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5.1 I quartieri abitativi del popolo Shardana.

I quartieri abitativi, costituiti prevalentemente da edifici di varia complessit, mostrano opere civili e di pubblica e privata utilit a testimoniare appunto lelevato grado di civilt raggiunto dalla popolazione. Secondo una cronologia edilizia ben precisa - descritta dagli addetti al settore come subordinata alle forme stilistiche palazziali - le strutture abitative sarebbero nate - semplicemente monocellulari - con forme sub rettangolari, per tendere poi allo stile circolare nel Bronzo Recente e Finale. Se tale affermazione pu avere avuto un qualche fondamento in epoca eneolitica e nel Bronzo Medio, nel Bronzo Recente invece non trova riscontro attendibile (pensiamo ad esempio agli insediamenti rurali dellEtruria1), in quanto trovano lavvio in questo periodo strutture abitative molto pi complesse: gli edifici erano innalzati in opera muraria da carico, e al loro interno racchiudevano dai 40 ai 70 mq di terreno tramezzato, pavimentato e coperto. Allinterno dellunit abitativa di forma poligonale, tanti tramezzi ad isolare tanti ambienti con svariate destinazioni duso (Su Romanzesu a Bitti; Serra Orrios a Dorgali; Serucci a Gonnesa): dallambiente del focolare, dove poteva trovare spazio anche un piccolo forno a cupola con piano pavimentale in argilla concotta circondato da un sedile a semicerchio; agli spazi di deposito delle derrate dove si possono talvolta ancora trovare delle macine; agli ambienti per il pernottamento arredati con giacigli di palma e lino, con fenditure orizzontali nel paramento murario al fine di permettere un ricambio daria (Serucci), tutti affacciati su un corridoio centrale o su un cortile magari attrezzato con un piccolo deposito per la raccolta dellacqua piovana (Su Romanzesu) se non addirittura col pozzo domestico (Serra Orrios; Chamaizi a Creta). Ambienti ricavati su pi livelli o adeguati a quelle che erano le pendenze del terreno (Su Romanzesu), resi fruibili da vani di scale in pietra o in legno e arredati con mobilio sempre in legno. Spazi domestici rivestiti di un semplice intonaco decorati a cerchielli concentrici (ad esempio nel complesso di Sa Costa a Foresta Burgos2) oppure da fogli di sughero usato come isolante termico (Losa di Abbasanta). Pavimenti realizzati in argilla battuta o materiale litico quale calcare (Santa Vittoria di Serri)3 oppure trachite (Serucci) delimitati, verso lesterno, da soglie litiche con incavi per accogliere gli stipiti di legno delluscio4 5. Il tetto circolare, a semplice o a doppio spiovente (Serucci)6, veniva reso con impalcature di tronchi e rami fissate a mensole parietali 7, a sostenere un intreccio di canne e frasche. Il tutto veniva poi rivestito e protetto da un amalgama di fango a cui si sovrapponevano delle lastre di trachite8 creando una copertura squamata simile alle attuali pinnetas di Bonorva. I viottoli dellabitato, rigorosamente pavimentati in materiale litico con superficie piatta (Sa Costa Foresta Burgos)9, erano costellati da panche trilitiche, specialmente sugli usci delle strutture, e conducevano al pozzo per lapprovvigionamento dellabitato oppure al mercato. La zona
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M. Cristofani, Economia e societ, in AA.VV. (a cura di), Rasenna. Storia e civilt degli Etruschi, Collana Antica Madre, Garzanti Scheiwiller per Credito Italiano UTET, Milano 1986, p.90
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G. Tanda, R.Cicilioni, A. Deiana, G. Marras, Il complesso nuragico di Sa Costa a Foresta Burgos (SS) in S. Angiolillo, M. Giuman, A. Pasolini (a cura di), Ricerche e Confronti 2006. Giornate di studio di archeologia e storia dellarte, Edizioni AV, Cagliari 2007, pp.113
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A. Taramelli, Scavi nella citt pre-romana sullaltipiano di Santa Vittoria, in A. Taramelli (a cura di), Scavi e scoperte 1903-1910, Carlo Delfino Editore, Sassari 1982, p.478
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Taramelli, Scavi nella citt pre-romana sullaltipiano di Santa Vittoria, p.392

E. Contu, Larchitettura nuragica, in AA.VV. (a cura di), Ichnussa. La Sardegna dalle origini allEt classica, Collana Antica Madre, Garzanti Scheiwiller per Credito Italiano UTET, Milano 1981, p.99
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A.Taramelli, Gonnesa indagini nella cittadella nuragica di Serrucci, in A. Taramelli (a cura di), Scavi e scoperte 1911-1917, Carlo Delfino Editore, Sassari 1983, p.386
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Contu, Larchitettura nuragica, p.82 Taramelli, Gonnesa indagini nella cittadella nuragica di Serrucci, p.394

identificabile come mercato (in questo caso ci riferiremo alla testimonianza resaci a Santa Vittoria di Serri) presenta un ampio recinto circolare con due accessi. Internamente esso si costituisce di ambienti pavimentati, separati da tramezzi formati da mensole e nicchie, posti di seguito alle capanne con sedile sino alla parete a SSW del recinto stesso, dove lambiente pare costituirsi di un colonnato sormontato da travi in legno con basamento in pietra che costeggia il muro orientale sino alla porta a N. La rete viaria si presenta semplice e ordinata, lastricata e delimitata da muraglie a sacco (Santa Barbara a Macomer), probabilmente in alcuni casi specifici voltata a ogiva, su cui si affacciavano strutture private e pubbliche. Tra le seconde, osservate spesso in prossimit di centri palazziali (Bruncu Su Nuraxi di Barumini; Santu Antine di Torralba), si potevano trovare edifici termali o, meglio, bagni termali (Sedda sos Carros di Oliena), anchessi pluricellulari. Tali edifici sono caratterizzati dalla presenza di una grossa vasca a coppa, al centro di una sala, approvvigionata lateralmente da doccioni a protomi animali. I doccioni, rifiniti a testa di ariete e intercalati tra di loro a lasciare lo spazio per la fruizione, sovrastano un sedile circolare che corre attorno alla vasca a coppa (Genna Maria di Villanovaforru), ferita in un lato in modo da far defluire lacqua raccolta in una canaletta sottostante. La decorazione delle bocchette a guisa di ariete richiama fortemente il mito di Khunm, il dio egizio con la testa di ariete10 fecondatore delle acque. Degno di nota laccostamento di queste strutture ad alcuni contesti religiosi cretesi, quali per esempio gli ambienti sacri allinterno del palazzo di Cnosso, dove il re esercitava le funzioni sacerdotali. Viene testimoniato che il resacerdote, prima di entrare nel santuario, andava a purificarsi nel bacino lustrale della Sala del Trono11. Lapprovvigionamento idrico era spesso facilitato dallo scavo di canali sotterranei rivestiti in materiale litico (Sedda sos Carros), di altezza variabile sino al metro e venti e di lunghezza relativa alla distanza della falda, che conducevano le acque dal punto sorgivo fino a quello stabilito per laccumulo e la fruizione. In alcuni casi sono testimoniati dei veri e propri acquedotti a collegare dei pozzi in cascata (Gruttiacqua a SantAntioco) oppure delle reti idriche sottostanti un edificio palazziale allo scopo di scongiurarne limplosione e concentrare la fruizione dellacqua in un punto ben preciso (Nuraghe Arrubiu di Orroli). I sistemi di gallerie scavati nel sottosuolo, in prossimit di centri abitati o di campagne, come ad esempio sul fianco del Monte Santa Vittoria di Esterzili o a Sa Costa de su Laccu a SantAntioco, costituiscono antichi esempi di reti idriche scavate allo scopo di drenare lacqua di una valle, attraverso inghiottitoi utilizzati come pozzi per lapprovvigionamento idrico o come scarichi per gli allagamenti a seguito di piogge intense. Le acque cos convogliate vengono riversate infine nel corso di un ruscello. Testimonianza questa di alta antichit di una tecnologia sfruttata in Etruria circa mille anni dopo12. Le ultime ricerche hanno dato luce ad un ponte arcaico della lunghezza totale di 29 mt, situato nellagro di Birori, con spalla a grossi massi poligonali sovrapposti e canale di scarico con soffitto a piattabanda13. Lo stoccaggio di granaglie e cereali testimoniato con silos scavati nel terreno, chiusi da una ghiera litica, come ad esempio il silos di Alghero14.

Tanda, Cicilioni, Deiana, Marras, Il complesso nuragico di Sa Costa a Foresta Burgos (SS), pp.111

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J. Pirenne, Storia della Civilt dellAntico Egitto, vol.II, Sansoni, Firenze 1962, p.43 G. Glotz, La civilt Egea, Einaudi, Torino 1980, p.236
Cristofani, Economia e societ, p.116

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A.Foschi Nieddu, I. Paschina, Marghine Planargia: nuovi dati dal Paleolitico allEt nuragica in S. Angiolillo, M. Giuman, A. Pasolini (a cura di), Ricerche e Confronti 2006. Giornate di studio di archeologia e storia dellarte, Edizioni AV, Cagliari 2007, p.64
14

A. Moravetti, Il complesso nuragico di Palmavera, Carlo Delfino Editore, Sassari 1992, p.65

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