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Fiabe celtiche e scozzesi
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Fiabe celtiche e scozzesi
E-book112 pagine1 ora

Fiabe celtiche e scozzesi

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Info su questo ebook

In questo libro sono raccolte le più belle fiabe celtiche e scozzesi, tra fate, folletti e boschi incantati. Un libro utile per accompagnare l'infanzia di ogni bambino, anche prima di addormentarsi.

LinguaItaliano
EditoreAA. VV.
Data di uscita28 ago 2022
ISBN9781005423827
Fiabe celtiche e scozzesi
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Autore

AA. VV.

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    Anteprima del libro

    Fiabe celtiche e scozzesi - AA. VV.

    Il Signore del lago

    548.jpg

    Il Lago Povero in Irlanda, chiamato oggi lago di Killarney, è la dimora di O’Donoghue, che un tempo fu il sovrano delle terre circostanti. Egli camminò un giorno sulla superficie del lago, sotto lo sguardo di tutta la sua corte, e lentamente sprofondò negli abissi a reclamare il suo nuovo regno.

    Ogni calendimaggio, alla mattina, O’Donoghue abbandona il magnifico palazzo che dicono si trovi sul fondo del lago e visita i suoi passati domini. Sono trascorsi alcuni anni da quando fece la sua ultima comparsa. Quel giorno i primi raggi del sole nascente stavano appena dorando l’alta cima del Glenaa, quando le acque vicino alla costa orientale del lago si mossero improvvisamente e violentemente, sebbene il resto della superficie del lago rimanesse liscia e immobile come una tomba di lucido marmo.

    Un attimo dopo, un’onda spumeggiante sfrecciò in avanti e, come un fiero cavallo da guerra con alti pennacchi che esulti per la sua forza, attraversò rapidissima il lago dirigendosi verso il monte Toomies. Dietro l’onda apparve un maestoso guerriero, armato di tutto punto, che montava un destriero bianco latte; il suo pennacchio niveo ondeggiava con grazia sull’elmo di acciaio lucido e sulle sue spalle sventolava un mantello azzurro. Il cavallo, che pareva gioire del suo nobile carico, balzava inseguendo l’onda sull’acqua, che lo sosteneva come terra solida, e sollevava ad ogni salto spruzzi che scintillavano luminosi nel sole del mattino.

    Il guerriero era O’Donoghue e sulla sua scia veniva una schiera di giovani. Scivolavano sull’acqua, avvinti l’uno all’altro da ghirlande di fiori di primavera, al ritmo di una dolce musica soprannaturale. Quando fu quasi giunto alla sponda occidentale del lago, O’Donoghue girò il destriero verso la riva ornata di boschi del Glenaa, seguito dalla torma dei suoi compagni. Sparirono poi lentamente nella foschia sospesa sul lago.

    Le note magiche della loro musica si spensero gradatamente e gli ascoltatori si risvegliarono come da un sogno di beatitudine…

    La figlia del sarto e del ricco mercante

    folletti.jpg

    Un sarto aveva tre figlie. Un bel giorno il figlio di un ricco mercante si presentò alla sua bottega e disse: Desidero che tu mi cucia una veste tutta fatta di rose!.

    Il sarto rimase molto perplesso ma la sera tornato a casa chiese alla figlia maggiore cosa ne pensasse. Quella tacque e la notte passò.

    L’indomani il sarto tornò alla sua bottega ma non riusciva a trovare un rimedio a quel desiderio, così, quando tornò a casa la sera, andò dalla seconda figlia, chiedendole cosa ne pensasse. La figlia tacque e la notte passò.

    Il giorno seguente trascorse esattamente come il precedente, il sarto tornò a casa alla sera e chiese alla terza figlia, la quale rispose: Quando verrà da te il figlio del mercante gli dirai che per cucire una veste di rose occorrono ago, filo e forbici di rose.

    L’indomani, quando il figlio del mercante venne a sapere la risposta, capì che il mercante aveva tre figlie due delle quali stupide e una molto intelligente e, senza neppure conoscerla, se ne innamorò.

    Chiese quindi la sua mano al padre e questi gliela concesse.

    Occorre però dire che il figlio del mercante era fidanzato con sua cugina e che questa soffriva molto di invidia; così aspettò che il ragazzo mandasse il primo regalo per agire.

    Non dovette aspettare molto, perché qualche giorno dopo il giovane inviò alla ragazza un vassoio colmo di tutti i più buoni e prelibati cibi.

    Allora la cugina corruppe il servo e gli fece mangiare un po’ di tutte le pietanze.

    Quando il vassoio arrivò a casa del sarto, la fanciulla pensò che il suo futuro sposo le avesse mandato gli avanzi e così lo rimandò indietro indignata.

    La crudele cugina fece lo stesso anche quando il futuro sposo regalò alla sua promessa un paio di pregiatissime scarpe: corruppe la serva e la fece camminare per ore.

    Quando il dono arrivò, la fanciulla pensò che le scarpe erano già state usate e sdegnata le rimandò al mettente.

    Nel frattempo, il povero giovane non capiva lo strano comportamento della fanciulla ma orami le nozze erano stabilite e non poteva più tirarsi indietro.

    La cugina, comunque, non aveva ancora finito di pensare malefici.

    Infatti cominciò a raccontare che la promessa sposa in realtà era una strega molto cattiva e così, arrivato il giorno delle nozze, i due sposi non si guardarono neanche in faccia.

    Per fortuna la fanciulla, triste e sconsolata, raccontò di quello che era accaduto alla suocera, che era una donna e intelligente e che capì subito il tranello in cui erano caduti i due giovani.

    Domani mio figlio passeggerà nel giardino delle rose gialle, tu andrai, busserai alla porta e gli chiederai un mazzo di rose. Lo accetterai e senza dire niente te ne andai. E così la fanciulla fece.

    Il secondo giorno la suocera le disse:

    Domani andrai nel giardino delle rose rosse, chiederai un mazzo di fiori e quando te li darà ti pungerai con le spine un pollice e griderai ahi, il mio pollice! poi te ne andrai. La suocera infatti aveva consigliato molto bene.

    Alla sera del secondo giorno il marito, tornando a casa, notò il pollice della moglie e capì che la donna del giardino, di cui non aveva visto il volto e di cui si era innamorato, era sua moglie.

    Dalla contentezza, gli vennero le lacrime agli occhi e le domandò che cosa era accaduto e la sposa gli raccontò tutta la storia.

    Poi lui la prese tra le braccia, mandò a chiamare i mercanti e le feste per le nozze durarono un’intera settimana.

    Il Berretto blu

    ddd.jpg

    C’era una volta un pescatore di nome Ian.

    Un giorno d’inverno non potendo uscire in mare decise di andare nel bosco per raccogliere legna Voleva fare una nuova chiglia per la sua barca.

    Aveva appena iniziato la sua ricerca nel bosco quando cominciò a scendere una fitta nebbia.

    Decise quindi di riprendere subito la strada di ritorno ma ben presto si perse e alla sera arrivò ai piedi delle montagne.

    Stava ormai per coricarsi vicino ad un pino quando vide in fondo al bosco due lumicini.

    Si avvicinò e scorse una baita di pietra di quelle che usano i pastori d’estate per portare le pecore a pascolare. Cominciò a bussare ma nessuno rispondeva

    - Dentro ci deve essere qualcuno non è possibile che le candele si siano accese da sole!

    E poi queste voci, diceva tra se il povero Ian.

    Ad un certo punto infuriato gridò.

    - Che razza di gente siete che non aprite neanche a un

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