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GODEL DIMOSTRA LESISTENZA DI DIO Dopo che le geometrie non-euclidee avevano messo in discussione l'autoevidenza degli assiomi della

geometria di Euclide, i teoremi di Gdel palesavano come in un qualsiasi sistema ben formalizzato non fosse sempre provata l'identificazione della verit con la coerenza logica; fatto questo che faceva definitivamente tramontare l'ipotesi dell'esistenza di una verit logica o formale di cui potersi dire assolutamente certi. I risultati dei teoremi di incompletezza e indecidibilit parrebbero in tal modo scoraggiare anche qualsiasi programma volto a dimostrare l'esistenza di Dio tramite un mero procedimento logico-formale; invece Gdel non si dimostr di questa opinione, anzi si propose di riprendere la prova ontologica leibniziana con l'intenzione di corroborarla avvalendosi dei moderni strumenti della logica modale. Per capire questa sua decisione, che non dipende certo esclusivamente dal suo temperamento spontaneamente religioso, occorre tenere presente soprattutto due importanti componenti della sua impostazione culturale: il platonismo matematico e la grande ammirazione per Leibniz. [] La prova ontologica gdeliana fino a qualche hanno fa era poco nota, poich essa risultava conosciuta esclusivamente da pochi amici dell'autore e rimase dopo la sua morte tra le carte inedite: soltanto nel 1987 stata infatti pubblicata negli Stati Uniti all'interno di un volume che raccoglie diversi scritti del grande matematico. Tra i motivi per cui il logico moravo non pubblic in vita la sua Ontologisches Beweis alcuni studiosi sostengono esservi stato il timore di venire frainteso, ovvero di vedere la sua dimostrazione non apprezzata per il suo valore logico-formale, ma interpretata come una deviazione verso il misticismo. difficile stabilire come siano andate realmente le cose; quello che certo e che se da un lato Gdel concepiva la sua prova come un teorema del tutto analogo ad altri teoremi logico-matematici, dall'altro lato essa rispondeva all'istanza di fondo che angustiava il suo animo fin da giovane e che egli riassumeva nella seguente domanda filosofica fondamentale: possibile ricondurre il mondo ad unit razionale?. Dopo aver tentato nel 1949 di prospettare una soluzione originale delle equazioni della teoria generale della relativit di Albert Einstein sulla base dell'ipotesi di un Universo in rotazione su se stesso, con un tempo ciclico di settanta miliardi di anni e una linea temporale deformata (tutte ipotesi oggi scartate dal modello cosmologico standard), dopo aver cio proposto una descrizione logica del cosmo, Gdel percep che pure cos al suo sistema continuava a mancare qualcosa di essenziale: la ragione dell'esistenza del mondo secondo un ordine logico-matematico. La soluzione di questo problema poteva venire secondo lui soltanto dalla dimostrazione razionale dell'esistenza di Dio, ossia dalla necessit logica della presenza di un Ente che assommi in s tutte le qualit positive. dunque da presupposti sia logici sia esistenziali che scaturita nella sua mente l'esigenza di concepire una nuova prova ontologica modale. Chi legge l' Ontologisches Beweis di Gdel difficilmente riesce a non provare nello stesso istante ammirazione e sconcerto: ammirazione per il rigore logico della dimostrazione; sconcerto per l'arditezza della prova. Si tratta, infatti, di un teorema logico costituito da ventotto passaggi e strutturato con formule ben formate di logica simbolica (accompagnate da alcune annotazioni piuttosto scarne dell'autore), la cui conclusione equivale alla seguente perentoria affermazione: Dio esiste necessariamente, come volevasi dimostrare. [] Premesso che con la lettera G si deve intendere ente di natura divina (G sta infatti per Gott, Dio in tedesco), abbiamo: Definizioni: 1) Un ente di natura divina [ God-like ] se e soltanto se ha quali propriet essenziali tutte le propriet positive e soltanto propriet positive. 2) A un'essenza di x se e soltanto se per ogni propriet B , x include B necessariamente esclusivamente se A implica B.

3) x esiste necessariamente se e soltanto se ogni suo elemento essenziale risulta necessariamente esistente. Assiomi: 1) Se una propriet positiva, allora la sua negazione non positiva. 2) Ogni propriet che include una propriet positiva a sua volta positiva. 3) Essere un ente di natura divina una propriet positiva. 4) Se una propriet positiva, allora necessariamente positiva. 5) L'esistenza necessaria una propriet positiva. Teoremi: 1) Una propriet positiva logicamente consistente [quindi possibile che esista]. 2) Se una cosa un ente di natura divina, allora la propriet dell'esistenza un'essenza di questa cosa [ossia gli appartiene per essenza]. 3) Necessariamente esiste qualcosa che un ente dalla natura divina, ovvero esiste almeno una x tale che x G. Dimostrazioni: Prima dimostrazione: a. Se G un ente di natura divina, allora [in base alla definizione 3-2] possiede tutte le propriet positive e soltanto propriet positive. b. Ma G un ente di natura divina. c. Dunque, G possiede tutte le propriet positive e soltanto propriet positive. Seconda dimostrazione: a. Se G un ente di natura divina, allora [stando all'assioma 3] una propriet positiva. b. Ma G un ente di natura divina. c. Dunque, G una propriet positiva. Terza dimostrazione: a. Se G una propriet positiva, allora [in base dell'assioma 4] necessariamente una propriet positiva. b. Ma G una propriet positiva [conclusione della seconda dimostrazione]. c. Dunque, G necessariamente una propriet positiva. Quarta dimostrazione: a. Se G possiede tutte le propriet positive, allora [stando all'assioma 5] possiede anche l'esistenza necessaria in quanto una propriet positiva. b. G possiede tutte le propriet positive [conclusione della prima dimostrazione]. c. Dunque, G possiede anche l'esistenza necessaria. Quinta dimostrazione: a. Se G un ente di natura divina, allora [in base al teorema 2] la propriet dell'esistenza gli appartiene per essenza. b. Ma G un ente di natura divina. c. Dunque, a G appartiene per essenza la propriet dell'esistenza. Sesta dimostrazione: a. Se G una propriet positiva, allora [secondo il teorema 1] logicamente consistente. b. Ma G una propriet positiva [conclusione della seconda dimostrazione]. c. Dunque, G logicamente consistente [ossia possibile]. Settima dimostrazione: a. Se G consistente, allora esiste necessariamente [in base alla conclusione della quinta dimostrazione, la propriet positiva dell'esistenza gli appartiene infatti per essenza]. b. Ma G consistente [conclusione della sesta dimostrazione]. c. Dunque, G esiste necessariamente. Come si pu facilmente notare, la premessa maggiore della settima dimostrazione gdeliana del tutto simile a quella leibniziana: Se Dio possibile [consistente], allora esiste necessariamente. Di fatto, l'esistenza di G (Dio) risulta o necessaria o impossibile, poich in base al Teorema 2 e

alla Quinta dimostrazione si tratta di un essere unico nel suo genere a cui l'esistenza appartiene per essenza. Anche in base alla Definizione 3, del resto, un ente divino esiste necessariamente se ogni suo elemento essenziale risulta necessariamente esistente: e questo appunto il caso di Dio. Per il logico-matematico moravo la natura divina rappresenta un'essenza e poich a ogni essenza corrisponde un solo ente, l'essere la cui essenza implica l'esistenza deve risultare esclusivamente uno soltanto: Dio. Secondo Gdel non dunque logicamente plausibile ammettere la possibilit di un unico essere dotato di tutte le propriet positive, inclusa ovviamente l'esistenza, e poi non riconoscergli una realt effettiva, perch ci rappresenterebbe una evidente contraddizione. Facciamo infine notare come il concetto di propriet positive ricordi la definizione leibniziana di perfezione intesa come ogni qualit semplice che sia positiva e assoluta [G.W. leibniz, L'Essere perfettissimo esiste, in Scritti filosofici, Utet, Torino 1967, vol. I, p. 261]. [] Nonostante l'indiscutibile genialit della prova gdeliana e la sua migliore strutturazione formale, anche ad essa sono dunque applicabili le critiche mosse all'argomento modale leibniziano, soprattutto per quanto concerne l'identificazione del possibile con il necessario e il passaggio diretto dal contesto di un'esistenza ipotetica o meramente logica al contesto dell'esistenza reale od ontologica. Non sussiste infatti alcuna dimostrazione in grado di provare la corrispondenza dei mondi possibili della logica modale con un mondo reale: questo perch non si pu escludere a priori che non tutti i mondi logicamente ammissibili coincidano con un mondo realmente esistente. In breve, non vi alcuna argomentazione capace di garantire l'assoluta identit tra esistenza possibile ed esistenza necessaria. Concludiamo l'esposizione dell' Ontologisches Beweis gdeliana rammentando come l'ente di natura divina dotato di tutte le propriet positive e necessariamente esistente non venne da Gdel relegato nel ruolo del Dio della ragione di fronte al quale - come ha scritto il filosofo tedesco Martin Heidegger - l'uomo non pu pregare, non gli pu sacrificare e [] non pu per timore cadere in ginocchio [M. Heidegger, Identit e differenza , Aut Aut, 187-188 (1982), pp. 2-37]. A differenza della concezione un po' intellettualistica del divino quale mente superiore professata dall'amico Albert Einstein, il logico moravo considerava infatti Dio non solo un'entit razionale logicamente dimostrabile, ma anche un essere degno di venerazione.

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