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Ci voleva un signore che veniva dallIndia

(di Alessandro Fadda)

Durante i trasferimenti da casa al lavoro quasi sempre leggo. Al mattino uno dei giornali gratuiti che trovo al capolinea del tram, al ritorno qualche pagina di un libro o di una rivista. Quel giorno prima di tornare a casa ero passato da mia madre e Lei sulluscio, prima di andar via, mi aveva dato quel libro dicendomi: E tuo. Lho trovato in fondo ad un cassetto. Si trattava di un volumetto dalle pagine ingiallite di carta grossolana, difficile da sfogliare. Uno sbiadito Ges mi guardava dalla copertina consunta. Nella prima pagina alcune parole: Ricordo della Prima Comunione. Alla mia mente affiorarono immagini antiche e piombai in un mondo ormai scomparso, di cui per, percepivo i suoni e gli odori e di cui rivivevo le sensazioni. Per me ragazzo era stata, una cosa importante, un evento. E sul tram cominciai a leggere. Un vizio del libro faceva si che si aprisse da solo su quella pagina. Beati i poveri in spirito. Beati i mansueti.. Beati coloro che hanno fame di giustizia.. , Quel possente stralcio del Vangelo mi colpi come se non lo avessi mai letto. Provavo unemozione intensa e un disagio. Vittima di prepotenza e sopraffazione mi rammaricavo di esserne stato artefice in tante occasioni. Fu un attimo e tornai subito a quel ricordo che suscitava in me quella sottile malinconica dolcezza . Mi sembrava che tutto fosse pi buono, che le persone fossero migliori, pi disponibili e benevole allora. Mi sembrava che il mondo era cambiato di molto e in peggio. Collanimo del ragazzo che ero stato rivedevo mio padre, gli zii, i cugini, gli amici, tutti coloro di cui avevo incrociato il cammino e che non cerano pi. Mi resi conto che era lo stato danimo in relazione a come ero adesso, a darmi quella sensazione. Il mondo forse, era sempre quello. Ero io ad essere diverso! Non ero pi un ragazzo, il bambino che si era commosso e aveva pianto vedendo Marcellino Pane e Vino, un film dellepoca. Nel frattempo ero arrivato al Capolinea. Mincamminai lungo la strada in unatmosfera piovigginosa, riparato dagli alberi, quadecco che un signore distinto, alto e magro, scuro di carnagione, in uno strano italiano, mi dice: Io sono Ind, mi scusi, lho osservata sul tram, ero vicino a lei e non si accorto di me perch era assorto. Ho visto che leggeva Il Discorso della montagna. Mi ha stupito la sua attenzione, come teneva quel libretto quasi che lo accarezzasse. E una delle poche volte che vedo un Cristiano da che sono qui .Che voleva dire? Non gli diedi il tempo di spiegarsi e risposi in modo laconico con un tono che non incoraggiava . Lei non di qui vero? Continuo.

Credendo di capire cosa intendesse mi produssi in una sperticata difesa della religiosit di Roma , della Nostra Gente e lui : Raramente ho visto una citt pi dimentica di Dio. Mi scusi ancora signore se lho importunata E se n e and. Ero sconcertato. Allo stupore e alla contrariet era subentrata una fredda valutazione. Aveva fatto una riflessione negativa su di Noi , sulla nostra religiosit, prendendo spunto da me che leggevo una pagina del Vangelo ma che veniva, immagino, alla fine di una serie di considerazioni in questa sua esperienza romana. La sua attenzione era stata presa da me, ma anchio rientravo nella sua valutazione. Quante volte avevo letto il Vangelo? Negli ultimi quarantacinque anni forse dieci volte. Cominciai a pensare con pena allaffievolirsi del sentimento religioso, al mio mondo, che cambiava giorno per giorno per divenire qualcosa di diverso in qualche modo estraneo ed inquietante. Non avevo mai percepito con amarezza la cosa. Ci voleva un signore che veniva dallIndia.