Sei sulla pagina 1di 518

UNIVERSITY OF TORONTO LIBRARY

WILLIAM

II.

DONNER

COLLECTION
purchased from
a
gift

by

THE DONNER CANADIAN

FOUNDATION

RAMAYANA

LA PRESENTE EDIZIONE

SI

TROVA DEPOSITATA

ALLA LIBRERIA DEI SIGNORI

BROCKHAUS E AVENARIUS,
IN PARIGI,
VIA IUCIIEMEU, N
(19

RAMAYANA
POEMA INDIANO

D]

VALMIG1
I

TESTO SANSCRITO SECONDO

CODICI

MANOSCRITTI

DELLA SCUOLA GAUDANA


PER

GASPARE GORRESIO
SOCIO DELLA
R.

U< VDEMIA DELLE SCIENZE

DI

TORIKO

VOLUME PRIMO

PVRK1I
DALLA STAMPERIA REALE
PER AUTORIZZAZIONE DEL GUARDASIGILLI
DI

FRANCIA

m ocre, xliii

\% 4^>

SUA SACRA RE AL M \ESTA

CARLO \L BERTO
RE
DI

SARDEGNA,

DI CIPRO, DI
ECC.

GERUSALEMME,

ECC.

ECC.

SIRE,

Un mezzo
l'India ai

secolo

appena addietro
delle genti
diffusi

aperta
s'in-

commerzj

Europee,
per
le

cominciarono a scoprire
regioni del

remole

Gange

grandi e numerosi

monn-

menti

etterarj d'

un

antica e splendida civilt


presentiti.

infino a quell' ora

appena

L'abbon-

danza,
saggj
si

la variet, e,

per quanto da alcuni scarsi


la nobilt
d'

poteva congetturare,

e l'im-

portanza di que' vetusti monumenti

un po-

polo, che gi ai tempi della scuola Alessandrina

aveva fama di tanta sapienza, tutto induceva a


presagire, che da quella antica e vasta letteratura dovesse emergere gran luce per

una

co-

noscenza pi compiuta

dell'

antichit e delle

prische tradizioni, per rintracciare l'avviamento e


il

processo

dell'

intelligenza

umana, per

isvel-

lere errori, che le scuole del secolo passato ac-

creditarono con maligno intendimento, per lo


studio intimo

insomma
s'

della storia dell' umanit.


gli

Lln nobile ardore

accese immantinente tra

Europei
efficacia

gli stuclj sanscriti

impresi con grande


e
si

ed amore crebbero

diffusero rapil'In-

damente per l'Europa. Dentro pochi anni


ghilterra, la Francia,
1'

Allemagna, ed

altri

paesi

settentrionali ebbero cattedre di lingua e lette-

ratura sanscrita

nuovi studj trovarono cultori


li

egregi e valorosi, che

nobilitarono colle loro

opere; e gi
all'

risultati

corrisposero in gran parte

espetlazione.

A questo movimento
s'

degli ingegni europei

non

era per anco apertamente associato f impulso

delle intelligenze italiane.

Merc

la

generosa e
l'Italia

splendida munificenza Vostra, o Sire,

entra ora degnamente anch' essa in possesso dei

nuovi studj

dai quali

se

molto gi

s'

infino
ot-

ad ora ottenuto, molto pi ancora rimane ad

tenersi. Voi, o Sire, incoraggiaste, proteggeste,

secondaste con ogni maniera


questi miei studj
fu
;

di

sovrano favore

e pi che ogni altra cosa

mi
il

sprone a

coltivarli

con perseverante lena

desiderio e la speranza di pur produrre qualche

opera, che potesse riuscire non


di

al

tutto

indegna

comparire adorna e superba

dell' illustre

ed

augusto Vostro Nome. Or ecco

io offro

e consapi

cro a Voi, Augustissimo Re, insieme col

reverente omaggio di venerazione e di riconoscenza, questa primizia di studj faticosi e lunghi,

nata e cresciuta sotto


d'

regali Vostri auspicj


,

base

un gran monumento che verr

mano

mano

continuando. E questo, o Sire, sar un nuovo


testimonio di quella regale amplissima Vostra

munificenza verso
la

le lettere, le scienze, e le arti,

quale celebrano ed ammirano sudditi e


,

stra-

nieri

e per cui d' opere insigni e durature fu

gi illustrato

il

Vostro regno; mentre


il

la

Vostra

eccelsa mente, o Sire, e

Vostro animo gene-

roso

il

fanno Borente

d'

opportune leggi e di

provvidi instituti.

Di Vostra sacra real

Maest

Ossequioso, devoto, e riconoscente suddito,

Gaspare

GORRESIO.

Parigi,

il

i"

Gennajo 1&43.

INTRODUZIONE.

INTRODUZIONE.
I

soli

monumenti

di vera

epopea antica, primidall' etti,

tiva,

spontanea, nati di poco lontani

da

cui tolsero tenia, colore ed impronta, e venuti a


noi con
finora
i

un nome consecrato

dalla tradizione, erano

poemi d'Omero. D'alcuni popoli antichi


vestigie

non rimasero
buirsi
all'

epiche, o debba ci
ei

attri-

oflesa del

tempo, ovvero, siccome


:

pare

pi probabile, alla loro epica infecondit

d' altri

pervennero a noi racconti poeteggiati e canti popolari, per lo pi separati l'uno dall' altro e dis-

grego li; alcuna volta raccolti e riuniti insieme in

un gran corpo

ma

con poca elaboratezza


1'

con
ran-

leggero e tenue vincolo, che

uno

all'

altro

li

nodi,

come

si

scorge nel Libro dei

Re

di Firdusi,

o per chiamarlo con vocabolo proprio, A_*UaL

Ma

gli

uni piuttosto elementi


gli altri

d'

epopee, che poemi

compiuti,

pi propriamente grandi compis'

lazioni di tradizioni

hanno

a dire
le

che vere epo-

pee

con vocabolo sanscrito


storie tradizionali.

chiamerei siriani:

itilidsi,

Ne

saprei

come meglio

mi

INTRODUZIONE.
tutte

discernere
scolpire
il

queste

gradazioni di

poemi

mio pensiero, che valendomi


il

delle dis-

tinzioni adoperate nell' India,

paese delle tradi-

zioni e della poesia. Gli Indiani

chiamano ^u^FT

dchydna un racconto, una leggenda, una tradizione

popolare poeteggiata
antica, primitiva,

^mVhM dicdvya un
appellato

epopea
il

onde dicdvya
si

Ra-

mayana ed
,

dicdvya
;

pu pur chiamare

la dilogia

epica

d'Omero

sfrT^UFT itilisa

un gran corpo
il

di tra-

dizioni riunite, quale nell' India

Mahbhrata,
il

e pi specialmente ancora nella Persia

Sciolina-

meli o Libro dei


altro

Re

di Firdusi

^F2t cvya ogni

poema meno

antico, in cui prevalga l'arte,

o l'imitazione.

Un

fatto illustre,

un

insolito evento, e la ten-

denza pressoch

istintiva del

popolo

alle finzioni

maravigiiose possono

facilmente originare

canti
si ri-

popolari

ma
,

pi condizioni essenzialmente

chieggono
d'

debbono concorrere

alla

creazione

un' epopea primitiva. Conviene che


di molliplici tradizioni
si

una gran

massa

sia

venuta accu-

mulando

in

un popolo,

alle quali,

sebbene alcuna
,

volta oscurate in parte


tuttavia

od

alterate

s'

abbia pur
alla
le-

fede, e siano
:

come alimento epico

mente del vale

che

l'

idioma svincolato gi dai

INTRODUZIONE.
gami
ieratici, e lasciata l'antica e restia
:

xm
durezza,

corra pi sciolto e libero

che

il

genio guerriero
tutti
i

ed eroico
didi tratti
le

vi si sia
:

manifestato con

suoi splen-

che qualche grande impresa nazionale

somministri argomento e materia, dove innestare


pi care
alla

le tradizioni patrie

reminiscenza po-

polare

che T et

sia atta

ad ispirarle quella spon-

taneit, quella freschezza, quelf alito di giovent,

che sono

le

sue doti precipue

per cui

v'

ha un'

epoca

nella vita de' popoli, passata la


si

quale quella
natura,
al
1'

poesia non

pu pi imitare

che

la

in-

dole d'un popolo sia fortemente temprala

sen-

timento della poesia,

all'

amor

dell'

ideale prodotti
d'

ed alimentati da tutte quelle circostanze


d' instituzioni
,

origine,

di clima,

che sogliono cotanto in-

fluire sul

genio delle nazioni. Tutte queste condi-

zioni

si

trovarono mirabilmente riunite nella stirpe

greca, e dal loro concorso nacquero le

due splen-

dide epopee orgoglio della Grecia, meraviglia de'


posteri.
Il

difetto dell'

una o

dell' altra delle

condi-

zioni

soprammentovate pu essere causa che non


alcuna grande e nazionale
,

nasca tra un popolo

epopea
all'

e che la cronaca o la storia

sottentrando

altrui ufficio,

prendano

a raccogliere e narrare

nudamente quello, che l'epopea avrebbe magnili-

xiv

INTRODUZIONE.
spirilo, e

camente abbellito, avvivato del suo


lareergiato.

popo-

Nulla dir de poemi


e d' idee attinte in

latini.

Frutto di tradizioni

gran parte a straniera sorgente,


invecchiata e
d' d'
,

parto

d'

una
e

civilt

una
tali

lettera-

tura nata

cresciuta

imitazione
il

poemi

qualunque possa essere

loro merito letterario

non hanno che


tica
,

fare coli' epopea, che


Il

chiamo an-

primitiva.

medio evo

cos

fecondo di canti

popolari produsse alcune grandi storie poetiche

che per l'idea, l'andamento, per certa ingenuit,


certo candor di narrazione
,

per forza

e vigoria di

descrivere, per fierezza di caratteri vivamente delineali


,

per

1'

innesto di varie e molteplici


ritrarre dalla natura dell'

tra-

dizioni,

sembrano

epo-

pea primitiva, ed hanno con essa qualche

affinit

ed analogia; come
evo
le

le

nuove

societ, che al
,

medio

erano venute ritemprando


la

ricostituendo tra
,

invasioni e

commistione

de' popoli

pajono

offrire sotto l'aspetto,

per cos dire, epico qualche

somiglianza con quelle societ eroiche della Grecia


concitate, ardenti, bellicose,
de' canti.

amiche dei

rischi e

Ma v'hanno
si

differenze notabili, che sedall'

parano

le storie

poetiche del medio evo

epopea
d' eie-

antica. In questa

scorge una consuonanza

INTRODUZIONE.
menti congeneri, un aggregato
rali e

x\

di

parti connatuvi si lega


:

consenzienti; tutto

vi si

accorda,

tradizioni, idee, credenze, simboli, miti, ogni cosa


ritrae

da un

et,

da una

civilt,

da un popolo senza
I

commistione d'alcun elemento dissimile.


del

poemi

medio evo

all'

incontro sembrano partecipare


si

del disordine dei tempi, in cui nacquero. Conio

mescolavano,

si

confondevano
in

le

nazioni; cosi

si

confondevano spesso
tradizioni

quelle storie poetiche

le

de

varj popoli conquistatori, di questi

e de' conquistali.

N
si

ci solo

ma

alle

tradizioni

proprie nazionali

trovano frammiste tradizioni

antichissime, oscure, d'incerta origine, derivale

da tempi e da regioni, di cui

si

spense perfino

la

memoria presso

popoli che

le

conservarono; e
si

le

ispirazioni del Cristianesimo vi

rinvengono so-

vente associate

ai

mitici avanzi del politeismo.


f idea,
si

come

la

forma seguita
in quelli essa

non

bisogno di dire

quanto
vera
noi

discosti dalla

forma della
a

epopea. Al che s'aggiunga, che rispetto

non molto lontani ancora dai tempi

di quelle

storie poetiche, a noi, cui le

reminiscenze di quelle

et sono ancora presenti al pensiero


rie,

come memoei

per cosi dire, avite, que poemi, qualunque

sieno,

non possono venir considerati siccome mo-

xvi

INTRODUZIONE.
il

numeriti d'epopea antica, perch

tempo non

ha

ancora disteso sopra quel velo, che circonda di tanta

maest l'epopea, n conferito loro quel prestigio,


che
i

secoli

imprimono
e nobile

alle

opere umane.
di vera

Splendido
antica
,

monumento

epopea

pervenuto

a noi dalla prisca et de' poeti

teosofi emitografi, s'avr

quindi innanzi ad aggiunla

gere
mici,

ai
il

j3oemi Omerici

grande epopea di Valdifferenze, che la

Ramayana. Tranne quelle

varia natura ed indole de' popoli


sit
d'
il

debbe di necesle

imprimere

in

opere cos

fatte,

quali pi

ogni altra ne vengono schiettamente improntate,

Ramayana

rispetto

all'

India quello

che

poemi

Omerici sono per

la Grecia. Effigie

non

solo dell'

et in cui nacquero,
de'
d"

ma
il

interpreti delle tradizioni


di Valutici e quelli
storici
,

tempi anteriori

poema

Omero sono amendue monumenti


uno

un

eco fedele d'et antiche, grandi quadri, che com-

pendiano
India.

1'

V antica Grecia

f altro

1'

antica

Due memorabili imprese


tema cresciuto

nazionali

che

si

riscontrano per molle parti,

hanno porto

a que'

poemi

il

loro

in vasta
Il

mole per agmito,


il

gregazione di moltiplici elementi.


bolo dominano in
loro parte, sono la

sim-

amendue, compenetrano ogni


forma perpetua, che
riveste
il

INTRODUZIONE.
pensiero. Essi,
a

xvn

come

attesta la tradizione,

nacquero

un dipresso

allo stesso
si

modo,

alla stessa guisa si

conservarono,

propagarono, e vennero finalmente

raccolti ed ordinati.

La

loro poesia,

sebbene
il

disti

tra se di tutto l'intervallo,

che separa

genio della

Grecia da cpiello

dell'

India, manifesta pur nondiet

meno, siccome poesia d'un'


d'una conforme ispirazione,

conforme

nata

d'atti vivissimi di ras-

somiglianza. La lingua aneli' essa ha nelle epopee

Omeriche ed
una

in quella di

Vainoci molla conformit,


di fisonomia. Nel sans-

certa, direi,

comunanza

crito di Vainoci,

come
a

nel greco

d'Omero, baldezza,
stesso semplicit,

vigoria, ardore, e

un tempo
:

candore, spontaneit
pittura nel

in

amendue

l'imagine,

la

vocabolo, parole gravide di significa-

zioni, che rivelano spesso tutto


e d'idee, di cui

un ordine

di cose

sono esse rimaste segni autorevoli


di vetust lutto

e fedeli, e

un aspetto, un colore

loro proprio.

Ma non

ora qui

mio pensiero enpoemi Omerici

trare neh' intima

comparazione
Il

de'

con quello

di Vamici.

conlronlo dei due grandi

epici dell' antichit avr luogo pi

opportuno

nel]'

Introduzione
nella quale

alla

versione italiana del


di svolgerlo

Ramayana,
pi ampia-

mi propongo

mente insieme con

altre idee,

che qui mi rimango

svili

INTRODUZIONE.
accennare. Perocch io penso, che
1'

dall'

il

ravvici-

nare e comparare

uno

all'

altro quegli antichi


a

poemi debba grandemente giovare


chiararne
la

meglio di-

natura

ed

collocarli nella vera e


il

propria loro luce. Tale suole essere

risultato fe-

condo

delle
:

comparazioni
la

tra

opere analoghe del


nella sua es-

pensiero

che

mente umana, una

senza, sebbene varia e molteplice nelle sue qualit


accidentali, suole essere simile a se stessa ovuncpie
e

produrre in parit di circostanze


Dall'

effetti

pur

pari.

epoca Alessandrina

in poi

poemi Omerici

sono

stati

tema
tutt'

di continui e severi studj (sebbene

rimangono
Di pi
s'

ora in essi non poche cose oscure).

dibattuto, svolto, chiosato ogni pi pic-

colo avanzo del pensiero ellenico.

La cosa

sta

ben

altramente rispetto
vilt

all'

India

la

letteratura e la ci-

bramanica sono una manifestazione recente


fase dell'

non ancora compiuta, una

umanit che
a disvelare,

l'intelligenza

europea ha posto

mano

ma
la

che
vita

si

nasconde pur

tuttavia in gran parte; che

d'un popolo

troppo vasta e complicata


e rivelala tutta

per poter essere compresa


tratto. Molti

ad un

problemi

relativi alla letteratura sansstati tentati; di

crita

non sono per anco

molti s'

cercata gi,

ma non

trovata

ancora

la

soluzione

introduzioni:.
compiuta,
sruardare
liliale;

mn
si

pochi solamente

possono

ri-

come

diffinitamente

sciolti.
al

Per quello che s'appartiene


in

Ramayana, ecco
anni
1

breve quel che

s'

fatto.

Tra

gli

806- 1810,

furono pubblicati
e

Serampore da Guglielmo Care)


in

Josua Marshman

quattro volumi

due primi

libri,

ed

il

principio del terzo del testo sanscrito

con una versione inglese. Quest' impressione divenuta oltremodo rara, di non leggiero dispendio,
al

e
al

tutto fuori

del

comune commercio. Intorno


io nulla

merito di quell' opera


dizio severo,
Sig.

aggiunger

al

giu-

ma pur
di

giusto portatone dall' illustre


il

Guglielmo

Schlegel,

quale trov quel

lavoro fatto senz' arte alcuna o discernimento di


critica,

ridondante di

difetti, cattivo in

ogni sua

parte
il

l
.

Vuoisi per altro considerare, che era quello


sul

primo lavoro che si tentava

Ramayana

e che
il

si

imprendeva sugli esordj degli studj


debbe escusare
in parte
i

sanscriti;

che

suoi molti diletti. Nes-

suna questione relativa


tori di

al

poema venne
,

dagli edi-

Serampore non dir discussa

ma neppur
ed oscuri,
spella

toccata; le scarse note, che apposero alla versione,

oltreech cadono sui luoghi

men

difficili

non hanno importanza alcuna per quello che


'

Ramayana ,

Praef. pag.

lwi.

xx
alle questioni

INTRODUZIONE.
pi intricale, che nascono da questo
gli editori di

poema. Non ignorarono

Serampore,

che sussistevano due grandi


del

e principali recensioni
dall' altra,

Ramayana,

differenti
I

1'

una

eseguite

da due diverse scuole.

manoscritti sanscriti del Ra-

mayana rimangono
censione.
Il

fedeli ciascuno alla propria re-

pensiero pi semplice, pi ovvio pareva


all'

dover esser quello di attenersi o


e quella seguitare e

una o

all'

altra,

produrre fedelmente. Essi noi

fecero; confusero insieme le due, e scompigliarono,

guastarono

tutto. L' idea

semplicissima di lare

l'

una

o l'altra recensione base del lavoro


in opera che pi tardi,

non

fu

messa

quando

vent' anni

dopo
il

il

Ch. Sig. di Schlegel pose


sanscrito del

mano ad

ordinare

testo

poema secondo

quella delle

due

re-

censioni, che egli, sebbene impropriamente


si

come

vedr tra poco, appella dei commentatori, e di

cui pubblic tra gli anni


libri in
11

1829-1838

due primi

sanscrito colla versione latina del primo.


l'

lavoro del Sig. di Schlegel porta

impronta di

quell'

acume
,

di critica, di quella profondit di giu-

dizio

di que' intimo senso dell'


egli in egli

arte

per cui

venne
poich

fama.
s'

Ma

sarebbe stato conveniente,


la
,

era proposto di pubblicare


dei

re-

censione da

lui appellata

commentatori

che

INTRODUZIONE.
a quella ei
v'

xxi

si

losse intieramente attenuto, e

non

avesse intrapposte alcune cose tolte alla recen-

sione Bengalica; acciocch la sua impressione rap-

presentasse
scuola
,

fedelmente
egli

la

recensione

eli

quella

che
le

avea impreso a mettere in luce. Se

non che

cose tolte dallo Schlegel agli ordinatori

bengalici sono poche, e


di

non

di

grande momento;
si

modo che
il

la

sua impressione

pu considerare
lui detta

come

testo

genuino della recensione da


il

dei commentatori; e
,

solo desiderio che

rimane
s

che

il

lavoro da lui incominciato con

begli

auspici possa essere condotto a fine;


del

onde s'abbiano

Ramavana

le

due grandi ed autorevoli recenf

sioni,

necessarie

una

e l'altra,

come

risulter

dalle cose discorse pi sotto, alla piena conoscenza


dell'

epopea indiana. Io pubblico schietta e genuii

na secondo

manoscritti di Parigi e di Londra,

di cui render ragione pi innanzi, la recensione

Bengalica, ossia, per usare


priato,

un nome pi appro-

Gaudana

'.

Toccando pi sopra
ed

della recensione pubblicata

illustrala dal Sig. di

Schlegel,

1'

appellai, col

nome da
1

lui

adoperato, recensione dei

commen,

DdiGauda,

nome

della regione centrale della Bengalia


,

e della
fatta.

ritta capitale di

quella regione

dove questa recensione fu

xxu
latori.

INTRODUZIONE.
Innanzi di procedere pi olire delibo av-

vertire,

cbe quella appellazione

all'alto

impropria
io penso,

vuoisi ornai

abbandonare. Percli, siccome


al

non occorse

Sig. di Schlegel di rinvenire nelle

biblioteche di Parigi e di

Londra manoscritti

della

recensione Gaudana commentati, egli congettur,

che quella scuola non avesse avuto commentatori,

come ne ebbe
da
essi
il

l'altra;

onde, per distinguerle,


di quella
,

tolse

titolo e

nome

che

egli

s'

avea

proposto di pubblicare. Trovandomi or son presso

due anni

in

Londra per compiere


il

e perlezionare

sui manoscritti di col

testo

Gaudano
Wilson

del Ra,

mayana

Y egregio

ed

illustre Sig.

al cui

nobile ingegno e vastissimo sapere questi studj son


debitori di tanto incremento e splendore,
si

come mi

dimostr in tutto oltremodo officioso e cortese,

cos

mi consegn ad usarne quanto mi bisognasse


della recensione

un manoscritto stupendo
suo proprio
,

Gaudana
,

non ancora veduto da

altri

di cui

parler a suo luogo. Questo manoscritto porta

un

commento perpetuo

di Locandina,

commento pred'

gevolissimo per esaltezza e chiarezza

esposizione.

ci solo

ma

il

commentatore ha credulo suo


opinioni altrui ogniqualvolta

debito arrecare

le

esse differissero dalla propria, e cita quindi per

INTRODUZIONE.
nome
tutti

XX iii
lo

pi

altri

commentatori

che
:

precedei leni,

della recensione
,

Gaudana

tra questi

Nr-

vana, Vimalabodha
provato, che
la

Sarvagna.

11

latto

adunque
i

recensione Gaudana ha avuto


e

suoi

commentatori, come l'altra,


censione dei commentatori
convenire, quanto
a ([nella. le

che

il

titolo di re-

potrebbe

cosi

bene

Vuoisi pertanto trovare alla recensione divenuta

anonima un nuovo nome, che meglio


Se
si

la

qualifichi.

pervenisse a provare, che essa stata eseguila


si

a Benares,

potrebbe allora acconciamente chiail

mare

\.aranasia,

qual

nome risponderebbe

quello di
fatta a

Gaudana

dell' altra.

Ma che

ella sia stata

Benares non

finora

che una semplice conall'

gettura;

onde converr soprassedere


non averla
volta.

appellarla

dalla citt santa, per di

forse poi a privar


ei

nome una seconda

Come

pare potersi

tener per certo che essa fu eseguita nelle regioni


boreali dell' India
di boreale.
,

io la
al

distinguer qui col


titolo delle

nome

E intorno

due recensioni

sia ornai detto

abbastanza. Qui s'affacciano ques-

tioni d'alto rilievo.


elle

Ma, stantech

il

poema, da

cui

rampollano, non ancora universalmente noto,

n ha ottenuto finora quella lama e quella popolarit

che oh sono riservate, non sar, credo, fuor

xxiv

INTRODUZIONE.
rapidamente un sunto dei

di proposito tratteggiare

due primi

libri dell'

epopea, sui quali ha a volgere

molta parte di questa Introduzione. Chi volesse


seguitar dirittamente
il

filo

del discorso critico,


il

non ha che
che segue.

a trapassare

d'un salto

compendio

Sulle sponde della Saray


bel paese, che
s'

si

stende un ampio e
la

appella dei Cosali. Ivi situata


,

nobil citt

d'

Ayodhy

regal sede di Dasaratha

discendente illustre

dell'

antichissima stirpe degli


figli

Icsvacuidi. Questi oramai provetto e privo di


i

quali perpetuino l'inclita prosapia ed

funebri

riti,

ordina con grande apparato un solenne Asvao sacrifizio del cavallo, a cui presiede
figlio di
il

medha

venerando Risiasringa

Casyapa, gi abiarti

tator delle selve e trattone

con

di seduzione
finir del

descritte in

un episodio

del

poema. Sul

sacrifizio s'incingono di quattro portati le tre consorti di

Dasaratha, e maturati
figli,

parti ne nascono

quattro

porzioni della sostanza di Visnu, Rae Satrugna.

ma, Bharata, Lacsmana


meggia
e risplende
il

Tra questi

pri-

valoroso

Rama,

gioja ed or-

goglio del padre, delizia delle genti, destinato da

Brahma
feroce e

dai

Devi corrucciati a distruggere

il

tracotante

Ravana dominator

della

rea

INTRODUZIONE.
semenza dei Racsasi
ch, venuto
il

xxv

in

Lanca (Ceylan). Ed acciocdella

tempo

gran contesa.
all'

Rama

abbia pronti possentissimi ausiliarj


si

impresa die

matura,

Devi creano ima generazione d'esseri


atti

soprannaturali, tremendi,
de'

scuotere

gioghi

monti,

squarciar

la

terra, a concitare l'Oceano,

che usano invece d'aste smisurati tronchi d'alberi


divelli, e invece di proietti

grandi brani di rupi

'.

Frattanto, pervenuto appena

Rama
ri i

al

suo sedice-

simo anno, giunge

alla reggia

Dasaratha Visvail

mitra personaggio venerato e temuto,


nella

quale nato

classe

dei

Csatri

o guerrieri s'innalz con

inaudite austerit alla dignit di brahmano. Visva-

mitra chiede

Dasaratha che
ei

gli

conceda per breve

tempo Rama, acciocch

possa recare ad elTetto

un suo

sacrifizio,

che
a

gli

viene turbato assidua-

mente dai Racsasi,


resistere.

cui

Rama

solo valevole a

Dasaratha esterrefatto prega, scongiura


gli

Visvamitra che non

tolga

Rama

giovanetto anin

cora ed inesperto alle battaglie,


raccolti tutti
i

Rama

cui

sono

suoi

all'etti

tutte le sue

compiacenze,

tutte le sue speranze,


ei

Rama

senza cui non potrebbe

vivere
1

un

solo istante. S'offre egli stesso coli' in-

Tutti questi esseri ridotti a naturali proporzioni non sono

altro che schiatte d'

uomini montani

torli

ed agguerriti.

xxvi

INTRODUZIONE.
suo esercito a combattere
gli
:

tiero

Racsasi, purch
diletto.

non

venga

lollo

Rama

il

suo

Tutto

indarno

Visvamitra rifiuta ogni offerta, n vuole

con se

altri clie

Rama;
si

e Visvamitra tale perso-

naggio a cui non

pu

resistere

impunemente.
il

Dasaratha adunque

forzato a

concedergli
di

suo

primogenito, che

s'

arma immantinente
fratello

tutto

punto, ed accompagnato dal


prediletto
di
si

Lacsmana suo

mette in via con Visvamitra. Al partir

Rama

spira

un vento lene

e soave,

cade dal cielo

una pioggia

di fiori, e s'odono

per f aria concenti


;

di timpani e di crotali, e canti e tripudj

che quel!'
guer-

andata di

Rama un principio dell' imminente


Giunti
i

ra coi Racsasi.

tre viatori alla riva australe

della Saray, Visvamitra

comunica

Rama duescienromi-

ze arcane, che
trici;

debbono

essergli quali egide protet-

progredendo
dell'

oltre

pervengono

essi al

taggio

Amore,

di cui Visvamitra narra al gio-

vane guerriero
terribil Yacs

la storia,

poi alla selva infestata dalla


cui forse figurata per

Tadac,

in

condensazione mitica qualche genia malvagia, che


infestava que' luoghi. Di costei racconta Visvamitra
l'origine e
i

misfatti a

Rama,

il

quale azzuffatosi con

essa

1'

uccide, e riceve allora dal

brahmano gueressi

riero

il

dono

delle

armi misteriose. Giungouo

[NTRODl ZIONE.
infine
all'

xxvn

eremo perfetto, dove Visvamitra protetto

da

Rama

contro

Racsasi compie senza ostacoli


s'

il

suo

sacrifizio. In

questo mezzo

era sparsa

la

fama

d'un grande

solenne

sacrifizio,

che apparecchiava

Ganaca
mitra
fetto.

re di Mithil, a cui
lutti
i

debbe condursi Visvadell'

con

Mimi

abitatori
si

cremo perdepositalo
il

Nella reggia di
,

Ganaca

trova

un arco maraviglioso dono


(piai

di Siva a Devarala,

arco nessuno ancora stalo valevole a tendere

tra (pianti \i si

provarono giovani principi, desi-

derosi d'ottenere in isposa la bella Sita figlia di Ga-

naca destinata a colui che avesse potuto incoccar


la

saetta

nell'

arco

prodigioso. Visvamitra invita


lui alla

Rama

a venirne
il

con

reggia di Ganaca per


la

veder quivi

celebre arco e tentarne

tesa.

Il

giovane guerriero s'avvia adunque con Visvamitra


e cogli altri

Mimi

alla volta di Mithil.

Qui seguila

una
([nel

serie di

pi capitoli, ne

quali Visvamitra,

saggio che tutto seppe, viene sponendo a Rail

ma, durante

viaggio, quante tradizioni storiche,


si

mitiche, cosmogoniche, geografiche


ai diversi

connettono

luoghi che attraversa


alla

la

schiera viaggia-

trice.
liete

Pervenuti

reggia di Ganaca, e iterate le


riti

accoglienze, Satananda maestro dei

di Gala

naca narra a

Rama

in

un lungo episodio

tutta

xxvm
stupenda

INTRODUZIONE.
storia di Visvamitra, affinch ei conosca

a quale grande ed eccelso personaggio egli sia stato


affidato.

Ganaca intanto
si

richiesto da Visvamitra or1'

dina, che
il

tragga fuori

arco divino, immenso,

quale a grande stento e latica viene quivi portato.


lo solleva, lo tende, e nel tenderlo lo spezza
parti.

Rama
in

due

L\ infrangersi
,

dell'

arco rende tale

un suono

strepitoso
si

che ne cadono stramazzati a

terra quanti

trovano spettatori di quella mirahil


dell'

prova. Al giovane domator


in isposa
la

arco dovuta ora

bellissima Sita. Celeri

messaggj an-

nunziatori

dell'

evento sono inviati immantinente


issofatto

a Dasaratha,
voi
la

die muove

da Ayodhy

alla

di

Mithil. Quivi

accolto

con grandissima
egli
il

festa

da Ganaca suo vecchio amico, rivede suo Rama; e poco stante, sposte

diletto

dall'
i

una
doni

parte e dall' altra le regali genealogie,


nuziali e
di
il

fatti
il

sacrifizio ai

Mani,

si

compie

connubio

Rama con
di e

Sita, di

Lacsinana con Urmil altra


di

fanciulla

Ganaca,
Srutacirt

Bharata e Satrugna con


figliuole
si

Mandavi
fratello di

di

Cusadhvaga

Ganaca. Indi a poco

diparte per tor-

narne ad Ayodhy Dasaratha con


tutta
l'

Rama

e Sita e
si

altra

sua gente. Nel mezzo del

cammino

scorgono improvvisi per

l'aria e sulla terra

presagj

INTHODUZIOiNE.
paurosi,

u,\
il

prorompe un gran turbine,

cielo altro

s'

ab-

buja; ed ecco ad
figlio di

un

tratto apparire

un

Rama

Gamadagni,

gi terror della casta gueril

riera mentreccli' ei visse,


fatto dell'

quale, udito

il

mirabil
a bat-

arco spezzato, sorse a sfidar

Rama

taglia offrendogli a

tendere un altr arco dono di


I

Visnu pi prodigioso ancora del primo.


s'

Devi

assembrano per
la

l'aria spettatori di

quel nuovo

cimento. Tutta
paura.
Il

comitiva muta di stupore e di

giovane guerriero scocca dal terribil arco

la saetta, e

luorcbiude a

Rama Gamadagnio
i

le vie

superne.
l'aria

Il

cielo si riserena,

Devi celebrano per


scbiera
il

Rama

Dasarathide

la

si

ravvia e

giunge ad Ayodhy

tra le feste e

giubilo del po-

polo esultante. Poco dopo Bharata ne va invitato


alla

reggia d'Asvapati suo avo materno. Quivi teril

mina

libro primo.
il

Dasaratba sente ornai avvicinarsi

fine de' lun-

ghi suoi giorni, e delibera di far sagrare

Rama

consorte del regno. Quesf


derio, conseguito
di
la
il

il

suo supremo desidipartir contento dei Padri. Esplora

quale egli

si

quaggi per irsene nel

mondo

mente del popolo, da cui prorompe unanime


d'

un grido

assenso, di favore, di gioja. Tuttavia

Dasaratha non senza arcani timori.

Da pi

notti

xxx
egli funestato

INTRODUZIONE.
da sogni spaventosi
soliti a

presa-

gire sventure ai re; e gli esploratori degli astri gii

annunziano avversa
se in

la

sua
gli

stella.

Fa

egli venire a
i

secreto

Rama;

apre

suoi pensieri,

suoi timori, e l'esorta a star cauto, a circondarsi


d'

amici

fidati,
si

ad aver l'occhio a

tutto. Partito dal

padre

Rama

conduce

alle secrete stanze

della

madre Gausaly,

e la trova nel Larario

domestico

attorniata da Sita, da Lacsrnana e da Sumitr sua


genitrice, supplicante fausti gii eventi al caro figlio,

e meditante intenta

il

sommo

Spirito. Quivi ella

il

benedice; poi

Rama
riti

e Sita entrano nel digiuno,

che

il

maestro dei

Vasista loro prescrive per la


s'

prossima consecrazione. In questo mentre


a festa la citt
d'

adorna
inalbe-

Ay odhy

d'

ogni parte
s'

s'

rano

vessilli, si

spargono

fiori,

ardono profumi;
;

ogni luogo echeggia di canti e di suoni


intorno
tri
s'

d'

ogni
illus-

aduna popolo

in

Ayodhy; principi
d' altro si

vi

sono convenuti; n

ragiona che di

Rama, amore

e delizia delle genti. Caicey

madre

di Bharata, la pi giovane e bella tra le consorti di

Dasaratha, aveva, nel venirne sposa ad Ayodhy,

condotta con se dalla casa paterna una donna sua


fidala

per

nome Manthar, gobba

deforme di

corpo, di rea e maligna natura. Costei per ignote

INTRODUZIONE.
cagioni era mortai nemica a
rea

xxxi

Rama,

dominala da

ambizione avrebbe voluto veder Bharata con-

secrato re, perch ne sperava favore e grandezza

siccome

fida e

devota a Caicev madre di

lui. \ elesi

duto essa dall'alto della reggia l'apparato

ivo

d'Ayodhy

pei- la

sagra di

Rama, discende imman-

tinente alle stanze di Caicey, s'accosta al letto di


lei

ancora giacente; ed Oli! esclama, tu


,

te

ne

stai

senza pensiero

o malaccorta
ti

non

sai tu

quale im-

menso

disastro
re

sta

sopra? Dasaratba debbe oggi


,

far sagrare

Rama. Caicey

che amava

Rama

quanto Causaly

slessa, invece di mostrarsi con-

tristata, si rallegra

di quella notizia, e

toltosi di

dosso un ricco giojello f offre


lieto

come premio

del
il

annunzio

Mantbar. Qui sarebbe lungo

dire con quali arti orribilmente maligne

Mantbar

abbia intrapreso a sollevare, a travolgere la mente


di Caicey.

Tutto

ci,

che pu commuovere,

esa-

cerbare, invelenire
detto da
il

un animo femminile,
a

tutto fu

Mantbar per indurre Caicey


fatto

rompere

disegno

da Dasaratba di consecrar
tra
i

Rama

re.

Questo certamente uno

bei luoghi del poema.

Tanto

fece

adunque, tanto

disse Mantbar, che Cai-

cev, sopra cui pesava inoltre la maledizione d'

un

brahmano, rimase come

fascinata e deliber d'im-

xxxii

INTRODUZIONE.
la

pedire

sagra di

Rama. Ma
il

in qual

modo

venirne

a capo?

Manthar ne trova

mezzo bello ed appa-

recchiato. Nella guerra dei Devi e degli Asuri, in

cui combatt pei Devi Dasaratha, venne questi gra-

vemente

ferito;

talmente che n'ebbe a perdere ogni


1'

senso. Caicey, che


lo salv in

aveva seguitato, fu quella che

quel caso estremo. Dasaratha riavutosi

tra le braccia di Caicey,

compreso

di riconoscenza
le

e d'

amore

le

promise,

le

giur solennemente che


ella
il

accorderebbe, quandunque
favori

richiedesse,

due

qualunque

ei

fossero.

Or bene,
il

dice

Man-

thar,

rammenta ora
i

Dasaratha

suo giura1'

mento, e chiedigli

due

favori promessi,

uno

la

consecrazione di Bharata a re, f altro f

esilio di

Rama
tempo

nelle

selve

per quattordici anni; questo


si

sar bastante perch Bharata


:

consolidi

nel regno. Detto fatto


degli sdegni
,

Caicey entra nella camera


le consorti re,

dove usano condursi

gali allorch le stringe


si

qualche grave corruccio

stende in squallida veste sulla nuda terra, ed a


lei

Dasaratha accorso a

per consolarla chiede


i

osti-

nala, senza udire, senza voler altro,

due

favori

promessi con giuramento,


rata, l'esilio di

la

consecrazione di Bha stretto

Rama. Dasaratha

come una

vittima

al

sacrifizio; chiede, implora, scongiura,

INTRODUZIONE.
prosterne nella polvere
la

xxxm

sua venerai] canizie;

ma

non pu

in

alcun

modo

svincolarsi dall' inesorabil


a quella fatale
i

volont di Caicey.
sventura. Qui
i

Non v ha scampo

non imprender

a narrare

lamenti,
tratto

pianti,

gridi di dolore,

onde risuona ad un
si

la

reggia di Dasaratha poc' anzi

lieta,

il

duolo,

le cpierele, gli

sdegni di tutta Ayodhy,

rimpro-

veri, T ire, le esecrazioni contro Caicey,

che occu-

pano insieme molta parte

di

questo libro.

Rama

intanto fermo nel proposto di

non voler render


alle

spergiuro

il

padre, ordinali doni

persone pi
a cui

a lui devote, veste in

un con

Sita e

Lacsmana,

dopo molte preghiere e


tito
d'
,

reiterati rifiuti

ha consen-

andarne con
dico
,

lui

compagni

del suo esilio,


s'

veste

gli abiti

di penitente e

avvia eside

alle selve,

lasciando immerse nel dolore ed in un


la

silenzio di solitudine

citt

e la

reggia.

Qui

si

descrive

il

mesto cammino

de' tre esuli renali.

Gran

numero
giunto

di cittadini

volle tener loro dietro;

ma

alle rive della

Tamas, Rama non consent

che
del

il

seguitassero pi oltre. Pervenuto alle rive


egli

Gange accommiata

pure Sumantra

fidato

auriga e bardo insieme di Dasaratha, che per or-

dine del re l'aveva condotto sul pi splendido


i

tra

eocchj regali. Ora

tre giovani esuli

Rama

Sita

xxxiv

INTRODUZIONE.
soli

Lacsmana
,

per ignote regioni tragittando


foreste

fiual

mi

attraversando

pervengono

alfine

monte Citracuta, dove pongono


felice

loro dimora. In-

Dasaratha

ogni gioja spenta per lui; un


il

solo pensiero incessante, acerbo,


il

pensier di

Rama
d'

persegue, lo strazia, lo strugge. Sul finir

una

notte insonne voltosi a Causaly che gli stava ac-

canto cos

le

parla

Causaly, se tu vegli, come


,

vegf

io

ascolta cpiali tristi presagj


la

quali acerbe

memorie mi van per


prima
et,

mente. Nel tempo della mia

non

f aveva allora per anco impalmata o

mia

diletta, passata la stagione delle pioggie rav,

vivatoci della natura


d'

iva io

pieno di baldezza e

esultanza cacciando e scorrendo per le campala

gne, che irriga colle belle sue acque

Saray.

Una

notte, stando io appiattato presso le rive del fiume

per coglier quivi

al
,

varco od elefante od altra belva


ascolto improvviso
s

venuta a dissetarsi

un suono

come d'un vaso che


la saetta,

empia; dirizzo a quel suono


colpo, la scocco credendomi
tale
il

aggiusto
:

il

ferire

una belva

Ahi! son morto,

grido

che mi percuote istantaneo f orecchio ; balzo fuori


atterrito
,

accorro e veggo steso a terra


il

inondato di
figlio

sangue un garzoncello. Era quello


di

unico

due vecchj

solitarj ciechi

amendue.

Essi

mi ma-

INTRODUZIONE.
ledissero verai
:

xxxv

tu pure, o temerario guerriero, prosia


il

un

che cosa
diletto.

dolore di perdere un
la

figlio

caramente
s'

Oli Causaly!

maledizione

adempiuta. Sento ormai consunto dal dolore


i

questo Itale,

miei occhi non veggon pi lume,

ogni mio senso distrutto.


io

Oh Rama! oh Rama!
dall' esilio.

non

ti

rivedr pi reduce
si

cosi la-

mentando Rama
appoco appoco

spense Dasaratha, come sparisce


sopravvenir del giorno
la luna.

al

Qui

ululali delle
,

donne, descrizione

d'

un regno
ri-

privato di re

messaggj inviati a Bharata per


,

chiamarlo ad Ayodhy

sogno funesto veduto da


Ivi ei

Bharata, sua partenza ed arrivo ad Ayodhy.

prorompe
madre,

in rimproveri acerbi contro Caiceyi sua

attesta

con giuramenti
il

la

sua innocenza
gli

dell'esilio del fratello, rifiuta offerto,

regno, che

siccome dovuto a Rama, compie con mesta


i

solennit

funerali del padre, e

si

dispone con

tutto l'esercito,
al

con Causaly e Sumitr ad andare

Gitracuta per ricondurne


S'

Rama

e salutarlo re.

apre intanto una larga via per monti e fo-

reste atta a potervi passare


1'

con tutta

la

sua mole

esercito.

Questo
rifa

si

mette in cammino condotto


via

da Bharata;

la

medesima percorsa

dagli

esuli; accolto

con ospitalit da Bharadvaga, che

xxxvi

INTRODUZIONE.
il

descrive a Bharata

monte, dove

Rama ha

posto

sua dimora, e dopo lungo viaggio partitamente


descritto

giunge

al

Citracuta.

Meste accoglienze

dei fratelli, annunzio della morte di Dasaratha

libagione ai Mani

abboccamento

di

Causaly e
sa-

Sumitr con Rama, Sita e Lacsmana. Bharata


luta

Rama
ei

re, e lo stringe colle

pi calde istanze

perdi'

ritorni in

Ayodhya
:

e pigli possesso del

regno.

Rama

inflessibile

egli

ha impegnata

la

sua fede, sente esser suo debito sacro liberar dai


vincoli del

giuramento

il

morto padre, n
i

lascier

T esilio finch

non siano compiuti


egli
il

quattordici
le

anni.

Consegna

pertanto in deposito

insegne

regali a

Bharata,

quale partitosi da
,

Rama non
in

ritorna pi in

Ayodhy ma pone sua sede


regnando
in
1'

Nan-

digrama;
tende
il

e quivi

nome

del fratello at-

finir dell' esilio, e


1'

esito degli eventi


il

che

porter con se

avvenire. Ivi finisce

libro seil

condo. Tale
scheletro dei

il

sunto, o per meglio dire,


libri del

nudo

due primi

poema. Ora

uopo penetrare addentro


questioni che ne derivano.

in

alcune delle gravi

Due

eruditi scrittori,
,

il

cui giudizio di gran

peso in questi studj ed autorevole soprattutto nella


questione, in cui entro,
i

Signori di Schlegel e

INTRODUZIONE.

xxxvu

Lassen hanno portato sulla recensione Gaudana del

Ramayana due
parte dissimili.

giudizj in parte
Il

consenzienti
'

in

Sig. di

Schlegel

concedendo
attingere

bens che

la

scuola

Gaudana ha potuto

da speciali documenti antichi molte cose sue proprie, le quali


si

debbono apprezzare, avvegnach

differiscano dalla recensione boreale, venuto ad ar-

recar le ragioni per cui egli scelse questa, cos dis-

corre
la

Multi e gravi argomenti


dei
il

mi persuadono che

recensione

commentatori ha conservato

pi fedelmente
la

primitivo e genuino aspetto del


all'

poema; che

Gaudana

incontro, lasciale le

vestigie della

veneranda antichit, molle cose ha


coli'

per proprio arbitrio innovate

intendimento

di

accommodare

all'
2

uso
.

dell' et

sua la ornai vieta


:

locuzion del poeta

E pi

sotto

Veggo che
una
certa

Gaudani han voluto


,

talvolta tor via


,

scabrosit di favella

vocaboli vieti

costruzioni

slegate, infine alcune licenze epiche, per cagion

d'

esempio

omission
<%

dell'

aumento

al

passato im-

perfetto, la

forma
1'

inxece di

^T

nei gerundi dei


legitti-

verbi semplici;
mi

uso delle quali licenze

mato dal codice


1

di

Manu. Vollero eziandio provve-

Pnrf. pag.

i,n.

Pra'f. pai;, xxni.

xxxvm

INTRODUZIONE.
alla

dere

chiarezza

tantoch non di rado nei

luoghi pi

difficili il testo

Gaudano pu

essere util-

niente adoperato invece di chiosa. Confesso tuttautile

via, che ben non comprendo qual

abbiano

essi

creduto fare mutando; e penso nessun altra


la

cagione averli indotti, fuorch

vaghezza

d' in-

nova re

'.

questo giudizio del Sig. di Schlegel


il

pienamente assente

Sig. Lassen.
2
:

Ma

esso va pi
cre-

oltre ancora, e scrive

esser egli

propenso a
sott'

dere che
la

Gaudani non ebbero


,

occhio che

recensione boreale
:

nulla ricavarono da fonti

proprie ed originali

di che arreca
,

come prova

il

non

trovarsi

dice egli
le
fa

nella recensione

Gauda-

na cosa alcuna che


il

appartenga come propria,


passo a passo
l

seguitare che ella

la

recensione

boreale, cangiando solo qua e


di nessun
TFTFT
?T

vocaboli in cose

momento, scrivendo per caso d'esempio


STr^TT

^T:

invece di

ct^r

rTg^t

W3T

mu-

tando in altra simil guisa. In alcuni luoghi, prosegue


il

Lassen

la

recensione Gaudana differisce


dall' altra;

bens alquanto pi sostanzialmente

ma

queste differenze, se non consistono che neh' omet1

Praef. pag. li.

Zeitschri/t

far

die

Kunde

des Morgenlandes

drilleu Bandes,

zweites Heft; Gttingen, i84o.

INTRODUZIONE.
tere
e raccorciare, facilmente si se

XX xix

spiegano per se

stesse;

nascono

dall'
all'

accrescere ed allungare,

debbonsi attribuire

intenzione manifesta dei


il

Gaudani
guisa cbe

di voler
il

mutare

testo boreale, a quella

grammatico bengalico Vopadeva


tutta

volle

mutando introdurre

una nuova nomenclatura

grammaticale. Se una particolare tradizione orale


del

poema

fosse stata base alla recensione

Gaudana,

questa sarebbe riuscita intieramente diversa dalla


boreale;
d'

altronde quello diesi sa della storia della

Bengalia

mostra inverosimile, cbe possa essersi

quivi conservata
del

una tradizione propria originale


dall' altra.

Ramayana, indipendente

La recen-

sione Gaudana, afferma egli, posteriore alla boreale, e gli indizj di questa posteriorit,

come

quello

del ringiovanir la lingua, accennano un' et cosi

recente, cbe pare incredibile possa essersi infino a


quell' ora
dia.

mantenuta

nella Bengalia

1'

antica rapsoessere

E conchiude dicendo, cbe quale possa

stata l'origine della


la

recensione Gaudana, egli crede


,

boreale esser quella


il

che ha conservato e traman-

dato
Il

testo

pi antico del poema.

parere di due scrittori cos versati in questi

sludj, e internatisi per lungo lavoro nelf intima

conoscenza del poema, tenne lungamente sospeso

il

xr.

INTRODUZIONE.
giudizio sulla questione delle

mio

due recensioni.
fin sulle

Egli vero, che quella sentenza

mi parve

prime ripugnante
,

alla

natura

dell'

epopea antica.

Tuttavia non volendo n avere senza salde ragioni


un' opinione mia propria differente da quella di

due

chiari maestri,

ne anche assentir loro


peso della loro autorit,
il

senz'
tolsi

altra ricerca pel solo

ad esaminare

colla
,

pi intenta cura
all'

testo delle

due recensioni

cercai supplire

uopo con indumezzo

zioni logiche al difetto di dati positivi, solo


di pervenire a qualche
dell'

buon

risultato negli studj

India avvolti ancora in molta oscurit ed in-

certezza, e riuscii

ad un giudizio

al tutto

contrario
Il

a quello dei Signori di Schlegel e Lassen.

mio
es-

giudizio

che

la

recensione Gaudana non

pu

sere in nessun

modo

nata d'una rimutazione, d'un


al tutto

rifacimento della boreale; che essa

indi-

pendente da quella, non rilavorata, rimpastata,


originale, autentica, e

ma

degna di fede quanto

1'

altra;

che

ella attinse

da sorgenti sue proprie, schiette, ed

autorevoli, quanto quelle della boreale, e rappre-

senta fedelmente un' altra tradizione del

poema;

che nulla mut per vaghezza

d'

innovare,

ma

s'

at-

tenne religiosamente a quella tradizione epica, che


prese ad ordinare, tramandandola quale
la raccolse;

introduzioni:.
che amendue
cate col
le

m..

recensioni vogliono essere pubbliil

sincero rispettivo loro lesto, affinch


sia

Ramayana

messo

in

piena e perfetta luce; n

potersi dire assolutamente, dio f

una meriti

la

pretutta
h;i

ferenza sopra l'altra; sebbene


verit

si

possa con

affermare, che
la
:

la

recensione
d'

Gaudana

sopra
zione
fetta
,

boreale
la

il

vantaggio

una migliore esecurisulta pi peril

onde

forma del poema no

senzacch per punto ne venga alterato


Vperto cosi
il

nativo suo aspetto.

mio giudizio

sul

proposito delle due recensioni, entro arditamente


nel

mezzo

della

questione per isvolgerla

in

ogni

sua parte.

Tra

le

cose messe innanzi in favore della recenal

sione boreale, alcune sono

tutto insussistenti e

vane, non sostenute da veruna pur leggerissima

prova; tantoch

si

potrebbe con egual fondamento


Si ai-

oppor loro asserzioni onninamente contrarie.


ferma, che
antica della
la

recensione boreale debh' essere pi


quali ragioni se ne arresi

Gaudana; ma
affatto.

cano? Nessuna

Come
sia

pu

asserire cos
dell'

recisamente, che f una

pi aulica

altra,

quando s'ignora
ist
il

l'et d' amendue?

Sebbene qui non


quand'

punto essenziale
si

della controversia; e
la

anche

pervenisse a provare che

recensione bo-

xlii

INTRODUZIONE.
Gaudana, non
si

reale sia pi aulica della

sarebbe

ottenuto
clic

un gran

risultato in favore d'essa. Quello,

maggiormente importa

nella presente discusdella recen-

sione,

non

gi l'et pi o

men remota

sione
rivi

Gaudana, ma l'indagare

e chiarire, se ella de-

da Tonti originarie sue proprie, autorevoli ed

autentiche; e

quando questo, come spero, venga


cbe ne andr a

risultare dalle cose,

mano

mano

ragionando, l'antichit della recensione potrebbe


essere
torit;

un argomento

di pi in favor della sua au-

ma
Se
i

questa non nasce, e non dipende da

quella.
raccolti
glio

poemi d'Omero, invece


all'

d'

essere stati
fi-

ed ordinali

et di Pisistrato o del
stati

Ipparco, non fossero

recensiti cbe alcun

tempo dopo, verrebbero


minore autorit
originarie
della
di quella

essi

per ci ad avere
le

cbe hanno, ove

fonti

recensione apparissero sincere

consecrate dalla tradizione, ed autentiche? Senza

alcun fondamento eziandio, anzi contrariamente


vero
si
il

al

afferma, che

la

recensione boreale meglio

ritrae

primitivo e genuino aspetto del Ramayana.


gli

Se

io

chieggo quali siano

indizj

per cui
il

si

conosce che un

monumento

epico conserva
si

suo

primiero e inalterato aspetto, mi

dir

essere
i

un

tenore semplice ed uniforme di poesia,

concetti,

INTRODUZIONE.
le

vi hi

imagini,

pensieri conformi e improntati dello


Li

stesso

colore, dello stesso spirilo d'antichit,


il

naturalezza,
il

candore,

la fa

spontaneit dello
il

stile,

frequente ritorno che

pensiero
il

alle stesse

idee ed agli stessi

vocaboli,

medesimo ordine
poema,
lo stesso

d'idee che domina per tutto


alito

il

che tutto

il

compenetra, nessuna traccia d'estutti

senzial
indizi

mutamento o d'innovazione. Ora

questi

si

discoprono manifesti nella recensione Gauio dico,

dana, ond'

che
cosi

la

lisonomia del
e

poema
,

conservala in

essa

schietta

genuina

che
tro-

nulla pi. Accenner poi a suo luogo,

comesi

vino nella recensione horeale alcune cose, che pos-

sono generare legittimi dnbbj sulla sua costante


schiettezza e sincerit.

Vengo ora ad un

altro genere d' asserzioni contro

l'autenticit della recensione

Gaudana non

pi

so-

lamente vane od arrischiate,


ronee.

ma apertamente
il

er-

La recensione Gaudana, dice


:

Lassen, nulla
particolar

ha, chele appartenga


tradizione orale del

come proprio una

poema avrebbe prodotto una

continua, intiera differenza nella recensione;


ci

ma

non addivenne:
le

Gaudani premono costante-

mente

orme

dei boreali, contenti al

mutar qua

e l alcuni vocaboli in cose di

nessun rilievo; da ci

xliv

INTRODUZIONE.
,

conseguita

che

essi

non han

fatto altro

che variare

ritoccandola, la borea! recensione. Certamente la

scuola

Gaudana raccogliendo fedelmente una

spe-

ciale autorevole tradizione del

Ramayana non ha
la

mutato, n poteva mutare l'intiero aspetto o

natura del poema. Ove ci fosse avvenuto, la cosa


si

ridurrebbe non pi a provare che

1'

una

e f altra

scuola ha seguitato due tradizioni differenti,


autorevoli

ma
a ri:

amendue

degne di fede; bens


la

cercare quale delle due sia

vera

quale

la falsa

giacch di due tradizioni affatto diverse, una sola

potrebbe essere riputata sincera. La recensione


uscita da quella tradizione, che la scuola

Gaudana
all'

raccolse

come doveva

esserlo
:

quanto

es-

senza consenziente colla boreale

il

che prova ad un
attinse
,

tempo
ella

la sincerit dei fonti

a cui
d'

e che
tutte

non mutava per talento


che
si

innovare.

Ma
tra

t[uelle differenze,

possono trovare
stesso

due

tradizioni originali d'

uno

poema tramandato

oralmente e raccolto da due diverse scuole, tutte


le

differenze, di cui egli suscettivo senza venire

sostanzialmente alterato, senza essere trasmutato


in

altro

perdere
si

la

sua propria natura

tutte

queste differenze

ritrovano tra le due recensioni,

e provano, che elle

non sono nate

una

dall' altra;

INTRODUZIONE.
ina che originali

xlv
rap-

amendue ed indipendenti,

presentano esse due tradizioni diverse del poema.


In generale ogniqualvolta le
le

due recensioni dicono


stesso

stesse cose, le

esprimono pure nello

modo;
la

e solamente allora

differente

la

locuzione,

torma, (piando differisce o in tutto o in qualche

gradazione
i

il

pensiero

il

che nuovo indizio, che


dalla
la

Gaudani non eran mossi

voglia

d'

inno-

varo,

ma

seguitavano fedelmente

tradizione, che

avevano preso

a raccogliere ed ordinare,

consenla

tendo colla recensione boreale ogniqualvolta


tradizione consentiva con essa
,

loro

allontanandosene

quand'

ella se

ne allontanava.

Ma

qui necessario che io entri ne particolari

e metta in rilievo le differenze,

che corrono
elle

tra le

due recensioni, acciocch


tali

si

vegga, se
la

siano

da provare apertamente, che


in

recensione Gau-

dana non pu
boreale,

nessun

modo

essere nata dalla

ma

bens derivare essa da una particolare


al-

sorgente tradizionale del Ramayana. Sceglier

cune
delle

pili

notabili differenze nei


;

due primi

libri

due recensioni

perch trovandosi ora questi


i

pubblicati schiettamente nel rispettivo loro testo,


boreali dal Gli. Sig. di Schlegel,
i

Gaudani dallo
ciascuno

scrittor di queste pagine, potr facilmente

\lm
riscontrare
i

INTRODUZIONE.
luoghi
citati.

Non toccher
i

delle dil-

ferenze, che s'incontrano nei capitoli,

quali ser-

vono come

d'

introduzione
;

al

poema,

sono opera

dei diaschevasti

u del capitolo detto Anucramaopera dei diaschevasti


,

nica ossia serie delle cose,

esso
si

pure

che manca nella recensione boreale

trova nella

Gaudana ad esempio

del

Mahbh-

rata, quale guarentigia,


dell' integrit

sebbene non sicurissima,


,

del
il

poema

un dipresso come
,

in

certi libri cinesi

novero dei caratteri di cui


alle differenze,

si

com-

pongono;

vengo

che occorrono

nel corpo stesso del


tutte,

poema

non certo per notarle

ma per

indicarne solo alcune pi principali.

Libro

I.

Il

capitolo ix, intitolato Episodio di


le arti e le

Risyasringa,

dove sono narrate

seduzioni
il

messe in opera per trar fuori della selva

romito

Risyasringa, di gran lunga pi copioso e lussureggiante di poesia nella recensione Gaudana, che nell'
altra sua sorella.
il

Il

Sig. di Schlegel, cui consente

Sig. Lassen, giudica

che quell'episodio stalo


ei

alterato

dalla

scuola boreale, e che


la

conserva

per conseguenza nella Gaudana


essere la pi antica e sincera.

forma, che pare

Or

se cos, convien
l'onte

dire

che

Gaudani l'han ricavato da una

INTRODUZIONE.

xi.vm

originaria loro propria, alla quale essi attinsero. La


differenza, ohe occorre in questo capitolo tra le

due

recensioni, disparve quasi allatto


,

dall'

impressione

Schlegeliana perch egli, trovato qui,

come

lo in

pi

altri
all'

luoghi,
altro.

il

lesto

Gaudano

migliore, l'ante-

pose

Variano grandemente
tolo xni,
l'

le
il

due recensioni

al

capi-

dove

si

descrive

solenne sacrificio equino,

Asvamedlia. La recensione boreale contiene pi


e particolarit
all'
,

riti

di cui

non

fatta

menziono

nella

Gaudana;
si

incontro alcune cerimonie, alcuni usi


Il

trovano in questa, che mancano in quella.

Sig. di Schlegel in

una nota

a questo luogo

'

scrive,

che questo capitolo stato dai Gaudani sconcia-

mente
Sig.

guastato.
2

Concorde

al

suo

modo

di vedere

il

Lassen

dice, che da questa differenza appare

manifesto, chela recensione


in

Gaudana ebbe
riti

origine

una tarda

et, allor

che molti

dell'antico

culto erano andati in disuso e divenuti inintelligibili, lo

credo molto pi probabile, che questa

dif-

ferenza derivi dai differenti rituali Vedici, secondo


cui fu descritto f
chiarire,
1

Asvamedha
tutto
il

il

che allora
de'

si

potr

quando

complesso

Vedi sar ve-

luniavuiia volaminis primi pars altera, pasj. 5g.

Zeitschriftfur die Kvm.de,

eie.

I.

e.

xlviii

INTRODUZIONE.
11

nulo in luce.
formalit e
i

Colebrooke

'

arreca eseiupj di pi

riti

nuziali tra elise differenti, secondo

differenti rituali Vedici,


dall'

ma

tutti legittimi e

san-

citi

uso

adoperati dai seguitatoli di questo


alla

o di quel Veda

celebrazion del connubio solito

adempiersi nell'India con forinole cosi delicate ad

un tempo

e sublimi

pereb non potranno eziandio

trovarsi nei

Vedi

rituali differenti pei sacrifizj? Dell'


riti

Asvamedba

e de' suoi

parlato nel
2

bianco e nel
il

nero Yagurveda, ed

il

Colebrooke

afferma, ebe

nero Yagurveda pi copioso di Mantri od inni,


ebe
il

bianco

non potrebbero

trovarsi altres nelle

rispettive loro parti precettive

due descrizioni
riti

dell'

Asvamedba, l'ima pi abbondante di


larit,
l'

e dipartico-

altra

meno,

e le differenze delle

due recendifferenti

sioni esser nate dall' aver esse seguitato

due

autorit

Yedicbe?

V aveano

forse nell'

Asvamedba

due

sorta di

riti, gli

uni necessarj,

gli altri liberi;

a quella guisa, die secondo le dottrine indiane,


v'

aveano
,

tra le espiazioni le

soprabbondanti e

li-

bere ijfT
1

e le necessarie, e queste o speciali

3 fa Ph =h

Mise eli'aneous cssays,

voi.

I.

On

the religious

Ceremonies ofthe

Hindus.
2

Loe.

eil.

On

Ihe

Vedas, or sacrrd

writings uf the

Hindus,

pag. 72.

INTRODUZIONE.
per
le

xlix

particolari colpe, o perpetue f^c^T per es-

piare,

non

foss' altro, la vita

l
.

La recensione Gaui

dana adunque potrebbe aver omessi


bondevoli e liberi
dell'

riti

soprab-

Asvamedha,

la

boreale averli
so-

minutamente

descritti.
riti

Aggiunger, che dalla


e delle particolarit
,

prabbondanza dei

panni

non
dell'

si

possa giustamente inferire che


si

la

descrizione

Asvamedha, quale

trova nella recensione

boreale, sia pi antica e sincera; che anzi se ne

potrebbe forse conchiudere


praccarico di
riti

il

contrario.

Quel

so-

particolarit

potrebbe ben

essere opera del soverchiante


le

Brahmanismo, che

veniva moltiplicando a bello studio.

Ma

tutte

queste cose allora soltanto potranno esser chiarite

ed accertate, quando sar uscito


il

in
al

luce

tutto
dell'

corpo

de' Vedi.

Se

il

Mahbhrata
si

capo

Asvamedba

WWW&W^

l'osse

steso in pi

ampia

descrizione del sacrificio equino di Marutta, dal suo


attenersi alla recensione

Gaudana o

alla

boreale,

ovvero dal suo differire da amenduesi sarebbe certo


potuto derivare
1

all'

uopo qualche

legittima conget-

D' esse parla Cullucabhatta nel


del codice di

commento

allo sloco

53 del

lib. xi

Manu

df^HoUMrti PTTTt nrofer

finp
a fin di purificarsi.

Dcbbcsi adunque far perpetua espiazione


i.

INTRODUZIONE.
ma
1'

tura;

Asvamedha
in soli

di Marutta descritto nel


:

Mahbhrata

cinque slochi

HUIUgriumiim: iTrtllwf^Tt^:
FT

<M^MI>"

WF3TT STTrT^T^FTF^rT
FT^nfT:
II
I

Il

<=

II

ehl^lMIH
q^;

^HTT MliMIM

g^HHIHI'M I^N'MIhJ

"3rf(

Il

=hl^M: HH^I^ MlfeN


cTTT:

^UilTH

^T ^^\T{ E: MM^ lU^IIWItHlfa ^

^: g^^^JrTuTT
?T#m
<T

IIRflI

TTPTT ?T f^F"

?T*ff ff JPT^TTT

5Pf?

Il

tfo

II

$tT cT=T

'KFTFJTT

fry=M qfSHnfa:
n

ST^rT: flf^cT:

*#: UilWIH'HlfnT:

tf

II

Egli (Marutta) pio, forte al par di cento elefanti, e qnal


altro

Visnu presente

avendo a compiere

il

sacrifizio

solenne

ordin che s'apparecchiassero innumerevoli aurei vasi splendidissimi, e condottosi al

monte Meru
sacrific

sul fianco settentrio-

nale

dell'

Himalaya, quivi

dentro spazioso aurato


,

ricinto. Sacri bracieri e vasellamenti e tegghie e seggi

di cui

non potrebbe
pinqua
al

dirsi

il

novero, apprestarono
1'

gli orafi.
il

Pro-

re fu disposta

area sacrificale

ove

pio re

Ma-

rutta signor della terra

adempi conforme

ai riti il sacrifizio
l
.

insieme con

lutti

rcttor delle genti congregati

Tra

le differenze,

che occorrono

al

capitolo xix,

intitolato Nascita dei Dasaratlnch, essenziale e


1

no-

Mahbhrata,

voi. IV, yiUcr filare, sloco

87

e seg.

INTRODUZIONE.
tevole quella
,

li

die nella recensione Gaudana non

si

trova descritto l'oroscopo, che sovrastette alla nascita di

Rama

de suoi

tre fratelli,

il

quale oroscopo

minutamente particolareggiato
,

nella recensione

boreale

e fattavi espressa

menzione dei segni zod'

diacali. M' occorrer

pi sotto

aver a tornare su

questa particolarit, perch


cos

si

lega alla questione


sull'

vivamente agitata di fresco

origine ed
',

antichit del zodiaco. Pare al Sig. di Schlegel

che

il

non

trovarsi nei

Gaudani l'oroscopo
all'
2

di

Rama

nuoccia

alla

convenevolezza ed
trova pi innanzi

intelligenza di

quello, che

si

e nella recensione

Gaudana

e nella boreale

a proposito della conse-

crazione di
sceglie

Rama

al

regno, perla quale Dasaratha

come
,

favorevole e propizio quel giorno del


in cui la luna entra nelf asterismo
ivi

mese Gaitro
Puscio.

Ma

quello, che

detto rispetto
,

al

punto

del cielo favorevole per la consecrazione

non ha

bisogno allatto

dell'

oroscopo natale,

allineile ei

possa essere conveniente ed opportuno. Dasaratha

volendo associar
1

Rama

al

regno e

farlo sagrare,

lamayana voluminis primi pars

altera.

Excursus ad Uh.

Il,

cap. v, 20, pag. 2<4S.


'-

Libro

li, capitolo intitolato

pT^J^fa^rau

terzo della re-

censione Gaudana, sloco 19; quarto della boreale, sloco 20.

in

INTRODUZIONE.
1'

elegge per quell' atto solenne

aspetto celeste, che,


gli

secondo
zio.

le

ragioni astrologiche,

pare pi propi-

Nulla qui veggo, che non sia appropriato, o che

abbisogni di cose precedenti per essere inteso. Qui

almeno

riguardi astrologici
si tratta

hanno qualche fonda-

mento

poich

di eleggere tale aspetto ce:

leste piuttosto
dell'

che

tale altro

laddove

la

descrizione

ascendente natale affatto oziosa e superflua.

Al capitolo xxviii della recensione boreale, xxix


della

Gaudana, detto Morte


,

di

Tadac, molte partial

colarit

molte

meraviglie
colla

intorno

combatti-

mento

di

Rama

terribil Yacs

trovami nella

recensione boreale, di cui non fatta menzione


nella

Gaudana; per cagion


lei

d'

esempio,

il

turbine di

polvere da

suscitato, la pioggia lapidea fatta


e

cader sopra
visa
tigj.

Rama

Lacsmana
,

lo sparire
altri tali

improv-

per forza

d' arte

magica ed

suoi pres-

Nella recensione

Gaudana quel combattimento


alla

descritto in

modo pi prossimo
predomina

realt, a

quella guisa che alcuni combattimenti


sea; nella boreale
il

dell'

Odisl'

maraviglioso,

im-

maginario, come in alcune tenzoni

dell' Ariosto.

Nel capitolo xxxi della recensione boreale,


lato

intito-

Dimora

nell'

eremo perfetto, leggesi senza vincolo


leghi al contesto, anzi a dispetto

alcuno, che

la

INTRODUZIONE.
d' esso, la

un
d'

descrizione in sedici versi


fatta

una

incar-

nazione di Visnu in mendico

a richiesta di

Casyapa. Questo luogo svela un panteismo Visnuitico assai sospetto


,

analogo a quello del Ubagavatraccia in tulio


:

dgl, del quale

non credo avervi

il

Ramavano. Uno

di questi versi dice

Nel tuo corpo, o Signore, discerno tutto intiero quest' universo.

Quest' puro Bhagavadgt.

Gaudani nulla
xxxn, che cor-

hanno

di lutto ci al loro capitolo


al

risponde

xxxi dei boreali.


1

Dopo
sione

lo sloco

9 del capitolo xxxvi della recendella boreale, intitolato Lodi


,

Gaudana, xxxv

della stirpe di

Visv amitra

seguitano in questa otto


i

versi di

poca o nessuna importanza,

quali

non

si
il

trovano nella recensione Gaudana. Essa termina

capitolo allo sloco 19 con quella stupenda descri-

zione della notte sopravvenuta.


Differiscono le due recensioni al capitolo xliv
della boreale, xlv della

Gaudana, che ha per

titolo

Discesa del Gange.

Gaudani, allorch Siva apre


chioma un uscita
il

attraverso le ciocche della sua


alle

acque, ne fanno discendere

solo
,

Gange

boil

reali

ne fanno uscire

sette

fiumi

eccettuatine

liv

INTRODUZIONE.
e
l'

Gange
nit

Indo,

tutti forse favolosi,

guastando

1'

u-

e f insieme di questo capitolo splendido di


il

maravigliosa poesia. Inoltre ne' boreali

Gange

viene inghiottito e quindi rigittato fuori dal

Muni
dei

Gahnu
molti

il

che mira a render ragione


del

d'

uno
I

nomi

Gange, quello

di Ghnavi.

Gau-

dani nulla hanno di questo mito. Molte imagini


descrittive del

Gange corrente

dietro al carro di

Bhagiratha

si

leggono nella recensione Gaudana,

che mancano nella boreale.

Variano grandemente

le

due recensioni

al

capi-

tolo xlv della boreale, xlvi della

Gaudana,
il

intito-

lato Origine dell' ambrosia. Nella boreale

veleno
ser-

vomitato fuori dalle

bocche del tormentato

pente Vsuce, ed inghiottito da Siva condescendente


alle

parole di Visnu. Poi, dal lungo esser


l'

scosso per diguazzar brosia


,

Oceano

e farne
il

emerger l'am:

si

sprofonda nel mare


i

monte Mandaro

di che turbati

Devi pregano Visnu di volerlo es-

trarre; ond' egli, presa


il

forma di testuggine, solleva


v ha nella
agi-

monte

col dorso. Nulla di tutto questo


il

Gaudana. In essa
tato,

veleno emerge

dall'

Oceano
l'

non
,

vomitato
lo

da Vsuce; non
:

in ghiotte

Siva

ma

beono
soli

Naghi o serpenti e
Sul
finir

ci nar-

rato in

due

versi.

di questo stesso

INTRODUZIONE.
capitolo
,

lv

nata contesa tra


i

Ditidi e gli Aditidi dis-

putantisi l'ambrosia,

Gaudani narrano semplice-

mente, che

gli

Aditidi vinsero, e che Indra loro


vittoria la

duce ottenne per quella


nazione.
I

suprema domi-

boreali fanno qui di


1'

nuovo intervenire
colla

Visnu

che rapisce
illusione
della

ambrosia

sua lallace
'.

Maya od
menzione

JTTZTFTTmFT RTT^ff
dell' illusione di

La qual

Maya,

\isnu, no-

ter qui ancora

come

sospetta e tutta Puranica. Di

questa

Maya

o illusione Visnuviana parlato nel


: /

Bhgavata Purna

7TFTT fejrT:

^Tfm^T^FTT^TT

II

Narraci, o saggio solitario,


zioni di
tali

le belle istorie
,

delle incarna-

Visnu

il

supremo Signore

che liberamente adopera

giochi per mezzo della propria

Maya

(illusione)

2
.

La Maya

di

Visnu ha conveniente luogo nel Bh-

gavata Purna;

ma

dubito, eh' ella sia legittima nel

Ramayana.
Al capitolo xlvi della recensione boreale, xlvii
della

Gaudana
i

intitolato Squarciatura del feto di

Diti , secondo

diaschevasti boreali Indra fa sole


;

sette parti del feto di Diti


1

secondo

Gaudani

lo

Sloco

k~I,

Bhgavata Purna, par M. E. Burnouf, Ih.

chap.

i,

si.

18.

ivi

INTRODUZIONE.
Da queste
i

scinde in quaranta nove.


dilacerato sono originati

parti del feto

venti,

quali dovranno

seguitar Indra figurato qui quale Divinit atmosferica,

siccome in pi inni Vedici rappresentato ora


,

qual Divinit cosmogonica

ora guerriera. Dalla

differenza di questo capitolo nasce quella del capitolo

che segue, rispetto

all'

assegnare

ai

Maruli o

venti le particolari loro sedi atmosferiche.

La

divi-

sione dei venti in quaranta nove pur descritta


nel Visnu

Purna \ ed

il

Gli. Sig.

Wilson scrive in
si

una nota
i

a questo luogo, che essa


la

trova in tutti

Purani, ne' quali narrata


Il

progenie di Casyapa.
,

capitolo lxiv della

Gaudana

lxii della

bo-

reale, intitolato Sacrifizio d'Ambarsa, varia nelle

due recensioni

e pel
I

modo

d'

esposizione, e per

alcune particolarit.
pio, fanno

boreali, per cagion d' esemdi

menzione

due Man tri o preci, l'uno

ad Indra, l'altro a Visnu, insegnati da Visvamitra


a

Sunasepa, affinch questi

col recitarli nel!' atto

del sacrifizio ottenesse d' esser liberato dal venire


offerto

come

vittima.

Gaudani parlano solamente


di

d'un Mantra od inno ad Indra;


menzione. Ei sembra, che
i

Visnu non fan

boreali abbiano per

Visnu una particolar predilezione.


1

The Vishna Purna, by

II.

H. Wilson, pag. i2.

INTRODUZIONE.
Il

imi

capitolo i.wti della recensione


I

Gaudana, inv-

iolato Elevazione di

isvamitra alla dignit di Brahi

mano, differisce in pi cose dal capitolo

\\

della

boreale corrispondente a quello. Noter questa sola


differenza. Nella boreale narrato, die Indra
si

present in sembianza di

brahmano
il

Visvamitra

per tentarlo, chiedendogli


s'

parco cibo, die quegli

avea apparecchiato

questa particolarit non

occorre menzione nei Gaudani,


timore, in cui entrarono
ricusasse pi
i

come u anche

del

Devi, che se

Brahma

lungamente
fosse

a \ isvamitra la dignit di

brahmano, non
razione
d'

per nascere tutta una gene-

uomini

atea.

Nel capitolo lxx della recensione boreale, lxxij


della

Gaudana, che

s'

intitola

Dimanda

delle donzelle
riti

in ispose, Yasista

Purohito ossia maestro dei


il

di

Dasaratha espone, secondo

costume indiano

nei

connubj

regali, la serie genealogica dei re

d'Ayo-

dhy

all'

occorrenza del matrimonio di Rama. Idia-

schevasti boreali, giunti a Sagara


di

uno

degli antenati

Rama, hanno una lunga leggenda intorno ad esso, che tutta volge sul nome, che egli ha comune
col

veleno

sacjara

significa veleno

in

sanscrito.

Questa leggenda, che che ne paja


gel, qui all'alto

al Sig. di

Schle-

inopportuna

certamente intrusa.

Lvm

INTRODUZIONE.
usano enume-

Cosiffatte esposizioni genealogiche

rare

soli

nomi

dei re con qualche epiteto di lode,


1'

per dimostrare

antichit e la nobilt della stirpe


e

ed adempiere una formalit prescritta,


narrare
le tradizioni delle schiatte.
I

non

gi

Gaudani non

hanno

tale

leggenda, Nella serie genealogica dei re OD O O

variano altres,

ma

di poco, le
riti

due recensioni. Esse

differiscono quanto ai
della boreale,

nuziali al capitolo lxxiii


,

lxxv della Gaudana

intitolato

Con-

nubio dei Dasaratltidi. Quello, che

ho detto pi ad-

dietro intorno alle ceremonie e particolarit dell'

Asvamedha, pu applicarsi

a questi

due luoghi,

il

cui differire credo originato dalla

medesima

causa.

Una gran
Gaudana

parte del capitolo lxxix della recensione


il

e tutto

capitolo seguente

lwx

una

massa di cento versi circa, mancano nella recensione boreale. Si narra qui
di Bharata dalla
osj)ite al re
il

congedo

e la partenza

magion del padre per andarne

Asvapati suo avo materno, l'ammaesarti,


il

tramento di Bharata in quelle scienze ed


si

che

convengono

a giovane principe indiano,


al

mes-

saggio inviato da lui


reale

padre.

La recensione bo-

non

fa

che accennare in pochi versi l'andata

di Bharata alla
il

magion

dell'

avo

nulla ha di tutto

rimanente. Tutta questa narrazione notata

INTRODUZIONE.
d'inopportunit dal Sig. di Schlegel
l'attribuisce
all'
1
.

lix

Il

Sig. Lassen

intento eh' ebbero i brahmani di dila loro

mostrare in essa
ro

dignit e la necessit del

lo-

ammaestramento.

Dissetilo da

amendue. Questo

breve episodio non quivi inopportuno; esso chiude

mollo bene
lare dell'

il

libro

primo, arrecando, conforme

al

epopea, variet ed intreccio nella narraall'

zione; assegna
dell'

andata di Bharata

alla

magion
in rilievo

avo un degno e nobile scopo; mette


a rappresentare e

un personaggio, che avr


parte nel progredir del
l'attenzione finora
al

una gran

poema,

chiama sovr esso


:

sempre concentrala sopra Rama

che

s'

aggiunga, che quel breve episodio contiene

sull'

instituzione de' giovani principi indiani rag-

guagli e particolarit, che non sono senza importanza.

Quanto
il

a ci

che dice

il

Lassen, che quell' epi-

sodio rivela

disegno

latto dai

brahmani

di mettere
si

mostra

la

loro dignit
1'

ed importanza,

ponga

mente, che

idea della superiorit

brahmanica
altri

emerge ben pi manifesta ancora da cento


luoghi del poema,
ai

quali

si

potrebbe per conse:

guenza applicare
bisogno avessero

la
i

medesima accusa n veggo qual


brahmani
di questo episodio di
la

Bharata, per mettere in rilievo


i

loro (Ugnila,

dopo

i>.

l'raef.

pag. liv.

i\

INTRODUZIONE.
celebre precedente episodio di Visvamitra, che
dell'

il

l'estremo

elevazion brahmanica e l'apoteosi, per

cos dire, della casta dei


dell'

brahmi.

Ma

la

narrazione

educazion di Bharata non appare in nessun


originata da quel pensiero di preminenza
,

modo

brahmanica

die vuole

il

Lassen

essa l'esposi-

zione semplice e vera

dell'

instituzione d'
il

un

gio-

vane Csatro di stirpe regale. Fin qui

libro primo.

Libro

II.

Nel

capitolo

della recensione
di consecrar

Gaual

dana, intitolato Deliberazione


regno, sono fonduti insieme
i

Rama

con notabili differenze

due primi

capitoli della boreale.


al

Le due recenche segue, se-

sioni

variano ancora

capitolo

condo nell'una, terzo


di Dasaratha. In

nell'altra, detto Ordinamenti


i

questo capitolo

boreali

hanno una
della con-

prima descrizione del solenne apparato

secrazione ordinata da Dasaratha, che vien da essi

poi ripetuta quasi verbo a verbo due altre volte,

luna

al capitolo xiv, l'altra al

capitolo xv, intito-

lato Apparecchio della consecrazione,

dove veramente
in questo

ha suo proprio luogo.


capitolo soltanto
la

Gaudani hanno
dell'

descrizione

apparato della

sagra, differente in parte dalla boreale.

Dal capitolo

i\

fino al xvi della recensione

Gau-

INTRODUZIONE.
(lana, x-xx della boreale,

L xi

occorrono

tra le

duo

re-

censioni differenze continue, ora pi ora


tabili,

meno

no-

che
la

io

mi rimarr qui dal particolareggiare,


trailo
,

perch
Il

materia mi crescerebbe troppo

mani.
inti-

capitolo x\i della recensione

Gaudana

tolato Pacazione di
Il

Lacsmana, manca nella boreale.

capitolo, che porta in questa lo stesso titolo, coral xix della

risponde

Gaudana

intitolato Discorso di

Rama.
reali,

Il

capitolo \\i

Gaudano, che manca ne

bo-

per altro opportunissimo; e pare richiesto


elio

ad un tempo e da quel che precede, e da quello


segue. Esso dovrebbe trovarsi tra
i

capitoli
1

x\m

xxiv della recensione boreale, ov

suo luogo.
i

Rama
ed

viene in

osso

rammorbidendo
e

concitati
il

irosi spiriti di

Lacsmana,

rintuzzando

suo

iracondo discorso del capitolo precedente. Quindi


ei

manifesta in

esso

irrevocabile
nelle

la

sua delibela

razione di

andar esulando

selve,

qua]

lerma deliberazione da luogo naturalmente


corso di Causaly sua
di

al dis-

madre lamentante

la

sorte

Rama

la

sua
il

con che comincia nella recapitolo xxiv,

censione boreale

JFft^T ^T^fHff

Veduto
il

lui

(Rama) saldo

nel suo proposto, ecc.


il

qual discorso,

mancando

capitolo xxi dei


d'

Gau-

dani, rimane, per cos dire, privo

addentellalo,

lxii

INTRODUZIONE.
Ma
qui oc-

che lo connetta con quel che precede.


corrono nuove e notabili differenze.
Il

discorso di
cui

Causaly e

la

risposta

di

Rama, con

inco-

mincia

il

capitolo

soprammentovato xxiv dei botrovano

reali, intitolato Consolazione di Causaly, si

nei

Gaudani

al

principio del capitolo xxv, che ha

per

titolo nelle
I

due recensioni Fausti

voti

per

la

par-

tenza.

capitoli xxii e

xxm

dei
di

Gaudani,
Causaly,

intitolati

Parole di Causaly, Placazone

mancano

intieramente nei boreali. Le due recensioni s'avvi-

cinano di nuovo verso

la

met del capitolo xxiv,


Causale selve.

che ha per
ly,

titolo nei boreali Consolazione di


la

nei

Gaudani Congedo per


il

partenza verso

Dopo

capitolo

xxxm che
,

porta

il

titolo

Parole

dei cittadini , seguita nella recensione

Gaudana un

capitolo intitolato Lamento di Dasaratha, in cui sono

contenute parte delle querimonie

che

boreali

mettono in bocca
allorch Caicey

di Dasaratha pi capitoli addietro,


gli

chiese

1'

esilio di

Rama. Questo
i

capitolo, coni' naturale,

manca
il

nei boreali,

quali

hanno poi, pi che


tolato

Gaudani,

capitolo xxxv, inti-

Rampogne

contro Caiccyi

che non
se

si

trova
:

nella recensione

Gaudana

granmerc

n abbia

che di rampogne a Caicey gi ne vennero


pi del bisogno nei capitoli precedenti.

latte

INTRODUZIONE.
Al capitolo
penitente, la

lxiii

wxvii, intitolalo

77 vestir defili abili di

recensione boreale ha un lungo discorso

di Vasista a Caicey autrice dell' esilio di


ivi

Rama

nuove rampogne

Caicey e ripetizione di cose


azione, che ristagna. Tale

gi dette a

danno
si

dell'

discorso non

trova nella recensione

Gaudana,

la

quale forma di questo capitolo e del seguente, intitolato nei boreali

Commendazione
il

di

Causaly

un

capitolo solo. Di pi

discorso di Dasaratha, con


il

cui comincia ne' boreali


di

capitolo Commendazione

Causaly, mollo pi breve nei Gaudani. La re-

censione boreale ripete qui di nuovo cose gi delle

pi addietro.

Variano

le

due recensioni

al

capitolo xxxix bo-

reale, xxxviii
Sita. Nella

Gaudano,

intitolato

Ammonimenti

recensione

Gaudana dopo
alle

la risposta di

Sita consorte di
ripiglia
il

Rama

parole di Causaly, questa


,

discorso indirizzandolo a Sita prima

quindi a Rama. Quel discorso di Causaly non


trova nella recensione boreale. Pi sotto
tro
il

si

all'

incon-

capitolo XLvn di questa, intitolato Ritorno dei

cittadini,

manca

nella

Gaudana non solamente senza


con vantaggio del poema.
notabili differenze quattro
della recensione boreale

discapito alcuno,
1

ma

Gaudani lamio con


del capitolo
lii

capitoli

i\j\

INTRODUZIONE.
titolo
i

che ha per
capitoli
di

Pas&aggio del Gange. Questi quattro

sono

xlix, l, li, lii, intitolati Mandati


di

Rama, Mandati

Lacsmana, Congedo

di

Sumantra,
L,

Passaggio del Gange.

Ma

il

contenuto del capitolo

Mandati

di

Lacsmana, in cui questi commette a Sua dire in

mantra quello che ritornando abbia


suo
al

nome

padre Dasaratha, manca

affatto nei boreali.

Nel capitolo lv, intitolato nella boreale Passaggio


del fiume

Yamuna,

nella

Gaudana Posata

in riva alla

Yamuna, differiscono

le

due recensioni

in

molti

particolari, che per brevit tralascio qui di notare.

Al capitolo lvi, intitolato


tracuta, oltrecch

Sofjcjiorno sul
le

monte Ci-

variano assaissimo

due recenin quella

sioni

e nella descrizione del

monte ed

del sacrificio di
tevole

Rama, occorre
che

inoltre questa no-

differenza,

neh" impressione

boreale

del Signor di Schlegel,

come
d'

in quella di

Seram-

pore, fatta menzione


regali
tor del

un incontro de

itre esuli
il

Rama,

Sita e

Lacsmana con Valmici


in

can-

Ramayana,

un romitaggio del
fatto

Citracuta.

Di tale incontro non

cenno nei Gaudani.

Questo noto ora qui soltanto come variante di


recensione, senza volerne per nulla inferire: avr
a tornare su

questo punto pi innanzi.


il

Manca

nella recensione boreale

capitolo lxi

INTRODUZIONE.
della

lxv

Gaudana
il

intitolato Rimproveri di Causalyd, nel

quale

discorso di Causaly a Dasaratha assume

un

carattere gravo e severo, diverso dal tuono la(inora.

mentoso adoperato
11

capitolo lxii

dei
di

Gaudani,

i.\i

dei

boreali,

intitolato

Lamento

Causalyd, differisce assai nelle

due recensioni. Nella boreale nulla

detto del

dolore di Causaly pel volontario esilio di Lacs-

mana, che
fratello

volle

generosamente

farsi

compagno
selve.
la

al
11

Rama, ed
di

esular con lui


e
il

nelle

rammarico
di

Causaly

suo lamentare
nei

sorte

Lacsmana sono

espressi

Gaudani

in

pi

versi al cominciar di

questo capitolo. La similidi

tudine dei brahmani, che ricusano

gustare

gli

avanzi d'un convito funebre, a quella guisa, che

Rama
quali

reduce dalle m>I\o

rifiuter
si

il

regno
nei

stato

posseduto da Bharata, non


i

trova
altre

Gaudani,

hanno

in

quella

vece

similitudini,
i

che mancano nei boreali. Sul

finir del capitolo

boreali parlano dei tre sostegni, JTFT, che ha quag-

gi la donna.
sostegni dell'

Gaudani spongono invece

quattro

uomo.

Al capitolo lxvi della recensione boreale, i.xvnr


della

Gaudana, che ha per


il

titolo l soprassedere ai

funerali di Dasaratha,

lamento

di

Causaly

siili'

lxvi

INTRODUZIONE.

estinto consorte quasi intieramente diverso nelle

due recensioni.
Differiscono esse
al

capitolo lxxiii della


di

GauBha-

dana, lwi della boreale, intitolato Ritonw


rata.
I

nomi

di pi luoghi attraversati

da Bharata
al-

sono diversi nelle due recensioni; diverse pine

cune particolarit geografiche


la

differente altres

descrizione dei segni di mestizia, che Bharata

ravvisa nella citt d"


essa.

Ayodhy

sull'

avvicinarsi ad

Variano
lxxix della

le

due recensioni
i

ai

capitoli lxxviii,

Gaudana,

quali corrispondono al ca-

pitolo lxxv della boreale, intitolato Giuramenti di

Bharata.

Dapprima, come dianzi ho indicato,


fa del

la

Gaudana
capitoli,

capitolo unico della boreale


titolo

due

che han per

Rimproveri a Bharata,

Giuramenti di Bharata. Sul cominciar del primo

Bharata lamenta nei Gaudani

la

potenza del

fato,

che ha spinto
dell'

l'

incolpabile

Rama

negli amari passi

esilio,

travolto la

mente

di Caiceyi cagion

di quella sventura,

consunta di dolore l'infelice


al

Causaly
reali
alla

condotto

sepolcro Dasaratha. Nei bo-

invece a quello stesso luogo Bharata manifesta

madre Caiceyi, che


a

egli

non vuole

il

regno

dovuto

Rama. Variano

inoltre le

due recensioni

INTRODUZIONE.
nei
egli

uva

giuramenti, che

fa

Bharata per attestare che

innocente

dell' esilio di

Rama. Questa
fa

dif-

ferenza notevole, in quanto che meglio

conogli

scere, quali usi della vita pi rispettassero

In-

diani, quali cose avessero pi

venerate e sante,
l'i

quali

maggiormente abbonassero,

qui in parso
si

degno d'essere additalo un giuramento, che

trova nella sola recensione boreale, allo sloco 3o.

Avvolto in veste

di penitente

con un cranio

in

mano

erri

mendicando per
del quale n

la

lena, qua! forsennato, colui, per istigazion

and

in esilio

quel generoso (Rama).

Pare

si l'accia

ivi

allusione alla setta dei Sivaiti


si

delti Capalici, di cui

trova nel

dramma Prabovivissimi

dhacandrodaya un carattere espresso con


colori, e

che usavano appunto andare attorno con


in

un cranio
antica
nell'

mano. Ma questa

setta

non

mollo

India.
nella recensione boreale
i

Mancano

capitoli lxxx,
di

lxxxi, lxxxii della Gaudana, intitolati Discorso


Insista,

dove questi esorla Bharata

temperare d

dolore della morte del padre e a darsi pensiero dei


doveri estremi, che non furono renduti ancora
estinto re;
all'

Lamento

di

Bharata, in cui esso s

at-

lxviii

INTRODUZIONE.
della

trista

sventura
nell'

che

s'

aggravata sulla sua


si

casa; Entrata

assemblea, nel quale


s'

delibera

degli ultimi uflcj che

hanno

a rendere Dasail

ratha. Questi tre capitoli


titolato Funerali di

precedono

capitolo in-

Dasaratha, lxxxiii dei Gaudani,

lxxvi dei boreali.

Il

qual capitolo molto mei) lun-

go e

men

particolareggiato in questi, che in quelli,

quanto

ai riti

ed

alle

ceremonie funebri.
il

Manca
della

nella recensione boreale


intitolato

capitolo lxxxv

Gaudana,
la

Dono

dell'

acqua, dove

si

descrive

ceremonia funebre dello sparger sul


l'

corpo morto del re

acqua

lustrale attinta ai prinla

cipali fiumi dell' India, la

Sarav,

Vips,

il

Sa-

tadru

il

Gange,
il

la

Yamun.
Gaudella

Dopo

capitolo lxxxvii della recensione

dana, lxxx della boreale, intitolato Aprimento


via, seguita in quest'

ultima

il

capitolo lxxxi, inti-

tolato Entrata nell' assemblea,

che una ripetizione


tutf altra cosa,
il

inopportuna di cose gi dette, ed


che
pili
il

capitolo dello stesso

nome,

quale trovasi

addietro nella Gaudana. Questa ha in quel

me-

desimo luogo un capitolo tutto diverso, che porta


il

titolo

Commendazione

di

Bharata, in cui Vasista


il

invita Bharata

ad accettare
a

regno, e questi

il

ri-

cusa

come appartenente

Rama.

INTHODUZIONE.
11

lxix

capitolo xeni della recensione

Gaudana,
:

in-

titolato

Dimande a Guka, manca


sia quivi

nella boreale

seb-

bene esso
zione
al

molto opportuno per

la transi-

capitolo seguente, clie ha per titolo Dis-

corso di

Gnha.
il

Dopo

capitolo xcvn della recensione

Gaudana,

lxxxix della boreale, intitolato Tragitto del Gange,


seguita nei
selva

Gaudani

il

capitolo detto Entrata nella

Praydga. Questo capitolo

manca

nei boreali.

Altre e
finir del

pur

notabili differenze potrei additare sul


11
;

libro

ma non

proseguir pi

oltre.

Quello, che son venuto finora discorrendo, credo

dover bastare

al

bisogno.

Non ho messo
,

in rilievo

che

le

diflerenze le pi sostanziali

le

pi impor-

tanti.

Oltre quelle, altre minute differenze di pennozioni, d'imagini, di collocazione


l
,

sieri, di

d'or-

dine occorrono qua e


e per

frequentissime nel poema;


al libro I, capitolo xi delle

addurne alcune,

due recensioni, Dasaratha, nelT incaricar Sumantra d'invitare


i

brahmani

all'

Asvamedha,

partico-

lareggia nei
zioni

Gaudani alcune condizioni o gradalatta

brahmaniche, delle quali non

parola nei
i

boreali, specificando, per caso d' esempio,

brah-

mani

Srotriyi, Calatrini

ed

altri.

Ai capitoli xxix e
le

xxx boreali, xxx e xxxi Gaudani, variano

due

lxx

INTRODUZIONE.
nomi
e
nel'

recensioni nei

enumerazione

delle

armi e delle forinole misteriose comunicate da


Visvamitra a Rama. Al capitolo xxxviii boreale,
xxxix Gaudano,
i

boreali rappresentano

il

Gange

trasmutato in forma aerea per sottrarsi agli


plessi

am-

d'Agni

(il

fuoco)

Gaudani non hanno


i

questa particolarit. Al capitolo xl

boreali fanno

Indra rapitor del cavallo destinato

al sacrifizio di

Sagaro; ne Gaudani, cap.


ai

xlii,

Brahma

manifesta
lo era di

Devi che
,

il

rapitore Vasudeva ,
i

come

fatto.

Al capitolo lxxi

Gaudani hanno quattorsi

dici versi,
le

che mancano nei boreali:


e
i

narrano

ivi

mutue accoglienze
il

ragionamenti di Dasaratha

e Visvamitra, e
di

conversar dei

Mimi

nella reggia

Ganaca. Nel capitolo lxxv boreale, lxxvii Gauil

dano, differente
placare

discorso di Dasaratha volto a


tra

Gamadagnya apparso improvvisamente


Rama.
d'

spaventosi portenti per combatter con

Al capitolo vni,lib.

Il,

Gaudani narrano

una

maledizione lanciata da un brahmano contro Caicey ancora fanciulla nella casa paterna
:

boreali

non ne fan menzione.


manica

Quell' imprecazione brah-

mentovata qui molto acconciamente per

alleviare f odio soverchio, che peserebbe sopra Cai-

cey

cagione di tante sventure

alla

rea!

casa di

INTRODUZIONE.
Dasaratha, e
ci'

lxxi

fa

intravedere in tutta questa catena

eventi

una

certa fatale necessit, che ne rende

la

manifestazione pi efficace ed incisiva. Al capii

tolo xxxii,

(laudani fan menzione di pi persone


ufficj nella

impiegate a diversi
cui

reggia di Dasaratha,

Rama

invia doni

prima

d'

andarne

in esilio, le

quali non sono menzionate nei boreali. Al capitolo,

dove

si

descrive

la

condizion

d'

un regno privato
d'imagini
le

di re, differiscono assai di pensieri e

due recensioni.
Neil'

ordine de' capitoli variano esse pure


:

quanil

do a quando; e per recarne alcuni esempi

lib. I,

capitolo intitolato Generazione delie scimmie [silvani)


si

trova nei boreali

dopo quello, die ha per


Gaudani
sta

titolo

Apparecchio del nettare; nei

pi conve-

nientemente dopo
sarathidi. Lib. II,

il

capitolo detto Nascita dei

Da-

il

capitolo xliv boreale, intitolato


si

Discorso di Sumitrd,
bili
i

trova nei
lxiv.

Gaudani con notaAlcuna volta anche


nelle

differenze al

numero

miti sono variamente esposti

due recenaltra.

sioni, pili o

meno

svolti neh"
:

una, che neh"

Per caso

d'

esempio

il

mito di Surabhi piangente


figli

la sorte de'
il

giovenchi suoi
si

aggiogati

all'

aratro,

qua] mito

trova al capitolo lxxvi dei Gaudani,


,

xxiv dei boreali

mollo pi sviluppato

si

dis-

lxxii

INTRODUZIONE.
,

tende in molti pi particolari in quelli


questi.

che

in

Ma

qui m' arrester. Parmi aver dimostrato

evidente, che le differenze tra le due recensioni sono

ben

altre,

che di semplici parole e locuzioni, come


i

affermano

Signori di Schlegel e Lassen; che esse

vanno
tit

tant' oltre,
;

quanto

il

pu comportare

l'

iden-

del

poema che non possono

essere derivate da
i

voglia d'innovare, poich quasi sempre, allorch

Gaudani consentono aj>pieno


consuonano anche con

coi boreali nelle idee,

essi nel
;

modo
tali

di esprimerle,

vale a dire nella locuzione


fine

che

differenze inaltra

non possono
,

essere

state

originate da

cagione

fuorch da una diversa tradizione del

poema.
Vuoisi ora esaminare un' altra asserzione dei due
illustri critici
:

che precipuo scopo,

cio, della scuola

Gaudana, appare
dal

essere stato quello di toglier via

poema

vocaboli anticati e forme

men

regolari,

di rinfrescarne e ringiovanirne la

favella.

M' oc-

correr pi sotto

d'

aver a parlare alquanto pi

distesamente della lingua del

Ramayana

qui mi
l'as-

ristringer a dimostrare, se sia vera

od erronea

serzione soprammentovata.

Gaudani,

cos si af-

ferma, intesero a purgare


insolite,

il

poema da alcune forme


d'

da certe licenze epiche, per cagion

esem-

INTRODUZIONE.
pio, l'omissione dell'
la

lxxiii

aumento

al

passalo imperfel lo,

desinenza

invece di c3T ne gerundj de verbi

semplici, e da altre simili deviazioni. Veggiamo.

Libro

I.

Al

cap. xliii,
la

si.

ultimo, occorre

la

locuzione fnH^^TTTT,

quale presuppone una forma

antica, fuori d'uso nella lingua classica,

ma

con-

gruente

all'

organismo del sanscrito,


1

la

forma, dico,

^nfcf invece di

^. Tutti
si

manoscritti Gaudani, che

mi venne
alla

fatto di consultare,

hanno la stessa

lezione,
la

quale per altro

sarebbe potuto sostituire

locuzione chiH=hH'UI

che avrebbe a un dipresso,


la

avvegnach meno efficacemente, espressa


sima idea. Al capitolo xlv, sloco
il

mede-

2 5,

s'

incontra

vocabolo

ijjTHT

neutro unito in costruzione con


si

:illM=UH

mascolino. Al capitolo xlvi, sloco 3o,

trova la forma f^HrT passalo imperfetto senza au-

mento invece
occorre
il

di ixfewi

Al capitolo lxvii,

si.

i5,

vocabolo ^^l nel senso di ^P^fTFT, seil

condoch l'interpreta
il

commentatore Locanatha,

quale senso non trovo che abbia quel vocabolo


lingua

nella

comune;

indizio che in tale signifialtri

cato quella

una voce anticata, simile ad

vocaboli Vedici dello stesso genere. Al capitolo lxx,


sloco 3
,

si

trova la forma tTTTFFt


,

accusativo del

participio
i.

USUHH

adoperata, a quel che pare, per


'

lxxiv

INTRODUZIONE.
la

allungare

penultima

sllaba del
sia la

primo pado;

seb-

bene
saria

in quella
:

sede non
si

lunga punto necesla

cosicch
iTitHHrl
li.

sarebbe potuto usare

forma

regolare

Libro
tivo
si.

Al
<^T

cap. xxv,

si.

34, occorre
capitolo

il

da-

Vedico
s'

del

pronome ^. Al
i

xxxm,
Gaurisol-

3,

incontra in tutti

codici manoscritti

dani

la

forma

FR^TTrit

la

quale non

si

pu

vere altramente che derivandola dalla radice ^ in

questo
essa

modo
che

W{

-+1'

3TT

H-

I^fTrTt

V
l'

hanno

in

due

irregolarit:
la

una, che manca


si

aumento;
all'

l'altra,

radice ^
le

trova adoperata dei

atma-

nepado contro

leggi
si

dhatupati.

Al capi-

tolo xxxiv, stanza 28,

trova la forma gerundiale

%5T

alla

quale

si

sarebbe potuta facilmente sos-

tituire

nello stesso senso la


*J=trtj

forma regolare ^T^T


=ET,

ovvero

elidendo

la

lettera

mutando

il

HH^d
ma

^57 in HM-dHT
III.

s%?sr
si.

Libro

Al

capit. lxi,

18, occorre la for-

JJ^J invece della regolare


s

JJlc=tT.

La

stessa for-

ma
si.

incontra di nuovo

al

capitolo xi del libro IV,


11,
si

19. Al capitolo lxxi,

si.

trova la forma
i

"TFTEfJ senza

aumento. Al capitolo lxxiv, sloco


JTf

occorre
fetto

la

locuzione
;

^TrJ

altro passato

imper-

senza aumento

e questa irregolarit sarebbesi

INTRODUZIONE.

lxxv

facilmente potuta tor via sostituendo ?fTs3tT<T, che

non avrebbe
Libro IV.

in nulla

danneggiato

il

senso.

Al capitolo xlv,

si.

io,

si

trova

il

vocabolo dMMriTl locativo di <TH~WfT non


golare.

al

tutto re-

Anche qui
il

si

sarebbe potuto agevolmente


<T

ridurre
la

testo

regola, sostituendo a
.

rTJTTqRri

locuzione ffa^ri
la

Al capitolo i.xni,

si.

46,

si

trova

locuzione

*n ^=rsr JT^PT:
alla

nuovo passalo

imperfetto senza aumento;


si

quale irregolarit
M<N<4
la
:

poteva rimediare scrivendo

mHsj=M

Libro V.
mascolina
yi^-rfl
,

Al capii, vi,

si.

6, occorre

forma

'cuTT :T

che

sta

invece della femminina

che sarebbe richiesta dal

nome con
i/i, si

cui

s'accorda. Al capitolo xxxiv, sloco

trova la

forma iH'l^qH priva d'aumento. Al capitolo xxxvn


sloco 38,
vrfTc^T.
si

trova

il

gerundio vr^r
sloco 8,

in
il

luogo di

Al

capitolo lxxv,

mascolino

^n*rPT: fatto concordare col neutro ^rifJT; mentre


si

sarebbe potuto rendere


al (t^'iPh
.

la

locuzione regolare sos-

tituendo Jf^RR:

Tutte queste irregolarit

appartengono

all'

organismo grammaticale.

Ma
bro

incontrano eziandio nella recensione Gaui.\

dana irregolarit di metro. Al capitolo


I,

del

li-

sloco 26, occorre


sillaba,
il

un verso soprabbondante
trova in tutti
i

d'una

quale

si

manoscritti,

lxxvi

INTRODUZIONE.
si

e che senza alcuna difficolt

poteva emendare.

Esso sta cos

Sostituendo

vj=rT?[ al
,

*TJT^ ed

^#T

all'

il^fa

il

verso corre regolare


alterato
il

senzadio ne venga in nulla


altro

senso.
si

Un

verso con una sillaba


i

soprabbondante

ritrova in lutti
I,

manoscritti

al

capitolo lxvi del libro

sloco 19

Ad emendatoli
cosa a regola
cile rivolgere

di testo intenti a

ridurre ogni
dilli

non sarebbe

stato

oltremodo

quel verso in altra guisa e renderlo


tali

regolare.

Ma

irregolarit di
i

metro forse erano


l'

sancite dalla tradizione, e


tata.

Gaudani

hanno

rispet-

Anche ne Vedi occorrono sovente


Pi altre forme

irregolarit

metriche';

irregolari o insolile,

che
trei

si

rinvengono nella recensione Gaudana, poa

aggiungere

questo novero.

Ma

far

punto
si

qui per non eccedere in lunghezza. Ora se


sideri,

con-

che

la

lingua del

Ramayana

generalmente

dal principio al fine stabile, regolare e


alle leggi dei

conforme

grammatici, non ridondante d'anola

malie come

Vedica, n ondeggiante e incerta

INTRODUZIONE.
come l'Omerica,
di

lxxvii

che m'occorrer di ragionare

pi innanzi; che le sole


le

un p frequenti
favella del

deviazioni,

quali s'incontrano nella


dell'

Ramayana,
in senso at-

consistono neh' uso


tivo invece del

atmanepado

parasmaipado, e nel non attenersi


nelle inflessioni delle radici

sempre strettamente

verbali alle indicazioni di Panini e degli spositori


dei

dhatupati, che concernono e definiscono

la

varia natura delle radici iSIrM:,


e
l'

iJHMd:, ^f^d:,
che percorrendo
si

uso loro proprio e speciale

tutta

quanta

la

recensione boreale non

perver-

rebbe forse a ricavarne maggior numero di forme


irregolari, che

non ne contenga

la

Gaudana

se

si

ponga mente, dico,


dente, che
i

a tutto questo, apparir evi-

diaschevasti

Gaudani non intesero

in

nessun

modo
si

a sceverare dal
;

poema

le irregolarit,

che

vi

trovavano

ma

lasciarono intatte tutte

quelle poche, che esso conteneva.

Quanto

al

pre-

sumere, che

Gaudani hanno voluto


il

rischiarare,
tale

rinfrescare e ringiovanire

poema, dico che


si

giudizio

non ha fondamento alcuno, n

potr da
I

nessuno mai sostenere ed avvalorare con prove.

luoghi oscuri della recensione Gaudana, mi pesa


il

confessarlo, sono molti

pur troppo
li

e pi

fre-

quenti assai, che non bisognerebbe;

indicher

lxxviii

INTRODUZIONE.
a

mano

mano

nella traduzione. Sfido poi chi che solo passo di questa recensione,
d'

sia di citarmi

un

dove appaja traccia d'una freschezza e


vent
artefatta. Vuoisi

una
il

giorin-

vedere che cosa


il

sia

giovanire, o per meglio dire,

raffazzonare una
si

poesia antica,

si

pigli

il

Raghuvansa, e
la

scorger

che cosa

sia

diventala in esso

poesia \almiceja.
il

Ma

chi oser dire, che appaja pure

pi piccolo

vestigio di simile raffazzonamento nella recensione

Gaudana?

Il

poema mostra
1'

in

essa per ogni

dove

schiettissima

impronta d'un originalit primisemplicit, la naluralezza proprie

tiva, e tutta la

d'un' et, in cui la poesia una viva ispirazione


e

prorompe

libera dalla

mente

del vate; n l'arte

colle

sue sottigliezze,

co'

suoi concetti elaborati,

col suo lusso d" espressioni e d'

ornamenti anco-

ra sottentrata alla spontaneit del genio. Nulla

mu-

tarono duncpie

Gaudani per vaghezza


farlo,
1'

d'

innovare;

che se avessero pur voluto

la

frode non

avrebbe potuto rimaner nascosta;

arte stessa e lo

studio posti a dissimularla, l'avrebbero disvelata;

che

modi

di quella poesia antica, primitiva, sosi

lenne, mal

possono contraffare, quand'


opportuna
e

di

lungo

intervallo trascorsa l'et


i

a produrla.

Ma

Gaudani intitolarono

proclamarono altamente

INTRODUZIONE.
la

lxxix
i

loro recensione

ramayana valmicejo, come


altri

bo-

reali,

per differenziarlo dagli

minori poemi

dello stesso

nome, che
del
si

poeti pi recenti

compo-

sero sulle

orme

Ramayana

antico; n alcuno
1'

mai

nel'

India

sollev a combattere

autorit

della recensione

Gaudana

e a dichiararla falsata,

corrotta, illegittima, a
d'

quella
si

guisa, per cagioii


i

esempio, che

s'

agit,

dibatt vivamente Ira

dottori indiani a proposito del


la

Bhgavata Purana

questione della sua et, del suo autore e della


'.

sua autenticit

vale qui l'esempio del


,

gram-

matico bengalico Vopadeva


nella sua

il

quale introdusse
titolo

grammatica sanscrita, che ha per

Mucjdhabodha , una nuova terminologia differente


da quella
delle altre scuole grammaticali che
lo

precedettero.
logia in

Ben

altra cosa

mutare

la

termino-

un sistema nuovo

di

grammatica, e pre-

tendere di voler ritoccare, trasmutare, rilare un

poema

antico senza alterarne in nulla

il

proprio e

nativo suo aspetto. Del

primo modo

di

mutare,

dilungandosi dai predecessori, v hanno esempj

non solamente

nell' arte

grammatica,

ma

in

pi

scienze e soprattutto nella filosofia.


1

Del secondo

Si

vegga
al

la

bella e splendidissima

prefazione del Ch. Sig.

E.

Burnouf

Bhgavata Purna.

lxxx

INTRODUZIONE.
io

non v ha esempio che

sappia
il

giacch non

is-

timo mutare un poema antico

ridurne a forma
coni'

moderna ed
d'

usala

1'

ortografia

opinione
l'

un nobile ingegno mio concittadino

illustre

Sig.

Amedeo Peyron

essersi fatto d'

Omero

ioniciz-

zandolo, della quale autorevole opinione avr a


toccare altrove, e
dei Niebelungen.

come pi recentemente

s' fatto

La
l'

storia della Bengalia, atteso,

come

io

penso,

et riputata

non molto antica

in cui essa

venne

occupata dalle famiglie brahmaniche, ha somministralo al Lassen

argomento

di

giudicare inve-

rosimile, che possa essersi quivi conservata

una
in-

particolar tradizione originale del

Ramayana,

dipendente dalla boreale. Esaminiamo in breve


questo punto.
della
Il

Colebrooke, enumerando
',

le classi

societ

indiana

afferma, vero, che le

presenti famiglie brahmaniche Bengalesi discen-

dono da cinque brahmani chiamati dal paese


Canyacubga
Gaura
,

di

nella

Bengalia

da

Adisvara

re

di

il

quale detto aver regnato novecento

anni circa dopo G. C.; che da questi cinque capi


di schiatta

furono originate cento cinquanta


voi. II, pag.

sei

Misccllaneous essays

188. Enumeration of ndian

casses.

INTRODUZIONE.
famiglie,
le

.xxxi

quali sono ora disperso per tutta la


il

Ben salia. Ma
al

Colebrooke stosso soggiunse

',

che

tempo

in

cui que'

brahmani furono chiamali brahmani


Sarasvatt e

dal re di Gaura, alcuni altri

Vaidici gi risiedevano nella Bengalia, occupatoli

pi antichi della regione. Inoltre lo sfosso scrittore

annovera

in quella
,

contrada

dell'

India, che detta


i

Gambudvipa
i

dieci classi di
i

brahmani,
tolti

Maithili,

Dravidi, ecc.,
eh' essi
il

cui

nomi sono

dallo varie re-

gioni

occuparono, fra quelli

numera

Gaudi,
dal

cui

nome

deb])' essere derivalo esso

pure

nome

del paese gi occupato da loro.


i

E questi
della

Gaudi sarebbero appunto


Bengalia
,

brahmani antichi

appellata altramente Gauda. D' essi avenil

do

a parlare in altro luogo

Colebrooke scrive

3
:

Egli d'uopo notare, che sebbene

Gauda

sia
,

il

nome

della Bengalia

tuttavia

brahmani

che

s appellali Gaudi, non sono abitatori della Beliti

galia,

ma

dell'

Indostan proprio, e risiedono prin difficile


1

cipalmente nel Sub di Delhi. Egli


ter

il

po-

rendere ragione di questa discordanza.

braili

li

mani Gaudi allegano una


1

tradizione, secondo cui

Misceli, essays, voi. II. p. 188. Enameration of Indiati classes

Luogo

cit.

pag.

79.

On

the Sanscrii

and Prcril langaages, pag. 26.


/

lxxxii

INTRODUZIONE.
tempo
dei Panduid sul

loro antenati migrarono al

cominciar del presente Caliyuga.


1'

Non
,

mio proin cui le

posito determinare qui

epoca precisa
la

famiglie brahmaniche occuparono


risulla dalla

Bengaia.

Ma

mentovata tradizione, che dai brahcrede


la

mani

stessi indostanici si

Bengaia abitata

antichissimamente da

stirpi

brahmaniche.

Altre regioni meridionali dell' India e prossime


alla
dell'

Bengaia furono ab antico occupate da schiatte


Indostan.
I

figli

di

Punir vas secondo re della


grandi

dinastia lunare, la dinastia delle


zioni,
si

migra-

stesero verso

il

mezzod

ai

monti Yindya,
'.

e al di l di cpielli a

Vidarbha o Berar
i

Antiche

relazioni strinsero insieme

reami del mezzod e


di

del settentrione dell' India

che

prova

1'

al-

leanza del re di Casi con Paundraca re di Pundra

contemporaneo

di Crisna

2
.

Confine inoltre

alla

Ben-

gaia e quasi parte

d'essa la regione di Tirhut,

l'antica Mithil cotanto celebrata nel


d'

Ramayana,

onde Rama tolse

a consorte Sita la bella Mithilese


,

dove regnava un ramo della schiatta degli Icsva-

cuidi.
il

Come mai

si

pu credere che

il

Ramayana,
si

quale, siccome detto nel proemio,


1

recitava

The Vishnu Purana, by H. H. Wilson; Preface,


Ivi, p.

p. 69.

5y8.

INTRODUZIONE.

lxxxiii

con tanto favore da Cusu e da Lavo, antiche personificazioni dei rapsodi, per le citt e nelle reggie

indiane ^iriyiHHJ, non

sia stalo

portato da una tra^

dizione rapsodica a Mithil, sede di molti eventi


celebrati dal

Ramayana,
dal

intimamente unita

alle

memorie consecrate

poema? Sar
i

esso pure

stato recitato e diffuso per tulli

regni meridionali

dell'India confini alla Bengalia, e nella Bengalia


slessa; e questa tradizione del

Ramayana tramaned ordinata in

data

d' et

in

et

poi

raccolta
alla

Gauda, avr dato origine


mentre
altri
al

recensione

Gaudana
il

rapsodi

cantando e diffondendo

poema

settentrione nelle regioni dell' Indostan


la

produssero

boreale. Tale

debbe essere
tale

stala
il

1'

ori-

gine della recensione Gaudana;


darsi e diffondersi delle

traman-

epopee antiche per rapcredo


potersi
Il

sodia;

in

questo

modo solamente

comprendere
che
la

e spiegare le

due recensioni.

dire
ri-

recensione Gaudana fu prodotta da


d'

un

mutamento

un

altra

recensione gi sussistente,
le

lungi dallo spiegarne l'origine, confonde tutte

nozioni stabilite intorno

alla

natura delle epopee

antiche, genera contraddizioni e difficolt inestricabili.

Non credo

esservi esempio, che alcuno ab-

bia

mai ritoccato un

monumento qualunque

di

iwxiv

INTRODUZIONE.
lame un
l'

poesia aulica senza alterarlo, scolorarlo,

non

so che contraffatto e difforme, senzacli


si

in-

novazione trapeli e
n l'altra,
Oli racci
si

discopra

ma

n luna cosa,

scorge nella recensione di


i

Ganda.

come avrebbero

diascbevasli
il

Gaudani

osalo por la

mano

profana sopra

testo

d'un poema

guardato con tanta religione


nella

nell'

India, impresso
tutti? Si

mente, corrente per


al

le

bocche di
e
la

sarebbe gridalo
cpiella

sacrilegio,

memoria

di

profanazione sarebbe stata perpetuata.

Ma

tanto

non osarono

Gaudani

che anzi

col loro

Anncramanica , ossia elenco del contenuto, mostra-

rono quant'

essi

rispellassero

quel gran
loro
a

monucuore
il

mento nazionale, quanto

stesse
d'

preservarlo incorrotto e puro

ogni innovazione.
sola va-

Ma perch mai
non parimente

avrebbero
tolto a

Gaudani per
il

ghezza d'innovare

rimutare

Ramayana,
i

altri

monumenti

antichi,

\ edi

per
il

cagion d'esempio, seppure vero, come vuole

Lassen

che

essi

ambissero d'avere

lesti ritoccati,

riordinali da loro, e fatti, in certo

modo, quasi
i

loro

propri

Conchiudo adunque che

Gaudani non
veri diasche-

furono in nessun
vasti del

modo

innovatori,

ma

Ramayana.
la

Ma

qui nasce

questione

come poterono due

INTRODUZIONE.
recensioni

lxxx\
I'

d'uno

stesso
?

poema

riuscire

una

dall'

altra cosi differenti

La cosa richiede una sposizione


si

alquanto larga.
cantor
d'

Il

vate, che in un' et antica

la

un' epopea,

men

creatore della sua opera

poetica che interprete delle tradizioni, delle


,

me-

morie nazionali, degli usi, delle instituzioni delle


idee di quella civilt, in mezzo a cui egli vive, e di
cui egli ha, per cos dire, attratti e incorporati a se gli elementi pi vitali. L'idea,
il

concetto

dell'

epopea appartengono
nio;

a lui

sono opera del suo ge-

ma

gli

elementi, che egli adopera, sussistono

gi in gran parte, lo circondano, lo

compenelrano

per ogni lato. Se

1'

epopea venisse dal poeta consealla scrittura,


,

gnata

fin

da principio

ne andrebbe

meno

soggetta a

mutazioni

sarebbe tramandala

d' et in et

pi schietta e genuina.
ella
la

Ma

uscita ap-

pena dalla mente del vate viene

confidata alla
alla

memoria
memoria

di

poche persone, che

consegnano
si

d'altre, e cosi d'et in et

tramanda

essa per rapsodia.


s'

Che accade
in

frattanto?

L'epopea
elementi

era venuta

formando

gran parte

d'

nazionali preesistenti,
ella

come

poc' anzi diceva;


a se

ma

non avr certo potuto attrarne


la

ed incor-

porarsene tutta (pianta

massa. Tra quelli slessi,

ch'ella s'incorpor, alcuni possono essere slati in

lxxxv

INTRODUZIONE.
meno
modifi-

questa od in quelf altra guisa pi u


cati,

ovvero esposti secondo una tradizione piut-

tosto

die secondo un
il

altra.

La forma

dell'

epopea

atteso

suo organismo tutto inlessuto di narrazioni


svidell'

ed'episodj, ammette facilmente addizioni e


luppi. Stando le cose cosi,
i

rapsodi padroni

epopea, e per

lo

pi, se non grandi poeti, buoni

verseggiatori anch' essi, cui

debbe spesso tentare

il

favor popolare e la compiacenza di far qualche cosa


loro stessi,
e l nel!'
i

rapsodi, dico, vanno innestando qua

epopea nuovi elementi antichi, o modifi-

cando

svolgendo secondo altre tradizioni quelli


vi si
il

che gi

trovano

e questo tanto pi facilmente,

quanto

corso rapsodico del

poema

s'

andr

dif-

fondendo per pi ampio

tratto di paese, e la fonte


,

delle tradizioni sar quivi pi larga e copiosa

come

avveniva appunto nelf India.

cosi
si

trascorse al-

cune generazioni, l'epopea antica


mutata da quel
credibile che
et
eli'

trova in parte
;

ella era alla

sua origine

un poema possa venire per molte


a

tramandato

memoria

e conservarsi in

ogni

sua parte schiettissimo, quale usc dapprincipio


dalla

mente del poeta. Ma

gli

elementi, ond' egli

siviene accrescendo nelf attraversar delle et, sono


aneli' essi antichi, popolari, ricavati

dalle

\iscere

INTRODUZIONE
stesse

lxxxvii

della

tradizione,
s'

in

tutto

connaturali

quelli, eh' egli

incorpor sul suo nascere. Ond'


difficile, anzi
gli

che riesce oltremodo


impossibile
s
1

sovente quasi
altri.

lo

sceverare

uni dagli
India
.

E questo
lo

avvera massimamente

noli"

dove per

pi

opera

dell'

individuo sparisce dinanzi a quella


,

delle generazioni
letterali

dove

pi grandi
d'

monumenti
sola
intelli-

appajono frutto non


di

una

genza,
e

ma
il

molte succedentisi nella stessa opera.

come

risultato del pensiero assiduo di pi et

successive.

Ad un epoca pi o men lontana


epopea appajono
alfine
i

dall'

origine
a

dell'

diasche\asti
il

raccogliere e consegnare alla scrittura


si

poema,
bocca

(piale

trova allora

nella

memoria

e nella

dei rapsodi.

Ma

il

poema

stato dalla

rapsodia in

diversa

maniera

sebbene
tutti
i

non sostanzialmente,
rapsodi dispersi sopra

trasmutato; che non

vaste regioni poterono consentire nelle stesse


tazioni.

mu-

Che avviene

allora?

Che

le

recensioni dei

diaschevasti dovranno di
loro,

necessita differire tra di

secondoche eglino

s'

attennero a questa od a

quella tradizione rapsodica del

poema;

e tanto pi.

ove esse sieno slate eseguite a "rande distanza di

paese
della

una

dall' altra,

come addivenne appunto


ha
a

Gaudana

e della boreale. Tale s

credere

lxxxviii

INTRODUZIONE.
la

essere stala

cagione della differenza


le varianti

tra quelle

due recensioni. Quando

rapsodiche d'un'
ri-

epopea non sono in gran numero, n di grande


lievo, allora
i

critici

sceverando, scegliendo,
il

finis-

cono col ridurre ad unit


dei

testo,

come

fu fatto

poemi Omerici,

nelle cui impressioni correnti


e leggere.
si

le varianti

sono poche

Ma

allorch diffe-

renze frequenti e notabili


zione
cf

trovano nella tradiri-

un' epopea

debbono necessariamente
,

sultarne recensioni differenti

le

quali poi sussisf

tono e

si

mantengono insieme, ma

una

dall'altra

distinta,

come
i

la

recensione Gaudana e

la

boreale.

Oltre

codici manoscritti delle


e boreale
si

due recensioni

Gaudana
dici
gel
'

trovano altre variet di coIl

del

Ramayana

Valmicejo.

Sig.

di

Schleaustrale

accenna una recensione chiamata

6lGr|"llrilMU:, di cui fatta

menzione in un codice
d'un capitolo di questa,
nell' australe.

della boreale all'occorrenza

che detto da uno scoliaste mancare

Nessun manoscritto di
di ritrovare, e

tale

recensione m' avvenne

non sono lontano dal credere che non


,

quella recensione
la

sia
si

per avventura altra che

Gaudana
il

stessa

a cui

potrebbe ben applicare

eziandio
1

nome
xxxm.

di australe.

Mi conferma

in questa

Praef. pag.

INTRODl ZIONE.
opinione
il

lxxxix

vedere che quel capitolo stesso, indicalo


?T FT TTCT:
,

colle parole iniziali

il

quale dello dallo

scoliaste

non

trovarsi
nella

nella

recensione australe,

manca appunto

Gaudana. Se questa congetnuovo argoGau-

tura venisse ad avverarsi, sarebbe un

mento

in favore dell' autorit della recensione e citata dagli

dana, siccome riconosciuta


stessi

scoliasti

della boreale.

V hanno
i

del

Ramavana

iodici
se-

che

il

Sig. di Schlegel
i

chiam

eclettici,

perche

guitano ora

boreali, ora

Gaudani, ma

assai pi

questi che quelli;


essi altro

onde

si

potrebbe dire non esser


della recensione

ehenna gradazione
hanno
altri codici

Gau-

dana.

V"

ancora, che non saprei

presentemente come distinguere, perch non mi

venne
a dire

latto di
1'

vederne ancora che una mostra, vale


,

ultimo libro del poema


dell'
Il

1'

ttaracanda.
,

questo un manoscritto
descriver a suo luogo.

East-India-house

che

testo di qnel manoscritto

non

precisamente ne quello della recensione bone quello della Gandana, n qnel de codici
:

reale,

eclettici
siste

si

differenzia da tutti. La differenza con-

per

lo

pi nella locuzione, non di rado nei

concetti; qualche volta in versi intieri, che

man-

cano o soprabbondano ragguagliandolo


generi di codici.

agli altri

Ma

tutta questa variet di

mano-

kc

INTRODUZIONE.
si

scrini

pu facilmente ridurre

all'

miao

all'altra

delle
si

due recensioni Gaudana o boreale,

le sole

che

distinguono per differenze notabili ed importanti.

difficile

Poich
d'

oltremodo, che dalia tradizione

un' epopea nascano pi di

due recensioni

nota-

bilmente differenti.

Ora
sioni
la
s'

se

alcuno domandi quale delle due recena

abbia

slimare pi sincera, meglio ritraente


e
a
il

forma antica

primitivo aspetto del Ramayana,

quale s'abbia

tenere in maggior conto; rispond' et

der

ehe in tanta distanza

e scarsezza

di

notizie positive impossibile definire quale delle

due
e

sia

pi conforme

al
il

tipo primiero, originario, cos qual era, allorlo

meglio rappresenti
i

poema

ch Cuso e Lavo,
dalla
garlo.

primi rapsodi,

raccolsero

bocca di Valmici, e cominciarono a divulIl

solo
il

mezzo

atto a rischiarare questa questale

tione era

confronto delle due recensioni. Ora

mezzo adoperalo
dall'

colla critica pi riguardosa, lungi


dell'

aver nulla provato in favore

una o

dell'

altra,

ha dimostrato invece, che

amendue

conser-

vano

lo stesso aspetto d' antichit, la

medesima im-

pronta d'originalit primitiva, ed hanno per con-

seguenza diritto
fede.

alla stessa autorit, alla

medesima
leste ere-

Le duo recensioni sono come due

IVLTiOlH. Z10NE.
sciute sur

xci

uno

stesso tronco, un' idra

per dir cos

neh' ordine delle produzioni intellettuali. L' una e


l'altra

perci vogliono essere genuinamente pubblinobile

cate, affinch quel


chit
sia

monumento

dell'anti-

pienamente

e perfettamente conosciuto.

Fra ledue recensioni non v'ha scella possibile.

Non voglio per


si

altro

qui omettere di notare, che


in

rinvengono nella recensione boreale, ed

questa
la

solamente non india Gaudana, alcuni


cui schiettezza ed autorit sente mettere in dubbio, e
si
si

luoghi,
gi
di

potrebbe

pre-

potr forse pi tardi


I,

negare

all'atto.

Ne

citer alcuni. Al libro

cap. \i\
,

dei boreali, intitolato fascila dei


trova fatta espressa

Dasarathidi

si

menzione dei segni zodiacali,


i

quali furono essi in uso presso


nisse

Greci. Ora, se ve-

ad essere pienamente confermata e solidata

l'opinione sostenuta con tanto vigore dal Ch. Sig.

Letronne

*,

alla (piale

con qualche modificazione


il

s'accost 'Ideer, vale a dire, che


colle figure e
iiell'

Zodiaco solare

denominazioni greche fu introdotto


Egitto, dai Greci,
il

India,

non meno che nel!

ne risulterebbe per diritta conseguenza o che

Ramayana nacque
1

nelf India
et

dopo che

Greci v'a-

Sur
et

l'origine </

Zodiaque aree,

sur plusiears points de l'astro


,

nomie

de

la

chronologie dei

('Imitici ns

pai

M. Letronne.

xcn

INTRODUZIONE.
il

veano portato
si

loro Zodiaco, asserzione che

non

pu ammettere, come m'ingegner


dell'

di provare

pi innanzi parlando

antichit del

poema, o

che lutto quel passo della recensione boreale spurio

ed intruso. Ed appunto

il

non

trovarsi

menzione

dei segni del Zodiaco nella recensione

Gaudana

panni accresca autorit alla

teoria del Sig. Letronne.


egli ne'

Giacch per qua! cagione mancherebbe

Gaudani quel luogo dei boreali,

se
la

non per quella

medesima che

vi

manca eziandio

menzione dei

buddhisti noverati nei boreali insieme cogli atei,


vale a dire perch quel luogo

non pare doversi

ri-

putare sincero ed autentico? Al capitolo lv, sloco


Ira le genti,

2,

che Sabala produce dal suo corpo per


i

opporle a Visvamitra, sono dai boreali annoverati

^TT:
bari,

barbari.

Non

so se

il

significato di popoli bar-

che

s'

attribuisce qui a questo vocabolo, sia


Il

molto antico.

nome proprio, con

cui

il

sanscrito

distingue le genti barbare,

e^^T:

Al vocabolo 33\

non veggo

attribuita nei dizionarj altra significa-

zione, che quella

d'una special pianta

cosi chia-

mata. Al libro
i

II

vengono dai boreali menzionati


involti nello stesso

seguaci di

Buddha, ed
od

anatema

coi 4IW=h nstichi

atei.

Questo luogo accenna


in cui

un' epoca

comparativamente tarda,

l'odio

INTRODUZIONE.
tra
i

seni

brahmani

buddhisti

s'

era gi venuto esaIl

cerbando

e manifestato in aperta guerra.

Sig. di
,

Schlegel giudic dirittamente clie tale luogo

il

quale non

si

trova nei Gaudani, doveva essere


l'

ille-

gittimo e intruso, e

escluse dalla sua impressione.

Ma

il

trovarsi esso nella recensione boreale

non

certo

una prova

della costante e perfetta sincerit

di quella recensione.

Potrei qui annoverare alcuni diletti

d'

esecuzione

che

si

trovano nei boreali, e non nei Gaudani.


allo

Ma

perch ci nulla conferirebbe

scopo di questa

disputazione, che era di provare la legittimit e l'autenticit della recensione di

Gauda,

non dimosGaudani
i

trerebbe altro se non che


si

diaschevasli
critica

governarono con migliore


1

che

boreali

neh ordinare
'

il

poema, mi rimarr dal proseguire

pi oltre questa discussione cresciuta gi a troppo

maggior mole, che non m' era presupposto; e conciliate ornai in

vincolo fraterno

le

due recensioni,
le

entro in una nuova indagine che

concerne e

le

abbraccia amendue, quella, voglio dire,


chit del

dell' anti-

poema.

A
la

chi sia

pur alquanto versato


non

nella conoscenza
io

di questi studj

bisogno che

accenni

che

disquisizione in cui entro piena di difficolt e

xciv

INTPODUZlOlNE.

d'incertezze, da nessuna traccia ancora segnata,


distinta

appena da alcuni deboli


alla via.

e scarsi indizj,

dubbia guida

Dai Greci non da chieder


la storia letteraria dell'
i

lume, onde rischiarare

Inad-

dia, e dissipare l'oscurit che

secoli

hanno

densato sui monumenti pi antichi della letteratura


sanscrita. Quello, che sulla fede dei Greci

compa-

gni della spedizione


di

d'

Alessandro, e principalmente
scritto sulT

Nearco

Megasthene, hanno lasciato


,

India autori posteriori


dio,

di a

poco o nessun

sussi-

quando

si

pon mano

smuovere

le

questioni

pi intime e recondite concernenti la letteratura e


la

civilt

indiana.

Greci non penetrarono molto


dell'

addentro nella conoscenza


bens alcuni
tratti

India

colsero essi

pi appariscenti di quel gran


sfuggirono loro
gli

corpo sociale,

ma

elementi pi
s'

importanti del suo organismo. Eglino

applicarono
i

precipuamente a descrivere
temperie del cielo,
co suolo,
il

le regioni,

siti,

la

le

produzioni naturali

dell' Indi-

modo

di vestire, d' armarsi alla guerra,

ed

altri simili usi de'

suoi abitatori; dissero alcuna


la

cosa delle varie classi in cui partita

societ

indiana, e ritessendo
dizioni
d'

le

vecchie favole delle spe-

Ercole e del padre Libero fecero buo-

namente questo

primo

inslilutore

della

civilt

INTRODUZIONE.
indiana
'.

xc\

Nessun aiuto

adunque da sperare

dai

Greci per giungere a discoprire l'et probabile del

Ramayana, come nulla


la

si

pu conchiudere contro

sua antichit dal non trovarsene menzione presso


siili'

quegli scrittori, che raccolsero le nozioni


dei

India
stessi

compagni
si

d'

Alessandro. Ne dagli scrittori

indiani

possono ottenere dati precisi, improntali

di certa nota di storica verit, atti


bilire indubitabile
lo
1'

perse

soli a sta-

et del

poema. Mancano per


epopee antiche presso
precoce
il

pi dati

cosiffatti

sulle

que popoli

stessi,

dove

la storia diffuse

suo lume; quanto


dia, l

meno s'hanno

sperare nel! Inal

dove

le

menti furono sempre pi propense


al

meditare che
verso
le

narrare, a slanciarsi audacemente


a

regioni dell' ideale e dell' infinito, che


alla

consegnare

memoria

nella

loro realt eventi

circoscritti in angusti confini,


la

dove in una parola


la

contemplazione e

la

poesia soffocarono

storia?
si

Rimane adunque che con inlento studio


traccino tutti

rin-

quegli indizj, da cui


si

pu emergere
quanto

qualche lume, e

tenti

per

essi di stabilire

pi precisamente
\l

sia fattibile l'et del

Ramayana.

capitolo terzo del proemio, che ha per titolo


il

Si vessa

sunto di storia

dell'

India di Arriano, e

il

libro xv

ili

Strabone.

xcvi

INTRODUZIONE.

Sunto del poema, narrato che Vamici, dopo aver


tutto incarnato

nella sua

mente
due

il

Ramayana

lo

consegn

alla

memoria

di

figli di

Rama, Cuso

e
il

Lavo; che questi, raccolto dalla bocca del vale

poema

e cantandolo per l'India Ira le

adunanze
al

solenni di brahmani e di csatri, giunsero


di

cospetto

Rama,

il

quale ud maravigliando

le

sue gesta
fa

poeteggiale da Valmici. La tradizione


nell'India Valmici
la
si

adunque
e

contemporaneo

di

Rama,
,

pone

creazion del

poema

in quella et stessa

in cui
il

compi

la

grande impresa che ne forma


la

sog-

getto.

So che

tradizione sovente

si

compiace di
le

circondare di finzioni e di racconti favolosi

opere

pi antiche e venerate, e
illustri, quelli

nomi pi popolari ed
;

soprattutto de' grandi poeti

ma non
imma-

ne segue perci che

tutte sieno inventate ed

ginarie quelle notizie, che la tradizione ha tramandate, riguardanti le opere antiche e


i

loro autori;
I

che nulla v'abbia


conti
favolosi

in esse di storico e di vero.

rac-

inventati sui grandi


si

nomi
al

sulle

grandi opere facilmente


aspetto
;

distinguono

primo
tal

giacch per lo pi

ei

portano con loro un

carattere di maraviglioso e di strano, che

non con-

sente d'attribuir loro altro valore che quello d'una


finzione popolare. Tale , per cagion d'esempio,

INTRODUZIONE.
quello che narrato nel'Adbhuta

xcvn

Ramayana,

clip

Valmici sessanta mila anni prima della nascila di

Rama

aveva profetando composto un

poema
si

di pi

milioni di versi, del quale grandemente

dilettava

Rrahma

e tutta la sua corte celeste.

Tale aurora
si

quel!' altra finzione simile alla

precedente, che

trova nel Mahbhrata

'

che Dvaipayana compose


di sei milioni di poesia tre

ab antico un Mahbhrata gigantesco


di slochi; della quale

massa smisurata
il

milioni di slochi
nel
si

formano
,

Mahbhrata cantalo
e

mondo

dei Devi

un milione
dei Pitri,
si

mezzo quello che

recita nel

mondo

un milione e quati

trocento mila quello che


e cento mila
slochi

canta Ira
il

Gandharvi,

compongono
nel

Mahbhrata
di

umano, quello divulgato


gli

mondo

quaggi
la

tra

uomini.

Ma

la

tradizione popolare, che


e narra tutti
i

\ ai-

mici coevo di

Rama,

particolari della

prima propagazione

del

Ramayana, non solamente


si

non ha nulla d'inverosimile, ma

mostra cos pro-

babile e degna di fede, (pianto qualsivoglia altro


fallo

storicamente narralo.

Ma

v'ha qui pi ancora

che una semplice tradizione popolare conservata


nel

proemio

del

poema.

Il

medesimo
di

fatto dell' esser

stato Valmici
1

contemporaneo

Rama

vien confer-

Voi.

pag. 5.

xcvm

INTRODUZIONE.
del

malo da alcuni luoghi


Valutici
si

poema
se in

stesso,

in

cui

noma

e parla di

terza persona,

come usano

in simili casi parlar di se gli autori. Al


II

capitolo lvi del libro


liana
si

dell'

impressione Schlege-

accenna l'incontro

di

Rama

con Vainoci in

un romitaggio del Gitracuta.

in tale guisa Sita,

Rama

Lacsmana pervenuti

al

romi-

taggio s'inchinarono alleggiati di reverenza

innanzi a Val

miei.

Il

codice devanagarico di Parigi M


dell'

'

la

di

nuovo
II
,

menzione

eremo

di Valmici al libro

nel

capitolo intitolato in quel codice H(HU=li)!: Entrata di Bharata. Bliaradvaga descrive in esso a Bharata
il

Citracuta dimora eletta da


addita di quel celebre

Rama,

e tra le cose che


il

monte v'ha

romitaggio di

Valmici

quivi, o

Ragavo

l'eremo divino di Valmici

il

grande

Risei.

Questo
1

fatto

del sincronismo
Introduzione
la

di Valmici

e di

Si

vegga sul

finir dell

descrizione dei

ma-

noscritti.

INTRODUZIONE.
Rama

xcix

conservato dalla tradizione nel proemio del


e confermato da

poema,
stesso,
al

due luoghi del poema

pare dovrebbe servire come di lede di nascita


visse sul finir del tretayuga (in-

Ramavana. Rama

torno a ci non v ha dubbio), ed per conseguenza

separato

dall' et
il

presente da una parte del

calitali

yuga e da lutto
et o cicli,

dvaparayuga. Non ignoro che

che

gli

Indiani chiamano yuga, non sono


tra certi

per anco ben circoscritti


gliati

limiti e
;

raggua-

concordemente
il

all'

era nostra

che per con-

seguenza
yiuja,

dire che

Rama

visse sul finir del Ircta-

non

determinare con esattissima precisione

l'et in cui s'abbia a collocare.

Malgrado l'indicain-

zione cronologica

soprammentovata, variano
il

torno

all'

et di
il

Rama

Jones,

il

Bentley ed

il

Tod,
all'

de' quali

primo pone
il

l'eroe del
all'

Ramavana
il

anno 2029,
1

secondo
'

anno 900,

terzo al

100 innanzi G. C.

Non

mio proposito entrare

ora qui in

una lunga discussione cronologica; ne


il

pretendo determinare esattamente l'anno,


il

mese,

giorno in cui nacque Rama. Bastimi, che l'an-

tichit dell' eroe del

Ramayana

sulicientemenle

dimostrata dal trovarsi esso (e in ci s'accordano


tutte le autorit) anteriore d'un' intiera et ciclica,
1

Prinsep's aseful Tables, pari. 11, pag.

78

<

90.

INTRODUZIONE.
dvaparayuga,
la
all'

il

et presente che

chiamano

cali-

yuga,

quale

gli
1'

Indiani l'anno incominciare pi

secoli innanzi

era nostra.

Che

se avessi

pur

a dire

con maggior precisione


l'

in

quale secolo innanzi

era cristiana io tenga pi probabile aversi a porre

Rama,

giudicherei doversi esso collocare verso

il

tredicesimo secolo prima di G. C.

Da Rama

fino a

Sumitra contemporaneo, come appare, di Vicramaditya (anno 07 innanzi G. C.)


si

noverano cin-

quanta

sei re suoi successori

Dando secondo un

computo verosimile
veni' anni o

e fatto

un ragguaglio generale
a ciascuno, si per-

poco pi di regno
al

verrebbe

appunto
'.

tredicesimo secolo innanzi

T era cristiana

Ma

a questo giudizio

non intendo

attribuire altro valore, che quello d'

una probabile
all'

congettura.
tichit di

Quanto ho detto
si

fin

qui intorno

an-

Rama,

potrebbe applicare a Valmici


il

autor del

Ramayana,

cui sincronismo con


poc' anzi, nel

Rama

indicato,

come dimostrai

proemio

Prinsep's ustful Tables, pag. 107.

Questo computo

si

trova confermato dalla serie dei re del

Casniir della prima epoca.

La durala media

di ciascun regno

ri-

sulta di venti quattr'anni circa, (ldjatarangini, Histoire des rois

du Kachmr,
pag. 373.)

traditile el

commente par M.

A. Troyer, lom. II,

INTRODUZIONE.
del

ci

poema,

e confermato da

due luoghi del poema


la

stesso. In tale caso

sarebbe recisa

questione e

dimostrata f antichit del poema, sebbene non de-

terminata con tutta precisione


ficile

la

sua et

cosa dif-

non solamente pel Ramayana, ma pei poemi Omero. Ma perocch non mancheranno
ai

stessi d'

alcuni o pi increduli o pi ritrosi,


sospetta la testimonianza del

quali parr
,

proemio dell'epopea

perch opera dei diaschevasti e fondato solamente


sulla tradizione
,

dubbia

f autorit dei

due luotrovano

ghi del

poema perch que luoghi non


,

si

nella recensione

Gaudana,
e di

nella quale del sincrofatta


,

nismo

di

Rama

Vahnici non
,

menzione

che nelf ultimo libro


tenticit si

f Uttaracanda
:

sulla cui au-

muovono

alcuni dubbj

e parr inoltre

a taluni di

poco probabile che Valmici contemporaneo


abbia potuto intessere finzioni poetiche

Rama

ed eventi immaginar] nel suo poema, che cantava


un' eroe tutf ora vivente e fatti

pur

allora succe-

duti e presenti alla

memoria

di tutti;

come

se

non

fosse proprio della poesia epica lo slanciarsi istin-

tivamente nel maraviglioso e stendere sulla realit


,

desi

eventi

un

sottil

velo di finzione;

come

se

questa finzione, questo maraviglioso non formassero in un' et eroica


la delizia (f

uomini

d'

accesa

cu

INTRODUZIONE.
che
loro nota la verit dei
il

fantasia, allora eziandio


fatti

recenti che poeteggia


fossero esempj da noi
fatti

vate;

come

se infine

non vi

non molto lontani

d'avca-

venture e di

recenti favoleggiati nei


:

poemi

vallereschi del

medio evo

per queste cagioni verr

qui condensando, quasi in piccola oste nella quale


ai forti

sono frammisti

deboli, tutti quegli indizi


l'anti-

ed argomenti, che mi pajono confermare


chit del

Ramayana.
dapprima senza arrestarmi
,

Attraverser

tutta

l'epoca puranica

quella, vale a dire, in cui se-

condo
studi,

il

giudizio di

due

illustri

maestri di questi

Signori Wilson ed E. Burnouf \ furono


i

rimpastati e ridotti alla loro forma presente


rrii,

Pu-

epoca, siccome

essi

pronunziarono, compa-

rativamente recente, e con tale evidenza posteriore


all'

epoca epica del Ramayana, che non qui mes-

tieri di

lungo discorso. Lasciata adunque

tale

epoca

addietro, vengo al secolo di Vicramaditya (anno 67

innanzi G. C). Trovo qui


in

un poema che
,

celebra

gran parte,
dal

ma

compendiati
dire

fatti

stessi

candi

tati

Ramayana, voglio
Quand' anche
al

il

Raghuvansa

Calidasa.
1

la

sua forma compendiata


Purna del
Sig. E. Bur-

Si vegga la prefazione

liligavala

nouf, pag. xxiv e seg.

INTRODUZIONE.
non
;il

cui

fosse sufficiente indizio della sua posteriorit


i

Ramayana, giacch

sunti sogliono venir

dopo
la

le

grandi esposizioni dei temi; quand' anche

sua

posteriorit

non

fosse dimostrata dall' arte

con cui

elaborata quella poesia, tanto distante dalla semplicit e naturalezza della poesia

Valmiceja, Caliaperta
lui
gli

dasa stesso nel proemio del suo


testimonianza, che
schiusero
la

poema rende
a

altri

poeti anteriori
:

via in quel

medesimo tema

jpifr =t^HHc=tTiii

g^wm%T

*r tt#t:

Ma

il

mio entrare

nelle lodi di questa stirpe, a cui poeti


la

anteriori m' apersero coi loro carmi


del filo in

porta

quale
1
.

1'

entrar

una

gemma

perforata dal diamante

Ora credo appena necessario


questi poeti

l'avvertire che tra

compreso certamente Valmici, fonte


i

larga e primiera di tutti

carmi, che celebrarono


oltre al

nelf India le gesta di

Rama. Nel progredir


mi
si

di l dell' et di Calidasa

para dinanzi un

gran

monumento
un

epico, sterminato

come

le gio-

gaje dell' Himalaya, a cui la tradizione attribuisce


nell'

India

antichit remotissima
Klidscv

fino a farne

Raghavansa
1
,

carmen

edidit

Adolphus Fridericus

Stenzler, cap.

si.

h-

civ

INTRODUZIONE.
il

autore Vyasa

compilator dei Vedi. Questo monuIVf

mento

il

Mahbhrata.
:

inchino davanti a questo

colosso epico
alla

ma
,

senza voler per nulla detrarre

sua antichit

non

esito

a dichiararlo

meno

antico del

Ramayana. E qui dico dapprima, che


ragiona
dell'

quando

si

antichit d'un

monumento
distin-

letterario,

massimamente epico, convien


elementi, onde
li

guere

gli

si

compone,
li

dalla

mano

ordinatrice che

raccolse e

dispose. Quelli possofatto

no essere antichissimi;

e tali

sono di

una gran
il

parte degli elementi del Mahbhrata,


in gran parte quelli eziandio che
si

come

sono

contengono nel

Ramayana

l'opera del riunirli, dell'ordinarli

pu

essere pi o

meno

antica.

Ed

quest' opera ap-

punto
rata,

di riunione, d'

ordinamento del Mahbh-

che

io dico posteriore a quella del

Ramayana.

Ove questa
Mahbhrata
di

posteriorit
stesso,
il

non

fosse dichiarata dal

quale annunzia chele gesta

Rama

sono gi
,

state cantate

da Valmici ispirato
il

da Narada

basterebbe a provarla

trovarsi incor-

porato nel Mahbhrata tutto intiero un sunto del

Ramayana Valmicejo

collo stesso

andamento,

collo
l
.

stesso ordine, e sovente colle

medesime parole

Oltracci la storia ed
1

il

culto di Crisna svolti e ce770, sloco


1

Mahbhrata,

voi. I, pag.

.">N

y < sey.

INTRODUZIONE.
lebrati nel

cv

Mahbhrata, sebbene
,

il

cullo di Crisna

Mahbhrateo

culto di fortezza, d'entusiasmo e


di

d'amore, debba riputarsi

gran tempo anteriore

a quel Crisnaismo degenerato e profano, tutto di


volutt, die espresso nel Gtagovinda, la storia,

dico, e

il

culto di Crisna celebrati dal Mahbhrata

indicano pure, siccome relativamente


neir India, un' et posteriore al
di Crisna

meno

antichi
in cui

Ramayana,

n di Crisnaismo non appare menzione.

Potrei soggiungere che non pochi luoghi del

Mah-

bhrata sembrano additare l'anteriorit del Rama-

yana, da cui paiono manifestamente imitati;

ma

avr migliore opportunit di toccare questo punto


altrove.

Ina

difficolt

pare sorgere qui e contrap-

porsi a quanto sono andato test discorrendo. La tradizione indiana attribuisce a Vyasa
la

composi-

zion del Mahbhrata. Se

il

raccogli tor dei Vedi


la

desso pure l'ordinator del Mahbhrata,


sizione di quella gran

dispo-

mole epica sar dunque conche


il

temporanea

a quella dei Vedi,

Colebrooke

giudica essere stata eseguita al decimo quarto secolo innanzi


1'

era cristiana
,

',

ed anteriore per coni

seguenza

al

Ramayana

dove

Vedi appajono

gi

raccolti ed ordinati.
1

Ma

credo doversi ornai conseriI,

Miscellaneous essays, voi.

pag. 109 e 200.

evi

INTRODUZIONE.
che quel Vyasa indiano un
la

tire tra gii indianisti,

personaggio moltiforme e indeterminato,


pilazione personificata dei pi importanti

com-

monuil

menti tradizionali

dell'

India,

come suona
il

suo

nome, un
il

carattere poetico,

come lo direbbe

Vico;

quale perci pu convenire a tutte


,

le et, a

quella

della collezion dei Vedi

come

a quella della

com-

posizion del Mahabhrata,

dell'

ordinamento dei

sistemi filosofici, della compilazion dei Purni.


L'

invenzion dello sloco attribuita dalla tradizione

indiana a Valmici nel proemio del

Ramayana pare

dovrebbe confermare l'antichit del poema. Poich


trovandosi scritte in questo metro opere sanscrite
ri-

putate antiche per consenso di


studj, verbigrazia
risultare
il

tutti

dotti di epiesti

codice di

Manu, ne dovrebbe

per

diritta

conseguenza, che pi antico di


il

quelle sia l'inventor del metro, e pi antico

mo-

numento

in cui

1'

adoper dapprima. Se non che


difficolt e

qui sorgono nuove

nuovi dubbj, che

rendono sospetta ed incerta quella testimonianza


della tradizione. Osservo
tatore boreale

dapprima che
,
'

il

commen-

Raghuntha Vacaspati
fatto, ond'

chiosa allel'

goricamente
1

il

ebbe origine

invenzion
la

Manoscritto b della recensione boreale. Si vegga pi sotto

descrizione dei manoscritti.

INTRODUZIONE.
dello sloco; la qual cosa

cvn
tutta
la

sembra annullare
:

fede storica di quel fatto

che
11

1'

allegoria e

la storia

mal s'accordano insieme.

primo sloco uscito im-

provviso ed impensato dalla bocca di Valmici per

compassione d'un' amorosa coppia d'augelli svolazzanti per f aria,

de quali uno venne subitamente


il

ucciso da crudel cacciatore,

primo

sloco, dico,

improvvisato allora da Valmici, che us poscia quel

metro

a cantare le gesta di

Rama,

il

seguente

'

m PTtrTs
Non

trfcrst

cawim: jttwt: *rm:


^TJTmf^FT
II

W{ <*|^rM^H6=hH=r4T.
inai per volger

d'anni, o crudel cacciatore, possa la


eli

venire in buona fama, posciachc


ghironi

tale

amorosa coppia

d'a-

uno
la

tu uccidesti tutt' acceso

d'amore.

Ecco

chiosa di Raghuntha

^T^
2TrT

^^^2^H=tlHlfS|:l2FT ^^tr^fl^FT
I

Tj7r[3fiT3JT JTiT

faspT HtHHIH^'i

fT^t^
i

WMI^M
i

^M\<,<A'4l:

srsn^mpfjtfrit

mfuH=iMfa

htj

fn^iTT

et xtftot

Ayhirone (indica) l'estrema stenuazione in cui venne pel do1

Hamayana,

cap. u, sloco 17 della recensione

Gaudana, 18

della boreale.

cvm

INTRODUZIONE.
pene
la

lore della perdita del regno, del soggiorno nelle selve e per
altre

coppia Sila e Rama.

Uno

d'essa (coppia

detjli

aghironi) vale a dire Sita.

Perche uccidesti vale a dire (tu


la

Ravana
stessa.

Per

gli fosti
ci

cagione di pene pi crudeli che

morte

vale a dire atteso questo.

Tu. (perderai) la

Inuma nominanza vale a dire quella fama d'eccellenza ne' tuoi


figli,

nepoti e famigliari, che t'era stata accordata da Brah-

ma

nella citta di Lanca.

Tale

la sposizione del senso del

poema.

Ma

tutto ci potrebbe

non esser

altro che

vana

arguzia e fantasticheria del commentatore. Di maggior rilievo quello che segue. Dello sloco
si

trova

menzione nel Rigveda

~
:

Spandi colla bocca l'inno


pioggia.

(lo sloco), distendilo a guisa di

E
il

nel

medesimo Veda
stesso dello sloco

si

trova pure gi usato

metro

TW

f^ T*T ^*T3

37*TT

=^T^ wfc{
Il

Sjfes
1

^f^llTHT

rjfgc^T fa":5T5TT ^rf^

ecc.

Ravana, re dei Racsasi in Lanca (Ceylan),

il

grande avver-

sario di
2

Rama,

figurato, secondo

il

commento,
et

nel cacciatore.

Rigvcda-sanhita, liber primus, Sanscrite

Latine edidit Fride-

rcus
3

Rosen, inno 38.


L.
e.

inno 8o.

introduzioni:.
Stando apparecchiata
sciolse cos
1'

,,x

la

libagione esilarante,
:

il

sacerdote

inno amplificatore
i

Tu

fortissimo, fulminante

(Indra), discacciasti dalla terra

il

demone)

Ahi. Ecc.

Ora come conciliare queste due cose

in

appa-

renza ripugnanti? La tradizione narra che Valmici


fu inventar dello sloco e
l'

adoper dapprima nel Raspessissimo dei

mayana ma
:

nel

Ramayana parlato
trova e

Vedi, dove gi
lo sloco.

si

menzionato ed adoperalo

Da quel

tanto, che s pubblicato finora

dei Vedi, pare potersi con qualche probabilit con-

getturare che non tutte le parti

onde

si

compon-

gono, siano ugualmente antiche, e che siano entrati


in quella

grande compilazione

\ edica

elementi di dila

verse eia.

Ove

ci fosse,
i

si

potrebbe arrischiare
sovracitati

supposizione che

due inni

possano esnello

sere per avventura posteriori al

Ramayana. Ma

stato presente degli studj sanscriti sarebbe soverchia

temerit

il

voler attribuire a quella supposizione

tale valore

da conciliare mediante essa


Vedi.
S'

la tradizione

e la testimonianza dei

aspetti

adunque

maggior sussidio per uscire da questa


Del

difficolt.

Ramayana
'.

si

trova

menzione nel Rdjadi questo

tarangin
1

Dmodara secondo

nome

tra

Rdjaiarangin, HistoiredesroisduKachmir,
I,

parM. A.Troyei

liti

sloco 166.

ex
i

INTRODUZIONE.
Casmir venne maadetto da
certi

re del

brahmani,
maledi-

e fu

da loro posto come termine


il

a quella

zione

giorno, in cui egli avrebbe ascoltato tutto


il

intiero

Rama vana.
st^tt
<i

miMM^nm^i
StTTWT

mimi
7T

rt^r

snfsFWfaHr^R*

UWlQ,HT:
sol

Il

Quando

tu avrai ascoltato in
la

un

giorno

l'

intiero

Ra

niayana, avr fine allora


(i

tua maledizione: cosi dissero essi

brahmani)

placati.

Ora Dmodara secondo,

nella serie dei re del


il

Casmir, precede di cinque re Gonarda terzo,


quale conforme
,

al

computo

del Sig. Troyer, tradut-

tore e chiosatore sagace ed erudito della storia Cas-

niriana,

s'

ha a porre

all'

anno

182 innanzi G.C.

'

Da questo punto risalendo

fino a

Dmodara secondo
la

per l'intervallo di cinque regni,

media durata
2
,

di ciascun de' quali di il\ anni circa

si

perver-

rebbe
nanzi

al
1'

cominciar del quattordicesimo secolo inera cristiana. Io son lungi certo dal voler

attribuire

una massima precisione


;

tutti questi

computi cronologici n pretendo determinare

colla

pi stretta esattezza X et certissima del Ramayana.


1

Rddjatarangini, toni.

II,

pag. j2>.

hi, l

e.

INTRODUZIONE.

C xi

Ma
si

affermo che dal luogo citato del Rdjatarangini


tutta sicurezza inferire la

pu con
del

remota anti-

chit

poema. La quale antichit confermano


popolari diffuse per tutta
,

eziandio
l'

le varie tradizioni

India sulf epopea di Valmici

sui fatti che vi

si

ce-

lehrano, sui principali attori di quel gran


epico; giacche le tradizioni,
i

dramma

racconti popolari non

sogliono appiccicarsi che

ai

monumenti
ai

antichi,

come

le

piante parassite

s'

abbarbicano

tronchi

delle vecchie quercie. Tutta l'India piena di cotali

tradizioni originate dalla

celebrit
di

popolare
e

dell'

epopea

di Valmici.

La fama

Rama

d'Hanuman
leggende

suo valente

allealo

accompagnata

da

popolari ha penetrato nelle pi remote parti delle


regioni settentrionali
dell'

India e fino nel Tibet

'

ed

tutt'
il

ora

fra

gli

Indiani in
2
,

grande venefece lunga


1'

razione

monte Citracuta
il

dove
,

Rama

dimora durante
di Valmici.
1'

suo

esilio

come canta

epopea

E prova
han

dell'

antichit del

Ramayana

attingere che

latto al

gran fonte della sua

epopea molti poeti


ci,

dell'

India e drammatici ed epii

non altrimenti che

poeti greci attinsero alle


l'antichit del

epopee d'Omero. E provano


1

Rama-

Rdjatarangini, toni.

I,

pag. 465.
i

Meghadla, per H. H. Wilson, pag.

cxn

INTRODUZIONE.
le varie lezioni stesse

yana

che ne nacquero

che

un epopea
tempo, per

d'ebbe

di necessit

essere per luogo

distanti regioni e per le

bocche

di molti

agitata, allineile

ne nasca tanta variet

di lezioni,

quant' quella del

Ramayana. E come un' epopea

imagine fedele delle credenze, del culto, degli


il

usi di queir et in cui nacque, tantoch


varsi

non

tro-

menzione di

tal

credenza, di

tal culto, di tale

uso, e perfino di

tal

nome

di regione in

un epopea
sussistessero

indizio molto probabile, che essi


al
d'

non

tempo

in cui quella

ebbe sua origine,

degno
trovi

essere notato

come

nel

Ramayana non

si

traccia di

quella divozione mistica che tutte as-

sorbe

le facolt dell'

uomo,

di quel culto passionato,


il

ardente, che ebbe

nome
India,

di bhacti,

quale non
risalire al

antichissimo

nell'

ma debbe pur

di l dell' era nostra, poich ne

menzione nel Ma-

hbhrata

'.

hanno bens nel Ramayana esempj


;

d' austerit

prodigiose

ma

queste nulla hanno che

fare col culto che chiamasi bhacti, e derivano


altra cagione,

da

da pi

alto principio. Esse

appajono

originate da

un intimo sentimento profondamente

radicato ed antico nell' India; quello, cio, che l'es-

piazione doveva reintegrare


1

1'

umana natura

sca-

Bhgavata Parna, par M. E. Burnouf; Prface, pag. cxx.

INTRODUZIONE.
(lula.

cxm
lascili la

Ne anche
di

si

trova

nel

Ramayana

memoria

Buddha, n
nell'

di

buddhismo, che sono

pure antichi

India; sebbene Buddlia Sachyai

muni

sia

nato, secondoch narrano


d'

testi

buddhi-

ci, nel

paese

\\<>dhy sede del regno di

Rama
Rama-

e teatro di molti avvenimenti celebrati dal

vana, ed avvegnach

si

trovino nel

poema

di Val-

mici mentovate altre antiche credenze eterodosse,


vale a dire

non con formi

ai

Vedi.

Non mai

nel Ra-

mayana
la

l'isola di

Geylan, contro cui indirizzata


e di cui tanto
si

spedizione di
,

Rama,

favella nel

poema

chiamata n Taprobane ossia Tmra-

parni (dalle foglie color di rame), n Palesimundu

ovvero Pdlisimanta (capo della legge sacra

come

ingegnosamente congettura
e
1'

il

Lassen), nomi l'uno


all'

altro anteriori d'alcuni secoli


ella

era cristiana

'

n anche viene

appellala mai col

nome,

diveil

nulo ora comune, di Sinkala (sede dei leoni),


qual

nome

si

connette

all'

occupazione che

lece
,

dell' isola

Vigaya alcuni

secoli
2
.

prima
Il

d' Astica

pi secoli innanzi l'era nostra

nome, con

cui

Si vegga quello che scrive

il

Lassen, De Taprobane
1

insula

veteribus cognita dissertatici; Bornia,


2

De Taprobane
nome

insala, eie. pag. l8.


eli

Intonili al
1

Sminila

(sede

ilei

leoni

<>

del leone) v'ha


/'

cxi\

INTRODUZIONE.
Ramayana,

appellata Ceylan nel


tivo,
1'

sempre

il

primi-

aniichissimo Lanca. Pi altre simili prove


dell'

congetturali

antichit del
d'

Ramayana
esempio,

potrei cpi

arrecare, quella, per caso


e dei

dell'

indole

modi

al tutto

antichi dello stile, del qualifidi venerandi, almi,


i

car che egli fa,


divini
tutti
il

come Omero,
la

giorno,

notte, le selve,

monti,

fiumi,

quegli oggetti che sogliono produrre pi pro-

fonde impressioni sopra vergini imaginative;

ma

pi altre cose qui mi rimangono a dire, ed


la

nota leggenda di Vigaya nato d'un Itone


il

onde

dicesi essere
lui

derivato

nome

di Sinhala
si

all'

isola di

Ceylan da

occupata,

Ouesta leggenda
tolato

trova particolareggiata nel

volume

cinese inti-

tjp

"|i|

~&ft
-f,[A

Pa-hong-i-sse,
|=rt[

uno

della collezione die

ha per

titolo tilt

f|/

Long-wei-pi-schu

Libri secreti

del dragone (collezione secreta dell'imperatore), all'articolo

P^

-SU

4^ po-o-men

(brahmani)

V'avca anticamente
tarsi

nell' India

meridionale un re,

la

cui figlia doveva mari-

ad un principe

ci'

un regno
si

\icino, ecc.

La
Il

stessa leggenda

trova pure nel Rgavali.


il

Lassen congettura molto ingegnosamente che


sia slato

nome

di
la

Sinhala (sede dei leoni)

dato

all'

isola di

Ceylan dopo

conquista che ne fece Vigaya, per esser ella allora divenuta sede
dei Csatri o guerrieri (leoni). Ouello che qui imporla
si

che

quel

nome

va unito alla storia di Vigaya ed per conseguenza


all'

anteriore d'alcuni secoli

era cristiana.

INTRODUZIONE.
tempo minai
eh' io

cxv
al

cominci

pensare

lermine

ili

questa prima Introduzione.


Il

Sig.

W.
dov'

11.

Sykes, in una sua dissertazione


asiatica di

inserita nel Giornale della Real Societ

Londra
fatta

ei

compendia
F

tutta la peregrinazione

attraverso
il

India

dal
liian

celebre

viaggiatore

cinese
e
il

buddhista Fa

sul finir del quarto


(.

cominciar del quinto secolo dopo


nel

C. e de-

scritta
il

Fo kue

ki,

il

Sig.

Sykes trovando che


d'

buddhista cinese giunto nel paese

Vyodhy
di lui,
il

sede del regno di

Rama non

fa

menzione n

n del Ramayana, crede potersi dubitare che

poema
altra

gi sussistesse a quel tempo.


di

Se non v'ha
dell'

cagione che questa

dubitare
in

antichit

del

Ramayana, non

da starne
il

pena. Di latto

che altro mai ha veduto

buddhista cinese nella


,

sua lunga peregrinazione attraverso F India


altro

che

ha notato o descritto

se

non monasterj bud-

dhici, templi buddhici, sacerdoti buddhici, tradizioni

buddhiche, dottrine buddhiche, eterodossie


col

budd biche? Ogni cosa che non avesse

buddhis-

mo
fu
1

qualche relazione o
da
lui

di

consenso o di contrasto,
al

trascurata

come non confacente


Isiatic Societ)
SCJ,
r
.

suo

The journal of the Royal


lumi, minine
II,

'"cai Britain and

Ir,

e si.ilh,

pag. 2 /| 8 e

cxvi

INTRODUZIONE.

scopo. Ora io chieggo se sia da aver maraviglia, che


il

viaggiatore cinese So
del

non abbia

fatto

menzione

di

Rama, n

Ramayana, che certamente poco


col

ave-

vano che fare


si

buddhismo;

e se dal suo silenzio


all'

possa far qualche congettura intorno

et del
di pas-

poema. N posso qui trattenermi dal notare


saggio la stranezza della
tesi,

che l'autore Impreso

a sostenere in questo suo lavoro.


lasci scritto

Da

quello, che
e
il

Fa hian sopra

il

buddhismo

fiorir
la

che aveva

fatto nel!' India


il

pi secoli innanzi

sua

peregrinazione,
il

Sig.

Sykes pretende inferire che


si

buddhismo

(e

qui per buddhismo non

pu

in-

tendere altra dottrina che quella predicata e diffusa

da Buddha Sachyamuni,
torit storiche),

la sola

appoggiata ad au-

che questa dottrina, dico, ante-

riore nell'India al
in

brahmismo. Non entrer qui certo

lungo discorso su questo proposito per dimos-

trare

come

principj stess i fondamentali del


le

bud:

dhismo presuppongano

dottrine del

brahmismo

ci sarebbe al tutto alieno dal

mio scopo ed inop-

portuno.

Non

far che indicare e ravvicinare alcuni

luoghi della dissertazione stessa del Sig. Sykes, o

per meglio dire, del buddhista cinese


tolto

eh' egli

ha

per guida e compendiato,

e lascier

che

altri

giudichi.

INTRODUZIONE.
Scrive
a
il

cxvn

Sig.

Sykes 1 che
,

in

un sermone temilo

Benares Buddha Sachyamuni ebbe per uditori


e

brahmani

Brahma

stesso.

Pi innanzi

tra

gli

avversari del

buddhismo, contro cui Sachyamuni


i

ebbe
Vedi
i

a
il

combattere, sono annoverati

settari dei

monumento fondamentale
della

del

brahmismo,
Sancby
oltre an-

settaij

dottrina Vaisesica e della


dal

lutti

sistemi usciti
'

brahmismo. Pi

cora

citala

una leggenda d'un brahmano

sveni lo
le

dalla lame, cui

Buddha diede

mangiare

sue

proprie carni; ed un'altra in cui narrato che

Brahma ed Indra
pagnarono Buddha
per veder
se
la

Divinit
al

brahmaniche accomsi

Cielo, dove egli

condusse

madre. Non aggiunger


si

altre citazioni:

da queste, che ho arrecate,

possa conchiudere

che Buddha Sachiamuni e


anteriori
al

la

sua dottrina sono

brahmismo,

il

giudichi chi ha fior di

senno.

Un'apparente

difficolt
,

sembra

risultare
al

dalla

menzione
del

de'

Yavani
l

diesi trova

libro

primo

Bamayana,
Luog.
cit.

dove Sabal evoca genti guersiali


1

'

Noles on the religious, inorai and politicai

<>/

India before the


-

Mahomedan

invasion

eie.

pag. 2 64-

Ivi, pag.
Ivi,

267.

pag. 286.

cxvui
riere

INTRODUZIONE.
per combattere
\

isvamitra.
i

11

nome

di avani,
il

usalo neir India ad indicare

Greci dopo

tempo

d'Alessandro, potrebbe quivi parere assai sospetto.

Intorno a ci
scrisse
il

si

vegga quello die egregiamente


Schlegel
1
.

Sig.

di

Il

nome

di

avani

debb' essere stato anticamente usato dagli Indiani


a dinotare
i

popoli posti

all'
il

occidente

dell'

India

pi tardi, vale a dire dopo

tempo d'Alessandro,
ai

venne principalmente applicato

Greci. In questo
si

modo penso
in

s'abbia ad intendere quello clie


di Panini
:

trova
i

una cbiosa

7TZTFTT

W^ WFTi:

^ a-

vani usano mangiar coricati;

il

qual uso, estraneo

ai

popoli Asiatici, proprio solo d'alcuniOccidentali.

Ma

intorno

all'

antichit del

Ramayana potrebbe
il

qui sorgere un grave dubbio,

quale vuoisi at-

tentamente ponderare. Le epopee (intendo quelle


di cui qui si ragiona) sogliono nascere in tali et,

in cui

non

s'

venuta ancora formando una


,

lette-

ratura, ed in cui per conseguenza la lingua sebbene


gi in parte coltivata e svolta,

non ha ancora con-

seguita tutta la sua pienezza, n ottenuta quella


regolarit, quella stabilit, quella perfezione, che

sono proprie d'una


turit. L'
1

favella

pervenuta

alla

sua ma-

epopea, che nasce in

et cosiffatte, porla
168.

Ramayana voluminis primipara

altera, pag.

INTRODUZIONE.
impressi
i

cxis

segni

della

condizion

della

lingua.

Il

suo idioma fluttuante, incerto, irregolare, alcuna


volta favella

rozzo;

ritrae

in

una parola

F essere

duna

non ancora pienamente formata

e stabilita.

Parlo qui solamente della lingua dal lato del suo

organismo grammaticale
all'espressione, talvolta

poich quanto
allo

alla forza,

anche
F

splendore delle
tali

forme, delle locuzioni,

idioma di

epopee

sovente inimitabile, e serve di modello


tura che vien dopo.

alla lettera-

Esaminiamo per poco Omero,

quel gran tipo epico, per confermare con illustre

esempio quello che poc anzi diceva


e instabilit dell' idioma delle

dell'irregolarit

epopee antiche. Connell'opinione,


e vigor
eli

sento col Ch. Sig.

Amedeo Peyron

che

egli

ha con tanto acume d'ingegno


',

critica stabilita

vale a dire, che la lingua

d'Omero
nel!'

ha subilo alcune mutazioni principalmente


ortografia; che le

venne impresso prima dai rap-

sodi, poi dai diaschevasti

un certo colore ionico


alte-

che ne ha cangiato alquanto, senza per altro


rarlo,
il

primitivo aspetto; che l'odierna lingua

dell'Iliade e dell'Odissea
1

insomma, per usare


Greci paragonata con

le

Origine dei
eloquio

tre

illustri dialetti

inulta
della

dell'

illastre

Italiano

dell' ab.

Amedeo Peyron

socio

R.

Accademia

delle

Scienze

di

Torino, ree. Torino, i838.

cxx

INTRODUZIONE.
Omero

parole stesse dell'autore, dista assai da quell'antico dialetto eolo-dorico, in cui

dett

suoi

carmi.

Con

tutto ci

quante vestigie manifeste non

rimangono ancora
ondeggiamento

in

Omero

dell'instabilit, dell'

dell'

antica lingua da lui adoperata?


irregolari

Quante forme proprie del suo idioma,


se
si

confrontano colla lingua greca quale venne

dall'

uso
al

stabilita

pi tardi,

clie

non appartengono
altro dialetto

dialetto ionico,

n ad alcun

greco, che

non

si

possono neppur chiamare vala

riet di dialetto,

poich concernono

parte intima

della favella,

ma

additano un'et, in cui l'antica


s'

lingua eolica non

era per anche consolidata. Dico

lingua eolica, e non dialetto eolico


Sig. A.

come
si

il

Ch.

Peyron; giacch non credo che

possa

rettamente chiamar dialetto un idioma primiero,


loti'

ora instabile nelle sue forme, perch fluttuante


,

ancora ed indeciso. Cos lingua Vedica e non dialetto

Vedico come fece


,

il

Bopp penso
,

doversi chiamare

l'

idioma dei Vedi. Ed

all'

idioma dei Vedi appunto

pare potersi in qualche

modo

assomigliare,

in

quella parte sola per altro che concerne l'organismo

grammaticale,

la

favella

d'Omero. Amendue rap-

presentano

quell' et della vita d'

una lingua, che

si

potrebbe chiamare adolescenza. Arrecher qui

al-

INTRODUZIONE.
cuni esempj di luoghi Omerici. Lascio quello

cxxi
flut-

tuazioni continue nelle vocali e nelle consonanti,

che

Omero

ora omelie, ora raddoppia, ora scam-

bia, ora allunga, e toccher solo d'alcune inflessioni usale da lui sia nel declinare, sia nel coniu-

gare, siccome quelle olio appartengono pi parti-

colarmente

alla struttura della lingua.

qui dapprima occorre quella desinenza del


singolare,
ice

genitivo
oio,

cosi
ov,

frequente
la

in

Omero,

in

eco,

invece di

quale erodo potersi

spiegare
de]

in

questo modo. La desinenza primitiva


greco
in

genitivo

qualsivoglia
in
<;,

declinazione
il

usciva

probabilmente
4

come

in sanscrito,

quale

In

conservalo nelle declinazioni greche di

moltissimi
giarsi in v
3JTT [as]

nomi.

In

alcuni

quel

dovette
,

can-

(mutazione frequente nel sanscrito dove


si

spessissimo
[

cangia

in j^y [0], vale a dire

in
eco,

1+3

+ ]),
la

in altri nell'affine

ed

a>;

onde

ea, 00, ed, inserto

un

1,

o/o.

Si trova usata qualche-

volta da

Omero pel nominativo dei nomi della prima


desinenza
et

declinazione

rimasta nel dorico, per


1

esempio

vetpeAwyepTcL, 'ivr^rorex.
il

nelle quali

forme

panni ravvisare
teristico
1

tema nudo senza segno caratcosa

di
a.

caso,
fl

non

istraordinaria

nella

Iliade,
1.

.hi,

336.
9

cxxn

INTRODUZIONE.
ol
la

prima

d'una lingua. E frequente nell'idioma


desinenza di certi casi in
<pi,

Omerico

per esempio

$ou]iofA.vy<pi, ^tr}<pi\

desinenza rifiutata dalla lingua


<pi

greca posteriore. Questo

non credo essere

altro

che

lo

a- (pi

del

pronome

riflesso

aggiunto anticarara in
alla

mente come terminazione. Non


la

Omero
si

forma pronominale
la

oL/x/me

2
,

quale
trjzi

pu

comparare
noi),

forma \ edica pronominale


si

[asme,

che secondo Vasca


in tutti
i

trova

adoperata nei

Vedi
le

casi

3
.

Frequenti pure sono in


/m-e^ev, o-Sev, eSev,
<r, e

Omero

forme del genitivo


ai

nelle quali

veggo

pronomi

1/x.e,

aggiunta come termi3"v

nazione di genitivo

la

desinenza

solita nella

lingua greca posteriore ad unirsi ad

altri

nomi, per

esempio

o'toSrev.

Quanto

ai

verbi, usa talvolta

Omero

inflettere

alcune radici secondo un parlicolar


iugazione in
esse
nella
fxt,

modo

di con-

che non

si

trova pi applicato ad
;

lingua greca posteriore


al

indizio,

che

non era ancora


qual

suo tempo ben stabilito secondo

modo

di conjugazione dovesse tale o tale altra

radice inflettersi. Cos, per caso d'esempio, trovo 4


1

Iliade,/ 618,
Iliade,

34 1,

<P

3 ('17.

fio

e altrove.

Rosen-Rigveda. Adnotationes , pa. xxvm.


Iliade, t 292.

INTRODUZIONE.
la

cxxni

locuzione

vrpva,iu.eva,,

dove

la

radice verbale vnp

inflessa

secondo quella conjugazione greca, che


alla
(ni,

corrisponde
tente :fro RT
vrep -+- vn

classe

nona sanscrita frammetla

no) tra

radice e

la
la

terminazione,
lingua greca

ovvero-}-

va,;

sebbene secondo

non
che

usi pi ora inflettere


le radici Kpv/n. e
x.10,

tale

conjugazione
il

siccome nota

Sig.

Kuhn'.
\

In simil guisa

occorrono sovente nella lingua

edica

radici verbali adoperate secondo

una maniera di con-

jugazione differente da quella prescritta dai dhatnpati


,

conforme

alla

quale vengono esse regolarmente

conjugate nella lingua sanscrita posteriore. Cosi,

per cagione

d'

esempio,

la

radice ^>

si

trova spesso

neh' idioma Vcdico conjugata conforme alla classe

quinta s^nfifH
pati
<=b\\
s'

mentre secondo

le leggi dei
all'

dhatuottava

avrebbe a coniugare conforme


\
'

(h .

ha sovente incertezza intorno

al

valore

dei tempi verbali usati da


tato f Heyne"".

Omero, siccome ha nonel verso

E per addurre un esempio,


:

seguente
'

d'

Omero

EvQct /xe xZfA o.7rogocrg, vrLpoc,


'

T&St

oya, ysvo-Qa,^
il

pare che
1

aoristo ,7repcre abbia

valore

d'

un

De

conjugalione in ini lingua Sanscrita ratione habita.


1

Excursus
Iliade,

11

ad

lliadis libroni

xvn.

U8.

cxxi\

INTRODUZIONE.
Anche ne Vedi s'incontrano non
con
di rado

ottativo.
aoristi

un

valore indeciso
assai

tra

ottativo
nell'

ed

imperativo.

Occorre

frequente

idioma

Omerico

1'

omissione della lettera caratteristica dei


<rvyya,<;
,

tempi, come in
la

yj.ct\

x \

frequente eziandio
o per meglio dire

desinenza

olo-i,

invece di

<ri

vt;, alla

terza persona plurale dell' indicativo dei


/mi
,

verbi in

la

quale desinenza antica veggo ap-

prossimarsi alla desinenza

^fa

[unti) del sanscrito.

Termina sovente Omero


del soggiuntivo in
<n,

la terza

persona singolare
la

che pare essere

desinenza

dell'indicativo appiccicata a quella del soggiuntivo,

per esempio

SAr\<n\,

fyvnv

(di

cotali
;

desinenze

ripetute v'hanno esempj nei Vedi)


rire

sembra prefe-

come desinenze
fA.e\ct.i, /x,ev,

dell'infinito le terminazioni ora


le

insolile

che pajono essere

pi antiche.

Ma

bastino queste brevi indicazioni intorno alla

lavella d'

Omero
3

avr forse opportunit altrove

di stendermi pi
Il

lungamente su questo proposito.


dialetto jjoetico, al quale
dell'

Mailtaire
tutte

imagin un
le

rifer

apparenti irregolarit

idioma

Omerico; e v ebbe anticamente chi credette aver


1

Iliade,
Iliade,

3G6,

M\-.

(J92, 701.

(irtinr iuquir dialcrtt.

INTRODUZIONE.
Omero
i

cxxv
caratteri di tutti
Kgyp>i/x,vo<;
ya.pa.K.TYia.c,

mescolalo ne' suoi poemi


:

dialetti greci

'Ou.Y\po$

xizfii

vroutiAri

tovc, a,7n>

Tma-vi SctAKTov Ta>v E>ivv

ynoure/xi^sv \ L'

uno

1'

altro

mi pare erroneo.

Ricorrere ad un dialetto poetico per render ragione


di certe

forme
che

d'
i

una lingua venule

in disuso

tale trovato,

nuovi e pi fecondi principi della


d'

filologia

non consentono pi

ammettere

credo

poi l'idioma Omerico anteriore alla formazione dei


dialetti
alla

propriamente

detti.

Meglio fecero rispetto

lingua dei Vedi Panini e Bhattogi, due gramil

matici archimandriti, de quali


tenta di notare a

primo

si

con-

mano

mano

colla sua forinola


ne'
il

consueta,
le

jfTf

c^.h &tJw cos sovente


dell'

Vedi,

forme proprie

idioma
\

A edico, e

secondo

tratt della

lingua dei

edi in

un luogo speciale
al

del suo

Siddhnta-Caumudi. Per tornare ora


la favella

proposito, diceva pi sopra che

d'Omero,

come
si

quella generalmente delle epopee di cui qui

discorre, lungi ancora dal possedere quella

regolarit, quella stabilit

che sogliono avere

le
la

lingue pervenute alla loro virile maturit.


favella del

Ma

Ramayana, tranne alcune leggere deho accennate pi addietro,


vii.

viazioni che
1

per quello

Maittaire, luoy.

pag.

r
i

77

cxxvi

INTRODUZIONE.
al

che spetta

suo organismo grammaticale, una

lingua gi determinata e stabile. Avrassi forse da


ci a

dedurre qualche congettura contro

la

sua

antichit? In nessun

modo. L'adolescenza d'una


differenti popoli in

lingua

pu aver luogo presso

tempi pi o
effigiata in

meno

remoti, e venire espressa e quasi


di diversa

monumenti

natura

del che

non
a

qui luogo d' indagare le cause.


1'

Tutto induce

credere che

et

d'

adolescenza della lingua

sanscrita abbia avuto luogo in tempi remotissimi,


e molto al di l dei primordj della lingua greca e quest' adolescenza
tata dall' in nografia
si
si
:

trova nell' India rappresen-

Vedica; laddove nella Grecia


effigiata nei canti epici. Al-

vede precipuamente

lorch

adunque apparve

nell'India Valmici, seb-

bene

in et molto antica, trov la lingua gi ela-

borata ed educata dalla pi antica innografa dei


Vedi.

Ed
si

in quell' innografa

oltre al lavoro dell'


i

idioma

ritrovano gi

primi movimenti,

primi

slanci dell' ispirazione epica,

come

si

pu scorgere

negli inni

xxxn

xxxm

del Rigveda, stupendi per


stile.

grandezza di poesia e bellezza di

-&&*

st =04if"ti

wsr

zn#r

=sn^ uynifn wzt


II

^if^MMWdS, U
Canter ora

^Wm ^rfHHrtNdMI

le vittorie d'

ladra, quelle che riport primiere

INTRODUZIONE.
il

cxxvn
le

fulminante. Egli uccise Ahi; vers (sulla terra)


i

acque;

aperse

fianchi de'

monti

1
,

ecc.

UHK4IHIN *T^FrT 44HtHl4i


^^TT^TT:

n*rf?i
ifict

^Tf4T#T

^N6l6^

WJ imt

IUHN.HH

?T:

Il

Ors appressiamo ad Indra noi che desideriamo abbondanza


di

vacche;

ei

largamente accresce

la

nostra gioja

egli

l'invincibile ne accorda l'ampia conoscenza (la fruizione?)


di questa dovizia di

vacche, ecc.

L' et

d'

adolescenza della lingua sanscrita era


nelF

dunque percorsa
Vedi
:

India

coli'

innografia dei
gi adulta.

Valutici la raccolse e F

adoper

Ma

il

colore

Y alito della

poesia Valmiceja sono

pieni di giovent e di freschezza immacolata.


Si

muove, credo, qualche vago dubbio,


1'

se

il

set-

timo ed ultimo libro del Ramayana,


s

Uttaracanda,

abbia a riputare opera genuina di Valmici.


1

A me

Rosen

Eigveda-sanhita , inno xxxu.

Ho

tradotto nel senso pi


Il

stretto e letterale l'ultima

parte della stanza.

Rosen traduce

fluvios divisit

montium;

il

Westergaard

nella sua bell'opera


la

Radices Sanscrita,

alas diffidit

montium

qual versione allu-

derebbe ad un noto mito indiano.


2

Luog.

cit.

inno

xxxiii.
il

Cos a un dipresso traduce la stanza citata


fluida del

Rosen dietro

la

commentatore.
;

Ma

essa

si

potrebbe intendere

luti

altramente

e la differenza della versione risulterebbe dal


i

m,

vocadis-

bolo, che tra

molti suoi significati, ha quelli di vacca e di

cxxvm

INTRODUZIONE.
di trovare in

non avvenne finora


tamente dichiarato
f

nessun luogo aper vero


clic

tale sospetto. Egli


si

azione del

poema

pu

dire terminata col finn1'

dei libro sesto.


di

La gran

lotta decisa;

avversario

Rama,

il

terribile

Ravana cadde combattendo;


vero altres
si

Lanca

espugnata.

Ma

che

gli

avveintile

nimenti narrati neT Uttaracanda

connettono

mamente

cogli eventi anteriori, e ne sono


L' unit
ci'

come

estreme conseguenze.

azione
egli
si
l'

pu
lega

essere
ai libri
all'

bens offesa dal settimo libro;

ma

precedenti assai pi strettamente che


Iliade.
Il

Odissea

settimo libro non


si

venne compreso

nel,

sunto del Ramayana che

trova nel Mahbhrata.


nel manoscritto w.
1'

Uttaracanda

manca eziandio
si

Ma

da ci nulla
di

pu conchiudere contro
al

au-

tenticit

quel libro. Quanto


il

sunto Mahsi

bhrateo, naturale
corso.

supporre che

sia

voluto

Ecco
:

la

nuova versione della stanza, pigliando

il

nt nel senso
ei larga-

di discorso
li

Ors appressiamo ad India celebrandolo;


la

mente accresce

nostra gioja; egli l'invincibile ne accorda

ampia

conoscenza d'abbondanti parole.

Non ho
la vera.

la

temeraria pretesa di credere che questa versione sia

L'ho indicata per dimostrare


in senso differente
la

come sovente

si

possano

Vedi interpretare

da quello dei commentatori,

che non sempre possedevano


tale libert negli
s
I

vera tradizione.

Ma

il

tempo

di

n<

Vedici non ancora arrivato.

INTRODUZIONE.
abbreviare quanto pi
del
si

cxxix

poteva quel compendio

Ramayana, che

sta col a

grande disagio,

al-

lineile colla

sua mole non fosse di soverchio ingomal

bro.

Quanto poi

non

trovarsi

F Uttaracanda

nel
altri

manoscritto w, vuoisi considerare che v'hanno


manoscritti,
i

quali non contengono che

una o
del

l'altra parte del

Ramayana. Ma
\v
si

nel

proemio
:

commento

del manoscritto
cH r if|f3R:

legge

*TW 37nrnTli-

M<**Tl(MWH=hHi

Qui

autor dei sette

bri del nobile

Ramayana

Valmici;

e pi sotto

VFRrtT JTTf^T HM<=hlu^ita


ti

3nfe

Dal venerando Na-

rada lu dichiarala

la

sostanza dei sette libri (del

Ramayana).

Inoltre lo stesso manoscritto

de-

scrive nell' Anucramanica la serie delle cose conte-

nute nel settimo libro; e

1'

Uttaracanda

si

trova

sempre annoverato come parte integrale del Rama


yana, ogniqualvolta
si

ragiona di quel poema. Del

rimanente
che
il

se ni'

accadr di scoprire progredendo,

dubbio sovr accennato abbia qualche peso,

talmente che abbisogni d'un pi maturo esame,


torner su questo punto quando sar pervenuto
colla

stampa

al

settimo libro del poema.

Debbo

ora ragionare alquanto della disposizione

o partizion del Ramayana, e dire d'alcune contraddizioni che


si

scorgono

sia nell'

Anucramanica

capi

cxxx
Iole dov'

introduzioni:.
sommariamente indicala
poema,
sia tra
la

serie delle

cose contenute nel

questo capitolo
dell'

ed

il

testo dell'
,

epopea. Leggesi allo sloco i^6

anucramanica

che
il

la

somma

totale dei

capitoli

onde

si

compone
W

Ramayana,

di seicento venti:

pillili
Ivi si

JHIH f=JS'fal=t ^itfcfrTT


capitoli.

noverano seicento venti


latto

Ma

il

computo
a

dei capitoli, secondoch essi

vengono

mano

mano enumerati neW Anucramasunto di ciascun libro,


il

nica stesso alla fine del

numero, che ne
santa.

risulta, di soli

cinquecento sesil

Ecco

ci che scrive a questo luogo


'

com-

mentatore Locantha
FTJTFITt
STI 2TT:

^ SMTHfa

J^ WJ

=U

Q,U^ fdH H=hl i

l"

W3R
ifcT

Hfa\=f[^cl FTTHt JT*TFRT

M^-H(M^TilHtrH
I

?T^2e%

fejfWpZFT WMHI W7

STcTFnfcT

f^f

W 37T-

TW

ittita

^MUr^-cHM^Ictlfa

HT%

FTST ^PT fNI-*d

STTTTfa

tr^T5T?rrf7r

^?

^TT^T:

fnnfcTW

fwHHlpA(l

'

Manoscritto w,

commento

allo sloco sovracitato

Zi

G del ca-

pitolo Anocramanica.

INTRODUZIONE.

cxxxi

Ul^fu tr^TT
=hHJM

W&

4H4HMrM-H<UiiHHHIH rl^b||il|IM=*TSTfiT^Rzrr

fNHi=ty|ilW

#^

SI~Mi4
I

^RT

FZrTHT lUchlu'i

f|

H UH

fsrHH=F<* sfa

Il

testo dice

seicento capitoli, ecc.

Ma sommando
poema),
l'

nu(>

meri (dei
gli altri,

capitoli) dei sette libri (del


il

Vlieanda
a

secondoch

Moni
(1*

'

li

venne indicando
se
:

mano

mano
stili

in

questo capitolo
;

Anucramanica),
si

ne trovano
seicento ca-

cinquecento sessanta
,

come adunque
qua!

dice

pitoli

ecc.?

Di

piii in

modo
Cuso
o

si

concilia quello,

che

neir Uttaracanda vien detto da

Lavo

Rama
re,

l'di-

canda

e ali altri libri (del

poema),
Inoltre,

supremo dei

sommano da

capitoli cinquecento

e?

1'

numerando
e gli altri,

(i
si

capitoli) nei

sette libri (del

poema)

\dicanda

ritrovano
questo.'
:

sei-

cento settant' otto


dichiara qui
(il

capitoli-,
\

come s'accorda

Si

senso del

erso dell' Anucramanica)

dice), quivi vale a dire in quei sette libri (del

numeri vale a dire coi numeri indicati addietro;


gono) centinaia vale a dire cinque centinaja
[pia) sei vale a dire sei unita;
ili

poema);
[si

(il

erso
coi

otten-

rapitoli):

e venti,

il

numero

venti

una maniera

di scrivere atta a significare

che (quel numero

Titolo di personaggio o

ili

scrittore

venerato per santit o

scienza nell'India.

Non

so se pel

Mum
lui

il

commentatore intenda
dell

qui

Valmici stesso riputalo da

come autore

Anucra-

manica, ovvero un altro Muni compilatore

di tal rapitolo.

cxxxn
pu avere
e cosi
il
il

INTRODUZIONE.
valore dell'

undeeimo segno (numerale,


il

il

dieci?);

segno (undeeimo,
di
,

dicci?) congiunto al segno sei

l'indicazione
iiell'

sessanta'.

Quanto

ci che detto
l'

Uttaracanda

capitoli cinquecento e,

mediante

e si

debbono
poi (che

sottintendere ancora sessanta (capitoli).


si

Quello

asserisce, trovarsi nel

poema) seicento

e settant' otto capi

Quest'

il

migliore costrutto che

iio

potuto trarre da quel


certo
voglia

passo oscurissimo e strano del

commento; n mi conlido
il

d'aver colto appieno nel segno. Pare che


indicare
il

commentatore

numero io ovvero
^chkjj Id-dj
ecc.il
si

la

decina colla sua espressione di


dal zero, e

undeeimo segno
in

Cominciando
si

andando

su,o,

1, 2, 3,

numero io

troverebbe appunto l'uudcci-

mo. Non veggo come

possa ci intendere altramente per ottenere,


colla cifra
ti

come vuole

il

commentatore,

il

numero

di 6o. Ecco

attraverso tutto cpieslo guazzabuglio l'idea bizzarra del


tatore.
Il

commenle

verso dell' Anucramanica so vr acitato dice apertameli


totale dei capitoli,

che

il

numero

che compongono

il

Ramayana,

di seicento venti.

Quel verso tradotto verbo a verbo senza nulla


:

mutare

di luogo sta cos nel sanscrito

ili

capitoli sei centinaja

qui e venti ancora noverati.

Il

commentatore non vuole trovare

in
la

questo verso che


egli?

il

numero

di cinquecento sessanta.
e uso dei

Che

cosa
i

Riprende uno aduno, come

commentatori,
:

tulli

vocaboli del lesto, e chiosa in questo


sette libri del

modo

ijii't

vale a dire nei


;

poema;

centinaja vale a dire cinque centinaja


;

sei vale

a dire sei unit (o la cifra sei)


la

venti

il

venti sta

qui per dieci o per

decina,

dunque

sei

decine, sessanta.

La

chiosa veramente strana anzi che n;

ma commentatoli hanno
mettono
in
vi

sovente di colali stranezze, quando

si

capo di voler
si

per forza far uscire da un testo un senso che non

trova.

INTRODUZIONI:.
Ioli,

cxxxm
latti

nacque dall'avere alcuni malavveduti

due o

tre ca-

pitoli di

questo o di quell'altro singolo capitolo (del poema);


fallace discernimento.

ed quindi asserito per


riguardo eziandio
(capitoli).

Con

nessun

si all'ernia

(trovarsi) neh"

Adicanda ottanta

Cos Vimalahodha.

Gli sforzi, con cui

il

commentatore
la

si

va qui tradell'

vagliando

per conciliare
la

contraddizione
d'

Anucramanica e

discordanza

esso dal testo del

poema quanto
tro

al

numero

dei capitoli,
le

non sono

al-

che meschine stiracchiature,


al testo,

quali lamio

un

inutile violenza
Io

non tolgono

la difficolt.

penso che

la

cosa
fu

si

possa dichiarare in questo


Y.

modo. Quando

composto

Anucramanica,

il

nu-

mero
tito
il

totale dei capitoli, in cui si trovava

scompar-

poema, era
,

Torse di soli cinquecento sessanta.


la

Pi tardi
capitoli

stantech

partizione del

poema

in

senza

dubbio opera dei rapsodi e dei

diaschevasti, e non di Valmici, alcuni avranno osato,

malgrado l'autorit
nel

dell'

Anucramanica, introdurre
i

poema nuove

divisioni, e moltiplicare

capitoli.
Il

Di ci rimangono indizj nel testo del poema.


pitolo i.wvii del libro
si

ca-

primo, per cagion d'esempio,


capitoli nel manoscritto
j.

trova diviso in

due

La
si

somma

totale dei capitoli del libro

primo, che

dice neh' Anucramanica essere di sessanta quattro,

cxxxiv
si

INTRODUZIONE.
Gaudana
di ottanta.
In

trova nella recensione

tale guisa
tizioni

adunque saranno venuti per nuove paril

moltiplicandosi via via oltre

numero

re-

gistralo

dapprima ne\Y Anucramanica


e pervenuti al

capitoli del

poema,

numero

di seicento venti.

Avvedutosi qualcuno per avventura di questa dis-

cordanza del testo e

dell'

Anucramanica rispetto

al

numero

dei capitoli, avr voluto rimediarvi.

Ma
dei

rilare nelT

Anucramanica
il

alla fine del


il

sunto di cias-

cun

libro

verso,

che sommava
il

numero

capitoli,

avrebbe troppo alterato

testo.

Si sani

contentalo

adunque

di

mutare
dei

il

verso che condi

teneva

la

somma

totale

capitoli

tutto

il

poema, siccome quello


riva pi manifesta.

in cui la discordanza

appail

Supponendo pertanto che


tutti
i

verso,
stesse

il

quale

sommava
in

capitoli del

poema,

dapprima
:

questo od in altro consimile

modo

K quivi
egli

si

noverano cinquecento

e sessanta capitoli,

v'

avr sostituito
,

il

verso che

si

lesse ora neh


:

Anucramanica e die ho citato pi sopra

EpfpTTf

ecc.

poco curandosi poi del massiccio error di calcolo


che nasceva da quella mutazione.

E poich

il

nuovo

INTRODUZIONE.
verso conteneva esatto
capitoli del
tico
il

cxxx\

ninner annientato dei


dell'

poema,
il

In

mantenuto invece

an-

malgrado

grosso error di compiilo, e divenne


ai

cagione di torture

noveri commentatori.

Un' altra discordanza del testo del

poema

dalle

indicazioni dell' Anucramanica occorre sul Unir del


libro sesto.

Questo libro, secondo


al

l'

Anucramanica
7T^Tr=r<J:

dovrebbe terminare
Morte
([nel
al

capitolo intitolato
esso

di

Ravana.
si
s'

Ma mi poema

non

finisce a

punto, e

stende molto innanzi ancora lino


intitola

capitolo che

*ll1|HHNm: Radunanza
il

dei

Risei, col

quale comincia nel poema

libro settimo.

Ed

in tal

modo

tutta quella parte del

Ramayana,
,

che s'appella Abhyudaya ossia prosperazione


quale, secondo
l'

la

Anucramanica
si

dovrebbe

far parlo
al libro
il

del libro settimo,


sesto.
Il

trova nel

poema

unita

che pare essere altro indizio ancora che


subito

poema ha
fu

un nuovo scompartimento dopoch

composto Anucramanica.
In

fronte al

Ramayana

posto, quale pronao


,

d'un gran tempio, un magnifico proemio

che

si

compone
da,
la

di tre capitoli. Nel

primo

il

divino Nara-

musa Valmiceja,
gran
tela dell'

dispiega alla mente del vate

tutta la

epopea. \el secondo Valmici


le

inventa

lo sloco,

metro opportuno per cantare

cxxxvi

INTRODUZIONE.

nobili cose, che gli bollono nel pensiero; ed visilato

da Brahma, che f incoraggia


terzo Valmici
l'

a
si

por mano

alla

magnanim' opra. Nel


tro se stesso, e
tra
il

raccoglie den-

medita intento
il

idea del poema.

Ma
si

secondo e
i

terzo capitolo del bel

proemio

trova in tutti

manoscritti Gandani frapposto YAnn-

cramanica, che ne guasta l'unit e l'armonia. Es-

sendo
tutto

l'

Anucramanica un capitolo

affatto staccato

da

il

rimanente,

io

ho creduto poterlo senza cofpa ho posto dopo

di violazione trasmutar di luogo, e f


i

tre capitoli

che compongono

il

proemio.
tutti
i

Nei pochi casi, in cui, consentendo


noscritti, trovai
tolo

macapi-

sopravvanzare

alla fine

d'un

un verso

dispajato,

ho giudicato pi conve-

niente riunirlo allo sloco che precede e fare una


stanza di tre versi
,

che lasciarlo disgiunto e

solo.
!

ci

m' indusse

il

vedere arrecati dal Colebrooke


sei versi.

esempj di stanze di

Qui
altre

far fine a questa

prima Introduzione. Molf


a sporre, molte idee a

cose

mi rimangono

dichiarare, e questioni

d' alta

indagine a svolgere

ma

tutto

ci sar materia d'

una seconda
alla

pi

ampia Introduzione, che sar posta


italiana del
1

versione

poema, ed

in cui, uscito da queste an-

On

Sanscrit and Prcrtt jweiry, p. i32.

INTRODUZIONE.
gustie, pi sciolto e libero esulter in

cxxxvu

pi largo

campo
Si

il

discorso.

ri chiede

ora

cpii, eh' io

renda conto del processo


i

del

mio lavoro ed

indichi

fonti clic

mi valsero

epiesta

pubblicazione del testo Gaudano del Rama-

yana. Venuto a Parigi por darvi opera allo studio


delle lettere sanscrite, ascoltai quivi assiduamente
in

pubblico ed
la

in

privato

il

Ch. Si. Eugenio Burscienza


,

nouf,

cui

ampia ed

eletta

che

gran
a

parte abbraccia di queste discipline, congiunta


tanta perspicacit

d'ingegno,

tanta ellicacia ed
a

eleganza di discorso, m'aperse l'adito


di, ai quali

questi stula

andr sempre unita


dell' illustre
il

noli'

animo mio

rata
ivi

reminiscenza

maestro.

Avendo

deliberato di pubblicare
il

Ramayana, posi mano


manoscritti della Bi-

a prepararne

testo sopra
In

blioteca Reale.

questo primo lavoro impiegai


la

presso a due anni. Esaurita


Parigi,
le

dovizia dei codici di

mi condussi

Londra parte per compiere


1

lacune dei manoscritti Parigini, parte pei confe-

rire coi codici delle biblioteche


scritto

Londinesi

il

mano

che m'era

latto, e raccogliere tutte le varie

lezioni, tra le quali avrei poi avuto a scegliere al

momento

di metter
fu

mano

alla

stampa

del testo. In
d' ajuti

Londra mi

largamente cortese di consigli,

cxxxvhi
e

INTRODLZIONE.
il

d'ogni sorta di favori


cui celebrit

dottissimo Sig. Wilson,


altro

alla
lodi.
T

non

bisogno aggiungere

codici manoscritti della recensione

Gaudana

quali adoperai alla preparazione del testo die ora


i

pubblico, sono

seguenti.

BIBLIOTECA REALE DI PARIGI.

G. Codice palmifoliaceo di scrittura bengaica,


disposto in quattro cassette.
dice
Sig.

Intorno a questo coin cui

mi conviene notare un errore

cadde

il

Hamilton nel suo catalogo dei manoscritti sansBiblioteca Reale di Parigi. Ai

criti della

numeri xx,

xxi, xxii del catalogo


le tre

Hamiltoniano sono indicate


l'

prime

cassette

come contenenti

intiero poe-

ma.

Il

Sig. di Schlegel, indotto certo in errore dal


dell'
'

catalogo

Hamilton, scrive, parlando di questo


:

manoscritto
ctitur.

tribus capss

cannai integravi comple-

La cosa non

cos.

Le

tre cassette indicate


i

dal catalogo

Hamiltoniano non contengono che


libri del
il

cinque primi
tieri
i

Ramayana

vi
1'

mancano

in-

due ultimi,
versi
xi
i.

uddhacanda e

Uttaracanda, se-

dici mila
1

circa.

Frugando

e rovistando Ira

l'raT.

jiaj,'.

INTRODUZIONE.
gli scaffali

cxxxix

dei manoscritti sanscriti della Biblioteca

Reale, mi venne fatto di disotterrare e trarre in luce

una quarta

cassetta di questo codice,

non ancora
il

indicala da alcuno eh' io sappia, contenente

sei-

limo libro del poema,

l'

Uttaracanda.
i

Il

sesto libro,

per quanto abbia


blioteca Reale,

svolti tutti

manoscritti della Bi-

non mi

riusc di discoprirlo;

onde

presumo die non

vi si trovi.

M. Codice cartaceo di gran formalo

in cara Ieri
I

devanagarici. Questo codice contiene con qualche


piccola lacuna l'intiero poema. S'attiene general-

mente
in

alla

recensione Gaudana, sebbene di quando


differendo. noia lo
II.

quando ne vada lievemente


,

nel catalogo

Hamiltoniano pag. i3, n"

BIBLIOTECHE DI LONDRA.

J.

Codice cartaceo con iscrittimi bengalica,


s'

cui

logli

alternano un bianco, un

giallo.

Questo bel-

lissimo codice,

dono

del Jones alla biblioteca della


l'

Real Societ delle Scienze di Londra, contiene


tiero

in-

poema

in sette volumi.

\\

lodice

stupendo

di

grande formato con

iscrit-

cxl

INTRODUZIONE.
un commento
il

tura bengalica in carta gialla, avente

perpetuo di Locantha C'acravarti,

qual com

mento
di

egli appella

Manohara,
del

il

dilettoso.

Al finir
il

ciascun

libro

poema chiude
:

egli
I

suo
I

commento
(

in questo

modo

$fo

=hH

SI

^ sM Priori
I

il

titolo

del libro
il

mh~<U^I

^JT aRTWT

Qui
(il

termina

commento

appellato manohara del

titolo del libro)

composto da Locantha C'aeraoltre


all'

ti

varti.

Questo codice,

essere corretto

quanto codice possa


zioso in

esserlo,

sommamente

pre-

quanto che arreca nel commento


manoscritti, di

le varie
si

lezioni di pi altri

modo che

pu

dire che ei tien luogo di pi codici. Esso apalla

partiene

biblioteca

del

Ch. Sig. Wilson,


1'

il

quale non solamente


rante
il

me

ne lasci libero

uso duconsent

mio soggiorno Do
questo codice

in

Londra,

ma mi

generosamente di portarlo con

me

sul continente.
1'

Manca
canda.

il

libro settimo,

Utlara-

U. Codice cartaceo giallo di gran formato, appar-

tenente alla biblioteca

dell'

East-India-house, notato
il

nel catalogo al n 2771. Questo codice contiene


solo settimo libro
1'
,

Uttaracanda. Esso differisce

bens qualche volta dalla recensione

Gaudana

ma

INTRODUZIONE.
le

gxli

differenze sono leggere, e


essa.
fatto in
il

il

pi sovente consente

con

Ho

Londra

le

pi diligenti ricerche per


il

rinvenire

manoscritto del Sig. Tod, quello che

Sig. di Schlegel descrive alla

pagina xli della sua


fatto di

prefazione;
traccia.

ma non m'
fosse
la

venuto

trovarne

Sebbene
ta e

mio proposito

di pubblicare schiet-

genuina

recensione Gaudana, ho voluto nonocchi eziandio manoscritti della


essi, di cui
:

dimeno avere

sott'

recensione boreale. Quello tra

mi sono

principalmente valuto,

il

seguente

B. Codice cartaceo in caratteri devanagarici, ap-

partenente alla biblioteca

dell'

East-India-house, con

un commento perpetuo

di

Raghuntha Vac'aspati,
segno frontale del Ra-

intitolato Rdmdyanatilaca,

mavana.

Esso contiene in sette volumi l'intiero


ai

poema. E notato nel catalogo

numeri

4?.

6-43 2.

Innanzi che io termini, sento esser mio debito

il

rendere pubblica testimonianza di riconoscenza


ragguardevoli personaggi,
i

ai

quali, secondando le

generose intenzioni di S. M.

il

munifico

RE CARLO

ALBERTO,

contribuirono efficacemente col loro

(WWU

cUtHchl

HI^IMU

HHH'^I

=Tt

%? H(tIH

~^ff h<hh"
sPTFT

r fftt simh^I^h in
<!3.l<fa:

ii

f^|HH=h:

^MMI^ift {FT:
JTUf^r^T:
I

^N^HHMH^Iyl
JT^FFTFT RHtSTHT

Il

Il

^NrlW FTTT^R

HcT^HINeUHN

FTFT c|lrHl*M

^R:

Il

Il

I.

FTTiHI^JIMH^rlHMMI

cllUeRI 9R[!
Il

qi^r q-ijgu^ cjirHIhhHHHrl^:

Il

rmm
^ftrST fFIsTST HHclhhfl

?^?r:

Il

Il

civici iy

^pan ^nfqrf^FTJ n^
chWN^FTT
VY1

H-rlIrlilMIrl

fami
I

II

II

^3^j: RTOT^lHIcWWIN ^f5t


^T:

ysll^^H: ^T Rfarfum^

II

II

wm liwr F^fh ^%fr ^toftt


H HH MH^i^l*iM^HH4
3i:

jtt
Il

*
I

Il

^rr^F^ Wf pTrfT ^TIT^ FmfT: wi mv\sm MiriHciN^ rt


^VHMslW^rJI
cj|rrHl?iHlf{l

li

^ii
I

^T:
II

MMr|IHFTTTO*I FRFT ^^TPTrT

e
I

II

cT^cTT TFRTracT pTTFT ^TTFFTT ipTT:

^FT girRT: ?%T f% ^FTO^TFR praf JT zmf cfaRPlj[ul4r


I

Il

II

Wlt F] Jpnf^ffifT g^TT R^RTTT!


TT2|IJcji!|U^ {FTT ^TH JJTTn^:

II

V-

Il

7PTyW4%^

ilHIMFt?!

J^FZrfFT:

Il

Il

inferni
HMHIrHI H^lrHI

^ ^FFTFT ^FPTFT ^sff

^hbHklkHkl ^UHt STFTR ^NkM^"!:


N^HiV HfcMI: *^j<=n H^l^-|:
l

Il

'

Il

H^yiHI

HeHsll

^sllHTTT^T:

Il

Il

illslk|^|: FppTT
FFT:

olH^kl HrMNshH:

HHM*M.I#:

MW"f:

'JHNcjR

||

\8 u
I

Ni/IMM: TRcRTT

HtHMM

5PMtH"|:
Il

A: Wm-VZ

HTFT^P-fT HFTF?7T:

VI

II

^FlTcfr slklfj'^l:

^N^NHHMrl:
spfor q"frT%TnT
I
i

jjwn h4hi*w

m
1 1

%^T^f^%cT FpllMM^IU'v

H^I^IMrltfsil ^fTFT'TPT SFIFTT *!%

\<o

\ I

H=Hl*MM: FTT^klIrHI W>Wt'


Hd<IPl^H:?Tfe:
FT

FFJ?T

T^ FF^kT: HVnll
%^= fCR^R
Il
I

FPTi

FT

FR: #FT:

FT

*|!>MMKWT: FFT?: Z^ JTFHW f?I ^ T%WFT^


TFT: FT^TTTTTFT:

UH

f^HI FT^ft

#?? HHclH MM^R:


sfif
I

limoli

*HIH^|:
r

^FM qfeFFT: -FT?^r HHfHW ^T^T^R: FT^T ^


Il

Il

(MIMMI
(HMrMcl
FT

iJUI^HRHl:

OsTT:

MH^Hl

{FT rFT HIHrlH

RFT
I

TRJrf

II

Il

FIWTTHWr
&f

{Ff flrM'-^IshH

yyi|Ul?ftfI

FFTT

^TT^
FT

^Trt

II

^
I

Il

?m^R HMHiHMM
FTFTTPTf^fPTTt

H^I^IFT:
II

BT

**WWI
i

V3

II

gsf TP^T

{TITT

e|(HHHMMH

Nc||HH
FT

^T

^FFRT

H^WIM^MH
TTsTT

II

VI

II

FM^H-ll^lsll N*ft|IH FFFT:


J^T? *:
5

l^ciiHMIHIH rf
FT

OT

II

II

sRTFT ^FT

%: UIHsllH^MMH
3i*'/J|:

IqrlcNHPk^lIrl
rf

frm.lyUIM
I

Il

^11

MlrH-JsfT
=TFT

^TR #TF17 JWf


flrTT
I

HTHMfT

NHM Medisi sfW^FT


FTFIT ^TFT siriani
I I

II

^
Il

Il

HcfH^lUHM^I RTfTTTTFrFFTT
iHc^lsl Bft^t
il|M

II

^
$o

NHH N fofM M U HHWH


FT3TT

1 3HT HHilHI {FT RJTTTWf

^ WT
^r
I

II

II

MUVpiHI jj

^rt^r

5T3%qj

JT^Tf

^ ^JHsHH

II

Il

fa=Pt q^t

?fct

aiTOT^ MIHHIH
I

Il

Il

|U|HMHH'

FR

f^TT TFT: HHttH'H:

S^TH fffcW HPT ^^hHIHHH^FT:

Il

^
I

Il

MlHkHf^fa:

WlT^^
r

TJtt W>
Il

SErfqrfrtEraTR^: h[0J|o|UWI^:
Ri:?!*/. JTrT
^IsTT

$3

11

j^i/|l+IUrlW^I

^TFT: t-cWHJIHfeH'JST FFT

II

|IHUc|IHH
HTrft

VHI

faFTST

f^R FF?TT

facrHm iFJT

TFT^T^TTTriT

^
1

Il

$Ul

^frf^fr^fqr

jmm h^m
(m%
fl*t
5FT

r^ftstt:

iiwi

RH

FFTT? &PnFTT

Mf^hr|:

|lsMH4

nRHsM

^^TTITrT: llt^ll

?T^rt(|r[^lkM
qTI%
^tpft (Tsm*T
I I

(FTt

R^TW:
g^n
o
I
i

11*^11

*rnf

^n yr;
Il

HcHM H M rRrqTrTHHWsli

II

^HHHcJW ^di
Hp^illH^kM

|IH^JIj^

^IHUIHH*!^!

Il

$\

Il

jmm
'-fi

rfMi

5rmnrcr*t

^ sTwraTFit fptt
^-FpT^T
I

ii

^n

^IMcHHIst" sWlV*

^l": q^cl/J JTFT

FR cllHH^-WrJJ

clHHtrM TFIFT

3% ^FT#:

^
I

Il

*H

||

s^^WHH^WH {Ft =hHHtHM SW ST<Tnfw ^


TT^T: 4,IHlfa'*J
Il

Il

H^Hcl
fifatii
FTFT:

pftfcllUl^yf^it

FR FT3" FT^ ^T^T sTHWHHc||(hH


sjfen

II

Bb

II

^mt chiH^itmi

^H^MI^KWtlM^cf|MHR

Il

^
ii

Il

mt fetyiwH. u^MHi-t HMW^M %T H^lRlI ^7T


Pi-riMM rnr
1

b^

ii

FTrft ^TTfFcPT SJTT

^QhcWI^^H

II

Ho

II

RFTFfT ?Wlft =TPT chlHlff T^T^FT:

^WHIMMIh: 5^^W!5fi^5f^rT:

Il

Hill

imbuii
cjiJhih[ t^ft

^itt hi/mh

*t TT^nTT*.

in-

f^fplt sM^IHI ^FTT ?T^TTT


FI

?R T\

ilHKH
RTFT

FTT^

TT^TT:

*.I~MM:
FIFT:
I

\\\%

II

n^HI^MI

TRTWTf

FR HNINHI giH'W*
^nTTT^^THTHTI
sT^TT
JTJ
F[

HNIrH^T

11*0*11

WF H^rfMHi
^TT
Ipt sTTPTGr
II

TOT

?FF*T

HM
I

II

R?:?T V?.\ ^FTT


i/fl^Hrl'fil

TOf ^

IFPlt

JV^\

NHHNKHM:
sT^m
II

Il

M.^

Il

FFT: JT FT^

*l*r^[l ?*HT 3pj

^RtvT^T
Ff FT

^TT:

<J5T

H^WH
I 1

Moli

FFT? ^TFT
*r^tH
^FTFT

^W ^U^l^f
^ ^ R^N'j^

H^FT

''

,|r|1

=hfe|MIHIH

Wm WT

FPT:
Il

SFlff

OT^nTTFIH3T^ ff 5^

Hi
|

Fife cHHkFTT HvHIH


=Ep

fl^TFFT:

-Mi|^H^Irkl T: ST^ff

ST^j^'

II

*<

SFFTT

TWT: FFWFJt

^TpTTFTsT:

T^TFffT

?.-]HHI ^JTFJT crFlTTH"

Il

ito

^IHIM'll

gjftoFT

^T

FFT

^f^Fn^iH-H^I^H:
W*\

Il

h-

II

H/NHW

7FTFT

^m H^IH-ll:
1 1

^T% ^FTyjflR 5T7FT^TJT J^FT


fFT khlfcr

K_

\ |

^MH|t||^:f^7R

^Tf^FTST

^T FT^ ^TTFTTH ^TH?: ^


il

Il

^TF^nH

5 ?WTT

FRT

^TFT^t

!3TFT

qr^T T^pT: ^FT fa#TT JMrlMsR


f^RT^

II

\\

Il

HHHMST

&l"}il|Mrl 4<=fnil
r

'

FT1T
7{?\\

^HHH

%^T FFFTFT f^FFT


FIR-

II

^
I

Il

rfTFFFmTTFT ^TTTTT

^^H^rT
Il

mn\
FTFfT

^R7%^: ^7

^IWT ^ ^
|

Il

^nTFrR WHJ fTW ^T^FT:

^^^^WmTl^TFWJ^V^' WT FHT: ff^T H^M^^Tr


Fft
I

Il

^V

11

foffP-Hi

?mmm sUHrNrf JT^t


%4HHH:
I

FT^T

II

(so

||

Ff?ft^JT?f^fr^": grfpsrt
j7\

ur^^r ^ftt

fawr ^HW?:

Il

o\

Il

ilIk^lM

FT ^T
f^ITT:

F^TFT fTTRFO" <=IM^M cTH7HPT:


^^TTT^PTTJT
JpJFT ^^FTFT
f

T^pH+lrHdt

II

^
I

Il

FTFTT

H^M^JHkJ ^T:
1 1

mHMlsHfatHuT TJp ^UnrPT


Fnfr

&H
i

^bt

q^TFTT^i

wt ^munimh
1 1

^rf fffiTt

^JIM-HIH^+^H+lilrli

JT^r^TT

SFTPUI klH^FnTJT%IFTR

II toto II

q^ hPhhhih ^rr tw %^TPTrTRfa


*HUH* RT^TT ^TTT
i^i
i

J^UHH

II

ss

Il

jh ^ t
i

^irHki

snprr^HH^K ^TR
II te? Il

WT TW ^TTT I^HTt RT 1T-W


Firn

^it g^f Rft jhJji ^ *TWTf


^I
I

HH

HI

^%^"^t

TH'4MI*Hl*fa:
7T*t

Il

^
I

Il

FfTJ-pTJT^T

H^lrHFT ^TT
frt t^t RiFri

y^fttu
1 1

kHcM nm
i

wm %

n\

^NHIH ^TR" FFj?ft JTWWI g


flg^^RfiN
^T^:

HHH*UMH
rf

II

^
I

Il

FFT JFIT ^ff FT^t

^TT

|HH%li

yp*mwi ff h^im

?t^tr: fMrrnt u ?$
I

\\

^nmFFr^FrT^cTTi^lilHl:
H^cJNi|ii||fr]^T TT^f

FK^T^'TT

-W

iW'^HIHII
FTFTT

Ff FftFTT

m^T s^FPT

FTFT:

cTR:

Ul^im^MMI^uT* "fi

II

Il

$rl*HM*T

7FTT

fe^P WT^JFT
^"K-UlHHNIilHH

II

^
^T

II

^W.

q-

cJTFT STFTT

fR: RHIH^IIW
II

WW< ^ HHIKJ
JFT:

\'o II

HHIHHyi^

^ q^lUcJM

II y'i

Il

fri

M^J%^J
!

rf

d=h=hl!i=h

mFPTT Hf^Fr: 3TTR

FT ^ gFR:

Ffff
I

II

v-

Il

'JMMIHIH

WTT:

NH^MI: CFJT:
^U^IrHd:
: :

4IM>^|lIyqTH: STFTFT 7FTT

Il

V "^

Il

^: U^Rr
H^IH'il

HI*H'^ T? *pJTFfe
1
1

T^m^T Jpf^TNIH^Hrl:
TOWTTfr 7HT:

JTFferrf^TT RF'i"

Il v'i

||

jt

^tfft

w
H
'*
'

K.rd'dSTT

^7Frq;jr

fri u

Hu
u $o n

jt jjtft jt fornir ^r

snwFrT^^^;: H c| *
lij
:

3PJH

1>

ri

FT^TT o|

JFTT ilrlH^HlPui

^R
,

*T

f%

^TFrfrT

II

II

TjirMlwV fl%J TFFT


^MLIH<cHlfrT

FWT J?TT'JN^|r|
I

II

U
II

Il

^OTR ^
!

TRT^M^IHIIHI d<yH* ilH'^H


JT

II

\oo

H^MUH'^l: iTFn^RrTSTFR:
^ r^

'"RTT

T^FT

-=llrrHI*

TFT

7WHINH:

Il 1

II

TFTWn
qWfFRTi IHoi
I

"N^f

q"

RT

^TFflT 3TTTTT:

II

HMIH^

HHNN:

TT^Ff (FFTTFTIT:

^HI'^MHM'4
T: qv,^IH^firf

SRIFT cT?F=pf ll\o^


giJEqTT
I

Il

HWT:

IT T^^ HHimiHH 7UMy =1 nitrir M

II

\od.II

{ihimumSiw f\ ^

srrf^Fr

h^ft

i i

* om

i i

ft

H^yMHiy ih oft

^r^rfnr ^tfft

il

vA

li

cr^rrar-MiiiM^HNiri
th^mm'i hhmhpihmih
I

^TFFT fk

ST^fa H^HlMIrl
<~r

II

^oO

li

37OT

{IHIMUI H^|tyc|lcrHtaW 5TII<^hM

SRjf^riHHI^i

HUcrIIMIH

H^:

SFFT:

II

^nfefrmf
il

vi

HU<W
*FFTT
FI

FJ

rl^l^J
frl
r

^T cn^rf^TT^:
f^FPT qj'T
iT^FTfr:

cfT^frf^:
^r

-/JHkHI
CJftf

fRFT

^
I

Il

<

Il

WT lyi'^HK'HI ^TTK HrM'^WHJI


=TTy"T
:

Il

WP^FT ^FiTFFFR ^FTr^T

rHN^JI^FTsTTFfT UTFT fiT^IM'4


*T

imi
I

g^rf JTFT FTTFFT t^l^Wm

^TTyT

^TJTFT

HHHIrfi} ^TFFifrFFigR^fFT:

Il

&

Il

qFf

rftVFmun FFFTFTT *T^FTR:


f%2Trf ^TPO"

frMHI<c

^T FTtTO^f H IH
R5TFPI
I

R:^KwH<;

rfNf W^HsT

qm %cf rjj^f ^ ^I^R ^PTT ^FT:

Il

Mi

Fltf PFT

m^ Sp^T ^ttH^i^
rFFTTsFf

3JIH^Mi||f^T rffif^

II

b
I

II

^rr^,H MH^I<IM sfhR^rPSFTTfT JR":


q^TT

*MlrMMT

JT FTTFT FPTT

HPT fo#TFTt

II

^11

^HTT ^F^Ff
:

FTFt J17%

^FT%^FT

II

II

jjmm

H'jfrJI

^ NN^rl

Fff^T^T

NH^c| r||:

H^NHIiirT
H7T: FT

&TWI H^HHHH NH
^^rH4TFT^T
I -

liti

II

rHHIrfft

^f sfiTWFra FPpf *II^M


FTFTra

Ili-M
I

FWHK^HIilrMHMHRrT:
#rcffff
1

5ftr
rf

^fpt^t R^rifr
r

unii

^*TH ^VWt ?t strt jTfcirT ^m % ttt^ ?T FFTT fa^T ^T Prl^HHUsi 3%


i/"lftl|rl

-l/rrr^

n \% u
I

*p: f3T'vJH<cW?T *|^U'4 FFRTFFT


FFT:

II

VI

II

^^UNKrJI^HIrHI
sfiTlff

*T

fefTrR:
FTt

faWV ^TTf
TT FFTT^

^rTT

sUTlf^
FRT:

Il

U
II

II

STTrTCt

iWFT:
:

TOT:

W[
r|

5^1

d H^H M<H^ft ^IHHli^ri 11*0

W ^5*1 5FR frTPTrT ridirli


^THrM

!7T^7f

*HrMIfcrf

11

\TS

frlNHI^

WT Tra HI^J-rlHt 5R:

IH vii

ilIk^UU
r~r

v>

qT^WrPT:

WW&K ^Rtf HHMf:

^HHM'i HTT TFTFT FTFTT^T^t ^T^TRR


TTT^T ^5T F[FT Fr^^TT

II

-o

II

'tMV-WHHtR

FIWT UHsUJ
FfHTTJTTTTT

3jfT:

2TR

R#R
I

II

Il

-^m f^TTTT HI^HHrl:


Il

Fm VW:MH4MI'<NH ^R: ^
HH"=WlP*HHIrHI HI|ls
cnrf*Hi/|HI4N frr^r:

Il

H^IHH
Il

T7WR:

^
I

Il

^ ^MW-W^t m^TTT

^ rf^R
II

^N^HrlH IFR^fT NMHlfr?R:


iJIsUIIH FTFfT

Il

*%

Il

5T^T HI**HI ^'"t SR:


f^PT

f^cpRJTcTR^f
cl
I

FR^RtR

vM

II

rrHfonfr
:

rf

T^T ^JTRTFT

^R:
:

y^H
Vsl M IH
I

STORI

^T rRsft <JfHMIHH:
I

Il

-\

Il

%^R TPd

VJ H H ^J ^H

rrTTRT

f^T^fer T^MIHMH^FT tei


HiNIHIH^T '^HIN
^"/JIHH
ri

Il

^11

ilfefNfaiH

^IrHk.M
44 M^

^ R^IM-H

FR:
I

Il

Il

3 rlRHH HHItfTl*NHIH^

FRTRcT ^RJTT nFfjfTT^rflHHII^H:

Il

-Hi

dilKH^HHHI

ffiT iMl*hH{N"|:

UV-II

HH^M

FT7TT 5T^TT
r

U^HH HMHHH

R^f q^t i HMMI

JhsWfeJMM: ll$*
I

Il

ST^T {kJIWJ ST^FRcT cTT^IFT sfTCrT:

PTFT

#T

fTF^j

f^

FffflrPI

NHrHH iJUNHI
^rT 32FT fPTFT

FFJ7% (FIFT ^-TTO:


I

Il

*8

Il

OT FT RTT^fTf
E^rT FTFT

T^fm
{FIFT

3^T?t

^T

TO:

Il

VI
I

II

mT^FTFT

^MHM ^ T^T:
qf^TT
r

W^niroT ttri g^HTT

^: 11^ rNI^Nrl^ T^ff^t FT HM Mtl


I

Il

4-wf} i

5FTTm?t

h^i^ui

^rr ^tt^r mi
*lrf

11

^n
|

%^T
FT

m^i^hi^h

^( NKHHrlH

HcHHI<lfcMH ll^^ll

^%

^FFTFTT

*IM<^

^T HN'vJH
HHfH

J^ {TW

f^jf

JH<tv=K

lUHl

influii
TTcFT WIIHlpH

^
H^lHH
II
1

R^:

TT^TST

HN^IHIMUI^MI

R^T ^fPH
:

do

II

FHT:

HI^M cTF fri%ra FFt


3

qj'T >TOT

Il

B\

Il

FTFTfrr^lMH: ?^f

sTJJ:

MhhMH ?W
H^lrHHI

H.HV

yNHMlll:
r
:

^T^fer NH-HHI:
J?M
I I

Il

8-

Il

FFn^fy"W[Ppf
ffT

-TK

i*}eU|^U||t|:

ITT^T:

hWjhWH:
I

Il

^
Il

Il

FTFT

3%pFT H^ ^TFm^pT TOH":


:

fFSt |IHIMM FTT%f#r *^IUM

II

88

smiHiyH^' ^^r^iywnt
HH<Hc|
^TFJT
I

HI^M^NUi

II

&M

II

4<l ycj ri

y J^' HH fcTH

FFT: FT ?FTFT
:

WF7 +MHM
II

HH l*fy MI^MM^liHHI
^IHiy + MH4UW T7
'<H
Il

rFTTT ^IHIMMI i||p,*IUi

d^lWHH

So

{\n\m
ni.

rJMT^f^T ^ST

#f ^IJrlsM: #f ^rkW=
8

Il

II

3q^r^#5
yMHW'J
FTfTFFT

H4*JHi

wm\ fFTTWfeT:
II

^% ^T5IRT%Ff JTFT
I

Il

^TF^J

sFT ^RFT gH^^I'T^kJ^Hrli

113

Il

HI*W

fSRTFTT STTFFT

flTOTf HF'>MI*H
II
II

IHIMHNHH

%T ^-Fnft^ >Tyt
^T

|H|IHhHK

rJ*\i'<\M q-

HHlhHh
FNTft^
JIMIri
^T5T:

^TT^TPTT

WW^f:
i

Il

II

jvm^jm T^^TTnrt
^FTFT
fa^TT *
7

Tj|pmHI

^ bMIHH
I

II

Il

^ *Tl^ *tiW& ^ Of^fR T%TPT ^ tf&ST ^ ftfsH


STO
fH^I<lTOf^T^ HFTFT
^T

II

^11

PNHH

jt^wct HFnj *t?wft ^frf n

HHWM^IHlfefEFT ^T
crTFPFFT

FR5T ^

^kTTJFFT

FPTT

II

vii

Nlg^NK^ ^ Hk^llHkMIHH ^Ui*UlNilHH grfMR HHUIH 4IHHMIHHH ^T il^MM ^Ffct


UIH^NH
HHUIH
^UT ^FT^FT
I

II

*o

||

II

W
II

Il

^ ^PT

tWMNH^

^T

WPH

^FHI^HM^f TWV: 7m
I

^
1

Il

^r 5TcfHHNN wf^tu n^TT ^


1
1

cP-t

^MfrUH:

WT ?WnTFT ^
^j

Hl/NW FRlsf ^3^JT ^ntFRTII^II


^^Rra^trr ire ^^rtft
vi

ffit

i i

sm ^r ire T^rnrr
r

jjtft fftt

=UUIH*IMJM- H^N"I HHIilH


MHe[lrMI^H

HWt oriHHyT^ra^
?T^T

1 1

^IMHHHH
H
i

gm^rFFTT?JT

NHr4

*fft

^infmff

u \s n
I

irti
TT7T:

?TW^f olHIHIHTOT^ y*^NH ^R Tp'^mj R%^

IHv

II

{\HWW
^fpT^R ^T Ffe RFI4SR
qfcfrTTf^TTt
f nlfoft
l

q-Rftq^R %^T nmiri3c| ^pr


%cf
FTTTTTFT

limoli
I

^ F^pt

^H ^T H^IHHM^H
f^FTt
II

Il

^11
I

{IMU^. ^TfFft

^RHH frl^l

4ll4H^jHi|HHH^>^T

^R

Il

WN^rf^RFTR HHNI4IN 7R {MHMM %T ^TTTTPT ^ <SR limi


I

Fpnw ^h[m^i
wiu^h" h Ih imi

?tRmhhi

srrfof
^t
ii

^t? rfiN

*8 n
i

^whiBi^ %^r Renili


SRlPT^iTR^R"
?T^FT
q^Tlf

H^r#TTt

HHWpOT

FRT

II

*M

||

R^T WT MMN^IHFrT fWT


II

cfRJ^R H^I^IMhJjT
JT'-T^t H"^TTTf FF?TT
I

Il

gnycHHcJIN
^N^PdlHH
FTJR

%^ HUIMMIHH

rPTT limoli
I

^ FFT5TFT HHHH 1^1 VIHUU HH<H ft?T H^: Ny>R M^ll


f

^R

^fN H FFR ^-HlWM^f

^TOTFT ^ ^THMHM'4" FFTT

II

Il

infilili

(WM

NHIi/

^ ^

HH MI fa

rfif

f^HIMUIIH^^

tjujchl("|t^ui FFTT

limoli

WMNI4I 7FR >T7FR tHUIH


{IHlPf*l^<M fcf^dfUsfef

II

VMI
i

^ifr^ffmt

^r

H^MTint hhnih
sPT
^r

{MHM
mFTFTW
iHNIri

^JFqfrf {T^TTTFT
crfirmif

FMT

Il

Il

^rr^t

yiFf

^ *TFT m%57FTFT ^-JFFT


fT^TFT ^firf ?TW 'fRFr:
?T
I

Il

^
Il

Il

yiH|MW

^PWFFFTTnrt
^FT

&uyw

4HsTh

II

^HH HlrllMI H^HHJ T^T S|sf ^Hi-JlHHI: HTFf HtHMW feHsFf HVUI fenTfeT ^TT ^FT JT#T ?FT ^f
I

JTrT:

TH l^^rfrFr fl rW M NNH5T

^
I

\\%h\\

^rf FI^

SFW MMIINIHH*

^^rr

^T ^FFTT NH^HI&M o
^TT

^t^ft ^ftrr r^ft


I

II

tv

NUM^clMlchlFR o

yH{9MMI*lnf*MHUUHr

II

*
I

Il

%^H>fu| ^T5T ^HNllll^i


I

hMM

H H
I

^ 2T *TT% jfFFT 5TOM<H

II

V!

Il

m N-rlMrlHH
FRT sUT^FT: qifT
NI cHlfa.fr

R^pfrfNrllHH:

>Tf*PWt *R:

Il

II

Mi

FT^Tlfr

fST^WjiillMHI

ji)fH^iNH

wm\ fftrn^n^mr u ^ n
I

H FTt R^PTraPT 3T*rtfaWMMfcl:


3cTT%^

FM TO*T CTMMIcWrl:

felrTT

II

Il

JJ^TF

HM'iH MIN^III^IFR

II

Il

qf^-

jtrT ?r

T^t yHIUII^M^Mri

II

99

II

sTTfFTPT:

WlHMrh yirjyiFmt^t U

**M II

SJ3

cfj | cTl

4F^fT?T^TFPFIH%

4^I)| l^rPllrfiT Jffi

*|cd<H^RT

II

&k
I

II

^ij^.i

!J

FTT

3T?TT

H^NIHNHtIH:
II

HHiMNtllHIH ^T^T {TW-II^M


crrfjci^t ?rt Fn^ri

Bto

II

fH Fra f^ror?

epj jnRTW

^5T FRT f gRT^rfrFT


w{^ ^ hhmh

II

Bt: Il

^hmThi imfir

li

*H n

infoili'
ij^NH^IIrTl HH*rTl\^.NUM
^,!)fM^I ^IsN^I Sf^TT
I

*h

T^T^T

IH o
I

II

I MI^l Il
'

^TF^ NHIk,HH^TkrTl
I

N^lJ-M^IH'^ UN U
sRTFJFFTT

M forl

irn
'

II

FRT ^T^f T'^t

T^F^T

MBHif^*jRiuir

#t^ 5|^i[^h

iimmi
I

rlMI^H^H
JR-ri:
rft

!XIFT:

H^l^l ^ti^lHi:

imm^ q^TTRT R^ffPT:


T^ Hf^rrra^PTlW

ll'^
I

Il

^Tf^TfT HHrlklirfffTTTt ^c|lNl!H


^PTFTTTt
1 1

^Tv

H.8

H^LNrli FRT ^T^FfTTTTTt


TO7JV>J >HfrH
I

^ftm:

FTT*

FTTMfT 3TOTT
I

II

MM

II

FTXMHMHkH
37TTrfgvfrFI7T FT3"

TO TORI:
JTO^
FTT

^"m4i
F^rf

II

'I

Mi

?^T HNMi *MHl' mFR^T

SI^T >T7RFT: MMillH*-* ^TTFT R^?[

II

Ma

II

OTH ftffFT TfT %T HHM^shH IIWl


fa^rlHN
^TFFT HH-talfacl
I

^fr^TT^TfcriTT

Wf H^IHI fyflHM'l
^?T#
Il

^Rlfr^mPfT FT^TT
i.

tf

II

cp^tf^FFlFpfl

HMHMHHMH
^ ^TT N\HQ^
FTT

II

^o

II

Hpfl -4lPM>
^cT
cv

m>IHHH
"
v.

HT^FTRT
J

*i>H<JT

Il

&
Il

Il

o
gf^T:

FTR?Tf

^f

^fW[^MN*HH

#
II

Il

7cf ycflH^

^T^f *#TPT: !TFT7%f


I

^
11

Il

^sFgfTH^MIHIJ *cf|H IH l'inori

^ihhh
^P-T^TT

Fn^r chdN^^fnrntr u
TTfTf

h%

HHWy*MilWrTt

WWJ TTm
*hm7^

*fa cIMNMrM ifR^T


I

II

^M

II

H^rMHWMIHIH gt/^W+lRfa:
FTjf^t ^JTFFFT^

^THT JIHSHlRrTl

II

II

tonni ^iHHvHiiiHPrlr
'

!)|^Mk1KHIH-

4 ^ H^lftfli

^
1

11

qfcm^TTFit ftMt sujvniRh {IHH^IH ^T W F^Frly IIIH^H ^"


(l

yifam

7\

*m^ FRTrH^Uri

H^FT
;

srrf ?ihimii erro TTFrfwFnfrfa

rTIMillHWH^Il

J^^iiquTl

II

so
I

\\

<?Zm

fTWTT FTT^PTT fsRTrh ^F\?TH: flcffN

3cTR FT^Tnt

WFT?:
I
:

Il

Il

^WH Ih^H
I

^J MHHMTT^ ^H

Mrmmt HHiilNHFT^W ^ U
II

ch^MH^I WTH'-l'NHI^I si

H^NcjIrrHlK.t.ri aillWrl: ll^ll

FFT^T

FTT

{IM^HU^lRrlI^

*Ji|HH +lall"^

Myi*H

SR^H^lFirHrMWl

II

^11

FffnTJFrf:

Il

IV.

yi'^MH

{FTPT GllfTHIhhHiNHfq":
II 1

^77 Wf RST MM^H'i^H qfef ^t P^JIH^HI^JMHrlH ^"Wpf: HWH iHH^Iff ^J^T


MNMIHIH
M^HIUioU*5|chH HlftHHM
FTT

II

Il

% TOR HdHM' MMHKMIH


I

H+^MM
^T^FT
II '3 II

II

Il

^tc|I^NI<Ti HkNDfl flTF^T

SRf <T3TFRFpT Fcrf


frTT
FJ

FcFFFR

FT^T:

Sftjrff (IWIHl

HlrHH:
1

^o[T5f^ OT5T

^fiRST mT^TFffT:
r
|

^UHlM^I FTJ^T ^'NM ^ ^FWJ<


?T

27

!?TtTFTri^TPT

qtPT MU^rfqFT

II

Il

r^ >fnTT=T ^r ora ?%rf^r fj^ft

^WfWFTt ^r &Fm ^ vtw\:


^FP-JRfTR ^
3FTNFf
r r

n o

II

fp&m

HelrHH:
:

Il

II

gP^^IHH'R^HI^HHlRrl

R ^RTCWfl 7TTRT TToR 5R

II

Il

infilili
4!IK+llKsH>i

tv

VWi MM^JIfM

^ft
I

dr

i l

^FR %^T ^TTm NM.HI


TfTHTTTT

,M*M

^ AfFT /TfHTFaH
^T
I
:

il

\\

Il

IMUuMUM
ilH
l

%3 TTstT ^U^H

rM^"H ire chiMrHHI^ =PTR

ll'f-

Il

?OTMT ^ ^Ulft^J
HTTTTFHt
(\z\w\kti

T^FTT

II

\
I

Il

^^

IH IH UH:
-

R^ZT^T:
ii

mrm ^wn hh<HH


gTTTrrf

18

ii

fcjiMrH" %^r
t^tjt

T^^T^vT

^ qwffrprm: ^sept ^ft ^t cfii/i^N ^t pr^r %^rf ^ktpt ^


Il

ii

nn

WRf gTOW T4^: fl^^p: U


c|M^IUI
^TfTT
^T

Il

J#JIHrqfrl: ^fNTTFFTT

^T7^%^ fellH^'H

m*\:

il

\e

II

hthumh>ih5q| fcimmfa^ ^fftt u vai

^H^NH^IH^I
r|li^NI4J

HUohWH^W RMHHNHH^T ^TTPFT


I

II

\$

II

W^HkMIHST SE^ITOol ^

^ ^IH-F
I

^F? mfr^PT ^ Hr^FT

II

so

||

Jl^FTT:

WF&tt qW3":

qTT^TFFT
FFra:
i

Il

^
Il

Il

r^iii4WjrM ^nfffeiFr

Ni>|H^ ^

THrf^frTFT qrfT^TFR

Il

^
I

4J^imNHM*J IMP4HIMI^J ^H ^FT M^k^T^klHHI ^T ^FT ^


II

Il

rrfjH

^T ^TrrV

#PH

*r^TFR:
II

^HT ^M^FT SpTFF^T <fFFTT $

II

mFnfFit

^t

*^m

hMi&:

hh^h
I

q^jf^tpTT -NH'iki

^TO ^ limi
^TFFfT

HHUIH^I ?FF*T

dlH^-H

slH^MHI HhhMT

fr^MM^M
i

II

-^

Il

?pmrr%m sraFn >ttfift ^t


Prenci
i

foni

sft^

fefe

1 1

**

^wra^r ^Ff:^: HwnFrt ^r? ^^ft

ii

^u

infilili

cj

H^Jl 1% ^Frn' ^TcF?T q^TFR:


I

Il

$o

II

SFP qf feTPT F1^TOI*IU.sHU;W

M^IM^H^i
=HUMIU JFWX

J| birillo! gftPlFT

U^ll

HtHUII^HH^I
^T

Il

^11

m^":
I

H$rflH
:

Ffe ^ %tt
^T

H^I TOi^
JT^FTTWT

HFT^T

%TsR
I

II

^
Il

Il

*TFTTff

H^kN ^R
II

H^Jdl'WTTHlfeM^HI ^TFT
<=IIM+H

V^
I

VVXWA

T^fT *T^WT
i

4 VX *\<\
I

^M

fa fa -f'X
I

^T
11

HyrlUHH

%T ?JTfF TH^.I^N

^11

JP^T

3fTtF7T cTFTT

*T7H^T ^T#T

II

Va

II

^TFf

%T 7FF*T f^T ^f^RWTT CFTKR" ^ pFT ^37T: qf^TFR


sIMMMW

II

^ll
I

^IcMlfr oTFfTcFT ^PFfT:

i^

Idilli ^T

^T*T ^FFT

H*j'fcH

II

"3^

Il

&
41^+1^
tri

{\HW\\

%^r H7rFT

mh^m

lio

W?TTH3%sra DI^HI H^lrHH:

Il

&\
I

Il

^mt fo#TT^ptfTOVJ *
I

U 2 H fsirf

WTFT: H^^FH
sfrfTTT

?rfr:

fcik.Mf

^R ^Tr'lH ^
II

Il

HI*HcMltTT
37T7T

^T

5TW|r|IFT

sfr^Hf
^TFT:

%^ W>

H l=hl^ ^TTH:
Fjrf
||
I

H^U
II

Tt

^^ 3 4II^UM=hHfrl
^r

^FTT

HfcMI{lU* ^TFTUT^t

sfrtttwtt

h^rfi wfnf
HH<l^rl
:

N^I^KH
^TTTTt

%5T

^^T

11

II

^FT

WTH^IrrMI^lfq"

i>|lrc|H
II

ST^IWJlfH^H ^ ^SR
^rflTrlll
|

BUI
I

^ HHCTTfn" *t^:
:

mtFTT
II

H^.Ukl
icrcjHHI

Sfifrf

v& MJhi^HsR
37FF"

Bo

II

^ H^:

^ T^R:

^TR MsMdkl sOTTtN

^R

sRFTRR^m

TWTT^T ^

^TTFf

II

B?

Il

il

Idilli
JT^TTTT
I

K
II

RT^T

HHWM
^T

**"Jiy^

^f:
f^TPT

S^H^MI M^'-^w'H

<W

'lo

||

mt WT ?ri|/N'-T:

H^-m^T yMHl: SJtRW


RTT^n^FrTTft

U*hMH:
I

Il

Mi

II

HHMI ^TPFf %^T ^NMlHH^li^ri

|NHIH

||lrHH:

Il

HS

Il

HlHNrJI ^l|^T||fe|c|HII4*'i IIM>||

HI/MW
I

ort^T HttHMIW

^ JT^Tlt

HHN ^TOT^R HliH^^JN WFT<

Il

H.d

II

^FTTT

^T-fer

Htthuih
^rTf
^T

HHIMN ^^FT ^r miti jnm\ h<^nh


|

ii

mm
I

ii

slM*T

MHl'il

JWH ^
I

sTEiqfSR %^T ^TH-il^J H^lrHH: in

Il

f^TsTPT

?FTTTT fJrTT

%^T sMIshMI
r

cRpiFT ^T: TOT: fTjftnmr Tr^FTT


qvSP-TPT

II

Htt

li

^ olhfcM
F

HlfMMW FTrf
qfyf^R
II

!>m/Vm %T
FT

T37TPTf
FT

Ht

Il

^TUT Finrt

3Tr*lW<*>HM 'FJrf

Hjfinii

^ ijptipt h^Kh ^^it inni

WT\\t

^ H^HlRiI MI* Mi

*1HHIH
||

SR^HOTOT: q^TSl^TFf
=M^H^WHI'rfT TT^fFT H^lrHH:
Il

\o\\

h\

Il

<^H^M
*JUeU

%3T 4=1

MM 37#T

^ ^FIFT 4J>JH^H
^T

37TFF
I

II

\-

Il

^TH^NH'^i

ollH'Tl^TJFR
II

HHHMNH^ ^WFTT^f FRT


?FT:jTNHNy Hl^l^lFRoT
^T

\%

Il

II

M*

II

gTOFTTPTT'^^r cllH'^fmnf
WHI'il (FT^FTTST HtHIIH

^ STT^Ff aNUMI'-HMM ^I^UM^T ?T nhn3=i wrik hhmh ^r ??qpr u ^


I

II

\\

Il

f^N"

UTFT

pTFT ^TTTT TZ TJFFT:


f^TPT

PTPT

37r

HtHMIW ^

TOFT:
I

Il

Il

5TO HvHIHiy ftr^T

W^ 7m
li

h^ ^h
i

fnt ^rra
(FIFT
c|

^fr ^i^imh
Melili
^T

Mmi

UHM

^T

m^\

infarini

IU^tT

^f%^IT FT^I^iHH

qsfn%3R

^T

ti

Il

cTH|Hl| ^T^TFFlt

TiNT ^fFF'pTT f^f^^JT ^TH

TOH
Il

HiM&clM MrlMI*JH:Tf?FJ

ff5?^TT

^
&8

Il

Hl^Hi ^

Slrtif

^M^MT^
II

^T

II

II

Wf\ 17 ^^TTFT ^TUT *J^|H&H ^HHrMclH TO ^UWUfel SFT


a ll
I

II

HHI^Hl R7PT ^SFT

W^TTFH
^T

f^R

TR^WN

H^KvfHHSf

II

^M
00

q%D#cT H^MI

^TTPT

RWrW
5TH

qTjfTri"%^%^{T^nTTM:T7

Il

II

$f

|HH^W

|NNH I^FFn

f^FT: q^T^FT^

slM^lfe

TFjfnf
I

II

os

Il

5R^R xT g^TT: SJTOWFT Fm


M

i>

^ Fi <=M FETit

<fri

l5 gf ^sfct

II

o$

||

CFf^R ^

?ffFIW {Mll|H

^ HFR"
FTCT
I

IUo||

JIW (T^Fn^t ^ HHltfH

f^nnt m?m rf%psrwrar ?MWkM'--raTSr 5F5TFI ^ ^TCSOT


^r^n^TTT

II

^
Il

Il

^ cRTt% ^n^r:

^Tmut'.
I

Il

^ IfTFT HFFR ^ ^TFT: HlrfH^ICFf %^T H^-I^kfe ^


HHMI
Trf^f ^T: yr*llilHHHc|

M^H

ll^ll
I

sllH^rMH^S^

^ftPT: FT^

^ffl*T:

Il

Il

^wf^fr^r h#t t^rft ^t


^FFT: M}y#l (TWTT

ii

no n

^TFHT
^

U*t||
I

5N rl3c| H IH IMI TFn^FT F^cT t

^FTT ^FT %T J^R J\mW* ^

Il

Il

infami
IwffejFf
?T

**

JT^TRf

hH^M

II

II

^i>iW=iM*wjr pfer

^ FFrr^r

qFFI*<'4M IH l*T e-JHIH


*TSr

^TWT%
Il

Il

HN
Il

mf^HK-HT

^m^T: FT^HvHiH:

*T^FTT

^TT^R ^HTT ^feTTTTFpT:


H'fel

yI

m ^ m^U ^"
^FFTFT /T^ff

TRt STFT

^mt FF^j JTFT T?TFFr mmu wz mrn ^ ^ttht ^rmR


^rrf^TrT^S^
fcfhhMi;
5?T:
FPTT:

II

^
II

Il

HHiJ'<Kyll:
-

Il

$8

^%

^T
F[

qX 1% q

^mt^TW q ^ ^T p^TTUFTH Fff


?TPTt

II

II

?T^
*TST

JFH n^RT^::

WTOf:
Il

rRff f5IilHMH%IMIHIFr {T^T:

POI
I

OTTI ^f

{m SFTT H-HMMIH

T^PTT:

TOT *R ^FmT s^HI<e fMW ^


Il

Il

gWTfHi^Hl ^FT ^fRTFf


7?rfe qj^t

^RTT^T

=T:

wn f%qfi?r-^nfT >t%t n ^ n
^r

?htr

>ra

qf^r yrrt

fMwit

Hu

**

(IH

W ni
Il

ilUI^NcH^nH
?TPTNH^I
HTTT^TT
^FfTTT

i|ilMIMlimTrTTTT:

oo

||

H^I|I^T

fcpfw
II

FTFRRPT

STJ^

T^lrHHI
T^fr
I

\o\

Il

WZ

^TRFT

H?1^:

HH^H ^

R^%FTf^TT

%^ HM<M*FT FT^TT

lUot
I

||

?RTrf%^WFTHIiUH

H^lrHH:

cttoth h^hni^i

#rraiwf ^

y^Hi^i^ui %or

^m h^-m^-r

iuo^ii

g^TTsT^TTTT^TT M^l^ll^H?

Il

\oo

II

^INM^mR ^T SlT^Fwfe ^

H^WW

^il^r T4#T |MU|H

Il

1/4

II

infilili
dif+tHNyiH

5*

^M'-WVA^'JF

^j^ ^^*HIH
HiTN^^ui
OF-T3T

mWt TFT^FT ^
^SFT

limoli
I

H'Imi ^M^UV'7

-=|H^I"I ^T TtFr:
II

ilcT SFfFFraTST

W
I

Il

5fFH*H|Wl

7TWFT HHd^H:
II

om|^|L|^^I \d(W\^rA''Wm
H|kl*R7TrT5r ^Tirl+IM^^^rRT

U*

Il

HMHIilMHl^J ^R^T yT?%

?TTT

im^rT^RTiiTrT ^it^r ^hhhi


i~+IM^U]i

ii

n& n
II

^ H^yM^M^I

JTT^tFTT^ta ^TTT^5rT7TT IH VI
sfitti

iHH<W
frf^TlU

FpnfTEFRT 'T^T

{MU1H

mMH^'-T^FTT
i^TrTcT-T

II

\U H
ii

HHHIN

^^STBT

^^

JT^t^rA^r T^rrra^r ^trft:

ii

w
I I

jimH ^ ^II^JIH
^
I

>Tc$R

|MUIW
I

*T

H^N'
I

R fe SR^Tt H^lrHHl:
(I*HW

rm

HtHH

H ^fe MHNI

do

{\HWW
y.IshcllcWFTsr^t

HlrM^SR %^T

limoli

*n7^TF*R %^ {Nkl ^TFFIT inprFlt

Il

f^fe

JFTTTT

^T%:

%pt ^ T^TTT

TtfT^r

HTW^Ff

II

\r-

II

Z~FT

TZft

TOT M^IU^fHH

FFT

II

\^

Il

OTTll^ll
fim^r

iHM*4M

^TFT TrT?"

II

^M
I

II

^Mil|^|H|j f^FTrq": H^IAH

f^ffTTnf^^j

hfwt ^NuiHi ^
Il

li

mFTFTT
>TF?Ff

fwfe ^WH" ^ HHNIH:


mFTM (N%nr H^lrHHI
^rora^r

%5T

gf7?7TT7m%^diHyi

II

m W ^

II

II

II

illumini

*\

Nrl

H^ ^UlFr farj^sfrm ^
I

Il

V,

||

lg

hM FT HCTWfPTTt yklsfMH
{rr^ut *fRrn
TT^mT^rt rfer
i

II

f
*

Il

y^rprt ftf^HTJRr
>4tA|^ |^,
li

%cf TT^TPT ^T^TFFT: (in-

Il

^H?TiTTt

sr

F^nt

TO^TR

^T

^TFR

f^^TTTTT

H^kHHt
r

II

\%%

Il

HK^IIH S^RPT

JTTfTTt

^R ^SR
I

II

V3&

Il

WRTm^r^^T 5FTFT ^T *RT^R


^m^vsr ?frj erth jtoft
^t

ii

ni

'T^M'xkM ^ H7FFT R^TPR:

gm^TFF^ HIM<>PTraR
I

^RT

1 1

\$

^H k-W MsW ^MHH^M 14 U * IrR


crirrH

FNT fTFTmRST HtHR *T^TPRT

mhhh

ft^fcarra

^FOTF^RHrM fri li ^=|


Hc<i |HI
l

W r ^^r I^H^M ^
II
i

II

II

Il

^IWR SRR B^TtR:

wwffft

wwa **iPRHWr

i
;

in v

**

{\HW\
^T

4IWWHNHT jftHMc|H|Hc|
cHrHtM oll^lH

II

v3o

II

NH NI

Jp&&\
I

Il

^1

Il

^HIHHU^iy
jpm*\
sr

3T^IT: qyHI|rl:

ffpfr

^ft

"Tprf^r: n

*H|clHH:

^TTfn":

HVJN

\^ u HvHUIW ^
Il

g^T %^T 'f^TTTlt Mulini


H^IU^HilHH S^TOTf^

HfclrHH

^
I

Il

^pf^TT
Hlri{

^FTR^m: ^tut
^fFT: fP^HTT
sflfTTT

H>rf^4

ii

\%& u

^rfr:

kkM ^TC

^OH

HI^H^HIMM FHcTR^

UTrTTFT ^T

II

\&\

Il

Tf":

yl*IH^I?PTT: ^TrFJvrfFpT HUH*sJ*TT


Il

mw ^ZWWft% fsTFfe ^TFnTT:


hh^mh^hi^jmhnhVm
^H.F'ilHHI^ H^TFPMq^
I

Il

Il

\fa>\\

iMMH ^PT f^Sf frf sa||rrHI*HI


s??rfsfri

^PT

T^fmr

*?:

hhi^ft;

q%^r JT^W *ffKFT

HOT

II

\S

Il

^TETPf ^IHIMUI

iJI

fallii iH5hHU|*l

8B

^TFFTT:

yUM^lHMi

{HIIHHrMsl*Tt

II

H^t 'JIWHI^JM

^HN'UIHIH
I

^
||

II

Il

FTT^ ^Mrl IH N H^4 IMHM M

MH*IHITh*J* ^HVHrMqcil^ri

(l

TOFTT

^TPT HT^T: FTTTFTT sFFTTT

H^R
II
"*

Rfe": H^rlTy rT^M^Hp^HM


SPTTSTT JTTH

II

rN IH blil^l Hl+N^rll
II

*FFH HI-N^H| qjcT qfTHTHFn

Il

wttt

sfrwr fenTTfr

-NH^iH^uPTFrT n
i

$ n

gfPMiM^I HNHInfH^I'^l
iTTPFrr

{whwm

^ih>im" hjhi

ii

ii

influii
HHNi ^M iqrrr hihi^imhttht H^IMNri r JJTT i'TTR^TWTT
'ii
i

Bm

'H

irfjFW^n^l JTFTFTMHHMrlI
^o|
|

^rm

'

MrU 7T?TT

^TPT:

H<T

II

li

Fltqff

MHMHIH

OT TWFF3"
I I

II

<=

Il

^UHrflMMt *JcWrtW|l4UI
I

HMIM-H M^H' JTFll^l^ilHIIMHi


!>lr|y fa

II

r
>

Il

U 4 I4r| IHf^rrasFnTTTTT

c^rM^H'Wi 5THFTHHHI$H
^rlIMrH^Jcl f^RRT^T SWTt
flHKIMH'JlfoST ^N^IkTT^ff^lt
r
gTT ^IHHc'
l

II

II

II

\o

II

*c^ ^HfUI'llll^H

II

Vi

II

ill^l^m W^

srfHfcMiHcl

fw ^
Il
I

Il

H^NIHKM^

ilHlXM

HTTFlt

MHM^FTH^MIH^^IH|Mr

\\\%\\

HHU^feHi ^TMMHHMrli

II

\B

II

ilNf^llHyJT^t ^R^JhIh^H

Jj^lllcfluiHi T^T: >kI^hiRh

II

\M

II

Hr4rHc|fWMIM FTFT fcfcsMMrli

^PTR^FT^ff <Fj:^HMHlRrl
^l?INH*HH ^IIHrlUjHHkHi
yqH Mfcf Jp-I4

II

\%

Il

^M

hic|

lHH

1 1

V*

IRTI

TOM^Jlfa

RTJpfUMrflfac!

Il

^
^

||

yjjMljHMH {IW ^I^H


^Il|c|Ri[u|c|^PdHI

HT

II

Il

W?^-

HrMrl'il^lPcIH^
:

q^ffchr^ mTh fMrl IH fa IRoll

TIR:

Il

iUMilui
vi.

bg

yit

FTWIHMMM ^KltffarlH:

fofcpff Hqlrk ll:

fl^TRq^T:
'T^TT

ir
I

Il

^l+HIIHH^4l

WJrTt 9^!

q^F*rrlTl JttfwFJ ZTWrt

fWT:

Il

Il

o|H^IH

NHHIH^I H IHHFT HMrlP^M


'

TOHi?^
fFTT

5T^^c|HM'4h:

Il

II

illivid fFTf^T tf^TRt

^yHHI
Il

^W

RTH

^T TST^fm:
I

II

?FT HFTTfW-TJT N^JHH'^i>Mrir


'JIMrlWrT qfT TT
FT

ST^HMIH^MH

IIM

II

^fWHs^l
rr

TTFT

TOI^I'^JrlHI-l

1 1

T:||rrqpHM: ^flRT^Trl ?T5T

TT

^H":
Il

ST^l'yJIHKHH^: Jt&H
^r s?

r^ 3v5R

0)1
i

8R^fs *Ri<im1^i*h1 ?r st't ^ft ^t

rrt

=r ^r

JTp^n

^t *T

^stm

^r ^f^t^t:

ii

JTTH^IrHI *T fqWR"
?T

qyW^IM*:
RT^^r:
Il

'

tTH'H^H l'j=f Wft

g^TT ^fFFFTST ^J\ STFTFRT %*T:


HI* Hs HI
JTFFFTrfT

Il

\o
I

II

HIHHI ^TTfa^Fn

F^T tfTf^TT Hltf<j^T


JTFf?>rW^
*T

^ jfTfR' W
Il
I

Il

HI^JIHl^H'^'{^
^TFpjpf
^f

RT^IW^ufNrfT

^TTO^:

I !

V*

hihiV'whVmi
^^^rff^fr^-?TFTt

f^fr Hi^^e**i^5
sR":
Il

H^ffTf^m

\VU
I

M<=hHHKH^IHH

fS iT3 felFFI'.
tffFPT^FT
^fTFT

t|*IWHHV<m f^Trrm
^T

1 1

\%

RTT^TO HIHrNIH ^
^rcpnT

^^ft ^":
ii

h" gjrart ^r

^iw^fr ^mhh
?T

im

ii

:TFT^T3
7[

H"

^RTrTT HIHiK-T

^TsT:

^feWHT^fFT: ^HlrNHWWM M i|H| MH


Jii^t^r:
lv
| I :

IH Mi

g Tl

Jfe

lH^MNNi H^H^MNIHH:
l

Il

Va

II

HIH

rH^l

H /T

^T

^TT

^T

f^TT
-

^T

^IHH=
Il

^P^IHl^TPTf RT^fT^T HIH^IHHl: H H^ fnSr ^fferT JTFpi h ^imhi


'

Vi

Il

57?

J^T ^IM^INl

RTfqr

{IsWWfhHIH

mi

II

3JFFT TIMI'jMH^I TTT:


illiflrlj^f
=T

Tr^MUII:

k
Il

-o
I

II

PI^PTW t%W?: ^sPTf^rT


Il

qwk^JIN TO TTW'^Fw":
*TPT3<T

*\
I

Il

^crH^I*Hiy^r qTFTrTT
ERTT

J$
||
I

'^HHHHI TT^R^TT ^tf


fl^Sfr
I

tt

||

^HlHUI*r< J-JM JT^TF^TR^FRt


jpT qjT
TT H^N'^T

RFP^T
I

II

^
-3
1

Il

*^m\ VUI^I N

-MM l'/s IM'4

H^Hcflfe^WT 'Wr ^TT^fm:


^iqcTHs)3c| ^|?^MrlM'4T
I

1 1

F^tjfjTTTfnH: 5^"<c/JH^t%rT:
'J^|--sM*H I^FR^H^Hil |-=w
:

Il

^M

II

^WHJH1hI
qjT

cTFFITf^

^T

fSf:
I

Il

Il

H<H^4i,*Ji*[i|H^5T
fTT

FF7FTT

^R: ^Tnfr

FT$ IH

tlI'ikHkJ

K^RrTW ^
Il

Il

^TT

HIMrflHI

^T^ITTITTFT

TT qft

TO

{rsTRFT 7fT

^TPTT

JW ^
Il

Il

FTT

^FRTtfY ^HlyHII^Ht

^HHNkMrfHHrlHt
FT

*hUlH<

H^iH^HMH

11

||

^Fm (\H\m

incut

{iswufni ^tft

W:

H7T:

Il

infoili;
VII.

iftvi -a\h\^

m^Ui\\
illMtaH

in n

m^Jkkrt.l^ Rr'T
yfesKMI
i|J>ll*l
s^i

yTTT:

Il

<

Il

fasi*?:

TTRTM

^yHIW
-H37T

WJM^ fJHrMW^HI

II

$
I

Il

h -hi faH'N?n

mf^n nhhRmi:
Il

HlrHri:
FTsT:

HNR.HI (Mpf$U c hl^U|i


P
i~
r~

B
I

II

?HHHM :3TTTT: TFFTTWTWTTTT:


MprlH-H^ flPJMH^MMIl:

SFpTT

Il H. Il

HMIHMk^i PhPdH *%^ VcT q^$ ^

N*iNri e|(N^uu

ih -=^ki ffM f^rfert


|

MHMUhmsIl: H^T HH^R:


*lMHy^il
rpr -"fa
^T

M^IW^I ^H'JUil^

Il^ll
I

STClffa ^fift '.U^lkkl:

ikV-JU^I

SlT

i>MU^J^HIi|R": unii
1

mirisi klfasTkTT: Mr]VllHlfarlT:

*kMU^I

WRT RF* MUM^lIkkli

II

II

^
HMM^tIN
:

(\HWW
'^M^H'Il^l:
\o
I

Il

II

'4yHf<U|IN^l: qrfFFFT: ft^T:

4|Nc||^^rll iJHINI ^T^JTT^Fn: n v*

Il

H^^HIfM^HHWr^NUII:
F^JTfrrcr crfJMIrlI

Il

V
I

Il

HIHiNilUllk^rll:
Il

qTTTSq fc'JMl H'^r^lUIMW': si si \ A O si


,

Il

3nffF?T3"HlVllH:

^^H
FT:

^fFTTH:
:

^mft^jt 3T
JT

JTZ

^ FTF^fT HiyhM*
q^liwfe
^RmIHH
I I

Il

\8

II

1Y: chhJ^JIHlH
JV$

tr^HIHK^J
^TFT

II

Vili

H<SH=IIHklVJ

My^lMH ^

^rrPTftsrBT^TFr
^JTFT:

jt?tt

^rpfr ^fer: u
I

Un

7MMIHFT NW^H-I^MH
HI

=ft%*HH liliali

H^f

g*f

roTt^:

vji|^H ?TP

m^FT *fllvr=ll+: ST^pTT^T:

Il

\<o II

HHMWH%IKH fof%7

^if^ini
r*~T -n

H*

HsriHViMMR^IIH7 -^

H^

Il

2TqW ^HM"!

STTI^lUi iWIHciUMI ^TFT


HTFT: FR:
Il

MS

Vili.
r

gFTMH'vJHIHH ninfei**:
FTFT

*fT:
I

Il

1l

farWH

gf^jF#f H#^H:

gRTWTt

TR fP3TT W3T ^nf-TT:


H":

^R: H^^T^T
rNMcfl^
SfSRFTC
^TsTT

^TH^rl*lRPt:
I

Il

$11

g^T TMnrin

H%^T criw,W^M

JT17T

II

II

^rt H4HHI gWt^I^FI^IrTI nr^ wrt FTTonT imi >Fmj irm FRr^nf m^\^ ^TTcTFT yi4c|H ^7T >TTW FTJ'Tt T% RcT g^inn^" n ^

\\

^-

o
11

?I^r5T^

HFT ^JlrlHH J^T H^^JIH

Il

eoo
^RT
Usllklrl

v
II

4.N-HH^ FFTTOTt

Il

rlHII^M

s^FI HfspyTH H^IHH:


HN^dfrl

t^% aftf %T RtRtT^

II

Vii

infilili

^H
I

H4UHW
=Fjfrf

FTfet

^M:
r[

FRf^FFffFT

^y^HMIIW fa^t ^ ^iRclH


37F^

II

\
I

Il

CrllH^
?I^T

*Tt*TW<

UHNcJH
:

!TFTrT

fmr HM'uFrl HMH

IIW
I

Il

FTFT cdiHshHklsfl HWTJFTFRT^tttt

ilHN^sH'^ ^TFT g^^riw


?RFfSIT
FTTT ?7sTT

II

"^
I

Il

FRT qiy^NFT:

STSTR 5IIHHI
^TcFT:

NyHHN^yHlshMJ

II

II

MHcH

% HWHkMI^H:
^ Hi/IHM
HH<'^lrMp^T:
I

^FTTHt <lrJHpH ^TT


FT

in.8||

HHWNMMM

mTTJZ^gFf
41

TTsRH^WWHMM
I

II

VI

||

HM

FJ

H^lsl ^UJ^-HM: FFT


qFTt STFTt

HM^IW

f^RT g?RTf^rT:

Il

II

HtllHH^: f5T

tT ^TsTT

RrfMl

W#f %
FT

ST^I i^HrjFTFr EPp

1 1

\b

II

R3F7

*5|Tf

jmj

'T^T

HlfillH^H

rklHIHRHHI^M Ukiy^H
'M\\^r\
\ ^rrfq"

fet
fcrspt

II

^
I

Il

sMUjMM
tst

HMM^JM=hir^^R

w=r yfriyrHM

min

Ht
?T<T

(IHWMI
FRT

^TT

^TsTT

hPH'IHtN

c|ttM!h
11

WWJ cRTFTJTHI^^HM: g?f ^ {HfT cR: ^fh ^T ^T ^qH


FT

*o

II

^r

jt^t ?nmrrT

3% ^mPh
ft

ft

^t

ii

^u
i

cj^iPd f^raf^rr
im<*jih cpj
ft

hhTnni-i^wh:

^ =r ^ ^ft HWTrfFr ii^u


TOmVfFSPT
FpT
I

FTFff^

^^T

faflrM

II

^
5$

%fqTfrRfa^ lfa{MMUIr*T:

Fmrf^FJTT^fgFR F^t ^ft farNMHIrl


cJN'>j[H
FTFT
FTFT:

II

||

FTFTT^WHI (fj ^TTH:

^UMHI5 ^F^pTFT erta


l^TRT'THHkcIrli

Il

*M
I

II

H (TsTT f^fe^FTT FTR SRTFTTFr


II

^Rnt jf^FIT HrfT

^
I

Il

^crFIT*TFrsllHMI H^^l[ri q^TFFTT:

HHMKW (T^Rfcm^:
^mt ^TOTTfq
FT

Mrll^clkl

li

^
I

li

g^Rf^fnffrTPT

TWFTfFT H^Hdl #T#FTra(TOFT

11-^11

fHr^H l^l'a^THfFr%

#5Jrf ^RT

#7^ WMMrlWHI

rffFT

H *pf

II

*t

II

iUf^l'l'
JTTWPT: HIrl*N

FM *T $rMlW<l

U$(h\\ H^TTsTT HH^'l H^W.II: limoli

FTFT tlUMIrHH:
fpf:

^mVmmWiH ^
^HI^MIl}u|:
-

IU1.
I

Il

pfhl^W
e.

*yt|H'vJ^4-W ^H"5"I t^*

"J'il^rli ll'S-

Il

ZTTTT |IHIM"I

illl^hlU.s

^J^NIMI
Il

tiH-oMlcW ?TFT

?^T: fR:

H*

(IHW"I

IX.

T?:

HH'dMMMHqwr

m^m wvAjfhrf'iAmw
3TFTT My'JNI
:fiUJi*j#l
f

hrpt;

ii

<

ii

^HHlfa: -4UMMr|:
kT:
I

11-11

cH^frNW'+wH
*T J7T7TTTTT

Wtimi

MMMIMI

g^FT ^ IU
I

II

KMMy [hHt\-U N-HTq^TfnH":

FfPTf^rR^TFT^ ZTOHIHWrli ^RlFf

II

II

JjfNilUH^nH^ JT^r^TTm:
i'JNsIl:

*HIHI^

TSFFT qfi Hp^Hl:


STHsTFT
I

Il

II

yt^,^IH FU ^lIMMrj

^ FIW
iTMPT:

FTFTJTsTT

MHc(M teMUMH

hR.hIk

FRT FFT

$rHMMI IUII
I

thH^-H^ fFTFRT

\ ^^TT: JTTHM^IfrWI
r

3^fa JTpfTFTT FT

TTpfe:

Il

^11

iniqui
HHH^ IH^TT
,

JTTfa: ^TTFIT

^%

iJFT:

Il

II

^TTyH^JIHrlI vi

^VW 7RT FTT fesR


Hf.lHH:

^FT
Il
'

Hlid/ FRT
FIFT

FFST^HW

II

HdtfHlRfo

UVVMW

#TFT:

T^llUi^HMIkill ^H^HHrlNrll:

Il

\\

Il

^TTfeT
F17T:

FJ

rPJNHI^HkKFPFf

ff^FT FTFfPjq^lFf^ ^T:

il

i~

Il

fzTZ HshUHIHIHI.'

shUHNN4H^I

*-A^IN

JTFn^T:

^TZ7^: MrMMrT:
UMrK'jrgrlFT
^T
I

Il

V3

Il

H^N^HHi:

^iHfelH

^RpW^T ^TlT^^FFr:

ine n
I

OT

FTT:

HJcFrM: g*TT

^ferFTT:
^T
II

-r^flNH^i: ^f^TTR^TFT
JFMcTHii^yi-4 !7JfTJTm

Vi

II

H^T

fERFRJ ^TWT: HttH^^TO


TT^Tt FTRa'FT:
I?fPT%

Il

Vs
I

Il

HMrH
;

^T

HNlfcWH HM'I
^FTffcMHI>lM

WST WTfcjFT:
TFFT:
I

Il

\&

Il

=MJM^W
**T

tt:

^rm

HHHMI

^i^-hi: M Vi

II

^o

^T ^H-J ^H
l

H^H^Hl:

Il

U
I

II

R^rt.lHWHIrl HHH^I5T^ #T: gFT:


JT

FR sFTOHFT ^^McTlHMIhNT:
3T
CT77TT

Il

-o
I

II

^Tpfr

n^T q^l^kNIIHH:

^ 7j\u\mw^
FTW

sllHshir^HW^I

II

^
II

Il

MIHH 2TH sP[: ^TO^I jftFJ T'JTH N UM sl<e*i^ Wri*i mi ^ftHH^TTHHMtM ^N^Hl:
FT
I I i
:

^
Il

Il

Il

5$

^cfpsr
sTTrt

f^FT

^7W ^Fnw^r TO ^'


SPJt

Il

Il

3T cFTH^IHHslHNv=( *V

%Tgq<m\ ^?T*IHlMIHr|: fm:

Il

VUI

M
f%

fj3pimi* JTTT *T^ff: efiiwft


I

^
sjtt II
I

Il

Il

HHK.H<H: J^ 3OTJ Ziri fT: ^t *HyHNIr|IW(N-HI W^FT II

^i feFTt 5RR

f^t JJilHrJH^

*JMH vNJp|*IWI*

^I^HH^HIMH:

Il

V>

Il

flf^cM ^IT
:

FIFri"

n^N .slNri

||*>Hl

53W

gsff

ri

risi* ESISTA

^:
f

gR":
I

Il

^o

II

tlNIMIHH^T^T

^I^HH^H^T ^

^FT^^rTt^^fFFn: Tf^Tf|Fn: ^"i STlWrfejT JTW^ R5Tt ^=


I

II**

Il

i^SH H^T-JJ

rTT

^T^T

Z"t

cR:

Il

Il

MHMNHslH M
I

^"^r H^FT

JypT

11^

Il

w^m M^wi;^?m^W^ t^m


rfrar^FT^ rTT^r^UMHlfHld g^FT
I

^t

ii

&

ii

Tf^T^mt %=t ^FT^TT


rrf^pTfsft

Rtfcl
I

Il

Vi

II

R 7%lSf%:

SMMHH ^qrfUcRH^lilPdH

VO

*RFT

fT^TRtrT Hl*hi^l

g^frFTR

^mn^ij fef^iFr <i>hi^m sjMiwmt


ilHIM RrlMTin TT ihHMIMI'J HT^T
l

1
1

$T:

Tjfr

^T

^il^-flH fr^T
r

^f^TT

J'J^rT

il

Il

$*

{\hww
FI#FTTPT: {ft ^m^TFT
^T
I

gfFT^T

FT^TFTTFT FTHt

Fq^TF!

^TMrlW ^ Hit
SF7''IFtTrT:
I

II

^T^T^I *R: 3W
F^FTTWJT

FTF:

fk*T:
I

^TFT ^Tqf^i

f^i

^ ri

Il

So
I

II

FTTH sfrFTrTTF%^

3OTT^:

FFTFFJ37:
II

rTFFR

*FTFTT ^T

HSFMJI^H
!

B\

Il

iMIsUIIH HiNlH..*!

^p^tr

^f rt

^jr

^^
?3T

^ H%^R
FTgFFj#r

n 8^

11

N-H IH NNH^FFSR^r
?T

rTH ^if

II

^
I

Il

^tDf rTTT^TRt itf >T#r

^TOT
I

sfTwsr^^g^f%fat%n^Fi
^cf^fii:

"l'^ll

^n^nFT

Stf^TR farli" rRT

HiN^ ^^TFn^TFfT: spFf^RT:


H^HUwftn tf%r^rJW
qf^TF#IT Ht
^T
I

Il

&i

II

JTTWTFI^r FT^T:

Il

^
II

Il

JIMM
sfitsfrT

H$HI{rfnT

HHklIH 3#m#

.VI

I* rHMHft^f^!

Il

Bo

5r^^k7TcTFr g^rr

^pj^nF^r

T^m FR ^TTT FPTFfTHIi>kllM%

Il

fa

||

fc

gcJH^I iF7T5J^

HHiyiH

^T

*UW
I

Il

% U

3TW TsFTH+IH^!'! fT sPUR" ^


^TTTTTFFf^lHIsWIH q^^TFI

II

Ho
I

II

HHIsl^lWI
FTT5I

^1^7% ^TTv^TqT:
FRT

?tN

^TrT rlHIMH" ^hlWIrHd


I

II

Mi

II

yH^HM-=IH ^T^T 3^pF?I t


^ftimHHq P^T TOIHI*HFT
Fl^-

SRTT
I

II 'l-

Il

^IH^I^Jmt qRTHWIHUIH
FTFTT ?Tii| |H

'iprl^ yf

HHHK.f

Il

HS H

ilHHN

*TffT ^5fi

rITR MM*-li:

5jFrmFr

^rm FrfF^iwr ftft:

iih&ii

S^cTT FRT ^"clHHI

^ ^qn:
gr^n^r

^FT

HHUH

^M HT(TrfVrNH FRT
T
i

'>IHHN FPT T^T ^^rf^rrT^FT: IIHMl

wyMw^iHi=i^
?T

^TFPR^

EfFT

?T? 3TP7WT

^R^HT^

HW4

^RTFT

HHIrJH ^rf ^nr^TT:

IIMt:||

{\Hwn

^VlHIsIN Wt \ JTPJ sTTf^T:


$tiNH^,i

^ t^^ttw^x
O

II

^o_ll

FRTPTWT st^f STFTT


<T\
r.

W\ H%H

Il

M
Il

II

C.7T

7^WFFT H &ffsT^ ViN^MMI


H^JH^i
ritti

II

^
I

NI TFTTFTT

*T^rfrT

4AMMWt f ^TTFTT

HWkMHIH^R:
I

Il

fc

Il

^^if^T

r^FTT f^TT H IH fai SRi

^IsHIMcTiiTT
crT^rcnTTFr

^NFTT^Tmt
t^tt
^T

II

\8
i

II

f%t jt%

^mi-

Ur^-IMM

^ mTHT

^T ?M
Il

II

\\\\

HTrT^^H^H ^it Hi^nrf^

^
II

Il

H^I^I^HH4PTJIT5R UHI<^H

'

vm %|TO HHHIH^ ^TH ^


^T
^TFT FRT

||

^TT

*TT>TT

*HHHM?TT
-

TTFTt

STFR

*R*TT ^TT

^fenq ^

Il

||

^f FT

*NUrl FT^

FR ^IIM^MH:

=H'^4^ H^lrkll: STFFFTT

^ >TTW
II

II

Il

^T^T:

TO

\k

{JHW'U

HHrJHI^rt: Wf^T^Ff
r^rrf^Tsft

WT

II

>

Il

jm hmmm

h^immi;

^mT ^^W JTFT #TRHrMM|l5hH:


FTW HHII^IsR HM^ifH R^TrW
cfFTT
I

Il

>

^TFT H^MUII

STFFfT

^F^ HM^lrl
I

Il

Il

=rj^HT
*r

^HMHH

HH4KI HN'vJpl

TmFf ^rpt yiyMMlH

^jftt; 11811

snFit sot^ft *fftt

jttsm^Rim uh
I

ii

^TT

^JTpTt sn^r

y$HI *^"llrH*:
fT:

Wf F[t FRT ^F?Tt i).IMIHl44W


yjrlij^d ^T FTt

Il

Mi

^^Tt

*T ^T?IT

fWTscjJ:

^qj TTFTTFr qTFT:


^>^{tTi

hrl9HH^IrHHI
FT

II

o||

TU hHIH'/JJ^W y 41 HI fa

qTTOf:

^^

cfpfT

v&W HFTT HferfFT

II

t:||

infami

ijsm uttenuf ^ F^rro

^t

^"T^rr

H *MH
r
l

^T

q rf ^IHHNM^II^INIH

Il

lo

II

amini

HN'-'JM ^^TTTT JIHHHdH:

si

^ ^"^mfT ^P/TFT^pn^FT
FRTfWT >T7T^FT ^T HMHHMH
*T ET

im
I

II

rjypiviljH HHHr|Hl4H
JT^TT

f^ilUi^Hri

c^KNIrHHT W^
I

Il

'^

Il

^frT '^TT ^17^":


cjfi
l

tJHMW g^TTWt

KjjWIHHrH^ cHHHdcTlcN) \&


s*

Il

gr^T
clJB.iy'l

^WF^ ^FR^m
^ r\^M FIWT
^TsTT

ff

yrt|4'#JH

II

Vi

II

m ^g^nFT ^ftf^T
HH-^cHHIH

yyHHHH:
II

FTnf aMIHH'-MshH

\Ml
I

MM^jf ^IMH

iTFTFT: H^lP^rl:
Il

^FT:JTsRR ^^Tm fel^rR:


Fff^FftPT

^||
rFT:
I

MMMM ^TFT
l

(TsTT

HIHhlV

HU ^.O" PTt
I

N^l i^ffFr: meli

WT1 ^TFTT fl'vJHHiH^HH


FTFT

Il

II

jm ^T^t

IMMIIrliy^UIH

gw yHswi riwmnT-giTTOT u *p
*T

ii

^C Hrt-HH-I #Fra"
FTFT

Mi

W*M*f ^?t
STPFTT FTcf HFTT

^FFT^fTFT

II

A
I

II

3TT

>RT Mi>IN?T
II

R^f
FmfFT

=T3TT ^TTFT ^TFT


(TsTT

1% H^i'UFT

%k
I

II

Hf^ JT^FT FTFT TOFT:


'

H \m l{T ^^I^J^TgiTFT sffarf


ipsqppm ^fer ^T%^T^rFft

Il

V?

Il

^^T^OT= WT^^WTT^TSf
?Fft %vTH4HN rH

II

^11

^ffftr

'WT [pPfiFTPT STFFTr fefRTrRsfT *M HT^ FT ^5TfT sH^^W^ FFTT ?*:


1 1
l

STpTf

rj

H^jy IM

pif PslH rIH

ll^ll
I

gST^FTPH

FTTcFT^r
JT^TT

TOFTFpT$T%

HIHHIHHT

5TFFTT >TFPTT FT^


I

Il

*o

Il

^N^MZJF'W rkl^HHHrly HFPTT HHHHM JTqfFT OWT

II

*E

Il

h r<^iui

kx

?r^r gt

Jrg

mi ^mv &m

^n

r\:

sfrw Jrar
JT^TT

^ww

mihhih
II

TWIT R" TT
FT

mWF\>

^fcHHHI

FFFflFf

^
I

Il

^kPIIHHIfT
Il

FT^TT

^shMMIsW TT RWPTFT:

^
FFT

Il

FTTT:

MHehr

{TsTT F^PI?"

N^l
II

^cfrNHHKH
FFTT

n^pr ferfa

$8
I

II

ggf^t m7T JT {IslMHUM

^ FFTnWTT s^HHHH=MHI
r\HW4 F^jt
^"^njq"

II^M
I

II

rjqiHHrl:

tHMIH=llrHM
5RTiqr$RTfq

*FT NUHHI?^":

lUMl
I

?7Z\ !)|HIH4li|H

^^1M*M W >T3T r^HIHHHI

II

$o

I!

!30

^FT^FT:

II

^T%nnt
XI.

*\

clH-HHHM
*T

tfftf

^TT

*TJ *FTT

^t IH
I

II

^J^HHrM

yflNHIH'^ ^

^TFTTt cl^MIHIH

^T *fHkhhU"IM
^TfaPTFPT

II

Il

FrmFr

^ T llsIU^shl

WT^ig ^q?T
^f

FPTTTFTMslHIM^kj
qiT
f

II

Il

HNkl'^klM ^TFpT
|

HH kN

WU4 rf kMkl

^^

TFrf^r fsTFT

II

II

FIrfT

{mT^f^ JfFFTPTFT:
rrg-^T

tt^ft

WHHM % FjH
^KhKIIM'v

H^FPTOT:

IIM

II

MIHkl%^%

HP^HIH
II

^Wl'yJN^lcr 5[^TjqTpTFT
JT^T^fr

\\\
|

^kMd^Jlfa *HNU|:

^HMkJ
*T

M^kHH

HFfPT^TFPT
I

II

^11

Jkl^HH 5RT HH-MVrclUrlH^I

HkNIHH

^HHkM ^I^I^IH H^H

o&

hmumih^nhRihi j^u

<^uvw\<<\

zf

winiVi ^ft HTriiiH^^Tiri


^jgiTT
*T

inoli
I

^TfFJT

HFTHH m4'dH
^TFT:

R^f ^TW^R ^M^FT %


FF^T M^fa^llH

Il

Il

^TO HIH4H
J\i HI Ulti
l

:ffatHMHM

wri ^ttt frtht unii


I

5g3J^g
ftft:

^TFT? HcFT:

Fmwr ftsf^ ril^NW^MH ^frrWUH^i: tftFTT: OTJI rf *$ ^UM^IillH HHHHUk q^T: \& fPT^T: ffm^Rt ^ FpTra MH^irli
I

II

\$

II

Il

Il

MWIIH FFFf

'Al IH

F HH IH

f -J

(H>JrH H VI
I

II

Jin^TMHHMrlJ
FTH:

?TFT FT

HH(^

mFTt^H^nsTT ^H^ftMlMH IH Mi

HH-HyHrri'S^H^cTlHRMHHHkM

*FTT

q WFT f^ *H NH^FTfefrarTt
NH^rli
II

II

Il

HHHlfa Ferrara: qTTP-^TTqt

FIT^ra qj

rfft

M^HN#Frt

II

3n%nTrr
AWm\-~A f^FTT VWf^l MNMIHrll:
l I

^
-o

JTT^T^crT^rt TsTT ^TTUT^JT H^lhHrlT

II

||

^c||^kM 7T ^Ir'^NUIH ^T % t% Hil'^rM^j TsT^TT 5T<^MHI:


?T

Il

^
I

Il

F#

FJ

FTPT qsTFI ft^frfq-

1W
Il

H'iMWHfayH

*FT

'TsT:

^TFZTFr

"
I

Il

FM HHW'iiTl^ 5T5T&:

HMMMrl

F|%R^H^HIsl HMH|:

yHi|/$I FT
I

11^

Il

'T^tfWTTTT ^3hH4HIIHH
FFTT feTTFT

^ktMHIHrAI sfFPTfl

^
I

Il

Il

iJMyH IfrclFSraiT

^ PW7WTTJR
^TTTWT:
I

FOT

fslH^'4

JTFTJ FT

TlNHWHHNI^J

M^IM:qt FTFT:

IIVUI

^hl<^|: T?f:

Il

su.
CR:
CTTTT

qTFT

F[ TTTT:

W?TfK*TcFr

?rfw^r ^rfe ^
*J Zefiri

*wn vfm?i
UHctlfeTqTTi^q-i

^
I

ri

[TfFf

^m

^T: H*shMH &ff '-WIMHHfarl: si

Il

Il

H^F^f^r: \<t^

jj^t nTfr *ft


r:

imi
3

5#fFT

^ *T ^IklH^cTir^lHrlH

Il

II

FnfN dcf,slM

H^R IsTWT

FTfeTFT

II

II

^Rlfrl^T f^TFT^T oR^FU: i^R^TT STFT

II

$ Il

FTfft^cf1^,1^1^:

q^TRfJ^^yrlki
i

l|o(|

*wm hhI^-h h^ttt ^iihhih ^f ^ ^HT^t sff -JI^Mrl fferFT


5q^Fft f^Flt
:

IU
I

II

^ ^TsTT c^.i]U||feFTT:
WFTt
STFTST: ?RTT:

sll^UiINH^I^M

Il

II

infami

VI

FT?TT

TRT^" %^T ^FT^T ^f^TTsT^

II

V.

Il

ETTTTT

?T?n qsTT

tfT^TFT geppcTT

1 1

1 -

MrfchHg 'fr

^JT:

q^TT: frll^NHMUT
7^TT

II

Vi

11

HHi nfa NN>I|

m\ R^f HNR.r
o

TOi^ *T T%f%rT TWFIH


^FTT
I

m8
Vi
11

Il

FFT: q^f fFTTJT^T


*TCTrfr
FTFT:

^MVjM^HspT

II

FR W77FTT ^

FfrrarT'-ir^lWrl

gqWTWl 3%Wt
'

cTT^Ff^fpT

UH

II

d ^l
l

HH

^rf^TT^T

%FTR

?J5nR R^JST:

Il

\o

II

HHHMM

Hr$rM flc^ljj

HI-MH
II

mfeTTP-TTH

5T7 ?R#T ^hlsh^t

'^

Il

FPTR'7 ^RTTTf

TO

gHrfrt IH V

II

1$ W^Wi sTFTT
fptt *i!>fiypi

FFTT

^TOT 5rfFT^

fi^i

*tff

Fm^im
I

II

*o

II

^TFT ^ifa ^1 FPTFF7


FraT+*M(lslH

MyfWH
Il

3f

l4^*MlPf*

^r

( Il

^7

|lsltf<fcHI

FFpf

HIH^kN

H^rf FTCT f^f


g5nt^cJH*li[[
OT^TTST

HIHMI^ gHF^FT
I

II

Il

HMHcl HH kN

^^mt^tTT: J^T?"^ ^

'-Jlftfal:

Il

V*

Il

5TT^TTTnPTT H**J4J

hJiHIHM RT f^j

irf^feHW^^^ft ^TFT:
FTTH^IIHM

yfcf^i:

Il

Il

% f%TCT H 1^1 IH H^I^MJ

oM libiti q^TFFra"

pwR ^^T
^IslillHHIri
i

F^m ^ TOFRT SWTT


^^^\
7^' *hiPh^t:
ft^t

II

-\

Il

wm *m\ hhihh h^imh:


^mvw 'l^r

II

*o||
I

WW\ kM^TFT FT MIsWIH^MJrllH


FTFT:

OTTT fsTWFFTFT

FT^^TisMlrl

II

\z

\\

7[\r%\*\\

i^nr^f fa fa 6 f+H fari

^ft n ^

ii

^if^hiui

to

FTFr:%RT^I|H^MIrll T^TBTFT:

limoli

FTFTT

cTfe": FpTTT

^MH^cflFT
'lk\r\\l 7\

II

Il

i'JWIHI ^Tfo?rm

4MH*rM ITFRM

fTmf^FFfFIT:
M^NrjJPTFf
FFF*T

m WT^

||^
I

(|

FT^J^:

*%! HHII^H:

^Mcfl^T ^:

WWf[:

Il

%%

Il

%FTt
$pT
FFT

c|^HI-H ^?U

UWAP1 ^m
I

^ (l^ll
I

f^^3r ^-fpr ^ihimh:


^TClWprr:

^f

fesllHM:
FI^T
II

WPJ y^H

^friFntftt

VI

II

T^ST:?Ff:

Il

or:

XIII.

STO ^RTTTT f^TT


qi^cfT StR*

HTT OTO 7\jm

MslHIH^^JFT
:

II

'>

Il

^UJS^f |rw Isf*

WHHHI

WSm H^IMsl
EMiJ RghH
l I

jNfrIH

T^R:
I

Il

Il

%^tt f^-RT FTFIFT ^TI^TTi


M M^jTH^Mkl
I

^ ch^l^lRlMHH:
H ^^l^mr\:
I

IU

II

^cRTR ^
HIH K'-I^FT
TTTTT

H^TlHH
FFTt

^T^f

!T^T
Il

II

&II

fi^IWi
F sfifj FT

WT f%JT
g^fat
H

^IcT-TFR

II

t F lM^N

frffr^| H^iy^UHNrl:

Il

Il

^rfem
F17FR

sri^iuiiH^i

mi njm^m
I

<

qfl SCTI^fn

HHI^lPloIlftH:

Il

Il

HINsJHUIrltrH HU> IH I^N fer:


HHli^HlflHWscIT RT^TTt TOFT

^T ^T

II

c|l

enarrai

^rTfa rrz fttr r^r '^i^RlV^mH WI#JH RH'^TFT ^T

II

II

illf^lMi

0^

H^MlyH^.m tifivi ^ mz\>

fesllrMVsWIHIR FT^RJWT ^IH$H inoli

FTTW WW\

^TFT >T#T

^T^TTTT

^TT

II

<U
|

II

HMM
orHpTFT
*s

?T^T Ntnrt

^F^f^PT %cf

%
II
I

q^Hrlkli

fflHIHi 5TTrjM

^HtMH
s

^ ^
\8

Il

^ J^t^W

TFFTt

^^rllHH
:

^AM\>v\\rVA^A o>m>W HH-HH


Hcf^lHiJilll^JR"

Il

Il

I^FTWyJrll:
cd--s1HM

f^#r T^T% ^TT


?J^T FTT? SPFT ST^T

^IM'4I

II

II

^T

PTm ^I4H44

FT

rJFTT

Ht

5T:

ilWjfFT% felT:
I

Il

VI

II

{T?TKKHUIr|IM?l <^WH^ F^tfFTT:

>pI^T
FTrT:

^TTTFTT

^TF17

q% feTFT%
^rjcjkkl

m^Wtt

II

Ull

^^WT
I

3T?:: FpTTfcFTT

^T: cn[F^Mto:

Il

^
"

Il

=wws*!#i<^Ti 'rir:

u>mm*hhWh:
5TsfiT#R

m^yJ

^W

Fra"

ffJrWH
I

r "
'

vJll^pFpfl":

fe^H-MI^H'Wl^rl:

#TTft sf^.yN

^RRT^T Ml*H n V
I

II

TIO

sfrf

mmmh

fftttt 37Tr%TiT

^nf^t 1.1^11

3f^HI^JWc|i ^TT:
FTT^T Ter
f

qj %^T: Mlp^m *&

qMWIMWUHIl:
icJl^r

q^ ^
Il
I

Il

M >IIH*HM3* cj^HM^:

6MIW FR

q^%5T^TTFt:

Il

^11

flH-Hcjrl

FT^ J>MM*jM*hrMH:

Il

*8

Il

N^IWI frWT ^f T5TFTPT:


41'^NMl: ?rf

qfFTT ^7T:
Il

7^ ^rHl'-JH^Tf^FTT:

-H

II

ilh^lRrllW cfmt^T:

fS#: T^T^FFF[
Il

HBlrl^JHcjlpft dl^U'isHfFTPT:

mi

T^TsT

Hft ^: *^3fief|fcH:
ri^T:

Il

^
I

Il

Mfatll^JMcM fRT ^IHi4Vl37H>T:

^T^r: frOTfq
Uf^rllHW

3TTa^fT:

Il

^
:

Il

^MM IMI 3f|^T ?^TT


m/M^IMMT
II

sFT^T: ^TFRJT

*V

II

HMIH^^MI^M ^TOT

Htll5T.rTl

II

^o

||

^RT^ft^rfe HHlMT:
r

H*lrqHl:

M^Tt f^FT

FR gPT^

ni

WH

fT: ll^ll
I

%%%& r^^m 01fNr%%Khl* #7RTT rf ^t FR ^ft^FT ^f^TTf


H^I*M^=H
STspfaferfT
r

II

Il

^ JT^HI^NW
%^T FFn^PT wfadrll
!^TT

II

&
I

Il

TsPTf -iJyiH* =hU>MI N^^'IHMI

rH^HH M'^cJl: chlVMWIWH

felT:
I

ll^ll

Wty$W>
feum

Ml^-H FITIWT:
RP-I^T

^te^T

c|ljlH%IPT

fW

II

$M
I

II

=#J*Mlk=|rllHiI
FTFTTST

^NNI^H^FT
g^.HMI
I

^frfR^f

OT q^PPHII^
<TTcf%

Il

cTTFTt

MHMN
FTFT

^JFT

^TFT *MJHIR f^PTRWT:

\\%o\\

Frm^%^5Fn7fT(mT^rratFnr: ii^ii
^flrnTt

OTT

^#

ST^TH

FTT"

*[HUI FTvTrTt

RTtFTt

fat =HcMIsfrlt

II

^^

Il

^
rnm SFirCf
3T%
fj

\\H\m
^mui
s^tttt

T^f

^ FTTpfRT 6MMIMI FTRRFTT

II

80

wmi chPTmi
^T
37TT:

ttstt

h^hih

^t

N'iii
I!

SFf i|HH*1MlM

f^UMWMWsffl":
^rTsfrrf
1

8t

il

HcImFh f^TFT

&fp?*T:

M^NHiH^dHiH^I MMI^HM
EPJ!
I

II

8^

Il

sIMMM srfWPl NIH^IM ^

^M^M
s^i|<y

^T FT^T T ^TsTT

5f*pfcp

Il

88
l

II

^Wrcit afrPT^im H'JlrlHHHI

feri":
II

FR ^PT KqwfrT^ FT^T


(TsTT

8M
I

II

rlHd^'^HHI
2-^TFT
=EF[7:

^T^n felR

F1WT

^T

FT

^M'J|M ^IHMshHM TTsTFT HH^^Vn II^H:


I

II

8^

Il

^WIHNHM
TFTN

'-HMMJIH -JH^I'^W

II

8to

II

TFTT'TTT 41114*1(14

ilW-WH*H
11

^TFT

srt^T!

^IK^IH*
XIV.

m'Alai
rrj
FFT:

JTsTR gq^TWPTFTrT

Fr-^rt

w^tft g^kt ^n^rr imi


^IHHH^M
I

OTf *HHp*
f^HM'TT

FTFT ^TTfr

fsWIUi=htfH

W
I
I

II

Il

FR^T: ^RFTT:
HlilUfa^ld"
5T^TT

ITO gf%TH: FT^


FFTTJTFTT:

3<=Ff

imi

FjJW:

WUMH^I

HI{W"I: T4:

^nfTHW-IHiy^rlHi
7T5^r H7FIFT

^T'TTflT: llll
I

<^IH^ qif FT^cTRT HK&HIWTT


fn^TlH^UNrl
:

5PJ: ||M
:

II

WPT H^Nsl

{IslMH H^.IHH

7TZ HT5TTf^TT^k||i|r|kl

^vT^MNrl
:

II

Mi

m
\

^TsTT

^TT5T: gsnsff r|H-=IW4

'^mWh^R H^FT: M^lk=FT: ^11 2TC ^ ^^chiH|j-55n T^T: Sfirf TT77TFT: o o o


Il

vi

FI^FT

q^.HHI nmt ^Fp^ZT ^TPT^ H" ^: McTlHWKf^ $rlNM:


II "C 11

H^UP4

^TTf: '-HI^H^JM^Hl:

Il

II

hihh'kft rt f%r

jm

MiTwri
I

uiou

UI'-HM qyiT *IHHrN<ZJT

^TOT:

^H^I-Hr^rll^cTTfFR: Msh^UHl:

Il

11

II

3^T Hl=h*HU si Ninfa 4 ^T: STJ: MI'-dHM ^f d^Ul ^Tt fW


:

Il

V?
I

Il

srHr^fr
FrfR/Tt
^RT ^TFT

^nr (T^m ?rm {Mw:


^fN^fftr Fim^FTR
cftTFT

ii

u
\8

ii

^tp-ih
^rft
1

TH

H3T^T

^T
I

II

II

^HcWttI
*TMMtI^
ST
FT

1!|

IHcIfcJtvf rftf?r

^FTFT:

?m HefaH

HfelH%

Il

Vili
I

^RRTfrT

H*MH fof^FFl^MHliw
FT
:

^^q^T^TRg^ ^R^nr
iMMri:

11 Al

TTIW cli^kH ^ffo ^T FT3f HMH4H ^ HMI'jfrl *TT^T:


I

11^
i

Il

% fr ^ fFTsirr ^mr: HlfafalH ^ &H FFfrr^FT W*JH


HifascfniH

111*11
I

q^^cIMIMiehl

FTftrlC'WfiH:

illfefhlUi

*H

7m ft^tott w^m ^ft^


~.s*k

ZTTFT

MslINrlI
N|^r|

^r^TT ^T^^H^^TFT
I

limoli

^TPT

HH ^rTTFTT T^R:
r
:

FR^f^F^ MrH|MH4^T| wm\ hihh sfrai FiirFjffi ^ ffj^tt


Il

Jft Il

W^m

T[ FT^T^fT

HM'JM HMcfcViVl
SlSTi

II

Il

FTFTTFT ST

HkNHM o

qTTt *4ferFT
I

rn ^TT f^FT ^T^t siglili


"^TT: i/.ltftyWItff

HH<hV

II

^
I

Il

#fFTT:

FOTT^R
II
I

HfHsW"_ MUfrMIJIl^MI^F^i
s^TOTl
3

^3

II

T^TFTT

^IrlH^NIHcKJM:

iJ^M

FT FTFT

^TT f^W^JM:

Ff^T

IUMJ

?JTrfMIHKT HI=hMIHlHfcl

'^T^T

qT^#^tlWIHMl:
C\
x

^\
xi

^fr

HcTT^TFT

Il

^
Il

2TFT FIFT
^TsTT

^T: 5pT J^I^ftt


5TPT

9^

U
I

^TT^t

FITT^R FPT^FT
FT

FPT:
Il

?^PfITO tfsIFfnFT:

^TOT:

Il

^fidteft 3jnTHFfr HrM^|{|

?&F\:

ilHMMMM^ FMt FTFT ^MHWI^

Il

Il

z\

m\m\
^TT^rpr^m
HMbll^FTTTT:
limoli
CRT:
I

^rpifef FT4s?T ^T
?T

H^ftH^I^T:

tMHb

Rf

TWT {MU|ld*{MU||rjJI ^
FIwfdH^fH
$Ml ^j
I

Il

*TRTf FRHI^IN
STrfr

f% ^RTFFf

qT^t

U^U=hH
I

il

Il

^ (Hthmcih

^T^f

fftt^t^huXh
Il

FRFT crf^t^PT 9F^ STNHH^:


FTFfT^FT q^ft FTZT

Vi
I

II

^7 ^m^TR 3(T
FT
*^ o o HkIMIH II

SRFT
FlrTt

FTWFTt ^TFRT C\
{ricuc
FTFT

^11

HI*M TR^TIrT
sTT%
Il

^n^FTFlR JRT HMMrli


FT

^
Il

||

T% "^riTO^-5 HM iffRTra" *TFT^T

c^McMMtI
H^t ^RT^R

3TCH ^IflP-Fr:

^11
I

>T$T^T $J^I<l ip^"

d^R,^ ^<jMK*

^TTTfr H**hU5&:

||

Il

intuii
^FTT

TjO

Ny^HNM y^cW

f^fr

^T

II

80

II

TTT: FfTT

^T HI*H 5hUbM

FT

^f
Il

II

B\

Il

ilcisUrl

ls^TFr^^T^FT^TH^T:

d^

Il

cj^fft^n^fei

Hf4HIHH H^rlH^FT

II

II

^^0":

erf:

Il

zz

{\HWW
XV.

^fTTT
fq?Tt

HJT^^M^HI*HHf$rl:
FTrft

--s, r-

(MMIHIH

^TT^ ^t IH

II

FILTRI

MslHMW 4M+Kriy4

t>^H

isina

f^ ^i^i*wy*!it
I

'

tl^HiMHMH HMi^PlfHHH
gHH^MIH'-W ^iW("I^MH

II

^cdqNHH ^fit

TT^fT

qwH^ fet
I

II

Il

FT^groi

to

*TFFTKMHr
5T

UH MH
I

fafe Rt

^rFPWIH fer
erra

II

II

^rt

^t w

^fri"

^m asr^ %

^ ^jm^ f^fft ii^ m\ imi


Tsff

qwfFlt

Hli^MHHH

WF% 71

infilili

WxJS^-eR:

wn yisiNrM
I

^l'-iPn:
I

Il

lo

II

(Tt^T^nf^nt ^TT ^Tt^T


cftrTCH^

h^ |M

H^TlHHfH^^

Il 1**

Il

HM^ H
I

?T^TTTT

^THrr^l^ jHH^H

gfFPI^T

^ FTt ^TsTT TCRTIT PimJ^T .11 V*

Il

HTl^T feFFTT^
FFT5JcffT FI?t >FT:

*^

lllfl

H % 7FX
*fi
I

MWWrMW^I
i

II

\^ U

f^FT ?r jt^ft ed ifel h

*nftwn
II

F[

H^.I

^H

CTFnt ^dPlRTrl

.8

Il

gq^ spfeffar. gmldH


F{pq^f yiM^H OtFT
cjl^[HHc

^faq-

II

Vi
I

II

^TFKMH'dH:
tffrFJFT
Ff:
Il

sftHW^:

II

FnrfrT^jFf

m
:

^tt rT^N^nn n io u

RHt ^TT^ 31^1 H^H^c|HHrt UVMI


oj^cf

q^HUH: ETC hMHcIPOT:

FfN^JT xfamz

^FTrf^^kllU

II

STCT^f^ff
^FpiTJi

Wr^fS" FT R^riTO
<ft frt

Il

II

fen $pt gpraft


[)!'<>

ft^

^M

FFTgTW^^H[Hr

il^^M

HIH^IN MH^d

^WT:

Il

^
I

Il

fcpt

^ttt ukiqii^ri grr

HWH|RhHHMH?IH:

mm m^ur^mt *t>tr
FTT: FT

ii

^u

^TT

fTO FTT:

f^P?:

HHM MilUqHH %FRT

II

*8

II

^TT^f {IHWUI ?TTf^nTJT TI^Hr^MHFT

g^UT:

FRT:

Il

infami
XVI.
FFnrr^r ^rfr ft^ft ^t^fr" h^ih

3F7W H^lrHH:
{IsImSm'T
rT^T

HHs|J*j: H'iplrll:

^rlNlH^TJFTTTFTT:

Il

Il

FT^Tf rlkkjslkj
TrfFPT^FT *FFTT

T^FR SFWT
TTsTT

>I^M'<l

IU

II

FZ^jrZ MMhhlH JT^T H^sIlfOT:


rfFJT^^TTFT *TZ
^'<

SQWrf

'ZTZF *TT

fot

Wt % fam
HHIH
ET

gli

^^T: M4W
^TT
I

II

Mll
I

F=rf^FT y^TT

*cMI ^RFF^TT
II

sHMMH
f^

P^fr

^Hlkt^raH
EFSFpPf

Il

7TOT

g^q-;

^fr^frt

clHHN^NH mi TT^T ^TM:


iklUIrlf^TFT

Il

II

^T?fet f^TC"

#T:

smTTsrrfa

^jw'^ii

^ttt

?t

sTFFt

ii

c
i

ii

7^

wftsi^tst tftt srar

^t ft

^pn

SRTFT ft

f^TT ^TTFIT: *T^FTT 1^T=

Il

II

HHM<(kllPWH: 4^IUIHHMr|:
HUfe'*HHI

*RT

(IsTT

<^I^M<I

II

Il

yf3id ^ff

sfclF!^^

PsrlHMJI

II

^TFT

|IHIMU illi^hlUi |lsllm! jtft

miTTT: H?f:

Il

illf^lUi

XVII.

FF[:

*MHI
UHM

*T^T Wmj$'< ^'i\^\

ilref

{T5TT%

HI^MNHI #TrTT
Il

cifoli

^T ^fTTrn"

mi Mt^siHH ^

*
I

Il

*TH^r '^rTT 2TPFTT


jftfH":

=h^HNHHH ^

SOT^TMW^MkcIHH
^-FT

^T 11$

II

HTT^T

Fr^ HfU'NHsUM*
OWt c|^c|fJHl
FU

NN^^ ^H^hU JNHI


I

^sfriT^TT^T llll
I

g^T q^HM^NHI
I

HH ^HH^ rhl MlHHN gT5T UH II

W&n HisNiH
=TTf^FTT

H^ft:

^jTsirii

FrrfFFTT aiiHH^ifa Firn

#mr hot;
|
I

uMi

c4-MIH

>T3T

TO" SpTT^RT
felci

FRcT J^qn HFJ


FTFTigft

RWT H

^HTT

II

II

^IW m^m^r^rati

MV^

R^PTTTf STCT^cllHsli gpit II^U

&

ymm
II

HlsMIHl: FT JT^frT frffiFT: Uyjsdis O Cv si


FTrft^PTJF?T

II

TETRTm^":
f'o|rftc|
TTsTT

HfTFTSTFT
II

^FFJsINMMIH

^fm rf

\o

II

jjfalHcH: JJRT

HFT^FPiT
%^H^^Tlr^n

3&:

M^HH^I
g??T

cj^FT

"0. Il

fT^T:
FTFT

TiJvFt

5TFTT

J^T^SFTT

1 1

*llKH4iM

rTT: flcft: rTPFTt

cTI^I^HttIUII:
rTT:
Il

OT: fcR^PRT^IFT
qwsrrfzrsr

flHFfol felPT
sirrft

II

mnsr timt
pTT
FT

fan
II

cR ^Tr[ TOT

>FJ5lrRTTF!fT

\&
I

^f
Nkl
I

qsFfFTFFT

f% TFq
I

fSFTrT:
:

M^ffTTPI^

m^^

HI

i^PT

U
II

[UM^d
tfqTOTTFT

^m

5TFTT

^TTTf

%%FT
FT^H M
I

II

7T5TT FT

^TUT^IW

^r^TTTTR RrT^T: ^PJ TrFpFTr H:


"f unrTT HHPollf?T

^T^H
I

II

^
Il

Il

^J4iyiM
{TsTT

^THfi rT

Hc|rM

FFJ:

^T: l^TT

tf^TT^TT:

Il

iiR^iu

FTTFT

FT^FFT

J^TTET *?*Pm7IsPT

OsTT: limoli

^H^hl ^

^T?TFt

MMNlMHrlW^I
^TsTT

iJ^MH
*iMHH

q^T

f^^FRT

swfrT

II

*\

Il

gfeST gff (HT RT5TTwf>PTf^r:

FR

Tft?H

^^T^TOTR^T:

Il

^
II

Il

^j'y^-ijfq- HslHi

3W sFUnTFRT
FPT
I

HHH I$H1 ^mff ?Fqf ^FT^HlMsff


s^N"
i

Il

MH'^KH' rHIMIrlHIM
;

Ud rli
RTTlrt

FT^FTFT:

XFF&V

dH^^rTFT

II

^
II

Il

FT

fsTW R'4||H

JSR?ft

*R
Il

^Ulrl
rTrTTFf

J^mW FRFT: HU^<:


*!>m! 5P^R

VI

HTT^nTslrMy|*l W>

F=FTfTFf

JTTTT

+UMIHIH ^fW^T
^FPFTT
II

qsTT^f^TJFT JH\ WZ*\

^
Il

Il

qftf^T=T HrhH

'TfsFT: yfcbjj>|

Il

^T ?TFT:jffe ^sMHIH

MfeJIshH

II

Il

FTCT^:

FTjf:

Il

iwR^iui
XVIII.

^o

3OT HdtlN
^TRTcn^T

r*

chIWMIrHH't
RrfiH IsIHtIH

II

Il

m^HT

gwr HOT^r H^TT^t MMIHHI

11*11

?r^n?T

ma ^m jj*n s^mV

um u
I

"73TH HH^MI'fi

f^TT H^IM^II:

^n ^w^ y^H
q^WFT

j^tfr:

ii

Mi

^ TTFT {T^ ^T^I FFL

II

FFTt

^FI^R f^FTPT
FJ

J^TFR:
:

Il

Il

spr

^R

FTFT

feTR ^H^M^TI

7FR HIHHI^ff

^HHMH

B7T II*

Il

fT

f^ ffll^HfrH
I

CTCFTt fsIHrlH:

HHM ^M

RTTff

pTt

^R/^MI moli

%^T: H^lfrl^H
3^f: CTTTFT

(ITO

^Hrl f^rll:

RUHI

Ffr ^FT

<*wNH

tlHsHlrL

Fr

f^T:

H<4Hc|

% ^ HHWHMJ
Il

Il

f^Rrf fflH
FFT

gfTT ^THH^IH

FTWT:
I

Il

X$

Il

i^H^lrHIH

H^F^

FT

^tF^T:

g^TT

FJ

FPTt cT^FT *FFTt

3^1"

^
Il

UHI^HilH^kl: VK'IHIr^JT'-T

VI
i

II

fpnrr^J^r:
srfirrr

^n \*%{\

^hmhi:
11

^gTTWF] (tot

fn^ftfW:

Un
Il

rl^rJI cT^FT FF*t *FTH: dtfrl^Ff

TTWFf

F^ ^HTFTT Hrf??q R(TtW. TJT FJ gPPM^H 3TJF*T ^ 3=T: ^T:


:

\o

II

3dcrkisivii?H f^Frnri^Ft gren

hw
1

W%

FTCF sF1? ^FTTFT

FR

g^FT
Il

FI^TFT ^f

H {miHHclM

feFTFFT:

Il

infami
FFT:

^?t ^TffT: qWW^ iWMH CTTmwt MHMI^T: h4h^


:

limoli
I

Mrri^r

JJ^%f yN^I'^r/^T:

Il

-'MI

srmFir

^fe *tfft: uIh^j ^ ^


1 1

11

FTW: UI-^HM: Ni

*# HHIHI'J
FTT:

(SsfrlH

FFT: JTTFTt g^F-Rr?!

fk?T:

HHH^H
I

II

^
II

Il

h^m-h
TOJT^T

^^T 5jfcf FloT m^

H rf! STFTt HHIMiiT ^ ^fer =qt fa%I*I ^ FI^T T^TT' T^ JR:


I

*8

II

ksrH4IH HHrMIM *TTfH^TCT FRT fet


?Trf%5T?T gTfTFT-ferT

II

*M

II

wfi hh INH

m^^n^TFFT:

Jm^TT^^'fTm:
5R
rpTT
II

II-',

Il

R^TR:

wPTFT: RT[Frsr

*e

||

rFTFT ^ihnui

sm^rcr
STTT^TT:

=M>J^-c|HilH^t jtth
Il

JTJT:

\00

|HWUI
XIX.

fq^T %3"

M'aII* M"

^ R^TFRT
IH
II
I

HcThW^MIHIH
*r ^rrfa

Tq^=JrlHT|Mrr:

FPT?t

hihh^pii q^prrf^t

Md^rlHTlMUI

^NMHH ^tt

II

*
I

Il

ilHI^i ^ ^FTt^WIHU=lXl!t

HlH^KH f^m q|Tf ^FT ^TfRt


cram
HHH
{TsTt
I

11$

II

?TPf CIMIMI ^TcTPTT

SRFT
Il

HSF-f

{TsTT

^T^R ^
I

II

^I^nft

MslfccJHfFT^T

HttHHI qr^t sHTT

^TST >JR |FPT

IIHJI

NHHi)HHHM ^TM

^TTHTfT

^Fl":

Il

Il

mi gfFlFT W+HUI 11^ frT^t HI^MIWH ^SfW[ 3^T


H^clM q^t
:

Il

jpjicnsrfrgiTjTsr

tnrn^ri

fftt:

u z u

gmr cjh\c|hi

gt^ct

* uMhh

uhi

\0\

flint

tmi pi^RTft^FFFIsTH:
Il

IIHH^HMI^Ny^TTTT^^FnTT:

lo

I!

chPMIsMMOT

M^rlTt|4^|9hH

II

11
I

II

WW
H^FT
?T

eh&MI *T*P FFT y^UIIHHHslHI


^cliHIHk^rH^qiRllHI
1

1 5?

Il

f% H*H {MMIW STCW


slit

feMnfr-f?ft

(FTt

{MMmV-R:

Il

\
I

II

HjHcJWFw

sqj: ^JTFPjn|i|(i||chy

c^cnTr^icT

Jtl9hlfH4J

^q-

1 1

\3
I

FRTT HtHUI>N'J|' FTTH^IsIHMFT HFT"

SWfit H^rHlfT ^IHHNy^T Jpn limi


HMU1IH
^FpfriTT feft: fff^fuZTTT^STt
II
I

^ ^^rMJII^HI^IMH
VTfTt

\\

Il

flT^T^TT: rpn W1{\*H'.

^ffrTT

H^lrHI
:

yisUlrhMMshH:
I

Il

Il

?T {'HHHtl

h ^srTCTT ^TyW:

STgjtFT

FT

+IHI^FigW^NUIl:

Il

\*

^^^J^nrft^rf^FTFTFT^: IP Hi

fcPT^f^T ^FTT
cllr^ilH

*1W FFT^R:
JTFTT

Il

^o

II

ST4FT

FT HfTTt

H^HUI HI^NfcR:

HsTTP^PT ^TTFTT

aWRJsf

m
I I

Ht^T WMrlHHHI

^Tnptrt^n ^trTT:

IHfcHsi

mi HHMHIIH

=T

f%

rf

M
II
:

JT^FTfH^rg^FFrFTFf fRT
HttHU^FT

^11

5UTFH

^l<W

T^

"

"'

3 M

H<HWIN
TTO:
FT

STpft (FTF^r f% HtHUI:


^TFTT

OTrTft

FT^Tfr

H H'4Mc<rlJI
fFTT:
I

*M

II

isdlrMVIH:

^f ^HNK>r

FjfHr^ri
FTTt UsT

^:

farJMHMtfl^

11**11
I

^clH^J pft

ffrT^": FJFJ:

ysllM|IH^I

*JST ^PTcT HsN8r:

11*011
I

W^TP^FT: H <?1MIHIH f% OsTT: fFT ^HMN^Ir ^TFT FTFT FRT f^ smIihmhi^ ^rr^Trf ^m:
i

11-^11

*UMIHIH H>*I{MM ^OTRrT:

Il

II

iuf^lU'

So^

$*HNJ>|:

m>

Il

\o8

{\H\W\
XX.

33Trel^MIM FSpmJT^TfRt

II

Il

f!7W-|FT^?T
f^TT:

HW^rt 3T

f^%lT:

H^NH^^Ff^ J^j *IH*W HWlfa<^| ^t^T cJN^JiWHM sf


I

Il

Il

HMsIM

gfefq^T^^g^I^l5Rl^lUII
I

^cNkjMNsllH ^iH^HHlPc|HIl

wtfim ^ ti^jth JF^rrni V o o o


M^q^iii^Hm fot
fe^TTrrf
fa'ti

^m ^
c^^s

^ MfrH

Nfh ^ irin NM^Uli ^ FT^fe


:

sHMM^tMlPl ^ft^fc^lshHMJI
FT FtfFT

Il

ufrlsIN I^HI

STER g^T:

sFPTT

^T ^MlrHtlrr^lstHIHJI

(2 II

^fq^TJF^fr: fel^T
c|H;^I HFTFT
FT

^ fef:
:

ST7R

flHsT:

chiHllw
I

II t: ||

WZT ^^Hl^l
r

^/fa^Hfa:

H^IHHw*H |U HMHHPiHiRh

Il

Hi

FT

j'HNH^IUi: m<cH>HHkl?T:

Il

lo

||

^T^FTPTtT^T
^ft^tft
FTPT

mtt
*T *T

Hmiiy"l:

*ft$ vz*i

m mrwn:
Jift
(

n
I

II

Fife

FT^T:

HWH

jPIHI^HN ^r^|:> N^rlNtf.Hl:

Il

Il

^H^NN

^fr^
ll

Mri'

^ ^FT^T:
Il

HH#W^
l

H^WI^Mfifa"!

\
I

II

H^ftM^ H * IH IMI dHIMrll: *JMMM ffi^Hl^*ragHel$.HH ^


II

Il

^"HMM^ F^FTT ^^ff(FTHIHHIi>NM

^g:

f%TFT

^TlHrt|HJH^rFT
"I
:

II

Il

giHyMsfrH^HrUHI*li>HIU
Jl^l^fa

HIH^M

TrrFTHslf=lrlR. 5R" \\\\\\


I

qH^MW
{i'j\H\

^R qWT^^RTfFT^TFi;

m\ sT% ^fmit chlH^.NUli *H*IM H^IHH WTRT HlrHH


^HH
I

II

\o

Il

^HVitgMM c|M{[ll|j
FT^f FT
*^-

rl^Hi
I

II

VMI

^TcTWrr: evo cn
fl^ls
i.

#T H^RRT:
^J

?T

FT5TFT iHrl^JcHI*H:

Il

\f
4

II

SRT HMlfc^HjjMl^chMHlfH

*Tf^

g=^r

HHfe*4<NHr[^l*IMJ

H^NH^fklr^l^H:

HHNHI ^IHH^IM^H:

Il

Il

fsT:

W>

Il

XXI.

h^^mi^hmmn R^Tm imi


r

H IM |cM elH IH tJh* IHH #TrT:

Il

Il

JT

f% J>l*lrMMHH

TOT *T gR:

5fiF[

d'ili
I

fT (TsfT

^Ml+l/l T T:^khJM
ffcnrr

jm

w^m qf
si

mfw

ftft

n n

^O O
II

TOIMHHFT. sff

M^IIH^M^IcMM
H^IHkl*
I

II

JRT

^TsRTcFf

feTTFR

ymHM<MHIHH'-lN
FFTT ^TsTT

^TTFTT: TT^HTT:

Il

Il

^TPT: HIHIH: H^f^H:

Ur^i'Tl

vi

TH 3TF ^T^nrnfe
S3

v-

nH^T:
I

Il

&

Il

Fi

gT

fT

MNHHri
*r

FRI ^ETT FFTfn" ^TrTrTrT^TH


:

t^TT

^T ^Tf^T^%Tnt
^f

II

Il

{Tsn

tofitfr
5TtrT:

:tft?:*i

fw

^JTFTFrPT'i

73^

cFpjrTW

II

Hi

He

q^TT^MT^R LIU^HIH'4
gff r

FR:

II

\o

II

^hhh
nf^Hi

iuihhi

rawr

il

nii
I

frfesp

^t f^rpr MMI<Jr|:
*T

gqlsiTO

Fn%

fa%IIH?IN

#IH

II

^
ii

Il

qKFF^^r

?it

^nfr

t^ht !3ft%^h

v?

ii

M^iHriH frarfnw ^r^fvrwTf


q^TT

H^ltU^ g3sRnfi*lQr
qi?TT

1 1

V(
I

yiU^HI

FTPT

i^HIUHH

TT3PJFTT J-fa
ti

% %T

N^HkMNIHUfFT^r: 111^
I

Il

f% |lsimH-HH'HkNHH^I
r

d^itfdH^UWMHIH ^MHHKH

*T

1 1

\*

l I

HMIP^

^ ^infl

fT

rN kMUlHH

Rrf

TOTT^^iJ^H^ rNMMHHI^H

mv

11

illl^llU
Ni

io*

dlHfcWUIH SJT HM'JsM OTT^T

rf

||

^o

II

^HlHHc|

FTfeft *TF*Jt*H fppf ^FT

II

Il

yHH^HIrHclHI f^HH^rh
UNHJ|UNi>ll JlUiMMfc

JTHWJ:

fTPT sTTTFT

^T

r
||

il

^W^IHNUI

ill^chmi

NyilH^UHH
Il

=TFT

^hf&l

Hrf:

XXII.

<^(HI H e Iddi fefTpRt^WRFIrT

II

Il

^X SH^PIsTFR 5Tfl|y'c|^|c|kHI
TOT^fwr:

II

Il

*IHWtI: yiHHHpHH:
II

qjRlHIWcl^lH ^Wrl^HIHIrl

Il

^ JhlicJ m\ rTZ ^HIN^N mH an ^iujhhim ^ ^rtr ^mmt

ll^ll

%^T^T FTTHT ^rtnn^OTFTt


^VR^iR-f^ rn^TFT^
fe
sfffaHHr ^FT

II

II

M'MHMRsIrl:

WTF?Tr5FrnT FfrHkfc rJFP^Iilcl:


=T
*T

Il

Il

FR *M*M

^ft q^NTT#r *FT HHH


drUHi<i^Ny-i

H^l5hrl
i

II

II

mwr t^^t^t

^IrJH^fH qFfTrfyfUllifeHHIilri

II

II

mt tffFIWt ^ HrM^IshH
SFpr^fo %

FR JtHMHHHMH

II

^if^hiui
Jp: FT^t=T ^ FFOT #T f^5 hh^iimi h'^hn r^rt v- u

<m
I

U\m

II

,IM

il|

H fa HI* IH
H"

"^TTsT?37 >TN'^|
J^TTFT

||<n
I

(I

^T ^T

FTUlHHIHI'd SFfiT

H^IVIHI

^rT ^RT
rft

^TT^rFTT^^T ittici rpTFT


I

II

^
II

II

3 ^N^H-HHI *IH*r4l J<IHJ HHM^IHIH^Ir ZIWTFJ ^TT ^PT


II

n
II

>fpf %^T

mi 37FIT pf *W[ ^raH"


^IHH<>

^%

y frisi IH IH

7F FTRT {T^THT
HH'-W*H
I

.8

Il

^*>JH>-WH

cTTWWT %H"
fft (ft

*TT^

3^T ^T ^

II

-h

II

^ ^ MVIIHMHH^I^FT qWT
wr^t if?m vvrm *r
R"

u
I

Un
II

^l|HH|
-H^Tl
qf^"

q-^t

*T%TT

T^

^T^FTr
r

FR

q%TTT

^HM||^H*H M||

Il

\0

%^rc?i3?n7n% jj^cjh H^TP-TT

crnwg^pTT:

fR

FTFft

(FT

MH?H
q^TFT

Il

VMI
I

HIHH

^TFT: *IHsl

%^FT

^T^M[N<lfMFRFff

H^ldHcIrirlrTtH^lrHI

iiR^imA
XXIII.

w
l

r^TT

odl^rn

^TsTT

famfrHcMH<

=T

M^MiMHHW TOIIH

^ ^T#:

Il

Il

ilHM

^FFFI^ mIHtM

IH fa flci I^Pi:
|

U^

Il

Frfrr$TrafT?fhTT:

*MH*MHlMHl:
II

TW MMMkl* W TO H^ Mltclii 3 *#*JFT T^Jrft % HJ>IM<: *TFFT m^s ^rH'TiMiHNH Ficf >rferfcT im
STTTTTT

II

^
rr rr

fcpt

JTfeTTH

=T

{FTT iMHftT

^TFTt^Ht'HI^y

=T ^T

%f%T

o|HNH

II

Il

|HH^y

qfrjfa*f */.Mfag

ii

ii

{IHUII& faH*l R&rfcf

%H%
I

sffFJ HH!>I|h ?r {FT

^Fp^fH

Ut:

H^'Xh^HiHiI
ci

*FT sTTFIFT *TF!3rf

iH IrM

Rrl

T^T

*FTT

i?H ^?T^T

II

Hi

^frf^RT

*T

s3mIh1h

hRHI J#T: limoli

iJU Il fylH rf^FT

?TtofT

f^?R

||

\\ U

gi%: ferrt

J^ ^T% ^
pTT

Hr|HlH

HVJU
I

yRlWr^lPlMN

$W ibMMH:
I

?rg^t

^
titi

HrM~

pr ^T ^htt g^r
ng

^^ciHNHHrn
Riun
^TSf

Il

\%

Il

ferm {TiTHT rft ^ 3#T ^FT ^rRT F?T


i

^ ^ntSt Fi^fe gi^r^


Fpft

u
I

wn
Il

Ur*rfW

^HIT f^ft:

hihWt ^Pt^pt

^TT ^T ^Emf*Ht:
FFTt:
I

\k

II

H^^ J7TH HJT^T


q3^HH*r|a

W FR ^t
#
{TcTTTft

5TFFT:

3T rfr

R^T

II

^11

#T f% H^eflM
rpft

^FT {RTH:

m^r: fft snrTMyduiw


l

h i* h

?T fllch

MH

^TFT

STT

FZTTFJ

i^lrHH:

Il

"*f II

illf^hlUi

UH

*IHfd9hHU*4

f% >^TFT% OpT
i

^
Il

II

*o

II

^R^TT^q^^mT^r
=T

felH jpm^U ufdMkl

i{lrHH:

^
ii

II

R^T

to^t srart^rt vtt

cTI'TRimihhi

Rmfcr

^r

fntaJiPi

3^

Frt^fq"

f% jr: ii^ii

FRUfr
FT"

R"

fwtalllH

^ pt mt$ %
FFpT
I

f%

|MH*HN

sTHt HWlfaH f^T

Il

?{

Il

^IHMHH f%m UlHMrW l[H

SRWT rJ^H^ilfH

>i^m fp^ SJT^t:

IRMI

^WTT

^IHIMI illl^hlUi

^I^cIIgW
Il

JTT*T

5pftf^5T! FRf:

{WWW
XXIV.

m**'> *fe|*

^TO UrdelM hNH qrf^ar ^r^r ofrrat lr|fa^fa


|IMc|IUIIHMftiV?t HrtWH*Jrl*H:
Il

II

1l

^11
I

JTWHTFT

W (TsRiFh'^IIH W^FT

fwrarat #Rt Wt HOT #:


fTTWT

IUII
I

HHk>w(HIr!JT ft^llH^IHJWH:
^r^TFT
=hfl=h

>ftHT

FTTm >MHlEMH

II

II

^Ff &n sRT^t H^IHM:


f^sIFT: HhdU>H

l*UI

^ f^t
II

Hr*Jc|l*

^H?t >^T =TRrf c|^H<fa

^
i

Il

f^r rf%r n^ih: h^iiiih


f

^ srit
II

HI^HW ^Ml{l >m?S J^^HHI ^ +HIHIH U frisi N ^T ^?Tm %^T


I

Il

M^lfa^cH: HHI^: 4NHc||LHIH imi


VFfrJ
*TT

3^: chNTHI

WR

jffaliT:
I

W
V
II

HrMMHslHi

^T

7T4 {T?FI

MHsW

?pr $R|ctfflUI

3^'iRlrJHI^ limoli

^T

r cfJM clH

Wt f'dlMMH'4Hf:

Il

\1

II

[^cdl^lUMWll

^T $Rl=hlrHsH
f^Qfjir^^im^mri:

?m ^ fj'ilPl f?ft^ >jfe 'TR^T:


rIMH ^iim
f%
i

Il

Il

r^f UHMHI ^UlrMlfarlrsIUI ll^ll


F"

gSTT:

fTfraFT MsInIhHH4HI:

H^l^l H^lrHkll

(IhH-H sIMlPMrll: ll^ll

mm\^i umilili sr%t frwsmT u


y^lilri rT? FFTFT
Sp-TFT

nn
Il

sMMIHIH

% sFTT

fTW^TFTR^TFr *IH*lw

U
I

II

fm\ sMMIHIH J5TR ^li|ri c^R


4I^IUIIHU^IU||%MM
fttft HJslH
II

^
i

Il

mum %^ ferrfa^ft h^kuw:


li

uumji^wih Fm^Tfnr jrm


FTTFT

vmi
I

<IWH^m

(TW H^IHpj:

*9*WIM ^TtTH ?FTt>vj r MHy|M*

Il

^i

II

n*

jmm
{\Hi\HA

^IRfH^l^fMHH^m

II

^o

II

^rlPcfi!:

m\

Il

intuii
XXV.

ut

FW>^HHI

^HHH^N

fFIWTf

II *

Il

snft $H*<=Kt<WH TFTfr: fFr^T^f


fcPT

% ^Rl^H
cinici ih

^rRcj^MMHbhM
gFf
I

II

Il

^r^=%rraw ^ETT ^T^:


^$I$I+^HM HttHUIIH^
FT?ft

FRT

II

Il

TWt

Hl^lK.: ?R:

5jf%:
Il

fcPdllH^lri fFT ST

{IHMrcTMH

II

M^lfa^fl

WWW
vtft

ti
Ff

JVH ^Fft^i^TnT

#fWt
U^'HrJrH

^ ^FTRT^TTH
SraiW:
Il
I

II

Il

fWTWf (PT ^T^T:


CTTTTT

^nfN^fW:
^^r^HRjHl

&

Il

M^lW H^ltHIH
H<IHHHH^Tr

FTT^It ^HHttHuT
ll^ll
I

^rMia-kMluT l33HWTft
H<l-JHiHr[:
F5TTTJJ

fFn^Tfe

qT^

Il

Hi

wft
jjtf
cFFT

JT^rr

w^n ^rtr fr:

wi

emrff

f^wra^^PTFTfr inoli
I

jm

sFT rlNp^rl >y^HlH


^TT

sq^TTFTFT imt
iT^TTTr:

^H

^TFTFT TOT:
fi^t
i

IIW1
VJI

3^ f ^hhtHH

^ ?T WT sT^T ^T*J HT%cTT JTT^tfFT q ^ ert g^rf ctt 5nfl^rf% Sferri

II

^^Fr^^(H#nm^>rf^TfFr imn

"O

xv

x
I

Rflt ItWrM rJ-rWl

cTT

HN^Jrl
II

^ifeTTSri 3T5I

M^MMHILHlfa

^M

II

sMIHHcM
^jIrM4

%T dHfaslHHItljl
TFT

^T ?f

RWT tfiferl
^

lUMl
\o

ffTTFrt TTJ

Ffr%^ JTFT5TFJ

(m
|

II

II

far|IHc^r

^H
-ri

W ^i^cT^iq^

qTO FTFT ^T^F^T Bl<dM"y^K?pft: o

Il

\*\\

>T^rT^

ilU

f^^H R' f^T *R^Jr|:

Il

Il

ili
FFTt {Fft sFf

%H IU
HNFh:
CTnTrT:

W
$W{i
|
I

FT^T

JT^fafeft^MsllHWH ^FTt H^NVIl:

?7*TTC ^IHIM

infilili
flrf:

N^IM< H
1

JTFf

q^Rsj:

Il

iti

jmm
XXYI.

yvpWtt

*l*r+*

7FTR

GTtjftfwft

II

1
I

II

*|i.I^IHIH^[tIW geft ^TT iqiHIrli


fJcTlf^cfi

f%f

^RMWt^RWr;
^T: spT
FJ

Il

Il

FTFW:

I^T^

{TW

PW$r|\^
fFnrf^Wr
WNI^fari

^dMrJsfMHltsM

ll^ll
i

n^iIh^I hmhFt

FT3"

HR>rll^lrl^rJ: ll^ll
I

m: 3Wpnf^ f^?Tt fwrt R^T


H^t^cM^l"

*f

^^T ilf^rl

UH
I

II

rlHIIMl^W^H'itTTTt yUM=hHUI

pt ^TF[:
'^y^rlfF^T

JtPT r|r>Jr|IHrlH rTT:


rlIrKTlH^rHt

Il

II

^T rl<NH^K
+WIMHNH

gfr

FR FTmt |IHHttHMT

II

^11
I

3^R **ll RhH W^t TFT:


qrt"

^PTcR^lrJPl^N:
riMlH^-i
3>TFrt
^prr

hH^H f% ^T

II

Il

n^r^gPi^^i

wrt rnr ^rpt g^rnspr: nHi

influii

'i^

F^^^FIW^f^R^TFFT:
m^pvmwi nrff frircr^Fn^Ft
gwr
ft ?T^r
i
i i

\\\o\\

^m i^t; fer h^ihht m sff*t ^m iwfa ^-kh


ftqTTPTrmf^^ r\^{\{
JiflJrl
II

ii

^
I

Il

rlHI^IH4rH^(FT WZ' m\muVF[:


ilVlf^
=

f3rTi

^Ff ^j ^NkH^lcHHI

II

^
II

Il

^Fl^T FT

N^JIrlHH :T4FT
i*JTtT:

{m

SFT^ FT \sfK<

^MI^HIVMFT
y

l8

II

FIHIMHNH: 3W: *IHW

MH^H

FJSFFFr^

HTH IHM

H -frl*^'4T:
;

Il

UU
\o
Il

^FJ $sWH*f ^FTFT:


qWTT:
flfyTfFf^T

SpT^iFT

FT^TR: qt x #T

II

^ *hlHWH
FF*t

?F( FFT cFFTFf% FTSTt


I

II

\z

II

Hcl^HHci FPn^RTTT ^Ff7T

%TFT

TFTSfFTT *FT'ft ^THIilHH

II

II

K*

{\HW\\

^IHH^HUIM\c|H*cr^Hfell5hM limoli

^raWf HlrHM: +WI iiHM< pf


!

Il

Il

^TFT^HIMUI

4lli^hllii
srfTSr:

^hlHIMHH^IHI
Il

=TFT

W\>

infami
XXVII.

^-

s
II

MWM
?Tfr"

5THt

^m

N^IH3lHMM=H

Il

JT^ q^TFT

*TT FT

^FTT??Wr ^PJFT
r

N^IH^H^rM^tl
FT?nf ^fir

HM 4Vl

tf TFPTs*T

vwn ?m nhhij*

ii^ii
i

ft^ {r:
cjll}
ll[

m^r qrr^ gM'^M


^pIT

PPUH Z^ **=N

clHcikl fcR: IIM


I

II

^T {FT^R:

^H^HHHMti

WIIHIH HNHH iTT^TT^FTt


*Hlufr.N7 (PT JFTHT RFTFf
Sfi":
I

Il

siculi grFlt fTfJTFrrFT^J-HklH


FITHt

^>
I

Il

&

Il

H klH IrJ

HH yW IHH^ftvRT
I

3TFTT ^pJ' yPTT dlH^7-dHI :

II

Il

dl^cflHmrMIH^l:
cilUH^tT {PT

JTT^T^MhI^I:

!TTTTFt SFTFT:

f^

Il

Hi

^hhi

R^fFn^rr

h(Mihm

{M
II

Ff^ klUlHIHW sRHr[HMN5hHl

\o

II

5gT

tm^r|^ fr

gfcr

^u^ihJi unii

gTT t|fai|UMh1'!T ra>glhUIUHIKr

II

Il

H IH l^lilMNI^I^H IH NH Rt
I

HcdMc^l^^^^HMH

II

\$
I

Il

Mc||%|chur=h<.sWI<.HI^Icfc|rK^h:

^r:

^u^faSi^ ^trrff^H^H^IH
rIMNV-W

II

II

r||c[c|N

^^ "HiMIHFT:

^MrllHrMMIHr^ Trlft ^HH^HUTl

II

Vi H
I

sFFJ^:

^1h IH /WH IHH^RTh IH^


Il

HHsll^ ^f|T^r^c|p|HIU|lHHHl:
fp^pt

U
II

II

JTgN ^IT *#?T

fFTPTRrT:

sfimfcl'

H^M fNippFlTR fer


I

^
Il

||

FTFT^ ^FT'TFTTgv^T: Hl$WII! J(T


^fiFTFh

^UUH[rH %:

q^HH^vPF-R:

Il

\*

Fft^TFR^
l

RrT

F^T^T:

^T^GtRcT
II

^
Il

H^ fadfrH^ Tt ^Vjl'rMlH

FRT TT7TFT RITPTT


r*rr srcqft

^T

^ H U\H
?m%

limoli
i

ftot

t^jtft

ji(h<*h:
II

HHsliy

^.MI^^^FT
ft

HHIUgrTl

^
'

Il

^hImh
^HrU

^ero

twiih-w^m
Flt

^TFT HIHH^ftt f*T


sFTTfT

cIIH^H
I

II

Il

NMp^HI

HHdN *^iy
^Ff

TfeTr =ufetWl

II

^11
I

^ *MHI ^FTT
HWH^HI
FTIT^T JTFT g^TFT

MM'lf *IH*fanf
II

MIWH H<cNHI

*8
I

II

wl^FWR^l
I

Hl/Ml TTWT> <TZ\WTJ-

JIsh'^IshH:

Il

^11

sFF^t

Hg^TFir H^I^UII

iWIN HlfMHH

rnZSRT JVWfillli
I

lUMl

^Ff MrSilHHIsh^l HP^Tl4sHI<r|:

?1H ^T

rf jpFfsf

HU*Hc|H
srf%
FTT

OH ^
II
I
;

||

WI^MHlfacM
JT

i^l^Ul

#f#n Rh "^t j^

Pi '^. u/ *

jt ii^ii
I

f^ *f| ^H ^st HJ^r^lil-HH^

MNIMI MUifalWI iHHIkHHHNMI

II

stf II

q fcHUMHHlRH

^CT^tHTWT FPTT

limoli

infilili
XXVIII.

^
I

rRHHIMHMH HH=MHH&H STTT JFFJrFTT W- MU4M^ ^Wf

II

Il

^t ?TT3TH^HHI ^TT^FT^TT 3FT M^IH^Hrl pt ^IT^k


II

Il

5FTT

^1 m\

^H
FTC

^ly

MrM^HI ^FT

ti

Il

i!H4rM: OsTT^FT:
FTFT

*fT^T

FPT:

Il

II

HWIi

F^PT ^r^TT FTTHT q

HI fa ri:

*"Mi <H ^T

{FT FTTT^t ^TPT RTOT: IIMII


I

cFf HWUHW fT ^TIW: farlH^:


^TfFT^C?TFT g^f T%
FTf

^ T5TPT ^fT SPJ:


I

Il

Il

^RRt ^ VZ\ I'J'TMH^IIM- ^J^TFT g^T ft TOF#T^H


<*MMH ^T *HHI
*nfnj ^TFT NlsUIH
ERft

II

II

3^ isINrl STNkMHH JTrf


I

Il

II

*p^

g H^T HH*WMHfaHrlH

FTnwrr

5^nr

^Rhh<*jhi

li

Hi
7

^o

{\HW\
I

(WHM W^f Wt c*JHfcl( ^:

^ 33 q^tm
*WT
^cj
rlt

fofrTT

a HN^JIH IIUII
1

DJNHHlIcIVil rlU*l ifcM*IUfT

^.I^I^HHHWJI^fari
JPT J^fTf ?^ff

g^T

II

\*

Il

^H^UI

ii^l^Uli^HIifo sri% q^|l9hH


JT

II

\%

Il

f% qW^rHTllHrli

tHH<l{jUI
3

fa#rT f^T ^T^fr pTFIH


=T ^T FT

MH*<jH

II

\8

II

MW^r

PIT

^Tt4t

^RR
I

3sTH f% f%rf TRFT SJrfef JTsT^njPt:

Il

WIP

V
II

II

5TTMsllHl!l*l^!IIH

qicFT gr FT^f 3T

*HoM JTR #f:

Il

JTsr^r^feFTFTFTT

U
||

HHIHH:

WTsrf^hhrW J^ ^TMslll^ri wr f% qm^r m^Hhhhi fer


^TWf frfe%fcT

II

\<0

N isM HI
JWTT

*IWIU

II

^
\!

Il

qrpft

TOTf

fF^rt

M Malfarli

II

Il

?pfKHl*H^-Hl +MHIHI H'^HI

II

^o

II

^HHyN
W?H<H1

3(T ^TsFPrfH"c|lfi_Pr:
JTFTT ^rTT:

^MHrlH

II

Il

prff JJHVm

illf^hlUT

HU*V-IMHIH
Il

il^IMST: W>

{WWW
XXIX.

(T^: MNH^TTyrjJ=IN *RsFf IH

II

f^T HHli^i ITT^T

H^igH

ferrPra^

^r^Ff cftt hmhft cpft

iVm

m^
erf^ST

FrrJHIH FPT

^I^JHMH

J'^lRlWIMIi*WI

SR" g^T

Il

3 M

ii^i^niii^HiyiM^rR

^ ytsiioi^

ri^ri^nT^R ^fef

^ft g^ nu

FR si^r ferFrr
fiti^t

hiim&-miRui:
ii

wr hfftt s^innuirNfriT H^HMI pJ ffFTT T^fFTFHT


>f$f
I

SjTT
Flt

^RM^jimh: rp^T^PTR:^:
^53*7 feqt
FTT

Il

oli

JT

f^rTFFrf

IHHHIUIIHWMT

HtHUIHsMIX
Tr^rrt gs<f
I

II

II

mPJ HrrHUI ^TFTT f^fFf

ilfHMHTnt f^FTT 37T -JllrWMM^

Il

||

snfpRTtn

*
^TrTf
I

^t *W1 HM
m^FIT

ll

tfJW

gfFFTt >Tt

pTTW qfJMHi
Hfojfa

inoli

^t f% ^TWt

^T Hlifc$H*l<Mf

h^iuimm^^h'jni
37zft srr^

un

II

rmVt %?rt^jihhnmi n

v? u

H IH WH-H
FTT73ft

^T NH4IHi>IHlHc|
I

M$HhhU HTrrff

FP5Tplt

II

V$

Il

H<cWHMH><U>I H^N&HHH'aMf

Ned IM I*
FTT

IH

cnTTR ^FP-1* U l ^H

m8ll

FR ^slWn" ^TTTR

HJ>IM*HI

mt rniWT 3Ff^zr H7T5J WIsFFT U n


II

fT^ H^H*i|UM^IH?IH^ ^f:


*fT

Il

*&

II

#T5T^ WIHIH^cIFI H^IH/jR^rllH


Il

HI NH IH _*H HI IHH ^IHHIlHHHHH:

Il

ilHPsW Wl*

^SFT

{N%
Il

HU>iliNHHHHI^JIMWr|H^m'

Il

***
Us\mTrik\r\\m

{\HW\\
^limislHrlHIHJ
II

MMcJI'rllM FK^TTTTT Fn^TFT tffFPTT^I


qTSpJffr
qFufef ^f

^o

II

f%

FT fPT^ft

^FTt <^l|^ IrHd

*T^T

chNHHI* |MHHHI

II

Vili

&c|H^I

HiilUII

ferTm ^FF%:
FTFT:

MMDIHHcl q^T

^TP?J^rfk

II

Il

arra

^HH^miM ^^f

^rtrji ^ u
*FT
II

W: ORTFT

iltalHW^H'^
{\H\'M 4U^hlUi'

Il

5fW(

Hli^N^ *TR
ii

^chinRai:

influii
XXX.

^^R{R^Fr^FnnT^FfFr^%
STTF^Ft
:

^ JHIIH H^W'^IIWWI (mi


#Tt
Rrtvf
ft

MMfc 3TBT *hl*HrM TT^


dl!M

%%
I

^FT

^PT

P^mh^ih

ium

?Mlii|IHN

H+M frl^HH HMN^


FT

ffe l^H^*

MsllH^I^.N* Mli
I

^TH {FT STfTTrt'^-pfT ^M'^IH wrm ^ h^ni^i *H*Tti ^rm ft h ^TH FFT FPTt *HNHN M^Hjf, ^ ?r R^J fae^ ^ ^TTf Mi

ii

ii

||

cTsR^ ^

J^ftftf STFTcTf FFTT

d^lRl^lilHiil*

^ viTm FT
I

II

o\\

k\$(\Q

(fcTTFT JT^TTTrt H'il'Uc

jt^ ^iyHH

q^rcrrTr^TO^ n

e u

-imm f^^t^ ^fptm

^r jsftr

{\HWW
hm'Ov
fp?jt
i

spni? mun {ft jt^m%

ti

\o n

5hi*hSt Iwiwpp

snwrrc

hi^nii
^t

^Fr^f

^tft

fi

ii

v<

ii

^ ^RuSm fzw w^mFr


praft

in hi
i

^rl i|^iuih

srM femt ?m
R^-llft
I

Ffe *IH^M SRfFrPW

lin

II

MW-M ^TFR FRFT ^T ^TFT FT


^ftit

sfiw %^r Fmsrrfy^pH n\

li

JTPJSn^T

r#^ ^fr^T ^ ^TFT

FT

II

II

Fr^'JHci

W y|5^UHKM
#F?f ^ ^jfa

^JH^I^^TT^^t^^TfTFr lUMl

^TH #T I^TTTt ^>-TlclUll!Ml>M

^T

FTT^T

^" ^F^FT cllR^MUi


FT
I

II

V*

II

ffcTFFTfq-

^T^FT

fTPT ^cjl^ri

^H^IHIMM^T^
I

IIVMI

?FfH

FfsTH

%T fTTFTsfT^fTwrfnt

il^lUHIH HrlVr^HMl"l

Wmi yivUsi
sTqHKZT

^ H4lr%l >F4T HMHM^trKI


H-eWIHW4H:

II

^
Il

Il

HHWW

Il

i^H

FTHt^F*T HM^lRil FFTrFT:


HfcMIl !)||tUHIHH

Il

Il

STWftH

(T^f

HH>M
^rf

FFTt {FT:

FFTFPT

^ MlRlHI
i

11*311

^spj

hhmIh
MUJMN

H^fiuM^i^prr^T

HMcd^j
yfn|y r M

FFTt {FTT l%IIHif

H^IHH

ilHHIM

*RT ^Tll VUI

3c*TFT |IHN 4|||^hllU

i|^l|IHU<M ^TFT
Il

&T:

?R:

\*

{wm\
XXXI.

UH^ Fim^^TfrJT r^*JIH UMHMFT:


i|^c(
FTrft

^PfT

N^IH^HcJN filili
I

JT#TT^t^fFT HiNMsWft|^?r^r
41 ^11 Ori

3 HHHM ^17
JF1S%

cJrhH<J%

Il

vii
I

3[r^rtc|rl

PWmt ^T^'
I

*IM*sdl

MHMUlli H^wlHdHH US II

3^T^I(H^H!I {IHMIHHHslH
<[ft

TO sF^T^FTt ^).|*<UIHtIH

II

Il

HfUNIHfH 57Fr4|c||*[^l*}^

f|M
i

II

cmrm ?m?ri sturar:


TflT^t

qw^

$mim JfTrPftf: rnrft^J:


FpTRT'

Il

Il

H4HWT H^HW:
sfHrPfrj:

pJP^FT:

mi f1^ m^i SERffa^t


SWT:
f^Ty":
II
I

II

II

*pi(Wfe|IH*" HrlT
sfiJTT

tpi:

^F^T *JH^jrl<<=| ^

di
I

$IWf hlHW ^FT^T *IHH^:


sF>Ffi:

HUMW5T HI-^H MNHW^I

II

Hi

>TTRI7T

U^H^Hi Hd'dH^IH^I
Ny*^l: U'N> hhlMN^i;
^r

limoli
|

kMN*l

^TrFrrr Jj^rnr

H^fiTO=FRF[. iu\

li

srar^ ftfitt fftt

mm^ih^sIm^m
I

ii

\* n

f^Fj#f^TFT f% K^JM^II^mT:
1TJ: yi'dH'il (FT
FT^T

T-JT4WTT:

Il

'> II

^ FT
JT^FTt

cHW (FT STTR ^FTH^ ff5TFTFT


FTRFT cT^FT fTrt|*M

fqWT

II

\9

II

FFTT

qr^TFT^WTH {TRT-^W^

FTFT
1 1

^FpiTT ^IHHIH^I

^T #T H^U
CTFPJJ WTRTFf
I

\M

^HHrrJH ^cTljshl
FTFT

FFf^T

FFTT (FTT

FraTFFJ H^IHH
I

II

Il

JI^N

N-lJWj

^M*H^MM
|

l*HH'H4H*IJ> ^FTHIIM^rl:
<=MHMlr|

Il

\o

II

HH<H ^Hrl^H^JH

^TRTfFT FTfTfF

f% -=HHr|rHHIH

Il

^
I

Il

NHII^H
PT:^F1T:

c|rrijcTIUHHVllH*|J|ll|ir-=|r

^T JTFTW ^IH^IrllH^'J'Hlrj

myll

i|HHcl|c|i|^|[H^iff^?t

ggwt^r:

iiiR^mi
XXXII.

^
I

Wi FTFTTWTPT FR/T qi^q^ri:

JWmt
7^

Hlrlsll

i|I^JH^* H
(

II

Il

ycTl^HI ^Ff cilHHH H^lrHH:

fa^mH

^fFT^TFT: Fjft

HNU|I
I

IUII

NVHcflHHtui H'-dHM 'T^T WJ'

5hI=W|M^?T gf^FR^r ijm

II

Il

Rrt

^T FRT ^T MslHM Hmf^FTT:

F^^ft^Fr n ^ MM^MMM%I 3?FK#T *T^FFT:


{<\^r< gyTnnr
^Ff^:
?T pT

H^^HHi

HfcfX|tJtlW

Il

\
I

Il

^FHWTT 3FJT fHWHH^IH o


3JFTT

N*HWH^HMIl
fHf%TrTT

f^ FFTt

H t U
I

II

fej^n^WR ^fe^ffe
cJIHHIN'I
II

qT^r sNMM FpT


qf

^H
I

$HHMMM%

H^HHHl: WHlWri
^^TFT 'IklMrMty %U

Fn^* IH fi WS*.

Il

II

\K

{WWW
'<W1

^ & %H^ls'-J Jft ^Ff

5T7TFTH

<IHHf ftRfrM fghHJt^Plf^pT; inoli

FT^R

^TRTTTT

Ffa%

FI3T

HH'-^IshH
I

II

l\

Il

^p: ^RfejcflHH IMHlf^rT:


rlSSIT
f%rf>T:

^(HPlHHI^ ^PTT^rT fosTRUT


^

II

^.

Il

UH 5FTFT fer: f^TT IWI^H


Il

sFTF^r H*Hlsll< RlfshH:

l^

Il

fe flMH Mt
FT

3Jt*T llt

FpTFR {TO'

\&
I

1 1

fm 4IHIHrlHc|IIHH 3hcW|Is4H^n ^t^ft mrA unii


^mjt ^ff

FR^

qcfr^fqFT STF5FT: gTOFfrnr

RqTfq"

HOT FTFT3" ^TFRFT

PfUr
I

IHAli

$R Ft {Rmt ^T q$TMM=hf *FT ^c^t ^R" sfOT ^TCTT ^^Ir^sl

II

\<3

Il

?H^ifa^H toot^ ^rt


:

^H W^ {RHcllQrMm
I

*PT III*

Il

FTR^T^mFn^?7HrH^I^HpNimH:

nPCT

HfclrHM

M^IH^IH'^H

U tf U

illRjhllli
UMfclM

x^
I

<^IH

HKII^IHHHIr*hM
Hkshtli

^HH^H"NNIN
y&HHy M^HI

^|ksll:

limoli
I

FFITrft ^IHHttHuT
II

HH^HHkNJ

fsRm ^TIWT ^
I

Il

W^r ^U= STFW r FT gFTJJT^


hm7h^: spi

RwraT ^rg%:

*JlR3>J FPSFp^TT

^f FT^t^T

FJ

II

Il

{PTfaf

FTT

FR" R1>IIHN3T

H^HtH"|:
Il

5WIH*M
^TFT

-ilr'4N

M^IlH^H^rl

-3

Il

^IHNI illf^hllt Fhi^hhciihi

rft

*88

jmm
XXXIII.

hMMrhJH^

^m f^dlfa^HclM ^
vm &snf*RT3wrai
rftrTT:

Il

Il

JTJT^T^IrirH^IH

^fFR^M PpiMft
i

mr Fft yfrt^u M^M^f fr imi


jvw*
FT^r.

^f rg^FT:
4|'dU^H

yi)|im^Mc|H
f5T rlr^i
I

II

Il

{H ST qTR"

^Tt JTfft
35FI

#1 gHHR H<=M-jf<*jlH
I

II

II

FMIHrl^: ^OT gjfkt Hlf^HIrHHi


SRFfiff

7m ^IHW^ HH^HI
sfitj
I

HM.ll

?fe ^T ^JT^ ?I HT^T ^p:


|MHUIHH
I

jl fraH: ^TPJpHf^TFT:

Il

mm ^f^fr^f

ynr: hRmsmi:

non
^n

usisciM ^^tI^hmi^iimhhiI^hi n

m l<W HH^cHH^N" H^IHH


HHI^HI

JlOTUMtfcnfJIsfrT: Hill

iniqui
FPTT

vl{

RM y^"J|iiTl |MHM<W^FTt
II

HUMUi W3T$% rW>IIHH<IMMI

V.

||

T HIHNHHI
cTT^T

TST ^fnW5rfqTTT:

H^-HUI 37^7

(Fn ^TsfNHNST:

Il

TKT H*HN| mTTJ

H^IMHH^H
H^ll^y
II

H'-I'>HHMM
^HI<=W
STT^FT
J=T^T

FraTf: ^T

^
I

Il

q^q"

HMNHH'JNHI

iTTTT

fFTRHNHHHMilhW

II

n
1

II

WT^TTTH

fa#T7 ^nfr|ch>^HHMr|:
I

l8

fT FT^T il.l^TlH" jflTT:

HNI^Th 4M IH NHH* l^fl MWTOHk=M: H^HH 4 UH IH HkMteNHUH


qTFFf ^T

Il

VUI

TTfH

(RT HTrHMH^cJH
^TFI%JT

II

U
1

Il

HttH"I

^TfR

HHI^H
1

jfT^mFFT|T ^

^T

UlUcUMsiMH

\o

HMHIH

^IH^JIIH HNI^U^HH^^TT

MsiyrH^MHiH

wft ^iIh&wIsHih^
I

1 1

\z

yil^JMHMI KJHlTlM f^F^T:

fHI&lH Pr%T
i.

<T

FRTT

^IrUM

II

U
'9

II

faiwHiyM<Hflf gsrot |iwfuii


FTTFR
qT

ii

^n
I

Wm*V few H^N!)||: Zfjm fFT#R *l$rWlH^HdsffT ^


II

Il

fFlWKTFT H^WI^I

^FTFf

J]^Fr^TT
II

HNH^ ^t H^:

ffert fFT

||

^rf^TT:

nrf:

Il

do

XXXTY.

^MHHKrT

cftfr

gHPT: ^FT'TnHT IH

II

f^mPT^ffltTRTR ^TW^T^rrt
sifeFzr g^TR
FicfrFFTt^r

II

Il

riMH^rfr

^TT IT gFT
tl
I

W^
tri
I

ffft

MIHM
[H
I

T*! ? ^TT 'TST:


1

^^TFTT F ^/=m ^
:

Il '3 II

^
W
^r

HH

'WfFTFrT rTORT
?FT

feTTFra"
HMHt-*T

^Tf^T
T^T?

cHHH^cjH
I

II

sH35FT HW^TTrT

qT^T^TFT'ST

MIWMtrT3"%

m
II

II

\
i

Il

wr ^rw^ H^iwiwffH'vjRi
J^T^FT FT^

<*T

N^W^JH^Rr
rTf7 -^TfPTFT
:

HF^rf t^FT

STFT

R^p

^cnnt

frt

# opr^%
jtt^ttt:

*r^reft: h z u

HHr^Nrj

^ft 73rT7

sT^tt;

ii

ii

\&
OTT:
FT^FT FT^T

{\H\m\
frisi

W-H ^Tf^TT:
?r\'.
Il

%i{IHHfarJHfa qpl?j

lo

II

FT^^yW^r^ferPT H^lrHH:
q%
FmF^IT
(H: HMlrj^M^shM

t^m 5RTfr^ tffclWlPiRH JR: W


1 1

11

FTrTT

i^^lH^U^WH^T^l^ftj
f^yilH^V^HiNklIH^J

IIV*
I

Il

clH^cJHI:

Zmt tl STOT

faMW Inferi" TO'

II

^
Il

Il

3tT sn^ftffrt f^^T^FT RlHsW

II

\%

^MUHMNrM
3fT{t
?pfi

FFT:

ft^Nn

gf^T:
Il

i^RI^IM
FJ

q^M^Wr
JTTFRT^

\M

II

sN^^m

FTFT: ^TJTTFT

M*itiHHi ^Tnmf^r

^mr^mgmferi unii
I

HimFsWnnlH [h^i^hPnihh:

uMirHH^Ff ferrfasf n^iyfa"'

II

II

h jtptt ?:praR hmhm


stth

%t^

^h[hiuii: ^iuih^i^hi:

Il

fs

II

UH

pTFFf f?[H^l~ ^TFIT

HH I^MT:
Il

M^lfa^* J^f^FT HNi<HHlslH:

II

N^IH^HN FT5J qrr^ rtw^t: *ih^hhhmh: ^


WZ
fRTvT^rFt ^ETT
I

ii

yrjin^iH

ft^t ^FT ^cT

j^Fpr

II

^
^

Il

ferrmt H^kMI
^TFT

cj|

f^rT^^FT

II

Il

^IHNUI infilili !>ll|rflyM^iH ^TFT


^JtjR^I
:

m:

Il

V{o

7FTTW
XX XV.

pl^l'il

M^RTffpT
sT^TT^TFT

J3TT ^rm ^(TWT:

wm

W: *sdlHN*HH

Il

111

Hk|c|N
CIsTRt

cfrUT;

q^FT NHIHIH 5JrFTn7TR


gSTT: ishMHIJHlrl

CHFR

^T

Il

$
I

Il

fqHFT

^Ff ^TSTT FWIMNHT:

fTFTT:

^lUMwiHMiHig:

^fr^mt^r
II

\\\\
I

FTTt ^5Tra: *|i|l4Tf

'^(HMIHM^Tf
H

fJTFTRTFf
rWIHrlVrlI

^W jt ^ ST^T
I

II

^T 3I> OT^^TFFt jt MHU IWHHNW ^TFf^T#7 Rifusi

II

Il

^rftJET cT^ HIHIHkHIflHHrklH:


7^" tiH^I
:

g^U*li>M H^^Ml:
I

ll^ll

^T ^Tra" R7P-IT M^HI qqfT T^Frt FlHH^Jkli R% TFTcT sfRTT


FpW-T

II

r >

Il

cm^rf^rn fr fnrar hhhihh

ii

Hi

infami
^MI4t^ {TsTff
5HMIHW I^T
:

ima

^MMrlH^rlH
i

4 ri M

N^T*^

Il

\o

||

^MH-PIIHHHl: *<INrj^HH^Hl:
WFT4FT*TT7FI fjTTf^IFn
iimtmI

WU
i
:

\\\\

II

-mhmi^i

mz^mt jvm

?mj{

^T d^MHM|H$H'

Il

^
\%

Il

^rll^HslVl
T
FT

i^uiiyirlHI >ff%

fT^fT ^FTf?t cHHHdcTTfT

5^ ^:
FH^T
FTFT

II

Il

ft HN

WT ^^RT:
II

^Wmti HNHHKJH^I'^y

\3

II

rl^H

WT ^TFTt: M^HH^Hl:
FT^ftrt

z$m ^TH

FFT:

FRT ^Ff cHHHsMHJi

Vili

iWslyH ^rTFTT

feT ^TT^FT
-

WTcraT: FTFT FT3T:

I*HHHelH*MH
f%
*tt^ft
Il

Il

UH
II

fsFnwrr: mi< >wi ft r


^HI^IHrj^cTfSTPT:
TT HrT
FT ^TTFTT

F^f^ 3*f

V
I

^fOTt TOTT

HH^II^H
II

^fiFFT: FFTfFl^FT
fari

^H F^Tcft
TF^T FT =TT HFIT

1*
I

Il

IH I*

aWFT %Ff =T: TT f^TFTT

=q-FTR

^TFFTm

H^'jfrl

II

II

gpnr *^rr
FI7:

*rr ftt;

3i^TT cjiMHI

ufciiwiHrkwi n ^o n
I

f%f%5THcFf FJH:

UIHH^gfa mJrU' HH?slC HI^HhHl: limi


fT ^f rTT

WTT ^RT:

^^TT: ^HU.fMHI:

frft^ ^fiWTt 3>T: 37f ^RHclHHrl

5f^TT:"^T
tTF*T

fifTT

jf HHIM^M i|IHHI
*fNr{:
I

II

II

FT^Ff ^TT ^SRPTFT


JTpTT

Rlflfy<uTl

<=h*4li|rlHTTCrT

II

^
II

Il

irsh^l SPFPTTT SP-mFTFFTOFT:

Il t.H

faclHH FT
:

W^5 fcT^^T
^f

spf

II

^
1

Il

fqFij jft^PTqFT
rr cpt

^ntFTT

*F*T?T
1 1

t3^lfiu<J: gfTX

HJMMH

^
1 1

cPUT olH^ifrR
sft

FT^T:

JSsff^FTT c^
^T:
Il

^
i

Frmt ^t;
FIFft

^n ftrpt ^tot:
^^TTITTFTf'Tt"

Hr^M

^TT

*t

II

illfc^iui
tftjnrft^fFr^fr

'iM-s

37R:

^%^>TRTR:
?FNlTn f%
HUl'lli

fR ff*t r^ft far ^H^NIkWMHI limoli


i

raw: ^cTFTrr sr fcmm ^mihh tr: im


5RT
^5fr
I

r-

ii

JTfR^fR*Rr<raR:
y<HHHM %T *RT^

tHHHI^.I

^TFUI^'H ^^RTRTOV^FRRSRT: ||^||


cTKTTT

^T:

I^HIH'^H: ^flFTT%?ITFr ^T f^FT U %%

II

hRs'J
FTTHt

%T HT:
^T FTT:

*h*MIMr|:

*T

H'-IHtIH:
Il

3^R

^RsT Hr-WIHIH *ri%TR:

%$
I

Il

*1FRT

^PTTFrR ^T#tfRT:

q(T

^R^sTRR T^TTTT FRCRR FR ?HlfH^ ^TR ^RT RR H^kjfa Sjtu a^rf ^nr f%R jwr \\%\\\ 7\ c^HllJ Mi ^R rMHH R^HJTO:
7\
:

q"|" Il *3H II

-A

JTRT ^TR JR-RT

'STTlfpTjf^FrT

FRT

II

$0

II

R?R 77RF5TFT HH*

TTT^RTT

q^Rt FRT ^R R^Wli^rlIrHH: ^


Il

Il

FT FTt

^TRR R^FT:

tfT^H^ qfjTfTTR

II*!

Il

qTrT?T^F^

^ ff%

ftr

^^Tfrtr

FT

3^T^ Htelid^n c^lchJHrH^H

FI^T

^73% V{W
FTm$
Fopt

rTF?TT ^T^?JT rJHHMI

W
8*
I

II

II

M^H^IH
cf^

rT

5Fpra^

^
rjf

FTP?T sTT^IT

fjMMci
II
Il

HrflfHMRy^l

MWHH S^FT
3^ q^f^Trf

FT^T SH^ft foff^ft

II

8$

Il

5^fl ^H *3TTFT: HKHc^MH:


sT^rT:

gfT:
II

pfffi ^iHWJNHH^FT^r

88
I

II

SRTfal^i ^F\ *I$H*1


Ff

^|HHH^rr|:
Jff

SfJT

^TT rTv*JT fURRTT^fef


TU'-

II

8h

Il

sT^tTFI
FT

^F?TT:

U<lrjH^shH
R^tcrfrt

HHI^M TOTT sj^ri

II

&\
I

Il

ft chHl^lri FTFT

g^lrHM{lrHHI

TZTTJFT FT FT^nTTt rllHIHH^H'dFrl:

ll^||

FR ^ ^^TRJ
sprq:
FTT

FT: qrfTTT^ JlrMMI:

Il

8c

||

^TcfsT:

^^TT ^1<I^Ml|IMr||:

SFT STFF1T TfftT:

^SRPTT ^tTTFT: \\M

II

W
R^T7UMMIHIH

F^TT^HINH

*F#

FTF^T

TOT T^T mPFFFT

*T

\m
I

II

27*TTC |IHNl?l *JlR*lt!T

d^MHcJ
Il

^I ?TFT

'J^M^I

FPT:

VU

(IHWUI

XXXVI.

frtof JTH FTTFR s^TT ^Tfw ?I^: spRTHT^ ^WIHffcHI^H


FlFlt

II

Il

^ cHHMM ^FTTW^Nlrl
^H^l^"
FT.FRT

fSJt dKJr|:

*p imi

3TTW: ^T^FTFT FFT T

^tfff Hl*M

^ll%lrTl"

113

sTHIHIWIHIMJhI

3^7^

TOTJTrT

II

II

*HIMH ^T
mtvF\
FT
r

*HW ^RRPT TO:


h^niii:
Il

w pr iiJmhh
JITTC:

il

FFTT *TT ^TT?TT

HH'^lsh*T:

<Mtl<4$*Hcllsll

JTTNsTt^
i:

^mT

II

Mi

wim >tfrt #r
^rmT HrM^ri
JTFT

ft

5ifr

spremi

3#T%

yH4lRr||
I

Il

sii

HrfarNl^dfr

JFTT H|IH'4

##f T7W7T TT ^pFTT H^kl{l

II

||

^T%rnTt
t*

w
I

q-MIMrj

HKiIH^tTT HFFTT

TIT

II

Il

5FTN^ ^H^rMl WFT H<H: Fpn


HT7FJTT:

JpJ^rfTJFT*! folcii MMHdFT: IHoll

FTTT Hr*|c|rfl gtPTT

FF^H^N'III
Frfrnt

yiHdHi h^muii *Ri*l

^t

ii

nn

^TT ^FT ^TFqfrT:


^!7[ft ^tft

F=F*T ^7TFT

^tFnTT
ii

m^M'I'H ^ q-f^j^m

II

fet

>T?Tf^" H?T FT

MyHWT-SRNFT ^T:

ll^ll

H'^^ih^:

Ffif

HH IH

WTTTTTT:
II

^FT FFFTT JTTTTT f^TST rFFvT


^T^RHT^TFT: ^nWTPTfr^TfFf
3TFT

UH
I

HttHUII^H^IH T^: t<rMH^lF*M


II

U
I

Il

^ft

JyflrUHHI**M"l RJTTMr:

SPJFT: *%fjFT

kPIM^lfTTT

H^MHIrT^I^MJ^cl
yp?

II

\&

Il

Tfj-?^T

^*flJ|"IUiH *

^T FTCTHUMHI:

Il

\*

II

mg fuf^f?r ri

g^r:

nwH^ min

^rrf^fi HIT

v<t

XXXVII.

ZHWmJ ^ WF1J MyiH^I^WTFT


Wlr'IHM^Mtf
q^T
Vpllrll

II

Il

f%

FI

H?1T
II

F^ngTWlt

JTHHN IVmM

Il

FT^rXryiM (FTT^fq"

pTT

qlcTift.ch fsffTT
II

?FF
5PT

^WMHIH ^FT ^^H^^TFF

Il

5TTTT:

STMsMKJTP-T: CTMHHUH:

*HHH
^TqFfT;

q^TT

^HU'^IH
FT^T

^T

5PT

Il

Sii
I

y^ciNiy M%J|[H

^ ^T:
Il

pi chHH'-UM
JTP-T

tf^fcfer

^T

HfcMIl rlU'vjlHI

II

Fpj

^T
FT

^F5TT

HMR'^R

TTPFT

*T^T:
I

Il

Ul

JMT

^FT^R UH ^
FmTrt

f^|H FRT

sTTj^ff
FTt FT

Wt $SJ: q^fft":
g^PT: H^IM^IT:

Il

a
I

||

yhlsIHt 7T fcHHUHU farli

^3^^rTT:

Ud
Hi

FTFT:

^T^TT

^RHF?f HFT/f

frte

cH

Il

M^^tFfft g^t ^KrlHHHT


^TST

IIHII

FR

FI^T

pT MyilH^HHWrl

II

\\
i

Il

w^infa^iH m^ mpii ^i
^HchjgMH
^ftf^Tt
JT^T JFTT

H^H{Hp

II

\*
I

Il

{TTOFI ferTHSTT T^Fjfo:


JT^FTT:

sPWjffFT

CIT^T

TmW ^
II

Il

ftft

^r^rr^

siir

tuuuiHH gf u v^ u
I

RftFFT
*FTT

TWU m FpfHFTT HHWH\

H^fUHI^ft

^T JV^HI^FT
F#R TT^T
I

II

\H

II

3*TT ^TFT
3JST

frfMWrT ^v^TT
:

II

\\

II

?Wf I^H^H

FF1T

JT^FTR^rTt
Il

c^rrt

^t?^TT ^TR^H^frfe:
fr

Il

*fr

#t

wir fpmQhicWmnh"
-

grfrnpa

^ n^t

^HW-wiNufT
f

qSTFFT iwTellWrl: 'TTTFFfT^TT:

Il

Jy

II

fj

FiH^iR^rii

fmtm T^R^VT

r|IH

^Hq:fet Jt !MH^: HFTt ^FT MMHMIM 3Ht Hl*HH^tH


r

II

^
II

^H SIH^HHI
JT^T

<TFT

{FT

^3?J:

FTlTFTt

FR UN fari

^WT^TRt ^nspn" ^[T ~ Hi * H H NI H *%T FT^TT


I

Il

f-

2-FTTT VIHIMUI

ili

lolite il^lr^MHIH
flrf:
Il

FM^T:

US

{\H\W\
XXXVJII.

irhc{|chJ g=TT

FTTFR

JW'< CTCT^ FT CFT:

hPJIH^i H^IHl^f 1^R*IFf ftrTUrfk:

Il

Il

Tm ^FFIT 5f^FT crnqpi^tn^TrRT


?TT

pHTT Flt 3=T:

WTPT^TFT

ST^f^rlTt
I

II

Il

3*fr^HWcfcfl ohiHI^rNliufT

%rprr"^r
\

%%r

jt^t

fwrmHcFr
*~~.

^f ?^FlfT ^f *TFTqR FFPTTJTrTT o o


\

1 1

II

fwz FfT%T ^ftr%?r WP-rf^TT si O

^T ^TFT *l$r$

W
^TT

H^lriqi:
I

Il

II

FFFlTTTr *1MIHH oUUsUlrWihWft

q{T ^FT -t'H>l^: flH*U6 H^IHMI:


3JTT

Il

II

^ F7W"NT^HN~l4sliHrl

.IH+.U^Hltn^r f^*f ^foTrt


5T

?lrf

II

&

Il

%^*H^W!Hlr[ FTfft

Ifjmi

FTFft'^T ^fpFTt

farlH^rPRT:

Il

II

^"rUcHIH
FT^W?T

^FT H^T

3T^FT N Rigiri
11

q^T:

^ uHlNH ^TW

Il

ilIk^Ml
'

s )&

|i|M*U>, ^.IrHMIH',

^f^RfH
frT \\\o
I

^t^T R^PTm
FTTrnrf

H-JVli^H

II

yPniMHH 5Wlt ^"rjq^FT

?r ft ^tf^t ?r

MUNH

in

'rfpfr fr^fr

"o

*mn\

mmn

jfrc Fr

#rh^

illHH^IrHHVrMW

^FFT^PT

II

<~

Il

4IHI*

^T

PM HI*

HI ^TT-K.^WI

II

Il

mfrr

f%

m HsitTMM ww

3Tf7

man
iivi n
I

JWT^rr hi*^Th H^rwTTTrn


FrFTT?r ^r y

ih ih ih ^hi^jk-h^ihmi

y^T

MK.IMHM V% ^T ^TT^R tIHFT

f^R JRRT ^TTTTcTFT ^RT^R


MUWOJIH^FRT:
R^FTT H^rlrMcj
FFjfff
I

T#TCT
I

Il

V=

II

rp#^R ^
HMH

^[t

^PR *4JMI*HH

FRT ^FFPT

II

^
1

Il

M^f'/IM cfTFRT
PcIHjIIHHI ?3T:

HyHHHi:
'<
1 1

CFT^PTHs

U8

jjmm
II II

TcRrfT:

gfW: UHHN HlrM ^o HsiHH ^Jml^^ snrrr hwi1*mhi Fl?T^:^fr^3 ^^^T7Ff -A


:

II

SI

STRTT

pf HelHsTl

fTt cfFIFRfeH:

H<jHI

NH^fl'rl

FI-TR:

WIWH
I

^^

Il

f^f
q^T

JTiT^Tit i[cT

^N^IKrT#pt

^TTFft

H^ldsll:

chlM^MKnifPR:

Il

Il

CT^T
?ra"

HrlU^^FIT:

FTTC

?TmJR ^Ts|cR
I

1 1

Il

JlHHHI

{R

M^IMkHM FTR
I

fR^ I^rl^^TR 5RNH\ftH NHI


MHI^r4 H^MH^I 'R ^T^T
?mr?T
3^F7T

IUH

II

F^J

^J ^t Hlr^fW
^mf
II

II

II

fTTFT

FFTR STS1W TO^TRFT


*o
|

dHWMfHVlMM H%^IR

||

^ ^NHfHi 3TR Rr5Gta^J#fRl


UI^Him dHtfl^'Hl
FTt

r||CJHH4T^fR
I

II

||

^yr

sgftrri

twt^T ^W>

;Prj

H*jq^shlH f^f cibimi HH

U^f

II

infermi
j^H^rU^T

Um

^ W*n ^W:
*|r^H

limoli

JT^FTT: 5JTTT

T4R H^HtHMI:

Il

$\

Il

37*TTC ^IHIMII'

gru* IUl

iHIHIfclrM ^TFT
Il

^T^Tf^^T: Rrf:

\k\

7TJTOTTT

XXXIX.
rlMW^IIrl

^\

*JH*

f^TTFrT?T:

HHNHH4TCFFT: WrllHe.H4NHH

II *

Il

%&zm

gTT:

w$ m^t ftFTTT^

^JWTPTmff ^TT ?P^T

crf|:crn7PTT:

Il

-Il

^ F$jftfamm
'^Mrly
FFT 37fF

Fiwrq-

h^mmi
I

ti

h4h*MHIH
f%
=TJ

fW

Hillrfkli ?f

TpTT

JTfFT:

Il

Sii

^tt

wpn grr^r f^iiM^4tFr


5TTTT:

imi
Mi

VWT f% 7IJfFJT

qiWTT

J^T

?W FI^TJT^cfT ^ UT^t ^HHH^I


^f
ft||=hl!)|i|l

II

JTJT H^ItIHFTT q^T

WTT jrfjR ^TCT FFfNCF'7


Hf^M
*T

^FTTTR:
I

II

sHfe|IH^13ui rlsiHI^RjfFT:

^: ?TtHRH^IVHfHfRrr:
5rfnTT??T

Il

II

^FT^TT ^Tf ^T:


f

NHIH^
Il

X&Z*F\?{'.

fFTTiqT:

^NM:

11

3TTTT

feTcpTFTTgrf^t

^T

^F^T

moli

?n*tfwwiRuEn" h^t

jt^tt

un
i

II

mm ^ u
3cTFT JT^t

frisi

m ^wrrt ^fttsr:
*ll4rllPlr1

*rat

^m ^
II

Il

HH^M
il^lfhl^

FFT

^T ^.rll^.MIH^

^T:

WT^Ft

^TTsTT HJMfairl

II

X$
I

Il

FTH^T^

FTFTt JT^t

fTFPlWRR

crai

grp^r jtJ

^^ Sf^fFn^r v&m ine u


I

r#cW FFTT ?T3T RTIsT: rWdrl MHi M ^ WNHI^HT Tf^TT


r

^T

HT

II

VUI

ilH^fl

rTrft

JPT rf

WN^HklHI
gTP?

*H IH

fri

1*0

(FT ^TratFT:

FFT
I

II

U
Il

Il

iJsllHHIj OFfi^l FT^HT

=fjHsH

T^ ^UJR
rri^" R7TF

HHFH^I

FHTT *FIT
I

II

\0

HWIW'rHTMH^H
tfTCT

^F^f
FTP*

*Ipff

f^TTFT ^PTcfiT FRJ

imi!
I

fWTFT

^TFT 3*11*4 1^4 WsllMr!


STq"

r^f --ll^-M^H FTPT

mH^Tcf ^

Il

Il

R:nHHHM

?pf

FJ

FhWIHIM^Nri
l

qcf?THF^

HNHHH^H^FRT

^o
I

11

sTlrTUrPrirl ^TTFT

FTT^Fr (T^T

fJW^TH^T ?T^ FT^ni'liHH'jilH ^ferlsim: ^RFf ^l^i^l^H:


:

Il

^* J

II

FTWT FFfrsrFf^fTH^T^?^nT:
Fi^r
FTT:

g^rcRHrf fnrr^T: u^sHFMI k% n


^fTf FTFT^^FT FFTCR'

^PtRT

Hl

^H ^HM
I

3^: ^TFTT

JTTWfFT

JVFt
!PJ:

II

*8

Il

HrlHI^^FTr 3T^:

fehlFr*M

HR"

rr^T^

sTJTTFr

isTOT H feltri

*T tfSFT:

Il

Wl
II

$P rl h l; ^^MIHmHHlF^rMHH'dki
PFI^ TFtt
ch
l

II

-k

Ff

JT

mgrJHHWH
SRT^rPI

P$h'

H^KJM
FTFT:

^#F

II

-^11

SOTTRI
*TpTT FT

^ftt

^t FTmt TTFR:
f^^WJFT

STFft

^rmFr *Frl*M TTTWT


I

II

*t

Il

rTFT

TOT

TjflyH<=hltfl FT

STWIT^Fr sfV^r^Hil MI kj^'^T M

^V

II

FTT^HW'INH rlrlWHH*'JH

Spzfwi

gTTTTTT:

^THrMim^l^Hl: limoli
i

rn ft tott ^PJ ^ 4>HUH

^ n^RTfmr *m
OT?= qiM*HH
:

II

$\

Il

2T^FT?FTFrnT^lP^IU^ *HUlKlFrMIH

\oo

(\H\W\
XL.

7 FPTT *lfrl*l (IH

FTOT Rg^f

W
'

^ffcT *yiHrl =h&WIHIH #T5T^: \\\\\

mtzrimfi hhh^hwI^ito
RTTJt

HFT TOrRT

Wsll=hlH: *T ^TOsT:

Il

Il

f^HilVlf^frFft

;TFTFr:

^TST HiUt|5dlHklH^I FF^TT^fT

II

Il

W^llHi^HI

^rmiuiriHi gf

fefRT WI{HUMct T^fT M^HMIPth


FTT^Tt

1 1

'3

II

^ H%^m:
^7 ^RT^t:

ClefNi HMc|H^:
Flft
i

iWrM=hR:
fpr-

OT^l W^^t

II

'I

II

ci'Ih^hh rWH i^i nh gft:


HrMclH ^":
Il

JT3T^T

Il

iT-JrMHW:

FR^T^r (ER

HWTTTFr

Efttfrf ^IMtH

gfl% HHIHr^lHoll^H

II

Oli

T^TT sFrfarTT jsf

FR qinft^T
frffaT

1V

LHH^IMH
HIMHI'l

^^W^rfFT
I

II

Il

#RHT
ft

HF^WFTTRFt

^tt mi*r{

frji-fiHH4nrrt n

li

mtam
^T ^T FR' sT^R
^T 3"gR

'>w

5HNMIH

^l^R^IHH^N:

HPT: FTNTFT qfT t% HT

n,

#t

*TT

^TFTt

?TfqT

ERTH*lQr in Hi

T ^TC7 PT sWI^HRF^TT
crf^

II

\%
I

Il

^H^HlHiI gW^frFTT

FPTT

?RTT^ ^flPrNH.IM

gHM^HIIMHri
>T3T

II

II

y<^MU
sRTTT

FTrT:

fr7T
^TsTT

WpTT ^7
<M-KH

m
o

*3jt

FTHFTT

II

VI
I

||

Wtf^FI T^FTT

J^

^T3T JslWH

CrfFffTT

rH I$7TFf *l*rVy
o

fRT^TFm
1

II

\\\\

qf?: ^^H^HiHii
4
ex.

m
si

ff% f%fp%:

n^
'

o o

o
H
I '

HT ^T

^r%T T^FTT ^cR uiSRJ HHkMMH: H^ H^flqi||[tfHi:


q%: CRH^MHi
JTJT7FT

,r:

^TcT

Il

II

w
*tyi

{\H\W\

miniar

7n\'>

tt^t h^ihh: 37TH11 *q

ii

TOT:

h4hI*W
T^RT

H=WI*yM"c|^:
Hrl7 =Wsl

Il

Il

SPT 37TFFT

NH

FRT^wrawr

q^'rmfFr jrw* u

^u
*?:
I

FTfr3T HRjrli
FRTfT

gfSHMMWilUM

MHl} * f^TT

iiq[j^

H^U

hR^uu

v*

XLI.

3ctr

qrpnrtFfr

gf {Iuih^mh

ii

ii

^flrlfa^lH HTT^T f^rltTTT

^TTTW

OT^WMPT: HHcJI'rMM
WTT NH^
ITTITA":
fp-zrsr

||-||

^FT HilfH

^Tt

!TFT 11^
I

Il

^HIH^H^kMHMH:
,

ptmm'h

Era

'^r Frftwr:

ii

b
I

ii

rrfFR ^T
ff

H OT^HH

H^U

H^lrMM

f^^ufT fT^FT

JtPT: *5*Fr: ^UMsMlflri:

Il

II

FIFT

^Fpfft {FT

^F^T q^TpT:
II

^gJTFRWf^:

FPTfFT rl<WMI

Il

MslHWW
7FT3

rf

^FJFJTPT ^UlrMI<t
RTJTT

mm

s^M-Hl^H

II

Il

^^%

^rftr^

rriFFL^ R"

}^kh
II

TFT^T: HHMUIT

%HM

FRT5[cFr

^11

'JO&

twwui
rlH%lrfi( FFT^ra"

^TT

^FTFFT

II

Il

mTf^t
FTFT FTZTT

H^lrlrl H^MIHPlcTFT

^T:

f^Flt

JTsFT

T4lh^:

efef
I

II

\o

II

iqMKbN: ^TT FTTFR H^fa qTftfe


r^f |J5lH^l[!l

HHI^H^Mlrl

II

n
I

Il

WmWi {\n\k\H\
HliIM
^Trfq"

tUWIHfc H^lJhrtl

qsTT^q"

[FIH f%

R#R:
i

Il

\*

II

*hin 5 *t^ft

^pfr^rt Hwtfanu
fUHIH'-JUIri
II

?TTOTI^Hrl^l

\5

II

HH*HIHRT
:

f^j ^facflHHHwfrT
*TT3FT

ylr^H-H SFTR

H^I^FT

II

VI

II

^^

?TT?Ff

^PfPf^f^il^jH

ilHI+H%lrft H UH UHI HHIsWI

II

VOI
1

^?r: cNmf^r: m^jNiiui^ wiwiIh m m^r rpTT^rf^f

il

\o

il

SIHHIH*HMMN<*JIHT^ T?^T:

^FfTT

fcfcHHH

mT*I

FP17TTT

fl"

f^TTfert
'TisH

(FT fqrpfeH*IUUl:
I*

Il

^
II

Il

NIH

MM

H**

^ nflrlH

f^PT?: tlW-MWI c|sIHIHsJhH

<o
I

il

^W: crf^! ^HHMH: OlfH.MWMI


TH'JHWI ^g^TFfT %Ffe
JTnTFTt
II

R^ HT ^
H<fklH
I

II

^/JHHWi
^T

FFTTTTTt ^T

^HHH||HI
^rf

^FTP^ R^F^H ^
K
*TfcMIUI

Il

f% TO^TRT
,

HklH

^pff

T5TPri

sf^T:H^fMN^HIHH

Il

^
||

Il

*<WtIW -|NHHI F^R:


:

Tf^TtFj:

Il

tg

FTrfr^T:

FFFW H^I^NUlllHyi

FBIMHHH: Wl VT^W^WW^Fl II *H

Il

^P^PIT H^kHki
5T^R
HTT^FT

FT*IMHHH! ?$J>
Il

TFraTFTT: farllH^M^ ^T:

>k

II

rr i^FT ^l^lr%|:

^ifSl^l
5PT
FT
FT

Hsf^M^IH^N^

fFT: 11*0
:

11

*TTelHI*HHH Pdl vf^lfj H

HFT

qr^FTTR H3TFT H^lr%ll:

Il

TT^FTdrMlRllH: Ff^flH^H-rM^HIU

Ul

Il

^^

Il

?m {\nm\ *jii^hiiu

qfacfif^ui
Il

;tft

^FT^nlTST: FR:

iiiRchmi j
XLII.

q-p^TFT HMRill-iH^eTrf^t
f^PTFT
<TT sfflr[

^>

IU

II

flr^ MH*rMrlH feltT


Il

HHPJI ^T^^FT ^JHHI'^IK.rl:


'

Il

4 15>oUl5o< Hfo*f 'i'^HHFT^'TFr:


JTJTfFT 3" TSTTTTt

NHiafKHrlHslH

II

Il

fatHH^^H:

WK rTfTFT N^MMi:
I

VcrfrrTFTST^T: yiri^H'TyMr n 8
JTJT7T?T ^T

il

gl'ili yi^lHH'JlsIH

jmT ST^t cUmifHHHt<=M: n n h fw iwzt mi wn ^r s^rarm" ?# M" cJI^JH^H M 3^


KFFrf
1

''

FTTJT^T:

II

tliJshMI

*^t

H=ft

R^felTR

fff
II

^{UMIIH^WI^r^kM^H
f

II

^% NHHIH T5TRT3FT ^TTR ^: imi


!

FTTFTFT^:

*T 7T
;

'TWFTTt

HJT7FRT

refarMHR

H-=UMR

TO

4*1 iP

^
23

Il

II

\<ot:

(IHWMI

il*JrlUHWW

fflTETT:

?TR^rfir
I

Il

^o

II

firj^rti^: 5J3T HiNWIrHfPTSTT:


flsfcn

^rfeTTT^T iTTTFF^F[qT?^R

Il

UH

^pT: J^FFTFFT

F^ ^$T:

*rfrfFR

f^TT

JTst

fa^Uk SJUM-HHH *T^T IIVHI

fsflyTnnp.ll/H

HJH^H-hlHHi

HHHHM<*U(

HMI'-irlH^TlPrri'

Il

V$

Il

FTC3FF5RT ^FT FT^T ^FTTFT


Ff R"

M^HUi

*pTT

WH

V3
I

JTsFTff^T

H-MHIHI f^TT qi?T ^TTTTT NWiJ^iff

II

VI

II

^HUIWIHf JJH'U^W
H?._N*J
FT

JIstW

J^F^Ff TFIW H^()MH

II

\h

II

JT

FJ

n^m few W ^
^f^t ^WTIFrff^r

fFOT FFTP7

II

1^ U
I

^T}TMIF%IT (FT

<TTW f^THJF^t

TOTCFTFfTq" l^fr^H IH IVI M^N^t

II*

?mn3Tst
FT FT

WFF

^W J^FFf
^T ^klIHM

!^RTTTf

f^T

FTFT:

Il

Hi

influii
<wQ| f^t ^H^rflHFT *o 3rTfPTFTFT FJ ?T ^f^rTTCjT
HlrMH-HI
I

w
II
||
I

r >firaT

SPTTT

^rpTrrfW J^T
fPTT

rlH^H^T l

m
JT^TT

^TTRM^MUi
I

11*1

II

FT%TT: 3=T^t fsrfHpT^uflHH

FFTFr ^FT^TsTT: %f ^HWHI^il^'^ ^IIHHi

UWrlyi

Il

--

Il

frw yirMHriw

^luinfa

mwi'.

Il

-^

Il

Ff FT

^ ^ FTFrt^^T f^T^WFT: ^T W riW$H*1U|


Fftish^lfwy

Il

-3
I

II

Wqyrtt

FlWr ^Mo|H
i

II

*M

II

Hriwnrawr ftvrqwnrn h^ihhi


HFT|Pfl^rir:

W%

FFFTT:

^TFTsTT:

Il

-A

Il

f^rriT^T:

^rf:

Il

XLIIl.

^wihm
fqTpT

*Rr

mv <"^KH

H'rllH^^T^J^t

^FTR *#TsRT

Hill
I

^R ^raT^^TTf^FT: * 3PFpft*TFPTOTfr FTf^T HpIMH<W


JT^ MH^I
II

Il

mi afrifmnaf jj^ht set ^fr


FTHTflTCJ

F-HMIH

J^TT

fw ^
:

*T

II

Il

STfNTT

frTfem

qJjV^'^ltf.H

1'3 II

^ciHriKsjin^^m

mrm h^ihhi
:

MH|UN

l^rj

^ qfr rJUrlfashH UHM

qfr^FT ^FTT fqFM^fcH^HI

II

II

cfMHIHM N^IHHFT: fft q^TCf

m^TFT MtqMHI^IUklHcll^rf ?r ?t H^feui f^rr ^t ^mihm ftft:


FTrJHK.^U^U^ ^T^FTFr^ ^
illilWspNTT

1 1

o
i

Il

Il

F^^TT

^FTKTOfT cR:
TT5TFT
II

FnTcfR fJrnrfFpTH'^IH IH WrT:

II

irfe iniqui
2"H
FTFT

mvm
TOT:
FTTt
7{

wm

3T^

SJTT

^R^T f^
ffftwt

I^IHIH
inoli
I

srf

^F!^^%^JT%{WT<T5FT:

FT^qilcT JmRTF'STfTRrT

1 1

Vi
I

FT^T: ^T^T

sRTR ^f^fFT:

^H^M^HI
FT

^
rf

FTFTyTFrPT HTTT^T:

nI

TiW^UFTFT^: FR^T ^FFHFT:

^hlUIIrlVli

^T HFI^OTfFTR FTFTJT ^
II

Il

SOTTr^rjpi
FT^T qoFlTTT

^ ^rFRFT?7Fr:
%^^FT

^TITR ^Ff

TFZR

II

-'3 II

F{ FTTt {Tsl'^IUli ^iri^ilHI

sMwm
^rf ^

mhhimTt^iftstt hi'^mh FrfcFf


4 IH Malfar" f HrlfrN
fa rimi
I

irif^Fr

mmi

*TFR

TFT

FOT 'JHirR
^TT^^

II

U
Il

Il

^ WT^cft^r^T %=T7FTT HeNH;


rn
sq^ET:

CTOTaira

^TWR:
I
:

\<o

II

^NHHWHMH

^TT #FT HfcMHl:

^R HMH
JT^T r^H^rlI

cfT7

TFFPHWHHH
FTTTFri

Il

\c
I

II

^TST jf^FTT

^T

4FTfrmttrl IHH IH STT^rlV.N MH

II

II

\
qT^FT

HWhMMI i^TTt *feFU rUr\ WiHM FT % FRT limoli


IfMH^
>TFT JT^TT
I

Jl^TFPT Ht FT^cIdl* l*HsflrlH


m?T?rt tf^

JT^M

4|c|rlNU
I

II

^
Il

'I

JT^I^HrlHI^T
qsf*tlril*l^ ^flT

^fi^

mmn

R^rflMHH^IH H
I

^
Il

gqTli^Ff ?X\ cfl^kiyHIHM


prf^Rt
FT

^FTT^T t|5HNkH^N7TT:

^
ii

Il

^IFT HHIHW (fet t^H^H

7^ w^ihih gnrniwr frt v3 FTEpTT {M M^yHrTl 3R!


ii

W
1

ersf

HHNM

HIH HIH^'^HHI Z^T

li

VI
I

II

F^Tjt

MHIHfeMdt R^TTFr:

JTPTHITO
srftt

(TsTF

^TTOJT^T

FT

TO ^
II
i

II

top*

#f q*pT +hwit
HlHH

RSTOTT^Tm tiHNrJI

II

Il

^Fm (\H\m

illl^hllfi

fl7T}MsHHlftWH
II

bM^IITST

illP^hMU
XLiv.
FTrT: M^irlM*

^
|

JPT FTJI7

^TFf

?fqr

^JTFfe (i^MIHIHtg^FT
FT

^TM

II

1
I

1l

(ETT

y H f H H tt^FTT^T ^pF^T
I

FTFT CRT:

HHH^RhTT

ZrfFT

f%TFT:

Il

Il

FTTFR

(TFT HHN^.'T

f^^^*TF]fq"
H^NiIT:
I

f^Hclh^^

(FT

FTT^T

IU

II

JI^-NrlUUi TIFI
ilHciluicT Ff
^TTiTSTFf

NchWi'H^dfH:

^T4 T % ^PTfFlHfFT

I|3|)
I

H^HirnT

^'JlllllHFFr^jfFT:

rNWMT q^FTtt ^PT ^RT R^FRT:


f^ftrfT^fq- T^TFT5TT

Il

II

^r%t^tfeR

t%TTFf% h^nimh sito! jtth^mmh u

sarrtw h^ii/h

*hh ^pfiNdM
JTFMW
li
I

ii

& n

2^ft#T

JTrfT

(RTT STVffrf

(T^f >TTftT^

gt

ftf%T5J

3^WT:
(M-KH

||

HTftpTt^T {TsTT^iIh*!

4H4H:

?RT sfTTf^

H^TOTFR:

3sTT

II

II

^fer^: 7WTTT m^T


tM^iim!
^T

*TTT

q?T5FT:

Il

\o

II

%*# crgW*JN^I^I^:
HMHljUI

JTnTfq-nffFn^Tfr SrnFTT MHH&1H: \\\\


FIFT

Il

^Xh^M

Fnm:

^HillHl^ff sT^TT OsTRT !Pjff7:


q?T:

Il

^
I

Il

gfim: sfalci f^n^TfRTWT:


FRT H'vJHIH

^ (MHWIM

FITt^^FT

II

^
Il

Il

JT^TTTT

^ ^t ^tT:
FFft

^rffrf
sT^ITTTf

?famH
^T^TTTTFT
I

II

\&

FPT^T

ST

mtj^l

*iWftT'.

^Fmrf^t ^r:
HfHHHIHM!

n *m

ii

FTT: ^JTT'T^T^r *TrT:

Il

U
Il

II

JT^'^ HH

Fcpfflif

^r:

HMrllH^l:

\&

Il

ir=i i*mi

^r i^Jm

*t

^rft ^7: u
I

^u

ic'j^M Icfei (HTFf H^HKi^JrllH^:

uhcin

5PTT ^rrnfr T^n^Tpri^rFrt

11

*>

i u

infrollii
FTq^T
^cf

w
I

q^PP HiftyTT ^T^T


I

HcRRT^yJ H^I JJHH^JM

II

-o

||

^TT^T qFPTf frPt


FTvFTT

'4 ri

HI HJlNH
I

II

II

WTTT

JTsFJ

(W^i CTHWH
*T

JT^TT: gFFT r? *JFT: Hlf


FTFTT

ST^TH

II

-~

Il

WTWT ^ ^H^J WIH !>!^M


^TT%

%jf

g?:H^

HWIH/f

3WT

II

Il

^>TT^ ^

^Ff J^t

?T

fkf^T

Il

-8

II

^Fra^rTTT^T: Rif:

Il

%z\

{\HWW
XLV.

3sTFT?TT JTFT

Frft^2TmRmfl?f

f^rr hhh (raT

tf srarrgTOflrr

imi
-

sr^r: ^nnp?T

fer^rr

m mttif
SIN fri:
!Tffl^j

Rchh k,ft:
:

ii

qrrf

H^cHH^fiH

^^icW-ifiyfcWHNrl 11^

Il

RJW *^UIH

fot

T^T

qFPFff Ml^fMUIliH.
flrft

%T%qW R^f
R%^:
I

(I '3 II

I^HNd: $p*Tfa^T

HMHH^cTk^HH MI^IWJTt
skl*HN

^
Il Il

Il

'I

II

fag^f faP-l^tf WTWf'>

Sl^sRf^FrftTff JH*^ fffcpf


FlfFFT
cpTTFT

II

JUHUI^I ^H{i

vTFTT

^FT f^RT (FT f^WFFFTJTH:


FFZ

&
I

Il

mrWT ^rf ^TH qfpTrf^FTT


I

^^Tf^^^f^pTT^nf^
FR: HI^HIfT zpfpZ HTTt^T:
JT^FTT
:

lidi

gUHMltf q^-^pngpf

ti

II

inficimi
FTPTPT

^FTT^FTFJTO
FFTTT^T

FRT

^:

s|/,IH+

^i SfsFTEFT *^t
I

Il

\o

||

^RT FR g^Tcf JT^T MWIllHH


t|NMH sPT^FT
q;tFTT

^o|H{ 5THT

II

Vi
!

Rrft^^ifc^T

*FsTT:

IH^I'HIMMI
1 1

MHklMhfr

?TT

^WsT^Tfr^

V?
I

Il

qljMcWHI^lfa T^HIfrM

fafoFIT:

^TT

^kjslillHH 5T^TT RFfiNrIIH*:

Il

Vi

Il

rkr|r|H* ?Tf%

i|^IMHHH"HH

%THc[| "^?TTTn: HHl^HHI5FT: IH?.

Il

JTTFnf^TFTWPT

FT

JFPTT

J|rMN

II

VI

II

f^FF Ehfa^ft

SRffa

TJT:

^IFFT

II

\$

Il

fBiyHUl^WIUlHM^N ^ ^FT:
fspjfitft^

io

II

fl^l^HH^FT
:

qmrt:

FrfHHIr'Xl

^FTTTrf

R^W
I

II

V^

Il

!)Ut*|Hc|HIH

JTTTnt

^FTm%:

R^fojt

JRT

TW\

MHIHH

1 1

''

\M

^T: ^JTWT^cfr ^-nFF^nftFr: ii^n


^TUTRT nfT-4MIHIHHIiHH
^jcn^TfJTH FTFT rjfer

H^sW:
II

FR ^FT

VI
I

II

fJrJTf^
T 5TT TTFT

FT

*# ^^ikKirrHMi:
^
^fcp?R f^T

sfarli *

i|i|U1IHNIrlc<

II

^
I

Il

NrlIrHIH: 1*[^F\

JTFTT:

5TJRT^rJT^fr HHriy l'olii MI l:

iFTKfr F#F?r

gf^FTT il^-NH^I FRT

>RW f%
HMI<{I

{IsrfffifsT

Hk^HHlfWFT:

Il

VI U

Roridi tri

JT^T

T^rn^^TlfT

R^TFT^NcH UHHrllcI

^T ^
Il
I

Il

tchUiUlfarlsHT qFTRTHMrifrl'+J
HlslHMH<=lrfl

R^OTmrf^f

II

^
Il

II

"^rr: hR&iuii:

Rif^H^rarrr:

il

il

Urlili

3"
I I

J|IH-=WHH TOT:
*FJ1

fT^sM^N
JTfT

>?m^Tt JT%T FFTT

^f^FT
I

Uo

II

sTJTFT
fT

H^ll/W ^MI*HHt$rll
?TTiTt {TsTT
r(c?t

rRT

il^kMrlW^T

II

\
I

Il

'JN^I

W
>F4T

^Trf *F[ WMIrHs):

it|IHM FFTT TT^t

yHIrMHFr T4:

Il

Il

FTFTFTTH FTR

T^FT >IH4HIH NHIH^M

U^JT^FJmTFRMINrll: H^lrHsTT: 11^


IftodHHOT
sTJJT:

Il

^ff H<lpo|HC

FTR T^T

yiNHH TTO NHHH

H^lrHHT

II

Il

Frmrn h^ii/ft
Tfe: rjSTH^Hlfill
5TFT:

mi '^mhih^t:
m<Vl
H^lrHH:
I

uvi n
I

fWyWM

JTTtTT

^mj

^f-T: 11^
I

Il

o?FH

FTT7TT

rPT^T T^nTFT

^T% JTTWFT

^v^m ftot ^ir% frrfr^#r^ vuw\<

\\%o\\

ri ^ j%rr ^tfft?

jtjt sffcpaifrr n

^n
I

wfTT^frfFT f^^TFTT fTT ^TOTC

TWTT
Il

JT^FT JIHHISH: ^TTFTT

HTW^TR ^

Il

hR^wi Fit% fsrwrfFT ^ f^TTFT ^ HIHIWlI^HUNIHHTf^


hRuiFPi

Il

Bo
I

II

^M^M
Hlifl^llFT

MhWrMI

% grfffH^l^ri
jtttftt

feff ^nfr ji^ft

mt qn
I

II

fa

II

^FTFT

FFfFT JTFT g^rT

rjrylni

^ hn'^jh
nfsr

g?nt

FT

I^^TTTT
i

11^

Il

tot

hm^jm h^h{t
-

FTIcnTrNMMI
frllHM

^pHI*4

hHlyUlfH
I

II

Il

WZIJ ^Fra ^FTsTTm


{l^ufHsUH'-^sfcl
7TsWHIPlMi>IHI

J^T flfFT
rrqil^TKT
FT

II

33

II

^TT

wni ^tTnTT^^rr snrn ^fiT^r: ^


li

rTSM^HrlI HTFT r?%tfHHHHslHI


Jl^t

WlfeWHkR

^T CTTTT: sfiFT

^T f^
I

Il

^
II

Il

^W'TfMli '^lUIMi

H^NHHHsmt

?FJF??TFIW

WT ^STWTFZFFr ^
FloT

Il

2&

f$X&Ft T^RTITT

M^IHrlsTfTT

CFR
HT

STf^FT FFT JTJT

ITIWTFnT
I

ll'^ll
I

rTqr

HH-jUTrlI mirisi

J^TPT

^mt^m TTT

F?TT% 5T!)|^i?THRrf

II

Il

infermi
SFFT FR^FT

m
II

CJTTT

MHtMM
-N

^PTT^T

M,o

||

4NMH
f

rJHIHH

MH

H^INH

HMrl T^n?

5TR: Mli'^HI H^T

Il

V
i

II

Ferrar ft jffj jtth^jih

^ftm ^tw^
II

hs

sRTFT Frf^fT

^id^M l+HH IH'4


:

H^

Il

TOpTt- fa

{TsTTC

f^TT FFTt

tHI^M

far|IHM H^MIHMlSlt

gH^IHHII
I

MS

II

RTWT yi^f ^kjii|i;|iH ^ :FfTK ^ H*M fHIHI'tf {T^T


HH^llfl

II 'l'I

II

rFT

FT

^T n^M MMyVfrf^FfT
HTSJl^

W
I

FTOT
6jr?t

FT

^TT^FT sW4r|:
^T

(|

Mi

^TFFTFT^f P^Tef qTcFm


il^-Nr^lli

^HI^JMHIMM
rFTFTIHIMHI

WJJ

II

M^

||

illl^chiu^

il^NrUUI RFT
Il

q^hHliyST:

XLVI.
fOTTFT^T^:
T%FFT ^rpt
O
5JPTT {TRT

<^l^lr%l:
cT^FT^T
I

TT^TT

HMM<5

\'i

II

ilr<jr|Hm>sdM rJMI^JH si

H^IHH si
^-

il^NrNU *im HTJTfFT

^jnf

II

Il

VJ \

=TT

TsTCt v

trtFTT
si

5TTWTT HMUlfrl ex

T*\T

RlrNHIH^

efiSTf

qTTW-^

Il

Il

FTFT: *TT
JTFTT

r^^Tt JtFTT

H^ Htmf^TTTT FT^T
?Tt

NrlMrlHH f^JIM^HI
3HFT FFFT

^f\
I

Il

3(1

FPT:

MF? ^FTFT
I

nrTT

HTT^fr {Tf^: HJrM g^T gff

firl^H:

frft#2t ^Wfj

RTW R^f
I

II

#t ^t:

gFFFftTTTT ffFTTTfarT'WTt

H^-rifn^ ^nrt

sf^Fr hPihh

ii

* u

?f?TTt*UMHIH fTWT^t J^TgR:


3rTT rftfHIHKI
FTFT: FT
r

Il

eli

^fcTTJR:

5IWFT

7TZ H<rlMI -WM

kNrlsHR

Il

infili ri
T
FTFT

^
I

W&l MM^WH

H^IW
FRT
I

f^lMH^I jff p*t f^TT

M^flM^

inoli

FR

(FTT

H^I^K^JliH^IHt

73^ yNH>krMl>IIHT OT7T FTt Tft im


^FFTT {FJ^STV'f

Il

f^TMFT

H^lrHH:
:

^iH^IIH WZFl -hiH^HHH P^H

Il

\s?

Il

FF^ ^Ff g^TT (HPT


^pTT

fkrllcfR:

4JMIr|H'^*R (OTTURI H^IrNl:


*#f
STsfST

IH*?

Il

^T ^WT: ^TT
SJJTJ Flf

TOT

^MM<j *p3r

*PT

jm

II

V3
I

II

?TFFT fTPT/T (FT f^T: q^T


:

H^NHI:
Il

|Rh^ H^mIm ^TTO^HNrTT:


tfTrfi":

V'
I

Il

FJPFT: ^TT:

*WW H^lrHH:
Il 1
I

HlrjyHMl: RFT^rr: ^HukljfNcj:


Ffat

Il

fer HHHM
ERBf

*[R,(IH*HslH

iM^IH{l?M

FTFTFT (FFT

II

V
I

Il

FPTT NrIMrllHcl <-JI^IHk Nitrii

wTTflt

RFT7 f#f

RSTFT:

TT^TT
^T

5RT

II

V* Il
I

RFTW-ft: HHKV'T ^t%T^T


*T?T

HHWrl:

rMl^rHIH

FTT7 FFT

HIWIHMri ^t

II

II

rlsi^iM^Hlrli:

^iPdqfrlHHMrli:

Il

^o

li

t^tft
5TCT

R^j frsrr ^rsf f^rr 5 errer PwWlMIH 7HFT FTfHl^f^lM:


ri

11

^1

11

SrqrpWT *TFTCT
^Tf":

H l<^H*.U

^>T^T
FI^T
II

1 1

^
Il

Il

37t3lt^R

^FT

HIHIH^HT

RJM Indimmi

f^5lPHU|c||HH
I

tqMc|HHI3%UII'-4H Sppftt

toftt 3*npr
^T TcTT

?TrFrnHt

ti^iR*n
I

u Mi

11

sPJ^3 Itrl ^ ^RTTST ^3"

lHIrl^Ullr^rTO
cl^UlHI
SrqtTlrl
rTfT:

^T: HTWWt^rTT

II

^H

II

fi^TT cTT^TTft

[fFp

fHHFIFTFHIiHIUll
^T rlt

crfjTT^
I

Il

^
*<a

Il

f^H: J^TT

(PT sT^q^uirFTsTi
FT^T

ilRrtrJ grTT:

jftHIWIHi|^H%

II

Il

g^iyRy^Mi:

g{T ^rfafenrr:

^IrlitoUIIH rTRT^VNI^IUTT:

FTFTT:

Il

||

HHkcJ HWFFTrf

^I^JHrlj

5? \>

M*cH"^r
f^mnsUT^:

ftf

rfhhNMI^rT

J#^HHIkHHH4 im
*r

11

H<l*iHST^QlHIH^IUI

Fm?::

4JIHkrMH

m H*tW*w T^FT
I

II

33

II

FTfFFT fPT^ ^T^TFT HMMHr|rMH


il

Resinai {FT

HsiaHH

f^T: FFTFT

II

33

II

Ijh

^r^ ^t OTZT H <5< ci feilrT


I

113^11
I

Msc|fl H^HIIH^Tl

g^ fe#T: H^

FRT

^ Tf^FTT ^#FiT: HNHMI:


PWT
H M l
I

H^U>l||: |p/i

||

il

P<* Ui
I

il

HHl rM
Il

M H FT

T?nfiT7T: Fpf:

m
->.

{WWW
XLVII.
^^> r~Cr~

!>|sh*c-HI<H^lfa

5^ {NH^^tSt

II

||

fr % iPFS^nt 3^r ft sFrmrm


rTF?TIH^H ^pIT 7TfR:
J

\\%w
I

^WTFRT
l

Ur^olN ^FTsTT f^H q^JiferTf


Tp ^

Il

WT t o
cpft^f

FT

Wf
o

FTTfr-FT

sFTNUJH
qrTrf

3^

pT

ST*^I*HUh
I

II

II

^r

5TR^ HM^JW
5TJTFT

^H4l
FTFT3*T
3TFT

H^lrlsll: qrfnFTT FT *FTTsf FTt

II

Mi
I

^T^T F^FTTFT

rTC%

TR:
II

rllH^rjW f^FT (J^NhI


:

Il

3^fi5OT^5t

illPlV^rlH

^yr^TTFr fTOFlFTT: TT HHldHlReiHJ

II

II

*TF?r5RIT *T?TOrr C
V5
.

TOTOI O

FTSfT

sFT

1 1

illf^lMi
HM*MMIsllf
F1FTT:

\i*

^T^T TJJT>
f

SRI^RER FRT II )|MH^I*H o ^ zzm f^R ifi^rw ^ ?\wr.


*~~

^R
rj

\o

II

m$

JFT oTTfr^T

f^R:

^TR f^KH \\ 3RT HcHHK cHHHdoiH


II

Il

wftot h
#TINUc|

ft

?t?tr TRI FR:

FR^T FJRfR JST

HHMIW

sWHj*

Il

^
I

Il

HKiHW
2T5fT

f% |lsMHc*l'-WlH
JMshHkMT

^Hriil FR:

M^MI

II

\8

II

H^i'KHi^fr
tH4KI

m^R

mrr

f^nw
ff^fet

f^FT:

OTT

^T
I

II

Vi

II

l^T FTRgf^

SIsfi

^FH

fFTT^T f^TOl^
FRTT: 2717T7

W^

^T

sT^R

^f

II

II

FRFT vfcm SRH^R:


qHIT ilrl'-WM
II

fp^ ^-TT JR

\*

Il

MHhr olHklH

^t ^TFFTT PT{T
^^T rfm
II

||\c|l
I

TH'UHHHil

JPT

c||slU||

^ g^t

{R FR f^RT^R

II

f^ %f
R^TT ^

cTSiTTT

^HHfa

cnTT^T: limoli
|

^T HTl R" ^-riou ^TrT rf l^rUflcfir^

FFT:

ITTSfit

HI^HH%c||H

II

^
I

Il

HrdfH^lsM^Hi f^RiHHIMri:

PH:
II

iiyhT{f ^TTFT TT^Tt: fFPT^rT

11^

Il

JH ?T ^FT^TR^T

^f^T ^
II

Il

H'rUdir^l:

m<

Il

infilili
XLVIII.
r-~

U*

>-v

-\T

h^t^t iprfg^R

*pTj:feTT

II

Il

STTC^ft^fT^T rMMIHK?INi!|: imi

^HFT

^MTi^^FfrnFTf^TT:

Il

^11

^cc|l5lK|l:

HHcIMW^ m

fl%PFTT

q%^f

H^fsfR i/JN^ir^

1 1

||

dM* ^"#37
f^T %TT*T

^H*

r\QYf

WH f%^T FRTsFTT
5M ^Utl'a-J TT
II

ll'l

II

f^TqfFT^T *&n ^jrft^H4sHl:


rftc|

|5U+|M

k
:

II

F1TM

IH 'a^H

^T ST3J: UTFTTO qf

3cTR HMJdJUNHcwRdirt
apJirkN ;TTWT f% >Tf^TFT
T5TFFTT *T^rT

{m

1 1

Il

rNIrHsIT!
II

i#FT f^JI3T ^msFTT

Il

f^rfrm% M>J^^FPFTT Nilrl^l:

tMtTT^^FT ^fT^s^Ff FTcT moli


HJHH^'44>
?r

m^TH

q-

mm

MHrtfaRM 5[FT $Hl4frl ^2 WT ^T^r: ST *l$rW J#^rTv7fqFT: g^r


I

II

V<

Il

t^h

*rsr

FTT:feF^f
3^:

tt^w *n

^T^TT? ^Tsff:
t? MIHrlI

ipift:
\

Il

\$
I

Il

iMMMWIHr'-W T&1W1 O ^

rfFT f%TFT:

{R%TFfT

^JTfT

5T>TT

II

\$

Il

faviMW

grft {FT

^R^F^Hrsp:

FPF57FPTT TFT ^TOT IFT t%FT:


II

^TOFFm HW: H^TsTFFT U


H--5WW HHVrJIHH

Il

^wNlFT fspqcT:
Il

MufyMyrWlfa

fWT "FT FTgFT:


flrftttlssHftsWi
qTFTFlt FTFSFf
II

II

$JTTraFT H^Hsli:
UHjtIW

HF^rT: ^FT^H^T

*l*rW

^U
I

FFT 'pTT^I *l*rW


srfTFTT

jff
II

H^I|/h UHHHIH ^fmFT

II

Tr=H+Q|: ?T=f

^T

M IH M!)|

H+ *pi
1

^t%ft

H^lrHIHl ofl^-H HhMl:

Il

^o

II

T^FH sHT PT
W. SRTTH
71

TO ^FPTR%
1

sF#

p WFT ^T
TTm:
I

11*
I

Il

UHirlH FR: srt n^iih untili IH

Hr^H
V

H^lrHIH NkWIHm"

Il

Il

vflHH^HH HlM iy IMilMIH^I

WsIH: 5R17Ff %T O
q^rrtvf^rjii^lH^i
Ff!TFTft

T2T tei \

ciichIHsMH U s
i

^
II

^^r%f^m g^r

sfa

^T ^TFFT ^FTFlft *PTII *8


5^ft
^'"ttft

mm

+!)i!hh

otttjr

ii

wi

373W

^IHIMU *Jlf^chlu2 yHlrlHHUIH

il^ellfi^l:

TO

II

iG

\LIX.

mw\ CTHIrltrM fewrWTTCFT


^t fTTft HTT^T fFT:
m^wirft
sft^-

II

Il

^FT ^

m^
i

iii^H^5HTm
II

^ipi^mt miniti jm k\mm&mA\


cpatHI^IMMT

^
i

Il

<h-^mi RTfrT5nm^c|H*IP^Hr

II

&

II

^t q^TTFT^ CTCTf fam ^F?T


H^TM -H
I

cJT

g^
||M

N H \U ^% M
sfTfT

c|

Mt
U

II

M>HI^W

HW yHIHlR^kNRjfH:
sflrpH^IH
FIWFT:

cj^lMy^T

Il

Mi

HHirl^H

^MNMt

^MM r

Hc,NH*yt %^r

^HRt

sp-t ^r ft;

non
I

OTm^R: STOT ^FP^INIHcl:


?lfFpfT
FTFT:

3# ^^TT^FT rTT TFFTrW STCH: CTF3J {TW


^dMIHIH
FT5Tf FTST

II

II

3FWT ^

diHHIHMH CTH

II

II

inqui;
Flt ~?,V.\

JJT\\

rW SR^T q-ff TPTf


*TPJ

*fFTT

s^WT: OTJ

mfH
5R

IUo

II

m^ ^FmT^T

fFt f^IsH

II

1111

smFTil^H^l'il

gFT^TN^HH:

^MH^lfa ^PTcFr^HIHkMHI^^:
[FT

Il

1^
!

Il

n?T FTR ^T: ^FTT N*JirH5lVPTTTrT

^HH^MHMM *Pjt
FT

Il

^
I

Il

^rT
rpqr

^N'xJIIH

5THJ
STtf
:

fTHIMHMH:

^^TT^J^mFt
q"TFfT

37TTFJT<?.lrHHI
I

II

<3

Il

iMrlHWWH:

^JMHIHI-H^lrHH:
tJI^jqitftrT:
Il

HFt rpj^TCFf:
FT

vi
I

II

FTT

?TI

H V<^er^l IH R.HI

'TFT:
II

fjc|rH^^IFTT ^T^R

HWW7 ff^pnST
gFi%5T^fr ^rr

rpFvT \k ^IHIHM^l^:
I

II

m^^iH^H^cTifT

\\vo\\

fFFT JTT^FF^TFr qmfiiui

SRTT
I

II

^
Il

Il

JTFTW-Tt Vt

<FTT

sTFTTfa qJFTT

TFT

^W I^TT ^l^H^HIH

II

\$

*oB

(IHIMMI

fFTmKHT
ilIrHH TT
ri

gfW JT^ tfkWHMH: ^


Il

Il

^%?T flSRIT <^T TR^


c|

IH*:

g^FT

|^H{.rrM

H^^H
SFTFTR"

1 1

ift

II

mlW\ qf^NTFr JTHMIH


5=IHEhl

rTrfK^Tt M^hlH^sll^R: v o o
-

II

Il

FRIWr

prf^rft

(FT STffFTT JTtFR


JTFFf ^TTTFP^f
II

UH

^TH^HNW

Il

JHqrfl^V* l??h?IH
T

Ff?h^rHc|

HH
^t

II

*8

Il

rf FT5J

IpRt iclMI^H^Hrl

'

Fftvrfq-

^^t?: Jjptltiqt ^R:


HHIWN frT^Rm FTFT
r^
II

Il

*H

II

*FT iqr

^
^0

Il

itHHHclHrhH
"JH rl^Ul

WfWR H^IHHI
H<c*HMH1 {T^T
I

II

II

STTfe

fT FT^T

^FT^mT fqwTf IT:


^TTFT

Il

^
^

Il

^TMHW^HlllUI ^UFFT
FT

m^fiTCIrT
II

rrpHcT

qR^ft

>TT'fr

FTFTTT STtf^FT

Il

rl'vJHMI

H{HHI

fTFFTH^IINHI

limoli
I

W?m FlWTRt cR-fFTFT hNrWRT ^FTT ^WFTsT: ^\ f&{ ^T V

Il

II

HHIlfriaJ

gjT*T

f^TT ^TPHN^HrlI
I

II

Il

HrHHIT"

^FFTT

HH^JfWPT

^rg^T
Jtrq^iTf

H^lrlsll 3TFFTT

T^W^ ^
Il
I

Il

HHIHW

rH^^lfiiiHfFt

f^Hcjf^t
^tft

JT^TT rl'-JfrN

grsjj

||

V^

Il

fr

wrr sm^nir i>i^i^rrMi!)irii ^m


^THTWTT:
fTJT:
Il

toh

(\m"\

iTlHHIH

S^FFTRI

^*l'N*'Jil|l

II

Il

?jq^ft^ fFTFR sfiTWT^


il

M^l^.rll

NH H"l

FRTFT rNfay fFTT


:

W
8
II

11

$11

FFTT gy^mn: qif TFFt^TT:

^W^:
II

gJT^-WFTFf

fT^Ff chrJH^T

j>irishrir5R: q^rT

^=n

^rirrrr

fT"FTJTTTTFr

^l*JM<i

FR HHUMM UHM
I

^m- H^Mm: ST^JNMiifit<H: srpim ^wt fem h^w hm^h


?TOk?IF[ firft *TT: TTT

n Mi
I

FffeH4MH
Il

^^FTHT^TTR

FT^TFT FTT^FT qT^f

Il

HHIHMH

^nift

f^Wr

<TFTT^I
NrllH^I:

^FI gfSRlWhmHIM
^wiui'^liiHi^Ht

Il

r -

Il

mn ^T:
ii

3r ^hm^uiim^nI'-kM'J

li

Poto

<T5^r %q^qTTTFTFr:^ffFT
ilrIHH

^T

^^T^WIIHrlrklJT:

Il

Vi

II

FTFTFT tffasT {FTT^T ilrlHHI^H FPT

FlT^Rt

H^HUIH^n !>INhMrl

N*JIH5hH:
N^IIIHsl
ET

II

V
I

II

{TT:

#rFT%mT
FI7T:

^
Il
I

^TT^FT

SJM^IWH

^
Il

Il

^rf ^HUli

FIW 77rTFTFTT4t

%%FT g":
wm^iFmIhh

^KHH^i HHUIrl:
^rr^T f^sri

II

nwiH'iTm
II

^HHIkW(ltll

^TTTFrmf^rm
"JUN^y^iH^l
I

Vili

rJNI{Ullc[H flTOT

FTT

^F ^ ^RTTTlTTn" HhhM MM*JHW ^f


f^ iTlrlH^I^JH

iPfO^I

II

\to

||

^cf ^l# FTfTT:


FTT ^T FTt

qr^T sfJT^FJFRT

NslMHIH

FRT JTrPWTf'Trf
glrlHklHI

II

\z

II

7TW^IHHHr^7'M MH

HMsWI* (mf

TsTt FTt

NN^FT^T

II

II

JTR-rfT^TyTri

%3" H&MIH

IH

HHIilH

ll*o|)
I

mi wM^^TZi FRT^rrMIHNsl^R
f^pt r|t|H Wl
JTtFprt^r
rf^T

^HHHIiH ll^ll

ri sii

?yr

^sr

^rr
II

^HIW1<
Ffe

|IHHIi|r

WHMsWrT

^
I

Il

f|HR >TTW ^T
JTT^rft

qVHI^MI

FRJ

fFIWR q^R5TT: ^
Il

Il

^FTt^fg g^ft

qr^TT

THHI^MHtIHIH^

WZVZ

forf^rT

HWIssWIH FTFFTt

tffrT

II

*8

II

q^TTET: FPT!

Il

3rT%rmf
LI.

>

FF1":

UUJtN

JTpTT

fe^t {FT:

HHtHUI:

N ydllHW
Ff

QityrM

MsHk
2T7T

^f^ IH
|

II

TFTt

THi>ll/H

MslHHNH
H^lrHH:

^HHfe'TdW sM+HI
eJHfc

11-11
I

H^IMll HklI^lkNlfHHi
I

FFTNMM NU

MI

^PFTriWTTTllt

II

^
I

Il

Z?q%

dl^lUlkli

^ cTTFTT d^fell:

fFTT:
II

^Tf: q (t^H
rfFr

^JT ^FFTRt TZ^ spt


i

II

{pt^t:

wn f^raTFrar *t^fftt:
PlfW

H^iWkTT
N^iiH^iHFf

m^F^FT

II

H
i

II

hit* jiFJrFr

ftfp%w

i|HH4" 3?TfK^T qfn^FFFf^FT


=Hfel'U4:

II

Il

Hi^H^M^hNI^T^Ikoirl':

HrNJ*$J R" FTt TsTt

sH^kHMH-rW:

tlW^HIHM

^f MslHIHIH^ ^
II

|)c||
I

HilMMM

JFfPT^cflHIilrlkl H^riferllH'
V
II

M'4MN mi'W\ tj^HIH'J

>mcR^r 3q%i%^m
^t {t^tt

u \ h

m^; fftft
SFTFT^T

tor: f^
II

nu
Il

HUllH^d^HH^R *F

1^

WMM^HMlfaHHkMUlHHIH
MMHIN^f cnN

m
Il

Il

^
Il

Il

5T?TfFT

*TORJT:

\%

FlrfT

>nwfnt^o||p|^ ^ TM^|i|rlkl^
Hr'/lrMI

1 1

VI

^JrllfH^

fl%ft^MI|^T:
*TTFW
tfrfirTT:

^FTPT^T^r g*pf

FIHt

Il

\k

II

^fr

^ gRim?^r $Hi|ifaoi

^T^rt

^TRFT^fTfr

^FT ferf^T^TTRTm
i

II

\G

II

sa^F^ ^th#t M^Hui^-fft SlfRti ^ft 3$ ^Mlirll'VM


ferf^HI^M^FT H*farlM4T
^c||faG|McWli
^Ttrf
I

II

\*

Il

*lrJ^H

*FT

II

Il

W
^^M^H^IrHkTl
H?Tt

<^U^IH HT

II

-o

ti

HslUlHHH^JU ^T^TRt

FT

3*f

feRFTfemt
iTlHHH

^T

TW^IFT ^ SFT
^TFT
|

II *'i

II

^INMH^WI^J

TJF\ Ff? Hksll ^FFfrFT H^lri'l

PT%T f^TFTR
^TFT

fcJ^IIIH^II

H^.IHH:

Il

II

{IHNUI

ili

K+l Ui 5M*HHWHI ^FT


fllf:
Il

7WTWT:

(IHWMI
LII.

JTtFRFT HFTT

^TFFFTT

<UMtl',W:

pref^Ff

erra

n^m qr^t #r

u * u

ilrlkKT
^rfqr

5IW f^WT^RTRFT IU
hh^w
*ft ^fit

II

sptt

wwh

^wrr (fpt3ft ^tj^tt^ ^tfr:


?rfa

ii

11

ptr % thi" t|tt#t ^tfft q^rt fiFr^nft H^R^rr ^sTpferr u m


i

11

?TFT (FTT'7

^Ff qSTTcfff CFFT


M^jfoH
II

^Ff HlrlH<elf%^"^FT
srfq"

Il

#T?T^ RTrTT^

HTTFTT

JJpIT ^T:

jm^rri^rr ferr% iih^.hhhhi


^TT"
q^lt

ii^ii
I

tfFR

*FFTT

^tW FFFTT

J^f ffrK.ltHsl TFI7 ^*M^rt

11*11

4"^TTIrfT

H^lrhll: ^flt

3^1 H^IHH

Il

II

-IlirlJhinfat

5T^T

^Tr^tR FTrfFf
1

W
Il

*wrr jtptt

q^fr

>mr%5r^

WT im u

SlrTFF^rlHt JFTH^

^HH^-iR
CTTTTt^fH

^
I

Il

f^RFf

FT

S|W f^jr

R ^Tt
Il

WH%ttt flf^FT
4JM-HI

qiT

R^TFR:

\
I

II

#T 9RTrRT |ldN<HrNlr|: TWFRT R^TFFTT ?ra \ qj^T 3J^:


RTTFT ^FTFTfT ^TT
*TFT FT

Il

\8

||

e^fi VV3 ^W\

l^H<WH>f

f^Tf^rPTtf^:
I

1 1

\H

WTf ^ ^JR/rf ^T^Ff ^rFFT:


3OTT qf^HT^T^
JTsTPg^
*T<lTTTra

H^FTSTT: llUll
I

^RT <lhMHT7^T:
WrFl

^fer

fsfcMMkj ^[TR

(rT

II

V&
I

||

fq?R5^H^FWnT

jufr JTFT T^TTTFT:

WFT ^RT cjHcJkl ^hk:


^IHMHrlHIffKIP-RFT
FTFT T3T

FT^Tm%: \\\z
|

II

H^IHIri:

H^khll

MMl HdHH

Il

II

sft8

Gl'Ilei

I^H^IH

^IsTT

(TsMH^MMH

II

*o
i

II

=Kimh^ HeHsii
il^li^iifl^fT^Fr:
Hf^?r:

MsiNrji

qrf^ff
*rf^ff
II

lHJhH

^
Il

Il

4cH3^ =MIM

-M|lfi|

f%^T sfiTO (TsTT ilkUHH

HlMJ>ll:

^
Il

Il

cifrici W^HMI^i^H^H

^HIHi|ilMII*nrff^^Ulim%f

II

^
*8

HFTFT

#fFT HfH&^h^H^lsM
ITTI

Il

II

iM^MN^S^
<I\HHH Ri w e\
I

UN UHJ>Hfriy

M fcfrl* N HFf^:

Il

*M

II

=Wf4Mfr3y tI^h^NIII: llHll


clRiaHIIWI^ ri^feJMH-jrFr
I

ilWssNrli ^r^t W^liH^Tl H^IHHl:

Il

Il

Sr*TPT{HW *JI^hll flHH^=lloN

^TFT

rs^rw:

rtt:

illf^lMi
LUI.
FT

W
I

^T gpnfFn

NVJIH^I HeNd:
sTTFTt ^rt

^TTTFT

NHMKfT ^frr

IH
I

II

FcTFTT

^ f#r^^IT ^fsT^T R^TFRT


Il

SITCR FFI W-T^FT af^ SUTrftqH:

Il

3MN'*M ^ H^ feilM^N
-fxJIHWi gRclT:
uFrlil^J FT F[f TsTt

toh

'hHHHH^I^rl
^l^l^klHrlT:

||

||

HHUI^N flWf TO^

^Ff

FT7T:

Il

II

W^IlPH^I H^MtII ^^'TFRTnTFFraT

Wtt

fTTFT ^TT^T cr^T^ HMHrlH:


{TsTR

Il

II

pfrTf%

fenFR HlrNT:
JTTKsT 5T^Tm": *TFP

?Ff^FTFlt
sf^WT

FT ^TITTFFf

TTsFT

wk

Il

Il

<1T*R
1 1

qsTT: rnFfpTF F17'7

{TFJ^R ^rf%:

^TWT

FT

FPFTT

>TF*TT: sfifWFT

fFT^T STWH
Il

^rf%FT FT T^TFIT:

H^ f^TSJt TTTFf^T
qspfTTI ^FT^I

Il

372FT

FM^iy

tl\> Il

*\*

(\H\W\

felici
f^T
ft

T^lHsIT^FFfT f^H?TTF^T: \\\


srPfef
Frt

II

gft ^ft

^^rr frt

Fim ^TTWt >TJRR ^TT% giHHrlH:


fejTFTift
illfHM
r|cT

^-t^M ^Hfer
II

II

Vi
I

II

^rff^^TH dHHIHI *T^FT

^cliUHMHI q^CTirPI^rri

X$\\
I

ufrshM

mnTffFT Hc|IM ^TKTFlt


UsiHM': l^^frT:

^tWHfrlirW:
^ciHrfT srfreJT

11^
I

Il

FPSnfefT H^irli

frlfapra^telsIT gsTT

^FR
r-

*T

fFTT
I

II

V{

Il

MHHHH TO^rra

*TfeFT CPTt

JTFTWT ^FRHvf^T^^rn^q-

^qr
fj
I

II

io

II

^T 5ptf

{TsTR

^fW!

JpT^T

^TW^JTFfT q^:
c||r D

q=T^<Tp-ft:

Il

\*
I

Il

fHHcT

3Tfyr?ft

^fer OPT^TR

^
II

TOT VX WTFFFRTTFT TRqJT^T

II

illRchlui

SO

^TW

H?.lrkll

^rm^T

?TTF1T

^7:

=FTT?T^Tor FFT: 37FT:

^PT^t 'JFT^T^TTT
*tttt

II

^o

II

7^rf% ur^r rart

%^ ^fr rh

fHHHIH
*TFT ?TFT

<Tsrf: 3fiff

^J^FTFTt

^
I I

Il

-X

II

TO^FT R^l^UT
*WT

fFW HlWrH R

*m> qZTOmn^T:

Il

"Il

^TR 7FFT ^UIH^H T^j


J^ ^fr^FT ST^FT

NyHIH'"JHfF5f7T

II

Il

i^VjliH^IHH'Hili

RTT
Il

f^WTTT:

TJT:

28

IV*

{WWW
LIV.

^c|Hrhl

cirsio STTFTT

UI^H
TFT

f^T TTWfi ^FTR TFT


^TfT T'TpT disila

TOTOTR
I

11 1

^T ^ ^^

uhi Pi

^t

H<ci4ii""

^^rra f%r%riFw u

* n

HfcWIM

FFTT

TR ^f^TTFfe ^
I

Il

Il

HMIWli^HMi ^M|HMl[HrlHr|:
HisHiPi tfjnnfr
iTlilH

^ H^|:

Il

8n

OdlH^MH
TFT TFT
?T5TT

{FT

TOiyHIPlHpfH
FTFT

UHM
I

*HWHI

rWT

FW
II

srt^TTFT ^THm:

^FTT STfH^T
I

Il

TcRFT SFT ^H3+MIM'slH

M%H*HW (RW_^ H<Mc|H


fTTrr:TJsFT

II

II

^TT H^I^HI^IH:

HIHIrMHpdHh&H:

FPJrM^H^H:
I

Il

MI

^T:

jfm ^ftFT ^frlWIH^HsMH


FTTT

CTtsRT^

5T^R TRT^nT ^ft<

Il

II

illumini

^
I

JRT i|rlH^H"l
y*f

fPJrri"

^^T^RT *FT inoli

HiN^H^TOt ^ TTpfe: ^JTT^ITR^^i^nT^Wfrfe


f%

in*, n
I

^HHfrJ *FT^R 3TfWf gfHHrlH

M^lfa^H
rt^
j\sF[
b\

^FfrFTT ^TF^cTFT

^TTFT
I

Ili

Il

hh^iii ^th" ^Triwrrr^t

^rrm st^ftt ?rf^pft ^ftpj ^nr


II

nn
Il

VWWft !>Jc|H'J%*1H{lrHcIH ^TT


srsr
il

V*

^r ^ ^^f

^t

ninni Ffe

^r

NrlH filata

^ ^#FTfFfe ^

Il

VI
i

II

fqr^Mir^wft ferra Rifamwm


^n^FTT^^^rf Frtf^rJTHJTFT:

mUi
Il

hwtr: ftft ft tr m^Tf frt


-

chUUNVft

7TsT=T =T

^TF^

^fMT rR
:

\<o

II

^frlVH^H^W M^IH^KsM fc,*|

HV^rlyHH^cTT^f cji^JN^UT?: IIVMI


H^llkirHkl^FTR TcfTTiwpFTTTTR
I

^0

mwn
I

^rfa ?r j>ihkt1 foi^ufi^H^iiMiiii n*ou


^TRt^lsllHIHi *HslM H<JlsW

HMMufhM?NH
^l^chi
irat ^TTT?:

cWFZTR" effe

^T

^TFTT J^FTT *FT

Il

^^

Il

fe" ^IHIIH

^MHIIHM

llslHH^cflH

II

||

T^ct f% HclMHH^ f%
^T^T f% %

sfff%FT

II

Il

{TsFT

OTRT MMMIW4I

libili
|

^PTflT: TOT: H^T


sr^rT
ft

cFrf^r

^r

*FT ^TsR ^T

TOT:
ii

^tft^tt^tt

^u

c|R|^N^IH^Hc||(|
^FTicraiTT: frf:
Il

^m

il

Inchini
LY.

FFTNR

m*n ^RT f^HMslH^rr


jT ITToFTT

II

Il

HNHMI

<R <TsTT

H^lrHHI

SITWr fa-HMIHIH
tlRrMrhl cjfrl^H

^V?fT vfl<=hM&HI
I

II

Il

f^ HH^IrH^TT
TT^FRT
II
I

TT^ {TsRftfPTT f^T

Il

HMN$H FRT H^MlMHIrHHi

MIIHHUR TFTCf H^Tt FRR ^-TTR^: <R: HtT HhMWrJI 7[ WWQ ^

Il

II

3Wf TO' 3FR ^m7, !TR (R3" UHM

Rf FTR {TsHRR SRJ7TT ^ H^l


sWIHIMH^II HT MI^HH
3rt

T^FR

Il

Il

^ ^rfr sffarrf^; chhh^'ih ciRiywiiw: rrt ^nr^f^rfWr


i

n & u
I

>FRH

T3fT

4f^rMchl

m^ ^PTT:

g?T
1 1

'TRf (R^frTT

?H

^FT ^rF^FH^R:
FTTFT^"
II

n
I

^rtl^FJ^TFr
i>ll^hHH'rls^

^RTORR
V

HHUHcl l'.Wm

II

=T

HJ Hill IH ?F3R
TT

^TTFT

*K^FT ^TT

^T

TO (FTT ^HI-HH ^T^T^T^T:

Ilio
I

II

f% rp?4 ^FT R^T }Wf

i^TicUIMrl:

?m ^NM^I ^fen: TTfft^ ^T n 7TR^rf%Tlfr qW JRMifeuMIJHI


cFT
II
I

II

^cT^FfT clf^l^H

Ur^N

^FftrT^T
II

c^FT cHHslI HT 9l^lfMHHr|U4


JT

^
I

Il

^FT ^kWHI^si^UlHI ^FTTTW


f^oq-

sT^Td^rH
4IUHM
Sfr?f

t^NI^ ^rHrl(
:

Il

\%

Il

FT^TTrT

RTO ^cHcJtI*

fa^llH^!

^NlMH^FFraH^IrlsF^T

I^TFTt

II

Vili
I

H^-^
SFT

3TT

cF^SFFPfTt
i|IHH:
Il

^f ^f tmfe

Hli>Nl[H

U
II

Il

ZYMftW rFTT TFT crfW: HH^Iriqi:


qsT
(STFTTFr

#TFT 5R M^HI^H

II

\G

FFFTT

^H(cTlHj^i: 7^TT:

J7THUTJ J^T
Il

5RT7FFT ^FT
fT {TsTT

rT^f^WT^'7 ^TFT:

\t

II

qT^TFFFT:

S^NN^RrMUl:

g^dH/reWPTFT ^M^N^H^I

II

Il

m
c

^ci

^k^iH swth m^hhP^hih

ii

^n

raMfaH

cfl<fr

^ft^r^lW
Il

Il

*X U

R^t FT^FT H^fy^n^ TT^T:


FTFT * prTOT

^
I

||

<^JHIH SFT JT FRU-H^Hrlk^M:


H^lrkll

NyiiH^K^cimsIr^ Il

Il

W4^T?T:

W\'>

II

t>i8

{\H\W\
LVI.

rlrlWM JI+HH VZ\ M*JIH^I^Hk>rlM

FTFTT

^JU

c| issi

Hi:

<=hlHslT

yMHpRT:
Il

A^H^PlHslTrTT: Tgzn'. iUsT-IIUM:

II

MH^UW ^TcFTT: i)|$i/|l^hlMm fFTWT ^lM rTrrT^T: H^lrl*|:


Hti^i(H|M

Il

^
I

Il

MHWMJH^t fWRFI HrMUIIH

w tot
rj

fejH^H

il

3n
1

?jp

H^ l<r IN" cTm^T HlrHHI


5TH HMIM<--TFpT
siqrTt cTT
I

M*dlH^HM

Il

II

sg^lcTfX^te cTfw
^"Ute FTR
FT

mF[

H<<$\* H^IHIh:
I

Il

Il

HI^W<lr|l dR|VH H^lrHHI

*^ftfrTT
S^fT

g^FT

Mkll*HHHIM<l
gSTFT 3crj
^T

II

&

Il

MHlRlHM

fJH^NH:
II tt ||

HsfUfjrWIHIH f%llH?IM'<HN

TOT

3[c7

f^PT TO^y

?#T:

ITlpfi

ioll^H:

WT ftPSRrTt 3FT:

Il

Il

^WT\ ^.HlHHI^i R^t


*T

HH'-Hrl

II

\o

II

tl^H^ (T^TFT

H^^T qfMMH
II

NIMc/Jl
fT

^TWfnT cFR^T^TT^TFT

1\
I

Il

JWT

f^W^ ft^ >^ifa?r


II

HecM^HW FreFTT W%7 \* ?HMrl^ ^F\ T^TcJt cjT^T: snnFT ^yfr mt ^iPhwtft u \ n fwf jrP^m (TstFTTr ff% facJMH
Il
I

^r^^
frclHFHrl

cfft *T#T ^Trf^FT:

Ht^f'pftot
I

II

V?,

"^R
l

f%HH?t ^TFFTT:

ufNrM

H^ ^f^ t

cWHH^sftfT

II

Vi

II

^ ^
H
l

Fnff^irr
l

^-

% ^r *F^t ^rt^i? HTTFFTFT FIT^PT: rfW


i

II

Il

FR MHI<l**l<H?^t^ HH&H
Xjm

^l^lfill

^Tf^WT^T H^l'^ll:
ii

^mr j^tt 5^ ^wiWkWcin

\$
J

11

'.(

fioifcfHiH

^fptt

wf: ^r wzwi

%FJ

FTfr^Ff fltf Hf^FP^rT FT^T

II

^
n
I

Il

3ffWTTTO

FTI^JIH^HI m^T:

t^t nu^hi mfTT ^wftkzt

^TWFT
te^M

^^m:
HW:
I

^u
^
Il
Il

frl^JlwtcT

rTJFTTTTTT:

HMIsflHI f^T' H^TT:

Il

criTOHI^HM^ H-MHIH%H^lrH^r:
r ^ H^Hlp^l R:^I^HIHI^IUUim?Pt

II

*$

HIUMIHM

JTT^fa^

m*Ki'.
^rr:
i

1 1

*H

^pj^n H^Qsii srmt ^rrf

N^lfa^l FRT ^RvT flflMH^HsNlrt


5JF5FT

II

*\

Il

N<H*44 MkHlfrltMMW
1

I<TWT^FT

*g> rFRlr^a

01^3^1%

II

II

^TFT3"

^TFITff

MH^UHcliqj

II

Il

clTOIW<l

^TFT

^TWJT:

Sflf:

Il

ik^iui
LVIl.

**

ilWMIM ^fr^/I
FTFT

f?T?

HWrMyMoTtrT
CTFWFTrT
I

II

<*

Il

FTPFT ^rT
!

cTfTC:

WTKF^T *T=RRfT ?^Ff FTfe^J


jq-|i>WMM
sfl

IP

II

FT

^T VI^WM'd JTTfe

^TTST cTFf

&fl

^ 3T^f H^M imi


I

q^T

cTT^f

SFT f^f *FT ^TiwrifFT

Frm??r rTTNq^FT NlyHIilMHrlH

II JJ II

slmili lri ITTTrFrm^lT IcTT^HT

ftt^^TTf^^qM^FfFFTT
^t#[ ^rrr
JTR^t
%!7Ff
I

IIMII
1

f#rr #tftt

Jnfwvri
II

TH^ %^ JTR^TF^FT FPTT


I

Mi

iTl^f^r HHIMHNHI4H

ITTTTTr <T^nf ^JcT

^sIW g*pFT

Il

OH
|

^MH^%THt 5fimW FT%cf ^


ITm^'

^ T%#TT sfifTT *fFT FRI


^T^" ^ *MI?HM ^tlf
^f
1 1
|

II

II

%?JFTt

^pfos fspra5fj cffi^i FNcT

{>

Il

w
4HI*H^
crr^t
3TGSRR

TnrprnT
\

RH ^kfi
chNHHM

FT?ir

II

\o

II

tot %^

w ^rRiWMi

fvjHHN ^Tt

?r

FfTTpff

II

11
i

II

Stimai fin

wn fwr $

Ritinsi:
Il

^TPTC giT^PTR H^rlHcIMcIr^


FTTFT ^TlJ^r Hoflfil

1*

Il

^rafle^rnr: FpT:
Il

FPT 3JTFTT

5T^n^ UlRV-klNH^H:

X$

Il

^ror ^rrr jprfra h^I^ii:


^Hk-WHIHHFf5Frf
rl'^vj^

ii

18
I

ii

5T^TT#" HH{fiH
FTsTHT
I

q^Tmt

5n^t dl^UI

HWI
:

^fwf^H^yi
tI^IIN

5T^KUiH
c|fi)|feW

?m

ilHHHHI
ft?T

H^lrHH

UlUl

dJH^JH^H

igHIHlfTgj:^
ciiiWH HlrHH
:

m*Tt fm^TwfT

Il

V*

Il

Wf^ ^T *Mlf#T^T? ioTTTTf FTFn^Fp^FT fppTT ^STC ^FTt

SfT

II

\f H

infami
F-ni^h^hi 5I^Ff%WRT HeWH:
Il

s\i

^o

II

7WJ7T T^FTsTT: i>HHN


fawft&tsfa f^rft

H^IM^Il: IU\II
I

PlpHit^Hricflr^

^r 5[^i^a^T h^Fmihii ^hih


F^rkHHM>-W tPsW VIHlf^H
!

*r

Il

Il

^4.1
FR:
*T

I^HsIT: i>l<^rHsM ^TT: 11*8 U


I

H fept ^r^JT rilutiti *THHMH:


FT<T

^TPT

^FT

rW^UlPlRlH!

1 1

*H

N^iFh^IU Frisi ^W\ HH4'Hi|!


I

flrf:

II

:&o

(IHWili

LVIII.

m^FT^T

FFTT

mj

M^JIIH^H'ilMfr:
II

f^fefFT f^FT?IFT fF%fT HlrHHI


^TTTli

\
I

Il

fylHIWW Hl^il H^

<=hlRhh:
Il

HkHHHIVMWsI ^TTT gR^rFT!


d ^| p4rs| UVA ^jjferSFpftrT
f^Pj:
I

Il

^T d^H'-JMPf clfl'dHIIrHHKf^
FTFTTT ^TpT

II*

II

{FT
i

rWMHHN INr|:

ai^ui: hi

Ih Ih ^tft

^fttcw h^ihhm

ii

ii

praiFT srrat q^rapnfj

hi+n^hi
Il

^FP^JFF^%5FT^t^T:
sT^T
IsP0
-

II

FT^kpllHHI |MH'<Fl J3T HMHl:

l^n#fef ^TsTH:

Il

Mi
i

crfnrrt Fra gjfrsi

^^ Fn?rt ^-:

5lsc|M

FIW #TR =hRl*|vPllHHM4:


3EIW9W!

Il

II

^Rrrf ^ihnui'

sr^ntR m^iiih^him

II

iiiR^iui

^A

LIX.

7m*l

JTTfsf

(PT m^^cfr^PTt

^T!

Il

Il

?ff[

ftw pi ijiri tri


HK.kli

mw

II

-,

Il

MT^I^mV

^yT^:

Il

Il

?:^ T^FTT pi:


FTT^r

HH-'jl^H^IFT
^Tt
I

II

*fl^T

FITT

(nrrffiTFT %^T

il'dIN

HiNIHI^
H^lrl-rll

^TTFFT ?!% FTT:qFf

II

II

^F^H"

m W ^T^R:

FPT5RT7 ^TfF^T

q^HIrH^M
I

II

Il

rlfw^

^T^"

FJ

Fr^WTTPTTTT:

f^l^HM
FTFT ^1%:

n^k^l^H-KH:
W^TT '^HIHM
{FT^
I

Il

^11

JT^FWf^JT^Fn^^JTfFf

II

^11

m
^VJVZ

{\hw\\

^ FFTT^T HfrHrli

Jsp^IFT

^IcWHHRr^l'Hi ^fT^T

'fPTFTT

II

II

^m^iTTFnwr

*nr FTFFTFr ffj:

il

\o

^f ^TWmt

rT^TFTt FFT

3rFT

II

Il

il Zefiri

q^lrlsFT

5M^T ^f^T

UrMMIrfl ^fsf^T
JTTyTTf cf
:

WT\ f^.N^lvl^

\\\%U

gEftvflg iTT^IFT:

STTTO^
II

^^?T RT flS m%
UrMI^JMKfFT
JJ^TTT

JTTTWTJTFf

\%

Il

srfsf^ H^lrHHI
Il

WZ^mt

H^IM5

rl^HsllrJH^

VI

II

fTfFTT

PHT g^T ?TT% cJHMH


HH^IIMMi

faTFTFT

II

Il

mfTTJ ^TT ^rf qiR


UHI^JM!

1 1

\b

e|fr|VH JTTFFFTt rnt^TT:

iJ^kH

FFTR

'WIIH

FTraFT:

Il

VMI

iuguli

TFTT^^IHMUI illi^hlUi
-<
-

^rmf?FT:

mi

II

3o

$8

{\nm\
LX.

UHI^JIHKfH lt

3J^THT HrMcllk^ll
Il

H^HshH 5FR ^HII^kJMPH:


HHHrUsM ev, oc.

Il

*HM

*v

^T

2717^^^ HIMr ^ o
^rftrj

^m\ mg ^rET^nfa^w
^TTfTnt f%
Flifqt

iu u
1

5^TT: g^TT mFT:

5H:^R"FTFTm^^fFmFTTOrj
Wh-WIHIrl
?TrT

II

||

3T?:

crfWT H^NklRt:
3FTTf^T

rl^HIK:

m ?OT ^TrTW
!
l

UHM
I

clliH^n^ffT yH^lrHR" JF?TFTt fcpjt tV

FTTT

rT^R

ilcrr Tifati hil ri

{ETT

HHHHIN'^I

HH^I^H rTFT
qf
ff^rHVFJ

II

II

=Fj*Tt JTfrf

JTH^JlfH

imi

TFT^T RTrfFT Sf^TSJTtTiMVrJ

^feJKH

II

Il

=Nlf<ch|ili

m
^T
*?:
Il

^
5j^T

TT^Tt o^fFTFTt FIFT ^TsTT


FT^T

lo

II

--JlUiM^RT ^FT

W J^V\\
I

hhih^ ^^rFrrn": JT74rlW^M: ^TT^TT ^fq^i


=U*HHM3Tfff
Ff

unii

^T

^t^T^rrTT^fFT:

Il

'P
|

II

T HhHIfFTR ^SrrnZT^TFTt

yr^f

|Tcr:
l?Ti

pnj

'tTT^T =^FpTTFf=T:

Il

Vi

il

^T rTFTT

}T?TT

sUTRT^^FFr:

37Trr?T5T

gr^ ^rtr ^nf^f u \8


JTTTTFTra^
Il
'

\ 1

^rm T^FTFf FR:


FttR ^frf^T

ST[tnT#f FTTm
ri

VI
I

II

M^IH^Kfa V^ fTslR FT

MI Uri

^TUiH^JTnf jxh Ti\wi fftttjfft inA u

^TFFTm ^FRTT ^T^T c^JMMI^:


i\^kr\rr\^4m 7ETFT mV^h
FfFTTTFFT^F'f
FT
1 1

\<o

ivMMf+H-KH

WT[VI1V7\ cfTr ilNI^IUTTFfrTt

JR

^
fv

Il

Wt H^I^JHWIM

^T?TT filili

kH<sfri

*J^fR HNIhMISW R^JTRSf FTThR

Il

II

%%

(IHWMI
*^
sk,

R^FCTMMHHfFr
r

m HMMH W

II

5re?f

jfr^m f% fenFT^

w
tf

^
Il

II

snf^T

fT^fa cMHMH
JT^c^r
*TC

hMM*UI

STO
I

^
^
Il

Il

JMw #1WF: TO^FTT T^t

w qW
5T

3TM<=[tM

FTTATI:
:

Il

Il

CWFPTHFT ST3^IT^f*HUI
rr^f%T

qf^fK

J^t gPlMiN

II

i$

sPUSTHqvrrCTCTT RTTnrrfqiFT

% *TfFT:
I

1 1

^U

FIFr%fTy^rfe\^q^rROT:
!>l|UIUIclt-ST

H^T CRnt ^FFT^^T


II

II

II

RT^qf

JTTFT

gWTfa RRT: Wl(*firr%


^o
II

^cf J^pfiijTJT RSFfSTrFT^m

STRTrf {1HWUI

^^TCT J).HIH^c||cW
RFTM^HH:

feTfWT

II

iiir^hiui
LXI.

^
=

iftcii^

fj ^tsift

fwmr h^h
feTfT^T^t
n ^

iMcfMgt

^T^T

li

inr^n" ft

ht^jth ^%^

w^

il

li

h4mihhwQ^ ^rf^sr fp^-rh *iJhhiiw ft (m^r m^r mm*4i


hIh^whhhcI
formin
iSror

ti

e ^ f^f

fcrn%^rm u B n
ft

^twtft

1& RRtffTIOT RT^f JTrTH^FT


i

II

il

^g^r i^tftstt: m^mi^m mv\> ftMt^r g^^i^ng^t ^fr ^sfor


T^RcT q^ft^JT ?^TTnFT H^TFT
f^STFprT^
II

1 1

u
II

^'7 H^TcT fj FI^J:


*PT
II

fWRq^R^cj WTHklMI
>TSr

e
I

Il

^^Ff

^riHHcllcWU'Tll^H:

FP%

H^f^T^

UlrtH^IMrl

Il

Il

H=fl'-JMMrTT:
STTsTT

^W ^'TUFTTP^TW
FT

IIUII

yPl^IFlT

T^e| rPrtW
HK'
II

?IFTTfH^%%q"

cJsIIMpII
J7TFT

1*
I

Il

^Riwi ^ T^mt
<T?^R ^fr

^Nhhi*h
Il

sftf" 5TTTT

sF^fcrm

X
I

II

STf^PTT qTsHTt *T3T

^HETcRW feTFT:
gfffFTT:
Il

m
EfiSf

H^FT HT^FT ^%rT5T


cTT

\8

II

^I^MH

J^TFTFTT

H^T WliferMsM
qiirlrll:
Il

FcR JTFMFT NyiH^UI

VI

II

FIJT ^^Ff Q\i Hrj^H^ rtHNHI


li

Ri vi

hh^h/h hSftfr^tt:
cR: SFJT
frlWITTTt

imn
I 1

HFT

FT7

Hkliiq:
I I

57JWf ^T^R

^t ^HHHsHltl

\0

HFfFFTT ^IrHH: =hlHW ^IHWHI:

Il

^
II

Il

5FJFT*IH 4l?IH TFTT^^HrNM


r

H^T sllM^IrlMcl *TrPTT: FFT

W&\>

Il

IV

il

Idilli
TOTfTTTT:
II
I

W
*o
II

MHHHMHK>I{|: gfe*Wl:
fa$r||^ f^lTTRT

Hl^MH^MPl
II

^TTFr:

^FTt%3

PlMI^H^IMrMIrl

*\

Il

yiHllkNIHklHT fa^|sh>|di
flt&hM

W^

qq ^i^cfrtll

cTFfpT^Fr

II

^
-^

II

H7TH H^HsllHrH^gTOITJFT

II

Il

rFTFT (\HW\ illli^hlUT ^Irlkl^cH^J

cTTm^TFTT

JTFT

T^TTrFT: ^f:

II

5?8d

LXII.

riqclH^HIH f^TT

^rfWR OT^TR
NyiH^VPTTTTFr
I

*)
l I

II

^W^^^Tt ^
4|i|

ft^ Ispjq l^!il|R Ih

f%WT:

Il

Il

WHMH

Slffiui
Fff

^sf JFFpftcFT^T
I

11^11

Frf^ g^pT:

HHHHIrJH^

fyifH^^: spi FTH#T Rf^felT:


fo?T: ?TOT?TIHiyf3%IIH5lHMlIv4l:
I

||3||

STI
JT

jftl^lMI^W^l 3FMt
HcMH ^fr^FTT#F

W UH
I

II

%r^:

STfftnTt

?rfr#Tt
FIFTT7T

% HJRR

STFT ^TFTfFT Ttf^TFT:

Il

Il

yc|HH

MMcJfh H^JMUII

J|^f^l$<IMl{l UMI*HKI FOTT


FR: gcj^H
q^T:

hJhHUH^T:

Il

Il

mWH^HFra ftyilH^T
^fsI^WcitrH

H^lrWi:

spFT: HPlrldHl: II?

Il

iiiRchiui
FFT

>8\

FRT

FTTHI^IiMUrMH:

rw

M^IIIH^VsT *TJI^H'HM-Hr-Wl^l:

Il

\o

||

^T^TJT^T
FT7T:

^FTT HTJTT^f FT^ "^HTT

Il

II

5^IHHIN'<Tl N^JIH^I

H^IHH:

y^ij*JH
cn*T

HJMWIf iH^toHlH
I

II \tj II

% FTFTT cfitf^IsTdW tfrw

^T

FTt

MMri?TTT ^TTFT WJHsIHI


"I

II

RDTfT fc^lf

f^

^ ^TWT
3?r
i
1 1

Il

^T^TR
fiot

TTTFT

*TFT

hhN-HMI FFT^T FTTfwf

II

V3

II

fift Fnrr:

FPTnn f^t

tr\rA\-M spTT%^f

fWfTH ^fFFRT

VI
I

<Wt ^rf^HINtM gjffaf

TIT?TFTt FT^T

RfH

Fi"

Uff

T7T

%Tt qi^llH^T:
I

Il

H
u

II

H^ #f grJTWt ^FFT^TFT
:

mft qrr nm
^i>INI^HI

ft

^nm ^pffrrFFT:
uft^^rrFFDT^T:
'I
I

\<o

T^T^T

H^HI f^T^qrlM^
^FT
FTF?T TT^frfFr ^FTFfT

\*

II

i4l9hP.|H fl qT^tfFT

TOTfaslHcllhH^I:

FP^FTT

f^:

Il

II 3i

rlrft

5l^lH4N"i|lfiMsimrirHN(:

Il

*o U

iKJsKMUI

qR HHMH4flHH:
TJ

*TJT <^M UIHIiMrM I^M'rl'THM|l^nH:

Il

-%

Il

H^H^H'4
^cpfer
te*

FFfTWT

$fam

*M rWri^=MNMIrlJI ^
l

Il

H^ ^ H*HJIU s^-RHHM-l: V
FFT:

V*i{H^it^R?nj H^R?Fr

ii

y$

^^MH^MU

fl^fSpJTT H{T:

ferTFR

H^lrHIHH^r:

HkHM ^:
I

Il

*$

Il

(TsTT

feTW JJ^IWTf^RT:

Ufl.lOO

K^

^ HIh$HMMH:
HT^Tt

Il

-'HI
I

UHIUIIR

UHIUfeT: Tf^TF'TTR

^FT:

^TWT: rifarli

HlPl^HrH^FT

II

II

*l5|cfl<t&^cl6l'=WH^HHIUI ^5RT:

Il

-^11

mi(*W M^IMi>l<HI #TrT:


?TT^nt HHsW RR/T
5RrF[rfl%

Il

^
^T

Il

^Tt^^IMU

T^TTTT ycUllflHIR

RrT

II

Il

M gihh

MT^IFT HT=F[

^IWtMHH
II

rT

^TT

STFTsTt

Wl % HH^HHH^y

^o

II

m fe^l V^ ^ hPI
i

<^dr ll *Wl

PM ^H^I&f^i
jlffc

libili
I

TFT^;

^T%rTTFTT'TfHTrft f^f&T

^fW ?3FR lUMI


I

f^lfa^ rT^PlT^IHi ^FT FRT


qTCf^PT5lcftH
FT^T

H^%f>T^T: ||^||
I

FTFfr^cTrq^: flfMMIJIHHU\H

H*W5T R^TFTRt mTFTT% RTOTT:

Il

^B

II

^TFf

^FTFTCT ill^hllU" 3|rlkK^I--W

RM^HH:OT

II

t88

{WWW
LXin.

^Hl^:
CTRFTFTt

Fr^fFTFI

cF^mTFT:

Il

11

fyjHHFFft *THH^HIIH

ER" 5f FPT:

Il

Il

f^T *pT T^T7n?TTTmnT:


II

FTTFre ^f^TFT: qj Frfe mtt*

VII
I

^H4il H^ IH sii: J^lyUMMliWi:


FTT 33T

?7m FH" HH'IHI^IH:


^Hrfr fayiMsiHi

Il

II

^r

FTsrrfq"

jm
1 1

?i^npT p$f#f Rfr^TroW


F[FT

mj

% *TsT*[RF?T ^>T "4qH:


q^TH^t

ST%TFf H'H^I'dMIrl

VT^TT
1

FT

II

II

^t c?iwnwrf to*
FTTFFT
q-^T^f:

f^MMikiri

JP OT %fr ^IMH^HdcfTrT
FT

II

&
I

II

gtRFTT (TsT^fRTTq"

^TT ^RTFT
II

IJHH17

^ ?p 3%^t ^rur
FT ^T

WNFyri ^3TF1H
ixrii ^\rj\\vv\

T^TyTFFT

jjtrt

m$?vm staffi*

Hi

influii
SFjy

&

Wlfp[

W* H^niIMri

moli

m?F\m fptt iwtfi^jj^k h^hhi:


iJ^IMHTTTT:

ii

\\ n

T^ilM^I*

=TFT

^f
r

3^pf ^ftt ^T fe

pinoli IHH

II

II

TOF^nViMMyri T?T
JT^ft

m rinfili

^HHlRH: g?FM sro^ %


i

111.^11

R7^ ^T^TT q^pf ^T


m^
^ft5^r

ksflrlH

II

^
II

Il

^rrtn

fsJtrR

FT

ff^FT

a^FT *fFf^
*T

qUc-kt

VUI

cF^^ffFTT^TT
I

^T STJft 7$f
feTTfFT
||

^rg^Fi TF%T ?#?>


4i>ll< fFTFT
:

\^
I

Il

FTFT^ ^iTWT

ST5FT

^^hKyiHrwnr
;T

*wl*i

y^KH

u \o
I

li

fashWIH*

q^ srMWHr>^^l^:

^tTi^oHH

^5TT TFIT FTTt W.lftcMT


FT

IIU

II

iciN^fch^lilli

^TFTPTf cRi

iJN^M

&C& HiNHIt. ^TWT:

Il

II

fqFmTt

^IHT ^2T:

^FTTTT

f%

*fTT

ll^o

II

3fTi^T^

gm rTTF^TgFITWi' Ffe" ^ limi


HlrW>|

sT?:

NHyN^M: <*HNM
RSPT R^T ^TTST

^
I

II

^
Il

Il

Nshlr
JTclt

^T^ Rt
^T:
I

i)|rlH^H| g^r:?FT7
<

FTrft

Il

JT^fT CNHUH 5T7TFT

JR^T

y^Hl(M
gTEPTR

FT {T*T

SR:?F r^lKH:

rlrft

qsT

HHWNrJHIHH:

Il

*8

II

^TM |H MI illl^hlUi ^IHIH^lcRl ^STO^TT ^TFT MMV|H:


I

fllf:

Il

influii
LXIV.
$pT:3Ffi

>>

HHKIM

FT {IsTT

^Mdl^H:

o/J^Hr^^^t

rfff

^PHTf;

y^F^T

IH.

Il

T^t stenuiH
FT

fy^ ^uf ^ in
FTsfPTTTT

li

{iuf^4t ^ft

Wf

^T

sRTPT

TCW qrfT ^rfeigcn^ ^


^T

Il

Il

JT^TFT TOT
^lrJHcft
^ETT
*ti

WFIT

^ SppT ^ ^TT^TT:
!)|fii||i|ri
II

r*m

spgf^:

8
I

II

^ fFT37FT: %

HIIkNET ^TST^;

^TTT
II

^cFTt cflMHIWPT

^IWt

rJHHiyW

fW ET =hr|H^R >T^ ^^T WTT


*TT
I

'I

II

m% TO pdf ^TFFT^FT
'7FfiH

q% lU

II

HHrl^H ^IT fayilH^W'iiW DTF^RT SpTiSf f^TR q^>I^H^cTlH


TO7: JSTTFr^FT ijUMH^IH
3TFTKMHUM:
*TfT:
Il
I

1 1

to

l^ffrrnTT^fer FTP!
SFT TFTHFrT
FTFT

z
I

Il

^t

ITTTTTTf^^H
II
\>

sTTFFRFR

tM *T ^FFT^T

Il

t>8n

FlifH*H=hc^lUI|:
\

fl^f

H^firldrll:

m HWMH HhdMtt ^%:


HH^HI JRT
FTFT

TFT

IH o
I

||

?ra^m:

IW^rl

jf^PT^rm %^T
iTTTTf

qi^BllrHH i>IIHHIrT

II

n
\*

II

HIHHWmH^hhW *Fh
TOT FIFT
^TsTT:

Brf

HI^Ny
rfFT

OTrTt

FT3T

II

Il

F-HkjfelH rrjW^I^Hri:
olltWjyj FFTpTf^t
II

HIHHHH{

^
I

Il

^yHIrHHHH^^rr
*TJFFT

3W '^ UHM fa
i

OTFFT FT WHHWT VW
^t^tt

II

V3

II

r^r

fM sr:

^raw trt^R"
FRT
II

sfTftH^WH: ^HIHi)|MH
R.'HTWTHt 3T^f

VI
I

II

^-FTT^PTf^Ff

^f%:

ETFnr[^HHHR pTTRI^HH

*TT II

II

^FTR^HMH Hlilfel
qTFIFTT

^5T sTTtrFJ

spft^f

^TFFFTT

hMNW

II

\0\\
1

rfFT

UJNIMI ^<JT

q^R FWl *|Il=hlrHsl:


Il

5T5T:?mHc|N< cT^FT i|Ui)|lrc|^|

\tt||

r4

T#

UlrtiH^IM^cjffqff

II

1v

II

iiir<chiu.i

^
Il

<JVJdl^W

^T%f HM**JH
Ff

R^PTFr:

*>o

II

SpASTOt^

H-HH^H MUHH^I
II

37RT ^t ^MMHHrN^PTFTrT

-1
I

II

7f%

^TsTf^FT:

sfm

^PT

*Tt

MsWIrHH:

sTTTPT ^^f?T:

*ifFTR

F^T TsFT FRT ^


II

Il

sp:^ tst ^r

Pm^^^ft

ii

*3 u

HuuffefHH^ym F5r7uFi^r4-ii^H u
tPFf
5TtFT:

*i

HfcHM4rkl OT^T^ftTOT

^T ^TsTT shrJMrH

r\^VA *T%TOT

|if qu\:

f^pt

TO' H^HMMHM:
^nfni
rj^t

Il

^
i

Il

nmjiJh^Ti^ ^ttftt

fft:

q^yc|

cibimi

H^f
7

kWtlsH: ||^||

^rlf ^IHIMUI
ilM(^s
i.

illP^IUl

UH Ubichi
fPT:
Il

*W

^5^r^ri*t:

3s

LXV.
gTTT

cTTO^r

FJ

d rigiri *T^FTR

?WR^T H{T {FT H4WHHHIK.HI:

Il

1l

ZT^phH'Hi

sI^TT sTJTFTTST MMUIr

M'JIR^KFT
FR-

H^Lrfl

^M

JSTFFT:
s I

||

||

%T dCJWti *MW
FT

H^rtfHCI

4JMJIHim(T (FT

tlrikRj

^:

Il

II

q^I^T ^TFT *fJU N%lllH^ll^f


jsaff^ FTT y^lcfjf) FFT
rlt

CTfFT
l

H^-MshH

II

l li

^lUdl^i *frm $RlhlrHs|!


li

tuilHlrlH ?F( rapt Jj|$lrffte|


FTt

li

fT ^T^rfr^T

*RW Rs^T ^FT


II

sFWflR^FFri H-l^rl|I^H

&
j;
|

II

^TOTifT^^FT

gHcNHH5lcfi r

%R^TT FT^:

5FJTT

ferTH^T^FTFT

II

II

iniqui
fm^FT5^FTHslHIH
rfFT FTt

tM'i

^TsF^

*lt

inoli
I

^f%7

^OT HNHMHIHHFvTi
r

^l qWT JT#STT WMMNH JN ; ^ FFTT ^T H^ NNIUll T^T q^ ^ ^T


fa

Il

Vj

Il

mPHH

T7^' 7H"N*JkN9h^:
FT^T
I

Il

Il

fcrlfaslkNfy^f FTTT STRTRT


FTTf^T c|^IUMrflr|lPl

c^fr^H^I

II

II

slill^Hr^FRT

^T^T f^JIIH^M'ilW inSlI


FPT FFT:
FT 3T

*TTWFTW % sTR
HEkfrhtMfe

R2FT:
Il

Wf

FFFTTT f^T:

V*

II

5Rm ^fPTfeT TT FFTT^q^t frt


^fg?t
f^nft^FTT rlHlV'

rM?IM^
I

Il

II

TF^ R^dfl^ltijsM f lWFTsT:


tjCcf^Tffrr

gfTFreT

OT*nfnM?T

II

(^

Il

=hll)|'+rirri<HIHI?n"

RTOTC

g^T^rnt
I

t:

^SFTTt PT

GlMluilHFFRfFT:

^W JQT rR^ HMHHP^HT:

Il

II

J^FfoT^t ^RFTt FIT^t

J Rl^.lrHsl

limoli

KMHrH Er dRHMU^lRrl
^cTRT H3FT ^TT

^T

II

^^ U
I

^T^rfr^WT^
i^rf

rw
1FPT

5T^TT

hWiNHIH^:
rrfTFmt u
I

^u
Il

f^PidHH FTH=

$fl=hlrHsl

H^HNH^fJkli

^TH FR g^FT

11^

HNM

tfTTTFTt

STT^t UrJ=IN farllH<


rr-IHlisfrl
I

Il

*8

II

s^Nilc^

JfUFT

FPt MrUHK^T if^^firT rWRlrl


r\^\
\

II

^
I

Il

r\

FFTT aRvTT

^ rfl^RT 5T HTflfer:
SRBf

+ IH5hNNHsM
tMRmiPuI
rfl3rT

sT^HTH^IH

II

*A
I

II

3 + IH5hllf ^ ^Rl*
II

FH

^t

pi"

5^13 ^T^T^Tm Y^fa


I

V?

Il

^rJ^T

5OTI" sI^TT ^^q^cT M^uiri

cTPTH^T:

WF:

TOH ^rfFFTTOTTlpH

TTOT:

Il

II

IWf<

slHi>l

NT ^ ^TT

FH"

^T

FTT: limoli

ff*FT

'-^HIWPT FIH:

Slsfr

g^lWT:
1

N-HNrJI H'ilhiy^W*

Oi'K'

II

^11

icji^i^i^rf qicnjHl^ri ^TTOFiFT

^ 11^

Il

^Fm |HNUI
HH*!McflHI

illk^iul
JTFT

Mr|k|^|^j

qW^JT:

Il

w$

{\nm\
LXVI.

^tm^( H4H-H wtim; Timzj


mnh!
er^rferr

\\\\\

m^m g^t u

?TTFT

Hl^frMllH
FfiT: STsT

FTsTtfa

^ FFTtfa ^T
I

II

II

rllHcJM

%qRFlf frTRTff
f&r

& <** 5^ *TTH^ftj


vf$

% mr^rf^M
FT^T

unii

*^4h(%h: TOT#

FFfrqrT:

Il

Il

FFTR ^M|Nll JT^ FTRFTf]

3%

Il

II

f^TT itf

HH<H

MyiRHHHM<H

Il

Il

^Nfa ^TT^^fr HpIT ^^ftri^rlH^I


c|criJc||i|fHrTHHIH^T (PT

MHMMH

II

Il

=hf*HHI c^T: ^rrcT^Jjcd|^ rn cFT

FHIifHHi
TT^Ff

%3"

T^t HHHIcf

II

lo
I

||

^ Xmmf f^PF&TTiwftrf
fFTpf^T ^TFFTt *T^fcf
II

^FTFFf

U
I

II

fl^TT fcrlhMIHTT

T^FT

ST^FTFT:

mrlH-klklfTRT T^Tt ^"T HH l^

II

X*

Il

FFTT ^T3T
e.

mtM m^T: o
rlH ^FT

^U-IH4lilHrl *n

^ O

II

\%

Il

H^HMHI

JFT ^TkN^TT

FHt chNHHlfe
^FTTrfkTO F^T
rlHIh^HIH'-fi
cl'ilUIIH^ri

ol^HH^cfir^ll \%
I

Il

TFTIrHilNIH'-kl
ffe|IHIHc

rl'NH
I

II

VI

II

^nTH^iq+gMi^rlI
ft

^i^nikr[

ftwr: i^fr
*prr

>rfejfFr

in Mi
i

FHt ^r^Fiff

Mimi R^gPr:
Il

Hrll'-JHilHH FTT^ jfTP-TFT o|J)|HWr|:

\<o II

JT rRT

firlt

PHt

*F3T:

FlHHM ^TT
II

^W^FT % ?JT rR TT^j Wl


FTqTTt^r^rt cpr: fFT

^THMIHH:

^Frfefr^FTTH

>TJJT

sTIT^IHIHHIrHHI

II

1^

Il

infami
LXVII.

"^

?n%f

?mt ^Ffr ^r sfift

g^;

11

>.

miMHHHi mnr ^rm cFret Hf


^p^FTf^^TT:

^WJ^HI:

11*3

Il

^ fm m{ FFFT *FFTT q^fTTOT

II

\U

MHU>NM H*WWs1HI H^M{MJ odl*HN f^T: ^T ^ g^f: y*U>IH U

Il

fTWfT: ^PTFn: *#f f^fFFFT

cHtTT:

^rqH gf^t %3"

ciNcflid H!)|I*H:

Il

II

"^c||M4^ymr FRFTt Fn^frrat


FFP
flif

II

II

H^IUII:

WHIH^f:^:

faWFTSFTTnT^ ^I^H^TTt <W

Il

Il

>Ht

(MW"I

d^frWH^UMWMHI

WTJ^t

II

\\\

fcifrM

^r^

^T

H^TFT

FIW-Ullj^H
JJHqiN:

II

\\

II

t.rlNHli^
tt^; cnrt
FTFTT

c||ohJHcll^

Il

w 5t^t

Il

^rr^rtFf

ftw ^ftr

sT^T ^r

%pr f\F ^ 3T}W *


^TTFFT:

iii^ii
I

mfffFT: FTFlfe
FTTT

feir^T Wi> WCt

^TT ^TT v^T

F^fe

fFT^TT
I

II

\8

II

^fRT^ HFT
^T5Tf^:

Hl^cf^l

^II^T sTRT:
II

^VlMIHH>^HHrll

V{\\
I

FF^ri" *TsFFT M%ji)|

FTT^T

3TTT 5Jl^lll|r-

^IMMHHtR mfim U
||
i

II

Fm cm^T 5T^rr h^cim FPTTFrfr


yirMIWM
STOT^r
^r*j5.H
FT
fTrfT

%^T5^T ^MM^tIH in

Il

%^T FI^f^T jp
s^TT

rTrJT

g^|U|c[r |:

Il

Il

M^IM^KFT TOFTT FI^T 5TT^TUMHrlH fFTfFTWT^n ^TTf H$HMH: ^i


Il

II

inRchiui
yj ^rf^t
^q-

-'IV

w vi

risiici ni

w>

fay^dH^ VJ
v\pj

IHfoHrli ^7: limoli


^T

^T %C ^fq

HHIHMH:

^IrllH^^T: ^T3T ^MHtHUIHFT'JT


FFT:

II

^
I

Il

UI^H3^T fa%llfH5r FFTT^^FT


TF^T^T ^T

q^ftHHJtolHKfaT

m *l*rWHR.r ^H'HUIH:
JTTTTT:

H^s^

HMItlr4^fHsll

^m ^T W ^
I

II

Il

II

Il

h^st giNriH'

^hTnhnih^"

fUHM^J
gFTT

Ff

^R ^IrMHIHl
71%TTT ^T

H^lriq
I

\\^[\

^T^FRTT

H^lrHHI

rpr#r: ^F7T

^ ^: ^HIH
^jyHM
r

oI^^T ipTT:
I

Il

*M

II

^R"^T il UH MI 3JTTTT5TTPT THr^t FT WTT^ mi Fjfrr^rqVnHT ^rnt httfft % ttht


FPT FTTT
Il
i

Wf

hH+H

gfw FF3H fmrjz^f

II s?e> II

^TRFf 5FFTt
^th^tt

HIHHsllrjJT^fn-

Il

^
I

||

HfH%^%^ mferwr:
FTrfT

y^M"IHMT^FT NVJlfH^'

'WT

II

-V

II

*V>

{\H\W\

^rSf IIHIM

4ll[^hiul

aiHM^elkW

Smiih^i^piuiIhhim

WWf&HH:

?Ff:

Il

illl^iMi
LXVIII.

h\

fellPW H^lrHH^NIrj^H^IMc
rH^M^I
^-FTTFTT

111
I

II

iW^SH
FFTT
fift

^FTTTTT

{MT ^ H^IHMI

^I^JH^M ^ imi
cfifTFf

HTT^T ^TTFT FT^FJ

T^FW:

HclHhdltWH HIHIslMI >T^FfT^


^Hrtifr[
^FTlr^TT

||^||
I

slH+H H&IHHI

MHjcJM yH^TQ
jsft

^T^T ^l*jf<U
stfjrtt

SR;:

Mli

<^hmhih

??n^fcrqm

^*IH

iFjfcv q^FPT

?m FT2TFT
^TTFT^T
chiari:
I

II M. Il

H^M r FT $H*IHI
<^MI<HJ

^m qw
(IsTT

FJ

Il

Il

^mt sFT^TT
3

OFJcTR fFTTWT:
II

5FTt

^Hd q^ET^r FT^FT


:

&

II

^TfT ^TrT l^ntlt FFf


^nTRJHFft

q^t H^jqfH:
Il

y*$y H^lrMH:

Il

FTOFI P^^IIH HcflH^

fer

H(l4^|H

II

HHI^IPT
FTFf ^TT
MHI<vM

H4II **tFT JTTFPTTfH

3":

Il

\o

II

mfm\ ^W OTFflFr^r
Il

^T^ ^Tt FJ^T^^T:

Vili
I

cftfWlt

FFTT

HM^IFT

HJklH

SpTOT *TTFT STT^TTfFT STTfrrUFT ^r^IFFIT

II

^
Il

Il

tl^rk^M^ M^qU
frlWH'dlfa HTT^FT

*FTr*Fr:

^fFKFTT^

H^islri

II

^HHN Trarli ^f JTKTT HHrMMkMI


Flt

II

^B

II

JfTT

cT^HTH^IrMWrM%
iW\t

J(T

bfiJVlrrchl ITpTTFT
rTFfr

^^^t

^TTR
I

II

VI

II

^f MI>Jt|r|: *pTt *Ff r fel#f^: crfR>TOFPT


^TFPT:
Il

II

=T T|chy |J4 FT

d^I'tlTmFl" ft^t;

m.^n

$H^H^Fr4HWM
FTFTFT FFT

STrMI^JIH gFTt
Frf^FTT

CTfFT

II

\*

Il

^FT (TsTR:

g^

^gSten^rri" gft^Pi

m%\

invi

T^RHT ^llrHIHH^'|rf 4^jqi:


t'HkRJMl:
^fTTTTT

m^TT H^HIN'^I IHi^HIH^rfe^!;

limoli

mFWT HHIUuT^:

WT^T ^TTFT ^
UHKI^HH
FFft ylrl^lHy

f%

^frl": libili

e|H

>WT -flrWI

W FR

^T

II

Il

*FT*FT

il^cfl^lrHI^I il^^lPlHltHH:

Il

Il

F^rlHM^Il/H-f^ 7PT4TF37

^.MM'd

{FTFI

HvHUIN ^
^TSTTFr
FTTrTt

FTvJ:
I

Il

-'3 II

j4l<l(qU fPTT

^t

VJH'IlHsIFfFT

^l^^i

1 1

-l

?n? T TferR:Hif:

Il

{\H\W\
LXIX.

w^{m

jvwi

Frf^frT hi defssi

n i u

tlHH\!>H

feT

FTC^RfaHIIHM IPII

^IHN'JHIH:

^5fylH=hlRfa:

%%

II

tj^MIMI !)|rlM'<Tl

JWHIH ^T^sTRT
II '3

H^HH^H^T JI#lf: ^T^T


ri

IH

H M
l

^T

WTIH NH TO F[^:

^ sFF Ff^W TFOT: UH ^t H^MrlHIsW FT ^TN^T


gffaH
I

II

ftTlMH^HI ^N=IH

^T

>TTF*7

II

*
I

Il

HMIHrRH: Wf sFF%> 3HFT c^:

fcmPMH^H ^ ?ft ^flHT {IHHttHU

II

Il

^R^H^IHlH
^WT*fe"
^FfFT

*TrT FT

irlfcM =TT JT%

!)|ft,rlH<d-HHfa FT^T:
J^miT:

IUU
1

qr^f

FRTT: ^prnTT srfq

iniqui
o

-vi

ex
||

^
^t

^sr

W ^[f^T

f% *TH UTNrJlHIH^'fnr
Fr^FTTfrFRTFTT
fTsTq-^TT:
I I

\o

II

3#9rFg^ MMHHM

n11
I

J^PWTFl

TORT ^^^T^TFRT

\\ x\

^TTTTTr

rft ^nrq- t^fttft? }wt

u
I

*FF?\ erERTSFTT TST FT^fFT FTvT:

TW rllH'-JMrM f^TTORHT'TFT \8 ^r ^7^ f^f FTMfeirFr nrrFTRT


1 I i

II

jm gFrsr wrwn hhhhst Fr^^Jw^^nTRT


cIKoHrMcl
f
i

wer.u

MWIHfarFFR' fkHIMi
5JFRT
JTTfrFTiFr FT?T

HHrlrl:

^ ^m^T
cfT^TFT

II

II

BFT ^v^T Hrl3c|

^MIHW

FIFT

ST^T HMIHf?T7sr felMH:

W
MrMI^IH
sTR*

{\HW\\
I

fH^FjWH ST^T W$vf\ HI^HI sRT:

f^#r? ^terr ^mur m ^ {mt


FTfFR
^5lT

n *o w
I

MHMHUIFT:
II

3^ UNJdJlehi M^IH^M^ F^T


m^l
'tjriycfl *T

tft Il

(HT ^Tf^TTFT^:

ilr^rlfa^ SRI ^FT ^f$TFf

IPI

Il

sM*M
ntFTT

37FT eh)rTHI^R^H vo

% HFTT o
II

HHI^HIHN

TT^ ^lyMIrH-ri

^
i

Il

^f%?*m<hh
FfTFTt

mnrrr hmk<($hi

^IHIlfH {FTT?T STTfrRzfKrT ftlMIH^


^TTrl

Il

^3

II

WTK #T HHlRri
FTT

*r^pp
:

WsPTT iTOH^Tt sT^R^

1 1

vM

fcklM %ST

fMMHMMrl

jff *F\

^Ff
(^TT

cflM^crchlMl:

HIHNI: MW'tJ

^
I

II

Il

3Jtft

^ ^IJr^ ^TfJ JTCTFT FT


cl|cJ^MMM
Ff

^fr: a^rf^T

5ft

II

^o
I

||

*l|SRhH

FTSTFIfJTt

^:

U'vJl^f^TFTR
(TsTT

WSlt NMIHIH H ^
^PTR
^IHIMil

rJ^IMH

II^MI
^TFT

invilii '^pf^f

^chlHHMHrlH:

II

ili

Kchl Mi
i.w.

TTf

N|NHNHI

SPffri

mf%7pr

q-ff
I

ini

?f (Tsft f%fFTT |fTT 7TsT%I^T ST^f^TT:

^^Ft H^lrHki

^T?T ^TFFFT IP

II

^ffhrlf^r^iL

v<

\om *&*&

\\%\\

7\

FJWlMyiHH

hWjM

HH^Iri
|

II ? Il

#? ^TPTnwn ^NH'J/,IWr|:
i^ifsf cn^IFlt MmPnP^H:
f^t
?T^Tt
TTsTT
Il

H
I

II

q^T T
flFnr*

^m

<=MMMIH'4 fw*f

fFlffet

II

Il

N%lirH^HNW T%MNMM
FFTT
q-

ITFfcT:

Il

oli
I

f^TT ^ FT ^IMs?M^N%l ^TTT 3WTT TOT. e


cfT^F^FT
tUsillHI
Il

II

?P

*H

*pTT

JTsR mrTFT^FT I>|lfHM


^

qfrfw

HHNIrM

FR

q^TTT

Rf^TT

II

II

tftf

{WWW
cFFTrmFT
*T^FTt sFITRT^
Il

{FTTiT

\o
I

II

rTFT

FftFIT

W~^TT #f$pfiT gFTFT \

orfFTsTt

rrjF^rf^ ft^tffffj n
fR^SR:
^TsTT

nu
I

FTTF->7PT:

H^:

STO^pi":

Sfcp^fe
^frfFf

SFTTJFTFT^ CPTt in.r


1

11

^^rt ^ H^rFR^m
FT

^ipfr^FffT^ ^HT
rfFT

f^frflH

TOT

II

^H
I

at

5TTO7T

}W FTsTFTCFI

^TTpfe

M^lH^I^FTsTFT: &IHM*^HH

TFFT:

Il

"$

Il

HttHih

^arar
IH IMI

n^^ihihh fer
I

mUi

^cJTfer =hl$r$ ?FT^: HH^IMJ>ll:


HH&KH* H
qf^
pj-

(FT

^TFT

FfTH-^H

II "*<= Il

ft^FT

F^R

sFT37 ?T
:

**pJFT:

Ft^Rft fT^ JT^IHWrTi sffFF7 3*f

II

Il

c||f>HH^ FT^fHT

crm^FT^T
MIWIH

fe{T:
3"F>TO

3^: ^TPr^^T:

fcTFFJ

II

UH

iiiRchn

>M

HHHrlHJFrf:

Il

t>oo

LXXI.
FIFTT (T*lf JriHN
(TsTT

^TT^

^#T: ^^*fWr^Ta^fa <UI


H 14 MIMI
I

II

WZ
r

m NHM*dl
H^Tlft^T
?

*FPTT5RI

epFT

HM MXi

HMIf'N^IRspT

II

Il

^rg^ ^ %

sft 5Ff Pnftg

mw.

HHI*WHH*M ^

T?qHt qm*TrPf

US

II

c|R| ciiH^ciy sI|c||Ih:

^IWTt Hj:
Il

HI*UM^I O^NhIh:
^TT fsTT: H4l*eU

^IHIMHHm"

II

Fq^T: m^FTT
HH|Hi f%
FTT

W
I

wr *HirMM
^rMIsWI

jt

^rf%

=rt

iim

ii

ST^PT tf^T

^H^H

{IslM^fapT: FTPT SPTFT Tgtft^JIIH

II

Il

^rjfHH M||M fT^FP*p%n^

^rf

IHfH F?Tt sH>tH^fTt


^f Ff {TsTT

II

^11

Mr^i^M

ftlMlfrlf^UIrt

3orm?R^!^T:i|rlH^HHpc|r|:

imi

JSPTtpPTt:

CTtfrT

f^TT STT^Tm

{T^

||

li

=Nir<*iui
f^TT
CTTTTt

w
I

HcMsll

crmt HiNIHM
OTTTT
Il

HI+IUMI^mSm f^IT

f^TT^ MsHI

R^fo V, MT f^TT % gJsTrf ^T

Il

ot % hwt 5FT inrt ^rri tarw^i


^f t

WT T^TuilH'dMIiHHI^
Trft (IsMI'/JINrlH^I
II

H^^IMr
g:

\%

Il

IT^TFr Hl{lsl

M-irNHH;%

MslHIM^ qUMH'J^HNM":
rlHrl^-H*

^
I

Il

.8

II

{HT

^MtrKI

{T^UMJ|HI*:

FTFTT <Tr[cTrTT:

forT
II

q^rf q^r %cT FTF^FrTfFRT

m
I

U
I

11

^rW ^Mkjt'j ^ cT^T


FISTsTT sFFfi:
FTrT:

Ewoiii^H:
:

qj f^HMHMrl moli

flW gfH'IUll:

^Hl^HHNFT

^TO 37 FI^ H^Tt HIH=wVkl


W4-H ^JT WH>
:

II

\*
I

Il

qUM^c|il|^|rRT:

q^MHMsli:

q^TrT:

37^7 IHv

II

W
gf^T^
HHIil^M

(IHWUI

^F^ ^HMH*.

Il

Il

*T3Ff HIMHIHI'J qrfcFft^FfTfFT ^T^NtFT

famPbTU fa ^FT
qTT

nrlHlPl<H5NftH VUI
3?fft: spfc
II
I

^TT%

{TsR;

^TfH:

3TJ7R ^Tfa 3%TIT ^TTTTFhfe*HMII

Il

^r ?r

^rq?r

j^t ?rm

Pnfifrirff

wu ^ u

3cTFT

felt T

^pft

fefcHMH:

Il

*M

II

f3TT Malfarli

H^PFrri'

^IMHclHH fpt

Il

^^

Il

TTqfJ |HIMU snellii i^l^sM^HHUIH ^TFT

^*HH(HHH! ^f:

Il

ii

r^iui
LXXII.

^
I

FFP !Pn?T sFT^:

hH

Wl Is?4i*M:
jft^t
II

3cfR W{X
^TFIT

^TT^f D.lrll-K

II

HHkH: ^TFT ^FWIHUIMI

T^T

^miHwI-H mferenr RTf


FFT^
cffaH

Hi* iati FcTJTFi^m f^TRTO" J^T^

Il

^fa^TH HMI^T f^ ST %
f% T^TTO:

W
I I

%
I

Il

*RT (TOTrFT:

Il '3 II

FTF1TO !>IIHHlrllW TTHT sffePTTFFT:

*T FIFT

yilHHI^IHTTsPrH

WHsT:

Ht4^TFJ

i>IHIH4"

^^ ^ 'T^TFf
II

5UlIrl<^IH ^Isn^f^HIHH

^
I

Il

H^^N'^I fftfT^M'^IHIHrJW^I

#W

HHI&M g^RFT HHli^Hl


irft^T ^SFTTzf

II*
I

II

JT^ JW^P-^FT

=fT
1

ilHM^ H^IHIH qq=r

fTqfWff

^rf f^TTT %^f


IM^IM'-IH

MllIMr^^H^cTlr^U \o
:

II

^ISPrf^t mfrTTfq

HM^cH:

g^lT {TsTT Frf^MIIH^I

FrSRT^TJFTHFT^?^(T?TTFr%fer:

Il

1^11

?FmFU ^ WF$ (TsTT ^U'-MWrl:


ctot
cii^j[c|^i

wrlr^^H^^Xii \$

^q- cr^TFT

?T:

WP^FT

*TSTIsJF

II

UN
\h
:

3cff^

qrft

^f sR^ ^jfrf^Ff

II

II

ilhhUWrat 3^1T

snWT farMH^

HH Wfffc'. m$ ifT^: 5R3[qcn ^FT: \0 Rfhl^lHW ^HtllMHM^TT ^ ^: 3%FFJ: J5T ^II$<tJ *FfT:
Il
I

II

STFT:

Il

Il

*T

^l$*M>4W
g?T:

{TsMrT

STZFT:

J^

i^l^W

#7FTM*M^W<dtl

II

Il

influii
snrTTPT FJ

w
||

q^T?T

ilHfUM: tfr|iqc|M

t>o

(|

TFnOTH ^1

Hi -T^TFTr

^mrTTFT:

Il

*s

II

g^prfcFFj
>T^TFT
FT

hmvtJ

whRih

nnn
11*8
Il

H^lrkll

mm: HHsINrl
I

4Hi^n*lr[|l Fra"q^"^ft^JsllMr|

^ FR

^fnTcT

FTFT: FT

WT^^r^FT
I

II

*M

II

fi^KHHdlFrJ ^jHUjIHH^Fr:
f^fttft^fnT: rj^t f^ftqFT
(

>T3fty?T:

IRMI
I

Hifl^M 4 chrWJ ^fFFTm fWT^TT

f#T cT^r FRTfcfT g^:


^rrHIMMl{t

M^Mk*:

Il

Wl
I

^RM^-HIWHI

^TFTsT:

Fpfa:

J>|UIH1 4l[|cHM: ^"!?FnFr 11**11

H^MHI MMIHfFT RPTUm MMlPlH

Il

^o

II

^fr

^u^wh

FFim ^iHHTHnrr

11

%\ u

chchrfy^l^HilHMy^^l-H-li

Il

^11

si

sfiFT

sTFTRm^"

sHrlM4rli)|l(HH: t

Il

^
Il

Il

^STI^Tt

^m^t

oT

^r^fa
#fFfa

II

&

i!HI*HN jim

JcR" HT

II

Vi

II

^IFfift ^fFTlfcT

Wf:

JHrlMm 11^11

mmmt H
LXXIII.

rlHWWN

sFPT 3T5T? ^cff

^t
II

'

^UTpJ

TTsTPFT

%t ^T^ ^R FFJ FTWT FF#T: *3FT

Il

^WT
Il

HPT: cr^RTFTT f^FP^FTt ^":


FTFT

Il

T^T

HMHIH ^FMhNH'dM:
RFT slH^wnW^ff:

HHIIN

sFFJTT

Il

$11

Hf^^MHsi^nrfrFr

h*hh ih

Tifsfcr

ii^ii

g^frpToFT ^^cl^lHI
"^{IrlHI FFFTT

T^FT:
W[:

^?^T
J

^IrT

IIHJI
I

cj^^HI

^T *Trff

T^T#f: ^TFTcTFT

Sf-J^fr

^-FTIFTT

^'Ar^^rT

HFT:

yfe+ri^jiiy

^tVffftt t^ft

ii

& n
I

^feFT

T^: 5^T Tft: TO:


^-riTFTT (HIT

Pfe^:

Um^*FT

^ffT^T: HFT:
I

Il

II

3^: ^rirl^HIIN^HI'a HFT FpT:

T^FfkR FW-JT TW-F/TTN

STFSptf:

Il

Hi

^Fri|iriR

^ g?r:

frtFrftaT

^etfft

ii

io n

M'iiTWKH^Tfr ^FcT^mT FFt


FIFT T=T* sl%

^Ff

limi

W^T M^IHH:
>TTfrr

fq^^Hsl^N
^rt fj

*FT

fSTOsT:

Il

^
i

Il

$rz

ftft

(T^^rprmvT fan *ft

^PcJst

MN|M

FT^T

(T?t ^FT JFT:


I

Il

X$

Il

3%

TTrlit HJ'ilc

FFft^r f^pF^T

OTF^[clHIWM
^PTf^H
^fctt
pT?T

Wl(Wni \8

II

^TFTFT HiWMKNIri

^FT:

ciHcfi'Xi'J

fafemfw:
I

u vi u

*T^2rWF ?T^TFTFT^Fr3T%
rlHUUFr ^FTT: ^t^T^IFT

f?T2r*T*TfT f^FfFlt^tFT JJWZ

II

^m

ft

II

fT^

^tt g^^rr ^rrnwr; h v?

li

ht^t^t tTFit ^rp^rf^w w<r?f n ve n

+HNH7^ <JFTT flFTCfa: 'WcJsT:

^rm ^tftk^r ^rar fk^ g;sjtr n\t

.11

uR^iu
mFTT PTFT HHMIHIHHI rfWlTFT

**
^
I

#T5TF^T
il'ilMsIT

*FT

FTFTT

HFTT

^HHNHI

II

^o

II

HHFT3T %^t^nTFT

WWW
I

{IHHtHUIM

{ERf^ ii^kH^H

^FFFT^

{T^T f^FT RrR" ^\'

4MJIW: mFFTFF?T%

facd^rH jfNwf

II

Il

NHMHrIH:

m>

Il

{\hvvw
LXXIV.

itMIcfcj

FT

sRT fenfasrt ^Rf^r:

3cfT^ cT^FT

^FTR^^I 'dH^rlH^I"

Il

">

Il

mm

^TrMijoijTfr

f%

?r^r ?#^ ^

u * n

cirhadHfcri

m f%f%f5t^fcr 5m Frqqr
MHWl

ilHJIIH

feT

tuilUHH JTf

w^T

FR7T crpiFrl;

ih

ii

Fif^r ftcfp^ ^f ?rf| ?r ^tVtt cpt

II

Mi

J^T ^.I^HIIHI ^TTft^lHrMsW:

H~WlM~ ^fT^T:

tM'^|9h*1T:
I

Il

II

P^S^t {TsR^Ff cJyMIH^


FTOT^ STCI^T
{I

Mc| imi Ht|H

II

II

^^T^fW^llH MM IH^ IUsI NH

Il

11

immilli
UNM=n*JH-=1M ^RTT^T
\o

w
II II
I

sFPfi
JTI7T:

W *FWT ^
^TFT *TTHFT^f

JFTHSR Hc^jr^rfWT:
Jiliyd+JFT

T4

II

\\

Il

M^N FFTPTTf

^TT% ^sfinii

^FTTTT rjpFFTT:

sjf^THi ^T^fTTt mufH. 'T^rfrrarR


3frt f^f 5I^R Mii^jUMl Hi^clHI
I

<U

TW%3 yil'HM JT^"% NMMdH: ?^FWH FR" criTT^: yHHIMH


Ff

Il

\$

Il

FT

WT sFFfit ^ETT $HNMHNH


5T^T m^ft^TFT ^^r

II

\M

II

cJ^MH^H

fRT
II

HIHIH: H^hS^T 7yo|MH


5Pj(j).lffef

RMH
I

U
Il

II

<FJT ^FTFT

M'WHI ^

^HWJ
*F*Ff:
FI7TT

Fpf %

fHt% T4TW*:

Il

^
II

wvm ^ wm f&m ^ qprajr:


WFlt HHI<=|fe:
qTTpfr *FT

^
II

Il

c^FT

3^% sR%

CTfJFT

SR:

7ETT

^Ty^T ^?: XFV3T1 ^TT^T


i.

II

:o

ftp* FfoTF-FT

f^t cftffFpTFTt ^:

HcHclHIIHI

Ff

(T5R SPTTfPT q^TTr^ RT limoli


FTFT
I

FTcf

wfa ef q?T FRTfFFT WT

*^IH^I

H^t^rfqr

^TT^T ^:

^ N^IUUII ^
II
I

Il

Jc||HHis^JJ#

airTft"

IH^H^ft

faMH^pOT

vtft

FT^fFR

TfiTTTt

m\
*8
I

Il ft Il

JKRT^tR chHIMH
OT8%k>chlHM

sfirJ^IMIlWH-HJ

II

Il

*TT STI

^lMt^ft|I<M

h*3mihci irt^TPR*nfft

^r

^tfr^ft

ii

*h

ii

m^tf cfRj^P(s&l"IH
Ff JT^TT

H-TVlFT:

Il

Il

H^FT

{TsTT fi^TT STTT

R^T

FT^T
II

N^JMIli

fer?: H

JT^THHrlH

-^

Il

f*M\ $t ^HMM
iMIHH fat f%
JT^t

FTFT

T^^T^
I
:

ll^ll

H^rHIH *T5R*Tt
Il

3|HHtflf"l

^rrfF i^jH^H

Il

illU^lUi gy P ^ P n.
HW-1 MT^r

r-N

Mt ^?T: HMIH

SWTfFT:

Il

^o

li

^Fr.FTTTFTTFT:

fR:

Il

xz

(\Hwn
LXXV.

Fm f^FT FR ^rrf^rT yr'V^.MFT


V?A T^T tei "d
^

II

I!

^ ^ST^t TTsTT FT W^sl O

II

Il

qgT

^RTO M^llk^

cMHHdsr|Jl

Il

ref

^h^hI ^ft fM =mmhtih

ii '3

n
I

F3#f ^*IH*V$ ^t ^ (EFT R^F^ fcT^UH: JlflfclHait <Jj"KH UH ^TT ^HMMWIIH^FSf Plt RgR-l^
II
I

F^TFpTTFT^ f
FT

FT

^f^frf^TFrt
I

II

Mi

R }7sTT ^TP7:

WMIHN^TTJTrf

^T'TTRHFW: ^fn^MH'^I^T II^H rlrlHHNFTT JTTZ W ^V^Tri:


I

^Tfpr

si

Ri R^LS^f^T
t

^'^'wi

( !

'

'

t.H^irj^H ^r:

ra^n?n g[Fr: uhi

MMMNHMIil^T
tfTTTT:

(TsTT
FT

%?^H^cf|rj^

Il

\o

||

FT

{TsFT >t

f^p* ^TFJcT

FHT HT'T

T^FTferFTR CMilWHH^fa

II

Vi

II

McD|^^f%FT

f^ %m%^

5R5R" Il

\^

Il

37^*sff:

FFTT (TsTT^rf^FFf

^IM ^
II

Il

M?T! U fri ^ NI
^T

^ ^FTTTT STrNMH
f^F^TTT UN^rli
I

FcfJT%

bHNW
^TTnT:

II

\8

II

SRTHJHHHi
*ft

$H*lr[*H5TT:

wt*nwm f% ^trt ^ipft

1 1

vi
I

HssTN^ filr^HW^ SFOTFTt


-

RM
I

=fT

srf^ra

55 ^tr:

frcaf sf

mhm?t

ii

Uu
1 1

yMrlssH"*Hlrft 3TT^J ^TITm 5TT:

3%i>NIHIH FRT ^ljyi{^feTPTR

10

^T

sfTHH'-HM

cr<7qrjFPT

II

\s

||

JT^mT qTTTTRT Tifai ^FTFTT (M-I^H

II

UU

i^MHNH
HHclHtfjl
I

OTH" qrfnf (T^T MIMIMI

II

*o

||

&m H7rf**M%l
*|l*fl*

^"yJH H WTFTT HHBJI: mfWil^

J^HN
^rl^Wl

M
:

Il

^
II

Il

cUchlHdcflrj^

JJ^TTTT 3"

qrfTTRr

TTMU^dH
I

^
1

Il

^f >TcFr:

H^R^I MHdHl:
fpj ftMHfrJ
TTnffFTR
^iT^TT

fFfTf^Ff Spi *FT

^r

1 1

n
I

^7[^FT ^T:

sNIVr!<l
Il

*MIH
^TTTf (TsTT

^FTfJTTTt

J>JrlM^HMHl:
fl^f '-WIshH
I

-3

II

M^MUl

^$MH

^rlHtf-MHIWy H^H^wfr

1 1

-H
I

CTTH

3^fer HlslkH^I

^TO^HTT
II

HMIHMT

FPTT f^T% VUM*HU|

^
ii

Il

g^ir qg^tN cThumii|^hi

i^r
:

^u
Il

sipr^TpW Hrjrjy immillili feTt <MHl5d Ht H^H IHclHclH


^?T clrHH
Rfff
FT FJ
3

II

^
II

37T^F {

M*< ^T

q"!^ ^ ?HT 3^v%:

cjzpfi

-i

II

influii
fcfTR ^FTTFT

seo

Wt^T

^T^ y<JMMH

nsTT^RWT

T5TFT

hI^HM: FT^TF^T: limoli

wr

^ihimui

iiii^inT ^i|y^inii

{WWW
L'XXVI.

W{ J^m odrfdWf felTFRt H^lH:


illH^J
rft

H**JN

sfillHrllticfrl-

Il

Il

ferm
WL {HT

jtft

FrfFFi

sR*

Ih fa hi fini

H^R FR ^^TP-R ^fr


*T?"fcr

*HHIsMy<NIR If^TTR

Il

$
I

Il

HMI^Ilftn ^TRtR SRIHM^Hlfa"


7STTR

^ R^lftr ^TRT^T
H^l^lRlI

ffMlPl
I

^
H

Il

II

*Rf )ihh^iRii ^rttt

mm ^

^ ^RT

*HMHH4tfoR

II

II

<IHH R^^rtpft^lt

fl^Rfa ^T^R
I

II

H^UIWMrf

rf fe Wm ^ m^FT:

!T7R 'T^THT

^NHHHfR

Il

sii
I

^cf ^TT

^OT HHHsUW

<lrfsf

gfq^JTT gff p?rt f^ri%FTT


|lslMM>^ll[^crfrr: ST^

fHWH^:
I

Il r: Il

N^H^IrHW:

'Jl^rM ciiyiWl^ijiHI-! ^PTt FR:

Il

Il

illft/WHi

r.$

iT-IH^i FFTT

sT3TT:

MW"I *W ;JKH: inoli

ii^nfe
^Tsft

Hir+^4
I

^t>Fr R"
^TT^ FRT

g^r

in* n
I

^TT^rt 5^T

*JFT:

^frlWMH-41^ WTFTFT

^q^f n
II

II

HjUIII qpn:

HHIH^H

VIHMM

FT

in||

^mz:

* { *M f * "-J M W ^
I

WI

II

VI
I

II

f^T: ?TVIH>I^IIHH
fsTfTT

^ FTTTT

Rcj|^:
II

$?P HHH^N*5h qif ^T7p|^RT5| HH*I HMHH:

sRTFT

U
II

II

^telT
FFTT

<=||Wl^JH' n"H3'=l ^IMcJIH


J : I

Vo\\

OT OTI%%f^FT Hm3hH
II

WTTrf vT5TFT^ tRTIHIUHMIii

\*

Il

H^H^I

pr"

*HKI*MHI4H

TRTf ^T H?{^)s4HHMcrlc|4M

i?^o

(IHWMI
'V>JHI<IM

fW^T

^-FpRng^Pt

!^J#^

IOX

^t ^ HMlR^WH
II

II

^o M

sH<WHFT pt g T*TFT FFTRFT

**

II

qfsTOTWT

t%ot i^: rnrfeiTFrnrr:


Il

FtJTFTTWr: flW FTsTsTFJpTT

m: ^
Il

Il

WZ {FTVMHWH
H^^I^T
chf^^dirr

i>IMHHfFT SFp

Il

M*HH$<T$Hc|IH

^T

mfa>

^rsf

^tFHT^WTTFT u *8 n
FT

^H H^MH'tl^l
{FT HMUIri

HR^T

FTxrV^FT
Il

cliWJHisll %TT:

FnTOTRt cR:

^M
I

II

FKFT i^lUliyfPrt
^T 5fitt

SFT
II

r^r >{TJtV ffSTFT STfrTOJ


<T FTf

^I^FT

^
I

Il

TsTFWPT^T

^ FTRTqtR"

3TqfT{HIMMI tll^*iul

sllH^i-'JHHUIH
Il

^TFT qTTHTTTFFFT: FFT:

=mi

idilli

*n

LXXVIl.
{FT
**g:
^TITTT^T

p.

cTPT FT
>TTT

gSFKrT
?TFT

t%F[ ^PTT

f^f

FT^fH

W
I

II

HI

5TSFT FFT fTFf TFT ^FJT >T^f


1

^TT
Il

ff^p^t ^:
SFFT SFfTT fFT *W\ fF^TT T^T

^11
I

t%FTT

qj^rfa

t%T^r o[FFf

^PT TFT?

II

II

fer ^tkt
JT^Tfrr^-

JrTC

^tHihmh

{m
||

^ffTT ITT
pf

^t HMl'Jr
si

II

fTR ft^TPrm^" v A
FTFft

3TUMHH

mm;
I

WFT jt

FT

^NHI^H^rlH
<^I^MI

Il

11

FF^" cFFT 5pT


t^TTTTTcI^TT >TTT

TT^TT

UNM:

VfWTIJsFm
SFTTFT^:
II

II

Il

{FT yTT:

WmrTFT sTT^TW

^TTFFTRt *Fi ^HIU|IH4'7 ^TFFT^FT

II

^JFnt f^ ^T%

sTTrT:

CTSTI-HIHI
*T sfif

H<clrHH
II

FTT:HMNi>rMM

"JRT^FT
I

II

^Tf|chvic|^l^T5Tt FTFrnrt *TFPJT ^{T


JT fTTFFT <TFT

4*TFT

^ HI^H^Rl

II

II

^T ^HHMIil^M
*FT
R"

^FTFT $rMIJ^f

II

*o

II

h^MHI^IN ^ff

MkH^IH
sflo|W!
i

fcMH't^' JH

frf^f

% irn

II

m$ muuf^ ^ff^t yuniiiiri {FT J5T 5T % ^f {PT hV^h^R


cl^rTjcj

u vui

^TTpT^IIH^i:

STHI^MJ
II

HkAm iTZm Wl 7FFRTFTFT


3^% ^rfr
rl'l*
TFT f?r^r i^Wm

^
i

Il

^r
II

Rl^HfrH TTJ iW-^'T^MH

\3n
I

5TH*N

TrT ?FT JJF

m
|

f^gj sig^^ftf =hl$r^' V(r[mi


2"^

II

VI

II

feftWTT

fPsf

TT7:

*T7T:

^JHIHHUMliyHMllltHK:
d^l

R*t IIA$

Il

z&

TO^f: g^T: ^IH^HIFcFTT:

srfnr

f^n g^^TRt fftr^: hlfNMIHIH mt %j M^Hcl ^


^
Hfcl*J*Mc|fiJR ^
:
I

Il

II

fsjffr

n7TTr^7TT77F?T

MVlsI ^fFTrHRTR'TT

II

XV

II

illumini
FR FTTJTRTFt BH ^TH'^lstfT
I

*ft

*U " H^M:
I

FTfarfKST klHMH:
I

Il

^o

II

^cjH^rJ FFTTTT^T H&f: *HNU|:


'-Il

NH!

IT s'ffsri-T

f^-HH^rli

cT7i

Il

II

?rfNr

%fr fw

few

-ffit

^
II

11

^n

^TFl?s[fTFf

^T M^.N R^TW:
HIHH']tR

^THFT ^lsM{fi

^
I

Il

^ "Q^W
F%

TFT

*FJpmNj ?^

?T^T% HT5T% ^TFt ^MlIlyifsfH

II

*8

II

f f^5T
FT

OTf ^FTTM
r -

II

*M
I

II

**IM&l

fq7TT ^T^FT

smTTOT

STsRt fofj RFT STT^FTt ^k,HI|U|r|: \ o o o


e.

1 1

^
II

Ff

|HIH<^

^T fqgFR ^PJ TO
sTRT slIrlH-R

ilH^l^rf 5R
rjfe

f%

Il

*o
I

WT NkfHT RWT ^fTT 3FTO


f^RRFT ^WTFI H^lrHH
II

<rTT %^t
cfilTrpTFI

>*

Il

^ ^HIHI^Hi

RTWWT

HM^MFFTFFnf Hrf^ R^T^FT

I I

FR FPFFTST^Kfq' FTTFTPTy7t^^ ^^^rfr^^^rt^TTJTFr: limoli


I

FTf^^F

(FT

fafpTFT^

^FT

MklMH

J]fMl

^ 5TpT

^FvT

^sm^H^FJf^ WTFTFTFFT:
FFfjSTT

11**11

sfFT^F<T }FTT ^TFT HlfTFT


II

JTT^^Fjfwnf^T: farjcMHH Zefiri

%%
I

II

yrNHHJT
7\

FJ

3FT ^ftt

'TFT FT

FTT fFT
"I
:

FT^FFT

FFT 5fFT NrlilHUM^IU

H^H
V
Il

cfr^TtMt^r
^TTtFT^tTTT FFT

STSFTFnftrT F^TT
sfFFnr rTFTFrt

>m

II

^raFTTfgR^^:^TT^^p^T VOI
II

^T^fTT

rli^RV
J^FTT^Fr

^FTt sFTF

#feF
:

FJFT
Ujt

sn^T^FT ^TT^TTH

fiFTTFF!'
I

^
Il

Il

FFTT JrFfJJT5fFT:

FFTFT

FT

5TT ^FT

fwf fFpTnT:
*T?17 FT^T
I

Il

^
^

FT^yj ^F?FT^TFr FRFJ:


FTf

^T^T^FFTFT CTmrf

JT5

Il

Il

r^rr ft ft ttft

f^^n r^t^t h'-ihiRm

H*H^IMHHH JtRF^^FTFTMKWHI
?T

II

&\

Il

^FT%Tcft {FT 37TOT


Wft

T^sft H^li)U
Il

W
FTfft

WfW? J=FP^fhMli>M:
^l^yirHsi
I

&>

Il

^Fp-Tt ^t

f ^nvft^TT: JTTOWHkMl: <cjM4WHM FR T^TT Ff5JR" ^T'TT


^fr

Il

8$
I

Il

^ ^jih'mh

{Ff hi^nuii^s

ii

83 u

mrnpjFrfraT^TT sih^jmh

^fFn
II

^HNMIH
RTFT %
fft^r
^T

^FFT TFT ^MlrHsi

BM

II

sf^qw '7T ?FT

r^TT cFpT}T

olHcdiHiH
^T

% ^WTK ^7[

Il

Ml
I

FTFn^FF^t

^FTTFT FiFTT eTTI^FT


II

HWIUHsJ: ^FfrFSr TT Hc|HM FlWf


FfrfT

So

II

HI<Rh

^rt

JTTFT

f^JT FTH^t
J

^WFfJ

sTT%

*T 'JtFTFT

I^tTTTFT^r

{m
I

1 1

||

?RFf ^T^TTt

sTFTTFf prt

HHIrM

c^iwrt

cftt

hwi^mIhcin ino

ii

^PTT^H^HiysT

fppftfirr:

irmi

^fr%3dH<WW
FFT: wfFT

^IHHIHHHsIH: UH^II
!>lfrk!HI
I

pfKH^Hk,:

ilhhUWIT fclHMN

*%T f^^rfeTHT:

SJTFR fiHfyl: H^T*. f^TSJ fl^lWaiT

II

H^

Il

(Ff^fa sllH^'JM

?m

<^l^lrHsf

IkRdWIMH
\ \J
e.

sHIIHiy

WHWW

II

H ll

II

^RTO{IHIMn iJlR*H2 sHH^WH=hWI-=n

RTHHMHMplHH:

II

LXXV1II.
^FT^TT

JR

TFT ?FTT

<li>^flfefJ

R^T H>NHIH
Friwr^n^Tt ^#:

NrT:

J^FTRP&T
i

II

II

^^ffFffTJT rrtcTT^ TW ^t ^IHWHHM^H IIrllH^'J JTFTT JFT:

Il

SFTFJ
^PTT

^pTFTT
^TFR

mM\W*fTl %RT
^THHrl^:
^rr^qt
JFTt (FT
'iFJT

RTfr=TT

imi

^7> UH MI

??:

wmw^ *$H ^m jm
r#T

ii

WU PT^T ^TT^FJrFf
Ipt
sRTFT

efklKHI q?r:

J^rff TO'
|

IIM

II

^f^TW^ff FTMHHMHIlVli
?M|lsl'^ f*Tt
r

^TTTfwrt^l
I

||

||

(FJ3WPFj%: IUH^H^lRl4:
H>rill M HIMi)KH ?ff F?
I

^T

kNMH
Il

II

^11

*i>mi

^ ^mT ^r^%fr ^r hh^jhi


'ffTT

^P"fFP7%
FFT: fTFTt

MINIMI {IsWNri:

II

^FRT^FTT ^ 'TSTF^ff
38

t*

wwm
O^MIHIH-fHVH

FFT:

MH^H

'

H^HM^TfN" ITTTPTFIT:
iMHH^J
?riH"=| FTT

tHIH=IIHH:
I

Il

Il

7?TT^ r ||Mr|HkMN

IMI Pici NffriFR"

^TFT

JTTFPTT

II

Il

Fmrt

*FTt BSSiif*fetft

sM*irHsii u

^u
Il

PFTFTFT rrt fsp# ^ftf^T


H$r*fa
f^PTT
FT

WH

m?TT {IHWIHVllrHH:
FFfT

n
II

II

f^RTTcT: FT

HilUf^P-frT:
,

Flifa fF\: Miri IMI: gTTTr*fN rT

fsFTKWT
I

Il

^VT

^T

si

IH Pi mfFPftJT
I

gTFTt

FftFFTT FT FPTT

[R:

fW FT^ HIR:

f^ft^fWTt
FFTT FT

^^ ra^nFRTR:
I

Il

VI

||

(T5TT%FfT^H^MI

f|HNc|HrlH14*HMI

3?T:

TW ft^pc||^|idr|: U
Il

II

^PTR

IIHIMUI illR*IU 5Fpft^TTfT^ft

^rmil^lHMHHH:

II

LXX1X.

H77T>i^'fr^ FFTT^HeNlH

imi
I

SFV^MHI
^1H

gfit

^TR T^fi

^lRkHMHH-M rlHkHMIH* ^T^^FfT^^R ^T FJTT


raiHIilrfl cfT?"

Il

Il

JTrT^f
^T^TT

q^ g^T

^f

TT HIHIH^H
:

rTHll $

Il

K5T^H H

^ H %^fferT

JFFTFfm^H
sfcr
tfTfrr

i)|^yHR.riH^r

il

B u
i

FfV^r^t^^uiri
spr (Tsf^fmJT
g^T TFPTT
*TFTT

HfFf ^T^FTsnFr

II

II

^PT^T^fr
N-HM IH IH
^T

FTST

FRT JFFT H77TFT H7


grt g^gFtqFt
I

II

Mi

FFfKHH^M ?p
^^TW"#tfTT
ilHIHJHHMST

JJ^TFT
f^T^T

NHiJc>

^
I

^PFTFT

q^WJM^H

cFFT T^rTT ^FT

II

II

Fft^mpir H^irHki
^rirsilHtr-IN^HHslI

fw ^rfrf
fFFTTfaH
II

fH\'.HHilH

cii^H^N
FT

sT^PFtFri^"

Il

\o
I

II

*T^

F?F?T

fr^FT

HIHIH^j^

tfTFT

FT^uf
rft

5TTTT ^r cTFfT FT ^T

^TT: HHlR.rl: \\\\\\


5TsT
I

TlrlH^rf ^T^hR-H

FlcTTFT

illMrU

anTPSTKFT qjrFT

?TTFT^^pPTT<TTFrr?r?S^r^T7^^ ll^ll

jt

^th t^tt cpr j>mhw

ft*tt

5^

li

va n

5ETT?fe

^TR n%TT: ^t^clHclH^^


DfT^Ttfer H%: JslM^rl:
I

Il

VI

II

rsRTFl":

d Idilli IH grrqfTMR
OTFTFZr

H^MM N'^MR
I

Il

VMI

%?TR 'TiR

'T^FST f^rRTFFT:

FraP/RrMrJcJ

pFTT FPTf f^tf

cR:

||

\0
^t

||

diluir f^ h<.ihm:
F'TSJ

f^rfr

gfr >t^ft
Il

fT^FT^

^n^TTTTT

^RTf^T:

Ve

II

HTrTT JTR'T ^fr >TRlr3n" felTFPT:

Il

>v

Il

^nwtfirn
r

*<*

FFTT T^TSTTs^TST

'WIIH

FFTT5FT
^T

jflkPIM

^T

FTpt '^pft

W^T
:

II

so

WT2" }%

?nJT ^JIMIH
FT^TT

JFUcfhMlH

f* Hr'^l W^TT H^ I^
r

Il

^
Il

Il

'HMIH'-'JIHH FTFT

cfzR

R"

%t R^ ^
FT

Il

*J>MNMI
j^TT^T T%

^TT

Hr4 T/mr

^FT

*HT % PTR^M^^nilrr
FfTfrpfFT

FR

II

T^W

FT

HI^HH^T:

o||UWWll

^TT ?T^ JSFWTrT


FTFI7 TFT

II

-3

Il

W<h&sj q

WTFFRFf

HiriyiHyniHi^i ii^yHKiHi

mi
I

ii*m

ii

^FfR

^T^FTT cfly^JHy^H R^FT:

FRRilHHkUJ

R%

^H<=UlHpT:

Il

^
I

II

TFJ^m fFTTTT HvHR


JFCT

^T ^Tl'-MIH

My^.HI yiHiWHT JT^JJHHN*


: I

Il

^11

4M^J H+WHIi(rl J^hMtJH


Sl^raFTT^FT:
FTT

JFTPT fsTfTT

WT
I

II

-^

Il

m^MJHMlrlH Jll^sMJHI^ft

^fmrsn^r tftnft qft^^NrFr

u -Hi

^Ffrfr

wf\ fti hunhimcim ^


cTfTH: g^fe:

^ilHHIHI

faw%PT:

5Fpfi^p?jT ^fyTftPTTRPT: fSr: N

^
I

Il

Fl^f H iRFT HMHH: SWI7 9*ft


5

#TT^T

HlrllH^ 5^ bTNHHH^T:

W&
I

Il

g^fej

F^

*TFPT

cdl^H fWFTPT:
II

?T^TRlffnT%: %f^TFB^r^T^TJ ^FTTFT

^8
I

II

FmH:

^THRrflP>l HHHl<^kl^

WIH^Wcf
llMMHIH
HTFT:

}T% rf

HIHIH^N

FI":

HT^HlrMM^lRu
?T5TT

II

II

3RT ^ ?r|cMH ^
5M!>.IMIHTH
r
il

H^I^NFT:
II

TT

*^rf MfHINri

$0

II

lM

m*rl 1*1 uf 3^lr*f isi^fTrf

|lTlHuT^Trf^TT

sFR HHHhrlFT
yrTTT^rrfM^liHri

\\%z\\
I

M^M'-J"*H<t cMHMIhMMri

HHhH'-HI* ^

II

Il

illl<<*IU
FR: ^TIJPTFfT^TT
r

?rR*R:

%37>TrR^TpjM kWI'd k]i|rlH^"


I

HH-Hlp T;
3[t

q^rllrl
FTST

FT

^7 FR

MN^I
I

*T:

Il

Il

*TRR^

^TTP^FFT ^T

THTTFR gWTT: T^JHFFT FR:


y MJHFTiqj FT? y IHIHsJsNNH
:

Il

?>-ll

yiH^klJT^ 0T7T Fr^^TJTH^TFff

8*3

FT% HlrllH^I%

Wf: ^PJ^
>T?7T:

'

3^TR

*T*pf FT^

hTHH ^":

Il

88
I

II

JR

FJ *TTFT

JRT

FFf^qfTR

H<cN^IM
T^T

FFTt^NIHIH ^R^T^FT^H
sj^TT

Il 8'l

II

f^ NH^Isli

T f^TT %cT H<(Wl


^Ty" FRTp?rt
||

<fy|il|IHfr ^.l 'Il M il


TTFTTTTt

8^
I

||

HH^I'TlflI ^fTFT

H^N^.II:

JT17Trt%^

?#T

il

^ NI

fri

WH
JJ^HMI
Il

II

8(2

II

FTFT WTPTcfFT !TR: FT ^TsTT

^flrrM/rH

{RFI ^f ^

qjWR:

8?:

il

HMH^J^W FTR H^HHMHH: W

Il

$o8

(IHWUI
LXXX.

^fJPTcn^r

H^lrHI^TFTt cT^HH^MFT

II

'*

Il

TjT^FT

I#m crf^H

^T^TT f^FTR

spfrsfolH<=hJ>MM

^'JHVJIhkHMT
I

11-11

r^PJ^Rfe ?flHMi^hli>|l<<l^

^rsra^ro#| Ffer quPiiwHiH imi


IFNcP&M lWN HM HMlfol^W^HHI
r
l I

MMI R ^^lH IMi>l M iyM U


-

il

1 1

?>

iqHMHfa^lH ^^ff^HIrHH: HcIrlkHrl Jtt^ STT? rTFT JT^fa

II

^nf^in'
FTFTITPT

y^iHi
^

ftftrftrjmfw\- n Mi
I

?JR ^:*|^ffcjrT:
i

%^r^MiNim

q^nt FFqft^H^H

1 1

^
I

fa^ frpJHIrHM
sTJJT^
SrFTrjJSJT

ITOTI f%HMIMr|:
SJTTrcT^r
II

^^T^ftH^l.iI

II

t% Jm^TnT^TJFT

^UTT^JFT:

fWRt ^T ^feTTRT ^NyH^FTfFRT

II

II

illf^iui
sTJTFT

W
I

H^lrkll

HMMN^KIfT

|MHIH|:

^FTiR MHMMlyMMrl:
I

Il

\o

II

<HHH^WI^Ml4*i ^FT^mFT

WJI^HI
5T3TPT

^TT

m'T qT^TFT T:

Il

Vi
I

II

HklkMIHKlH^' HfFTFT H^IH-|:

f|H^kl ^TFfT olHrlH^ TTRFT: ll'^ll


f^TST sTRTJslillH
*T:
f
I

RWT ^
FI^IPT

STfe

^3%

FTWT^TNrFT

T^T:

limi
I

N'Ul^riH^MIslkl^m NKHIrHH:

sremiHHMIHII

FTT^r
FT

FT

Fra" T^

Il

VI

II

HMktM^Tf4f^7%
^TTT

MslfcU

^
Il

sHHrNlS^ *T FPTFUFT: FT 1<T MMMMMhRsPJ fFTTJFT


fWFT sf: FOT
^?f

Il

ilkHki >TTFfT^R f^FTI'"Ha|M: IIV^II

^rrm

far]:

iWI&MIsMl^ g^" d^idll^H lUdl


?T#^f JT^ Ht
faFH"
FI

FTRHT sJSR^Tf

FR

ch|j)|rr4i

5PTT^ TTFlj

Il

IV

II

HlrllH^^T
FPTT

Wf m\ cHH? oFT
-

7% >r^T STHH

farlHIH^ ^SFl":

Il

^o

li

^FTWTPT MsIM

a=TI^Rl*M

^TFT

fiHHH't
HtHui^

fe^T T^FfrfFT

WWFl

gf^r assi"! ^ft ^htt

ii

^u
il

gteFrf ^

fTT%^ ^rfw^T ^
il

mfcn g^ r?TT

H^lsiriRFfFTT
(T^TT

FF

^Tsflo|HWW"

^^N^TTFr
I

1 1

yiH-=IHRl7ujo|

FT Flt

HfrPIIHHIH

X&($m

FT57TT

TTFT^t^ST fesltrlMI

1 1

M
1

f7FTfTFqt^5?T (TF?: H7FT: flrTOsFFT:

^if^-

^ %1

rj

^rfrl^lINN qiJJT:

WMIM1"

<=h!>M

^JMIH'T

FT^ ^

^ifrifeiH HMIHI ^rferrg fafar: u *

?TFr# %cr

^#

^t

?npr !^ft

fptt

jmfFPTFrq Ih^ihh=i

^t^t ^nf^r:

\\kU\

illudili
7^FTTTR
FTFTT

iOi

-=hHI|N|

-VMM *fl&*m
:

f% HFTT ^MrH*U/|ls'-l WH

Il

^o

11

*foMMN ?JHIH>-Ti4r ^ihhthhm


T4NMIHIH

ri

HNkHVlH

N-IMil II*

Il

HH^HIilHH

=TFT il^flHHH:

fllfi

II

iJlk

+ lUi

THTTT

II

MIehllli

I.

H^HH^.MT 1 Hcf ^r f% iRTfFTW^T ^T^T FflT: sTTFTT: Vlfti ^rTfFFT FT NMNl^l TOT
FT5T

H)7T5I3ST

II

1l

ll*H

FFT fari:

HTO"%

FTPT {TsTT

*T^TFR:

i|H|^l*<
fT

^ ^^HIHKP-l^t^^nT
y

1 1

"5

^TFlrfnfmf^ {PTT

M^w

K^T^FT

NrlHIH<FT^IriyslM ^T^^^rr: ||||


FT

f%

ST^f

5H HPT

*PJ7 f^FTsT^TFT

^UHM *ft CJV7T ^RT^TT^FF^fq5lH^fHo|Ml^i[u|o|r^:


FT

||M

II

FT^T JTT:

^Tt MIsNIHTFTTOTT

FJJTrRsT

Il

{WWW

^TTT^TfCT^FT:

UsIMIHH^*:

Il

Il

HMj^ klrltfM

dl<fclUIHH^hh:
iliaci

fMM*^*l #TR
{lsMrHMI<Jq"

uiHHM*:
I

Il

II

^HshHUMIMI^ ^CTTTJFTFT^:

^R^W
$HHr^*l(T ^
JJWT

qt^ f=NWH ^t U lo
^TTTPT: >UUIIMHf
|

II

^TFTTPnftHT ^FTflt J>Ul!IUIcMr*M:

Il

\\

Il

^T5T:

Wl?:

JJHMi5|o| cHTJTTRT 4*>H*M

IIV*
I

Il

j{nW( ^T3T jm\^

tfFTTTTFTR

srfqsrr

jsfftr

%tft

^r ft ftf^t

^^=t

1 1

\8

^^THWT
FTsTFcfr

^^TT^T ^FTT JJUNtW:


iFTT^RT FfRcTFT fsFT^TR:
li
I

Il

VI

II

jsftf:

H^TT^nnit sTRFrf^rm^;

1U1

7TH i M

>U .H H ^ IH 4 H <J k
J\A

T^T

^U^T

iMHKwHU H

Il

^11
I

hH'4HTH THH
TOTT^T
g?f

rl^HHI-rl^lrHHI

7^

TTW^f^TFFTFT

II

'^11

R<T HPT

^mu^FFT

5TOTT^ ^T

TFT OTPTfaFT

#H: n vi
I I

qTTOTKPT
TfT:

TT^TPT
fFT:

T^TFTT^nT^:

WFft

^TRT F3Wf%:

Il

-o

II

H"N*HH:

FW^rnrilUNrl(:

Il

-'

Il

HflHt.HH

^nHIH^lH^H

HHIrHsi
II

WT oPTTT T?T Pi# MJH^IH'jf


rf

Il

FTPT *TFf

HRiTT

f^TsTPT

gfwf

sRT:
II

JTfcfT

TpH iliaci

%?TFTWPW ^
I

Il

W?T H'HMIHI^-wIN^I ^ fept


3J%! HH-Hrl
:

^^rt^^TpJ^ II^H
I

iM^^FT^T ^KPFTT ^TW

rR frtft 'prr fftt h^Phh TR^f^f {sldlHsTHHH Hr'T=TR"


i

Ff:

Il

-Mi
io

m
^f
?J

mwn
qpT

6RW

qfPTcnH-pilHIFT

>TcFT:
FT

^FrFT^FT q^Tst

HHIrHsi
^FT:

II

t>

Il

FT^^.IrHIH 'TUslM'-W:
jtttit:

ci^t?PT chinili
^"PT

q^FT^r ft ii^m
JR^fT
:

\mW% W4

-4

f^TfuT feenfr

^T STsTFTt

fqHTTFpFT
I

1 1

H
11

^JFTRt ^T^FTt

^ Idilli IH IHMIFTFTT
:

FWFTT Tf^TFnJTT f%TOTTFT7^


O
5RtvT^.|i|
il|c|

Il

^o

-O
|{T

Tt

^FFR gf^
slM'^l

*TFT
sT^TT:

Il

V*

II

Hoj^lMr:

rrr^TTT FPTT

JTTTT^tpfT

^TT

^FTTTT rffTFTT:
Il

^%q SRpFT FT^tH^T T^TF^RT ^


f?fr

Il

tempra fftjt hnm ?rwr ft^Mt ^ti^:


?Tm *Fpf t

ii

^u
II

?T

^sTFr *rFT ^TJFFFr^TTsFTT

HrlHri &&rMl(Hj3?nft f^TR^FFT

II

frtt

^mFnrn h^t

^r;

gpqrqFr

iiHn

wfcjmw

HWW

*RT ?FT:

T^JHMHIHT" 11^
^ft
-

Il

f^TT ^^Hiii'HjV^T

jt^ jj?:

ii

\\ n

FTPTFTFTrfcR ?T7T^F^qT<TFT ^f^TTrt

Il

?>o

11

rriTTR

^jcT^
JT

FFTRmi

^RTspTT

II

8^

Il

^T^TW'^THIrH^H
JTTTITPTTT'T

^HI+'+iRT

r^TTWfT

JTcTTT^Trft

8t

JTTT3?FT:

Frrf:

Il

IL

rNIH-dHHHIHl: WHil^J

FFFTFT:
II

^t ^1737

(TsTT

y'Ni^ cJ^FRT
>t^t?t:

Il

^TtrrsTF^ij^TFn^^T

feffepr;
n
-

tr Fr fif jsr g^isri^^q

^f^ ^n^^ ^ F^nw^Tii^Fri'


TFTTeT

n$

ii

MM^M ^ <IHH^c| *WT


^IH^MIRqrR"

Il ?> Il

5jTpfq^H^ 5^f HcFTT fcWlTj

*lt

^FW Tiiq^rM
FTt

Il

'l

II

FIWT

nTFTsTPT

^TTO^TR FT^T
HH^H:
Il

HM4 ^vTfe^"

*FtIt3"

M
Il

TUIrIHHm
FPT:

!TTFf

^ftp^T
5TTT

I^T

II

&

g^FTT^T

^T^t^^trT

{PT:
FT

fFTRT *^FTT lUyH IH'FFTTT^TFT

II

Il

F1%FT y MsIN

gTWT JTsPnwnrT
Il

pi

F1WFTF7TST 5^7 WTT 5^:

Mi

m FR

FFTTffpTTTFRT ^U\J^

*fi

arsfrfren: gFfmrrsr inrauiiHisj

>nw:

il

\o u

FFTt

*# FT (TWThViIH^
rf

^T*T^:

CTIHKW ^F*t

^TFTRFnrfRt

Il

V?

Il

JF^WflirlH ^TT%

f^fTWT

ftW? H^IHfl
^f^fjjnr:
jflt

JTFTHIH^irPFf

1 1

SRTfiFFTT^Fr fFFTFJT?

fa^R

^RjrllM^l[(U

V3

II

^jfrpTFTTTT: qsfrf &lM-HHc* BsTi:

^ifpjft fftftmhwhiiim rjtp-pt:

unii

FFT:
*T

TO ?T^t !: TSTTT-^TTFT
PTTfTTt

II

VJI

g*HIH4^l4
^7
5^"

H(^N:

?TT^fr^
*T

R^ *TFR {m:
CTnTFr:

Il

\0
I

II

!TnfFrrPWPT

T%TyfFp

HMNM^^T ^F? ^TnfT FFT: Ff 77Z\ 7M *rll^lHHJ ^TT:


JTFT
!TTTTft
I

Il

^.^

Il

JT^HT^M

^^

FTfcf?T

fepTRTr^

'*
1 1

Fm
FR
rf FT

SRFTT H^H<(M I^ihHI rf%=

Il

^
I

Il

fereFIT

fr JTT Ffpnfe^raH
37TT7Tt

NHHiK.H*HI

<Tl}^HI

II

Il

TJJ^FT ^ITTfFFFJFiTT f^FTTFqsT


II

?TH><H[H^IIFiTT^Hk^HHHl[kr
*T Ff

^
I 1
1

Il

HIHHHMM
(IsTT
f

'pT^Tt

^
:

3cTT^t ^fr

^^.Plol TtfTT

*4MHH % ^lt

T?W

'TTITT: IFfFT:

3rM^frj JTrTTWT STT fPTTFJ^T:

fifa:

Il

-M

II

rNN-HT: OsTTHT:
FTFTTfT ?7
^itt4 ^r ^f

Hpl^flHI:

^TTFFT 'TN^MH^WI*

Il

-*< Il

gf^r mtFfT jjuMMf


^ ^TFf
73"

^TTJcR Fifa

^'TTH

FT

f%rt
I

II

^0

11

47T

hMMH IWM

RF'7

HHk^M:

^^PTW^TTPT Fqw
^(taW'Fw qSTT
qTT
^T

oMUHIH

^ IR*
I

Il

{TT tfF'7^T7T FRI

^H WT

TfTTT^TT: SsTTF^PTT

II

Il

^Jjv/Hohurt
*TFTfT
FFT:

>',

\\

FTT^'WT

*fX\ TFT JFTTTT^R:

TWT #IT:

^TT:

'^Ikl^T^FT

II

%o

II

FMUNH^IM ^^r-JdHMi^
:

TT^T
I

UU
r

FT^FTpn^fFpf ^T^PTFT %f^ff


FTPT

^"FT FTWTT RWFJFnW^T:


^T ^FTFTR FPT^t
^T: ^=TT ^T=
T^TT^"
I

Il

II

FTFTTFT

^FT

7T5T

n#^[: &
Il

Il

FTT

f^t ^ nnr^ r^TTR fafoTTR


lwl^U?J: ^T^T^TT

^T

II

V?>

Il

STTT^T

^TrFTT

T^t

fr

'JkRFI %3R sT^m:

TlJc|||Jr|:

Il

Vi

II

^FTT

FTrfr

^THM^HM
|^|
[li

jf^HIH^J

JFTT

T^RHHH^rfNsV^l:
JTWTT

II^Ml

rPTPT

4IM>-dl=hlUi

^nT^pTFR
Il

^FTfrfhT! H7T:

^o

THWTT
IH.

Wdjm\ rlrl^sh
ig

M^Wsl:

*T

FTSFT

Ili

II

yyfr *TFFF JffT

% ^FTTFvFrt
u
-

jm ihnhwithi ^tt^tsT rirr ag: t^N^HIM^ {FJT ^WRJ


I

HHHIsll'-WIHIH ?FT

q^TU^klM

\
!

TOW
SFFT
r^rpi

FT

H^k-W

FFT: 'JHf.MN'Il

JFm >FFf SITO ^IHHIHNrT 'FT:


l**.HMRr FFT {TTPTFFFT
J^T:

Il

II

Wf WWA {FT:

!;|l

k^HK^FFr
i

II

'l

II

^ttttt
FT

pn ^rj^ft
1

M<UIHH*r4
FFT *IM^H

^IH^JSFFT:

FFT pTFTTJFH

'FT:

^(H-^Ih
rJH

(TsTT Fjf

smHIJMH^FT

1 1

&
I

fJFF^FT:

{FTKTT FT7TTFTFT:

^fft JTsRSFT ^JTCJ

^Wf

II

c||
I

g^TT ?T*FpFT ^FT ^UTT^fT

^TO":

FT^T: TCFFFFT

Ili'

Il

yRiy.Wcl

^ *WWl JTW31

>FFT

FTFT:

V^f fej fjWl uRliqrM


UMIHH
tl
l

fFlUTT^T:

Il

\o

|)

rFpSTP/J

Ff

ifiWT

sgfTO

fraM

^FT

*>fa*HIHH

J^^cflH limi
I

fPT

^T^TFT

f^frppTTT HtTTT q^rf^TFTT:


^fiTf^fit:
>T%
I

W^f: *r|!>MMy
slIrllH'^H^H

in

Il

% RSFpT

^rllHfeHtftrf ^T

qFTFTfR

II

Il

^^[Nfqrl^UlilllH-JilFt^fPT ftsttfr:

ma
VI
II

II

tirici

^
:

5lt FF^T ^T

*r]Hfa

II

WZ y^hrlM H-=fWlH^pH JT^WT ijr fdi ^M^^rf^WjifH gsr^


i

n \h

ii

(T5JFT

^ FFTT

{FT

M^M

CT^TTFT

^TTTFT

fTH'-ilrlI

H^Mil^l

Miri HI

F HlWHl:
I

Il

\<o

II

3^Ff?

^T

% {FT

^T^f ^fef-%:

^T^^TFr^sn:
^FT^ft
TTsTT

g^ll**tl.fa:

Il

\*
I

Il

f% RIHrlklIHI^Ikli

Wp

cn

^Tmf?r ^Tf ^T STTSFf^frT

II

,V II
'n

Fiwf^r ^

%ftt

jt

fag^iffr

^r

WU ^T^
g:
ijujfcfiii

wflTJIrT: cpSTTrT q-^f

CRcftt
Il

fcPTFT

c^R^crHrT^T:

^
Il

Il

gWI^Hft^fiTTFT qtc^IW qtFTT


FTFTTFT FPTF7T srfFRT

II

f^PT pHHIrHHT

H^WylHfTT^rr TW@f

m*\r['>

fMrfFTFT '4kTT fTT^"^ ^ll$H

Hlc^ cj ift^fvFT !7T^nFft

^FO"

^R

II

^H
I

II

^FT

*5FT FFTT 3T% #FTT

FT ^T^TT:

f^H:

^T?Fpnff ^FTTFTT
ftrT f^TrT

^FJSfitsfT FJFTF57T:

Il

\\

Il

qg^TTnit

sHHI^M

W ^f
1 1

w ^ ^%fjtft ^wtHTFT jtm


3r*Ti^T

*&
I

m^HHMIrl: ^f

mf^rW^Fr
Il

3TFT ^FT:
gfrjTTT

faHJHpMWIwPTRT^
3RFT

^
I

Il

^FFTT

(mrf^ * ft^FT

FrfFFT

^T f^FTJTPT ^IFI^d^T ?Tft ^


II

Il

TO

FTt

ynirllH^

mf\f JHcllHFT
t%f

V^fm^RFri
CTTTR ^TJTFTT
jttftt ^t

FT?cj r |M!>HR

limoli
I

FR ^TOT

HttH'UH^I

hkhi
^T%
FT

wn

{FfTfawr

11^1 n
I

rlffHH

*i>MI FF^T^FFFFiTTTrT
HtFFTT FFf^qnFT

*THpWMIHHMI

Il

-^11

yimiMiHH
FP?TT

^t smrwr tt sFrr^r ^ n
ii

HMHHIHcl m^RTF^TRTgTRI

3cfFT

TFT7

{FTT

^fa'zrfM"

^
Il

Il

?FcT FTSTT FPpiTKfcT

a?TWMH*HHI

Hf^^f^Trr^^^snFFirrFj:
jftFFTT

u^v

ii

rJlqcRrMI f^^ft

*T'7T

FT^

^cFjtnFP^FT:
1TFT

q^

HIHfMI^fft:

Il

$ h\
I

^TFMrWNl Fh #T >TTM^lPm^
II

FTTR^JTF^'^^l^imTt^^T^T
^r|^p||
FJ *l7TrrMI

So
I

II

fa^MI W*l^r
q%FSR:

r cj|!j^|jrrj c||chJH^

^FfT

{R

t%t

TFFf^TTTrr 11*^11
I

*ft

5TFfFr^^m?TT^Fn: FriH^IMI^T^F^T IUv

II

chrMiii

cih^

Tft

sffiftrf g^ffi

"^T c*TT ^T^TT 3jnT^TF-TFT:

fan

II

Bo

II

HMtHTr=IIJ|lsy: "-WIH'i yf'-ulH

II

^
Il

Il

UNH H^HIHtRHfMteT fFFnf^FT:


HtHTih

w mfwnw
(Is*f

Il

^rg^fi

F^rfiM ^T^-H|lrHI pT

^pt sfl^klrll ^
II

Il

#rfq% >T3^T tfiliWMfclH^ls^MHIM


sftfFT

^
II

f%

^?ffem

II

89
i

^m fcttt
a^Rsncq

pfr hih^nPicii'U
sRim f^

^r

FftFTt ^f

kNMH

II

Bh.II

?T?TFT ^IHIMil sradichili"*

(T^pffafrwnf
Il

^FrFlrft^:

Fff:

^WMMlUi
i\.

qTTf%FT

HHI^ ^m^f^T^ftFT

II

\
I

Il

i|T^)Hc|TH

*l*rfy ^TpTPIT FTTFR


II

'sf^tylsMHWFT ^JT fT^ ^ra?f

Il

?#H ^ fT {IslMH^I
F3RT

dM^ 37:

^TWT >TJT^T

q^t

^IHMdMH IU
I

Il

iqcilHWrj ?TH
cTI^T r^T^t

RW^TWH^T:

3W>HI^Tq ^fFT^FT:
I

Il

II

h {ih*mh ora qrrijjrawpf


ffF^:

s&WT

$Wf ra%I7T ^HHtIH:


^HW^HH'l: ?TOR:
I

Il

'I

II

rlHUIrl^f

HHM'^M

FT

RRT^H^shlH mSRTFT

II

Il

WR
ST

pI*

HI

UN

iTOITH H^TTTT:

FFft^fcIHUMIHIH lf$?[^

jm^l^pj
*T
I

II s II

%T STHrf ^T CTFF>TF7T STITTPT


rTFTT

ram^^fol {PTFFpjre
UHsHW
{FT

jfrf^FT:
I

Il

Il

q^^F^TWH

3^nft H^TTO

^fF[

FftFPTT

II

Il

SnrTFFTRTOWrT f%

Mlcl^lsM

R^TOT:

WU ^T^T: dtPTT mf ^TTt


2"r^jT
FT FT^T

>TOT ll\o
I

II

{IHH^IH

^rT^FT

H-H r^rj ^Tf?TFrm W^IT


FFt

d%Ff gfr:
I

II

^
Il

Il

^TT^r^nW

FT

(mJJ^FT:

^TFTsTTSJ
*JfcfetrM
rRTTf?TFft

ZKT^m
{RT^R

CTsTTOSR

Il

1*
I

FT^TH^T:

ft^
FT^Vr:

M^IMWMHsllUl

ll^ll

*m TfTfeRTnf CTOV^RfcR HT: \% FT pWeMIWMVjfr ^HIHHFPTTFT


Il
:

Il

^\ TTlf cTTWT sT^^tfFf ^c^MMMt


frfrfr
J

II

Vi

II

^TsFTTjf: FT^TrTrT:

STO STO

^TfFTfRFit ^RsTTrT^FT^:

IH Mi
I

FRT f% ^JrMHMHI

^fertHfH^:
Il

^TsFrRFT

HNUHcf ftfcH:
FTT

lo
I

II

RWitty^WI f%

(TiltWHliSfsf

{FTTfTO=hHI*l^l*li^

II

1?

Il

FT

sRH^TC

^M

gft%T:

Jll^lcJ

sRm Ff FRT {lsl*H SfSt ^ Hrll*II^^UsJ UIHKHNM FT:


II
I

Il

HHMN Hy*W ilshUN ^FTTFr:

Il

^
II

Il

HHUIrlHpM

T^rJT

^FR

^FT:

TO^ ?T ^ FOT FpT $H[HH^%rTFr ^ FFT i^ FRT FpF?TT: H^IH^TT: FRTFT^:


I

Il

?TTSR*T: rpTrOT:
JJJTTTTT

^TrT: u(^H
sFJsff T3FJPT

II

^
I

II

m^JHdlrfl

FT

fcOTTrT^t TW TH^T

P}j|lHc|

Il

Il

FT^FT^ UH'<lsMI*H

H^^itHCrirR FT%SFT

WtcT

rlHU|IIIH*H

Il

Il

?wi

jmm mimmi
|

JVTmi^i

l| c|

H pEPTFT

^TFT ^TFpf:

FR:

Il

n*

\\H\m

V.

OTT^T

%HT

TT^f

^TTt

fafa^rl FRT
Il

R^FT^clrlNM
uri

^m scTf^FT^^
I

n
i

^ t^imHH
H
1

OTT^miwirH^rt f^t

EJTFFT

^1 M MI

"^ H Hi MI fSTFfcrTt

Hill

^fHrM MrM feft:


I

fm H^IHsl:
FJ

Il ?, ||

9_chMIHNRlfelM (T^Tt

ITfFT^I FP

^ rH^ fafc fF^

ch i^MIHl

37^: UH
!

II

^[', 5TtJcFT *PTT ^T^f:

fjrlHUNclP^lt

rT n vi HNIHlH
l

sTsTFT

MHHMH:

Il

II

NHHTHHH ^Tt c|NMIHIH ^ fsTR

II

II

Wflf

"7PTTJTFT

FTW^rfcTRiwr:

Il

II

^Rten^mi
tH'-MIH
?f

^T%^TT
^T^TT R^f:

^ J\m

4HMIMHM:
rPT:

SFF1T sR:
I

Il

II

'TUsM:

T ?:
5

5FTT TFTTpfq'^Ff

T^TrTt TsFff

^fer ^5 JTRT Tft

q^T:

mo||

\i

vi

i.

HMNIKW^'J
FRTFT
HsTT:

sfilisi IH

IWj

^f

%T R^Tg ^yiHHH'j ^
^T

HHRHlfHi: 4Hi*iyHcHyi
JTFFlt
I

II

n
u

II

H>HH*H^M ilWHHi
RR^frnftpT
ctt^t:

wk-t

hh-hh:

ii

<3

^IHIH'^H^l:
{FTTOT%
Rtfftf

*K|l*l9jPft sFTT:

^RTJ

Jp^T

Il

VUl
I

^ IH 1^1 fa shiHMI JT^N'i IT^T:

firrgnflq^g
r

qw^mMIIHH:

tlsHW: frT: t*TTR


M*|i)ri*Hl|IM

mi

{FTTTOWr
I

II

\e>

Il

^ M^IMHH^MI
FT^T:

fm^TtFM ^H/"ilH

Il

\*

Il

.Vi

tt

7FTTW
l

il

^-H

f% {FRJ

MM|MIMWT U U
II

ST^t HfcM'

fTsTT

^TrmjjtrM-^i:

sTRT

?Tt

m ^TJppTT: ^ ^RT
FT

cJ^HIrHIH (FT

^^W^rfrT
H|t|fr|:
Il

II

-^

Il

f^FT

TOT JTM Wr\m\W. ^


^FTCf ffttttclWHfetf fT^T:

Il

?WT

^T

Il

Il

T?

sffarj

*RTFTT

(TsTT

^T^fT^^T:
II

MrMHKI^fHlTO

TO: *MMHIHc

SWTT J\m ^f ^Wt ST^ FRT


CTTt

Il

T^WTKf'T ^H^rlM:
*T FJ

tmt n\H%\ sR:


I

Il

Il

^^T^fwf JJ*m tgWm J0 sTRq^T sR: ^


f^P?T:

qjt

Il

Il

dHNWflH'Jf: 5FiJ%

FT5T

RT^R:
1

g^liiNilPT ^TJTT^ feFT:

rlrlHk^THMHH^^t

f^^Tf^H^^NIrl:

ii^i^iui
^FT^TT^TTHU^IIIN 7T:
Il

m
*5
Il

^FrTWH:

ffrf:

Il

VT.

FPTferTcH^ff
rrt ?T
ti

^TEsHhhH

II

*
I

Il

^"T qff 7^|Hrrchr|sMI*H

f>4

?TOW ^TTf * N ^4^rl


I

II

$11
i

*wirnTusMwrcHrH<'K?ir

sm *r

fwtm
irlHH
^IHHIHI

fer

^FT: ^TJfiT^HillM
:

ii^it

^ ^TWT ^Firll'J kPIMH


^TTT fosPTT

MHrWfj^fl^T ^rT^
FFTT

Il

II

T2T

>pi#fFTT
ii

sn^rir *wFfrr 4M|kMiftwf

?rf*mfarii

(rtt

ipmnm^t

u o u
I

FRFT ^HH:

H^fr sFlt

(Himii

jft WffTrTT fj^ {FFTFIT

^ ^RFTT

II

e
I

||

4^T

WXmA cTT^f ^sTT raWTTOT


fnHI^Rn^T^rftf 3^1 HH
I

FTFTTFT

II

Hi

HHHMHI
3JTT3"

*Nl*H*y$T TTTFTSPTT

!>NMIHc| **MfH ^HH^-flFT

II

\o

||

*# f

2T7 JPT

FT

fnpTTJTFt
II

H^yrlHIrHIH I^T

RT^OH

U
I

II

mi sfNUMHMH p& T fa^FT

Rf^FUT ^r Mirine m>m?iTFST7 u

^u
Il

MIMAMI T? TTq'Wr ^ T^t ffftft f^T f^r FK%q f^r^r


STsTTT
II

MMUI^M f^ ^t

HtHMIIH FTp^Flt

II

\8

II

HVHIH'tIWM

^^t cllcwf^li/.ll^l
I

II

VI

II

Wt mT^W^fT^ff qTTfepTT
^FTTl^fWFft faf HHI^HN"fi
?i#ft

II

U
1

II

gs^tfa
^TsTT

ttt *ryriNrf

?Ff

^Tfm

^T^TW^fH'T^rFT

\<o

HIW-Jl"}

>|Sf

*W j:NiM*Hfl"N

qTiTTTF^FFRcf
FTcT

m^m^rmj
^FT 7:^TFn"

II

1*
I

Il

j:%Rl^TFr

WT

FFT f=7T f^

% offoftfFr % HRFII

'TFT:

Il ^

II

m\ 7\ WTlr WT\ m MciIMrMMi^lri: ^ Jttl ^UMHI'd H^T 3 FTCT fFTT


II

Il

MNHHrNIchJH clHU?l FnsTTW


(FT

WN

farli

^T HI^**TT ^TT ^if^ ^


Il

Il

R(Tfw?H%

sTFTT

Tf%ft qffelMH

5T^TT%

sTF#7 HH=IHHHRrTT

II

$8

Il

ilifHcll'd \ *TtTT *l>lrM Mslf'*jfrT

II

II

il^clM f% J^TFTT HTrf


^TT^T

FT^T

farli

{FT

S^ff

fH^rl*U?T%

Il

Il

Tf
FFTT

CR rMIrHM

Rt

wf^R^fffTTT
Ff TTFT:

II

Il

J^

q^TT

^T

RTffTlrfrT

FT^FTt

f^ #3TF*lt RT H^Tfrf^F H-^MT oR: ^TT^^ft ^fFTT rTrT:


^ft
*pf
II

II

II

^fRPTTTft R^JT 3Ts[FT

Il

iWMlohl"!

W
I

spsn- gPT pPTT

%^I fUMHI^dlHHfoW

JH

^t HJ7T

^TTFT

mm

RTfFT ^TSFT

E^J

fTsTT

HrlPH^HITO

*T

MM{M

5TH4KM^TfFr

(I

Il

37TF7 ^IRIM"I

iWMI*ll& H^wfiV-M
fflf:
Il

STPTT?:

&

%\

(MIMMI
VII.

-x

es
II

T^T cnWT^ jm^^PTFTFT HMWM f^H^IH #frTT dH'-lfiUH * l>nhHliUHHUHIHW* ^R^IH


FTT^f
I

II

II

Il

Hl^fMMfnri' ^TrT

*#

Hp^rlMIPlp!

T^r ^iffra ^^TftafeMR IU

II

Tt^TW^pf^TFR 3^W $rlH*Hl:


cmrt

Il

II

^^WT^FTfef^^TT

iWmmiH
*L^chl

<=hlVM ^FTf^ rJH^U^7l


I

UH

II

fw ST&T (IHUrf H^lfFr


T7T
FT *T

Wforft rJHH^I
rlf

HM^IIH'

II

Mi

fWT H^IHUrli

3"^Fff "fel R^TTt

cftFTT

{IHJJUII^TOJt
JJ^Trff ?T
gFTt
FT

SnrT%

Il

Il

^TTRT
(FTt

fTFTsT:

HrMclhh 5jfa:
II

^TfT:

^TC J3}lsOT^frT

II

5JTFfT

H^TR

^T%:

fqFT^T NMIMMIFT
II

HIHUli

^ ST H^IH

lMIUMM^n^trl

II

munti:
JVTt

iwm ^i^ih^jhip^ Tt
Il

^fh'-HM: WFZ JTOT:

\o

II

il*^M HTTFFT {1% H" 7T% H^lrHFT JWT iTT t''4IHHh$HI ^IHIM?4HH
HH^lfa {F^T
NrpJHIH^
HT
JTPT
5TTH"

II

Vi

||

cFfjTTTTTFT

qt

shHymH-MI'^JH

Il

V?

Il

kIH^M

HHkk?
spf

^T

RW

H^Pl ^ *^|M|

^T 45r|'yJH

II

n
\8

II

ftm^ ^ ^i^FJ^mt NHysMlH


il

II

II

$<$. kH U ri

H rH IH H =1 ^lRT
I

Wm p^NIrllH HssFT HHHrp*.


^IH^MHI
HHJkMWHI
{TsF^TH
^ETT

Il

VI

II

JVWJ ^ FPTFFT:
5RT
^TsTT
r

HMH

HM /iH
I

II

Il

g^f^T
WW>

HTtP

gfi^WT
fFT?T%

^%{m:
r^^HIHW

m (#T
I

HTRH
I

HV^II

MI

IH* {T^THfT^FT
II

WMHM<T fpfo HH^IHHMT H%T


illHHrMHH'UTf^ JTUMfcWrf<5

\t

Il

m ^
II

Il
',:;

ilIfhlrMNTl* Jt&t

*?

^J3 *y^H
T^TT

II

^o

II

^FTTJ'H'HH'^II^N

HN'^JJH

^ttwt g^m^ft ^isN'aiN vtmw\

\\\\\

*P
\!)\

FT

HT?T ^FT: STT3J |lsMH*U>.*


j

M ^FTT ^M^HIM IFT ^11 m^ ?cf f% qTrpr H^rft HINHWMI


^T
^TT
II
I

m^rfraTg^Tt^r ^for
>TFfTT

sTfft

ii

*8 n
I

f%

{PT:

HfHR H^HUI^lfq-

^m
^

ilPdHlR^ #teJMHHMMI*fayH
FTFTT3" HttHUI

Mhii
1

f%f%H qTT {FP *(MH


Il Il

^FTFFJ >TJH

TO jrff^lH * W:
FT

HIHIH^I^K^ rlWli^rj

gTT:

dHHMNri

sftSFH3JFJ
5PT:

^FT sllM^W
'"Tf^TT
FT rT

^T #T *&ll HU^H % srfrp


II
I

^rt {T^t fef W^n^TTrT


FFpT

II

^
I

Il

FTMMrlt ^TFTt {FTFT


5Rsf

%:

^^fer #m:

sffrTrMIrW

II

*$

II

V& tt?

iP^JHIH
^Tfo f^FT

^TTTT >TT7T

5HHH^H

\\
I

II

FTfFTT FIT *TfaUMHrWI

TmJTHTfrT^tFT^t^t^^TFFTfT

\\\

Il

fFT f% {T%^T H$>HI


iifauifa
^t

fTFTT

ffptt t^p^t

qRPT^T?JT^c|iH*Nii

U*J-

Il

HTR:

fT3T*.

Il

Vili.

TcFTFTTT

Tpmft M^'W^V^t^'
FT

RPT ^TFT % f^T ?TR


?T FT

^TT^TtRT
*T

II

q^MIMMM SS

FT

qrr

DTOT"

HFP O
II

t$

Hiqfrj

^t FTHijrllH^ ^FTTFr
{H
i]ll|i|ll|IMr
I

Il

ilH^l ^fTWT?t
*r

to (itom ETTOP^t^fq' fifrf g" US >T?H ?TFT % qsrcftfai^Uui


I

II

HsllsWsjfa ^R:

^T^IHH*UUI
I

II

II

iHH&^M

4f3T'h*^

^{T

FTrT:

3c|T%^ T^Hl^lrM ^3TT gFTT^FRPTT


ZTT

II

'I

II

{FPT^ f%TT ^FT UW-WIH

FT

^fiwtwk ^ =hi*tiifH
t%r%?F^FT
27PTRTFT

srft^r?r n

wiwlnfife 1

^^
1 1

nou

TOT

ri

H^IHsl^iHWMH
I

R*^

HT?T: H y M

Is-J

{TRR ^T

^TFT^

t:

^j?RT FTTT^rT

^^T MNH^WI

TO*T JJ^PT (mR"#T^F^^r^TFT

II

II

MlRlH

"^T^T gt ehrpHH
*m 17
ST5T

JTT:

imi!
:iR
Il
I

I^IHIWN^ftfr f^'Hi
^sw-Hfafrr

^U^chi

FTpnJsT:

I 55

II

^ 5MFT TOPT^^PltH!
5PI|h7M
'jfirJVH
H" ^PTfal:
FT

Il

\S

Il

^T FR^"f%
*T^*f

T'7T

frf

^rft qft ft rTST

HTT^TR
I

II

VI

II

TOSTO

FT^T cTTT

JT#TTFTFT Fife FFJF^fl


^rptsit
?rr

^TFFIT

II

\\

Il

^^"fe

pBrnr

^%f g^r
n
I

gfr ?tr httt

HHwnfawr

^n
hn
1

M^isH*

^ ^rsi

mm

1% ^Fjf^

s^nrnt

a^sprerpir sfi^r
f

5lM H-H i^TFri"

W
^TT

irrora u
I

HfH-NTFFT

fFTR

TT

HfTfe^T

*mwra"

T%^

1'<

1 1

*fTT ^HNHIfelcI
FT3T ^Tf JTTf^Tf

JtfefT
FcPT

RH ^TT^R
j:^HHMr|:
f^TTFt
I

^TT

Il

*o

II

yHKM'vjfrT %tf

n^TRfi ^

^mFTT^H^Hrr^^^TmT^FT: 11^
S^ef f% H^l|ls|: f^t
ftTTFTfqr FTTFT
I

Il

m$ ^Um FT *TFTT TT

FT

FTJ *FT:

fTSTT:

^FJFrt^^rfFr^pT^^TW/TfFT:

Il

^11

*WT q%#R
{HUdisMN*

MNfellW FRT
crfrfriT

cffr
^t
ii

R^r

ra

^n
u

rj^njt !F F?t HMNrJI *TT%5JT:


*t

^ ^^n #
TSTT^rl^M

ri =?m

{THMdlsH

3"fr

JMUIH FpTPT

^f

II

H
to
1

Il

TTW >TT^ ^F'TTTlt f? 3F7?lfrr


gsf ydlfrlSh ^FTT

FT *JFT:
II

>Tf3Wfrr

||

ht^ih

wr ^sfh g^r ^R^n^#i


sf7r%=T ==R^fft ^fj^tTFT
I

*R ^TFR
HlFTKRH

sfrFFFFWf ^RTFT CTFTPTf^rfFT

II

Il

fPJ^FRgOT ^T^cTM

fw

*TFT:

Il

Il

=T

m 37FJT%f

XTT^Tt

^^

5h^l*j4Mr]

Il

$o

II

FTcT f^PTff

{RTT

f%

STI M|

Hl|

qf^F^FT

7\

^Mshfarj DIH.frM
fi ft

^m R#TTrT:
i

11^

Il

ym+H

q^r thtr frraiw


I

^IHIMN *H *rM W[<(d

M H -=|rN
I

lir-

Il

SFlwi^MI

FU

% 353^ ^

^rf ri 'Il R HI
fl

TI'-I^N"l 'fff^rTT

II

Il

STH farMrfl ^TFTT FT=T STOT

H^lrHHI ll^ll
i

^rr^-gqfr f^j

^ imh^PJhi
CTTWH

HHI^HM
^TFT

^RTT" FfHfi

$kHrlt
I

II

^M

II

UINHHh^ll H-^hUMHMHI

wm ^T^fT JT^rn mRuhs u


TT^WT
rTrTT

%h

ii

JrF^^fT ^TT^^TT

icfR cf^R

^T

rTT

f^sTt

qTT^f^ff

II

Il

OsTt FT FTIcTsrT^TFT

Wf ^T2W4TRR
iHr^^rhl Hfu

5TPTt

^felt ^^vf^TT
>TfTTT

^T3IT ^TTTTfT *FTT ^FTT


I

II

Il

^T WT

P sTRTH $[<H

f# {MN*Ffrf

II

Yx

II

<M

mmm
m ^FFT ^TH: f^T^TRT
I

^ CBT

II

80

II

37FT H

Fri

H ftFn^nSF ^ H
1

ri H

^TFWfvT S^RT

f^FTn

g FFFR77
I

Il

r
i

II

^R
5f|

FT

gFFTFT

tHHI<IHl>tf?t
rrft

fhf FI^ %cT

^iryJNH

f#

Il

8t
I

II

'-THIMMI^TT

ITFFT^t ^FTT HH^IIH^fr


frf>:>ffa

^q?n

^ft

JT^ft

f^ran n ^ u
I

m{ *$4*l^ f^T
^fft:

g^TFR

^raferra hwisim

^ftftf-

Il

Bli
I

5R FT UHHMIH f^T
?rf>Tf^
sIFq-^T FT
FJ

JTFTt

^ UHM
libili
I

HyTT ^FT %^T

^T

J17T

g^THR HfafcTH

^jt
FT

fFT^TT UrfiHto

*TMM'vJIH

FFT

II

8$

Il

^lyNMIIH

FT^TgHkMH^UIH ^

ll8U

mHMHHc|*d|[^- JTWft F^sT^

1 1

'3

rrift

q-U^ly'vJpH

vm *W >TTT%R

Il

lo

li

^ffT^

*rrMIU

^TFT MUHl^M UH

Il

HWWIH4*IMfOTT

fFTR^PTT

II

Il

H^Hf"l^iy
il^ijvj

HHI^li

^lHI

HMMIM

H^flU^l^fTTTTFT

FTT

II

MS

II

>J5t^tf^TT^TFFTrH^^MI

FRT

5FWntyNi>M*l TOIWH^F-frlI
FTTT^HNHHH:
^||c||^Jc|J;|IHi||
|

1 1

H.H.

m^T ^FTtfefT H^IM^HcMIh


^FTclT^%
5T
5

\\\k

II

TFr>TT?T: Ul^wlrl fpf

UH
I

II

CTR R" ^I"I HH*!^^ ^t?R


^T^ HN^|c|^FTT ^T ^F\
1 1

^TTHN'^I

Mt

RPJFT Ff^fmiUUH

>TTmT

&\

|IHWUI

sfTTnrt^HrlHNHIHHI

27TTW |IHIMUl iW>-dl=MUi ^IHMc|lHHMNNHT

RTH W*T:

HJT:

Il

Wc/J Idilli

!\.

"^/TT: ENHMIH R|^i>IM:gt


FTt

?PT: n
I

f *

||

FR ^FFlt Jjft i>IMMIHH^lf^H


r^T

CTrITT

T:^T ^TT^ ^TFftWT:

Il

- Il

STTFJ:

'JNH*r^lH'-H5hH ?:f%FT: IU

II

^i*i^Himi
*^UJHc|

mvxt

^;rf

^rfFnrt ^fr

nSn
1

*T^V\$
1$

c|

f^T fet ^TnFT JifTFTf ^FT fTTFFrrf IH


l'd

FTT

11

II

TU

f^pT MlFMIHplH^H^HH: ^TT'^ff


*JH^tyJH<=l
II

3cTPT
JT

Il

FT^HMsIMlfH
1

5fflNHIrHH FPTff

?f>FrTft d

fa>Fr

^m mhiPmi

11

&

11

&z

{WWW
srfrrfp

Frf%^rfJT^rr%^: f^^ra"

iivn

^^^TFr^W^Ff% T^TFr^f^tfFf
;

[\\o

II

5ff:

ftf'7

FRMIH'd

37T

3T g^T^f^t
S(?Zr:

WT STOrTt 37T^J
^t?: 37T

^TT

3T

FR^t
I

II V>. Il

H%FTT ^-R^R ^T^^to^T:

fJTSR Pr^FTFT ^5tf

HN^MI ^fI(T

tTfeji
tffisii

JI^MKfFT FRlZ^H^Hrli

II

II

^WRJ

^TffFT STRTFTFr

i^rfa TFT
^T FT
iJ

FT^fWT
^T

#7 TT ^T f^TT:
^HH^HrH?
R"
I

f^T

II

^
II

Il

T%f% PITFf

rHH sfTT^Fr^TFT ^7ST

tM fif

Il

VI

5TTfFT

T%3nfFTT^ 3FTT%5j NHIMrll

SEp fl P^Hri FT

% T%T%tT fa* ^rTFT^T^TW

II

\0

II

UIHdlHtf^ HNrj^pf
STRsTTFr FTFff^^ Flt

FTrT

^irTt^r^R
Il

c^MMIH ^TffFT

*^

Il

mhu
^IHH*

RwhO cTsffrrJT Hl*y*M ^ fsRH


^TsTRTirr^rFr:
I

II

-1

II

^nt
FTFT:

FT

qfj^r^t f^T ^MH'vJ^

HHM^^fa ff% ^SW *F1H ^


II

Il

^HHIHFT <WFT
^R'vJlfa

^T

M*l^r[HfH
?H"

FR PFf gfTHHIrHH:

Il

Il

FfFTFRT^cTr^PT^TfHyiMHIrHH:

^r otti jft% 37 i^pf ^f ^


FT^TJcTrf

HHUim

^grr:

ST^fW:

Il

f|
1

||

^^iRr'Ti

y$.i%=i ^ptt

}i>j<h< f^rs
Il

sUm qWTT ^N
H!>I

JR-T^t#T:

\
I

Il

Malfai HrTTR JT%3

JT^^TT:

TT%

^TTfr

H3IH srIm^TiNH
spfoi

W
I

Il

Il

FFWTT ST^ETT

gwf^FT:

?j T^f ^ff%T FF%

5TTT[FT^cTFTT:

Il

Il

dfr
Ff?ft

^t ^etft TfiTT^nf^iTM ^
^f
3cfT^-

chlHHRjri

II

-Hi

^"^T^f pT c^ ^rft (STTT ^FT


crfFrTCFT

%^Fff

^^fr^f CFF^q
CTTrT

limoli
:

MH4MIM FT^TT^ft {FT


iMHiyr} H^Tft

HHlf^H

TO^"^PT^Ff
I

11

II

^r rr^g
R^T ^T

{Fra ^t{rf?Fr?r?n^:

ST TqrfTlT

^T^rft cRlFM^
I

Il

&

Il

'7^ HrMUHM*fo ^Ff {FT i^HsM

^FTc^rtRTilr^n
>fft

^
FT

f%^t ^Tf^r:
?TsrT

^(HH^ml ^>t
J:%T
T^FTT

w
$

iuSii
I

Fft^T

HHlf^H ^T:
Il

^ff^FTFTt fFFTT

JTHNM^SfT

VUI
I

^t f^FTFT W^T^T y*IH: tfFFT: F>F?t


ff^FFF^OTt ^WMlfa^Fft
f^t^T

^
I
:

11*^11

H JT:

^M CTfFFPyiHHHFT:

**MHdcfrl
^TSTH

%t j:ksl^n*HHpclH ll^ll
I

J^TTf^" =hHHIIHI faHlftlfa


FTcT

f% frf

{FM

^T gFT^^FT

II

Il

'VflHlfa *\!>M\ JTHMIHHclHH


7\Ffe
^r
pI

HH Jl M TOT* %^FPUfTT

II

HMItHMHWN H^T
feFT
t^t
5?iTFfr

^ ^m
i

^^
I

Il

|kl^H

HtUH^INMI

II

Bo

||

sTnh i*i
Srjpj

^n fffrt (ihiuu4
g?f

*hRW H^IHlfeH^

II

8\

Il

*i!M-I qT FTFTiri' 3T FT5FFnq- cTT fpf

sftt%T ^llrHH

^FT

R-^T farhlrHH 11^


T^fT

Il

?RTH f%
fHWJ*
5T.

TO' JiT
FT

(FFT^ FRT

^PT^TFT: ^TTTf

% JT H%f^ %FFTT
>rfR-

II

%n

ex

stft qr srffFf
II

m
Il

8$

Il

g pf f^RT ^% H^Hcl R*T FT^t PTFFTm rsft: 4nhWm

dli

^m \ ^T7# TOT FT3T1WT cnfr % RFR c||^H HIlw"l


*JI$'^'/l

BM

II

f^RT^
ii

-jwmrm cMcukmmi
>pt JT^tFt

8$

ii

^T FR5T

{\H\m\

37TTT {MIMMI

iMMl*IUi 5J{IMMH

K-

ANNOTAZIONI
AL TESTO DEL LIBRO PRIMO

Capitolo

111

sloco kk
:

verso

sloco

/l

verso

Coni
jtt?t:
i

mento

di

Locantha

utiuny fa }drh ^uim~i<.mpt'.<io), Qh


1

3^raT^T3^ST7m^r
cF^IT dlUUiJIJl^

fc^M-dlii:
JTTH
:
I

'Jilll:

HrdcJI

k WrtUI ^ |iW|H fJHJ^


}
I

fWT
: 1

Tfffl V4'4

', I

Rh

<

Pei rt

J^aTlT^ITT^

JTRaWlT

iicri^r rTTurffirT rrati

nmioJvJw^iNi

sttfft

Capitolo IV.

Variano

codici nel ninner degli sloehi,


Il

onde
il

si

compone

YAnncrainanica.
il

manoscritto
.t,

e,

ne

lia

i/|(;

manoscritto m, i3i;
;

manoscritto

i5i, pi un verso

dispajato

il

manoscritto w, i5o; nel qual numero consente

l'edizione di
1

Serampore. La nostra impressione ha

ig slochi.

due

versi del codice w,


all'

die ho lasciato fuori, appoggiato


r,
,

per altro

autorit del codice


si

che non

li

ha, sono

se-

guenti. L'uno

trova dopo

il

verso secondo dello sloco 72;

'

Sporr qui brevemente alcuni passi del commento


le

di

Locantha,

e indicher insieme alcune pochissime varianti lezioni,

quali possono
principali vaa

avere qualche attenenza

coli'

Introduzione. Notare lutte

le

riet di lezioni dei codici manoscritti

che ho adoperali, indicare

mano

mano

quale

io

abbia preferito in questo od in quel luogo della pre-

sente impressione, e dichiarare occorrendo le ragioni della preferenza,

acciocch

altri

possa conoscere e giudicare

il

mio procedere

critico nella

pubblicazione di questo testo, tutto ci lavoro che non pu aver luogo


incora qui, e che eseguir, ove
1.

il

creda necessario, sul finire

dell'
15

opera.

354
ed questo
:

ANNOTAZIONI.
frfr^t

h^uii

guaita tifami. L'altro vien doj)o


il

il

verso secondo dello sloco 77; ed

seguente

swf^wrerej^

i<jmw
verso,

=et

srarf-i.

La ragione, per

cui

ho omesso

quest' ultimo

si

l'incongruenza che ne risulta. Si dichiara in questo

verso essere stato veduto da

Hanuman
dopo
si

in

Lanca

il

carro

Puspaco
che
fa

il

florido

poi due versi


il

parla della ricerca


:

del

carro stesso

medesimo Hanuman

fkwi: rgn-

3*%I, ecc. Gli editori di Serampore. per evitare l'incongruenza,


tradussero grossamente
del carro Puspaco,
il

secondo

<jmj*mj

non pi
:

nel senso
gar-

ma

d'un giardino di

fiori

the

jbwer

den (voi.

I,

pag. 55);

ma
io

tale versione affatto arbitraria


la

ed

insussistente.

Avendo

omesso per

ragione indicata questo


lasciar fuori

secondo verso, ho creduto conveniente


primo, che non
si

anche

il

trova nel codice G, affinch

non rimanesse

contro ogni verosimiglianza un verso dispajato ne\Y Anucramanica.

Capitolo XI, sloco


rla tha
:

i(),

verso

1.

Commento
y^-pivj 3TTWtiiiw
di

di

Loca-

H.M-g

iife

rfgrramr:

uwMHichM

rrtrf

^g

Ivi, sloco

20, verso

1.

Commento
2,

Locantha

m^-

Capitolo XIII, sloco 22. verso


cos
il

pado

1.

3%

dH^ ^11^11:
cos
il

manoscritto

g.
1,

Ivi,

sloco 27, verso

pado

1.

rnpRFn^te^j

ma-

noscritto w.
Ivi, sloco

28 verso
,

pado

fsrferraTusFT msTT: cos

il

manoscritte
Ivi
.

j.

sloco 28, verso 2, pado

Commento

di

Locantha

ANNOTAZIONI.
^sr^;
>

355
jfSr

yjJiwmi: (sic) (jsrwmrr: ?) ffr-j^j

mr,

nrn h ,-h -h'-i

Capitolo XXXI, sloco 4, verso


cosi
il

patio

s^ubir!

ecc
.

manoscritto w.

Locantlia chiosa in questo

modo

Capitolo LVI, sloco 16, verso i.


ntila
:

Commento
IF5!T%?T:
i

di

Loci
FTT

HljfKII^: 'J'JIII'J-oWhQm:
: i

mqW'Jrl

HT^T:

?ft ft iti ti

Capitolo LXII, sloco 3i. verso 2.

Commento
Hcf*-.

di

Loca
srf%-

ntha

twmiPi tj^jui^him
:
I

m^^mx^.
1.

uiuiJm'Ji

f^fFr HSJfT

Capitolo LXXII, sloco 17, verso

Commento
^rr
1.

di

Locantha

srr5>rcrarar

s^pTi

i*i'jii

n^ildt^Hrimcf)

no-

tevole questa chiosa, che

pone

l'identit dell'

etere o dello

spazio e del gran Visnn, e fa

Brahm

originato da quest' ul5rrrr

timo. La recensione boreale invece di m-h\'A<Aim


5oU*iWoTT
5fW?T

ha

ex

insensili

proctiti

Brachmaii

cos'i

traduce

il

Sig. di Schlegel.

Variano sovente

manoscritti nello scrivere

nomi proprj
ci

di persone. Al capitolo IV, sloco

39

verso

1, i

manoscritti

m hanno 4idM|;
Serampore
verso 2,
i

tutti

gli

altri

codici e le impressioni di
si.

e del Sig. di Schlegel scrivono dioiM^. Ivi,

107,

manoscritti

e.

hanno TW3,
1,
il

tutti "li altri Tira.


j

Al

capitolo VII, sloco 3, verso


?pmRFi:
,

manoscritto

ha

3fj[ e ^t-

tutti gli altri


1,
il

hanno yfr

^rr-m: Al
. .1

capitolo

XXIV,
altri

sloco i3, verso

manoscritto

ha granw,
7,

tutti gli
i

leggono

Ji'jiiuoi.

Al capitolo XXVIII, sloco

verso 2,

ma

350
noscritti

ANNOTAZIONI.
w
i

hanno
il

tra

ie

impressioni di Serampore e del


Ivi,
si.

Sig. di Schlegel 5Tt,


i

manoscritto Gira.

18, verso 2,

manoscritti g,
.

vv, j,

m hanno

sroflr^r;

l'impressione Schletutti

geliana ha m-^i
i

Al capitolo XLVIII, sloco 19, verso 2,

manoscritti Gaudani hanno smfn^; l'impressione Scldegeliana

porta g^ri^q. Altre somiglianti differenze nei

nomi

proprj di

persone o di luoghi

si

ritrovano qua e l nei varj codici del

Ramayana.

FINE DEL

VOLUME PRIMO.

Frfer^r

STI

Idilli

m-.

i.

h ubichi
l^lilHH

ra

II.

IH
^o

III.

*l*itaH^:
4IH9hHfI=hl

IV.

^
&&

V.

4IMtdN"HI
|klc|UHT

VI
VII.
VIII.

Bo
Mi

iW Mc| UHI
^HHc||ch

Mg

IX.

^J^NMH
^td^-WNNUlHH
^w-i^TFPrrr:
.

M^

X.
xi.

U
o\

XII.

MsmT:

c
bz

XIII.

^^H4MH*H
^NUN4)t|N:
qwmFTTrT:

XIV.

XV.

m>

xvi.
XVII.

jrmwm ^d^UHiHH
=W *JHcMJIHH
f

t?

h
ft

XVIII.

^
\oo \o8

XIX.

^npT^sT^T
il^n^TTFTfrT:
i^^JlH 5JMHH

XX.
XXI.
XXII.
XXIII.

^ob

RlMJlJH^lcW
^i^ciich
clRl'^cllcW

no
^n

XXIV.

XXV.
XXVI.
XXVII.
XXVIII.

kwiu<M
*IHNH[Hc||h:

VU n^

W
^M

Hli*MHU3sT:
HUehVjfrli
HlichNtT:

XXIX.

^ ^
^H
V$*

XXX.
XXXI.
XXXII.
XXXIII.

ilfeWIHU<M

5RI=hUH

H^hIh^IH:
M^IH^Msl:

^
\$&

XXXIV.

XXXV.

5l^rli^c||^:

no

Fpf:

XXXVI.
XXXVII.

ferTFT^fJTIcTTTf^

qST

VU
Vtf

JTJFqffT:

WWI1I. iHIHI^IrH
XXXIX.
XL.
XLl.
XLII.
XL1II.

\&
\h\ \ao
o$

^HlyVjIrl

^U^HsM
q-f-^lhid^iii

^NH^FT
H^MsIHHlfa:

\&o

Ho

XLIV.

13fl<y^y<H
il^NH^Mi
SFTfltPTm:
JTH^":

^
\*k

XLV.
XLVI.
XLVII.
XLVIII.

U^ IH
*H
*<>:?

UHHHHUH:
^Ishl^MN:
*lrMI<^M

\UX.
L.

^k
*o$

LI.

sM*HHWH:
^IHH^Ichi
ferTFRFFTWnt

LII.

V^

LUI.
LIV.
lv.

cffefeTf^ff^": ...

y^rm cifiiwciichi o

W V^ w

^0 m\
lvi.
LVII.
LVIII.

siftnsTspg^:

to^s
^o
^1 ^B
s$o
t>go

fenfeari

LIX.

MWJHI^JM
ferpTFT:
^Tftr^OTq"!

LX.
LXI.
LXI1.
LX1II.

rorjF^mfT^TTf

sprmMshM:
^F^fT^TJT:

**$
t>8

LXIV.

LXV.
LXYI.
LXVII.
LXVIII.

HH*IIh4h:
P^TWITT:

N%IIH5l5l^lr4Uim:
sH*^lcfc

W W* W
*Vi

LXIX.

wfe":
slH*^HcJ|cW

k%

LXX.
LXXI.
LXXII.
LXX1II.

^U'^H^HHMH:
*HN^U
sHh=Mli]H
JTT^R

^ ^
t(3

* to(3

LXXIV.

LX.W

FTJT:

LXXVI.
LXXVII.

sllH4>'JHHWH:

^
.

*t,t.

sIFT^UlHHl^T^r:

"A\
\\<a

LXXVIII. iW>-/ilH^|:

LXXIX.

^TT?TRTHHIH^K,^!7T:

*H
^o'?>

LXXX.

H^rl^HWHH

I.

(mrf^f^cdclMFT:

=m
%\\

II.

^Uyi^llHH
{IH^IsMIMPlH'HTTt

III.

^o
. .

IV.
V.

{Hlf^^teTHf^-IFf

^M

J^Wnf^tTR

^z

VI.
VII.

H^W^H
H^^NIcW
^fcnHR^TFTf^Fn'

W
\%\

Vili.

^80
^Sto

IX.

^hmh

\*

3
,

--

< - --

PK

Potrebbero piacerti anche