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Thailandia

Un pescatore nel villaggio moken Koh Lao, agosto 2012

INvISIoN/LuzphoTo

Gli zingari del mare


Kate Hodal, The Guardian, Regno Unito. Foto di Giorgio Taraschi

I moken sono nomadi che vivono nei mari a sud della Thailandia e della Birmania. Sopravvissuti allo tsunami, cercano faticosamente di adattarsi alla modernit
gui prende unultima boccata daria e scompare in acqua con un piccolo tufo. Nuotando tra le onde turchesi supera pesci e coralli dai colori vivaci e raggiunge il fondale sabbioso, a venti metri di profondit, dove comincia a cercare qualcosa da mangiare per cena. Non indossa n maschera, n pinne, n bombole. Gli basta uno sarong e una camicia con una fantasia di conchiglie e stelle

marine. Ma la cosa che colpisce di pi quando sottacqua sono gli occhi: sono sbarrati. Ngui, trentanni, un moken, una trib di pescatori nomadi che vivono nei mari a sud della Birmania e della Thailandia. Si sa poco delle loro origini, ma si dice discendano dai migranti austronesiani salpati dal sud della Cina circa quattromila anni fa. I moken passano otto mesi allanno in mare spostandosi su piccole lotte di kabang (imbarcazioni ricavate da un tronco dalbero,

una per nucleo familiare) e tornano a terra solo per barattare pesci e conchiglie con beni essenziali come riso e benzina, o per aspettare la ine della stagione monsonica in capanne provvisorie. uno stile di vita che continua, immutato, da secoli. Ma potrebbe non durare ancora a lungo. Lo tsunami del 2004 ha quasi completamente privato i moken della loro unica fonte di sostentamento: il pesce, un tempo abbondante in questo tratto di oceano. Quel poco che rimane se lo stanno portando via i

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pescherecci internazionali. I moken che si sono trasferiti sulla terraferma spesso sono costretti a fare mestieri pericolosi per un salario misero. Quelli che rimangono in mare rischiano larresto perch non hanno documenti o permessi. Altri tornano a terra dopo mesi in mare e trovano le loro capanne rase al suolo per far posto a villaggi turistici di lusso. Il mare cambiato e la vita cambiata, spiega Jao, il padre di Ngui. Le cose che facevamo non possiamo farle pi. Nei posti dove andavamo non possiamo andarci pi. La vita non pi piacevole.

quasi tutti apolidi, che vivono nelle acque tra la Birmania e la Thailandia. Su iniziativa di alcune associazioni di beneicenza e del governo di Bangkok sono stati rilasciati dei documenti didentit che permettono ai moken di accedere alle scuole pubbliche e ai servizi sanitari in Thailandia. Ma richiedere la cittadinanza (dimostrare di essere nati in Thailandia o di avere almeno un genitore tailandese) unoperazione complessa per un popolo nomade che non usa i

Scandire il tempo con le maree


diicile trovare una famiglia che rappresenti meglio i cambiamenti allinterno della comunit moken di quella di Jao. Jao nato su una barca e ha passato linfanzia in mare. Si sposato a sedici anni e per anni si adeguato alle tradizioni marinare della sua trib, inch ha deciso di stabilirsi sulla terraferma insieme alla moglie. La vita era diicile per un analfabeta, racconta Jao nella sua minuscola casa a Kuraburi che divide con una famiglia allargata di tredici persone. Volevo che i miei igli andassero a scuola e potessero scegliere. Listruzione ancora un concetto relativamente nuovo per i circa duemila moken,

Da sapere
u La Thailandia ospita circa 12.000 nomadi del mare, divisi in tre gruppi: moken, moklen e urak lawoi. Lisola tailandese di Surin, sede di un grande insediamento moken, stata trasformata in parco marino nel 1981. Da allora sono fuorilegge molte attivit dei moken, come la pesca e la raccolta del legno. u Secondo uno studio delluniversit di Lund, in Svezia, i bambini moken sottacqua vedono due volte meglio di quelli europei. A quanto pare i moken avrebbero sviluppato la capacit di annullare lallargamento automatico della pupilla quando vanno sottacqua un rilesso che serve a far entrare pi luce nellocchio ma che rende le immagini meno nitide.

numeri e scandisce il tempo con le maree e non secondo il calendario gregoriano. Anche mandare i igli a scuola pu essere unimpresa, spiega Sumana Sirimangkala, direttrice dellunica scuola di Koh Lao, unisola di 50 famiglie moken al conine tra la Thailandia e la Birmania. I moken non hanno vestiti, cibo, cancelleria, libri di testo, scarpe, impermeabili, giubbotti di salvataggio, ombrelli tutte cose che servono ai bambini per andare a scuola, dice. Non possono permettersi nessuna di queste cose, quindi deve pensarci la scuola, altrimenti si riiutano di mandarli. I bambini moken abbandonano regolarmente la scuola per aiutare i genitori a mantenere la famiglia, confermano gli studenti. Dagli otto anni in poi molti vanno a lavorare nelledilizia, altri invece aiutano le madri a raccogliere le conchiglie sotto il sole, un lavoro massacrante. Quasi tutti gli uomini dellisola trovano lavoro sui pescherecci tailandesi per piazzare esplosivi sul fondale marino o immergersi alla ricerca di rarit esotiche come i cetrioli di mare. A volte si tufano con dei tubi per laria collegati a rumorosi compressori alimentati a gasolio; altre volte simmergono in apnea. Molti muoiono di embolia perch risalgono troppo in fretta; alInternazionale 974 | 9 novembre 2012

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cuni non ritornano proprio. Ho paura di rimanerci secco, rischioso, ammette un moken di trentanni reduce da una spedizione di ish bombing. Leghiamo insieme quattro o cinque candelotti di dinamite, li colleghiamo a un cavo issato alla barca e poi ci immergiamo sul fondo del mare. Quando risaliamo i candelotti vengono fatti esplodere con una batteria. Sitdit, un anziano che ha perso il iglio per unembolia durante una missione alle isole Nicobare, spiega che questi rischi fanno parte del nuovo stile di vita. I mezzi di sostentamento stanno inendo, perci dobbiamo adattarci alle nuove esigenze, racconta. A volte le grandi barche vengono fermate dalla marina militare birmana e i moken arrestati. Quattro miei parenti sono stati arrestati dai militari birmani e sono morti in carcere. genitori sono quasi tutti in giro a fare lavori umili come montare ponteggi, spruzzare pesticidi o cercare oggetti da riciclare sulla spiaggia o per la strada, e lasciano i igli a giocare tra cani e galline nelle vie piene di riiuti. Nel villaggio bevono tutti, e picchiano pure i bambini, racconta Kong Kwan, un negoziante che passa le giornate a vendere dolci e patatine ai bambini e benzina e whisky agli anziani. Ogni tanto viene la polizia, ma se ne frega. Big, ventanni, leader dei giovani della comunit, spiega che la vita nel villaggio pu essere soffocante. Per molti ragazzi non c altra scelta che scappare. Siamo coninati in questa zona circa due ettari e con tutti questi alberghi e villaggi turistici il mare ora inquinato, spiega. Andare a pescare sempre pi diicile. Perci molti ragazzi scelgono mestieri pi facili, come lavorare in albergo o in un supermercato 7 Eleven. Molti giovani moken, aggiunge Big, si sono perfettamente integrati nella societ tailandese, al punto che tutto quello che fanno gli sbandati tailandesi adesso lo fanno anche i moken. Si drogano, rubano, fumano marijuana, snifano la colla. una cosa che non si era mai vista prima e che sta diventando preoccupante. Il villaggio cerca di contrastare questo fenomeno organizzando corsi di lingua e cultura moken per i bambini, molti dei quali non sanno niente delle loro tradizioni. Altri corsi insegnano agli adolescenti a diventare guide turistiche. Il leader della comunit, Hong, responsabile dei corsi e fondatore del museo moken del villaggio, vorrebbe fare di Baan Tung Wah una meta dellecoturismo. In questo modo spera che la gente torni alle proprie radici. I moken dovrebbero poter viaggiare, essere nomadi, spostarsi liberamente. Se non possiamo viaggiare liberamente siamo morti, culturalmente parlando. I bambini moken usano i telefoni cellulari, imparano linglese e scelgono di studiare. Abbiamo abbandonato le nostre vecchie tradizioni e adesso rischiamo di perderle completamente. Molte organizzazioni che lavorano per i moken vedono nellistruzione e nella cittadinanza uno strumento in grado di ofrire nuove opportunit a una comunit estremamente vulnerabile. Ma secondo Narumon Hinshiranan un antropologo culturale delluniversit di Chulalongkorn che parla correntemente la lingua moken e studia la trib da dieci anni questa idea di uno sviluppo per tutte le stagioni limita il loro background nomade. Non vedo unopportunit nellistruzione; solo un modo per integrarli nella societ tailandese in modo da tagliare completamente i legami con le loro radici. Chi ha abbracciato questo nuovo stile di vita come la iglia di Jao, Kang, attualmente lunica moken laureata pu inluenzare le future scelte dei moken. Mi considero un ponte tra la comunit e il mondo esterno, spiega Kang, che a settembre ha cominciato il suo nuovo lavoro come unica insegnante moken della scuola sullisola di Surin. Abiter con suo fratello Ngui e altri duecento abitanti del villaggio moken, ma vivranno una vita parallela in un mondo parallelo. Mi piace stare fuori e fare le mie cose, dice Ngui, indicando il mare e spiegando perch ha deciso di lasciare la scuola. Mi tufo, prendo il pesce un po alla volta e lo vendo ai negozi. Per ora mi basta per vivere. u fas

Dei perfetti sconosciuti


A parte una manciata di ricercatori che ne hanno studiato la lingua e i costumi in particolare la coppia di antropologi francesi Pierre e Jacques Ivanof, padre e iglio , i moken erano praticamente sconosciuti ino allo tsunami: solo allora i giornali hanno cominciato a parlare dei misteriosi zingari del mare che avevano visto i segnali nelle onde. Dopo il disastro, le ong e le organizzazioni religiose hanno inviato una tale quantit di aiuti viveri, benzina, barche e materiali edilizi che alcune comunit non riuscivano a credere ai loro occhi. Siccome bisognava essere cristiani per poter avere una barca sono diventato cristiano. Sono addirittura diventato capo congregazione!, spiega Sitdit. La sua casa di due stanze, costruita da unorganizzazione beneica, si trova di fronte alla chiesa, una struttura di legno vuota con un tetto. Non dovevamo fare altro che seguire il vangelo e cantare. Poi per la chiesa ci ha imbrogliati, e adesso nessuno ci va pi. Sono subentrati altri tipi di rituali. Le donne moken, avvolte nei loro sarong, combattono lafa del pomeriggio giocando a carte e bevendo whisky cos forte da fargli bruciare gli occhi. Quando gli uomini tornano dal mare cominciano anche loro a bere e a giocare. C un problema serio di alcolismo, ormai fuori controllo, spiega Jitlada Rattanapan di Plan Thailand, unorganizzazione beneica che ofre assistenza ai bambini moken. A Baan Tung Wah, un villaggio di circa settanta famiglie nella cittadina turistica di Khao Lak, bambini con il moccio al naso e le magliette sudicie elemosinano dolci mentre gli anziani bevono superalcolici. I

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