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Vita Da Freelance

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Serie Bianca Feltrinelli

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SERGIO BOLOGNA DARIO BANFI VITA DA FREELANCE
I LAVORATORI DELLA CONOSCENZA E IL LORO FUTURO

commenti e percorsi di lettura. reading.net . Aggiornamenti quotidiani razzismobruttastoria.feltrinellieditore. interviste.it Libri in uscita.BG ISBN 978-88-07-17201-4 www.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 6 © Giangiacomo Feltrinelli Editore Milano Prima edizione in “Serie Bianca” aprile 2011 Stampa Nuovo Istituto Italiano d’Arti Grafiche .

vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 7 VITA DA FREELANCE .

vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 8 .

. Dapprima radunavo in casa alcuni allievi. tutti rampolli di famiglie benestanti.1 Era un freelance Agostino di Tagaste. ma qui comincia un’altra storia.] il motivo principale e pressoché unico fu che sentivo dire che là i giovani si dedicavano allo studio più tranquillamente ed erano tenuti calmi da una più ordinata disciplina coercitiva.2 Sappiamo com’è andata a finire: per proteggersi dai rischi di mercato tipici del lavoro autonomo. la clientela. rivelandosi gente che. Passaggi Non mi decisi di andare a Roma perché gli amici che mi sollecitavano a ciò mi promettevano maggior guadagno o maggior prestigio [. Ma è una situazione ben grama quella che trova. cosicché non irrompevano abitualmente da maleducati nell’aula di un altro maestro. come si suol dire. tradisce la fiducia e disprezza la giustizia. un mercato dove la qualità della domanda fosse migliore e il suo talento ricevesse la stima che si meritava. rischiando perfino. cominciando così a farmi una certa notorietà. è poco raccomandabile.] fui avvertito che molti dei giovani romani. almeno secondo la sua soggettiva percezione. maestro di retorica. la concorrenza è sfrenata. per amore del denaro.3 9 .. Cercava.. Agostino cerca un posto pubblico e grazie a Simmaco lo trova a Milano. di finire in bocca ai pesci. per non dover pagare il maestro. Lascia la vivace capitale delle province d’Africa.. Ben presto mi accorsi che a Roma succedevano cose che in Africa non avevo dovuto subire [.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 9 1. usavano mettersi d’accordo e passare improvvisamente a un altro maestro. e va a ficcarsi nella bolgia della capitale di un impero ormai morente. accadono cose tipiche delle situazioni di sovraofferta. per mare avverso.

che in un certo senso oggi distingue il lavoro intellettuale dal lavoro manuale. portandosi dietro un patrimonio di conoscenze che necessariamente devono combinare insieme una koiné universale e una specializzazione individuale.” dice chi ha studiato quel mestiere a fondo nel periodo in cui Agostino lo esercitava. riguarda i confini della mobilità. l’esperienza di migrare alla ricerca di condizioni di lavoro migliori. come si usa oggi nei blog. È difficile per un ingegnere pakistano che viene in Europa a cercar di campare – e in genere finisce col guidare il furgone o lavorare in edilizia o star seduto in una portineria – non essere fisicamente altrove dal luogo dove è nato o dove risiede nel suo paese. E qui entrano in gioco i “magneti”. le mie competenze. il mio mestiere valgono di più. non potevamo limitarci alla nostra esperienza personale di freelance. Ma nelle citazioni tratte da una delle più celebri autobiografie di tutti i tempi. Per quanto criticabile e superficiale possa essere giudicato Richard Florida. così siamo andati a curiosare tra ricerche sul campo e racconti di gente come noi. Dove vuoi andare? Nella storia del lavoro è proprio il lavoratore indipendente a essere protagonista di quel gesto che dice “non mi basta il mercato ristretto dove sono nato. i luoghi che attirano le competenze. cambiare paese. scritta sedici secoli fa. perché ciò che distingue l’epoca moderna dalle altre è la possibilità di migrare in maniera virtuale – caratteristica.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 10 Dovendo scrivere un libro sul lavoro indipendente. già ci è parso di poter riconoscere circostanze che ancora oggi sono determinanti nella condizione lavorativa dei cosiddetti knowledge workers che esercitano l’attività in proprio. il mio saper fare. Ma se in Europa trova una multinazionale che gli consente di lavorare a distanza gra10 . ripetitiva potremmo dire. questa. brevi schizzi autobiografici firmati spesso con un nomignolo. Il tema che c’interessa è un altro. Innanzitutto la percezione di un mercato globale nel quale è meglio muoversi che star fermi. troverò altrove qualcuno disposto a pagarli meglio e un ambiente che sappia apprezzare il mio talento per quel che vale”. ma non è uno studio sui fenomeni migratori il nostro. gli va riconosciuto il merito di aver messo la pulce nell’orecchio di tanti sindaci: ma perché invece di pensare a una città che attrae turismo non pensiamo a una città che attrae talenti?5 Semplice come dinamica. “I maestri sono stati per lungo tempo tra i gruppi professionali con la più alta mobilità.4 Antica quanto la nostra civiltà mediterranea l’abitudine di cambiare città.

ed è questa azione che fonda questo luogo inconfondibile. valori ed elementi soggettivi. la mobilità virtuale o la mobilità professionale. la spazialità geometrica e la spazialità della nostra percezione fosse messa fuori gioco. da una vita di lavoratore dipendente a una vita di lavoratore autonomo. da questa doppia possibilità di migrare. Potrà sembrare stravagante. Questo “esserci” continuo. legata alla nostra presenza attiva. non sono i confini del mercato l’oggetto della nostra osservazione. il lavoro intellettuale. anzi soprattutto.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 11 zie alle sue competenze professionali. Abbiamo già sfiorato questioni di grande rilevanza: dire mercato globale non è dire una banalità. freelance che ama riflettere sulla sua esperienza quotidiana e cerca spunti nel pensiero filosofico e sociologico di oggi. ma a rifletterci un po’ non è così. E come definire il luogo dove il lavoratore indipendente svolge la maggior parte del suo lavoro. con in mano un mouse? Giacomo Mason. conserva l’opzione. quella che comunemente chiamiamo migrazione. Ma perché chiamarla migrazione. La migrazione fisica si svolge in un contesto socio-economico e geografico dato. può tornarsene a casa e prestare i suoi servizi collegato in Rete. questo luogo così preciso che non potremmo mai confonderlo con altri? La Rete è innanzitutto uno scenario d’azione. che siamo tutti noi. Una spazialità “contestuale”. davanti a uno schermo. che è ben altra cosa. che potrebbe iniziare un percorso sui problemi del lavoro indipendente. reale. quella virtuale costruisce la propria carta geografica. chiavistello che ti apre tutte le porte o acefalo curiosare. inventa la propria Atlantide a misura dei limiti delle conoscenze del soggetto e delle sue inclinazioni. tappeto volante planetario o cubicolo soffocante. specialista di sistemi Intranet. perché comprendono sia valori e contenuti oggettivi sia. grazie a Internet. passare da un’occupazione a un’altra. Ed è da questa condizione di fondo. questa inclusione necessaria del soggetto fonda questo luogo senza spazio che è la Rete. E allora che cosa fonda il “luogo”. Delle diverse forme di mobilità forse quella che maggiormente ci intriga è proprio il paradosso della mobilità sedentaria di Internet.6 11 . sono i confini della mobilità. quando è semplicemente una forma di comunicazione? Poiché ci priveremmo la vista di aspetti che in una dinamica espositiva tradizionale ci sfuggirebbero. scrive: Come se la spazialità. perché a noi interessa relativamente descrivere questo mercato. Il lavoro manuale è costretto alla migrazione fisica. È la disposizione d’animo unita alla padronanza di certe conoscenze a fornire la molla della mobilità ed è ora l’una ora l’altra a poter influire sul tipo di mobilità che si sceglie o si è capaci di praticare: se la mobilità fisica. ineludibile.

quindi sei con12 . Abbandonare il lavoro salariato per ritrovarsi in un’altra prigione. bevande. non tanto per disamore verso la professione autonoma. l’inferno d’avere l’ufficio in casa. il telefono squilla e il fax vomita fogli di carta. il dove del lavoro moderno non è scindibile dal personal computer. la cui importanza per la storia dell’evoluzione delle condizioni di lavoro e per la forma della democrazia occidentale è cosa risaputa. come faccio a spiegare al mio cliente di Boston che quando mi telefona qui sono le cinque del mattino? Vivo con mia madre. l’orario lavorativo e il modo in cui viene organizzato (con possibilità di propria scelta nell’articolazione della giornata o con l’imposizione di ritmi predeterminati).vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 12 In un libro scritto ormai più di dieci anni or sono7 avevamo condiviso l’opinione di molti studiosi che una delle caratteristiche specifiche del lavoro indipendente. Home-Office Hell. È questo uno dei temi che compare di frequente nelle autobiografie o nelle semplici confessioni/sfoghi dei blog. titolava tempo fa un po’ scherzosamente la redattrice di una webzine americana dedicata ai professionisti indipendenti. togli radio. Le risponde il redattore della pagina delle lettere: Sai che ti ci vuole per lavorare bene in casa? Una porta che si possa chiudere a chiave innanzitutto. adesso sto qui in casa 60-80 ore alla settimana. ma anche la presenza o l’assenza di dinamiche di socialità. evita il postino. si è parlato di domestication. non sei più giovane e pensano che se te ne sei andato una volta magari prendi il volo di nuovo. videogame. allontana cibi. era data dalla diversità del luogo dove viene esercitato. ritmi e costumi della vita privata e quelli della vita collettiva. a lei piace chiacchierare. In genere non si torna indietro. Il dove non solo condiziona il tempo di lavoro. vendo spazi pubblicitari. usa caselle postali per la corrispondenza e se vai a pranzo con qualche cliente prenditi un po’ di tempo per guardare il mondo com’è fatto e lasciati guardare dal mondo. Vivo nella Bay Area. entra ed esce dalla mia stanza. E questa forma contemporanea di domesticità dell’attività lavorativa è resa possibile proprio dalle nuove tecnologie. che ha ottantasei anni. distrazioni. uno dei suoi tratti distintivi rispetto a quello salariato. televisione. inoltre non dimenticare che l’ufficio non è una mensa. ma perché il mercato del lavoro non ti lascia tornare indietro.8 Me ne sono andata dall’azienda dov’ero impiegata per essere più libera. mentre sono online. di commistione tra consuetudini.

Il passaggio dal lavoro dipendente al lavoro autonomo comporta un trasferimento di culture. avevamo contrapposto una visione molto più complessa. quantomeno in termini di occupazione della mente. cambia la logica della retribuzione. Lo sguardo che abbiamo rivolto al lavoro autonomo più di dieci anni fa era radicalmente diverso dal modo in cui la letteratura corrente dipinge il passaggio dal lavoro salariato.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 13 siderato inaffidabile per aziende che pretendono da te soprattutto anima e corpo. cambiano i luoghi e i tempi della vita quotidiana. Quando si passa dal lavoro salariato al lavoro indipendente. i problemi d’adattamento posti dall’uso di una lingua straniera in un paese straniero sembrano davvero poca cosa. è una trasformazione antropologica. di cui spesso ha una coscienza confusa o di cui non riesce a spiegarsi la logica. quasi per caso. E quindi abbiamo messo in luce aspetti della vita quotidiana che un professionista indipendente sperimenta ogni giorno sulla sua pelle ma che spesso non riesce a razionalizzare. quello più 13 . Crediamo di essere stati utili a chi lavora in questo modo e ne abbiamo avuto conferma quando. dello sguardo sul mondo. accentuando la trasformazione del modo di pensare. Trasferirsi da Milano a Berlino lavorando alle dipendenze di due diverse società. anche cambiando settore ma sempre alle dipendenze. e solo in second’ordine competenza ed esperienza. come si fa a calcolare l’imponibile fiscale. La scelta di passare da un rapporto di lavoro dipendente alla cosiddetta “libertà” del professionista autonomo ci sembrava dieci anni fa l’aspetto più caratteristico della mobilità all’interno del mondo del lavoro. molti scoprono che si lavora di più. se non in termini di tempo dedicato fisicamente al lavoro. che un passaggio dal lavoro salariato a quello indipendente comporta. siamo venuti in contatto con professionisti che avevano fatto il salto ulteriore. quali sono gli strumenti tecnologici di cui dotare l’ufficio ecc. A confronto. una scelta che comportava cambiamenti forse più radicali di quelli che si creano quando si cambia città o paese di residenza. non tanto nella retorica del “sarai padrone di te stesso” quanto nella superficiale opinione secondo cui i problemi del lavoratore autonomo sono problemi di technicality: come si costruisce un business plan. di modi di pensare che si sono cristallizzati nell’ultimo secolo e mezzo e che ci portiamo dietro come patrimonio di una civiltà fordista. cambia il rapporto con la retribuzione. di costumi mentali incorporati nelle istituzioni. lasciando un posto “fisso”. A questa visione puramente tecnicistica e pertanto miope. non sembra porre problemi di adattamento maggiori e più difficilmente superabili di quelli che potrebbe porre la scelta di restare a Milano e mettersi in proprio.

quando sono nate dal mercato molte “nuove professioni” e l’era informatica ha dotato l’individuo di nuovi. avere successo o vivere meglio?”. La scelta del lavoro autonomo che molti delle generazioni precedenti hanno compiuto. all’interno dei rapporti di lavoro dipendente. vorrebbe chiedere ai giovani innanzitutto “vi importa di più riuscire. al fondo di quella scelta. non è stato un desiderio generico di maggiore libertà ma di maggiore autonomia nell’organizzazione di quella cosa – il lavoro – che per la grande maggioranza degli uomini consente di sopravvivere e assorbe la quantità più alta di tempo della loro vita. di cui si sarebbero perse le tracce se non fosse per la musica di allora e in parte per la letteratura. Quindi. contravvenendo a quella filosofia individualistica e solipsistica che viene venduta a buon mercato da tutta la manualistica sul lavoro autonomo. Forse a incentivare quella disposizione d’animo. Stati Uniti e Germania soprattutto. per affrontare insieme i problemi. di quella disposizione d’animo. strumenti di lavoro a distanza. chiamiamola pure ideologia. Ma si tratta di mezzo secolo fa. più che una confusa aspirazione di libertà. e nella società tedesca dopo la costruzione del Muro di Berlino. da tutti i guru-ciarlatani del self management come ricetta del successo e che purtroppo molti ormai hanno accettato come modo giusto di stare al mondo.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 14 difficile. il suo impatto sulla mentalità collettiva fu così forte che ne venne investito in pieno anche il lavoro intellettuale. Finché quelle canzoni e le tante altre prodotte dalla straordinaria creatività delle band di 14 . è stata in massima parte una scelta per vivere meglio. nel lavoro operaio. a fornirle un terreno fertile. l’unione con altri “colleghi”. di diffidenza verso le gerarchie. tanto più che in alcuni paesi. nell’usura fisica del lavoro di fabbrica. Questo libro è un altro passo avanti in questa direzione controcorrente. Potranno buttarci sopra più cemento di quello impiegato a tappare il buco sul fondo del mare della Louisiana ma bastano le parole di una canzone dei Doors o di Nina Simone per segnare un ricordo indelebile di quel periodo. un arco di tempo lungo il quale la memoria delle dinamiche di cui stiamo parlando si è consumata pian piano. forse: il salto verso la coalizione. dapprima impensabili. Sebbene questa conflittualità avesse il suo epicentro nel lavoro manuale. gli ordini precostituiti. era stata la diffusa conflittualità che si era sviluppata. a partire dalla metà degli anni settanta. la rivolta degli studenti aveva prodotto la prima lacerazione di quel silenzio che era calato come una cappa di piombo nella società americana dopo la repressione maccartista. in Italia con dimensioni quali nessun altro paese dell’Occidente ha conosciuto. che creava una specie di ostilità. libertaria. c’era una filosofia.

] non sono solo i cervelli quelli che se ne vanno. In Italia la fuga dei cervelli (o delle “cervelle”)11 prima e la fuga dei giovani 15 . Sono. se c’è qualcosa che non funziona nel sistema deputato a produrre questo particolare tipo di bene. prendono un volo low-cost di sola andata e si trasferiscono altrove [. [. al giorno d’oggi dall’Italia se ne stanno andando tutti: laureati. è anche e soprattutto la stanchezza nei confronti di un sistema sociale. l’una e l’altra dimensione. a volte anche non laureate.. Sono forme molto diverse di mobilità...10 Se il mercato in cui opera non sa che farsene della competenza in quanto tale. ma chiede alle persone solo spirito di adattamento. la seconda logiche molto soggettive. che vi si accaniscono tanto più evidente è la loro incapacità di creare un mondo migliore. ora si parla di fuga e basta. una società più accogliente per coloro ai quali è stato detto che un giorno saranno “lavoratori della conoscenza”.9 In effetti. Un lavoratore della conoscenza ha come unico patrimonio il proprio capitale umano. Pur di andarsene Sugli anni sessanta e settanta è scesa la damnatio memoriæ delle élite dirigenti delle generazioni successive. che sono stanche del proprio paese e semplicemente fanno la valigia. il nostro knowledge worker per arrivare alla fine del mese sarà costretto a cedere una bella fetta di quella libertà che ha pensato di guadagnare mettendosi in proprio. letteralmente un mercenario. procurarsi un capitale adeguato gli costerà più fatica. cose che s’intrecciano strettamente con le possibilità e le modalità di esercizio di un’attività in proprio nel mercato delle competenze. diplomati. Un lavoratore della conoscenza campa sulla cessione a titolo oneroso delle sue competenze. flessibilità morale più che materiale. c’è una generazione intera di persone.. fino a poco tempo fa si era parlato di “fuga dei cervelli”. politico e mediatico asfittico e deprimente. quel potente soffio libertario non sarà mai dimenticato. un modo burocratico per dire che è un freelance.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 15 allora continueranno a essere ascoltate. stagisti. la prima segue una logica irreversibile. Vent’anni fa sarebbe stato difficile immaginare che un giorno in Italia il desiderio di fuga avrebbe assunto le dimensioni di un comportamento generazionale: Ciò che spinge i giovani italiani ad andarsene.] In tutta la letteratura sulla cosiddetta “fuga dei cervelli” poco si parla del fatto che non sono solo i “talenti” ad andarsene.

Il baccano che si è fatto per decenni sulla “fuga dei cervelli” è servito in Italia a chiedere più soldi per l’università ma non a migliorarla. ma anche nel paese che ha fatto del modello aziendale postfordista il punto di riferimento delle politiche universitarie e della ricerca: gli Stati Uniti. la sistematica precarizzazione dei rapporti di lavoro. Potrebbe essere altrimenti? Riesce difficile immaginarlo. ancora una volta l’Italia non è un’eccezione. strettamente correlato a quello della libertà e dell’autonomia.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 16 come tali poi sembrano dire che sono presenti ambedue le condizioni avverse.15 Diverso è quando la cosiddetta “fuga” non riguarda soltanto le posizioni di punta della ricerca ma il personale che dovrebbe costituire il tessuto portante del sistema d’istruzione superiore. quel tacito instaurarsi della norma di comportamento che dice di “piegare la schiena”. Quando si tratta di ricerca scientifica avanzata. il report finale è uscito nel 2003. Così s’impara a piegare anche la propria intelligenza. che alimentano nepotismi. la superiorità di certi paesi in determinate tecnologie ne fa dei “magneti” che attirano cervelli da tutto il mondo. È il punto di vista che sembra condividere Maria Carolina Brandi nel libro Portati dal vento. proteggono con l’omertà l’arroganza dei baroni e finiscono per creare il danno sociale più insidioso. È una dinamica selettiva. perché si trova esposto più di altri alla concorrenza dei migliori cervelli di tutto il mondo. Quanto più instabile è la condizione del lavoratore intellettuale della ricerca universitaria tanto più forte è la 16 . quella della difficile formazione di un capitale umano e quella della svalorizzazione della competenza. Agli inizi del 2000 è stato avviato un progetto di ricerca europeo sul brain drain. quando l’interesse sottostante è quello delle multinazionali o dell’apparato militare.14 Il fatto di essere nato negli Stati Uniti non favorisce un giovane americano che aspira a fare ricerca nei laboratori di punta del suo paese. che sta minando alla base il rendimento dei ricercatori/docenti non solo in Italia. perché da qui nasce la svalorizzazione delle competenze.16 dove si tocca uno dei nodi centrali della questione. né potesse essere descritto come patologia. Sono rimaste immutate le sue leggi non scritte. che produce processi di esclusione ancora più acuti proprio nei paesi che fungono da “magnete”. sostenibile soltanto con forti investimenti finanziari. non la fuga dei cervelli.13 Risultava già chiaro allora come il problema non fosse solo italiano. Ancora una volta si torna al problema del lavoro. È la produzione programmata di conformismo il danno maggiore.12 Ma occorre distinguere ciò che è indizio di una patologia sociale da ciò che costituisce una dinamica intrinseca al laboratorio scientifico.

senza vedere il suo risvolto sociale. formazione-lavoro.3 per cento in modo autonomo non classificabile altrimenti e un 9. per l’anno 2008. collaborazioni occasionali).17 Si è preferito invece fare i corifei del sistema delle imprese. che è quella di custode dell’onestà intellettuale e del rigore dell’informazione. godendo del privilegio di poter parlare. ma avrebbe dovuto anche riconoscere che l’organizzazione del sistema accademico. interinale. quella precarietà in cui rischia di restare intrappolata un’intera generazione. e dire come stanno le cose contro la sistematica deformazione e mistificazione operata dai media e da tutti coloro che hanno interesse al mantenimento di una situazione che per troppi giovani si fa insostenibile. il 6. Avrebbe.3 per cento come imprenditore. tirocini gratuiti.7 per cento lavorava in maniera indipendente con partita Iva. i corsi di laurea.18 Su circa 23 milioni di persone occupate. lavoro a chiamata. avrebbe colpito maggiormente nel segno. sempre più dominata dalla rendita finanziaria e immobiliare.5 milioni di persone alle quali. secondo i sociologi del lavoro. esaltare la flessibilità rivestita di norme e codicilli. secondo un criterio di classificazione fondato sui loro obblighi contributivi al sistema pre17 . un altro 1. L’Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori (Isfol) ha fornito una stima delle forme di lavoro diverse da quella a tempo indeterminato in Italia. È una stima meno sfocata di quella che propone l’Istat con la “Rilevazione continua delle forze di lavoro”. il ceto accademico. assolto alla sua seconda funzione.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 17 sua dipendenza dalla gerarchia e tanto più alta la possibilità di scelte discrezionali fatte con criteri lontani dal merito. proprietaria dei grandi quotidiani. Se avesse condotto in maniera concentrata questa battaglia avrebbe dovuto chiedere conto alla lobby confindustriale. C’è tuttavia una specificità italiana: se invece di chiedere più soldi per evitare la fuga dei cervelli il corpo accademico – la sua parte più “nobile” s’intende – avesse concentrato la sua battaglia sull’aspetto più importante della questione. il 15. perché fornisce un ordine di grandezza attendibile sulle dimensioni del lavoro autonomo “di seconda generazione”: più di 1. protetto dall’inamovibilità.8 per cento lavorava con contratti di vario tipo (a tempo determinato. collaborazioni coordinate e continuative. forse ne avrebbe dovuto tener conto e che meglio sarebbe stato sopprimere molti insegnamenti invece di moltiplicarli e produrre laureati di cui il sistema economico non sa che farsene. apprendistato. dopo l’insegnamento. e cioè sul fatto che la qualità della domanda di lavoro nel nostro paese è condizionata dalle scelte di politica industriale e di politica del lavoro. collaborazioni a progetto.

pur partendo da diverse discipline e da diversi metodi di ricerca. statistici o giuslavoristi. se non apre lo sguardo a un nuovo orizzonte. anche Annalisa Murgia. secondo un criterio di classificazione che privilegia il ruolo della competenza. particolarmente in quelli dedicati ai freelance.) e contratti a progetto. Ci troviamo in un mondo del lavoro dove i passaggi non sono l’eccezione ma la regola e sempre più questo tipo di mobilità investe anche il lavoro dipendente a tempo indeterminato. di quelli che “sono stato fortunato”. propone la parola “transizione” come chiave interpretativa del mondo del lavoro oggi.Co. tipo lo studio professionale con segretaria e viceversa.21 Di passaggio in passaggio qualcuno “ce l’ha fatta”.19 Esiste quindi una vasta “zona grigia” di 2. da una condizione all’altra. studiano il mondo del lavoro di oggi.22 Raramente nella storia dell’analisi del lavoro si era giunti a risultati così convergenti. oppure. il filone delle “storie di successo”.17 milioni di persone con contratti di collaborazione (Co. sembrano d’accordo: la mobilità in tutte le sue forme – il transitare da una situazione all’altra.20 Dopo aver seguito un gruppo omogeneo di biografie di lavoratori intermittenti presso pubbliche amministrazioni e imprese private.Co. imperversa nei blog. il percorso mentale da intraprendere comincia proprio da quello che nella maggior parte della letteratura disponibile è considerato un punto d’arrivo. l’umano deve essere “flessibile”. Ma questa singolare convergenza corre il rischio di rivelarsi sterile. da un paese all’altro – è il connotato comune. Transiti verso la coalizione Sociologi o formatori. andrebbero aggiunti gli 1. L’analisi non può essere fine a se stessa. coloro che per mestiere osservano. almeno in questo libro. per saper dire qualcosa a coloro che mettono in gioco la propria esistenza in questa girandola di passaggi. 18 . il milione di persone titolari di imprese con uno/due dipendenti. da una professione all’altra. la forma di esistenza più diffusa della lavoratrice e del lavoratore moderni. indagano.5-3 milioni di persone che non potrà mai essere eliminata del tutto perché è costituita da forme di lavoro che transitano facilmente dalla collaborazione a progetto alla partita Iva all’attività con un solo dipendente. è in evidenza nelle librerie. come suona il titolo di un famoso libro di Sennett. autrice di una delle ricerche più attente sul lavoro “non standard”. Per riuscire a sopravvivere così. ma non è il genere che più c’interessa.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 18 videnziale.

magari ci hanno provato e poi rinunciato. dall’altro. per ridurre il danno. Altrettanto rilevante è la trasformazione del senso di socialità. quindi acquisire un maggiore margine di libertà. senza un pericolo permanente di alterazione di questi equilibri non sarebbe mai nata l’idea di uno “stato sociale”. una volta accertati i danni che una condizione di precarietà può arrecare alla persona. solo insieme con altri. perché da questo può dipendere non solo la capacità o meno dell’individuo di costruirsi delle difese ma il modello di organizzazione sociale nel quale vivremo. il senso immediato di riconoscimento di un proprio simile svanisce. la forza lavoro non avrebbe mai raggiunto un’identità di classe. hanno messo in atto per tutelarsi. Senza coalizione. con azioni concertate con altri. ma non gli unici. di relazioni e di comportamenti di socialità. Magari non ci hanno nemmeno pensato. dobbiamo pur cercare di capire quali accorgimenti o quali strategie individuali o collettive le persone. le medesime aspirazioni. ossia di un nuovo sistema di valori. privarsi della possibilità di un contatto diretto con persone che hanno i medesimi problemi. d’interrogarci sul modo in cui questa situazione può costituire la base di una nuova civiltà. mettersi in una condizione nella quale il contatto con i propri “colleghi” avviene utilizzando quasi esclusivamente il canale di Internet. Il locus del lavoro ha avuto un’importanza fondamentale nella creazione spontanea di coesione tra persone che si trovavano soggette al medesimo ordine disciplinare. non solo. da un lato. senza un’identità come gruppo sociale la classe operaia non avrebbe mai turbato gli equilibri di potere. senza un sistema generalizzato di protezione sociale non sarebbe mai na19 . Quando al luogo unitario della grande fabbrica o del grande ufficio si sostituiscono i mille loci della microimpresa o del lavoro indipendente. Non si può parlare di lavoro lasciando da parte il tema della coalizione. coalizzandosi per creare un equilibrio di forze. Per spiegarci meglio. nel periodo fordista. Immergersi nella solitudine della casa-ufficio significa. perlomeno. il medesimo modo di vivere. i soggetti intervistati. Oppure.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 19 Una volta assodato che la vita lavorativa oggi è una sequenza di passaggi. ma può svilupparsi un atteggiamento mentale e psicologico per il quale la lavoratrice o il lavoratore credono di acquisire tanto maggiori margini di libertà quanto più individuale è il loro percorso e individualistico il loro comportamento. È stato possibile sottrarsi a questo ordine. conviene riprendere il filo del discorso iniziato con la domestication del lavoro autonomo. ma perché? Incapacità di progettare un futuro e graduale scomparsa dell’idea di “carriera” sono aspetti cruciali. dobbiamo cercare di capire o.

“Nel riproporre il tema della coalizione evocando modelli sindacali. spesso avverse tra loro. “non standard” il lavoro normale più diffuso. è su questo frame che si è costruita l’immagine del “precariato”. modello sociale europeo non sono le pareti di una medesima stanza. se vogliamo capire la direzione che deve prendere oggi una coalizione di lavoratori della conoscenza che svolgono attività in proprio. Solo in certi momenti eccezionali della loro esistenza i sindacati operai hanno rappresentato effettivamente i colletti bianchi del lavoro dipendente e i freelance delle professioni intellettuali. quel modello di civiltà tramonta e ne nasce un altro. così estranee e a volte avverse al modello sindacale. è questo schema mentale a far chiamare “atipico”. autonomo. non siete anche voi succubi dell’archetipo del lavoro a tempo indeterminato? Organizzazione sindacale. A questo punto però un’obiezione potrebbe metterci in imbarazzo. i lati di una medesima costruzione? Volete far indossare al lavoro ‘atipico’. è andata così. quel “dove”.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 20 to un modello sociale europeo. che passa inevitabilmente per lo stadio della coalizione. Non è la cultura del proletariato ma quella delle élite borghesi che va messa a nudo. Scompare o cambia radicalmente quel “luogo”. Forse è il peso di questo schema mentale che fa trascurare ai ricercatori il tema della coalizione e sequestra il loro interesse condannandolo a occuparsi soltanto delle devianze dall’archetipo. Tra il locus del lavoro e un modello di civiltà esiste una catena genetica.23 È questo archetipo a impedire di capire quale nuovo modello di civiltà stia nascendo. quello delle ideologie e delle culture che hanno permeato le forme associative della middle class. abbiamo costruito una sequenza che non affronta il problema della coalizione partendo dalla storia del sindacalismo operaio o dalle ideologie del socialismo o del comunismo. Inutile piangerci sopra. postfordista un vestito che non è fatto su misura per lui?” Direzioni sbagliate Consapevoli di questo rischio. invece di portare il lutto occupiamoci piuttosto di una fastidiosa eredità che quel modello ci ha lasciato: l’archetipo del lavoro a tempo indeterminato. Ci siamo spostati su un versante diverso e lontano. Ripercorrere la storia del socialismo e del movimento operaio. non sarebbe servito a nulla per lo scopo principale di que20 . delle varie correnti che dal ceppo iniziale si sono sviluppate in diverse direzioni. lavoro a tempo indeterminato. e la sequenza s’inverte.

A questo tema è dedicato il prossimo capitolo. è un’idea maggioritaria sia presso le professioni riconosciute dallo stato – ma questo è comprensibile – sia presso le professioni non regolamentate. imprenditori con un dipendente) a rendere inderogabili forme associative con alto livello d’inclusione. di conflitti. anzi. partite Iva. quella che uno degli autori da noi più citati ha definito il collante della middle class. Poiché siamo convinti che questa ideologia sia stata consumata dal tempo e superata dalla nuova organizzazione del lavoro di conoscenza. al pari delle altre ideologie sociali dell’Ottocento/Novecento. ha avuto i suoi momenti di ascesa e la sua fase di declino. Internet è il nuovo locus del lavoro di conoscenza. sono sostituiti oggi da questo “dove” percorso da milioni di transiti. Non è l’ideologia che ha creato l’identità di classe tra gli operai quella che ci aiuta a capire la situazione di oggi. ma l’ideologia che ha creato l’identità borghese. riteniamo che anche i modelli associativi da essa ispirati non corrispondano alle reali esigenze di tutela dei freelance e portino alla creazione di organizzazioni di rappresentanza dove sono dominanti i processi di esclusione. luoghi di sofferenza ma anche di solidarietà. e in particolare della componente compresa in quella che abbiamo definito la “zona grigia” (contratti “atipici”. perché. ma non è un semplice residuo del passato. Sono queste le considerazioni che ci portano a dare un valore speciale alla comunicazione per collegamento remoto. possono venire a vantaggio dei lavoratori della conoscenza o chiuderli in una trappola. è ancora un’idea di lavoro con molti proseliti. contenuti e senso della coalizione possono cambiare radicalmente. se ci limitiamo alla situazione italiana. che è quello di mettere a fuoco il tema della coalizione del lavoro postfordista e in particolare del lavoro autonomo di seconda generazione. a seconda che si sappia superare i limiti e approfittare delle opportunità. è un “come” e un “dove” di cui vanno valutati con molta attenzione limiti e opportunità. Docente di diritto all’Università di Trento. gli immensi capannoni della fabbrica fordista che racchiudevano e sorvegliavano migliaia di operaie e di operai. Riccardo Salomone ha scritto il testo più recente ed esaustivo sulla posizione delle libere professioni intellettuali nell’ordinamento giuridico ita21 . di unione. Abbiamo voluto ripercorrere le vicende di un sistema di pensiero che. Internet non è soltanto la moneta “corrente” delle transazioni comunicative. Invece è proprio il vuoto di coalizione e di rappresentanza del lavoro postfordista in generale.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 21 sto libro. il professionalismo. riuscendo a condizionarne i modelli associativi e mettendo un’ipoteca su contenuti e forme della coalizione – e questo è meno comprensibile.

ma soprattutto sui problemi sollevati dall’iniziativa comunitaria di liberalizzazione delle professioni e di tutela della concorrenza. i tempi a noi più vicini hanno offerto il dato di una crescente moltiplicazione di albi e di registri. che ha costituito un fattore evidente di “crisi” della categoria. Un dato. ma al contrario 22 . sulla natura degli ordini e dei collegi. le spinte al riconoscimento – da parte dello stato – aumentano ulteriormente [..vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 22 liano e sulla ricca e controversa giurisprudenza che a vario titolo si è pronunciata sulle competenze dello stato e delle regioni in materia di libere professioni. per così dire. il progressivo scollamento tra libere professioni intellettuali e protezione legale delle stesse attraverso norme e principi di diritto pubblico. non sarà certo perché siamo vincolati all’archetipo del lavoro a tempo indeterminato. L’analisi puntuale di Salomone rileva in continuazione una serie di incongruenze che confermano il nostro giudizio critico nei confronti di certi modelli associativi.24 Le incongruenze nell’ordinamento giuridico delle professioni intellettuali sono riconducibili non tanto a una carenza dottrinale quanto a una continua erosione di alcuni principi fondamentali dell’idea tradizionale di lavoro professionale. sulla quale torneremo in seguito più estesamente. costruiti a misura dei diversi operatori economici.] queste vicende pongono bene in luce. la funzione di addestramento dei più giovani e l’idea di una formazione permanente dei singoli membri – oppure si sono trasformate in un ostacolo all’operare in concreto dei principi della tutela e della libertà dei singoli. Per paradosso.. in particolare quando vengono indicati come la migliore forma di coalizione delle professioni non regolamentate: Da oramai più di un decennio. oltre che di una società “aperta”. anche in relazione a professioni. Scegliere di coalizzarsi adottando i modelli associativi prodotti dal professionalismo significa rischiare di restare intrappolati in queste incongruenze. Se alla fine del percorso tracciato nei prossimi capitoli potremo dichiarare la nostra preferenza per modelli associativi che rientrano nell’ordine simbolico del sindacato. in conseguenza di fattori diversi [.. oltre al resto. questo. dovuta alle trasformazioni del modo di produrre servizi nella società postfordista. oltretutto. lontane dal modello tradizionale. ordini e collegi attraversano una fase critica. con una sorta di polverizzazione delle attività professionali in una molteplicità di sottosistemi autoconclusi ai cui margini. stante la cronica incapacità dello stato italiano di riformare i propri ordinamenti.] molte delle funzioni originarie di ordini e collegi si sono perse nel tempo – bastino alcuni esempi: la valorizzazione dell’appartenenza al gruppo e la promozione della professione..

arginare l’emorragia di posti di lavoro e favorire l’occupabilità delle persone. gli Stati Uniti e l’Italia. assistenza.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 23 perché ragioniamo su una realtà del lavoro che ha mandato in frantumi figure idealtipiche e schemi concettuali. Sono due-tre cose essenziali. quello della trasformazione del modello europeo di stato sociale in un nuovo tipo di configurazione più aderente ai bisogni delle nuove figure professionali? Perché non cercare di avere più peso nei sindacati esistenti in modo da renderli più attivi sul piano della progettazione di una flexicurity? Sono i sindacati a sedere ai tavoli delle istituzioni europee: come può pensare un gruppo appena nato. in particolare l’articolo 18. Strade a uscita incerta Ma un’organizzazione sindacale già esiste. hanno poche ma ben consistenti cose in comune. la Germania. In Italia ciò è avvenuto difendendo a denti stretti alcuni articoli dello Statuto dei lavoratori. Questo è stato il suo compito primario. non riconosciuto. di trovare ascolto e di poter influire sulle decisioni? Il terzo capitolo di questo libro è dedicato al lavoro subordinato. perché rendere le cose difficili e volersi avventurare in modelli associativi separati? I sindacati dei lavoratori in Italia e non solo hanno dimostrato recentemente di volersi prendere a cuore i problemi delle professioni. tuttavia. anche se gli uni lavorano con partita Iva.25 Più che ammortizzatore sociale 23 . come previdenza. la base su cui si può costruire una coalizione. manutenzione e accrescimento del capitale umano. ma soprattutto reggendo in piedi. la cassa integrazione. La ragione per cui abbiamo ritenuto di dover introdurre un capitolo sul lavoro dipendente in un testo dedicato al lavoro indipendente sta proprio nel giudizio che riteniamo si possa dare del ruolo del sindacato oggi. gli altri sono collaboratori a progetto e altri ancora sono imprenditori con uno o due dipendenti. della quale si è esteso il campo d’applicazione (Cig in deroga) e al cui interno si prediligono i regimi più “generosi”. prendendo a esempio tre paesi. Negli ultimi vent’anni in tutti i paesi il sindacato dei lavoratori ha incontrato grandi difficoltà a difendere l’occupazione. Perché non aderire a questi richiami e seguire un percorso molto più lineare. come abbiamo cercato di illustrare nel capitolo dedicato alle conseguenze indirette dell’attuale crisi e ai carenti sistemi di previdenza e assistenza che non tutelano in alcun modo i nuovi lavoratori autonomi. lasciando sul terreno una varietà di situazioni esistenziali le quali. a costo di un salasso dei conti previdenziali.

ma il prezzo è stato quello di creare un’area sempre più vasta di working poors. figure miste che stanno a metà tra la subordinazione e l’indipendenza. Il tutto in un quadro di deterioramento dei rappor24 . nel 2008 lavoravano con contratti di collaborazione non hanno un sindacato che li protegga. Oggi un sindacato del precariato non esiste. Inoltre. La coalizione dei lavoratori autonomi. riguarda proprio l’archetipo del lavoro a tempo indeterminato. al di là delle dichiarazioni d’intenti. Come si può pensare che i loro interessi vengano rappresentati da quelle stesse organizzazioni che hanno autorizzato a piene mani la loro precarietà? In effetti. se è pur vero che gli “atipici” con attività lavorativa di tipo subordinato hanno potuto sperimentare azioni sindacali di tutela dei loro interessi. che sia praticabile senza il ricorso alla magistratura. Il problema che abbiamo voluto porre nel terzo capitolo non riguarda la componente “non standard” del lavoro. sia in termini relativi come carico medio di lavoro per dipendente. visto che senza la cassa integrazione il tasso di disoccupazione in Italia sarebbe di due-tre punti percentuali superiore. al momento attuale nessun sindacato ha ancora sviluppato un metodo specifico di tutela di queste figure sul luogo di lavoro. Ma quegli 1. e in particolare dei freelance della creatività e della conoscenza. ma non sono state pensate né tecniche di negoziazione né tecniche di pressione.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 24 è una forma di finanziamento pubblico all’impresa. secondo la stima Isfol. uno riservato al core manpower che gode dei diritti fondamentali e l’altro riservato a rapporti di lavoro “non standard” esclusi da quei diritti e dalle prestazioni a essi collegate. In questo modo i tassi di disoccupazione ufficiali hanno potuto mantenersi contenuti e in certi periodi del nuovo millennio diminuire. in sostanza i contratti “atipici”. vuole offrire un terreno d’incontro anche ai lavoratori con contratti di collaborazione. esistono organizzazioni sindacali di assistenza legale al precariato e di consulenza fiscale.17 milioni di persone che. Solo nell’area dei contratti “atipici” che rientrano nella fattispecie del lavoro subordinato sono state sviluppate azioni di contrattazione di condizioni salariali e di continuità del rapporto di lavoro. sono stati molto più frequenti i casi di negoziati che prevedevano l’ingresso massiccio di contratti “atipici” in aziende dove di fatto i sindacati hanno autorizzato l’istituzione di un doppio regime lavorativo. come vedremo quando parleremo del caso tedesco. in particolare nelle mansioni da “colletto bianco” che richiedono specifiche competenze. sia in termini assoluti. È qui in sostanza che si è rotto ogni argine all’intensificazione del lavoro. come orario di presenza. Che cosa hanno concesso in cambio i sindacati? La flessibilità dei rapporti d’impiego.

a tratti. sia perché viene tenuto lontano da uno strato di “colletti bianchi” completamente succube alle direzioni aziendali e terrorizzato dall’idea di perdere il lavoro e lo status di ceto medio.26 Pertanto l’ambiente di lavoro dei knowledge workers del postfordismo con rapporti di lavoro a tempo indeterminato ha già azzerato il modello sociale fondato sulla contrattazione tra le parti. Anche se certi diritti fondamentali del lavoratore dipendente in quanto cittadino sono stati mantenuti.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 25 ti umani con la gerarchia aziendale. e in parte è vero. in virtù dei quali la contrattazione aziendale – quella che per sua specifica funzione interviene sulle forme di organizzazione del lavoro e sulle pratiche di gestione delle risorse umane – è praticamente scomparsa. che esercitano mansioni paragonabili ai servizi offerti dai freelance delle professioni non regolamentate. regimi di relazioni industriali completamente diversi. Pur essendo in vigore in vari paesi. sul luogo di lavoro. A eccezione delle pubbliche amministrazioni. lo vedremo meglio nei capitoli sui problemi previdenziali e sul giusto 25 . La stabilità dell’impiego viene pagata con l’accettazione di una completa discrezionalità delle scelte manageriali. L’Italia che lavora alle dipendenze sta nella piccolo-media impresa. e in particolare per i “colletti bianchi” che svolgono mansioni intellettuali. Si può dire che è sempre stato così. dove i rapporti informali quasi sempre sostituiscono i rapporti negoziati tramite sindacato. potremmo dire che nel postfordismo la componente del lavoro dipendente rimasta più “scoperta” dal punto di vista sindacale è stata quella dei lavoratori della conoscenza. Non ha senso quindi che i lavoratori indipendenti si rivolgano ai sindacati esistenti per ottenere tutele che non sono state assicurate nemmeno ai dipendenti a tempo indeterminato. quando si tratta di medicalizzare il disagio. ma non sempre. va detto che ormai i lavoratori dipendenti che godono di questa copertura sono una minoranza. nella microimpresa. La vera débacle sindacale si è avuta con gli accordi del luglio 1993. se è vero che la tutela dell’articolo 18 contro i licenziamenti è ancora tra le più solide in Europa. È da questi ambiti che il sindacato è sparito e compare soltanto. La situazione italiana presenta delle specificità che non si riscontrano altrove. A maggior ragione nella situazione italiana dove. il potere discrezionale del management è diventato man mano assoluto. spinto ai limiti della tollerabilità. sia per sua scelta. come Stati Uniti. Germania e Italia. ma non si può negare che il clima nei grandi complessi aziendali sia cambiato e che nei luoghi di lavoro anche più prestigiosi si sia insinuata la paura. Il sindacato è scomparso da questi ambiti della condizione lavorativa sia per una sistematica azione antisindacale del management.

una riforma non vedrà mai la luce. fiducia negli assetti istituzionali della negoziazione per il semplice fatto che il lavoro autonomo non è mai entrato nel sistema delle relazioni industriali né nel diritto del lavoro. è quello di chiedere un ulteriore aggravio del peso contributivo degli autonomi che operano con partita Iva. in definitiva a scrivere l’agenda della flexicurity. o sarà l’ennesimo espediente per ingrossare apparati parassitari. in una situazione di drastica riduzione delle risorse pubbliche e di orientamento politico di centrodestra. l’atteggiamento prevalente nelle organizzazioni sindacali. se non sono loro stessi a definire il tipo di esigenze e bisogni che dovrebbero essere tutelati. Quale operaio si iscriverebbe a un sindacato che gli vuole tagliare la busta paga? Anche sul tema della flexicurity è poco credibile che le organizzazioni sindacali esistenti sul piano europeo si muovano in fretta. perché. Inoltre. la convinzione che non ci sono né ci saranno prestazioni assistenziali e previdenziali pubbliche tali da consentire anche in vecchiaia il mantenimento dello status sociale acquisito con il proprio lavoro indipendente. come fattore generazionale. a determinare i meccanismi di erogazione delle prestazioni. se non prendono essi stessi in mano il loro destino. Cisl e Uil. una riforma dei sistemi di sicurezza sociale potrebbe essere finanziata solo con lo spostamento di risorse dalle prestazioni previste per i lavoratori che costituiscono il maggior numero di iscritti al sindacato ai lavoratori con contratti “atipici” o autonomi. Non c’è fiducia nella delega e non c’è. al fondo. se non per la capacità o 26 . a delineare progetti di autotutela o di sviluppo del capitale umano. nessuna riforma di vasta portata viene avviata in una fase di passività dei soggetti che dovrebbero esserne i beneficiari. assumendola come una priorità. come Cgil. che non brillano certo per la loro adesione al sindacato. a indicare la dannosità di determinate procedure burocratiche e a respingere l’ingerenza di certi apparati amministrativi. Pensare a se stessi L’idea di coalizione che si sta lentamente diffondendo nell’area del lavoro autonomo a elevate competenze specialistiche è molto diversa da quella che negli ultimi decenni ha caratterizzato il lavoro dipendente nei suoi rapporti con il sindacato. Se questi non alzano la voce. e questo è forse il punto più importante.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 26 compenso. C’è infine. Anche nella concezione della coalizione c’è lo stesso desiderio di essere padroni di se stessi che ha determinato la scelta professionale.

vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 27 meno di aver accantonato risorse private. Per il lavoratore indipendente la sua retribu27 . Il timore sempre crescente di non poter attingere a prestazioni universali in grado di consentire il mantenimento dello status sociale acquisito induce infine a vedere nella coalizione una forma (forse sarebbe meglio dire una speranza) di mutuo soccorso. che è quello dello scambio d’informazioni e di accesso a una rete di contatti che possano trasformarsi in tante occasioni di progetti da offrire sul mercato. è una grandezza che trova rispondenza in un ordinamento pubblico. questo. Ma su questo piano c’è un altro aspetto molto importante. termine questo che nell’opinione comune viene associato alle campagne di vendita dei supermercati e pertanto considerato con disprezzo. che avvicina molti lavoratori autonomi alla vasta schiera del precariato e al mondo giovanile in genere. gli scostamenti in più o in meno sono oggetto di conflitto e/o negoziato tra le parti. ma proprietà del tempo storico in cui ci troviamo. Il “fare da sé” quindi pervade tutta l’idea di coalizione ed è qualcosa di profondamente estraneo alla “delega della rappresentanza degli interessi” che ha caratterizzato il rapporto tra iscritti e sindacato dei lavoratori tradizionale. un tempo nel quale l’identità di gruppo si sta consolidando a poco a poco. Nei paesi anglosassoni ormai è un dato acquisito che “essere un freelance” significa essere qualcosa di ben definito e identificabile nello spazio pubblico.27 Anche perché al fondo c’è una differenza importante: il lavoratore dipendente ha dei parametri per sapere se il suo salario è giusto o iniquo – sono i parametri offerti dai contratti nazionali e da eventuali norme che fissano per legge un salario minimo di settore. In Italia siamo agli inizi e prevale l’appartenenza alla piccola corporazione piuttosto che all’organizzazione trasversale. Sentimento. ma che nella vita quotidiana del lavoratore indipendente vuol dire semplicemente attività per superare il precariato dei lavori intermittenti. Questo atteggiamento mentale porta il lavoratore autonomo ad avere fiducia solo nelle coalizioni che portano avanti istanze specifiche alla sua attività lavorativa e ciò spiega in parte il persistere della larga adesione ad associazioni professionali che ricalcano il modello delle gilde medievali. Anche questi aspetti però non sono caratteristiche innate in una determinata figura del mondo del lavoro. Il salario dunque è qualcosa di oggettivo. La realtà associativa è anche uno strumento di promozione. con tutto il contorno di orgoglio identitario che questo significa. Certamente è più difficile riscontrare nel lavoratore indipendente il senso di appartenenza a un’organizzazione mentre è molto più radicata la convinzione che l’associazione dev’essere essenzialmente un centro di servizi.

ma dal punto di vista del senso di socialità e della percezione del rischio – i due fattori principali di 28 . l’associazione dei lavoratori autonomi avrà tra i suoi scopi principali quello di aiutare il socio a fare previsioni di bilancio possibilmente corrette. l’idealtipo del freelance sarebbe quello che riesce a farcela solo con le proprie forze. non a caso abbiamo dedicato un capitolo all’immagine del lavoro autonomo che i media sono soliti trasmettere. risultato di un negoziato tra le parti. Per il lavoratore autonomo la retribuzione dipende in buona parte da lui stesso (anche se alla fine è il committente a dire l’ultima parola) perché si configura essenzialmente come un fatto relazionale. Le cosiddette tariffe di mercato riguardano soltanto una parte delle professioni non regolamentate. Pensiamo che sia meglio cambiare registro e cercare di mettere a fuoco piuttosto la condizione esistenziale dei freelance in rapporto al loro contesto tipico di lavoro. più concentrato è sulla propria solitudine. Per questo abbiamo inserito un corposo capitolo su “quanto farsi pagare”. anagraficamente. che può essere. ed è una grandezza desunta da una serie di variabili che mutano a ogni nuovo rapporto di lavoro e sono costituite dalle diverse voci di costo che il lavoratore autonomo deve imputare alle attività indispensabili all’esercizio della sua professione e del compito specifico che gli viene assegnato. anzi. “Fare da sé” (persino nell’ambito retributivo) diventa quindi la disposizione d’animo fondamentale del lavoratore indipendente. e in questi casi l’associazione dovrà sorvegliare che non subiscano ribassi. o di un atto d’imperio dell’azienda. Noi siamo contrari a queste rappresentazioni convenzionali. cioè qualcosa di molto diverso dal calcolo di un bisogno esistenziale.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 28 zione è un elemento molto soggettivo perché è una grandezza che dipende dalla sua offerta. cioè da un suo gesto di mercato che è “costituente” del rapporto con la controparte. Nel “quotare” una sua prestazione. che spesso avviene sopra la sua testa. certo. più il successo gli arride. Perciò se il sindacato del lavoro dipendente ha come suo compito principale quello di governare il salario. Ciò può portare alla negazione dell’idea di coalizzarsi con altri (e purtroppo la letteratura sui freelance è dominata da questa versione). Per il lavoratore dipendente la retribuzione è in genere qualcosa di estraneo alla sua volontà. il freelance deve saper fare un bilancio di previsione. la casa-ufficio. le troviamo stucchevoli e insulse. La percezione del suo guadagno non ha nulla a che fare con l’equilibrio salario/consumo proprio dell’amministrazione esistenziale del lavoratore dipendente. lanciare un allarme quando ciò avviene e dovrà chiedere ai soci l’impegno morale a non praticare comportamenti da dumping.

29 . Il rischio lavorativo ha cambiato natura e il freelance è il primo ad averlo capito. puntando su sistemi aperti di condivisione del sapere via Internet. Quello era il suo “lavoro”. certamente. Come spiega Umberto Galimberti.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 29 spinta verso la coalizione – è il web. I diversi confini del rischio La prima volta che Günther Anders. chiedendo la ragione per cui avesse scaricato la prima bomba atomica su Hiroshima e da dove avesse tratto forza e motivazione per fare una cosa del genere a un popolo che non aveva mai frequentato sapendo gli effetti che avrebbe prodotto. costretto a emigrare negli Stati Uniti in tempo di guerra.28 Niente. era semplicemente il suo lavoro. di altro non era responsabile. ma soprattutto di coalizione e lotta nella rivendicazione sociale di un nuovo spazio di incontro. ma apre un’interessante questione che tocca da vicino la distinzione tra subordinazione e autonomia. dal quale trarre nuovi spunti di crescita personale. in altre parole si considerava un buon pilota perché sapeva quando e come il bottone doveva essere schiacciato. da chi ha imposto questo “lavoro” reso possibile dalla tecnologia e dal pulsante da schiacciare la mattina del 6 agosto 1945. ma quando nel corso di un’intervista a un giornale chiesero allo stesso pilota che cosa avrebbe potuto rispondere ad Anders. questi non rispose. Il lavoro alle dipendenze è stato certamente rivoluzionato dall’uso della posta elettronica e delle tecnologie informatiche. sorpreso dalla domanda. sotto comando. that was my job”. Passarono gli anni.29 Era quanto richiesto nell’esecuzione. perché limita la responsabilità alla buona esecuzione degli ordini senza alcuna considerazione sugli effetti della propria azione. pilota di uno dei sette B-29 che parteciparono alla missione dell’Enola Gay. di un compito deciso e codificato altrove. che ha ricordato questo aneddoto. nell’età della tecnica è molto pericolosa. scrisse a Claude Eatherly. Galimberti poneva il problema in questi termini: La parola “lavoro”. Ciò che gli si richiedeva era soltanto una competenza tecnica. portando le tecnologie in primo piano. filosofo tedesco di origine ebraica e marito di Hannah Arendt. così carica di considerazioni positive. È un caso limite. dichiarò: “Nothing.

Così come finisce lì. nuove formule astratte per rimuovere la soggettività individuale e collettiva e circoscrivere il lavoro a compiti. Oggi è più facile cancellare la propria responsabilità personale dietro pulsanti e comandi vocali. i Kpi (Key Performance Indicator) per misurare i risultati del lavoro digitale. ovvero quelle strumentazioni principalmente elettroniche. e ha modificato radicalmente le relazioni di forza tra lavoratori. al posto delle presse. degli utensili o dei forni mettono computer. i sistemi di picking elettronico dei prezzi sulle scatole di cartone. per eseguire compiti e costruire il valore in una catena che coinvolge sempre di più “forza lavoro cognitiva” e “operai dei dati”. in particolare nel luogo senza frontiere che è diventato Internet. le comunicazioni di servizio trasmesse via e-mail. magari attraverso il trading online? Anche per loro bisogna dire di no? E quando investiamo soldi in Borsa. tra oggettivazione e autoaffermazione. i call center con archivi di risposte predefinite. commercio elettronico. quasi si trattasse di un semplice “mansionario” 30 . e più in generale costruire catene del valore che. tra individuo e specie. e ci sono “i comandi”. dispositivi mobili. la business intelligence. i brand book con le regole di comunicazione aziendale. Non vi è nulla di nuovo rispetto al marxiano antagonismo fra esistenza ed essenza. finanza virtuale. E chi fino a pochi momenti prima della notizia di questo affaire aveva negoziato azioni di quell’azienda. Oggi c’è “il comando”. nel pulsante schiacciato. siamo responsabili degli scopi finali delle industrie che finanziamo? Oggi siamo portati a dire di no perché la tecnica ci obbliga a occuparci soltanto del rapporto tra investimento e relativo profitto. l’azione che prevede una responsabilità e che va oltre le macchine e i capitali. transazioni elettroniche e attraverso questi inventano nuove metafore del lavoro. che alienano la propria individualità per rispondere alle necessità del software d’impresa.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 30 ma più in generale dall’ingresso delle “macchine pensanti” nella catena di produzione. chi lavorava in quella banca era colpevole? Evidentemente no. L’evoluzione delle relazioni di forza e la possibilità per il lavoratore di cancellare la propria responsabilità negli anfratti della realtà e dei comandi digitali sembrano trovare oggi nuovi spazi. in mano oramai a quasi tutti i lavoratori dell’impresa moderna. Quando la Bnl fu coinvolta nello scandalo della fornitura di armi a Saddam Hussein. la responsabilità di chi opera senza coscienza sotto comando altrui. Soltanto che oggi abbiamo i database relazionali. Qui si nascondono i nuovi Claude Eatherly delle aziende moderne. tra libertà e necessità. Lì finisce la responsabilità. per costruire efficaci azioni di marketing digitale.

in termini astratti: “Nothing. Non gioca in un ruolo che possa essere occupato da pedine diverse sulla scacchiera. invece. Claude Eatherly in definitiva fu responsabile dell’eccidio di Hiroshima. perché lo ha voluto un capo. all’insegna di una completa deresponsabilizzazione di quanto realmente si sta facendo. una consegna che 31 . oggi il lavoro sotto comando è sempre più deregolato. centrare il giusto bersaglio nel modo in cui ritiene più opportuno.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 31 privo di responsabilità finali. Tutto questo non accade.30 è veramente responsabile soltanto chi risponde delle proprie azioni: per chi lavora sotto comando non si tratta di vera “responsabilità” poiché questa esiste soltanto là dove non vi sono soluzioni predefinite e bisogna inventarle. ma nonostante queste metamorfosi lente e graduali il lavoro alle dipendenze mantiene un elemento forte che si radica nel vincolo di subordinazione: la possibilità di rispondere sempre. i piloti degli altri sei B-29. se non quando ha per compito proprio questa attività. L’opposto è la semplice discrezione. il lavoratore autonomo deve sempre giustificare il contenuto di quanto prodotto e in questo non è mai sostituibile a se stesso. sono pur sempre identificabili e codificati nei processi e nel disegno dei ruoli. lavoratori atipici se non addirittura in staff leasing. È vero. Le distanze intersoggettive sono minori nell’assegnazione dei compiti. La responsabilità si esprime con gesti che mettono in chiaro la genesi di una nuova strada. senza che qualcuno glielo comandi. nel mondo del freelancing. un dirigente che ha dato una determinata linea d’azione. perché il freelance vola quasi sempre in solitaria ed è compito suo. affidati direttamente via e-mail. è chiaro che la cessione delle responsabilità che le relazioni di lavoro autonomo implicano porta inevitabilmente con sé anche la cessione esplicita dei rischi.31 includendo personale alle dipendenze. in cui il lavoratore autonomo non può mai giustificare le proprie scelte additando qualche ragione di ordine superiore. schiacciando il giusto pulsante. la capacità di distinguere tra opzioni. that is my job!”. per quanto questa sia disarticolata. ovvero lavoratori che hanno forme contrattuali molto diverse. Sebbene non definisca gli obiettivi. evitando lo scontro diretto con il problema della responsabilità e del rischio. oppure. I “pulsanti” che si possono schiacciare all’interno di un’organizzazione strutturata. Fuor di metafora. scegliendo la migliore. la creano e definiscono una scelta senza ragione. affidato in particolare nel settore del terziario a piccoli team interni alle imprese che assumono forme a geometria variabile. come accade nell’epoca della tecnica. sì o no? Come ha spiegato Jacques Derrida alla fine del secolo scorso.

La paga con l’ingresso. Il lavoratore indipendente non ha prospettive di impiego di lungo termine né rigidità nei processi di produzione o gerarchie da rispettare. Al lavoratore autonomo si chiede di trovare il nuovo senza trasformarlo in investimento “in conto capitale”. diffusa apertamente sempre di più via web. Il rischio che si assume è di operare negli interstizi della produzione moderna accettando come unico luogo di lavoro quello indeterminato della conoscenza. di lavoro esecutivo e. superando barriere geografiche. I sistemi chiusi del sapere. tipici del modello fordista. di conseguenza. La conoscenza si produce con la raccolta di conoscenza e per mezzo di altra conoscenza. Il freelance è al centro di una metropoli globale. che non fanno più capo alla negoziazione collettiva (sindacale) con cui finora la società occidentale ha cercato di ridistribuire la ricchezza. Questo è il rischio principale: confermare il proprio saper fare variando l’opera ogni volta. le imprese multinazionali delocalizzano produzioni e proprietà. Oggi è sempre più chiaro come la tecnologia non sia per nulla estranea a questo processo. esponendo cioè la propria conoscenza alle continue metamorfosi produttive senza poter contare sulla rendita di posizioni che da sole tutelano la certezza di un reddito. di capitale fisso. paura per il futuro. Sostanza tecnologica del vivere Nell’economia della conoscenza. in cui le istituzioni finanziarie spostano agilmente denaro e diritti. scardinando quei sistemi di accumulazione di tipo proprietario che consentono rendite su scala crescente. L’alta intensità di lavoro qualificato deve controbilanciare la bassa richiesta di ripetitività. il sapere e il lavoro qualificato si incorporano nelle reti informatiche e sono fatti circolare tra network personali o sociali. gli ordinamenti che delimitano la conoscenza a quanto raccolto in 32 . ma discrezionalità rispetto ai mezzi e alla tecnologia da usare e ai pulsanti da schiacciare. oltre al controllo e alle responsabilità. in un regime flessibile di accumulazione del proprio reddito e alla determinazione non facilmente programmabile di un patrimonio. ma paga con un prezzo molto salato queste libertà.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 32 fa convivere ansia e libertà. ovvero in un prodotto finito da riprodurre in serie o alienare nella sua ripetizione. assumendosi la piena responsabilità di ciò che fa e il rischio legato ai mezzi e ai costi di produzione. volontario o involontario. e il modello toyotista di produzione del valore vede nell’eccesso di risorse un semplice spreco da tagliare.

custoditi gelosamente su scaffali di studi professionali. passando per i blog personali e i social media. vetrine dove esporre qualcosa di sé. Questo l’hanno capito i venture capitalist. Il prodotto iniziale.com. si scontrano sempre più con processi informali di condivisione. ovvero quel bagaglio di esperienze e vissuti che rende unico il soggetto che entra nel gioco della comunicazione sociale.com. con depositi di conoscenza distribuiti online. opportunità di legami deboli.it. con archivi di informazioni in base ai quali rimodellare la propria preparazione. la logica dello scambio include la guerra dei prezzi (al ribasso). in un terreno che ha più le connotazioni di un mercato rionale. Nel solo primo trimestre del 2010 i primi dieci marketplace dedicati ai freelance hanno investito oltre 60 milioni di dollari. come raccontiamo a margine della nostra analisi sul giusto prezzo.000 utenti iscritti e 50. ma di qualità.com. sono i mezzi che consentono di avvicinare la cultura sociale (che include capacità relazionali e saperi condivisi). si33 . che fatturano fino a 260 milioni di dollari all’anno. la conoscenza produttiva e il proprio “capitale biografico”. anche la riduzione del lavoro a cottimo o il monitoraggio sui tempi d’esecuzione – il web offre una sterminata serie di strumentazioni per il lavoro cognitivo di tipo individuale e di gruppo. Freelancer.000 imprese o individui che hanno utilizzato questi siti per reclutare forza lavoro. a dizionari. iFreelance. con il 70 per cento del fatturato di questi servizi e a seguire portali come Guru. che un’asettica sala riunioni di una multinazionale. Tutte realtà in espansione fortissima. piuttosto disordinato. formulano proposte. dove portare manodopera anche e soprattutto digitale. che vedono nel segmento dei freelance un potenziale enorme sul web. propongono progetti. raggiungendo in tre mesi oltre 150. è l’elaborazione di queste informazioni e del patrimonio di sapere tacito già accumulato. e perfino strumenti liberi e nuovi mercati di scambio. In Italia sono appena arrivati neoLancer. Internet e oggi tutte le reti sociali che vanno da Twitter a Facebook. vWorker. In testa ci sono Elance e oDesk. nato nel lontano 1998. come nel caso di Elance. e la materia prima del lavoro cognitivo dei professionisti indipendenti che operano nell’economia della conoscenza. Si va dal time management. Il web è la vera sostanza liquida dove i nuovi lavoratori della conoscenza trovano un habitat plasmabile.it e la tedesca Twago ad affiancare Link2me.com (ex RentACoder) o l’inglese peopleperhour. un mark-up per il servizio e. Qui freelance e imprese cercano accordi. Le tecnologie.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 33 tomi con migliaia di pagine. Ma anche senza entrare in questi spazi – dove.com. ricordiamolo.

come per esempio la pubblica amministrazione.33 Il tradimento di Bradley Manning. gruppi di interessi che prescindono da istituzioni già organizzate o preesistenti alle attività sociali via web.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 34 stemi di traduzione lessicale. la pubblicazione online. cognitiva. il calcolo elettronico. l’ecommerce e altro ancora. trovi sfogo proprio nell’uso intensivo dei social network o della Rete. la vita personale. la fiducia. la programmazione. Tutto questo è materia prima dei knowledge workers. ha tutti i connotati di una desacralizzazione del ruolo del civil servant. ma la vera grande rivoluzione che le tecnologie sembrano avere portato nel mondo del lavoro è soprattutto quella per gli individui e la loro capacità di ricomporre reti. autoapprendimento. interconnessa l’impresa. nel senso più ampio del termine.32 Grazie a questi strumenti e in questi nuovi ambienti online di scambio si trova terreno fertile per mettersi in gioco e trovare forme relazionali in linea con la natura stessa dei processi postfordisti. Oppure nel ghost working o nelle attività indipendenti in qualità di moonlighter. È tra queste due spinte – una individualizzante e orientata a portare allo scoperto il lavoratore nelle sue capacità 34 . Consumi culturali. La stessa acquisizione di nuovo sapere passa sempre di più da qui. ma più in generale si può dire che il postfordismo cerchi nuove strade per mettere in mostra il sapere. la comunicazione integrata. la capacità di linguaggio. Per rendere più snella. relazioni spesso informali. e la voglia di scommettere sull’apprendimento partecipativo. l’assenza esplicita di gerarchie e regole strette. che richiedono tra le caratteristiche principali proprio le conoscenze. Non è un caso che gran parte dei tentativi di sottrarsi al degrado del lavoro dipendente. tool gratuiti per la scrittura. passano dal mondo delle tecnologie. Il degrado trova una riabilitazione nella democrazia elettronica in questo caso. affettiva e relazionale dei cittadini e dei lavoratori e sembra trovare nella dimensione della comunicazione digitale un alleato formidabile. ed è ciò che le imprese più grandi stanno cercando di incorporare con meccanismi di appropriazione che partono dall’allargamento delle reti Intranet o dal loro ridisegno in chiave sociale. coalizioni. la ribellione del lavoratore sotto comando che da passacarte vuole aprire il sapere al mondo intero. il soldato che ha passato i file a Julian Assange perché li pubblicasse su WikiLeaks. attività di socializzazione. rompendo i vincoli più stretti e segreti di ogni organizzazione e gerarchia formale. l’impaginazione di documenti. iniziative politiche. alla dimensione silenziosa del lavoro presso grandi organizzazioni strutturate. modulare. oggi si tende ad aprire le organizzazioni verso l’esterno.

Oggi uno sviluppatore di siti web può imparare a programmare in un qualsiasi linguaggio open source con una semplice infarinatura di base che assimila al primo anno di un corso universitario a indirizzo informatico. aperte. Fino a dieci anni fa la realizzazione di portali informativi complessi doveva basarsi su piattaforme proprietarie del costo di svariate centinaia di migliaia di euro. che ricompone gli interessi e il sapere sociale e le coalizioni – che si inserisce il lavoratore professionale autonomo. I LinkedIn. le cose sono ancora più rivoluzionarie. non necessariamente allineata ad alcun sapere certificato. ma gratuito e se si preferisce non acquistare costosi strumenti software c’è perfino il torbido mondo del file sharing. La piattaforma Vignette costava quasi 200. oppure a basso costo. Viadeo e Xing di turno sono soltanto una riduzione codificata: le possibilità e la rapidità di costruire reti superano di gran lunga questi sistemi o i sette gradi di separazione che ci mettono in relazione con chiunque. Bastano due esempi per chiarire. se si desidera evitare di pagare gli strumenti per ufficio di Microsoft c’è qualcosa di simile. come si intuisce. la sua sopravvivenza nello stesso mercato del lavoro. ma anche a esporlo a dinamiche di isolato attivismo. con cui sono fatti l’80 per cento dei blog e minisiti al mondo. la costruzione di una digital identity e di un network professionale e. L’ammortamento di questi investimenti non è un peso insopportabile che si potevano 35 .vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 35 relazionali. Se si vuol sperimentare un ambiente server in casa. ci sono piattaforme libere da scaricare via web. ovvero aggregativa. Nel bene o nel male. In Rete trova oggi humus fertile per l’apprendimento permanente. Joomla e Drupal. Almeno sul fronte della produttività individuale. Oggi le stesse cose si possono fare con sistemi open source gratuiti e alla portata di singoli lavoratori indipendenti. A questa accelerazione dei meccanismi di relazione si aggiungano anche due elementi di grande rilievo: la possibilità di trovare direttrici personali per creare e rinforzare la propria conoscenza. in definitiva. ma la certificazione di questo sapere non ha bisogno di un albo. poi. è reso meno elevato dalla disponibilità di strumenti e tecnologie condivise.000 dollari: è stata spazzata via da Wordpress. ordinistico o professionalistico. e l’altra contrapposta. L’esperienza è certamente ben altra cosa. e l’abbassamento dei costi produttivi per chi realizza opere intellettuali in autonomia. Sul versante degli strumenti. il rischio a cui sono esposti i lavoratori autonomi. oggi installati anche da utenti semianalfabeti dal punto di vista informatico. se non addirittura nelle scuole superiori. Oggi se vuoi parlare con Obama. puoi scrivere sul sito della Casa Bianca.

come consulente. con un’audience superiore a molte piccole e medie testate tradizionali. gli iscritti ai feed sono un migliaio e ho oltre 3000 “amici” su Facebook.it riceve moltissime visite al giorno. ma mettendo online un prodotto mio. in redazione. Mi sono specializzato sui social media e sulla valorizzazione del capitale intellettuale nel mondo IT. Alcuni recruiter americani dichiarano candidamente di scartare gran parte delle persone preselezionate dopo avere visitato il loro profilo su Facebook. Lo abbiamo incontrato a The Hub. Flickr ecc. giornalista professionista che negli ultimi dieci anni ha modificato la sua occupazione. Mi sono quindi chiesto che cosa fare del mio sapere accumulato in quindici anni di attività giornalistica nel settore hi-tech in assenza di un mercato abbastanza ampio per guadagnare in modo adeguato con il mio lavoro. da un blog a profili su Facebook. Che cosa guadagno? Autorevolezza e fiducia. Espone alla molteplicità di relazioni. Lo racconta molto bene Alberto D’Ottavi. Oggi alimento una decina tra social network personali e spazi di pubblicazione incrociati. costruirsi un sito dove riportare anche soltanto pochi banali dati personali e professionali. portare su un blog il proprio sapere? Affrancarsi da ruoli codificati all’interno di organizzazioni strutturate? Semplice. seguito da oltre 12. cercare informazioni pubbliche. Perché allora mettere online se stessi. Il mio canale Twitter è uno dei cinque italiani tra i primi mille al mondo nel segmento hi-tech. Il sito Infoservi. Tutto ciò che scrivo è diffuso gratuitamente. affiliazione o “protezionismo lavorativo”. un’opportunità e al tempo stesso una scelta pericolosa secondo vecchie logiche di cooptazione. formatore e blogger specializzato sui temi dell’innovazione tecnologica. Il passo per uscire dall’invisibilità è breve. Se anche un freelance non sa come pagarsi una pensione. Questo mi consente di in36 . per guadagnare nuova fiducia e costruire quella soggettività che possa esprimere al meglio il proprio potenziale biopolitico. costruendo un profilo più articolato di consulente e libero professionista. uno spazio attrezzato per il co-working presente a Milano: In passato ho svolto attività di giornalista “classico”. arrivando a fare anche il direttore di testata. Ho semplicemente continuato a fare quello che sapevo fare. Oggi come freelance ho deciso di ampliare lo spettro d’azione professionale. passando per ben due volte da posizioni di lavoro dipendente ad autonomo e che oggi esercita stabilmente la libera professione in maniera indipendente.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 36 permettere soltanto le imprese orientate al profitto.000 follower. Friendfeed. Le testate non pagano il lavoro autonomo in maniera dignitosa. non ha certo il problema di crearsi una casella di e-mail per comunicare. mostra la vita del lavoratore nel suo complesso e non soltanto nella parte che interessa la domanda.

Come blogger ho intervistato liberamente. superando ogni arroccamento nel mondo del professionalismo. cofondata con un amico e collega. che nei blogger è forma di esibizione e al tempo stesso di archiviazione in un deposito digitale personale del sapere accumulato. alla quale la decostruzione del sistema fordista l’ha portato. altre come docente o public speaker. sono questi gli ammortizzatori del rischio che deriva dall’autonomia e dall’individualizzazione del lavoro. senza trarne profitto diretto. come per molti altri lavoratori professionali autonomi. casualmente. curiosità e una costante azione di networking professionale. che offre un servizio di social e-commerce. La presentazione pubblica del mio sapere e l’attività permanente di lavoro giornalistico di scouting del nuovo nel mondo tecnologico e di contemporanea riflessione e incrocio con argomenti di storia dell’innovazione mi ha consentito di trovare uno spazio di insegnamento alla Nuova accademia delle belle arti di Milano e svolgere consulenze per orientare il business di chi opera nel settore e sul web 2. Invece di replicare il modello dell’economia di scala basata sulla granularità del sapere rivenduto al pezzo (giornalistico). capacità e intenzioni trovano nella tecnologia strumenti che possono rispondere alle esigenze del lavoratore autonomo forse anche meglio di quanto avvenga nelle imprese dove 37 . Alla sperimentazione e all’autoapprendimento costante. imprenditori o giovani creativi. Tim O’Reilly. A questo ho aggiunto anche un pizzico di intraprendenza. Alla fine faccio sempre lo stesso mestiere.0. Cory Doctorow di BoingBoing. ha costruito un sapere tacito che dimostrasse autorevolezza e capacità produttive di qualità. Ecco. è affiancata una precisa consapevolezza dei rischi da assumere e una responsabilità che si esercita in prima persona. informalità. Per Alberto. scoprire progetti di start-up. Alla fine di un convegno mi invitò a pranzo perché vide che ero l’unico a dare una prova “esibita” del mio interesse alle sue parole. avvicinarli e aiutarli in alcuni casi o raccontare semplicemente le loro storie. nella spersonalizzazione delle scelte o nella mera esecuzione di compiti. scrivendo e facendo live-blogging di ciò che raccontava. talvolta come consulente. lo specialista e divulgatore.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 37 contrare moltissime persone in ogni parte del mondo. persone del calibro di Chris Anderson di “Wired”. David Weinberger di Cluetrain Manifesto. attenzione alle relazioni simpatetiche. Quest’ultimo lo incontrai da vicino. Joi Ito di Creative Commons. al di là di ogni rifugio nella delega. L’individualizzazione. Processi. Dan Rose di Facebook. con una start-up. e il rischio associato sono controbilanciati dall’insieme di pesi e misure derivanti dal network sociale su cui poggia la sua attività. a volte come giornalista. la mia professionalità si basa oggi proprio su questo: elevata specializzazione nei contenuti trattati.

consente presentazioni ricche (multimediali o estese) di sé. Una prassi che la generazione di consulenti nata negli anni ottanta costruiva intorno agli incontri individuali e ai colloqui telefonici. intesa come esposizione al rischio. Per converso espone. anomalie sistemiche di un modello che per definizione è aperto e si espone alla collettività in primo luogo come metodo per eliminare l’invisibilità dei singoli e delle loro nuove coalizio38 . aziende. Facilita le pubblicazioni.it da una società turca con Internet provider a Houston. e il caso di Arnaldo Funaro. Sono. a nuove tipologie di rischi tecnico-pratici.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 38 ai dipendenti spesso neppure è concesso il ruolo di amministratore della macchina su cui lavorano. contenuti e idee sono fortemente esposti al plagio o all’impiego non autorizzato. Nei sistemi più evoluti dà anche la possibilità di farsi introdurre dai propri amici a terze parti. portando in superficie “gli invisibili” ed eliminando molti intermediari. l’abitudine a usare software specifici e dispositivi mobili o wired per determinate tipologie di lavorazioni. per esempio. la ricerca e il match con la domanda ed elimina (in potenza) l’isolamento individuale. Forme di coalizione nella Rete La precarietà. e l’innovazione vanno di pari passo. le aspirazioni o le sfide cambiano nel tempo. copywriter e creativo nel mondo dell’advertising che dichiara di avere inviato per e-mail alcune proposte alla Cgil per una campagna di sensibilizzazione contro il precariato e che lui. però. vignettista. precario. tuttavia. ma non si modifica altrettanto rapidamente un account di posta elettronica. i casi di Alessio Troyli. sembrano due facce della stessa medaglia per quei freelance e consulenti che si orientano all’uso di tecnologie come “ammortizzatori” professionali.34 Proprietà intellettuali. Le variabili soggettive. Ne sono prova. web designer freelance. persone. magari presso aggregatori o tramite spider per finalità commerciali o altro. che ha letteralmente copiato (con tecnica di mirroring) la presentazione dei servizi e perfino il porftolio clienti di Alessio. si è visto paradossalmente soffiare l’idea e la sua realizzazione. opportunità. Insieme al sapere individuale sono forse l’unico punto di relativa stabilità intorno al quale ruota la continua modificazione dei percorsi lavorativi dei professionisti indipendenti. li aiuta nella raccolta di informazioni che possono servire per muoversi in contesti precisi o per analizzare a distanza nuovi ambienti. Oggi il web non pone limiti geografici. che si è visto clonare il sito personale graphikdesign. in arte Arnald.

Come ricorda Emiliana Armano. le tecnostrutture di vario genere avevano tentato di amministrare i rischi della vita economica e sociale delle persone. flessibili. Senza rivelare i “segreti del mestiere” o cadere nella trappola della cessione di lavoro gratuito a imprese profit che gravitano online. come la definisce Bauman. ma anche di nuove forme di collettività. il web può portare considerevole acqua al proprio mulino. La ripartizione non è più della ricchezza. i sindacati.35 È in quest’epoca che emergono le professionalità indipendenti e si radicano i meccanismi di social networking. siamo passati dalla fase taylorista-fordista. ricchi. Uno scambio tra rischio e potere che ha potuto reggere fino a quando gli automatismi e le istituzioni sono stati in grado di mantenere le promesse. Nell’evoluzione dei sistemi produttivi (che impiegano sempre di più risorse esterne e lavoratori autonomi a progetto) siamo passati in questi decenni da un rischio assunto unilateralmente dall’impresa e da un sistema regolato. alla quale corrispondeva la parcellizzazione del lavoro congiunta alla relativa stabilità del posto di lavoro. cui corrispondono il rischio diffuso (che può trasformarsi in precarietà e/o innovazione) e la flessibilità lavorativa. a un nuovo sistema di rischio “a responsabilità diffusa”. basato sulla delega e la decisione. Nella delega del rischio in parte all’impresa (verso il mercato) e in parte al sindacato (per la tutela collettiva) vi era un preciso scambio politico che esentava i lavoratori e i cittadini dal rischio delle conseguenze dei loro comportamenti e dall’incombenza della conoscenza e della decisione. ma dei rischi: uno dei pochi anticorpi che la società liquida. come è appunto la Rete che non incoraggia soltanto l’emergere dell’individualità. i mercati. per un momento. Ma torniamo. Se è vero però il modello proposto da Alberto D’Ottavi. sino alla fase postfordista. si è creata per fare fronte a questo passaggio è l’apertura verso ambienti di scambio diffusi. aperti.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 39 ni. Mentre nell’economia moderna l’impresa. nel neocapitalismo dell’economia globale gli automatismi e le tecnostrutture possono sempre meno esentare le persone dai rischi sociali che rendono incerto il futuro individuale e collettivo. alla genesi del rischio per i freelance. non è escluso che nel trade off tra rischi e opportunità legati alla trasparenza del proprio vissuto professionale non si possa uscire comunque vincenti.36 Oggi che è sempre più chiaro quanto un freelance sia fuori da queste linee di protezione è paradossalmente la scelta di col39 .

come le reti di Precaria. neutri dal punto di vista affettivo. Lo stesso si può dire per il mondo della ricerca. Online cominciano ad avere importanza anche in Italia iniziative specifiche nell’ambito del lavoro. è una rete sociale spesso senza connotazione geografica. come quella degli “esternalizzati Wind”. Nei legami deboli conta la densità ed è quanto si esprime al meglio oggi con Internet. invece. finanziamenti pubblici o protezioni corporative. ma che non hanno sedi fisiche. dalla confidenza e dai servizi reciproci. ma forte di una intrinseca debolezza.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 40 tivare i legami deboli a dare maggiore forza alle nuove reti di lavoratori indipendenti. In questo contesto la forza è data dal numero di quelli che trovano linee di contatto e soprattutto dall’insieme potenziale che possono rappresentare. sviluppate alla fine degli anni novanta e agli inizi degli anni duemila. quanto più si toccano nel vivo le questioni sociali collettive.org o tutte quelle temporanee a supporto di campagne di comunicazione per sensibilizzare l’opinione pubblica su crisi specifiche. Tutti questi sono reticoli di soggetti riuniti sotto una bandiera e istanze comuni. precari. In rete sono nati e cresciuti il Popolo viola. Entrare e uscirne è facile: ciò che trattiene è la “densità” della comunicazione e degli scambi che si fanno tanto più intensi e marcati. le iniziative dei No-B day e dell’EuroMayDay. i badge aziendali. Quelli deboli. realmente cogenti. Avere una comune appartenenza è l’indice di base dei legami forti: le tessere di partito o sindacali. fan su Facebook. che sono al contempo strettamente personali. dall’intensità emotiva. pronte a scendere in piazza o a mobilitarsi – sono aperte e con 40 . del caso Omnia-Ex Eutelia. dove si costruiscono e disfano gruppi su Facebook con molta rapidità. l’Onda studentesca. le carte per la raccolta punti al supermercato sono soltanto la loro rappresentazione simbolica. Chi ha studiato queste forme di legami sociali37 ritiene giustamente che quelli forti siano determinati dal tempo. e non si ritrovano nel mondo della rappresentanza tradizionale. meno stabili. Il luogo di ritrovo di queste collettività è un “non-luogo”. dell’Isola dei cassintegrati. sono strumentali. A differenza delle tribù digitali chiuse. le comunità di interessi di oggi – che diventano spesso vere coalizioni. Attraverso la Rete trovano nuovi sostenitori. All’e-mail si va sostituendo lentamente il networking basato su tecnologie web. dove i blog di gruppo dei precari che gravitano intorno al sistema universitario hanno costruito una costellazione di centinaia di siti collegati e un dialogo serrato che si può dire sia davvero espressione di un’unità nazionale nella critica ai deficit strutturali degli atenei italiani. feed reader o follower su Twitter disposti a seguire le loro vicende e appoggiarle.

banche. Nel 41 . intenzioni e azioni che costruiscono.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 41 un raggio d’azione su canali differenti. con la finalità di difendere la verità o dimostrare la palese falsità di quanto affermato pubblicamente. ma nata nel contesto della resistenza alle politiche economiche degli stati sovrani. Emozioni. India. ovvero inondazioni digitali per portare la voce di tanti in un punto unico fino a farlo intasare per “rumore” di fondo tecnologico. Sono vere e proprie campagne per generare un overflow di comunicazione. e sono impiegate in sostituzione di scioperi o manifestazioni di piazza che in molti casi per i lavoratori autonomi non hanno nessuna ragione pratica o effetto. affluenti tutti verso un epicentro che rilascia messaggi composti da gruppi a geometria variabile. oppure disordinate azioni individuali. La prima è la protesta basata sull’invio di messaggi in massa a destinatari scelti per le loro azioni considerate contrarie agli interessi della collettività. Sudafrica. Più efficace. che superano i tentativi promossi finora con netstrike o azioni di “hacking sociale”. che richiedono solo l’impegno di una firma. ha dato un impulso importante. Il cosiddetto “web 2. Nel segmento digitale si stanno affermando almeno tre nuove modalità d’azione delle coalizioni web based. ma omogenei e con una forte connotazione soggettiva e diretta.it creato su iniziativa di Sergio Maistrello: un sito in cui chi riesce a “salvare un fatto. Possono assumere la forma di messaggi predefiniti da un gruppo ristretto e fatti circolare prima della spedizione. relazioni. da una parte. opinion leader. forze dell’ordine. dall’altra. comunicazioni. La seconda tecnica è quella del fact checking. Ne parla estesamente Gay Seidman. A queste si sommano oggi nuove tecniche di protesta elettronica.0”. multinazionali. salva la verità intera”. tuttavia. sociologo dell’Università del Wisconsin nel suo Beyond the Boycott38 in riferimento a quanto messo in atto in Guatemala. ovvero la scrupolosa verifica dei fatti e delle parole dette o scritte da rappresentanti pubblici. e percorsi. racconti. l’identità di una coalizione delle persone che vi partecipano trovano nei sistemi di publishing e di networking online soluzioni più che ottimali per svilupparsi in maniera spontanea. programmata con cura. che ruota intorno alle tecnologie per sviluppare conversazioni e aiutare la condivisione di risorse. imprese. Possono essere politici. Si veda per esempio Factcheck. che sfruttano i lavoratori meno tutelati di quelle parti del mondo dove il diritto del lavoro pressoché non esiste. sindacalisti. A volte sono semplici petizioni digitali. è la tecnica “blame & shame”. usata oggi dalle nuove coalizioni digitali. soprattutto a quelle di multinazionali senza scrupoli.

Come abbiamo detto. in realtà non toccano problemi soltanto giovanili. di non perdere nulla nel cercare la verità dei fatti e reclamare diritti. ma di classe. comprovato da analisi interne e proiezioni realizzate dal centro studi Acta. ha pubblicato su tutti i suoi canali web (circa una decina) materiali informativi per sensibilizzare l’opinione pubblica. di autotutela e quindi di soggettività politica. ma si procede a una successiva campagna per boicottare l’immagine pubblica di chi ha sgarrato. Nella babele di lingue che è Internet possiamo imparare a riconoscere i nostri 42 . registrando centinaia di repliche a poche ore dalla diffusione dei fatti “blame & shame”. porta allo scoperto un potenziale di organizzazione. nel passato e nel presente. l’Associazione dei consulenti del terziario avanzato. Il comunicato stampa è stato ripreso dal “Corriere della Sera”. Un messaggio forte. ha adottato nel 2010 questa tecnica nella campagna online che ha definito “Campagna Busta Arancione”.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 42 mondo di Internet la tecnica non è del tutto differente: si controllano i fatti (factcheck). se non fosse che ogni circoscrizione categoriale in questo ambito sembra tradire una volontà di ridurli in termini descrittivi. Forse sarebbe utile definire coloro i quali decidono di accedere a questi spazi di coalizione come appartenenti a una “web class”. i cosiddetti Millennials o Echo Boomers e i più recenti Digital Natives. Grazie a questa azione la comunità che gravitava intorno all’associazione si è rinforzata.39 Per denunciare il mancato invio da parte dell’Inps della busta che avrebbe dovuto informare i lavoratori italiani sulla propria posizione contributiva con una proiezione sull’entità della pensione che avrebbero percepito. Il messaggio veicolato: le amministrazioni pubbliche ci tengono all’oscuro per non farci capire che moriremo di fame. di soggetti che devono imparare a riconoscersi e dialogare. Sebbene possano apparire come tecniche che hanno un maggior appeal presso le giovani generazioni. che ha obbligato il ministro del Lavoro a considerare da vicino la questione. La questione previdenziale sollevata da Acta è un esempio pratico di un tema che prima ancora che intergenerazionale è di tutela della cittadinanza e interessa tutti. la loro forza sta nella debolezza e nella flessibilità. affinché l’irresponsabilità di chi ha attuato azioni contrarie agli interessi delle coalizioni sia messa alla berlina davanti all’opinione pubblica. Twitter e su blog personali con una velocità notevole. per assegnare colpe precise (blame) e generare vergogna (shame) e riprovazione sociale. nella libertà di entrare e uscire. Acta. Ogni ripresa del problema è stata prontamente ritrasmessa su Facebook. In questo processo il web è un elemento positivo.

È sul web che prenderanno corpo le class action. il contatto fisico con persone che svolgono lo stesso lavoro e hanno gli stessi problemi diventa una necessità esistenziale. tagliate con l’accetta. Nulla di tutto questo resta nella comunicazione a distanza: il comportamento imitativo viene dissolto. anche se non formalmente dal punto di vista giuridico. potranno dare vita a qualcosa di nuovo. di minoranze che trascinano le maggioranze. schematiche. competenze. i rapporti di prossimità ritornano con prepotenza in primo piano come uno strumento ineludibile della coalizione. il reciproco controllo abolito. privilegiate ma accessibili. ma dalla Rete è importante riallacciare un dialogo che descriva anche il percorso di ritorno. ma che pronunciate faccia a faccia. Dalla realtà si è passati al web. Il valore della prossimità Quando Internet diventa il canale esclusivo della socialità. È qui che nascerà la cooperazione tra intelligenze. Idee che potranno rafforzarsi con il passaparola. di dinamiche che funzionano solo con presenze fisiche. fatto di poche idee centrali. gli scioperi si sono costruiti sul passaparola. La coesione dell’epoca fordista è infatti passata per l’udito di chi ascolta un comizio o per la vista di chi legge un volantino. come costruzione di un sistema di pensiero. sofisticato ma chiaro.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 43 simili. Il rapporto di prossimità diventa un altro dei “passaggi” che costellano la vita lavorativa. Nel momento in cui si accende di nuovo un senso d’identità di gruppo. Nel lungo termine questo non è sempre positivo. come cercheremo di mostrare con esempi concreti nell’ultimo capitolo. è una storia di comportamenti imitativi. intellegibile a tutti. anche fuori dal web. La storia delle coalizioni operaie è una storia di sentimenti che s’accendono a contatto con altri e si consumano per reciproca combustione. la comunicazione è spoglia di tutte le cariche di energia che vengono trasmesse dalla prossimità con altri individui. ma socialmente. per la ragione che scopriamo esse43 . come attività di costruzione di coalizioni che pretendono i propri diritti. senz’altro più denso. i rapporti tra le persone perdono l’importante elemento della “fisicità” che ha caratterizzato i processi di coalizione in passato. forse più imprevedibile dei precedenti. in grado di esercitare un controllo reciproco. stabilire codici d’identificazione e parlare in tempo reale reagendo alla quotidianità incessante delle cavolate che vengono pronunciate sul nostro conto. skill.

noi più modestamente lo chiamiamo un’attività di più persone convergente verso una nuova acquisizione di pensiero. 44 . Qualcuno lo ha chiamato “general intellect”.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 44 re quello dove si forma la conoscenza. È il momento in cui ci accorgiamo che le competenze specialistiche rappresentano un patrimonio spendibile solo a condizione che sia innervato in una relazione di comunità.

o un’industria con significative caratteristiche e ambizioni professionali. La risposta è molto significativa: Noi chiamiamo la consulenza di direzione una professione emergente o una professione in divenire.. anche in ambienti di cultura manageriale molto sofisticata. A un certo momento nel testo spunta la domanda: “La consulenza è una professione?”. ma potrebbe non essere così importante decidere se la consulenza è o non è una professione. come dice l’Ilo. senza alcuna licenza. Da gentiluomini a mercenari L’ideologia del professionalismo e la sua crisi Non è esattamente un libriccino il testo che l’International Labour Office ha dedicato alla figura che l’immaginario collettivo associa di più al professionista di successo: il consulente di direzione. potrebbe non essere molto rilevante. avvocati.).vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 45 2. architetti ecc. Ancora oggi. è un’opera collettiva alla quale hanno dato il loro contributo personaggi che in seguito sarebbero diventati delle star.. Per costoro sapere se la loro attività ha diritto a essere definita “professione”.1 Questo discorso potrebbe essere esteso a tutte le attività cognitive svolte da persone che si presentano sul mercato come lavoratori indipendenti ma non appartengono alle categorie definite come “professioni liberali” (medici. ciò che importa è una situazione di mercato favorevole e la disponibilità del committente a pagare bene e in tem45 . Pubblicato a metà degli anni settanta e più volte aggiornato nei decenni successivi. come Roland Berger e altri.. virtualmente ognuno può chiamare se stesso o se stessa “consulente” di direzione d’impresa e offrire servizi alle imprese senza alcun diploma o certificato.. credenziale o registrazione. o se sul loro biglietto da visita possono mettere la parola “professionista”. dopo tutto ha dimostrato di poter prosperare anche senza questa decisione.

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pi accettabili. Ma purtroppo non è così, poiché dalla metà dell’Ottocento il termine “professione” si è caricato di tali significati simbolici più o meno identificativi di uno status sociale che non si può pensare di rigettarlo, senza averne esaminato bene la storia. Inoltre, motivo ancora più importante per fermarsi a discutere prima di passare oltre, esiste una forte tendenza di molte associazioni di “nuove” professioni non regolamentate a seguire processi di coalizione e rappresentanza analoghi a quelli delle professioni liberali governate da ordini. Noi riteniamo che questa sia una strada sbagliata da percorrere, il perché ce lo dice la storia stessa del termine “professione” e i mutamenti che la cultura associata a questa simbologia ha subìto nelle diverse fasi della società industriale moderna.

Alle origini di un’ideologia
Non ha che l’imbarazzo della scelta chi vuole analizzare più da vicino quel costrutto mentale che è stato chiamato “cultura” o “ideologia” del professionalismo, la letteratura sull’argomento è ricca e articolata. Noi abbiamo deciso di cominciare da un testo che a metà degli anni settanta ha aperto una stagione di dibattiti molto vivaci sul rapporto tra culture e costituzione di ceti sociali, un testo che riproponeva a un livello elevato di considerazione storica gli stimoli provenienti dall’inquieta ma vivissima società di allora: The Culture of Professionalism, di Burton J. Bledstein.2 Nel termine professionalism c’è l’idea di “specialismo” e potrebbe essere questa la traduzione migliore, considerato che il discorso di Bledstein riguarda in particolare lo specialismo accademico, ossia l’istituzionalizzazione del sapere in linguaggi gergali, sostanzialmente retorici, che mette in moto comportamenti autoreferenziali e costrizioni sociali (la carriera accademica) ma riguarda anche la nascita e lo sviluppo della professional expertise in generale, cioè qualcosa di più della singola professione, un ruolo sociale riconosciuto ed esercitato molto spesso sotto forma di lavoro indipendente. Bledstein colloca la nascita del professionalismo nella seconda metà dell’Ottocento, quando l’America, a suo dire, cercava in tutti i modi di distinguersi dal Vecchio continente, rifiutando la distinzione in classi della società e costruendo l’identità nazionale sull’idea di una società a classe unica, la middle class, dove non esistessero più né aristocratici né proletari. La soluzione ingegnosa per venire a capo di questo problema sarebbe stata quella di proporre l’ideologia meritocratica come criterio di lettura delle differenze sociali, che
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non esisterebbero di per sé, come eredità di divisioni secolari trasmesse di generazione in generazione, né come prodotto di un ordine politico architettato per mantenerle tali, ma semplicemente in quanto risultato di una maggiore o minore affermazione dell’individuo secondo le sue doti di abilità e capacità di competere. Veicolo di questa ideologia fu la cultura del professionalismo, “una cultura che è servita a meraviglia a individui che aspiravano a pensare molto bene di se stessi”,3 veicolo potente perché faceva leva non solo sull’ambizione ma sull’insicurezza delle persone (“forse nessun sistema di pensiero puritano è mai riuscito ad usare l’insicurezza della gente così come è riuscita a farlo la cultura del professionalismo”).4 Che l’ideologia meritocratica e il mito del self made man fossero una componente essenziale dello spirito dell’America era un dato acquisito ben prima che Bledstein scrivesse il suo libro, la sua interpretazione però era assai originale non tanto nel riconoscere valore costituente a quella ideologia, quanto nel dare a quella ideologia un corpo, una figura sociale ben individuata, quella dello specialista, del professional. In modo da potersi chiedere, subito dopo, se questa figura non divenisse contraddittoria con quella di una società a classe unica, perché i professionals si costituiscono inevitabilmente in una élite e quindi finiscono per diventare fedeli più alle convenzioni del loro linguaggio che alla verità, riuscendo a essere tanto più influenti, in quanto a loro viene delegata la formazione della classe dirigente, in particolare l’insegnamento universitario. Si badi che Bledstein non critica il linguaggio esoterico, critica il linguaggio e la mentalità “specialistici”. Il suo interesse si rivolge all’istituzione formativa di alto grado, come dice chiaramente il sottotitolo, e accenna solamente al problema che interessa a noi, quello delle professioni della conoscenza. Ma dagli studi di brillanti americanisti5 sappiamo che nell’epoca di cui lui parla, a cavallo tra Ottocento e Novecento, le grandi corporation americane avevano scoperto l’utilità di impiegare conoscenze professionali indipendenti o salariate per migliorare sia la loro immagine all’esterno (le public relations), sia i rapporti con il personale (le human relations). Da queste prime esperienze si sviluppa il mercato della consulenza al management, che porta da un lato alla formazione di grandi società multinazionali, di dimensione pari a quella dei loro clienti, dall’altro alla costituzione di un mercato parallelo di professionisti indipendenti che arricchisce il settore dei “servizi alle imprese”.6 Sono tre austriaci emigrati negli Usa per sfuggire al nazismo ad aprire nuove strade per la consulenza d’impresa: Peter Drucker nelle teorie del management, Paul Lazarsfeld nel marketing e Edward Bernays, il
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nipote di Freud, nelle pubbliche relazioni. Si sviluppa dagli anni venti, anche in Europa, un mercato di lavoratori della conoscenza (brain workers) che forniscono servizi al mondo dei media, della pubblicità, della cultura di massa, dello spettacolo, per l’elaborazione di testi, la creazione di grafica e altro, e sono in gran parte freelance, o integrano con il reddito proveniente da questi servizi quello, insufficiente, che deriva dalle loro vocazioni artistiche o letterarie. La professional expertise diventa una pratica riconosciuta dal modo di produzione fordista e dall’ambiente metropolitano. Con la grande mobilitazione di risorse del New Deal rooseveltiano la funzione dell’“esperto” viene incorporata nella macchina amministrativa, nelle agenzie governative e acquista, in certe campagne, un valore analogo a quello del social worker, cioè a chi deve stabilire il collegamento tra i bisogni oscuri o nascosti o inespressi della società e lo stato assistenziale. Al tempo stesso, con l’immissione sempre più massiccia di conoscenze tecnico-scientifiche nel mondo della grande impresa e la necessità di rispondere all’obsolescenza delle tecniche e delle competenze, comincia a svilupparsi il settore della formazione esercitata al di fuori dell’istituzione scolastica pubblica. È la prima comparsa di un mercato dei freelance, subito frenato da un lato dalla preferenza delle imprese di allora di internalizzare le competenze (il fordismo è la generalizzazione della società salariata) e dall’altro dall’ingerenza sempre maggiore dello stato nei processi economici e sociali, che porta alla trasformazione di molti professionisti indipendenti in funzionari pubblici. Il mercato dei freelance tornerà non a caso ad aprirsi e poi a esplodere negli anni settanta e ottanta in seguito a processi di esternalizzazione e a una graduale ritirata della mano pubblica dall’erogazione di servizi.

Pastoie italiane
In Italia è andata diversamente. Non è qui il caso di ripercorrere il cammino storico del riconoscimento delle professioni nel nostro paese, ma richiamare alla memoria due o tre circostanze che possono offrire spunti di riflessione a un discorso sulle professioni non regolamentate forse non è fuori luogo. Nei primi anni del Novecento alcune organizzazioni professionali (per esempio quella dei medici condotti) si erano costituite traendo ispirazione dalle ideologie socialiste e mazziniane e si erano collegate alle Camere del lavoro e al sindacalismo operaio. Ma il movimento operaio nel suo complesso non fu capace di cogliere le
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trasformazioni che avvenivano all’interno del ceto medio, in particolare non colse – pur essendo in una posizione privilegiata di osservazione – il significato dell’emergere delle professioni tecniche in seguito all’affermarsi del taylorismo e del fordismo. Professioni, queste, che si sarebbero sviluppate al servizio delle imprese e delle pubbliche amministrazioni, a differenza delle professioni liberali tradizionali, focalizzate sui servizi alle persone. Il movimento fascista invece colse con immediatezza questo passaggio.7 Nel 1920 a Milano viene fondata la Confederazione italiana del lavoro intellettuale e nel 1921 a Roma il Sindacato del lavoro intellettuale. Le leggi istitutive di ordini e collegi professionali si susseguono negli anni dal 1923 (architetti, ingegneri) al 1939 (consulenti del lavoro), ma rimane per un certo periodo, nell’ordinamento corporativo, il segno di un’originaria impostazione “sindacale”, di un atteggiamento rivendicativo e negoziale, duro a morire proprio in una professione “nuova” come quella dell’ingegnere, che veniva esercitata prevalentemente alle dipendenze dell’impresa (a Milano nel 1935 erano 1530 gli iscritti all’albo e 1346 gli iscritti al sindacato). Il regime fascista avrebbe voluto sostituire integralmente il modello liberale dell’autonomia della professione riconosciuta dallo stato con il modello corporativo, che assimila le professioni intellettuali al mondo del lavoro tout court, negando loro uno status particolare. In realtà dovette accontentarsi di un compromesso: quando era interesse politico esaltare le scoperte italiane sui prodotti sintetici il fascismo diede riconoscimento alla professione di chimico. Analogamente si comportò il governo repubblicano nel 1962, quando, indotto dai successi dell’Ente nazionale idrocarburi nella ricerca e nell’approvvigionamento di fonti energetiche, diede il riconoscimento alla professione di geologo. Il rapporto tra professioni tecniche e sviluppo dell’innovazione nel settore manifatturiero è stato molto stretto nei percorsi di riconoscimento. Scrive uno dei maggiori studiosi del fenomeno in Italia:
Il caso dell’ingegneria mostra con chiarezza che le origini delle professioni diverse dalle “classiche” [...] vanno inquadrate nella profonda trasformazione subita dal capitalismo, l’evoluzione della divisione del lavoro nelle grandi organizzazioni private e pubbliche crea di continuo nuove occupazioni specializzate, molte delle quali si pongono il traguardo della professionalizzazione.8

L’Associazione nazionale degli ingegneri italiani viene costituita nel 1919, quattro anni dopo si avrà sia l’istituzione dell’Ordine degli ingegneri e degli architetti sia la riforma dell’istruzione superiore – che negherà ai diplomati degli istituti tecnici
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l’accesso all’università –, e nel 1933 viene istituito l’esame di stato. Ma tutto questo processo si svolge in un quadro di forte crisi occupazionale; è la mancanza di lavoro a portare gli ingegneri a costituirsi in gruppo di pressione, mentre per tutto il periodo del fascismo la conflittualità interprofessionale tra ingegneri, architetti, geometri, periti industriali, agrimensori rimane accesa e si allenta solo in parte nel dopoguerra con il boom edilizio degli anni sessanta.9 Anche la storia italiana dimostra che il mercato, inteso come insieme di fattori che trasformano i modi di produzione e gli stili di consumo, è decisivo nel condizionare l’ascesa e il declino delle professioni intellettuali. Secondo le dottrine liberali, il mercato è un sistema che si autoregola; come sappiamo è invece un sistema che produce distorsioni e disuguaglianze. La conflittualità all’interno delle professioni tecniche si è mantenuta elevata anche negli anni sessanta e settanta. È bastato liberalizzare gli accessi all’università nel 1969 e permettere a periti e geometri di diventare architetti e ingegneri perché si producesse un boom dell’offerta e il controllo dell’accesso alla professione, che è una delle ragioni degli ordini, diventasse un atto puramente formale. Come se non bastasse, i liberi professionisti indipendenti, quelli che esercitavano attività di lavoro autonomo, erano messi in difficoltà dalla concorrenza esercitata da ingegneri e architetti, salariati delle pubbliche amministrazioni, che a part-time o come secondo lavoro, spesso in nero, firmavano progetti. La situazione sembra sia andata migliorando solo quando si è aperto il nuovo mercato delle regioni, ma questo dimostra ancora una volta che la pretesa di possedere una competenza esclusiva è forte nei periodi di magra della domanda e si allenta quando c’è lavoro più o meno per tutti. È un sistema di autodifesa parasindacale, non c’entra nulla con codici etici e saperi esclusivi. Ma poiché il mercato dei servizi professionali è dominato dalla domanda, questi sistemi di difesa parasindacale non producono alcun effetto di riequilibrio e trasferiscono allora la loro impotenza nelle dinamiche interne all’ordine stesso, creando cricche di potere e pratiche di nepotismo di cui sono vittime gli iscritti più giovani oppure quelli privi di adeguato lignaggio.
Le libere professioni sono in realtà un gruppo di occupazioni accomunate essenzialmente da un’ideologia. Si tratta di un’ideologia che è stata promossa con successo dalle élite che dominano alcune occupazioni particolarmente prestigiose (soprattutto medici e avvocati), si è diffusa nelle società capitalistiche grazie alle sue affinità con l’ideologia dominante, ed ha mietuto vittime tra gli stessi scienziati sociali.10

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aggiornato ad aprile 2010. come possiamo pensare che ci riescano professioni meno protette? Quando. aspetto non trascurabile. a vigilare sulla qualità del corpo docente. i grandi studi che licenziano. L’albo dell’Ordine di Milano-città.12 Tuttavia il coagulo di interessi che si è formato attorno agli ordini riesce ancora a difenderne la funzione. quella dell’insegnamento universitario. Altrimenti non si spiegherebbe perché proprio le professioni ordinistiche abbiano registrato negli ultimi anni un aumento del numero degli esercenti così esorbitante. almeno? Del resto.11 Basti pensare agli avvocati: 230. che è affidato agli esami di stato. Il 35 per cento del reddito della categoria è prodotto dal 15 per cento dei legali. il caro previdenza aggravato dal fenomeno degli avvocati “fantasma” iscritti all’ordine ma che non versano alla Cassa forense. la concorrenza feroce. 3200 abilitati e 1500 praticanti. si limitano a verificare che i nuovi iscritti siano in regola con la legge e non hanno alcun potere di regolazione degli ingressi. 15. Incapaci di riequilibrare gli alti e bassi della domanda.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 51 Possiamo condividere o meno questa tesi di Tousijn. Benché la linea dell’Unione europea e dell’Autorità antitrust sia stata quella di identificare professioni e imprese.000 in Italia. i clienti che non pagano.000 in più all’anno. alla fine: 51 . gli ordini italiani svolgono funzioni burocratiche. si diffondono le “nuove” professioni nei servizi alle imprese e alle persone. il modello ordinistico già mostra ampiamente la corda per coloro ai quali lo stato ha dato un riconoscimento pubblico. non sono nemmeno riuscite a esercitare una vigilanza sulla qualità della prestazione. che in Italia hanno ottenuto un riconoscimento pubblico e sono organizzate in ordini. hanno creato diseguaglianze all’interno della stessa professione e. Oggi. se non ci è riuscita nemmeno la professione più protetta in assoluto. conta 15. sembra dargli ragione. L’Ordine dei giornalisti è riuscito forse a fermare il degrado dell’informazione e lo stile dei media nel nostro paese? Ci ha provato. ma l’esperienza passata delle professioni.600 iscritti nell’elenco ordinario. come in passato. agli inizi degli anni ottanta. bloccando sistematicamente la pretesa di semianalfabeti a salire in cattedra.

16 Finalmente si esce dalla palude della sociologia delle professioni. la tematica delle professioni intellettuali converge. Cisl e Uil. che si moltiplicano negli Stati Uniti fino alla crisi del 2002. ci sembra di poter obiettare. ormai assimilate alle imprese.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 52 L’Unione europea ha ceduto alle pressioni delle professioni protette annacquando il liberismo puro che aveva contraddistinto i suoi precedenti programmi. In realtà.15 Le prime ricerche sui lavoratori della conoscenza che assumono questi parametri di valutazione compaiono in Italia a metà degli anni novanta. è per convinzioni ideologiche o religiose. “su quella più complessa che riguarda i knowledge workers”. d’un nuovo ceto composto dalle varie espressioni dei lavoratori della conoscenza”. che si sono formati come multiforme strato 52 . sono “sottoposte ad una mutazione irreversibile della loro natura e delle loro funzioni”. se un medico invece di fare soldi con uno studio avviato a Parigi preferisce rischiare la pelle in zone di guerra con Médecins sans frontières è per una scelta che rientra nella sua visione generale del mondo e dei rapporti politico-sociali. I professionisti sono “una parte.14 una studiosa come Maria Malatesta dimostra di credere ancora alla natura particolare dell’etica professionale. Riescono a respingere i propositi governativi di abolirli in nome della liberalizzazione sostenuta dall’Unione europea. Le inchieste sul lavoro nelle dot. da almeno un decennio. In realtà.17 I lavoratori della conoscenza. più che per fedeltà a un codice etico della professione.com. fondamentale ma non esaustiva. ma non riescono a porsi come “terza forza” tra le rappresentanze sociali di Confindustria e dei tre sindacati Cgil. come scrive Prandstraller. alle prestazioni concrete del lavoro di conoscenza dentro e fuori le imprese. dimostrando ancora una volta che in momenti di difficoltà alcuni strati di ceto medio possono mobilitarsi con successo. e cita il caso di medici e avvocati che svolgono in condizioni estreme la loro arte. fonte di quella reputazione che al professionista veniva riconosciuta per la natura sociale del suo lavoro. in particolare quelle di Andrew Ross. anche in Italia. si smette di discettare sulle opinioni delle varie scuole e si torna all’osservazione della realtà empirica. Il momento in cui gli ordini professionali acquistano rilievo e si pongono ancora come una forza sociale in grado di condizionare lo stato è nel periodo dei governi di centrosinistra allo scadere del secondo millennio. contribuiscono a spazzare via l’interesse per le questioni del professionalismo.13 Pur riconoscendo che le professioni.

19 Non le si può negare certo coerenza con la sua attività precedente. scritto assieme al marito John Ehrenreich. il tema della middle class è stato uno dei suoi preferiti sin dagli anni settanta. una forma associativa che non vuole essere diversa da quelle che storicamente sono state le forme di difesa e rappresentanza del lavoro. Sarebbe nata in quel periodo la figura moderna dell’“esperto”.unitedprofessionals. Ma nella situazione italiana questa semplice idea stenta a farsi largo. È del 1977 un saggio in due puntate su “Radical America”. Disagio e risveglio dei ceti medi La giornalista e saggista Barbara Ehrenreich con il suo sito www. sono un’altra cosa. dove abbozza una teoria della formazione di una classe sociale che chiama “professional-manageriale”. anche coloro che ritengono la professione una costruzione intellettuale. e non un genere umano. la cosiddetta “Progressive Era”.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 53 sociale a partire dagli anni ottanta.18 Che il nostro sia un paese arretrato è ogni giorno più evidente. completamente diversa dalla “piccola borghesia” tradizionale. come dice Pierre Bourdieu. tra l’altro. come si è visto di recente in occasione della discussione in Parlamento della riforma della professione forense. di professionisti manager. l’organizzazione di tutela e di rappresentanza dei lavoratori indipendenti.20 La sua formazione risalirebbe agli anni a cavallo tra Ottocento e Novecento. il cui ruolo. Dedica i suoi sforzi ai salariati ma è in sintonia con le Unions dei professionisti indipendenti.org è diventata da qualche anno una protagonista del movimento di autodifesa dei lavoratori white collars americani. che verso la metà del secolo scorso sarebbe diventata una componente quantitativamente rilevante della popolazione attiva degli Stati Uniti. nella quale gli Ehrenreich includono anche i self em53 . con la costituzione di una serie di figure professionali nuove. importanti fondazioni private come la Rockefeller e la Carnegie avrebbero promosso lo sviluppo di questa classe. Negli stessi anni si costituisce la Freelancers Union. un sindacato finalmente. lo stesso sistema universitario si sarebbe adeguato alle nuove esigenze della società e della produzione. sia dei sistemi di governance. il cui ruolo sarebbe stato quello di assicurare l’ordine sociale capitalistico attraverso la razionalizzazione sia dei modi di produzione (taylorismo). viene messo in discussione dagli stessi che esercitano professioni regolamentate. continuano a pensare in termini di associazioni assimilate agli ordini.

terzo. stringendosi attorno alle loro associazioni e rivendicando un diritto a governare la società – intesa come sistema d’impresa e come sistema amministrativo – secondo i princìpi dell’efficienza.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 54 ployed. quando l’identificazione era con il sindacato di mestiere. quindi non c’era un’aspirazione a rappresentarsi come classe omogenea. accessibile solo mediante una lunga pratica. prima della fase dell’industrial unionism. che avrebbe conferito nei decenni successivi un’identità sociale e un senso di appartenenza a tanti lavoratori auto54 . un classico che ha fornito l’interpretazione comunemente accettata della nascita della società americana del Novecento. l’esistenza di standard etici che includono una dedizione (commitment) all’interesse pubblico. Fu un’utopia tecnocratica.21 “La forma caratteristica di auto-organizzazione della classe professionale-manageriale era la professione. Che il lavoratore intellettuale moderno. il tipico knowledge worker di oggi. di un’ideologia della professionalità.” Quali sono i requisiti essenziali perché una professione possa chiamarsi tale. Per analogia potremmo pensare alla fase primordiale di costituzione della classe operaia come classe. destinata a restare sconfitta. Là dove i due Ehrenreich introducono una loro lettura originale è nel mettere in risalto come negli anni venti questa classe di funzionari del capitale monopolistico abbia cominciato a ribellarsi in nome delle sue etiche professionali. secondo questi autori? Primo. Max Weber e la “vocazione professionale” Ma torniamo allo schema interpretativo proposto da Bledstein e allo sviluppo di una cultura. l’esistenza di un corpo specializzato di conoscenze. che si sia formata allora una consapevolezza di essere una classe è invece da escludersi per il motivo che i nostri autori giustamente individuano: l’identità era costruita sulla singola professione. abbia avuto origine nell’epoca del fordismo e del taylorismo è un fatto acquisito. secondo. Ricostruire la storia di un gruppo sociale significa contribuire a conferirgli identità. un senso di autonomia da interferenze esterne alla pratica della professione (solo gli appartenenti alla professione possono dare un giudizio sul valore della prestazione del singolo). somigliante ancora alle vecchie corporazioni. c’era anzi una ricerca di differenziazione per professioni. L’identità si costruiva sulla differenza. Fin qui nulla di nuovo. malgrado gli stili di vita e il senso comune fossero gli stessi. lo schema è quello di Richard Hofstadter in The Age of Reform (1955).

per dirla sempre con Weber. accattivante. nei casi peggiori. è pienamente consapevole di usare una parola che vuol dire. di ciò che altri hanno scritto. occorre ricordare che il termine tedesco Beruf contiene un insieme di significati che non sono traducibili con il semplice termine di “professione”. il nostro pensiero non può non correre subito a un testo che rimane un caposaldo nella storia della riflessione sul concetto di professione: la conferenza di Max Weber del 1917 su Wissenschaft als Beruf. Quest’ultimo punto. per la dimestichezza con gli scritti di Lederer. ma è semplicemente una rilettura. ritiene di dover tener conto di una serie di condizioni morali. più che condizioni di carattere intellettuale. oltre a professione. tedesco in particolare. non sufficientemente messo in risalto dalle letture e dalle interpretazioni correnti di questo testo. Il problema del Beruf – Weber.22 Qual è il punto di partenza del suo discorso? Proprio un confronto tra il sistema universitario americano e il sistema europeo. detto in parole povere. si limita a riciclare in un’elegante. meglio farebbe a cambiar mestiere. l’idea che rappresenta qualcosa di nuovo (Einfall). Quando Weber impiega il termine Beruf. si misura con un contesto sociale in cui. anche se il modo corrente per definire una libera professione in tedesco è Freiberuf. presentazione solo quanto gli è stato detto nell’intervista con l’amministratore delegato. e un rimescolamento. “vocazione” e. Prima di riassumerne brevemente i punti più interessanti. che se una pubblicazione che vuole essere scientifica non contiene nemmeno un frammento di idee nuove. la dedizione a un’idea di “progresso” (“venir superati non è solo la sorte di tutti noi ma lo scopo del nostro lavoro. di disposizione d’animo. quindi nell’analizzare come avviene che una persona decida di scegliere un percorso professionale. era perfettamente consapevole della rivoluzione che stava investendo i sistemi di organizzazione del lavoro – si com55 .vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 55 nomi. nei casi migliori. nel raccomandare alcune scelte organizzative al management di un’impresa. in assenza delle quali è difficile esercitare la professione: la “passione” innanzitutto. è invece di fondamentale importanza perché significa. Leggendo quelle pagine. meglio avrebbe fatto l’autore a stare zitto. di altri sociologi dell’epoca e di suo fratello Alfred. Significa che se un consulente di direzione. Ma il fatto che le condizioni per il corretto esercizio di una professione sono condizioni di carattere morale. “la scienza è entrata in uno stadio di specializzazione che prima era sconosciuto ed in futuro continuerà a restare così” e ancora “una prestazione professionale definitiva e valida oggi è sempre una prestazione specialistica”. non possiamo lavorare senza sperare che qualcuno vada più avanti di noi”) e l’innovazione.

innesca una logica di gruppo o di casta che pian piano porta i savants di oggi a parlare linguaggi incomprensibili e a comportarsi come i sacerdoti delle religioni antiche che muovevano le labbra in espressioni che quanto più erano inaccessibili alla comprensione generale. tanto maggiore autorevolezza conferivano alla casta sacerdotale?24 Può darsi. la sempre maggiore richiesta di specializzazione creano problemi di accesso alle conoscenze da parte della maggioranza dei possibili utenti. nel caso di professioni aperte al libero mercato. la logica dello specialismo è talmente costitutiva del lessico da rendere impossibili altri linguaggi. precario proletaroide il primo.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 56 plica nell’epoca fordista a causa del sempre maggiore “tecnicismo” dei prodotti intellettuali. Dunque è inevitabile la costituzione di caste? Nel caso di professioni tutelate dall’inamovibilità è possibile. Chi aveva letto gli scritti di Weber e conosceva alla perfezione la letteratura austro-marxista degli anni venti era certamente il viennese Peter Drucker.25 56 . sia perché hanno avuto un ruolo storicamente rilevante nel definire le caratteristiche dello “spirito imprenditoriale” (Unternehmensgeist) sia perché consideravano le inclinazioni morali e la disposizione d’animo dello scienziato non diverse da quelle di un operatore commerciale o di un fondatore di un’impresa. Anche il businessman deve avere passione. Sarebbe un errore infatti credere che Weber e i pensatori sociali di lingua tedesca degli anni venti e trenta non avessero presente il ruolo del Beruf nel libero mercato. ma questo interrogativo dimostra come il superamento di queste contraddizioni non possa consistere soltanto in un atteggiamento etico di disponibilità alla comunicazione. della sempre maggiore specializzazione della produzione accademica. le logiche sono differenti. come dice esplicitamente Weber nel testo citato. sotto l’influsso delle tendenze vincenti che provengono da oltreoceano (“L’università tedesca si americanizza”). salariato l’altro.23 Weber quindi tocca un punto che nel testo di Bledstein costituisce un importante interrogativo: la progressiva tecnicizzazione dei prodotti intellettuali. deve essere votato al progresso e deve avere inventiva. Il passaggio non è indolore. forse è inevitabile. prima di emigrare negli Stati Uniti e di diventare là il fondatore delle teorie del management. i primi capoversi della sua conferenza sono dedicati non a caso al modo in cui un giovane entra nel mondo accademico e alle diverse condizioni di lavoro di un Privatdozent tedesco rispetto a quelle di un assistant americano. perché modifica i percorsi di carriera.

per la quale è necessario un percorso formativo specifico. è il concetto di personal career. nel momento in cui si tratta di definire dei parametri che servono a identificare una nuova professione e si delinea la disposizione d’animo necessaria a esercitarla con successo. L’articolo che Lowell trae dalla sua prolusione viene pubblicato con l’infelice titolo The Profession of Business. strettamente connesso all’ideologia meritocratica. Nel settembre 1923 la prolusione all’anno accademico tenuta dal presidente A. persone destinate a 57 . Qui sta la radicale separazione dalla morale della professione all’interno dell’istituzione accademica o da quella espressa dalle regole deontologiche delle libere professioni tradizionali: il medico. l’architetto ecc. scritti da docenti della business school. interrogativo non retorico per chi si appresta a organizzare una scuola di business. mentre il senso del suo discorso era chiarissimo: noi qui vogliamo formare manager. Nel 1922 esce il primo numero della “Harvard Business Review”. Benché l’istituzione ospedaliera o la professione forense oggi siano organizzate come imprese che competono sul mercato. Al tempo stesso è naturale che. insieme alla volontà di competere. È inconcepibile nel pensiero americano un’etica della professione priva di un’idea di successo in una competizione senza quartiere con altri professionisti. Il problema di costruire un’etica professionale diversa da quella delle professioni liberali attraversa dunque tutta la storia recente del lavoro di conoscenza svolto in maniera indipendente. un’università speciale. espressione ambigua.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 57 Business e professione L’elaborazione di una filosofia della professione nel libero mercato è un tipico prodotto del pensiero americano. Il primo di questi. il fondamento etico di queste professioni sta ancora in codici deontologici antichi di secoli. evento importante nella storia del sistema universitario americano. il successo che si traduce in termini di prestigio sociale e di reddito. Lawrence Lowell è esplicita: la scuola è stata creata per rispondere alla domanda impellente di considerare il business management come una professione distinta. e subito uno dei temi dibattuti dalla rivista è “se il business può essere pensato come una professione”. del cui futuro promettente sembra si rendano ben conto i primi contributi sul periodico. non viene mai indicato come determinante nella scelta di esercitare la professione di medico o di avvocato. il modello delle professioni liberali si presenta come quello di più immediata imitazione o ripetizione. l’avvocato. che conserva dei connotati assolutamente caratteristici.

“un’attività merita il diritto di chiamarsi professione solo se alcuni ideali. con puritana inclinazione.26 La discussione che si aprì allora. professione è quando chi la esercita risponde finanziariamente e legalmente dei suoi errori. “una professione per essere tale deve avere un codice etico o un codice di condotta”. non esiste. oggi si guarda ai risultati e basta!”. a chi volete che interessi il titolo. “la parola professional può aver avuto un senso cent’anni fa.” scrive un altro ancora. quando si è in grado di dare una definizione e di esercitare un controllo sull’uso del titolo. rispondeva un professore sulla “Harvard Business Review”. sono infusi nel comportamento delle persone che sono occupate in questa attività”. L’America e l’intera comunità degli affari erano sotto lo shock provocato dal fallimento di Lehman Brothers e il grande interrogativo che l’opinione pubblica si poneva era. “com’è possibile che si sia arrivati a tanto? Gli uomini dell’alta finanza dagli stipendi favolosi non hanno un codice etico al quale devono attenersi. scrive Joel Podolny. ci permette di intravedere che cosa oggi il senso comune delle élite intenda per professione: la professione è padronanza/controllo di un “set” di conoscenze e di competenze ben definito. e ancora “queste sono discussioni da professori universitari. uno che impara un certo ‘set’ di conoscenze molto tecniche. ex rettore della Yale School of Management. mentre avrebbe potuto sollevare l’interrogativo: per formare manager è necessaria un’università? Nei mesi dopo la crisi del 2008 questi dibattiti risalenti agli anni venti sono riemersi nelle pagine della “Harvard Business Review”. e che poi è continuata vivace e talvolta concitata sul blog della rivista. la certificazione. la professione è un insieme organico di competenze che rende più semplice la definizione di standard”. di non arrecare danno o di perseguire il bene migliore. perché il management non è una professione. No. molto specifiche. per esempio quello di dare consigli imparziali. Era una lucida giustificazione dell’esistenza di un’università speciale per manager. “ma oggi il professionista è assimilabile a un artigiano.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 58 occupare posizioni di executive in organizzazioni complesse. non esiste una deontologia professionale?”. il codice etico. “il manager non ce l’ha ed è giusto che sia così”. non contribuiva però a chiarire meglio che cos’è una professione. lo status. In effetti riesce veramente difficile capire il senso di campagne per la formulazione di codici etici sostenute at58 . dice un altro. se lo fosse le business school non sarebbero università ma scuole professionali. per produrre dei risultati ripetibili. comporta un obbligo fiduciario nei confronti dell’utilizzatore finale del servizio (il singolo professionista deve avere influenza sulle decisioni del cliente).

poi il fenomeno si sarebbe generalizzato. Che senso ha invocare un codice di comportamento per un professionista quando alle imprese è consentito di agire illegalmente con sistematicità? Nell’era della globalizzazione esiste forse un unico concetto di legalità in tutto il mondo? Non è proprio l’esistenza di diversi criteri di legalità a determinare la mobilità del capitale? La ricerca dell’impunità non è forse uno dei grandi motori delle delocalizzazioni? Che cosa dovrebbe produrre un codice etico.28 Forse è lo stesso fenomeno che si ripete oggi: l’insistente richiesta di riconoscimento di albi da parte di certe associazioni delle professioni non ordinistiche. Non era la complessità delle nuove competenze ad aver reso necessari i codici etici. lo vedremo meglio in seguito.27 Era un periodo di forte obsolescenza delle professioni in seguito ai processi d’innovazione accelerati grazie alle consistenti risorse che le grandi imprese investivano nella ricerca. Settant’anni dopo sarebbe stato lo stesso con gli informatici. 59 . la loro riproposizione delle necessità di codici etici sono un modo per rispondere con una limitazione dell’offerta alla crisi di domanda. dopo che avremo messo a fuoco altri aspetti della condizione del lavoratore della conoscenza indipendente per capire quale sia l’atteggiamento verso il suo mestiere che gli può creare minori contraddizioni.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 59 tualmente da associazioni di professionisti non tutelati da ordini. Un caso precoce di obsolescenza della professione fu quello degli ingegneri agli inizi del Novecento. alla crisi di mercato. La rapida espansione di etiche professionali dopo la Prima guerra mondiale può essere attribuita interamente a questioni di status. Per questo è opportuno lasciare da parte per un momento l’etica e riprendere il discorso sull’ideologia meritocratica. Ma è una risposta falsa e imbelle. Già nelle professioni liberali tradizionali il codice etico ha assunto da tempo un valore puramente simbolico (l’Ordine dei medici tedesco ha forse espulso tutti i suoi membri coinvolti nelle pratiche di igiene sociale e di sterminio razziale del nazismo?). un’autoregolazione del mercato? Chi ha approfondito il problema dal punto di vista storico ci insegna che i codici etici delle professioni sono stati uno strumento mediante il quale una parte del ceto medio ha cercato di recuperare riconoscimento sociale in un periodo in cui si sentiva schiacciato dal ruolo sempre più importante che il volto anonimo delle grandi corporation assumeva nella società. alla svalorizzazione delle competenze.

L’etica del successo e l’ideologia darwiniana a essa associata s’identifica quindi con l’etica professionale. ma un problema specifico di quelle esercitate in maniera indipendente. dunque. che non erano tutelate da barriere all’accesso. Percorrere la prima significa entrare in un territorio riservato a potenti corporazioni che. nessun titolo di studio ha certificato la sua competenza. spesso non ha nemmeno una formazione universitaria specifica per la professione che esercita. Un oscuro medico di campagna è pur sempre un medico che può rivendicare per sé il medesimo rispetto riservato al direttore della clinica universitaria. e questo basta a definirlo socialmente. che lavora alle dipendenze di un’impresa. insomma. Come può essere riconoscibile socialmente? La risposta americana è stata la più pragmatica e forse anche la più realistica: diventando ricco e famoso. la competizione per il successo. Non è un problema generalizzato di tutte le professioni intellettuali. Nel periodo in cui spuntano sul mercato le nuove professioni e chi le esercita non ha un’immediata riconoscibilità sociale. due strade si presentano per conferire riconoscibilità al soggetto: la strada delle professioni liberali tradizionali e la strada dell’affermazione economica. anzi. giustamente. si rifiutano di cedere la loro specificità e la loro chiave d’accesso al riconoscimento sociale. Il freelance delle nuove professioni ha difficoltà persino a spiegare al figlio che razza di lavoro sia il suo. i percorsi di carriera nelle aziende obbedivano a meccanismi molto rigidi). Innanzitutto è un impiegato. non ha analoghi problemi di riconoscibilità sociale. i suoi percorsi di carriera sono ben definiti da regole aziendali (nel periodo in cui nascono le nuove professioni. della notorietà. del successo. cioè persone che non potevano dimostrare di essere in possesso di particolari competenze certificate da titoli di studio specifici. nella piena maturità del sistema fordista.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 60 Freelancing Il successo. la sua competenza è certificata dall’azienda per cui lavora per il fatto stesso che lo ha assunto per quella mansione e gli offre la possibilità di arricchire le sue conoscenze con l’esperienza sul campo. L’etica del successo andava a pennello per i freelance delle nuove professioni. completamente in balìa del mercato. nessun esame di stato gli ha conferito un’autorizzazione pubblica a esercitare il suo mestiere. la sua retribuzione è garantita indipendentemente dal livello delle sue prestazioni (in quel periodo storico la retribuzione in base al rendimento era già cominciata ma per gli impiegati non aveva l’importanza che aveva e avreb60 . Uno specialista salariato.

entra in gioco l’altro fattore determinante: la competenza tecnica specifica. perciò l’etica del successo è anche una specie di eccitante per far apparire il successo come un evento comune. non solo nel mondo del business ma nella vita di ogni giorno. dice Drucker. Ma com’è possibile definire quando non esistono sistemi formativi che la certificano? La risposta. professional. giudica in maniera diversa dal fenomeno che viene descritto come “il gradimento del pubblico”. Pertanto l’etica del successo. l’attenzione che gli dedica. deve essere costruita artificialmente per il professionista che eroga dei servizi. comprese le sue prospettive di carriera. la relazione tra il professionista indipendente e il suo cliente è molto personale. quasi alla portata di tutti. Il rischio del freelance è di tutt’altra natura. E qui la semplice filosofia della competizione ovviamente non è sufficiente. se a un cliente il professionista offre una prestazione di basso valore o contenente valutazioni errate. Il passaggio successivo è quello più difficile. inoltre incide sulle fortune o sfortune economiche del cliente. Quel tipo di professionista offre un servizio e la logica del servizio è ben diversa dalla logica della libera creazione dello spirito. la competenza è l’opposto di amateur. Se a un pubblico l’esibizione di un artista non piace. il quale acquista il servizio come una merce e ragiona. ancora una volta. quella che in tedesco è propria del Fachmann e in inglese del professional. l’identificazione con gli interessi e il successo del cliente. si comporta. Innanzitutto. basta dedicarvisi anima e corpo. che è naturale nell’artista. dal cliente. Il professionista non deve mai di61 . Il successo del professionista appartenente alla categoria che abbiamo delineato non segue le stesse dinamiche del successo proprie di un artista. basta volerlo intensamente. Fachmann. non è il suo sistema di conoscenze specialistiche e la padronanza con cui le utilizza a farne un lavoratore intellettuale indipendente con chance di successo. non è la tecnica la sua maestria. è di tipo morale e comportamentale: non è chi possiede determinate competenze tecniche a essere un professionista. è l’opposto di Dilettant. La vera competenza sta qui. ma la capacità di relazione con il cliente. attore di teatro. rimpiange solo il costo del biglietto. dice Weber.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 61 be avuto in seguito per il lavoro operaio). musicista o altro. Il successo pertanto dipende sempre da un altro. L’etica del successo forma un unico agglomerato mentale con l’etica della competizione. sia esso scrittore. il suo percorso di carriera è incanalato dentro un’istituzione. il costo per il cliente può essere elevato. il miraggio del successo è lo strumento con cui si rende convincente l’idea che il comportamento naturale dell’uomo sia di natura competitiva.

il requisito fondamentale richiesto non aveva natura conoscitivo-intellettuale ma emotivo-comportamentale. quando nei paragrafi precedenti abbiamo citato le teorie contemporanee sul biocapitalismo e sul biolavoro. risale a un periodo precedente l’attuale fase postfordista e si colloca in maniera specifica all’interno dello sviluppo di un nuovo mercato. il semplice percorso formativo non bastava. nel momento in cui era necessario configurare una bozza di codice deontologico. Se nella ricerca del successo il professionista deve assumere un comportamento competitivo e non deve avere alcun riguardo nei confronti dei suoi rivali. il vincolo di responsabilità. La dedizione al lavoro e il vincolo morale verso il fruitore della prestazione presuppongono un elevato livello di accettazione della propria con62 . lo abbiamo fatto non solo per un senso di stima e di rispetto per interpretazioni della realtà che in gran parte condividiamo. non abbiamo usato un linguaggio spurio. Il vero professionista deve saper conquistare la fiducia del cliente. precedente e superiore all’atto di erogazione di energie fisiche o intellettuali. impliciti nel termine Beruf. ma deve identificarsi con il suo cliente al punto da coglierne al volo le esigenze e intuire quali siano quelle di cui è inconsapevole. la tecnica era questione d’esperienza. Alla radice dell’etica professionale dei lavoratori intellettuali indipendenti. Ai nuovi professionisti si insegnava che l’erogazione di energia emotiva è il principale atto della prestazione.29 Pertanto. trustworthiness è una delle parole chiave dell’etica professionale. elaborate anche da persone con le quali abbiamo avuto un intenso scambio di idee sulle problematiche del lavoro autonomo. egli è a servizio di qualcuno pur non essendone dipendente. ma ci siamo attenuti a un filone di pensiero che ha le sue radici nei primi teorici del professionalismo. il requisito fondamentale per l’esercizio della professione era un altro: la disposizione d’animo. quello delle professioni indipendenti a servizio dell’impresa. quando nei paragrafi precedenti abbiamo parlato di disposizione d’animo libertaria nella scelta di praticare una professione indipendente da parte di molte persone negli anni settanta e ottanta. anima e corpo. degli affetti oltre che dell’intelletto e della volontà. La padronanza della tecnica era data per scontata.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 62 menticare che il suo mestiere è erogare servizi. che nel linguaggio del professionalismo americano si chiamano commitment. ma perché l’etica della dedizione totale al lavoro. Analogamente. nell’esercizio della sua prestazione non solo deve avere riguardo per l’altro. Occorre prestare attenzione a questo passaggio. estraneo all’etica delle professioni. intesa come coinvolgimento totale.

coniuge. donne in particolare.31 Corredato da venticinque pagine di bibliografia.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 63 dizione sociale. specchio della propria identità. oppure come un “doppio sì”. si lasciano permeare dallo spirito del business e dunque richiedono uno stile di vita dove la carriera. Professionisti indipendenti o salariati. Ma le certezze. si è tradotto in una concezione della vita lavorativa come l’opposto di un percorso lineare. persone soprattutto impegnate nei ruoli della new economy. come una permanente “transizione”30 da uno status professionale a un altro. Tutte le decorazioni appese alla divisa della professione sarebbero state strappate. lower middle class. talvolta sacrificando le loro relazioni personali. Forse proprio in seguito a una maggiore dedizione femminile al lavoro. alla cura delle relazioni personali e al lavoro conto terzi. Nemmeno i padri più accaniti del capitalismo. rappresenta la principale molla dell’esistenza. In alcune professioni si richiede uno spirito “disinteressato”. spesso hanno sopportato una vita da cani. hanno dedicato la loro vita al lavoro. prestate a servizio delle imprese. amici. Negli anni ottanta e novanta abbiamo assistito a un’accettazione di massa di questo stile di comportamento. una forte polarizzazione tra chi ha trovato ragione d’intensificare la dedizione e chi ha cominciato a guardare con maggior distacco “la carriera”. di un imprenditore della propria forza lavoro. il capitolo sulle professioni dell’Handbuch für Soziologie 2010 sottolinea l’importanza del pensiero femminista nella demolizione delle ideologie del professionalismo. figli. richiedono un cervello e un’anima completamente disponibili al sacrificio di un uso diverso del proprio tempo di vita. si erano incrinate assai prima. il senso di distacco è maturato più rapidamente nella percezione di genere e ha preso voce nella letteratura e nella saggistica delle donne. Il lavoro ha perduto il suo significato di “prestazione conto terzi” per diventare semplicemente impegno personale. prova di sé. le ultime ricerche in ambito germanofono parlano di Arbeitskraftunternehmer. Non è così nella maggior parte delle nuove professioni che. al vincolo affettivo e familiare e allo sforzo per migliorare la qualità delle prestazioni professionali. i suoi più ciechi sostenitori avrebbero immaginato una vittoria simile. La crisi finalmente ha introdotto una crepa. orizzonte mentale e stile di consumo da ceto medio produttivo. hanno interpretato come un unico grande coro questa commedia moderna. sparisce ogni riferimento alla professione come attività comune di un 63 . hanno occupato la loro mente con il problema del lavoro anche fuori orario. quella che viene chiamata comunemente “l’affermazione del professionista nel mercato”. l’univocità dell’orizzonte mentale.

quindi del marchio.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 64 gruppo sociale. Non si può negare che questa sia stata una “nuova” professione molto diversa da quelle liberali. è quella che poco per volta ha rappresentato l’esempio vivente del successo individuale. di un collettivo. su questa periodizzazione ormai c’è una convergenza di opinioni. ma al tempo stesso ha creato quel particolare tipo di capitale che è stato chiamato “capitale simbolico”. posseduto da persone che godono di una reputazione speciale. Benché i suoi inizi si possano collocare nel periodo tra le due guerre mondiali. Tanto che spesso la figura del consulente assurge a simbolo delle nuove professioni e del lavoro indipendente tout court. Il capitale simbolico che tale figura detiene le deriva da una doppia fonte di luce. e precisamente nelle attività degli ingegneri delle Grandi scuole. Quando si pensa a un consulente di direzione. di fatto è dopo il 1945 che ha assunto un ruolo importante e una sempre maggiore visibilità. Indagini condotte sul caso francese ne rintracciano gli inizi già prima. del rapporto con il mondo accademico e dell’immagine pubblica del lavoro indipendente si confondano talvolta in maniera inestricabile è dato dalla figura del consulente di direzione d’impresa. universi che godono del massimo prestigio nella nostra società. Consulenti di direzione: flagello o risorsa? Un esempio di come i problemi della reputazione. strapagato. È un caso di studio interessante perché lo sviluppo di quella che è stata chiamata consulting industry ha dato luogo alla costituzione di società di dimensioni multinazionali. istintivamente vi si associa la figura di qualche “guru”. sia perché la figura che svolge questo ruolo occupa non di rado ambedue le posizioni. la sua forza lavoro e il mercato.33 Tra tutte le attività professionali. rimane solo l’individuo. Lo spartiacque è dato dalla crisi del modello fordista. inoltre. Qualcuno ha parlato di rapporto “simbiotico” tra il mondo accademico e la consulenza di direzione. quella del management che ne è l’utente e quella del mondo universitario. e dunque alla quintessenza del professionalismo. che invece di entrare nella pubblica amministrazione diventano quadri delle imprese private. e quello dell’individuo singolo. perché non dotata di percorsi formativi specifici o di competenze esclusive. sia perché si è verificato spesso uno scambio di tipo 64 . È un’attività che si articola su due poli estremi. di qualche uomo di successo. quello della grande organizzazione.32 Certi studi fanno risalire la sua diffusione in Europa addirittura al Piano Marshall.

e in definitiva la spesa per le consulenze appare quasi un benefit del manager o un suo capriccio personale. Anche in questo caso il rapporto può essere di tipo simbiotico. È difficile formulare un giudizio equilibrato proprio per il peso esercitato dalla tradizione del professionalismo e per l’importanza che al suo interno riveste il capitale simbolico. È altrettanto difficile controllare se un’organizzazione abbia veramente bisogno di consulenti esterni. In Italia la pessima fama del consulente è stata spesso imputata al suo rapporto con la politica e la pubblica amministrazione. tanto che il termine talvolta si confonde con quello di faccendiere. priva di idee. funzionale solo a dare spettacolo. All’estremo opposto troviamo invece chi considera la consulenza di direzione il custode della cultura manageriale. il contenuto delle attività di consulenza non è facilmente codificabile. Il giudizio sull’operato del consulente e sugli effetti della sua prestazione è riservato al manager che lo ha ingaggiato e il manager non sarà mai disposto ad ammettere di aver sprecato i soldi dell’azienda. c’è chi ha definito l’utilità del consulente di direzione puramente theatrical. I risultati del suo lavoro non sono facilmente verificabili. la loro efficacia sarebbe ben poca. Negli anni novanta il mito della consulenza di direzione si è andato progressivamente appannando. Povera di contenuti. procurando forza lavoro intellettuale di valore “scientifico” garantito. Ma anche nel caso in cui le idee del consulente fossero eccellenti. sono proliferate le voci critiche. È possibile riprendere uno sguardo corretto sulla consulenza – spesso strumento di effettivo sup65 . che nell’immaginario collettivo è un uomo di successo dagli onorari favolosi per prestazioni da ciarlatano. della consulenza non rimarrebbe che l’abilità di una presentazione in Powerpoint. è difficile persino descriverlo. Il consulente procura sponsor all’università e l’università gli garantisce una posizione di prestigio e di inamovibilità. Gli scandali che hanno coinvolto società di certificazione dei bilanci agli inizi del nuovo millennio hanno ulteriormente scosso la reputazione della professione. date le resistenze inerziali dell’organizzazione a metterle in pratica. che devono coprire i costi d’esercizio. Le nuove professioni non ci hanno guadagnato dal venir associate all’archetipo del consulente di direzione.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 65 utilitaristico tra la posizione del docente universitario e quella di chi svolge il ruolo di consigliere di potenti amministratori delegati di grandi aziende. In questo caso il manager potrà contare forse su consulenze meno costose di quelle delle multinazionali. Oppure il docente della business school apre una società di consulenza e fa da intermediario tra l’università e l’impresa. Ma la figura del consulente di direzione presenta anche lati deboli.

che hanno visto il diffondersi delle nuove professioni. in Italia. Le grandi imprese. nel periodo postindustriale. quello del consulente è essenzialmente un lavoro di relazione. per quanto possano essere standardizzate le loro procedure. è dura a morire e si ripresenta con gli stessi abiti consunti e pieni di rattoppi nei periodi di crisi economica. e che ambedue “non debbono risparmiare alcuno sforzo affinché il loro rapporto di lavoro diventi un’esperienza di apprendimento reciproco”. passa in rassegna varie scuole di pensiero che si sono esercitate a tracciare il profilo del consulente di direzione. il successo sul mercato dipende dal talento delle singole persone. solo al terzo e quarto posto vengono knowledge e skills. il manager. Ma oggi. c’è qualcosa di più che può spiegare la sua persistenza anche nei momenti di congiuntura favorevole. In altri termini. Ogni lavoratore indipendente della conoscenza. Quindi la sua competenza viene definita primariamente attraverso i personality traits e le attitudes. Surrogati d’identità L’ideologia del professionalismo. ci deve essere scambio di conoscenza. e poi aggiornato più volte. Il già citato Manuale della consulenza redatto a metà degli anni settanta dell’International Labour Office di Ginevra. come sono stati. non c’è dubbio che il capitale delle grandi società di consulenza sia rappresentato da individualità e. sociale e politica dei ceti che ne sono portatori. interazione. può trovare nella sua letteratura considerazioni. Ed è singolare che il professionalismo sia tornato in auge mentre proseguiva in maniera accelerata la frammentazione e l’implosione dei ceti me66 . quelli. il lavoro di conoscenza e approfondimento che vi si è profuso ha finito per creare un’accumulazione di intelligenza che pochi altri settori conoscono. La clientela è ricca.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 66 porto nelle scelte strategiche di un’impresa o di una pubblica amministrazione – solo spogliandosi completamente da un sistema di pensiero condizionato dall’ideologia del professionalismo. gli anni ottanta e novanta.34 Benché il Manuale consideri l’offerta di servizi di consulenza un’industria che deve avere strutture organizzative complesse e alla figura del consulente indipendente dedichi quattro scarse paginette. per intenderci. le pubbliche amministrazioni e le risorse generate dall’industria del management consulting sono consistenti. esperienze e analisi dalle quali c’è sempre qualcosa da imparare. pur sottoposta a critiche demolitorie. qualunque altro mestiere faccia. ma un’idea centrale le accomuna tutte: quella che tra il consulente e il suo cliente.

non la funzione. o la moltiplicazione delle maschere oppure il travestimento. Nella società italiana dove le scelte di politica industriale hanno portato l’abbigliamento e la moda a occupare una posizione costituita dell’identità nazionale. quello dell’identità come maschera di una commedia che recitiamo tutti quanti e che indossiamo nel balletto dei rapporti superficiali quotidiani. In un quadro di perenne competizione. la costruzione della personalità attraverso i vestiti e gli accessori ha raggiunto limiti esasperati e ha ridotto intere generazioni di giovani a manichini ambulanti. più convincenti per caratterizzare la loro personalità. ma solo per pura convenzione. obbligati a rispettare certe convenzioni. galleggiando come una sostanza che non si scioglie nella “società liquida” di cui parla Zygmunt Bauman. ma ci credono. nella seconda dobbiamo crederci davvero ed è questa che nella società odierna tende a indebolirsi sempre più. per reazione di autodifesa. e quello dell’identità intesa come configurazione dell’unicità della persona. Non è quindi soltanto il lavoro ad aver perduto la sua forza identitaria sia perché è un valore sociale in disuso. Sicché coloro che esercitano una di quelle che sono chiamate “professioni intellettuali” non solo indossano la maschera del recitare quotidiano. Un fenomeno cui sono stati dedicati molti studi ma che ciascuno di noi può osservare nella vita di ogni giorno. sia perché la precarizzazione lo ha logorato nei suoi significati esistenziali. come abbiamo visto. provocando. Se allora la cultura del professionalismo aveva cementato le varie componenti della “classe unica”. semmai. Qui s’innesta la forza ideologica del professionalismo. Non stupisce quin67 .vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 67 di. conserva una sua presa sull’individuo attraverso la sua componente moralistica e attraverso il richiamo all’ordine simbolico della competenza esclusiva. ma è la formazione della personalità in quanto tale che è resa sempre più difficile e complessa. Nella crisi d’identità spesso si confondono questi due piani. all’interno del mondo del lavoro crea identità la carriera. Benché. Le persone continuano a definirsi attraverso l’attività che svolgono. e si stava affermando quindi una tendenza inversa rispetto a quella che Bledstein e altri hanno osservato nell’America mid-victorian. Chi è tagliato fuori da un percorso di carriera rifiuta una definizione di se stesso attraverso il lavoro. nei decenni più recenti ha potuto riproporsi in un panorama di crescente disgregazione e frammentazione. La ragione principale sta forse nella perdita di forza “identitaria” del lavoro. esso stesso sia stato strutturato secondo curricula istituzionalizzati. per ragioni di etichetta quasi. privi di anima. Nella prima forma d’identità possiamo recitare o usare le credenziali. mentre nel loro intimo cercano agganci più solidi.

che bene o male funziona. è la gente che non sa parlare e scrivere in italiano.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 68 di che le “nuove” professioni siano state contagiate dall’ideologia del professionalismo: cercavano una forma di cittadinanza e di riconoscimento per passare dallo stato di outsider a quello di insider.35 Questa visione rassegnata di Bauman non è del tutto convincente. Dell’educazione qui si è parlato solo per i suoi gradi elevati perché il rapporto tra formazione delle conoscenze specializzate e professioni intellettuali è vincolante. non è quello della difficile comprensione dei linguaggi specialistici e della pretesa di status delle élite professionali.] l’idea di “interessi comuni” diventa sempre più nebulosa e in definitiva incomprensibile. che i media trasmettono in età infantile e adolescenziale. non si coagulano in una “causa comune”. scorie d’ogni tipo prima che l’educazione possa fornire filtri protettivi. ansie e risentimenti sono fatti in modo tale da dover esser sopportati in solitudine. L’incertezza odierna è un potente fattore di individualizzazione. inteso come storicamente “stabile”. L’insicurezza non è soltanto un prodotto di rapporti di lavoro precari. spesso le immagini o le parole trasmettono modelli di personalità irraggiungibili. Qui c’è il solito retaggio paralizzante del modello del lavoro subordinato. Il dramma oggi non è l’università specialistica.. la via breve era quella della vecchia ideologia. perché presenta aspetti che s’intrecciano fortemente con il problema della coalizione. di espressione. e nemmeno quello della discrasia tra i corsi che l’università offre e le competenze che il mercato richiede. essa divide anziché unire [. Vale la pena invece riprendere il discorso della sempre più difficile formazione della personalità e dell’identità attraverso l’occupazione. Paure.. Tutto ciò fa dell’atteggiamento solidaristico una tattica non più razionale e suggerisce una strategia di vita del tutto diversa da quella che condusse un tempo alla nascita delle organizzazioni difensive e militanti della classe lavoratrice. provocata a sua volta dalla crescente invasione di modelli di persona. Ogni immagine è un’ipotesi di personalità possibile. ce ne accorgiamo ogni giorno. di pensiero. non possiedono un “destinatario naturale”. Poi si sono accorte che restavano lo stesso fuori dalla porta. L’insicurezza è dovuta alla difficile formazione della personalità. di comportamento. Le critiche all’iperspecializzazione sono cominciate già prima di Weber ma il problema ormai. ma questa è un’altra storia. Entrano a fiumi nelle catene dell’apprendimento fattori inquinanti. È sempre più incerta e fragile quella che Drucker chia68 . non si sommano.

può tranquillamente disfarsi dell’ideologia del professionalismo (deve sapere cos’è però). Non è un paradosso affermare che per un nostro lavoratore della conoscenza freelance padroneggiare la lingua italiana scritta e parlata è il requisito più importante. ma com’è possibile formare una personalità senza sapere come si legge un libro di storia. Solo una forte personalità produce frammenti d’idee originali. i saperi e le emozioni. ha bisogno di una personalità che gli conferisca sicurezza e quindi disponibilità al rischio. e quando il punto dove si vuole arrivare è chiaro. Italiano. la possiamo chiamare dote o talento. ma soprattutto gli consentono di agire su percorsi che lui stesso si è scelto. di cui necessita il lavoratore indipendente delle nuove professioni. ha un’idea di cosa siano le relazioni sociali. come una musica che procede per quarti di tono. senza saper riconoscere la dinamica e la genesi della condizione in cui si vive? Farsi spiegare passivamente da altri quello che sei o com’è nato il mondo in cui vivi è come accettare che padre e madre vengano conferiti d’ufficio. di transitare da un mercato della competenza a un altro. in un ordine mentale che permette all’individuo di controllare. perché significa che ha un’idea di base di cosa siano il tempo e lo spazio. in modo da distinguere l’essenziale dal superfluo. l’ambiguità diventa solo un mimetismo per poter arrivare là dove altri potrebbero impedirti di arrivare o potrebbero aspettarti. Ma l’ambiguità è anche finezza. di dove si possa essere schietti e frontali e di dove conviene stare in guardia. è la capacità di muoversi su tutti i terreni. il termine intende la conoscenza dei “fondamentali”. offre al mercato quella che comunemen69 . È un modo per preparare la sorpresa del pensiero originale.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 69 mava l’allgemeine Bildung. quell’insieme di attitudini che consentono di organizzare le conoscenze e le passioni. storia e geografia: sembra una battuta di snobismo intellettuale. cioè ha introiettato la storia e la geografia. Questa è la condizione. non a caso il nostro è il paese del trasformismo. Significa che sa esprimersi in maniera chiara e in maniera ambigua. L’italiano è una lingua che offre meravigliose risorse di ambiguità. Tradurre allgemeine Bildung con “cultura generale” è restrittivo. ma si è sempre meno in grado di produrre personalità. Si è capaci di produrre competenze specialistiche. ma anche di navigare o di volare. che possono assumere la veste di identità professionali. in un quadro mentale dove i riferimenti di tempo e le gerarchie dei dati sono chiari e i linguaggi degli insiemi di informazioni riconoscibili. delle leggi che vogliono dire una cosa e il suo opposto. da un sistema di relazioni a un altro. filtrare e incanalare il flusso di eventi informativi che gli piovono addosso. Non ha bisogno di un’identità professionale.

la “perdita del malinteso”. Certo. non avrebbe senso. il fordismo avevano portato alla svalorizzazione di un patrimonio linguistico che troppo spesso l’italiano letterario aveva ignorato. Ma si può presumere che prima di scomparire il dialetto potrà influenzare anche profondamente lo sviluppo dell’italiano letterario. diventi mutismo sono temi che appassionano i filosofi dal momento in cui si è instaurato il dominio di Internet. quella delle lingue in quanto tali. Quanto lunghi saranno i tempi perché il dialetto scompaia del tutto questo resta da vedersi. Meneghello non immaginava che. leggibili attraverso una linguistica senza fonologia. Rispondendo al suo interlocutore nel 1986. giunta ai livelli estremi di connettività tra soggetti.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 70 te si chiama “innovazione”.36 L’industrializzazione. “rispondere all’istante”. per quanto riguarda la qualità della scrittura. Questo è il campo non esclusivo ma specifico dei lavoratori della conoscenza indipendenti. ma la redazione di testi di riflessione o di esposizione per loro non è mai stato esercizio diverso. alla domanda su quale fosse per lui il rapporto tra dialetto e lingua nella scrittura e se ritenesse che il dialetto fosse un patrimonio espressivo in via di estinzione.37 la minaccia di una comunicazione che. cioè che il mondo artigiano e contadino è stato estinto dagli sviluppi della nostra società. attraverso i meccanismi non troppo diversi dai “trasporti” che vi ho illustrato. Sono i problemi ai quali è maggiormente sensibile chi ogni giorno lavora con il web e ne 70 . l’introduzione di stilemi e grafemi privi di un suono. Un giorno Luigi Meneghello. se non represso. gli ostacoli e i problemi restano gli stessi. dieci anni dopo. come dice Gargani citando Baudelaire. Personalità e scrittura Ma che significa “scrivere in italiano”? Maestri di questa pratica ci hanno permesso di entrare nel loro laboratorio e di osservare da vicino certi arnesi del mestiere. della nostra civiltà: ed è ovvio che mantenere vivo il dialetto al di fuori della società che lo parlava. Sono le sorgenti dell’espressione il grande mistero. si trattava in gran parte di arte letteraria. ma è certamente vero anche l’opposto. “il progresso della civiltà” avrebbe avvicinato il rischio di una seconda estinzione. Il postfordismo e l’uso delle tecniche comunicative a distanza potranno portare a questa scomparsa? Il modo di “scrivere all’istante”. lo nutriva. così rispondeva: Per me ha senso l’assioma che morendo una lingua muore una cultura.

la difficile formazione di una personalità è generata da qualcosa di più complesso del precariato lavorativo o dell’incertezza professionale. suonava The Corrosion of Character. si diceva. ci insegna Bledstein. quindi. Character: avere una personalità. era la dedizione. Uno dei princìpi fondamentali. la spinta etica al bene pubblico. L’uomo flessibile. modificando radicalmente le dinamiche dell’apprendimento e quindi del passaggio dallo stato infantile allo stato adulto. che ha avuto tanta eco. Ma è proprio questo a esaltarne il prezioso retaggio. Corre veloce il pensiero al libro di Richard Sennett. “il segno distintivo. disposizione d’animo dell’individuo ad affrontare tutte le situazioni. Il modo di produzione postfordista e la globalizzazione hanno creato una nuova antropologia umana. allude a “una personalità competitiva”.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 71 riconosce le insidie. ma per formare una personalità. non sono problemi riservati ai filosofi ma normalità per i lavoratori della conoscenza. Nel nostro discorso si vuol andare oltre. per dire il deterioramento della personalità provocato dalla condizione di perenne instabilità del lavoratore moderno. la somma di qualità che distinguono un individuo dall’altro” e che potrebbe essere proprio quel che abbiamo chiamato personalità. Le lingue. di interdizione. qui si vogliono rivisitare tematiche alla base dell’ideologia del professionalismo che ritroviamo negli scritti dei suoi padri fondatori. come. Quante volte una lingua è stata “salvata”! Oggi questa minaccia ha cambiato tattica: ciò che uccide le lingue e le culture a esse associate non è il divieto di parlarle o scriverle. la diffusione dell’informatica e l’utilizzo del personal computer hanno introdotto nuovi parametri epistemologici. del resto. L’informatica ha consentito a giovanissimi di padro71 . nell’edizione originale. tra i vari segni della civiltà sono state quelle più esposte alla minaccia di repressione. Ma ben presto si disse che prima ancora era indispensabile il character. considerata forse più importante della competenza specialistica. ci sembra che abbia piuttosto a che fare con la percezione del mondo e con l’adattamento all’ambiente esterno. fiducia in se stesso. è il potere monopolistico di un idioma. Il termine career in origine indica la pista di gara: il “carattere”. Insistiamo: non si tratta di luoghi comuni o di snobismi provocatori. sin dalle origini del professionalismo moderno. ancora una volta con acutezza. Il suo sottotitolo. come abbiamo ricordato in precedenza. storia e geografia non solo per rendere solido un capitale umano. Italiano. anche in Italia. un carattere. ma solo all’interno dei parametri della carriera: devi avere character nel quadro dei career patterns. Giustamente Bledstein osserva che questo “carattere” era sì inteso come immagine di se stesso.

I casi clinici di ragazzi che stanno tutto il giorno chiusi in stanza davanti al computer dovrebbero farci capire che l’androide è dietro l’angolo. L’hacker bambino è il simbolo di questo passaggio di civiltà. Ma la libertà non è scindibile dalla conoscenza. dentro lo schermo e lui non lo riconosce attraverso la carta geografica ma mediante il linguaggio dei simboli. è l’eterno problema della libertà dell’individuo. La corrosione. in hacker capaci di creare grosse difficoltà o addirittura paralizzare sofisticati sistemi di apparati militari. e dalla dipendenza dei procacciatori/manipolatori d’informazioni. pertanto l’affermazione che l’informatica ha creato una diversa epistemologia significa che ha modificato i parametri del processo conoscitivo liberandolo in parte dalla dipendenza dell’insegnamento. di sottomettersi. seppur parziale e in permanente ten72 . e tutta la cultura della “formazione generale” risulta obsoleta. il deterioramento della personalità provocati dall’instabilità lavorativa si chiamano così perché lo sguardo di Sennett. per esempio. aprendo lo spazio a un’autonomia dell’individuo. L’età scolare era una fase ben precisa della crescita fisiologica.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 72 neggiare i linguaggi e le tecniche. Forse quella nozione di personalità che abbiamo prima delineato appartiene anch’essa al mondo di ieri. Nessuno ha insegnato loro come si fa. senza personalità. è datato? Ha forse bisogno di conoscere la storia l’hacker bambino? No di certo. La rivoluzione del computer segna uno spartiacque nella storia perché ha posto fine al sistema millenario delle civiltà umane che prevedevano in parallelo alla crescita naturale dell’uomo un progresso graduale di apprendimento. Il suo mondo è lì. o semplicemente non utile a consentire la sopravvivenza dell’individuo. Ma non è detto che finisca così. Se la principale capacità di adattamento all’ambiente esterno è data dalla conoscenza dei linguaggi informatici. Senza un percorso di apprendimento. è chiaro che la stessa nozione di personalità individuale acquista un nuovo significato.38 Il problema sta nel rifiuto di subire. già irrompe con potenza devastante nel mondo degli adulti. come il nostro. Qui sta il senso del discorso sulla coalizione. Tutti i sistemi totalizzanti tendono a ridurre l’umanità a un insieme di corpi senz’anima. ma non ha bisogno nemmeno di relazioni. mettendoli in grado di trasformarsi. del lavaggio del cervello. il capitalismo per primo e il biocapitalismo quasi ci riesce. senza una scuola. lo hanno imparato da soli. solo un atteggiamento di sciocco snobismo parla con apparente rassegnazione di “barbarie incombente”. un mondo che quanto più è computerizzato tanto più sembra accessibile a chi non ha compiuto o non ha bisogno di compiere un curriculum di formazione.

Ha abbassato la statura dell’autorità. non la specializzazione.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 73 sione. caratteristici della cultura del professionalismo.39 Forse qualcuno potrebbe sentirsi offeso a essere definito “un mercenario”. Non hanno un percorso di formazione precostituito. le ha tolto il piedestallo. Accettano le scelte dei propri padroni e li servono lealmente come meglio possono. lo ha fatto invece 73 . Ma il termine generico di “nuove professioni” ne comprende anche alcune antiche. vivono di relazioni più che di competenze. Le “nuove” non-professioni La nascita e lo sviluppo delle “nuove” professioni avvengono proprio nel periodo in cui questo passaggio di civiltà comincia a compiersi. da poter essere considerate “nuove”. esercitate in maniera nuova o. anzi sono d’impaccio.] servono i loro padroni come freelance o hired guns (tanto per usare sia il termine antico che quello moderno per dire “mercenario”). non possiedono conoscenze alle quali corrisponde un ambito di giurisdizione ben definito. di essere indipendenti da quelli o addirittura di violare i loro desideri. Qualcuno ha detto: non sono professioni e chi le esercita non ha il diritto di chiamarsi professionista. Parlando il linguaggio dei simboli ha ridotto lo scarto tra la parola e i suoi effetti. Magali Larson e altri. ma la frase rispecchia semplicemente la mentalità elitaria. Chi ha scelto il lavoro autonomo delle nuove professioni negli anni settanta. a loro non servono i paludamenti del professionalismo.. È la forma sociale dell’esercizio a fare la differenza. non solo in Italia. per meglio dire. contribuendo in questo senso alla de-professionalizzazione. le loro lealtà si collocano sullo stesso piano di quelli che li pagano. Con malcelato disprezzo ne parla uno che pure è stato un impietoso testimone della decadenza della professione medica negli Stati Uniti: Specialisti che in realtà sono dei meri tecnici [. Alla luce delle loro conoscenze specialistiche questi servants possono consigliare ai loro padroni di qualificare o modificare le loro scelte ma non pretendono di avere il diritto di essere loro a scegliere per i propri padroni.. il gesto e i suoi riflessi. svolte in contesti di mercato talmente diversi da quelli che in origine le aveva viste nascere. su questo concordano tutti i grandi studiosi del fenomeno: lo stesso Freidson. l’atteggiamento di esclusione sociale. Abbott. la loro autorità è sancita dal mercato non dalle credenziali. Ma è proprio questa l’indipendenza che il professionalismo reclama per sé.

È di secondaria importanza decidere se considerarlo un mercenario o un gentiluomo. È un atteggiamento opposto a quello della competenza esclusiva. Spesso un informatico sceglie la carriera del freelance dopo aver fatto un’esperienza di hacker. da orientamenti anticapitalistici. proprio dell’ideologia elitaria del professionalismo. Taglia corto Keith Macdonald in un testo del 1995: “La conoscenza è un’opportunità per procurarsi un reddito. è una perdita di tempo interessarsi alla disputa se il lavoratore autonomo con partita Iva sia un professionista o meno. la constatazione che il fenomeno dell’impoverimento del lavoro intellettuale si è verificato effettivamente. nelle università e nelle iniziative lanciate da freelance. Grazie a questo atteggiamento anarchico-libertario si è sviluppato Internet. si afferma per contraddizioni e ripiegamenti. il termine hacker non indica un sabotatore. non basta. più aperti di quelli della professione. Rimettiamo i piedi per terra. Una tendenza storica non è mai lineare. quella dell’egualitarismo. della network society.40 L’ideologia del professionalismo è conservatrice. In virtù di una mentalità che è l’opposto di quella del professionalismo è nato il computer. si manifesta per varianti che ne arricchiscono la complessità. Come ci ricorda Manuel Castells. ma una persona che rifiuta il sistema proprietario. forse il maggiore teorico della società dell’informazione. Il personal computer è stato un’invenzione casuale della controcultura informatica e lo sviluppo migliore del software lo si è avuto con i sistemi open source.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 74 portandosi dietro una mentalità opposta. che considera la condivisione della conoscenza e dell’esperienza il valore più elevato. il principio etico al quale deve tenere fede l’informatico che vive del proprio lavoro.42 Era evidente dalla fine degli anni settanta che la tendenza fosse quella definita da Magali Sarfatti Larson: la “proletarizzazione” dei laureati. Ragionando 74 .43 Ragionando al giorno d’oggi. come era stato previsto trent’anni fa. a quella che già trent’anni fa era stata messa a nudo da chi aveva colto sul nascere il passaggio di civiltà. Il lavoratore della conoscenza moderno ha orizzonti più vasti. I neue Selbständige tedeschi erano fortemente influenzati dalle culture e dalle pratiche “alternative”. da un desiderio di fuga dalle città per immigrare in zone rurali.” scrive.41 Se siamo d’accordo con lui. abbia o meno il diritto di presentare queste credenziali. non stimola l’innovazione. torniamo alla sua condizione sociale. però. che sono stati prodotti al di fuori del mondo delle grandi imprese.

diventa il principale criterio di valorizzazione sociale del postfordismo. che ha studiato a fondo il problema dell’identità in rapporto al lavoro.] Il saper rischiare. significa anche che una delle cause della mancanza di reazione all’impoverimento della middle class può essere dovuta al fatto che esercitare un’attività di elevata reputazione o visibilità offre una compensazione alle paghe da fame o agli onorari vergognosi.. come in Bauman o in Sennett. creativa e di responsabilità.. Il mercato per il lavoratore autonomo è in parte quello che lui stesso riesce a creare. quindi. che aggredisce il mercato piuttosto che subirne gli effetti. Ha ragione Federico Chicchi. che affronta con risolutezza ed autonomia le condizioni d’incertezza e variabilità della società postfordista. soprattutto. a inventarsi.. solo una faccia della medaglia. Il lavoro diventa fonte di attribuzione di elevato status quando è visto come attività rischiosa. Il rischio vero è “pensare altri75 . la diffusione di una cultura del lavoro che fa della performance individuale e della capacità di competere efficacemente sui mercati emergenti degli elementi imprescindibili dell’alto riconoscimento sociale. stare dentro. se la forma “mercato” è indissolubile dal riconoscimento sociale.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 75 oggi. L’atteggiamento che tende ad attribuire rispetto e stima a chi accetta di intraprendere percorsi professionali rischiosi e non istituzionalmente protetti. meritocratica che attribuisce valore sociale all’attore che agisce senza pianificare nei dettagli la sua strategia. Rischiare significa. sembra far parte di una più generale “cultura del rischio” tipica dei contesti economici postfordisti [. [. è una visione che rischia di rimanere circoscritta dentro la forma “mercato”.] la “cultura del rischio” è cioè una cultura individualistica. non rischiare significa stare inesorabilmente fuori. Ma se così è..44 Ma questa è ancora una volta. Il rischio vero non è quello di affrontare il mercato. Forse questa è la vera trappola che ingabbia i lavoratori indipendenti: essere vincolati ai valori del riconoscimento sociale tanto quanto la classe operaia è stata vincolata ai valori del consumismo. con una progressivamente maggiore capacità di amministrazione delle proprie conoscenze e un passaggio da forme di vita puramente individualistiche a trame di relazioni che funzionano sia da strumenti di protezione sia da proposta di nuovi servizi. a scrivere: Sembra svolgere una funzione rilevante. a inventare. infatti. vale la pena di mettere in rilievo come le persone abbiano cercato di resistervi o con artifici di sopravvivenza o. Occorre dunque disattivare una serie di trappole ideologiche se si vuole inaugurare un percorso di coalizione.

non può essere mai assoluto. Non si pensa “altrimenti” per rompere il legame con il committente ma per vincolarlo a condizioni più favorevoli. L’innovazione può consistere proprio nel saper ridurre l’imprevedibilità dell’azione rischiosa. Il rischio vero è innovare. morali. è rifiutare la mentalità corrente. che comprende le regole informali dell’euristica. esperienziali. Epstein e Hundert. comportamentali. “la competenza è una questione di esperienza”. riferendosi in particolare alla pratica medica. uno che pensa di traverso. Il concetto di “conoscenza tacita” invece va molto più a fondo. e dunque che si mette di traverso. competence is a habit. relazionali che rendono non 76 . che sono in parte prive di una certificazione fornita da un percorso di studi o da un titolo di studio specifico e prive di regolamentazioni per l’accesso. perché indica quell’insieme di elementi teorici. due autori. Querdenker. proseguivano. emotivi.47 possiamo riprenderla e applicarla a tutte le professioni. Conoscenza tacita Qualche anno fa. rilevavano in maniera molto convincente che la competenza professionale si definisce più come conoscenza tacita che come conoscenza esplicita. oppure “solo praticando un certo mestiere lo si impara”. Per calcolare un rischio basta il proprio talento. una scommessa.46 scrivevano: La conoscenza tacita è quel qualcosa che conosciamo ma non sappiamo spiegare bene. l’imitazione delle pratiche del leader di mercato. C’è un bellissimo termine tedesco.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 76 menti”. La competenza è un abito mentale. in un saggio sulla rivista dell’Associazione medica americana. ma per tutelarsi dal rischio c’è solo la coalizione con i propri simili. Ma questa idea. tecnici. dotarsi di un bagaglio conoscitivo sui generis.45 Riprendendo le tesi di Michael Polanyi. La frase che spesso viene ripetuta in questi casi. descrive con troppa superficialità il complesso formarsi in un professionista delle conoscenze che gli consentono di esercitare il mestiere. per quanto asimmetrico possa essere il rapporto di forza economico. un salto nel vuoto. Il rischio del lavoratore cognitivo che esercita un’attività indipendente deve essere sempre un rischio calcolato. l’intuizione e il contesto in cui si colloca l’atto della conoscenza. non si pensa “altrimenti” per stare peggio ma per sentirsi maggiormente padrone di un rapporto di lavoro. in particolare a quelle “nuove”. deve contenere in sé un criterio di relazione.

e oggi purtroppo proliferano. Così come la conoscenza tacita è quel qualcosa che sappiamo ma non siamo in grado di spiegare. Perché sono queste le persone prive di conoscenza tacita? Perché nel loro stile di comportamento la conoscenza deve essere sempre un attrezzo esibito. una competenza. Ne vengono messi in gioco sia la reputazione sociale del lavoro cognitivo sia il valore di mercato delle competenze. che parola-chiave potremmo inserire nella ricerca? Eppure ogni lettore di questo libro ne avrà incontrati di simili tipi umani e forse avrà notato anche lui che sono in pericoloso aumento. Se dovessimo effettuare su Internet una ricerca di letteratura sull’argomento. che credono il loro processo di apprendimento concluso con l’atto formale del titolo di studio e dell’accreditamento all’esercizio della professione e quindi hanno una relazione con gli altri. Il moltiplicarsi di tipi umani caratterizzati da questo abito mentale nella società della conoscenza contemporanea è causa ed effetto della svalorizzazione della competenza. tipi umani e abiti mentali con un atteggiamento esattamente opposto. Questa è la ragione per cui l’arroganza del knowledge worker si accompagna sempre all’ignoranza: è connaturata a un abito mentale che rifiuta la conoscenza tacita – possibile tecnicamente solo con l’osservazione attenta e curiosa dell’altro. su questo fenomeno che incontriamo ogni giorno e che forma una delle componenti essenziali di invivibilità dell’Italia di oggi. curiosità e una fondamentale umiltà di fronte alle cose e alle persone. La conoscenza tacita è una forma di sviluppo dell’identità. è difficile da descrivere con il linguaggio della disciplina sociologica. è il vero lifelong learning. di crescita della personalità che si prolunga tutta la vita. puramente gerarchica. casi di studio. È la forma propria del “segreto del mestiere” nel lavoro di conoscenza professionale moderno. e quindi difficilmente trasmissibile. ma presuppone un abito mentale e una disposizione d’animo particolari. Nell’universo dei lavoratori della conoscenza allignano. cioè prontezza ad assorbire elementi di conoscenza. agitato davanti all’interlocutore come un bastone davanti al cane. affettivamente solo con un fondo di adolescenziale freschezza.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 77 formalizzabile. Ne viene umiliata la dignità del linguag77 . non riproducibile. così il fenomeno del dilagare di tipi umani e di abiti mentali dove arroganza. quelli che ritengono la conoscenza e la competenza un processo unidirezionale. strumento di sottomissione. Essi rappresentano la dimostrazione al contrario che l’assioma “la competenza è un abito mentale” corrisponde al vero. Non esistono ricerche empiriche. presunzione e ignoranza/incompetenza vanno a braccetto. con gli utenti dei loro servizi.

il valore del titolo di studio o di altri certificati di accreditamento viene ridimensionato e torniamo al tema che abbiamo già toccato: professionalità e attitudine morale sono inscindibili. La domanda se siano più importanti il commitment o la competenza tecnica non ha senso. non è l’uniformità il requisito della massima professionalità? Più si riflette su questi problemi. che non può essere codificata in tecniche di apprendimento. in percorsi di educazione. si presentano i problemi nello stesso modo. della scrittura. quindi conferisce all’individuo l’impronta di soggetto “unico” e irripetibile. di struttura della percezione. del raffinato. Mi pareva che praticare quel tipo di prosa abitualmente e per mestiere (come alcuni facevano) non sia un modo disonesto di scrivere. pareva che valesse la regola: meno hai da dire. più ci si convince che il lavoro di conoscenza moderno vive all’interno di queste opposte forze. ma un modo disonesto di vivere. Si torna sempre al problema che aveva assillato Weber e che continuerà a perseguitare coloro che in futuro si interesseranno a questo tema: la standardizzazione delle procedure e dei contenuti delle discipline. È ancora Meneghello a descriverne lo stile e a renderceli inconfondibili: Ciò che dava noia non era l’oscurità. di modalità di comportamento verso terzi. involuto il modo in cui la dici.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 78 gio. in una permanente tensione tra conoscenza tacita e procedure formalizzate. potremmo definire la conoscenza tacita come quella che non è possibile formalizzare in precetti formativi. Mi sentivo offeso in uno dei miei sentimenti più intimi. la finzione del difficile. necessarie a far funzionare un’università di massa. non vanno proprio in direzione opposta? Trasformare la competenza in tecnica riproducibile non è un modo per uccidere quella progressione verso l’“unicità” di cui si è appena parlato? L’alta formazione non serve oggi proprio a formare linguaggi di comunità professionali separate ma estese orizzontalmente su tutto il pianeta? Nella comunità finanziaria. Ma non v’è dubbio che la prima rappresenta un vantaggio competitivo per il lavoratore indipendente e le altre sono d’obbligo in una professione esercitata all’interno di una 78 . del profondo..] per la gente di cui parlo. È anche una questione di forma del pensiero. ma la falsa oscurità. al professionista l’impronta di chi è in grado di dare quel servizio che nessun altro sa dare. contorto..48 Se la competenza è questione di abito mentale. allusivo. più banale e miserevole è la roba che hai da dire. e più devi cercare di rendere oscuro. perché la competenza è essa stessa in gran parte una questione di tipo relazionale. dove si parla ovunque lo stesso linguaggio. dell’insolito. [. anzi.

l’autorevolezza è la pura essenza di una superiorità intellettuale che non tenta mai di sopraffare altre opinioni ma vuole illuminare problematiche collettive i cui risvolti restano oscuri ai più. Autorità. Per Weber la scienza come insegnamento è un processo ascendente lungo i tre gradini della conoscenza tecnica. non viene mai associata a qualcuno che compete sul mercato in maniera spietata per ottenere il prestigio di cui gode. tanto maggiore è il prestigio e la credibilità di cui gode. mentre l’autorità è in parte sinonimo di potere. l’autorità (Obrigkeit) hanno cercato di imporre una forma di autorevolezza. Il processo attraverso il quale si è cercato di mercificare l’autorevolezza è un’altra cosa ancora. quello dell’autorevolezza. Da sempre il potere. e dunque benefiche alla comunità medesima. del metodo di pensiero. Potremmo dire che l’autorevolezza si distingue dall’autorità perché è un riconoscimento sociale ottenuto al di fuori di meccanismi di potere. Una persona autorevole difficilmente ha ottenuto il prestigio di cui gode tramite il successo e il denaro. Il personaggio autorevole è uno che aiuta gli altri a comprendere meglio se stessi e il mondo che li circonda. in quanto può essere riferita a conoscenze tecniche.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 79 grande azienda. della chiarezza. che ricambia con il rispetto coloro da cui provengono questi bagliori di luce. si scoprono sempre differenze sostanziali tra lavoro salariato e lavoro indipendente. Qui le parole chiave “successo”. Oggi lo sono la notorietà. un problema più sottile e più intrigante. L’autorevolezza ha sempre una componente di rivelazione. Il pensiero delle donne si è esercitato in modo brillante sul problema dell’autorevolezza. svincolato da necessità economiche. 79 . quindi a una professione. cioè a una specializzazione. disvelamento. Al tempo stesso. Da qualunque punto di vista si confrontino. l’autorevolezza non s’identifica con l’autorità morale. autorevolezza Ma nel lavoro di conoscenza si pone un problema in più di quello del riconoscimento o della reputazione sociale. “dedizione” non aiutano certo ad affrontare correttamente il problema. quanto maggiore è il disinteresse con cui dispensa la sua opera di chiarificazione. “competizione”. è un riconoscimento da parte della comunità che certe manifestazioni del pensiero sono illuminanti. è per sua natura un servizio alla collettività. però. ambizioni di potere. Una persona è autorevole quando il suo pensiero e il modo in cui riesce a esprimerlo acquistano rispetto e prestigio presso una comunità. interessi ideologici.

quindi una società meritocratica dovrebbe essere dotata di regole e di dettagliate procedure di selezione che le rendono operative. dove è proprio la banalizzazione dei princìpi meritocratici. la visibilità. Anche se oggi in Italia. in ultima analisi. ma se la meritocrazia deve essere un principio universale che governa anche i microprocessi sociali sarebbe necessaria un’intera popolazione di regolatori indipendenti e salariati. quindi. di illuminazione. non ci sentiamo di affermare che una società meritocratica è il migliore dei mondi possibili.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 80 la fama. Le regole però presuppongono dei regolatori perché siano rispettate. s’invoca a ogni piè sospinto la meritocrazia come regola sociale capace di riportare la moralità e l’ordine là dove imperano corruzione e disordine. ma dopo quanto è accaduto nell’ultimo decennio è difficile credere che il mercato sia capace di autoregolarsi. Non solo nell’Italia di oggi. una società meritocratica è una società dove la parola competition è scritta a lettere cubitali all’ingresso di ogni cittadina e di ogni villaggio. ma anche negli Usa e nella Germania anni venti. È proprio la feticizzazione della società meritocratica che i lavoratori dipendenti si trovano a subire. La società meritocratica è una società di mercato. Pertanto la società meritocratica è una banale utopia.49 Queste parole suonano profetiche se pensiamo a ciò che accade oggi sui luoghi di lavoro. a chiedersi: una volta che verranno introdotti i sistemi americani di valutazione nelle nostre università. auspicarne l’avvento è come invocare l’apparizione della Madonna. Per questo è importante restituire al termine “autorevolezza” il suo significato di rivelazione. nella misera condizione in cui è caduto questo paese. Perché abbiamo introdotto il tema dell’autorevolezza? Perché ci sembra presentare qualche discrasia rispetto alla filosofia meritocratica. Per la semplice ragione che la meritocrazia presuppone la selezione e la selezione presuppone la competizione. La mercificazione dell’auto80 . la loro riduzione a sistemi di valutazione ridicoli e arbitrari – che pretendono di saper calcolare esattamente la prestazione del singolo e automaticamente il corrispettivo in termini di retribuzione e di riconoscimento di carriera – a governare le politiche del personale. oggi si cerca di far diventare autorevole anche un presentatore televisivo e le dinamiche sociali per cui questa manipolazione riesce fanno parte dei fenomeni più comuni della società di massa. propri del lavoro intellettuale svolto come professione. È sempre il grande Weber. nello scritto che abbiamo più volte citato. quali saranno i criteri ispiratori della selezione? La risposta è: il caso (hasard). e riservare il riconoscimento di autorevolezza a processi di pensiero complessi.

forse non ce n’è bisogno. Stabilire oggi barriere all’accesso in un mondo dove la mobilità del lavoro intellettuale teoricamente non ha confini. l’immagine del mercato che veniva trasmessa sembrava tale da considerare il successo un obiettivo alla portata di tutti. Che la genesi di questi procedimenti sia da rintracciare negli statuti delle gilde e delle corporazioni medievali non vi è dubbio. il primo si è completamente vanificato nelle professioni intellettuali di oggi e il secondo si è reso molto difficile da perseguire perché non esistono percorsi formativi specifici e la tipologia di “nuove professioni” si arricchisce continuamente di nuove figure. stimolate dal continuo processo di innovazione. scavalcare confini L’etica professionale di cui abbiamo parlato finora riguarda in generale il lavoratore intellettuale indipendente. così come negli anni ottanta e novanta. salariato o freelance che fosse. Ma alle origini. Ai giovani professionisti del lavoro intellettuale vorremmo raccomandare di perseguire il raggiungimento di una condizione di autorevolezza.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 81 revolezza va nella stessa direzione. dalla insistente specializzazione e dalla globalizzazione dei mercati. spostarsi. le professioni però sono tante e ciascuna ha bisogno di un proprio codice identificativo per costituire quella comunità in cui il singolo professionista si riconosce. con i tempi che corrono l’etica del successo ha perduto di credibilità. Una corporazione di web designer italiani può impedire a un web designer lituano che lavora a distanza sul nostro mercato di esercitare la professione? Sembra improbabile. può garantire ai soci un 81 . Eppure. nel periodo di formazione dell’etica del professional. Transitare. ma proprio per questo dobbiamo restituire a questa parola la dignità che le spetta. invece di perseguire obiettivi di successo e notorietà. si dimentica spesso però che del duplice scopo al quale dovevano servire quegli statuti – conservare i segreti del mestiere e stabilire barriere all’accesso. Il fatto che l’autorevolezza oggi abbia assunto la maschera caricaturale del “guru” ci dovrebbe indurre a prospettarci modelli di ben altra levatura. è davvero ridicolo oltre che inefficiente. A che può servire dunque un’associazione professionale? Può esercitare azione di lobbying presso la pubblica amministrazione e il governo perché siano garantite risorse o introdotte normative adatte a rendere meno gravoso l’esercizio della professione o per consentirle di operare in un ambiente più favorevole. e in particolare nel periodo che precede la Grande depressione del 1929.

non è più l’epoca dei sindacati di mestiere ma è l’epoca dell’industrial unionism. Oppure.] la loro natura è quella di una costante suddivisione sotto la pressione della 82 . da una specializzazione. come effetto dei processi di innovazione richiesti dal mercato. Il suo libro del 1988 The System of Professions. può partire dall’esercizio di una professione e poi passare a un’altra. molte delle argomentazioni che finora abbiamo tentato di esporre ed è particolarmente prezioso perché.. un tessuto all’interno del quale ci sono continui aggiustamenti. Abbott giustamente sottolinea che se c’è qualcosa che distingue l’epoca attuale dalle altre è il continuo sconfinamento delle professioni negli ambiti di competenza altrui. ma è l’epoca delle organizzazioni trasversali. Abbott quindi rovescia completamente la prospettiva di chi ritiene che i confini della professione debbano essere continuamente posti sotto sorveglianza e. continue ridefinizioni delle diverse giurisdizioni. Il mondo. per esempio. L’epoca che stiamo vivendo.. prende in considerazione non solo le professioni liberali e le professioni per le quali esiste uno specifico percorso formativo ma anche la galassia delle nuove professioni emerse negli anni settanta e ottanta.. che poi si arricchisce di nuovi contenuti tali da renderla una professione diversa: La struttura sociale delle professioni non è mai fissa. si debbano escogitare soprattutto sistemi per controllare gli accessi. Pochi si sono esercitati sul tema delle professioni quanto il prolifico professor Andrew Abbott. a differenza degli autori finora chiamati in causa. Questa provvisorietà dei confini di competenza non solo non è dannosa. Per Abbott il requisito fondamentale perché una professione sia tale è quello di saper stabilire la sua “giurisdizione”. a noi pare. ma è anche auspicabile. An Essay on the Division of Expert Labor è un classico. [. non è più il tempo dell’associazione dei pubblicitari. caso molto più frequente. Ma a differenza di chi prima di lui lo aveva già individuato come un criterio distintivo traendone la conclusione che compito di un organismo di tutela della professione deve essere quello di difendere il suo perimetro di competenza. parte da una professione. si muovono e il professionista si muove di conseguenza.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 82 aggiornamento professionale permanente e può dare una definizione della professione medesima. il mercato cambiano. dei consulenti. che affrontano i problemi comuni a tutti i lavoratori autonomi della conoscenza. Da qui deriva “il sistema delle professioni”. Conferma. cioè l’ambito specifico di sua competenza. anche per i professionisti indipendenti. la “mobilità interprofessionale” è un fattore dinamico di progresso. dei traduttori ecc.

insomma. vent’anni fa. e altre di tipo tradizionale. siano sinonimo di middle class. Non solo. Ammesso che si vogliano difendere queste rigidità. un lavoro di tanti. Un altro elemento d’interesse nell’analisi di Abbott è l’uso del termine expert labor.” Non è questa una frase che abbiamo sentito migliaia di volte pronunciata da un freelance? Il “sistema delle professioni” di Abbott è un sistema interdipendente. è tutto da vedere. anzi. In particolare. subiscono una continua trasformazione al loro interno e questo offre al professionista più opportunità di sopravvivere e di avere successo. le quali si distinguono (purtroppo) per un’estrema frammentazione della rappresentanza. siamo inconsapevolmente portati a pensare a una condizione di status sociale. ma uno dei fenomeni più evidenti cui stiamo assistendo è quello del cumulo di diverse competenze professionali in una persona sola. chi riesce a farlo in maniera effettiva. a pronunciare le parole “medico”. Non è il caso delle professioni non tutelate da ordini. tanto più efficiente quanto più è elastico. ma tanto più è viva (tanto più un professionista è competitivo) quanto più riesce a incorporare nel suo set di conoscenze specifiche.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 83 domanda di mercato. e che sia giusto che ogni professione difenda con i denti la sua giurisdizione. cioè facendo ricorso a vie legali (perché altro metodo efficiente non c’è)? Soltanto una professione organizzata sotto un’unica associazione a livello nazionale. la miopia è quella di chi invece vuole farne un sistema di rigidità. non solo. Una professione è tanto forte (tanto più un professionista è sicuro di sé) quanto maggiore è la sua capacità di controllare una giurisdizione che si suppone si sia ormai dissolta. perché è molto più preciso del termine che spesso noi usiamo di “lavoro professionale di conoscenza”. se serve a raggiungere o a mantenere uno status da ceto medio. “Lavoro di expertise” suona invece come un lavoro. Abbott però non ritiene che la giurisdizione debba essere abbandonata alle forze del mercato e alle sue spinte e controspinte. “Devi saper fare molte più cose di quelle che ti chiedeva il mercato quando hai cominciato a esercitare. non solo a una specializzazione professionale. “avvocato”. il termine restituisce il senso di una condizione generalizzata e specifica dell’attività umana e non allude a uno status sociale. si è sedimentato nei decenni il senso comune che queste professioni. soltanto una situazione di monopolio consente un’efficace difesa della giurisdizione. altre conoscenze proprie di altre professioni.50 Le professioni. di inventarsi nuovi servizi o un inedito modo per erogarli. 83 . della specializzazione e della competizione interprofessionale. In effetti. “architetto”.

a noi pare che la dissoluzione di una condizione di status che costituisce l’essenza dell’Occidente sia un macroprocesso di cui l’analisi sociologica e il comportamento civile possono tener conto senza disonore. In questi autori. In mezzo c’è stata la colata di studi sul superamento del concetto di “classe”. e uno dei punti d’osservazione migliori per valutarne le dimensioni è proprio quello delle professioni. sulla complessità del presente. La rilevanza epocale di questo macrofenomeno forse non è ancora giunta alla coscienza di tutti. sul fatto che il marxismo è superato. Oggi il tema principale è la “dissoluzione” delle classi e in particolare della classe che ha dato l’impronta allo stile di vita occidentale. la middle class. è classificata come attività di scarse variazioni nella fortuna e nella sfortuna. in definitiva. Corollario d’obbligo di queste teorie: la tesi che la classe operaia è finita. la conservazione o la perdita di un determinato status sociale. certo. Di fronte a queste analisi che ci conducono per i meandri di microprocessi sociali d’interesse. Non è più così. il suo “zoccolo duro”. no?). perché viene in genere trasmessa per via ereditaria o perché è ritenuta nel senso comune un mercato protetto. Si sa che l’expert labor esercitato da un freelance delle nuove professioni è sottoposto ai rischi del mercato e pertanto non può garantire a priori il raggiungimento. Ed è qui che dobbiamo rovesciare completamente sia il discorso di Bledstein sia il discorso degli Ehrenreich. La professione liberale esercitata in forma indipendente. Il tema di fondo della ricerca sociologica è stato quello della “costituzione” in classi di diversi strati della popolazione. e in tutta la letteratura sociologica del Novecento. i professionals – siano essi indipendenti o salariati – sono considerati l’ossatura del ceto medio. 84 . defunta (ma per crepare deve prima essere esistita. caratterizzata da stili di vita uniformi che attraversano gruppi sociali con redditi molto differenti. il rapporto tra lavoro professionale e status sociale. sulla frammentazione della società in gruppi e sottogruppi. sull’eccessiva semplificazione delle teorie che suddividono la società in classi e. in particolare delle professioni liberali tradizionali. anche per le ragioni che Abbott stesso adduce con il termine di “divisione del lavoro di expertise”. sulla sua inapplicabilità alla realtà di oggi. versione 1977 (e magari recuperare quello di Barbara Ehrenreich. versione 2010). ma così tortuosi che alla fine non riusciamo più a capire in che città ci troviamo.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 84 Uno status sociale in perenne equilibrio Siamo arrivati a un punto importante del nostro discorso.

ossia di una ripartizione di compiti che è costitutiva di una struttura gerarchica (“an upper. perché la tesi comunemente accettata è invece che la ragione fondamentale del disagio occupazionale delle professioni liberali. subordinate one”). periodo che diventa così lungo da indurre molti o a cambiare professione oppure a rinunciare alla professione per la quale si è abilitati dal titolo di studio.51 Argomento questo da non sottovalutare. regolamentando le iscrizioni universitarie. almeno possono fare i rappresentanti di mobilifici.52 La divisione del lavoro di expertise tra uno strato di professionisti con redditi che consentono un tenore di vita da ceto medio e uno strato proletarizzato. Ha fatto scalpore qualche anno fa una trasmissione alla televisione tedesca dove si vedevano fior di giovani medici assiepare di venerdì la sala d’attesa dei voli Ryanair per andare a passare un weekend di orari massacranti di servizio in Inghilterra in modo da poter sbarcare il lunario. è un dato strutturale inerente le logiche della professione. sarebbe dovuta esclusivamente a un eccesso d’offerta. Ma già è così. con la specialistica sarebbero considerati overeducated. oscure rimangono le conseguenze di questa crisi. avvocati e architetti nel limbo della precarietà e della povertà.com che descrive le peripezie quotidiane di un giovane avvocato a Milano nel 2010 per poter sopravvivere. C’è chi la butta sul ridere come il blog www. dunque le ragioni di un processo di “declassamento” – termine di uso comune nelle agenzie di lavoro interinale – devono essere diverse e più complesse. truly professional group and a lower. e una condizione che consente al soggetto l’appartenenza all’upper group. La ricerca Specula Lombardia ha evidenziato che tra i laureati in architettura se la cavano meglio quelli con laurea triennale. ciò che è cambiato oggi è il periodo che intercorre tra una condizione di subordinazione. Il termine middle class infatti è stato usato come connotato di stili di vita e di mentalità co85 .vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 85 attribuendo al termine “divisione” lo stesso senso con il quale viene usato nella letteratura marxista. in particolare per quanto riguarda il senso comune. in molti paesi. il lower group di cui parla Abbott. eppure non è sufficiente a riequilibrare l’offerta a causa di regolamentazioni diverse sul numero chiuso in paesi che formano un unico mercato (per esempio Germania e Austria). Ma se la crisi e l’implosione del ceto medio ormai sono un dato di fatto che non richiede molte “prove statistiche” per essere accettato. che in parte lavora alle dipendenze e su commissione per i primi. per cui ancora una volta il toccasana sarebbe il controllo degli accessi.studioillegale. e quindi la discesa di molti giovani medici.

quindi nell’affrontare il tema della crisi della middle class il peggioramento delle condizioni economiche di determinate attività. sia i criteri di valutazione. i white collars). Questo ha comportato una vera e propria rivoluzione nel modello d’accumulazione del capitalismo perché è sulla spinta dell’indebitamento individuale che si è costruita la finanziarizzazione dell’economia. Il profitto ottenuto mediante lavoro produttivo e investimento in capitale e conoscenza è diventato una risorsa secondaria d’accumulazione rispetto alla rendita ottenuta prendendo a prestito denaro a basso tasso d’interesse e comprando titoli a elevato rendimento. è la classe della debt economy. perché sono cambiati sia la composizione interna e il ruolo sociale di quell’aggregato della popolazione. può essere considerato elemento secondario rispetto a fattori di carattere culturale e comportamentale tendenti a riprodurre stili di vita difficilmente compatibili con il reddito effettivo. non con il lavoro sicuro. come dice Marco Revelli. Il comune denominatore è lo stile di consumo.54 La classe media della cui implosione stiamo parlando non è quella del secondo dopoguerra o degli anni trenta. ma quel poco che abbiamo ci dice che la fascia di coloro i cui redditi sono rimasti 86 . la cui morale di fondo è dominata dallo standard di consumo. ma che al suo interno è profondamente mutato. non il reddito: la middle class è composta da quelli che vogliono appartenervi. Da un’iniziale caratterizzazione come ceto proprietario si è passati a un’identificazione con il ruolo svolto all’interno del lavoro salariato (gli impiegati. molte meno sull’andamento dei redditi di quello indipendente. non da quelli che vi appartengono.53 Come ci ricordava Ferruccio Gambino in un saggio di vent’anni fa. ma che ogni crisi ha le sue peculiarità perché ciascuna di esse colpisce un aggregato sociale al quale si attribuisce lo stesso nome. Se in modo ricorrente si è parlato di crisi. In America la middle class che oggi sta franando è quella che si è costituita con le carte di credito. è dagli anni trenta che si parla di crisi della middle class in America e in questo lasso di tempo la stessa definizione di middle class come categoria sociologica è cambiata. non significa banalmente che la middle class segua i cicli dell’occupazione come qualunque altro gruppo della popolazione attiva.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 86 muni a gruppi sociali che avevano livelli di reddito estremamente differenziati. Abbiamo molte evidenze statistiche sull’impoverimento o sulla stagnazione dei redditi del lavoro dipendente. statisticamente dimostrabile. da un criterio di valutazione che teneva conto dello status si è passati a uno che privilegiava il reddito.

Ma per entrare nel merito dell’implosione della middle class più delle statistiche conta il vissuto delle persone. come se nel lavoro indipendente si fosse riprodotto il fenomeno dell’assottigliamento della fascia “centrale” di persone e la forma a clessidra avesse ricalcato quella dei redditi da lavoro in generale. 87 .vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 87 stabili o sono cresciuti è sempre più distanziato dalla media. Come emerge dalle testimonianze dirette.

] La soluzione tedesca è una svalutazione reale. nel secondo dopoguerra. come tutte le altre componenti della forza lavoro. Nell’area dell’euro il paese che negli ultimi anni ha assunto un ruolo di assoluto rilievo. domina l’Unione monetaria europea (Ume). in particolare da quelli che si presentano di volta in volta come gli stati dominanti. È un fatto risaputo. oggi la potenza americana si è molto appannata. largamente improntata all’export. [. dal punto di vista economico – e in gran parte politico –. Il lungo degrado del lavoro subordinato Una Cina in Europa Il lavoro indipendente. anche se in Europa continua ovviamente a farsi sentire. che a loro volta sono determinate dalle scelte di politica economica degli stati. La svalutazione reale ottiene lo stesso risultato tagliando direttamente i prezzi e i salari interni. 88 .. si potrà dire. Per decenni. deve fare i conti con le condizioni generali di contesto economico e sociale. La svalutazione del tasso di cambio nominale riduce i prezzi di esportazione dei paesi e la capacità delle famiglie interne di acquistare beni e servizi all’estero. Uno studio del gruppo bancario svizzero Ubs così descrive il modello tedesco: L’economia tedesca. Le iniziative della Germania finalizzate ad aumentare la competitività dei prezzi all’esportazione costringono gli altri membri dell’Ume a una reazione deflazionistica e impongono loro di cercare di emulare il modello tedesco oppure di arrischiare la costituzione di grossi deficit nei loro conti esteri. ma il modo in cui si sta muovendo negli ultimi anni sul fronte del lavoro non è altrettanto di comune conoscenza.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 88 3. in Occidente questa funzione di egemonia è stata svolta dagli Stati Uniti. certo. è la Germania..

uno dei quotidiani più attenti ai problemi del lavoro. il 70 per cento sono donne.5 per cento. In Francia i percettori di salari a livello di povertà sarebbero l’11. In pratica. l’Istituto lavoro e qualificazione (Iaq) dell’Università di Duisburg presenta il suo rapporto annuale sul fenomeno dei bassi salari. lordi. al fine di promuovere la competitività di un paese. pubblica una breve inchiesta sugli esiti di quella riforma. Decine di siti specializzati nel mercato del lavoro. con la famosa riforma del mercato del lavoro che ha preso il nome dal manager che ne ha tracciato le linee essenziali: Hartz IV.50 euro l’ora all’Ovest e 6. che ha adottato questa politica nei primi anni duemila. sia nelle edizioni cartacee sia in quelle online. La “Frankfurter Rundschau”. La Germania.87 euro l’ora all’Est.1 I dati più eloquenti. ora insiste affinché si attui una dose di svalutazione reale per i paesi Ume indebitati. o in generale nei problemi dell’occupazione.7 per cento degli occupati.2 I risultati non si discostano molto da quelli delle indagini precedenti. che in quel momento era al- 89 .vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 89 Per questa ragione è anche detta “politica deflazionistica” e spesso è accompagnata da riforme del mercato del lavoro e strutturali di altro tipo. il 7. La notizia è che più di 6 milioni e mezzo di tedeschi percepiscono un salario da fame. del mondo dell’impresa e del sindacato a prendere posizione. Ma una buona percentuale di questo esercito di 6 milioni e mezzo di persone guadagna meno di 6 euro l’ora lordi.7 per cento è costituito da persone che lavorano a tempo pieno. che confermano questa analisi. Certo. ma il 44. costringendo rappresentanti del governo.1 per cento. perché è noto che le regioni della ex Ddr sono territori dove le retribuzioni sono mediamente inferiori. ma veder riproposti certi numeri scatena un’ondata di reazioni per cui nessun organo di stampa di una certa rilevanza può fare a meno di riportare la notizia sulle prime pagine. Luglio 2010. Quali sono le ragioni che hanno portato a questa situazione nel paese considerato la locomotiva d’Europa? E ancora: è questo il motivo per il quale l’economia tedesca cresce (soprattutto in termini di esportazioni)? Il dito è puntato sulle scelte compiute dal cancelliere Schröder nel 2002. in Danimarca l’8. eufemisticamente chiamato Niedriglohn: sono il 20. riprendono e rilanciano la notizia. presto dimenticati. I Niedriglöhne sono 9. un quinto della forza lavoro. vi sono compresi i lavori a tempo parziale e i cosiddetti Minijobs.7 per cento di cui laureati. vengono proprio dal mercato del lavoro. quanto guadagnano? I ricercatori hanno fatto distinzione tra i Länder dell’Est e quelli dell’Ovest. del Parlamento.

4 Introdotto come strumento a disposizione delle imprese per affrontare i picchi di lavoro. era stato abrogato il divieto di riassumere lo stesso lavoratore interinale da parte dell’azienda che lo aveva occupato. domanda estera in forte crescita. Sul sito del quotidiano di Francoforte si scatenano le testimonianze. di quelli che vengono dichiarati. erano state concesse nuove competenze alle società di lavoro interinale.” dichiara alla stampa il presidente dell’Agenzia federale del lavoro. Oggi è guardato con diffidenza: retribuzioni anche di mille euro mensili inferiori a quelle del lavoratore stabile con identica mansione. cioè un mercato del lavoro parallelo. come la possibilità di assumere direttamente una persona. alle costruzioni navali.3 Secondo i ricercatori dello Iaq i provvedimenti più nefasti di quella riforma riguardavano la deregolamentazione del lavoro interinale (Leiharbeit): era stato abolito il periodo massimo di utilizzo di un lavoratore interinale. permetteva di tastare le diversità. all’industria biomedica. il lavoro temporaneo è diventato in breve tempo uno strumento strutturale di politica del personale. era stata una scelta dei governi di ogni colore degli ultimi anni. Diceva di averlo dovuto fare per rallentare o disincentivare le delocalizzazioni. delle macchine utensili. secondo le statistiche del Wto.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 90 l’esame dei giudici della Corte costituzionale e intasava di ricorsi i tribunali civili. è un’occupazione temporanea. per impostare il modello di sviluppo tedesco a somiglianza di quello cinese: bassi salari e alte esportazioni. ben chiara. si era vantato in sede internazionale.6 In realtà. nell’agosto di quell’anno sareb90 . come ricordava il quotidiano di Francoforte. Schröder. “di aver creato un settore di bassi salari”. in accordo con i sindacati. la Germania era il primo esportatore mondiale. all’industria aeronautica e spaziale. possibilità di essere spostati su mansioni inferiori pur lavorando da quattro anni per la stessa azienda senza essere assunti e così via. perché consentiva di fare diverse esperienze “vagabondando” da un’impresa all’altra. contratti poco chiari. “Ormai un posto di lavoro su tre. ostilità da parte del consiglio sindacale interno (Betriebsrat) perché visto in concorrenza con gli iscritti. agli incontri del G8. Agli inizi del 2009. significative quelle di alcuni ingegneri: il lavoro interinale all’inizio sarebbe stato visto con favore. domanda interna stagnante. straordinari non pagati. nessuna tutela contro il licenziamento. Si sono moltiplicate le agenzie di lavoro temporaneo con una specializzazione in forza lavoro qualificata: ingegneri. per la maggior parte. di capire i diversi climi aziendali. di licenziarla e di riassumerla. che vengono prestati (geliehen5) all’industria dell’auto. che sono tutti lavoratori stabili.

che vive del suo lavoro. Sull’onda delle reazioni suscitate dallo studio dello Iaq. ho un’esperienza professionale. non si può accettare di fare qualunque cosa pur di lavorare. per risolvere i suoi problemi. non c’era nessun apprezzamento. era ormai incolmabile. benché non avessi commesso il minimo sgarro né fatto errori che potevano costare del denaro. crescerà nel 2001 per poi diminuire e risalire di nuovo nel 2004 a 16. Francia e Gran Bretagna compresi.815 91 . importante è tenere la bocca chiusa. Ho un diploma conseguito con buoni voti. hanno preso in considerazione l’insieme dei salari e degli stipendi. depurandoli del tasso d’inflazione.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 91 be stata superata dalla Cina. Perso il lavoro.” mi hanno detto. ma avrebbe mantenuto in seguito la seconda posizione. lo scarto rispetto al valore delle esportazioni degli altri paesi. Sull’onda del dibattito sviluppatosi attorno allo studio Iaq. nessun riconoscimento per il mio lavoro. ho portato a termine gli studi. “Siamo qui per questo.7 Scriveva il 28 luglio 2010 una persona al forum online della “Frankfurter Rundschau”: Sono stato lavoratore interinale anch’io. Da allora è in continuo calo fino a toccare nel 2009 i 15. ricavato dall’indice dei prezzi al consumo. Ogni settimana dalle 45 alle 60 ore di lavoro molto intenso in un’azienda organizzata ancora secondo vecchi standard gerarchici. i redattori di Querschüsse sono andati a vedere anche com’è messo il tedesco medio. Nel 2000 la retribuzione media era di 16. Invece da quel momento si sono dati da fare solo per cercare qualcuno che mi sostituisse. il sito Querschüsse metteva in rete una serie di tabelle che dimostravano ampiamente come gli obiettivi perseguiti dai governi tedeschi avessero ottenuto ciò che volevano: con un valore delle esportazioni di 804 miliardi di euro nel 2009. la Germania sembrava percorrere una “via solitaria” tra gli stati europei. intriganti. Allora non ce l’ho fatta più a tenere la bocca chiusa e mi sono rivolto all’agenzia di lavoro interinale che mi aveva procurato quel posto e mi dava la paga. ma questa volta è l’ultima. Circondato da colleghi divorati dalla paura. No. Nessun funzionario pubblico è occupato a cercarmi un lavoro e dura fin che dura. dove il fatto di ricavarci qualcosa è un problema secondario. non si può sempre andare avanti così solo perché alcuni politici privi di cervello hanno voluto che la Germania funzionasse in questo modo.217 euro all’anno.471 euro. per sei mesi il mio corpo si è rifiutato di fare qualunque attività. che non hanno mai sentito parlare di solidarietà o troppo inetti per capire il significato di quella parola. per esporre i miei problemi e magari perché mi trovasse un posto diverso. adesso mi farò mantenere dallo stato finché non mi trovo un lavoro decente.

91 euro mensili. Italia. per assomigliare un po’ di più al grande modello politico del secondo Novecento: Margaret Thatcher. mentre ristagna più degli altri paesi la domanda interna. che la Germania doveva liberarsi del fardello del suo “stato sociale”. Quando si lavora tutto il giorno e non si riesce a sbarcare il lunario. per stare 14-15 ore al giorno dietro un volante mi becco 6 eu92 . La sconfitta della socialdemocrazia nelle elezioni che hanno portato al secondo mandato di Angela Merkel. ma questo non era stato previsto).vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 92 euro all’anno. mantenere una forte competitività del prodotto tedesco sui mercati internazionali e accumulare riserve in grado di finanziare lo stato assistenziale (e di intervenire a salvataggio del mondo bancario dissestato dalla crisi. Irlanda. insomma che doveva “virare a destra” ancora di più e che la cancelliera stessa avrebbe dovuto lasciare da parte certe sue inclinazioni da cristiana sociale educata nella Germania comunista. le politiche di deregolamentazione del lavoro ottengono risultati sul piano dell’occupazione. quando si crea insicurezza anche nei cosiddetti “garantiti”. In questo stesso periodo le esportazioni tedesche hanno una crescita che non ha paragoni con Francia. Come al solito.8 quando i salari sono tali da disincentivare l’attività e preferire l’assistenza pubblica. porre in tal modo un freno alle delocalizzazioni. della crescita e della competitività delle imprese. è stata interpretata dalla capziosità della grande stampa come segno che la deregolamentazione era stata troppo timida. Grecia. Scrive un camionista salariato al blog di Ard Tagesschau: Mi ha preso un colpo quando sono andato a vedere quanto guadagno. insieme all’affermazione dei liberali. prima o dopo i conti con la quota di popolazione meno favorita si devono fare. ma rischiano di non reggere sul piano della tenuta politica e sociale. Il risultato che il governo Schröder intendeva ottenere è stato quindi in gran parte raggiunto: creare un mercato parallelo dell’occupazione caratterizzato da instabilità dei rapporti di lavoro e bassi salari. pari a 1317. In realtà se c’è qualcosa che è stato fatto pagare prima ai socialdemocratici e poi sempre di più alla Cdu è stato proprio il “modello Schröder”. Spagna. Portogallo. l’elettorato diventa una specie di pedana mobile sulla quale anche il politico più esperto di equilibrismi rischia di cadere. quando il clima sul luogo di lavoro si fa più teso e il disagio. altrimenti non si spiegherebbe il successo della Linke. lo scontento cercano bersagli su cui sfogare la propria impotenza. Ancora più marcato è il surplus commerciale. quando i lavoratori stabili si sentono minacciati dall’avanzata implacabile dei precari.

9 93 . è saltato con la crisi. Baba scrive: Finché ci saranno società di lavoro interinale ci saranno bassi salari. la nostra Agenzia federale del lavoro considera immorali i salari dai 3 euro in giù. Dovremmo una buona volta fermarci tutti quanti e allora si vedrebbe che cosa rappresentiamo noi per l’economia. con le bancarelle più eleganti e ben fornite. gli scaffali dei supermercati sarebbero vuoti e i distributori di benzina a secco. E quindi continuerò a piegare la testa per 6 euro lordi l’ora e a chiedermi come diavolo faccio a pagare l’affitto. L’intermediazione pubblica dei Jobcenters e quella privata delle Leiharbeitsfirmen in una fase di debolezza contrattuale e sociale dell’offerta di lavoro diventano rapidamente l’unica “piazza” sulla quale si scambiano posti di lavoro. In tre giorni le fabbriche dell’auto si dovrebbero fermare. Il mercato inizialmente “parallelo” ha rotto gli argini e ormai invade l’intera domanda occupazionale. le agenzie interinali ne occupano il centro. Se sei disoccupato e prendi il sussidio di Alg 1 sei fregato perché scendi di grado in percentuale. Se prendi il sussidio di Alg 2 sei costretto ad accettare qualunque lavoro ti venga proposto e se ti rifiuti subisci delle sanzioni e ti mettono addosso il marchio di “fannullone furbetto”.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 93 ro lordi l’ora! In Olanda guadagnerei il doppio. Ho chiesto di essere pagata ma mi hanno detto che ero in prova! Divertente vero? Le fa eco uno che si firma Minischlumpf: Finché ci sarà in giro gente che dice “meglio guadagnare 4.75 lordi che stare sulle spalle dello stato” in questo paese non cambierà NIENTE. Del resto. un lavoro di tre settimane. le agenzie pubbliche stanno ai margini e finiscono per diventare un bazar dei disperati. È questo che volete da noi camionisti? Il meccanismo sul quale doveva reggersi il “modello Schröder”. qualunque lavoro tu sia disposto ad accettare. A questo punto dove sta il mercato del lavoro primario? Sullo stesso forum. Fino a due settimane fa ho lavorato per una di queste società nel distretto di Böblingen.30 euro lordi che non lavorare” o ancora “meglio 3. ossia la separazione tra il mercato del lavoro primario e quello a bassi salari. mi hanno licenziata perché mi sono rotta una mano. Non mi rimane come alternativa che farmi mantenere dallo stato. Ma purtroppo quando si lancia un’idea del genere nemmeno il 2 per cento di noi è d’accordo.

Nel mio giro di conoscenze è ormai consolidata da un paio d’anni la pratica dei tirocini gratuiti come occupazione a tempo pieno. nell’agosto 2009. In particolare la possibilità per le imprese di stringere accordi specifici con le società di lavoro interinale. Declassato a che cosa? A 2.. invece ha creato un’altra sacca di sussidiati (il 12...] Il dato di fondo è che il dumping salariale è incoraggiato dallo stato..10 Dopo aver ricordato che la riforma del 2004 prevedeva salario uguale per lavoratori fissi e interinali..vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 94 Gli risponde un certo Herr Jeh: Sì. [.. Il lavoro interinale viene impiegato massicciamente nei settori manifatturieri caratterizzati da alti salari e forte presenza sindacale. La differenza tra quanto prendono queste società dal committente e quanto si mette in tasca il lavoratore è in media di 2. quattordici pagine senza fronzoli. Un bel documento. ma dipende dal singolo Jobcenter se prendere o meno provvedimenti in caso si trovino situazioni da 3 euro l’ora. li pagano. si sente messo sotto accusa perché “nell’accettare una proposta di lavoro si devono mettere in conto possibili declassamenti economici”.] Un sano ceto medio ormai non esiste quasi più.. se si legge il documento che la Confederazione dei sindacati (Deutscher Gewerkschaftsbund. pagano le tasse. il suo salario per le prime sei settimane può essere diminuito del 9. L’importante per loro è risparmiare.6 per cento di quelli impiegati a tempo pieno. devono ricorrere di nuovo ai sussidi. Tutto vero e forse peggio. essendo moltissimi occupati per periodi inferiori ai tre mesi..5 per cento. [. nel 2009). Se un lavoratore interinale viene dalla disoccupazione e ha ricevuto il sussidio. per 42 ore settimanali pagate 35 su tre turni? Ma c’è di peggio. ricorda la serie di passaggi che hanno portato negli anni successivi a poter aggirare questa norma.5/2 a 1.43 euro lordi l’ora. molto meno nel commercio e nella ristorazione. le quali hanno in carico i lavoratori che prestano alle aziende.] Ci vuole un salario minimo fissato per legge. Conclude un certo Links2 3 4: Quello che dice lo studio Iaq non è nulla di nuovo. [.] Se qualcuno queste informazioni se le procura da solo e va a denunciare casi del genere al suo Jobcenter. In questo modo il Dgb stima che il salario medio de94 . con il risultato che. versano (o dovrebbero versare) loro i contributi. Dgb) aveva reso pubblico un anno prima. Il lavoro interinale era stato concepito come una strada per transitare i disoccupati percettori di sussidi a un’occupazione stabile. [.

alcuni con funzioni manageriali. sull’effettivo versamento dei contributi dei lavoratori per esempio.11 Pochi sono i casi di lavoratori di grandi aziende. ma con punte anche del 50 per cento e oltre. altri con ruoli di quadri intermedi. secondo accordi tra l’impresa e l’agenzia che presta il lavoratore. costringendo alcune imprese dei rispettivi settori a un uso più corretto del lavoro interinale. austriaci e svizzeri si è messo a intervistare lavoratori appartenenti a diversi settori. anche mediante un controllo esercitato dal consiglio di fabbrica. La grande maggioranza dei lavoratori interinali appartiene alla manodopera generica. pochi sono i giovani. Ne è uscita una cinquantina di testimonianze autobiografiche di un certo interesse. come l’auto. e che la Baa eserciti controlli più severi sulla giungla delle società di lavoro interinali. è l’insufficiente controllo che questa agenzia esercita sulla correttezza dell’operato di queste società in generale.di. Nelle imprese manifatturiere più importanti. gli interinali rimangono anche più di un anno ma sono pagati in base a un contatore delle ore in cui vengono effettivamente occupati. Voci dall’interno Nell’anno della crisi un folto gruppo di ricercatori tedeschi..vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 95 gli interinali sia in media inferiore del 29 per cento rispetto ai lavoratori stabili. si tratta perlopiù di persone di mezza età o vicine alla pensione. A conclusione. Uno dei punti più critici del sistema. Vengono inseriti in mansioni inferiori a quelle previste. la maggior parte appartiene a imprese medie. Poco per volta le grandi imprese – dove l’incidenza del lavoro interinale tocca anche punte del 50 per cento – hanno cominciato esse stesse a costituire società per il prestito di lavoro con l’autorizzazione a operare sul mercato dall’Agenzia federale del lavoro (Baa). A tentare di arginare la situazione si sono mossi l’Ig Metall e il sindacato dei media Ver. Più che a un salario minimo il Dgb pensa a un coinvolgimento obbligatorio del sindacato negli accordi tra chi affitta e chi presta lavoro. tali per cui quest’ultimo è al tempo stesso disponibile per lungo periodo ma pagato a singhiozzo. solo il 3 per cento ha un’educazione superiore. una buona percentuale vive in paesi di campagna. con ancora 95 . il Dgb chiede in sostanza due cose: un intervento legislativo forte che ponga rimedio a una situazione in cui sono intrappolati più di un milione di lavoratori in settori strategici. invece. in maggioranza dipendenti. secondo il Dgb. non vengono formati e non vengono assunti a tempo indeterminato.

altri perché è diffusa l’oscura sensazione che un giorno o l’altro il modello sociale europeo possa crollare e i diritti che quel modello garantiva possano essere cancellati. Per quanto limitato sia questo campione. 96 . Per questo l’aspirazione che più frequentemente viene espressa è quella di poter presto andare in pensione. Le critiche maggiori all’organizzazione del lavoro vengono da settori come l’istruzione e la sanità. Il sentimento che la grande maggioranza esprime è “sono fortunato ad avere ancora un lavoro” e quindi il sistema dei desideri e delle aspirazioni subisce una sorta di amputazione. Mestieri dove competenze professionali e doti umane dovrebbero formare un tutt’uno e alimentarsi a vicenda vengono immiseriti da un’organizzazione per obiettivi mutuata da aziende commerciali o da fabbriche di viti e bulloni. dei mercati. dalla quale non rifugge ma affronta a viso aperto perché è il solo modo con cui riesce a campare. che queste istituzioni hanno subìto negli anni ottanta e che ha legittimato uno stile di gestione ossessionato dalla valutazione delle performance e dal risparmio dei costi. anche se si denuncia spesso una stagnazione dei redditi a fronte di un aumento del costo della vita. Il complesso dispositivo di sussidi di sopravvivenza consente scelte di vita che in Italia sarebbero impensabili. Mentre il lavoratore dipendente nell’amputazione delle aspirazioni perde anche la curiosità per il mondo che gli sta attorno e ne rileva solo gli ostacoli e le trappole da cui guardarsi.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 96 qualche radice nei lavori agricoli. Non traspare né una situazione di aperta arroganza del management né una condizione salariale particolarmente insoddisfacente. quella di formare dei giovani e di salvare delle vite. Insomma. Persino le storie di persone che hanno vissuto sempre alla giornata non sono improntate alla disperata rassegnazione. difficilmente attribuibile a un innato senso teutonico dell’ordine. meglio. sarebbero mortificate e svalorizzate dalla svolta efficientistica. alcuni per avere finalmente riposo o finalmente “una vita”. la convinzione di esercitare una “missione” fondamentale per la società. Le deontologie professionali dell’insegnante e del medico. tanto maggiore quanto più il lavoratore sale di grado. Una delle sensazioni più condivise è quella dell’aumento dell’intensità del lavoro e di una maggiore pressione psicologica. Sembra di cogliere una notevole differenza tra la narrazione fatta da un lavoratore dipendente e quella di un lavoratore autonomo. vive a contatto con una maggiore complessità. per sua necessità il lavoratore indipendente deve conoscere e capire tendenze e cambiamenti del mercato o. conferma tuttavia che la condizione del lavoratore in Germania è una condizione di ansia ma non di aperta insoddisfazione.

a differenza di molti altri paesi occidentali. medici.000 con almeno un dipendente. seguito dagli addetti alla formazione. poi ha cominciato a diminuire. mentre stabili o in lieve crescita sono le professioni della sanità e gli ingegneri. Nel 2009 97 . Gli informatici non hanno una loro specifica classificazione.000). La crisi ha colpito duramente.4 milioni.2 milioni erano occupati nelle professioni intellettuali tradizionali e “nuove”. Un’esportazione accompagnata da servizi logistici di alto livello è un doppio vantaggio: combina un doppio processo di valorizzazione. quello relativo al prodotto esportato e quello relativo ai servizi di trasporto e logistica prestati.000).12 Il gruppo più numeroso appartiene al settore dell’educazione/formazione.4 per cento). 740. Il lavoro autonomo ha quindi un’incidenza molto minore che in Italia. che include i giornalisti (+61. Dal 2000 al 2009 l’incremento più forte è stato quello dei “creativi”. ma nella sua componente di “prima generazione”. avvocati e consulenti legali. arti applicate (75. i disoccupati registrati 3.9 milioni.8 per cento). nella manifattura organizzata secondo schemi fordisti di grande fabbrica. risiede ancora nel settore industriale. gli altri 472.4 milioni di persone 1. e dai consulenti (+27. gli autonomi (collaboratori familiari inclusi) 4.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 97 La forza del sistema tedesco. un sistema che poggia sulle esportazioni è tanto più consolidato quanto più è in grado di disporre di un’organizzazione di servizi di logistica ad alto livello. A differenza del lavoro autonomo in generale.4 milioni di persone. consulenti d’impresa (86.000). Nel 2009. in cui la Germania è specializzata.000 i freelance. che include anche traduttori e interpreti (+57 per cento). ottenuta mediante la miniaturizzazione dell’impresa.4 milioni erano gli occupati iscritti obbligatoriamente alla previdenza sociale.4 milioni ma solo 27. giornalisti (67. i salariati erano 35. Le risorse pubbliche che la Germania ha destinato alla logistica hanno portato le società tedesche ai vertici mondiali. Permane la centralità del lavoro subordinato Nel 2009 la popolazione attiva in Germania era di 43. L’occupazione indipendente ha segnato in realtà una crescita continua dal 1995 al 2007. non è praticabile per la tipologia di prodotti a elevato contenuto tecnologico. La flessibilità all’italiana. seguito da ingegneri. di questi 4. poco superiore al 10 per cento della popolazione attiva. Al tempo stesso. che richiedono elevati investimenti di sviluppo. le professioni hanno continuato a crescere anche dopo il 2007.

poi fate un bel dépliant e lo distribuite sabato mattina al mercato. nei prossimi sei. la mettiamo giù per bene.527 erano di ditte individuali. le quali si trovavano in quanto settore al terzo posto. Studi approfonditi sull’occupazione indipendente non vengono più svolti dall’Ufficio federale di statistica dal 2005. con gli uffici e le burocrazie ci so fare” oppure “lo sai che esiste il regime minimo. ma che ne so io?” “Ci mettevano là su dei banchi di scuola. io che avevo perso il posto come segretaria. scoppiati. 582. mettiti in contatto” oppure “se ti va diventiamo soci. i clienti bisogna andarseli a cercare!’.” “Ho dovuto riempire tanti di quei moduli e sapergli dire quanto avrei fatturato nei prossimi tre mesi. Una delle ipotesi per spiegare questo fenomeno era l’introduzione di misure d’incoraggiamento alla costituzione di imprese individuali contenute nel programma Hartz IV.13 “Ehi.318 cancellazioni d’impresa. Questi erano i corsi di formazione per fare impresa. quello che aveva lanciato il grottesco slogan: “Diventate una Io Spa” (Ich AG). ci ho già provato io. e nelle sue successive modificazioni. adesso prova tu a convincere il funzionario dell’Agenzia del lavoro che la tua idea funziona. non funziona”. di cui 62. oppure ”c’è una rete interessante. anzi spesso.989 appartenenti alle professioni tecniche e alle libere professioni. in particolare quella del primo agosto 2006.” Se non fosse tragica la situazione che emerge da tanti blog e forum dove gli aspiranti autonomi si scambiano sfoghi e talvolta. ma gli ultimi avevano messo in luce come l’attività indipendente tendesse a diventare sempre più un’attività parziale. non devi pagare l’Iva”) ci sarebbe veramente da divertirsi a immaginare un’umanità che vagola da un centro di orientamento all’altro per capire come diavolo si fa un business plan. nelle difficoltà di pagamento e nelle procedure d’insolvenza. l’operaio specializzato a cui avevano chiuso l’azienda. un comportamento avvertibile più negli uomini che nelle donne. il giovane con sussidio di disoccupazione che non aveva mai lavorato e ci dicevano: ‘Su. che istituiva il cosiddetto Gründungszuschuss.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 98 su 728. dopo il commercio e l’edilizia. trovano il consiglio giusto (“lascia stare. chi mi sa dire che cos’è un business plan?” “Non sarai mica matto a lasciarti convincere a diventare autonomo! Fatti mantenere dallo stato!” “Una volta i soldi per fare un’impresa me li tiravano dietro. parallela magari a un’attività salariata. traducibile come “sussidio di start-up”.14 Il sussidio d’incoraggiamento è erogato in due fasi e ne hanno diritto comunque persone che ricevono un sussidio 98 . fatevi venire un’idea.

portandoli da 359 a 364 euro.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 99 di disoccupazione o persone coinvolte in programmi di politiche attive del lavoro. poi.83 milioni di figli delle famiglie disagiate. “Questo aumento ci costa 360 milioni di euro l’anno. Il sistema di diritti universali all’assistenza è pensato per impedire l’uscita della forza lavoro dall’occupazione dipen99 . Un mese prima. Per la prima fase. in particolare quelle.” tuonava “Die Welt”. rivolte solo alle donne. sono 300 euro aggiuntivi al sussidio. che rappresenta il segmento più “ricco” di lavoro autonomo.15 Le esportazioni tedesche hanno continuato a volare per tutta la prima metà del 2010. Finché esiste ancora l’impresa manifatturiera specializzata in tecnologie medio-alte. una volta al mese. Ad agosto il numero di percettori di sussidi del sistema Hartz IV era poco più di 4.79 milioni di sussidi erogati a sostegno del reddito. con valori superiori agli 80 miliardi al mese.” ironizzava il sito Querschüsse. il mercato si è stabilizzato su un modello di lavoro subordinato che poggia su un doppio pilastro: la difesa della grande fabbrica e la difesa di un sistema assistenziale universale. Viene quindi a essere limitato il bacino di forza lavoro indipendente del settore “servizi alle imprese”.000 lavoravano a tempo pieno. ma in realtà a contare nelle decisioni è il funzionario dell’Agenzia del lavoro che segue il caso individuale. “Wow. altri 300 per sei mesi più i sussidi. Sicché la tensione imprenditoriale si scarica tutta nei problemi relazionali con la burocrazia. si arriva alla cifra di 6. a luglio. “non è la crisi finanziaria la nostra rovina ma lo stato sociale!” Dopo il periodo in cui la spinta verso il lavoro indipendente era scaturita dalle culture “alternative”. sostenute anche da fondi europei. la tendenza a esternalizzare le professionalità tecniche è molto contenuta oppure porta anch’essa alla creazione di società di servizi che assumono la forma di impresa medio-grande. di cui 324. uscite da quarant’anni di sistema comunista. Se si aggiungono più di 1. il governo aveva aumentato di 5 euro i sussidi base mensili.96 milioni di persone. Non sono così fallimentari invece altre iniziative. vi potrete permettere tre palle di gelato a testa alle Arcade di Potsdamer Platz. Da questo punto di vista il caso della logistica è esemplare. dopo una breve stagione nella quale lo spirito di autoimprenditorialità sembrava riprendersi nelle regioni della Germania dell’Est. che dura nove mesi. Esistono varie istituzioni che vagliano il progetto e in un certo senso ne certificano la validità. se si dimostra che l’attività iniziata ha una sua consistenza economica.

Ciononostante gli autonomi “di seconda generazione”. la campagna aperta dall’Istituto di Duisburg contro i Niedriglöhne ha dato i suoi frutti: la Corte di giustizia del lavoro (Bundesarbeitsgericht) ha dichiarato nulli gli accordi sottoscritti tra i sindacati cristiani e le società di lavoro interinale. però. Certamente. come si è visto. Il fenomeno del lavoro indipendente troppo spesso viene correlato a fattori puramente soggettivi. una specie di “premio insicurezza” pari al 10 per cento.16 Mental recession Quando apparve. il libro di Jill Andresky Fraser. Alla fine del 2010.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 100 dente.di.) ha preannunciato due campagne di massa per il 2011: fissazione per legge di salari minimi di settore e non solo paga eguale per gli interinali. Quindici anni dopo. come in Francia. fino a giungere alla situazione attuale. il ruolo svolto dalle società di lavoro interinale e la normativa che ne regola il funzionamento contribuiscono a consolidare la forma salariata di lavoro. Le scelte che la Germania ha compiuto dopo l’unificazione hanno offerto ai cittadini prima di tutto l’ombrello del lavoro salariato. alla diffusione o meno di una cultura dell’iniziativa personale. in un’America sotto shock per gli attentati dell’11 settembre. Il sindacato dei servizi Vereinte Dienstleistungsgewerkschaft (sigla Ver. è iniziato il sistematico smantellamento di alcune sicurezze del lavoro salariato. Che cosa dimostra dunque il caso tedesco e perché si è ritenuto opportuno riflettere su di esso? Dimostra che l’assetto economico-produttivo di un paese e il grado di copertura dell’assistenza sociale possono incidere fortemente sul tipo di occupazione prevalente. favoriti da un sistema d’integrazione del reddito accessibile anche a loro. White100 . dove un quinto della popolazione non lo considera più un rifugio sicuro ma l’anticamera della povertà. ricostruita l’infrastruttura di base nelle regioni dell’Est. inteso come forma di cittadinanza meno esposta ai rischi. consolidata la riunificazione. nel 2001. e. Infine. salvo diverse disposizioni dei contratti nazionali. per non incentivare in maniera sostanziale i disoccupati o i sotto-occupati a scegliere una vita da freelance (dovrebbero tentare la fortuna nel settore “povero” del lavoro autonomo). la disposizione d’animo conta in un certo tipo di scelte ma essa stessa è fortemente influenzata dall’ambiente. il trattamento degli interinali deve essere identico a quello dei lavoratori a tempo indeterminato. come si è visto nei capitoli precedenti. sono cresciuti fortemente negli ultimi anni in cifra assoluta.

Scrive nella pagina di commiato dai suoi visitatori: 101 .EconoWhiner. Di ritmi di lavoro che fanno dire a una donna con responsabilità di quadro intermedio: Aspetto l’ora di treno che mi riporta a casa per rispondere ad alcune telefonate dei clienti. anche lei sembrava scettica sull’ipotesi che i white collars americani trovassero forme di auto-organizzazione sindacale. e in particolare i quadri intermedi. Surviving and Thriving in Tough Times. le proposte per uscire da una situazione ormai compromessa. facevano una vita da cani. non tanto e non solo per gli stipendi stagnanti. scomodi perfino nell’arredamento. come Intel. Il carattere scioccante del libro di Fraser non stava nei numeri quanto nelle testimonianze dirette che aveva raccolto in cinque anni d’interviste e di navigazione per blog e forum di tutti i tipi. per difficoltà dovute alla nuova crisi ed esaurimento di energie fisiche. i cosiddetti middle managers. meno che mai di adesione a sindacati già esistenti. era una giornalista finanziaria nota ai grandi media e ai manager delle multinazionali. Citigroup.com. Ne usciva un quadro desolante di umiliazioni subite passivamente. autore di un libro dal titolo Only the Paranoid Survive. là sotto ho qualche minuto di relax. non ci fecero caso in molti. Terminato il libro.17 Fraser non era una sconosciuta. di ambienti di lavoro volutamente disagiati. come Andy Grove di Intel. ambienti con i quali aveva dunque una certa dimestichezza. Ibm. come avevano notato alcuni recensori. di arroganza senza limiti di amministratori delegati. troppo triste vedersi riproposta la propria miseria e troppo deboli. grazie a Dio c’è un lungo tunnel dove non c’è campo. Malgrado l’autrice alla fine del libro raccontasse di azioni riuscite di autodifesa mediante campagne via Internet o tramite ricorsi ai tribunali. non tanto e non solo per i carichi di lavoro e la tensione cui erano sottoposti da una competizione con i colleghi creata sistematicamente. ma soprattutto per le umiliazioni cui venivano continuamente sottoposti da uno stile aziendale di gestione del personale che era esattamente l’opposto di quel che si legge negli scritti dei guru del management. Proprio per questo s’era accorta che gli impiegati di questi colossi. L’incubo del terrorismo serviva a distrarre l’opinione pubblica dai problemi dei white collars all’interno delle grandi corporation verso la fine degli anni novanta. Fraser ebbe qualche mese di notorietà ma il libro non fu accolto molto bene. Fraser continuava la sua battaglia aprendo il sito www.18 finché fu costretta a chiuderlo nel novembre 2009.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 101 Collar Sweatshop.

non vi meravigliate più.com. scambiandosi idee e supporto emotivo. non eravamo soli. questa testimonianza ci dice come fosse incompleta la narrazione sullo scoppio della bolla informatica del 2001-2002. che citava l’espressione di un senatore americano.] Certo. dimenticando che negli anni novanta in America si era consumata una tragedia maggiore. Deterioramento morale. Perciò abbiamo voluto creare una comunità online. sulle migliaia di specialisti del computer messi sul lastrico. in una fase storica nella quale la stessa nozione di competenza professionale richiesta stava diventando anacronistica.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 102 In effetti era convincimento generale che il progressivo indebolimento dell’economia ci stava uccidendo. nella quale le persone potessero trovare un legame tra di loro. una vera e propria mental recession. umano. lo status del professionista salariato non vi deve preoccupare assai (curioso. la Fraser considera il lavoro autonomo niente di più che un’alternativa ansiogena e radicalmente instabile al lavoro dipendente). Voi avete risposto. di ritmi di lavoro pazzeschi. va sottolineato). Ci siamo chiesti allora dove eravamo e ci siamo accorti che non eravamo soli. La più nota webzine dedicata agli independent professionals (IP) non si fa sfuggire l’occasione e recensisce il libro della Fraser con queste battute: Vi stupite come mai i vostri amici schiavi salariati (wage-slaves) ce la facciano a reggere l’ondata di fusioni.. per dirla con l’azzeccato titolo della Fraser.19 Per quanto parziale. civile. Jill Andresky Fraser ha passato cinque anni a documentare il fatto che “vivere nei cubicoli degli uffici lascia molto a desiderare”.. del deterioramento del lavoro (dipendente e di conoscenza. per riprendere l’esergo del sito della Fraser. ma molto! [. se voi siete professionisti indipendenti. quando ormai avevamo già quasi esaurito le energie psichiche e i più elementari meccanismi di sopravvivenza. Da questa situazione nasce in parte l’attrattiva per il lavoro indipendente. condividere la loro rabbia e la loro confusione. Questo libro vi ricorda quanto siete stati fortunati a lasciarvi alle spalle il mestiere di white collar! E per quelli che ancora stanno lì indecisi sulla soglia dell’impiego in un’azienda può essere una spinta a scegliere definitivamente la libertà della professione. di lingua bie triforcuta delle corporation? Bene.20 Un’altra testimonianza che portò il grande pubblico a conoscenza delle condizioni di certo lavoro occasionale dequalificato 102 . quando la nostra attenzione venne concentrata esclusivamente sui fallimenti delle giovani aziende dot. quella dell’umiliazione dei white collars delle grandi corporation o almeno di una gran parte di essi o. di abolizione dei benefit. di riduzione del personale.

La qualità dell’insegnamento dipende dal modello d’affari che si è affermato nell’universo dell’istruzione superiore americana (rapidamente diffusosi altrove).. la totale mancanza di solidarietà con i colleghi. della sua salute e della sua vita. da quello di commessa in un supermercato a cameriera di un ristorante a donna delle pulizie per la catena The Maids Home Cleaning Company. On (not) Getting by in America. somiglianti più a un lavaggio del cervello che a una trasmissione del sapere.] Ma adesso che lo stato ha cancellato gran parte delle “elemosine” come giudicarle? [. [.23 Il disciplinamento subìto all’università viene trasferito sul luogo di lavoro e contribuisce ad accrescere il senso della gerarchia.] Un giorno (non saprei proprio prevedere quando) i poveri che lavorano si stuferanno di ricevere così poco in cambio e pretenderanno di essere pagati per ciò che valgono. con paghe orarie sui 6 dollari l’ora.] quando una donna per esempio mangia poco e male in modo che noi possiamo mangiare meglio e a meno. come vengono benevolmente definiti. subito dopo la riforma dell’assistenza che aveva costretto milioni di americani. l’accettazione di umiliazioni.] Quando le madri sole e povere potevano scegliere di non lavorare e di usare invece i servizi sociali.. The Disciplined Minds sui metodi d’insegnamento nelle università. il passaggio è più complesso. quella donna ha compiuto un grande sacrificio per noi. Quel giorno.. L’esperimento era cominciato nel 1998.. del mondo dei lavori servili. soprattutto madri sole con figli. come lei stessa le chiama.. Il testo si chiude invocando la rivolta: Come mai nessuno si prende la briga di mettere insieme tutte queste notizie per denunciare che siamo in stato di emergenza? [. se non con disprezzo. l’autrice riesce a offrire una testimonianza vivissima. In realtà. I “poveri che lavorano” (working poors). Nickel and Dimed. sono in realtà i grandi benefattori della nostra società. 103 . ci ha fatto dono di una parte delle sue capacità. a non poter più optare tra un sussidio e un salario.. spostandosi da un lavoro all’altro e da uno stato all’altro. [. la rabbia esploderà e assisteremo a scioperi e distruzioni.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 103 fu fornita nell’anno dell’11 settembre dall’uscita del libro di Barbara Ehrenreich. Aiutata anche dalle sue “virtù istrioniche”. staremo meglio tutti quanti.22 Ma più significativo del clima di disincanto che regna negli Stati Uniti alla fine degli anni novanta è forse il libro di Jeff Schmidt.. Ma non sarà la fine del mondo e. amara e ironica. dopo. il conformismo.21 La giornalista aveva deciso di camuffarsi e di provare lei stessa a essere assunta per mansioni di cameriera o donna delle pulizie. la borghesia tendeva a giudicarle con una certa severità..

24 Quindi il rapporto con la qualità dell’insegnamento non è critico-problematico. Che cosa questa consistenza e velocità di espansione del parco clienti producesse in termini di margine o se il margine cambiasse in relazione al numero di clienti oppure no. Si trattava di velocità “virale”. malgrado le migliaia di CV spediti nell’etere. Le drammatiche testimonianze che oggi si raccolgono su Internet di persone finite nella trappola dell’overeducation ci suggeriscono l’impressione che l’approccio alla formazione superiore si relazioni nell’inconscio sempre meno con una fase della vita dedicata alla trasformazione della mente e sempre più con un periodo di attesa in anticamera del primo colloquio d’assunzione. è il rapporto con un marchio. Internet ha introdotto nella razionalità dell’investitore una serie di elementi puramente immaginari che hanno trovato il loro corrispettivo 104 . un’immagine strettamente legata a percorsi di carriera che avrebbero potuto permettere agevolmente il pagamento del debito contratto con le banche per poter frequentare l’università. con un logo. la varietà negli scaffali aumenta e con essa il disorientamento dell’utente. dei master e di tutte quelle diavolerie che il sistema universitario ha inventato per fare cassa. e che l’unico modo di affrontarli è tessere relazioni. la cui consistenza e velocità di espansione erano del tutto immaginari. I criteri per valutare un’azienda prendevano come punto di riferimento un numero di possibili utenti del messaggio o del servizio che l’azienda offriva su Internet. Concluso un percorso di studi. si riprende un nuovo percorso. sembra non esserci una seppur vaga idea che i rapporti di lavoro sono rapporti di potere. Il lavoro indipendente rimane meno intrappolato nell’overeducation. tra individuo e organizzazioni.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 104 un modello trainato dalle politiche di marketing. e probabilmente il partito che volesse proporre una moratoria degli student loans avrebbe immediato successo. erano domande che l’investitore non si poneva in questa seconda grande corsa all’oro della California. evita alle persone di convincersi che è una loro caratteristica psicosomatica. un nuovo master. Il sistema della formazione è un grande supermercato. Sembra diffusa una cieca fiducia nelle promesse di carriera dei corsi.com. una nuova laurea. La formazione universitaria negli Stati Uniti è semplicemente un canale inesauribile della debt economy. Il modello d’affari dell’università americana segue la stessa logica che ha governato lo sviluppo dell’industria informatica e che ha portato alla formazione e allo scoppio della bolla dot. che sono riuscite a rendere credibile presso gli utenti una nuova immagine dell’investimento in formazione. non si trova nulla. ancora nulla e a trent’anni rimane solo il debito contratto ancora da pagare.

vanno in frantumi. offuscata soltanto. La forma di lavoro individuale che si costituisce allora è la prima forma “nuova” che si afferma nella storia dell’industrialismo dopo quella dell’operaio alla catena. gli Stati Uniti sono il crocevia di questo che appare come un terremoto con diversi epicentri e onde che si scontrano in uno spazio abbastanza circoscritto. indipendente o salariato. Da questo punto di vista il periodo che precede la bolla IT segna un capitolo decisivo nella storia del lavoro. negli anni successivi. È un momento davvero di svolta della civiltà contemporanea. la loro posizione egemonica: è il momento in cui si è persa la percezione del valore del capitale – dunque si perde anche il senso del capitale umano. In quegli anni. dal punto di vista del lavoro. il suo stile di vita quotidiano non era cambiato sostanzialmente dalla fine dell’Ottocento. poi imbocca la strada che lo porterà nel 2002 ai suoi minimi storici. 2001-2002. che si costituisce quella che sarà la sacca degli “ultrastudiati”. Quando l’indice Nasdaq comincia a precipitare dopo aver raggiunto e superato i 5000 punti nel marzo 2000. Bene o male. che porta a una svalutazione del lavoro subordinato in quanto tale. lasciando immutata però la netta separazione tra lavoratore indipendente e salariato. le speranze affidate a quella che era stata ormai accreditata come la professione del futuro e che aveva spinto una massa consistente di persone a scegliere computer science come corso di laurea. o meglio. un no-collar. gli Stati Uniti perdono.com. sembra essere qualcosa di diverso. secondo la felice definizione di Andrew Ross. Se mettiamo insieme il progressivo degrado del clima interno alle aziende. Il venture capitalist che ha investito nelle aziende di Internet era uguale a quello che investiva nei derivati. nei molti ibridi che le due forme di occupazione avevano sperimentato nel modello organizzativo delle dot. Ma è anche il periodo in cui si costituiscono 105 . forse per sempre. L’informatico.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 105 nei derivati. dalla grande cortina fumogena del terrorismo e delle guerre. la dimensione del virtuale ha soppiantato quella del reale. ci troviamo di fronte a una situazione che ci appare. l’ambiente di lavoro di un colletto bianco. Tra l’altro è proprio in questo periodo di mental recession. come giustamente l’ha chiamata la Fraser. Le professioni tecniche avevano subìto un profondo cambiamento. l’improvvisa disoccupazione di massa degli informatici e la rottura delle barriere inferiori delle retribuzioni. Sia nel lavoro dipendente sia in quello di freelance. risale brevemente. fino a quel momento l’impiegato era rimasto l’impiegato. più sconvolgente di quella prodotta dalla crisi dell’ottobre 2008.

leggiamo la posta elettronica dell’ufficio nei weekend. anzi. l’autore. si rimane scossi di più dal racconto delle esperienze vissute. con un’opinione pubblica scossa dalle informazioni riguardanti i redditi favolosi dei signori di Wall Street. quindi si è ingrossata la fascia di popolazione sotto la soglia di povertà. l’importante è che il tema scompaia dall’agenda politica e mediatica. è aumentata la componente di salari da fame. Il modello di Greenhouse è Nickel and Dimed di Barbara Ehrenreich. cioè dall’aspetto meno drammatico della crisi. è stato progressivamente espulso.26 Sono dinamiche cui abbiamo fatto l’abitudine. giuristi. L’America del secondo millennio ha assorbito una quantità notevole di forza lavoro. spesso illegali. a contare è la dinamica. uno degli ultimi rimasti. è stata taglieggiata e i fondi pensione (si pensi in particolare a quelli delle compagnie aeree) spesso brutalmente tagliati. sbatte una quantità impressionante di dati e di testimonianze sulla vita dei lavoratori in America. i salari medi maschili nettamente inferiori. Docenti universitari e ricercatori possono continuare a sfornare le loro ricerche accurate. straordinari non pagati e ore lavorate non riconosciute. Ma nel testo di Greenhouse c’è anche un riferimento al movimento sindacale dopo la rottura nell’Afl Cio con l’uscita della Service Employee 106 . L’assistenza sanitaria. soprattutto quelli con le mansioni più servili e degradate.25 Sul muso di questa opinione pubblica filistea. usiamo i nostri cellulari e Blackberry per rispondere alle richieste del capo mentre siamo in vacanza. la Freelancers Union è una di queste. Steven Greenhouse. Il tema lavoro si è progressivamente eclissato dai palinsesti televisivi e dalle pagine dei grandi quotidiani. Greenhouse è un labor reporter.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 106 le iniziative di coalizione più innovative. immigrati per lo più. il tempo medio di lavoro è il più lungo tra gli altri paesi industrializzati: Ad aggravare il modo in cui si spreme la gente è la diffusione di quel fenomeno chiamato job creep che consiste nella progressiva invasione del tempo libero. Portiamo a termine dei report sul computer di casa lavorando fino alle undici di sera. L’ultima grande inchiesta giornalistica sulle condizioni di lavoro negli Stati Uniti è uscita nel periodo che segue la crisi finanziaria del 2008. in sostanza egli non fa che aggiornare i numeri prodotti dalle inchieste di fine anni novanta. per chi ne gode. ma anche di certi gruppi di white collars. i salari medi al netto dell’inflazione sono di poco superiori a quelli del 1979. romanzieri possono andare a fondo nei recessi peggiori della condizione lavorativa. cineasti. psicologi. in particolare di immigrati e di donne. Più che le cifre in sé.

precari. si appoggia ai democratici. lavoratori temporanei. È stato una figura chiave per l’elezione di Obama e per la sua riforma sanitaria. Ma accuse di comportamenti da racket.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 107 International Union (Seiu).2 milioni di persone. Mary Kay Henry. dei lavoratori degli hotel e la costituzione. La sua cultura ancora tradizionale considera freelance. di repressione violenta degli oppositori interni. Alle elezioni di novembre del 2010 la Seiu è riuscita a far eleggere ventisei dei suoi candidati. Per capire cosa sta succedendo alla base. è forse meglio seguire la rete che sta attorno a riviste come “Labor Notes”. per la maggior parte indipendenti e democratici. ma anche un gruppo di repubblicani. degli United Food and Commercial Workers. Figura carismatica e presidente della Seiu per quattordici anni è stato Andy Stern. “che non sapevano nemmeno una parola d’inglese”. Episodi di corruzione sono stati accertati nella sua organizzazione e nel settembre 2010 si è diffusa la notizia che Stern era indagato dall’Fbi. che è riuscito a portare il suo sindacato ad avere il maggior numero di iscritti oggi negli Stati Uniti. La Seiu è anche il secondo sindacato nel settore del pubblico impiego. sembra che nel sindacalismo del lavoro dipendente la storia sia destinata a ripetersi e che certi vizi facciano parte del suo Dna.28 Insomma. frequentatore abituale della Casa Bianca. come dice Greenhouse. fa parte oggi della Commissione per la riforma della fiscalità e nell’aprile 2010 ha lasciato la presidenza del sindacato a una donna. Alla conferenza tenuta 107 . è patriottica. come un insieme unico. si sono scatenati certi blogger che lo definiscono il nuovo Jimmy Hoffa. un ricambio che a qualcuno puzzava di bruciato. di impiego di fondi del sindacato per investire nella proprietà di cliniche e case di riposo.27 La Seiu è una novità nel panorama sindacale americano ma al tempo stesso sta nel segno della continuità. 2. della nuova confederazione Change to Win. Il 10 per cento degli iscritti è ispanico. addotta tattiche collaudate (per esempio quella di prendere di mira un’azienda simbolo dello sfruttamento e di martellare per anni su quella). La novità sta nell’aver organizzato massicciamente i lavoratori immigrati. proprio Greenhouse ne critica la gestione verticistica. dei Teamsters. Contro di lui. dopo questa scelta. parla ancora di “sogno americano”. Non può essere definito un sindacato di base. il 50 per cento delle quali provenienti dal settore della sanità. di organizzare vere e proprie spedizioni per interrompere assemblee di sindacati concorrenti (come la Nurses Union della California) erano state rivolte a Stern già nel 2008 da parte di personaggi di rilievo come Ralph Nader. occasionali. il gruppo etnico che cresce più rapidamente. che continuano la tradizione del marxismo operaista anni settanta. anzi.

come se il paradigma del lavoro salariato avesse esercitato un blocco mentale anche nelle visioni conflittuali e antagoniste del capitalismo. freelance e lavoratori occasionali sostituiscono i giornalisti professionisti. non del servizio che dovrebbe offrire agli studenti e alla società.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 108 nell’aprile 2010 le testimonianze su episodi di sciopero e resistenza nel settore degli alberghi e della ristorazione sembrano rendere l’immagine di un’America diversa. Anche in questo caso. dalla fine degli anni settanta. Il fenomeno. lo psicologo svedese Heinz Leymann diede un nome a un fenomeno che probabilmente è sempre esistito ma ha assunto. gli eredi degli anarcosindacalisti dell’International Workers of the World (Iww) oggi mettono sotto pressione la catena di caffè Starbucks. consegnandosi nelle mani di finanziatori e di cacciatori di finanziamenti.31 L’argomento ha acquisito sempre maggiore rilevanza da quando. Nice Work If You Can Get It di Andrew Ross è certamente il più convincente. Tra i libri che contano.30 Il paese tranquillo A metà settembre 2010. scritta da Ross assieme ai suoi studenti della Nyu. si preoccupa solo della sua conservazione. Nel campo dell’editoria e del giornalismo. dimensioni stimate attorno al 2-3 per cento della forza lavoro dei paesi sviluppati. “Bisogna piantar casini” sembra lo slogan della rivista che si definisce “organo dei troublemakers”. sono reti informali che si riproducono nel segno della continuità con gli anni settanta. i labor reporters sembrerebbero una categoria estinta. riprende tematiche proprie del movimento italiano per un reddito di cittadinanza ed è ancora una volta un testo preparato da una precedente analisi impietosa dell’ambiente universitario americano. L’università uccide se stessa. ha potuto essere individuato quando alcuni psicologi hanno scoperto che persone considerate affette da forti disturbi psichici. dopo un loro sciopero. senza alcun salto di qualità nel pensiero. conosciuto come mobbing. con l’inizio della crisi del fordismo. sul sito dell’Istat si poteva leggere una sintesi della prima indagine condotta dall’Istituto nazionale sul disagio nei luoghi di lavoro. vent’anni fa. talvolta classificate paranoiche e costrette a sottoporsi a tratta108 . e s’inseriscono in quello che può essere considerato il più interessante percorso di esplorazione dei cambiamenti nel modo di lavorare e nel modo di pensare di chi lavora.29 È un libro destinato a diventare un classico sul tema del precariato. quindi milioni di persone. che vanno più a fondo dei reportage giornalistici.

di natura sia giuridica sia terapeutica. ed è proprio la loro frequenza e durata a produrre uno stato di miseria psichica. compito non facile perché finora era rimasto ben occultato.] Il lavoro di ricerca che abbiamo svolto finora si è concentrato sulla concettualizzazione del fenomeno e sulla sua localizzazione all’interno della società. le iniziative legislative relative al mobbing. affidato a mansioni inferiori e infine costretto a licenziarsi in condizioni psichiche tali da non essere più in grado di riprendere un altro lavoro. Chi avesse visitato il sito al momento in cui venivano resi pubblici i risultati dell’indagine Istat. o simili. umiliazioni e maltrattamenti morali sul luogo di lavoro da parte di colleghi o loro superiori. psicosomatica e sociale. Ci sono casi in cui il mobbing è reciproco. Queste azioni vengono compiute con grande frequenza (in genere ogni giorno) e per un periodo di tempo continuato (almeno per sei mesi). ciascuno documentato.org). che richiede metodi d’indagine particolari e interventi specifici.. ignorandola come se non esistesse fisicamente. Da questa fenomenologia più articolata. La rete di istituzioni che si occupano di questi temi e che cercano di argi109 . workplacebullying. gli episodi di cronaca. un portale dove convergono i risultati delle ricerche. tutti provenienti dall’ambiente universitario. che era stato fatto oggetto di scherno continuato da parte dei colleghi per la sua pronuncia con inflessioni danesi.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 109 menti psichiatrici. vi avrebbe trovato un elenco di trentadue casi di mobbing. non rispondendo alle domande della vittima.32 Uno degli aspetti della ricerca di Leymann e del suo gruppo aveva riguardato l’esame retrospettivo di alcuni casi di suicidio. si trovavano in quello stato perché avevano subìto vessazioni. un operaio danese assunto presso un’azienda siderurgica svedese..33 Al termine mobbing gli studiosi in seguito hanno preferito l’espressione adult bullying at workplace. [. Leymann è morto dopo aver fondato un Centro di riferimento mondiale per questo tipo di fenomeno sociale. L’esempio cui faceva riferimento nell’articolo citato invece era quello di Leif. merita però ricordare qualche frase dei suoi scritti di allora. Dai primi saggi di Leymann a oggi la letteratura sull’argomento è diventata imponente. finché uno dei due cede e diventa succube. è nato il Workplace Bullying Institute (www. si era trovato progressivamente isolato. così chiari e pieni di passione: Il terrore psicologico o mobbing nella vita lavorativa significa comunicazione ostile e immorale diretta in maniera sistematica da una o più persone in genere contro un individuo singolo. considerando l’estrema varietà di forme in cui il fenomeno si manifesta: per esempio non con provocazioni aperte ma con il silenzio.

ma è il sistema di gestione del personale in generale. Le aziende sanitarie e le università. le risorse psicologiche e sociali dei salariati vengono buttate via. come mai prima di allora si era visto nei confronti di una sindrome organizzativa. hanno costituito centri clinici antimobbing. gli studi di Harald Ege. e per di più per periodi brevi. che prevedeva per il mobber sanzioni penali. meschino che spinge un numero sempre crescente di colletti bianchi a sopportare un lavoro ni fait ni à faire. fino ad una proposta di legge. È il lavoro e il modo in cui è organizzato che vanno curati. Yves Clot. in particolare nella categoria dei colletti bianchi. A quel punto si sono attivati tutti gli stakeholders. fragili. a livello europeo. finché i media non si sono appropriati del fenomeno e il mobbing è diventato patrimonio della gente. da “curare”. le loro energie perdute all’interno di un’organizzazione che non sa cosa farsene. quelle che denunciano i maggiori danni psichici a causa soprattutto dell’eccessivo carico di lavoro. In realtà segnali di attenzione c’erano stati anche prima: la ricerca che l’Ispesl aveva condotto con la Clinica del lavoro di Milano. molta voglia d’impegnarsi viene dispersa. soprattutto nelle fasce di età dai trentacinque ai quarantaquattro anni. queste istituzioni sono forse più articolate che altrove. Eppure tutte queste iniziative servono solo a tamponare una situazione che tende ad aggravarsi.34 che.36 Il problema dunque non è il mobbing in quanto tale.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 110 nare la frana della qualità del lavoro è impressionante. Un modo gretto. si sono attivati i sindacati e le istituzioni. Ma tutto era passato sotto silenzio. sul modello della Clinica del lavoro Luigi Devoto. Sul sito dell’Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro (Ispesl) si legge: Il mobbing esplode in Italia alla fine degli anni novanta. fenomeno che si manifesta come aggressione alla persona singola. Molta capacità.37 110 . conduce periodicamente un’indagine presso le aziende al fine di monitorare sia la situazione di fatto sia le politiche di controllo. dove esiste una tradizione di medicina del lavoro che risale agli anni settanta. tra l’altro. psicologo al Conservatoire des art et métiers di Parigi. in particolare è la condizione frustrante di migliaia di giovani “ultrastudiati” che accettano mansioni inadeguate.35 Nel nostro paese. Sono sorti i primi centri d’ascolto e le associazioni tra mobbizzati. a cominciare dall’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro. un paio di articoli stringati. radicata nelle lotte per la salute degli operai della chimica e di altri settori. dichiara: Non sono i lavoratori a essere troppo “inadeguati”. piccole isole sparse lungo il territorio nazionale.

è fortemente diminuita con il postfordismo e ciò si è tradotto in maggiore attrattiva per il lavoro autonomo. un movimento sindacale riconosciuto. L’accenno alla problematica del mobbing ci serve solo per dire che la reputazione del lavoro dipendente. è stato ignorato per anni. pur essendo un fenomeno palese. è l’azienda che rappresenta per lui la collettività. che nasconde un lento degrado. Eppure ha potuto crescere sotto traccia. diventa doppiamente oppressiva e distruttrice. Ma quante cose del lavoro oggi restano ignorate. società democratiche dove c’è libertà di stampa e di sciopero. well hidden come dice Leymann. all’interno di una grande organizzazione aziendale. Il dato più preoccupante dell’indagine svolta dall’Istat non è tanto l’incidenza percentuale dei casi di vessazioni o demansionamenti dichiarati dal campione di lavoratori intervistati sull’universo del lavoro salariato (7. L’organizzazione aziendale. salariato. che ne trae un maggiore e ancora più acuto senso di frustrazione e d’ingiustizia. mai la controparte ha ammesso di avere una qualche responsabilità. attribuendo sempre la colpa alla vittima. Il mobbing è un fenomeno delle società avanzate. pubblico. Questo fenomeno. organizzazioni d’impresa con forti investimenti in risorse umane.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 111 Questi spunti ci consentono una riflessione. salariato. È un fenomeno proprio del lavoro dipendente. la distanza del sindacato dalla realtà e la diffidenza del lavoratore per il sindacato. quale solco ha cominciato ad aprirsi tra un lavoro decente e il lavoro reale? Il mobbing sembra crescere quanto più elevato è l’ambiente di lavoro. visibile. Ma la condizione lavorativa oggi ha ancora una sua parte buia. che dovrebbe essere un sistema protettivo. la giustizia resa da un tribunale non riuscirà mai a ripagare la vittima. oltre che in maggiore tolleranza per il lavoro precario. quanto migliore è la reputazione dell’istituzione. non il tribunale. Non è solo la malvagità dei singoli a schiacciare le vittime. una legislazione sociale avanzata. esisterà certamente anche là dove c’è sfruttamento minorile e condizioni di vita bestiali. tanto più acuto quanto maggiori sono l’omertà e la paura. proliferare nel silenzio. quanto più intenso è il contenuto di lavoro intellettuale erogato. ma la sanzione dell’organizzazione. pur palese.2 per cento ma con un’incidenza molto inferiore di danni di carattere psi111 . cioè del lavoro che possiede in Occidente le maggiori garanzie e la maggiore protezione sociale. ma è tipico di società dove esistono salari elevati. nei casi in cui il lavoratore oggetto di vessazioni ha cercato di portare in tribunale l’azienda. quanti silenzi si protraggono sulla vita lavorativa quotidiana? Da quando la paura e la mancanza di solidarietà hanno preso piede nelle aziende e l’individualismo è diventato costume.

quanto il fatto che l’88 per cento di coloro che sono stati oggetto di vessazioni non hanno ritenuto di dover ricorrere al sindacato. non c’è speranza di democrazia in un paese. le forme di molestia sessuale hanno trovato una forte sanzione nella società. non sente.38 E così sarà finché i lavoratori salariati non troveranno forme di resistenza e autotutela.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:09 Pagina 112 chico). Ma il mobbing è la parte infetta di un corpo malato. solo allora la presenza di tante istituzioni di sostegno potrà servire a qualcosa. sociale. “relazioni industriali” a tendere sempre più a diventare unilaterali e puramente disciplinari. si specializzano. Man mano che il problema assume maggiore rilevanza aumentano le risorse per discuterne. È una cultura diffusa. finché la gente non alzerà la testa. non parla. non può essere ricondotta solo a determinate scelte e comportamenti del sindacato. nascono settori del sapere. è il legame tra i due estremi il problema vero. sono in regressione. Come se. Finché il lavoro dipendente resta passivo o sceglie il suicidio disperato invece di ribellarsi. che non vede. eppure la situazione non sembra migliorare. anzi l’attenzione rivolta al mobbing può essere una trappola. e s’innesca la tipica dinamica autoreferenziale di qualcosa che cresce su se stesso in maniera del tutto indipendente da quello per cui è nato. settori delle politiche sociali specializzati. Secondo alcune indagini il mobbing è in declino. È l’arco che unisce questi due estremi a racchiudere la civiltà occidentale oggi. di rapporti di classe. si autosostiene e continua per la sua strada registrando il peggioramento con sempre maggiori dettagli. gli aspetti estremi del disagio. mentre gli altri non ci guardano. della presunzione che da soli. possiamo cavarcela. è in questo arco che si colloca il degrado del lavoro dipendente. è l’ideologia dello zombi quotidiano.39 Gli accordi sindacali del luglio 1993 hanno garantito tregua 112 . è la mentalità dell’idiozia individualista. mettendo di mezzo l’organizzazione sindacale. Crescono. Il senso di solitudine e di abbandono. il problema è politico. un linguaggio specialistico. non gli estremi in quanto tali. orecchie tappate dagli auricolari. si dilatano strutture e istituzioni e iniziative sul disagio nei luoghi di lavoro. si perfezionano. quelli che meglio si prestano a un intervento terapeutico o penale. come le scimmiette di Berlino. la mancanza di fiducia in strutture deputate alla tutela del lavoro. eterne. un modo per medicalizzare forme di oppressione sociale e di volgare sfruttamento del lavoro cognitivo e manuale. ma impotente a fermarlo. ma sono le classiche. le cose diventassero più complicate e rischiose. eppure così prossimo a chi magari esercita quella professione che ti fa stare dietro una cattedra.

anche libertà civili come il diritto di sciopero. Operaie e operai analfabeti. sono riusciti a dare una risposta nell’Ottocento. l’asimmetria tra impresa e salariato viene affidata al riequilibrio di un demiurgo. Quali siano le nuove tecniche di autotutela e di negoziato con le gerarchie aziendali resta un interrogativo. né con provvedimenti amministrativi che possono avere effetto eventualmente nella pubblica amministrazione. perché non dovrebbero riuscirci milioni di giovani scolarizzati.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 113 salariale e. soprattutto laureati. e i rapporti di lavoro vengono configurati come rapporti giuridici. la magistratura. il lavoro è diventato sempre più instabile e provvisorio. Come si possa riuscire a invertire la tendenza al degrado dei rapporti di lavoro salariato rimane un problema aperto. lavorino per mesi gratuitamente in cosiddetti “tirocini” con la speranza di essere assunti (ma perché mai se ci sono altri mille pronti a prendere il loro posto gratis?). che vivevano in condizioni miserabili. sebbene nessuno lo abbia tolto dalla carta costituzionale. overeducated? 113 . È sul rapporto di lavoro che l’uomo perde la sua dignità. ma non nell’impresa privata. cioè diventano impossibili da esercitare “tecnicamente”.41 È cambiata la struttura tecnica dell’impresa. spento le lotte operaie (chi è andato dopo la crisi del 2008 a parlare con gli operai delle fabbriche occupate o presidiate dai lavoratori. ha trovato fabbriche che non scioperavano da sedici anni). La grande speranza diventa allora la legge. di fatto. si accetta come normale e persino lodevole che giovani. Il precariato non si supera con cause di lavoro o con arbitrati. lo stile di management. ma è qui che la democrazia sostanziale muore e si perdono.40 Leonello Tronti è un economista del lavoro che ha dato un contributo determinante a tradurre in cifre e a concettualizzare la svolta del 1992-1993. proprio dal momento in cui si è spenta la conflittualità sui luoghi di lavoro. a mettere a nudo la “via solitaria” che l’Italia ha imboccato allora verso una produttività del lavoro negativa.

Fuori dalle accademie. Non ci riferiamo alle proprietà editoriali e alle loro commistioni con la politica o al nepotismo imperante. la narrazione più divulgativa sul mondo dei freelance e del lavoro autonomo. Conta esserci. radio e tv. protetti da contratti blindati e privilegi che faticano a scomparire anche dopo la scossa portata da Internet e dagli user generated contents. trovando soltanto nell’ultimo decennio un diverso fronte in Internet e una reale frammentazione delle fonti. collaboratori di vario genere che hanno silenziosamente superato per numero gli stessi dipendenti presenti nelle redazioni d’Italia. ha prodotto unicamente sentieri interrotti e chiuso le porte sia per ragioni che attengono la sostanza dei fatti. ovvero quella giornalistica.1 giornalisti. ma all’irrisolta e malcelata conflittualità che contrappone oggi i giornalisti embedded all’abnorme platea di outsider. Per anni. sia per un mostruoso conflitto di interessi che anima il mercato delle notizie e lo inquina nei suoi processi di produzione.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 114 4. È nell’agorà che si decide dell’equità e della giustizia secondo una misura che in democrazia non è altro che un compromesso tra gli interessi presenti. questi. Negli ultimi decenni non è realmente cambiato nulla neppure nei modelli di occupazione della 114 . la società italiana nell’ultimo mezzo secolo ha condiviso lo spazio della comunicazione pubblica quasi unicamente attraverso questi canali. Il racconto pubblico sul mondo del lavoro e delle sue trasformazioni è passato da qui: giornali. ma perché il lavoro autonomo possa parlare di sé ed emergere nella dialettica sociale è necessario che gli sia data la parola e concesso di presentarsi e discutere correttamente in uno spazio pubblico. perlomeno. Dove non c’è la notizia Potrà sembrare una tautologia. per quanto sia utile percorrere anche questa direzione. incapace di metterla a nudo. tuttavia.

la scelta di governance. come peraltro è avvenuto nei paesi di lingua anglosassone. determinando verso quale direzione dovessero crescere la stabilità e il benessere. ma questa è tutta un’altra storia. e le condizioni attuali di lavoro di giornalisti freelance. durato decenni. C’è un nesso strettissimo tra questo silenzio dell’informazione sul tema del lavoro professionale autonomo. se mai davvero si è emancipato. Nel115 . Poi ci sono i freelance. Ma ancora più grave è l’aver stemperato ogni voce e ogni racconto sul mondo del lavoro indipendente. È da questo doppio punto di vista che a nostro avviso si potrà comprendere come l’informazione non abbia per niente aiutato l’Italia a costruire un mercato del lavoro migliore. in particolare di quello indipendente. programmatori indipendenti e altri professionisti autonomi. consulenti. Come si usa dire nella politica d’impresa. decisione pratica di governo e amministrazione del lavoro. in realtà è soltanto un cambio di pelle di redattori e deskisti. Se è vero.3 che la libertà di stampa e degli stessi giornalisti determina le opportunità e il “funzionamento” di persone e società. come ricorda Amartya Sen assumendo come indici del progresso e del potenziale di un paese le capabilities individuali. è diventata approccio teorico al mondo degli outsider. quando è avvenuta la progressiva sostituzione dei sistemi di prestampa con le tecnologie elettroniche2 e sono scomparsi man mano i linotipisti. Oggi ci sono le redazioni web in cui stanno migrando in molti: sembra una rivoluzione. Il silenzio dell’informazione sul lavoro autonomo Iniziamo da qui e osserviamo in parallelo come il lavoro autonomo sia stato affrontato sulle pagine dei giornali per anni e come sia emersa l’indipendenza del giornalismo freelance in Italia. La rimozione di quanto avveniva nel ventre del mercato giornalistico è diventata modello d’informazione: il modo di interpretare le collaborazioni dei freelance ha rappresentato una premessa implicita della filosofia con cui affrontare gli stessi temi del lavoro. e indirettamente quali fossero le politiche del lavoro da mettere sotto osservazione e promuovere. creativi. è altrettanto vero che la chiusura di una classe intellettuale come quella giornalistica nei limiti di una coorte molto ben strutturata nel segmento del lavoro salariato non abbia potuto che rappresentare un freno all’emergere delle capacità e ai meriti dei singoli in un particolare settore. più inclusivo e aperto alle scelte di chi vuole affrontare da solo le sue sfide come lavoratore indipendente.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 115 forza lavoro giornalistica: la più grande trasformazione interna risale agli anni settanta.

ma gli stessi intermediari che ingaggiano forza lavoro indipendente. nel mondo giornalistico. si è sempre praticato il silenzio sul mondo del lavoro autonomo in misura uguale alla riduzione dei diritti dei collaboratori.5 spese incluse? Senza voce collettiva il lavoratore. rigorosamente taciuto al pubblico. nel settore assicurativo si offrono polizze molto vantaggiose ai lavoratori delle società che le emettono o ai promotori indipendenti. proprio in questo mondo. Il risultato? Niente informazione sulla scarsa professionalità di chi scrive o sul precariato che attanaglia migliaia di giovani aspiranti. le merci o i servizi nel segmento dell’editoria. gli asset produttivi. ovvero i lavoratori salariati. Non sta bene parlarsi addosso. per converso. Evitare di raccontare il fenomeno del giornalismo freelance – un ambito che si è sviluppato in Italia secondo logiche che non trovano eguali nel mondo occidentale – non è del tutto distante e distinto dalla pervicace disattenzione nei confronti del segmento del lavoro autonomo tout court. La parte ha superato l’intero e la forza dirompente che questo tema esercita sulle logiche di una professione in crisi ha finito per dissimulare il contesto più ampio in cui leggere e perfino risolvere il conflitto tra insider e outsider.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 116 le banche i dipendenti hanno servizi finanziari agevolati. è diventato oramai una selva oscura. tranne ovviamente quando accade un fatto irreparabile e di cronaca. perché al lettore non interessano gli affari di bottega – si dice –. si dice. Perché mettere allo scoperto le diseguaglianze che coinvolgono direttamente o indirettamente proprio chi le descrive? Avete mai letto su “Il Giornale di Sardegna” la notizia che i suoi giornalisti hanno protestato perché pagati soltanto 5. al quale successivamente intitolare premi. dove si trova veramente di tutto. con l’aggravante di una giustificazione teorica piuttosto singolare. diventa merce Questo conflitto non riguarda soltanto la proprietà che detiene il controllo sul capitale. che si radica la convinzione che “i panni sporchi si debbano lavare in famiglia” e senza clamore perché intaccherebbe un’idea di professione da non mettere in discussione nel suo insieme. la morte di un collaboratore senza contratto. condivisa senza troppe difficoltà. con il risultato che il sottobosco del mercato del lavoro giornalistico. Non sono i giornalisti a dover raccontare le storie dei giornalisti stessi.16 euro lordi per notizia scritta. da solo.4 È utile scoprire gli effetti conseguenti queste pratiche censorie. per esempio. 116 . È qui.tralasciando per ora le infinite battaglie di piccole dimensioni.

ma nell’eccezionalità. la volontà di trovare una soluzione equa di relazione tra le parti. non a una dottrina politica o sociale. ma di chi per mestiere fa il “volgarizzatore”. Le più elementari regole di compensation sono messe in campo soltanto per avere maggiori chance di trattenere i più bravi e guadagnare la loro fiducia. Sono rappresentazioni differenti di relazioni di forza del tutto simili. società di brokeraggio di formatori o traduttori. ci sono anche le relazioni di forza. si è andato consolidando nel tempo un sistema di relazioni tra imprese e freelance che arriva a definire i contenuti del rapporto di lavoro soltanto se conviene in termini di risultato. per lasciare spazio a problemi di costo che passano il vaglio dei controller e dei direttori amministrativi prima ancora di quello dei responsabili delle risorse umane. In altre parole. Quasi tutte le questioni di natura contrattuale che intervengono nella regolazione di una committenza scavalcano e subentrano spesso al contenuto professionale espresso. che la cultura del lavoro indipendente sia così scarsa in Italia e sia rimessa quasi esclusivamente a logiche di convenienza e di business. Al contrario. Non accade nella routine. di conseguenza. nella quotidianità di una prestazione.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 117 Avviene dentro e fuori dal mondo dell’editoria: manager che gestiscono budget aziendali per le attività di comunicazione. avviene unicamente quando c’è l’interesse a ingaggiare i migliori al minor prezzo. E non è un caso. però. la catena di controllori e soggetti capaci di emendare gli accordi tra le parti. Al117 . non per un’educazione ad acquisire risorse e a lavorare in maniera naturale con i consulenti esterni. non c’è soltanto il sapere e il saper fare di un lavoratore autonomo. Fin qui può apparire una normale dinamica che regola mercati aperti. peccato che nel mondo del giornalismo ne vada di mezzo proprio il racconto pubblico di questo fenomeno. Quando si vuole cioè comperare al miglior prezzo una risorsa giudicata indispensabile. redazioni che pagano giovani aspiranti giornalisti con false illusioni. dirigenti del settore pubblico che fanno progettare a esperti indipendenti le proprie politiche. E chi se non il mondo dell’informazione deve tradurre situazioni e temi complessi come le relazioni industriali? Non è compito dell’accademia. a una paideia del lavoro che nasce tra le mura domestiche e vive di un rinforzo prima nella scuola e poi nello spazio di confronto pubblico rappresentato dal mondo dell’informazione. ma per questioni di bilancio. In gioco. consulente o freelance. ovvero alla qualità che un lavoratore indipendente è in grado di offrire. tra forza lavoro indipendente e committenti. ovvero quando l’offerta supera la domanda per qualità e occorre trovare una via d’uscita a questa anomalia. Per tenersi stretti cioè quelli buoni.

all’uso di utility come la corrente elettrica e Internet o all’amministrazione di beni mobili. a seguito di accordi quadro nazionali. Freelance. ha limitato i suoi sforzi nel mantenere in regola le spese per la remunerazione dei lavoratori iscritti in uno stato patrimoniale che deve seguire dinamiche di rivalutazione salariale obbligatorie. cercando di scalare soltanto sui costi. facendosi in primo luogo interprete della logica dell’impresa. Ha rinunciato. sulla locazione finanziaria di computer o sulle auto aziendali. ovviamente. “mo118 . abbandonando così un terreno di incontro per condividere capabilities prima ancora che diritti. I buyer. Il committente individuale. in generale. ma rimangano nel conto economico di singole porzioni d’area produttiva dentro le imprese. come quei buyer professionisti che devono trattare sulle tariffe telefoniche o sul prezzo del rame. accettano implicitamente di ridurre il lavoro indipendente a merce di scarso valore. i direttori di divisione. a innescare un dialogo per la costruzione di un sistema di protezione universalistica che realizzasse una vera mobilità sociale dei lavoratori e non garantisse soltanto quella che curiosamente porta lo stesso nome. Questo accade soprattutto nelle grandi realtà. dove c’è uno stretto controllo finanziario e fanno da padrone la mannaia del budget e la regola che se lo spendi correttamente te lo vedrai ritornare più cospicuo. Dentro il sistema capitalistico il lavoratore autonomo è diventato un “fornitore” prima ancora di essere un soggetto che opera sul mercato come forza lavoro.6 rinunciando in questo modo a rendere quello del lavoro un luogo in cui fare confluire diritti e doveri equivalenti e universali. La distanza è più marcata quanto più i lavoratori dipendenti rinunciano alla qualità e alla ricerca dei migliori. invece. E questa logica è stata accettata o forzatamente imposta agli stessi lavoratori che amministrano a livello produttivo i budget di spesa. le imprese hanno fatto finire consulenti e collaboratori nell’archivio elettronico per il controllo delle spese legate ai generici fornitori. meno diritti e più costi d’esercizio Il sistema delle imprese. ma se lo investi male ti sarà tagliato e forse ti sarà tolto anche il lavoro. ovvero la persona che tratta con il consulente o con il freelance. semplici numeri dentro database Sap o Siebel. che ne segue il lavoro e lo valuta. Alla pari di acquisti in stock per materie prime. e chiunque abbia in mano soldi da spendere per ingaggiare risorse esterne senza che queste finiscano nella contabilità generale.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 118 l’impresa. scioglie il nodo della parità tra lavoratori.

Nel linguaggio marxista si direbbe che i capitalisti hanno solo definito correttamente i loro obiettivi: trasformare i costi fissi in variabili. di unirsi. quasi implicita. Per i più esperti è un habitus. In sistemi economici dove la frammentazione del lavoro e le dinamiche postfordiste hanno manifestato tutta la loro forza. per amministrarli più agilmente e lavorare sui margini. ma per chi inizia la vita da freelance è un macigno che. per utilizzare 119 . indebolendo così nel lungo termine la tenuta stessa della propria capacità negoziale e la propria identità. Neppure al suo interno ha favorito la diffusione di una cultura delle relazioni con il segmento dei lavoratori indipendenti. Oggi diremmo che. si è guadagnata la possibilità di interpretarne i bisogni a piacere. E qui entra in gioco la stampa. ma l’aumento dei costi d’esercizio della professione. un dispendio di energie supplementare quando non si dispone complessivamente di un sistema equilibrato di informazione che aiuta un paese a rappresentare se stesso. Avete mai sentito parlare di coaching o di formazione personalizzata per chi usa l’outsourcing? Avete mai incontrato un consulente chiamato da un’impresa per comprendere e lavorare al meglio con il mondo dei freelance? Per i lavoratori autonomi il generale disinteresse del mondo dell’impresa per la costruzione di sistemi di protezione universalistica ha comportato non solo l’esclusione da certi diritti. modi e faticosi spazi di dialogo. ha spalleggiato politiche per la realizzazione di atterraggi morbidi (non a caso chiamati “ammortizzatori”) in caso di espulsioni di manodopera o iniziative per fare leverage sulla forza lavoro esterna in modo da alleviare gli indebitamenti o abbassare i costi d’esercizio. per raccontare agli altri di sé e del proprio lavoro. come avveniva per i lavoratori salariati nella fase costitutiva dei primi sindacati. come la necessità di dare continuità al proprio reddito. Tra le innumerevoli incombenze pratiche e burocratiche. cercando innanzitutto di farsi capire. per esempio nel mondo del terziario avanzato. Raccontare di sé è un costo. Il sistema d’impresa postfordista. il freelance deve farsi carico dell’onere di evangelizzare e trovare parole. affrontato con le sole forze individuali appare subito difficile. ovvero una prassi acquisita. facendo fuoriuscire la manodopera dalle relazioni industriali. emerge ciononostante una nuova via d’uscita che svincola il singolo dall’onere di una prova ripetuta della propria identità professionale: è l’opportunità di stringere coalizioni.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 119 bilità”. tralasciato in favore di urgenze più immediate. ma non ha mai assunto responsabilità per interpretare in maniera allargata il tema della mobilità sociale dei lavoratori. dal canto suo. ma che è l’anticamera del licenziamento.

nato a Milano nel 1997 per difendere la dignità della libera professione del giornalismo. Lamentarono il fatto che i metodi fossero troppo vicini a quelli della politica italiana. con le nuove tecnologie mediatiche. Già a partire dalla fine degli anni novanta incominciarono infatti a smuoversi le acque tra le fila delle correnti interne al sindacato unico dei giornalisti. la Fnsi – Federazione nazionale della stampa italiana. raccogliendo in breve tempo 20. I fondatori erano sia giornalisti contrattualizzati sia freelance. con poca trasparenza e poco dibattito. Tra questi ultimi i creatori di Penne Sciolte. indipendente rispetto a tutti gli schieramenti politici e alle tradizionali correnti delle organizzazioni di categoria. Perché associarsi ha anche questo obiettivo: alleviare i costi d’esercizio nell’affrontare insieme l’azione costitutiva di una voce collettiva. in modo da supplire quella mancante nel mainstream dei media. Scelsero di adottare come sistema di comunicazione una mailing list e una piattaforma Internet per le attività di groupware.7 120 . affermando che “la gestione delle organizzazioni dei giornalisti è poco democratica e irrispettosa delle diverse opinioni”. non hanno più alcun contatto con la realtà giornalistica. un movimento d’opinione indipendente. Tutto iniziò una dozzina di anni fa. Il sindacato non-sindacato dei giornalisti freelance A questo proposito è molto interessante il caso che ha coinvolto i lavoratori freelance del settore giornalistico. con il mondo variegato di chi è stato espulso dai processi produttivi. Attaccarono frontalmente il sindacato. Nel 1999 dopo una scissione di Quarto Potere nacque il gruppo Senza Bavaglio.000 iscritti! Dal 2003 organizzano annualmente convegni nazionali. una vicenda che rappresenta un primo esperimento di coalizione nel tentativo di sfondare il tetto del sindacalismo tradizionale e inaugurare nuovi sistemi di rappresentanza di base.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 120 una voce comune. con le redazioni. senza distinzioni. e che le conclusioni e le direttive fossero predeterminate da piccole consorterie. Si legge nel manifesto: Alcuni dirigenti occupano il posto da decenni. con i freelance che vengono corteggiati perché rappresentano un serbatoio di voti spesso disgregato in una lotta fra poveri. Durante il Secondo congresso nazionale svolto a Breuil-Cervinia nel luglio 2004 resero pubblico il loro manifesto.

contribuisce alla sua forza e ne determina le sorti. tuttavia. il movimento Senza Bavaglio vuole portare equità e.10 Questo giustifica le richieste di equità promosse dai movimenti esterni al sindacalismo tradizionale. per la forma che assume la conformazione della struttura retributiva per classi. L’equiparazione economica è la tutela della dignità dei colleghi freelance”. Ne esce un quadro impressionante. Senza Bavaglio centra il bersaglio8 e questo consente al movimento di raccogliere le simpatie di molti freelance. Nel 2005 l’Inpgi – Istituto nazionale dei giornalisti italiani – pubblica i dati sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti. Nel 2004. Emerge cioè l’idea che si possa essere portavoce di chi si relaziona con committenti tradizionali anche senza forme contrattuali afferenti al contratto nazionale di categoria. che si tiene a Saint-Vincent. che ha tutti i tratti di un’uscita reale della forza lavoro dal capitale. Una bestemmia per il sindacato. anche se sprovvisto di un regolare contratto di lavoro dipendente. 5700 in quella dei quadri e 4700 in quella dei dirigenti. A livello economico. La riduzione delle spese pubblicitarie mette in ginocchio numerose testate e i tagli sui costi arrivano diretti al portafoglio dei freelance. che incomincia a osteggiare il nuovo movimento. oramai legato esclusivamente al lavoro dipendente. che vede in cima quadri e dirigenti (insieme costituiscono il 10 per cento dei lavoratori). Sono gli anni tra il 2003 e il 2007. È un principio fondante del movimento e su questo punto si apre un’intera stagione di conflitti per la rappresentanza del lavoro giornalistico indipendente. oltre alle rivendicazioni classiche di tutela mutuate dal lavoro salariato. il mondo del giornalismo conta circa 8000 addetti nella fascia retributiva degli impiegati. la mozione che impegna la dirigenza sindacale a fare entrare un rappresentante dei freelance in giunta. in cui si assiste a un colpo di coda della new economy. però. Manca la base. le redazioni usano la falce per far fuori i dipendenti e controbilanciano le espulsioni con collaborazioni a basso costo.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 121 Al contrario. Mentre nel settore privato il mercato italiano distribuisce retribuzioni secondo uno schema piramidale. La dirigenza sindacale. e motiva i suoi esponenti a considerare legittima l’idea di rappresentare chi nei fatti sta all’interno di un mercato. È un unicum in Italia. negli anni a seguire disattende l’impegno. accampando la scusa che sarebbe inammissibile portare un rappresentante eletto dai 121 . una specie di ziggurat. Gli operai della conoscenza9 sono fuori dal segmento del lavoro salariato. viene strappata al Congresso unitario della Fnsi. propone nuove istanze come questa: “Il lavoro autonomo dei giornalisti va equiparato dal punto di vista economico a quello dei giornalisti contrattualizzati. come sostiene Toni Negri.

Tra quelle portate sui tavoli della contrattazione arrivano tre richieste dei lavoratori autonomi: essere pagati secondo un tariffario approvato. di chi cioè non ha più alcun rapporto di lavoro con il mondo editoriale. La Fnsi decide di approntare allora la costituzione di consulte regionali per studiare come affrontare il problema dei freelance. Tre punti ragionevoli. La paura di vedere sostituita un’intera classe sindacale da nuove forme di rappresentanza. peraltro portavoce di singole voci numericamente più consistenti della controparte storicamente già rappresentata dal sindacato. La poltrona promessa al rappresentante del mondo dei freelance non è mai stata attribuita. Pare assurdo. ma ogni elemento migliorativo della condizione dei freelance viene stralciato. delle opere e la loro fattura. La maggioranza dei lavoratori del settore viene esclusa dai sistemi tradizionali di rappresentanza. La vicenda è ancora in corso ed è un caso unico in Italia. poltrone e. essere pagati anche se i lavori non sono poi utilizzati (per motivi indipendenti dal freelance e dalla qualità degli articoli e dei servizi prodotti). vedere tutelata la paternità delle idee. È il momento buono per sperimentare le rivendicazioni di base dei lavoratori autonomi. ma ha una portata nazionale quale esperimento di una lotta inedita per il riconoscimento dei diritti dei lavoratori autonomi nel confronto di un mercato centrato unicamente sul modello di lavoro salariato. la battaglia di retroguardia del 122 . che in pochi mesi raccoglie oltre 500 iscritti. ha fatto tremare le gambe alla Fnsi. sul versante negativo. in definitiva. ma continuano ad avere un notevole peso.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 122 freelance se questo è proposto da un movimento che non rispecchia i canoni formali della rappresentanza sindacale. i rappresentanti dei pensionati. ma mai entrato in vigore e poi beffardamente cancellato dalla legge Bersani. I due elementi di maggior interesse rimangono. invece. che non ha mollato deleghe. I lavoratori autonomi non demordono e compiono anche l’atto formale di passare da organismo di base dei freelance all’Unione sindacale dei giornalisti freelance (Usgf). in barba a un movimento già vivo e costituito. voti e soldi di bilancio. il muro del sindacato blocca ogni rivendicazione. Dopo dieci anni di battaglie. costituita il 19 giugno 2009. Il contratto alla fine viene controfirmato dalle parti sociali. che si è strutturato in modo così lineare per ragioni di un relativo contenimento dell’ambito professionale e del settore economico interessato. in fin dei conti. moltiplicando in puro stile sindacale le sole poltrone interne. avvisando i freelance delle variazioni introdotte nel lavoro consegnato alle redazioni. Nel frattempo (e siamo negli anni 2005-2009) il rinnovo del contratto nazionale di lavoro giornalistico si blocca.

invece. Quando questo sistema va in black-out e si preferisce il silenzio. impermeabile a ogni rinnovamento e. dal comitato di redazione che aveva firmato un comunicato per giustificare davanti agli italiani uno sciopero del Tg1 che si era svolto nel periodo del mancato rinnovo del contratto nazionale. che stenta oggi a essere ascoltata affinché se ne dia notizia all’opinione pubblica. L’informazione come autoregolazione di interessi di parte Uno dei nodi cruciali del lavoro intellettuale autonomo resta perciò quello della voce collettiva. l’individuo. perché in generale avrebbe aiutato a rendere il mercato del lavoro più stabile e meno soggetto alle politiche di flessibilizzazione. ogni vessillo marchiato con il simbolo dei freelance è stato cestinato senza vergogna. verso le problematiche delle grandi imprese e dei lavoratori con posto fisso. sul versante positivo. È qui che si gioca gran parte della spartizione del potere. si aprono le porte della negoziazione individuale. Dove i diritti vengono negati o formano oggetto di promesse mai mantenute è proprio il luogo nel quale si confeziona oggi la narrazione del lavoro autonomo: nel mondo del giornalismo. tuttavia. non soltanto mediatico. dei sindacati e della politica. Alla fine del percorso negoziale. Da parte opposta si è assistito. una platea di soggetti che domani garantirà ai propri benefattori una fiducia equivalente alla durata della stabilità del proprio lavoro. è invece scomparsa per anni come oggetto di rappresentazione 123 . dell’indebolimento del singolo consulente e del freelance e il rischio di una sua riduzione a merce di scarso valore. La vicenda è piuttosto singolare perché evidenzia il legame tra i due aspetti della situazione: la possibilità di rivendicare azioni concrete per migliorare la situazione collettiva del mondo dei lavoratori autonomi e l’approccio di chi controlla le informazioni su questi temi. L’unità minima. raccolta e replicata.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 123 sindacato. in prima serata. La sua bandiera è stata issata persino in tv. commentata ed eventualmente emendata. I freelance infatti hanno sostenuto in maniera bipartisan che ogni passo avanti incontro alle loro esigenze avrebbe portato vantaggi per gli stessi lavoratori contrattualizzati. all’uso strumentale del lavoro autonomo come valore da difendere. lo spirito con cui l’Usgf ha affrontato le sue rivendicazioni. La prassi dell’informazione nel lasciare poco spazio al professionista autonomo accresce il disinteresse parallelo degli analisti. orientati tutti nel puntare in termini di comunicazione di massa verso i sistemi complessi di organizzazione del lavoro.

dagli inviati di Michele Santoro.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 124 ed è ritrovata soltanto quando diventa l’espressione del caso limite. In realtà. Perfino le vicende così drammatiche dei licenziamenti collettivi di questi anni di crisi hanno oscurato i nomi e i cognomi. con la finalità precisa di misurare il cono d’ombra di una crisi che sembrerebbe toccare soltanto gli operai e il lavoro dipendente. I forzati della partita Iva che si sono stancati con il tempo di non poter governare la forza centripeta che li ha allontanati appunto dal lavoro dipendente e i numerosissimi esperti di tecnologie informatiche e Internet che lavorano da soli. della comunicazione e della moda hanno compreso prima e meglio di altri la metamorfosi degenerativa dello stesso linguaggio del potere e le dinamiche con cui si costruisce un’immagine pubblica. come rappresentanti di un lavoro salariato in frantumi e di fatto coprendo il potenziale del singolo. Tutte storie raccolte. a distanza. I creativi del mondo del design. si sono creati coalizioni di base con i moderni sistemi di networking. la dinamica di questo pendolo sta esaurendo pian piano la sua forza. la sua forza di mettere ancora in gioco la propria vita lavorativa come persona che possiede un bagaglio unico di conoscenze e competenze. per dare voce alle storie personali soltanto in maniera paradigmatica. ma paradossalmente afferma un protezionismo corporativo delle professioni liberali. l’esempio di “distorsioni” o “disequilibri” dei sistemi produttivi che mettono nell’angolo: il cassaintegrato che si arrampica sulla gru. degli indipendenti o dei liberi professionisti che hanno sempre rappresentato – per media e sindacati. per legislatori del lavoro e governanti locali – “l’ingovernabile”. per esempio. La deliberata volontà di non lasciare spazio al mondo dell’autonomia ha messo in postille e note a margine il mondo dei freelance. o con la lente di una sinistra pronta a scandalizzarsi per la condizione di precari senza diritti ma appiattita su una politica sindacale che di fatto tutela solo una certa parte del lavoro dipendente. l’imprenditore che si toglie la vita in silenzio. Non si legge di una destra italiana che non è in grado di difendere più neppure il sistema 124 . Tutti questi lavoratori indipendenti sono abituati oramai a considerare la politica e il sindacalismo come attività di mera autoregolazione dei propri privilegi. prima ancora che nel mondo reale. Li hanno guardati e giudicati con la lente di una destra che dovrebbe accelerare la spinta liberista. il padre di famiglia che deve pagare le bollette con 800 euro al mese di cassa integrazione. a partire da quando il mondo dei professionisti autonomi ha cominciato ad acquisire una maggiore coscienza della propria indipendenza. il lavoratore licenziato in età adulta che preferisce l’inattività all’umiliazione di ricominciare da zero.

che non riesce a licenziare i dipendenti che ha sposato come una moglie. La parola “lavoro autonomo” nel Rapporto sul mercato del lavoro 2009-2010 rilasciato dal Cnel ha soltanto due occorrenze in 335 pagine. parlando addirittura di “invasione di finte partite Iva”. del povero disperato costretto ad aprire la partita Iva. ma anche ai media. del singolo stritolato dal sistema. hanno dedicato al mondo delle partite Iva. da “la Repubblica”. Ma tra concubine e poligamia. ai piccoli imprenditori e alle reti di piccoli produttori. al popolo delle partite Iva. mal curate. Con questo termine si sono voluti indicare quei lavoratori che appartengono al variegato mondo di chi non ha alcun paracadute nei tempi difficili dell’economia in crisi e di cui non ha scritto nessuno sui giornali o parlato in tv. che ha dedicato il numero del “Venerdì” dell’11 giugno 2010 alle partite Iva. mentre sul fronte opposto non si legge di una sinistra che ha mostrato tutta la sua debolezza nel portare la bandiera del precariato. nelle narrazioni giornalistiche e tematiche sul mondo del lavoro lo spazio dedicato ai professionisti autonomi era ininfluente.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 125 d’impresa o le liberalizzazioni. sul quotidiano di via Solferino. chi ha invece una posizione forte sul mercato come indipendente continua a spaventare il mondo dei media e perfino gli analisti più accreditati. che piuttosto sorprendentemente ha dedicato un numero del primo maggio di “Alias”. sulla scia di un’espressa volontà del “Corriere della Sera” di dare voce ai “piccoli”. sono sempre rimasti invisibili.11 Fino all’esplosione conclamata della crisi. Alla serie di articoli che Dario Di Vico e Isidoro Trovato. senza saperne rovesciare le sorti. nelle dinamiche dei grandi numeri e nelle manovre politiche che vanno a caccia di consenso. Invisibili allo stato. dell’imprenditore con le mani legate. tra disperazione e sfruttamento. alla parasubordinazione. definendoli “precari con 125 . visto dalla parte dei neoliberisti. Che cosa resta allora nella narrazione delle storie dei lavoratori che hanno perso pregiudiziali politiche sul modo con cui interpretare il loro disagio in un paese che. allegato al quotidiano. e da quella dei progressisti non ospiterà più alcuna rivoluzione? I freelance? Per la stampa soltanto Untermenschen L’informazione pubblica ancora persiste nello stereotipo del precariato disorganizzato. al “manifesto”. non ha un vero mercato delle risorse umane. alla generazione di produttori e professionisti che. hanno fatto seguito anche altre testate. Poi qualcosa è cambiato. che in Italia ha iniziato a mietere posti di lavoro seriamente a partire dall’ottobre del 2008. Poche righe.

Figure lavorative descritte nel Codice civile da oltre quarant’anni prendono finalmente la parola proprio nel periodo più difficile dell’economia italiana. in cui evocare il mitico “popolo delle partite Iva” significava una cosa molto precisa. Non si è certo estinto. Oggi quel tempo non c’è più. ma sono poveracci. Mescola impropriamente lavoro intellettuale e addetti del settore dell’edilizia. o meglio ominicchi. una vera “nazione”: la laboriosa “macroregione” padana. I lavoratori autonomi non sono più una classe che porta il marchio della destra e della Lega. è che l’Italia sta abusando della formula della partita Iva per nascondere lavoro irregolare. La colpa di questa metamorfosi è delle imprese. dove la morale. del sindacato e della politica. costretti a dimettersi dalle rispettive aziende. e dunque non più lavoratori subordinati regolarmente assunti. anche la Rai (che ogni anno paga 380. viene inondata da sottouomini. meticci. commercianti e bibliotecari. esattamente come prima. imprenditori e artigiani. Dietro la cortina di fumo delle false partite Iva. che ha dato alla Lega radici territoriali e al berlusconismo consensi elettorali. Il “popolo delle partite Iva” ha cambiato pelle. pària del lavoro. bellezza” direbbe l’incrollabile liberista. Riccardo Staglianò affonda il coltello nel sistema. Ha sorpreso tanta attenzione al problema.000 partite Iva) e i grandi gruppi editoriali. neanche troppo lontano. definendo le partite Iva addirittura Untermenschen dal punto di vista sindacale perché senza rappresentanza né diritti. lavoratori transgenici. sorvolando sui devastanti effetti sociali. precari costretti al lavoro irregolare. “È il mercato del lavoro.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 126 la giacca”. Nello speciale curato dal quotidiano del gruppo L’Espresso. però. Massimo Giannini rincara la dose. quella che sta nascendo è una generazione di venticinque-trentacinquenni. Ibridi. La via d’uscita? Non si sa. Si legge nel servizio: C’è stato un tempo. Un pasticcio. Lo fanno. In senso geografico. costituita da lavoratori autonomi. Si è piuttosto stinto dentro un meticciato nel quale il vecchio padroncino convive con il nuovo dipendente. In senso marxiano una vera “classe”: la silenziosa piccola borghesia produttiva. non del sistema produttivo 126 . culturali ed economici di questa metamorfosi. Il suo intervento ha la stessa forza di un lemma in un vocabolario. come direbbe Totò. e dunque da lavoratori para-subordinati. suffragata da un’indagine Isfol12 di ben quattro anni prima.13 La lettura è chiara. un vero capolavoro per comprendere la cultura più diffusa sul lavoro autonomo. L’Italia è invasa dalle finte partite Iva per i giornali. ma obbligati a continuare a prestare la loro opera. con contratti a tempo parziale e determinato. ma mette le carte allo scoperto. Come una diga che non contiene più acqua. che ha fatto un pezzo di miracolo italiano.

allargando e contemporaneamente. più per ragioni legate alla necessità di aprire lo spazio dialettico con cui si sarebbero potute confrontare parti avverse che per reali motivi linguistici o teorici. portandolo a livello di Untermensch.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 127 che si sta modificando. che “precario” è il contrario di “stabile” e che “flessibile” è l’opposto di “rigido”. Così. per esempio. Allora e ancora oggi nessuno ha mai fatto notare. destrutturando su reti invisibili e linee di comando più blande. ha infatti nel lavoro autonomo la strada maestra per legittimarla come unica possibilità di restare sul mercato del lavoro. una miseria. in quanto norma dominante. per le professionalità più legate al lavoro cognitivo. Poiché la sinistra non riesce più a classificarli come borghesi ed evasori. difesi dalla Lega o dalla cultura berlusconiana. Un salto quantico impressionante. molti mesi dopo. Nel frattempo la cancellazione del welfare state procede a rit127 . La lettura che sposta senza soluzioni di continuità una classe intera dal benessere borghese al problema della fine del mese ha più i connotati di una volontà performativa di imporre un modello interpretativo che di un lavoro di sintesi. ma da qui a sostenere che la metamorfosi è soltanto devastante non fa che riportare rovinosamente la questione del lavoro indipendente nell’alveo del precariato. Mossa intelligente per chi deve conservare principalmente regole e potere nell’ambito della negoziazione politica. Il danno d’immagine è evidente. perché l’uscita dalla crisi economica e dalla disoccupazione passa attraverso la crescita degli autonomi. Un po’ come è avvenuto negli anni 2001-2005 quando è entrata nel linguaggio corrente la contrapposizione tra “flessibilità” e “precarietà”. Scrive Benedetto Vecchi aprendo il bel numero del primo maggio dell’inserto “Alias” del “manifesto” dedicato ai lavoratori professionali autonomi: Nell’Italia berlusconiana gli indipendenti sono un esercito in espansione. sociale e sindacale. Considerando soltanto i fattori decostruttivi si corre il rischio di deprimere il lavoratore. la discesa nell’inferno della disciplina del lavoro salariato prevede tappe che alternano contratti a tempo determinato a consulenze pagate. ora sono il brutto anatroccolo del lavoro dipendente. Nessuno nega la presenza in Italia di lavoratori che esercitano attività con partita Iva quando dovrebbero avere un contratto di lavoro dipendente. ma che non rispetta la natura del lavoro autonomo e le nuove forme di coalizione che si vanno formando in questi anni per rappresentare le reali istanze delle partite Iva. per molti giovani. che non ha fondamento proprio perché non guarda correttamente alla storia del lavoro autonomo di seconda generazione. La precarietà. “indisponibile” e che molto banalmente le due famiglie di problemi si radicano su questioni del tutto diverse.

indifferenziata. la destra li corteggia. però. ma pur sempre “precarietà di lusso”. Vero. ma aumenta le tasse che negano ogni possibile futuro: tutto in nome di un feroce darwinismo sociale che ha premiato nelle ultime elezioni la Lega Nord. ai difetti nel confronto con gli Übermenschen o.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 128 mi serrati mentre l’esercito degli indipendenti non si sente rappresentato da nessuno. e c’è chi raccoglie il malcontento. che si chiama lavoro autonomo. una rappresentazione di questo genere giova in primo luogo a chi fa del modello del lavoratore contrattualizzato. risultando forse ancora meno appropriato nella sua lettura. ovvero la Lega.15 perché “precario non è solo il lavoro poco qualificato e a basso salario”. C’è qualcosa di ineluttabile. come categoria unica. quello delle relazioni di lavoro dipendente. costretti ad 128 . ma cuce addosso a chi contraddice tale ipotesi il vestito della cattiva coscienza. Lavoro professionale sì. con posto fisso a tempo indeterminato. di “Repubblica”.14 È una lettura che non si discosta molto dalla precedente e pone purtroppo ancora una volta gli autonomi. Storie di lavoratori messi sotto la lente d’osservazione del precariato. buttati fuori dall’impresa oppure sfruttati a loro insaputa. O come scrive “il manifesto”. che raccoglie apolidi senza protezioni né protettori. e non soltanto svuota di senso ogni formula alternativa. ma con la giacca. In realtà. si può essere precari. C’è anche chi ha provato a superare questa rappresentazione. Come si vede. appunto. si tratta di “capitalismo individuale in recessione” e “lavoro di serie B”. Per Roberto Mania. l’unico possibile. ma deformante in questo processo mentale che governa la rappresentazione del lavoro autonomo nel giornalismo di sinistra. che vanno riportate nel loro alveo naturale. in questi anni è avvenuto il contrario: gran parte delle voci raccolte e amplificate sui media sono state selezionate da chi ha voluto cercare la riprova dello sfruttamento del lavoro irregolare proprio tra i lavoratori della conoscenza. alla riduzione dell’autonomia come formula mediocre di capitalismo individuale? A ben guardare. ma il resto? Possibile che ci si fermi unicamente alla differenza con il lavoro dipendente? A un’equivalenza mancata. La sinistra li guarda con sospetto. in un limbo verso la precarietà e in una posizione di sofferta conflittualità. peggio ancora. Untermenschen. darwinistico. il focus dedicato al lavoro professionale autonomo ha riportato a galla i paradigmi consolidati a sinistra. che hanno sempre visto i lavoratori autonomi come dipendenti mancati. ma da poveracci. secondo le più classiche posizioni rivendicative proposte dalla Cgil. non di libera scelta. C’è la precarietà e c’è una sua declinazione specifica.

è 129 . Avere una partita Iva rappresenta uno spazio di manovra aperto anche a differenti committenze. Questi costi sono spesso legati alla riqualificazione professionale. ovvero nella possibilità di inquadrare la propria attività nel segmento del lavoro autonomo liberandosi dal vincolo di una dipendenza stretta dal committente come unica persona che può tenere a galla il lavoratore. offerta e produzione. non la disponibilità ad accettare contratti a progetto o a svolgere attività di temporary manager o lavori a chiamata. Dalla retorica sui call center si è passati. è vero anche che per molti lavoratori autonomi la strada aperta dal “Corriere della Sera”. pur con approssimazione. È difficile trovare lavoratori autonomi soltanto con contratti a progetto disposti a sostenere investimenti per migliorare la propria posizione lavorativa. al marketing o all’acquisto di beni strumentali. Inquadrati in un contesto fiscale – come consente di fare la partita Iva – diventano spese da affrontare più accettabili. ricorre spesso l’idea che la formula più utilizzata per mantenere viva la propria posizione sul mercato del lavoro in un periodo di crisi sia la partita Iva. anche soltanto da un punto di vista psicologico. Non è dunque per un’imposizione del mondo dell’impresa che in periodi di crisi si rinforza la formula del lavoro con partita Iva. Parlare di lavoro autonomo. investimenti. è stata recepita positivamente. a quella sulle false partite Iva. non si trovano narrazioni fuori da questi schemi. purtroppo. Sebbene non sia espressamente indicata dal giornalista. e poi replicata da altri. all’interno del quale si può immaginare di strutturare azioni di rilancio della propria attività che comprendono anche investimenti. e che a nostro avviso costituiscono una delle rappresentazioni giornalistiche più corrette del mondo del lavoro autonomo in Italia. hanno invece un atteggiamento più passivo. la ragione sta a nostro avviso nella natura proattiva di questa formula. Il cambio di rotta arriva dal “Corriere della Sera” Se da una parte. nel cercare di approfondire i temi del lavoro indipendente particolarmente esposto ai venti della crisi. in tempo di crisi. alla formazione. bensì per le opportunità che questa offre di affrontare più apertamente la condizione di reinserimento nel mercato come lavoratore autonomo costretto ad autogestirsi spese.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 129 aprire una partita Iva per rimanere sul mercato. Nella lunga serie di articoli firmati da Dario Di Vico sul “Corriere della Sera” a partire dall’aprile 2009 e dedicati al lavoro autonomo.

unica via di uscita per ovviare alle difficoltà del lavoro autonomo. I lavoratori autonomi che si raccontano sul web Più flessibile e aperta è. ha pensato qualcuno. finanza e marketing. del copywriting e della consulenza in ambito risorse umane. premio irraggiungibile.17 che ha mescolato tutte le forme considerate precarie.it. in Italia questi “territori tematici” esistono. o almeno che questo avvenga nelle pagine di un giornale. Le due raccolte più estese di esperienze sul mondo dell’autonomia sono rappresentate purtroppo ancora una volta da soggetti che nel loro approccio nutrono sostanziali pregiudizi sulla formula dell’indipendenza.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 130 meglio del silenzio durato decenni. riflessione sulla condizione di lavoro o le problematiche “politiche” del mondo freelance. ma utopos unico del diritto del lavoro. comprese alcune vicende di consulenti che denunciano più che altro problemi di pagamento o fiscali. Dalla prima esperienza di racconto diretto via web è nato il testo Schiavi moderni. Mentre in ambiente anglosassone esistono veri e propri portali per freelance e i blog personali in materia sono moltissimi. la Rete. non tutto può essere raccontato. proprio perché è nel seno del mondo del giornalismo che si annida una delle contraddizioni più palesi sul rapporto tra insider e outsider. Qualche limite in realtà c’è ancora. ovvero il conflitto. ma c’è voluta una fase di recessione economica per raccontare un fenomeno che era già stato identificato chiaramente da oltre quindici anni. Sono da una parte il blog di Beppe Grillo e dall’altra il sito di Repubblica.16 Ma quali sentieri narrativi tracciano realmente queste aperture dei grandi giornali? Come abbiamo detto. Questo testo mostra nella sua struttura e nella capacità critica che è emersa successivamente nelle presentazioni e citazioni in occasioni pubbliche da parte di Beppe Grillo la scar130 . la soluzione offerta al grande pubblico è quella di ricondurre l’attività esercitata con partita Iva nell’alveo del “posto fisso”. esiste l’anonimato e il self publishing è realmente alla portata di tutti. dove la libertà nel presentare se stessi e la propria storia è maggiore. invece. Il fuoriuscito dall’impresa deve fare in qualche modo un buy-back del proprio status ed è difficile che siano presentate alternative. soprattutto di lavoratori nel segmento del web design. ma non presentano quasi mai elementi di autovalutazione. Ciò che manca nei racconti più divulgativi di questi anni sui media è di conseguenza la componente risolutiva. Se è vero che molte storie rappresentano casi limite.

la propria avventura lavorativa in tempo di crisi. anche se in realtà i margini per tracciare un autoritratto esaustivo sono un po’ stretti. In realtà. che uniscono giovani avvocati. A una generica e comunque motivata denuncia di condizioni oramai inaccettabili di precariato sociale non è mai seguita una precisa analisi delle ragioni e delle soluzioni possibili. ovvero alle politiche nazionali. In questo spazio web creato dal gruppo L’Espresso si trovano storie di ogni genere. personalmente e via Internet. concreto e drammatico.it si potevano leggere nell’ottobre 2010 oltre 160 racconti di autonomia lavorativa. nel confronto con le politiche locali e iperlocali.19 collazione davvero unica in Italia di storie individuali dove ciascun utente può riportare in presa diretta. che in occasione di un articolo scritto sul “Corriere della Sera” da Pietro Ichino18 se la prende addirittura con il giuslavorista. ma le ragioni che determinano le terribili storie riportate non si possono ricondurre direttamente alla legge Biagi. che ciascun autore classifica con etichette predefinite: posizione. ma è destinato a fallire nel proporre alternative ai modelli di sistema. Quanto raccontato in Schiavi moderni è vero. Un altro forum che va preso in considerazione è Generazione perduta. Facile. come denunciato dallo stesso Beppe Grillo. Le storie raccontate sono soltanto marginalmente condizionate dal decreto legislativo 276 del 2003. dunque. della legalità e dell’energia. l’obiettivo secondario. età (fino a trentaquattro anni) o reddito.20 Tra le pagine di Repubblica. è la creazione di una nuova coalizione di cittadini che non accettasse più la condizione del precariato. è diventata un totem per i grillini e un simbolo contro cui inveire. estrarre le vicende di chi si dichiara “lavoratore autonomo”. tuttavia. forse più importante del primo (la critica all’evoluzione del mercato del lavoro). Il popolo dei grillini potrebbe realmente aprire una nuova strada di denuncia sociale. così come sta facendo sui temi dell’ambiente. Il modello aggregativo promosso da Beppe Grillo non riesce però ad andare oltre la denuncia ed è destinato a fallire nella definizione di nuove proposte politiche legate al mondo del lavoro. Potrebbe avere grande fortuna su due fronti: nella denuncia capillare e nello snidamento di situazioni e persone che operano illegalmente rispetto alle più elementari regole di convivenza e della normativa sui rapporti di lavoro. alla riqualificazione della domanda o alla ridefinizione dell’intero sistema di welfare. reale. e di dialogo dei cittadini con gli enti locali. poiché manca di una visione politica realmente alternativa che dia slancio alla mobilità sociale. Questa legge.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 131 sa preparazione del cosiddetto “popolo dei grillini” in tema di lavoro. de131 .

come ovvio all’interno di un servizio che vuole dare spazio alle “voci perdute”. e la difficile e imperfetta interpretazione del ruolo di lavoratore autonomo in Italia dovuta a una scarsa chiarezza dei limiti che lo circoscrivono e delle opportunità che offre. e gli ex dipendenti che cercano di riottenere quello che avevano prima di uscire dalle imprese. accomunate da almeno due condizioni caratteristiche: la disparità di trattamento rispetto a quanto avviene in altri paesi d’Europa (compresa la Bulgaria. sotto la guida della professoressa Laura Aleni Sestito. archeologi. in particolare architetti e avvocati. Si trovano storie di discontinuità. sistemi di ricompensa superficiali. La sensazione è che oggi. chiamati a operare in un contesto molto complesso. docente di Psicologia dello sviluppo. documentaristi. architetti. ha analizzato l’intero repertorio di storie. I più tartassati dal mercato sembrano essere due categorie: alcuni lavoratori che esercitano professioni ordinistiche. Il problema più marcato. irregolarità spinte. ma nel contesto del lavoro autonomo. C’è anche chi in un ufficio non c’è mai entrato e fa fatica a trovare una bussola per orientarsi. designer. Prevale la denuncia. scrive qualcuno). Geologi. ci sia 132 . si ritrova il disorientamento di chi non ha mai guardato oltre la finestra del proprio ufficio e si aggrappa al passato come unica via d’uscita. solo in piccola parte mostrano di avere capacità di controllo sulla realtà interna ed esterna e di percepire se stessi come protagonisti rispetto alle esperienze di adattamento alla realtà lavorativa. Iacono” dell’Università di Napoli Federico II. In questo caso. che transitano senza speranza in studi associati o piccole società. giornalisti freelance. alle prese con una società più instabile. tecnici del suono. creativi.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 132 signer. è quello identitario: I giovani. iterazione infinita di contratti a termine. pagamenti tardivi e inadeguati. scavando nelle profondità del disagio. più che mai. consulenti della pubblica amministrazione e molte altre attività rappresentano un arcipelago di situazioni differenti. formatori e perfino medici (come un oculista che esercita presso l’Ospedale Maggiore di Bologna con partita Iva). percorsi professionali senza stabilità anche per chi esercita in autonomia. Nuove identità in cerca d’autore (e giornalisti capaci di ascoltarle) Il dipartimento di Scienze relazionali “G. musicisti. sfruttamento. giornalisti. viene detto.

poi per cercare più clienti abbiamo deciso di prendere in affitto un piccolo fondo in condivisione con altri ragazzi. Ho tirato un sospiro di sollievo quando mi sono reso conto che anch’io avevo qualche santo in paradiso. e con il piccolo giro lavorativo che ci siamo costruiti. Dichiara un formatore della provincia di Bergamo: Lavorando quasi tutti i giorni porto a casa 1000-1200 euro al mese al lordo. riusciamo a pagare gli affitti e a non dover chiedere soldi ai genitori. chiedono di fare il lavoro in nero. A loro interessa unicamente spendere poco.” afferma nel forum Generazione perduta un lavoratore autonomo emigrato nel Regno Unito. spese incluse. Lo stesso avviene a partire dagli ambienti scolastici. Perché? “Vi focalizzate sui sintomi e ignorate le cause.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 133 bisogno di un “capitale di identità” maggiore di quanto fosse necessario in passato. per limitare al massimo le spese. Quanto più la società diventa complessa. consulente della pubblica amministrazione: “Veniamo tacciati di evasione. ci si deve assumere le responsabilità dell’identificarsi con le cose che si sono scelte e di assumersele come personale traiettoria di sviluppo. senza trovare un posto sicuro. L’orientamento di tipo informativo che si ottiene da un giornale a larga diffusione rischia di essere disorientante.22 Altri se la prendono direttamente e senza mezzi termini con i giornalisti.24 Spesso emerge addirittura il contrario. tanto più è difficile assolvere a questi compiti. Ciò che infastidisce di più è che i clienti.23 Fa seguito Danilo da Bologna. Dopo avere individuato una scelta. trentaquattro anni. ma in tasca non resta mai nulla per potersi levare qualche sfizio o per fare un investimento. come raccontano due giovanissimi produttori di video e installazioni interattive che sono stanchi delle richieste di sorvolare sulle fatture: Inizialmente lavoravamo in casa. non curandosi del fatto che tu impieghi giornate intere per fare un lavoro al meglio. quando ho letto le parole di Massimo Giannini: nell’Italia di oggi soffrono i dipendenti e gode chi si nasconde dietro a una partita Iva. contrattando anche su 20 euro di differenza.21 Ed è ancora più complesso in assenza di una narrazione collettiva del lavoro che includa come elemento fondante quello del lavoro professionale autonomo. Siamo fortunati rispetto a tanti miei coetanei che passano da uno stage a un altro. cosa che nel mio caso è falso in quanto lavoro per progetti finanziati dal pubblico”. pur di spendere il meno possibile. Il lavoro in nero è assolutamente contro133 .

Economicamente. Il lavoro autonomo è precario per definizione: oggi i clienti ti chiamano e domani non si fanno più sentire.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 134 producente per tutti. non filtrata secondo paradigmi e pregiudizi. Ne è la riprova questa storia: Sono laureata in Lingue. e lo stato dovrebbe attivarsi e fare qualcosa per limitare questo problema. Una pressione fiscale assurda. Studio. psicologicamente. ma mi sento lavorativamente soddisfatta. Oggi.27 134 . I clienti aumentano. lavoro da casa con il pc. Se non mi fossi creata questa possibilità. weekend compresi. faccio un master e comincio a insegnare inglese in un istituto professionale. Così come è possibile trovare storie positive anche là dove per definizione si vuole percorrere in termini narrativi ancora una volta sentieri interrotti. metà dei quali finiranno nelle casse dello stato. che lamenta una diffusa mancanza di punti di riferimento e informazioni che aiutino giovani e meno giovani a costruire un percorso professionale. Valori di riferimento: la tv generalista. Cominciano ad arrivare le prime risposte ai curriculum inviati. Come traspare. L’edonismo cinico degli anni ottanta insieme a forme di sfruttamento anteguerra. Contemporaneamente. Tutto questo da sola. Al primo anno della scuola specialistica ho cominciato a leggere in Rete e scopro il mondo dei traduttori freelance. emerge il vissuto e l’approccio critico più genuino. ho clienti che mi inviano lavoro costante e quest’anno arriverò a fatturare 50. sono riuscita a crearmi uno spazio e l’ho fatto da sola. Sono fortunata. per la prima volta. sarei sicuramente andata all’estero. imparo.25 Parole mai lette sul giornale di Confindustria o qualsiasi altra testata. L’avremmo capito bene nel decennio successivo. Un caso sociologico di cui a molti di noi sfuggiva ancora il significato preciso. ma lavorando anche 14 ore al giorno. per servizi scadenti. Quella variabile indicava una condizione di incertezza che nulla di buono lasciava presagire. dall’intervento di un giovane lavoratore autonomo di Lecce. lo stage.26 Quando la parola passa al lavoratore. laureato in Scienze politiche con un master in Scienze del lavoro. moralmente. a stare peggio di quelle precedenti. acquisto software e prendo certificazioni. La generazione X ci chiamavano negli anni novanta. i miei clienti sono ovunque e faccio un lavoro che adoro. Una generazione destinata.000 euro. l’aperitivo. È bastato aprire un forum dei lavoratori autonomi per scoprire aspetti del tutto inediti che sfatano decenni di pregiudizi. perché posso propormi al mondo. i reality. per esempio.

Insieme alla speranza che qualcosa cambi nel racconto del lavoro. In questo manca un cambio di passo proprio nel momento di maggiore attenzione mai prestato al mondo delle partite Iva. nelle narrazioni di oggi. Il tutto per meno di 8 euro ad articolo. Non sappiamo più che cosa fare. ma è altrettanto palese il rischio che in mancanza di aperture di nuovi spazi ci si affidi alle poche voci finora ascoltate. senza alcun rimborso spese. gli autori di queste storie? Rimane un grande punto interrogativo. noi comuni mortali. che lavorano 7 giorni su 7. la domanda generalizzata del lavoro autonomo rivolta a chi deve dargli voce. rimettendo al centro delle trasformazioni il tema irrisolto del lavoro professionale autonomo. è evidente la necessità di richiamare la forza di nuove coalizioni. preferisco sup- 135 .vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 135 Un rischio che corrono in primo luogo proprio quei lavoratori che devono raccontare il nostro tempo.29 È l’ambiente condiviso e la comunanza di una condizione che vanno raccontate. Resta la necessaria volontà di trovare una via d’uscita per potere contare. Che sia dentro o fuori dal mondo della comunicazione tradizionale perché il racconto. quando la crisi morde e la decostruzione del sistema produttivo industriale e le dinamiche del postfordismo mostrano la loro natura più viva. come ricorda la Sestito. sempre nel forum Generazione perduta: Io chiedo alla redazione di “Repubblica” di coalizzarsi con altri giornali e di portare avanti questa battaglia per noi tutti. C’è gente che studia. punta sulla propria autonomia economica. per favore. possibilmente a microfoni aperti. tra le righe di un giornale e i frame di un servizio tv quando si parla di lavoro autonomo. mentale. sulle proprie potenzialità e sente che non basta perché troppo poco si pensa a questa generazione di persone capaci. ovvero i giornalisti. diritto. svela qualcosa che altrimenti sarebbe inaccessibile anche all’autore ed è anche un modo di agganciarsi a una collettività e a un contesto. se i primi a pagarne le conseguenze sono proprio loro. Denuncia un freelance di Venezia: Va ricordato che il 70 per cento delle notizie che compaiono sui quotidiani locali è scritta da collaboratori. e con il rischio di essere cacciati fuori da un giorno all’altro. Scrive ingenuamente una giovane lavoratrice indipendente di Salerno. che magari ha richiesto un’intera giornata di lavoro. Per favore.28 E che cosa resta nel setaccio.

vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 136 plicare voi che un politico. fate un po’ di giornalismo realistico. invece. Le coalizioni non nascono nel mondo dei media. di raccontare correttamente il mondo del lavoro oggi è lo specchio di un disagio che dura oramai da troppi anni.] accantonate le competizioni tra giornali. [. Il primo appello. è fuori bersaglio. come si può intuire. ma tra lavoratori. unitevi per noi. 136 ... La seconda richiesta. Per favore! Grazie.

Un’immagine calzante con la realtà di oggi. il Privatdozent. strettamente collegata a una figura dell’impiego pubblico. uno dei quali può essere il lavoro autonomo. E qui il paragone con il presente finisce. La radicale differenza tra il precario e il lavoratore autonomo è che il primo tende a uscire dalla sua condizione mentre il lavoratore autonomo tende a consolidarla. Il lavoro indipendente. Precari e autonomi nell’economia dell’evento Domanda: “Il lavoratore autonomo è un precario?”. di collaborazioni. con un orizzonte su diversi sbocchi possibili.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 137 5. con una prospettiva di carriera definita da norme e usi riconosciuti dallo stato. Anzi. Il lavoratore autonomo vive una condizione di precarietà ma non è assimilabile ai precari. Il filosofo utilizza il termine prekär per definire un ruolo universitario di ricercatore in attesa della stabilizzazione. di stage non pagati ecc. mentre per un numero sempre crescente di persone è un susseguirsi di contratti a termine. ma per la grande maggioranza dei soggetti è il lavoro dipendente. che in realtà era impegnato sia nella didattica sia nella ricerca ed era considerato dal professore ordinario una specie di sua proprietà. un ruolo di docente. dal quale può uscire solo rinunciando alla professione o all’attività che si è scelta come fonte di sopravvivenza. proviamo a fare un passo indietro di quasi novant’anni e riprendiamo in mano il vecchio Weber. ma resta valido il fatto che il termine usato da Weber indica un figura la cui definizione dipende dal punto in cui si trova all’interno di un percorso di carriera predeterminato. È una figura di transizione verso uno status definito. in particolare quello che abbiamo chiamato “di seconda generazione”. Oggi il termine “precario” indica una figura di transizione verso uno status indefinito. non segue dinamiche molto diverse da quelle del lavoro subor137 . Risposta: “No”. Poiché non è un passaggio così evidente.

È una classica rivendicazione per ottenere un consenso facile ma effimero. cominciano a prestare consulenze a qualche cliente. Oppure. Le biografie di lavoro ormai sono biografie spezzate. lavorando anche la notte o nei fine settimana. ibridi da confinare nell’universo dell’anomalia. può essere fatta non come scelta di vita ma come misura prudenziale. instabile. per la quale in molti paesi basta semplicemente avere un numero d’iscrizione (la nostra partita Iva) che identifica il soggetto nell’emissione della richiesta di pagamento della sua prestazione. Invece sono maledettamente veri e rappresentano la maggior parte della popolazione in alcune fasce d’età. scaduto un contratto a tempo determinato. che sia un obiettivo praticabile dopo più di vent’anni di sistematica destrutturazione del lavoro 138 . Il punto importante è come riconoscerle e nominarle. La richiesta di essere riconosciuto come lavoratore indipendente. Se negli ultimi dieci-quindici anni le forme di contratti “atipici” si sono moltiplicate e hanno cominciato a crescere rapidamente nell’ambito del lavoro salariato. La cultura dominante li tratta da lavoratori incompleti (atipici) e falsi autonomi. di transizione continua da uno status all’altro. rispolverano la loro partita Iva cercando di recuperare i vecchi clienti cui offrivano consulenza. non c’è da meravigliarsi se questo stesso soggetto aggiunge a queste forme di esistenza dimezzata anche il lavoro indipendente. può aprirsi un periodo dove trovano una committenza con la quale stabilire un rapporto di lavoro indipendente. E sono maledettamente veri anche i soldi che versano alle casse dello stato per avere in cambio un pugno di mosche. Che la grande maggioranza delle persone preferisca una situazione di stabilità lavorativa e di continuità di reddito è incontestabile. Per questo universo di lavoro insicuro. In sostanza si assiste al moltiplicarsi di doppie figure di atipici/autonomi. finti come salariati e finti come freelance. non trovando altro.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 138 dinato. Per la signora Y o il signor X. viceversa. poi capita un lavoro a tempo determinato e magari di quei clienti ne mantengono uno solo. disoccupazione. concluso un avviamento tramite l’agenzia di lavoro interinale. alcune correnti politiche e sindacali invocano la cosiddetta “stabilizzazione” collettiva. Se i contratti “atipici” collocano il soggetto in una specie di limbo tra occupazione. non deve meravigliare se anche nella scelta del lavoro indipendente le persone abbiano cominciato a praticare forme non standard. di riserva. anzi nella fascia d’età sulla quale si appoggia il futuro di un paese e di una società. precarietà. si conclude il loro periodo di lavoro a termine presso una ditta e. essendo un’opportunità in più per sopravvivere.

docente di Diritto del lavoro all’Università Bocconi. si deve ripartire da zero. O il lavoro. invocava lo stop della produzione legislativa in materia di lavoro. Ingannano quelli che parlano di stabilizzazione collettiva. dato che il nostro paese ha firmato un trattato nel quale la libertà di mercato è il principio fondamentale. Si legga il documento congedato dalla Commissione affari sociali del Parlamento europeo sui lavori atipici: è lastricato di buone intenzioni. ma se si tiene presente la macchinosità e la lentezza dei processi decisionali a livello europeo. non perché la rivendicazione sia sbagliata ma perché la soluzione legislativa è ormai impercorribile. è un’organizzazione instabile che non può che richiedere forza lavoro intermittente. intermittente.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 139 e della produzione suscita più di un dubbio. il quale. cioè dall’organizzazione tecnica dell’entità che rappresenta la domanda di lavoro. Perché ingannare gli altri e ingannare se stessi. di qualunque tipo. prende finalmente atto della situazione preoccupante della qualità del lavoro in Europa. e che dalla genericità delle buone intenzioni si passi a norme applicative nazionali. giunta ormai a una tale complessità da risultare totalmente inefficace nel modificare la situazione migliorandola (a peggiorarla invece ci riesce). 139 . E poiché le forme di coalizione non possono riprodurre quelle del lavoro a tempo indeterminato di ieri e certe forme di negoziato sono impraticabili in quanto azioni collettive. allora? La stabilizzazione attuata mediante un atto d’imperio amministrativo potrebbe interessare soltanto il settore pubblico e all’interno di questo soltanto alcune categorie di lavoratori. commentando una ricerca della Camera di commercio di Milano e degli atenei lombardi. Per questo ci è sembrato utile introdurre alcune testimonianze su un settore nel quale l’esistenza stessa dell’impresa è temporanea. per evitare di ripetere luoghi comuni per inerzia di pensiero sindacale. si coalizza e fa sentire la propria voce imponendo un negoziato o non c’è via d’uscita. in cui si dimostrava la grande difficoltà dei laureati a trovare un’occupazione adeguata in quello che è considerato uno dei mercati del lavoro più ricchi d’Italia. Ma è difficile immaginare che il settore privato possa modificare le sue politiche di reclutamento in seguito a una norma legislativa. prima che questo documento (nell’ipotesi migliore) produca una direttiva che venga recepita dai paesi membri. il mercato del lavoro ha tempo di degradarsi per altri due-tre anni.1 Ha ragione quindi Maurizio del Conte. secondo una scala di priorità e dei parametri che dovrebbero essere applicabili universalmente. Non è un’organizzazione stabile quella che si serve di forza lavoro flessibile. si dovrebbe per intanto uscire dall’Unione europea.

In questo campo. è che produce introiti per le amministrazioni locali e per certi enti statali senza fare ricorso a manovre fiscali. Pertanto. dallo sport (giochi olimpici) al commercio (fiere) alla cultura (festival) all’industria (esposizioni universali). Ultimo. si potrebbe dire. Non solo. Dobbiamo quindi abituarci a ragionare su orizzonti che hanno margini d’instabilità molto più ampi e pensare che non tutti gli effetti prodotti da settori economici dove l’attività è limitata nel tempo sono negativi. né una bad practice. assumere commesse da un’organizzazione stabile o da una instabile non cambia molto. Ma l’accezione in cui si usa oggi il termine “evento” più che al contenuto si riferisce alla modalità di esecuzione e dunque alla brevità di una manifestazione pubblica. il suo habitat naturale. È quello che si usa contrassegnare con l’espressione “economia dell’evento”. Uno di questi mercati è rappresentato da un settore che ormai viene considerato una forza trainante del futuro nei grandi agglomerati urbani dei paesi di prima industrializzazione. Si assomigliano solo nel senso che né l’uno né l’altro hanno percorsi di carriera (career patterns) definiti. è una forma organizzativa d’impresa che va a genio al professionista indipendente. ma non per ordine d’importanza. ma nella vita di ogni giorno. Convergono in questo settore. si ritrovano gomito a gomito. il problema principale sono i tempi di pagamento e sotto questo profilo può capitare che l’affidabilità di un ente pubblico sia inferiore a quella di un privato. sin dai tempi antichi. è destinato a crescere. è. in particolare all’interno di certi mercati del lavoro specifici. date le difficoltà di bilancio di questi enti. ed è abituato a essere retribuito “a corpo”.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 140 che può offrire solo occupazioni di breve durata. Per chi lavora a progetto. Ci sono città la cui immagine nel mondo è legata a un solo evento (per esempio Siena e il suo Palio) e città do140 . dove la gestione di progetti complessi richiede molta più attività relazionale che attività creativa. Qui il precariato è strutturale: non è una politica di reclutamento spregiudicata. dove per evento s’intende genericamente una manifestazione aperta al pubblico di breve durata. L’organizzazione del lavoro nell’economia degli eventi Il lavoratore precario impegnato in mansioni che richiedono un certo grado di scolarizzazione e di educazione superiore e il professionista con partita Iva hanno mentalità profondamente differenti e spesso progetti di vita diversi. diversi rami di attività. motivo per guardare con interesse a questo settore.

L’organizzazione necessaria alla realizzazione di una manifestazione pubblica concentrata nel tempo è costituita in genere da un nucleo molto ristretto di forza lavoro stabile. Gli eventi. È un mercato del lavoro “a fisarmonica”. compensi da miseria. paradossalmente. sia in senso buono. per la loro capacità di creare nuovi mercati e nuovi stili di consumo. senza contare quelle entità responsabili del contratto che nascono e muoiono con l’evento. acquista rapidamente prestigio e considerazione l’organizzazione che garantisce correttezza e celerità dei pagamenti. più il committente ritarda i pagamenti o addirittura non paga affatto un fornitore o un collaboratore o un consulente. come finanziatori.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 141 ve l’organizzazione di eventi rappresenta uno dei motori dell’economia locale. sono stati analizzati sotto il profilo del significato simbolico. Come si lavora nell’economia dell’evento? Se dovessimo chiedere a una persona di media cultura come si lavora in miniera forse avremmo risposte più precise che se le chiedessimo come si lavora per una mostra d’arte. Poiché le “cattive pratiche” vi sono diffuse. come settore di business. praticando una politica del “chi s’è visto. per il nuovo modo di concepire la cultura. come Milano. offrendo a certe imprese specializzate nella fornitura di servizi – si pensi a quelle dell’allestimento – un mercato di proporzioni così vaste da saturare le loro risorse. ma nelle città dove la densità di eventi è molto elevata assume la funzione di volano che genera centinaia o migliaia di occasioni di lavoro. in genere molto giovane e scolarizzata. È facilmente intuibile che l’economia dell’evento crea un mercato del lavoro di precarietà strutturale. da una forza lavoro occasionale che viene impiegata nel periodo limitato in cui l’evento ha luogo e da una forza lavoro indefinita a disposizione dei fornitori di servizi di cui l’evento necessita per la sua realizzazione. s’è visto”. Nessun interesse sembra aver suscitato negli osservatori la particolare caratteristica occupazionale che una città ad alta densità di eventi presenta. che fa leva sugli aspetti di reputazione sociale o di semplice convivenza e convivialità per far accettare alla forza lavoro occasionale. per il loro fondamentale apporto al turismo. dei quali forse non avrà più bisogno. in termini di vincoli burocratici ai quali viene sottoposto ogni evento che utilizza spazi pubblici o destinati a uso pubblico. È un settore questo dove il ruolo della pubblica amministrazione e dei governi locali è invasivo. più concentrato nel tempo è il lavoro. Il problema quindi non è tanto di domanda di lavoro ma semmai di liquidità perché. Gli eventi quindi rappresentano non solo un notevole investimento per i comuni ma anche una fonte di introiti di una certa rilevan141 . sia in senso negativo. Quindi è un settore ad alto rischio.

svolge una mansione importante del ciclo produttivo. e farsi raccontare in cosa consiste il suo lavoro. può essere usato come politica dei circenses destinata a far dimenticare il caos del traffico e l’uso selvaggio del territorio urbano.2 Se nel periodo fordista il tipico evento su cui poteva contare Milano aveva natura commerciale. conoscitore del ciclo produttivo per la qualifica acquisita o la mansione svolta. nel periodo postfordista l’evento tipico è quello di natura “culturale” (mostre. il suo assetto tecnologico e le strutture gerarchiche – elementi tra loro strettamente connessi –. spettacoli. ma anche una maniera per tenere in vita istituzioni che hanno costi di gestione elevati. cioè da un’entità che non si può misurare in termini di tempo e di spazio. il problema non sta nel formato della 142 . ogni problema contiene in sé un carico di lavoro relazionale destinato a rimanere indefinito nel racconto. concerti. intende continuare a farlo. permetteva di conoscere l’organizzazione seriale di fabbrica. come i musei. è sostituito dal problema da risolvere. non descrive le modalità di soluzione. Ambienti di lavoro totalmente differenti richiedono stili di narrazione molto diversi. il gesto lavorativo. Così come una volta l’incontro con un operaio di una certa anzianità lavorativa. L’organico della grande fabbrica è sostituito dai diversi “gironi” di forza lavoro che ruotano attorno a un evento. impegnato in attività sindacali. La narrazione elenca i problemi da affrontare. le fiere (alle quali andrebbero assimilate al giorno d’oggi le sfilate di moda o altre manifestazioni per promuovere un prodotto).3 Arte Come si analizzano i modelli occupazionali dell’economia degli eventi? L’approccio più semplice ci è parso quello che si usava cinquant’anni fa per analizzare la condizione di fabbrica: incontrare una persona che lavora nel settore da diversi anni. quindi la forza lavoro occasionale più richiesta ha un’educazione superiore e l’insieme viene fatto rientrare in quel grande calderone battezzato “economia della creatività”. rappresenta uno strumento di marketing territoriale e un modo di far cassa. ne ha una visione d’insieme. il movimento fisico in rapporto alla macchina. conosce l’ambiente. allo stesso modo oggi è necessario cogliere nel racconto tutti gli aspetti “relazionali” che consentano di avere un quadro del sistema a rete tipico delle produzioni postfordiste.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 142 za. il carico di lavoro non è più espresso in quantità orarie ma deve essere estrapolato dal racconto. l’evento può rappresentare una forma di servizio al cittadino. proiezioni).

I suoi committenti sono società private che gestiscono l’organizzazione di mostre d’arte. un progetto comodo e complesso di norma richiede sei mesi. dei supporti. una pratica di outsourcing per cui l’intera gestione è affidata a terzi. alla fine la committenza è privata. perché né lo stato né i comuni sono più in grado di gestire i grandi complessi museali. debbo riuscire a immaginare la percezione finale. Anche se si tratta di istituzioni pubbliche. Ho bisogno talvolta del supporto di un collega per l’illuminazione e anche di quello di un grafico per la resa migliore di tutto l’apparato didascalico-informativo e anche delle immagini usate nell’allestimento. dall’ordine al giorno dell’inaugurazione. capire se ci sono tutte le condizioni per realizzare la mostra in termini di sicurezza. In che consiste il mio lavoro? Debbo capire le opere.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 143 narrazione ma nella capacità di lettura dell’analista. un cliente che si è trovato soddisfatto del mio lavoro lo dice all’altro e così via. che decidono di gestire direttamente l’evento con il personale proprio. Il progettista deve fare i conti subito con il limite fisico dello spazio in cui viene organizzata l’esposizione. e anche enti pubblici come gallerie d’arte o musei. così com’è stata concepita dal curatore scientifico della mostra. quindi è un lavoro architettonico di scelta dei colori. Altre volte è lo stesso ente che ospita la mostra ad avere propri tec143 . Il progetto architettonico parte dalla sequenza delle opere. Corrado Anselmi è un architetto specializzato nella progettazione di allestimenti temporanei e stabili per mostre d’arte. sulla base di procedure di gara a evidenza pubblica. per un libero professionista come me. quindi è necessario ri-progettare l’allestimento e può capitare che il progettista proponga al curatore di articolare diversamente la narrazione. seguono i canali informali del passaparola. Si è affermata quindi. ha uno studio a Milano dove viene affiancato da alcuni giovani collaboratori. Il testimone privilegiato deve darci in mano il filo d’Arianna. I tempi di consegna dei progetti sono molto variabili: il limite minimo sono un paio di mesi. seguendo un altro percorso espositivo. talvolta la stessa mostra si sposta da un luogo all’altro. in spazi completamente differenti. per quanto riguarda sia l’offerta espositiva permanente sia le mostre temporanee.4 Le dinamiche di acquisizione dei clienti. se saremo bravi non ci perderemo nel labirinto. dei materiali e dell’illuminazione. supportato da alcune figure professionali esterne. gestibilità degli spazi per come si offrono (evitando di accatastare le opere una sull’altra). statali o comunali.

Le ditte che dovranno partecipare alla gara molto spesso vengono proposte da me. i fornitori riconoscono la mia autorità. le ditte in genere sarebbero abituate a chiedere un anticipo. Poiché parametri oggettivi non esistono. 144 . insomma s’innesca un meccanismo di ingegnerizzazione del costo. affinché la committenza sia disponibile al raggiungimento dell’idea proposta. ci sono tre vie d’uscita: chiedere ribassi alle ditte. ma aspetta la tua valutazione e sei tu quindi che rischi di presentare un costo più alto delle aspettative. qualora i limiti fisici dello spazio costituiscano un vincolo. se è uno storico. oppure la società di gestione ricorre a dei suoi fornitori abituali. rimodulare il progetto o cercare di avere qualche fondo in più per coprire i costi imprevisti (per esempio entra un partner tecnico oppure un altro ente decide di partecipare pagando una parte dell’allestimento che poi prevede di utilizzare in altre mostre). non c’è contratto che tenga. Poi l’idea architettonica deve essere tramutata in qualcosa di esecutivo. spetta a me anche il compito di seguire l’avanzamento dei lavori in cantiere con la responsabilità formale che la cosa vada a buon fine. mentre se è uno con esperienza di problemi espositivi sarà più disposto a una maggiore fantasia nella narrazione. mi assumo solo la direzione artistica. tutto il resto sono capacità relazionali e organizzative. seguo tutte le fasi delegando alcuni ruoli ai miei assistenti. quando ci sono sponsorizzazioni o relazioni particolari con qualche soggetto. avere conoscenza del referente è la base fondamentale. e le ditte o i professionisti sono pagati a 90/120 giorni quando va bene. con ritardi che spesso superano i 180 giorni. il modo migliore per trattare è quello di presentare un’idea molto convincente. quando il budget è insufficiente. con il quale il dialogo è continuo e varia a seconda delle caratteristiche della persona. è il gestore che controlla direttamente e io faccio solo il curatore estetico. altre volte. Alla fine l’aspetto più propriamente creativo impegna dal 2 al 5 per cento del lavoro. che poi è quello che li paga. e in genere si chiedono tre preventivi. o ci sta o non ci sta. ma oggi risulta molto difficile da ottenere. occorre preparare un progetto grafico e un capitolato nel quale saper dire gli ordini di grandezza della fornitura per ottenere tramite gara il miglior costo dell’opera. Superati questi ostacoli si passa finalmente al contratto. questa situazione di grande precarietà si affronta e si supera solo con un buon rapporto con il committente.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 144 nici. che mi è conferita dal committente gestore. lo stesso il professionista. È a quel punto che si rivelano i limiti di budget. Per fare questo è molto importante la maniera in cui il progetto viene reso accattivante. uno studioso puro. così come può capitare che la società fornitrice dell’impianto di illuminazione decida di svolgere il ruolo di sponsor tecnico. Importante è il rapporto con il curatore. avrà maggiori rigidità nella definizione dell’articolazione espositiva. siccome non si vuole mai arrivare a un contenzioso. Per starci. Sovente il committente non ti dice quanto vuole spendere. sono queste le situazioni più comode perché è il gestore a essere responsabile del cantiere e io ho solo la responsabilità della riuscita dell’idea.

si comprende come queste società di gestione abbiano acquisito e sviluppato tutte le tecniche di promozione. mediante la fusione con il gruppo Abete e l’acquisizione della società Opera che gestisce la Galleria degli Uffizi. solo un 4 per cento finanzia restauri. Mondadori Electa ha recentemente stretto un’alleanza con un gigante come la Réunion des musées nationaux.8 Visitando il sito della Réunion des musées nationaux (www. I gruppi che oggi controllano il mercato fanno capo ambedue a case editrici specializzate in libri d’arte. nato su impulso del banchiere romano Gianfranco Imperatori come progetto pubblico di conservazione e restauro di Civita di Bagnoregio e poi diventato via via un sistema integrato di servizi molto articolato. oppure da gallerie d’arte e altre istituzioni private che arricchiscono il loro calendario con eventi temporanei. di marke145 . in permanente competizione. ai fini del nostro discorso. La domanda è espressa da musei e altre istituzioni permanenti. oppure da iniziative private che finanziano direttamente l’evento o lo propongono a un comune in co-finanziamento.6 Nel 1991 viene costituita l’associazione Civita alla quale aderiscono circa centottanta società italiane e straniere e un centro studi. dominato da pochi grandi gruppi in grado di aggiudicarsi le gare indette dagli enti pubblici. sottolineando l’importanza di un approccio imprenditoriale ma senza cadere nell’esaltazione acritica della privatizzazione a tutti i costi. Preziosi in tal senso i suoi rapporti annuali e in particolare. hanno determinato una situazione di mercato di oligopolio.7 Interessante anche una delle ultime ricerche relativa all’impegno delle imprese nel sostenere la promozione e la valorizzazione dei beni artistici e culturali: l’85 per cento delle imprese del campione intervistato sceglie come investimento d’immagine l’evento temporaneo. che nelle mostre temporanee trovano ormai una fonte di finanziamento dei costi fissi. quello del 2007 sulle figure professionali del settore e sullo stato della formazione specialistica in Italia. Terzo gruppo di rilevante presenza è Civita. Mondadori Electa e Skira. Civita ha avuto il merito di porre la questione della conservazione e della valorizzazione del patrimonio artistico e archeologico in una visione globale e moderna.5 Per certe città minori o comuni di provincia una grande mostra d’arte della durata di due-tre mesi può rappresentare un investimento con ricadute positive sul piano dell’immagine e dunque anche dei flussi turistici. con sempre maggiore presenza dei privati.fr). rmn.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 145 Il valore degli oggetti esposti e gli alti costi (si pensi alle assicurazioni) che una mostra d’arte importante richiede. che nel paese d’oltralpe gode di una situazione di quasi monopolio.

La parte illuminotecnica è una voce significativa ma non preponderante. per esempio le assicurazioni. Anche nel caso in cui il gestore ottenga dei finanziamenti da parte dell’ente che può avergli commissionato l’iniziativa. I cataloghi possono fare la differenza. senza orario. Se il mio calcolo è sbagliato vado in perdita. copie. e spesso si possono riciclare materiali esistenti. normalmente applicate dalle multinazionali di prodotti di largo consumo. Non tutti i luoghi d’arte pubblici rappresentano un boccone appetibile per le società di gestione. Gli introiti derivanti da queste attività rimangono alla società di gestione che paga all’ente pubblico un affitto. tranne nel caso in cui l’allestimento sia fatto di sole luci. il catalogo. in genere si lavora dodici ore al gior146 . Le gare d’appalto chiedono alla società di gestione di curare il prestito. assumendosi il rischio d’impresa. è suo il compito di cercare gli sponsor. la promozione. è invalso allora l’uso di tener conto. l’allestimento. la biglietteria. a realizzare il manufatto architettonico ed eventuali oggetti che la mostra richiede (in certi casi il proprietario può esigere che le sue opere vengano esposte rinchiuse in vetrine blindate costruite su misura). nell’aggiudicazione di una gara. l’allestimento ha tempi strettissimi. si realizza in pochi giorni lavorando di continuo. disegni. Il cliente vuole da me un prezzo chiuso.000 copie del catalogo può portare un utile consistente. Un museo come il Louvre è una macchina che macina servizi con un giro d’affari da suscitare invidia in qualunque grande marca. tutti i rapporti con le assicurazioni e tutti i contratti con i fornitori. al prestito delle foto. alle ricerche storiche o iconografiche. L’allestimento incide sui costi della produzione di una mostra in proporzione molto variabile. e il numero di operai necessario varia moltissimo. di servizi post-vendita. che possono essere anche sponsor tecnici. devo saper prevedere quanto tempo dedicherò a quel progetto. la libreria. e infine alla pubblicazione del catalogo. provvede dunque a firmare il contratto con il curatore scientifico. i trasporti o le luci. se ormai lo standard di una mostra temporanea è di 100. deve pensare al rapporto con gli autori dei testi. della disponibilità della società ad accollarsi anche l’onere di gestire un’istituzione che stenta a sopravvivere per scarsità di visitatori. il montaggio. per stare nei tempi dati dai prestatori e dal museo ospitante. alcuni hanno un numero di visitatori molto elevato.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 146 ting. viaggi. la vendita di 30-40. altri no. La stessa società di gestione può talvolta incaricarsi di produrre una mostra.000 visitatori per arrivare a coprire i costi. quali costi dovrò sopportare per collaboratori. oppure i musei hanno impianti luci preesistenti. a gestire tutti i prestiti. a organizzare il trasporto. da quattro a venti.

certe volte fanno grossi sconti sulla base di una promessa di pagamenti rapidi che poi non avvengono: nel 2009 molti di questi allestitori si sono visti dimezzare il fido. con ordini di grandezza di 25-30. è quello di assicurarsi liquidità tramite fidi bancari.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 147 no. Quel che non appare evidente nell’economia dell’evento è la forte componente artigianal-industriale. ma sempre più spesso appaiono sul mercato società che si specializzano in organizzazione di eventi. impianti. non va dimenticato. geometri. poiché non riescono a garantirsi tempi di pagamento sicuri. Il settore dell’allestimento è la versione effimera dell’impiantistica. architetti. umidità. perché in realtà non è un manufatto architettonico ma il canale di un messaggio. le ditte specializzate in allestimenti sono in origine delle falegnamerie. quelle che montano e smontano gli stessi stand o debbono costruirne di nuovi per una nuova location. le quali assumono il ruolo di main contractor e provvedono a tutto: trasporti. è un ciclo composto. in genere ben retribuito. Dispongono di centri di stoccaggio e di transito specializzati. una serata e poi si butta via oppure si usano materiali prefabbricati. utilizzando ovviamente dei subfornitori. dotate di strutture. per sfilate di moda o eventi che durano una serata. ma in prossimità dell’inaugurazione si fanno anche straordinari notturni che non vengono riconosciuti come straordinari. sono in grande quello che sono nello specifico le società di gestione di stand e di fiere. illuminazione ecc. possono essere i dipartimenti specializzati in trasporto di opere d’arte di grandi multinazionali del settore. quella del montaggio e quella del disallestimento. C’è quindi un flusso continuo di opere e oggetti d’arte che vanno e vengono sotto la regia di società specializzate che dichiarano d’impiegare le tecnologie più sofisticate di identificazione in radiofrequenza.000 euro l’anno di interessi. ingegneri e debbono essere in grado di prendere in mano un progetto e di portarlo a termine. da due fasi. Provengono in genere dal settore della contract logistics. sono società di servizi. materiali speciali da procurare in poco tempo. Le mostre temporanee utilizzano opere d’arte prestate da musei di tutto il mondo.. Un altro aspetto di grande interesse riguarda i trasporti in sicurezza. spesso il problema delle ditte fornitrici. l’allestimento ha lo stesso tempo di vita. con ritmi di lavoro molto intensi e una struttura della retribuzione non rapportata né al tempo di lavoro né alla produttività. alla dipendenza di imprese dalle dimensioni molto modeste con permanenti problemi di liquidità. strutture metalliche particolari con manodopera specializzata per montarle ecc. è il lavoro operaio di alta specializzazione. di tracciabilità dell’oggetto per via satellitare e così via. che garantiscono alle opere adeguate condizioni di temperatura. professionalità. perché sono opere “a corpo”. presenti con filiali in tutto il mondo oppure so147 .

forza lavoro precaria. vive per metà come residente. ma come una piccola ruota in movimento continuo che provoca la rotazione di tante grandi ruote per intervalli brevi. pur avendo un unico comitato di coordinamen- 148 . questo settore non si presenta come una grande ruota dentata che ne mette in moto tante più piccole. sia in quanto parametri della struttura retributiva sia in quanto scansione dei tempi di vita. Quindi con l’economia dell’evento Milano ha mantenuto in parte il suo retroterra industriale. quindi in sostanza tutte le tre principali tipologie di rapporto di lavoro. ciò che le accomuna è un’organizzazione nella quale la nozione di tempo di lavoro è esplosa in frantumi. Il pubblico assolve alle prescrizioni di consumo del ceto medio.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 148 cietà di media grandezza. Altrettanto si può dire per la nozione di “luogo di lavoro”. che svolgono le funzioni chiave. del pubblico. Volendolo raffigurare come un meccanismo cibernetico. partecipa consumando e sviluppa una percezione tutta particolare della città. che di recente ha inaugurato a Malpensa il primo caveau aeroportuale d’Europa per opere d’arte. voler intendere questo settore solo come produzione intellettuale di beni immateriali è una visione incompleta. compresa la funzione imprenditoriale. sono occupazioni di breve o brevissima durata distribuite su tre fasce di lavoratori: alte professionalità. che fanno girare una macchina capace di suscitare una domanda di centinaia di occasioni d’impiego. la “giornata di lavoro”. Non possiamo più chiamarli “posti di lavoro”. Questo festival bicefalo. che nel 2007 si è ingrandito ed esteso all’area metropolitana di Milano. Musica MITO SettembreMusica è un festival nato alla fine degli anni settanta a Torino con il nome SettembreMusica. Anche se a queste fasce corrispondono in genere la libera professione. Il core manpower che produce l’evento si limita a poche persone a tempo pieno. non esistono più. e per metà come ospite di spazi artificiali. L’“orario di lavoro”. L’economia dell’evento può essere considerata da questo punto di vista la quintessenza del postfordismo. preso dai problemi quotidiani dell’universo metropolitano. a maggior ragione se la si osserva dal punto di vista del fruitore. come l’italiana Arteria. che svolge funzioni ausiliarie per un breve periodo e forza lavoro industriale con qualifiche tecniche. i vari contratti a tempo determinato o occupazioni senza contratto e il lavoro dipendente. un aspetto che finora non abbiamo toccato perché c’interessa di più il processo produttivo dell’evento che la partecipazione all’evento stesso.

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to, presieduto da Francesco Micheli, e un’unica direzione artistica, ha una doppia regia dal punto di vista sia organizzativo sia amministrativo.9 Qui parleremo solo della sua componente milanese, che al suo quarto anno di vita, nel 2010, ha organizzato nell’arco di tre settimane più di 200 manifestazioni con 2000 artisti, superando i 96.000 spettatori, con una saturazione dei posti disponibili del 97 per cento e con 91 concerti a pagamento che hanno fatto il “tutto esaurito” (la metà dei concerti è gratuita).10 Lo staff milanese è composto da sette persone che lavorano per l’intero arco dell’anno (il segretario generale/coordinatore artistico, coadiuvato da un assistente, i responsabili dell’organizzazione, della comunicazione e della produzione, e un assistente per l’organizzazione interna). Da marzo a ottobre lo staff si arricchisce di due professionalità, una per la biglietteria e una per la promozione. A giugno cominciano ad arrivare i “rinforzi”, ossia il personale ausiliario che lavorerà fino alla conclusione degli spettacoli (in genere tra il 20 e il 25 settembre), una trentina di persone il cui rapporto di lavoro è regolato da contratti di collaborazione a progetto o con partita Iva; verranno assegnate ai vari responsabili di funzione e lavoreranno sotto il loro coordinamento. Si tratta in genere di giovani tra i venticinque e i trent’anni che desiderano affermarsi nel settore dell’organizzazione di eventi, e che hanno già qualche esperienza maturata in campo musicale. Qualche giorno prima dell’inaugurazione e fino alla conclusione del festival si aggiunge il personale di servizio e di assistenza (autisti e addetti all’accoglienza degli artisti, per esempio). In definitiva si ha un ristretto gruppo con contratti di lavoro annuali, il gruppo più nutrito con contratti di quattro mesi e un altro gruppo ristretto con contratti della durata di un mese; nel periodo di lavoro più intenso si raggiunge un numero di una quarantina di persone. A ogni concerto sono presenti degli incaricati del settore produzione (catering, logistica, accoglienza), comunicazione (ufficio stampa, programmi di sala), biglietteria e promozione, coordinati da un direttore di produzione, in totale una decina di persone chiaramente identificabili dagli artisti e dal pubblico (badge o divisa). Lavorare nel mondo della musica classica significa trovarsi di fronte a una situazione spaccata in due: da un lato ci sono le grandi istituzioni teatrali o le scuole pubbliche statali (medie e conservatori), che prevedono rapporti di lavoro dipendente a tempo indeterminato o rapporti di lavoro a termine ma sempre regolati da contratti nazionali di categoria. Dall’altro quello che c’è naviga nella precarietà più assoluta e sfiora talvolta l’illegalità.
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Spesso chi tiene le redini di queste iniziative fa affidamento sulla passione dei collaboratori per la musica, sul coinvolgimento intellettuale ed emotivo del singolo o forse pensa all’ancestrale percezione del musicante (e di chi con il suo lavoro fa in modo che esso possa esibirsi) come un vagabondo che vive di offerte spontanee. MITO SettembreMusica è certamente un esempio positivo di come il lavoro potrebbe essere organizzato. Con un contributo al budget che si aggira intorno al 50 per cento, i due comuni di Torino e di Milano sono impegnati in prima persona nella realizzazione di MITO SettembreMusica. Come si è detto, la gestione amministrativa e organizzativa del festival è separata: a Milano è stata istituita l’Associazione per il Festival internazionale della musica di Milano e a Torino la Fondazione per le attività musicali: sono in sostanza il braccio operativo delle due amministrazioni comunali e rappresentano di fatto il soggetto attuatore della manifestazione, la cui direzione artistica è affidata a Enzo Restagno. La realizzazione di un festival di questa tipologia in due città consente di avere una condivisione di costi e una razionalizzazione degli stessi. Per esempio, a un’orchestra che deve spostarsi, magari dagli Stati Uniti, offrire due o più concerti invece di uno è già un vantaggio poiché, per consuetudine, la replica di un concerto prevede un cachet dimezzato; quindi si hanno maggiori margini a livello di trattativa per il compenso artistico e il costo dei viaggi internazionali sarà suddiviso tra due entità. Cambiando settore, altri vantaggi possono derivare dal concentrare la stampa dei programmi generali e dei programmi di sala in un’unica tipografia, affidando molto lavoro a un unico fornitore che potrà offrire prezzi più vantaggiosi. Un fattore importante nella riuscita della manifestazione milanese è stato quello di poter contare sul know how, sull’esperienza e sui rapporti consolidati del SettembreMusica torinese, in modo da poter funzionare a Milano a pieno regime e in autonomia già dalla prima edizione, agevolati dal fatto che il formato della manifestazione è lo stesso: grande musica sinfonica classica, nuove proposte della musica contemporanea e focus sulla musica di un paese. Nell’impianto del festival, un ruolo importante lo hanno le istituzioni culturali delle due città, che sono state coinvolte con il loro patrimonio di esperienze e di conoscenze. Infatti nella realizzazione del festival ci sono contatti importanti con le altre istituzioni milanesi, come il Teatro alla Scala, la Filarmonica della Scala, il Piccolo Teatro, la Triennale, il Conservatorio, I pomeriggi musicali, i musei, le chiese ecc. Il festival ha sempre dato grande importanza al coinvolgimento della città,
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soprattutto per diffondere la “musica d’arte”, come definita da Maurizio Pollini, e raggiungere un nuovo pubblico; per esempio il concerto della Filarmonica della Scala è stato organizzato presso il Palasharp, una delle sedi milanesi più capienti, dando la possibilità di ascoltare la grande musica sinfonica eseguita da un’orchestra di alto profilo artistico con un biglietto d’ingresso a 5 euro. Nel 2010 è stato rappresentato un nuovo lavoro di Giorgio Battistelli, Sconcerto, in collaborazione con il Piccolo Teatro, il Teatro San Carlo e i Teatri Uniti di Napoli, frutto di questa politica di collaborazione tra enti culturali. Nelle edizioni del 2009 e 2010 alla programmazione normale si è aggiunta una parte fringe, ossia manifestazioni gratuite che si tengono nelle strade, nei parchi, nelle stazioni della metropolitana. Forse per analogia con il Festival di Edimburgo, l’idea è che la città debba essere invasa dalla musica, occupando spazi non deputati oppure risvegliando tradizioni musicali dimenticate, come i concerti bandistici al gazebo dei Giardini di Porta Venezia. Il risultato è stato che nel 2010 sono state toccate 80 sedi. Sono inoltre da considerare le problematiche che pongono le richieste tecniche, dal permesso per il camion che deve scaricare gli strumenti al noleggio degli strumenti, dalle cose apparentemente più banali come l’acqua nei camerini alle prenotazioni alberghiere, ai service luci e amplificazioni. Lavorare in un teatro o per la stagione sinfonica di un’orchestra che hanno programmazioni annuali è molto diverso, l’impostazione organizzativa ha ben poco a vedere con quella di un festival concentrato in un breve periodo di tempo, dove si deve lavorare molto in anticipo e programmare tutto nei minimi dettagli. I concerti cominciano a settembre, dopo un mese, agosto, durante il quale a Milano tutto è chiuso, dalle ditte di fornitura alle sale. La biglietteria è uno dei servizi più delicati, gestisce gli incassi, viene quindi realizzata con una società di servizi specializzata, dotata di software proprietari e di sistemi a rete. Le presenze a Milano sono tra le 70 e le 80.000. Fa capo alla biglietteria inoltre un info point che fornisce informazioni non solo sulla vendita dei biglietti ma anche sui programmi dei concerti. Uno dei problemi delicati nell’organizzazione di un festival internazionale di musica è quello degli adempimenti amministrativi, in particolare nei confronti di due enti, l’Enpals e la Siae. È bastato che le pratiche Enpals, fino a tre anni fa obbligatoriamente sbrigate allo sportello rispettando gli orari di lavoro dell’ente, potessero essere fatte online, che il lavoro di un’associazione impegnata nell’organizzazione di centinaia di eventi con151

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centrati nell’arco di tre settimane ne subisse una notevole semplificazione, dal momento che la cosiddetta “agibilità Enpals” deve essere ottenuta obbligatoriamente prima dell’inizio del concerto. Ma anche il problema delle autorizzazioni e dei permessi non è di secondaria importanza, le normative che regolano gli spazi adibiti a uso di pubblico spettacolo si applicano anche a quelli che di norma non ospitano spettacoli o concerti. Nelle sale da concerto normali c’è l’agibilità per fare manifestazioni pubbliche ma per gli spazi dedicati ad altre attività, per esempio mostre d’arte, occorre chiedere la licenza per fare un concerto, prevedere quindi un piano di sicurezza, avere un responsabile sicurezza, chiamare i vigili del fuoco. Per allestimenti più complessi occorrono le certificazioni sui materiali usati; anche per semplici modifiche nell’attrezzatura normale di una sala, per esempio collocare sedie sulla pista da ballo di una discoteca, è necessaria un’autorizzazione, per collocare un totem su un marciapiede ci vuole un permesso.

Magnete Milano
“Economia della temporaneità” la chiama qualcuno che ci sta dentro fino al collo. Si potrebbe analizzare lo sviluppo dell’immobiliare a Milano anche da questo punto di vista e provare a calcolare la percentuale dedicata agli spazi per eventi temporanei sul totale delle volumetrie che vengono messe in vendita o affittate a usi commerciali. Il caso del quartiere che si è dato il marchio “zona Tortona” rappresenta uno spaccato interessante sulle diverse origini e le varie tipologie di spazi architettonici pensati in funzione di eventi. Territorio occupato per circa ottant’anni da industrie, vero e proprio polo della prima e della seconda industrializzazione, il quartiere ha rappresentato per un certo periodo un esempio riuscito di trasformazione da modi di produzione fordisti ad attività della new economy mediante il riutilizzo di spazi esistenti, senza alterazioni del tessuto urbano, senza cancellare le tracce del suo passato industriale. Gli interventi che hanno segnato questo passaggio, la creazione del cosiddetto Superstudio negli edifici della Compagnia generale di elettricità e la costituzione della Fondazione Arnaldo Pomodoro negli edifici dell’antica fabbrica di turbine Riva Calzoni s’inseriscono nel filone dell’economia della temporaneità, il Superstudio per scelta programmatica ed esclusiva, la Fondazione Pomodoro come integrazione della sua attività permanente. Queste due iniziative, partite ambedue da privati, hanno creato un effetto magnete
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attirando nella zona grandi marchi della moda, dal gruppo Armani a Ermenegildo Zegna, a Della Valle, che hanno aperto spazi per show-room in grado di ospitare eventi come sfilate di moda, presentazioni di prodotti e simili. L’accoppiata moda-design è costitutiva dell’immagine di Milano nel mondo. Facendo leva su questa grande forza simbolica, una volta all’anno, in contemporanea con il Salone del Mobile, quindi con una tradizionale occasione fieristica, nel quartiere “brandizzato” come “zona Tortona” si tiene una delle manifestazioni più originali dell’economia della temporaneità, il cosiddetto “Fuorisalone”. La particolarità di questo evento espositivo di oggetti o di idee di design è la sua pervasività urbana, nel senso che non soltanto i luoghi deputati ne sono coinvolti, ma anche spazi che ospitano durante l’anno attività commerciali di tutt’altra natura e persino abitazioni private e uffici. L’elettrauto sgombera la sua officina e per una settimana l’affitta a un gruppo di giovani designer olandesi, la microimpresa sgombera il garage dove tiene il furgone e lo affitta a designer giapponesi, l’architetto che ha lo studio sul fronte strada al pianterreno trasloca per una settimana, il negozio di oggettistica un po’ volgare lascia libero il locale a un’esposizione di mobili in cartapesta. Persino piccole officine meccaniche proprietarie dei muri hanno preferito chiudere l’attività e affittare lo spazio per eventi. L’economia della temporaneità diventa per una settimana quella di un intero quartiere. Ma non ci sono solo giovani designer in cerca di gloria che affittano uno spazio e magari ci dormono dentro nei sacchi a pelo, ci sono anche le grandi marche, Yamaha con i suoi strumenti elettronici, Swarovski con i suoi lustrini e i suoi cristalli, Persol con i suoi occhiali e via dicendo. Cinquanta-sessantamila visitatori, per metà provenienti dall’estero e in particolare dal Giappone e dalla Cina, invadono per una settimana le strade e i cortili del quartiere, lasciando alla notte sul selciato uno strato di dépliant, stampati vari, materiali promozionali. Il giorno prima dell’inaugurazione e quello successivo alla chiusura le strade sono invase dai mezzi degli allestitori, pesanti Tir con semirimorchio o furgoni di tutte le portate; in un evento che si svolge in spazi non deputati la loro abilità di fare e disfare in ventiquattr’ore raggiunge livelli di virtuosismo.11 L’evento, tutti gli eventi degni di questo nome, sono bolle di sapone occupazionali dove il precariato la fa da padrone ma anche il lavoro professionale indipendente si trova a suo agio. Sotto il profilo dei soggetti direttamente coinvolti, ma anche dal punto di vista della fruizione, l’economia della temporaneità sembra costruita su misura per queste figure. In fondo, la cosa di cui il
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della pubblicità. non ci deve meravigliare se luoghi come la Triennale diventano un punto di riferimento simbolico. L’unico modo con il quale il lavoro può farsi ascoltare. I giovani stranieri che vengono a Milano pare apprezzino particolarmente questa forma di “movida” che s’intreccia tra un finto vernissage e un altro. possiamo considerare il tempo dedicato all’economia della temporaneità come tempo di lavoro e gli spazi dove i rituali della temporaneità vengono celebrati veri e propri luoghi di lavoro. può apprendere qualcosa o semplicemente può passare un paio d’ore in compagnia. L’economia della temporaneità risponde a questo bisogno di relazioni sociali destrutturate. a termine. La giostra della temporaneità è sia un ammortizzatore di frustrazioni sia un dispensatore d’informazioni. pur avendo alcune categorie le stesse se non maggiori ragioni per protestare. una specie di segno di riconoscimento dell’identità cittadina. A un livello più selettivo lo stesso discorso vale per il libero professionista. della moda – sente il maggior bisogno sono le occasioni d’incontro. quello del precario e quello dell’indipendente. perché può trovare un’occupazione. come il Duomo o la Scala. Se teniamo conto che il lavoro relazionale impegna il 90 per cento delle sue energie. tipico della sindrome individualista contemporanea. I precari hanno prodotto protesta. può arricchire il suo sistema di relazioni. Nel quadro del sempre maggiore rilievo che l’economia degli eventi temporanei assume a Milano. non lo hanno fatto. il primo ha acquisito una forza maggiore e ha ottenuto una riconoscibilità che il lavoro autonomo ancora si sogna. Pertanto è del tutto fuorviante classificare la fruizione di certe occasioni d’incontro come “mondanità”. al confine tra l’entertainment e il mondo dei media. e in effetti la sua funzione inclusiva non è di secondaria importanza.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 154 giovane – che vive di lavori occasionali. Identità e coalizione Il termine “precario” che prima indicava una posizione contrattuale nel mercato del lavoro oggi indica un’appartenenza sociale. I lavoratori autonomi. gli eventi – ci insegnano i teorici del biocapitalismo – sono luoghi di lavoro per un certo tipo di precariato e di attività svolte in modo autonomo. Dei due ordini simbolici. Per due ragioni. nelle forme riconosciute dello sciopero o delle manifestazioni pubbliche preparate da campagne di informazione e di opinione sulla stampa e su Internet. ma non da oggi. sono rimasti chiusi in casa a reprimere le loro frustrazioni oppure hanno scelto il vicolo cieco del 154 . è la protesta.

la reazione ad agenti esterni o a nuove normative ecc. mentre gli autonomi non ci sono ancora riusciti o non hanno ancora capito di doverci riuscire. anche per il precariato la situazione non è del tutto facile. Il precario tende ad attribuire prevalentemente ad agenti esterni la sua condizione. parla molto di “successo”. come una classe sociale in grado anche di parlare una lingua comune. per cui il consistente soggetto sociale si stempera in una nebulosa. Tuttavia. Si pensi alla per155 . parla solo di “fortuna”. i cambiamenti d’idea e di mentalità. può essere comunicato più facilmente allo spazio pubblico. Il lavoro autonomo non ha queste ramificazioni del desiderio. com’è noto. seppur elementare. Sono due mentalità differenti o addirittura opposte. I precari sono riusciti a farsi percepire come “precariato”. cioè qualcosa che non li porterà mai a rappresentare un soggetto sociale. almeno comprensione. Il precario non si attribuisce meriti se riesce a migliorare la sua posizione. chi vorrebbe entrare nel lavoro dipendente in qualsivoglia luogo pur di uscire dalla condizione di precario. che non condividono affatto i loro interessi.. due sistemi morali divergenti. traggono risorse da quelle che vengono estorte ai precari medesimi.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 155 professionalismo. c’è chi attenua il desiderio sino al punto di rassegnarsi a essere precario per tutta la vita. vivono del loro sfruttamento. due visioni del mondo diverse. Il precario dà la colpa agli altri. l’indipendente a se stesso. la sua vera voce. Il precariato è un sistema di desideri più che uno status sociale: c’è chi vorrebbe entrare nel lavoro dipendente secondo un preciso percorso di carriera in un settore in cui ha scelto di investire la sua esistenza. E poi tutte le sfumature tra queste posizioni. anzi. dove trova. La seconda ragione per la quale i precari hanno maggiore riconoscibilità è riconducibile al fatto che la cultura dominante li ha assimilati – in parte giustamente – al lavoro dipendente. se non simpatia. anche ai precari capita di sentirsi definire da terzi. l’indipendente se ne attribuisce troppi di meriti. malgrado rappresenti più di un quarto della forza lavoro attiva in Italia. e tutto ciò che si relaziona al lavoro dipendente. chi desidera il precariato permanente perché non vuole investire la sua esistenza in un percorso lavorativo. estranei al loro mondo. Se da questo punto di vista il lavoro autonomo è debolissimo. l’indipendente a disposizioni dell’io. è una scelta che una volta compiuta costituisce stimolo a starci dentro il meglio possibile. Tanto maggiore è il potere di un gruppo sociale quanto minore è la distanza tra il modo in cui viene rappresentato/raccontato e il suo vero volto. se ne ignorano le caratteristiche anche più elementari. Il lavoro autonomo oggi è ancora ignorato dalla cultura dominante.

quindi si trova con lo stesso lavoro di prima. quello che smuove interessi più consistenti e richiede quindi una disponibilità a scontrarsi con rendite di posizione e “interessi 156 . più facilmente percepibile. come se si fossero messi in tasca qualcosa. con la stessa instabilità e incertezza. È più probabile che queste risorse vadano a mantenere il regime previdenziale di chi dispensa definizioni e sembra indifferente al fatto che il precario (ex Co. ma con meno soldi in tasca. Invece cosa trova? Dei saccenti che ripetono: “Sono ancora aumentati i finti autonomi”. perché in genere sono gli stessi che con le loro elucubrazioni di politica sociale contribuiscono a peggiorare sia la condizione dei collaboratori passati alla partita Iva. preferiscono intrupparsi con quelli che non possono portare loro altro che danno.Co. il problema che si presenta per lui è dato dal fatto che si trova di colpo a dover versare contributi che prima erano versati dal datore di lavoro o committente.Pro. invece di unirsi ai lavoratori autonomi per una migliore politica previdenziale e fiscale. non un falso precario ma un falso autonomo. il problema è che lui sta peggio e ha bisogno quindi di un’organizzazione. quindi in definitiva si agitano per farle stare ancora peggio. non il lavoro autonomo in generale.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 156 vicacia con la quale si continua a definire il precario con regime fiscale analogo a quello degli autonomi. E in effetti ci hanno guadagnato. passato alla partita Iva) stia peggio. I cosiddetti “finti autonomi” dovrebbero guardarsi da coloro che così li definiscono sulla base di narrazioni sociologiche superficiali. Né a lui/lei né al lavoratore autonomo in generale tornano indietro sotto forma di servizi i soldi che hanno versato allo stato. Il problema non è se lui sia un finto o un vero autonomo. Le risorse che le cosiddette “finte partita Iva” gettano nel calderone pubblico prima di tutto non sono affatto “finte” ma sono soldi veri.Co. Invece troppo spesso accade il contrario. che gli ex Co. e si fregano le mani.Co. non certo a quella del precariato. in secondo luogo vanno a beneficio di altre categorie. gratificati dall’essere trattenuti ancora nell’ordine simbolico del lavoro dipendente e. L’obiettivo di lotta comune più chiaro. Le distanze tendono a rimpicciolirsi e le diversità ad attenuarsi quando i soggetti in gioco non sono i precari in generale ma il precariato intellettuale da un lato e i lavoratori indipendenti delle “nuove” professioni dall’altro. di una coalizione che lo sostenga. si accodano. e al tempo stesso il bersaglio più grosso. sia quella dei professionisti indipendenti. Se il precario (collaboratore a progetto) viene spinto ad aprire la partita Iva. In genere i dispensatori di definizioni invocano a gran voce un aumento dei contributi che le partite Iva dovrebbero versare allo stato.

di generico menefreghismo. Ma questo atteggiamento viene condizionato e in un certo senso incoraggiato dal comportamento delle principali sigle sindacali e in particolare dai loro vertici. d’altro canto. i quali. li depreda non mediante pratiche oblique che tolgono con una mano quel che sottraggono con l’altra.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 157 generali” dello stato ben protetti e pronti a reagire. Ma su questo torneremo in seguito. È qui che le due categorie che non appartengono al lavoro dipendente possono toccare con mano la natura discriminatoria della normativa previdenziale in Italia. è quello che riguarda i versamenti obbligatori all’Istituto di previdenza. il 22 ottobre 2010. sono state sempre ambigue sul terreno delle politiche previdenziali o addirittura se ne sono disinteressate apertamente. il gesto di contrapporsi a una politica associativa fallimentare e contraria agli interessi del lavoro cognitivo indipendente. chiedendo riconoscimento allo stato e legittimazione pubblica del loro ruolo di regolatori del mercato. c’è tutto questo e il particolare che immaturità. premono perché questa diventi ancora più ingiusta e l’arroganza con cui lo stato discrimina diventi vera e propria provocazione. con il patrocinio della Presidenza della Repubblica. Le associazioni di professionisti. condizionano fortemente la percezione collettiva in materia di lavoro e da qui indirettamente anche il mondo dei precari. con o senza partita Iva. È qui che possono verificare la loro collocazione in una fascia di cittadini di serie B. in particolare quelle che si battono per rinverdire la vecchia ideologia del professionalismo e per riprodurre nell’universo delle “nuove” professioni gli schemi e gli ordinamenti di quelle tradizionali. La scelta della data non era casuale. Per quanto i discorsi e i comportamenti dei vertici sindacali trovino poco ascolto presso il precariato intellettuale. sfacciata iniquità. era voluta. Perché di fronte a una così evidente. è qui che subiscono l’azione predatoria di uno stato che dovrebbe tutelarli e. menefreghismo e ignoranza allignino presso ceti colti. ma proprio attraverso lo strumento deputato alla tutela. d’ignoranza? Certo. Proprio lo stesso giorno l’Associazione consulenti terziario avanzato (Acta) lanciava da Milano il suo “Manifesto del lavoro autonomo di seconda generazione”. cercando una sempre maggiore convergenza con i vertici sindacali e con le istituzioni. Nessuno poteva ignorare che oramai c’erano 157 . presso il cosiddetto “precariato cognitivo” e presso le “nuove” professioni intellettuali non fa onore. invece di smascherare e combattere un’evidente ingiustizia sociale. non si sviluppa in Italia una protesta di massa? Si può parlare d’immaturità. per colmo di arroganza. Coronamento di questo percorso: l’assemblea che si è tenuta a Roma.

e quella della semplice. dell’ossequio alle burocrazie amministrative e sindacali. difesa e tutela degli interessi di chi si coalizza. si tratta di due posizioni di principio contrapposte. 158 . cristallina. principio etico fondamentale di qualunque forma associativa che intenda perseguire scopi sindacali. culturalmente e politicamente divergenti. dei codici etici ormai divorati dal mercato. Non si tratta di due tattiche differenti.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 158 due strade per arrivare a una coalizione: quella ancora impastoiata nella cultura della competenza esclusiva.

i rinnovi contrattuali. Difficile imbattersi in una seria analisi che metta a nudo quanto sia giusta oggi la “paga dei freelance” o le ragioni che ne determinano il valore. e ci si presenta come esperti di quanto avviene nelle tasche degli italiani. il quantum che accompagna la qualità delle prestazioni di lavoro. le scelte di compensation interne alle imprese e alcuni benchmark retributivi realizzati da Hay Group. OD&M Consulting e altre società specializzate. Lavorare a che prezzo? Tra le numerose ontologie possibili sul mondo del lavoro professionale autonomo c’è un aspetto che stenta a entrare nella lente d’ingrandimento anche dei più attenti lettori del fenomeno: è la questione dei compensi. sugli stipendi. Watson Wyatt. sulla contrattazione di primo o secondo livello. La prassi. non c’è statistica ufficiale sul reddito medio di un programmatore freelance o sul compenso di un formatore perché sono quotazioni che non interessano né chi fa progettazione di politiche pubbliche né i direttori delle risorse umane. sul potere dei salari o sulle dinamiche che legano carriera e stipendi. soprattutto nella rappresentanza politica e sindacale.1 Mentre sappiamo con certezza se l’inflazione aggredisce i salari e chi sono i più o i meno pagati in azienda. Al massimo riguardano nicchie e settori specialistici. anche perché le fonti che si citano quando si parla del valore economico del lavoro sono quasi sempre le stesse: le rilevazioni Istat sugli andamenti dei salari. Poco o nulla trapela sui compensi dei lavoratori intellettuali autonomi. dall’altra un’assenza piuttosto sconfor159 . Il risultato? Da una parte la forte deregolamentazione dei compensi per il lavoro professionale. la letteratura e gli articoli di giornale sono concentrati su altro.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 159 6. ovvero la misura e il prezzo dell’opera e del tempo impiegato per produrla. perché con queste analisi si guadagna attenzione e consenso.

questa volta ampliandolo. Non c’è alcun monitoraggio istituzionale sui loro redditi. certamente meno tassate e preservate da governi di destra come fossero riserve auree intoccabili. Un tentativo del genere fu approntato in occasione di alcuni seminari promossi da Acta – Associazione consulenti del terziario avanzato. a partire da una constatazione che riguarda la legge. peraltro stagnanti da almeno quindici anni. studiare i meccanismi specifici di quotazione così come sono messi in atto dalle famiglie professionali che popolano lo spazio del lavoro autonomo e derivarne modelli interpretativi. Il lavoro si deteriora con il passare del tempo e guadagnano di più gli investitori di Borsa e chi punta sulle rendite finanziarie o patrimoniali. Come entrare allora nel cuore del problema? Senza valori aggregati da cui partire. nessun sindacato chiede di saperlo. e i tagli ai compensi professionali sono piuttosto evidenti. Non lo dimostrano soltanto i miseri compensi offerti in molti casi dalle imprese ai freelance. Uno dei pochi punti saldi che la normativa italiana pone su questo argomento. purtroppo lascia oggi il tempo che trova. ma lo stesso comportamento di chi per primo do160 . la via più semplice è quella di raccogliere le testimonianze dei singoli.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 160 tante di studi e valutazioni di sintesi che facilitino il compito al legislatore nel prendere decisioni di rilevanza sociale o che aiutino la politica e il mondo della ricerca a comprendere meglio le condizioni del lavoro di milioni di cittadini. L’erosione del potere d’acquisto dei salari. lo sfruttamento. È sistematicamente scavalcata.2 Proviamo a ripercorrere il discorso. ovvero l’indicazione del Codice civile sulla misura di un compenso – che “deve essere adeguata all’importanza dell’opera e al decoro della professione”3 –. Avvicinarsi al tema del compenso per via descrittiva Quanto vale oggi in Italia il lavoro intellettuale e cognitivo? Come fare fronte alla questione dei prezzi o da dove partire per circoscrivere il valore economico del lavoro autonomo? Che cosa distingue il dumping. Per i lavoratori autonomi il problema è ancora più complesso: manca una fonte autorevole di tipo statistico o altro che fotografi ciò che sta accadendo oggi in Italia o in Europa e lo certifichi. il giusto compenso? È così deleterio lavorare gratis pur di lavorare? Senza affrontare a viso aperto questi nodi è difficile approntare una vera critica delle relazioni tra imprese e professionisti indipendenti o discutere di reale mobilità sociale e valore della conoscenza.

Il dumping è molto spesso dentro le maglie dello stato che per primo omette controlli su appalti o dimentica di uniformare al costo della vita quanto offerto ai collaboratori. ma poco più.4 Un’eccezione? Niente affatto. “È un prezzo molto basso.15 euro per ciascuna delle successive.it. fuori standard. ma neppure nelle aule di giustizia si può parlare di giusto compenso. le tariffe per chi lavora nei tribunali sono ferme dal 1980 e pari a 14. tedesco e spagnolo il sito www. Ciascun professionista si trova in una posizione unica sul mercato e sembra proprio che l’astrazione o il tentativo di isolare sistemi condivisi di quotazione tradisca quasi sempre le attese. Ci sono al massimo buone e cattive pratiche. ma si deve pensare alla quantità e alla continuità del lavoro. ha codificato e trasmette le proprie regole con il semplice passaparola: in questi settori c’è uniformità anche rispetto a quanto adottato dai committenti e non è complesso risalire alla struttura di un compenso. Associazione italiana traduttori e interpreti. Per altre professioni le cose sono più complicate perché esiste una maggiore libertà nell’uso dei parametri unitari di costo: un designer non vende le sue opere al metro cubo e neppure un consulente nel settore energetico si fa pagare i consigli a seconda della lunghezza dei documenti prodotti. Cartelle da 2600 battute. Dal ministero del Turismo ai tribunali le vicende che interessano per esempio i traduttori e gli interpreti sono preoccupanti. Come è stato riportato nel corso del sessantesimo anniversario di Aiti. Ha tenuto banco nel febbraio del 2010 la notizia che il ministero del Turismo cercasse traduttori per localizzare in inglese. per esempio.italia. francese.68 euro lordi per la prima vacazione (equivalente a 2 ore di lavoro) e 8. Pare assurdo. forse qualche modello. con pagamento a 90 giorni. Si possono invece raccogliere esperienze. Al di là 161 . Il mondo dell’informatica. della formazione o delle traduzioni. ovvero la pubblica amministrazione. Compensi inferiori alle tariffe medie di operai extracomunitari che lavorano in nero nel settore dell’edilizia a Milano. il portale che avrebbe dovuto rappresentare il nostro paese agli occhi di possibili visitatori stranieri. Nel settore privato come in quello pubblico non esistono regole uniche o normative per stabilire a priori il giusto compenso di un lavoro intellettuale o indipendente.” si lesse nell’annuncio pubblicato su Internet subito cancellato per la veemente protesta scatenata in Rete e finita poi con un’interrogazione parlamentare. furono quotate ufficialmente 9 euro lordi. pagate peraltro dopo anni di attesa. abbozzare modelli e riunire le informazioni condivise che animano le comunità professionali.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 161 vrebbe rispettare le regole.

Nell’ambito del lavoro dipendente identifica classi di valori ben determinati. a tutela delle parti più deboli. non è per nulla scontata. ma giusto non è equivalente ad accettabile anche perché nel mondo del lavoro autonomo non sussistono mai la libertà di trattare ad armi pari e una concorrenza davvero aperta. a strappare al cliente. Il giusto mix di questi fattori determina una corretta quotazione del lavoro del professionista. perché esclude elementi pur minimi di diritto. implicita nel ragionamento. È il cosiddetto total reward. che ama la contaminazione dei saperi. Questo modo di vedere la questione descrive al massimo quanto si riesce a portare a casa.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 162 delle differenze c’è una questione piuttosto delicata che riguarda tutti. uguali per tutti. La stessa definizione di “soddisfazione”. l’equilibrio tra le parti. una figura abituata alle sfide. pesando ele162 . però. ma molto di più. La soddisfazione delle parti non basta Possiamo dire che il prezzo di una consulenza sia sempre il frutto di un bilanciato meccanismo di valutazione di almeno tre elementi: 1) il valore di un’attività espressa in “tempo impiegato” o riferito alle competenze messe in campo (lato che riguarda il prestatore d’opera).6 ma non è sufficiente per definire quanto vale davvero un lavoro. nel corso del tempo (lato che interessa il committente). fare esperienze e soprattutto mette passione in ciò che fa? Che cosa lo soddisfa veramente. 3) la forza tra le parti in gioco. e che non basti sostenere – come rispose un professionista del mondo della pubblicità alla domanda su quale fosse il giusto compenso nell’ambito del lavoro creativo – che “il prezzo giusto sia soltanto quello che rende soddisfatte entrambe le parti”. soltanto i soldi? Nel costo del lavoro non c’è soltanto la componente retributiva.7 vantaggi e beni offerti nel sistema complessivo di ricompense e che lo sviluppo moderno delle imprese ha ben articolato. ovvero il modo con cui si valuta la “paga complessiva” e l’insieme di tutti gli elementi economici e non solo monetari che formano la ricompensa per il lavoro prestato. che il punto più critico sia il terzo. 2) il valore che si misura attraverso i benefici che le imprese maturano nell’immediato o. Viste le disparità delle forze in campo è indubbio. molto più spesso. Quale premio si attende un lavoratore indipendente.5 Il total reward è più complesso e articolato: la definizione di “giusto” in quanto “accettabile” in una negoziazione tra due attori non equivalenti per forza contrattuale è un buon punto di partenza.

sforzi e risultati.000 euro l’ora. Ma nel contesto del lavoro autonomo di quali benefici si tratta? Non certo di piani di carriera. oltre che con i princìpi professionali e la passione che mantengono vivo il proprio lavoro. più elevata sarà la possibilità di trovare un’occupazione. dove le sfide e i rischi sono più ampi e variabili rispetto a quelli di chi accetta vincoli di subordinazione e gode della protezione di un contesto organizzativo strutturato. legati al sapere tacito. ma anche occasioni di “farsi male con le proprie mani” o applicare prezzi da capogiro. attese individuali uniche che rendono le singole posizioni ed esperienze di lavoro indipendenti e al tempo stesso riservate. Qui ogni equilibrio temporaneo. un traduttore non vende i servizi allo stesso modo di un designer. definendo in maniera elastica quali elementi sommare in quella che definisce ricompensa.8 alle attività gratuite e pro bono. auto o cellulari aziendali. ogni soddisfazione personale e momento di libertà hanno regole che si devono confrontare sempre con la vita e con i (pochi) diritti di cittadinanza di cui si gode. Il professionista può puntare sì alla ricchezza. Nel total reward di un lavoratore autonomo ci sono fattori relazionali e motivazionali molto personali. ma ciò che lo distingue sono skills. Un freelance ha perciò maggiori libertà. ma è noto che più un compenso si avvicina a zero. un programmatore segue percorsi del tutto diversi da un art director o da un formatore. di carriera e personali. vicinanza al luogo di lavoro. Nel bilanciare esperienze e opportunità. oltre che di una normativa consolidata. tra paradossi e privilegi Mentre non è possibile nella contrattazione di un salario individuale. Può muoversi con flessibilità tra sottocosto e sovrapprezzo e imbattersi perfino in una curiosa contraddi163 . La cosa può stupire. knowledge e soprattutto elementi più intimi. Il “contesto” di un consulente è composto dall’home-office. buon rapporto con il capo ecc. un insieme di mondi che non hanno soluzioni di continuità. dalla società e dalla propria nicchia di mercato. Per il freelance i benefici si regolano all’interno della vita personale e del suo rapporto con il mercato e la società civile. al suo specifico character e alla possibilità di esercitare un’attività liberamente. il compenso di un lavoratore intellettuale autonomo può oscillare tra compensi estremi che vanno da un massimo di 438. come pare abbia chiesto un Tony Blair “conferenziere freelance”. Massimi e minimi.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 163 menti individuali e organizzativi. forte e di un welfare migliore.

garantite ex ante da un certificatore pubblico. occorre dimostrare il motivo per cui non si arriva alla fine del mese. consigliati dal commercialista e propensi a evitare contenziosi con il fisco. I tariffari sono la soluzione? Per alcuni lavoratori autonomi c’è una strada che mette potenzialmente in salvo da questi estremi almeno nella corsa al ribasso. il cui potere sanzionatorio o disciplinare è però andato scemando negli anni. ma le codificano con regole proprie per salvaguardare riconoscimenti economici di base e istituire una classe retributiva minima da attribuire ai meriti. Medici. ma è difficile stabilire quanto fossero realmente adeguate alle prestazioni. Basta fare due conti per 164 . almeno in Italia: non incontra regole di stop loss. Al contrario. Sono cioè quotazioni che precedono le prestazioni. Dal punto di vista economico sono l’equivalente convenzionale del certificato professionale nell’ambito del sapere. Questo significa che le famiglie professionali sprovviste di tariffari forti e ben rispettati9 possono vedersi azzerare le proprie quotazioni sul mercato senza battere ciglio e per di più devono fare i conti con “redditi presunti”. se un’ispezione dell’Agenzia delle entrate lo richiede. ed è il tradizionale tariffario alla maniera degli ordini professionali. cercano in ogni modo di rientrare nei parametri reddituali fissati dagli studi di settore per evitare di finire nel vortice della burocrazia e sprecare tempo in dispute contro l’Agenzia delle entrate. non è per nulla chiaro il motivo per cui una visita specialistica da un fisiatra arrivi a costare 160 euro per un controllo che dura soltanto venti minuti. avvocati e notai. avvalendosi dell’ideologia professionale. Niente salari minimi nazionali (presenti nel 90 per cento dei paesi al mondo. secondo quel principio di meritocrazia che sottintende soltanto in maniera fittizia una competition.10 L’oscillazione tra massimi e minimi avviene così tra paradossi e privilegi e quando gli affari vanno davvero male non ci si può avvalere di norme a tutela del proprio reddito. ma guai a superare determinati fatturati annui fissati con cura dallo stato attraverso gli studi di settore. questi sì.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 164 zione. ma redditi presunti da dichiarare. Per molto tempo le tariffe minime hanno rappresentato un ombrello sotto il quale ripararsi e accreditare comunque una certa professionalità. ma non in Italia) che potrebbero fornire limiti invalicabili in pejus nella contrattazione di un lavoro su base oraria. non espongono le competenze e il sapere alle quotazioni di mercato. Molti lavoratori indipendenti. Ora.

Il meccanismo ha protetto però negli anni gran parte delle professioni liberali. Che cosa accadrebbe se dovessero davvero confrontarsi con un mercato aperto. È una motivazione senza ragioni. Chi è mai riuscito a pagare un notaio o un medico a ore? Non è difficile intuire come mai il decreto Bersani non abbia cambiato molto. che si radica in una cultura del professionalism che abbiamo criticato nel secondo capitolo.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 165 capire come queste cifre portino a ricavi potenziali di quasi 4000 euro al giorno per questo medico. in prevalenza. anzi non è mai decollato. Le economie dei servizi in capo alle professioni ordinistiche permangono chiuse: sono la struttura stessa e la genesi costitutiva del professionalismo a esigerlo. come avviene per esempio nel mondo della formazione o della ricerca in ambito pubblico? Per i giornalisti il sistema delle tariffe è andato presto in frantumi. doveva essere “al servizio dei cittadini”? Oppure che cosa succederebbe se questo mercato dei singoli venisse filtrato e intermediato per intero da imprese di “brokeraggio del lavoro professionale”. I tariffari formali definiti da chi svolge una professione e dai suoi rappresentanti potrebbero per questo avere un senso nella pubblica amministrazione. da privati cittadini deboli nell’acquisto di servizi e senza nessuna possibilità di rivalsa. secondo una genesi delle professioni liberali. proprio perché hanno come committenti soltanto imprese editoriali. Come quantificare l’esatta conoscenza e il valore dell’azione di tamburellare il martelletto sul mio ginocchio? La risposta fornita dagli ordini è semplice: occorre fidarsi del sistema di certificazione delle competenze. il corporativismo e il riconoscimento formale del sapere sopravvivono nei fatti e non si può certo parlare di mercati guidati dalla domanda come avviene per chi lavora esclusivamente con le imprese e la pubblica amministrazione. Le credenziali degli ordini e i titoli di studio che rendono oggettivo il sapere giustificano la definizione di queste tariffe. dove i privati fossero in grado di ribellarsi per costi esorbitanti di prestazioni di chi sulla carta. Questo significa che la libertà di dare valore al sapere non si può introdurre ex lege e che l’applicazione dei tariffari dentro e fuori dagli ordinamenti avviene dove si riesce a controllare un mercato dal lato dell’offerta. L’unica possibile inversione di rotta è eventualmente praticabile in quei contesti dove è il diritto pubblico a prevalere su quello commerciale. Fine della discussione. ma che ha retto anche grazie a una debolezza intrinseca del “mercato” che è rappresentato in Italia. per definire insieme alle associazioni di ogni tipo che raccolgono i lavoratori della conoscenza eventuali linee guida sui 165 . La cultura della tariffa. evitando di mettere in crisi il sapere (presunto o oggettivo) da loro rappresentato.

“Tu quanto chiederesti per. tuttavia... Sono loro a determinare la bontà di una spesa e le regole di governo interno a instradare i costi. La cerchia di amici è il primo ambito di consultazione per stabilire i benchmark. i suoi controller. nel caso di lavoro intellettuale autonomo. A prima vista può apparire un’esplicita violazione del più normale principio di concorrenza (non fare sapere ai competitor il tuo posizionamento sui prezzi). ma in realtà è una prassi comune tra freelance. i suoi responsabili di divisione e i suoi amministrativi e (soltanto in ultima battuta.?” si domanda in giro. fanno qualcosa di meglio: chiedono direttamente al cliente quale sia il budget a disposizione. perché sono i suoi buyer. o meglio. Questa strada è molto più efficace della prima. Si pensi alla quotazione del brand aziendale che viene indicata nello stato patrimoniale di un’impresa e al reale costo per la sua produzione. fissando tetti di spesa per l’outsourcing e determinando i 166 . quando il monopsonio è di tipo psicologico Da dove partire. ma c’è almeno un punto fermo irriducibile: ciò che viene acquisito da un consulente è iscritto a bilancio da qualche parte. percorsi di autorizzazione e scritture contabili determinate. almeno nel lavoro commissionato dallo stato. purtroppo) i suoi manager di medio livello. e dimostra implicitamente. Un investimento fatto sulla consulenza esterna produce molto spesso una significativa discrepanza tra il suo valore economico e l’iscrizione dei risultati ottenuti nello stato patrimoniale di un’impresa o disparità del tutto imprevedibili tra spesa corrente e valore intrinseco di alcuni asset aziendali. che acquisiscono la manodopera esterna.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 166 limiti invalicabili di quanto viene considerato dumping sociale. dunque. I professionisti con esperienza. Sono dinamiche aleatorie. quanto la priorità nella contrattazione sui prezzi sia determinata dalla domanda. Conta di più sapere che cosa pensano i clienti anche per una seconda ragione. Vendere lavoro autonomo ai lavoratori dipendenti. Chi vende un servizio a un’impresa deve accettare di conseguenza buona parte delle sue regole di quotazione del valore perché è l’impresa a tenere i cordoni della borsa. per valutare il giusto compenso di una consulenza? Andiamo per gradi e vediamo come si “costruisce” un prezzo. Ogni budget delle varie aree produttive segue logiche precise. La prima cosa che fa un lavoratore autonomo quando deve formulare un preventivo è alzare il telefono e chiedere consiglio a persone che operano nel suo stesso campo. fuori dal formalismo di un tariffario.

ma non è da sottovalutare un fattore psicologico. Per esempio. Chi sono gli acquirenti che si rivolgono ai lavoratori indipendenti? Persone che hanno un lavoro alle dipendenze e che per interpretare i valori economici hanno una maggiore predisposizione a usare regole interne.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 167 margini operativi. il consulente si trova di fronte a un muro e per spuntare buone quotazioni deve mettere in atto strategie molto ricercate di negoziazione. comprese quelle relative alla remunerazione. Chi opera in azienda parte dal modello più semplice a lui più vicino per replicare verso l’esterno la quotazione di una risorsa. ovvero là dove prevale la logica del profitto su quella dell’investimento (una dinamica piuttosto diffusa e non estranea alle ragioni della crisi odierna). Un livellamento che accade nelle grandi imprese. ma è un quesito piuttosto comune tra fi167 . soprattutto ai controller. ma sembra essere una “naturale predisposizione” e ne offriremo alcune prove. più complesso sarà evitare l’appiattimento dei prezzi. per capire di che cosa si tratta. cultura aziendalista e deficit informativi ha portato a un’interessante conseguenza. L’estensione cioè delle politiche retributive interne fuori dai vincoli di subordinazione. Più forte è il peso posto da un’impresa sulla governance dei costi. un’abitudine accompagnata purtroppo da una diffusa impreparazione in materia di costi del lavoro autonomo. dove si cerca di ridurre i costi del lavoro mediante l’impiego di lavoro a termine e autonomo per ovviare ai limiti imposti dai tagli sulla spesa. e comincia a farsi strada anche nelle medie e piccole aziende o nella pubblica amministrazione. in particolare in quelle soggette alla pianificazione dei budget o alla rendicontazione trimestrale dei profitti. che dimostreremo tra breve: l’affermazione progressiva di modelli retributivi tipici del mondo del lavoro dipendente anche all’esterno per i compensi offerti ai freelance. Le regole piacciono. Questo mix di consuetudini. la domanda più tipica che si pone chi fuoriesce da un’impresa nel riproporre la sua manodopera sul mercato è: “Quale dovrebbe essere una giusta fattura mensile come consulente per arrivare a ottenere ciò che prima si percepiva in qualità di dipendente?”. Il modello di prezzo basato sulle equivalenze tra in e out Proviamo a seguire una linea di raccordo tra insider e outsider. Nelle imprese in cui è più marcata la propensione a creare valore attraverso processi finanziari rispetto a quelli industriali.11 È evidentemente una domanda posta in termini astratti. Non accade sempre.

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gure in uscita dal mercato del lavoro dipendente, che nasconde l’incapacità di immaginare qualcosa di diverso e di più rispetto a uno status lavorativo che consenta di produrre e ottenere un reddito incardinato unicamente sulla componente retributiva (salario) calcolata in primo luogo su parametri temporali. Questo è un approccio a un tempo inevitabile e sbagliato, ma assai diffuso poiché fornisce risposte valide soltanto per alcune situazioni. Se veramente volessimo rispondere alla domanda “A quale prezzo occorre rivendere i servizi a un’azienda perché la vita lavorativa sia in equilibrio con il costo del lavoro, i diritti e le prestazioni di un lavoratore medio che opera sul mercato?”, dovremmo porre un freelance alla pari di un dipendente, entrando in competizione con i suoi costi e usando i parametri con cui solitamente si leggono le dinamiche retributive all’interno di un’impresa. È un esperimento che potremmo anche fare perché, in fondo, stiamo parlando dello stesso mercato del lavoro. Chi obietta che tra retribuzioni da lavoro dipendente e autonomo non vi sia correlazione alcuna può facilmente ricredersi leggendo lo studio di Todd Gabe, Kristen Colby e Kathleen Bell,12 dove si mette in evidenza la relazione che esiste tra stipendi aziendali medi e tasso di diffusione geografica di professionalità creative, in gran parte rappresentate da professionisti indipendenti. Là dove cresce il numero di queste figure aumenta anche il livello retributivo medio dei lavoratori dipendenti. Curioso no? Proviamo allora a verificare fin dove si arriva con questa logica, normalizzando le condizioni retributive dei lavoratori indipendenti sulla base di regole che riguardano 15 milioni di persone in Italia. Diciamo pretestuosamente che il freelance che dobbiamo retribuire per il suo lavoro: 1) svolge attività (a grandi linee) assimilabili a quelle svolte in azienda in aree funzionali che richiedono le medesime conoscenze, ovvero che non sia uno specialista di nicchia assente nella maggior parte delle imprese come potrebbero essere, per esempio, un avvocato di diritto fallimentare, un esperto di compliance per i mercati extraeuropei, un designer specializzato nell’immagine coordinata e figure del genere; 2) propone servizi mantenendo un prezzo simile a quello applicato al costo del lavoro di un dipendente che svolge le stesse attività in azienda; 3) desidera avere una vita “normale” con weekend di riposo, festività, malattia retribuita e via discorrendo, compreso un accumulo di liquidità, come trattamento di fine rapporto, e il pagamento di tasse e previdenza come accade in azienda. Tutto questo rende il lavoro “standard”, non atipico. È un escamotage che ci serve per costruire un percorso euristico, arrivando a identificare costi lordi equiparabi168

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li. È evidente che poi i valori netti che ne derivano per dipendenti e freelance siano diversi, ma in questo momento proviamo ad adottare il punto di vista di un’impresa. In ultimo immaginiamo che in questa situazione tutti i costi di produzione siano deducibili e “la bottiglia del tempo” del consulente sia piena, ovvero lavori full-time. In altre parole, stiamo costruendo una posizione Full-Time Equivalent (Fte). Poste queste premesse, facciamo due conti, prendendo dati sulle retribuzioni lorde e medie degli italiani, come pubblicate nell’XI Rapporto sulle retribuzioni degli italiani 2010,13 dove si dichiara che in Italia, per il 2009 e nel settore privato, lo stipendio medio di un impiegato fu pari a 26.151 euro lordi, quello di un quadro a 51.804 euro lordi e di un dirigente a 104.342 euro lordi. Da questi, con un semplice foglio di calcolo,14 si possono ricavare i costi aziendali, per esempio, per il settore industria: un impiegato costa a un’impresa mediamente 168 euro lordi al giorno, un quadro 332 euro e un dirigente 669 euro. Tali valori comprendono tutti i costi che una società deve affrontare per pagare un lavoratore. Ora, la questione è semplice: questo modello è trasferibile fuori dalle imprese? C’è qualcuno, nel segmento del lavoro indipendente, che si avvicina a questa rappresentazione? Sicuramente possono essere paragonati i lavoratori che hanno basse spese di produzione, se non addirittura nulle, oppure chi ha posizioni di rendita, ovvero attività ben avviate e rinnovate in maniera automatica, perché basate su una posizione clientelare o su una fiducia molto radicata (questo abbassa i costi di gestione, in particolare quelli commerciali). Perché siano equiparabili sono necessari due presupposti: 1) che il lavoro sia scomponibile efficacemente in giornate e ore equivalenti, che possano essere retribuite allo stesso modo; 2) che il lavoratore possa svolgere mansioni ben codificate e ripetibili, riferite soltanto alle proprie competenze principali. In particolare, quest’ultimo requisito è piuttosto significativo, perché la sua presenza vorrebbe dire per un freelance essere libero di svolgere soltanto il suo lavoro, tralasciando attività che in aziende sono presidiate da altri (per esempio il calcolo della busta paga) e che nel lavoro indipendente deve comunque svolgere da solo (per mantenere un parallelo, l’amministrazione corrisponde al tempo perso dal commercialista, nel produrre fatture e soprattutto nel farsele pagare dai clienti). Ma tutto ciò accade realmente? Può un freelance liberarsi delle attività accessorie? Come ingranaggi che trovano posizione fisica e temporale ben definita, questo modello va bene per quei lavoratori che hanno un ruolo preciso e intervengono nella produzione secondo
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unità temporali definite e compiti assegnati. Il fattore chiave è il tempo e il parametro principale intorno a cui ruota il compenso è il “costo orario” (o a giornata). Per effettuare comparazioni si possono trovare con grande facilità quotazioni di mercato per professioni lavorative subordinate, confrontando stipendi anche a seconda del contesto geografico, dell’età, del sesso, del settore e della dimensione d’impresa – elementi non trattabili, ma che determinano le condizioni stesse per la negoziazione dei compensi. In questo modo è piuttosto semplice identificare benchmark retributivi per professioni e categorie di inquadramento. Tale approccio pone il compenso del consulente in relazione ai costi al lordo di tasse, imposte o contributi, e non considera eventuali discrepanze tra mondo del lavoro dipendente e quello autonomo sotto il profilo degli oneri fiscali e contributivi. Semplicemente mette in relazione i valori “ricchi” di un compenso, prima ancora di spogliarlo di tutto quanto sia dovuto allo stato. Vediamo fin dove sia possibile spingere il parallelismo.

Reductio ad Ral, fenomeno a larga diffusione
Quando si compra e si vende, nel sistema d’impresa e nel lavoro autonomo si considerano quasi sempre i valori totali che vengono sborsati o incassati. È piuttosto rara la capacità di calcolo esatto di un valore netto percepito, soprattutto tra freelance, visto che nella definizione del reddito complessivo intervengono gli ammortamenti; differenti tasse che vanno oltre le semplici ritenute d’acconto messe in fattura; contributi di anticipo sugli anni a venire; Irap; spese non rimborsate e altri fattori spesso imprevedibili. Allo stesso modo è insolito trovare lavoratori alle dipendenze che sappiano quanto torna in tasca a un freelance a fronte di un compenso lordo assegnato. In alcuni contesti produttivi, tra i quali per esempio l’informatica o la progettazione elettronica, i consulenti valutano in anticipo il tipo di richieste e, sulla base del tempo che presumono di impiegare, immaginano un compenso netto che vorrebbero ricavare. Da questa base deducono poi ipotesi di costi lordi. Questo avviene perché è semplice scomporre la lavorazione per unità di tempo, ma che cosa dovrebbe fare un creativo al quale è chiesto di inventare un nuovo marchio per il prodotto più innovativo della multinazionale più nota al mondo? Si attribuisce a Pablo Picasso la dichiarazione secondo la quale ci vogliono settant’anni per imparare a fare un’opera d’arte in soli cinque minuti. E dunque come ci si dovrebbe comporta170

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re nella sua quotazione? Come si può intuire non è soltanto una questione di tempo. La corrispondenza finora stabilita tra costo orario lordo e lavoro autonomo ha dunque una reale applicabilità? E se anche fosse possibile, un lavoratore intellettuale autonomo è in grado di imporre queste tariffe? Una recente analisi svolta dalla società OD&M Consulting15 mostra un’evidenza di grandissimo interesse. Nello studio si mettono a confronto i valori annui lordi delle retribuzioni percepite dai lavoratori dipendenti e i fatturati dei consulenti che svolgono un lavoro assimilabile dal punto di vista del contenuto e delle attività svolte. Si confrontano cioè le retribuzioni medie di figure che hanno un contenuto lavorativo del tutto equiparabile e che operano dentro e fuori dalle imprese.16 Secondo lo studio, un account executive junior arrivava nel 2008 a percepire una retribuzione media lorda di 25.811 euro in azienda e a guadagnare 26.500 euro lordi come consulente; un analista programmatore 23.100 euro nel primo caso e 22.000 euro nel secondo; un senior consultant 45.800 euro come dipendente e 48.000 come autonomo; un webmaster 24.200 euro in azienda e 24.500 euro da solo; un project manager 48.500 euro dentro un’impresa e 43.000 euro come freelance. Questi sono soltanto alcuni esempi, la lista è comunque molto estesa e si possono trarre alcune conclusioni. Guardando nel dettaglio i dati retributivi si nota come l’equiparazione finora ipotizzata tra costo lordo aziendale di un dipendente (inclusivo di tutti i parametri per rendere la vita lavorativa “normale”) e dimensioni medie delle retribuzioni dei lavoratori freelance non regge la realtà dei fatti. Il mercato ama prediligere invece un secondo parallelismo: quello con la Retribuzione annua lorda (Ral) del lavoratore dipendente, non tanto con il suo costo lordo aziendale. In altre parole, la comprensione che si ha del consulente è di un “dipendente esterno”, non di un soggetto che ha costi propri e regole di calcolo del costo del lavoro significativamente differenti, molto più simili a quelli di un’impresa o perlomeno estesi rispetto alla Ral. Semplificando, la maggior parte dei lavoratori indipendenti ottiene dal mercato ciò che viene offerto a un lavoratore dipendente quando va a trattare un impiego e discute del suo stipendio lordo, non della spesa aziendale. Così sembra accadere nel reddito percepito dai freelance. Non è una regola fissa, ma piuttosto diffusa, che possiamo definire come una “reductio ad Ral”, ovvero una riduzione del valore trattato alla retribuzione annua lorda. Lo studio di OD&M Consulting consente di affermare che in questa equiparazione il vantaggio non è sempre dei lavoratori dipendenti: vi sono professionalità che hanno mag171

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giori opportunità retributive (secondo questo standard di paragone) fuori dalle imprese. I massimi scostamenti a favore dei lavoratori dipendenti si hanno invece là dove ci sono retribuzioni variabili più elevate, come per le figure commerciali oppure dove si tratta di figure numericamente limitate nel contesto organizzativo e che dunque, se assunte, svolgerebbero una funzione molto qualificata come quelle di responsabile dei sistemi informativi, strategy analyst, art director, ricercatore ecc. Un’evidenza importante riguarda anche il falso mito della qualità del lavoro espresso dai freelance, che non paiono proprio essere soltanto giovani alle prime armi, precari che si muovono senza ordine nel mercato o lavoratori “sfrattati” dalle imprese. Al contrario il lavoro autonomo ha un’abbondanza di profili equiparabili all’inquadramento aziendale di quadro e sono possibili comparazioni anche con i livelli dirigenziali. Nonostante questa simmetria, la fluttuazione delle retribuzioni del lavoro autonomo è comunque molto più elevata di quella del lavoro salariato, non essendoci vincoli sulle retribuzioni di base o adeguamenti automatici all’andamento dell’inflazione. Tutto sommato sono valori simili e l’impressione è che il mercato abbia stabilito per un gran numero di professionalità una sorta di equivalenza tra retribuzioni annue lorde dei consulenti (fatturato annuo) e Ral di figure omologhe che operano in azienda. Nel bene o nel male, questo vuole dire anche che per figure come grafici, webmaster, account executive, project manager ecc. ci sono tetti retributivi invisibili, difficilmente superabili. Quanto tempo sia necessario per raggiungere questo livello non è dato sapere, ma è chiaro che la disponibilità delle imprese e l’adeguamento progressivo dei freelance portano in molti casi i compensi verso una stabilità intorno a questi parametri. Fin qui, si può dire, è la voce del mercato. Questa equivalenza, tuttavia, è inesatta dal punto di vista formale. A un’analisi ulteriore si può facilmente comprendere come nasconda almeno due costi: 1) quelli previdenziali e assistenziali a carico degli autonomi, che per esempio in azienda o nei contratti a progetto è ripartita tra lavoratore e impresa (da qui lo scarto tra costi d’impresa e retribuzioni lorde); 2) l’ammortamento dei costi fissi, ovvero del capitale investito in strumenti o in processi di produzione. I costi di gestione, in altre parole, chi li ripaga? Con quali soldi devo pagare il computer, l’abbonamento a Internet o il commercialista?

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come peraltro identificato più volte anche dalla Corte di Cassazione – Sezione tributaria18 nei casi di contenzioso tra Agenzia delle entrate e lavoratori autonomi sulla necessità di pagare l’Irap. per questo ogni elemento aggiunto che ricade genericamente sotto la voce “costo di gestione” non fa altro che intaccare i compensi. all’origine della crisi attuale. mutuando la natura finanziaria del rischio d’impresa in problema di fiscalità individuale per i singoli. sono “imprese” soltanto per un’etichetta di tipo burocratico. ma traslato sulla forza lavoro. Il rischio è spostato di conseguenza su una “capitalizzazione futura” che non troverà mai un concreto rendimento e un’attuazione. Un po’ come è accaduto nel caso dei mutui subprime. Sotto questo profilo. Questi non hanno cioè uno scheletro sufficientemente robusto per supportare elevati investimenti e le rispettive quote di ammortamento. per esempio.17 non dispongono cioè di capitali. essendo tassati sul lavoro. Una buona simulazione dei costi che un lavoratore autonomo deve sostenere è stata eseguita correttamente da Romano Calvo in uno studio. È una logica contraddittoria: gli autonomi non hanno modo di accumulare patrimoni.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 173 Il lavoro autonomo come i mutui subprime? L’equità lorda fittizia di cui abbiamo discusso finora è un indice importante dei problemi di valutazione del lavoro autonomo poiché rivela quanta parte del rischio economico e di ammortamento dei costi aziendali siano riversati sulle attività del freelance. Non possono immobilizzare ricavi e perdite in “non-società”. presentato nel 2008 durante il convegno “Il rapporto tra pubblica amministrazione e professionisti autonomi”. ma non applicabile ai lavoratori indipendenti. una tassa prevista appunto per le imprese.19 che ha messo in luce quali oneri siano lasciati in gestione al lavoratore indipendente. Quale capitale andrebbe perso in un loro ipotetico “fallimento”? Nessuno. Ragioniamo su questo punto. la questione del compenso è una chiave davvero fondamentale per la lettura dei fenomeni di trasformazione del mercato: il risparmio per le imprese che si riversa in tasse sul lavoro autonomo suona molto come un espediente per non capitalizzare investimenti e riversare sul costo del lavoro altrui. persone o strumenti in misura maggiore di quelli necessari per il lavoro individuale. i propri rischi. in particolare nel confronto con un sistema fiscale disomogeneo rispetto a quello del lavoro dipendente 173 . meglio se di soggetti poco tutelati da sistemi di protezione sociale. erodendo i margini e abbassando i valori netti. di fatto. Di quale rischio si tratta veramente quando viene spostato sulle spalle di un freelance? Le partite Iva.

un argomento tra i più problematici per chi lavora come consulente: quanti sanno che in Italia un lavoratore indipendente senza cassa professionale versa il 26.72 per cento del suo reddito alla gestione separata dell’Inps? Chi ha contratti a progetto ha una copertura da parte del committente dei due terzi delle quote da versare all’Istituto di previdenza. non alla retribuzione lorda! E se è vera l’equivalenza con la Ral in cui il mercato. un commerciante o non è iscritto a ordini professionali ha sulle spalle l’intero costo. è corretto dire allora che su questo tipo di lavoro grava il più pesante macigno di oneri contributivi mai pensati in Italia. diventa un aggravio pesantissimo per chi opera da solo sul mercato. non ha certamente nella retribuzione annua lorda un costo previdenziale del 33 per cento come sbandierato da chi contesta gli elevati tassi di questa parte di imposizioni. mentre per artigiani e commercianti siamo a 174 . il tema della previdenza. consentendo così alle imprese di scalare sui costi aziendali. Il valore del 33 per cento è riferito al costo aziendale.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 174 e a sistemi di deduzione e detrazione fiscale non equivalenti. scalato dai valori lordi pattuiti. Lo stesso lavoro dipendente. sempre in chiaro per il lavoro dipendente. che alla fine fanno pesare ancora di più i costi di gestione sul consulente. Alla previdenza ci penserà la provvidenza (personale) Si prenda. gli imprenditori e i confini della negoziazione rinchiudono il lavoro autonomo. Per il freelance questo sbilanciamento sui costi non è soltanto un danno. La sistematica rimozione dei costi nascosti (soprattutto dei costi sociali. o semplicemente perché mai reso esplicito in fase di contrattazione tra le parti. si trova ad affrontare oneri fiscali e contributivi più pesanti.72 per cento. per esempio. ma chi fattura con partita Iva e non è un artigiano. La vera sfida delle partite Iva di seconda generazione è perciò oggi quella di rispondere con un’adeguata politica dei prezzi a questo cono d’ombra che i committenti fanno finta di non vedere per interesse e per calcolo. È sensazione comune tra i freelance che proprio su questo punto irrisolto si giochi oggi la continuità professionale e la quotazione delle competenze. ma invisibili nel lavoro autonomo. ma anche una beffa: oltre a vedere riconosciuto un compenso equivalente alla Ral di un dipendente. in particolare delle quote di spesa riservata all’assistenza e alla previdenza). con cui si è finora fatto un confronto diretto. I professionisti senza albo versano contributi del 26.

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quota 20 per cento circa. I professionisti con cassa privata pagano il 12-14 per cento, mentre i dipendenti solo formalmente hanno aliquote più alte: secondo uno studio del Cerm,20 se si utilizzasse la stessa base di calcolo dei professionisti della gestione separata, la loro aliquota scenderebbe dal 30-33 per cento a circa il 24 per cento. Quando nel lontano 1996 venne istituita la gestione separata, i costi previdenziali erano fissati al 10 per cento del fatturato, poi l’aliquota ha iniziato a lievitare per fare fronte ad alcuni deficit dello stato che nulla hanno a che fare con i conti della gestione separata. Per esempio, con il Protocollo sul welfare varato durante l’ultimo governo Prodi dal ministro del Lavoro Cesare Damiano, l’innalzamento progressivo delle aliquote previdenziali dei lavoratori autonomi fu programmato con la finalità di coprire la spesa per la riduzione del cosiddetto “scalone” dei lavoratori dipendenti che andranno in pensione nei prossimi anni. Oltre a questo, la gestione separata contribuisce a sanare i deficit di altre casse private finite in rosso e confluite nel tempo in quella pubblica. Nonostante la palese ingiustizia c’è chi sostiene che queste aliquote si debbano ulteriormente alzare per creare un deterrente all’uso improprio del lavoro autonomo che scoraggerebbe gli imprenditori nel reclutare falsi dipendenti con partita Iva. Questa è la posizione più o meno dichiarata oggi dai maggiori sindacati italiani e di qualche esponente politico di sinistra. La posizione più chiara a questo proposito è quella della Cisl che nel documento FeLSA Cisl “Obiettivi e politiche per una rappresentanza nel lavoro autonomo, parasubordinato e somministrato”, del giugno 2010, propose senza pudore di avvicinare i versamenti contributivi a quelli dei lavoratori dipendenti,21 innalzando anche l’implementazione della quota di versamento contributivo, portandola all’1 per cento con la finalità di destinare questi soldi a un fondo gestito dalla stessa FeLSA Cisl. L’idea era di creare un gruzzolo da gestire per trattare i problemi dei freelance di cui però la Cisl fino a quel momento non si era mai occupata! Il problema però è questo: alzare i contributi è un buon deterrente per chi vuole usare le partite Iva per tagliare il costo del lavoro? Aiuta davvero i freelance? La risposta è no, perché c’è chi sceglie di lavorare in maniera indipendente e non desidera un lavoro subordinato o, per il tipo di professione che svolge, non è integrabile stabilmente nel sistema d’impresa (si pensi per esempio a un traduttore). Inoltre, ogni innalzamento del costo del lavoro si riversa direttamente sulle spalle dei consulenti, riducendo di fatto i compensi netti. La posizione dei sindacati fa acqua da tutte le parti e non tiene conto del potere negoziale del singo175

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lo che si vedrebbe aumentare le quote da versare allo stato senza avere la forza di imporle ai suoi committenti. Il risultato? Un ulteriore impoverimento del lavoro indipendente in nome di una regola astratta quanto inutile di scoraggiamento all’uso improprio del lavoro autonomo.

Il secondo modello: l’equiparazione tra imprese, ovvero una falsa speranza
Proviamo a fare un passo avanti e cerchiamo di capire se esiste un modo, e chi lo applica, per uscire da questo stretto vicolo cieco, che ha come premessa l’equiparazione tra costi del lavoro di “famiglie” differenti (dipendenti e autonomi) e come esito l’aggravio dei costi del lavoro indipendente. In alcuni ambiti professionali, in particolare nel mondo della consulenza indipendente made in UK, tra account manager o figure del mondo IT, si trovano spesso modelli di costruzione dei prezzi per le prestazioni professionali che riportano il giusto equilibrio sul tema dei costi e delle spese. In Italia questo approccio ha trovato un’ampia diffusione tra i consulenti che lavorano a stretto contatto con figure dirigenziali o con le multinazionali, più abituate alla valutazione generale dei costi di produzione. L’idea di fondo è riportare allo scoperto i costi nascosti nei processi di produzione affinché siano ripagati dal committente e non assorbiti nel lavoro del consulente. Stiamo parlando, per esempio, del tempo speso nel trovare nuovi clienti (azione commerciale); per sistemare la contabilità (attività amministrativa); per presentare se stessi in pubblico (pubblicità) e nelle relazioni sociali e di networking (relazioni pubbliche); oppure nella formazione e nell’aggiornamento (lifelong learning). Sono attività note al lavoratore autonomo, che non affronta quotidianamente soltanto l’impegno legato alla produzione vera e propria, ma deve gestire un insieme articolato di compiti e iniziative collaterali che gli consentano di proseguire l’attività nel suo complesso. Questa parte di lavoro, che le imprese faticano a pagare quando scelgono l’outsourcing, può tranquillamente rientrare in fattura se ben calibrata, riportando le voci che nel mondo anglosassone vengono definite overheads,22 ovvero costi operativi. Questo elemento entra in quota percentuale rispetto al normale costo del lavoro e lo si aggiunge al preventivo offerto al committente. Per calcolarlo23 si sommano le quote di tempo dedicate all’amministrazione del business (fatturazioni, pagamenti), i tempi di viaggio, le attività commerciali e di marketing, la stesura di offerte,
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i momenti di autoformazione ecc. – un dispendio di energie che può arrivare a occupare fino al 40 per cento del tempo complessivo, e poi lo si ammortizza nel costo generale del proprio lavoro. Questo espediente consente di andare oltre il costo orario di svolgimento dell’attività principale, rivendendo una professionalità nel suo complesso. È un modello completamente differente dal precedente: questo significa che mentre per un ipotetico lavoratore autonomo assimilabile a un dipendente con Ral da 50.000 euro lordi all’anno si arrivava a determinare costi giornalieri di 320 euro, un calcolo di questo tipo ammortizza gli overheads e consente di inserire anche i profitti. Se, per esempio, si ipotizzano questi ultimi al 10 per cento e i costi operativi al 35-40 per cento del proprio tempo si arriva per la stessa attività a costi orari di 70 euro lordi. Webworkerdaily.com, una delle più note community online di web designer freelance, suggerì una tecnica di calcolo dei costi molto simile, ma più immediata. Consigliò di spezzare il lavoro da svolgere in microunità da quattro o otto ore, calcolando i costi senza overheads per queste fasi di lavoro e poi moltiplicare per 2,5 il valore, per includere imprevisti, il costo di start-up dei progetti, di relazione con il cliente, stesura dei preventivi, finalizzazione del lavoro ecc. Quando questi schemi furono pubblicati su Internet in Italia, la reazione dei freelance fu immediata, quasi una rivolta contro un sistema considerato buono sulla carta, ma dannatamente impossibile da realizzare nella concretezza di ogni giorno. Il commento più significativo fu di Federico Fasce:
Ho provato a definire le mie tariffe nel modo consigliato, incontrando diversi problemi. In primis: sembrano sempre troppo alte! Se vado da un potenziale cliente (e mi è capitato anche con grandi multinazionali) e chiedo una cifra che mi permetta di vivere degnamente di quello che faccio, le risposte sono immancabilmente negative. Sembra sempre che chieda troppo. Ma se scendo con i prezzi, lavorare per me non è più conveniente. Questo per dire che concordo sul fatto che nel nostro tipo di lavoro la grande difficoltà sia quella di quotarsi. Ma temo che nel lavoro invisibile che fa chi si relaziona con la conoscenza (io mi occupo di progettazione e interaction design) sia difficile fare passare il concetto che quello che facciamo ha una rilevanza economica. E allora ci si accontenta di poco. Ma non si riesce a vivere, al massimo si sopravvive.24

Niente di più chiaro nella valutazione contrapposta tra le parti che negoziano: al committente “sembra” troppo, al prestatore d’opera scendere sotto queste valutazioni “non conviene”. Da una parte c’è un giudizio mediato da altre logiche, evidentemente quel177

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le interne. Dall’altra la certezza di dover accettare compromessi e prezzi sottocosto. Un altro commentatore aggiunse:
Sic! Sono anch’io arrivato a questa fase della mia vita. Devo ammettere di trovare molto utili questi suggerimenti anche se purtroppo un tantino impraticabili in questa fetente penisola.25

Che cosa significa? In primo luogo che le condizioni reali di mercato si avvicinano di più al primo modello interpretativo dei compensi e che, sebbene formalmente corretto, il tentativo di includere i costi operativi per non svalutare il proprio lavoro è difficilmente applicabile fuori da un’impresa. Si badi bene: fuori da un’impresa. Chi ha dimestichezza con la pianificazione dei budget in azienda sa che non si utilizzano regole diverse sugli overheads, ma sono la norma per fare business. Il modello aziendale più diffuso per la stesura di preventivi è di moltiplicare per 3 il costo del personale impiegato, aggiungendo i costi e le spese di produzione (materia prima, viaggi ecc.). Le multinazionali della consulenza usano questi pesi: costo del lavoro al 33 per cento, overhead più profitti al 66 per cento. L’impresa rivende cioè il lavoro con uno staff to fee del 66 per cento per coprire i costi interni di personale amministrativo, dirigenti o responsabili IT ecc. che non entrano nel gioco della produzione diretta. Questo è il rapporto tra costi e ricavi che le imprese profit considerano ideale e la bravura dei project manager in azienda sta proprio nel rispetto di queste percentuali di mark-up. Tutto ciò significa, però, che l’impresa moderna usa regole differenti per acquistare la consulenza e per rivenderla, mettendo su un gradino più basso i lavoratori autonomi che, non avendo la forza per trattare condizioni, non riescono a superare i limiti stabiliti da un’equivalenza fittizia (peraltro già difficile da ottenere) con le retribuzioni lorde. Tecnicamente chiedere meno rispetto a quanto si è calcolato essere un onorario decente significa guadagnare meno. In pratica si intacca lentamente la quotazione più generale di una professione, creando un effetto leva verso il basso. Si finisce per depauperare entrambi i lati dell’offerta, quello economico e la qualità delle prestazioni. Ne parla un altro freelance, commentando online questi modelli:
Per un anno ho fatto preventivi da “cristiano” ovvero con i costi ben calcolati sulle ore di lavoro ecc., ma mi hanno tagliato sistematicamente fuori. Ho ottenuto un 100 per cento di offerte non accettate. Il bello è che ci mettevo anche tre giorni (analisi ecc.) per stendere l’offerta. L’anno dopo ho iniziato a fare preventivi casualmente e a voce, così ho ripreso a lavorare. Almeno incassavo qualcosa. A ogni 178

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nuova offerta aggiungevo un +10 per cento rispetto alla precedente e adesso (fine anno) iniziano di nuovo a bocciarmi le proposte. Perché i clienti hanno sempre una decina di offerte in mano, alle quali aggiungono il fattore emotivo che non sempre fa scegliere l’offerta più vantaggiosa. Se tra le dieci c’è poi qualche bastardo che il lavoro vuole regalarlo, be’ non c’è storia.26

Molti trascurano il fatto che quando si abbassa l’asticella che segna il proprio valore di mercato la si fa scendere per tutte le persone che svolgono lo stesso mestiere. Mentre nel lavoro dipendente sono i contratti nazionali a definire questi limiti, nel segmento del lavoro autonomo sono i singoli professionisti a dovere interpretare un doppio ruolo, individuale e collettivo insieme. A chi obietta che è pur sempre una dinamica di tipo concorrenziale, che “è il mercato, bellezza!”, si può facilmente rispondere che in questo meccanismo di impoverimento delle professioni non si è più in competizione con altri lavoratori indipendenti, bensì con il costo del lavoro dipendente che non può certamente essere abbattuto in una lotta ad armi pari. In questo sistema c’è la scure dell’impresa e i costi incomprimibili del lavoro dipendente da una parte, e la necessità di tenere alti i compensi dei freelance dall’altra.

Quanto vale sapere da quale parte girare una vite?
Appena usciti dall’università o da un’impresa senza avere esperienza di lavoro autonomo è (quasi) comprensibile che si cerchino valori di riferimento e, in mancanza di altro, si accettino, o si cerchi di riprodurre, quelli delle imprese, ma dopo anni di consulenza le cose cambiano. Aumenta la consapevolezza che per sopravvivere sia necessario non svendere il proprio talento e non deprezzare la qualità di ciò che si offre. È vero, non esiste salario minimo né per un lavoratore dipendente né per un freelance e, insieme alla Grecia, siamo gli unici paesi in Europa a non avere definito un “reddito minimo” che fissi la soglia ufficiale della povertà, ma non per questo la corsa al ribasso deve azzerare la competizione, lasciando praterie aperte alla svalutazione delle competenze. Al contrario neppure i rimedi dall’alto, come proposto erroneamente da molte parti sociali, in primis dai sindacati, sono efficaci. Non è l’innalzamento ex lege del costo del lavoro autonomo a dare una sveglia al sistema d’impresa e neppure la definizione politica di piani contro la precarietà economica.

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000 euro lordi l’anno e nell’equiparazione con il lavoro autonomo questo significa che un freelance. per migliorare il fatturato complessivo del gruppo in tempo di crisi. non dovrebbe scendere sotto il minimo di 27 euro lordi l’ora. Questa è la tariffa proposta dal mondo politico contro la “precarietà” dei freelance. Il suo telefono era diventato rovente poiché tutti i dipartimenti lo mettevano sotto pressione. Dopo aver dato fondo alle sue conoscenze e a quelle del suo team. a un formatore che deve motivare i rivenditori delle concessionarie Fiat. Si pensi al lavoro di un creativo che in pochi minuti disegna una soluzione formidabile. le doti espresse.” dice. i meriti. che cercasse di ottenere profitti del 10 per cento. per esempio. Prendendo come termine di paragone un contratto dell’industria. attivo per il 70 per cento del suo tempo nelle fasi di produzione con overhead del 40 per cento. Dall’onorario per le ore lavorate si passa al compenso per la qualità. le abilità e le conoscenze individuali. ma ricompensa il valore espresso. ma è questa la soluzione migliore? Finora abbiamo valutato il tempo (ore. inventa un logo o cambia l’immagine di un’impresa su Internet. questo valore corrisponde a un costo aziendale di circa 24. Il consulente prende subito a cuore il problema.. oltre alla capacità di portare risultati o guidare e motivare i cambiamenti. Il tempo impiegato è realmente riducibile a pochi istanti. per non parlare delle ire dell’amministratore delegato. poche ore o alcuni giorni d’aula? E quello speso per arrivare a fornire prestazioni di questo genere come si calcola? Su questo tema circola da tempo nel mondo delle tecnologie un aneddoto che vale la pena di riportare: Un giorno un responsabile IT non sapeva più che pesci pigliare: la Rete della sua azienda aveva smesso di funzionare bloccando il lavoro di parecchie persone. viene accompagnato nel locale server e analizza la situazione.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 180 Durante la campagna elettorale per le elezioni politiche del 2008 Walter Veltroni promise. “Ecco fatto. ma è corretto? Ci sono ambiti e modi di integrare attività di consulenza all’interno dei processi aziendali che superano di fatto questo approccio. oppure a un tecnico che interviene per sbloccare in pochi istanti un server di Poste italiane fermo da giorni. “Potete conti180 . giorni) come parametro portante su cui incardinare il costo del lavoro dei freelance. In pochi minuti individua il componente difettoso ed estratto un piccolo cacciavite dal taschino. dove il denaro non serve a ripagare il tempo. l’introduzione di una normativa che definisse genericamente un “salario minimo” contro la precarietà del lavoro in Italia.. parlando di 1000 euro netti al mese per chi ha un impiego full-time. zic! effettua una rotazione di mezzo giro su una vite. si decide a convocare con urgenza un consulente e affidarsi a lui.

Il cottimo digitale. un disegno Cad non fanno parte di questo tipo di opere. scomponibile o facilmente quantificabile.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 181 nuare a lavorare ora. In alternativa questo approccio trova spazio quando si guarda ai servizi o alle opere dell’ingegno nel loro progetto complessivo. Sorpreso per l’importo oltremodo elevato visto il piccolo intervento. portando benefici a committente e autore nel corso del tempo e non soltanto nell’immediato in base alle ore lavorate o alle quantità prodotte. al marketing e a tutte quelle attività che hanno un forte impatto in termini di “risultati presunti”. Una traduzione.27 Questo è un esempio classico di come sia possibile interpretare il ruolo del consulente svincolando la propria attività dal semplice fattore tempo ed è un approccio tipico di figure che prestano servizi legati alla creatività. dove non è più il tempo. la sicurezza. ci sono tutte le premesse per andare oltre le quantità e potere ragionare su un valore che si diluisce nel tempo. i servizi di consulenza più generali. contatta subito il consulente lamentandosi. al contrario.” La settimana successiva il responsabile IT si vede recapitare la fattura recante questa descrizione: “Intervento per sblocco rete informatica: € 1000”. la conformità alle leggi. In pratica. se si guarda alla qualità di un testo scritto. l’analisi di opportunità. il miglioramento delle relazioni delle imprese con i mercati. Possono riguardare la fiscalità. Poco dopo arriva la fattura così rivista: “Rotazione di mezzo giro di una vite: € 1. la creazione di immagini e reputazione e così via. la reputazione e più in generale l’innovazione di prodotto e di servizio. la possibilità di uscire dall’equivalenza stretta tra tempo e remunerazione avviene là dove è possibile introdurre la nozione di valore e soprattutto di “durata”. un libro impaginato. Per fare un esempio. la definizione di strategie. Si prestano al discorso. al mondo degli eventi o dell’immagine. dannazione moderna del lavoro cognitivo Questa logica può determinare due esiti: da una parte può generare moderni e sofisticati sistemi per pagare il lavoro indipendente a cottimo. una fotografia. derivanti appunto dall’intervento del consulente. al di là della lunghezza misurata con il numero delle battute. Il consulente ammette un errore nella fattura e promette di inviarne una corretta. la valutazione di rischi. ma sono altre misure 181 . Conoscenza della vite su cui operare: € 999”. ovvero dove ci siano il differimento dei risultati o alcune previsioni sui benefici attesi e basati su un lavoro cognitivo che non ha una tangibilità immediata.

vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 182 a fare da parametro ufficiale per la remunerazione. Sono tutti lavori basati su forti interazioni a distanza. questa volta. che non prevedono una durata precisa. però. Il sistema. basate su interazioni di tipo elettronico. né quantità minime di pezzi o rimborsi di spese e hanno in genere retribuzioni bassissime. agganciando sistemi premianti che pagano in anticipo i benefici attesi (oppure realmente ottenuti nel tempo) sulla base del valore espresso. tuttavia. ricostruisce in Rete un tipo di controllo e di intermediazione del lavoro che poco hanno a che fare con l’autonomia. tempo e competenze. 2) un sistema di tracking delle ore lavorate. Questa garanzia è diventata una delle chiavi del successo del servizio. Questa metamorfosi ha investito i processi di produzione di testi. Fin qui nulla di nuovo.28 Testimone di questa evoluzione è per esempio il portale oDesk che sta registrando un grandissimo successo in Rete tra i freelance di tutto il mondo. che cancellano persone. grafica. e riguarda per esempio chi scrive post per i blog o per i portali di nanopublishing. operando grazie a un evoluto sistema web di gestione della domanda e dell’offerta. Il sito si propone come un moderno broker di lavoro che intermedia la manodopera di freelance con le richieste delle imprese. nel contesto del lavoro intellettuale e non più in fabbrica. In molti casi si è arrivati a vere e proprie forme di digital piecework. Il fondo finanziario offre la certezza del payroll. La prima strada ha avuto uno sviluppo esponenziale. guidato recentemente dalle tecnologie informatiche che consentono oggi di allargare a dismisura la distanza tra committente e prestatore d’opera e di ridurre contemporaneamente gli spazi per le trattative se non addirittura i diritti del lavoratore intellettuale autonomo. per dimostrare al committente che il prestatore d’opera è rimasto realmente connesso al computer – una volta avremmo detto “al lavoro”. facendole incontrare. remunerando cioè valori intangibili creati ex novo. referenze e altri servizi. dall’altra permette al lavoro autonomo di esprimersi in maniera più genuina. del pagamento. Mette a disposizione spazi per presentare un portfolio di lavori. Gli aspetti rivoluzionari sono due: 1) l’impiego di un importante fondo di garanzia per pagare il lavoro intermediato. ovvero la scarsa forza nella contratta182 . giocando in maniera equivoca su uno dei nodi più complessi del freelancing. fino a 8 euro lordi l’ora. come se fosse uno spazio fisico reale – per svolgere il lavoro assegnato. e consente di “evitare scocciature”. o si occupa di opere di scrittura retribuite per numero esatto di righe o traduzioni ricompensate in base al numero di battute. rinforzando la vecchia formula della retribuzione “per pezzo lavorato”. come recita la prima voce del Manifesto29 di oDesk. video e registrazioni.

Il compenso è la chiave della coalizione ed è una scelta che sembra avere davvero un grande successo in Internet. La conferma arriva da molte altre iniziative simili che si stanno moltiplicando in Rete. a partire dalla sua radice più profonda che è la libertà del commitment verso i clienti. suonava così: “Grande idea. Ciò che appare evidente nel caso di oDesk è la scelta di fare leva in maniera forte sul tema dei compensi affinché cresca la comunità dei collaboratori e il senso di appartenenza al mondo dei freelance.30 183 . dall’altra la libertà del freelance. la fiera dell’informatica. Sul sito la cosa si fa ancora più chiara e si suggerisce alle imprese di usare il servizio per abbassare i costi fino al 70 per cento: Proprio nella crisi economica molte imprese sono costrette a ridurre in modo significativo i loro costi cercando comunque di mantenere un egual livello qualitativo. ma pone un prezzo molto salato da pagare perché riporta il lavoro autonomo nell’alveo di unità orarie o porzioni. ma budget ristretto? Lavora con freelance!”. In Italia. oDesk si fa garante del compenso (facendo comunque mark-up sull’intermediazione). è approdato Twago. garantendo un solo diritto. perché pone chiaramente il problema della contaminazione di culture lavorative differenti. e introducendo una nuovissima forma di cottimo digitale. per esempio. In pratica.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 183 zione collettiva. un servizio ideato da una società berlinese che consente di pubblicare progetti e cercare esperti in grado di completarli. mettendolo in relazione al digital piecework quantificabile e controllabile via Internet. Il modello pone da una parte la certezza del reddito (decurtato delle spese di oDesk). ma sacrifica per questo l’autonomia attraverso strumenti che instradano il lavoro e consentono un suo controllo a distanza in puro stile da Grande Fratello. Questa flessibilità permette un forte risparmio di costo e può così evitare la riduzione di posti di lavoro interni all’azienda. proponendo vantaggi finanziari al costo di diritti lavorativi e snatura in questo modo il lavoro indipendente. La pubblicità diffusa allo Smau 2010. riporta elementi del lavoro subordinato nel contesto dell’autonomia. Twago sostiene le aziende e i liberi professionisti dando loro la possibilità di delocalizzare alcuni processi aziendali o di realizzare determinati progetti affidandoli a ditte esterne. quello di essere pagati. e cerca di costruire un’artificiale riconoscibilità collettiva sotto il cappello di garanzie finanziarie. Questo dovrebbe suonare come un campanello d’allarme – soprattutto per chi oggi sta lavorando in Italia e in Europa – nel comprendere quando un lavoratore autonomo possa definirsi “economicamente dipendente”.

l’abbassamento dei costi aziendali.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 184 La ricetta è chiara. ma è chiaro fin da subito che limitano ogni possibilità di crescita o la libertà di sperimentare. L’interazione digitale tra committente e prestatore d’opera tende così a nascondere il tempo reale e complessivo di lavoro o la qualità. la disponibilità o la forte capacità di arrivare al risultato. si possano rendere autonome in modo semplice ed economico. misurata in parti intere. Queste forme di digital piecework si stanno ben radicando là dove esiste una componente granulare di lavoro. per esempio legata alla scrittura. 184 . In molti casi purtroppo non contano le specializzazioni. ma senza lavoro. il prezzo si può alzare soltanto in presenza di fattori esterni al processo produttivo come la notorietà di una firma. come si fa? Si prende il lavoratore in azienda. una spinta nell’intercettare budget. interpretate secondo parametri quantitativi. nel mondo della ristorazione). In cambio propone un’allettante ricetta per il lavoro del freelance che mescola ingredienti eterogenei: un aiuto nei processi di networking.32 Tempo di lavorazione o qualità richieste? Imprecisate. lo si invita a lavorare da solo e gli si affida lo stesso lavoro scalando sui costi. Purtroppo non esistono ampi margini di trattativa nelle forme di cottimo. Ciò che conta è la quantità. Sono forme di compenso ancora in evoluzione. gli anni di consumata esperienza o il talento: in questo tipo di produzioni. con la garanzia di ricevere un compenso se si ottiene il lavoro. un appoggio nel presentare e incrociare le opportunità di lavoro. ovvero di finti clienti che fanno valutazioni sui servizi (figure classiche. scomponendolo per unità lavorate. ma da impiegare in ambito web per testare i servizi di e-commerce. Per abbassare i costi mantenendo un eguale livello qualitativo. Un esempio interessante è la ricerca di mistery clients. oltre a rimuovere pericolosamente diritti fondamentali come quello al riposo. per esempio. Si legge ancora sul sito: Twago aiuta a mettere al sicuro i posti di lavoro attuali e a crearne di nuovi facendo in modo che persone altamente qualificate. alla stregua di quanto avviene con un normale merchant di e-commerce.31 Chi intermedia questa semplicità guadagna dei fees sui compensi liquidati obbligatoriamente attraverso lo stesso sito. alla malattia e ovviamente a una giusta remunerazione. Retribuzione? Da 15 a 20 euro per incarico. Riporta però in gioco il fattore tempo. l’uso di taluni software di lavorazione. come se il lavoro fosse realmente merce. e la formula del cottimo. alla creazione di componenti grafiche minime o ad attività di breve intensità o di programmazione informatica.

difficilmente circoscrivibili in precise regole per la misurazione dei risultati. opere dell’ingegno. il venduto. Per essere concreti. Questo valore non corrisponde né alla somma delle spese fatte né al patrimonio accumulato. pagati in anticipo sulla base della fiducia riposta nel consulente e di una cultura di business che accetta il rischio sull’investimento. ma incide in maniera significativa sul valore intrinseco di un asset aziendale. specialisti di comunicazione. Che cosa significa? Mentre il mero costo che il consulente rappresenta per l’impresa è iscritto in un conto economico e ciò che viene prodotto e acquisito dall’impresa è fissato nel tempo nel suo stato patrimoniale. Accade nei casi in cui si riesce ad agganciare la ricompensa. Mentre la retribuzione per risultati ottenuti realmente (pay per result) prende quasi sempre la forma delle provvigioni calcolate sulla base di differenti Key Performance Indicator (per esempio. esiste un terzo elemento che rappresenta l’ambito in cui si fissa ed esprime al meglio l’intervento del consulente ed è il “valore intrinseco”. la possibilità di moltiplicare il valore di alcuni asset aziendali ecc. pubblicitari. A giudizio di chi scrive è negli anfratti di questo modello di ricompensa che si gioca il futuro del lavoro professionale autonomo in Italia. stiamo parlando di chi offre consulenza relativa a beni intangibili. difficilmente riportabile nelle colonne di bilancio indicate.). In questi casi la ricompensa è sempre vincolata ad alcuni elementi forti della consulenza: la conoscenza specialistica. il numero di clienti acquisiti.34 Il tipo di intervento richiesto non è scomponibile o rivendibile al pezzo. ricercatori ecc.) oppure sulle royalty legate alla vendita di singoli manufatti.33 la formulazione di un prezzo si basa su elementi variabili e unici. art director. Il valore intrinseco e intangibile è quel tipo di quotazione che un’impresa raggiunge quando la si considera dall’esterno come società che ha un potenziale. che sono svincolate dalla mera produzione in serie. L’attività del consulente che opera a questo li185 . magari da mettere sul mercato quando si quota o si vende a nuovi proprietari.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 185 Oltre il tempo. la ricompensa della qualità Per fortuna quando si scardina la centralità del fattore tempo ci sono altre vie d’uscita. la seconda via – quella della retribuzione pura del valore e dei risultati attesi – è più difficile da identificare e quantificare economicamente. gli elementi qualitativi della produzione. l’incasso. i rinnovi di contratto effettivamente raggiunti ecc. ai risultati ottenuti o a quelli presunti e attesi. ma è un valore aggiunto. esperti in tutti gli ambiti di conformità (al diritto ecc. Per queste figure. progetti o brevetti. e dunque il lavoro svolto. il trasferimento di vantaggi.

Nella filosofia dell’impresa moderna e postfordista questa leva è pensata per motivare i lavoratori in occasione di impegni straordinari. quadri e dirigenti serve oggi a ripartire i benefici che un’impresa matura nel tempo. I metodi sono il profit sharing. ricerca. ma molto frequentemente in maniera individuale. gli incentivi individuali e tutte quelle forme di bonus associate a variabili non economiche come il rispetto dei tempi. In ambito aziendale c’è una forma di compensation simile ed è la retribuzione variabile associata a incentivi e premi di risultato. management ecc.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 186 vello interviene in momenti della produzione (comunicazione d’impresa. e sono collegati a risultati ottenuti. le stock options. la leadership ecc. che per figure come impiegati. innovazione e comunicazione che non hanno esito immediato. In quale parte del bilancio si iscrive. Fuori dagli accordi di base. Un’interpretazione più ristretta di matrice sindacale associa il variabile quasi esclusivamente agli straordinari. il sapere acquisito da un direttore generale dopo avere fatto un media training? Queste forme di consulenza si concretizzano talvolta in un semplice trasferimento di know how o in azioni di promozione. come se il lavoratore dipendente fosse un “consulente interno”. la posizione. Mentre per le stock options riservate ai top manager ha generato incredibili distorsioni retributive. il gain sharing. i premi di risultato. i premi di gruppo. innovazione. nelle forme più diffuse tra middle manager e impiegati il variabile ha rappresentato l’unica vera novità che ha consentito negli ultimi vent’anni di rendere più flessibile il salario. Quanto vale uscire sulla copertina di “Panorama” o sulla prima pagina del “Corriere della Sera” e quanto deve essere retribuito il consulente che ottiene questo risultato di immagine per il suo committente? E chi indirizza il business del cliente in maniera corretta? I risultati sono equiparabili al tempo messo a disposizione dal lavoratore intellettuale autonomo? Pagare il risultato del freelance con “retribuzioni variabili” Questo tipo di consulenza si concentra sul valore e sulle attese35 e viene remunerato con un sistema premiante svincolato dal tempo esecutivo di lavoro. erogati in prevalenza agli operai. questi elementi di uno stipendio sono definiti a livello aziendale spesso per gruppi. l’impegno profuso.) che hanno una difficile collocazione economica in termini di spesa erogata. In realtà è un elemento molto più complesso.36 Il discorso ci interessa per la vicinanza 186 . per esempio. progettazione. magari in tempo di crisi o al contrario nei momenti di grande domanda.

Mandare in frantumi il lavoro per fare buy-back sulla paga del consulente Dietro a tutte queste strategie sul costo.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 187 con le professioni indipendenti retribuite per la qualità del lavoro e non secondo paghe orarie. oppure all’adozione di tecnologie informatiche insicure per la protezione dei dati aziendali. Si scardina cioè l’impianto con cui si tende a comparare lavoratori interni e consulenti indipendenti. ma avvengono fuori dall’impresa. c’è da chiedersi però se le imprese italiane siano davvero in grado di valutare l’apporto della consulenza. in particolare dove la consulenza interviene per accelerare processi. quando era necessaria. anche quando non era necessaria. sulle mancate perdite. Più è alta la posta.1 per cento non la si chiedeva. ma presumibilmente fonte di guadagni in futuro. difficilmente quantificabile oggi. A questo proposito basta una semplice fotografia sull’impiego delle figure più richieste. introdurre innovazione e nuova conoscenza. non si sa di quale misura. In questi casi la retribuzione collegata ai tempi di lavoro si basa sulle attese di guadagno o al contrario. poco riconoscibile sul mercato. mentre al 7. alla presenza in azienda di un marchio debole. Il punto cruciale di questa tipologia di quotazione è la comprensione del periodo di tempo richiesto affinché l’impresa raccolga i benefici sperati. per esempio. Alcune dinamiche sono le stesse. Si pensi. al contrario. in questa specie di scommessa per ottenere nuovo valore intrinseco associato a determinati asset aziendali. in alcuni contesti molto tecnici come la finanza e l’information technology. ma procrastinato. ovvero gli ingegneri. più la consulenza riesce a operare in deroga rispetto a semplici compensi basati sul tempo impiegato. derivanti magari da attacchi hacker o dal fermo dei sistemi. Nel primo caso l’intervento di un consulente capace di migliorare il brand aziendale produrrà risultati legati all’awareness. abbandonando ogni logica derivata con cui si pone il tempo-lavoro in diretta concorrenza. per capire quale sia il livello di preparazione. Il Rapporto Istat 200637 sul nostro paese mise in evidenza un fatto: le imprese italiane chiedevano al 14 per cento degli assunti in ambito tecnicoingegneristico il possesso della laurea in ingegneria. Si badi bene: il tempo non è rimosso. migliorare la qualità dei servizi. Complessivamente più di un quinto delle imprese non aveva alcuna idea di quale tipo di 187 . Nel secondo l’azione di un consulente in grado di riportare a livelli accettabili i rischi informatici evita di incorrere in perdite compromettenti.

salariale e forfetizzata. anche quando non esistono omologie. Ci racconta Antonio De Giovanni. forfetizzando il loro contributo e cercando di utilizzare ancora una volta costi orari. Se è vero infatti che in molti casi si è arrivati alla riduzione del compenso dei freelance alla Ral di un suo “omologo” in azienda. in profondità. Per pagarlo il giusto. Siamo assimilati a tecnici interni. anche se nessuno è in grado di fare quello che facciamo noi. È una riduzione pericolosa che manda in frantumi l’economia della conoscenza perché ingabbia l’alta professionalità in meccanismi derivati dalla cultura retributiva toyotista. Quest’ultimo punto è il più delicato.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 188 lavoratore stesse portando in azienda. Facciamo risparmiare soldi a chi ne avrebbe persi moltissimi magari in servizi di e-commerce per i quali serve 188 .it uno dei modelli di retribuzione per il lavoro autonomo fin qui descritti: Il problema nel mio settore – ma credo accada in qualsiasi settore che abbia a che fare con la realizzazione di un bene immateriale – è che il cliente non ha la più pallida idea di cosa stia comprando finché non lo vede. e lo classifica nella normale gestione d’impresa quando al contrario è proprio perché il sistema dell’organizzazione aziendale non basta che si ricorre al lavoro professionale autonomo. commentando sul blog Humanitech. anche se salviamo investimenti del valore di milioni di euro. senza riconoscerne il valore e soprattutto la sua incidenza sui processi futuri. È sufficiente un esempio per chiarire questo punto. professionista indipendente che opera proprio a livello di assistenza sui server delle imprese: Vengo chiamato con urgenza quando si verificano blocchi improvvisi o difficoltà nel routing dei dati sulle reti informatiche. sono necessari il rispetto delle posizioni negoziali e un corretto equilibrio nel farsi carico dei rischi. Il consulente di cui si è raccontato l’aneddoto sulla parcella di 1000 euro rischia oggi l’estinzione. la tendenza dell’impresa e più in generale del sistema capitalistico. Svuota l’apporto specifico per rendere routinario un intervento straordinario che avviene una tantum. e pagati sempre allo stesso modo. portato a ridurre ciecamente i costi di produzione per elevare i profitti. Scrive online Larsen. invece. è di applicare questa logica anche ai consulenti che intervengono sul valore. grazie!”. grafico freelance.38 Per giudicare l’apporto del freelance diventa essenziale che un committente abbia una cultura adeguata al sapere circolante e alle sue forme più innovative. Per fare un parallelo con il mondo dell’auto è come se un cliente entrasse in una concessionaria e dicesse: “Vorrei qualcosa con più di tre ruote e un motore e in fretta. Oggi questa conoscenza è pagata a ore.

oggi quella aziendale. sul salario. oppure confronti in e out. che dà forma alla corretta interpretazione dei benefici derivanti dalla consulenza. è indubbio che il tempo procrastinato. o peggio li consideri “alle proprie dipendenze”. rendendolo routinario. mettendo in competizione autonomi tra di loro. ma modifica la natura stessa del lavoro autonomo. ma si può incappare in cifre inferiori a 20 euro lorde l’ora. temporary manager. come avviene in gran parte delle situazioni di irregolarità legata all’uso improprio delle collaborazioni. Ogni elemento di variabilità viene in189 . interni ed esterni alle imprese. applicando regole comprensibili. standardizzata e spesso generica. derivate da sistemi retributivi interni. prezzi vicini a quanto offerto a chi dà ripetizioni di matematica agli studenti del liceo. ordinabile. I compensi offerti? Mediamente intorno ai 70 euro l’ora più Iva. legata al rischio e alla scommessa sul futuro. riducibile e dunque governabile. o meglio “subordinabile”. Chi impone tariffe diverse per questi interventi? Soltanto altre imprese. ha portato i consulenti a dover quotare il proprio lavoro a ore. più tecnica e verticale. ricercatori per quanto fanno come se fossero persone che operano in un’impresa. Forse è questa la tendenza del futuro: fare rientrare dalla finestra le figure che si sono fatte uscire dalla porta e pagare art director. e plasma l’idea di premio associato. sulla quota base di una retribuzione. Capita spesso che un committente non capisca del tutto le capacità del consulente e faccia valutazioni più per differenza e offerte parallele. ma quale idea di sviluppo ha un imprenditore che fa leva su questi parametri per rilanciare il suo business? Inoltre. formatori. Nel migliore dei casi (non sempre) sono retribuite anche le fasi di progettazione.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 189 tenere sempre in attività un sito web. la rielaborazione e il trasferimento alle imprese è forse più evidente. Complice un settore pubblico appiattito sempre di più sulla formazione di basso livello. Senza un’adeguata cultura d’impresa. La stessa dinamica di degrado si verifica nell’ambito della formazione. bloccato sulla tariffa. meglio se su base oraria per quantità o singoli pezzi. scomponibile in unità di lavoro. copywriter. dove l’accumulo di conoscenze. scompare in un presente continuo. Una mia uscita uguale a quella di un tecnico Ibm non è retribuita neppure lontanamente allo stesso modo. Questo si chiama però frantumare il lavoro. La formula più diffusa è di compilare un “rapportino” che descriva il tipo di lavoro e il tempo impiegato da indicare poi in fattura. È vero che un lavoro sottopagato non va mai accettato. e a questo dovrebbe pensarci un freelance. pagare poco o comunque in misura non adeguata non equivale soltanto a svalutare il contributo fornito in termini di contenuto.

nati professionalmente nel corso degli anni ottanta e novanta. non è più possibile fare valere considerazioni minime sui tempi di lavorazione e talvolta neanche trovare spazio per presentare con le dovute cautele il valore messo in campo. Quando la logica del premio è trasferita all’esterno. facendo fare un passo indietro al consulente. Il rischio è mio. La continuità o la discontinuità del lavoro e la garanzia o meno di ottenere un successivo ingaggio sono variabili che determinano il prezzo delle prestazioni rispetto a medie che solitamente si prendono come standard personali. Per un senior il percorso di ingaggio è già parte attiva del lavoro di consulenza poiché inizia a guidare il cliente già nelle fasi interlocutorie. permettono alla domanda di trovare rapidamente risposte alle richieste. la stessa abbondanza di manodopera intellettuale. A questo si aggiunga l’affermazione di Internet che ha accelerato il tutto e rimarcato una differenza oggi evidente tra consulenti “anziani”. Questo avviene sul fronte dell’offerta. La flessibilità generale.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 190 terpretato a priori e addio valore intrinseco. tutto rientra nel processo di produzione e l’autonomia diventa un’etichetta formale. I più giovani investono al contrario molto su questa fase senza badare se sia realmente cost effective. magari per presentarsi? Chi non sa rispondere diventa facile pre190 . proposto dalle imprese. l’urgenza e la casualità di un lavoro tendono spesso a essere quotate di più poiché devono coprire il rischio di una rapida perdita di opportunità. Questa logica non è altro che un maldestro tentativo del sistema d’impresa di fare buy-back sui premi di risultato. in alcuni ambiti. il rischio più grave è di trovarsi di fronte a chi vuole recuperare proprio questo elemento di costo per appiattirlo su forme più o meno marcate di equivalenza con le retribuzioni di base o con quelle lorde. e le nuove generazioni digital native. e più in generale alla qualità del lavoro. ma lo gestisci tu Nella cultura freelance l’estemporaneità. La conseguenza è che nel gioco del prendere o lasciare. Questo non solo incide sui costi. Ma vanno fatti pagare o meno i primi consigli messi sul tavolo. gli strumenti oggi basati su Internet e. ma allarga sempre di più le maglie che definiscono l’inizio reale di un rapporto di consulenza. ovvero su quegli elementi di retribuzione variabile che oggi sono l’unica forma per dare dinamicità alle retribuzioni e premiare il merito. ma dal punto di vista dell’impresa c’è la tendenza sempre più marcata nelle singole negoziazioni con i lavoratori autonomi a cancellare tale elemento.

ovvero routinario qualcosa di straordinario. Inizialmente il crowdsourcing indicava il lavoro di volontari. dove l’esperienza è addirittura un elemento superfluo della trattativa. un servizio o un prodotto a un insieme distribuito di persone non già organizzate. ma anche per dinamiche che riguardano l’impiego di risorse poco qualificate. non definendo fin da subito i termini contrattuali. ma di scorretta interpretazione della responsabilità d’impresa e incapacità di pianificare il futuro. ma è diventato con il tempo sinonimo di un modello di ricerca libera di fornitori e per i freelance una possibilità per offrire i propri servizi su un mercato 191 . e a farsi dare direzioni dal consulente prima di affidargli un incarico. Non è soltanto una questione di costi. di tirocini formativi (stage)39 come se fossero reali contratti d’inserimento. per cercare di orientarsi e capire come muoversi addirittura senza il consulente! La tendenza a considerare normale un’urgenza. È un fenomeno endemico. Al termine soltanto un freelance o un team acquisirà l’ingaggio e verrà pagato per ciò che ha realizzato a sue spese e a suo rischio. nell’uso indiscriminato.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 191 da di quelle imprese che tengono nel limbo il lavoratore. dando il giusto peso al tempo nel suo rapporto con il lavoro. sono indici spontanei di una deresponsabilizzazione diffusa nei confronti del rischio e nell’investimento corretto e pianificato su risorse esterne. il mercato cerca sempre di più di acquisire prodotti e servizi come se fossero prove curriculari. che si è accentuato con l’affermarsi della nozione di “flessibilità”. La nascita della Jackpot Economy Il passaggio da un’azione considerata promozionale alla fornitura reale di servizi è sempre stato piuttosto chiaro nel mondo della consulenza eppure anche su questo fronte le cose stanno cambiando. Questo vale per il ricorso a figure capaci di portare innovazione e consulenza top-down. attivi nelle comunità che realizzano prodotti o servizi open source. per esempio. Grazie soprattutto a quella centrifuga che è Internet. In questa direzione si può leggere la diffusione virale dei processi di ingaggio basati sul crowdsourcing via web. che rispondono online alla domanda di collaborazione fornendo una soluzione già articolata e spesso costruendola come se si fosse in gara. Di che cosa stiamo parlando? Il crowdsourcing è la ricerca di fornitori attraverso sistemi di recruiting e assegnazione delle commesse basati su tecnologie web: un’azienda o un’istituzione richiedono lo sviluppo di un progetto. mantenendo un approccio morbido alla consulenza.

vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 192 globale. non si garantisce alcuna certezza di reddito. pronti per essere edificati. e il rovesciamento delle logiche di investimento verso percorsi di finanziarizzazione del lavoro.. vuoi mettere la modernità?41 La conseguenza diretta di queste ricercate forme di buy-back con cui le imprese recuperano le componenti più flessibili della retribuzione di un freelance è la progressiva. la volontà di intercettare fornitori senza discriminazioni di alcun genere sta svuotando il valore del lavoro. votato o commentato da altri. tuttavia. oggi in caduta libera. per esempio nell’ambito della comunicazione pubblicitaria. ma il tempo in cui sarà. che può essere scelto dal committente. La partecipazione alle gare è stata una delle cause della deprofessionalizzazione nell’ambito della creatività pubblicitaria. gratuitamente. siamo nel mondo della flessibilità e dell’insicurezza. detto anche sponsor. il freelance a dover riporre le sue speranze per ottenere il giusto riconoscimento.. è vero. modificati. sai la soddisfazione? Ah già.. il lavoro migliore vince un premio in danaro da cui dovranno essere detratte tutte le tasse ed eventuali costi. forse. sì. per gli architetti la soddisfazione sarà un po’ più limitata. perché fare gare non consisteva soltanto nel produrre un’eventuale linea strategica e preventivi – come accade in ogni altro ambito lavorativo – ma nel produrre idee. Scrive Dilva Giannelli. al contrario. che si espanda a macchia d’olio anche ad altri settori. riciclati.. aprendo la strada del dumping sociale. art director con un passato in azienda e oggi indipendente: Chiunque – anche eventuali minorenni di cui sono responsabili solo i genitori – può partecipare a gare e concorsi creando il suo lavoro. cioè produrre lavoro vero. [. lenta e graduale metamorfosi dei sistemi di trust e di rischio con cui si guarda ai risultati di lungo termine. aperto e rischioso. Non è escluso. spezzettati. del design e dello sviluppo di servizi tecnologici.40 E aggiungiamo noi. In questo contesto fortemente competitivo. Continua Dilva Giannelli: Per il committente è davvero una meraviglia: poter scegliere tra migliaia – forse milioni – di progetti architettonici fatti e finiti. della scrittura.] La partecipazione a questo tipo di gare. Se il committente è d’accordo. fino a poco tempo fa era appannaggio soltanto di agenzie. In questo contesto il “futuro” non è più il momento naturale in cui attendersi risultati guidati dagli interventi del consulente. nel sito non ci sarà la loro firma. però. progetti che possono essere rielaborati. trovano per ora spazio richieste nell’ambito della creatività. farsi pa192 .

ma attraversa dibattiti molto più seri relativi alla costruzione di un mondo del lavoro più flessibile: si pensi allo slogan lanciato nel 1999 da Bill Clinton “Un lavoro qualsiasi è meglio di nessun lavoro”. e da Emma Bonino. verso gare pagate ex post o forme di ribasso senza limiti. professore del dipartimento di Social and Cultural Analysis della New York University – un jackpot. appunto. slogan stampato sui manifesti dell’Ufficio di coordinamento federale delle iniziative per i disoccupati in Germania nel 1998. anche poco.42 Senza forza negoziale. oppure la convinzione che “Nessun lavoro è così duro come non lavorare”. Il lavoro gratuito.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 193 gare. che non ha più una vera forma o come si dice “non è più quello di una volta”. Dopo la caduta del Muro di Berlino e l’allargamento dei mercati con la globalizzazione è meglio qualcosa. ex governatore di Bankitalia. partecipare. ripreso poi da Antonio Fazio. Ma perché uno dovrebbe cestinare il sapere acquisito e passare da scienze della formazione a fare l’artigiano? Ti dicono che serve per migliorare le tue competenze e acquisire nuove conoscenze. perché forse non hanno più nulla da perdere o ritengono di poter portare a casa qualcosa. per disperazione. la professionalità del freelance rischia di essere travolta da un vero appiattimento verso produzioni a cottimo e riduzioni dei compensi a “regole aziendali”. comparire come lavoratore invece di non esserci.43 ovvero con una platea sempre più numerosa e agguerrita di freelance che scelgono questa strada per iniziare. che in periodo di crisi è necessario rimboccarsi le maniche e accettare qualsiasi lavoro invece di aspettare un mestiere attinente al percorso di studio intrapreso. vincere un premio di risultato o suddividere – come dice Andrew Ross. meglio di nessun lavoro? In molti pensano che mantenere vivi i contatti con determinati ambienti produttivi sia comunque “meglio di niente” e questa non è soltanto una sconsolata battuta che si ascolta nell’informalità dei racconti sulle esperienze di lavoro. invece di farsi inghiottire e 193 . lasciandolo allo scoperto e solo. magari in un secondo momento. in un futuro. In altri casi semplicemente per la possibilità di esserci. dove ci si deve confrontare addirittura con chi offre collaborazione gratuitamente. in particolare ai giovani neolaureati. per fare esperienze internazionali o fruire di momenti di formazione. in un campo globale che non ha più frontiere né lingue. individuale e collettiva.44 Di recente anche il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi ha ricordato.

sostenuto da condizioni familiari favorevoli. more than zero. molti freelance fanno ricorso a risorse individuali attraverso le quali ammortizzare trattative unilaterali e non negoziabili. è vero. si dice. Espone vita e investimenti individuali alla mercé di committenti. Questo perché la posizione da lavoro autonomo non prevede affatto l’inserimento in una stabile e “pur minima organizzazione imprenditoriale”45 e non è quasi mai il viatico per successivi ingaggi. Quando si entra in questa spirale. In più ci si mette il fattore tecnologico e la possibilità di lavorare a distanza. Ma che cosa si aspettano dai diplomati quando lo stesso paesaggio si può vedere oggi da una webcam mentre si googleggia o chatta su Facebook da casa? Il problema rispetto al lavoro autonomo è un po’ più serio e si pone quando nell’indecisione personale di chi non sa se accettare questo trade off tra ricevere una remunerazione e farsi un curriculum si intromette la malafede di chi offre il valore dell’esperienza come pura ricompensa. che alimentano a dismisura queste opportunità: si va dalla collaborazione partecipativa alle iniziative web based per arrivare a tutti quei lavori in cui la ricompensa offerta al freelance equivale alla sola possibilità di essere visibile in Rete. oppure grazie a investimenti personali e strumenti già acquistati.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 194 sparire dal mondo del lavoro. Basta leggere le sue rilevazioni degli ultimi dieci anni sulle forze lavoro in Italia. La Francia non trova più tirocinanti disposti a sorvegliare gratuitamente la fauna delle coste della Bretagna in estate. un compagno o una compagna con un lavoro stabile. 194 . Questo è davvero il punto più basso nella costruzione di un prezzo e di una relazione professionale. In un clima di degrado progressivo del lavoro gli imbonitori digitali hanno facile gioco nel rivendere il fatto di essere un collaboratore come opportunità tout court. Il fatto è che tutto questo ha a che fare con la progressiva e silenziosa rimozione del compenso economico dalla trattativa e la sua sostituzione con altra merce di scambio. perché viene completamente annullata la trattativa e si chiede lavoro gratuito in cambio di fiducia. È una forma di riequilibrio possibile. filosofie del lavoro che esaltano la gratuità senza mostrarne i rischi. dice l’Istat. Per tenere duro. o gratuitamente. ma sbilanciata sotto il profilo economico perché legata a posizioni di rendita e asset personali svincolati dalle attività professionali. C’è chi decide di operare sottocosto. mode. Eppure gli “scoraggiati” aumentano. una casa di proprietà. Il giusto compenso? Il fatto di lavorare! La tentazione di accettare coglie soprattutto chi è in fase di transizione e vede l’opportunità come una porta di ingresso verso ulteriori sviluppi senza accorgersi che può infilarsi in una gabbia.

La cosa più interessante è che il materiale prodotto dalla social economy online è sempre più materiale per motori e sistemi di speculazione e profitto. un percorso indeterminato.48 Nel mondo del lavoro freelance il premio è l’autonomia. ribasso o dumping. che non ha lesinato stoccate ai sistemi che promuovono la libera attività e sono basati sulle nuove forme di digital labour. ma la trappola è là che aspetta e si chiama downgrading. così come è sempre più diffusa l’idea di poter costituire mercati del gratuito ed economie alternative di ogni sorta. ma si sta trasformando per Ross in un incubo vivente. Dice Ross.49 Inutile negare. ma è proprio ciò che i “tecnolibertari” negano nel descrivere le meraviglie del self publishing e della liberazione dai vincoli degli editori. Ma c’è qualcosa che non funziona perché. Guardando al ristretto segmento del publishing americano. il potenziale per scardinare il modello tradizionale di organizzazione del lavoro è elevatissimo. come dice Andrew Ross. dove è andato perso negli ultimi dieci anni il 36 per cento dei posti di lavoro. Andrew Ross dichiara: Può essere considerata plausibile l’idea che molto del lavoro che si è generato nel gap tra vecchi e nuovi strumenti sia stato trasferito negli interstizi dell’economia degli utenti che prevale sul web: considerare la questione della corrosione delle retribuzioni del lavoro professionale è solo metà del problema.50 195 . quasi una lotteria per chi vuole fare ingresso nel mondo del lavoro soltanto attraverso la stretta porta delle interazioni digitali. parlando di Internet. sempre presente.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 195 Se il lavoro è un sogno che non si avvera allora svegliati Uno dei più attenti critici di questa tendenza si è rivelato negli ultimi anni Andrew Ross.46 Quella che avrebbe dovuto diventare per Jeremy Rifkin una liberazione dal peso del lavoro manuale47 non porta alla fine del lavoro. ma il discorso potrebbe tranquillamente essere esteso a molti altri ambiti: Chi ha sempre visto il cyberspazio come paradiso di libertà è notoriamente cieco nei confronti dell’impatto che questo ha avuto sui tagli dei costi nel mercato del lavoro. i vecchi media sono chiaramente allineati con l’etica neoliberale della Jackpot Economy che chiede a tutti di partecipare a un gioco che però remunera soltanto pochi. giocati sul filo di lana con il lavoro gratuito o la promozione individuale che non arriva a produrre reddito.

un po’ produttore un po’ consumatore. a creare valore. ma soltanto del rischio. non per qualcuno!”. costringendolo a trovare opportunità dove si mascherano iniziative d’impresa. come scrive Carlo Formenti. in un futuro previsto e anticipato in un compenso adeguato. in particolare di chi si fa promotore di user generated content o.52 svolge un’attività di prosumer. Spiega Formenti: Uno dei capisaldi della critica marxiana dell’economia politica consiste nel puntualizzare che non esiste qualcosa come il “valore del lavoro” (pur essendo la sorgente di ogni valore economico. ricambio organico fra uomo e natura. il lavoro in quanto creatore di valori d’uso. spalmando sul singolo il rischio ed eliminando la remunerazione di un premio che viene differito in un futuro imprecisato. tra capitale e forza lavoro direbbe chi usa ancora questo linguaggio. è oggi del tutto evidente in alcune dinamiche legate al lavoro gratuito via Internet. Diventa esplicito là dove la gratuità si mescola all’apparente mancanza di finalità economiche. Questo cortocircuito tra futuro imprevisto e rischio d’impresa che dovrebbe. convertite in merce e dunque spendibili su ciò che impropriamente definiamo “mercato del lavoro”. dove non vi è però condivisione del capitale o della ricchezza. il rischio più alto è di nascondere nella dinamica di piccolo cabotaggio o nelle scelte individuali valori più complessi e collettivi.54 un socialismo 196 . bensì la cooperazione spontanea e “gratuita” fra comunità di utenti/consumatori impegnati in progetti spesso (apparentemente) privi di finalità economiche. Andrew Ross. ma per qualcosa. un valore della forza lavoro. e disse: “Io lavoro gratis. lo chiama social factory. non ha valore di scambio): esiste.53 L’economia della conoscenza mantiene un livello sotto traccia che sta evolvendo verso forme di suddivisione del valore e di “capitalismo distribuito”.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 196 Molte di queste situazioni spingono in un angolo chi svolge attività cognitiva e intellettuale in proprio.51 Ecco. citando Mario Tronti. e non sempre. se mai. non è più solo o prevalentemente l’attività lavorativa di produttori riconosciuti come tali e ingaggiati in una relazione formale di scambio con le imprese capitalistiche. di inghiottirli in silenzio sperando in un futuro migliore. cioè delle capacità lavorative socialmente prodotte. pur facendone parte. È giusto ricordare però che i rapporti di forza. Una distinzione concettuale che rischia di perdere senso nel contesto dell’economia di Rete. dove. come dovrebbe accadere nella consulenza professionale. sono oggi ridimensionati e alcuni meccanismi cercano di farli sparire. Sul blog Humanitech. ma non si assume la responsabilità di remunerare risultati attesi.it qualcuno volle prendere le distanze da queste forme di “jackpot economy”.

alimentando una spinta libertaria verso nuove forme di creazione intellettuale e un capitalismo cognitivo che ha trovato proprio in questi ultimi anni una giustificazione teorica forte. Poco dopo il servizio arrivò a una quota197 .56 Donare il tempo. una forma di partecipazione libera al mondo del lavoro e della produzione intellettuale che nasconde però l’accumulo di un “jackpot” e di risorse economiche riscattabili soltanto da pochi. Basta citare l’esempio dell’italianissima esperienza di Blogosfere. Il Saggio sul dono di Marcel Mauss57 è stato per lungo tempo il testo più citato da chi ha visto nell’affermazione della gratuità su Internet la strada per un’economia di nuova generazione aperta. professionali o meno.55 e trovasse il suo coronamento nel dono e nella gratuità. le cose sono più delicate quando si intacca l’economia produttiva. che potesse finalmente essere guidata dalla felicità. ma quando è un contributo professionale che cosa accade? Niente di più indovinato per definire nuovi spazi per le collaborazioni gratuite. il mondo cioè dei mestieri e il lavoro professionale autonomo che si relaziona alle imprese e al mondo dei profitti. un modo nuovo di abitare nelle comunità digitali.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 197 cooperativo di nuova generazione. libera. hanno consentito di abbattere considerevolmente i costi di produzione. scardinando poteri e vincoli. La giustificazione teorica a sostegno di tutto questo ha trovato nel mondo dei blog italiani una grandissima e incondizionata adesione.it che partì in sordina nel 2005 come un aggregatore di blog sul quale ci si poteva proporre liberamente e scrivere in qualità di “esperti” senza avere la certezza di un compenso assimilabile a quello di un normale giornalista. soprattutto quelle web oriented. ovvero l’idea di poter dare vita a un’economia nuova. tribù dove la moneta è assente. nelle manifestazioni personali di libero pensiero o nello sviluppo di comunità open source. come contributo personale. poco importa. Alle spalle di questo fenomeno c’è un fatto importante: i mezzi di produzione. Mentre questa filosofia ha avuto e continua ad avere un’importante risonanza positiva nei contesti no profit. determinata dalla società e svincolata da centri di potere o interessi economici. oggi le tecnologie digitali.58 per regolare meglio gli scambi interni alle digital social factories. La linea di confine con il lavoro gratuito viene assottigliata moltissimo e proprio su questo carro hanno iniziato a salire numerose imprese. nell’offrire cioè qualcosa allo spazio sociale.

di circolazione e ritorno. al 198 . venne incorporato nel gruppo Il Sole 24 Ore e successivamente ceduto a Populis. ma non era chiaro all’antropologo quale forza nella cosa donata facesse sì che il donatario la ricambiasse. mandandolo in frantumi.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 198 zione di 2. Scrive il filosofo francese: Oltre ai valori di legge. in una delle più clamorose operazioni di speculazione finanziaria di un sistema soltanto apparentemente considerabile una vera social factory. casa. network italiano di blog. come se fosse una liberazione. ovvero il valore del tempo e la sua interpretazione rispetto al modo in cui avviene lo scambio di beni o di forza lavoro. è interessante ricordare come la critica più radicale mossa alle teorie di Mauss avvenne prima ancora che nascesse la grande avventura di Internet.62 E qual è il nesso con l’economia? Il tempo.59 Al di là dei casi concreti. del suo valore e del differimento nel circolo dell’economia. ed è ovvio. non dona che nella misura in cui dona il tempo. A questa domanda risponde Jacques Derrida: Il dono. prodotti.5 milioni. opere. o al contrario che sia un puro affare di chi presta la propria opera. alla casa.63 Tempo. Precisa ancora meglio il filosofo francese: Il dono non è dono. dono ed economia si legano in maniera indissolubile e non eliminano il nesso con la moneta neppure quando viene apertamente dichiarato che lo scambio è gratuito: ciò che intacca oggi la qualità del lavoro. si rapporterebbe senza dubbio all’economia. che deve vedersela da solo. all’origine.61 Alle homepage. Non si può trattare del dono senza trattare di questo rapporto con l’economia. Scambio circolare di beni. l’economia implica l’idea di scambio. Il dono. è l’idea che il dono del tempo possa avere un differimento infinito. perché la cosa donata non sia restituita immediatamente. se ce n’è. distribuzione e spartizione. La legge dell’economia è il ritorno al punto di partenza. rispetto a ogni altra operazione di scambio. È l’oikonomia. perfino con l’economia monetaria. diremmo oggi. dona il tempo e chiede il tempo. segni monetari. Per Marcel Mauss il dono nella sua gratuità restituisce miracolosamente sempre qualcosa. Si tratta del lavoro che Jacques Derrida raccolse nel saggio Donner le temps60 e che ci può aiutare a capire come affrontare la questione del tempo.

Si afferma l’idea che la rivalutazione dei contributi professionali possa avvenire in un prossimo futuro. Alla fine. come dice Andrew Ross. da non oltrepassare poiché l’assunzione intera del rischio è un onere insostenibile per un freelance: svaluta sia le proprie opere sia la propria attività. avvicinando questa lettura anche al mondo del design e della moda: La tendenza verso l’individualizzazione del lavoro immateriale sembra una caratteristica della fase neoliberale del capitalismo dell’informazione. perché quando si viene pagati soltanto con l’opportunità di utilizzare i mezzi di produzione o con la pura partecipazione alla costruzione di brand altrui. potremmo accedere più in là. dall’impresa al lavoratore e in molti casi. L’esaltante rush libertario dell’informazione generata dagli utenti sul web è soltanto il più evidente esempio di uno spostamento generalizzato delle dinamiche del lavoro dal produttore al consumatore. non è detto. Marcel Mauss il suo Saggio sul dono non lo regalò agli editori. E poi che cosa resta da offrire e da donare al termine del lavoro gratuito? C’è una risposta nella nostra Costituzione? L’inversione delle forme di rischio. Giannino Malossi e Serpica Naro. è “just another transfer of work from more regulated kinds of labor market”. il rischio sul piano individuale è altissimo. e infine il degrado del lavoro gratuito non sono certamente questioni individuali.64 E non sbagliano.65 l’ennesimo tentativo di sottrarsi alle forme più regolate di lavo199 . o la svalutazione della consulenza. remunerata a cottimo. per migliorare il valore di qualcosa a cui forse. e che il lavoro si debba fornire gratuitamente per una ragione individuale. che scivolano dal mondo delle imprese ai lavoratori autonomi. dal sistema imprenditoriale incardinato su una forza lavoro che ha costi non comprimibili verso il lavoro professionale autonomo. con la crisi dell’economia. Sostengono Adam Arvidsson. ma non oggi. ovvero una formula vuota di gain sharing o profit sharing che ci esclude dalla condivisione fino a data da destinarsi. A ben guardare questa non è altro che una versione utopica del banale sistema aziendale di remunerazione differita al momento in cui si entra in possesso dei risultati. È il punto limite. personale.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 199 di là di quanto accade nel suo rapporto immediato con i committenti. Tutto questo. come se fosse un evento fuori da ogni contesto economico.

66 200 . politica o stampa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. E cercando una risposta a partire dal diritto ci è venuto l’istinto di leggere la nostra Costituzione. ma prima di tutto il risultato di un atteggiamento soggettivo tra le persone affinché si associno con altri e rivendichino i propri diritti. impropriamente e verso una svalutazione e un ribasso senza ritorno? A nostro avviso le coalizioni non sono e non devono essere semplici organizzazioni. ma la proporzionalità della retribuzione alla quantità e soprattutto alla qualità sono diritti invalicabili. intaccando la correttezza delle relazioni e la dignità dei lavoratori. e non può rinunziarvi. Perché? Scrive Pietro Ichino in una relazione tenuta nell’aprile del 2010 all’Accademia dei Lincei proprio su questo tema: Fino alla metà degli anni novanta la dottrina quasi unanime – così come ancora all’inizio del nuovo secolo la giurisprudenza (Cassazione n. 13941/2000) – ha teorizzato la coincidenza pressoché perfetta dei confini del campo di applicazione dell’articolo 36 con l’area del (solo) lavoro subordinato. costitutivi anche e soprattutto del lavoro indipendente. ma più in generale è una deriva che sottrae qualità al lavoro. che fine hanno fatto? Nel tempo sono diventati applicabili soltanto al lavoro subordinato.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 200 ro. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite. che fa di overwork. Non soltanto da quello subordinato. come indicano oggi sindacati. In chiusura del nostro discorso sul giusto compenso non resta che chiederci se la nostra Carta costituzionale indichi qualche via d’uscita o lasci il mondo del lavoro autonomo allo scoperto. facendoci credere che è impegnandosi con dedizione che possiamo salvaguardare in futuro altre occasioni. C’è un filo diretto tra lavoro sottopagato o gratuito e questo transfer. E allora quali nuove coalizioni sono in grado di resistere e combattere? Come non lasciare che il lavoro professionale autonomo sia manovrato a piacere. In realtà è un circolo vizioso. Concordare un riposo con i clienti o avere delle ferie forse non sono dovuti. Abbiamo trovato queste parole nell’articolo 36: Il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. che il più delle volte inganna. Ebbene. underpayment e sacrificial labour nuove norme non scritte contro le quali l’arma dello sciopero è oramai una forma spuntata di lotta.

Già nel 1928. si dice. 2) l’inderogabilità in pejus di questi compensi. Separare i lavori svolti con continuità per uno stesso committente dall’opera prestata per diversi clienti introduce un punto discriminante che non aggiusta le carenze della nostra Costituzione. Ora.Co. Divide piuttosto il lavoro autonomo in due invece di ricomporre la sua forza e la sua diversità da quello subordinato.67 Il postfordismo bussa alle porte del diritto e l’unica apertura possibile pare essere quella nei confronti dei collaboratori autonomi. non soltanto nei quartieri alti dei Co. all’Accademia dei Lincei. Se volessimo tornare a quanto enunciato dall’Ilo. Il riferimento alla legge Biagi è esplicito. se si vuole tenere fede a questi princìpi fondanti della nostra cultura del lavoro. fino a potersi considerare oggi maggioritaria. l’Organizzazione internazionale del lavoro. dichiarò i princìpi secondo i quali il legislatore fosse obbligato: 1) a fissare minimi retributivi laddove i salari – il riferimento era allora solo al lavoro subordinato – fossero “eccezionalmente bassi”. la stessa che ci ha portato al modello sociale europeo. non sarebbe del tutto errato che al201 . Era un’epoca senza partite Iva.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 201 La norma nacque nell’Assemblea costituente dalla convergenza tra le istanze di parte socialista e comunista e quelle dei democristiani progressisti. attribuirono un ruolo rilevante allo stato e alla coalizione sindacale nella determinazione e nell’incremento degli standard di trattamento dei lavoratori.Pro. intorno alla metà del secolo scorso. però. ci sono però almeno quattro elementi utili per affrontare la questione. 26. perché non impegnarsi a trovare forme equiparative degli elementi economici almeno là dove i contenuti professionali sono equivalenti. con la convenzione n. finte o vere che fossero. portatori della lettura più incisiva e interventista della dottrina sociale cattolica. Dopo quasi cinquant’anni è cambiato qualcosa: Nell’ultimo quindicennio è venuta invece progressivamente diffondendosi. ovvero da due correnti di pensiero che più di ogni altra. onde evitare che la deroga in peggio sia messa in atto dalle imprese proprio nell’impiego di lavoratori indipendenti? Nella grande città del lavoro autonomo. Nel lungo discorso di Ichino sul giusto compenso. e soltanto con la regolazione dei contratti a progetto.68 ma è una strada che non ci convince. Il primo è il richiamo alla genesi di quanto enunciato dall’articolo 36 della Costituzione. la consapevolezza dell’impossibilità logica di escludere drasticamente e indiscriminatamente dalla protezione costituzionale tutti i rapporti di collaborazione autonoma a carattere continuativo.

Appare evidente che nella valutazione del trattamento economico del lavoratore alla stregua del principio di “giusta retribuzione” deve tenersi conto anche del contenuto assicurativo del rapporto di lavoro. secondo gli standard correnti. ma in pratica l’impresa abbassa la spesa e insieme il rischio economico. il posto fisso ha una busta paga alleggerita dei rischi in carico al datore.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 202 meno lo stato adottasse al suo interno minimi retributivi per progetti assegnati ai collaboratori autonomi.69 In altre parole. cercando in ogni modo di fare buy-back a basso costo dei valori esternalizzati. tra l’ora di lavoro di un artigiano falegname. In verità l’esempio proposto non si può estendere al lavoro professionale autonomo che come abbiamo visto è retribuito meno di quanto avvenga in azienda. il che 202 . che li tutelassero da compensi “eccessivamente bassi” in modo da indurre (senza obbligare per legge. o di un ragioniere. globalmente considerata ex ante come soggetta al rischio di determinate sospensioni. Un dipendente ha. dice Ichino. Continua il giuslavorista: La ripartizione di questi rischi tra datore e prestatore di lavoro avviene per mezzo della combinazione tra due disposizioni contrattuali: quella concernente l’estensione e l’intensità della tutela contro il recesso unilaterale del datore e quella concernente il grado di sensibilità del trattamento retributivo al risultato. Il secondo elemento riguarda invece lo scambio tra sicurezza nella continuità lavorativa e retribuzione. ma tutto quanto egli riceve – compresa quella sicurezza – è il corrispettivo della sua prestazione lavorativa. Per avere un’idea dell’entità di questo premio implicito basti considerare la differenza di compenso. Chi non accetta questo compromesso è pagato di più. o di un antennista. Nel lavoro subordinato. Sulla carta un freelance dovrebbe percepire un premio molto più elevato perché si accolla rischi non ceduti al committente. in termini di maggiore sicurezza del reddito. per così dire. acquistato la sicurezza della continuità del proprio reddito in cambio di una riduzione del reddito stesso. L’errore più vistoso di valutazione sta proprio qui. percependo una retribuzione inferiore rispetto a quella altrimenti ottenibile. cosa impossibile da ottenere) comportamenti virtuosi anche nel mercato privato. sia esso individuato nella quantità del prodotto o nell’utile conseguito. scrive Ichino. il datore mediante il contratto si accolla – entro un limite determinato – il rischio degli impedimenti sopravvenuti e il lavoratore paga la copertura così acquisita con un “premio assicurativo” implicito. e l’ora di lavoro di un dipendente qualificato che svolga esattamente le stesse mansioni. Alla collocazione di ciascun rischio in capo al datore corrisponde un’utilità per il prestatore.

ricerca di committenze. che unisce biunivocamente il lavoro effettivamente prestato e la proporzionalità del compenso. Lavoratori. non merce A nostro avviso è necessario portare questi lavoratori nelle maglie del diritto del lavoro. promozione personale. appunto.) non vi è un premio adeguato. non sono imprese o ditte. Perché non estendere al committente quote di ammortamento di questi diritti del lavoratore. e una di natura sociale. non hanno capannoni. obsolescenza del sapere ecc. che significa affrontare in autonomia discontinuità di ogni genere (malattia. sono lavoratori. I freelance non sono “merce”. In particolare. riconducibili al principio costituzionale della sufficienza indicato nell’articolo 38 della Costituzione. i diritti di cittadinanza saranno sempre declassati per gli autonomi. Scrive il giuslavorista: 203 . per esempio ampliando lo spettro della cosiddetta “rivalsa” o della ripartizione degli oneri contributivi? O altrimenti perché non incidere sull’imposizione fiscale fino a determinati tetti di reddito sotto i livelli del lavoro “standard”? Finché ci sarà un’equiparazione fittizia tra insider e outsider.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 203 comporta – nel rapporto di lavoro contrattato dalle parti – un costo implicitamente o esplicitamente pagato dal prestatore stesso in termini di minore retribuzione.70 Questo è il punto più delicato perché sia in termini di rischio d’impresa – rispetto ai risultati presunti derivanti dal ricorso a una consulenza – sia rispetto al rischio relativo all’avere una posizione di lavoro individuale sul mercato. non sono imprenditori o capitalisti. ma soltanto una forte esposizione del freelance. Nel lavoro subordinato infatti la nozione di retribuzione mette insieme due prestazioni concettualmente distinte: una di natura corrispettiva. che tutela il lavoratore nei suoi diritti fondamentali o “di cittadinanza”. Come superare lo scoglio? Qui arriva il quarto e ultimo punto. sottraendoli alla pura esposizione verso il diritto commerciale. senza questa componente di equità.71 Nel rapporto di lavoro autonomo tutto (o quasi) è al contrario in carico al lavoratore che deve scorporare parti della retribuzione lorda per provvedere a questi diritti per poi affidarsi ai servizi comunque ampiamente insufficienti dello stato. Per questo crediamo vada riconsiderata una delle più radicate convinzioni del diritto del lavoro italiano e della cultura sociale del nostro paese. e questo è il terzo punto. la sproporzione avviene in una determinata componente retributiva che è quella cosiddetta “sociale”.

abnorme e deleterio. svalutazioni e rischi. che riporti freelance. una difesa che intervenga in maniera indipendente dalla natura del suo lavoro. La loro equiparazione alle aziende è un falso storico. può soffrire di conseguenze dannose di distorsioni del mercato. la stessa voce? Nella definizione delle priorità. Nei fatti e nelle valutazioni oggettive delle imprese questo non avviene.72 Qui sta il nodo: il passaggio per i freelance dall’ambito del lavoro a quello della semplice concorrenza tra “imprese”. Ma questa nozione è assai più ampia dell’area cui si estende il principio della “giusta retribuzione”: è a tutti gli effetti “lavoro” protetto dall’articolo 35 anche quello dell’imprenditore. inteso nell’ampio significato del termine fatto proprio dall’ordinamento comunitario. professionisti autonomi e consulenti nell’alveo dei diritti universali di cittadinanza. destinato normalmente a operare in un mercato concorrenziale in posizione di indipendenza effettiva nei confronti dei propri clienti o committenti. Come si può pensare di delegare questioni di relazione economica di questo tipo all’Antitrust? O immaginare di porre il tema del giusto compenso sotto il profilo della concorrenza sleale tra una multinazionale e un lavoratore autonomo? Hanno forse lo stesso peso.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 204 Autonomi e dipendenti rientrano nella nozione di “lavoro” a cui si riferisce l’articolo 35 della Costituzione. beninteso. Finché non avviene questo salto. è inutile dire il contrario anche nel formalismo del diritto. le stesse risorse. 204 . sarà il mercatismo a dominare sulle teste di questi lavoratori sempre più esposti a riduzioni. di ciò che dovrebbe stare erga omnes. ma la correzione di queste distorsioni va ricondotta al principio di protezione della concorrenza e non a quello della “giusta retribuzione” di cui all’articolo 36. ma indietro. comprensivo del libero professionista. crediamo vada posta la tutela generale del lavoratore inteso come persona e cittadino. non in avanti. Anche l’imprenditore.

con i propri effetti personali in una scatola. dai media e dallo stato sociale. gli uffici di banche o assicurazioni. Non abbiamo realmente assistito alla rappresentazione fisica di una crisi nella sua dimensione più ampia. con prefabbricati a basso costo. I nostri brutti quartieri ai margini delle città non hanno new towns deserte. La desertificazione prodotta dalla crisi in Italia ha intaccato altri territori rimasti allo scoperto e privi di protezioni. ha bussato prima e con maggiore frequenza alla porta del lavoro non tutelato. Possono protrarsi più a lungo e senza che siano prese le giuste contromisure. soltanto la più recente ha visto ventiquattro mesi ininterrotti di riduzione dei posti di lavoro. e abbandonate poi a se stesse. Gli outsider del welfare state Le crisi silenziose fanno più danni di una devastante rovina sotto gli occhi di tutti. la crisi più profonda che il mercato del lavoro abbia maturato nell’ultimo dopoguerra non sembra avere raggiunto l’opinione pubblica e destato grande allarme sociale. costruite in serie. in pieno centro di una grande città. a partire dal semplice avviso ai naviganti che stanno affondando.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 205 7. composto da figure che non godono di rappresentanza e dunque escluse dalle stanze del potere. Nonostante questo. Nel nostro paese non abbiamo assistito a processioni di dipendenti o manager licenziati che abbandonano in massa e in silenzio. Perché? Il livello dell’occupazione ha fatto un passo indietro di set205 . atipico e autonomo. L’apartheid sociale che emerge con la crisi Nelle dieci fasi di recessione che dal 1948 al 2010 hanno investito l’economia occidentale. rimaste sfitte e vuote.

“genera oggi posizioni di rendita da una parte. bloccato cancelli.” dichiarò il senatore del Pd. collaboratori e. attori che giocano un ruolo di primo piano in una partita politica e d’immagine senza precedenti. amministrate nel delicato risiko della crisi direttamente da governo. Economisti. cifre monstre. Sono somme ingenti.”2 Il 75 per cento di chi perse un’occupazione nel primo anno di crisi finì proprio in questo “ghetto”. Carlo Dell’Aringa in un intervento al Palazzo del lavoro di Milano3 fotografò nel 2009 206 . manifestato sul tetto degli stabilimenti. in molti casi. però.6 milioni di lavoratori che sarebbero rimasti senza sostegno in caso di perdita del lavoro. consulenti con partita Iva. Da una parte impiegati e operai hanno occupato imprese. governo e parti sociali sono comunque concordi: il sistema di welfare sembra avere tenuto. parlò senza mezzi termini di una platea di 1. per ragioni che hanno poco o nulla a che vedere con il merito delle persone interessate. Ma che cosa significa con precisione? Quali lavoratori vivono una crisi “morbida” e chi ha veramente subìto la recessione? E perché questo è avvenuto e presumibilmente avverrà anche per le prossime fasi di difficoltà economica? Le risorse pubbliche stanziate nella XVI legislatura italiana per fronteggiare la crisi occupazionale ammontano a 13 miliardi di euro. Nel mese di maggio del 2009 il governatore di Bankitalia. che consente di salvare posti di lavoro. criticando il disegno di legge per l’estensione dei contratti a termine. dall’altra situazioni di precarietà di lunga durata. amministrazioni locali e sindacati. ovvero chi presta servizio là dove il licenziamento è un iter complesso. Dall’altra una platea di lavoratori atipici. I riflettori sono stati puntati lì. a carico delle regioni che per fare cassa hanno stornato ampie quote di risorse destinate alla formazione e provenienti dal Fondo sociale europeo. “Questo modello del mercato del lavoro duale. aziende e famiglie dalla bancarotta. senza nessun supporto o protezione sociale. Quale potere più grande è mai stato concesso a chi interviene nelle politiche per il lavoro? I beneficiari di questa pioggia di euro sono stati principalmente i lavoratori dipendenti di grandi imprese e (con deroga) di piccole società. Mario Draghi.1 Otto mesi prima. Soli. anche liberi professionisti sono stati costretti ad approntare in silenzio atterraggi di fortuna. anche Pietro Ichino parlò di un progressivo consolidamento di “un regime di apartheid tra protetti e non protetti”. in gran parte. Le richieste di sussidi e il ricorso alla cassa integrazione sono schizzati alle stelle: nella sola provincia di Milano tra il 2007 e il 2009 sono quintuplicate.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 206 te anni. visto che il nostro welfare non prevede alcun ammortizzatore: la perdita secca di reddito è arrivata immediatamente e senza preavviso.

Tra questi ci sono certamente i lavoratori professionali autonomi. Soggetti che potenzialmente potrebbero ritrovare ragioni comuni per una nuova lotta sociale. anche nei momenti di fragilità economica. e dall’altra un variegato mondo di outsider che si fanno carico della flessibilità senza avere alcuna protezione e maturano posizioni previdenziali del tutto inadeguate ad affrontare il futuro. immaginare un futuro centrato sul valore della conoscenza e creare uno spazio di vita e un’attività professionale sostenibile.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 207 la situazione individuando da una parte “un blocco granitico e quasi monolitico” di soggetti interessati da uno Statuto del lavoro. neolaureati portatori di nuove conoscenze e raccomandati che scambiano un posto di lavoro con un voto politico è il vero campo di battaglia politica oggi. Flexicurity. come sostiene per esempio Angela Padrone nella Sfida degli outsider. i lavoratori autonomi di seconda generazione e tutti i nuovi disoccupati. i giovani e giovanissimi (in particolare i laureati).4 ma non si coglie in pieno il problema. Il cuore della protesta allora come oggi non era sulle misure di contrasto ai baronati o sulle modifiche dei consigli di amministrazione degli atenei. Le rivendicazioni e il malessere mostrato nel dicembre 2010 durante la pacifica occupazione dei monumenti del paese da parte degli studenti italiani contro la riforma dell’università non sono del tutto separati dalle urgenze che mettono in difficoltà i lavoratori intellettuali autonomi o di tutti quei soggetti abbandonati dal welfare state e dalle politiche di sviluppo. diritti e politiche di welfare anche locali. tutelati e lavoratori vulnerabili. Non è soltanto una questione di dare tempo al 207 . chi l’ha vista? La dialettica che separa in e out. e si è radicato nel tessuto sociale grazie a dinamiche di polarizzazione interna al mercato del lavoro che pone oggi tra gli outsider principalmente le donne. ma sulla totale assenza di capitoli di spesa per incentivare lo sviluppo del sapere dal basso. È un discrimine che si sta delineando attraverso una delicatissima battaglia politica e sociale che negli anni ha visto una revisione profonda di molti istituti legislativi e contrattuali. malattia e previdenza. sistemi di protezione sociale forte e diritti acquisiti che tutelano le famiglie e garantiscono sicurezza. per assistere le fasi di transizione verso il lavoro. Per qualcuno questo contrasto è una sfida collettiva da giocare in supporto a gruppi sociali posti in una condizione forzata “di ritardo” rispetto a una piena valorizzazione del loro potenziale.

rispondendo al contempo alle necessità delle imprese di disporre di formule flessibili di lavoro (rispetto ai contratti a tempo indeterminato) per affrontare la discontinuità della domanda. con il vantaggio non indifferente – come ripete spesso anche Andrea Fumagalli5 – di sottrarre anche il lavoro dipendente al ricatto cui è sottoposto. si può dire che il sistema italiano sia suddiviso in tre categorie di lavoratori: i dipendenti a tempo indeterminato. tralasciando del tutto il margine più lontano. passando dalla legge Biagi – hanno inseguito la falsa illusione di poter rendere tipiche o “aggiustare” le forme di lavoro ancora sfuggenti o grigie. Rappresentato nella sua partecipazione al mercato del lavoro dal cosiddetto popolo delle partite Iva – il mondo dei freelance e dei consulenti –. Vi sono ragioni forse più stringenti. il nodo del lavoro professionale autonomo è sistematicamente rimosso perché pone l’attuale dialettica flessibilità-precarietà fuori asse e ne scardina le ipocrisie di fondo. come peraltro avviene già in gran parte d’Europa. fiscali e contributivi.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 208 tempo e trovare pure misure di incentivazione. che è il lavoro professionale autonomo. magari associate a diritti forti di cittadinanza. Tralasciando la moltiplicazione de208 . eterogeneo per natura. fa oggi emergere criticità e contraddizioni. tutto ciò non soltanto non accade. maglie che nel nostro sistema definiscono una contrapposizione forte tra condizioni lavorative oggettivamente differenti. quelli a termine e il mondo del lavoro autonomo. però. e garantire uguale sicurezza nella flessibilità (flexicurity). le cui opportunità sono circoscritte da limiti legislativi. È opinione comune che questo darebbe vita a meccanismi di reale mobilità. e battuto implicitamente da ogni schieramento politico senza soluzione di continuità. derivante dalla perdita dell’occupazione standard e dei diritti sociali a esso associati. Rinunciando a un’analisi granulare. La decostruzione e frammentazione del mercato del lavoro operate sia dalla destra sia dalla sinistra italiane negli ultimi vent’anni – maturate con la legge Treu e la riforma Dini fino alla revisione dei contratti a termine. garantendo protezione ed equità nei confronti di ogni lavoratore in maniera indipendente dal tipo di relazione che costruisce con i suoi committenti e non metterebbe più i lavoratori su due piani. Ciò che è avvenuto in realtà è stata una progressiva riduzione delle tutele tipiche del lavoro dipendente e la conseguente lotta sociale e sindacale per vedere riconosciuto al nuovo qualcosa di vecchio. Oggi. ma non sarebbe neppure possibile. In questo percorso tuttora aperto. se non addirittura confinate nel sommerso. ponendo in primo piano la necessità di ripensare i sistemi di welfare secondo logiche universalistiche.

intese come relazioni di dipendenza. per tradizione associata soltanto a commercianti. mantenendo per i contratti a progetto e così per il lavoro autonomo l’ambigua valenza di un vincolo tra imprenditori e pseudodipendenti. hanno uguale interesse a riportare il variegato mondo degli outsider nel segmento 209 .vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 209 gli intermediari che oggi possono fare le veci del datore di lavoro finale attraverso contratti di somministrazione. organizzata. Ogni riforma della legislazione sembra nascondere la precisa volontà di sottrarre al lavoro indipendente di tipo professionale la possibilità di raggiungere una piena emancipazione e consapevolezza. Con che cosa sono stati sostituiti? Con contratti a progetto. Gli stessi sindacati. e mai a lavoratori indipendenti “in generale”. prima di tutto nella cultura del lavoro. piuttosto che – come in realtà è da un punto di vista del diritto del lavoro – come un contratto di lavoro autonomo. I pregiudizi sulle collaborazioni. La cultura del lavoro oggi maschera tutto questo: la pervicace volontà dei governi di centrodestra nell’allargare le maglie del lavoro dipendente a termine ha sostanzialmente nascosto la presenza sempre più forte.Co. progressivamente eliminati.. è servito a molto. a quanto accaduto intorno ai Co. ma questa revisione non ha saputo tracciare discontinuità col passato. Le imprese continuano ad avere interesse a impiegare risorse qualificate su progetti interni come se fossero propri dipendenti. Si pensi. appalto ecc. artigiani e liberi professionisti. e oggi anche piuttosto agguerrita. La revisione delle relazioni di lavoro centrate su progetti a termine è stata normata correttamente: la legge Biagi obbliga all’assunzione a tempo indeterminato qualora non siano rispettate le indicazioni sui contratti a progetto. di lavoratori che hanno sposato radicalmente la filosofia del lavoro indipendente rinunciando del tutto a essere sussunti nel mondo del lavoro salariato. considerati erroneamente dal mondo dei manager aziendali delle risorse umane (e ancor peggio spesso anche tra i consulenti del lavoro) come una forma depotenziata di rapporto di lavoro subordinato. come ha cercato di fare l’esecutivo di centrosinistra nel 2007.Co. ma pagandoli meno. che intervengono nel dibattito sul lavoro irregolare. consapevole. appare evidente come la disputa politica e sociale si sia sempre giocata nel contrapporre il lavoro a tempo indeterminato con quello a termine. senza però approfondire la natura di quest’ultimo e tantomeno vagliare le potenzialità reali dell’autonomia. ovvero datori di lavoro e “impiegati” di serie B. per esempio. sopravvivono nei fatti: neppure il tentativo di condonare queste irregolarità. facendo sì che il vincolo con il capitale e il salario non venga mai rescisso. arrivando fino alle cooperative – oggi vere e proprie “agenzie interinali low cost” –.

come dimostra il fatto che il Codice civile ponga proprio la partizione tra subordinazione e autonomia prima di ogni altra fattispecie di relazione lavorativa. in un quadro che raccoglie e integra contributi descrittivi seguendo quel filo che unisce Peter Drucker a Richard Sennett. hanno colto bene le trasformazioni della società postfordista e descritto abbondantemente questo popolo nato in seno al terziario avanzato. difficilmente circoscrivibile. e quale sia questo tipo di lavoratore oggi non è più un mistero. che non nasce con lo smantellamento del lavoro subordinato.6 inserendole nel contesto più ampio del lavoro della conoscenza. ovvero l’indipendenza. e gli studi di Aldo Bonomi. e l’empirismo legislativo tipico del nostro paese che determina la condizione di vita e di lavoro di freelance in una difficile lotta 210 . In realtà tra gli interstizi di un falso bipolarismo che vuole i lavoratori a tempo indeterminato come dipendenti di serie A e tutti gli altri come dipendenti mancati e di serie B. Lavoratori autonomi senza tetto né legge In tempo di crisi – come scrisse Dario Di Vico sul “Corriere della Sera” in una serie di approfondimenti che a partire da settembre 2009 il maggiore quotidiano italiano ha voluto intelligentemente dedicare al problema – avere una partita Iva sembra addirittura l’unico modo di rimanere ancorati e “iscritti formalmente al mondo del lavoro”. Alla fine degli anni novanta il quadro teorico era abbondantemente delineato e ancora. Forse perché è il modo più semplice. di mercato del lavoro. dopo dieci anni. che chiama questi lavoratori “capitalisti molecolari”.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 210 dei “mancati dipendenti” per rinforzare così la propria linea di difesa del lavoro subordinato. Gian Paolo Prandstraller o Angelo Deiana sul capitalismo intellettuale. In Italia le analisi di chi scrive o di Federico Butera. c’è un’anomalia sistemica che fa crollare l’intero impianto logico con cui si affrontano oggi le riforme. Se non sei dentro un’impresa. Emiliana Armano ha saputo produrre un’ottima sintesi di queste rappresentazioni. Enzo Rullani. dopo artigiani e commercianti. ponendolo correttamente nella “seconda generazione” di partite Iva. Manuel Castells a Christian Marazzi. ma preesiste da decenni. Nella ricomposizione fenomenologica del lavoratore autonomo che opera in Italia non si sottolinea però mai abbastanza quella componente di materialità spuria che condiziona scelte e prassi. il postfordismo e il knowledge working. non resta che la formula più libera e aperta di partecipazione al mondo del lavoro. Il mondo delle partite Iva è un segmento “scomodo”.

fu pensata dal mi211 . assegnati solitamente ai lavoratori in difficoltà. continuità di prestazione ecc. Chi ha il coraggio di affrontare tutto questo? Un lavoratore con partita Iva è poi di fatto fiscalmente equiparato a un’impresa. bonus o incentivi.). o per farsi pagare o riconoscere il giusto compenso da parte dei committenti. ma anche nei propri confronti per non perdere il passo e dare continuità e sicurezza a ciò che fa. investimenti negli strumenti adeguati e soprattutto una formazione continua che pone la propria conoscenza ai livelli più alti richiesti dai committenti. al contrario. dovendo amministrare ogni attività: una fiscalità per nulla immediata. che a ogni modo garantisce un supporto economico comunque indecoroso. Il segno dell’esclusione e dell’apartheid di queste figure si ritrova proprio nei diritti e nei doveri imposti dal nostro ordinamento. scrive Sergio Bevilacqua. ma non ha le medesime possibilità legate a detrazioni e oneri deducibili. alle imprese. la promozione di se stessi. per esempio nell’obbligo del pagamento dell’Irap. a questi lavoratori copertura assistenziale per la malattia non ospedalizzata. La stessa relazione di prestazione d’opera esclude (tranne in rari casi) trattamenti di fine rapporto. Si badi bene: questa rara concessione. la ricerca di clienti. riservati. L’impegno di cui parla Bevilacqua nasce dalla necessità di operare da soli sul mercato senza tempi certi di impiego o di pagamento.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 211 giorno per giorno contro fisco e previdenza. La pesantezza dell’onere che il professionista paga per la propria autonomia è in grado di scoraggiare la maggior parte della popolazione attiva sul mercato del lavoro. si assume oggi uno scambio che il dipendente non intende assumersi: garantisce flessibilità socialmente ed economicamente utile in cambio di autonomia. ma non per chi non è né l’uno né l’altro. coperture dei sistemi di welfare e servizi.7 Questo significa in termini pratici un impegno senza disattenzione. Avere una partita Iva oggi equivale a porsi sul mercato in termini forti come lavoratori autonomi ed esercitare attività senza una rappresentanza riconosciuta. fatta eccezione per una risicata famiglia di collaboratori che operano in regime di monocommittenza e rispondono a specifici requisiti (reddito. inoltre. né di partecipare a bandi di finanziamento. un commitment che il lavoratore autonomo non deve esercitare soltanto verso i propri clienti. Non spetta. I diritti legati alla maternità sono assai ridotti e non è previsto sussidio di disoccupazione alcuno. Ha una posizione ibrida che non concede chance per ottenere crediti formativi. Il lavoratore autonomo. pensato principalmente per lavoratori dipendenti e imprenditori. la formulazione di offerte.

Si è proceduto così a flessibilizzare il mercato tralasciando la revisione degli istituti di protezione sociale. se non addirittura della beffa. ovvero cesellando con cura forme già definite in principio e toccando microelementi del tutto ininfluenti sull’assetto generale. Una semplice dimenticanza? O piuttosto il disegno politico di mantenere inalterato quel monolite granitico italiano che consente a governo e sindacati di spartirsi i miliardi di euro stanziati ogni anno per fronteggiare le crisi aziendali? In quale misura si giocano calcolo e incapacità di innovare? Ogni tentativo di mettere mano ai sistemi di flexicurity procede oggi in Italia per piccoli balzelli. In questo caso. Le promesse di revisione si susseguono senza soluzione di continuità nell’alternanza degli schieramenti al punto che per il centrodestra la riforma degli ammortizzatori è diventata oramai un impegno equivalente alla riformulazione del conflitto di interessi per la sinistra: una vana speranza. Quando è la previdenza a strozzare il lavoro La stessa filosofia ha guidato per anni la riforma del sistema previdenziale. ma non venne mai portata a termine. Il peso che devono sopportare ora i lavoratori freelance non iscritti a un ordine professionale è enor212 . come nel disegno ricorsivo di un frattale. però. Una reale ristrutturazione su base universalistica delle norme sugli ammortizzatori sociali avrebbe dovuto essere condotta in parallelo alla scrittura della legge Biagi. il ministro del Lavoro Sacconi promise un’indennità di disoccupazione su base generalizzata e un secondo strumento integrativo rivolto a conservare il rapporto di lavoro quando dovessero ridursi il volume della produzione e delle ore lavorate. ovvero che debba essere ricondotto nell’alveo di quello subordinato. Ultimo segnale in questa direzione sono le indicazioni contenute nel Collegato lavoro di fine 2010. L’iter fu svincolato dalla stessa con il disegno di legge 848-bis. la contraddizione è esplosa. ma tradisce chiaramente il maggiore pregiudizio sul lavoro atipico. dove si è spostata in avanti di altri due anni questa responsabilità da assegnare a un governo fantasma.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 212 nistro Cesare Damiano e poi sostenuta da Maurizio Sacconi per estendere forme di ammortizzazione tipica del lavoro salariato al mondo degli autonomi.8 Propaganda pura. ancora ignoto. Soltanto un anno prima. maturando nei confronti degli autonomi tutti i segni del danno. il 21 dicembre 2009.

ricordando una legge maturata qualche mese prima10 in seno al governo Dini e firmata dall’allora ministro del Lavoro Tiziano Treu.72 per cento.4 per cento. ovvero i lavoratori indipendenti. qualche alternativa di gestione ci sarebbe. aumentando così il peso della previdenza a carico delle partite Iva. lavoratrice del settore della comunicazione ed editoriale. No comment. Proiezioni pubblicate dal “Corriere della Sera”12 a fine 2010 parlavano di pensioni pari al 36 per cento dell’ultimo reddito per i collaboratori e al 45 per cento per i dipendenti. che istituì la regola per tutti i lavoratori autonomi senza un albo professionale di versare le proprie quote contributive in questa cassa.81 per cento entro il 2011. gli obiettivi cambiarono: il target – guarda caso – è diventato quello dei lavoratori subordinati (33 per cento). Il ministro Cesare Damiano decise poi un innalzamento fino al 26.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 213 me. innominabile data-boia: coincide infatti con la scadenza del versamento del secondo acconto – perentorio. se non altro privatistica. ancorché insufficiente alla costruzione di un congruo montante contributivo benché. contro il 70-80 per cen213 . in relazione alle scadenze di pagamento di fine anno.. di chi l’autonomia la desidera e più in generale il fatto che questi aumenti fossero pagati comunque dalla parte più debole. al 26. Nel 2004 la quota passò al 17. Per non parlare.. Ma come si è arrivati a queste valutazioni. Il legislatore ha immaginato di poter così scoraggiare il ricorso al lavoro atipico. Come ricordavamo in precedenza. peraltro ampiamente condivise tra il popolo delle partite Iva? Per capire facciamo un passo indietro a partire dalla nascita della gestione separata nel 1996. In quattordici anni la crescita dei contributi per la gestione separata Inps è stata del 260 per cento. forse. che descrive così: È passato da poco il 30 novembre. E che contributi! Per i professionisti non ordinistici siamo giunti. non dalle imprese. Pian piano è stata eliminata anche la parte di contribuzione figurativa. Ne parla Antonella Gallino. non rateizzabile – di tasse e contributi. senza tener conto. al presente. al punto che dopo quattro anni qualcuno già chiamava questa categoria di lavoratori il “popolo del 10 per cento”.9 Il disappunto è totale e lo stato visto nel ruolo di un boia che recide prima di ogni cosa la speranza. appena nato questo obbligo pesava soltanto per un decimo del fatturato. si sa.11 Inizialmente era previsto un adeguamento progressivo all’aliquota di artigiani e commercianti (19 per cento). della controparte di servizi sociali che ci vengono riconosciuti. però. però. in corsa. Un drenaggio insostenibile dal punto di vista del prelievo subìto.

a causa di redditi bassi e discontinui. Per arrivare a tale risultato dovrebbero raddoppiare. Più di un quarto del reddito individuale viene così bruciato in un sistema che non offre prospettive. la mancata remunerazione del montante accumulato. superando il 50 per cento! Ipotesi chiaramente insostenibile. non è sufficiente per entrare tra le categorie protette alle quali sono riservati posti per concorsi pubblici. che la stessa invalidità. è evidente che viene meno ogni incentivo alla contribuzione previdenziale.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 214 to finora considerato normale e necessario al mantenimento di una vita decente. disegnatore Cad indipendente. Se poi si considera che molti lavoratori. per esempio. per tornare a lavorare in un lavoro più consono? Non sarebbe stato meglio mettere tutti i disabili nella lista delle fasce protette e poi eventualmente dare una via preferenziale ai disoccupati dando loro per esempio un punteggio più alto. se non addirittura il principio legale di “previdenza” a cura dello stato. Scrive a questo proposito Andrea Facco. La riforma pensionistica introdotta dal governo Dini – che rende il sistema “contributivo” e non più “retributivo”. potranno avere una pensione non superiore a quella sociale. L’innalzamento dei contributi dei consulenti e freelance alla gestione separata potrebbe far aumentare di qualche punto il grado di copertura pensionistica. che difficilmente riuscirà a garantire il mantenimento del potere d’acquisto. persino per il sindacato. chiudere la partita Iva e avere redditi comunque inferiori a 4000 euro l’anno. In cambio questi lavoratori ricevono poco o nulla dall’Inps. spingendoli sempre più ai margini dello stato sociale. in modo che le aziende comunque possano scegliere chi assumere e chi no? Capisco che 214 . Per accedere a queste liste di disabili occorre prima essere disoccupati. notoriamente non brillante. nell’ambito del lavoro autonomo. Il risparmio depositato obbligatoriamente nei sistemi previdenziali pubblici non potrà assicurare alcuna rendita. con un’invalidità del 60 per cento dovuta a handicap motori: Mi spiegate perché io lavoratore autonomo con invalidità non possa appartenere alla lista di lavoratori disabili? Perché devo smettere di lavorare. Si pensi. a causa di una rivalutazione ancorata all’andamento del Pil. ma saremmo comunque ben lontani da quel 70-80 per cento. per almeno due motivi: l’assenza di una copertura pensionistica nelle situazioni di non lavoro. poiché viene agganciato alla rivalutazione di un montante accumulato durante tutto l’arco della vita lavorativa e non alle retribuzioni degli ultimi anni di lavoro – risulta sempre più iniqua e inadeguata con il passare del tempo e ancora di più per i lavoratori autonomi.

Finché lavoro non potrò mai inserirmi nelle fasce protette. così come è impossibile avere proiezioni sul proprio futuro pensionistico. Altra cosa assurda è porre i limiti di reddito a circa 8000 € per i dipendenti e 4000 € per gli autonomi. come nacquero in passato in seno al lavoro dipendente. ma per averli devono fare salti mortali contro la burocrazia. collettive. Siamo di fronte a un oggettivo sistema di 215 . Un anno dopo l’Inps ha smentito la promessa: nessuna busta. Si può rimanere in mezzo al guado senza sapere che cosa c’è dall’altra parte del fiume. Qui. nessuna informazione. magari mutualistiche. non sono previsti i sussidi di disoccupazione. Chiedo: noi autonomi vi facciamo così schifo? Dove sta l’eguaglianza tra cittadini e lavoratori?13 Per i freelance esistono meccanismi di tutela della maternità. I governi di destra e di sinistra almeno in questo si sono dimostrati essere d’accordo: non eccedere in trasparenza sul welfare previsto per i lavoratori professionali autonomi e chi rientra nel “sistema contributivo”. scommetto. come già detto. Sull’esempio della Svezia. Nel 2009 il ministro Sacconi annunciò in più occasioni che entro il 2010 l’Inps avrebbe mandato a ogni contribuente una “busta arancione” con un estratto conto sullo stato dei suoi pagamenti previdenziali. ma non tutti i disoccupati sono adatti per tutti i lavori richiesti. Vi ricordate le colonie estive per i figli dei dipendenti delle Ferrovie dello stato (oggi in completo dissesto)? Meglio l’ignoranza del sommovimento sociale? Provvedere ad accantonamenti che proteggano i lavoratori autonomi nelle situazioni di disoccupazione è un obiettivo pressoché irrealizzabile. e la malattia domiciliare è pagata soltanto ai collaboratori a progetto 19. E mentre per il lavoro dipendente parte del Tfr può essere convertito in un piano privato di previdenza (il cosiddetto “secondo pilastro”). c’è lo zampino del sindacato. ogni italiano avrebbe conosciuto le proiezioni riguardo alla pensione che può aspettarsi a fine carriera. alle partite Iva manca uno spazio di manovra di questo tipo. sulle quali ci siamo soffermati nel capitolo dedicato al giusto compenso dei lavoratori indipendenti.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 215 i disoccupati abbiano diritto di lavorare. i congedi parentali sono soltanto per le donne che hanno contratti a progetto. per entrare nella lista delle fasce protette. ma molto farraginosi.11 euro al giorno. oltre al fatto che dipende dalla disabilità. senza contare le complesse dinamiche di svalutazione diretta del valore economico del lavoro intellettuale in Italia. per immaginare nuove forme di protezione.

Queste affermazioni scandalose hanno ribadito anche il processo di lento degrado del lavoro in Italia. che non sia centrato unicamente sulla spesa pensionistica e favorisca soltanto il lavoratore dipendente 216 . Cioè. sia proprio l’Inps. supportato da un sistema di welfare forte. ed è impossibile. che pare fuori dal mondo. in realtà ha confermato la volontà esplicita di tenere nell’ignoranza i contribuenti sulle pensioni che riceveranno: un atto di deliberato sovvertimento dei princìpi più elementari di governo democratico delle istituzioni. L’affermazione di Antonio Mastrapasqua. l’ha subito fatta passare con queste parole: Noi ancora non forniamo la simulazione della pensione perché non riteniamo di poter dare improvvisamente a tutti i cittadini un’informazione se non c’è prima una confidenza. I soldi chiesti agli outsider servirono per pagare la quiescenza di lavoratori dipendenti. ci sarebbe forse un sommovimento sociale in Italia. si giunse perfino al paradosso: gran parte dei 10 miliardi di euro utili all’operazione furono pagati con l’innalzamento dei contributi per parasubordinati e autonomi. a un lavoratore a progetto al terzo anno la simulazione della pensione. Tra nuovi bisogni e voglia di futuro”. Ma è colpa degli autonomi che sono incapaci di accettare un sistema che non assicura una quiescenza dignitosa e viene meno a ogni principio di solidarietà? No. se io oggi riuscissi a dare. ma è la mancanza di cultura a creare disagio nel lavoratore e la sua pensione da fame in futuro. Il mercato unico del lavoro. Con il Protocollo sul welfare. La voglia. senza porsi problemi di stabilizzazione. In altre parole non è lo stato ad avere progettato un modello inadeguato. In cambio di quale miglioramento delle coperture per l’assistenza individuale? Nessuna. a partire dall’obbligo legato alla trasparenza amministrativa. Questa interpretazione ha paradossalmente trovato conferma il 5 ottobre 2010 per voce dello stesso presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua durante un convegno dal titolo “Gli scenari del welfare. Non è un caso che l’ente della pubblica amministrazione centrale che fa man bassa di lavoratori interinali (con il record di circa 2000 alla fine del 2010). firmato tra l’altro da tutti i sindacati. finalizzato all’abolizione del cosiddetto “scalone”. una cultura. però. È il modello previdenziale italiano che non restituisce in proporzione a quanto prende e manca di equità. ma non dovuto a una carenza del pubblico: dovuto a una non capacità delle persone di saper leggere il proprio futuro attraverso la previdenza.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 216 sperequazione sociale che in molti casi mette in ginocchio il lavoro professionale autonomo senza garantire nulla in termini di servizi sociali.

in nome del principio di solidarietà. bensì aiutarmi. mentre in molti casi a luglio e ad agosto si ferma tutto.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 217 a tempo indeterminato. 217 . non vanno a integrare il vostro montante contributivo (ovvero la vostra pensione).000 euro lordi per dover pagare circa 8000 euro di previdenza. molte aziende regolano i conti a dicembre con la chiusura della contabilità annuale: a settembre e ottobre sono così più lenti. Con un’aggravante. definiti una tassa aggiuntiva su determinati tipi di reddito [. L’Inps non è una tassa. dopo la multa si può. Risultato? Alcuni pagamenti delle rate Inps del 2009 sono saltati. ma un fondo in cui io verso parte del mio patrimonio per garantirmi un servizio e.. le multe sono soldi “persi”.. dei quali circa 1500 euro tra agosto e dicembre. Non dovrebbe mettermi in difficoltà. cosa succede quando questa diventa il principale ostacolo alla sussistenza nel presente e. È una formula vuota. è davvero ancora lontano a venire. formatore: Negli anni ho registrato alti e bassi di reddito. Ma che cosa accade se saltate un pagamento Inps? Ecco la risposta: vi viene data una multa del 75 per cento dell’importo. e lo dimostra la clamorosa dichiarazione della Corte di Cassazione sulla natura dei contributi alla gestione separata Inps. anche agli altri cittadini. plasmabile a piacere. Considerando il fatto che la previdenza dovrebbe essere qualcosa che permette al lavoratore di vivere meglio e di garantirsi un futuro. Per esempio..] per fare cassa e costituire un deterrente economico all’abuso di tali forme di lavoro. Troppo semplice come lettura del problema?14 Le ipotesi in campo per la riforma del welfare In realtà la questione non è per nulla semplice.. Spiega la questione Alfonso Miceli. Ricordo soltanto che bastano 30. in periodi appunto dove regna la discontinuità dei pagamenti da parte dei clienti. soprattutto. non più conveniente dal punto di vista economico? È in linea con i princìpi di costituzionalità del nostro ordinamento giuridico? Ho molti dubbi. Chi oggi salta un pagamento Inps entra in un circolo dantesco. con balzi in giù o in su del 50 per cento o del 100 per cento e una forte discontinuità nei pagamenti. prima di prendere la multa non si può ottenere una dilazione dei pagamenti.15 Si paga come gli svedesi per un welfare da Texas e le cose andranno peggiorando ancora verso l’obiettivo dichiarato da tutti. che soltanto una tradizione come quella italiana è capace di esprimere: in questo contesto neppure il buon viso è possibile. ma sia incardinato su tutele legate alla cittadinanza o perlomeno estese agli outsider.

La bozza della “Delega al governo per la predisposizione di uno Statuto dei lavori” contiene un obiettivo piuttosto singolare. ma non sono mai calendarizzate discussioni di primo piano. L’universalità è applicata cioè a casi specifici! La volontà di fondo è distinguere all’interno del mondo dei lavoratori autonomi quelli in monocommittenza. i freelance e il lavoro intellettuale indipendente. è opinione di molti che dovrebbe essere aggiornata. si è pensato di mettere mano allo Statuto dei lavoratori. dalla montagna si può proprio dire che abbiano partorito un topolino. Per questi e soltanto per questi potrebbe nascere in futuro un sistema di tutele da far pagare alle imprese. Da destra. e di conseguenza nell’anticamera delle tutele.16 Destra e sinistra sembrano volere distrarre la propria attenzione. redatto nel 2007.17 Questa è la geniale mossa rivoluzionaria. ma dal lavoro congiunto di almeno un anno. ovvero chi ottiene il proprio reddito in prevalenza da un solo committente e che dovrebbe essere considerato “economicamente dipendente” e dunque socialmente ed economicamente debole. rimuovendo ogni responsabilità politica verso gli outsider. così in bella vista da diventare invisibili. una legge pensata e voluta da Gino Giugni che risale al 1970 e pur mantenendo alcuni spunti di attualità. applicabili a tutti i rapporti di lavoro dipendente e alle collaborazioni a progetto rese in regime di sostanziale monocommittenza. ma il disegno bipartisan appare chiaro: per fare entrare nel diritto del lavoro standard. di equiparare il lavoro professionale autonomo a quello dipendente.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 218 Partito democratico in testa. almeno dal punto di vista semantico. i giuristi ritengono necessario aggiungere alla definizione di lavoratore autonomo la precisazione di “economicamente dipendente”. per esempio. di rilevanza costituzionale e coerenti con la Carta dei diritti fondamentali della Unione europea. Le contromisure a questo stato di degrado arrivano da iniziative che non entrano mai in agenda politica: sono depositate in alcuni casi in Parlamento. La fonte di ispirazione è lo Statuto del lavoro autonomo spagnolo. Uno striminzito documento di poche pagine con cui le parti sociali si impegnano in un lungo progetto a venire di riforma dello Statuto. Ancora non è chiaro se si tratta di un punto su cui fare leva per nuove estensioni del diritto o un punto di arresto. ovvero l’identificazione di un nucleo di diritti universali e indisponibili. dove si legge: 218 . Tra questi il ministro Maurizio Sacconi e i sindacati. ovvero una semplice concessione per tappare qualche buco.

. Tale regolamentazione risponde alla necessità di fornire una copertura giuridica a una realtà sociale: l’esistenza di una categoria di lavoratori autonomi che. nonostante la loro autonomia funzionale. così facilmente invocati. Questo impianto porterebbe modifiche nello stesso articolo 2222 dell’attuale Codice civile.18 Questa novità entrata di recente nella giurisprudenza ha influenzato anche alcune proposte italiane di Statuto del lavoro autonomo.Pro. In questa interpretazione i diritti universali. dove c’è il cuore della definizione di lavoro professionale autonomo.000 euro derivanti da un solo committente almeno per i due terzi del reddito.21 Sebbene il testo sia poco centrato sul mondo dell’autonomia. svolgono la loro attività con una forte e quasi esclusiva dipendenza economica dall’imprenditore o dal cliente che usufruisce dei loro servizi. in un maldestro tentativo politico di tenere insieme concetti opposti che rivela più l’approccio discriminatorio delle politiche per il lavoro nei confronti del mondo degli autonomi tout court che una chiara linea riformista. 2) l’idea di introdurre diritti di protezione sociale anche in questo segmento di mercato del lavoro.Co. tuttavia. la limitazione riguarderebbe chi è economicamente dipendente. con retribuzioni annue non superiori a 40. La legge contempla il presupposto in cui questo imprenditore sia il suo cliente principale e da questi provenga almeno il 75 per cento degli introiti del lavoratore. Anche in questo caso.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 219 Il capitolo III riconosce e disciplina la figura del lavoratore autonomo economicamente dipendente. introducendo una sostanziale modifica per distinguere la fattispecie di soggetti economicamente dipendenti a 219 . Anche Pietro Ichino cade in questa trappola teorica nel suo progetto di riforma complessiva del mercato del lavoro proposta con il disegno di legge 1873 che interviene direttamente nella modifica del Codice civile e intende “superare l’ipertrofia del sistema protettivo e il dualismo del sistema italiano”. vi sono almeno due elementi di interesse: 1) la volontà di introdurre come criterio distintivo del lavoro intellettuale e professionale autonomo la prevalenza del valore del lavoro personale rispetto a quello del capitale utilizzato nell’attività economica. separando definitivamente impresa e lavoro indipendente. formulate per esempio da alcuni consiglieri leghisti della regione Veneto nell’ottobre 200919 o dal senatore Tiziano Treu20 che ha immaginato un importante progetto di riforma. e la loro applicabilità esprimono una chiara contraddizione: ciò che dovrebbe essere di tutti i lavoratori è applicato ai soli lavoratori dipendenti e ai Co. A differenza di questi due statuti. la bozza di delega del ministro Sacconi restringe però l’area della “dipendenza economica” alle sole collaborazioni a progetto.

non avrebbe questi diritti. Si legge nell’introduzione al disegno pensato da Treu: Del tutto in ombra è rimasto il variegato mondo dei lavori autonomi e delle professioni. innovazione e sicurezza. la possibilità di partecipare ad appalti pubblici. l’accesso e la tutela del credito e alle leggi incentivanti. la certezza dei termini di pagamento. per esempio. appare oggi riduttivo. Il senso e l’ampiezza di quest’ultima norma costituzionale sono stati oscurati da una lettura e da una pratica prevalentemente concentrate sul lavoro subordinato. secondo il senatore del Pd: interventi per favorire una competitività basata sulla qualità e sulla stabilità del lavoro e non sulla sua intensificazione esasperata o sulla mera riduzione dei costi.22 Più che un rinforzo delle protezioni sociali in caso di perdita di reddito. alle quali però si accompagna220 . anche in forme mutualistiche. mentre un webmaster che confeziona tre siti in un anno per tre clienti differenti. ma così facendo creare nuovi elementi di discrimine e di esclusione sociale? Di altra natura è. Le trasformazioni succedutesi da allora esigono infatti di allargare la sfera di attenzione del legislatore al mondo dei lavori autonomi e delle professioni. un allargamento dei princìpi di inclusione sociale? O l’ennesima inconsapevole formula per separare fattispecie e cercare di inquadrarle. Il risultato? Che un ricercatore al quale viene commissionato uno studio del valore di 39. Tutte ottime indicazioni. maggiori investimenti in formazione continua. l’utilizzo diffuso delle nuove tecnologie. la semplificazione delle procedure. primo comma). il disegno realizzato da Tiziano Treu. non solo valorizza espressamente l’iniziativa imprenditoriale (articolo 41). al quale si è indirizzato lo Statuto dei lavoratori del 1970. se era comprensibile in un contesto industriale cosiddetto “fordista” basato sul lavoro dipendente della grande fabbrica. guadagnando lo stesso reddito.000 euro l’anno vedrebbe riconosciute malattia e altre indennità. e in particolare nella nostra. Per questo sarebbero opportuni. con un ritardo storico del tutto ingiustificato a fronte della crescente importanza dei lavori svolti in autonomia nell’economia moderna.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 220 cui spetterebbero diritti aggiuntivi. infatti. per il senatore Treu occorre aggredire questioni che frenano più che altro lo sviluppo. ma anche del ruolo ad esso assegnato dalla Costituzione del 1948. che cerca di colmare con il suo Statuto dei lavori autonomi le lacune che esistono sotto il profilo del supporto allo sviluppo e alla stabilità del lavoro autonomo. È da considerare un primo passo. simili a quelli dei lavoratori dipendenti. Questo orientamento. ma stabilisce che la Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme (articolo 35. La Carta fondamentale. l’aiuto a sviluppare forme di previdenza e assistenza integrative.

deputato Pdl. affidate a nuovi certificatori che potranno così ufficialmente ambire a intercettare ufficialmente soldi pubblici per erogare corsi e pagare laute parcelle a responsabili di nuovi ordini che tutelino la deontologia dei propri iscritti. di riformare il sistema previdenziale attuale basato sulla “logica del contributivo” per sostituirlo con un 221 . primo firmatario della proposta di legge 129923 del giugno 2008. che punta.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 221 no proposte che rimettono in pista logiche classiche di equiparazione con le imprese (a partire dal pagamento dell’Irap) e proteggono le lobby nel segmento della formazione continua e dell’accreditamento per lo svolgimento e l’incentivazione delle professioni. al di là dei dettagli fuori posto è che questo tipo di interventi non riesce a mettere piede in Parlamento per un’aperta discussione e si blocca nei mille rimpalli tra commissioni. associazione che raccoglie altre associazioni di lavoratori senza albo professionale. Più organica. sotto il profilo degli obiettivi di tutela di lungo periodo. mondi professionali. che ha il potere di promuovere anche disegni di legge in Parlamento. così come è avvenuto per i professionisti con albo. piace ad alcune parti sociali. Il fatto sostanziale. invece. Sono proposte buone. attraverso una linea diretta con il Cnel. soprattutto in vista di un reale sviluppo del lavoratore autonomo e della necessità di muoversi in maniera trasversale tra saperi. al riconoscimento pubblico delle professioni non regolamentate al fine di creare casse previdenziali separate. come Cna-Assoprofessioni. Senza contare il risvolto corporativo legato alle autorizzazioni a esercitare nuove professioni. forse. è la proposta di Giuliano Cazzola. A questo si aggiunga la convinzione costante nell’equiparare il costo del lavoro degli autonomi a quello dipendente sotto il profilo previdenziale e si può intuire come tutto questo sia inteso a completare un disegno che nel 1996 lo stesso Treu mise in campo. a ogni modo. senza prevedere però le attuali diseguaglianze e sperequazioni sociali. che vedono l’ennesima opportunità per segmentare e correggere i problemi legati al sistema previdenziale. territori e tradizioni culturali. ma un corollario di questo approccio. geografie. Per chi come noi si è schierato contro il professionalismo questa strada è davvero poco indicata. Difficilmente si arriverà alla definizione di norme di diritto pubblico per attività così dinamiche e varie. ma nei fatti restano soltanto il sintomo di un malessere e la contemporanea dimostrazione che senza una spinta dal basso o una piena convinzione della classe politica si cerca di cambiare tutto per non modificare nulla. Una strada differente è praticata invece da anni dal Colap. ovvero la segmentazione della gestione separata tra chi ha partita Iva e gli altri.

finanziata dalla fiscalità generale di natura tendenzialmente universalistica e da una pensione contributiva. il modello sociale italiano non sta certo nel mezzo. allargare davvero le maglie del welfare nostrano. ma anche alla mancanza di reali interlocutori sotto il profilo della rappresentanza. Il progetto di Cazzola mette in campo una livella che potrebbe addirittura unificare tutte le professioni ordinistiche sotto il profilo della gestione previdenziale. l’eliminazione di discriminazioni o l’estensione di diritti che dovrebbero essere universali. eliminare le barriere. attraverso un approccio legislativo e giuslavoristico che però ha mostrato da almeno un ventennio il suo più forte limite strutturale. Chi dovrebbe tutelare il diritto universale dei lavoratori se ciascuno ritaglia la sua parte di diritti? Tra flexicurity nordeuropea e mercatismo puro. Un disegno che va a muso duro anche contro il sistema delle corporazioni e che. commercianti e piccole imprese si sono messi insieme di recente in una cordata uni222 . o dei soggetti ai margini dello stato sociale. ma mancano di una visione organica sul mondo del lavoro autonomo che non si deve soltanto all’oggettiva difficoltà di unificazione della materia. L’unico rimedio intravisto finora per sanare questi disequilibri tra forze è la volontà di rovesciare le sorti dei deboli o dei giovani. tutte queste linee di riforma hanno buoni spunti.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 222 modello ibrido che offra garanzie di base per pensioni “minime” ed elementi di maggiorazione basati su integrazioni personali. Le vecchie forme di rappresentanza. e la botte con falsi accordi tra parti sociali nate e cresciute in silenzio a fianco di una discriminazione oggi palese tra lavoratori di serie A e serie B. I vecchi apparati concettuali non bastano più e neppure l’idea di aggiustare il cerchio con colpi di legge. Artigiani. E anche se qualcosa sta cambiando in Italia. sostanzialmente abbandonata a se stessa negli anni. ingegneri e altri professionisti. e portare le aliquote per tutti gli altri. ma è fuori asse. giornalisti. Il nostro paese ha deciso di affidare la rappresentanza in tema di lavoro a parti sociali che vivono grazie agli interessi dei loro sostenitori e che non perseguono obiettivi di equità generale. ovvero l’incapacità di semplificare. ovvero un riconoscimento di una pensione di base. non trova spazio in un Parlamento costituito per oltre il 30 per cento da avvocati. al 24 per cento. forse anche per questo. il lavoro autonomo resta sempre sottorappresentato. che non fossero portatori di interessi di parte. una palla al piede Come si intuisce. scorporare le “fattispecie”. autonomi e dipendenti.

la Cgil rischia di perdere la Fiom. sono state tra le prime a essersi accorte della inadeguatezza e per molti aspetti della dannosità del vecchio sistema di rappresentanza. una tassa in più da pagare per ricevere servizi né meglio né peggio di ciò che offre il mercato. Soltanto due cose hanno messo tutti d’accordo: gli ammortizzatori sociali e la bilateralità. con la seconda hanno garantito la sopravvivenza per le proprie strutture. che si misurano ogni giorno con i problemi dell’euro. subiscono il crollo della domanda. fuori da queste associazioni. toccano con mano i danni della globalizzazione. mentre Cobas e Cub si rafforzano e gli ordini professionali rischiano di essere cancellati dalle norme europee. dell’incapacità di spostare di un millimetro il baricentro della politica economica e fiscale del governo. E i lavoratori autonomi. Uil e ordini professionali) sono una palla al piede. auspicabilmente più efficaci delle attuali. Perciò è inevitabile che nascano altre forme di aggregazione degli interessi e di rappresentanza politica del mondo del lavoro. per esempio da un Marchionne che ventila l’idea di tornare alla contrattazione ad personam. Quello che più di ogni altra cosa sembra mostrare la recessione economica di questi anni è la necessità di ridisegnare il sistema della rappresentanza del lavoro. sentono sulla propria pelle la pressione fiscale più elevata al mondo. Guardando alle mosse che ciascuna di queste parti sociali ha messo in campo dopo lo scoppio della crisi del 2008 si ha la chiara consapevolezza della loro irrilevanza. Le varie Cna. Con i primi credono di aver messo un tappo alla crisi.24 223 . lo smantellamento del welfare state e la mancanza di una indicazione politica sul come uscire da questa crisi. la Confindustria subisce minacce dall’interno. Rete Imprese Italia. L’incapacità delle categorie di fornire rappresentanza e direzione politica al lavoro autonomo si aggiunge alla ben nota autoreferenzialità dei partiti politici. Confcommercio e Confindustria (oltre a Cgil. Scrive Romano Calvo a questo proposito: Le partite Iva. la destra politica si è inventata l’Ugl.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 223 ca. È il momento di cambiare passo. Cisl.

che imprigiona e pietrifica certi valori. i suoi sentimenti. Si è creato pertanto un “formato” della narrazione. la sua sessualità. Come se il mondo esterno non esistesse con una propria dinamica ma esistesse solo l’io capace o incapace di superare le difficoltà che il mondo esterno gli oppone.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 224 8. Impressiona tuttavia. invece di “ai pi” (IP. uno standard. coalizzarsi Sono decine. le sue nevrosi. i suoi talenti naturali. superiore alla sua volontà. ma sia riconducibile interamente alle facoltà. le sue fobie. Voltare pagina. Ho freddo non perché ci sono venti gradi sotto zero. le sue emozioni. in America. al grado di adattamento. è una filosofia che fa parte da sempre della cultura e del costume americani ma con lo sviluppo del lavoro autonomo ha assunto una dimensione e una connotazione paradossale. che a un orecchio italiano rende meglio l’idea. i siti dedicati o gestiti direttamente da professionisti indipendenti. dell’individuo. ha dato un’impronta più totalizzante al tradizionale individualismo americano. i suoi handicap. da freelance. le ventiquattro ore a disposizione della sua 224 . se non centinaia. è come se la narrazione di una vita da freelance avesse acquistato il valore di archetipo per un ritratto dell’uomo moderno. come sia forte la convinzione che l’ordine delle cose nel quale l’individuo è collocato non sia qualcosa di esterno o di “oggettivo”. È un atteggiamento che si riscontra soprattutto nei siti del Nordamerica. al saper fare. Qualcuno. independent professional) preferisce chiamarsi solo-worker. dove chi voglia divertirsi ad analizzare la struttura del racconto di una vita di lavoro può scegliere tra centinaia di autoritratti. il lavoro intellettuale esercitato in maniera indipendente. di queste storie di vita. ma perché non ho pensato a coprirmi abbastanza oppure non ho maglioni a sufficienza. le sue conoscenze. figlio del postfordismo. Il corpo dell’individuo.

225 . l’“ai pi”. s’arrangia ancora. di domande e di risposte. il professionista indipendente. Vale la pena chiedersi se la mobilità sedentaria di Internet coniugata con il lavoro solitario del freelance non possa creare un bisogno di socialità tutto diverso da quello del lavoro salariato. perché sono stati assimilati dalla mentalità di generazioni che con il sistema fordista poco hanno avuto a che fare. gli “ai pi” hanno iniziato a ribellarsi agli stereotipi che avevano contribuito loro stessi a tracciare. a spremere sino all’ultima goccia le sue risorse individuali. espressa dal lavoro salariato attraverso forme di coalizione e di tutela degli interessi. si comincia a voltare pagina. Ma le cose stanno cambiando. Ci hanno provato in tanti a mettere giù un vademecum per insegnare a gestire il patrimonio delle risorse individuali. un vuoto che ha permesso il consolidarsi di democrazie pilotate dai sistemi di comunicazione di massa. sono il sistema delle risorse dalla cui corretta gestione dipende la possibilità o meno di sopravvivenza. come nel loro sindacato americano. Non c’è solo l’egoismo individualista all’orizzonte. ma nelle narrazioni poi non c’è traccia che di questi consigli si sia fatto tesoro.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 225 giornata. si possa vivere meglio. in maniera artigianale. Al tempo stesso non possiamo pretendere che questi schemi vengano cancellati del tutto. mutate le condizioni esterne. sembrano addirittura gli apripista di un nuovo sistema di sicurezza sociale. Lo hanno chiamato “biolavoro” e “biocapitalismo”. In certi casi. Perché dare per scontato che la socialità non possa andar d’accordo con il postfordismo? Non c’è soltanto la socialità del Novecento. dei diritti e dei contratti collettivi. Per quanto devastante possa essere stato lo sviluppo del gene individualista nel lavoratore. non c’è soltanto il vuoto desolante lasciato dalla crisi di quelle forme di coalizione. La socialità intesa come condivisione di esperienze e di desideri. da quelli che ci riportano al luogo fisico del lavoro (dove le persone sono costrette a stare assieme) a quelli che si ricollegano a un’idea morale o politica di “solidarietà”. Per trovare le tracce di un’evoluzione in questo senso occorre tuttavia scrollarsi di dosso gli schemi entro i quali abbiamo inquadrato le dinamiche di socializzazione del lavoro dipendente. non può essere scomparsa. Nessuno ha mai pensato di realizzare un software per la gestione ottimale di questo sistema. la socialità è un bisogno insopprimibile ed è alla ricerca delle tracce della ricostituzione di una socialità nuova che questo libro deve anche la sua origine. corpo (e anima) come capitale fisso. Nelle narrazioni l’“ai pi” non si chiede quasi mai se altri possano aiutarlo o se. non è scomparsa del tutto.

[. gli incontri. si cerca la sinergia delle conoscenze e dei rispettivi sistemi di relazione. Attualmente lavoro in Kazakistan e sto mettendo in piedi una rete di freelance in modo da poter sviluppare. collaborando insieme. Quando ero alle dipendenze non avevo mai bisogno di spiegare che lavoro facessi. senza contratti o quote associative. Ma è bellissimo avere una base. brain training o pranzi per creare contatti.. dopo un lungo periodo all’interno di grandi società. penso che sia molto più sano e stimoli maggiormente la creatività. che riscuote successo non solo per la sua localizzazione prestigiosa ma perché non vincola l’utente a un’affiliazione. ho provato ad affittare spazi in comune con altri freelance ma nemmeno ci si conosceva tra di noi. ma era troppo solitario. parlavo solo con altri architetti. ma da freelance debbo pensare a come descrivo me stesso e a come mi presento sul mercato. Dice il fondatore di thecube: Mettere insieme un paio di scrivanie nello stesso spazio non è coworking. uno spazio di co-working situato a Londra in Commercial Street.. e c’è ovviamente tutto quanto per lavorare in Rete. Ho la tendenza a essere molto disciplinato e ad andare in ufficio quattro giorni la settimana. Ma le modalità d’uso dello spazio non sono tutte uguali. potete farlo benissimo anche in uno Starbucks.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 226 Anche se per anni ho lavorato per degli studi di architettura come Foster&Partners mi sono sempre detto: “Un giorno diventerò freelance” e questo giorno è arrivato nell’agosto del 2009. offriamo un pacchetto flessibile di affiliazione. C’erano un sacco di studi di architettura con spazi eccedenti che cercano di affittare a terzi ma io desideravo lavorare con gente diversa e il co-working risponde a queste mie esigenze. Ho pensato di lavorare da casa ma poi mi sono accorto che avevo bisogno di una situazione per “andare a lavorare”. Non è dunque un luogo per cercare clienti ma per cercare il contatto con altri freelance. i soci sono incoraggiati a lasciarsi coinvolgere negli eventi che organizziamo. un consulente ha deciso di mettersi in proprio. vicino a Spitalfields. con delle eccezioni per le riunioni. 226 . discussioni creative. si cerca la possibilità di comunicare speranze e affanni. Nel passato ho lavorato a casa.] qui sei incoraggiato a intessere relazioni e questo crea un’atmosfera più sana. ai bordi della City.1 La base di cui parla il giovane architetto è thecube. preferisco stare in un ufficio. Che usino lo spazio un’ora alla settimana o tutto il giorno. progetti di più ampio respiro.

un mondo. cioè di uno spazio separato dalla vita privata. A segnare chiaramente da quale parte stanno quei giovani è la loro dichiarazione di simpatia con la teoria e la pratica dell’open source. certo. ne troviamo qua e là. Ho trovato che uno spazio di co-working crei una rottura tra casa e lavoro. Benché io sia uno che usa thecube per l’intera giornata. di un rapporto umano e c’è sicuramente un’esigenza di trovare diversi strumenti per affrontare la crisi di mercato.2 Quello che è interessante e significativo. Indizi che il lavoro indipendente cominci finalmente a capire che è più importante vivere meglio che produrre. le dinamiche sono più complesse. Lo stesso titolo del video (Independent Workers Unite) dovrebbe ricordare qualcosa a chi ha ancora un minimo di orecchio per le narrazioni del movimento operaio. Sottostante c’è anche un’idea di efficienza e di imprenditorialità: lavorare insieme (non soltanto accanto. e che si riscontra in numerose altre testimonianze. i valori della sussidiarietà rispetto a un ambiente. Il desiderio di comunità è strumentale. C’è di nuovo il bisogno di un contatto fisico. è la mentalità con la quale i tre giovani intervistati hanno progettato e realizzato lo spazio di co-working. cioè un’idea che contiene i valori del reciproco sostegno. non partecipo alle iniziative comunitarie ma penso che sia un’opportunità in più per dei giovani poter avere a disposizione spazi come questo. La domestication del lavoro indipendente comincia dunque a mostrare la corda. Co-Working. A mostrare la corda è piuttosto un’idea del “fare rete” soltanto in modo remoto e virtuale. meno individualistici.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 227 Ho cominciato a lavorare da casa ma mi sono presto accorto che ero meno produttivo. collegandosi agli altri via Internet. non ancorata a vincoli organizzativi. l’idea che la socialità stessa possa essere intermittente. Non è un caso che questi indizi siano rintracciabili in due capitali “produttrici di tendenze”: New York e Berlino. 227 . Osservando le prime esperienze di coworking sarebbe troppo superficiale trarne la conclusione che l’essere umano ha bisogno di un ufficio per lavorare. Al centro della loro iniziativa c’è l’idea di community. un sistema urbano sempre più avari di spazi collettivi e di occasioni di socialità. ignorandosi a vicenda) è un modo per star meglio ma anche per produrre meglio. Independent Workers Unite è un video che chiunque può guardarsi su YouTube. quando mai è stato fine a se stesso? Il lavoro indipendente comincia a imparare il modo di sfuggire alle trappole che la sua condizione strutturalmente gli tende sul cammino. mediante condivisione di informazioni e di esperienze.

nel secondo ci vuole qualcuno che abbia elaborato dentro di sé una serie di convinzioni. quindi durare più a lungo. che scaturisce da certi valori o da certi bisogni. ma il desiderio di realizzare qualcosa che sentivamo dentro. sia solo “impaziente” di vedere se. Sono nati così anche alcuni software innovativi. del mercato. è la condizione dell’utenza. da Baltimora al Minnesota. non avevamo un’idea precisa. significa che possono correre lungo uno dei tanti rivoli del capitale. scritture celebri. mette a fuoco in maniera precisa quell’atteggiamento mentale e quella disposizione dello spirito che sono proprie di chi fa cose magari piccole ma nuove. Non è un caso che i vari link che conducono a questo video hanno origine dal sito della Freelancers Union. che certe volte scadono nella superbia di chi si considera un’avanguardia e finiscono per crearsi un ghetto da sole. Non si tratta tanto di strappare il freelance dall’ufficio in casa. gli autori di Wir nennen es 228 .vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 228 Non avevamo alcuna esperienza di gestione di spazi. Il bellissimo termine impiegato in questo contesto. magari l’appartamento dei genitori. Mettere su un ambiente di co-working non è certo un’idea nuova: la novità sta nel crearlo sotto la spinta di un desiderio sottostante. con impazienza. disegni che oggi si ammirano nei musei di tutto il mondo sono sbocciati appunto tra i tavoli di un caffè di Parigi o di Vienna o di Zurigo. un po’ più colto. Nel primo caso basta un immobiliarista con un po’ di fiuto. che ricollega l’abitudine dei lavoratori della conoscenza di mettersi con il proprio portatile al tavolino di un caffè con la tradizione bohémienne dell’Ottocento. primo Novecento. Berlino Dicono di essere stati rifiutati da quattordici editori. ai quali avevano presentato il manoscritto. vivrà meglio lui e farà qualcosa di utile per gli altri. ma questo non significa che le esperienze con maggiore carica libertaria siano irrilevanti. non si chieda come andrà a finire. “impazienza”. da San Francisco al Massachusetts e scoprire che ormai questa è una nicchia dell’immobiliare che si muove anche su reti multinazionali. Quel che occorre aver chiaro però. nelle esperienze di New York o di Berlino. dove musiche famose. Poi ci si può sbizzarrire a navigare per siti e video sugli spazi di co-working americani. realizzando quello che confusamente ha in testa. non essere semplicemente esperienze “esemplari”. ma dal coffee shop e c’è qualcuno.

incompatibilità. un audiobook e un’edizione tascabile. Per quanto tempo ancora? Alcune contraddizioni. una volta uscito. “Bohème digitale” aveva tutti i numeri per diventare una di queste espressioni e non poteva che nascere a Berlino. poi di austerità paranoica del nazismo e dopo ancora di austerità puritana del comunismo.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 229 Arbeit. più che artisti. Eppure è proprio questo retaggio della Ddr che oggi rende inconciliabili certi modi di pensare e di percepire il lavoro. come l’ha definita il popolare sindaco gay. ha visto molti abitanti vestiti allo stesso modo. al retaggio della Ddr e allo stile di vita e di modi di pensare che quel regime aveva lasciato in una popolazione che non aveva percepito il comunismo come una dittatura imposta dall’esterno. lo stile postmoderno e commerciale finirà per affermarsi anche sulle rive della Sprea. informatici. alle apparenze. l’unica grande città europea che presta accoglienza agli squattrinati e consente loro di guardarsi attorno e magari di riuscire a iniziare un’attività indipendente o occasionale senza umiliazioni. Perché è una città che non ha costruito la sua immagine sulla squallida spensieratezza della “movida”. Berlino è stata una città di sottoproletariato e di fame per i primi trent’anni del Novecento. un’espressione originale. Il mito del lusso vive ancora da emarginato. meglio. perché anche guadagnare poco con contratti occasionali è più tollerabile là dove l’affitto non ti porta via i tre quarti del reddito e perché l’upper middle class dei professionisti “arrivati” non ha l’arroganza che mostra altrove – insomma l’opposto di una città italiana. perché è la capitale europea più vicina alla grande trasformazione del continente ex comunista. poi. abituati a stare al caffè Oberholz di Rosenthaler Platz con il computer. probabilmente tra le metropoli europee quella dove la storia contemporanea. non è come a Milano un’ideologia pervasiva. “Bohème digitale” è nato all’interno di uno spazio di co-working.3 Certe volte più che l’idea è un termine. è una città che dal 1933 al 1989. la più dimenticata. a veicolare modi di pensare o di vedere le cose. Die digitale Boheme. in ghetti separati. “povera ma sexy”.4 Si dimentica spesso che Berlino deve questo suo stile di città che non si mette in vetrina e dove il consumismo non esercita una dittatura assoluta. che penetra anche nei palazzoni senza fogne. Città di valori intangibili e di sensazioni impalpabili. Mentre i loro antenati di bohème potevano barattare un quadro con i pranzi di una settimana e magari trovavano l’oste che 229 . prima o dopo esplodono. perché ha imposto uno stile di vita sostanzialmente meno vincolato alla forma. varie edizioni. tra giovani lavoratori della conoscenza. o. non è ridotta a business museografico ma continua a vivere. tecnici del multimediale. per più di mezzo secolo. è diventato un successo.

la provocazione. Il libro era un piccolo vademecum sulla possibilità di lavorare e di mantenersi con servizi e progetti elaborati in comune tramite Internet. radio. l’evento. quelli di oggi non hanno nulla da lasciare in cambio al cameriere. a costo di vivere alla giornata. sulle tecnologie digitali che esercitano un condizionamento pesante degli spazi d’azione dell’individuo. L’ambiente dal quale provengono queste iniziative e dal quale traggono parte della loro filosofia di vita è quello degli artisti. più che come un benefico strumento assistenziale. una piattaforma per l’elaborazione di progetti o. costruzione d’immaginari e di mimetismi. come suonava una sua presentazione.5 Innestata su questa filosofia della sopravvivenza una fin quasi esagerata e totalizzante identificazione con l’universo digitale. Indirettamente influenzati dal circuito cyberpunk del Chaos Computer Club. tecnologia. solo che il computer lo ha lasciato a casa. È una forma di associazione tra professionisti che operano in conto proprio ma si consorziano su singoli progetti. controllo e comando sulla comunicazione. sport. la comunicazione. attivo sin dal 1981. e da scrittori e pubblicisti multimediali come Peter Glaser. notizie. dei pubblicisti. con tecniche collaudate di sopravvivenza ma comunque impraticabili senza un sistema di sussidi pubblici articolato e complesso. su forme non gerarchiche di mettersi in rete e di cooperare. degli autori o dei tecnici multimediali. ne ha creata con altri una propria che vende pubblicità sul web e ne procura ai blogger. Sascha Lobo. uno dei due autori. Percepito però. C’era forse una voluta forzatura nel demolire l’immagine rassicurante del lavoro dipendente a tempo pieno e nell’esaltare la libertà vigilata del freelance. una cultura profondamente radicata nelle tradizioni di anarchia urbana berlinese e tedesca in generale. i due autori avevano alle spalle l’esperienza della Zentrale Intelligenz Agentur (Zia).vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 230 aveva occhio per la pittura. di cui potersi servire in situazioni di indigenza. ma sempre dalla parte di coloro che lo concepiscono come condivisione e quindi acerrimi 230 . con ruolo di ammortizzatore. quel settore dai contorni imprecisi che sta tra la cultura. “la Zia trasforma ossessioni intellettuali in ben torniti formati di progetti culturali” nei settori: informazione. dopo aver lavorato in agenzie di pubblicità. controinformazione. che è uno come loro. come un vincolo burocratico e un’ipoteca disciplinare da cui liberarsi appena possibile. della musica rock. I due autori volevano mettere l’accento su un mondo del lavoro fatto ormai solo di individui isolati.

come Amburgo. smettiamola di contrapporre un’immagine rosea del lavoro indipendente a un’immagine nera di quello subordinato. che a quella del lavoratore indipendente. Un grande sindacato e i lavoratori autonomi Il sindacato dei servizi Ver. In alcune città con forte presenza di studi radiotelevisivi. Ver. noi avremo una pensione?”.” afferma Julia Seliger.7 Si può benissimo lavorare in autodeterminazione come dipendenti. comunicazione. spesso la scelta del lavoro indipendente viene giudicata positiva.di. che vede in attività nella regione anseatica circa 6000 imprese. “Il co-working non è la soluzione. nel settore della logistica. anzi. come si fa nella nostra redazione. case editrici. conta 2. discuterli tutti assieme. il quotidiano di Berlino che ha condotto un’inchiesta sui Digital-Nomaden. Insomma.6 L’idea della bohème digitale non è piaciuta.3 milioni di iscritti. esser pagati tutti allo stesso modo e condividere i progetti. rappresenta il settore pubblico ma anche tutto il settore media. Alla domanda dei giornalisti della “Taz” se gli intervistati avessero pensato alla pensione. è una presenza importante. perché troppo “liberista”. Quella cultura è molto più favorevole alla filosofia di vita del precario. essere iscritti a un sindacato che ti rappresenta e tutela. televisione. È oggi il sindacato di maggiore impatto sulla realtà tedesca.de) ed è stata stimolo per la costruzione di nuove reti. Ultimo esempio è la campagna contro la legge sui diritti commerciali degli editori che mettono in Rete prodotti liberamente accessibili utilizzati da terzi a scopo di lucro. produttori di software. IT. imprenditore di se stesso. a tutta quella parte della subcultura berlinese tributaria dei modi di pensare socialisti e fortemente ancorata a un’idea di lavoro sicuro e di sussidi di disoccupazione.di. la riposta è stata: “La pensione? Ma perché. è disposta piuttosto ad agire come corrente autonoma del sindacato dei servizi per un lavoro regolamentato nel multimediale. Giustissimo. del jobber. redattrice della “Tageszeitung”. è un interlocutore temibile. sta di fatto però che molti hanno scelto tra le due condizioni e non sempre. Bisogna darle atto che sin dall’inizio si è posta il problema se organizzare o meno gli indipendenti e ha fatto pressione in tal sen231 . ha creato però un circuito di sedi di co-working (hallenprojekt. agenzie di pubblicità.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 231 nemici di ogni tentativo di regolamentazione. L’idea della bohème digitale quindi non ha dato frutti sul piano associativo del lavoro indipendente. editoria.

ma il godimento del diritto di ricevere il Krankengeld. degli interinali e delle lavoratrici part-time. agli autonomi viene finalmente riconosciuto il diritto all’assicurazione contro la disoccupazione e poi subito dopo viene tolto. il rimborso per il mancato reddito dovuto a malattia. di avere copertura sanitaria presso il sistema pubblico o presso casse private. I nuovi progetti di legge del governo introducono un concetto peraltro ben conosciuto in Italia dai lavoratori autonomi: alle categorie del lavoro intermittente lo stato apre le porte dei sistemi di sicurezza sociale ma solo in qualità di contribuente. Nel maggio 2009 viene redatto un documento con le linee guida per gli autonomi. 232 . nel 2001. in maniera intermittente. La commissione alla quale è affidato il compito di portare avanti le rivendicazioni degli autonomi non ha trovato sempre ascolto all’interno del sindacato e il fatto che negli anni dopo il 2004 le fuoriuscite abbiano superato le nuove iscrizioni sta a dimostrare che i possibili utenti del servizio sindacale sono rimasti delusi.8 Il 2004 è l’anno della grande riforma dello stato sociale e avvengono cose strane. Le difficoltà a far accettare ai rappresentanti dei lavoratori dipendenti l’idea che un freelance possa aspirare ad avere le loro stesse tutele sindacali non sono state poche e non sono ancora superate. non come percettore di servizi. scattava solo alla settima settimana. che dagli anni settanta rappresenta la fonte più autorevole in materia di proposte di politiche contro la povertà. vorrei che fossimo il loro sindacato. Nel progetto di legge del governo Merkel veniva esteso l’obbligo per gli autonomi (per esempio giornalisti freelance) e i lavoratori intermittenti. Le parole del suo segretario generale Frank Bsirske all’atto di costituzione del sindacato.9 È un momento cruciale nella storia dei rapporti tra stato e nuove forme di lavoro. il sindacato dei disoccupati – e anche il sindacato degli autonomi. Proprio questi dietrofront del governo rosso-verde mettono a nudo la situazione anomala dei lavoratori autonomi e la loro emarginazione da uno stato sociale che è considerato uno dei più inclusivi d’Europa. fintanto che non diventano essi stessi datori di lavoro.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 232 so sulla Confederazione (Dgb). erano promettenti: Dobbiamo essere il sindacato delle nuove forme di lavoro. Il lavoro di elaborazione di una piattaforma specifica viene commissionato dal sindacato al noto Centro per le politiche sociali dell’Università di Brema. di quelli che lavorano a termine.

di. Si propone quindi l’apertura anche agli autonomi del sistema previdenziale generale con necessità di un “finanziamento solidale”. Inoltre venivano gravemente ridotte le forme di sostegno alle donne in maternità. i trattamenti pensionistici.000 iscritti appartenenti alle diverse categorie di freelance. dall’IT ai media. Il congresso del Dgb del maggio 2010 non poteva ignorare la drammatica situazione di almeno un terzo degli esercenti attività professionali in proprio destinati a restare senza una pensione.di.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 233 Un’assurdità. e veniva quindi votata una risoluzione che chiedeva al governo di affrontare questo problema. che rappresentavano per certe categorie un sistema di tutele abbastanza efficiente. riguardanti l’assicurazione sanitaria. L’impostazione governativa era tanto più incoerente se si pensa che la riforma del 2004 aveva indotto tanti percettori di sussidi di povertà. come si è visto in precedenza. secondo la norma. Attualmente Ver. chiedendo per esempio un’equa distribuzione dei versamenti previdenziali volontari tra committente e freelance. dichiara circa 30. E se il governo dovesse decidere per i versamenti obbligatori nella misura richiesta ai dipendenti.10 la loro inclusione laddove possibile in sistemi pensionistici aziendali. come quella degli artisti.11 A differenza dei documenti dei sindacati italiani. le indennità di disoccupazione. per i percettori di sussidi di povertà le somme da versare. le prese di posizione del Referat Selbständige di Ver. a mettersi in proprio. dimostrano una conoscenza approfondita delle problematiche del lavoro autonomo e non discriminano tra lavoratori indipendenti che riescono a malapena 233 . cerca anche di tener conto della condizione di questi ultimi. la maggioranza di queste persone non sarebbe in grado di effettuarli. Secondo le stime del sindacato. ricordava il sindacato e chiedeva inoltre che l’ammontare del contributo dovesse tener conto del reddito effettivo e non essere parametrato su indici di reddito presunto. Per di più venivano ridotte al minimo le prestazioni di cassa malattia. cioè pari a un quinto del reddito. nelle controversie riguardanti i contratti collettivi di settori nei quali la presenza di professionisti indipendenti è consistente. Bismarck lo aveva introdotto nel 1883 con il principio che il diritto al rimborso scatta dopo il terzo giorno di malattia e da allora è rimasto così. l’estensione anche agli autonomi della possibilità di finanziare una pensione integrativa prevista dal sistema obbligatorio (Riester Rente). dai giornali al cinema. avrebbero dovuto essere tali da portar via un terzo del sussidio. sono più di 2 milioni le persone che rischiano l’indigenza in vecchiaia (Altersarmut) perché lavorano come indipendenti.

Non è stato semplice. a studiare tutte le eventualità. di supporti e di suggerimenti agli aspiranti membri della tribù ed è molto ap234 . in maniera irrevocabile. dov’è apparsa questa testimonianza. Mio marito è un creatore/designer di database e programmi per iPhone e iPad.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 234 ad arrivare a fine mese e quelli a reddito dignitoso. la vita merita di essere vissuta. né si baloccano nella distinzione tra “false e vere partite Iva”. che hanno adottato come stile di vita e di lavoro il nomadismo. gli iscritti calano e la fiducia degli interessati anche. e di tanto in tanto portandosi dietro casa e ufficio. resa ancora più ostica dal fatto che certe norme vengono ritirate o modificate pochi anni o mesi o giorni dopo essere state emanate e soprattutto dal fatto che un impianto legislativo pensato per il lavoro dipendente o trascura completamente il lavoro autonomo oppure gli impone regole assurde e controproducenti. Uno degli strumenti più efficaci di Ver. offre una molteplicità di servizi. su contatti con altri indipendenti. Ma il successo di un sindacato dipende anche dai risultati che riesce a portare a casa. La maggioranza dei lavoratori indipendenti ha una conoscenza superficiale di queste norme.. previdenziali. la gestione di questi problemi viene affidata al commercialista. con quattro bambini.mediafon. sarebbe particolarmente preziosa perché il sindacato dispone di una conoscenza approfondita della complicatissima legislazione sui sistemi di sicurezza sociale.] abbiamo passato due anni a consultare elenchi di possibili contatti. sulla formazione. in mancanza di questi. Un gruppo particolare di freelance è quello dei cosiddetti location independents. Se la scelta di lasciare il posto fisso in azienda costringe spesso alla prigione domestica della casa-ufficio. invece di vivere giorno per giorno.di. [.di. prima di deciderci a rompere con la vita “normale” e a diventare una famiglia che vive e lavora ovunque. io scrivo per il mercato dei viaggi e per la scuola.. cambiando luogo ogni giorno. loro fanno un passo ulteriore. ma l’importante è il volerlo fare. su forme contrattuali. loro non ci stanno. L’azione di Ver.12 Nomadi sul serio In America la mobilità fisica è sempre stata un segno caratteristico del modo di vivere. per attirare iscritti è il servizio di consulenza del sito www. Il sito http://locationindependent. tempus fugit. rinunciano a una residenza. su onorari e pagamenti.com.net su questioni fiscali. se lo scopo della scelta è la libertà.

gentrificata Europa sarebbe difficile farlo a quel modo.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 235 prezzato dai potenti dell’industria produttrice di strumenti per comunicare e lavorare a distanza. lavorare da nomade può comportare dei vantaggi. viviamo del nostro lavoro e ci portiamo dietro malgrado tutto una buone dose di workaholism. compiuto gli studi e cerca un altro sistema di vita. I principali problemi sono di ordine tecnico-organizzativo. per ora la moda sfrutta l’onda ascendente. proprie del ceto medio. in Italia soprattutto. nei luoghi dove “non c’è campo” rischia la fine del beduino cui hanno avvelenato i pozzi. di riconoscimento sociale. Purtroppo molti credono che siamo sempre in vacanza. con una cinquantina di uffici sparsi in tutte le maggiori aree metropolitane. Se poi la roulotte o il camper si trasformano anch’essi in prigioni itineranti è troppo presto per dirlo. l’itinerario del professionista nomade deve seguire i territori dove i collegamenti Internet siano assicurati. sembra essercene sempre di più. ci invidiano e dicono che possiamo permettercelo perché siamo ricchi! Non siamo affatto ricchi. per ora – almeno dalle voci raccolte su Internet – sembra gente dotata di competenze elevate. né agli anarchici radicali della Repubblica di Weimar che distruggevano i documenti d’identità per non essere rintracciati. i professionisti itineranti possono diventare i migliori test per nuovi prodotti e servizi. sorvegliati. ma di gente che si sottrae al luogo dove per anni ha vissuto. si tratta ancora di persone che affrontano l’avventura con entusiasmo. Si sviluppano piuttosto tra i location independents curiose dinamiche. con clientela affidabile o con un reddito minimo garantito. Non appartengono certo al genere degli hobos della Grande depressione. prevede che all’uscita dalla recessione la domanda di lavoro sarà costituita per il 50 per cento da alternative labour arrangements. Nell’aprile del 2009 ha presentato un rapporto sulla “forza lavoro emergente”. Nella popolosa.13 Rifacendosi a uno studio del Mit degli anni novanta. di reputazione. chissà che non si diventi testimonial di qualche grosso gruppo. urbanizzata. New York: un’idea di sindacalismo per i nostri tempi Littler Mendelson è il più grande studio di avvocati specializzati in controversie di lavoro degli Stati Uniti. Rappresenta e difende gli interessi degli imprenditori. spesso proprio per strappare i bambini alla vita pesante della città o per consentire a un membro della famiglia che è andato in pensione di godersi un po’ la vita. cioè 235 .

i consulenti esterni ingaggiati per progetti limitati nel tempo debbono essere esclusi dai piani di pensionamento e non debbono gravare minimamente sull’impresa per prestazioni di carattere sociale. ma l’importante è che l’impresa possa trovare un sostanziale beneficio economico nell’impiego di forza lavoro temporanea rispetto al costo rappresentato dalla forza lavoro stabile. equivalente a quello che nell’uso comune viene chiamato freelance o free agent. il Rapporto prevedeva un balzo nell’occupazione di 236 . e acquisendo maggior prestigio sociale. per questi ultimi. Il Rapporto Littler è molto interessante perché. sarà incline a concedere loro facilitazioni e incentivi in considerazione soprattutto del loro maggiore peso come contribuenti. secondo loro) cambiamento dell’immagine pubblica e del prestigio sociale dei lavoratori autonomi. come quello della prefigurazione di imprese a rete con un ristretto numero di dipendenti fissi e un numero molto più ampio di fornitori di servizi ingaggiati sulla base di progetti specifici per il tempo necessario alla realizzazione del progetto stesso (project-based workforce). per esempio nel campo dei sussidi di disoccupazione. Perché l’amministrazione. diventando sempre più preziosi in quanto la loro specializzazione sarà soprattutto sui professional skills piuttosto che sulle abilità manuali. Da un lato Littler raccomanda vivamente l’impiego massiccio di questa forza lavoro per poter ridurre i costi e avere maggiore flessibilità. accanto a scenari assai familiari per noi. Confortato dai dati provenienti dalle agenzie di lavoro interinale. Il termine impiegato nelle statistiche. dall’altro ammonisce gli imprenditori sul pericolo che i lavoratori autonomi. il Rapporto Littler preferisce independent contractor. se lo stato vorrà estendere a loro determinati benefici. in particolare per quanto riguarda due questioni di grande rilevanza: la proprietà intellettuale dei prodotti del lavoro del consulente esterno deve restare in tutto e per tutto all’impresa.15 Lo scopo del Rapporto però è quello di fornire agli imprenditori un orientamento sulle questioni legali sollevate dall’impiego massiccio di forza lavoro temporanea o di prestatori d’opera a progetto. potrebbero diventare dei temibili avversari nelle controversie di lavoro. insiste sul possibile (e auspicabile. anche senza un’organizzazione sindacale alle spalle. è self employed.14 Quando il lavoratore autonomo rientra nell’ambito dei lavoratori della conoscenza si usa independent professional. considerata la loro maggiore rilevanza nella composizione della forza lavoro. Littler quindi rivolge una serie di raccomandazioni agli imprenditori affinché si possano tutelare da questa maggiore forza contrattuale degli independents.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 236 da forme di contratto “non standard” e da lavoratori autonomi. lo faccia.

ispanici. Di alcune tendenze si è avuta certezza però già negli anni precedenti e in particolare di quella che un sempre maggiore numero di professionals si rivolge agli intermediari del lavoro. solo negli ultimi mesi dell’anno l’economia statunitense ha dato segnali di risveglio e pertanto la grande trasformazione nella composizione della forza lavoro sarà tutta da vedere. riportava il dato di 10 milioni self employed unincorporated e di 5. con un’incidenza complessiva sull’occupazione totale pari al 10. secondo le sue previsioni.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 237 contingent work ai primi sintomi di ripresa che. Nei confronti di genere i maschi sono in maggioranza e. con tassi di disoccupazione superiori alla media. staffing industry analysts. cioè di persone che decidono di dare alla propria attività una personalità giuridica per ragioni fiscali e di minor rischio. la Freelancers Union (FU). fenomeno che abbiamo visto nel terzo capitolo già manifestarsi in Germania per quanto riguarda gli ingegneri. I dati degli analisti del lavoro interinale. sembrano indicare che dall’inizio della crisi coloro che lavorano in proprio nei servizi a elevato contenuto di conoscenza hanno avuto difficoltà a trovare occasioni di lavoro e per questo si rivolgono in misura massiccia alle agenzie.4 per cento degli occupati.3 milioni incorporated al giugno 2010. rilasciato il 7 gennaio 2011. accusa da tempo le autorità preposte alla rilevazione statistica di gravi imprecisioni. L’organizzazione sindacale dei lavoratori indipendenti. ma tra gli incorporated possono esserci anche ditte individuali. ma subito dopo ha colpito i servizi professionali. per esempio nella forma di società a responsabilità limitata (Llc). si sarebbe dovuta verificare nel corso del 2010.7 per cento. di disomogeneità nei criteri di classificazione utilizzati e di sostanziale disinteresse per questo settore della forza lavoro. asiatici). Così non è stato. che raggiungono anche la dimensione di 20 dipendenti.3 milioni. l’incidenza del lavoro autonomo non agricolo sul totale è rimasta più o meno la stessa negli ultimi dieci anni. Purtroppo anche l’efficiente Bureau of Labor Statistics (Bls) ha delle difficoltà a stimare l’entità del lavoro autonomo e “atipico”.17 Secondo le stime del Bls che traggono origine dalla Current Population Survey.16 Il più recente comunicato del Bls che abbiamo potuto consultare. L’ultima indagine specifica è del 2005. i bianchi prevalgono sugli altri gruppi (afroamericani. pari al 7. A causa di queste ineffi237 . Gli unincorporated sono invece persone che svolgono attività autonoma in maniera occasionale. quando il numero di independent contractors veniva stimato in 10. sul piano etnico. La crisi ha inciso fortemente soprattutto nel settore delle costruzioni.18 È aumentata decisamente la quota di incorporated.

che non disdegna il richiamo alla simbologia del movimento operaio militante. Rockefeller e Robert Wood Johnson. la Freelancers Union (FU). L’osservatore esterno rimane disorientato da simili discrepanze. quello dell’assistenza sanitaria.393).000. l’incidenza della popolazione dei self employed. molto probabilmente le stime della FU si fondano su proiezioni della situazione di New York. Come in Italia si sono diffuse a macchia d’olio le “badanti”. ciò è dovuto in massima parte a tre ordini di ragioni: essere nata come fenomeno metropolitano newyorkese e aver acquisito subito una visibilità “locale” ma al tempo stesso nazionale. Le campagne di sensibilizzazione e le azioni di lobbying della FU sono condotte con molta abilità e con stile prettamente “americano”. Attualmente la Fic opera soltanto nello stato di New York. aver concepito sin dall’inizio la sua attività come quella di una union. la FU è riuscita finalmente a offrire qualcosa di concreto ai suoi soci.19 Puntando sin dall’inizio sul tema più sentito da parte dei lavoratori autonomi di seconda generazione americani. il vero e proprio balzo era avvenuto nei servizi alla persona. dei lavoratori temporanei e di quelli con contratti “atipici” sul totale degli occupati sarebbe largamente sottostimata. così nella città di New York dal 1997 al 2004 il numero delle persone addette alla cura dei bambini che lavoravano come self employed. sposando le previsioni degli avvocati di parte padronale. dove l’indagine condotta dallo State Comptroller nel 2007 aveva accertato che dal 1975 in poi i due terzi dei nuovi posti di lavoro nella Grande Mela erano stati occupati da persone classificabili come indipendenti. per essere convincente. Sulla FU si è scritto molto e la sua fondatrice Sara Horowitz è diventata un personaggio di fama internazionale. costituendo nel 2009 la propria compagnia di assicurazione. in sostituzione di asili nido e di scuole materne insufficienti.000 iscritti a 150. è passata in pochi anni da 10. Se questa crescita era stata determinata anche dalle professioni collegate allo sviluppo delle nuove tecnologie e alla fiorente industria dell’intrattenimento e dello spettacolo. Se l’associazione sindacale che riunisce i freelance. di un sindacato. Sappiamo quanto superficiale e truffaldina pos238 . con il contributo di 17 milioni di dollari erogato dalle Fondazioni Ford. che è stato il primo a riconoscere la deducibilità fiscale dei premi pagati a questa nuova compagnia. dove.085 a 49. avere impostato la sua campagna di reclutamento e sensibilizzazione sul problema dell’assistenza sanitaria. era quintuplicato (da 11. qualcosa come 42 milioni di persone. un messaggio deve portare dei numeri. la Freelancers Insurance Company (Fic). Il sindacato parla addirittura di un terzo dell’occupazione totale.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 238 cienze.

da cui risultava che questi “talenti” stavano fuggendo da New York per dirigersi verso altre aree metropolitane. il 2009. come Minneapolis/St. limitando i benefici per costoro solo ai provvedimenti di sgravio fiscale. Althea Erickson e Gabrielle Wuolo.21 Le tremila risposte hanno rivelato la difficile situazione di chi lavora in proprio in un periodo di crisi senza poter godere di alcuna forma di protezione sociale. la televisione. un 5 per cento è ricorso all’assistenza per i poveri. L’età media degli intervistati era di quarantacinque anni.22 L’81 per cento degli intervistati aveva subìto forti diminuzioni di reddito. autori di testi e di realizzazioni per la radio. l’ultima disponibile è quella che riguarda l’anno della grande crisi. a cura di Sara Horowitz. Sorprendente il fatto che solo il 33 per cento dichiara di lavorare abitualmente sulla base di contratti scritti. in maggioranza donne. a New York City addirittura il 27 per cento. il pacchetto di misure di stimolo all’economia che il presidente Obama ha firmato nel febbraio 2009.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 239 sa essere questa tecnica ma sta di fatto che un qualunque messaggio riguardante una situazione sociale viene ripreso dai media solo se dietro ha i numeri di una survey.. pubblicata nel corso del 2010. scenografi.20 Ogni fine d’anno la FU lancia una nuova indagine online sulla condizione dei suoi affiliati. scrittori. altri hanno rinunciato al mutuo per la casa. sapendo quanto sensibile sia l’amministrazione cittadina di New York sui temi dell’attrazione dei talenti (Florida insegna). perché il costo della vita a New York era diventato insopportabile e i servizi pubblici cari e inefficienti. Misure significative di compensazione a livello di singolo stato federale non erano state ancora introdotte. sono le persone più bisognose di un sostegno da parte di un’organizza239 . Paul o Portland. nell’Oregon. Entrate da poco sul mercato e ancora disorientate dalla nuova situazione. grafici. il cinema ecc. ha lasciato fuori i lavoratori indipendenti. il 37 per cento appoggiandosi alla carta di credito. artisti. Nel 2005-2006. comprendente anche un innalzamento e un’estensione dei sussidi di disoccupazione. Come hanno fatto a cavarsela? In maggioranza attingendo a riserve tenute per queste eventualità o comunque a risparmi. una parte ha venduto la macchina. un dato che in parte si spiega con il fatto che dal 2007 in poi circa il 40 per cento di coloro che iniziano un’attività in proprio non lo fa per scelta ma perché ha perduto il posto di lavoro come dipendente. nella parte dedicata ai provvedimenti per i settori della popolazione più vulnerabili. FU aveva condotto un’inchiesta presso i freelance del settore “creativo”. designer. dovute in parte alla mancanza di commesse ma in larga parte anche ai mancati pagamenti o ai pagamenti ridotti o assai ritardati da parte dei committenti. L’American Recovery and Reinvestment Act (Arra). pubblicitari.

Una coppia di lavoratori indipendenti da circa venticinque anni del New Hampshire dichiarava che l’aumento dei premi per l’assicurazione sanitaria privata aveva portato l’incidenza di questa spesa al 27 per cento del loro reddito familiare. secondo la FU i continui tagli operati dalle aziende sui piani di pensionamento e sui benefit dei dipendenti stanno erodendo un sistema di previdenza sociale basato sul rapporto di lavoro subordinato. Le assicurazioni private sono in genere costituite da un venture capital che pretende un ritorno dell’investimento anche del 30 per cento. Gli indipendenti devono poter disporre di assicurazioni sanitarie che si possano portare dietro da una commessa all’altra. Per quanto riguarda le prestazioni previdenziali. quindi l’intera impalcatura della sicurezza sociale dovrà essere ripensata in ogni caso. Queste cifre sono state abilmente utilizzate dalla FU sia per aprire una campagna in favore dell’estensione del sussidio di disoccupazione anche alle categorie rappresentate dal sindacato. Basta guardare su YouTube il video Getting It Done. data la natura estremamente volatile della loro attività. Chi ha seguito sin dalla nascita l’organizzazione avverte che negli ultimi tempi 240 . con le quali ha firmato delle convenzioni. dichiara di procurare agli utenti risparmi anche del 75 per cento sui livelli di mercato dei premi. costringendoli a rinunciare alle vacanze e agli accantonamenti per la pensione. le loro coperture assicurative devono essere portable and affordable. la sua compagnia di assicurazioni. La Fic chiede che alle società con scopi sociali venga assicurato capitale a basso costo. Per quanto riguarda invece i sussidi di disoccupazione la FU non ritiene che il sistema vigente possa andar bene per gli indipendenti. il suo polmone risiede evidentemente nelle iniziative di charity dei privati. là dove opera. Si finanzia indebitandosi a basso costo e ripagando il debito con la raccolta dei premi. chiede inoltre che i premi possano essere deducibili interamente dalle tasse e che sia consentito anche agli indipendenti di formare dei risk pools. alle cui risorse essi possano ricorrere in caso di bisogno. Perciò suggerisce l’istituzione di un sistema parallelo creato apposta per questo universo del lavoro mediante una forma di accantonamento alimentato dal gettito fiscale degli indipendenti. agisce quindi sul mercato e finora dichiara di rinunciare a una partecipazione di enti pubblici. Dal 2001 la FU ha consentito ai suoi soci di godere di forti sconti di gruppo presso alcune assicurazioni private. sia per promuovere la sua formula assicurativa. Un certo numero di intervistati aveva dichiarato di non avere i soldi o di aver dovuto rinunciare al pagamento dell’assicurazione sanitaria privata.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 240 zione di categoria. 15 Years of Writing the New Rules for the New Workforce.

a entrare anche in aziende che avevano fino a quel momento tenuto il sindacato fuori dalla porta. Incarcerato per la sua attività di agitatore. all’età di cinquantanove anni. Dicono di voler stimolare un altro New Deal e non a caso hanno cominciato a comporre la loro galleria di santi patroni. Dicono di voler costruire the next social security net.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 241 il suo messaggio è diventato molto più ambizioso e visionario. per far questo deve combattere le forti correnti interne anarco-sindacaliste. che lo coglie relativamente giovane. in cambio chiede agli imprenditori di non abbandonarsi a una concorrenza distruttiva e a rinunciare a pratiche antisindacali. dove trova impiego nell’industria dell’abbigliamento. di ispiratori. La ragione per la quale la Freelancers Union trova nella sua figura un ispiratore è dovuta però al fatto che Hillman fu il promotore della prima cooperativa di abitazioni per lavoratori. assumendo guardie private o assoldando crumiri durante gli scioperi. di precursori. Gli scioperanti rifiutano la direzione del sindacato aderente all’Afl (American Federation of Labor) e gli accordi che ha sottoscritto. Riesce in questo modo. che diventerà sua moglie. che sono alla testa del movimento.000 addetti. Accetta moderazione salariale e pace sociale. in particolare per il suo ruolo nella costituzione del Cio (Congress of Industrial Organization). poi liberato. dall’altro. sfugge all’ondata di repressioni e pogrom seguita alla rivoluzione del 1905 riparando in Inghilterra e da qui negli Stati Uniti. e 241 . tra le quali spicca Bessie Abramowitz. un’organizzazione clandestina ebraica che aderiva al movimento rivoluzionario russo. rinuncia ben presto alle azioni radicali e sin dagli anni della Prima guerra mondiale imprime al suo sindacato uno stile di collaborazione aperta con gli imprenditori disposti a riconoscere l’autorità della sua organizzazione. Ricoprirà ruoli di grande importanza sotto l’amministrazione Roosevelt come membro del Labor Advisory Board e del National Industrial Recovery Board. a emarginare il vecchio sindacato dell’Afl e. da un lato. per tutti i “flessibili”. di cui Hillman sarà l’indiscusso leader sino alla morte. Considerato una delle figure più significative del sindacalismo americano tra le due guerre. non soltanto per i freelance ma per la nuova forza lavoro emergente. destinato dalla famiglia a diventare rabbino – racconta il suo biografo Steve Fraser – ma divenuto ben presto militante del Bund. ebreo lituano nato nel 1887. in maggioranza donne. nel Bronx.23 Nel 1910 scoppia uno sciopero nelle industrie del settore che coinvolge circa 45. È Sidney Hillman l’icona alla quale si rivolgono. prima a New York e poi a Chicago. collaborando alla stesura del National Labor Relations Act. i dissidenti fondano l’Amalgamated Clothing Workers of America.

è quella di un’“impresa sociale”. un sistema pubblico. Una cosa ben diversa da come gli europei s’immaginano la flexicurity. la forma previdenziale-assistenziale che sembra essere considerata dalla FU l’unica in grado di reggere i tempi. in particolare. votata unicamente a dare prestazioni sociali agli utenti (a self sustaining way to help people). dopo la crisi dei mutui. deve essere in tutto e per tutto una forma privata di autogestione. Un altro esempio al quale la FU intende ispirarsi è quello della ShoreBank. Infatti. una forma di risparmio assicurativo che possa sostituirsi ai piani di pensionamento aziendali. realizzata con la fondazione della Freelancer Insurance Company. dimostrando in questo una notevole capacità di trovare quattrini. perché non è. La FU non avrebbe potuto rendere credibile questa ipotesi. capace di stare sul mercato.26 La prima volta che la FU si è schierata dal punto di vista politico è stata in occasione delle elezioni municipali di New York del 2009.25 Il sindacato propone oggi un Freelancer Retirement Plan.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 242 della prima banca operaia.24 In questo contesto la fondatrice di FU non ha mai nascosto il suo interesse per il movimento cooperativo italiano. riservati solo ai dipendenti. del New York City Investment Fund. di autofinanziarsi. Da questa esperienza. non deve essere. ma sopratutto di una lunga lista di fondazioni private. proprio nel settore dei finanziamenti per l’abitazione. ai programmi governativi sempre più poveri di risorse e alle proposte dei broker privati sempre più care e con prestazioni sempre più insoddisfacenti. Purtroppo questa banca è stata chiusa dalla Federal Insurance Deposit Corporation nell’agosto del 2010 per le perdite accumulate. In vista delle elezioni del 2 novembre 2010 la Horowitz ha rivolto un esplicito appello per uni242 . dando l’occasione alla FU di mettere sul suo sito un commento molto amaro sul differente trattamento che l’amministrazione Obama ha riservato a quelle considerate “troppo grandi per fallire” rispetto a quelle che dovrebbero essere considerate too good to fail. ha preso avvio il movimento della “finanza sociale” che ha costruito la cultura e le tecniche del microcredito in diversi paesi poveri del mondo. un’iniziativa creata una trentina d’anni fa per offrire alla comunità povera di Chicago una banca disposta a dare prestiti a un tasso d’interesse molto basso. continuando però a operare e a estendere l’attività in diverse città degli Stati Uniti. che ha visto tra i fondatori alcuni attivisti della comunità afroamericana più radicale. destinato a essere gestito dal partito più forte o dai partiti in più o meno stretta concertazione con le vecchie rappresentanze degli interessi. se non avesse potuto godere del sostegno e dei finanziamenti della New York State Health Foundation. vista la crisi della finanza pubblica.

del sostegno al trasporto pubblico. ma anche più difficili. toglierli dall’isolamento e farli diventare partecipi di una comunità. Un passo avanti è stato compiuto facendo approvare una modifica alla normativa sul lavoro dello stato di New York secondo la quale il dipartimento del Lavoro può aprire un’indagine sulle società morose nei confronti degli independent contractors. Sara Horowitz e Dan Cantor. molto diffusi a New York nel settore dei media e dello spettacolo. executive director rispettivamente della FU e del WFP.” Una delle battaglie più popolari. uno sguardo concentrato esclusivamente sui problemi della gente che lavora non è poi così banale. è appunto quella contro i committenti che non pagano. timorosi di esporsi. A un controllo non risultava alcuna richiesta di fallimento della società. ma le difficoltà possono venire in primis dagli stessi freelance. del finanziamento pubblico delle spese elettorali. A una lettera di protesta e di ammonimento del sindacato la società rispondeva dicendo bellamente che non pagava perché non aveva i soldi. Lo slogan del partito può far sorridere (We’re fighting to bring back the American Dream) ma se si pensa che i temi del vivere decentemente vengono trascurati dai maggiori partiti e dalla stampa. Un’altra modalità è quella di lanciare una campagna di smascheramento pubblica. hanno tenuto dei comizi insieme.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 243 re le forze a quelle del Working Families Party (Wfp) nell’appoggiare candidati disposti a impegnarsi sulle questioni basilari dell’assistenza sanitaria. Una socia della FU coglieva l’occasione per raccontare di aver mandato una energica protesta per una fattura non pagata 243 . dei salari minimi fissati per legge in grado di strappare alla povertà chi ha un lavoro. Il Wfp dichiara che i suoi 140. assumendosi le spese legali. il WFP appoggiava la proposta di legge di FU per un intervento pubblico contro i committenti che non pagano (deadbeat client bill). ed è questo un modo anche per frenare l’uso di impegni soltanto verbali. “Vogliamo mettere insieme la disparata popolazione dei freelance. Naturalmente solo in presenza di impegni scritti. della ristrutturazione di un milione di abitazioni cittadine in modo da risparmiare energia per mantenerne la temperatura interna. della riduzione degli affitti.000 voti sono stati decisivi per sconfiggere il candidato repubblicano al ruolo di State Comptroller. la nuova ragione sociale avrebbe probabilmente potuto disporre delle risorse per i pagamenti. del pagamento dei giorni di malattia. se necessario può portarle davanti alle corti. oscillanti tra ricette per risollevare l’economia e metodi per vincere il terrorismo. come ha dimostrato la controversia con una società di produzione di famose serie televisive. senza escludere la possibilità di anticipare le somme delle fatture non pagate.

che si era rivelato però fraudulent. Il layout attuale è invece più scarno. La sola possibilità è quella di sensibilizzare l’opinione pubblica e le autorità affinché si metta in moto un processo che promuova un’azione repressiva efficace. il National Freelancers Day. come abbiamo visto dalle statistiche ufficiali. Ci avevano invitato a partecipare al loro evento annuale.” scrive la Horowitz. Al danno si aggiunge talvolta anche la beffa. qualcosa di simile alla nostra Irap. ha prodotto un certo seguito al sindacato. avendo trovato l’indirizzo della nostra associazione per caso su Internet. Un altro metodo di cui ha discusso la FU è quello di istituire un proprio organismo di recupero crediti. la frequenza con cui ne cambiano il layout. negli anni settanta. New York era a pezzi. che presentavano se stessi e le loro competenze. nel 2008 i freelance hanno lasciato all’erario 162 milioni di dollari di Ubt.” La battaglia contro questa tassa è stata condotta con successo a New York e poiché. “Quando questa tassa è nata. al quale si accede dopo aver superato controlli molto rigidi e aver attraversato l’immensa medievale West244 . su 15 milioni di self employed due terzi sono unincorporated. quelli che sono nati dopo ci sono cascati dentro. “c’erano pochi freelance in giro. una prima volta come reddito individuale e una seconda come reddito d’impresa. l’attenzione che essi dedicano al loro sito. Sulle tecniche di sensibilizzazione e di reclutamento della FU si potrebbe insistere a lungo. Si erano dati convegno nell’edificio del Parlamento affacciato sul Tamigi. Westminster Hall Un approccio completamente diverso è quello del Professional Contractors Group (Pcg) britannico. più chiaro e concentrato sui temi essenziali.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 244 a una certa società. perché si viene tassati due volte. è una tassa che non ha nulla a che vedere con un freelance. Una campagna di cui la FU può andare fiera è quella contro il pagamento della Ubt (unincorporated business tax). La scarsa efficacia dimostrata anche da quella che può essere considerata l’organizzazione sindacale degli indipendenti più combattiva a livello mondiale sta a dimostrare come il problema dei mancati pagamenti sia oggi per questa categoria di lavoratori ancora più acuto della mancanza di protezioni sociali (mettendo in conto il tempo e i soldi che vengono impiegati per sollecitare il pagamento). Per un certo periodo il sito ha funzionato anche come strumento di promozione di singoli soci. è indice dell’importanza attribuita allo strumento del web. Londra. di aver ricevuto pochi giorni dopo un assegno.

Sono molto diversi dagli americani perché la loro base sociale è diversa.000 iscritti che pagano quote sufficientemente elevate da permettere il mantenimento di uno staff permanente di persone che si dedicano a tempo pieno all’attività dell’organizzazione. quasi fosse un salariato. sicché è successo a un povero socio Pcg di vedersi affibbiare una multa tale da metterlo in difficoltà. per aver effettuato una telefonata privata di un paio di sterline. che continuano tuttora.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 245 minster Hall. Questa scelta si spiega con il regime fiscale. dove le vessazioni dell’Agenzia delle entrate si manifestano in multe e sanzioni di cui anche il commercialista non sa spiegarsi certe volte l’origine. per esempio. che consente di tassare non il fatturato ma il reddito che il soggetto assegna a se stesso come remunerazione dell’attività. dell’industria farmaceutica e delle utilities. meglio. aveva appurato che il 96 per cento aveva scelto la formula della società a responsabilità limitata (Ltd) pur essendo per l’84 per cento ditte individuali e per il 12 per cento con un dipendente o. Ovviamente il regime fiscale del rapporto di lavoro autonomo è favorevole all’impresa e in parte al contractor stesso. in mezzo a migliaia di telefonate per lavoro. infliggendo a taluni multe tali da rovinarli e scatenando una serie di controversie di lavoro. Hmrc) piombino nella casa-ufficio del professionista e chiedano. si tratta di consulenti con anni di attività alle spalle ben inseriti in mercati molto remunerativi come quelli della ricerca energetica. condotta nel 2010. dell’ordine di migliaia di sterline. contano circa 20. Culturalmente conservatori o vicini ai liberali. e averla inserita tra le spese detraibili. dei servizi informatici e finanziari. In casi come questi Pcg assicura assistenza legale ai soci. Di cosa si tratta? Del solito approccio inquisitorio delle autorità che pretendono in questo modo di frenare l’utilizzo di lavoratori autonomi come mimetismo di un rapporto di lavoro subordinato. Il luogo non era stato scelto a caso. detraendo le spese. A differenza dell’Italia. L’ultima in ordine di tempo. di cui dà notizia il si245 . scopo dell’evento è quello di fare lobbying presso la politica. Un’indagine presso gli iscritti. con un altro percettore di reddito derivante dall’attività della società. in Gran Bretagna può capitare che gli agenti del fisco (Her Majesty’s Revenue and Customs. di far capire che il lavoro indipendente è un fattore importante dell’occupazione e dell’economia. di controllare i records delle telefonate degli ultimi due anni. ma gli uffici di Sua Maestà invece di prendersela con le imprese si sono accaniti contro centinaia di consulenti. noto con la sigla IR35. Non c’è da stupirsi quindi se l’associazione è nata nel maggio 1999 a seguito di una campagna e di una successiva azione legale contro un provvedimento fiscale iniquo.

immobiliare. si è conclusa con la vittoria di un loro socio in quanto la Corte non ha riconosciuto nel contratto di consulenza che questi aveva sottoscritto con Airbus gli estremi della mutual obligation. Le banche si sono trovate senza liquidità. ha strappato a molti di loro la possibilità di una pensione. a taluni.com. La crisi. che gli permetterebbero di guardare “dentro” la complessità di quell’aggregato che chiamiamo ceto medio e la sua crisi. che cerca a fatica di sbarcare il lunario e spesso lavora su accordi ver246 . Gli iscritti alla FU americana invece appartengono in maggioranza alla fascia bassa del freelancing. potrebbe scoprire delle cose di grande interesse. “Finire sotto le grinfie dell’IR35 è come farsi mordere dal proprio rottweiler!” Se qualcuno volesse analizzare l’enorme differenza tra la cultura e l’approccio della FU newyorkese e quelli del Pcg dal punto di vista sociologico.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 246 to di Pcg il 20 gennaio 2011.” dichiara il servizio di consulenza e informazione online www. come dire. propria invece del rapporto di lavoro subordinato.freelancesupermarket. Le norme fiscali della IR35. La crisi dei mutui ha prodotto quindi effetti devastanti su coloro che ancora non erano riusciti a pagare la prima casa o a finire di pagare l’immobile destinato a essere affittato a terzi. ha portato via anche la casa-ufficio. dichiarando migliaia di contratti insufficienti a provare che il rapporto di lavoro non è un rapporto di subordinazione. i broker si sono trovati con una drastica limitazione di schemi d’investimento che erano autorizzati a proporre. i più sfortunati. se ha consentito a questi consulenti di sopravvivere. gli indipendenti si sono trovati con clienti che non rinnovavano i contratti o che li rinegoziavano al ribasso. hanno avuto effetti forse ancora più devastanti della crisi sulla condizione dei contractors. La base sociale di Pcg è rappresentata da consulenti di grandi aziende (67 per cento) e di enti pubblici o società che lavorano per il mercato pubblico (29 per cento) con contratti di lunga durata o di medio-breve durata rinnovabili. quando non saranno più in grado di lavorare. Il contratto diventa spesso la garanzia sulla quale ottengono il mutuo per acquistare sia l’abitazione-ufficio (dove il consulente in realtà risiede un tempo inferiore a quello che spende viaggiando in continuazione per ragioni di lavoro) sia degli immobili che rappresentano l’investimento necessario a procurarsi una specie di pensione con i proventi dell’affitto. Possedere degli immobili come risparmio assicurativo è proprio di una particolare categoria del ceto medio – e non soltanto – nel mondo occidentale e gli independent contractors vi appartengono. “Siamo pronti a pagare di più in cambio di una semplificazione della legislazione fiscale.

Dovevamo riuscire a coinvolgerli attivamente. difficoltà po247 . La leadership ora è chiaramente britannica. le occasioni d’incontro diretto. John Brazier. che non è attribuibile a un desiderio di appartenere all’ordine simbolico dell’imprenditore ma alla necessità di tutelarsi nei confronti del fisco. l’associazione andava bene ma era necessario trovare un nuovo “posizionamento strategico”. Verso l’esterno abbiamo iniziato a tessere rapporti con associazioni professionali come la nostra su obiettivi strategici comuni. considerarli una risorsa importante di capitale umano da investire nell’associazione. nel settembre 2007. sembra avere per la condizione del lavoro indipendente in virtù dell’opera di sensibilizzazione che Pcg conduce in Inghilterra. Questo spiega anche la scelta di costituirsi come entità legale d’impresa. Verso l’interno. dovevamo superare un rapporto con i soci che fosse solo di utilizzo di un servizio d’informazione e di consulenza. Così è nato l’European Forum of Independent Professionals.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 247 bali. esplicita il modus operandi dell’associazione: Quando ho assunto questo incarico. Grazie anche all’interesse che la vicepresidente. Abbiamo moltiplicato gli eventi organizzati per i soci. Per i britannici l’aspetto fondamentale invece è il contratto scritto. finiremo di essere sbattuti tra gli imprenditori e i lavoratori subordinati. Poiché la legislazione sul lavoro ormai la decide l’Unione europea che è socialist and protectionist abbiamo preso l’iniziativa di aprire un’antenna a Bruxelles per farla diventare anche punto di riferimento e di confronto con altre associazioni di lavoratori indipendenti di altri paesi. Se lavoriamo bene. un coordinamento che muove i primi passi e ha già fatto sentire la sua voce presso la Commissione occupazione e affari sociali del Parlamento europeo in occasione del Rapporto sul lavoro “atipico”. tra qualche anno faremo un grande meeting europeo di tutti gli indipendenti e riusciremo a costituire una terza forza. in quanto è la prova del loro essere in regola con il regime fiscale previsto dall’IR35. quando il tipo di rapporto prevalente è quello con uno o due soli grossi committenti. come il Pzo olandese. il managing director di Pcg. Per fare tutto questo abbiamo dovuto rafforzare lo staff permanente.27 Nel numero di settembre 2010 della loro rivista “Freelancing Matters”. i seminari. la deputata inglese Elisabeth (Liz) Lynne. ci siamo anche noi di Acta. è il gruppo più strutturato. le serate conviviali. a essere presenti all’interno di organismi rappresentativi del business. a fare un lobbying più stretto nei confronti dei partiti e dei legislatori in genere per fare sentire la nostra opinione su questioni fiscali e normative che interessano tutti i freelance. Sono presenti anche associazioni italiane.

presupposto indispensabile per la nascita di un movimento in grado di smuovere le cose. Non sono né agricoltori. ma di una grande omogeneità di statuti di cittadinanza nei diversi paesi. perché vuol dire che le élite dirigenti europee. Parigi e dintorni Le associazioni dei professionisti indipendenti. non se ne sono ancora accorte.000 professionisti indipendenti delle arti liberali. né professioni liberali regolamentate dallo stato. né artigiani. consulenti. La definizione di questi professionisti secondo il Codice del lavoro. nel reportage fotografico). formatori. comunicatori ecc. Apotrad (Associazione dei professionisti dei mestieri della traduzione) e Freelance in Europa annunciano la creazione del Coordinamento delle associazioni dei professionisti indipendenti delle arti liberali (Capil). E questo la dice lunga sul loro rapporto con la società reale e con il lavoro. da quando. è stata inserita questa categoria nelle Indagini annuali sull’impresa. nel 1999. pur nella diversità delle culture di base.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 248 tranno sorgere per la grande disomogeneità dei partecipanti. la sussistenza non solo di un sentire comune. attività in proprio. il loro numero ha segnato una crescita media annua del 7 per cento. esercitano tutte le professioni che fino a ieri venivano svolte da lavoratori salariati: ingegneri. Sicfor-Fcf (Sindacato dei consulenti e dei formatori indipendenti – Federazione dei consulenti in formazione). Maison des Artistes) e anche sotto forma di “assimilati a salariati” (nel giornalismo. 248 . a questo ritmo saranno più di un milione nel 2030. L8221-6-1. Il secondo segnale invece è preoccupante. imprese individuali. utilizzando tutte le ragioni sociali disponibili e consentite. Il primo segnale è incoraggiante. vuol dire che si possono formare linguaggi e un sistema di pensiero comuni. traduttori. che vanno dall’associazione di mestiere (per esempio i traduttori) alle associazioni-ombrello che raccolgono una grande varietà di organismi. Il Coordinamento ha come obiettivo quello di promuovere il lavoro indipendente in Francia e in Europa e di difendere gli interessi comuni dei professionisti che lo esercitano. società di autori (Agessa. in certi casi agli antipodi. informatici. quarant’anni dopo l’avvento del sistema postfordista. è la seguente: “Chi opera in forma indipendente offrendo prestazioni intellettuali e stabilisce lui stesso le proprie condizioni di lavoro in accordo con i suoi clienti e porta a termine la sua missione senza rapporto di subordinazione nei loro confronti”. ciò che abbiamo chiamato un’antropologia specifica. L’Insee censisce circa 300. grafici. Sorprendente tuttavia.

Erano in genere persone di mezza età con esperienze aziendali alle spalle. Questo comunicato è apparso sul numero 500 della pubblicazione online “CyberGazette. independents-forum. Michel Paysant. Facevamo parte. gli ordini. In parte usciti per loro scelta dalle aziende dove avevano accumulato il know how che si preparavano a vendere sul mercato a prezzi tali da giustificare la loro decisione di mettersi in proprio. ma tale da aver sviluppato una specie di sesto senso per i “futuribili”. in parte espulsi nelle ricorrenti fasi di ristrutturazione per fusioni. i collegi. affinché ne tengano conto all’interno del Coordinamento nazionale di concertazione delle professioni liberali (Cncpl). Il nostro stesso “pallino” era piuttosto il retaggio di esperienze di movimento degli anni sessanta e primi anni settanta.eu/). Partecipa al Forum europeo dei professionisti indipendenti (Efip) che riunisce strutture di diversi paesi europei e ha come scopo quello di promuovere e difendere il lavoro indipendente in Europa (http://www.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 249 Non esiste al giorno d’oggi alcuna struttura ufficiale che li rappresenti tutti. unioni o sindacati dei lavoratori della conoscenza indipendenti. acquisizioni. Le Journal des Freelances” il 10 gennaio 2011. completamente sgombro da orpelli ideologici o da schemi dottrinari (come vuole invece la vulgata su quella generazione). con qualche collaboratore. una rete di relazioni che si erano procurati durante la loro vita aziendale. rappresentano delle professioni ben definite e. tra le liberali. Un sindacato? Ma per far che? L’idea stessa di creare un’identità di gruppo li lasciava indifferenti. che avevano creato in noi un mind set specifico. gestita praticamente da una persona. Il Coordinamento fa appello ai pubblici poteri per far sapere che esiste. Ci vuole una bella costanza per arrivare a 500 numeri di una pubblicazione. Precisa Paysant: Questo coordinamento è una prima tappa in vista della creazione di una struttura permanente. scorpori ecc. vi aderiscono solo associazioni. quelli del “palli- 249 . Le camere consolari. quelle “regolamentate”. una buona conoscenza delle tecniche di management. che in questo momento sta elaborando una definizione positiva delle professioni liberali. Era un periodo d’oro per queste figure e l’idea di organizzarsi era molto lontana dalla loro sensibilità. Abbiamo conosciuto Michel agli inizi degli anni novanta e ciascuno di noi aveva già da prima “il pallino” di organizzare in qualche modo i nuovi lavoratori autonomi che incontravamo ogni giorno nella nostra attività lavorativa.

Con irresponsabilità 250 . Mettendo insieme i dati dell’Insee. è proprio un nuovo tipo umano o. c’era da studiare e dare volto a una nuova antropologia umana. Michel Paysant. che ancora non sono riuscite a rendersi conto di cosa sta accadendo nel mondo del lavoro. di alcuni gruppi di lavoratrici e lavoratori autonomi per la creazione di associazioni di categoria. continua a restare sconcertato di fronte alla stolida insipienza delle classi dirigenti di questa povera Europa. dovunque avessimo l’occasione di incontrare colleghi con i quali si trovava il tempo di fare due chiacchiere confidenziali sul nostro vissuto di lavoro. Quindi. in Gran Bretagna. chi era stato costretto a continuare a lavorare vedeva diminuire a vista d’occhio i suoi redditi annuali e cominciava a chiedersi come avrebbe vissuto in vecchiaia. quindi il problema dell’organizzazione non veniva avvertito né come una riproposizione di vecchi schemi rivoluzionari né come uno strumento di soccorso a persone in difficoltà. pressoché simultanea in diversi paesi. In mezzo si erano verificati due fenomeni.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 250 no”.com. Infatti il processo evolutivo avrebbe dovuto aspettare almeno altri dieci anni per passare dalle conversazioni tra individui ossessionati dai medesimi “pallini” all’iniziativa. comunque. il momento aureo della consulenza indipendente era finito. cessando l’attività o riducendola al minimo. in Italia. Iniziava un periodo di difficoltà per il mondo occidentale che sarebbe sfociato nella crisi del 2008. che avevano contribuito a cambiare la composizione interna e il contesto del lavoro indipendente: la moltiplicazione di queste figure nella fascia medio-bassa e bassa del mercato e la crisi delle dot. prima di organizzare una coalizione. un tipo con caratteristiche molto simili in tutti i suoi esemplari. ciò che ci è rimasto più impresso è la sensazione piacevole e sorprendente di scoprire che la disposizione d’animo delle persone con il nostro mestiere era la stessa. Riportando alla mente incontri e discorsi di quel tempo. Cominciò a radicarsi in noi la convinzione che l’indipendente.500 euro lordi. Chi per ragioni anagrafiche ha potuto attraversare gli ultimi vent’anni lavorando in questo ambiente. aveva scoperto che dal 1999 al 2007 la crescita dei lavoratori intellettuali delle professioni non regolamentate al servizio delle imprese era stata dell’80 per cento e il loro reddito medio annuo nel 2007 era stato di circa 33. della fascia medio-alta della consulenza professionale. in una presentazione del settembre 2010 al Forum europeo dei professionisti indipendenti (Efip). in Germania. l’autonomo. i più fortunati si erano ritirati.

la riforma agraria in Italia. sgangherata. Milano Può essere descritto. appassionata ne scrive più. piccola. Ne251 . è roba di sociologia potremmo dire. questo strano connubio tra una metropoli e una parrocchia. tanto per abbassare il numero dei disoccupati. Nessun Bianciardi. con il risultato che persino quelli del “pallino” a volte rischiano di avere le idee confuse in proposito. così. proteggono gli autoimprenditori da certi rischi e pongono un limite all’avidità delle banche. come un aggregato di sistemi. Sono stati forniti incentivi insufficienti. saranno le tute blu (bianche quelle della Pirelli di un tempo). costringendo poi la maggioranza a emigrare.28 I due testi hanno almeno il merito di aver definito con chiarezza quali sono i regimi fiscali e assicurativi nei quali rientrano coloro che scelgono di lavorare in proprio adottando una figura giuridica. anzi di più. neanche nessun Jannacci. minuscola. che non dovrebbero poter esigere a garanzia di un prestito beni personali che non rientrano tra i mezzi pertinenti l’attività economica del debitore. capitali di start-up ridicoli. nessun Montaldi da quarant’anni appare all’orizzonte. sottosistemi e non-sistemi. quando sono state date in proprietà terre difficili da coltivare a contadini senza mezzi e senza capitali. In Francia esiste un’Agenzia per la creazione di imprese. Così complesso che le generalizzazioni rischiano il flop.30 Ma in realtà non è questione di scrittura. l’Apce.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 251 e leggerezza è stata portata avanti una politica d’incoraggiamento a “fare impresa”. che sembra corrispondere all’idea che noi italiani abbiamo dell’efficienza della macchina pubblica d’oltralpe. quel che è successo. spregiudicata. integrata nel dicembre 2010 con la legge sull’impresa individuale a responsabilità limitata. è l’assenza di un pensiero che non può vivere senza avere un fondamento nella complessità di soggetti collettivi. Da decenni ormai nessuna penna curiosa. pur di farla. Ricorda. indagatrice. Il 1° gennaio 2009 è entrata in vigore la legge sull’impresa individuale (auto-entrepreneur). senza chiedersi con quale contesto di mercato si sarebbero scontrati questi microimprenditori/lavoratori autonomi. non è stato previsto alcun sistema creditizio favorevole e in genere è stato aggravato il carico fiscale. saranno gli immigrati.29 In ogni caso è evidente lo sforzo di far rientrare questo universo dell’occupazione nell’ordine simbolico dell’impresa e non nell’ordine del lavoro.

che risale al 2004. a Parigi. il marketing ha funzionato bene. vi sono differenze piuttosto marcate che riguardano in particolare la composizione del tessuto imprenditoriale. a dire il vero. Acta raduna i lavoratori di ogni settore che esercitano con partita Iva. Di certo Milano ha un governo. e vivono quotidianamente problemi del tutto simili: un fisco vessatorio. ma Acta (Associazione consulenti del terziario avanzato) ci sembra onestamente in linea. Di sicuro Milano ha prodotto in quantità corifei del glamour. potente. costruito in prevalenza dai “piccoli”. perché già tante esistevano (o vegetavano) da anni. Acta ha saputo ritagliarsi il giusto spazio. dando voce e corretta rappresentazione di quel mondo del lavoro professionale indipendente che non ha legami con gli albi e non si riconosce nel segmento degli artigiani o dei commercianti. una presenza articolata. Doveva per forza nascere a Milano un’associazione dei lavoratori autonomi al passo coi tempi. che lascia pochi pori liberi di respirare nel suo tessuto. oltre che al mercato del lavoro e nei confronti delle imprese. non porta nemmeno la fascia nera al braccio come Genova o Torino. sono stati bravi. si fanno strada in egual modo le dinamiche decostruttive dei sistemi d’impresa e l’emergere del lavoro cognitivo e indipendente.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 252 gli ultimi decenni l’unica eccezione è il pensiero delle donne. in sintonia. Ma Milano è anche la prima grande protagonista dell’industrialismo ad aver elaborato il lutto del fordismo. svolgono attività di consulenza come freelance e indipendenti. britannico o americano in cui è maturata la forza delle coalizioni di cui abbiamo discusso. con il postfordismo. una previdenza senza garanzie. è semplice: raccogliere diversi professionisti senza distinzioni per unirli in una coalizione che mettesse in primo piano le questioni di equità e di giustizia rispetto ai diritti di cittadinanza e allo stato sociale. dice la sigla. difficoltà nei pagamenti. Dall’altra. Da una parte. Eppure il contesto sociale ed economico nel nostro paese è soltanto parzialmente simile a quello francese. pifferai del fashion. che ne hanno confezionato l’immagine e. “ci elle”. a Londra. con quanto abbiamo visto nascere e svilupparsi a New York. dumping sociale e un sostanziale abbandono sul fronte delle po252 . e la presenza di tradizioni ordinistiche che insieme a commercianti e artigiani hanno per anni impropriamente rappresentato nell’opinione pubblica del nostro paese il bacino unico del lavoro autonomo. a Berlino. L’intuizione iniziale. l’abito nero della vedovanza lo ha messo presto nel cassetto. tuttavia. Prima ancora di guardare al contenuto lavorativo espresso. abilmente soft.

Nel maggio del 2009 presentava pubblicamente anche una proposta specifica per la “maternità universale” e la tutela pensionistica di chi deve affiancare al proprio lavoro anche un’attività di cura. giornate di formazione. sulla base della collaborazione di volontari. trova spazio per fare coalizione anche su Facebook. una sorta di coordinamento leggero. Ma ciò che più di ogni altra cosa aiuta Acta nella sua graduale crescita è la sua ferma battaglia sui temi sociali. divulgare. Al deficit di rappresentanza Acta contrappone. Acta sposa in pieno la filosofia del social networking. a partire dal “Corriere della Sera”. dopo alcuni anni di attesa. idee e soldi. Sono tre componenti forti della consulenza: la lettura critica del capitalismo intellettuale. che ruota intorno al sito istituzionale (www. da Scribd a Del. a partire dalle sperequazioni che riguardano il sistema pensionistico e l’assistenza. la distanza dalle tradizionali forme politiche e sindacali di rappresentanza è così marcata che sorge quasi spontaneo per chi vi opera mettere a fattor comune tempo. Giuliano Cazzola. convenzioni. nato nel corso del 2009. che raccoglie altre undici realtà associative trasversali e interprofessionali. Il battage arriva presto sugli organi di stampa e Acta guadagna anche le prime pagine dei giornali. azione coordinata di comunicazione.actainrete. di cui abbiamo parlato più estesamente in chiusura del precedente capitolo.33 Sul fronte dei servizi invece Acta riesce con pochi mezzi a mettere in piedi. costituzione di servizi specifici per freelance.us. confrontandosi attivamente anche con il sindacato. Tiziano Treu. in particolare di ciò che viene definito legislativamente nei contesti politici e istituzionali. da Flickr a YouTube. la necessità di parlare. 253 . Nell’organizzazione interna Acta trova alcune spinte aggregative che si concretizzano in tre attività distinte: analisi e proposte sul fronte delle politiche pubbliche. confrontandosi criticamente con proposte legislative legate a nomi come Pietro Ichino. Twitter. Friendfeed e LinkedIn. e infine la volontà di rispondere alle esigenze di mutualismo e servizio.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 253 litiche di sviluppo. Fare da soli non basta più ai suoi iscritti.it). Sul primo fronte Acta produce una certa quantità di analisi. commenti e proposte che riguardano fisco. prima ancora che rappresentanti. Lo sforzo di collegamento con altre associazioni trova un importante sbocco con la Rete.icio.31 Sul fronte della comunicazione.32 L’azione di comunicazione e informazione passa però anche per canali indiretti. La sua community digitale. aggregare. previdenza e assistenza. I materiali Acta circolano su numerosi social media. uno spazio di co-working e servizi di consulenza personalizzata su fisco e previdenza.

finti dipendenti. ha bisogno di queste figure: più robusti di254 . sotto la direzione della regista argentina Marcela Serli.34 L’obiettivo principale è di tracciare un ritratto aggiornato della condizione del lavoro indipendente di seconda generazione. le logiche di connivenza. perché le partite Iva non hanno diritto a nessun ammortizzatore sociale e i loro contributi Inps finanziano gli ammortizzatori di altre categorie.35 ai lavoratori autonomi si sbatte in faccia una cruda verità: non aspettarsi la solidarietà di nessuno perché non si dà solidarietà ai fantasmi. la voglia di accaparrarsi poltrone. non dividerli. Alcuni soci si prestano al mestiere d’attore per interpretare se stessi e leggere brani del Manifesto. Ciò che denuncia è pubblico. Acta progetta anche il suo lancio a livello nazionale. Dunque non resta che unirsi.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 254 diverse e più realistiche rappresentazioni del lavoro. invisibili. L’economia. Prendendo spunto anche dal bellissimo post sul sito di un socio romano. prendere in mano i propri destini. Il 12 gennaio 2011 si ripresenta in Triennale e mette in scena uno spettacolo autofinanziato. Il 1° dicembre 2009 alcuni soci occupano simbolicamente lo scalone interno della Triennale di Milano. Il messaggio più forte per rilanciare la necessità di unirsi arriva a fine 2010. quando Acta diffonde il “Manifesto dei lavoratori autonomi”. Per Acta è indispensabile scrollarsi di dosso la falsa immagine di evasori. con la ferma convinzione che il lavoro autonomo sia un valore da difendere. scritto in collaborazione tra i soci. rimettendo piede là dove un anno prima era entrata con forme di protesta. Il presidio del luogo simbolo della “Milano creativa” prende la forma di un happening: finte sacche di sangue sono attaccate al braccio di lavoratrici e lavoratori autonomi a simboleggiare le troppe sanguisughe in giro che vogliono attaccarsi a chi lavora in proprio. per protestare contro una proposta di emendamento alla legge finanziaria che chiede di innalzare le aliquote previdenziali dei professionisti autonomi. Da lì a pochi giorni il Parlamento ritira l’emendamento alla finanziaria e Acta intasca il successo. Insieme al testo. dove c’è spazio per raccogliere soprattutto commenti e racconti in presa diretta. perché i diritti dei freelance sono quelli di tutti i lavoratori. prima di tutto via Internet. come hanno “recitato” in Triennale i professionisti di Acta. perché la protezione delle singole professioni non basta e occorre unire i lavoratori. Abbandona il formalismo del mondo sindacale. Giacomo Mason. come dice il vecchio adagio. agli invisibili. offrendo all’universo del lavoro e all’opinione pubblica un programma per il riconoscimento del valore del lavoro professionale e cognitivo in genere.

sentirle suonare convincenti. Sembrerà strano.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 255 ventano. 255 . anche i dipendenti. è un piacere. Insieme potranno forse contare di più. scoprire parole antiche. più forti saranno tutti i lavoratori. perché si tratta di lotta contro la concorrenza al ribasso ed equità nei pagamenti. Da soli i lavoratori freelance finiscono sbatacchiati tra grandi imprese e lavoratori subordinati. tra lobby politiche e sindacali. un divertimento. Acta ha posto anche il problema di come pronunciarle. ma in questo mondo di linguaggi crittati e di comunicazioni remote.

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Milano 2002. 98. New York 2005. Milano 1997. come quel tale.it. a cura di Sergio Bologna e Andrea Fumagalli. Cedam.vivoaltrove. Routledge. 2 1 257 . 5 Richard Florida. un guazzabuglio di mistificazioni e falsità sulle cause della condizione lavorativa e sociale oggi. del 14 giugno 2010. Padova 2010. Kaster. p. una teoria che viene espressa in maniera molto più radicale da testi come What Did the Baby Boomers Ever Do for Us? di Francis Beckett (Biteback Publishing. Ivi. cfr. che fu trafitto a morte dagli allievi a colpi di stilo. 7 Il lavoro autonomo di seconda generazione.com. sul blog di Claudia Cucchiarato www. 10 I professionisti non iscritti ad albi sono liberi di scegliere se regolamentare il rapporto secondo le norme sul contratto d’opera o le norme sul contratto d’opera intellettuale.1099. vedi anche The Economic Geography of Talent.it. 9 Intervista a cura di Matteo Sanfilippo. in “Annals of the Association of American Geographers”. 4 Ibid.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 257 Note 1. pp. University of California Press. vol. 8 www. Le libere professioni intellettuali. Edizioni Paoline. Feltrinelli. 743-755. 146 ss. Guardians of Language. The Webzine for Independent Professionals. settembre 2002. 3 A quell’epoca poteva capitare di peggio agli insegnanti nel mercato privato. 55 del Trattato di diritto commerciale e di diritto pubblico dell’economia. Cities and the Creative Class. 105. Passaggi Agostino d’Ippona. che trae il nome dal titolo del libro pubblicato dall’autrice presso Bruno Mondadori nel 2010.intranetmanagement. nel commento a un libro di Pier Cesare Rivoltella. London 2010). The Grammarian and Society in Late Antiquity. 6 www. poi dichiarato santo. il libro della Cucchiarato purtroppo sembra dar credito alla teoria che “è tutta colpa della generazione anni sessanta”. Robert A. Le Confessioni. p. diretto da Francesco Galgano. pp. cfr. Riccardo Salomone. Utile come reportage. paperback 1997. Berkeley-Los Angeles-London 1988. Scenari del postfordismo in Italia.

nella pratica quotidiana viene gestita in maniera prudente e timorosa.. e le mamme si preparino anch’esse a visitare le proprie figlie all’estero [.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 258 11 “La generazione delle venticinquenni-trentacinquenni. 17 Non ci vuole molto per esercitare questa funzione: con tutti i limiti.it 12 Ma non si tratta solo di giovani.it una persona che ha costituito nel 2002 un’associazione di volontariato per over quaranta che hanno perso il lavoro: “Non sono solo i giovani che vorrebbero andarsene. Bononia University Press. il minimo che si può chiedere a una democrazia borghese. figlie di donne acculturate che in tempi diversi hanno svolto la loro carriera in Italia. 2. Emiliano Mandrone. vol. Nella prima fase è sottoposta a un’azione inconscia di mutilazione. successivamente viene sempre più isolata e separata dalla consistenza morale.lavoce. Emigration Flows for Qualified Scientists. 18 Si tratta della ricerca biennale Isfol Plus.info risponde a tali esigenze e crea una dinamica per cui altri gruppi di docenti e di giornalisti onesti si mettono sulla stessa lunghezza d’onda (Sbilanciamoci. I “confini” del diritto del lavoro nella sua evoluzione storica: un’introduzione.org ecc. noiseFromAmeriKa. un’iniziativa come quella del sito www. Bologna (in corso di stampa). Roma 2006. sulla legittimità di considerare lavoro autonomo anche quello di un professionista con una struttura organizzativa minima. 18. 2007. in “Economia e Lavoro”. 15 Si verifica un doppio processo.] Evviva la fuga delle cervelle. 14 Cfr. in “Annali di storia dell’impresa”. nella seconda si atrofizza lentamente.com. pp. 13 The Brain-Drain. ma li rinvengono con maggiore facilità all’estero. Lessico giuslavoristico.. è nella Sezione 4 della ricerca.. cercano sbocchi professionali coerenti con i loro studi. 19 Importanti a questo proposito i contributi di Orsola Razzolini. Una lettura dell’occupazione non standard in Italia. n. di quarantacinquenni o cinquantenni che continuano a pensare che sarebbe meglio andare via”. New York 2007. e non li trovano in Italia. curato da Maria Carolina Brandi e Sveva Avveduto dell’Istituto di ricerca sulla popolazione e le politiche sociali del Cnr. Cfr. Ne parliamo in maniera più chiara ed estesa nel prossimo capitolo.. 2. n. 258 . 2010. I dati del 2010 saranno disponibili nella primavera-estate del 2011.vivoaltrove. Il lavoro: tra forma e sostanza. non come una risorsa.com.. E perché no anche la fuga delle mamme delle cervelle. cfr.]. Odradek. nelMerito. 71-97. Gianni Corsetti. 431 ss. sulla situazione universitaria negli Stati Uniti i contributi di Andrew Ross e di alcuni suoi studenti della New York University in The University Against Itself: The Nyu Strike and the Future of the Academic Workplace. in Marcello Pedrazzoli (a cura di). come scrive sul blog www.. 16 Sottotitolo Il nuovo mercato del lavoro scientifico. Impresa. assegnista di ricerca dell’Università Bocconi che ha già ottenuto significativi riconoscimenti internazionali. che soffoca l’idea di libertà individuale: la competenza viene percepita come un handicap.) sviluppando un’atmosfera culturale con un po’ di senso radical. Il caso italiano.” scrive la psicologa Antonietta Cacciani in una lettera a postaingioco@libreriadelledonne. pp. e la voce “Lavoro autonomo organizzato”. per segnalare che qualcosa deve cambiare nel nostro paese. ho molti casi di persone ‘mature’. Temple University Press. [.

Milano 1999. Rinaldo Evangelista. cfr. presentato il 24 ottobre 2009 a cura della Libreria delle Donne di Milano. 30 Jacques Derrida. Affetti e Tecnica” organizzato da Coirag e tenutosi a Milano l’8-9-10 giugno 2007. Burning Conscience: The Case of the Hiroshima Pilot. Milano. 2. 29 Questo racconto fu presentato durante il convegno internazionale “Psiche. Moonlighter. Liberi Professionisti Digitali. Jaca Book. Università Bocconi. Una ricerca qualitativa sui lavoratori della conoscenza a Torino. Humanitech. 28 Günther Anders. 223. 32 Cfr. 26 L’esito del referendum alla Fiat Mirafiori sul “piano Marchionne” è stato molto eloquente in tal senso: mentre tra gli operai lo scarto tra i “no” e i “sì” è stato di soli 9 voti. L’instabilità dei nuovi lavori. pp. settembre-ottobre 2007.4 per cento rispetto al 2009) e 373 milioni di Cig in deroga (aumentata del 206. 23 Nel capitolo 5 mostriamo uno dei tanti esempi d’incongruenza di questo archetipo con la realtà quotidiana. in “Economia e Lavoro”. Dario Banfi. Armanda Kidd Damarin. 13 gennaio 2010.8 milioni di Cig straordinaria (aumentata del 126. Weidenfeld and Nicolson. Apogeo. Bologna 2010. Bologna 2010. lanciata attraverso il sito www. ghost worker e l’Altro lavoro. Odoya. n. 31 Cfr.it. Le libere professioni intellettuali. n. Biografie in transito tra lavoro e non lavoro. Claude Eatherly.8 milioni di Cig ordinaria. cit. Milano 2006. p. 33 Cfr.5 per cento di consensi. non solo per il rifiuto di appartenenza che non sia il legame di genere ma per il superamento dell’idea di “rappresentanza” come istituto al quale conferire una delega. 22 Richard Sennett. A partire da questi presupposti può iniziare un ragionamento sul senso del lavoro. Odoya. 488. 2010. Croa. Dalla precarietà lavorativa alla precarietà sociale. L’uomo flessibile. 24 Riccardo Salomone.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 259 20 Elena Fabrizi.bloguerrilla.it/ 2009/05/28/siamo-tutti-diversamente-occupati/). Claude Eatherly. 27 Da questo punto di vista l’impostazione data da alcune componenti del movimento delle donne è estremamente significativa. Feltrinelli. Precarietà e innovazione nel postfordismo. Un’analisi dei percorsi lavorativi. 68. 32. il documento Immagina che il lavoro. tra i colletti bianchi i “sì” hanno raccolto il 95. 25 Nel 2010 sono stati autorizzati 1203 milioni di ore. Dario Banfi.nonpiu. 35 Emiliana Armano.5 per cento rispetto al 2009). 259 . in “Sviluppo e Organizzazione”. Donare la morte. Milano 2002. Le conseguenze del nuovo capitalismo sulla vita personale. A riprova indica i materiali da lui realizzati e visibili sul sito Blog Guerrilla (http://www. Un manifesto del lavoro delle donne e degli uomini scritto da donne e rivolto a tutte e tutti perché il discorso della parità fa acqua da tutte le parti e il femminismo non ci basta più. 34 La campagna Cgil “Giovani non più disposti a tutto”. New York-London 1961. di cui 341.it a metà novembre del 2010 secondo Arnaldo Funaro fu ideata in nuce da lui già un anno prima. Told in His Letters to Günther Anders. Centro di ricerca sull’organizzazione aziendale. Le ore effettivamente utilizzate sono state poco al di sotto del 50 per cento (fonte Inps). 21 Annalisa Murgia. La produzione e le occupazioni flessibili.. 24-46. p.

28. 38 Gay W. Roma 2000. Seidman. 39 Per ricostruire la vicenda nella sua genesi e negli sviluppi si leggano sul sito di Acta (www. Ingegneri ed élite. Alla bibliografia contenuta in questo volume si rimanda per ulteriori riferimenti. p. Con maggiore approfondimento e completezza se ne è occupata più di recente Maria Malatesta. Acta risponde a Paolo Attivissimo. The Culture of Professionalism. A Guide to the Profession. 199-244. Russell Sage Foundation. Pensioni: “Meglio l’ignoranza del sommovimento sociale”?. Bologna 1987. soltanto le analisi dedicate alle professioni tecniche (pp. La letteratura riguardante la storia delle professioni in Italia è. p. Professionisti e gentiluomini. pp. 8 Willem Tousijn. Norton & Co. in “Quaderni di Storia”. il Mulino. Mark Granovetter. Human Rights.actainrete. 3 maggio 2010. 165-201). 81. L’ideologia del professionalismo e la sua crisi 1 International Labour Office (Ilo). Bledstein. American Sociological Association’s Rose Series in Sociology. maggio 2003. La forza dei legami deboli e altri saggi. Tra Stato e mercato: le libere professioni in Italia in una prospettiva storico-evolutiva. dedicata esclusivamente alle professioni regolamentate. 37 36 2. and Transnational Activism. perché la loro evoluzione è strettamente legata a quella dell’impresa e le “nuove” professioni non regolamentate in genere appartengono al settore dei servizi alle imprese. La democrazia degli affari: comunicazione aziendale e discorso pubblico negli Stati Uniti. Oxford University Press. 1900-1940. 7 Marco Soresina. Oxford 1999.. W. Da gentiluomini a mercenari. 2 Burton J. Matthias Kipping. Il capitolo dedicato agli ingegneri è il quarto. 6 ottobre 2010. Professioni e liberi professionisti in Italia dall’Unità alla Repubblica. Storia delle professioni nell’Europa contemporanea. Einaudi.it) questi articoli: La lettera scomparsa: Acta denuncia le politiche Inps!. 131.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 260 Ibid. oltre alle riflessioni di carattere storico-metodologico che valgono per tutti i discorsi sul professionalismo. Carocci. Oxford University Press. 27 ottobre 2010.W. tranne pochissime eccezioni. New York 1976. Qui abbiamo preso in considerazione. Management Consulting. The Middle Class and the Development of Higher Education in America. p. Napoli 1998. The Consultancy Business in Historical and Comparative Perspective. New York 2007. p. 101. Geneva 20024. Management Consulting. Emergence and Dynamics of a Knowledge Industry. in Willem Tousijn (a cura di). Liguori. Beyond the Boycott: Labor Rights. 9 “Il problema della disoccupazione dei tecnici caratterizzò tutto il pe- 260 . Un’altra incauta dichiarazione di Mastrapasqua. 5 Fernando Fasce. 22 dicembre 2010. 6 Matthias Kipping. Le libere professioni in Italia. Lars Engwall (a cura di). Torino 2006. Oxford 2002. 4 Ivi. a cura di Milan Kubr. 3 Ivi.

. vedi anche a cura dello stesso autore. La lunga marcia delle professioni tecniche. No Collar. 16 settembre 2010. pp. Milano 1997. 528-613). 20 John e Barbara Ehrenreich. The Professional-managerial Class. in “Annali di storia dell’impresa”. Libere professioni in libertà vigilata su www. 21 Sulle ideologie e utopie tecnocratiche cfr. in “Radical America”. Sergio Bologna. 23-30. 2006. 16 Federico Butera. p.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 261 riodo tra le due guerre”. nn. e successive pp. 349. Duncker & Humblot. 2a ed. vol.C. n. cit. 22 La conferenza di Weber è stata pubblicata la prima volta nel 1919 (Wissenschaft als Beruf. in Willem Tousijn (a cura di). 26 ottobre 2010. pp. Basic Books. Ruggero Cesaria. Roma 2007. Ma abbiamo ancora le nostre competenze e possiamo usarle per lottare per costruire una rete di protezione decente e un’economia equa. I due autori negli anni precedenti si erano occupati dell’organizzazione del sistema medico-sanitario americano e delle diverse figure professionali in esso operanti. Le nuove professioni nel terziario. Milano ha 20 mila avvocati (la metà di tutta la Francia). 14 Ivi. 23 In Germania il giovane “è dipendente dal direttore d’Istituto quanto 261 .. architetti. München 1919) e poi riprodotta nell’edizione dei suoi scritti sulla scienza (Gesammelte Aufsätze zur Wissenschaftslehre. Winckelmann. 1415. vedi anche il sito www. The Humane Workplace and its Hidden Costs. Cfr. n. Professionisti e gentiluomini. I lavoratori della conoscenza. 1 e 3. 349. Ricerca sul professionalismo degli Anni 80. 13 Maria Malatesta. 353. in “Corriere della Sera”. 10 Willem Tousijn. 12 Luigi Ferrarella. p. Professionisti e gentiluomini. pp. middle manager e alte professionalità tra professione e organizzazione. Ingegneri. 18 Cfr. 1977. p. 15 Gian Paolo Prandstraller. 566-597. Le libere professioni in Italia. in “Economia e Lavoro”. le nostre assicurazioni sanitarie e talvolta le nostre case. Stuttgart 2002. in Geistige Arbeit als Beruf. Le libere professioni in Italia. 11. Le traduzioni sono di Sergio Bologna dalla raccolta Max Weber. pp. anche Sergio Bologna. Schriften 18941922. 108-136. 2. Il caso italiano. 2003. Tübingen 1922. Derive&Approdi. Franco Angeli. Kröner. 524-555. I “lavoratori della conoscenza” fuori e dentro l’impresa. Professionisti e knowledge workers. 11 Maria Malatesta. cit. J. Oggi. Ceti medi senza futuro?.lavoce. New York 2003.. Vier Vorträge vor dem Freistudentischen Bund. geometri.B. 1951. 323. 17 Andrew Ross. e i commenti dei lettori. (a cura di).pietroichino. Enrico Donati. Aderisci a United Professionals per costruire un sistema di mutuo soccorso. p. Franco Angeli. che si sono conquistati con gli studi universitari e con il duro lavoro. nella situazione economica attuale stiamo perdendo i nostri impieghi. 17. Milano 1994 (4a edizione).info. per far pressione in favore di una riforma sanitaria e di sussidi di disoccupazione adeguati e per realizzare un’economia che abbia riguardo per le nostre competenze invece di sprecarle e gettarle nella spazzatura”. cit. Pietro Ichino. cit. Mohr. 2a edizione a cura di J. Fabio Bugarini..it 19 Nella homepage del sito si legge: “I professionals americani hanno da tempo perduto la loro sicurezza del posto di lavoro e il loro status da ceto medio. Quadri. pp.

The Big Idea: No.. 29 Mettono in risalto l’importanza di questi concetti nella teoria delle professioni di Weber anche gli autori del capitolo 9 del manuale di sociologia pubblicato nel 2010 dal Vs-Verlag: Handbuch Arbeitssoziologie. 24 Il pericolo di una scienza “incomprensibile” non è l’argomento della critica di Weber. Management is not a Profession. 25 “Un commerciante o un grande industriale senza ‘fantasia commerciale’. 88. in Wissenschaft als Beruf. pp. rimane per tutta la vita un uomo che nel migliore dei casi è un esecutore o un impiegato tecnico. p. 32 Matthias Kipping. cioè senza delle idee.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 262 un impiegato in fabbrica. Dalla precarietà lavorativa alla precarietà sociale. “Harvard Business Review”. 27 Andrew Abbott. 30 Annalisa Murgia. [. p. Nel lavoro scientifico la Eingebung non svolge affatto un ruolo diverso da quello che esercita sul piano della gestione di problemi pratici da parte del moderno imprenditore – anche se la corporazione degli scienziati s’immagina tutt’altro”. Günther Voss. e sulle possibilità di tradire la dedizione assoluta al lavoro si legga anche Cristina Morini. 2010. Structure and Operation. 881. 751-803).. cit. p. Weber è uno dei primi a usare il termine prekär – presente nell’uso della lingua tedesca già agli inizi del Novecento – ed è interessante che lo utilizzi riferendosi ai giovani che aspirano a una carriera accademica. Femminilizzazione del lavoro e biopolitiche del corpo. 5.. cit. in “The American Journal of Sociology”. 326. pp. Beruf und Profession. 28 Ivi. in “Sottosopra”. non sarà mai capace di creare qualcosa di nuovo dal punto di vista organizzativo. cit. 33 Sul caso italiano cfr. “all’inizio del Novecento gli appartenenti a tutte le professioni subirono un declino di status. Sul tema della sovrapposizione tra tempo di lavoro e tempo di vita.. produzione e riproduzione. 865. luglio-agosto 2010. vol. Professional Ethics. Max Weber. p. Lars Engwall (a cura di). delle idee geniali. 31 Immagina che il lavoro.. Teil C. marzo 1983. 484. a cura della Libreria delle Donne di Milano. che è molto più preoccupato della possibile sottovalutazione delle caratteristiche “morali” nella professione a causa del progressivo affermarsi del tecnicismo. perché il direttore d’Istituto in piena buona fede è convinto che l’Istituto sia ‘roba sua’ e si comporta di conseguenza. n.] il fenomeno culturale e sociale del professionalismo ha difeso la classe media dal nuovo mondo capitalistico della grande impresa conferendo onore. Alma Demsky von der Hagen e G. tutta l’ultima parte del testo invece è dedicata alla condanna dei docenti che utilizzano l’autorità della cattedra per diffondere le loro idee politiche. 855-885. dignità e sicurezza all’individuo indipendentemente dall’impiego salariato”. p. The Management Consultancy Business in Italy: Evolution. la tesi di Cristina Crucini.. Wissenschaft als Beruf. ‘quindi /il giovane’ si trova spesso a condurre un’esistenza precaria quanto un qualunque ‘proletaroide’”. [. 477. 26 Richard Barker. cit. ottobre 2009. Management Consulting. Per amore o per forza. Verona 2010..] la diffusione di codici etici professionali è stata un modo per rivendicare uno status perduto. Ombre Corte. pre- 262 .

il sito di Giacomo Mason.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 263 sentata all’Università di Reading nell’ottobre 2004. 39 Eliot Freidson. pp. Edward M. 287. territorio. La società individualizzata.intranetmanagement. 9. pp. 118-119. 35 Zygmunt Bauman.. pp. Ombre Corte. Roma 2008. 53 Cfr. Il comunismo del capitale. 35-36. in Tensioni e tendenze nell’America di Reagan. 46 Michael Polanyi. 54 Ferruccio Gambino. p. Carocci. pp. Wissenschaft als Beruf. pp. in Identità e appartenenza nella società della globalizzazione. cit.. The Logic of Tacit Inference. Chicago 1988. Per amore o per forza. 801. University of Chicago Press. Defining and Assessing Professional Competence. Professionalism. Pace. Franco Angeli. 41 Keith Macdonald. 36 Luigi Meneghello. University of Chicago Press. la terza logica. 84. Greene. in Knowing and Being: Essays. 37 Intervista riportata su www. 43 Magali Sarfatti Larson. cit. 38 Andrea Fumagalli. a cura di Egeria Di Nallo. Boston 1982. giugno 2010. Epstein. Chicago 1969. 49 Max Weber. Sage. Cedam. Proletarianization and Educated Labor. 48 Luigi Meneghello. 34 Ilo. Professionals as Workers. Marco Revelli.. n. C. pp. 50 Andrew Abbott. lavoro.it. 63-87. Milano 2003. Jura. 2004. Mass. The Sociology of Professions. Bologna 2002. Bioeconomia e capitalismo cognitivo. Ringraziamo Matthias Kipping per avercene fatta avere una copia. 44 Federico Chicchi. Poveri. Bari 2002). a cura di E. cit. Leach sullo stesso numero del “Journal of American Medical Association”. 123-158. Lavoro flessibile e pluralizzazione degli ambiti di riconoscimento sociale. Milano 2004. finanziarizzazione dell’economia e appropriazioni del comune. pp. Verona 2010. 103-104. Northampton. p. Dedalo. 263 . Cristina Morini. vol. Christian Marazzi. Paolo Guidicini. a Cross Cultural Perspective. An Essay on the Division of Expert Labor. La classe media come categoria della normalità nella sociologia statunitense. 45 Ronald M. 47 È il titolo di un intervento di David C. Padova 1989. it. 42 Charles R. n. Hundert. Consumi. gennaio 1980. in “Journal of American Medical Association”. The Third Logic. cit. Torino 2010. Professionalismo. The System of Professions. Michele La Rosa. 131-175. 122 (tr. a cura di M.K. Einaudi. p. noi. il Mulino. Edward Elgar. 165. p. pp. 226-235. Rizzoli. 52 Specula Lombardia. Ricerche sulla natura delle forme scritte. gennaio 2002. Mental Labour in Advanced Capitalism. Management Consulting. vol. Hall. p. The Network Society. in “Theory and Society”. London 1995. 51 Ivi. 119-120. 1. London 2000. Derber (a cura di). Biocapitalismo. 2. Blackwell. 40 Manuel Castells (a cura di). Jura. 128. Il lavoro dei laureati in tempo di crisi.

4 Nel termine tedesco Leiharbeitsfirmen non vi è il concetto di agenzia ma di impresa vera e propria. Ein Undercover-Bericht. www. 12 I dati sono tratti da Statistisches Jahrbuch 2010. agosto 2009. 2010. quindi può darsi che per il 2009 siano sovrastimati.chefduzen.wirtschaftquerschuss. 10 Bundesvorstand. 5 Da cui il termine Leiharbeiter. Qualität der Arbeit. Institut Arbeit und Qualifikation (Iaq). Sarah e Paul Edwards.blogspot. poi si tratta di medie annuali rilevate dall’Ufficio federale di statistica. The Deterioration of Work and Its Reward in Corporate America.destatis. Berlin 2010. 6 Unsoziale Leiharbeit. 14 Tra i tanti.W. 2 1 264 . Biografische Zeugnisse aus einer Arbeitswelt im Umbruch. intervista con il segretario generale del sindacato Frank Bsirske. Michael Gemperle (a cura di). W. agosto 2010. Surviving and Thriving on the Ups and Downs of Being Your Own Boss. Lo studio Iaq è giunto al suo terzo anno consecutivo. Uvk Verlagsgesellschaft. 11 Franz Schultheis. i salari che stanno al di sotto dei due terzi del salario medio. New York 2001. ma di sostanza. 3. Norton. Konstanz 2010. Deutscher Gewerkschaftsbund.de 16 Das wird nicht gut gehen.de 13 Statistisches Bundesamt. Sono considerati bassi salari. 15 Un esempio interessante è quello che fa capo al sito www. Il futuro dell’euro. Ullstein. un libro che la coppia di autori.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 264 3. 3 Titolo del servizio Der Volltreffer von Schröder (“Schröder ha fatto centro”). il forum “degli sfruttati”. 7 www. in “Frankfurter Rundschau”.10. Le cifre dell’occupazione indipendente sono accertate fino al 2005. 2 agosto 2010.gründerinnen agentur. 17 Jill Andresky Fraser.com 8 Markus Breitscheidel. Berlin. Il lungo degrado del lavoro subordinato Ubs Research Focus. Lo studio non si effettua su un’inchiesta diretta ma sui dati dell’indagine permanente socio-economica del Deutsches Institut für Wirtschaftsforschung (Diw). Niedriglohnbeschäftigung 2008: Stagnation auf hohem Niveau – Lohnspektrum franst nach unten aus. Fünf Jahre nach der Deregulierung. Arm durch Arbeit. 9 Alg sta per Arbeitslosengeld (sussidio di disoccupazione). www. cfr. 19 dicembre 2010. cfr. Claudia Weinkopf. Ein halbes Leben. Non si tratta di problemi terminologici. p. non una struttura di servizio d’intermediazione ma un’azienda il cui prodotto è la fornitura di manodopera. secondo la definizione proposta dall’Ocse.de.com. 18 Lo slogan del sito era tratto da Secrets of Self-Employment. in “Frankfurter Rundschau”. in “Berliner Zeitung”. 42. Berthold Vogel. White-Collar Sweatshop. tab. 2 agosto 2010. Leiharbeit in Deutschland. aveva pubblicato riprendendo un loro testo uscito nel 1991. Universität Duisburg-Essen. uno dei siti più vivaci è www. Not with a Bang (but with a Cauliflower). 4 novembre 2009. infatti quelle che per noi sono agenzie d’intermediazione in Germania hanno competenze e obblighi di datori di lavoro veri e propri.Econo Whiner. Thorsten Kalina. 19 Jill Andresky Fraser.

30 Monika Krause et al. cit. Sergio Iavicoli.com 25 Steven Greenhouse.europa. A Critical Look at Salaried Professionals and the Soul-Battering System that Shapes Their Lives. 36 “Il ritmo di lavoro è stressante. 33 http://www.unitedprofessionals. per esempio i dialoghi della sezione Our Stories (Overeducated – My Story) su www. The Disciplined Minds. in “Violence and Victims”. 31 Istat. Nice Work If You Can Get It: Life and Labor in Precarious Times. p. questo fenomeno ormai rappresenta un’emergenza sociale.seiu.mentalhealthpromotion. Gino Rubini.eurometis. pp. in Changes over Time. Paris 2010. pesca e foreste. 18 febbraio 2010). la più recente è del giugno 2010. Anni 2008-2009.net. pp. www.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 265 20 America’s White Collar Workers May Be Even Worse off than Their BlueCollar Brethren. in “Inchiesta”.html 34 http://osha.mobbingportal.counterpunch. 22 Ivi. 13-17. almeno una volta nella vita. né i settori agricoltura. 119-126. novembre 2010.net). un episodio di depressione importante. su www.1099. The University Against Itself: The Nyu Strike and the Future of the Academic Workplace. (a cura di). Yves Clot è autore del libro Le travail à cœur. Milano 2004.org 29 Andrew Ross. Basti pensare che una persona su quattro attraversa. 23 Jeff Schmidt. Lanham (MD) 2000. Rowman & Littlefield. 39 Per uno “stato dell’arte” dell’iniziativa sindacale sui danni psichici da stress cfr. Per le problematiche psicosociali è nato un nuovo portale nell’ottobre del 2010.eu.com/casesofmobbing. p. non prende in considerazione le imprese con meno di 10 dipendenti. 24 Cfr. Andy Stern’s Rackets. su www. First Findings from the Fifth European Working Condition Survey. 21 Barbara Ehrenreich. Anchor Books. Come viene valutato e gestito lo stress da lavoro. n. Pour en finir avec les risques psychosociaux. 37 www. Come (non) si arriva a fine mese nel paese più ricco del mondo.org 28 Ralph Nader. New York 2009. 32 Heinz Leymann. 265 . 5. 153. direttore del dipartimento Medicina del lavoro dell’Ispesl (www.com.istat. The Big Squeeze: Tough Times for the American Worker. New York 2009. Feltrinelli. The European Network for Mental Health Promotion (www. La Découverte. 1990. siamo nella società dei turni di 24 ore e a rimetterci è la salute mentale. Una paga da fame. 15 settembre 2010. Mobbing and Psychological Terror at Workplaces.it. 27 www. che richiederebbe l’intervento del medico”. 26 Ivi. luglio-settembre 2010. The Magazine for Independent Professionals. 7. New York University Press. Il disagio nelle relazioni lavorative. nella sua ultima survey ha constatato che “un numero minore di lavoratori ha la sensazione che la sua salute e sicurezza sia a rischio a causa del lavoro”. 35 European Survey of Enterprises on New and Emerging Risks (Esener).italiachiamaitalia.org. 38 La Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro. 23 aprile 2008.

ma non trova le condizioni per svolgere un regolare praticantato. anno XXVII. maggio-giugno 2010. 3 Amartya Sen. alcuni settori dell’agricoltura e dell’edilizia. La rappresentazione è corretta. Contro la flessibilità. o ‘somministratrice’. Il lavoro non è una merce. insicurezza e mortificazione della dignità professionale sono la regola non soltanto nelle piccole realtà editoriali. detta ‘fornitrice’. Centro di documentazione giornalistica. 7. Venezia 1993. nell’Introduzione: “La situazione del settore dell’informazione è tale che può essere paragonata soltanto a quelle più marginali del mercato del lavoro. e attribuisca alla legislazione un ruolo chiave in questo. il Mulino. [.194 giornalisti freelance e collaboratori. Così scrive Mario Fiorella. Questo rapporto quasi doppio tra insider e outsider rappresenta uno dei contesti più interessanti e meno studiati per quanto riguarda le trasformazioni dell’economia postfordista nella determinazione di un mercato del lavoro e di un settore produttivo in cui prevalgono i lavoratori autonomi su quelli dipendenti. che raccoglie i lavoratori con contratti di lavoro dipendente. 4. Roma 2006. Lotte operaie nella crisi. Al 31 dicembre 2009 risultano iscritti alla gestione separata dell’Inpgi – Istituto di previdenza dei giornalisti italiani – ben 30. Precariato. Il contratto tra impresa somministratrice e quella utilizzatrice è un mero contratto commerciale. mentre nella gestione ordinaria. lavoro nero. Roma-Bari 2007. gli iscritti risultano 18. sfruttamento del volontariato di chi aspira a intraprendere la carriera giornalistica. ma lavora nella sede e per conto di un’altra. Dove non c’è la notizia 1 Cfr. Storie di violazioni e soprusi nel mondo dell’informazione. nn. Bologna 2006. Tra benessere e libertà.. Inpgi Comunicazione. dopodiché da questa viene fisicamente spedito presso un’altra impresa. Laterza. Scrive l’autore: “Il lavoro in affitto rappresenta il culmine della separazione del lavoro dalla persona del lavoratore che lo effettua. ma incomple- 266 . vol. magistrato del Lavoro. 31. 66. Marsilio. Milano 2010. 41 The Italian Productivity Slowdown: The Role of the Bargaining Model..vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 266 40 Matteo Gaddi. 5-6. come il lavoro a chiamata e lo staff leasing. in “International Journal of Manpower”. 2 Paolo Murialdi. 4 Renzo Santelli (a cura di) Libro bianco sul lavoro nero. facilmente ricattabile e appetibile perché può sostituire quei lavoratori in grado di fare valere i propri diritti con altri che non ne hanno la forza o la possibilità”. dove le regole sono sistematicamente eluse e si fa ricorso a manodopera precaria.567. n. pp. 6 Luciano Gallino. analogo a quelli che regolano la cessione d’un qualsiasi tipo di merce”. 5 Ivi. È interessante come Luciano Gallino identifichi la mercificazione del lavoro soltanto in alcune formule di contratti oramai tipizzati. Edizioni Punto Rosso. compensi irrisori. Dalle gazzette a Internet. p. 8 e 11.] Il lavoratore viene assunto da una determinata impresa. Storia del giornalismo italiano. Tenore di vita.

vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 267 ta. Siamo in un’epoca in cui è finita la specificità determinata del lavoro sotto comando. Alla fine il lavoro legato al tempo determinato o indeterminato è soltanto salario. Il lavoro per Marx era una parte del capitale. Moltitudine. La forza lavoro si è staccata dal capitale! L’autorità. non è più sotto comando: diventa attività in cui ciò che vale e determina valore è il fluire continuo di energia e di vita. dove in uguale misura prevale la ratio del diritto commerciale su quella del diritto del lavoro e l’esistenza di condizioni di lavoro che non subiscono le dinamiche della precarietà.senzabavaglio. È l’elemento biopolitico del lavoro che conta e che va riscattato.org) – ha condotto un’indagine sui compensi dei freelance.info 8 Nel 2007 l’Ifj – International Federation of Journalists (www. la circolazione di beni materiali e soprattutto immateriali. le esperienze di consumo. Rizzoli. come avviene per materie prime e servizi. ovvero legata alla previdenza sociale e al sistema di welfare italiano. 2. 27. vivere o lavorare è lo stesso. Tra questi non ci sono solo interi staff in leasing. 7 Manifesto programmatico. Con loro le imprese hanno vincoli unicamente sul fronte del fisco e rappresentano appunto soltanto una spesa da mettere a bilancio e detrarre dal reddito d’impresa. 10 Michael Hardt.ifj. derivante dalla metafora dello stato nazione. La lotta del precariato assume di conseguenza la forma di una rete comune e si apre alla dimensione mondiale. Il lavo- 267 . Esercitare un’attività. Milano 2004. Oggi il capitale variabile si è staccato dal capitale. www. come il lavoro a progetto. Con il radicamento nel tessuto sociale del precariato siamo di fronte – sostiene Negri – alla possibilità che tra forza lavoro e capitale non ci siano più legami predeterminati poiché si scoglie il nodo del “lavoro sotto comando”. n. settembre 2010. ma anche consulenti e collaboratori per i quali non è prevista alcuna attività di rendicontazione contributiva. Si parla della stessa cosa. p. dove l’espressione “Operai della conoscenza” dà il titolo all’intervento di Sergio Bologna. Per allargare l’orizzonte critico basta analizzare la struttura dei conti economici delle imprese per notare come e dove sono registrate queste speciali tipologie di “merci”. I collaboratori sono contabilizzati tra i costi variabili fuori dallo stato patrimoniale di un’impresa. ma sono i linguaggi. I nuovi beni delle nazioni non sono più i capitali generati da una classe operaia che produce. In Italia il rapporto tra le retribuzioni lorde dei contrattualizzati e quelle dei lavoratori indipendenti è di 10 a 3.4. La forza lavoro. 9 Vedi l’ampio servizio dedicato a questo tema in “Alfabeta 2”. Il lavoro ha subìto una rottura di orizzonti temporali e spaziali ed eliminato limiti geografici. è crollata. una quota variabile. Antonio Negri. L’analisi non approfondisce infatti due aspetti: la contiguità tra lavoro autonomo e formule contrattuali cosiddette flessibili. Questo è ancora più vero quando interviene nella produzione del valore ciò che Marx chiamava capitale variabile e che oggi assume la forma della conoscenza e del sapere che occorrono per la realizzazione di prodotti intangibili. in quanto si precarizza e si distende nel tempo. ma occorre fare un passo avanti. Queste le parole di Toni Negri durante la conferenza A ruota libera del 20 novembre 2007 a Milano: “Chiedersi se la produttività è sociale o economica non ha più senso. ma sono soggette ugualmente alla logica del minor costo.

176. 14 “Alias” – “il manifesto”. 15 agosto 2007. 15 Roberto Mania. 9 marzo 2009. 198. Casaleggio Associati. che può continuare a tenere aperta la partita Iva anche se il fatturato è crollato. Roma. 22 Forum Generazione perduta. in “Corriere della Sera”.1 per cento). Schiavi moderni. aumentano i progetti. 24 Cfr. p. Anzi. I professionisti sembrerebbero avere il più basso rischio di diventare disoccupati o inattivi: nel 2009 risulta disoccupato o inattivo solo il 3. Andrea Fumagalli (a cura di). http://racconta. 23 Cfr. Meglio ancora: è la forza lavoro che si è separata dal capitale” (Dario Banfi. cit. all’ultimo posto i collaboratori con il 17. Repubblica. è diventato creativo. 19 Cfr.it. Intervento n. Il passaggio da uno status di occupato a uno di disoccupato è chiaro per un dipendente o per un collaboratore. L’effetto della crisi è al contrario visibile sul fatturato e sugli incassi (ritardati). L’effetto della crisi non è visibile dai dati sulla disoccupazione e neppure da quelli sul tempo lavorato. Il precario nell’Italia delle meraviglie. Precari. n. 202. Intervento n. 11 giugno 2010. Ha rotto i limiti che lo facevano stare all’interno del capitale. 12 Emiliano Mandrone.9 per cento. 18 Pietro Ichino. p. Milano 2007. ma non solo.it. è vero. 13 Massimo Giannini. Intervento n. Falsificazioni pericolose. 21 Federico Pace. quindi i dirigenti con il 4. Intervento n. 17 Beppe Grillo.it/generazione-perduta/ 20 La voce “Retribuzione mensile netta attuale” per i lavoratori autonomi non ha senso. l’impegno sulla formazione e l’aggiornamento.4 per cento.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 268 ro. marzo 2008. Molto meno chiaro per un professionista (e più in generale per un lavoratore autonomo). Psicologia della generazione perduta: i giovani dall’età indefinita. 20. 20 luglio 2010.it. ma in molti inseriscono comunque dati per questo campo. Collana Studi Isfol. 1° maggio 2010. perché si lavora più che mai: diminuiscono gli incarichi e gli importi degli incarichi. 210. Questo confronto è tuttavia ingannevole. le azioni di marketing e di ricerca di nuovi lavori e nuovi clienti. 154 si confronti il rischio di disoccupazione/inattività (calcolato in base alle trasformazioni della posizione lavorativa) delle diverse tipologie professionali.2 per cento di coloro che nel 2008 erano occupati (al secondo posto gli imprenditori con il 3. forse è meglio dire che sia creativo sempre. essendo privi di salario. Repubblica. i preventivi presentati. 2008/1. Il lavoro autonomo di seconda generazione. “La mia precarietà di lusso”. in “il Venerdì di Repubblica”. 25 Cfr. 11 Tra le varie inesattezze contenute nel Rapporto del Cnel è interessante notare come a p. dove è definito da un licenziamento o dal decadere di un contratto. forza lavoro fuoriuscita dal Capitale?. Metamorfosi di una classe: da artefici del boom padano a reietti. 1. Humanitech. Da manager a consulente. 23 novembre 2007). 16 Sergio Bologna. 268 .repubblica. La riclassificazione del lavoro tra occupazione standard e atipica: l’indagine Isfol Plus 2006.

7 Daniele Jalla. Servizio studi e supporto strategico. Secured Professional Paths. Il sistema economico integrato dei beni culturali. archivi. Committee on Employment and Social Affairs. a cura di Paolo Galluzzi e Pietro A. Unioncamere.] a sviluppare normative riguardanti il lavoro che salvaguardino effettivamente i diritti dei lavoratori occupati in forme atipiche di lavoro. editoria.. attività di biblioteche. 1 269 . La ricerca. Electa. Report on Atypical Contracts. Ricerca sugli investimenti delle imprese italiane in cultura. istruzione universitaria e post-universitaria. condotta dall’Istituto Tagliacarne. consultabile sul sito http://www. Il profilo del pubblico e le ricadute sulla città. Cfr. design e styling. attività fotografiche. saperi. Dialogo fra museologia e management.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 269 26 27 Cfr. 19 novembre 2009. 28 Cfr. assegna alle imprese specializzate nella gestione dei beni culturali una quota assai marginale del volume d’affari. 10 dicembre 2010. Anna Maria Visser Travagli. Precari e autonomi nell’economia dell’evento European Parliament.civita. varie annate. “Il Giornale dell’Arte”. 2 Cfr. attività dello spettacolo. garantendo loro un trattamento eguale a quello dei lavoratori regolari a tempo pieno sulla base dei più elevati standard di protezione sociale”. 4 Ministero per i Beni e le attività culturali. musei e altre attività culturali”. Un approfondimento sull’industria culturale. Milano 2007. cit. 186. 5 Fabio Donato. Intervento n. Valentino.it/ studi_e_progetti/centro_studi_gianfranco_imperatori/indagini_e_ricerche 9 L’impatto del Festival MITO SettembreMusica a Milano. I nuovi scenari delle professioni museali. organizzazione di fiere. Le gare per l’appalto della gestione di un museo spesso non prevedono la “clausola sociale”. a cura di Federica Flamminio. 3 Camera di commercio di Milano. 6 Opera si è trovata al centro di una controversia di lavoro nel dicembre 2010 che riguardava 350 addetti alla Galleria degli Uffizi. occupazione. 8 Il valore della cultura. Milano 2010. 122. Beni culturali. esposizioni e convegni. ricerca e sviluppo. 29 Federico Pace. telecomunicazioni. in La formazione vale un patrimonio. Flexicurity and New Forms of Social Dialogue.. la parte del leone la fanno le imprese di costruzione impegnate nella riqualificazione del patrimonio architettonico. Giunti. Intervento n. attività radiotelevisive. Il Museo oltre la crisi. intrattenimento e divertimento. che impegna il vincitore della gara a garantire i posti di lavoro esistenti. 5. 123. attività ricreative. 26 giugno 2010. Ecco un passaggio significativo: “Sollecita gli stati membri [. Centro di ricerca Art. Psicologia della generazione perduta. le filiere prese in considerazione erano: “pubblicità. Science and Knowledge. Rapporto annuale Civita 2007. Intervento n. consultabile sul sito del Mibac. attività di agenzie di stampa. giugno 2009. produzioni e distribuzioni cinematografiche e di video.

oratore da 7300 euro al minuto.acta inrete. il Mulino. Corriere. Bologna 1990. 9 Prima del decreto Bersani esistevano già categorie professionali per le quali i tariffari non hanno mai avuto alcun effetto concreto: tra queste gli architetti. ma sulla diversa comprensione di “accettabile” in un sistema sbilanciato di forze e sulle regole che lo definiscono. non tenendo conto della specifica posizione del singolo contribuente”. Fondazione Luigi Micheletti. 2 Dario Banfi.it 3 Codice civile. 19 marzo 2008. 10 Ispo. con allegato il dvd del documentario Oltre il ponte di Sabina Bologna sulla trasformazione della zona Tortona a Milano. i geometri e i giornalisti freelance. Come farsi pagare. Questa indicazione rende esplicita una stortura evidente del sistema fiscale italiano. Massimiliano Nuccio. 5 Dario Banfi. Dalla classe operaia alla creative class.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 270 Università Bocconi. le indagini condotte da queste società riguardano le retribuzioni reali composte da elementi contrattuali di base e variabili legati alla contrattazione aziendale o individuale e includono premi occasionali. a cura di Renato Mannheimer. Come farsi pagare il giusto? I metodi per quantificare il valore di tempo e talento. JOB 24 online. Lavorare a che prezzo? 1 A differenza di Istat. articolo 2233. “Il Sole 24 Ore”. Bergamo 2007. straordinari e premi di produzioni o benefit. Conoscenza e apprezzamento del Festival MITO. in “Corriere della Sera”. 4 Si veda quanto riportato nell’articolo di Rita Querzé. a cura di Severino Salvemini. Scandalo del lavoro: operai della Romania a 5 euro l’ora. Solow. 11 settembre 2008. può solo costituire una presunzione semplice. 8 Blair. 6 Vedi Robert M. Milano 2008. Per noi il punto controverso non è sul fatto che questo accada nei fatti. per quanto seriamente approssimata. Brescia 2009. Skira. Rapporto Job Satisfaction. Antonio Costa. Modelli di costruzione del prezzo e cultura d’impresa nella relazione con il consulente. Ilaria Morganti. Sintesi dei risultati.it. Le attività dell’Agenzia delle entrate che si avvalgono di questi strumenti soltanto per fina- 270 . dove si descrive il mercato del lavoro come istituzione sociale il cui funzionamento dipende da quanto viene reciprocamente riconosciuto come accettabile dalle parti in causa.prima online. Sondaggio Ispo su un campione di cittadini milanesi e su un campione di assidui frequentatori dei concerti. 10 Recentemente è stato ribadito da alcune sentenze della Corte suprema di Cassazione a sezioni unite. white paper presentato nel ciclo d’incontri “Lavorare a che prezzo?” e scaricabile dal sito www. 7 OD&M Consulting.it 11 Sergio Bologna. 6. 5 aprile 2009. Pier Paolo Poggio. che “gli Studi di settore sono da considerarsi soltanto una elaborazione statistica. depositate il 18 dicembre 2008. il cui frutto è una ipotesi probabilistica che. Il mercato del lavoro come istituzione sociale. Alessandro Rubini. http://www.

Cerm – Competitività. Sentenze nn. Non è dato sapere quale sia il tempo di lavoro speso complessivamente nell’attività professionale. Il rapporto tra pubblica amministrazione e professionisti autonomi. Riflessioni sul saggio di Sergio Bologna “Ceti medi senza futuro?”. Ceti medi senza futuro?. Actainrete. Editoriale Cerm 18/2007. Narea.it. Kristen Colby e Kathleen Bell. Da sempre. The Effects of Workforce Creativity on Earnings in U. 19 Romano Calvo. oltre a determinare minori tutele previdenziali per i lavoratori ‘parasubordinati’. Le pensioni degli iscritti alla gestione separata dell’Inps. Klaus Neundlinger. New York 2007. 18 Suprema Corte di Cassazione – Sezione tributaria.. 36 e Dario Banfi. 11 Questa richiesta fu rivolta espressamente a uno degli autori sul blog Humanitech. nonché migliorate le prestazioni sociali a carico dei parasubordinati (finanziate dal contributo aggiuntivo dello 0.it da parte di un dirigente che voleva uscire dalla sua impresa per iniziare un’attività come consulente esterno. Luca Romano. Roma. secondo il quale “è importante continuare a lavorare per migliorare la situazione esistente”. 21123 e 21124/10. 2008. trasformando un’elaborazione statistica in una regola da rispettare. 20 Fabio Pammolli e Nicola C. 15 Lia Cigarini. Una forbice che. Derive & Approdi. p. sono stati aumentati i contributi previdenziali dei collaboratori a progetto (portandoli in un triennio fino al 26 per cento).72 per cento). in “Agricultural and Resource Economics Review”. n. Bergamo 2010. poi trasposto nella legge 247/2007. XI Rapporto sulle retribuzioni degli italiani 2010. la Cisl è impegnata a ridurre la forbice contributiva che attualmente separa il lavoro parasubordinato da quello dipendente. Mercati. e migliorando le tutele delle tipologie di rapporto di lavoro più flessibili”. 1.it. 17 Si veda lo sviluppo di queste tesi in Sergio Bologna. Countries. 12 Todd Gabe. 13 OD&M Consulting. Domanda di lavoro e retribuzioni nelle imprese italiane – Rapporto 2010. cit.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 271 lità ispettive hanno finito per costruire impropriamente una norma de facto. cit. 14 Dario Banfi. Sergio Bologna. La precarietà non si riduce con le chiacchiere o i proclami ma rafforzando l’occupabilità dei lavoratori. Vedi anche Unioncamere. contribuisce a realizzare un improprio utilizzo delle tipologie contrattuali ‘a progetto’. 22 Non è un caso che questo modello sia molto diffuso tra gli informatici: l’overhead nel linguaggio dell’information technology è una “risorsa ac- 271 . vol. Roma 2010. 21 A conferma di questa tesi si può leggere la lettera pubblica scritta nel mese di ottobre 2010 da Maurizio Petriccioli.S. Dario Banfi. Roma 2008. 36. Condizioni e identità del lavoro professionale. Raccontarsi come lavoratori. Salerno. Come farsi pagare”. 16 Il confronto è fatto soltanto sulla base di profili lavorativi equiparabili per contenuto professionale. OD&M Consulting. segretario confederale della Cisl. 4. Christian Marazzi. 16 aprile 2008. Humanitech. p. Quattro proposte per Acta per modifiche al DDL recepente il Protocollo governo-sindacati. 21122. Scrive il dirigente Cisl: “A questo proposito vorrei ricordare che grazie al protocollo del 23 luglio 2007. Regolazione.

) e l’impaginazione del prodotto editoriale.it.twago. JobTalk.it. Mentre nella prima fase si punta sul tipo di quotazione che stiamo descrivendo. n. Un esempio: l’ideazione e impaginazione di una pubblicazione di tipo aziendale. Il tentativo di impiegare modelli del tipo “pay per result” – come per esempio sta crescendo tra professionisti del mondo legale. 83/E e la Circolare del 27 settembre 2010. 9 giugno 2009. Preventivi per il lavoro autonomo. 23 Per una valutazione più tecnica del calcolo dei costi orari si veda Ilise Benun. 1° novembre 2008.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 272 cessoria” non strettamente necessaria impiegata nei processori di memoria dei personal computer. IlSole24Ore. so- 272 .com 30 Twago aiuta nella crisi economica. l’altro associato alla produzione di elementi ripetitivi. 33 È utile ricordare che per alcune professioni esiste un duplice registro produttivo: uno legato all’aspetto di ideazione. IlSole24Ore. le professioni intellettuali) che stabilisce che “la misura del compenso deve essere adeguata all’importanza dell’opera e al decoro della professione” e non lo vincola in maniera stretta ai risultati.info. paper presentato il 15 novembre 2007 durante un webinar di Marketing-Mentor. 47/E dell’Agenzia delle entrate). Solitamente i grafici professionisti e art director quotano in diversa maniera lo studio grafico (layout ecc. la seconda parte di lavoro. n. Creativi vs idraulici: si può retribuire la cultura 8 euro l’ora?. 15 novembre 2007.com e scaricabile liberamente da questo sito. 35 Le prestazioni di lavoro autonomo sono regolate dal Codice civile (che tratta agli artt. il tema del lavoro autonomo e agli artt.com. titolo III del libro V. Peleg Top. 24 Vedi i commenti a Dario Banfi. 2229-2238. più ripetitiva. 34 È particolarmente difficile trovare imprese che applicano sistemi precisi di calcolo relativi al ritorno degli investimenti (Roi) sulla spesa in consulenza. Ancora più raro è trovare chi sperimenta modelli per il Roi sulla costruzione o il rinforzo di asset intangibili. 28 Fabrizio Buratto. What Should I Charge? Smart Pricing Strategies for Designers. Il valore della conoscenza (o della consulenza?): una parabola vera. 32 Nuovi lavori: il mistery shopper.odesk. 19 marzo 2008.com/it/static/ what_twago 31 Ibid.com. avvocati ecc. ha costi più strutturati. consulenza e creazione ex novo. legati al tempo impiegato e alle quantità.acchiappasogni. www. 25 Ibid. come per esempio avviene nel mondo delle reti di vendita indiretta e nei contratti che fissano provvigioni. prodotti in serie. 2222-2228. Humanitech. titolo III. capo II. oggetti che hanno quantità precise. Humanitech. 27 Ascanio Orlandini. 36 È alquanto singolare come i tentativi pubblici di spingere sui salari di produttività (si vedano la Risoluzione del 17 agosto 2010. 13 giugno 2009. www. 29 The oDesk Manifesto for Online Work. JobTalk. www. Farsi pagare come freelance. 26 Vedi i commenti a Dario Banfi. – è frutto di accordi specifici che devono trovare l’esplicita approvazione delle parti.

it 38 Vedi i commenti a Dario Banfi. Humanitech. le uniche a quanto pare in grado di assorbire la flessibilità retributiva. La repubblica degli stagisti. p. per dare flessibilità alla produzione e far rialzare la testa alle imprese in tempo di crisi. Rapporto annuale. La situazione del Paese nel 2006. 2) le mo- 273 . 43 Darrell Etherington. bonus e premi. Laterza. 45 La sentenza 10629. 10. 18 febbraio 2009 e Dario Banfi.it. L’era del crowdsourcing. Manifesto contro il lavoro. 40 Dilva Giannelli. In questa lunga sentenza si ricorda che “la subordinazione può ritenersi sussistente anche in assenza del vincolo di soggezione al potere direttivo del datore di lavoro e in presenza. e al conseguente inserimento del lavoratore nell’organizzazione aziendale con prestazione delle sole energie lavorative corrispondenti all’attività di impresa”. 39 Eleonora Voltolina. Roma-Bari 2010. Roma 2003. I circa 60 milioni di euro l’anno messi dal governo italiano tra il 2008 e il 2011 per detassare (al 10 per cento) gli straordinari – secondo un principio che nei confronti del lavoro autonomo si può definire semplicemente discriminatorio – sono stati spesi dalle imprese soltanto in minima parte. Giving It Away: The Impact of Free Labour.com. Generazione pro pro. siano nati come formule per pagare il lavoro degli operai e finiti per remunerare figure di livello medio-alto. Un vero flop.it. In altre parole l’esistenza del vincolo di subordinazione va concretamente apprezzata con riguardo alla specificità dell’incarico conferito secondo criteri distintivi (cosiddetti “sussidiari”) che separano l’una e l’altra forma di lavoro.istat.0. Questi elementi sono: 1) la continuità e la durata del rapporto.it. oggi assegnati in prevalenza a quadri e dirigenti. www. Del lavorare gratis. 8 aprile 2008.thing. dell’assunzione per contratto. con assoggettamento del prestatore di lavoro al potere organizzativo.09 dell’8 maggio 2009 della Suprema corte di cassazione – Sezione lavoro spiega la distinzione tra lavoro subordinato e autonomo. Webworkerdaily. Corriere. da parte del prestatore. 41 Ibid. definendo la subordinazione una “disponibilità del prestatore nei confronti del datore. la “List of the Institute for Distributed Creativity”. Derive&Approdi.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 273 stanzialmente detassandoli. sul sito mailman.net nel messaggio inviato dallo stesso Andrew Ross in data 2 novembre 2009. Humanitech. direttivo e disciplinare del datore di lavoro. 17 febbraio 2010. Come non farsi sfruttare. che ha fatto dirottare i soldi stanziati sulle forme di retribuzione variabile. La trascrizione del 16 ottobre 2009 è rintracciabile nell’archivio di mailing dell’iDC. Il tre per due del lavoro autonomo. viceversa. dell’obbligo di porre a disposizione del datore le proprie energie lavorative e di impiegarle con continuità secondo le direttive di ordine generale impartite dal datore di lavoro e in funzione dei programmi cui è destinata la prestazione per il perseguimento dei fini propri dell’impresa”. 37 Istat. 44 Gruppo Krisis. il lavoro a lotteria nell’era 2. 42 Su questo argomento si legga l’intervento On the Digital Labour Question tenuto da Andrew Ross il 29 settembre 2009 al Vera List Center for Art and Politics di The New School (NY). 19 febbraio 2009.

La moneta falsa. Serpica Naro. come specificato. cit. cit. 269).600 euro”. Milano 2007. Economia della felicità. 46 Andrew Ross. p. settembre 2010. Lavoro che passione!. Università Bocconi. 24 luglio 2010. stando a questo bilancio. 55 Luca De Biase. 2. Dati personali o forza lavoro?.info. provenienti da Google Adsense). 59 Così Luca Conti. 4) la presenza di una pur minima organizzazione imprenditoriale (anche con riferimento al soggetto tenuto alla fornitura degli strumenti occorrenti).it. 50 Ibid. Cortina. Tecniche Nuove. 56 Yochai Benkler. Pandemia. 3) la regolamentazione dell’orario di lavoro. settembre 2010. cit. Lavorare senza saperlo: il capolavoro del capitale. La ricchezza della rete. Nice Work If You Can Get It. 48 Andrew Ross. attribuendo quindi a Blogosfere un valore di 2. da bilancio 2006 depositato da Blogosfere Srl (scaricabile da chiunque) sono indicati costi della produzione per 165. 60 Jacques Derrida. cit. On the Digital Labour Question. La fine del lavoro. Feltrinelli. 47 Jeremy Rifkin. Milano 1996. 62 Ibid. 64 Adam Arvidsson. Per una perdita di oltre 130. Dalai. Forma e motivo dello scambio nelle società arcaiche. 22 novembre 2007: “Dal prospetto informativo relativo alla quotazione in borsa del gruppo Il Sole 24 Ore. Oggi sappiamo che quel 30 per cento è stato rilevato con un aumento di capitale per 771.000 euro circa (25. Torino 2002. cit. Giannino Malossi. a pagina 531. p. 5) la sussistenza di un effettivo potere di auto-organizzazione in capo al prestatore. 66 Pietro Ichino. 8. in “Alfabeta2”.000 euro circa e ricavi per 33. Blogosfere vale 2. n. 63 Ibid. desunto anche dalla eventuale concomitanza di altri rapporti di lavoro. 2. 35 (vedi nota 9.000 euro. Saggio sul dono. Nice Work If You Can Get It. 53 Carlo Formenti. La produzione sociale trasforma il mercato e aumenta le libertà. Milano 2007. si leggono i termini dell’accordo tra Il Sole 24 Ore e Blogosfere intercorso il 27 luglio 2007. 51 Vedi i commenti a Dario Banfi. 65 Andrew Ross. Donare il tempo.000 euro. 52 Carlo Formenti. Milano 1996. Il fatturato 2006 di Blogosfere è stato di 33. La parte abitata della Rete. 57 Marcel Mauss. La nozione di “giusta retribuzione” nell’articolo 36 della 274 . in “Alfabeta2”. On the Digital Labour Question.000 dei quali.5 milioni di euro. Di fatto. 58 Sergio Maistrello. 61 Ivi. Dalla blogosfera al valore del dono e oltre. Alfabeta2. 49 Ibid.5 milioni di euro circa. Milano 2007. è stata fatta una valutazione di 75 volte il fatturato 2006”. Einaudi. Del lavorare gratis. n. In tale data Il Sole 24 Ore rilevò il 30 per cento della società di blog per una somma non precisata. 54 Andrew Ross.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 274 dalità di erogazione del compenso. Tra i commenti al post si legge: “In realtà. p.

276 – in riferimento al contratto di lavoro (autonomo) a progetto. 12 Enrico Marro. cit. invalidità e vecchiaia.. 7. cit. Marsilio. Corriere. 22. 4 Angela Padrone. Feltrinelli. org/andrea. Donzelli. 72 Pietro Ichino. 69 Ivi. 3 dicembre 2010.fumagalli/10tesi. Roma 2000.. Sacconi: cambieremo anche gli ammortizzatori sociali. relazione tenuta al convegno promosso dall’Accademia dei Lincei. 70 Ibid. e il comma 772 dell’articolo 1 della legge n. 22-23 aprile 2010. 63 della legge Biagi – d. Pietroichino. 5 Cfr. articolo 38. 68 Ibid. anche sulla base dei contratti collettivi nazionali di riferimento”’.VV. 9 Antonella Gallino. 275 . 12 novembre 2009. Mimmo Carrieri.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 275 Costituzione.ecn. disoccupazione involontaria”. p.bancaditalia. Sinistra senza sinistra. La sfida degli outsider. 10 settembre 2003 n. Palazzo del lavoro. www. La prossima volta cercate di nascere dipendenti.it. Il popolo delle partite Iva. Considerazioni finali sul 2008.it. 11 Giovanna Altieri. i compensi corrisposti ai lavoratori a progetto devono [. 10 tesi sul reddito di cittadinanza. n. www. 19. “Supplemento alla Gazzetta Ufficiale”. 23..it. Scenari di riforma del mercato del lavoro italiano. www. 1998. in AA. Il boom del lavoro atipico. 28 ottobre 2010. 10 Legge 8 agosto 1995. Andrea Fumagalli. 190 del 16 agosto 1995.] deve essere proporzionato alla quantità e qualità del lavoro eseguito e deve tenere conto dei compensi normalmente corrisposti per analoghe prestazioni di lavoro autonomo nel luogo di esecuzione del rapporto’. 67 Ivi. n. 71 Costituzione della Repubblica italiana. 2 Pietro Ichino.it/?p=312 3 Intervento tenuto all’evento “Domanda di lavoro e retribuzioni nelle imprese italiane”. Roma. Gli outsider del welfare state 1 Mario Draghi. 21 dicembre 2009.] tenere conto dei compensi normalmente corrisposti per prestazioni di analoga professionalità. p. Roma. Milano 2008. 6 Emiliana Armano. 29 maggio 2009. Precarietà e innovazione nel posfordismo. La nozione di “giusta retribuzione”. malattia. 7 Sergio Bevilacqua. 335 “Riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare”.it.lgs. 296/2006 precisa in proposito che ‘in ogni caso..pietroichino. comma 2: “I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio. 23 aprile 2010. in “Corriere della Sera”. Padova 2009. 8 Mario Sensini. relazione introduttiva al seminario organizzato a Bertinoro dalla Fondazione Scuola di politica il 4 settembre 2008. Actainrete. stabilisce che ‘il compenso [...htm. Si legge: “Questo nuovo orientamento dottrinale ha fatto seguito a una importante svolta legislativa: l’art. Milano. p. Il popolo del 10 per cento. Le minipensioni dei parasubordinati avranno appena il 36 per cento del reddito.

Die digitale Boheme oder: intelligentes Leben jenseits der Festanstellung.coworking. Actainrete. traduzione italiana di Elsa Orellana. Kommunikation. 2007.it. www. com/group/ coworking 3 Holm Friebe. 2010. garanzie del credito e tutela della maternità”. 16 Una singolare eccezione nel quadro dei partiti di centrosinistra è rappresentata dal disegno di legge 1540 del 29 aprile 2009 presentato da Pietro Ichino che parla espressamente di una stabilizzazione delle aliquote previdenziali per i lavoratori professionali autonomi al 20 per cento. cit. 4 Medienboard Berlin Brandenburg. in gran parte professionisti del settore informatico e della ricerca energetica. L’invalidità non basta per essere categoria protetta. Progetto di Legge dello Statuto del Lavoro Autonomo. Wir nennen es Arbeit. 19 luglio 2010. Chi rappresenta i lavoratori autonomi nella crisi?. 18 Estatuto del trabajo autónomo. 2010. 20 Disegno di legge n. comunicato alla Presidenza del Senato il 29 aprile 2010 “Statuto dei lavori autonomi. 22 Disegno di legge n. 19 La proposta di Legge regionale della regione Veneto “Statuto regionale del lavoro autonomo” fu presentata il 2 ottobre 2009. Silvia Rondani. 15 Cass. XVI Legislatura. Kreativwirtschaft in der Hauptstadtregion.groups. Civ.it.com/watch?v=YeJR3biNW94. IT. Senato della Repubblica. 21 Disegno di legge “Codice dei rapporti di lavoro. München 2006. 22 dicembre 2010. 24 Romano Calvo.google. Medien. www. coalizzarsi “Freelancing Matters” è una pubblicazione mensile. Heyne. brochure sulla consistenza dell’im1 276 . Che cosa accade se si salta un pagamento Inps?. Voltare pagina. il riordino degli enti pubblici previdenziali e lo sviluppo delle forme pensionistiche complementari”.it.youtube. anche www. 17 Bozza di Delega al governo per la predisposizione di uno Statuto dei lavori. l’Associazione di lavoratori indipendenti britannica che conta circa 20. Sascha Lobo.governo.pbwiki. ma bocciata un anno dopo per la mancanza di copertura economica. pagamenti. 1873.blog. 2145. 23 La proposta di legge 1299 del 16 giugno 2008. Actainrete. le interviste qui parzialmente riprodotte sono pubblicate sul numero di settembre 2010. n. Actainrete.000 membri. 2009. organo del Professional Contractors Group (Pcg). Adele Oliveri. www. cfr.info. comunicato alla Presidenza l’11 novembre 2009. Modifiche agli articoli 2087-2134 del Codice Civile”. Delega al governo in materia di semplificazione degli adempimenti. 2145 d’iniziativa dei senatori Treu et al. soprattutto se sei autonomo. Actainrete. 2 http://www. “Delega al governo per il completamento della riforma del sistema previdenziale mediante la revisione dei requisiti e del metodo di calcolo dei trattamenti di pensione. 1° novembre 2010. 14 Alfonso Miceli.it.com.it. 3240/10. 8. coworking. SSUU.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 276 13 A cura di della redazione Acta.

per il lavoro esperto per grandi aziende.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 277 presa nel settore dell’economia della creatività. il primo termine viene usato per indicare un professionista che ha un rapporto con una società nel quadro di un processo di esternalizzazione.com 14 In realtà independent contractor e freelance non sono intercambiabili. inoltre i suoi due interventi in italiano in Lia Cigarini et al. Bundeskommission Selbständige zur sozialen Sicherung von Solo-Selbständige.di. 7 Taz-Reportage: die Digital-Nomaden. acculturati. 9 Forderungen der Ver. su YouTube. February 2005. Il primo si usa di più per professioni tecniche. The Emerging New Workforce.. The Littler Report. 16-30. I contractors venivano indicati come “bianchi. si tratta di un contributo volontario sotto forma di sottoscrizione di un contratto assicurativo che gode di un finanziamento pubblico. 5. aprile 2009. pp. cit.littler. News. p. il godimento del contributo statale si avrebbe solo raggiungendo la bella età di novantatré anni. 13 The Littler Report. disponibile sul sito www. Condizioni e identità nel lavoro professionale. perché molto vicina alle nostre riflessioni. Employment and Labor-Law Solutions for Contract Workers. München 2007. Cfr. maggio 2009. Roma 2007. GrazWien 2010.] man mano che l’industriosa generazione dei Baby Boomers andrà in pensione. 8 Bericht über Selbständigenarbeit in Ver. postmoderno e da marketing territoriale. La fonte più interessante. in particolare le pp. 12 Non abbiamo elementi sufficienti per analizzare anche la situazione a Vienna e in Austria. Rasmus Engler. 15 “Quando il paese uscirà dalla devastante recessione e un numero sempre maggiore di appartenenti alla ‘generazione Y’ (quelli nati tra il 1977 e il 2002) si affaccerà al mercato del lavoro. 16 US Department of Labor.. Contingent and Alternative Employment Arrangements. 5 Jörn Morisse. Piper. 27 luglio 2005. 10 È un sistema che non gode di buona fama. sopra i trentacinque anni e in prevalenza maschi”. dove il tono è completamente diverso. freelance invece indica una condizione lavorativa più volatile e instabile. Wovon lebst du eigentlich? Vom Überleben in prekären Zeiten. che ha condiviso sin dall’inizio. Initiative gegen das Leistungsschutzrecht.. Temporaries and Flex-Workers. ma è stato dimostrato che serve più che altro a incanalare i soldi pubblici verso le casse delle società assicuratrici. 11 Il termine freelance è stato tradotto in tedesco con Freie. 277 . cominceremo a vedere un numero crescente di appartenenti alla generazione Y rivolgersi di preferenza ai lavori di consulenza a part-time”. è quella di Klaus Neundlinger. Nausner&Nausner. dove le problematiche sono analoghe ma le esperienze organizzative ancora incerte. Tuttavia il Pcg britannico. Derive&Approdi. lanciata dall’omonimo sito nel dicembre 2010. [. che si presenta come un’associazione di independent contractors chiama il suo magazine “Freelancing Matters” e organizza annualmente il Freelancers Day.di. 78-139 e 142-221. 6 Igel.. Die Performance der Wissensarbeit. il secondo si usa di più per professioni dell’ambito “creativo”. lo ‘stigma’ associato alla parola ‘consulente’ subirà una drastica riduzione. Berlin. April 2007-März 2007. l’86 per cento dichiarava di preferire il lavoro autonomo a quello subordinato. Bls.

vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 278 17 Bls.79 milioni e 5. De Camp Foundation e altre. 38 ss. 19 Cfr. Michelle. The Robert Wood Johnson Foundation. su www. dovrebbe tutelarsi in particolare dal- 278 . J. Hipple. Innovative and Unprotected: How the Old Safety Net is Failing America’s New Workforce.htm). Sergio Bologna.freelancersunion. che spesso qualificavano se stessi nelle risposte ai questionari come salariati. (www. Nel commento Employment from the Bls Household and Payroll Surveys: Summary of Recent Trends. Labor Will Rule: Sidney Hillman and the Rise of American Labor. anche quando perdeva troppi soldi. la prima (commercial provision) che deve contenere la descrizione più dettagliata possibile delle modalità secondo le quali si svolgerà il lavoro. la ShoreBank è rinata sotto il nome di Urban Partnership Bank con un diverso management ma formalmente con la medesima missione. New York Community Trust. Con il concorso dei principali gruppi bancari e di molte fondazioni. United Hospital Fund.9 milioni). MacArthur Foundation. The Rockefeller Foundation. 18 Steven F.org 21 Sara Horowitz. Table A-9.workingtoday. sul sito www. Una parte dell’opinione pubblica ha accusato Obama invece di aver voluto mantenere in piedi la sua banca “preferita”. Independent. cit. Rockefeller Family Fund. e Catherine T. viene dal quartiere di Chicago dove la banca ha mosso i primi passi. 17-32.P. Ira W. 27 Il contratto in genere è suddiviso in due parti. Self Employment in the United States.org 22 Solo lo stato di New York ha riconosciuto ai venditori (sales representatives) il diritto di accedere alle prestazioni previste per i dipendenti delle aziende per cui lavorano come independent contractors. Contributo fondamentale per capire i problemi della classificazione e della rilevazione statistica. Household Data. Morgan Chase Foundation. The Prudential Foundation. stessa data. Erano rispettivamente 10. Selected Employment Indicators. New York 1991 (Cornell University Press 1993).. Gabrielle Wuolo. settembre 2010. riporta le serie storiche più aggiornate. Ceti medi senza futuro?. Free Press. preferibilmente con un paragrafo specifico per ogni singolo compito. Althea Erickson. che svolgevano attività di lavoro autonomo come occupazione secondaria. 20 Creative Workers Count. un sindacato il cui leader. ha costituito assieme a Hillman l’American Labor Party negli anni trenta. dovuta al fatto che alcune delle figure di punta della ShoreBank hanno fatto parte dell’entourage di Hillary Clinton e che la stessa moglie di Obama.316 milioni nel giugno 2009. 24 Il nonno di Sara Horowitz è stato vicepresidente dell’International Ladies’ Garment Workers’ Union (Ilgwu) di New York. sia il numero dei multiple jobholders (in totale 6. Dubisky.gov/cps/empsit_changes_table_a9_2011. 26 Amarezza che si riscontra nei commenti di molte associazioni e iniziative sociali. 25 Ford Foundation. pp. 23 Steve Fraser. dove il consulente oltre a veder definiti compensi e tempi di pagamento. pp. Alla fine di agosto 2010 erano ben 118 le banche regionali chiuse d’autorità o fallite. si mettevano in luce alcune difficoltà a stimare sia il numero degli independent contractors. in “Monthly Labor Review”.bls. John D.

34 Il “Manifesto dei lavoratori autonomi di seconda generazione” si può leggere per intero sul sito www. Partite Iva: l’alleanza del lavoro autonomo.it 32 Cfr. Anna M. poi c’è il Teatro della Cooperativa.intranetmanagement. oppure Dario Di Vico. di prodotti da libreria che “ti aprono gli occhi”.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 279 le maggiori richieste che avvengono in corso d’opera in maniera informale. Anna Soru. nel cinema. il welfare negato dei lavoratori invisibili. In sostanza chi dirige un’impresa non è più responsabile in toto degli eventuali debiti accumulati dall’attività della medesima ma può costituire un capitale di rischio. sì.it. La seconda parte del contratto (legal background) è quella che si applica a tutti i contratti e stabilisce diritti/doveri delle parti in una serie di circostanze ricorrenti o potenziali (per esempio in caso di rimpiazzo per malattia). inoltre può optare tra l’imposizione fiscale sul reddito e quella sulle società. Partite Iva. di storia vivente. 28 Cfr. 35 Giacomo Mason. in “Corriere della Sera”. 279 . 31 Marina Piazza.000. Sei un lavoratore autonomo e devi solo morire. 18 ottobre 2010.fr. ci sono tante altre cose. 4 maggio 2010. o Gabriele Basilico nella fotografia. 11 gennaio 2011. www.apce.actainrete. Dario Di Vico. su www.it tra le pagine dell’area istituzionale (“Chi siamo”). Età pensionabile delle donne e riconoscimento del lavoro di cura: la nostra proposta. il documento dell’Apce del dicembre 2010 dove sono illustrate le differenze tra le due normative. o di nuovo. ma qui volevamo parlare soprattutto di scrittura-inchiesta. produzioni multimediali. 30 In compenso c’è ancora. senza essere esplicitate come tali. chi ha conservato uno sguardo amorevole e critico sui luoghi e i contesti sociali. 33 La somma degli iscritti dichiarati da queste associazioni è dell’ordine di 16. 29 Nel caso in cui il lavoratore indipendente utilizzi come ufficio la casa di proprietà non è chiaro come si risolva il problema. Ponzellini. come Marina Spada. in “Corriere della Sera”. Actainrete.

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18. 95. 26. 32. 66. Le “nuove” non-professioni. Strade a uscita incerta. Voci dall’interno. 76. 81. Senza . 15. Conoscenza tacita. L’ideologia del professionalismo e la sua crisi Alle origini di un’ideologia. Max Weber e la “vocazione professionale”. Mental recession. Autorità. Permane la centralità del lavoro subordinato. 70. 29. Surrogati d’identità. 43 45 2. Disagio e risveglio dei ceti medi. Consulenti di direzione: flagello o risorsa?. Transiti verso la coalizione. 115. 10. 38. 46. 88. 23. 64. 48. Business e professione. Dove non c’è la notizia Il silenzio dell’informazione sul lavoro autonomo. 20. Pensare a se stessi. 100. 108 114 4. spostarsi. 60. 84 88 3. 73. I diversi confini del rischio. Freelancing. 57. Forme di coalizione nella Rete. Uno status sociale in perenne equilibrio. Passaggi Dove vuoi andare?. 97. Il lungo degrado del lavoro subordinato Una Cina in Europa. Sostanza tecnologica del vivere. 53. autorevolezza. Il valore della prossimità. Pastoie italiane. Da gentiluomini a mercenari. Direzioni sbagliate.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 281 Indice 9 1. Personalità e scrittura. Pur di andarsene. scavalcare confini. Transitare. 79. 54. Il paese tranquillo.

non merce. I tariffari sono la soluzione?. 130. Precari e autonomi nell’economia dell’evento L’organizzazione del lavoro nell’economia degli eventi. Alla previdenza ci penserà la provvidenza (personale). Il modello di prezzo basato sulle equivalenze tra in e out. Magnete Milano. 173. Nuove identità in cerca d’autore (e giornalisti capaci di ascoltarle). 187. Meglio . tra paradossi e privilegi. 185. Gli outsider del welfare state L’apartheid sociale che emerge con la crisi. Il lavoro autonomo come i mutui subprime? . Arte. Pagare il risultato del freelance con “retribuzioni variabili”. 129. 210. Mandare in frantumi il lavoro per fare buy-back sulla paga del consulente. quando il monopsonio è di tipo psicologico. 174. 193. 199. diventa merce. 195. meglio di nessun lavoro?. 142. 167. 179. Lavorare a che prezzo? Avvicinarsi al tema del compenso per via descrittiva. Il sindacato nonsindacato dei giornalisti freelance. 170. 154 159 6. Lavoratori autonomi senza tetto né legge. 152. Il cottimo digitale. 166. ma quando è un contributo professionale che cosa accade?. ma lo gestisci tu. 176. I freelance? Per la stampa soltanto Untermenschen. Il secondo modello: l’equiparazione tra imprese. C’è una risposta nella nostra Costituzione?. 123. Vendere lavoro autonomo ai lavoratori dipendenti. Identità e coalizione.vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 282 voce collettiva il lavoratore. chi l’ha vista?. 205. Il cambio di rotta arriva dal “Corriere della Sera”. Il rischio è mio. La nascita della Jackpot Economy. 163. Il lavoro gratuito. 203 205 7. Lavoratori. I lavoratori autonomi che si raccontano sul web. ovvero una falsa speranza. Reductio ad Ral. Freelance. L’informazione come autoregolazione di interessi di parte. Flexicurity. Quando è la previdenza a strozzare il lavoro. la ricompensa della qualità. dannazione moderna del lavoro cognitivo. 118. 125. 148. Donare il tempo. 164. meno diritti e più costi d’esercizio. 186. 197. La soddisfazione delle parti non basta. 191. 160. 162. 190. 181. 120. Se il lavoro è un sogno che non si avvera allora svegliati. Musica. 132 137 5. 116. 140. 212. da solo. Quanto vale sapere da quale parte girare una vite?. fenomeno a larga diffusione. 207. Oltre il tempo. Massimi e minimi.

Parigi e dintorni. Un grande sindacato e i lavoratori autonomi. 231. Westminster Hall. 228. New York: un’idea di sindacalismo per i nostri tempi. 215. 234. 222 224 8. 244. 248. 217. Voltare pagina. Milano. una palla al piede. Nomadi sul serio. 235. Le vecchie forme di rappresentanza. Londra. coalizzarsi Berlino. Le ipotesi in campo per la riforma del welfare. 251 257 Note .vita da freelance:serie bianca 21-03-2011 11:10 Pagina 283 l’ignoranza del sommovimento sociale?.

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