Goditi milioni di eBook, audiolibri, riviste e tanto altro ancora con una prova gratuita

Solo $11.99/mese al termine del periodo di prova. Cancella quando vuoi.

L'orchestrina continuò a suonare: Musica e musicisti a bordo del Titanic
L'orchestrina continuò a suonare: Musica e musicisti a bordo del Titanic
L'orchestrina continuò a suonare: Musica e musicisti a bordo del Titanic
E-book223 pagine2 ore

L'orchestrina continuò a suonare: Musica e musicisti a bordo del Titanic

Valutazione: 0 su 5 stelle

()

Leggi anteprima

Info su questo ebook

L’ultima, eroica esibizione dell’orchestrina del Titanic è passata alla storia ed entrata nella leggenda. Poco o nulla si sa, invece, della musica che fu suonata e ascoltata a bordo del transatlantico durante la crociera inaugurale, prima della tragica collisione con l’iceberg.

 Eppure, con i suoi oltre 1300 passeggeri provenienti da tutte le parti del mondo, con le sue tre classi socialmente così ben differenziate, il Titanic rappresenta un formidabile campione dei gusti, degli usi e dei costumi musicali vigenti su entrambe le sponde dell’Oceano Atlantico all’alba del xx secolo, proprio quando stava per compiersi il passaggio di testimone dalla musica classica, colta e d’arte di matrice italo-franco-tedesca alla musica leggera, popolare e di consumo di produzione anglo-americana.

 Quello dell’intrattenimento musicale a bordo è forse l’unico aspetto della vicenda del Titanic che non sia mai stato ancora pienamente affrontato. Un esperto del Titanic e una storica della musica hanno unito le loro forze per esplorare insieme, da angolazioni diverse ma complementari, il microcosmo conviviale e musicale della “nave dei sogni”.
LinguaItaliano
Data di uscita28 nov 2022
ISBN9788855432009
L'orchestrina continuò a suonare: Musica e musicisti a bordo del Titanic
Leggi anteprima

Correlato a L'orchestrina continuò a suonare

Titoli di questa serie (13)

Visualizza altri

Ebook correlati

Articoli correlati

Categorie correlate

Recensioni su L'orchestrina continuò a suonare

Valutazione: 0 su 5 stelle
0 valutazioni

0 valutazioni0 recensioni

Cosa ne pensi?

Tocca per valutare

La recensione deve contenere almeno 10 parole

    Anteprima del libro

    L'orchestrina continuò a suonare - Claudio Bossi

    Tascabili

    Il progetto complessivo, l’Introduzione e la Conclusione del presente volume sono comuni e condivisi.

    Claudio Bossi è l’autore dei capitoli in carattere corsivo, riguardanti la nave e il viaggio.

    Le sezioni in carattere tondo, relative ai musicisti, alla musica e al Glossario sono opera di Daniela Rota.

    Redazione, grafica e layout: Ugo Giani

    Copertina: Federico Serrentino

    © 2022 Libreria Musicale Italiana srl, via di Arsina 296/f, 55100 Lucca

    lim@lim.it www.lim.it

    Nessuna parte di questa pubblicazione potrà essere riprodotta, archiviata in sistemi di ricerca e trasmessa (in forma elettronica, meccanica o fotocopiata, registrata o altro) senza il permesso scritto dell’editore.

    ISBN 9788855432009

    Versione digitale realizzata da Streetlib srl

    In the hush of those awful moments,

    In the face of their certain doom,

    The blackness night around them,

    Beneath them a watery tomb,

    Within them a light was shining,

    So they feared not the hungry sea,

    For the band, formed, up on a sloping deck,

    Played Nearer, My God, to Thee

    … Nel silenzio di quei terribili istanti,

    di fronte al loro destino ormai segnato,

    intorno a loro l’oscurità della notte,

    sotto di loro una tomba d’acqua,

    dentro di loro una luce splendente,

    per questo non temevano la voracità del mare,

    perché la band, riunita, su di un ponte inclinato,

    suonava "Nearer, My God, to Thee"…

    da R.J. Davidson, The Titanic’s Band,

    in Berwickshire News and General Advertiser,

    7 maggio 1912

    Sommario

    Introduzione

    L’era del Titanic

    La musica d’intrattenimento, tra ’800 e ’900, tra arte e consumo

    I Black e il monopolio dell’intrattenimento musicale a bordo

    Titanic: oasi di benessere

    Dal lusso dei grandi alberghi al lusso del Titanic

    Un’autentica città galleggiante

    Sistemazioni a bordo

    Vita organizzata e attività sull’oceano

    Come divertirsi a bordo

    Luoghi di ritrovo di prima classe

    Una seconda classe quasi di lusso

    Gli otto musicisti del Titanic

    Strumenti, formazioni, postazioni

    Regole d’ingaggio, obblighi e orari di servizio

    Musica in prima e seconda classe

    Audience

    Protagonisti in terza classe: gli emigranti

    Musica in terza classe

    In viaggio

    La musica per il servizio domenicale

    La serata di gala

    Il dopocena

    Un freddo pungente

    L’inizio della fine

    L’ultimo concerto

    L’ultima canzone

    Canti sulle scialuppe

    Celebrazioni, polemiche, risarcimenti, speculazioni

    Colonne sonore

    Conclusione

    Piccolo glossario musicale

    Bibliografia

    L’orchestrina

    continuò a suonare

    Musica e musicisti

    a bordo del Titanic

    Introduzione

    Chi non conosce la storia del Titanic?

    Era il transatlantico più grande e lussuoso che mai avesse solcato le acque dell’oceano; costato uno sproposito, preceduto da un battage pubblicitario senza precedenti, salpò dal porto di Southampton il 10 aprile 1912 alla volta dei vicini attracchi di Cherbourg e di Queenstown; da qui, il giorno dopo, avrebbe levato le ancore — destinazione: New York —e preso a navigare a tutto vapore e alla massima velocità per mantenere fede alla propaganda che gli era stata fatta.

    Sappiamo tutti come andò a finire anche perché a ricordarcelo ha provveduto, dal 1912 ad oggi, una proliferazione infinita di film, di libri, di romanzi, di canzoni, di siti internet. L’interesse per il Titanic, dal giorno dell’affondamento in poi, non si è mai spento del tutto, ma è riesploso clamorosamente il 1° settembre 1985, in seguito al ritrovamento del relitto a 3.810 metri di profondità ad opera dell’équipe capeggiata da Robert Ballard; e poi, nuovamente, tra il 1986 e il 1987, all’indomani del recupero di 3.600 oggetti rinvenuti nel campo dei detriti; e ancora nel 2012, in occasione della ricorrenza centenaria del naufragio.

    E ogni volta che un film, un libro, un romanzo, una canzone, un fatto di cronaca o una ricorrenza anniversaria hanno riportato alla memoria la tragedia del Titanic, immancabilmente ci si è affannati a cercare, in quella tragedia, un qualche significato simbolico.

    All’indomani del disastro, si vide nell’affondamento del transatlantico la fine del positivismo e della fede, cieca ed illusoria, nell’infallibilità della scienza e nell’onnipotenza della tecnologia. All’epoca della Rivoluzione d’Ottobre, il Titanic — con la netta demarcazione tra i ricchi capitalisti della prima classe e i poveri proletari della terza — assurse a metafora sociale della lotta di classe. All’atto della dissoluzione dell’URSS e del crollo del muro di Berlino, l’affondamento del Titanic sembrò prefigurare lo smantellamento dell’ideologia marxista, assai meno sicura e inaffondabile di quanto in molti non avessero creduto.

    Fra le tante valenze simboliche attribuibili al disastro del Titanic, ve n’è tuttavia una — quella sì, davvero inaffondabile — che resiste al passare del tempo e al tramonto delle ideologie, ed è quella legata all’immagine, a lungo accreditata e tramandata, dell’orchestrina di bordo che avrebbe continuato imperterrita a suonare, fino alla fine, mentre la gente rimaneva tranquilla come se nulla stesse accadendo: un’immagine spesso addotta a simbolo dell’incoscienza e dell’indifferenza di un’umanità che, a pochi secondi dalla fine, a pochi centimetri dal baratro, continua imperturbabile a trastullarsi con faccenduole di poco conto.

    Le cose, in realtà, andarono diversamente: i musicisti di bordo — che, dopo il consueto concerto serale, si erano già ritirati nei propri alloggi — ripresero a suonare (non si sa se di propria iniziativa o per ordini dall’alto) per dare ai passeggeri la rassicurante sensazione che tutto fosse sotto controllo. E continuarono a suonare anche quando le poche scialuppe disponibili erano già in mare, per evitare che il panico s’impadronisse degli sfortunati rimasti — come loro — a bordo. Da subito questo è bastato a farne degli eroi per la stampa e per l’opinione pubblica.

    Non c’è libro sul Titanic in cui, prima o poi, non si faccia riferimento ai suoi coraggiosi musicisti, ma dopo qualche notiziola biografica — per lo più scarna e spesso errata — l’attenzione si concentra immancabilmente sulla tempistica e sulla logistica della loro ultima performance e si affanna nel tentativo di identificare il brano musicale che sarebbe stato eseguito per ultimo, negli estremi, fatali istanti di vita della nave: questioni, per carità, sicuramente suggestive e non prive di fascino, ma alle quali è impossibile dare una risposta che abbia un minimo di fondamento.

    Quel che sorprende è che, in cento e passa anni, in migliaia e migliaia di libri, perfino in pubblicazioni monograficamente dedicate ai musicisti di bordo, non si sia parlato mai della cosa, in fondo, più importante: ossia della musica suonata e ascoltata a bordo del Titanic durante la crociera inaugurale, prima della collisione fatale. Eppure, con i suoi oltre 1300 passeggeri provenienti da tutte le parti del mondo, con le sue tre classi socio-economicamente così ben differenziate, il Titanic rappresenta potenzialmente un formidabile campione sociologico dei gusti, degli usi e dei costumi musicali vigenti su entrambe le sponde dell’Oceano Atlantico, all’alba del XX secolo, in un momento cruciale per la storia della musica dell’Occidente, proprio quando stava per compiersi il passaggio di testimone dalla musica classica, colta e d’arte di matrice italofranco-tedesca alla musica leggera, popolare e di consumo di produzione anglo-americana.

    Quella che risuonava nelle sale del Titanic era una musica cross-over, di frontiera, a metà strada tra classico e leggero, cantabile nella melodia, ballabile nel ritmo, consonante ed amabile nell’armonia di accompagnamento: valzer e ragtime, arie d’operetta e numeri da music-hall, vecchie romanze d’opera e prime canzonette commerciali di successo. Era la stessa, identica musica che veniva consumata, sulla terraferma di entrambe le sponde dell’Atlantico, negli alberghi, nei teatri, nei Café-concert, nei ritrovi popolari, e veniva prodotta ancora rigorosamente dal vivo, in attesa che i recenti ritrovati della moderna tecnologia (grammofono, radio e cinema) raggiungessero degli standard minimi accettabili di praticabilità.

    Era la musica della Belle Époque, l’equivalente sonoro dei quadri dorati di Gustav Klimt, delle immagini eleganti dello stile Liberty, delle architetture ornate di Otto Wagner… Era un’arte disimpegnata e spensierata, edonistica e decorativa, che serviva a distrarre o a consolare l’opinione pubblica dai tanti problemi che avrebbero di lì a poco trovato il loro tragico sbocco nella Prima Guerra Mondiale.

    Quello dell’intrattenimento musicale a bordo è forse l’unico aspetto della vicenda del Titanic che non sia stato ancora pienamente affrontato, probabilmente perché gli storici che volevano occuparsene, per ovvi e comprensibili motivi, non avevano sufficienti competenze in materia di musica; dal canto loro, musicologi e storici della musica non avevano, per ragioni altrettanto legittime e scontate, un’adeguata conoscenza del transatlantico e della sua storia.

    Il caso ha voluto che uno storico del Titanic (amante della musica) e una storica della musica (appassionata del Titanic) si siano incontrati e abbiano deciso di unire le loro forze per esplorare insieme, da angolazioni diverse ma complementari, il microcosmo conviviale e musicale della nave dei sogni.

    Questo libro è il frutto della loro collaborazione.

    L’era del Titanic

    Tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento il viaggio per mare conobbe la sua epoca d’oro, quando i grandi transatlantici solcarono gli oceani, trasportando migranti in cerca di una sorte più favorevole e ricchi turisti in viaggio d’affari o di piacere. I giganti del mare erano destinati a entrare nell’immaginario sia come capolavori della tecnica e dell’arredamento, sia come simbolo dello sradicamento e della sofferenza legata all’emigrazione.

    Il Titanic entrò in servizio alla fine di quel periodo che in Francia fu chiamato Belle Époque e in Inghilterra ‘Età dell’oro’: la sostanza non cambiava.

    Era un periodo in cui la tecnologia avanzava rapidamente. I mezzi di trasporto e di comunicazione progredivano.

    Secondo i moralisti, invenzioni, scoperte e progresso scientifico avrebbero dovuto migliorare le potenzialità morali dell’umanità. Il nascente XX secolo avrebbe portato la speranza di una vita migliore per tutti.

    La tecnica permetteva ora di concepire un altro mondo. Se il telegrafo era stato una rivoluzione nel campo della comunicazione, la telegrafia senza fili offriva una prospettiva di nuove libertà.

    Il sogno di poter volare nell’aria aveva eccitato la coscienza degli uomini e questo sogno cominciava ad apparire a portata di mano. Nel 1900, Ferdinand von Zeppelin compì il primo volo a bordo del suo dirigibile. Nel 1903, i fratelli Wilbur e Orville Wright riuscirono a pilotare un aeroplano. Nel 1905, Louis Blériot si avventurò nel tour de force di sorvolare la Manica.

    Gli anni che precedettero il primo conflitto mondiale videro anche una forte ripresa dell’industria del trasporto navale in Gran Bretagna e, di rimando, un ulteriore rilancio da parte della Germania.

    La competizione per il trasporto navale preludeva già al conflitto che, esploso nel giro di pochissimi anni, avrebbe insanguinato l’Europa espandendosi a macchia d’olio.

    Gli inglesi cercavano una risposta ai recenti successi della marineria tedesca e la trovarono grazie all’iniziativa della compagnia navale Cunard Line, con il varo di due transatlantici, il Lusitania e il Mauretania che tecnologicamente presentavano delle importanti innovazioni nella propulsione: non solo il nuovo sistema di turbine consentiva velocità mai raggiunte (il Mauretania toccava i 26 nodi, primato che mantenne insuperato per 22 anni, fino al 1929), ma permetteva di migliorare anche l’assetto del piroscafo in navigazione, riducendo notevolmente vibrazioni e rumori: vantaggi non trascurabili per navi di linea che trasportavano passeggeri.

    Il Mauretania ebbe anche un altro primato, poiché fu il primo transatlantico ad avere quattro fumaioli: ciò consentiva più spazio a bordo della nave, soprattutto nella parte centrale, tradizionalmente occupata dalle enormi sale macchine. In questo modo si poté sfruttare lo spazio recuperato riservandolo alle cabine, fino ad allora collocate per lo più a poppa. Il nuovo design finì con l’avere una significativa influenza anche sulla moderna industria navale.

    Le navi della Cunard però non avevano ancora fatto il vero salto in avanti sul fronte del comfort e del lusso, poiché, sebbene gli spazi fossero più razionali e accoglienti rispetto al passato, la velocità restava ancora la priorità dominante.

    Il cambio di passo arrivò con la White Star Line che decise di puntare su navi più lente, ma molto più grandi, silenziose, stabili e sicure. Prese piede così la grande avventura della costruzione dei cosiddetti ‘palazzi galleggianti’, l’Olympic, il Titanic e il Britannic, navi di oltre 40.000 tonnellate di stazza. La loro realizzazione fu particolarmente complicata e costosa, dal momento che non esistevano né cantieri, né moli attrezzati per navi di quelle dimensioni. Di fatto le tre imbarcazioni non superavano di moltissimo le navi della Cunard, ma riuscivano a ricavare una quantità considerevole di spazi interni e soprattutto esterni da dedicare interamente ai passeggeri.

    La fine del XIX secolo e l’inizio del XX videro una grande ondata migratoria verso gli Stati Uniti. Di solito a partire era povera gente, ignorante e analfabeta, che

    Ti è piaciuta l'anteprima?
    Pagina 1 di 1