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APPROFONDIMENTO DELLE 4 FIGURE PRINCIPALI DE "I FRATELLI KARAMAZOV" Il primogenito dei Karamazov, Dmitrij o Mitja, nasce dalla prima

moglie di Fedor Pavlovic, Adelajda Ivanova, la quale, sposatasi soltanto per un riflesso di sug gestioni romantiche, si rende presto conto della depravazione del marito e lo ab bandona con il figlio appena nato. Fedor Pavlovic, assorbito nel vortice dei suo i bagordi, si dimentica completamente di Dmitrij, che vive da orfano, sballottat o da un tutore all'altro, prima nell'isba del servo Grigorij, poi dal cugino di Adelajda Petr Aleksandrovic Mjusov, infine a Mosca presso parenti. Dmitrij incon tra il padre per la prima volta quando, ormai maggiorenne, deve risolvere con lu i una controversia sul denaro dovutogli. La catastrofe sar poi innescata da tale disputa economica. Dmitrij viene liquidato dal padre come un giovane leggero, sf renato, incline alle passioni, irruente e amante delle gozzoviglie, a cui basta avere qualcosa da sgranocchiare per accontentarsi, seppur momentaneamente. "Uno spirito incostante e squilibrato". L'ambizioso seminarista Rakitin traccia negat ivamente il suo profilo psicologico: Il sentimento della caduta e della bassezza altrettanto necessario a queste natu re sfrenate e incontenibili quanto il sentimento di una superiore nobilt Il procuratore Kirillov incalza: Hanno bisogno di questa innaturale mescolanza, costantemente e ininterrottamente . I detrattori di Dmitrij lo sviliscono al piano di un invasato, di cui tutta la p ersonalit si esaurirebbe nella schizofrenia di un'anima meschina che spazia incon trollata da un campo all'altro, dal bene al male, senza cercare nulla se non app unto il brivido di questo perenne scambio di estremi. La sua scala dei valori sa rebbe tarata non tanto sulla nobilt dell'atto, n sull'abiezione, quanto piuttosto sull'intensit dell'emozione conseguente, carica di uno sfrenato senso di vita. No n forse questa la suggestione che irradia un uomo che prima corre in aiuto di un a nobildonna quale Katerina Ivanova, poi la tradisce, sperpera il suo denaro con la frivola Grusenka, uccide il padre, ferisce il servo che l'ha accudito da pic colo e infine vuole gettarsi nell'oblio del suicidio? Questa immagine di vile edonista non fa altro che inchiodare senza piet un uomo a i suoi errori. Perch Dmitrij proprio uomo, nelle ossa, nelle carni e nello spirit o: impastato di umanit fino al midollo, in maniera diretta, a nervi scoperti. Con le sue stesse parole: Io sono un Karamazov! Perch, se precipito in un abisso, a capofitto, con la testa in gi e i piedi in su, e sono anzi contento di esservi caduto in maniera cos degr adante: lo considero bello! E quando sono al fondo della vergogna innalzo un inn o. [...] Che segua pure il diavolo purch rimanga tuo figlio, Signore, io ti amo e conosco la gioia senza la quale il mondo non potrebbe esistere. Dmitrij l'eroe del romanzo, che vive in intima unione con gli elementi primordia li dell'esistenza. Seppur misero e peccatore, rappresenta comunque l'umanit auten tica perch inserito nel tessuto fondamentale dell'universo. L'impeto dei Karamazo v l'impatto fortissimo della realt che si apre un varco in un'esistenza sensibile e la scaraventa sull'orlo dei due abissi. Quella di Dmitrij non dipendenza da e mozioni forti, perversione per l'estremo, ma semplice, umano smarrimento. In Dmi trij batte un cuore buono, ma disorientato e passionale, che ancora non conosce, o meglio, ancora non ha sperimentato il versetto giovanneo dell'epigrafe del ro manzo: In verit, in verit vi dico: se il chicco di grano che cade nella terra non morr, re ster solo; ma se morr dar molti frutti.

Fino alla conversione finale, Dmitrij si dibatte per la libert ricercandola nel p arricidio, nello sbarazzarsi di un'ulcera insopportabile, nell'anestesia del dol ore, quando invece l'autentica indipendenza si raggiunge nell'abnegazione di s, n el "non chiedere mai nulla e ricevere ogni cosa". Il vero riscatto per un mondo irredimibile comincia sempre dalla propria persona, dall'illuminazione del signi ficato profondo delle cose, e non nella notte, nascosti nell'ombra, bramando di uccidere. Questa nuova consapevolezza si riversa nel cuore di Dmitrij con l'esub eranza di un fiume in piena: E sente anche che nel cuore gli cresce una commozione mai provata prima, che ha voglia di piangere, che vuole far qualcosa per tutti, perch il piccino non pianga pi, perch non pianga mai la sua nera madre emaciata, perch nessuno pianga pi da que l momento, e lo vorrebbe fare subito, senza rimandare e senza tenere conto di ni ente, con tutto l'impeto dei Karamazov. Fratello, in questi due mesi io ho senti to dentro di me un uomo nuovo, risorto in me un uomo nuovo! Era prigioniero dent ro di me, ma non sarebbe mai comparso senza questo fulmine. Cosa mi importa se s tar per vent' anni a scavare minerale col martello nelle miniere? non ne ho affat to paura. Anche l nelle miniere, sottoterra, ci si pu trovare accanto un cuore uma no. No, la vita completa anche sotto terra! [...] E cos' poi la sofferenza? Non l a temo, anche se fosse senza fine. Ora non la temo. E mi sembra che in me ci sia tanta forza da vincere tutto, tutte le sofferenza, pur di potermi dire: io sono ! Queste parole non sono la testimonianza di una catarsi perfetta, greca, di una d efinitiva emancipazione dall'efebia dello spirito, ma gli slanci precipitosi di un cuore infiammato. Alla fine Dmitrij ammette: "non ho la forza di accettare! V olevo cantare l'inno e non riesco a sopportare le guardie che mi danno del tu!" La debolezza inveterata in Dmitrij come in ogni uomo, ma fintantoch vi fluisce la linfa della speranza essa salva. Dmitrij ha scoperto il piacere di schiudersi all'umilt, di farsi balsamo per ogni ferita: la repulsione per la miseria del mondo sbocciata nell'impulso di profon dersi in carit e amore. Dove lui riesce a scavalcare la barriera dell'odio, suo f ratello Ivan, il ribelle, il negatore razionale, vi incespica, si intestardisce e si ossessiona, vi "sbatte la testa contro" fino alla febbre cerebrale. Ivan La madre di Ivan Karamazov (e Ala) Sonja Ivanova, la seconda moglie di Fedor Pavlo vic, pia donna che il vecchio dissennato aveva soprannominato "l'urlona", perch p reda di crisi isteriche causate da un matrimonio disonorato. Alla sua morte Ivan e il fratello Ala finiscono prima nell'isba di Grigorij, poi sotto la tutela di u na generalessa benefattrice di Sonja e infine presso il premuroso Efim Petrovic che si occupa di loro fino alla maggiore et. Ivan giunge nella cittadina del racc onto su richiesta del fratellastro Dmitrij, in qualit di paciere tra lui e il pad re nella disputa per i tremila rubli. Il narratore introduce brevemente la figura di Ivan: Un adolescente cupo e chiuso in s, tutt'altro che timido, ma come penetrato, fin dai dieci anni, della consapevolezza... che il padre loro era uno cos e cos, di cu i c'era da vergognarsi anche a parlarne. Con certe inconsuete e spiccate attitud ini allo studio. L'arguzia intellettuale di Ivan si manifesta particolarmente nel suo articolo ri guardo ai tribunali ecclesiastici, talmente sottile e concettualmente accurato d a sembrare sostenere ogni parte della disputa. Solo alla fine esso si svela come una burla e una derisione sfrontata. Gi da questo scherno, da questo autoproclam arsi ente super partes, si intuisce la pretesa spropositata del superuomo, dell' essere superiore: traspare tra quelle righe di motteggio un certo indiscutibile orgoglio.

Ivan si sobbarca al peso esagerato di ideologie rigidissime, che richiedono una volont di ferro e spalle larghe per essere portate, che della vita fanno una cont inua guerriglia intestina tra il sentimento e la ragione. Ivan intraprende quest a crociata per orgoglio e per il piacere della ribellione in s stessa. Entrando n el dettaglio, riportiamo innanzitutto il dialogo tremendo con lo Starec Zosima d urante la riunione di famiglia: Sareste voi davvero convinti che l'inaridirsi negli uomini della fede nell'immor talit dell'anima debba avere loro tali conseguenze? - S, non c' virt se non c' immortalit. - Beato voi, se cos credete, oppure ben disgraziato! [...] Perch, con tutta probab ilit, voi stesso non credete nell'immortalit della vostra anima e nemmeno in ci che avete scritto intorno alla Chiesa e alla questione ecclesiastica. Chi gi rinnega l'immortalit asserisce che senza di essa non pu esserci virt. Ivan ac cetta cos con audacia di abitare in un mondo senza alcuna scala assiologica, rand agio, autosufficiente nell'amoralit. Non sono parole al vento, leggere, ma il man ifesto di un credo spietato, capace di divorare un'anima impreparata. Ivan, in r ealt, non pronto a farlo suo, interiorizzarlo e viverlo: ragiona in preda a una c risi di onnipotenza. Pi avanti, nel grande incontro tra lui e Ala dove i due fratelli imparano a conosce rsi, si manifesta tutta la sua compassione morbosa per il creato e in particolar e per le sofferenze dei bambini, di cui egli narra anche un paio di aneddoti gro tteschi. Ivan non ateo, ma rifiuta il mondo perch malvagio, "non euclideo", negan do di conseguenza il disegno di Dio. Si oppone categoricamente alla speranza nel la redenzione finale che avverr nella nuova venuta, esige che sia fatta giustizia qui, sulla terra, all'istante e ritorce contro Dio questa ingiustizia del mondo sbagliato. Tutto il sapere del mondo non vale le lacrime di quella bambina che invoca il "Buon Dio". Tutta l'attenzione di Ivan convogliata in un tormentoso canale di violenze che i nonda tutta la creazione con il sangue degli innocenti, e come un filtro permeab ile solo alla sofferenza, ottunde la visione, si fissa su uno squallido particol are. Ivan contrappone a questo mondo malvagio un mondo magico, predestinato e te lecomandabile, e tuttavia entrambi sono i due estremi dello stesso campo diaboli co. L'errore cruciale di Ivan sta nel cancellare ogni significazione nella soffe renza, nell'ignorare la possibilit di redenzione che connaturata in ogni traviame nto. La frattura che sente nel mondo parte da lui stesso, dal suo spirito separa to dall'interiorit e dall'influenza del cuore, dall'assenza d'amore. Per amare gl i basterebbe liberarsi di questa incrostazione, di questo sedimento d'odio; sopr attutto, dovrebbe spogliarsi del suo grande orgoglio, ma non vi riesce; con le p arole di Ala: Anche tu sei un giovanotto come tutti gli altri giovani di ventitr anni, altretta nto fresco e giovanile, un bravo ragazzo, uno sbarbatello, insomma! E ancora: Non sei tu che hai ucciso il babbo, non sei tu! -Aleksjej Fjodorovic... da quest o istante io la rompo con voi e, credo, per sempre. Non sei tu il superuomo che giochi a essere, ascolta il tuo cuore, ti prego. Ma Ivan troppo superbo e forse gode troppo della contemplazione del male e del s apore della rivolta per tornare sui suoi passi, e persevera, malsicuro e rilutta nte, sul suo cammino di autodistruzione. Crea la leggenda del Grande Inquisitore , dove il messaggio di Cristo, troppo esigente per la maggior parte degli uomini , stato rettificato, o meglio, storpiato, in un accanito ecclesialismo che ha de

finitivamente trasformato gli individui in massa e ha posto come assoluti, a dis petto della libert predicata da Cristo, l'autorit, il mistero e il miracolo. Ora, nell'oppressione, le persone vivono felici. Si ripresenta il motivo del libero arbitrio e il perenne, cocciuto rifiuto della vocazione nell'uomo a una sofferente consapevolezza. L'intorpidimento non una f ede, ma una dipendenza. Fra l'altro, l'arrovellarsi intellettualistico di Ivan p roduce una caricatura di Cristo, che sarebbe disceso dal cielo non tanto per ins erire il mondo nella nuova creazione, ma piuttosto per porgli dei traguardi irra ggiungibili, per scuoterlo e basta, come un maestro troppo severo. Cristo tutt'a ltro, l'agnello di Dio, l'innocente Iljusecka che muore per tutti: Ebbene, chi stato a unirci in questo buono e bel sentimento, che noi d'ora in po i ricorderemo sempre e vogliamo ricordare, se non Iljusecka, quel bravo, dolce r agazzo,a noi caro per sempre! Non lo dimenticheremo mai: ci sia per lui nei nost ri cuori eterna e buona memoria, da adesso e nei secoli dei secoli! La dannazione di Ivan si consuma per gradi, in un inesorabile climax, tramite l' affinit con Smerdjakov e la malefica storpia Lisa Chochlakov, la visione del Diav olo e infine l'ultimo, lacerante grido: "Chi non desidera la morte di suo padre? " La salvezza, quell'accorato sospiro di fronte al diavolo: D'altronde io vorrei credere in te, vorrei credere d' essere buono e che tu fos si una visione Questo sospiro si scontra con il muro impenetrabile del suo orgoglio, e si spegn e in una velleit di redenzione. Da tutto questo sfacelo esistenziale fisiologico che della forza primitiva dei K aramazov sopravviva solamente l'aspetto bestiale, disumano; che resti solo quell a cieca forza elementare, quella forza terrestre che si scatena nell'uomo. Ci app are progressivamente nel dialogo sopra citato tra lui e Ala; esordisce Ivan: Qui non c' entra l' intelligenza, n la logica, qui tu ami con le viscere, col ven tre, ami le tue prime forze giovanili [...] Amar la vita pi del senso della vita? - Proprio cos, amarla pi della logica, come tu dici, proprio pi della logica, e all ora soltanto ne afferrerai anche il senso. -Come vivrai tu?... mai possibile con un tale inferno nel cuore e nella testa? -C' una forza che resiste a tutto!- dis se Ivan con un freddo sogghigno. -Che forza? -Quella dei Karamazov... La forza dell'abiezione dei Karamazov. Ivan strumentalizza l'impeto della vita, lo maneggia come un'arma da sfondamento , come un ariete che investe i suoi crucci esistenziali e apre un varco alla sfr enatezza dei suoi istinti animali. Al contrario, Ala impiega la forza dei Karamazo v come canale per la pienezza spirituale, come amplificatore per la profondit del l'esistenza. Dove uno distrugge, l'altro ricostruisce, dove uno diffida, l'altro crede ardentemente; se Ivan si schianta contro la barriera dell'odio e Dmitrij la scavalca, Ala fa molto di pi, la solleva, la irradia della sua grandezza; Ala un a ngelo. Ala Lo status d'eccezione di Ala, insito in lui da sempre come un talento naturale; al pari di un grande pittore che vede i colori comporsi spontaneamente sulla tela, lui istintivamente proiettato nella dimensione spirituale, e profondo conoscito re dell'animo umano. Fin da piccolo, un "enfant prodige" della morale: Il dono di destare una speciale simpatia egli l'aveva in s, per cos dire, dalla na tura stessa, senza artifici e immediato. La stessa cosa gli accadeva anche a scu ola [...] I ragazzi capirono che egli non s'inorgogliva per nulla della sua intr

epidit, ma sembrava non accorgersi nemmeno di essere ardito e impavido [...] Non serbava mai memoria delle offese [...] aveva una selvaggia, esaltata pudicizia e castit [...] Un altro suo tratto era quello di non darsi mai pensiero a spese di chi vivesse [...] se gli fosse capitato per le mani anche tutto un capitale, no n avrebbe esitato a darlo via alla prima richiesta per un'opera buona. La genialit di Ala consiste nel prorompere spontaneo di tutte queste buone attitudi ni, come l'esondare di un fiume in piena, assolutamente naturale, senza la prati ca di un allenamento spirituale. Proprio questo carattere autentico, genuino, lo eleva sulla massa degli uomini, coi loro risentimenti, asti, rivalit, doppi fond i e secondi fini. Ala immacolato, un emissario della Verit in terra, estraneo alla menzogna, come nell'episodio da Katerina Ivanova dove d'un tratto scopre tutte l e carte in tavola fra lei e Ivan: Ho visto come in un lampo che mio fratello Dmitrij voi forse non l'amate affatto ... fin dal principio... e anche Dmitrij non vi ama punto... ma vi stima soltant o [...] fate subito venire qui Dmitrij, che venga qui a prendere la vostra mano e poi prenda quella di mio fratello Ivan, e unisca le vostre due mani. Voi torme ntate Ivan solo perch lo amate... e lo tormentate perch il vostro amore per Dmitri j uno strazio... un inganno... perch avete voluto persuadervi che sia cos... Ala parla come mosso da una volont divina, lo ammette lui stesso quando cerca di co nvincere Ivan della sua innocenza morale: Dio che mi ha suggerito di dirti tutto questo. Penetra talmente a fondo nell'animo delle persone da risultare insostenibile. Co s prima Katerina: Voi siete un piccolo mentecatto, ecco chi siete poi Ivan: Io non posso soffrire i profeti e gli epilettici, e soprattutto gli inviati di D io. Ala rappresenta la forma positiva dell'impetuosit karamazoviana: si getta a capofit to, ma a fin di bene; cos lascia l'universit e diventa monaco e seguace dello Star ec Zosima: Era una natura onesta che anelava alla verit, la cercava e credeva in essa, e una volta che vi aveva creduto esigeva di aderirvi subito con tutta la forza della sua anima, e agognava una grande impresa immediata. [...] Persuaso che Dio e l'i mmortalit esistono, subito, come logica conseguenza si disse "voglio vivere per l 'immortalit e non accetto compromessi di sorta". L'apice di questa figura illuminata giunge quando, addormentatosi per lo sfinime nto presso la tomba dello Starec Zosima vede in sogno il compimento della redenz ione nelle nozze eterne, le nozze di Cana. Risvegliatosi, trabocca di un'indescr ivibile estasi religiosa: La sua anima piena di estasi aveva sete di libert, di spazio, d'immensit. Sopra di lui si apr vasta, a perdita d'occhio, la volta celeste, piena di placide stelle scintillanti. [...] Il silenzio della terra pareva fondersi con quello del cielo , il mistero terrestre si congiungeva con quello stellare... Ala, come falciato, s i prostern a terra. [...] Non si dava ragione del suo desiderio di baciarla, di b aciarla tutta. [...] Era caduto a terra debole adolescente, ma si alz lottatore t emprato per tutta la vita. Lo stadio di vertiginosa altezza a cui ascesa la sua anima comprende anche l'eve

ntualit della caduta, di venire sopraffatto da momenti di sconforto; questo inevi tabile, ma la sua natura rimane immutata. Ala innalza quell'inno, porta quella cro ce sotto il cui il peso un uomo medio si accascia e soccombe. Nella figura di Ala irrompe stupendamente la potenza salvifica del perdono. Lo ste sso accade, seppur in maniera molto pi ridotta, per Dmitrij. Entrambi hanno come denominatore comune l'abbandono dell'insolubile scontro generazionale tra padri e figli, e il suo rinnovamento tramite la promessa giovannea. All'altro capo est remo si lacerano invece i ribelli, Ivan e Smerdjakov, presi nella lotta per l'af fermazione dell'"io" che li condurr proprio al risultato opposto, alla sua defini tiva perdita. L'uno, Ivan, ipnotizzatosi con l'ideologia del "tutto permesso" ha indottrinato quasi involontariamente l'altro, il servo, il suggestionabile, Sme rdjakov. Smerdjakov Smerdjakov il quarto Karamazov, il figlio illegittimo nato dall'unione vergognos a tra Fedor Pavlovic e la demente Lizaveta Smerdjaskaja. Ha sempre vissuto press o il padre in qualit di servo e si ritrova coinvolto nella lotta per Grusenka tra lui e Dmitrij in qualit di mezzano e spia. Sfruttata l'epilessia per farsi scagi onare dall'omicidio di Fedor Pavlovic e dopo l'ultimo colloquio con Ivan, Smerdj akov si suicida. La personalit disturbata di Smerdjakov traspare dalla seguente descrizione antrop ologica: Non si poteva in nessun modo raccapezzare che cosa, per suo conto, volesse. C'er a anche di che stupirsi dell'illogicit e della confusione di certi suoi desideri, che involontariamente venivano a galla, ma che per erano sempre poco chiari. Non faceva che interrogare, rivolgeva certe domande tortuose, evidentemente premedi tate, ma senza spiegarne il perch. Si potrebbe paragonare il carattere di Smerdjakov a un materiale esplosivo, da m aneggiare con cautela, in cui un certo frustrato senso di rivalsa e un'innegabil e ambizione si rincorrono sul margine della massa critica. La relazione con Ivan la miccia necessaria alla sua natura servile e strisciante per innescarsi con l 'impeto di un incubo represso. Smerdjakov trasporta dalla teoria alla prassi il motto del "tutto permesso": uccide il vecchio, fa incriminare Dmitrij e si impos sessa dei tremila rubli. Sfocia infine nell'esito pi logico per una natura diabol icamente emancipata: si suicida. Smerdjakov affronta, seppur disastrosamente, il vecchio io paterno. Ogni Figlio ha il suo punto di origine dal Padre, e solamente da qui, o nell'odio o nel perd ono, gli permesso di tracciare il suo percorso. Ogni Karamazov condivide questo destino del confronto con il vecchio Fedor Pavlovic, il padre indegno di esserlo , l'Edipo. Fedor Pavlovic (il padre) All'inizio del libro il narratore lo presenta cos: Era un tipo strano, come se ne incontrano alquanto spesso: non solo il tipo d'uo mo abietto e dissoluto, ma anche dissennato; di quei dissennati, per, che sanno s brigare brillantemente i loro affarucci, ma a quanto sembra soltanto questi. Con le furiose parole del figlio Dmitrij: un lussurioso debosciato e un abietto commediante; secondo la pi attenta analisi psicologica dello Starec Zosima: un uo mo che prova piacere nel venire offeso e per questo agisce da buffone, che mente a s stesso per convincersi di essere un martire dello scherno altrui, quando lui stesso si infligge questo supplizio con volutt. Fedor Pavlovic conosce tutte que ste abiezioni, ma incapace di rialzarsi, di riabilitare il suo nome: troppo invi schiato nel fango delle sue bassezze.

Di quando in quando la natura bussa inutilmente alle porte di quest'animo malato : Egli percepiva in s a volte, nei momenti di ebbrezza, quasi un terrore spiritua le, un sussulto morale che gli si rifletteva, per cos dire, nell'animo quasi fisi camente. " come se in quei momenti l'anima mi palpitasse in gola" Fedor Pavlovic il meschino centro d'attrazione di una dozzina di figure colossal i, chiuse ad anello intorno a lui, dalla prima compagine familiare al resto dei personaggi satelliti, non meno tragici, non meno carichi di pathos di quanto non siano le vaste nature dei Karamazov; ciascuno un drammatico affresco di sempre nuovi orizzonti personali, ciascuno svolto nel temporalesco avvicendarsi di ragi one e sentimento peculiare dell'irrequietezza dell'animo umano, tutti infiammati per un migliaio di pagine dello stile impetuoso e traboccante di Dostoevskij. C ome da uno tsunami il lettore investito dalla forza primitiva dei Karamazov e al la fine resta col fiato mozzato, consapevole in ultimo, che ad essere sviscerato , anatomizzato dalla penna irrefrenabile dell'autore, non tanto Dmitrij, o Ivan, o Ala, o Smerdjakov, quanto invece lui stesso. Chi legge, se pensava di accomodar si da spettatore gettato nel vortice degli avvenimenti e, inevitabilmente, penet rato dall'infinita, dolente umanit dei Karamazov.