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Ernest Cline

Player One
Romanzo

Traduzione Laura Spini Direzione editoriale: Massimo Coppola Editor: Mario Bonaldi Redazione: Antonio Benforte, Linda Fava Diritti e redazione: Sara Sedehi Comunicazione: Valentina Ferrara, Giulia Osnaghi Grafica: Alice Beniero 2011 by Dark All Day, Inc. 2011 Isbn Edizioni S.r.l., Milano Titolo originale: Ready Player One

Il mondo un brutto posto. Wade ha diciotto anni e trascorre le sue giornate in un universo virtuale chiamato OASIS, dove si fa amicizia, ci si innamora si fa ci che ormai impossibile fare nel mondo reale, oppresso da guerre e carestie. Ma un giorno James Halliday, geniale creatore di OASIS, muore senza eredi. Lunico modo per salvare OASIS da una spietata multinazionale metterlo in palio tra i suoi abitanti: a ereditarlo sar il vincitore della pi incredibile gara mai immaginata. Wade risolve quasi per caso il primo enigma, diventando di colpo, insieme ad alcuni amici, lunica speranza dellumanit. Sar solo la prima di tante prove: recitare a memoria le battute di Wargames, penetrare nella Tyrell Corporation di Blade Runner, giocare la partita perfetta a PacMan, sfidare giganteschi robot giapponesi e cos via, in una strabiliante rassegna di missioni di ogni

tipo, ambientate nellimmaginario pop degli anni 80, a cui OASIS ispirato. Un romanzo da leggere tutto dun fiato, un nuovo classico dellavventura che presto diventer un megafilm prodotto da Warner Bros. Ernest Cline ha fatto il sottocuoco, ha pulito il pesce, donato il plasma, stato un commesso snob di videoteca, e ha svolto lavori di bassa manovalanza tecnologica. Ma ha sempre trascurato tutte queste promettenti carriere per dedicarsi a tempo pieno al suo amore per la cultura pop in tutte le sue forme, prima attraverso la poesia orale, poi come sceneggiatore. Ha scritto un film, Fanboys (2008), che diventato un fenomeno di culto, con suo grande stupore. Oggi vive a Austin, Texas, con moglie, figlia e unimmensa collezione di videogiochi depoca. Player One il suo primo romanzo. Per Susan e Libby. Perch non c una mappa per il posto in cui stiamo andando.

Lautore
Ernest Cline ha fatto il sottocuoco, ha pulito il pesce, donato il plasma, stato un commesso snob di videoteca, e ha svolto lavori di bassa manovalanza tecnologica. Ma ha sempre trascurato tutte queste promettenti carriere per dedicarsi a tempo pieno al suo amore per la cultura pop in tutte le sue forme, prima attraverso la poesia orale, poi come sceneggiatore. Ha scritto un film, Fanboys (2008), che diventato un fenomeno di culto, con suo grande stupore. Oggi vive a Austin, Texas, con moglie, figlia e unimmensa collezione di videogiochi depoca. Player One il suo primo romanzo.

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Chiunque abbia la mia et ricorda bene dove si trovava e cosa stava facendo nel preciso momento in cui, per la prima volta, sent parlare della gara. Io ero seduto nel mio nascondiglio e guardavo i cartoni animati quando il notiziario fece irruzione sullo schermo, annunciando che James Halliday era morto nel corso della notte. Naturalmente, avevo gi sentito parlare di Halliday. Come chiunque, del resto. Era lideatore di videogiochi che aveva creato OASIS, il gioco multiplayer online con milioni di utenti che si era gradualmente evoluto fino a diventare la realt virtuale, connessa su scala globale, che la maggior parte dellumanit usava ormai quotidianamente. Il successo senza precedenti di OASIS aveva reso Halliday uno degli uomini pi ricchi del mondo. Sulle prime non riuscivo a capire perch i media avessero tanto a cuore la morte del miliardario. In fondo, gli abitanti del Pianeta Terra avevano altro a cui pensare. Linarrestabile crisi energetica. I catastrofici mutamenti climatici. Le carestie e la fame, la povert, le malattie. Una mezza dozzina di guerre. La solita storia: Cani e gatti che vivono insieme isteria di massa!. Generalmente i notiziari non interrompevano mai la visione di sitcom e soap interattive a meno che non fosse accaduto qualcosa di grosso. Come lo scoppio di unepidemia letale o la distruzione di unaltra grande citt, inghiottita da un fungo atomico. Cose cos, importanti. Per quanto Halliday fosse importante, la sua morte avrebbe dovuto guadagnarsi solamente uno spezzoncino durante il telegiornale della sera, giusto per far s che le masse scuotessero le loro testoline plebee con invidia, quando i telecronisti avessero annunciato la quantit vergognosa di denaro che sarebbe stata elargita agli eredi. Ma era quello il problema. James Halliday non aveva eredi.

Era morto a sessantasette anni, scapolo, senza parenti e, a quanto dicevano in molti, senza un solo amico. Aveva trascorso gli ultimi quindici anni della sua vita in un isolamento autoimposto, durante il quale (se le voci erano attendibili) aveva perso completamente la ragione. Perci la notizia che, quella mattina di gennaio, lasci tutti a bocca aperta, la notizia che lasci, da Toronto a Tokyo, tutti di stucco davanti alla ciotola di cereali, riguardava il contenuto delle ultime volont e del testamento di Halliday, e il destino delle sue vaste fortune. Halliday aveva preparato un breve videomessaggio, corredato dalla raccomandazione che fosse distribuito ai media di tutto il mondo al momento della sua morte. Aveva anche fatto in modo che una copia del video fosse inviata per email a ogni singolo utente OASIS quella mattina stessa. Ricordo ancora il momento in cui il messaggio raggiunse la mia casella di posta elettronica e io sentii il trillo a me tanto familiare, pochi secondi dopo aver visto quel primo notiziario. Il suo videomessaggio era in realt un cortometraggio meticolosamente costruito e intitolato Linvito di Anorak. Notoriamente eccentrico, per tutta la vita Halliday aveva nutrito unossessione per gli anni ottanta, il decennio della sua adolescenza: Linvito di Anorak era strapieno di riferimenti semisconosciuti alla cultura pop degli anni ottanta, riferimenti che riuscii a cogliere solo in minima parte quando guardai il filmato per la prima volta. Lintero video era poco pi lungo di cinque minuti e, durante i giorni e le settimane che seguirono, sarebbe diventato il segmento pi minuziosamente esaminato della storia; super addirittura le riprese di Zapruder quanto al numero di scrupolose analisi fotogrammaper-fotogramma che sub. Tutta la mia generazione fin per imparare a memoria ogni secondo del messaggio di Halliday. Linvito di Anorak si apre con un suono di trombe, lattacco di una vecchia canzone intitolata Dead Mans Party. Il brano va avanti a schermo nero per i primi secondi e il momento in cui alle trombe si unisce una chitarra anche quello in cui compare Halliday. Ma non un sessantasettenne intaccato dal tempo e dalla malattia. Il suo aspetto uguale a quello che aveva sulla copertina del Time nel 2014: un uomo appena quarantenne, alto, magro, in salute, spettinato, con i suoi tipici occhiali dalla montatura di corno. Inoltre, veste gli stessi abiti che aveva nella fotografia del Time: jeans scoloriti e una maglietta vintage di Space Invaders. Halliday si trova a un ballo del liceo, in una grande palestra. circondato da adolescenti le cui capigliature, cos come gli abiti e i passi di danza, suggeriscono che ci troviamo alla fine degli anni ottanta.1 Ma Halliday non ha una compagna per il ballo. Sta, come direbbe qualcuno, ballando da solo. Alcune righe di testo appaiono brevemente in basso a sinistra, segnalando il nome del gruppo, il titolo della canzone, letichetta discografica e lanno di uscita, come si trattasse di un vecchio video musicale trasmesso da MTV: Dead Mans Party, Oingo Boingo, MCA Records, 1985. Non appena iniziano a cantare, anche Halliday comincia a cantare in playback, sempre
1 Unattenta analisi della scena rivela che tutti i ragazzini dietro a Halliday sono in realt comparse digitalmente ritagliate da teen movie di John Hughes e incollate allinterno del video.

volteggiando: All dressed up and nowhere to go. Walking with a dead man over my shoulder. Dont run away, its only me. Poi improvvisamente smette di ballare e, con un gesto secco della mano destra, interrompe la musica. In quello stesso momento, i ragazzi che ballano sullo sfondo, spariscono, cos come la palestra, e la scena cambia allimprovviso. Ora Halliday si trova davanti a una camera mortuaria, accanto a una bara aperta. 2 Un altro Halliday, molto pi vecchio, giace allinterno della bara, con il corpo emaciato e devastato dal cancro. Due quarti di dollaro scintillano sulle sue palpebre. 3 Halliday, quello giovane, osserva dallalto il suo cadavere invecchiato simulando tristezza, poi si rivolge ai partecipanti in lutto. 4 Halliday schiocca le dita e nella sua mano destra appare una pergamena. La apre con ostentazione, e quella si srotola al suolo, lungo il corridoio davanti a lui. Quindi Halliday rompe la quarta parete: si rivolge agli spettatori e comincia a leggere. Io, James Donovan Halliday, nel pieno possesso delle mie facolt di intendere e di volere, con il presente messaggio stabilisco, pubblico e dichiaro che questo documento costituir le mie ultime volont e il mio testamento, e revoco ogni testamento di qualsivoglia natura redatto da me in precedenza Poi continua a leggerlo, sempre pi velocemente, sciorinando molti altri paragrafi in fitto gergo giuridico, finch non arriva a parlare tanto in fretta che le sue parole diventano incomprensibili. Quindi, si ferma bruscamente. Lasciamo stare dice. Anche a questa velocit, ci impiegherei un mese a leggere tutta questa roba. Mi spiace dirlo, ma non ho tanto tempo. Lascia cadere la pergamena, che scompare in una pioggia di polvere doro. Facciamo che vi illustro i punti chiave. La camera mortuaria scompare e la scena cambia di nuovo. Halliday ora si trova di fronte allimmensa porta del caveau di una banca. Tutti i miei beni, compresa la maggioranza delle azioni della mia compagnia, la Gregarious Simulation Systems, saranno congelati finch non verr soddisfatta lunica condizione che ho imposto nel mio testamento. Il primo individuo che soddisfer tale condizione erediter tutte le mie fortune, al momento valutate per eccesso in duecentoquaranta miliardi di dollari. La porta si spalanca, e Halliday entra nel caveau. Linterno enorme e contiene una smisurata pila di lingotti doro, la cui mole arriva pressapoco a eguagliare quella di una casa piuttosto grossa. Ecco la grana che vi metto a disposizione dice Halliday con un largo sorriso. Che cavolo. Non facile da trasportare, dico bene? Halliday si appoggia al cumulo di lingotti e linquadratura stringe sul suo volto. Ora, sono sicuro che vi starete gi domandando, cosa dovete fare per mettere le mani su tutto il gruzzolo? Be, cari miei, una cosa alla volta. Ci sto arrivando Fa una pausa teatrale e la sua espressione cambia e diventa quella di un ragazzino che sta per rivelare un gran segreto. Halliday schiocca di nuovo le dita e il caveau scompare. In quello stesso istante, Halliday diventa pi piccolo e si trasforma in un bambino, con pantaloni in velluto marrone e una maglietta sbiadita del Muppet Show.5 Il piccolo Halliday si trova in un salotto disordinato con una moquette arancione scuro, le pareti ricoperte da pannelli di legno, e un arredamento kitsch fine anni settanta.
2 Ci che lo circonda in realt preso da una scena di Schegge di follia, film del 1989. Pare che Halliday abbia ricreato digitalmente il set della camera mortuaria e si sia inserito al suo interno. 3 Unanalisi ad alta risoluzione ci rivela che entrambe le monete sono state coniate nel 1984. 4 Questi, di fatto, sono attori e comparse presi da quella stessa scena del funerale di Schegge di follia. Tra gli astanti possibile riconoscere chiaramente, seduti in fondo, Winona Ryder e Christian Slater. 5 Halliday ora identico a come appare in una foto scattata a scuola nel 1980, quando aveva otto anni.

Poco distante, un televisore Zenith a 21 pollici a cui attaccato unAtari 2600. Questa la prima console per videogiochi che abbia mai avuto dice Halliday, con la voce di un bambino. unAtari 2600. Me lhanno regalato per Natale, nel 1979. Si lascia cadere di fronte allAtari, raccoglie un joystick e comincia a giocare. Questo era il mio gioco preferito dice, indicando lo schermo del televisore, sul quale un quadratino sta attraversando una serie di labirinti piuttosto semplici. Si chiamava Adventure. Come molti altri vecchi videogiochi, Adventure era stato progettato e programmato da una sola persona. Ma, al tempo, la Atari si rifiutava di riconoscere i meriti ai propri programmatori, perci il nome di chi aveva creato un videogioco non compariva da nessuna parte sulla confezione. Sullo schermo, vediamo che Halliday sta usando una spada per uccidere un drago rosso anche se, a causa della rudimentale grafica a bassa risoluzione, si ha pi limpressione che un quadrato stia usando una freccia per pugnalare unanatra deforme. E cos, il creatore di Adventure, un tale di nome Warren Robinett, decise di celare il suo nome direttamente nel gioco. Nascose una chiave allinterno di uno dei labirinti. Una volta trovata questa chiave, un puntino grigio grande quanto un pixel, potevi usarla per accedere a una stanza segreta dove Robinett aveva nascosto il proprio nome. Halliday conduce il suo protagonista, il quadrato, allinterno della stanza segreta del gioco finch, al centro dello schermo, non compaiono le parole Creato da Warren Robinett. Questo dice Halliday, indicando lo schermo con sincera venerazione stato il primo Easter Egg nel mondo dei videogiochi. Robinett laveva nascosto nel codice del gioco senza che nessuno ne fosse a conoscenza e la Atari ha prodotto in serie Adventure e lha distribuito in tutto il mondo senza sapere della stanza segreta. Ne rimasero alloscuro fino a qualche mese dopo, quando i ragazzini, ovunque, iniziarono a scoprire lEaster Egg. Io ero uno di questi ragazzini, e trovare lEaster Egg di Robinett per la prima volta fu una delle esperienze pi grandiose della mia vita di videogiocatore. Il giovane Halliday abbandona il joystick e si rialza. Mentre lo fa, il salotto comincia a scomparire, e la scena cambia di nuovo. Ora Halliday si trova in una grotta buia, sulle cui pareti umide trema la luce di alcune torce. Simultaneamente, cambia anche il suo aspetto, Halliday si trasforma nel famoso avatar che usava su OASIS: Anorak, un mago alto e togato con un volto che la versione vagamente pi attraente (e senza occhiali) di Halliday da adulto. Anorak indossa la tipica tunica nera che, su entrambe le maniche, ha ricamato lemblema del suo avatar (una grande A ben disegnata). Prima di morire dice quindi Anorak, con un tono molto pi cupo ho creato il mio personale Easter Egg e lho nascosto allinterno del mio videogioco pi famoso: OASIS. Il primo che trover lEaster Egg erediter i miei beni nella loro totalit. Altra pausa teatrale. difficile da trovare. Non lho semplicemente nascosto da qualche parte, dietro un sasso. Presumo si possa dire che chiuso dentro una cassaforte sepolta in una camera segreta che, a sua volta, nascosta al centro di un labirinto situato da qualche parte Solleva il braccio a picchiettarsi la fronte. Qui dentro. Ma non preoccupatevi. Ho lasciato qualche indizio in giro, per mettervi sulla buona strada. Ecco il primo. Anorak fa un cenno pomposo con la mano destra e subito compaiono tre chiavi che roteano in aria, proprio di fronte a lui, e sembrerebbero fatte di rame, giada e cristallo. Mentre le chiavi continuano a roteare, Anorak comincia a recitare la strofa di una poesia e ogni verso compare, per pochi istanti, come un sottotitolo fiammeggiante in fondo allo schermo: Tre chiavi, ognuna una porta aprir Che il

valor dei viandanti prover Chi lardue prove superar sapr Giunto alla Fine, il premio otterr Al concludersi di questi versi, la Chiave di Giada e quella di cristallo svaniscono; rimane soltanto la Chiave di Rame, ora appesa con una catenina al collo di Anorak. La macchina da presa segue Anorak che si volta e continua a camminare lungo la caverna. Pochi secondi dopo, raggiunge una massiccia porta di legno a due battenti, incassata nella parete rocciosa. La porta rivestita in acciaio e, incisi sulla superficie, appaiono scudi e draghi. Questo gioco non ho potuto testarlo, quindi la mia preoccupazione che potrei aver nascosto il mio Easter Egg talmente bene da renderlo introvabile. Non lo so per certo. Anche se fosse, ora comunque troppo tardi per cambiare qualcosa. Perci staremo a vedere. Anorak spalanca la porta rivelando una smisurata stanza del tesoro, ricolma di monete doro scintillante e calici tempestati di gioielli.6 Poi oltrepassa la soglia e si rivolge agli spettatori, allargando le braccia per tenere aperta la porta.7 E quindi, senza altri indugi annuncia Anorak che la caccia allEaster Egg di Halliday abbia inizio! Poi scompare in un lampo di luce, lasciando lo spettatore a guardare gli abbaglianti cumuli di tesori al di l della porta aperta. Poi parte una dissolvenza al nero. Alla fine del video, Halliday aveva allegato un link al suo sito personale, che era cambiato radicalmente la mattina della sua morte. Per pi di un decennio, lunico elemento presente sul sito era stata una breve animazione in loop che mostrava il suo avatar, Anorak, seduto in una biblioteca medievale, ricurvo, intento a mescolare pozioni e concentrato su alcuni libri di incantesimi sopra un tavolo da lavoro consumato dal tempo. Sulla parete dietro di lui si vedeva un grande dipinto che raffigurava un drago nero. Ma ora quellanimazione non cera pi e, al suo posto, si poteva vedere una classifica dei punteggi pi alti, simile a quelle che si trovavano nei vecchi videogiochi a gettone. La lista presentava dieci posizioni, occupate tutte dalle iniziali JDH James Donovan Halliday seguite da un punteggio a sei zeri. Tale lista fu presto denominata il Segnapunti. Sotto il Segnapunti, unicona rappresentava un libricino rilegato in pelle, che linkava a una copia, scaricabile gratuitamente, dellAlmanacco di Anorak, una raccolta di centinaia di annotazioni tratte dal diario di Halliday e prive di data. LAlmanacco consisteva in pi di un migliaio di pagine, ma forniva pochi dettagli sulla vita privata di Halliday o sulle sue attivit quotidiane. Perlopi, si trattava di un flusso di coscienza con osservazioni riguardanti numerosi classici del videogioco, romanzi fantasy e di fantascienza, fumetti, cultura pop degli anni ottanta; il tutto mescolato con divertenti diatribe che denunciavano qualsiasi cosa, dalle religioni organizzate alle bibite dietetiche. La Caccia, come venne ribattezzata la gara, si diffuse in fretta per tutto il mondo. La possibilit di trovare lEaster Egg di Halliday divenne una fantasia diffusa, tra gli adulti e tra i bambini, come quella di vincere alla lotteria. Si trattava di un gioco cui chiunque
6 Unattenta analisi ci rivela decine di oggetti bizzarri nascosti tra i cumuli di ricchezze. Da segnalare: molti dei primi personal computer (un Apple IIe, un Commodore 64, unAtari 800XL, e un TRS-80 Color Computer 2), decine di controller compatibili con una vasta gamma di sistemi, centinaia di dadi poliedrici, di quelli usati nei vecchi giochi di ruolo da tavolo. 7 Il fermo-immagine della scena praticamente identico a un dipinto di Jeff Easley che comparve sulla copertina di Dungeon Masters Guide, un libro di regole di Dungeons & Dragons pubblicato nel 1983.

poteva partecipare e, sulle prime, non sembrava ci fosse un approccio giusto o sbagliato. Lunico indizio che lAlmanacco di Anorak sembrava suggerire era che la conoscenza pi o meno approfondita delle varie ossessioni di Halliday sarebbe stata imprescindibile per la soluzione dellenigma. Cosa che port tutti ad appassionarsi sempre pi alla cultura pop degli anni ottanta. Cinquantanni dopo, i film, la musica, i giochi e la moda di quel decennio erano di nuovo allultimo grido. Dal 2041, i capelli a punta e i jeans scoloriti in candeggina erano tornati di moda e le classifiche musicali erano dominate da band contemporanee che suonavano cover dei successi pop degli ottanta. Tutti coloro che erano stati ragazzini in quel decennio, ormai prossimi alla vecchiaia, stavano vivendo la strana esperienza di vedere gli stili e le tendenze della loro giovinezza abbracciati dai nipotini. Era nata una nuova sottocultura, composta dai milioni di individui che ora impiegavano il loro tempo libero alla ricerca dellEaster Egg di Halliday. Inizialmente venivano definiti, abbastanza semplicemente, come Egg Hunters, ma presto il soprannome fu contratto in Gunters. Durante il primo anno della Caccia, essere un Gunter andava molto di moda e non cera utente OASIS che non si fregiasse di quel titolo. Al primo anniversario della morte di Halliday, per, la frenesia che circondava la Caccia inizi ad affievolirsi. Era passato un anno intero, e nessuno aveva trovato nulla. Non una chiave, non una porta. Parte del problema era legato allestensione stessa di OASIS. Al suo interno erano presenti pi di mille mondi virtuali e la chiave poteva trovarsi in ognuno di essi. Un Gunter avrebbe potuto impiegare anni per una ricerca approfondita anche solo in un mondo. Al di l di tutti i Gunter cosiddetti professionisti che ogni giorno, sui loro blog, si vantavano di essere vicini a una svolta, la verit divenne via via pi evidente: nessuno aveva idea di cosa stesse cercando, n sapeva da dove cominciare. Pass un altro anno. E un altro ancora. Niente. Il grande pubblico perse interesse per la gara. Cominci a diffondersi lidea che fosse una bufala inventata da un ricco stravagante. Altri credevano che, anche se lEgg fosse esistito veramente, nessuno lo avrebbe mai trovato. Al contrario, OASIS continuava a evolversi e a diventare sempre pi popolare e protetto sia dalle grinfie di coloro che volevano acquisirne il controllo sia dalle controversie legali, grazie al testamento blindato di Halliday e allesercito di avvocati rabbiosi incaricati di occuparsi dei suoi beni. LEaster Egg di Halliday entr lentamente a far parte delle leggende metropolitane e il popolo dei Gunter, che sempre pi si assottigliava, divent oggetto di scherno. Ogni anno, nel giorno della morte di Halliday, i telegiornali riportavano, sarcasticamente, la notizia che non si era giunti ad alcun progresso. E ogni anno che passava, sempre pi Gunter gettavano la spugna, giunti alla conclusione che Halliday avesse davvero reso lEaster Egg impossibile da trovare. E pass un altro anno. E un altro ancora. Poi, la sera dell11 febbraio 2045, il nome di un avatar comparve in cima al Segnapunti, in bella vista davanti a tutto il mondo. Dopo cinque lunghi anni, la Chiave di Rame era stata

trovata da un diciottenne che viveva in un parcheggio di case mobili alla periferia di Oklahoma City. Ero io. Decine di libri, cartoni animati, film e miniserie hanno cercato di raccontare la storia di tutto quello che accadde in seguito, ma nessuno lha fatto nella maniera giusta. per questo che voglio mettere le cose in chiaro, una volta per tutte.

LIVELLO UNO
La condizione umana uno schifo, per la maggior parte del tempo. I videogiochi sono lunica cosa che rende la vita sopportabile. Almanacco di Anorak, Capitolo 91, Versi 1-2

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Mi svegli di soprassalto il rumore di una sparatoria nelle vicinanze. Agli spari segu qualche minuto di grida soffocate, poi il silenzio. Le sparatorie non erano insolite, nel parcheggio, ma ne rimasi comunque scosso. Sapevo bene che probabilmente non sarei riuscito a riaddormentarmi, perci decisi di ammazzare il tempo che mi separava dallalba rispolverando qualche classico a gettoni. Galaga, Defender, Asteroids. Questi giochi erano obsoleti dinosauri digitali, ed erano diventati pezzi da museo gi molto tempo prima che io nascessi. Ma ero un Gunter, e per me non si trattava solo di eccentrici pezzi dantiquariato a bassa risoluzione. Per me erano reliquie da venerare. Pilastri del pantheon. Quando giocavo ai classici, lo facevo con risoluta reverenza. Ero raggomitolato in un vecchio sacco a pelo, incastrato nello spazio tra il muro e lasciugatrice, nellangolo della minuscola zona lavanderia del container. Mia zia non gradiva che stessi nella sua stanza, al di l del corridoio, e a me la cosa stava pi che bene. Preferivo in ogni caso sistemarmi nella lavanderia. L si stava al calduccio, mi potevo permettere una quantit discreta di privacy e la ricezione wireless non era troppo debole. Altro vantaggio, la stanza odorava di detersivo liquido e ammorbidente. Il resto della casa sapeva di piscio di gatto e povert totale. Solitamente, dormivo nel mio nascondiglio. Ma, durante le notti precedenti, la temperatura era scesa sotto lo zero e, per quanto detestassi stare da mia zia, era comunque meglio che morire congelati. Nella casa mobile di mia zia viveva un totale di quindici persone. Lei dormiva nella pi piccola delle tre stanze. I Deppert vivevano nella stanza accanto alla sua e i Miller occupavano la camera matrimoniale in fondo al corridoio. Erano in sei e pagavano una grossa fetta dellaffitto. Il nostro trailer non era affollato come altri che si trovavano nel parcheggio. Era una casa a due blocchi. Cera un mucchio di spazio per tutti. Tirai fuori il mio computer portatile e lo accesi. Era un bestione ingombrante e pesantissimo, vecchio di quasi dieci anni. Lavevo trovato in una discarica dietro al centro commerciale abbandonato, dallaltra parte dellautostrada. Ero riuscito a riportarlo in vita rimpiazzando la sua memoria di sistema e reinstallando il suo sistema operativo primordiale. Per gli standard attuali, il processore era pi lento di un bradipo, ma per quello che mi serviva andava benissimo. Il laptop era la mia biblioteca portatile, la mia

sala giochi, il mio cinema privato. Il disco fisso traboccava di vecchi libri, film, episodi di serie tv, file musicali e quasi ogni videogioco prodotto nel Ventesimo secolo. Avviai il mio emulatore e selezionai Robotron: 2084, uno dei miei giochi preferiti di tutti i tempi. Avevo sempre amato il suo ritmo frenetico, la sua brutale semplicit. Robotron si basava interamente sullistinto e sui riflessi. Giocare ai vecchi videogiochi mi permetteva, ogni volta, di schiarirmi la mente e sentirmi a mio agio. Se ero gi di morale, o mi sentivo frustrato per la vita che vivevo, dovevo solo dare un colpetto al pulsante Player One, e tutte le angosce mi abbandonavano, via via che la mente si concentrava sullincessante assalto di pixel nello schermo davanti ai miei occhi. La vita era semplice, nelluniverso bidimensionale del gioco: tu contro la macchina, e basta. Ti sposti con la mano sinistra, spari con la destra, cerchi di sopravvivere pi che puoi. Trascorsi qualche ora a dare addosso a ondate su ondate di Brains, Spheroids, Quarks e Hulks, nella mia eterna lotta per Salvare lUltima Famiglia del Genere Umano! Ma dopo un po le mie dita iniziarono a intorpidirsi e persi il ritmo. Quando arrivavo a questo punto, la situazione peggiorava in fretta. Bruciai a vuoto tutte le vite che avevo, e sullo schermo apparvero le due parole che amavo di meno: GAME OVER. Spensi lemulatore e cominciai a spulciare tra i miei file video. Nel corso di cinque anni avevo scaricato ogni singolo film, serie tv e cartone animato che fosse citato nellAlmanacco di Anorak. Non che li avessi gi guardati tutti, naturalmente. Avrei impiegato decenni. Selezionai un episodio di Casa Keaton, sitcom degli anni ottanta che parla di una famiglia borghese dellOhio centrale. Lavevo scaricata perch era tra le preferite di Halliday e pensavo fosse possibile che almeno un episodio contenesse qualche indizio utile per la Caccia. Mi ero immediatamente appassionato allo show, e avevo ormai guardato pi volte tutti i centottanta episodi. Non me ne stancavo mai. Seduto al buio, guardando la serie sullo schermo del computer, finivo per immaginare che fossi proprio io a vivere in quella casa accogliente e ben illuminata, e che tutte quelle persone sorridenti e comprensive fossero la mia famiglia. Che non ci fosse niente al mondo di cos sbagliato da non poter essere risolto in trenta minuti di episodio (o, al limite, nel tempo di un episodio in due parti, nel caso di faccende serissime). La mia vita non aveva mai assomigliato neanche lontanamente a quella ritratta in Casa Keaton, e questo probabilmente era il motivo per cui la serie mi piaceva tanto. Ero figlio unico, i miei genitori erano due adolescenti che si erano incontrati nella baraccopoli in cui ero cresciuto. Mio padre non me lo ricordo. Avevo un paio di mesi quando gli spararono mentre cercava di derubare una drogheria, durante un blackout. Lunica cosa che sapevo di lui che amava i fumetti. Una volta trovai moltissime penne USB in una scatola che conteneva le sue cose, e al loro interno cerano serie complete di Amazing SpiderMan, X Men e Lanterna Verde. Una volta la mamma mi disse che mio padre aveva deciso di darmi un nome allitterante Wade Watts perch pensava suonasse come quello dellidentit segreta di un supereroe. Come Peter Parker, come Clark Kent. Scoprirlo mi port a pensare che probabilmente era in gamba, nonostante il modo in cui era morto. Mia madre, Loretta, si era trovata a crescermi da sola. Avevamo vissuto per un po in un piccolo camper, in unaltra parte della baraccopoli. Aveva due lavori a tempo pieno su OASIS: faceva loperatrice di telemarketing e laccompagnatrice in un bordello online. Di notte mi obbligava a mettere i tappi per le orecchie perch non la sentissi mentre, nella stanza accanto, diceva zozzerie a tipacci dallaltra parte del mondo. Ma i tappi non funzionavano

bene, perci io mi sedevo a guardare vecchi film tenendo il volume al massimo. Feci la conoscenza di OASIS quando ero ancora molto piccolo: mia madre lo usava come babysitter virtuale. Quando crebbi abbastanza da poter indossare un visore e un paio di guanti aptici, la mamma mi diede una mano a creare il mio primo avatar su OASIS. Poi mi piazz in un angolo e se ne torn al lavoro lasciandomi solo, a esplorare un mondo completamente nuovo, totalmente diverso da quello che avevo conosciuto fino ad allora. Da quel momento, a educarmi furono i programmi interattivi pedagogici di OASIS: ogni bambino poteva accedervi gratis. Passai un bel pezzo della mia infanzia a spassarmela in una simulazione virtuale di Sesame Street, a cantare insieme a Muppet gentili, a giocare con programmi interattivi che mi insegnavano a camminare, parlare, sommare e sottrarre, leggere, scrivere, condividere. Una volta padroneggiate queste abilit, non impiegai molto tempo a scoprire che OASIS era la biblioteca pubblica pi vasta del mondo, un luogo in cui anche un ragazzino squattrinato come me poteva avere accesso a ogni libro mai scritto, a ogni canzone mai registrata, a ogni film, serie televisiva, videogioco e opera darte che fosse mai stato creato. Una collezione di tutto il sapere, di tutta larte e gli svaghi della civilt umana era proprio l, ad aspettarmi. Ma avere accesso a tutte quelle informazioni si dimostr una benedizione soltanto in parte. Perch fu proprio allora che scoprii la verit. Non saprei, forse avete vissuto unesperienza diversa dalla mia. Ma, per quanto mi riguarda, diventare un essere umano adulto sul Pianeta Terra durante il Ventunesimo secolo stato un vero e proprio calcio nei denti. Esistenzialmente parlando. La cosa pi brutta, da bambino, che nessuno voleva dirmi la verit sulla mia situazione. A pensarci bene, facevano lesatto contrario. E, come ovvio, io ci credevo, perch ero soltanto un bambino e non sapevo cavarmela meglio di cos. Ges, il mio cervello non si era nemmeno formato del tutto, come diavolo potevo intuire le volte in cui gli adulti mi stavano prendendo per il culo? E cos, finivo per ingoiare tutte le assurdit da Medioevo che mi propinavano. Pass del tempo. Divenni un po grande e iniziai a rendermi conto che pi o meno chiunque mi aveva mentito su pi o meno qualunque cosa dal momento in cui ero spuntato dallutero di mia madre. Fu una rivelazione angosciante. Mi caus problemi di fiducia, in seguito, nella vita. Cominciai a scoprire la cruda verit non appena iniziai a esplorare le biblioteche gratuite di OASIS. Tutte le verit, i fatti comprovati, erano l ad aspettarmi, nascosti in vecchi libri scritti da persone che non avevano paura di essere oneste. Artisti, scienziati, filosofi e poeti, la maggior parte dei quali era morta da molto tempo. Leggendo le parole che avevano lasciato, iniziai finalmente a comprendere la situazione in prima persona. La mia situazione. La nostra situazione. Quella che quasi tutti definiscono la condizione umana. Nessuna buona notizia. Vorrei che qualcuno mi avesse detto la verit senza mezzi termini, non appena fossi cresciuto abbastanza da comprenderla. Vorrei che qualcuno mi avesse detto: Ecco il punto della situazione, Wade. Tu sei una cosa chiamata essere umano. Si tratta di un animale molto sveglio. Come tutti gli altri animali del pianeta, discendiamo da un organismo unicellulare vissuto milioni di anni fa. Il tutto avvenuto per via di un processo chiamato evoluzione, ma di questo verrai a sapere pi avanti. Comunque,

dammi retta, il modo in cui siamo arrivati qui. Se ne trovano prove ovunque. E quella storia che hai sentito? Su come siamo stati tutti creati da un tale superpotente che si chiama Dio e vive in cielo? Stronzata suprema. Tutta quella storia su Dio in realt unantica favola che la gente si racconta da migliaia di anni. Labbiamo inventata noi. Come Babbo Natale, o il coniglietto pasquale. Oh, e per tua informazione n Babbo Natale n il coniglietto pasquale esistono. Stronzate anche quelle. Mi dispiace, ragazzo. Fattene una ragione. Probabilmente ti starai chiedendo cosa sia successo prima che arrivassi tra noi. Un sacco di cose, a dir la verit. Quando ci siamo evoluti fino a diventare umani, la storia si fatta interessante. Abbiamo capito come coltivare il cibo e addomesticare gli animali, per non passare tutto il tempo a cacciare. Le nostre trib si sono ingrandite sempre pi, e ci siamo sparsi sullintero pianeta in modo inarrestabile, come un virus. Quindi, dopo aver combattuto gli uni contro gli altri per il territorio, per le risorse, e per i nostri di inventati a tavolino, siamo riusciti a organizzare tutte le nostre trib in una civilt globale. Comunque, a essere onesti, non era granch organizzata, n civile, e abbiamo continuato a farci guerra a vicenda. Ma siamo riusciti anche a capire come funzionava la scienza, il che ci ha aiutato a sviluppare la tecnologia. Se consideri che siamo un mucchio di scimmie senza pelo, siamo riusciti a inventare roba abbastanza incredibile. I computer. La medicina. I laser. I forni a microonde. I cuori artificiali. Le bombe atomiche. Abbiamo mandato anche un paio di tizi sulla luna, e poi li abbiamo riportati a casa. Abbiamo anche creato una rete globale di comunicazione che ci permette di parlarci in ogni momento, in qualsiasi parte del mondo ci troviamo. Sorprendente, vero? Ma qui che arrivano le cattive notizie. La nostra civilt globale ci costata molto. Per costruirla, avevamo bisogno di un sacco di energia, e quellenergia siamo riusciti a ottenerla bruciando i combustibili fossili che derivano dalle piante morte e dagli animali seppelliti nel terreno, a grande profondit. Abbiamo usato la maggior parte del combustibile prima che tu arrivassi, e ora che ci sei non ne abbiamo quasi pi. Questo vuol dire che non abbiamo pi energia sufficiente per gestire la nostra civilt come un tempo. Abbiamo dovuto fare dei tagli. Bel risultato. Noi la chiamiamo crisi energetica globale, e va avanti ormai da un bel po. In aggiunta, venuto fuori che tutto quel bruciare combustibili fossili aveva anche effetti collaterali piuttosto fastidiosi. Per esempio, linnalzarsi della temperatura del pianeta e il totale incasinamento dellambiente. Le calotte artiche si stanno sciogliendo, i livelli del mare si innalzano, il clima un unico grande disastro. Piante e animali si estinguono a ritmo di record e migliaia di persone sono affamate e senza una casa. E ancora ci facciamo la guerra a vicenda, usando le poche risorse che ci rimangono. In pratica, ragazzo, il significato di tutto questo che la vita molto pi dura di quanto non fosse in passato, nei bei tempi andati, prima che tu nascessi. Le cose allora erano grandiose, ma oggi sono abbastanza terrificanti. In tutta onest, non vedo un futuro troppo roseo. Sei nato in un momento storico piuttosto schifoso. E pare che le cose vogliano solo peggiorare, ormai. La civilt umana in declino. C chi dice che sta collassando su se stessa. Probabilmente ti starai domandando cosa ti succeder. Semplice. A te succeder la stessa cosa che successa a ogni altro essere umano che sia mai vissuto. Morirai. Moriamo tutti. cos che stanno le cose. Cosa accade quando muori? Be, non ne siamo troppo certi. Ma le prove suggeriscono che

non succede niente. Muori e basta, il tuo cervello smette di funzionare, e a quel punto non vai pi in giro a fare domande fastidiose. Ah, e quelle storie che hai sentito sullandare in un posto meraviglioso chiamato paradiso, dove non c dolore o morte e vivi allinfinito in uno stato di perpetua felicit? Altra stronzata suprema. Come tutta quella roba su Dio. Non c una vera testimonianza del paradiso, e non c mai stata. Abbiamo inventato anche quello. Pensiero positivo. Quindi, dora in poi dovrai passare il resto della tua vita con la certezza che un giorno morirai e scomparirai per sempre. Mi spiace. Daccordo, a pensarci meglio, forse quella dellonest non la miglior politica. Forse non una bella idea dire a un essere umano nuovo di pacca che nato in un mondo di caos, dolore e povert, che appena in tempo per godersi lo spettacolo del crollo totale. Io ho scoperto tutto questo nel corso di molti anni e, nonostante la gradualit delle informazioni, ogni volta sentivo il bisogno di buttarmi da un ponte. Fortunatamente, ebbi modo di accedere a OASIS, che mi si present come la via di fuga verso una realt migliore. OASIS mi imped di impazzire. Divent il mio campo giochi e la mia scuola materna, un luogo magico dove tutto era possibile. OASIS lo sfondo dei miei ricordi dinfanzia pi felici. Quando la mamma non doveva lavorare, ci collegavamo insieme e giocavamo, o ci imbarcavamo nelle avventure interattive dei libri di fiabe. Ogni sera, puntualmente, mi obbligava a sconnettermi, dato che io non volevo mai ritornare nel mondo reale. Perch il mondo reale era uno schifo. Non ho mai incolpato mia madre dello stato delle cose. Era una vittima del destino e delle circostanze crudeli, come tutti. La sua generazione aveva vissuto il peggio. Era nata in un mondo di abbondanza, giusto in tempo per vederselo svanire davanti agli occhi. Mi ricordo, soprattutto, che ero dispiaciuto per lei. Era costantemente depressa, e la droga era la sola cosa che riuscisse a tenerla su di morale. Chiaramente, fu quella a ucciderla. Avevo undici anni, lei si spar nel braccio una partita scadente di qualcosa e mor in questo modo, sul nostro logoro divano letto, mentre ascoltava musica dal vecchio lettore mp3 che avevo riparato e le avevo regalato per Natale. Fu allora che fui costretto a trasferirmi dalla sorella di mia madre, Alice. La zia Alice non mi accolse per gentilezza o per un senso di responsabilit familiare. Lo fece per ottenere dal governo pi buoni pasto mensili. Quasi sempre, ero io a dovermi cercare il cibo. In genere non era un grosso problema, avevo talento nel trovare e aggiustare vecchi computer e console OASIS rotte, che poi rivendevo al banco dei pegni o scambiavo con buoni pasto. Guadagnavo abbastanza da non fare la fame: era ben pi di quanto potessero vantare molti dei miei vicini. Lanno in cui mor la mamma passai molto tempo a crogiolarmi nella disperazione e nellautocommiserazione. Cercavo di guardare il lato positivo, di tenere bene a mente che, orfano o meno, stavo comunque meglio di quasi tutti i bambini dellAfrica. E dellAsia. E anche del Nord America. Avevo sempre avuto un tetto sulla testa, avevo cibo a sufficienza. E avevo OASIS. La mia vita non era poi cos male. Se non altro, quello che continuavo a ripetermi, in un vano tentativo di alleviare quella tragica solitudine in cui mi ero trovato immerso. Poi ebbe inizio la Caccia allEaster Egg di Halliday. E fu quella a salvarmi, credo. Improvvisamente, avevo trovato qualcosa che valesse la pena fare. Un sogno da inseguire. Da cinque anni, la Caccia mi dava uno scopo, un obiettivo. Una ricerca da portare a

termine. Un motivo per alzarmi la mattina. Qualcosa da attendere con ansia. Fu esattamente quando cominciai a cercare lEaster Egg che il futuro non mi sembr pi tanto tetro. Ero a met del quarto episodio della mia maratona di Casa Keaton quando la porta della lavanderia cigol ed entr zia Alice, arpia malnutrita in una vestaglia lacera, con in braccio una cesta di vestiti sporchi. Sembrava pi lucida del solito, il che in genere era di per s una cattiva notizia. Quando era fatta era molto pi gestibile. Mi lanci uno sguardo rapido, sdegnoso come al solito, e inizi a caricare i vestiti nella lavatrice. Poi la sua espressione mut, e si mise a sbirciare dietro allasciugatrice per osservarmi meglio. Sgran gli occhi quando mi vide con il portatile. Io lo richiusi rapidamente e tentai di infilarlo alla meglio nello zaino, ma sapevo che ormai era troppo tardi. Da qui, Wade mi ordin, cercando di afferrarlo. Posso impegnarlo. Con i soldi ci paghiamo un po di affitto. No! gridai cercando di svincolarmi dalla sua presa. Di, zia Alice. Ne ho bisogno per la scuola. Lunica cosa di cui hai veramente bisogno di mostrare un po di gratitudine! mi abbai contro. Tutti qui devono pagare laffitto. Sono stanca di farmi succhiare il sangue da te! Ma tu ti tieni tutti i miei buoni pasto. Con quelli copro abbondantemente la mia quota daffitto. Fesserie! Cerc di sfilarmi il computer di mano, ma io lo tenni stretto. A un certo punto si volt e sciabatt verso la sua stanza. Sapevo quale sarebbe stata la sua prossima mossa, perci diedi al mio laptop un comando per bloccare la tastiera e cancellare il disco fisso. Zia Alice torn qualche secondo pi tardi insieme al suo ragazzo, Rick, ancora mezzo addormentato. Rick era costantemente a torso nudo perch amava sfoggiare la sua sorprendente collezione di tatuaggi da carcerato. Senza dire una parola, mi si avvicin e mi mostr il pugno minacciosamente. Io trasalii e gli consegnai il laptop. Quindi, lui e zia Alice se ne andarono, discutendo di quanto il computer avrebbe potuto fruttare al banco dei pegni. Perdere il laptop non era poi cos grave. Nel mio nascondiglio ne conservavo altri due. Ma non erano altrettanto veloci, e avrei dovuto trasportare l il mio intero archivio di file, salvato su dischi fissi di riserva. Una totale rottura di coglioni. Ma era tutta colpa mia. Conoscevo bene i rischi che correvo portando cose di valore in quel posto. La luce blu scuro dellalba iniziava a trapelare dalla finestra della lavanderia. Decisi che forse era una buona idea uscire e andare a scuola un po prima del solito. Mi vestii rapidamente e in silenzio, mettendomi addosso un maglione sformato, un cappotto troppo largo e ci che rimaneva dei miei pantaloni in velluto: lintero mio guardaroba invernale. Misi lo zaino in spalla e mi arrampicai sulla lavatrice. Infilai i guanti e aprii la finestra ricoperta di brina. Laria gelida del mattino mi fer le guance mentre osservavo, allesterno, quel mare confuso di tetti prefabbricati. La casa di mia zia si trovava in cima a una catasta di ventidue case mobili, ed era pi alta di un piano o due rispetto alla maggior parte dei caseggiati che la circondava. I container che si trovavano al livello pi basso erano a contatto con il terreno, o poggiavano

su fondamenta in cemento, quelli accatastati sopra erano sospesi su unimpalcatura componibile rinforzata, un agglomerato di tralicci in metallo che era stato assemblato alla spicciolata, nel corso degli anni. Vivevamo nelle cataste di Portland Avenue, nei tentacoli di un alveare brulicante di scatole di latta scolorite e lasciate ad arrugginire sulle sponde dellInterstatale 40, a ovest del centro di Oklahoma City e dei suoi grattacieli in rovina. Era un agglomerato composto da pi di cinquecento singole cataste, connesse luna allaltra da una rete raffazzonata di tubature, travi, pilastri e ponticelli. Le cime di una decina di antiche gru (che allepoca erano state usate per impilare le case) si ergevano intorno al perimetro esterno dellinsediamento, che era in continua espansione. Il piano pi alto, il tetto dei caseggiati, era ricoperto da un mosaico di vecchi pannelli solari che fornivano energia integrativa alle case dei livelli pi bassi. Un intricato fascio di tubi di gomma si snodava su e gi per ogni catasta e garantiva acqua a ciascuna abitazione, oltre a far defluire gli scarichi fognari (un lusso non sempre presente in altre cataste sparse per la citt). Non molta luce raggiungeva il livello pi basso (noto anche come piano terra). Nelle vie strette e oscure che si diramavano tra i cumuli di case erano ammassati gli scheletri di vecchie auto e camion abbandonati, i loro serbatoi svuotati, i loro sportelli bloccati gi da molto tempo. Il signor Miller, uno dei nostri coinquilini, mi aveva spiegato che i parcheggi come il nostro consistevano, un tempo, in un paio di decine di case mobili, sistemate sul terreno in file ordinate. Ma con il crollo del petrolio e linizio della crisi energetica, le grandi citt erano state sommerse da rifugiati provenienti dalle aree periferiche e rurali circostanti. Il tutto aveva provocato unenorme crisi degli alloggi urbani. I lotti pi vicini al centro delle grandi citt avevano raggiunto un valore troppo alto perch ci si potesse permettere case mobili a un solo piano, e in quelloccasione qualcuno se ne usc con la brillante idea, come disse il signor Miller, di accatastare quelle figlie di puttana per sfruttare al massimo lo spazio. Lidea attecch rapidamente, ottenne un immenso successo e in tutto il paese parcheggi come il mio si espansero fino a diventare cataste come quella in cui vivevo, un bizzarro ibrido tra le baraccopoli, le abitazioni abusive e i campi profughi. Ormai le cataste si trovavano ai confini di ogni grande citt, e ciascuna brulicava di zotici sradicati come i miei genitori che, alla ricerca disperata di lavoro, di cibo, di elettricit e di un accesso stabile a OASIS, avevano lasciato le loro piccole e morenti citt dorigine e avevano usato le ultime scorte di benzina (o le loro bestie da soma) per trascinare le famiglie, i camper o le case mobili verso la metropoli pi vicina. Tutte le cataste del nostro parcheggio raggiungevano, per altezza, un minimo di quindici prefabbricati ciascuna (comparivano anche, a dare un tocco di variet, alcuni occasionali camper o container da spedizione, roulotte in alluminio o furgoncini Volkswagen). Negli ultimi anni, le cataste si erano innalzate fino ad arrivare a venti o pi unit. Questo fatto preoccupava molte persone. Spesso le cataste crollavano e, se i ponteggi di supporto si inclinavano dalla parte sbagliata, leffetto domino arrivava a coinvolgere quattro o cinque cataste confinanti. Casa nostra era situata allestremit settentrionale del complesso, che raggiungeva un fatiscente cavalcavia sullautostrada. Dalla mia posizione strategica, la finestra della lavanderia, potevo vedere una scia sottile di veicoli elettrici che strisciavano, sullasfalto squarciato, per portare in citt merci e lavoratori. Osservavo la cupa linea dellorizzonte, quando una lama di sole fece capolino in lontananza. Mi dedicai a un esercizio mentale:

ogni volta che vedevo il sole, mi convincevo che stavo solo guardando una stella. Ununica stella su cento miliardi e pi che appartengono alla nostra galassia. Una galassia che solo una su un miliardo di galassie presenti nelluniverso osservabile. Questo mi aiutava a mantenere le cose nella giusta prospettiva. Avevo cominciato a farlo dopo aver visto un programma scientifico dei primi anni ottanta che si intitolava Cosmo. Scavalcai la finestra cercando di fare meno rumore possibile e, tenendomi aggrappato al davanzale, scivolai lungo la parete fredda della casa. La piattaforma in acciaio su cui poggiava la nostra abitazione era poco pi larga e pi lunga dellabitazione stessa. Il cornicione, quindi, misurava appena una quarantina di centimetri: con attenzione mi calai finch i miei piedi non lo toccarono, poi sollevai un braccio e richiusi la finestra alle mie spalle. Afferrai un pezzo di corda che avevo precedentemente fissato in quel punto, ad altezza della vita, per usarlo come appiglio, poi iniziai a dirigermi, passo dopo passo, verso langolo della piattaforma. Da l riuscivo a scendere seguendo il profilo dei ponteggi, che somigliava a quello di una scala. Prendevo quasi sempre questa strada quando uscivo o rientravo a casa di mia zia. Una scala pericolante era stata fissata su un lato della catasta, ma traballava e colpiva i ponteggi, quindi non potevo usarla senza tradire la mia presenza. Brutta cosa. Tra le cataste era meglio evitare di essere uditi o visti, se possibile. In giro si trovavano persone pericolose e pronte a tutto: gente che avrebbe potuto derubarti, stuprarti e poi vendere i tuoi organi al mercato nero. Scendere lungo quella rete di travi metalliche mi ricordava sempre i videogiochi a piattaforme come Donkey Kong o BurgerTime. Lidea mi era venuta qualche anno prima, quando avevo progettato il mio primo gioco per Atari 2600 (rito di passaggio per ogni Gunter, lequivalente di uno Jedi che costruisce la sua prima spada laser). Il gioco era una scopiazzatura di Pitfall! e si intitolava The Stacks, le cataste, lo scopo era navigare in un labirinto verticale di case mobili, raccogliendo vecchi computer, accumulando Punti Vita grazie ai buoni pasto, ed evitando i tossici e i pedofili che ti si paravano davanti sulla strada verso la scuola. Il mio gioco era molto pi divertente della realt. Durante la discesa, mi fermai accanto alla roulotte Airstream in alluminio che si trovava tre piani sotto di noi. Al suo interno abitava una mia amica, la signora Gilmore. Era una dolce vecchina di oltre settantanni che si svegliava sempre terribilmente presto. Sbirciai dalla finestra e la vidi armeggiare in cucina. Si stava preparando la colazione. Si accorse della mia presenza dopo pochi secondi e i suoi occhi si illuminarono. Wade! disse, spalancando la finestra. Buongiorno, ragazzo mio. Buongiorno signora G. dissi. Spero di non averla spaventata. Per nulla disse. Si strinse addosso la vestaglia per ripararsi dagli spifferi. Si gela l fuori. Perch non entri a fare colazione? Ho un po di bacon alla soia. E queste uova in polvere non sono malissimo, se ci metti un bel po di sale Grazie, signora G., ma oggi non posso. Devo andare a scuola. Daccordo. Vale per la prossima volta, comunque. Mi mand un bacio e si apprest a chiudere la finestra. Cerca di non spezzarti il collo mentre fai le tue scalate, va bene, Uomo Ragno? Sar fatto. A pi tardi, signora G. Le feci un cenno di saluto e continuai a scendere. La signora Gilmore era assolutamente adorabile. Mi permetteva, quando ne avevo bisogno, di dormire sul suo divano, anche se per me era difficile per via di tutti i suoi gatti.

La signora G. era estremamente religiosa e passava la maggior parte del suo tempo su OASIS, seduta nella congregazione di una di quelle gigantesche chiese online. Cantava inni, ascoltava sermoni, faceva viaggi virtuali in Terra Santa. Io le sistemavo la sua console antidiluviana tutte le volte che si guastava. In cambio, lei rispondeva alle mie innumerevoli domande su come fosse stato crescere negli anni ottanta. Raccontava aneddoti preziosissimi di quel periodo informazioni che non si potevano apprendere dai libri o dai film. Inoltre, pregava sempre per me. Cercava in tutti i modi di salvare la mia anima. Non ebbi mai il cuore di dirle che per me la religione organizzata era unidiozia totale. Era una piacevole fantasia che le dava speranza e le permetteva di andare avanti: esattamente ci che la Caccia era per me. Per citare lAlmanacco: Chi non nella posizione di giudicare, chiuda quella cazzo di bocca. Quando raggiunsi il piano terra, saltai gi dai ponteggi e mi lasciai cadere per i pochi centimetri che mi separavano dal suolo. I miei stivali di gomma scricchiolarono sul fango ghiacciato. Cera ancora molto buio, l sotto, cos accesi la mia torcia elettrica e mi diressi a est, facendomi strada attraverso loscurit di quel labirinto, cercando con tutte le mie forze di rendermi invisibile e, al tempo stesso, evitando di incespicare in carrelli della spesa, monoblocchi o altri tipi di cianfrusaglie disseminati tra i corridoi angusti delle cataste. Solo di rado vedevo qualcuno a questora del mattino. I furgoncini per i pendolari passavano solo un paio di volte al giorno, e chi era abbastanza fortunato da avere un lavoro probabilmente era gi alla fermata dellautobus, sullautostrada. Quasi tutti lavoravano a giornata nelle enormi aziende agricole che circondavano la citt. Dopo aver camminato per un chilometro, raggiunsi una montagna di automobili e camioncini, ammucchiati senza troppa cura lungo il confine settentrionale delle cataste. Decenni fa, le gru avevano ripulito lintera area dai veicoli abbandonati, cos da lasciare pi spazio per altre cataste. Poi, li avevano ammassati lungo il perimetro dellinsediamento, formando pile come questa. Alcune pile raggiungevano, in altezza, le cataste stesse. Mi arrampicai fino al margine della pila, mi guardai intorno per accertarmi che nessuno mi stesse osservando o seguendo, poi mi voltai per infilarmi nello spazio tra una carcassa dauto e laltra. Da l, mi chinai e mi inerpicai nelle profondit della montagna pericolante di lamiere schiacciate, finch non raggiunsi un piccolo spiazzo sul retro di un furgone. Soltanto la parte posteriore del furgone era visibile. Il resto era nascosto dagli altri veicoli accatastati ai lati. Due pickup giacevano, rovesciati, sul tetto del furgone, ma il loro peso veniva sostenuto dalle altre auto ammassate ai lati. Si era creata, cos, una sorta di arco protettivo: in tal modo il furgone non poteva essere schiacciato dalle automobili che lo sovrastavano. Sfilai la catenina che portavo al collo, alla quale avevo appeso una chiave. La prima volta che avevo scoperto il furgone, avevo avuto la fortuna di trovare la chiave ancora infilata nel quadro. Molti veicoli funzionavano ancora quando erano stati abbandonati. I proprietari non potevano pi permettersi la benzina, perci li avevano parcheggiati da qualche parte e se nerano andati per sempre. Misi in tasca la torcia e aprii lo sportello posteriore del furgone. Si socchiuse quel tanto da permettermi di entrare. Richiusi il portellone e lo bloccai dallinterno. Sul retro, il furgone non aveva finestrini, e per un istante rimasi rannicchiato nelloscurit, finch non tastai la presa elettrica che avevo montato con il nastro adesivo sul tetto dellabitacolo. Diedi un colpetto allinterruttore, e una vecchia lampada da tavolo inond di luce lo spazio ridotto

in cui mi trovavo. Il tettuccio verde e ammaccato di unutilitaria ricopriva per intero lo spazio in cui un tempo si trovava il parabrezza, ma la parte anteriore del furgone non era ulteriormente danneggiata. Linterno era rimasto intatto. Qualcuno aveva portato via tutti i sedili (probabilmente per riciclarli come poltrone da salotto). Quel che restava era una minuscola stanza alta un metro, larga un metro e lunga tre. Questo era il mio nascondiglio. Lavevo scoperto quattro anni prima, mentre ero a caccia di componenti di computer. La prima volta che aprii lo sportello e diedi unocchiata allinterno buio del furgone, capii subito che avevo appena trovato una cosa di inestimabile valore: la privacy. Era un luogo che nessun altro conosceva, in cui non avrei dovuto preoccuparmi degli assilli o delle sberle di mia zia e di tutti i suoi fidanzati sfigati. Qui potevo tenere le mie cose senza aver paura che me le rubassero. E, cosa ancora pi importante, era un luogo in cui potevo accedere a OASIS in santa pace. Il furgone era il mio rifugio. La mia batcaverna. La mia fortezza della solitudine. qui che andavo a scuola, facevo i compiti, leggevo libri, guardavo film, giocavo ai videogiochi. qui, inoltre, che conducevo la mia ostinata ricerca dellEaster Egg di Halliday. Per insonorizzare il furgone, ne avevo ricoperto le pareti, il fondo e il tetto con il polistirolo delle confezioni di uova e con piccoli ritagli di tappezzeria. In un angolo avevo messo alcune scatole di cartone che contenevano computer rotti e pezzi di ricambio. Accanto, giaceva un cesto di vecchie batterie dauto e una cyclette che avevo ritoccato perch funzionasse da generatore. Lunico pezzo di arredamento che avevo portato era una sedia pieghevole. Mi tolsi lo zaino, mi scrollai di dosso il cappotto e montai sulla cyclette. Lunico tipo di esercizio fisico che facevo ogni giorno era quello di caricare le batterie. Pedalai finch il contatore non arriv al massimo, poi mi spostai sulla sedia e accesi la piccola stufa elettrica che avevo sistemato ai miei piedi. Mi tolsi i guanti e strofinai le mani davanti alla serpentina, che si stava colorando di un arancione brillante. Non potevo lasciare la stufa accesa troppo a lungo per non esaurire la batteria. Scoperchiai la scatola di metallo a prova di topo in cui conservavo le provviste di cibo: presi una bottiglia dacqua e una confezione di latte in polvere. Li mescolai in una scodella, poi mi versai una generosa porzione di cereali alla frutta. Divorai tutto; dal cruscotto mezzo rotto del furgone recuperai un cestino per il pranzo di Star Trek. Al suo interno conservavo tutti gli oggetti che la scuola mi aveva donato: una console OASIS, i guanti aptici e il visore. Erano le cose pi preziose che possedevo. Troppo preziose perch potessi permettermi di portarle con me dappertutto. Mi infilai i guanti aptici e mi sgranchii le dita per assicurarmi che tutte le articolazioni fossero sciolte. Poi presi la console OASIS, una specie di rettangolo nero e piatto grande quanto un libro tascabile. Bench la console fossa dotata di unantenna interna per il wireless, la ricezione allinterno di un furgone seppellito sotto montagne di lamiera faceva schifo. Avevo, pertanto, improvvisato unantenna esterna, fissata sul cofano di unauto in cima alla pila. Il cavo dellantenna passava per un foro che avevo ricavato nel pavimento del furgone. Inserii il cavo in una presa sul lato della console, quindi indossai il visore, che si adattava perfettamente ai miei occhi come un paio di occhialetti da piscina e impediva alla luce esterna di penetrare. Sui lati del visore erano collocati piccoli auricolari che si

posizionavano automaticamente nelle mie orecchie. Il visore era dotato anche di due microfoni vocali interni, con la funzione di recepire tutto ci che dicevo. Avviai la console e diedi inizio alla sequenza daccesso. Un lampo rosso mi balen negli occhi mentre il visore eseguiva la scansione delle mie retine. Poi mi schiarii la voce e pronunciai la mia password di login, articolandola con la massima attenzione: Crom, gran Dio dei monti. La mia frase venne verificata, cos come il mio campione vocale. Avevo effettuato laccesso. Al centro del display virtuale comparvero queste parole: Verifica identit completata. Benvenuto su oasis, Parzival! Login Effettuato: 07:53:21 OST 10.2.2045 La frase venne rimpiazzata da un breve messaggio, di tre parole soltanto. Un messaggio che era stato incluso nella sequenza di login dallo stesso James Halliday, al tempo in cui aveva progettato OASIS, per omaggiare i diretti antenati della sua simulazione, ovvero i videogiochi a gettone della sua giovent. Queste tre parole erano lultima cosa che vedevano gli utenti OASIS prima di lasciare il mondo reale per entrare nel mondo virtuale: READY PLAYER ONE
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Il mio avatar si materializz di fronte al mio armadietto, al secondo piano del liceo: nello stesso identico posto dove mi trovavo la sera prima, quando mi ero scollegato da OASIS. Guardai a destra e a sinistra, lungo il corridoio. Lambiente virtuale in cui mi trovavo sembrava quasi (ma non del tutto) reale. Ogni cosa, su OASIS, veniva riprodotta alla perfezione, in tre dimensioni. A meno che non ci si fermasse a zoomare, esaminando lambiente con minuziosit, era facile dimenticarsi che tutto ci che si vedeva era generato da un computer. Persino con la scadente console OASIS che la scuola mi aveva fornito. Avevo sentito dire che, se avessi preso parte alla simulazione con un tipo di attrezzatura allavanguardia, mi sarebbe stato impossibile distinguere OASIS dalla realt. Diedi un leggero colpo e la porta dellarmadietto si apr con uno scatto sommesso. Linterno era decorato a casaccio. Unimmagine della Principessa Leila che impugnava un blaster. Una foto di gruppo dei Monty Python, in costume, sul set del Sacro Graal. La copertina del Time con la foto di Halliday. Allungai un braccio verso lo scaffale pi alto dellarmadietto e diedi un colpetto a una pila di libri, che si dissolse e ricomparve subito dopo nellinventario del mio avatar. Oltre ai libri, il mio avatar possedeva poco altro: una torcia, una spada medievale in ferro, un piccolo scudo di bronzo e una corazza di cuoio intrecciato. Non erano oggetti magici e, per giunta, erano di scarsa qualit, ma erano tutto quello che mi potevo permettere. Gli oggetti, su OASIS, avevano lo stesso valore che avevano nella vita reale (a volte, anzi, erano pi preziosi), e non si potevano comprare con i buoni pasto. I crediti OASIS erano lunica moneta del regno e, in tempi bui come questi, si poteva dire con certezza che fossero anche tra le valute pi stabili del mondo. Nellarmadietto avevo montato un piccolo specchio. Mentre chiudevo lo sportello, incrociai il mio sguardo. Avevo progettato il volto e il corpo del mio avatar perch somigliassero, grosso modo, ai miei. Il mio avatar aveva un naso leggermente pi piccolo ed era pi alto. E un po pi magro. E un po pi muscoloso. E non aveva i brufoli. Al di l dei dettagli, per, eravamo praticamente identici. Il regolamento della scuola imponeva

che tutti gli avatar degli studenti avessero sembianze umane, che avessero il medesimo sesso e la stessa et dello studente. Non erano ammessi unicorni demoniaci ermafroditi giganti con due teste. Non a scuola, ad ogni modo. Era permesso battezzare il proprio avatar OASIS con qualunque nome, a patto che fosse unico. In pratica, era dobbligo scegliere un nome che non fosse gi stato preso da qualcun altro e che sarebbe poi servito come indirizzo email e username per la chat: perci doveva essere figo e facile da ricordare. Le celebrit erano disposte a sborsare enormi somme di denaro per farsi vendere il nome avatar che desideravano dai cybernessuno che lavevano gi creato. Quando attivai il mio account OASIS, diedi al mio avatar il nome di Wade_il_Grande. Poi continuai a cambiarlo di mese in mese, finendo (quasi sempre) per trovare nomi altrettanto ridicoli. Ma ormai il mio avatar aveva lo stesso nome da pi di cinque anni. Il giorno che la Caccia ebbe inizio, il giorno in cui decisi di diventare un Gunter, chiamai il mio avatar Parzival, in onore del cavaliere arturiano che aveva trovato il Santo Graal. Parsifal e Percival, forme pi note del nome del cavaliere, erano gi state prese da altri utenti. Ma a me piaceva di pi Parzival. Suonava bene. Solo in pochi usavano il proprio vero nome, online. Quello dellanonimit era uno dei benefici principali di OASIS. Allinterno della simulazione, nessuno sapeva chi eri, a meno che non fossi tu a volerlo. E gran parte della popolarit di OASIS derivava proprio da questo. Ogni account OASIS archiviava i nomi reali delle persone, le impronte digitali, i campioni retinei, ma la Gregarious Simulation Systems criptava queste informazioni e le teneva riservate. Persino chi lavorava alla GSS non aveva accesso alla vera identit degli avatar. Halliday era ancora a capo della compagnia, al tempo in cui una fondamentale sentenza promulgata dalla Corte suprema concesse il diritto di mantenere privata lidentit di ogni avatar. Quando mi iscrissi alla scuola pubblica di OASIS, mi fu chiesto di segnalare il mio nome reale, il nome del mio avatar, lindirizzo di posta e il numero di previdenza sociale. Tutte informazioni memorizzate nel mio profilo studente, alle quali solo il preside poteva accedere. Nessuno dei miei insegnanti o dei miei compagni di classe sapeva chi fossi, e viceversa. Agli studenti non era permesso usare i nomi avatar, a scuola. Era, perlopi, una maniera per evitare agli insegnanti limbarazzo di dire cose tipo: Pappone_Viscido, per favore, sta attento! o UccelloRovente69, puoi venire in cattedra a leggerci la tua relazione sul libro?. Gli studenti erano tenuti a usare i loro nomi di battesimo seguiti da un numero che li differenziasse dagli altri studenti con lo stesso nome. Quando mi iscrissi io, cerano gi altri due studenti che si chiamavano Wade. A me, quindi, era stato dato il nome di Wade3, che svolazzava sopra la testa del mio avatar quando mi trovavo a scuola. Suon la campanella. In un angolo del display comparve un avviso: mi segnalava che mancavano quaranta minuti allinizio della lezione. Accompagnai il mio avatar lungo il corridoio, spostando appena le mani per gestirne le azioni e i movimenti. Quando avevo le mani impegnate, per muoverlo potevo usare i comandi vocali. Camminai verso laula dove si teneva la lezione di Storia mondiale. Sorridevo e salutavo i volti familiari che incontravo. Ero certo che tutto questo mi sarebbe mancato, una volta preso il diploma, di l a pochi mesi. Non morivo dalla voglia di andarmene da scuola. Non avevo soldi per il college, nemmeno su OASIS, e i miei voti non erano abbastanza alti da garantirmi una borsa di studio. Lunico piano che avevo, dopo il diploma, era quello di

diventare un Gunter a tempo pieno. Non che avessi molta scelta. Vincere era lunica via duscita dalle cataste. A meno che non mi saltasse in mente di sottoscrivere un contratto quinquennale da recluta con qualche corporation, il che mi allettava quanto lidea di rotolarmi in mezzo ai vetri rotti con il vestito buono. Continuavo a camminare lungo il corridoio, mentre altri studenti si materializzavano di fronte ai loro armadietti, apparizioni spettrali che rapidamente prendevano forma. Il chiacchiericcio degli studenti echeggiava nel corridoio. Poco dopo, udii qualcuno che mi lanciava un insulto. Ehi, ehi! Ma quello non Wade3? gridava una voce. Mi voltai e vidi Todd13, un avatar insopportabile che avevo incrociato a lezione di Algebra ii. Era insieme ai suoi amici. Bel completo, signorino mi disse. Dove li hai trovati quei vestiti cos belli? Il mio avatar indossava una Tshirt nera e un paio di jeans: una delle combinazioni che si potevano selezionare gratuitamente una volta creato laccount. Come i suoi amici CroMagnon, lavatar di Todd13 era vestito di costosissimi capi firmati. Abiti che doveva aver pagato profumatamente in qualche centro commerciale, su un altro pianeta. Me li ha comprati tua madre replicai, continuando per la mia strada. Ringraziala da parte mia, quando passi da casa per ritirare la paghetta e farti la tua poppata. Risposta infantile, lo so bene. Ma, che fosse o meno virtuale, eravamo pur sempre a scuola: pi un insulto infantile, pi efficace. La mia risposta strapp qualche risata ai suoi amici e agli altri studenti nelle vicinanze. Todd13 si rabbui e arross, evidentemente non si era preoccupato di disattivare lapplicazione che mostrava le emozioni in tempo reale, funzione che permetteva a ogni avatar di rispecchiare le vere espressioni facciali e il linguaggio del corpo di ciascuno. Prima che avesse il tempo di rispondermi, gli tolsi laudio, e quindi non sentii la sua risposta. Sorrisi, e continuai a camminare. Una delle cose che preferivo della scuola online era la possibilit di zittire i miei compagni di scuola togliendo loro laudio, e lo facevo quasi ogni giorno. Il meglio era che il tutto veniva notificato a loro, che non potevano farci proprio niente. Non cerano mai risse, a scuola. Non lo permettevano. Lintero pianeta di Ludus era unarea nonPvP: non venivano, cio, ammessi i combattimenti playerversus-player. Nella mia scuola, le uniche armi consentite erano le parole: perci avevo imparato a brandirle con una certa abilit. Fino alla prima media ero andato a scuola nel mondo reale. Non era stata unesperienza troppo piacevole. Ero un bambino tremendamente timido, mi sentivo a disagio, avevo poca autostima e ancor meno talento nel socializzare, effetto collaterale del fatto che avevo trascorso quasi tutta la mia infanzia allinterno di OASIS. Non avevo problemi a parlare con la gente o a fare amicizia online. Ma, nel mondo reale, interagire con altri esseri umani, e soprattutto con altri ragazzi della mia et, mi trasformava in un rottame di tic e nervosismi. Non sapevo mai come comportarmi, n cosa dire, e quando raccoglievo il coraggio per dire una cosa, sembrava sempre che fosse quella sbagliata. Il mio aspetto era, in parte, il problema. Ero sovrappeso da tempo immemorabile. La fallimentare dieta a base di zuccheri e amidi che il governo mi somministrava rappresentava uno dei fattori fondamentali. Oltre a questo, ero anche un OASIS dipendente, e per questa ragione lunica forma di attivit fisica che praticavo era scappare dai bulli, prima e dopo le lezioni. A peggiorare il tutto, il mio limitatissimo guardaroba consisteva in abiti di taglie improbabili, raccattati in negozi dellusato o tra gli abiti della beneficenza, il che a livello sociale era un po come avere un bersaglio disegnato in fronte.

In ogni caso, cercavo di adattarmi. Anno dopo anno, i miei occhi scansionavano la mensa come se fossi un T-1000, in cerca di una compagnia che mi accettasse. Ma persino gli altri emarginati non volevano avere a che fare con me. Ero strambo anche per gli strambi. E le ragazze? Rivolgere la parola alle ragazze era fuori questione. Per me erano come una specie esotica di alieni: bellissime e terrificanti. Ogni volta che mi capitava di trovarmene una vicino, iniziavo a sudare freddo e perdevo labilit di pronunciare frasi di senso compiuto. La scuola, per me, era stato un esercizio darwiniano. Un ricettacolo quotidiano di derisioni, abusi, isolamento. Quando entrai in prima media, iniziai a domandarmi se sarei riuscito a mantenere la mia salute mentale almeno fino al momento del diploma, di l a sei lunghi anni. Ma poi, quel glorioso giorno, il nostro preside annunci che ogni studente che avesse una media sufficiente per la promozione avrebbe potuto fare domanda per il trasferimento sul nuovissimo sistema scolastico pubblico di OASIS. Il sistema scolastico del mondo reale, quello gestito dal governo, ormai da decenni era una sovraffollata e inesorabile catastrofe priva di fondi. Molte scuole versavano in condizioni cos disastrose che, a qualsiasi studente che fosse ancora in grado di intendere e di volere, veniva consigliato di seguire le lezioni da casa. Rischiai di rompermi losso del collo correndo allufficio scolastico per firmare la mia domanda, che fu accettata. Nel semestre successivo mi trasferii alla scuola pubblica di OASIS numero 1873. Prima del trasferimento, il mio avatar OASIS era sempre stato su Incipio, il pianeta al centro del settore 1 in cui gli avatar venivano depositati al momento della loro creazione. Su Incipio non si faceva molto: si chattava con gli altri novellini o si faceva shopping in uno dei giganteschi grandi magazzini che affollavano il pianeta. Visitare luoghi pi interessanti significava pagare una tariffa di teletrasporto, che a sua volta significava spendere soldi reali, che io non avevo. Il mio avatar, quindi, non poteva lasciare Incipio. Questo finch la mia nuova scuola non mi sped un buono che copriva il costo del teletrasporto su Ludus, il pianeta dove si trovavano tutte le scuole pubbliche di OASIS. Ludus brulicava di campus, centinaia di scuole disseminate su tutta la sua estensione. Le scuole erano tutte identiche perch lo stesso codice strutturale veniva copincollato nei luoghi in cui serviva una nuova scuola. E, dal momento che gli edifici erano solo tasselli del software, i progetti non erano sottoposti a vincoli finanziari o alle leggi della fisica. Ragion per cui ogni scuola era un grande, sfarzoso palazzo dellapprendimento, con corridoi in marmo lavorato, aule simili a cattedrali, palestre a gravit zero e biblioteche virtuali che contenevano ogni volume che fosse mai stato scritto e approvato dal consiglio scolastico. Il primo giorno che passai alla SPO n. 1873, credetti di essere in paradiso. Ogni mattina, anzich scansare il manipolo di bulli e drogati che avrei dovuto evitare per raggiungere la scuola, andavo nel mio nascondiglio e ci passavo tutto il giorno. E inoltre, su OASIS nessuno poteva sapere che ero grasso, che avevo i brufoli o che tutti i giorni portavo gli stessi miseri vestiti. I bulli non potevano tartassarmi di sputi, tirarmi le mutande fin sopra la testa, o prendermi a pugni nel parcheggio delle biciclette dopo la scuola. Non potevano nemmeno toccarmi. Ero, finalmente, al sicuro. Quando entrai nellaula dove si sarebbe tenuta la lezione di Storia mondiale, notai che molti studenti erano gi ai loro posti. I loro avatar sedevano immobili, con gli occhi chiusi. Questo indicava che erano occupati, ovvero che al momento erano al telefono,

navigavano in rete o stavano chattando. Non era educato, su OASIS, cercare di conversare con un avatar occupato: in genere saresti stato ignorato, per poi ricevere un messaggio automatico che ti invitava a levarti dai piedi. Mi sedetti al banco e premetti licona di occupato in cima al display. Le palpebre del mio avatar si chiusero, ma potevo comunque guardarmi intorno. Premetti unaltra icona per aprire la grande finestra di un browser, sospesa nellaria di fronte ai miei occhi. Solo il mio avatar vedeva queste finestre: cos nessuno poteva spiare quello che facevo (a meno che non attivassi lopzione che lo consentiva). La mia homepage predefinita era lIncubatrice, uno dei forum di Gunter pi famosi. Linterfaccia del sito era stata progettata perch somigliasse e funzionasse come un BBS dellera preinternet, con tanto di accompagnamento musicale (le fastidiose strida di un modem a 300 baud) durante la sequenza di login. Bellissimo. Per qualche minuto diedi unocchiata ai messaggi pi recenti, dedicandomi alle ultime notizie e ai pettegolezzi. Anche se controllavo il forum ogni giorno, scrivevo di rado. Oggi non cerano notizie interessanti. Le solite lotte tra esaltati. Discussioni sullinterpretazione corretta di alcuni passaggi criptici dellAlmanacco di Anorak. Avatar di alto livello che si vantavano degli oggetti magici di cui si erano appena impossessati. Erano anni che queste fesserie andavano avanti. In assenza di progressi concreti, la sottocultura Gunter aveva iniziato a perdersi in un pantano di sbruffonate, inutili conflitti interni e stronzate di varia natura. Era una situazione davvero deprimente. I miei messaggi preferiti erano quelli in cui si attaccavano i Sixer. Sixer era il soprannome spregiativo che i Gunter avevano affibbiato agli impiegati dellInnovative Online Industries. La IOI (pronuncia: eyeoh-eye) era un conglomerato specializzato nelle comunicazioni globali ed era il pi grande internet provider del mondo. Gran parte del business della IOI consisteva nelloffrire accesso a OASIS e nel vendere beni e servizi allinterno della simulazione. Per questo motivo, la IOI aveva tentato diverse scalate nei confronti della Gregarious Simulation Systems. Neanche una era andata a buon fine. Ora stavano cercando di assumere il controllo della GSS sfruttando qualche falla nel testamento di Halliday. Ora la compagnia aveva creato un nuovo dipartimento, che chiamava Divisione Oologi. (Un tempo la oologia era lo studio delle uova deposte dagli uccelli ma ora aveva assunto un secondo significato: la scienza della ricerca delle Easter Egg di Halliday.) La Divisione Oologi della IOI aveva un unico scopo: vincere la gara di Halliday ed entrare in possesso di tutti i suoi beni, della compagnia e di OASIS. Come quasi tutti i Gunter, inorridivo al pensiero che OASIS passasse sotto le grinfie della IOI. Lenorme ingranaggio di pubbliche relazioni della compagnia aveva manifestato le proprie intenzioni chiaramente. La IOI riteneva che Halliday non avesse mai monetizzato la propria creazione adeguatamente, e adesso voleva rimediare. Avrebbero iniziato con limposizione di una quota mensile per laccesso a OASIS. Avrebbero tappezzato di pubblicit ogni superficie visibile. Lanonimato degli utenti e la libert di parola sarebbero diventati parte del passato. Non appena la IOI ne avesse preso il controllo, OASIS avrebbe smesso di essere lutopia virtuale in cui ero cresciuto. Sarebbe diventata una distopia controllata dalle corporation, un costosissimo parco a tema per ricconi elitari. La IOI imponeva ai suoi cacciatori di uova, gli Oologi, di dare ai propri avatar OASIS il numero di matricola che avevano allinterno della compagnia. Erano numeri di sei cifre; tutti iniziavano con il 6, ed per questo che chiunque cominci a chiamarli Sixer. Anzi,

ormai i Gunter li avevano rinominati Sux0rz (perch, s, facevano schifo). Per diventare un Sixer, era dobbligo firmare un contratto che, tra le altre cose, garantisse allazienda lesclusiva propriet del premio qualora lEaster Egg fosse stato trovato. In cambio, la IOI offriva uno stipendio bimestrale, cibo, alloggio, agevolazioni sullassistenza sanitaria e un ottimo piano pensionistico. Inoltre, la compagnia forniva a ogni avatar unarmatura sofisticata, veicoli, armi e copriva il costo di tutti i teletrasporti. Entrare nei Sixer era un po come entrare nellesercito. Non era difficile riconoscere un Sixer, erano tutti identici e costretti a usare lo stesso enorme avatar maschio (indipendentemente dal fatto che il Sixer fosse uomo o donna): capelli scuri rasati, tratti somatici predefiniti dal sistema. E tutti indossavano la stessa uniforme blu. Per distinguerli non si poteva fare altro che leggere il numero di matricola stampato sul petto, a destra, sotto il logo ufficiale della IOI. Come ogni Gunter, disprezzavo i Sixer, ed ero disgustato dal solo fatto che esistessero. Assumendo un esercito di cacciatori di uova a contratto, la IOI snaturava lo spirito iniziale della gara. Naturalmente si sarebbe potuto obiettare che tutti i Gunter aggregati in clan facevano la stessa cosa. Ormai i clan di Gunter erano centinaia, alcuni composti da migliaia di membri, che collaboravano tutti tra di loro per trovare lEgg. Ciascun clan era vincolato da un accordo legale blindato in virt del quale se un membro del clan avesse vinto la gara avrebbe dovuto spartire il premio con tutti gli altri. Ai solitari come me non importava granch dei clan, eppure li rispettavamo: erano dei Gunter come noi, a differenza dei Sixer il cui unico scopo era quello di gettare OASIS in pasto a una multinazionale che aveva tutte le intenzioni di condannarlo alla rovina. La mia generazione non aveva mai conosciuto un mondo senza OASIS. Per tutti noi era molto pi di un gioco o una piattaforma di intrattenimento. Era stato parte integrante delle nostre vite sin dai nostri primi ricordi. Il mondo in cui eravamo nati era un postaccio, e OASIS era la nostra isola felice. Lidea della realt virtuale privatizzata e omologata dalla IOI ci terrorizzava; chiunque fosse nato prima dellavvento di OASIS non poteva comprendere. Era come se qualcuno minacciasse di portare via il sole, o di imporre una tassa a chi volesse guardare il cielo. Tutti i Gunter vedevano nei Sixer un nemico comune, e gettarsi allattacco dei Sixer era il passatempo preferito sui forum e sulle chat. Molti Gunter di alto livello seguivano una rigida politica secondo la quale dovevano uccidere (o cercare di uccidere) ogni Sixer che incrociassero. Cerano molti siti che si dedicavano a seguire le attivit e i movimenti dei Sixer, e qualche Gunter passava pi tempo a cacciare i Sixer di quanto non ne passasse alla ricerca dellEgg. I clan pi corposi si sfidavano in una gara annuale, dal nome Eightysix the Sux0rz,8 con un premio in palio per chi fosse riuscito a uccidere il maggior numero di Sixer. Dopo aver controllato un altro paio di forum di Gunter cercai, tra i preferiti, Artys Missives, il blog di una Gunter di nome Art3mis. Lo avevo scoperto tre anni prima, e da allora ero un lettore fedelissimo. Postava dei meravigliosi e sconclusionati articoli sulla sua ricerca dellEgg di Halliday, che chiamava lesasperante caccia al MacGuffin. Scriveva in modo toccante e intelligente, i suoi interventi abbondavano di incisi beffardi e arguti ed erano intrisi di umorismo autodenigratorio. L pubblicava le sue (spassosissime) interpretazioni dei passaggi dellAlmanacco e rimandava a libri, film, serie tv e musica che
8 To eighty-six unespressione gergale che sta per fare piazza pulita. [N.d.T.]

studiava nel corso della ricerca su Halliday. Avevo il sospetto che tutti i post fossero zeppi di informazioni fuorvianti, se non false, ma li trovavo comunque esilaranti. Non c nemmeno bisogno di dirlo: avevo una devastante cybercotta per Art3mis. Di tanto in tanto, pubblicava immagini del suo avatar dai capelli corvini, e qualche volta (sempre) mi capitava di salvarle in una cartella, sul mio disco fisso. Il suo avatar aveva un volto grazioso, ma non perfetto in maniera innaturale. Su OASIS era facile abituarsi a facce decisamente troppo belle. I tratti di Art3mis non sembravano tirati fuori da un menu a tendina nella sezione estetica di un programma per la creazione di avatar. Il suo volto aveva davvero laspetto di una persona reale, come se fosse stato scansionato e poi adattato al suo avatar. Grandi occhi color nocciola, zigomi tondi, mento a punta e un sorrisetto ironico. Era insopportabilmente affascinante. Il corpo di Art3mis era altrettanto fuori dal comune. Su OASIS, di solito si incappava soltanto in un paio di modelli del corpo femminile: il fisico da super modella, incredibilmente esile ma estremamente in voga, o quello tettuto, vitino di vespa da stellina del porno, che su OASIS appariva ancora meno naturale di quanto non sembrasse nella realt. Ma Art3mis era bassa e rubensiana. Tutta curve. Ero consapevole che la mia cotta per Art3mis fosse stupida e sconsiderata. Cosa sapevo, in fondo, di lei? Non aveva certo mai rivelato la sua vera identit. O la sua et, o il luogo in cui viveva nel mondo reale. Non cera modo di capire quale fosse il suo vero aspetto. Poteva essere una quindicenne come una cinquantenne. Cerano Gunter che si chiedevano se fosse davvero una ragazza, ma io non ero uno di loro. Probabilmente perch non sopportavo lidea che una ragazza di cui ero virtualmente innamorato fosse in realt un signore di mezza et con i peli sulla schiena e la calvizie incipiente, di nome Chuck. Quando avevo iniziato a leggerlo, Artys Missives stava diventando uno dei blog pi famosi di internet, con diversi milioni di visite al giorno. E Art3mis, ormai, era quasi una celebrit, se non altro nei circoli di Gunter. Ma la fama non le aveva dato alla testa. Il suo stile continuava a essere divertente e autoironico. Il suo ultimo post, Il blues di John Hughes, era un dettagliato approfondimento in cui Art3mis discettava dei suoi sei teen movie di John Hughes preferiti. Li aveva divisi in due trilogie: la trilogia delle Fantasie della liceale sfigata (Un compleanno da ricordare, Bella in rosa, Un meraviglioso batticuore) e la trilogia delle Fantasie del liceale sfigato (The Breakfast Club, La donna esplosiva, Una pazza giornata di vacanza). Avevo appena finito di leggerlo quando sul mio display comparve una finestra di messaggio istantaneo. Era Aech, il mio migliore amico (bene, daccordo, se proprio volete fare i pignoli era il mio unico amico, se non si conta la signora Gilmore). Aech: Ben svegliato, amigo Aech: Che fai? Parzival: Setaccio la rete. Tu? Aech: Ho messo online la Cantina. Vieni a trovarmi l prima di lezione, coglione. Parzival: Ottimo! Un secondo e sono l. Richiusi la finestra dei messaggi istantanei e controllai lorologio. Avevo ancora una mezzora buona prima della lezione. Sorrisi e premetti la piccola icona a forma di porta in un angolo del display, poi selezionai, tra i preferiti, la chatroom di Aech. Parzival: Hola, compadre.

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Dopo aver verificato che fossi incluso nella lista della chat, il sistema mi consent laccesso. Laula si ridusse a una finestra in miniatura, in basso a destra sul mio display, perch potessi sempre controllare ci che succedeva di fronte al mio avatar. Il resto del mio campo visivo era occupato dallinterno della chatroom di Aech. Il mio avatar si materializz allingresso, una porta in cima a una scala ricoperta di moquette. La porta non conduceva ad altre stanze. Non si apriva nemmeno. Questo perch la Cantina, con i suoi contenuti, non era parte di OASIS. Le chatroom erano simulazioni a se stanti spazi virtuali temporanei cui gli avatar potevano accedere da qualunque luogo di OASIS. Il mio avatar non era nella chatroom. Sembrava che lo fosse. Wade3/Parzival era ancora seduto a occhi chiusi nellaula dove si sarebbe tenuta la lezione di Storia mondiale. Connettersi a una chatroom era come trovarsi in due luoghi nello stesso momento. Aech aveva battezzato la sua chatroom la Cantina. Laveva programmata perch somigliasse a una tavernetta borghese dei tardi anni ottanta. Ovunque, sulle pareti in legno, erano appesi vecchi poster di film e fumetti. Al centro della stanza, un vecchio televisore RCA al quale erano collegati un videoregistratore Betamax, un registratore laserdisc e diverse console dannata. Sugli scaffali della parete di fondo erano impilati giornaletti di giochi di ruolo e numeri arretrati di Dragon. La gestione di una chatroom non era esattamente una cosa a buon mercato, ma Aech poteva permetterselo. Aveva raccolto un bel gruzzolo prendendo parte, dopo la scuola e nei fine settimana, ai combattimenti nelle arene playerversus-player che venivano trasmessi in tv. Su OASIS, Aech era uno dei combattenti pi quotati, sia nei campionati di Deathmatch che in quelli di Capture the Flag. Era addirittura pi famoso di Art3mis. Nel corso degli ultimi anni, la Cantina era diventata un luogo di ritrovo altamente esclusivo per i Gunter dlite. Aech concedeva laccesso soltanto alle persone che riteneva meritevoli: essere invitati nella Cantina era un grande onore, tanto pi per uno come me, un signor nessuno di terzo livello. Scendendo i gradini, vidi una ventina di Gunter che si aggiravano per la stanza, gli avatar completamente diversi luno dallaltro. Cerano umani, cyborg, demoni, elfi oscuri, vulcaniani, vampiri. Erano quasi tutti accalcati attorno alla pila di vecchi giochi arcade appoggiata alla parete. Alcuni erano in piedi accanto allantiquatissimo stereo (che al momento stava passando, a tutto volume, Wild Boys dei Duran Duran) e sbirciavano tra la collezione di musicassette di Aech. Aech era stravaccato su uno dei tre divani della chatroom, disposti a ferro di cavallo intorno alla tv. Lavatar di Aech era un uomo bianco, alto, con le spalle larghe, i capelli e gli occhi scuri. Una volta gli chiesi se, nella realt, somigliasse un po al suo avatar e lui, scherzosamente, mi rispose S. Ma nella vita reale sono ancora pi bello. Mentre mi avvicinavo, alz lo sguardo dal gioco a cui stava giocando sullIntellivision e il volto gli si apr nel suo tipico ghigno da Stregatto, da un orecchio allaltro. Z! grid. Come butta, amigo? Allung la mano destra per darmi il cinque, mentre io mi lasciavo cadere sul divano, accanto a lui. Aech aveva iniziato a chiamarmi Z poco dopo che ci eravamo conosciuti. Si divertiva a soprannominare la gente con una singola lettera. Il nome del suo avatar, per esempio, lo pronunciava come la lettera H. Come butta, Humperdinck? gli chiesi. Era un gioco che facevo con lui. Lo chiamavo sempre con svariati nomi che iniziavano per H: Harry, Hubert, Henry, Hogan. Stavo cercando di indovinare il suo vero nome che, a quanto mi aveva confessato una volta,

iniziava davvero con la lettera H. Conoscevo Aech da poco pi di tre anni. Anche lui studiava su Ludus, frequentava lultimo anno della SPO n. 1172, che si trovava dalla parte opposta del pianeta rispetto alla mia scuola. Ci eravamo incontrati su una chatroom pubblica di Gunter durante un fine settimana e ci eravamo trovati subito, perch avevamo esattamente gli stessi interessi. Che, in realt, era un interesse: unossessione smodata, divorante, per Halliday e per il suo Easter Egg. Non parlavamo che da pochi minuti, e sapevo gi che Aech era un fuoriclasse, un Gunter dlite, una cazzutissima cintura nera della conoscenza. Conosceva alla perfezione tutto quello che cera da sapere sugli anni ottanta, non solo le informazioni canoniche. Era un vero erudito di Halliday. E sembrava aver ritrovato queste stesse qualit in me, perch mi aveva dato la sua contact card e mi aveva invitato a unirmi alla Cantina quando volevo. Da allora era il mio migliore amico. Nel corso degli anni, tra noi aveva preso piede una certa amichevole rivalit. Dicevamo un sacco di stupidaggini su chi di noi due sarebbe comparso sul Segnapunti. Cercavamo sempre di spiazzarci con la nostra erudizione da Gunter su argomenti semisconosciuti. Di tanto in tanto procedevamo fianco a fianco nella nostra ricerca. Il che generalmente consisteva nel guardare insieme, allinterno della chatroom, film scadenti e serie tv degli anni ottanta. Naturalmente giocavamo anche ai videogiochi. Io ed Aech perdevamo ore e ore davanti a classici a due giocatori come Contra, Golden Axe, Heavy Barrel, Smash tv e Ikari Warriors. Aech era, dopo il sottoscritto, il miglior giocatore che avessi mai incontrato. Eravamo allo stesso livello in quasi tutti i giochi, ma lui riusciva a battermi in alcuni, specialmente quando si trattava di sparatutto in prima persona. In fondo, era il suo campo di competenza. Non sapevo nulla della vita reale di Aech, ma la mia impressione era che la sua routine domestica non fosse un granch. Sembrava che, come me, trascorresse ogni momento di veglia su OASIS. E, anche se non ci eravamo mai incontrati, pi di una volta mi aveva detto che ero il suo migliore amico, dal che deducevo che probabilmente era emarginato quanto me. Cosa hai fatto dopo che te la sei squagliata, ieri sera? mi chiese, lanciandomi laltro controller dellIntellivision. La sera precedente avevamo passato qualche ora nella sua chatroom, guardando vecchi film giapponesi di mostri. Nada risposi. Me ne sono andato a casa e ho dato una ripassata a un paio di giochi a gettone. Inutile. S. Ma ne avevo voglia. Non gli domandai cosa avesse fatto lui, n lui rivel dettagli di sua spontanea volont. Probabilmente era andato su Gygax, o in qualche posto altrettanto pazzesco, a finire velocemente qualche missione e a racimolare Punti Esperienza. Solo che non voleva farmelo pesare. Aech poteva permettersi di passare un po di tempo sugli altri mondi, seguendo tracce e andando in cerca della Chiave di Rame. Ma non mi sfotteva perch non avevo abbastanza soldi per alcun tipo di teletrasporto e non metteva mai il dito nella piaga. N osava mai offendermi prestandomi qualche credito. Era una regola non scritta tra i Gunter: se eri un solitario, significava che non volevi o non avevi bisogno dellaiuto di nessuno. I Gunter che cercavano aiuto si univano a un clan. Sia io che Aech convenivamo che i clan fossero adatti ai leccaculo e a chi se la tirava. Entrambi ci eravamo ripromessi che saremmo rimasti Gunter solitari a vita. Di tanto in tanto ci mettevamo a

parlare dellEgg, ma si trattava sempre di conversazioni prudenti, e ci guardavamo bene dallentrare nello specifico. Sconfissi Aech tre volte a Tron: Deadly Discs, e allora lui butt il controller e raccolse da terra una rivista. Era un vecchio numero di Starlog. Riconobbi subito Rutger Hauer sulla copertina, in una foto promozionale di Ladyhawke. Starlog, eh? dissi, in segno di approvazione. Esatto. Ho scaricato tutti i numeri dallarchivio dellIncubatrice. Li sto ancora passando in rassegna. Ho appena letto un pezzo grandioso sul Ritorno degli Ewok. Film per la tv uscito nel 1985 iniziai a declamare. Ero specializzato nelle curiosit su Guerre Stellari. Orrendo. Uno dei punti pi bassi della storia della saga. Questo lo dici tu, stronzetto spocchioso. Ha dei bei momenti. No dissi, scuotendo la testa. Non vero. addirittura peggio di quel primo film, Lavventura degli Ewok. Avrebbero dovuto intitolarlo La sventura degli Ewok. Aech alz gli occhi al cielo e si rimise a leggere. Non ci sarebbe cascato. Diedi unocchiata alla copertina. Ehi, posso sfogliarlo un attimo quando hai finito? Sorrise. Perch? Vuoi forse leggere larticolo su Ladyhawke? Pu darsi. Ti piace proprio quella merda, eh amico? Succhiamelo, Aech. Quante volte hai visto quellinutile stronzata? Di certo so che mi hai obbligato a vederlo almeno un paio di volte. Adesso era lui che mi stava punzecchiando. Sapeva che Ladyhawke era uno dei miei vizi segreti, e sapeva che lavevo visto pi di una ventina di volte. Ti ho fatto un favore, pivello gli risposi. Infilai unaltra cartuccia nella console Intellivision e cominciai da solo una partita di Astrosmash. Un giorno verrai a ringraziarmi. Aspetta e vedrai. Ladyhawke puro canone. Canonico era laggettivo con cui classificavamo tutti i film, i libri, i giochi, le canzoni e le serie tv di cui Halliday era stato fan. chiaro che stai scherzando disse Aech. No, non sto scherzando. E non chiamarmi Shirley. 9 Spost la rivista e mi si fece pi vicino. escluso che Halliday fosse un fan di Ladyhawke. Te lo garantisco. Dove hai le prove, piccolo idiota? gli chiesi. Lui aveva gusto. Ecco lunica prova di cui ho bisogno. Allora ti piacerebbe spiegarmi perch aveva due copie di Ladyhawke, una su vhs e una su laserdisc? Tra le appendici dellAlmanacco di Anorak era inclusa anche una lista di tutti i film che Halliday possedeva al momento della sua morte.
9 Citazione da Laereo pi pazzo del mondo. Lo scambio di battute (Can you fly this plane and land it? Surely you cant be serious I am serious. And dont call me Shirley), che si basava sullassonanza surely-Shirley, non stato mantenuto nel doppiaggio italiano (Lei in grado di fare atterrare questaereo? Non sono in grado mi hanno tolto i gradi Glieli restituisco io. Lei il nuovo capitano). Per i puristi, abbiamo qui mantenuto la versione originale della battuta. [N.d.T.]

Era un miliardario! Aveva migliaia e migliaia di film, ma ne avr guardata una minima parte! Possedeva anche i dvd di Krull e Howard e il destino del mondo. Non vuol dire che gli piacessero, coglioncello. E, sicuro come la morte, il fatto che siano in lista non li rende canonici. Non c nemmeno da discuterne, Homer gli dissi. Ladyhawke un classico degli anni ottanta. penoso, cazzo, ecco cos! Le spade sembrano fatte di stagnola. E la colonna sonora epicamente penosa. piena di sintetizzatori e tutta quella merda l. Per tutti i cazzo di Alan Parsons Project! penoserrima! Va oltre il penoso. penosa ai livelli da Highlander II. Ehi! piagnucolai, scagliandogli addosso il controller. Ora lo dici solo per insultarmi! Fosse anche solo per il cast, Ladyhawke canonico! Roy Batty! Ferris Bueller! E quel tizio che faceva il professor Falken in Wargames. Cercai di ricordarmi il nome dellattore. John Wood! Lo vediamo ricongiungersi con Matthew Broderick! Il picco pi basso delle loro carriere disse ridendo. Gli piaceva litigare sui vecchi film quasi pi di quanto piaceva a me. Gli altri Gunter della chatroom si stavano raccogliendo intorno a noi per ascoltarci. Le nostre discussioni erano spesso fonte di intrattenimento. Secondo me tu ti droghi gli urlai. Il regista di Lady Hawke Richard Donner cazzo! I Goonies? Superman? Mi stai forse dicendo che uno come lui penoso? Non me ne fotterebbe neanche se lavesse diretto Spielberg. un filmetto rosa travestito dasword & sorcery. Lunico film di genere ad avere ancora meno palle probabilmente quel cazzo di Legend. Chiunque apprezzi Ladyhawke una fighetta macrobiotica! Risate da parte della claque. Adesso mi stavo realmente incazzando. Ero un grande fan di Legend, ed Aech lo sapeva. Bene, sono una fighetta? Tu allora sei il feticista degli Ewok! gli strappai Starlog dalle mani e lo scagliai contro il muro, su un poster del Ritorno dello Jedi. Immagino tu creda che la tua cultura in campo Ewok ti aiuter nella ricerca dellEgg. Non ricominciare il discorso sugli Endoriani, amico disse, ammonendo con lindice. Ti ho avvertito. Ti banno. Giuro. Sapevo che non si trattava di una minaccia seria, e stavo per spingere ulteriormente sulla questione Ewok: forse gli avrei rinfacciato il fatto che li chiamasse Endoriani. Ma in quel momento un nuovo arrivo si materializz sulla scala. Era un lamer chiamato Ir0k. Emisi un gemito. Aech e Ir0k frequentavano la stessa scuola e seguivano insieme certe lezioni, ma ancora mi domandavo perch Aech gli avesse aperto laccesso alla Cantina. Ir0k si credeva un Gunter dlite, ma in verit era soltanto un vanitoso arrogante. Ovvio, si teletrasportava in giro per OASIS, portava a compimento svariate missioni e continuava a far salire di livello il suo avatar, ma non sapeva proprio niente. E portava sempre con s un esagerato fucile al plasma, grande quanto una motoslitta. Anche nelle chatroom, dove era assolutamente inutile. Non aveva il minimo senso di dignit. Non starete ancora discutendo di Guerre Stellari, voi due coglioni? disse scendendo i gradini e raggiungendo la folla che si era raccolta attorno a noi. Quella merda finita, yo. Mi voltai verso Aech. Se proprio vuoi bannare qualcuno, perch non inizi con questo buffone? Premetti reset sullIntellivision e cominciai una nuova partita. Chiudi quel buco di culo, Percifallo! replic Ir0k, usando la sua storpiatura preferita

del mio nome. Non mi banna perch sa che sono delllite! Dico bene, Aech? No disse Aech, alzando gli occhi al cielo. Non dici bene. Sei delllite pi o meno quanto la mia bisnonna. Che morta. Fottiti, Aech! Tu e la tua nonna morta! Cacchio, Ir0k bofonchiai. Riesci sempre a elevare il livello della conversazione. Lintera stanza sillumina quando entri. Spiacente di averti infastidito, Capitan Zero Crediti disse Ir0k. Non dovresti essere su Incipio a mendicare, in questo momento? Cerc di afferrare il secondo controller Intellivision, ma lo lanciai in fretta a Aech. Mi rivolse uno sguardo cupo. Cazzone. Poser. Poser? Percifallo sta dando del poser a me? Si volt per rivolgersi alla piccola folla. Questo idiota cos povero che deve scroccare passaggi fino a Greyhawk, dove va a uccidere i kobold per qualche moneta di rame! E d del poser a me! La frase strapp al pubblico qualche risatina, e io mi sentii arrossire, sotto il visore. Una volta, lanno prima, avevo fatto lerrore di chiedere a Ir0k un passaggio su un altro pianeta, cos da racimolare qualche Punto Esperienza. Dopo avermi scaricato in unarea di Greyhawk con missioni a basso livello, lo stronzo aveva iniziato a seguirmi. Avevo passato qualche ora a uccidere una piccola banda di kobold, poi avevo aspettato che si rigenerassero e li avevo uccisi di nuovo, e cos via. Il mio avatar era ancora al primo livello, ai tempi, e questa era lunica maniera sicura per acquisire punti. Ir0k, quella sera, aveva immortalato la scena in una serie di screenshot che aveva etichettato Percifallo il Valoroso Cacciatore di kobold. Poi aveva postato il tutto nellIncubatrice. Ogni volta che poteva, tirava fuori questa storia. Non mi avrebbe mai permesso di dimenticarla. vero, ti ho chiamato poser, poser. Mi alzai e mi avvicinai pericolosamente al suo volto. Sei solo uno sfigatello ignorante. Soltanto perch sei al livello quattordici non significa che tu sia un Gunter. Dovresti avere un po di cultura. Ben detto disse Aech, dimostrando tutto il suo assenso. Ci battemmo i pugni. Altre risatine dal pubblico. Dirette, stavolta, verso Ir0k. Ir0k rimase a guardarci per un momento. Ok. Vediamo chi di noi il vero poser disse. Guardate un po qui, signorine. Sorridendo, estrasse dallinventario un oggetto e ce lo mostr. Era un vecchio gioco per Atari 2600, ed era ancora nella confezione. Intenzionalmente, copr con la mano il titolo del gioco, ma io riconobbi limmagine della copertina. Ritraeva un ragazzo e una ragazza, vestiti da antichi greci. Entrambi brandivano una spada. Dietro di loro, un minotauro e un uomo barbuto con una benda sullocchio. Lo riconosci, campione? mi sfid Ir0k. Ti do un indizio: un gioco Atari, faceva parte di un concorso. Conteneva una serie di enigmi: se li risolvevi, potevi vincere un premio. Ti suona familiare? Ir0k cercava sempre di impressionarci con indizi o notizie su Halliday di cui, scioccamente, credeva di detenere il primato. I Gunter si divertivano a essere sempre un passo avanti agli altri e, regolarmente, facevano di tutto per dimostrare di aver acquisito le informazioni pi astruse. Ma Ir0k faceva pena. Scherzi? risposi. Hai scoperto la serie Swordquest solo adesso? Ir0k si sgonfi. Hai in mano Swordquest: Earthworld continuai. il primo gioco della serie

Swordquest. uscito nel 1982. I suoi occhi diventarono due fessure. Non sapeva pi cosa fare. Come ho detto, era un poser assoluto. Qualcun altro vuole intervenire? chiesi, aprendo la domanda anche al pubblico. Tutti i Gunter si guardarono, ma nessuno os parlare. Fireworld, Waterworld e Airworld rispose Aech. Tombola! gli dissi, e battemmo di nuovi i pugni. Anche se Airworld non fu mai finito, perch iniziarono i tempi duri e la Atari dovette annullare il concorso prima di portarlo a termine. Ir0k, in silenzio, rimise il gioco nel suo inventario. Dovresti unirti ai Sux0rz, Ir0k disse Aech ridendo. A loro farebbe comodo qualcuno con la tua sconfinata conoscenza. Ir0k gli mostr il medio. Com che voi frocetti sapevate del concorso di Swordquest e non ve ne ho mai sentito parlare? Di, Ir0k disse Aech, scuotendo la testa. Swordquest: Earthworld stato il seguito non ufficiale che la Atari ha dato ad Adventure. Ogni Gunter che si rispetti sa del concorso. Quante altre ovviet vuoi dirmi? Ir0k cerc di salvare ci che rimaneva della sua faccia. Daccordo, se siete questi grandi esperti, chi che programm tutti i giochi Swordquest? Dan Hitchens e Tod Frye declamai. Prova a chiedermi qualcosa di difficile. Io ne ho una intervenne Aech. Che premi diede, la Atari, ai vincitori di ogni concorso? Ah dissi. Ottima domanda. Vediamo il premio per Earthworld era il Talismano della penultima verit. Oro massiccio ricoperto di diamanti. Il ragazzo che lo vinse lo fuse e ci si pag il college, se ben ricordo. S, s mi spron Aech. Smetti di cazzeggiare e dimmi quali erano gli altri due. Non cazzeggio. Il premio per Fireworld era il Calice di luce, e il premio per Waterworld doveva essere la Corona della Vita, che per non fu mai consegnata perch il concorso fu annullato. Lo stesso vale per il premio di Airworld, che avrebbe dovuto essere la Pietra Filosofale. Aech sorrise e mi diede il cinque con entrambe le mani. Poi aggiunse: E se il concorso non fosse stato annullato, i vincitori delle quattro serie avrebbero gareggiato per il premio finale, la Spada della magia massima. Annuii. I premi erano menzionati nei libri a fumetti venduti insieme ai giochi. Libri che, tra laltro, sono visibili allinterno della stanza del tesoro nella scena finale dellInvito di Anorak. La folla esplose in uno scroscio di applausi. Ir0k abbass la testa, in segno di vergogna. Da quando ero un Gunter, mi era sempre parso ovvio che Halliday avesse tratto ispirazione, per la sua gara, da quella di Swordquest. Non sapevo se avesse anche imitato gli enigmi di quei giochi, ma per sicurezza li avevo studiati a fondo. Bene, avete vinto disse Ir0k. Ma chiaro che dovete farvi una vita. Ed chiaro che tu aggiunsi io debba trovarti un nuovo hobby. Perch ti mancano lintelligenza e la dedizione dei Gunter. Senza dubbio disse Aech. Prova a fare un po di ricerca, tanto per cambiare, Ir0k. Hai mai sentito parlare di Wikipedia, per esempio? gratis, mentecatto. Ir0k si volt e si diresse verso le scatole di fumetti accatastate dallaltra parte della stanza, come se avesse perso interesse nella discussione. Come volete disse, sempre di spalle. Se non passassi tanto tempo offline, a scopare, probabilmente ne saprei quanto voi due. Aech lo ignor e si rivolse di nuovo a me. Come si chiamavano i gemelli che comparivano nel fumetto di Swordquest?

Tarra e Torr. Maledizione, Z! Sei il migliore. Grazie, Aech. Comparve un messaggio sul display: mi segnalava che, in aula, stava suonando la prima campanella. Sapevo che anche Aech e Ir0k avevano ricevuto lo stesso messaggio, poich le nostre scuole avevano gli stessi orari. tempo di dare inizio a unaltra giornata di apprendimento disse Aech, alzandosi. Che sbattimento disse Ir0k. Ci vediamo dopo, perdenti. Ci mostr ancora una volta il medio, poi il suo avatar scomparve, mentre lui usciva dalla chatroom. Anche gli altri Gunter iniziarono a sloggarsi e a scomparire, finch io ed Aech non rimanemmo soli. Davvero, Aech gli dissi. Perch lasci che quellimbecille bazzichi da queste parti? Perch mi diverto a batterlo ai videogiochi. E la sua ignoranza mi d speranza. E perch mai? Perch se gli altri Gunter sono incompetenti quanto Ir0k e lo sono, per la maggior parte, credimi questo vuol dire che io e te abbiamo davvero la possibilit di vincere la gara. Scrollai le spalle. Penso sia un buon modo di vederla. Vuoi tornare qui dopo la scuola, stasera? Intorno alle sette? Ho un paio di faccende da sbrigare, ma poi voglio affrontare un po di roba che ho nella mia lista di cose da guardare. Facciamo una maratona di Robotech, magari? Oh diavolo, s risposi. Considerami gi qui. Uscimmo simultaneamente, mentre lultima campanella iniziava a suonare.
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Le palpebre del mio avatar si aprirono e mi ritrovai nellaula di Storia mondiale. Tutti i banchi intorno al mio erano occupati da altri studenti, e il nostro insegnante, il signor Avenovich, si stava materializzando davanti ai nostri occhi. Lavatar del signor A sembrava un professore di college barbuto e corpulento. Aveva un sorrisetto contagioso, indossava un paio di occhiali con la montatura in metallo e una giacca di tweed con le toppe ai gomiti. Quando parlava, riusciva sempre ad avere laria di qualcuno che sta leggendo un passaggio di Dickens. Mi piaceva. Era un bravo professore. Ovviamente non sapevo chi fosse nella realt, n dove vivesse. Non ci era dato sapere nemmeno il suo vero nome, o se fosse davvero un uomo. Per quanto ne sapevamo, avrebbe anche potuto essere una piccola Inuit che viveva ad Anchorage, in Alaska, e che aveva scelto questo aspetto e questo timbro di voce per mantenere lattenzione degli studenti durante le lezioni. Ma, per qualche ragione, sospettavo che lavatar del signor Avenovich fosse e parlasse proprio come la persona che laveva creato. Tutti gli insegnanti che avevo erano pi o meno fantastici. A differenza dei loro colleghi del mondo reale, sembrava che agli insegnanti della scuola pubblica di OASIS piacesse davvero il loro lavoro, e questo probabilmente perch non dovevano sprecare met del tempo a fare le balie o i cani da guardia. Era il software OASIS a occuparsi della disciplina, accertandosi che gli studenti rimanessero ai propri banchi, in silenzio. Tutto ci che gli insegnanti dovevano fare era insegnare. Online, anche tenere alta lattenzione degli studenti era pi semplice perch, su OASIS, le aule erano come ponti ologrammi. Ogni giorno, i professori potevano portare gli

studenti in gita virtuale senza nemmeno lasciare la classe. Durante la lezione di Storia mondiale di quella mattina, il professor Avenovich caric una simulazione autonoma di quando alcuni archeologi, nel 1922, scoprirono la tomba di Tutankhamon. (Il giorno prima eravamo stati in quello stesso punto, ma era il 1334 a.C., e avevamo visto con i nostri occhi limpero di Tutankhamon in tutta la sua gloria.) Nel corso della lezione successiva, biologia, viaggiammo attraverso un cuore umano e lo osservammo pulsare dallinterno proprio come in quel vecchio film, Viaggio allucinante. Durante la lezione di storia dellarte visitammo il Louvre con i nostri avatar, che indossavano berretti imbarazzanti. La lezione di astronomia ci catapult su tutte le lune di Giove. Camminammo sulla superficie vulcanica di Io mentre linsegnante ci spiegava come si fosse formata quella luna. Mentre ci parlava, Giove si stagli dietro di lei, riempiendo met della volta celeste, la Grande Macchia Rossa che le vorticava, lenta, dietro la spalla. Poi la professoressa schiocc le dita ed eccoci su Europa, a discutere la possibilit di vita extraterrestre sotto la crosta ghiacciata della luna. Passai lora di pranzo seduto in uno dei parchi che circondavano la scuola. Osservavo il panorama virtuale sgranocchiando una barretta proteica sotto il mio visore. Era meglio che stare a guardare le pareti del mio nascondiglio. Ero allultimo anno, perci mi era permesso di andare su altri mondi durante la pausa pranzo se avessi voluto, ma non avevo grana da buttare al vento in questo modo. Accedere a OASIS era gratuito, ma viaggiare nei mondi al suo interno no. Non avevo mai abbastanza crediti per teletrasportarmi e poi fare ritorno su Ludus. Al suono dellultima campanella, ogni giorno, gli studenti che avevano qualcosa da fare nella vita reale si scollegavano da OASIS e svanivano. Tutti gli altri si dirigevano verso altri mondi. Molti ragazzi possedevano un veicolo interplanetario. I parcheggi vicino alle scuole, ovunque su Ludus, erano pieni di UFO, caccia stellari TIE, Viper come quelli di Battlestar Galactica, e navicelle create sul modello di tutti i film o serie fantascientifiche cui si possa pensare. Ogni pomeriggio mi sedevo sul prato di fronte alla scuola e guardavo con invidia queste astronavi che si ammassavano nel cielo e poi scomparivano per esplorare le possibilit infinite della simulazione. I ragazzi che non avevano una propria navicella chiedevano un passaggio agli amici o si affrettavano verso la stazione di teletrasporto pi vicina per raggiungere un altro pianeta e andare a ballare, o in qualche arena di gioco, o a un concerto rock. Io no. Io non andavo da nessuna parte. Ero confinato su Ludus, il pianeta pi noioso di tutto OASIS. Era un posto sconfinato, questa Ontologicamente Antropocentrica Simulazione di Immersione Sensoriale. Quando era stato inaugurato, OASIS conteneva solo poche centinaia di pianeti da esplorare, tutti creati da programmatori e artisti della GSS. La gamma degli scenari era varia: da ambientazioni sword & sorcerya citt cyberpunk grandi quanto un intero pianeta, a deserti postapocalittici popolati da zombie. Alcuni pianeti erano stati progettati fin nel minimo dettaglio. Altri erano stati generati in maniera casuale da una serie di template. Tutti i pianeti erano abitati da una variet di Personaggi Non Giocanti (PNG) dotati di intelligenza artificiale esseri umani, animali, mostri, androidi, alieni con i quali gli utenti OASIS potevano interagire. La GSS era riuscita a ottenere la licenza per utilizzare i mondi gi ideati da compagnie

concorrenti: su OASIS furono trasferiti contenuti che erano stati creati per giochi come Everquest e World of Warcraft, e cos copie di Norrath e di Azeroth furono aggiunte al catalogo, in continua espansione, dei mondi di OASIS. Seguirono altri mondi virtuali. Luniverso di Firefly si trovava in un settore adiacente alla galassia di Guerre Stellari, accanto alla quale era stato ricreato, in dettaglio, luniverso di Star Trek. Gli utenti potevano teletrasportarsi a loro piacere sui mondi immaginari preferiti: la Terra di Mezzo. Vulcano. Pern. Arrakis. Magrathea. Ringworld, Riverworld, Discworld. Mondi su mondi. Per facilitare la zonizzazione e la navigazione, OASIS era stato suddiviso in ventisette settori cubici, di pari estensione, a forma di cubo. Ciascuno includeva centinaia di pianeti diversi. (La mappa tridimensionale di tutti e ventisette i settori ricordava chiaramente un giocattolo degli anni ottanta, il Cubo di Rubik. Come gli altri Gunter, sapevo che non si trattava di una coincidenza.) Ogni settore misurava esattamente dieci ore luce, o 10.8 miliardi di chilometri. Alla velocit della luce (la massima velocit raggiungibile dalle navicelle su OASIS), si poteva viaggiare da un lato allaltro di un settore in dieci ore precise. Viaggi di questo tipo non erano a buon mercato. Navicelle che viaggiassero alla velocit della luce erano difficili da reperire, e avevano bisogno di carburante. Poich OASIS era gratuito, il carburante virtuale a pagamento era una delle fonti di guadagno della Gregarious Simulation Systems. Ma le entrate pi consistenti provenivano dal teletrasporto. Il teletrasporto era il metodo pi veloce per spostarsi, e anche il pi caro. Viaggiare su OASIS non era soltanto costoso: era anche pericoloso. Ogni settore era diviso in zone, che variavano per forma e grandezza. Certe zone erano cos vaste da includere svariati pianeti, mentre alcune ricoprivano solo pochi chilometri di superficie in un singolo mondo. Tutte avevano un proprio sistema di regole e parametri. La magia funzionava in alcune zone, non in altre. Lo stesso valeva per gli apparati tecnologici. Atterrando in una zona in cui la tecnologia non era ammessa, i motori si guastavano non appena attraversava il confine. E in quel caso cera da ingaggiare un qualche stregone con la barba strana e una chiatta spaziale magica che riportasse il tuo culo in una zona tecnologica. Le Zone Doppie permettevano luso della magia e quello della tecnologia, mentre le Zone Zero non permettevano n luna n laltra. Cerano Zone Pacifiste dove non era ammesso il combattimento playerversus-player, e cerano poi Zone playerversus-player dove gli avatar erano soli contro tutto e tutti. Ogni volta che si entrava in una nuova zona o settore, bisognava stare attenti. Essere preparati. Ma, come ho gi detto, queste cose non mi riguardavano affatto. Ero bloccato a scuola. Ludus era stato progettato come luogo di apprendimento, quindi non era stato contemplato alcun portale per missioni n spazio ricreativo. Lunica cosa che non mancava, sul pianeta, erano migliaia di campus identici, separati da prati verdi e parchi perfettamente integrati nel paesaggio, fiumi, boschetti, e distese di foreste derivate da template generici. Non cerano castelli, segrete, o fortezze spaziali orbitanti che il mio avatar potesse assaltare. E non cerano nemici PNG, n mostri, n alieni da combattere, perci non cerano nemmeno oggetti magici o un bottino di cui depredarli. Tutto questo era una merda, per un sacco di ragioni. Lunico modo in cui un avatar di basso livello come il mio poteva guadagnare Punti Esperienza era completare missioni e combattere contro i PNG. Accumulare Punti

Esperienza era lunico modo per accrescere il potere, la forza e le abilit del proprio avatar. Molti utenti OASIS non erano interessati n ad acquisire particolari poteri, n allaspetto ludico della simulazione. Si servivano di OASIS per lo svago, gli affari, lo shopping e per uscire con gli amici. Questa tipologia di utenti si guardava bene dallentrare nelle zone di Gioco o di PvP, dove i loro indifesi avatar di primo livello potevano venire attaccati dai PNG o dagli altri giocatori. Rimanere in zone sicure come Ludus significava non doversi preoccupare di venire derubati, rapiti o uccisi. Io invece lo detestavo. Se volevo trovare lEgg di Halliday, sapevo che prima o poi avrei dovuto avventurarmi tra i settori pericolosi di OASIS. E se non avevo abbastanza potere e le armi adeguate per difendermi, non sarei sopravvissuto a lungo. Nel corso di cinque anni ero riuscito, con un processo lento e graduale, a raggiungere il terzo livello. Non era stato facile. Avevo scroccato passaggi dagli studenti (principalmente da Aech) che si dirigevano su pianeti dove il mio avatar deboluccio avrebbe potuto sopravvivere. Mi facevo lasciare in zone di gioco per novellini e passavo la sera o lintero fine settimana a uccidere orchi, kobold, o altri mostri infimi, troppo deboli per uccidermi. Per ogni PNG che il mio avatar sconfiggeva, guadagnavo una quota minima di Punti Esperienza e, di solito, anche un pugno di monete di rame o dargento appartenute ai nemici che avevo ucciso. Queste monete venivano subito convertite in crediti, che usavo per teletrasportarmi di nuovo su Ludus, prima che suonasse lultima campanella. Qualche volta (molto di rado) i PNG che uccidevo perdevano anche un oggetto. Ed cos che avevo procurato al mio avatar la spada, lo scudo e larmatura. Alla fine dellanno scolastico precedente, avevo smesso di chiedere passaggi a Aech. Il suo avatar aveva superato il trentesimo livello ed era sempre in viaggio verso pianeti in cui il mio avatar non sarebbe stato al sicuro. Era contento di darmi uno strappo fino a qualche mondo da novellini che si trovava sulla strada ma, se non mi procuravo abbastanza crediti per pagarmi il ritorno su Ludus, finivo per perdere le lezioni, bloccato su qualche pianeta che non era il mio. E non era una giustificazione valida. Avevo accumulato un numero tale di assenze ingiustificate che rischiavo di essere espulso. Se fosse successo, avrei dovuto restituire il visore e la console OASIS che mi erano stati assegnati dalla scuola. Peggio, sarei dovuto tornare a scuola nel mondo reale per finire lultimo anno. Non potevo certo rischiare. Perci lasciavo Ludus molto raramente. Ero confinato l, al terzo livello. Un avatar di terzo livello era una vergogna colossale. Nessun Gunter prendeva seriamente chi non avesse raggiunto almeno il decimo livello. Sebbene fossi un Gunter dal Primo Giorno, tutti mi consideravano ancora un pivello. Era parecchio frustrante. Disperato, avevo cercato un lavoro parttime da fare dopo la scuola per guadagnare abbastanza da riuscire a spostarmi. Avevo inviato decine di domande per lavori di supporto tecnico e programmazione (soprattutto compiti pesanti non qualificati, la programmazione di codici per grandi magazzini e uffici), ma era stato del tutto inutile. Non assumevano nemmeno quei milioni di adulti freschi di college. La Grande Recessione stava ormai entrando nel suo terzo decennio, e la disoccupazione era ancora allapice. Persino i fast food vicino a casa mettevano i candidati in liste dattesa di due anni. E cos, ero sempre confinato a scuola. Mi sentivo come un bambino che cammina nella sala giochi pi grande del mondo senza un gettone in tasca, impossibilitato a fare qualsiasi

cosa se non guardare gli altri bambini che si divertono.


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Dopo pranzo mi avviai verso laula del mio corso preferito, Studi avanzati di OASIS. Era facoltativo e dedicato agli studenti dellultimo anno; insegnava la storia di OASIS e dei suoi creatori. 10 assicurato. Per cinque anni avevo dedicato il mio tempo libero allapprendimento di tutto ci che cera da sapere su James Halliday. Ne avevo studiato minuziosamente la vita, le conquiste, gli interessi. Dal giorno della sua morte, erano state pubblicate pi di una dozzina di biografie su Halliday. Le avevo lette tutte. Ed erano anche stati realizzati diversi documentari che, naturalmente, avevo analizzato a fondo. Avevo studiato ogni parola mai scritta da Halliday, avevo giocato a ogni videogioco da lui ideato. Prendevo appunti, mi scrivevo ogni dettaglio che potesse avere la minima relazione con la Caccia. Era tutto annotato in un quaderno (che avevo chiamato il diario del Graal dopo aver visto il terzo Indiana Jones). Pi cose imparavo sul conto di Halliday, pi lo idolatravo. Era il dio dei nerd, la divinit somma, al livello di Gygax, Garriott e Wozniak. Finito il liceo, se ne era andato di casa portando con s soltanto un gran cervello e limmaginazione, che aveva impiegato per raggiungere la fama internazionale e accumulare una fortuna spropositata. Aveva creato una realt totalmente nuova che rappresentava, ormai, una fuga per gran parte del genere umano. E per finire, aveva trasformato il suo testamento nella pi grande gara videogiocabile di tutti i tempi. Durante la lezione di Studi avanzati di OASIS infastidivo il professor Ciders tempestandolo di interventi sugli errori che trovavo nei libri, e alzando la mano per segnalare curiosit su Halliday che io io soltanto ritenevo interessanti. Dopo le prime settimane di lezione, il professor Ciders aveva smesso di interpellarmi, a meno che nessuno in classe sapesse rispondere alle sue domande. Oggi ci stava leggendo dei passi da The Egg Man, biografia di successo che io avevo letto gi quattro volte. Durante la lettura, trattenni limpulso di interromperlo per evidenziare tutti i dettagli salienti che il libro aveva trascurato e, invece, presi nota mentalmente delle omissioni. Mentre il professor Ciders ci narrava dellinfanzia di Halliday, io cercai unaltra volta di carpire tutti i segreti possibili dalla strana vita che Halliday aveva vissuto e dagli stravaganti indizi che aveva deciso di lasciarci. James Donovan Halliday era nato il 12 giugno 1972 a Middletown, in Ohio. Era figlio unico. Suo padre era un operaio alcolizzato, sua madre una cameriera bipolare. A quanto tutti dicono, James era un ragazzo sveglio ma inadeguato ai rapporti sociali. Per lui era estremamente faticoso comunicare con gli altri. Nonostante lindubbia intelligenza, a scuola i suoi voti non erano alti: la sua attenzione era concentrata su computer, fumetti, romanzi fantasy e fantascientifici, film e, soprattutto, videogiochi. Un giorno, durante le elementari, Halliday era in mensa, seduto in disparte, e leggeva un manuale di Dungeons & Dragons. Il gioco lo affascinava, ma non aveva mai potuto provarlo perch non aveva amici. Un compagno di classe, Ogden Morrow, vide cosa stava leggendo e invit Halliday a una delle sedute settimanali di D&D che teneva a casa sua. E l, nella cantina di Morrow, a Halliday venne presentato un gruppo intero di mega nerd, proprio come lui. Lo accolsero immediatamente come uno di loro e, per la prima

volta nella sua vita, James Halliday si ritrov con una cerchia di amici. Ogden Morrow, in seguito, divenne partner daffari, collaboratore e migliore amico di Halliday. In seguito, molti avrebbero accostato laccoppiata MorrowHalliday a Jobs Wozniak o LennonMcCartney. Era una collaborazione destinata a cambiare il corso della storia dellumanit. A quindici anni, Halliday cre il suo primo videogioco, La ricerca di Anorak. Laveva programmato in BASIC su un TRS-80 Color Computer che aveva ricevuto per Natale nel 1982 (sebbene avesse chiesto ai genitori il Commodore 64, leggermente pi costoso). La ricerca di Anorak era unavventura grafica ambientata a Chthonia, il mondo fantastico che Halliday aveva inventato durante il liceo, per la sua campagna di Dungeons & Dragons. Anorak era il soprannome datogli da una ragazza inglese che studiava nella sua stessa scuola. Il nome Anorak era tanto piaciuto a Halliday da indurlo a battezzare cos il suo personaggio preferito di D&D, il potente mago che poi appar in moltissimi dei suoi videogiochi. Halliday aveva creato La ricerca di Anorak per divertirsi con i suoi amici del circolo di Dungeons & Dragons. Il gioco era per loro una vera e propria droga, al punto che persero il conto delle ore che passavano a risolvere i suoi intricati enigmi. Ogden Morrow convinse Halliday che La ricerca di Anorak valeva pi della maggior parte dei giochi per computer che si trovavano allora sul mercato e lo incoraggi a venderlo. Aiut Halliday a elaborare una copertina per il gioco e, insieme, copiarono La ricerca di Anorak su decine di floppy da 5 pollici che poi infilarono in sottili buste di plastica richiudibili, accompagnati da un foglio di istruzioni fotocopiato. Cominciarono a esporre il gioco sullo scaffale dei software, in un negozio di computer del quartiere. In breve tempo, non riuscivano a riprodurre abbastanza copie da soddisfare la domanda. Morrow e Halliday decisero di avviare una societ di videogiochi, la Gregarious Games, che agli inizi aveva sede nella cantina di Morrow. Halliday programm una nuova versione della Ricerca di Anorak per lAtari 800XL, lApple ii e il Commodore 64; Morrow inizi a inserire la pubblicit del gioco su molte riviste per computer. Tempo sei mesi e La ricerca di Anorak era gi un successo nazionale. Halliday e Morrow rischiarono di non diplomarsi perch avevano trascorso lultimo anno del liceo a progettare La ricerca di Anorak II. Poi, decisero di non iscriversi al college per concentrarsi sulla nuova societ, che aveva assunto una dimensione tale da non poter essere gestita tra le mura della cantina di Morrow. Nel 1990, la Gregarious Games si trasfer nel suo primo, vero ufficio, in un centro commerciale fatiscente a Columbus, Ohio. Per tutto il decennio seguente, la piccola compagnia tenne le redini dellintera industria dei videogiochi, pubblicando giochi dazione e avventure grafiche che impiegavano un motore grafico allavanguardia inventato da Halliday e che diventavano immediatamente dei bestseller. La Gregarious Games innalz vertiginosamente il livello qualitativo dei giochi immersivi, e ogni nuovo titolo messo sul mercato implementava le possibilit degli hardware dellepoca. Il paffuto Ogden Morrow era dotato di un carisma naturale e si occupava delle pubbliche relazioni e di tutte le questioni finanziarie legate alla societ. A ogni conferenza stampa della Gregarious Games, Morrow sorrideva in maniera contagiosa dietro alla sua barba selvaggia e ai suoi occhiali in metallo e sfruttava il dono innato per liperbole e per liperpubblicizzazione. Halliday era lestremo opposto di Morrow, sotto tutti gli aspetti. Era alto, gracile, estremamente timido e non amava essere al centro dellattenzione.

Le persone che al tempo lavoravano alla Gregarious Games dicono che Halliday si chiudeva in ufficio molto spesso, e l si metteva a programmare senza sosta, talvolta continuando per giorni o settimane senza mangiare, dormire o vedere un singolo essere umano. Le poche volte che Halliday accettava di essere intervistato, i suoi comportamenti erano bizzarri anche per gli standard da genio del computer. Era ipercinetico, scostante e socialmente inadeguato a un punto tale che gli intervistatori se ne andavano con limpressione di aver parlato con un malato di mente. Halliday parlava cos velocemente che le sue parole erano spesso incomprensibili; aveva una risata acuta e inquietante, soprattutto per il fatto che, il pi delle volte, era lui lunico a sapere di cosa stesse ridendo. Se Halliday si annoiava durante unintervista (o una conversazione), si alzava e se ne andava senza dire una parola. Le molte ossessioni di Halliday erano ben note ai pi. Celebri erano quelle per i videogiochi classici, i romanzi fantasy e di fantascienza, i film di qualunque genere. Aveva anche una fissazione per gli anni ottanta, il decennio della sua adolescenza. Halliday sembrava aspettarsi che tutti quelli che lo circondavano condividessero le sue ossessioni e, spesso, diventava aggressivo nei confronti di chi non lo faceva. Non di rado aveva licenziato dipendenti storici solo perch non avevano riconosciuto qualche astrusa citazione di film o perch aveva scoperto che non conoscevano a fondo i cartoni, i fumetti o i videogiochi che amava (poi Ogden Morrow riassumeva i dipendenti, senza che Halliday se ne accorgesse). Via via che gli anni passavano, la capacit relazionale gi limitata di Halliday sembr deteriorarsi sempre di pi. (In seguito alla morte di Halliday furono condotti svariati studi psicologici sulla sua personalit: sia la sua ossessiva fedelt alla routine sia la sua fissazione per aree di interesse estremamente specifiche avevano portato gli psicologi alla conclusione che Halliday soffrisse della Sindrome di Asperger o di qualche altro tipo di autismo ad alto funzionamento.) Al di l della sua eccentricit, nessuno aveva mai messo in dubbio il genio di Halliday. I giochi che aveva ideato creavano dipendenza, e avevano un successo incontrollabile. Alla fine del Ventesimo secolo, Halliday era comunemente visto come il pi grande ideatore di videogiochi della sua generazione e osavano dire alcuni di tutti i tempi. Anche Ogden Morrow era un programmatore brillante, ma il suo vero talento era il fiuto per gli affari. Oltre a collaborare alla creazione dei giochi della compagnia, era stato la mente di tutte le prime campagne di marketing e distribuzione dello shareware, conseguendo risultati sorprendenti. Quando la Gregarious Games apr le porte al pubblico, i suoi prodotti erano gi lanciati nella stratosfera. A trentanni appena compiuti, Halliday e Morrow erano multimiliardari. Comprarono due ville nella stessa via. Morrow acquist una Lamborghini, si prese delle ferie prolungate e inizi a viaggiare per il mondo. Halliday compr e restaur una delle DeLorean usate nei film di Ritorno al futuro, continu a passare il tempo ancorato alla tastiera del computer e impieg il suo denaro per accumulare quella che in seguito sarebbe diventata la pi grande collezione privata di videogiochi classici, modellini dei personaggi di Guerre Stellari, cestini da pranzo vintage, albi a fumetti. Proprio al culmine del successo, sembr che la Gregarious Games fosse precipitata nellinattivit. Per molti anni non uscirono nuovi giochi. Morrow rilasciava comunicati sibillini, sosteneva che la compagnia fosse al lavoro su un progetto ambizioso grazie al

quale avrebbe imboccato una direzione completamente nuova. Inizi a circolare la voce che la Gregarious Games stesse sviluppando un nuovo hardware di gioco e che questo progetto segreto stava rapidamente esaurendo le considerevoli risorse finanziarie della societ. Si aveva il sospetto fondato che Halliday e Morrow stessero investendo tutto nella nuova impresa della compagnia. Si diceva che la Gregarious Games fosse sullorlo della bancarotta. Quandecco, nel dicembre del 2012, che la Gregarious Games si diede un nuovo nome, Gregarious Simulation Systems, e lanci la sua ammiraglia lunica, in effetti, cui la GSS avrebbe dato luce: OASIS lOntologicamente Antropocentrica Simulazione di Immersione Sensoriale. OASIS avrebbe cambiato il modo di vivere, lavorare e comunicare in tutto il mondo. Avrebbe rivoluzionato lintrattenimento, il social networking e persino la politica globale. Sebbene allinizio venisse pubblicizzato come un nuovo tipo di multiplayer di massa, OASIS si trov presto a evolversi in un nuovo stile di vita. Prima di OASIS, i giochi Massively Multiplayer Online (o MMO) erano stati i primi mondi sintetici condivisi. Davano a migliaia di giocatori la possibilit di coesistere, simultaneamente, in un mondo virtuale a cui si connettevano via internet. Si trattava di paesaggi relativamente poco articolati: un solo mondo o una dozzina di piccoli pianeti. I giocatori dei MMO potevano esplorare questi mondi soltanto attraverso una finestra bidimensionale il monitor del computer e potevano interagire usando tastiera, mouse o altri dispositivi rudimentali. La Gregarious Simulation Systems elev il concetto su cui si basava il MMO a un livello completamente nuovo. OASIS non confinava i suoi utenti in un pianeta solo, e nemmeno in una dozzina. OASIS includeva centinaia (e successivamente migliaia) di mondi da esplorare: tridimensionali, ad alta risoluzione, meticolosamente curati in ogni dettaglio grafico, dagli insetti ai fili derba, dal vento alle condizioni meteorologiche. Gli utenti potevano circumnavigare qualunque pianeta senza imbattersi nello stesso tipo di terreno per pi di una volta. Anche nella sua prima incarnazione, la portata di tale simulazione era impressionante. Halliday e Morrow parlavano di OASIS come di una realt opensource, un universo online malleabile cui chiunque poteva accedere, usando un computer o una console per videogiochi. Giusto il tempo del login, e poi via: scappare dalle fatiche della vita quotidiana. Era possibile cucirsi addosso un personaggio assolutamente nuovo e avere il controllo totale del proprio aspetto e della propria voce. Su OASIS, i grassi potevano diventare magri, i brutti belli, i timidi estroversi. O anche lopposto. Si poteva cambiare nome, et, sesso, etnia, altezza, peso, voce, colore dei capelli, struttura ossea. O si poteva, di punto in bianco, abbandonare la propria essenza umana e diventare un elfo, un orco, un alieno, o una qualsiasi altra creatura della letteratura, del cinema, della mitologia. Su OASIS diventavi quello che volevi senza mai dover rivelare la tua vera identit, perch lanonimato era garantito. Gli utenti potevano modificare i contenuti dei mondi virtuali di OASIS o crearne di nuovi. La presenza online delle persone non si limitava pi a un singolo sito o profilo. Su OASIS chiunque poteva creare il proprio pianeta privato e costruirsi una villa virtuale, arredandola e dipingendola a piacimento, per poi invitare giusto quel migliaio di amici per festeggiare. E quegli amici potevano venire da ogni parte del mondo, potevano

trovarsi in luoghi dai fusi orari differenti. La chiave del successo di OASIS consisteva nelle due nuove componenti dellinterfaccia hardware introdotte dalla GSS, senza le quali non era possibile accedere alla simulazione: il visore OASIS e i guanti aptici. Il visore OASIS, taglia unica e senza fili, era poco pi grande di un normale paio di occhiali. Con lausilio di laser a bassa potenza disegnava i paesaggi sbalorditivamente reali di OASIS sulle retine dellutente, immergendo lintero campo visivo nel mondo virtuale. Il visore era anni luce pi avanti dei goffi gingilli da realt virtuale che erano circolati fino ad allora, e rappresentava un mutamento paradigmatico nei dispositivi da realt virtuale. Lo stesso valeva per i sottilissimi guanti aptici, grazie ai quali gli utenti, controllando direttamente le mani del proprio avatar, interagivano con il mondo virtuale proprio come vi si trovassero dentro. Quando raccoglievi un oggetto, quando aprivi una porta, quando guidavi un veicolo, i guanti aptici ti facevano sentire ogni superficie come se la stessi toccando davvero. I guanti permettevano cos recitava lo spot pubblicitario di allungare una mano e toccare OASIS. Insieme, il visore e i guanti avevano reso lentrata in OASIS unesperienza senza precedenti e, dopo il primo assaggio, nessuno tornava a essere quello di prima. Il software alla base della simulazione, il nuovissimo Motore della Realt OASIS creato da Halliday, rappresentava anchesso unincredibile innovazione tecnologica. Aveva superato i limiti da cui erano vessate le altre simulazioni. I MMO precedenti erano stati costretti, oltre che a contenere le dimensioni dei mondi, a limitare le proprie comunit virtuali a poche migliaia di utenti per server. Se troppe persone erano connesse nello stesso momento, la simulazione rallentava fino a fermarsi e gli avatar si bloccavano, congelati, mentre il sistema cercava di riprendersi. Ma OASIS utilizzava uno schieramento di server, con alta tolleranza agli errori, che traevano ulteriore potenza di processamento dai computer connessi. Quando fu inaugurato, OASIS riusciva a sostenere il peso di cinque miliardi di utenti simultanei, senza latenza percepibile n la possibilit di un crash del sistema. Il lancio di OASIS venne sponsorizzato da unenorme campagna di marketing. Le dilaganti pubblicit in televisione, sui cartelloni e su internet mostravano unoasi lussureggiante, con tanto di palme su uno specchio dacqua azzurra, circondata su tutti i lati dal pi arido deserto. La nuova impresa della GSS ebbe un successo devastante sin dal primo giorno. OASIS era ci che tutti sognavano da decenni. La realt virtuale a lungo promessa era arrivata, finalmente, ed era anche meglio di quello che ci si immaginava. OASIS era unutopia della rete. Un ponte ologrammi domestico. E qual era il suo pi grande punto di forza? Il fatto che fosse gratis. I giochi online, al tempo, generavano introiti facendo pagare a ogni utente uniscrizione mensile. La GSS faceva pagare una quota di iscrizione di venticinque centesimi in cambio di un account OASIS a vita. Le pubblicit sbandieravano tutte lo stesso slogan: OASIS Il pi grande videogioco mai creato per un solo quarto di dollaro. In un momento di forte tensione sociale e culturale, mentre una buona parte della popolazione mondiale cercava una fuga dalla realt, fu proprio OASIS a fornirla, in forma legale, sicura, conveniente a livello economico e che non creava dipendenza (comprovato dai medici). La crisi energetica contribu in grande misura alla travolgente popolarit di

OASIS. Il prezzo del petrolio, in continua e vertiginosa ascesa, rendeva i viaggi in auto e in aereo poco abbordabili per il cittadino medio, e OASIS divenne lunica via di fuga che tutti potevano permettersi. Lera dellenergia abbondante, a buon mercato, stava per chiudersi; la povert e il malcontento si diffondevano come un virus. Di giorno in giorno, sempre pi persone avevano motivi per cercare conforto nellutopia virtuale di Halliday e Morrow. Ogni impresa che volesse aprire un negozio su OASIS doveva affittare o acquistare dalla GSS un immobile che era allo stesso tempo reale e virtuale (Morrow le aveva subito chiamate propriet surreali). In questottica, la societ aveva destinato al Settore 1 lintera area degli affari e inizi immediatamente a vendere e affittare milioni di isolati di propriet surreali. Centri commerciali grandi come citt furono innalzati in un batter docchio, e le vetrine si diffusero sui pianeti come muffa che divora unarancia al ritmo di una sequenza fotografica. Lo sviluppo urbano non era mai stato cos facile. Oltre ai miliardi di dollari che la GSS accumul vendendo lotti inesistenti nella realt, la vendita di oggetti e veicoli virtuali riusc altrettanto bene. OASIS divenne una parte talmente integrante della vita sociale quotidiana che gli utenti erano pi che disposti a sganciare soldi veri per comprare accessori ai propri avatar: abiti, mobili, case, auto volanti, spade magiche, mitragliatrici. In sostanza, non si trattava di altro che una sfilza di zero e di uno salvati sui server di OASIS, ma erano anche degli status symbol. Nella maggior parte dei casi costavano soltanto pochi crediti, ma il costo della manifattura era nullo per la GSS e ci significava un unico, grande profitto. Pur in piena recessione economica, OASIS concedeva agli americani la possibilit di continuare a dedicarsi al loro passatempo preferito: lo shopping. OASIS presto fu la ragione principale per connettersi a internet, a tal punto che, gradualmente, OASIS e internet divennero sinonimi. E OASIS os, tridimensionale, incredibilmente semplice da usare e offerto gratuitamente dalla GSS, divenne il sistema operativo pi famoso della Terra. Nellarco di pochissimo tempo, miliardi di persone in tutto il mondo lavoravano e giocavano quotidianamente su OASIS. Ci si incontrava, ci si innamorava, ci si sposava senza aver mai messo piede nello stesso continente. I confini tra la vera identit di un individuo e quella del suo avatar iniziarono a confondersi. Era lalba di una nuova era, unera in cui il genere umano avrebbe trascorso la maggior parte del tempo libero allinterno di un videogioco.
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Il resto della giornata pass in fretta fino allultima lezione, quella di latino. Gli studenti, di solito, studiavano una lingua straniera che un giorno sarebbe potuta tornare utile: il mandarino, lhindi, lo spagnolo. Io avevo scelto il latino perch James Halliday aveva studiato latino. E, di tanto in tanto, nelle sue prime avventure grafiche, impiegava parole o frasi in latino. Purtroppo, nonostante le possibilit illimitate che OASIS le metteva a disposizione, la professoressa Rank faceva una gran fatica a rendere interessanti le lezioni di latino. Inizi con il ripasso di una serie di verbi che io avevo gi imparato a memoria; la mia attenzione, quindi, vag altrove quasi subito. OASIS impediva agli studenti di accedere, durante le lezioni, a dati o programmi non autorizzati dallinsegnante, cos da evitare che la classe si distraesse guardando film, giocando o chattando anzich seguire le spiegazioni. Per mia fortuna, durante lanno

precedente avevo scoperto un bug nel software della biblioteca della scuola e, sfruttandolo, riuscivo ad accedere a qualunque libro, compreso lAlmanacco di Anorak. Quando mi annoiavo (come in quel momento) lo mettevo su una finestra del mio display e, per passare il tempo, rileggevo i miei passaggi preferiti. In quei cinque anni, lAlmanacco era diventato la mia Bibbia. Come quasi tutti i libri, era accessibile solo in formato elettronico. Ma, poich volevo leggerlo durante il giorno, la notte e anche durante le interruzioni di corrente troppo frequenti nelle cataste , avevo rimesso in sesto una vecchia stampante laser e me lero stampato su carta. Poi ne avevo inserito le pagine in un raccoglitore a tre anelli che tenevo nello zaino e avevo studiato lAlmanacco fino a conoscerne a memoria ogni parola. LAlmanacco era pieno di riferimenti a libri, serie tv, film, canzoni, graphic novel, videogiochi, molti dei quali avevano pi di quarantanni ed erano quindi scaricabili gratuitamente su OASIS. Se qualcosa non era disponibile in maniera legale e gratuita, riuscivo quasi sempre a procurarmela su Guntorrent, un programma di file sharing usato dai Gunter di tutto il mondo. Nella mia ricerca non prendevo mai scorciatoie facili. Per cinque lunghi anni avevo studiato a fondo tutte le letture imprescindibili per un Gunter. Douglas Adams. Kurt Vonnegut. Neal Stephenson. Richard K. Morgan. Stephen King. Orson Scott Card. Terry Pratchett. Terry Brooks. Bester, Bradbury, Haldeman, Heinlein, Tolkien, Vance, Gibson, Gaiman, Scalzi, Zelazny. Avevo letto tutti i romanzi di tutti gli autori preferiti di Halliday. E non mi ero fermato l. Avevo anche guardato ogni film citato nellAlmanacco. Quanto ai suoi preferiti, come Wargames, Ghostbusters, Scuola di geni, Sapore di hamburger, La rivincita dei nerds, li rivedevo finch non ne ricordavo ogni scena a memoria. Avevo divorato tutte quelle che Halliday chiamava le Trilogie Sacre: Guerre Stellari (i film originali e i prequel, esattamente in questordine), Il Signore degli anelli, Matrix, Mad Max, Ritorno al futuro e Indiana Jones (Halliday aveva detto, una volta, che faceva finta che gli altri film di Indiana Jones, dal Regno del teschio di cristallo in poi, non esistessero. Io, tendenzialmente, ero daccordo). Avevo anche assimilato le intere filmografie dei suoi registi preferiti. Cameron, Gilliam, Jackson, Fincher, Kubrick, Lucas, Spieberg, Tarantino. E, naturalmente, Kevin Smith. Per tre mesi avevo studiato tutti i teen movie di John Hughes e avevo memorizzato le parti di dialogo fondamentali. Soccombono i deboli. I forti sopravvivono. Si pu proprio dire che avessi fatto il mio dovere. Avevo studiato i Monty Python. E non solamente il Sacro Graal. Ogni loro film, disco, libro; ogni episodio delle serie andate in onda sulla BBC. (S, compresi i due episodi perduti che avevano girato per la televisione tedesca.) Non avevo intenzione di cavarmela con poco. E non volevo farmi sfuggire qualcosa di palese. Cos, a un certo punto, chiss quando, iniziai a perdere la testa. In effetti, possibile che avessi gi cominciato a impazzire.

Guardai tutti gli episodi di Ralph supermaxieroe, Airwolf, ATeam, Supercar, Misfits of Science e anche del Muppet Show. E i Simpson, mi domanderete? Conoscevo Springfield meglio della mia citt. Star Trek? Oh, i compiti li avevo fatti. La serie originale, TNG, DS9. E poi Voyager ed Enterprise. Li avevo guardati tutti in ordine cronologico. Film inclusi. Phaser puntati sullobiettivo. Mi ero immerso in un corso intensivo di cartoni anni ottanta del sabato mattina. Imparai il nome di ogni Transformer e Gobot. Land of the Lost, Thundarr il barbaro, Heman, Schoolhouse Rock!, G.I. Joe Li conoscevo tutti. Perch la conoscenza met della battaglia. Chi mi era amico quando le cose si mettevano male? H.R. Pufnstuf. Ma il Giappone? Mi ero occupato del Giappone? S. E non poco. Anime, live action. Godzilla, Gamera, Star Blazers, Space Giants, Gatchaman. Superauto Mach 5! Non ero un dilettante qualunque. Non cazzeggiavo. Quanto alla musica? Be, con la musica le cose si complicavano. Ci misi un po. Gli anni ottanta erano stati un decennio lungo (dieci anni) e Halliday non aveva un gusto selettivo. Ascoltava qualsiasi cosa. E, di conseguenza, anchio. Pop, rock, new wave, punk, heavy metal. Police e Journey, R.E.M. e Clash. Me li ero procurati tutti. Macinai lintera discografia dei They Might Be Giants in meno di due settimane. I Devo mi richiesero un po di pi. Su YouTube guardai una serie di video di ragazze carine e occhialute che, con lukulele, suonavano cover di pezzi anni ottanta. Tecnicamente parlando, non faceva parte della ricerca, ma soffrivo di un grave feticismo nei confronti delle ragazze carine e occhialute che suonavano lukulele: non posso spiegarlo n giustificarlo. Imparai i testi. Testi idioti di band con nomi quali Van Halen, Bon Jovi, Def Leppard, Pink Floyd. Continuai imperterrito. Trascorsi intere notti in bianco, al lume della mia lanterna. Lo sapevate, a proposito di lanterne, che una band australiana si chiamava davvero Midnight Oil, e nel 1987 fece uscire un singolo intitolato Beds Are Burning? Ero ossessionato. Non riuscivo a smettere. I voti scolastici ne risentivano. Non mimportava. Lessi ogni numero di ogni fumetto che Halliday aveva nella sua collezione. Non avrei mai lasciato che qualcuno mettesse in dubbio la mia dedizione. Soprattutto nel campo dei videogiochi.

I videogiochi erano la mia area di specializzazione. La mia specializzazione a doppia arma. La mia scelta ideale al Rischiatutto. Avevo scaricato tutti i giochi accennati o citati nellAlmanacco, da Akalabeth a Zaxxon. Consumavo ogni gioco fino a diventarne esperto, poi passavo al successivo. Vi meravigliereste a scoprire quanta ricerca una persona possa fare, in mancanza di un qualsiasi tipo di vita. Dodici ore al giorno, sette giorni su sette: un sacco di tempo da dedicare allo studio. Avevo esaminato a fondo ogni genere e piattaforma. Videogiochi a gettone, per pc, per console, per console portatile. Avventure testuali, sparatutto in prima persona, RPG in terza persona. Antichissimi classici da 8, 16 e 32 bit, tutti scritti nel secolo precedente. Pi difficile era un gioco, pi mi piaceva. E, via via che giocavo con queste reliquie digitali, notte dopo notte, anno dopo anno, scoprii di avere un talento. Completavo i giochi dazione in poche ore, e non cera avventura grafica o videogioco di ruolo che non riuscissi a risolvere. Non avevo mai bisogno di soluzioni o trucchi. Tutto si incastrava perfettamente. Ed ero ancora pi bravo con i vecchi arcade. Di fronte a classici ad alta velocit come Defender ero unaquila in volo, mi sentivo come si deve sentire uno squalo mentre scandaglia il fondo di un oceano. Per la prima volta nella mia vita, sapevo cosa significasse avere un talento innato. Un dono. Ma non fu la mia ricerca sistematica tra i film, i fumetti e i videogiochi a procurarmi il primo vero indizio. Questo mi giunse mentre studiavo la storia dei vecchi giochi di ruolo, quelli fatti di carta e penna. Sulla prima pagina dellAlmanacco erano stampati i quattro versi in rima che Anorak aveva declamato nellInvito. Tre chiavi, ognuna una porta aprir. Che il valor dei viandanti prover. Chi lardue prove superar sapr. Giunto alla Fine, il premio otterr. A un primo sguardo, sembrava lunico accenno esplicito alla gara contenuto nellAlmanacco. Ma, seppellito sotto a quella serie di annotazioni deliranti e saggi sulla cultura pop, trovai un messaggio nascosto. Allinterno dellAlmanacco, disseminate nel testo, cerano alcune lettere marcate. Ciascuna era contrassegnata da una minuscola tacca, quasi invisibile, che ne spezzava il contorno. La prima volta che avevo notato le tacche, era passato un anno dalla morte di Halliday. Stavo leggendo la mia copia cartacea dellAlmanacco, e mi ero convinto che le tacche non fossero altro che trascurabili difetti di stampa dovuti probabilmente al tipo di carta o alla stampante, troppo antiquata, che avevo usato. Ma, quando controllai sul sito di Halliday la versione digitale del libro, trovai le stesse tacche sulle medesime lettere. Ingrandendo una singola lettera, le tacche erano chiare come il sole. Le aveva messe Halliday. Aveva marcato le lettere per un motivo. Scoprii che, sparse per il libro, si trovavano centodiciotto lettere intaccate. Le trascrissi

nellordine in cui erano disposte, e fu allora che comparve una scritta che aveva un senso. Mentre trascrivevo il tutto nel diario del Graal, ci manc poco che non rimanessi secco per lemozione. Quella Chiave di Rame, o esploratori, in una tomba ricolma dorrori, Ma molto c da imparare, Se un posto vuoi guadagnare, Nella schiera dei punteggi migliori. Ovviamente, anche altri Gunter avevano scoperto il messaggio nascosto, ma furono abbastanza avveduti da non rivelarlo. Se non altro, per qualche tempo. A sei mesi dalla mia scoperta, venne trovato anche da una matricola spaccona del MIT. Si chiamava Steven Pendergast e decise di guadagnarsi i suoi quindici minuti di celebrit condividendo con i media la sua scoperta. Per un mese, i telegiornali mandarono in onda continuamente interviste con quel coglioncello, bench non avesse nemmeno un indizio legato al significato del messaggio. Da allora, rivelare al pubblico un indizio venne chiamato fare un Pendergast. Una volta che il messaggio fu di pubblico dominio, i Gunters lo rinominarono il limerick. Erano ormai quattro anni che il mondo intero ne era a conoscenza, ma nessuno comprendeva il suo vero significato, e la Chiave di Rame non era ancora stata trovata. Sapevo che Halliday aveva inserito indovinelli simili in molte delle sue prime avventure grafiche, e ogni indovinello aveva un senso, nel contesto del gioco. Perci dedicai unintera sezione del mio diario del Graal alla decifrazione del limerick verso per verso. Quella Chiave di Rame, o esploratori nascosto da rilevare. Il verso era piuttosto chiaro. Nessun significato

in una tomba ricolma dorrori Questo verso era pi complicato. Preso alla lettera, sembrava indicare che la chiave fosse nascosta da qualche parte, in una tomba piena di roba spaventosa. Ma durante la mia ricerca scoprii che un vecchio supplemento di Dungeons & Dragons, pubblicato nel 1981, si intitolava La tomba degli orrori. Dal momento in cui vidi il titolo, fui certo che il secondo verso del limerick facesse riferimento proprio a quello. Per tutto il liceo, Halliday e Morrow avevano giocato ad Advanced Dungeons & Dragons, insieme ad altri giochi di ruolo da tavolo come GURPS, Champions, Car Wars e Rolemaster. La tomba degli orrori era un libretto che veniva chiamato modulo. Includeva mappe dettagliate e descrizioni delle stanze di un labirinto sotterraneo, infestato di creature non morte, che i giocatori potevano esplorare con ciascun personaggio. Il Dungeon Master leggeva il modulo e guidava gli altri giocatori nel corso della storia, descrivendo tutto ci che vedevano e incontravano lungo il percorso. Pi apprendevo sul conto di questi vecchi giochi di ruolo, pi mi rendevo conto che un modulo di D&D era lequivalente primitivo delle missioni su OASIS. E i personaggi di D&D erano, in fondo, gli avatar. In un certo senso, i primi GDR erano stati anche le prime simulazioni virtuali, ben prima che i computer fossero abbastanza potenti da permetterselo. A quei tempi, se volevi rifugiarti in un mondo alternativo, dovevi creartelo con la tua testa, qualche foglio di carta, matite, dadi e un regolamento. Questa consapevolezza mi lasci stordito. Cambi il mio punto di vista sulla caccia allEaster Egg

di Halliday. Da quel momento in poi, vidi la Caccia come un elaboratissimo modulo di Dungeons & Dragons. Chiaramente, Halliday era il Dungeon Master, anche se controllava il gioco dal fondo della sua bara. Nei meandri polverosi di un vecchio archivio FTP trovai una copia digitale dellormai cinquantenne Tomba degli orrori. Studiandola, cominciai a formulare una teoria: da qualche parte, su OASIS, Halliday aveva ricreato la Tomba degli orrori, dentro la quale aveva nascosto la Chiave di Rame. Trascorsi i mesi successivi ad approfondire il mio studio del modulo, memorizzandone le mappe e le descrizioni di ogni stanza, per prepararmi al giorno in cui avrei finalmente capito dove si trovasse. Ecco il problema: il limerick non dava alcun suggerimento riguardo al luogo in cui Halliday potesse aver nascosto la maledetta chiave. Lunico indizio sembrava essere Ma molto c da imparare se un posto vuoi guadagnare nella schiera dei punteggi migliori. Quelle parole mi risuonarono in testa cos a lungo che mi venne voglia di gridare dalla frustrazione. Molto c da imparare. S, ok, benissimo. Ma devo imparare cosa? OASIS era popolato da migliaia di pianeti, e Halliday poteva aver nascosto la sua ricostruzione della Tomba degli orrori su uno qualsiasi di questi mondi. Setacciarli tutti, uno per uno, avrebbe richiesto uneternit. Anche se avessi avuto le risorse per farlo. Il luogo ovvio da cui iniziare la ricerca era un pianeta di nome Gygax, allinterno del Settore 2. Halliday stesso aveva scritto i codici per quel pianeta, che aveva cos battezzato in omaggio a Gary Gygax, uno dei creatori di Dungeons & Dragons e autore della Tomba degli orrori. Secondo la Gunterpedia (la wiki dei Gunter), il pianeta Gygax era disseminato di riproduzioni di moduli ripresi da D&D, ma non cera traccia della Tomba degli orrori. E sembrava che non fosse presente in nessun altro dei mondi OASIS a tema D&D. I Gunter avevano ispezionato quei pianeti da cima a fondo, avevano battuto ogni centimetro quadrato di terreno: se ci fosse stata una riproduzione della Tomba degli orrori, lavrebbero scovata gi da tempo. Perci la tomba doveva essere nascosta da qualche altra parte. E non avevo la minima idea di dove. Ma mi ripetevo che, persistendo nella mia ricerca, avrei infine scoperto ci di cui avevo bisogno per capire dove si trovasse. A pensarci bene, era probabilmente ci che Halliday intendeva con Ma molto c da imparare se un posto vuoi guadagnare nella schiera dei punteggi migliori. Quandanche gli altri Gunter avessero condiviso la mia interpretazione del limerick, sarebbero stati abbastanza furbi da non rivelarlo. Sui forum di Gunter non mi era mai capitato di trovare post che riguardassero la Tomba degli orrori. Daltra parte, chi poteva garantirmi che ci non fosse da imputare al fatto che era la mia teoria sul modulo di D&D a essere stupida e sbagliata? E cos continuai a guardare, leggere, ascoltare e studiare, preparandomi al giorno in cui, finalmente, mi sarei imbattuto nellindizio che mi avrebbe condotto alla Chiave di Rame. E poi accadde. Mentre ero seduto a fantasticare, durante la lezione di latino.
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La professoressa Rank era in piedi, di fronte allintera classe, e coniugava lentamente voci verbali. Prima le pronunciava in inglese, poi in latino e, mentre parlava, ogni verbo compariva automaticamente sulla lavagna dietro di lei. Tutte le volte che sprofondavamo nel tedio della coniugazione verbale, non riuscivo a togliermi dalla testa una vecchia

canzone di Schoolhouse Rock! To run, to go, to get, to give. Verb! Youre whats happenin! La stavo canticchiando tra me e me quando la professoressa Rank cominci a coniugare il verbo imparare. Imparare. Discere disse. Questo dovrebbe essere facile da ricordare, perch somiglia al verbo inglese discern, che significa anche imparare. Sentirla ripetere il termine imparare mi ricord subito il limerick. Ma molto c da imparare se un posto vuoi guadagnare nella schiera dei punteggi migliori. La professoressa Rank continu, inserendo il verbo in una frase. Andiamo a lezione per imparare disse. Petimus scholam ut litteras discamus. E proprio allora quel pensiero mi colp. Come unincudine dal cielo, direttamente sulla mia scatola cranica. Guardai i miei compagni di classe. Che gruppo di persone ha molto da imparare? Gli studenti. Gli studenti del liceo. Mi trovavo su un pianeta brulicante di studenti, studenti che avevano molto da imparare. E se il limerick avesse inteso che la tomba si trovava proprio qui, su Ludus, lo stesso pianeta su cui mi ero rigirato i pollici per cinque anni? Poi mi ricordai che anche Ludus era un termine latino e significava scuola. Aprii il dizionario di latino per ricontrollare la definizione, e fu allora che mi accorsi che la parola aveva pi di un significato. Ludus poteva significare scuola, ma voleva dire anche sport, o gioco. Gioco. Caddi dalla sedia pieghevole e atterrai con un tonfo sordo sul pavimento del mio nascondiglio. La console OASIS percep il movimento e lo trasmise al mio avatar rischiando di farlo finire sul pavimento dellaula, ma il software disciplinare scolastico lo blocc e sul mio display si illumin un messaggio davviso: Resta seduto durante la lezione, per favore! Cercai di contenere lemozione. Forse ero saltato alle conclusioni un po troppo in fretta. Del resto, su altri pianeti di OASIS vi erano centinaia di scuole private e universit. Il limerick poteva riferirsi a quelle. Ma non ne ero cos convinto. Ludus aveva pi senso. James Halliday aveva donato miliardi di dollari per finanziare la creazione del servizio scolastico pubblico cos da dimostrare lenorme potenziale di OASIS come strumento educativo. E, prima di morire, Halliday aveva messo in piedi una fondazione per assicurarsi che la scuola pubblica di OASIS avesse sempre fondi sufficienti per andare avanti. La Fondazione Apprendimento Halliday garantiva ai bambini poveri del mondo lhardware OASIS e una connessione internet per poter seguire le lezioni. Erano stati proprio i programmatori della GSS a progettare e costruire Ludus e le sue scuole, perci era plausibile che Halliday stesso avesse dato il nome al pianeta. Non solo: aveva accesso al codice sorgente del mondo, qualora volesse nascondervi qualcosa. Queste illuminazioni cominciarono a detonare nel mio cervello come bombe atomiche che esplodevano a catena. Secondo ci che veniva detto nel modulo di D&D, lingresso alla Tomba degli orrori era nascosto vicino a una collinetta, bassa e smussata, meno di trecento metri in lunghezza e poco pi di duecento in larghezza. La cima della collina era ricoperta di grosse pietre

nere, sistemate in maniera tale che, viste dallalto, raffigurassero le orbite, le narici e i denti di un teschio umano. Ma se su Ludus ci fosse stata una collina simile, non era forse impossibile che fosse stata ignorata finora? Forse no. Ludus era disseminato di foreste, che ricoprivano gli ampi spazi liberi tra le migliaia di campus. Alcune foreste erano tanto vaste da estendersi per decine e decine di chilometri quadrati. Pochi studenti vi si erano avventurati, perch non cera nulla di interessante da fare o vedere. Come i campi, i fiumi e i laghi, le foreste di Ludus non erano altro che paesaggi generati automaticamente e inseriti per riempire gli spazi vuoti. Naturalmente, nella lunga permanenza che il mio avatar aveva dovuto scontare su Ludus, avevo esplorato, per noia, qualche foresta vicino alla mia scuola. Ma non avevo trovato altro che alberi e pochi uccelli, conigli e scoiattoli (uccidere queste creaturine non garantiva alcun punto esperienza. Avevo provato anche questo). Perci non si poteva escludere che, da qualche parte, nascosta in una delle vaste e inesplorate macchie di Ludus, sorgesse una collina ricoperta di pietre raffiguranti un teschio umano. Cercai di aprire una mappa di Ludus sul display, ma non ci riuscii. Era il sistema a impedirmelo, dato che la lezione non era ancora finita. Lespediente che usavo per accedere alla libreria della scuola non funzionava per il programma Mappe di OASIS. Cazzo! mi lasciai sfuggire, irritato. Il software disciplinare filtr limprecazione: n i miei compagni n la professoressa Rank la sentirono. Ma un altro messaggio di avviso mi lampeggi sul display: Volgarit rimossa Avviso cattiva condotta! Guardai lora sul display. Mancavano esattamente diciassette minuti e venti secondi alla fine delle lezioni. Rimasi seduto, digrignando i denti, e contai i secondi, la mente ancora in subbuglio. Ludus non era un mondo che riscuotesse particolare attenzione, nel Settore 1. Non ci si aspettava che contenesse altro che scuole, perci era lultimo posto in cui un Gunter avrebbe pensato di cercare la Chiave di Rame. Di certo era lultimo posto in cui io avevo pensato di cercare e ci, di per s, provava che era un nascondiglio perfetto. Ma perch Halliday avrebbe deciso di nascondere qui la Chiave di Rame? A meno che Non volesse che fosse trovata da uno studente. Ero ancora immerso nelle implicazioni che quel pensiero comportava quando suon la campanella. Tuttintorno a me, gli altri studenti uscivano ordinatamente dalla classe o scomparivano, seduti nei loro banchi. Anche lavatar della professoressa Rank scomparve e, poco dopo, ero da solo nellaula. Aprii una mappa di Ludus sul display: un mappamondo tridimensionale galleggiava davanti ai miei occhi. Lo ruotai con la mano. Per gli standard di OASIS, Ludus era un pianeta relativamente piccolo, un terzo della Luna, una circonferenza di mille chilometri esatti. Un unico continente ne ricopriva la superficie. Non cerano oceani, solo qualche decina di vasti laghi qui e l. I pianeti di OASIS non erano reali, motivo per cui non dovevano obbedire ad alcuna legge della natura. Su Ludus era sempre giorno, indipendentemente dal punto in cui ci si trovava, e il cielo era sempre di un blu terso, privo di nubi. Il sole immobile che ci sovrastava non era altro che una fonte di luce virtuale, programmata in un cielo immaginario.

Sulla mappa, i campus erano dei rettangoli, identici e numerati, che punteggiavano la superficie del pianeta. Luno era separato dallaltro da piccole vallate, fiumi, rilievi montuosi e foreste. Le foreste erano tutte di diversa forma e grandezza, e molte di esse delimitavano le scuole. Aprii il modulo della Tomba degli orrori accanto alla mappa. Conteneva unillustrazione, grezza e approssimativa, della collina sotto cui giaceva la tomba. Feci una foto alla schermata che conteneva lillustrazione e la piazzai su un angolo del display. Freneticamente, setacciai i miei siti pirata preferiti finch non trovai un sofisticato plugin di riconoscimento immagini per le mappe di OASIS. Una volta scaricato il software da Guntorrent, mi presi qualche minuto per capire come esaminare lintera superficie di Ludus in cerca di una collina le cui pietre nere fossero sistemate nella forma di un teschio. Una che avesse laspetto, le dimensioni e la sagoma dellillustrazione presente nel modulo della Tomba degli orrori. Dopo dieci minuti di ricerca, il software mi segnal un risultato che poteva coincidere. Trattenni il fiato e accostai lingrandimento della mappa di Ludus allillustrazione del modulo. La forma della collina e del teschio tracciato dalle pietre combaciavano alla perfezione con il disegno. Ridussi lingrandimento della mappa per avere conferma che lestremit nord della collina terminasse in un dirupo di sabbia e ghiaia friabile. Proprio come nel modulo di Dungeons & Dragons. Lanciai un grido trionfale che riecheggi nellaula deserta e rimbalz sulle pareti del mio minuscolo nascondiglio. Ce lavevo fatta. Avevo trovato la Tomba degli orrori! Quando, finalmente, riuscii a calmarmi, feci un paio di rapidi calcoli. La collina si trovava al centro di unampia foresta informe sul lato opposto di Ludus, a pi di quattrocento chilometri dalla mia scuola. Il mio avatar riusciva a correre a una velocit massima di cinque chilometri allora, perci avrei impiegato pi di tre giorni a raggiungerla a piedi, correndo senza fermarmi mai. Se avessi potuto teletrasportarmi, sarei arrivato l in tre minuti. Per un distanza cos ravvicinata, il costo non sarebbe stato alto, probabilmente qualche centinaio di crediti. Purtroppo, per, era comunque pi del mio saldo OASIS attuale, che corrispondeva a un grosso, ingombrante zero. Valutai le mie possibilit. Aech avrebbe potuto prestarmi i soldi per pagare la tratta, ma non volevo chiedergli aiuto. Se non ero in grado di raggiungere la tomba con le mie risorse, non meritavo nemmeno di raggiungerla. Inoltre, avrei dovuto mentire a Aech sullo scopo del denaro e, non avendogli mai chiesto un prestito prima dallora, qualsiasi scusa avessi addotto lo avrebbe insospettito. Pensando a Aech, non potevo che sorridere. Sarebbe andato fuori di testa quando lo avrebbe scoperto. La tomba era nascosta a meno di settanta chilometri dalla sua scuola! Era praticamente nel suo giardino. Questo pensiero scaten nella mia mente unidea che mi fece balzare in piedi. Corsi fuori dalla classe, lungo il corridoio. Non solo avevo trovato una soluzione per raggiungere il lato opposto di Ludus, ma sapevo come far s che la scuola mi pagasse il teletrasporto. Tutte le scuole pubbliche di OASIS si dotavano di diverse squadre sportive: cera il wrestling, il calcio, il football americano, il baseball, la pallavolo, e una serie di altri sport

che non si potevano praticare nel mondo reale, come il Quidditch o il rubabandiera a gravit zero. Gli studenti che appartenevano alle squadre andavano in trasferta come nelle scuole del mondo reale e giocavano usando unattrezzatura sportiva aptica che richiedeva a ognuno di correre davvero, saltare, tirar calci, placcare, e cos via. Le squadre si allenavano la sera, festeggiavano prima delle partite e si recavano in altre scuole su Ludus per giocare. La nostra scuola regalava buoni per il teletrasporto a tutti gli studenti che volessero assistere a una partita fuori casa, affinch potessero sedersi sugli spalti a fare il tifo per la vecchia SPO n. 1873. Io avevo sfruttato lofferta soltanto una volta, quando la nostra squadra di rubabandiera aveva giocato contro la scuola di Aech nei campionati della SPO. Giunto nellufficio scolastico, diedi una scorsa al programma delle attivit e trovai immediatamente ci che cercavo. Quella sera stessa, la nostra squadra di football avrebbe giocato fuori casa contro la SPO n. 0571, che si trovava pi o meno a unora di corsa dalla foresta dove era nascosta la tomba. Allungai una mano e selezionai la partita: un buono teletrasporto, valido per andata e ritorno dalla SPO n. 0571, apparve subito nellinventario del mio avatar. Mi fermai un istante davanti al mio armadietto, giusto il tempo di lasciare i libri e raccogliere la torcia, la spada, lo scudo e larmatura. Poi corsi fuori dallentrata principale, lungo il prato davanti alla scuola. Quando raggiunsi la linea rossa che ne delimitava i confini, mi guardai intorno per assicurarmi che nessuno mi stesse osservando. Poi la oltrepassai. La scritta Wade3 che mi fluttuava sulla testa si trasform in Parzival. Ora che non mi trovavo pi nellarea scolastica, potevo riprendere il nome del mio avatar. Potevo anche oscurarlo del tutto, ed quello che feci: volevo viaggiare in incognito. La stazione di teletrasporto pi vicina si trovava a pochi passi dalla scuola, in fondo a un sentiero di ciottoli. Era un ampio padiglione a cupola sostenuto da una dozzina di colonne in avorio. Ogni colonna era contrassegnata da unicona di teletrasporto OASIS, una T maiuscola al centro di un esagono blu. Lultima lezione si era conclusa da pochi minuti, perci un flusso regolare di avatar si ammassava nella stazione. Allinterno, cerano lunghe file di cabine blu, la cui forma e colore mi ricordavano il TARDIS (tempo e relativa dimensione nello spazio) del Doctor Who. Mi infilai nella prima cabina libera che trovai e le porte si chiusero automaticamente dietro di me. Non cera bisogno che inserissi la destinazione sullo schermo tattile perch era gi inclusa nel mio buono. Mi limitai a inserire il buono in una fessura e, sullo schermo, apparve una mappa di Ludus che mi mostrava il tracciato dalla mia posizione attuale alla destinazione, un punto verde che lampeggiava accanto alla SPO n. 0571. La cabina calcol istantaneamente la distanza che avrei percorso (462 chilometri) e il totale che la mia scuola avrebbe dovuto pagare per il trasporto (103 crediti). Venne verificato il buono, la tratta fu segnalata come pagata. Poi il mio avatar si smaterializz. Riapparvi immediatamente in una cabina identica, allinterno di una stazione identica, sul lato opposto del pianeta. Correndo fuori dalla struttura vidi, a sud, la SPO n. 0571. Era la copia precisa della mia scuola, solo il paesaggio circostante variava. Notai anche alcuni miei compagni di scuola che camminavano verso lo stadio di football l vicino, per vedere la partita e tifare per la nostra squadra. Mi chiedevo perch si prendessero un tale disturbo. Avrebbero potuto vederla su un canale video, e i sedili vuoti sarebbero stati riempiti da PNG che avrebbero scolato bibite virtuali, trangugiato hot dog e tifato scompostamente. Di tanto in tanto, avrebbero persino fatto la ola.

Correvo gi nella direzione opposta, lungo una collinetta che si innalzava proprio dietro la scuola. Una piccola catena montuosa si profilava allorizzonte e, alle sue pendici, potevo gi vedere la foresta informe. Attivai la corsa automatica per il mio avatar, poi aprii linventario e selezionai tre oggetti. Sul mio corpo apparve larmatura; lo scudo comparve su una fascia appesa alla mia schiena e la spada, nel suo fodero, pendeva al mio fianco. Stavo raggiungendo i margini della foresta quando sentii squillare il telefono. Il display diceva che era Aech. Probabilmente telefonava per chiedermi perch non mi fossi ancora fatto vivo nella Cantina. Ma, se avessi risposto, gli sarebbe arrivato un video in diretta del mio avatar che correva per i campi alla massima velocit, con la SPO n. 0571 che si rimpiccioliva alle mie spalle. Avrei potuto rispondere aprendo solo il canale audio, cos da nascondere la mia posizione, ma si sarebbe insospettito. Lasciai che la chiamata passasse sulla segreteria video. Il volto di Aech comparve in una piccola finestra del display. Chiamava da una qualche arena PvP. Dietro di lui, decine di avatar erano intrecciati in combattimento su un campo di battaglia a pi livelli. Ehi, Z! Che stai facendo? Ti fai le seghe davanti a Ladyhawke? Mi lanci il suo ghigno da Stregatto. Fatti sentire. Penso ancora di armarmi di popcorn e buttarmi in una maratona di Robotech. Sei dei nostri? Riattacc e la sua immagine scomparve. Con un messaggio di solo testo gli risposi che avevo troppi compiti da fare e che non sarei riuscito a passare. Poi aprii di nuovo il modulo della Tomba degli orrori e cominciai a rileggerlo, pagina per pagina. Lo feci lentamente, con attenzione, poich ero sicuro che contenesse una descrizione dettagliata di tutto ci che avrei incontrato di l a poco. In un angolo disperso del mondo, sotto una collina solitaria e deserta, recitava lintroduzione del modulo, giace la lugubre Tomba degli orrori. Questa cripta labirintica piena di trappole, mostri arcani e feroci, tesori magici e sfarzosi e l, da qualche parte, riposa il malefico Demilich. Questultima parte mi preoccupava. Un lich era una creatura nonmorta: si trattava generalmente di un mago o di un re straordinariamente potente che si era servito della magia nera per legare la sua volont al suo stesso cadavere tornato in vita, guadagnando cos una forma anomala di immortalit. Giocando a innumerevoli videogiochi e leggendo romanzi fantasy, pi volte mi ero imbattuto nei lich. Erano creature da evitare a tutti i costi. Studiai la mappa della tomba e le descrizioni delle stanze. Lentrata alla tomba era sepolta nel fianco di un dirupo dissestato. Un cunicolo poi ti conduceva a un labirinto di trentatr fra camere e sale, ognuna ribollente di una gran variet di mostri assetati di sangue, trappole letali, tesori (perlopi maledetti). Avresti potuto raggiungere la Cripta di Acererak e il Demilich, soltanto se fossi riuscito a sopravvivere alle trappole e a trovare la strada allinterno del labirinto. La stanza era disseminata di tesori ma, toccandoli, Re Acererak, il nonmorto, sarebbe apparso e ti avrebbe fatto il culo. Se, per qualche miracolo, fossi riuscito a sconfiggere il lich, avresti potuto portarti via il suo tesoro e andartene dalla cripta. Missione compiuta, enigma risolto. Se Halliday aveva riprodotto la Tomba degli orrori nella maniera descritta dal modulo, mi trovavo in un bel guaio. Il mio avatar era una femminuccia di Terzo Livello: nessuna arma magica, ventisette miseri Punti Vita. Quasi tutte le trappole e i mostri descritti avrebbero

potuto uccidermi con facilit. E anche se fossi riuscito, in qualche modo, a superarli e a raggiungere la cripta, il lich superpotente avrebbe fatto fuori il mio avatar in pochi secondi, anche solo guardandolo. Ma avevo un paio di punti a mio favore. Prima di tutto, non avevo poi cos tanto da perdere. Se il mio avatar fosse stato ucciso avrei perso la spada, lo scudo e larmatura in pelle, insieme ai tre livelli che ero riuscito a racimolare in quegli anni. Avrei dovuto creare un nuovo avatar di primo livello, che si sarebbe generato nellultimo luogo in cui avevo effettuato laccesso, davanti al mio armadietto, a scuola. Dopodich avrei potuto tornare alla tomba e riprovare. Ancora, e ancora, ogni sera, raccogliendo Punti Esperienza e salendo di livello finch non avessi capito dove trovare la Chiave di Rame. (Non cerano avatar di riserva. Gli utenti OASIS potevano avere un solo avatar alla volta. Gli hacker riuscivano a usare visori modificati per falsificare i propri campioni retinei e crearsi un altro account ma, se venivano scoperti, erano esclusi a vita da OASIS ed erano squalificati dalla gara di Halliday. Nessun Gunter avrebbe mai corso un tale rischio). Laltro mio vantaggio (o cos speravo) era che sapevo esattamente cosa aspettarmi una volta entrato nella tomba, dato che il modulo mi offriva una mappa dettagliata del labirinto. In pi, segnalava tutti i punti in cui si trovavano le trappole, oltre al modo in cui evitarle o disinnescarle. Sapevo anche quali erano le stanze in cui avrei trovato i mostri e dove fossero nascoste le armi e i tesori. A meno che, ovviamente, Halliday non avesse cambiato qualcosa. In tal caso ero fottuto. Ma in quel momento ero troppo emozionato per preoccuparmene. Dopotutto, avevo appena fatto la scoperta pi grande e importante della mia vita. Mi trovavo a qualche minuto di distanza dal nascondiglio della Chiave di Rame! Finalmente, raggiunsi il margine della foresta e mi ci addentrai, correndo. Ero in mezzo ad aceri, querce, abeti e larici, tutti rifiniti in maniera meticolosa. Sembravano alberi generati e piazzati l con dei template generici OASIS, ma i dettagli erano impressionanti. Mi fermai per esaminarne uno, e vidi una fila di formiche che strisciava lungo le venature della corteccia. Lo interpretai come il segno che ero sulla strada giusta. Allinterno della foresta non cerano sentieri, perci tenni aperta la mappa in un angolo del display e la seguii fino a raggiungere la collina del teschio che indicava lentrata della tomba. Si trovava proprio nel punto indicato dalla mappa, in unampia radura nel bel mezzo della foresta. Quando la raggiunsi, sembrava che il mio cuore volesse sgusciarmi fuori dalla cassa toracica a forza di battiti. Mi arrampicai fino alla cima della collina e fu come entrare in unillustrazione del modulo di D&D. Halliday aveva riprodotto tutto alla lettera. Dodici imponenti pietre nere erano sistemate sulla cima in quella forma che ricordava i tratti di un teschio umano. Raggiunsi lestremit a nord e discesi dove il suolo rovinava e si sfaldava. Consultando la mappa del modulo, trovai il punto esatto del dirupo dove avrebbe dovuto essere nascosta lentrata della tomba. Poi, usando il mio scudo come pala, cominciai a scavare. In pochi minuti avevo scoperto la bocca del cunicolo, che conduceva in un oscuro corridoio sotterraneo. Il pavimento del corridoio era un mosaico di pietre colorate tra le quali serpeggiava un sentiero fatto di tasselli rossi. Rispecchiava, ancora una volta, il modulo di D&D. Spostai la mappa della Tomba degli orrori nellangolo destro del display e ne aumentai la trasparenza. Quindi mi legai lo scudo alla schiena ed estrassi la torcia. Mi guardai intorno ancora una volta per essere sicuro che nessuno mi stesse spiando. Poi, afferrando la spada,

entrai nella Tomba degli orrori.


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Le pareti del corridoio che conduceva alla tomba erano ricoperte di strani affreschi che raffiguravano uomini, orchi, elfi e altre creature ridotte in schiavit. Ogni rappresentazione si trovava nel punto esatto descritto nel modulo di D&D. Sapevo che, nascoste sotto i mosaici del pavimento, si trovavano molte botole a scatto. Se ci camminavi sopra, si spalancavano e precipitavi in una fossa piena di spuntoni avvelenati. Ma la posizione di tutte le botole era segnalata con chiarezza sulla mappa che avevo con me, perci riuscii a evitarle. Finora, tutto aveva seguito alla lettera il modulo originario. Se ci fosse valso anche per il resto del percorso, sarei riuscito a sopravvivere abbastanza a lungo da localizzare la Chiave di Rame. Soltanto quattro mostri si annidavano nei sotterranei: un gargoyle, uno zombie, una mummia e il perfido Demilich Acererak. Poich la mappa mi indicava il punto esatto in cui ciascuno era nascosto, avrei potuto evitare di affrontarli. A meno che, ovviamente, uno di loro non fosse stato messo a guardia della Chiave di Rame. E potevo gi immaginarmi a chi spettasse lonore. Cercai di muovermi con prudenza, come se non sapessi cosa aspettarmi. Dopo aver evitato la Sfera di annientamento in fondo al corridoio, individuai una porta nascosta accanto allultima trappola. Si affacciava su un piccolo cunicolo in pendenza. La luce della torcia, che guizzava sulle pareti di pietra umida, mi precedette nelloscurit. Mi sentivo come in un filmetto sword & sorcery di serie B, che ne so, La spada di Hok o Kaan principe guerriero. Iniziai a farmi strada per i sotterranei, stanza dopo stanza. Bench sapessi esattamente dove si trovavano le trappole, per evitarle dovevo comunque muovermi con cautela. In una camera buia e inospitale che portava il nome di Cappella del male trovai, nascoste tra i banchi, migliaia di monete doro e dargento. Esattamente dove avrebbero dovuto essere. Era pi denaro di quanto il mio avatar riuscisse a trasportare, anche con laiuto dalla Borsa conservante che avevo trovato. Raccolsi tutte le monete doro che potevo e queste apparvero subito nellinventario. La valuta venne convertita automaticamente e il contatore balz a pi di ventimila, senza dubbio la pi grande somma di denaro che avessi mai avuto. Oltre ai crediti, il mio avatar ricevette un numero equivalente di Punti Esperienza per essersi impossessato delle monete. Via via che mi inoltravo nella tomba, entrai in possesso di svariati oggetti magici. Una Spada fiammeggiante +1. Una Gemma della visione. Un Anello di protezione +1. Trovai addirittura unArmatura completa a placche. Erano i primi oggetti magici che il mio avatar avesse mai avuto, e mi sentivo inarrestabile. Quando indossai larmatura magica, questa si restrinse per assumere la forma del mio avatar. Le cromature scintillanti mi ricordavano larmatura spaccaculi che indossavano i cavalieri di Excalibur. Anzi, per un istante passai alla visione in terza persona soltanto per ammirare la figaggine del mio avatar che la indossava. Pi andavo avanti, pi ero sicuro di me. La pianta della tomba, e cos i suoi contenuti, continuavano a rispecchiare esattamente la descrizione del modulo, fino allultimo dettaglio. Questo finch non raggiunsi la Sala del trono e dei pilastri. Era una grande camera quadrata dallalto soffitto, dalle imponenti colonne in pietra. In fondo alla sala torreggiava unenorme pedana rialzata sulla quale era piazzato un trono in

ossidiana intarsiato di teschi dargento e avorio. Tutto ci combaciava con la descrizione del modulo, ma cera una vistosa differenza. Il trono avrebbe dovuto essere vuoto, e non lo era. Acererak, il Demilich, vi era seduto sopra e mi osservava trucemente, in silenzio. Sul suo capo avvizzito luccicava una corona doro impolverata. Rispecchiava esattamente limmagine che cera sulla copertina del modulo. Ma secondo la descrizione, Acererak non avrebbe dovuto essere l. Avrebbe dovuto trovarsi in una camera funeraria, nel profondo del sotterraneo, in attesa. Pensai di fuggire, ma decisi di non farlo. Se Halliday aveva messo il lich in questa sala, forse ci aveva nascosto anche la Chiave di Rame. Dovevo scoprirlo. Attraversai la camera fino a raggiungere la base della pedana. Da qui riuscivo a vedere il lich chiaramente. I suoi denti erano due file di diamanti a punta, dispiegati in un sorriso senza labbra, nelle orbite deigli occhi era incastrato un rubino. Per la prima volta da quando ero entrato nella tomba, non sapevo quale sarebbe stata la mia prossima mossa. Le possibilit che avevo di sopravvivere a un combattimento unocontro-uno erano nulle, affrontando un Demilich. Il mio scarsissimo spadino +1 non lo avrebbe neanche sfiorato, e i rubini magici nelle sue orbite avevano il potere di succhiare la forza vitale dal mio avatar, uccidendomi allistante. Anche uno schieramento di sei o sette avatar di alto livello avrebbe avuto difficolt a sconfiggerlo. Dentro di me sperai (non per lultima volta) che OASIS fosse una vecchia avventura grafica e che potessi salvare la mia posizione. Ma non lo era. Non potevo farlo. Se il mio avatar fosse morto qui, avrei dovuto ricominciare da capo, senza niente. Ma non aveva senso esitare, ormai. Se il lich mi avesse ucciso, sarei tornato la sera successiva e avrei riprovato. Lintero sotterraneo avrebbe dovuto resettarsi non appena fosse scoccata la mezzanotte sullorologio del server di OASIS. In quel caso, tutte le trappole nascoste che avevo disinnescato si sarebbero resettate e i tesori e gli oggetti magici che avevo raccolto sarebbero riapparsi. Toccai, sul bordo del display, licona registra, in modo che, qualsiasi cosa fosse successa, avrei potuto conservarla in un file video che in seguito avrei potuto rivedere e studiare. Ma, quando la toccai, comparve un messaggio davviso che diceva registrazione non consentita. A quanto pareva, Halliday aveva disattivato le registrazioni allinterno della tomba. Feci un respiro profondo, sguainai la spada, e misi un piede sullultimo gradino della pedana. Mentre lo facevo, udii uno scricchiolio dossa e un fruscio di pelli: Acererak stava sollevando lentamente la testa. I rubini allinterno delle sue orbite iniziarono a brillare di unintensa luce rossa. Arretrai a grandi passi, aspettandomi che saltasse gi e mi attaccasse. Ma non si alz dal trono. Al contrario, riabbass la testa e mi fiss con il suo sguardo agghiacciante. Salute, Parzival disse, con voce stridente. Di cosa siete in cerca? Mi colse di sorpresa. Secondo il modulo, il lich non avrebbe dovuto parlare. Avrebbe dovuto soltanto attaccare, lasciandomi con due sole possibilit: ucciderlo o scappare via a gambe levate. Cerco la Chiave di Rame risposi. Poi ricordai che stavo rivolgendomi a un re e chinai rapidamente la testa, mi misi in ginocchio e aggiunsi Vostra Maest. Ovvio disse Acererak, facendomi cenno di rialzarmi. E siete nel posto giusto. Si alz,

la sua pelle mummificata che si crepava come cuoio vecchio a ogni movimento. Impugnai la spada con pi forza, sempre aspettandomi il suo attacco. Come posso sapere se siete degno di entrare in possesso della Chiave di Rame? domand. Porca puttana! Come diavolo avrei dovuto rispondere a questo? E se gli avessi dato la risposta sbagliata? Mi avrebbe succhiato via lanima e poi mi avrebbe incenerito? Mi tormentai il cervello in cerca di una risposta accettabile. Il meglio che riuscii a mettere insieme fu: Permettetemi di provare il mio valore, nobile Acererak. Il lich scoppi in una lunga, inquietante risata che echeggi sui muri di pietra della camera ardente. Molto bene! disse. Proverete il vostro valore affrontandomi in una giostra. Non avevo mai sentito parlare di re lich nonmorti che sfidavano gente in una giostra. Soprattutto non in una camera funeraria nel sottosuolo. Daccordo dissi, incerto. Ma non avremmo bisogno di cavalli? Nessun cavallo rispose, allontanandosi dal trono. Uccelli. Indic il trono con la mano scheletrica. Ci fu un lampo di luce improvviso, accompagnato da un effetto sonoro di trasformazione (ero quasi certo che fosse stato preso in prestito dal vecchio cartone dei Superamici). Il trono si squagli e si trasform in un vecchio cabinato per videogiochi arcade a gettone. Dal pannello di controllo sporgevano due joystick, uno giallo e uno blu. Non riuscii a trattenere un sorriso quando lessi il logo luminoso del gioco: JOUST, la giostra. Williams Electronics, 1982. A chi vince due partite su tre stridette Acererak. Se sarete voi a vincere, vi doner ci che state cercando. E cosa succede se sarete voi a vincere? domandai, conoscendo gi la risposta. Se sar io a uscirne vittorioso disse il lich, i rubini nelle sue orbite incendiati di un rosso ancora pi acceso Voi morirete!. Una sfera turbinosa di fiamme gialle comparve nella sua mano destra. La sollev con aria minacciosa. Chiaro dissi io. Era quello che immaginavo. Volevo solo averne conferma. La sfera di fuoco nella mano di Acererak scomparve. Allung verso di me il palmo mummificato, su cui ora giacevano due monete scintillanti. Offro io le partite disse. Sal i gradini e infil entrambe le monete nella fessura sinistra della macchina. Il gioco trill due volte e il contatore pass da zero a due. Acererak si impossess del joystick giallo, a sinistra del pannello di controllo, e vi strinse attorno le sue dita ossute. Siete pronto? gracchi. Va bene dissi, facendo un respiro profondo. Scrocchiai le dita e afferrai il joystick del Giocatore Due con la mano sinistra, la mano destra fissa sul pulsante Flap. Acererak dondol la testa da sinistra a destra, sciogliendosi i muscoli del collo. Il suo gesto risuon come il rumore di rami spezzati. Poi schiacci il pulsante Due giocatori e la giostra ebbe inizio. Joust era un classico arcade anni ottanta con una premessa bizzarra. Ogni giocatore controlla un cavaliere armato di lancia. Il Giocatore Uno monta uno struzzo, il Giocatore Due, invece, una cicogna. necessario battere le ali, Flap, per volare lungo la schermata

e giostrare contro laltro giocatore e contro altri cavalieri nemici, azionati dal computer, tutti a cavallo di poiane. Se ti scontri con uno dei tuoi avversari, chi ha la lancia pi alta vince la giostra. Il perdente muore e perde una vita. Quando si uccidono i cavalieri nemici, le poiane cacano fuori un uovo verde che, se non viene subito raccolto, si schiude e d vita a un altro cavaliere nemico. Di tanto in tanto uno pterodattilo dalle grandi ali appare per creare scompiglio. Da pi di un anno non giocavo a Joust. Era uno dei giochi preferiti di Aech, e per un periodo aveva tenuto nella chatroom un cabinato del gioco. Ogni volta che voleva mettere fine a un diverbio o a una qualche stupida lite sulla cultura pop, mi sfidava a una partita. Per qualche mese giocammo quasi tutti i giorni. Allinizio Aech era pi bravo di me e aveva labitudine di gongolare delle sue vittorie. Mi infastidiva terribilmente, perci avevo iniziato a esercitarmi da solo, giocando un paio di volte a sera contro un avversario virtuale. Limai e cesellai la mia abilit fino a essere in grado di battere Aech, stracciandolo ripetutamente. Allora fui io a gongolare al posto suo, gustandomi il sapore della rivincita. Lultima volta che ci eravamo sfidati, avevo infierito sulla sua sconfitta cos spietatamente che lui aveva dato di matto e aveva giurato che non avrebbe mai pi giocato con me. Da quel momento avevamo usato Street Fighter II per sistemare le dispute. La mia tecnica a Joust era pi arrugginita di quanto immaginassi. Trascorsi i primi cinque minuti di gioco cercando di rilassarmi e familiarizzare di nuovo con i comandi e con il ritmo della partita. Durante questo tempo Acererak riusc a uccidermi due volte, senza piet, sparando in traiettoria perfetta il suo cavallo alato contro il mio. Controllava il gioco con la precisione calcolata di una macchina. Del resto, era esattamente questo. Intelligenza artificiale PNG perfetta, programmata da Halliday stesso. Alla fine della prima partita, stavo riprendendo dimestichezza con le mosse e le strategie che avevo imparato durante le mie maratone con Aech. Ma Acererak non aveva bisogno di alcun tipo di riscaldamento. Era in forma perfetta sin dallinizio, e non sarei mai riuscito a compensare i miei primi minuti di debolezza. Ammazz il mio ultimo omino prima ancora che avessi raggiunto i 30 000 punti. Imbarazzante. Una partita andata, Parzival disse, contraendo le fauci in una smorfia ghignante. Dovete solo perderne unaltra. Non sprec tempo a finire la sua partita, lasciandomi a osservarlo. Si allung e trov linterruttore, sul retro della macchina. Lo spense e lo riaccese, resettando il gioco. Dopo che lo schermo fu attraversato dalla colorata sequenza davvio della Williams Electronics, fece comparire dal nulla due gettoni e li infil nella macchina. Siete pronto? domand nuovamente, chinandosi sul pannello di controllo. Per un momento esitai, poi dissi: In effetti, vi spiacerebbe se ci scambiassimo di posto? Sono abituato a giocare a sinistra. Era vero. Quando io ed Aech ci sfidavamo nella Cantina, prendevo sempre il posto dello struzzo. Trovarmi a destra, durante la prima partita, aveva scombinato i miei ritmi. Per un istante Acererak prese in considerazione la mia richiesta. Poi annu. Certamente disse. Fece un passo indietro e ci scambiammo i posti. Improvvisamente mi resi conto di quanto fosse assurda la scena: un tizio con unarmatura e un re lich nonmorto, luno accanto allaltro, entrambi ingobbiti sui comandi di un vecchio arcade. Era limmagine surreale che uno si sarebbe aspettato di vedere sulla copertina di un vecchio numero di Heavy Metal o di Dragon.

Acererak premette il pulsante dei Due giocatori e io incollai gli occhi allo schermo. La seconda partita cominci male, per me. I movimenti del mio avversario erano implacabili e precisi e durante le prime ondate cercai solamente di schivarlo. A distrarmi era anche il continuo schiocco del suo indice scheletrico che premeva il pulsante Flap. Rilassai la mascella e feci chiarezza tra i miei pensieri, obbligandomi a non pensare a dove mi trovassi, contro chi stessi gareggiando, o cosa ci fosse in palio. Cercai di convincermi che ero ancora nella Cantina, a giocare contro Aech. Funzion. Mi calai nella parte e la corrente si mosse a mio favore. Iniziai a capire quali fossero i difetti nello stile del lich, le falle nella sua programmazione. Era una cosa che avevo imparato nel corso degli anni, studiando centinaia di videogiochi. Cera sempre un trucco per battere un avversario controllato dal computer. In un gioco come questo, un giocatore umano abbastanza dotato avrebbe potuto trionfare sullintelligenza artificiale, perch il software non poteva improvvisare. Poteva reagire casualmente o in un numero limitato di modi predeterminati, basato su un numero finito di condizioni preprogrammate. Era un assioma dei videogiochi, e lo sarebbe stato fino a che gli umani non avessero inventato una vera intelligenza artificiale. La seconda partita si era quasi trasformata in un testaa-testa, ma verso la fine avevo individuato lo schema della tecnica di gioco del lich. Cambiando la direzione dello struzzo in certi momenti, lo costringevo ad andare a sbattere contro le poiane che gli si paravano davanti. Ripetendo la mossa, riuscii a soffiargli tutte le vite, una dopo laltra. Nel processo morii anchio diverse volte, ma alla fine, durante la terza ondata, senza pi una sola vita per salvarmi, lo abbattei. Mi allontanai dalla macchina e sospirai, sollevato. Sentivo rivoli di sudore che mi colavano sulla fronte e sulla montatura del visore. Mi asciugai la faccia con la manica della camicia e lavatar mim il mio movimento. Bella partita disse Acererak. Quindi, con mia sorpresa, mi porse l artiglio avvizzito che era la sua mano. La strinsi, ridacchiando nervosamente. S risposi. Bella partita, amico. Mi resi conto che, in una certa strana maniera, stavo giocando contro Halliday. Cercai in fretta di scacciare quel pensiero dalla mia mente, terrorizzato dalla possibilit di perdere il controllo. Acererak fece comparire altri due gettoni e li lasci cadere nella fessura della macchina di Joust. Chi vince questa vince tutto disse. Siete pronto? Annuii. Questa volta, mi presi la libert di premere io il pulsante dei Due giocatori. La nostra partita di spareggio dur pi delle altre due messe insieme. Durante lultima ondata, le poiane che riempivano lo schermo erano cos tante che era difficile muoversi senza venirne polverizzati. Io e il lich ci scontrammo unultima volta, nel punto pi alto del campo di gioco, premendo entrambi, freneticamente, i pulsanti Flap mentre sbattevamo i joystick a destra e a sinistra. Acererak fece unultima, disperata mossa per evitare la mia carica e cadde un micrometro troppo in basso. Il suo ultimo destriero mor in una minuscola esplosione di pixel. La scritta player two game over comparve sullo schermo e il lich si lasci sfuggire un lungo ululato da far gelare il sangue. Diede un colpo rabbioso alla fiancata del cabinato, fracassandolo in mille pixel che rimbalzarono e si sparsero al suolo. Poi si volt verso di me.

Congratulazioni, Parzival disse inchinandosi. Avete giocato bene. Grazie, nobile Acererak replicai, resistendo allistinto di saltare e fare un balletto mostrandogli il mio vittoriosissimo culo. Al contrario, risposi solennemente al suo inchino. Lo stavo facendo, quando il lich si trasform in un mago: era alto, indossava una lunga veste nera. Lo riconobbi immediatamente. Era lavatar di Halliday, Anorak. Lo fissai, totalmente inebetito. Da anni i Gunter facevano congetture sostenendo che Anorak vagasse ancora per OASIS come PNG autonomo. Il fantasma di Halliday dentro la macchina. E ora disse il mago, parlando con la voce di Halliday, a me ben familiare. La tua ricompensa. La camera si riemp del suono di unorchestra al completo. Una sezione darchi si un subito ai corni trionfali. Riconoscevo la musica. Era lultimo brano della colonna sonora che John Williams aveva composto per Guerre Stellari, e corrispondeva alla scena in cui la Pricipessa Leila consegnava le medaglie a Luke e Han (e Chewbacca, come ricorderete, rimane a bocca asciutta). Con la musica che si intensificava nel crescendo, Anorak allung la mano destra. L, nel suo palmo aperto, giaceva la Chiave di Rame, loggetto che milioni di persone avevano cercato per cinque lunghi anni. Mentre me la passava, la musica si affievol, e nello stesso istante udii un trillo. Avevo appena guadagnato cinquantamila Punti Esperienza, abbastanza da portare il mio avatar al decimo livello. Addio, sir Parzival disse Anorak. Ti auguro buona fortuna nella tua ricerca. E prima che potessi chiedergli cosa avrei dovuto fare adesso, o dove avrei potuto trovare la Prima Porta, il suo avatar svan in un lampo di luce, con un effetto sonoro di teletrasporto che sapevo provenire dal vecchio cartone di Dungeons & Dragons. Mi trovai solo, sulla pedana vuota. Abbassai lo sguardo sulla Chiave di Rame, chiusa nella mia mano, e mi sentii sopraffatto dalla meraviglia e dalleuforia. Era identica a quella dellInvito di Anorak: una semplice chiave di rame dantiquariato la cui impugnatura era decorata con il numero romano I, in rilievo. La rigirai tra le mani del mio avatar e fu allora che notai, illuminati dalla luce della torcia, due versi incisi nel metallo. Inclinai la chiave verso la luce e li lessi ad alta voce: Ci che cerchi nascosto nel trash Nel pi profondo di Daggorath Non cera bisogno che lo rileggessi. Ne avevo colto immediatamente il significato. Sapevo esattamente dove andare e cosa avrei dovuto fare, una volta l. Nascosto nel trash era un riferimento alla vecchia linea di computer TRS-80, che Tandy e Radio Shack avevano prodotto negli anni settanta e ottanta. Gli utenti dellepoca avevano dato al TRS-80 il soprannome spregiativo di Trash 80. Ci che cerchi nascosto nel trash. Il primo computer di Halliday era un TRS-80, con unimpressionante memoria RAM di 16k. E sapevo esattamente dove avrei trovato una riproduzione di quel computer su OASIS. Tutti i Gunter lo sapevano. Nei primi giorni di esistenza di OASIS, Halliday aveva creato un piccolo pianeta nel Settore 7 e laveva chiamato Middletown, come la sua citt natale in Ohio. Il pianeta era una meticolosa ricostruzione della citt alla fine degli anni ottanta. Non c mica un proverbio che dice che non si riesce mai a tornare davvero a casa? Halliday un modo laveva trovato. Middletown era una delle sue ossessioni, e aveva passato anni a

perfezionarla e programmarla. Ed era risaputo (tra i Gunter, se non altro) che tra le riproduzioni pi accurate e dettagliate del mondo di Middletown cera quella della casa del giovane Halliday. Non ero mai riuscito a visitarla, ma avevo visto centinaia di fotografie e filmati del luogo virtuale. In camera di Halliday si trovava una copia del suo primo computer, un TRS-80 Color Computer 2. Ero quasi sicuro che quello fosse il luogo in cui aveva nascosto la Prima Porta. E il secondo verso inciso sulla Chiave di Rame mi spiegava come raggiungerlo: Nel pi profondo di Daggorath. Dagorath era una parola in Sindarin, la lingua elfica creata da J.R.R. Tolkien nel Signore degli Anelli. La parola Dagorath significava battaglia, ma Tolkien la scriveva con una G, non due. Daggorath, con due G, poteva riferirsi soltanto a una cosa: un gioco per computer, sconosciuto ai pi, che si intitolava Dungeons of Daggorath e che era stato messo sul mercato nel 1982. Il gioco era stato progettato unicamente per una piattaforma, il TRS-80 Color Computer. NellAlmanacco di Anorak, Halliday scriveva che Dungeons of Daggorath era il gioco che laveva portato a decidere di diventare un programmatore di videogiochi. E Dungeons of Daggorath era uno dei giochi impilati nella scatola di scarpe accanto al TRS-80, nella riproduzione della cameretta di Halliday. Ricapitolando, dovevo soltanto teletrasportarmi fino a Middletown, entrare in casa di Halliday, mettermi al TRS-80, giocare, raggiungere il livello pi profondo del sotterraneo e l avrei trovato la Prima Porta. O meglio, questa era la mia interpretazione. Middletown si trovava nel Settore 7, ben lontana da Ludus. Ma avevo abbastanza oro e denaro per pagarmi il teletrasporto. Rispetto agli standard abituali del mio avatar, ormai ero ricco da far schifo. Guardai lora. Erano le 11.03 di sera dellOST (OASIS Server Time, che coincideva con lEastern Standard Time). Avevo otto ore prima di dover tornare a scuola. Sembrava abbastanza. Potevo andarci subito. Correre come un matto, su dai cunicoli della tomba fino alla superficie, e poi di nuovo raggiungere la prima stazione di teletrasporto a tutta velocit. Da l avrei potuto teletrasportarmi direttamente su Middletown. Se me ne fossi andato subito, in meno di unora avrei potuto raggiungere il TRS-80 di Halliday. Sapevo che prima avrei dovuto dormire un po. Ero su OASIS da quindici ore buone. E il giorno dopo sarebbe stato venerd. Avrei potuto teletrasportarmi su Middletown dopo la scuola e poi avrei avuto lintero fine settimana per agguantare la Prima Porta. Ma chi stavo prendendo in giro? Non sarei mai riuscito a dormire, n sarei riuscito a starmene buono buono a scuola. Dovevo andare ora. Iniziai a correre verso luscita, ma mi bloccai a met della sala. Vidi, al di l della porta, una lunga ombra che si stagliava sul muro, accompagnata dalleco di passi in avvicinamento. Pochi secondi dopo, il profilo di un avatar apparve sulla soglia. Stavo per sguainare la spada, quando mi resi conto che avevo ancora in mano la Chiave di Rame. La infilai in una tasca della cintura e, maldestramente, estrassi la spada dal fodero. Stavo per sollevarla, quando lavatar mi parl.

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Chi diavolo sei? pretese di sapere lombra. La voce sembrava provenire da una giovane donna. Una che non vedeva lora di combattere. Non fui in grado di rispondere. Allora, un avatar femmina cicciotto usc dallombra e venne illuminato dalle luci tremolanti delle fiaccole. Aveva i capelli corvini, tagliati corti, alla Giovanna dArco, e sembrava appena ventenne. Pi si avvicinava, pi mi rendevo conto di conoscerla. Non ci eravamo mai incontrati, ma la riconobbi dalle decine di screenshot che aveva postato sul suo blog, nel corso degli anni. Era Art3mis. Indossava unarmatura a scaglie blu metallizzate, pi da fantascienza che da fantasy. Due pistole blaster facilmente estraibili pendevano ai suoi fianchi da un paio di fondine e teneva una spada elfica ricurva in un fodero, che portava appeso alle spalle. Indossava guanti da corsa tagliati allaltezza delle dita, in pieno stile Guerriero della strada, e un paio di occhiali da sole RayBan. Nellinsieme, sembrava ricercare uno stile da ragazza cyberpunk della porta accanto in uno scenario postapocalittico da met anni ottanta. E su di me aveva avuto un certo effetto, davvero. In una parola: sexy. Mentre camminava verso di me, i tacchi dei suoi anfibi borchiati da combattimento battevano sul pavimento di pietra. Si ferm a distanza di sicurezza dalla mia spada, ma non estrasse la sua. Invece, sollev gli occhiali sulla fronte del suo avatar mossa superflua e sfacciata, dal momento che gli occhiali da sole non ostacolavano la vista dei giocatori e mi squadr dalla testa ai piedi, in modo plateale. Ero troppo emozionato per parlare. Per spezzare la paralisi in cui mi trovavo, cercai di convincermi nuovamente che la persona ai comandi dellavatar di fronte a me avrebbe potuto non essere una donna. Questa ragazza, di cui ero stato virtualmente innamorato per tre anni, avrebbe potuto essere un obeso di nome Chuck, con le nocche ricoperte di peli. Una volta messa insieme questimmagine ridimensionante, riuscii a concentrarmi sulla situazione in cui mi trovavo, e sulla domanda da porsi: Cosa ci faceva lei qui? Dopo cinque anni di ricerche, pensavo fosse altamente improbabile che avessimo trovato il nascondiglio della Chiave di Rame la stessa sera. Era una coincidenza un po troppo vistosa. Il gatto ti ha mangiato la lingua? domand. Ho detto: Chi. Diavolo. Sei? La targhetta con il mio nome, come la sua, era disattivata. Era chiaro che volevo rimanere anonimo, soprattutto date le circostanze. Non ci arrivava da sola? Salute dissi, accennando un inchino. Sono Juan Snchez VillaLobos Ramrez. Lei fece un sorrisetto. Maestro darmi di Re Carlo V di Spagna? Al vostro servizio risposi, soddisfatto. Aveva colto la mia macchinosissima citazione da Highlander e aveva risposto per le rime. Era Art3mis, daltra parte. Carino. Diede unocchiata alla pedana, vuota, dietro alle mie spalle, poi mi fiss di nuovo. Va bene, vuota il sacco. Come andata? Andata cosa? La giostra contro Acererak? disse, come se fosse scontato. Improvvisamente capii. Non era la prima volta che veniva qui. Non ero il primo Gunter ad aver decifrato il limerick e ad aver trovato la Tomba degli orrori.

Art3mis mi aveva battuto. E, dato che sapeva di Joust, di sicuro doveva aver gi incontrato il lich. Ma se fosse gi stata in possesso della Chiave di Rame, non avrebbe mai dovuto ritornare qui. Era chiaro, quindi, che non aveva ancora la chiave. Aveva fronteggiato il lich a Joust e lui laveva battuta. Era tornata per riprovare. Per quanto ne sapevo, avrebbe potuto anche essere il suo ottavo o nono tentativo. E naturalmente dava per scontato che il lich avesse battuto anche me. Toc toc? disse, battendo il piede con impazienza. Sono in attesa? Valutai la possibilit di tagliare la corda. Lasciarla l e correre, attraverso il labirinto, fino allesterno, alla superficie. Ma se mi fossi messo a correre, avrebbe potuto sospettare che avevo la chiave, e avrebbe potuto decidere di uccidermi per impossessarsene. (Questo avvenne prima che scoprissi che le chiavi non erano trasferibili. Non si potevano perdere, n passare a un altro avatar. E le chiavi scomparivano insieme al corpo di ciascun avatar, in caso di uccisione.) La superficie di Ludus era chiaramente segnalata come zona sicura, nella mappa di OASIS, e nessun tipo di combattimento playerversus-player era ammesso. Ma non potevo sapere se ci valesse anche per la tomba, dal momento che si trovava sottoterra e non appariva nella mappa del pianeta. Art3mis sembrava unavversaria spaventosa. Armatura. Blaster. E quella spada elfica che aveva con s poteva essere una spada vorpal. E, se anche solo la met delle imprese di cui parlava nel blog fosse stata vera, il suo avatar doveva essere, come minimo, al cinquantesimo livello. O ancora pi su. Nel caso, quaggi, i combattimenti PvP fossero stati ammessi, avrebbe fatto il culo ai miei dieci miseri livelli. Dovevo usare tutta la mia nonchalance. Decisi di mentire. Mi ha distrutto dissi. Joust non fa proprio per me. Rilass i muscoli quasi impercettibilmente. A quanto pare, era la risposta che voleva sentire. Vero, stessa cosa disse in tono di commiserazione. Halliday ha dotato il vecchio Acererak di una bella fetta di intelligenza artificiale, sbaglio? difficilissimo batterlo. Diede unocchiata alla mia spada, che stavo ancora brandendo per difendermi. Mettila via. Non mordo. Continuai a tenerla alta. La tomba una zona PvP? Non saprei. Sei il primo avatar che incontro quaggi. Inclin la testa e sorrise. Immagino ci sia un solo modo per scoprirlo. Estrasse la sua spada, veloce come un fulmine, e fece una giravolta in senso orario, roteando attorno a me la lama lucente sino a puntarmela contro, tutto in un singolo, velocissimo, movimento indistinto. Solo allultimo riuscii a sollevare la mia, di lama, per rispondere goffamente allattacco. Ma le nostre spade si bloccarono entrambe a mezzaria, a pochi centimetri di distanza, trattenute da una qualche forza invisibile. Un messaggio mi apparve sul display: combattimento playerversus-player non ammesso in questa zona! Be, eccoti la risposta disse, ghignando. Siamo in zona nonPvP. Con un volteggio descrisse un otto con la spada, poi, senza difficolt, la infil nuovamente nella guaina che portava sulla schiena. Bella esibizione. Anchio la ringuainai, evitando mosse sofisticate. Evidentemente Halliday non voleva che si duellasse per il diritto di giostrare contro il re dissi. S ribatt, sorridendo. Ti andata bene. Mi andata bene? risposi, incrociando le braccia. Come ti viene in mente? Indic la pedana vuota, dietro di me. Probabilmente muori dalla voglia di ottenere Punti Vita, dopo aver combattuto contro Acererak. Allora era cos se Acererak vinceva a Joust,

dovevi batterti con lui. Fortuna che ho vinto, pensai. Altrimenti a questora starei creando un nuovo avatar. Ho Punti Vita da vendere finsi. Quel lich era una mezza calzetta. Oh, ma dai? disse con sospetto. Io sono al cinquantaduesimo livello, e ci mancava poco che mi ammazzasse tutte le volte che lho affrontato. Devo fare scorta di pozioni mediche ogni volta che scendo quaggi. Mi squadr per un attimo, quindi disse: E poi riconosco la spada e larmatura che hai. Le hai prese qui, nei sotterranei, e questo sembra dire che sono meglio di qualsiasi altra cosa il tuo avatar avesse prima. Mi sembri un cacasotto di bassissimo livello, Juan Ramrez. E credo che tu mi stia nascondendo qualcosa. Ora che sapevo che non avrebbe potuto attaccarmi, pensai di confessarle la verit. Perch non tirare fuori la Chiave di Rame e mostrargliela? Ma ci ripensai La mossa intelligente, a questo punto, era di svignarmela e andare dritto a Middletown, finch avevo del vantaggio. Per il momento, lei non aveva ancora la chiave, e forse non se ne sarebbe impossessata prima di molti giorni. Se non avessi avuto tutte quelle ore di pratica di Joust, dio solo sa quanti tentativi avrei dovuto fare prima di battere Acererak. Pensala come ti pare, SheRa dissi, passandole accanto. Magari ci incontreremo su qualche altro pianeta. L potremo risolvere la questione. Le feci un breve cenno di saluto con la mano. Ci vediamo, eh. Dove credi di andare? disse, seguendomi. A casa replicai io, continuando a camminare. Ma il lich? E la Chiave di Rame? Indic la pedana vuota. Si rigenerer in un paio di minuti. Non appena lorologio del server di OASIS tocca la mezzanotte, tutta la tomba si resetta. Se rimani qui ad aspettare, puoi riprovare a batterlo, senza dover affrontare unaltra volta tutte quelle trappole. per questo che arrivo sempre prima di mezzanotte, un giorno s e un giorno no. Cos posso fare due tentativi. Di fila. Furba. Se non ci fossi riuscito al primo colpo, mi domandavo quanto tempo avrei impiegato prima di escogitare una soluzione simile. Pensavo che magari potremmo fare a turno nel cercare di batterlo dissi. Io ci ho appena provato, perci a mezzanotte il tuo turno, daccordo? Io torner dopo la mezzanotte di domani. Possiamo alternarci di giorno finch uno di noi due non lo batte. abbastanza leale? Credo di s disse, studiandomi. Ma dovresti comunque rimanere qui. Potrebbe accadere qualcosa di diverso se due avatar sono presenti, a mezzanotte. Anorak si doveva essere preparato a questeventualit. Forse appariranno due emanazioni del lich, una per ciascuno di noi? O magari Preferisco giocare da solo la interruppi. Facciamo a turno e basta, va bene? Avevo quasi raggiunto luscita quando mi si piazz davanti, bloccandomi il cammino. Di, fermati un secondo disse, con la voce che si addolciva. Per favore. Avrei potuto continuare a camminare, oltrepassare il suo avatar. Ma non lo feci. Ero pronto a tutto pur di raggiungere Middletown e trovare la Prima Porta, ma mi trovavo anche di fronte alla celebre Art3mis, che per anni avevo sognato di incontrare. E di persona era ancora pi attraente di quanto immaginassi. Morivo dalla voglia di passare pi tempo con lei. Volevo, come avrebbe detto Howard Jones, poeta degli anni ottanta, conoscerla pi a fondo. Se me ne fossi andato ora, forse non lavrei mai pi incontrata. Senti disse, guardandosi le scarpe. Mi spiace di averti dato del cacasotto di basso

livello. Non stata una bella cosa. Ti ho insultato. Non importa. Hai ragione in realt. Sono soltanto al decimo livello. Ed ero fermo al terzo fino a poche ore fa. In ogni caso, sei un compagno Gunter. E sei anche intelligente, altrimenti non saresti qui. Voglio che tu sappia che ti rispetto e che riconosco la tua abilit. E mi spiace per tutte le stronzate che ho detto. Scuse accettate. Non ti preoccupare. Benissimo. Sembrava sollevata. Le espressioni del suo avatar erano estremamente realistiche, il che, di solito, significava che erano sincronizzate con quelle dellutente a cui appartenevano, e non erano controllate dal software. Probabilmente usava unattrezzatura costosa. Mi sono solo spaventata che fossi qui disse Cio, sapevo che qualcuno prima o poi avrebbe trovato questo posto. Ma non cos in fretta. da un po che ho questa tomba tutta per me. Da quanto? chiesi, pur non aspettandomi una risposta. Esit. Poi inizi a parlare a ruota. Tre settimane! disse, esasperata. Sono tre maledettissime settimane che vengo qui e cerco di battere quello stupido lich a quellinsulso gioco! E la sua intelligenza artificiale assurda! Cio, ti rendi conto. Non avevo mai giocato a Joust prima, e ora mi sta mandando fuori di testa! Giuro che ero a tanto cos dal fargli il culo, pochi giorni fa, ma poi Si pass le dita tra i capelli, amareggiata. Argh! Non dormo. Non mangio. I miei voti sono in caduta libera perch salto la scuola per esercitarmi a Joust Stavo per chiederle se andasse a scuola qui, su Ludus, ma continu a parlare, sempre pi veloce, come se, nel suo cervello, si fosse aperta una diga. Le parole si riversavano fuori dalla sua bocca. Si fermava a malapena per respirare. e stasera sono venuta qui, pensando che sarebbe stata la volta buona che, finalmente, avrei battuto quel bastardo e avrei preso la Chiave di Rame, ma quando sono arrivata ho visto che qualcuno aveva gi scoperchiato lentrata. E in quel momento mi sono resa conto che la mia peggiore paura si era concretizzata. Qualcun altro aveva trovato la tomba. Quindi sono corsa qui, completamente fuori di me. Cio, non ero troppo preoccupata, perch non pensavo che qualcuno potesse battere Acererak al primo tentativo, eppure Si ferm e trasse un profondo respiro; poi tacque di colpo. Scusa disse dopo un istante. Straparlo quando sono agitata. O emozionata. E in questo momento sono tipo tutte e due le cose, perch morivo dalla voglia di parlare con qualcuno di tutto questo, ma ovviamente non potevo dirlo ad anima viva, no? Non che durante una conversazione normale uno vada a dire Si interruppe di nuovo. Cavoli, sono una macchinetta. Che lagna, mi sembro lo squalo Jabber. Sono petulante. Fece il gesto di cucirsi le labbra, serrarle, e poi buttare via la chiave immaginaria. Senza pensarci, mimai il gesto di prendere la chiave al volo e schiuderle le labbra. Lei rise di una risata onesta, sincera, che includeva una buona quantit di grugniti, il che fece ridere anche me. Era talmente incantevole. Il suo fare da geek e la sua parlantina sfrenata mi ricordavano quelli di Jordan, il mio personaggio preferito di Scuola di geni. Non avevo mai sentito un legame tanto immediato con unaltra persona, nel mondo reale o su OASIS. Non era successo nemmeno con Aech. Ero in preda alle vertigini. Quando, infine, riusc a controllare le risate, disse: Dovrei davvero installare un filtro per

censurare la mia risata. No, non farlo dissi io. una risata davvero bella. Sussultavo a ogni parola che fuoriusciva dalla mia bocca. Anchio ho una risata un po da imbranato. Bravo, Wade, pensai. Hai appena detto che ha una risata imbranata. Vai cos. Ma mi lanci un sorriso imbarazzato e con le labbra form la parola grazie. Sentii limprovviso desiderio di baciarla. Virtuale o no, non mimportava. Stavo racimolando il coraggio per chiederle la sua contact card, quando mi porse la mano. Mi sono dimenticata di presentarmi disse. Mi chiamo Art3mis. Lo so dissi, stringendole la mano. In verit adoro il tuo blog. Lo seguo ogni giorno da anni. Dici sul serio? Sembrava che il suo avatar stesse arrossendo davvero. Annuii. un onore incontrarti dissi. Io sono Parzival. Mi resi conto che stavo ancora tenendole la mano, e mi costrinsi a lasciarla. Parzival, eh? inclin lievemente la testa. In onore del cavaliere della Tavola Rotonda che trov il Graal, vero? Grandioso. Annuii, sempre pi cotto. Il pi delle volte ero costretto a spiegare il mio nome. E Artemide era la dea greca della caccia, giusto? Esatto! Ma lo spelling normale era gi stato preso, e cos ho dovuto scriverlo in leet, con il 3 al posto della E. Lo so dissi. Ne hai parlato, una volta, sul blog. Due anni fa. Stavo per segnalarle la data del post, quando mi resi conto che cos sarei sembrato ancora di pi uno stalker virtuale superinquietante. vero disse, sorridendomi. Lho scritto. Allung la mano, ancora protetta dal guanto, e mi porse la sua contact card. Ognuno poteva progettarne una a piacimento. Art3mis aveva disegnato la sua in modo che fosse identica a unaction figure di Guerre Stellari prodotta dalla Kenner e ancora nella confezione. Il personaggio era una rudimentale riproduzione in plastica del suo avatar: stesso volto, stessi capelli, stessi indumenti. La confezione includeva minuscole riproduzioni delle sue pistole e della sua spada. I suoi dati personali erano stampati sopra allaction figure: Art3mis Guerriero/Mago di 52mo livello (Veicolo venduto separatamente) Sul retro erano indicati il link al suo blog, lindirizzo email e il suo numero di telefono. Non solo era la prima volta che una ragazza mi dava la sua card, era anche la card pi straordinaria che avessi mai visto. Questa , in assoluto, la card pi straordinaria che abbia mai visto dissi. Grazie! Le porsi una delle mie card, che riproduceva una cartuccia originale di Adventure per Atari 2600, con i miei dati personali stampati sulletichetta: Parzival Guerriero di 10mo livello (Da usare con joystick) favoloso! disse, rigirandoselo tra le mani. Idea pazzesca! Grazie dissi, arrossendo sotto il visore. Volevo chiederle di sposarmi. Passai la sua card nellinventario, e comparve nella lista dei miei oggetti, proprio sotto la

Chiave di Rame. Vedere la chiave in lista mi riport alla realt. Perch diavolo ero qui, a parlare del pi e del meno con una ragazza, quando la Prima Porta era l ad aspettarmi? Controllai lora. Meno di cinque minuti a mezzanotte. Senti, Art3mis dissi. Incontrarti stato fantastico. Ma devo avviarmi. Tra poco il server si resetter, e io voglio svignarmela prima che tutti quei nonmorti e quelle trappole si rigenerino. Oh daccordo. Sembrava realmente delusa! Io comunque dovrei prepararmi alla partita di Joust. Ma aspetta, prima di andare lascia che pronunci la formula magica Cura Gravi Ferite. Prima che potessi protestare, poggi una mano sul petto del mio avatar e mormor una serie di parole arcane. Il mio contatore di Punti Vita era gi al massimo, perci lincantesimo non sort alcun effetto. Ma Art3mis non poteva saperlo. Era ancora convinta che avessi combattuto contro il lich. Ecco fatto disse, indietreggiando di qualche passo. Grazie risposi. Ma non avresti dovuto. Sai bene che siamo in competizione. Lo so. Ma possiamo comunque essere amici, no? Lo spero. E inoltre, la Terza Porta ancora lontana. Cio, noi due abbiamo impiegato cinque anni per arrivare fino a qui. E, se conosco la strategia di game design di Halliday, le cose non potranno che diventare pi difficili da qui in poi. Abbass la voce. Senti, sei sicuro che non vuoi rimanere? Scommetto che possiamo giocare entrambi contemporaneamente. Possiamo darci consigli su Joust. Comincio a notare qualche difetto nella tecnica del re Iniziavo a sentirmi uno stronzo per averle mentito. unofferta molto gentile. Ma devo andare. Cercai di pensare a una scusa plausibile. Ho scuola domattina. Lei annu, ma la sua espressione torn sospettosa. Poi sgran gli occhi, come se unidea le avesse appena attraversato la mente. Le sue pupille iniziarono a scrutare il vuoto, concentrate sullo spazio di fronte a lei, e capii che stava cercando qualcosa su una finestra del browser. Pochi istanti dopo, il suo volto fu stravolto dalla rabbia. Schifoso bugiardo! grid. Disonesto sacco di merda! Rese visibile la finestra che aveva appena aperto e la gir verso di me. Mostrava il Segnapunti, sul sito di Halliday. Nel mezzo di tutte quelle emozioni mi ero dimenticato di controllarlo. Era esattamente come era stato per cinque anni, con una variazione. Il nome del mio avatar ora si trovava in cima alla lista, al primo posto, e accanto a esso comparivano i 10.000 punti. Gli altri nove posti continuavano a contenere le iniziali di Halliday, JDH, seguite da molti zero. Oh cazzo mormorai. Nellattimo in cui Anorak mi aveva consegnato la Chiave di Rame, ero diventato il primo Gunter della storia a guadagnare punti nella gara. E mi resi conto dal momento che il Segnapunti era visibile al mondo intero, il mio avatar era appena diventato famoso. Controllai le prime pagine per accertarmene. Ogni singolo feed di notizie portava il nome del mio avatar. Roba come: il misterioso avatar parzival fa la storia, o parzival trova la chiave di rame. Rimasi l, imbambolato, costringendomi a non respirare. Poi Art3mis mi diede uno spintone che, naturalmente, non sentii nemmeno. Eppure scagli il mio avatar allindietro di qualche centimetro. Lhai battuto al primo tentativo? grid.

Annuii. Ha vinto la prima partita, ma io ho vinto le altre due. Di poco, per. Cazzo! url, serrando i pugni. Ma come diavolo hai fatto a batterlo al primo tentativo? Ebbi la netta impressione che volesse tirarmi un cazzotto in faccia. stata solo fortuna dissi. Giocavo sempre a Joust con un amico, per questo che ero preparatissimo. Scommetto che se anche tu avessi fatto tutto quellesercizio Per piacere! ringhi, sollevando una mano. Non mi trattare con condiscendenza, daccordo? Si lasci sfuggire quello che potrei descrivere solo come un ululato di sconforto. Non ci credo! Ti rendi conto che sono cinque cazzo di settimane che cerco di batterlo? Ma un minuto fa hai detto che erano tre settimane! E non minterrompere! Mi diede un altro spintone. da pi di un mese che mi esercito a Joust ininterrottamente! Mentre dormo mi appaiono dei cazzo di struzzi volanti! Non devessere bello. E tu arrivi qui e fai centro al primo tentativo! Inizi a battersi il pugno contro la fronte, e capii che era incazzata con se stessa, non con me. Ascoltami le dissi. stata davvero fortuna. Ho una passione per i vecchi arcade. Sono la mia specialit. Scrollai le spalle. Smetti di prenderti a pugni come Rain Man, ok? Si ferm e mi guard. Dopo un istante, emise un lungo sospiro. Perch non Centipede? O Ms. PacMan? O Burgertime? A questora avrei gi risolto la Prima Porta! Be, non ne sarei cos sicuro dissi. Mi fiss per un attimo, poi mi rivolse un sorriso diabolico. Si volt verso luscita e sussurr formule magiche accompagnate da una serie di gesti elaborati. Ehi le dissi. Ferma un attimo. Cosa stai facendo? Ma lo sapevo gi. Non appena pronunci le ultime parole, comparve un enorme muro di pietra che bloccava completamente lunica uscita. Cazzo! Aveva appena fatto un incantesimo di Barriera. Ero intrappolato nella sala. Oh, di, per favore! gridai. Perch lhai fatto? Mi sembrava avessi proprio fretta di andartene. Immagino che, quando Anorak ti ha consegnato la Chiave di Rame, ti abbia anche dato qualche tipo di indizio su dove trovare la Prima Porta. Giusto? l che ti stai dirigendo, o sbaglio? S risposi. Pensai di negare tutto, ma che senso aveva ormai? Quindi, sempre che tu non possa annullare il mio incantesimo e scommetto che non puoi, signor Guerriero di decimo livello la barriera ti terr qui fino a dopo mezzanotte, quando il server si resetter. Tutte le trappole che hai disattivato scendendo fin qui si resetteranno. Questo dovrebbe rallentare considerevolmente la tua uscita. S dissi. Infatti. E mentre tu sarai indaffarato nel cercare di raggiungere la superficie, io cercher di sconfiggere Acererak. E questa volta s che lo distruggo. Poi sar dietro di te, bello. Incrociai le braccia. Se il re ti sta facendo il culo nero da cinque settimane, cosa ti fa pensare che stasera vincerai? La competizione mi fa dare il meglio di me rispose. Da sempre. E qui c della

competizione bella pesante. Diedi unocchiata alla barriera magica che aveva creato. Art3mis aveva superato il cinquantesimo livello, perci lincantesimo avrebbe raggiunto la sua durata massima: quindici minuti. Potevo solo starmene l, in attesa che si concludesse il tutto. Sei malvagia, lo sai? dissi. Sorrise e scosse la testa. Caotica neutrale, tesoro. Ricambiai il sorriso. Arriver comunque prima di te alla Prima Porta. probabile disse. Ma questo non che linizio. Dovrai comunque superarla. E poi ci sono altre due chiavi da trovare, e altre due porte da togliere di mezzo. Ho molto tempo per raggiungerti e per farti mangiare la polvere, campione. Vedremo, vedremo, mia signora. Con un cenno indic la finestra che mostrava il Segnapunti. Ora sei famoso disse. Sai cosa significa, vero? Non ho avuto molto tempo per pensarci. Be, io s. da cinque settimane che ci penso. Il tuo nome sul Segnapunti cambier tutto. La gara torner a ossessionare il pubblico, come agli inizi. I media stanno gi impazzendo. Tempo un giorno e sarai celebre. Lidea mi inquiet un poco. Potresti diventare famoso anche nel mondo reale disse se riveli la tua vera identit ai media. Non sono un idiota. Bene. Perch ci sono in ballo miliardi di dollari, e tutti ormai penseranno che sai come e dove trovare lEgg. In molti ucciderebbero per questo tipo di informazioni. Lo so le risposi e ti ringrazio per la preoccupazione. Ma star bene. Ma non stavo bene. Non avevo considerato nulla di tutto ci, probabilmente perch non credevo che mi sarei mai trovato in questa posizione. Restammo l, in piedi, in silenzio. Guardavamo lorologio e aspettavamo. Che cosa faresti se vincessi? chiese allimprovviso. Come spenderesti tutti quei soldi? A questo avevo pensato molte volte. Era una cosa su cui fantasticavo continuamente. Io ed Aech stilavamo liste assurde di cose che avremmo fatto e comprato se avessimo vinto il premio. Non so dissi. Il solito, credo. Mi trasferirei in una villa. Mi comprerei un sacco di cose fighe. Eviterei di essere povero. Wow. Che sognatore disse lei. E dopo che ti sei comprato la villa e le cose fighe cosa farai con i centotrenta miliardi che ti avanzeranno? Poich non volevo che mi giudicasse un idiota superficiale, dimpulso le spiattellai ci che davvero sognavo di fare se avessi vinto. Una cosa che non avevo mai detto a nessuno. Farei costruire nellorbita terrestre unastronave interstellare a energia nucleare dissi. La farei caricare con una riserva a vita di cibo e acqua, una biosfera autosufficiente, un supercomputer carico di tutti i film, i libri, le canzoni, i videogiochi, le opere darte che la civilt umana abbia mai creato, insieme a una copia autonoma di OASIS. Inviterei a bordo i miei amici pi cari, un team di dottori e scienziati, e poi finalmente porteremo il culo fuori da Dodge.10 Lasceremmo il sistema solare e andremmo alla ricerca di un pianeta extrasolare simile alla Terra. Non avevo pensato al piano in modo approfondito,
10 Il riferimento a Dodge City, nel Kansas, citt di bestiame e meta-tipo di innumerevoli film western. La frase Get the hell out of Dodge ricorre in Gunsmoke, serie tv western trasmessa dalla CBS per ventanni, dal 1955 al 1975. [N.d.T.]

ovviamente. Cerano ancora molti dettagli su cui lavorare. Lei sollev un sopracciglio. Piuttosto ambizioso disse. Ma ti rendi conto, vero, che quasi met delle persone su questo pianeta sta morendo di fame? Non percepii alcun sarcasmo nel tono della sua voce. Era come se credesse sinceramente che io non fossi consapevole di questo fatto. S, lo so dissi, tenendomi sulla difensiva. Il motivo per cui cos tante persone muoiono di fame che abbiamo devastato il pianeta. La Terra sta per morire, lo sai? ora di andarsene. una prospettiva piuttosto pessimista disse. Se lo vinco io, il gruzzolo, mi assicurer che tutti, su questo pianeta, abbiano abbastanza da mangiare. Una volta affrontata la fame nel mondo, potremo concentrarci su come sistemare le condizioni ambientali e risolvere la crisi energetica. Alzai gli occhi al cielo. Daccordo dissi. E una volta compiuto quel miracolo, potrai creare geneticamente un mucchio di Puffi e di unicorni e farli scorrazzare nel nuovo mondo perfetto che hai appena creato. Ero seria disse. Credi davvero che sia cos semplice? dissi. Credi che firmare un assegno da centoquaranta miliardi di dollari possa risolvere tutti i problemi del mondo? Non so. Forse no. Ma un tentativo voglio farlo. Se vinci. Giusto. Se vinco. In quellistante, lorologio del server di OASIS batt la mezzanotte. Lo capimmo subito entrambi perch il trono riapparve in cima alla pedana, e con lui Acererak. Sedeva l, immobile, esattamente identico a come lavevo trovato la prima volta che ero entrato nella sala. Art3mis gli lanci unocchiata, poi guard di nuovo me. Sorrise e mi salut. Ci vediamo in giro, Parzival. S risposi. A presto. Lei si volt sincammin verso la pedana. Io la chiamai. Ehi, Art3mis? Si volt. Per qualche ragione mi sentivo obbligato ad aiutarla, anche se sapevo che non avrei dovuto. Prova a giocare sulla sinistra le dissi. Io ho vinto cos. Forse pi facile batterlo se usa la cicogna. Lei mi fiss per un attimo, forse valutando la possibilit che stessi cercando di confonderla. Poi annu e sal sulla pedana. Acererak prese vita non appena lei mise piede sul primo gradino. Salute, Art3mis rimbomb la sua voce. Di cosa siete in cerca? Non udii le risposte, ma pochi istanti dopo il trono si tramut nel gioco Joust, esattamente come prima. Art3mis disse qualcosa al lich, i due si scambiarono di posto e lei si piazz a sinistra. Poi iniziarono a giocare. Li osservai a distanza per qualche minuto, fino a quando lincantesimo non si dissolse. Lanciai un ultimo sguardo ad Art3mis, poi spalancai la porta e cominciai a farmi strada per raggiungere la superficie.
0010

Mi ci volle poco pi di unora per ripercorrere la strada del sotterraneo fino alluscita. Non appena strisciai in superficie, sul display inizi a lampeggiare la spia dei messaggi in attesa. In quel momento mi resi conto che Halliday aveva piazzato la tomba in una zona

preclusa alle comunicazioni con il mondo esterno, dove non si potevano ricevere chiamate, messaggi o email. probabile lavesse fatto per evitare che i Gunter chiedessero consigli o aiuto. Il Segnapunti era visualizzabile, tutti gli altri siti erano bloccati. Controllai i messaggi e vidi che Aech aveva cercato di contattarmi sin dal momento in cui il mio nome era comparso sul Segnapunti. Aveva chiamato pi di dieci volte, mi aveva mandato svariati sms chiedendomi cosa stesse succedendo, in nome di Dio, e gridandomi in CAPS LOCK di richiamarlo IMMEDIATAMENTE. Avevo appena finito di cancellare tutti i messaggi quando mi arriv una chiamata. Era ancora Aech che cercava di contattarmi. Decisi di non rispondere. Gli mandai, invece, un breve messaggio di testo in cui gli promettevo che mi sarei fatto vivo appena possibile. Mentre correvo fuori dalla foresta, tenevo il Segnapunti aperto in un angolo del display, per sapere subito se Art3mis avesse vinto la partita a Joust e avesse ricevuto la chiave. Quando, finalmente, raggiunsi la stazione di teletrasporto e mi infilai nella cabina pi vicina, erano appena passate le due del mattino. Inserii la destinazione sullo schermo tattile e sul display comparve una mappa di Middletown. Mi veniva richiesto di scegliere, come punto darrivo, una tra le duecentocinquantasei stazioni di teletrasporto del pianeta. Quando Halliday aveva creato Middletown, non aveva inserito una sola riproduzione della sua citt natale. Ne aveva create duecentocinquantasei copie identiche, disposte ordinatamente su tutta la superficie del pianeta. Non pensavo avrebbe fatto differenza se ne avessi scelta una piuttosto che unaltra, perci ne selezionai una a caso, vicina allEquatore. Schiacciai Conferma per pagare la tratta e il mio avatar svan. Un millisecondo pi tardi mi trovavo in una cabina telefonica anni ottanta, dentro una stazione di bus Greyhound. Aprii lo sportello e feci qualche passo in l. Fu come uscire da una macchina del tempo. Intorno a me si aggiravano moltissimi PNG, tutti abbigliati in stile met anni ottanta. Una donna con una gigantesca pettinatura foraozono muoveva la testa al ritmo del pezzo che ascoltava su uno walkman di dimensioni esagerate. Un ragazzino con una giacchetta grigia Members Only se ne stava appoggiato a un muro, alle prese con un cubo di Rubik. Un punk con la cresta sedeva su uno sgabello di plastica, di fronte a un televisore a gettoni, e guardava una replica di Riptide. Dopo averla individuata, mi diressi verso luscita della stazione, brandendo la spada. Lintera superficie di Middletown era zona PvP, e dovevo procedere con cautela. Dallinizio della Caccia, questo pianeta era diventato un porto di mare e le 256 copie della citt che aveva dato i natali a Halliday erano state battute e rovistate da uninfinit di Gunter in cerca di indizi e chiavi. La teoria pi gettonata, sui forum, era che Halliday avesse creato molteplici copie della sua citt coscch molti avatar potessero condurre le loro ricerche allo stesso tempo, senza essere costretti a litigarsi un singolo luogo. Naturalmente, tutte queste ricerche non avevano prodotto assolutamente nulla. Non una chiave. Non un indizio. Nessun Egg. Da allora, linteresse nei confronti del pianeta era scemato considerevolmente. Ma era probabile che alcuni Gunter ci andassero ancora, di tanto in tanto. Il mio piano, se avessi trovato un altro Gunter nella casa di Halliday, era di levare le tende, rubare unauto, spostarmi di quaranta chilometri (in qualsiasi direzione) fino a raggiungere unaltra copia di Middletown. E poi spostarmi ancora, fino a trovare una casa di Halliday che non fosse gi occupata.

Fuori dalla stazione degli autobus era una splendida giornata da Midwest. Il sole rossoarancio era basso nel cielo. Anche se non ci ero mai stato, avevo fatto ricerche e sapevo che Halliday aveva programmato Middletown in modo che, indipendentemente da dove ti trovassi o dallora in cui visitassi il pianeta, fosse sempre un perfetto pomeriggio tardoautunnale, intorno al 1986. Aprii una mappa della citt e segnai un tracciato dalla mia posizione attuale alla casa di Halliday. Si trovava a poco pi di un chilometro a nord. Direzionai il mio avatar e iniziai a correre. Guardandomi intorno, ero sconvolto dalla minuziosa attenzione al dettaglio. Avevo letto che Halliday si era occupato da solo di tutti i codici, ripescando dai suoi ricordi, per ricreare la citt esattamente comera stata durante la sua infanzia. Aveva fatto riferimento a vecchi stradari, elenchi telefonici, fotografie e video perch i risultati fossero pi autentici e accurati possibile. Mi ricordava molto la citt di Footloose. Piccola, rurale, scarsamente popolata. Le case sembravano incredibilmente grandi ed erano collocate a una distanza assurda luna dallaltra. Mi sconvolgeva lidea che, cinquantanni prima, anche le famiglie con un reddito basso potessero permettersi una casa propria. Gli abitanti PNG sembravano comparse di un video di John Cougar Mellencamp. Vedevo persone che rastrellavano le foglie, portavano a spasso il cane, sedevano allombra delle loro verande. Per curiosit provai a salutarne alcune, e loro ricambiarono amichevolmente. Le tracce dellepoca storica erano ovunque. Su e gi per le strade ombreggiate, auto e camioncini guidati da PNG viaggiavano lentamente; erano tutte anticaglie che tracannavano benzina: Pontiac Firebird, Dodge Omni, Chevrolet, Camaro e Chrysler. Passai davanti a una stazione di servizio; uninsegna indicava il prezzo della benzina: soltanto ventiquattro centesimi al litro. Stavo per svoltare nella via di Halliday quando udii un tripudio di trombe. Il mio sguardo si precipit sulla finestra del Segnapunti, che gravitava ancora in un angolo del display. Art3mis ce laveva fatta. Il suo nome era comparso subito sotto il mio, con un punteggio di 9000 punti: mille meno di me. Evidentemente, avevo ricevuto un bonus per essere stato il primo avatar a ottenere la Chiave di Rame. Per la prima volta, mi furono chiare le conseguenze dellesistenza del Segnapunti. Da allora in poi non solo avrebbe permesso ai Gunter di controllare a vicenda i progressi degli avversari. Avrebbe anche mostrato al mondo intero i favoriti del momento e li avrebbe trasformati in celebrit (e bersagli) istantanei. Sapevo che in quel momento Art3mis stava osservando la sua copia della Chiave di Rame, leggendone lindizio inciso sulla superficie. Ero certo che per decifrarlo non avrebbe impiegato pi di quanto avessi impiegato io. Probabilmente, anzi, era gi diretta a Middletown. Il pensiero mi rimise in moto. Avevo soltanto unora di vantaggio su di lei. Forse meno. Quando raggiunsi Cleveland Avenue, la via in cui Halliday era cresciuto, mi precipitai dal marciapiedi pieno di crepe ai gradini davanti alla porta di casa sua. Era proprio identica alle foto che avevo visto: una modesta casa coloniale a due piani con le facciate in vinile rosso. Due berline Ford fine anni settanta erano parcheggiate nel vialetto, e una poggiava su blocchi di cemento.

Osservando la riproduzione della vecchia casa di Halliday, cercai di immaginarmi cosa avesse significato, per lui, crescere l. Avevo letto che nella vera Middletown, in Ohio, le strade di questa via erano state tutte demolite alla fine degli anni novanta per lasciare spazio a un grande magazzino. Ma qui, su OASIS, Halliday aveva conservato per sempre la sua giovent. Corsi su per le scale ed entrai dalla porta dingresso, che affacciava sul salotto. Conoscevo bene questa stanza perch lavevo vista nellInvito di Anorak. Riconobbi le pareti in legno, la moquette arancione scuro, i mobili sgargianti che sembravano raccattati da un rigattiere discotecaro. La casa era vuota. Per qualche ragione, Halliday aveva deciso di non inserire riproduzioni PNG di se stesso o dei suoi genitori morti. Forse sarebbe stato un pelo troppo inquietante anche per lui. Riconobbi, comunque, una foto di famiglia sulla parete del salotto. Era un ritratto scattato nel 1984 al Kmart del quartiere, ma il signore e la signora Halliday avevano indosso abiti da fine anni settanta. Jimmy, dodicenne, era in piedi tra i due genitori. Con i suoi occhiali spessi, guardava torvo lobiettivo della macchina fotografica. Gli Halliday erano una tipica famigliola americana. Niente sembrava indicare che il distinto signore con il completo marrone fosse un alcolizzato violento, n che la donna sorridente con il tailleur pantalone a trama floreale fosse bipolare, o che il ragazzino con la maglietta sdrucita di Asteroids avrebbe creato, un giorno, un universo completamente nuovo. Guardandomi intorno, iniziai a chiedermi le ragioni per cui Halliday, che aveva sempre sostenuto di aver vissuto uninfanzia infelice, ne avesse avuto tanta nostalgia. Io sapevo che, quando e se mai fossi riuscito a lasciarmi alle spalle le cataste, non avrei mai ripensato al passato. E di certo non avrei mai creato una simulazione dettagliata di quel posto. Lanciai unocchiata allingombrante televisore Zenith e allAtari 2600 che vi era collegato. La trama del legno riprodotta sulla custodia di plastica dellAtari si abbinava perfettamente a quella dellarmadietto del televisore e delle pareti del salotto. Accanto allAtari trovai una scatola di scarpe che conteneva nove cartucce di videogiochi: Combat, Space Invaders, Pitfall!, Kaboom!, Star Raiders, Limpero colpisce ancora, Yars Revenge ed E.T. I Gunter avevano cercato di spiegarsi il significato dellassenza di Adventure, cui Halliday giocava con quella stessa Atari, alla fine dellInvito di Anorak. Avevano messo sottosopra Middletown cercandone una copia, ma non se nera trovata in tutto il pianeta. Avevano portato copie di Adventure da altri pianeti. Queste, per, non avevano mai funzionato sullAtari di Halliday. Finora nessuno sapeva spiegarsi perch. Setacciai velocemente il resto della casa e mi assicurai che nessun altro avatar fosse presente. Poi aprii la porta della camera di James Halliday. Era vuota. Entrai e sbarrai la porta. Da anni circolavano screenshot e simcap della stanza, che avevo studiato attentamente. Ma era la prima volta che me la trovavo davanti nella realt. Avevo i brividi. Il tappeto era di un orrendo color senape. Stesso discorso per la carta da parati. Ma le pareti erano ricoperte di poster di film e band: Scuola di geni, Wargames, Tron, i Pink Floyd, i Devo, i Rush. Allentrata si trovava uno scaffale stipato di tascabili fantasy e fantascientifici (tutti titoli che avevo gi letto, ovviamente). Un secondo scaffale, accanto al letto, straripava di vecchie riviste informatiche e regolamenti di Dungeons & Dragons. Lungo le pareti erano accatastati diversi scatoloni di fumetti, ciascuno etichettato a dovere. E poi, nellangolo, sul tavolo in legno tutto ammaccato, si trovava il primo computer di

James Halliday. Come molte macchine dellepoca, tastiera e computer si trovavano nello stesso corpo. Sopra ai tasti, era stampata unetichetta con scritto TRS-80 color computer 2, 16k RAM. Sul retro del computer serpeggiavano i fili, che raggiungevano un registratore di audiocassette, un piccolo televisore a colori, una stampante a matrice di punti e un modem a 300 baud. Incollata al tavolo, accanto al modem, una lunga lista di numeri telefonici per Bullettin Board System. Mi sedetti e cercai linterruttore del computer e della tv. Si ud un crepitio di elettricit statica, poi un brusio basso e continuo, mentre la tv si riscaldava. Un istante pi tardi, apparve la schermata verde di avvio del TRS-80, e lessi le seguenti parole: EXTENDED COLOR BASIC 1.1 COPYRIGHT 1982 BY TANDY OK. Appena sotto, un cursore lampeggiava, percorrendo tutti i colori dello spettro. Digitai hello e poi premetti il tasto Invio. Un errore di sintassi apparve nella riga seguente. Hello non era un comando valido su BASIC, lunico linguaggio che quel vecchio computer capiva. Dalle mie ricerche sapevo che il registratore di cassette funzionava da lettore. Memorizzava in modo analogico i dati, sotto forma di suoni, su nastro magnetico. Quando Halliday, da bambino, aveva cominciato a scrivere i suoi primi codici, il poveretto non aveva accesso nemmeno a ununit per floppy disk. Era costretto a salvare tutti i suoi codici su cassette. Accanto al lettore giaceva una scatola di scarpe piena di cassette. Erano, perlopi, avventure testuali: Rakutu, Bedlam, Pyramid e Madness and the Minotaur. Cera anche qualche cartuccia ROM, da inserire nel lato del computer. Rovistai nella scatola finch non trovai una cartuccia con unetichetta rossa sbiadita su cui era scritto, in caratteri gialli storti e imprecisi, Dungeons of Daggorath. Limmagine del gioco riproduceva uninquadratura del corridoio di un sotterraneo, bloccato da un gigante blu che trasportava una grossa ascia di pietra. La prima volta che era comparsa la lista dei giochi della stanza di Halliday, li avevo scaricati e studiati tutti a fondo. Avevo gi risolto Dungeons of Daggorath un paio di anni prima. Avevo impiegato quasi un intero fine settimana. La grafica era estremamente rudimentale ma, anche cos, il gioco era divertente e creava una vera e propria dipendenza. Sui forum avevo letto che, durante quei cinque anni, in molti avevano giocato a Dungeons of Daggorath, completandolo proprio sul TRS-80 di Halliday. Cera chi giocava a ogni gioco della scatola soltanto per scoprire se sarebbe venuto a capo di qualcosa. Niente. Ma nessuno di quei Gunter aveva con s la Chiave di Rame. Le mani mi tremavano lievemente mentre spegnevo il TRS-80 e inserivo la cartuccia di Dungeons of Daggorath. Quando lo riaccesi, lo schermo si color di nero e, accompagnata da effetti sonori minacciosi, comparve limmagine grossolana di un mago. Reggeva un bastone in una mano. Sotto di lui, scritta in lettere maiuscole, la legenda: Vi sfido a entrare nei sotterranei di Daggorath! Piazzai le dita sulla tastiera e cominciai la partita. In quel momento, uno stereo sul com di Halliday si accese da solo e inizi a sparare una musica familiare. Era la colonna sonora che Basil Poledouris aveva composto per Conan il barbaro. Devessere il modo in cui Anorak mi fa sapere che sono sulla buona strada, pensai.

Ben presto persi ogni cognizione del tempo. Mi dimenticai che il mio avatar era seduto nella camera di Halliday e che io, in realt, me ne stavo seduto nel mio nascondiglio, rannicchiato accanto alla stufa elettrica, a tastare laria di fronte a me, inviando comandi con una tastiera immaginaria. Tutti gli strati intermedi scivolarono via, e mi persi completamente nel gioco dentro al gioco. In Dungeons of Daggorath, si controlla il proprio avatar digitando comandi come gira a sinistra o prendi la torcia, orientandosi attraverso un labirinto di corridoi a grafica vettoriale, combattendo ragni, giganti di pietra, blob, spettri, mano a mano che si scende sempre pi gi, attraverso i cinque livelli a difficolt crescente dei sotterranei. Per un attimo cercai di prendere nuovamente familiarit con i comandi e con le peculiarit del gioco ma, una volta fatto, Dungeons of Daggorath non era poi cos difficile da risolvere. La possibilit di salvare la mia posizione in qualsiasi momento mi dava, in pratica, vite infinite. (Ciononostante caricare i giochi dal lettore di cassette si dimostr un processo lento e tedioso. A volte richiedeva diversi tentativi e smanettamenti con la manopola del volume sulla piastra di registrazione.) Mentre giocavo, la musica di Conan il barbaro fin e lo stereo scatt di nuovo, e inizi a riprodurre il lato B del nastro, proponendomi la colonna sonora, carica di sintetizzatori, di Ladyhawke. Non vedevo lora di sbatterlo in faccia a Aech. Intorno alle quattro del mattino raggiunsi lultimo livello del sotterraneo e mi scontrai contro il Malefico Mago di Daggorath. Dopo essere morto e aver ricaricato la partita due volte, riuscii a sconfiggerlo usando una Spada Elfica e un Anello di Ghiaccio. Completai il gioco raccogliendo lanello magico e impossessandomene. Non appena lo feci, sullo schermo apparve unimmagine che mostrava un mago con una stella luminosa in cima al bastone e sulla veste. Il testo, in basso, recitava: evviva! il destino attende la mano di un nuovo mago! Rimasi in attesa di ci che sarebbe accaduto. In un primo momento non accadde proprio nulla. Ma poi la vecchissima stampante di Halliday si risvegli e, rumorosamente, produsse ununica riga di testo. Il rullo ad aghi sbobin la pagina fuori dalla stampante. Strappai il foglio e lessi la frase: congratulazioni! hai aperto la prima porta! Mi guardai intorno e vidi, incassato nella parete della camera, un cancello in ferro battuto, nel punto esatto in cui, un istante prima, era attaccato il poster di Wargames. Al centro del cancello cera un chiavistello di rame con una serratura. Mi arrampicai sulla scrivania di Halliday per raggiungere il chiavistello, poi feci scivolare la Chiave di Rame nella serratura e la girai. Il cancello fu investito da un bagliore incandescente, come se il metallo si fosse surriscaldato, e i due battenti si spalancarono, rivelando una distesa di stelle. Aveva tutta laria di essere un portale verso lo spazio profondo. Udii una voce incorporea che diceva: Mio Dio, pieno di stelle. Lo riconobbi, doveva essere un estratto da 2010 Lanno del contatto. Poi udii un ronzio basso, minaccioso, seguito da un brano tratto dalla colonna sonora del film Cos parl Zarathustra, di Richard Strauss. Mi sporsi per guardare attraverso il portale. Guardai a destra, a sinistra, su e gi. Nientaltro che una distesa di stelle, in tutte le direzioni. Strizzando gli occhi riuscivo a distinguere, in lontananza, anche qualche piccola galassia e nebulosa. Non esitai. Saltai attraverso il cancello spalancato. Mi risucchi allinterno, e cominciai a

cadere. Ma non precipitavo, cadevo in avanti, e sembrava che le stelle cadessero insieme a me.
0011

Mi ritrovai a giocare a Galaga in una vecchia sala giochi. La partita era gi cominciata. Disponevo di navicelle doppie e di un punteggio di 41 780. Abbassai lo sguardo e vidi che le mie mani erano gi sui comandi. Dopo un paio di secondi di disorientamento, cominciai a giocare dimpulso, spostando il joystick a sinistra, appena in tempo per evitare di perdere una delle navicelle. Tenendo un occhio sul gioco, cercai di farmi unidea di ci che mi circondava. Nella visione periferica riconoscevo, alla mia sinistra, un cabinato con DigDug, e alla mia destra una macchina con Zaxxon. Udivo, alle mie spalle, cacofonie di combattimenti digitali che provenivano da decine di altri giochi arcade dannata. Infine, quando riuscii a sgominare unondata su Galaga, notai il mio riflesso sullo schermo del gioco. Ma non ci vidi il volto del mio avatar. La faccia era quella di Matthew Broderick. Un Matthew Broderick giovane, prePazza giornata di vacanza e preLadyhawke. In quel momento capii dove mi trovavo. E capii chi ero. Ero David Lightman, il personaggio interpretato da Matthew Broderick in Wargames. Questa era la prima scena che aveva nel film. Ero dentro al film. Mi guardai intorno rapidamente e vidi una riproduzione dettagliata del 20 Grand Palace, la pizzeriasala giochi del film. Attorno a ciascun gioco sciamavano ragazzini con vaporose capigliature anni ottanta. Gli altri erano seduti nei spar, mangiavano pizza e bevevano bibite. Da un jukebox nellangolo rimbombava Video Fever dei Beepers. I suoni e le immagini erano identici a quelli del film. Halliday aveva copiato ogni singolo dettaglio e lo aveva riportato in vita come simulazione interattiva. Porca puttana. Avevo passato anni a immaginarmi che sfide mi attendessero al di l della Prima Porta. E mai avrei immaginato questo. Ma forse avrei dovuto aspettarmelo. Wargames era uno dei film in assoluto pi amati da Halliday, ed era per questo che lavevo guardato pi di una trentina di volte. Oltre al fatto che era assolutamente stupendo, con un hacker adolescente vecchia maniera come protagonista. A quanto sembrava, stavo per essere ripagato di tutte quelle ore di studio. Poi udii un bip elettronico ripetuto. Proveniva dalla tasca destra dei jeans che indossavo. Tenendo sempre la sinistra sul joystick, frugai nella tasca e ne tirai fuori un orologio digitale. Il quadrante diceva che erano le 7 e 45 del mattino. Quando premetti un pulsante per zittire il segnale, al centro del mio display comparve un avviso: farai tardi a scuola! Usai il comando vocale per aprire la mappa OASIS, sperando di capire dove mi avesse condotto la Porta. Ma scoprii che non ero pi su Middletown, e non ero nemmeno su OASIS. La mia icona di localizzazione si trovava in mezzo a una schermata vuota, il che significava che mi trovavo FDM, Fuori dalla Mappa. Quando mi ero avventurato allinterno della Porta, il mio avatar era stato trasportato in una simulazione autonoma, un luogo virtuale totalmente separato da OASIS. Lunico modo per ritornare indietro consisteva probabilmente nel superare la Porta completando la missione. Ma se ero dentro

un videogioco, come dovevo giocarlo? Se questa era una missione, qual era il mio obiettivo? Continuai a giocare a Galaga rimuginando su questi dubbi. Un istante dopo, un bambinetto entr nella sala giochi e si avvicin a me. Ciao David! disse, fissando la partita. Lo avevo visto nel film. Si chiamava Howie. Nel film, Matthew Broderick passa a Howie i comandi di Galaga e corre a scuola. Ciao David! ripet il ragazzino, col medesimo tono di voce. Questa volta, quando parl, le sue parole apparvero in sovraimpressione, alla base del display, come fossero dei sottotitoli. Poco pi in basso, lampeggiarono in rosso le parole ultimo avviso dialogo! Cominciai a capire. La simulazione mi stava avvertendo che questa era la mia ultima possibilit di recitare la battuta seguente del film. Se non avessi pronunciato la battuta, potevo immaginare cosa sarebbe successo.game over. Ma non mi agitai, perch conoscevo la battuta seguente. Avevo visto Wargames tante volte che ricordavo lintero film a memoria. Ciao Howie! dissi. Ma la voce trasmessa dagli auricolari non era la mia. Era la voce di Matthew Broderick. Mentre recitavo la battuta, lavviso sul display scomparve e apparve in alto, in sovrimpressione, un punteggio di 100 punti. Mi scervellai cercando di ripercorrere mentalmente il resto della sequenza. Mi ricordai la battuta successiva: Come va? dissi, e il mio punteggio schizz a 200. Benone rispose Howie. Iniziai a sentirmi in preda alle vertigini. Era tutto incredibile. Ero proprio dentro al film. Halliday aveva trasformato un film ormai cinquantenne in un videogioco interattivo in tempo reale. Mi domandai quanto avesse impiegato a programmarlo. Un nuovo avviso cominci a lampeggiare sul display: farai tardi a scuola! sbrigati! Feci qualche passo indietro, abbandonando il gioco. Vuoi continuare tu? domandai a Howie. Certo rispose, impossessandosi dei comandi. Grazie! Sul pavimento della sala giochi comparve un sentiero verde che conduceva fino alluscita. Cominciai a seguirlo, poi mi ricordai di correre a prendere il blocco degli appunti che avevo lasciato sul DigDug, il mobile accanto al mio, esattamente come David nel film. Quando lo feci, il punteggio sal di 100 punti e sul display apparve la scritta bonus azione! Ciao, David! grid Howie. Ciao! gli risposi. Altri 100 punti. Era cos semplice! Seguii il sentiero verde fin fuori dal 20 Grand Palace e poi lungo la strada affollata, per un paio di isolati. Stavo correndo in una strada alberata di periferia. Svoltai langolo e vidi che il sentiero conduceva direttamente a un grande edificio di mattoni. Linsegna sulla porta diceva Snohomish High School: era la scuola di David, e lambientazione delle scene seguenti del film. Mentre entravo, correndo, la mia testa si affollava di pensieri. Se tutto ci che dovevo fare era ripetere le battute di Wargames per le prossime due ore, sarebbe stato un gioco da ragazzi. Senza volerlo, ero fin troppo preparato. Conoscevo Wargames persino meglio di Scuola di geni o Sapore di hamburger. Stavo ancora correndo per i corridoi della scuola, quando sul display lampeggi un nuovo

avviso: sei in ritardo per la lezione di biologia! Continuai a percorrere, pi in fretta che potevo, il sentiero, che aveva cominciato a pulsare di un verde acceso. Giunsi, infine, di fronte alla porta di unaula del secondo piano. Dal vetro riuscivo a vedere che la lezione era gi cominciata. Linsegnante era accanto alla lavagna. Vidi il mio banco, lunico banco vuoto di tutta laula. Era proprio dietro Ally Sheedy. Aprii la porta e entrai nella classe in punta di piedi, ma linsegnante mi not immediatamente. Ah, David! Sei carino a unirti a noi! Raggiungere la fine del film si rivel molto pi difficile di quanto avessi preventivato. Mi ci vollero solo quindici minuti per capire le regole del gioco, e per capire come funzionasse il sistema di punteggio. Mi si richiedeva molto pi della mera ripetizione del dialogo. Dovevo anche riprodurre tutte le azioni che il personaggio di Broderick compie nel film, in maniera esatta e nel momento giusto. Era come essere obbligati a recitare da protagonista in un dramma teatrale visto molte volte, ma mai provato. Per gran parte della prima ora del film fui in preda al nervosismo, cercavo costantemente di anticipare le battute che avrei dovuto dire. Ogni volta che sbagliavo una battuta o non compivo unazione al momento giusto, il mio punteggio scendeva e sul display compariva un avviso. Quando facevo due errori di seguito, compariva un ultimo avviso. Non ero certo di cosa sarebbe successo se avessi sbagliato tre volte di seguito, ma immaginavo che sarei stato espulso dalla Porta o, pi semplicemente, il mio avatar sarebbe stato ucciso. Non ero proprio impaziente di scoprire quale sorte mi sarebbe toccata. Dopo sette azioni giuste in sequenza o dopo sette frasi esatte, il gioco mi assegnava un bonus SuggerimentoBattuta, che potevo selezionare ogni volta che stavo per fare scena muta: in questo modo, lazione corretta o la linea di dialogo che mi sfuggiva sarebbero comparse sul display, come se fosse una sorta di gobbo. Nelle parti che non coinvolgevano il mio personaggio, la simulazione passava a una prospettiva passiva, in terza persona, durante la quale non dovevo far altro che osservare gli sviluppi, come nella scena animata di un vecchio videogioco. Nel corso di queste scene, potevo rilassarmi fino al momento in cui il mio personaggio non fosse tornato sullo schermo. In una pausa, cercai di accedere alla copia del film che conservavo nel disco fisso della console, con lintenzione di riprodurlo, in una finestra del display, per tenerlo come punto di riferimento. Ma il sistema non me lo permise. Scoprii, anzi, che non potevo aprire alcuna finestra mentre mi trovavo allinterno della Porta. Quando ci provai, mi fu inviato un avviso: barare non ammesso. prova a barare ancora una volta ed game over! Ma, fortunatamente, alla fine non ebbi bisogno di alcun aiuto. Una volta raccolto il massimo di cinque bonus SuggerimentoBattuta mi rilassai, e il gioco divenne addirittura divertente. Non era difficile divertirsi allinterno di uno dei miei film preferiti. Dopo un po scoprii che potevo guadagnare punti extra se pronunciavo una battuta con lesatto tono e la stessa inflessione del protagonista. Ancora non lo sapevo, ma ero la prima persona a giocare a un tipo di videogioco assolutamente nuovo. Non molto tempo dopo la GSS sarebbe venuta a conoscenza della simulazione di Wargames inclusa nella Prima Porta. Avrebbe brevettato in fretta lidea e avrebbe comprato i diritti di vecchi film e serie tv per conventirli in giochi interattivi, che sarebbero stati chiamati Sincrofilm. I Sincrofilm sarebbero diventati estremamente

popolari. Si sarebbe aperto un nuovo, vastissimo mercato di giochi che permettevano, a chi lo volesse, di recitare da protagonista nel proprio film o serie tv preferiti. Giunto alle scene finali del film, iniziai a sentirmi spossato. Ero sveglio da pi di ventiquattrore e non avevo mai fatto una pausa. Lultima azione che mi tocc fu ordinare al supercomputerWOPR di giocare contro se stesso a Tris. Poich ogni partita giocata dal WOPR finiva pari, lintelligenza artificiale apprese che anche una Guerra Termonucleare Globale sarebbe stata un gioco in cui lunica mossa vincente non giocare. Ci avrebbe impedito alWOPR di lanciare tutti gli ICBM degli Stati Uniti contro lUnione Sovietica. Io, David Lightman, giovane appassionato di computer della periferia di Seattle, da solo avevo evitato la fine dellumanit. Il centro di comando NORAD esplose in un grande festeggiamento, e io attesi che scorressero i titoli di coda del film. Ma non accadde. No, tutti i personaggi intorno a me scomparvero, lasciandomi solo nellenorme quartier generale. Controllai il riflesso del mio avatar sullo schermo di un computer, e vidi che non avevo pi il volto di Matthew Broderick. Ero di nuovo Parzival. Scrutai nel vuoto del centro di comando NORAD, domandandomi cosa dovessi fare. Tutto a un tratto, i giganteschi schermi che avevo di fronte si azzerarono e apparvero quattro righe di testo, in verde acceso. Era un nuovo indovinello: La Chiave di Giada il capitano ha celata In una dimora da tempo abbandonata Ma nel fischietto soffiar tu potrai Se dei trofei la raccolta farai Per un attimo fissai i versi inebetito, in silenzio. Poi mi riscossi dallo stordimento e fotografai pi volte il testo. Mentre lo facevo, su una parete vicina a me riapparve la Porta di Rame: era aperta e riuscivo a vedere, al di l, la camera di Halliday. Era luscita. La porta di ritorno. Ce lavevo fatta. Avevo superato la Prima Porta. Riguardai lindovinello sugli schermi. Mi ci erano voluti anni per decifrare il limerick e riuscire a trovare la Chiave di Rame. A prima vista, sembrava che il nuovo indovinello sulla Chiave di Giada avrebbe richiesto altrettanto tempo. Non ne capivo una parola. Ma ero stanco morto, e non ero certo nelle condizioni di risolvere un altro enigma. A stento riuscivo a tenere gli occhi aperti. Saltai attraverso luscita e atterrai, con un tonfo, sul pavimento della stanza di Halliday. Quando mi voltai e guardai la parete, non cera pi traccia della porta, il poster di Wargames era ritornato al suo posto. Controllai le statistiche del mio avatar e notai che avevo guadagnato centinaia di migliaia di Punti Esperienza per aver superato la Porta, abbastanza per condurre il mio avatar dal decimo al ventesimo livello in un solo colpo. Poi controllai il Segnapunti: PUNTEGGI: 1. Parzival 110.000 2. Art3mis 9.000 3. JDH 0000000 4. JDH 0000000 5. JDH 0000000

6. JDH 0000000 7. JDH 0000000 8. JDH 0000000 9. JDH 0000000 10. JDH 0000000 Il mio punteggio era aumentato di centomila punti e, accanto al mio nome, compariva ora un cancello color rame. I media (e chiunque altro) probabilmente avevano tenuto sotto controllo il Segnapunti per tutta la notte perci, ormai, il mondo intero sapeva che avevo risolto la Prima Porta. Ero troppo distrutto per provare a pensare a ci che questo implicava. Non pensavo che a dormire. Scesi di corsa le scale e andai in cucina. Le chiavi dellauto degli Halliday erano appese in una bacheca accanto al frigorifero. Le afferrai e corsi fuori. Lauto (quella che non era piazzata sui blocchi di cemento) era una Ford Thunderbird dell82. Al secondo tentativo il motore si accese. Uscii dal vialetto e guidai fino alla stazione degli autobus. Una volta l, mi teletrasportai nella stazione accanto alla mia scuola, su Ludus. Poi raggiunsi il mio armadietto e vi lasciai tutto ci che il mio avatar aveva raccolto: tesoro, armatura, armi. Quindi uscii da OASIS. Quando mi tolsi il visore, erano le 6 e 17 del mattino. Mi sfregai gli occhi arrossati, e scrutai linterno del mio nascondiglio, cercando di farmi unidea di tutto ci che era appena successo. Allimprovviso avvertii il freddo che avvolgeva il furgone. La stufetta elettrica era rimasta accesa per tutta la notte, e la batteria era ormai prosciugata. Ero troppo stanco per salire sulla cyclette e ricaricarla. E non avevo abbastanza energie per ritornare fino a casa di mia zia. Ma il sole sarebbe sorto a breve e avrei potuto fermarmi nel nascondiglio senza preoccuparmi di morire congelato. Scivolai gi dalla sedia e mi raggomitolai nel sacco a pelo, sul pavimento. Chiudendo gli occhi, iniziai a rimuginare sullindovinello della Chiave di Giada. Ma il sonno mi risucchi dopo pochi istanti. Feci un sogno. Ero solo, al centro di una terra di nessuno, con moltissimi eserciti schierati contro di me. Di fronte, una milizia di Sixer; al mio fianco, interi clan di Gunter che brandivano spade, pistole e potenti armi magiche. Abbassai gli occhi per guardare il mio corpo. Non era quello di Parzival; era proprio il mio. E indossavo unarmatura di carta. La mia mano destra reggeva una spada di plastica, la sinistra un grande uovo di vetro. Era identico alluovo di vetro che provoca tutti quei dispiaceri a Tom Cruise in Risky Business. Ma in qualche modo sapevo che, nel mio sogno, era lEaster Egg di Halliday. E io ero l, davanti a tutti, e lo mostravo a tutto il mondo. Allunisono, gli eserciti nemici lanciarono un violento grido di battaglia e caricarono. Convergevano tutti verso di me, mostrandomi i denti e gli occhi iniettati di sangue. Venivano a prendersi luovo, e non potevo fare niente per fermarli. Sapevo che stavo sognando, e mi aspettavo di svegliarmi prima che mi raggiungessero.

Ma no, non mi svegliai. Il sogno continu, mi strapparono luovo dalle mani, e sentii che mi facevano a pezzi.
0012

Dormii per pi di dodici ore, saltando del tutto le lezioni. Quando finalmente mi svegliai, mi strofinai gli occhi e per un attimo rimasi sdraiato in silenzio, cercando di autoconvincermi che gli eventi del giorno precedente erano davvero accaduti. Mi sembrava un sogno, era tutto sin troppo bello per essere vero. Infine, riafferrai il visore e mi collegai alla rete per accertarmene. Ogni singolo feed di notizie mostrava la schermata del Segnapunti. E il nome del mio avatar era l, in cima, al primo posto. Art3mis era ancora seconda, ma il punteggio, accanto al suo nome, aveva raggiunto 109 000, era a soli mille punti di distanza da me. Come nel mio caso, anche di fianco al suo punteggio campeggiava un cancello color rame. Ce laveva fatta, allora. Era riuscita a decifrare liscrizione sulla Chiave di Rame mentre dormivo. Poi aveva raggiunto Middletown, aveva trovato la porta ed era riuscita a uscire illesa da Wargames, soltanto poche ore dopo di me. Non mi sentivo pi cos compiaciuto di me stesso. Cambiai canale ancora un paio di volte prima di soffermarmi su uno dei principali network di notizie, in cui vidi due uomini seduti davanti a una schermata del Segnapunti. Luomo a sinistra, un intellettualoide di mezza et annunciato come Edgar Nash, esperto di Gunter stava spiegando i punteggi al presentatore accanto a lui. pare che lavatar chiamato Parzival abbia ricevuto qualche punto in pi per essere stato il primo a trovare la Chiave di Rame disse Nash, indicando il Segnapunti. E poi, questa mattina, il punteggio di Parzival aumentato di altri centomila punti e unicona a forma di Porta di Rame comparsa accanto al suo punteggio. Lo stesso cambiamento si verificato nel caso di Art3mis, qualche ora dopo. Questo sembra indicarci che entrambi siano riusciti a superare la prima delle tre porte. Le celebri Tre Porte di cui James Halliday parlava nel video dellInvito di Anorak? chiese il presentatore. Precisamente. Ma, signor Nash, dopo cinque anni, com possibile che due avatar siano riusciti in questimpresa a poche ore di distanza luno dallaltro? Be, credo che ci sia una sola risposta plausibile. Queste due persone, Parzival e Art3mis, probabilmente lavorano insieme. Devono essere entrambi membri di una di quelle istituzioni note come clan di Gunter. Sono gruppi di cacciatori che Mi rabbuiai e cambiai canale, saltando di feed in feed, finch non vidi un giornalista sovreccitato che intervistava via satellite Ogden Morrow. QuellOgden Morrow. in diretta dalla sua casa, in Oregon. Grazie di essere qui con noi oggi, signor Morrow! Si figuri rispose Morrow. Erano passati quasi sei anni dallultima volta che Morrow aveva parlato ai media, ma non sembrava invecchiato di un solo giorno. I suoi capelli, grigi e indomabili, e la lunga barba lo facevano sembrare un incrocio tra Albert Einstein e Babbo Natale. Il paragone descriveva bene anche la sua personalit. Il cronista si schiar la voce, comprensibilmente agitato. Vorrei cominciare chiedendole la

sua reazione agli eventi delle ultime ventiquattrore. Si sorpreso nel vedere quei nomi comparire sul Segnapunti di Halliday? Sorpreso? Be, s, un po. Ma direi che il termine migliore sia entusiasmato. Come chiunque altro, monitoravo la situazione e non aspettavo altro che ci accadesse. Ovviamente, non ero sicuro che sarei stato ancora vivo quando sarebbe successo! Ma sono felice di esserlo. molto emozionante, non trova? Crede che questi due Gunter, Parzival e Art3mis, stiano lavorando in coppia? Non ne ho idea. Immagino che non sia da escludere. Come lei sa, la Gregarious Simulation Systems mantiene confidenziali i dati di tutti gli utenti, perci non abbiamo modo di conoscere le loro identit. Pensa che uno dei due si far avanti e si riveler al pubblico? No, se sono intelligenti disse Morrow, sistemandosi sul naso i celebri occhiali con la montatura in metallo. Se fossi in loro, farei di tutto per mantenere lanonimato. Perch dice questo? Perch se il mondo scoprisse chi sono veramente, non avrebbero un momento di tranquillit. Se tutti iniziassero a pensare che potrebbero aiutarli a cercare lEgg di Halliday, non li lascerebbero mai in pace. Si fidi, lo so per esperienza. S. Immagino. Il giornalista fece un sorriso tirato. In ogni caso, il nostro network ha contattato per email sia Parzival che Art3mis, e abbiamo proposto loro generose offerte in denaro in cambio di unintervista esclusiva, su OASIS o nel mondo reale. Sono certo che stiano ricevendo molte offerte di questo genere. Ma dubito che accetteranno disse Morrow. Poi guard in macchina, e mi sentii come se si stesse rivolgendo direttamente a me. Chiunque sia abbastanza intelligente da ottenere quello che loro hanno appena ottenuto dovrebbe guardarsi bene dal parlare con quegli avvoltoi dei media. Il giornalista ridacchi, imbarazzato. Ah, signor Morrow non penso che questa ce la meritassimo. Morrow fece spallucce. Peccato. Io s. Il giornalista si schiar nuovamente la voce. Daccordo, parlando daltro ha dei pronostici riguardo a eventuali cambiamenti che potremmo vedere sul Segnapunti, nelle prossime settimane? Scommetto che gli otto spazi che restano si riempiranno piuttosto in fretta. Cosa glielo fa pensare? Una persona sa tenere un segreto, due no rispose, ritornando a guardare in macchina. Magari mi sbaglio. Non saprei. Ma di una cosa sono sicuro. I Sixer si serviranno di qualsiasi sporco mezzo per scoprire dove si trovano la Chiave di Rame e la Prima Porta. Sta parlando dei dipendenti della Innovative Online Industries? S. IOI. I Sixer. Il loro unico scopo quello di sfruttare le falle nel regolamento della gara per sovvertire il senso del testamento di Jim. Qui c in ballo lanima stessa di OASIS. Lultima cosa che Jim avrebbe voluto che la sua creazione cadesse nelle mani di una multinazionale fascista come la IOI. Signor Morrow, questo network appartiene alla IOI Ma ovvio! esplose Morrow, gioioso. Tutto, praticamente, appartiene a loro! Te compreso, mio caro ragazzo! Non che ti hanno tatuato un codice a barre sul culo quando sei stato assunto per sederti qui a far propaganda per loro? Il giornalista inizi a

balbettare, fissando nervoso un punto al di l della telecamera. Presto! disse Morrow. Tagliatemi, prima che dica altro! Scoppi in una risata, mentre la rete televisiva troncava la connessione. Il giornalista si prese un paio di secondi per raccogliere le idee e poi disse: La ringrazio nuovamente per essere stato qui oggi, signor Morrow! Purtroppo, abbiamo esaurito il tempo a disposizione. E adesso torniamo a Judy, che si trova con un gruppo di rinomati studiosi di Halliday. Sorrisi e chiusi la finestra, ripensando alle parole del vecchio. Da sempre sospettavo che sapesse della gara molto pi di quanto non desse a vedere. Morrow e Halliday erano cresciuti insieme, avevano fondato insieme una societ, insieme avevano cambiato il mondo. Ma la vita di Morrow era stata ben diversa da quella di Halliday, era stata una vita con un legame ben pi marcato con gli altri esseri umani. E con molte pi tragedie. Nella met degli anni novanta, quando la Gregarious Simulation Systems era ancora soltanto la Gregarious Games, Morrow aveva sposato la sua fidanzata del liceo, Kira Underwood. Kira era nata a Londra, dovera anche cresciuta. (In realt si chiamava Karen, ma da quando aveva visto The Dark Crystal insisteva perch tutti la chiamassero Kira.) Morrow laveva incontrata a scuola, quando lei vi si era trasferita, da Londra, per il penultimo anno di liceo. Nella sua autobiografia, Morrow scrive che era la quintessenza della ragazza geek, con una sfrenata ossessione per i Monty Python, i fumetti, i romanzi fantasy e i videogiochi. Lei e Morrow seguivano insieme alcune lezioni, e Morrow si prese una cotta quasi subito. La invit alle sue sedute di Dungeons & Dragons (come aveva fatto con Halliday, qualche anno prima) e, con grande sorpresa di Morrow, lei accett. Divenne lunica ragazza nel nostro gruppo settimanale di gioco scrive Morrow. E ognuno di noi se ne innamor perdutamente, Jim compreso. Fu proprio lei a dare a Halliday il soprannome di Anorak, termine in slang britannico per indicare un nerd ossessivo. Credo che Jim abbia battezzato cos il suo personaggio di D&D proprio per fare colpo su di lei. O forse era il suo modo di farle capire che sapeva stare allo scherzo. Il gentil sesso mandava Jim in uno stato di ansia totale, e Kira lunica ragazza con cui lho visto parlare in maniera rilassata. Questo perch si calava nella parte, era Anorak, nel corso delle nostre sedute. E si rivolgeva a lei solo come Leucosia, che era il nome del personaggio di Kira in D&D. Ogden e Kira iniziarono a frequentarsi. Alla fine dellanno scolastico, proprio quando lei doveva tornare a Londra, i due si dichiararono. Nel corso dellultimo anno di scuola si tennero in contatto scambiandosi quotidianamente email, usando un BBS preinternet che si chiamava FidoNet. Quando entrambi si diplomarono, Kira torn negli Stati Uniti, and a vivere con Morrow, e divenne una dei primi dipendenti della Gregarious Games. (Per due anni lei costitu il loro intero dipartimento artistico). Si fidanzarono qualche anno dopo il lancio di OASIS. Un anno dopo si sposarono, e Kira si dimise dal suo posto di direttrice artistica alla GSS. (Anche lei, con le sue quote azionarie, era ormai miliardaria.) Morrow rimase alla GSS per altri cinque anni. E poi, nellestate del 2022, annunci che avrebbe lasciato la societ. Al tempo sosteneva che fosse per ragioni personali. Ma, anni dopo, Morrow scrisse nella sua autobiografia che aveva lasciato la GSS perch non eravamo pi nel business dei videogiochi e perch sentiva che OASIS si stava trasformando in qualcosa di orribile. Era diventata una prigione autoimposta per lintera umanit scrive. Un luogo piacevole in cui sottrarsi ai problemi del mondo, mentre la civilt collassava lentamente su se stessa,

fondamentalmente perch era stata abbandonata. Correva anche voce che Morrow avesse scelto di andarsene perch aveva litigato furiosamente con Halliday. Nessuno dei due conferm n sment; nessuno sapeva che cosa avesse spezzato unamicizia durata una vita. Ma fonti interne alla societ dissero che, al tempo delle dimissioni di Morrow, lui e Halliday non si parlavano gi da diversi anni. Nonostante questo, quando Morrow lasci, vendette tutte le sue azioni GSS direttamente a Halliday, per una somma che non fu mai rivelata. Ogden e Kira si ritirarono nella loro casa in Oregon e avviarono una compagnia di software didattici no profit, la Halcydonia Interactive, che creava avventure grafiche gratuite per ragazzi. Io avevo passato la mia infanzia su questi giochi, tutti ambientati nel magico Regno di Halcydonia. Le avventure di Morrow avevano il potere di trasportare me, ragazzino cresciuto tra le cataste, fuori da quellambiente tetro. In un certo senso, i Morrow erano stati i miei primi insegnanti. Per il decennio successivo Ogden e Kira condussero unesistenza pacifica e gioiosa, vivendo e lavorando in relativo isolamento. Cercarono di avere dei figli, ma evidentemente non era destino. Iniziarono a pensare alladozione ma, nellinverno del 2034, Kira perse la vita in un incidente automobilistico su una strada di montagna ghiacciata, a pochi chilometri da casa sua. In seguito, Ogden continu a gestire la Halcydonia Interactive da solo. Riusc a tenersi lontano dai riflettori fino alla mattina della morte di Halliday, quando casa sua fu assediata dai media. Poich un tempo era stato il pi grande amico di Halliday, tutti si aspettavano che potesse spiegare perch il miliardario appena deceduto avesse messo in palio tutte le sue fortune. Morrow decise di indire una conferenza stampa, per levarseli tutti di dosso. Quella era stata lultima volta che aveva parlato ai media, fino alla scoperta della Chiave. Avevo riguardato il video di quella sua prima conferenza molte, molte volte. Morrow aveva esordito leggendo una breve dichiarazione in cui diceva che da pi di un decennio non vedeva Halliday n gli parlava. Abbiamo litigato aveva detto e mi rifiuter sempre di affrontare questo argomento, ora e in futuro. Vi basti sapere che non comunicavo con James Halliday da pi di dieci anni. E allora perch Halliday le avrebbe lasciato la sua enorme collezione di videogiochi a gettone? aveva chiesto un giornalista. Tutti gli altri suoi beni saranno messi allasta. Se non eravate pi amici, perch lei lunica persona a cui abbia lasciato qualcosa? Non ne ho la minima idea aveva risposto semplicemente Morrow. Un altro giornalista aveva chiesto a Morrow se avrebbe cercato lEaster Egg di Halliday: conoscendo Halliday cos bene, avrebbe avuto pi probabilit di trovarlo di chiunque altro. Morrow, a quel punto, aveva sottolineato che, nel testamento di Halliday, era contenuta una regola imprescindibile: nessuno che avesse lavorato alla GSS n alcuno dei suoi familiari avrebbe avuto diritto di partecipare alla gara. Aveva idea di ci a cui Halliday stava lavorando in tutti i suoi anni di isolamento? No. Sospettavo stesse lavorando a qualche nuovo gioco. Jim stava sempre lavorando a un nuovo gioco. Per lui, creare videogiochi era necessario quanto lo respirare. Ma non ho mai pensato che stesse lavorando a qualcosa di questa portata. In qualit di persona che conosceva Halliday meglio di chiunque altro ha qualche consiglio da dare ai milioni di individui che ora stanno cercando lEaster Egg? Da dove

pensa che dovrebbero iniziare? Credo che Jim labbia spiegato in maniera abbastanza plateale rispose Morrow picchiettandosi la fronte, proprio come aveva fatto Halliday nellInvito di Anorak. Jim ha sempre voluto che tutti condividessero le sue ossessioni, amassero le cose che lui amava. Penso che questa gara sia il suo modo di dare al mondo un incentivo per farlo. Chiusi il mio file su Morrow e controllai la posta. Il sistema mi avvis che avevo ricevuto pi di due milioni di messaggi. Erano tutti ordinati in una cartella a parte, perci avrei potuto controllarli pi tardi. Solo due messaggi erano stati inviati dai miei contatti autorizzati. Uno era di Aech. Laltro era di Art3mis. Iniziai aprendo il messaggio di Aech. Era un messaggio video, e il volto del suo avatar comparve in una finestra. Porca troia! grid. Non ci credo! Hai superato la Prima strafottutissima Porta e ancora non mi hai chiamato? Chiamami, pezzo di stronzo! Ora! Subito, appena ricevi questo messaggio! Pensai di aspettare qualche giorno prima di richiamarlo, ma abbandonai immediatamente lidea. Avevo bisogno di parlare con qualcuno di tutto quello che mi era successo, ed Aech era il mio migliore amico. Se cera qualcuno di cui mi potevo fidare, quel qualcuno era lui. Rispose al primo squillo, e il suo avatar comparve in una nuova finestra, davanti ai miei occhi. Bastardo! grid. Geniale, sociopatico, astuto bastardo! Ehi, Aech dissi, cercando di fare limpassibile. Novit? Novit? Novit? Intendi a parte aver visto, sai, il nome del mio migliore amico comparire in cima al Segnapunti? Intendi a parte questo, s? Si avvicin, in modo che la bocca riempisse tutto il campo visivo della finestra video, poi url: A parte questo non molto! Davvero, calma piatta!. Risi. Scusa se ci ho messo un po a richiamarti. Ho fatto un po tardi. No, ma davvero, hai fatto tardi! disse. Ma guardati! Come fai a stare cos calmo! Ti rendi conto, s, di quello che significa? una cosa enorme! Va oltre al leggendario! Cio tante fottute congratulazioni, amico! Inizi a inchinarsi a ripetizione. Non sono degno! Finiamola qui, ok? Non poi questa gran cosa. Non che abbia vinto niente, per ora Non una gran cosa! si lagn Non-unagran-cosa? Stai scherzando? Ormai sei una leggenda! Sei un dio, da questo momento in poi! Ma non te ne rendi conto, idiota? No, davvero, smettila. Sto gi dando abbastanza di matto. Hai dato unocchiata alle notizie? Tutto il mondo sta dando di matto! E tutti sui forum dei Gunter sono incazzati come scimmie! E parlano tutti di te, amigo. Lo so. Senti, spero che tu non sia arrabbiato perch ti ho tenuto alloscuro. Mi sono sentito in colpa per non aver risposto alle tue chiamate e non averti detto cosa stavo facendo Oh, per favore! alz gli occhi in maniera sprezzante. Lo sai fin troppo bene che se fossi stato in te avrei fatto la stessa cosa. cos che va il gioco. Ma si fece pi serio. Sono curioso di sapere, invece, come quella tipa, Art3mis, sia riuscita a trovare la Chiave di Rame e a superare la porta subito dopo di te. Tutti sono convinti che voi siate una squadra, ma so che una stronzata. Che cos successo, allora? Ti pedinava, tipo? Scossi la testa. No, aveva trovato il nascondiglio della chiave prima di me. Un mese fa, a quanto mi ha detto. Solo, non era riuscita a ottenere la chiave fino a ora. Rimasi in silenzio per un istante. Non posso dirti tutti i dettagli senza che, sai Aech sollev entrambe le mani.

Nessun problema. Capisco perfettamente. Non vorrei mai che ti lasciassi sfuggire qualche indizio. Mi rivolse il suo tipico ghigno da Stregatto, e sembr che i suoi denti bianchi occupassero met della finestra. In realt dovrei farti sapere dove mi trovo in questo momento Sistem la videocamera in modo che non riprendesse solo il primo piano del suo volto, e pass a uninquadratura allargata che mi rivel dove si trovava era accanto alla collinetta, appena fuori dalla Tomba degli orrori. Rimasi a bocca aperta. Come diavolo Be, quando ho visto il tuo nome su tutti i feed, ieri sera, mi venuto in mente che, da quando ti conosco, non hai mai avuto il gruzzolo necessario per fare dei grandi viaggi. Veramente neanche per fare dei viaggi in generale. Perci ho pensato che, se avevi trovato il nascondiglio della Chiave di Rame, probabilmente doveva essere da qualche parte vicino a Ludus. O magari persino su Ludus. Ottimo lavoro dissi, e dicevo sul serio. Non molto. Ho passato ore a sfiancare la nocciolina di cervello che mi ritrovo, prima di pensare che dovevo cercare sulla mappa di Ludus un terreno che somigliasse a quello descritto nel modulo della Tomba degli orrori. Ma una volta che lho capito, tutto si sistemato. Ed eccomi qui. Congratulazioni. S, be, stato piuttosto facile dopo che mi hai indicato la direzione. Diede unocchiata alla tomba, dietro di s. da anni che cerco questo posto, e per tutto il tempo si trovava a due passi dalla mia scuola! Mi sento un coglione totale per non averlo capito da solo. Non sei un coglione dissi. Hai decifrato il limerick per conto tuo, altrimenti non sapresti nemmeno della Tomba degli orrori, no? Non sei incazzato, quindi? chiese. Che abbia approfittato delle informazioni riservate che avevo? Scossi la testa. Per nulla. Avrei fatto lo stesso. Be, in qualsiasi caso, ti devo un favore. E non me ne dimenticher. Indicai la tomba, dietro di lui. Sei gi entrato? S. Sto aspettando che il server si resetti, a mezzanotte. La tomba vuota, al momento, perch la tua amichetta Art3mis ci aveva gi fatto una visitina. Non siamo amici dissi. comparsa qui poco dopo che avevo preso la chiave. Avete combattuto? No. La tomba in una zona nonPvP. Guardai lorologio. Sembra proprio che tu debba ammazzare ancora un po di tempo prima di mezzanotte. S, mi stavo studiando il modulo di D&D per prepararmi disse. Ti va di darmi qualche consiglio? Sorrisi. No. Proprio no. Infatti, me lo immaginavo. Rimase in silenzio per qualche istante. Senti, devo farti una domanda disse. C qualcuno a scuola che conosce il nome del tuo avatar? No, ho badato che rimanesse un segreto. Nessuno sa che mi chiamo Parzival. Nemmeno gli insegnanti. Bene disse. Io ho preso la stessa precauzione. Purtroppo, per, molti dei Gunter che vengono alla Cantina sanno che andiamo entrambi a scuola su Ludus, perci potrebbero ricomporre facilmente il puzzle. Uno in particolare mi spaventa Fui investito da

unondata di panico. Ir0k? Aech annu. Mi chiama incessantemente da quando il tuo nome comparso sul Segnapunti, per chiedermi che cosa so. Io ho fatto finta di niente, e lui c cascato. Ma se sul Segnapunti compare anche il mio nome, inizier a vantarsi di conoscerci. E quando comincer a dire ai Gunter che siamo entrambi studenti su Ludus Cazzo! imprecai. A quel punto tutti i Gunter del mondo verranno qui a cercare la Chiave di Rame. Esatto disse Aech. E in un batter docchio la posizione della tomba sar di dominio pubblico. Sospirai. Be, sbrigati a prendere la chiave prima che succeda. Far del mio meglio. Sollev una copia del modulo della Tomba degli orrori. Ora, se vuoi scusarmi, mi rileggo questo per la centesima volta. Buona fortuna, Aech dissi. Fatti sentire quando superi la porta. Se supero la porta Ce la farai dissi. E una volta che lavrai fatto, dovremmo incontrarci nella Cantina per parlare. Ottimo, amigo. Mi fece un cenno di saluto e stava per chiudere la chiamata quando intervenni. Ehi, Aech? S? Magari ti va di dare una spolveratina alle tue abilit di giostrante dissi. Prima di mezzanotte. Mi sembr perplesso, per un momento, poi un sorriso dintesa gli si allarg sul volto. Capito disse. Grazie, amico mio. Buona fortuna. Mentre la sua finestra si chiudeva, iniziai a chiedermi come avremmo potuto rimanere amici nonostante tutto ci che ci aspettava. Nessuno di noi due voleva lavorare in squadra, e da questo momento in poi saremmo stati in competizione, luno contro laltro. Mi sarei pentito di averlo aiutato, oggi? Avrei rimpianto di averlo involontariamente condotto al nascondiglio della Chiave di Rame? Cercai di togliermi questi pensieri dalla testa e aprii lemail di Art3mis. Era un messaggio di testo, in vecchio stile. Caro Parzival, Congratulazioni! Visto? Ora sei famoso, come ti avevo detto. Anche se sembra che siamo stati gettati entrambi sotto i riflettori. Spaventoso, eh? Grazie di avermi consigliato di giocare a sinistra. Avevi ragione. Non so come, ma ha funzionato. Per ora non pensare che ti debba chiss quale favore, capo:-) La Prima Porta stata un casino, vero? Non me laspettavo neanche lontanamente cos. Sarebbe stato bello se Halliday mi avesse dato la possibilit di giocare come Ally Sheedy, ma in fondo uno cosa ci pu fare? Il nuovo indovinello un bel mistero, no? Spero che non ci vogliano altri cinque anni per decifrarlo. Comunque, volevo solo dirti che stato un onore incontrarti. Spero che le nostre strade si incrocino ancora, prima o poi. Cordialmente, Art3mis lungo. P.S. Goditi il primo posto finch puoi, amico. Non durer a

Lessi e rilessi il suo messaggio, sorridendo come un ragazzino inebetito. Poi scrissi la mia risposta: Cara Art3mis, Congratulazioni anche a te. Non stavi scherzando. La

competizione tira fuori davvero il meglio di te. Per quanto riguarda il consiglio sul giocare a sinistra, prego. Eccome se me lo devi un favore, ora. Il nuovo indovinello una sciocchezza. Credo di averlo gi risolto, in realt. Su cos che hai dubbi? stato un onore per me incontrarti. Se ti va di vederci in una chatroom, qualche volta, fammelo sapere. Che la forza sia con te, Parzival P.S. Non mi starai mica sfidando? Preparati a soffrire, donna. Dopo avere riscritto il messaggio una ventina di volte, premetti Invio. Poi aprii la schermata con lindovinello della Chiave di Giada e cominciai a studiarlo, sillaba per sillaba. Ma non riuscivo a concentrarmi. Per quanto ci provassi, i miei pensieri continuavano a naufragare verso Art3mis.
0013

Aech super la Prima Porta la mattina del giorno dopo. Il suo nome comparve sul Segnapunti al terzo posto, con un punteggio che ammontava a 108 000. Il valore della Chiave di Rame era sceso di altri mille punti, ma il valore della Prima Porta rimaneva immutato, a 100.000 punti. Tornai a scuola quella mattina stessa. Avevo pensato di darmi malato, ma temevo che la mia assenza avrebbe destato qualche sospetto. Quando arrivai, capii che non avevo motivo di preoccuparmi. Dato il rinnovato interesse per la Caccia, pi di met del corpo studentesco (e qualche insegnante) non si diede la pena di presentarsi. E poich tutti, a scuola, conoscevano il mio avatar con il nome di Wade3, nessuno mi prest grande attenzione. Vagando per i corridoi, inosservato, decisi che la mia identit segreta mi piaceva. Mi sentivo come Clark Kent o Peter Parker. Pensai che, probabilmente, mio padre avrebbe apprezzato. Quel pomeriggio, Ir0k mand delle email a me e a Aech, cercando di ricattarci. Disse che, se non gli avessimo spiegato come trovare la Chiave di Rame e la Prima Porta, avrebbe postato, in ogni forum di Gunter che avesse trovato, tutto ci che sapeva sul nostro conto. Quando ci rifiutammo, tenne fede alla sua minaccia e cominci a dire a chiunque gli prestasse un minimo di attenzione che Aech e io studiavamo entrambi su Ludus. Naturalmente, non aveva modo di provare di conoscerci davvero, e ormai centinaia di Gunter sostenevano di essere nostri amici intimi, perci io ed Aech speravamo che i suoi post sarebbero stati ignorati. Ma no, ovviamente nessuno li ignor. Due altri Gunter furono abbastanza scaltri da unire le tessere del puzzle tra Ludus, il limerick e la Tomba degli orrori. Il giorno dopo che Ir0k ebbe vuotato il sacco, al quarto posto del Segnapunti comparve un nome: Daito. Meno di quindici minuti dopo, al quinto posto comparve un altro nome, Shoto. In qualche modo erano riusciti a impossessarsi di due copie della Chiave di Rame nello stesso giorno, senza dover aspettare che il server si resettasse, a mezzanotte. E poi, poche ore dopo, Daito e Shoto portarono a termine la missione della Prima Porta. Nessuno aveva sentito nominare questi avatar prima dora, ma i loro nomi sembravano indicare che lavorassero insieme, in coppia o come parte di un clan. Shoto e daito erano i

nomi giapponesi che indicavano le spade, a lama lunga e a lama corta, usate dai samurai. Portate insieme, le due spade venivano chiamate daisho ed cos che, in breve tempo, fu soprannominato il duo. Erano passati soltanto quattro giorni da quando il mio nome era apparso sul Segnapunti, e ogni giorno si era aggiunto un nuovo nome, sotto al mio. Il segreto era stato ormai rivelato e la Caccia era ripartita in quarta. Per tutta la settimana, non riuscii a concentrarmi su nulla di ci che i miei professori dicevano. Fortunatamente, non mi restavano che due mesi di scuola e avevo accumulato abbastanza crediti per diplomarmi, anche se avessi saltato le lezioni da l alla fine dellanno. Perci, mi lasciavo trasportare da una lezione allaltra, completamente stordito, ponendomi domande sullindovinello della Chiave di Giada, ripetendolo incessantemente fra me e me. La Chiave di Giada il capitano ha celata In una dimora da tempo abbandonata Ma nel fischietto soffiar tu potrai Se dei trofei la raccolta farai A quanto diceva il mio libro di letteratura inglese, una poesia di quattro versi con uno schema a rima alternata si chiamava quartina, e fu cos che soprannominai lindovinello. Tutte le sere, dopo scuola, uscivo da OASIS e riempivo le pagine vuote del mio diario del Graal con ogni possibile interpretazione della quartina. A quale capitano si riferiva Anorak? Captian America? Captain Kangaroo? Capitan Rogers nel 25 secolo? E dove diavolo poteva trovarsi la dimora abbandonata? Quella parte dellindovinello sembrava oltremodo vaga. La casa dinfanzia di Halliday, a Middletown, non poteva essere definita abbandonata, ma forse pensava a unaltra casa della sua citt? Mi sembrava troppo semplice, e troppo vicina al nascondiglio della Prima Porta. Sulle prime, pensai che con la dimora abbandonata facesse riferimento alla Rivincita dei nerds, uno dei suoi film preferiti. Nel film, i nerd del titolo affittano una casa fatiscente e la rimettono in sesto (in un tipico montaggio accompagnato da musica anni ottanta). Sul pianeta Skolnick visitai una riproduzione della casa della Rivincita dei nerds e passai un giorno a setacciarla, a vuoto. Gli ultimi due versi della quartina erano altrettanto misteriosi. Sembravano annunciare che chi avesse trovato la dimora avrebbe dovuto raccogliere una serie di trofei, e poi suonare un qualche fischietto. O forse lespressione fare una soffiata doveva essere inteso nel senso colloquiale, e cio rivelare un segreto, mettere in guardia contro un reato? In ogni caso, non ne coglievo il senso. Ma continuai a ripassare ogni verso, parola per parola, finch il mio cervello non inizi ad assumere la consistenza del dentifricio Aquafresh. Dopo scuola, quel venerd, il venerd in cui Daito e Shoto superarono la Prima Porta, ero seduto in un luogo appartato, a qualche chilometro dalla mia scuola, una collina scoscesa con un albero solitario sulla cima. Mi piaceva stare l a leggere, a fare i compiti o semplicemente a godermi la vista dei campi verdi circostanti. Nel mondo reale non avevo accesso a un simile panorama. Allombra dellalbero, spulciai i milioni di messaggi che intasavano la mia casella email. Era tutta la settimana che li passavo in rassegna. Avevo ricevuto messaggi da tutto il mondo. Lettere di congratulazioni. Richieste daiuto. Minacce di morte. Proposte dinterviste. Svariati monologhi, lunghi e incoerenti, da parte di Gunter che erano senza dubbio impazziti durante la ricerca dellEgg. Avevo anche ricevuto linvito a unirmi a

quattro dei pi grandi clan di Gunter, gli Oviraptor, il Clan Destiny, i Maestri della Chiave, e il Team Banzai. A tutti e quattro scrissi grazie, ma no. Quando mi stancai dei messaggi dei fan, selezionai i messaggi etichettati come affari e iniziai a leggerli. Scoprii che avevo ricevuto numerose offerte da parte di case di produzione cinematografiche e case editrici, tutte intenzionate a comprare i diritti della storia della mia vita. Li cancellai, perch avevo deciso che non avrei mai rivelato al mondo la mia identit. O meglio, senza dubbio non lavrei fatto fino a che non avessi trovato lEgg. Avevo ricevuto anche diverse offerte pubblicitarie da parte di aziende che volevano usare il nome e il volto di Parzival per vendere i propri servizi e prodotti. Un marchio di elettronica avrebbe voluto usare il mio avatar per promuovere la sua linea di hardware immersivo OASIS, cos da vendere accessori aptici, guanti e visori approvati da Parzival. Ricevetti anche offerte da una catena di pizza a domicilio, una casa produttrice di scarpe, e un negozio online che vendeva skin personalizzate per gli avatar. Mi aveva scritto persino una compagnia di giocattoli che voleva produrre una linea di cestini per il pranzo e action figure di Parzival. Offrivano tutte di pagarmi in crediti OASIS, che sarebbero stati trasferiti direttamente sullaccount del mio avatar. Non potevo credere alla fortuna che avevo. Risposi a ogni singola richiesta, aggiungendo che avrei accettato le offerte alle seguenti condizioni: che non avrei dovuto rivelare la mia identit e che avrei condotto gli affari solo tramite il mio avatar OASIS. In meno di unora iniziai a ricevere alcune risposte, con relativi contratti allegati. Non potevo permettermi un avvocato che li controllasse, ma scadevano tutti di l a un anno, perci li firmai per via telematica e li rispedii al mittente, allegando un modello tridimensionale del mio avatar, perch venisse usato nelle pubblicit. Mi chiesero anche registrazioni audio della voce di Parzival, perci mandai loro una clip sintetizzata e baritonale che mi faceva sembrare uno di quei tizi che fanno la voce fuori campo nei trailer dei film. Una volta ricevuto il tutto, gli sponsor del mio avatar mi informarono che avrebbero spedito al mio account OASIS il primo giro di pagamenti entro quarantotto ore. La somma di denaro che stavo per ricevere non era abbastanza per farmi diventare ricco. Neanche lontanamente. Ma a un ragazzino cresciuto senza nulla, sembrava una piccola fortuna. Feci un rapido calcolo. Se avessi vissuto con parsimonia, avrei avuto abbastanza denaro per andarmene dalle cataste e affittare un piccolo monolocale da qualche parte. Per un anno, se non altro. Il solo pensiero mi riemp di un nervoso entusiasmo. Da sempre sognavo di andarmene dalle cataste e sembrava proprio che quel sogno si sarebbe presto realizzato. Dopo essermi occupato degli affari, continuai a controllare le email. Quando sistemai i messaggi in ordine di mittente, scoprii che avevo ricevuto pi di cinquemila email dalla Innovative Online Industries. Era tutta la settimana, da quando il mio nome era apparso sul Segnapunti, che mi spedivano lo stesso messaggio. E continuavano a rispedirlo, una volta al minuto. I Sixer mi stavano bombardando di email per assicurarsi di attirare la mia attenzione. Le email erano marcate priorit massima, e loggetto di tutte era: proposta daffari urgente

per favore leggere subito! Nellistante in cui ne aprii una a caso, la IOI ricevette una conferma di lettura con la quale veniva informata che avevo finalmente letto il messaggio. Di l in poi, smisero di rispedirlo. Caro Parzival, Innanzitutto, lascia che ti faccia le congratulazioni per i tuoi risultati che, qui alla Innovative Online Industries, teniamo in massima considerazione. Per conto di tutta la ioi, ti presento qui una proposta daffari assai vantaggiosa, i cui dettagli possiamo discutere in una chatlink privata. Ti prego di usare la contact card allegata per contattarmi al pi presto, a prescindere dal giorno e dallora. Considerata la nostra reputazione allinterno della comunit dei Gunter, posso capire la tua esitazione nel volermi parlare. In ogni caso, sappi che qualora tu decidessi di non accettare la nostra proposta, abbiamo intenzione di contattare tutti i tuoi avversari. Se non altro, ci auguriamo che ci concederai lonore di essere il primo a valutare la nostra generosa offerta. Che cosa hai da perdere? Grazie per lattenzione. Spero di parlarti presto.
Cordialmente, Nolan Sorrento Capo delle operazioni Innovative Online Industries

Nonostante il tono pacato, la minaccia che il messaggio celava era evidente. I Sixer volevano reclutarmi. O volevano pagarmi perch spiegassi loro come trovare la Chiave di Rame e superare la Prima Porta. E, se mi fossi rifiutato, si sarebbero rivolti ad Art3mis, e poi a Aech, a Daito, a Shoto e a qualsiasi altro Gunter fosse comparso sul Segnapunti. Quegli schifosi leccapiedi aziendali non si sarebbero fermati finch non avessero trovato qualcuno che fosse tanto stupido o disperato da vendergli le informazioni che cercavano. Il mio primo istinto fu quello di cancellare ogni singola copia dellemail e fingere di non averla mai ricevuta, ma poi cambiai idea. Volevo sapere esattamente ci che la IOI mi avrebbe offerto. E non potevo lasciarmi sfuggire la possibilit di incontrare Nolan Sorrento, il famigerato capo dei Sixer. Non cera pericolo nellincontrarlo tramite chatlink, se avessi soppesato ogni parola. Valutai lidea di teletrasportarmi su Incipio prima del colloquio per acquistare una nuova skin per il mio avatar. Magari un abito su misura. Qualcosa di appariscente e costoso. Ma poi ci ripensai. Non dovevo dimostrare niente a quello sfigato dazienda. Dopotutto, ero ormai famoso. Mi sarei presentato con la mia skin predefinita e un atteggiamento strafottente. Avrei ascoltato la loro offerta, poi gli avrei detto di baciare il mio virtualissimo culo. Magari avrei potuto registrare il tutto e caricarlo su YouTube. Mi preparai alla riunione aprendo un motore di ricerca e scoprendo tutto il possibile sul conto di Nolan Sorrento. Aveva un dottorato in Informatica. Prima di diventare Capo delle operazioni IOI, era stato un valido progettista di videogiochi e aveva supervisionato la creazione di alcuni RPG a contratto attivi su OASIS. Avevo giocato a tutti i suoi giochi, e c da dire che erano piuttosto interessanti. Era stato un buon programmatore, prima di vendersi lanima. I motivi per cui la IOI laveva assunto come capo di tutti i lacch erano ovvi. Si immaginavano che un designer di videogiochi avrebbe avuto maggiori probabilit

di risolvere il maestoso puzzle videoludico di Halliday. Ma Sorrento e i Sixer ci si erano impegnati per cinque anni e non avevano niente in mano che dimostrasse i loro sforzi. E ora che i nomi dei Gunter apparivano sul Segnapunti da tutte le parti, probabilmente ai piani alti della IOI stavano dando di matto e Sorrento stava subendo ogni tipo di pressione da parte dei suoi superiori. Mi chiesi se fosse stata unidea di Sorrento, quella di cercare di reclutarmi, o se gli fosse stato ordinato. Una volta fatti i miei compiti su Sorrento, mi sentii pronto per sedermi davanti al diavolo. Aprii la contact card allegata e premetti, sul fondo dellemail, licona di invito alla chatlink.
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Non appena la connessione alla chat fu attivata, il mio avatar si materializz su una vasta piattaforma dosservazione, con vista una sbalorditiva vista su pi di una dozzina di mondi OASIS sospesi nello spazio buio, al di l della vetrata curva. Non ero in grado di capire se mi trovassi in una stazione spaziale o su una grande nave da trasporto. Le chatlink funzionavano in maniera diversa rispetto alle chatroom ed erano molto pi costose. Aprendo una chatlink, una copia immateriale del tuo avatar veniva proiettata su un altro luogo di OASIS. Il tuo avatar non si trovava realmente l, e gli altri avatar lo visualizzavano come unapparizione trasparente. Potevi comunque interagire con lambiente, seppure in modo limitato: potevi sederti, varcare soglie e cos via. Le chatlink venivano utilizzate soprattutto per gli affari, quando una societ aveva intenzione di tenere una riunione in un punto specifico di OASIS senza spendere tempo e denaro per teletrasportarvi tutti gli avatar. Era la prima volta che ne usavo una. Mi voltai e vidi che il mio avatar si trovava di fronte a un grande banco daccettazione a forma di C sopra al quale gravitava, a grandi lettere metallizzate alte sei metri, il logo della IOI. Mentre raggiungevo il banco, una receptionist esageratamente bella e bionda mi diede il benvenuto. Signor Parzival disse, accennando un inchino. Benvenuto alla Innovative Online Industries! Attenda solo un momento. Il signor Sorrento sta venendo ad accoglierla. Non capivo come potesse saperlo gi, dato che non li avevo avvertiti che sarei arrivato. Nellattesa, cercai di attivare il registratore video del mio avatar, ma la IOI aveva bloccato le registrazioni per questa chatlink. Ovviamente, non volevano che avessi prove video di ci che sarebbe successo. Tanti saluti al mio piano di caricare il colloquio su YouTube. Meno di un minuto dopo, apparve un avatar da una serie di porte automatiche sullaltro lato della piattaforma. Si diresse subito verso di me, il pavimento lucido rimbombava al suono dei suoi stivaletti. Era Sorrento. Lo riconobbi perch non usava uno degli avatar standard dei Sixer. Il volto del suo avatar combaciava con le foto che lo ritraevano e che avevo trovato in rete. Capelli biondi e occhi scuri, il naso un po aquilino. Indossava, per, labito tradizionale dei Sixer: ununiforme blu scuro con spalline dorate e, sul petto, il logo in argento della IOI, sotto al quale si leggeva il suo numero di matricola: 655321. Finalmente! disse avvicinandosi a me con un sorriso da iena. Il famosissimo Parzival ci onora della sua presenza! Mi porse una mano guantata. Nolan Sorrento, Capo delle operazioni. un onore incontrarla. Gi dissi, cercando con tutte le forze di sembrare distaccato. Stessa cosa per me, immagino. Pur essendo una proiezione da chatlink, il mio avatar avrebbe potuto

stringere la mano che mi porgeva. Invece rimasi a fissarla, come se stesse offrendomi un topo morto. Dopo un paio di secondi Sorrento la ritrasse, ma il suo sorriso non vacill neanche per un attimo. Anzi, si allarg. La prego di seguirmi. Mi condusse allaltro capo della piattaforma, al di l delle porte automatiche, che si aprirono e rivelarono una rampa di lancio. Conteneva una navicella interplanetaria, blasonata con il logo della IOI. Sorrento stava gi salendo a bordo, ma io rimasi immobile ai piedi della rampa. Perch mai portarmi qui via chatlink? chiesi, indicando la stanza in cui ci trovavamo. Non avreste potuto propinarmi il vostro discorsetto da imbonitori su una chatroom qualsiasi? La prego di accontentarmi disse. Questa chatlink fa parte del nostro discorsetto. Vogliamo offrirle la stessa esperienza che vivrebbe se visitasse di persona il nostro quartier generale. Certo, pensai. Se fossi venuto di persona, a questora il mio avatar sarebbe circondato da migliaia di Sixer e mi avreste in pugno. Lo raggiunsi dentro allo shuttle. La rampa si chiuse e fummo lanciati fuori. Dalla vetrata panoramica della navicella vidi che stavamo lasciando una delle stazioni orbitali dei Sixer. Di fronte a noi incombeva il pianeta IOI-1, una gigantesca palla cromata. Mi ricordava le sfere assassine di Fantasmi. I Gunter definivano IOI-1 il pianeta madre dei Sixer. La compagnia lo aveva costruito poco dopo linizio della gara, per renderlo la base online delle operazioni IOI. La nostra navicella, guidata dal pilota automatico, raggiunse in breve tempo il pianeta e ne sfior la superficie rilucente. Dalla vetrata osservai la navicella che descriveva unorbita completa attorno al pianeta. Per quanto ne sapevo, a nessun Gunter era stata mai concessa una gitarella del genere. IOI-1 era ricoperto da polo a polo di arsenali, bunker, magazzini, hangar per veicoli. Disseminati su tutta la superficie cerano anche aeroporti sulle cui piste erano allineati aerei dassalto, navicelle e carri armati automatizzati, pronti allazione. Sorrento non disse nulla, mentre passavamo in rassegna larmata dei Sixer. Lasci che mi godessi lo spettacolo. Avevo gi visto screenshot della superficie di IOI-1, ma erano in bassa risoluzione, scattati a grande distanza, oltre limpressionante griglia di difesa del pianeta. Da molti anni i clan di Gunter numericamente pi consistenti stavano apertamente pianificando la distruzione nucleare del Complesso operazioni dei Sixer, ma non erano mai riusciti a oltrepassare la griglia di difesa, n a raggiungere la superficie del pianeta. Una volta completata lorbita, davanti a noi comparve il Complesso operazioni della IOI. Era composto da tre torri in vetro riflettente: due grattacieli rettangolari affiancavano, su entrambi i lati, un grattacielo circolare. Dallalto, i tre edifici formavano il logo della IOI. La navicella rallent e rimase sospesa sulla torre a forma di O, poi atterr su una piccola piattaforma sul tetto. Bel posticino, non crede? disse infine Sorrento, rompendo il silenzio, mentre toccavamo il suolo e la rampa si abbassava. Non male. Ero orgoglioso della calma nella mia voce. In realt, ero ancora esaltato per tutto ci che avevo appena visto. una riproduzione OASIS delle vere torri IOI, che si trovano nel centro di Columbus, vero? chiesi. Sorrento annu. S, il complesso a Columbus il quartier generale della societ. La

maggior parte della mia squadra lavora nella torre centrale. La nostra vicinanza alla GSS elimina ogni possibilit di ritardi nel sistema. E ovviamente Columbus non risente dei blackout che appestano le altre grandi citt dAmerica. Stava dicendo banalit. La Gregarious Simulation Systems aveva sede a Columbus, cos come il principale deposito di server OASIS. In tutto il mondo erano stati collocati dei server paralleli, ma erano tutti collegati al nodo principale di Columbus. Questo era il motivo per cui, nei decenni successivi al lancio della simulazione, la citt era diventata una specie di Mecca dellalta tecnologia. Columbus era il luogo in cui un utente trovava la connessione pi veloce e affidabile allinterno di OASIS. Quasi tutti i Gunter sognavano di trasferircisi un giorno, me compreso. Seguii Sorrento gi dallo shuttle fino a un ascensore situato accanto alla pista datterraggio. In questi ultimi giorni diventato una vera celebrit disse, mentre scendevamo. Devessere una grande emozione, per lei. Devessere anche piuttosto spaventoso, eh? Sapere che possiedi informazioni per cui milioni di persone ucciderebbero. Mi aspettavo che avrebbe detto qualcosa del genere, perci mi ero gi preparato una risposta. Le dispiace saltare la parte della strategia della paura e dei giochetti mentali? Mi illustri solo i dettagli della vostra offerta. Ho altre faccende a cui dedicarmi. Mi sorrise come a un bambino prodigio. S, ne sono certo disse. Ma la prego di non saltare subito alle conclusioni riguardo alla nostra offerta. Credo che ne sar piuttosto sorpreso. Poi il suo tono sub uno slancio di fermezza e aggiunse: A dire il vero, ne sono sicuro. Facendo del mio meglio per nascondere il timore, con un tono di sufficienza dissi: Va bene, va bene. Quando raggiungemmo il centoseiesimo piano si ud un segnale e le porte dellascensore si spalancarono. Sorrento mi precedette passando davanti a unaltra receptionist, lungo il corridoio illuminato. Larredamento sembrava preso direttamente da un film di fantascienza utopistica. Immacolato e allavanguardia. Camminando superammo molti altri avatar Sixer, e ognuno di loro, alla vista di Sorrento, si metteva sullattenti e gli rivolgeva un saluto militare, come se fosse un generale di alto rango. Sorrento non rispondeva ai saluti, n dimostrava di avvertire la presenza dei subalterni. Mi condusse, infine, in uno stanzone che occupava quasi lintero piano. Conteneva un mare di cubicoli, cinti da muri altissimi, ciascuno dei quali era occupato da una persona allacciata a unattrezzatura immersiva di alto livello. Benvenuto alla Divisione Oologi della IOI disse Sorrento, con evidente orgoglio. Il Centro Supremo dei Sux0rz, quindi, eh? dissi, guardandomi intorno. Non c bisogno di essere volgari disse Sorrento. Potrebbe diventare la sua squadra. Avrei un mio cubicolo? No. Avrebbe un ufficio personale, con una bella vista. Sorrise. Non che passerebbe molto tempo a contemplarla. Indicai una delle nuove attrezzature immersive Habashaw. Bellarnese dissi. E lo era davvero. Avanguardia pura. S, veramente bello, non trova? replic. Le nostre attrezzature immersive sono altamente modificate e sono tutte connesse tra loro. I nostri sistemi consentono a molteplici operatori di controllare qualunque avatar dei nostri oologi. E cos, in base agli ostacoli che un avatar deve affrontare nel corso delle missioni, i comandi vengono

trasferiti istantaneamente al membro della squadra con le maggiori competenze per gestire la situazione. Daccordo, ma questo si chiama barare dissi. Oh, per favore disse, alzando gli occhi al cielo. Non funziona in questo modo. La gara di Halliday non contempla alcuna regola. Ed uno degli errori colossali che ha fatto quel vecchio idiota. Prima che potessi ribattere, Sorrento riprese a camminare, facendosi strada attraverso il labirinto di cubicoli. Tutti i nostri oologi sono connessi vocalmente a una squadra di supporto prosegu che comprende studiosi di Halliday, esperti di videogiochi, storici della cultura pop, crittologi. Lavorano insieme per aiutare i nostri avatar a superare ogni sfida e a risolvere ogni enigma che incontrano. Si volt e mi sorrise di nuovo. Come vede, abbiamo pensato a tutto, Parzival. Ed per questo che vinceremo. Vero dissi. Per ora avete proprio fatto un lavoro coi fiocchi. Complimenti. Ma, un momento di cos che stavamo parlando? Oh, certo. Voi non avete idea di dove sia la Chiave di Rame, e avete bisogno del mio aiuto per trovarla. Sorrento socchiuse gli occhi, poi cominci a ridere. Mi piaci, ragazzino disse, sogghignando. Sei brillante. E hai le palle. Due qualit che ammiro molto. Proseguimmo. Qualche minuto pi tardi, raggiungemmo lenorme ufficio di Sorrento. Le finestre offrivano una formidabile vista della citt circostante. Il cielo era pieno di auto spaziali e navicelle e il sole virtuale del pianeta stava giusto cominciando a tramontare. Sorrento si sedette alla sua scrivania e mi indic la sedia di fronte a lui. Eccoci mi dissi, sedendomi. Sangue freddo, Wade. Vengo al punto disse. La IOI vuole reclutarti. Come consulente, per assisterci nella ricerca dellEaster Egg di Halliday. Avrai a disposizione tutte le ampie risorse della societ. Denaro, armi, oggetti magici, navicelle, manufatti. Quello che vuoi. Che qualifica avrei? Capo Oologo rispose. Saresti a capo dellintera divisione, secondo soltanto a me. E parlo di cinquemila avatar altamente addestrati e pronti a combattere. Tutti ai tuoi ordini diretti. Mica male dissi, sforzandomi di simulare una certa nonchalance. Infatti. Ma c di pi. In cambio dei tuoi servizi, abbiamo intenzione di pagarti due milioni di dollari allanno, con un anticipo di un milione di dollari. E, se e quando ci aiuterai a trovare lEgg, avrai un bonus di venticinque milioni di dollari. Finsi di sommare le cifre con le dita. Wow dissi, ostentando stupore. E posso lavorare da casa? Sorrento aveva laria di non capire se stessi scherzando. No disse. Purtroppo no. Dovresti trasferirti qui, a Columbus. Ma ti forniremmo un appartamento prestigioso allinterno delledificio. E un ufficio privato, naturalmente. E un set immersivo allavanguardia Alt dissi, alzando una mano. Vuole dirmi che dovrei vivere nel grattacielo della IOI? Con lei? E con tutti gli altri Sux oologi? Soltanto finch non ci avrai aiutato a trovare lEgg. Trattenni a stento la nausea. Che mi dice dei vantaggi? Mi garantite lassistenza sanitaria? Dentale? Oculistica? Le chiavi del gabinetto dei dirigenti? Merda del genere? Ovviamente. Il suo tono iniziava a diventare impaziente. E allora? Cosa dici?

Posso prendermi qualche giorno per pensarci? Purtroppo no rispose. Potrebbe essere tutto finito entro qualche giorno. Abbiamo bisogno della tua risposta ora. Mi appoggiai allo schienale e cominciai a fissare il soffitto, fingendo di considerare lofferta. Sorrento attese, osservandomi. Ero sul punto di dargli la risposta che mi ero preparato, quando sollev la mano. Ascoltami un attimo, prima di rispondere disse Sorrento. So che praticamente tutti i Gunter sono attaccati a questidea assurda che la IOI sia malvagia. E che i Sixer siano parassiti aziendali senza scrupoli, senza onore, e senza rispetto per il vero spirito della gara. Che siamo tutti dei venduti. Dico bene? Annuii, resistendo a malapena alla tentazione di aggiungere: E questo soltanto un eufemismo. Be, tutto ci ridicolo disse, lanciandomi un sorriso condiscendente che sospettai filtrato da un qualche software di buone maniere. I Sixer in realt non sono diversi da un clan di Gunter, pur con una maggiore disponibilit economica. Abbiamo tutti le stesse ossessioni dei Gunter. E abbiamo lo stesso obiettivo. E che obiettivo sarebbe? avrei voluto urlargli contro. Rovinare OASIS per sempre? Corrompere e inquinare lunica cosa che abbia mai reso vivibili le nostre vite? Sorrento interpret il mio silenzio come un incitamento a continuare. Sai, contrariamente a quanto si pensa, OASIS non cambier drasticamente quando la IOI ne assumer il controllo. Certo, dovremo iniziare a richiedere un abbonamento mensile. E far leva sulle entrate che ci verranno dalla pubblicit. Ma abbiamo anche intenzione di apportare molte migliorie. Filtri di contenuto per gli avatar. Una pi rigorosa normativa per le costruzioni. Renderemo OASIS un posto migliore. No, pensai. Lo trasformerete in un parco a tema fascista dove non rimarr un briciolo di libert ai pochi che potranno ancora permettersi il prezzo dentrata. Avevo sentito tutto ci che potevo sopportare del discorsetto di quello stronzo. Ok dissi. Contate su di me. Assumetemi. O qualsiasi sia la parola che usate. Sono dei vostri. Sorrento era sorpreso. Non era, evidentemente, la risposta che si aspettava. Fece un largo sorriso e stava per porgermi la mano, quando lo interruppi. Ma a tre condizioni, di poco conto dissi. Innanzitutto, quando trover lEgg, voglio un bonus di cinquanta milioni di dollari. Non venticinque. fattibile? Non esit nemmeno. Fatto. Quali sono le altre condizioni? Non voglio essere secondo al comando risposi. Voglio il tuo posto, Sorrento. Voglio essere a capo di tutta la baracca. Capo delle operazioni. El Numero Uno. Oh, e voglio anche che tutti mi chiamino El Numero Uno. possibile? Era come se la mia bocca procedesse slegata dal cervello. Non riuscivo a fermarmi. Il sorriso di Sorrento era scomparso. Che altro? Non voglio lavorare con te gli puntai il dito contro. Mi di i brividi. Ma se i tuoi superiori sono disposti a licenziare la tua brutta faccia e a darmi il tuo posto, sono dei vostri. Affare fatto. Silenzio. Il volto di Sorrento era una maschera di stoicismo. Probabilmente il suo software di riconoscimento facciale filtrava alcune emozioni, come la rabbia o la collera. Puoi chiedere ai tuoi capi e farmi sapere se laccordo preso? domandai. O ci stanno osservando, in questo momento? Scommetto di s. Feci ciao alle telecamere invisibili. Ciao amici! Che ne dite? Ci fu un lungo silenzio durante il quale Sorrento si limit a

guardarmi trucemente. ovvio che ci stanno monitorando disse, infine. E mi hanno appena informato che sono disposti ad accordarti tutte le richieste. Non sembrava poi troppo turbato. Ma davvero? dissi. Grandioso! Quando comincio? E, cosa ancora pi importante, quando te ne andrai? Immediatamente rispose. La societ ti preparer un contratto e lo spedir al tuo avvocato per lapprovazione. Poi ti manderem manderanno un aereo che ti porter qui a Columbus a firmare le scartoffie e a chiudere il contratto. Si alz. E con questo dovremmo avere chiuso In realt lo interruppi di nuovo con la mano. Ho passato gli ultimi due secondi a ripensarci un po pi a fondo, e penso che passer. Preferisco cercare lEgg per conto mio, grazie. Mi alzai. Tu e gli altri Sux0rz potete andare a farvi fottere, uno dopo laltro. Sorrento cominci a ridere. Era una risata lunga, sincera, che trovai pi che inquietante. Oh, sei bravo! stato grande! Ci avevi davvero convinto, ragazzino! Quando la risata si affievol, aggiunse: Questa la risposta che mi aspettavo. Quindi, ora, lascia che ti esponga la nostra seconda proposta. C dellaltro? tornai a sedere e poggiai i piedi sulla sua scrivania. Ok. Spara. Trasferiamo cinque milioni di dollari direttamente sul tuo account OASIS, in questo momento, in cambio della soluzione fino alla Prima Porta. Ed tutto. Non devi fare altro che darci istruzioni dettagliate, passo dopo passo, su come fare ci che tu hai gi fatto. Da quel momento in poi, prenderemo in mano la situazione e tu sarai libero di cercare lEgg per conto tuo. E la nostra transazione rimarr segreta. Nessuno ne sapr mai niente. Lo ammetto, per un istante considerai lofferta. Cinque milioni di dollari mi avrebbero sistemato a vita. E anche se avessi aiutato i Sixer a superare la Prima Porta, in fin dei conti non era detto che sarebbero riusciti a superare le altre due. Non ero nemmeno sicuro che ci sarei riuscito io. Dammi retta, figliolo disse Sorrento. Dovresti approfittare di questofferta. Finch puoi. Il suo atteggiamento paternalistico mi irrit terribilmente e mi aiut a prendere la decisione. Non potevo vendermi ai Sixer. Se lo avessi fatto e, in qualche modo, loro avessero vinto la gara, mi sarei sentito responsabile. Non avrei mai potuto convivere con una consapevolezza simile. Speravo solo che Aech, Art3mis e gli altri Gunters avrebbero avuto i miei stessi scrupoli. Passo dissi. Tolsi i piedi dalla sua scrivania e mi alzai. Grazie per il tuo tempo. Sorrento mi rivolse uno sguardo triste, poi mi fece cenno di sedermi nuovamente. In realt non abbiamo finito. Abbiamo unultima proposta, Parzival. Avevo tenuto la migliore per ultima. Non hai ancora capito? Non mi faccio comprare. Perci fuori dai coglioni. Adios. Ciao ciao. Siediti, Wade. Mi raggelai. Sbaglio o aveva appena usato il mio vero nome? Esatto mi abbai contro Sorrento. Sappiamo chi sei. Wade Owen Watts. Nato il 12 agosto 2024. Genitori morti. E sappiamo anche dove vivi. Stai con tua zia, in un parcheggio di case mobili al 700 di Portland Avenue, a Oklahoma City. Per lesattezza, nellUnit 56-K. A quanto sappiamo dalle nostre squadre di sorveglianza, lultima volta che sei stato visto entrare nel container di tua zia stata tre giorni fa, e da allora non ti sei

mosso. Il che significa che al momento sei ancora l. Alle sue spalle, si apr una finestra video che mostrava una ripresa in tempo reale delle cataste in cui vivevo. Era una veduta dallalto, presa da un aereo o da un satellite. Da una simile angolazione, potevano monitorare soltanto le due uscite principali dellabitazione. Non potevano vedermi uscire dalla finestra della lavanderia ogni mattina, n vedermi tornare ogni sera. Non sapevano che in questo momento ero nel mio nascondiglio. Ecco qui disse Sorrento. Era tornato al suo tono amichevole e condiscendente. Dovresti uscire di pi, Wade. Non sano passare tutto questo tempo in casa. Limmagine si ingrand, zoomata sulla casa di mia zia. Poi pass alla visione termografica, e potevo vedere i profili incandescenti di pi di una dozzina di persone, bambini e adulti, sedute allinterno. Quasi tutti erano immobili probabilmente erano connessi a OASIS. Ero troppo sbalordito per dire una sola parola. Come avevano fatto a trovarmi? Le informazioni degli account OASIS avrebbero dovuto essere inaccessibili a chiunque. E il mio indirizzo non era nemmeno segnalato nel mio account OASIS. Non era obbligatorio fornirlo, per la creazione di un avatar. Erano sufficienti un nome e un campione della retina. Come avevano fatto, quindi, a scoprire dove vivevo? Dovevano avere avuto accesso allarchivio scolastico. Ma come avevano scoperto che ero uno studente di Ludus? Il tuo primo impulso, ora, potrebbe essere quello di scollegarti e darti alla fuga disse Sorrento. Ti consiglio di non fare questerrore. La tua casa, al momento, circondata da una grande quantit di esplosivo. Dalla tasca estrasse qualcosa che somigliava molto a un telecomando, e me lo mostr. E il mio dito sul detonatore. Se ti scolleghi da questa chatlink, morirai in pochi secondi. Capisci quello che ti sto dicendo, signor Watts? Lentamente annuii, cercando disperatamente di venire a capo della situazione. Stava bluffando. Stava per forza bluffando. E anche se non stava bluffando, non sapeva che in realt ero a pi di mezzo chilometro di distanza, nel mio nascondiglio. Sorrento supponeva che io fossi uno dei piccoli profili termografici colorati sul display. Se fosse davvero esplosa una bomba in casa di mia zia, sarei stato al sicuro, qui, sotto a tutte queste carcasse di automobili. O no? Come? fu tutto quello che riuscii a dire. Come abbiamo scoperto chi sei? E dove vivi? ghign. Semplice. Hai mandato tutto a puttane, ragazzino. Quando ti sei iscritto alla scuola pubblica di OASIS, hai dato il tuo nome e indirizzo. Perch potessero spedirti le pagelle, immagino. Aveva ragione. Il nome del mio avatar, il mio vero nome e il mio indirizzo venivano conservati in un file privato, cui poteva accedere solo il preside. Era stato uno stupido errore, ma mi ero iscritto un anno prima che la gara avesse inizio. Prima che diventassi un Gunter. Prima che imparassi a nascondere la mia reale identit. Come hai scoperto che vado a scuola in rete? Sui forum di Gunter, negli ultimi giorni, ha iniziato a diffondersi questa voce secondo cui tu e il tuo amico Aech andate entrambi a scuola su Ludus. Quando labbiamo saputo, abbiamo deciso di contattare un paio di presidi della SPO e abbiamo offerto loro un piccolo incentivo. Hai idea di quanto sia bassa la paga annuale di un preside, Wade? scandaloso. Uno di loro stato cos gentile da cercare il nome Parzival nel database studentesco, e indovina cos successo? Accanto al video delle cataste, comparve una

nuova finestra. Mostrava il mio intero profilo studente. Il mio vero nome, il nome del mio avatar, il mio nome da studente (Wade3), la data di nascita, il numero della previdenza sociale, e lindirizzo. Le pagelle. Cera tutto, compresa una vecchia foto dannuario che mi era stata fatta pi di cinque anni prima, quando non mi ero ancora trasferito alla scuola di OASIS. Abbiamo anche informazioni relative al tuo amico Aech. Ma quando si iscritto stato abbastanza furbo da fornire un nome e un indirizzo falsi. Perci trovarlo richieder un po pi di tempo. Si interruppe per lasciarmi rispondere, ma io rimasi in silenzio. Le mie pulsazioni erano impazzite e dovevo ricordarmi di continuare a respirare. Il che ci porta alla mia ultima offerta. Sorrento si sfreg le mani, entusiasta, come un bambino che sta per scartare un regalo. Dicci come raggiungere la Prima Porta. Ora. O ti uccidiamo. Ora. Stai bluffando mi sentii rispondere. Ma non lo pensavo. Proprio per niente. No, Wade. Non sto bluffando. Pensaci. Con tutto quello che succede nel mondo, credi che a qualcuno importer di unesplosione in una sporca topaia di Oklahoma City? Penseranno che sia stata causata da qualche incidente in uno di quei laboratori dove sintetizzano le droghe. O magari che una cellula terroristica stava cercando di costruire una bomba fatta in casa. Comunque, vorr dire che ci sar qualche centinaio di scarafaggi umani in meno, nel mondo, ad arraffare buoni pasto e sprecare prezioso ossigeno. A nessuno importer. E le autorit non batteranno ciglio. Aveva ragione, e lo sapevo. Cercai di prendere tempo, per capire cosa avrei potuto fare. Mi uccideresti? chiesi. Per vincere a un videogioco? Non fare lingenuo, Wade disse Sorrento. Qui ci sono in palio miliardi di dollari, il controllo di una delle societ pi lucrative al mondo e di OASIS stesso. ben pi di un videogioco. E lo sempre stato. Mi si avvicin. Ma puoi uscirne comunque da vincitore, ragazzino. Se ci aiuti, ti daremo lo stesso i cinque milioni. Puoi andare in pensione a diciottanni e vivere il resto dei tuoi giorni da re. O puoi morire tra pochi istanti. Decidi tu. Ma prima chiediti questo: se tua madre fosse ancora viva, cosa vorrebbe che facessi? Non fossi stato cos spaventato, lultima domanda mi avrebbe davvero fatto incazzare. Cosa vi impedisce di ammazzarmi dopo che vi avr dato quello che volete? domandai. Che tu ci creda o no, non vogliamo uccidere nessuno, a meno che non sia strettamente necessario. E poi ci sono altre due porte, no? Alz le spalle. Potremmo avere bisogno di te per risolvere anche quelle. Personalmente, ne dubito. Ma i miei superiori la pensano diversamente. In ogni caso, non che tu abbia scelta a questo punto, no? Abbass la voce, come se stesse per rivelarmi un segreto. Quindi, ecco cosa sta per accadere. Mi darai istruzioni passo dopo passo su come ottenere la Chiave di Rame e superare la Prima Porta. E rimarrai collegato a questa chatlink finch non avremo verificato tutto quello che ci hai detto. Scollegati prima che io ti dia il via libera e tutto il tuo mondo, boom, scompare. Capito? E ora inizia a parlare. Valutai la possibilit di dargli ci che voleva. Davvero. Ma poi ci pensai a fondo, e non riuscivo a trovare un singolo valido motivo per cui mi avrebbero lasciato vivere, anche se li avessi aiutati a superare la Prima Porta. Lunica mossa che poteva avere un senso era quella di uccidermi, escludendomi cos dalla gara. E, sicuro come la morte, non mi avrebbero mai dato quei cinque milioni, n mi avrebbero tenuto in vita perch andassi a raccontare ai media di come la IOI mi avesse ricattato. Soprattutto nel caso che, nel mio container, ci fosse davvero stata una bomba telecomandata, a costituire una prova.

No. Per come la vedevo io, cerano solo due possibilit. O stavano bluffando, o mi avrebbero ucciso, sia che li avessi aiutati sia che non lavessi fatto. Presi una decisione e raccolsi tutto il coraggio che avevo. Sorrento dissi, cercando di nascondere il terrore nella mia voce voglio che tu e i tuoi capi sappiate una cosa. Non troverete mai lEgg. Sapete perch? Perch Halliday era pi intelligente di tutti voi messi insieme. Non importa quanti soldi avete o chi cercate di ricattare. Perderete. Premetti licona di logout e il mio avatar cominci a smaterializzarsi di fronte ai suoi occhi. Non sembrava sorpreso. Si limit a guardarmi con tristezza e poi scosse la testa. Mossa stupida, ragazzino disse, prima che il mio visore si oscurasse. Rimasi seduto nel buio del mio nascondiglio, rabbrividendo, in attesa della detonazione. Ma pass un minuto intero e niente accadde. Con le mani che tremavano, mi tirai il visore sulla fronte e mi tolsi guanti. Mentre i miei occhi iniziavano ad abituarsi alloscurit, mi lasciai sfuggire un esitante sospiro di sollievo. Era un bluff, allora. Sorrento mi aveva messo alla prova con un sofisticato giochetto psicologico. Che aveva avuto il suo effetto, tra laltro. Tracannando acqua da una bottiglia, mi resi conto che avrei dovuto collegarmi di nuovo e avvertire Aech e Art3mis. Loro erano i prossimi obiettivi dei Sixer. Mi stavo rinfilando i guanti quando udii lesplosione. Londa durto mi raggiunse una frazione di secondo dopo che udii la detonazione, e distinto mi gettai a terra, nel nascondiglio, coprendomi la testa con le braccia. Lontano, sentivo il suono del metallo lacerato, mentre i container iniziavano a crollare al suolo, sganciandosi dalle impalcature e rovinando luno sullaltro, come giganteschi tasselli di domino. Il rumore, agghiacciante, and avanti per un tempo che mi sembr infinito. Poi, di nuovo, silenzio. Riuscii a vincere la paralisi che mi attanagliava e aprii il portellone posteriore del furgone. Stordito, come in un incubo, raggiunsi lestremit della pila di rottami e, da l, vidi unenorme colonna di fumo e fiamme che si innalzava dallaltro lato delle cataste. Seguii il flusso di persone che stava gi correndo in quella direzione, lungo il perimetro nord delle cataste. La catasta in cui si trovava la casa di mia zia era ormai una rovina fumosa e ardente, e la stessa sorte era toccata alle cataste adiacenti. Non rimaneva altro che unenorme pila di lamiere ritorte e in fiamme. Mi tenni a distanza, ma una gran folla di persone si era gi riunita davanti a me, avvicinandosi allincendio il pi possibile. Nessuno si preoccup di cercare dei sopravvissuti tra le macerie. Era chiaro che non ce nerano. Una vecchia cisterna di propano fissata a uno dei container schiacciati caus una piccola esplosione e spinse la folla a disperdersi e cercare riparo. Poi altre cisterne esplosero in rapida successione. Dopodich, tutti i curiosi indietreggiarono e si mantennero a debita distanza. Gli abitanti delle cataste vicine sapevano che, se il fuoco si fosse diffuso, sarebbero stati guai. Per questo motivo, in molti stavano gi cercando di contrastare lincendio usando tubi da giardino, secchi, bicchieroni da fast food e qualsiasi altro recipiente riuscissero a trovare. In poco tempo le fiamme vennero contenute e lincendio si affievol. Mentre osservavo, in silenzio, sentivo gi le persone attorno a me mormorare che si

trattava probabilmente di unaltra esplosione in un laboratorio di metanfetamine, o di qualche idiota che aveva provato a costruirsi una bomba in casa. Esattamente come aveva previsto Sorrento. Il pensiero mi risvegli dallo stordimento. Ma cosa avevo in testa? I Sixer avevano appena cercato di uccidermi. Probabilmente cerano ancora degli agenti tra le cataste, incaricati di controllare che fossi davvero morto. E, da completo idiota, io me ne stavo l, allo scoperto. Lentamente mi allontanai dalla folla e corsi di nuovo al mio nascondiglio, procedendo lentamente, guardandomi sempre le spalle per assicurarmi che nessuno mi stesse seguendo. Una volta tornato nel furgone, sbattei la portiera e la chiusi a chiave, poi mi raggomitolai, tremante, in un angolo. Rimasi cos a lungo. Dopo un po, lo shock inizi a svanire e la realt di ci che era appena successo cominci a farsi strada. Mia zia Alice e il suo fidanzato, Rick, erano morti, con tutte le persone che avevano vissuto insieme a noi e nei prefabbricati sotto e attorno al nostro. Compresa la cara, vecchia signora Gilmore. E, se fossi stato a casa, anchio sarei morto. Ero fatto di adrenalina, non sapevo pi come agire, annichilito da un miscuglio paralizzante di paura e rabbia. Pensai di collegarmi a OASIS e chiamare la polizia, ma poi mi chiesi come avrebbero reagito, ascoltando la mia storia. Avrebbero pensato che fossi un mitomane. E se avessi chiamato i media, avrebbero reagito allo stesso modo. Era da escludere che qualcuno credesse alla mia storia. A meno che non avessi rivelato di essere Parzival, e forse neanche in quel caso sarei stato preso sul serio. Non avevo uno straccio di prova contro Sorrento e i Sixer. Tutte le tracce della bomba che avevano innescato erano probabilmente gi disciolte tra le macerie. Rivelare al mondo la mia identit cos da poter accusare di ricatto e omicidio una delle imprese pi potenti sulla Terra non sembrava una mossa furba. Nessuno mi avrebbe creduto. A stento ci credevo io. La IOI aveva davvero provato a uccidermi. Per evitare che vincessi a un videogioco. Era una cosa folle. Il mio nascondiglio, al momento, era piuttosto sicuro, ma sapevo che non avrei potuto rimanere ancora a lungo tra le cataste. Non appena i Sixer avessero scoperto che ero ancora vivo, sarebbero tornati a cercarmi. Dovevo davvero portare il culo fuori da Dodge. Ma non avrei potuto farlo finch non avessi avuto un po di denaro, e i primi assegni delle pubblicit non sarebbero stati depositati prima di un giorno o due. Fino ad allora, avrei dovuto restare nellombra. Ma in quel momento dovevo contattare Aech per avvertirlo che sarebbe stato il prossimo sulla lista nera dei Sixer. E avevo bisogno di vedere un volto amico.
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Afferrai la console OASIS e la accesi, poi mi infilai il visore e i guanti. Una volta effettuato laccesso, il mio avatar ricomparve su Ludus, in cima alla collina dove sedevo prima di incontrare Sorrento via chatlink. Nel momento in cui laudio si attiv, udii un boato assordante di motori che proveniva dal cielo. Mi alzai da dove ero seduto, sotto lalbero, e guardai in alto. Vidi una squadriglia di navicelle dassalto Sixer che volavano in formazione da sud, a bassa altitudine, i sensori che setacciavano la superficie del pianeta. Stavo per nascondermi nuovamente sotto lalbero, fuori dal loro campo visivo, quando mi ricordai che Ludus era zona nonPvP. I Sixer non avrebbero potuto toccarmi, l. Ciononostante, avevo i nervi a fior di pelle. Continuai a osservare il cielo e, poco dopo,

notai altre due flotte Sixer sulla linea dellorizzonte, a est. Un attimo dopo, altre squadriglie le raggiunsero da nord e da ovest. Sembrava uninvasione aliena. Sul mio display comparve unicona che mi segnalava un nuovo messaggio di testo da parte di Aech: Dove diavolo sei? Chiamami subito, cazzo! Premetti il suo nome sulla lista dei contatti, lui rispose al primo squillo. Il volto del suo avatar comparve nella finestra video. Aveva unespressione tetra. Hai sentito la novit? chiese. Che novit? I Sixer sono su Ludus. A migliaia. Ne arrivano sempre di pi ogni minuto. Stanno perlustrando il pianeta in cerca della tomba. S, sono qui. Ci sono navicelle dassalto ovunque. Aech aggrott la fronte. Appena trovo Ir0k lo uccido. Lentamente. E poi, quando creer un nuovo avatar, lo inseguir e lo uccider di nuovo. Se quel cretino avesse tenuto la bocca chiusa, i Sixer non avrebbero mai pensato di venire qui a cercare. Gi. Sono stati i suoi post sui forum a dar loro lidea. Lha detto Sorrento. Sorrento? Vuoi dire Nolan Sorrento? Gli raccontai tutto quello che era successo nelle ultime ore. Ti hanno fatto esplodere la casa? A dire il vero era un container dissi. In un parcheggio di case mobili. Hanno ucciso molte persone, Aech. Probabilmente la notizia gi arrivata ai telegiornali. Feci un respiro profondo. Sto impazzendo. Ho una paura fottuta. Ci credo disse. Grazie al cielo non eri in casa quando successo Annuii. Non mi collego quasi mai da casa. Fortuna che i Sixer non lo sapevano. E la tua famiglia? Era casa di mia zia. morta, credo. Non non ci volevamo troppo bene. Era un enorme eufemismo, ovviamente. Mia zia Alice non mi aveva mai dimostrato un grande affetto, ma non meritava di morire. Il lancinante senso di colpa che provavo era rivolto soprattutto alla signora Gilmore, e alla consapevolezza che le mie azioni lavevano uccisa. Era una delle persone pi dolci che avessi mai conosciuto. Mi resi conto che stavo singhiozzando. Tolsi laudio perch Aech non sentisse, poi feci qualche respiro per riprendere il controllo. Non ci posso credere! ringhi Aech. Quelle merde. La pagheranno, Z. Contaci. Gliela faremo pagare. Non capivo come avremmo potuto fargliela pagare, ma non mi fermai a discutere. Sapevo che stava solo cercando di farmi sentire meglio. Dove sei ora? chiese Aech. Hai bisogno di aiuto? Hai bisogno di un posto dove stare, cose cos? Posso spedirti dei soldi se ne hai bisogno. No, sto bene dissi. Comunque grazie, amico. Apprezzo lofferta. De nada, amigo. Senti. I Sixer hanno mandato anche a te la stessa email che hanno mandato a me? S. Ne hanno mandate a migliaia. Ma ho deciso che sarebbe stato meglio ignorarle.

Aggrottai la fronte. Vorrei essere stato intelligente come te. Ehi, amico, non potevi sapere che avrebbero cercato di ucciderti! E poi avevano gi il tuo indirizzo. Se li avessi ignorati, probabilmente avrebbero fatto saltare la bomba comunque. Senti, Aech Sorrento ha detto che il tuo dossier, a scuola, conteneva un indirizzo falso, e non sapevano come trovarti. Ma pu darsi che stesse mentendo. Dovresti andartene da casa. Mettiti al sicuro da qualche parte. Pi in fretta che puoi. Non preoccuparti per me, Z. Mi tengo in movimento. Quei bastardi non mi troveranno mai. Se lo dici tu risposi, domandandomi cosa intendesse. Ma devo avvertire anche Art3mis. E Daito e Shoto, se riesco a contattarli in qualche modo. probabile che i Sixer stiano facendo tutto il possibile per scoprire anche le loro identit. Questo mi fa venire unidea disse. Invitiamoli nella Cantina per stasera. Facciamo intorno a mezzanotte? Una sessione di chat privata. Solo noi cinque. Di fronte alla prospettiva di rivedere Art3mis, il mio umore si rischiar. Credi che verranno? S, se li informiamo che una questione di vita o di morte. Fece un sorrisetto compiaciuto. E ci sarebbero i cinque Gunter migliori del mondo in una sola chatroom. Chi se lo perderebbe? Mandai ad Art3mis un breve messaggio, chiedendole di incontrarci nella chat privata di Aech a mezzanotte. Rispose pochi minuti pi tardi, promettendomi che sarebbe venuta. Aech mi disse che era riuscito a contattare Daito e Shoto, ed entrambi avevano accettato di raggiungerci. Lincontro era sistemato. Non volevo stare solo, perci mi collegai alla Cantina unora prima. Aech era gi l che controllava le notizie sul vecchio televisore RCA. Senza dire una parola, si alz e mi abbracci. Anche se non potevo sentire veramente il suo abbraccio, lo trovai sorprendentemente consolatorio. Poi ci sedemmo entrambi e guardammo il telegiornale, in attesa che gli altri arrivassero. Tutti i canali trasmettevano filmati OASIS che mostravano le orde di navicelle spaziali dei Sixer e le truppe che stavano arrivando su Ludus in quel momento. Era facile immaginare il motivo per cui fossero l, e ormai ogni Gunter del mondo era diretto su Ludus. Le stazioni di teletrasporto di tutto il pianeta erano intasate di avatar diretti l. Ciao ciao, segreto dissi, scuotendo la testa. Prima o poi lavrebbero scoperto comunque disse Aech, spegnendo la tv. Soltanto, non pensavo che sarebbe successo cos in fretta. Entrambi udimmo un trillo che segnalava laccesso di un avatar e Art3mis si materializz in cima alla scalinata. Indossava gli stessi abiti che le avevo visto la sera in cui ci eravamo incontrati. Mi salut con la mano scendendo i gradini. Ricambiai il saluto, poi la presentai a Aech. Aech, questa Art3mis. Art3mis, questo il mio migliore amico, Aech. un piacere disse Art3mis, porgendogli la mano destra. Aech la strinse. Anche per me. Sorrise con il suo ghigno da Stregatto. Grazie di essere venuta. Scherzi? Come avrei potuto perdermelo? Il primo incontro dei Cinque Grandi. I Cinque Grandi?

Gi disse Aech. cos che ci chiamano su tutti i forum, ormai. Siamo i primi cinque del Segnapunti. Siamo i Cinque Grandi. Almeno per il momento dissi. Di rimando, Art3mis sorrise, poi si volt e inizi ad aggirarsi per la Cantina, apprezzando larredamento anni ottanta. Aech, questa , senza dubbio, la chatroom pi fica che abbia mai visto. Grazie. Pieg la testa in un inchino. gentile da parte tua. Art3mis si ferm a spulciare i giornaletti dei giochi di ruolo sullo scaffale. Hai riprodotto perfettamente la taverna di Morrow. Fino allultimo dettaglio. Io qui vorrei viverci. Hai un posto riservato nella lista degli ospiti. Vieni quando vuoi. Davvero? chiese, visibilmente rallegrata. Grazie! Lo far. Sei il migliore, Aech. S disse, sorridendo. vero. Sono il migliore. Sembrava che andassero proprio daccordo, il che mi rendeva follemente geloso. Non volevo che ad Art3mis piacesse Aech, e viceversa. La volevo tutta per me. Daito e Shoto si collegarono pochi istanti pi tardi e apparvero contemporaneamente in cima alla scalinata. Daito era il pi alto e sembrava poco pi che un adolescente. Shoto era pi basso di una trentina di centimetri e sembrava ancora pi giovane. Poteva avere sui tredici anni. I due avatar sembravano giapponesi, e luno somigliava allaltro, come se fossero istantanee di una stessa persona scattate a cinque anni di distanza. Indossavano completi coordinati da Samurai, ed entrambi avevano, legate alla schiena, una wakizashi corta e una katana pi lunga. Salute disse il Samurai pi alto. Io mi chiamo Daito. E questo mio fratello minore, Shoto. Grazie per linvito. Siamo onorati di potervi incontrare tutti e tre. Si inchinarono simultaneamente. Aech e Art3mis risposero con un inchino, e subito io li imitai. Mentre ci presentavamo, Daito e Shoto si inchinarono ancora una volta, e unaltra volta noi rispondemmo con un inchino. Bene disse Aech, una volta concluso tutto quellinchinarsi. Diamo inizio alla festa. Immagino abbiate saputo le novit. I Sixer si stanno riversando in massa su Ludus. A migliaia. Stanno scandagliando lintera superficie del pianeta. Anche se non sanno esattamente cosa cercano, non ci metteranno molto a trovare lingresso della tomba A dire il vero lo interruppe Art3mis, lhanno gi trovato. Pi di mezzora fa. Tutti ci voltammo a fissarla. La notizia non ancora stata trasmessa disse Daito. Ne sei sicura? Lei annu. Purtroppo s. Questa mattina, quando ho saputo dei Sixer, ho deciso di nascondere una telecamera tra gli alberi vicino allentrata della tomba, per tenere docchio la zona. Apr una finestra video a mezzaria di fronte a lei, e la ruot per mostrarcela. Era un campo lungo della collina e della radura che la circondava, ripreso dallalto. Da quellangolazione, era facile vedere le grosse pietre nere, in cima alla collina, sistemate a forma di teschio. E potevamo vedere altrettanto chiaramente che lintera zona brulicava di Sixer, e sembrava che ne arrivassero sempre di pi ogni istante che passava. Ma la cosa pi inquietante fu lenorme e trasparente cupola denergia che ricopriva lintera collina. Figli di puttana disse Aech. quello che credo che sia? Art3mis annu. Un campo di

forza. I primi Sixer che sono arrivati lhanno installato. E quindi E quindi, dora in avanti disse Daito ogni Gunter che trover la tomba non potr entrarci. A meno che non riesca, in qualche modo, ad attraversare il campo di forza. In verit hanno montato due campi di forza disse Art3mis. Uno piccolo sovrastato da uno pi grande. Li disattivano in sequenza, quando vogliono fare entrare altri Sixer nella tomba. come una camera dequilibrio. Indic la finestra. Guardate, lo stanno facendo proprio ora. Uno squadrone di Sixer scendeva dalla rampa di carico di unastronave parcheggiata l vicino. Trasportavano lattrezzatura in grandi casse. Appena lo raggiunsero, il campo di forza esterno scomparve, svelando una cupola pi piccola al suo interno. Quando lo squadrone fu di fronte alla parete del campo di forza interno, il campo esterno riapparve. Un secondo pi tardi, il campo interno venne disattivato, permettendo ai Sixer laccesso alla tomba. Per un lungo istante di silenzio contemplammo i nuovi sviluppi. Credo che potrebbe andare peggio disse infine Aech. Se la tomba si trovasse in area PvP, quei coglioni avrebbero gi montato cannoni laser e sentinelle robot ovunque, per vaporizzare chiunque si avvicinasse alla zona. Aveva ragione. Dato che Ludus era in una zona sicura, i Sixer non avrebbero potuto fare del male ai Gunter che si avvicinavano alla tomba. Ma nulla gli impediva di costruire un campo di forza per tenerli a distanza. Perci, avevano fatto esattamente questo. chiaro che i Sixer pianificavano questo momento da un bel po disse Art3mis, chiudendo la finestra video. Non riusciranno a tenere tutti fuori per molto tempo disse Aech. Quando i clan lo scopriranno, sar la guerra totale. Migliaia di Gunter attaccheranno il campo di forza con tutto quello che hanno. Lanciarazzi. Sfere infuocate. Bombe a grappolo. Testate nucleari. I Sixer se la vedranno brutta. Trasformeranno questa foresta in un deserto. S, ma nel frattempo i Sixer avranno una riserva di Chiavi di Rame e staranno mandando i loro avatar alla Prima Porta, uno dopo laltro, in fila, in uno stramaledetto trenino. Ma come possono farlo? chiese Shoto, la sua giovane voce traboccante di rabbia. Guard suo fratello. Non giusto. Non giocano pulito. Non devono. Non ci sono leggi su OASIS, fratellino disse Daito. I Sixer possono fare ci che vogliono. Non si fermeranno finch qualcuno non li fermer. I Sixer non hanno onore disse Shoto, rabbuiandosi. E voi ragazzi non ne sapete ancora niente disse Aech. per questo che io e Parzival vi abbiamo invitati qui. Si volt verso di me. Z, vuoi raccontare quello che successo? Annuii e mi rivolsi agli altri. Innanzitutto, raccontai loro dellemail che avevo ricevuto dalla IOI. Avevano ricevuto tutti lo stesso invito, ma saggiamente lo avevano ignorato. Poi illustrai nei dettagli la mia sessione chat con Sorrento, facendo del mio meglio per non tralasciare nulla. Infine, raccontai di come si fosse conclusa la nostra conversazione: con una bomba che esplodeva in casa mia. Quando finii, i loro avatar avevano unespressione stordita e incredula. Mio Dio mormor Art3mis. Non scherzi? Hanno cercato di ucciderti? Esatto. E ci sarebbero riusciti, se fossi stato in casa. Ho solo avuto fortuna. Ora sapete tutti fin dove i Sixer si spingeranno per impedirci di batterli nella Caccia

disse Aech. Se riescono a trovarci, siamo cibo per i vermi. Annuii. Perci dovreste prendere precauzioni per proteggere voi stessi e le vostre identit. Se non lo avete gi fatto. Tutti fecero s con la testa. Segu un altro lungo silenzio. C ancora una cosa che non riesco a capire disse Art3mis, poco dopo. Come hanno fatto i Sixer a capire che avrebbero dovuto cercare la tomba su Ludus? Hanno ricevuto suggerimenti da qualcuno? Ci guard tutti, ma il suo tono non era accusatorio. Avranno letto le voci su Parzival ed Aech che circolano nei forum di Gunter disse Shoto. cos che noi abbiamo capito dove cercare. Daito fece una smorfia, poi colp suo fratello sulla spalla. Non ti avevo detto di startene zitto, chiacchierone? gli sibil contro. Shoto sembr imbarazzato e ammutol. Che voci? chiese Art3mis. Mi guard. Di cosa sta parlando? Non ho avuto tempo di controllare i forum in questi giorni. Molti Gunter hanno postato sui forum sostenendo di conoscere Aech e Parzival e dicendo che entrambi studiavano su Ludus. Si volt verso di me ed Aech. Io e mio fratello abbiamo passato gli ultimi due anni in cerca della Tomba degli orrori. Abbiamo battuto decine di mondi. Ma non abbiamo mai pensato di cercarla su Ludus. Finch non abbiamo saputo che andavate a scuola qui. Non ho mai pensato che fosse importante nascondere il fatto che andassi a scuola su Ludus dissi. Perci non lho mai fatto. S, e meno male che non lhai fatto disse Aech. Poi si rivolse agli altri. Parzival ha involontariamente indirizzato verso il luogo della tomba anche me. Non avevo mai pensato di cercarla su Ludus, finch il suo nome non comparso sul Segnapunti. Daito diede un colpetto a suo fratello ed entrambi si rivolsero a me e si inchinarono. Sei stato il primo a trovare il nascondiglio della tomba, perci ti dobbiamo tutta la nostra gratitudine per averci condotto fin l. Mi inchinai a mia volta. Grazie ragazzi. Ma in realt stata Art3mis a trovare per prima la tomba. E da sola. Un mese prima che la trovassi io. Non che mi sia servito granch intervenne Art3mis. Non riuscivo a sconfiggere il lich a Joust. Ci provavo da settimane, e poi arrivato questo sprovveduto e ce lha fatta al primo tentativo. Raccont di come ci eravamo incontrati e di come, il giorno seguente, dopo il reset di mezzanotte, fosse finalmente riuscita a sconfiggere il re. Io devo ringraziare Aech per la mia abilit a Joust dissi. Ci giocavamo sempre, qui, nella Cantina. solo per questo che sono riuscito a battere il re al primo tentativo. Vale anche per me disse Aech. Poi allung una mano e ci battemmo i pugni. Daito e Shoto sorrisero. andata cos anche per noi disse Daito. da anni che io e mio fratello ci sfidiamo a Joust, perch se ne parla nellAlmanacco di Anorak. Grandioso disse Art3mis, sollevando le braccia. Buon per voi ragazzi. Eravate tutti preparati. Sono contenta per voi. Congratulazioni. Ci dedic un applausino sarcastico che fece ridere tutti. E ora, possiamo aggiornare la seduta della Societ di Ammirazione Reciproca e tornare allordine del giorno? Certo disse Aech, sorrideva. E qual era lordine del giorno? I Sixer? sugger Art3mis. Giusto! Ma certo! Aech si massaggi la nuca mordendosi il labbro inferiore, cosa che faceva sempre quando cercava di mettere insieme i pensieri. Hai detto che hanno trovato

la tomba meno di unora fa, giusto? Perci tra pochissimo raggiungeranno la sala del trono e si scontreranno con il lich. Ma cosa credi che possa succedere se pi avatar entrano contemporaneamente nella camera mortuaria? Mi rivolsi a Daito e a Shoto. I vostri nomi sono apparsi sul Segnapunti lo stesso giorno, a pochi minuti di distanza. Siete entrati nella sala del trono insieme, vero? Daito annu. S, e quando siamo entrati, due copie del re sono comparse sulla pedana, una per ciascuno. Fantastico disse Art3mis. Perci possibile che centinaia di Sixer cerchino, nello stesso momento, di impossessarsi della Chiave di Rame. Potrebbero essercene migliaia. S disse Shoto. Ma per ottenere la chiave, ogni Sixer deve battere il lich a Joust, e tutti noi sappiamo che non semplice. I Sixer usano unattrezzatura modificata dissi. Sorrento se ne vantato con me. Funziona in modo tale che utenti diversi possono controllare le azioni di tutti i loro avatar. Quindi possono passare i comandi degli avatar ai pi esperti giocatori di Joust, durante la partita contro Acererak. Uno dopo laltro. Bastardi imbroglioni ripet Aech. I Sixer non conoscono lonore disse Daito, scuotendo la testa. Puoi dirlo forte disse Art3mis, alzando gli occhi al cielo. E c di peggio dissi. Ogni Sixer ha una squadra di supporto composta da studiosi di Halliday, esperti di videogiochi, crittologi, che sono l apposta per aiutarli a vincere ogni sfida e a risolvere ogni enigma che si trovano ad affrontare. Per loro, la simulazione di Wargames sar un gioco da ragazzi. Qualcuno li imbeccher con le battute. Incredibile brontol Aech. E come potremmo mai competere con tutto ci? Non possiamo disse Art3mis. Non appena troveranno la Chiave di Rame, probabilmente localizzeranno la Prima Porta in breve tempo, come noi. E non ci metteranno molto a raggiungerci. E una volta trovato lindovinello della Chiave di Giada, spremeranno le loro teste duovo ventiquattrore su ventiquattro per riuscire a decifrarlo. E se scoprono il nascondiglio della Chiave di Giada prima di noi, sbarreranno anche quello dissi. E noi cinque ci troveremo nella stessa barca con tutti gli altri. Art3mis annu. Scoraggiato, Aech diede un calcio al tavolino. Non giusto per un cavolo disse. I Sixer hanno un vantaggio enorme su tutti noi. Hanno uninfinita scorta di denaro, armi, astronavi e avatar. Ce ne sono migliaia, e lavorano tutti insieme. Giusto dissi. E noi tutti lavoriamo da soli. Be, fatta eccezione per voi due indicai Daito e Shoto. Ma capite cosa intendo. Ci schiacciano, quanto a numero e a munizioni, e non credo che la situazione cambier. Cosa ci stai proponendo? chiese Daito. Improvvisamente sembrava preoccupato. Niente dissi. Dico solo come stanno le cose, per come la vedo io. Bene disse Daito. Perch mi sembrava che volessi proporre una specie di alleanza tra noi cinque. Aech lo studi attentamente. E se fosse? Sarebbe unidea cos terribile? Assolutamente s disse Daito seccamente. Io e mio fratello cacciamo da soli. Non vogliamo n abbiamo bisogno del vostro aiuto. Oh, ma davvero? disse Aech. Un minuto fa avete ammesso di aver avuto bisogno dellaiuto di Parzival per trovare la Tomba degli orrori. Daito socchiuse le palpebre.

Lavremmo trovata da soli, prima o poi. Ah, giusto disse Aech. Probabilmente ci avreste messo altri cinque anni. Di, Aech dissi, mettendomi in mezzo. Tutto questo non serve a niente. Aech e Daito si fissarono in cagnesco, silenziosi, con Shoto che guardava suo fratello, incerto sul da farsi. Art3mis si era fatta da parte e osservava la scena, quasi divertita. Non siamo venuti qui per essere insultati disse infine Daito. Ce ne andiamo. Aspetta, Daito dissi io. Aspetta soltanto un momento. Parliamone. Non dovremmo lasciarci da nemici. Siamo tutti dalla stessa parte, qui dentro. No disse Daito. Non vero. Siete tutti sconosciuti, per noi. Per quanto ne sappiamo, chiunque tra voi potrebbe essere una spia Sixer. Nel sentirlo, Art3mis rise a squarciagola, poi si copr la bocca. Daito la ignor. Non ha senso disse. Solo una persona pu essere trovare lEgg per prima e vincere il premio. E quella persona sar io, o sar mio fratello. E con questultima frase, Daito e Shoto si scollegarono bruscamente. Be, non poteva andare meglio concluse Art3mis, una volta che i loro avatar erano svaniti. Annuii. Come no, filato tutto liscio, Aech. Bravo, cos che ci si fa degli alleati. Ma cosa ho fatto? disse, tenendosi sulla difensiva. Daito si stava comportando da perfetto stronzo! E poi, non che gli stessimo chiedendo di unirsi a noi. Io sono un solista per scelta. E anche tu. E Art3mis, anche lei mi sembra un lupo solitario. Mi hai scoperta disse lei, sorridendo. Comunque sia, vale la pena di discutere se formare o no unalleanza contro i Sixer. Forse disse Aech. Ma pensaci un istante. Se trovassi la Chiave di Giada prima di noi due, saresti generosa e verresti a dirci dov? Art3mis gli lanci un sorrisetto. Ovviamente no. Neanchio disse Aech. Perci non ha senso discutere di unalleanza. Art3mis fece spallucce. Be, allora a quanto pare la riunione chiusa. Credo che dovrei andarmene. Mi fece locchiolino. Il tempo corre veloce. Non vero, ragazzi? Tic tac dissi io. Buona fortuna, compari. Ci salut entrambi. Ci vediamo in giro. Ci vediamo rispondemmo allunisono. Guardai il suo avatar scomparire lentamente, poi mi voltai verso Aech, che mi sorrideva. Coshai da sorridere? gli domandai. Sei cotto di lei, non vero? Che? Di Art3mis? No Non negarlo, Z. Le hai fatto gli occhi dolci per tutto il tempo che rimasta qui. Cerc di imitarmi, portandosi le mani al petto e sbattendo le ciglia come una star del cinema muto. Ho registrato tutta la chat. Vuoi che te la faccia rivedere, cos puoi capire quanto sembravi stupido? Smettila di fare lo stronzo. comprensibile, amico disse Aech. Quella ragazza ultracarina.

Allora, hai fatto progressi con il nuovo indovinello? dissi, cambiando deliberatamente argomento. La quartina della Chiave di Giada? La quartina? Una poesia o strofa con quattro versi e uno schema a rime alternate o baciate ripetei. Si dice quartina. Aech alz gli occhi al cielo. Quante ne sai, eh, amico. Che c? la definizione esatta, cazzoncello. soltanto un indovinello, amico. E no. Nessun passo avanti. Neanchio gli risposi. Perci non dovremmo star qui a girarci i pollici e blaterarci addosso. ora di metterci al lavoro. Concordo disse. Ma In quel momento, un mucchio di fumetti, al lato opposto della stanza, scivol gi dal tavolo su cui era stato impilato e croll al suolo, come se qualcosa li avesse urtati. Io ed Aech sobbalzammo, poi ci scambiammo uno sguardo confuso. Che diavolo stato? chiesi. Non saprei. Aech si avvicin ed esamin i fumetti, sparsi al suolo. Forse un problema del software o qualcosa di simile? Non ho mai visto niente di simile, in chat. Dissi, scrutando la stanza vuota. possibile che ci sia qualcuno? Un avatar invisibile che origlia la nostra conversazione? Aech alz gli occhi al cielo. Non possibile, Z. Stai diventando un po troppo paranoico. una chatroom privata e criptata. Nessuno pu entrare senza il mio permesso. E lo sai bene. Daccordo dissi, ancora inquieto. Rilassati, stato un problema tecnico. Mi poggi una mano sulla spalla. Senti. Dimmelo, se cambi idea su quel prestito. O se hai bisogno di un posto dove stare. Ok? Star bene gli dissi. Ma grazie lo stesso, amigo. Ci battemmo i pugni unaltra volta, come i Wonder Twins quando attivano i loro poteri. Ci sentiamo dopo. Buona fortuna, Z. Buona fortuna a te, Aech.
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Poche ore dopo, le caselle vuote del Segnapunti iniziarono a riempirsi, una dopo laltra, in rapida successione. Non erano nomi di avatar, ma numeri di matricola dei dipendenti IOI. Comparivano tutti con cinquemila punti (che era ormai il valore fisso della Chiave di Rame) e, un paio dore pi tardi, il punteggio di ciascuno schizzava su di altri centomila punti, segno che quel Sixer aveva superato la Prima Porta. Alla fine della giornata, la situazione sul Segnapunti era questa: PUNTEGGI: 1. Parzival 110.000 2. Art3mis 109.000 3. Aech 108.000 4. Daito 107.000 5. Shoto 106.000

6. IOI-655321 105.000 7. IOI-643187 105.000 8. IOI-621671 105.000 9. IOI-678324 105.000 10. IOI-637330 105.000 Riconobbi subito il primo numero di matricola perch lo avevo visto stampato sulluniforme di Sorrento. Probabilmente Sorrento aveva fatto s che il suo avatar fosse il primo a ottenere la Chiave di Rame e a superare la Prima Porta. Dubitavo che ce lavesse fatta da solo. Non era possibile che fosse cos bravo a Joust. O che conoscesse Wargames a memoria. Ma sapevo che non avrebbe avuto bisogno di tali competenze. Quando si trovava di fronte a una sfida che non era in grado di gestire, come vincere a Joust, poteva passare i comandi del suo avatar a uno dei suoi sottoposti. E durante il sincrofilm di Wargames, probabilmente qualcuno gli aveva suggerito le battute, una per una. Quando tutte le caselle furono piene, il Segnapunti inizi ad allungarsi, per lasciare spazio alle posizioni inferiori alla decima. In breve tempo, sul Segnapunti comparvero venti avatar. Poi trenta. In altre ventiquattrore, pi di sessanta Sixer avevano superato la Prima Porta. Nel frattempo, Ludus era diventata la destinazione pi popolare di tutto OASIS. Le stazioni di teletrasporto sputavano fuori un flusso di Gunter che poi si sparpagliavano per tutto il pianeta, portando il caos e interrompendo le lezioni in ogni campus. Il Consiglio della scuola pubblica di OASIS colse il presagio e prese in fretta la decisione di evacuare Ludus e trasportare tutte le scuole in una nuova sede. Ludus II, una copia identica del pianeta, fu creato nello stesso settore, a breve distanza dalloriginale. A tutti gli studenti venne dato un giorno libero, mentre il codice sorgente del pianeta originario veniva copiato sulla nuova area (eccezion fatta per il codice della Tomba degli orrori, che Halliday aveva aggiunto in segreto). Il giorno successivo le lezioni ripresero su Ludus II, e Ludus venne lasciato in bala dei Gunter e dei Sixer. Presto si diffuse la notizia che i Sixer si erano accampati intorno a una collinetta dalla cima smussata, al centro di una foresta lontana. Quella sera, sui forum, venne segnalato il luogo esatto in cui si trovava la tomba, corredato da screenshot che mostravano il campo di forza montato dai Sixer per tenere lontani gli altri. Gli screenshot mostravano, altrettanto chiaramente, il teschio che le pietre disegnavano in cima alla collina. In poche ore, il collegamento con il modulo della Tomba degli orrori fu postato su tutti i forum di Gunter. Poi raggiunse i media. Tutti i pi estesi clan di Gunter si riunirono per distruggere o eludere, con un assalto su tutti i fronti, il campo di forza dei Sixer. I Sixer avevano installato dispositivi che impedissero il teletrasporto con mezzi tecnologici allinterno del campo di forza. Tuttintorno alla tomba, avevano appostato una squadra di maghi di alto livello che gettavano incessantemente incantesimi per mantenere larea incapsulata in una zona a zeromagia. Ci impediva che i campi di forza venissero aggirati con strumenti magici. I clan cominciarono a bombardare il campo di forza esterno con razzi, missili, testate nucleari e insulti. Tennero la tomba sotto assedio per tutta la notte ma, la mattina seguente, entrambi i campi di forza erano ancora intatti. Estenuati, i clan decisero di sfoderare lartiglieria pesante. Unirono le proprie risorse e

comprarono su eBay due bombe dantimateria molto costose e molto potenti. Le fecero esplodere in sequenza, a pochi secondi luna dallaltra. La prima bomba distrusse lo scudo esterno, la seconda bomba fin il lavoro. Nellistante in cui il secondo campo di forza croll, migliaia di Gunter (tutti usciti indenni dallesplosione, trovandosi in zona nonPvP) si infilarono nella tomba e intasarono i corridoi del sotterraneo. Ben presto, migliaia di Gunter (e Sixer) si ammassarono nella camera mortuaria, pronti a sfidare il re lich a Joust. Comparvero molteplici copie del re, una per ciascun avatar che metteva piede sulla pedana. Il novantacinque per cento dei Gunter che lo sfidarono perse e fu ucciso. Ma alcuni Gunter ne uscirono vittoriosi e, in fondo al Segnapunti, sotto ai Cinque Grandi e alle decine di numeri di matricola IOI, cominciarono ad apparire nuovi nomi di avatar. In pochi giorni, la lista degli avatar sul Segnapunti aveva superato i cento nomi. Ora che la zona era piena di Gunter, ai Sixer risult impossibile ripristinare il campo di forza. I Gunter avevano iniziato ad attaccarli e a distruggere le loro astronavi e tutto ci che era possibile distruggere. E cos, i Sixer riunciarono alla loro barricata, ma continuarono a mandare avatar nella Tomba degli orrori perch si accaparrassero sempre pi copie della Chiave di Rame. Nessuno poteva fare niente per fermarli. Il giorno dopo lesplosione tra le cataste, comparve un breve articolo sui feed di notizie della mia citt. Cera un filmato di volontari che setacciavano le rovine in cerca di resti umani. Ci che trovarono non pot essere identificato. A quanto pareva, i Sixer avevano piazzato sulla scena del crimine sostanze e attrezzature per raffinare la droga, perch sembrasse che un laboratorio di metanfetamine fosse esploso in uno dei prefabbricati. Funzion a meraviglia. La polizia non si preoccup di condurre ulteriori indagini. Le cataste rimaste in piedi intorno alla pila di container carbonizzati e schiacciati erano cos numerose che sarebbe stato troppo pericoloso eliminare le macerie con una delle vecchie gru. Lasciarono le rovine l doverano, al suolo, ad arrugginire lentamente. Non appena arriv il mio primo pagamento per le pubblicit, comprai un biglietto solo andata per Columbus, in Ohio. Il pullman sarebbe partito alle otto, la mattina seguente. Spesi qualche soldo in pi per avere un posto in prima classe, che includeva un sedile pi comodo e una connessione a banda larga. Volevo trascorrere il mio lungo viaggio verso Est collegato a OASIS. Una volta prenotato il viaggio, feci linventario di tutto ci che avevo nel nascondiglio e infilai quello che volevo portare in un vecchio zaino. La mia console OASIS, il visore, i guanti. La mia copia cartacea, tutta spiegazzata, dellAlmanacco di Anorak. Il diario del Graal. Qualche vestito. Il mio portatile. Tutto il resto lo lasciai. Quando si fece buio, mi arrampicai fuori dal furgone, lo richiusi e gettai la chiave nella pila di rottami. Poi mi caricai lo zaino sulle spalle e uscii dalle cataste per lultima volta. Non mi guardai indietro. Mi tenni sulle vie pi affollate e riuscii a evitare di essere rapinato sulla strada per la stazione degli autobus. Proprio accanto allingresso si trovava uno sportello di servizio clienti ammaccato che, dopo una breve scansione della mia retina, sput fuori il mio biglietto. Mi sedetti alla fermata e lessi la mia copia dellAlmanacco finch non fu ora di salire sul pullman. Era a due piani, corazzato, con vetri antiproiettile e pannelli solari sul tetto. Era una fortezza su ruote. Il mio sedile era accanto al finestrino, a due file dallautista, che guidava

incastrato in un cubicolo di plexiglas antiproiettile. Al piano superiore, una squadra di sei guardie armate fino ai denti avrebbe protetto il veicolo e i suoi passeggeri in caso di dirottamento da parte di banditi o sciacalli: possibilit concreta, una volta che ci fossimo avventurati nei deserti senza legge che erano andate formandosi al di fuori delle grandi citt. I sedili del pullman erano tutti occupati. Quasi tutti i passeggeri indossarono i loro visori non appena si sedettero. Io, comunque, aspettai un po prima di metterlo. Abbastanza per osservare la mia citt natale svanire, sulla strada che ci lasciavamo alle spalle, mentre ci addentravamo nel mare di turbine eoliche che la circondavano. Il motore elettrico raggiungeva una velocit massima di sessantacinque chilometri allora ma, a causa del deterioramento del manto autostradale e delle numerose fermate che il pullman doveva fare alle stazioni di ricarica, lungo la strada, mi ci vollero molti giorni per raggiungere la destinazione. Passai quasi tutto il tempo connesso a OASIS, preparandomi a iniziare una nuova vita. La cosa pi importante era crearmi una nuova identit. Non era difficile, ora che avevo qualche soldo. Su OASIS potevi comprare qualsiasi tipo di informazione, se sapevi dove cercarla e a chi chiedere, e se non ti dispiaceva infrangere la legge. Il mondo pullulava di individui che lavoravano per il governo (e per le grandi corporation), corrotti e pronti a tutto, che spesso vendevano informazioni sul mercato nero di OASIS. La mia nuova posizione di Gunter di fama internazionale mi conferiva grande credibilit nel mondo della malavita, il che mi consent laccesso alL33T haxorz warezhaus, sito altamente esclusivo di aste di dati; per una somma sorprendentemente ridotta, riuscii a comprare una serie di procedure daccesso e password dellUSCR (il Registro dei Cittadini degli Stati Uniti), grazie alle quali riuscii ad accedere al database e al profilo che era stato creato quando mi ero iscritto a scuola. Cancellai le mie impronte digitali e i campioni retinei e li rimpiazzai con quelli di un morto (mio padre). Poi inserii le mie impronte e i miei campioni retinei in un nuovo profilo che avevo creato sotto il nome di Bryce Lynch. Il mio Bryce aveva ventidue anni e gli diedi un numero di previdenza sociale nuovo di zecca, unimpeccabile affidabilit creditizia e una laurea in Informatica. Quando avessi voluto ritornare me stesso, non avrei dovuto far altro che cancellare lidentit di Lynch e copiare di nuovo le mie vere impronte e campioni retinei sul vecchio file. Una volta creata la mia nuova identit, cominciai a cercare tra gli annunci economici di Columbus un appartamento adeguato, e trovai una stanza relativamente economica in un vecchio hotelgrattacielo, unantica reliquia dei tempi in cui la gente viaggiava ancora, per diletto o per affari. Le stanze erano state tutte riconvertite in monolocali, e ogni appartamento era stato ristrutturato per venire incontro ai bisogni dei Gunter a tempo pieno. Aveva tutto ci che mi serviva. Un affitto basso, un buon sistema di sorveglianza e laccesso garantito alla porzione di elettricit che potevo permettermi. E, ancora pi importante, offriva una connessione in fibra ottica al server principale di OASIS, che si trovava a pochi chilometri di distanza. Si trattava della connessione internet pi veloce e sicura sulla piazza e, poich non era fornita dalla IOI o da una delle sue consociate, non avrei avuto paranoie sulla possibilit che stessero monitorando la mia connessione o che stessero cercando di rintracciarmi. Sarei stato al sicuro. Chattai con un agente immobiliare che mi mostr un modello virtuale del mio nuovo alloggio. Sembrava perfetto. Affittai la stanza con il nuovo nome e pagai sei mesi di anticipo. Dopodich, lagente non ritenne necessario fare altre domande.

Di tanto in tanto, a notte fonda, quando il pullman ronzava lentamente sulla strada sgretolata, mi toglievo il visore e guardavo fuori dal finestrino. Non ero mai uscito da Oklahoma City, ed ero curioso di sapere come fosse il resto del Paese. Ma il paesaggio era sempre desolato e ogni citt decadente e sovraffollata somigliava allultima che avevamo passato. E infine, quando sembrava che avessimo strisciato lungo lautostrada per mesi, il profilo della citt di Columbus apparve allorizzonte, scintillante come Oz in fondo alla strada di mattoni gialli. Arrivammo al tramonto, e nella citt splendevano gi pi luci elettriche di quante ne avessi mai viste insieme. Avevo letto che in tutta la citt erano stati piazzati enormi pannelli solari e due centrali solari in periferia. Per tutto il giorno si bevevano lenergia del sole, la conservavano e, ogni notte, la risputavano fuori. Quando accostammo nella stazione degli autobus di Columbus, la mia connessione OASIS cadde. Mentre mi toglievo il visore e mi mettevo in fila, con gli altri passeggeri, per scendere dal pullman, iniziai a percepire la situazione nella sua brutale concretezza. Ero diventato un fuggitivo e vivevo sotto falso nome. Cerano persone potenti che mi stavano cercando. Persone che mi volevano morto. Scendendo dal pullman, mi sentii come schiacciato da un peso insormontabile. Facevo fatica a respirare. Forse stavo per avere un attacco di panico. Mi obbligai a fare dei respiri profondi e cercai di calmarmi. Dovevo soltanto raggiungere il mio nuovo appartamento, sistemare lattrezzatura e ricollegarmi a OASIS. Poi tutto si sarebbe sistemato. Mi sarei trovato in un ambiente familiare. Sarei stato al sicuro. Chiamai un taxi automatico e inserii sullo schermo tattile il mio nuovo indirizzo. La voce elettronica mi disse che il viaggio avrebbe richiesto allincirca trentadue minuti, nelle attuali condizioni di traffico. Durante la corsa, guardai dal finestrino le strade buie della citt. Mi sentivo ancora nervoso e stordito. Continuavo a guardare il tassametro, per capire quanta strada avevamo ancora da fare. Poi, il taxi accost di fronte al mio nuovo condominio, un monolite in ardesia sulla riva dello Scioto, proprio al confine con il ghetto di Twin Rivers. Sulla facciata notai una sagoma scolorita dove, ai tempi in cui ledificio era ancora un hotel, campeggiava linsegna dellHilton. Con il pollice inviai il mio pagamento e poi scesi dal taxi. Diedi unultima occhiata in giro, inalai unultima boccata daria fresca, e trasportai il mio zaino oltre la porta principale, fino allatrio. Quando entrai nella gabbia di controllo, mi scansionarono la retina e le impronte digitali, e il mio nuovo nome comparve sul monitor. Una luce verde si accese e lingresso della gabbia si apr, permettendomi di proseguire fino allascensore. Il mio appartamento si trovava al quarantaduesimo piano, al numero 4211. La serratura di sicurezza fuori dalla porta richiedeva unaltra scansione della retina. Poi la porta si spalanc e le luci si accesero. Nella stanza cuboidale non cerano mobili, e cera solo una finestra. Entrai, mi richiusi la porta alle spalle e la serrai. Poi feci giuramento, in silenzio, che non sarei uscito finch non avessi completato la missione. Finch non avessi trovato lEgg avrei abbandonato completamente il mondo reale.

LIVELLO DUE
Non che vada pazzo per la realt, ma rimane lunico posto dove mangiare un pasto decente. Groucho Marx

0017

Art3mis: Ci sei? Parzival: S! Ciao! Non posso crederci, finalmente hai risposto a una delle mie richieste di chat. Art3mis: Solo per chiederti di smetterla. Non una buona idea iniziare a chattare. Parzival: Perch? Pensavo fossimo amici. Art3mis: Mi sembri un bravo ragazzo. Ma siamo in concorrenza. Siamo Gunter rivali. Nemici giurati. Sai come vanno queste cose. Parzival: Ma non dobbiamo per forza parlare di qualcosa che sia legato alla Caccia Art3mis: Tutto legato alla Caccia. Parzival: Di, per piacere. Facciamo una prova, almeno. Ricomincio. Ciao Art3mis, come te la passi? Art3mis: Bene. Grazie. Tu? Parzival: A meraviglia. Senti, perch usiamo questantidiluviana interfaccia solo testo? Posso permettermi una stanza tutta per noi. Art3mis: Preferisco cos. Parzival: Perch? Art3mis: Come ricorderai, dal vivo tendo a parlare a vanvera. Quando mi tocca scrivere quello che voglio dire, ne esco meno petulante. Parzival: Non penso che tu sia petulante. Sei incantevole. Art3mis: Hai appena usato il termine incantevole? Parzival: Quello che ho scritto ce lhai di fronte, no? Art3mis: Sei molto gentile. Ma dici una marea di stronzate. Parzival: Sono totalmente, assolutamente serio. Art3mis: E allora? Come va la vita in vetta al Segnapunti, pezzo grosso? Ti sei gi stancato di essere famoso? Parzival: Non mi sento famoso. Art3mis: Scherzi? Tutto il mondo muore dalla voglia di scoprire chi sei. Sei una rockstar, amico mio. Parzival: Tu sei famosa quanto me. E se vero che sono una rockstar, com che i media mi ritraggono sempre come un nerd puzzone che non esce mai di casa? Art3mis: Immagino, allora, tu abbia visto quello sketch su di noi che hanno fatto al Saturday Night Live. Parzival: S. Perch tutti credono che io sia uno squilibrato asociale? Art3mis: Non sei asociale? Parzival: No! Forse un po. Ok, s. Ma la mia igiene personale impeccabile. Art3mis: Se non altro, nel tuo caso hanno imbroccato il sesso. Tutti sono convinti che io sia un uomo, nel mondo reale.

Parzival: Questo perch quasi tutti i Gunter sono maschi e non accettano lidea che una donna li abbia battuti o si sia dimostrata pi intelligente di loro. Art3mis: Lo so. Sono dei Neanderthal. Parzival: Con questo, in definitiva, mi vuoi dire che nella vita vera sei una femmina? Art3mis: Avresti gi dovuto capirlo un po di tempo fa, Clouseau. Parzival: Lavevo fatto. Lho fatto. Art3mis: Ah s? Parzival: S. Dopo aver analizzato tutti i dati a disposizione, sono giunto alla conclusione che devi essere una femmina. Art3mis: E perch dovrei? Parzival: Perch non voglio scoprire di avere una cotta per un tizio di 130 chili che si chiama Chuck e vive nel seminterrato di sua madre alla periferia di Detroit. Art3mis: Hai una cotta per me? Parzival: Avresti gi dovuto capirlo un po di tempo fa, Clouseau. Art3mis: E se fossi una tizia di 130 chili che si chiama Charlene e vive nel seminterrato di sua madre alla periferia di Detroit? Avresti comunque una cotta per me? Parzival: Non lo so. Vivi nel seminterrato di tua madre? Art3mis: No. Parzival: S. Allora, probabilmente, continuerei ad avere una cotta per te. Art3mis: E quindi dovrei credere che sei una di quelle creature mitologiche alle quali interessa solo la personalit di una donna e non la confezione in cui servita? Parzival: Cosa ti fa pensare che io sia un uomo? Art3mis: Di. ovvio. Non mi mandi che vibrazioni maschili. Parzival: Vibrazioni maschili? In che modo? Uso strutture sintattiche virili? Art3mis: Non cambiare argomento. Dicevi di avere una cotta per me? Parzival: Ho una cotta per te da prima che ci incontrassimo. Da quando ho iniziato a leggere il tuo blog e ad apprezzare il tuo modo di pensare. da anni che sono il tuo stalker virtuale. Art3mis: Ma non sai quasi niente di me. O della mia vera personalit. Parzival: Questo OASIS. Non siamo altro che nuda personalit, qui. Art3mis: Mi permetto di dissentire. Tutto, delle nostre personalit online, viene filtrato dai nostri avatar, il che ci permette di controllare il nostro aspetto e la nostra voce quando siamo a contatto con gli altri. OASIS ti permette di essere chi vuoi essere. per questo che diventato una droga per chiunque. Parzival: Quindi nella vita reale non sei neanche lontanamente simile alla persona che ho incontrato quella sera nella tomba? Art3mis: Quello era solo uno dei miei lati. Il lato che ho scelto di mostrarti. Parzival: Be, quel lato mi piaciuto. E, se mi mostrassi anche gli altri, sono sicuro che mi

piacerebbero altrettanto. Art3mis: Lo dici cos. Ma sai come funzionano queste cose. Prima o poi mi chiederai di vedere una fotografia della vera me. Parzival: Non sono uno che avanza troppe richieste. E poi, di sicuro non ti mostrer una mia foto. Art3mis: Perch? Sei orrendo? Parzival: Che ipocrita! Art3mis: Quindi? Rispondi alla mia domanda, Claire. 11Sei brutto? Parzival: Cos pare. Art3mis: Perch? Parzival: Le femmine della mia specie mi hanno sempre trovato repellente. Art3mis: Io non ti trovo repellente. Parzival: Ovvio. Perch sei un obeso di nome Chuck e ti piace adescare i ragazzini su internet. Art3mis: Sei un ragazzino, quindi? Parzival: Relativamente. Art3mis: Relativamente a cosa? Parzival: A un cinquantatreenne come te, Chuck. Tua mamma te lo fa pagare, laffitto del seminterrato, o che? Art3mis: Hai davvero questa opinione di me? Parzival: Se lavessi, non starei chattando con te in questo momento. Art3mis: Come ti immagini che sia, allora? Parzival: Come il tuo avatar, credo. A parte sai, larmatura, le pistole, e la spada luccicante Art3mis: Scherzi, vero? Questa la prima regola delle relazioni amorose online, amico: nessuno somiglia mai al proprio avatar. Parzival: Avremo una relazione amorosa online? <incrocia le dita> davvero, campione. Spiacente. Parzival: Perch no? Art3mis: Non c tempo per lamore, dottor Jones. 12 La mia ossessione per il cyberporno mi prende quasi tutto il tempo libero. E la ricerca della Chiave di Giada si prende il resto. Anzi, ora che ci penso, in questo momento dovrei dedicarmi proprio a quella. Parzival: S. Anchio. Ma parlare con te pi divertente. Art3mis: E tu? Parzival: E io cosa? Art3mis: Tempo per una relazione amorosa online ce lhai? Parzival: Ho tempo per te.
11 Citazione da Breakfast Club di John Hughes (1985). [N.d.T.] 12 Citazione da Indiana Jones e il tempio maledetto (1984). [N.d.T.]

Art3mis:

No

Art3mis: Esagerato. Parzival: E non sto nemmeno calcando la mano, per ora. Art3mis: Hai un lavoro? O vai ancora a scuola? Parzival: Liceo. Settimana prossima mi diplomo. Art3mis: Non dovresti rivelarmi roba del genere. Potrei essere una spia Sixer che vuole schedarti. Parzival: I Sixer mi hanno gi schedato, dimentichi? Mi hanno fatto saltare in aria la casa. Anzi, era un container. Ma lhanno fatto saltare comunque. Art3mis: Lo so. Sono ancora sconvolta. Non riesco a immaginare come puoi sentirti. Parzival: La vendetta un piatto che va servito freddo. Art3mis: Bon apptit. Cosa fai quando non cacci? Parzival: Mi rifiuto di rispondere ad altre domande finch non cominci anche tu a ricambiare. Art3mis: Bene. Do ut des, dottor Lecter. Facciamo a turno con le domande. Comincia tu. Parzival: Lavori o vai a scuola? Art3mis: College. Parzival: Cosa studi? Art3mis: il mio turno. Cosa fai quando non cacci? Parzival: Niente. Cacciare lunica cosa che faccio. Sto facendolo anche in questo momento, in realt. Multitasking a piene mani. Art3mis: Vale anche per me. Parzival: Davvero? Allora terr docchio il Segnapunti. Per sicurezza. Art3mis: Daccordo, campione. Parzival: Cosa studi al college? Art3mis: Poesia e scrittura creativa. Parzival: Tutto torna. Scrivi in modo fenomenale. Art3mis: Grazie del complimento. Quanti anni hai? Parzival: Ne ho compiuti diciotto il mese scorso. Tu? Art3mis: Non credi che stiamo andando un po troppo sul personale? Parzival: Neanche alla lontana. Art3mis: 19. Parzival: Ah. Una donna pi grande. Sexy. Art3mis: Sempre che io sia una donna. Parzival: Sei una donna? Art3mis: Non il tuo turno. Parzival: Hai ragione.

Art3mis: Da quanto conosci Aech? Parzival: il mio migliore amico da cinque anni. Ora sputa il rospo. Sei una donna? E con questo intendo una femmina umana che non abbia mai subito unoperazione di cambio di sesso. Art3mis: Piuttosto specifico. Parzival: Rispondi alla mia domanda, Claire. Art3mis: Sono e sono sempre stata una femmina umana. Hai mai incontrato Aech nella vita reale? Parzival: No. Hai fratelli? Art3mis: No. E tu? Parzival: Nah. Hai i genitori? Art3mis: Morti. Influenza. Sono cresciuta con i nonni. Tu, genitori? Parzival: No, morti anche i miei. Art3mis: un po una merda, vero? Non avere i genitori. Parzival: S. Ma c chi sta peggio di me. Art3mis: la stessa cosa che cerco sempre di ripetermi. Ma tu ed Aech lavorate in coppia? Parzival: Oh, rieccoci. Art3mis: Be? S o no? Parzival: Mi ha fatto la stessa domanda su di te, sai. Perch hai superato la Prima Porta a poche ore di distanza da me. Art3mis: Il che mi fa venire in mente una cosa: perch mi hai dato quel consiglio? Sul cambiare lato, a Joust? Parzival: Volevo darti una mano. Art3mis: Be, non dovresti rifare quellerrore. Perch sar io a vincere. Lo sai, vero? Parzival: S, s. Vedremo. Art3mis: Ti stai facendo fregare, scemotto. Sei indietro tipo di cinque domande. Parzival: Brava. Di che colore hai i capelli? Nella vita reale. Art3mis: Castani. Parzival: Gli occhi? Art3mis: Azzurri. Parzival: Come il tuo avatar, eh? Hai anche la stessa faccia e lo stesso corpo? Art3mis: Per quanto ti riguarda, s. Parzival: Ok. Film preferito? In assoluto? Art3mis: Cambia sempre. In questo momento? Forse Highlander. Parzival: Ha dei gran bei gusti, signorina.

Art3mis: Lo so. Ho un debole per i pelatoni malefici. Kurgan troppo sexy. Parzival: Vado a rasarmi i capelli. Gi che ci sono comincio a mettermi vestiti di pelle. Art3mis: Poi mandami le foto. Senti, tra poco devo andarmene, Romeo. Puoi farmi unultima domanda. Poi devo dormire un po. Parzival: Quando possiamo chattare di nuovo? Art3mis: Dopo che uno di noi due avr trovato lEgg. Parzival: Ma potremmo metterci anni. Art3mis: E sia. Parzival: Posso comunque continuare a mandarti delle email? Art3mis: Non una bella idea. Parzival: Non puoi impedirmi di mandarti email. Art3mis: In realt s. Posso bloccarti nella mia lista di contatti. Parzival: Per non lo faresti, vero? Art3mis: Non se non mi costringi. Parzival: Acida. Non ce nera bisogno. Art3mis: Buona notte, Parzival. Parzival: Addio, Art3mis. Sogni doro. fine chatlog. 27.2.2045 02:51:38 OST Cominciai a mandarle delle email. Sulle prime lo feci con moderazione, e le scrissi solo una volta a settimana. Con mia sorpresa, non manc mai di rispondere. In genere solo con una frase, dicendo che era troppo impegnata per scrivermi. Ma poi le sue risposte si allungarono ed ebbe inizio una vera e propria corrispondenza. Dapprima, un paio di volte a settimana. Poi, via via che le nostre email si allungavano e diventavano sempre pi personali, iniziammo a scriverci almeno una volta al giorno. Spesso anche di pi. Quando ricevevo una sua email, abbandonavo tutto quello che stavo facendo per leggerla. In breve tempo iniziammo a incontrarci quotidianamente in sessioni private di chat. Giocavamo a vecchi giochi da tavolo, guardavamo film, ascoltavamo musica. Parlavamo per ore. Facevamo lunghe conversazioni deliranti su qualsiasi argomento. Passare il tempo insieme a lei era per me una droga. Avevamo tante di quelle cose in comune. Gli stessi interessi. Lo stesso obiettivo. Capiva tutte le mie battute. Mi faceva riflettere. Mi faceva vedere il mondo in maniera diversa. Non avevo mai avuto un legame cos forte e immediato con un altro essere umano prima dallora. Neanche con Aech. Non ero pi preoccupato del fatto che, in teoria, fossimo rivali, e sembrava che lei la vedesse allo stesso modo. Iniziammo a scambiarci i dettagli della nostra ricerca. Ci confidavamo i titoli dei film che guardavamo e dei libri che leggevamo. Iniziammo persino a scambiarci teorie, a discutere delle nostre interpretazioni di determinati passaggi dellAlmanacco. Non riuscivo a essere cauto, con lei. Una flebile voce nella mia testa continuava a ripetermi che ogni parola che lei mi diceva avrebbe potuto essere disinformazione, che era possibile che lei si stesse approfittando di me. Ma non ci credevo. Mi fidavo di lei, anche se avevo tutte le ragioni per diffidare. I primi giorni di giugno mi diplomai. Non andai alla cerimonia di diploma. Avevo smesso di seguire le lezioni quando ero fuggito dalle cataste. Per quanto ne sapevo, i Sixer

pensavano che fossi morto, e non volevo riportarli sulla buona strada presentandomi a scuola durante le ultime settimane. Perdermi gli esami finali non aveva troppa importanza, dato che avevo gi accumulato crediti a sufficienza per il diploma. La scuola me ne invi una copia per email. Una copia cartacea fu mandata al vecchio indirizzo, alle cataste, un indirizzo che non esisteva pi. Non so che fine fece. Una volta diplomato, avevo intenzione di dedicarmi anima e corpo alla Caccia. Ma in realt non desideravo far altro che passare il mio tempo con Art3mis. Quando non ero insieme alla mia nuova pseudocyber-ragazza, trascorrevo le giornate a salire di livello. I Gunter la chiamavano la scalata al novantanovesimo, perch il novantanovesimo livello era il massimo cui un avatar potesse aspirare. Art3mis ed Aech ce lavevano fatta, di recente, e io mi sentivo obbligato a raggiungerli. Non mi ci volle troppo. Ormai ero pieno di tempo libero, e avevo denaro e risorse a sufficienza per esplorare OASIS in lungo e in largo. Perci iniziai a completare tutte le missioni che riuscivo a trovare, talvolta facendo un salto di cinque o sei livelli al giorno. Via via che aumentavo le mie statistiche, affinai le abilit magiche e di combattimento procurandomi, nel contempo, una vasta gamma di armi potenti, oggetti magici e veicoli. Durante qualche missione io e Art3mis ci muovevamo in coppia. Visitammo il pianeta Goondocks e portammo a termine lintera missione Goonies in un giorno. Arty giocava usando Stef, il personaggio interpretato da Martha Plimpton, io giocavo con Mikey, interpretato da Sean Astin. Ci spaccammo dalle risate. Ma non passavo tutto il tempo a cazzeggiare. Tentavo di tenermi concentrato sul gioco. Davvero. Almeno una volta al giorno, aprivo la quartina e provavo, ancora una volta, a decifrarne il significato. La Chiave di Giada il capitano ha celata, In una dimora da tempo abbandonata, Ma nel fischietto soffiar tu potrai, Se dei trofei la raccolta farai. Per un po fui convinto che il fischietto del terzo verso facesse riferimento a una serie tv giapponese di fine anni sessanta. Si intitolava The Space Giants ed era stata doppiata in inglese e trasmessa negli Stati Uniti tra gli anni settanta e gli anni ottanta. The Space Giants (titolo originale Maguma Taishi) parlava di una famiglia di robot trasformabili che vivevano dentro un vulcano e combattevano contro Rodak, un alieno malvagio. Halliday lo citava pi volte, nellAlmanacco di Anorak, come uno dei preferiti della sua infanzia. Uno dei personaggi principali della serie era un ragazzino di nome Miko, che suonava un fischietto speciale per chiamare in aiuto i robot. Avevo guardato tutti e cinquantadue gli episodi di quella roba trash, da capo a fondo, prendendo appunti e ingozzandomi di patatine al mais. Ma, quando la maratona fin, non avevo ancora colto il significato della quartina. Avevo imboccato lennesimo vicolo cieco. Decisi che Halliday si stava riferendo a un altro fischietto. E poi, un sabato mattina, ebbi una piccola rivelazione. Stavo guardando una serie di vecchi spot anni ottanta sui cereali, ma mi fermai a chiedermi perch, dopo di allora, i produttori di cereali avessero smesso di includere una sorpresa nelle scatole. Per me fu una tragedia. Lennesimo segno che la civilt stava andando a rotoli. Rimuginavo su questo, quando una vecchia pubblicit comparve sullo schermo e fu allora che collegai il primo e il terzo verso della quartina. La Chiave di Giada il capitano ha celata Ma nel fischietto soffiar tu potrai Halliday alludeva a John Draper, famoso

hacker degli anni settanta, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Captain Crunch. Draper era stato uno dei primi phone phreaks: era noto per aver scoperto che i fischietti di plastica in regalo nelle scatole di cereali Capn Crunch potevano essere usati per fare telefonate interurbane gratuite, dato che emettevano un segnale con una frequenza di 2600 hertz che ingannava il vecchio sistema telefonico analogico permettendo quindi laccesso gratuito alla linea. La Chiave di Giada il capitano ha celata. Dovevo esserci. Il capitano era Capn Crunch, e il fischietto era il rinomato fischietto di plastica, tanto celebre tra i phone phreaks. Forse la Chiave di Giada era camuffata da fischietto di plastica, ed era nascosta in una scatola di cereali Capn Crunch Ma dovera nascosta la scatola di cereali? In una dimora da tempo abbandonata. Riproduzioni della casa della Famiglia Addams, la baracca abbandonata della trilogia di Evil Dead, la stamberga di Tyler Durden in Fight Club e la fattoria dei Lars su Tattooine. La Chiava di Giada non era in nessuno di questi posti. Un altro vicolo cieco. Ma nel fischietto soffiar tu potrai Se dei trofei la raccolta farai E non avevo ancora decifrato il significato dellultimo verso. Quali trofei avrei dovuto raccogliere? Che fosse una specie di subdola metafora? Ci doveva essere qualche legame che stavo trascurando, un qualche sottile riferimento che non coglievo perch non ero ancora abbastanza intelligente o preparato. Da quel punto in poi non riuscii pi a fare progressi. La mia perenne infatuazione per Art3mis minava la mia capacit di concentrarmi e, ogni volta che rivedevo la quartina, dopo qualche minuto di lavoro, richiudevo il diario del Graal e la chiamavo per chiederle se le andasse di uscire. E quasi sempre rispondeva di s. Mi convinsi che fosse giusto riposarmi sugli allori per un po, dato che nessun altro stava facendo progressi nella ricerca della Chiave di Giada. Il Segnapunti rimaneva immutato. Gli altri procedevano nel mio stesso pantano. Passavano le settimane e io trascorrevo sempre pi tempo con Art3mis. Anche quando i nostri avatar avevano altro da fare, ci scambiavamo mail e messaggi istantanei. Chiacchieravamo sempre, eravamo un fiume in piena. La cosa che pi desideravo era di incontrarla nel mondo reale. Faccia a faccia. Ma non glielo confessai. Ero certo che provasse qualcosa per me, eppure mi teneva a una certa distanza. Indipendentemente da quanto le rivelassi di me e finii per dirle quasi tutto, compreso il mio vero nome lei, irremovibile, continuava a rifiutarsi di rivelare dettagli sulla sua vita. Sapevo soltanto che aveva diciannove anni e viveva da qualche parte nel Nordovest degli Stati Uniti. E questo quanto era disposta a dirmi. Limmagine di lei che mi creai in testa era la pi ovvia. La immaginavo come la manifestazione fisica del suo avatar. Lo stesso volto, gli stessi occhi, gli stessi capelli, lo stesso corpo. Nonostante continuasse a ripetermi che nella realt non somigliava al suo avatar e che di persona non fosse attraente nemmeno la met. Quando iniziai a trascorrere cos tanto tempo con Art3mis, io ed Aech cominciammo ad allontanarci. Invece che vederci pi volte a settimana, chattavamo pochi giorni al mese. Aech sapeva che mi stavo innamorando di Art3mis, ma non ne fece mai un dramma, anche quando gli davo buca soltanto per uscire con lei. Si limitava a scrollare le spalle, mi

ricordava di stare attento e mi diceva: Spero proprio che tu sappia quello che fai, Z. E ovviamente non lo sapevo. La mia relazione con Art3mis era una sfida al buonsenso. Ma non riuscivo a smettere di innamorarmene. E, in qualche modo, senza rendermene conto, la mia ossessione per la ricerca dellEgg di Halliday era stata gradualmente soppiantata dallossessione per Art3mis. Dopo qualche tempo, iniziammo a darci degli appuntamenti, visitando i locali esotici ed esclusivi di OASIS. Sulle prime, Art3mis se ne lament. Ripeteva che dovevo tenermi nellombra: non appena il mio avatar fosse stato notato a un evento pubblico, i Sixer avrebbero scoperto che il loro tentativo di uccidermi non era andato a buon fine e io sarei tornato in cima alla lista nera. Le dissi che non mi importava pi. Mi stavo gi nascondendo dai Sixer nel mondo reale, e mi rifiutavo di fare il fuggitivo anche su OASIS. E, inoltre, ormai avevo un avatar di novantanovesimo livello. Mi sentivo praticamente invincibile. Forse stavo solo cercando di far colpo su Art3mis mostrandomi incurante del pericolo. Ad ogni modo, secondo me funzion. Certo, prima di uscire camuffavamo i nostri avatar perch sapevamo che i tabloid avrebbero dato di matto se Parzival e Art3mis avessero iniziato a farsi vedere in pubblico insieme. Ma ci fu uneccezione. Una sera, Art3mis mi port sul pianeta Transsexual a vedere il Rocky Horror Picture Show in un cinema grande quanto uno stadio, nel quale ormai la proiezione settimanale del film era unistituzione e richiamava il pubblico pi ampio di tutto OASIS. Migliaia di avatar accorrevano a ogni spettacolo, per sedersi in platea e per godersi la partecipazione attiva del pubblico allo spettacolo. Infatti, ai membri del Rocky Horror Fan Club era permesso salire sul palco e recitare il film, questo soltanto dopo aver superato una serie di estenuanti provini. Ma Art3mis sfrutt la sua popolarit per oliare qualche ingranaggio e sia io che lei fummo ammessi al cast di quella serata. Lintero pianeta si trovava in zona nonPvP, perci non temevo che i Sixer mi tendessero unimboscata. Ma, quando lo spettacolo cominci, mi ritrovai in preda allansia da palcoscenico. Art3mis era Columbia, intonatissima, e io avevo lonore di recitare nel ruolo del suo amante nonmorto, Eddie. Mutai il mio avatar per assumere esattamente laspetto che aveva Meat Loaf nel film, ma la mia recitazione e il mio playback facevano comunque pena. Fortunatamente, il pubblico chiuse un occhio perch ero il famoso Gunter Parzival, ed era chiaro che me la stavo spassando. Quella fu la serata pi divertente della mia vita, credo. Lo dissi ad Art3mis e fu allora che lei mi si avvicin e, per la prima volta, mi diede un bacio. Non che potessi sentire qualcosa. Ma il mio cuore schizz a mille comunque. Dei clich sui pericoli dellinnamorarsi di qualcuno incontrato solamente su internet avevo gi sentito parlare, ma li ignorai bellamente. Decisi che, chiunque fosse davvero Art3mis, io la amavo. Era una cosa che sentivo, nel profondo e molliccio centro caramelloso del mio essere. E poi una sera, come un vero idiota, glielo confessai.
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Era venerd sera, unaltra serata di ricerche solitarie, e stavo studiando tutti gli episodi di Ragazzi del computer, serie tv dei primi anni ottanta su un giovane hacker che sfrutta la sua abilit al computer per risolvere i crimini. Avevo appena finito lepisodio Chiave

daccesso (un incrocio con Simon & Simon) quando ricevetti unemail. Era di Ogden Morrow. Loggetto era il seguente: We Can Dance If We Want To. Il messaggio non conteneva testo, ma soltanto un allegato: linvito a uno dei raduni pi esclusivi di OASIS. La festa di compleanno di Ogden Morrow. Nel mondo reale, Morrow non faceva quasi mai apparizioni pubbliche e, su OASIS, usciva allo scoperto solamente una volta allanno, in questoccasione. Linvito includeva una fotografia del famosissimo avatar di Morrow, il Grande e Potente Og. Il mago e la sua barba grigia erano chini su un elaboratissimo mixer da dj. Una cuffia premuta allorecchio, Og si mordeva il labbro in un impeto di estasi uditiva, mentre le sue dita scratchavano vecchi vinili su un paio di piatti argentati. Sulla scatola dei dischi erano attaccati un adesivo con su scritto dont panic e uno stemma anti-Sixer: un cerchio rosso barrato intorno a un 6 giallo. Il testo, in basso, diceva: Il party anni ottanta di Ogden Morrow Per celebrare il suo 73simo compleanno! Stasera alle 10 ost al Distracted Globe ingresso valido per una persona Ero sbalordito. Ogden Morrow si era davvero preso la briga di invitarmi alla sua festa di compleanno. Era il pi grande onore che avessi mai ricevuto. Chiamai Art3mis e lei mi conferm di aver ricevuto la stessa email. Disse che, nonostante i rischi evidenti, non avrebbe mai potuto ignorare un invito che proveniva direttamente da Og. Perci, le dissi che ci saremmo incontrati al club. Era lunico modo in cui avrei evitato di sembrare una mezzasega. Sapevo che, se Og ci aveva invitati entrambi, doveva avere invitato anche gli altri membri dei Cinque Grandi. Ma era probabile che Aech non si sarebbe fatto vedere dal momento che, come ogni venerd sera, avrebbe gareggiato in unarena di deathmatch e il combattimento sarebbe stato trasmesso a livello globale. E Shoto e Daito non entravano mai in una zona PvP, a meno che non fosse assolutamente necessario. Il Distracted Globe era una famosa discoteca a gravit zero, sul pianeta Neonoir, nel Settore 16. Era stato lo stesso Ogden Morrow a scrivere il codice del pianeta, decenni prima, e ne era ancora lunico proprietario. Non ero mai stato al Globe, fino ad allora. Non ero un tipo da discoteca e non mi allettava lidea di dover socializzare con i leccapiedi ultrasfigati aspiranti Gunter che, a quanto si diceva, frequentavano quel posto. Ma la festa di Og era un evento speciale e i clienti abituali erano banditi. E quella sera il club sarebbe stato strapieno di celebrit: stelle del cinema, musicisti e almeno due dei Cinque Grandi. Passai pi di unora a sistemare i capelli del mio avatar e a provare decine di skin diverse da indossare. Alla fine optai per un abbigliamento classico anni ottanta: un completo grigio chiaro, esattamente identico a quello che Peter Weller aveva nelle avventure di Buckaroo Banzai nella quarta dimensione, con tanto di papillon rosso e un paio e stivaletti Adidas bianchi. Caricai linventario con la mia migliore armatura e un intero arsenale di armi. Tra le ragioni per cui il Globe era un luogo cos esclusivo e alla moda cera il fatto che si trovava in zona PvP, dove sia la magia che le attrezzature tecnologiche funzionavano. Era pericolosissimo andarci. Specialmente per un Gunter famoso come me. OASIS era disseminato di mondi a tema cyberpunk, ma Neonoir era uno dei pi grandi e antichi. Visto dallo spazio, il pianeta era unonice splendente, ricoperto da una ragnatela di luci pulsanti. Su Neonoir era sempre notte, e lintera superficie del pianeta era una griglia ininterrotta di citt collegate tra loro, affollate di grattacieli spaventosamente alti. I cieli del pianeta erano un flusso continuo di veicoli in volo che solcavano i paesaggi

verticali delle citt; le strade, a terra, brulicavano di png vestiti di pelle e avatar con occhiali a specchio, tutti indaffarati con le loro armi sofisticate e i loro impianti sottocutanei, mentre biascicavano cityspeak preso direttamente da Neuromante. Il Distracted Globe si trovava nellemisfero Ovest, allincrocio tra il Boulevard e lAvenue, due strade intensamente illuminate che percorrevano lintero pianeta, luna lungo lequatore, laltra lungo il meridiano zero. Il club era una gigantesca sfera blu cobalto con un diametro di tre chilometri, sospesa a trenta metri dal suolo. Una scalinata di cristallo fluttuante conduceva allunico ingresso del club, unapertura circolare sul fondo della sfera. Feci un ingresso trionfale guidando la mia DeLorean volante, di cui mi ero impossessato completando una missione Ritorno al futuro sul pianeta Zemeckis. La DeLorean era dotata di un Flusso Canalizzatore (non funzionante), ma avevo apportato delle modifiche alla carrozzeria e alle dotazioni. Innanzitutto, nel cruscotto avevo installato un computer di bordo di nome kitt, con tanto di scanner rosso da Supercar sul radiatore. Poi avevo dotato lauto di un propulsore di oscillazioni, dispositivo che le permetteva di viaggiare attraverso la materia. Infine, per completare il mio superveicolo anni ottanta, avevo schiaffato, su entrambe le portiere ad ala della DeLorean, uno stemma dei Ghostbusters; avevo aggiunto anche una targa personalizzata, con su scritto ecto-88. Ce lavevo soltanto da un paio di settimane, ma il mio avatar iniziava a farsi notare proprio per la mia supercar DeLorean acchiappafantasmi che viaggiava attraverso la materia. Sapevo che parcheggiare la mia macchinina in zona PvP era un plateale invito a nozze per qualunque stronzo volesse portarsela via. La DeLorean era dotata di svariati sistemi antifurto e il sistema di accensione era completo di un ordigno esplosivo, in perfetto stile Max Rockatansky, per cui se qualsiasi altro avatar avesse cercato di accendere il motore, nella camera di plutonio si sarebbe innescata una piccola esplosione termonucleare. Ma tenere lauto al sicuro non sarebbe stato un problema, su Neonoir. Quando scesi dallauto attivai un incantesimo, riducendola alle dimensioni di una macchinina giocattolo. Poi mi infilai la DeLorean in tasca. Le zone magiche hanno i loro vantaggi. Migliaia di avatar si accalcavano contro i cordoni in velluto, in realt campi di forza che tenevano lontano chiunque non avesse un invito. Mentre camminavo verso lentrata, la folla mi assal con un misto di insulti, richieste di autografi, minacce di morte e dichiarazioni disperate di amore eterno. Avevo attivato lo scudo corporale ma, sorprendentemente, nessuno tent di fare nulla. Mostrai al buttafuori cyborg il mio invito, poi iniziai a salire la lunga scalinata di cristallo che conduceva al club. Entrare nel Distracted Globe era pi che disorientante. Al suo interno, la sfera gigante era completamente cava e la superficie ricurva fungeva da bar e area lounge. Nel momento in cui si varcava lingresso, le leggi di gravit mutavano. Indipendentemente da dove si camminasse, i piedi degli avatar aderivano sempre alla superficie interna della sfera, perci si poteva camminare in linea retta fino al soffitto del locale, e poi di nuovo scendere dallaltro lato, per tornare esattamente al punto di partenza. Il vasto spazio sgombro al centro della sfera era la pista da ballo a gravit zero. Si raggiungeva semplicemente spiccando un salto, come Superman quando prende il volo, e poi nuotando nellaria fino alla zona del ritmo sferica. Una volta entrato, guardai in alto o nella direzione che in quel momento era, per me, lalto. Il locale era strapieno. Centinaia di avatar vi affluivano, come formiche che si trascinano lente dentro un enorme palloncino.

Altri erano gi in pista volteggiavano, volavano, si avvitavano e facevano acrobazie a tempo di musica, sparata da altoparlanti sferici che levitavano per tutto il club. I ballerini erano sovrastati da una bolla, grande e trasparente, sospesa nello spazio, esattamente al centro del locale. Era la cabina in cui si trovava il dj, circondato da piatti, mixer, deck e pulsanti. L nel mezzo, il dj dapertura, R2-D2, usava le sue numerose braccia robotiche per scratchare. Riconobbi subito la canzone che aveva messo: era il remix dell88 di Blue Monday dei New Order, mescolato a campioni musicali presi dai droidi di Guerre Stellari. Mentre cercavo di raggiungere il bar, gli avatar che incrociavo si fermavano a osservarmi e mi indicavano. Non me ne curai molto, perch ero troppo impegnato a scandagliare il club in cerca di Art3mis. Quando finalmente raggiunsi il bar, ordinai alla barista Klingon un Grog Esplosivo Pangalattico e me ne scolai mezzo. Poi sorrisi, non appena udii laltro classico anni ottanta che R2 aveva messo. Union of the Snake ripetei, per abitudine. Duran Duran. Millenovecentottantatr. Non male, campione disse una voce familiare, abbastanza forte perch la sentissi nonostante la musica. Mi voltai e vidi Art3mis in piedi, alle mie spalle. Indossava il suo abito da sera: un vestito blu metallizzato che sembrava colorato con la vernice spray. Aveva unacconciatura da paggio che incorniciava perfettamente il suo viso stupendo. Era una bomba. Grid alla barista: Glenmorangie. Con ghiaccio. Sorrisi tra me e me. Era il drink preferito di Connor MacLeod. Diamine, se lamavo. Mi strizz locchio quando comparve il suo drink. Poi alz il suo bicchiere alla mia salute e lo scol tutto in un sorso. Il chiacchiericcio degli avatar intorno a noi si fece pi intenso. La voce che Parzival e Art3mis erano proprio l, e stavano chiacchierando al bar, iniziava a spargersi in tutto il club. Art3mis diede un rapido sguardo alla pista da ballo, poi a me. Cosa ne dici, Percy? chiese. Ci scateniamo? Te la senti? La guardai accigliato. Non se continui a chiamarmi Percy. Rise. In quel momento fin la canzone e nel locale cal il silenzio. Tutti gli occhi guizzarono verso lalto, verso la cabina del dj: R2-D2 si stava dissolvendo in una pioggia di luce, come nei teletrasporti del primo Star Trek. Un grido di acclamazione si diffuse non appena un avatar molto familiare, dalla barba grigia, si materializz dietro la console in un fascio di luce. Era Og. Centinaia di finestre vidfeed apparvero a mezzaria, dappertutto nel Globe. Ciascuna mostrava in tempo reale un primo piano di Og nella cabina, cos che tutti potessero vederlo chiaramente. Il vecchio mago indossava un paio di jeans larghi, dei sandali e una maglietta sbiadita di Star Trek: The Next Generation. Salut la folla, poi fece partire il primo brano, un remix dance di Rebel Yell di Billy Idol. Unondata di esultanza anim la pista. Adoro questa canzone! grid Art3mis. I suoi occhi si fiondarono in pista. La squadrai, incerto sul da farsi. Che c? chiese con falsa compassione. Il signorino non sa ballare? Di colpo inizi a seguire il ritmo, muovendo la testa a tempo, roteando i fianchi. Poi si diede uno slancio da terra con entrambi i piedi e inizi a volteggiare verso lalto, nella zona del ritmo. Per un istante la fissai, congelato, pietrificato nel tentativo di raccogliere il coraggio. Va bene, va bene mormorai tra me e me. Che cavolo. Piegai le ginocchia e mi diedi una spinta, staccandomi di colpo dal pavimento. Il mio avatar prese il volo, e lasciandosi

trasportare si affianc ad Art3mis. Gli avatar che si trovavano gi in pista si fecero da parte per aprirci un varco verso il centro. Vedevo Og che si librava nella sua bolla, poco distante da noi. Roteava come un derviscio, remixava i pezzi in volo e, nello stesso tempo, ricalibrava il vortice di gravit della pista: riusciva cos a far girare lintero locale, come se fosse un vecchio vinile. Art3mis mi strizz locchio, poi le sue gambe si fusero insieme a formare la coda di una sirena. Si slanci, con la coda, molto pi avanti di me, ondeggiando e spingendosi a tempo con il ritmo indiavolato, mentre nuotava nellaria. Poi fece una giravolta e torn a guardarmi, sospesa, sorridendomi e allungando una mano, invitandomi a unirmi a lei. I suoi capelli le formavano unaureola attorno alla testa, quasi fosse sottacqua. Quando la raggiunsi, mi prese la mano. In quel momento la coda da sirena svan e lasci posto alle sue gambe, che turbinavano e sforbiciavano a tempo. Non fidandomi dei miei riflessi, caricai un software di ballo ad alto livello chiamato Travoltra, che avevo scaricato e provato qualche ora prima. Il programma prese il controllo dei movimenti di Parzival, sincronizzandoli con la musica, e i miei quattro arti si trasformarono in onde sinusoidali. Tutta un tratto, ero diventato un idiota che sapeva ballare. Art3mis si illumin per la sorpresa e per la gioia, e inizi a imitare i miei movimenti; ci orbitavamo attorno lun laltra come elettroni accelerati. Poi Art3mis cominci a cambiare forma. Il suo avatar, abbandonati i tratti umani, si dissolse in un blob amorfo che pulsava e cambiava dimensioni e colore a tempo con la musica. Selezionai, nel software di ballo, lopzione imita il partner e iniziai a fare lo stesso. Gli arti e il busto del mio avatar vibravano e ondeggiavano come fossero un budino, abbracciando Art3mis, mentre strane forme colorate mi scorrevano sotto la pelle. Sembravo Plastic Man, sotto lsd. In quel momento anche tutti gli altri avatar che erano in pista iniziarono a cambiare forma, trasformandosi in blob di luce cangiante. Ben presto il centro del locale inizi a sembrare una di quelle lampade di lava. Quando la canzone si concluse, Og fece un inchino, poi mise su un lento. Time After Time di Cyndi Lauper. Tutti gli avatar intorno a noi si cercarono un partner. Rivolsi ad Art3mis un inchino galante, poi le porsi la mano. Lei la prese sorridendo. La avvicinai a me e iniziammo a farci trasportare insieme. Og ricalibr la gravit della pista in senso antiorario, facendo ruotare i nostri avatar lentamente, lungo linvisibile asse centrale del club, come granelli di polvere in una sfera di neve. E poi, prima che riuscissi a fermarmi, le parole mi uscirono di bocca. Sono innamorato di te, Arty. Lei dapprima non reag. Si limit a guardarmi come sotto shock, mentre i nostri avatar continuavano a orbitare luno intorno allaltro, muovendosi col pilota automatico. Poi pass a un canale vocale privato, perch nessuno potesse origliare la nostra conversazione. Non sei innamorato di me, Z disse. Non mi conosci nemmeno. Invece s insistetti io. Ti conosco meglio di chiunque abbia mai conosciuto in tutta la mia vita. Ma conosci solo quello che io voglio che tu conosca. Vedi solo quello che io voglio che tu veda. Si mise una mano sul petto. Questo non il mio vero corpo, Wade. Questa non la mia vera faccia.

Non importa! Sono innamorato della tua testa sono innamorato della persona che sei. Non me ne potrebbe fregare di meno del contenitore. Lo dici tanto per dire mi rispose. La sua voce aveva un che di insicuro. Fidati. Se lasciassi che tu mi vedessi dal vivo, saresti disgustato. Perch continui a dirlo? Perch sono mostruosamente deforme. O sono paraplegica. O in realt ho 63 anni. Scegli tu. Non mi importerebbe nemmeno se fossi tutte e tre le cose insieme. Dimmi dove ti posso incontrare e te lo prover. Salgo su un aereo in questo momento e ti raggiungo. Sai che lo farei. Scosse la testa. Tu non vivi nel mondo reale, Z. A quanto mi hai detto, non credo che tu ci abbia mai vissuto. Sei tale e quale a me. Vivi in questa illusione. Indic lambiente virtuale in cui ci trovavamo. impossibile che tu sappia cos lamore vero. Non dirlo! Stavo per piangere, e non mi importava che se ne accorgesse. perch ti ho detto che non ho mai avuto una ragazza? E che sono vergine? Perch Certo che no mi interruppe. Non di questo che parlo. Per niente. E allora di cos che parli? Dimmelo. Ti prego. Della Caccia. Lo sai. Abbiamo trascurato le missioni per uscire insieme. In questo momento dovremmo cercare la Chiave di Giada. Scommetto che Sorrento e i Sixer lo stanno facendo, in questo preciso istante. E tutti gli altri Al diavolo la Gara! E lEgg! gridai. Non hai sentito quello che ho appena detto? Sono innamorato di te! E voglio stare con te. Pi di qualsiasi altra cosa. Lei si limit a fissarmi. O meglio, il suo avatar fiss il mio con uno sguardo vuoto. Poi mi disse: Mi spiace, Z. tutta colpa mia. La situazione mi sfuggita di mano. Dobbiamo chiuderla qui. Cosa intendi? Cos che dobbiamo chiudere? Penso che dovremmo prenderci una pausa. Smettere di passare cos tanto tempo insieme. Era come se mi avessero appena dato un pugno in gola. Mi stai lasciando? No, Z rispose fermamente. Non ti sto lasciando. Sarebbe impossibile, perch noi non stiamo insieme. Di colpo la sua voce si fece velenosa. Non ci siamo neanche mai incontrati! E quindi vuoi smettere di parlarmi e basta? S, mi sa che la cosa migliore. Per quanto tempo? Fino alla fine della Caccia. Ma, Arty potrebbero volerci anni. Lo so. Me ne rendo conto. E mi dispiace. Ma lunica possibilit. Vincere quei soldi per te pi importante di me? Non si tratta dei soldi. Si tratta di quello che potrei farci. Ah, certo. Giusto. Salvare il mondo. Sei proprio nobile, cazzo. Non fare lo stronzo mi disse. da pi di cinque anni che cerco lEgg. E lo stesso vale per te. E adesso ci siamo pi vicini che mai. Non posso buttare via una possibilit del

genere. Non quello che ti sto chiedendo. S, invece. Anche se non te ne rendi conto. Il pezzo di Cyndi Lauper termin e Og mise un altro brano dance, James Brown is Dead degli L.A. Style. Lintero club scoppi in un applauso. Era come se nel petto mi avessero conficcato un gigantesco paletto di legno. Art3mis stava per dirmi qualcosaltro addio, credo quando udimmo unesplosione fragorosa provenire da sopra le nostre teste. Sulle prime pensai fosse Og che si lanciava in un nuovo pezzo dance. Ma poi alzai lo sguardo e vidi grossi calcinacci che rovinavano pericolosamente sulla pista da ballo, mentre gli avatar correvano via, sparpagliandosi. Sul soffitto del club, vicino alla cima della sfera, si era appena creato un grosso buco da cui si stava riversando un drappello di Sixer: sciamavano nel club con i loro jet pack e sparavano con i blaster. Esplose il caos. Met degli avatar presenti si accalc verso luscita, laltra met estrasse le pistole o inizi a fare incantesimi sparavano raggi laser, proiettili e sfere infuocate contro gli invasori. Contai pi di cento Sixer, tutti quanti armati fino ai denti. Non riuscivo a capacitarmi della sfacciataggine dei Sixer. Perch erano cos idioti da attaccare una stanza piena di Gunter di alto livello, per giunta sul loro territorio? Avrebbero potuto ucciderne qualcuno, ma nel farlo avrebbero perso parte dei loro avatar, se non tutti. E per cosa? Poi capii che il fuoco dei Sixer era diretto, perlopi, a me e Art3mis. Erano l per ucciderci entrambi. La notizia che io e Art3mis eravamo nel club doveva essere gi stata pubblicata. E, quando Sorrento era venuto a sapere che due dei Cinque Grandi se la stavano spassando in zona PvP, doveva aver pensato che fosse unoccasione troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. Era lopportunit, per i Sixer, di far fuori due dei loro maggiori avversari in un colpo solo. Valeva la pena di sacrificare un centinaio di avatar di alto livello. Sapevo che era stata la mia avventatezza a portarceli direttamente in casa. Mi maledissi per essere stato cos stupido. Poi tirai fuori i miei blaster e iniziai a scaricarli sul manipolo di Sixer pi vicino a me, facendo il possibile per schivare i loro colpi. Mi voltai verso Art3mis in tempo per vederla incenerire una dozzina di Sixer in cinque secondi, usando sfere di plasma blu che sparava dai palmi delle mani, mentre ignorava il flusso di laser e missili magici che le rimbalzavano sullarmatura trasparente. Anchio le stavo prendendo di brutto. Per il momento larmatura resisteva, ma non sarebbe durata a lungo. Avvisi di guasto mi lampeggiavano sul display, e la mia barra di Punti Vita cominciava a precipitare verso il basso. In pochi secondi, la situazione degener nello scontro pi duro cui avessi mai assistito. Ed era chiaro che io e Art3mis saremmo finiti dalla parte degli sconfitti. Mi accorsi che la musica non si era fermata. Diedi uno sguardo alla cabina del dj, giusto in tempo per vederla mentre si spalancava, lasciando emergere il Grande e Potente Og. Sembrava davvero incazzato. Voialtri coglioni credete di potervi imbucare alla mia festa di compleanno? url. Indossava ancora un microfono, perci la sua voce risuon in tutti gli altoparlanti del

locale, rimbombando, quasi fosse la voce di Dio. La mischia si interruppe per un breve istante, mentre tutti gli occhi erano rivolti verso Og, sospeso al centro della pista. Lui allung le mani, voltandosi ad affrontare loffensiva dei Sixer. Dalle dita di Og esplose una decina di fulmini rossi, che si dipartirono in tutte le direzioni. Ogni fulmine colp al cuore un avatar Sixer, schivando e lasciando illesi tutti gli altri. Tempo un millisecondo, ogni singolo Sixer del locale era stato completamente vaporizzato. I loro avatar si congelarono e si colorarono, per pochi secondi, di una luce rossa. Poi svanirono. Ero sbalordito. Era la pi incredibile dimostrazione di potere da parte di un avatar che avessi mai visto. Nessuno si presenta al mio locale senza invito! tuon Og la sua voce echeggiava in tutto il club, in un silenzio attonito. Gli avatar che erano rimasti (quelli che non erano scappati via spaventati o che non erano morti durante la rapida battaglia) si abbandonarono a un grido di vittoria. Og vol di nuovo nella sua cabina da dj, che si richiuse attorno a lui come un bozzolo trasparente. Ricominciamo la festa, ok? disse, lasciando ricadere la puntina su un remix techno di Atomic di Blondie. Ci volle un attimo perch si scrollassero lo shock di dosso, ma poi tutti ripresero a ballare. Cercai Art3mis dappertutto, ma era sparita. Poi vidi il suo avatar volare fuori dalluscita creata dallattacco dei Sixer. Si ferm e rimase sospesa l fuori per un istante, giusto il tempo di ricambiare il mio sguardo.
0019

Il computer mi svegli appena prima del tramonto, e cominciai il mio rituale quotidiano. Sono sveglio! gridai al buio. Da quando Art3mis mi aveva lasciato, qualche settimana prima, facevo fatica ad alzarmi dal letto, la mattina. Cos, avevo disattivato lallarme automatico della sveglia e avevo dato istruzione al computer di sparare Wake Me Up Before You Go-Go degli Wham! Odiavo quella canzone con ogni fibra del mio corpo e lunico modo che avevo per metterla a tacere era alzarmi. Non era lideale per cominciare la giornata ma, se non altro, mi smuoveva. La canzone si tronc bruscamente, la poltrona aptica riprese la corretta direzione e posizione assumendo di nuovo, da letto che era, il suo aspetto da poltrona: mi ritrovai seduto. Il computer riaccese gradualmente le luci, lasciando ai miei occhi il tempo di abituarsi. Nel mio appartamento non penetrava mai la luce esterna. Lunica finestra offriva una vista dei grattacieli di Columbus, ma lavevo verniciata di nero pochi giorni dopo essermi trasferito. Ero convinto che tutto ci che si trovava fuori da quella finestra costituisse una distrazione dalla mia missione, e non potevo perdere tempo a osservarlo. Allo stesso modo, avrei voluto non ascoltare il mondo esterno, ma non ero riuscito a ottimizzare linsonorizzazione dellappartamento, perci ero costretto a convivere con i suoni smorzati della pioggia, del vento e del traffico aereo. Anche questi riuscivano a distrarmi. A volte precipitavo in una sorta di trance, seduto a occhi chiusi, dimentico del passare del tempo, mentre ascoltavo i suoni del mondo fuori dalla mia stanza. Avevo apportato, per sicurezza e per comodit, molte altre modifiche allappartamento. Innanzitutto, avevo rimpiazzato la porta, poco resistente, con una nuova WarDoor, ermetica, rinforzata e a compressione. Ogni qualvolta avevo bisogno di qualcosa cibo, carta igienica, nuova attrezzatura lo ordinavo online e qualcuno me lo portava proprio

davanti alla porta di casa. Le consegne funzionavano cos: per prima cosa, lo scanner installato nel corridoio verificava lidentit del fattorino e il mio computer confermava che stesse consegnando ci che avevo davvero ordinato. Poi la porta esterna si sbloccava e si apriva su una camera stagna rinforzata in acciaio, grande quanto un vano doccia. Qui, il fattorino posava il pacco, la pizza, o quantaltro, e faceva un passo indietro. La porta esterna si richiudeva e si sbarrava con un sibilo, poi il pacco veniva scansionato e sottoposto a un diluvio di raggi X e a ogni tipo possibile di analisi. Una volta accertato il contenuto, veniva inviata una conferma di consegna. A quel punto io, uscendo con cautela, aprivo la porta interna e mi appropriavo dei miei beni. Il capitalismo avanzava a piccoli passi, senza che dovessi interagire faccia a faccia con un altro essere umano. Il che era esattamente ci che volevo, grazie tante. La stanza in s non era cos eccezionale a una prima occhiata, e andava benissimo cos, perch passavo il minor tempo possibile a guardarla. Era, in pratica, un cubo di dieci metri per lato. Una doccia componibile e ununit wc erano state montate su una parete, al lato opposto di una piccola cucina ergonomica. Non che avessi mai usato la cucina per prepararmi qualcosa da mangiare. Tutti i miei pasti erano surgelati o consegnati a domicilio. I brownies al microonde erano, per me, il concetto pi vicino al cucinare. Il resto della stanza era dominato dal Set dImmersione OASIS. Avevo investito sino allultimo centesimo per acquistarlo. Sul mercato uscivano componenti sempre pi veloci, versatili e allavanguardia, perci io spendevo regolarmente gran parte del mio esiguo salario per gli aggiornamenti. La perla dellattrezzatura era, naturalmente, la console OASIS customizzata, il computer che dava vita al mio mondo. Lavevo costruita io, pezzo dopo pezzo, dentro un telaio sferico Odinware modificato e nero come la pece. Aveva un processore nuovo overclockato talmente veloce che la sua velocit sfiorava la precognizione. E lhard disk interno aveva tanta memoria da poter contenere tre copie digitali di Tutto Ci Che Esisteva. Passavo la maggior parte del tempo seduto sulla mia poltrona aptica regolabile hc5000 della Shaptic Technologies. Era sospesa su due bracci robotici snodabili fissati alle pareti e al soffitto dellappartamento. I bracci ruotavano la poltrona su tutti e quattro gli assi perci, quando ero allacciato, poteva capovolgersi, ruotare o scuotermi e darmi la sensazione che stessi cadendo, volando, o di essere seduto su una slitta-razzo a energia nucleare che sfreccia a velocit Mach 2 lungo un canyon sulla quarta luna di Altair vi. La poltrona funzionava inzieme alla Shaptic Bootsuit, una tuta di feedback aptico che ricopriva interamente il mio corpo, dal collo in gi, ed era dotata di fessure piuttosto discrete perch potessi espletare i miei bisogni senza dover rimuovere lintero apparato. Lesterno della tuta era rivestito da un elaborato esoscheletro, una rete di tendini e giunture artificiali che potevano sia percepire sia inibire i miei movimenti. Allinterno della tuta si trovava una rete (una sorta di ragnatela) di attuatori in miniatura, a contatto con la mia pelle; ce nera uno ogni paio di centimetri. Venivano attivati a gruppi, composti da un numero variabile di elementi, per la stimolazione tattile affinch la mia pelle percepisse cose che in realt non esistevano. Riproducevano in modo convincente la sensazione di un colpetto sulla spalla, un calcio nello stinco o una pallottola nel petto (il software di sicurezza incorporato, per, impediva che laggeggio mi causasse dolore, perci uno sparo virtuale somigliava pi a un cazzotto poco convinto). Unidentica tuta di riserva era appesa nellunit lavanderia MoshWash, in un angolo della stanza. Le due tute

aptiche costituivano il mio intero guardaroba. I miei vecchi vestiti erano seppelliti da qualche parte, nello sgabuzzino, a prendere polvere. Indossavo un paio di guanti aptici Okagami IdleHands. Entrambi i palmi erano ricoperti di cuscinetti di feedback tattile, grazie ai quali i guanti creavano lillusione che stessi toccando oggetti e superfici che non esistevano per davvero. Il visore era un nuovo, fiammante WreckSpex Dinatro rlr-7800, con un display retineo virtuale unico nel suo genere. Il visore mi trasportava OASIS direttamente sulle retine, alla pi alta risoluzione e frequenza di fotogrammi percepibile da occhio umano. Il mondo reale, al confronto, sembrava sbiadito e sfocato. Lrlr-7800 era un prototipo non ancora disponibile per le masse, ma avevo un accordo pubblicitario con la Dinatro, che mi aveva inviato lattrezzatura gratis (attraverso una serie di spedizioni a catena, di cui mi servivo per mantenere lanonimato). Il mio sistema AboundSound consisteva in un set di altoparlanti ultrapiatti montati sulle pareti, sul pavimento e sul soffitto dellappartamento, e offriva trecentosessanta gradi di perfetta riproduzione sonora, fino allultimo ronzio di mosca. E il subwoofer Mjolnur era cos potente da farmi vibrare i molari. La torre odorifera Olfatrix, in un angolo, riusciva a generare pi di duemila odori distinti. Un roseto, il vento salato delloceano, cordite in fiamme: la torre li ricreava tutti in maniera convincente. Funzionava anche come climatizzatore/depuratore ad uso industriale, e lo usavo principalmente per questo. Molti simpaticoni si divertivano a programmare odori insopportabili nelle loro simulazioni soltanto per prendersi gioco di chi, in casa, aveva una torre come la mia, perci solitamente disabilitavo il generatore degli odori, a meno che non mi trovassi in una zona di OASIS dove annusare lambiente avrebbe potuto tornarmi utile. Sul pavimento, proprio sotto la mia poltrona aptica sospesa, si trovava il tapis roulant Runaround multidirezionale Okagami (Non importa dove vai, sei gi arrivato era lo slogan della casa produttrice). Il tapis roulant era lungo circa due metri e alto sei centimetri. Quando lo attivavo, potevo correre in ogni direzione a velocit massima senza mai raggiungere lestremit della piattaforma. Se mi voltavo, il tapis roulant lo percepiva, e la sua superficie iniziava a scorrere nella mia stessa direzione, mantenendo il mio corpo sempre al centro della piattaforma. Nel mio modello erano incorporate anche le salite e una superficie amorfa, per simulare pendii e scalinate. Sul mercato si trovavano anche le baap (Bambole Aptiche Anatomicamente Precise), per chi volesse avere incontri pi intimi su OASIS. I modelli di baap erano maschili, femminili, a duplice sesso, ed erano disponibili in unampia gamma di opzioni. Realistica pelle in lattice. Endoscheletri a servomotore. Muscolatura perfettamente riprodotta. E tutte le relative appendici e gli orifizi che uno si immagina. Spinto dalla solitudine, dalla curiosit, e dai miei ormoni adolescenziali infuriati, qualche settimana dopo che Art3mis aveva deciso di non parlarmi pi, avevo acquistato una baap di qualit media, una berBetty della Shaptic. Dopo aver trascorso intere giornate improduttive in una simulazione autonoma di bordello chiamata Il Tempio del piacere, mi ero sbarazzato della bambola, in un misto di vergogna e istinto di autoconservazione. Avevo buttato migliaia di crediti, avevo perso una settimana di lavoro ed ero sul punto di abbandonare completamente la mia ricerca dellEgg, quando mi ero trovato di fronte alla consapevolezza che il sesso virtuale, per quanto fosse realistico, non era altro che masturbazione sdoganata e assistita dal computer. In fin dei conti, ero sempre un ragazzo

vergine, solo, in una stanza buia, che si sbatteva un robot ben lubrificato. Perci mi sbarazzai della baap e tornai a menarmelo alla vecchia maniera. Non mi vergognavo affatto di masturbarmi. Grazie allAlmanacco di Anorak, vedevo la masturbazione alla stregua di una funzione fisiologica come unaltra, necessaria e naturale come dormire o mangiare. AA 241:87 Sostengo che la masturbazione sia ladattamento pi importante dellanimale uomo. La pietra angolare della civilt tecnologica. Le nostre mani si sono evolute per stringere tutti gli attrezzi compreso il nostro. Il fatto che gli studiosi, gli inventori e gli scienziati in genere sono degli sfigati, e gli sfigati incontrano pi difficolt di chiunque altro quando si tratta di scopare. Senza la valvola di rilascio sessuale incorporata che ci fornisce la masturbazione, improbabile che i primi umani si sarebbero impossessati dei segreti del fuoco o avrebbero scoperto la ruota. E, potete scommetterci, Galileo, Newton e Einstein non avrebbero mai fatto le scoperte che hanno fatto se prima non fossero riusciti a schiarirsi le idee dando una manata al salame (o buttando gi qualche protone dal vecchio atomo di idrogeno). Lo stesso vale per Marie Curie. Prima che scoprisse il radio, state pur certi che aveva scoperto lomino nella sua canoa. Non era una delle teorie pi popolari di Halliday, ma mi piaceva. Mentre mi trascinavo fino al gabinetto, si accese un grande monitor a schermo piatto appeso alla parete, e il sorriso di Max, il mio system agent software, apparve sul monitor. Avevo programmato Max perch si avviasse qualche minuto dopo aver acceso le luci, cos da darmi il tempo di svegliarmi un po, prima che cominciasse a rovesciarmi addosso tutte le sue chiacchiere. B-b-buon giorno, Wade! tartagli allegramente Max. Il m-m-m-mattino ha loro in bocca! Avere un system agent software era un po come avere un assistente personale virtuale uno che funzionava anche da interfaccia a comando vocale con il computer. Il system agent software era altamente configurabile, con centinaia di personalit preprogrammate tra cui scegliere. Io avevo programmato il mio perch somigliasse, parlasse e si comportasse come Max Headroom, la star (apparentemente) computerizzata di un talk show anni ottanta, di uninnovativa serie cyberpunk e di uninfinita serie di pubblicit della Coca-Cola. Buongiorno, Max risposi intontito. Vuoi dire buonasera, Tremotino. 7 e 18 pm o-o-orario OASIS. Mercoled 30 dicembre. Max era programmato per parlare con una lieve balbuzie elettronica. A met degli anni ottanta, quando il personaggio di Max Headroom era stato creato, i computer non erano ancora abbastanza potenti da poter ricreare una figura umana, perci Max era interpretato da un attore (il grande Matt Frewer), ricoperto di trucco e gomma perch sembrasse generato dal computer. Ma la versione di Max che mi sorrideva dallo schermo era puro software, con la migliore intelligenza artificiale e la migliore funzione di riconoscimento vocale che il denaro potesse comprare. Era da qualche settimana che usavo questa versione altamente customizzata del MaxHeadroom v3.4.1. Prima, il mio system agent software era modellato sullattrice Erin Gray (quella di Buck Rogers e Il mio amico Ricky). Ma mi distraeva troppo, perci ero passato a Max. Di tanto in tanto era fastidioso, ma mi faceva ridere da matti. Ed era anche bravo a evitare che morissi di solitudine. Mentre incespicavo fino al cubicolo del bagno e svuotavo la vescica, Max continuava a

rivolgersi a me attraverso un piccolo monitor montato sopra lo specchio. Oh-oh! Hai un rubi-rubine-rubinetto che perde disse. Trova una battuta nuova gli dissi. Novit che dovrei sapere? Il solito. Guerre, rivolte, carestie. Niente che ti interessi. Messaggi? Alz gli occhi al cielo. Qualcuno. Ma per rispondere alla tua vera domanda, no. Art3mis non ha chiamato e non ti ha risposto, Casanova. Ti ho gi avvertito. Non chiamarmi cos, Max. Vuoi proprio che ti disattivi. Come siamo nervosetti. Davvero, Wade. Quand che sei diventato cos s-s-suscettibile? Ti cancello, Max. dico davvero. Continua cos e torno a usare Wilma Deering. O magari la volta che provo la voce di Majel Barrett. Max si rabbui e mi diede le spalle, con la faccia rivolta alla carta da parati digitale che mutava dietro di lui, una trama di linee vettoriali multicolore. Max faceva sempre cos. Darmi il tormento faceva parte della sua personalit preprogrammata. Era una cosa che, in fondo, mi divertiva, perch mi ricordava quando uscivo con Aech. E mi mancava uscire con Aech. Tantissimo. Gli occhi si posarono sullo specchio del bagno, ma quello che vidi nel riflesso non mi piacque, perci chiusi gli occhi finch non finii di fare pip. Mi domandai (e non era la prima volta) perch non avessi dipinto di nero anche lo specchio, quando avevo fatto la finestra. Lora successiva al risveglio era la parte che odiavo di pi della giornata, perch la trascorrevo nel mondo reale. Era il momento in cui dovevo occuparmi del tedio di lavare il mio corpo e fargli fare un po di esercizio. Detestavo questa fase perch ogni cosa contraddiceva laltra mia vita. La mia vita vera, quella su OASIS. La vista del mio minuscolo monolocale, il set da immersione, il mio riflesso nello specchio: era tutto un duro promemoria del fatto che il mondo in cui passavo le mie giornate non era, in realt, quello vero. Ritirare poltrona dissi, uscendo dal bagno. La poltrona aptica si distese di nuovo, istantaneamente, e poi si ritir contro la parete, lasciando un grande spazio vuoto al centro della stanza. Mi infilai il visore e caricai La Palestra, una simulazione autonoma. Mi trovavo, ora, in una grande palestra con attrezzature allavanguardia e macchine per i pesi, che potevano essere tutte riprodotte dalla mia tuta aptica. Cominciai il mio esercizio quotidiano. Addominali, flessioni, aerobica, pesi. Di tanto in tanto, Max mi gridava parole dincoraggiamento. Su le gambe, ra-ra-ragazzina! Brucia quei grassi! Anche quando ero collegato a OASIS facevo un po di esercizio, ingaggiando combattimenti o correndo attraverso i paesaggi virtuali, sul mio tapis roulant. Ma avevo labitudine di ingozzarmi di cibo quando mi sentivo frustrato o depresso, ovvero per la maggior parte del tempo. Di conseguenza, avevo messo su qualche chilo. Se gi prima non ero un figurino, ora facevo fatica a sedermi comodamente nella poltrona aptica e a strizzarmi nella mia tuta extralarge. Presto avrei dovuto comprarmi unattrezzatura nuova, con componenti della linea Husky. Sapevo che, se non avessi tenuto il peso sotto controllo, sarei probabilmente morto di accidia prima di trovare lEgg. Non potevo permettere che succedesse. Perci presi la decisione di petto e abilitai il software volontario di blocco OASIS basato sul fitness. Me ne pentii quasi subito. Da quellistante, il computer inizi a monitorare i miei segni vitali e a tenere traccia del

numero esatto di calorie che bruciavo durante il giorno. Se non soddisfacevo la richiesta di esercizio quotidiana, il sistema mi impediva di collegarmi al mio account OASIS. Questo significava che non potevo andare a lavorare, continuare la mia ricerca e, a conti fatti, vivere la mia vita. Una volta attivato, per due mesi era impossibile disabililitare il blocco. E, poich il software era legato al mio account OASIS, non avrei potuto comprare un nuovo computer o affittare una cabina pubblica in un OASIS caf. Se volevo collegarmi, lunica era fare ginnastica, prima. Si dimostr lunico tipo di spinta motivazionale di cui avessi bisogno. Il software di blocco controllava anche la mia dieta. Ogni giorno, mi consentiva di scegliere i pasti da un menu predefinito di cibi sani, a basso apporto calorico. Il software ordinava i pasti online, e questi mi venivano recapitati a casa. Dato che non lasciavo mai lappartamento, era semplice per il programma prendere nota di tutto quello che mangiavo. Quando ordinavo del cibo in pi, aumentava il tempo da dedicare alla ginnastica, per pareggiare il consumo di calorie aggiuntive. Era un software parecchio sadico. Ma funzion. I chili di troppo iniziarono a dissolversi e, pochi mesi dopo, ero quasi in piena forma. Per la prima volta nella mia vita avevo la pancia piatta e i muscoli. Avevo anche il doppio delle energie e mi ammalavo molto meno. Alla fine di quei due mesi, quando avrei avuto la possibilit di disabilitare il blocco fitness, decisi invece di mantenerlo. La ginnastica era diventata, ormai, parte del mio rituale quotidiano. Quando ebbi finito coi pesi, salii sul tapis roulant. Cominciare corsa mattutina dissi a Max. Percorso Bifrost. La palestra virtuale scomparve. Mi trovavo su una pista da corsa semitrasparente, un nastro ricurvo e ciclico sospeso in una nebulosa di stelle. Nello spazio attorno a me erano sospese lune di colori cangianti e giganteschi pianeti circondati da anelli. La pista si stendeva di fronte a me, saliva, ricadeva, e di tanto in tanto si avvolgeva su se stessa, formando unelica. Una barriera invisibile mi impediva di cadere, per errore, dai margini della pista e di precipitare nellabisso di stelle. Il percorso Bifrost era unaltra simulazione autonoma, uno dei migliaia di percorsi conservati nel disco fisso della mia console. Non appena cominciai a correre, Max lanci la mia playlist di musica anni ottanta. Quando inizi il primo pezzo, in fretta recitai a memoria titolo, artista, album e anno di pubblicazione: A Million Miles Away, The Plimsouls, Everywhere at Once, 1983. Presi a cantarla, parola per parola. Ricordarmi il testo del giusto pezzo anni ottanta avrebbe potuto salvare la vita al mio avatar, prima o poi. Finito il percorso, mi sfilai il visore e iniziai a rimuovere la tuta aptica. Era un processo da fare lentamente, per evitare di danneggiare i componenti della tuta. Mentre me la staccavo di dosso, gli attuatori schioccavano quando si staccavano dalla mia pelle, lasciandomi segni circolari su tutto il corpo. Una volta sfilata la tuta, la misi nellunit lavanderia e posai la tuta pulita sul pavimento. Max aveva gi aperto i rubinetti della doccia, portando lacqua alla mia temperatura ideale. Mentre saltavo nel box, avvolto dal vapore, Max cambi playlist per passare ai miei successi da doccia. Riconobbi subito il riff dapertura di Change di John Waite. Colonna sonora di Crazy for You. Geffen Records, 1985. La doccia funzionava un po come gli autolavaggi di un tempo. Io non dovevo far altro che stare l, in piedi, mentre lei faceva il resto del lavoro, sparandomi addosso, da tutti gli angoli, spruzzi di acqua insaponata per poi risciacquarmi. Non dovevo lavarmi i capelli,

perch la doccia sparava una soluzione non tossica di depilazione, che mi strofinavo sul corpo e sulla testa. Questa soluzione eliminava la necessit di rasarmi o tagliarmi i capelli, fastidi di cui non avevo bisogno. Una pelle liscia favoriva anche laderenza della tuta aptica. Ero un po grottesco, senza sopracciglia, ma mi ci abituai. Quando i getti di risciacquo si interrompevano, partivano gli asciugatori, che mi soffiavano via lumidit dalla pelle nel giro di pochi secondi. Andai in cucina e presi una lattina di Sludge, una bevanda ad alto contenuto proteico e vitaminico che andava a compensare la privazione del sole grazie alla vitamina D. Mentre la tracannavo, i sensori del computer, silenziosamente, prendevano nota, scansionando il codice a barre e aggiungendo il numero di calorie al mio totale quotidiano. Sbarazzatomi della colazione, mi infilai la tuta aptica pulita. Era meno complicato che togliersela di dosso, ma richiedeva comunque un po di tempo. Una volta indossata la tuta, ordinai alla poltrona aptica di stendersi. Poi mi fermai un attimo e passai un momento a osservare il mio Set dImmersione. Ero cos fiero di tutto questo apparato altamente tecnologico, quando lo avevo acquistato. Ma, negli ultimi mesi, avevo iniziato a vedere tutta lattrezzatura per quello che era veramente: un elaborato congegno nato per ingannare i miei sensi, per permettermi di vivere in un mondo di finzione. Ogni componente del mio set era una sbarra della cella in cui avevo deciso di rinchiudermi. L, sotto le cupe luci fluorescenti del mio minuscolo monolocale, non cera modo di sfuggire alla verit. Nella vita reale, non ero altro che un eremita asociale. Un recluso. Un nerd con una carnagione cadaverica e unossessione per la cultura pop. Ero soltanto unaltra anima perduta, triste, solitaria, che sprecava la sua vita su un videogioco osannato da tutti. Ma non su OASIS. L, ero il grande Parzival. Gunter famoso in tutto il mondo, celebrit internazionale. La gente mi chiedeva lautografo. Avevo un fan club. A dire il vero ne avevo molti. Mi riconoscevano ovunque andassi (e soltanto quando volevo essere riconosciuto). Mi pagavano per sponsorizzare i prodotti. La gente mi ammirava e si ispirava a me. Mi invitavano alle feste pi esclusive. Andavo nei locali alla moda e non dovevo mai fare la fila. Ero unicona della cultura pop, una rockstar della realt virtuale. Tra i circoli di Gunter, ero una leggenda. Che dico, un dio. Mi sedetti e mi infilai i guanti e il visore. Una volta verificata la mia identit, davanti ai miei occhi comparve il logo della Gregarious Simulation Systems, seguito dal prompt di login. Saluti, Parzival. Per favore pronuncia la frase daccesso. Mi schiarii la gola e declamai la mia frase daccesso. Ogni parola compariva sul display non appena la pronunciavo: Nessuno ottiene mai quello che vuole, in questo mondo. E questo bello. Una breve pausa. Mi sfugg un involontario sospiro di sollievo, mentre OASIS avvolgeva tutto il mondo intorno a me.
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Il mio avatar si materializz nel centro di comando della mia fortezza, davanti al pannello

di controllo: lesatto punto in cui ero seduto la sera prima, immerso nel mio rituale notturno, a fissare la quartina in modo assente, finch non mi ero abbandonato al sonno e il sistema non mi aveva scollegato. Erano quasi sei mesi che fissavo quella maledetta quartina, e non ero ancora riuscito a decifrarla. E cos nessun altro. Ognuno aveva le proprie teorie, ovviamente, ma la Chiave di Giada rimaneva nascosta e i punteggi del Segnapunti immutati. Il mio centro di comando si trovava sotto una cupola corazzata, incassata nella superficie rocciosa del mio asteroide privato. Da qui avevo una vista completa del paesaggio che mi circondava, crateri che si estendevano allorizzonte a trecentosessanta gradi. Il resto della fortezza si trovava sotto la superficie, in un enorme complesso sotterraneo che raggiungeva il nucleo dellasteroide. Ero stato io, poco dopo essermi trasferito a Columbus, a programmare il tutto. Il mio avatar aveva bisogno di una roccaforte e non volevo avere dei vicini, perci mi ero comprato il planetoide pi economico che ero riuscito a trovare, un brullo, minuscolo asteroide nel Settore 14. Il suo codice era S14A316, ma io lavevo rinominato Falco, in onore del rapper austriaco. (Non che fossi un grande fan di Falco. Ma il nome era fico). Falco copriva una superficie di pochi chilometri quadrati, eppure mi era costato una bella sommetta. Ma ne era valsa la pena. Chi possedeva un mondo proprio poteva costruirci qualsiasi cosa. E nessuno poteva visitare Falco a meno che io non ne autorizzassi laccesso, cosa che non facevo mai. La mia fortezza era la mia casa su OASIS. Il santuario del mio avatar. Era lunico luogo dellintera simulazione in cui mi trovavo veramente al sicuro. Non appena la sequenza di login si concluse, una finestra sul display mi inform che, quel giorno, ci sarebbero state le elezioni. Avendo compiuto diciottanni, potevo votare sia per le elezioni di OASIS sia per quelle del governo degli Stati Uniti. Di queste ultime non mi preoccupai perch non ne vedevo il senso. A parte il nome, il Paese, un tempo glorioso, in cui ero nato non aveva conservato nulla di ci che era stato. Non importava chi ci fosse al governo: era solo gente che si limitava a risistemare le sdraio sul Titanic, e questo lo sapevano tutti. Inoltre ora che, attraverso OASIS, si poteva votare da casa, i favoriti alle elezioni erano stelle del cinema, personaggi dei reality show o predicatori televisivi. Invece, votai alle elezioni di OASIS, perch lesito mi avrebbe coinvolto in prima persona. Il processo richiese pochi minuti, perch conoscevo gi bene le questioni che la gss aveva messo al voto. Bisognava anche eleggere il Presidente e il Vicepresidente del Consiglio Utenti OASIS, ma quello lo feci a occhi chiusi. Come quasi tutti gli altri Gunter, votai per rieleggere Cory Doctorow e Wil Wheaton (unaltra volta). Il mandato non aveva limiti ed era pi di dieci anni che quelle due vecchie volpi facevano un lavoro con i controcazzi per proteggere i diritti degli utenti. Dopo aver votato, sistemai la poltrona aptica e studiai il pannello di comandi che si trovava di fronte ai miei occhi. Era pieno di leve, bottoni, tastiere, joystick e display. Alla mia sinistra, una schiera di monitor di sicurezza mostrava le riprese delle telecamere virtuali, allesterno e allinterno della mia roccaforte. Alla mia destra, unaltra schiera di monitor passava in rassegna tutti i miei canali video di notizie e intrattenimento. Tra questi, anche il mio canale personale: Parzival tv Trasmettiamo astrusa robaccia eclettica 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, 365 giorni lanno. Sempre quellanno, la gss aveva aggiunto una nuova caratteristica agli account utente, ovvero un canale vpo (Vidfeed Personale OASIS). Permetteva a chiunque pagasse una quota mensile di trasmettere in streaming il proprio network televisivo. Chiunque fosse

connesso poteva sintonizzarsi e guardare un canale vpo, da qualsiasi parte del mondo. E spettava a ciascun proprietario scegliere cosa trasmettere e decidere chi poteva visualizzarlo. La maggior parte degli utenti sceglieva per s un canale voyeur, che era un po come essere la star del proprio reality show, 24 ore al giorno. Telecamere virtuali seguivano gli avatar in giro per OASIS, mentre svolgevano le loro attivit quotidiane. Laccesso al canale poteva essere limitato, in modo che solo gli amici potessero sintonizzarsi; in alternativa, si poteva far pagare un prezzo orario a chi volesse accedere al vpo. Moltissime pornostar e celebrit di basso livello lo facevano vendendo, per una quota al minuto, le proprie vite virtuali. Alcuni usavano i vpo per trasmettere filmati della loro vita reale, dei loro cani, dei loro figli. Altri non programmavano che vecchi cartoni. Le possibilit erano infinite e la variet di materiale disponibile diventava sempre pi articolata, giorno dopo giorno. Video per feticisti di piedi trasmessi dallEuropa dellEst ventiquattrore al giorno. Porno amatoriali con madri di famiglia vogliose del Minnesota. Sparate una cosa a caso, cera anche quella. Qualsiasi stramberia che la psiche umana riuscisse a escogitare veniva filmata e poi trasmessa online. Linfinita terra desolata della programmazione tv aveva raggiunto infine il suo zenit, e lindividuo medio non era pi limitato a quindici minuti di fama. Ormai chiunque poteva andare in tv, ogni secondo di ogni giorno, indipendentemente dal fatto che ci fossero o meno spettatori. Parzival tv non era un canale per voyeur. Anzi, non mostravo mai sul canale il volto del mio avatar. Avevo messo in palinsesto una serie di programmi anni ottanta, vecchie pubblicit, cartoni animati, videoclip e film. Un sacco di film. Durante i weekend, in programmazione cerano filmetti giapponesi di mostri e vecchi anime, o qualsiasi capriccio avessi. Non importava poi tanto cosa mandassi in onda. Il mio avatar rimaneva uno dei Cinque Grandi, perci il vidfeed richiamava, ogni giorno, milioni di visitatori, a prescindere dalla programmazione. Tutto ci mi permetteva di vendere spazi pubblicitari ai miei sponsor. I visitatori abituali di Parzival tv erano, nella maggior parte dei casi, Gunter che monitoravano il mio canale nella speranza che facessi trapelare involontariamente qualche informazione essenziale sulla Chiave di Giada o sullEgg. Ovviamente, non capitava mai. Al momento, Parzival tv stava concludendo una maratona di Jinzo ningen Kikaider durata due giorni. Kikaider era una serie di azione della fine dei settanta su un androide rosso e blu che, in ogni episodio, spaccava il culo a mostri vestiti di gomma. Avevo un debole per i kaiju e i tokusatsu dannata, per serie come Spectreman, gli Space Giants e Supaidaman. Aprii il palinsesto e feci qualche cambiamento allagenda della serata. Eliminai gli episodi di Riptide e Misfits che avevo messo in programmazione e aggiunsi una serie di film con Gamera, la mia tartaruga volante preferita. Sapevo che avrebbero riscosso un vero successo di pubblico. Poi, per finire la giornata, aggiunsi un paio di episodi delMio amico Ricky. Anche Art3mis aveva un suo canale vidfeed: uno dei miei monitor era perennemente sintonizzato su Art3mivision. In quel momento stava mandando in onda il solito menu del luned sera: un episodio di Zero in condotta. Poi sarebbe stato il turno di Electra Woman and Dyna Girl, seguito a ruota da alcuni episodi di Isis e Wonder Woman. Era da secoli che non cambiava il palinsesto. Ma non faceva differenza. Aveva comunque degli ascolti bomba. Da poco, aveva anche lanciato una linea dabiti femminili per avatar dalle forme generose. La collezione si chiamava Art3Miss. Direi che se la stava cavando piuttosto bene.

Dopo la serata al Distracted Globe, Art3mis aveva troncato ogni tipo di contatto con me. Aveva bloccato le mie email, le mie telefonate, le mie richieste di chat. Aveva anche smesso di scrivere sul blog. Le avevo provate tutte per contattarla. Avevo mandato dei fiori al suo avatar. Avevo viaggiato fino alla sua roccaforte, un palazzo supercorazzato su Benatar, la piccola luna di sua propriet. Dallo spazio avevo lanciato sul palazzo messaggi e mixtape, come se fossero bombe damore. Una volta, in preda alla disperazione, ero rimasto per due ore intere fuori dal cancello, con uno stereo sulla spalla, sparando a massimo volume In Your Eyes di Peter Gabriel. Non era uscita. Non sapevo nemmeno se era in casa. Ormai vivevo a Columbus da pi di cinque mesi ed erano passate otto lunghe, strazianti settimane dallultima volta che avevo parlato con Art3mis. Ma quel tempo non lo avevo passato a piangermi addosso, in preda alla depressione. Be, non tutto il tempo, se non altro. Avevo provato a godermi la mia nuova vita da avatar famoso in tutto il mondo che vola di settore in settore. Anche se il mio avatar aveva raggiunto il massimo livello, continuavo a portare a termine il maggior numero possibile di missioni per aggiungere conquiste alla mia collezione, gi sorprendente, di oggetti magici, armi e veicoli, che tenevo in un caveau nelle viscere della mia fortezza. Le missioni mi tenevano impegnato ed erano unefficace distrazione dalla solitudine e dal crescente isolamento da cui mi sentivo avvolto. Subito dopo essere stato scaricato da Art3mis, cercai di legare nuovamente con Aech, ma le cose non erano pi come prima. Ci eravamo allontanati, e sapevo che la colpa era mia. Le nostre conversazioni, ormai, erano formali e schive, come se entrambi avessimo paura di rivelare informazioni cruciali che laltro sarebbe riuscito a sfruttare. Era chiaro che non si fidava pi di me. E, mentre io ero impegnato a ossessionarmi con il pensiero di Art3mis, Aech a quanto pareva era ossessionato dallidea di diventare il primo Gunter a trovare la Chiave di Giada. Ma erano ormai passati quasi sei mesi da quando avevamo superato la Prima Porta, e la posizione della Chiave di Giada continuava a rimanere un mistero. Non parlavo con Aech da quasi un mese. Lultima conversazione che avevamo avuto si era ridotta a una gara a chi urlava di pi e si era conclusa bruscamente quando gli avevo ricordato che lui non avrebbe trovato nemmeno la Chiave di Rame se io non ce lo avessi condotto per mano. Mi aveva guardato, freddo, per un istante. Poi era uscito dalla chatroom. Il mio orgoglio ostinato mi aveva impedito di richiamarlo subito per scusarmi, e pi il tempo passava, pi mi sembrava che fosse ormai troppo tardi. Gi. Mi andava tutto di lusso. In meno di sei mesi, ero riuscito a distruggere le mie due uniche amicizie. Passai al canale di Aech, che lui aveva intitolato LH-Feed. Stava trasmettendo un incontro di wrestling dei tardi anni ottanta, tra Hulk Hogan e Andr the Giant. Non mi presi nemmeno la briga di controllare il canale di Daito e Shoto, perch sapevo che stavano mandando in onda qualche vecchio film di samurai. Non trasmettevano altro. Pochi mesi dopo il nostro scontro nella Cantina di Aech, ero riuscito a stabilire un saldo legame di amicizia con Daito e Shoto, quando tutti e tre ci eravamo uniti per completare una lunga missione nel Settore 22. Era stata una mia idea. Mi sentivo in colpa per come si era concluso il nostro primo incontro e stavo aspettando loccasione per porgere ai due samurai un ramo di ulivo. E loccasione si present quando scoprii una missione nascosta

di alto livello chiamata Shodai Urutoraman, sul pianeta Tokusatsu. Nel colophon della missione era indicata la sua data di creazione: era stata lanciata molti anni prima della morte di Halliday, il che significava che non era legata alla Gara. Inoltre, era una missione in giapponese, creata dalla divisione della gss a Hokkaido. Avrei potuto cercare di risolverla da solo con il Mandarax, un software di traduzione in tempo reale di cui tutti gli account OASIS erano dotati. Ma avrebbe potuto essere rischioso. Mandarax spesso travisava o ingarbugliava le istruzioni delle missioni e questo poteva condurre a errori fatali. Daito e Shoto vivevano in Giappone (l erano stati elevati a eroi nazionali) e sapevo che entrambi parlavano giapponese e inglese in maniera fluente. Perci li contattai, chiedendo se fossero interessati a fare squadra con me per una singola missione. Dapprima erano scettici ma, dopo aver descritto leccezionalit della missione e ci che credevo fosse la ricompensa qualora lavessimo risolta, i due accettarono. Ci incontrammo fuori dalla porta della missione, su Tokusatsu, ed entrammo insieme. La missione era una riproduzione di tutti e trentanove gli episodi della serie originale di Ultraman, che era andata in onda sulla tv giapponese dal 1966 al 1967. La trama gravitava intorno a un umano di nome Hayata, membro della Pattuglia Scientifica, unorganizzazione specializzata nel combattere le orde di mostri godzilloidi che attaccavano di continuo la Terra e minacciavano la civilt. Ogni volta che la Pattuglia Scientifica incappava in una minaccia che non era in grado di affrontare, Hayata usava un dispositivo alieno chiamato Capsula Beta per trasformarsi in una supercreatura aliena: Ultraman. Poi iniziava subito a prendere a calci nel culo il mostro della settimana, usando qualsiasi attacco di energia e mossa di kung fu possibile e immaginabile. Se avessi varcato la porta da solo, avrei automaticamente giocato lintera storia nel ruolo di Hayata. Ma, entrando insieme a Shoto e a Daito, ci fu concesso di scegliere il membro della Pattuglia Scientifica preferito. Avremmo potuto scambiarci i personaggi a ogni livello o episodio. Facemmo a turno giocando nel ruolo di Hayata e dei suoi compagni della Pattuglia Scientifica, Hoshino e Arashi. Come in molte missioni OASIS, giocare in squadra rendeva pi semplice sconfiggere i nemici e completare i livelli. Impiegammo una settimana, spesso giocando per pi di sedici ore al giorno, ma finalmente ci riuscimmo. E, quando mettemmo piede fuori dalla porta della missione, i nostri avatar ricevettero unenorme quantit di Punti Esperienza e diverse migliaia di crediti. Ma il vero premio per aver completato la missione era un artefatto incredibilmente raro: la Capsula Beta di Hayata. Il piccolo cilindro di metallo concedeva allavatar che ne era in possesso di trasformarsi in Ultraman una volta al giorno, per tre minuti. Dal momento che eravamo in tre, discutemmo su chi avrebbe dovuto conservare il prezioso oggetto. Dovrebbe tenerlo Parzival aveva detto Shoto, rivolgendosi al fratello maggiore. Ha trovato lui questa missione. Non ne avremmo mai saputo niente, non fosse stato per lui. Naturalmente, Daito si era mostrato in disaccordo. E lui non sarebbe riuscito a completare la missione senza il nostro aiuto! Disse che lunica cosa leale da fare sarebbe stata mettere la Capsula Beta allasta e poi dividersi il ricavato. Ma non potevo permetterlo. Era troppo preziosa per venderla, e sapevo che sarebbe caduta nelle mani dei Sixer, perch arraffavano qualsiasi oggetto magico venisse messo allasta. La vedevo anche come unopportunit per entrare nelle grazie dei Daisho. Penso che dovreste tenerla voi dissi. Urutoraman il pi grande supereroe del Giappone. I suoi poteri dovrebbero rimanere nelle mani dei giapponesi. Entrambi furono

colpiti dalla mia generosit. Daito in particolare. Grazie, Parzival-san disse, facendo un ampio inchino. Sei un uomo donore. Dopodich, ci lasciammo da amici, se non addirittura alleati, e la considerai una grande ricompensa per i miei sforzi. Un trillo risuon nelle mie orecchie. Controllai lora. Erano quasi le otto. Lora di portare a casa la pagnotta. Ero quasi sempre a corto di contanti, a prescindere da quanto frugalmente cercassi di vivere. Ogni mese dovevo pagare molte bollette piuttosto care, sia nel mondo reale sia su OASIS. Le mie spese del mondo reale erano le solite. Affitto, Elettricit, Vitto, Acqua. Le riparazioni dellhardware e qualche aggiornamento. Le spese del mio avatar erano, invece, molto pi stravaganti. Riparazioni alle navicelle. Tariffe di teletrasporto. Unit di energia. Munizioni: le compravo allingrosso, ma non erano esattamente a buon mercato. E le mie spese mensili di teletrasporto raggiungevano spesso cifre astronomiche. La ricerca dellEgg richiedeva viaggi frequenti e la gss continuava ad alzare le tariffe del teletrasporto. Avevo ormai gi speso tutto il gruzzolo messo da parte con la pubblicit. Quasi tutto era andato a coprire le spese per lequipaggiamento e per lacquisto di un asteroide privato. Ogni mese guadagnavo discretamente vendendo spazi pubblicitari sul mio canale vpo e mettendo allasta oggetti magici, armature o armi che avevo ottenuto durante i viaggi e di cui non avevo bisogno. Ma la mia fonte primaria di entrate era il lavoro a tempo pieno come supporto tecnico OASIS. Quando avevo creato la mia nuova identit da Bryce Lynch, mi ero assegnato una laurea e una serie di certificati tecnici, oltre a un impeccabile e lunghissimo dossier lavorativo come programmatore OASIS e sviluppatore di applicazioni. Malgrado il mio falso curriculum impeccabile, lunico lavoro che ero riuscito ad accaparrarmi era quello di Rappresentante Supporto Tecnico di Primo Livello presso la Helpful Helpdesk Inc., una delle societ che la gss usava per il servizio di gestione e supporto clienti. Lavoravo quaranta ore a settimana, aiutando i soliti bambocci a riavviare le loro console OASIS e aggiornare i driver dei guanti aptici. Era un lavoro estenuante, ma mi pagava le bollette. Chiusi il mio account OASIS e usai lattrezzatura per collegarmi con un altro account che mi era stato assegnato per il lavoro. Il processo di login termin e presi i comandi del mio avatar di lavoro, un bambolotto alla Ken fatto con lo stampino che mi serviva a rispondere alle chiamate per il supporto tecnico. Il mio avatar comparve in un call center virtuale enorme, nel mio cubicolo virtuale, seduto a una scrivania virtuale, di fronte a un computer virtuale, con un set di cuffie e un microfono virtuale. Quel luogo, per come la vedevo io, era il mio inferno privato virtuale. La Helpful Helpdesk Inc. rispondeva a milioni di chiamate al giorno, da tutte le parti del mondo. Ventiquattrore su ventiquattro. Trecentosessantacinque giorni lanno. Cretini confusi e incazzati come se piovesse. Non cera pausa tra una chiamata e laltra, perch cerano sempre centinaia di sfigati in linea, tutti pronti ad attendere per ore un tecnico che gli tenesse la mano mentre risolveva il problema. Perch prendersi la briga di cercare la soluzione online? Perch anche solo cercare di risolvere il problema, quando si pu trovare qualcuno che ci pensa al posto tuo? Come al solito, il mio turno di dieci ore pass lentamente. Ma avevo trovato dei modi per ingannare il tempo. Il mio account di lavoro era fatto in modo tale che non potessi visitare siti esterni, ma avevo modificato il visore per poter ascoltare la musica o vedere film in

streaming dal disco fisso, mentre rispondevo alle chiamate. Quando, finalmente, il mio turno fin e mi scollegai, mi ricollegai subito con il mio account OASIS. Avevo ricevuto migliaia di nuovi messaggi e capii, anche solo leggendo loggetto delle email, che cosa fosse successo mentre lavoravo. Art3mis aveva trovato la Chiave di Giada.
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Come tutti gli altri Gunter sparsi per il globo, ero terrorizzato allidea di un cambiamento sul Segnapunti, perch sapevo che avrebbe dato ai Sixer un vantaggio sleale. Pochi mesi dopo che tutti avevano superato la Prima Porta, un avatar anonimo aveva messo allasta un oggetto superpotente. Si chiamava laTavoletta di Ricerca di Fyndoro ed era dotata di poteri incredibili che concedevano a chi la possedeva un vantaggio inaudito nella caccia allEaster Egg di Halliday. Praticamente tutti gli oggetti virtuali di OASIS venivano generati dal sistema in maniera casuale e cadevano a terra ogni qualvolta si uccideva un png o si completava una missione. I pi rari erano gli artefatti, oggetti magici superpotenti che conferivano abilit eccezionali. Esistevano solo poche centinaia di artefatti, che risalivano tutti ai primi giorni di OASIS, quando era ancora, principalmente, un gioco mmo. Ciascun artefatto era unico, il che significava che ne esisteva soltanto una copia nellintera simulazione. In genere, per ottenere un artefatto, era necessario portare a termine missioni di alto livello affrontando prove come annientare mostri finali praticamente onnipotenti. Con un po di fortuna il malvagio, una volta morto, avrebbe lasciato un artefatto. Gli artefatti si potevano ottenere anche uccidendo un avatar che ne possedeva uno nel proprio inventario, o comprandoli nelle aste online. Poich gli artefatti erano cos rari, il fatto che anche uno soltanto venisse messo allasta costituiva una notizia eclatante. Alcuni erano stati venduti per centinaia di migliaia di crediti, a seconda dei loro poteri. Il record era stato raggiunto tre anni prima, quando era stato battuto un artefatto chiamato il Cataclizzatore. A quanto diceva il listino dellasta, il Cataclizzatore era una sorta di bomba magica che poteva essere usata una volta sola. Quando veniva innescato, uccideva ogni singolo avatar e png presente nel settore, incluso il suo stesso proprietario. Non cera modo di difendersi. Se avevi la sfortuna di trovarti in quel settore quando esplodeva, eri spacciato, a prescindere da quanto fossi potente o ben corazzato. Il Cataclizzatore era stato venduto a un offerente anonimo per poco pi di un milione di crediti. Non era stato ancora fatto esplodere, il che significava che il nuovo possessore lo custodiva da qualche parte, in attesa del momento giusto per usarlo. Era ormai diventato una specie di battuta ricorrente. Quando una Gunter femmina si trovava circondata da Gunter maschi che non le piacevano, se ne veniva fuori dicendo di avere il Cataclizzatore nellinventario e minacciava di farlo esplodere. Ma perlopi si temeva che fosse caduto nelle mani dei Sixer, cos come altri potentissimi artefatti. La Tavoletta di ricerca di Fyndoro fin per essere venduta a una cifra pi alta di quella del Cataclizzatore. Secondo la descrizione dellasta, la tavoletta era un cerchio piatto di pietra nera lavorata e aveva un potere molto semplice. Una volta al giorno, il possessore poteva scrivere sulla superficie della pietra il nome di un avatar qualsiasi, e la tavoletta avrebbe indicato la posizione dellavatar in quel preciso istante. In ogni caso, questo potere aveva limiti di portata: se ti trovavi in un settore OASIS diverso da quello dellavatar che volevi

rintracciare, la tavoletta non poteva rivelare altro che il settore in cui il tuo obiettivo era situato. Se, invece, ti capitava di essere nel medesimo settore, la tavoletta segnalava il pianeta in cui si trovava lobiettivo (o quello pi vicino, qualora lavatar stesse navigando nello spazio). Se, quando avessi usato la tavoletta, ti fossi ritrovato sullo stesso pianeta dellobiettivo, le coordinate esatte sarebbero apparse su una mappa. Come il venditore dellartefatto si preoccup di specificare nel listino dellasta, la tavoletta si trasformava in uno degli oggetti pi preziosi di OASIS, qualora il suo potere fosse stato usato congiuntamente al Segnapunti. Non bisognava fare altro che osservare il Segnapunti e aspettare che il punteggio di qualcuno aumentasse. Nellistante in cui fosse successo, scrivere il nome di quellavatar sulla tavoletta avrebbe segnalato la sua posizione, rivelando cos il punto in cui si trovava la chiave che era appena stata scoperta, o la porta che era appena stata superata. A causa della portata limitata dellartefatto, trovare la posizione esatta dellavatar avrebbe potuto richiedere due o tre tentativi ma era pur sempre uninformazione per cui moltissime persone avrebbero ucciso. Quando la Tavoletta di ricerca di Fyndoro fu messa allasta, scoppi una competizione feroce tra molti dei pi numerosi clan di Gunter. Ma quando lasta si concluse, la tavoletta fin nelle mani dei Sixer, per quasi due milioni di crediti. Era stato proprio Sorrento a fare lofferta con il suo account. Aveva atteso gli ultimi secondi dellasta per rilanciare su tutti gli altri. Avrebbe potuto puntare da anonimo ma, ovviamente, voleva che il mondo sapesse in quali mani era lartefatto. Questo era anche il suo modo di informare i Cinque Grandi che, da quel momento in poi, non appena avessimo trovato una chiave o superato una porta, i Sixer ci avrebbero rintracciati. E che non potevamo farci niente. Dapprima, temevo che i Sixer avrebbero usato la tavoletta per trovarci, uno per uno, e ucciderci. Ma localizzare i nostri avatar non poteva tornargli utile, a meno che non ci trovassimo in una zona PvP e fossimo cos stupidi da rimanerci fino a che i Sixer non ci avessero raggiunti. E, dato che la tavoletta poteva essere usata soltanto una volta al giorno, avrebbero rischiato di perdere la loro opportunit, qualora la situazione sul Segnapunti fosse variata proprio nel giorno in cui avessero usato la tavoletta per rintracciarci. Non corsero il rischio. Misero da parte lartefatto e attesero il loro momento. Meno di mezzora dopo laumento del punteggio di Art3mis, lintera flotta dei Sixer fu vista convergere sul Settore 7. Nel momento in cui il Segnapunti era cambiato, i Sixer avevano senza dubbio usato la Tavoletta di ricerca di Fyndoro per rintracciare la posizione di Art3mis. Fortunatamente, lavatar Sixer che stava usando la tavoletta (probabilmente lo stesso Sorrento) si trovava in un settore diverso da quello di Art3mis, perci la tavoletta non rivel il pianeta esatto in cui lei si trovava. Svel ai Sixer soltanto il settore. E cos, lintera flotta dei Sixer si fiond in tutta fretta al Settore 7. Grazie alla loro totale mancanza di discrezione, tutti, ormai, sapevano che la Chiave di Giada doveva essere nascosta da qualche parte in quel settore. Naturalmente, migliaia di Gunter vi si erano diretti subito. I Sixer avevano ridotto larea di ricerca per chiunque. Fortunatamente, il Settore 7 contenteva migliaia di pianeti, lune e altri mondi, e la Chiave di Giada avrebbe potuto essere ovunque. Passai le ore successive in uno stato di shock, sconvolto dal fatto che ero appena stato spodestato. Che esattamente come la misero i titoli delle news: parzival spodestato! art3mis nuova gunter numero 1! I sixer si avvicinano! Quando riuscii a darmi una calmata, aprii il Segnapunti e mi costrinsi a osservarlo per dieci minuti buoni, rimproverandomi in silenzio.

PUNTEGGI: 1. Art3mis 129.000 2. Parzival 110.000 3. Aech 108.000 4. Daito 107.000 5. Shoto 106.000 6. IOI-655321 105.000 7. IOI-643187 105.000 8. IOI-621671 105.000 9. IOI-678324 105.000 10. IOI-637330 105.000 Non puoi dar la colpa a nessun altro allinfuori di te, mi ripetevo. Hai lasciato che il successo ti desse alla testa. Ti sei rammollito anzich impegnarti nella ricerca. Eh? Credevi che quel lampo di genio ti avrebbe colpito per due volte di fila? Credevi che prima o poi ti saresti imbattuto per caso nellindizio di cui avevi bisogno per trovare la Chiave di Giada? Essere al primo posto per tutto quel tempo ti ha dato un falso senso di sicurezza. Ma non hai pi quel problema, no, testina di cazzo? No, perch anzich metterti sotto e concentrarti sulla ricerca come avresti dovuto, hai buttato nel cesso il primato. Hai sprecato sei mesi a cazzeggiare e a sospirare per una ragazzetta che non hai nemmeno mai visto. La ragazzetta che ti ha scaricato. La stessa che finir per stracciarti. E ora rimettiti a pensare al gioco, sfigato. E trova quella chiave. Improvvisamente, ero pi motivato a vincere la gara di quanto non lo fossi mai stato. E non soltanto per i soldi. Volevo dimostrare qualcosa ad Art3mis. E volevo che la Caccia si concludesse, cos lei avrebbe ripreso a parlarmi. Cos avrei potuto finalmente incontrarla, vedere il suo vero volto, cercare di capire cosa provavo per lei. Tolsi il Segnapunti dal display e aprii il diario del Graal, che era ormai diventato una montagna di dati, con ogni straccio di informazione che avessi raccolto dallinizio della gara. Era un guazzabuglio di finestre a cascata sospese davanti ai miei occhi, con testi, mappe, foto, file audio e video, pieni di rimandi dalluno allaltro, tutti classificati, tutti pulsanti di vita. Tenevo la quartina sottocchio in una finestra sempre aperta in primo piano. Quattro versi. Ventisei parole. Quarantasei sillabe. Le avevo fissate cos spesso, cos a lungo, che avevano praticamente perso ogni significato. Riguardandole, in quel momento, dovetti resistere allimpulso di urlare dalla rabbia e dalla frustrazione. La Chiave di Giada il capitano ha celata, In una dimora da tempo abbandonata, Ma nel fischietto soffiar tu potrai, Se dei trofei la raccolta farai. Sapevo di avere la risposta davanti agli occhi. Art3mis laveva gi scoperta. Rilessi i miei appunti su John Draper, alias Captain Crunch, e sul fischietto di plastica che

gli aveva fatto guadagnare un posto di rilievo negli annali degli hacker. Ero ancora dellidea che fossero quelli, il capitano e il fischietto cui Halliday alludeva. Ma le altre parti della quartina restavano avvolte nel mistero. Tuttavia, possedevo una nuova informazione: la chiave era da qualche parte nel Settore 7. Perci aprii le mappe di OASIS e mi misi alla ricerca di pianeti con un nome che potesse essere in qualche modo legato alla quartina. Alcuni mondi, come Woz e Mitnick, erano intitolati a hacker famosi, ma non ne trovai nessuno dedicato a John Draper. Il Settore 7 conteneva, inoltre, centinaia di mondi battezzati in onore di vecchi newsgroup usenet. Su uno di essi, il pianeta alt.phreaking, si trovava una statua di Draper, con un vecchio telefono a disco in una mano e un fischietto della Capn Crunch nellaltra. Ma la statua era stata eretta tre anni dopo la morte di Halliday, quindi sapevo che sarebbe stato un vicolo cieco. Rilessi, ancora una volta, la quartina. Questa volta gli ultimi due versi mi colpirono: Ma nel fischietto soffiar tu potrai, Se dei trofei la raccolta farai. Trofei. In qualche punto del Settore 7. Devo trovare una collezione di trofei nel Settore 7. Feci una breve ricerca tra i file che avevo su Halliday. A quanto ne sapevo, gli unici trofei che avesse mai ricevuto erano i cinque premi di Game Designer dellAnno che aveva vinto al volgere del secolo. I trofei erano ancora esposti nel Museo gss di Columbus, ma se ne potevano ammirare delle copie allinterno di OASIS, su un pianeta chiamato Archaide. E Archaide si trovava nel Settore 7. Il collegamento poteva essere labile, ma volevo comunque tentare. Alla peggio, avrei fatto qualcosa di produttivo per un paio dore. Lanciai unocchiata a Max, che ballava la samba in uno dei monitor del centro di comando. Max, prepara il Vonnegutal decollo. Se non sei troppo impegnato. Max smise di ballare e mi rivolse un sorrisetto. Agli ordini, El Comanchero! Mi alzai e raggiunsi lascensore della fortezza, che avevo progettato sul modello del turbo ascensore del primo Star Trek. Scesi per quattro piani, fino allArsenale, un caveau pieno di mensole per lo stoccaggio, vetrinette e scaffali di armi. Aprii il display dellinventario: aveva la forma di una bambolina di carta con laspetto del mio avatar, e potevo trascinarci gli oggetti e lattrezzatura che volevo. Archaide era situato in zona PvP, perci decisi di potenziare lequipaggiamento e indossare il vestito buono. Mi infilai la scintillante armatura rinforzata Hale Mail +10, poi allacciai alla cintura il mio set preferito di blaster e mi misi in spalla un fucile a pompa con impugnatura a pistola, insieme a una cazzutissima spada vorpal +5. Agguantai anche una manciata di altri oggetti essenziali. Un paio di stivali antigravit in pi. Un Anello della resistenza magica. Un Amuleto protettivo. Diverse paia di Guanti della forza del gigante. Odiavo lidea di ritrovarmi senza qualcosa di cui avrei potuto aver bisogno, e per questo finivo per attrezzarmi pi di quanto sarebbe bastato per tre Gunter. Quando esaurivo lo spazio sul mio avatar, infilavo il rimanente nel mio Zaino conservante. Non appena fui equipaggiato a dovere, saltai di nuovo nellascensore e, pochi secondi dopo, raggiunsi lentrata dellhangar, al livello pi profondo della fortezza. Strisce di luci blu lampeggiavano sulla pista di decollo, che correva lungo il centro dellhangar fino a raggiungere un imponente portellone rinforzato, sul fondo. Il portellone si apriva su un tunnel di lancio, che conduceva a un altro portellone identico e altrettanto rinforzato, sulla

superficie dellasteroide. A sinistra della pista, cera il mio X-wing. Parcheggiata sulla destra, la DeLorean. In mezzo alla pista cera la navicella che usavo pi spesso, il Vonnegut. Max aveva gi avviato i motori, che emettevano un sommesso, costante ruggito che echeggiava per tutto lhangar. Il Vonnegut era una nave trasportatrice, ampiamente modificata, di classe Firefly, sul modello della Serenity di Firefly, la vecchia serie tv. Quando me ne ero impadronito, la nave si chiamava Kaylee, ma lavevo subito ribattezzata in onore di uno dei miei scrittori preferiti del Ventesimo secolo. Il nome era stampato sul fianco dello scafo, grigio e ammaccato. Avevo sequestrato il Vonnegut a quelli del clan degli Oviraptor che avevano scioccamente cercato di impadronirsi del mio X-wing mentre stavo viaggiando attraverso un gruppo di mondi del Settore 11, noto come lo Whedonverso. Gli Oviraptor erano bastardelli arroganti e non sapevano con chi avevano a che fare. Ero di pessimo umore gi prima che aprissero il fuoco contro di me. Fosse stato un altro giorno, probabilmente mi sarei limitato a seminarli accelerando alla velocit della luce. Ma quel giorno decisi di prenderla sul personale. Le astronavi erano come tutti gli altri oggetti di OASIS. Ognuna aveva le proprie caratteristiche, le proprie armi, la propria velocit. Il mio X-wing era molto pi manovrabile dellenorme nave da trasporto degli Oviraptor, e cos non ebbi problemi a evitare lo sbarramento creato dalle loro armi da rigattiere mentre li bombardavo con raggi laser e siluri di protoni. Dopo aver messo fuori uso i motori, saltai sulla loro nave e uccisi tutti gli avatar che trovavo. Il capitano, una volta capito chi fossi, cerc di scusarsi, ma non ero dellumore giusto per il perdono. Dopo essermi occupato dellequipaggio, parcheggiai lX-wing nel deposito e filai a casa con la mia nuova navicella. Non appena mi avvicinai al Vonnegut, la rampa di carico si abbass fino a toccare il pavimento dellhangar. Quando raggiunsi la cabina di pilotaggio, lastronave si stava gi alzando dal suolo. Mentre mi sedevo ai comandi, udii il rumore del carrello che si ritirava. Max, chiudi tutto e prepara la rotta per Archaide. Sissignore, C-c-capitano balbett Max da uno dei monitor dellabitacolo. I portelloni dellhangar si spalancarono e il Vonnegut schizz fuori dal tunnel di lancio, nel cielo stellato. Lastronave si era appena sollevata e i portelloni del tunnel si stavano gi richiudendo. Notai molte navicelle che campeggiavano in orbita intorno a Falco. I soliti sospetti: fan sfegatati, discepoli smaniosi e aspiranti cacciatori di taglie. Alcuni di loro, quelli che stavano facendo manovra per inseguirmi, erano Tag-a-long: gente che passava la maggior parte del tempo a inseguire Gunter di spicco per raccogliere informazioni sui loro movimenti e, in seguito, rivenderle. Riuscivo sempre a seminarli saltando alla velocit della luce. E per loro era una fortuna: ogni volta che non riuscivo a seminare uno stalker, non avevo altra scelta che ucciderlo. Quando il Vonnegutfece il salto alla velocit della luce, tutti i pianeti proiettati sullo schermo divennero ununica scia luminosa. V-v-velocit della luce attivata, Capitano rifer Max. Il tempo di arrivo a destinazione per Archaide di cinquantatr minuti. Quindici, se preferisci usare lo Stargate pi vicino. Gli Stargate avevano posizioni strategiche in ciascun settore. Erano dei teletrasportatori enormi, grandi quanto unastronave. Ma, dato che le tariffe si basavano sulla massa della navicella e sulla

distanza da percorrere, venivano usati soprattutto dalle corporazioni o da avatar cos ricchi da divertirsi a buttare via dei crediti. Non ero nessuna delle due cose, ma le circostanze mi spinsero a sperperare un po. Prendiamo lo stargate, Max. Siamo piuttosto di fretta.
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Il Vonnegut abbandon la velocit della luce e Archaide riemp dimprovviso lo schermo nellabitacolo. Spiccava, tra gli altri pianeti della zona, perch non era stato programmato per sembrare reale. Tutti i pianeti vicini erano riprodotti alla perfezione, con nubi, continenti, crateri che ne ricoprivano la superficie sferica. Ma Archaide non era cos, perch ospitava il pi grande museo di videogiochi di tutto OASIS, e la sua conformazione era progettata in omaggio ai giochi in grafica vettoriale creati a cavallo tra gli anni settanta e ottanta. Lunica caratteristica della superficie era una rete di punti verdi luminosi che somigliavano alle luci della pista di un aeroporto. Erano distribuiti uniformemente sul pianeta e formavano una griglia perfetta che, dallalto, dava ad Archaide laspetto della Morte Nera nel gioco Atari di Guerre Stellari del 1983. Mentre Max cercava di far atterrare il Vonnegut, mi preparai alleventualit di un combattimento caricando larmatura e riempiendomi di pozioni e nano-pack. Archaide non era soltanto una zona PvP, era anche una zona di caos, il che significava che sia la tecnologia sia la magia avrebbero funzionato. Perci mi premurai di caricare tutte le risorse macro da combattimento. La rampa in metallo del Vonnegut, graficamente perfetta, si abbass al suolo, spiccando nel contrasto con il buio digitale della superficie di Archaide. Scendendo dalla rampa, diedi un colpetto a un tastierino che avevo sul polso destro. La rampa si ritir, e udii il ronzio metallico del sistema di sicurezza della nave che veniva attivato. Uno scudo blu trasparente apparve intorno allo scafo del Vonnegut. Osservai lorizzonte, una linea vettoriale frastagliata a indicare un terreno montuoso. In superficie, il paesaggio di Archaide era esattamente uguale a quello di Battlezone, un altro classico videogioco vettoriale Atari, del 1981. Lontano, un vulcano triangolare sputacchiava pixel di lava verde. Si sarebbe potuto correre verso il vulcano per giorni senza mai raggiungerlo. Rimaneva sempre fermo allorizzonte. Come in un vecchio videogioco, lo scenario di Archaide non cambiava mai, neanche se circumnavigavi il pianeta. Seguendo le istruzioni che gli avevo impartito, Max aveva fatto scendere il Vonnegut in unarea di atterraggio vicino allequatore, nellemisfero orientale. Il terreno era libero e larea circostante sembrava deserta. Mi diressi verso il punto verde pi vicino. Avvicinandomi, notai che in realt era limboccatura di un tunnel, un cerchio verde al neon, dieci metri di diametro, che conduceva sottoterra. Archaide era un pianeta disabitato, e larea espositiva del museo si trovava sottoterra. Raggiunta lentrata del tunnel pi vicino, udii la musica, a massimo volume, che proveniva dal sottosuolo. Riconobbi la canzone, Pour Some Sugar on Me dei Def Leppard, tratta dallalbum Hysteria (Epic Records, 1987). Raggiunsi il bordo del cerchio verdebrillante e ci saltai dentro. Mentre il mio avatar precipitava gi, nel museo, la grafica vettoriale verde scomparve e mi ritrovai in un ambiente a colori ad alta risoluzione. Tutto, intorno a me, sembrava nuovamente reale.

Nei sotterranei, Archaide ospitava migliaia di sale giochi, ciascuna delle quali era unamorevole riproduzione di una sala giochi realmente esistita da qualche parte, nel mondo reale. Dagli albori di OASIS, migliaia degli utenti pi anziani erano giunti sul pianeta e avevano diligentemente trascritto i codici per riproduzioni virtuali delle sale giochi che ricordavano dai tempi dellinfanzia, rendendole cos parte integrante del museo. E tutte quelle sale giochi, sale da bowling, pizzerie virtuali, erano strapiene di videogiochi classici. Cera almeno una copia di ogni videogioco a gettone che fosse mai stato creato. Le ROM originarie dei giochi erano conservate nel codice OASIS del pianeta, e ciascuno dei mobili arcade in truciolato era stato programmato per somigliare alloriginale. Sparse per tutto il museo vi erano innumerevoli teche e oggetti esposti dedicati a molti programmatori e case di produzione di videogiochi. I vari piani del museo comprendevano immense caverne, collegate tra loro da una serie di strade sotterranee, e poi tunnel, scalinate, ascensori, scale mobili, scale a pioli, scivoli, botole e passaggi segreti. Era come uno sterminato labirinto sotterraneo a pi livelli. Questa configurazione rendeva estremamente facile perdersi, perci tenni una mappa olografica tridimensionale sul display. La posizione attuale del mio avatar era indicata da un puntino blu lampeggiante. Entrato nel museo, a pochi metri dalla superficie, mi trovai accanto un vecchio arcade chiamato Aladdins Castle. Toccai un punto della mappa, vicino al centro del pianeta, che indicava la mia destinazione, e il software calcol il percorso pi rapido per arrivarci: seguendolo, iniziai a correre. Il museo era strutturato su diversi livelli. Qui, vicino alla superficie del pianeta, si potevano trovare gli ultimi esemplari di videogiochi a gettone, risalenti ai primi decenni del Ventunesimo secolo. Si trattava perlopi di simulatori con attrezzatura aptica di prima generazione: poltrone che vibravano e piattaforme idrauliche oscillanti. Moltissime Stockcar connesse tra loro, che permettevano di gareggiare luno contro laltro. Questi giochi erano gli ultimi del loro genere. A quel tempo, le console domestiche avevano gi reso obsoleti i giochi a gettone. Dopo che OASIS fu messo online, la produzione fu sospesa di colpo. Man mano che ci si avventurava nelle profondit del museo, i giochi che si incontravano erano sempre pi vecchi e arcaici. Giochi a gettone di fine secolo. Picchiaduro con goffi personaggi a poligoni che si facevano il culo a vicenda su grandi monitor piatti. Sparatutto con rudimentali pistole ottiche. Videogiochi musicali. E, una volta raggiunto il livello sottostante, i giochi iniziavano a somigliarsi tutti. Ognuno aveva la sua scatola di legno rettangolare, il suo tubo catodico e un grossolano set di comandi montato sulla parte anteriore. Per giocare si usavano gli occhi e le mani (e, di tanto in tanto, le gambe). Nulla di aptico. Questo tipo di giochi non faceva percepire nulla. Pi scendevo, pi le grafiche si facevano rudimentali. Lultimo livello del museo, situato al centro del pianeta, era una stanza sferica con un altare dedicato al primo videogioco in assoluto, Tennis for Two, ideato da William Higinbotham nel 1958. Il gioco girava su un antichissimo computer analogico e si giocava su un minuscolo oscilloscopio, non pi di 12 centimetri di diametro. Accanto, cera la riproduzione di un PDP-1, su cui era visibile una copia di Spacewar!, il secondo videogioco mai creato, ideato nel 1962 da un gruppo di studenti del MIT. Come quasi tutti i Gunter, avevo gi visitato Archaide altre volte. Ero arrivato fino al centro del pianeta e avevo giocato a Tennis for Two e a Spacewar! fino a conoscerli a memoria. Poi mi ero aggirato per gli altri piani del museo, fermandomi a giocare e

cercando indizi che Halliday potesse aver sparso in giro. Ma non avevo mai trovato nulla. Continuai a correre, sempre pi gi, finch non raggiunsi il museo GSS, situato pochi livelli sopra il centro del pianeta. Ero gi stato anche l, perci mi orientavo piuttosto bene. Cerano esposizioni dedicate a tutti i videogiochi pi famosi della GSS, comprese alcune riedizioni di titoli pubblicati per personal computer e console. Non mi ci volle molto per trovare larea dove erano stati esposti i cinque trofei di Halliday, accanto a una statua in bronzo che lo ritraeva. Era passato soltanto qualche minuto, e gi sapevo che stavo sprecando il mio tempo. Lesposizione della GSS era stata programmata perch fosse impossibile rimuovere gli oggetti in mostra, perci i trofei non potevano essere raccolti. Persi qualche minuto cercando, invano, di separare un trofeo dal suo piedistallo con laiuto di una torcia a saldatura laser. Poi gettai la spugna. Sempre e solo vicoli ciechi. Il mio viaggio era stato unenorme perdita di tempo. Mi guardai attorno unultima volta e poi mi diressi alluscita, cercando di evitare che la frustrazione prendesse il sopravvento. Decisi di percorrere una strada alternativa per ritornare in superficie, attraversando una sezione del museo che non avevo mai ispezionato durante le visite precedenti. Vagai per una serie di tunnel che mi condussero in una gigantesca sala cavernosa. Conteneva una sorta di citt sotterranea composta interamente da pizzerie, sale da bowling, minimarket e, ovviamente, sale giochi. Gironzolai nel labirinto di strade deserte, poi imboccai un tortuoso vicolo secondario che terminava di fronte allingresso di una pizzeria. Mi si gel il sangue quando vidi il nome del locale. Si chiamava Happytime Pizza, ed era la copia di una piccola pizzeria a conduzione familiare realmente esistita nella cittadina di Halliday a met degli anni ottanta. A quanto pareva, Halliday aveva trascritto il codice della Happytime Pizza dalla simulazione di Middletown e ne aveva nascosto un duplicato proprio dentro il museo di Archaide. Che diavolo ci faceva qui? La sua esistenza non era mai stata menzionata in alcun forum di Gunter n in alcuna guida strategica. Possibile che nessuno lavesse notata fino ad allora? Halliday citava spesso la Happytime Pizza, nellAlmanacco, perci sapevo che conservava un bel ricordo del posto. Ci andava spesso dopo la scuola, per non dover tornare a casa. Linterno riproduceva, con unappassionata cura per il dettaglio, latmosfera di una tipica pizzeria o sala giochi anni ottanta. Dietro al bancone, svariati camerieri PNG impastavano farina e tagliavano fette di torta. (Attivai la torre Olfatrix e scoprii che potevo davvero sentire lodore del sugo di pomodoro.) Il locale era diviso in due, la sala giochi e la sala da pranzo. I videogiochi, comunque, si trovavano anche nella sala da pranzo: tutti i tavoli ricoperti di vetro erano in realt mobili arcade tipo tavolino da cocktail. Si poteva giocare a Donkey Kong e intanto mangiare una pizza. Se avessi avuto fame, avrei potuto ordinare una vera fetta di pizza al bancone. Lordine sarebbe stato inoltrato a una pizzeria vicina al mio appartamento, quella che avevo indicato nella lista delle preferenze nel servizio cibo del mio account OASIS. Avrebbero consegnato la fetta di pizza direttamente a casa mia in pochi minuti, e il costo (mancia compresa) sarebbe stato detratto dal bilancio del mio account. Mentre entravo nella sala giochi, un pezzo di Bryan Adams veniva sparato a tutto volume

dalle casse, montate sulle pareti rivestite di moquette. Bryan cantava di come, ovunque andasse, i ragazzi volessero rockeggiare. Premetti il pollice sul cambiamonete e comprai un gettone. Lo estrassi dalla vaschetta in acciaio inossidabile e mi diressi in fondo alla sala giochi, godendomi tutti i dettagli della simulazione. Notai un messaggio scritto a mano sul marquee in cima al cabinato di Defender. Cera scritto: BATTI IL PUNTEGGIO DEL PROPRIETARIO E VINCI UNA PIZZA GIGANTE! Un cabinato di Robotronmostrava la lista dei punteggi. Robotron consentiva ai giocatori con il miglior punteggio di scriverci accanto, anzich le proprie iniziali, una frase intera, e il geniaccio in cima alla classifica aveva impiegato il suo prezioso spazio per annunciare che il vicepreside rundberg una sega totale! Continuai ad addentrarmi in quellampia caverna elettronica e raggiunsi un cabinato di Pac-Man, in fondo alla stanza, incastrato tra Galaga e Dig-Dug. Il mobile, nero e giallo, era ricoperto di graffi e pezzi di patatine, e gli sgargianti adesivi laterali si stavano scollando. Sul monitor, completamente nero, era incollata una scritta: FUORI USO. Perch Halliday avrebbe dovuto inserire allinterno della sua simulazione un gioco rotto? Che fosse lennesimo dettaglio datmosfera? Incuriosito, decisi di investigare. Spostai il mobile dal muro e notai che la spina era staccata. La inserii nella presa e attesi che il gioco si caricasse. Sembrava funzionare pi che bene. Spingendo nuovamente il mobile contro il muro, notai qualcosa. In cima alla macchina, appoggiato alla barra metallica che sosteneva il vetro del marquee, cera un quarto di dollaro. La data sulla moneta era il 1981: lanno duscita di Pac-Man. Sapevo che negli anni ottanta mettere un gettone sul marquee del gioco era il modo per prenotarsi la partita successiva. Ma, quando cercai di prendere la moneta, non riuscii a smuoverla. Era come se lavessero saldata l sopra. Strano. Spostai la scritta FUORI USO sul mobile di Galaga, l accanto, e guardai la schermata daccensione, che elencava i malefici fantasmini del gioco: Inky, Blinky, Pinky e Clyde. Il punteggio massimo, in cima allo schermo, era di 3 333 350 punti. Molto di tutto questo era bizzarro. Nel mondo reale, i cabinati di Pac-Man non salvavano i punteggi quando erano scollegati. E il contatore avrebbe dovuto azzerarsi raggiunto il milione di punti. Ma questa macchina mostrava un punteggio di 3 333 350: soltanto dieci punti in meno del punteggio massimo raggiungibile. Lunico modo di battere un punteggio simile era giocare una partita perfetta. Sentii il battito accelerare. Avevo appena scoperto qualcosa. Una sorta di Easter Egg nascosto in un vecchio videogioco a gettoni. Non era quell Easter Egg. Era soltanto un Easter Egg. Una specie di sfida, o un piccolo enigma che, ne ero quasi certo, aveva ideato e messo qui Halliday stesso. Non sapevo se avesse qualcosa a che fare con la Chiave di Giada. Avrebbe potuto non essere legato allEgg. Ma cera solo un modo di scoprirlo. Avrei dovuto giocare una partita perfetta a Pac-Man. Non era unimpresa facile. Bisognava giocare in modo impeccabile tutti e 256 i livelli, fino allo split screen finale. E bisognava mangiare ogni singolo pallino, pillola, frutto e fantasma che si incontrava sulla via, senza mai perdere una vita. Nei sessantanni di storia del gioco, erano documentate meno di venti partite perfette. La partita pi veloce mai

registrata era stata giocata da James Halliday in meno di quattro ore. Aveva conseguito il record su una vera macchina di Pac-Man, nella sala caff della Gregarious Games. Poich sapevo che Halliday amava quel gioco, ero gi ben preparato su Pac-Man. Ma non ero mai riuscito a giocare una partita perfetta. C da aggiungere che non mi ci ero mai messo sul serio. Fino ad allora, non avevo avuto ragioni per farlo. Aprii il diario del Graal e ne tirai fuori tutti i dati legati a Pac-Man che avevo raccolto. Il codice originario del gioco. La biografia integrale del programmatore, Toru Iwatani. Ogni guida strategica che fosse mai stata scritta su Pac-Man. E, ovviamente, gli schemi di gioco. Avevo diagrammi e schemi di gioco da vendere, oltre a centinaia di ore di registrazioni video dei migliori giocatori di Pac-Man della storia. Avevo gi studiato gran parte di tutto questo, ma diedi una scorsa veloce al mio raccolto per rinfrescarmi la memoria. Poi richiusi il diario del Graal e studiai il mobile di Pac-Man che avevo di fronte, come un pistolero che studia il suo nemico. Stirai le braccia, sciolsi i muscoli del collo e mi scrocchiai le dita. Quando infilai la moneta nella fessura di sinistra, il gioco emise quel familiare bii-wup! elettronico. Pigiai il pulsante player One e, sullo schermo, comparve il primo labirinto. Avvolsi le dita intorno al joystick e cominciai a giocare, guidando il mio eroe a forma di pizza da un labirinto allaltro. Wakka-wakka-wakka-wakka. Lambiente virtuale che mi circondava scomparve, via via che mi concentravo e mi perdevo nellantica realt bidimensionale del gioco. Come con Dungeons of Daggorath, stavo giocando a una simulazione dentro una simulazione. Un gioco dentro un gioco. Fui costretto a un paio di false partenze. Giocavo per unora, a volte due, poi facevo un minuscolo errore e dovevo riavviare la macchina e ricominciare. Ma ero giunto allottavo tentativo, e stavo giocando da sei ore filate. Ero un drago. Ero stato lucido e infallibile come lUomo Ghiaccio. Duecentocinquantacinque schermate e non avevo ancora fatto il minimo errore. Ero riuscito a far secchi i quattro fantasmi con ogni singola pillola (fino al diciottesimo livello, quando smettono di diventare blu) e mi ero accaparrato, senza mai morire, ogni frutto, uccello, campana e chiave che fossero apparsi. Stavo giocando la partita migliore di tutta la mia vita. Era lei. Lo sentivo. Ogni cosa stava andando al proprio posto. Ero in stato di grazia. In ogni labirinto cera un punto, appena sopra la posizione iniziale, dove si poteva tenere nascosto il proprio Pac-Man fino a quindici minuti. L, i fantasmi non riuscivano a raggiungerlo. Grazie a questo trucchetto, ero riuscito a fare due pause pranzo e una pip nel corso delle sei ore. Mentre mi mangiavo la 255ma schermata a grandi bocconi, lo stereo della zona gioco cominci a sparare ad altissimo volume una canzone: Pac-Man Fever. Un largo sorriso si impossess del mio volto. Sapevo che doveva essere il modo in cui Halliday si levava il cappello dinnanzi ai miei progressi. Mantenendomi, unultima volta, sulla mia linea gi testata e provata, diedi un colpo di joystick a destra, mi infilai nella porta segreta e uscii dal lato opposto e poi scesi gi per racimolare gli ultimi pallini rimasti e liberare del tutto la schermata. Trassi un lungo respiro, mentre i contorni blu del labirinto cominciavano a lampeggiare di bianco. E poi lo vidi, proprio davanti ai miei occhi. Il leggendario split screen. La fine del gioco. In quel momento, con il peggior tempismo immaginabile, pochi secondi dopo che avevo

cominciato lultima schermata, sul display comparve un avviso del Segnapunti. Sovraimpresse alla schermata di Pac-Man mi apparvero le prime dieci posizioni. Diedi un rapido sguardo, giusto in tempo per vedere che Aech era stato il secondo a trovare la Chiave di Giada. Il suo punteggio era aumentato di 19 000 punti, lanciandolo in seconda posizione, e relegando me alla terza. Per chiss quale miracolo, riuscii a non impazzire. Rimasi concentrato sulla partita. Strinsi ancora pi forte il joystick, impedendo che la mia concentrazione venisse guastata dagli eventi. Avevo praticamente finito! Non mi rimaneva che spremere i 6760 punti finali dallultimo, contorto labirinto e poi avrei raggiunto il punteggio massimo. Il mio cuore batteva a tempo con la musica, mentre liberavo limmacolata parte sinistra dello schermo. Poi mi avventurai sul terreno tortuoso, guidando Pac-Man verso le rovine di pixel e quel che restava della parte destra dello schermo. Nascoste sotto la grafica ingarbugliata e i pezzi di spiritelli cerano nove altre palline che valevano dieci punti luna. Non riuscivo a vederle, ma avevo memorizzato la loro posizione. Le trovai in fretta e le mangiai tutte e nove, guadagnando novanta punti. Poi mi voltai e corsi verso il fantasma pi vicino Clyde e commisi un Pacicidio, morendo per la prima volta in tutta la partita. Pac-Man si blocc e si spense nel nulla, con un lungo biiiiwup. Ogni volta che Pac-Man moriva in questo labirinto finale, le nove palline nascoste ricomparivano nella met deformata dello schermo. Perci, per raggiungere il punteggio massimo realizzabile, dovevo trovare e mangiare le palline per altre cinque volte, una per ciascuna delle cinque vite che mi restavano. Facevo di tutto per non pensare a Aech, che in quel momento stava sicuramente stringendo tra le mani la Chiave di Giada e, probabilmente, stava gi leggendo lindizio inciso sulla superficie. Puntai il joystick a destra, avvicinandomi unultima volta alle macerie digitali. Ormai sarei riuscito a farlo bendato. Aggirai Pinky per afferrare le due palline in fondo, poi le altre tre al centro e, infine, le ultime quattro, in cima. Ce lavevo fatta. Avevo il nuovo miglior punteggio. 3 333 360 punti. Una partita perfetta. Staccai le mani dai comandi e osservai i quattro fantasmini che si dirigevano verso PacMan. La scritta GAME OVER lampeggi al centro del labirinto. Attesi. Non accadde nulla. Dopo qualche secondo, riapparve la schermata dapertura del gioco, con i quattro fantasmi, i loro nomi e soprannomi. I miei occhi corsero subito alla moneta sullorlo del marquee. Prima era quasi saldata al sostegno, irremovibile. Ma in quel momento si mosse e cadde, rotolando direttamente in mano al mio avatar. Poi svan, e sul display comparve un messaggio che mi informava che la moneta era stata aggiunta automaticamente al mio inventario. Quando cercai di tirarla fuori per esaminarla pi attentamente, scoprii che non potevo. Licona del quarto di dollaro non si spostava dal mio inventario. Non potevo estrarla o lasciarla da qualche parte. Se anche la moneta avesse avuto propriet magiche, queste non venivano rivelate nella descrizione delloggetto, che era inesistente. Per scoprirne di pi, avrei dovuto lanciare una serie di elaboratissime formule magiche di divinazione. Ci sarebbero voluti giorni, e lincantesimo avrebbe richiesto molte componenti costose e, anche in quel caso, non cera garanzia che avrei avuto una risposta.

Ma in quel momento faticavo a interessarmi del mistero del quarto di dollaro irremovibile. Riuscivo a pensare solo al fatto che sia Art3mis sia Aech erano riusciti a battermi nella scoperta della Chiave di Giada. Ed era chiaro che ottenere il punteggio massimo a una partita di Pac-Man su Archaide non mi aveva fatto fare alcun passo avanti in proposito. Avevo davvero perso tempo. Mi diressi verso la superficie del pianeta. Mi stavo sedendo nella cabina di pilotaggio delVonnegut quando ricevetti unemail. Veniva da Aech. Sentii il cuore battere a mille quando lessi loggetto: Tempo di ripagare i debiti. Trattenendo il fiato, aprii il messaggio e lo lessi: Caro Parzival, Siamo pari ora, capito? Da questo momento in poi, considero pienamente estinto il mio debito nei tuoi confronti. Farai meglio a sbrigarti. I Sixer saranno gi sulla strada. Buona fortuna, Aech Sotto la firma, allegata al messaggio, cera unimmagine. Era una scansione ad alta risoluzione della copertina del manuale distruzioni relativo allavventura testuale Zork la versione prodotta nel 1980 dal Personal Software per il TRS-80 Modello III. Avevo giocato e portato a termine Zork soltanto una volta, molto tempo prima, durante il primo anno della Caccia. Ma nel corso di quellanno avevo giocato ad altri classici testuali, compresi i sequel di Zork, perci i dettagli del gioco erano un ricordo sbiadito. La maggior parte delle avventure testuali si spiegavano da s, e cos non avevo mai dovuto leggere il manuale distruzioni di Zork. E in quel momento capii che era stato un errore madornale. Sulla copertina del manuale si poteva vedere un dipinto che ritraeva una scena del gioco. Un impavido avventuriero indossava unarmatura e un elmo alato e brandiva, alta sopra la testa, una spada scintillante di blu, mentre si accingeva a colpire un troll, rannicchiato ai suoi piedi. Con il braccio libero, lavventuriero reggeva svariati tesori; e altri giacevano a terra, sparsi tra ossa umane. Alle spalle delleroe, una creatura oscura, dalle grandi zanne, lo fissava ostile. Tutto ci avveniva in primo piano, ma i miei occhi si fissarono immediatamente sullo sfondo: una grande casa bianca, porte e finestre inchiodate con assi di legno. In una dimora da tempo abbandonata. Fissai limmagine per qualche secondo, maledicendomi per non aver fatto il collegamento mesi prima, da solo. Poi accesi i motori del Vonnegute preparai la rotta per un altro pianeta del Settore 7, non distante da Archaide. Era un piccolo mondo chiamato Frobozz, che ospitava una riproduzione dettagliata di Zork. Era anche, ora lo sapevo, il nascondiglio della Chiave di Giada.
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Frobozz era posizionato in un gruppo di centinaia di mondi poco visitati noto come LAmmasso XYZZY. Tali pianeti risalivano ai primi giorni di OASIS e ciascuno riproduceva gli ambienti delle vecchie avventure testuali o dei MUD (Multi-User Dungeon). Ognuno era un santuario un omaggio interattivo ai remoti progenitori di OASIS. Le avventure testuali (definite Interactive Fiction da molti studiosi moderni) si servivano del testo per ricreare lambiente virtuale in cui il giocatore si sarebbe mosso. Il

gioco forniva una semplice descrizione scritta dellambiente virtuale, il giocatore digitava comandi di testo, comunicando al gioco ci che voleva che lavatar facesse. Le istruzioni dovevano essere semplici, composte da non pi di due o tre parole, come vai a sud o prendi spada. Se un ordine era troppo complesso, lelaboratore di comandi non era in grado di capirlo. Leggendo e scrivendo testi, ci si avventurava per il mondo virtuale raccogliendo tesori, sconfiggendo mostri, schivando trappole e risolvendo enigmi, per poi raggiungere la fine del gioco. La prima avventura testuale cui avessi mai giocato si intitolava Colossal Cave e, sulle prime, linterfaccia solo testo mi era sembrata incredibilmente semplice e grossolana. Ma dopo qualche minuto, mi ero immerso nella realt creata dalle parole sullo schermo. In qualche modo, quelle due semplici frasi che descrivevano ogni stanza erano in grado di evocare immagini vivide nella mia testa. Zork era una delle prime e pi famose avventure testuali. Secondo il diario del Graal, avevo completato il gioco soltanto una volta, in un solo giorno, pi di quattro anni prima. Da allora, con unimperdonabile dimostrazione di ignoranza, avevo dimenticato due dettagli essenziali del gioco: 1. Zork si apriva con il protagonista di fronte a una casa bianca con porte e finestre sbarrate. 2. Nel salotto di quella stessa casa cera una teca con molti trofei. Per completare il gioco, ogni tesoro raccolto doveva essere riportato in quel salotto e piazzato in quella teca. Il resto della quartina aveva finalmente un significato. La Chiave di Giada il capitano ha celata, In una dimora da tempo abbandonata, Ma nel fischietto soffiar tu potrai, Se dei trofei la raccolta farai. Decenni prima, i diritti di Zork e dei suoi sequel erano stati comprati e riprodotti su OASIS come stupefacenti simulazioni tridimensionali, tutte situate su Frobozz, pianeta che prendeva il nome, non a caso, da uno dei personaggi delluniverso Zork. E cos la dimora da tempo abbandonata, quella stessa che avevo cercato per sei mesi, era sempre stata su Frobozz, in bella vista. Nascosta allaria aperta. Controllai il navigatore. Viaggiando alla velocit della luce, non avrei impiegato pi di quindici minuti per raggiungere Frobozz. Cerano buone probabilit che i Sixer lo avessero raggiunto prima di me. In tal caso, probabilmente avrei incontrato, una volta abbandonata la velocit della luce, una piccola armata di navicelle dassalto Sixer schierata in orbita intorno al pianeta. Avrei dovuto farmi strada con la forza per raggiungere la superficie del pianeta, e poi non avrei avuto altra scelta che seminarli o cercare la Chiave di Giada con il loro fiato sul collo. Non proprio una bella prospettiva. Fortunatamente, avevo un piano di riserva: lAnello di teletrasporto. Era uno degli oggetti magici pi preziosi nel mio inventario, saccheggiato dal bottino di un drago rosso che avevo ucciso su Gygax. Lanello permetteva al mio avatar di teletrasportarsi una volta al mese su qualsiasi luogo di OASIS. Lo avevo usato solo in caso di emergenza, come ultima via di fuga, o quando avevo avuto bisogno di raggiungere qualche posto nel minor tempo possibile. Come in quel momento.

Programmai velocemente il computer di bordo del Vonnegutsul pilota automaticoperch portasse la nave verso Frobozz. Gli diedi istruzioni di attivare il dispositivo di occultamento non appena fosse uscito dalliperspazio, di individuare la mia posizione sul pianeta e atterrare l vicino. Con un po di fortuna, i Sixer non avrebbero intercettato la mia navicella e non lavrebbero fatta saltare in aria prima che mi avesse raggiunto. Altrimenti, sarei rimasto confinato su Frobozz, senza possibilit di andarmene, circondato dallintera armata Sixer. Innestai il pilota automatico del Vonnegut e attivai lAnello di teletrasporto pronunciando la parola chiave: Brundell. Non appena lanello cominci a brillare, dissi il nome del pianeta su cui volevo teletrasportarmi. Comparve sul display una mappa di Frobozz. Era un mondo vastissimo e, come Middletown, la superficie era disseminata di centinaia di copie identiche della stessa simulazione: in questo caso, si trattava di riproduzioni del campo di gioco di Zork. Per lesattezza, ce nerano 512 copie, il che significava che ci sarebbero state anche 512 case bianche, disposte uniformemente sulla superficie del pianeta. Era probabile che avrei potuto ottenere la Chiave di Giada in una qualsiasi di esse, perci, senza pensarci troppo, selezionai una copia a caso sulla mappa. Lanello produsse un lampo di luce accecante e, un secondo dopo, il mio avatar era l, sulla superficie di Frobozz. Aprii il diario del Graal e trovai le pagine su cui avevo appuntato i modi in cui risolvere Zork. Poi aprii una mappa dello scenario del gioco e la piazzai in un angolo del display. Scrutando il cielo, non vidi traccia dei Sixer. Ma ci non significava necessariamente che non fossero gi arrivati. Sorrento e i suoi tirapiedi si erano probabilmente gi teletrasportati su un altro campo di gioco. Chiunque sapeva che i Sixer erano accampati fuori dal Settore 7 da giorni, aspettando soltanto questo momento. Quando avevano visto aumentare il punteggio di Aech, dovevano aver usato la Tavoletta di ricerca di Fyndoro e scoperto che si trovava su Frobozz. Ci significava che lintera armata Sixer era gi in arrivo. Dovevo raggiungere la chiave nel minor tempo possibile e poi portare il culo via da Dodge. Mi guardai in giro. Lambiente mi era inquietantemente familiare. Il testo della descrizione dapertura, in Zork, recita: OVEST CASA Ti trovi in un campo a ovest di una casa bianca con la porta sbarrata. C una piccola cassetta delle lettere. Il mio avatar si trovava proprio in quel campo, a ovest della casa bianca. La porta dingresso della villa vittoriana era sbarrata con assi di legno e, a pochi metri da me, in fondo al vialetto che conduceva alla casa, cera una cassetta delle lettere. La casa era circondata da un fitto bosco, oltre al quale potevo vedere le cime frastagliate dei monti. Voltandomi a sinistra, notai un sentiero che conduceva a nord, proprio dove mi aspettavo che fosse. Corsi sul retro della casa. Trovai una piccola finestra, socchiusa. La spalancai e mi ci infilai dentro. Come avevo previsto, mi trovai in cucina. Al centro della stanza cera un tavolo di legno su cui giacevano un sacco marrone e una bottiglia dacqua. Poco distante, vidi un camino e una scalinata che conduceva in soffitta. Il corridoio alla mia sinistra portava al salotto. Proprio come nel gioco. Ma la cucina conteneva oggetti che non venivano menzionati nel testo descrittivo del gioco. Un forno, un frigorifero, molte sedie di legno, un lavandino e file di credenze. Aprii il frigo. Straripava di porcherie. Pizze fossilizzate, budini monodose, carne in scatola e

unampia scelta di salse in busta. Controllai le credenze. Erano ricolme di cibo in scatola e liofilizzato. Riso, pasta, zuppe. E cereali. Unintera credenza era stipata con vecchie scatole di cereali, la produzione dei quali, per la maggior parte, era stata sospesa prima che nascessi. Fruit Loops, Honeycombs, Lucky Charms, Count Chocula, Quisp, Frosted Flakes. E poi, nascosta sul fondo, ecco una scatola solitaria di CapN Crunch sulla quale, a chiare lettere, si poteva leggere la frase FISCHIETTO IN OMAGGIO IN OGNI SCATOLA. La Chiave di Giada il capitano ha celata. Iniziai a scavare nella scatola, spargendo pepite dorate e croccanti dappertutto, sul bancone. E poi lo vidi: un piccolo fischietto di plastica in una busta di cellofan trasparente. Strappai il cellofan e tenni il fischietto tra le mani. Era giallo, con la faccia di Capn Crunch impressa su un lato, e quella di un cane impressa sullaltro. Su entrambi i lati, si leggeva la scritta Capn Crunch Bosun Whistle. Portai il fischietto alle labbra del mio avatar e soffiai. Ma non emise alcun suono. Non accadde niente. Ma nel fischietto soffiar tu potrai se dei trofei la raccolta farai. Mi misi il fischietto in tasca e aprii il sacco che si trovava sul tavolo della cucina: raccolsi uno spicchio daglio e lo inserii nellinventario. Poi corsi a ovest, verso il salotto. Il pavimento era ricoperto da un grande tappeto orientale. Tutta la stanza era arredata con mobili antichi, del tipo che avevo visto nei film degli anni quaranta. Sulla parete a ovest cera una porta con strani caratteri incisi in superficie. Sulla parete opposta, una bellissima teca di vetro. Era vuota. Una lanterna elettrica era poggiata sulla teca e, poco sopra, una spada scintillante era fissata alla parete. Presi la spada e la lanterna, poi arrotolai il tappeto, svelando la botola che sapevo essere nascosta l sotto. La aprii, e notai una scalinata che conduceva in una cantina buia. Accesi la lanterna. Mentre scendevo i gradini, la spada inizi a brillare. Continuai a basarmi sul diario del Graal e sui consigli che vi avevo appuntato, che mi suggerivano la tecnica esatta per attraversare il labirinto di stanze, corridoi ed enigmi del gioco. Via via che proseguivo, raccolsi tutti i diciannove tesori del gioco, ritornando continuamente nel salotto della casa bianca per rimetterli nella teca, pochi alla volta. Sulla strada, dovetti affrontare numerosi PNG: un troll, un Ciclope, un ladro fastidiosissimo. Quanto al leggendario Grue, che mi aspettava nel buio per pasteggiare a carne umana, mi limitai a evitarlo. A parte il fischietto Capn Crunch nascosto in cucina, non trovai sorprese o deviazioni dal gioco originale. Per risolvere questa versione, immersiva e tridimensionale, di Zork, non dovevo far altro che compiere esattamente le stesse azioni che la versione testuale mi richiedeva. Correndo a pi non posso, senza mai fermarmi ad ammirare il paesaggio o a pensarci due volte, riuscii a completare il gioco in ventidue minuti. Dopo aver raccolto un piccolo medaglione in ottone, lultimo dei diciannove tesori, sul mio display apparve una notifica che mi informava che il Vonnegut mi attendeva fuori dalla casa. Il pilota automatico aveva fatto atterrare la nave sul campo a ovest della casa bianca. Il dispositivo di occultamento era ancora attivo e gli scudi erano funzionanti. Speravo che, se erano gi l, in orbita intorno al pianeta, i Sixer non avessero notato la

nave. Corsi di nuovo nel salotto della casa bianca, ancora una volta, e posai lultimo tesoro nella teca. Come nel gioco originale, dentro la teca apparve una mappa che mi indicava la posizione di un carretto nascosto, raggiunto il quale il gioco finiva. Ma la mappa non mi interessava particolarmente, n avevo intenzione di finire Zork. Tutti i trofei erano raccolti, nella loro teca, perci estrassi di tasca il fischietto Capn Crunch. Aveva tre fori. Coprii il terzo con un dito, per generare quel suono da 2600 hertz che aveva fatto entrare il fischietto negli annali degli hacker. Poi soffiai, emettendo una distinta nota stridente. Il fischietto si trasform in una piccola chiave e il mio punteggio sul Segnapunti sal di 18 000 punti. Ero di nuovo al secondo posto, precedevo Aech di soli mille punti. Un istante dopo, lintera simulazione di Zork si resett. I diciannove tesori della teca svanirono, ritornando ai loro posti, e il resto della casa, cos come lintero campo di gioco, ritornarono esattamente come li avevo trovati. Osservando la chiave che stringevo in mano, avvertii una fitta di panico. La chiave era dargento, non aveva il colore verde pallido della giada. Ma quando la girai per esaminarla attentamente, notai che era avvolta da un incarto color argento, quasi fosse una gomma da masticare o una barretta di cioccolato. Con cautela, lo scartai e mi trovai in mano una chiave in pietra verde lavorata. La Chiave di Giada. E, come nel caso della Chiave di Rame, notai che cera un indizio inciso sulla superficie: La missione continuerai se il test affronterai Lo lessi e rilessi, ma non mi rivel alcun significato nascosto, perci spostai la chiave nellinventario ed esaminai lincarto. Un lato era argentato, laltro era di carta bianca. Non si notava alcun segno. Proprio in quellistante udii il rombo attutito di una nave in arrivo e capii che dovevano essere i Sixer. Sembrava fossero arrivati con tanto di rinforzi. Mi misi in tasca lincarto e corsi via dalla casa. Sopra la mia testa, migliaia di navicelle dassalto Sixer riempivano il cielo, come uno sciame rabbioso di vespe metalliche. Atterrando, le navicelle si separavano in gruppetti, dirigendosi in punti diversi, come se volessero coprire lintera superficie del pianeta. Non pensavo che i Sixer fossero cos stupidi da voler circondare tutte le cinquecentododici riproduzioni della casa bianca. La strategia aveva funzionato su Ludus, ma solo per qualche ora, e in quel caso non avevano che un luogo da presidiare. Lintero pianeta di Frobozz era in zona PvP e sia la magia sia la tecnologia funzionavano, perci non avrebbero avuto molte possibilit. Presto sarebbero arrivati interi eserciti di Gunter, armati fino ai denti, e se i Sixer avessero cercato di contenerli si sarebbe scatenata una guerra, di una portata mai vista prima nella storia di OASIS. Mentre continuavo a correre per il campo, fino alla rampa di carico della mia nave, notai uno squadrone di un centinaio di navi da guerra che scendeva dal cielo, diretto proprio verso di me. Stavano venendo a prendermi. Max aveva gi riscaldato i motori del Vonnegut, perci gli gridai di decollare non appena fossi salito a bordo. Quando raggiunsi il pannello di comando dellabitacolo, aprii le valvole al massimo e le navi Sixer che sciamavano gi dal cielo furono costrette a effettuare una difficile manovra per inseguirmi. Mentre la mia nave si lanciava verso il

cielo, iniziai a sentire il fuoco nemico che arrivava da ogni direzione. Ma ebbi fortuna. La mia navicella era veloce, i miei scudi erano di ultima generazione e tennero duro abbastanza da farmi raggiungere lorbita. Ma si guastarono pochi istanti dopo e lo scafo del Vonnegut sub seri danni nella manciata di secondi che impiegai per schizzare alla velocit della luce. Ci era mancato pochissimo. Quei bastardi mi avevano quasi preso. La mia navicella era in pessime condizioni e, anzich ritornare alla fortezza, mi diressi verso il Garage di Joe, unastronave orbitale adibita ad autofficina nel Settore 10. Quella di Joe era unimpresa onesta, a conduzione-png, con prezzi ragionevoli e un servizio pi veloce della luce. Mi recavo da loro ogni volta che il Vonnegutaveva bisogno di riparazioni o modifiche. Mentre Joe e i suoi ragazzi sistemavano la mia astronave, mandai a Aech un breve messaggio per ringraziarlo. Gli dissi che qualsiasi tipo di debito sentisse di avere nei miei confronti, laveva ripagato appieno. Inoltre, confessai di essere stato un coglione insensibile ed egocentrico e lo pregai di perdonarmi. Non appena la mia nave fu pronta per ripartire, mi diressi alla fortezza. Trascorsi la giornata incollato ai feed di notizie. Si era sparsa la voce, e ogni Gunter che ne avesse la possibilit si era gi teletrasportato su Frobozz. Migliaia di Gunter arrivavano con le loro astronavi ogni minuto, per affrontare i Sixer e accaparrarsi una copia della Chiave di Giada. I feed di notizie trasmettevano in diretta i combattimenti su larga scala che scoppiavano dappertutto su Frobozz, accanto a tutte le riproduzioni della dimora da tempo abbandonata. I clan di Gunter pi ampi si erano uniti ancora una volta per sferrare un attacco coordinato sulle forze Sixer. Erano le prime avvisaglie di quella che sarebbe stata chiamata la Battaglia di Frobozz, e le vittime iniziavano a moltiplicarsi da ambo le parti. Tenni un occhio sul Segnapunti, aspettandomi di vedere apparire i primi Sixer che si fossero impossessati della Chiave di Giada, mentre le loro truppe tenevano a bada la resistenza. Come temevo, il primo punteggio ad aumentare fu quello che si trovava accanto al numero di matricola IOIdi Sorrento. Arriv a 17 000 punti, e fu catapultato in quarta posizione. Ora che i Sixer sapevano esattamente come e dove trovare la Chiave di Giada, mi aspettavo di vedere i loro punteggi alzarsi esponenzialmente, via via che i tirapiedi di Sorrento seguivano il capo. Ma, con mia grande sorpresa, il primo a ottenere la Chiave di Giada non fu altri che Shoto. Solo venti minuti dopo Sorrento. In qualche modo Shoto era riuscito a sfuggire alle orde di Sixer che infestavano il pianeta, era entrato in una delle case bianche, aveva raccolto tutti e diciannove i tesori e si era impossessato di una copia della chiave. Continuai a seguire la situazione sul Segnapunti, aspettandomi di vedere aumentare anche il punteggio di suo fratello Daito. Ma questo non accadde. Al contrario, pochi minuti dopo che Shoto ebbe ottenuto la sua copia della chiave, il nome di Daito scomparve del tutto dal Segnapunti. Cera una sola spiegazione plausibile: Daito era stato ucciso.

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Nelle ventiquattrore successive, su Frobozz regn il caos, mentre ogni Gunter di OASIS cercava di raggiungere il pianeta per unirsi alla battaglia. I Sixer avevano appostato il loro esercito su tutto il globo, in uno sfrontato tentativo di cingere in blocco tutte le 512 copie del campo di gioco di Zork. Ma le loro forze, pur sterminate e ben equipaggiate, erano disposte su un territorio troppo vasto. Quel giorno, solo sette dei loro avatar riuscirono a impossessarsi della Chiave di Giada. E quando i clan di Gunter diedero inizio allattacco coordinato alle truppe Sixer, i babbei in uniforme cominciarono a risentire delle perdite e furono costretti a ritirarsi. Dopo qualche ora, lalto comando Sixer decise di adottare una nuova strategia. Era ovvio che non sarebbero riusciti a mantenere stabili pi di cinquecento posti di blocco, n a respingere lenorme affluenza di Gunter. Pertanto, decisero di raggruppare tutte le forze su dieci copie di Zork confinanti, vicino al polo sud del pianeta. Installarono dei potentissimi campi di forza e, sul perimetro delle barriere-scudo, posizionarono battaglioni corazzati. La nuova strategia a scala ridotta funzion, e le forze Sixer si dimostrarono adeguate a mantenere le dieci posizioni e a impedire a ogni altro Gunter di entrare (del resto, non cera motivo di rischiare, dal momento che oltre cinquecento copie restanti di Zork attendevano, indifese). Ora che i Sixer potevano operare indisturbati formarono dieci file di avatar allesterno di ogni casa, e li spedirono, uno dopo laltro, a cercare la Chiave di Giada. Chiunque poteva vedere cosa stavano facendo perch, sul Segnapunti, i numeri accanto a ogni matricola IOI iniziarono ad aumentare di 15 000 punti. Allo stesso tempo, anche il punteggio di centinaia di Gunter era aumentato. Ora che la posizione della Chiave di Giada era di pubblico dominio, decifrare la quartina e scoprire come impossessarsi della chiave era relativamente facile. Era l, in attesa di chiunque avesse gi superato la Prima Porta. Mentre la battaglia di Frobozz volgeva al termine, la situazione sul Segnapunti era la seguente: PUNTEGGI: 1. Art3mis 129.000 2. Parzival 128.000 3. Aech 127.000 4. IOI-655321 122.000 5. Shoto 122.000 6. IOI-643187 120.000 7. IOI-621671 120.000 8. IOI-678324 120.000 9. IOI-637330 120.000 10. IOI-699423 120.000 Bench Shoto avesse lo stesso punteggio di Sorrento, Sorrento aveva totalizzato i 122.000 punti per primo e questa probabilmente era la ragione per cui gli spettava una posizione

pi alta sul Segnapunti. I punti bonus relativamente scarsi che io, Art3mis, Aech e Shoto avevamo ricevuto per essere stati i primi a raggiungere le due chiavi era ci che continuava a mantenerci tra i Cinque Grandi. Anche Sorrento si era impossessato di uno dei bonus. Vedere il suo numero di matricola sopra il nome di Shoto mi fece rabbrividire. Scorrendo il Segnapunti, notai che la lista aveva raggiunto pi di cinquemila nomi e aumentava di ora in ora, via via che nuovi avatar riuscivano a sconfiggere Acererak a Joust e a ottenere una copia della Chiave di Rame. Nessuno, sui forum, sapeva cosa fosse successo a Daito, ma lipotesi condivisa era che fosse stato ucciso dai Sixer durante i primi minuti della battaglia di Frobozz. Le dicerie su come fosse morto impazzavano, ma nessuno aveva assistito alla sua fine. A parte, forse, Shoto, che era scomparso. Gli mandai un paio di richieste di chat, ma non ebbi risposta. Immaginai che, come me, stesse concentrando tutte le sue energie per trovare la Seconda Porta prima dei Sixer. Sedevo nella mia fortezza, fissando la Chiave di Giada e le parole incise sul dorso, ripetendole allinfinito, come un mantra esasperante. La missione continuerai se il test affronterai La missione continuerai se il test affronterai La missione continuerai se il test affronterai Ok, ma quale test? Che test avrei dovuto affrontare? La Kobayashi Maru? Il test della Pepsi? In che modo avrebbe potuto essere pi vago, lindizio? Mi cercai gli occhi sotto il visore, e li sfregai per la frustrazione. Decisi che avevo bisogno di una pausa, di dormire un po. Aprii linventario del mio avatar e ci chiusi dentro la Chiave di Giada. Nel farlo notai, accanto al suo spazio nellinventario, linvolucro di carta argentata che avvolgeva la Chiave di Giada quando mi era apparsa in mano. Sapevo che il segreto per decifrare lindovinello doveva coinvolgere, in qualche modo, anche lincarto, ma non capivo come. Mi chiesi se potesse essere un riferimento a Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato, ma decisi che non lo era. Nellincarto non cera alcun biglietto doro. Doveva avere qualche altro scopo o significato. Osservai la carta argentata rimuginandoci, finch non riuscii pi a tenere gli occhi aperti. Poi mi scollegai e andai a dormire. Qualche ora dopo, alle 6:12 dellOST, fui svegliato di soprassalto dallallarme rimescolaviscere del Segnapunti: mi avvisava che uno dei punteggi pi alti era cambiato di nuovo. Assalito da un senso di terrore crescente, mi collegai e aprii il Segnapunti, incerto su cosa aspettarmi. Che Art3mis fosse riuscita a superare la Seconda Porta? O forse erano stati Aech o Shoto ad avere lonore. Ma i loro punteggi rimanevano immutati. Con mio grande orrore, notai che era il punteggio di Sorrento ad essere aumentato di 200 000 punti. Accanto al punteggio comparivano due icone a forma di porta. Sorrento era stata la prima persona a trovare e superare la Seconda Porta. Come conseguenza, il suo avatar si era insediato al primo posto, in cima al Segnapunti. Rimasi l seduto, raggelato, a osservare il numero di matricola di Sorrento, valutando in

silenzio le ripercussioni di ci che era appena successo. Dopo essere uscito dalla porta, Sorrento doveva aver ricevuto un indizio sulla posizione della Chiave di Cristallo. La chiave che avrebbe splancato la terza e ultima porta. E cos, i Sixer erano gli unici ad avere quellindizio. Ci significava che erano pi vicini allEaster Egg di chiunque altro. Improvvisamente mi sentii male e feci fatica a respirare. Capii che probabilmente era un attacco di panico, o qualcosa di simile. Un collasso mentale. Un tracollo psichico. Chiamatelo come volete. Diedi un tantino di matto. Cercai di chiamare Aech, ma non mi rispose. Forse era ancora arrabbiato, forse aveva faccende pi urgenti di cui occuparsi. Stavo per chiamare Shoto quando mi ricordai che lavatar di suo fratello era appena stato ucciso. Non doveva essere esattamente di ottimo umore. Valutai la possibilit di andare su Benatar per cercare di convincere Art3mis a parlarmi, ma poi tornai in me. Aveva la Chiave di Giada tra le mani da giorni, eppure non era ancora riuscita a superare la Seconda Porta. Scoprire che i Sixer ce lavevano fatta in meno di ventiquattrore laveva sicuramente gettata in una rabbia psicotica. O, forse, in un torpore catatonico. Era probabile che non volesse rivolgere la parola a nessuno, tantomeno a me. Cercai comunque di chiamarla. Come al solito, non rispose. Avevo un bisogno pazzesco di sentire una voce familiare, perci rimediai parlando con Max. Nello stato in cui mi trovavo, anche il suo piglio loquace computerizzato mi sarebbe stato di conforto. Ma non ci volle molto prima che Max esaurisse le risposte preprogrammate e, quando cominci a ripetersi, lillusione di dialogare con unaltra persona and in mille pezzi e mi sentii ancora pi solo. Sai di esserti incasinato la vita quando tutto il tuo mondo finisce in merda e lunica persona con cui puoi parlare il tuo system agent software. Non sarei riuscito a riaddormentarmi, perci rimasi sveglio, guardando i feed di notizie e setacciando i forum dei Gunter. Larmata Sixer rimaneva stabile su Frobozz, e i suoi avatar continuavano a fare incetta di Chiavi di Giada. Sorrento doveva aver imparato dal suo errore. Poich i Sixer erano gli unici a conoscere la posizione della Seconda Porta, non sarebbero stati cos stupidi da renderla pubblica cercando di accerchiarla con il loro esercito. Ma non smisero di trarre vantaggio dalla situazione. Nel corso della giornata, i Sixer continuarono a far attraversare la Seconda Porta ai loro avatar. Dopo Sorrento, altri dieci Sixer la superarono nel giro di ventiquattrore. E ogni volta che il punteggio di un Sixer aumentava di 200 000 punti, io, Art3mis, Aech e Shoto scendevamo in classifica, finch non fummo scalzati del tutto dalla top ten e la pagina principale del Segnapunti non mostr altro che numeri di matricola di dipendenti IOI. I Sixer avevano preso il comando. E poi, proprio quando mi convinsi che le cose non avrebbero potuto peggiorare, peggiorarono. E parecchio anche. Due giorni dopo la Seconda Porta, il punteggio di Sorrento balz in avanti di altri 30 000 punti, rivelando che si era appena impossessato della Chiave di Cristallo. Sedevo nella mia fortezza, con gli occhi fissi sui monitor e, immobilizzato dallorrore,

osservavo la situazione schiudermisi davanti. Era impossibile negare levidenza. La gara si sarebbe conclusa presto. E non nel modo che avevo sempre pensato, con un Gunter nobile e valoroso che trovava lEgg e vinceva il premio. Per cinque anni e mezzo avevo vissuto solo di illusioni. E, come me, tutti gli altri. La storia non avrebbe avuto un lieto fine. A vincere sarebbero stati i cattivi. Passai le ventiquattrore successive in preda al terrore, controllando il Segnapunti ogni cinque secondi, in maniera ossessiva, aspettandomi la parola FINE da un momento allaltro. Sorrento, o uno dei suoi numerosi esperti di Halliday era indubbiamente riuscito a decifrare lenigma della Seconda Porta e poi a trovarla. Ma, anche se la prova era sul Segnapunti, non riuscivo a crederci. Fino ad allora, gli unici progressi dei Sixer erano dipesi da me, Art3mis o Aech. Come avevano fatto quei cazzoni incapaci a trovare la Seconda Porta da soli? Forse avevano avuto fortuna. O forse avevano scoperto un modo nuovo di barare. Come avevano fatto, altrimenti, a risolvere lindovinello in cos poco tempo, quando Art3mis non ci era riuscita pur avendo un vantaggio di molti giorni? Il mio cervello si era trasformato in pongo calpestato. Non riuscivo a trovare un senso allindizio impresso sulla Chiave di Giada. Avevo esaurito tutte le idee, anche le pi penose. Non riuscivo a immaginarmi che cosa fare, o dove cercare. La notte pass, e i Sixer continuarono a procurarsi copie della Chiave di Cristallo. Ogni volta che uno dei punteggi aumentava, era come se un pugnale mi trapassasse il cuore. Ma non riuscivo a smettere di guardare il Segnapunti. Ero completamente pietrificato. Mi sentii scivolare nella disperazione pi totale. I miei sforzi di cinque anni non erano serviti a niente. Avevo scioccamente sottovalutato Sorrento e i Sixer. E avrei pagato un prezzo altissimo per la mia presunzione. Quei lacch senzanima stavano gi accerchiando lEgg. Lo sentivo con ogni fibra del mio corpo. Avevo perso Art3mis e avrei perso anche la gara. Avevo gi deciso cosa avrei fatto quando fosse successo. Innanzitutto, avrei individuato una ragazzina tra quelle del mio fan club ufficiale, una che non avesse soldi e avesse un avatar di primo livello. Le avrei consegnato ogni mio oggetto. Poi avrei attivato la sequenza di autodistruzione della mia fortezza e sarei rimasto seduto al centro di comando mentre tutto veniva disintegrato dallenorme esplosione termonucleare. Il mio avatar sarebbe morto e al centro del display sarebbe apparsa la scritta GAME OVER. Poi mi sarei strappato il visore di dosso e avrei lasciato lappartamento, per la prima volta dopo sei mesi. Sarei salito fino al tetto con lascensore. Forse avrei persino preso le scale, per fare un po di esercizio. Il tetto delledificio in cui abitavo era ricoperto da un giardino botanico. Non ci ero mai andato, ma avevo guardato le foto e mi ero goduto la vista in webcam. Sul cornicione era stata fissata una barriera in plexiglas traparente per evitare che la gente si buttasse, ma era ridicola. Da quando mi ero trasferito, almeno tre persone erano riuscite a scavalcare. Mi sarei seduto l e avrei respirato un po dellaria di citt non filtrata, sentendo il vento sulla pelle. Poi avrei scavalcato la barriera e mi sarei buttato di sotto. Questo era il piano che avevo in mente. Stavo decidendo la canzone da fischiettare mentre precipitavo verso la morte, quando squill il telefono. Era Shoto. Non ero dellumore adatto per parlare, perci lasciai che la

sua chiamata passasse alla segreteria video, e osservai Shoto mentre registrava il suo messaggio. Fu molto breve. Disse che doveva raggiungermi alla fortezza per consegnarmi qualcosa. Qualcosa che Daito aveva lasciato per me nel suo testamento. Quando risposi alla sua chiamata per organizzare un incontro, capii subito che Shoto era un fascio di nervi. La sua voce pacata era colma di dolore, e la profondit della sua disperazione si coglieva nei tratti del volto del suo avatar. Sembrava completamente a terra. Era addirittura messo peggio di me. Domandai a Shoto la ragione per cui suo fratello si fosse preoccupato di stilare un testamento per il suo avatar, anzich lasciare tutti i suoi beni a Shoto. Poi Daito avrebbe potuto semplicemente creare un nuovo avatar e reclamare gli oggetti che suo fratello teneva per lui. Ma Shoto mi disse che suo fratello non avrebbe creato un nuovo avatar, n allora n mai. Quando gli chiesi il perch, mi promise che me lo avrebbe spiegato di persona.
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Unora dopo, Max mi avvis dellarrivo di Shoto. Concessi alla sua navicella lautorizzazione a entrare nello spazio aereo di Falco e gli dissi di parcheggiare nel mio hangar. Lastronave di Shoto era un enorme peschereccio che si chiamava Kurosawaed era ispirato al Bebop, una navicella dellanime Cowboy Bebop. Sin da quando li avevo conosciuti, Daito e Shoto lo avevano sempre usato come base mobile per le operazioni. La nave era talmente grande che a stento riusc a passare attraverso lentrata del mio hangar. Quando Shoto emerse dal Kurosawa, io ero gi sulla pista a dargli il benvenuto. Indossava un abito nero da funerale, e il suo volto tradiva la stessa espressione inconsolabile che gli avevo visto quando avevamo parlato per telefono. Parzival-san disse, con un lungo inchino. Shoto-san risposi allinchino rispettosamente, poi gli mostrai il palmo di una mano, gesto che lui riconobbe dai tempi che avevamo passato a fare missioni insieme. Sorridendo, allung la sua mano e mi diede il cinque. Subito dopo, per, riaffior la sua espressione cupa. Non vedevo Shoto da quando avevamo condiviso la missione su Tokusatsu (fatta eccezione per le volte che avevo visto lui e suo fratello apparire nelle pubblicit della bevanda energetica Daisho) e il suo avatar mi sembrava pi alto di qualche centimetro. Lo condussi ai piani superiori della mia fortezza, in una delle stanze che non usavo quasi mai, una riproduzione del salotto di Casa Keaton. Shoto riconobbe larredamento e approv con un cenno silenzioso. Poi, non badando ai mobili, si sedette al centro del pavimento. Si sedette in seiza, piegando le gambe sotto le cosce. Lo imitai, posizionandomi in modo che i nostri avatar si trovassero faccia a faccia. Sedemmo in silenzio per un attimo. Quando Shoto fu pronto a parlare, tenne gli occhi fissi sul pavimento. Ieri sera i Sixer hanno ucciso mio fratello disse, quasi sussurrando. Sulle prime ero troppo sconvolto per rispondere. Vuoi dire che hanno ucciso il suo avatar? chiesi, pur sapendo gi che non era ci che intendeva. Shoto scosse la testa. No. Sono entrati nel suo appartamento, lhanno strappato dalla poltrona aptica e lhanno lanciato gi dalla finestra. Viveva al quarantatreesimo piano. In

aria, di fronte a noi, Shoto apr una finestra di browser. Mostrava larticolo di un newsfeed giapponese. Lo premetti con lindice e il software Mandarax tradusse il testo in inglese. Il titolo era Un altro suicidio di otaku. Il breve articolo diceva che un ragazzo, Toshiro Yoshiaki, 22 anni, aveva trovato la morte saltando dal suo appartamento, al quarantatreesimo piano di un hotel riconvertito nel quartiere di Shinjuku, a Tokyo, dove viveva da solo. Accanto allarticolo vidi una foto di Toshiro presa dallannuario scolastico. Era un ragazzetto giapponese coi capelli lunghi spettinati e la pelle butterata. Non somigliava per niente al suo avatar OASIS. Quando Shoto vide che avevo finito di leggere, chiuse la finestra. Esitai un momento, poi gli chiesi: Sei davvero sicuro che non si sia suicidato? Magari perch il suo avatar era stato ucciso?. No disse Shoto. Daito non ha fatto seppuku. Ne sono sicuro. I Sixer sono entrati nel suo appartamento mentre stavamo combattendo su Frobozz. cos che sono riusciti a sconfiggere il suo avatar: uccidendolo nel mondo reale. Mi dispiace, Shoto. Non sapevo che altro aggiungere. Sapevo che mi stava dicendo la verit. Il mio vero nome Akihide disse. Voglio che tu sappia il mio vero nome. Sorrisi, poi mi inchinai, toccando per un attimo il pavimento con la fronte. Sono felice che tu mi abbia accordato tanta fiducia dissi. Il mio vero nome Wade. Non aveva pi senso tenere dei segreti. Grazie Wade disse Shoto, ricambiando linchino. Non c di che, Akihide. Rimase in silenzio per un istante, poi si schiar la voce e cominci a parlare di Daito. Le parole scorrevano come un fiume in piena. Era chiaro che avesse bisogno di qualcuno con cui parlare di quello che era successo. Di cosa aveva appena perso. Il vero nome di Daito era Toshiro Yoshiaki. Non lo sapevo nemmeno, prima di ieri sera, prima di leggere larticolo. Ma credevo che fosse tuo fratello. Avevo sempre pensato che Daito e Shoto vivessero insieme. Che fossero coinquilini, cose cos. La mia relazione con Daito difficile da spiegare. Si interruppe per schiarirsi la voce. Non eravamo fratelli. Non nella vita reale. Soltanto su OASIS. Capisci? Ci conoscevamo soltanto online. Non lavevo mai incontrato. Sollev gli occhi lentamente, per incontrare il mio sguardo e capire se lo stessi giudicando. Gli poggiai una mano sulla spalla. Credimi, Shoto. Ti capisco. Aech e Art3mis sono i miei migliori amici e non li ho mai incontrati nella vita reale. A pensarci bene, anche tu sei uno dei miei pi cari amici. Fece un piccolo inchino con la testa. Grazie. Dalla voce capii che stava piangendo. Siamo Gunter dissi, cercando di riempire il silenzio imbarazzato. Viviamo qui su OASIS. Per noi lunica realt che abbia un qualche significato. Akihide annu. Qualche attimo dopo, ricominci a parlare. Mi raccont di quando aveva incontrato Toshiro, sei anni prima, poich entrambi erano iscritti su OASIS a un gruppo di supporto per gli hikikomori, i giovani che si erano allontanati dalla societ e avevano deciso di vivere in totale isolamento. Gli hikikomori si chiudevano in camera, leggevano i manga e giravano per OASIS tutto il giorno,

aspettando che i familiari gli portassero del cibo. Gli hikikomori erano diffusi in Giappone da prima del nuovo secolo, ma il numero era cresciuto vertiginosamente dopo linizio della Caccia. Milioni di ragazzi e ragazze in tutta la nazione avevano chiuso le porte al mondo. Di tanto in tanto venivano chiamati i milioni scomparsi. Akihide e Toshiro erano diventati grandi amici e avevano iniziato a trascorrere tutti i giorni insieme, su OASIS. Quando la Caccia di Halliday era cominciata, avevano deciso di unire le forze e cercare lEaster Egg. Insieme, erano una squadra perfetta: Toshiro era un prodigio dei videogiochi e Akihide, molto pi giovane, era portato per la cultura pop americana. La nonna di Akihide era stata a scuola negli Stati Uniti, ed entrambi i suoi genitori erano nati l, perci Akihide era cresciuto con i film e la televisione americana e aveva imparato a parlare linglese con la stessa fluidit del giapponese. Lamore che Akihide e Toshiro condividevano per i film di samurai stato dispirazione per il nome e laspetto dei loro avatar. Shoto e Daito erano uniti come fratelli: perci, quando avevano creato le loro nuove identit Gunter, avevano deciso che su OASIS, da quel momento in poi, sarebbero stati fratelli. Dopo che Shoto e Daito avevano superato la Prima Porta ed erano diventati famosi, avevano rilasciato molte interviste. Le loro identit rimanevano segrete, ma i due avevano rivelato di essere giapponesi, il che, immediatamente, li aveva resi delle celebrit in Giappone. Avevano cominciato a sponsorizzare prodotti giapponesi; un cartone e una serie live action si basavano sulle loro imprese. Allapice del successo, Shoto aveva suggerito a Daito che forse era ora di incontrarsi di persona. Daito aveva attaccato Shoto rabbiosamente e aveva smesso di parlargli per giorni interi. Dopo quellepisodio, Shoto non aveva pi fatto riferimento allidea. Infine, Shoto arriv a dirmi come lavatar di Daito fosse morto. Entrambi erano a bordo del Kurosawa e viaggiavano tra i pianeti del Settore 7, quando il Segnapunti li aveva informati che Aech si era impossessato della Chiave di Giada. A quel punto, sapevano che i Sixer avrebbero usato la Tavoletta di ricerca di Fyndoro per individuare la posizione esatta di Aech, e sapevano che le navi Sixer si sarebbero subito fiondate l. Per prepararsi allevento, Daito e Shoto avevano trascorso un paio di settimane a piazzare dei localizzatori sugli scafi di ogni nave Sixer che erano riusciti a trovare. Grazie a questi dispositivi, avevano potuto seguire le navi dassalto nel momento in cui avevano cambiato rotta e si erano dirette su Frobozz. Non appena Shoto e Daito avevano scoperto che era Frobozz la destinazione dei Sixer, non impiegarono molto a decifrare la quartina. E quando raggiungero Frobozz, pochi minuti dopo, avevano gi capito cosa dovessero fare per ottenere la Chiave di Giada. Avevano fatto atterrare il Kurosawa accanto a una copia della casa bianca quando ancora non cera nessuno in vista. Shoto era corso dentro a raccogliere i diciannove tesori e la chiave; Daito, invece, era rimasto fuori, di guardia. Shoto aveva fatto in fretta, e non gli mancavano che due tesori quando Daito lo aveva informato via comlink che dieci navi dassalto Sixer li stavano accerchiando. Aveva detto al fratello di sbrigarsi e gli aveva promesso che avrebbe tenuto lontano il nemico finch Shoto non fosse entrato in possesso della Chiave di Giada. Nessuno dei due sapeva se avrebbero avuto unaltra possibilit di raggiungerla. Mentre si precipitava a recuperare gli ultimi due tesori e a infilarli nella teca, Shoto aveva attivato a distanza una delle telecamere esterne del Kurosawa per registrare un video dello

scontro tra Daito e i Sixer in rapido avvicinamento. Shoto apr una finestra e mi mostr la clip. Ma distolse lo sguardo finch non fu finita. Comprensibilmente, non aveva alcun desiderio di riguardarla. Nel filmato vidi Daito solo, nel campo dietro la casa bianca. Una piccola flotta di navicelle dassalto Sixer stava scendendo dal cielo e, non appena si trov a tiro, inizi a sparare raffiche di laser dai cannoni. Una grandinata di dardi fiammanti inizi a cadere intorno a Daito. Lontano, alle sue spalle, vedevo atterrare altre navi Sixer: ognuna scaricava squadroni di truppe di fanteria cariche di armi. Daito era circondato. Evidentemente i Sixer avevano notato il Kurosawa mentre atterrava sulla superficie del pianeta, e si erano dati come priorit luccisione dei due samurai. Daito non esit a usare il suo asso nella manica. Tir fuori la Capsula Beta, la tenne alta nella mano destra e la attiv. Il suo avatar si trasform immediatamente in Ultraman, un supereroe alieno rossoargento dagli occhi incandescenti. Via via che il suo avatar si trasformava, raggiunse unaltezza di quarantasette metri. La fanteria dei Sixer che lo stava accerchiando si immobilizz, sorpresa e spaventata nel vedere Daito-Ultraman che afferrava due navicelle dassalto dal cielo e le schiacciava una contro laltra, come un bambino gigantesco che si diverte con due giocattolini di latta. Fece cadere al suolo i rottami in fiamme, e cominci a scacciare via altre navi come fossero mosche fastidiose. Le navicelle che sfuggirono alla sua stretta mortale si raggrupparono intorno a lui e lo bombardarono a colpi di laser e mitragliatrici, ma la sua corazza aliena deviava tutti i colpi. Daito si lasci sfuggire una risata fragorosa che echeggi per tutti i campi. Poi pieg le braccia, incrociandole allaltezza dei polsi. Un raggio di energia si liber dalle sue mani, vaporizzando mezza dozzina di navi che avevano avuto la sfortuna di trovarsi alla sua portata. Daito si volt e diresse il raggio verso le forze di terra che lo circondavano, friggendole come formiche terrorizzate sotto una lente dingrandimento. Sembrava che Daito se la stesse spassando enormemente. A tal punto che non si preoccup troppo della luce dallarme che si trovava in mezzo al suo petto e che aveva cominciato a lampeggiare di un rosso accecante. Era il segnale che i suoi tre minuti da Ultraman stavano per scadere e che il suo potere era ormai quasi del tutto esaurito. Il limite di tempo era la debolezza principale di Ultraman. Se Daito non fosse riuscito a disattivare la Capsula Beta e a riprendere forma umana prima dello scadere dei tre minuti, il suo avatar sarebbe morto. Ma era chiaro che se si fosse trasformato nel bel mezzo del massacro sarebbe comunque stato ucciso allistante. E Shoto non avrebbe mai raggiunto la navicella. Vedevo le truppe Sixer intorno a Daito chiedere rinforzi via comlink, mentre altre navi dassalto arrivavano numerose. Daito le distruggeva una alla volta, con i colpi perfetti del suo raggio Specium. Ad ogni colpo che sparava, la luce dallarme sul suo petto pulsava pi velocemente. Poi Shoto emerse dalla casa bianca e disse a suo fratello via comlink che aveva la Chiave di Giada. In quellistante, la fanteria Sixer individu Shoto e, fiutando un obiettivo molto pi semplice da distruggere, diresse il fuoco verso di lui. Shoto corse allimpazzata verso il Kurosawa. Non appena attiv gli Stivali della velocit che indossava, il suo avatar divent una macchia a malapena visibile che filava lungo il campo. Mentre Shoto correva, Daito spost il suo corpo gigante in cerca della maggior copertura possibile. Continuando a sparare raffiche denergia, riusciva a tenere sotto

controllo i Sixer. Poi la voce di Daito irruppe nel comlink. Shoto! grid. C qualcuno qui! Qualcuno nel La sua voce si interruppe. In quello stesso momento, il suo avatar si ferm, come se si fosse tramutato in pietra, e sulla sua testa comparve unicona di disconnessione. Disconnettersi dallaccount OASIS durante un combattimento equivaleva a suicidarsi. Durante la sequenza di logout, lavatar rimaneva immobile per sessanta secondi, durante i quali era privo di difese e suscettibile allattacco. La sequenza di logout era stata progettata in questo modo per evitare che gli avatar se ne servissero come scappatoia per sfuggire a una battaglia. Prima di disconnettersi, bisognava tener duro o ritirarsi in un luogo sicuro. La sequenza di logout di Daito era stata attivata nel peggior momento possibile. Nellistante in cui si congel, il suo avatar cominci a essere colpito da proiettili e laser sparati da qualsiasi direzione. La luce rossa dallarme sul suo petto lampeggi sempre pi veloce, finch non rimase fissa. A quel punto, il gigante Daito si pieg su se stesso e croll a terra. Cadendo, per poco non disintegr Shoto e il Kurosawa. Quando colp il suolo, il corpo del suo avatar si rimpicciol e riprese le sembianze normali. Poi cominci a scomparire, la sua esistenza che si dissolveva un poco alla volta. Quando lavatar di Daito svan completamente, lasci un mucchietto di oggetti che roteavano al suolo: tutto ci che aveva nellinventario, Capsula Beta compresa. Era morto. Nella finestra video notai unaltra macchia che si muoveva: era Shoto che correva a raccogliere gli oggetti di Daito. Poi si gir e corse di nuovo a bordo del Kurosawa. La nave decoll e fu sparata in orbita mentre continuava a essere bersagliata dal fuoco nemico, e mi ricord la mia fuga disperata da Frobozz. La fortuna di Shoto fu che suo fratello aveva spazzato via quasi tutte le navi Sixer nelle vicinanze, e che i rinforzi non erano ancora arrivati. Shoto riusc a entrare in orbita e fuggire saltando alla velocit della luce. Per un pelo. Il video termin e Shoto chiuse la finestra. Come pensi che i Sixer abbiano scoperto dove viveva? gli domandai. Non lo so rispose Shoto. Daito era molto attento. Copriva le sue tracce. Se hanno trovato lui, potrebbero riuscire a trovare anche te gli dissi. Lo so. Ho preso qualche precauzione. Ottimo. Shoto prese la Capsula Beta dal suo inventario e me la porse. Daito avrebbe voluto che lavessi tu. Sollevai una mano. No, penso che dovresti tenerla tu. Potresti averne bisogno. Shoto scosse la testa. Ho tutti gli altri oggetti che gli appartenevano disse. Non ho bisogno di questa. E non la voglio. Mi porse di nuovo la Capsula, con insistenza. Presi lartefatto e lo esaminai. Era un piccolo cilindro di latta, color argento e nero, con un pulsante rosso dattivazione su un lato. La forma e la grandezza ricordavano le mie spade laser. Ma una spada laser valeva pochi spiccioli. Ne avevo pi di cinquanta nella mia collezione. Invece, cera soltanto una Capsula Beta, ed era unarma ben pi potente. Sollevai la Capsula con entrambe le mani e mi inchinai. Grazie, Shoto-san. Grazie a te, Parzival disse, ricambiando linchino. Grazie per avermi ascoltato.

Lentamente, si alz. Tutto, nei suoi movimenti, indicava una sconfitta. Non hai ancora gettato la spugna, vero? Ovviamente no. Raddrizz la schiena e mi rivolse un sorriso cupo. Ma trovare lEgg non pi lo scopo. Ho una nuova missione. Ed ben pi importante. E sarebbe? La vendetta. Annuii. Poi mi avvicinai a una parete e raccolsi una delle spade da samurai che avevo appeso al muro. La porsi a Shoto. Ti prego dissi accetta questo dono. Per aiutarti nella tua nuova missione. Shoto la prese ed estrasse di qualche centimetro la lama ornata. Una Masamune? chiese, osservando rapito la lama. Annuii. S. Ed anche una vorpal +5. Shoto si inchin nuovamente, in segno di gratitudine. Arigato. In silenzio, entrammo nellascensore per tornare allhangar. Prima di salire a bordo della nave, Shoto si volt verso di me. Quanto ci metteranno i Sixer a superare la Terza Porta, secondo te? chiese. Non lo so risposi. Spero che saremo pi veloci noi a raggiungerli. Mai fasciarsi la testa prima del tempo, giusto? Annuii. Non finita finch non finita. E non ancora finita.
0026

Quella sera, poche ore dopo che Shoto se ne era andato, capii tutto. Ero seduto al centro di comando, tenevo in una mano la Chiave di Giada e ripetevo allinfinito lindizio che vi era impresso: La missione continuerai se il test affronterai. Nellaltra mano mi rigiravo la carta argentata. I miei occhi oscillavano tra la chiave e lincarto e poi di nuovo alla chiave, ripetutamente, mentre cercavo di stabilire un collegamento tra i due oggetti. Lo stavo facendo da ore, e non ero giunto ad alcuna conclusione. Sospirai e rimisi via la chiave, poi appoggiai lincarto sul pannello di controllo di fronte a me. Con cura, lisciai le piegature e le grinze. Era di forma quadrata e ogni lato misurava quindici centimetri. Carta argentata da un lato, semplice carta bianca dallaltro. Aprii un software di analisi immagini e feci una scansione ad alta risoluzione di entrambi i lati. Poi ingrandii le immagini sul mio display ed esaminai attentamente ogni singolo micrometro. Non trovai alcun segno o scritta. Stavo mangiando patatine di mais, perci usai i comandi vocali per gestire il software di analisi. Diedi istruzione di rimpicciolire la scansione e centrare limmagine sul display. Nel farlo, mi ricordai la scena di Blade Runner in cui Deckard, il personaggio interpretato da Harrison Ford, usa uno scanner a controllo vocale per analizzare una fotografia. Sollevai lincarto e lo fissai di nuovo. Mentre la luce virtuale si rifletteva sulla superficie della stagnola, pensai di farne un aeroplanino e di lanciarlo per tutta la stanza. Il mio pensiero and agli origami, che mi rimandarono a un altro momento di Blade Runner. Una delle scene finali del film. Fu allora che capii. Lunicorno mormorai. Nel momento in cui pronunciai la parola unicorno, lincarto cominci a piegarsi da solo,

nel palmo della mia mano. Il quadrato di stagnola si pieg diagonalmente, creando un triangolo dargento. Continu a piegarsi e a richiudersi in triangoli e rombi sempre pi piccoli, finch non form una figura a quattro zampe a cui crebbero una coda, una testa e, infine, un corno. Lincarto era giunto a formare un origami argentato a forma di unicorno. Una delle immagini-chiave di Blade Runner. Ero gi sullascensore, diretto verso lhangar, e gridavo a Max di preparare il Vonnegut al decollo. La missione continuerai se il test affronterai. Sapevo esattamente a quale test si riferisse il verso e dove avrei dovuto andare per affrontarlo. Lorigami a forma di unicorno mi aveva appena rivelato tutto. LAlmanacco di Anorak citava Blade Runner nientemeno che quattordici volte. Era uno dei dieci film preferiti di Halliday. Ed era tratto da un romanzo di Philip K. Dick, uno degli autori preferiti di Halliday. Per tutti questi motivi, avevo visto Blade Runner pi di una cinquantina di volte e ricordavo a memoria ogni battuta e ogni fotogramma del film. Mentre il Vonnegutfilava attraverso liperspazio aprii il directors cut di Blade Runner in una finestra del display e mandai avanti veloce per guardare due scene in particolare. Il film, uscito nel 1982, ambientato nella Los Angeles del 2019, in un futuro in espansione ipertecnologica che non sarebbe mai arrivato. Segue la storia di un tale, Rick Deckard, interpretato da Harrison Ford. Deckard un Blade Runner, un agente speciale che insegue ed elimina i replicanti esseri artificiali quasi indistinguibili dai veri esseri umani. In effetti, i replicanti si comportano e assomigliano a tal punto agli esseri umani che lunico modo di individuarli, per un Blade Runner, di sottoporli al test Voight-Kampff, che prende il nome da un dispositivo simile a una macchina della verit. La missione continuerai se il test affronterai. Gli apparecchi Voight-Kampff compaiono in due sole scene del film. Entrambe hanno luogo nel Tyrell Building, unenorme struttura a doppia piramide che ospita la Tyrell Corporation, la fabbrica che produce i replicanti. Le riproduzioni del Tyrell Building erano tra le strutture pi comuni su OASIS. Se ne trovavano delle copie in centinaia di pianeti diversi, sparsi in tutti e ventisette i settori. Questo perch il codice delledificio era incluso tra i template gratuiti nel software di costruzione World Builder (insieme a centinaia di altri edifici presi in prestito da svariati film e serie di fantascienza). Perci, negli ultimi venticinque anni, chiunque avesse usato il software World Builder per creare un nuovo pianeta su OASIS, avrebbe potuto selezionare il Tyrell Building da un menu a tendina e inserirne una copia nella propria simulazione, per iniziare ad agghindare il profilo della propria citt futuristica o del paesaggio che stava programmando. Di conseguenza, alcuni mondi avevano dozzine di Tyrell Building sparsi sulla propria superficie. E io, in quel momento, stavo filando alla velocit della luce sul pi vicino di questi mondi, un pianeta a tema cyberpunk nel Settore 22: Axrenox. Se il mio sospetto era fondato, ogni copia del Tyrell Building su Axrenox conteneva unentrata segreta alla Seconda Porta, attraverso i Voight-Kampff che si trovavano al suo interno. Non temevo di imbattermi nei Sixer, perch escludevo che avessero preso dassedio la Seconda Porta. Non con migliaia di copie del Tyrell Building su centinaia di mondi diversi.

Quando raggiunsi Axrenox, non ci misi pi di un paio di minuti a trovare una copia del Tyrell Building. Era impossibile non vederlo. Un enorme edificio a forma di piramide che, alla base, occupava decine di chilometri quadrati e torreggiava su quasi tutte le strutture che lo circondavano. Individuai la prima copia delledificio e mi ci fiondai. Il dispositivo di occultamento della mia navicella era gi attivato e decisi di mantenerlo quando atterrai con il Vonnegutsu una delle piattaforme del Tyrell Building. Quindi richiusi la navicella e attivai tutti i sistemi di sicurezza, augurandomi che fossero sufficienti a evitarne il furto fino al mio ritorno. Sul pianeta, la magia non funzionava, perci non potevo rimpicciolire la nave e infilarmela in tasca. Lasciare una navicella parcheggiata in bella vista su un mondo cyberpunk chiamato Axrenox, invece, era un po come pregare che te la rubassero. Il Vonnegut sarebbe stato lobiettivo ideale della prima gang di sbandati vestiti di pelle che lavesse notato. Aprii una mappa del layout predefinito del Tyrell Building e me ne servii per localizzare un ascensore che raggiungesse il tetto e fosse vicino alla piattaforma su cui ero atterrato. Quando fui nellascensore, pigiai il codice di sicurezza predefinito sul tastierino numerico e incrociai le dita. Ebbi fortuna. Le porte si spalancarono con un sibilo. Chiunque avesse creato questa sezione di Axrenox non si era preoccupato di resettare i codici di sicurezza del template. Lo presi come un buon segno. Probabilmente anche il resto era rimasto predefinito. Scendendo con lascensore fino al 440 piano, attivai larmatura ed estrassi le armi. Tra lascensore e la stanza che dovevo raggiungere mi sarei imbattuto in cinque posti di controllo. A meno che il template non fosse stato modificato, tra me e la mia destinazione avrei incontrato cinquanta PNG, tutte guardie di sicurezza replicanti Tyrell. La sparatoria ebbe inizio non appena le porte dellascensore si aprirono. Dovetti uccidere sette lavori in pelle prima ancora di uscire dalla cabina ed entrare nel corridoio. I dieci minuti che seguirono furono come la scena madre di un film di John Woo. Uno di quelli con Chow Yun Fat, come Hard Boiled o The Killer. Attivai il fuoco automatico su entrambe le pistole, e tenni premuti i grilletti spostandomi di stanza in stanza, massacrando tutti i png che incontravo sulla mia strada. Le guardie rispondevano al fuoco, ma i loro proiettili rimbalzavano sulla mia armatura senza provocare alcun danno. Non finivo mai le munizioni, perch, ogni volta che le esaurivo, nuovi proiettili venivano teletrasportati nel caricatore. La spesa per le munizioni, quel mese, sarebbe stata pazzesca. Quando infine giunsi a destinazione, inserii un nuovo codice e sbarrai la porta alle mie spalle. Sapevo di non avere molto tempo. In tutto ledificio ululavano sirene di allarme, e le migliaia di guardie PNG appostate ai piani inferiori probabilmente si stavano gi preparando a raggiungermi. Quando entrai nella stanza, i miei passi risuonarono sul pavimento. Non cera anima viva, fatta eccezione per un grosso gufo appollaiato su un trespolo doro. Batt gli occhi in silenzio, osservandomi mentre attraversavo quella stanza grande come una cattedrale. Era una copia perfetta dellufficio di Eldon Tyrell, fondatore della Tyrell Corporation. Ogni dettaglio del film era stato riprodotto fedelmente. Pavimenti in marmo lucido. Colonne massicce di marmo. Una gigantesca vetrata occupava lintera parete occidentale, dal pavimento al soffitto, e offriva una vista mozzafiato della citt. Un lungo tavolo da riunione era posto di fronte alla finestra. Su di esso, cera un

apparecchio Voight-Kampff. Aveva le dimensioni di una ventiquattrore, con una fila di pulsanti senza nome, accanto a tre piccoli monitor. Quando mi avvicinai, la macchina si accese automaticamente. Un sottile braccio robotico allung un dispositivo circolare che somigliava a uno scanner della retina, puntandolo esattamente allaltezza della mia pupilla destra. Sul lato della macchina era inserito un piccolo mantice che cominci a gonfiarsi e sgonfiarsi, dando limpressione che lapparecchio respirasse. Mi guardai intorno, chiedendomi se un PNG di Harrison Ford sarebbe apparso per pormi le stesse domande che aveva posto, nel film, a Sean Young. Avevo imparato a memoria tutte le sue risposte, casomai fosse servito. Ma attesi qualche secondo e non accadde nulla. Il soffietto continuava a gonfiarsi e sgonfiarsi. In lontananza, le sirene continuavano a squillare. Estrassi la Chiave di Giada. Nel momento in cui lo feci, nella parte superiore del VoightKampff si apr un pannello che scopr il buco di una serratura. Rapidamente inserii la Chiave di Giada e diedi una mandata. La macchina e la chiave svanirono e, al loro posto, comparve la Seconda Porta. Questo portale aveva la forma di una normalissima porta, ed era proprio sopra al tavolo delle conferenze. Il profilo brillava del pallido color giada della chiave e, come nel caso della Prima Porta, sembrava condurre a una vasta distesa di stelle. Mi arrampicai sul tavolo e vi saltai dentro. Mi ritrovai allentrata di una squallida sala da bowling, arredata in stile disco anni settanta. La moquette era un turbinio sgargiante insieme di macchie verdi e marroni, e le sedie in plastica modellata erano di un arancione sbiadito. Le piste da bowling erano vuote e non illuminate. Lintera sala era deserta. Non cerano png dietro al bancone di accoglienza, o nel bar. Non ero sicuro di sapere dove fossi finch non lessi Middletown Lanes, stampato a grandi lettere sul muro che sovrastava le piste da bowling. Dapprima, lunico suono che udii fu il ronzio sommesso delle luci fluorescenti sopra la mia testa. Ma poi sentii una serie di lievi cinguettii elettronici alla mia sinistra. Guardai in quella direzione e vidi una nicchia buia, al di l del bar. Sopra a quellentrata da caverna vidi uninsegna. Dieci rosse lettere al neon formavano le parole SALA GIOCHI. Segu una violenta raffica di vento, e il rombo di quello che sembr un uragano che sradicava lintera sala da bowling. I miei piedi scivolarono sul tappeto e capii che il mio avatar veniva trascinato verso la sala giochi, come se un buco nero si fosse spalancato l, da qualche parte. Mentre il vortice mi risucchiava attraverso lentrata della sala giochi, notai una dozzina di videogiochi, tutti risalenti alla seconda met degli anni ottanta. Crime Fighters, Heavy Barrel, Vigilante, Smash TV. Ma poi capii che il mio avatar veniva trascinato verso un gioco in particolare, un gioco isolato in fondo alla stanza. Black Tiger. Capcom. 1987. Un vortice turbinoso si era aperto in mezzo al monitor e risucchiava rifiuti, tazze di carta, scarpe da bowling tutto ci che non era fissato al pavimento o alle pareti. Me compreso. Via via che il mio avatar si avvicinava sempre di pi, allungai una mano e, di riflesso, afferrai il joystick di un cabinato di Time Pilot. I miei piedi si sollevarono dal suolo, mentre il vortice continuava ad attirare, inesorabilmente, il mio avatar verso di s. A questo punto, mi stavo gi pregustando ci che sarebbe avvenuto. Ero pronto a darmi

una robusta pacca sulla spalla, perch avevo appreso larte di Black Tiger molto tempo prima, nel corso del primo anno della Caccia. Negli anni che avevano preceduto la morte di Halliday, quelli in cui aveva vissuto da recluso, lunica cosa che aveva postato sul suo sito era una breve animazione in loop. Mostrava il suo avatar, Anorak, seduto nella biblioteca del suo castello, intento a mescolare pozioni e concentrato su alcuni libri di incantesimi. Quel filmato aveva continuato a ripetersi per pi di un decennio, fino a quando non era stato rimpiazzato dal Segnapunti, la mattina della morte di Halliday. Nel video, appeso alla parete alle spalle di Anorak, si poteva vedere un grande dipinto con un drago nero. I Gunter avevano inondato i forum di discussione interrogandosi sul significato del dipinto, la valenza simbolica del drago nero e la possibilit che non significasse proprio nulla. Ma, sin dallinizio, io ero certo del suo significato. In una delle prime annotazioni dellAlmanacco di Anorak, Halliday aveva scritto che, ogni volta che i suoi genitori cominciavano a urlarsi contro, era sua abitudine andarsene furtivamente di casa e pedalare fino alla sala da bowling per giocare a Black Tiger, perch era un gioco che riusciva a completare con un singolo quarto di dollaro. AA 23.234: Per un misero quarto di dollaro, Black Tiger mi concede la fuga dalla mia esistenza marcia per tre gloriosissime ore. Scambio vantaggioso. Black Tiger era uscito in Giappone con il titolo originale, Burakku Doragon. Black Dragon. Il gioco era poi stato reintitolato Black Tiger per ledizione americana. Avevo dedotto che il dipinto del drago nero sul muro dello studio di Anorak potesse alludere al fatto che Burakku Doragon avrebbe giocato un ruolo chiave nella Caccia. Perci mi ero studiato il gioco fino a che, come Halliday, non ero stato in grado di completarlo con un solo gettone. Poi, avevo deciso di riprenderlo in mano una volta ogni due mesi, per non arrugginirmi. A quanto pare sarei stato ripagato della mia lungimiranza e dedizione. Riuscii a reggermi al joystick di Time Pilot per pochi secondi. Poi mollai la presa e il mio avatar fu risucchiato nel monitor di Black Tiger. Per un istante vidi solo nero. Poi mi ritrovai in un ambiente surreale. Ero nello stretto corridoio di un sotterraneo. Alla mia sinistra cera un muro di ciottoli sul quale era appeso il teschio di un enorme drago. Il muro saliva e saliva, fino a svanire nelloscurit sopra di me. Non riuscivo a vedere il soffitto. Il pavimento del sotterraneo era fatto di piattaforme circolari fluttuanti e disposte, da unestremit allaltra, in una lunga fila che raggiungeva loscurit di fronte a me. Alla mia destra, oltre i margini delle piattaforme, non cera nulla: soltanto un buio vuoto e infinito. Mi voltai, ma non vidi alcuna uscita. Soltanto un altro muro di ciottoli, che raggiungeva il nero fitto al di sopra della mia testa. Guardai il corpo del mio avatar. Avevo assunto le sembianze del protagonista di Black Tiger, un guerriero barbaro muscoloso e seminudo, in perizoma rinforzato ed elmo munito di corna. Il mio braccio destro scompariva in un bizzarro guanto di metallo da cui pendeva una catena retrattile a un capo della quale era legata una palla piena di spuntoni di ferro. La mano destra reggeva abilmente tre coltelli da lancio. Quando li lanciai nel buio alla mia destra, tre coltelli identici ricomparvero nella mia mano. Quando provai a saltare, scoprii che riuscivo a fare balzi di una decina di metri e a riatterrare su tutti e due i piedi con grazia felina.

Finalmente capivo. Dovevo giocare a Black Tiger, daccordo. Ma non alla versione bidimensionale, quella di cinquantadue anni fa a scorrimento orizzontale, che avevo imparato a memoria. Ero nel mezzo di una nuova versione del gioco, immersiva e tridimensionale, creata da Halliday. La mia conoscenza della meccanica del gioco, dei suoi livelli e dei nemici mi avrebbe di certo aiutato, ma la giocabilit sarebbe cambiata radicalmente e avrebbe richiesto delle abilit completamente diverse. La Prima Porta mi aveva catapultato in uno dei film preferiti di Halliday e la Seconda Porta mi aveva immerso in uno dei suoi videogiochi preferiti. Mentre rimuginavo sulle implicazioni di questo schema, sul display lampeggi un messaggio: GO! Mi guardai intorno. Una freccia incisa nel muro di pietra alla mia sinistra mi indicava la strada, in avanti. Stirai braccia e gambe, scrocchiai le dita e trassi un respiro profondo. Poi, preparando le armi, corsi in avanti, saltando da una piattaforma allaltra, per affrontare i miei primi avversari. Halliday aveva ricreato fedelmente ciascun dettaglio del sotterraneo dellottavo livello di Black Tiger. Cominciai male e persi una vita senza nemmeno essermi scontrato con il primo mostro finale. Ma presi confidenza quasi subito con le tre dimensioni del gioco (la prospettiva era in prima persona). Poco dopo, trovai il ritmo giusto. Avanzai con decisione, saltando di piattaforma in piattaforma, colpendo a mezzaria, schivando gli incessanti attacchi di blob, scheletri, serpenti, mummie, minotauri e s ninja. Ogni nemico che sconfiggevo si polverizzava in una pila di monete Zenny, che in seguito usavo per comprare armature, armi, pozioni dai vari Saggi barbuti sparsi in ogni livello. (A quanto pare questi Saggi pensavano che mettere su un negozietto nel mezzo di un sotterraneo infestato dai mostri fosse una buona idea.) Non cerano pause, e non avevo modo di stoppare il gioco. Una volta attraversata una porta, non era possibile fermarsi e disconnettersi. Il sistema non lo permetteva. Anche chi si fosse tolto il visore sarebbe rimasto connesso. Lunico modo di uscire da una porta era attraversarla interamente. O morire. Riuscii a superare tutti e otto i livelli del gioco in poco meno di tre ore. Sfiorai la morte durante il combattimento con il mostro finale, il drago nero che, naturalmente, era identico alla creatura ritratta nello studio di Anorak. Avevo usato tutte le vite a disposizione, e la barra della salute stava per raggiungere lo zero, ma riuscii a proseguire e a ripararmi dallalito ardente del drago mentre, lentamente, riducevo i suoi Punti Vita con un costante lancio di coltelli. Quando gli diedi il colpo di grazia, il drago si sbriciol davanti ai miei occhi in granelli di polvere digitale. Mi lasciai sfuggire un sospiro di sollievo profondo ed esausto. E poi, senza transizione alcuna, mi ritrovai nella sala giochi della pista da bowling, davanti al cabinato di Black Tiger. Di fronte a me, sul monitor del gioco, il mio barbaro in armatura aveva assunto una posa eroica. Sotto di lui, apparvero le seguenti parole: HAI RIPORTATO LA PACE E LA PROSPERIT NELLA NOSTRA NAZIONE. GRAZIE, BLACK TIGER!

CONGRATULAZIONI PER LA TUA FORZA E PER LA TUA SAGGEZZA! Poi accadde qualcosa di strano qualcosa che non era mai successo quando avevo completato il gioco originale. Uno dei Saggi dei sotterranei comparve sullo schermo, accompagnato da una nuvoletta che diceva: Grazie. Sono in debito con te. Ti prego, accetta un robot gigante come ricompensa. Sotto al Saggio apparve una lunga fila di icone a forma di robot, che attraversavano lo schermo orizzontalmente. Scoprii che, muovendo il joystick a destra o a sinistra, potevo scorrere una selezione di un centinaio di robot giganti diversi. Quando uno dei robot era evidenziato, una lista dettagliata delle sue caratteristiche e delle sue armi compariva sullo schermo, in basso. Non riconobbi molti dei robot, ma la maggior parte mi era familiare. Vidi Gigantor, Mazinga Z, il Gigante di Ferro, Jet Jaguar, il robot gigante con la testa a forma di sfinge di Giant Robot, i cinque robot che formavano Voltron, lintera linea di giocattoli Shogun Warriors e molti dei robot di Macross e Gundam. Undici delle icone erano grigie ed erano coperte da una X rossa e i robot non potevano essere identificati o selezionati. Erano certamente quelli presi da Sorrento e dagli altri Sixer che avevano superato la porta prima di me. Con tutta probabilit mi sarebbe stata data in premio una riproduzione, reale e funzionante, del robot che avrei scelto, perci studiai con attenzione tutte le opzioni che avevo, cercando il robot che ritenevo pi potente e con unartiglieria migliore. Ma mi immobilizzai quando vidi Leopardon, il gigantesco robot trasformer usato da Supaidaman, lincarnazione dellUomo Ragno che comparve alla fine degli anni settanta sulla tv giapponese. Avevo scoperto Supaidaman nel corso delle mie ricerche e ne ero in un certo qual modo ossessionato. Perci non mi importava se Leopardon fosse davvero il robot pi potente. Dovevo averlo a prescindere. Selezionai licona e premetti il pulsante di sparo. Una copia di trenta centimetri di Leopardon comparve sul mobile di Black Tiger. La afferrai e la infilai nellinventario. Non cerano istruzioni, e la descrizione era completamente vuota. Mi dissi che lavrei esaminato dopo, al mio rientro nella fortezza. Nel frattempo, sul monitor di Black Tiger, i titoli di coda del gioco avevano cominciato a scorrere sullimmagine delleroe, seduto sul trono con una smilza principessa al suo fianco. Rispettosamente, lessi i nomi di tutti i programmatori. Erano giapponesi, salvo lultima riga dei titoli, che diceva: PORT OASIS DI J.D. HALLIDAY. Quando i titoli finirono, il monitor si oscur per un istante. Poi, al centro dello schermo, cominci lentamente ad apparire un simbolo: un cerchio rosso brillante con una stella a cinque punte allinterno. Le punte della stella si estendevano oltre al cerchio. Un secondo pi tardi, apparve unimmagine della Chiave di Cristallo, roteando lentamente al centro della stella rossa. Fui investito da una scarica di adrenalina, perch riconobbi il simbolo, e sapevo dove mi avrebbe condotto. Scattai una serie di foto dello schermo, per sicurezza. Un istante dopo, il monitor si oscur e il cabinato di Black Tiger si dissolse, trasformandosi in un portale che aveva la forma di una normalissima porta, con il profilo color giada brillante. Luscita. Lanciai un grido trionfale e ci saltai dentro.

0027

Quando riemersi dalla porta, il mio avatar si ritrov nellufficio di Tyrell. Il Voight-Kampff era riapparso al suo posto, sul tavolo accanto a me. Guardai lorologio. Erano passate pi di tre ore da quando avevo attraversato la porta. Tranne per il gufo, la stanza era deserta, e le sirene di sicurezza avevano smesso di suonare. Le guardie PNG avevano probabilmente fatto irruzione e perquisito la stanza mentre io ero ancora dentro la porta, perch sembrava che non mi stessero pi cercando. Campo libero. Senza spiacevoli incidenti, ripercorsi la strada fino allascensore e su, fino alla piattaforma di atterraggio. E, rendiamo grazie a Crom, trovai il Vonnegut nel punto esatto in cui lo avevo parcheggiato, con il dispositivo di occultamento ancora attivo. Corsi a bordo e me ne andai da Axrenox, spingendomi alla velocit della luce appena entrai in orbita. Mentre il Vonnegut filava per liperspazio, diretto verso lo stargate pi vicino, aprii una delle foto che avevo scattato al simbolo della stella rossa. Poi estrassi il diario del Graal e aprii la sottocartella che avevo dedicato ai Rush, leggendario gruppo rock canadese. I Rush erano stati uno dei gruppi preferiti di Halliday dalladolescenza in avanti. Una volta in unintervista rivel che aveva programmato ogni singolo gioco (OASIS compreso) ascoltando esclusivamente album dei Rush. Spesso si riferiva ai tre membri dei Rush, Neil Peart, Alex Lifeson e Geddy Lee, come alla Santa Trinit o agli di del Nord. Nel diario del Graal conservavo ogni canzone, disco, bootleg e video che i Rush avessero mai realizzato. Avevo scansioni ad alta risoluzione di tutti i loro libretti e delle copertine. Ogni fotogramma registrato ai concerti che fosse mai esistito. Ogni intervista che il gruppo avesse mai rilasciato in radio o in televisione. Biografie integrali di ciascun membro della band, con tanto di copie dei loro progetti e di quelli solisti. Aprii la discografia della band e selezionai il disco che stavo cercando: 2112, il concept album dei Rush a tema fantascientifico. Sul display apparve una scansione ad alta risoluzione della copertina del disco. Il nome della band e il titolo dellalbum erano stampati su una distesa di stelle e, poco pi in basso, come se fosse il riflesso della superficie increspata di un lago, cera il simbolo che avevo visto sul monitor di Black Tiger: una stella rossa a cinque punte, racchiusa in un cerchio. Quando accostai la copertina del disco alla foto del monitor, notai che i due simboli combaciavano perfettamente. 2112, il pezzo che ha dato il titolo allalbum, un brano epico in sette parti e dura pi di venti minuti. La canzone racconta la storia di un ribelle anonimo che vive nellanno 2112, in unera in cui la creativit e la libert despressione sono state messe fuori legge. La stella rossa in copertina il simbolo della Solar Federation, lopprimente societ interstellare di cui si parla nel testo. La Solar Federation controllata da un gruppo di sacerdoti che viene descritto nella seconda parte della canzone, intitolata The Temples of Syrinx. Il testo mi rivel esattamente dove fosse nascosta la Chiave di Cristallo: We are the Priests of the Temples of Syrinx Our great computers fill the hallowed halls. We are the Priests of the Temples of Syrinx All the gifts of life are held within our walls.13 Nel Settore 21 cera un pianeta chiamato Syrinx. Era l che stavo andando.
13 Siamo i sacerdoti dei Templi di Syrinx / I nostri computer ne riempiono i gloriosi atrii / Siamo i sacerdoti dei Templi di Syrinx / I doni della vita tratteniamo in queste mura. [N.d.T.]

Le mappe OASIS descrivevano Syrinx come un mondo desolato dal terreno roccioso, privo di abitanti PNG. Quando controllai il copyright del pianeta, vidi che il creatore di Syrinx era indicato come Anonimo. Ma sapevo che i codici del pianeta erano stati scritti da Halliday perch lintera progettazione rispecchiava il mondo descritto nel libretto di 2112. 2112 usc nel 1976, ai tempi in cui la musica si vendeva su dischi in vinile da dodici pollici. I dischi erano protetti da copertine in cartone illustrate su cui era stampata anche la tracklist. Alcune copertine si aprivano come libri e includevano altre immagini e un vero e proprio libretto, con tanto di testi e informazioni sulla band. Quando aprii una scansione del libretto di 2112, trovai al suo interno una seconda immagine del simbolo della stella rossa. Ritraeva un uomo nudo, raggomitolato davanti alla stella, con entrambe le braccia protese come a proteggersi per il terrore. Sulla quarta di copertina si trovavano i testi di tutte e sette le parti della suite di 2112. Ciascuno era preceduto da un paragrafo in prosa che intensificava il potenziale narrativo delle canzoni. Queste brevi scene erano raccontate dal punto di vista del protagonista anonimo di 2112. Il paragrafo che segue precedeva il testo della prima parte: Sono sveglio, sdraiato, e osservo la desolazione di Megadon. Cielo e citt diventano una cosa sola, si confondono in un unico piano, un vasto mare di grigi ininterrotti. Le Lune Gemelle due pallide orbite che compiono il loro percorso nel cielo di piombo. Quando la nave raggiunse Syrinx vidi le lune gemelle, By-Tor e Snow Dog, orbitare intorno al pianeta. I nomi erano tratti da un altro classico dei Rush. E pi gi, sulla grigia superficie desolata del pianeta, si trovavano esattamente 1024 copie di Megadon, la citt sotto la cupola descritta nel libretto. Erano il doppio delle copie di Zorksu Frobozz, perci sapevo che i Sixer non avrebbero potuto sorvegliarle tutte. Attivato il dispositivo di occultamento, selezionai la copia pi vicina e atterrai con il Vonnegutappena fuori dalle mura, controllando che non ci fossero altre navi. Megadon era ancorata alla cima di un altopiano roccioso, sul margine estremo di un profondo dirupo. La citt era in rovina. Lenorme cupola trasparente era venata da un reticolo ininterrotto di crepe e sembrava sul punto di crollare da un momento allaltro. Riuscii a entrare in citt infilandomi in una delle crepe pi grandi, alla base della cupola. La citt di Megadon mi ricordava la copertina di un qualsiasi tascabile di fantascienza anni cinquanta che ritraeva le rovine di una civilt un tempo tecnologicamente avanzata. Al centro esatto della citt mi imbattei in un tempio a forma di obelisco i cui muri erano stati erosi dal vento. Sullingresso campeggiava la grande stella rossa della Solar Federation. Ero di fronte al Tempio di Syrinx. Non era protetto da un campo di forza n era circondato da un distaccamento di Sixer. Non cera anima viva. Estrassi le pistole e camminai fino allentrata del tempio. Allinterno, supercomputer a forma di obelisco si susseguivano in lunghe file e riempivano il tempio, grande quanto una cattedrale. Mi aggirai tra le file, ascoltando il sordo ronzio delle macchine, finch non raggiunsi il centro del tempio. L, trovai un altare sopraelevato, la stella rossa a cinque punte incisa nella pietra. Quando salii sullaltare, il ronzio dei computer cess di colpo e la sala fu immersa nel silenzio.

Avevo come limpressione di dover piazzare qualcosa sullaltare, a mo di offerta al Tempio di Syrinx. Ma cosa? Il robot Leopardondi trenta centimetri che avevo guadagnato superando la Seconda Porta non sembrava adatto. Provai a mettere il robot sullaltare, ma non accadde nulla. Lo rimisi nellinventario e per un attimo mi fermai a pensare. Poi mi ricordai un altro particolare del libretto di 2112. Lo aprii di nuovo e lo scorsi. La mia risposta era l, nel paragrafo che precedeva la terza parte: Discovery. Dietro la mia adorata cascata, nella piccola stanza nascosta sotto la caverna, la trovai. Scostai la polvere depositata negli anni e la raccolsi, tenendola tra le mani con reverenza. Non avevo idea di cosa potesse essere, ma era sublime. Appresi a mettere le dita sui fili, a girare le chiavi per emettere suoni diversi. E colpendo i fili con laltra mano, produssi i miei primi suoni armonici e poi, ben presto, la mia musica! Trovai la cascata allestremit meridionale della citt, dentro la parete ricurva della cupola atmosferica. Non appena la vidi, attivai i razzi dei miei stivali e volai fino al fiume di schiuma e vapore formato dalla cascata, e poi lo attraversai. La tuta aptica fece del suo meglio per simulare la sensazione dei rivoli dacqua che sferzavano il mio corpo, ma sembr pi che altro che qualcuno mi colpisse la testa, le spalle e la schiena con un fascio di rametti. Una volta giunto dallaltra parte della cascata, trovai lapertura di una caverna e vi entrai. La caverna si restringeva fino a formare un lungo tunnel che si apriva in una stanza buia e angusta. Mi guardai intorno e scoprii che una delle stalagmiti che si innalzavano dal suolo era piuttosto consumata sulla punta. La afferrai e la tirai verso di me, ma non si smosse. Provai dunque a spingerla e cedette, piegandosi come fosse attaccata a un perno nascosto, una leva o qualcosa di simile. Sentii un rumore di pietre alle mie spalle, mi voltai e vidi, al suolo, una botola aperta. In cima alla caverna si era formata unapertura che inondava con un fascio di luce la botola e la minuscola camera che era appena stata svelata l sotto. Dallinventario presi un oggetto, una bacchetta magica in grado di localizzare trappole nascoste, magiche e non. La usai per assicurarmi che larea fosse pulita, poi saltai nella botola e atterrai sul suolo polveroso della camera nascosta. Era una stanza minuscola, a forma di cubo, con una grande pietra grezza addossata alla parete settentrionale. Incastrata nella pietra, dalla parte del manico, cera una chitarra elettrica. Avevo gi visto quel modello nei filmati del tour di 2112 che avevo ripassato durante il viaggio sul Vonnegut. Era una Gibson Les Paul del 74, la chitarra che Alex Lifeson aveva usato nel tour di 2112. Sogghignai davanti a quellassurda immagine arturiana della chitarra nella roccia. Come ogni Gunter, avevo visto Excalibur, di John Boorman, un numero infinito di volte, perci mi fu subito chiaro ci che avrei dovuto fare. Allungai la mano destra, afferrai il manico della chitarra e tirai. La chitarra si stacc dalla roccia con un lungo shhingggg! metallico. Tenni la chitarra alta sopra la testa, e il tintinnio metallico si trasform in un accordo di quinta che riecheggi in tutta la caverna. Fissai per un istante la chitarra e stavo gi attivando i razzi degli stivali per risalire dalla botola e uscire dalla caverna, quando fui colto da unidea e mi fermai. Durante il liceo, James Halliday aveva preso qualche lezione di chitarra. Era ci che mi aveva spinto a imparare a suonarla. Non avevo mai tenuto in mano una chitarra vera, ma con quelle virtuali spaccavo.

Rovistai nellinventario e trovai un plettro. Poi aprii il diario del Graal ed estrassi gli spartiti di 2112, insieme alle tablature di Discovery, che descrive la scoperta, da parte delleroe, di una chitarra in una stanza nascosta dietro una cascata. Quando iniziai a suonare, il suono della chitarra rimbomb tra i muri della camera e risal per la caverna, nonostante lassenza di elettricit o amplificatori. Appena ebbi suonato la prima battuta di Discovery, comparve un messaggio, scolpito nella roccia da cui avevo estratto la chitarra. La prima forgiata in rosso metallo, La seconda in pietra verde, La terza del pi limpido cristallo, Ma ad aprirla da soli si perde. Pochi secondi dopo, le parole iniziarono a dissolversi, svanendo insieme al riverbero dellultima nota che avevo suonato. Rapidamente, scattai una foto alla schermata con lenigma, cercando gi di decifrarne il significato. Parlava, chiaramente, della Terza Porta. E di come non si potesse aprirla da soli. Che i Sixer avessero suonato la canzone e trovato il messaggio? Ne dubitavo fortemente. Si sarebbero limitati a estrarre la chitarra dalla roccia e a riportarla al tempio. In quel caso, probabilmente non sapevano che cera un trucchetto per aprire la Terza Porta. E questo spiegava perch non fossero ancora arrivati allEgg. Ritornai al tempio e posai la chitarra sullaltare. Quando lo feci, i computer a forma di obelisco che mi sovrastavano cominciarono a emettere una cacofonia di suoni, come unintera orchestra in fase di accordatura. Il rumore si intensific in un crescendo assordante e poi sinterruppe di colpo. Quindi, laltare fu avvolto da un lampo di luce e la chitarra si trasform nella Chiave di Cristallo. Quando mi avvicinai per raccogliere la chiave, udii un trillo e il mio punteggio sul Segnapunti aument di 25 000 punti. Sommati ai 200 000 che avevo guadagnato superando la Seconda Porta, portavano il mio totale a 353 000 punti, mille in pi di Sorrento. Ero di nuovo al primo posto. Ma sapevo che non era il momento di festeggiare. Esaminai in fretta la Chiave di Cristallo, inclinandola alla luce per studiarne la superficie luccicante e sfaccettata. Non cerano parole incise, ma notai un piccolo monogramma al centro dellimpugnatura di cristallo, una singola A, ben disegnata, che riconobbi subito. Quella stessa A compariva nella casella simbolo del personaggio della prima scheda che James Halliday avesse mai compilato su Dungeons & Dragons. Era il monogramma che si vedeva sulla tunica nera del suo leggendario avatar OASIS: Anorak. E sapevo che lo stesso emblema adornava il cancello di Castle Anorak, la fortezza inespugnabile dellavatar. Durante i primi anni della Caccia, i Gunter si erano avventati come insetti affamati su qualsiasi localit OASIS che sembrasse un buon nascondiglio per le tre chiavi; in particolare, sui pianeti i cui codici erano stati scritti dallo stesso Halliday. Principale destinazione era Chthonia, una minuziosa riproduzione del mondo che Halliday aveva creato al liceo per la sua campagna di Dungeons & Dragons e che era stata anche lambientazione di molti dei suoi primi videogiochi. Chthonia era diventato la Mecca dei Gunter. Come chiunque altro, mi ero sentito in dovere di fare un breve pellegrinaggio sul pianeta

per visitare Castle Anorak. Ma il castello era inespugnabile e lo era sempre stato. Nessun avatar, se non Anorak stesso, poteva varcarne la soglia. Ma ora sapevo che ci doveva essere un modo per entrare a Castle Anorak. Perch la Terza Porta era l dentro. Quando tornai sulla nave, decollai e stabilii la rotta verso Chthonia, nel Settore 10. Poi iniziai a scorrere i feed di notizie, per le reazioni esaltate dei media alla notizia del del mio ritorno al primo posto. Ma il mio punteggio non era la notizia del giorno. No, la grande notizia, quel pomeriggio, era che il nascondiglio dellEaster Egg di Halliday era stato infine rivelato al mondo. Si trovava, disse il giornalista, da qualche parte sul pianeta Chthonia, allinterno di Castle Anorak. E lo si era saputo perch lintero esercito Sixer si era accampato intorno al castello. Erano arrivati quel giorno, in mattinata, dopo che avevo superato la Seconda Porta. Un tempismo simile non poteva essere una coincidenza. I miei progressi dovevano aver spinto i Sixer a smettere di celare i loro tentativi per superare la Terza Porta e a rendere pubblico il luogo in cui si trovava, sbarrandone laccesso prima che io, o chiunque altro, potessi raggiungerlo. Pochi minuti dopo essere giunto su Chthonia, volai, con il dispositivo doccultamento attivato, intorno al castello per valutare la situazione. Era anche peggio di quanto avessi immaginato. I Sixer avevano installato un qualche scudo magico intorno a Castle Anorak, una cupola semitrasparente che racchiudeva completamente il castello e larea circostante. Accampato entro i confini dello scudo, cera lintero esercito Sixer. Un vasto schieramento di truppe, carri armati, armi e veicoli, circondava il castello da tutti i lati. Svariati clan di Gunter si erano gi presentati sulla scena e si giocavano le prime carte tentando di distruggere lo scudo con testate ad alto rendimento. A ogni detonazione seguiva un breve spettacolo di luci atomiche, poi il colpo si disperdeva, senza intaccare lo scudo. Gli attacchi continuarono per un altro paio dore, via via che la notizia si diffondeva e un numero sempre maggiore di Gunter giungeva su Chthonia. I clan lanciarono contro lo scudo ogni tipo darma immaginabile, ma senza ottenere il minimo effetto. Testate nucleari, sfere di fuoco, missili magici: nulla. Infine, una squadra di Gunter cerc di scavare un tunnel sotto i confini della cupola, e fu allora che si scopr che a circondare il castello non era in realt una cupola ma una sfera, che circondava il castello sia al di sopra del suolo sia sottoterra. Pi tardi, quella sera, molti maghi Gunter di alto livello completarono i loro incantesimi divinatori e annunciarono sui forum che lo scudo intorno al castello era generato da un artefatto molto potente noto come La Sfera di Osuvox, che poteva essere attivato soltanto da un mago di novantanovesimo livello. Secondo la descrizione, lartefatto era in grado di crearsi intorno uno scudo sferico, con una circonferenza che poteva raggiungere mezzo chilometro. Lo scudo era impenetrabile e indistruttibile e poteva vaporizzare qualsiasi cosa lo toccasse. Inoltre, poteva essere mantenuto a tempo indeterminato, a patto che il mago che aveva attivato la sfera rimanesse immobile e tenesse entrambe le mani ferme sullartefatto. Nei giorni che seguirono, i Gunter cercarono in tutti i modi di penetrare al di l dello scudo. Magia. Tecnologia. Teletrasporto. Controincantesimi. Altri artefatti. Non

funzionarono. Non cera modo di entrare. Rapidamente, in tutta la comunit Gunter si diffuse unatmosfera di disperazione. Solitari e membri dei clan erano pronti a gettare la spugna. I Sixer avevano la Chiave di Cristallo e un accesso esclusivo alla Terza Porta. Tutti concordavano che la fine fosse vicina, che fosse finito tutto, tranne le lacrime. Nel corso di tutti questi sviluppi riuscii, in qualche modo, a mantenere la calma. Cera la possibilit che i Sixer non avessero nemmeno capito come aprire la Terza Porta. Naturalmente, avrebbero avuto un sacco di tempo a disposizione. Potevano permettersi di essere lenti e metodici. Prima o poi, si sarebbero imbattuti nella soluzione. Ma non mi volevo arrendere. Finch un avatar non raggiungeva lEaster Egg, tutto era possibile. Come in ogni videogioco classico, la Caccia era semplicemente passata a un livello nuovo, pi difficile. E un nuovo livello, spesso, richiedeva una strategia completamente nuova. Cominciai a elaborare un piano. Un piano audace, stravagante, che avrebbe richiesto una quantit mitologica di fortuna. Misi in atto la prima parte del piano mandando unemail ad Art3mis, Aech e Shoto. Il messaggio spiegava dove avrebbero trovato la Seconda Porta e come avrebbero potuto ottenere la Chiave di Cristallo. Quando fui certo che tutti e tre avevano ricevuto il mio messaggio, diedi inizio alla fase successiva del piano. Questa era la parte che mi terrorizzava di pi, perch sapevo che cerano buone probabilit che mi uccidessero. Ma a quel punto, non mi importava pi. Avrei raggiunto la Terza Porta, o sarei morto provandoci.

LIVELLO TRE
Uscire di casa altamente sopravvalutato. Almanacco di Anorak, Capitolo 17, Verso 32

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Quando la polizia della IOI venne ad arrestarmi, ero nel bel mezzo di Explorers, film del 1985 diretto da Joe Dante. Parla di tre ragazzini che costruiscono unastronave in giardino e poi volano via e vanno a incontrare gli alieni. Probabilmente uno dei pi grandiosi film per ragazzi mai realizzato. Per abitudine, lo riguardavo almeno una volta al mese. Mi aiutava a distendere i nervi. Una miniatura in fondo al display mi offriva la ripresa della telecamera di sicurezza esterna del palazzo, perci vidi il Veicolo di Recupero Schiavi Reclutati accostare di fronte alledificio, a sirene spiegate e luci lampeggianti. Saltarono fuori quattro agenti, in stivali militari ed elmetti antisommossa, e corsero nelledificio seguiti da un tale che indossava giacca e cravatta. Continuai a osservarli sulla telecamera dellatrio, mentre sventolavano i loro distintivi IOI, oltrepassavano il posto di controllo e si infilavano nellascensore. Stavano salendo al mio piano. Max mormorai, avvertendo il tono spaventato della mia stessa voce. Esegui macro di sicurezza numero uno: Crom, gran dio dei monti. Questo comando vocale faceva eseguire al computer una lunga sequenza di azioni preprogrammate, sia online sia nel mondo reale.

P-p-prontissimo, capo! replic Max allegramente e, in un secondo, il sistema di sicurezza dellappartamento pass in modalit blocco. La WarDoor rinforzata in titanio cal dal soffitto, sbattendo e unendosi alla porta di sicurezza incassata nel muro dellappartamento. Dalla telecamera di sicurezza montata nel corridoio fuori dallappartamento, osservai i quattro agenti uscire dallascensore e fiondarsi nel corridoio, fino a raggiungere la mia porta. I due davanti impugnavano saldatrici al plasma. Gli altri due avevano pistole a impulsi elettrici VoltJolt a potenza industriale. Il tizio con il completo, dietro di loro, aveva con s un bloc-notes digitale. Non fui sorpreso di vederli. Sapevo perch erano arrivati. Erano arrivati per forzare lappartamento e tirarmi fuori, come se dovessero estrarre un pezzo di carne da un barattolo. Quando arrivarono alla porta, lo scanner li ispezion e le loro identit mi comparvero sul display, informandomi che tutti e cinque erano ufficiali della IOI con un mandato darresto valido per Bryce Lynch, linquilino dellappartamento. Perci, nel rispetto della legge locale, statale e federale, il sistema di sorveglianza del condominio apr entrambe le porte di sicurezza per garantirgli laccesso. Ma la WarDoor che avevo appena azionato li lasci fuori. Naturalmente, gli agenti si aspettavano che avessi qualche sistema di sicurezza supplementare, ed per questo che si erano portati le saldatrici al plasma. Il parassita IOI in giacca e cravatta si infil tra gli altri agenti e piazz cautamente il pollice sul citofono. Sul mio display comparve il suo nome e il suo ruolo nella societ: Michael Wilson, Divisione Crediti e Riscossioni IOI, Impiegato # IOI-481231. Wilson guard su, dritto nellobiettivo della telecamera nel corridoio, e sorrise affabile. Signor Lynch disse, alzando la voce perch lo sentissi nonostante le saldatrici. Mi chiamo Michael Wilson e faccio parte della Divisione Crediti e Riscossioni della Innovative Online Industries. Consult il bloc-notes. Sono qui perch non ha effettuato gli ultimi tre pagamenti sulla sua carta Visa IOI, le cui pendenze ammontano a ventimila dollari. I nostri dossier ci segnalano che al momento lei non ha un impiego, ed stato quindi classificato come indigente. Per la legge federale, lei idoneo al reclutamento forzato causa insolvenza. Rimarr con noi finch non avr estinto il suo debito con la compagnia, inclusi gli interessi applicabili, le multe per il ritardo e per la procedura, e ogni altra spesa o ammenda che contrarr dora in avanti. Wilson indic gli agenti. Questi signori sono qui per aiutarmi a prenderla in custodia e scortarla al suo nuovo posto di lavoro. Le chiediamo di aprire la porta e garantirci laccesso al suo alloggio. Ci tengo a informarla che siamo autorizzati a confiscare i suoi effetti personali. Il valore degli oggetti, ovviamente, sar detratto dalle sue insolvenze. A quanto riuscii a sentire, Wilson recit tutta la formula senza fermarsi a respirare, parlando con il tono piatto di chi costretto a ripetere le stesse frasi per tutto il giorno. Dopo una breve pausa, risposi al citofono: Certo, ragazzi. Datemi un minuto per infilarmi i pantaloni. Esco subito. Wilson aggrott la fronte. Signor Lynch, se non ci garantisce accesso entro dieci secondi, siamo autorizzati a sfondare la porta. Limporto di ogni danno causato dallirruzione dei nostri agenti, compreso il danno alla propriet e i costi della riparazione, si andranno a sommare al suo debito. Grazie. Wilson si allontan dal citofono e fece un cenno agli altri.

Uno degli agenti accese immediatamente la saldatrice e, quando la punta si color di un rosso incandescente, cominci a incidere il rinforzo in titanio della WarDoor. Laltro con la saldatrice si scost di qualche centimetro e inizi a perforare la parete. Questi tizi avevano accesso alle specifiche di sorveglianza di tutto ledificio, perci sapevano che i muri degli appartamenti erano dotati di una lamina in acciaio e di uno strato di cemento, che poteva essere tagliato molto pi rapidamente della WarDoor in titanio. Ovviamente avevo preso le mie precauzioni: avevo rinforzato pareti, pavimento e soffitto con una SageCage in lega di titanio, montata da me pezzo per pezzo. Una volta perforato il muro, avrebbero dovuto passare attraverso la gabbia. Ma questo mi avrebbe concesso al massimo cinque o sei minuti di vantaggio, nella migliore delle ipotesi. Poi sarebbero entrati. Sapevo che gli agenti avevano un soprannome per questa procedura tirare fuori le reclute da un appartamento fortificato per arrestarle. La chiamavano fare un cesareo. Ingoiai senzacqua due dei calmanti che avevo ordinato, per prepararmi allevento. Ne avevo gi presi due prima, in mattinata, ma non avevano avuto alcun effetto. Su OASIS, chiusi tutte le finestre del display e alzai al massimo il livello di sicurezza del mio account. Poi aprii il Segnapunti per controllarlo unultima volta e rilassarmi, scoprendo che nulla era cambiato e i Sixer non avevano ancora vinto. La top ten era ferma ormai da parecchi giorni. PUNTEGGI: 1. Art3mis 354.000 2. Parzival 353.000 3. IOI-655321 352.000 4. Aech 352.000 5. IOI-643187 349.000 6. IOI-621671 348.000 7. IOI-678324 347.000 8. Shoto 347.000 9. IOI-637330 346.000 10. IOI-699423 346.000 Art3mis, Aech e Shoto avevano superato la Seconda Porta e si erano impossessati della Chiave di Cristallo entro quarantottore dalla mia email. Art3mis era balzata di nuovo in vetta dopo aver ricevuto i 25 000 punti della Chiave di Cristallo, grazie al bonus che aveva ottenuto per essere stata la prima a trovare la Chiave di Giada e la seconda a trovare quella di Rame. Dopo aver ricevuto la mia email, Art3mis, Aech e Shoto avevano cercato di contattarmi, ma non avevo mai risposto alle email e alle richieste di chat. Non vedevo la ragione di spiegare ci che avevo in mente. Non avrebbero potuto fare nulla per aiutarmi, e probabilmente avrebbero soltanto cercato di dissuadermi. Comunque, ormai non potevo tornare indietro. Chiusi il Segnapunti e diedi uno sguardo alla mia fortezza, chiedendomi se sarebbe stata

lultima volta. Poi trassi molti respiri profondi, come un sub che si prepara allimmersione, e cliccai sullicona di logout sul display. OASIS svan e il mio avatar riapparve nel suo ufficio virtuale. Aprii una finestra della console e digitai il comando per attivare la sequenza di autodistruzione del computer: tempesta di merda. Sul display comparve una barra di avanzamento: mi indicava che il disco fisso si stava azzerando e stava per essere ripulito. Ciao ciao, Max sussurrai. Adios, Wade disse Max, pochi secondi prima di essere cancellato. Seduto nella poltrona aptica, sentivo gi il calore che proveniva dal lato opposto della stanza. Quando mi sfilai il visore, vidi del fumo entrare dai fori che si stavano formando nella porta e nel muro. La situazione stava diventando difficile da gestire per i depuratori daria della stanza. Cominciai a tossire. Lagente alla porta fin il lavoro. Il cerchio di metallo fumante cadde a terra con un potente boom metallico che mi fece sobbalzare nella poltrona. Il saldatore fece un passo indietro. Un altro agente si avvicin e us un piccolo barattolo per spruzzare una sorta di schiuma congelante sui margini del foro, raffreddando il metallo per non scottarsi quando fossero entrati. Cosa che stavano per fare. Via libera! grid uno di loro dal corridoio. Nessuna arma in vista! Il primo a entrare dal buco fu uno degli agenti con le pistole a impulsi elettrici. Allimprovviso era l, in piedi davanti a me, con larma puntata sulla mia faccia. Non ti muovere! grid. O finisci secco. Capito? Annuii che s, avevo capito. Mi resi conto che questo agente era il primo ospite entrato in casa mia, da quando avevo cominciato a vivere l. Il secondo agente che scivol nellappartamento non fu cos gentile. Senza dire una parola cammin verso di me e mi ficc in bocca una ball-gag. Era una procedura standard, volevano evitare che dessi ulteriori istruzioni al computer. Non avrebbero dovuto preoccuparsi. Nel momento in cui il primo agente era penetrato nellappartamento, un dispositivo incendiario era gi esploso nel computer, che si stava sciogliendo in un blob. Quando lagente fin di imbavagliarmi, afferr lesoscheletro della mia tuta aptica, mi strapp dalla poltrona come se fossi una bambola di pezza e mi scagli sul pavimento. Il primo agente spinse linterruttore di sicurezza che apriva la WarDoor e gli ultimi due agenti entrarono in fretta e furia, seguiti da quel tale in giacca e cravatta, Wilson. Mi raggomitolai a terra e chiusi gli occhi. Cominciai a tremare senza riuscire a controllarmi. Cercai di prepararmi a ci che, sapevo, sarebbe successo. Stavano per portarmi fuori. Signor Lynch disse Wilson, sorridendo. La dichiaro in arresto in nome della Corporation. Si rivolse agli agenti: Dite pure alla squadra di recupero di salire e ripulire questo posto. Diede unocchiata in giro e not la sottile striscia di fumo che usciva dal computer. Mi guard e scosse la testa. Mossa stupida. Avremmo potuto vendere il computer per aiutarla a pagare il debito. Soffocato dalla pallina, non potevo rispondere, perci feci spallucce e poi gli mostrai il dito medio. Mi strapparono di dosso la tuta aptica e la lasciarono l, per la squadra di recupero. Senza, ero completamente nudo. Mi diedero una tuta grigionera, con scarpe di plastica intonate.

La tuta mi raschiava la pelle come carta vetrata, e non appena la infilai cominciai a essere percorso da un insopportabile prurito. Ero ammanettato, perci grattarmi non era facile. Mi trascinarono fino allentrata. Le lampade fluorescenti succhiavano via il colore da qualsiasi cosa, e tutto sembrava come in un vecchio film in bianco e nero. Scendendo con lascensore, canticchiai, pi forte che potevo, la musichetta dattesa per mostrare che non avevo paura. Quando uno degli agenti mi sventol in faccia la pistola elettrica, mi zittii. Nellatrio mi fecero indossare un cappotto con cappuccio. Non volevano che prendessi la polmonite, ora che ero propriet della societ. Una risorsa umana. Poi mi condussero fuori e, per la prima volta in pi di sei mesi, la luce del sole mi colp il viso. Nevicava, e ogni cosa era ricoperta di un sottile strato di ghiaccio grigio e nevischio. Non sapevo che temperatura ci fosse, ma non ricordavo di aver mai sentito tanto freddo. Il vento mi entrava nelle ossa. Mi caricarono sul furgone. Due nuove reclute erano gi nel retro, legate ai sedili di plastica; entrambe indossavano un visore. Gente che era stata arrestata quella mattina stessa. Gli agenti erano come i netturbini, facevano ronde giornaliere. La recluta alla mia destra era un tizio alto e magro e aveva probabilmente qualche anno pi di me. Sembrava proprio malnutrito. Laltra persona era obesa e non riuscivo a capire se fosse maschio o femmina. Decisi di immaginarmelo maschio. Il suo volto era oscurato da una massa di sporchi capelli biondi, e qualcosa di molto simile a una maschera antigas gli copriva la bocca. Dalla maschera partiva uno spesso tubo che arrivava fino a una valvola a terra. Non riuscivo a capire a cosa servisse, finch la recluta non si pieg in avanti, facendo tendere le manette, e vomit nella maschera. Udii un aspiratore attivarsi e risucchiare gli Oreo rigurgitati della recluta nel tubo, fino a terra. Mi domandai se li avrebbero conservati in un serbatoio o se si sarebbero limitati a scaricarli per strada. Forse nel serbatoio. La IOI probabilmente avrebbe analizzato il vomito e ne avrebbe conservato i risultati in una cartella. Ti senti male? domand un agente mentre mi toglieva la pallina dalla bocca. Se ti senti male dimmelo ora e ti metto una maschera. Sto da dio dissi, poco convinto. Ok. Ma se poi mi tocca pulire il tuo vomito te ne pentirai. Mi lanciarono dentro e mi legarono di fronte al tizio magrolino. Due agenti salirono sul retro insieme a noi, riponendo le saldatrici al plasma in un armadietto. Gli altri due richiusero, sbattendole, le porte posteriori del furgone e salirono davanti. Mentre ci allontanavamo dal mio condominio, allungai il collo per guardare, dai finestrini oscurati nel retro del furgone, ledificio in cui avevo vissuto quellanno. Riuscii a individuare la mia finestra, al quarantaduesimo piano, per via del vetro colorato di nero. La squadra di recupero doveva essere ormai salita. Stavano smontando, classificando, etichettando, inscatolando tutta la mia attrezzatura, e preparandola per unasta. Una volta finito di svuotare lappartamento, dei robot di servizio lavrebbero rimesso a lucido e disinfettato. Un gruppo di riparatori avrebbe sistemato il muro esterno e poi avrebbe sostituito la porta. Il conto sarebbe stato inviato alla IOI, che lo avrebbe sommato alle mie pendenze. Prima di sera, un Gunter fortunato, il primo nella lista dattesa, avrebbe ricevuto un messaggio in cui lo informavano che si era liberato un posto: entro sera, il nuovo inquilino

si sarebbe trasferito. Prima che il sole tramontasse, ogni prova della mia presenza in quel luogo sarebbe stata completamente cancellata. Mentre il furgone sobbalzava su High Street, udii le gomme schiacciare i grani di sale che ricoprivano lasfalto ghiacciato. Uno degli agenti mi si avvicin e mi schiaff un visore in faccia. Mi ritrovai seduto su una spiaggia bianca, guardavo il tramonto mentre le onde si infrangevano davanti ai miei occhi. Doveva essere una simulazione per tenere tranquille le reclute durante il viaggio in citt. Usando la mano ammanettata, sollevai il visore sulla fronte. Non sembrava che agli agenti importasse. Perci allungai nuovamente la testa per guardare fuori dal finestrino. Mancavo dal mondo reale da molto tempo, e volevo vedere cosera cambiato.
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Una spessa patina di trascuratezza ricopriva tutto ci che vedevo. Strade, edifici, persone. Persino la neve sembrava sporca. Scendeva in fiocchi grigi, come cenere dopo uneruzione vulcanica. Il numero dei senzatetto sembrava cresciuto drasticamente. Tende e ripari di cartone fiancheggiavano le strade e ogni parco pubblico che vedevo era stato riconvertito in campo profughi. Mentre il furgone si inoltrava nel cuore della citt, tra i suoi grattacieli, vedevo gruppi di persone a ogni angolo di strada, in ogni spazio libero, raccolte intorno a barili in fiamme e stufe elettriche portatili. Altre erano in fila alle stazioni di ricarica solare gratuita e indossavano visori e guanti ingombranti e obsoleti. Muovevano le mani in gesti piccoli, spettrali, mentre interagivano con una realt molto pi piacevole, quella di OASIS, tramite gli accessi wireless gratuiti della GSS. Infine arrivammo al 101 della IOI Plaza, nel cuore della citt. Osservai preoccupato, in silenzio, comparire il quartier generale delle Innovative Oline Industries Inc: due grattacieli rettangolari ne affiancavano uno circolare formando il logo della IOI. I grattacieli IOI erano i pi alti della citt, massicce torri di acciaio congiunte luna allaltra da una dozzina di passerelle e ascensori. La cima di ogni torre scompariva nella nuvola densa di sodio che la sovrastava. Gli edifici erano identici al quartier generale di IOI-1, su OASIS, ma nel mondo reale sembravano molto pi spaventosi. Il furgone scivol in un garage alla base della torre circolare e percorse una serie di rampe in cemento, finch non raggiungemmo unarea aperta che somigliava a una zona di carico. Una scritta, sopra una fila di portelloni, diceva: CENTRO INDUZIONE IMPIEGATI RECLUTA IOI. Io e le altre reclute fummo spinti fuori dal furgone, dove una squadra di guardie di sicurezza armate di pistole a impulsi elettrici ci aspettava per prenderci in custodia. Ci tolsero le manette, poi una guardia ci esamin con uno scanner di retine manuale. Trattenni il fiato mentre me lo passava davanti agli occhi. Un istante dopo, il dispositivo emise un bip e la guardia lesse le informazioni sul display. Lynch, Bryce. 19 anni. Piena cittadinanza americana. Nessun precedente. Reclutamento per inadempienza crediti. Annu con il corpo e premette una serie di icone sul suo bloc-notes. Quindi mi trasportarono in una stanza, calda e ben illuminata, insieme a centinaia di altre reclute. Si stavano tutte trascinando lungo un labirinto di funi da carico, come bambini troppo cresciuti in un luna park inquietante. Sembrava che ci fosse lo stesso numero di maschi e femmine, ma era difficile distinguerli perch quasi tutti erano pallidi come me e completamente glabri, e tutti indossavamo la stessa tuta grigia e le stesse scarpe di plastica grigie. Sembravamo comparse uscite daTHX1138.

Al primo posto di controllo, ogni recluta subiva una scansione approfondita con un Metadetector nuovo di zecca perch la IOI verificasse che nessuno stesse occultando dispositivi elettronici. Mentre aspettavo il mio turno, vidi moltissime persone allontanate dalla fila quando lo scanner trovava un minicomputer sottocutaneo o un telefono a controllo vocale camuffato da impianto dentale. Li trasportavano in unaltra stanza e i loro dispositivi venivano rimossi. Un tale davanti a me aveva una minuscola console OASIS Sinatro nascosta in una protesi di testicolo. Tanto per parlare di palle. Dopo aver superato altri punti di controllo, fui scortato nellarea dei test, unenorme stanza con centinaia di minuscoli cubicoli insonorizzati: in uno di questi mi fecero sedere e mi consegnarono un visore scadente e un paio di guanti aptici ancora pi scadenti. Roba che non mi permetteva di accedere a OASIS, ma che mi diede un po di conforto, quando la indossai. Quindi fui sottoposto a una serie di test attitudinali a difficolt crescente, per misurare la mia conoscenza e le mie abilit in ogni campo che, plausibilmente, avrebbe potuto tornare utile al mio nuovo datore di lavoro. Questi test, naturalmente, si riferivano alla falsa istruzione e ai precedenti lavorativi fasulli che avevo assegnato al mio alter ego Bryce Lynch. Padroneggiai tutti i test su software, hardware e networking OASIS ma, intenzionalmente, totalizzai il minimo nei test progettati per valutare le mie conoscenze su James Halliday e lEaster Egg. Non volevo certo finire nella Divisione Oologi della IOI. Avrei potuto imbattermi in Sorrento. Non pensavo che mi avrebbe riconosciuto non ci eravamo mai incontrati di persona, e ormai avevo poco a che fare con la mia vecchia foto dellannuario ma non volevo rischiare. Stavo gi sfidando il destino pi di quanto avrebbe fatto qualsiasi persona sana di mente. Ore dopo, quando finalmente terminai lultimo esame, mi inserirono in una chatroom per incontrare una consulente per il reclutamento. Si chiamava Nancy e, con un tono di una piattezza ipnotica, mi inform che, in ragione dei miei risultati esemplari e del mio curriculum stupefacente, mi ero guadagnato un posto da Rappresentante di secondo livello addetto al supporto tecnico OASIS. Mi avrebbero pagato 28 500 dollari lanno, meno i costi di alloggio, vitto, tasse, assistenza sanitaria, oculistica, dentistica e servizi ricreativi: il tutto sarebbe stato automaticamente detratto dal mio stipendio. Quello che restava (se pure qualcosa fosse rimasto) sarebbe andato a coprire il debito che avevo con la societ. Una volta estinto il debito, sarei stato rilasciato. A quel punto, in base a come me la sarei cavata, la IOI avrebbe potuto offrirmi un posto permanente. Era tutta una gran cazzata, ovviamente. Le reclute non riuscivano mai a pagare i loro debiti e a guadagnarsi il rilascio. Anche quando la IOI aveva finito di vessarti con detrazioni, multe per ritardi e interessi, finiva sempre che il tuo debito con loro aumentava, anzich diminuire. Se commettevi lerrore di farti reclutare, finivi per rimanere recluta a vita. A molti sembrava non importasse, per. Pensavano fosse un lavoro sicuro. E che non sarebbero morti di fame o di freddo in mezzo a una strada. Il mio contratto di reclutamento comparve in una finestra del display. Conteneva una lunga lista di condizioni e clausole sui diritti (o meglio, sulla mancanza di diritti) che avevo, come impiegato recluta. Nancy mi disse di leggerlo, firmarlo e procedere fino al trattamento reclute. Poi usc dalla chatroom. Feci scorrere il contratto fino in fondo senza preoccuparmi di leggerlo. Era lungo pi di seicento pagine. Firmai con il nome di Bryce Lynch, poi confermai la mia firma con una scansione della rete.

Mi domandai se il contratto avrebbe potuto essere vincolante anche se ero sotto falso nome. Non ne ero sicuro, e non mi importava molto. Faceva tutto parte del mio piano. Mi condussero lungo un altro corridoio, fino allarea di trattamento reclute. Mi piazzarono su un nastro trasportatore che mi trascin da una stazione allaltra. Per prima cosa, mi presero la tuta e le scarpe e le incenerirono. Poi mi fecero passare attraverso una specie di autolavaggio per umani: una serie di macchine che mi insaponarono, strofinarono, disinfettarono, risciacquarono, asciugarono e spidocchiarono. Dopodich mi consegnarono una nuova tuta grigia e un altro paio di ciabatte di plastica. Alla stazione successiva, una fila di macchine mi fece un esame fisico completo, inclusa una serie di esami del sangue. (Fortunatamente, la Legge per la Privacy Genetica impediva alla IOI di estrarre campioni del mio dna.) Poi fui sottoposto a una serie di iniezioni, con una gamma di pistole ad ago automatiche che mi sparavano, simultaneamente, sulle spalle e sulle chiappe. Mentre avanzavo sul nastro trasportatore, dei monitor a schermo piatto, montati sopra la mia testa, continuavano a trasmettere lo stesso video di dieci minuti in un loop infinito: Reclutamento Forzato: La tua corsia preferenziale dai debiti al successo!. Il cast era costituito da stelline della tv di serie D che sbrodolavano gioiosamente propaganda aziendale mentre illustravano le minuzie della politica reclutamenti della IOI. Dopo averlo visto cinque volte avevo memorizzato ogni stracazzo di battuta. Alla decima visione, recitavo le parole allunisono con gli attori. Cosa mi devo aspettare una volta completato il processo iniziale, quando otterr il mio posto permanente? chiedeva Johnny, il protagonista del video daddestramento. Aspettati di passare il resto della tua vita da schiavo della compagnia, Johnny, pensai. Ma continuai a guardarlo mentre, ancora una volta, lamichevole rappresentante del dipartimento di Risorse Umane IOI raccontava a Johnny tutto sulla vita quotidiana di una recluta. Giunsi infine allultima stazione, dove una macchina mi applic una cavigliera di sicurezza una banda di metallo imbottita che si chiuse poco sopra la caviglia. A quanto diceva il video, il dispositivo monitorava la mia posizione e mi garantiva o negava laccesso alle diverse aree del complesso IOI. Se avessi cercato di fuggire, togliermi la cavigliera o se avessi causato problemi di qualsiasi tipo, il dispositivo avrebbe rilasciato una scossa elettrica paralizzante. Se necessario, avrebbe potuto iniettarmi un sedativo con effetto immediato direttamente nelle vene. Dopo che la cavigliera fu installata, unaltra macchina mi impiant un piccolo dispositivo elettronico sul lobo destro dellorecchio, bucandolo in due punti. Sussultai per il dolore e gridai una serie di bestemmie. Dal filmino avevo appreso che mi era appena stata assegnata una TOC. TOC stava per Targhetta dOsservazione e Comunicazione. Ma le reclute la chiamavano, pi semplicemente, lorecchino. Mi ricordava le targhette che gli ambientalisti applicavano agli animali in via destinzione per controllare i loro movimenti quando venivano liberati. Lorecchino conteneva un minuscolo comlink che permetteva al computer principale delle Risorse Umane IOI di fare annunci o impartire ordini direttamente nel mio orecchio. Includeva anche una microscopica telecamera, puntata davanti a me, che permetteva ai supervisori IOI di vedere ci che avevo di fronte. In ogni stanza del complesso erano installate telecamere di sicurezza, ma a quanto sembrava non era abbastanza. Si erano sentiti in dovere di installare una telecamera anche sulla testa di ogni recluta.

Pochi secondi dopo che il mio orecchino fu installato e attivato, iniziai a sentire il placido tono del mainframe delle Risorse Umane che impartiva istruzioni e altre informazioni. Sulle prime quella voce mi mandava fuori di testa ma, a poco a poco, mi ci abituai. Non che avessi scelta. Quando scesi dal nastro trasportatore, il computer delle Risorse Umane mi guid a una mensa vicina che sembrava presa da uno di quei vecchi film ambientati in carcere. Ricevetti un vassoio verde acceso, un hamburger alla soia, insapore, una pallottola di pur acquoso e, per dolce, una sorta di pasticcio dalla forma indistinguibile. Divorai tutto in un paio di minuti. Il computer delle Risorse Umane si compliment per il mio sano appetito. Poi mi inform che avevo il permesso di effettuare una visita di cinque minuti al bagno. Quando ne uscii, mi guid a un ascensore che non aveva n pulsanti n un display con il numero del piano. Appena le porte si riaprirono, impressa sul muro vidi la scritta: ALLOGGI RECLUTE BLOCCO 05 RAPPR. SUPPORTO TEC. Mi trascinai fuori dallascensore e mi incamminai sulla moquette del corridoio. Tutto era buio e silenzioso. Lunica forma di illuminazione proveniva dal sentiero di luci fisse sul pavimento. Avevo perso la cognizione del tempo. Sembrava che fossero passati giorni da quando ero stato strappato al mio appartamento. Ero distrutto. Il tuo primo turno di Supporto Tecnico inizia tra sette ore ronz sommessamente al mio orecchio il computer delle Risorse Umane. Fino ad allora puoi dormire. Gira a destra allincrocio davanti a te e procedi fino allUnit abitativa che ti stata assegnata, numero 42G. Continuai a fare ci che mi dicevano. Pensai che me la stavo cavando bene. Il Quartiere alloggi ricordava un mausoleo. Era una rete di corridoi a volta, ciascuno pieno di capsule-letto a forma di bara, file su file, accatastate luna sullaltra fino al soffitto, alto tre metri. Ogni colonna era numerata, e la porta di ogni capsula era contraddistinta una lettera, dalla A alla J. La capsule A erano situate a livello del pavimento. Raggiunsi, finalmente, la mia unit, vicino alla cima della colonna numero 42. Mentre mi avvicinavo, con un sibilo il portello si apr a iride e una luce blu soffusa si accese allinterno. Mi arrampicai sulla stretta scala di accesso che era montata tra le file adiacenti di capsule e poi salii sulla piattaforma sotto il portello che conduceva alla mia unit. Quando mi arrampicai allinterno della capsula, la piattaforma si ritir e il portello si richiuse ai miei piedi. Linterno della mia unit era una bara di plastica stampata a iniezione e bianca come un guscio duovo, alta un metro e larga un metro, lunga due. Sul pavimento cerano un materasso e un cuscino in gommapiuma gelatinosa. Odoravano di gomma bruciata, perci immaginai fossero nuovi. Oltre alla telecamera installata a lato della mia testa, ce nera anche una montata sopra il portello della mia unit abitativa. La compagnia non si era preoccupata di nasconderla. Voleva che le reclute sapessero che erano sotto osservazione. Il solo svago dellunit era la console-divertimenti: uno schermo tattile piatto fissato alla parete. Un visore senza fili era chiuso in un supporto l accanto. Premetti lo schermo e attivai la console. In cima al display apparvero il mio nuovo numero di matricola e il mio ruolo: Lynch, Bryce T. RAPPR. TEC. II Impiegato IOI n. 338645. Sotto comparve un menu che elencava la programmazione cui potevo accedere. Mi ci vollero solo pochi secondi per studiarmi le limitate opzioni. Potevo visualizzare un solo canale: ioi-n il network di notizie dellazienda. Offriva un flusso di notizie ininterrotto ventiquattrore su ventiquattro e propaganda legate allazienda. La console mi garantiva

anche accesso a una libreria di filmati e simulazioni daddestramento, la maggior parte dei quali si focalizzavano sul mio ruolo come Rappresentante supporto tecnico OASIS. Quando provai ad accedere a una delle altre librerie dintrattenimento, Vintage Movies, il sistema mi inform che non mi sarebbe stato consentito laccesso a una pi ampia selezione di divertimenti finch non avessi ricevuto un giudizio positivo in tre valutazioni consecutive della mia performance lavorativa. Poi il sistema mi chiese se desideravo maggiori informazioni sul Programma di Ricompensa Divertimenti degli Impiegati. Ma no, non ne volevo. Lunica serie tv che mi era concessa era una sitcom prodotta da loro e intitolata Tommy Queue. La sinossi la descriveva come una situation comedy strampalata che racconta le disavventure di Tommy, un Rappresentante Tecnico OASIS fresco di recluta che si affaccenda per riuscire nel suo obiettivo di indipendenza finanziaria ed eccellenza sul lavoro! Selezionai il primo episodio di Tommy Queue, poi liberai il visore dal supporto e me lo infilai. Come prevedevo, la serie non era che un filmino daddestramento con le risate fuori campo. Non avrebbe potuto interessarmi di meno. Volevo solo dormire. Ma sapevo che qualcuno mi stava osservando e che ogni mia mossa veniva studiata e annotata. Perci rimasi sveglio pi che potevo, ignorando un episodio di Tommy Queue dopo laltro. Nonostante i miei sforzi, i miei pensieri tornavano ad Art3mis. Bench continuassi a ripetermi il contrario, sapevo bene che era lei la ragione per cui avevo deciso di affrontare questo piano demenziale. Che diavolo stavo facendo? Cerano ottime probabilit che non sarei mai pi riuscito a uscire da questo posto. Mi sentivo sepolto da una valanga di dubbi. Che la mia duplice ossessione per lEgg e per Art3mis mi avesse fatto uscire di testa del tutto? Perch mai correre un rischio cos idiota per conquistare qualcuno che non avevo mai incontrato? Qualcuno che a quanto pare non voleva neanche pi rivolgermi la parola? Dovera, lei, in quel momento? Le mancavo? Che avesse finalmente cercato di contattarmi? Continuai a tormentarmi finch non crollai, addormentato.
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Il call center del Supporto Tecnico IOI occupava tre piani interi della torre orientale a forma di I. Ciascun piano era un labirinto di cubicoli numerati. Il mio cubicolo era infilato in un angolo remoto, lontano da qualsiasi finestra. Era completamente vuoto, a eccezione di una sedia da ufficio regolabile e saldata al pavimento. Molti dei cubicoli che circondavano il mio erano deserti e attendevano larrivo di nuove reclute. Non mi era permesso decorare il mio cubicolo in alcun modo, perch non mi ero ancora meritato quel privilegio. Se avessi ottenuto un numero adeguato di punti incentivo per lalta produttivit e i giudizi positivi dei clienti, avrei potuto spenderli per comprarmi il privilegio di decorare il mio cubo, magari con una piantina o il poster di un gattino appeso a una corda per il bucato dal quale poter trarre ispirazione. Quando raggiunsi la mia scrivania, raccolsi il visore e i guanti dellazienda dallo scaffale, sulla parete nuda, e me li infilai. Poi sprofondai nella sedia. Il computer dellufficio era fissato alla base circolare della sedia e, appena mi sedetti, si attiv. La mia identit venne verificata e fui collegato automaticamente allaccount del lavoro, sullintranet della IOI. Laccesso esterno a OASIS non era consentito, potevo leggere solo email di lavoro,

visualizzare documenti di supporto e manuali di procedura e controllare le mie statistiche di chiamata. Fine. Ogni mia mossa sullintranet veniva monitorata, controllata e annotata con cura. Mi inserii nella coda delle chiamate e iniziai il mio turno da dodici ore. Ero una recluta da soli otto giorni, ma era come se fossi stato in quella prigione per anni. Lavatar del primo cliente mi apparve nella chatroom di supporto. Comparvero anche il suo nome e le sue statistiche, sospese nel vuoto sopra di lui. Portava il nome sorprendentemente acuto di CazzoBollente007. Era chiaro che sarebbe stata unaltra favolosa giornata. CazzoBollente007 era un gigantesco barbaro calvo, con unarmatura in pelle nera borchiata; le sue braccia e il suo viso erano cosparsi di tatuaggi di demoni. Portava con s unassurda spada gigante, lunga due volte il suo avatar. Buon giorno, signor CazzoBollente007 recitai con il mio tono da macchinetta. Grazie per aver chiamato il supporto tecnico. Sono il Rappr. Tecnico numero 338645. Come posso aiutarla? Il software di cortesia filtrava la mia voce, modificando intonazione e inflessione perch sembrassi sempre smagliante e gioioso. Oh, ok cominci CazzoBollente007. che ho appena comprato questa spada cazzutissima e non riesco a usarla! Non ci combatto neanche. Che cavolo gli preso a questa stronza? Si rotta? Signore, lunico problema qui che lei un coglione del cazzo dissi. Udii un segnale acustico familiare e sul display mi comparve un messaggio: VIOLAZIONE DI CORTESIA SEGNALAZIONI: COGLIONE, CAZZO RISPOSTA NON CONCESSA VIOLAZIONE REGISTRATA Il software di cortesia brevettato dalla IOI aveva individuato la natura inappropriata della mia risposta e laveva annullata, perci il cliente non aveva sentito ci che gli avevo detto. Il software avrebbe anche registrato la violazione di cortesia e lavrebbe inoltrata a Trevor, il supervisore della mia sezione, perch ne fosse informato e ne potesse discutere durante la riunione bisettimanale sulla mia performance lavorativa. Signore, ha comprato la spada in unasta online? Gi rispose CazzoBollente007. E ho pagato una cifra della madonna. Mi conceda, signore, di esaminare loggetto per un istante. Sapevo gi che problema avesse, ma dovevo accertarmene prima di comunicarglielo o mi sarebbe arrivata una multa. Con lindice premetti la spada, selezionandola. Si apr una finestrella che mostrava le propriet delloggetto. La risposta era proprio l, alla prima riga. Quella spada magica poteva essere usata soltanto da un avatar che avesse raggiunto il decimo livello. E il signor CazzoBollente007 era al settimo. Glielo spiegai in fretta. Cosa?! Non mica giusto! Il tipo che me lha venduta non mi aveva detto niente! Signore, sempre raccomandabile accertarsi che il proprio avatar possa usare un oggetto, prima di comprarlo. Eccheccazzo grid. E ora cosa ci devo fare?

Potrebbe infilarsela su per il culo e far finta di essere uno spiedino. VIOLAZIONE DI CORTESIA RISPOSTA REGISTRATA NON CONCESSA VIOLAZIONE

Riprovai. Signore, potrebbe tenere loggetto nellinventario finch il suo avatar non avr raggiunto il decimo livello. O rimetterlo allasta e usare i proventi per acquistare unarma simile. Una che abbia un potere adeguato a quello del suo avatar. Uh? rispose CazzoBollente007. Cosa vuol dire? La tenga o la venda. Oh. Posso aiutarla in qualcosaltro, signore? Mi sa di no Ottimo. Grazie per aver chiamato il supporto tecnico. Buona giornata. Premetti licona di disconnessione sul display e CazzoBollente007 svan. Tempo di chiamata: 2.07. Mentre appariva lavatar del nuovo cliente Vartaxxx, una tettona aliena con la pelle rossa sul display comparve il voto soddisfazione cliente che CazzoBollente007 mi aveva appena dato. Era 6 su 10. Il sistema, allora, mi ricord gentilmente che dovevo mantenere una media superiore a 8.5 se avessi voluto un aumento dopo la prossima riunione. Fare supporto tecnico l non era come lavorare da casa. Non avevo un accesso incontrollato a OASIS, perci non potevo guardare film, giocare o ascoltare musica mentre rispondevo al flusso infinito di chiamate ridicole. Lunica distrazione era guardare lorologio. (O il tabellone borsa valori della IOI, sempre in cima al display di ogni recluta. Non cera modo di sbarazzarsene.) Durante il turno, mi venivano concesse tre pause bagno da cinque minuti luna. Il pranzo era di trenta. Di solito mangiavo nel cubicolo, anzich andare in mensa, per non dover ascoltare gli altri rappresentanti tecnici lagnarsi delle chiamate che ricevevano o bullarsi dei punti incentivo che si erano guadagnati. Avevo imparato a disprezzare le altre reclute almeno quanto disprezzavo i clienti. Durante il turno mi addormentai cinque volte. Ogni volta, non appena il sistema capiva che mi ero appisolato, faceva partire, nel mio orecchio, una sirena dallarme, svegliandomi di soprassalto. Poi annotava linfrazione nel mio dossier impiegatizio. Nel corso della prima settimana la mia narcolessia era diventata un problema tanto evidente che, ogni giorno, mi somministravano due pillole rosse per stare sveglio. E le prendevo. Ma non prima di aver staccato dal lavoro. La sera, quando il turno fin, mi strappai di dosso le cuffie e il visore e ritornai nella mia unit pi in fretta possibile. Era lunico momento in cui avevo fretta di arrivare da qualche parte. Quando raggiunsi la mia piccola bara di plastica, ci strisciai dentro e collassai sul materasso, a pancia in gi, nella posizione della sera prima. E della sera prima ancora. Rimasi sdraiato per qualche secondo, a guardare lora sulla console- divertimenti con la coda dellocchio. Quando furono le 7.07, mi voltai e mi sedetti. Luci dissi piano. In una settimana, era diventata la mia parola preferita. Era diventata, nella mia mente, sinonimo di libert. Le luci installate nel guscio dellunit abitativa si spensero, facendo sprofondare il piccolo scompartimento nelloscurit. Se qualcuno stava guardando i miei video di sorveglianza, avrebbe visto un rapido lampo di luce, mentre le telecamere passavano alla visione

notturna. Subito dopo, tornavo visibile sui loro monitor. Ma, in quel momento, le telecamere dellunit e il mio orecchino non stavano pi eseguendo le loro funzioni. Per la prima volta, quel giorno, nessuno mi stava guardando. Ci significava che era il momento di spassarsela. Premetti lo schermo della console-divertimenti. Si illumin e mi offr le scelte che mi aveva offerto la prima sera: una manciata di simulazioni e filmati daddestramento e lintera serie di Tommy Queue. Se qualcuno avesse controllato i registri di accesso alla console-divertimenti, avrebbe dedotto che, ogni notte, prima di dormire, guardavo Tommy Queue e, dopo aver macinato tutti e sedici gli episodi, ricominciavo da capo. I log avrebbero anche mostrato che mi addormentavo pi o meno alla stessa ora ogni notte (ma nonesattamente alla stessa ora) e dormivo come un sasso fino alla mattina seguente, quando suonava la sveglia. Ovviamente non guardavo la loro shit-com idiota ogni sera. Non dormivo nemmeno. Da una settimana andavo avanti a due ore di sonno per notte, e la cosa cominciava ad avere il suo peso. Ma ogni volta che le luci della mia unit si spegnevano, mi sentivo sveglio, pieno di energie. La mia spossatezza svaniva mentre navigavo a memoria tra i menu della consoledivertimenti, le dita della mia mano destra che danzavano rapidamente sullo schermo. Sette mesi prima mi ero impossessato di un set di password intranet della IOI sul mercato nero L33T HAXORZ WAREZHAUS, che mi avevano permesso di crearmi una nuova identit. Tenevo docchio tutti i siti di mercato nero perch non si poteva mai sapere cosa potevano vendere: exploit del server OASIS, scorciatoie per entrare nei bamcomat, video porno di celebrit. Ditene una a caso. Stavo sfogliando la lista daste del L33T HAXORZ WAREZHAUS quando locchio mi era caduto su unasta in particolare: Pass daccesso allintranet IOI, backdoor ed exploit di sistema. Il venditore sosteneva di offrire materiale riservato sullarchitettura intranet della IOI, oltre a una serie di codici daccesso amministrativi ed exploit di sistema, che danno allutente carta bianca allinterno del network della compagnia. Se non le avessero messe allasta su un sito tanto rispettato, avrei pensato che le informazioni fossero false. Il venditore, anonimo, sosteneva di essere stato un programmatore a contratto per la IOI e uno dei principali architetti dellintranet dellazienda. Probabilmente era un voltagabbana: un programmatore che aveva intenzionalmente codificato delle backdoor e delle falle nel sistema per poi venderle al mercato nero. Ci gli permetteva di essere pagato due volte per lo stesso lavoro e di sentirsi meno in colpa per il fatto che, in fondo, stava lavorando per una multinazionale demoniaca come la IOI. Il problema ovvio, che il venditore non si era preoccupato di segnalare nella descrizione delloggetto allasta, era che tali codici erano inutili se non si possedeva gi laccesso allintranet della societ. Lintranet IOI era un network autonomo superprotetto e non aveva una connessione diretta a OASIS. Lunico modo per accedervi era diventare un impiegato legittimo (il che era difficile e richiedeva molto tempo). O entrare a far parte della schiera di reclute che si ingigantiva ogni giorno di pi. Avevo comunque deciso di fare unofferta per i codici daccesso IOI, potevano sempre servire. Poich non cera modo di verificare lautenticit dei dati, nessuno aveva puntato una grande somma e io ero riuscito a vincere lasta con poche migliaia di crediti. Qualche

minuto dopo la conclusione dellasta, avevo ricevuto i codici via email. Una volta decriptati i dati, li avevo esaminati attentamente. Sembravano a posto, e cos avevo messo tutto da parte per i tempi bui e me ne ero dimenticato fino a sei mesi pi tardi, quando avevo visto i Sixer sbarrare ogni accesso a Castle Anorak. La prima cosa cui avevo pensato erano stati i codici daccesso IOI. Poi gli ingranaggi del mio cervello si erano messi in moto e il piano aveva cominciato a prendere forma: avrei modificato la posizione debitoria di Bryce Lynch, lidentit fasulla che mi ero creato, e mi sarei fatto arrestare per inadempienza dalla IOI. Una volta nelledificio e dopo aver superato il firewall della compagnia, avrei usato la password intranet per infiltrarmi nel database privato dei Sixer e trovare un modo per distruggere lo scudo che avevano eretto intorno al castello di Anorak. Pensavo che nessuno potesse prevedere una simile mossa, perch era troppo platealmente squilibrata. Non provai le password IOI fino alla seconda sera del mio reclutamento. Ero comprensibilmente nervoso perch, se saltava fuori che mi avevano venduto dati falsi e che nessuna delle password funzionava correttamente, mi sarei autocondannato alla schiavit a vita. Tenendo la telecamera dellorecchino puntata dritta, lontana dallo schermo, aprii il menu strumenti della console, il che mi permise di apportare modifiche agli output video e audio del display. Volume e bilanciamento, luminosit e contrasto. Spinsi ogni opzione al massimo, poi cliccai tre volte il pulsante Applica in fondo allo schermo. Settai volume e luminosit al minimo e cliccai nuovamente Applica. Al centro dello schermo comparve una piccola finestra che mi richiedeva un numero di matricola da tecnico della manutenzione e una password daccesso. Rapidamente inserii le cifre e la lunga password alfanumerica che avevo memorizzato. Con la coda dellocchio controllai se avessi fatto errori, poi premetti ok. Il sistema si ferm per un tempo che mi sembr infinito. Poi, con mio grande sollievo, apparve questo messaggio: PANNELLO DI CONTROLLO MANUTENZIONE ACCESSO EFFETTUATO Avevo accesso a un account di manutenzione progettato per permettere ai tecnici di testare ed eliminare i bug dalle varie componenti della console-divertimenti. Ero dentro come tecnico, ma il mio accesso a intranet rimaneva piuttosto limitato. Ciononostante, mi lasciava tutta la libert dazione di cui avevo bisogno. Usando lexploit che uno dei programmatori aveva lasciato, riuscii a creare un falso account da amministratore. Una volta sistemato quello, praticamente, ottenni laccesso a tutto. La priorit era un po di privacy. Navigai velocemente tra i vari sottomenu finch non trovai il pannello di controllo del Sistema Monitoraggio Reclute. Quando inserii il mio numero di matricola, sul display apparve il mio profilo recluta, insieme a una foto segnaletica che mi avevano scattato durante il trattamento iniziale. Il profilo elencava il bilancio del mio conto, il mio livello contrattuale, il mio gruppo sanguigno, la media della mia performance lavorativa ogni straccio di cui disponeva lazienda su di me. In alto a destra comparivano due finestre vidfeed, una collegata alla telecamera sullorecchio, laltra alla telecamera dellunit abitativa. Il video dellorecchino al momento era puntato su una porzione di muro. La telecamera dellunit mostrava la mia nuca, che avevo piazzato l apposta per oscurare il display della console. Selezionai entrambe le telecamere e aprii le opzioni di configurazione. Servendomi di uno

degli exploit del voltagabbana, con una rapida operazione di hacking feci s che le telecamere ritrasmettessero i video archiviati della mia prima notte di reclutamento anzich le riprese in tempo reale. Se qualcuno avesse dato unocchiata ai video delle telecamere, mi avrebbe visto addormentato nellunit abitativa, non seduto e sveglissimo per tutta la notte, nel furioso tentativo di infiltrarmi nellintranet della societ. Poi programmai le telecamere perch passassero a feed preregistrati ogni volta che spegnevo le luci della mia unit. Il taglio del video, non pi di un secondo, veniva mascherato dalla momentanea distorsione che si verificava ogni volta che le telecamere passavano alla visione notturna. Mi aspettavo di essere scoperto e tenuto fuori dal sistema, ma non accadde. Le password continuarono a funzionare. Avevo passato sei notti ad assediare lintranet della IOI, scavando sempre pi in profondit. Mi sentivo come prigioniero in un vecchio film carcerario: ogni sera tornavo nella mia cella per scavare un tunnel nella parete con un cucchiaino. Ma quella notte, prima di soccombere alla stanchezza, ero finalmente riuscito a farmi strada nel labirinto di firewall dellintranet fino ad arrivare nel database principale della Divisione Oologi. La mia miniera doro. Il segretissimo archivio di file dei Sixer. E quella sera, finalmente, sarei riuscito a esplorarla. Sapevo che avrei avuto bisogno di portare via qualche dato relativo ai Sixer, quando fossi fuggito, perci, durante quella settimana, avevo usato il mio account di amministratore intranet per inviare un falso modulo di richiesta hardware. Feci consegnare a un dipendente inesistente (Sam Lowery) una penna USB da dieci zettabyte in un cubicolo vicino al mio. Stando ben attento a puntare lorecchino nellaltra direzione, mi ero infilato nel cubo, avevo preso la chiavetta, me lero messa in tasca e lavevo portata di soppiatto nella mia unit. Quella sera, dopo che ebbi spento le luci e disabilitato le telecamere di sorveglianza, aprii il pannello daccesso della manutenzione della console-divertimenti e inserii la chiavetta in uno slot despansione usato per gli aggiornamenti firmware. Ero finalmente in grado di scaricare i dati dallintranet e salvarli direttamente sulla chiavetta. Indossai il visore e i guanti della console, poi mi allungai sul materasso. Il visore mi offriva una vista tridimensionale del database Sixer, con decine di finestre di dati sovrapposte e sospese di fronte ai miei occhi. Con i guanti, cominciai a manipolare le finestre, navigando nella struttura di file del database. La sezione pi ampia era dedicata alle informazioni su Halliday. La quantit di dati che avevano raccolto su di lui era sbalorditiva. Faceva sembrare il mio diario del Graal una collezione di Bignami. Cerano cose che non avevo mai visto. Cose di cui ignoravo lesistenza. Le pagelle di Halliday, i filmini della sua infanzia, le email che aveva spedito ai suoi fan. Non avevo tempo per leggere tutto, ma copiai sulla chiavetta ci che mi interessava per poterlo (speravo bene) studiare in seguito. Mi concentrai a isolare i dati riguardanti Castle Anorak e le forze che i Sixer avevano stanziato al suo interno e tutto intorno. Copiai le informazioni relative ad armi, veicoli, navi dassalto e consistenza numerica delle truppe. Sgraffignai anche tutte le informazioni che trovai sulla Sfera di Osuvox (lartefatto di cui si servivano per creare lo scudo attorno al castello) incluso il posto esatto dove la conservavano e il numero di matricola del mago Sixer che la controllava. Poi feci centro: una cartella che conteneva centinaia di ore di registrazioni simcap che documentavano la scoperta, da parte dei Sixer, della Terza Porta e i tentativi che avevano fatto per aprirla. Come tutti ormai sospettavano, la Terza Porta era situata allinterno di

Castle Anorak. Soltanto gli avatar che possedevano una copia della Chiave di Cristallo potevano oltrepassare la soglia del castello. Ebbi un moto di disgusto quando scoprii che Sorrento era stato il primo avatar a mettere piede a Castle Anorak dopo la morte di Halliday. Lentrata del castello conduceva in un atrio enorme, con muri, pavimento e soffitto dorati. In fondo alla sala, a nord, una grande porta di cristallo era incastonata nel muro. Aveva, al centro, una piccola serratura. Nel momento in cui la vidi capii che stavo guardando la Terza Porta. Mandai avanti veloce, passando in rassegna molte altre simcap. Da quel che potevo intuire, i Sixer non avevano ancora scoperto come aprire la porta. Inserire semplicemente la Chiave di Cristallo nella serratura non sortiva alcun effetto. Da giorni avevano messo al lavoro unintera squadra per capirne il motivo, ma non cerano stati progressi. Mentre i dati e i video della Terza Porta venivano copiati sulla chiavetta, continuai a scavare sempre pi a fondo nel database Sixer. Infine, trovai unarea chiamata La Camera delle stelle. Era lunica sezione del database cui non riuscivo ad accedere. Perci usai lidentit da amministratore e creai un nuovo account test e gli diedi accesso da superutente e privilegi da amministratore. Funzion. Ero dentro. Le informazioni nellarea riservata erano divise in due cartelle: Stato della missione e Valutazione Minacce. Aprii subito la seconda e, quando vidi cosa conteneva, sentii tutto il sangue defluirmi dalla faccia. Trovai cinque cartelle etichettate Parzival, Art3mis, Aech, Shoto e Daito. La cartella di Daito era contrassegnata con una grossa X rossa. Aprii, innanzitutto, la cartella Parzival. Comparve un dossier dettagliato con tutte le informazioni che i Sixer avevano raccolto sul mio conto negli ultimi anni. Il mio certificato di nascita. Le pagelle. In fondo cera un link al video dellintera chatlink con Sorrento, terminata con la bomba esplosa nel container di mia zia. Dopo essermi dato alla macchia, non erano pi riusciti a seguire i miei movimenti. Nel corso dellultimo anno, avevano raccolto migliaia di immagini e video del mio avatar e innumerevoli informazioni sulla mia fortezza, su Falco, ma non sapevano nulla della mia posizione nel mondo reale. La mia ubicazione attuale era indicata come sconosciuta. Chiusi la finestra, feci un respiro profondo e aprii il file su Art3mis. In cima cera una foto scolastica di una ragazzina con un sorriso triste. Mi sorpresi a scoprire che era praticamente identica al suo avatar. Gli stessi capelli scuri, gli stessi occhi castani, lo stesso bellissimo volto che conoscevo cos bene. Con una minuscola differenza. Quasi tutta la met sinistra del suo volto era coperta da una voglia rosso-violacea. In seguito avrei scoperto che questi tipi di voglie sono spesso chiamati nevi vinosi. Nella foto, un ciuffo dei suoi capelli scuri scendeva sullocchio sinistro, a coprire il pi possibile la macchia. Art3mis mi aveva fatto credere che nella realt fosse qualcosa di mostruoso, ma ora sapevo che nulla avrebbe potuto essere pi lontano dal vero. Ai miei occhi, la voglia non offuscava affatto la sua bellezza. Anzi, il volto che vidi in foto mi sembr ancora pi bello dellavatar, perch sapevo che era reale. Le informazioni in basso dicevano che il suo vero nome era Samantha Evelyn Cook, che era una cittadina canadese di ventanni, un metro e settantatr di altezza, e che pesava 76 chili. Il file conteneva anche il suo indirizzo di casa (2206 Greenleaf Lane, Vancouver, British Columbia) oltre a un mucchio daltre informazioni, compreso il suo gruppo

sanguigno e le sue pagelle, dallasilo in poi. In fondo al dossier trovai un link a un video senza nome. Quando lo selezionai, sul display mi apparve una ripresa in tempo reale di una casetta di periferia. Dopo pochi istanti capii che stavo osservando la casa in cui Art3mis viveva. Addentrandomi nel suo file, scoprii che era sotto sorveglianza da cinque mesi. Avevano riempito la sua casa di cimici, perch trovai centinaia di ore di file audio registrati mentre lei era collegata a OASIS. Avevano trascrizioni complete di qualsiasi parola ascoltabile avesse pronunciato mentre stava superando le prime due porte. Poi aprii il file di Shoto. Conoscevano il suo vero nome, Akihide Karatsu, e sembrava conoscessero anche il suo indirizzo, in un condominio di Osaka, Giappone. Il suo file conteneva una foto scolastica che mostrava un ragazzo, magro e serio, con la testa rasata. Come Daito, non somigliava per niente al suo avatar. Aech era quello su cui sapevano meno. Il suo file conteneva ben poche informazioni e nessuna foto soltanto uno screenshot del suo avatar. Il nome segnalato era Arthur Dent, che era il nome del protagonista della Guida galattica per autostoppisti di Douglas Adams, perci sapevo che doveva essere un alias. Il suo indirizzo era segnalato come variabile e, sotto, compariva un link intitolato punti daccesso recenti. Quando lo aprii, capii che si trattava di una lista dei nodi wireless di cui Aech si era servito per accedere al suo account OASIS. Cera di tutto. Boston, Washington D.C., New York City, Philadelphia e, pi di recente, Pittsburgh. Cominciavo a capire come i Sixer fossero riusciti a individuare Art3mis e Shoto. La IOI possedeva centinaia di societ regionali delle telecomunicazioni, il che la rendeva, a tutti gli effetti, il pi grande internet provider del mondo. Era molto difficile collegarsi senza usare un network che non fosse in mano loro. LaIOI praticamente spiava illegalmente il traffico internet di tutto il mondo, nel tentativo di localizzare e identificare il gruppo di Gunter che considerava una minaccia. Lunica ragione per cui non erano riusciti a localizzare me era perch la paranoia mi aveva spinto ad affittare una connessione in fibra ottica diretta. Richiusi il file su Aech e aprii la cartella etichettata Daito, temendo gi cosa avrei potuto trovarci. Come per gli altri, sapevano il suo vero nome, Toshiro Yoshiaki, e il suo indirizzo. In fondo al dossier erano linkati due articoli sul suo suicidio insieme a un video senza nome, risalente al giorno in cui Daito era morto. Lo cliccai. Era ripreso con una camera a mano e mostrava tre energumeni (uno dei quali reggeva la videocamera) con il volto coperto da passamontagna neri. Erano in attesa, silenziosi, in un corridoio. A un certo punto sembravano ricevere un ordine negli auricolari, quindi usavano una tessera magnetica per aprire la porta di un minuscolo monolocale: quello di Daito. Inorridito, li guardai irrompere nella stanza, strapparlo dalla poltrona aptica e lanciarlo gi dal balcone. Quei bastardi lavevano filmato anche mentre precipitava verso la morte. Probabilmente su richiesta di Sorrento. Fui investito da unondata di nausea. Quando mi pass, copiai il contenuto dei cinque dossier nella chiavetta, poi aprii la cartella Stato della missione. Conteneva un archivio di tutti i rapporti della Divisione Oologi preparati per i vertici Sixer. I rapporti erano ordinati per data, e il pi recente era il primo della lista. Quando lo aprii, vidi che era un promemoria elettronico che Nolan Sorrento aveva inviato al Consiglio Esecutivo IOI,

dando istruzione di rapire Art3mis e Shoto per obbligarli ad aiutare la IOI ad aprire la Terza Porta. Una volta che i Sixer avessero raggiunto lEgg e vinto la gara, qualcuno si sarebbe sbarazzato di Art3mis e Shoto. Rimasi seduto in silenzio, sbigottito. Poi rilessi il messaggio, provando un misto di rabbia e panico. Secondo lorario, il promemoria era stato inviato alle otto e qualcosa, meno di cinque ore prima. Era probabile che i suoi superiori non lavessero ancora visto. E, quando lavrebbero visto, avrebbero dovuto organizzare un incontro con Sorrento per discutere il piano dazione. Perci era probabile che i loro agenti non sarebbero andati a prendere Art3mis e Shoto prima del giorno successivo. Avevo tempo per avvertirli. Ma, per farlo, avrei dovuto cambiare drasticamente il mio piano di fuga. Prima del mio arresto, avevo pianificato una precisa valuta per un trasferimento fondi sul mio conto IOI, versando una somma pi che sufficiente a estinguere lintero debito, che avrebbe obbligato la IOI a rilasciarmi. Ma il trasferimento sarebbe avvenuto solo cinque giorni dopo. A quellora Art3mis e Shoto sarebbero stati rinchiusi in uno stanzino senza finestre, chiss dove. Non potevo passare la settimana a esplorare il database Sixer come mi ero prefissato. Dovevo carpire tutte le informazioni che potevo e scappare. Subito. Mi diedi tempo fino allalba.
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Lavorai come un matto per le quattro ore successive. Passai la maggior parte del tempo a trasferire quante pi informazioni possibili dal database Sixer sulla mia chiavetta rubata. Una volta terminato il lavoro, mi registrai come un dirigente della Divisione Oologi e inviai un Ordine di Richiesta Scorte. Era un modulo online di cui si servivano gli alti gradi Sixer per la richiesta di armi o equipaggiamento su OASIS. Selezionai un oggetto molto specifico e programmai la consegna a mezzogiorno di due giorni dopo. Quando finalmente ebbi finito, erano le sei e trenta del mattino. Il cambio del turno al supporto tecnico sarebbe avvenuto dopo soli novanta minuti, e i miei vicini di unit abitativa si sarebbero svegliati presto. Non avevo pi tempo. Entrai nel mio profilo recluta, aprii il bilancio dei miei debiti e azzerai le insolvenze (insolvenze che, in realt, non erano mai esistite). Poi selezionai le opzioni del sottomenu Targhetta dosservazione e comunicazione recluta, cui erano collegati lorecchino e la cavigliera di sorveglianza. E infine feci qualcosa che morivo dalla voglia di fare da una settimana: disabilitai i meccanismi di blocco dei due dispositivi. Provai un dolore acuto quando il morso dellorecchino si allent e liber la cartilagine del lobo sinistro. Il dispositivo mi rimbalz sulla spalla e mi fin sul grembo. In quello stesso istante, laggeggio che imprigionava la mia caviglia si apr, scoprendo una striscia di pelle abrasa e rossastra. Avevo attraversato il punto di non ritorno. I tecnici di sorveglianza IOI non erano i soli ad avere accesso video al mio orecchino. LAgenzia di Protezione Reclute li usava per monitorare e registrare le mie attivit quotidiane, per accertarsi che venissero rispettati i miei diritti umani. Adesso che mi ero tolto i dispositivi, non ci sarebbe pi stata alcuna

testimonianza digitale di ci che mi sarebbe successo. Se le guardie di sicurezza IOI mi avessero preso con una chiavetta piena di dati altamente incriminanti addosso, sarei stato spacciato. I Sixer avrebbero potuto torturarmi e poi uccidermi e nessuno lo avrebbe saputo. Misi in atto un altro paio di mosse del mio piano di fuga e poi mi scollegai dallintranet della IOI per lultima volta. Sfilai guanti e visore e aprii il pannello di manutenzione accanto alla console-divertimenti. Sotto il modulo divertimenti, tra la parete prefabbricata della mia unit abitativa e quella adiacente, cera un piccolo spazio vuoto. Mi avvicinai e tirai fuori il fagotto ben piegato che vi avevo nascosto. Era ununiforme da tecnico della manutenzione IOI ancora sigillata, con tanto di berretto e distintivo di identificazione (come per la chiavetta, avevo ottenuto questi oggetti inviando un modulo di richiesta con lintranet, poi avevo fatto s che venissero recapitati in un cubicolo, sullo stesso piano in cui lavoravo io). Mi tolsi la tuta da recluta e la usai per tamponare il sangue sullorecchio e sul collo. Poi presi da sotto il materasso due cerotti e li appiccicai sui buchi del lobo. Dopo aver indossato il mio nuovo completo da tecnico, con cautela estrassi la chiavetta dallo slot despansione e me la misi in tasca. Poi raccolsi lorecchino e lo avvicinai alla bocca. Devo andare al bagno dissi. La porta dellunit si apr come uniride ai miei piedi. Il corridoio era buio e deserto. Infilai lorecchino e la tuta sotto il materasso e la cavigliera in una tasca della mia nuova uniforme. Poi, ricordandomi di respirare, sgusciai fuori e scesi dalla scala. Dirigendomi verso gli ascensori, incontrai poche altre reclute ma, come al solito, nessuno incroci il mio sguardo. Fu un gran sollievo, perch temevo che qualcuno avrebbe potuto riconoscermi e notare che indossavo ununiforme da tecnico. Trattenni il fiato quando fui davanti alle porte dellascensore-espresso, mentre il sistema scansionava il mio distintivo. Dopo quella che mi sembr uneternit, le porte si aprirono. Buongiorno, signor Tuttle disse lascensore al mio ingresso. Che piano, prego? Lobby dissi, quasi senza voce, e lascensore cominci a scendere. Harry Tuttle era il nome stampato sul mio distintivo da tecnico di manutenzione. Avevo dato allimmaginario signor Tuttle pieno accesso allintero edificio, poi avevo riprogrammato la mia cavigliera da recluta perch corrispondesse allidentit di Tuttle e funzionasse come i braccialetti di sorveglianza che indossavano i tecnici. Quando le porte e gli ascensori mi esaminavano per verificare che fossi autorizzato, la cavigliera nella mia tasca gli confermava che, s, lo ero, anzich fare ci che doveva fare, ovvero fulminarmi il culo a colpi di volt e rendermi innocuo fino allarrivo delle guardie. In ascensore rimasi in silenzio, cercando di non fissare la telecamera sopra la porta. Poi mi resi conto che prima o poi le riprese sarebbero state analizzate. Probabilmente lavrebbe visto Sorrento, lavrebbero visto i suoi superiori. Perci guardai dritto in camera, sorrisi e mi diedi una grattatina al naso col dito medio. Lascensore arriv alla lobby e le porte si aprirono. Mi aspettavo di trovare una schiera di poliziotti in agguato, con tutte le pistole puntate sulla mia faccia. Ma cera solo un gruppo di parassiti semidirigenziali IOI in attesa dellascensore. Li squadrai assente per un istante, poi uscii dalla cabina. Era come attraversare la dogana tra una nazione e laltra. Un flusso continuo di impiegati strafatti di caff si affrettava nella lobby, dentro e fuori dagli ascensori e dalle uscite. Erano impiegati regolari, non reclute. Loro potevano tornare a casa alla fine del turno. Potevano addirittura licenziarsi, se lavessero voluto. Mi

domandai se li disturbasse sapere che migliaia di reclute vivevano e sgobbavano l, nel loro stesso edificio, separati soltanto da pochi piani. Vidi due guardie di sicurezza appostate di fianco allaccettazione e girai al largo, facendomi strada tra la folla, attraverso limmenso atrio fino alla lunga fila di porte automatiche in vetro che conducevano fuori, verso la libert. Mi costrinsi a non correre, mentre sgomitavo tra i lavoratori in arrivo. Sono solo un tipo della manutenzione, amici, e me ne vado a casa dopo una lunga notte passata a sistemare router. Tutto qui. Ovvio che non sono una recluta che cerca di fuggire con in tasca dieci zettabyte rubati alla compagnia. Nossignore. A met strada, vicino alle porte, avvertii un suono insolito e mi guardai i piedi. Indossavo ancora le mie ciabatte monouso da recluta. Ogni passo produceva uno scricchiolio stridulo a terra, sul pavimento di marmo lucidato, e spiccava in mezzo al ticchettio delle scarpe da impiegato. Ogni volta che mettevo un piede a terra sembrava che gridassi: Ehi, guardate qui! C un tizio con le ciabatte di plastica! Eppure continuai a camminare. Ero quasi davanti alle porte quando qualcuno mi poggi una mano sulla spalla. Rimasi immobile. Signore? disse qualcuno. Era una voce di donna. Stavo per schizzare fuori dalla porta ma qualcosa, nel suo tono, mi ferm. Mi voltai e vidi il volto preoccupato di una signora alta, sulla quarantina. Tailleur blu scuro. Ventiquattrore. Mi scusi, signore, le sanguina un orecchio. Lo indic con una smorfia. Tantissimo. Toccai il lobo e poi ritrassi la mano, completamente rossa. A un certo punto, chiss quando, i cerotti dovevano essersi staccati. Per un secondo rimasi paralizzato, incerto sul da farsi. Volevo darle una spiegazione, ma non riuscivo a farmene venire in mente una. Perci mi limitai ad annuire e a mormorare Grazie; poi mi voltai e uscii con tutta la calma possibile. Il vento gelido del mattino era cos violento che quasi mi ribalt. Quando ritrovai lequilibrio, balzai gi dalle scale, fermandomi per gettare la cavigliera in un bidone della spazzatura. Sentii che ne colpiva il fondo con un tonfo liberatorio. Non appena raggiunsi la strada mi diressi a nord, alla velocit massima che riuscivano a sostenere i miei piedi. Non passavo inosservato perch ero lunica persona senza giacca. Non sentivo pi i piedi perch non avevo i calzini, sotto le ciabatte di plastica da recluta. Il mio intero corpo era percorso dai brividi quando raggiunsi il tiepido rifugio della Mailbox, un noleggio di cassette postali, a quattro isolati dalla IOI Plaza. La settimana prima dellarresto avevo affittato una cassetta postale e mi ero fatto spedire un set portatile OASIS di ultima generazione. La Mailbox era completamente automatizzata e non avrei dovuto affrontare alcun commesso. Quando entrai, non cerano nemmeno clienti. Trovai la mia cassetta, digitai il codice e raccolsi il set portatile OASIS. Mi sedetti sul pavimento e strappai le chiusure della scatola. Mi sfregai le mani congelate finch non ricominciai a sentirmi le dita, poi infilai guanti e visore e usai il set per collegarmi a OASIS. La GSS si trovava a poco pi di un chilometro di distanza, perci potevo usare uno dei suoi accessi wireless gratuiti anzich un nodo gestito dalla ioi. Quando mi collegai, il cuore mi batteva allimpazzata. Ero offline da otto giorni. Un record, per me. Mentre il mio avatar si materializzava sulla piattaforma dosservazione della fortezza, abbassai lo sguardo sul mio corpo virtuale, godendomi la vista come fosse un bel vestito che non mettevo da un po. Subito, una finestra sul display mi inform che

avevo ricevuto diversi messaggi da Aech e Shoto. Con mia grande sorpresa, ne trovai anche uno di Art3mis. Tutti e tre volevano sapere dove fossi e cosa diavolo mi fosse successo. Risposi, innanzitutto, ad Art3mis. Le dissi che i Sixer sapevano chi era e dove viveva, che la tenevano costantemente sotto controllo. La avvertii dei piani sul rapimento. Copiai, dalla chiavetta, il dossier e lo allegai come prova al mio messaggio. Poi, le suggerii di andarsene immediatamente di casa e portare il culo fuori da Dodge. Non fare la valigia, le scrissi. Non salutare nessuno. Vattene in un posto sicuro. Assicurati che non ti stiano seguendo. Poi trova una connessione sicura, non controllata dalla IOI e ricollegati. Ci vediamo nella Cantina di Aech appena riesco. Niente paura, ho anche qualche buona notizia. In fondo al messaggio aggiunsi un breve post scriptum: P.S. sei ancora pi bella nella vita reale. A Shoto ed Aech inviai messaggi simili, con una copia dei loro dossier Sixer. Poi aprii il database del Registro dei Cittadini degli Stati Uniti e provai a collegarmi. Con mio grande sollievo, le password che avevo comprato funzionavano ancora e riuscii ad accedere al falso profilo di Bryce Lynch. Conteneva la foto identificativa che mi era stata scattata durante le procedure di reclutamento e, impresse sulla mia faccia, si leggevano le parole FUGGITIVO RICERCATO. La IOI aveva gi denunciato la fuga della recluta Bryce Lynch. Non mi ci volle molto a cancellare lidentit di Bryce Lynch e a ripristinare le mie impronte digitali e quelle delle retine nel mio vecchio profilo. Quando mi scollegai dal database, qualche minuto dopo, Bryce Lynch non esisteva pi. Ero di nuovo Wade Watts. Fuori dalla Mailbox, chiamai un taxi automatico, stando attento a selezionare compagnie del luogo e non la SupraCab, che era controllata dalla IOI. Quando entrai nel veicolo, misi il pollice sullo scanner identificativo e trattenni il respiro. Il display lampeggi di verde. Il sistema mi riconobbe come Wade Watts, non come la recluta fuggitiva Bryce Lynch. Buongiorno, signor Watts disse il taxi automatico. Dove andiamo? Diedi al taxi lindirizzo di un negozio di abbigliamento su High Street, a poca distanza dal campus OSU. Era un posto chiamato V3stiti, specializzato in streetwear altamente tecnologico. Corsi dentro e comprai un paio di jeans e una felpa. Entrambi erano definiti Abbigliamento Dicotomico, ovvero programmati per lutilizzo su OASIS. Non erano aptici, ma sia i pantaloni che la felpa potevano allacciarsi al set immersivo portatile, segnalandogli cosa stessi facendo con busto, braccia e gambe. Cos era pi facile controllare il mio avatar di quanto non fosse con uninterfaccia solo-guanti. Comprai anche qualche paio di calzettoni, biancheria, una giacca in finta pelle, un paio di stivali e un berretto di lana per coprirmi la zucca, calva e congelata. Qualche minuto dopo, riemersi dal negozio indossando i miei abiti nuovi. Mentre venivo avvolto, di nuovo, dal vento gelido, tirai su la lampo della giacca e mi infilai il berretto. Ora andava molto meglio. Lanciai la tuta da tecnico e le ciabatte di plastica in un bidone della spazzatura e poi iniziai a camminare per High Street, scrutando le vetrine. Tenevo la testa bassa per evitare di incrociare gli sguardi cupi degli studenti universitari che mi sfilavano accanto. Pochi isolati pi in l mi infilai in una catena Vend-All. Al suo interno cerano file di

distributori automatici che vendevano ogni tipo di oggetto immaginabile. Uno si chiamava Distributore di difesa e vendeva equipaggiamento da autodifesa: armature ultraleggere, spray antiaggressione e una vasta gamma di pistole automatiche. Toccai lo schermo sulla macchina e sfogliai il catalogo. Dopo qualche istante di indecisione, acquistai un giubbotto antiproiettile, una Glock 47C e tre caricatori. Comprai anche un barattolo di gas lacrimogeno, poi pagai premendo la mano destra sullo scanner. Venne verificata la mia identit e controllata la mia fedina penale. NOME: WADE WATTS MANDATI DARRESTO: NESSUNO BILANCIO CREDITI: ECCELLENTE RESTRIZIONI ACQUISTO: NESSUNA TRANSAZIONE APPROVATA! GRAZIE PER LACQUISTO! Udii un tunk metallico quando i miei acquisti scivolarono nella vaschetta dacciaio allaltezza delle ginocchia. Mi infilai in tasca il gas lacrimogeno, mi misi il giubbotto antiproiettile sotto la maglia appena comprata. Poi tolsi la Glock dal pacchetto di plastica. Era la prima volta che impugnavo una pistola vera. Eppure, la sensazione dellarma tra le mie mani era estremamente familiare, perch su OASIS avevo sparato con migliaia di armi da fuoco virtuali. Premetti un pulsantino sulla canna e la pistola emise un suono. Strinsi limpugnatura per qualche secondo, prima con la mano destra, poi con la sinistra. Dallarma usc un altro suono, il segnale che aveva finito di scansionare le mie impronte. Ora, ero lunica persona che potesse sparare con quella pistola. Al suo interno cera un timer che impediva di sparare per le successive dodici ore (un periodo di raffreddamento) ma mi sentivo meglio, ora che lavevo con me. Proseguii fino a un puntoOASIS situato pochi isolati pi in l; era un negozio in franchising chiamato The Plug. La squallida insegna illuminata, con un cavo in fibra ottica antropomorfo che sorrideva, prometteva AccessoOASISalla velocit della luce! Prezzi stracciati per noleggio attrezzatura! e Baie dimmersione private! Aperto 365 giorni allanno, 24 ore al giorno! Online avevo visto innumerevoli pubblicit di The Plug. Era noto per i prezzi altissimi e lattrezzatura scadente, ma le connessioni erano veloci, affidabili e senza ritardi. La cosa pi interessante, per me, era che si trattava di una delle rare catene OASIS a non essere gestita dalla IOI o da una delle sue consociate. Il rilevatore di movimenti emise un trillo quando varcai la soglia. Alla mia destra cera una minuscola sala daspetto, totalmente vuota. La moquette era consumata e piena di macchie, tutto puzzava di disinfettante industriale. Un commesso dallo sguardo assente mi lanci unocchiata da dietro uno sportello in plexiglas antiproiettile. Aveva poco pi di ventanni, la cresta e decine di piercing in faccia. Indossava un visore bifocale che gli forniva una visione semitrasparente di OASIS, permettendogli di vedere anche il mondo reale. Quando si rivolse a me, notai che i suoi denti erano stati limati in punte aguzze. Benvenuto al Plug disse, con tono piatto. Abbiamo molte baie libere, quindi non c da aspettare. Le informazioni sui pacchetti promozionali le trovi qui. Indic il display montato sul bancone davanti a me. Poi, mentre tornava a concentrarsi sul mondo nel visore, i suoi occhi si fecero di nuovo vitrei.

Valutai le opzioni. Potevo scegliere tra una dozzina di set immersivi di qualit e prezzo variabili. Economici, Standard, Deluxe. Su ciascuno venivano fornite informazioni dettagliate. Si potevano noleggiare al minuto o pagando un forfait orario. Nel prezzo del noleggio erano inclusi visore e guanti aptici, ma la tuta aptica costava un po di pi. Il contratto di noleggio conteneva molte clausole sulla somma da rimborsare nel caso le attrezzature venissero danneggiate, oltre a postille in gergo giuridico in cui si precisava che il Plug non poteva essere ritenuto responsabile per le azioni dei singoli utenti, a maggior ragione se queste azioni si rivelavano illegali. Vorrei noleggiare un set deluxe per dodici ore dissi. Il commesso si alz il visore sulla fronte. Pagamento anticipato, lo sai? Annuii. Vorrei anche noleggiare una connessione Fat Pipe. Devo caricare un bel po di dati sul mio account. Lupload ha un costo aggiuntivo. Quanti dati? Dieci zettabyte. Che cazzo sussurr. Cosa ci carichi? La Biblioteca del Congresso? Ignorai la domanda. Vorrei anche il Pacchetto Upgrade Mondo gli dissi. Certo rispose il commesso diffidente in totale fa undicimila testoni. Metti qui il pollice e sistemiamo il tutto. Quando la transazione fu completata, sembr pi che sorpreso. Poi fece spallucce e mi diede una tessera magnetica, un visore e un paio di guanti. Baia quattordici. Ultima porta a destra. Il bagno in fondo al corridoio. Se fai casino nella baia, ci teniamo la cauzione. Vomito, urina, sperma, cose cos. E sono io che poi devo ripulire, perci fammi il favore e contieniti un po, ok? Daccordo. Divertiti. Grazie. La Baia quattordici era una stanza insonorizzata, dieci metri per dieci; al centro, un set aptico di nuova generazione. Mi chiusi la porta alle spalle e mi infilai nel set. La finta pelle che rivestiva la poltrona aptica era consumata e piena di tagli. Infilai la chiavetta in uno slot della console OASIS e sorrisi quando sentii il clic. Max? dissi al vuoto, quando mi fui ricollegato. La mia voce ricaric un backup di Max che avevo salvato nellaccount OASIS. Il volto sorridente di Max comparve su tutti i monitor del centro di comando. S-s-salve compadre! tartagli. C-c-come va? La situazione migliora, amico. Allacciati le cinture. Abbiamo un sacco di lavoro. Aprii il pannello dellaccount OASIS e avviai lupload della chiavetta. Pagavo alla GSS una quota mensile per avere spazio illimitato sul mio account, e ora stavo per testarne i limiti. Anche usando la connessione in fibra ottica e banda larga del Plug, caricare dieci zettabyte avrebbe richiesto pi di tre ore. Riordinai la sequenza di upload perch i file di cui avevo bisogno al pi presto venissero trasferiti per primi. Non appena i dati venivano copiati sul mio account, potevo accedervi e inviarli istantaneamente ad altri utenti. Per prima cosa, spedii unemail a tutti i maggiori feed di notizie, con un resoconto dettagliato di come la IOI avesse cercato di uccidermi, di come avesse ucciso Daito e di come avesse intenzione di uccidere Art3mis e Shoto. Allegai al messaggio uno dei video che avevo recuperato dal database Sixer: le riprese dellesecuzione di Daito. Allegai anche

una copia del promemoria che Sorrento aveva spedito ai dirigenti IOI suggerendo di rapire Art3mis e Shoto. Infine allegai la simcap della mia chatlink con Sorrento, ma censurai la parte in cui si pronunciava il mio vero nome e sfocai la mia foto scolastica. Non ero ancora pronto a rivelare al mondo la mia identit. Avevo intenzione di diffondere il video completo pi tardi, quando il resto del mio piano si fosse realizzato. A quel punto non mi sarebbe pi importato. Per quindici minuti preparai unultima email, che indirizzai a tutti gli utenti OASIS. Quando fui soddisfatto della scelta delle parole, la salvai in Bozze. Poi mi collegai alla Cantina di Aech. Appena il mio avatar comparve nella chatroom, vidi che Aech, Art3mis e Shoto erano gi l ad aspettarmi.
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Z! grid Aech quando il mio avatar apparve. Che cazzo, amico. Dove sei stato? da pi di una settimana che ti cerco! Anchio aggiunse Shoto. Doveri? E come hai preso quei file dal database dei Sixer? Lunga storia dissi. Ma prima le cose importanti. Mi rivolsi a Shoto e Art3mis: Ve ne siete andati di casa?. Annuirono. E siete entrambi collegati da un luogo sicuro? S disse Shoto. Sono in un manga caff. Io sono allaeroporto di Vancouver disse Art3mis. Era la prima volta che sentivo la sua voce da quasi un anno. Sono collegata da una cabina pubblicaOASIS, sterilizzata dai germi. Sono scappata solo con i vestiti che ho addosso, quindi mi auguro che quelle informazioni sui Sixer fossero valide. Lo sono dissi. Fidati. Come fai a esserne sicuro? domand Shoto. Perch mi sono infiltrato nel database dei Sixer e le ho scaricate io stesso. Mi fissarono in silenzio. Aech sollev un sopracciglio. Esattamente, Z, com che ci saresti riuscito? Ho assunto una falsa identit, mi sono spacciato per una recluta e mi sono infiltrato nel quartier generale IOI. Ci ho passato gli ultimi otto giorni. Sono appena scappato. Porca troia! sussurr Shoto. Dici davvero? Annuii. Amico, hai un paio di palle di adamantio disse, sussurrando. Rispetto. Grazie. Non so. Mettiamo che non ci stai prendendo per il culo su tutta la linea disse Art3mis. Come fa una recluta di infimo grado ad accedere ai dossier segreti dei Sixer e ai promemoria della societ? Mi voltai a guardarla. Le reclute hanno un accesso limitato allintranet della compagnia tramite la console-divertimenti delle unit abitative, oltre il firewall IOI. Da l in poi, sono riuscito a usare una serie di backdoor ed exploit che avevano lasciato i primi programmatori, sono entrato nel network e mi sono inserito nel database privato dei Sixer. Shoto mi fissava pieno dammirazione. Lhai fatto davvero? Da solo? Proprio cos, capo.

un miracolo che non ti abbiano preso e ucciso disse Art3mis. Perch hai corso un rischio cos stupido? Perch, secondo te? Per cercare di aggirare il loro scudo e raggiungere la Terza Porta scrollai le spalle. Era lunico piano che sono riuscito a farmi venire in mente in cos poco tempo. Z disse Aech, ghignando. Sei un figlio di puttana fuori di testa. Mi si avvicin e mi diede il cinque. Ma per questo che ti voglio bene, amico! Art3mis mi guard severa. E ovviamente quando hai scoperto che avevano file segreti su ciascuno di noi non hai potuto resistere e li hai aperti, vero? Ma dovevo farlo! dissi. Per capire quanto sapessero di noi! Tu avresti fatto la stessa cosa. Mi punt un dito in faccia. No, non lo avrei fatto. Io la rispetto la privacy delle persone! Art3mis, calmati! intervenne Aech. Probabilmente ti ha salvato la vita, sai. Lei sembr prendere in considerazione la cosa. Daccordo disse. Non fa niente. Ma capivo che era ancora scocciata. Non sapevo cosa dire, perci proseguii. Vi sto inviando una copia dei dati Sixer che sono riuscito a portare via. Dieci zettabyte in tutto. Dovrebbero esservi arrivati. Attesi che controllassero la posta. Il database su Halliday gigantesco. C tutta la sua vita. Hanno interviste con chiunque lo abbia conosciuto. Potrebbero volerci mesi per leggerlo tutto. Aspettai per qualche minuto, osservando i loro occhi che scandagliavano i dati. Wow! disse Shoto. incredibile. Torn a guardarmi. Come diavolo hai fatto a fuggire dalla IOI portandoti dietro tutta questa roba? Con molta circospezione. Aech ha ragione disse Art3mis scuotendo la testa. Sei uno scemo patentato. Per un istante esit, poi aggiunse: Grazie per avermi avvisato, Z. Ti devo un favore. Aprii la bocca per risponderle non c di che, ma non usc una sola parola. S disse Shoto. Anchio. Grazie. Figuratevi, ragazzi riuscii finalmente a dire. Be? fece Aech. Dacci le cattive notizie. Quanto sono vicini a risolvere la Terza Porta? Ecco, goditi questa dissi ghignando. Non hanno nemmeno capito come aprirla, per ora. Art3mis e Shoto mi fissarono increduli. Il volto di Aech si apr in un largo sorriso, poi lui cominci a fare su e gi con la testa alzando le mani al cielo, come se stesse ballando sulle note di un pezzo rave che noi non potevamo sentire. Oh yes! Oh yes! cant. Scherzi vero? chiese Shoto. Scossi la testa. Non stai scherzando? disse Art3mis. Com possibile? Sorrento ha la Chiave di Cristallo e sa dov la porta. Non deve far altro che aprirla ed entrarci, no? Questo valeva per le altre due porte risposi ma la terza diversa. Aprii una grande finestra vidfeed a mezzaria, di fronte a me. Guardate qui. preso dallarchivio video dei Sixer. il loro primo tentativo di aprire la porta. Premetti Play. La clip si apriva con una

ripresa dellavatar di Sorrento in piedi di fronte ai cancelli di Castle Anorak. Lentrata principale del castello, inespugnabile per tanti anni, si spalancava di fronte a Sorrento come la porta automatica di un supermercato. Lentrata del castello si apre per gli avatar che hanno una copia della Chiave di Cristallo spiegai. Se un avatar non ce lha, non pu attraversare la soglia ed entrare, anche se le porte sono gi aperte. Fissammo tutti Sorrento che varcava lingresso e si inoltrava nel vasto foyer rifinito in oro. Lavatar di Sorrento attraversava il pavimento in marmo e raggiungeva limponente porta di cristallo incassata nel muro rivolto a nord. Al centro della porta si poteva vedere una grande serratura. Sopra, sulla superficie rilucente e sfaccettata, erano incise tre parole: Carit. Speranza. Fede. Sorrento si avvicinava, tendendo la sua copia della Chiave di Cristallo. La infilava nella serratura e la girava. Niente. Allora alzava lo sguardo per osservare le tre parole sulla porta. Carit, Fede, Speranza diceva, leggendole ad alta voce. Ancora niente. Sorrento toglieva la chiave, ripeteva le tre parole, poi infilava di nuovo la chiave e la girava. Niente di niente. Studiai Aech, Art3mis e Shoto che guardavano il video. Lentusiasmo e la curiosit si erano gi trasformati in concentrazione, mentre cercavano di risolvere lenigma che avevano di fronte. Misi in pausa il video. Quando Sorrento connesso, ha una squadra di consiglieri e ricercatori che osserva ogni sua mossa dissi. In qualche video potete sentirli mentre gli danno suggerimenti via comlink. Non che siano stati di grande aiuto fino a questo momento. Guardate In video, Sorrento stava cercando nuovamente di aprire la porta. Aveva fatto tutto come prima ma, inserendo la chiave, laveva girata in senso antiorario. Stanno provando tutte le cose pi stupide che si possono immaginare dissi. Sorrento recita le parole della porta in latino, in elfico, in Klingon. Poi si impantanano recitando la Prima lettera ai Corinzi, 13,13, un versetto che include le parole carit, speranza e fede. A quanto pare carit speranza e fede sono anche i nomi di tre martiri del cattolicesimo. da qualche giorno che i Sixer cercano di appiccicarci un significato qualsiasi. Idioti disse Aech. Halliday era ateo. Non sanno pi cosa fare ormai dissi. Sorrento le ha provate tutte, manca solo che si inginocchi, faccia un balletto e ficchi il mignolo nella serratura. Probabilmente la sua prossima mossa disse Shoto sghignazzando. Carit, speranza e fede disse Art3mis, ripetendo lentamente le tre parole. Si volt verso di me. Dov che le ho gi sentite? Gi disse Aech. Suonano davvero familiari. Ci ho messo un po anchio a ricordarmele dissi. Mi guardarono tutti, fiduciosi. Ditele al contrario suggerii. O meglio, cantatele in ordine inverso. Art3mis socchiuse gli occhi, concentrata. Fede, speranza, carit disse. Lo ripet qualche volta e sul suo volto cominci a farsi strada unintuizione. Poi cant: Faith and hope and charity. Aech attacc con il verso successivo: The heart and the brain and the body.

Give you three as a magic number! termin Shoto, trionfante. Schoolhouse Rock! gridarono allunisono. Visto? dissi. Sapevo che lavreste capito. Siete svegli, ragazzi. Three is a Magic Number, parole e musica di Bob Dorough disse Art3mis, come se stesse estraendo le informazioni da unenciclopedia mentale. Scritta nel 1973. Le sorrisi. Ho una teoria. Credo possa essere il modo in cui Halliday vuole dirci quante chiavi servono per aprire la Terza Porta. Art3mis sorrise, poi cant: It takes three. No more, no less continu Shoto. You dont have to guess aggiunse Aech. Three terminai io is the magic number. Presi la mia copia della Chiave di Cristallo e la sollevai. Gli altri fecero lo stesso. Abbiamo quattro copie della Chiave. Se tre di noi riescono a raggiungere la porta, possiamo aprirla. E poi? chiese Aech. Entriamo tutti insieme? E se solo uno di noi pu entrare, una volta aperta la porta? intervenne Art3mis. Dubito che Halliday labbia progettata cos risposi io. Chi pu sapere cosa avesse in mente quel pazzo disse Art3mis. Ci ha manovrato come burattini passo dopo passo e ora lo sta facendo di nuovo. Altrimenti perch dovrebbe richiedere tre copie della Chiave di Cristallo per aprire lultima porta? Forse perch voleva obbligarci a collaborare? suggerii. O voleva che la gara si chiudesse con un finale drammatico rilanci Aech. Pensateci. Se tre avatar varcano la Terza Porta nello stesso momento, scatta subito una gara a chi la superer per primo e riuscir a trovare lEgg. Halliday era un bastardo pazzo e sadico mormor Art3mis. S annu Aech. Ben detto. Vedetela cos disse Shoto. Se Halliday non avesse progettato la Terza Porta perch richiedesse tre chiavi a questora i Sixer avrebbero gi trovato lEgg. Ma una dozzina di avatar Sixer ha gi una copia della Chiave di Cristallo disse Aech. Potrebbero aprire la porta, se fossero abbastanza svegli da capire. Dilettanti disse Art3mis. un problema loro se non sanno a memoria tutti i testi di Schoolhouse Rock! Ricordami un po come hanno fatto quegli idioti ad arrivare fin qui? Barando le dissi. Dimentichi? Ah, giusto. Continuo a dimenticarmelo. Mi rivolse un sorriso scherzoso e le ginocchia mi diventarono di gelatina. Soltanto perch i Sixer non hanno ancora aperto la porta non significa che non ci arriveranno, prima o poi disse Shoto. Annuii. Shoto ha ragione. Prima o poi faranno il collegamento con Schoolhouse Rock! Non possiamo perdere altro tempo. Cosa aspettiamo allora? disse Shoto, eccitato. Sappiamo dov la porta e sappiamo come aprirla! Facciamolo! E che vinca il Gunter migliore!

Dimentichi una cosa, Shoto-san disse Aech. Parzival, qui, non ci ha ancora detto come superare lo scudo, farci strada tra i Sixer ed entrare nel castello. Si rivolse a me. Perchtuhai un piano, non vero, Z? Ovvio dissi. ci stavo giusto arrivando. Sollevai la mano destra e apparve un ologramma tridimensionale di Castle Anorak, sospeso di fronte a me. Il globo blu trasparente generato dalla Sfera di Osuvox comparve intorno al castello, avvolgendolo completamente, sopra e sotto terra. Lo indicai. Questo scudo cadr da solo luned alle dodici, cio tra circa trentasei ore. E sar allora che varcheremo lingresso principale del castello. Lo scudo cadr? Da solo? ripet Art3mis. da due settimane che i clan lo bombardano con testate nucleari senza nemmeno scalfirlo. Come riuscirai a farlo cadere da solo? Me ne sono gi occupato dissi. Voi ragazzi dovete fidarvi di me. Io mi fido, Z disse Aech. Ma anche se lo scudo cadesse davvero, per raggiungere il castello dovremmo comunque farci strada in mezzo allesercito pi potente di OASIS. Indic lologramma, che mostrava gli stanziamenti delle truppe Sixer intorno al castello e al suo interno. Come la mettiamo con questi idioti? E i carri armati? E le navicelle dassalto? Chiaramente avremo bisogno di un po di aiuto dissi. Un sacco di aiuto chiar Art3mis. Ed esattamente a chi dovremmo rivolgerci perch ci aiuti a dichiarare guerra allintero esercito Sixer? domand Aech. A tutti dissi. A ogni singolo Gunter del sistema. Aprii unaltra finestra per mostrare la breve email che avevo preparato prima di connettermi alla Cantina. Stasera invier questo messaggio a ogni singolo utenteOASIS. Compagni Gunter, un triste giorno. Dopo anni di raggiri, sfruttamenti e ignominia, i Sixer sono riusciti a comprarsi, barando, lentrata alla Terza Porta. Come gi sapete, la IOI ha barricato Castle Anorak nel tentativo di impedire a chiunque altro di raggiungere lEgg. Abbiamo scoperto, inoltre, che hanno impiegato metodi illegali per risalire allidentit dei Gunter considerati una minaccia, e che hanno tutte le intenzioni di rapirli e ucciderli. Se i Gunter di tutto il mondo non uniranno le proprie forze per fermarli, i Sixer raggiungeranno lEgg e vinceranno la gara. E da quel momento OASIS cadr sotto il regime imperialista della IOI. il momento. Il nostro assalto allesercito Sixer comincer domani a mezzogiorno, OST. Unitevi a noi! Con stima, Aech, Art3mis, Parzival e Shoto Ignominia? chiese Art3mis dopo che ebbe finito di leggere. Hai usato unenciclopedia per scriverla? Cercavo di darle unaria, tipo, epica dissi. Ufficiale. Mi piace, Z disse Aech. Fa davvero ribollire il sangue. Grazie Aech. Ah, tutto qui? questo il tuo piano? disse Art3mis Mandare spam a tutto OASIS chiedendo aiuto?

Pi o meno s. Questo il piano. E pensi davvero che tutti accorreranno e ci aiuteranno a combattere i Sixer disse. Senza avere niente in cambio, tanto per? S risposi. Penso di s. Aech annu. Ha ragione. Nessuno vuole che i Sixer vincano la gara. E di certo non vogliono che OASIS passi nelle mani della IOI. La gente comune sar felice di dare una mano a sconfiggere i Sixer. E quale Gunter si tirerebbe indietro di fronte allopportunit di combattere una battaglia tanto epica, una battaglia che far la storia? Ma i clan non penseranno che stiamo soltanto cercando di usarli? disse Shoto. Per poi raggiungere la porta? Certamente dissi. Ma quasi tutti hanno gettato la spugna, ormai. Tutti pensano che la fine della Caccia sia vicina. Non credi che chiunque preferirebbe che fossimo noi a vincere la gara piuttosto che Sorrento e i Sixer? Art3mis esamin la questione per un istante. Hai ragione. Quellemail potrebbe funzionare. Z disse Aech, dandomi una pacca sulla schiena. Sei un incredibile genio del male! Quando quellemail arriver, i media daranno di matto! La voce si diffonder in un lampo. Domani a questora ogni avatar su OASIS si star dirigendo su Chthonia. Speriamo dissi io. Oh, s che verranno disse Art3mis. Ma in quanti saranno disposti a combattere davvero, quando capiranno chi sono i nostri nemici? I pi si metteranno comodi sulle loro sdraio e mangeranno popcorn guardando i Sixer che ci rompono il culo. senza dubbio una possibilit dissi io. Ma i clan ci aiuteranno di sicuro. Non hanno niente da perdere. E non dobbiamo sconfiggere lintero esercito Sixer. Dobbiamo solo crearci un varco, entrare nel castello e raggiungere la porta. Tre di noi devono raggiungere la porta disse Aech. Se ne riescono a entrare solo uno o due, siamo fottuti. Esatto dissi. Quindi dobbiamo mettercela tutta per non farci uccidere. Art3mis ed Aech fecero una risatina nervosa. Shoto scosse soltanto la testa. Anche se apriremo la porta, poi dovremo comunque affrontarla disse. E sar sicuramente pi difficile delle prime due. Della porta ci preoccuperemo in seguito dissi. Quando ci arriveremo. Bene disse Shoto. Per me si pu fare. Sono con voi disse Aech. Ah, quindi voi due siete davvero daccordo? chiese Art3mis. Hai idee migliori, sorella? domand Aech. Lei scroll le spalle. No. Non direi. Ok disse Aech. Allora siamo daccordo. Chiusi lemail. Mander a tutti voi una copia del messaggio dissi. Iniziate da stasera a inviarlo a tutti i vostri contatti. Postatelo sui blog. Trasmettetelo sui canali vpo. Abbiamo trentasei ore per diffondere la notizia. Dovrebbe essere abbastanza perch tutti si equipaggino e portino i propri avatar su Chthonia. Quando la voce arriver ai Sixer subodoreranno la cosa, inizieranno a preparare un

attacco disse Art3mis. Sfodereranno lartiglieria pesante. O potrebbero farsi una risata dissi io. Sono convinti che il loro scudo sia inespugnabile. Ma lo disse Art3mis. Spero davvero che tu non stia scherzando quando dici che sei riuscito a disattivarlo. Non ti preoccupare. Perch dovrei preoccuparmi? salt su Art3mis. Forse te lo sei dimenticato, ma sono una fuggitiva senza casa, in questo momento! Sono connessa dal terminal pubblico di un aeroporto, e pago ogni minuto di collegamento. Non posso sperare di vincere una guerra da qui, e tanto meno di poter superare la Terza Porta. E non ho un posto dove andare. Shoto annu. Neanchio credo di poter rimanere qui. Sono in una cabina a noleggio in un manga caff di Osaka. Non ho molta privacy. E non credo che questo sia un luogo sicuro, se i Sixer hanno mandato degli agenti a cercarmi. Art3mis mi guard. Suggerimenti? Mi spiace dirvelo, amici, ma anchio sono senza casa e sono connesso da un terminal pubblico dissi. Mi nascondo dai Sixer da pi di un anno, ricordate? Io ho un camper disse Aech. Siete i benvenuti se volete stare da me. Ma non credo di poter raggiungere Columbus, Vancouver e il Giappone entro le prossime trentasei ore. Forse vi posso aiutare, ragazzi disse una voce profonda. Tutti sobbalzammo e ci voltammo, in tempo per vedere un avatar alto, dalla barba grigia, comparire dietro di noi. Era il Grande e Potente Og. Lavatar di Ogden Morrow. E non si materializz lentamente, come di solito facevano gli avatar quando si collegavano a una chatroom. Semplicemente sbuc fuori dal nulla, come se ci fosse sempre stato e solo ora avesse deciso di rendersi visibile. Qualcuno di voi mai stato in Oregon? domand. un posto piacevole, in questa stagione.
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Meravigliati e muti, fissammo Ogden Morrow. Come entrato qui? chiese infine Aech, dopo aver raccolto la mascella dal pavimento. una chatroom privata. S, lo so disse Morrow, un po imbarazzato. Temo di dover ammettere che vi spio tutti e quattro ormai da un po. E spero accetterete le mie pi sincere scuse per aver invaso la vostra privacy. Giuro che lho fatto con le migliori intenzioni. Con tutto il rispetto, signore disse Art3mis non ha risposto alla domanda. Come ha avuto accesso a questa chatroom senza invito? E senza che nessuno di noi sapesse che lei era qui? Perdonatemi rispose lui. Capisco che possa spaventarvi, ma non c motivo di preoccupasi. Il mio avatar ha poteri unici, inclusa labilit di entrare nelle chatroom private senza invito. Parlando, Morrow si avvicin a uno degli scaffali di Aech e cominci a curiosare tra i vecchi supplementi di giochi di ruolo. Prima del lancio effettivo di OASIS, quando Jim e io creammo i nostri avatar, ci dotammo di un accesso allintera simulazione in modalit superutente. Oltre a essere immortali e invincibili, i nostri avatar potevano andare ovunque e fare praticamente qualsiasi cosa. Ora che Anorak non c pi,

rimasto solo il mio avatar con poteri del genere. Si volt per guardarci in faccia. Nessun altro ha il potere di spiare le vostre conversazioni. Di certo non i Sixer. I protocolli di criptaggio delle chatroom OASIS sono duri come le rocce, ve lassicuro. Fece una risatina. Nonostante la mia presenza qui adesso. lui che ha fatto cadere quella pila di fumetti! dissi a Aech. Dopo il nostro primo incontro qui, ricordi? Te lavevo detto che non era un problema del software Og annu e alz le spalle con aria colpevole. Sono stato io. Alle volte sono proprio goffo. Segu un altro breve silenzio, durante il quale raccolsi il coraggio per rivolgermi direttamente a Morrow. Signor Morrow cominciai. Ti prego disse Morrow alzando una mano. Chiamami Og. Daccordo dissi, ridacchiando nervosamente. Nonostante le circostanze, lincontro con una tale celebrit mi scombussolava. Non potevo credere che stavo davvero parlando con quell Ogden Morrow. Og. Ti dispiace dirci perch ci spiavi? Perch voglio aiutarvi rispose. E da quel che ho sentito un momento fa, sembra proprio che ne abbiate bisogno. Ci scambiammo tutti uno sguardo nervoso e Morrow sembr cogliere il nostro scetticismo. Vi prego di non fraintendermi continu. Non vi dar alcun indizio n vi fornir informazioni per trovare lEgg. Toglierebbe tutto il divertimento, no? Torn da noi e il suo tono si fece serio. Poco prima che morisse, ho promesso a Jim che, in sua assenza, avrei fatto tutto ci che era in mio potere per proteggere lo spirito e lintegrit della sua gara. per questo che sono qui. Ma signor Og dissi. Nella tua autobiografia sostieni che tu e James Halliday non vi siete mai parlati negli ultimi dieci anni della sua vita. Morrow mi rivolse un sorriso divertito. Avanti, ragazzo mi disse. Non devi credere a tutto quello che leggi. Rise. A dire il vero, quella frase vera, in linea di massima. Io e Jim non ci siamo mai parlati, durante gli ultimi dieci anni della sua vita. Non fino a qualche settimana prima che morisse. Si interruppe, come se stesse frugando nella memoria. Al tempo non sapevo nemmeno che fosse malato. Mi chiam allimprovviso e ci incontrammo in una chatroom privata molto simile a questa. Fu allora che mi disse della malattia, della gara, di cosa aveva in mente. Temeva che ci fosse ancora qualche bug nelle porte. O che, una volta morto lui, sarebbero sorte complicazioni che avrebbero impedito il corretto svolgimento della gara, cos come lui laveva pensata. Tipo i Sixer? chiese Shoto. Precisamente, tipo i Sixer disse Og. Per questo Jim mi chiese di monitorare la gara e di intervenire qualora ce ne fosse stato bisogno. Si diede una grattata alla barba. A essere sincero, avrei fatto volentieri a meno di questa responsabilit. Ma era lultimo desiderio del mio pi vecchio amico, perci accettai. Per questi sei anni mi sono limitato a osservare, seduto in panchina. E anche se i Sixer hanno fatto di tutto per portarvi in svantaggio, in qualche modo voi quattro avete perseverato. Ma ora, dopo avervi sentito descrivere la situazione in cui vi trovate, credo che sia giunto il momento che io passi allazione per mantenere lintegrit del gioco di Jim. Io, Art3mis, Shoto ed Aech ci scambiammo delle occhiate di stupore, come a cercare, luno negli occhi dellaltro, la conferma che tutto questo stava accadendo davvero. Voglio offrirvi un rifugio a casa mia, qui in Oregon disse Og. Da qui potrete mettere in pratica il vostro piano e completare la missione in totale sicurezza, senza dovervi preoccupare degli agenti Sixer che vi rintraccino e vi sfondino la porta. Posso fornire a

tutti voi un set immersivo di ultima generazione, una connessione a fibra ottica e tutto ci di cui avrete bisogno. Un altro silenzio gonfio di incredulit. Grazie, signore! tirai fuori infine, resistendo allimpulso di lasciarmi cadere in ginocchio e inchinarmi a ripetizione. il minimo che io possa fare. un gesto incredibilmente generoso, signor Morrow disse Shoto ma io vivo in Giappone. Lo so, Shoto disse Og. Ho gi noleggiato un jet privato. Ti aspetta allaeroporto di Osaka. Se mi invii la tua posizione attuale, chiamo una limousine perch venga a prenderti e ti porti fino alla pista. Shoto rimase senza parole per un istante, poi fece un ampio inchino. Arigato, Morrow-san. Figurati, ragazzo. Poi si rivolse ad Art3mis. Signorina, mi pare di capire che al momento ti trovi allaeroporto di Vancouver. Ho organizzato un trasporto anche per te. Al ritiro bagagli ti attende un autista. Ha con s un cartello con su scritto il nome Benatar. Ti porter allaereo che ho noleggiato per te. Per un momento pensai che anche Art3mis si sarebbe inchinata. Ma poi cominci a correre e gett le braccia intorno a Og, e lo abbracci forte. Grazie, Og gli disse. Grazie, grazie, grazie! Dovere, mia cara disse lui con un risolino imbarazzato. Quando lei lo lasci andare, Og si volt verso me ed Aech. Aech, mi sembra di capire che hai un veicolo e che al momento ti trovi nei pressi di Pittsburgh? Aech annu. Se non ti dispiace raggiungere il tuo amico Parzival, far in modo che un jet vi prelevi entrambi allaeroporto di Columbus. Se per voi ragazzi non un problema fare un giro insieme. No, mi sembra perfetto disse Aech, guardandomi con la coda dellocchio. Grazie Og. S, grazie ripetei. Ci stai salvando la vita. Lo spero. Mi lanci un sorriso malinconico, poi si rivolse a tutti. Buon viaggio. Ci vediamo presto. Poi svan, con la stessa velocit con cui era apparso. Bella merda dissi, voltandomi verso Aech. Art3mis e Shoto si beccano la limousine e a me tocca scroccare un passaggio a questo mostro qui? In un cesso di camper? Non un cesso di camper disse Aech ridendo. E puoi sempre prendere un taxi, coglione. Sar interessante dissi, lanciando una rapida occhiata ad Art3mis. Noi quattro che finalmente ci incontriamo. Sar un onore disse Shoto. Non vedo lora. Gi disse Art3mis, fissandomi negli occhi. Non sto pi nella pelle. Quando Shoto e Art3mis si furono scollegati, comunicai a Aech la mia posizione attuale. un negozio della catena Plug. Chiamami quando arrivi. Ci vediamo allingresso. Va bene disse. Senti, ti avverto. Non somiglio al mio avatar. Per niente. E allora? Chi ci somiglia? Io non sono cos alto. O muscoloso. E il mio naso un po pi grosso Ti volevo avvertire. Incontrarmi potrebbe essere un po uno shock. Ok, quindi perch non mi dici gi da ora che aspetto hai? Sono gi per strada disse, glissando sulla domanda. Ci vediamo tra qualche ora, ok?

Ok. Guida con prudenza, amigo. Nonostante ci che avevo detto a Aech, sapere che lo avrei incontrato di persona dopo tutti questi anni mi agitava pi di quanto volessi ammettere. Ma non era nulla rispetto allangoscia che sentivo crescermi dentro allidea di incontrare Art3mis, una volta giunto in Oregon. Immaginare quel preciso momento mi riempiva di un misto di eccitazione e vero terrore. Comera di persona? La foto che avevo visto nella sua cartella era un falso? Avevo ancora qualche possibilit? Con uno sforzo sovrumano, me la tolsi di mente e mi costrinsi a concentrarmi sulla battaglia che stavamo per affrontare. Uscito dalla Cantina di Aech, inviai lemail della mia chiamata alle armi come annuncio globale a ogni utente OASIS. Poich sapevo bene che la maggior parte delle email non avrebbe superato i filtri antispam, la postai anche su ogni forum di Gunter. Poi registrai un breve filmato del mio avatar che la leggeva ad alta voce e lo misi in loop sul mio canale vpo. La voce si diffuse rapidamente. In meno di unora, il nostro piano dassalto a Castle Anorak era in testa a ogni feed di notizie, accompagnato da titoli come I Gunter dichiarano guerra totale ai Sixer e I migliori gunter accusano la IOI di rapimento e Che la caccia allEgg di Halliday sia davvero finita? Alcuni feed trasmettavano gi il video dellomicidio di Daito che avevo inviato loro insieme al promemoria di Sorrento, citando, per entrambi, una fonte anonima. LaIOI si era rifiutata di rilasciare dichiarazioni. Sorrento doveva aver saputo che, in qualche modo, ero entrato nel database privato dei Sixer. Avrei voluto vedere la sua faccia quando aveva scoperto come ci ero riuscito. Quando aveva scoperto che avevo trascorso unintera settimana a pochi piani dal suo ufficio. Passai le ore successive a equipaggiare il mio avatar e a prepararmi mentalmente a ci che stava per succedere. Quando non riuscii pi a tenere gli occhi aperti, decisi di fare un sonnellino, in attesa di Aech. Disabilitai la funzione di auto-logout, poi mi addormentai sulla poltrona aptica, avvolto nella nuova giacca come fosse una coperta, stringendo in una mano la pistola che avevo appena acquistato. Fui svegliato di soprassalto dalla suoneria di Aech. Mi chiamava per farmi sapere che era arrivato. Mi sfilai dal set, raccolsi le mie cose e riportai lattrezzatura noleggiata al bancone. Quando uscii in strada, vidi che era scesa la notte. Laria gelida mi si rovesci addosso come un secchio dacqua ghiacciata. Il minuscolo camper di Aech era parcheggiato accanto al marciapiedi, pochi metri pi in l. Era un Sunrider color caff, lungo sei metri e vecchio di almeno ventanni. Il tetto e le fiancate del camper erano ricoperti da un collage di pannelli solari, oltre che da un generoso strato di ruggine. Le finestre erano verniciate di nero e non potevo vedere al loro interno. Feci un respiro profondo e attraversai il marciapiedi ricoperto di fanghiglia, provando una bizzarra combinazione di paura ed eccitazione. Quando mi avvicinai al camper, un portello al centro si apr e dal pavimento scese una scaletta. Montai dentro e la porta si richiuse alle mie spalle. Mi ritrovai nella minuscola cucina del camper. Era tutto buio, a parte per le luci di sicurezza sul pavimento tappezzato di moquette. Alla mia sinistra, sul fondo, vedevo una piccola zona letto, incastrata in un soppalco sopra il generatore. Mi voltai e camminai lentamente nel buio della cucina, poi scostai la tenda di perline che oscurava lingresso della cabina. Alla guida sedeva unafroamericana corpulenta; stringeva forte il volante e guardava dritto davanti a s. Doveva avere la mia et, aveva capelli crespi e corti e una pelle color cioccolato che sembrava iridescente, nello sfavillio degli indicatori del cruscotto. Aveva

indosso una vecchia maglietta del tour Rush 2112, e i numeri si deformavano sul petto ampio. Portava anche un paio di jeans neri sbiaditi e degli anfibi chiodati ai piedi. Sembrava stesse tremando, anche se nel veicolo cera un tepore accogliente. Per un attimo rimasi l in piedi, in silenzio, aspettando che ammettesse levidenza che ero l. Poi si volt e mi sorrise, e quel sorriso lo riconobbi immediatamente. Quel ghigno da Stregatto che avevo visto migliaia di volte, sul volto di Aech, nelle tante serate che avevamo trascorso insieme su OASIS, a scambiarci battutacce e a guardare brutti film. E il suo sorriso non era lunica cosa familiare. Riconobbi i suoi occhi e i suoi lineamenti. Non avevo dubbi. La ragazza seduta di fronte a me era il mio migliore amico, Aech. Fui travolto da unondata di emozioni. Lo shock lasci posto a una sensazione di tradimento. Come aveva potuto, proprio lui lei ingannarmi per tutti questi anni? Sentii il volto avvamparmi per limbarazzo, quando mi ricordai di tutte le intimit adolescenziali che avevo condiviso con Aech. Una persona di cui mi fidavo ciecamente. Qualcuno che credevo di conoscere. Quando non dissi nulla, gli occhi di lei si abbassarono sui suoi anfibi e rimasero l per un po. Mi lasciai cadere pesantemente sul sedile del passeggero, osservandola, senza sapere ancora bene cosa dirle. Continuava a lanciarmi occhiate rapide, poi spostava lo sguardo nervosamente. Stava ancora tremando. Ogni sensazione di rabbia o tradimento che provavo evapor in fretta. Non mi trattenni. Scoppiai a ridere. Senza cattiveria, e seppi che lei laveva capito, perch le sue spalle si sciolsero un po e si lasci sfuggire un sospiro di sollievo. Poi si mise a ridere anche lei. A ridere e a piangere, pensai. Ehi, Aech dissi, quando le risate si smorzarono. Come butta? Butta bene, Z mi rispose. Rose e fiori. Anche la voce mi era familiare. Era soltanto meno profonda. Per tutto questo tempo aveva usato un software per dissimularla. Be dissi Guardaci un po. Eccoci qui. Gi rispose Aech. Eccoci qui. Cal un silenzio imbarazzato. Per un istante esitai, incerto sul da farsi, poi seguii il mio istinto, scavalcai il breve spazio tra di noi e le gettai le braccia al collo. bello vederti, vecchia mia le dissi. Grazie per essere venuta a prendermi. Lei ricambi labbraccio. Anche per me bello vederti disse. E capii che era sincera. La lasciai e mi rimisi al mio posto. Cristo, Aech dissi sorridendo. Sapevo che nascondevi qualcosa. Ma non avrei mai immaginato Che cosa? disse lei, sulla difensiva. Non avresti mai immaginato cosa? Che il famoso Aech, il rinomato Gunter, il pi temuto e spietato guerriero di tutto OASIS fosse in realt Una grassona nera? Io avrei usato piuttosto una giovane afroamericana. Il suo volto si rabbui. C un motivo per cui non te lho mai detto, sai. Sono sicuro che un buon motivo le dissi. Ma non importa. Davvero. Ah no? Certo che no. Sei la mia migliore amica, Aech. La mia unica amica, a dire il vero.

Be, ci tengo comunque a spiegare. Daccordo. Ma possiamo aspettare finch non saremo in volo? Abbiamo ancora molta strada davanti. E mi sentir molto pi sicuro quando ci saremo lasciati alle spalle questa citt. Si parte, amigo disse lei, avviando il motore del camper. Aech segu le istruzioni di Og e raggiunse un hangar privato nei pressi dellaeroporto di Columbus: un piccolo jet di lusso ci stava aspettando. Og aveva preso accordi affinch il camper di Aech venisse custodito in un hangar l vicino, ma era stato la casa di Aech per molti anni, e lei era visibilmente nervosa allidea di abbandonarlo. Avvicinandoci al jet, entrambi lo guardammo meravigliati. Avevo gi visto degli aerei in cielo, ovvio, ma mai ne avevo visto uno da tanto vicino. Viaggiare su un jet era una cosa che solo i ricchi potevano permettersi. Il fatto che Og potesse noleggiare tre aerei diversi senza battere ciglio era la testimonianza di quanto dovesse essere follemente ricco. Il jet era completamente automatizzato e a bordo non trovammo lequipaggio. Eravamo soli. La placida voce del pilota automatico ci diede il benvenuto a bordo, ci disse di allacciarci le cinture e prepararci al decollo. In venti minuti eravamo in volo. Era la prima volta che volavamo e passammo almeno unora a guardare dal finestrino, sopraffatti dal panorama, mentre sfrecciavamo verso ovest, attraverso latmosfera, a diecimila piedi daltezza, diretti in Oregon. Poi, quando il fascino della novit si affievol, capii che Aech era pronta a parlare. Ok, Aech dissi. Raccontami tutto. Lei mi sorrise con il suo ghigno da Stregatto e fece un respiro profondo. In realt, stata tutta unidea di mia madre disse. Poi si lanci in una versione sintetica della storia della sua vita. Il suo vero nome, mi disse, era Helen Harris. Aveva soltanto qualche mese pi di me. Era stata cresciuta ad Atlanta, dalla madre. Suo padre era morto in Afghanistan quando lei era appena nata. Sua madre, Marie, lavorava online in un centro di elaborazione dati. Secondo Marie,OASIS era la cosa migliore che fosse accaduta sia alle donne sia alla gente di colore. Sin dallinizio, Marie aveva usato un avatar bianco e maschio per condurre gli affari online, data la considerevole differenza nel modo in cui veniva trattata e nelle opportunit che le venivano offerte. La prima volta che Aech si colleg a OASIS, segu il consiglio di sua madre e cre un avatar bianco e maschio. Aveva scelto come nome del suo alter ego online il nomignolo H, con cui sua madre la chiamava sin da quando era piccola. Qualche anno pi tardi, quando Aech inizi a frequentare la scuola online, la madre, compilando il modulo, ment suletnia e il sesso della figlia. Si richiedeva una foto per il profilo scolastico, e cos Aech aveva inviato una versione fotorealistica del volto del suo avatar che a sua volta si basava sui suoi veri lineamenti. Mi disse che non vedeva n parlava con la madre da quando se ne era andata via di casa, il giorno del suo diciottesimo compleanno. Era il giorno in cui Aech le aveva confessato il suo orientamento sessuale. Sulle prime, la madre si era rifiutata di credere che fosse gay, ma poi Helen le aveva confessato che da un anno si vedeva con una ragazza conosciuta online. Mentre Aech mi spiegava tutto ci, capii che cercava di studiare le mie reazioni. Non ero molto sorpreso. Nel corso degli ultimi anni, io ed Aech avevamo parlato spesso della

nostra ammirazione per le forme femminili. In un certo senso ero sollevato che Aech non mi avesse ingannato, almeno in quello. Come ha reagito tua madre quando ha scoperto che avevi una ragazza? le domandai. Be, si scoperto solo allora che mia mamma aveva un bel po di pregiudizi, e ben radicati rispose Aech. Mi ha sbattuta fuori e ha detto che non mi avrebbe voluto vedere mai pi. Per un po non ho avuto una casa. Ho vissuto in una serie di rifugi. Ma poi, lottando nei campionati darena su OASIS, ho guadagnato abbastanza da potermi permettere il camper, e da allora vivo l. Di solito mi fermo solo quando le batterie devono essere ricaricate. Mentre continuavamo a parlare, seguendo lo schema predefinito del conoscersi, mi resi conto che noi ci conoscevamogi, e meglio di chiunque altro. Eravamo legati a un puro livello mentale. La capivo, mi fidavo e lamavo come la mia pi cara amica. Niente era cambiato, n sarebbe cambiato, per qualcosa di tanto irrilevante come il suo sesso, il colore della sua pelle o il suo orientamento sessuale. Il resto del volo pass in un batter docchio. Io ed Aech ritrovammo la nostra sintonia e, in breve tempo, era come se fossimo di nuovo nella Cantina, a sfotterci davanti a una partita diQuake o di Joust. Quando il nostro jet tocc la pista datterraggio privata di Og, in Oregon, le paure che avevo sulla vulnerabilit della nostra amicizia nel mondo reale erano gi svanite. Avevamo volato a ovest, precedendo lalba di poche ore, perci era ancora buio quando atterrammo. Una volta discesi dallaereo, io ed Aech ci fermammo, guardando stupefatti la scena che si apriva attorno a noi. Nella pur fioca luce della luna, la vista toglieva il fiato. I profili oscuri e imponenti dei monti Wallowa ci circondavano da tutti i lati. Una fila di luci blu si snodava lungo la vallata alle nostre spalle, delineando la pista datterraggio privata di Og. Di fronte, una ripida scalinata di ciottoli conduceva dalla fine della pista a unimmensa villa inondata di luce, eretta su un altopiano, alle pendici della catena montuosa. In lontananza potevo vedere le cascate che scendevano dalle cime oltre la villa di Morrow. Sembra proprio Rivendell disse Aech, strappandomi le parole di bocca. Annuii. esattamente come Rivendell nei film del Signore degli Anelli dissi, ancora con il naso per aria, in preda allo stupore. La moglie di Og era una grande fan di Tolkien, ricordi? Questo posto lha costruito per lei. Udimmo un ronzio elettrico, mentre la scaletta del jet si ritirava e il portellone si chiudeva dietro di noi. I motori si riaccesero e laereo rote su se stesso, preparandosi nuovamente al decollo. Rimanemmo l e lo osservammo lanciarsi nel cielo terso e stellato. Poi ci voltammo e cominciammo a salire i gradini che portavano alla casa. Quando la raggiungemmo, Ogden Morrow era l ad aspettarci. Benvenuti, amici miei! mugghi Morrow, allungando le mani in segno di saluto. Indossava un accappatoio a quadri e delle ciabatte a forma di coniglietto. Benvenuti a casa mia! Grazie, signore disse Aech. Grazie di averci invitati qui. Ah, tu devi essere Aech rispose afferrandole la mano. Se anche fosse stato sorpreso dal suo aspetto, non lo diede a vedere. Riconosco la voce. Le strizz locchio e poi la strinse a s. Quindi si volt e abbracci anche me. E tu devi essere Wade voglio dire, Parzival! Benvenuti! Benvenuti! un vero onore incontrarvi!

Lonore tutto nostro dissi. Non ti ringrazieremo mai abbastanza per averci aiutato. Mi avete gi ringraziato abbastanza, perci basta! disse. Si volt e ci guid lungo un ampio prato verde, verso la sua enorme villa. Non avete idea di quanto sia bello avere degli ospiti. triste dirlo ma, da quando Kira morta, sono sempre solo. Per un istante rimase in silenzio, poi rise. Be, solo. Se non si considerano, naturalmente, i cuochi, le cameriere e i giardinieri. Ma vivono tutti qui, perci non si possono considerare ospiti. N io n Aech sapevamo come rispondere, ma continuammo a sorridere e annuire. Poi trovai il coraggio di parlare. Gli altri sono gi arrivati? Shoto e Art3mis? Qualcosa, nel modo in cui avevo detto Art3mis, scaten in Morrow un lungo e chiassoso sghignazzo. Dopo qualche secondo, mi resi conto che anche Aech stava ridendo di me. Cosa c? dissi. Cos che vi fa cos ridere? S disse Og ridacchiando. Art3mis stata la prima ad arrivare, diverse ore fa, e laereo di Shoto arrivato una mezzora prima del vostro. Li incontreremo ora? domandai, con un tentativo penoso di nascondere la mia ansia. Og scosse la testa. Art3mis pensa che incontrarvi ora sarebbe una distrazione inutile. Vuole aspettare fino a dopo il grande evento. E anche Shoto sembrava daccordo. Mi studi per qualche momento. Probabilmente la cosa migliore, sapete? Vi aspetta un giorno importante. Annuii, provando un anomalo miscuglio di sollievo e delusione. Dove sono adesso? domand Aech. Og, trionfante, alz un pugno in aria. Sono gi collegati e si preparano al vostro assalto ai Sixer! La sua voce echeggi tra i campi e rimbalz sulle mura in pietra della villa. Seguitemi! Lora si avvicina! Lentusiasmo di Og mi riport con forza alla realt, e sentii un nodo di nervi formarsi alla bocca dello stomaco. Seguimmo il nostro benefattore in accappatoio per il vasto cortile bagnato di luce lunare. Quando raggiungemmo la casa, oltrepassammo il cancello di un piccolo giardino pieno di fiori. Era uno strano posto e non riuscii a capirne lo scopo finch non vidi la grande lapide al centro. Cos realizzai che doveva trattarsi della tomba di Kira Morrow. Ma, anche al chiaro di luna, era troppo buio perch riuscissi a leggere liscrizione sulla pietra. Og ci guid attraverso il sontuoso ingresso della villa. Dentro, le luci erano tutte spente ma, anzich accenderle, Morrow afferr dalla parete una vera fiaccola e la us per illuminare la via. Pure nella luce tenue, limponenza di quel luogo mi sbalordiva. Le pareti erano tappezzate di enormi arazzi e intere collezioni di opere darte fantasy, statue di gargoyle e armature ingombravano i corridoi. Mentre seguivamo Og, raccolsi il coraggio per rivolgergli la parola. Senti, so che forse non il momento migliore gli dissi ma sono un grande fan dei tuoi lavori. Sono cresciuto con i giochi educativi dellHalcydonia Interactive. Mi hanno insegnato a leggere, a scrivere, a contare, a risolvere gli indovinelli Mentre camminavamo, continuai a straparlare, elogiando i miei titoli preferiti di Halcydonia e ammorbando Og in modo classicamente e imbarazzantemente geek. Forse Aech pens che stessi facendo il leccapiedi, perch ridacchi durante tutto il mio monologo balbettante, ma Og la prese bene. Mi fa piacere che sia cos disse. Mi sembr sinceramente lusingato. Mia moglie e io eravamo fieri di quei giochi. Sono felicissimo che ne conservi un ricordo tanto appassionato. Voltammo langolo e io ed Aech ci immobilizzammo di fronte allentrata di unenorme stanza, con uninfinit di ripiani su

ripiani pieni di vecchi videogiochi. Sapevamo entrambi che doveva trattarsi della collezione dei classici di James Halliday, la collezione che aveva lasciato in eredit a Morrow. Og si guard intorno e vide che indugiavamo l, cos torn indietro per riprenderci. Vi prometto che pi tardi vi far fare un giro, quando lentusiasmo si sar un po stemperato disse Og, il respiro affannoso. Si muoveva agilmente per un uomo della sua et e della sua mole. Ci fece scendere una scala a chiocciola di pietra fino a un ascensore, che ci port gi di molti altri piani, nella cantina di Og. Larredamento, l, era molto pi moderno. Seguimmo Og in un labirinto di corridoi rivestiti di moquette finch non raggiungemmo una serie di sette entrate circolari, ciascuna numerata. Eccoci! disse Morrow, indicando con la fiaccola. Queste sono le mie baie dimmersione OASIS. Ciascuna contiene un set Habashaw di ultima generazione. oir-9400. 9400? Scherzi? Aech si lasci sfuggire un fischio ammirato. Pazzesco. Dove sono gli altri? domandai, guardandomi in giro nervosamente. Art3mis e Shoto sono gi nelle baie 2 e 3 rispose. La baia uno mia. Potete scegliere una qualsiasi delle altre. Fissai le porte, domandandomi dietro quale fosse Art3mis. Og fece un cenno indicando laltro lato della sala. Nei camerini troverete tute aptiche di tutte le taglie. Ora, su, preparatevi! Fece un largo sorriso quando io ed Aech uscimmo dai camerini, pochi minuti pi tardi, indossando entrambi tute e guanti aptici nuovi di zecca. Magnifico! disse Og. Ora sceglietevi una baia e collegatevi. Il tempo vola! Aech si volt a guardarmi. Capivo che voleva dirmi qualcosa, ma non riusciva a trovare le parole. Dopo pochi secondi mi porse la mano guantata. Io la strinsi. Buona fortuna le dissi. Buona fortuna, Z rispose. Poi si volt verso Og e gli disse: Grazie ancora, Og. Prima che lui potesse rispondere, lei si era alzata sulle punte e gli aveva schioccato un bacio sulla guancia. Poi scomparve al di l della quarta porta, che sibil e si richiuse alle sue spalle. Og la segu con lo sguardo, sorridendo, poi si volt verso di me. Il mondo intero tifa per voi quattro. Cercate di non deluderlo. Faremo del nostro meglio. Lo so. Mi porse la mano e io la strinsi. Feci un passo verso la baia dimmersione, poi mi voltai di nuovo. Og, posso farti una domanda? chiesi. Lui alz un sopracciglio. Se stai per chiedermi cosa ci sia dietro la Terza Porta, non ne ho idea disse. E anche se ce lavessi non te lo direi. Dovresti saperlo Scossi la testa. No, non questo. Volevo chiederti che cosa ha messo fine alla tua amicizia con Halliday. Con tutte le ricerche che ho fatto, non ho mai trovato nulla che mi aiutasse a capirlo. Cosa successo? Per un momento, Morrow mi studi. In molti gli avevano fatto questa domanda, durante le interviste, e lui laveva sempre ignorata. Non so perch decise di rispondere. Forse in tutti quegli anni aveva aspettato qualcuno a cui dirlo. stato per via di Kira. Mia moglie. Si ferm un istante, poi si schiar la voce e prosegu. Come me, anche lui ne era innamorato dai tempi del liceo. Ovviamente non aveva avuto il coraggio di dichiararsi. Perci lei non mai venuta a saperlo. E nemmeno io. Non me lo

ha detto fino allultima volta che ci siamo parlati, prima che morisse. Anche allora, per lui era difficile comunicare con me. Jim non mai stato bravo a relazionarsi con la gente, n a esprimere le emozioni. Io annuii in silenzio e aspettai che continuasse. Anche dopo che io e Kira ci siamo fidanzati, penso che Jim nutrisse ancora qualche fantasia sulla possibilit di rubarmela. Ma, dopo che lho sposata, ha abbandonato lidea. Mi ha detto di avermi tolto la parola per via della sconvolgente gelosia che provava. Kira era lunica donna che avesse mai amato. La voce gli si ferm in gola. Capisco perch Jim provasse una cosa simile. Kira era una donna molto speciale. Era impossibile non innamorarsene. Mi sorrise. Tu sai cosa si prova quando si incontra qualcuno del genere, dico bene? Lo so risposi. Poi, quando capii che non aveva altro da aggiungere, dissi Grazie, signor Morrow. Grazie di avermi raccontato tutto questo. Mi ha fatto piacere. Poi raggiunse la sua baia dimmersione e la porta si apr a iride. Buona fortuna Parzival. Ne avrai bisogno. Tu cosa farai? domandai. Durante la battaglia? Mi rilasser e star a guardare, ovvio! disse. Sembra proprio che sar la battaglia pi epica della storia dei videogiochi. Mi sorrise per unultima volta, poi varc la soglia e spar, lasciandomi solo nelle luci fioche del corridoio. Passai qualche minuto a riflettere su ci che Morrow mi aveva detto. Poi raggiunsi la mia baia dimmersione ed entrai. Era una piccola stanza sferica. Una poltrona aptica luccicante era appesa a un braccio idraulico snodabile attaccato al soffitto. Non cera il tapis roulant multidirezionale perch la stanza stessa aveva quella funzione. Mentre eri connesso, potevi camminare o correre in qualsiasi direzione e la sfera ruotava sotto e intorno a te, impedendoti di toccare la parete. Era come trovarsi in unenorme ruota per criceti. Mi infilai nella poltrona e sentii che si adattava al profilo del mio corpo. Un braccio robotico si allung dalla poltrona e mi cal sugli occhi un visore Oculance nuovo fiammante. Anche quello si adatt fino a calzarmi perfettamente. Il visore scansion le mie retine e il sistema mi richiese la frase daccesso. Feci un respiro profondo ed entrai.
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Ero pronto a darci dentro. Il mio avatar era tirato a lucido e armato fino ai denti. Stavo stipando nel mio inventario quanti pi oggetti magici e munizioni possibile. Tutto era al proprio posto. Il nostro piano era avviato. Era il momento di muoversi. Entrai nellhangar della mia fortezza e spinsi il tasto di apertura del portellone sul muro. Le porte si schiusero lentamente e svelarono il tunnel di lancio che portava su, fino alla superficie di Falco. Raggiunsi unestremit della pista, lasciandomi alle spalle lX-wing e il Vonnegut. Non li avrei usati, in quelloccasione. Erano buone navi, con armi e difese formidabili, ma nessuna delle due mi avrebbe offerto una protezione adeguata nellepica tempesta di merda che si sarebbe abbattuta su Chthonia. Fortunatamente, ora avevo un nuovo mezzo di trasporto.

Tolsi il Leopardon di trenta centimetri dallinventario e lo poggiai delicatamente sulla pista. Poco prima di essere arrestato dalla ioi, mi ero preso un po di tempo per esaminare il Leopardon giocattolo e studiarne i poteri. Come sospettavo, in verit il robot era un artefatto. Non mi ci era voluto molto per capire il comando con cui attivarlo. Come nella serie tv originale Supaidaman della Toei, il robot veniva evocato semplicemente gridando il suo nome. E cos feci allora, avendo laccortenza di indietreggiare un bel po prima di gridare Leopardon! Sentii un urlo acuto come lo stridio del metallo lacerato. Un secondo pi tardi, lex robottino raggiungeva unaltezza di quasi cento metri. La testa fuoriusciva dal portellone aperto sul soffitto dellhangar. Osservai limponenza del robot, ammirando lattenzione ai dettagli che Halliday aveva posto nella programmazione. Era stato riprodotto ogni tratto del disegno originale giapponese, compresa la spada scintillante e lo scudo con lincisione a forma di ragnatela. Nascosta nel piede sinistro, una minuscola porta daccesso si apr non appena mi avvicinai; al suo interno, un piccolo ascensore mi trasport lungo la gamba e il busto del robot, fino allabitacolo che si trovava allinterno del petto corazzato. Mentre mi sedevo nella poltrona di guida, notai un braccialetto di controllo dargento, chiuso in una teca trasparente. Lo presi e lo allacciai al polso del mio avatar. Il braccialetto mi avrebbe permesso di impartire comandi vocali a Leopardon quando non ero al suo interno. La console che mi trovai di fronte era piena di pulsanti, tutti contrassegnati in giapponese. Ne premetti uno e i motori si avviarono con un ruggito. Poi pigiai lacceleratore e i due razzi posti nei piedi del robot si accesero, lanciandolo in alto, fuori dalla fortezza e poi nel cielo stellato di Falco. Notai che Halliday aveva montato un mangianastri a otto tracce nel pannello di controllo dellabitacolo. E, alle mie spalle, sulla destra, notai uno scaffale di cassette da otto tracce. Ne presi una e la schiaffai nel registratore. Gli altoparlanti interni ed esterni iniziarono a sparare Dirty Deeds Done Dirt Cheap degli ac/dc cos forte che il mio sedile cominci a vibrare. Non appena il robot fu fuori dallhangar, gridai Cambia in Marveller! nel braccialetto di controllo (a quanto pare, i comandi vocali funzionavano solo se gridavi). Le braccia, le gambe e la testa del robot si ripiegarono verso linterno e si richiusero in una nuova posizione, trasformandolo in unastronave nota come Marveller. Una volta completata la trasformazione, abbandonai lorbita di Falco e preparai la rotta verso lo stargate pi vicino. Quando riemersi dallo stargate nel Settore 1o, lo schermo del mio radar si illumin come un albero di Natale. Migliaia di veicoli spaziali di ogni forma e modello strisciavano nelloscurit stellata intorno a me; cera di tutto, dalle navicelle monoposto ai cargo grandi come una luna. Non avevo mai visto tante astronavi tutte insieme. Un flusso costante si riversava fuori dallo stargate, mentre altre navi convergevano nellarea, da ogni punto del cielo. Tutte le navicelle gradualmente si mettevano in fila, formando una lunga carovana disordinata che si snodava verso Chthonia, una minuscola sfera blu-marrone sospesa in lontananza. Sembrava che ogni singola persona su OASIS fosse diretta verso Castle Anorak. Provai unimprovvisa scarica di euforia, anche se sapevo che il dubbio di Art3mis avrebbe comunque potuto rivelarsi fondato: cera la possibilit concreta che la maggior parte degli avatar fosse l per godersi lo spettacolo e non avesse la minima intenzione di rischiare la vita per combattere i Sixer. Art3mis. Dopo tutto questo tempo, era in una stanza a pochi metri da me. Quando la

battaglia fosse finita, ci saremmo incontrati di persona. Il pensiero avrebbe dovuto terrorizzarmi ma, invece, fui investito da una tranquillit zen: qualsiasi cosa dovesse succedere su Chthonia, tutti i rischi che avevo corso erano gi stati ripagati. Ritrasformai il Marveller in robot, poi mi unii alla lunga sfilata di astronavi. Spiccava nel vasto assortimento perch il mio era lunico robot gigante. Una nube di navicelle pi piccole si form subito intorno a me, pilotata da avatar curiosi che si avvicinarono per osservare Leopardon pi da vicino. Fui costretto a togliere laudio al comlink perch in troppi cercavano di chiamarmi, chiedendo chi diavolo fossi e dove avessi trovato un veicolo cos figo. Via via che Chthonia si stagliava, sempre pi ravvicinata, sui vetri della cabina di pilotaggio, la densit e il numero di navi intorno a me aumentava esponenzialmente. Quando infine entrai nellatmosfera del pianeta e cominciai a planare sulla superficie, fu come volare in uno sciame di insetti metallici. Quando raggiunsi larea intorno a Castle Anorak, stentai a credere ai miei occhi. Una massa concentrata e pulsante di navi e di avatar ricopriva il suolo e riempiva il cielo. Era come trovarsi in una Woodstock ultraterrena. Fianco a fianco, una serie di avatar si sparpagliavano fino alla linea dellorizzonte, in tutte le direzioni. E migliaia di altri volavano o fluttuavano in aria, intenti a scansare il flusso costante di navi. E, fermo al centro di questa follia, cera Castle Anorak, un gioiello donice che riluceva sotto lo scudo trasparente dei Sixer. Ogni secondo, qualche sventurato avatar andava a sbattere contro lo scudo e veniva vaporizzato come un insetto in un friggizanzara. Quando mi avvicinai, notai una porzione di terreno libera, davanti allentrata del castello, appena fuori dallo scudo. Tre figure gigantesche si ergevano, una di fianco allaltra, al centro dello spazio. La folla intorno a loro cercava continuamente di avvicinarsi e poi si ritraeva, con gli avatar che si spintonavano allindietro per mantenere una distanza rispettosa da Aech, Art3mis e Shoto, ciascuno dei quali sedeva nel proprio robot lucente. Per la prima volta vidi le macchine che Aech, Art3mis e Shoto avevano selezionato dopo aver superato la Seconda Porta, e impiegai qualche istante in pi a riconoscere limponente robot femmina pilotato da Art3mis. Era nero cromato, con un elaborato elmetto a forma di boomerang e, sul petto, due scudi rossi simmetrici che la facevano sembrare una sorta di versione femminile di Mazinga Z. Poi capii che quella era la versione femminile di Mazinga Z, un personaggio semisconosciuto della serie originale che portava il nome di Minerva X. Aech aveva scelto un Gundam RX-78 dalla serie anime Mobile Suit Gundam, che lui adorava da sempre. (Bench ormai sapessi che Aech era una ragazza nella vita vera, il suo avatar rimaneva un maschio, perci decisi di continuare a pensarlo come tale). Shoto si ergeva pi in alto di tutti, nascosto nellabitacolo di Raideen, lenorme robot rosso e blu di Yuusha Raideen, direttamente dalla met degli anni settanta. La gigantesca macchina stringeva in una mano il suo tipico arco e nellaltra reggeva un grosso scudo pieno di spuntoni. Tra la folla sal un boato quando mi abbassai, appena sopra lo scudo, e sfrecciai sopra gli altri, fino a fermarmi in mezzo a loro. Ruotai il mio orientamento cos che Leopardon fosse in posizione verticale, poi spensi i motori e, per la distanza che mi restava, mi lasciai cadere al suolo. Il robot atterr su un ginocchio e limpatto fece tremare la terra. Quando lo rimisi in piedi, il mare di presenti cominci a gridare il nome del mio avatar. Par-zi-val! Par-zi-val!

Mentre le grida tornavano a essere un boato indistinto, mi voltai verso i miei compagni. Che entrata da tamarro disse Art3mis, usando il nostro canale comlink privato. per questo che sei arrivato tardi? Non stata colpa mia, lo giuro dissi, ostentando nonchalance. Coda allo stargate. Aech fece cenno di s con la sua enorme testa robotica. Tutte le stazioni di trasporto del pianeta stanno sputando avatar da ieri sera disse, indicando con la gigantesca mano da Gundam la scena che ci circondava. irreale. Mi sorprende che i server GSS riescano a gestire il carico, con tanta attivit concentrata in un solo settore. Ma non sembra ci sia alcun ritardo. Mi soffermai a osservare loceano di avatar intorno a noi, poi la mia attenzione si concentr nuovamente sul castello. Migliaia di navicelle e di avatar volanti continuavano a ronzare attorno allo scudo e di tanto in tanto sparavano proiettili, laser, missili e quantaltro. Ma tutto rimbalzava sulla superficie dello scudo senza provocare alcun danno. Allinterno della sfera, migliaia di avatar Sixer, armati di tutto punto, erano appostati attorno al castello, in silenzio. Sparse tra loro, cerano anche file di hovertank e navicelle dassalto. In qualsiasi altro momento, lesercito Sixer sarebbe apparso spaventoso. Persino inarrestabile. Ma in confronto allinfinita massa che li circondava, i Sixer sembravano penosamente in minoranza e sfavoriti. Allora, Parzival disse Shoto voltando la gigantesca testa di robot verso di me. ora di andare in scena, vecchio mio. Se quella sfera non viene gi come avevi promesso, sar un bel po imbarazzante. Han deve far saltare lo scudo cit Aech. Dobbiamo dargli pi tempo. Risi, poi con la mano destra del mio robot gli picchiettai il polso sinistro, mostrandogli lora. Abbi pazienza. Mancano ancora sei minuti a mezzogiorno. La fine della mia frase fu sommersa da un nuovo boato della folla. Proprio davanti a noi, dentro la sfera, le imponenti porte di Castle Anorak si erano appena spalancate, e ne stava uscendo un solo avatar. Sorrento. Ghignando davanti al frastuono della derisione e dei fischi che accolsero il suo arrivo, Sorrento fece un cenno alle truppe Sixer appostate davanti al castello, che si sparpagliarono immediatamente lasciando un grande spazio aperto. Sorrento si piazz allinterno, pochi metri davanti a noi, dallaltro lato dello scudo. Altri dieci avatar Sixer emersero dal castello e si schierarono dietro a Sorrento, tenendosi a una buona distanza luno dallaltro. Non mi dice niente di buono mormor Art3mis al microfono. Gi sussurr Aech. Neanche a me. Sorrento pass in rassegna la scena che gli si presentava, poi guard in su e ci sorrise. Quando parl, la sua voce venne amplificata dai potenti altoparlanti delle navicelle e degli hovertank Sixer, in modo che lo potessero sentire tutti coloro che si trovavano nella zona. E, poich erano presenti telecamere e cronisti delle pi importanti agenzie di newsfeed, sapevo che le sue parole sarebbero state trasmesse a tutto il mondo. Benvenuti a Castle Anorak disse Sorrento. Vi aspettavamo. Fece un ampio gesto con la mano, indicando la folla inferocita che lo circondava. Devo ammettere che siamo un po sorpresi di constatare che siete accorsi cos numerosi. Ormai dovrebbe essere ovvio, anche ai pi disinformati di voi, che niente pu attraversare il nostro scudo. Il suo

proclama venne accolto da unassordante raffica di minacce, insulti e bestemmie colorite. Per un momento aspettai, poi alzai entrambe le mani del mio robot, invocando la calma. Quando, finalmente, discese una parvenza di silenzio, passai al canale di comunicazioni pubbliche, il che ebbe lo stesso effetto di accendere uno smisurato sistema di amplificazione. Abbassai il volume delle mie cuffie al minimo per ridurre leco, poi dissi: Ti sbagli, Sorrento. Noi entriamo. A mezzogiorno. Entriamo tutti. Un ruggito di approvazione esplose tra i Gunter radunati. Sorrento non aspett nemmeno che si affievolisse. Siete i benvenuti se volete tentare disse, mantenendo il suo sorrisetto. Poi estrasse un oggetto dal suo inventario e lo piazz al suolo, davanti a s. Zoomai per guardarlo pi da vicino e sentii la mascella che mi si serrava. Era un robot giocattolo. Un dinosauro bipede con la pelle corazzata e due cannoni montati sulle scapole. Lo riconobbi immediatamente, veniva da una serie di filmacci giapponesi di mostri che uscirono alla fine del secolo scorso. Era Mechagodzilla. Kiryu! grid Sorrento, la voce ancora amplificata. Al suono della parola, il suo piccolo artefatto singrand istantaneamente fin quasi a raggiungere laltezza di Castle Anorak, due volte pi grosso dei robot giganti che io, Aech, Shoto e Art3mis pilotavamo. La testa corazzata del lucertolone meccanico sfiorava lo scudo sferico. Un silenzio sconvolto cadde sulla folla, seguito dal mormorio terrorizzato delle migliaia di Gunter presenti. Avevano riconosciuto tutti lenorme bestia metallica. E tutti sapevano che era praticamente indistruttibile. Sorrento entr nel robot tramite la porta daccesso situata in uno dei giganteschi talloni. Pochi secondi dopo, gli occhi della bestia brillavano di un giallo acceso. Poi butt indietro la testa, spalanc le fauci dentellate ed emise un lacerante ruggito metallico. Al segnale, i dieci Sixer alle spalle di Sorrento estrassero i loro artefatti e li attivarono. Cinque di loro avevano preso i titanici leoni robot che formano Voltron. Gli altri cinque si erano accaparrati bestioni giganti da Robotech e Neon Genesis Evangelion. Oh cazzo bisbigliarono allunisono Art3mis ed Aech. Fatevi sotto! grid Sorrento, con un tono di sfida. Le sue parole riecheggiarono per tutto il campo affollato. Molti Gunter delle prime file fecero un passo indietro senza rendersene conto. Alcuni si voltarono e fuggirono via. Ma io, Aech, Shoto e Art3mis mantenemmo le nostre posizioni. Controllai lora sul display. Mancava meno di un minuto. Spinsi un pulsante sul pannello di controllo di Leopardon e il mio enorme robot estrasse la spada scintillante. Non assistetti in prima persona, ma posso raccontarvi con sufficiente certezza che ci che accadde in seguito fu questo: Dietro Castle Anorak, i Sixer avevano eretto un ampio bunker rinforzato, pieno di armi e attrezzature da combattimento che i Sixer avevano trasportato dai prima dellattivazione dello scudo. Conteneva anche un reparto con trenta droidi di scorta, installato lungo il muro orientale del bunker. A causa della scarsa creativit del progettista, i droidi di scorta erano tutti copie di Johnny Five, da Corto Circuito, film del 1986. I Sixer li utilizzavano principalmente come fattorini, per fare commissioni e riempire moduli di richiesta munizioni o equipaggiamento per le truppe appostate fuori. Mancava esattamente un minuto a mezzogiorno quando uno dei droidi di scorta, il

numero SD-03, si accese da solo e si sganci dalla piattaforma di ricarica. Poi scivol sui suoi cingoli, lungo il pavimento del bunker, fino a raggiungere larsenale sul lato opposto. Fuori dallarsenale si trovavano due sentinelle robot. SD-03 trasmise loro il suo modulo di richiesta equipaggiamento ordine che io stesso avevo compilato e inserito nellintranet dei Sixer, due giorni prima. Le sentinelle verificarono la richiesta e si fecero da parte, permettendo a SD-03 di procedere allinterno. Prosegu sfilando accanto a lunghi scaffali carichi di unenorme scelta di armamenti: spade magiche, scudi, armature rinforzate, fucili al plasma, cannoni a rotaia e un numero imprecisato di altre armi. Finalmente, il droide si ferm. Il ripiano di fronte al quale si trovava conteneva cinque dispositivi a forma di ottaedro, ognuno dei quali aveva le dimensioni di un pallone da calcio. Tutti i dispositivi avevano un piccolo pannello di controllo inserito in uno degli otto lati, e un numero seriale. SD-03 individu il numero seriale che combaciava con quello del mio modulo di richiesta. Poi, seguendo la serie di istruzioni che avevo programmato, il piccolo droide us il suo indice a forma dartiglio per inserire una sequenza di comandi nel pannello di controllo del dispositivo. Quando ebbe finito, una piccola luce sopra il tastierino numerico pass da verde a rossa. SD-03 prese lottaedro tra le braccia. Quando usc dallarsenale, una Bomba dAntimateria a Frizione-Induzione era stata sottratta dallinventario computerizzato dei Sixer. Poi SD-03 usc dal bunker e cominci a salire le rampe e le scalinate che i Sixer avevano costruito sulle mura esterne del castello, per offrire un accesso ai piani superiori. Lungo la strada, il droide super svariati posti di controllo. Ogni volta, sentinelle robot scansionavano lautorizzazione di sicurezza e verificavano che il droide fosse autorizzato ad andare dove diavolo gli pareva. Quando SD-03 raggiunse il piano pi alto di Castle Anorak, si spinse fino a unampia piattaforma dosservazione. A questo punto possibile che SD-03 abbia attirato qualche occhiata incuriosita da parte della divisione di Sixer dlite che sorvegliavano la piattaforma. Non posso saperlo. Ma, anche se le guardie previdero, in un modo o nellaltro, quello che sarebbe successo e aprirono il fuoco sul piccolo droide, era ormai troppo tardi perch potessero fermarlo. SD-03 procedette fino al centro del tetto, dove sedeva un mago Sixer di alto livello che stringeva tra le mani la Sfera di Osuvox lartefatto che generava lo scudo sferico. Poi, eseguendo lultima delle istruzioni che gli avevo impartito programmandolo due giorni prima, SD-03 sollev sopra la testa la Bomba dAntimateria a frizione-induzione e la innesc. Lesplosione vaporizz il droide di scorta, insieme a tutti gli avatar appostati sulla piattaforma, compreso il mago Sixer che controllava la Sfera di Osuvox. Nel momento esatto in cui il mago mor, lartefatto si disattiv e cadde sulla piattaforma ormai deserta.
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Lesplosione fu accompagnata da una luce brillante che per un momento mi accec. Quando tornai a vedere, i miei occhi si fissarono di nuovo sul castello. Lo scudo era caduto. Niente separava i potenti Sixer e gli eserciti Gunter se non un campo libero e uno spazio aperto. Per qualcosa come cinque secondi non accadde nulla. Il tempo sembr fermarsi e tutto rimase silenzioso e immobile. Poi si scaten linferno. Solo, seduto nellabitacolo del mio robot, mi lasciai sfuggire un silenzioso grido di

esultanza. Incredibilmente, il mio piano aveva funzionato. Ma non avevo tempo per festeggiare, perch ero in piedi nel bel mezzo della pi grande battaglia della storia di OASIS. Non sapevo pi cosa aspettarmi. Avevo sperato che un decimo dei Gunter presenti si sarebbe unito al nostro assalto ai Sixer. Ma, in pochi secondi, mi fu chiaro che ogni singolo Gunter aveva intenzione di prendere parte al combattimento. Un grido feroce di battaglia si lev dalloceano di avatar che ci circondava, poi tutti avanzarono, convergendo sullarmata Sixer da ogni direzione. Quella totale mancanza di esitazione mi sbalord, poich era ovvio che molti di loro stavano correndo verso una morte certa. Osservai meravigliato le due potenti divisioni che si scontravano, intorno a me, sia in terra che in cielo. Fu una scena caotica, mozzafiato, come se qualcuno avesse schiacciato migliaia di alveari e nidi di vespe luno contro laltro e poi li avesse lasciati cadere su un gigantesco formicaio. E io, Art3mis, Aech e Shoto stavamo nel centro. Dapprima non mi mossi, per paura di schiacciare londata di Gunter che si accalcavano attorno ai miei piedi di robot. Sorrento, invece, non attese che le persone si togliessero di mezzo. Schiacci, con i piedi titanici del suo bestione, diverse dozzine di avatar (incluse le sue stesse truppe) mentre si dirigeva goffamente verso di noi. Ciascuno dei suoi passi creava un piccolo cratere sulla superficie rocciosa del pianeta. Uh-oh mormor Shoto, mentre il suo robot assumeva lassetto da difesa. Eccolo che arriva. I robottoni dei Sixer si trovavano gi sotto lincredibile intensit del fuoco nemico, proveniente da ogni direzione. Sorrento era il bersaglio pi colpito, perch il suo robot era lobiettivo pi grande sul campo di battaglia, e pareva proprio che nessun Gunter in possesso di unarma da lancio riuscisse a resistere alla tentazione di sparargli addosso qualcosa. Rapidamente, la violenta raffica di proiettili, sfere di fuoco, missili magici e raggi laser distrusse o mise fuori uso gli altri robot Sixer (che non ebbero nemmeno il tempo di formare Voltron). Ma il robot di Sorrento, chiss perch, rimaneva intatto. Tutti i proiettili che lo colpivano rimbalzavano sulla sua corazza senza provocare alcun danno. Decine di navicelle gli ronzavano attorno e gli piombavano addosso, cospargendo la sua macchina di missili, ma gli attacchi sembravano avere una scarsissima efficacia. Riscossa! grid Aech nel comlink. Riscossa come in Alba rossa! E, detto questo, lanci tutta la sua potenza di fuoco contro Sorrento. In quello stesso istante, Shoto inizi a colpirlo con larco di Raideen, mentre Art3mis sparava con una sorta di raggio energetico rosso che sembrava originarsi dalle enormi tette dacciaio di Minerva X. Per non sentirmi escluso, iniziai a lanciare il Diadema Boomerang di Leopardon, un boomerang dorato che partiva dalla fronte del robot. Tutti i nostri colpi andarono a segno, ma solo il raggio di Art3mis parve causare qualche danno a Sorrento. Stacc un pezzo di scapola destra al lucertolone di metallo e mise fuori uso il cannone l sopra. Ma Sorrento non ferm la sua avanzata. Mentre si avvicinava a noi, gli occhi di Mechagodzilla cominciarono a brillare di un blu acceso. Poi Sorrento apr la bocca e spar fuori dalle fauci una tempesta di saette e fulmini blu. Il raggio colp il terreno davanti a noi e scav un solco, profondo e fumante nella terra, mentre lui procedeva, vaporizzando ogni avatar e navicella che incontrava sulla sua strada. Noi quattro riuscimmo a schivarlo lanciando i nostri robot verso il cielo, anche se per poco non fui colpito in pieno. Un secondo dopo, la bocca di fulmini si richiuse, ma Sorrento continu ad avanzare piano. Mi accorsi che gli occhi del suo robot non brillavano pi di blu. A quanto pare, larma di fulmini richiedeva del tempo per

ricaricarsi. Mi sa che siamo al mostro finale scherz Aech via comlink. Eravamo tutti e quattro sospesi in aria e circondavamo Sorrento, diventando noi stessi dei bersagli in movimento. Ragazzi, cazzo dissi. Non penso che possiamo distruggere questo affare. Osservazione astuta, Z disse Art3mis. Hai qualche idea brillante? Riflettei per un istante. Cosa ne pensate se io lo distraggo mentre voi tre lo aggirate e correte allentrata del castello? Mi pare un buon piano rispose Shoto. Ma, anzich dirigersi verso il castello, si inclin e vol dritto verso Sorrento, annullando in pochi secondi la distanza che cera fra loro. Andate! grid nel comlink. Questo bastardo tutto mio! Aech lo super da destra e Art3mis scese da sinistra, mentre io mi feci strada volandogli sopra. Sotto di me, vedevo Shoto sospeso in volo sopra a Sorrento, e la differenza daltezza dei loro robot era spaventosa. Accanto al mastodontico drago di metallo di Sorrento, il robot di Shoto sembrava un modellino. Ciononostante, Shoto spense i propulsori e scese a terra proprio davanti al Mechagodzilla. Presto grid Aech. Lentrata del castello spalancata! Dalla mia posizione favorevole, nel cielo, vedevo le milizie Sixer che circondavano il castello prese dassalto dalla folla infinita degli avatar nemici. Le difese Sixer erano scompaginate, e centinaia di Gunter si insinuavano tra di loro e correvano verso lentrata aperta del castello, soltanto per scoprire, una volta arrivati, che non potevano varcare la soglia perch non possedevano una copia della Chiave di Cristallo. Aech si lanci proprio di fronte a me. Si trovava ancora a una trentina di metri dal suolo quando apr il portellone dellabitacolo del suo Gundam e salt fuori, sussurrando, nello stesso istante, la parola dordine del robot. Non appena Gundam riprese la sua dimensione originale, lo afferr e lo ripose nellinventario. Volando con qualche tecnica magica, lavatar di Aech scese in picchiata, super limbottigliamento formato dai Gunter che bloccavano lentrata e scomparve attraverso la porta. Un secondo pi tardi, Art3mis esegu una manovra simile, infilando (quando era ancora a mezzaria) il suo robot nellinventario e volando dentro il castello, subito dopo Aech. Mi lanciai con Leopardon in un tuffo perfetto e mi preparai a seguirli. Shoto gridai nel microfono. Stiamo entrando! Vieni! Voi andate avanti rispose Shoto. Io vi raggiungo. Ma qualcosa, nel tono della sua voce, mi preoccup. Mi rialzai in volo e girai il mio robot. Shoto era sospeso sopra Sorrento, allaltezza del suo fianco destro. Lentamente, Sorrento volt il suo robot e si rincammin a passi pesanti verso il castello. Solo ora capivo che il punto debole del suo robot era la scarsa velocit. La lentezza dei movimenti e degli attacchi di Mechagodzilla controbilanciavano la sua apparente invulnerabilit. Shoto! gridai. Che aspetti? Vieni! Andate senza di me disse Shoto. Ho un conto in sospeso con questo figlio di puttana. Non feci in tempo a rispondere che Shoto si tuff verso Sorrento, brandendo con entrambe le mani una spada gigantesca. Le lame si infilarono nel fianco destro di Sorrento, producendo una pioggia di scintille e, con mia grande sorpresa, causarono qualche danno. Quando il fumo si dissip, vidi che il braccio destro di Mechagodzilla pendeva inerte. Era quasi staccato allaltezza del gomito.

Sembra proprio che il culo dovrai pulirtelo con la sinistra da oggi in poi, Sorrento! grid Shoto trionfante. Poi spar i razzi di Raideen e si diresse dalla mia parte, verso il castello. Ma Sorrento aveva gi ruotato la testa del suo robot e stava mirando verso Shoto con un paio docchi blu acceso. Shoto! gridai. Attento! Ma la mia voce fu sovrastata dal frastuono dei fulmini sparati dalla bocca del drago dacciaio. Centrarono la macchina di Shoto proprio in mezzo alla schiena. Il robot esplose in una palla di fuoco arancione. Percepii una scarica di elettricit statica nel canale comunicazioni. Chiamai di nuovo Shoto, ma lui non rispose. Poi, sul mio display lampeggi un messaggio: mi informava che il nome di Shoto era scomparso dal Segnapunti. Era morto. Per un momento rimasi completamente stordito, il che fu un errore, perch Sorrento stava ancora sparando i suoi fulmini, che descrivevano un ampio arco attraverso il terreno e poi procedevano in diagonale, contro le mura del castello, verso di me. Riuscii a reagire (troppo tardi) e Sorrento colp il mio robot nel bassoventre, mezzo secondo prima che il raggio si esaurisse. Guardai gi e scoprii che la met inferiore del mio robot era appena saltata via. Tutti gli indicatori dellabitacolo iniziarono a lampeggiare e il mio robot croll al suolo in due met fumanti. Non so bene come, ma ebbi la prontezza di allungare una mano e dare uno strattone alla maniglia di espulsione sopra il sedile. Il tetto dellabitacolo si spalanc e io saltai gi dal robot in caduta libera, un secondo prima che rovinasse sulla scalinata del castello, sterminando le decine di avatar che vi si accalcavano. Accesi i razzi sugli stivali appena in tempo, prima di cadere al suolo e, rapidamente, ricalibrai i controlli del mio set immersivo perch, a questo punto, stavo di nuovo controllando il mio avatar e non pi un robot gigante. Riuscii a cadere in piedi di fronte al castello, a poca distanza dalle rovine fiammeggianti del Leopardon. Appena fui atterrato, su di me cal unombra; mi voltai e vidi il robot di Sorrento che oscurava il cielo. Sollev lenorme piede destro e si prepar a schiacciarmi. Presi una rincorsa di tre passi e saltai, riaccendendo gli stivali a mezzaria. La spinta mi gett in l proprio nel momento in cui Mechagodzilla scaravent il suo piedone artigliato a terra, formando un cratere nel punto esatto in cui mi trovavo appena un istante prima. La bestia di ferro emise un altro grido lancinante, seguito dal rimbombo di una risata cavernosa. La risata di Sorrento. Spensi i razzi sui miei stivali e raggomitolai il mio avatar. Caddi a terra rotolando, continuai cos per un po, poi mi rialzai su due piedi. Strinsi gli occhi per guardare la testa del lucertolone di ferro. I suoi occhi non stavano brillando. Non ancora. Avrei potuto riaccendere i miei stivali ed entrare nel castello prima che Sorrento avesse modo di colpirmi. Non avrebbe potuto seguirmi allinterno, non senza uscire dal suo ingombrante robot. Sentivo Art3mis ed Aech che mi urlavano dal comlink. Erano gi dentro, di fronte alla porta, e mi aspettavano. Non dovevo fare altro che volare nel castello e unirmi a loro. In tre, avremmo potuto aprire la porta ed entrarci prima che Sorrento ci raggiungesse. Ne ero sicuro.

Ma non mi mossi. Estrassi, invece, la Capsula Beta e tenni il piccolo cilindro metallico in una mano. Sorrento aveva cercato di uccidermi. E, nel farlo, aveva ucciso mia zia e molti dei miei vicini, compresa la dolce signora Gilmore, che non aveva mai fatto male ad anima viva. Aveva anche ucciso Daito e, anche se non lavevo mai incontrato, Daito era mio amico. E Sorrento aveva appena ucciso lavatar di Shoto, depredandolo della possibilit di entrare nella Terza Porta. Sorrento non si meritava il potere e la posizione che aveva. Ci che si meritava, decisi in quel momento, era la pubblica umiliazione e la sconfitta. Si meritava che qualcuno gli rompesse il culo mentre era sotto gli occhi del mondo intero. Tenni alta sulla testa la Capsula Beta e attivai lartefatto. Segu un lampo di luce accecante; il cielo si color di rosso mentre il mio avatar cambiava forma, crescendo e trasformandosi in un umanoide alieno gigante con unarmatura rossa e argento, occhi incandescenti a forma duovo, una strana testa pinnata e una luce brillante incassata nel mezzo del petto. Per tre minuti sarei stato Ultraman. Mechagodzilla smise di urlare e di dibattersi. Il suo sguardo era rimasto fisso al suolo, nel punto in cui si trovava il mio avatar fino a un secondo prima. Alz la testa di scatto, soppesando le dimensioni del suo nuovo avversario, e i nostri occhi incandescenti si incrociarono. Ero faccia a faccia con il robot di Sorrento, combaciavamo quasi perfettamente per altezza e dimensioni. Il bestione di Sorrento fece una serie di goffi passi indietro. Io accennai a rannicchiarmi e assunsi un assetto dattacco, notando che, sul mio display, era appena apparso il conto alla rovescia di tre minuti. 2:59. 2:58. 2:57. Sotto il timer trovai un menu che indicava i vari attacchi energetici di Ultraman in giapponese. Rapidamente, selezionai il raggio Specium. Poi alzai le braccia davanti al petto, tenendone una orizzontale e laltra verticale, a formare una croce. Un raggio energetico, bianco e pulsante, fu sparato dai miei avambracci, e colp il petto del Mechagodzilla, scagliandolo allindietro. Senza pi lequilibrio, Sorrento perse il controllo della macchina e inciamp nei suoi stessi piedi mastodontici. Il suo robot caracoll a terra. Il migliaio di avatar che osservava la scena dal caos del campo di battaglia proruppe in unovazione. Io spiccai un salto e volai in cielo per mezzo chilometro. Poi ricaddi di piedi, puntando i talloni alla spina dorsale ricurva di Mechagodzilla. Quando i miei piedi colpirono la bestia di ferro, sentii che qualcosa si spezzava sotto il mio peso. Dalla bocca del drago inizi a uscire del fumo, e il blu acceso dei suoi occhi si spense rapidamente. Con un salto mortale allindietro, atterrai accovacciato alle spalle del robot steso a terra. Il suo unico braccio funzionante si agitava convulsamente, coda e gambe non smettevano di dimenarsi. Era evidente che Sorrento stava lottando contro i comandi nello sforzo di far rialzare la bestia. Dal menu armi selezionai Yatsuaki Kohrin: Ultra-Slash. Una sega circolare di energia blu elettrico mi apparve nella mano destra, roteando ferocemente. La gettai contro Sorrento, con un colpetto del polso, come fosse un frisbee. Turbin nellaria e colp il Mechagodzilla in mezzo allo stomaco. La lama energetica affett la corazza ferrosa come se fosse tofu,

spezzando il robot a met. Un attimo prima che lintera macchina esplodesse, la testa si stacc dal collo: Sorrento si era catapultato fuori. Ma, poich il robot era a terra, la testa venne sparata lungo una traiettoria parallela al terreno. Sorrento cerc di ricalibrarla al volo, mentre e i razzi che schizzavano fuori dalla sua testa iniziarono a spingerla in su, verso il cielo. Prima che potesse andare lontano, incrociai di nuovo le braccia e sparai un altro raggio Specium, colpendo la testa volante quasi fosse un piattello. Si disintegr in unesplosione immensamente liberatoria. La folla impazz. Controllai il Segnapunti per avere la conferma che il numero di matricola di Sorrento fosse scomparso. Il suo avatar era morto. Questa consapevolezza non mi diede troppa soddisfazione, comunque, perch sapevo che Sorrento probabilmente stava gi buttando gi dalla sedia aptica uno dei suoi lacch per prendere il controllo di un nuovo avatar. Quando disattivai la Capsula Beta, sul contatore del display non restavano che quindici secondi. Lavatar si rimpicciol istantaneamente e il mio aspetto torn quello di sempre. Poi girai su me stesso, riaccesi i razzi sui miei stivali e volai fin dentro il castello. Quando raggiunsi il lato opposto della sala, vidi Aech e Art3mis in piedi davanti alla Porta di Cristallo. Mi aspettavano. I cadaveri fumanti e insanguinati di una dozzina di avatar Sixer erano sparpagliati sulle pietre del pavimento e stavano svanendo lentamente. A quanto pareva, cera stata una breve ma decisiva scaramuccia e io me lero persa. Cos non vale dissi, spegnendo i razzi e lasciandomi cadere a terra, accanto a Aech. Avreste potuto lasciarmene almeno uno. Art3mis non rispose. Mi mostr il dito medio. Congratulazioni per aver fatto fuori Sorrento disse Aech. Senzaltro un trionfo epico. Ma rimani un idiota totale, lo sai vero? S scrollai le spalle. Lo so. Sei proprio un coglione egoista! grid Art3mis. E se avesse ucciso anche te? Ma non lhanno fatto. Sbaglio? dissi, passandole accanto per esaminare la Porta di Cristallo. Quindi rilassati e apriamo questa cosa. Esaminai la serratura al centro della porta, poi osservai le parole incise nella superficie sfaccettata della porta poco pi in alto. Carit. Speranza. Fede. Estrassi la mia copia della Chiave di Cristallo e la tenni alta. Aech e Art3mis fecero lo stesso. Non accadde nulla. Ci scambiammo uno sguardo preoccupato. Poi mi venne unidea, e mi schiarii la gola. Three is a magic number dissi, recitando il primo verso del pezzo di Schoolhouse Rock! Non appena pronunciai queste parole, la porta di cristallo cominci a brillare e apparvero, ai lati della prima, altre due serrature. Ha funzionato! sussurr Aech. Porca puttana. Non posso crederci. Siamo davvero qui. Di fronte alla Terza Porta. Art3mis annu. Finalmente. Infilai la chiave nella serratura al centro. Aech la inser a sinistra e Art3mis mise la sua nella serratura di destra. Senso orario? chiese Art3mis. Al mio tre? Io ed Aech annuimmo. Art3mis cont fino a tre e, contemporaneamente, girammo le chiavi. Segu un lampo di luce blu, durante il quale le nostre chiavi svanirono insieme alla porta. La Terza Porta era l, aperta di fronte a noi, unentrata di cristallo affacciata su un vortice di stelle.

Wow sentii che Art3mis sussurrava accanto a me. Avanti. Mentre tutti e tre facevamo un passo avanti, preparandoci a varcare la soglia, udii un boato assordante. Era come se lintero universo si stesse spezzando in due. Poi morimmo tutti.
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Quando un avatar viene ucciso, lo schermo non diventa subito nero. Al contrario, il punto di vista passa automaticamente dalla prima alla terza persona e ti concede un rapido replay extracorporeo degli ultimi momenti di vita del tuo avatar. Un secondo dopo aver sentito quel boato fragoroso, la mia prospettiva cambi, e mi trovai a guardare i nostri tre avatar, immobili davanti alla porta aperta. Poi una luce bianca abbacinante illumin il mondo, accompagnata da un assordante muro di suono. Era proprio cos che immaginavo ci si sentisse a finire fritti in unesplosione nucleare. Per un breve istante, vidi gli scheletri dei tre avatar sospesi sotto i profili trasparenti dei nostri corpi privi di movimento. Poi il contatore del mio avatar scese a zero. Londa durto dellesplosione ci raggiunse un secondo pi tardi, disintegrando tutto ci che incontrava: i nostri avatar, il pavimento, le mura, il castello e le migliaia di avatar che si trovavano l. Tutto venne trasformato in una sottile polvere nebulizzata che rimase sospesa in aria per un secondo prima di ricadere, lentamente, a terra. Lintera superficie del pianeta era stata cancellata. Larea che circondava Castle Anorak, che fino a un attimo prima era affollata di avatar bellicosi, si era tramutata in una nuda terra desolata. Tutto, tutti erano stati disintegrati. Rimaneva solo il portale di cristallo, sospeso nel vuoto, sopra il cratere dove prima si ergeva il castello. Il mio shock iniziale si tramut immediatamente in terrore, quando capii quello che era appena successo. I Sixer avevano fatto detonare il Cataclizzatore. Era lunica spiegazione plausibile. Solo quellartefatto incredibilmente potente avrebbe potuto provocare tutto questo. Non solo aveva ucciso ogni avatar del settore, era anche riuscito a distruggere Castle Anorak, fortezza che, fino ad allora, si era dimostrata indistruttibile. Osservai la porta aperta, sospesa nellaria, e attesi che sul display comparisse lultimo, inevitabile messaggio, le parole che tutti gli altri avatar del settore stavano leggendo in quel momento: GAME OVER. Ma, quando il messaggio apparve sul display, le parole erano completamente diverse: CONGRATULAZIONI! HAI UNA VITA EXTRA! Stordito dallo stupore, vidi il mio avatar riapparire nello stesso punto in cui ero morto pochi secondi prima. Ero di nuovo davanti alla porta aperta. Ma la porta rimaneva sospesa a decine di metri dalla superficie del pianeta, sul cratere che si era formato nel momento in cui il castello era stato distrutto. Quando il mio avatar si materializz completamente, guardai in basso e mi resi conto che il pavimento su cui camminavo non esisteva pi. Per un momento fluttuai a mezzaria, come Wile E. Coyote in uno di quei vecchi cartoni. Poi cominciai a precipitare. Cercai disperatamente di aggrapparmi alla porta, aperta di fronte a me, ma era troppo distante.

Caddi al suolo pesantemente e, per limpatto, persi un terzo dei miei Punti Vita. Poi mi rimisi in piedi e mi guardai intorno. Mi trovavo in un enorme cratere cubico, nel posto in cui un tempo si trovavano le fondamenta e i sotterranei di Castle Anorak. Era completamente deserto, silenzioso e spettrale. Non cerano macerie del castello distrutto, n i resti delle migliaia di navicelle e aerei che, fino a pochi momenti prima, avevano affollato i cieli. In effetti, non cera il minimo segno della memorabile battaglia che era appena stata combattuta. Il Cataclizzatore aveva vaporizzato ogni cosa. Guardai il mio avatar e vidi che non indossavo altro che una maglietta nera e un paio di jeans, labbigliamento predefinito di tutti gli avatar appena creati. Quindi aprii le statistiche e linventario. Il mio nuovo avatar manteneva lo stesso livello e le stesse abilit del vecchio, ma linventario era completamente vuoto, fatta eccezione per un oggetto: il quarto di dollaro che avevo vinto dopo aver giocato la partita perfetta a Pac-Man, su Archaide. Da quando lavevo preso, non ero mai riuscito a rimuoverlo dallinventario, perci non ero stato in grado di attuare alcun incantesimo di divinazione o identificazione. E non avevo avuto modo di scoprire la vera funzione o i reali poteri della moneta. Nel corso dei tumultuosi eventi di quei mesi, mi ero persino dimenticato di averla. Ma ora sapevo cosa fosse quel quarto di dollaro: un artefatto monouso che concedeva al mio avatar una vita in pi. Fino a quel momento, non sapevo nemmeno che una cosa del genere fosse possibile. Nella storia diOASIS, non era mai stato segnalato che un avatar avesse ottenuto una vita extra. Selezionai il quarto di dollaro dal mio inventario e cercai nuovamente di rimuoverlo. Questa volta riuscii a prenderlo e a stringerlo in mano. Ora che il suo unico potere era stato usato, lartefatto non possedeva alcuna propriet magica. Era un semplice quarto di dollaro. Guardai su, verso la porta di cristallo che fluttuava a venti metri sopra di me. Era ancora l, spalancata. Ma non avevo idea di come raggiungerla per entrare. Non avevo pi i miei stivali, non avevo una navicella, non avevo oggetti magici di alcun tipo. Non avevo nulla che mi permettesse di volare o di levitare. E non cerano scale in vista. Ero l, a un tiro di schioppo dalla Terza Porta, ma non potevo raggiungerla. Ehi, Z? udii una voce. Mi senti? Era Aech, ma la sua voce non era pi alterata perch sembrasse quella di un uomo. La sentivo perfettamente, come se mi stesse parlando via comlink. Il che non aveva senso, perch il mio avatar non aveva pi un comlink. E lavatar di Aech era morto. Dove sei? chiesi al vuoto. Sono morta, come tutti disse Aech. Tutti tranne te. Allora perch riesco a sentirti? Og ci ha collegato ai tuoi feed audio e video disse lei. Cos possiamo vedere e sentire quello che senti tu. Oh risposi. A te sta bene, Parzival? udii che Og domandava. Se non ti sta bene, dimmelo. Riflettei per un istante. No, va benissimo dissi. Anche Shoto e Art3mis mi ascoltano? S disse Shoto. Sono qui. Gi, siamo tutti qui disse Art3mis, e riuscivo a sentire, nella sua voce, la rabbia

contenuta a stento. E siamo tutti morti stecchiti. La domanda, ora, : perch non sei morto anche tu, Parzival? Gi, Z disse Aech. Siamo giusto un po curiosi. Cos successo? Estrassi la moneta e la tenni davanti agli occhi. Qualche mese fa ho vinto questo quarto di dollaro su Archaide dopo aver giocato una partita perfetta a Pac-Man. Era un artefatto, ma non ho mai saputo a cosa servisse. Fino a ora. E a quanto pare era una vita in pi. Per un istante udii solo il silenzio, poi Aech cominci a ridere. Fortunatissimo figlio di puttana! disse. I feed di notizie stanno dicendo che tutti gli avatar del settore sono morti. Pi di met dellintera popolazione di OASIS. stato il Cataclizzatore? domandai. Per forza disse Art3mis. Evidentemente lo hanno comprato i Sixer quando finito allasta, qualche anno fa. E per tutto questo tempo se lo sono rigirati tra le mani, aspettando il momento giusto per farlo esplodere. Ma hanno ucciso anche tutte le loro truppe disse Shoto. Perch avrebbero dovuto farlo? Credo che fossero gi quasi tutti morti disse Art3mis. I Sixer non avevano scelta dissi io. Era lunico modo per fermarci. Avevamo gi aperto la Terza Porta e stavamo per varcarla, quando hanno fatto esplodere quel coso Mi zittii di colpo, rendendomi conto di una cosa. Per. Come sapevano che lavevamo aperta? A meno che Non ci stessero osservando disse Aech. Probabilmente i Sixer avevano nascosto telecamere di sorveglianza davanti alla porta. Quindi ci hanno visti mentre la aprivamo disse Art3mis. Il che significa che ora anche loro sanno come aprirla. Chi se ne frega? la interruppe Shoto. Lavatar di Sorrento morto. E anche tutti gli altri Sixer. Sbagliato disse Art3mis. Da unocchiata al Segnapunti. Sotto Parzival ci sono ancora venti nomi Sixer. E dai loro punteggi si direbbe che tutti hanno una copia della Chiave di Cristallo. Merda! dissero Aech e Shoto allunisono. I Sixer sapevano che forse sarebbero stati costretti a usare il Cataclizzatore dissi. Quindi devono aver preso la precauzione di spostare alcuni dei loro avatar fuori dal Settore 10. Probabilmente se ne stavano acquattati in una navicella appena fuori dal confine, al sicuro. Hai ragione disse Aech. Questo significa che stanno per raggiungerti altri venti avatar Sixer, Z. Devi muovere subito il culo ed entrare nella porta. Probabilmente lunica possibilit che hai di superarla. Sentii che emetteva un flebile gemito di sconfitta. Per noi finita. Tifiamo tutti per te, amigo. Buona fortuna. Grazie Aech. Gokouun o inorimasu disse Shoto. Fa del tuo meglio. Ci prover dissi. Poi rimasi in silenzio, in attesa che anche Art3mis mi desse la sua benedizione.

Buona fortuna, Parzival disse dopo una lunga pausa. Ha ragione Aech, sai. Non avrai unaltra possibilit. E nessun Gunter ce lavr. Udii la sua voce che le si impigliava in gola, come se stesse soffocando le lacrime. Poi trasse un respiro profondo e disse: Non fare cazzate. Non ne far dissi. Nessuna pressione, eh? Alzai di nuovo lo sguardo verso la porta aperta, sospesa nellaria sopra di me, cos lontana. Poi riabbassai lo sguardo e cominciai a scrutare la zona circostante cercando disperatamente di capire come avrei potuto arrivare fin lass. Qualcosa attir il mio sguardo: un paio di pixel che guizzavano in lontananza, dallaltro lato del cratere. Corsi l. Uh, non per fare la saputella disse Aech. Ma dove diavolo vai? Tutti gli oggetti del mio avatar sono stati disintegrati dal Cataclizzatore dissi. Quindi ora devo trovare un modo di volare fino alla porta. Dimmi che stai scherzando! sospir Aech. Ragazzi, di bene in meglio! Man mano che mi avvicinavo, loggetto mi pareva sempre pi familiare. Era la Capsula Beta, sospesa a pochi centimetri dal suolo, e roteava in senso orario. Il Cataclizzatore aveva disintegrato tutto ci che nel settore poteva essere disintegrato, ma gli artefatti erano indistruttibili. Proprio come la porta. la Capsula Beta! grid Shoto. Devessere stata sbalzata l dallimpatto dellesplosione. Puoi usarla per trasformarti in Ultraman e volare fino alla porta! Annuii, mi sollevai la Capsula sulla testa e premetti il bottone sul lato per attivarla. Non accadde nulla. Cazzo! mormorai, intuendo il perch. Non funziona. Pu essere usata soltanto una volta al giorno. Riposi la Capsula Beta e ricominciai a scrutare il terreno che mi circondava. Ci saranno altri artefatti sparsi in giro dissi. Iniziai a correre lungo il perimetro delle fondamenta del castello, alla frenetica ricerca di una cosa qualsiasi. Avevate con voi qualche artefatto? Uno che magari mi possa dare labilit di volare? Levitare? Teletrasportarmi? No rispose Shoto. Non avevo artefatti. La mia Spada del BaHeer era un artefatto disse Aech. Ma non ti aiuter a raggiungere la porta. Ma le mie Chuck s disse Art3mis. Le tue Chuck? ripetei. Le mie scarpe. All Stars Chuck Taylor nere. Conferiscono velocit e capacit di volare a chiunque le indossa. Grandioso! Perfetto! dissi io. Ora non mi resta che trovarle. Continuai a correre, con gli occhi incollati al terreno. Un minuto dopo trovai la spada di Aech e la misi nellinventario, ma mi ci vollero altri cinque minuti prima di trovare le scarpe magiche di Art3mis, allestremit meridionale del cratere. Quando le infilai, si modellarono per calzare perfettamente ai miei piedi. Te le riporter, Arty dissi, quando ebbi finito di allacciarmele. Te lo prometto. Sar meglio per te disse lei. Erano le mie preferite. Presi una rincorsa di tre passi, feci un balzo, ed ero in volo. Puntai verso lalto, poi mi voltai e mi lanciai in direzione della porta. Ma allultimo momento mi inclinai sulla destra e descrissi un arco allindietro. Mi fermai, sospeso davanti alla porta aperta. Lenorme ingresso di cristallo era l, sospeso, a pochi metri da me. Mi ricordava la porta sospesa nei titoli di testa della serie originale di

Ai confini della realt. Che aspetti? grid Aech. I Sixer potrebbero arrivare da un momento allaltro! Lo so risposi. Ma prima di entrare c qualcosa che devo dirvi. Be? disse Art3mis Sputa, di! Il tempo vola, stupido! Ok, ok dissi. Volevo solo dire che capisco come vi sentiate voi tre, in questo momento. Non giusto che le cose siano andate cos. Avremmo dovuto entrare nella porta tutti insieme. Prima di entrare, quindi, voglio che sappiate questo. Se trovo lEgg, divider il premio equamente tra noi quattro. Silenzio attonito. Ehi? dissi dopo qualche secondo Mi avete sentito? Sei matto? chiese Aech. Perch lo faresti, Z? Perch lunica cosa giusta da fare dissi. Perch non sarei mai arrivato a questo punto da solo. Perch tutti e quattro ci meritiamo di vedere cosa c al di l della porta e di scoprire come finisce il gioco. E perch ho bisogno del vostro aiuto. Potresti ripetere questultima parte? domand Art3mis. Ho bisogno del vostro aiuto dissi. Avete ragione. la mia unica possibilit di superare la Terza Porta. Non ne avr unaltra. N io n nessuno. Presto i Sixer saranno qui ed entreranno subito nella porta. Quindi devo superarla prima che lo facciano loro, al primo tentativo. Le probabilit che io ci riesca aumenterebbero esponenzialmente se voi tre mi deste una mano. Quindi cosa ne pensate? Conta su di me, Z disse Aech. La mia idea era di darti comunque una mano, altrimenti come avresti fatto, scemo come sei. Conta anche su di me disse Shoto. Non ho niente da perdere. Fammi capire un attimo disse Art3mis. Noi ti aiutiamo a superare la porta e, in cambio, tu dividi il premio con noi? Sbagliato risposi. Se vinco, divider il premio con voi in ogni caso. Perci, probabilmente, aiutarmi nel vostro interesse. Immagino che non abbiamo il tempo per farti firmare qualcosa, vero? disse Art3mis. Riflettei per un istante, poi aprii il pannello di controllo del mio canale vpo. Attivai una trasmissione dal vivo, in modo che chiunque stesse guardando il mio canale in quel momento (cerano pi di duecento milioni di visitatori) potesse ascoltare ci che stavo per dire. Salute dissi. Sono Wade Watts, anche noto come Parzival. Sto per entrare nella Terza Porta. Prima di farlo, voglio che il mondo intero sappia: prometto solennemente, con questo messaggio, che, se e quando trover lEaster Egg di Halliday, divider le vincite equamente con Art3mis, Aech e Shoto. Croce sul cuore. Onore di Gunter. Giuramento col mignolino. Tutta quella roba l. E se sto mentendo, da oggi in poi potrete pure chiamarmi lo stronzetto che lo succhia ai Sixer. Programmai la registrazione perch andasse in loop per dieci minuti. Un istante dopo udii Art3mis dire: Ok. Direi che per me abbastanza. Ci sto. Eccellente! dissi. Facciamolo. Mi scrocchiai le dita, mi gettai in avanti, dentro la porta, e il mio avatar svan nel vortice di stelle.

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Mi ritrovai in un enorme spazio buio e vuoto. Non vedevo n le pareti n il soffitto, ma sembrava che un pavimento ci fosse, dal momento che i miei piedi poggiavano su qualcosa. Aspettai un paio di secondi, incerto sul da farsi. Poi una voce elettronica tuon nel vuoto. Era come se fosse generata da un sintetizzatore vocale primitivo, uno simile a quelli usati in Qbert e Gorf. Batti il record o muori! annunci la voce. Un raggio di luce filtr da un qualche punto, molto in alto. E l, davanti ai miei occhi, alla base della lunga colonna luminosa, cera un vecchio videogioco a gettoni. Riconobbi subito il suo inconfondibile cabinato spigoloso. Tempest. Atari. 1980. Chiusi gli occhi e abbassai la testa. Merda mormorai. Non proprio la mia specialit, amici. Ma di sussurr Art3mis. Dovevi capirlo che Tempest sarebbe finito nella Terza Porta, in un modo o nellaltro. Era talmente ovvio! Ah s? dissi. E perch? Per via della citazione in fondo allAlmanacco rispose. E devo ostacolarli. Una vittoria troppo facile toglie valore al premio. Conosco la citazione dissi infastidito. Shakespeare. Ma pensavo fosse il solito modo che Halliday aveva per farci sapere quanto avrebbe reso difficile la Caccia. E lo era disse Art3mis. Ma era anche un indizio. La citazione presa dallultima opera di Shakespeare, La tempesta. Cazzo! sibilai. Come diavolo ho fatto a non accorgermene? Nemmeno io ho mai fatto il collegamento confess Aech. Complimenti Art3mis. Tempest, il gioco, compare brevemente anche nel video di Subdivisions, la canzone dei Rush aggiunse Art3mis. Una delle preferite di Halliday. Difficile non accorgersene. Wow disse Shoto. brava davvero. Ok, ok gridai. Avrebbe dovuto essere ovvio. Non c bisogno di girare il dito nella piaga! Mi pare di capire che non hai fatto molta pratica a questo gioco, Z? domand Aech. Ci ho giocato un po, molto tempo fa dissi. Ma non abbastanza. Guardate il punteggio pi alto. Indicai il monitor. Il punteggio era di 728 329. Le iniziali, accanto, erano JDH James Donovan Halliday. E, come temevo, sul contatore crediti in fondo allo schermo cera un solitario 1. Ops disse Aech. Un solo credito. Come con Black Tiger. Mi ricordai del quarto di dollaro, ormai inutile, che avevo nellinventario e lo tirai fuori. Ma, quando lo infilai nella fessura, cadde direttamente nella vaschetta di restituzione monete. Allungai una mano per riprenderla e vidi, sul meccanismo di restituzione, un adesivo: solo gettoni. Tanti saluti, idea brillante dissi. E non vedo una macchina per i gettoni qui in giro. Pare proprio che tu possa giocare una sola partita disse Aech. O tutto o niente. Ragazzi, sono anni che non gioco aTempest dissi. Sono fottuto. Non c possibilit che riesca a battere il punteggio di Halliday al primo tentativo.

Ma non devi disse Art3mis. Guarda lanno del copyright. Guardai in fondo allo schermo. mcmlxxx atari. 1980? chiese Aech. E questo dovrebbe aiutarlo? Gi dissi. Come dovrebbe aiutarmi? Vuol dire che si tratta della primissima versione di Tempest disse Art3mis. La versione che fu pubblicata con un bug. Quando Tempest usc per la prima volta nelle sale giochi, i ragazzini scoprirono che, morendo con un certo punteggio, la macchina ti concedeva un mucchio di crediti gratis. Oh dissi, un po imbarazzato. Non lo sapevo. Lo sapresti disse Art3mis se avessi fatto tante ricerche sul gioco quante ne ho fatte io. Cavoli, ragazza disse Aech, facendo un fischio. Che pozzo di scienza. Grazie rispose. Qualche volta essere una geek ossessivo-compulsiva senza una vita aiuta. Tutti risero, a parte me. Ero troppo agitato. Ok, Arty dissi. Cosa devo fare per avere quelle partite gratis? Sto cercando nel mio diario della missione rispose. Sentivo il fruscio delle pagine. Era come se stesse sfogliando un libro vero. Hai con te una copia cartacea del tuo diario? chiesi. Ho sempre scritto il mio diario a mano, in blocchi a spirale mi rispose. Una bella intuizione, tra laltro, dato che il mio account OASIS e tutto ci che conteneva sono appena stati cancellati. Ancora un fruscio di pagine. Eccolo! Per prima cosa, devi raccattare pi di 180 000 punti. Una volta fatto, assicurati di finire il gioco con un punteggio le cui ultime due cifre siano zerosei, undici o dodici. Se lo fai, ottieni quaranta crediti. Ne sei assolutamente sicura? Sicuramente e assolutamente. Ok dissi. Ce la faremo. Cominciai il mio rituale prepartita. Stirarmi, scrocchiare le dita, rilassare i muscoli del collo ruotando la testa da destra a sinistra. Cristo, vuoi iniziare o no? disse Aech. Tutta questa tensione mi sta uccidendo! Silenzio! disse Shoto. Lascialo respirare, almeno! Rimasero tutti in silenzio finch non finii di prepararmi psicologicamente. Vabb, proviamo dissi. Poi spinsi il pulsante Player One, che lampeggiava. Tempest impiegava una grafica vettoriale vecchio stile, perci tutte le grafiche del gioco venivano create dal contrasto tra le linee brillanti al neon e uno schermo nero pece. Ti si presenta una visione dallalto di un tunnel tridimensionale, e usi una manopola per controllare unastronave che si sposta lungo il margine del tunnel. Lobiettivo del gioco quello di sparare ai nemici che ti vengono incontro, scansando i colpi ed evitando altri ostacoli. Mentre procedi da un livello allaltro, i tunnel assumono forme geometriche sempre pi complesse, e il numero dei nemici e degli ostacoli si moltiplica esponenzialmente. Halliday aveva impostato questa macchina di Tempest in modalit Torneo, perci non potevo iniziare il gioco oltre il livello 9. Mi ci vollero circa quindici minuti per raggiungere un punteggio di 180 000 e persi due vite. Ero ancora pi arrugginito di quanto pensassi.

Quando il mio punteggio raggiunse i 189 412, impalai intenzionalmente la mia astronave su uno spuntone, usando lultima vita. Il gioco mi sollecit a inserire le mie iniziali e, nervosamente, le digitai: w-o-w. Il contatore crediti del gioco balz da zero a 40. Le orecchie mi si riempirono delle grida di esultanza dei miei amici, mi fecero quasi venire un infarto. Art3mis, sei un genio dissi, quando il chiasso si affievol. Lo so. Premetti di nuovo il pulsante Player One e cominciai una seconda partita, determinato, ora, a battere il punteggio di Halliday. Ero ancora preoccupato, ma molto meno. Se non fossi riuscito a raggiungere il record questa volta, mi restavano altre 39 possibilit. Durante una pausa tra le varie raffiche, Art3mis prese la parola. E cos le tue iniziali sono w-o-w? Per cosa sta la o? Ottuso dissi. Lei rise. No, dico davvero. Owen. Owen ripet lei. Wade Owen Watts. Carino. Quando ricominci una nuova raffica, torn silenziosa. Pochi minuti dopo, finii la mia seconda partita con un punteggio di 219 584. Non proprio schifoso, ma ben lontano dal mio obiettivo. Non male disse Aech. Gi, ma neanche un granch osserv Shoto. Poi parve ricordarsi che lo potevo sentire. Volevo dire Molto meglio, Parzival. Stai andando alla grande. Grazie della fiducia, Shoto. Ehi, guardate qui disse Art3mis, leggendo uno stralcio del suo diario. Al creatore di Tempest, Dave Theurer, venne lidea da un sogno che aveva fatto su dei mostri che spuntavano da un buco nel terreno e che lo inseguivano. Fece la sua risatina melodica, che non sentivo da tempo. Fichissimo, vero, Z? disse. Fichissimo davvero risposi. Per qualche strano motivo, anche soltanto sentire la sua voce mi metteva a mio agio. Penso che lo sapesse, ed per questo che continuava a parlarmi. Mi sentii di nuovo pieno di energie. Premetti unaltra volta il pulsante Player One e cominciai la terza partita. Mi osservarono giocare in completo silenzio. Circa unora dopo, persi il mio ultimo uomo. Il mio punteggio finale era di 437 977. Quando la partita fin, intervenne la voce di Aech. Cattive notizie, amigo disse. Cosa? Avevi ragione. Quando il Cataclizzatore esploso, i Sixer avevano un gruppo di avatar di riserva che aspettava appena fuori dal settore. Subito dopo lesplosione sono rientrati e si sono diretti su Chthonia. Sono La sua voce si smorz. Sono cosa? Sono appena entrati nella porta. Cinque minuti fa, pi o meno rispose Art3mis. La porta si chiusa appena sei entrato tu, ma quando i Sixer sono arrivati hanno usato tre delle loro chiavi per riaprirla. Vuoi dire che i Sixer sono gi dentro?

Sono in diciotto disse Aech. Quando hanno oltrepassato la porta, ciascuno di loro entrato in una simulazione autonoma. In una diversa riproduzione della porta. Tutti e diciotto, in questo momento, stanno giocando a Tempest, come te. Cercano di battere il punteggio di Halliday. E hanno usato tutti il trucchetto per ottenere i 40 crediti gratis. Non fanno grandi progressi, ma uno di loro se la cava bene. Probabilmente Sorrento a controllare quellavatar. Ha appena cominciato la seconda partita Aspetta un secondo! la interruppi. Come fai a saperlo? Perch li vediamo disse Shoto. Chiunque sia collegato a OASIS in questo momento pu vederli. E possono vedere anche te. Cosa diavolo stai dicendo? Nel momento in cui qualcuno entra nella Terza Porta, un vidfeed in tempo reale del suo avatar compare in cima al Segnapunti disse Art3mis. Evidentemente Halliday voleva che il gioco dopo la Terza Porta fosse seguito come uno sport da stadio. Un momento dissi. Mi stai dicendo che il mondo intero mi ha guardato mentre giocavo a Tempest nellultima ora? Precisamente disse Art3mis. E ora ti sta guardando mentre te ne stai l a blaterare con noi. Perci occhio a quello che dici. Perch non me lo avete detto prima? gridai. Non volevamo agitarti disse Aech. O distrarti. Ah, grandioso! Perfetto! Ma grazie! stavo urlando, in modo un po isterico. Calmati, Parzival disse Art3mis. Riconcentrati sul gioco. una gara ora. Hai diciotto avatar Sixer alle calcagna. Questa partita conta. Capito? Daccordo dissi, ed espirai lentamente. Capito. Trassi un altro respiro e premetti nuovamente il pulsante Player One. Come al solito, la competizione tir fuori il meglio di me. Riuscii a calarmi nella parte. Spinner, zapper, superzapper, finisci un livello, evita gli spuntoni. Le mie mani iniziarono a muovere i comandi indipendentemente dal mio cervello. Dimenticai la posta in gioco e i milioni di persone che mi stavano guardando. Mi persi nella partita. Era passata poco pi di unora e avevo appena superato lottantunesimo livello quando le mie orecchie furono assordate da uno scoppio di euforia. Ce lhai fatta, amico! sentii Shoto che gridava. Gli occhi mi schizzarono in cima allo schermo. Il mio punteggio era di 802 488. Continuai a giocare, listinto mi spingeva a tentare di raggiungere il punteggio pi alto possibile. Ma poi udii Art3mis che si schiariva la voce rumorosamente e capii che non cera bisogno di proseguire. In effetti, in quel momento stavo sprecando secondi preziosi, bruciando il vantaggio che potevo avere sui Sixer. Rapidamente esaurii le due vite che mi restavano e, sullo schermo, lampeggi la scritta game over. Inserii unaltra volta le mie iniziali, che comparvero in cima alla lista, sopra il punteggio di Halliday. Poi il monitor si azzer e, nel centro dello schermo, apparve un messaggio: BEN FATTO, PARZIVAL! PREPARATI ALLA FASE 2!

Poi il cabinato del gioco svan, e con esso il mio avatar. Mi ritrovai a galoppare sul fianco di una collina immersa nella nebbia. Immaginavo di essere a cavallo perch saltavo su e gi e sentivo il rumore degli zoccoli. Davanti a me, la nebbia si era diradata abbastanza da permettermi di vedere un castello dallaspetto familiare. Ma quando guardai il corpo del mio avatar, vidi che non cera nessun cavallo sotto di me. Camminavo. Indossavo unarmatura in cotta di maglia, e tenevo le mani davanti al busto come se stessi impugnando delle redini. Ma non reggevo nulla. Le mie mani erano completamente vuote. Mi fermai e dopo un paio di secondi il rumore degli zoccoli cess. Poi mi voltai e capii da dove proveniva il suono. Non era un cavallo. Era un uomo che batteva insieme due mezze noci di cocco. In quel momento seppi con certezza dove mi trovavo. Ero nella prima scena di Monty Python e il Sacro Graal. Un altro dei film preferiti di Halliday, e forse uno dei film geek pi amati di tutti i tempi. Sembrava si trattasse di un altro sincrofilm, come la simulazione di Wargames allinterno della Prima Porta. Mi resi conto che io ero Re Art. Indossavo lo stesso costume che Graham Chapman aveva nel film. E luomo con le noci di cocco era il mio fido servitore, Patsy, interpretato da Terry Gilliam. Quando mi voltai verso di lui, Patsy si inchin e si prostr un po, ma non disse nulla. il Sacro Graal dei Python! sussurr Shoto, emozionato. Ma davvero? dissi, scordando per un istante dovero. Lo so, Shoto. Sul display lampeggi un avviso: BATTUTA SBAGLIATA! In un angolo un contatore segnalava 100 punti. Bella mossa, cazzone disse Art3mis. Facci solo sapere se hai bisogno di aiuto, Z disse Aech. Facci un cenno, qualsiasi cosa, e ti passiamo le battute. Annuii e alzai il pollice. Ma non pensavo che avrei avuto bisogno di molto aiuto. Negli ultimi sei anni avevo visto il Sacro Graal esattamente centocinquantasette volte. Ne conoscevo ogni parola a memoria. Guardai in su, verso il castello, sapendo gi cosa aspettarmi. Ripresi a galoppare, stringendo le redini invisibili mentre fingevo ancora di cavalcare. Patsy ricominci a battere le noci di cocco, galoppando dietro di me. Quando raggiungemmo lentrata del castello, tirai le redini e fermai il mio destriero. Ehil! gridai. Guadagnai 100 punti, riportando il punteggio a zero. Al segnale, apparvero due soldati che si sporgevano dalle mura del castello. Chi va l? grid uno dei due. Sono io, Art, figlio di Uther Pendragon, del castello di Camelot recitai. Re dei Britanni, vittorioso sui Sassoni, sovrano di tutta lInghilterra! Il mio punteggio aument di altri 500 punti, e un messaggio mi inform che avevo ricevuto un bonus per laccento e linflessione. Mi rilassai, e mi resi conto che mi stavo gi divertendo.

Sparane unaltra rispose il soldato. Sono io proseguii. E lui il mio fedele servo Patsy. Abbiamo cavalcato per miglia e miglia alla ricerca di cavalieri che si uniscano alla mia corte di Camelot. Voglio parlare con il vostro signore e padrone. Altri 500 punti. Nelle orecchie, sentivo i miei amici che ridacchiavano e applaudivano. Cosa? rispose laltro soldato. A cavallo? S! dissi. 100 punti. Ma state usando delle noci di cocco! Cosa? dissi. 100 punti. State battendo insieme due mezzi gusci di noci di cocco. E allora? Cavalchiamo da quando la neve ha coperto queste terre, abbiamo attraversato il regno di Mercia altri 500 punti. Dove avete preso le noci di cocco? Continu cos. Il mio personaggio cambiava da una scena allaltra, impersonavo chiunque recitasse le battute pi lunghe. Sorprendentemente, non ne sbagliai pi di sei o sette. Ogni volta che mi bloccavo, non dovevo fare altro che scrollare le spalle e alzare le mani il segnale convenuto ed Aech, Art3mis e Shoto mi passavano, con gioia, la battuta esatta. Per il resto del tempo rimasero in silenzio, eccezion fatta per qualche occasionale risolino o scoppio di risate. Lunica parte davvero difficile per me fu cercare di rimanere serio, soprattutto quando Art3mis inizi a ripetere, intonatissima, tutte le battute di Carol Cleveland nella scena a Castle Anthrax. Un paio di volte scoppiai a ridere e fui punito con un calo nel punteggio. Per il resto, il viaggio fil liscio. Recitare il film non era soltanto facile, era uno spasso totale. A met, dopo lincontro con i Cavalieri che dicono Ni, aprii una finestra di testo sul display e scrissi: situazione sixer? In quindici giocano ancora a Tempest mi rispose Aech. Ma tre di loro hanno battuto il punteggio di Halliday e sono gi alla simulazione del Graal. Breve pausa. E il capo Sorrento, pensiamo a soli nove minuti da te. E per il momento non ha sbagliato una sola battuta aggiunse Shoto. Per poco non imprecai ad alta voce, ma mi fermai e scrissi: cazzo! Precisamente disse Art3mis. Feci un respiro profondo e mi concentrai sulla scena successiva (Le gesta di Lancillotto). Aech mi aggiornava sui Sixer ogni volta che glielo chiedevo. Quando giunse la scena finale del film (lassalto al castello francese), langoscia mi assal di nuovo, e mi domandai cosa sarebbe accaduto. La Prima Porta mi aveva richiesto di reinterpretare un film (Wargames) e la Seconda Porta di affrontare un videogioco (Black Tiger). Per il momento, la Terza Porta aveva previsto entrambe le cose. Sapevo che ci sarebbe stata una terza fase, ma non avevo idea di quale potesse essere. Ebbi la risposta qualche minuto pi tardi. Non appena la scena finale del Sacro Graal si concluse, il display divent nero e la musica dorganetto con cui si chiude il film suon per qualche minuto. Quando si ferm, sul mio display comparvero le seguenti parole: CONGRATULAZIONI!

HAI RAGGIUNTO LA FINE! READY PLAYER ONE E poi, quando il testo svan, mi ritrovai in una stanza con le pareti in legno di quercia. Era grande quanto un magazzino, aveva un ampio soffitto a volta e il pavimento era in parquet lucidato. La stanza non aveva finestre ed era dotata di ununica uscita: una porta a due battenti incassata in una delle quattro pareti nude. Nel centro esatto dellenorme stanza si trovava un vecchio set OASIS. Pi di cento tavoli di vetro circondavano il set, formando un ovale. Su ogni tavolo era posizionato un vecchio computer o una console, dei ripiani che raccoglievano una collezione completa di ogni periferica, joystick, software e videogioco. Era tutto perfettamente ordinato, quasi fosse unesposizione da museo. Guardandomi intorno, lungo il cerchio, da un dispositivo allaltro, vidi che i computer erano sistemati pi o meno per anno dorigine. Un PDP-1. Un Altair 8800. Un IMSAI 8080. Un Apple I, proprio accanto a un Apple II. UnAtari 2600. Un Commodore PET. UnIntellivision. Diversi modelli di TRS-80. UnAtari 400 e un 800. Una ColecoVision. Un TI-99/4. Un Sinclair ZX80. Un Commodore 64. Vari Nintendo e Sega. Lintera stirpe dei Mac e dei pc, delle Playstation e delle Xbox. Infine, a chiudere il cerchio, una console OASIS connessa al set immersivo in mezzo alla stanza. Capii che mi trovavo in una riproduzione dellufficio di James Halliday, la stanza in cui aveva passato la maggior parte dei suoi ultimi quindici anni di vita. Il luogo in cui aveva programmato il suo ultimo, pi grandioso gioco. Quello a cui stavo giocando. Non avevo mai visto foto della stanza, ma lallestimento e i contenuti erano stati descritti, nei minimi dettagli, dai traslocatori che avevano ripulito la casa dopo la morte di Halliday. Guardai il mio avatar e notai che non avevo pi laspetto di un cavaliere dei Monty Python. Ero di nuovo Parzival. Innanzitutto, feci la cosa pi ovvia e provai a uscire. La porta non si muoveva. Mi voltai e mi guardai intorno a lungo, passando in rassegna tutti quei monumenti alla storia dei computer e dei videogiochi. In quellesatto momento mi resi conto che lanello ovale che formavano andava a disegnare il profilo di un uovo. Recitai mentalmente i versi del primo indovinello di Halliday, quello contenuto nellInvito di Anorak: Tre chiavi, ognuna una porta aprir Che il valor dei viandanti prover Chi lardue prove superar sapr Giunto alla Fine, il premio otterr Ero giunto alla Fine. Eccomi. LEaster Egg di Halliday doveva essere da qualche parte, proprio in quella stanza.
0038

Avete visto, ragazzi? sussurrai. Nessuna risposta. Ehi? Aech? Art3mis? Shoto? Ci siete ancora? Nessuna risposta, di nuovo. O Og aveva tagliato i loro collegamenti vocali, o Halliday aveva programmato la fase finale in modo da rendere impossibili le comunicazioni con lesterno. Ero quasi certo che si trattasse della seconda ipotesi. Rimasi l, in piedi, per un minuto, incerto sul da farsi. Poi seguii il mio primo istinto e

raggiunsi lAtari 2600. Era collegato a una tv a colori Zenith del 1977. Accesi la tv ma non accadde nulla. Poi avviai lAtari. Niente. Bench sia la tv sia lAtari fossero collegati a prese elettriche nel pavimento, non cera corrente. Provai con lApple II sul tavolo accanto. Non si accese. Dopo qualche minuto di tentativi, scoprii che lunico computer funzionante era il pi vecchio, lIMSAI 8080, lo stesso modello di Matthew Broderick in Wargames. Quando lo avviai, lo schermo era completamente vuoto, tranne che per una parola. LOGIN Digitai ANORAK e premetti Invio. IDENTIT NON RICONOSCIUTA CONNESSIONE TERMINATA Il computer si spense da solo e dovetti riaccenderlo per visualizzare di nuovo il prompt di login. Provai con HALLIDAY. Niente da fare. In Wargames, la password della backdoor che consentiva laccesso al supercomputer delWOPR era joshua. Il creatore del WOPR, il professor Falken, aveva usato come password il nome di suo figlio. La persona che pi amava in tutto il mondo. Digitai OG. Non funzion. E nemmeno OGDEN. Digitai KIRA e premetti Invio. IDENTIT NON RICONOSCIUTA CONNESSIONE TERMINATA Provai con i nomi dei suoi genitori. Provai con ZAPHOD, il nome del suo pesce. Poi TIBERIUS il nome di un furetto che aveva avuto in passato. Nessuna funzion. Controllai lora. Ero nella stanza da pi di dieci minuti. Significava che Sorrento mi aveva raggiunto. E in quel momento doveva trovarsi nella sua copia della stanza, con la sua squadra di studiosi di Halliday pronti a guidarlo coi loro suggerimenti, grazie al suo set dimmersione modificato. Nessun dubbio. Probabilmente stavano lavorando su una lista di possibilit e le inserivano alla velocit in cui Sorrento riusciva a digitare le lettere. Non avevo pi tempo. Digrignai i denti per la frustrazione. Non sapevo dove sbattere la testa. Poi mi ricordai di un paragrafo della biografia di Ogden Morrow: Il gentil sesso mandava Jim in uno stato di ansia totale, e Kira era lunica ragazza con cui lho visto parlare in maniera rilassata. Questo solo perch era calato nella parte, nel corso delle nostre sedute era Anorak. E si rivolgeva a lei solo come Leucosia, il nome del personaggio di Kira in D&D. Avviai il computer per lennesima volta. Quando il prompt di login riapparve, digitai LEUCOSIA e premetti Invio. Tutti i sistemi della stanza presero vita. Il ronzio dei drive, i bip dei self-test e altri suoni davvio echeggiarono per il soffitto a volta. Corsi allAtari 2600 e frugai tra le cartucce in ordine alfabetico nello scaffale, finch non trovai quella che stavo cercando: Adventure. La ficcai nellAtari e lo accesi, poi spostai la

leva del Reset per avviare il gioco. In pochi minuti avevo raggiunto la stanza segreta. Agguantai la spada e uccisi tutti e tre i draghi. Poi trovai la chiave nera, aprii le porte del castello nero e mi avventurai nel suo labirinto. Il puntino grigio era nascosto l dove doveva essere. Lo raccolsi e lo riportai indietro, attraversando tutto il regno a 8 bit, poi lo usai per attraversare la barriera magica ed entrare nella stanza segreta. Ma, a differenza del gioco originale Atari questa, di stanza segreta, non conteneva il nome Warren Robinett, il programmatore originario di Adventure. Al centro dello schermo, invece, cera un grosso ovale bianco dai margini pixelati. Un uovo. Quelluovo. Per un istante fissai lo schermo della tv in silenzio, incredulo. Con il joystick Atari, spostai il mio piccolo avatar squadrato verso destra, attraverso lo schermo tremolante. Quando lasciai cadere il pixel grigio e raccolsi luovo, laltoparlante in modalit mono della tv emise un rapido bip elettronico. E ci fu un accecante lampo di luce. Poi vidi che il mio avatar non aveva pi il joystick. Quello che tenevo tra le mani, ora, era un grande uovo dargento. Sulla superficie ricurva vedevo il riflesso deformato del mio avatar. Quando riuscii a smettere di fissarlo, alzai gli occhi e vidi che la porta a due battenti allaltro lato della stanza era stata rimpiazzata dalluscita: un portale rifinito in cristallo che riportava allingresso di Castle Anorak. E sembrava che il castello fosse tornato al suo posto, anche se il server OASIS non si era ancora resettato. Quando lebbi attraversata mi voltai, in tempo per vedere la Porta di Cristallo trasformarsi in una grande porta di legno, sul muro del castello. La aprii. Oltre la porta cera una scala a chiocciola che conduceva in cima alla torre pi alta di Castle Anorak. Fu l che trovai lo studio di Anorak. Allineati in tutta la camera, scaffali imponenti traboccavano di antiche pergamene e polverosi libri dincantesimi. Raggiunsi la finestra e mi affacciai, osservando il panorama incredibile che mi si apriva davanti. Non era pi desolato. Gli effetti del Cataclizzatore erano stati annullati, e Chthonia, insieme al castello, era tornata come prima. Mi allontanai dalla finestra e osservai la stanza. Sotto il tanto familiare dipinto del drago nero trovai una base di cristallo su cui era poggiato un calice doro tempestato di minuscole gemme. Il diametro corrispondeva a quello delluovo dargento che tenevo tra le mani. Sistemai luovo nel calice, e si adatt alla perfezione. Da lontano, udii una fanfara di trombe. Poi luovo inizi a brillare. Hai vinto disse una voce. Mi voltai e vidi che Anorak era in piedi dietro di me. La sua tunica nero ossidiana sembrava assorbire tutta la luce della stanza. Congratulazioni mi disse, porgendomi la mano nodosa. Esitai, domandandomi se si trattasse di un altro trucchetto. O che potesse essere lultimo test Il gioco finito disse Anorak, come se mi avesse letto nel pensiero. ora che tu riceva il tuo premio. Abbassai lo sguardo sulla mano che mi stava porgendo. Poi, dopo un attimo di esitazione, la strinsi. Una cascata di fulmini blu proruppe nello spazio che ci divideva, e le sue dita di ragnatela

ci avvolsero entrambi, come se un flusso di energia stesse passando dal suo avatar al mio. Quando i fulmini si spensero, vidi che Anorak non indossava pi la sua tunica nera da mago. A dire il vero, non aveva nemmeno pi laspetto di Anorak. Era pi basso, pi magro e un po meno bello. Aveva laspetto di James Halliday. Pallido. Magro. Di mezza et. Indossava dei jeans consunti e una maglietta sbiadita di Space Invaders. Abbassai gli occhi sul mio avatar e scoprii che ora ero io a indossare la tunica di Anorak. Poi vidi che le icone e i dati sui bordi del mio display erano cambiati. Le mie statistiche erano al massimo, e possedevo una lista di incantesimi, oggetti magici e poteri che sembrava infinita. Il livello e i Punti Vita del mio avatar erano accompagnati dal simbolo dellinfinito. E sul contatore dei crediti era apparso un numero di dodici cifre. Ero un multimiliardario. Affido a te, Parzival, la cura di OASIS disse Halliday. Il tuo avatar immortale e ha poteri infiniti. Qualsiasi cosa tu voglia, devi solo desiderarla. Bel lusso, eh? Si chin verso di me e abbass la voce. Fammi un favore. Cerca di usare i tuoi poteri solo a fin di bene. Ok? Ok risposi in un sussurro. Halliday sorrise, poi fece un gesto a indicare ci che ci circondava. Ora questo castello tuo. Ho programmato questa stanza perch ci possa entrare solo il tuo avatar. Lho fatto per essere sicuro che solo tu abbia accesso a questo Raggiunse uno scaffale contro il muro e tir a s uno dei volumi. Sentii un click, poi lintero scaffale si apr leggermente, svelando una placca quadrata in ferro fissata sul muro. Al centro della placca cera un pulsante rosso, talmente grande da essere comico, su cui era scritta ununica parola: OFF. Io lo chiamo il Grande Pulsante Rosso disse Halliday. Se lo premi, disattiver lintero OASIS e far partire un worm che canceller tutto quello che si trova nei server gss, inclusi i codici sorgente di OASIS. Spegner OASIS per sempre. Fece un sorrisetto. Quindi non premerlo mai, a meno di non essere assolutamente sicuro che sia la cosa giusta da fare, ci siamo capiti? Mi rivolse un sorriso indecifrabile. Mi fido del tuo giudizio. Halliday fece scorrere al suo posto lo scaffale, nascondendo il pulsante. Poi mi sorprese mettendomi un braccio intorno al collo. Ascolta disse, con un tono confidenziale. Devo dirti unultima cosa, prima di andare. Qualcosa che io non ho capito prima che fosse troppo tardi. Mi guid verso la finestra e indic il paesaggio davanti a noi. Ho creato OASIS perch non ho mai sentito di avere un posto, nel mondo reale. L, non sapevo come creare un legame con le persone. Ho avuto paura per tutta la vita. Fino al momento in cui ho saputo che stava finendo. stato allora che ho capito che, per quanto terrificante e dolorosa possa essere, la realt lunico posto in cui si pu trovare la vera felicit. Perch la realt reale. Mi capisci? S risposi. Credo di s. Bene disse, strizzandomi locchio. Non commettere il mio stesso errore. Non nasconderti qui per sempre. Sorrise e si allontan di qualche passo. Bene, bene. Credo che sia tutto. ora che io tolga le tende. Quindi cominci a scomparire. Mentre il suo avatar svaniva, sorrise e mi salut con la mano. Buona fortuna, Parzival disse. E grazie. Grazie per aver giocato al mio gioco. Poi scomparve del tutto. Ragazzi, ci siete? dissi al vuoto, qualche minuto pi tardi.

S! disse Aech, emozionata. Ci senti? S, ora s. Cos successo? Il sistema ha interrotto il collegamento vocale quando sei entrato nellufficio di Halliday. Non potevamo parlarti. Per fortuna, comunque, non avevi bisogno del nostro aiuto disse Shoto. Ben fatto, amico. Congratulazioni, Wade disse Art3mis. Sapevo che era sincera. Grazie dissi. Ma non ce lavrei fatta senza di voi. Vero disse Art3mis. Ricordati di dirlo quando parlerai con i media. Og dice che sta arrivando qui giusto qualche centinaio di giornalisti. Lanciai unocchiata allo scaffale che nascondeva il Grande Pulsante Rosso. Avete seguito tutto quello che Halliday mi ha detto prima di scomparire? chiesi. No disse Art3mis. Abbiamo visto tutto finch non ti ha detto cerca di usare i tuoi poteri solo a fin di bene. Poi il collegamento video si interrotto. Cosa successo dopo? Niente di che dissi. Ve ne parler tra poco. Amico disse Aech. Da unocchiata al Segnapunti. Aprii una finestra, quindi il Segnapunti. La lista dei punteggi era sparita. Lunica cosa presente nel sito di Halliday era unimmagine del mio avatar con indosso la tunica di Anorak e luovo dargento in mano. Sullo schermo seguivano le parole: VINCE PARZIVAL! Cos successo ai Sixer? domandai. Quelli che erano rimasti nella porta? Non si sa bene disse Aech. I loro vidfeed sono scomparsi quando il Segnapunti cambiato. Magari i loro avatar sono morti disse Aech. O forse Forse sono stati soltanto espulsi dalla porta dissi. Aprii la piantina di Chthonia e vidi che potevo trasportarmi in qualsiasi punto di OASIS semplicemente selezionando sulle mappe la destinazione desiderata. Zoomai su Castle Anorak e premetti un punto fuori dallingresso principale. In un batter docchio, il mio avatar era l. Non mi sbagliavo. Quando avevo superato la Terza Porta, i diciotto avatar Sixer che si trovavano al suo interno erano stati espulsi e depositati davanti al castello. Erano ancora l, con unespressione confusa disegnata in faccia, quando comparvi, risplendente nei miei nuovi abiti. Per un paio di secondi mi fissarono in silenzio, poi estrassero spade e pistole, preparandosi ad attaccare. Erano tutti identici, perci non riuscivo a capire quale di loro fosse controllato da Sorrento. Ma, a questo punto, non mimportava. Con la mia nuova interfaccia superutente, feci un gesto come a spazzarli via, selezionando cos tutti gli avatar Sixer sul display. I loro profili brillarono di rosso. Poi premetti licona con teschio e tibie che era apparsa sulla barra strumenti del mio avatar. Allistante, tutti e diciotto i Sixer caddero a terra stecchiti. I loro corpi svanirono lentamente, ciascuno lasciando a terra una piccola pila di armi e bottino. Porca troia! sentii Shoto sul comlink. Come hai fatto? Hai sentito cosa diceva Halliday disse Aech. Il suo avatar immortale e ha poteri

infiniti. Gi dissi. E direi che non scherzava. Halliday ha anche detto che puoi esprimere qualsiasi desiderio tu voglia disse Aech. Qual il tuo primo desiderio? Ci pensai un istante, poi premetti la nuova icona di comando che appariva sul margine del display e dissi: Desidero che Aech, Art3mis e Shoto vengano riportati in vita. Mi apparve una finestra di dialogo che mi chiedeva di confermare la correttezza dei nomi degli avatar. Quando lo feci, il sistema mi domand se, oltre a riportare in vita i loro avatar, volessi anche ripristinare il loro inventario. Premetti s. Poi, al centro del display, comparve un messaggio: RESURREZIONE COMPLETATA. AVATAR RIPRISTINATI. Ragazzi? dissi. Forse dovreste provare a entrare con i vostri account, ora. Lo stiamo gi facendo! grid Aech. Pochi secondi dopo, Shoto si ricolleg con il suo account, e il suo avatar si materializz a pochi passi da me, nel punto esatto dove era morto qualche ora prima. Corse verso di me, con un sorriso che andava da un orecchio allaltro. Arigato, Parzival-san disse con un ampio inchino. Ricambiai linchino e poi gli gettai le braccia al collo. Bentornato dissi. Un istante pi tardi, fu Aech a emergere dallentrata del castello e a correre verso di noi. Come nuovo disse, sorridendo nel vedere il suo avatar. Grazie Z. De nada. Poi lanciai uno sguardo allentrata aperta del castello. Dov Art3mis? Avrebbe dovuto riapparire accanto a te Ha deciso di non ricollegarsi disse Aech. Ha detto che voleva uscire a prendere una boccata daria fresca. Lhai vista? Come cercai le parole giuste. Comera? Entrambi mi sorrisero, poi Aech mi poggi una mano sulla spalla. Ha detto che ti aspetta fuori. Quando sei pronto per incontrarla. Annuii. Stavo per premere licona di logout, quando Aech mi ferm: la mano di lei (o di lui) mi fece cenno di aspettare. Un secondo! Prima di scollegarti, devi vedere una cosa disse, aprendomi una finestra davanti agli occhi. Al momento, questo su tutti i feed di notizie: i federali hanno fermato Sorrento per interrogarlo. Hanno fatto irruzione nel quartier generale IOI e lhanno strappato dalla poltrona aptica! Part un video. La camera a mano riprendeva una squadra di agenti federali che scortavano Sorrento fuori dalla lobby del quartier generale ioi. Sorrento aveva ancora indosso la tuta aptica, ed era seguito da un signore con il completo e i capelli grigi che immaginai fosse il suo avvocato. Sorrento sembrava pi che altro infastidito, come se si trattasse soltanto di una lieve seccatura. I sottotitoli in fondo alla finestra dicevano: Sorrento, top manager ioi, accusato di omicidio. tutto il giorno che i feed di notizie trasmettono spezzoni dalla simcap della tua chatlink con Sorrento disse Aech, mettendo in pausa il video. In particolare la parte in cui minaccia di ucciderti e poi fa saltare in aria il container di tua zia. Aech spinse di nuovo Play e il video continu. Gli agenti federali accompagnavano Sorrento attraverso latrio, affollato di giornalisti che si spintonavano e gridavano le loro domande. Loperatore

balzava in avanti e schiaffava la telecamera sulla faccia di Sorrento. Ha dato lei personalmente lordine di uccidere Wade Watts? gridava. Come si sente ora che sa di aver perso la gara? Sorrento sorrideva ma non rispondeva. Poi il suo avvocato si piazzava davanti alla telecamera e si rivolgeva ai giornalisti. Le accuse mosse contro il mio cliente non hanno alcun fondamento. La simcap che sta circolando chiaramente un falso. Per il momento non abbiamo altri commenti da fare. Sorrento annuiva. Continuava a sorridere mentre i federali lo scortavano fuori dalledificio. Quel bastardo probabilmente la far franca dissi. LaIOI pu permettersi i migliori avvocati del mondo. S, vero disse Aech. Poi mi lanci il suo ghigno da Stregatto. Ma anche noi, adesso.
0039

Quando uscii dalla baia dimmersione, trovai Og che mi aspettava. Ottimo lavoro, Wade! disse, stritolandomi con un abbraccio. Ottimo lavoro! Grazie, Og. Ero ancora stordito, e mi sentivo vacillare. Molti dirigenti GSS sono arrivati mentre eri ancora collegato disse Og. Anche gli avvocati di Jim. Sono tutti di sopra. Come potrai immaginare, sono l che aspettano di parlarti. Devo andare subito da loro? Ma no, chiaro! rise lui. Lavorano tutti per te, ora, ricordi? Fai aspettare quei bastardi quanto ti pare! Mi si avvicin. Di sopra c anche il mio avvocato. un bravo ragazzo. Un vero pit bull. Far in modo che nessuno ti rompa le palle, ok? Grazie Og dissi. Ti devo davvero tutto. Sciocchezze! disse Dovrei essere io a ringraziarti. Non mi divertivo cos da anni! Te la sei cavata bene, ragazzo. Mi guardai intorno esitante. Aech e Shoto erano ancora nelle loro baie dimmersione, stavano tenendo una conferenza stampa improvvisata. Ma la baia di Art3mis era vuota. Guardai di nuovo Og. Sai dov andata Art3mis? Og mi fece un sorrisino, poi indic. Su per quelle scale, poi esci dalla prima porta che incontri disse. Ha detto che ti avrebbe aspettato al centro del mio labirinto di siepi. Sorrise. facile, come labirinto. Non ci metterai molto a trovarla. Uscii e strizzai gli occhi, aspettando che si abituassero alla luce. Laria era tiepida e il sole era gi alto. Non cera una nuvola. Era una bellissima giornata. Il labirinto, dietro la casa, si estendeva per molti ettari. Lingresso sembrava lentrata di un castello, dal portone spalancato si accedeva al labirinto. Le spesse pareti di siepi erano alte tre metri, anche salendo su una delle panchine che si trovavano lungo il percorso era impossibile affacciarsi per guardare al di l. Entrai e, per qualche minuto, girai a vuoto, confuso. Poi capii che la struttura era identica a quella del labirinto di Adventure. A quel punto, non mi ci volle molto per trovare la strada verso lampio spazio aperto al centro del labirinto. Vi trovai una fontana, con una scultura in pietra che raffigurava con minuzia di particolari i tre draghi simili ad anatre di Adventure. Ogni drago, anzich sputare fuoco, spillava un rivolo dacqua.

E poi la vidi. Era seduta su una panchina di pietra e guardava la fontana. Era di spalle, con la testa china. I suoi lunghi capelli neri le ricadevano sulla spalla destra. Vidi che si stava massaggiando le mani, tenendole in grembo. Avevo paura di avvicinarmi. Alla fine, raccolsi il coraggio per parlare. Ciao dissi. Al suono della mia voce, rialz la testa, ma non si volt. Ciao disse. Ed era la sua voce. La voce di Art3mis. La voce che avevo ascoltato per tante ore. E che mi diede il coraggio di farmi avanti. Camminai intorno alla fontana e mi fermai quando fui di fronte a lei. Quando avvert che mi avvicinavo, volt la testa e distolse lo sguardo tenendomi fuori dal suo campo visivo. Ma io la guardavo. Era uguale alla foto che avevo trovato. Aveva lo stesso corpo rubensiano. La stessa pelle chiara e lentigginosa. Gli stessi occhi nocciola e gli stessi capelli corvini. Lo stesso splendido volto tondo, con la stessa voglia rossastra. Ma, a differenza della foto, non cercava di nascondere la voglia con un ciuffo di capelli. Li portava pettinati allindietro, quindi potevo vederla. Aspettai in silenzio. Ma si ostinava a non alzare lo sguardo. Sei come ti ho sempre immaginata dissi. Bellissima. Davvero? disse piano. Lentamente, si volt a guardarmi, assimilando il mio aspetto a poco a poco, cominciando dai piedi e, gradualmente, salendo fino al viso. Quando, finalmente, i nostri sguardi si incontrarono, mi sorrise nervosamente. Be, sai cosa? Anche tu sei come ho sempre pensato che fossi disse. Brutto come la morte. Scoppiammo a ridere e tutta la tensione che cera nellaria si dissip. Poi ci guardammo negli occhi per quella che sembr uneternit. Era, mi resi conto, la prima volta che lo facevamo. Non ci hanno presentati disse lei. Sono Samantha. Ciao Samantha. Io sono Wade. bello incontrarti finalmente di persona, Wade. Batt la mano sulla panchina, nello spazio accanto a lei, e io mi sedetti. Dopo un lungo silenzio, disse: E ora che succeder?. Io sorrisi. Useremo il gruzzolo che abbiamo appena vinto per dar da mangiare a tutti gli abitanti del pianeta. Renderemo il mondo un posto migliore, giusto? Lei sorrise ironica. Non volevi costruire unastronave interstellare, riempirla di videogiochi, porcherie da mangiare e divani belli comodi, e poi andartene via da qui? Be, anche quello dissi. Se questo significa che passer il resto della mia vita con te. Mi sorrise timidamente. Vedremo disse. Ci siamo appena incontrati. Sono innamorato di te. Il labbro inferiore cominci a tremarle. Sei sicuro? S. Sono sicuro. Perch la verit. Lei mi sorrise, ma vidi che stava anche piangendo. Mi spiace di aver troncato con te disse. Di essere uscita dalla tua vita. solo che Va tutto bene dissi. Ora capisco perch lhai fatto. Mi sembr sollevata. Davvero? Annuii. Hai fatto la cosa giusta.

Lo pensi davvero? Abbiamo vinto, no? Lei mi sorrise, e io sorrisi a lei. Ascolta dissi. Possiamo fare un passo alla volta, se preferisci. Nonostante tutto, sono davvero un bravo ragazzo. Te lo giuro. Lei rise e si asciug le lacrime, ma non disse nulla. Ah, e ti ho gi detto che sono estremamente ricco? feci. Certo, anche tu del resto, perci immagino che non sia un buon modo per fare colpo. Non c bisogno di fare colpo con niente, Z disse. Sei il mio migliore amico. La persona che preferisco al mondo. Con evidente sforzo, mi guard negli occhi. Mi sei mancato davvero tanto, lo sai? Sentii il cuore che prendeva fuoco. Mi concessi un momento per raccogliere il coraggio, poi le presi la mano. Rimanemmo cos per un po, mano nella mano, godendoci la nuova, strana sensazione di toccarci per davvero. Dopo un po, lei si avvicin e mi baci. Era proprio come promettevano tutte quelle canzoni e quelle poesie. Meraviglioso. Come essere colpiti da un fulmine. Mi venne in mente che, per la prima volta da quando avevo memoria, non desideravo in alcun modo ricollegarmi a OASIS.

Ringraziamenti
Molti tra i miei migliori amici hanno ricevuto una stesura non definitiva di questo libro, e ognuno di loro mi ha incoraggiato e dato consigli ineguagliabili. Il mio grazie sincero va a Eric Cline, Susan Somers-Willett, Chris Beaver, Harry Knowles, Amber Bird, Ingrid Richter, Sara Sutterfield Winn, Jeff Knight, Hilary Thomas, Anne Miano, Tonie Knight, Nichole Cook, Cristin OKeefe Aptowicz, Jay Smith, Mike Henry, Jed Strahm, Andy Howell, e Chris Fry. Sono anche debitore a Yfat Reiss Gendell, lAgente Pi Fica DellUniverso Conosciuto, che riuscita in pochi mesi a far avverare molti dei miei sogni. Un ringraziamento va anche a Stphanie Abou, Hannah Brown Gordon, Cecilia Campbell-Westlind e tutte le persone meravigliose che lavorano alla Foundry Literary and Media. Un enorme grazie va al fantastico Dan Farah, mio amico, manager e socio nellavventura hollywoodiana. La mia gratitudine va anche a Donald De Line, Andrew Haas e Jesse Ehrman di Warner Bros., per aver creduto che questo libro possa diventare un grande film. Un grazie al supporto e al talento della squadra di Crown, a Patty Berg, Sarah Breivogel, Jacob Bronstein, David Drake, Jill Flaxman, Jacqui Lebow, Rachelle Mandik, Maya Mavjee, Seth Morris, Michael Palgon, Tina Pohlman, Annsley Rosner e Molly Stern. E alla mia fantastica correttrice di bozze Deanna Hoak, che quando era giovane ha scoperto la Stanza segreta di Adventure. Ho un particolare debito di gratitudine verso Julian Pavia, il mio splendido editor, che ha creduto in me prima ancora che avessi finito questo romanzo. Lintelligenza, lacume e linstancabile cura per il dettaglio di Julian mi hanno aiutato a rendere Player One il libro che avrei sempre voluto scrivere e mi hanno fatto migliorare come scrittore durante il processo creativo. Infine, voglio ringraziare gli scrittori, i registi, gli attori, gli artisti, i musicisti, i programmatori, gli sviluppatori di videogiochi e i geek il cui lavoro stato omaggiato

allinterno di questo romanzo. Queste persone mi hanno divertito e illuminato, e la mia speranza che come la Caccia di Halliday questo libro ispirer altre persone a cercare e trovare la strada dellimmaginazione.