Sei sulla pagina 1di 40

pag.

Flaminia Bolzan M ariotti Posocco

Glocal Book

Glocal University Network


http://www.glocaluniversitynetwork.eu/

pag.2

Glocal Book
Glocal University Network
editor@glocaluniversitynetwork.eu
www.glocaluniversitynetwork.eu
All rights reserved

Distributed under license Creative Commons


Prima Edizione, Novembre 2011
Copertina:
Metamorfosi di Narciso - 1937
Salvador Dal
Tate Gallery, Londra

pag.3

EDITORIALE

a anni parliamo della comunicazione e di una societ costruita attorno alla comunicazione.

In pochi vivono dentro la comunicazione.


Vivere dentro la comunicazione significa pensare per connessioni, imparare dai problemi,
sviluppare e formalizzare il pensiero. Vivere nella comunicazione significa avere un progetto
didascalico.
Nel corso degli ultimi anni lo sviluppo dellinformatica e della telematica ha aperto una
nuova dimensione alla comunicazione visiva e alla fruizione dei testi: quella dellinterazione
cibernetica mediata da oggetti grafici.
Tutto cambia: cambiano gli artifici visivi, la interazione relazionale; cambiano i tempi, gli
spazi, i processi di significazione, la partecipazione, le sensazioni, le riflessioni; cambia la
politica, leconomia, la progettazione, la programmazione, i linguaggi; cambiano gli stimoli
percettivi, in dispositivi semiotici, gli oggetti duso; cambia infine la scrittura in un lessico fatto
prevalentemente di interfacce grafiche, iconiche, da quando cursori e pulsanti hanno sostituito
penne e calamai popolando ormai il nostro spazio operativo di nuove funzioni Touch Screen.
Ormai siamo definitivamente nella comunicazione, dentro la florida e incessante dinamica
della ipermedialit.
Ma non cambiamo noi. Cambiano molto pi lentamente le nostre capacit cognitive e culturali.
Apprendiamo con le vecchie metodologie, le scuole e le universit continuano ad ignorare
i processi di apprendimento nuovi della societ della comunicazione. Tra la vita scolastica
istituzionale, pubblica e privata, e i processi di apprendimento della societ della comunicazione
c un vuoto in cui crollano quasi tutte le professioni.
Il Glocal University Network ha la grande ambizione di coprire quel vuoto, di entrare nella
comunicazione globale con una serie di strutture universitarie locali, organizzate in sintonia
con la multimedialit della nuova didattica
Liliana Montereale

pag.4

PROFILO BIOGRAFICO
Nata a Roma nel 1987, ha conseguito il diploma di maturit classica nel 2005 presso il
Liceo Visconti; nel settembre dello stesso anno si iscritta al corso di laurea in Scienze
dellInvestigazione (Scienze e Tecniche Psicologiche) e nel mese di luglio del 2009 ha
conseguito la laurea presentando una tesi ad indirizzo criminologico/clinico (relatore Prof.
Roberto Filippini).
Nel 2011 ha conseguito il titolo di esperta in criminologia clinica e psicologia giuridica
a seguito della frequentazione e del superamento dellesame di Master (I.F.O.S. direttore
scientifico Prof. Luca Pisano)
Attualmente iscritta alla facolt di Psicologia presso lUniversit degli Studi Europea e
nel dicembre 2012 previsto il conseguimento della laurea specialistica in Psicologia clinica
e di comunit.
Dal giugno del 2010 collabora con il Prof. Francesco Bruno e con lA.I.A.S.U. in qualit
di ricercatrice e consulente criminologa. Ha maturato diverse esperienze, in particolare si
occupa di criminal profiling nellambito dellanalisi criminologica di eventi delittuosi.
PUBBLICAZIONI, ARTICOLI E RELAZIONI:
Il rispetto delle Forze dellOrdine www.sicurezzascuola.org 2009
Il Bullismo www.sicurezzascuola.org - 2010
Bullo o leader: una scelta di vita Roma, 11 giugno 2010 titolo dellintervento
Cyberbullismo e altre condotte a rischio
Correlatrice del Prof. Francesco Bruno al convegno Anatomia di una strage: Erba, analisi
di un delitto Milano, 26 febbraio 2011 titolo dellintervento Dalla scena del crimine al
profiling delloffender
Coadiutrice del Prof. Francesco Bruno nella ricostruzione degli omicidi di Alma Prazel
Stamatis, Albina Perez, Giuseppe Canziani, pubblicati dal Dott. Corrado Barbacini IL
PICCOLO Trieste 27/28 febbraio 2011
Stress e lavoro: correlazioni, attualit, problematiche e prospettive future Roma
La Sapienza, 7/8 giugno 2011 titolo dellintervento Violenza e molestie sul lavoro: una
panoramica europea
La mediazione: Aspetti giurdici e sociali Pensa MultiMedia Editore s.r.l. - 2012

pag.5

SOMMARIO
INTRODUZIONE
IL MITO DI NARCISO E LA CHIAVE DELLA SUA LETTURA PSICOLOGICA..............................7

CAPITOLO I
DAL MITO DI NARCISO ALLINQUADRAMENTO CLINICO DEL DISTURBO DI PERSONALITA
NARCISISTICO......................................................................................................................11
1.1.

La struttura di personalit secondo Freud...........................................................13

1.2.

Le fasi dello sviluppo psicosessuale......................................................................14

1.3.

Il conflitto e i meccanismi di difesa......................................................................15

1.4.

Kohut e la psicologia del Se................................................................................17

1.5. Kernberg e la differenziazione tra il Se normale e il Se patologico...............19


1.6. Il narcisismo attraverso le teorie di Fairbairn, Klein e Winnicott sulle relazioni
oggettuali..........................................................................................................................21
1.7.

LOrigine dei disturbi di tipo narcisistico a confronto tra le teorie di Lowen e

Symington...........................................................................................................................23

CAPITOLO II
CRIMINALI E NARCISISMO: UNA PROSPETTIVA MULTIDISCIPLINARE DEL FENOMENO
DELITTUOSO.......................................................................................................................28
2.1. Il passaggio allatto (acting out).............................................................................31
2.2. Rilevanza dei disturbi di personalit ai fini dellimputabilit..................................33

BIBLIOGRAFIA..................................................................................................................37

pag.6

INTRODUZIONE
IL MITO DI NARCISO E LA CHIAVE DELLA SUA LETTURA PSICOLOGICA

Il mito di Narciso prende forma nelle Metamorfosi di Ovidio e tra i tanti, anche questo, si presta particolarmente
ad unanalisi in chiave psicologica in cui lamore per se stessi pu essere considerato il leit motiv.
La storia che narra il poeta latino certamente una tra le pi conosciute e racconta appunto le vicende di un
ragazzo la cui bellezza fu causa della sua stessa distruzione.
Il giovane in questione proprio Narciso, figlio del fiume Cefiso1 e della ninfa Liriope, la quale desiderando
conoscere il destino del proprio figlio, si rec, secondo Ovidio, dallindovino Tiresia2 che ne vaticin il futuro.
Tiresia, dopo aver udito le richieste della ninfa, sentenzi che il giovane Narciso avrebbe avuto una lunga
vita a patto di non conoscere mai se stesso, Liriope per, che non comprese la profezia, and via e col passare
del tempo dimentic quanto affermato dallindovino.
Passarono quindi gli anni e Narciso cresceva forte e bello, di una bellezza cos mite e raffinata che tutti
coloro che lo guardavano, fossero uomini o donne, non potevano non innamorarsi di lui nonostante egli
rifuggisse ogni attenzione.
Riguardo la sua vanit e insensibilit si racconta che un giorno egli regal una spada ad Aminio3, uno
dei suoi numerosi spasimanti, affinch lo stesso si suicidasse ed Aminio, tanto era forte lamore provato nei
confronti del giovane, si trafisse il cuore sulla soglia della sua casa.
Il destino volle per che la storia del bel Narciso si intersecasse con quella della ninfa Eco in un incontro
drammatico che signific la distruzione di entrambi.
Si tramanda infatti che la dea Era, la gelosissima moglie di Zeus, era sempre alla ricerca delle prove dei
tradimenti del marito e sfortuna volle che un giorno ella si rendesse conto che le continue chiacchiere e la
compagnia della ninfa Eco erano solo un modo per distrarla favorendo gli amori di Zeus.
La sua rabbia fu grandissima e quando apprese la verit manifest tutta la sua ira rendendo Eco in grado di
ripetere solo e unicamente le ultime parole dei discorsi che le venivano rivolti.
Un giorno, quindi, mentre il bel Narciso vagava nei boschi tendendo reti tra gli alberi per catturare i cervi,
fu notato da Eco la quale, non potendo rivolgergli parola, dovette limitarsi ad osservarne la bellezza, restando
1
A. Ferrari, Dizionario dei luoghi del mito, BUR Dizionari - Rizzoli, 2011
2
E. Di Rocco,Io Tiresia: metamorfosi di un profeta, Roma, Editori Riuniti Univ. Press, 2007
3
R.Graves,I miti greci, Milano, Longanesi
pag.7

estasiata da tanta grazia; per diverso tempo lo segu da lontano senza farsi scoprire, ma Narciso, intento a
rincorrere gli animali, n si accorse di lei, n tantomeno si accorse di essersi allontanato troppo e di aver
smarrito il sentiero.
A quel punto Narciso, che non sapeva pi dove andare, inizi a gridare e a chiedere aiuto, allora Eco
decise di svelare al giovane la sua presenza e rispondendo al suo richiamo daiuto si present, con il cuore
traboccante di teneri pensieri, protendendogli le braccia e offrendosi come dono damore.
Ma di nuovo, come gi altre volte era accaduto, la reazione di Narciso fu spietata e gelida: di fronte alla ninfa
egli fugg inorridito tanto che la povera Eco, delusa e piena di vergogna, scapp via piangendo e si nascose tra
le fronde del bosco dove inizi a vivere in solitudine con un solo pensiero fisso nella mente: Narciso.
Lamore nei confronti del giovane cresceva e la distruggeva ogni giorno di pi tanto che la ninfa si dimentic
addirittura della sua stessa vita e il suo corpo deper talmente tanto fino a scomparire, lascando di lei solo la
voce, la voce di Eco che ripete solo le ultime parole rivolte.
Gli dei decisero allora di punire Narciso per la sua insensibilit e freddezza, mandarono perci Nemesi, dea
della vendetta, la quale fece si che il giovane, mentre si trovava presso una fonte e si sporgeva chinandosi per
bere dellacqua, vedesse per la prima volta la sua immagine riflessa; nel guardarsi Narciso inizi a struggersi
damore per quel viso cos bello e dolce e il suo cuore cominci a palpitare, inconsapevole di avere di fronte
se stesso.
Ammirava quindi quellimmagine mandando baci e immergendo le braccia nellacqua per sfiorare e
accarezzare quel volto, ma ogni volta la toccava, leffigie scompariva.
Narciso rimase a lungo presso la fonte, nella ricerca affannosa di afferrare quel tenero riflesso e senza
accorgersi che i giorni scorrevano inesorabilmente, dimenticandosi di tutto, sorretto solo dal pensiero e dal
desiderio che quellimmagine sfuggente potesse rimanere sua per sempre.
Alla fine mor presso la stessa sorgente che gli aveva regalato lamore, bramando in vano un abbraccio della
sua stessa proiezione.
Quando le Naiadi e le Driadi andarono per prelevare il suo corpo nellintento di collocarlo sulla pira
funebre si narra che al suo posto trovarono un fiore bianco; da quel giorno il bocciolo prese il nome di Narciso.
Tuttavia, narra ancora Ovidio, che a Narciso non serv la punizione; quando infatti, passato ad altra vita si
trov ad attraversare lo Stige per entrare nelloltretomba, il giovane continuava a cercare limmagine amata
nel riflesso nero del fiume.
A seguito di questo breve richiamo al mito, cos come ci viene tramandato da Ovidio, possiamo chiederci
se Narciso fosse solo superbo, ingenuo, egocentrico o egoista, ma tuttavia, quello che sicuramente chiaro
quanto questo giovane, come ogni creatura, fosse semplicemente alla ricerca dellamore.
In buona sostanza la chiave di lettura che possiamo trovare quella relativa al rischio del fallimento, una
defaillance che genera nellindividuo un profondo senso di dolore che istintivamente e profondamente viene
rifuggito con levitamento di incorrere in qualsiasi rischio; c un rifiuto della sofferenza che aprioristicamente
pag.8

preclude la possibilit di un successo nellincubo di un fallimento.


Il rifiuto di Narciso quello di tradire se stesso, laddove la separazione dalla propria immagine costituisce
il tradimento; in ci presente il rifiuto e linconfrontabilit con laltro e quindi con la capacit di messa in
discussione dellIo, di quellIo che attraverso la relazione focalizzerebbe i propri bisogni e la propria affettivit
nei confronti di un oggetto estraneo.
Il nostro Narciso nellatto di fermarsi a ci che identit rifiuta un confronto perch non in grado di
tollerare il rischio di un fallimento, in buona sostanza, il suo Io si difende dallintrusione dellaltro per timore
della disfatta nella relazione, dove lamore costituirebbe una violenza su una sensazione di equilibrio, lasciando
spazio a sentimenti di timore e inquietudine, caratteristici di chi ama.
Nonostante la presenza della fonte che propone un possibile altro, in Narciso assente lidea del confronto
e limpossibilit di possedere la sua immagine rappresenta limpossibilit di possedere se stesso, generando
quindi la mancanza di una fiducia primaria che caratteristica essenziale nel rapporto interpersonale.
Quando questa, infatti, subisce una ferita precoce, sar difficile risanare il vuoto che danneggia la capacit
di delimitare lIo stringendo rapporti con laltro.
La tragedia vissuta da Narciso il dramma di chi non ha purtroppo mai imparato ad allontanarsi da se stesso
perch tradito troppo precocemente, sentendosi perci costretto a rafforzare il proprio guscio narcisistico
nellintento di evitare ulteriore dolore.
Lessenza del solo Io non costituisce per Narciso un fattore di vulnerabilit, egli infatti gode di una
soggettivit beata, non bisognosa dellaltro, in altre parole un sentimento di totale invincibilit.
Il giovane di Tespi rappresenta il simbolo di un Io non relazionato e di una soggettivit presuntuosa dessere
invulnerabile, dove lamore sinonimo di debolezza perch disvelatore dellanima.
Lesposizione e lapertura allaltro rappresenterebbero loblio e il dolore, perci Narciso rifiuta
completamente questa possibilit; leffigie nella fonte viene proprio a rappresentare linterpersonalit alla
quale il ragazzo si sottrae nel momento in cui non riconosce laltro e non riconoscendo laltro neppure nella
sua immagine riflessa, il rifiuto che Narciso prova anzitutto un disamore per se stesso.
Narciso inoltre incapace di separarsi dalla propria immagine perch non in grado di sostenere lesperienza
della separazione, che sicuramente un evento traumatico ma secondo Jung pu essere motivo dazioni
indegne ed estreme, ma che ci permettono di sopravvivere e di far evolvere, durante questa lotta, la nostra
coscienza.
Il narcisista, quindi, rappresenta unimmagine perdente e sembrerebbe essere colui al quale riservata
uninutile sofferenza autogenerata.
Possiamo considerare il narcisismo come fondamento di sofferenza mentale e sicuramente come agente di
azioni distruttive, tanto autodirette quanto riversate sugli altri.
La distruttivit tipica del narcisismo riscontrabile sia nelle varie e conclamate forme psicopatologiche,
sia pure nella psicopatologia cosiddetta della normalit, costituita da egoismo, timore, vuoto e assenza di un
pag.9

significato profondo della vita.


Il narcisismo costituisce inoltre un substrato di fragilit e illusoriet dove attecchiscono con semplicit i
sintomi prettamente clinici ed essendo fortemente ancorato ad una societ moderna pu essere letto, in altra
forma, come un inquinamento della mente collettiva.
La caratterialit narcisistica viene emblematizzata nel bisogno persistente e assolutamente inappagabile di
essere considerati i migliori, in associazione ad intensa ambizione e scasi valori, dove la polarizzazione ricade
su miti esteriori di successo, prestigio e invincibilit e gli obiettivi perseguiti sono superficialmente bellezza
e potere.
Laspettativa idealistica che tutto debba avvenire come si desidera e si crede giusto, secondo prospettive
totalmente ego centrate, quella che sottende il carattere narcisistico di cui gli aspetti pi evidenti sono
certamente il rifiuto di qualsiasi frustrazione, la ricerca incondizionata d conferme, lintima insicurezza e
lostentata arroganza.
La dipendenza dallapprovazione altrui e pertanto il non essere libero e incondizionato rende il narcisista
improntato in maniera irrealistica al controllo e al potere, in nome dei quali arriva a scindersi totalmente dai
propri sentimenti di fragilit emotiva e dai bisogni del proprio essere che vengono vissuti come minaccia alle
proprie finalit autoaffermatorie.
Il fanatismo dellinnamoramento di s, tipico del narcisista, insieme con la negazione ostinata dei propri
limiti, porta al rifiuto di ogni sentimento di colpa reale; penetrando infatti nella fenomenologia della sofferenza
narcisistica, possiamo riconoscere questa come la tipologia psicologica pi separata dalla reale natura del S.
Prende infatti piede un falso S, grandioso e illusorio, in cui il narcisista incarna una personalit
esageratamente lontana dalla conoscenza della sua vera natura cos come dalla consapevolezza dei propri
bisogni reali.
In virt del profondo disconoscimento di se stesso il narcisista sceglie, del tutto inconsapevolmente, ci che
male, trovandosi perci a seminare vento per raccogliere tempesta, una tempesta che pervade soprattutto la
sfera emotiva.
Attorno a questo nucleo di inconsapevolezza si articolano poi una serie di scelte erronee e di esperienze
fallimentari che sviluppano unimmagine di s impoverita in forte contrasto con il modello ideale e grandioso
tipico del narcisista; la realt a questo punto viene percepita come negativa, potente e minacciosa e produce
perci paura e avversione.
La disfunzionalit della relazione con se stesso e il mondo costituiscono nella mente del narcisista una
somma di conflitti, complessi ed emozioni negative, che lo spingono sempre pi ad azioni difensive e attivit
compensatorie, lasciandolo in balia di un falso S che lo costringe a sperimentare la drammatica rinuncia alla
sostanziale natura umana, incrementando un vuoto di autostima e fiducia nella vita.
Eopportuno concludere evidenziando che, se la direttrice del narcisismo guidata dal principio del piacere,
viceversa il suo effetto legato alla morte, come il mito sottolinea, infatti, il giovane che era fortemente attratto
dallimmagine nellacqua mor proprio a causa di essa.
pag.10

La tematica della morte perci emblematicamente connessa agli effetti dellinconsapevolezza egocentrata,
la quale produce azioni palesemente contrastanti con la vera natura del S e quindi con i bisogni intrinseci
dellesistenza.
Il narcisismo esaspera la tragicit di ideali impossibili e ambizioni non amate, causando linsorgenza di
odio e vergogna per il non essere in grado di vivere allaltezza di questi.

CAPITOLO I
DAL MITO DI NARCISO ALLINQUADRAMENTO CLINICO DEL DISTURBO
DI PERSONALITA NARCISISTICO

Per fare chiarezza sul narcisismo opportuno partire da due ipotesi: la prima quella che prevede come
assunto il collegamento, sia in senso genetico che psicodinamico, del narcisismo con la formazione dellIo, la
seconda invece quella secondo cui la patologia evidenzierebbe, nei suoi eccessi e nei suoi difetti, la struttura
della normalit.
Se consideriamo per lIo come listanza che collega lindividuo al mondo esterno, il narcisismo
rappresenterebbe lelemento fondamentale e regolatore della continua e necessaria tensione del soggetto tra il
desiderio/bisogno di rapportarsi con laltro, che implica la dipendenza ed il desiderio/bisogno di riconoscimento,
che al contrario implica identit e autonomia, quindi in altre parole possiamo dire che il narcisismo attiene alla
costruzione del soggetto e al rapporto di questi con laltro.
In genere definiamo narcisiste le persone che appaiono molto prese da loro stesse, in un certo senso
innamorate di s e quindi poco attente agli altri, ma se vero che i narcisisti sembrano avere una scarsa
considerazione nei confronti di altre persone, altres vero che, contrariamente a quanto si possa credere,
queste persone sono totalmente incapaci di provare amore in primo luogo per s.
Dal punto di vista clinico il narcisismo stato relegato per molto tempo nellambito dei disturbi psichiatrici
ma vari studi che sono stati compiuti nel tempo su persone affette da questa patologia lo hanno posto nel
quadro diagnostico relativo ai disturbi di personalit.
Il concetto di disturbo di personalit si pone come classe specifica di disturbo mentale strutturale,
comprendente diverse organizzazioni.
Oggi nel manuale di classificazione diagnostica DSM-IV TR i disturbi della personalit sono inclusi in un
asse diagnostico specifico (asse II) che ricomprende, tra gli altri, il disturbo narcisistico di personalit.
Linquadramento clinico di tale disturbo, sulla base dei criteri diagnostici previsti dal DSM-IV TR, prevede
un quadro pervasivo di grandiosit (nella fantasia o nel comportamento), necessit di ammirazione e mancanza
pag.11

di empatia che compare nella prima et adulta ed presente in una variet di contesti come indicato dai
seguenti elementi:

. Senso grandioso di importanza (esagerazione di risultati e talenti, aspettativa di essere notato come superiore
senza unadeguata motivazione);
. Fantasie illimitate di successo, potere, fascino, bellezza e amore ideale;
. Convinzione di essere speciale e unico e di dover frequentare, per essere capito, solo persone speciali
o di classe elevata;
. Richiesta eccessiva di ammirazione;
. Sensazione che tutto sia dovuto, cio, lirragionevole aspettativa di trattamenti di favore o di soddisfazione
immediata delle proprie aspettative;
. Sfruttamento interpersonale, ossia utilizzo degli altri per il raggiungimento dei propri scopi;
. Mancanza di empatia e incapacit di riconoscere o identificarsi con i sentimenti e le necessit altrui;
. Senso di invidia nei confronti degli altri o sensazione di essere invidiato;
. Comportamenti o atteggiamenti arroganti o presuntuosi.

Pur affermando che la condizione narcisistica necessaria nella parte iniziale della nostra esistenza
per vivere e superare le difficolt che il mondo in cui siamo gettati ci fa incontrare, dobbiamo comunque
sottolineare che il narcisismo nellevoluzione della nostra vita va articolato e trasformato affinch non divenga
patologia, quella patologia che ritroviamo come cardine dellorigine aggressiva ove supportata dal disturbo
narcisistico di personalit.
Ognuno di noi ha bisogno di sentirsi unico, prezioso e irripetibile affinch un sentimento di s prenda
forma e a partire da questo, per potersi sentire importante, per poter creare, per amare, ma quello che accade
nelle personalit narcisistiche che tali bisogni restano molto intensi ma soprattutto assoluti e quindi rigidi,
fino a totalizzare lorizzonte delle relazioni; questo pu accadere nelle persone che sono state ferite troppo
precocemente e intensamente rispetto a quanto la natura narcisistica poteva sopportare.
In tali situazioni patologiche i bisogni di rispecchiamento e di idealizzazione restano separati dal mondo
degli affetti e degli istinti, quindi, quando fallisce il rispecchiamento emerge la rabbia che pu esplodere anche
furiosamente, in quel momento colui che vissuto come loggetto-s non pi uno specchio che riflette e
lempatia con il soggetto idealizzato viene meno.
Ogni frustrazione nella relazione di tipo oggetto-s una ferita narcisistica e gli individui vulnerabili dal
punto di vista narcisistico rispondono a tale ferita con il ritiro vergognoso (fuga) o con la rabbia narcisistica
(attacco), rabbia narcisistica che pu giungere anche, in soggetti con disturbi gravi, allazione delittuosa.
pag.12

(Kohut H., 1978).


Possiamo dunque affermare che rabbia e vergogna sono le due principali manifestazioni esperienziali e
comportamentali dellequilibrio narcisistico disturbato.
Nella disamina teorica che seguir andremo ad analizzare e spiegare le tesi pi significative rispetto al
narcisismo e al correlato disturbo di personalit partendo proprio dallanalisi strutturale di questultima.

1.1.

La struttura di personalit secondo Freud

Non possiamo parlare propriamente della personalit senza citare il capostipite delle teorie riguardo la
stessa, ovvero Sigmund Freud, poi seguito dallaltrettanto celebre Carl Gustav Jung.
Freud propose un modello esplicativo della mente umana basato sullassunto che le nostre motivazioni ad
agire, guidate dallistinto di sopravvivenza e di riproduzione, rimangono quasi sempre nascoste nellinconscio
ad opera di una forza repressiva che le occulta alla coscienza; egli infatti paragonava la psiche ad un iceberg
la cui parte minore che emerge dalle acque rappresenterebbe la zona della coscienza, mentre la massa ben pi
grande che si trova sotto il livello dellacqua raffigurerebbe la regione dellinconscio.
Proprio nel dominio dellinconscio andrebbero ricercati gli impulsi, le passioni, le idee ed i contenuti
rimossi e dunque attraverso lesplorazione di esso Freud svilupp quella che ancora oggi viene considerata la
prima vera e propria teoria completa sulla personalit.
Nellambito di questa teoria la psiche costituita da tre strati principali, il primo, pi profondo, linconscio,
sede di pulsioni inaccettabili e ripugnanti dal punto di vista morale, il secondo il preconscio, in cui i pensieri
e ricordi sono accessibili ma si attivano in maniera inconsapevole o attraverso uno sforzo cosciente, lultimo
il conscio, uno stato di consapevolezza che opera attraverso il pensiero logico e il linguaggio verbale.
Il modello strutturale della mente poi contraddistinto da tre istanze: LEs (irrazionale e scarsamente
organizzato), lIo, cio insieme delle capacit motorie, percettive, sensitive e cognitive che permettono
allindividuo di codificare e operare sulla realt e il Super-io, che rappresenta la componente normativa e
sociale ed listanza morale introiettata che conduce alladeguamento.
Sebbene ognuna di queste istanze sia dotata di funzioni, propriet, componenti, principi operativi, dinamismi
e meccanismi propri, la loro interazione talmente intima da rendere difficile, se non impossibile, scinderne
completamente gli effetti e valutarne i contributi alla determinazione del comportamento umano.
Secondo Freud la personalit infantile iniziale si identifica con lEs, in cui vige il principio di piacere e
in cui ogni desiderio richiede un soddisfacimento immediato ma la pressione esercitata dalla realt esterna,
ovvero limpossibilit dellimmediata realizzazione del desiderio, porta una parte dellEs a modificarsi e ne
deriva lIo, che regola i rapporti tra i desideri e la realt esterna ed essendo dominato dal principio di realt
impara ad aspettare e a tollerare lattesa.
Infine si sviluppa il Super-io attraverso linteriorizzazione dei valori e delle norme morali, dei genitori
prima e dellambiente sociale dopo.
pag.13

Il Super-io controlla e modifica gli istinti per renderli accettabili nellambiente esterno ed i suoi fondamentali
scopi sono sostanzialmente due: inibire gli impulsi dellEs, in particolare quelli di natura libidica o aggressiva,
che sono i pi soggetti ad una condanna da parte della societ e indurre lIo a sostituire con finalit moralistiche
i suoi scopi realistici e lottare per la perfezione.
La libido costituisce lenergia vitale a carattere positivo e la determinazione del piacere, si sviluppa e si
articola nella crescita di un bambino e ne caratterizza in modo differente i diversi periodi di vita; laggressivit,
al contrario, lenergia vitale a carattere distruttivo tendente allallontanamento che nellaspetto positivo
rappresenta lautoaffermazione.

1.2.

Le fasi dello sviluppo psicosessuale

Secondo la teoria psicoanalitica lo sviluppo viene considerato come un passaggio attraverso vari stadi che,
in corrispondenza con i diversi stadi di alcune zone denominate zone erogene, acquistano predominanza; le
zone erogene vengono identificate come centri di sensazioni piacevoli.
Il primo stadio pulsionale che si articola dalla nascita ai 18 mesi organizzato intorno alla funzione
alimentare ed definito fase orale.
La relazione che lega sin dallinizio il bambino al seno materno determinata sia dalla necessit di
soddisfare il bisogno di mangiare, sia dalla necessit di soddisfare un piacere intrinseco che ha come zona
erogena la bocca.
La fase orale, quindi, in un momento in cui il bambino dipende quasi totalmente dalla madre, comporta
linsorgenza di sentimenti di dipendenza che tendono a persistere durante la vita e ad assumere un ruolo
preponderante quando lindividuo si sente ansioso e insicuro; secondo Freud infatti, il segno massimo di
dipendenza rappresentato dal desiderio di tornare nel grembo materno.
Con lacquisizione del controllo sfinterico inizia lo stadio anale che dura dai 18 mesi ai tre anni.
Questa nuova acquisizione un ulteriore passo verso lindividuazione, in quanto la defecazione, con il
piacere associato di espellere o trattenere, diventa un atto che il bambino pu controllare, inoltre, trattenere
o lasciare andare le feci diventa espressione di controllo sul mondo esterno per cui la defecazione assume il
significato di dono o di ostilit.
Il controllo di regolazione di un impulso istintuale deve attendere a rinviare il sollievo derivante dal
soddisfacimento dei suoi bisogni fisiologici.
Una madre troppo severa e repressiva potr favorire nel bambino atteggiamenti di ostinazione e
riservatezza o al contrario atteggiamenti di ira, confusione, e disordine; una madre troppo permissiva potr
impedire che il bambino raggiunga un ragionato controllo dei propri bisogni.
Il passaggio alla fase fallica, dai tre ai cinque anni, caratterizzato dalle esperienze masturbatorie legate
allinteresse per la zona genitale quale nuova zona erogena.
pag.14

Linteresse per gli organi genitali, sia da parte del maschio che della femmina, produce un confronto che
rende evidente lesistenza di differenze anatomiche tra i due sessi e genera le curiosit sessuali.
Con il riconoscimento della propria identit di genere facile osservare sia nel bambino che nella bambina
un comportamento esibizionistico volto a richiamare lattenzione su di s.
Nella fase fallica si creano i presupposti per la formazione del complesso di edipo; dal quinto anno infatti
si sviluppa la fase edipica in cui il bambino presenta sentimenti damore per entrambi i genitori, tuttavia, il
genitore del sesso opposto viene investito prevalentemente da cariche libidiche, mentre quello dello stesso
sesso viene preso come modello di identificazione e percepito come rivale.
Leccitamento sessuale nei confronti del genitore del sesso opposto crea nel bambino forti sentimenti di
colpa e la paura di essere punito dal genitore dello stesso sesso genera unangoscia di castrazione, in questo
modo il bambino, o la bambina, rinunciano al genitore amato e si identificano con il genitore dello stesso sesso
superando il complesso edipico.
Le dinamiche edipiche portano allacquisizione del concetto della triangolarit: il bambino percepisce se
stesso in contrapposizione alla coppia genitoriale.
Alla fase edipica succede il periodo della latenza, dai 6 ai 10-11 anni, caratterizzato da una tranquillit
istintuale in cui le pulsioni sessuali vengono in parte rimosse ed in parte sublimate e sottoposte a formazioni
reattive della moralit e della vergogna.
Lenergia che viene cos liberata investita a livello sociale ed intellettuale ed i bambini di entrambi i sessi
sono impegnati a scuola e manifestano un certo piacere nellapprendere.
La momentanea rimozione dellinteresse per laltro sesso, inoltre, porta alla costituzione di gruppi di
bambini dello stesso sesso e il gruppo rappresenta il momento di transizione dalla famiglia al mondo esterno
in cui il bambino cerca nuove figure con cui identificarsi.
Anche il gioco riflette il cambiamento avvenuto: pi realistico, basato sullosservazione delle regole e
della ritualit ed spesso utilizzato come attivazione di abilit intellettuali e motorie volte al controllo delle
pulsioni.
La maturazione fisica puberale segna il passaggio alla fase genitale, caratterizzata dalla ricomparsa degli
impulsi sessuali.
In questa fase tutte le pulsioni parziali (orale, anale, fallica) si uniscono e confluiscono nella zona genitale,
non solo per il soddisfacimento del piacere ma anche per la procreazione.
Non vi pi autoerotismo, come accadeva nella fase fallica, ma vi la ricerca delloggetto sessuale e tutto
ci conduce alla sessualit adulta.

1.3.

Il conflitto e i meccanismi di difesa

La teoria psicoanalitica colloca il conflitto al centro della vita psichica; lindividuo cerca di evitare il
pag.15

disagio e di acquisire una riduzione immediata della tensione, si verifica perci un conflitto tra desideri e realt
esterna che produce angoscia, nella misura in cui lambiente esercita una funzione di controllo diretta a punire
o reprimere lespressione immediata della pulsione.
Lansia prodotta dalla relazione conflittuale tra Io, Es e Super-io quando vengono interiorizzate le norme
e i precetti dei genitori.
Per fronteggiare tutto ci si innescano i cosiddetti meccanismi di difesa, ovvero configurazioni psicologiche
inconsce che riducono il conflitto e di conseguenza langoscia, mantenendo un equilibrio intrapsichico e
regolando lautostima.
Le difese sono considerate evolutivamente necessarie e nel modello relazionale fungono da protezione per
preservare il s autentico.
Riguardo tali meccanismi, la cui funzione risiede nellIo, dobbiamo poi aggiungere che possono essere
normali e adattivi o viceversa patologici e se normalmente rappresentano dinamiche mutevoli, nella patologia
possono divenire rigidi.
Inoltre dobbiamo suddividere le difese primitive da quelle mature; i meccanismi primitivi sono i seguenti:
- Il ritiro primitivo, dove il bambino sovra stimolato si addormenta e manifesta la tendenza a sostituire
lo stimolo del proprio mondo interiore alla tensione della relazione con gli altri.
Implica un fuga psicologica dalla realt che non viene distorta ma estrania la persona dalla partecipazione
attiva alla soluzione interpersonale dei problemi.
- Il diniego, in cui il bambino affronta le cose spiacevoli rifiutando di accettare il loro accadimento e lEs
manifesta la convinzione prelogica che se non lo riconosco non accade
- Il controllo onnipotente per il neonato, in cui la fonte di tutti gli eventi interna: se infatti ha fame
e riceve il latte egli ha unesperienza preverbale di averlo magicamente creato, non percependo
lesistenza di altri che agiscono in modo indipendente da lui.
- Lidealizzazione, in cui il bambino piccolo ha bisogno di credere che mamma e pap sono in grado di
proteggerlo da tutti i pericoli della vita.
Consiste nel bisogno di attribuire un valore e un potere speciale alle persone da cui dipendiamo
emotivamente e che possono aiutarci a battere il terrore interno che proviamo rispetto al fallimento e
allimperfezione.
- La svalutazione, ovvero lesatto opposto del precedente bisogno di idealizzazione. Quanto pi un
oggetto stato idealizzato tanto pi viene svalutato.
- La proiezione (qualcosa di interno viene considerato proveniente dallesterno) e lintroiezione (si
considera proveniente dallinterno qualcosa che in realt esterno). I bambini che introiettano fanno
propri atteggiamenti, affetti e comportamenti che appartengono ai loro genitori.
- La scissione dellIo, difesa in cui avviene la separazione degli aspetti buoni e cattivi, che in psicopatologia

pag.16

pu divenire estremamente rigida a condurre a forme pi o meno gravi di malattia mentale.


I meccanismi di difesa secondari sono invece:
- Isolamento: in cui laspetto affettivo di unesperienza o di unidea viene separato dalla sua dimensione
cognitiva; in pratica effettuato da quelle persone che raccontano con distacco emotivo situazioni in
cui tutti provano comunque dei sentimenti.
- Intellettualizzazione: la persona che la utilizza parla delle emozioni senza sentimento. Lidea di provare
rabbia accettata ma ne viene inibita lespressione concreta.
- Razionalizzazione: entra in gioco quando non riusciamo ad ottenere qualcosa e diciamo che non era
poi cos importante, come la volpe di Esopo che non riuscendo ad arrivare alluva la catalog come
acerba; consiste sostanzialmente nel fornire ottime ragioni per giustificare le proprie decisioni.
- Compartimentalizzazione: la sua funzione quella di permettere lesistenza di due condizioni
palesemente conflittuali senza creare confusione, sensi di colpa, vergogna e angoscia sul piano
cosciente. La persona abbraccia due idee, due atteggiamenti senza coglierne la contraddizione.
- Annullamento: lo sforzo inconscio di controbilanciare un affetto, di solito un senso di colpa o di
vergogna, con un atteggiamento e un comportamento che magicamente lo cancelli; alla base vi il
disconoscimento del senso di colpa e il desiderio di espiazione.
- Volgersi contro il S: spostare da un oggetto esterno verso il S un affetto o un atteggiamento negativo.
- Spostamento: una pulsione, emozione, preoccupazione o comportamento viene diretto da un oggetto
iniziale verso un altro perch la direzione originaria per qualche ragione provoca ansia; anche linteresse
sessuale pu essere spostato, dagli organi genitali ad altre aree o ad oggetti inconsciamente collegati.

- La formazione reattiva: consiste nella trasformazione di un affetto negativo in positivo ed presente


gi tra il terzo o quarto anno di vita; alcuni aspetti del sentimento originario possono per rimanere
presenti. La funzione della formazione reattiva negare lambivalenza.
Tutti abbiamo delle difese preferenziali che corrispondono al nostro modo abituale di confrontarci con le
situazioni problematiche.
La preferenza per un tipo di difesa deriva da diversi fattori tra cui il temperamento costituzionale, la natura
dei disagi subiti nella prima infanzia, le difese presentate e a volte deliberatamente insegnate dai genitori e le
conseguenze sperimentate nellutilizzo di particolari difese (effetti di rinforzo).

1.4.

Kohut e la psicologia del Se

Lapparizione della psicologia de S, fondata da Kohut, costitu una sfida allanalisi tradizionale degli anni
settanta; il panorama psicoanalitico di allora era infatti dominato dallanalisi freudiana, di cui Kohut metteva
in discussione alcuni principi basilari.
pag.17

Secondo Kohut il disturbo narcisistico parte da un arresto dello sviluppo causato dalla mancanza di risposte
empatiche da parte dei genitori.
Il S grandioso del bambino esige empatia e tenerezza rispecchiante da parte della madre, la cui presenza
affettiva assicura il consolidamento di questo arcaico S grandioso che, proprio sulla base del rinforzo,
evolver gradualmente nelle forme dellautostima e della fiducia in se stesso, tale evoluzione implicher un
sempre minor bisogno di rispecchiamento.
Alla nascita il bambino per mantenere un senso di benessere a fronte delle difficolt e delle delusioni della
realt esterna, creer unimmagine grandiosa ed esibizionistica del S (S grandioso) che successivamente
trasferir su un oggetto-S transizionale che la madre.
Il bambino potr quindi mantenere questa immagine positiva (S grandioso), solo se trover un reale
oggetto che gli rinforzi questo sentimento, se ci sono, invece, situazioni eccessivamente frustranti, si produce
un arresto evolutivo ed una messa in crisi traumatica del S grandioso che si manifester successivamente,
come disturbo narcisistico di personalit.
In considerazione di ci, il S del narcisista, secondo Kohut, non sarebbe propriamente disturbato ma solo
bloccato.
Il narcisista di questo tipo, definito come ipervigile, mostra caratteristiche fondamentalmente diverse da
quelle che ci si aspetterebbe secondo il sentire comune, infatti schivo, estremamente sensibile al giudizio
altrui, ha la tendenza ad allontanare quanto pi possibile lattenzione da s e viene ferito con molta facilit.
In sostanza Kohut considera il disturbo narcisistico di personalit come un disturbo riconducibile ad una
forte vulnerabilit della stima di s, imputabile ad una carenza di risposte empatiche adeguate nelle prime fasi
dello sviluppo.
Kohut considera, nel formulare la sua teoria, le mutate condizioni sociali in cui si sviluppa la psiche infantile
rispetto al contesto in cui fu elaborata la teoria freudiana; la meno assidua presenza dei genitori priverebbe
secondo lui il bambino di un oggetto immediato per il suo bisogno di idealizzazione e provocherebbe invece
del tradizionale complesso edipico una malattia del S, il disturbo narcisistico della personalit.
Il centro del modello teorico di Kohut quindi il S, un apparato psichico primordiale la cui coesione ed
integrazione essenziale allo sviluppo successivo dellIo; il S sarebbe allorigine del sentimento per il quale
lindividuo si sente polo autonomo di percezione ed iniziativa, ha quindi un ruolo funzionale essendo una
dimensione intrapsichica che si alimenta del rapporto con gli altri (oggetti-S).
Laddove viene a mancare unadeguata relazione adulto-bambino il S si ripiega e si fissa in una posizione
narcisistica, si disintegra e si cristallizza, in modo difensivo, dando luogo ad un S grandioso e onnipotente.
Lo sviluppo della personalit di un individuo si origina perci da un equilibrio narcisistico primario ed
evolve a partire dalla capacit della madre di disilludere gradualmente il bambino sottoponendolo ad una
frustrazione ottimale grazie a cui le delusioni tollerabili dallequilibrio narcisistico primario, portano al
graduale instaurarsi di strutture interne che permettono al bambino di imparare a calmarsi da solo e di tollerare
la tensione narcisistica.
pag.18

Lesperienza della frustrazione alla base dello sviluppo della capacit di percepire la realt, interna ed
esterna, distinguendola da fantasie ed allucinazioni.
Nei disturbi narcisistici di personalit il lavoro di consolidamento del S non avvenuto o avvenuto in
maniera insufficiente.

1.5.

Kernberg e la differenziazione tra il Se normale e il Se patologico

Kernberg consider il narcisismo come qualcosa di molto vicino al disturbo borderline di personalit e
nei suoi pazienti not che in genere avevano un funzionamento discreto in determinati ambiti mentre in altri
presentavano caratteristiche apertamente borderline; egli vedeva quindi il bambino, nei primi mesi di vita,
come in balia di correnti affettive piacevoli e spiacevoli, incapace di distinguere il S dal non-S e perci in
totale fusione con la madre.
Successivamente questa fusione lasciava il posto alla differenziazione del s dellinfante dallimmagine
della madre che forniva le cure.
E questo, secondo Kernberg la prima importantissima condizione da raggiungere, la differenziazione;
coloro che non riusciranno ad approdare a questo stadio avranno una particolare predisposizione allo sviluppo
di patologie.
Il bambino che avr adeguatamente acquisito il senso del S separato dalloggetto utilizzer, tuttavia, solo
un primitivo meccanismo di difesa: la scissione.
E un bene che inizialmente il bambino utilizzi questo meccanismo di difesa , ma con il tempo egli dovr
abbandonarlo per iniziare a relazionarsi alle persone come oggetti interi, che possono essere sia buoni sia
cattivi.
Il superamento della scissione permetter, quindi, di vedere le persone in maniera tridimensionale
consentendo la riunione di immagini frammentate e facendo si che le pulsioni, tanto quelle libidiche quanto
quelle aggressive, si fondano per dar luogo ad affetti pi temperati e meno estremi.
Aspetto fondamentale del tema del narcisismo, cos come viene definito da Kernberg, quindi la differenza
sostanziale tra il narcisismo normale (infantile o tratto di personalit nellindividuo adulto) e il narcisismo
presente nei pazienti con una personalit narcisista, in questo ultimo caso il narcisismo assumerebbe secondo
il teorico, una connotazione strettamente patologica.
Egli sostiene, infatti, che il narcisismo dei pazienti affetti da disturbo narcisistico di personalit sia
qualitativamente e quantitativamente diverso sia da quello presente negli individui sani, sia dal narcisismo
primario.
Kernberg riteneva che i pazienti narcisisti avessero un S integrato (a differenza del S dei pazienti
borderline), seppur patologico, che a prima vista li faceva apparire meno frammentati, lunica differenza tra la
condizione narcisistica e quella borderline , secondo Kernberg risiederebbe nella presenza di un S grandioso,
integrato e strutturato, nonostante la connotazione patologica, che spiegherebbe come tali personalit disturbate
pag.19

abbiano un buon funzionamento nonostante facciano uso prevalentemente di meccanismi di difesa primitivi,
quali la scissione, lidentificazione proiettiva , lidealizzazione, lonnipotenza , il diniego.
In contrasto con Kohut, Kernberg non riteneva che il S del narcisista fosse una struttura in un certo senso
normale, seppur bloccata, ma ipotizzava che si trattasse di una struttura altamente patologica e molto diversa
dal normale S grandioso presente nei bambini.
Kernberg descrive quindi un narcisista (definito inconsapevole) maggiormente regredito, che non
cosciente delle reazioni, pi arrogante ed inoltre meno sensibile alla critica a causa dellenorme distanza
che lo separa emotivamente dagli altri; opera inoltre la distinzione tra diversi livelli di gravit attraverso il
concetto di diagnosi strutturale (Kernberg, 1984, 1997), che implica la nozione di un livello strutturale che
sottost ai vari sintomi e costellazioni di tratti caratteriali patologici osservabili.
Egli ipotizza tre grandi organizzazioni strutturali poste su un continuum ideale che corrispondono alle
organizzazioni di personalit nevrotica, borderline e psicotica.
Le differenziazioni principali tra i tre tipi di organizzazione risiederebbero sostanzialmente nel livello di
integrazione dellidentit e nelle tipologie di operazioni difensive prevalentemente utilizzate oltre che nella
capacit di esame della realt.
La patologia meno grave riguarda lorganizzazione nevrotica, che include le personalit isteriche, ossessivocompulsive e depressivo-masochistiche, le quali in un certo senso possono essere considerate le diverse forme
che unorganizzazione di questo tipo pu assumere.
Lorganizzazione di personalit borderline invece, viene a sua volta suddivisa in una fascia alta, pi vicina
al versante nevrotico del continuum, e una fascia bassa pi vicina a quello psicotico: nella fascia borderline
alta si collocano le personalit istrioniche, narcisiste, dipendenti, ciclotimiche e sado-masochistiche; nella
fascia borderline bassa rientrano le personalit schizoide, schizotipica, borderline, paranoide, ipocondriaca,
ipomaniacale, una variante pi patologica del narcisismo denominato narcisismo maligno, e la personalit
antisociale.
Il livello di patologia pi grave poi quello dellorganizzazione di personalit psicotica.
Inoltre, mentre Kohut riteneva che in queste persone laggressivit fosse un fenomeno secondario,
indotto dalle mancanze genitoriali, secondo Kernberg si tratterebbe di un elemento primario, costituzionale
o ambientale, che indurrebbe il narcisista ad essere potenzialmente distruttivo nei confronti delle persone con
cui ha a che fare.
Sinteticamente possiamo quindi riassumere di seguito le caratteristiche del narcisismo patologico secondo
quanto proposto da Kernberg.
Il narcisismo patologico non riflette semplicemente linvestimento libidico sul S, ma linvestimento
libidico su una struttura patologica del S (il S grandioso), inoltre la sua analisi e comprensione devono
riguardare sia i derivati pulsionali libidici che quelli aggressivi, di natura prevalentemente orale (che secondo
Kerberg sono stati trascurati da Kohut).

pag.20

Il S grandioso patologicamente coeso costituito dalla condensazione di immagini oggettuali idealizzate


e di ideali dellIo che invece normalmente vengono integrati nel Super-Io; accanto al S grandioso patologico
si sviluppano quindi un Super-Io scarsamente integrato, dei confini tra Io e Super-Io scarsamente definiti in
alcune sfere e una svalutazione ampia e devastante degli oggetti esterni e delle loro rappresentazioni dovuti
alla dissociazione o rimozione degli aspetti inaccettabili del S reale.
Le strutture intrapsichiche presenti nei pazienti narcisisti derivano da processi di integrazione e
differenziazione patologici e da relazioni oggettuali altrettanto patologiche, ne consegue che il mondo
intrapsichico dei pazienti narcisisti popolato soltanto dal loro S grandioso, da immagini svalutate del
S reale e degli altri, dai precursori sadici del Super-Io e da immagini primitive distorte sulle quali stato
proiettato un intenso sadismo orale.
Linstaurarsi del S grandioso patologico consente comunque una certa integrazione dellIo, che permette
un adattamento sociale complessivo migliore di quello raggiunto dai pazienti con personalit narcisistica ma
fondamentalmente borderline.
Il narcisismo patologico comporta poi meccanismi di difesa e resistenze specifiche originate da sottostanti
conflitti prodotti da collera e invidia orali, che si riflettono nella traslazione che si sviluppa nel corso del
trattamento.
Nella situazione analitica, inoltre, il paziente narcisista, secondo Kernberg, mostrerebbe un tipo di
idealizzazione nei confronti dellanalista di natura totalmente diversa dai pazienti nevrotici, per questi
ultimi infatti lidealizzazione rappresenterebbe limmagine parentale buona; nei pazienti narcisisti, invece,
lidealizzazione dellanalista altro non che unestensione della propria grandiosit: lanalista una parte di
s, una figura autosservante, unappendice, un satellite.
In conclusione, poi, ricordiamo che per Kernberg il narcisismo patologico presenta delle differenze
sostanziali e specifiche rispetto al narcisismo infantile.

1.6.

Il narcisismo attraverso le teorie di Fairbairn, Klein e Winnicott sulle relazioni oggettuali

Fairbairn partiva dal presupposto che il desiderio principale per lessere umano fosse la ricerca del contatto
emotivo con un altro individuo; quando loggetto non per disponibile, il bambino rivolge verso il proprio
interno lenergia libidica, quindi il ritiro dellenergia libidica dallesterno e il conseguente investimento sul
S sono caratteristiche principali di quello che Fairnbairn defin Stato schizoide e ci si verificherebbe
inizialmente quando la madre non si rende emotivamente disponibile al figlio.
Nel momento in cui il bambino rivolge verso s stesso la propria energia libidica, egli compie anche
unoperazione mediante la quale introietta loggetto cattivo (la madre indisponibile) che entra a far parte
dellIo.
Quindi secondo Fairbairn, sia langoscia, sia il rifiuto delloggetto (tratti tipici dello stato schizoide) sono
secondari ad una frustrazione dei bisogni del bambino.

pag.21

Si pu dedurre che che quello che Fairbairn chiama stato schizoide qualcosa di molto vicino ad un
disturbo narcisistico di personalit.
Anche Melanie Klein, attraverso il suo lavoro di ricerca e la sua pratica analitica con i bambini, ha dato un
grosso contributo alla conoscenza dello sviluppo psicologico dei primissimi tempi di vita dellinfante.
La Klein riteneva che sarebbe stato ottimale introdurre luso dellanalisi come pratica di profilassi e
prevenzione nel corso dello sviluppo, quindi non necessariamente solo come terapia.
La sua ricerca ha posto un particolare rilievo sul mondo interno del bambino, sugli oggetti buoni (le
esperienze gratificanti) e cattivi (le esperienze frustranti), ha inoltre sottolineato limportanza delle fantasie
inconsce, dei processi di proiezione, delle angosce e delle difese postulando lesistenza di una pulsione di
morte connaturata al bambino, la quale gli provocherebbe una profonda angoscia di disintegrazione.
Questautrice riteneva inoltre che lo stato in cui il bambino si trova ad essere invaso dallangoscia al punto
di non avere pi capacit di relazionarsi al mondo, si pu Stato narcisistico.
Quindi, anche secondo la Klein, alla base di un disturbo narcisistico ci deve essere un rifiuto degli oggetti,
ma questo rifiuto ha un percorso diverso da quello ipotizzato da Fairbairn, ovvero, il bambino proietta sulla
madre i propri contenuti interni distruttivi per liberarsi dallangoscia della pulsione di morte; attraverso questa
proiezione rende cattivo loggettomadre e solo successivamente lo rifiuta.
Winnicott si spinge poi oltre e certamente il suo apporto pi interessante quello che riguarda la modalit
di rapporto oggettuale ed i processi che intercorrono tra lemergente S del bambino e la realt esterna che lo
circonda.
Il bambino vive la realt esterna , soprattutto quella materiale, come minacciosa, pertanto ha bisogno di un
intermediario che la madre, allora, anzich sentirsi sopraffatto dalloggetto, pu vivere lillusione di creare
loggetto perch la madre che gli trasmette questa illusione.
Secondo Winnicot questa esperienza creativa genera un senso di fiducia e sicurezza nel bambino, proprio
in un momento di totale dipendenza ma se le situazioni esterne non sono favorevoli, il bambino percepir ogni
esperienza come interferenza e sopruso.
Di fronte a questo vissuto egli sar costretto a costruirsi una maschera che diventer il falso S, necessario
a proteggere il vero S da uno sfruttamento che ne determinerebbe lannientamento.
Lipotesi di Winnicott quindi quella che considera il primo movimento verso il narcisismo ci che si
verifica quando, di fronte a una madre incapace di rispondere ai suoi bisogni, il bambino ritrae il proprio vero
S dalla relazione nascondendolo dietro una facciata, quella che stata definita Falso S.
A Winnicott dobbiamo poi lintroduzione del concetto di oggetto transizionale.
Con il termine oggetto transizionale o fenomeno transizionale si designa larea intermedia di esperienza
tra la suzione autoerotica del pollice (in una situazione di narcisismo primario) e linstaurarsi di una vera
relazione doggetto.
pag.22

luso, con importanti valenze affettive, di un oggetto che riconosciuto come non facente pi parte del
corpo del bambino (non pi appartenente, in modo onnipotente, a s) ma non ancora pienamente riconosciuto
come appartenente alla realt esterna.
La particolarit di questo oggetto il suo essere nellarea intermedia tra s e non-s e la sua funzione non
si esaurisce nellessere un simbolo: il suo essere reale e sostanziale altrettanto importante per il bambino.
Loggetto transizionale non un oggetto interno, tuttavia per il bambino non nemmeno un oggetto esterno:
una transizione tra i due.
Per Winnicott quindi Loggetto transizionale non mai sotto il controllo onnipotente come loggetto
interno, n fuori controllo come la madre reale.
In Gioco e realt del 1990, Winnicott sottolinea come loggetto transizionale possa a volte degenerare in
un oggetto feticistico e come tale, persistere come una caratteristica della vita sessuale adulta.
In queste casistiche loggetto viene iper investito e non pu, crescendo il bambino, essere posto nel limbo
dei ricordi, come poeticamente afferma Winnicott; invece utilizzato come mezzo per il diniego, ovvero
unesperienza angosciante che richiama vissuti di perdita o separazione e viene negata attraverso lo stesso uso
delloggetto.
Loggetto transizionale perde quindi il suo carattere di oggetto calmante, che allenta lansia e consola il
bambino, diventando nelladulto un oggetto feticcio coattivamente utilizzato per negare la perdita.
Classicamente la nascita del feticcio collegata allemergere di fantasie relative alla madre fallica: il
feticcio sarebbe un sostituto del fallo materno, di cui si nega lassenza.

1.7.

LOrigine dei disturbi di tipo narcisistico a confronto tra le teorie di Lowen e Symington

Tra i teorici che si sono occupati in tempi relativamente recenti di narcisismo meritano un posto di
tutto rispetto Alexander Lowen e Neville Symington in quanto sono stati in grado di offrire una visione
multisfaccettata di questo disturbo e quindi molto pi vicina alla realt.
Alexander Lowen dice del narcisismo Questo termine descrive una condizione sia psicologica che
culturale, infatti, mentre sul piano personale indica un disturbo di personalit che comporta un eccessivo
investimento sulla propria immagine a scapito dellidentit vera, sul piano culturale la logica conseguenza
di una mancanza di valori e di senso di umanit.
Il narcisista ha un problema che riguarda la sua identit e noi, intesi come gruppo sociale, siamo diventati
narcisisti in quanto eccessivamente centrati su noi stessi in senso egopatico ed egoistico, fino a perdere via
via sempre di pi il contatto con la nostra essenza, con il conseguente risultato di dover compensare lidentit
sconosciuta con una falsa personalit basata esclusivamente sullimmagine che deve essere costantemente
sostenuta dallesterno.
Lowen sostiene che questo il tipico problema delle societ che hanno pi ricchezza che saggezza.
pag.23

Sostanzialmente, quindi, possiamo trarre come conclusione che in alcuni casi il problema narcisistico
individuale influenzato e modellato dal problema culturale e sociale.
A Lowen va riconosciuto poi il merito di averci fornito una classificazione delle varie turbe narcisistiche
che amplia e chiarisce in modo molto efficace la classificazione, forse troppo monodimensionale, offerta dal
DSM-IV TR; egli infatti nel suo libro Il narcisismo distingue cinque turbe in ordine crescente di gravit che
di seguito elenchiamo.
- Carattere Fallico/Narcisistico: Si tratta del livello pi lieve allinterno delle varie turbe narcisistiche;
Lowen descrive i fallico/narcisisti come persone che tendono ad ostentare eccessiva sicurezza nei propri
confronti, con troppo marcate preoccupazioni nei confronti della propria immagine.
Che siano uomini o donne, sono molto preoccupati dalla propria immagine sessuale, anche se esprimono
questa preoccupazione in modi diversi; in particolare gli uomini sono quasi ossessionati dalla propria
potenza sessuale, mentre le donne (che Lowen definisce Caratteri isterici) sono apertamente seduttive
e tendono a misurare il proprio valore proporzionalmente alla propria attrattiva sessuale.
Nel carattere fallico/narcisistico si trovano, seppur in grado minimo, tutti gli elementi distintivi del
narcisismo e cio: la grandiosit, lapparente mancanza di sentimenti, la mancanza del senso di s e la
mancanza del senso di realt.
- Carattere Narcisistico: Ci che salta allocchio osservando queste persone la grandiosit, elemento
molto pi accentuato di quanto non avvenga per il carattere fallico/narcisistico; vale a dire che evidente
in loro la necessit di essere sempre considerati i migliori in ogni cosa, hanno lesigenza di essere
perfetti.
In effetti spesso si tratta di persone in grado di conseguire notevoli successi in vari ambiti, soprattutto
in quello lavorativo, poich hanno molta facilit di movimento in tutto ci in cui siano coinvolti potere
e denaro, di conseguenza pu succedere che limmagine grandiosa che hanno di s sia in un certo qual
modo confermata dal modo in cui li vedono gli altri ma resta il fatto che questa unimmagine falsata
e piuttosto lontana dalla realt.
Mentre riescono a ottenere spesso grandi successi in ambito lavorativo, le persone con carattere
narcisistico si trovano spiazzate in campo sentimentale.
Avendo poco o nessun contatto con i propri sentimenti non riescono a gestirli e di conseguenza non sono
in grado di rapportarsi ad altre persone in maniera reale, umana.
Lowen ha considerato il narcisismo in tutta la sua complessit come un disturbo che pu comparire in
forme molto diverse, della stessa idea stato Neville Symington, che si spinto fino ad affermare che il
narcisismo pu trovarsi potenzialmente alla base di tutti i disturbi mentali.
- Personalit Borderline: Il primo tipo di personalit borderline descritto da Lowen proietta unimmagine
di s di estremo successo, con marcate caratteristiche di grandiosit, il secondo invece molto schivo,
vulnerabile, con una forte tendenza ad appoggiarsi agli altri.

pag.24

E evidente come iquesta suddivisione rispecchi in un certo modo quella tra narcisisti ipervigili ed
inconsapevoli.
Questapparente contraddizione facilmente spiegabile tenendo conto che nelle personalit borderline
coesistono potenti complessi di superiorit con altrettanto potenti complessi di inferiorit.
Nel primo tipo descritto il senso di superiorit palese, mentre quello dinferiorit nascosto; nel
secondo tipo invece accade lopposto.
Questi individui si trovano in un eterno, fortissimo dilemma tra lessere i migliori del mondo o lessere
niente.
La differenza tra il carattere narcisistico e la personalit borderline di tipo grandioso sta nel fatto che
in questo secondo caso la facciata di successo ed ineluttabilit estremamente fragile e pu crollare al
primo segno di stress, rivelando il bambino insicuro e terrorizzato che tale facciata doveva celare.
- Personalit Psicopatica: In comune con le altre varianti di narcisisti, coloro che presentano una
personalit psicopatica dimostrano arroganza, disprezzo per lumanit e tendono a sentirsi superiori a
chiunque altro; di diverso, invece, hanno una tendenza molto forte ad agire i propri istinti antisociali
rubando, imbrogliando, sfruttando le persone senza presentare alcuna traccia di senso di colpa.
Il carattere psicopatico mostra in modo evidente ci che in altre forme di narcisismo generalmente
celato, ovvero la tendenza ad agire e limpossibilit di procrastinare la soddisfazione dei propri impulsi.
Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare le personalit psicopatiche possono conseguire un alto
grado di successo in ambito lavorativo, diventando politici, avvocati, manager e veicolando in queste
attivit i propri impulsi omicidi, quindi portandole avanti senza alcun rispetto per gli altri esseri umani;
non un caso, secondo Lowen, che nella societ occidentale si affermino professionalmente persone
con questo tipo di caratteristiche, tanto vero che per conseguire questo tipo di successo sembra sia
fondamentale non avere alcun tipo di sentimento e lassenza di sentimenti empatici uno dei principali
indici diagnostici per determinare la gravit di un disturbo narcisistico.
- Personalit paranoide: Caratteristica tipica degli individui con personalit paranoide il sentirsi
sempre al centro dellattenzione, immaginare che tutti i discorsi, tutti gli sguardi siano rivolti a loro, con
intenzioni malevole.
Poich hanno una percezione di s come superiori ritengono che le persone non facciano altro che
tramare alle loro spalle, mosse dallinvidia; in questo tipo di personalit troviamo espresse al massimo
grado tutte le caratteristiche tipiche dei disturbi di tipo narcisistico: divario tra lIo e il S, mancanza di
contatto con la realt, arroganza, insensibilit verso i sentimenti altrui.
Questo tipo di personalit, diversamente da quelle precedentemente elencate, riesce a raggiungere livelli
molto bassi di adattamento, e spesso vi si possono riscontrare dei tratti che sono tipici della psicosi.
Nella sua teorizzazione, invece, Symington inserisce un concetto completamente nuovo, centrale, per
comprendere come si sviluppino i disturbi narcisistici, si tratta del concetto del vivificatore che si pu
pag.25

sinteticamente definire nel modo seguente: un oggetto associato al seno, alla madre, allaltro; non nessuno
di questi ma non pu esistere separato da questi oggetti.
Si pu dire quindi che il vivificatore lalternativa a s stessi per quanto riguarda lamore, inoltre un
concetto paradossale poich, se da un lato esiste solo nel momento in cui viene scelto, dallaltro, ha una sua
propria vita.
Symington ha dunque ipotizzato che il rifiuto del vivificatore conduca in maniera diretta ad una scelta di
tipo narcisistico; tale rifiuto avviene molto probabilmente nellinfanzia, nel caso in cui la madre si dimostri
non disponibile per il bambino, ma poich il rifiuto non pu essere accettato, perch sarebbe messa in pericolo
la sua stessa sopravvivenza, il bimbo scinde il proprio S, ed una delle sue parti rifiuta il vivificatore. Questa
struttura si definisce nucleo narcisista.
Ci che tuttavia da considerare il pi innovativo tra i concetti inseriti nella teorizzazione di Symington
che secondo questautore la scelta che il bambino fa volontaria.
Sorge a questo punto spontanea la domanda: Come si diventa narcisisti? Per capirlo dobbiamo anzitutto
considerare i concetti di S e di Io.
Dal punto di vista di Lowen il S innato, si forma insieme al bambino, biologico e si pu definire come
la capacit di sentire il corpo, lIo invece si forma con la crescita ed ci che ci d la consapevolezza del S.
Symington invece parte da una classica teoria psicoanalitica secondo la quale il narcisismo un rivolgimento
della libido verso linterno.
Per esaminare questa teoria si pu partire dal concetto di S coesivo (simile al concetto di S espresso da
Lowen), che pu essere definito come la catarsi tra mente e corpo.
La presenza di un S coesivo (che avviene molto presto nella vita del bambino) genera il narcisismo di base
ed proprio a questo punto che pu verificarsi una scissione.
Se le risposte della madre nei suoi confronti sono positive, il bambino svilupper una pelle psichica,
ossia uninteriorizzazione del vissuto di stimolazione tattile che serve a contenere e unificare le sue esperienze.
Egli potr quindi interiorizzare una serie di oggetti buoni e sar capace di sviluppare un S relazionale ad
un sano amore di s.
Daltro canto, se la madre non risponde correttamente alle richieste del bambino, egli si ritirer da lei,
sviluppando ci che viene definito pelle muscolare, ossia un surrogato della pelle psichica che per funziona
come unarmatura e non consente scambi con lesterno.
In questo caso il bambino riuscir ad interiorizzare solo oggetti cattivi, sviluppando un S non relazionale
e quindi una prima forma di narcisismo.
Il concetto di Pelle muscolare affine a ci che Lowen descrive come le contratture muscolari tipiche
dei pazienti con problemi narcisistici, tali contratture, secondo Lowen, sono dovute al fatto che i narcisisti
devono evitare a tutti i costi di provare emozioni poich le emozioni si esplicano come sensazioni provenienti
pag.26

dal corpo, essi si difendono bloccando le percezioni.


Dal canto suo, Lowen traccia un quadro abbastanza simile rispetto alla formazione di un nucleo narcisista
partendo dalla constatazione che in presenza di una madre rifiutante il bambino nega i propri bisogni e
sentimenti di affetto poich non ritiene di poter avere una risposta adeguata.
Tale percorso si articolerebbe attraverso un vissuto di umiliazione, che rappresenta la ferita narcisistica ed
riconducibile ad una situazione situazione in cui ci si sente impotenti mentre qualcuno esercita su di noi il
proprio potere, seguiti da atteggiamenti di seduzione da parte del genitore di sesso opposto; ci genererebbe
nel bambino un sentimento distorto rispetto allessere speciale.
E a questo punto che avverrebbe la sperimentazione del rifiuto, ossia il genitore che ha precedentemente
sedotto il bambino lo ripudia, facendolo sentire per di pi in colpa per i desideri che egli stesso ha suscitato e
allora Lowen, per spiegare la formazione di un nucleo narcisistico, sottolinea un concetto in particolare, ed
lesperienza dellorrore.
Lowen ipotizz che, poich esperienze terribili nella prima infanzia in genere fanno dubitare il bambino
dei propri sensi (in quanto contrastanti con lidea di come dovrebbero andare le cose), tali esperienze vengono
sottoposte a una potente negazione perci, se le esperienze di orrore sono reiterate, il bambino comincer a
dubitare sempre pi di s e delle proprie sensazioni e a negarle volontariamente. Una volta stabilizzatasi tale
negazione diverr totalmente automatica e inconsapevole.
Symington si avvale di un concetto di trauma simile a quello di Lowen sovraesposto, egli sostiene che la
spinta narcisistica proporzionale allentit del trauma e allet (il trauma maggiore in relazione al minor
livello evolutivo).
Tuttavia, secondo lui, il trauma non causa direttamente i disturbi narcisistici, che sono invece causati dalle
modalit gestionali di tale trauma; infatti, lopzione narcisistica uno dei vari modi che si possono scegliere
per gestire un trauma, attraverso quella che Symington chiama Acquisizione del modello dellagente del
trauma, ovvero dellidentificazione con laggressore.
La scelta tra laderire al modello persecutorio e lo sfidarlo; Symington continua perci a sottolineare la
volontariet dellopzione narcisistica.

pag.27

CAPITOLO II
CRIMINALI E NARCISISMO: UNA PROSPETTIVA MULTIDISCIPLINARE DEL
FENOMENO DELITTUOSO

La criminologia clinica e la psichiatria forense tendono oggi ad un approccio di analisi integrata attraverso
lutilizzo contemporaneo di contenuti e metodi sia criminologici che psichiatrici, a scopo preventivo dei
comportamenti antisociali e di ricerca, diagnosi e trattamento per quanto attiene gli autori di reato.
Lanalisi della personalit criminale costituisce il fondamentale campo di interesse comune di queste due
discipline strettamente attigue. (Rudas e coll., 1997)
I primi studi che hanno focalizzato lattenzione sulle possibili correlazioni tra tipo di personalit e crimine
sono da ricondurre allo studioso belga Etienne De Greef, il quale con il termine personalit intendeva una
disposizione prefissata a reagire con una modalit precisa ad uno stimolo, derivante anche dallinsieme delle
esperienze passate.
De Greef ha individuato alcune fasi particolari costituenti la criminologia, in primis la criminogenesi,
caratterizzata da un silenzio affettivo derivante dalla convinzione del delinquente di essere sottoposto ad
uningiustizia, successivamente la criminodinamica, che spiega il comportamento criminale e che introduce
il concetto di stato pericoloso come fase di equilibrio psichico instabile che precede lesecuzione di un
crimine, segue poi il passaggio allatto, in cui la situazione precipita con lesecuzione del delitto.
Lo studio criminologico della personalit riceve, in seguito, il contributo di Piatel, egli individua quattro
tratti principali determinanti il nucleo centrale della personalit criminale, che sottendono il passaggio allatto
e sono presenti in ciascuno di noi (In ogni persona sonnecchia un delinquente).
I tratti sono caratterizzati dallegocentrismo, che permette di ignorare i giudizi, labilit, che consente di non
tenere conto delle conseguenze dellatto criminale, aggressivit, che porta ad effettuare alcune azioni criminali
senza badare agli ostacoli per compierle e indifferenza affettiva, che fa ignorare le sofferenze della vittima.
Tali ipotesi sembrerebbero aver ricevuto conferme da studi di verifica effettuati da Canepa su campioni di
delinquenti.
Ricerche successive non sono state per in grado di chiarire se esistano dei tratti tipici di personalit nei
soggetti criminali o se questi presentino una particolare intensit di tratti diffusi in tutti gli individui e se tali
caratteristiche siano la causa o leffetto di una vita criminale.
Ripercorrendo la storia di tale ambito di ricerca si individuata una sindrome della personalit criminale,
caratterizzata da una specifica struttura psicopatologica, che favorisce lacting out ed caratterizzata da tre
pag.28

tratti fondamentali: liperattivit delittuosa, lantisocialit ed un notevole egocentrismo.


E stato poi evidenziato come i fattori ambientali e sociali siano sempre mediati dalla sindrome sopraccitata,
che di frequente si va a sovrapporre ad altre strutture di personalit (Strano e coll., 2000).
Yochelson e Samenow, pur evidenziando delle caratteristiche psicologiche ricorrenti in criminologia, come
facilit di eccitamento, fantasie di dominio, di potere e di trionfo, paura diffusa e persistente sospettosit, tratti
che inducono a pensare alla presenza di componenti narcisistiche e paranoicali nella struttura del carattere,
sostengono che le direttrici di personalit del soggetto che compie un crimine sono presenti, seppur in forma
attenuata, in gran parte degli individui.
Alcuni criminali potrebbero venire inoltre spinti alla ricerca dellillegalit e del dominio da una scarsa
autostima, da una sensazione di disperazione, da sentimenti di superbia e da ricerca del potere (Strano, 2000).
La psichiatria forense costituisce da molti anni un campo che si avvale di teorie, esperienze e metodologie
psicologiche per rispondere alle sempre pi frequenti esigenze del sistema giuridico, soprattutto in campo
criminologico, perci lindividuazione e lesame delle caratteristiche di personalit criminale e lidentificazione
di quadri psicologici sistematicamente connessi al comportamento criminale si rivelano risorse importanti nel
corso delle indagini, in particolare di fronte a casi di natura seriale e particolarmente violenta.
Questo tipo di analisi pu risultare utile nel fornire agli investigatori un pi stretto pool di soggetti
sospettabili, pi opportunamente caratterizzati sotto il profilo psicologico ed esistenziale (Douglas e Munn,
1992).
Tale prospettiva socio-psicologica offre inoltre un contributo fondamentale di informazioni utili a condurre
gli interrogatori in base alla tipologia di personalit del possibile imputato, discostandosi dalle solite procedure
standard (Goldman, 1999).
Dallanalisi della letteratura criminologica e della cronaca nera emergono poi diversi delitti e fatti reato
legati a problematiche narcisistiche, spesso infatti le dinamiche implicate nel narcisismo patologico possono
costituire il background personale o in alcuni casi la causa principale e la spinta motivazionale primaria che
portano il soggetto a compiere unazione delittuosa.
Il narcisismo un concetto problematico; il suo studio, infatti, ci impone unanalisi attenta per rilevare i
diversi fattori che concorrono alla sua determinazione e per stabilire il suo rapporto con il continuum salutepatologia.
Questultimo aspetto legato alla distinzione tra narcisismo sano e narcisismo patologico; tale distinzione
in ambito psichiatrico e psicodinamico particolarmente critica e complessa, sia perch un comportamento
definibile come narcisista pu essere considerato normale, sano e addirittura adattivo in un determinato
contesto o in una specifica fase di vita di un individuo, sia perch la cultura (Lash, 1979) in cui viviamo
impregnata di messaggi in cui si esaltano aspetti narcisistici, quali individualit, vittoria, supremazia, potere,
ecc. ed pertanto difficile capire quanto lindividuo etichettato come narcisista possa essere stato influenzato
da tali messaggi e quanto, invece, presenti una vera e propria organizzazione di personalit narcisistica.
Laspetto che maggiormente pu chiarire la distinzione tra forme adattive di narcisismo e forme patologiche
pag.29

rappresentato dalle relazioni oggettuali cui abbiamo gi accennato nel capitolo precedente.
La qualit delle relazioni interpersonali degli individui caratterizzati da narcisismo patologico infatti
molto bassa e si concretizza nella cosiddetta incapacit di amare.
Il rapporto tra narcisismo, patologia e salute mentale un rapporto complesso; il narcisismo, infatti,
risulta essere in relazione sia con caratteristiche strettamente patologiche, sia con aspetti normali e adattivi
dellindividuo.
Occorre quindi approfondire questo tema per individuare quali siano le caratteristiche patologiche e quali
quelle adattive e per fare questo necessario fornire una chiara definizione del concetto di salute mentale e di
patologia.
Va detto, per, che ogni modello, nonostante temi principali in comune, offre una visione propria della
salute mentale, in cui laccento posto su aspetti diversi; ad oggi lapproccio di Kohut e quello di Kernberg
costituiscono i modelli psicodinamici pi importanti in questo ambito.
Le differenze che caratterizzano le due diverse prospettive teoriche possono essere ricondotte ad un
campione clinico diverso: i pazienti studiati da Kohut corrisponderebbero ai cosiddetti narcisisti dalla pelle
sottile (Rosenfeld, 1987) o narcisisti ipervigili (Gabbare, 2002), caratterizzati da vergogna, umiliazione,
ipersensibilit alle critiche, ecc.; i pazienti analizzati da Kernberg, invece, sarebbero caratterizzati dalla
sintomatologia espressa dai criteri diagnostici del DSM-IV TR e dellICD-10 e verrebbero definiti come
narcisisti dalla pelle dura (Rosenfeld, 1987) o narcisisti inconsapevoli (Gabbard, 2002), e sarebbero
individui con un funzionamento sociale buono, esibizionisti, arroganti, grandiosi, ecc.
Le ultime ipotesi tendono a vedere il modello di Kohut come un caso particolare del pi ampio approccio
di Kernberg.
I diversi modelli teorici, quindi, nonostante le differenze, concordano nel ritenere essenziale per la salute
mentale dellindividuo un buon funzionamento relazionale e sociale e da questo punto di vista il narcisismo,
essendo intimamente connesso agli aspetti relazionali e agli investimenti oggettuali, riveste un ruolo principale
nella valutazione della salute psichica dellindividuo.
I suoi aspetti, in parte patologici e in parte adattivi, confermati da studi empirici e da diverse ricerche
condotte in questo ambito che ne rivelano una struttura multifattoriale, lo collocano in unarea al limite tra
patologia e salute mentale e solo unanalisi qualitativa e quantitativa di tali fattori pu fornire indicazioni utili
per quel che riguarda il rapporto narcisismo-salute-patologia.
La letteratura criminologico forense e gli studi di psicopatologia forense ci forniscono diverse prove circa
la centralit delle dinamiche narcisistiche negli omicidi di massa.
Il mass murder viene definito come un particolare tipo di delitti in cui lautore, in uno stesso spazio temporale
e fisico, tenta o riesce ad uccidere pi persone del tutto sconosciute a lui; proprio per questo motivo vengono
escluse le stragi operate in tempo di guerra (sorrette da un non meno drammatico fine ultimo che si realizza
con la vittoria del conflitto), le stragi di stampo terroristico e quelle di tipo mafioso.

pag.30

Una sottocategoria piuttosto recente del mass murder il family mass murder, in cui lautore uccide con
le modalit sopra indicate familiari o parenti pi o meno prossimi.
In questo tipo di omicidi la spinta motivazionale primaria che rende possibile il passaggio allazione e
quindi alla commissione del fatto reato sembrerebbe essere una ferita narcisistica che provoca nel soggetto
depressione e rabbia verso laltro, che viene vissuto in maniera svalutante e persecutoria e che viene quindi
individuato come bersaglio per una rivendicazione o rivincita personale che possa permettere un riscatto
tramite la scarica degli impulsi aggressivi; in questa tipizzazione delittuosa troviamo spesso dei caratteri
narcisisti tendenti a personalit paranoidee, che percepiscono perci gli altri come troppo potenti rispetto
a loro stessi e quindi il distacco dalla realt fa s che la spinta distruttiva sia talmente forte da innescare un
comportamento omicida.
In taluni casi lomicidio di massa rappresenta una vera e propria missione in cui lonnipotenza, laggressivit
e il senso di grandiosit patologici del soggetto narcisista si canalizzano e trovano significato.
Anche le dinamiche interpersonali e di personalit di alcune tipologie di serial killer sono incentrate su
problematiche narcisistiche.
In questi casi il narcisismo patologico e le conseguenti implicazioni psichiche, come ad esempio la mancanza
di integrit del Super Io, la bassa autostima, la mancanza di empatia e limpossibilit di esperire la relazione
con laltro in modo significativo e costruttivo, rendono possibile il passaggio dalle fantasie ordinarie al fatto
reato.
Lefferatezza che caratterizza spesso i delitti dei serial killer viene cos a trovare senso nella struttura
narcisistica del soggetto: laltro solo un oggetto, ed in quanto tale pu essere vissuto solo in funzione della
gratificazione, gratificazione che spesso coincide con le fantasie inconsce e pulsionali, libidiche ed aggressive,
non mediate da strutture psichiche superiori come Io e Super Io.
Anche in questi casi lonnipotenza, laggressivit e la svalutazione dellaltro dominano lattivit psichica
dellomicida.
Inoltre, lassunto teorico proposto da Kernberg circa la presenza di unelevata pulsione aggressiva orale in
disturbi legati al narcisismo patologico, potrebbe essere utilizzato come chiave interpretativa delle dinamiche
motivazionali soggiacenti ai delitti di tipo cannibalistico.

2.1. Il passaggio allatto (acting out)


La comprensione dellatto criminale non pu essere disgiunta dal tentativo di fornire una spiegazione
dinamica dellatto stesso; lagito criminale (soprattutto nei casi di delitti in cui sia difficile reperire un movente
comprensibile) pu essere quindi anche letto come espressione di una formazione di compromesso, un derivato
di un conflitto interno o di una rappresentazione mentale distorta, di cui il reato diviene manifestazione concreta.
Lacting out non va letto come un evento incontrollato ma anzi riconosce in s un succedersi di azioni
organizzate, per cui non tanto lintensit della scarica motoria a definirlo come messa in atto quanto il
pag.31

fatto che vengono estroiettate, in modo mascherato, pulsioni aggressive e distruttive su un oggetto sostitutivo.
Al contrario, unazione che si presenta, seppur con caratteristiche di immediatezza e di scarica, ma da cui
non possibile derivare elementi di conflittualit, ove venissero correttamente considerate le istanze dellIo
e quelle pi interiori, pulsionali e normative, non deve essere considerata una messa in atto ma una modalit
corretta del fare.
Lacting out si differenzia sostanzialmente dalle azioni sintomatiche (anche se questa operazione di
differenziazione pu essere a volte clinicamente difficile), anche in esse, infatti, lagire appare inappropriato
rispetto al contesto, ma vi un elemento distonico tra il soggetto e il suo essere stato colto da un irrefrenabile
istanza allazione.
Le azioni sintomatiche, perci, non sono organizzate e coerenti ma sono vissute come bizzarre, estranee
allIo e possono rappresentare un suo cedimento ( frequente la presenza di una patologia psichiatrica rilevante
ai fini penali).
Nellazione sintomatica levento passato viene notevolmente deformato e solo un frammento pu esserne
rappresentato, essa implica quindi un atto in cui il paziente si sente coinvolto negativamente, gli provoca
sofferenza inducendo paura e ansiet e avviene suo malgrado, implica inoltre una scissione soggettiva sulla
quale il soggetto si pu porre degli interrogativi.
Chiudendo questa breve parentesi riguardante la sua differenziazione dalle azioni sintomatiche dobbiamo
continuare ricordando che lacting out stato ed spesso considerato impropriamente come una scarica
pulsionale diretta, tendente ad alleggerire una tensione.
Ad esso vengono attribuite a volte azioni impulsive antisociali o pericolose scarsamente motivate, ad
esempio in persone con disturbi psicotici, disturbi del carattere, o in persone dipendenti dalluso di sostanze,
considerandolo in una prospettiva psicodinamica, legato ad una struttura di personalit e al suo funzionamento.
Lagito criminale, in questottica, presenta necessariamente delle caratteristiche da cui si possono derivare,
attraverso lo studio del luogo, delle circostanze e della vittima, diverse informazioni sulla psicologia dellautore
che consentiranno di restringere il campo di indagine durante la fase investigativa.
Nelle persone che si rendono autrici di acting out criminali vi spesso uno squilibrio permanente, inerente
la struttura psichica, che produce un agire cronico distruttivo nel mondo esterno, questo agire comunque
sempre espressione di formazioni di compromesso, derivati distorti e mascherati di conflitti interiori: non sono
mai scariche dirette.
Pur con le precisazioni su descritte, in clinica psichiatrica, il termine viene usato nel suo significato pi
estensivo e cio di unazione agita da un paziente; stato posto quindi il quesito su come mai vi siano soggetti
che tendono ad agire pi di altri o il cui agire si connoti in modo particolarmente distruttivo.
La spiegazione che stata accreditata quella che pone come assunto il fatto che agiscono maggiormente
coloro che hanno conflitti situabili in et preverbale o che hanno avuto inibizioni alla comunicazione verbale
e che quindi privilegiano lespressione motoria, in tali quadri clinici la funzione riflessiva, ossia la capacit di
dare significato psicologico comprensibile ai propri pensieri, risulterebbe marcatamente deficitaria.
pag.32

Persone con un tipo di disturbo che induce frequentemente comportamenti di passaggio allatto fortemente
aggressivi sia in senso eteroaggressivo che autoaggressivo, presentano non di rado severe alterazioni della
struttura di personalit (sebbene ci non conduca ad una riduzione della loro imputabilit).
Spesso infatti le modalit relazionali del soggetto disturbato sul piano della personalit sono tali da
determinare bruschi passaggi da relazioni di dipendenza da un oggetto esterno vissuto come onnipotente o
potenzialmente gratificante, a relazioni aggressive, in cui laltro viene connotato come rifiutante o espulsivo
o oggetto di attacchi invidiosi che, nellottica del soggetto, assumono il significato distorto di fare giustizia.
Ein questo modo che si possono avere messe in atto estremamente aggressive; lacting out tuttavia
sovente preceduto da una vita intera di rimuginazioni, fantasie inconfessabili e desideri perversi.
Ecome se il soggetto, vissuta una vita intera in una dimensione scissionale, esteriormente normale ma
interiormente dominata e popolata da fantasie rivendicative particolarmente connotate in senso sadico e
violento, cedesse allimpulso di dare fiato alle proprie istanze interiori.

2.2. Rilevanza dei disturbi di personalit ai fini dellimputabilit


In ambito criminologico e psichiatrico forense le considerazioni di natura psicodinamica devono ovviamente
essere inquadrate e organizzate allinterno della giurisprudenza e devono quindi essere analizzate in modo da
fornire chiare indicazioni circa la capacit di intendere e di volere del soggetto al momento del reato.
Limputabilit consiste in un presupposto necessario affinch un soggetto possa essere chiamato a rispondere
giuridicamente di un determinato fatto avente rilevanza giuridica (Rossi, 2005).
Dottrina e giurisprudenza concordano, pertanto, nel ritenere che limputabilit non sia soltanto una
condizione soggettiva necessaria ad applicare la conseguenza di un reato (la pena) ma anche la condizione
dellautore del reato che rende possibile la rimproverabilit del fatto; non rimproverabile, infatti, una persona
che al momento della commissione del fatto non era capace di intendere e di volere.
Larticolo 85 del nostro codice penale cos recita quando parla di imputabilit: Nessuno pu essere punito
per un fatto preveduto dalla legge come reato se, al momento in cui lha commesso non era imputabile. E
imputabile chi ha la capacit di intendere e di volere.
Un soggetto penalmente perseguibile deve quindi possedere la capacit di intendere, cio lattitudine del
soggetto medesimo non solo a conoscere la realt esterna, ma a rendersi conto del valore sociale, positivo o
negativo, degli atti che egli compie (Mantovani, 2001).
Altres la capacit di intendere pu essere considerata come la capacit di discernere rettamente il
significato e il valore, nonch le conseguenze morali e giuridiche, di determinati fatti e la chiara consapevolezza
di ci che bene e di ci che male, cio la capacit di apprezzamento e di previsione della portata delle
proprie azioni od omissioni, sia sul piano giudiziario, sia su quello morale (Ponti, 1993).
Parimenti necessaria ai fini dellimputabilit la capacit di volere, intesa come lattitudine del soggetto
a determinarsi in modo autonomo tra i motivi antagonistici coscienti in vista di uno scopo, volendo, quindi, ci
pag.33

che lintelletto ha giudicato preferibile fare e adeguando il proprio comportamento alle scelte fatte (Mantovani,
2001).
In senso pi ampio la capacit di volere implica la capacit di esercitare in modo autonomo la propria
scelta, di pianificare delle azioni, di incanalare laffettivit e infine di agire in modo coerente alle intenzioni
iniziali, autoregolando il proprio comportamento.
Il nostro sistema giuridico considera quindi limputabilit collegata a questi due fattori, venendo meno nel
momento in cui sia mancante anche solo uno di questi.
Il sistema riduce tuttavia le dimensioni dellessere umano ad una semplice dicotomia, non tenendo conto
del complesso delle funzioni psichiche, tra loro inscindibili, che fanno parte integrante del nostro essere e
quindi del nostro agire, inoltre non considera tutta unaltra serie di dimensioni che attengono ai meccanismi
dellinconscio, dimensioni non consapevoli, eppure capaci di condizionare, talvolta completamente, il nostro
comportamento (Andreoli, 1999).
Proprio per questo motivo, la responsabilit di un individuo dovrebbe essere esaminata studiando nel loro
insieme queste dimensioni e verificando il grado di incidenza delle stesse nello svolgersi del reato.
Va sottolineata poi la difficolt nellanalisi dei sopraccitati presupposti, non tanto relativamente alla capacit
di intendere, quanto a quella di volere; pi facile infatti verificare lincidenza dellinfermit sulla prima di
quanto non lo sia sulla seconda.
Lesperto sar infatti in grado di ricercare come lautore di un reato abbia potuto rappresentarsi la situazione,
in che misura sia stato capace di prevederne i risultati, in che grado abbia avuto coscienza del carattere
delittuoso del gesto, ma avr grandi difficolt a compiere una valutazione sulle capacit volitive del soggetto,
su quanto sia stato pressante limpulso ad agire, ma soprattutto, se tale impulso abbia realmente impedito di
poter scegliere tra azioni alternative.
Secondo il nostro ordinamento, in ogni caso, limputabilit pu essere esclusa o diminuita aprioristicamente
in talune specifiche circostanze.
In particolare gli articoli 884 e 895 del codice penale fanno riferimento al concetto di infermit mentale.
I principali orientamenti giurisprudenziali che considerano linfermit di mente come causa di esclusione
della capacit di intendere e di volere si riassumono in due paradigmi; il primo paradigma medico, il secondo
paradigma psicologico.
Il paradigma medico intende il concetto di infermit come malattia mentale, ovvero, stato patologico
avente origine da una deficienza organica.
Tale modello, elaborato sul finire dellottocento, afferma in sostanza la piena identit tra infermit di mente
4
art.88 c.p. Non imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, era, per infermit, in tale
stato di mente da escludere la capacit dintendere o di volere
5
art.89 c.p. Chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, era, per infermit, in tale stato di mente da
scemare grandemente, senza escluderla, la capacit dintendere o di volere, risponde del reato commesso, ma
la pena diminuita
pag.34

ed alterazioni biologiche riconducibili alle classificazioni documentabili elaborate dalla psichiatria.


Questa tendenza affonda le sue radici in considerazioni di natura general preventiva considerando il fatto
che uneccessiva estensione della sfera di non punibilit potrebbe avere gravi ripercussioni sul piano della
deterrenza.
Solo le psicosi endogene od organiche possono quindi escludere le capacit di intendere e di volere, mentre
le nevrosi e le psicopatie, pur essendo nosograficamente inquadrate, non assumerebbero rilevanza ai fini
dellimputabilit.
Nello specifico si considerano psicosi organiche quelle malattie psichiche provenienti da un noto agente
patogeno e accompagnate da conosciute alterazioni anatomopatologiche (traumi, epilessia, ecc.).
Vengono invece definite psicosi endogene le alterazioni mentali prive di cause organiche che tuttavia
alterano profondamente i processi mentali rispetto a quelli abituali (schizofrenia, paranoia, psicosi depressiva).
Il paradigma psicologico ha avuto origine, invece, nei primi anni del novecento sotto linfluenza dellopera
di Freud e considera i disturbi mentali come disarmonie dellapparato psichico, in cui le fantasie inconsce
raggiungono un potere tale che la realt psicologica diventa, per il soggetto, pi significante della realt esterna.
In questo modo il concetto di infermit si allarga fino a comprendere, non solo le psicosi organiche ed
endogene, ma anche altri disturbi morbosi dellattivit psichica, come le nevrosi, le psicopatie e i disturbi
dellaffettivit.
Per una migliore comprensione andremo ora ad analizzare nello specifico il significato dei termini nevrosi
e psicopatia.
La nevrosi fa riferimento ad una condizione di sofferenza della psiche che si manifesta con ansia in misura
eccedente e duratura, espressione di una conflittualit non risolta, generata da conflitti interiori o con lambiente
sociale.
Nelle nevrosi le risposte a certi stimoli (frustrazioni, conflitti psichici ecc.) si traducono essenzialmente in
sofferenza personale del soggetto (autoaggressivit).
La psicopatia sottintende invece ad una grave e permanente anomalia del carattere che favorisce
comportamenti di disturbo e di sofferenza per gli altri (eteroaggressivit).
Lo psicopatico, senza ansie e conflitti interiori, riflette le proprie dinamiche psichiche sullambiente
attraverso condotte disturbanti (personalit istrioniche, impulsivi, disaffettivi, sessuali, ecc.) (Mantovani,
1984).
Tuttavia il termine psicopatia non risulta di facile classificazione, infatti, nel manuale statistico e diagnostico
dellAmerican Psychiatric Association DSM-II tale termine coincise con lespressione personalit antisociale;
Kernberg, invece, identific la psicopatia come una variante primitiva del disturbo narcisistico di personalit,
che fa affidamento su difese primitive e relazioni doggetto interne altamente patologiche (Kernberg, 1975).
Oggi i concetti clinici di psicopatia e disturbi di personalit coincidono per descrivere un tipo di personalit
pag.35

non psicotica e non nevrotica ma che pu, in alcuni casi, avere caratteristiche simili ad entrambe.
Attualmente nella scienza psichiatrica sono presenti orientamenti che affermano un modello integrato
della malattia mentale, in grado di spiegare il disturbo psichico sulla base di diverse ipotesi riguardo la sua
natura e la sua origine; n pratica il modello integrato tiene conto di tutte le variabili biologiche, psicologiche,
sociali, relazionali, che entrano in gioco nel determinismo della malattia.
Nellattuale giurisprudenza si tende quindi ad attribuire rilevanza, ai fini dellimputabilit del soggetto
agente, anche ai disturbi di personalit ed allincidenza che tali disturbi possono avere sulla capacit di
valutazione del fatto-reato.
Il fatto di aver ancorato la valutazione del disturbo alla sua incidenza sulla capacit di valutare lazione ha
sottolineato quindi un nesso eziologico tra infermit e reato come requisito della non imputabilit.
Il merito della sentenza della Corte di Cassazione6che si pronunciata dichiarando i disturbi di personalit
atti ad incidere sullimputabilit, quindi, certamente quello di aver superato un contrasto giurisprudenziale,
affermando un principio di diritto sulla base del quale orientare, da qui in avanti, una valutazione sul tema
dellimputabilit.
E dunque in questa prospettiva che va letto lo spazio dato ai disturbi di personalit, superando il rilievo
finora attribuito alle sole malattie mentali, ferma restando la necessit di una correlazione diretta tra disturbo e
azione delittuosa che costituisca unimportante criterio delimitativo della nozione allargata di infermit.
Tale correlazione, se da un lato pu garantire un maggiore rispetto delle regole general preventive, dallaltro
assicura comunque che il giudizio di colpevolezza rispecchi le reali componenti, psichiche e soggettive, del
fatto reato e consenta una risposta individualizzata che tenga conto delle condizioni totali dellimputato.

6
Corte di Cassazione-Sezioni Unite Penali, sentenza n.9163/2005 Massima: Anche i disturbi di
personalit, come quelli da nevrosi e psicopatie, possono costituire causa idonea ad escludere o grandemente
scemare, in via autonoma e specifica, la capacit di intendere e di volere del soggetto agente ai fini degli art.88
e 89 c.p., sempre che siano di consistenza, intensit, rilevanza e gravit tali da concretamente incidere sulla
stessa; per converso, non assumono rilievo ai fini dellimputabilit le altre anomalie caratteriali o gli stati
emotivi e passionali, che non rivestano i suddetti connotati di incisivit sulla capacit di autodeterminazione
del soggetto agente; inoltre necessario che tra il disturbo mentale e il fatto di reato sussista un nesso
eziologico, che consenta di ritenere il secondo casualmente determinato dal primo.
La sentenza pu essere letta, fra le altre, su www.filodiritto.com
pag.36

BIBLIOGRAFIA
Amato, G., Guida al diritto n.17, Unestensione del concetto di infermit vincolata ai riscontri su causa ed
effetto, 2005.
American Psychiatric Association (1994), Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-IV),
Tr.it. Masson, Milano, 1995.
American Psychiatric Association, Diagnostic and Statistic Manual of Mental Disorders: DSM-III. Washington,
Dc, 1980.
Bastianelli, L., Il Millon Clinical Multiactial Inventore, Psicologia, Psicoterapia e
salute, 1995, pp. 207-223.
Boggio GilotL.,Crescere oltre lio, Cittadella editrice, Assisi 1997.
Boggio GilotL.,Il narcisismo nevrotico, Dispense di insegnamenti tenuti allAIPT.
Boggio GilotL.,Il narcisismo borderline, Dispense di insegnamenti tenuti allAIPT.
Canepa, G., Personalit e delinquenza, Ed. Giuffr, Milano, 1974.
Carotenuto A.,Il corpo tradito, Bompiani, Milano, 1997.
De Greef, E., Introduction la Criminologia, Ed. Vanden Plas, Bruxelles, 1946.
De Luca, M.L., La ricerca in psicoterapia: aspetti epistemologici e metodologici, Psicologia, Psicoterapia e
Salute, 3, 1997, pp. 177-193.
Di Rocco E.,Io Tiresia: metamorfosi di un profeta, Roma, Editori Riuniti Univ. Press, 2007
Fairbairn, W.R.D., Studi psicoanalitici sulla personalit, Ed. Bollati Boringhieri,
Torino, 1952.
Filippini, R., Avventure e sventure del narcisismo. Volti, maschere e specchi nel dramma umano, Ed. Laterza,
Bari, 2007.
Fornari, U., Psicopatologia e Psichiatria Forense, Ed. Utet, Torino, 1989, p. 109
Gianoli, E., Verso il DSM-IV: la revisione dei disturbi di personalit (II), Polarit, 1993, pp. 7, 135-174.
Gabbard G. O. (2000),Psychodynamic Psychiatryin Clinical Practice, American Psychiatric Press, Inc. (trad.
it.Psichiatria psicodinamica, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1992).
Graves R.,I miti greci, Milano, Longanesi
pag.37

Greenberg J. R., Mitchell S. A. (1983), Object Relations in Psychoanalytic Theory, Cambridge, Harvard
university Press. (trad. It.Le relazioni oggettuali nella teoria psicoanalitica, Il Mulino, Bologna, 1986).
Kernberg, O., Severe Personality Disorders, New Haven: Yale University Press, 1984.
Kernberg, O., Teoria psicoanalitica dei disturbi di personalit, Ed. J.F. Clarkin & Lenzenweger, 1997.
Kernberg, O., Sindromi marginali e narcisismo patologico, Ed. Boringhieri, Torino, 1975.
Kernberg, O., Narcisismo, aggressivit e autodistruttivit nella relazione psicoterapeutica, Ed. Cortina
Raffaello, 2006.
Kernberg, O., Mondo interno e realt esterna, Ed. Bollati Boringhieri, Torino, 1985.
Kernberg, O., Relazioni damore. Normalit e patologia, Ed. Cortina Raffaello, 1996.
Kernberg, O., Teoria della relazione oggettuale e clinica psicoanalitica, Ed. Bollati Boringhieri, Torino, 1980.
Kernberg, O., Aggressivit, disturbi della personalit e perversioni, Ed. Cortina Raffaello, 1993.
Kohut, H., Narcisismo e analisi del S, Ed. Boringhieri, Torino, 1971, p.110
Kohut, H., La guarigione del S, Ed. Boringhieri, Torino, 1997.
LowenA.,Il narcisismo,edizioni Feltrinelli, Milano 1985.
Mantovani, F., Diritto Penale, IV ediz., Padova, 2001.
Mantovani, F., Il problema della criminalit, Ed. Cedam, Padova, 1984.
Mc WilliamsN.,La diagnosi psicoanalitica,edizioni Astrolabio, Roma 1999.
Meloy, J.R., The Psycopatic mind: origins, dynamics and treatment, Ed. Jason Aronson, Northvale, N.J, 1988
Nardulli, A., La seduzione di Narciso. Narcisismo e disturbo narcisistico di personalit: una analisi
differenziale, Ed. Psicoline, 2006.
Pinatel, J. Perspectives davenir de la Criminologi Annales Internationales de Criminologia, 1999, pp. 37,
39-47.
Ponti, G., Merzagora, I., Psichiatria e Giustizia, Ed. Cortina, Milano, 1993.
Publio Ovidio Nasone, Le metamorfosi, trad. di Serafino Balduzzi, a cura di Serafino Balduzzi, Milano,
Cerebro,2011.
Rossi, L., Lanalisi investigativa nella psicologia criminale. Ed. Giuffr, Milano, 2005.
Rudas, N., Marongiu, P., Pintor, G., Criminologia e Psichiatria Forense, in: Argomenti di Psichiatria
Forense. Ed. La Nuova Italia Scientifica, Roma, 1997, pp. 14-17
Strano, M., De Risio, S., Di Giannantonio, M., Alcuni contributi psicologici in criminologia, Manuale di
Criminologia Clinica, Ed. Rossini, Citt di Castello, 2000.
pag.38

Quick Reference to the Diagnostic Criteria from DSM-IV by American Psychiatric Association, Washington
D.C., 1994-1995.
Raphael, Tu sei quello, Asram Vidya, Roma 1982.
Raphael, Al di l del dubbio, Asram Vidya, Roma 1987.
Raphael, Scienza dellamore, Asram Vidya, Roma 1996.
Winnicott D.W., Gioco e realt, Ed. Armando, Roma, 1974.
Winnicott D.W., Oggetti transizionali e fenomeni transizionali, Ed. Martinelli, Firenze, 1953.
Yochelson, S. & Samenow, S.E., The Criminal Personality, The Treatment Process. Ed. Jason Aronson, New
York, 1977.

REDAZIONE:
Coordinatore Scientifico: Liliana Montereale
Coordinatore di Redazione: Natalia Fiorini
Progetto Grafico ed Impaginazione: Valerio Nacci
Segreteria di Redazione: Olga di Crescenzo

SEGRETERIA:
Tel/Fax:

+39 0773 709025

E-Mail:

info@glocaluniversitynetwork.eu

Indirizzo: Via Firenze, 26 - 04019 Terracina (LT)