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Corriere della Sera Mercoled 5 Dicembre 2012

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Cultura
Documenti Marco Ansaldo ripercorre i 26 chilometri di schedari in cui sono registrati dati anagrafici e destini degli internati nei lager

I dossier dallinferno Buchenwald Lultima stazione prima del buio


Il miracolo Vogelmann, lunico italiano salvato da Schindler
di CORRADO STAJANO
l Totenbuch, il registro dei morti del lager di Buchenwald, agghiaccia la pelle anche a vederlo solo in fotografia, con la sua lugubre copertina nera. Contiene, annotati con ossessiva minuzia, i nomi, le date, i luoghi di origine, lora e il minuto della morte dei deportati. La loro vita maniacalmente classificata: i comportamenti durante gli interrogatori e nelle baracche, le malattie, le frustate, persino il numero dei pidocchi trovati nellultima ispezione corporale. Marco Ansaldo, autore di un terribile libro, Il falsario italiano di Schindler, uscito da Rizzoli (pp. 273, e 18), ne ha potuto vedere molti di Totenbuch, che raccolgono i nomi delle vittime della persecuzione nazista. Giornalista di Repubblica, stato tra i primi al mondo a entrare nellarchivio di Bad Arolsen, in Assia, nella Germania centrale, aperto agli studiosi, dopo infinite tergiversazioni e patteggiamenti, soltanto nel 2007. Ansaldo ha visto e rivisto milioni di documenti contenuti nei 26 chilometri di schedari dacciaio dellarchivio che raccontano con inimmaginabile precisione quel che accadde agli ebrei, ai politici, ai militari, agli omosessuali, agli zingari catturati dai nazisti. Non solo a Buchenwald, ma in tutti i lager sperduti nelle nazioni sotto il dominio del Terzo Reich, ad Auschwitz, a Bergen-Belsen, a Dachau, a Flossenbrg, a Mauthausen e altrove. Lautore ha studiato per anni faldoni, fascicoli, mappe, disegni, schede, quaderni. Un inferno di carta, ha scritto. Ha visto anche fotografie, microfilm e gli oggetti pi diversi che appartennero ai prigionieri. Nonostante la bibliografia sullinferno nazista dopo tanti decenni sia enorme, questo un libro impressionante. Aggiunge infatti a quel che si sa altre informazioni dolenti e senza possibilit di smentita sui Muselmann, i prigionieri senza speranza della follia ideologica di Hitler, sui loro destini annebbiati e perduti. Non molti sui giornali hanno scritto di questo libro. Si fa di tutto per dimenticare quel che allora accadde anche perch fa male al cuore? Il libro di Ansaldo, davvero allopposto della moda corrente, scopre nuovi tasselli utili per far capire, forse anche ai negazionisti, cosa fu la crudelt nazista che ha marchiato non soltanto il Novecento. Scrisse anni fa Norberto Bobbio che i campi di annientamento furono non uno degli even-

Un gruppo di internati nel campo di sterminio di Buchenwald (foto archivio Corsera)

ti, ma levento mostruoso, forse irripetibile della storia umana. Chi fu litaliano della Schindlers List, la vicenda nota per il film di Steven Spielberg del 1993 che d il titolo al libro? Fu Schulim Vogelmann, maestro tipografo, ebreo polacco divenuto italiano, deportato da Mi-

lano dal binario 21 ad Auschwitz. Ansaldo ha trovato il suo nome sotto la scritta Ju.Ital. su una carta coi bordi strappati, la lista di Schindler. lunico italiano dei 1117 salvati dallindustriale nazista tedesco. Nessuno laveva mai scoperto. Il giornalista ha fatto numerosi riscontri, ha parlato

Il libro dei morti e dei sopravvissuti

Primo Levi, nato a Torino nel 1919, uscito da Auschwitz, mor nel 1987

Boris Pahor, nato a Trieste nel 1913, internato in vari lager, oggi scrittore

Imre Kertsz, nato a Budapest nel 1929, deportato e poi liberato, Premio Nobel

Irne Nmirovsky, nata a Kiev nel 1903, mor nel 1942 ad Auschwitz

con il figlio Daniel, direttore e anima della Giuntina, la casa editrice di Firenze specializzata nel pubblicare opere della cultura ebraica. Per la sua abilit di tipografo, Schulim Vogelmann divenne uno dei falsari dellOperazione Bernhard, inventata dai nazisti per mettere in ginocchio leconomia britannica immettendo sul mercato inglese una grande quantit di sterline false, 133 milioni, sembra. Il piano non and in porto. Vogelmann riusc a entrare nella famosa lista e si salv, forse anche per la sua conoscenza delle lingue. Torn, divenne editore, mor nel 1974. Ansaldo ha trovato anche le schede di Primo Levi, alcune decine conservate in uno degli alti scaffali dellarchivio, scarne, quasi asettiche, riempite molto seccamente dei soli dati anagrafici: dallarresto a Champoluc nel dicembre 1943 ad Auschwitz, numero di matricola 174517. (A distanza di quarantanni, il mio tatuaggio diventato parte del mio corpo, scrisse nel suo I sommersi e i salvati). Anche per Primo Levi la conoscenza della lingua fu essenziale per la salvezza, come la salute e laiuto di un muratore di Fos-

sano, un santo che trovava ovvio aiutare chi soffriva, oltre al lavoro nel laboratorio chimico che gli diede qualche privilegio. Il libro di grande interesse, persino romanzesco, un romanzo nero. Ansaldo incontra nelle carte e anche nella vita una catena di personaggi non comuni, i pochi sopravvissuti. Boris Pahor, lo scrittore sloveno, si stupisce quando il giornalista gli fa vedere a Trieste la sua scheda. I nazisti annotarono tutto di lui, come reagiva agli interrogatori, ma anche notizie sugli occhiali che portava, sulludito, sulla dentatura disegnata con precisione: un ponte e una corona . Imre Kerstsz, poi, Premio Nobel per la letteratura nel 2002. I nazisti, nel suo caso, non furono diligenti come al solito. Lo diedero infatti per morto a Buchenwald il 18 febbraio 1945. arrabbiato, Kertsz, deportato ragazzo, per il kitsch dellOlocausto che sente intorno a s. Non si ha il coraggio dice ad Ansaldo di chiamare quel che avvenuto col suo vero nome, la distruzione degli ebrei in Europa. Edith Bruck, la scrittrice deportata tredicenne da un povero villaggio ungherese, ha mantenuto, con amara intelligenza, la promessa di parlare per loro, i morti. Ansaldo non si mai stancato di cercare nello sterminato archivio. Ha trovato, tra i tanti, lo smilzo dossier di Irne Nmirovsky morta ad Auschwitz. Jdin, giudea, la condanna un documento. Nascosta in Francia, lautrice di Suite francese, al momento dellarresto riesce a scrivere il suo ultimo biglietto: Gioved mattina. Mio amato, mie piccole adorate. Credo che partiremo oggi. Coraggio e speranza. Siete nel mio cuore, miei diletti. Che Dio ci aiuti tutti. Ha quarantanni, una donna minuta e gentile. Muore di tifo un mese dopo larresto, il 19 agosto 1942, alle ore 15.20. Il marito muore nelle camere a gas il 6 novembre. Dietrich Bonhoeffer, il grande teologo che cospir contro Hitler, fu impiccato; Mafalda di Savoia, la figlia del re Vittorio Emanuele III mor nel bordello di Buchenwald, ferita in un bombardamento, operata dolosamente in ritardo tra atroci sofferenze; Wilhelm Canaris, il potente capo dei servizi segreti di Hitler coinvolto nellattentato del 20 luglio 1944, fu strangolato con una corda di pianoforte a Flossenbrg. Anna Frank, infine, tra i molti altri degni di memoria. Il documento gelido come i carcerieri della ragazzina: Frank, Annelies Marie Sara. Nata il 12 giugno a Francoforte. Residente ad Amsterdam, in piazza Mervede 37, II piano. Nubile.... Due segni dalla forma di croce uncinata, incisi a penna in cima e in fondo al foglio, bollano, l8 agosto 1944, il documento dinternamento di Anna che con il suo diario ha fatto piangere di commozione e di orrore il mondo.
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