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Storia dei Longobardi: Historia Langobardorum
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E-book265 pagine4 ore

Storia dei Longobardi: Historia Langobardorum

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Info su questo ebook

Paolo Diacono, nella traduzione di Quirico Viviani, scrisse la Historia Longobardorum ritenuta la fonte più completa e approfondita per conoscere la storia e il percorso che portò alla discesa della popolazione germanica dei Longobardi in Italia e che vide la sua ripartizione in ducati, marchesati e contee. Diacono ne narra i contrasti, le successioni e le usurpazioni del titolo regale fra i duchi, fino alla sconfitta del re Desiderio contro Carlo Magno, che costò ai longobardi la fine del loro dominio sull'Italia settentrionale e la loro dispersione fra i cittadini italici (sopravviverà alla morte di Paolo la cosiddetta longobardia minore, al sud dell'Italia). Dall'ascesa alla caduta del regno longobardo Paolo Diacono ci porta ad immergerci nella storia di questo popolo arricchendo la sua opera di riferimenti ai contrasti ecclesiastici, alla legislazione longobarda, agli usi tribali del suo popolo e a quelli maturati durante la permanenza al potere nella penisola.
LinguaItaliano
EditoreSanzani
Data di uscita5 ott 2022
ISBN9791222008738
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    Storia dei Longobardi - Paolo Diacono

    Paolo Diacono

    Storia dei Longobardi

    in appendice Storia dei Longobardi di Benevento

    di Erchemberto

    Titolo originale

    Pauli Historia Langobardorum

    Traduzione di Quirico Viviani

    Paolo di Varnefrido, comunemente detto Diacono, nacque a Cividale del Friuli intorno al 720- 725, discendente di una nobile famiglia longobarda. Educato da un tale Flavio (apprese, anche se in maniera non soddisfacente, la lingua greca), seguì probabilmente la figlia del re Desiderio a Benevento, la quale lo indusse a scrivere il rifacimento e la continuazione della storia romana di Eutropio. Fu monaco nell’ordine benedettino; autore di vari carmi e composizioni poetiche, scrisse gli excerpta del De significatione verborum di Festo e una storia dei vescovi di Metz. Tornato in patria dopo aver viaggiato a lungo in Francia, nel 787 si ritirò a Montecassino, dove scrisse la vita di papa Gregorio I e pose mano alla Historia Langobardorum. Morì il 13 aprile, come ci informa il necrologio cassinese, presumibilmente dell’anno 799.

    Erchemberto figlio del nobile Adelgario di Teano, fu inviato a Montecassino da ragazzo perché seguisse la vita del monaco. Catturato nell’881 dal conte Pandonolfo di Capua, perse tutto ciò che possedeva e si recò a Napoli, dove subì un’analoga sfortunata vicenda. Stabilitosi a Capua, dal momento che il cenobio di Montecassino era stato distrutto dai Saraceni, scrisse, su esortazione di parecchie persone, la storia dei Longobardi del ducato di Benevento. Gli ultimi scritti che di lui ci sono giunti sono databili al 900 circa.

    Cronologia dei re longobardi secondo Paolo Diacono

    [Tra parentesi tonde è indicata la sequenza dei re che regnarono in Italia; tra parentesi quadre il capitolo nel quale si trova indicata la salita al trono].

    1. Agilmundo. Figlio di Aione, della nobile stirpe dei Gunginci. Venne eletto dopo la morte di Ibor e Aione. Regnò trentatré anni. [I, 14].

    2. Lamissione. Figlio adottivo di Agilmundo. [I, 17].

    3. Letu. Regnò quarant’anni. [I, 18].

    4. Ildeoc. Figlio di Letu. [I, 18].

    5. Gedeoc. [I, 18].

    6. Claffone. Figlio di Gedeoc. [1.20].

    7. Tatone. Figlio di Claffone. [1,20].

    Vacone. Uccise lo zio Tatone e ne usurpò il trono. [I, 21].

    8. Valtari. Figlio di Vacone. Regnò per sette anni. [I, 21].

    9. Audoino. [I, 22].

    10. (1) Alboino (568-571). Figlio di Audoino e di Rodelinda. Regnò tre anni e sei mesi in Italia. [I, 27].

    11. (2) Clefi o Clefone (571-572). Regnò un anno e sei mesi. [II, 31].

    12. (3) Autari (583-590). Figlio di Clefi. Eletto dopo dieci anni di interregno. Assunse il titolo di Flavio. Sposò Teodolinda, figlia del re dei Bavari Garibaldo. Morì avvelenato dopo sei anni di regno. [III, 16].

    13. (4) Agilulfo (detto anche Agone) (591-616). Duca di Torino. Sposò Teodolinda. Regnò venticinque anni. [III, 34].

    14. (5) Adaloaldo (616-626*). Figlio di Agilulfo e Teodolinda. Regnò dieci anni con la madre. Deposto per insania. [IV, 43].

    15. (6) Arioaldo (624-636). Subentrò al precedente. Regnò dodici anni. [IV, 43].

    16. (7) Rotari (636-652). Di stirpe Aroda. Regnò sedici anni e quattro mesi. [IV, 44].

    17. (8) Rodoaldo (652-654?). Figlio di Rotari. Regnò cinque anni e sette giorni. [IV, 49].

    18. (9) Ariperto (654-662). Nipote di Teodolinda. Regnò nove anni. [IV, 50].

    19. (10) Godeberto e Bertarido (661-662). Figli di Ariperto. Regnarono un anno e tre mesi. Godeberto venne ucciso da Grimoaldo; Bertarido fuggì in Gallia. [IV, 53].

    20. (11) Grimoaldo (662-671). S’impadronì del trono e venne confermato re. Regnò nove anni. [V, 1]. Lasciò il regno al figlio bambino Garibaldo.

    21. (12) Bertarido (671-688). Riprende il trono tre mesi dopo la morte di Grimoaldo, esautorando Garibaldo. Si associò nel regno il figlio Cuniberto. Regnò per diciotto anni. [V, 33].

    22. (13) Cuniberto (688-700). Figlio di Bertarido. Regnò da solo per dodici anni. [V, 27].

    23. (14) Liutberto. Figlio di Cuniberto e di Ermelinda. Regnò per otto mesi, assieme al tutore Ansprando. [V, 17].

    24. (15) Ragunberto. Morì nell’anno in cui conquistò il regno, combattendo contro Liutberto. [V, 18].

    25. (16) Ariperto (701-712). Figlio di Ragunberto. Vinse e fece prigioniero Liutberto, uccidendolo in seguito. Combattuto dal duca Rotarit di Bergamo, che aveva preso il regno, lo uccise. Regnò per dodici anni. Morì affogato nel Ticino. [V, 19].

    26. (17) Ansprando. Regnò tre mesi, dopo aver vinto Ariperto. [V, 35].

    27. (18) Liutprando (712-744). Figlio di Ansprando. Regnò trentun anni e sette mesi. [V, 35].

    Fin qui la storia di Paolo. I re che seguirono fino alla distruzione del regno furono:

    28. (19) Rachis (744-749). Già duca del Friuli.

    29. (20) Astolfo (749-756). Fratello di Rachis.

    30. (21) Desiderio (756-774). Subì l’invasione dei Franchi che determinò il crollo del regno dei Longobardi.

    Storia dei Longobardi

    Libro primo

    1. Poiché la Germania nutre molti popoli, da essa emigra molta gente.

    La terra posta a settentrione, quanto più si trova lontana dal calore del sole, ed è gelida per il freddo delle nevi, tanto più ha effetti salutari per il corpo umano, e favorisce la prolificità dei popoli. Al contrario, ogni terra posta a mezzodì, nella misura in cui è più vicina alla vampa del sole, tanto più abbonda di morbi, e meno è adatta a far sviluppare le persone. Per questo, le genti che vivono sotto l’asse delle Orse sono tanto popolose: sicché tutta la regione che va dal Tanai¹ fino ad occidente, benché in essa i singoli luoghi abbiano denominazioni proprie, tuttavia è giustamente chiamata Germania² nel suo complesso; e tale termine è stato usato anche dai Romani, che hanno denominato, appunto, Germania Inferiore e Superiore le due province che costituirono oltre il Reno, quando occuparono quei luoghi. Da questa terra popolosa, dunque, spesso vennero tratti innumerevoli prigionieri di guerra, che furono portati fuori, venduti e dispersi fra i popoli del meridione; ma, proprio per il fatto che quella terra fatica a sostentare tutte le persone che vi nascono, molti furono anche i popoli che ne uscirono volontariamente e andarono ad affliggere le regioni dell’Asia, e specialmente dell’Europa, che è loro contigua. Ne sono testimonianza le città semidistrutte che si trovano dappertutto nell’Illirico³ e in Gallia⁴, ma soprattutto nella misera Italia, che sperimentò la violenza di quasi tutte quelle genti, poiché fu dalla Germania che uscirono i Goti, i Vandali, i Rugi, gli Eruli, i Turcilingi, ed anche altre feroci popolazioni barbare. Anche il popolo dei Vinili, cioè dei Longobardi⁵, che poi si insediò e regnò felicemente in Italia, trae origine dalla Germania, e venne dall’isola che chiamano Scandinavia, della quale anche Plinio il Vecchio fa menzione nei libri che scrisse di scienze naturali⁶.

    2. Perché dall’isola della Scandinavia uscì il popolo dei Vinili, cioè dei Longobardi.

    Quest’isola — così ci riferirono quelli che la percorsero —, non si può tanto dire che sia posta in mezzo al mare, quanto, piuttosto, che sia invasa dai flutti marini, che ne avvolgono all’intorno le terre per la piattezza delle coste⁷. Ora (ma si sostengono anche altri motivi della loro uscita), poiché i popoli sviluppatisi nel suo interno erano cresciuti tanto che ormai non riuscivano più a convivere, v’è il racconto che si divisero in tre gruppi, e che tirarono a sorte per decidere quale di essi doveva abbandonare la patria e cercare nuo