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Volontari del Soccorso - Ispettorato Provinciale di Udine – ed.06.2002 – rev.06.2003
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Supporto didattico ai corsi
per gli operatori della Croce Rossa Italiana
Volontari del Soccorso
Ispettorato Provinciale di Udine

- 1a edizione giugno 2002 -


- 1a revisione giugno 2003 –
- aggiornamenti sul sito web www.criudine.it/vds -

collana “Protezione Civile”

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INDICE

Presentazione di R.Not 5

Prefazione di E.M.Fedel 6

Introduzione degli autori 7

Il comportamento dell’uomo in condizioni d’emergenza 8

Il ruolo delle emozioni 12

La salute mentale e lo stress 16

Il controllo del sistema vascolare da parte del sistema nervoso 26

Il comportamento per superare lo stress 28

Alcune considerazioni sul comportamento umano 32

Suggerimenti per fronteggiare situazioni di rischio in presenza di folla 34

Il ruolo del soccorritore 37

La comunicazione 55

La psicologia di chi riceve aiuto 63

Appendice 75

Bibliografia 77

Gli Autori 82

Il programma del corso per la C.R.I. 83

Facsimile del questionario di gradimento del corso per la C.R.I. 84

Facsimile dell’attestato di partecipazione al corso per la C.R.I. 85

Facsimile badge di partecipazione al corso per la C.R.I. 86

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PRESENTAZIONE

La prima preoccupazione di ogni soccorritore dev’essere l’autoprotezione: per


aiutare qualcuno bisogna innanzitutto evitare di mettere a repentaglio la propria
incolumità. Osservare, riflettere e quindi agire razionalmente, senza farsi
travolgere dall’emotività, sono i passi fondamentali per prevenire o evitare rischi
fisici.
Ma, a causa di eventi particolarmente stressanti, le persone soccorse e gli
stessi soccorritori possono essere oggetto anche di pericolosi rischi
psicopatologici: reazioni comportamentali ed emotive che durano diversi
giorni/settimane e in alcuni casi persistono nel tempo, espandendosi anche nella
vita sociale (famiglia, lavoro, amici).
Queste reazioni fisiche ed emozionali possono essere previste e studiate: i
rischi sono talmente comuni che esistono programmi di aiuto ai soccorritori con
interventi preventivi, di supporto durante l’emergenza, di rielaborazione
successiva.
Pertanto, il “sostegno” psicologico che veniva normalmente svolto dai
soccorritori, basato sulla solidarietà e l’ascolto delle vittime, non è più sufficiente:
i soccorritori volontari o professionisti devono essere preparati a prevenire o
affrontare anche le reazioni e i disturbi post traumatici da stress innanzitutto su
sé stessi, poi sui propri colleghi e quindi sulle vittime, in attesa del supporto
qualificato di squadre di soccorso per l’emergenza psicologica, composte da
professionisti del settore.
La Psicologia delle Emergenze, che un tempo pareva argomento al di fuori
della portata dei volontari di Croce Rossa, si rivela quindi di estrema importanza e
indispensabile per un’adeguata formazione di chiunque potrà essere coinvolto in
un evento traumatico.
Ritengo che la presente pubblicazione possa essere un valido supporto
didattico ai corsi che la Croce Rossa organizza per gli operatori del soccorso in
emergenza e nel quotidiano: il linguaggio utilizzato è tecnico, ma allo stesso tempo
accessibile e adeguato alla formazione di personale laico.
Ringrazio quindi gli autori per la loro disponibilità alla divulgazione gratuita
all’interno della Croce Rossa Italiana, significativa della sensibilità degli stessi
all’importanza degli argomenti trattati.

Roberto NOT
Ispettore Provinciale Volontari - C.R.I. Udine
Delegato Reg.le Protezione Civile - C.R.I. Friuli V.G.

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PREFAZIONE

Ho esaminato con grande interesse il testo predisposto dalla dott.ssa Paola


Anastasio e dal dott. Rolando Incontrera.
Il motivo per il quale questo libro è stato scritto va ricondotto alla necessità di
partire dal “sapere” per giungere al “saper essere”, transitando obbligatoriamente
attraverso il “saper fare”. Il comportamento, infatti, non può prescindere dalle
competenze e dalle conoscenze che sono necessarie per ogni settore di azione e
bagaglio indispensabile, sia pure secondo diversificate esigenze, sia per il
professionista sanitario dell’emergenza sia per il soccorritore volontario, supporto
prezioso ed irrinunciabile.
Per mezzo delle conoscenze psicologiche di base ed applicate all’emergenza,
ogni soccorritore potrà presentarsi attrezzato agli appuntamenti che lo attendono;
attraverso la divulgazione dell’educazione e della cultura del rischio si potrà aprire
qualche interessante spunto alla riflessione per i cittadini “laici” rispetto alla
tematica.
Il testo, assicurando un’ampia informazione rispetto agli obiettivi che gli
Autori si sono posti, potrà entrare a pieno titolo, integrandola, nella bibliografia di
Primo, Pronto Soccorso e Protezione Civile.
Perché la lettura e la consultazione del libro risultino funzionali ed efficaci, ai
fini della spendibilità dello stesso, è necessario che gli operatori dell’emergenza, in
particolar modo i volontari, apprendano e conoscano:
- Il comportamento umano in generale e, nello specifico, nell’emergenza.
- Il ruolo svolto dallo stress e dalle emozioni.
- I rischi reali e potenziali nei quali ci si può imbattere.
- Il proprio ruolo di soccorritore.
- La capacità di osservazione, ascolto e riflessione.
- Le strategie ed i tipi di comunicazione più idonei ai vari contesti e situazioni.
Tutto ciò contribuirà a rendere la propria azione maggiormente strutturata ed
organizzata, più razionale e meno emotiva, più scientifica e di maggior qualità.
Dunque, anche grazie al contributo della dott.ssa Paola Anastasio e del dott.
Rolando Incontrera, i cittadini potranno beneficiare di un’azione di soccorso
qualitativamente sempre migliore.

Cap.Com.C.R.I.(c.) Edi Maurizio FEDEL


Responsabile N.A.A.Pro. Monfalcone

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INTRODUZIONE

Lo psicologo è sempre più spesso chiamato ad intervenire nelle emergenze, sia


in quelle in atto, sia nei momenti immediatamente successivi, e quindi in un set
molto diverso da quello tradizionale.
La situazione ed i tempi richiesti impongono, pena il fallimento, metodiche
rapide ed efficaci sia per una diagnosi differenziale, sia per l’approntamento di
un’acconcia e rapida terapia.
Nella cultura dell’emergenza è ormai consolidato il concetto di Prevenzione fase
questa che investe sia il team dei soccorritori, sia il soggetto o la popolazione
stessa toccati dall’evento.
Lo psicologo soccorritore deve essere in grado di gestire il soggetto anche
nell’emergenza, deve anche necessariamente essere in grado di gestire se stesso,
di avvertire l’insorgere di un controtransfert disfunzionale di I o di II tipo, o della
traumatizzazione vicaria, di cogliere tempestivamente l’eventuale insorgere del
fenomeno di burnout e la sua gestione.
E’ richiesto allo psicologo, sempre più, nei vari settori dell’emergenza, il
possesso di specifiche conoscenze tecniche.
Egli deve essere in grado, grazie a preventive esercitazioni ed alla conoscenza
di specifiche metodiche, di reggere all’impatto della situazione di emergenza che si
accinge ad affrontare.
In determinate professioni per esempio, gli astronauti ed i piloti da
combattimento, è previsto, nell’addestramento, l’utilizzo del Training Autogeno.
Esistono varie metodiche, oltre al TA che possono essere utilmente impiegate
sia nella prevenzione sia nella gestione dell’emergenza, ma prima di entrare nello
specifico ci si soffermerà brevemente su taluni concetti ben noti a noi psicologi.

gli autori

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IL COMPORTAMENTO DELL’UOMO
IN CONDIZIONI D’EMERGENZA

Il panico

In tutti gli edifici e/o luoghi ad alta concentrazione di persone, si possono


avere situazioni di emergenza che modificano le condizioni di agibilità degli spazi
ed alterano comportamenti e rapporti interpersonali degli utenti.
Ciò causa una reazione che, specialmente in ambito collettivo, può risultare
pericolosa perché non consente il controllo della situazione creatasi, coinvolgendo
un gran numero di persone e rendendo difficili eventuali operazioni di soccorso.
Questi comportamenti sono da tutti conosciuti con il termine “panico” che
identifica il comportamento di individui quando vengono a trovarsi in condizioni di
pericolo imminente (o che essi reputano tale).
Con tale termine si definisce una paura collettiva intensa avvertita
simultaneamente da tutti, caratterizzata dalla regressione delle coscienze ad un
livello arcaico di impulsività e aggressività.
Essa si manifesta con reazioni primitive di fuga folle, di agitazione, di violenza o di
suicidio collettivo.
Le quattro fasi del panico:
l) preparazione: clima generale di inquietudine che rapidamente si comunica e
coinvolge il gruppo
2) si manifesta angoscia incontrollabile, grave stato di stress collettivo, in cui
sono smarrite le capacità di riflessione e di giudizio e si verifica una grande
tensione motoria che non può essere finalizzata
3) reazione: terrore e stato di grande agitazione generale che dà luogo a
comportamenti motori irrazionali e selvaggi: fuga folle (compresa fuga in avanti),
tempesta di movimenti, suicidio collettivo
4) risoluzione: sedazione progressiva della paura e ritorno alla lucidità
riorganizzativa

1. La definizione etimologica di panico deriva dal nome del dio Pan, dio delle forze
naturali, che per definizione si diceva inducesse terrore.
2. In senso clinico invece, il termine panico va collegato al DPA (Disturbo da
Attacco di Panico); è una malattia caratterizzata dalla presenza (nel corso di un
certo periodo di tempo [1 mese almeno] di numerosi episodi di ansia acuta
chiamata appunto panico.
La caratteristica essenziale di un attacco di panico è un periodo preciso di
intensa paura o disagio accompagnati da almeno 4 sintomi somatici o cognitivi
su 13 (vedasi successivamente la Tabella 1).
L’attacco ha un inizio improvviso, raggiunge rapidamente l’apice (di solito in
10 minuti o meno), ed è spesso accompagnato da un senso di pericolo o di
catastrofe imminente e da urgenza di allontanarsi.
Gli individui che richiedono cure per attacchi di panico inaspettati, descrivono
solitamente la paura come intensa e riferiscono di avere pensato di essere in

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pericolo di morire, di poter perdere il controllo, di avere un infarto del
miocardio o un ictus, o di “impazzire”.
Riferiscono anche un desiderio urgente di fuggire dal luogo in cui si sta
manifestando l'attacco, ecc.
3. Per meglio definire il panico è necessario quindi introdurre ora, due concetti
che ne sono alla base: l’ansia e la paura.

L’ ansia (ansietà, angoscia) è la tensione apprensiva che insorge dall’imminente


anticipazione del pericolo, quando la fonte dello stesso è perlopiù sconosciuta
ed invisibile.
L’ansia è principalmente d’ordine intrapsichico.
E’ denominata ansia anche la paura in assenza di un’adeguata causa (ansia
fluttuante).

La paura è la risposta emotiva ad una minaccia di pericolo consciamente


riconosciuta e di solito esterna.
Va sottolineato che ambedue (ansia e paura) sono accompagnate da analoghe
alterazioni che fanno parte della risposta totale alla crisi.

Questi cambiamenti, che vedremo poi in dettaglio, sono intesi in modo


protettivo e difensivo e sono volti ad aiutare la persona a prepararsi per l’attività
fisica che può essere necessaria per fare fronte ad una minaccia.

Nell’attacco di panico sono presenti reazioni fisiche, emotive, sintomi


somatici e cognitivi.

Tabella 1.

1) Palpitazioni, cardiopalmi, tachicardia, aumento o caduta della pressione


arteriosa
2) Sudorazione
3) Tremori fini o grandi scosse
4) Dispnea o sensazione di soffocamento
5) Sensazione di asfissia
6) Dolore o fastidio al petto
7) Nausea o disturbi addominali
8) Sensazioni di sbandamento, d’instabilità, di testa leggera o di svenimento
9) Derealizzazione (sensazione di irrealtà) o di depersonalizzazione
10)Paura di perdere il controllo o di impazzire
11)Paura di morire
12)Parestesie (sensazioni di torpore o formicolio)
13)Brividi o vampate di calore

Ripetendo: un attacco di panico è un periodo di intensa paura o di disagio,


durante il quale quattro o più dei predetti sintomi si sono sviluppati
improvvisamente ed hanno raggiunto il picco nel giro di 10 minuti.
Il soggetto è paralizzato dalla certezza che la vita se ne stia andando.

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Oppure il soggetto cerca di scappare via, di abbandonare l’ambiente in cui
si trova – qualunque esso sia – senza badare ad altro che alla ricerca di una via di
fuga, anche con esclusione degli altri, anche in forma violenta con spinte, corse,
affermazione delle posizioni conquistate verso la salvezza.
Contemporaneamente possono essere compromesse alcune funzioni
comportamentali quali:
- L’attenzione
- Il controllo dei movimenti
- Le facoltà di ragionamento
Oppure, per converso, si possono avere dei fenomeni di immobilizzazione
della persona.
Secondo Cannon l’organismo di fronte a stimoli vissuti come paurosi e
pericolosi, si pone nella condizione di fight ossia si predispone alla lotta o alla fuga
(flight).
Per capire meglio quanto sopra è necessario introdurre il concetto di stress
che è alla base dei precedenti aspetti emotivi appena citati (panico, ansia, paura).
Il termine stress fu coniato da Hans Selye e s’intende qualunque agente che
modifichi lo status quo del corpo a livello biochimico o energetico.
Lo stress, da un punto di vista fisiologico, è la risposta che il corpo dà a
qualunque stimolo che provochi una sua modificazione o semplicemente tenti di
modificare la situazione in atto.
Hans Selye ha definito lo stress come la risposta aspecifica da parte del
corpo a qualunque variazione del suo livello omeostatico cioè del mantenimento
dello status quo.
Lo stimolo che induce la risposta di stress è chiamato stressor.
Lo stress non ha mai una valenza negativa o positiva in assoluto, esso
dipende dallo stato emotivo, dall’ambiente (sia fisico sia antropico), e da altri
fattori. Ad esempio: “tutti i farmaci sono veleni e la loro caratteristica è di essere
attivi”. Qualunque cosa turbi il nostro stato è uno stressor.
Ciò provoca uno stimolo che è recepito dal sistema nervoso, ed il corpo
reagisce (stress) in modo da adattarsi e reagire a questo stressor.
Secondo quanto afferma il ricercatore H. Selye esisterebbero quattro tipi
diversi di stress:
1.Eustress è una tensione nervosa positiva che permette agli individui di
far fronte a situazioni liete della vita (una vincita, un incontro atteso,…).
2.Under-stress è uno stress dalle caratteristiche negative in quanto comporta
una situazione di stasi, di immobilità della persona che si sente annoiata o
sfiduciata.
3.Over-stress si manifesta quando il carico di stress accumulato diventa
eccessivo da sopportare per l’organismo: manca soddisfazione, non si ha mai a
disposizione abbastanza tempo per portare a termine tutte le faccende quotidiane.
4.Distress potrebbe essere definito lo stress nell’accezione popolare:
l’individuo si sente frustrato, in collera, ansioso oppure in uno stato di
apprensione.

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La salute, o se vogliamo questo nostro essere in equilibrio omeostatico (vedi
anche il concetto di “Salute” dell’O.M.S.) è la risultante di una serie di equilibri:
strutturale, biochimico e psichico.

Questi tre aspetti non sono fissi, separati l’uno dall’altro, ma dinamici,
interagenti.
Infatti non esiste mai qualcosa che sia esclusivamente biochimico o
strutturale; c’è sempre un’interferenza su tutti i piani.
I meridiani sono l’interfaccia di questi piani (aspetti). Ad esempio il sistema
elettromagnetico è un’interfaccia fra il piano strutturale, biochimico ed emotivo.

Quando siamo sotto stress il nostro cervello (o meglio l’area integrata


comune [ C.I.A.]) che è suddiviso in aree specifiche addette a compiti specifici,
devascolarizza la neo-corteccia spostando il sangue verso i distretti principali
come i muscoli, cuore, reni, ecc.
Il sangue è tolto dall’epidermide perché dobbiamo reagire ad una situazione
di stress.
La stessa cosa avviene a livello cerebrale dove il sangue è spostato verso
parti più profonde (talamo, ipotalamo e sistema limbico) perché sono direttamente
collegate con la sopravvivenza.
Da un punto di vista della sopravvivenza si può vivere con gran parte della
corteccia cerebrale distrutta.
Gli emisferi cerebrali non sono così importanti.
Lo sono molto di più il midollo e le strutture più profonde come
l’archiencefalo ed il paleoencefalo perché determinano la continuità della vita.

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IL RUOLO DELLE EMOZIONI

Per l’approccio kinesiologico che sarà di seguito evidenziato è opportuno


connotare il ruolo delle emozioni nell’ambito del meccanismo della paura e del
panico.
Si evidenzierà in particolare la connotazione che della stessa dà Joseph Le
Doux e cioè un’interpretazione in chiave eminentemente biologica.
L’emozione non si riferisce a qualcosa che la mente o il cervello ha o fa. In
realtà essa è soltanto un’etichetta di comodo per parlare di certi aspetti del
cervello e della sua mente.
Il cervello non ha un sistema dedicato alla percezione (termine che descrive
genericamente quanto accade in un certo numero di sistemi neurali specifici).
Ugualmente le emozioni sono mediate da sistemi neurali distinti evolutisi
per motivi diversi.
Il sistema che usiamo per difenderci dal pericolo è diverso da quello che
usiamo per procreare ed i sentimenti che risultano dall’attivazione di questi
sistemi: la paura ed il piacere sessuale non hanno un’origine comune.
Non esiste una facoltà dell’emozione, né quindi un unico sistema cerebrale
dedicato ad essa.
Bisogna ricordare che i sistemi cerebrali che generano comportamenti
emotivi si sono conservati attraverso molte tappe evolutive.
Ogni specie, gruppo di animali ha propri sistemi neurali per raggiungere
mete comportamentali e sembra che l’organizzazione neurale di particolari sistemi
di comportamento emotivo come quelli collegati alla paura ed all’attività sessuale
o alimentare, sia abbastanza simile nelle varie specie.
Quando uno di questi sistemi evolutisi molto tempo fa, ad esempio quello
che produce comportamenti difensivi in caso di pericolo, opera in un cervello
cosciente ne risultano dei sentimenti emotivi come la paura.
I sentimenti di paura per es. fanno parte di una risposta generale al pericolo
e non sono né più essenziali né più marginali delle risposte comportamentali
biologiche: tremare, sudare, scappare.
Va identificato quindi non tanto lo stato cosciente di paura o le reazioni che
lo accompagnano, quanto tutto il sistema che coglie il pericolo.
Il sentimento di paura, il cuore che batte, sono gli effetti dell’attività di quel
sistema che funziona inconsciamente, prima ancora che ci rendiamo conto del
pericolo.
Ne consegue che se i sentimenti e le reazioni emotive sono dovuti all’attività
di un sistema sottostante comune, si possono allora utilizzare e misurare le
reazioni per indagare su meccanismo sottostante per gettare luce sul sistema
responsabile della generazione dei sistemi coscienti.
I sentimenti coscienti di paura, collera, felicità, ecc. non sono diversi dagli
altri stati di coscienza. Gli stati di coscienza si producono quando il sistema
responsabile della consapevolezza è messo al corrente dell’attività che avviene nei
sistemi di elaborazione inconsci.

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Nello stato di paura e nello stato di percezione di un colore, ad esempio il
rosso, il sistema che rappresenta il contenuto conscio (la paura o il rosso) non
cambia. Cambia quello che manda i segnali al sistema di consapevolezza.
Esiste un unico meccanismo della coscienza e questo può occuparsi di
faccende banali o di emozioni travolgenti.
L’emozione scaccia facilmente le banalità, mentre gli eventi non emotivi
come i pensieri faticano ad occupare il posto delle emozioni nelle luci della nostra
ribalta mentale: di solito non basta augurarsi che scompaia l’ansia o la
depressione.
Infatti le emozioni sono cose che ci capitano e che non possono essere
generate a comando.
Quello che possiamo fare è disporre gli elementi esterni perché presentino
degli stimoli capaci di innescare automaticamente le emozioni.
In altre parole, creiamo non delle emozioni, ma delle situazioni in grado di
modularle (andando al cinema, al luna park, ad un buon ristorante, ecc.).
Non abbiamo quasi nessun controllo diretto sulle nostre risposte emotive.
“Pur avendo noi uno scarso controllo cosciente delle nostre emozioni, queste
possono al contrario ampliare la nostra coscienza. I circuiti cerebrali sono tali, in
questa fase evolutiva, per cui le connessioni fra i sistemi emotivi e quelli cognitivi
sono più robuste di quelle che fanno il percorso opposto”.
Infine, ultimo in ordine di esposizione ma non di importanza, bisogna
considerare che le emozioni, una volta esperienziate, diventano il movente per
comportamenti futuri dettano le azioni immediate ed insieme veleggiano verso
mete lontane.
Esse sono perniciose quando la paura diventa ansia, quando il desiderio
lascia il posto all’avidità, il fastidio alla rabbia, la rabbia all’odio, ecc.
Ci vuole igiene emotiva per conservare la salute mentale.
Per riepilogare, gli esseri emozionali considerano le emozioni come esperienze
coscienti, ma quando cominciamo a sondare emozioni nel cervello vediamo che le
esperienze coscienti sono soltanto una parte, neppure cruciale, del sistema che le
genera.
Per quello che ci riguarda ci soffermeremo sul sistema cerebrale della paura
e vedremo come è organizzato ed esamineremo quindi il rapporto tra memorie
emotive inconsce e ricordi coscienti di esperienze emotive ed il crollo dei sistemi
emotivi, in particolare di quello della paura. Vedremo come l’ansia, la fobia, gli
attacchi di panico ed i PTSD sorgano dal profondo dei meccanismi interni del
sistema della paura. Interpreteremo la psicoterapia come un processo per
insegnare alla nostra neocorteccia a controllare dei sistemi emotivi ancestrali.
Esploreremo infine il problema delle coscienze emotive ed il rapporto tra
l’emozione ed il resto della mente. Vedremo di ipotizzare come altre discipline
abbiano cercato, ed io credo con successo, di risolvere la lotta tra pensiero ed
emozione, nel senso non del prevalere delle cognizioni corticali sui sistemi emotivi,
bensì come integrazione più armoniosa, nel cervello, tra ragione e passione.
Per tornare al percorso dianzi delineato possiamo dare per asseverato da
una messe di studi che, specie per quanto attiene alla paura, il condizionamento
alla stessa sia mediato essenzialmente dall’amigdala.

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In presenza di un pericolo o di stimoli che avvisano di un pericolo, vengono
espresse delle risposte comportamentali, autonome ed endocrine, e vengono
modulati dei riflessi.
Ogni risposta è controllata da un insieme diverso di segnali in uscita dal
nucleo centrale dell’amigdala.

Il grigio centrale controlla l’immobilità, l’ipotalamo laterale la pressione


sanguigna, l’ipotalamo paraventricolare gli ormoni dello stress ed il reticulo pontis
caudalis il riflesso di trasalimento.

In particolare l’amigdala deve essere vista come una sorta di interfaccia con
il talamo sensoriale con riferimento agli stimoli, con la corteccia sensoriale con
riferimento agli oggetti, con la corteccia transizionale rinale con riferimento ai
ricordi, con l’ippocampo con riferimento ai ricordi e contesti ed alla corteccia
mediale prefrontale con riferimento ai processi di estinzione.
Vi sono due percorsi: uno alto ed uno basso nell’apprendimento emotivo.
Uno immediato, generalizzato ed impreciso ed uno meno immediato, più
preciso e specializzato.
Facciamo un esempio. Immaginate di camminare nella foresta: sentite un
rumore secco che va dritto all’amigdala attraverso il percorso talamico.
Va anche dal talamo alla corteccia che riconosce il rumore di un rametto
che si spezza sotto i vostri piedi, oppure quello di un crotalo che si agita.
Mentre la corteccia lo capisce, l’amigdala sta già iniziando la difesa contro il
serpente.
L’informazione ricevuta dal talamo non è filtrata: mira a suscitare una
risposta. Il compito della corteccia è di impedire la risposta sbagliata piuttosto che
di produrre quella giusta.
Dal punto di vista della sopravvivenza, è meglio reagire subito a qualcosa
vissuto come potenzialmente pericoloso, che non reagire affatto.
I percorsi subcorticali, forniscono un’immagine rozza del mondo esterno,
mentre arrivano dalla corteccia delle rappresentazioni più accurate e dettagliate.
Il percorso proveniente dal talamo richiede un unico collegamento, mentre
ce ne vogliono parecchi per attivare l’amigdala attraverso la corteccia.
Siccome ogni collegamento in più richiede tempo, il percorso talamico è più
veloce. Non mi soffermo sulle funzioni del nucleo laterale dell’amigdala e rimando
allo studio del dott. Le Doux.
Facciamo un esempio: camminate per strada e vedete qualcuno che vi corre
incontro; quando vi arriva accanto, vi dà una botta in testa e vi ruba il portafoglio
o la borsa. La prossima volta che vedrete qualcuno corrervi incontro, è probabile
che entrino in gioco una serie di risposte standard alla paura; vi immobilizzate e
vi preparate a difendervi: aumentano la vostra pressione e la frequenza cardiaca,
vi sudano le mani ed i piedi, gli ormoni dello stress cominciano a scorrervi nel
sangue e così via.
Il primo evento è diventato uno stimolo condizionato di paura.

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Mettiamo che ripassiate, successivamente, per la strada in cui vi hanno
aggredito ed anche se nessuno più vi aggredisce, il vostro corpo può mettersi sulla
difensiva.
Ciò perché non siete condizionati soltanto dallo stimolo immediato associato
al trauma, ma anche da altri stimoli che erano casualmente presenti e
costituivano il contesto dell’aggressione.
Questo è il condizionamento contestuale.
Un meccanismo vincente nell’evoluzione, una sorta di premio. Infatti la
preda sfuggito al predatore è stata condizionata non solo dagli stimoli
immediatamente e direttamente associati al predatore (vista,odori,suoni,ecc.) ma
anche dall’ambiente fisico dove l’ha incontrato e cioè la pozza d’acqua ed i suoi
dintorni.
Quegli stimoli in più servono ad allargare l’effetto del condizionamento al di
là degli stimoli più ovvi e diretti.
Compito dell’ippocampo è di creare una rappresentazione del contesto che
contenga i rapporti tra gli stimoli e non singoli stimoli.
L’amigdala è come il mozzo di una ruota: riceve segnali di basso livello da
regioni talamiche deputate a taluno aspetto sensoriale, e riceve anche
informazioni di livello superiore dalla corteccia dedicate ad uno dei sensi (giova
sottolineare, indipendenti dai sensi) ed informazioni di livello ancor più superiore
sulla situazione generale da parte dell’ippocampo.
Attraverso queste connessioni essa è in grado di elaborare l’importanza
emotiva di stimoli individuali ed anche di situazioni complesse.
Il cervello è programmato per recepire il pericolo, sia quello esperienziale
quotidiano dei nostri antenati, sia quello che ognuno di noi deve imparare per
conto proprio per produrre risposte protettive più efficaci, tenendo conto delle
nostre esperienze di individuo.
Le risposte pronte all’uso sono state plasmate dall’evoluzione e si producono
automaticamente prima ancora che il cervello pensi al da farsi.
Pensare richiede del tempo, invece al pericolo occorre reagire in fretta; serve
riflettere sulla decisione da prendere.
Molti animali trascorrono la loro vita accontentandosi del loro pilota emotivo
automatico, ma quelli che possono passare anche al controllo volontario, hanno
l’enorme vantaggio che deriva dalla combinazione delle funzioni emotive con
quelle cognitive.
Nell’uomo essa rappresenta una delle nostre attrezzature mentali più utili,
che ci consente di passare dalla reazione all’azione.
Infatti in un contesto clinico, noto a noi tutti, le persone con lesioni alla
corteccia prefrontale hanno difficoltà a progettare le proprie azioni, sono ripetitivi,
e sembrano inchiodati al presente, incapaci di proiettarsi nel futuro.
Come ogni cosa anche questo miglioramento evolutivo ha comportato un
prezzo da pagare.
Infatti una volta che si comincia a riflettere; non solo, si cerca di capire il da
farsi, rispetto alle possibili mosse che un predatore possa compiere o sta per
compiere, ma si cerca anche di prefigurare nuovi scenari e/o contesti.
Il prezzo da pagare è l’ansia.

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LA SALUTE MENTALE E LO STRESS

Molte ricerche dimostrano che lo stress può essere causato


quotidianamente da fattori come: problematiche di carattere economico, difficoltà
nelle relazioni con amici e/o familiari, che potrebbero essere ridotti se non
addirittura del tutto eliminati in presenza del sostegno sociale.
Secondo il presupposto del buffering o effetto tampone il sostegno sociale -
inteso come capacità di creare relazioni interpersonali costruttive - produrrebbe
risultati positivi in presenza di condizioni di vita stressanti.
Infatti, sembra che la perdita di un rapporto sociale sia la causa principale
della presenza di stress negli individui.
Stroebe e Stroebe (1983) affermano che la più alta percentuale delle persone
che manifestano maggiori sofferenze psicologiche (depressione, infelicità,
insoddisfazione generalizzata) è riscontrabile nella popolazione dei divorziati, i
separati ed i vedovi.
Non meno importanza – nella vita di tutti gli individui – ha la presenza di
relazioni amicali solide: chi non riceve sufficienti attenzioni da parte degli altri
fondamentalmente si considera una persona sola.
Esaminando il significato del termine solitudine De Jong-Gierveld e
Kamphuis (1985) hanno riscontrato che le persone attribuiscono a questa
condizione:

- Isolamento sociale.
- Desiderio di fare nuove conoscenze.
- Impossibilità di confidarsi con qualcuno.
- Rapporti impersonali.

L’appoggio sociale – parlando in termini di salute – aumenta le difese


immunitarie delle persone ammalate o che si trovano in fase di convalescenza, in
quanto sentimenti di depressione ed ansia sono sostituiti – nel rapporto
interpersonale - con emozioni di valenza positiva.
Allo stesso modo lo stress può essere ridotto trovando il sostegno e il
conforto altrui.
Si riscontra – laddove le persone vivono in un contesto in cui la rete sociale
e relazionale è solida e positiva – innalzamento del livello di autostima personale,
sicurezza, comportamenti prosociali (alto valore morale) e felicità.
Si riportano di seguito (Tabella 1) gli eventi quotidiani stressanti redatta da
Holmes-Rahe ed il relativo punteggio ponderale attribuito.
Se si supera il punteggio di 300 in un anno, aumenta fortemente il rischio
di malattia conseguente alla reazione di stress; con un punteggio di 155/299 si
riduce il rischio del 30%, mentre con meno di 150 punti la malattia è improbabile.
N.B. Va ricordato che è possibile ridurre il rischio mediante l’uso di efficaci
strategie di controllo dello stress.

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Tab. 1

Morte del coniuge.....................................................100


Divorzio.....................................................................73
Separazione..............................................................65 Più di 300
Imprigionamento......................................................63 forte rischio
Morte di un parente stretto.......................................63 di malattia
Incidente o malattia..................................................53
Da 155 a 299
Matrimonio................................................................50 30% in meno
Licenziamento...........................................................47 di rischio
Riconciliazione matrimoniale....................................45
Pensionamento.........................................................45 Meno di 150
rischio meno
Variazione stato di salute di un familiare..................44
probabile
Gravidanza................................................................40
Problemi sessuali......................................................39
Acquisizione di un nuovo membro familiare.............39
Cambiamento negli affari.........................................39
Cambiamento nello stato economico........................38
Morte di un amico stretto..........................................37
Cambiamento di attività lavorativa..........................36
Variazione contrasti con il coniuge...........................35
Ipoteca di entità rilevante.........................................31
Ostacolo nel riscatto di un debito o ipoteca..............30
Cambio responsabilità sul lavoro..............................29
Allontanamento da casa di un figlio..........................29
Problemi con parenti acquisiti...................................29
Notevole successo personale....................................28
Inizio o fine lavoro da parte del coniuge...................26
Inizio o fine della scuola............................................26
Cambiamento nelle condizioni di vita.......................25
Mutamento nelle abitudini personali........................24
Problemi con il capo sul lavoro.................................23
Cambiamento orari o condizioni di lavoro.................20
Cambiamento di residenza.......................................20
Cambiamento di scuola............................................20
Cambiamento attività del tempo libero....................19
Cambiamento attività religiose.................................19
Cambiamento attività sociali....................................18
Ipoteca o prestito di entità non rilevante..................17
Cambiamento nelle abitudini del sonno....................16
Cambiamento numero riunioni familiari...................15
Cambiamento abitudini alimentari...........................15
Vacanze....................................................................13
Natale.......................................................................12
Lievi variazioni della legge........................................11

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Riepilogando, la rappresentazione dei principali avvenimenti che
comportano uno stato di Stress e le fasi di adattamento generale da parte
dell’organismo che ne conseguono, possono essere così rappresentati:

Agenti di origine Agenti di Agenti di origine Agenti di origine


Fisica origine Biologica Psico-Sociale
(caldo, freddo,…) Chimica (virus, (emozioni,…)
(veleni,…) batteri,…)

Fase 1
ALLARME

Fase 2
RESISTENZA

Fase 3
ESAURIMENTO

Fase 4
(MORTE)

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Sistema Nervoso
Centrale

Sistema
Immunitario
Sistema
Sistema Neurovegetativo
Endocrino

Risposte dell’organismo a breve ed a lungo termine:

Aumento degli Ormoni Corticosteroidi secreti dalla Corteccia Surrenale

Aumento dell’Adrenalina secreta dal Midollo Surrenale

Riduzione del Timo, dei Noduli Linfatici

Ulcerazioni delle pareti dello Stomaco

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Agente Stressante

Effetto Globale Effetto Specifico Condizionamento Esterno

Primo mediatore

fattore di liberazione Condizionamento Interno


ipotalamo ormonale

s
i
ipofisi
s ritrazioni
t ormonali
e Ormone
m Cortico surrenale ritrazioni
a corticoidi
(inibizioni)
n
e
r ghiandola
v surrenale • pressione arteriosa
(ormone corticotropo
o • metabolismo
e • sistema nervoso
s ormone medulo-surrenale)
o

a Corticoidi
u
t
o
n • Glicogenesi
o • Timo
m • Ganglio linfatico
Stomaco • Reazioni immunitarie
o
(ulcera duodenale • Infiammazioni
o • Altre reazioni
ulcera
gastrica)

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Vi è un effetto globale ed uno specifico dello stress in relazione alle
condizioni esterne (clima, ambiente di lavoro,…) ed interne (stato dell’organismo).
Le ritrazioni (inibizioni) ormonali e la secrezione di adrenalina risultano
alterate e negative per la salute.

Neo Corteccia - Sistema Limbico

Ipotalamo

Ipofisi Anteriore

Ghiandole Bersaglio Altri tessuti


(Testosterone, Progesterone, Cortisolo)

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Quindi sotto Stress andiamo in decorticazione ed invece l’olfatto aumenta
perché è un sistema sensitivo sottocorticale.
Le uniche parti che rimangono attive sono la C.I.A. (Area Comune Integrata)
che ha il compito di integrare tutte le informazioni e dare una percezione generale.
La parte anteriore del cervello (neocorteccia, zona frontale) è la parte che ci
permette di apprendere nuovi comportamenti.
Per apprendere si devono attivare la parte anteriore del cervello ed entrambi
gli emisferi.
Se siamo in una situazione di stress, non solo non vediamo la realtà, non
sentiamo ma, non riusciamo neppure a mettere insieme le informazioni per
comprendere la possibilità di avere delle vie alternative a quello che è uno schema
di reazione che noi mettiamo in atto.

A livello endocrino aumentano:

 Ormoni Tiroidei che incrementano il ritmo metabolico


T3
T4
 Il Cortisolo che implementa:

L’acidità nello stomaco


La frequenza cardiaca
La pressione sanguigna
Il glucosio nel sangue

 L’Adrenalina e la Noradrenalina che preparano il corpo allo stress


aumentando:

L’attenzione
La memoria
L’energia

Diminuiscono:

 Gli Ormoni Sessuali che stimolano la fertilità e favoriscono il desiderio


sessuale

 Dopamina e Serotonina che rilassano offrendo al corpo una sensazione di


appagamento

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Cervello

Nervi Adrenalina
Ipofisi Acetilcolina

Ormone
somatotropo
Tiroide
(Ormone tiroideo)

Ghiandola surrenale Adrenalina

Alterazioni metaboliche
Fegato

O
R
M
O
Eliminazione N
Rene
I

S
U
R
v R
a E
s N
o A
L
I
Globuli bianchi

Sangue Immunità

Allergia

Il cervello è la regione più colpita dallo stress emotivo.


Il messaggio stressante è ricevuto dall’ipofisi anteriore che secerne la
corticotropina la quale – nel sangue – stimola la secrezione della ghiandola
corticosurrenale.

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Avviene la Attivazione del sistema
dilatazione neuroendocrino asse ipotalamo-
pupillare per ipofisi- surrene.
allargare il A livello cerebrale è attivata la
campo visivo cascata neuroendocrina.
Il centro della memoria (ippocampo)
elabora lo stress.
Aumenta la depressione, la
stanchezza e l’eccitabilità

Aumenta la Diminuiscono le difese


frequenza cardiaca immunitarie
affinché il sangue
scorra più
velocemente.
Aumenta pure la Aumenta il volume di
pressione arteriosa aria inspirata in quanto
perché i capillari si i polmoni si espandono
contraggono per maggiormente
aumentare il sangue
disponibile

C’è interruzione dei


processi digestivi in
quanto i capillari si I muscoli si
contraggono per contraggono per
consentire essere pronti a
all’organismo di muoversi
avere più sangue
disponibile

La Milza produce nuovi


globuli rossi consentendo
al cuore di trasportare più
ossigeno

Il fegato
produce
zuccheri
e grassi e A livello cutaneo la
li peluria diventa dritta.
immette E’ un segnale di
nel
Le ghiandole surrenali danno paginaminaccia
24 presente
sangue
adrenalina, noradrenalina e supporto didattico ai corsi per gli operatori
anche della
nelCroce
regnoRossa Italiana
cortisolo per
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Sistema
immunitario
Cervello
Se lo stress è di breve
Viene attivato il centro durata il sistema
dell’apprendimento e immunitario rimane
della memoria intatto, altrimenti c’è
(ippocampo). un abbassamento
Se lo stress diviene delle difese
cronico possono
insorgere problemi di
stanchezza, depressione
e anche di memoria

Fegato
Ghiandole surrenali
Il grasso immagazzinato
viene mantenuto come
Producono il cortisolo
fonte energetica pronta
che – in dosi eccessive
all’uso
– può essere dannoso
per le cellule cerebrali

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IL CONTROLLO DEL SISTEMA VASCOLARE
DA PARTE DEL SISTEMA NERVOSO

Il Sistema Vascolare è composto di vasi sanguigni con il compito di fornire


tutto il corpo di sostanze nutrienti e ossigeno e di trasportare i cataboliti e
l’anidride carbonica alle vie di eliminazione naturale.
Questo avviene attraverso il sistema delle arterie (che portano il sangue dal
cuore ai vari distretti dell’organismo), delle vene (che consentono il deflusso
ematico), e dei capillari.
Normalmente soltanto la minima parte del sistema capillare degli organi
interni e dei muscoli è attiva, mentre la maggioranza del sangue circola nei vasi
maggiori e a livello di “superficie” (epidermide e corteccia cerebrale).
Alla presenza di attività aerobica e conseguente innalzamento del tasso di
utilizzo dell’ossigeno sia per aumento dello sforzo muscolare sia come
conseguenza dello stress, come nell’attività fisica e nello stress, una maggiore
quantità di sangue è immessa nella rete capillare dei muscoli e ritirata da aree
non immediatamente interessate alla risposta reattiva all’attività (o allo stress),
favorendo quella che può essere definita un’azione di sopravvivenza immediata.
Il Sistema Nervoso, in queste condizioni di stress, favorisce quelle aree che
devono intervenire con una pronta risposta (muscoli, cuore) ed inibisce le aree che
possono essere temporaneamente disattivate (pelle, area intestinale, ecc.).
Questo avviene anche attraverso l’attivazione di una serie di risposte
automatiche non coscienti (e più veloci) e l’inibizione dell’azione razionale della
corteccia cerebrale: infatti, essendo il problema stress o l’attività fisica codificato
sotto i termini di scelta istintuale “fuga – lotta - sopravvivenza”, nel controllo
circolatorio intervengono l’Ipotalamo ed i centri sottocorticali escludendo la
corteccia cerebrale.
L’Ipotalamo interviene in tutte le risposte istintive quali fame, sete, gioia,
punizione, sesso, sopravvivenza ed altre ancora, ma controlla anche il Sistema
Nervoso Parasimpatico ed Ortosimpatico, che a loro volta controllano il sistema
cardiocircolatorio.
La modificazione dei flussi circolatori dipende prevalentemente dalla
attivazione dell’Ortosimpatico con la conseguente inibizione del Parasimpatico.
La corteccia cerebrale, pur potendo intervenire con un messaggio di
controllo sull’Ipotalamo, spesso delega questo ad agire portandoci a passare la
maggior parte della nostra vita ad elaborare una strategia difensiva in risposta ad
eventi affrontati nel passato.
Come conseguenza siamo spesso condizionati a vivere in uno stato continuo
di stress e di risposte di sopravvivenza con reazioni del tipo lotta/fuga.
In questo modo, buona parte del sangue viene dirottato dalla corteccia
(neoencefalo) a parti maggiormente primitive coinvolte nella attivazione delle
risposte di rabbia – paura – violenza (aree del paleo, archiencefalo) impedendoci di
pensare razionalmente ed anestetizzandoci dal provare emozioni coinvolgenti quali
amore – piacere – dolcezza che ci porterebbero ad uscire dallo stato di difesa.

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Contemporaneamente lo spostamento del sangue dal distretto cutaneo a
quello muscolare, ci impedisce di avere sensazioni “epidermiche”.
E’ per questo motivo che negli shock, nei traumi, ma anche nei momenti di
maggior rabbia o paura, perdiamo il controllo della razionalità, della parola, non
“vogliamo” sentire ciò che ci dicono, o vedere la situazione com’è realmente,
perdiamo la sensibilità al dolore, al contatto con la pelle, al caldo ed al freddo.

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IL COMPORTAMENTO PER SUPERARE LO STRESS

I comportamenti di fight or flight cioè di fuggire o immobilizzarsi di cui


abbiamo parlato, possono essere modificati e ricondotti alla normalità se il
sistema in cui si evolvono (edificio, stadio, grande magazzino,…) è preparato ed
organizzato per far fronte ai pericoli che lo insidiano.
Ad esempio il piano di evacuazione, con il percorso conoscitivo necessario
per la sua realizzazione e la relativa segnaletica, può dare un contributo in questa
direzione consentendo di:

 Essere preparati a situazioni di pericolo:

A livello individuale avere la capacità di mettere in atto meccanismi di


controllo

Poter richiamare nozioni e reazioni utili in quel frangente

 Stimolare la fiducia in se stessi.

 Indurre un sufficiente autocontrollo per attuare comportamenti razionali e


corretti.

 Controllare la propria emotività e saper reagire positivamente all’eccitazione


collettiva.

Da quanto sopra, emerge che la migliore tecnica è sempre quella preventiva.

Imparare a rilassarsi

(a) Tecniche di visualizzazione


(b) Esercizi di respirazione
(c) Training autogeno
(d) Autoipnosi
(e) Frazionamento di Oscar Vogt (mediante la contrazione e il rilassamento delle fasce
muscolari delle estremità degli arti inferiori fino ai muscoli del cuoio capelluto fino
a raggiungere un rilassamento profondo preipnoideo)
(f) Yoga
(g) Fitoterapia
(h) Omeopatia
(i) Aromaterapia
(j) Tecniche kinesiologiche (picchiettare le dita sui punti di agopuntura può
permettere – secondo lo psicologo Roger Callagan – di superare ed eliminare le

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fobie di ogni individuo; tutto dipenderebbe da uno squilibrio energetico a livello dei
meridiani; per liberarsi invece dalla pressione dello stress emotivo è necessario
praticare una leggera pressione sulle eminenze frontali (protuberanze) che si trovano
sulla fronte a metà distanza fra le sopracciglia e l’attaccatura dei capelli; questa
manovra permette di migliorare il flusso del sangue a livello della parte anteriore del
cervello) (1).

Tra le tecniche di base, può essere inserita una metodica di pronto impiego
anche in situazioni estreme, che è stata verificata nel corso di ascensioni di vie
ferrate, in discese speleologiche, nel corso di interventi di Protezione Civile in
Umbria ed a Sarno, etc.

a) L’operatore individua un MIF (muscolo indicatore forte).


b) Fa concentrare il soggetto sulla situazione disturbante.
c) Fa contattare al soggetto le eminenze frontali con l’indice e il medio di ogni
mano, e contemporaneamente contatta egli stesso con indice e pollice della
mano sinistra i processi trasversi posteriori della vertebra atlante, e
contemporaneamente colloca il proprio dito pollice e il medio sovrapposto
all’indice della mano destra, a lato di VC8 (a tre cm. circa dall’ombelico)
esercitando una pressione rotatoria, premendo anche moderatamente, ma
decisamente, quasi a volersi avvicinare ai piani muscolari sottostanti.
d) Il paziente, durante questa metodica, deve essere concentrato sull’aspetto
principale del suo disturbo.
e) Ritestare e nell’eventualità, raramente verificatasi, che il muscolo fosse ancora
MID (muscolo indicatore debole), massaggiare NL (neurolinfatico) di stomaco e
reni, e ripetere quindi la procedura di cui al precedente punto c.
f) Ritestare, e se MIF, per confermare fare effettuare cross-crowl.

(1) Rolando Incontrera, Apporto della Kinesiologia Applicata alla Psicologia dell’Emergenza, Atti del IV modulo
Tecniche di intervento nell’emergenza del master in Psicologia dell’Emergenza, novembre 2000, SIPEM Roma.

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Profilassi antistress

Situazioni di tensione ed eventi traumatici, possono provocare danni non


solo a livello psichico ma anche a livello fisico.
Sono potenzialmente pericolosi gli eventi drammatici della vita (malattia,
morte,…) ma anche avvenimenti che comportano cambiamenti nelle abitudini di
vita.
E’ necessario dunque considerare le misure da prendere per evitare
l’insorgenza di un danno psichico e/o fisico.
L’utilizzo di modalità costruttive di reazione alla frustrazione, al conflitto ed
alla malattia - meccanismi di difesa adeguati alla situazione – possono permettere
di risolvere le tensioni ristabilendo un equilibrio senza danno per la persona.
Sarebbe necessario che nella vita di tutti i giorni ci fossero delle attività che
realizzino un’igiene psicofisica al fine di alleviare la tensione.

Elenco delle principali attività per una corretta igiene psicologica e fisica:

- Adeguato numero di ore sonno.


- Adeguato numero di ore/giorni di riposo durante la settimana/anno.
- Vacanze, tempo libero, viaggi.
- Hobby.
- Interessi personali.
- Attività di rilassamento (tecniche di autodistensione,…).
- Attività fisica e sportiva.
- Contatto con la natura.
- Contatto con gli animali.
- Gioco.
- Interessi culturali.
- Momenti associativi.
- Attività di volontariato.
- Esercizi di cross crowl (vedi Figura A).
- …

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Figura A

Gli esercizi di cross crowl devono essere ripetuti circa otto volte seguendo i
movimenti di seguito riportati; essi consentono un migliore collegamento nel
funzionamento degli emisferi cerebrali secondo gli assunti della kinesiologia
applicata di Goodheart (2).

(2) A. Holdway, Edizioni Mediterranee, Roma, 1999.

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ALCUNE CONSIDERAZIONI SUL COMPORTAMENTO UMANO

Per valutare il comportamento di un individuo in situazioni di emergenza, è


necessario richiamare in estrema sintesi taluni cenni sul comportamento umano
in generale.
In campo psicologico, le teorie che tentano di spiegare il comportamento
umano risalendo alle sue cause, sono molteplici3.
La domanda che spesso gli studiosi si sono posti è questa: quali processi
interni e/o esterni di un organismo sono responsabili di un dato modo di
comportamento e si esprimono direttamente in esso? (Hasseinstein, 1966)(1)

Eccone alcuni esempi:

 Le cause derivano dalla presenza di un comportamento istintivo innato e


fisiologico presente in ogni essere umano
 Le cause sono fuori di noi e si possono identificare nella complessità della
rete sociale che ruota attorno all’individuo
 E’ la mente che governa il corpo
 E’ il corpo che governa la mente

La pulsione è un impulso di carattere fisiologico presente in ogni organismo;


essa fa dirigere l’azione in una determinata direzione a seconda dello stimolo che
l’ha prodotta.

La motivazione è invece un processo mentale che permette all’individuo di


dirigersi verso un determinato obiettivo.

Parlando di comportamento sociale e di senso di responsabilità sociale la


regola è che gli individui aiutino coloro che ne hanno bisogno.
Laddove la causa che ha generato la situazione di sofferenza e di
dipendenza della vittima dal soccorritore, non sia conseguenza diretta della sua
volontà ma di fattori esterni alla sua stessa persona (incidenti stradali, cadute,…)
in colui che presta il soccorso, aumenta il senso del dovere di adoperarsi per
alleviare le sofferenze dell’infortunato.
Howard ed al. (1981) suggerirono il modello del processo di altruismo che si
suddivide in cinque fasi successive:

1^ Fase ATTENZIONE
2^ Fase MOTIVAZIONE
3^ Fase VALUTAZIONE
4^ Fase DIFESA
5^ Fase COMPORTAMENTO

3
* Per un inquadramento più specifico delle principali teorie che hanno cercato di spiegare il
comportamento umano si rimanda all’Appendice.

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Nella prima Fase il soccorritore percepisce che una persona ha bisogno di
aiuto in quanto manifesta uno stato angoscioso.
Successivamente (seconda Fase) la norma personale di senso del dovere
genera la motivazione all’azione.
La terza Fase (Valutazione) comporta un’analisi dei costi e dei benefici che
potranno conseguirne sia sul piano emotivo sia su quello fisico.
Se dalla valutazione emergerà una conclusione positiva il soggetto passerà
alla quinta Fase (comportamento); in caso contrario (conclusione negativa) la Fase
di difesa potrebbe portare il soggetto a non prestare la sua opera di aiuto.

Nelle situazioni di emergenza, le persone si trovano ad affrontare


circostanze che non rientrano nei soliti “copioni” ma che – al contrario –
richiedono una deviazione notevole del comportamento.
Latané ed altri (1969) fu in grado di descrivere cinque caratteristiche
peculiari delle emergenze:

1. Presenza di un pericolo.
2. Eccezionalità dell’evento.
3. Pochi aspetti comuni fra loro.
4. Imprevedibilità degli eventi.
5. Richiesta di un’azione urgente.

In presenza di tali circostanze – secondo l’ipotesi degli Autori – è assai


improbabile che “le normative sociali determinino la propensione ad intervenire”.
Latané (1981), ha dimostrato che le persone sentono il senso del dovere e di
responsabilità nel prestare soccorso ad una vittima quando si trovano da soli di
fronte all’evento.
L’inibizione sociale ad intervenire (Latané e Shwartz, 1976) dipenderebbe
essenzialmente da tre fattori:

1° Fattore: il senso di responsabilità quando si è da soli è tutto concentrato sul


singolo; quando è diffuso, perché i possibili soccorritori sono in
numero maggiore, diminuisce pure l’altruismo.

2° Fattore: se la circostanza genera un senso di inadeguatezza nel soccorritore, si


genera un ostacolo all’azione altruistica.

3° Fattore: l’individuo che dovrebbe agire, in presenza di altri che lo osservano,


può sentirsi impreparato e nell’impossibilità di effettuare un intervento
mirato ed efficace, non agisce.
Al contrario, il soccorritore qualificato, in presenza di altri agisce
perché dimostra la sua superiorità e competenza.

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SUGGERIMENTI PER FRONTEGGIARE
SITUAZIONI DI RISCHIO IN PRESENZA DI FOLLA

Se siete a piedi

Trovandosi in mezzo ad una folla turbolenta e spaventata, allontanatevi senza


correre per non attirare l’attenzione ed aumentare l’allarme e il pericolo.
Prima che la folla vi raggiunga, trovate riparo all’interno di un negozio o di un
portone.
Se vi trovate intrappolati nella calca ricordatevi le regole fondamentali: stare
lontano dalle vetrine dei negozi e cercare di rimanere in piedi per evitare di
essere travolti e calpestati dalla folla rischiando gravi traumi.
Se intrappolati nella calca, cercate di tenere le braccia semiflesse tese in
avanti afferrando il polso con l’altra mano tenendo i gomiti ben allargati sui
lati per creare uno spazio tra voi e gli altri e per respirare meglio. Se siete
trascinati dalla calca cercare pure di piegare leggermente il busto in avanti per
favorire l’espansione dei polmoni (Fig. 1/2).
Per evitare che vi calpestino, piegate le ginocchia tenendo i piedi sollevati: la
calca farà da sostegno. NB: stare pronti a rimetterli giù non appena si è creato
lo spazio sufficiente tra voi e la gente.
Qualora siate caduti per terra e non abbiate la possibilità di rialzarvi
immediatamente, cercate di mettervi contro un muro con la faccia rivolta verso
di esso raggomitolandovi in posizione fetale e stringendo le mani attorno alla
nuca in modo da proteggere il capo; è fondamentale rimanere in questa
posizione senza farsi prendere dal panico; probabilmente la marea di gente
passerà in pochi secondi (Fig. 3).

Se siete in automobile

Non guidare mai attraverso una folla: rischiate di farvi rompere i finestrini o
addirittura di farvi rovesciare il mezzo.
In mezzo di un corteo, non fare commenti o mettersi a discutere con i
dimostranti ma imboccare – guidando con calma – una strada laterale.
Se non potete allontanarvi, spegnete il motore, chiudete le portiere ed
aspettate con calma il passaggio della folla.

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Se siete in un locale affollato
La ressa delle persone presenti all’interno di un cinema, di una sala da ballo o
all’interno di qualsiasi altro locale pubblico, può essere provocata da un
incendio o da altra situazione che crea uno stato di panico. Mantenere la
calma cercando di non farsi travolgere dalla folla (v. sopra).
Cercare di raggiungere l’esterno dell’edificio.
Se la scala principale è invasa dal fumo, cercate quella di sicurezza.
Sarebbe sempre opportuno – entrando in un locale pubblico affollato –
individuare le uscite di sicurezza ed eventuali segnaletiche di percorsi di
sicurezza.
Se vi trovate nella zona superiore di un locale che sta bruciando, scendere al
più presto per evitare intossicazioni causate dalla combustione del fumo
(ricordatevi che c’è sempre uno spazio libero tra la cortina di fumo ed il
pavimento).
Se trovate un punto del locale senza fiamme né fumo attendete lì i soccorsi.

Se esplode una bomba


Lo scoppio di una bomba è sempre la più imprevedibile e la più terrificante
delle emergenze in cui ci si può trovare coinvolti. Di fronte alla visione ed alle
grida di molte persone ferite, ci si può sentire talmente impotenti e sconvolti da
essere presi da forte shock. Tuttavia, ogni aiuto, nei momenti successivi
all’evento, è utile ed essenziale.
Non mettere a rischio la vostra incolumità.
Fate una chiamata di emergenza a qualunque numero (113, 118,…).
Se avete delle conoscenze sanitarie di base, prestate i primi soccorsi alle
persone più gravi (v. Triage).
Se non ve la sentite di prestare soccorso perlomeno cercate di supportare
psicologicamente i presenti più bisognosi aspettando l’arrivo di soccorsi
qualificati.

Presenza di un pacco sospetto

Non toccarlo, non scuoterlo, non aprirlo.


Non gridare creando allarmismi tra le persone ma allontanatevi dal pacco
assieme agli altri.
Chiamate un numero di emergenza.
Se siete all’interno di un edificio, aprite porte e finestre per ridurre l’eventuale
onda d’urto dovuta alla eventuale deflagrazione.
Se avete notato delle persone sospette cercate di ricordare più dettagli possibili
per la loro identificazione.

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Fig. 2
Fig. 1

Fig. 3

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IL RUOLO DEL SOCCORRITORE

Dal punto di vista psicologico, il soccorritore agisce con la consapevolezza


che il suo operato rientra – a tutti gli effetti - in quella serie di norme sociali che
appartengono alla maggior parte della popolazione: buona azione, alto valore
morale, comportamento ad alta approvazione sociale.
L’azione di soccorso comporta una serie di rischi psicologici (stress emotivo,
PTSD,…) e fisici (sforzo, lesioni,…) che in ogni caso risulteranno essere inferiori
alle conseguenze positive che deriveranno dall’azione stessa.
La professionalità del soccorritore, deve necessariamente derivare dalla sua
approfondita formazione sanitaria e da alcune caratteristiche di personalità che
gli consentiranno di stabilire una relazione personale con il paziente.
Il soccorritore qualificato presterà, fatta salva la gerarchia delle prorità,
particolare attenzione nei confronti di coloro i quali:

- Sono in preda di una grave sofferenza fisica.

- Sono in crisi dal punto di vista psicologico.

- Sono in difficoltà a causa di un’urgenza di tipo emozionale.

Il soccorritore deve possedere delle caratteristiche di personalità che gli


consentiranno di:

- Instaurare un colloquio con gli assistiti specialmente se anziani e bambini i quali


necessitano di particolari modalità di approccio.

- Fornire una competenza tecnica e supporto psicologico.

- Comportarsi sempre in modo professionale mantenendo la calma, senza attivare


brusche reazioni, risposte eccessive o gesti non consoni alla situazione in atto ma
sapendo ascoltare il soggetto che deve arrivare alla consapevolezza che si vuole
stabilire una relazione con lui, che ci si sta prendendo cura della sua persona con
l’intenzione di fornirgli il massimo dell’aiuto.

- Non offrire mai soluzioni superficiali ai problemi.

- Non affermare che tutto andrà bene.

- Non parlare dei propri problemi.

- Evitare paragoni con situazioni simili.

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- Saper chiedere all’infortunato se prova dolore.

- Non banalizzare le piccole ferite ma medicarle accuratamente in quanto tale prassi


servirà al soggetto per affrontare meglio la situazione in corso.

- Avere il massimo rispetto per il prossimo.

- Possedere buone capacità organizzative per interventi anche lunghi o


particolarmente complessi dei quali si può essere totalmente responsabili.

- Evitare la sindrome del soccorritore ossia quel disturbo stressante del


soccorritore che deriva dall’aver vissuto una situazione traumatizzante.

E’ necessario rilevare ancora una volta che tra i compiti del soccorritore,
rientra anche quello di instaurare un comportamento prosociale e quindi ottimista
che escluda l’egoismo e dia invece importanza all’empatia (per empatia s’intende il
tentativo di riprodurre in proprio i sentimenti altrui al fine di comprendere l’altra
persona).
La via per condividere i sentimenti altrui passa primariamente attraverso la
comunicazione verbale, ma è rilevante anche la spontanea espressione del proprio
sentimento.

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L’URGENZA E LO STRESS DEL SOCCORRITORE

Definizione di URGENZA è una situazione che richiede un pronto


intervento da parte del soccorritore; egli si
trova ad affrontare una condizione di
estrema gravità che esige decisioni ed
azioni immediate, rapide ed efficaci

Definizione di EMERGENZA situazione clinica in cui l’integrità fisica e


psichica di un individuo sono
irrimediabilmente compromesse a meno
che il quadro non venga risolto con
assoluta tempestività

Urgenza ed emergenza comportano uno stato di stress, ansia e paura anche


nel soccorritore sul quale gravano le conseguenze delle sue decisioni.

Resta fondamentale che egli:

♦ Valuti con tranquillità, ma in tempi ragionevoli, la situazione in atto.

♦ Organizzi con estrema rapidità l’intervento sanitario.

♦ Controlli le proprie emozioni.

♦ Instauri una relazione interpersonale con l’infortunato il quale deve convincersi che
sta per essere aiutato.

♦ Induca l’assistito – sia con il tono della voce sia con la gestualità e la sua
professionalità - a calmarsi.

♦ Parli a lungo e non concitatamente poiché l’interlocutore potrebbe pensare che c’è
qualcosa che non va, o che la situazione è tale da essere preoccupante.

♦ Spieghi onestamente la realtà dei fatti (laddove sia possibile farlo).

♦ Tenga conto dei cambiamenti di comportamento dei pazienti.

♦ Presupponga problematiche più gravi nelle circostanze in cui in cui il paziente non
risponde o non sia in grado di calmarsi.
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GLI EFFETTI DELLO STRESS SUL SOCCORRITORE

Possono essere sinteticamente riportati i principali effetti che possono


coinvolgere l’operatore sanitario sia che egli operi sul luogo dell’evento, sia per
esposizione indiretta mediante il contatto con il paziente (vedi per esempio lo
psicologo durante l’intervento terapeutico in Mc Cann e Pearlman 1990, Danieli
1994, Sgarro 1998).

Sostanzialmente si hanno:

 Reazioni Emozionali: ansia, tristezza, panico, cambiamenti di umore,


letargia, rabbia, senso di colpa, senso di impotenza, di vulnerabilità,
di inadattabilità.

 Reazioni Cognitive: identificazione profonda con le vittime, forte


autocritica, mente assente, difficoltà a concentrarsi, dimenticanze,
pensieri ricorrenti, ossessivi, sogni ricorrenti.

 Reazioni Fisiche e/o Fisiologiche: iperidrosi palmare, (sudorazione del


palmo delle mani), tachicardia, arrossamento del volto, tremore alle
mani, crampi allo stomaco, respirazione accelerata, aumento della
pressione sanguigna, tremore delle ginocchia, significative variazioni
ponderali, disturbi del sonno.

 Reazioni a livello del comportamento sia individuale sia sociale:


piangere, picchiettare con le dita sul tavolo, pestare i piedi,
aggressività, sfoghi incontrollati, estraniamento dagli altri,
preoccupazione eccessiva per l’altrui sicurezza, rifiuto di confidarsi in
famiglia e con gli amici ritenendo che questi non possano
comprendere ciò che egli esperisce oppure, per converso, voler
risparmiare loro aspetti così traumatizzanti, aumento del consumo di
alcol e droghe.
E’ importante ricordare, in accordo con R. Lazarus 1996, il ruolo
significativo che gioca la valutazione, l’interpretazione che il soggetto dà
all’evento.

Lo stress è il risultato di interazioni (vedasi capitoli precedenti), di reazioni


emozionali, cognitive, fisiche e comportamentali che paiono conseguenti ad un
evento percepito dal soggetto come pericoloso o disturbante e che mette alla prova
duramente o addirittura sopraffa le risorse personali.

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Quando le strategie per superare una condizione particolare di stress, non
risultano essere adeguate (ciò può dipendere dalle caratteristiche dello stressor
oppure da elementi di inefficienza dell’organismo), si possono riscontrare tre tipi
di stress:

1. STRESS CRONICO IPERPROTRATTO


ESEMPIO: militari impegnati per lunghi periodi nei conflitti.

Comparsa di disturbi psicologici:


- Stato catatonico.
- Perdita dell’istinto di sopravvivenza.
- Tentati suicidi.
- Incapacità fronteggiare la situazione in atto.

Comparsa di disturbi fisiologici:


- Infarto del miocardio.
- Shock surrenalico.
- Emorragie cerebrali.

2. STRESS ACUTO IN CONDIZIONI DI BLOCCO DELL’AZIONE


ESEMPIO: operatori che svolgono attività di emergenza sanitaria.

Possibili disturbi psicologici:


- Stato depressivo.
- Ansia.
- Paranoie.
- …

Possibili disturbi fisiologici:


- Ricorrente uso di psicofarmaci.
- Uso/abuso di sostanze alcoliche.
- Uso/abuso di sostanze stupefacenti.

3. STRESS ACUTO E CRONICO IN UN SISTEMA CON INIBIZIONE ALLA


REAZIONE
ESEMPIO: caratteristiche di personalità, pregressi traumi a livello
psicologico.

Possibili disturbi fisiologici:


- Indebolimento del sistema immunitario.
- Maggiore sensibilità alle infezioni ed alle patologie tumorali.

La permanenza della condizione stressante comporta dunque degli


scompensi che possono manifestarsi sia a livello psichico sia a livello fisiologico.

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Tra le varie sindromi che comunemente possono essere individuate come
diretta conseguenza degli effetti di una lunga esposizione a fattori stressanti, vi è:
il bournout, che è una situazione clinica di esaurimento psico-fisico che
comporta delle ripercussioni sia a livello di prestazione professionale, sia a livello
privato: la risposta dell’organismo ad uno stressor, inizia ad essere inadeguata
comportando conseguenze negative all’azione di aiuto, al paziente ed all’operatore
stesso.
L’alto impatto emotivo che può essere scatenato dalle numerose circostanze
in cui un operatore sanitario può imbattersi, può essere eccessivamente pesante
da sostenere.
Queste condizioni di elevato stress possono comportare – anche
nell’operatore più motivato al servizio – un cambiamento radicale delle proprie
abitudini di vita: da fiducioso e motivato, il soccorritore può diventare diffidente e
schivo.

EVENTI TRAUMATICI

Oltre agli stressor quotidiani routinari in cui il soccorritore si confronta,


ci sono degli eventi traumatici, inusuali che non accadono ad ognuno di noi e
che, al di là della nostra capacità di valutare la situazione, per loro stessa
natura e gravità, procurano degli effetti su chi li subisce (L. Arambasic, 2001).
Altri come R.M. Salomon li definiscono come “ qualsiasi situazione che
provochi un senso opprimente di vulnerabilità o perdita di controllo”, oppure,
secondo J. Mitchell “qualsiasi situazione che porti le persone a provare reazioni
emotive particolarmente forti, tali da interferire con le loro capacità di
funzionare sia al momento che in seguito”.
Si riporta ora, per una migliore comprensione, la classificazione degli
eventi traumatici adottata da Meichenbaumm nel 1994 e che si ritiene la più
comprensiva.

EVENTI TRAUMATICI A BREVE TERMINE

Disastri Naturali: inondazioni, uragani, tornadi terremoti, eruzioni


vulcaniche e valanghe.

Disastri Accidentali: incidenti automobilistici, di treno, di nave e aereo,


incendi ed esplosioni, gravi incidenti casalinghi,
gravi incidenti sul lavoro, perdita di lavoro che
porta a totale indigenza con rischio di
sopravvivenza.

Disastri causati deliberatamente: bombe, sparatorie, attacchi


terroristici, cattura di ostaggi, aggressioni ed
assalti, furti, incidenti industriali, incidenti di

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caccia per conto terzi, incidenti militari per conto
terzi.

EVENTI TRAUMATICI A LUNGO TERMINE

Traumi prolungati e ripetuti: disastri naturali e tecnologici, incidenti


nucleari, cattura di prigionieri politici,
molestie sessuali, vittime dei campi di
concentramento, maltrattamenti,
rifugiati ed emigrati, contingenti militari
all’estero.

Disegni umani intenzionali: cattura di ostaggi, prigionieri politici,


vittime dell’olocausto, abusi fisici e
sessuali protratti, rifugiati.

ESPOSIZIONE DIRETTA AL TRAUMA

Impatto a lungo termine dell’Olocausto sui sopravvissuti e sui loro figli,


impatto della guerra sui veterani non-combattenti e sulle loro famiglie.
Assistere all’uccisione di qualcuno, essere testimone o venire a conoscenza
di un rapimento, di una sparatoria, di un ferimento grave, della morte improvvisa
o violenta di un membro della propria famiglia o di un amico stretto, della
malattia minacciosa per la vita di un proprio bambino, di un’aggressione violenta,
di un grave incidente o di gravi lesioni.

Le manifestazioni post-traumatiche nel soccorritore vanno da:

- Burnout.
- Irritabilità.
- Depressione.
- Incapacità di concentrazione.
- Mancanza di entusiasmo.
- Insonnia.
- Incubi durante il sonno.
- Riduzione della vita sociale.
-
a manifestazioni psicosomatiche come:
- Vomito
- Nausea

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- Emicrania
- Dolori muscolari e coliti
Contro transfert disfunzionale di 1° tipo (fobico-evitante): l’operatore
è evitante rispetto al paziente, ha paura di lui e di quanto ha
subito; prova disagio, disgusto, ostilità, condanna morale,
dubbiosità e senso di colpa inesistente. L’operatore blocca l’empatia
e si comporta in maniera neutrale tendendo a disconoscere le
dinamiche del soggetto ed a non approfondire la storia del trauma,
rarefacendo gli incontri o medicalizzandoli eccessivamente,
incorrendo in incomprensioni e addirittura invitando il soggetto a
curarsi altrove.

Contro transfert disfunzionale di 2° tipo (iper-identificazione,


immischiamento): nell’operatore sorgono eccessiva vicinanza ed
identificazione con il soggetto trattato condividendone sensi di colpa
e vergogna. Può richiamare alla memoria traumi consimili e
pertanto non è in grado di gestire correttamente il rapporto. Vi è
dipendenza dal soggetto ed una accentuazione dell’empatia che dà
luogo a condivisione nel rapporto e ad una vulnerabilità emotiva,
crescita dell’arousal, possibili somatizzazioni

Traumatizzazione vicaria: con tale termine si connota la possibile


risultanza negativa sul terapeuta a seguito del contatto con il
soggetto che ha vissuto esperienze traumatizzanti e/o sconvolgenti.
C’è l’eventualità – dunque – che l’operatore si traumatizzi per
esposizione indiretta all’evento traumatico vissuto dal paziente e
per l’interazione avuta con lo stesso.

Tale evento non è la norma ma appare più probabile:

 Quando non sono molto discernibili i confini tra l’operatore e il soggetto, tipici
del controtransfert disfunzionale di tipo 2°.

 Il vissuto del paziente è evocativo per l’operatore.

 Ascoltando il racconto, l’operatore dà corso a proprie fantasie ed immagini


mentali che perdureranno anche dopo l’incontro.

 Quando l’operatore è oramai disturbato, adotta un atteggiamento scostante


tipico del controtransfert di tipo 2° perché colpito profondamente dal trauma
del soggetto.

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 Quando l’operatore non è preparato psicologicamente e professionalmente a
trattare soggetti affetti da PSTD.

La sintomatologia è molteplice:

- Depressione.
- Cinismo.
- Stanchezza.
- Irritabilità.
- Aggressività.
- Sintomi psicosomatici.
- Insonnia
- Problematiche relazionali
- Crisi familiari
- Apatia
- Ritiro, abbandono
- Pensieri di reiezione della propria professione
- Crisi ideologiche

In pratica la traumatizzazione vicaria è uno stato di difesa attuato specie in


contesti professionali e socio organizzativi non atti a sostenere l’operatore quali:

- Ritmi di lavoro
- Spazi insufficienti e/o inadeguati
- Organizzazione sanitaria che non consente un approccio corretto con i soggetti

TIPOLOGIA DELLE VITTIME

I tipo : chi subisce in via diretta l’impatto catastrofico.


II : parenti e persone care di vittime del I tipo.
III : personale di soccorso.
IV : la comunità coinvolta nel disastro e che in qualche modo ne è eventualmente
responsabile.
V : individui il cui equilibrio psichico è tale che anche se non sono coinvolti
direttamente nel disastro possono reagire con un disturbo emozionale.

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VI : persone che, per un diverso concorso di circostanze, avrebbero potuto essere
loro stesse vittime del primo tipo o che hanno spinto altri nella situazione
della calamità o che si sentono coinvolti per altri modi indiretti.

REAZIONI A STRESS TRAUMATICO

FINO A 72 FINO A 30 FINO A 3 FINO A 6 OLTRE


ORE GIORNI MESI MESI
RAS DAS PTSD PTSD PTSD
Reazioni acute Disturbo acuto cronico ritardato
da stress acuto da
100% stress
80%
Risoluzione
autonoma
20%
>95%
se trattato
<5%
Preven- Prevenzione secondaria Terapia
zione con personale adeguatamente formato speciali-
primaria nella fase di prevenzione primaria stica

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LE FASI DI UN DISASTRO

1. Avvertimento
2. Pericolo
3. Impatto
4. Ricognizione
5. Salvataggio
6. Ripresa
7. Ricostruzione

Ogni fase comporta reazioni emozionali tipiche

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REAZIONI A UN DISASTRO

INDIVIDUALI COLLETTIVE

RAS Commozione,
Reazioni iperemotive inibizione, stupore
brevi
Disturbi nevrotici Panico

Disturbi psicotici
Esodo
DAS
PTSD

REAZIONI ACUTE
REAZIONI DADASTRESS
ACUTE STRESS (RAS)

STRESS
TRAUMATICO

RAS
REAZIONI ACUTE
DA STRESS

rappresentano la normale risposta dell'organismo ad


una situazione che si presenta intollerabile

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Le principali caratteristiche delle RAS

Impronta della morte


Senso di colpa
Vergogna

Torpore psichico

Diffidenza e sospetto

Ricerca di significato

La conoscenza delle RAS permette di adottare


con maggiore facilità l'atteggiamento di
"comprensione positiva" necessario a gestire in
modo adeguato la relazione con le persone
coinvolte.

Valenza POSITIVA
R AS
Valenza NEGATIVA

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DISTURBO ACUTO DA STRESS (DAS)

I criteri diagnostici (M. Sgarro 1998) sono:


A - La persona è stata esposta ad un evento traumatico in cui erano presenti
entrambi i seguenti elementi:
a) la persona ha vissuto, ha assistito o si è confrontata con un evento o
con eventi che hanno comportato la morte, o una minaccia per la vita,
o una grave lesione, o una minaccia all’integrità fisica, propria o di
altri;
b) la risposta della persona comprende paura intensa, sentimenti di
impotenza o di orrore.
B - Durante o dopo l’esperienza dell’evento stressante, l’individuo presenta almeno
tre dei seguenti sintomi dissociativi:
a) sensazione soggettiva di insensibilità, distacco, o assenza di reattività
emozionale;
b) riduzione della consapevolezza dell’ambiente circostante (per es. rimanere
storditi)
c) derealizzazione;
d) depersonalizzazione;
e) amnesia dissociativa (cioè incapacità di ricordare qualche aspetto
importante del trauma).
C - L’evento traumatico viene persistentemente rivissuto in almeno uno dei
seguenti modi: immagini, pensieri, sogni, illusioni, flashback persistenti, o
sensazioni di rivivere l’esperienza; oppure disagio all’esposizione a ciò che
ricorda l’evento traumatico.
D - Marcato evitamento degli stimoli che evocano i ricordi del trauma (per es.
pensieri, sensazioni, attività, luoghi.
E - Sintomi marcati di ansia o di aumento dell’arousal (per es. difficoltà a
dormire, irritabilità, scarsa capacità di concentrazione, ipervigilanza, risposte
di allarme esagerate, irrequietezza motoria).
F - Il disturbo causa disagio clinicamente significativo o menomazione del
funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti oppure
compromette !a capacità dell’individuo di eseguire compiti fondamentali, come
ottenere l’assistenza necessaria o mobilitare le risorse personali raccontando
ai famigliari l’esperienza traumatica.
G - Il disturbo dura al minimo 2 giorni e al massimo 4 settimane, e si
manifesta entro 4 settimane dall’evento traumatico.
H - Il disturbo non è dovuto agli effetti fisiologici diretti di una sostanza (per
es. una droga, un farmaco), non è meglio giustificato da un Disturbo
Psicotico Breve e non rappresenta semplicemente l’esacerbazione di una
patologia preesistente.

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DISTURBO POSTRAUMATICO DA STRESS (PTSD)

Esso compare almeno dopo trenta giorni dalla situazione critica scatenante
e comporta disturbi clinici e/o disturbi nell’attività lavorativa e nelle relazioni
sociali.

Si differenzia in:

- Acuto se la durata dei disturbi non supera i tre mesi.


- Cronico se la durata dei sintomi è superiore ai tre mesi.
- Ritardato se la sintomatologia compare oltre sei mesi dall’evento scatenante.

Criteri diagnostici:

A) Presupposti essenziali (M. Sgarro, 1998):


1. Il soggetto ha vissuto, ha assistito o si è confrontato con eventi che
hanno implicato morte o minaccia di morte, o lesioni gravi, o
minaccia all’integrità fisica propria o altrui.
2. La risposta del soggetto comprendeva paura intensa, sentimenti di
impotenza o di orrore.

B) Evento traumatico rivissuto persistentemente come (uno o più


modi):
- Ricordi spiacevoli ricorrenti o intrusivi dell’evento.
- Sogni spiacevoli ricorrenti dell’evento.
- Agire o sentire come se l’evento traumatico si stesse ripresentando.
- Disagio psicologico intenso all’esposizione a fattori scatenanti interni o
esterni che simbolizzano od assomigliano a qualche aspetto dell’evento
traumatico.
- Reattività fisiologica a fattori esterni che simbolizzano o assomigliano
all’evento traumatico.

C) Evitamento persistente degli stimoli associati al trauma e


attenuazione della reattività generale (tre o più modi)
- Evitamento di pensieri, sensazioni, ecc
- Evitamento di persone,luoghi, attività, ecc.
- Incapacità di ricordare aspetti importanti
- Riduzione di interesse e/o partecipazione
- Sentimenti di distacco o estraneità
- Affettività ridotta
- Sentimenti di diminuzione di prospettive

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D) Sintomi persistenti di aumentato arousal (due o più modi)

- Difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno


- Irritabilità e scoppi di collera
- Difficoltà di concentrazione
- Ipervigilanza
- Esagerate risposte d’allarme

E) La durata del disturbo (sintomi Criteri B, C, D) è superiore a un


mese

F) Il disturbo causa disagio clinicamente significativo o menomazione


nel funzionamento sociale, lavorativo, ecc.

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GLI STRUMENTI PREVENTIVI E DIAGNOSTICI DELLO STRESS

Dai capitoli precedenti, si è visto che le conseguenze di una situazione di


stress, dipendono – in larga misura – da come essa è stata percepita e valutata
dal soggetto, ma anche da ciò che la persona fa per superare o tollerare meglio la
situazione.
Vi sono diverse strategie per affrontare lo stress (coping):

o Cambiare lo stressor.
o Accettare la situazione.
o Evitare la situazione.

oppure, badando al timing, cioè raffrontando la situazione a situazioni simili


e valutando le modalità con cui tale situazione si presenta (ad esempio viene
focalizzato solo un aspetto del problema).

Risulta utile pertanto:

- Cercare il confronto ed il dialogo dei colleghi, della famiglia, degli amici cercando di
parlare ed esprimere i sentimenti che generano l’angoscia.

- Accettare le proprie reazioni emotive.

- Se sorge l’idea di abbandonare il servizio in qualità di soccorritore, parlarne prima


di prendere decisioni affrettate, sfruttando la forza della motivazione che ha
spinto ad iniziare tale tipo di attività.

- Prendersi eventualmente un periodo di vacanza perché ciò aiuta ad avere una


prospettiva della situazione da un punto di vista diverso.

- Tentare di modificare – molto gradualmente – le vecchie e disfunzionali reazioni


alle situazioni stressanti, trovando nuovi e semplici modi per controllare la propria
vita.

Assesment: raccogliere tutte le informazioni che servono per svolgere un lavoro


efficace.

Defusing: è utilizzato in prossimità temporale successiva all’evento critico ed è


un intervento sia di carattere individuale, sia di gruppo (preferibile).
Esso non rientra nel novero delle psicoterapie, però consente di ridurre il
senso di isolamento attraverso il gruppo che è sottoposto al trauma.
Consente anche di aiutare il gruppo a tornare alla normalità, prospettando
ipotesi di soluzioni a breve termine.
Infatti, secondo Mitchell con il defusing si ottiene la medicalizzazione del
disagio e la stabilizzazione della fase acuta.

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Debriefing: dovrebbe avere luogo tra le 24 e le 72 ore successive all’intervento,
possibilmente non sulla scena dell’evento traumatizzante ed in una struttura
che offra un’atmosfera rassicurante.
I gruppi sono composti in maniera omogenea, comprendendo un minimo di 4
ed un massimo di 25 persone.
Le regole delle sessioni (set), debbono essere state stabilite chiaramente
all’inizio e mantenute sino al termine.

Le principali fasi sono:

1. Introduzione (area cognitiva): è caratterizzata da:

- Confidenzialità (i partecipanti devono sentirsi sicuri).

- Nessuna critica o giudizio.

- Ognuno dei presenti rappresenta i fatti.

- Ognuno parla solo per se stesso.

- Ognuno si assume la responsabilità di ciò che afferma.

- I componenti della squadra di debriefing, non devono essere le stesse


persone che indagano sull’evento.

- Durante la sessione, è fatto divieto fotografare, registrare e prendere


appunti.

- Tutti i partecipanti sono uguali.

- Ognuno partecipa sino alla fine e non sono ammessi ritardatari.

Vietato l’umor nero.

I telefoni cellulari debbono essere disattivati.

2. Fatti (area cognitiva).

3. Pensieri (area cognitivo/emotiva).

4. Gli elementi più stressanti (area emotiva).

5. Sintomi dello stress e del trauma (area emotiva e cognitiva).

6. Insegnamento e formazione.

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7. Reinserimento.
8. Riunione post-debriefing.

9. Monitoraggio successivo.

Il Responsabile del Servizio dovrà valutare precauzionalmente ed


attentamente al fine di prevenire e/o attenuare, e/o eliminare i disturbi di cui
sopra e garantire:

1. Ritmi di lavoro, gli spazi fisici e la disponibilità degli operatori siano


congrui.

2. Adeguatezza dei turni di riposo.

3. Sufficiente presenza di operatori in caso di eventuali assenze.

4. Momenti di confronto e scambio fra gli operatori.

5. Monitoraggio psicologico periodico mediante l’uso di reattivi e colloqui


mirati ad evidenziare il livello di stress presente.

6. Eventuali momenti di sostegno psicologico, laddove necessario.

7. Evitare che l’organizzazione del lavoro disincentivi e demotivi l’operatore


sanitario e/o il soccorritore.

8. Impedire che il singolo operatore si confronti con il paziente affetto da


PTSD senza il confronto, il supporto, il sostegno del gruppo, con il
rischio di acquisire di stress o altri inconvenienti.

9. Aver cura che il personale che accoglie i pazienti con PTSD sia sempre
preparato e professionalmente e culturalmente.

Giova ricordare che il tipo e l’intensità delle reazioni traumatiche da


stress dipendono essenzialmente da tre fattori:

I. Le caratteristiche dell’individuo.
II. Le dimensioni dell’evento traumatico.
III. Le caratteristiche dell’ambiente sociale.

Quindi, i fattori più manipolabili per diminuire gli effetti del trauma, sono il
primo ed il terzo, potendosi – per il secondo – svolgere peculiarmente, attività
preventiva d’informazione ed apprendimento di specifiche tecniche atte a
fronteggiare con competenza l’evento per diminuire ed attenuarne gli effetti.

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LA COMUNICAZIONE

Data la valenza della comunicazione nel corso degli interventi di Primo


Soccorso, si riportano alcuni concetti relativi alla stessa.
La comunicazione, nell’ambito delle relazioni umane e sociali, è la modalità
che permette sia il passaggio delle informazioni da un individuo all’altro, sia il
fluire d’immagini non convenzionali che la completano, arricchendola di tutti quei
contenuti che le parole – da sole – non sono in grado di esprimere (Tabella 1.)
La comunicazione è un processo che si manifesta dunque anche attraverso
messaggi di carattere analogico come il linguaggio dei simboli, i movimenti del
corpo, l’intonazione della voce (che comprende le pause e i silenzi nel discorso), la
posizione e l’orientamento del corpo nello spazio oltre alla distanza prossimale che
gli interlocutori mantengono fra loro.
La comunicazione non verbale contiene altresì ricche e profonde modalità
espressive le quali sono inequivocabilmente legate ai sentimenti ed all’emotività, la
parte più vera e nascosta della personalità umana (Tabella 2.)
Attraverso il segnale non verbale l’individuo segnala il suo stato emotivo.
I nostri sensi quindi, ci permettono di raccogliere tutta una serie
d’informazioni extra-verbali sia sul soggetto che parla o ascolta, sia sul contesto.
La comunicazione è dunque il rapporto stesso che si stabilisce fra gli
interlocutori.
Va tenuto conto che la regola comunicativa va sempre considerata sia nella
situazione spazio/temporale nella quale si realizza (contesto), sia in base alla
relazione ed alle attese che si creano tra due o più persone che si scambiano dei
messaggi.
Comunicando - le persone che parlano - danno vita ad un processo che
tende al mantenimento di un equilibrio (Miller, 1944) che fra loro è necessario
grazie alla presenza di forze d’avvicinamento – intese come consenso all’affiliazione
ed alla prossimità con l’interlocutore - contrastate da forze di allontanamento che
sottostanno invece al desiderio di mantenere una certa lontananza.
La mancanza di una comunicazione soddisfacente ed adeguata, pregiudica in
maniera seria il benessere psico-fisico degli individui divenendo così la causa
prima di problematiche come la depressione, l’alcolismo, l’uso di droghe (Peplau e
Perman 1982) come pure l’accelerazione dei processi d’invecchiamento e di morte.
La comunicazione, molto spesso, costituisce uno strumento veramente
efficace per aiutare le persone che si trovano in preda ad una sofferenza di
carattere psicologico: durante un intervento di Primo Soccorso, ci si trova
comunemente di fronte ad individui sconvolti e incapaci di valutare
obiettivamente il reale bisogno di essere assistiti.
Le prime informazioni comunicative che sono scambiate tra il soccorritore
ed il ferito - siano esse verbalizzate oppure colte attraverso il linguaggio non
verbale - risultano spesso fondamentali per l’instaurarsi di un rapporto
comunicativo collaborante e significativo.
Possedere l’attitudine a coinvolgere positivamente un infortunato è di
considerevole importanza per la riuscita di un intervento in ambito sanitario.

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Se il livello di collaborazione che si riesce a raggiungere è alto, maggiore
sarà sia la raccolta d’informazioni utili per il monitoraggio della circostanza, sia
l’atteggiamento psicologico positivo e collaborante del paziente che servirà allo
stesso per far fronte alla patologia in atto.
Le tecniche di comunicazione finalizzate ad un’alta efficacia terapeutica,
mirano al mantenimento di un’efficace relazione soccorritore/infortunato, al fine
di eliminare o perlomeno alleviarne le sofferenze.
Comunicare in maniera costruttiva con l’infortunato presume la sua volontà
ad aprirsi con fiducia all’offerta d’aiuto che proviene dal soccorritore.
Da parte sua, l’operatore sanitario dovrà saper produrre dei messaggi
comunicativi che per essere convincenti dovranno scaturire da un processo sia
consapevole sia intenzionale.
Se c’è empatia (ovvero una predisposizione a riprodurre in proprio i
sentimenti degli altri con la finalità di comprenderne lo stato emotivo interiore),
premura ed attenzione, disposizione all’ascolto ed ottimismo, s’instaura una
relazione positiva.
Se – al contrario - non c’è ascolto, sono emessi pareri, si pronunciano banali
frasi d’incoraggiamento tese a minimizzare la situazione, unitamente ad un
comportamento difensivo ed ostile, la comunicazione si rivelerà terapeuticamente
inefficace.
E’ da evidenziarsi che nel Soccorso possono sorgere dinamiche – meglio
specificate in altro capitolo – quali controtransfert di primo tipo, controtransfert di
secondo tipo e vicarianza.
E’ bene ricordare che la percezione che abbiamo della realtà circostante non
è frutto solo delle informazioni che i nostri organi di senso trasmettono al cervello
ma è altresì frutto dell’elaborazione operata dal cervello stesso su tali dati.
Le dinamiche del comportamento umano non sempre sono note al soggetto
coinvolto.
In linea generale si potrebbe affermare che l’intervento verso la vittima
predisporrà:

 L’instaurarsi di una comunicazione diretta – come tramite terapeutico di aiuto - fra


soccorritore e persona soccorsa attraverso la fiducia, l’empatia e la preoccupazione
che il soccorritore dimostrerà verso le condizioni psicologiche e sanitarie della
persona in difficoltà.

 La presa in carico della vittima attraverso decisioni atte a migliorarne le condizioni.

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Tabella 1. Le caratteristiche della comunicazione umana

Volontarietà

E’ il livello d’intenzionalità di un soggetto di comunicare informazioni


tenendo conto delle circostanze ambientali

Abilità interattiva

Descrive il livello di suggestione che la comunicazione opera sul soggetto


ricevente

Informatività

Caratteristica che indica il grado di efficacia del messaggio comunicato

Consapevolezza

E’ la capacità cognitiva del soggetto che trasmette il messaggio di essere


cosciente dei suoi contenuti

Tabella 2 Le caratteristiche della comunicazione analogica

MANIFESTARE LE
SOSTENERE E
EMOZIONI
VARIARE LA
COMUNICAZIONE
VERBALE

FARSI CONOSCERE
MANIFESTARE
ATTEGGIAMENTI
INTERPERSONALI

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Recentemente, diversi ricercatori si sono occupati dell’efficacia terapeutica
della comunicazione nel rapporto operatore sanitario/paziente concludendo che
tale processo dinamico svolge una funzione altamente importante nel contesto
della salute e della patologia.
Zani, Selleri e David (1994) hanno in particolare sostenuto che il rapporto
operatore sanitario /paziente dipende molto sia dalle caratteristiche di personalità
dei soggetti che interagiscono tra loro sia dalle circostanze ambientali in cui la
comunicazione avviene.
“Non a caso le variazioni nei processi di comunicazione influenzano in modo
rilevante alcuni esiti nei comportamenti e negli atteggiamenti del paziente, quali la
sua soddisfazione circa l’intervento sanitario, l’attenersi alle prescrizioni date
(compliance) e una riduzione delle sue preoccupazioni“.
Secondo il modello di Scopek (1979) durante il rapporto comunicativo che si
realizza tra operatore sanitario e paziente, si nota una sequenza di eventi chiamati
“divisioni conversazionali principali”: questi eventi - implicitamente - riflettono
anche lo stato emotivo degli interlocutori che può manifestare:

- La necessità di controllare l’ansia per l’incontro o per gli argomenti che


verranno trattati.

- La disponibilità ad un avvicinamento o ad un allontanamento da parte dei


due soggetti che interagiscono fra loro.

Elenco delle divisioni conversazionali principali

1. Apertura – Chiusura della comunicazione con i saluti

2. Narrazione dei sintomi e degli eventi

3. Interrogazione rispetto all’argomento in corso di discussione

4. Chiarificazione di argomenti specifici emersi durante il discorso

5. Parlare scherzosamente di altre cose

6. Discussione su tematiche differenti

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Il rapporto interpersonale rappresenta lo strumento che rende possibile
l’attuazione pratica del processo di nursing e di molti altri processi.
Questo passa inevitabilmente attraverso la conoscenza delle

 Teorie della comunicazione.


 Teorie dello sviluppo umano.

Questo rapporto è normalmente definito rapporto supportivo o relazione di aiuto.


Secondo C. Rogers, la relazione di aiuto è quella

“…in cui almeno uno dei protagonisti ha l’intento di


promuovere nell’altro la crescita, lo sviluppo, la
maturità e il raggiungimento di un modo di agire più
adeguato ed integrato nell’altro”.
Secondo I. King, è

“…un’esperienza d’apprendimento, in virtù della quale


due persone entrano in interazione per affrontare un
problema sanitario immediato, per collaborare, se
possibile, alla situazione e per trovare dei modi di
adattarsi alla situazione”.

Entrambe le definizioni sopra esposte, pongono in risalto i risultati positivi


della crescita, dell’apprendimento, del superamento delle difficoltà e
dell’adattamento.
Aiken e Aiken hanno analizzato le caratteristiche fondamentali di un
rapporto interpersonale valido.

Grande importanza hanno:

o La comprensione empatica.
o La considerazione positiva.
o L’autenticità.
o Le manifestazioni concrete d’interesse.
o La capacità di comunicazione.

Unite alle seguenti qualità:

o Apertura verso gli altri.


o Spontaneità.
o Sicurezza di sé.
o Disponibilità.
o Schiettezza.
o Flessibilità/ Serietà d’impegno
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Una guida particolarmente utile per individuare le caratteristiche del
rapporto supportivo, è rappresentata dalle serie di domande formulate da C.
Rogers:

Sono tale da essere percepito dall’altra persona come degno di fiducia,


fidato e leale nel senso più profondo del termine?
Sono in grado di essere abbastanza espressivo, come persona, da far sì
che ciò che sono, sia comunicato in modo inequivocabile?
Posso permettermi di dimostrare degli atteggiamenti positivi verso
un’altra persona: atteggiamenti di calore, di simpatia, di interesse e di
rispetto?
Sono in grado di essere abbastanza forte, come persona, da essere
profondamente rispettoso dei miei sentimenti, dei miei bisogni, così come
dei suoi?
Sono abbastanza sicuro di me, da permettere all’altro di conservare la
sua individualità?
Posso entrare completamente nel mondo dei sentimenti e dei valori di un
altro, in modo da percepirli come l’altro li percepisce?
Sono in grado di accettare ogni aspetto dell’altra persona? Di accettarla
così com’è? Di comunicargli questo atteggiamento? O la accetto solo con
riserva, approvando alcuni aspetti dei suoi sentimenti e disapprovando
tacitamente o apertamente gli altri?
Posso mostrare, nel rapporto, sufficiente sensibilità in modo che il mio
comportamento non sia sentito come una minaccia?
Posso liberare l’altro dalla minaccia di una valutazione dall’esterno?
Posso riconoscere nell’altro una persona impegnata nel processo di
“divenire” o mi sento condizionata dal suo passato e dal mio passato?

I concetti strettamente collegati al RAPPORTO SUPPORTIVO sono:

FIDUCIA: Travelbee: “La ferma convinzione che altri individui siano in


grado di fornire assistenza nei momenti di crisi e che probabilmente lo
faranno”.

EMPATIA: “Capacità di entrare nella vita di un altro, di percepire


fedelmente i suoi sentimenti e di capire il loro significato”.
Zderad: ”Tendenza dell’uomo a identificarsi con l’altro e la capacità di
vivere la sua situazione”.

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INTERESSE-AMORE: definizioni precise sono fornite da vari
studiosi:

“…credo fermamente che alla base dell’amore vi


HOFFMAN sia un’accettazione incondizionata dell’individuo
così com’è (anche nei suoi aspetti meno piacevoli)
oltre alla visione di ciò che può diventare”.

“…l’amore è un modo di rispondere agli altri che


HAGERMAN esprime una coscienza ed un rispetto della
persona come individuo, che riconosce e considera
i suoi bisogni specifici e che richiede una
reciproca partecipazione”.

“…l’amore è una forza attiva presente


FROMM nell’individuo, una forza che spezza le barriere
che separano l’individuo dai suoi simili, che lo
unisce agli altri; l’amore gli consente di vincere
il senso di isolamento e di individualismo ed al
tempo stesso gli consente di essere se stesso e
di conservare la propria integrità”.

AUTONOMIA: capacità della persona di autogovernarsi.

RECIPROCITA’: capacità della persona di condividere i propri sentimenti


e le proprie esperienze con un altro.

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UNA RELAZIONE UMANA TERAPEUTICA

Una comunicazione positiva e terapeuticamente efficace, permette


all’operatore sanitario ed alla persona assistita, di realizzare una relazione la cui
finalità è quella di poter avviare e raggiungere un progetto terapeutico condiviso.
E’ dunque necessario che la conversazione prenda concretamente avvio e si
svolga seguendo alcune modalità specifiche che verranno di seguito elencate:

Attitudine all’ascolto

L’ascolto empatico permette - a chi accoglie la sofferenza – di porre la


necessaria attenzione nei confronti dell’individuo che si ha di fronte, al fine
di cogliere tutti i segnali che egli, direttamente e indirettamente, trasmette.
Lo sguardo, i movimenti del corpo e il tono della voce spesso dicono
molto più delle parole stesse.

Ripetizione sommaria del messaggio ricevuto

Questa tecnica permette essenzialmente di dare al paziente la sicurezza


che c’è la volontà di comprenderlo ed aiutarlo; è inoltre un modo per dare
continuità al dialogo, favorendone lo sviluppo e la continuità.

Permettere l’elaborazione delle emozioni e dei sentimenti

Condividere i sentimenti e le emozioni espresse dal paziente


rielaborandone i contenuti in modo che la persona possa far emergere
pensieri che da sola non riuscirebbe a esprimere.

Confermare il contenuto del messaggio ricevuto

La ripetizione della comunicazione ricevuta, permette all’operatore


sanitario sia di evitare errori o distorsioni che riguardano la specificità del
contenuto del messaggio ricevuto, sia di sostenere la consapevolezza del
paziente rispetto al fatto che qualcuno si sta occupando di lui.
E’ possibile che l’operatore utilizzi questa tecnica applicandola pure
solo a specifiche parole anziché al discorso generale.
Questo permetterà ai due interlocutori di chiarirsi e di far proseguire
un dialogo autentico e condiviso poiché – molto spesso - si pone la
possibilità che alcune sensazioni, come angoscia o paura, possano essere
espresse con lo stesso termine, pur riferendosi a fenomeni assai differenti.

Parlare di un tema specifico

Qualora l’operatore percepisca che il paziente cerca di evitare la


discussione di argomenti più specifici, sarà sua cura poter condurre la
persona a notare tale difficoltà senza insistere con un atteggiamento
intrusivo e poco corretto.

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LA PSICOLOGIA DI CHI RICEVE AIUTO

Il paziente – anche nella situazione di emergenza – è un individuo con una


sua personalità, dignità ed un’aspettativa per cui il soccorritore, oltre
all’intervento strettamente tecnico, deve anche sapersi rapportare alle sue
esigenze psicologiche e stabilire – ove possibile – un rapporto empatico affinché gli
sforzi del soggetto ed i propri interagiscano sinergicamente.
La persona che ha bisogno di essere aiutata perché non è in grado di
superare la criticità di un evento con le sue forze, dal punto di vista psicologico,
deve elaborare ed accettare la sua condizione che generalmente è accompagnata
da sentimenti negativi quali senso d’inferiorità, dipendenza e debolezza.
Può succedere che la persona che deve essere aiutata, viva la sua
condizione come una limitazione ed una minaccia al proprio sé; in tal caso essa
attiverà con maggiore probabilità risposte negative come scarsa collaborazione,
rifiuto e tendenza a dimostrare che può farcela da sola.
I comportamenti negativi possono scaturire sia dalla circostanza
contingente, sia da fattori disposizionali interni al paziente.
Nadler (1987) ha osservato che l’accettare un aiuto dagli altri è spesso
considerato una minaccia soprattutto dagli individui che hanno un’elevata
autostima.

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IL PAZIENTE CON PROBLEMI PARTICOLARI

Al di là della sintomatologia dovuta all’infortunio o all’evento collegato


all’urgenza o all’emergenza, vi sono delle complicanze legate alla tipologia del
paziente che possono essere relative a:

a. L’ETA’ SENESCENTE.

b. PAZIENTE CHE PRESENTA UN HANDICAP PSICOFISICO (cecità, sordità,…).

c. IL MALATO ONCOLOGICO.

d. SOGGETTO CHE E’ STATO SOTTOPOSTO A FORTE STRESS PER IL


DECESSO IMPROVVISO DI UN ADULTO SIGNIFICATIVO.

e. DECESSO IMPROVVISO DI UN NEONATO.

f. PAZIENTE ALLOGLOTTA E/O STRANIERO.

g. LE URGENZE EMOZIONALI.

h. LE URGENZE PSICHIATRICHE.

i. IL TENTATO SUICIDIO.

j. IL PAZIENTE AGGRESSIVO.

k. SINDROME DA MALTRATTAMENTO DEL BAMBINO.

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a. L’ETA’ SENESCENTE

L’anzianità – come tutte le altre fasce d’età – sono costituite da individui


diversi e quindi con personalità differenti.
Non va mai dimenticato che la persona anziana è un adulto.
Il soccorritore chieda il suo nome senza mai ricorrere all’uso di soprannomi
come nonno, non si permetta altresì di rivolgersi alla persona utilizzando
confidenzialmente la prima persona (“ti misuro la pressione arteriosa”).
Va tenuto presente che le persone anziane spesso hanno problemi all’udito:
quindi – se non risponde – il soccorritore deve poter supporre che il paziente non
lo ha sentito: in questo caso non mettersi ad urlare ma semplicemente – una volta
accertato il problema – parlargli avvicinando la bocca al suo orecchio.
Mantenere sempre il contatto visivo.
Non affrettare le conversazioni in quanto di solito le persone anziane
ponderano le parole più dei giovani, dando loro gran valore.
Se è necessario – con la persona anziana – coinvolgere nei discorsi i
familiari presenti dando loro conforto nel caso in cui ci si trovi in una situazione
ad alto rischio di stress.

b. PAZIENTE CHE PRESENTA UN HANDICAP PSICOFISICO

Per handicappato s’intende un soggetto che porta una minorazione fisica


e/o neurologica.
Per instaurare una buona comunicazione con questa categoria di pazienti, il
soccorritore non deve scostarsi di molto da quanto non faccia di solito con altri
pazienti particolari.
Non si deve provare timore nel parlare del suo stato di persona deficitaria in
quanto egli ne è consapevole, ma naturalmente non si farà mai uso di termini che
possano risultare offensivi per la persona in questione.
Se ad esempio ci si trova a dover prestare soccorso ad una persona cieca, il
soccorritore dovrà ricordare di mantenere un contatto voce/tatto informando
continuamente il paziente delle manovre che stanno per essere su di lui compiute
e della situazione presente in quel momento.
Se invece il paziente presenta un deficit a livello del linguaggio (paziente
muto), il soccorritore dovrà prima di tutto accertarsi che egli comprenda il
linguaggio che deriva dal movimento delle labbra o dalla gestualità; qualora non
fosse così, senza provare imbarazzo, potrà ricorrere all’uso di carta e penna per
evitare comunicazioni incomprensibili.
Se le problematiche interessano invece lo stato mentale del paziente,
andranno poste alcune semplici domande valutando opportunamente le risposte
in modo da individuare il livello di comprensione e l’uso che è in grado di fare del
linguaggio.
Il soccorritore si esprimerà altresì con lentezza ed in modo assolutamente
elementare.

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c. IL MALATO ONCOLOGICO

Quando ogni genere di trattamento della malattia diventa inefficace giunge


il tempo delle cure di supporto che agiscono soprattutto per alleviare le sofferenze
fisiche.
Certamente è opportuno tenere in considerazione il fatto che il malato
terminale spesso desidera mantenere la sua integrità e dignità personale.
Indipendentemente dalla consapevolezza della gravità dello stadio della sua
malattia, il paziente si trova carico di pensieri ed angosce rispetto al dolore, ma
rivolge anche le sue preoccupazioni – soprattutto se giovane – al lavoro o ad altre
attività di cui egli è responsabile.
Purtroppo questa malattia prevede delle fasi di reazione diversificate nel
tempo che coinvolgono anche i membri della famiglia del paziente terminale
(Kubler-Ross E. 1988):

Prima fase Rifiuto della realtà (“…non morirà)


Seconda fase Transazione (“se Dio lo guarirà mi dedicherò agli altri”)
Terza fase Manifestazioni di rabbia
Quarta fase Stato di forte depressione
Quinta fase Accettazione passiva della malattia

Il soccorritore – venuto a conoscenza che si trova di fronte ad un malato


oncologico terminale - non dovrebbe mai avere un comportamento di compassione
nei suoi confronti, bensì attivare l’acquisita capacità professionale d’ascolto ed
accoglimento della sofferenza, tramite un comportamento empatico.
In tal modo sarà pure facilitato nella sua opera di aiuto, magari ottenendo o
la massima collaborazione possibile dal paziente stesso.

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d. SOGGETTO CHE E’ STATO SOTTOPOSTO A FORTE STRESS PER IL
DECESSO IMPROVVISO DI UN ADULTO SIGNIFICATIVO

La morte improvvisa di un individuo, comporta un notevole stress a carico


sia dei familiari sia delle persone che sono presenti in quel preciso momento.
Il lutto comporta 4 fasi:
1. torpore
2. struggimento e ricerca della figura persa
3. disorganizzazione e disperazione
4. riorganizzazione

Il soccorritore deve essere pronto ad affrontare le manifestazioni più


ricorrenti ossia:

- Profondo stato di dolore e disperazione.


- Rifiuto dell’infausto dato di realtà.
- Sensi di colpa.
- Attribuzione a se stessi di qualche responsabilità.
- Rabbia.
- Comportamenti di ostilità.
- Crisi di pianto anche incontrollabile.
- Attacchi di isterismo.
- Fuga dal luogo dell’accaduto.
- Reazioni psicosomatiche come nausea, vomito, svenimento.

Il soccorritore deve mantenere la calma e supportare – se necessario - i


presenti.
Va comunicato alla famiglia, cosa prevede la procedura per la rimozione
della salma e vanno date altresì tutte le informazioni che riguardano le manovre
che saranno effettuate.
Il soccorritore dovrà prestare molta attenzione affinché la situazione non
influenzi il suo stato emotivo: ciò potrebbe essersi verificato qualora ci siano
manifestazioni come senso di sconforto ed impotenza, sensi di colpa, frustrazione,
indisposizione.

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e. DECESSO IMPROVVISO DI UN NEONATO

Questa “sindrome della morte improvvisa di un neonato” o sincope bianca si


manifesta in casi molto rari dai 2 ai 4 mesi di vita.
Il bimbo è apparentemente normale e gode di buona salute fisica; la sua
morte resta a tutt’oggi di origine sconosciuta anche se può essere ricondotta allo
sviluppo delle cellule nervose del cervello o a certe reazioni chimiche a livello di
sistema respiratorio e del cuore.
La morte avviene generalmente durante il sonno (apnea del sonno).
Il neonato ha periodi di apnea, il battito cardiaco diminuisce, finché giunge
il momento che egli smetterà di respirare senza riprendere almeno che non siano
effettuate in tempo le manovre di rianimazione cardio-polmonare.
Il soccorritore si troverà in una situazione di drammatica disperazione dei
genitori e degli altri parenti significativi.
Dovrà assisterli psicologicamente, anche esprimendo il suo dispiacere,
portando loro il massimo conforto possibile e sollevandoli dai sensi di colpa che li
invadono.

f. PAZIENTE ALLOGLOTTA E/O STRANIERO

Ottenere la fiducia di un paziente che parla un’altra lingua è molto


complicato.
Il soccorritore dovrebbe cercare – nel limite delle possibilità – l’aiuto di
qualcuno che conosca il suo idioma; nell’eventualità contraria opererà in questo
modo:

Indicare se stessi pronunciando il proprio nome (eventualmente il


soccorritore può mostrare il suo tesserino di riconoscimento)
Adoperarsi per capire come si chiama
Chiedere – anche ricorrendo all’utilizzo della gestualità – quale settore del
corpo gli duole
Durante tutto il periodo dell’intervento, cercare di monitorare la situazione
prestando attenzione se la sua condizione sanitaria varia verso un miglioramento
o un peggioramento.

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g. LE URGENZE EMOZIONALI

Non necessariamente connesso con le lesioni oggettive a seguito dell’evento


né alla peculiare età del soggetto o a pregresse situazioni psicofisiche, spesso nel
soggetto interviene una reazione emozionale che - se non controllata – può
comportare una vera e propria urgenza emozionale.
Il paziente agisce in maniera imprevedibile in quanto le sue emozioni
prendono il sopravvento sulla ragione.
E’ possibile che ciò accada egli è spaventato molto più di quanto non
succeda ad altri pazienti in situazioni simili.
Il soccorritore deve sempre tenere presente di:
Interagire personalmente con l’individuo ma se la sua agitazione non
sembra potersi arginare, è possibile ritenere di essere di fronte ad un caso
anomalo ossia di un paziente che necessita di cure alternative e maggiormente
specifiche.
Considerare il fatto che può trattarsi di una persona ansiosa per carattere
che quindi ha bisogno di un periodo di tempo maggiore per calmare lo stato di
forte agitazione che l’ha invasa; per questo motivo è sempre consigliabile
conversare ed ascoltare pazientemente.
Se è possibile farlo lasciare al paziente l’opportunità di prendere piccole
decisioni come ad esempio la scelta del braccio sul quale vuole gli venga misurata
la pressione arteriosa.
Interagire con un ritmo che assecondi l’altro nella respirazione infatti può
essere utile rallentare la frequenza degli atti respiratori.

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h. LE URGENZE PSICHIATRICHE

Pregresse situazioni psichiatriche ove non siano note al soccorritore o lo


stesso soggetto non le evidenzi in quanto tali nel dialogo – di norma – non possono
essere immediatamente identificate dal comune soccorritore.
Ciononostante determinati comportamenti – sia verbali sia gestuali - devono
indurre nel soccorritore una riflessione opportuna per fornirgli immediatamente
un supporto ed attivare la richiesta di aiuto tecnico specifico a chi di dovere.
Le urgenze psichiatriche possono essere evidenti in tali circostanze:

- Il paziente cerca di farsi del male ferendosi.


- Il paziente cerca di fare del male agli altri presenti.
- Egli si chiude in se stesso rifiutando qualunque tipo di stimolazione che provenga
dall’esterno.
- Esprime un profondo senso di rabbia e ostilità.
- Il paziente appare indifeso, piange, esterna il suo senso di inutilità.
- Il paziente sembra non volere ricevere l’aiuto adeguato.

In questo frangente aiuta anche:

- Essere calmi e professionali.


- Fare attenzione al proprio comportamento.
- Osservare.
- Parlare pacatamente e con termini semplici.
- Ascoltare.
- Non spaventare il paziente.
- Non mettersi a discutere con lui.
- Più si riuscirà a rassicurare la persona più facile sarà l’aiuto che - in seguito-
l’ambiente ospedaliero potrà fornirgli.

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i. IL TENTATO SUICIDIO

Talora, il soccorritore può imbattersi in una circostanza in cui c’é un


soggetto che ha tentato il suicidio (e non ci è riuscito) o che minaccia di
realizzarlo.
Non possono essere dettate norme generali giacché la tipologia delle
situazioni è evidentemente varia.
In ogni caso il soccorritore deve al più presto portarsi al di fuori della zona
di pericolo soprattutto nel caso in cui si trovi in un ambiente saturo di gas, nel
raggio di azione di una persona munita di arma da fuoco o da taglio o che
possegga un congegno esplodente.
Dalla una posizione di sicurezza, cercare di instaurare un contatto sia visivo
sia verbale evitando di:

- Non fare movimenti bruschi ed improvvisi.


- Non minacciare il paziente.
- Mantenere la posizione di sicurezza attivando un comportamento calmo e
professionale.
- Non discutere.
- Non criticare.
- Non esprimere giudizi sull’atto che facciano capire che il suo gesto non ha senso.
- Chiedergli se può offrire la possibilità di essere aiutato.
- Dire che si è lì perché c’è la volontà di aiutarlo.
- Indurre nel soggetto uno stato di maggiore distensione, anche attraverso
comportamenti imitativi: sedersi compostamente, eloquiare pacatamente, mostrarsi
calmi e distesi.

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l. IL PAZIENTE AGGRESSIVO

Un comportamento di questo genere spesso scaturisce da una lesione


organica che può essere:

- Lesione cerebrale.
- Lesione al Sistema Nervoso Centrale.
- Stress.
- Uso di sostanze tossiche.
- Disturbi psicologici.

Eventuali membri della famiglia presenti potrebbero fornire al soccorritore


importanti informazioni circa la pericolosità del paziente.
In ogni caso:

> BADARE SEMPRE ALLA PROPRIA INCOLUMITA’.


> Accertarsi della presenza di una eventuale via di scampo.
> Non tentare di legare il paziente (attenzione perché anche le norme lo vietano).
> Chiamare la Polizia ed aspettare il suo arrivo.
> Fare attenzione alla presenza di armi o oggetti che potrebbero diventare
particolarmente pericolosi se utilizzati dal paziente.
> Il paziente deve in ogni caso essere trattato rispettosamente.

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m. SINDROME DA MALTRATTAMENTO DEL BAMBINO

Questo gravissimo problema fa purtroppo parte della nostra cultura e


sembra altresì essere in costante aumento.
Si definiscono maltrattati i bambini che subiscono percosse con oggetti,
cinghie, manici di legno, calci e pugni solitamente da adulti che fungono da figure
di riferimento del minore.
Tra le ferite che vengono inflitte alla povera vittima rientrano anche le
ustioni di acqua bollente o di sigaretta, lo scaraventare i bambini dalle scale o
dalle finestre o spingerli fuori dalla macchina in corsa.
Vanno inclusi i bambini che sono stati pugnalati o feriti con oggetti
taglienti, i bambini fulminati e quelli soffocati.
Le statistiche affermano che non esiste una distinzione rispetto al sesso,
l’età o la razza dell’individuo maltrattante: chiunque può diventare possibile
agente di tali azioni.

E’ pure possibile distinguere per genere il tipo di maltrattamento:

Maltrattamento psicologico.
Negligenza.
Maltrattamento fisico.
Abuso sessuale.

Cosa riscontra il soccorritore:

Escoriazioni, abrasioni, lividi, gonfiori, lividi nella zona oculare, labbra lacerate.
Lesioni che possono essere attribuite a fatti temporalmente precedenti all’attuale.
Fratture – anche multiple – degli arti superiori ed inferiori.
Lesioni cerebrali, commozioni cerebrali o fratture della volta cranica.
Lesioni addominali a livello della milza, del fegato, dei polmoni, frattura delle coste.
Emorragie interne.
Lesioni o lacerazioni degli organi genitali.

Attenzione!

Nella maggior parte dei casi, i bambini che sono vittime di tali
maltrattamenti, dialogano in maniera apparentemente normale con il soggetto
maltrattante.
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Il soccorritore deve prestare la massima attenzione ai seguenti segnali:

× Precedenti interventi a carico dello stesso minore o per altri membri dello stesso
nucleo familiare.

× Presenza di lesioni antecedenti.

× Esistenza di fratture o lesioni mal guarite.

× Ustioni bilaterali (è piuttosto difficile che ci si scotti entrambe le mani).

× Il minore teme di esprimersi rispetto all’accaduto.

× I genitori insistono di portare il bambino in un ospedale diverso da quello locale o da


quello che il soccorritore individua come il più consono, per paura di un eventuale
loro riconoscimento da parte degli operatori sanitari.

Come dovrà comportarsi il soccorritore

Eviterà di chiedere al bambino se è stato picchiato

Non emetterà diagnosi, non dirà che si tratta di un possibile caso di


maltrattamento

Cercherà di non dare ai genitori od ai presenti, alcun segnale che possa far pensare
ad un sospetto su di loro

Medicherà con la massima cura ed attenzione le lesioni controllando le proprie


emozioni

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APPENDICE

Da qui solo per citarne alcune, sono sorte moderne scuole di psicologia note inizialmente come
Strutturalismo (Wundt, Tichener, Yerkers, Munsterberger e Bentley) e Funzionalismo (William, James,
Dewey, Angell) le quali hanno successivamente ceduto il posto a:

La Psicologia Introspettiva
Denominata anche Esistenziale che utilizza principalmente il metodo introspettivo e quindi
essenzialmente soggettivo; principale esponente di tale scuola fu in America Edward Bradford
Titchener, seguace di Wundt mentre in Germania fu G. E. Muller ed in Francia Alfred Binet.
Muller, fra l’altro, sviluppò una tecnica che includeva non solo gli effetti di un particolare stimolo
su un individuo, ma anche un completo resoconto sull’esperienza dell’individuo oggetto
dell’esperimento. Vennero raccolti importanti risultati specie nel campo della memoria.

Il Comportamentismo
Il Comportamentismo nega valore all’introspezione e cerca di eliminare tutto ciò che è intangibile
quale ad esempio “la consapevolezza” e risulta quindi essere la forma estrema dell’approccio
funzionale nello studio della mente. Il Comportamentismo implica, come lo stesso termine indica, lo
studio oggettivo del comportamento.
Inizialmente la scuola trasse origine da studi di psicologia, principalmente da quelli di Thorndike,
ma soprattutto fu una rivolta contro la credenza dominante fra gli psicologi agli inizi del 20° secolo,
che lo studio del comportamento non fosse pertinente alla psicologia.
Il principale esponente di tale teoria ed in realtà il fondatore negli Stati Uniti, fu John B. Watson.
Sia nell’animale sia nell’uomo, il comportamento ha a che fare con le risposte agli stimoli e con le
azioni che possono essere osservate, studiate e misurate oggettivamente escludendo quindi tutto ciò
che non può essere descritto in termini di S - R (Stimolo – Risposta).
In particolare il Behaviorismo (Comportamentismo) fece uso del riflesso condizionato che fu
scoperto ed utilizzato da due psicologi russi , Pavlov e Beknterev.
Per Watson ed i suoi seguaci, il riflesso condizionato venne considerato la chiave di tutti gli atti
consuetudinari e per taluni anche la base di tutto l’apprendimento.
Esponenti di spicco furono Max Meyer, A.P. Weiss, Walter S. Hunder, K.S. Lashley e S.I. Franz.
Il Comportamentismo ebbe una considerevole influenza anche nel campo educativo.

La Psicologia della Gestalt o Configurazionismo


Allo stesso tempo in cui in America si sviluppava il Comportamentismo, un’altra scuola di
pensiero vedeva la luce in Germania e cioè la Gestalt o Configurazionismo.
L’idea centrale di tale scuola è contenuta nel significato stesso del termine Gestalt che significa
“forma” o “schema”. Anche questa scuola, come il Comportamentismo, si sviluppò come rivolta contro
l’ordine stabilito nella psicologia e principalmente contro gli insegnamenti di Wundt e generalmente
contro l’Associazionismo del 19° secolo.
Laddove il Comportamentismo si rivoltò contro le basi della psicologia più antica e sostenne che
l’individuo doveva essere analizzato solo come organismo, la Gestalt si rivoltò contro l’analisi stessa
come problema fondamentale della psicologia. Sostenne infatti che invece di studiare e analizzare
separatamente e distintamente le forze e gli elementi agenti nell’esperienza, il problema doveva
essere affrontato da un punto di vista di una unità globale.
Se gli psicologi hanno lungamente studiato l’esperienza facciale dell’emozione considerando ogni
lineamento separatamente, cercando di scoprire ciò che ognuno di noi esprime, la Gestalt, dal canto
suo, è dell’avviso che il volto debba essere considerato nel suo insieme come espressione di una
emozione. Certo che le parti debbono essere studiate, ma debbono essere poste in relazione con il
quadro generale. Ugualmente la Gestalt crede che non si rappresenti esattamente il carattere di una
persona elencandone i tratti della personalità, perché tale elenco non mostra il modo di ogni singolo
tratto nella totalità della personalità che è invece organizzata come un INTERO.
I capostipiti della Gestalt furono Max Wertheimer, Kurt Koffka e Wolfang Koheler.
Nella scuola americana erano annoverati R.M. Ogden e R.H. Wheeler; il loro principale campo di
interesse fu lo studio della percezione ed il processo dell’organizzazione dinamica dell’intero
organismo.
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La Psicanalisi
La Psicanalisi, a differenza delle altre scuole, non si sviluppò all’interno della psicologia ma
scaturì dalla pratica medica.
Il fondatore di tale disciplina fu il medico Sigmund Freud; il presupposto culturale di essa può
essere ricondotto all’ipnosi ed all’interesse per l’inconscio in generale.
L’Ipnosi, fenomeno assai antico, ebbe una sua prima interpretazione scientifica da Mesmer nel
tardo 18° secolo.
Successivamente fu applicata da Braid, Charcot e Morton sia in campo anestetico sia nel campo
applicativo per la cura dell’isteria e di altre nevrosi.
Freud e Breuer nei loro primi studi, utilizzarono l’ipnosi nel trattamento dell’isteria ma
successivamente incoraggiarono i loro pazienti a verbalizzare, durante l’ipnosi, le loro difficoltà
emozionali.
Quando Freud divenne autonomo nel proprio lavoro, nella sua metodologia abbandonò l’ipnosi
ma trattenne la “verbalizzazione”.
In seguito Freud sviluppò un altro metodo di analisi dell’inconscio e cioè l’analisi del sogno che
costituisce una parte importante della psicanalisi.
In accordo con la psicologia freudiana, la molla principale della vita di ognuno è il sesso, inteso in
senso ampio come meccanismo di sopravvivenza della specie.
I costumi repressivi della civiltà sono in conflitto con tale impulso e quando un individuo non può
giungere ad un efficace compromesso tra i due, sorge il conflitto mentale e la vera causa dello stesso
può non apparire immediatamente. Raggiungendo l’inconscio attraverso i metodi analitici – inclusa
l’analisi delle esperienze dell’infanzia rievocata, l’analisi dei sogni, ecc. – lo psicanalista cerca di
cogliere le cause reali dei conflitti mentali.
Benché la psicanalisi fosse applicata principalmente in casi patologici, i seguaci di tale scuola
credevano che la stessa trovasse applicazione anche nei casi normali e che la differenza consistesse
unicamente nella diversa abilità a risolvere i conflitti che seguono.
Uno degli studenti di Freud – Carl Jung – rigettò l’enfasi data al sesso come impulso
fondamentale e costruì una teoria similare basata su vari impulsi oltre al sesso quali la paura, la
vergogna, ecc., che potrebbero condurre a conflitti mentali.
Jung classificò anche le personalità in “personalità introverse” quelle che valutano ogni cosa
secondo i propri convincimenti e “personalità estroverse” cioè quelle in cui i pensieri e le azioni
riflettono costantemente le influenze esterne.
Alfred Adler – un altro seguace di Freud – fondò una scuola diversa sostenendo che l’auto –
affermazione piuttosto che l’impulso sessuale fosse fondamentale nella condotta umana.
Il fallimento nel cogliere il successo – nell’ottica di una propria valutazione – crea un “complesso
di inferiorità” per cui l’individuo cerca di compensarlo con esagerazioni nel proprio comportamento.
Tale ”cattiva” compensazione, può essere trattata – secondo Adler conducendo l’individuo a
“vedere” il suo senso di inferiorità e raggiungere la “superiorità” ossia il vedere ciò che egli sta
cercando di fare e ciò che sta cercando di evitare per paura.

Il Propositivismo
Tale scuola è caratterizzata dalla credenza che tutte le attività umane sono motivate da desideri o
da bisogni.
Talvolta è chiamata psicologia Ormica (dalla parola greca che significa “bisogno”).
Essa fa capo a William Mc Dougall.
Secondo i propositivisti, i motivi primari delle attività umane sono gli istinti acquisiti
ereditariamente.
Questi istinti (secondo Mc Dougall i principali sarebbero 14) spingono un individuo a porsi certi
fini per il soddisfacimento dei nuovi desideri o bisogni.
Gli istinti sono comunque soggetti a modifiche attraverso l’apprendimento e l’esperienza benché
sostanzialmente non cambino mai.
Questa teoria ha causato forti dispute fra gli psicologi su quanto gli istinti siano innati oppure
appresi.

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Volontari del Soccorso - Ispettorato Provinciale di Udine – ed.06.2002 – rev.06.2003
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Roma 2002

RINGRAZIAMENTI
Grazia Maniaco per i disegni
Manolo Cabran - Edi M.Fedel - Roberto Not per la revisione del testo e l’impaginazione

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GLI AUTORI

Il dott. Rolando INCONTRERA, psicologo e psicoterapeuta, ha operato


come libero professionista presso il C.O.S.P. ed il Ce.S.R.I.P. della Camera di
Commercio Industria ed Artigianato di Trieste nell’ambito dell’orientamento,
ed in ambito clinico con i proff. Mario Ferencich e Luigi Peresson. Sotto la
guida di quest’ultimo si è formato in ipnositerapia clinica e nella terapia
autogena di J.H. Schultz presso il C.I.S.S.P.A.T di Padova, completando la
propria formazione con la dott.ssa Paola Giraldi Dragan.
Ha operato in ambito psicosociale presso il Patronato Scolastico di
Monrupino e, quale incaricato del Servizio Sociale Scolastico, presso il Provveditorato agli Studi di
Trieste dal 1971 al 1989.
Negli ultimi due lustri ha collaborato alla messa in sicurezza delle scuole statali e comunali del
Comune di Muggia e all’attivazione delle corrette procedure di sfollamento rapido in caso di
emergenza; inoltre, è stato chiamato dall’Amministrazione comunale di Muggia a far parte di una
Commissione di esperti per la revisione del piano comunale di intervento nelle emergenze.
Ha conseguito attestati di kinesiologo italiani ed esteri e dal 1994 ha compiuto studi in campo
emozionale sui meccanismi della paura e sulle reazioni allo stress ed in particolare sull’apporto
che la Kinesiologia Applicata può dare alla Psicologia dell’Emergenza.
E’ stato docente di psicologia presso l’Istituto per Ciechi Rittmeyer di Trieste, presso la Scuola
per Infermieri Professionali G.Ascoli di Trieste ed in corsi abilitanti speciali indetti dall’Ufficio
Scolastico Regionale.
Ha collaborato con vari Enti e Associazioni (CRI, Consiglio Italiano dei Rifugiati, Dir.Reg.le
Protezione Civile, Comuni di Muggia e Monrupino, ecc.) nel campo della Psicologia dell’Emergenza
in qualità di docente nell’ambito di conferenze e corsi di formazione per operatori del soccorso.
Da molti anni è inquadrato nella squadra dei Volontari della Protezione Civile del Comune di
Muggia con la quale ha operato in Umbria, Sarno e Molise. Insieme a membri della stessa ha
partecipato al corso sulle “Procedure simulate di salvataggio di un tanker arenato“, organizzato a
Portorose (Slovenia) dalla Facoltà di Scienze Marittime dell’Università di Lubiana e dall’Istituto
Tecnico Nautico di Trieste con il patrocinio e sostegno dell’Unione Europea, conseguendone il
relativo attestato.
Con il collega dott. Vittorio Pribaz ha effettuato la procedura di debriefing per gli operatori della
CRI al loro rientro dall’intervento in Molise.
E’ membro della Società Italiana di Psicologia dell’Emergenza ed è Presidente dell’Associazione
“Psicologi per i Popoli” del Friuli V.G., per le quali ha seguito e organizzato corsi di formazione in
Psicologia dell’Emergenza.

Paola ANASTASIO è Psicologo, specializzanda in Psicoterapia presso la Scuola di


Specializzazione dell’Università degli Studi di Trieste.
Nel 1991 ha ottenuto l’attestato di Volontario del Soccorso presso la Croce Rossa Italiana di
Monfalcone, svolgendo per anni servizi d’emergenza, trasporto infermi e assistenza sanitaria alle
manifestazioni (come volontaria e per un periodo con contratto a tempo determinato).
Nel 1995 e 1995 ha partecipato alle gare regionali di Primo Soccorso dei Volontari.
Nel 1998 ha conseguito l’attestato di Monitore della Croce Rossa Italiana che l’ha abilitata a
condurre numerose lezioni di Primo Soccorso e in base al D.L.626/1994 alla popolazione.
Nel 1998 ha partecipato a un corso di Educazione alla Salute organizzato a Milano dall’Istituto
Internazionale di Sessuologia di Firenze.
Ha una formazione particolarmente pertinente alla famiglia ed ai minori e da diversi anni opera
a favore della popolazione scolastica adolescente, attuando attività di Counseling Psicologico per
gli studenti e organizzando e conducendo corsi di approfondimento nel settore della salute, per
docenti e genitori, con l’obiettivo di fronteggiare il disagio psicologico che spesso emerge nella fase
adolescenziale.
Dal 1999 esercita la professione di Psicologo all’interno dell’Azienda per i Servizi Sanitari n° 2
Isontina con incarichi a termine.
Nel 1999 ha partecipato – in qualità di relatore – all’incontro organizzato dall’Ordine degli
Psicologi del Friuli Venezia Giulia sul tema “La Psicologia dell’Emergenza”.

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PSICOLOGI PER I POPOLI CROCE ROSSA ITALIANA
Regione Friuli Venezia Giulia Comitato Provinciale di Udine

CORSO DI PSICOLOGIA DELL’EMERGENZA


Udine, 15-16 giugno e 6-7 luglio 2002
PROGRAMMA

Sabato 15 giugno 2002


09.00-09.30 Presentazione del corso
09.30-11.00 Il comportamento dell’uomo in condizioni di emergenza
Illustrazione della circolare del Dipartimento P.C./1993 e del Protocollo Canadese
11.00-11.30 Pausa caffè
11.30-13.30 Il ruolo delle emozioni - La salute mentale e lo stress
13.30-14.30 Pausa pranzo
14.30-16.30 Il comportamento per superare lo stress
Considerazioni sul comportamento umano
Suggerimenti per fronteggiare le situazioni di rischio in presenza di folla
Esercitazioni pratiche
16.30-17.00 Pausa caffè
17.0.19.0 Il ruolo del soccorritore - Urgenza ed effetti dello stress sul soccorritore

Domenica 16 giugno 2002


09.00-11.00 Stress: Cronico / Iperprotratto / Acuto
11.00-11.30 Pausa caffè
11.30-13.30 Eventi traumatici: a breve e lungo termine / a esposizione diretta ed indiretta
13.30-14.30 Pausa pranzo
14.30-16.30 Disturbo Post Traumatico da Stress (P.T.S.D.) e tabelle illustrative
16.30-17.00 Pausa caffé
17.00-18.30 Strumenti preventivi diagnostici dello stress
Esercitazione: intervento dei soccorritori su bambini interessati da P.T.S.D.
18.30-19.00 conclusioni e compilazione della scheda di gradimento della prima parte del corso

Sabato 6 luglio 2002


09.00-11.00 Il sostegno psicologico ai soccorritori prima, durante, dopo l’intervento
(briefing, assesment, defusing, debriefing)
Cautele del capo servizio
11.00-11.30 Pausa caffè
11.30-13.30 Le Caratteristiche della comunicazione umana - Comunicazione analogica
Elenco delle principali divisioni conversazionali
13.30-14.30 Pausa pranzo
14.30.16.30 La relazione d’aiuto - Autonomia e reciprocità - La relazione umana terapeutica.
16.30-17.00 Pausa caffé
17.00-19.00 La psicologia di chi riceve aiuto - Il paziente con problemi particolari

Domenica 7 luglio 2002


09.00-11.00 Come rapportarsi con i “diversi”
11.00-11.30 Pausa caffè
11.30-13.30 Sintesi dei temi trattati e divisione in gruppi di discussione
13.30-14.30 Pausa pranzo
14.30-18.00 Relazioni dei partecipanti - verifica delle conoscenze apprese
18.00-19.00 conclusioni e compilazione della scheda di gradimento della seconda parte del corso

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CORSO DI PSICOLOGIA DELL’EMERGENZA


Udine, 15-16 giugno e 6-7 luglio 2002
QUESTIONARIO DI GRADIMENTO
La presente scheda è anonima, ti preghiamo pertanto di compilarla con la massima
attenzione e sincerità per permetterci di migliorare, ove possibile, la seconda parte del
corso e i corsi futuri. (segna con una “ X ” l'ipotesi che condividi
Roberto Not – Direttore del Corso

*************************************************************************************************************************
• il metodo e la qualità dell'insegnamento e delle dimostrazioni è stato:
insufficiente sufficiente buono ottimo

• il tempo dedicato all'insegnamento teorico è stato:


scarso adeguato eccessivo

• il tempo dedicato alle attività pratiche è stato:


scarso adeguato eccessivo

• le nozioni e le tecniche apprese erano:


poco utili utili molto utili

• i materiali e le attrezzature impiegate erano:


insufficienti sufficienti

• applicabilità nell'ambito del tuo gruppo:


scarsa notevole

• ritenete opportuno fare degli aggiornamenti periodici ?


si no

• valutazione complessiva del corso:


insufficiente sufficiente buono ottimo

• giudizi, consigli, critiche, altro:


…………………………………………………………………………………………………………
…………………………………………………………………………………………………………
…………………………………………………………………………………………………………
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PSICOLOGI PER I POPOLI CROCE ROSSA
ITALIANA
Regione Friuli Venezia Giulia Comitato Provinciale di
Udine

Si attesta che

Nome Cognome
ha frequentato il corso di

Psicologia
dell’Emergenza
della durata di 40 ore come da programma allegato
tenutosi a Udine nei giorni 15-16 giugno e 6-7 luglio
2002

Udine, 15 luglio 2002

il Direttore del Corso


Delegato Protezione Civile C.R.I.
Roberto Not

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il Presidente Psicologi per i Popoliil Presidente Croce Rossa
Italiana
Regione Friuli Venezia Giulia Comitato Provinciale di Udine
dott. Rolando Incontrera dott. Alcide Fagiolo

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