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GIOCARE AI RIASSUNTI

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di Enrico

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Il fascino giocoso della sintesi


Prefazione (sul programma di sala dellEstate Teatrale Veronese 2012) a Tutto Shakespeare in 90 minuti di Adam Long andato in scena il 12, 13 e 14 luglio al Teatro Romano nellinterpretazione di Zuzzurro e Gaspare e di Maurizio Lombardi con la regia di Paolo Valerio.

Quando noi uomini di oggi si era ragazzi o bambini, in questa nostra Italia cerano dei mattacchioni che giocavano alla letteratura. Si divertivano un mondo. Li invidiavamo. Perch per giocare alla letteratura devi conoscerla a fondo. Altrimenti non ti diverti, ti stufi e fai stufare gli altri. Capitanati da Umberto Eco, giocavano con i romanzi, con la poesia, con i testi teatrali. Non si prendevano sul serio. Eppure erano serissimi e profondi. Erano dei modelli per noi. Gravitavano attorno al trimestrale Il cavallo di Troia diretto da Paolo Mauri. Nel comitato di redazione cerano, tra gli altri, Giampaolo Dossena, Gaio Fratini, Alfredo Giuliani e Luigi Malerba. Tra i collaboratori il gruppo bolognese della Cacopedia e un brillantissimo Guido Almansi. DallInghilterra, dove insegnava alluniversit dellEast Anglia, Almansi si faceva sentire. Ascoltarlo e leggerlo era un piacere. E se su RadioTre capitava che parlasse di un cervellotico spettacolo londinese tratto da Gravitys rainbow di Thomas Pynchon, sul Cavallo di Troia poteva abbandonarsi ad analisi linguistiche di quella parolaccia di cinque lettere che comincia per m e che fa tanto ridere i bambini. Tirando in ballo la pneumodinamica, la collocava sopra il diaframma se significante, sotto il diaframma se significato. Del gruppo, chi aveva pi porte aperte era Eco. Te lo ritrovavi cos su LEspresso o su la Repubblica. I suoi interventi erano sempre brillanti e piacevoli. Riusciva a estendere lo spirito ludico del Cavallo di Troia a testate ufficiali. Uno dei capolavori di Eco fu giusto trentanni fa, su Lespresso del 10 ottobre 1982. Elogio del riassunto il titolo del suo intervento che esaltava il valore pedagogico della capacit di sintesi, dellarte del riassumere. Raccogliendo linvito-sfida di Eco che aveva riassunto in poche righe lUlisse di Joyce, undici scrittori avevano fatto lo stesso col loro romanzo o poema preferito. Italo Calvino con Robinson Crusoe, Alberto Moravia con Delitto e castigo, Piero Chiara con I promessi sposi, Attilio Bertolucci con La Certosa di Parma, Giovanni Mariotti con La divina commedia, Giovanni Raboni con Alla ricerca del tempo perduto, Ruggero Guarini con Le affinit elettive, Cesare Garboli con I miserabili, Luigi Malerba con lOrlando furioso, Giovanni Giudici con David Copperfield e Alberto Arbasino con Madame Bovary. In quellarticolo dellEspresso, oltre alle considerazioni di Eco che, promotore della sfida, proponeva diverse versioni dellUlisse in poche righe, cerano i dodici riassunti. Pi o meno riusciti. Saltava allocchio, leggendoli, che quei riassunti, oltre a fare conoscere lopera, permettevano al lettore, se voleva, di conoscere pi a fondo coloro che li avevano scritti. Lo attestava un caso precedente arcinoto a Eco, ad Almansi e a Giampaolo Dossena, tutti e tre innamorati della giocosa cultura letteraria anglosassone doltre Manica e doltre Oceano, tutti e tre fan di Edward Lear e di Lewis Carrol. Era il riassunto estremo che il critico statunitense Francis Fergusson, prestigiosa penna del New York Review of Books e grande esperto di mitologia, aveva fatto dellEdipo Re: Cercate il colpevole, sintesi di appena tre parole che ne sottintendeva

uninterpretazione freudiana. Dopo luscita dellEspresso non manc il dibattito. E se Calvino, che col riassunto del Robinson Crusoe tanto bene non se lera cavata, fin sorta di deformazione professionale col recensire su la Repubblica del 22/10/82 i riassunti dei suoi undici colleghi, il pi a scalpitare era Beniamino Placido. Tre mesi prima, in luglio, Placido si era scagliato contro lennesima banalit e bruttezza dei temi dati alla maturit, da lui definiti inviti a dilungarsi e a strimpellare su un problema fingendo di condividerne limpostazione. Per loccasione aveva ripreso lidea del filosofo Guido Calogero (pubblicata sul Mondo di Pannunzio verso la fine degli anni 50) di sostituire il tema con il riassunto. Sosteneva giustamente, Placido, che non simpara a scrivere divagando o ampiando, ma riassumendo. E citava, in quellarticolo di luglio, il buon poeta latino Orazio. Consapevole che scrivere molto facile, scrivere poco difficile, Orazio amava ripetere: Brevis esse laboro, ovvero mi sforzo di essere breve. Riprendendo largomento su la Repubblica del 26/10/82 in margine allintervento di Italo Calvino Placido portava altre importanti argomentazioni. E partendo dal presupposto che un riassunto pu tendere alla purezza, ovvero contenere il meno possibile quei cenni critici che chi lo fa pu metterci dentro, Placido portava un esempio che andava oltre la sintesi dellEdipo Re fatta da Fergusson. Era un esempio di assoluta non purezza, di intervento critico portato allestremo che trasformava quel micro-microriassunto in un micro-microsaggio. Era il riassunto delle Opere complete del marchese De Sade proposto nel 1981 dalla rivista umoristica statunitense Mad (ancora cultura anglosassone) insieme a quelli di altri capolavori della letteratura mondiale. Alcuni erano brevi, altri lunghi. Quello delle opere di De Sade batteva tutti per brevit. Era una sola parola: Ouch! che per Placido suonava uffa! o ouffa! per la noiosit delle opere di De Sade ma che poteva essere letta anche come ohi! o ahia! in risposta alle vergate o alle frustate dei rituali tanto cari al marchese. Gli esempi portati nel dibattito confermavano un punto: che un riassunto poteva essere veramente un riassunto (magari un po piatto e bignamesco) oppure un saggio critico miniaturizzato e mimetizzato. Poteva esserci una terza via. Se nel 1982 gi ci fosse stato Tutto Shakespeare in 90 minuti di Adam Long, di sicuro Eco, Calvino e Placido ci si sarebbero sbizzarriti. Riprova della brillantezza della cultura anglosassone, il testo di Long sarebbe potuto assurgere a esempio di effervescente riscrittura frutto di un certosino assemblaggio di riassunti mirati. Quelli, tuttaltro che bignameschi, delle oltre trenta opere di Shakespeare. Con una caratteristica. Come gli scrittori della sfida lanciata da Eco non avevano accantonato i loro intenti critico-saggistici, cos Adam Long non avrebbe messo in disparte la propria idea di teatro. Cos stato. Ecco dunque la Verona di Romeo e Giulietta in una situazione di quasi normalit, la truce Roma imperiale di Tito Andronico sintetizzata invece in una trattoria romana dai toni molto Pulp Fiction, Jago che anzich finire in prigione fugge a Beverly Hills ma soprattutto ecco diverse opere di Shakespeare sintetizzate in un unico testo: La commedia degli errori (che finisce bene) dei due gentiluomini e delle allegre comari nella dodicesima notte di mezza estate che in verit un racconto dinverno. E, ancora, Molto rumore per Cimbelino che come vi piace doma Pericle, il mercante nella tempesta delle pene damore perdute. Per il resto, c Macbeth che assume toni pecoreccio-scatologici, Giulio Cesare e Antonio e Cleopatra che appaiono per un attimo, Troilo e Cressida che si mescolano agli alieni e a Elvis Presley... quandecco colpo di scena, sintesi estrema che sarebbe piaciuta a Fergusson tutte le numerose tragedie con titoli di re diventare una partita di calcio. Al posto del pallone ovviamente una corona che salta di qua e di l, da una testa allaltra. Va via spedita la partita di calcio, a ritmi da cardiopalmo, e per questo dura poco. Dopodich, in chiusura, Amleto, lopera shakespeariana pi amata e conosciuta dagli inglesi. Forse per questo, continuando per a divertirsi, Long la riassume meno e le dedica quasi met dellintero copione. Noi ragazzi di trentanni fa ci speravamo in cose cos. Che non si vedessero solo a Londra e a New York, che ce le potessimo gustare anche in italiano. Questa la volta buona. Con la speranza che si continui su questa strada. Magari vista limpossibilit di farlo con Pirandello e De Filippo con un Tutto Goldoni in 90 minuti... Tra le infinite concatenazioni una potrebbe essere questa: In una delle ultime

sere di carnevale il gondoliere veneziano, che fu uomo di mondo, fa il servitore di due padroni nella bottega del caff dove giungono la putta onorata, il cavaliere e la dama, la locandiera, le donne gelose che hanno le smanie per la villeggiatura e gli innamorati che sognano la casa nova. Sono invece allosteria della posta i rusteghi, in unatmosfera da baruffe chiozzotte...

Eccoli i dodici riassunti raccolti da Umberto Eco

Italo Calvino
Un naufrago raggiunge unisola deserta, unico scampato. Ha con s solo pipa e tabacco. Dal relitto faticosamente recupera provviste, rum, armi, munizioni (andr a caccia duccelli e capre), ascia e sega (costruir un fortino), chicchi di grano (seminer e raccoglier). Trova anche denaro (A che servi?, ma lo prende), penne inchiostro e carta; tre Bibbie; cani e gatti. Si fa un tavolo, una sedia, si mette a scrivere: un bilancio della sua sorte in due colonne, il male e il bene che lo compensa, per cui ringrazia Iddio. Fa tutto da s: reinventa lagricoltura; fa il vasaio; si veste di pellicce. Ha un pappagallo, sola voce amica. Dopo quindici anni di solitudine (anelando ritrovare i suoi simili) una scoperta lo terrorizza: lorma dun piede sulla sabbia! Trib sogliono sbarcare a celebrare riti cannibalici. Sparando, salva una futura vittima. Il selvaggio Venerd e un bianco (ma spagnolo, dunque nemico: altro pericolo!). Sbarcano finalmente degli inglesi; portano prigionieri legati (Venerd crede anche i bianchi cannibali); sono marinai ammutinati. Gli ufficiali, salvati, recuperano la nave: dopo ventotto giorni Robinson lascia lisola.

Alberto Moravia
Il Rastignac balzacchiano, imitatore di Napoleone, che lancia la sfida famosa: Adesso, Parigi, a noi due, nellimmaginazione mistica e sarmatica di Dostoevskij, alcuni decenni pi tardi, diventa Raskolnikoff, studente disoccupato e povero che, rifacendosi anche lui a Napoleone, si arroga il diritto di far fuori unimmonda usuraia. Ma il delitto rimane delitto, tanto pi che Raskolnikoff non pu evitare di uccidere pure Elisabetta, la sorella innocente dellusuraia. Da questo momento il romanzo cessa di descrivere il rapporto turbato tra individuo e societ e diventa invece la storia di un rimorso, cio la descrizione del rapporto di un uomo con se stesso, dando cos lavvio a tutta la corrente esistenzialista della narrativa europea. In Delitto e castigo, come in ogni romanzo che si rispetti, ci sono due storie parallele: quella di Raskolnikoff e quella di Svidrigailof, borghese ozioso e corrotto. Da questo momento il romanzo cessa di descrivere il rapporto turbato tra individuo e societ e diventa invece la storia di un rimorso, cio la descrizione del rapporto di un uomo con se stesso, dando cos lavvio a tutta la corrente esistenzialista della narrativa europea. In Delitto e castigo, come in ogni romanzo che si rispetti, ci sono due storie parallele: quella di Raskolnikoff e quella di Svidrigailof, borghese ozioso e corrotto. Mentre Raskolnikoff, pungolato dialetticamente dal sottile commissario Porfirio e moralmente dalla prostituta Sonia, va verso linevitabile castigo e laltrettanto inevitabile conversione cristiana, Svidrigailof, pungolato lui, dalla coscienza della propria negativit, va verso linevitabile suicidio

Umberto Eco

Stephen, intellettuale, simbolo dellesilio spirituale, irride alla liturgia, conversa con un filisteo, contempla filosoficamente il mare. Leopold, piccolo borghese ebreo, simbolo di esilio carnale, marito tradito e assuefatto di Molly, va alla ricerca inconsapevole di una paternit insoddisfatta. Mangia rognoni, va al bagno turco, segue un funerale, passa in un giornale, fa colazione, entra in biblioteca dove scorge Stephen che parla di Shakespeare, vaga per le strade, beve al bar, litiga in taverna, si masturba sulla spiaggia, visita una partoriente, infine al bordello incontra Stephen e se lo porta a casa, dove scopre che i suoi cassetti sono popolati come il mondo, di cui in fondo tutto il libro riproduce la struttura, volta a volta rappresentan-do attraverso il linguaggio, vero protagonista della storia, le parti del corpo, i capitoli dellOdissea, le tecniche letterarie, le scienze, le arti, i simboli archetipi. Intanto Molly, semiaddormentata, fantastica di amori passati e forse di un futuro con Stephen, in modo da saldare un oscuro e blasfemo rapporto trinitario. I fatti del romanzo non contano per quel che sono, ma in quanto appaiono e si concatenano nel monologo mentale dei protagonisti.

Piero Chiara
Il filatore Renzo Tramaglino e la filatrice Lucia Mondello stanno per passare a nozze. Don Rodrigo, un signorotto che concupisce Lucia, cerca dimpedire il coniugio. Un frate sintromette, caritatevolmente, a quanto pare. Il matrimonio va a monte, ma fallisce anche il tentativo di ratto della giovane. Lucia si rifugia in convento e Renzo va a Milano. Coinvolto per minchioneria in un moto di piazza, il giovane sfugge agli sbirri e passa il confine. Don Rodrigo non molla, e a mezzo di un amico, lInnominato, riesce a far rapire Lucia. Ma lamico si pente e consegna la giovane al cardinal Federigo. Intanto scoppia la peste, che sistema tutto. Don Rodrigo muore, Renzo torna dallesilio, sposa Lucia, diventa industriale tessile, poi padre di una numerosa prole. In tal modo, lascia intendere Manzoni, opera la Divina Provvidenza.

Attilio Bertolucci
Fabrizio del Dongo, giovane nobile lombardo, fugge dai luoghi ameni dinfanzia e dalla tetra famiglia reazionaria (eccezioni la mamma e la bella zia Gina, duchessa di Sanseverina), per seguire Napoleone nelle sue imprese, degne di Cesare e di Augusto. Ma gli tocca di assistere, pi che partecipare, alla disfatta di Waterloo, riportandone ferite e delusioni. Tornato in Italia in pieno riflusso, finisce per rifugiarsi a Parma, dove la zia, che innamorata di lui e amata senza speranza dal primo ministro il conte Mosca, lo protegge. Ma sin che pu: il sovrano, altro respinto da lei, con un pretesto lo caccia in prigione. Ne fugge aiutato dalla zia e da Clelia, figlia del governatore delle carceri di cui egli sinnamora alla follia. Rifugiatosi in convento e divenuto eminente prelato, ha un figlio da Clelia: morti entrambi, si ritira, penitente, per finirvi i suoi giorni, nella certosa di Parma, dove ormai le prigioni erano vuote, il conte immensamente ricco, Ernesto V adorato dai sudditi.

Giovanni Mariotti

Fiorentino di mezzet e dunque a un punto brutto come molti di noi, lIo narrante si interna per trasognatezza nel buio di una selva il giorno 8 aprile 1300, e vi si perde, finch non vede un poggio soleggiato sul quale, per orientarsi, vorrebbe salire, ma ne impedito da tre bestie feroci. E costretto a intraprendere, con laiuto del poeta Virgilio, una lunga deviazione, persino eccessiva dir qualcuno, visto che per tornare a Firenze deve calarsi, lungo certi popolosi gradoni, dov allogato lInferno, sino al centro della terra, e, raggiunti gli antipodi di Gerusa-lemme, scalare una montagna che si trova col, e che il Purgatorio, per poi sollevarsi, da un giardino che si trova al suo sommo, attraverso i cieli della luna, di Mercurio, di Venere, ecc. sino allEmpireo, dove vede tre cerchi policromi che sono la santissima Trinit. Tutto questo accade nel corso, appunto, di una deviazione, e per la durata di una settimana, senza che ci sia detto nulla dellultima parte del percorso, cio del nostos o ritorno, che dovrebbe riportare il protagonista alla sua casa e alla sua citt. Ma in fondo importa poco, il viaggio stato lungo e interessante, il poema finito, e tutto sommato, come dicono le guide francesi di certi monumenti o ristoranti insigni, Trinit vaut le dtour, La Trinit merita una deviazione.

Giovanni Raboni
Swann, ricco amatore darte che frequenta gli aristocratici, fra cui i Guermantes, sinnamora di una cocotte, Odette de Crcy, e la sposa. Marcel, giovane malaticcio e sensibile, sinnamora di Gilberte, loro figlia, e poi di Alberatine, che sospetta di tendenze saffiche. Uno dei Guermantes, il barone di Charlus, sinnamora del musicista Morel. Passioni tormentose, segnate dalla gelosia e dallimpossibilit di conoscere chi si ama. Anche gusti, reputazione e ambienti sono mutevoli, inafferrabili: Biche si trasforma nel grande Elstir, Cottard in un medico famoso; lidolo delle donne Saint-Loup omosessuale; Odette e la ridicola Madame Verdurin simparentano con i Guerman-tes. Solo nel tempo, e nella memoria che ne ricompone il fluire, ci che nel presente perduto acquista realt e senso; al loro ritrovamento Marcel, divenuto scrittore, dedicher la vita.

Ruggero Guarini
Un castello su un lago, una nobile coppia di sposi (Eduardo e Carlotta), due ospiti molto graditi (Ottilia e il Capitano): e come nel fenomeno chimico a cui allude il titolo, i due elementi della prima coppia, attratti dagli altri due, si disgregano per associarsi coi loro amici in due nuove coppie. Ma a ostacolare la legge naturale delle affinit elettive interviene la legge umana posta a tutela del matrimonio, che perverr al verdetto seguendo i sinistri sentieri del Destino e/o dellInconscio. Infatti la povera Ottilia (lelemento pi giovane del quartetto) si punir con un lapsus atroce, provocando involontariamente, in un moto di agitazione psicologicamente sospetto, la morte per annegamento del bimbo di Eduardo e di Carlotta. Il romanzo pro o contro il matrimo-nio? io non giudico: rappresento, disse Goethe.

Cesare Garboli
Un ragazzo ruba due candelabri a un prete. Perch lhai fatto? Mah... . Jean Valjean ( il nome del ragazzo) un operaio sadomasochista che finisce forzato. Evade e incontra Cosetta, una bambina che lui protegger come una figlia. uno che spaccherebbe con un pugno il collo di una mucca. per perseguitato da un certo Javert che assomiglia a Basil Rathbone. Javert la guardia e Jean il ladro. A un tratto Javert smette di giocare e si ferma a guardare lacqua che scorre sotto il ponte di Notre-Dame. Ci sono state le barricate e Jean gli ha salvato la vita. A Javert non resta che posare il cappello sul parapetto e buttarsi gi. Ma intanto Jean ha cambiato casa e si sottratto alla gratitudine di Cosetta. Ci sono in Parigi delle vie dove nessuno passa e delle case dove nessuno entra. L, in una di queste vie, Jean comincia a vestire decentemente di nero e a vergognarsi di s. Non pi miserabile, non pi ragazzo e non pi perseguitato. Ma siccome non se la sente di peccare dincesto, non pi nessuno.

Luigi Malerba
I Bianchi (Cristiani) e i Mori schierati in campi avversi; il Re di parte bianca (Carlo Magno) e i Re dei Mori (Agramante); gli Alfieri (i Paladini) Orlando e Rinaldo, e i Cavalieri mori; la Regina Angelica (Regina di cuori se non di corona) e un soldato semplice, Medoro (pedina dei Mori) che assume un ruolo destabilizzante nella Partita sposando Angelica. Il poema ariostesco si potrebbe riassumere come una partita di scacchi se non intervenisse lAmore (sentimento ignoto agli Scacchi) a sconvolgere ogni Mossa. Amore trascina in campo persino un eremita e porta Orlando alla follia. Quando Astolfo ne recupera il senno volando con lIppogrifo sulla Luna e Orlando rinsavisce, la tenzone finale tra i Paladini e i Cavalieri Mori sullo sfondo di Torri saracene riporta la trama nellalveo del gioco. Ma il tentativo di riassumere decorosamente il poema usando gli schemi di una partita a Scacchi ormai fallito.

Giovanni Giudici
Troppi personaggi. David (lo sanno tutti) quasi Dickens, salvo che lautore lo fa nascere meglio: orfano di padre (e poi anche di madre), Murdstone patrigno manesco con unaria di sorella, un maestro di scuola quasi sadico, la dolce visione adolescenziale di Emily, che poi gli viene soffiata, sedotta e abbandonata dal condiscepolo Steerforth (bello e scellerato) che finir male. Ed ecco la fuga nella babele della Londra vittoriano-industriale e delle sue insidie (dal lavoro minorile allaccattonaggio organizzato), lamicizia con Micawber buon debitore e infine (sotto lala della benefica zia Betsey) gli studi, la carriera dalto bordo, lagiatezza con due matrimoni (Dora e Agnes) sempre con la figlia di un principale. Dora un po fatua e Dickens la fa provvidamente morire per sostituirla con laltra, moglieangelo. Dimenticavo il cattivo per eccellenza, Uriah Heep: smascherato e punito, nel lieto fine.

Alberto Arbasino
La Biblioteca ha colpito ancora. Dopo Don Chisciotte sul campo dellavventura cavalleresca, la nuova vittima della iper-lettura sconsiderata si chiama Emma Bovary, nella sfera dellevasione romantica e velleitaria dalle miserie senza splendori del quotidiano tran tran. (Nei Promessi Sposi, invece, la Biblioteca incoraggia linazione: dunque non vi sar un donferratismo proverbiale accanto al donchisciottismo e al bovarismo). La Bovary sono io, dichiara giustamente Flaubert collezionista maniacale di banalit e stoltezze preferenzialmente immagazzinate in Bouvard e Pcuchet, ma attribuite alla Signora ove si privilegi il Kitsch sentimentale della passione e dello Chic, retribuito con punizioni crudeli: non emottisi eleganti, ma lusuraio e il veleno per topi. I veri protagonisti: non povere donne sognanti e rustici modesti, azzimati vagheggianti e positivisti filistei, bens artifici strutturali bellissimi, e la messa a morte anticipata delle idee middlebrow.

Nella foga del gioco Eco propose altri quattro riassunti dellUlisse.
Uscito alla metafisica ricerca di un figlio, ebreo dublinese sensuale e pasticcione mette un amante nel letto della moglie insoddisfatta. La vita quotidiana a Dublino, citt-universo, vista in parte dal di fuori e in parte dal di dentro, attraverso la testa di tre persone. Il mito omerico rivitato in chiave piccolo borghese, ovvero la nostra epica non pu essere che in giacca e bombetta, e non sappiamo chi ci aspetta a Itaca. Un giovane che filosofeggia, un uomo che vorrebbe far lamore. una donna che lo far, ma mentre loro pensano, chi fa davvero lamore il linguaggio.