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2 SORRENTO Anno 11_n.

396 ■ 23 dicembre 2008

Sorrento. Lettera aperta al giornale


Il Sindaco. La mia verità sul primo maggio
Spett. Direttore del Periodico “Agorà”
Egregio Direttore,
ho letto l’intervista rilasciatavi dal legale di parte civile nel procedimento relativo alla triste e dolorosa vicenda del 1 maggio 2007.
Sottolineo subito che la stessa non mi ha sorpreso nel contenuto squisitamente diffamatorio in quanto ormai notoria, per ammissioni pubbliche
dello stesso, è la posizione personale dell’intervistato nei confronti dello scrivente.
Nemmeno mi ha sorpreso la rilevanza che avete ritenuto di poterle dare, atteso che altrettanto notorio è il “ disinteressato” atteggiamento del
Suo giornale alle vicende sorrentine e del suo primo cittadino.
Avrei preferito evitare di intervenire specie dovendo trattare un fatto personale nell’ambito di una dolorosissima circostanza rispetto alla quale,
quando nemmeno era ipotizzata una mia presunta corresponsabilità, avevo già invitato tutti ad un silenzio rispettoso delle vittime e delle loro famiglie.
Ovviamente il mio invito viene strumentalizzato. Troppo ghiotta è apparsa l’occasione a chi vuole forzatamente speculare e diffamare.
Nel leggere, però, mi ha colpito come l’intervistato – seguendo un copione già abusato in altre dichiarazioni rese alla stampa sull’argomento
– abbia sentito immediata la necessità di scusarsi, precisando senza che in tal senso nulla gli fosse stato chiesto, che non vi sono intenti speculativi
e di vendetta. Mi è sovvenuta alla mente, allora, una antica locuzione latina che così recita “ excusatio non petita accusatio manifesta” (vale a dire
se non hai niente da scusarti, non scusarti) e perciò ho deciso di replicare brevemente risaltando alcuni passi dell’intervista, lasciando alla Magistratura,
cui mi sono rivolto, la verifica della stessa nel suo complesso.
Infatti, l’impressione, e non sola questa, che si ricava dall’intervista è che essa mira proprio a quello che nega essere il suo scopo: speculare
sulla vicenda nel malcelato tentativo di colpire la mia persona e l’Amministrazione che rappresento.
In diversa vicenda non mi sarei meravigliato ma, nella fattispecie, trovo vergognoso ed ingiusto che di un accadimento tanto doloroso si faccia
arma di lotta personale e politica, esaltando mie presunte responsabilità – non sussistenti – ricorrendo, peraltro, a parziali e volutamente generici
richiami legislativi che restano mere illazioni che non trovano riscontro nella corretta interpretazione normativa ed omettendo palesemente di riferire
tutte le altre circostanze e gli aspetti della vicenda non riferibili alla mia persona, emersi in fase di indagine.
Non è certamente questa la sede per disquisire sui doveri e sui poteri che fanno capo al sindaco in materia di sicurezza pubblica ed in particolare
nel caso in questione ma un aspetto della vicenda sento il dovere di chiarire se non altro per rendere edotti i lettori ed i cittadini delle diverse posizioni
processuali e sostanziali.
Di alcunché mi sento responsabile e men che meno per omissione, in quanto ad altri è riservata dalla legge, nel caso, sia la fase autorizzatoria
che quella di controllo così come quella eventualmente interdittiva.
Ancora, devo ricordare che il processo nemmeno è iniziato e che quindi troppo ansiosamente e frettolosamente si tracciano inconsistenti giudizi
e conclusioni. Il rinvio a giudizio, dovrebbe saperlo un avvocato, è cosa profondamente diversa dalla condanna che, purtroppo per Lui, non interverrà.
Non posso far passare sotto silenzio, poichè conferma l’impianto speculativo e diffamatorio dell’articolo, il comportamento dell’intervistato
che profitta del suo “ruolo” nella vicenda per muovere insensate, diffamatorie e generiche accuse di connivenze, di interessati silenzi di convenienza,
di tutela di posizioni particolari ancora, come sempre, senza avere il coraggio civile di rendere “certo” ciò che sostiene di conoscere.
Questo è il vero conflitto: la posizione di avvocato della parte civile e la volontà di profittare di tanto per entrare a “gamba tesa” con argomentazioni
del tutto estranee alla vicenda riparandosi, peraltro, dietro il paravento della Procura.
Se l’intervistato ha certezza, come afferma, che la Procura ha operato nella consapevolezza di un ambiente politico inquinato e coperto da silenzi
equivale a dire che Egli stesso ha la medesima certezza. Conseguentemente da attento osservatore della realtà in cui vive, come afferma essere, ha
certamente consapevolezza dell’ambiente e non gli sarà difficile, dunque, evidenziare in “concreto” fatti e persone.
Assuma il coraggio di denunziarli. Lo faccia offrendone prova e non chiacchiericcio di bottega. Altrimenti taccia.
La cultura del sospetto da sempre è presente nella lotta personale e politica ma non è lecito farne uso in relazione a vicende tanto dolorose.
Infine in una cosa concordo con l’intervistato.
I pannolini ai bambini vanno cambiati spesso ma nel cambiarli occorre far attenzione
a scegliere pannolini freschi e “puliti”. Nel ringraziarla per l’ospitalità che certamente
concederà a questo breve scritto, voglio concludere rasserenando Lei , l’intervistato e
quanti altri si sono posti il problema, che rimarrò ad amministrare sino alla scadenza
in virtù del mandato conferitomi dai cittadini, perché nulla mi turba ed ho la necessaria
tranquillità e libertà di chi è certo di compiere quotidianamente il proprio dovere
istituzionale. Va da sé che in riferimento al contenuto complessivamente diffamatorio
dell’articolo/intervista ho già provveduto a sporgere denunzia – querela nei confronti
dell’Avv. Massimo Esposito e di tutti corresponsabili, ai sensi della legge sulla stampa
e del codice penale per tutti i reati ravvisabili.
Tanto si doveva.
Marco Fiorentino

RISPOSTA
Come il Sindaco di Sorrento ben sa, il nostro unico interesse è quello di fornire un’informazione
completa ai lettori. Per questo abbiamo più volte sollecitato Marco Fiorentino ed i suoi
assessori ad intervenire sulla questione del primo maggio e su tutti i principali argomenti che
trattiamo. Ciascuno, poi, fa le sue scelte. Ma il nostro metodo nell’affrontare la questione del
rinvio a giudizio del sindaco per concorso in omicidio colposo ed omissione in atti d’ufficio
è stato il seguente: abbiamo richiesto dichiarazioni al Sindaco (attraverso il suo portavoce),
alla difesa, agli assessori, ad uomini politici ed imprenditori. Gli unici a voler rispondere sono
stati l'avvocato Massimo Esposito appunto ed i rappresentanti politici Giuseppe Stinga e
Massimo Coppola. Gli altri hanno scelto il silenzio. Oggi molte considerazioni del Sindaco
completano il quadro informativo della vicenda. Peccato che ciò avvenga con una settimana
di ritardo. Il primo cittadino, tra le tante cose, dice: state sicuri, resterò in carica fino a termine
del mandato. Ci fa piacere ed auguri di cuore.