Sei sulla pagina 1di 42

Archivio di Stato di Brescia

Liuti, Violoni, Lyre, & simili


Mostra di documenti sulla liuteria bresciana tra XV e XVII secolo
a cura di Ugo Ravasio

Archivio di Stato di Brescia

Organizzazione:

Liuti, Violoni, Lyre, & simili

Archivio di Stato di Brescia

Mostra di documenti sulla liuteria bresciana a cura di Ugo Ravasio Apertura 23 aprile 2012, ore 16

In collaborazione con:

Conservatorio Luca Marenzio di Brescia

Si ringrazia sentitamente: Associazione ACuTo - info@acutoweb.net - tel. 340 2307925 Associazione Bresciastory - info@bresciastory.it - tel. 340 5084747 Comune di Sal m. Filippo Fasser, liutaio

Fotografie e grafica: Ugo Ravasio In copertina: Testa della cetera di Girolamo Virchi, costruita per lArciduca Ferdinando del Tirolo nel 1574 Kunsthistorisches Museum di Vienna.

Sigle adottate: ASB, Archivio di Stato di Brescia ASC, Archivio Storico Comunale di Brescia, in Archivio di Stato AP Sal, Archivio Parrocchiale di Sal, Registri dei Battesimi

Presentazione

In occasione della XIV Settimana della Cultura siamo lieti di presentare alla cittadinanza una mostra di documenti originali e immagini sulla liuteria bresciana Liuti, Violoni, Lyre, & simili attraverso la quale sar possibile ritrovare le tracce storiche di questa nobile arte ben radicata nel territorio bresciano. La circostanza che ci ha condotto a tale iniziativa nacque da una proposta fatta allArchivio di Stato dalla associazione Acuto, di organizzare un evento che si collegasse alle manifestazioni legate al percorso Il violino tra Brescia e Cremona. Da questa idea iniziale venne poi lintesa tra lArchivio di Stato per i documenti originali, il Comune di Sal per le immagini e le descrizioni degli strumenti, il Conservatorio Luca Marenzio di Brescia per il commento storico musicale, ed il maestro Ugo Ravasio esperto conoscitore delle tecniche e della documentazione storica inerenti la liuteria, per organizzare la mostra che oggi possibile ammirare. Grazie alla generosit del Comune di Sal, sollecitato dal prof. Flavio Dassenno che ha seguito per conto del Conservatorio i lavori, grazie anche al contributo di Filippo Fasser, liutaio, si potuto costruire un percorso espositivo, curato dal gi ricordato liutaio Ugo Ravasio, che permette al visitatore sia di vedere e leggere i documenti storici della liuteria bresciana, sia di ammirare le splendide riproduzioni di alcuni preziosi strumenti, capolavori assoluti degli antichi maestri bresciani di tale arte.

LArchivio di Stato

Sulla natura ed origine dei documenti esposti

La documentazione archivistica nasce con finalit ed intenti nei quali dominano motivazioni contingenti legate a quelle particolari attivit prevalenti nel momento in cui essa stata posta in essere. La sedimentazione storica fa si che in epoche successive tali attivit passino in secondo piano, ma si accentui linteresse dello studioso verso gli aspetti sociali, economici o biografici connessi a quella documentazione. I documenti del percorso espositivo di questa mostra sulla liuteria bresciana, sono essenzialmente riconducibili a tre tipologie documentarie: gli estimi, le custodie notturne, gli atti notarili. Vediamo nel dettaglio in cosa consistono e che genere di informazioni storiche da essi possiamo trarre. Gli estimi altro non sono che le ripartizioni dei carichi fiscali cos come venivano effettuati sino alla costituzione dei moderni catasti. Le modalit di gestione della fiscalit in epoca di antico regime sono da inquadrare in un contesto normativo e statuale molto differente dalloggi. Semplificando si pu dire che la fiscalit antica si basava sulla esazione di una quantit di denaro predeterminata dallautorit politica in base alle necessit amministrative o militari del momento. Una delle conseguenze di questo fatto era che lautorit centrale non si ingeriva nella riscossione diretta delle somme, ma questa veniva demandata ai poteri locali. Per ripartire e raccogliere le somme, localmente si procedeva alla compilazione degli estimi, cio a determinare le capacita contributive dei singoli per poi effettuare la riscossione del dovuto e successivamente provvedere allinvio alla Dominante, cio allautorit centrale che a Brescia sino al 1797 fu la Repubblica di Venezia. Per far ci i capifamiglia della citt e del territorio erano tenuti a compilare periodicamente, ed ogni qualvolta veniva loro richiesto, le cosiddette polizze destimo. Possiamo immaginare questi documenti come gli antenati delle moderne dichiarazioni dei redditi. In esse troviamo indicati i componenti dei nuclei familiari con le loro et, le professioni, le propriet, i debiti ed i crediti. Possiamo facilmente immaginare quante preziose informazioni storiche oggi ne ricaviamo. Raccolte le polizze destimo, la magistratura preposta redigeva i registri destimo. In essi venivano iscritti i contribuenti, suddivisi secondo i quartieri della citt, allepoca chiamate quadre, o i comuni di residenza, e per ognuno di essi veniva indicata limputazione destimo, cio il valore del carico fiscale ad essi attribuito. Attualmente nellarchivio storico del comune di Brescia, depositato presso lArchivio di Stato, si conservano le polizze destimo dal 1517 al 1733, ed i registri destimo dal 1388, il cosiddetto estimo visconteo, sino al 1788 (ASC434-479). Con il termine partitari delle custodie notturne si indica una serie di registri nei quali sono riportati i nomi dei cittadini bresciani originari tenuti al pagamento

della tassa delle custodie notturne. Tale balzello ebbe origine in epoca comunale quando i cittadini erano obbligati a prestare di persona il servizio di vigilanza notturna per la sicurezza della citt. Lobbligo si trasform poi una tassa dovuta per solo dai cittadini di Brescia e non dai semplici residenti in essa. I partitari delle custodie notturne si conservano dagli anni 1438 al 1700 (ASC880-913). Gli atti notarili fanno parte dellarchivio notarile conservato in Archivio di Stato. Lattivit dei notai sempre stata sottoposta ad un attento controllo pubblico, in virt della sua rilevanza nellambito della vita sociale delle comunit. Oggi come ieri le attestazioni degli atti notarili costituiscono il fondamento della certezza giuridica relativa al possesso ed alla sua trasmissione, regolano i rapporti economici e sociali dei componenti della comunit. Negli atti notarili ritroviamo gli stessi personaggi che fanno parte della societ e vi agiscono sia come attori principali che come testimoni degli stessi. Registri delle Custodie Notturne 1559-60 Pellegrino Micheli maestro di violini NellArchivio di Stato di Brescia gli atti Domenico Gambarino sonatore dei singoli notai sono conservati dal 1328, Battista Doneda [liutaio] suddivisi per territorio e per nome del notaio stesso. I pi antichi, sino al XVIII secolo, sono raccolti in filze. questo un particolare sistema di conservazione per cui i singoli atti venivano letteralmente infilzati con un chiodo legato ad una cordicella e raccolti gli uni su gli altri. La corda veniva poi fatta passare attorno alle carte per stringerle ed evitare che si muovessero. Oggi non si usa pi infilzare le carte e per una corretta conservazione le filze antiche sono sempre private di ogni parte metallica e di corde che potrebbero danneggiare i preziosi documenti. Tuttavia rimasto luso di chiamare ancora filze le unit archivistiche che compongono tale fondo. Ancora oggi gli archivi dei notai devono essere versati periodicamente in Archivio di Stato dal competente Archivio Notarile Distrettuale. Attualmente si conservano atti sino ai primi anni del XX secolo. La moderna analisi storica si basa su prove e testimonianze documentarie. Solo attraverso lo spoglio di queste antiche testimonianze possiamo giungere a conclusioni scientificamente fondate. Scorrendo le carte esposte si potranno vedere diverse esempi di documenti appartenenti alle tipologie che sono state illustrate. Sar facile comprendere come luso che ne facciamo oggi sia molto lontano dalle ragioni per le quali essi vennero prodotti, ma attraverso essi la ricerca dello storico trova una solida e sicura base per gli sviluppi futuri. Per lArchivio di Stato Leonardo Leo

Appunti sulla Mostra

La mostra dedicata a Giovanni Livi (Prato 1855 - Firenze 1930) che fu Direttore dellarchivio di Stato di Brescia. Il Livi ha allattivo numerose pubblicazioni su vari argomenti, ma le sue ricerche su Gasparo da Sal e sui liutai bresciani sono di grande rilievo storico (1891 - 1896). Spetta a lui la prima ricerca scientificamente rispettabile, su un argomento fino ad allora trattato malamente sotto il profilo scientifico, come la liuteria. La scelta dei documenti messi in mostra stata da un lato inevitabile e dallaltro assai sofferta. Tra le centinaia di documenti riguardanti la liuteria bresciana, conservati nellArchivio di Stato di Brescia, si dovuto scegliere quelli che maggiormente puntualizzano i passaggi storici del complesso evento della scuola liutaria bresciana, per il periodo considerato che va cronologicamente dal 1498 al 1688. In verit il primo accenno limpidamente attestante la presenza di liutai a Brescia del 1495. Si tratta del carteggio tra Marco Nigro, prefetto per le munizioni della Repubblica di Venezia a Brescia e la marchesa Isabella dEste Gonzaga, conservato nel fondo Gonzaga dellArchivio di Stato di Mantova. La marchesa Isabella, personaggio di spiccata cultura e preparazione musicale, dapprima ordina al un liutaio bresciano, rimasto anonimo, tre viole e successivamente unaltro strumento per completare il gruppo. Si ritiene che lanonimo liutaio del 1495 sia uno dei tre liutai definiti de la violetta, registrati nellestimo del 1498. Altra testimonianza importante che attesta lattivit di liutai e organari a Brescia la pubblicazione del 1533 di Giovan Maria Lanfranco Scintille di Musica, libro che si pu trovare in originale nella Biblioteca Queriniana. In mostra c la riproduzione anastatica della parte che ci interessa ed una vetrina che si rif al periodo e testimonia che il Lanfranco ha fissato un momento di una situazione esistente gi da tempo. Altri documenti sono dedicati a Giovan Giacomo della Corna, Zanetto Micheli da Montechiaro e a Battista Doneda efficace collaboratore della bottega Micheli. Il Doneda collabor prima con Zanetto e poi con il figlio Pellegrino che continu lattivit dopo il 1560/61, periodo della morte del padre. Oltre alla polizza destimo del della Corna esposto un raro contratto di strumenti di liuteria stipulato tra Zanetto Micheli e Tommaso di Urceis detto Ronchadello. Nel percorso della mostra si accostano Pellegrino Micheli a Gasparo da Sal, che operarono nello stesso periodo, cio la seconda met del Cinquecento. La successione degli eventi che si vuol descrivere permette di identificare documenti che affermano la costruzione di strumenti ante violino accostati a quelli in cui i liutai affermano di essere costruttori di violino. Il sintomatico passaggio avviene nei primi anni della met del 500. Lo spazio limitato ha costretto ad una lettura storica complessiva sacrificando lesposizione dei primissimi

documenti dove si verifica il cambiamento, pertanto doveroso citarli in questa presentazione. Si tratta dei documenti di Guglielmo Frigiadi che il 7 novembre 1558 si dichiara magistro a violinis civis et habitatoribus Brixie, quello di poco successivo dell11 dicembre 1558 di Francesco Inverardi magistro a violinis e quello di Pellegrino Micheli dove nelle custodie notturne del 1559-60 si dichiara: Pelegrinus filii Joannetti magistri a violinis. Nello stesso registro si trova una doppia registrazione di Palancino Palancini: Balanzinus a violinis e Palanzinus de Palancijs magister instrumentorum. Altri documenti esposti riguardano il noto Girolamo Virchi, autore della splendida cetera del Kunsthistorisches Museum di Vienna (da cui abbiamo tratto limmagine che rappresenta questa mostra) e Giovita Rodiani. Seguono i documenti sul liutaio pi noto di Brescia, Gasparo da Sal, che testimoniano sia la sua venuta a Brescia da Sal sia, molto parzialmente, landamento della sua bottega. Nella bottega di Gasparo si formarono pi allievi, il figlio Francesco, il francese Alessandro di Marsiglia, Giacomo Lafranchini e laltro celebre liutaio della scuola bresciana, Giovan Paolo Maggini. Nella vetrina dedicata al Maggini vi sono, inevitabilmente, due polizze destimo che lo riguardano. Come noto il Maggini, assieme agli organari Giovan Francesco Antegnati e Tommaso Meiarini, fu vittima della peste del 1630-31, resa celebre dal Manzoni. La morte del Maggini spezza la catena virtuosa della scuola bresciana che idealmente segue il percorso bottega Micheli Gasparo da Sal Giovan Paolo Maggini. Nella vetrina del dopo peste esposta una polizza destimo di Matteo Benti, lultimo epigono, ancora vivente nel 1661. La massiccia riduzione di abitanti determinata dalla peste, diede vita ad un rilevante fenomeno di immigrazione nei luoghi pi colpiti dalla peste da parte di todeschi, cio originari del nord delle Alpi. A Brescia, nellambito liutario, registriamo la presenza di liutai di terra tedesca, cultori della liuteria a pizzico, che nella vetrina vengono rappresentati dai fratelli Lassigner (o Lassignani) e Matteo Railich (o Relich) di cui sopravvive un interessante liuto basso di propriet dei Civici Musei di Brescia. La chiusura viene affidata allanagrafe del 1688 dove registrato Giovan Battista Rogeri (Rogerius, anche Rugiero o Ruggeri) liutaio di origine bolognese, allievo di Nicola Amati a Cremona, trasferitosi a Brescia prima del 1664, anno in cui si sposa con una bresciana. Con il raro documento sul Rogeri si chiude il periodo considerato nella mostra. Il curatore

La scuola bresciana di musica strumentale

un fenomeno culturale assolutamente originale e autonomo, di portata ancora inimmaginabile nella sua interezza e in tutti i suoi risvolti, tra i quali lelaborazione di contrabbassi, viole e violini che rimangono insuperati per prontezza e volume di suono e la prima musica pensata fondamentalmente per essi. Un ambiente artistico completo, estremamente diversificato, si basato per quasi due secoli su uneconomia floridissima, centrata sulla produzione principalmente di leghe speciali, di ferro e acciaio, adatte alle terribili armi da fuoco che costituivano il maggior contributo dato da Brescia al potente arsenale di Venezia. Ad esse si affiancavano le armature pi richieste per la loro resistenza e leggerezza, corredate da armi da taglio di eguale livello. Inoltre pezzi grezzi, semilavorati o rifiniti, di tutti i tipi, detti ferrarezze e usati in ogni campo del sapere e delluso quotidiano, come meccanismi di macchine, attrezzi agricoli o duso domestico, suscitavano lammirazione degli scienziati, delle corti pi esigenti. Leonardo da Vinci si interess, alla fine del 1400, alle nostre miniere e fucine. In una lettera, lesigentissimo cortigiano e polemista Pietro Aretino, abituato a Roma alla qualit di un Benvenuto Cellini, per ringraziarci del dono di una forbice istoriata piena di trofei rilevati e grandi testimonia (nel 1537) che in fine Brescia fa parer goffi i lavori di agimia e le opere rabesche di altre produzioni. Galileo Galilei, a fine secolo, sottolinea la vitalit e lattualit del vulcanico ambiente sperimentale bresciano come cosa moderna. Tale qualit riveste in toto anche lambiente musicale e liutario.

Le musiche e i virtuosi
Sviluppatosi pienamente a partire dalla fine del Quattrocento, il solido tronco artistico nel quale confluiscono la pittura di Foppa, Savoldo, Romanino e Moretto per citare i pi famosi, lopera matematica di Nicol Tartaglia e Benedetto Castelli e tralasciando i campioni delle numerose altre discipline, si sviluppa da radici assai pi antiche. Limitandoci necessariamente al campo musicale dobbiamo rilevare che per comprendere meglio Brescia, dovranno essere pi puntualmente analizzati quei circa 15.000 brani vocali o strumentali sparsi nelle 456 edizioni e nelle 277 miscellanee che costituiscono la bibliografia delle opere dei musicisti bresciani pubblicate a stampa dal 1497 al 1740, e la cui parte pi cospicua proprio di epoca rinascimentale e protobarocca. La pubblicazione che per prima pu dare unidea dellimportanza dei nostri testi il Breviloquium musicale del francescano fra Bonaventura da Brescia, edito in citt nel 1497, che gode di ben venti ristampe fino al 1550 anche a Venezia e Milano. Il primato delle composizioni spetta a Luca Marenzio, che diffonde in tutta Europa le centoventidue edizioni monografiche e innumerevoli miscellanee, seguito a distanza dalle ventotto edizioni di Pietro Lappi e dalle ventisei di Giovanni Ghizzolo. Un discorso 9

privilegiato merita Biagio Marini, le cui ventidue edizioni conosciute sono basilari per il contributo dato alla nascita del virtuosismo violinistico solista. Anche opere singole risultano fondamentali. Il Libro primo de canzoni da sonare di Fiorenzo Maschera, stampato a Brescia nel 1584 (contenente per brani di dieci anni prima) viene considerato dalla musicologia internazionale il testimone della nascita dellesecuzione strumentale autonoma, svincolata dalle forme vocali; godr di ben sette ristampe. La musica del periodo segnata dallascesa di un nuovo strumento, il violino, che letteralmente rapisce gli uditori per la novit, la potenza del suono e lestrema versatilit espressiva. In una prescrizione sulla quiete pubblica contenuta negli Statuti cittadini del 1355, presente una delle pi antiche citazioni del termine viola, e quindi della sua pratica, in una gustosa istantanea di unattivit musicale gi rilevante: Nullus vadat post tercium sonum campanae usque ad campanam diei, cum lumine ut sine lumine, cum aliqua viola ut lauto ut alio instrumento ad sonandum. Da sera tardi fino allalba era vietato arrecare disturbi con serenate o suonatine di ogni genere fatte con viole, liuti o altri strumenti. La moda musicale per non si arresta, anzi. Suonatori delle pi varie tipologie crebbero a tal punto che nel 1508, i Magnifici Rettori del Comune si videro inoltrare, dai pi periti musici della citt, una supplica, nella quale, vista lusanza gi longo tempo introdotta da alcuni infimi, vili et inesperti nela arte del sonare, gli quali con gli soi rozi et inordinati instrumenti se esercitano nel far matinate non solo a spose, ma a ogni principe et signore che venga in questa magnifica citt, chiedono che aci se sapia (si riconoscano e differenzino) quelli che con sudore et fatica hanno speso lo suo tempo ad imparare tal arte si vogliano degnare de elezere doi o trei homeni pratici et esperti nela scientia de la musica, li quali habiano a veder et examinare tutti quelli che in tal cosa fanno professione et de tutto quello numero elezere quelli che serano pi perfetti et de essi fare uno consortio et compagnia, i quali soli habiano a far solamente matinate a spose, a gentilhuomini et forestieri, et che altri che non serano de tal numero non si possano in tal cosa impazare. Il Consiglio prende tempo; intanto il numero dei sonatores cresce ancora. Attorno al 1520 e negli anni successivi aumentano anche i violenti contrasti, gli inconvenientia multa e le invidia et inimicitias inter se, mutuati dal buon esempio dei cosiddetti nobili. Il Consiglio finalmente decide di soddisfare le richieste di ponere aliquo bonos ordines intra se, per facere societatem aut una scolam, et elegisse Massarios et Sindicos et Consiliaros, come per le altre potentissime associazioni di arti e mestieri. la prima testimonianza in assoluto in Europa di una patente professionale musicale; a Venezia, allavanguardia in questo senso, ci avverr solamente nel 1590. Il termine violino appare per la prima volta nel 1530, in occasione dellinaugurazione della nuova basilica delle Grazie: il 17 aprile f sonato li violini per certi forastieri. Nel 1546 viene raccomandata una compagnia bresciana di virtuosi polistrumentisti i quali tutti sanno suonare cinque strumenti a fiato: trombette, tromboni, piffari, corneti, flauti, pifari alla alemana et (novit assoluta dellepoca) concerto de viole de brazo sej. Per una manifestazione a Bagolino,

10

Polizza destimo di Domenico Zini da Bagnolo, sonatore di violino, abitante a Brescia nella quadra quarta di S. Giovanni. La polizza datata 23 gennaio 1562

nel 1551, viene ingaggiata una compagnia di sonatori di violinij provenienti da una non meglio identificata riviera, quasi sicuramente Sal, vista la presenza proprio in quegli anni e in quella localit di numerosi suonatori itineranti attivi fino a Venezia. Nel 1562 lensemble di cinque o sei archi si stabilizza e a Brescia chiede di ottenere pari dignit di servizio civico. Il 18 dicembre unistanza dei civici trombetti chiede che entro le mura non possano suonare se non gli prefati trombetti provvisionati, gli pifferi della comunit et quelle copie di violini che pareranno a Vostra Magnificenza pi eccellenti. I gruppi di violini prima e i solisti bresciani anche di violone poi, diventano la novit musicale pi richiesta, prima nellItalia del Nord e poi in Europa durante il secolo a cavallo tra Cinque e Seicento. La fama si diffonde: i virtuosi di Pietro Rizzetti, ex trombetto civico, nel 1543 si recano dal duca di Parma; i fratelli Tola nel 1549 si sganciano dal servizio cittadino e si spostano a Trento e a Dresda. La potentissima Venezia, disposta a spendere cifre enormi per feste quali linsediamento del doge, la fine di guerre, le visite di sovrani e imperatori, recepisce la novit e decide di cambiare lorganico delle compagnie musicali di quasi tutte le Scuole Grandi, per il servizio nelle chiese e durante le principesche processioni. Da arpe, viole e liuti, si passa nel 1530-40 a sonatori novi da lironi ovver violoni e poi di violini provenienti in special modo da Sal e Brescia; per i primi due decenni quasi nessun suonatore dei nuovi strumenti della laguna. Il repertorio elaborava motetti e laudi, ma per variare e alleggerire la fatica delle lunghe processioni, venivano usati con improvvisazioni di tipo jazzistico, temi profani delle canzoni, quando non addirittura cosse amorose et altre musiche lascive. Lascesa dei sonadori bressani diventa impressionante: nel 1541 e nel 1542 due compagnie si piazzano nei posti migliori, la prima di Bernardo e Tommaso lironi da Bressa alla Scuola della Carit, la seconda di lironj de Sall addirittura a quella di S. Marco. Dieci anni dopo esatti alla Carit assunto tal Battista de Evangelista Bressan dal violin; finora la prima apparizione del termine violino in quella citt. In quegli anni le compagnie bresciane spesso si licenziano perch non soddisfatte dei pur principeschi ingaggi. Il caso pi sconvolgente, per coincidenze di cognome, quello dei fratelli Girolamo e Apollonio Fiameni, entrambi violinisti, capi di una compagnia che tra il 1557 e il 1588 domina la scena. Per la Scuola Grande di S. Teodoro le condizioni sono fuori dellordinario: un contratto annuale invece che per prestazione, un salario doppio pi le divise e altri beni, rispetto a quello elargito dalle altre scuole, liscrizione gratuita e senza periodo di prova nella confraternita. I musicisti non possono esser licenziati e ne meno lor prendere licenza senza qualche legitima causa. Orbene, in quasi tutti i documenti la compagnia dei bressani sono sorprendentemente soprannominati i Paganini. Bernardino Bertolotti, cugino di Gasparo da Sal, dopo aver prestato servizio alle corti dEste e Gonzaga tra il 1578 e il 1609 diviene musico di Sua Santit nel Castello di SantAngelo. Da capi compagnia alla figura di virtuosi solisti, per i bresciani il passo breve. La musica si svincola dallintreccio tipico della polifonia vocale e monodie, accompagnate o meno, prendono il posto dei madrigali a pi voci in concorrenza con una nuova vocalit, ricreando rinnovati tormenti damore o riflessioni tipiche della nuova e dirompente melanconia, velata di protoromanticismo. Violino e voce, ma anche gli strumenti bassi, fanno a gara in espressivit e virtuosismo tecnico. Le prime figure della storia della musica per violino che si distinguono sono, per logica evoluzione, ancora bresciane. Sul finire del Cinquecento vengono inventate nuove forme rapsodiche che prefigurano limpianto della Sonata per violino o talvolta per basso solo. I campioni nati allombra del Castello sono tre. Giovan Battista Giacomelli, (o Giacometti, 1550c. post 1603), da giovanissimo provetto contrappuntista,

11

liutista e arpista, ma soprattutto violinista. Nel 1571 rifiuta un ingaggio a Mantova per andare a Roma, dove G. Maria Nanino nel 1587 lo cita come il miglior violinista della capitale. Nello stesso anno, ingolosito dalle offerte di Vincenzo Gonzaga, risale a Mantova, ma si sposta a Firenze, deluso per la mancata elezione a maestro di cappella. Nel 1591 al servizio del Papa. Nel 1601 viene definito eccellente in ogni disciplina musicale ma ha cambiato il suo nome in Violino, essendo un meraviglioso esecutore di quello strumento. Nel 1603 passa alla corte dei Medici. Esperto conoscitore, progettista e forse costruttore di arpe, gli viene commissionata nel 1581 larpa estense, strumento che costitu a lungo una delle meraviglie (come laccordatura speciale che laccompagnava) del Concerto delle Dame di Ferrara. Giovan Battista Fontana (1570c. 1630) conosciuto quasi esclusivamente dalla prefazione di una pubblicazione postuma, in suo onore, di alcune sue composizioni: Sonate a 1. 2. 3. per il violino, o cornetto, fagotto, chitarrone, violoncino o simile altro strumento. Col violino attivo a Roma, Venezia, dove stupisce quella Citt ancor lei Serenissima, & vaga molto di talarte, rendendosi ivi famoso, & chiaro come Orfeo in Tebe, e a Padova. Nella prefazione alle sue opere, si afferma che il Signor Giovan Batista Fontana da Brescia stato uno dei pi singolari Virtuosi, chabbia avuto let sua nel toccare di Violino. Il pi famoso di tutti Biagio Marini (1587 1665), educato allarte dallo zio Giacinto Bondioli da Quinzano dOglio, priore del convento di S. Domenico a Venezia, musicista e predicatore, e forse dallo stesso Fontana. A ventuno anni assunto alla basilica di S. Marco, collaborando addirittura con Claudio Monteverdi e due anni dopo pubblica gli Affetti musicali. Dopo un periodo dal duca di Parma va in Germania, come maestro dei concerti del conte di Neuburg, recandosi spesso a Dusseldorf e Bruxelles. Viaggia spesso tra Brescia e Venezia ed anche organista a Milano e basso a Venezia. Per due anni maestro allAccademia della Morte di Ferrara. Nel 1653 di nuovo a Brescia, dove ha parecchie propriet. Si sposta quindi a Padova e Vicenza. Leonardo Cozzando nella sua libraria Bresciana del 1694 dice: Biagio Marini son eccellentemente bene di vari stromenti, ma in quello del Violino, che fu quasi sua professione, riusc molto raro, e singolare: Sonava con tanta eccellenza, che accoppiando alla dolcezza dellarmonia la quasi espressa naturalezza delle parole, rendeva poco meno che estatici gli uditori. Soave era anche nel canto solo senza alcun strumento, ma riusciva alquanto maliconico. Il filo rosso del virtuosismo violinistico bresciano termina con il genio di Antonio Vivaldi. Ancora pochissime persone sanno che suo padre Giambattista nacque nella nostra citt e qui forse apprese i primi rudimenti del violino, strumento che poi pratic ad altissimo livello professionale a Venezia, trasmettendone i segreti al figlio. per il Conservatorio Luca Marenzio di Brescia Flavio Dassenno

12

Giovanni Livi
La ricerca documentaria sulla liuteria

Gi nel Cinquecento la qualit degli strumenti musicali italiani era ampiamente apprezzata, Gasparo Bertolotti da Sal nella sua polizza destimo del 1588 conferma lesportazione di suoi strumenti in Francia. Nel Settecento i viaggi musicali di inglesi e tedeschi in Italia, si pensi a Mozart, fanno parte di una raffinata moda di allora ed oggi letteratura seguita e consolidata. In alcuni casi documentato un massiccio acquisto di strumenti italiani, poi messi in fortunate aste a Londra. NellOttocento le note vicende storiche che rivoluzionarono le societ europee influirono non poco sulla musica e in particolare sul tipo di sonorit richiesta agli strumenti. I salotti nobiliari si erano trasformati in teatri, aree ben pi spaziose, con caratteristiche acustiche diverse. Nel Settecento in Francia, prima della diffusione del fortepiano, era stata sperimentata con successo la trasformazione ed ammodernamento di clavicembali generalmente di origine fiamminga, strumenti che erano stati poi rivenduti a prezzi altissimi per il loro valore di strumento antico ma adeguato alle necessit esecutive del momento. Sulla base di questa positiva esperienza i francesi ripresero nellOttocento questa operazione su violini italiani acquistati a blocchi, grazie a commercianti italiani che ne avevano fatto incetta. Gli strumenti pi ambti erano sicuramente quelli di Antonio Stradivari, ma tutti i liutai bresciani e cremonesi ne beneficiarono. Il prezzo di uno strumento italiano di autore noto era salito a cifre impensabili in condizioni normali e la tentazione di falsificare etichette e strumenti si era fatta forte, se non fortissima, da qui nacque la necessit di ottenere maggiori informazioni sui liutai italiani antichi. La conoscenza di questi liutai era fondamentalmente determinata da quanto stava scritto sulletichetta e le cronologie che si potevano ottenere Citazione del Maggini in: Leonardo Cozzando, Vago, et erano assai labili, spesso inventate o curioso ristretto profano, e sagro dell Historia bresciana, appositamente alterate. Brescia 1694

13

Le prime ricerche in ambito documentario risalgono alla met dellOttocento, si sa che furono effettuate dal liutaio francese Jean-Baptiste Vuillaume nei registri parrocchiali di Cremona, alla ricerca di informazioni su Stradivari. Altre ricerche sugli stessi registri furono pubblicate dal marchese Giovanni de Piccollellis nel 1885. Si deve per a Giovanni Livi, allora direttore dellArchivio di Stato di Brescia, linaugurazione di una ricerca documentaria sistematica e a tutto campo, cio, sia in archivi religiosi sia in archivi civili. Linteresse sul ruolo dei liutai bresciani era stato focalizzato a Cremona dove don Angelo Berenzi era canonico della Cattedrale. Per uno storico come il Berenzi la vicenda non poteva passare inosservata, infatti il 12 gennaio del 1890 dalla sede dellAteneo di Brescia additava alla cultura bresciana limportanza del recupero culturale di questi eventi e il valore anche patriottico di quelloperato bresciano riconosciuto in tutto il mondo. Il Livi, personaggio di vasta cultura, fu facilmente coinvolto dal Berenzi, ader di buon grado alliniziativa pubblicando un primo articolo su Nuova antologia di scienze, lettere ed arti (1891) dal titolo: Gasparo da Sal e l invenzione del violino: da documenti inediti. Il lavoro era proseguito ampliandolo agli altri liutai bresciani, sintetizzato in unaltra pubblicazione del 1896 per i tipi di G. Ricordi & C. intitolata: I liutai bresciani: nuove ricerche. Le pubblicazioni del Livi fecero scalpore nellambiente musicale e tra i cultori della liuteria, i risultati della ricerca avevano lasciato il segno. I meriti sotto il profilo scientifico e il metodo da lui adottato passarono in secondo piano travolti dal teorema dellinvenzione del violino da parte di Gasparo da Sal. Bisogna considerare il clima dallora, si era a pochi anni dalla formazione dello stato italiano, la ricerca di eventi e valori italiani con i quali inorgoglirsi era stata praticata in molti settori culturali. Comunque lo stesso Livi nella seconda pubblicazione usa un titolo diverso e toni pi cauti, forse consapevole di aver usato facili entusiasmi nella pubblicazione precedente. Chiaramente pi progrediscono le conoscenze e pi difficile fare affermazioni perentorie, a differenza di chi nel buio quasi completo vede una piccola luce. Oggi il tema dellinvenzione del violino questione assai sfumata, vista da alcuni ricercatori anche con qualche fastidio. Da un punto di vista storico va considerato che linvenzione del violino non fu mai indicata n affermata n sollevata dal Cinquecento alla fine dellOttocento e per avvalorare qualsiasi ipotesi negli ultimi anni dellOttocento sarebbe servita una prova pi che convincente. Comunque le pubblicazioni del Livi, con il messaggio annesso, furono letteratura indiscussa fino agli anni Trenta del Novecento, quando Oreste Foffa, uno storico nativo di Montichiari, partendo da unaltra lettura delle ricerche dello stesso Livi confut a Gasparo da Sal quella che lui chiamava il la palma del primato per attribuirla a Pellegrino Micheli, da lui rinominato Pellegrino da Montichiari1. Dizione impropria perch Pellegrino probabilmente nato a Brescia. In effetti sotto il profilo cronologico (anche se non basta) il Foffa aveva qualche ragione, infatti la bottega Micheli era ben pi datata di quella del salodiano, inoltre 14
1

Oreste Foffa, Pellegrino da Montichiari: inventore del violino, Apollonio, Brescia, 1937.

sia Zanetto (il padre) sia Pellegrino (il figlio) erano registrati nei documenti come magistro a violinis prima della venuta di Gasparo Bertolotti a Brescia. La diatriba si allarg a Cremona dove Carlo Bonetti con un importante studio sugli Amati, effettuato anche sulla documentazione civile dellArchivio di Stato di Cremona, ricerca che veniva dopo mezzo secolo da quella del Livi, avanz lipotesi dellinvenzione del violino a Cremona. Non manc uno studioso bolognese, Giuseppe Strocchi, a rivendicare pretese per la pur antica liuteria bolognese. Fu un periodo dove i contendenti si lasciarono andare a forzature intellettuali e pretestuose affermazioni, pur non mancando qualche motivo scientificamente valido. Dal lato bresciano vi fu la pubblicazione di Anton Maria Mucchi del 1940 per il 400 della nascita di Gasparo da Sal, una pubblicazione che si basa essenzialmente sulla documentazione del Livi, con qualche importante innovazione documentata. Oggi si tende a mettere sotto oblio la questione per il ragionevole proposito di non continuare in una sterile diatriba priva di soluzione scientificamente valida. Per appare accertato nei documenti finora disponibili di tutta la liuteria del Nord Italia, che il violino dovrebbe essere apparso tra il 1550 e il 1560, probabilmente in area geograficamente pi lombarda che veneta, presumibilmente tra Brescia e Cremona. Le odierne conclusioni, a parte qualche elemento storicamente pi equilibrato, non si differenziano molto dalle ricerche di Giovanni Livi e Angelo Berenzi. Anche in ambito cremonese pare accettato che la scuola bresciana di liuteria ha radici pi antiche, cos come viene accettata da tutti limportanza delloperato cremonese nella definizione della struttura del violino. I liutai cremonesi giungono sul violino senza lingombrante peso del bagaglio antico dei bresciani, per questo operano con maggiore libert per arrivare a felici intuizioni sia sul perfezionamento del violino sia relativamente alla tecnica costruttiva. Ai bresciani si riconoscono da sempre frazionamenti delle voci del quartetto pi coerenti perch pi prossime ai frazionamenti dellorgano (lintroduzione nel settore dei bassi del contrabbasso abbinato al violoncello) e caratteristiche costruttive tese a una sonorit pi ampia, qualit che poi sar la caratteristica pi significativa di Antonio Stradivari. Poich le pubblicazioni del Livi non sono facilmente reperibili, nel 2009, anno del 400 della morte di Gasparo da Sal, sono state ripubblicate2. La documentazione in esposizione solo una minima parte di quella reperita in oltre un secolo di ricerche, si tratta dei documenti pi significativi per raccontare la storia della liuteria bresciana. Al Livi si deve la scoperta di buona parte di questi documenti, con gratitudine, idealmente, gli dedichiamo questa mostra. Ugo Ravasio

Gasparo da Sal e la liuteria a Brescia, a cura di Ugo Ravasio, Cremonabooks, Cremona 2009.

15

16

Gasparo da Sal
Lambiente di Sal e il trasferimento a Brescia

Lo spostamento da Polpenazze a Sal della famiglia Bertolotti apre scenari impensabili. La professione di Santino, quella di pecoraio, probabilmente era molto stretta ai due figli Agostino e Francesco. Evidentemente ai pascoli delle belle colline di Polpenazze che circondano il lago, preferivano lambiente artistico, e alla solitudine del pascolo la compagnia di persone che discutevano darte. Linteresse per la pittura di Francesco, padre di Gasparo, testimoniata nellatto di battesimo del secondogenito, Giovanni Paolo, in cui viene definito pictore in Sal. I contatti con lambiente della pittura si intravedono anche nellatto di battesimo di Gasparo dove il padre definito violino, ma la madrina Luciana, la figlia di quel Zenone pittore, di cui si pu ammirare nel Duomo di Sal una nativit con angeli musicanti (1518). Il quadro contiene una viola da braccio che gi illustra le potenzialit di Sal nella cultura e nellesecuzione musicale. Evidentemente la scelta dellattivit musicale dei fratelli Bertolotti pass anche attraverso la necessit di ricavi monetari, poich le numerose famiglie di entrambi e la presunta limitata disponibilit economica famigliare, in qualche modo obbligavano ad una scelta meditata. Forse prevalsa unantica attitudine famigliare, se vale quanto scrive Bongianni Grattarolo3, un cronista salodiano dellepoca, sulle capacit musicali dei pastori: Costoro pascendo le loro greggi, si avvezzano talmente al sonar le pive, che riescono perfettissimi sonatori di Piffaro. I fratelli Bertolotti intrapresero perci lattivit musicale e nei registri di Sal tra il 1540 (il battesimo di Gasparo) e il 1583 sono sempre registrati come i violini. Francesco, padre di Gasparo, era morto prematuramente nei primi mesi del 1562, ma il fratello Agostino aveva continuato nellattivit ed era stato, dopo una lunga collaborazione non regolarizzata con il Duomo di Sal, nominato Maestro di Cappella. Questo incarico non era esistito prima di quel momento, e in qualche misura rende omaggio alle capacit musicali dei Bertolotti. La nomina di Agostino apre anche a unattivit musicale nel Duomo di un certo interesse, soprattutto per i musicisti di spicco che si AP Sal, 20 maggio 1540, Battesimo di Gasparo Bertolotti avvicendarono a Sal. Bernardino, figlio di Agostino, ebbe un incarico musicale a Ferrara e quando questo cess, anzi3

Bongianni Grattarolo, Historia della Riviera di Sal, Per Vincenzo Sabbio, Brescia 1599.

17

ch tornare a Sal4, prefer recarsi a Mantova. Successivamente ebbe un incarico come trombonista e violinista nellorchestra papale di Castel SantAngelo a Roma. Ha allattivo anche alcune composizioni. Dopo la morte di Francesco e limmediato trasferimento di Gasparo a Brescia, la magra eredit viene divisa tra i fratelli nel 1565. In quelloccasione Gasparo porta con s a Brescia la sorella Lodovica e la casa dove vivevano la madre e i fratelli risulter intestata a Giovanni Paolo, il quale continua lattivit musicale del padre; infatti gi nel 1567 paga lestimo per la casa e lorto, registrato come Zan Paulo Bertolotto violino. Nellanagrafe del 1578 risulta ancora sonador. Nella stessa registrazione del 1578 si ritrova un altro fratello musicista, Santin sonador, e naturalmente lo zio Agostino violino. Santino risulta sposato, con famiglia, abitante nella stessa casa. Il presupposto di una vivace attivit musicale nellambito della Magnifica Patria di Riviera5 trova oggi conferma documentaria sia in ambiti vicini a Sal sia nella capitale Venezia. Nel 15516, il 24 aprile, Bagolino vede la presenza documentata di sonadori de li violinj de Riviera. Non si pu escludere che idealmente tra loro vi potessero essere anche i fratelli Bertolotti. Ricerche ormai consolidate di Rodolfo Baroncini7 nellambito delle confraternite devozionali di Venezia, segnalano che la presenza di gruppi bresciani stabile e rappresenta un notevole contributo alla diffusione del violino nellambito anche nella musica strumentale e devozionale di Venezia. Tra i bresciani dei gruppi musicali veneziani risultano anche Bortolomeo da Sal ed il figlio Antonietto, entrambi sonadori de lironj che nel 1542 facevano parte della Scuola di S. Marco; Battista della riviera di Sal, compagno di Piero di Nicol della riviera di Sal, sono in forza nello stesso anno alla Scuola di S. Rocco a Venezia, anche loro sonatori di lira. Un altro sonatore di lira ascrivibile alla riviera di Sal Piero Vignota da Idro, che faceva parte della Scuola di S. Marco a Venezia nel 1557. Dopo anni di trattative la comunit di Sal decise di far costruire da uno dei pi prestigiosi organari, Giovan Giacomo Antegnati, lorgano del Duomo. Certamente i Bertolotti in questa vicenda ebbero ruoli partecipativi, considerando che uno di coloro che teneva i rapporti con gli Antegnati, Ventura de Porcellis, era il padrino di tutti figli di Francesco Bertolotti. Il Porcellis era figura di primo piano nella comunit salodiana. Abitava nel borgo vicino ai Bertolotti e annovera numerosi incarichi dal comune e dalla parrocchia, incarichi anche delicati che spaziano allinterno della vita culturale di Sal. La comunit di Sal si era ampiamente assicurata che lorgano, costruito nel 1546, fosse allavanguardia e che non si dovesse essere secondi a nessuno. Anche dopo lavvenuta costruzione e la constatazione che lorgano disponeva di un regLa Messa a 5 voci, pubblicata nel 1593 a Venezia da Ricciardo Amadino, dedicata ai Consiglieri di Sal, fu molto apprezzata dal consiglio generale di Sal che riconobbe a Bernardino laffetto che porta alla patria sua e i servizi a Sal del padre Agostino. Questo accompagnato da una somma di denaro per favorir la virt sua e limpegno che se gli piacer di venir a repatriar, et servir nella nostra chiesa facendosi musica che sar riconosciuto per quello che merita. 5 Si tratta di un vasto territorio che va dalle montagne alla pianura, aveva come capoluogo Sal. Allepoca di Gasparo questo territorio faceva parte della Repubblica di Venezia, godeva di una sua larga indipendenza amministrativa, ma politicamente era sottoposto a Brescia ed ovviamente a Venezia. Oggi inglobato nella provincia di Brescia. 6 Elia Santoro, Violinari e violini, Sanlorenzo, Cremona 1989, che pubblica in fac-simile il documento segnalato da Bernardo Falconi. 7 Tra le numerose pubblicazioni di Baroncini si pu citare: Origini del violino e prassi strumentale in Padania: sonadori di violini bresciani attivi a Venezia in ambito devozionale (1540-1600), in Liuteria e Musica Strumentale a Brescia tra Cinque e Seicento, atti del convegno di Sal del 1990, Brescia 1992.
4

18

istro in pi di quello del Duomo di Brescia, gli incaricati alla fabbrica dellorgano prolungarono una polemica con lorganaro bresciano. Nel 1548 lAntegnati, esasperato, mand una lettera nella quale difendeva il suo operato e la qualit del suo organo, dichiarando che non sarebbe tornato a Sal se non fosse stato pagato o in alternativa invitava gli insoddisfatti incaricati a farlo gettare nel lago, ma non a continuare nella loro insoddisfazione. Certamente la polemica fu ampiamente commentata in casa Bertolotti, di sicuro fu un segno indelebile lasciato nella formazione del bambino Gasparo. Quello che certo che quando Gasparo si trasferisce a Brescia mette bottega di fronte al Palazzo Vecchio del Podest, a 50 metri dalla bottega Antegnati. Inoltre quando si trasport lorgano, nel 1581, era Maestro di Cappella Agostino Bertolotti e lincarico fu affidato a Graziadio Antegnati. Che nellattivit di Francesco Bertolotti ci sia stato anche un interesse per gli strumenti musicali risulta da un atto notarile del 1559 dove maestro Francesco sonadore stima il valore di un arpicordo in L. 30. In altra registrazione salodiana, Francesco Bertolotti riceve un compenso per aver fatto manutenzione, cio spolverizato lorgano. Evidentemente Francesco aveva qualche attitudine manuale e si interessava di strumenti musicali. Certamente Gasparo fece le prime esperienze costruttive a Sal, probabilmente nella casa paterna. Dalle teste dei suoi strumenti originali sopravvissuti si potrebbe escludere che vi sia stata una formazione da un intagliatore, attivit che pure esisteva a Sal, poich lintaglio s di grande personalit e fascino, ma assolutamente libero e spontaneo. Il trasferimento a Brescia avviene subito dopo la morte del padre. Per la legge Gasparo era ancora minorenne8. Evidentemente la madre accett di buon grado che il figlio si rendesse Testa viola Gasparo da Sal indipendente e si trasferisse a Brescia. Comunque a Sal, nei registri denominati Descrittione delle anime del spetabil comun di Sal fatta del 1565, Gasparo risulta ancora vivente a Sal nella famiglia Bertolotti. Tuttavia in quel momento Gasparo realmente si trovava a Brescia, si era gi sposato (presumibilmente agli inizi del 1564) con Isabetta Casetti, e pochi giorni prima della registrazione salodiana, nel marzo 1565 era nato a Brescia il figlio Francesco, il cui padrino era stato Girolamo Virchi. La registrazione nelle Custodie Notturne9 del 1563-64 presuppone la formalizzazione presso le autorit bresciane della sua presenza e linserimento negli elenchi che portavano agli obblighi di una cittadinanza. Questo depone a favore della ferma decisione di Gasparo per la sua permanenza a Brescia. Inoltre necessario ritenere che la scelta si basi sul presupposto che la sua formazione liutaria, seppur acerba, fosse, almeno per lui, gi completata. A Sal Gasparo aveva avuto anche una discreta formazione scolastica, la polizza destimo del 1588 viene ritenuta autografa10, non si tratta di una scrittura disinvolta come quella di un notaio ma sufficientemente scorrevole per pensare ad una buona qualit formativa. Formazione forse dovuta ai Padri Gesuiti
La maggiore et scattava ai 25 anni. Si trattava di una tassazione per attivare la sicurezza notturna della citt. 10 Ne convinto non senza fondamento Giovanni Livi, che nel suo I liutai bresciani, G. Ricordi & C., Milano 1896, confronta la grafia della polizza con firme autografe di Gasparo presenti in atti notarili.
8 9

19

che avevano un convento nel Borgo Belfior, lo stesso dellabitazione salodiana di Gasparo11, che ammaestravano i fanciulli nelle buone lettere. Anche il contatto continuo con religiosi che si ritrova nella vita di Gasparo fa pensare a una formazione giovanile in un ambito vicino a religiosi. Un altro indizio che depone per una formazione professionale a Sal luso di un particolare legno. Alcuni strumenti come la viola da gamba dellAshmolean Museum di Oxford, la viola da gamba propriet Vettori, un violoncello (collezione privata, Londra)12, ed altri, sono stati costruiti utilizzando per la tavola armonica un legno della famiglia delle pinacee, individuato come una delle variet di cedro del Libano, specie che raggiunge agilmente i 40 metri. Bongianni Grattarolo13, il gi citato cronista di Sal, riporta che tra Sal e Gargnano vi erano molti cedri del monte Libano il cui legno era usato per li edificij, e per le tavole [leggere i tavoli]. Evidentemente labbondanza di quel legno, la possibilit di ottenere tavole armoniche con venatura regolare e di buona qualit, la probabile buona sonorit, hanno indotto Gasparo a farne uso. Continuando probabilmente una scelta accettata o comunque proveniente da Sal. Anche Girolamo Virchi, per la cetera di Vienna, usa questo legno, forse cedutogli da Gasparo. Successivamente, come dichiarato nella polizza destimo del 1588, Gasparo acquister i legni dagli eredi di Valerio Bonfadino a Venezia, segno di unevoluzione nella direzione delle esigenze del mercato internazionale. Infatti nella stessa polizza dichiara di acquistare le corde a Roma ed esportare gli strumenti in Francia. Non pu mancare il commento che la produzione liutaria da sempre ha dovuto confrontarsi col mercato globale, anticipando quanto attuale oggi di almeno 4 secoli. Il ricco ambiente musicale bresciano, terreno fertile per Gasparo. A poca distanza dalla sua bottega abita Florenzio Mascara, che a solo 16 anni viene nominato organista delle Cattedrali di Brescia. Florenzio era anche un abile suonatore di viola, le sue composizioni sono pregevoli e ritenute tra le prime partiture che prevedano parti specifiche per violino e viola. Quando Gasparo si trasferisce a Brescia Florenzio non ha pi di 22 anni, un coetaneo. difficile stabilire se vi siano state influenze, se reciproche e in quale direzione. Costanzo Antegnati, il celebre organaro e organista che succeder al Mascara nello stesso prestigioso incarico cittadino, ha solo 14 anni, 9 meno di Gasparo. Lambiente liutario bresciano si basava sulla bottega professionale dei Micheli. Zanetto era morto da un paio danni, il figlio Pellegrino aveva appena superato i 40 anni e limpegno lavorativo era ancora forte. Battista Doneda, cognato di Pellegrino, supportava la bottega Micheli che era ben conosciuta ed apprezzata. Le forniture di gruppi di strumenti alla nobilt bresciana erano un vanto di quella antica bottega. Lo stile liutario anche degli strumenti della famiglia del violino risentiva abbondantemente dello stile derivato dalla consolidata produzione di strumenti di diverse famiglie arcaiche, lire e viole da gamba, che in ambito bresciano-veneto erano definiti violoni. Gasparo si trova pertanto a dover entrare in concorrenza con una bottega antica e consolidata inoltre doveva tener conto anche della sostenuta concorrenza di alcuni liutai che costruivano violini e strumenti ad arco da una posizione che
La casa dei Bertolotti era posta nella contrada di S. Bernardino (o nei vicoli adiacenti), come risulta da tutte le registrazioni specifiche dei Bertolotti a Sal. Tale contrada era posta in quello che veniva definito borgo di Sal od anche borgo Belfior, per distinguerlo dal centro di Sal. Le ricerche in tal senso di Mattia Butturini (1901) e Antonio M. Mucchi (1933) si aggrovigliano sulle varie dizioni antiche per tentare di identificare la contrada violinorum citata in atti notarili. 12 Pubblicato in F. Dassenno - U. Ravasio, Gasparo da Sal e la liuteria bresciana tra Rinascimento e Barocco, Edizioni Turris, Brescia-Cremona 1990, pag. 57. 13 Bongianni Grattarolo, Historia ..., op. cit. p. 30.
11

20

forse era quella del musicista - liutaio o del liutaio che svolgeva questa attivit temporaneamente. Analizzando alcuni strumenti di Pellegrino Micheli, tenendo conto degli interventi successivi che talvolta sono stati abbastanza pesanti, e confrontandoli con quelli di Gasparo (scegliendoli tra quelli sicuramente originali), si nota una straordinaria somiglianza nelle linee esecutive. Fermo restando che lesecuzione di Gasparo pi moderna e alcuni passaggi sono molto caratterizzati. Nel caso delle F lintaglio di Gasparo, sempre preciso e caratteristico, dispone sempre delle palette pi ampie. Negli strumenti Micheli le palette sono invece molto sottili anche quando la forma della F si avvicina a quella di Gasparo. La forma della testa dei Micheli ha subto unevoluzione, vi sono teste (presumibilmente originali) che hanno la forma definibile da viola da gamba (uno stile che si ritrova anche e soprattutto in ambito veneziano)14, ed altre che pur mantenendo caratteri arcaici, come lunico scavo sul dorso (anzich il doppio scavo standardizzato), sono del tutto identiche per disegno a quelle di Gasparo. Mancando la datazione sulle etichette bresciane, difficile dire se lo stile gaspariano preesisteva nei Micheli alla venuta di Gasparo a Brescia, o se viceversa si tratta di uninnovazione stilistica introdotta da Gasparo, che abbia poi influenzato Pellegrino. Se nella polizza destimo15 del 1568 di Gasparo si intravede ancora il periodo di assestamento, la successiva polizza del 1588 fa nettamente capire lormai avvenuta stabilit economica e professionale. Il 5 luglio 1578, quando Gasparo stipula il contratto dotale per la sorella Lodovica, era gi avvenuto il trasferimento e perci lacquisto della casa e bottega di contrada delle Cossere. Uno spostamento di solo un centinaio di metri dalla vecchia bottega, una posizione un po meno visibile, ma che rimaneva in una zona nota per la presenza dei costruttori di strumenti musicali, comunque vicino agli Antegnati. Nella documentazione archivistica di Gasparo, finora rintracciata, si intravedono sia i contatti dellambiente musicale sia quelli sociali. Il regalo del conte Alfonso Caprioli per la dote della sorella ha certamente origine da unamicizia che passa attraverso gli strumenti musicali. Nella noAshmolean Museum, Oxford bilt dallora, quando non fossero stati loro stessi Viola Gasparo da Sal musicisti per diletto, era un vanto disporre di strumenti musicali propri per i musici che ingaggiavano in occasioni mondane. Nella stessa direzione va intesa la dichiarazione della polizza del 1588 nella quale Gasparo segnala un credito per strumenti musicali, non pi riscuotibile, nei confronti del conte Nestore Martinengo da Azzanello, un nobile bresciano. Limpossibilit della riscossione era dovuta al fatto che il Martinengo, capitano della Repubblica di Venezia, si trovava al comando della fortezza di Corfu.
Lesempio potrebbe essere riferito agli strumenti di Joan Maria da Bressa, operante a Venezia. Suoi strumenti sono nellAshmolean Museum di Oxford. 15 La dichiarazione dei redditi.
14

21

La documentazione ci permette di conoscere alcuni clienti di Gasparo: Simone dal liuto di Vicenza che d una caparra per degli strumenti, poi muore, e il genero Antonio Franzosi, recupera il credito; Cesare Bertolotti di Pavia, detto Clavacino, che era in debito con lui per aver acquistato tantae quantitatis instrumentorum musicorum; Carlo Contini di Chiari, nipote ed erede del celebre compositore Giovanni Contini, che acquista abitualmente strumenti per rivenderli. Ha contatti anche con un maestro di ballo veronese, Bonifazio Galeazzi, oltre ovviamente alla clientela francese. Nel gennaio 1597 Costanzo Antegnati aveva trasportato assieme allorgano destinato alla Cattedrale di S. Maria Maggiore di Bergamo un violone acquistato a Brescia, probabilmente di Gasparo. Nel ferragosto del 1604 Gasparo risulta nellorganico musicale delle celebrazioni indette dalla chiesa bergamasca, suonando forse su quel suo strumento. Va osservata la vasta area della clientela di Gasparo. Oltre al figlio Francesco che prosegu la bottega dopo la morte del padre, tra gli allievi noti c Alessandro di Marsiglia gallico eius garzono, che presenzia come testimone con Gasparo ad un atto notarile nel 1578. Certamente si pu ipotizzare un legame tra questo allievo francese e la fornitura di strumenti in Francia. Questo perch sar necessario passino ventanni, cio si giunga alla fine del secolo, prima che compaiano altri allievi. Sulla soglia dei sessantanni Gasparo evidentemente indotto a farsi supportare nei lavori pi pesanti da allievi. Lapprendistato di Gio. Paolo Maggini, il continuatore della sua liuteria, certo a partire dal 1598 e si protrae almeno fino al 1604, anno in cui sia il Maggini che Giacomo Lafranchini affiancano ancora Gasparo. Nel 1604 si registra un contatto tra Gasparo e Bernardino Doneda, intagliatore, che per loccasione viene identificato come artifici instrumentorum musicorum. Bernardino figlio di Battista Doneda cognato di Pellegrino Micheli. Lincontro potrebbe essere una conseguenza della morte di Pellegrino avvenuta in quel periodo; Bernardino bisognoso di lavoro si era rivolto alla concorrenza. possibile pensare che Bernardino lavorasse testa e manico delle cetere che nella forma bresciana portano sempre una testa scolpita, un lavoro pi vicino ad un intagliatore che ad un liutaio. Una cetera di Gasparo da Sal conservata allAshmolean Museum di Oxford. La cetera, strumento di origine antichissima, si trasform da strumento della famiglia delle arpe a corde libere, a strumento a pizzico a corde tastate nel Medioevo. Nel Cinquecento ebbe un rilancio in Italia, in Francia e in Inghilterra. A Brescia il rilancio legato ai Virchi, Girolamo per la costruzione e Paolo per laspetto musicale. Anche a Cremona i Cironi, liutai certamente meno noti degli Amati, costruivano cetere. Giovan Maria Cironi dichiara che negli ultimi anni del Cinquecento esercitava a Cremona larte sua in fabbricar istromenti, cio viole et citare et legni da citre. Nessuno dei liutai bresciani disdegn la costruzione di questo strumento, evidentemente la richiesta era notevole.

22

I numerosi documenti notarili relativi a Gasparo, illustrano la sua vita, o quantomeno laspetto economico, ma permettono anche di tracciare un quadro della sua evoluzione professionale. Se inizialmente viene citato con la sola qualifica di maestro di violini, segno che linteresse sul neonato violino era forte, nel periodo successivo dellattivit di Gasparo, cio a partire dal trasferimento nella seconda bottega, prevale una dizione pi complessiva, cio artefice di strumenti di musica come a dichiarare che nella bottega si producevano tutti gli strumenti, dal violino al contrabbasso. Nel XIX secolo, quando il nome di Gasparo risal alla ribalta nellambiente liutario, gran parte degli strumenti che non potevano essere assegnati alla scuola cremonese, furono assegnati a lui o pi genericamente alla scuola bresciana. Se pochi strumenti di pregio, non suoi, possono aver dato lillusione di maggior prestigio a Gasparo, la maggior parte, di scarsa qualit, ha degradato limmagine della sua liuteria. Che certamente diversa da quella cremonese ma di primordine. Ancor oggi si fanno dei torti gravissimi al liutaio di Sal. Per non vedere strumenti non suoi attribuiti a lui bisogner attendere ancora. Nei registri dellarchivio della parrocchia di S. Agata a Brescia si legge: Adi 14 Aprille 1609 messer Gasparo de Bertolotti maestro di violini morto et sepolto in santo Joseffo. Un tributo alla sua professione che a Brescia troviamo solo per lui e per lorganaro Costanzo Antegnati, il riconoscimento di una vita allinsegna del violino e della musica. Ugo Ravasio

Pubblicato su: A tutto arco, n. 3, anno II, Cremona 2009.

23

24

Documenti in mostra
Vetrina 1: Fine Quattrocento
Nello splendido registro dellestimo del 1498 sono identificati con la dizione de la violetta Bassanus e i fratelli Andrea e Nicola Mussi che appartenevano al paratico dei pateri assimilabili ai marzeri veneziani, che secondo la legislazione in uso allepoca, nella Repubblica di Venezia, erano preposti alla compravendita di oggetti usati e alla costruzione e vendita di strumenti musicali. Solo successivamente le botteghe liutarie andarono verso la specializzazione e in ambito bresciano questa tendenza si ritrova gi nella bottega Micheli. Nel 1495 Isabella dEste Gonzaga aveva ordinato ad un liutaio di Brescia tre viole tramite lintermediazione di Marco Nigro, prefetto delle munizioni della Repubblica di Venezia. Nella corrispondenza intercorsa tra la marchesa e il Nigro viene genericamente identificato come maestro o maistro de le viole. Si pu verosimilmente ipotizzare che si tratti di uno dei tre riportati in questo registro. La documentazione comunque comprova lesistenza a Brescia di una tradizione importante nella costruzione di strumenti musicali. La violetta era una tipologia di strumenti ad arco, ricordata anche in trattati cinquecenteschi come unantenata del violino. Infatti alcune caratteristiche costruttive collimano con il violino, come laccordatura per quinte e lassenza di tastatura al manico, per cui ha condiviso in parte la tecnica esecutiva. La violetta aveva tre corde e la cassa esisteva in pi forme, anche differenti dallattuale violino. Nelliconografia del Quattrocento la violetta compare frequentemente nella rappresentazione di angeli musicanti, idealmente visti in ambito religioso come il popolo orante. Documento 1: 1498 Quarta Faustini [Settore quarto della quadra di S. Faustino] Bassanus de la violetta Documento 2: 1498 Prima Joannis [Settore primo della quadra di S. Giovanni, zona dellattuale piazza Vittoria] Andreas et | Nicolaus | de la violetta de mussis fratres.
[ASC, Registri dellestimo, b. 446, c. 120v e c. 139r]

Violetta, liuto e arpa, fine 400

25

Vetrina 2: Giovan Giacomo della Corna e Zanetto Micheli


Citati nel 1533 nella pubblicazione di Giovan Maria Lanfranco, Scintille di Musica, assieme agli organari Antegnati. Nella documentazione esposta si conferma che erano attivi precedentemente alla citazione del Lanfranco. Per il Della Corna testimonia un atto notarile del 1524 e per Zanetto (o Joannetto) Micheli una registrazione del Registro delle Custodie Notturne che porta la data del 26 agosto 1527. Le Custodie Notturne erano un retaggio medievale che da impegno personale a svolgere ruoli di guardia notturna si era trasformato in una tassa con la quale pagare gli addetti a questo servizio di sicurezza. La registrazione comprova che Zanetto Micheli, originario di Montichiari, si era gi trasferito a Brescia ed era gi attivo come liutaio. Documento 3: 8 aprile 1524 Regesto: Maestro Gio. Giacomo de la Corna, magistro a leuttis nella citt di Brescia, creditore di Giovanni Battista, figlio del fu Stefano di Brunelli, di lire 70 planette, avuti in prestito in pi luoghi, a Mantova e a Brescia, riceve a saldo un credito di lire 30 da un debitore del Brunelli, per le restanti lire 40, della terra. [Latto rogato nella camera da letto del notaio Marco Pontolio in contrada del canton bombasaro, che era lincrocio tra lattuale via Capriolo e via delle Battaglie]
[Notarile di Brescia, f. 1809, not. Pontolio Marco, alla data]

Documento 4: 26 agosto 1527 Quadra II di S. Giovanni [Settore secondo della quadra di S. Giovanni] Ioannettus de li violettis; 26 augusti 1527.
[ASC, Registri Custodie Notturne, b. 896, c. 103r]

Giovan Maria Lanfranco, Scintille di Musica, Brescia 1533

Vetrina 3: Giovan Giacomo della Corna, Zanetto Micheli e Battista Doneda


Altra documentazione sul Della Corna e Zanetto Micheli, a cui si aggiunge Battista Doneda che attivo nella bottega Micheli. La polizza destimo, cio lodierna dichiarazione dei redditi e delle possessioni, di Gio. Giacomo della Corna del 1534 documento utilissimo per conoscere sia le sue relazioni parentali sia il suo stato patrimoniale, e, assai importante, la professione. Di estremo interesse un rarissimo contratto di vendita di strumenti ad arco, come quello stipulato da Zanetto Micheli con il musicista Tommaso di Urceis, detto Ronchadello nel 1537. Molto interessante la composizione: tre tenori, un soprano e un basso, una formula in uso negli ensemble del primo Cinquecento dove la sonorit pi evidenziata era quella centrale del tenore.

26

Il documento stilato in duplice copia pone laccento sulla tipologia di strumenti in uso allepoca. Sebbene a causa di una macchia dinchiostro (originale) in una copia si possa leggere il termine violinis, nellaltra copia si legge perfettamente ci che appare corretto leggere cio magister a violonis et violis. Allepoca il violino non era ancora presente sebbene il termine i violini era gi apparso in ambito bresciano per identificare un gruppo di sonatori. I violoni ad arco, ben descritti dal Lanfranco, avevano lo stesso ruolo del liuto cinquecentesco a sei cori, con la stessa accordatura. Il termine era diffuso in area lombardo - veneta ed simile al francese violon che per attualmente significa violino. Il violone pu essere accostato alla viola da gamba seicentesca, pur mantenendo caratteristiche tecniche proprie e precedenti allintroduzione del meccanismo dellanima, artificio tecnico che caratterizza il violino. I successivi documenti hanno lo scopo di marcare il salto tra lepoca ante violino e il periodo in cui il violino compare. Nellatto notarile del 1560 compaiono come testimoni Zanetto Micheli e Battista Doneda identificati come magistri a violinis. Il termine magistro o maestro allepoca identificava un artigiano, fatta esclusione dellidentificazione musicale maestro di cappella che comunque aveva un significato parallelo, cio il titolare aveva raggiunto la maestria nellarte ed operava con la qualit necessaria. Gli altri musicisti erano identificati come sonador o musico nel caso di una identificazione pi generica, mentre in casi pi specificati si poteva arrivare a sonador de violino o musico a violinis. Nella polizza del 1562 Paolo Doneda dichiara la professione del figlio Battista: qual fa di violini. Si tratta dellulteriore conferma della presenza a Brescia del violino. Documento 5: 1534 Quarta Faustini Poliza di Zovan Iacomo de la Corna, che fa lauti, habitta in Bresa ne la Contrada del Cantone Bombasar. Mi Zovan Iacomo de la Corna di anni 50 Barbera che st com mecho, di vesterla, calzarla et marittarla di anni 13 Beni stabili Prima una casa in la Contrada del Canton Bombasar in Bressa, corenzie de dom et mezod missier Albert di Maz, a monte strada, et ditto el mio abittar ne afitto per liri vinti alanno val L. 400 Creditti Reiinaldo de F in Gard deve dar liri ottanta, el qual sonno cativo pagador et ditti denari son in litte et dubiosi L. 80 Item deve dar Bertolamio di Venturi bombarder in noboii L. 70 Item deve dar Faustino de Bontempo in Bienno L. 33 Item deve dar Zov Andrea di Lazer a Montichiar L. 52 Item me pagha de livello hogni anno misier Battista Scheli liri cinque, soldi doii, dinar seii, afracarse a suo bene placito L. 102 y. 10 Item me pagha de livello Zov Batista di Bruneii liri cinque, soldi doii, dinar seii allanno afrancarse ut sopra L. 102 y. 10 Item me pagha el ditto di livello liri doii, afrancarse fra tre anni L. 40 Item me paga di livello hogni anno Mafez de Zovan Dob in Mont pi liri doii, soldi diese L. 50 Bertolame Delchi in Gard deve dar a mi Zov Iacomo L. 37 y. 10 Agust de Bargni dit Vesp deve dar liri quarantanove de li quali son anni des che son creditor, et mai non ho trovatto recompensa di averli, perch son fuzitto da Bressa za molti anni, 8, et non so sel sia morto ho vivo L. 49 Debitti di Zovan Iacomo de la Corna, che fa lauti Maestro Albert Diamigho armarol deve aver da mi L. 50 Messer Anibal de Sonzi deve aver L. 38 Messer Benedet di Bornato deve aver L. 200 Zovan Francesco quondam de ser Lodovicho Pattina deve aver hogni anno liri quattro di planette, pagho per la descrita casa de livello, afrancarme fra otto anni L. 100 Messer Piero de Lolmo patter deve aver L. 31 Item pagho de livello per la ditta scritta casa a li Monighi de Santo Gosmo liri dua, soldi quindes allanno L. 35 Item deve aver pi et diversi personi de des ducatti in zoso L. 70.
[ASC, Polizze destimo, b. 45, CORN 1534, c. 197]

27

Documento 6: 5 maggio 1537 Regesto: Pro s. Thoma de Urceis sonatore Promissio magistri Zanetti de monte claro [...] In studio domorum habitationis mei Aurelij notarij jn burgo sancti Nazarij brixia [...] Ibi magister Zanettus quondam Jo: michaelis de monteclaro magister a violonis et violis civis et habitator brixia promisit dare et tradere cum effectu s. Thome quondam magistri Jacobi de urceis dicte ronchadello sonatori [...] unam copiam violonorum pro pulsando n. quinque videlicet tres tenores unum sopranum et unum bassus, bonos et laudabiles completos et jnvernigatos cum suis fulcimentis necessarij pronti per essere suonati e che siano di quella magnificenza pari a quelli costruiti per Costantino Fenaroli, del magnifico signor Urbano e quelli dei Calini, da consegnarsi alla festa di Pasqua di Resurrezione di nostro Signore, prossima ventura.
[ASB, Notarile di Brescia, f. 730, not. Lodetti Aurelio, alla data]

Documento 7: 26 aprile 1560 Regesto: Maestro Zanetto de Micheli magistro a violinis e Battista, figlio di Paolo dOneda, magistri ambobus, presenziano in qualit di testimoni, ad un versamento dotale a favore di Calidonia e del marito Battista Rossi di Breno, effettuato dal fratello Gio. Domenico Gabiani e sua madre, del valore di 600 lire planette. Latto rogato a Brescia, in Contrada di S. Antonio [lattuale via Cairoli].
[ASB, Notarile di Brescia, f. 598, not. Paratico Fiorino, alla data]

Documento 8: 12 gennaio 1562 Die Xii Ianuarii 1562 Quarta Ioannis Poliza di Paulo, quondam di Hieronimo de Oneda, abitante Bressa. Teste Ditto Paulo di et de anni 63, qual sordo Io. Baptista suo filiolo di anni 33, qual fa di violini Anna molie di detto Io. Baptista di anni 37 Isabetta sua filiola di anni 11 Bernard suo filiolo di anni 6 Hieronimo suo filiolo di anni 4 Isabella sua filiola di anni 2 Beni Una casa in la citt di Bressa, in la contrada di Santo Antonio per suo uso. Un dominio diretto fondato sopra una peza di terra ala Mandoloza, qual di lire 300 la propriet seu cavedale, et scode di livello lire quindese di planette al anno da Venturino revendarolo di biava, appresso al granarolo, cio L. 300 Del qual ne va detratto la sorte di soldi sei e dinari trei che se paga ogni anno al Reverendo messer Augusto Zenide, canonico di Domo, qual livello perpetuo. Un altro dominio diretto qual sopra una casa in Bressa, in la Contrada di S. Antonio, cum refoss de scoder di livello ogni anno lire 14 planette, qual livello paga messer Fraschino di Federici la sorte L. 250 Un altro dominio diretto di lire 184, quale sono depositate perch sono investite, et non ha trovato di investirle, perch il livellaro, qual lo herede di Francesco Costa, ovver il suo tutor, se

28

voleva affranchar et perch non se trovato di investirli, et non li conte livello alcuno al presente et li vol levar per sostentarse. Debiti A maestro Zanetto seu ali soi heredi per refosa fatta al ditto Io. Baptista, suo filiolo, como appar per uno scritto fatto per messer Io. Iacomo Barocetto L. 100 A pi persone et ancora per talie L. 50.
[ASC, Polizze destimo, b. 48A, DON 1565, c. 46]

Vetrina 4: Pellegrino Micheli e Gasparo Bertolotti da Sal


La novit nellambito liutario bresciano della seconda met Cinquecento il trasferimento del giovane Gasparo Bertolotti da Sal a Brescia. Con grande determinazione entra in concorrenza con la bottega di Pellegrino Micheli, figlio di Zanetto, che era deceduto nel periodo 1560/61. Sebbene in tempi moderni il nome di Gasparo da Sal sia salito ben oltre il ricordo di Pellegrino Micheli va considerato che la bottega Micheli era stata con Zanetto la pi importante di Brescia ed aveva traghettato la liuteria del primo Cinquecento nella liuteria moderna che corrisponde con la definita e consolidata presenza degli strumenti della famiglia del violino. Il documento delle Custodie Notturne del 1563/64 testimonia il trasferimento di Gasparo a Brescia. Infatti le Custodie Notturne erano a carico dei cittadini definiti impropriamente originarij, cio coloro che avevano acquisito ufficialmente la cittadinanza. La lettera al conte Lucrezio Gambara firmata da Peregrino maestro de viol [violini in dialetto] testimonia limportanza della bottega e la nomea che i Micheli avevano acquisito nellambito nobiliare bresciano. Nella lettera gli strumenti sono identificati sia come violoni che violini segno che nellinsieme di strumenti vi era ancora una promiscuit tra le diverse tipologie di strumenti. Documento 9: 1563/64 Quadra II di S. Giovanni Gaspar de Bertonibus de Salodio, vel de Bertolettis, solvis per annis 1563 et 1564.
[ASC, Registri Custodie Notturne, b. 916, c. 93r]

Documento 10: 21 ottobre 1564 Illustrissimo signor mio osservandissimo Prego vostra signoria illustrissima aperdonarmi se io li do noia con questa mia perci che il Bisogno che me preme mi sforza a schriverli Gi molti giorni mesi et anni sonno pasati che io a instantia di messer Baptista romano musicho a nome di vostra signoria Jllustrissima Ho fatto la copia de li violoni n. seij et me deti alla prima ducati n. 8 et altri 8 quando furno forniti et promise di darme lo avanzo qual e de resto et de acordo Ducati n. 9 - et mandare a tore essi violi[ni] et pero prego vostra signoria jllustrissima a farme aver il restante per che io sono povero Homo et ho grandissimo bisogno et mandar a tore essi violi[ni] et a vostra signoria Jllustrissima li baso la mano et umilmente me gli ricomando da bressa alli 21 ottober 1564 De vostra signoria Illustrissima servitor Peregrino maestro de viol.
[ASB, Archivio Gambara, b. 287, cartella 1564, c. 301]

Etichetta a stampa di Gasparo da Sal I bresciani non datavano gli strumenti

29

Vetrina 5: Girolamo Virchi, Gasparo da Sal, Giovita Rodiani


Nellambito della liuteria bresciana ad arco si inserisce la costruzione della cetera strumento a pizzico di origine popolare che attraverso loperato di Girolamo Virchi e del figlio Paolo viene riproposta anche in ambito nobiliare. La cetera and in disuso definitivamente nel XVIII secolo, tuttavia nel 500/600 ebbe una notevole popolarit e a Brescia una vasta produzione. Anche Vincenzo Galilei (padre del pi celebre Galileo) nel 1581 lo ricorda: Fu la cetera usata prima tra gli Inglesi che da altre nationi, nella quale isola si lavoravano gi in eccellenza; quantunque hoggi le pi reputate da loro, sono quelle che si lavorano in Brescia. La polizza del Virchi del 1568 esplicativa della sua attivit. Il Virchi ebbe stretti rapporti di amicizia con Gasparo Bertolotti. Le due polizze di Gasparo da Sal del 1568 e 1588, rintracciate da Giovanni Livi, contengono segnali dellevoluzione della bottega del salodiano. Si ripercorrono alcune sue vendite di strumenti e le forniture per la sua attivit. La polizza di Giovita Rodiani non contiene indicazioni sullattivit di questo liutaio contemporaneo di Gasparo, citato in pubblicazioni ottocentesche antecedenti alle ricerche del Livi, dove la sua identificazione fu ottenuta dalle etichette degli strumenti. Documento 11: 1568 Prima Alexandri [zona dellattuale corso Cavour] Poliza de mi Hieronimo di Virchi quondam Bernardino, citeraro Mi Hieronimo anni 45 Magdalena consorte 39 Paulo 17 Angelica nubile Figlioli Piero 14 Aurelia 12 Camilla 6 Fior 2 maestro Zov, maestro de intalii, de salario di L. 200 maestro Battista, similmente maestro, de salario di L. 90 quali stanno in casa mia a mie spese. Debiti Pago de livello a Malgaritta di Garlini L. 16 y 13 L. 333 A Maria di [Garlini] L. 40 Beni In nel causia de larte mia L. 90 Una casa nel borgo di Santo Alexandro con doi botteghe per mio uso, quale botteghe se fittariano L. 12 L. 240.
[ASC, Polizze destimo, b. 140, VIR 1568, c. 201]

Documento 12: 1568

Marchio di Girolamo Virchi scolpito su una cetera: Hieronimus Brixiensis

30

Seconda Ioannis Poliza de mi Gasparo del quondam Francesco di Bertholotti, da Sal, maestro di violini. Prima io Gasparo de ett de anni 26 Isabetta mia molie de ett de anni 22 Francesco mio filiolo de ett de anni 3 Marco Antonio similmente mio filiolo de et de mesi 3 Ludoviga mia sorella de ett de anni 12 Debiti Prima pago de fitto al anno di una casa et botega, in contrada del Palazzo Vecchio, a li heredi di maestro Pietro Maria Perpontino liri cinquanta videlizet L. 50 Item son debitor alla signora Laura molie del signor Piero Nassino de lire vinti videlizet L. 20 Item so debitor di don Alonisio frate in Santo Pietro di Bressa di liri vinti videlizet L. 20 Item so debitor di messer Zo. Maria Columbino, pattero, di liri otto videlizet L. 8 Item son debitor in diversi luoghi di lire quattro videlizet L. 4 Crediti Item io scodo di livello al anno da Faustino di Inselvi da Bornato per conto de dotta di mia molie liri sedici et soldi tredici videlizet L. 16 S. 13

Item io ho instrumenti da sonar da vendere quali pretendo debano valer ducatti cinquanta L. 150.
[ASC, Polizze destimo, b. 18A, BERO 1568, c. 294]

Documento 13: 1588 2.nda Jovannis Poliza de mi Gaspar di Bertolotti quondam Francischo Artefice di Instrumenti di Musicha Mi Gaspar de et di anni 45 Isabetta mia moglie di anni 40 Francescho mio fiolo di anni 23 Fior molie del ditto Francesco di anni 20 Livia mia fiola di anni 15 Verginia mia fiola di anni 10 Marco Antonio mio fiolo di anni 4 Julia mia fiola di anni 2 Agnola masara di anni 18 Batista famiglio di anni 30 Debiti Io sono debitor di messere Antonio di Franzosi da Vicenza di L. 102 s. 10 per una capara che mi dette il quondam messer Simone suo suocero per fargli coppia di violini ma sopravvenuta la morte di ditto messer Simone la caparra rimasta a me senza dar li Istrumenti sicch il ditto messer Antonio domanda la detta caparra qual di L. 102 s 10 Item son debitor al Reverendo padre Don Gabriel frate in santo Piero di L. 60 per tanti a me imprestati per non andar larte mia nella Franza secondo il solito L. 60 Item son debitor agli eredi del fu messer Valerio Bonfadino habita in Venetia di lire cinquanta per avermi mandato tanti legni per far larte mia L. 50 Item son debitor al Reverendo padre Don Marco AnViola Gasparo da Sal, decorazione del fondo tonio frate dellordine di santo Pietro in Oliveto di L. 42 per causa di tante corde mandatime da Roma per fornir violini L. 42 Item son debitor con diverse persone da L. 30 in gi circha a L. 100 Item pago di salario alla suddetta Agnola masara ogni anno L. 12 Item pago di salario al suddetto Batista famiglio ogni anno L. 60 Beni stabili Ho una casa con botega in Brescia per mio uso in contrada delle Cossere coerente a mattina la strada a sera il signor Ventura Mazuchello a mezzogiorno messer Lodevicho Gizolo della qual casa ne affito una parte a messer Zo Piero Sandrinello per esser mio compare non gli posso dar commiato bench gi da due anni la detta casa mi fa bisogno per la gran famiglia che ho della qual ne cavo L. 30 alano ma per lavvenir mi fa bisogno tutta per mio uso L. 600 Item un roncho in Val Sorda di pi sei in tutto sommato parte olivato et vidato con una casa per il massaro coerente a monte gli eredi del signor Paolo Durante a mezzogiorno strada vale L. 40 il pi monta L. 240 Raccolto Formento some una quarte trei fava vino bono zerli sette olio pesi doi Item ho un credito col signor Conte Ernestor Martinengo da Zanello di L. 52 per causa di tanti instrumenti da sonar ma credo che non avr mai niente per esser molto tempo che le debbo aver L. 52 Item ho mercantia di violini finiti et da finire circha ha L. 500 Item ho alcune pretensioni con gli eredi di messer Rocho de Casetti per esser stato suo actore per pendente lite et per non esser fatti tutti li conti non so se sar debitor o creditor.
[ASC, Polizze destimo, b. 18A, BERO 1588, c. 280]

31

Documento 14: 1588 7.a faustini [contrada di S. Rocco, un vicolo oggi chiuso in via Elia Capriolo] 13 poliza de Iovitta filiolo del quondam domine Iovan Francescho di Rodiani, in quadra settima faustina Jovitta predetto de anni 43 beni stabili primo una casa per suo uso in Bressia in contrada de S. Rocho corencie de sera parte messer Rizardo di Bagnatti et da monte messer Quintiliano Gavatter de la qual casa ne afitta per lire trenta sei et la qual casa vale liri mille et cinque cento tutto L. 1500 Item uno roncho arador et vidatto et arborino de arbori fruttiferi et la mitt boschivo su le chiusure di Bressia in contrada Costalonga di pi quattro in circha corencie da mezo di li erede del quondam magnifico ser Lodovicho Bergognini et da monte il magnifico ser cavaliero Fenarolo vale in tutto L. 800 Del quale roncho si cava comunemente per la parte dominicale grosso quarti 5 vino gerle 3 frutti L. 12 sopra li quali si paga alla Magnifica Comunitta di Bressa L. 2 y 12 di livello capitali L. 52 24 Martij.
[ASC, Polizze destimo, b. 235, RON 1588, c. 13]

Vetrina 6: Gio. Paolo Maggini nella bottega di Gasparo


Oltre a Gasparo da Sal, lartefice bresciano a cui universalmente si riconosce un ruolo essenziale nellevoluzione del violino Giovanni Paolo Maggini. Nato a Botticino si trasferisce con la famiglia a Brescia dove avviene lincontro con la bottega di Gasparo Bertolotti. La documentazione esposta serve a testimoniare da una parte la presenza del Maggini nella bottega e dallaltra alcuni interessanti contatti di Gasparo. Altra testimonianza importante la presenza del garzone Giacomo Lafranchini che troveremo collaboratore del Maggini dopo la morte di Gasparo. Pellegrino Bertacino, qui definito musico seu tubeta era stato organista del Duomo di Sal. Paolo Virchi il figlio di Girolamo, musicista celebrato era allepoca organista titolare dellorgano Graziadio Antegnati di S. Barbara, la cappella dei Gonzaga, a Mantova. I Morari detti Soresina erano una famiglia di intarsiatori e intagliatori. Documento 15: 6 marzo 1598 Regesto: Testamento della Magnifica e Nobile Lelia Gabiani Alberghini. Tra i testimoni figurano D. Gaspare quondam d. Francisci de Bertolottis artifice instrumentorum musicorum, d. Peregrino quondam d. Antonij de Bertacinis veronese musico seu tubeta in contrata sancti Georgij, et Jo: Paulo filius quondam Joannis de Maginis de Botecino sero, garzono supradicti d. Gasparis omnibus habitatoribus Brixia. Si precisa che Gasparo conosce la testatrice.
[ASB, Notarile di Brescia, f. 3249, Prot. 4, Sandrinelli Gio. Pietro, cc. 251v-252r]

Documento 16: 16 marzo 1599 Regesto: Ad 16 Marzo 1599 in Brescia Si dichiara per la presente Scrittura, come sono stati saldati li conti tra domino Eustachio Mercanda cittadino et habitante in Brescia da una parte, et Piero Breda suo massaro al loco delle Colombere [...]. Presenzia come testimone con firma in calce: Io Gio. Paulo Magino fui presente ut supra.
[ASB, Notarile di Brescia, f. 3247, Sandrinelli Gio. Pietro, alla data]

32

Etichetta del Maggini

Documento 17: 10 ottobre 1602 Regesto: Atto di procura di Paolo Virchi nei confronti di Gio. Antonio Morari: Jo. Paulo filius quondam Joannis de Maginis de Botecino [...] garzono ser Gasparis de Bertolottis testimone ad un atto di procura effettuato da d. Jo. Paulus filus quondam d. Hieronimi de Virchis musicus civis Brixiae, nunc habitator Mantuae in favore di Faustino figlio del fu Gio. Antonio Morari detto Soresina, per la vendita di una casa sita in Brescia, in Contrada S. Alessandro, confinante con unaltra casa di propriet dello stesso Virchi. [ASB, Notarile di Brescia, f. 3247, Sandrinelli Gio. Pietro, alla data] Documento 18: 15 maggio 1604 Regesto: ser Jo. Paulo quondam Joannis de Maginis de Botecino a Sero et ser Jacobo filio ser Baptista de Lafranchinis de Civedate Vallis Camonicae ambobus garzonis d. Gasparis de Bertolottis sono testimoni ad un atto di procura effettuato da Dolcino del Men di Crema, converso del Monastero di S. Pietro in Oliveto, a favore di Giuseppe Zangrandi, converso del Monastero di S. Giorgio in Braida di Verona.
[ASB, Notarile di Brescia, f. 3247, Sandrinelli Gio. Pietro, alla data]

Vetrina 7: Gio. Paolo Maggini


Con lavvento del Seicento portatore del Barocco, anche la pratica musicale subisce significativi cambiamenti. Nellambito degli strumenti ad arco si evidenzia il ruolo del soprano, cio il violino, a svantaggio dei tenori che predominarono la scena cinquecentesca. Latto del 1610 un segnale che dopo la morte di Gasparo il Maggini era gi attivo come liutaio. Dallatto dotale si ricava che Giacomo Lafranchini aveva seguito il Maggini. Nella polizza destimo del 1617 il Maggini dichiara crediti nei confronti di Fiore Pasini la moglie di Francesco Bertolotti, figlio di Gasparo, e da questo si deduce che era morto e di conseguenza la bottega Bertolotti era idealmente passata nelle sue mani. Lattivit professionale trapela nettamente nelle due polizze dove il Maggini dichiara di possedere legname e corde per violini. Negli anni venti del Seicento il Maggini aveva traslocato dalla casa di Palazzo Vecchio del Podest per trasferire la numerosa famiglia in una casa sita in contrada delle Bombaserie, come si riscontra nelle polizza del 1626 [Lattuale piazza Vittoria]. Documento 19: 12 luglio 1610 Regesto: Jo Paulo filius quondam ser Joannis de Maginis magistro a violinis acquista un censo annuo da Antonio Maria figlio del fu Domenico Galluzzi di Sal abitante a Castrezoni, di lire 75 planette riscuotibili ogni semestre, censo sopra una pezza di terra in territorio di Castrezoni in contrada Cazalis, al prezzo di lire 1000 planette. [ASB, Notarile di Brescia, f. 5781, Baletti Gio. Maria, c. 76] Documento 20: 28 gennaio 1615 Regesto: Carta dotale di Anna moglie di Gio. Paolo Maggini. Fausto Foresto, padre di Anna promette al genero, Gio Paolo, una dote di 3250 lire planette, di cui 2950 in pecunij e 300 lire planette in buoni mobili. La dote verr pagata con 900 lire planette ed i mobili al momento, il resto con versa-

Violino Gio: Paolo Maggini

33

menti annuali fino ad estinzione. Latto rogato nella cucina al piano superiore dellabitazione di Gio Paolo sita in contrada Pallatij veterij Pretorij, la stessa casa in contrada del Palazzo Vecchio del Podest da lui acquistata nel 1606 [Lattuale via Dante]. Testimone allatto Giacomo figlio del fu Battista Lafranchini magister a violinis abitante nella casa di Gio. Paolo. [ASB, Notarile di Brescia, f. 4583, Podestini Scipione, alla data] Documento 21: 1617 2.da Joannis gravezze Pollizza del Estimo di Messer Gio. Paulo Maggini maestro da violini in contrada del Palazzo Vecchio del Podest Messer Gio: Paulo Maggini danni trentasei n. 36 Anna mia moglie danni n. 22 Gio. Pietro mio figlio danni n. 1 Debiti del sudetto Maggini, prima uno lavorente della mia Bottega con salario, et spesi liri ducento, et ottanta planetti L. 280 Item una serva con salario, et spesi liri cento L. 100 Item pago di livello ogni anno alla Prepositura di Santa Agata liri sette sopra una casa di capitale L. 140 Item mi ritrovo debito al mio lavorente di scudi quaranta L. 164 Item mi ritrovo debito liri treimillia al signor Lorenzo Medasi sopra una pezza di terra Boschiva di pi undecii ovvero quella che si ritrova col suo carico di cinque per cento L. 3000 Crediti del sudetto Maggini, primo una casa in contrada del Palazzo Vecchio del Podest con Bottega per mio uso, choerentie a mezzo d la strada a mattina Madonna Teodora Gizzola, a sera gli Heredi di messer Paulo Balteo, ha monte un ingresso con bottega si potria fittar liri sedici L. 320 Item mi ritrovo un Roncho in contrada di Santo Fiorano, di pi tredesi overo quella che si ritrova con una casa per uso del patrone et un altra per uso del Massaro in esso roncho del valore di liri sei millia planetti dico L. 6000 Choerentie a mezzo di gli Frati di Santa Afra a sera Domino Fausto Foresti Pilizzaro, a monte la strada di Santo Gottardo, a mattina gli Heredi del quondam Camillo Sartori in Brescia. Item mi ritrovo un boschetto di pi quatro et mezzo overo quello si ritrova sul teretorio di Boticino da Sera in contrada della Paijna, Chorente a mattina il Comun da Botisino a mezzo d Andrea Paijna a monte gli Maggini, a sera lingresso del valore di liri sessanta in tutto dico L. 60 Item mi ritrovo da scodere per dotta de mia mollie da Domino Fausto Foresti pilizzaro in Bressia liri doi milia et cinquanta planetti con il suo carico di livello al cinque per cento L. 2050 Item mi ritrovo da scodere dalla signora Fiore di Pasini scudi desesette L. 69 Item mi ritrovo in mercantia di violini lignami et cordi di essi violini liri cento planetti L. 100.
[ASC, Polizze destimo, b. 208B, MAB 1614-19, non numerata]

Documento 22: 19 ottobre 1626 Prima Jovanis Gravezze Pollizza del estimo, di me Gio: Paolo Maggini che fa violini, in contrada delle Bombaserie a Santa Agatha jo: Gio: Paulo Maggini, de Anni 46 Anna mia moglie, de Anni 32 Cecilia mia figliola dAnni 8 Veronicha, dAnni Doi 2 Carlo de Mesi sei 6 Debiti di me Gio: Paulo, Prima uno lavorentie nella mia Bottega, con salario, et spese de planette, lire trecento L. 300 Una serva, con salario, et spese L. 150 Mi rittrovo debiti, sopra la casa, alli heredi di messer Francesco Fracasso, di planetti con aggravio, del cinque per cento L. 1270

34

Crediti, Prima una Casa c bottega parte per mio uso, et parte da affittar qual se potria affittare L. 130 Hora se affita hora non se affita in la suddetta contrada coherentie a mattina, et parte monte il tresandello, a mezzo d parte, messer Cesar della posta et parte messer Vincenzo Butturino, a sera strada, pol valer L. 2600 Item Uno Roncho, de pio X.ci [10] in circa con casa per uso del Patrone, di una per uso del massaro in contrada di santo Fioran, coherentie a mattina il signor Calimerio Cigola et messer Giovanni Casteso et a monte la strada di santo Gottardo, a sera messer Fausto Foresto parte et parte il Reverendo don Ventura, et parte della strada a mezzod li Reverendi Padri di Santa Affra, parte et parte il signor Bernardino Vinacese di valore Lire doi millia planette L. 2000 Item unaltra pezza di terra aradora in spianada, confina con li Ronchi in contrada di Santo Fiorano, de pio trei, et tavole novanta in circa coherente a mattina parte, messer Thomaso Pilotto et parte di mezzo d, a sera, et a parte di monte messer Fausto Foresto, qual potria valere, lire mille planette L. 1000 Item unaltra pezza di terra boschiva in contrada della Payna territorio de Botticino de Sera, de pio quattro in circa coherentie a mattina, et mezzo d il comune de Bottesino Mattina, a sera li Heredi di Andrea di detta Payna a monte strada et parte li Heredi di Bartholomeo di Maggini, di valore di L. 50 Un livello con la signora Chiara, moglie del signor Lelio CaDecorazione di un violino Maggini stello, di Lire Cinquecento planette di capitale, a raggion del cinque per cento L. 500 Un altro livello, con Madonna Candida di Pigozzi, de lire mille, et settanta planetti sopra una casa a cinque per cento di capitale L. 1070 Per il mio arte, in Legname, et Corde, per il mio Arte, di capitale lire cento et cinquanta di planetti L. 150 19. 8.bris. 1626.
[ASC, Polizze destimo, b. 307, c. 29]

Vetrina 8: Dopo la peste del 1630


Con la peste del 1630 (quella resa famosa da Alessandro Manzoni) i costruttori bresciani di strumenti musicali subiscono una dbcle. Oltre al Maggini muoiono gli organari Giovan Francesco Antegnati e Tommaso Meiarini. Anche la famiglia Amati a Cremona aveva registrato un pesante lutto con la morte di Girolamo, ma fortunatamente sopravvisse il figlio Nicola dal quale partir rinnovata la scuola cremonese. A Brescia si installarono alcuni liutai di origine tedesca specializzati in strumenti a pizzico. La tradizione bresciana della liuteria ad arco fu continuata da Matteo Benti, lultimo epigono. Dopo la morte del Benti un liutaio di origine bolognese, Giovan Battista Rogeri, che aveva imparato larte nella bottega di Nicola Amati, si trasfer a Brescia chiudendo da un lato la produzione di stile prettamente bresciano, ma dando comunque nuova linfa e vigore alla produzione bresciana. I documenti testimoniano lattivit dei fratelli Lassigner nel 1641 fabricatori di liuti, Matteo Railich [o Relich] nel 1655 e di Matteo Benti attivo dal 1637 al 1661. La presenza del Rogeri certificata dal 1664 anno in cui si sposa a Brescia. Lanagrafe del 1688 lo ritrae nel pieno della sua attivit con i figli. Documento 23: 31 luglio 1641 Civitacula Nova 116 Polizza de beni, Crediti, debiti, et Agravij di noi Gio: et Carlo fratelli Lassignari figli quondam Andrea da tera todescha et hora habitanti in Brescia fabricatori di liuti Porta Brusata Jo Gio sodetto dani 26 Carlo mio fratello dani 29 Malgarita mia moglie dani 23

35

Mercantia in Brescia Habiamo in Botega, Liuti chitare et altri instrumenti il valor da quali e di scudi trenta fano de planetta L. 123 y Crediti Devo havere da ms Gio: Tavello formagiaro et tentore in Ruva Soiera scudi cento e cinquanta sopra quali non affancandoci pasati tre ani, et sei meli dover pagarmi il livello di cinque per cento sono de planette Lire 615 y - d - quali sono di ragion di dote della sudetta mia moglie Item scodo de livello da Antonio da Magello nella terra di Colio scudi cinque allanno di ragion della sudetta mia moglie di capitale di planetta L. 410 y - d Pretentioni Pretendo dalli sudetti Tavelli sopra li beni di ms. Belto in Tavello da Colio quello che laspetta a detta mia moglie che a suo conto potrebbe essere circa scudi trecento, et siamo restati in apontamento di remeterli uno Eccellentissimo Dotore non s che sar dico scudi 300 Debiti Pago fitto di casa a ms. Francesco Barbiero affittuale della Magnifica Cit de planette L. 14 y 9 Pago fitto di Botega a Porta Brusata a mr Preosto di santo Giorgio de planette L. 45 y 2 Devo dar a diverse persone da planetti dieci in giu de planette L. 100 1641 31 July.
[ASC, Polizze destimo, b. 343B, c. 116]

Documento 24: 9 agosto 1655 7.ma S. Faustini Poliza di me Mattio Relich q. Andrea cittadino et habitante in Brescia con lessercitio di far liuti e chitare in contrada della palada Prima io Mattio sudetto danni 41 Lucia mia moglie danni 28 Anna Maria danni 7 miei figlioli et della detta Aurelia di mesi 8 mia moglie Lucia. Mercantia Mi ritrovo havere in mercantia della mia arte lire di p.ta 200 Aggravi et debiti Pago affitto di casa et Bottegha a messer Marcho Spinone al anno scudi [...] Devo dare a messer Pietro mio fratello Liutaio in Venetia lire piccole 250 picole Devo dare a D. Tomia Ziegmilar per Corde della detta mercantia lire picole 230 picole 1655. 9. Augusti.
[ASC, Polizze destimo, b. 113B, c. 129]

Documento 25: 16 aprile 1661 4.a Joanis Polizza della famiglia Beni di me Matteo Benti quondam Gio Giacomo Cittadino et habitante in Brescia con essercitio di far Citere e Violini Aggiustata nel stato Primo Gennaio 1661 Io Matteo suddetto di anni 83 Chiaradea mia moglie di anni 70 Beni stabeli quali possedevo anche lanno 1641 In Brescia Possedo la medesima casa a me descritta in Catastico 4.a Joannis al n. 182 In Camignone Possedo la medesima pezza di terra a me descritta in Catastico di detta terra al n. 4 In Valenzano Possedo la medesima pezza de terra a me descritta in Catastico di detta terra al n. 7 1661. 16 Aprile.
[ASC, Polizze destimo, b. 16, BEN 1661, c. 100]

36

Documento 26: 1688 Corte de Polini [Lattuale corso Mameli] [...] Ms Gio: Battista Rugiero Violinaro con moglie, et doi figlioli fanno la medesima arte, et figliole n. 3. dice non haver stabile alcuno paga per affitto di casa scudi n. 4 al sig.r Aloisio Crotta.
[ASC, Anagrafe 1688, b. 1411, S. Giovanni, c. 20r]

Conclusione Il documento dellAnagrafe del 1688 evidentemente non conclude la storia della liuteria bresciana che ha notevoli spunti anche nel Settecento e Ottocento, per conclude unera, quella di un apporto importantissimo e dallo stile ampiamente caratterizzato alla costruzione degli strumenti musicali, che vanto dellItalia. Il violino italiano ancor oggi simbolo dellItalia e della genialit italiana e Brescia rimane il suo pi robusto punto di partenza. Lauspicio di questa mostra che la riproposta della documentazione liutaria bresciana sia elemento culturale in s, ma anche stimolo alla liuteria e ai liutai che perseverano in questa importante tradizione.

Testa di violino di Giovan Battista Rogeri

Il violoncello nella pittura moderna

37

38

Bibliografia di riferimento per la mostra

Giovan Maria Lanfranco, Scintille di Musica, Brescia, Britannico 1533. anGeLo Berenzi, I liutai bresciani, in Commentari dellAteneo di Brescia, 1890. anGeLo Berenzi, Di Gio. Paolo Maggini, celebre liutaio bresciano, Brescia, 1891. Giovanni Livi, Gasparo da Sal e linvenzione del violino, in Nuova Antologia, Roma, 1891. anGeLo Berenzi, La Patria di Gio. Paolo Maggini, Cremona, 1891. Giovanni Livi, I liutai bresciani, G. Ricordi & C., Milano, 1896. anGeLo Berenzi, Di alcuni strumenti fabbricati da Gasparo da Sal, Brescia, 1906. anton Maria Mucchi, Lanno di nascita di Gasparo da Sal, in Memorie dellAteneo di Sal, 1934. anton Maria Mucchi, Un documento della famiglia Bertolotti, in Memorie dellAteneo di Sal, 1934. oreste foffa, Pellegrino da Montichiari: inventore del violino, Apollonio, Brescia, 1937. anton Maria Mucchi, Gasparo da Sal, Hoepli, Milano, 1940, ristampa dellAteneo di Sal. roBert e. andrews, Gasparo Bertolotti da Sal, Berkeley, California, 1953. caMiLLo BoseLLi, Regesto artistico dei notai roganti in Brescia dal 1500 al 1560, Ateneo di Brescia, Brescia, 1976. fLavio dassenno - uGo ravasio, Gasparo da Sal e la liuteria bresciana tra Rinascimento e Barocco, Brescia, Editrice Turris, 1990. uGo ravasio, Vecchio e nuovo nella ricerca documentaria su Gasparo da Sal e la liuteria bresciana, in Liuteria e musica strumentale a Brescia tra Cinque e Seicento, vol. I, Sal 1990 / Brescia 1992. uGo ravasio, Il fenomeno cetera in area bresciana, in Liuteria e musica strumentale a Brescia tra Cinque e Seicento, vol. I, Sal 1990 / Brescia 1992. uGo ravasio, Bernardino Virchi organaro, in Civilt Bresciana, a. IV (1995) n. 2, Brescia, FCB, p. 33, [Notizie sulla famiglia Virchi] uGo ravasio, Dalla violetta al violino: il ruolo di Brescia, in Un corpo alla ricerca dellanima, catalogo della mostra a cura di Renato Meucci, Ente Triennale Internazionale degli Strumenti ad Arco, Cremona 2005. uGo ravasio, The Century of Maggini, in 1520 - 1724 Liutai in Brescia, Catalogo della mostra Gio. Paolo Maggini, secoli di dettagli Brescia 2007, Cremona, Eric Blot Edizioni, 2008. uGo ravasio (a cura di), Gasparo da Sal e la liuteria a Brescia, Cremona, Cremonabooks, 2009. uGo ravasio, 400 anni dalla morte di Gasparo Bertolotti da Sal. Lambiente di Sal e il trasferimento a Brescia, in A tutto arco, n. 3, anno II, Cremona 2009. Giovanni BiGnaMi, Storia della Musica a Brescia, vol. 1, Capitolo I liutai, edito a cura di Ugo Ravasio, Brescia 2011. (Tratto dal manoscritto inedito del Bignami, stampato in due copie, consultabile presso la Biblioteca Queriniana di Brescia e la Biblioteca del Conservatorio di Brescia).

39

40

Sommario

Presentazione Sulla natura ed origine dei documenti esposti Appunti sulla Mostra La scuola bresciana di musica strumentale Giovanni Livi
La ricerca documentaria sulla liuteria

3 5 7 9
13 17

Gasparo da Sal

Lambiente di Sal e il trasferimento a Brescia

Documenti in mostra Bibliografia di riferimento per la mostra

25 39

41

Mostra di documenti sulla liuteria bresciana tra XV e XVII secolo a cura di Ugo Ravasio Archivio di Stato di Brescia 23 Aprile 2012

Liuti, Violoni, Lyre, et simili

42