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La Poesia Satirica e Epigramma

La Poesia Satirica e Epigramma

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M.N.

Spa da

Firmato digitalmente da M.N.Spada ND: cn=M.N. Spada, o, ou, email=ninel_hax @hotmail.it, c=IT Data: 2008.12.24 18:43:16 +01'00'

La poesia satirica e l’epigramma
I  secolo d.C. Persio Giovenale Marziale 

satira

AULO PERSIO FLACCO

La poesia satirica

VITA
Appartata, dedita agli studi e agli affetti privati ( grande amico di Lucano e Trasea Peto) 34 d.C. nasce a VOLTERRA (etruria) da una famiglia di rango equestre (alta borghesia)

62 d.C. muore

A 12 anni va a studiare a ROMA

A 16 anni segue le lezioni dello stoico ANNEO CORNUTO

Nello stesso anno: -secessum di Seneca - Nerone inasprisce la sua politica autoritaria - distacco di Lucano dal potere imperiale

FONTI: la principale è la VITA PERSI di VALERIO PROBO ( attendibile, anche perché contemporanea a Persio)

OPERE
In parte BRUCIATE, perché considerate di scarso  valore letterario da ANNEO CORNUTO
ci è pervenuto unicamente un libro con 6 SATIRE, a cui Persio lavorò per 10 anni e che  lasciò INCOMPIUTO al momento della morte

Fabula praetexta (tragedia di argomento  romano)
Carme odeporico ( “racconto di viaggio”)

Alle satire esametriche va  aggiunto il cosiddetto  “prologus” Cioè 14 versi in metro  giambico ( choliambi) di cui,  in realtà, si ignora la funzione.

Breve elogio di Arria Maggiore ( suocera di Trasea Peto)  suicidatasi nel 47 col marito, dopo la condanna dell’imperatore Claudio

Riscossero un successo immediato. Ebbero molta fortuna, soprattutto in ambienti cristiani (“furto sacro”), a causa della loro intransigenza morale (Dante colloca Persio fra i megalopsicoi)

Le satire
(riviste da Cornuto)
1)DICHIARAZIONE DI POETICA: degrado della letteratura contemporanea, polemica contro le recitationes e la perdita della funzione pedagogica dell’arte: occorre una poesia che parli del vero e denunci il vizio. Introduzione programmatica delle altre satire 3)educazione: elogio studi filosofici che ti insegnano a vivere e condanna dissolutezza

LE TEMATICHE NON SONO ORIGINALI: sono quelle della tradizione stoica

2) Condanna delle empie pratiche religiose e delle superstizioni ( visione stoica) Dedica a Plozio Macrino epistola

4) Critica ambitio (= smania di potere politico): solo chi conosce se stesso e frena le passioni può governare gli altri (vd. Platone)

5)libertas: è veramente libero chi è indipendente dai vizi ( avaritia e luxuria) dedica a Anneo Cornuto 6)divitiae: esaltazione dell’ideale classico di misura Dedica a Cesio Basso elogium

“scriptitavit et raro et tarde”

FIGURE ESEMPLARI, al cui comportamento bisogna conformare il proprio

Non sono le tematiche, ad essere originali: la principale  caratteristica è la cosiddetta diàtriba per immagini, cioè  l’elaborazione di quadri di carattere narrativo, ricchi di  figure, voci, situazioni esemplari
• MANCANZA DELL’AUTOBIOGRAFIA (tipica della satira oraziana) : compito di  Persio è quello di smascherare le false apparenze e di denunciare i vizi, come se  lui non ne avesse Non stabilisce alcun tipo di complicità con i suoi lettori, anzi sembra disprezzarli a  causa dei loro vizi È mutato il destinatario della sua opera:  non sono più i sodales, la stretta cerchia  di amici di orazio, ma un’umanità sorda ai richiami morali e profondamente  corrotta

• •

LO STILE 1) VERBA TOGAE: rifiuta il linguaggio magniloquente dell’epica e della tragedia, a favore del sermo vulgaris et familiaris, caratterizzato da espressioni colloquiali e plebee, talvolta oscene 2) RADERE DEFIGERE REVELLERE: raschiare( le apparenze di virtù che celano i vizi); inchiodare (ciascuno alle proprie colpe e responsabilità); sradicare ( la propensione al vizio dall’animo del lettore)

LINGUAGGIO
• Espressionismo: parole forzate e tese oltre il loro  senso comune, rapporti fra parole sottoposti ad una  costante deformazione. Ne deriva una maggiore  densità espressiva e una forte icasticità • Acres Iuncturae: accostamenti dissonanti, inaspettati,  urtanti, sgradevoli • Campo semantico del corpo, del cibo, del sesso e  crudezza realistica di vocabolario.

PROLOGUS (Choliambi)
Nec fonte labra prolui caballino ,  nec in bicipiti somniasse Parnaso  memini, ut repente sic poeta prodirem;  Heliconidasque pallidamque Pirenen illis remitto, quorum imagines ambiunt hederae sequaces : ipse semipaganus ad sacra vatum carmen adfero nostrum. Quis expedivit psittaco suum chaere picamque docuit nostra verba conari? Magister artis ingenique largitor venter, negatas artifex sequi voces .   Quod si dolosi spes refulgeat nummi,  corvos poetas et poetridas picas cantare credas Pegascium nectar.
Traduce il nome greco Ippocrene, celebre fonte sull'Elicona, che si diceva fosse  scaturita per un colpo dello zoccolo di Pegaso, cavallo alato balzato dal  tronco di Medusa, quando Perseo le ebbe troncato la testa; insieme alla  fonte Pirene, sull'acropoli di Corinto, che il poeta ricorda subito dopo, era  consacrata alle Muse; bere ad esse equivaleva a divenire poeti. Monte della Focide, ad ovest dell'Elicona, con due cime principali, di cui l'una,  Cirra, dedicata ad Apollo, l'altra, Nisa, a Dioniso.  Sognare sul Pamaso era  ritenuto causa d'ispirazione poetica. Le Muse Cfr. n. 2; anche questa sarebbe sgorgata per opera di Pegaso; pallida,  probabihnente, è detta perché l'attività poetica, condotta innanzi con  assiduo lavoro a lume di lucerna, fa impallidire. Era uso ornare d'edera i ritratti ed i busti dei poeti collocati nei musei e nelle  biblioteche. Il verso esprime la profonda fiducia di Persio nella propria poesia, sufficiente,  essa sola, a conferirgli quel  titolo di poeta che altri invoca dall'ispirazione divina. L'interpretazione dei versi 8‐I4 ha sollevato qualche difficoltà.  In particolare è  sembrato poco chiaro il legame tra i gruppi di versi 8‐ii e I2‐14.  Ritengo  che il passo si possa interpretare nel modo seguente: chi ha insegnato ai  pappagalli e alle gazze a pronunziare suoni umani?  Il desiderio di cibo.   Ma nessuno si prenderebbe la pena di dar loro cibo se poi quei corvi (che  sono qui in luogo dei pappagalli) e quelle gazze non fossero applauditi  per denaro da spettatori prezzolati o incompetenti

La satira di Giovenale

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Decimo Giunio Giovenale è il poeta satirico latino sulla cui vita abbiamo meno notizie.

probabilmente nacque ad Aquino

La vita
la data di nascita con ogni probabilità si colloca tra il 50 e il 60 d.C.

Da varie allusioni a fatti contemporanei, possiamo collocare la redazione delle Satire tra il 100 e il 127 d.C.

La morte è sicuramente successiva al 127 d.C

• Marziale, in un celebre epigramma (XII‐ 18 ) ci  presenta Giovenale occupato nelle peregrinazioni  cittadine del cliens a caccia di sostentamento da un  patronus all’altro
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L’occupazione
• Marziale, in un celebre epigramma (XII‐ 18 ) ci presenta  Giovenale occupato nelle peregrinazioni cittadine del cliens
– questo farebbe pensare a una situazione economica precaria.  – Lo stesso Giovenale dedica diversi passi  alla descrizione della  giornata del cliente, con accenti che sembrano alludere a  un’esperienza autobiografica – L’aggettivo facundus, che Marziale riferisce a Giovenale in un  altro epigramma (VII, 91), allude forse alla professione di  avvocato – Marziale  non fa alcun cenno all’attività letteraria di Giovenale,  nemmeno nell’epigramma VII, 24, in cui lo presenta come suo  caro amico. 

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Le  satire

I componimenti sono in tutto sedici, distribuiti in cinque libri

è verosimile che  l’ordine dei libri  tramandato dai  manoscritti  corrisponda  all’ordine di  pubblicazione.

La satira I è un esplicito programma di poetica.
semper ego auditor  tantum?, «dovrò io  sempre soltanto  ascoltare?» (v. 1),

si natura negat,  facit indignatio  versum  \qualemcumque  potest

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Argomento delle satire

• quidquid agunt homines, votum, timor, ira,  voluptas, / gaudia, discursus, nostri farrago libelli est (I, 85‐86).
seleziona soltanto la parte negativa della realtà
interpreta tutta la realtà contemporanea alla luce del vizio
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et quando uberior  vitiorum copia?

filtro interpretativo:la sua  ira.
Fa continuamente  riferimento a  personaggi ed  eventi del passato • Produce: si limita a  denigrare i morti  per evitare  ritorsioni da  parte dei vivi

– atteggiamento  declamatorio non  dissimile da quello dei  poeti delle recitationes – deformazione della realtà  opposta e  complementare rispetto  alla nobilitazione che essa  riceveva attraverso  15 l’apparato mitologico 

Satire di Giovenale: argomenti
• la satira II, sulla degenerazione della nobilitas culminante nella depravazione  omosessuale;  • la satira IV, resoconto sarcastico di un concilium principis convocato da  Domiziano per decidere come cucinare un enorme rombo  • la satira v, sulle umiliazioni che un cliente deve subire alla mensa del patronus.  • La satira VI – Il libro II :sola sesta satira,  quasi settecento versi  – intende dissuadere l’amico Postumo dal proposito di sposarsi. – la satira VII : lamenta le misere condizioni dei letterati e di tutti gli intellettuali  (le opere d’ingegno non conferiscono più alcun prestigio sociale ed economico)  – la satira x affronta il tema della stoltezza delle preghiere che gli uomini  rivolgono agli dèi: l’unica cosa desiderabile è di avere mens sana in corpore sano  

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temi e motivi ricorrenti • il contrasto tra realtà e apparenza: il poeta addita le  incoerenze delle posizioni altrui. 
– Ci sono uomini “qui Curios simulant et Bacchanalia vivunt,”  – L’ipocrisia individuale finisce per avere pesanti riflessi sul  piano sociale: quis enim virtutem amplectitur ipsam,  /praemia si tollas? – I pervertiti ‐nobili  invertiti che si fingono filosofi. – I graeculi grammaticus, rhetor, geometres, pictor, aliptes, / augur, 
schoenobates, medicus, magus, omnia novit \Graeculus esuriens; in caelum,  iusseris, ibit. • Di fronte a questo trionfo della menzogna e dell’ipocrisia, l’amico Umbricio afferma: Quid Romae faciam? mentiri nescio 17

omnia Romae / cum pretio «a Roma tutto si compra»
radice di tutti i mali • Iniziate quando Roma ha cominciato a importare le  opere e le raffinate abitudini dei Greci: un tempo il  soldato faceva borchie per il cavallo con le tazze dei  grandi artisti, e l’argento brillava solo sulle armi (VIII,  100‐107; XI, 100 sgg.). 
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divitiae

nunc patimur longae pacis mala;  saevior armis \ luxuria incubuit victumque ulciscitur orbem.

Laudator temporis acti
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stile                tecnica compositiva. 
• manca una solida struttura formale. • Modi – l’accumulazione di immagini e di sentenze – la climax negativa • elencatoria (veri e propri cataloghi ) – Farrago: • il carattere disordinato di questi elenchi, che tende a  riprodurre la caotica inafferrabilità del reale • condensazione espressiva di molte sententiae.

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sententiae divenute celebri • panem et circenses (x, 81), a indicare  sinteticamente gli unici bisogni di una società  degenerata;  • mens sana in corpore sano (x, 356), l’unica  cosa che dovremmo richiedere agli dèi;  • maxima debetur puero reverentia (xiv, 47). 

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riferire verbi che indicano azioni  umane a oggetti inanimati:
• satira I: i marmi di Frontone «gridano» i versi, e le colonne  crollano a forza di sentirli (i, 12‐13);  • nelle vie di Roma, le finestre «gettano» il contenuto dei vasi da  notte (iii, 276‐277);  • in tribunale i clienti applaudono il loro patrono nella speranza  della sportula: essi sono una vocalis sportula (xiii, 32‐33).

• Il linguaggio 
– stridente contrasto tra termini aulici e volgarismi – uso di parole adatte a contesti alti per situazioni “basse’. 
Meretrix augusta 
• di una donna dall’acconciatura sontuosa, il poeta dice: Andromachen a fronte  22 videbis; \post minor est, credas aliam.’

Marco Valerio Marziale 
• Di origine spagnola‐Bilbili, fra il 38 e il 41 d.C.  • di condizione sociale modesta • Accolto nelle case di Seneca e di Lucano, perde ben presto i suoi protettori,  costretti al suicidio in seguito alla congiura antineroniana del 65.

• cliente 
– Per vivere, come dichiara egli stesso nei suoi versi, si adegua alla condizione del cliente  ponendosi sotto la protezione di diversi patroni e, soprattutto, cercando l’appoggio dei  vari imperatori che si succedono sul trono. 

• Solo nell’80, grazie alla pubblicazione e al successo del  Liber de spectaculis, Marziale raggiunge una certa  notorietà come scrittore.
– Tito, più volte elogiato nel corso del libro, lo benefica  LO ius trium liberorum, cioè il privilegio di usufruire dei diritti  riconosciuti ai padri di almeno tre figli.

Il declino
• Negli anni 87‐88 soggiorna temporaneamente in Emilia, in  particolare a Forum Corneli (Imola).  • Alla morte di Domiziano (settembre 96), nei confronti del quale  Marziale si era prodigato in ripetute adulazioni, cerca inutilmente  di entrare nelle grazie dei nuovi potenti.  • Il ritorno
– Nel 98 decide infine di far ritorno a Bilbili: Plinio il Giovane gli regalò il  denaro per il viaggio, e una ricca matrona sua ammiratrice un podere.  – Ma a Bilbili non c’erano biblioteche, sale di recitazione, terme dove  passare la giornata a conversare: insoddisfatto, con il pensiero  nostalgicamente rivolto alla grande città, muore tra il 101 e il 104.  – Possediamo una breve epistola di Plinio il Giovane (III 21) in cui si  commemora, alla notizia della morte, la sua figura di uomo e di scrittore 

Epigramma 
• (in greco) significa etimologicamente «iscrizione», scritta sopra un cippo, una  lapide, un oggetto votivo.  • Nasce in Grecia ‐VIII secolo, in forma anonima, con intenti pratici e celebrativi.  • I testi tramandati sono iscrizioni in metro vario, per lo più di carattere funebre o  votivo, che commemorano persone, luoghi, monumenti, episodi di vita civile o  quotidiana; 

• Solo in età ellenistica l’epigramma acquista valore letterario
– È  un componimento d’occasione, brevissimo o comunque di misura limitata, di metro 

libero con una decisa prevalenza del distico elegiaco
– contenuti .vari, soprattutto di natura privata e soggettiva. erotico, conviviale, satirico,  parodistico, giocoso, funebre. 

La maggior parte degli epigrammi greci che conosciamo si trovano  conservati nella monumentale  La silloge contiene circa 3700 epigrammi attribuiti a oltre trecento poeti di  varie epoche e culture.

Antologia Palatina

A Roma
• A Roma l’epigramma di tipo ellenistico compare con i poeti  del circolo di Lutazio Catulo (II‐I secolo a.C.), per conoscere  poi una rigogliosa fioritura in ambiente neoterico • A questi poeti, ma in particolare a Catullo, dovette ispirarsi  Marziale, l’unico epigrammista latino di cui ci sia giunta  l’opera in forma integrale • in età neroniana, operò un Lucillio, autore in lingua greca  di epigrammi di forte segno realistico e di intonazione  satirica, nei quali veniva accentuato il momento  dell’arguzia finale.  • Nello stesso periodo vanno probabilmente collocati gli  epigrammi compresi nella raccolta dei Priapea (di  argomento e tono osceno).  • .

Hoc lege, quod possit dicere vita  «Meum est». 
• Marziale sente ormai la mitologia come pura evasione, qualcosa in  cui gli uomini del suo tempo non riescono più a riconoscersi

•hominem pagina nostra sapit.
– La pagina di Marziale vuole avere il «sapore» dell’uomo: – non vuole essere finzione retorica ma verità

• differenze rispetto alla tradizione satirica:
– intento dello scrittore non è correggere il vizio, denunciare l’immoralità o additare  esempi di vita beata, ma ritrarre la realtà. 

Marziale  e Catullo.  • Catullo aveva definito la propria poesia con  termini quali nugae, iocus, lusus, gli stessi a  cui ricorre frequentemente Marziale • Marziale adduce anche una prova circa la  giustezza della strada intrapresa: nello stesso  epigramma afferma infatti che tutti laudant  illa (cioè la poesia epica e tragica) sed ista  legunt (i suoi epigrammi). 

Tutta la poesia di Marziale può essere  suddivisa essenzialmente in due  filoni:

• versi di carattere celebrativo, spesso legati ad  occasioni pubbliche ( il Liber de spectaculis); • versi d’intrattenimento, indirizzati agli amici o  ai potenti patroni, da leggersi nei conviti, nei  teatri o nei salotti della capitale (Xenia e  Apophoreta). 

lasciva est nobis pagina, vita  proba (I, 4, 8).
• La rappresentazione crudamente realistica del  mondo cittadino è giustificata dall’autore con il  carattere giocoso del genere epigrammatico: una  sorta di carnevalesca sospensione delle regole che  viene paragonata ora alle feste dei Saturnali, ora agli  spettacoli licenziosi dei Floralia, ora al clima sboccato  dei carmina triumphalia

la chiusa epigrammatica è costruita secondo il  procedimento dell’aprosdòketon (o inopinatum): 
• Modello prediletto 
– è Catullo  – L’epigramma pretende una scrittura cruda e scabra, lasciva 

verborum veritas, che non rinunci ad esplorare alcun livello 
linguistico, compresi i vocaboli osceni e volgari. 

• grecismi, termini tecnici o tratti dal linguaggio  infantile;  banditi sono invece gli arcaismi, se non in funzione  parodistica
– una condanna che corrisponde, sul piano dello stile, alla polemica contro la poesia  vuota e declamatoria della tradizione epico‐tragica.

La dichiarazione di poetica
• il poeta si rivolge a Domiziano, che aveva assunto la potestas censoria nell’85, rammentandogli il costume degli antichi  carmina triumphalia, quando i soldati si permettevano ogni  licenza nei confronti dei propri generali in occasione di un  trionfo militare. Nella lapidaria battuta finale, Marziale  definisce il suo programma di poesia: lasciva la materia, proba  l’ispirazione e la vita. Tradizionale invece, e di origine  neoterica, l’uso di parole quali iocus e lusus per definire la  propria poesia.

• Contigeris nostros, Caesar, si forte libellos, terrarum dominum pone supercilium. Consuevere iocos vestri quoque ferre triumphi, materiam dictis nec pudet esse ducem. Qua Thymelen spectas derisoremque Latinum, illa fronte precor carmina nostra legas. Innocuos censura potest permittere lusus: lasciva est nobis pagina, vita proba.
• Thymelen... Latinum: due noti mimi dell’epoca di Domiziano. • Se per caso, o Cesare, ti capiteranno nelle mani i miei libretti, spiana la tua fronte  padrona del mondo. Anche i vostri trionfi sono abituati a tollerare gli scherzi e il  generale non si vergogna di divenire oggetto di maldicenze. Ti prego di leggere i miei  carmi con quello spirito con cui ammiri Timele e quel burlone di Latino. L’ufficio di  censore può permettere gli scherzi innocenti: i miei versi sono lascivi, ma la mia vita è  onesta.

Lo sfratto di Vacerra • (Epigrammata XII, 32) • Marziale è  il poeta di una Roma miserabile e  degradata • . Vacerra è stato da poco sfrattato con tutta la  sua famiglia: Marziale si sofferma sui poveri  oggetti maleodoranti e sgangherati che  ancora gli appartengono

O Iuliarum dedecus Kalendarum, vidi, Vacerra, sarcinas tuas, vidi; quas non retentas pensione pro bima portabat uxor rufa crinibus septem et cum sorore cana mater ingenti. Furias putavi nocte Ditis emersas. Has tu priores frigore et fame siccus et non recenti pallidus magis buxo Irus tuorum temporum sequebaris. Migrare clivom crederes Aricinum. Ibat tripes grabatus et bipes mensa et cum lucerna corneoque cratere matella curto rupta latere meiebat; foco virenti suberat amphorae cervix;

fuisse gerres aut inutiles maenas odor inpudicus urcei fatebatur, qualis marinae vix sit aura piscinae Nec quadra derat casei Tolosatis, quadrima nigri nec corona pulei calvaeque restes alioque cepisque, nec plena turpi matris olla resina Summemmianae qua pilantur uxores. Quid quaeris aedes vilicosque derides, habitare gratis, o Vacerra, cum possis? Haec sarcinarum pompa convenit ponti.

O Vacerra, vergogna delle calende di luglio!, ho visto, sì, ho visto le tue  masserizie che, non essendo state accettate in cambio dell’affitto di due anni,  portavano tua moglie coi suoi sette capelli rossi e la tua canuta madre  insieme alla tua gigantesca sorella. Ho creduto che le Furie fossero emerse  dal buio dell’Inferno. Tu, Iro dei tuoi tempi, insecchito dal freddo e dalla fame  e più pallido d’un ramo secco di bosso, le seguivi. Uno l’avrebbe creduto un  trasferimento dei mendicanti di Ariccia. Sfilavano un misero lettuccio a tre  piedi, e un tavolo a due piedi: con una lucerna e un cratere di corniolo un  vaso da notte crepato pisciava dal fianco sbreccato; il collo di un’anfora stava  sotto un braciere di colore verderame; il puzzo nauseabondo del vaso,  peggiore di quello che proviene da una piscina di acqua marina, diceva  chiaramente che c’erano state acciughe e misere sardelle. Non mancava un pezzo di formaggio di Tolosa, una ghirlanda di nera menta  vecchia di quattro anni, reste sguarnite dei loro agli e cipolle e la pentola di  tua madre piena di quella lurida resina, con cui si depilano le donne  Summemmiane. Perché, o Vacerra, cerchi una casa e vuoi beffare gli  amministratori, quando puoi trovare un alloggio gratis? Questa fila di  masserizie si addice a un ponte.

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