Sei sulla pagina 1di 1

Pazzia, Dolce nettare di cerebro maturo Fermentante nelle botti del tempio dellesperienza; Abito bianco del saggio,

strada sterrata che svolta a manca; Oh, riuscissi io ad inpaltanarmi su quel sentiero, Dimentico di carne e polvere, di pascoli per greggi. Quanto fummo stolti ad adorar la luce Scordando che essa esiste solo in relazione alla tenebra; Se potesi io, ora, perdermi in quel nulla, Felice diverrei per il non discernere, Che non esiste bene n male, stolti! Seppur su dessi vadagiate Come condannati su vergini di ferro. Quale Dio fu sacrificato per il gioco perverso? Quale uomo per primo concep la prpria colpa? Chi, colpevole, impar a frapporre la spada della logica Per difendere propriet effimere, Come effimero fu il desiderio di loro. Ah, sapessi trasmutar Io la materia grezza in pazzia Diverrebbe subito palese leffetto dellumana causa, Dissolta la creazione del Demiurgo Degenererebbe meravigliosa lanima del cosmo.