccisica e in particolare Piove di Sacco in una fitta rete di relazioni con le aree pi vivaci del Veneto centrale1, and rapidamente deteriorandosi in seguito alla dissoluzione della Repubblica veneziana e ai mutamenti delle direttrici dei traffici commerciali indotti dai nuovi assetti istituzionali: marginalmente con il napoleonico Regno dItalia, pi decisamente con la nascita del Regno Lombardo-Veneto. Il dominio asburgico segn infatti, privilegiando la nascente industria lombarda in un disegno di (parziale) integrazione con le altre aree manifatturiere dellImpero, la progressiva marginalizzazione delle produzioni venete ai soli mercati locali. Al Veneto, il governo di Vienna assegnava infatti pur progressivamente rivitalizzando, ma non oltre il 1859, il porto di Venezia un qualche ruolo di granaio del suo vasto stato multi-etnico2. Ed anche il retroterra proto-industriale della Saccisica, con le sue variegate produzioni tessili, fu se non cancellato quanto meno compromesso nella sua evoluzione verso il sistema di fabbrica, con risvolti negativi anche in ci che stava a monte, ad esempio nella coltivazione di piante tessili come il lino che si era nel corso del XVI secolo ben insediato nelle sue campagne. In sostanza, unarea un tempo vivace, era ripiombata in una preoccupante arretratezza, rigettata nella prevalenza di unagricoltura che se non di mera sussistenza appariva comunque lontana da una moderna conduzione di tipo capitalistico. Fu cos che nel giro di pochi decenni parve scomparire buona parte di quella categoria di produttori che avevano reso importante il Piovese. Il che troverebbe una conferma nellelenco degli espositori che parteciparono alla Esposizione agricola industriale e di belle arti della Provincia di Padova del 1869, dove la presenza degli operatori eco-

nomici dei dieci comuni del distretto appariva del tutto simbolica. Il che non imped tuttavia alla Giuria della Sezione VI, quella dedicata ai prodotti manifatturieri, di redigere un giudizio elogiativo per le tele in cotone quadrigliate a colori presentate dalla Ditta Fratelli Bocchini, azienda storica di Piove cui la Serenissima aveva concesso nella seconda met del Settecento una serie di privilegi ed esenzioni fiscali in virt della qualit delle sue produzioni3. Nemmeno Alberto Errera, il primo sistematico studioso delleconomia manifatturiera veneta, autore in quellanno di un corposo lavoro sulle industrie venete4, si sofferm su questa landa del padovano, troppo preso dallattenzione dedicata ai lanifici dellAlto vicentino e alle variegate (ancorch asfittiche) produzioni del veneziano. N riferimenti ad imprenditori della Saccisica, o riscontri sulle attivit produttive dellarea, compaiono nelle carte di quella ricognizione sullo stato dellindustria nazionale (nota come Inchiesta Industriale 1870-74) che si svilupp nellarco di quattro anni su iniziativa del Consiglio dellIndustria e del Commercio, da poco istituito presso il Ministero di Industria Agricoltura e Commercio (MAIC)5. Del resto, dei 146 questionari raccolti dal Comitato dellInchiesta nel comprensorio statistico veneto, allepoca comprendente anche la provincia di Udine, solo 7 provenivano da ditte del padovano, e nessuna di esse dal Piovese. La Statistica agricola industriale e commerciale della provincia di Padova6 del 1878 redatta in occasione della Esposizione universale di Parigi di quellanno, edizione invero modesta rispetto a quella del 18677 diede invece sommariamente conto della persistenza nel Piovese di attivit tessili. Il fatto che non trovassero poi rappresentazione nello stand italiano, scontava la sostanziale marginalit del padovano nella rincorsa frenata del Veneto allindustrializzazione8, stante la caratteristica quasi prevalentemente

123

GIORGIO ROVERATO

Interno del mulino Rossetto di Pontelongo

agricola della sua economia dopo il progressivo affievolirsi in Saccisica, ma anche nel capoluogo euganeo, della manifattura proto-industriale. Eppure una rilevazione statistica effettuata ancora nel corso del 1876 dal MAIC dava conto della presenza nel comune di Piove di Sacco di ca. 1.600 telai, prevalentemente adibiti alla tessitura del lino e della canapa e, seppure in misura minore, del cotone9. Si trattava tuttavia di telai disseminati nelle abitazioni private che, quando non venivano utilizzati per il fabbisogno delle famiglie, ovvero per autoconsumo, lavoravano per lo pi su commessa di singoli clienti, e in misura ormai limitata per gli organizzatori mercantili della produzione casalinga. Ed erano proprio il contrarsi del numero di mercanti-imprenditori, e per converso lassenza di accentramenti produttivi di una qualche consistenza a parte quelli gi realizzati dalla menzionata ditta Bocchini, e dai suoi pi diretti concorrenti a significare come il passaggio della manifattura tradizionale al sistema di fabbrica fosse ancora di l da venire. Per avere una prima articolata rappresentazione delle

attivit manifatturiere in Saccisica in et unitaria, necessario con un salto temporale, ma anche di tecniche di rilevazione giungere al 1890, quando la Direzione Generale della Statistica del MAIC diede alle stampe, in un fascicolo della Serie IV dei propri Annali di Statistica, le Notizie sulle condizioni industriali della provincia di Padova10. Non si trattava di una iniziativa estemporanea, essendo invece parte di un vasto progetto, avviato nel 1883, mirato a una rilevazione sistematica dello stato delle produzioni manifatturiere intese in senso lato del paese: da cui i tempi lunghi, anche perch la rilevazione non si svolse per campione come fu per lInchiesta Industriale del 1870-74, o delegandola alle Camere di Commercio, come capit per le indagini realizzate successivamente allInchiesta11, bens costitu la prima vera indagine sul campo dopo lUnit. Certo, le Camere ebbero un ruolo nella vicenda: ma esse non furono pi la unica fonte documentaria, bens i dati camerali furono integrati da rilevazioni sul territorio, e in non pochi casi da contatti diretti con i singoli operatori economici, in una sorta di compilazione condivisa di quei questionari cui la platea degli imprenditori dovette abituarsi a partire dal 1911 a obbligatoriamente compilare per i periodici Censimenti industriali. Da quella rilevazione, che dur sette anni, usc la prima vera fotografia dellItalia industriale: che indubbiamente conferm molti dati negativi sulla pochezza/arretratezza del nostro apparato produttivo, ma anche rilev aspetti virtuosi precedentemente sconosciuti, o comunque poco noti, in una documentazione che accompagnava la mera rilevazione statistica con una insolita ricchezza di elementi qualitativi. Elementi, conviene sottolinearlo, che risultano preziosi per chi si occupa di storia economica territoriale. Ma entriamo nel merito del panorama che del Piovese ci fornisce la rilevazione del 1890, partendo dalle tabelle che seguono:

124

L'ECONOMIA INDUSTRIALE

Pagine seguenti Veduta aerea della zona industriale di Piove di Sacco In basso, oltre i campi, la sede del Centro direzionale della Banca di Credito Cooperativo (foto Meneghetti)

Tab. 1a) Le attivit manifatturiere per classi dindustria nei dieci comuni della Saccisica, 1890
Alimentari
ditte addetti

Minerarie & fornaci


ditte addetti

Off. meccaniche
ditte addetti

Tessili e cordami
ditte addetti

Arzergrande Bovolenta Brugine Codevigo Correzzola Legnaro Piove di Sacco Polverara Pontelongo SantAngelo di Piove

1 1 2 9 2

1 4 4 14 7

2 2 2 1 1

26 14 13 3 2

1 1 -

11 2 -

1 3 4 2 -

20 5 32 22 -

Fonte: elaboraz. da MAIC, Notizie sulle condizioni industriali della provincia di Padova, Annali di statistica, Serie IV, fasc. XXXVII, Roma, Tip. Eredi Botta, 1890

Tab. 1b) Le attivit manifatturiere per classi dindustria nei dieci comuni della Saccisica, 1890 (segue)
Mobilio & sedie
ditte addetti ditte

Chimiche
addetti

Fabbricaz. Carri
ditte addetti ditte

Diverse
addetti

Arzergrande Bovolenta Brugine Codevigo Correzzola Legnaro Piove di Sacco Polverara Pontelongo SantAngelo di Piove

4 -

10 210

6 2

11 15

14 2 6 -

89 90 27 -

125

GIORGIO ROVERATO

Tab. 1c) Le attivit manifatturiere per numero di ditte e di addetti nei dieci comuni della Saccisica, e raffronto con il totale provinciale, 1890
TOTALE
ditte addetti

Arzergrande Bovolenta Brugine Codevigo Correzzola Legnaro Piove di Sacco Polverara Pontelongo SantAngelo di Piove TOTALE DISTRETTO Provincia nel suo complesso

15 2 2 1 4 15 22 3 5 69 435

90 26 90 4 45 30 88 25 . 234 632 4.815

Il quadro (che non ricomprende, comunque, i molini, stante il loro limitato contenuto tecnico e la capillare presenza nel territorio12) non appare entusiasmante. Le aziende considerate industriali non superavano nellarea la settantina, per una occupazione complessiva di poco pi di 630 unit. Ma questi dati nascondono due anomalie, risultando censiti a Piove di Sacco 3 occupati nella lavorazione di trecce di paglia (Industrie diverse), e a SantAngelo ben 210 lavoratori impegnati nella produzione di sedie rustiche (da noi ricomprese nella classe Mobili e sedie), per i quali non appare alcuna ditta di riferimento. Il che lascia ipotizzare che si trattasse di lavoratori indipendenti, pur se impegnati nelle loro abitazioni in produzioni serializzate, probabilmente veicolate sul mercato da qualche intermediatore del luogo. In sostanza, il tessuto manifatturiero (per un popolazione complessiva dellarea di poco superiore ai 36.000 abitanti, l8,3% di

quella provinciale) appare estremamente frammentato, e complessivamente debole. La sua partecipazione alle attivit industriali della provincia, risultava comunque superiore alla percentuale della popolazione: poco meno del 16% del totale delle ditte, e poco pi del 13% degli addetti. Eppure la Saccisica, per quanto ridimensionata nel retroterra manifatturiero dei due secoli precedenti, presentava un quadro in movimento, almeno dal punto di vista degli interventi strutturali: dalle opere di bonifica in corso di esecuzione, o gi terminate, riguardanti i comuni di Arzergrande, Bovolenta, Brugine, Codevigo, Piove e Pontelongo, e che andavano a porre rimedio ai secolari problemi idraulici del territorio, allimminente completamento della linea tramviaria a vapore che doveva collegare Piove di Sacco a Padova, con i conseguenti vantaggi per i traffici commerciali e la mobilit delle persone13. Indubbiamente era proprio Piove, capoluogo del distretto, il centro pi vivace: l insistevano 22 delle ditte censite, per un totale di 88 addetti. Il nucleo pi importante (4 ditte, 32 occupati) testimoniava della tradizione tessile locale, che sopravviveva anche grazie a 100 dei ca. 600 telai casalinghi ancora attivi in Saccisica, invero poca cosa rispetto ai 1.600 censiti nel 1876 per la sola Piove. La maggiore di queste ditte era la tessitura di cotone di Luigi Billito, con 26 addetti e 16 telai a mano, che tuttavia riusciva a lavorare non pi di 200 giorni allanno. Il dato rileva non solo perch la mancanza dellintero ciclo annuale era comune, qui come altrove nel Veneto rurale, ad altre categorie merceologiche, ad esempio alle fornaci o alle lavorazioni alimentari, ma perch testimoniava che la centralizzazione del lavoro in un luogo appositamente adibito alla produzione, vale a dire la fabbrica, non implicava da sola lo sradicamento del lavoratore dai ritmi delle stagioni agricole, e dalle relative incombenze.

128

L'ECONOMIA INDUSTRIALE

Lo zucchericio di Pontelongo oggi

129

GIORGIO ROVERATO

Vecchie immagini dello zucchericio di Pontelongo attivo dagli inizi del Novecento

130

L'ECONOMIA INDUSTRIALE

Era infatti al momento della semina e dei raccolti che la manifattura era costretta a fermarsi, come accadeva anche per i telai casalinghi, dove la produzione era ancora pi discontinua, scendendo i giorni lavorati a una media di circa 150/anno14. Non era tuttavia la stagionalit di talune attivit a costituire la vera debolezza del Piovese, e neanche le caratteristiche elementari di talune produzioni: quelle alimentari, ad esempio (15 ditte, di cui 9 a Piove, per soli 30 addetti), in gran parte focalizzate sulla lavorazione delle pasta da minestra, o quelle di carri ad uso agricolo, concentrata a Legnaro e a Piove di Sacco, che riesce in realt arduo considerare come effettivamente industriali. La povert imprenditoriale risalta piuttosto dallesistenza in zona di sole due officine meccaniche, una delle quali composta unicamente da due dipendenti, e la maggiore (con 11 addetti) prevalentemente indirizzata al servizio della pi grande propriet fondiaria del distretto, lazienda agricola di tipo capitalistico dei Melzi dEril a Correzzola. In realt quella tenuta rappresentava una sorta di cittadella manifatturiera, dato che in essa insistevano anche una fornace dedita alla produzione di mattoni, quadrelli, tegole e calce, e una filanda a vapore nella quale, pur ben attrezzata, non si lavora di continuo ma si fanno soltanto degli assaggi sulla produttivit dei bozzoli raccolti nellannata15. Cos almeno era al momento della rilevazione, dato che successivamente, e per un discreto numero di anni, essa fu funzionale alla pi complessiva e molteplice attivit produttiva dellazienda, passando dai 40 giorni lavorativi/anno ad una media di 120-150, in linea con quanto avveniva in altre filande della provincia padovana e delle provincie limitrofe. Pu essere utile, concludendo questo breve excursus, menzionare in cosa consistesse la pi importante delle attivit sviluppate dalle c.d. industrie diverse, che con

22 ditte, e 206 addetti, quasi un terzo dellintera manodopera censita risultavano concentrate ad Arzergrande, Brugine e Piove di Sacco. Nei primi due centri si producevano esclusivamente stuoie e graticci. Pur lavorazione povera, poverissima, e a ciclo stagionale, essa tuttavia era una delle poche del Piovese per le quali il termine industriale avesse un significato compiuto. Anche se la produzione era realizzata completamente a mano, i tre imprenditori che egemonizzavano il comparto (le due ditte Antonio e Pietro Xodo a Brugine, e la ditta Vittorio Foggiato e F.lli ad Arzengrande) avevano introdotto una rigorosa divisione delle operazioni tra i vari lavoranti che ne ottimizzava il rendimento e contraeva il costo finale16. Cosa che mancava invece a Piove di Sacco, dove comunque a tale produzione si affiancava la meno profittevole, in quanto a volume daffari, lavorazione delle trecce di paglia. A Piove, tra le industrie diverse, va ricordata la concia delle pelli, e lattivit tipografica che, pur se esercita in un unico impianto allepoca privo di motori, assumeva un suo rilievo dato che anche attraverso questa modesta attivit, del tutto assente negli altri comuni la cittadina rimarcava il suo ruolo di centro del distretto. Lessere ricorso allindagine statistica del 189017 per descrivere labbrivio della lenta risalita del Piovese alla modernit dopo il declino delle sue manifatture, mi porta per ora a leggere le sue progressive trasformazioni attraverso i dati di alcuni dei Censimenti industriali che si successero in Italia a partire dal 1911: sono infatti convinto che essi siano tuttaltro che aridi, e che consentano di cogliere, almeno in prima approssimazione, la qualit di quasi un secolo di nuovo acclimatamento alleconomia manifatturiera. Qualche nota storica, innanzitutto. Il Censimento industriale del 1911, che si affianc al periodico censimento della popolazione gi previsto per quellanno, fu in

131

GIORGIO ROVERATO

La Zona industriale di Piove di Sacco, la pi importante area produttiva della Saccisica, sorta nel secondo dopoguerra

qualche modo deciso nellambito delle celebrazioni per il Cinquantesimo anniversario del compimento dellunit dItalia. In quei cinquantanni la Direzione Generale della Statistica del MAIC era andata affinando, con limmissione nei ruoli di statistici di vaglia, metodologie di rilevazione sempre pi innovative, sperimentandole in numerosi studi di singoli settori industriali. Essa si sentiva ora in grado di tentare una indagine estesa capillarmente a tutto il territorio nazionale, che fornisse una sorta di fotografia del progresso raggiunto dalla penisola dopo lunit. Si sapeva da quale arretratezza il paese venisse, e si voleva misurare quanto di quel problematico (e relativamente vicino) passato fosse stato superato, e in quale direzione

stesse andando il nostro ancor fragile tessuto produttivo. Fu una sfida epocale, culturale innanzitutto, stante la difficolt di convincere una popolazione (e un ceto industriale) ancor pi di oggi ostili alla burocrazia, a dare per iscritto una serie di informazioni sensibili; ma fu anche una sfida tecnica e organizzativa, che alla fine fu vinta. Laltissima percentuale dei questionari restituiti, in gran parte compilati in tutti i quesiti che venivano posti, non solo permisero di conoscere la struttura della nostra industria, ma anche di individuarne i punti di debolezza e di scorgerne pi di qualche potenzialit. Per certi versi, gli ultimi governi del c.d. periodo giolittiano trassero dalle prime analisi dei dati raccolti indicazioni utili ad elaborare

132

L'ECONOMIA INDUSTRIALE

interventi di politica economica, poi resi vani dallinsorgere della Grande Guerra: la quale tuttavia, e pi ancora lintervento italiano, servirono a meglio comprendere che una delle debolezze della nostra economia stava nei ritardi, nellarretratezza, e se vogliamo nella pochezza dellindustria meccanica nazionale. Era un dato macroeconomico, ovviamente, che tuttavia era facile riscontrare anche in scala micro, come per tornare al nostro argomento si pu fare ancor oggi guardando i dati censuari di un piccolo territorio quale la Saccisica. Le attivit meccaniche, ricomprese in tab. 2a) allinterno della categoria Industrie che lavorano e utilizzano i metalli sono di scarsissima consistenza: si tratta di 42 ditte che occupavano 148 operai, per una media di 3,5

addetti cadauna, che salivano a 4,5 nellipotesi che tutti i titolari delle stesse lavorassero concretamente allinterno della loro officina. Per di pi, solo uno di questi impianti disponeva di energia motrice, dalla peraltro modesta potenza di 7 cavalli dinamici. Certo, il Piovese era area rurale, e la maggior parte di queste officine era adibita alla riparazione di attrezzi o di macchine elementari ad uso agricolo, ma anche nei medi centri urbani la situazione non era di molto migliore. Erano emerse, stavano emergendo grandi imprese meccaniche a Genova, Milano, Torino, ma accanto cera solo una miriade di piccoli comprimari incapaci di concepire linnovazione come motore del progresso.

Tab. 2a) Le attivit manifatturiere per classi dindustria nei dieci comuni della Saccisica, 191118
Industrie che lavorano i prodotti dellagricoltura (*) a b c a Industrie che lavorano e utilizzano i metalli (**) b c Industrie che lavorano i minerali (***) e Costruzioni a b c a Industrie che lavorano e utilizzano le fibre tessili b c a

Industrie chimiche b c

a) numero delle ditte censite Arzergrande Bovolenta Brugine Codevigo Correzzola Legnaro Piove di Sacco Polverara Pontelongo SantAngelo di Piove 10 16 8 2 9 7 38 6 10 1 93 61 34 9 30 49 209 21 74 3 40 40 20 200 30 180 5 2 5 7 2 22 4 6 12 23 12 87 8 7 -

b) numero degli addetti 1 2 2 1 4 1 4 98 9 104 230 78 1015

c) forza motrice in cav. din. 6 3 4 3 5 32 15 17 56 70 1 1 5 1 3 4 22 550 4 1725

Le prime tre colonne includono: (*) industrie alimentari; (**) industrie meccaniche; (***) le fornaci Fonte: elaboraz. da MAIC, Censimento degli opifici e delle imprese industriali al 10 giugno 1911, vol. IV, Roma, 1914, p. 154

133

GIORGIO ROVERATO

Tab. 2b) Le attivit manifatturiere per numero di ditte, di addetti e di forza motrice nei dieci comuni della Saccisica, e raffronto con il totale provinciale, 1911
TOTALE ditte addetti cav. din.

Arzergrande Bovolenta Brugine Codevigo Correzzola Legnaro Piove di Sacco Polverara Pontelongo SantAngelo di Piove TOTALE DISTRETTO Provincia nel complesso

13 29 11 4 22 13 76 6 15 2 189 2.720

103 203 49 18 177 121 685 21 632 81 2.023 21.550

40 1055 20 213 30 1905 5 3.267 9.801

Basti solo questo piccolo esempio per dar conto di ci che pu uscire dalla lettura delle tabelle che qui si riproducono. La chiave interpretativa, per la meccanica ma anche per le altre attivit produttive, sta nella dimensione della ditta, ovvero nel numero di addetti medi, e nella la presenza o meno di forza motrice. In tabella 2b) si vede un raffronto tra la forza motrice esistente nelle imprese dellarea e quella installata nel complesso delle imprese delle analoghe categorie merceologiche dellintera provincia. Da esso risalta che la potenza presente nel Piovese un terzo esatto della potenza esistente nelle analoghe imprese di tutta la provincia; il paradosso che le imprese dellarea sono poco meno del 7% di tutte le imprese provinciali, e gli addetti non raggiungono il 10%. E incrociando le due tabelle ci si accorge che pi della met della potenza motrice piovese (quasi il 18% dellintera potenza

provinciale) in capo ad una sola azienda chimica, che ha sede a Pontelongo. Se ritorniamo alla tab. 1b), tratta dalle Notizie sulle condizioni industriali della provincia di Padova del 1890, di tale impresa chimica che nel 1911 occupava 550 persone non solo non troviamo traccia, ma vediamo anche che nellarea non esisteva allepoca nessuna impresa di tale settore. Evidentemente limpianto di Pontelongo, e che impianto!, era nato successivamente a quella rilevazione. E non si trattava nemmeno di un impianto chimico propriamente detto: era solo successo che i tecnici della Direzione Generale della Statistica avevano classificati come chimici sia il processo di trasformazione di un vegetale come la barbabietola da zucchero, sia il successivo processo di raffinazione del sugo estratto da essa. Un errore di definizione, che venne poi corretto fin dal successivo Censimento del 1927. Lo zuccherificio di Pontelongo, che tanta parte ha nella storia economica e sociale della Saccisica, fu realizzato nel 1910 da una societ di propriet belga, la Socit Sucrerie et Raffinerie de Pontelongo, e proiett la provincia di Padova allora priva di attivit industriali di rilevo in un settore estremamente dinamico e ad alta intensit di capitale, che gi nei primi decenni del secolo conobbe rapidi fenomeni di concentrazione oligopolistica. Ma, assieme allalta intensit di capitale, quel tipo di produzione aveva bisogno di un elevato utilizzo di energia, ben testimoniato dal valore in cavalli dinamici espresso nella tabella appena esaminata. Proviamo ora a leggere levoluzione novecentesca del tessuto manifatturiero del Piovese attraverso i Censimenti industriali del 1927, 1951 e 1981, anni che meglio evidenziano la tendenza dei cambiamenti che andarono verificandosi nellarea. Vediamo innanzitutto la dimensione media delle ditte, o meglio delle unit locali, vale a dire i siti dove si esercitavano concretamente attivit lavorative. Nel

134

L'ECONOMIA INDUSTRIALE

1911 essa era di 10,7 addetti per unit, contro una media provinciale di 7,9; nel 1927 di 5,8 contro 4,6; nel 1951 di 2,6 contro 4,4 e nel 1981 di 8,9 contro 8,4. Si tratta di dati che sembrerebbero parlarci, salvo che per il 1951, di strutture produttive piccole s, ma comunque meglio strutturate del complesso dellinsieme delle imprese della provincia. Ma cos non se solo facciamo attenzione allarticolazione dei settori in cui fino al Censimento del 1951 esse erano impegnate, tutti di tipo tradizionale, e con una scarsa presenza di imprese meccaniche, e comunque con un limitato/limitatissimo utilizzo di energia. Prendiamo, ad esempio, il 1951, nelle cui tabelle inserita la potenza installata espressa in HP. Dalla potenza complessiva presente nel distretto, ricaviamo una media di 20,6/HP per unit locale, contro un dato provinciale di 10,8. Solo che l88,2% di tale potenza era concentrata nello Zuccherificio di Pontelongo. Se depuriamo dei 12.424 HP presenti in quel sito sia il dato locale sia quello provinciale, la media scende a 2,4 HP/unit locale per la Saccisica contro i 9,4 HP della provincia. Il che sta a significare che altre aree del padovano, e in particolare il capoluogo, stavano crescendo in comparti pi moderni di quelli che, nelle Tabb. 4a, b e c, vediamo qui essere di maggiore consistenza. Buona parte della manodopera censita risultava infatti occupata nelle industrie alimentari e affini (di contenuto tecnologico inesistente, Zuccherificio a parte), nella produzione di abbigliamento (dove le macchine erano quelle per cucire, prevalentemente non elettriche, o i telai a mano per maglieria) e nella lavorazione del legno. Una osservazione merita la diminuzione del numero medio di addetti registrata, in quella scadenza censuaria, sia nel distretto che nel dato provinciale. Essa pu essere da un lato fatta risalire alle difficolt della ripresa postbellica in una provincia che permaneva prevalentemente agrico-

la, e dallaltro allemergere difficoltoso certo, stante la debole domanda di beni di una nuova propensione alla piccola impresa, o comunque al lavoro in proprio, che polverizzava (con unit produttive piccolissime) i valori medi. Nel caso del Piovese, tuttavia, la contrazione pi accentuata nel numero di addetti/unit locale si accompagnava in raffronto ai dati censuari di ventiquattro anni prima, tanti ne erano passati dal Censimento del 1927 a un duplice e apparentemente contraddittorio fenomeno. Le imprese erano cresciute del 25% (+136 unit), ma contemporaneamente loccupazione era diminuita di quasi il 43%, con una perdita netta di 1.346 addetti, in gran parte attratti pur a costo di un faticoso pendolarismo dalle nuove opportunit di lavoro offerte dalle industrie di Porto Marghera e, seppure in misura minore, dal molti calzaturifici sorti in Riviera del Brenta. Numeri pi ridotti si indirizzarono su Padova, ma se anche nel capoluogo euganeo i salari erano un po pi elevati di quelli del distretto, erano le grandi imprese del polo lagunare a garantire le retribuzioni migliori, e soprattutto, la sicurezza del posto del lavoro. A questo scenario depresso, accostiamo ora unaltra fotografia, quella che appare dal Censimento del 1981. In trentanni il numero delle imprese era cresciuto del 23%, mentre gli occupati si erano incrementati di quattro volte (+314%). Questo dato era peraltro accompagnato da significative modificazioni nella composizione settoriale della manifattura del distretto, con la marginalizzazione delle attivit alimentari, lemergere di una diversificata industria meccanica in grado di coprire specializzazioni anche di pregio, foriere di successive evoluzioni, la scomparsa delle arretrate produzioni di abbigliamento rilevate nel 1951, sostituite da imprese di maggior dimensione operanti in una vasta gamma di articoli di abbigliamento

135

GIORGIO ROVERATO

e di biancheria per la casa. Oltre a ci erano comparsi due settori interamente nuovi, quello delle calzature, cui molti lavoratori della Saccisica si erano accostati nel pendolarismo prima ricordato, e quello della lavorazione delle materie plastiche. Lemergere di questa complessit merceologica nel corso dei tre decenni che separano i due Censimenti qui presi a riferimento, non rileva solo per il significato che essa ha avuto nel risollevare una comunit distrettuale a lungo depressa dopo i fasti det moderna, ma anche per aver con quella crescita manifatturiera ridisegnato il territorio e, in particolare, per aver delineato nuove gerarchie tra i vari comuni che lo compongono. Piove di Sacco, anche se manteneva il suo primato di capoluogo, non era pi lunico punto di riferimento, ma si trovava ad essere fortemente insidiato salvo che nelle funzioni di servizio che manteneva, e che poi anzi rafforzer da Legnaro e da SantAngelo, nelle quali si erano insediate ed erano cresciute quelle che diventeranno poi, in poco pi di un decennio, le imprese attraverso le quali il

comprensorio oggi spesso conosciuto e/o identificato al suo esterno. Va peraltro ricordato come la modernizzazione della Saccisica, qui in pochi tratti richiamata, avvenga parallelamente alla crescita di Padova come citt industriale, e alla rapida industrializzazione di buona parte del suo interland e dellAlta. Non si tratta cio di un processo isolato, ma parte del pi complessivo inserimento della provincia in quel tessuto dellindustrializzazione veneta dal quale essa era stata a lungo esclusa, o dal quale le scelte dei suoi ceti dirigenti e delle lites economiche mercantile o di origine fondiaria lavevano esclusa. Oggi, noto, il padovano la seconda provincia industriale veneta, e a questo risultato ha concorso a partire dagli anni Settanta anche la crescita manifatturiera del Piovese. Ed il motivo per cui ho posto come punto di riferimento conclusivo di questa ricostruzione il Censimento del 1981, che di quel decennio la certificazione, segnando anche simbolicamente un momento di svolta (o, se vogliamo, una tappa) nel lungo percorso della Saccisica come una comunit laboriosa.

136

L'ECONOMIA INDUSTRIALE

La Carel, azienda di Brugine attiva nel settore della climatizzazione

137

GIORGIO ROVERATO

Il nastricio Victor in zona industriale a Piove di Sacco

138

L'ECONOMIA INDUSTRIALE

Tab. 3a) Le attivit manifatturiere per classi dindustria nei dieci comuni della Saccisica, 192718
Industrie del legno e affini
Ditte addetti ditte

Industrie alimentari
addetti

Industrie Meccaniche
ditte Addetti

Lavoraz. minerali non metalliferi


ditte addetti

Arzergrande Bovolenta Brugine Codevigo Correzzola Legnaro Piove di Sacco Polverara Pontelongo SantAngelo di Piove

59 7 16 8 19 12 32 11 3 34

191 13 34 12 30 16 113 19 25 74

7 4 6 5 12 4 27 2 8 4

19 8 19 13 27 13 122 5 1806 5

3 8 4 4 17 8 35 2 7 7

5 9 5 5 25 9 82 4 19 7

2 1 6 -

3 2 60 -

Fonte: elaboraz. da ISTAT, Censimento industriale 1927, voll. II, VI e VIII, Roma, 1928-32

Tab. 3b) Le attivit manifatturiere per classi dindustria nei dieci comuni della Saccisica, 1927 (segue)
Industrie tessili
Ditte addetti

Vestiario e arredamento
ditte addetti ditte

Industrie chimiche
addetti ditte

Industrie diverse
addetti

Arzergrande Bovolenta Brugine Codevigo Correzzola Legnaro Piove di Sacco Polverara Pontelongo SantAngelo di Piove

2 1 1 3 1 1

44 8 1 4 1 2

11 10 14 7 37 17 34 5 17

25 13 28 7 47 27 90 24 22

1 1 -

2 8 -

Fonte: elaboraz. da ISTAT, Censimento industriale e commerciale 1927

139

GIORGIO ROVERATO

La fabbrica di biciclette Olympia in zona industriale a Piove di Sacco

Tab. 3c) Le attivit manifatturiere per numero di ditte e di addetti nei dieci comuni della Saccisica, e raffronto con il totale provinciale, 1927
TOTALE
ditte addetti

Arzergrande Bovolenta Brugine Codevigo Correzzola Legnaro Piove di Sacco Polverara Pontelongo SantAngelo di Piove TOTALE DISTRETTO Provincia nel complesso

82 32 41 24 87 44 136 15 23 63 547 6.013

243 89 94 37 132 69 476 28 1874 110 3.152 27.543

Tab. 4a) Le attivit manifatturiere per classi dindustria nei dieci comuni della Saccisica, 195120
Alimentari e affini a Arzergrande Bovolenta Brugine Codevigo Correzzola Legnaro Piove di Sacco Polverara Pontelongo SantAngelo di Piove 5 2 1 5 8 2 25 1 4 1 b 21 7 5 17 24 9 151 4 260 3 c 99 59 29 58 170 58 462 71 12424 49 a 8 14 15 1 1 2 16 3 7 3 Industrie tessili b 15 180 30 2 1 2 34 3 10 4 c 150 7 Vestiario, abbigliamento e arredamento a 16 23 17 18 30 17 67 8 35 7 b 31 30 25 22 33 33 139 13 52 11 c 7 1 a 11 10 8 16 21 4 52 3 10 12 b) numero degli addetti Industrie meccaniche b 13 15 9 19 24 5 101 4 14 25 c 12 7 116 10

a) numero unit locali censite

c) forza motrice in HP

Fonte: elaboraz. da ISTAT, 3 Censimento generale dellindustria e del commercio: 5 novembre 1951, voll. I e XVII, Roma, 1957

140

L'ECONOMIA INDUSTRIALE

Il capannone addossato alla vecchia casa: una tipologia frequente in Saccisica

Tab. 4b) Le attivit manifatturiere per classi dindustria nei dieci comuni della Saccisica, 1951 (segue)
Industria del legno a Arzergrande Bovolenta Brugine Codevigo Correzzola Legnaro Piove di Sacco Polverara Pontelongo SantAngelo di Piove 32 10 10 16 13 8 38 3 9 22 Trasformazione Industrie minerali chimiche non metalliferi b c a b c a b a) numero unit locali censite b) numero degli addetti 87 7 3 4 2 13 11 1 2 16 2 43 10 22 21 1 1 14 3 78 52 5 49 109 1 3 3 1 15 23 47 35 Manifatturiere varie c a b c) forza motrice in HP 3 1 1 c 4 6 3 19 -

Tab. 4c) Le attivit manifatturiere per numero di unit locali, di addetti e di forza motrice nei dieci comuni della Saccisica, e raffronto con il totale provinciale, 1951
Unit locali 75 61 51 56 74 33 205 18 65 45 683 8.308 TOTALE addetti 171 251 85 103 105 63 561 27 350 90 1.806 37.571 HP 108 238 31 68 191 75 766 72 12447 94 14.090 90.189

Arzergrande Bovolenta Brugine Codevigo Correzzola Legnaro Piove di Sacco Polverara Pontelongo SantAngelo di Piove TOTALE DISTRETTO Provincia nel complesso

141

GIORGIO ROVERATO

La Blue Box, azienda attiva nella climatizzazione, nata nel 1986, con sede produttiva, no a poco tempo or sono, in zona industriale di Piove di Sacco

Tab. 5a) Le attivit manifatturiere per classi dindustria nei dieci comuni della Saccisica, 198121
Alimentari zucchero e affini unit locali 1 2 5 1 4 3 26 1 6 10 addetti 2 7 20 1 6 47 86 2 501 127 Industrie tessili unit locali 3 2 6 3 3 18 14 11 6 addetti 3 26 21 4 5 82 68 72 48 Calzature, abbigliamento e biancheria per la casa unit addetti locali 29 283 18 233 15 213 24 227 24 290 59 615 13 51 5 68 34 450 Industrie del legno e del mobile unit locali 16 13 6 11 27 44 6 8 26 addetti 66 36 9 19 88 114 19 59 250

Arzergrande Bovolenta Brugine Codevigo Correzzola Legnaro Piove di Sacco Polverara Pontelongo SantAngelo di Piove

Fonte: elaboraz. da ISTAT, 6 Censimento dellindustria, del commercio, dei servizi e dellartigianato: 26 ottobre 1981, vol. Veneto, Roma, 1987

Tab. 5b) Le attivit manifatturiere per classi dindustria nei dieci comuni della Saccisica, 1981 (segue)
Industrie meccaniche unit locali 17 2 18 10 67 48 8 9 41 addetti 104 5 52 27 681 666 25 141 302 Industrie chimiche unit locali 1 4 1 1 addetti 2 27 4 20 Industrie della gomma e della plastica unit locali 1 15 13 2 1 6 addetti 10 345 53 5 3 30 Industrie diverse unit locali 2 1 5 2 addetti 6 1 16 3

Arzergrande Bovolenta Brugine Codevigo Correzzola Legnaro Piove di Sacco Polverara Pontelongo SantAngelo di Piove

142

L'ECONOMIA INDUSTRIALE

143

GIORGIO ROVERATO

Immagine del mulino di Pontelongo, qualche decennio fa, quando il trasporto del prodotto avveniva ancora per via uviale

NOTE
1 A. CARACAUSI, Botteghe, mercanti e attivit proto industriali, in Contadini mercanti e artigiani in Saccisica tra XV e XVIII secolo, a cura di A. CARACAUSI, Mestrino, Banca di Credito Cooperativo di Piove di Sacco, 2010, pp. 167-173 e 191-204. 2 Cfr. per qualche spunto, L. VALIANI, La dissoluzione dellAustria-Ungheria, Milano, Il Saggiatore, 1966 (I ediz.). 3 A. CARACAUSI, Botteghe, mercanti e, cit., passim. 4 A. ERRERA, Storia e statistica delle industrie venete e accenni al loro avvenire, Venezia, Antonelli, 1870. In realt lopera era stata presentata nel 1869 dallautore, allora professore a Venezia di Economia industriale e diritto presso lIstituto Tecnico e di Marina, al concorso (da lui poi vinto) indetto dal R. Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti per uno studio sulla storia e sullo stato dellindustria manifatturiera regionale. Il testo comprende anche una appendice (Tabelle statistiche e documenti per la storia e statistica delle industrie venete e accenni al loro avvenire, Venezia, Antonelli, 1870), interamente dedicata alle province di Vicenza, Verona e Venezia e, limitatamente al problema dellemigrazione, di Belluno. 5 Gli Atti dellInchiesta furono pubblicati in fascicoli, man mano che tra il 1871 e il 1874 veniva completata la raccolta della documentazione sulle varie categorie merceologiche, o sulle aree geografiche nelle quali il territorio nazionale era stato suddiviso, e poi riediti in volume (1874-75). Al loro non semplice facile reperimento, ha lodevolmente supplito alcuni decenni or sono una ristampa anastatica: Atti del Comitato dellInchiesta Industriale (1870-1874), Bologna, Analisi Trend, 3 voll., 1984. 6 Statistica agricola industriale e commerciale della provincia di Padova pubblicata a cura della Camera di commercio ed arti in occasione della Esposizione universale di Parigi, Padova, Penada, 1878. 7 Allesposizione del 1867 partecip per la prima volta anche il giovane Regno dItalia, le cui produzioni apparivano forzatamente modeste, e non solo se comparate con quelle dei maggiori paesi industriali dellepoca. Da ci trasse spunto il laniere

Tab. 5c) Le attivit manifatturiere per numero di ditte e di addetti nei dieci comuni della Saccisica, e raffronto con il totale provinciale, 1981
TOTALE addetti 460 38 362 227 279 1484 1636 170 844 1230 6.730 91.526

Arzergrande Bovolenta Brugine Codevigo Correzzola Legnaro Piove di Sacco Polverara Pontelongo SantAngelo di Piove TOTALE DISTRETTO Provincia nel complesso

ditte 67 6 60 25 65 57 214 44 43 129 710 10.890

144

L'ECONOMIA INDUSTRIALE

Il mulino Rossetto di Pontelongo, visto dalla destra del Bacchiglione

145

GIORGIO ROVERATO

Unimmagine emblematica della zona industriale di Piove di Sacco: una vecchia abitazione rurale (sulla destra) e i capannoni sorti proprio l dove vi erano i campi

scledense Alessandro Rossi, membro della delegazione italiana, per spronare in alcuni suoi interventi gli industriali italiani alle innovazioni di processo e di prodotto: cfr., in particolare, A. ROSSI, Appello agli industriali italiani, La Nazione, 8 giugno 1867, n. 159, e ID., Dellarte della lana in Italia e allestero, giudicata allEsposizione di Parigi. Note, Firenze, Tipografia di G. Barbera, 1869 [edizione a cura dellAssociazione Laniera Italiana: Biella, Editoriale laniera, 1983]. 8 Ho estrapolato il concetto di rincorsa frenata da L. CAFAGNA, Dualismo e sviluppo nella storia dItalia, Venezia, Marsilio, 1989, che tuttavia la riferiva allintero paese nel raffronto con le nazioni di prima industrializzazione. Sul processo industrializzante del Veneto, rinvio al mio Lindustria nel Veneto: storia economica di un caso regionale, Padova, Esedra editrice, 1996, e al saggio Il lungo processo dellindustrializzazione, in Il modello veneto fra storia e futuro, a cura di O. Longo, F. Favotto e G. Roverato, Padova, Il Poligrafo/Accademia Galileiana, 2008; cfr. anche G. ZALIN, Dalla bottega alla fabbrica. La fenomenologia industriale nelle province venete tra 500 e 900, Verona, Libreria Universitaria Editrice, 1987 [ultima ediz.: 2005]. Sul tardivo approdo padovano allindustrializzazione: G. ROVERATO, Lindustrializzazione diffusa. Storia delleconomia padovana 1923-2003, Padova, Esedra editrice/Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, 2005; ID., Il tempo dellimpresa. Cento anni di industria tra storia e futuro, Padova, Confindustria Padova, 2010. 9 Cfr. anche MAIC (Direzione Generale della Statistica), Notizie statistiche sopra alcune industrie, Roma, Tip. Eredi Botta, 1878, nonch ID., Notizie sulle condizioni industriali della provincia di Padova, Annali di statistica, Serie IV, fasc. XXXVII [n. 22 della Statistica industriale], Roma, Tip. Eredi Botta, 1890, p. 59. 10 Ibidem. Conviene ricordare come la Direzione Generale della Statistica del MAIC, che nel tempo acquis metodologie e competenze di rilievo, fu la progenitrice dellISTAT, ente costituito nel 1926 allo scopo di essere il principale produttore di statistica ufficiale a supporto della pubblica amministrazione e dei decisori politici. 11 Fu il caso di diverse indagini settoriali, ad esempio quelle

sullindustria mineralurgica e metallurgica (1880), sulle officine meccaniche (1880), sulle attivit di estrazione mineraria (1882), sullindustria molitoria (1883). 12 La provincia contava, capoluogo compreso, 370 molini: il che equivaleva a una media di 3,5 impianti per ognuno dei suoi 103 comuni, con unoccupazione che superava di poco i due addetti cadauno. 13 La tramvia era opera della Societ Veneta per Imprese e Costruzioni pubbliche, la maggiore impresa di Padova, nonch uno dei tre grandi gruppi finanziari del paese. Ad essa, e al suo fondatore Vincenzo Stefano Breda, si deve anche la realizzazione della prima acciaieria italiana, la Societ degli Altiforni Acciaierie e Fonderie di Terni. Cfr. F. BONELLI, Lo sviluppo di una grande impresa in Italia. La Terni dal 1884 al 1962, Torino, Einaudi, 1975; A. VENTURA, Padova, Roma-Bari, Laterza, 1989, pp. 142-171; G. ROVERATO, Lindustria nel Veneto, cit., pp. 95-103; E. NOVELLO, Breda, Vincenzo Stefano, voce per il vol. I del Dizionario biografico degli imprenditori italiani dellIstituto dellEnciclopedia italiana, mai pubblicato, ora leggibile alla pagina www.storiaeconomica.org/TESTI/ Novello-voceBreda.pdf . 14 Tale media, in realt, variava da zona a zona, andando dai 50 giorni/anno di Bovolenta, ai 90 di Correzzola, Pontelongo e SantAngelo, ai 160 di Legnaro, ai 270 di Polverara, mentre i 100 telai casalinghi di Piove si attestavano sui 250 giorni di attivit, e quindi con tempi lavorativi superiori a quelli della ditta Billito. Non erano comunque solo i cicli agricoli a determinare tali tempi, dipendendo anche dalla diversa tipologia di tessuto cui i vari telai erano adibiti, e dalla naturale fluttuazione della domanda e/o dalla stagionalit della stessa. A proposito dei telai casalinghi di Polverara, va detto che la loro maggiore attivit dipendeva probabilmente dal fatto che essi erano alimentati, e organizzati secondo le metodologie classiche del mercante-imprenditore, da Pietro Giacometti, che l aveva una torcitura di cotone (12 operai) e un impianto per la tintura e stampa dei tessuti, con ci realizzando una sorta di virtuoso ciclo integrato. 15 MAIC, Notizie sulle condizioni industriali della provincia di

146

L'ECONOMIA INDUSTRIALE

Padova, cit., p. 53. 16 A proposito di stagionalit, ci era maggiormente vero per Brugine, dove si lavorava per poco pi di 100 giorni/anno, mentre ad Arzengrande ci si era stabilizzati su una media di 300. Gli Xodo potevano contare rispettivamente su 55 e 35 lavoranti, mentre Foggiato ne aveva poco pi di una ventina, e in realt la sua produzione, pur con un ciclo di lavoro quasi annuale, risultava inferiore alle potenzialit di Brugine, non applicando completamente il principio della divisione del lavoro, essenziale soprattutto nella preparazione della materia prima da lavorare. 17 In realt il 1890 lanno di pubblicazione dellindagine, mentre i dati ultimi risalgono al 30 giugno del 1889, quando la rilevazione su campo fu effettivamente conclusa. 18 I dati delle tabb. 2a) e 2b) non comprendono n le Industrie estrattive del sottosuolo, n le Industrie e servizi corrispon-

denti ai bisogni collettivi e generali, in quanto esulano dal contesto manifatturiero di cui qui si parla. 19 Anche in questo caso sono state escluse dalle tabelle settori non significativi per larea in esame, come ad esempio Miniere e cave, Industria della carta e Industrie siderurgiche e metallurgiche. 20 In tabb. 4a) e 4b), una diversa disaggregazione dei comparti produttivi del Censimento 1951 ha comportato maggiori esclusioni, ma sempre riferite a categorie merceologiche nel Piovese non significative, quando non assenti. 21 Le tabb. 5a) e 5b) presentano esclusioni gi precedentemente motivate, ma anche alcune aggregazioni, come quella produzione di zucchero allindustria alimentare, nonostante nel Censimento 1981 questa venga ricompresa in un ramo dindustria a se stante assieme alle bevande e al tabacco.

147