Sei sulla pagina 1di 16

UNESTATE ITALIANA IN CUI LUNICO INNO QUELLO AL RIGORE E ALLA RIPRESA (IM)POSSIBILE.

. NOTE OSCURE CHE RISUONANO OVUNQUE E CHE TANTO ASSOMIGLIANO ALLE BALLATE ASSASSINE CHE HANNO DATO FAMA A JOHNNY CASH, LUOMO IN NERO. MA L LA LEGGENDA SUPERAVA SPESSO LA REALT. DA QUESTE PARTI, INVECE, IL DIFFERENZIALE SEMBRA VERO E DETTA IL RITMO. GUIDA AGLI UNICI TITOLI DA TENERE DOCCHIO
MUSICA ARTI OZIO
SUPPLEMENTO SETTIMANALE DE IL MANIFESTO SABATO 11 AGOSTO 2012 ANNO 15 N. 32

LE MUSICHE ANTICRISI

(2)

ALIAS 11 AGOSTO 2012

RILEGGENDO UNINTERVISTA ALLAUTORE DI TUBULAR BELLS, PUBBLICATA NEL 1974 SUL MENSILE GONG

RIVISTE ANNI SETTANTA

Una sera dottobre a Milano. Mike Oldfield ha ventidue anni e ha gi venduto milioni di album, il critico appena diciannove e si avvia a diventare una delle firme pi note, lette e discusse del giornale. Morir nemmeno due anni dopo

di ALBERTO PICCININI

MARCO FUMAG
del giornalismo milanese, per lo pi lavora da casa e non si fa vedere quasi mai in redazione. Nascono buffi equivoci: arrivano al giornale lettere e telefonate indirizzate al professor Marco Fumagalli. Che allepoca non ha neppure finito il liceo Parini. Scrive bene. Le sue recensioni hanno stile, personalit. Passano quel poco di informazione che di quei tempi si pu raccogliere con laiuto delle case discografiche, la lettura delle riviste straniere che arrivano in edicola, lesperienza personale di viaggi e concerti. Progressivamente, i suoi pezzi tradiscono lansia a mostrarsi pi grande, esperto e persino cinico di quanto in realt non sia. Il rock degli anni Sessanta, inglese o californiano che sia, gi nostalgia, qualche volta innocenza, pi spesso decadenza e fregatura. Marco odia la teatralit di David Bowie e del glam-rock, gli sembra un gioco da tredicenni, uninutile mascherata del dio denaro. Scrive in una sua requisitoria contro i Pink Floyd di The Dark Side of the Moon e Wish You Were Here: Sembra che amare la musica, oggi, significhi troppo spesso vestire i panni del necrologio e scatena, nel numero successivo di A sinistra due pagine dellintervista a Mike Oldfield sul numero 3 del 1974 di Gong. Sotto Oldfield in uno scatto di Roberto Masotti pubblicato a contorno dello stesso pezzo. Nella pagina accanto un ritratto di Marco Fumagalli e una foto del critico musicale da bambino Gong, un diluvio di lettere. Fulmini censori dei quindicenni cannibali, secondo un sua acida definizione. Nipotini storpi di Andrea Sperelli, aveva scritto in unaltra occasione. Comunque poco pi ragazzini che lui. Mike Oldfield, lui, condivide aria e preoccupazioni di due milioni di cittadini: laumento dei prezzi lo ha abbandonato a Firenze senza una lira, e la sua casa discografica ha provveduto a trovargli una sistemazione evitando probabili estradizioni per accattonaggio.... Ricostruire le circostanze, il backstage di quellintervista a 40 anni di distanza unimpresa quasi impossibile. Ad Angelo Vaggi, il discografico della Ricordi che organizz lincontro, risulta che durante un viaggio in Italia Oldifield si ritrov a Firenze senza un soldo come un fricchettone qualsiasi. Messo in salvo a Milano nel parcheggio della Rinascente gli rubano la preziosissima chitarra di liutaio. Osserva Marco: Studio stretto, atmosfera quasi ufficiale rimediata in gran fretta, Mike dietro un largo tavolo - stanco, direi distrutto -, ovviamente intristito dalla previsione di due ore di discussione. E giovanissimo, dimostra anche meno dei suoi anni: fuma in continuazione e beve ad un ritmo impressionante. Inglese in Italia. A parte questo, strada facendo il Critico si preparato alla battaglia con il Divo: Intervista! Chi sei, uomo? Chiunque avrebbe un po di timore reverenziale verso il Messia della Nuova Musica (davvero?). il Genio Imprescrutabile dei nostri tempi in Disfacimento, il Luccicante Demiurgo di culture, sinfonie, aloni epici, rock implacabile, avanguardia; lenfant prodige/Mostro che ha scatenato furibonde cacce al superlativo pi altisonante, risvegliando ardori e cancellando menopause. Vediamo. Mike Oldfield ha stupito il mondo della musica e cultura alternativa con Tubular Bells: poco meno di cinquanta minuti sospesi tra minimalismo, rock progressivo, folk psichedelico, kitsch sinfonico. Suonati quasi completamente da solo sovraincidendo gli strumenti su un registratore a 16 piste. Titanismo e tecnologia risultano appena addolciti dallaspetto hippy, ma contribuiscono enormemente al successo dellopera. Tubular Bells il disco numero 1 della neonata etichetta Virgin, e si avvia a diventare un classico della musica popolare di fine Novecento. Il regista William Friedkin lo ha scelto per la colonna sonora de Lesorcista, lhorror pi terrificante e popolare del momento. Sale in cima alle classifiche inglesi, ci resta per mesi. Oldfield nel frattempo incide Hergest Ridge, un secondo album con la stessa tecnica, ma viene oscurato dallsuccesso planetario del primo. Un successo che la critica pi arcigna non disposta a perdonargli facilmente. La recensione di Hergest Ridge, ancora firmata da Marco Fumagalli, si pu leggere su Gong . Scrive Marco: Mike Oldfield ci regala proprio quello che il suo pigro pubblico gli chiedeva: una Tubular Bells riverniciata, unelegante sinfonia

Sera dottobre a Milano, cielo triste color piombo con prime autentiche spettacolari zaffate di smog... Millenovecentosettantaquattro. Il numero 3 del mensile Gong, rivista di musica e cultura alternativa, pubblica unintervista a Mike Oldfield. Il musicista inglese gi notissimo per la suite Tubular Bells di passaggio a Milano. Ha unaria da gesucristo sconvolto nella foto scattata quel giorno dal fotografo Roberto Masotti. Il cielo triste color piombo e le zaffate di smog, inavvertitamente futuriste, fanno da attacco al pezzo firmato da Marco Fumagalli. Tre pagine, un titolo arcano: Sapienza di unostrica, un Mirage di balsa ed un urlo al calor bianco. Mike Oldfield ha 22 anni. Quella sera dottobre Marco Fumagalli ne ha 19. Si avvia a diventare una delle firme pi note, lette e discusse del giornale. Morir nemmeno due anni dopo, ma della sua malattia - linfoma di Hodgkins - sa lui e sanno soltanto i pochi che lo conoscono. Nessuno tra i lettori che sincazzano per certi suoi giudizi sprezzanti sui Rolling Stones o i Pink Floyd, immagina ad esempio che certi curiosi articoli sulla macrobiotica e sulla medicina alternativa, tra i primi nel loro genere, pubblicati in quello stesso periodo, nascondano gli sforzi per tenere a bada dolcemente il male. Sono gli stessi lettori che resteranno congelati dal breve editoriale pubblicato su Gong dellaprile 1976. ...Da alcuni mesi un nostro compagno, il pi giovane di tutti noi, stava lottando serenamente contro un male implacabile.... Non i fascisti, non la polizia, nessuno degli orchi protagonisti dei pubblici necrologi di quegli anni, segnati dalla guerriglia di strada. Nello scritto, incorniciato in una pagina intera, c una frase: La morte sempre dietro di te - disse una sera a uno di noi - se ti volti di scatto puoi vederla. E puoi chiederle di non prenderti: prova a danzare, danza fino ad affascinarla. Marco figlio di una buona famiglia milanese, suo padre un chirurgo di fama. Ha due sorelle. Vive in una bella palazzina Liberty nascosta dietro un piccolo giardino. Si fatto un nome nella cerchia degli appassionati scrivendo recensioni di dischi rock e reportage sulla cultura alternativa pubblicate su Il Giorno da quando aveva 17 anni. Coccolato dal direttore Gaetano Afeltra e dal caporedattore degli spettacoli Giuseppe Barigazzi, due vecchie volpi

Il ragazzo che suonava le parole

ALIAS 11 AGOSTO 2012

(3)

GALLI

Chi sei, uomo? Chiunque avrebbe un po di timore reverenziale verso il Messia della Nuova Musica (davvero?)... il Luccicante Demiurgo di culture, sinfonie, aloni epici, rock implacabile, avanguardia
rigurgitante di citazioni colte e di scaltrissimi arrangiamenti. Tutto regolare, dunque: a scapito ovviamente - di qualsiasi sogno di musica fresca e viva, dellincanto di ogni molecola di suono che pure emergeva tra le righe del precedente intervento. Non c dubbio che Hergest Ridge sia un disco meno felice del precedente. Pi interessante il fatto che dal pi piccolo scritto di Marco non manca mai il campo lungo, il tocco appuntito della critica militante, lo stato delle cose, leco del dialogo ininterrotto con la comunit che sulle pagine delle riviste musicali dellepoca unisce ascoltatori, appassionati, critici, musicisti, trovando il suo punto dincontro nella Pagina della Posta. Quel sogno di una musica fresca e viva non una banalit doccasione. lutopia che anima un momento convulso culturalmente e politicamente. Laccenno al pigro pubblico ne , ovviamente, il rovescio della medaglia. A fine 1974 Marco entrato a Gong, promosso con lode nellaristocrazia della critica musicale italiana. Riccardo Bertoncelli gli fa da fratello maggiore. Riccardo il critico italiano pi visionario, zappiano e aristocratico nei gusti, crepuscolare nello stile, odiato e amato da lettori e musicisti. Giacomo Pellicciotti ha una formazione jazzistica, Peppo Delconte, solitario in redazione, taglia e ricuce i pezzi. Il fotografo Roberto Masotti, il direttore Antonino Antonucci Ferrara. Marco magrissimo, gentile, giovanissimo, col viso nascosto dietro grossi occhiali e i capelli lunghi. Ha laria della mascotte ma il ruolo non gli va affatto a genio. Gong ha una veste grafica innovativa, curata da Mario Convertino. Il primo numero ha in copertina un fotomontaggio con la faccia di Frank Zappa sul corpo nudo e opulento di una donna. I ragazzini che lo portano a casa hanno i loro problemi a nasconderlo dagli sguardi dei genitori, manco fosse Le ore. Dentro ci sono lunghi pezzi, pensose recensioni piene di riferimenti personali, sapienze iniziatiche, aggettivazioni ridondanti, dense cornici ideologico-culturali. In quella met degli anni Settanta la ricerca di una comunicazione radicale e non mercificata guarda con sospetto il rock inglese e americano. Gong scopre la musica cosmica tedesca, il folk revival europeo, Canterbury, il jazz creativo, lavanguardia cultural-politica italiana. Seguiamo i viaggi europei di Marco alla scoperta dei Popol Vuh, di Edgar Froese e Klaus Schultze, dei francesi Magma, del bardo bretone Alan Stivell. Riesco finalmente a raggiungerlo in una sera naturalmente gelida, vento e pioggia, in una piccola casa del quartiere Opera (...), scrive Marco di Stivell con un po ironia su quel gelo. Curiosamente, lo colpisce uno sguardo da pesce che contrasta con il suo magnetismo da palcoscenico. In breve ha acquistato pure una

certa spericolatezza linguistica: limpronta liceale lascia il passo a inflessioni beat. Senti leco delleccesso e del protagonismo dei critici superstar di Rolling Stone e del New Musical Express. Ma uneco lontana. Non c da copiare nessuno. Ricorda Bertoncelli, semplicemente, che il protagonismo della critica di allora, il suo linguaggio ridondante, derivava anche dal fatto di avere pochissime informazioni di prima

mano. Non restava che il corpo a corpo coi dischi. I dischi di Marco, dopo la sua morte, sono stati donati dalla famiglia alla biblioteca Sormani di Milano. Sono 1438, quasi tutti compresi tra il 1972 e il 1976. Marco arriva ad ascoltare (e recensire) Patti Smith e Bob Marley, a fiutare il vento che sta cambiando. Della prima nota che la base strumentale tenta di riproporre i nostri fantasmi 68. Del secondo storce un po il naso sul misticismo Rasta, un po naif. Troppo presto. Ha in casa le discografie complete di Bob Dylan, dei Rolling Stones, dei Pink Floyd. E sette antologie di Elvis Presley. Pi per motivi professionali, che altro. A volte si tradisce: Il primo assolo che avevo imparato a copiare sulla mia Eko Ricky Shayne era proprio quello di Soul Sacrifice. Santana a Woostock, 1969. In un pezzo sulla reumatologia dei Rolling Stones rievoca invece i primi faticosi tentativi damore per una ragazza norvegese che parlava una lingua incomprensibile ma che sorrideva sempre se suonavi Lady Jane. Quel lungo pezzo di demitizzazione dei vecchi catorci del rock, uno dei suoi pi belli e soprendenti, tradisce lossessione per il tempo che passa, che passato, che deve passare in fretta. Comincia cos: Ogni storia ha un inizio e una fine, milleseicento anni fa nel 1966 di fronte a una vetrina di metropoli - il proprietario figliodiputtana lasciava circolare solo chi comprava - cos naso schiacciato a un disco che suonava dentro, parlava di pillole madri menopausa. Nel 1966 Marco aveva 11 anni. Sembra inventarsi un abbandono delladolescenza pi cinematografico che altro: Per noi il salto era lasciare alle spalle intermilan e scassate feste pattypravo/cocacola con trepidi ingenui goffi baci e Drammi della Gelosia e inverosimili Avventure raccontate agli amici. La musica dei Rolling Stones, infine, per noi non era musica, ma un squarcio nella nebbia bianca della vita vissuta per la paura della Morte. Intanto, nellufficio della Ricordi, quella sera dottobre con Mike Oldfield succede qualcosa: Mike si fa tradurre la mia recensione sul primo numero di Gong, e manifesta il suo disappunto. Intellettuale io? Guarda, non ho mai ascoltato molta musica. I Beatles, certo, e Ravel (!) Lunica cosa che mi attragga veramente la musica popolare scozzese... adoro i Chieftains, adoro il suono della cornamusa. Il musicista che non ha voglia di giocare al gioco dellintervista poteva capitare. Allepoca ne capitavano di tutti i colori. Poteva capitare il musicista pigro, pigro cio stronzo, cio divo, comunque da unaltra parte con la testa. Marco annota: Mike parla con gli occhi bassi, trovando a scatti il coraggio di affrontare lo sguardo altrui. timidissimo, svogliato, e risponde alle domande nel modo pi piatto e convenzionale possibile. Ideale per distruggere qualsiasi mitologia sul personaggio, smontare qualsiasi feticcio. Marco parla bene inglese e francese. Non si d per vinto: Di fronte, il mio desiderio di creare latmosfera giusta: perch praticamente impossibile comunicare con un musicista nellopprimente situazione della conferenza stampa: strangolante ghetto di giochi mentali tra un musicista costretto a sentirsi tale, flashes di fotografi, registratori, scricchiolii di penne. Le persone si aprono davanti a spaghetti, serate/sbronza, lunghi viaggi in treno, comodi divani, luci basse. Tento di farlo sentire a suo agio. In quei pochi anni della sua breve vita, con laiuto della famiglia ha aperto un piccolo locale macrobiotico nel garage sotto casa sua. Si chiama La non-libreria, e diventa in breve un raffinato punto di incontro. Ristorante macrobiotico, meditazione trascendentale, concertini plananti, orientalia, madame e vecchi merletti, secondo una guida alla Milano alternativa di quegli anni. I suoi viaggi a Londra o Parigi, a vedere concerti o intervistare musicisti si alternano alla frequenza dei seminari di Michio Kushi e George Oshawa, luminari della macrobiotica. Sul Giorno racconta lumanit che affolla uno dei questi viaggi, in un articolo del dicembre 1974: Medici, madri di famiglia, ex hippies, ragionieri, ragazze dai lineamenti angelici costantemente senza scarpe, bambini troppo vivaci al seguito dei genitori, qualche ultrasettantenne

dagli occhi lucidi e brillanti. E qualche malato in cerca di una certezza che la medicina occidentale non ha potuto offrirgli. Traccia cos il suo anonimo ritratto nella folla. Lunghe cappe di disagio sulla sala. Lintervista sempre un gioco dazzardo: non crediate che esistano comunque ovvi punti di contatto tra le personalit di unartista e la vibrazione della sua musica, rischiate sberle inaudite. Eppure tra decine e decine di personaggi incontrati finora, in un campionario pi o meno edificante di squallore e pretesa genialit, pochi volti e mille maschere, Mike Oldfield sfugge. Non vuole essere coinvolto, non gli interessa la tua opinione. Vive su una frequenza assolutamente diversa, e nessuno riesce a comprendere quale. Ancora su Gong, ancora parlando di medicina alternativa, Marco racconta: Si pu guarire un tumore maligno, vi sono migliaia e migliaia di casi a proposito.... Sta parlando di s. Sta parlando daltro: Secondo lantica medicina tradizionale, larroganza lo stadio il pi difficile da curare. Larroganza. Unintervista di tre pagine che per quasi tutta la sua lunghezza racconta della difficolt di stabilire un rapporto umano con lintervistato, forse divo, forse soltanto scazzato, probabilmente lazzardo di unaltra epoca, la cronaca di un allegro fallimento giornalistico. Capita. Ma non c mai narcisismo nel lavoro di Marco. C invece un sacro rispetto nei confronti della sua missione per i lettori e per se stesso. Non era musica, - ricordate? - ma un squarcio nella nebbia bianca della vita vissuta per la paura della Morte. qui che allimprovviso succede qualcosa. Marco dosa con sapienza il colpo di scena. Poi la luce, improvvisa, tremenda: una frustata tragicomica: Esistono clubs di aeromodellismo o negozi ben forniti, qui a Milano? Mi faccio ripetere la domanda quattro volte, sono CERTO di aver capito male. Mike si infervora, sfoderando una pietosa mimica. S aerei radiocomandati zzzz ma senza motore, hai in mente gli alianti fffflop? Una volta erano di legno, si lanciano dalle colline e sssccc planano dolcemente. Tu li comandi: giri della morte oooaa, loopings." Per la prima volta c una luce tra i suoi denti: pesco tra nebulosi ricordi dinfanza un indirizzo ultile e glielo comunico, sperando ardentemente che la Luftwaffe nel 45 non abbia bombardato proprio quelledificio. Gioia. Voglio dire davvero: gioia. Mike, da questo momento un amico; ho trovato la strada che conduce alla sua disponibilit. Le vie del Signore Oldfield un malato del volo, ma non lo sapeva nessuno. La volta successiva che far capolino a Milano, ormai nelle vesti di una popstar da videomusica anni Ottanta, lo stesso suo discografico Angelo Vaggi lo accompagner a sorvolare la citt in elicottero. Esistono documentazioni fotografiche dellimpresa, piuttosto inutili. Per il momento si accontenta di essere accompagnato nel migliore negozio di aeromodellismo della citt, in via Durini. Marco, negli ultimi suoi pezzi, cita spesso storielline zen, come se fosse alla ricerca di una nuova cifra stilistica. con lo stesso sorriso zen che si scopre bambino assieme a Mike Oldfield e ai suoi aeroplanini. I Mirage di balsa del titolo. soltanto adesso che lintervista pu cominciare: Ma il silenzio? Mi sembra che il silenzio sia una forma ancora pi profonda di comunicazione... Mike mi osserva un attimo, forse interdetto. La sua timidezza, le sue paure si sono dileguate: e finalmente possibile accantonare accordi di quinta, Gibson e progetti futuri per parlare con sapienza/follia di persone. Il suo sorriso ora completamente diverso. Riflette. Maschere, contorsionismi dialettici, e monosillabi incolori non servono pi, finalmente S certo - si illumina - anche il silenzio meraviglioso...

GERENZA
Il Manifesto direttore responsabile: Norma Rangeri vicedirettore: Angelo Mastrandrea Alias a cura di Roberto Silvestri Francesco Adinolfi (Ultrasuoni), Matteo Patrono (Ultrasport) con Massimo De Feo, Roberto Peciola, Silvana Silvestri redazione: via A. Bargoni, 8 00153 - Roma Info: ULTRAVISTA e ULTRASUONI fax 0668719573 tel. 0668719549 e 0668719545 email: redazione@ilmanifesto.it web: http://www.ilmanifesto.it impaginazione: ab&c - Roma tel. 0668308613 ricerca iconografica: il manifesto concessionaria di pubblicit: Poster Pubblicit s.r.l. sede legale: via A. Bargoni, 8 tel. 0668896911 fax 0658179764 e-mail: poster@poster-pr.it sede Milano viale Gran Sasso 2 20131 Milano tel. 02 4953339.2.3.4 fax 02 49533395 tariffe in euro delle inserzioni pubblicitarie: Pagina 30.450,00 (320 x 455) Mezza pagina 16.800,00 (319 x 198) Colonna 11.085,00 (104 x 452) Piede di pagina 7.058,00 (320 x 85) Quadrotto 2.578,00 (104 x 85) posizioni speciali: Finestra prima pagina 4.100,00 (65 x 88) IV copertina 46.437,00 (320 x 455) stampa: LITOSUD Srl via Carlo Pesenti 130, Roma LITOSUD Srl via Aldo Moro 4 20060 Pessano con Bornago (Mi) diffusione e contabilit, rivendite e abbonamenti: REDS Rete Europea distribuzione e servizi: viale Bastioni Michelangelo 5/a 00192 Roma tel. 0639745482 Fax. 0639762130 abbonamento ad Alias: euro 70,00 annuale versamenti sul c/cn.708016 intestato a Il Manifesto via A. Bargoni, 8 00153 Roma specificando la causale

In copertina una elaborazione grafica di una foto di Johnny Cash

(4)

ALIAS 11 AGOSTO 2012

CONSIGLI PER GLI ASCOLTI DI FERRAGOSTO, ANTI-RIGORE E IDEALI PER UNA RIPRESA PERFETTA. ANCHE PER CHI RESTA IN CITT

LALBUM DELLE VACANZE

DEAD CAN DANCE

La rinascita di unemozione

Niente spread, bond o Btp. Gli unici titoli che funzionano sono quelli che risuonano nei lettori mp3. Tra i pi quotati nu jazz, pop, indie rock, soul, reggae... Alla faccia della crisi

Mai come questanno scegliere il disco che ci accompagner per questo scorcio di stagione estiva che ancora ci rimane da vivere risultato facile e, se vogliamo, per quel che riguarda chi scrive addirittura scontato. Lo abbiamo deciso ormai da pi di un mese, da quando in una calda giornata, in quel di Chicago, abbiamo ricevuto dalla 4Ad (letichetta inglese nota per aver contribuito fortemente al sound pi

cupo degli anni Ottanta e che distribuisce il disco in questione) il link per scaricare il nuovo album - a distanza di ben sedici anni dal precedente - dei Dead Can Dance, Anastasis. Disco che certifica la riunione del duo Brendan Perry-Lisa Gerrard, una delle formazioni da noi pi amate in assoluto, e il cui titolo - Anastasis significa pi o meno rinascita - a sua volta certifica le intenzioni di aprire un nuovo capitolo di una storia musicale tra le pi emozionanti e originali della musica contemporanea. Lapproccio allascolto stato pieno di tensione, la paura che le aspettative potessero essere in qualche modo deluse albergava nel nostro io... ma tutto svanito con le prime note di Children of the Sun, il brano che apre questo splendido, perch di questo si tratta, lavoro del sodalizio anglo-australiano. Un ritorno coi fiocchi, un disco che li riporta a unessenzialit stilistica, scevri dalla ricerca quasi spasmodica che aveva contraddistinto la loro ultima fatica, Spiritchaser (era il 1996). In Anastasis c tutto il Dead Can Dance pensiero, c la parte pi classica nelle mani di Perry e della sua voce

profonda come gli abissi marini, e c la parte, chiamamola folk o etnica, rappresentata da Lisa Gerrard e dal suo cantato lirico e personalissimo. Una prova magistrale, lennesima, e otto brani che saranno la colonna sonora della nostra estate (e siamo sicuri anche delle stagioni a seguire) e che ci sentiamo di consigliare caldamente (?!) a tutti! (Roberto Peciola)

DISCHI
CAN

PER L
Capolavori ritrovati
Ora che anche il futuro non pi quello di una volta, ammesso e non concesso che ci sia un futuro, in un Paese in cui trionfa un'idea neoliberista che assomiglia tragicamente all'aforisma di Kraus, una malattia che crede di essere la propria cura, forse il caso di rivolgersi a un futuro preistorico, per consolazioni sonore estive. E senza nessuna tentazione regressiva o misoneistica, in quel preistorico. Un futuro anteriore e preistorico della musica lo inventarono oltre quarant'anni fa i magnifici Can, quando ancora c'era una Germania in pi e una Merkel al potere in meno. In perfetta e ignara coincidenza con le idee che stava mettendo in pratica dall'altra parte dell'Oceano il signor Miles Davis, i Can si inventarono un rock futuribile e primitivo, avanzatissimo timbricamente e armonicamente prosciugato all'osso, uno scheletro tanto saldo quanto inquietante. Il meccanismo dell'iterazione variata che Miles metteva in pratica in On the Corner e Big Fun, insomma, su un impianto apparentemente rock. Qualche anno fa arrivato un primo cofanetto che raccoglieva schegge live, un ponderoso libro sulla band, una videocassetta. Adesso il turno del Sacro Graal, con i Lost Tapes ritrovati negli archivi dello studio dove i Can incidevano. C'erano scaffalate in bobine trenta ore di musica inedita, e tre, quindi la scelta della scelta, le ritrovate nei Lost Tapes. Un range temporale di nove anni, tracce dal vivo, tracce in studio che appaiono come piccoli miracoli, e chiss perch scartate, colonne sonore mai ascoltate prima. C' il vocalist Malcolm Mooney, che poi riapparve solo a fine carriera, c' l'atarassico e magnifico Damo Suzuki. Se vi capita di ascoltare qualcosa di nuovo nel rock di oggi mettetevi tranquilli: i Can lo avevano gi inventato, un futuro fa. (Guido Festinese)

VIJAY IYER TRIO

ALAN LOMAX

Ricostruzioni in velocit
Accelerando (Act) del pianista indoamericano Vijay Iyer con il suo trio risponde a un ipotetico (ideale?) identikit di album estivo. In primo luogo un disco immerso nei nostri tempi affannosi (accelerando) che da un lato accetta e dallaltro critica provando a trasformarli. Di forte impatto fisico, a tratti ruvido nella sua essenzialit di piano-contrabbasso (quello materico di Stephen Crump)-batteria (quella poliritmica di Marcus Gilmore), lalbum si impone allascolto per il mescolarsi di formule improvvisative reiterate, scansioni inconsuete, groove, brani che spaziano pur legati da un filo conduttore. Il legame, estivo, fa ampio riferimento al corpo, con Iyer che teorizza e pratica una musica che viaggia e comunica da corpo a corpo, che prescinde dalla divisione matematicocronometrica del tempo per privilegiare quella psicologico-emozionale dellesperienza. C nulla di pi vacanziero di una pi accentuata dimensione corporea, della diversit nella percezione del tempo? Il suo dilatarsi, restringersi, intensificarsi, spesso brillantemente, opera del trio. In pi la musica nasce dalla danza del corpo, dal ballo, dallazione: il brano Accelerando lultimo movimento di una suite composta per la coreografa Karole Armitage; chiude lalbum The Village of the Virgins scritto da Duke Ellington per il suo balletto The River. Ci sono, inoltre, le geometrie astratte di Henry Threadgill (Little Pocket Size Demons) e il bop sofisticato e lunare di Herbie Nichols (Wildflower) pi altre cinetiche composizioni del pianista, uno dei riferimenti del nuovo jazz americano. Corpo, tempo, danza e movimento trasudano anche dallennesima versione di Human Nature, resa famosa da Michael Jackson, ripresa da Miles Davis e per Vijay Iyer una sorta di standard contemporaneo da de/ricostruire. (Luigi Onori)

Luniverso in un nastro
La raccolta digitale The Alan Lomax Collection from the American Folklife Center - in download su iTunes e altre piattaforme digitali realizzata sotto la direzione di Don Fleming musicista, produttore discografico e direttore esecutivo della Association for Cultural Equity - raccoglie 16 brani inediti o in versioni mai pubblicate prima provenienti dai diversi teatri di ricerca delletnomusicologo americano Alan Lomax (Stati Uniti, Gran Bretagna, Spagna, Unione Sovietica, Italia, Caraibi e alcune regioni dellAfrica) e realizzati nellarco di tempo 1947-1982. Lobiettivo primario della Association for Cultural Equity di restituire la musica registrata da Lomax alle comunit di appartenenza ripagando gli eredi con i diritti dautore derivanti dalla vendita di quelle incisioni. Scorrendo tra le tracce emergono nomi che illuminano sulla enorme vastit dei repertori quasi sempre sconosciuti prima dellarrivo di Lomax. Jean Ritchie, la cantautrice nativa del Kentucky, suonatrice di dulcimer che fu raggiunta dalletnomusicologo negli anni Trenta e solo dopo quel contatto scopr che la musica che interpretava si chiamava hillbilly. Texas Gladden, moglie di quel Hobart Smith che con Ed Young realizz numerose registrazioni per Lomax anchesse presenti qui. Gli italiani Trallaleri di Genova, esecutori di una forma musicale vocale tipica del genovese. Dal contesto caraibico Neville Marcano noto come The Growling Tiger (La tigre che ringhia). Nellelenco fa capolino anche quel Mississippi Fred Mc Dowell che Lomax incontr a Como, cittadina dello stato americano, nel 1959 realizzando le prime incisioni dellallora ignoto bluesman che si rivel in seguito un interprete deccezione del Delta sound cui hanno guardato negli anni Rolling Stones con la celebre cover You Gotta Move, Aerosmith, Jon Spencer Blues Explosion e Jack White (per citarne alcuni). (Simona Frasca)

TEHO TEARDO

La notte che mor la repubblica

Un disco di oggi, per ricordare unestate di qualche anno, lestate del 2001, lestate del G8 a Genova: 20-22 luglio, cortei pacifici da un lato, mattanza cilena dallaltro, quando muore ignominiosamente la repubblica, per citare i versi di un illustre poeta, Mario Luzi. Diaz il film di Daniele Vicari e Diaz il titolo del cd che presenta lintero soundtrack, opera di Teho Teardo pubblicata da Edel. Lalbum funziona anche senza le immagini, perch la musica ben congegnata sui ritmi dellascolto e dellevocazione, come accade, nel passato e nel presente, ai grandi compositori che sanno lavorare con il regista e per il cinema, inventando i suoni in dialettica al segno visivo. Teho Teardo che, nello scrivere per lo schermo, lavora sempre su pellicole dimpegno (civile e politico), in Diaz crea quattordici brani sospesi tra industrial, minimalismo e melodia, affidandosi alle cure del Balanescu Quartet, della violoncellista Martina Bertoni, di unorchestra darchi (e persino di Tricky nel finale). Si tratta di una terapia durto, dove gli strumenti vengono graffiati, cio adoperati con le unghie, per sostituire cadenze e sincopi, trasferendo in un luogo immaginario i congegni psicologi che portano alle tensioni musicali e al raffronto suono/immagine. Del resto la musica di Diaz viene realizzata, stando alle dichiarazioni dellautore, solo dopo aver letto la sceneggiatura e immaginando come potesse prendere forma una realt cos cruda e spietata come quella descritta. Ho sentito la necessit di indagare il tempo prima e dopo i pestaggi, due momenti il cui intervallo mi pareva eterno. E non a caso le linee melodiche narrano listante fermo e immobile di unestate dove uomini liberi /che volontari si adunarono/ per dignit e non per odio/decisi a riscattare/la vergogna e il terrore del mondo. (Guido Michelone)

ALIAS 11 AGOSTO 2012

(5)

La maturit anticonformista

The Cherry Thing (Smalltown Supersound) segna il ritorno di Neneh Cherry. Non solo sulle scene, a una quindicina d'anni dall'ultima sortita. Perch un disco cos pare un salto carpiato all'indietro eseguito con grazia potente, un ascesso inaspettato di giovane e impensierita freschezza che riconnette CHERRY & THE THING la cantante svedese al 1980 o gi di l, dalle parti dei suoi esordi. E malgrado la prossimit al punto di partenza, suona maturo come un punto di arrivo, perch di strada Neneh Cherry ne ha fatta tanta, solo che non era dritta n pianeggiante. Piaccia o no, le tante vaghezze, strizzatine d'occhio, piacionerie proliferate nel mezzo del suo cammino evaporano d'incanto nei paesaggi duri e ventosi che il gruppo scandinavo The Thing gli crea attorno. Un piccolo e detonante organico (sax, contrabbasso e batteria) che mette la confidenza acquisita con il free e la musica improvvisata al servizio di una forma canzone ossuta, lacerata, depurata di ogni tentazione nostalgica. I Suicide di Dream Baby Dream si ritrovano reincarnati nel dialogo con un baritono che si alza come una spirale di fumo dolciastro, l'Ornette Coleman di What Reason viene spiegato ai popster, Too Tough to Die chiama in causa Martina Topley-Bird che di Neneh sarebbe in teoria un'erede, Dirt degli Stooges un pugno in faccia alla prosopopea mistificatrice del rock, Golden Heart rende un omaggio telefonato al convitato di pietra Don Cherry. Il terzetto prende nome, ispirazione e visione di gioco proprio dal trombettista. E lui di Neneh stato padre acquisito oltre che complice occasionale. Proprio ai tempi dei Rip, Rig + Panic, la band (una delle tre costole, con i Pigbag e i Maximum Joy, generate dal Pop Group) in cui Neneh Cherry sbocciava, miscelando punk, funk e jazz radicale, con un'Africa idealizzata ma nientaffatto conformista sullo sfondo. (Marco Boccitto)

BALDI & FAGGELLA

Connubi elettrizzanti
Giorgio Baldi (collaboratore storico e produttore di Max Gazz) e Luca Faggella hanno iniziato la loro collaborazione con lo splendido e intenso album solista del cantautore-poeta livornese Ghisola (Goodfellas, 2010). La collaborazione si fatta pi stretta in Tradizione elettrica (sempre edito da Goodfellas), scritto (testi di Faggella e musiche di entrambi) e realizzato in duo. Questo nuovo cd interamente suonato dagli stessi Baldi (chitarre elettriche, basso, synth, loops, cori) e Faggella (voce, chitarre elettriche e acustiche, basso), con alcuni collaboratori (Yussef Stalingrado alla batteria) e degli ospiti importanti su alcuni brani come Max Gazz al basso in Vipere e nella traccia che d il titolo allalbum, o Stan Ridgway e Pietra Wexton su Olimpia. Dieci brani per 38 minuti di musica dove la canzone d'arte diventa rock, viaggia mano nella mano con un rock elettrico. La bella voce impostata di Faggella e l'energia musicale di Baldi. Si va da Ciampi (al quale Faggella rende di nuovo omaggio, cantando nell'ultima traccia del cd Va) a una musica che guarda alla punk-wave americana e inglese. Proprio come lascia presagire il titolo dell'album, Tradizione elettrica. Un connubio intrigante e stimolante. In copertina un'illustrazione di Paolo Guido intitolata Titor ritrae un bambino astronauta che gioca a dadi. Per impreziosire un album che gi un gioiello. Da ascoltare e riascoltare. (Gabrielle Lucantonio)

LESTATE
CESARE PICCO GIOVANNI SALVIUCCI

DIRTY PROJECTORS

Il richiamo del pianoforte


Cesare Picco un musicista jazz, ma anche raffinato pianista/compositore. Se si ascolta Piano Calling (Sensibile) se ne ha la certezza: la sua arte disciplinata, non ignara del bel tocco, evenienza solitamente rara nei pianisti jazz, che invece prediligono unarticolazione slegata, una sorta di portato che minimizza il range dinamico. Dal bel tocco jazzistico promana una delle qualit non secondarie di questo disco esplicito, solare, magico: ovvero una padronanza esecutiva che si trasforma in delicatezza timbrica. Linee primarie, tematiche, appaiono senza sforare, perch la prospettiva costruita sfumando i livelli inferiori, e non forzando in modo innaturale il canto. Cos i temi, gi belli, sono godibili anche sotto la prospettiva del suono, grazie alla dinamica recuperata dal controllo del livello medio. Laltra qualit del cd tipicamente compositiva, oseremmo dire scritturale, anchessa rara nei jazzisti, per i quali talvolta la componente improvvisativa indulge in cedevolezze che sfiorano lincidente (ci vengono in mente le insopportabili gigionerie di altri italiani). La costruzione di Cesare Picco invece in costante crescita, ha uno stile inconfondibile. Cos, la sua musica una sorta di dono, perch emozionante ma strutturata; improvvisativa ma con molteplici piani dascolto. In Piano Calling compare poi la garbata sinergia con lelettronica: un codice morse che letteralmente lancia segnali, nel primo e nellultimo brano. Credo sia il segno di una svolta introspettiva, bench il resto dellalfabeto di Cesare sia in evidenza, nel mezzo, e voglia arrivare a tutti. La vera rivoluzione delle arti, oggi, davvero nella combinazione tra semplicit e capacit di comunicazione. Parafrasando Deleuze, ascoltare significa sempre seguire una linea magica.... (Girolamo De Simone)

Il dimenticato del ventennio


Nella nostra storia civile, culturale e didattica, spesso siamo stati abituati a prendere come spiriti direttivi una serie di personaggi, fra marinai, uomini di legge e artisti, persone dal profilo rassicurante, certi di un tacito proseguo di una cultura romantica eternamente verdiana. Cos, nel ventennio fascista anche il regime pi marxista della storia (nel senso dei fratelli Marx) aveva i suoi grandi artisti e compositori, fra tutti il caro estinto Pietro Mascagni e poi, alla rinfusa, Ildebrando Pizzetti, Alfredo Casella (questi ultimi due erano ideologicamente distanti dalla stupida follia mussoliniana). Poi cera tutta una serie di compositori che sia al tempo eterno che a quello infinito, sarebbero non passati nella memoria collettiva. il caso di Giovanni Salviucci, sfortunato in tutti sensi, soprattutto perch smise di vivere in questo mondo allet che fa bestemmiare gli dei, ovvero i trentanni. Salviucci per ebbe la mano forte di scrivere musica in senso moderno, superando lempasse respighiano e prendendo linfa vitale dal jazzato Casella. Esce ora per leditore attivista Nota di Udine un cd book, interamente dedicato a Salviucci, e infatti sintitola nellessenza dei termini: Giovanni Salviucci 1933-1937. Neanche un decennio in cui per il nostro produce musica infinita, quasi fuoriuscita da un personaggio che sapeva di avere pochissimo tempo per restare nella memoria. Sicuramente sar rimasto nella memoria della figlia Giovanna Marini che, sicuramente da cotanto padre ha ereditato lestro modernista e sperimentale. Nel cd book si potranno ascoltare 4 storiche registrazioni: Serenata per 9 strumenti, Alcesti, Introduzione, Passacaglia e Finale, Sinfonia da camera. Le interpretazioni eccezionalmente stupende, sono tratte dagli archivi Rai con direttori dellintelligenza di Gianandrea Gavazzeni, Pietro Argento e Franco Caracciolo a capo degli allora quattro complessi sinfonici della Rai. (Marco Ranaldi)

Poeti, cantanti e navigatori


Tipici esponenti - ormai, sono dieci anni che esistono - della scena di Brooklin/New York, quindi hipster e ciclisti dentro, fichissimi nella ricapitolazione delle proprie influenze (Rod Steward anni Settanta e Blind Wille Johnson, dichiarati di recente al New York Times), collaboratori di Bjrk e David Byrne tra gli altri negli anni, ma in fondo locali e idiosincratici come una vecchia vignetta del Newyorker, i Dirty Projectors e il loro leader-autore Dave Longstreth esemplificano bene lossessione per la complicazione armonica e ritmica che da quelle parti ha gi prodotto in sequenza il be-bop e i Talking Heads, per dire. Cos in questo loro settimo album, Swing Lo Magellan (Domino/Self), levocazione degli arpeggi delle chitarre centroafricane, condivisa da tempo coi concittadini Vampire Weekend, si sposa nuovamente (come gi nel precedente ottimo Bitte Orca) al rigoroso lavoro sullarmonia vocale e lorchestrazione, tra Gerswhin e Brian Wilson, specie Brian Wilson. Sorretta e deragliata da un intero trio vocale femminile (capitanato da Amber Coffin) la voce di Longstreth invita lascoltatore a veri numeri da equilibrista, fino a mascherare lobiettivo minimalismo della strumentazione dietro una specie di estasi sinfonica, di gospel da cameretta, mai tuttavia fine a se stessi, qua e l persino canticchiabili con una certa soddisfazione. Longstreth ha una vocetta nasale, piena di sarcasmo. Regala per lo pi storielle strampalate: il Magellano del titolo si aggira per strada con mappa e compasso, guardando a ovest, inutilmente; loperaio di Just Like Chevron muore sul lavoro mandando a dire alla fidanzata che sta pregando comunque per il luminoso futuro della ditta; nellininterrotto dialogo con le ragazze del coro, Longstreth infine si prende in giro da solo, dichiara morta la morbida poesia dei martiri, e si fa rispondere uh ma che cavolo significa. No no, niente. Ma lasciatelo divertire. A New York si fa cos. (Alberto Piccinini)

BOBBY WOMACK

Il coraggio dellattesa
Sia lode a Damon Albarn che pur con le mani in pasta a mille progetti, ha avuto l'onore e il merito di riportare in uno studio di registrazione - dopo qualcosa come 18 anni - uno degli autori, musicisti, interpreti di black music pi innovativi della scena americana, Bobby Womack. Scoperto da Sam Cooke - scusate se poco - ha disseminato i Sessanta e i Settanta di pezzi memorabili interpretati dai Rolling Stones (It's All Over Now) o canzoni come What Is This (1968), It's Gonna Rain e More Than I Can Stand, oltre a una serie di progetti nei Settanta (con George Benson, Wilson Pickett) tutti caratterizzati da una qualit ai livelli di superstar come Marvin Gaye e Curtis Mayfield. Seppur minato da una serie di malanni che non gli lasciano una totale autonomia, Womack riesce a essere parte integrante di un progetto, The Bravest Man in the Universe (Xl Recordings) che Albarn, i musicisti e i collaboratori gli hanno cucito addosso. Un esperimento in cui la vecchia scuola soul si lascia contaminare dall'elettronica, e se in qualche frangente il controllo rischia di sfuggire di mano, in soccorso arriva proprio la voce sofferta ma ancora emozionante del cantante di Cleveland a tenere in equilibrio il tutto. Quello che vorreste ascoltare in una giornata d'estate qui, liofilizzato in dieci canzoni: i suoni caldi della title track che apre la scaletta e si salda con la successiva Please Forgive My Heart - dove il riferimento evidente il vintage alla Play di Moby. E ancora, la notturna Whatever Happened to the Times (dietro c' Richard Russell, che lavor con Gil Scott-Heron) e infine l'affascinante e inaspettato duetto con Lana Del Rey - la nuova regina del pop virtuale - Dayglo Reflection, cos straniante da risultare incredibilmente avvolgente. Quattro minuti da incanto in un album che difficilmente si far dimenticare. (Stefano Crippa)

(6)

ALIAS 11 AGOSTO 2012

BRENDAN & LISA, BOBBY & NENEH, LANNO DEI GRANDI RITORNI

LALBUM DELLE VACANZE

Un banlieusard della parola

In Francia il rapper del momento. Nel suo ultimo album, Noir dsir, Youssoupha fa una dichiarazione damore agli abitanti dei quartieri sensibili, denuncia lingiustizia in Palestina, prende le distanze dai rapper che aspirano solo alla Porsche Cayenne, punzecchia i benpensanti e i poteri forti che tentano di reprimere YOUSSOUPHA il rap, non dimentica le radici di Martin e Malcolm e le sue origini congolesi, lancia due frecciate in una, quando nomina il presidente Nicolas Berlusconi e dichiara di non voler pi vedere i fascisti pedagoghi. Questo e tanto altro lo dice rappando sia con durezza, sia con romanticismo su basi che sconfinano spesso nel pop. E senza mai dimenticare che ogni parola ha il suo valore e ci si pu anche autocelebrare ma nel contempo prendere posizione. La parola pi ricorrente alla fine sembra essere amour e fa il suo effetto per uno dei rapper pi esposti in Francia per impegno, coraggio e coscienza. Quando lo intervistano, le dichiarazioni di questo artista trentaduenne non sono proprio scontate: Con il tempo mi sono reso conto che gli autori che mi hanno appassionato, su cui ho passato notti intere a sgobbare, come gli illuministi, avevano una visione dellumanit che escludeva i neri. Si dir che era il contesto dellepoca ecc... Me ne fotto: mi infastidisce che questi libri ci siano venduti come cose esclusivamente geniali che hanno cambiato il mondo, ha dichiarato a Libration. Un messaggio non solo per la Francia profonda e i tanti francesi di origine africana ma per tutta la societ civile transalpina. Il disco risale a prima dellelezione di Hollande ma sono pi di trentanni, dal primo presidente socialista, che i quartieri sensibili aspettano cambiamenti. I rapper non fanno altro che dare voce prima di tutto a questa Francia banlieusard. (Luca Gricinella)

FAUSTO ROMITELLI

Sconosciute meraviglie
A dire il vero questo lanti-disco per lestate. Prima di tutto un vinile, insomma un ellep. Metterlo in borsa nel viaggio per spiagge e cime inviolate gi un problema. E poi, dove ascoltarlo? A Ibiza o a Rimini si potrebbe provare con i piatti o giradischi o turntable dei dj delle locali discoteche. Uhm, un po laborioso. Lideale sarebbe che i suddetti dj lo infilassero in un set eclettico. Chiss che effetto farebbe. musica di un lento transitare di suoni di strumenti acustici che assumono a tratti la valenza di suoni sintetici (un marchio di fabbrica dellautore, gi ben udibile qui in unopera che nasce pi accademica di quelle della maturit), in attenta/acuta polifonia, per i territori dellangoscia. Vitale, urbana, dislocata, mobile. Su un fondo persistente cupo di suoni dassieme nel grave e rintocchi di pianoforte nel grave. Meraviglia sconosciuta di Fausto Romitelli: Nellalto dei giorni immobili (1990). Un procedere senza tempo. Un tessuto di suoni di altezze incerte, cangianti. Un affollarsi di lucide visioni in un clima espressionista/psichedelico. Questa composizione per flauto, clarinetto, pianoforte, violino, viola, violoncello stata eseguita a Milano il 20 novembre 1994 durante la quinta edizione del festival Nuove Sincronie dallEnsemble Zagros e per loccasione Romitelli ha aggiunto una parte di contrabbasso. La registrazione, di valore a dir poco storico, esce su etichetta Altremusiche e occupa i primi 8,58 minuti dellellep. La rimanente mezzora circa comprende quattro lavori di remix sullo stesso brano di Romitelli. E sono gran buoni pezzi. We Are Lost di Andrea Mancianti e Dallalto dei giorni immobili di Diego Capoccitti richiamano loriginale, After Fausto di Neil Kaczor e Exurdans eclipsis 7d4 di Wk569 se ne allontano. Tutti sono immaginifici. (Mario Gamba)

DISCHI PER LESTATE

RAIZ&RADICANTO

CLUB DES BELUGAS

TRES

Da Napoli a Bari, ritorno a Casa


Lincontro tra Raiz (Rino) e il gruppo barese dei Radicanto risale a qualche anno fa; cos dopo varie collaborazioni assieme, di palchi calcati, esperienze vissute, Raiz & Radicanto decidono di fissare in dodici fotogrammi sonori le loro peregrinazioni acustiche intorno al bacino del Mediterraneo, che pescano per lo pi nel repertorio scritto e (cantato) dallartista partenopeo nel corso della sua carriera artistica (pi tre tradizionali di diverse culture). Casa (Arealive-Pugliasound/Edel), accoglie la passione antica verso certe sonorit, che risale ai tempi in cui Raiz era il vocalist degli Almamegretta, collettivo aperto tanto a una sorta di dub-poetry napoletana, quanto agli istinti mediterranei, e a una black music senza frontiere. Col passare degli anni Rino (Raiz) sembra (ri)scoprire sempre pi quella tradizione un tempo quasi disdegnata, ripudiata, guardando ora dritto nella direzione di Sergio Bruni, sia nello stile interpretativo, che in quello vocale, a quella drammaturgia popolare napoletana da cui, da ragazzo, prendeva le distanze. Raiz, compie allora, con laiuto dei Radicanto, unoperazione coraggiosa, spogliando del polmone dub, del basso panciuto, dei riverberi vaporosi, dellandamento molleggiato, i brani scelti dal repertorio degli Almamegretta (Gramigna, Respiro, Catene, Nun te scurd), trasformando il suo fluido toasting, il suo languido poeteggiare su quella musica di ispirazione giamaicana, in micromelodie, microintarsi, microfratture, intrecciate di cantighe sefardite, folate flamenco, schizzi di fado e musica balcanica, conditi dalla grana pastosa del suo particolarissimo timbro vocale. Nun te scurd, versione chitarra e mandolino, risuona tra rivoli di romanticismo e scampoli di impegno sociale, Pe dinnt e viche addo nun trase o mare, in cui Napoli un coacervo di suggestioni mediorientali, tra le riletture pi riuscite del disco. Unico neo: la scaletta (Scegli me accanto a Nun te scurd?!) che lascia fuori piccoli vanti di uno scorcio incoraggiante di musica italiana degli ultimi ventanni. (Grazia Rita Di Florio)

La Germania guarda avanti


Si intitola Forward (Chinchin Rec/ Artcore) il nuovo, sesto disco dei Club Des Belugas. il progetto tedesco che meglio di altri ha ridefinito il concetto di nu jazz, non lasciandosi tentare da oziosi strumentali ma preferendo melodie solide, canzoni canzoni e voci voci. Merito soprattutto di Brenda Boykin, tra le migliori jazz vocalist oggi in circolazione e a tutti gli effetti ormai un membro della famiglia. Il suo scat in Straight to Memphis un capolavoro, con sotto chitarre surf, bossanova insistente e rimandi vocali al mondo del rock'n'roll, in particolare a quelle espressioni verbali che hanno fatto la storia del genere: be-bop; wham bam ecc. Va in scena la festa di Elvis, Gene Vincent, Little Richard e dintorni. Rispetto ai lavori passati c' un riposizionamento pi pop, delicato e d'ascolto. Si avverte dal singolo scelto per lanciare il disco: Save a Little Love for Me affidato all'israeliana Ester Rada (il rimando ai mondi di Adele immediato). Si avverte dall'ultima porzione di cd, tutta a lume di candela. Tra le impennate il cha cha cha di I Shouldn't I Wouldn't a nome JoJo Effect, altro progetto del giro, con Anne Schnell alla voce e remix dei Club Des Belugas; Forward affidata a Jen Kearney che assomiglia tanto a Kylie Auldist; All Aboard con presenza di Iain Mackenzie, voce maschile della gang. Quest'ultimo pezzo il punto pi electro-swing a cui il gruppo si spinto. Tra i remix Peanut Vendor di Anita O'Day, ma ormai siamo fuori tempo massimo per puntata latin cos pura, retr e anni Novanta. Rispetto a connazionali electro swing/gospel come David Hanke (Renegades of Jazz) o agli inglesi Skeewiff, i Club Des Belugas mantengono la coerenza nu jazz degli esordi ma i nuovi spunti di Forward sono perentori: nel prossimo disco tutto potrebbe cambiare. (Francesco Adinolfi)

Destrutturazioni a sorpresa
Che la vostra estate sia tra sabbia e scogli o piuttosto tra urbane lingue d'asfalto di citt semivuote, poco cambia. Fatevi sorprendere da un bel disco. La musica forma di comunicazione all'ennesima potenza, che riesce a far virare in meglio anche l'umore pi nero. Come accade in questa circostanza: un incontrovertibile senso di sorpresa arriva dai Tres. Loro sono Roberto Luti (chitarra), Simone Luti (basso) e Rola Cappanera (batteria), musicisti livornesi che vedono pubblicato dalla Inconsapevole Records il loro primo disco. Undici strumentali dove post rock, stoner e sonorit afroamericane si fondono tra loro a meraviglia. Un disco che racconta di una band, First Experience, che tra il 1990 e il 1994 fece oltre 400 concerti incluso aprire per B.B. King al Pistoia Blues. Erano sempre loro, talentuosi adolescenti che si divertivano da matti durante il liceo. E oggi altrettanto: tornano assieme dopo anni, complice il rientro del chitarrista da New Orleans dopo un lungo soggiorno in cui l'obiettivo era scoprire la matrice del suono afroamericano. Fissano nel tempo con questa registrazione un'alchimia entusiasmante, mai banale, tantomeno derivativa. Dentro potete trovarci davvero tanto, a ognuno di voi la bellezza di scoprire cosa. L'unico riferimento che vi diamo, non nei suoni ma nell'approccio sincero e libertario alla costruzione dell'idea, quello di Catch My Shoe degli olandesi The Ex. Valore rilevante quello di poter creare un disco senza remore commerciali o direttive discografiche. Per questo il lavoro in oggetto suona fresco ed esuberante anche dopo molteplici ascolti. Comprova ne l'unica traccia non autografa, una Hey Joe completamente destrutturata e irriconoscibile. Destare sorpresa il sale delle dinamiche interpersonali. Loro ci sono riusciti. (Gianluca Diana)

ALIAS 11 AGOSTO 2012

(7)

(8)

ALIAS 11 AGOSTO 2012

BUON SANGUE NON MENTE. O FORSE S. NEL MONDO DEI SUONI SONO MOLTEPLICI GLI ESEMPI DI FIGLI CHE HANNO SEGUITO LE ORME D

DINASTIE MUSICALI
di GUIDO MICHELONE

Nel maggio scorso fa il giro del mondo la notizia di una reunion dei Beatles un po particolare: non gli ultimi due superstiti, Paul e Ringo, ma quattro dei figli (anche di John e George), ovvero James McCartney, Sean Lennon, Dhani Harrison e Zak Starr (lunico, a quanto pare, in disaccordo); ma di riserva ci sarebbe il fratello Jason Starr, anchegli batterista. Del resto chi pi chi meno, aggiungendo pure Julian Lennon, gli eredi dei Fab Four tentano gi da anni la carriera musicale con alterne fortune, senza mai raggiungere i picchi creativi non solo del gruppo ma nemmeno dei singoli scarafaggi inconsciamente orfani di Revolver o Sgt. Pepper. Quella tra padri e figli del resto una vicenda arcana nella storia della musica, che affonda le radici - quasi in senso dinastico - nellidentit del linguaggio sonoro medesimo: ovunque, nelle culture popolari e in quasi tutta la musica classica extraeuropea, le conoscenze musicali passano attraverso una trasmissione orale allinterno del focolare domestico, per essere quindi condivise da un comunit pi allargata (villaggio, trib, citt, regione). Questa prassi, in molti casi, rimane invariata anche quando lera contemporanea inventa la riproducibilit tecnica dellopera darte, per dirla alla Walter Benjamin. Laddove lindustria discografica prende il sopravvento su ogni altra esperienza diretta, nel corso del Novecento, resistono ancora identit familiari in grado di educare alle sette note le nuove generazioni: nella cultura afroamericana frequente il caso di predicatori - come ad esempio il reverendo Cecil Franklyn - che abituando i figli ai cori di chiesa (il gospel), viene creato un bagaglio estetico-culturale da cui magari i giovani si staccheranno, pur preservando pi o meno consciamente forme e contenuti di quelle stesse musiche rituali: il soul della figlia Aretha Franklyn non altro che una laicizzazione pi ritmata del vecchio spiritual intonato a messa dieci, ventanni prima (al quale peraltro lei stessa ritorna con due album tributo strepitosi). La storia delle dinastie musicali dunque compresa, bench riducibile a tre situazioni-base. La prima riguarda limportanza del genitore che non viene scalfita dagli eredi che ne proseguono lattivit: la dinastia Bach, dal Cinquecento al Settecento, comprende ben diciassette musicisti tra cui il celeberrimo Johann Sebastian che, da due mogli, ha venti figli, cinque dei quali insigni compositori, bench nessuno di loro eguagli il genio assoluto dellorganista di Eisenach. Anche oggi i figli darte si sprecano e forse solo nel jazz esiste in famiglia un buon ricambio generazionale se si pensa ad esempio a Merce Ellington, Kim Parker, T.S. Monk, Denardo Coleman, senza per che riescano a competere con il talento inarrivabile dei vari pap Duke, Charlie, Thelonius, Ornette. Agli antipodi c invece lallievo che supera il maestro, anche perch il primo resta quasi sempre al di qua della fama massmediale o delloriginalit artistica: in famiglia, a scorrere tante biografie c chi strimpella chitarra, piano o fisarmonica, frequenta gente del mestiere, d lezioni di strumento in privato o a scuola, si diletta a comporre, improvvisare, esibirsi con gli amici in pubblico o in privato. Ad esempio Jim McCartney, padre di Paul, suonando tromba e pianoforte in orchestrine hot jazz, plasma i gusti del futuro Macca, il quale, con o senza Beatles, inserisce qua e l sprazzi di dixieland o foxtrot fra le canzoni, fino allultimo album Kisses on the Bottom, palese omaggio alle

Menti geniali, pure coincidenze o semplici manovre per sfruttare un nome famoso? Ecco alcuni esempi di famiglie che si sono tramandate il lume dell'arte
CELENTANO

K U TI

COLTRANE

SINATRA

WAIN IGLE WRIG HT/MCGARR

G U TH RIE

jazzsong ascoltate da bimbo con il paparino. C infine chi invece - terza situazione - non segue il genitore, conquistandosi pari fama in un genere lontano da quello paterno: Markus Stockhausen, jazzman e trombettista, oggi forse pi noto al grosso pubblico di Karlheinz, compositore seminale dagli anni Cinquanta ai Novanta, pioniere dellelettronica, detrattore del jazz moderno, bench da giovanissimo avvezzo a swingare alla tastiera con il boogie-woogie. Nei dodici casi analizzati - in ordine alfabetico le famiglie Carter (Cash), Celentano, Coltrane,

M ARLEY

SHANKAR

Fenomenologia dell'erede rock

ALIAS 11 AGOSTO 2012

(9)

DEI GENITORI, NON SEMPRE PER CON I MEDESIMI ESITI


contemporaneamente nel corso degli anni Settanta. L'erede pi noto del sound di Kuti il figlio maggiore Femi Kuti, gi nella band del padre (Egypt 80): in questultimo ventennio firma a proprio nome quattordici compact ufficiali spesso molto jazzati (da ascoltare soprattutto Shoki Shoki e Fight to Win). Ma c pure il giovane Seun Kuti, quattordicenne alla morte del padre, autore di un fantastico esordio discografico (Many Thing, 2008). La famiglia Kuti, inoltre, da sempre avversa il regime nigeriano fascistoide, attivandosi nella politica, nella sanit e nellarte, spesso con lavvallo dello scrittore Wale Soyinka, premio Nobel 1986. GUTHRIE La country music sembra avere l'abitudine e la prerogativa di produrre lunghe dinastie di validi musicisti a partire dalle tre generazioni di Hank Williams e dal clan Carter/Cash per arrivare alla famiglia Guthrie, la cui eredit sonora inizia con linesauribile Woody Guthrie (1912-1967), padre di tutti i cantautori statunitensi e antesignano della protest song contemporanea gi negli anni Quaranta. Il figlio Arlo, oggi sessantaseienne, continua ancora a cantare e suonare la chitarra, a distanza di 45 anni dagli esordi con la canzone-fiume Alices Restaurant che ispira lomonimo grande film (1968) di Arthur Penn. I figli di Arlo, ossia Abe, Sarah Lee e Cathy sono tutti musicisti, cos come molti dei suoi nipotini. CARTER/CASH Resta forse il miglior clan musicale americano, certamente la prima famiglia di folk music stelle-e-strisce. I Carter sono un gruppo estremamente prolifico dal punto di vista musicale prima ancora che, nei ranghi, s'aggiunga il pi rockeggiante Johnny Cash. La futura signora Carter, June, vocalist di successo sul finire gli anni Cinquanta con un country leggerino, fa parte della quarta generazione di una famiglia di soli musicisti: un patrimonio di cui tutti vanno fieri, perch risale sino al XIX secolo, con enormi influenze sull'iter evolutivo del folklore americano medesimo: a nome Carter Family il primo disco ufficiale risale al 2 agosto 1927 con Alvin Pleasant Delaney Carter, sua moglie Sara Dougherty Carter e sua cognata Maybelle Addington Carter. Lultima apparizione data invece 1987, riunite le sorelle Anita, Helen, June, con l'aggiunta della figlia di questultima Carlene Carter, insieme a Cash nello show Austin City Limits. E, naturalmente, June e Johnny restano una coppia veramente affiatata in pubblico e in privato: si esibiscono insieme per decenni e muoiono a pochi mesi l'uno dall'altro nel 2003. La nuova generazione - soprattutto Roseanne Cash, anche se lei in realt la figlia di Johnny con la prima moglie Vivian Liberto - fa dell'eredit familiare un punto fermo orgoglioso. WAINWRIGHT/MCGARRIGLE Qualora si creda che l'abilit musicale venga trasmessa grazie al dna, allora praticamente inevitabile che l'unione fra il cantautore statunitense Loudon Wainwright III e la folksinger canadese Kate McGarrigle possa dare ottimi frutti musicali. Loudon resta un songwriter prolifico - da segnalare almeno lomonimo Loudon Wainwright III (1998) del debutto - mentre Kate e la sorella Anna formano un eccellente duo di folk revival, rimasto unito per circa trentacinque anni fino alla scomparsa di Kate nel 2010. La coppia Loudon/Kate divorzia nel 1978, dopo la nascita dei loro Rufus e Martha, immortalati dal padre rispettivamente nelle canzoni Rufus Is a Tit Man e Pretty Little Martha; lei far da corista al fratello lanciatissimo, prima del convincente debutto con Martha Wainwright (2005), mentre Rufus compone persino unopera lirica Prima donna, non senza regalare album strepitosi da Poses (2001) al recente All Days Are Nights: Songs for Lulu (2010). COLTRANE Quando il gigante John Coltrane My Favorite Things, A Love Supreme, Ascension, Interstellar

CART

ER / CASH

Space - muore quarantenne, nel 1967, per enfisema polmonare, il figlio Ravi ha solo due anni, ma cresce in fretta nel ricordo paterno fino a diventare anchegli un ottimo sassofonista al tenore e al soprano (da sentire Mad 6 e In Flux). La passione per il jazz merito anche della madre Alice Coltrane, che prende il posto di McCoy Tyner nel gruppo del marito e che in seguito raggiunge una visionariet orientaleggiante attraverso originali esplorazioni pianistiche. Alice e John, oltre Ravi (nome che omaggia lindiano Shankar), hanno altri due figli musicofili, John Jr., che tamburella in Radha-Krsna Nama Sankirtana e muore a diciottanni in un incidente automobilistico, e Oranyan, dj dedito allelettronica. Flying Lotus (alias Steven Ellison) produttore e sperimentatore infine il pronipote di Alice Coltrane. MARSALIS Ecco i Marsalis da New Orleans, a rinverdire il mito della Crescent City, capitale del jazz: fuori degli ambienti jazzistici, i membri pi noti della maggior famiglia musicale afroamericana restano sicuramente i fratelli Wynton e Branford, oggi pi o meno cinquantenni, entrambi strumentisti virtuosi anche nel repertorio classico e barocco, il primo alla tromba (Citi Movements, Standard Time), il secondo al sax tenore e soprano (Romare Beardon Revealed): i due non vanno molto daccordo dopo che Wynton purista a oltranza rimprovera a Branford la collaborazione con Sting e soprattutto il gruppo rap-jazz Buckshot LeFonque. Per fortuna non sono gli unici della famiglia a essere musicisti pi che stimati ovunque: gli altri fratelli pi giovani Delfeayo (trombone) e Jason (batteria) se la cavano bene con il post-bop, mentre un quinto fratello, lo scrittore Ellis Marsalis III, vicino alla jazz-poetry. E poi c' il patriarca del clan Ellis Marsalis Jr., musicologo e docente ma soprattutto pianista cult, anche grazie al recente New Orleans Christmas Carol. SINATRA La vera famiglia di Frank Sinatra il Rat Pack, ovvero Dean Martin e Samny Davis compagni di affari, bisbocce, recital a Las Vegas, nel segno di un pop jazzato. Tuttavia anche lintramontabile The Voice di Songs for Young Lovers e di Swing Easy! a met Sessanta viene superato nella hit parade dalla figlia Nancy, bionda icona y-y, in canzoncine quali Bang Bang o These Boots are Made for Walking. Un altro figlio, Frank Sinatra Jr, dopo lexploit di Something Stupid con la sorella, sceglie di perpetuare il mito del genitore mostrandosi per crooner troppo succube dello stile paterno. Una terza figlia, Tina partorita come gli altri da Nancy Barbato - lavora infine in ambito cinetelevisivo. CELENTANO Il concetto di famiglia cos forte in Adriano Celentano che a soli tre anni dai primi successi commerciali fonda il Clan (1961) allo scopo di favorire un egualitario connubio arte/vita fra i musicisti. Il Molleggiato resta per il lder maximo e la presenza della moglie, ex attrice, Claudia Mori, quale cantante in coppia o da sola, conferma il maschilismo del talentuoso rocker, che per consente ai tre figli, non appena maggiorenni, di esordire come vocalist: Rosalinda, Rosita e Giacomo si cimenteranno quasi subito in altri settori artistici mentre il re degli ignoranti rimane il pater familiae musicalmente incontrastato. La brava jazzsinger Isabella Celentano (cd A Smile Behind the Veil) non nemmeno lontana parente.

M A R SA L I S
SHANKAR Sicuramente non esiste altra famiglia al mondo che pu vantare una pioniera della world-fusion quale Anoushka Shankar, una vincitrice del Grammy-winning adult contemporary songstress, ossia la vocalist Norah Jones impergnata tra jazz, country, pop, e un padre, Pandit Ravi Shankar, che forse lindiano pi conosciuto al mondo dopo il Mahatma Gandhi e che di certo resta il miglior sitarista classico del XX secolo, in grado di influenzare talenti diversissimi, dai Beatles a John Coltrane, da Yehudi Menuin a John McLaughlin. Le due figlie sono sorellastre nel senso che Geethali Norah Jones Shankar frutto dellunione (ufficialmente mai riconosciuta) tra Ravi e Sue Jones, cantante di soul, mentre Anoushka, di due anni pi giovane, nasce a Londra dalla moglie ufficiale. Il violinista Lakshminarayanan Shankar (noto anche come L. Shankar o Shenkar), gi con Ornette Coleman, Frank Zappa, Mahavisnhu Orchestra, non invece imparentato con loro. Sun e il sesto Beach Boy, Al Jardine, la ballata Italia; lalbum - niente di che - esce per la Capitol di Frank Sinatra, la stessa label che in quei mesi fa via via uscire i seminali Pet Sounds, Smiley Smile, Wild Honey, Friends, 20/20. I Beach Boys sono tuttora attivi, ma dal 1983 nessuno della famiglia Wilson presente. JACKSON In un certo senso, i Jackson sono la famiglia musicale black archetipa, scandalosamente talentuosa, ma del tutto anomala e alterata. Un po alla stregua dei Wilson, l'eredit della famiglia Jackson riguarda in primis un padre autoritario (Joseph) e un genio tormentato (Michael, ovviamente), ma forse i Jackson superano ogni altro clan per numero di musicisti assurti al successo internazionale. Innanzitutto nei Jackson Five sono i pi anziani Jackie, Jermaine, Tito, Marlon, tra il 1966 e il 1976 a imporsi nel gruppo e a continuare come The Jacksons, tra il 1976 e il 1999, dopo la dipartita di Jacko (e con laggiunta del pi piccolo Randy). In parallelo ai clamori di Thriller e Bad la parte femminile a imporsi a livello solistico: Janet, LaToya e Rebbie. Tutti insieme tranne LaToya - canteranno solo nel 1988 nella title track di 2300 Jackson Street, mentre i Five originali si ritroveranno nel 2001 al Madison Square Garden per i trentanni di carriera di Michael in un medley con Can You Feel It, Abc, The Love You Save, I'll Be There. Ultimo fatto degno di nota: otto dei nove figli Jackson (tutti salvo LaToya) conquistano dischi d'oro o di platino negli Stati Uniti. MARLEY Sembra che ogni due anni, un nuovo rampollo della dinastia Marley si apra al mondo per lanciare un disco. C' Ziggy, naturalmente, che inizia a incidere album e singoli dalla met degli anni Ottanta, lavorando fino al 2001 con alcuni dei suoi fratelli (Sharon, Cedella e Stephen) nella band denominata The Melody Makers. C' Ky-Mani, che realizza sei cd da solista, spesso in testa alle classifiche in Giamaica. C' Damian, il cui grintoso sound urbano una proposta completamente diversa dagli altri familiari: del resto leccellente Welcome to Jamrock (2005) dimostra esemplarmente la svolta in merito. E altrove, c' Rohan, celebre per i cinque figli con Lauryn Hill e che la ispira per il notevole The Miseducation (1998). La madre di tutti loro naturalmente Nana Rita, cubana, allanagrafe Alpharita Costancia Anderson, moglie di Bob Marley dal 1966 fino alla morte (1981), voce aggiunta nel terzetto vocale I Threes, che sostituiscono Peter Tosh e Bunny Wailer, primi coristi dei Wailers originari. KUTI Forse l'unica persona che, nella storia della black music, pu rivaleggiare con Bob Marley, per quanto concerne il rifornimento apparentemente infinito di prole talentuosa senza dubbio il nigeriano Fela Anikulapo Kuti (1938-1997), anche perch al cosiddetto cane sciolto dellafrobeat, autore degli ormai classici Zombie e Upside Down, la fede religiosa consente la poligamia: ad esempio dodici mogli

JACKSON

W ILS O N
Mamas & Papas. Il trio femminile spopola, pi o meno ventenne, nelle hit parade dei primi anni Novanta, ma la generazione Wilson nata mezzo secolo prima, dalla California, a fare grande la storia della musica americana tout court, senza confini di sorta tra pop, surf, rock: si parla ovviamente del sestetto The Beach Boys, con un genio epocale (Brian), altri due fratelli maestri di armonizzazione (Dennis e Carl) e un cugino che una sorta di strumento, nonch vocalist coi fiocchi (Mike Love). Murry il padre dei ragazzi di spiaggia: discreto manager, ma personaggio controverso, si diletta anche come musicista; nel 1967 a cinquantanni suonati pubblica il primo e unico ellep The Many Moods of Murry Wilson, di stile easy listening dove Brian e Mike gli scrivono il pezzo The Warmth of the

Guthrie, Jackson, Kuti, Marley, Marsalis, Shankar, Sinatra, Wainwright (McGarrigle), Wilson salvo uneccezione si trovano circostanze paritetiche, dove genitori e figli simboleggino grandi dinastie musicali dal jazz al rock, dal folk al country, dal reggae allafrobeat, dal pop alla world music. WILSON La seconda generazione dei Wilson non risulta fondamentale nel cammino del rock, tranne forse per i fan maniacali delle graziose Wilson Phillips, ossia Carnie e Wendy figlie del mitico Brian Wilson e Cynna primogenita di John e Michelle Phillips, i belli dei

(10)

ALIAS 11 AGOSTO 2012

IL MUSICISTA DI MEMPHIS, SCOMPARSO NEL 2003, SI RACCONTA IN UN VOLUME PUBBLICATO PER LA PRIMA VOLTA NEGLI USA NEL 199

JOHNNY CASH Autobiografia


di un uomo in nero
di JOHNNY CASH *

Siamo arrivati a San Francisco da Portland ieri sera, attraversando il Bay Bridge, e oggi stata una giornata impegnativa. Per tutta la mattinata sono stato impegnato in unintervista e in un servizio fotografico con una troupe della Bbc nella suite dellhotel dove siamo alloggiati, ed stato estenuante. Non mi piace rispondere a domande sulla mia vita privata neanche per un paio di minuti, figuriamoci per unora intera. A mezzogiorno mi sono incontrato con delle persone per un pranzo di lavoro, cos lo chiamano, che mi sembrato interminabile e mi ha lasciato completamente spossato. Ho guardato fuori dalla finestra per tutto il tempo, chiedendomi che profumo avesse laria l fuori, e come sarebbe stato bello sentire la carezza del vento passeggiando per le strade della citt. Gli schiavi del salario mensile se ne stanno rinchiusi in fabbriche e uffici per tutto il giorno, lontano dai loro cari. Gli schiavi della notoriet come me se ne stanno richiusi in hotel, studi di registrazione e limousine, al riparo dagli sconosciuti. meglio che vada a riposarmi, oggi pomeriggio. Stasera ho un concerto, e se non salir sul palco pi che in forma, sar un disastro. Se non mi sento rilassato, canto male, e il pubblico non si merita di sprecare cos i soldi per il biglietto. stato Billy Graham a insegnarmi questo trucco. Quando si ha in programma un concerto alla sera, la cosa migliore starsene a letto a riposare tutto il pomeriggio, anche se non si riesce a dormire. stato il consiglio pi utile che abbia mai ricevuto in tanti anni. (...) Suoniamo al Fillmore, un posto dove la gente va per sentire del buon rocknroll e per divertirsi. Dobbiamo fare in modo che Rusty Cage venga bene, questo tipo di pubblico sicuramente lapprezzer. Non vedo lora di salire sul palco. Ripenso allintervista di stamattina per la Bbc. Lintervistatore era bravo e preparato, ma le sue domande non si discostavano molto da quelle che quasi tutti mi hanno posto ultimamente. Ovviamente tutti vogliono sapere dei miei progetti futuri, cosa comprensibile, perch tutti attingono informazioni dallo stesso comunicato stampa, ma in ogni intervista, prima o poi, il corso delle domande devia inevitabilmente verso quei pochi argomenti su cui la gente mi ha interrogato per pi di quarantanni. Ecco le tre domande principali. Domanda numero uno: Perch finito in prigione? Al contrario di quello che si potrebbe pensare, non sono mai stato in prigione. una diceria che si sparsa a causa di Folson Prison Blues, il mio grande successo del 1955, che ho scritto usando come punto di vista quello di un pregiudicato impenitente. Dodici anni pi tardi, ho intitolato un album Johnny Cash at Folsom Prison, ma in realt, non sono mai stato in carcere in vita mia. Durante gli anni in cui facevo uso di anfetamine, ho trascorso qualche notte in gattabuia, ma mai per pi di una nottata. Sar successo circa sette, otto volte in tutto, in posti in cui la polizia locale aveva deciso che

Esce finalmente in Italia il libro sulla vita del cantautore statunitense. Un cocktail di leggende e realt, dal militare in Germania alle chart internazionali. Eccone un estratto
la cosa migliore nelle mie condizioni era passare una nottata in cella. Non posso dire di aver provato cosa vuol dire stare in carcere, ma una cosa lho imparata: inutile ribellarsi. Una volta ho preso a calci le sbarre di una cella di Starkville, in Mississippi, e mi sono rotto lalluce. Ci sono alcuni che non credono alla mia versione dei fatti, e mi capitato pi di una volta di dover litigare con persone fermamente convinte che io sia stato un criminale per gran parte della mia vita. Tutto quello che posso dire a mia discolpa che il verso di Folson Prison Blues che dice ho sparato a un uomo a Reno/solo per guardarlo morire, che ancora oggi ottiene unovazione da parte del pubblico, specialmente da quello pi controcorrente, era solo evocativo, e non autobiografico. Mentre scrivevo la canzone pensavo a quale potesse essere il motivo peggiore al mondo per voler uccidere una persona, e quella stata la prima immagine che mi venuta in mente. Domanda numero due: Come nascono le mie canzoni? Non ci sono una formula o un metodo ben preciso. Succede in modo diverso per ogni canzone. Per esempio, ho scritto I Walk the Line mentre ero in tourne in Texas nel 1956, e mi riusciva difficile rimanere fedele a mia moglie, rimasta a Memphis. Ho incanalato quelle emozioni nei primi versi della canzone e lho cantata a Carl Perkins nel backstage di un concerto (...) Che ne pensi? gli domandai. Penso di intitolarla Because Youre Mine. Mmm, fece Carl. Credo che I Walk the Line sarebbe un titolo migliore. Poi tocc a lui salire sul palco, e terminai di scrivere la canzone mentre lui finiva di provare con la sua band. Le parole vennero quasi spontaneamente, senza sforzo. Se il testo fu cos semplice, la melodia e il ritmo di I Walk the Line hanno unorigine pi complessa: li devo a un registratore a bobine che avevo nella caserma dellaeronautica statunitense a Landsberg, in Germania, nel 1951. A quei tempi un registratore era una vera e propria novit, un oggetto di alta tecnologia. Ero lunico, alla base, che ne possedeva uno, lo avevo comprato allo spaccio della caserma con i risparmi della paga da ottantacinque dollari che lo Zio Sam mi versava ogni mese per combattere la Guerra Fredda. Era un apparecchio affascinante, decisamente importante per la vita creativa della mia prima band, i Landsberg Barbarians. Il gruppo, oltre a me, era composto da due aviatori alla chitarra e un ragazzo della Virginia occidentale che si era fatto spedire un mandolino da casa. Ce ne stavamo seduti in camerata a massacrare le canzoni del momento e i gospel della nostra giovinezza (eravamo tutti ragazzi di campagna), e il registratore ci permetteva di riascoltare il nostro lavoro. Era straordinario. Ho ancora qualcuna di quelle registrazioni, trasferita su cassetta. Eravamo un po grezzi, ma ci divertivamo un mondo. stata una di quelle registrazioni su bobina a darmi lispirazione per la melodia di I Walk the Line. Coprivo il turno di notte, dalle 11 alle 7, come operatore radiofonico nella sala radio per le intercettazioni dei messaggi dellesercito russo, e quando ritornai in camerata la mattina dopo, mi accorsi che qualcuno aveva usato il mio registratore. Misi su una bobina dei Barbarians per vedere se funzionava, e dalle casse usc un suono strano, un ritmo ossessivo pieno di cambi daccordo inusuali. Sembrava quasi una musica sacra con un che di sinistro, e alla fine mi parve di sentire una voce che sussurrava la parola padre. Lho riascoltata un milione di volte, e ho anche chiesto ai miei commilitoni se qualcuno di loro avesse riconosciuto quella musica, ma alla fine ho risolto lenigma da solo: le bobine erano state invertite, e stavo ascoltando un nastro dei Barbarians al contrario. Il ritmo e quegli accordi cos strani mi sono rimasti impressi, e sono diventati la melodia di I Walk the Line. Laeronautica, oltre a insegnarmi quello che ogni forza militare insegna ai suoi uomini, ovvero come imprecare, andare a donne, bere e fare risse, mi ha insegnato anche una tecnica particolare: se mai aveste bisogno di sapere cosa sta comunicando un russo con il codice

ALIAS 11 AGOSTO 2012

(11)

97
Nellimmagine grande Johnny Cash in un emblematico atteggiamento. Qui accanto in una foto segnaletica scattata durante un fermo. Qui sotto il Million Dollar Quartet (Jerry Lee Lewis, Carl Perkins, Cash e Elvis Presley) nel 1956; a sinistra, al bar con Bob Dylan nel 1965; a destra, una foto promozionale della commedia Hootenanny Hoot, diretta da Gene Nelson (1963). In basso, Cash con i Tennessee Two. Nella pagina accanto, in basso, la copertina del libro Johnny Cash. Lautobiografia da cui pubblichiamo alcuni estratti

Morse, sono luomo giusto per voi. Avevo davvero un gran talento per le intercettazioni, tanto che a Landsberg, la base mondiale delle operazioni di sicurezza dellaeronautica statunitense, ero considerato il migliore, quello a cui dare gli incarichi pi delicati. Sono stato io il primo a intercettare la notizia della morte di Stalin e il segnale della partenza del primo cacciabombardiere sovietico in viaggio da Mosca a Smolensk. Tutti gli operatori erano stati allertati, ma fui io il primo ad intercettarlo. Non riuscivo a credere alle mie orecchie. Loperatore radiofonico russo telegrafava a una velocit impressionante, trentacinque parole al minuto, al punto che, se non lo avessi sentito rallentare, avrei

continuato a pensare che a trasmettere quel messaggio fosse una macchina. I russi erano davvero bravi e veloci a telegrafare. In confronto noi americani eravamo dei dilettanti. Ma non era importante. I nostri apparecchi erano cos potenti che potevano intercettare ogni loro comunicazione da ogni parte del mondo. Il ricevitore radio funzionava bene anche con i canali che piacevano a me. La domenica mattina riuscivo a collegarmi alla Wsm e ad ascoltare il Grand Ole Opry di Nashville come se fossi stato a casa mia. Ogni giorno ero a stretto contatto con il nemico, ma non ho mai partecipato a un combattimento in prima persona. Mi sono arruolato una settimana prima dello scoppio della guerra di Corea, quindi avrei potuto essere spedito l, ma avevano gi scoperto la mia propensione per le intercettazioni radio e mi avevano

assegnato ai servizi di sicurezza. La Corea non venne neanche presa in considerazione. Potevo scegliere tra la Germania o lisola di Adak, nellarcipelago delle Aleutine, in Alaska. Non fu una scelta difficile: freddo e solitudine o birra e belle ragazze tedesche? Ovviamente scelsi Landsberg. Ho scelto di arruolarmi per lo stesso motivo che ha spinto tanti ragazzi di campagna del Sud a fare questa scelta, ovvero la totale mancanza di unalternativa al duro lavoro nei campi. Prima, per, ho tentato altre strade, come per esempio trasferirmi al Nord per lavorare in una fabbrica di automobili. Feci lautostop fino a Pontiac, in Michigan, e venni assunto come operaio nella catena di montaggio della Fisher Body Company. Il mio compito era stare alla pressa che forava le placche per i giunti del cofano della Pontiac del 51. Quel lavoro non faceva per me, e anche lambiente non era il massimo. Gli uomini sapevano solo bere, bestemmiare e vantarsi di comportamenti che urtavano la mia

Non sono mai stato in carcere. Ho trascorso qualche notte dentro durante gli anni in cui facevo uso di anfetamine, ma mai pi di una. Sar capitato sette, otto volte in tutto...

sensibilit di ragazzo. Resistetti solo tre settimane, poi tornai di nuovo a casa in autostop, con in tasca tanto denaro quanto non ne avevo mai visto in vita mia. In Arkansas non cera nulla che facesse per me. La terra era ormai sterile, produceva solo mezza balla di cotone ad acro. Lunico lavoro che riuscii a trovare fu in uno stabilimento che produceva margarina, dove mio padre aveva iniziato a fare loperaio. Fu unesperienza perfino peggiore di quella della fabbrica di automobili. Il mio primo incarico fu da manovale, ma ero troppo magro e debole, cos mi assegnarono alla pulizia delle cisterne. Ero immerso nella sporcizia, in un caldo insopportabile, e guadagnavo una miseria. In confronto a quello, uno stipendio del governo e una divisa impeccabile erano un miraggio. Decisi di arruolarmi in ferma breve. Ultimamente, vedendo i miei capelli che diventano grigi, il mio passo sempre pi malfermo e le energie che diminuiscono di anno in anno, mi sono chiesto se sia valsa la pena di dedicare i migliori anni della mia giovinezza allaeronautica degli Stati Uniti. A quel tempo, per, sentivo che era la cosa giusta da fare. Tutti volevamo servire con onore il nostro Paese. Come ho gi detto, la caserma stata una palestra di vita, e mi ha mostrato il lato oscuro delle persone. La violenza, per esempio. Sono stato spettatore di una rissa tra bianchi e neri per la prima volta in vita mia proprio nellaeronautica. Eravamo in una palazzina di nove piani a Bremerhaven, un alloggio temporaneo in cui eravamo ospitati prima del trasferimento a Landsberg, quando sentii sollevarsi un gran rumore di voci nel corridoio. Andai a vedere, ed eccoli l, uomini bianchi e di colore, commilitoni con la stessa divisa (laeronautica fu la prima forza armata a promuovere lintegrazione razziale) che se le davano di santa ragione. Alla fine della rissa molti di loro erano davvero conciati male e finirono in ospedale. Fu un miracolo se non ci scapp il morto. Quella rissa era nellaria da tempo. Durante tutto il viaggio in nave attraverso lAtlantico cerano stati tensione e scambi di battutacce, ma le cose erano peggiorate una volta arrivati a Bremerhaven. Io cercai di starne fuori il pi possibile, e non capivo come mai tanti si facessero coinvolgere in atti del genere. Per me non cera nessun problema a condividere la camerata con persone di colore, e non mi sarei mai immaginato che qualcuno potesse provare un odio tale nei loro confronti da voler scatenare una vera e propria guerra personale. Forse ero solo giovane e innocente, ma la mia opinione non cambiata negli anni. Quello che certo che ne ho imparate molte sullodio razziale, da quellepisodio in poi. Un elemento che spiega quella situazione il fatto che in quella palazzina avevano richiuso un gruppo di uomini addestrati a uccidere, che dopo essere stati obbligati a comportarsi da gentiluomini durante un viaggio noioso e interminabile, invece di trovarsi sul campo a combattere il nemico, a Bremerhaven erano costretti a una sorta di ozio forzato. Praticamente erano una bomba a orologeria. Arrivato a Landsberg, il mio atteggiamento non violento dur poco. Una volta che capii come ordinare da bere e agganciare una ragazza, non mi fu difficile passare al grado successivo: bere pesante e cercare rissa. Non era difficile. Lesercito degli Stati Uniti non aveva basi nelle vicinanze, cos non avevamo a disposizione i nostri rivali storici, ma i tedeschi erano una buona controparte. Cera sempre un buon motivo per fare una rissa, era parte del divertimento serale di noi focosi guardiani della democrazia. SEGUE A PAGINA 12

(12)

ALIAS 11 AGOSTO 2012

LA GIOVENT NELLARKANSAS, I SUCCESSI, LE DROGHE E LINCONTRO CON QUELLA CHE SAREBBE DIVENTATA LA SUA SECONDA MOGLI

SEGUE DA PAGINA 11 In realt, laeronautica mi ha dato molte occasioni per viaggiare e allargare le mie vedute. Sono stato a Londra, e ho assistito dal vivo allincoronazione della regina nel 1953. Sono stato a Oberammergau, cittadina bavarese celebre per la messa in opera della Passione di Cristo e per la pesca delle trote. Sono stato a Parigi, e sono andato a vedere le ballerine alle Folies-Bergre. E a Barcellona, dove le ragazze erano ovunque, e nelle cantine i musicisti suonano il flamenco. Ho comprato la mia prima chitarra proprio in Germania, per venti marchi (circa cinque dollari, a quel tempo). Mi ricordo ancora la fatica per portarla alla base: sei chilometri a piedi nella neve alta fino al ginocchio. Quando entrai in camerata ero completamente intirizzito. In quel periodo mi piaceva solo cantare, e ogni occasione era buona per farlo, sia da solo che con i miei compagni. In un certo senso era ancora come in Arkansas, a parte il contesto, che era leggermente diverso. Allinizio, durante il periodo di addestramento nella base militare di San Antonio, mi mancava il fatto di cantare durante la messa, ma i canti durante la marcia mi divertivano. (...) Laeronautica militare apprezzava molto il mio talento di intercettatore, e tent di convincermi a rimanere in servizio permanente promuovendomi poco prima del termine del periodo di ferma. La nominiamo sergente maggiore, sergente Cash, e la preghiamo di riconsiderare le opportunit di una carriera a lungo termine nellaeronautica. Era troppo tardi. Per tre anni mi avevano obbligato a stare in Germania, senza neanche un permesso per tornare a casa, neanche una volta; inoltre mi avevano fatto presente che, se fossi rimasto arruolato, non avrei mai potuto lasciare i servizi di sicurezza. E se volessi far parte della banda dellaeronautica? domandai. Non possibile, fu la loro risposta. Hai fatto un giuramento di segretezza. Non puoi andartene. Anche se ti ritiri dalle forze aeree, il giuramento rimane valido. Per un orribile istante fraintesi quelle parole e pensai che non mi avrebbero mai lasciato andare, ma non fu cos. Fu una buona cosa. I wrstel e la birra in Germania erano ottimi, ma non vedevo lora di tornare a casa, dove la vita era semplice, e il cotone cresceva alto. La domanda numero tre la pi scontata: Perch si veste sempre di nero? Innanzitutto, non sempre cos. Quando non sono in pubblico, indosso quello che mi pare. Ma quando sono sul palco, lo indosso sempre, e per molti motivi. Il primo ovviamente la canzone Man in Black, che ho scritto nel 1971. Allora conducevo uno show in televisione, e i giornalisti mi facevano spesso la domanda numero due, quella su come componevo le canzoni, cos decisi di rispondere dando un messaggio. Quando cantavo vestito di nero, lo facevo per i poveri e i dimenticati dalla societ, coloro che vivono nelle disperazione. Mi vestivo di nero per i carcerati che hanno da tempo pagato per i loro crimini ma sono costretti alla reclusione perch capri espiatori della societ, per gli anziani soli e malati. E, last but not least, mi vestivo di nero in segno di lutto per tutti quelle centinaia di giovani che ogni settimana morivano in Vietnam (...) Un altro motivo per cui mi vesto di nero risale alla mia prima performance pubblico, in una chiesa di Memphis, ben prima che incidessi il mio primo disco, o che mi azzardassi a bussare alle porte della Sun Records. Marshall Grant e Luther Perkins erano gi al mio fianco, quindi perlomeno potevo dire di avere una band, anche se non avevamo uno stile preciso che ci identificasse. Nessuno di noi aveva una tenuta per esibirsi in pubblico, n un completo, n una cravatta. Gli

Ero totalmente ammaliato da quella ragazza vivace e divertente, dotata di uno spirito e di una forza di volont fuori dal comune. Riusciva a farmi dare il meglio di me sul palco...
unici abiti simili che possedevamo erano una camicia nera e un paio di jeans. Fu cos che quella divenne la nostra divisa, e visto che il pubblico di quel primo concerto sembr gradire la nostra esibizione, e che i musicisti sono superstiziosi (anche se dicono il contrario, non credeteci mai), ho pensato di non cambiare. Marshall e Luther si sono adeguati per un po, io lho mantenuta per il resto della mia carriera. Mia madre non voleva vedermi sul palco cos, quindi, dopo un paio di successi, le ho concesso di confezionarmi dei completi che a suo parere erano pi adatti - me ne ricordo ancora uno, bianco con i risvolti blu - ma non mi sentivo a mio agio con quei vestiti, e cos sono tornato al nero. In effetti lultima ragione che posso portare a difesa della scelta del nero molto semplice: un colore che mi piace, mi sta bene. Vestirmi di nero ha tuttora un profondo significato per me. il mio personale simbolo di ribellione contro lo status quo, le ipocrisie di una certa parte della Chiesa e lottusit di chi non sa aprirsi alle idee altrui. (...) Non ho mai picchiato nessuno in vita mia, ma di sicuro ho fatto del

Nella foto grande unimmagine virtuale di Johnny Cash per il videogioco Guitar Hero 5 del 2009. Accanto, lironia corre sul web; in basso Cash con la sua seconda moglie June Carter

male a molte persone, in particolare quelle a me pi vicine. Di solito, quando ero fuori di me o sotto leffetto delle droghe, mi sfogavo prendendomela con le cose. Ho preso a calci oggetti, li ho fatti a pezzi, presi a coltellate. Quando ero in preda alle droghe non mi importava di nulla, sentivo solo il bisogno di scaricarmi distruggendo qualcosa. Il mio egoismo aveva raggiunto un punto tale che non mi interessavano n il valore economico n quello sentimentale che le cose che distruggevo potevano rivestire per chi ne era il possessore. Me ne fregavo e basta, e di solito toccava a Marshall Grant preoccuparsi di rimborsare i miei danni. Se volete qualche dettaglio in pi, mi spiace, ma ne ho gi parlato in passato, e non ho intenzione di farlo ancora. Sinceramente sono stanco di raccontare sempre le stesse cose, e mi d un po fastidio che labitudine di devastare le stanze dei motel dove alloggiavamo nei tour sia diventata una sorta di emblema dellesuberanza giovanile e del rifiuto delle regole. Non cos, in realt. I motivi erano pi gravi e profondi. Quella era semplicemente violenza.

ALIAS 11 AGOSTO 2012

(13)

E, JUNE CARTER
In questa pagina tre scatti che ritraggono Johnny Cash in vari momenti della sua lunga carriera. Nella colonna a sinistra tre copertine di dischi del cantautore di Memphis: Man in Black, I Walk the Line e il live At Folsom Prison

buontempone. Esercitava un gran fascino sulle donne, e lui stesso ne era succube, anche se era felicemente sposato con sua moglie Virginia e aveva due figlie, Betsy e Rhonda. Erano davvero una bella famiglia, e Virginia era una cuoca senza pari, specialmente quando preparava il pollo fritto, tanto che in seguito ha aperto una societ di catering a Nashville. Era totalmente devota a Gordon, nonostante le sue scappatelle, ed entrambi, in qualche modo, sono stati capaci di tenere unita la loro famiglia. Gordon era un violinista eccezionale. Ha iniziato a far parte dei miei spettacoli poco tempo dopo aver abbandonato la band di Ferlin Husky. Gli lasciavo aprire lo show con un assolo. Sul palco la sua personalit dominava, ed era un intrattenitore favoloso. Sapeva tirare fuori il meglio da quel violino, e coinvolgere ogni singola persona del pubblico. Anche Johnny Western era un tipo divertente. Era il tipico cowboy del Sud, una vera autorit del Vecchio West, sia nella vita reale che nel mondo della musica, della televisione e del cinema. una delle persone pi brave a maneggiare una pistola che

abbia mai conosciuto: non ho mai visto nessuno capace di estrarre larma dalla fondina con la sua velocit, e anche se non mi sono mai avvicinato alla sua bravura, mi ha insegnato molti trucchetti. Era davvero un bravo chitarrista, uno dei pochi che sapeva avvicinarsi allo stile di Luther Perkins. stato uno dei primi che ho chiamato dopo la morte improvvisa di Luther, ma ai tempi era impegnato con altri ingaggi. Grazie a lui, a Gordon Terry, e a Larry e Lorrie Collins, quando salivo sul palco il pubblico era gi pronto per la mia musica. stato Saul Holiff, il mio manager di allora, a portare il mio spettacolo e la mia carriera a un altro livello. Io ero pienamente soddisfatto di quello che facevo, mi bastava suonare e riuscire a vivere grazie alla musica, ma dopo aver conosciuto di persona Saul (lo incontrai in una tappa del tour che aveva organizzato a London, in Ontario, dove abitava) le sue idee iniziarono a convincermi. Secondo lui, invece di limitarmi ai teatri e alle sale da ballo degli Stati Uniti e del Canada, dovevo puntare allEuropa, allOriente e alle grandi location delle principali citt americane, come la Carnegie Hall o lHollywood Bowl. Questo, per lui, era solo linizio di una carriera internazionale. Gli credetti, e lui mantenne la promessa. Saul mi ha fatto da manager per pi di dieci anni, fino alla met degli anni Settanta, quando decise di averne abbastanza dello show business e che per lui era giunta lora di ritirarsi dalle scene. stato lui lartefice di molte scelte azzeccate della mia carriera, e gli sono debitore. Non penso di essere stato io la causa del suo ritiro dal mondo della musica, ma di sicuro non ero uno degli artisti pi gestibili con cui si trovava ad avere a che fare. Saul per aveva il suo modo di evitare i problemi. Ogni volta che combinavo qualche casino, che di solito comprendeva la distruzione di qualcosa, una lite con qualcuno, una marea di soldi buttati al

In realt quelli erano solo episodi sporadici, per la maggior parte del tempo io e i miei compagni di tour ci divertivamo a fare stupidate, cose che di per s non erano n pericolose n distruttive. Stu Carnall, che insieme a Bob Neal seguiva i miei affari una volta che mi trasferii in California, era davvero un pozzo dinventiva. Mentre Bob, un uomo gentile e paziente, cercava di rimettermi sulla retta via, Stu, che ci seguiva in tour mentre Bob rimaneva in ufficio, decise ben presto che era pi semplice seguire la mia condotta sregolata invece che opporvisi. Al posto delle pillole si dedic allalcol, ma non si lasci mai andare a comportamenti distruttivi. Al contrario, era un tipo molto creativo. Si divertiva a presentarsi alla reception dellhotel dove stavamo con indosso una tuba e un mantello nero dicendo di chiamarsi barone von Karnall. Ovviamente, non cera nessuna prenotazione a quel nome, e cos Stu iniziava a picchiare con il bastone sul bancone della reception e a gridare stizzito: Giovanotto, esigo la mia suite! La cosa strana era che riusciva sempre a ottenere una suite e, alle volte, dei servizi aggiuntivi come scuse da parte della direzione. Faceva quella scenetta ogni volta che ci trovavamo in una grande citt. Nelle cittadine di provincia, ne sono sicuro, non avrebbe mai funzionato. Ho sentito davvero la sua mancanza quando ha deciso di separarsi da Bob e di iniziare una sua attivit autonoma nel mondo della musica. Gordon Terry era un altro

vento, qualche legge infranta e una visita a una cella della prigione locale, aveva il potere di diventare improvvisamente irraggiungibile. Alla fine risolvere i problemi toccava sempre al povero Marshall Grant. stato Saul a farmi mettere insieme a June, intendo dire dal punto di vista professionale, chiedendole di salire con me sul palco al Big D Jamboree di Dallas, in Texas, il 5 dicembre 1961, una data che per me segn linizio di qualcosa di pi importante, che forse anche lui aveva intuito. La prima volta che vidi June avevo diciotto anni, durante la gita dellultimo anno al Grand Ole Opry con la mia classe delle superiori. Fino ad allora lavevo solo sentita cantare alla radio, e la sua voce mi era piaciuta, ma quello che vidi sul palco del Ryman Auditorium mi piacque ancor di pi. Quella sera si era esibita con la Carter Family e aveva fatto un intermezzo comico da sola con Ernest Tubb come spalla. Era davvero brava e bellissima, una vera star. Per me fu un colpo di fulmine. La volta seguente che la rividi, di nuovo allOpry, erano passati sei anni, e questa volta ero nel backstage, perch quella sera mi esibivo anchio. Le andai incontro e senza esitare le dissi: Tu e io un giorno ci sposeremo. A quel tempo June era sposata con Carl Smith, o forse con Rip Nix, non mi ricordo bene, quindi non era disponibile, e io lo sapevo, ma volevo che le fosse chiaro fin dallinizio quanto la ammiravo e quanto fosse nei miei pensieri. Lei scoppi a ridere. Davvero? mi chiese. Certo. Be, buono a sapersi, replic lei. Non vedo lora. E fu cos che rompemmo il ghiaccio. Da quel momento passarono cinque anni prima di quel fatidico 5 dicembre del 1961. Gordon Terry e Johnny Western erano gi parte del mio show, ma il Big D Jamboree era un palco importante e secondo Saul dovevamo pensare a qualcosa di speciale per quello spettacolo. So che sei un

ammiratore di June Carter, la ragazza del Grand Ole Opry, quindi le ho chiesto di prendere parte allo show di stasera, mi disse. Per me andava benissimo e lei fu perfetta sul palco, cosa che rese la mia domanda successiva molto pi facile. Che ne pensi di unirti al nostro tour per qualche altra tappa? le chiesi. June ci pens un attimo, poi rispose: Be, non lo so. Devo parlarne con Saul. Se riusciamo a trovare un accordo, pi che volentieri, ne sarei davvero felice. Anchio ne fui felice. Lei e Saul riuscirono a mettersi daccordo, e l11 febbraio del 1961 June si un al nostro tour nella tappa di Des Moines, in Iowa, per un concerto al Krnt Theater organizzato da Smokey Smith, un mio amico disk jockey. Facevano parte dello stesso show anche Patsy Cline e Barbara Mandrell, che allora aveva solo dodici anni ed era al suo primo tour. Entrammo in confidenza fin da subito. Ero pronto per salire sul palco quella sera, o almeno cos credevo, quando June mi disse: Ehi, dammi la camicia! Quale camicia? le chiesi. Quella che indossi, mi rispose. Non vorrai salire sul palco con una camicia spiegazzata! Non ero abituato a sentirmi dare degli ordini, e per un istante fui infastidito da quel commento, poi mi tolsi la camicia e gliela lanciai. Lei la stir, e quella sera per la prima volta salii sul palco con indosso una camicia senza pieghe. Fu cos che ebbe inizio la sua infinita dedizione nei miei confronti, e la mia tacita accettazione della sua missione. Ero totalmente ammaliato da quella ragazza vivace e divertente, dotata di uno spirito e di una forza di volont fuori dal comune. Riusciva a farmi dare il meglio di me sul palco, ed era una sensazione magnifica. Tutti ne eravamo incantati. June aveva cambiato lumore di tutta la troupe, e la vita in tour era decisamente migliorata. La tappa successiva a quella di Des Moines era a Oklahoma City, dove ci aspettavano Carl Perkins, Sonny James e Miss Norma Jean. June viaggiava in macchina con me. Luther, Marshall e Fluke erano una compagnia piacevole, ma mai quanto June. Misi in chiaro le cose dal primo giorno con i ragazzi, senza tralasciare Johnny Western e Gordon Terry: Vedete di non fare gli scemi con June. Vi tengo docchio, non dimenticatelo. Non se lo fecero scappare di mente facilmente. Era difficile per Gordon resistere di fronte a una ragazza cos bella, ma June aveva una buona reputazione nellambiente. Non si era mai cacciata nei guai, e se scherzava con qualcuno lo faceva senza malizia. Alla fine del tour, chiesi a Saul di assicurarsi che June fosse parte di tutte le tourne che avevamo in programma. Lui fece in modo che fosse possibile, e da quel momento in poi June si un al nostro gruppo, nella buona e nella cattiva sorte. * Un estratto da L'autobiografia (Baldini&Castoldi, pp. 344, euro 20) di Johnny Cash (1932-2003). Uscito negli Usa nel 1997, il libro racconta la vera vita dell'uomo in nero (come si faceva chiamare) che ha cambiato la storia del country statunitense. Scritto quasi di getto ma con una prosa diretta e senza sbavature, questo il resoconto di un'esistenza al netto di leggende e miti che l'hanno inevitabilmente accresciuta. Copy 2012 Baldini Castoldi Dalai editore - Milano

(14)

ALIAS 11 AGOSTO 2012

RITMI
PAGINE LOPERA PI AMBIZIOSA DEL FOLKSINGER CALABRESE

Otello Profazio, il risorgimento del Meridione


di MICHELE FUMAGALLO

Sciuri di granu/sciuri di granu/ dictimi: o non 'nu fattu stranu?/ Nasca in Sicilia/e sugnu italianu (Fiore di grano, fiore di grano, ditemi: o non un fatto strano? Sono nato in Sicilia e sono italiano). Cos strimbellava Otello Profazio, grande cantastorie calabrese, 40 anni fa, nell'opera sua pi ambiziosa che cantava (meglio: controcantava) l'Unit d'Italia vista dal sud, anzi dalla Sicilia. L'Italia cantata dal Sud viene riproposta dall'editore Squilibri in un volume pi cd (euro 18). Ed quanto mai intrigante ripercorrere non solo una storia cantata di un periodo controverso della nostra nazione ma vedere quanti e quali sguardi sono mutati in questo lasso di tempo dalla prima edizione a oggi. Da ci che ne scrisse Carlo Levi allora al saggio di oggi di Domenico Ferraro che inquadra l'opera nel percorso successivo che ha avuto la musica popolare e nelle diatribe ideologiche che contrapposero i puristi del canto popolare a Profazio. A quarant'anni dalla prima edizione torna dunque l'opera forse pi ambiziosa di Otello Profazio, cantastorie sanguigno e schietto che le gesta risorgimentali meridionali (e i loro risvolti a volte tragici) mise in musica e in parole. E lo fece non con la furbizia degli attuali riscopritori di un canto del sud borbonico e rivolto sempre all'indietro, ma con la consapevolezza insieme della storia che guarda avanti e delle tragedie di una incomprensione che affonda le radici nella lotta di classe, non nella dicotomia generica e furba nord-sud. Non che Profazio propugni esplicitamente una linea politica nei suoi canti, ma evidente che le sue manipolazioni artistiche sanno della sperimentazione che guarda in avanti, mai indietro. E cos anche in questa raccolta sulla storia d'Italia, ritornano alla memoria tutti gli scontri registrati in periodi in cui le lotte ideologiche avevano il sopravvento anche in campo musicale e qualsiasi contaminazione era bandita soprattutto dagli studiosi e artisti legati pi radicalmente a una purezza del canto popolare difficile da dimostrare. Erano gli anni in cui l'approccio all'arte non teneva in debito conto il mistero dell'espressione artistica e quindi la sua difesa a lasciarsi rinchiudere in schemi ideologici che magari poteva permettersi l'organizzazione partitica (col rischio di pagare prezzi salati all'ideologia), non certo l'arte che non tollera condizionamenti di sorta. L'arte un gioco, sembra dirci Otello Profazio, e in quanto tale pu contaminarsi con qualsiasi altra espressione artistica. Il cantastorie ne pag le conseguenze, come analizza acutamente Domenico Ferraro, con attacchi duri da parte di Giovanna Marini che, impegnata nella valorizzazione delle culture tradizionali antagoniste, diceva essere non la Cinquetti il pericolo ( un prodotto come un altro, una saponetta) ma Profazio (in cui il folk non pi cultura: lui diventa il mediatore, dolcifica, fa del cromatismo, degli effetti anche belli e cos il popolare diventa borghese).

A quarant'anni dalla prima edizione viene ripubblicato il volume, con cd, LItalia cantata dal Sud. Immagina unaltra unit della Penisola
Fu davvero un peccato non ritenere entrambe le linee compatibili con l'espressione artistica: ne avrebbe guadagnato la musica. interessante rileggere nel volume questa diatriba tra puristi e contaminatori cos come rivisitata da Ferraro che, a proposito dell'atteggiamento di Profazio, scrive: Gi nel 1969, in coincidenza con l'avvio di Quando la gente canta (trasmissione radiofonica condotta dal cantautore, ndr), rivendicava a se stesso e a Matteo Salvatore, suo

interlocutore nel programma, i meriti di un prezioso lavoro di archeologia musicale, realizzato con l'abilit propria dei restauratori. All'apparire de L'Italia cantata dal Sud, Profazio ha 35 anni ma gi un autore in voga da 20. Quindi ha tutte le carte in regola per cimentarsi in una storia musicale altra dell'unit del nostro paese. I sedici canti dell'opera, racchiusi dal prologo e dall'epilogo di Fatto strano, esprimono al meglio la psicologia del sud e dei suoi passaggi storici: dall'entusiasmo per Garibaldi e per l'Unit d'Italia, al Risorgimento tradito nelle sue aspettative pi profonde di libert e di eguaglianza. E al sopravvento non pi degli eroi risorgimentali ma della protesta disperata dei briganti. E si va dalla canzone simbolo contro i Borboni di La palumbeddha janca (La colombella bianca) a Ballatella contro i Borboni altrettanto radicale. Da Garibaldi popolare all'ironia di Guvernu 'talianu, riproposta anche in appendice nella versione con Daniele Sepe e l'Art Ensemble of Soccavo. Dal brigantaggio al disincanto, dall'emigrazione alla mafia: sono i canti di un'opera che ha il merito di restituirci non solo un cantautore popolare di valore ma un modo del tutto perduto di cantare la storia del nostro paese. Valentino Paparelli e Alessandro Portelli (primo volume di una neonata e coraggiosa serie che riporta in vita, tramite il Circolo Gianni Bosio, la gloriosa sigla I giorni cantati) che si gioca un bello spicchio di futuro della memoria del lavoro. Perch alle generazioni del lavoro precario a vita, quando c', alla generazione della noia del posto fisso che non c' - il posto, non la noia - e del paracadute sempre pi ristretto della famiglia che ammortizza i morsi sfacciati del neoliberismo forse non sar dato lasciare memorie collettive come queste. E non certo per mancanza di fantasia o incapacit di lotta, assenza di maturit da bamboccioni mammoni: ma perch s' quasi compiuto il disegno del divide et impera, la call-centerizzazione della societ che lavora, l'aggregazione delegata al clic del mi piace su una tastiera. Entrambi i testi arrivano dalla romana editrice Squilibri, che negli ultimi anni molto ha fatto per recuperare parole e suoni dall'immenso giacimento culturale delle tradizioni popolari, del lavoro e delle lotte. Qui per con questi due testi si va anche oltre, e sia detto senza nulla togliere a chi, in testi precedenti, ha svolto meritoria opera di salvataggio, recupero e diffusione di nastri che rischiavano l'oblio e la polvere assieme. Qui, nei due libri, ci si interroga, anche, sulla possibilit di dare contezza e parole per dirlo con un affondo diretto nella contemporaneit. Il che significa, in pratica, vedere come reagisce il presente della musica, della cultura, della resistenza al pensiero unico nell'affrontare materiali apparentemente sepolti nel tempo e nello spazio. Nel caso di Memorie della terra si ripropone, in testo storia sottotraccia di fiera resistenza. Le voci narranti nel cd sono quelle dell'autore Santoro e Anna Cinzia Villani, forse la migliore ugola trad del sud emersa negli ultimi anni, le musiche proposte dalla stessa Villani, Daniele Girasoli, Maria Mazzotta, Enrico Noviello, Paparelli e Portelli. Doppio confronto, invece, ne La Valnerina ternana: da un lato la riproposta del disco pubblicato in origine da I Dischi del Sole nei primi anni Settanta, quando operai e contadini umbri andarono anche sui palchi d'Europa a raccontare un reticolo di storie chiuse nella forbice spietata di un territorio al contempo contadino e industriale, accompagnati dagli allora assai giovani esponenti del folk revival italiano, dall'altro un cd che ripercorre trent'anni dopo quelle tracce sedimentate. Con Giovanna Marini, Almamegretta, La Piazza, Lucilla Galeazzi, Piero Brega, il Canzoniere del Lazio, Sara Modigliani. il caso di dire: la storia continua. Attraverso la memoria a tutto campo. Nei riquadri le copertine dei tre libri di cui si parla in questa pagina. In alto il cantautore calabrese Otello Profazio, qui accanto una vecchia immagine di operai al lavoro nelle acciaierie di Terni

PAGINE/2 LE LOTTE OPERAIE IN MUSICA

Acciaio e tabacco. Storie di fabbriche e di contadini, da Terni al Salento


di G. FE.

Rubiamo subito le parole a Milena Magnani, che ha introdotto uno dei due volumi di cui qui tratteremo: Succede, incontrando questo testo, di essere presi per mano e portati ad attraversare la storia di un luogo. Esperienza rara in un'epoca incentrata su un eterno presente, un'epoca che tende ad occultare la storia nelle pieghe, a nasconderla negli anfratti, per farla scomparire davanti al nostro sguardo semplificato e addomesticato per la passivit catodica. Questo, e anche, forse, quello che apparentemente sembrerebbe l'opposto della narcolessi televisiva che occulta le cose: una presenza infinitamente dilatata e replicata degli eventi, di qualsiasi evento, dunque anche quelli sociali e culturali, nel flusso indistinto della Rete. Tutto presente, ma tutto perso, comunque, in una vorticante e compulsiva retromania che diventa vetrina semipornografica (si vede e si rivede tutto, ma tutto

scritto, fotografie e cd allegato, uno spettacolo fortunato costruito su due distinte stagioni di ricerche sul campo nel Salento con la metodologia della storia orale, l'una legata alla cosiddetta Rivolta di Tricase del 1935, quando, in pieno regime mussoliniano, una manifestazione di piazza delle operaie tabacchine dello stabilimento Acait venne brutalmente repressa nel sangue, l'altra all'occupazione del feudo di Arneo nell'immediato dopoguerra, tra il '49 e il'51, magnifica e sorprendente azione di lotta dei contadini pugliesi. In ogni caso, siamo lontani anni luce dal patinato revivalismo della Taranta e dalla sottesa dimensione puramente magico-ludica della musica e di culture contadine profondamente marcate, invece, dalla miseria, dalle umiliazioni dei proprietari, e da una

sempre lo stesso) dell'accaduto smaterializzato in pixel. Sia come sia, anche su testi (e annessi cd) pesanti come Memorie della terra/ Racconti e canti di lavoro e di lotta del Salento, curato da Vincenzo Santoro, e La Valnerina ternana/ Un'esperienza di ricerca-intervento, curato da

ALIAS 11 AGOSTO 2012

(15)

ULTRASUONATI DA STEFANO CRIPPA VIOLA DE SOTO GIANLUCA DIANA GUIDO FESTINESE GUIDO MICHELONE ROBERTO PECIOLA

INDIE ROCK

ANTONY AND THE JOHNSONS CUT THE WORLD (Rough Trade/Self) Pochi artisti sanno emozionarci come Antony Hegarty, la sua voce e le sue melodie toccano le nostre corde pi nascoste. Lo scorso anno lo abbiamo ammirato, per lennesima volta, in una delle due date italiane del tour, accompagnato dallOrchestra Fondazione Petruzzelli (ottima orchestra che oggi vive un momento difficilissimo, ma si sa la cultura in questo paese...), tour di cui questo Cut the World (qui con unorchestra danese) la riproposizione su disco. Bellissimo fu vedere quello spettacolo e bellissimo riascoltarlo oggi. Brani storici e non riarrangiati e riadattati magnificamente. Pura musicalit! (r.pe.) OSVALDO ARDENGHI DREC AL CR (Comunicarti) Il nome potr anche dire poco. Il titolo, invece, suscitare qualche curiosit. Il nome quello dell' impetuoso chitarrista dei Rusties, nati come tribute band di Neil Young, oggi tra i migliori roots rocker della Penisola. Il titolo significa dritto al cuore, ed in bergamasco. Se credete che la dura lingua rubata dalle camicie verdi sia solo sinonimo di chiusura, qui avete la prova contraria. Storie quotidiane narrate da una voce aspra come le consonanti del bergamasco. E gli altri Rusties vestono la fatica cantautorale con sobriet. (g.fe.) PAUL BUCHANAN MID AIR (Newsroomrecords) Con i suoi Blue Nile fra Ottanta e Novanta ha rappresentato una delle punte pi alte e nobili del pop romantico, commerciale ma senza ammiccamenti di sorta. Sciolta - anche se non ufficialmente - quell'esperienza, Paul Buchanan, voce profonda e tormentata come poche volte ci capitato di ascoltare, regala ai fan in trepida attesa (l'ultimo disco con i Blue Nile stato High nel 2004) un album prezioso, difficile (solo piano e qualche intrusione d'archi) giocato su pochi elementi armonici, ma che conquista alla distanza. (s.cr.) MILES DAVIS PLAYS FOR LOVERS (Jackpot/Egea) Lalbum originale Prestige era gi unantologia del meglio del trombettista in fatto di ballad e slow, pescando fra otto brani incisi dal 1953 al 56: il cd aggiunge ora un attento booklet e altri otto standard dello stesso periodo pi la splendida Stella by Starlight in quintetto con Trane e Evans. dunque la celebrazione del lato gentile, introverso, lirico, soffuso e raffinato di un musicista seminale che in piena furia hard bop sa e vuole essere sempre e comunque diverso (o distante) da tutto e da tutti. (g.mic.)

DI GUIDO FESTINESE

DONNE IN JAZZ

JAZZ ITALIA

INDIE ROCK/2

Una passeggiata sulla luna


Cammina cammina sono arrivati a dieci. Dieci anni festeggiati con un nuovo album, il settimo per la band newyorkese The Walkmen, gruppo che in questa decade ha saputo conquistarsi un ruolo e un seguito notevole, almeno dalle proprie parti. Con Heaven (Bella Union/Coop Music), prodotto da Phil Ek (gi con Fleet Foxes, Shins e Band of Horses) non stravolgono il loro modo di comporre e suonare un indie rock dalle reminiscenze pop e folk, che a noi continua a non convincere del tutto. Lombra di David Byrne e il fantasma di John Lennon aleggiano sulla testa di Lawrence Arabia, nom de plume del cantante, autore e produttore neozelandese James Milne. Nel nuovo disco, The Sparrow (sempre per Bella Union), Milne raccoglie suggestioni pop qua e l e rilascia un piacevole lavoro in cui spiccano arrangiamenti orchestrali e coretti di beatlesiana memoria. Ancora per Bella Union, in uscita a settembre lesordio dei Poor Moon, band con membri di varie formazioni della scena indie folk Usa, tra cui due Fleet Foxes. Lomonimo debutto propone una summa dellindie folk pensiero che pervade le menti del gruppo. Forse preso a piccole dosi, ma tutto insieme pesa come un macigno. (Roberto Peciola)

Chiara Pancaldi, Il secondo paese delicatezze vocali di Cassandra


La label leccese Dodicilune ha varato Koin per far conoscere le nuove leve del canto jazz italiano: e offre proposte variegate, insistendo sulle voci femminili, prossime sia alla musica afroamericana sia a modelli cantautorali. Tra le novit The Song Is You di Chiara Pancaldi in quartetto quella pi vicino alle jazz singer classiche per la presenza assoluta di standard bebop, swing, bossanova in unugola attenta, raffinata, duttile e comunicativa. Allopposto invece Pentagocce di Stefania Parteniani in sestetto (con lei al piano) rasenta purtroppo la monotonia nel modo di scrivere e interpretare brani pretenziosi, dove il fraseggio pesante, per levidente scollamento tra note musicali e testi in italiano sempre e solo su tempi lenti (un po di ripasso di Ella Fitzgerald o di Mogol/Battisti farebbe bene a tutti per la forma-canzone). A met strada si colloca Sleepless di Loredana Melodia in quintetto, con Sarah Vaughan quale fonte ispiratrice, a garantire versatilit e calore e le giuste S (esse) come riporta Michle Hendricks in copertina a cominciare da swingin, sentimental, sensuous. (Guido Michelone) ENTROPIA & MAURO TIBERI ARCHAIC CHANTS FROM THE TECHNOLOGICAL AGE (Eclectic Records) Il fascino del viaggio in un territorio inconsueto e nuovo. Una terra di mezzo dove il canto armonico e la manipolazione elettronica si incontrano e fondono. Rischioso, tanto. Potrebbe uscir fuori un orpello senza forma. E invece ecco un piccolo capolavoro. Sette temi che si muovono in un magma affascinante e carico di capacit descrittive. Un flusso irrefrenabile di stimoli. (g.di.) La diva del canto jazz, Cassandra Wilson, si regala una vacanza dal genere e si tuffa fra New Orleans e... Firenze. In Another Country (One Music/Egea) ritorna a collaborare con il virtuoso chitarrista e produttore italiano Fabrizio Sotti, e con l'aiuto di musicisti quali Mino Cinelu, Lekan Babaiola, Julien Labro e Nicola Serato, estrae dal cilindro nove pezzi originali. Un blues intimo e raccolto che non raggiunge i picchi del passato, ma mantiene una coerente omogeneit. Fuori dal contesto - e senza logica - le due versioni della classica e inflazionata 'O sole mio. Nel segno della grande scuola brasiliana l'incontro fra l'Orchestra jazz della Sardegna, diretta da Paolo Silvestri, e la vocalist Barbara Casini. Agora T (Via Veneto Jazz) una centrata rilettura di mondi sonori sospesi fra jazz e il Brasile, dal repertorio di Milton Nascimento (Veracruz), Luiz Peixoto (Na batucada da vida) e l'inedito Cidade do amor demais, firmato dalla stessa Casini e da Enrico Rava. Napoli&jazz (Universal) l'esperimento di Gerardo Di Lella con un parterre di ospiti impressionanti, da Larry Carlton a Diane Schuur a Bob Mintzer ecc. Fra standard e originali scritti dallo stesso Di Lella, i ragazzi si divertono. E si sente. (Stefano Crippa) NU BOHEMIN LA CONSUETUDINE DEL SENTITO DIRE (Infecta Suoni&Affini-Face Like A Frog/Venus) Giovanissimi, realizzano un disco fresco, personale: attitudine punk con sonorit indie-new wave per raccontare la quotidianit del provincialismo e la banalit del senso comune. Figli dei classici inglesi e americani, mostrano un eccellente personalit. unimpalcatura stabile di suoni che sorregge un architrave di voci e chitarre che stridono e urlano testi diretti. Una bella sorpresa per lindie italiano. (v.d.s.)

Navigando sullonda alt pop


Che i dEUS siano uno dei gruppi pi interessanti del Vecchio Continente degli ultimi quindici anni fatto conclamato. Pian piano Tom Barman e soci hanno abbandonato le spigolosit stilistiche degli inizi e hanno cominciato a vedere le cose in chiave alt pop, e lultimo Following Sea (Pias/Self) in questo ne manifesto ancor pi dellottimo Pocket Revolution (pur non raggiungendo gli stessi livelli di qualit). Dopo tre anni ecco di nuovo in pista gli inglesi Maxmo Park con il quarto lavoro, The National Health (V2/Coop Music). Il minuto iniziale di When I Was Wild lascia ben sperare, cos come la successiva title-track, ma alla lunga, nonostante il tema e le liriche raccontino di un paese e di un mondo in crisi, ci sembrato niente pi che un album di accomodante art pop, carino ma niente di pi. Tuttaltra aria si respira nel nuovo, settimo lavoro dei Gallon Drunk, The Road Gets Darker from Here (Clouds Hill/Audioglobe). La band di James Johnston, un trio dopo la scomparsa di Simon Wring, non fa sconti e spara allimpazzata. Un muro di suono, umori di grunge portato allestremo e sapori di grezzo rocknroll malato e blues deviato. Da ascoltare con attenzione. (Roberto Peciola) VAN DER GRAAF GENERATOR ALT (Cherry Red) Peter Hammill mantiene un tono allegro e distaccato nelle note al cd, ma dimenticate canzoni e amaro romanticismo. Qui trovate improvvisazioni in studio, non una parola cantata, e un'atmosfera di teso equilibrismo sull'orlo dell'abisso, note in punta di piedi che si cercano, saturazioni nevrotiche che girano in tondo, come le gonne dei dervisci. Non per tutti, e neppure tutti i progster, ma gli esiti sono veramente notevoli. (g.fe.)

IL MIO NOME BRIAN


Se si dovesse indicare un musicista della popular music contemporanea attivo da svariati decenni che riesca a contenere, nella propria poetica, gli estremi pi irriducibili, state pur certi che, nella stragrande maggioranza dei casi, gli interpellati risponderebbero Brian Eno. Al non musicista di Woodbridge dedicato un Book disc col titolo Sound Strategies dalla Auditorium, testi di Claudio Chianura, Fabio Martini, e una bella raccolta di riflessioni dello stesso Eno, costruita facendo riferimento a diverse interviste realizzate con il padre della ambient music. Il cd accluso riporta naturalmente brani dello stesso Eno, oltre a musiche in tema di Arturo Stalteri e Popoli Dalpane Ensemble.

IL NOME di Eno lo ritrovate anche nellaffascinate e bizzarra Storia segreta del rock/Le misteriose origini della musica moderna (Arcana) scritto dallo statunitense Christopher Knowles. Fulcro centrale del testo che le antiche religioni iniziatiche e misteriche diffuse nel Mediterraneo assomigliano in modo impressionante, nelle pratiche, alle diverse sottoculture sviluppatesi nel mondo popular e rock. Sembra un azzardo antropologico, ma la lettura del testo e gli esempi riportati, dopo unampia trattazione sulla differenza e lo sviluppo dei riti misterici nel Mediterraneo sono decisamente convincenti. Rockstar come eredi iconici, in sostanza, delle divinit archetipiche dei misteri: con tanto di sesso, droga, musica ad alto volume e giochi di luce. A proposito: Brian Eno ovviamente non viene classificato tra i dionisiaci (come Jim Morrison) o i nuovi Coribanti (come i Kinks e gli Ac/Dc, ma in buona compagnia con gli ermetici (Pink Floyd, King Crimson, Radiohead, tra gli altri).

ON THE ROAD
Foo Fighters
La band dellex batterista dei Nirvana, Dave Grohl torna dal vivo nel nostro paese. Con loro The Gaslight Anthem. Codroipo (Ud) LUNEDI' 13 AGOSTO
(VILLA MANIN)

A CURA DI ROBERTO PECIOLA CON LUIGI ONORI SEGNALAZIONI: rpeciola@ilmanifesto.it EVENTUALI VARIAZIONI DI DATI E LUOGHI SONO INDIPENDENTI DALLA NOSTRA VOLONT
(PARCO GONDAR)

Ypsigrock
L'interessante festival siciliano dedicato alla musica indie internazionale propone anche quest'anno ospiti di livello assoluto: We Were Promised Jetpacks, Shabazz Palaces e Fuck Buttons (oggi), Django Django, Alt-J e Primal Scream (domani). Castelbuono (Pa) SABATO 11
E DOMENICA 12 AGOSTO (CASTELLO)

Rispescia (Gr) GIOVEDI' 16 AGOSTO


(PARCO NATURALE DELLA MAREMMAFESTAMBIENTE) Ripatransone (Ap) SABATO 18 AGOSTO (PICENO SUMMER FESTIVAL) Brescia LUNEDI' 20 AGOSTO (VIA SERENISSIMA-FESTA RADIO ONDA D'URTO)

Malga d'Arn, Valli Giudicarie), London Brass (il 28, Bivacco Dino Marinelli). Dolomiti DA LUNEDI' 20 A MARTEDI'
28 AGOSTO (VARIE SEDI)

Strade Blu
Il festival ha in cartellone i concerti di Isobel Campbell e Robyn Hitchcock (stasera, Brisighella, Ra), Sacri Cuori con Isobel Campbell (14, San Leo, Pu), Deer Children ( 21, Ex-Fabbrica Candele, Forl). Comuni della Romagna SABATO 11,
MARTEDI' 14 E MARTEDI' 21 AGOSTO (VARIE SEDI)

Anti-Flag
Vengono da Pittsburgh, suonano punk e condiscono i loro testi di uno spirito ipercritico nei confronti della societ americana e dei suoi poteri. Sesto San Giovanni (Mi) MARTEDI'
14 AGOSTO (CARROPONTE)

formazioni, Ettore Fioravanti, Bill Frisell, Maria Pia De Vito, Patrice Heral, Arild Andersen, Kenny Wollesen, Trilok Gurtu, Tigran Hamasyan, Antonello Salis, Omar Sosa, Daniele Sepe, Gavino Murgia, Hamid Drake e Funky Jazz Orchestra. Berchidda e Olbia (Ot) DA SABATO
11 A GIOVEDI' 16 AGOSTO (VARIE SEDI)

GLI ANNI settanta del rock duro rifulgono invece nella completissima, quasi maniacale Led Zeppelin/ Discografia illustrata curata da Franco Brizi. Testi di accompagnamento brevi ed efficaci, ma una mole impressionante di materiale giornalistico uscito all'epoca su riviste italiane oggi pressoch introvabili. Alla fine, la voglia di rimettere sul piatto il vinile di Houses of the Holy torna prepotente.

Caparezza
Il nuovo tour del rapper di Molfetta. Cannole (Le) SABATO 11 AGOSTO (PARCO
TORCITO)

Not.Fest
Seconda edizione del festival di musiche contemporanee in Sicilia. La prima giornata ha in programma i concerti di Joyce Muniz con n8 of Jungle Brothers e i dj set di Martyn e Nickodemus, domani tocca a Offlaga Disco Pax, Shantel & Bucovina Club Orkestar, Daddy G e Benji Boko. Il 13 sar la volta di Fujiya & Miyagi, Sley, Colapesce + Meg, e Apparat, mentre in chiusura il 14 Jessie Evans, Dimartino + Brunori, The Hundred in the Hands e Miss Kittin. Noto (Sr) DA SABATO 11 A MARTEDI'
14 AGOSTO (CENTRO POLISPORTIVO PALATUCCI)

Festambiente
In cartellone: Francesco De Gregori; Rocco Papaleo; Pfm; Fiorella Mannoia; Alborosie + Ikaya + Shengen Clan Band; Afterhours; Caparezza; Goran Bregovic. Rispescia (Gr) DA SABATO 11 A VENERDI'
17 E DOMENICA 19 AGOSTO (PARCO NATURALE DELLA MAREMMA)

Cittanova (Rc) DOMENICA 12 AGOSTO


(FESTA DELLO STOCCO)

Mm
I raffinati suoni della band islandese. Arco (Tn) VENERDI' 24 AGOSTO (CASTELLO)

Summerend
Il Dolomiti Live Festival si sviluppa in quattro serate, con: The Cyborgs + Mole e altri; Les Tambours du Bronx; Skardy & Fahrenheit 451 + Mellowmood e altri; Il Teatro degli Orrori + Motel Connection dj set Pink Holy Days e altri. Claut (Pn) DA MERCOLEDI' 22 A SABATO
25 AGOSTO)

Cerveteri (Rm) GIOVEDI' 16 AGOSTO


(ETRURIA ECO FESTIVAL) Rispescia (Gr) VENERDI' 17 AGOSTO (PARCO NATURALE DELLA MAREMMAFESTAMBIENTE) Foggia LUNEDI' 20 AGOSTO (SUONI IN CAVA) Vallata (Av) VENERDI' 24 AGOSTO (PIAZZA SAN BARTOLOMEO) Castelsaraceno (Pz) SABATO 25 AGOSTO (FESTIVAL DEI DUE PARCHI)

Fat Freddy's Drop


La band neozelandese si muove tra funk, reggae, soul e dub. Segrate (Mi) MARTEDI' 28 AGOSTO
(MAGNOLIA)

Festa Radio Onda d'Urto


La rassegna lunga e ospita moltissimi nomi, tra cui: Banda Bassotti (12); The Selecter (14); Sick of it All (16); Punkreas (17); Afterhours (20); Il Teatro degli Orrori (24); Nina Zilli (25). Brescia DA SABATO 11 A SABATO 25 AGOSTO
(VIA SERENISSIMA)

Major Lazer
I dj e producer Diplo e Switch. Otranto (Le) MERCOLEDI' 15 AGOSTO
(DAY OFF MUSIC FESTIVAL)

Orientoccidente
La rassegna di culture e musiche migranti chiude con Giulia Lorimer feat. Whisky Trail (il 12, Loro Ciufenna) e The Gang + I Maestri dell'Ottava Rima (il 24, Terranuova Bracciolini). Provincia di Arezzo DOMENICA 12
E VENERDI' 24 AGOSTO (VARIE SEDI)

Il Teatro degli Orrori


Il tour di presentazione de Il mondo nuovo. Bologna MARTEDI' 14 AGOSTO (ESTRAGON) Brescia VENERDI' 24 AGOSTO
(VIA SERENISSIMA-FESTA RADIO ONDA D'URTO) Claut (Pn) SABATO 25 AGOSTO (SUMMEREND FESTIVAL) Reggio Emilia MERCOLEDI' 29 AGOSTO (FESTA DEL PD) Osnago (Lc) VENERDI' 31 AGOSTO (FESTA DEMOCRATICA)

I Suoni delle Dolomiti


Il festival trentino per l'ultima parte della programmazione ha in cartellone: Richard Galliano (il 20, San Martino di Castrozza), Simone Cristicchi (il 21, Altopiano di Lavarone), Orchextra Terrestre (il 22, Arboreto, Pieve Tesino), Enrico Ruggeri (il 23, Camp Centener), Sergej Krilov, Maxim Ryasnov (il 24, Laghi di Bombasl), Canadian Brass (il 25, Val Salei), Andrea Dulbecco, Bouble Mallets Trio (il 27,

A Perfect Day
Festival tra fine agosto e inizio settembre. Sul palco: The Temper Trap, Two Door Cinema Club e The Killers (31 agosto), The Vaccines, Mogwai e Franz Ferdinand (1 settembre), chiusura con Alt-J, dEUS, Mark Lanegan Band e Sigur Rs (2). Villafranca (Vr) DA VENERDI' 31 AGOSTO
A DOMENICA 2 SETTEMBRE (CASTELLO SCALIGERO)

Afterhours
Torna dal vivo la rock band milanese. Messina SABATO 11 AGOSTO (ARENA VILLA
DANTE)

Time in Jazz
La rassegna voluta da Paolo Fresu ha un intenso programma che vede esibirsi tra gli, oltre lo stesso Fresu in varie

Scicli (Rg) DOMENICA 12 AGOSTO (PARCO


VALLE VENTURA)

Gallipoli (Le) MARTEDI' 14 AGOSTO

(16)

ALIAS 11 AGOSTO 2012


PER VISIONARE TUTTE LE OPERE IN VENDITA VEDI: www.ilmanifesto.it/dossier/senza-fine/alias-per-zitti-no/

SOTTOSCRIZIONE PER IL MANIFESTO

DODICI ZITTI NO!

ALFONSINA CICULI

La forza invisibile del colore come un sortilegio delle fiabe


ALFONSINA CICULI Titolo: ESISTENZE Dimensioni: 100 cm x 70 cm Tecnica: acrilico e collage su carta Prezzo: 600 euro
di LUCIANO DEL SETTE

C stato un tempo, nel mondo artistico di Alfonsina Cculi, dove il colore non esisteva. E un altro tempo, lungo, molto lungo, in cui Alfonsina si allontanata da quel mondo. Difficile credere a entrambe le cose, guardando le straordinarie cromie delle opere di questa maceratese, che nel 2011 ha visto concretizzarsi la sua passione per lillustrazione rivolta ai bambini con il libro Il bambino colabrodo, pubblicato da Rizzoli. La storia delle due assenze, Cculi la racconta cos: Ho frequentato lAccademia di Belle Arti di Macerata e mi sono diplomata al corso di pittura. Durante quegli anni mi sono interessata soprattutto al disegno, e ho prodotto diversi autoritratti, anche di grandi dimensioni. Ma tutti a matita nera, o matita colorata. Insomma: costruiti solo attraverso il segno. Il colore non mi interessava, e neanche il chiaroscuro. Facevo fatica a trovare il mio posto nel mondo dellarte che in quel periodo, gli anni 80, era soprattutto installazioni e performance. E allora Alfonsina appende il diploma al chiodo, per dedicarsi ad altro che nulla centra o quasi. Lavora per un po nellanimazione, ma solo come colorista al computer, e si arma di pennelli nel ruolo di truccatrice durante le stagioni liriche del teatro di Macerata. Nella testa, per, le frulla sempre unidea tentatrice, il desiderio di cedere al fascino di un genere illustrativo molto particolare: il disegno dedicato allinfanzia. Unestate, per caso,venni a sapere che nella mia citt si organizzava un corso di illustrazione adatto anche a chi voleva avvicinarsi per la prima volta a questa dimensione creativa. Mi sono trovata cos bene che le settimane del corso, da una sono diventate tre. Dopo un decennio, Ciculi riprende in mano la matita, e per la prima volta usa il colore: Finalmente il mio mondo interiore usciva allo scoperto, io stessa ero curiosa di vedere quel che saltava fuori. Alfonsina ama lavorare sulle fiabe classiche della sua infanzia, ma anche mettersi davanti a un foglio bianco e grande Senza nessuna idea. Inizio a sporcarlo di colore e poi mi faccio trasportare, un colore ne richiama un altro, una forma chiede di essere contenuta, il braccio ha bisogno di gesti ampi che si trasformano in segni spesso circolari. Non ragiono mai su ci che sto facendo, mi lascio guidare da una specie di forza invisibile.

COME ACQUISTARE
Acquistare questa e le altre opere che presenteremo nei prossimi numeri semplice. Se sei interessato manda una email a campagnacquisti@ilmanifesto.it scrivendo nome, cognone, indirizzo e numero di telefono al quale vuoi essere richiamato. Sarai ricontattato nel pi breve tempo possibile e ti saranno forniti i dati bancari per lacquisto. Una volta ricevuto il bonifico ti spediremo la tavola. Non si tratta di unasta: chi fa lofferta per primo si aggiudica lopera. I fondi raccolti saranno trasformati in abbonamenti per scuole, fabbriche, carceri o associazioni culturali.