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Guerra e pace dell'energia: La strategia per il gas naturale dell'Italia tra Federazione russa e Nato
Guerra e pace dell'energia: La strategia per il gas naturale dell'Italia tra Federazione russa e Nato
Guerra e pace dell'energia: La strategia per il gas naturale dell'Italia tra Federazione russa e Nato
E-book311 pagine3 ore

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Info su questo ebook

Un saggio che, per la prima volta, mette in luce gli elementi geopolitici che si celano dietro ai principali progetti europei di approvvigionamento energetico e, soprattutto, i possibili effetti internazionali che da essi potrebbero scaturire. I gasdotti che uniscono, e che potrebbero unire, l’Unione Europea e la Federazione russa, rappresentano la contraddizione esistente tra i rapporti politici e militari (Nato) in essere fra i Paesi europei e gli Stati Uniti da una parte e gli interessi energetici e commerciali di Berlino, Parigi, Roma, Ankara con Mosca dall’altra. Ogni pipeline definisce, infatti, una serie di relazioni industriali e geopolitiche. In Italia, nel corso degli ultimi quindici anni, i diversi governi che si sono susseguiti sono stati incapaci di sostenere una linea di equilibrio tra Stati Uniti e Federazione Russa al fine di perseguire, in primo luogo, gli interessi nazionali all’interno di un contesto multipolare profondamente mutato. Dinanzi alla Germania, divenuta nel frattempo principale hub-energetico europeo, dovremmo forse rivedere il concetto di Sicurezza energetica nazionale? Se sì, come?
LinguaItaliano
EditoreDiarkos
Data di uscita11 mar 2020
ISBN9788836160181
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    Anteprima del libro

    Guerra e pace dell'energia - Demostenes Floros

    Note metodologiche

    – Nel testo, i termini gas naturale, gas, metano e oro blu vengono utilizzati esattamente come se fossero sinonimi come pure le sigle IEA (International Energy Agency) e AIE (Agenzia Internazionale dell’Energia), LNG (Liquefied Natural Gas) e GNL (Gas Naturale Liquefatto);

    – Nel testo, vengono riportati i dati della pubblicazione originale indicata all’inizio di ogni capitolo in nota. I dati principali e le stime sono aggiornati nel testo o in nota;

    – Il potere calorifico del gas naturale: BP = 41,868 MJ/m³ fino al 2018. Nel BP Statistical Review 2019, il potere calorifico utilizzato è stato 40 MJ/m³; ENI, Eurostat, Eurogas = 39 MJ/m³; Ministero dello Sviluppo Economico (Mise) = 38,10 MJ/m³; Gazprom = 37,053 MJ/m³. Il potere calorifico da noi utilizzato viene specificato all’inizio di ogni capitolo e può subire degli ulteriori cambiamenti che sono indicati in nota;

    – Le stime sul gas fornite da Eurostat sono espresse in Ktoe. Possono essere trasformate in Gm³ grazie alla seguente equazione: 1 Mtoe (1.000 Ktoe) = 1,1928 Gm³ a 39 MJ/m³;

    – Gas Naturale espresso in t e m³: 1 milione t = 1,360 Gm³;

    – Gas Naturale espresso in m³ e piede cubo (cubic feet): 1 m³ = 35,3147 piede cubo;

    – Per quanto attiene i numerosi dati tratti dal BP Statistical Review, fa fede l’anno più recente (luglio 2019). I cambiamenti delle serie storiche possono dipendere da aggiornamenti metodologici e da revisioni di stime operate da soggetti terzi. Per questo motivo, possono sussistere una serie di discrepanze rispetto ai dati pubblicati nelle precedenti edizioni che però non inficiano minimamente l’analisi qualitativa del valore preso in esame. Il BP Statistical Review distingue i dati della Cina da quelli di Hong Kong e Taiwan.

    Prefazione

    Di Lucio Caracciolo, direttore di «Limes»

    In campo energetico, decisivi restano gli idrocarburi. E lo saranno ancora per un lungo periodo, nonostante tutto il discettare intorno alle energie rinnovabili, che pure avranno in futuro una quota non irrilevante nel paniere energetico. Soprattutto, il gas naturale (metano) è assolutamente imprescindibile. Questa premessa già indica il rilievo che la produzione e la distribuzione del gas inevitabilmente hanno nelle partite geopolitiche internazionali. Dove l’energia è spesso vista come strumento strategico. Talvolta esagerandone il rilievo, per ignoranza o per dolo. Sicché, quando discutiamo di energia non parliamo solo di economia, ma anche di geopolitica.

    Questo libro di Demostenes Floros, uno dei più acuti analisti del settore, coniuga infatti brillantemente energia, economia e geopolitica. A partire dal caso italiano. Punto di vista molto peculiare: siamo ancora una rilevante potenza industriale – la seconda manifattura europea, forse non per molto – e restiamo una delle prime dieci economie del mondo (l’ottava o la nona) in termini di prodotto interno lordo nominale. Paese relativamente ricco, dunque. Ma da sempre povero di energia. Il nostro futuro dipende quindi dalla capacità di approvvigionarci ai migliori prezzi possibili presso produttori affidabili. Dove questo termine indica soprattutto la stabilità geopolitica e l’interesse a determinare rapporti di lungo periodo con un mercato di sbocco altrettanto affidabile. Di qui le ramificazioni di questo scambio fra produttore e consumatore, sotto forma di gasdotti. Strutture fisiche di lunga durata, destinate a sopravvivere ai contesti geopolitici e agli attori politici che le hanno prodotte.

    Per noi italiani e per la gran parte degli europei, a cominciare dalla massima economia continentale, la Germania, la principale fonte affidabile cui approvvigionarsi è stata per decenni la Russia (fino al 1991 Unione Sovietica). A prescindere dal suo regime politico. Gli europei compravano gas dall’Urss in piena guerra fredda, in particolare a partire dagli anni Settanta, quando gli accordi Brandt-Brezhnev (tubi contro gas) diedero impulso alla costruzione di gasdotti di notevole capacità, che legavano paesi geopoliticamente avversi (l’uno nella NATO, l’altro leader del Patto di Varsavia), in nome della reciproca convenienza. Gli americani vi videro a ragione non solo un calcolo banalmente economico, ma una traiettoria geopolitica. Quei gasdotti erano parte sostanziale della Ostpolitik perseguita da Willy Brandt e dai suoi successori. Ovvero, dell’intenzione di stabilizzare il continente europeo e di incentivarne la connessione degli interessi, contrappeso alle spinte geopolitiche divisive tipiche del mondo bipolare.

    È utile tenere presente questo sfondo quando si aprono le pagine dello studio di Floros, specialmente centrato sul tentativo del nostro paese di incentivare e strutturare le importazioni di gas russo attraverso il progetto South Stream. «Tubo della discordia» lo definisce a ragione l’autore. Discordia fra americani e italiani. Contro quel progetto, Washington ha infatti attivato per anni tutti i suoi canali e tutte le sue influenze per ostacolare South Stream in ogni possibile versione. In omaggio al principio per cui un paese NATO che accentuasse i suoi vincoli energetici con la Federazione Russa dimostrava così la sua latente inaffidabilità, se non pericolose tentazioni neutraliste. Ciò in base alla convinzione che la dipendenza energetica da Mosca avrebbe reso Roma più sensibile alle ragioni e alla geopolitica di Putin. Il quale, in continuità con i suoi predecessori sovietici, non perdeva occasione per dividere le due sponde del Patto Atlantico, oltre che gli europei fra loro.

    Davvero rischiamo di essere troppo dipendenti dall’energia russa? Dunque di finire nella sfera d’influenza di Mosca? L’argomento ha certamente una sua forza e una sua presa sull’opinione pubblica italiana, peraltro storicamente aliena dalla russofobia tipica dei paesi baltici e degli altri ex satelliti dell’impero sovietico. Qui però occorre segnalare un caveat. Il rapporto fra venditore e compratore non è affatto unilaterale. C’è ovvia interdipendenza. E non è detto che sul piatto della bilancia pesino più le ragioni e gli strumenti del venditore. Semmai il contrario. Nei casi europei e specificamente in quello italiano, ad esempio, la Russia ha almeno altrettanto bisogno di noi di quanto noi abbiamo bisogno delle sue risorse energetiche. Se per avventura dovessero saltare le infrastrutture che collegano i giacimenti russi ai mercati europei, Mosca non avrebbe un mercato di sostituzione già allestito. Per quanto negli ultimi anni, specie dopo l’inizio della guerra in Ucraina, Putin abbia non troppo spontaneamente volto lo sguardo a est, verso la Cina, quel potenzialmente enorme mercato non è ancora connesso ai giacimenti siberiani attraverso un sistema di gasdotti (e oleodotti) paragonabile a quello messo in piedi da mezzo secolo con gli europei.

    Nel caso italiano, le importazioni di gas naturale russo coprono più di un terzo dell’approvvigionamento totale, davanti all’Algeria (paese potenzialmente più instabile della Russia) e al Nord Europa. Il metano libico da noi importato – a proposito di paesi instabili, nel caso specifico anzi totalmente destabilizzato – vale un settimo circa di quello che compriamo dai russi. Su queste basi, Floros argomenta che con la non spontanea rinuncia al South Stream – progetto verso il quale si era esposta la nostra principale azienda del settore, l’ENI, con l’appoggio di governi di diverso colore – abbiamo perso un’occasione economica, tecnologica e geopolitica. Sotto il primo profilo, l’autore considera che il progetto South Stream «potesse contribuire ad assumere per l’Italia un ruolo analogo a quello che ebbero i navigli per Milano e per la Lombardia» agli albori dell’età moderna. Insomma, ad elevare il rango economico e geopolitico del nostro paese. Un fattore rilevante specie in vista della diagnosticata crisi dell’influenza americana in Europa e della prevista crescente rilevanza del polo russo nel contesto vetero continentale.

    Floros documenta e analizza tempi e modi della battaglia sul progetto South Stream, alla fine persa dall’Italia per causa delle pressioni e delle minacce americane, oltre che di paesi comunitari affini a Washington e avversi a Mosca. Allo stesso tempo, per fornire un quadro completo delle poste in gioco, si sofferma su diversi altri tasselli del puzzle geo energetico continentale, dal caso polacco al Corridoio Meridionale e agli sviluppi nel Mediterraneo orientale, dallo shale gas al Nord Stream, gasdotto geopolitico per eccellenza in quanto consente a Mosca e Berlino di connettersi saltando o comunque ridimensionando il transito via Ucraina.

    Ne risulta un quadro poco rassicurante per noi italiani, stretti fra vincoli atlantici, instabilità nordafricane e connessioni russe. Per questo Floros suggerisce alcune possibili vie alternative o aggiuntive, come l’approvvigionamento attraverso il secondo tubo del Turkish Stream, o addirittura da Nord Stream, cui peraltro ENI ha scelto di non partecipare. E illustra i termini del ruolo ponte che l’Italia potrebbe assumere su questo fronte, favorendo l’attenuazione dello scontro USA-Russia. Ruolo per il quale, peraltro, Roma non pare attrezzata.

    Da questa originale analisi emerge l’imperativo di dotarsi finalmente di una coerente strategia energetica, inscritta nei nostri interessi geopolitici di lungo termine. Probabilmente, non riusciremo nell’impresa. Saranno quindi altri, più o meno amici o nemici, a decidere che cosa conviene a noi.

    Premessa

    Strano personaggio, Misa [Markus Wolf¹]. Sul lavoro preciso e spietato, ma timido e schivo davanti a un complimento o a un elogio; in privato un uomo normalissimo che considerava lo scontro tra Est e Ovest un gioco, un immenso Risiko senza conseguenze, e in pubblico un affilato analista dello scontro geopolitico².

    Anton Antonov, giugno 2010

    Quasi sempre, nella stampa occidentale, i russi vengono dipinti con colori forti, al fine di darne un giudizio prettamente negativo. Più che descrivere la Federazione Russa infatti, si tratta di farne una caricatura.

    L’obiettivo che si pone il saggio è quello di mettere in luce gli elementi politici che si celano dietro ai principali progetti di approvvigionamento energetico europeo e asiatico e, soprattutto, le possibili conseguenze che ne potrebbero scaturire.

    Ogni pipeline definisce infatti una serie di relazioni industriali e geopolitiche. In particolare, i gasdotti che uniscono, e che potrebbero unire nel futuro prossimo, l’Unione Europea e la Federazione Russa rappresentano la contraddizione esistente tra i rapporti politici e militari, governati dalla NATO, tra un Paese europeo e gli Stati Uniti d’America da una parte e, dall’altra, gli interessi energetici e commerciali di Berlino, Vienna, Parigi, Roma, Atene, Ankara con Mosca – porta verso l’Eurasia.

    Sullo sfondo, l’incessante costruzione dei gasdotti che entro il 2020 uniranno la Federazione Russa con la Cina nell’ambito di un rapporto strategico tra i due Stati che, secondo Sergej Karaganov, saranno la colonna portante della nascente Grande Eurasia³.

    In Italia, nel corso degli ultimi quindici anni, i diversi governi che si sono susseguiti – pur con pregi e limiti differenti – sono stati incapaci di sostenere una reale linea di equilibrio tra Stati Uniti e Federazione Russa avente l’obiettivo di perseguire, in primo luogo, gli interessi nazionali italiani all’interno di un contesto multipolare profondamente mutato.

    Ad oggi⁴, le fonti fossili costituiscono poco meno dell’85% del mix energetico globale. Ancora per i prossimi decenni, petrolio, carbone e gas naturale saranno le principali materie prime preposte al funzionamento delle nostre economie in attesa di uno sviluppo poderoso quanto urgente delle fonti rinnovabili, nonché di un’auspicabile soluzione inerente al tema spinoso delle scorie radioattive. Di fatto, i problemi ambientali – pertanto, economici – non sono più rinviabili⁵.

    Tra le principali fonti fossili, il gas naturale⁶ – di cui il pianeta Terra è ricco⁷ – presenta dei chiari vantaggi in termini di minor inquinamento⁸, soprattutto nei confronti del carbone, ma anche del petrolio, rispetto al quale è altresì meno costoso a parità di potere calorifico. Inoltre, le nuove tecnologie hanno permesso un miglior utilizzo del suo potere calorifico – basti pensare ai nuovi motori delle automobili se paragonati anche solo con quelli di un decennio or sono – ed è relativamente facile da immagazzinare⁹ e trasportare¹⁰. In realtà, quasi tutte le stime relative ai mix energetici futuri indicano un incremento nell’uso del gas naturale, sia in termini assoluti, sia relativi¹¹.

    Ne consegue che gli Stati i quali posseggono ingenti riserve di oro blu godranno di un vantaggio nel rapporto di forza all’interno dello scacchiere internazionale. Su tutti, emerge prepotentemente il ruolo della Federazione Russa, l’attuale principale esportatore di gas naturale al mondo, nonché esportatore netto di energia primaria e, in prospettiva, il suo ulteriore rafforzamento anche attraverso il ruolo dell’Organizzazione denominata GECF, Gas Exporting Countries Forum, da più parti erroneamente ribattezzata l’OPEC del gas.

    Nostro fine è mettere in luce il legame esistente tra gas naturale ed influenza geopolitica. D’altronde, questo concetto era ben chiaro ai cosiddetti siloviki¹² e allo stesso Vladimir Vladimirovič Putin¹³ il quale, nel lontano 2003, consapevole che l’oro blu avrebbe fatto da ponte tra l’era delle fonti fossili e quella delle rinnovabili, ebbe a dire: «Il ruolo della Russia nei mercati energetici mondiali determina in larga misura la sua influenza geopolitica»¹⁴.

    1. Vicedirettore del Ministero per la Sicurezza di Stato della Repubblica Democratica Tedesca dal 1953 al 1987, nonché fondatore e direttore, per lo stesso organismo, dell’Hauptverwaltung Aufklärung o HVA. Wolf M., McElvoy A. 1997, L’uomo senza volto, Rizzoli, 1997.

    2. Antonov A. 2010, Prospettiva Lenin, Feltrinelli, pg. 185, Milano, giugno 2010.

    3. «Sono pressoché certo che tra dieci anni nel mondo ci saranno due centri economico-geopolitici: la Grande America e la Grande Eurasia. Negli ultimi anni, abbiamo assistito all’emergere di un centro geo economico in Eurasia, sullo sfondo della nuova guerra fredda. Un centro che si sta strutturando attorno a Russia e Cina e che non va visto come una semplice alleanza difensiva, ma piuttosto come un nuovo polo di sviluppo che vuole e può diventare un’alternativa al centro euro atlantico. Per la Russia è inevitabile ritagliarsi il proprio spazio nella grande Eurasia. Al cui centro, certamente, ci sarà la Cina». Conversazione con Sergej Karaganov, presidente del Consiglio di difesa e politica estera russo e preside della School of International Economics and Foreign Affairs presso la National Research University-Higher School of Economics di Mosca. Moscatelli O. 2018, ‘Occidente addio. La Russia ha scelto Pechino’, http://www.limesonline.com/cartaceo/occidente-addio-la-russia-ha-scelto-pechino?prv=true, 4 dicembre 2018.

    4. Analisi originariamente pubblicata per: Floros D. 2015, La rivincita dell’oro blu, https://www.aboutenergy.com/it_IT/sfogliabili/oil_30_IT/index.html#slide22, (versione italiana), Oil 30, La rivoluzione energetica, pg. 44-47, dicembre 2015. Floros D. 2015, https://www.aboutenergy.com/en_IT/flip-tabloid/oil_30_EN/index.html#slide22, (versione inglese), Oil 30, The energy revolution, pg. 44-47, December 2015. Secondo il BP Statistical Review 2019, il peso dei combustibili fossili sul consumo di energia primaria globale (mix energetico globale) è stato pari all’84,7%. BP Statistical Review 2019: https://www.bp.com/content/dam/bp/business-sites/en/global/corporate/pdfs/energy-economics/statistical-review/bp-stats-review-2019-full-report.pdf.

    5. Verda M. 2015, Global Challenges: le sfide energetiche a livello globale, http://www.sicurezzaenergetica.it/2015/03/global-challenges-le-sfide-energetiche-a-livello-globale/, 20 marzo 2015. Le emissioni sono calcolate in Gt di CO2 equivalente. Secondo il Global Energy & CO2 Status Report 2018 pubblicato dall’IEA, le emissioni di gas serra provocate dai combustibili fossili – e in primo luogo dal carbone – sono aumentate del 2,3% nel 2018, un tasso quasi doppio rispetto alla media del decennio precedente. Un quinto della crescita dei consumi energetici globali è da attribuire alle maggiori necessità di riscaldamento o di raffreddamento degli edifici: un lusso figlio del progresso, ma anche del moltiplicarsi di eventi meteo estremi. Il risultato è stato un nuovo record delle emissioni di CO2 legate all’energia, di cui soltanto l’Europa e il Giappone non sono responsabili. Nel Vecchio continente, grazie anche alle politiche contro il cambiamento climatico, c’è stato un calo dell’1,3%. Ma altrove la tendenza non è altrettanto virtuosa e la colpa non è solo dei Paesi emergenti: se in India la CO2 è aumentata del 4,8%, fa impressione il +3,1% degli Stati Uniti, un tasso addirittura superiore al +2,5% della Cina (che però emette quasi il doppio degli USA). […]. Ben un terzo delle emissioni, stima l’AIE, sono da ricondurre al carbone, combustibile che da solo ha fatto aumentare la temperatura globale di 0,3° C (su un totale di 1° C rispetto all’epoca preindustriale). Lo switch verso altri combustibili sta giocando soprattutto a favore del gas, che nel 2018 ha battuto ogni altra fonte in termini di crescita dei consumi: +4,6% (+5,3% secondo i dati del BP Statistical Review 2019) un incremento che non si vedeva dal 2010 e che è dovuto principalmente alla Cina (+17,7%) e agli Stati Uniti (+10,5%). Bellomo S. 2019, Energia, crescono i consumi da fonti fossili. Emissioni record di CO2, https://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2019-03-26/energia-crescono-consumi-fonti-fossili-emissioni-record-co2-163312.shtml?uuid=ABBfV6hB, 26 marzo 2019. IEA 2019, Global Energy & CO2 Status Report 2018, https://webstore.iea.org/global-energy-co2-status-report-2018, 26 March 2019. Secondo il BP Statistical Review 2019, le emissioni sono aumentate del 2% nel 2018, l’incremento più significativo registrato nel corso degli ultimi sette anni.

    6. Infografica sul gas naturale: https://www.aboutenergy.com//en_IT/infographics.shtml.

    7. I dati fanno riferimento alle riserve quindi, trattasi di un sottoinsieme delle risorse calcolato non in base ai prezzi correnti, ma ad una media dell’ultimo anno. Solitamente, quello che le compagnie conteggiano come riserve ha livelli di prezzo molto più bassi dei prezzi correnti e dunque una discesa anche significativa di questi intacca solo marginalmente il livello delle riserve provate. Tecnicamente, il numero relativo agli anni residui è uguale alle riserve provate diviso la produzione corrente. Nicolazzi M. 2015, The shale revolution and the oil slump, http://www.sicurezzaenergetica.it/2015/01/la-rivoluzione-shale-e-il-crollo-del-greggio/, 16 gennaio 2015. Secondo il BP Statistical Review 2019, a livello globale, le riserve provate di gas naturale sono passate dai 130,8 trilioni di metri cubi nel 1998, ai 170,2 trilioni di metri cubi nel 2008, ai 196,9 trilioni di metri cubi del 2018.

    8. www.eia.gov/tools/faqs/faq.cfm?id=73&t=11. Verda M. 2011, Una politica a tutto gas: sicurezza energetica europea e relazioni internazionali, pg. 26, Egea, 2011.

    9. Per chi volesse approfondire in che cosa consiste lo stoccaggio del gas e che cosa sono gli UGS (Underground Gas Storage) facilities, si rinvia il lettore a: http://www.gazprom.com/about/production/transportation/underground-storage/.

    10. Per chi desiderasse approfondire che cosa è il gas naturale liquefatto – o più comunemente LNG (liquefied natural gas) – e come viene stoccato e trasportato, si rinvia il lettore al seguente video: www.gazprom.com/press/news/2013/october/article174866/.

    11. La maggior parte delle regioni del mondo e di molte industrie, compreso il settore navale, si stanno infatti rivolgendo al gas come alternativa più pulita ed economica al carbone e al petrolio. […]. Gran parte del dibattito sul gas si concentra sull’elettricità e sul suo ruolo nel sostituire il carbone e nel competere (e talvolta integrare) con le energie rinnovabili variabili. Ma sono gli usi industriali del gas naturale, come i prodotti chimici e i fertilizzanti, che sono i maggiori motori di crescita nella maggior parte delle aree del mondo, secondo il rapporto dell’AIE, i punti si cui occorre concentrarsi. Questi usi non possono essere sostituiti facilmente con le fonti rinnovabili come l’elettricità. Per il futuro, infine, l’AIE prevede una maggiore crescita della domanda, ma non così rapida come nel 2018. Si stima che la domanda mondiale aumenterà di oltre il 10% nei prossimi 5 anni, con la sola Cina che dovrebbe rappresentare il 40% dell’aumento. Sperandio A. 2019, Perché crescerà l’uso del gas in tutto il mondo, https://www.startmag.it/energia/gas-mondo/, 16 giugno 2019. I dati dell’articolo citato sono tratti da: Gas 2019 Analysis and forecasts to 2024, https://www.iea.org/gas2019/.

    12. Termine russo con il quale si indicano i politici proveniente dagli apparati di sicurezza (anche militare). Per un’analisi relativa alla presa del potere da parte dei Siloviki nella successione a Boris Eltsin, si rimanda il lettore a: Lewin M. 2003, L’homme qui voulait réformer l’URSS, https://www.monde-diplomatique.fr/2003/03/LEWIN/10003, page 32, Mars 2003. Bonini C., D’Avanzo G. 2001, Putin, le bugie sul Kgb, https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2001/07/11/putin-le-bugie-sul-kgb.html, 11 luglio 2001. Bonini C., D’avanzo G. 2001, Gli anni di Putin a Pietroburgo tra mafie e Kgb, https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2001/07/12/gli-anni-di-putin-pietroburgo-tra-mafie.html, 12 luglio 2001. Bonini C., D’Avanzo G. 2001, Lo scandalo della fame a Pietroburgo, https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2001/07/13/lo-scandalo-della-fame-pietroburgo.html, 13 luglio 2001. Bonini C. D’Avanzo G. 2001, Il patto con gli oligarchi, https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2001/07/14/il-patto-con-gli-oligarchi.html, 14 luglio 2001. Bonini C., D’Avanzo G. 2001, I cekisti al potere, https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2001/07/15/cekisti-al-potere.html, 15 luglio 2001. Bonini C., D’Avanzo G. 2001, Tutti gli uomini del presidente, https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2001/07/16/tutti-gli-uomini-del-presidente.html, 16 luglio 2001. Visetti G. 2007, Varennikov. Ma noi patrioti ora con Putin abbiamo vinto, https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2006/08/13/varennikov-ma-noi-patrioti-ora-con-putin.html, 13 agosto 2006. Coen L. 2007, Ecco la verità sui misteri del Kgb l’ultima spia dell’Urss si confessa, https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2007/09/06/ecco-la-verita-sui-misteri-del-kgb.html, 6 settembre 2007. De Bonis M, Moscatelli O. 2014, Diverso: appunti per un ritratto di Vladimir Vladimirovic Putin, http://www.limesonline.com/cartaceo/il-gemello-diverso-appunti-per-un-ritratto-di-vladimir-vladimirovic-putin?prv=true, 18 dicembre 2014. Per un approfondimento politico-ideologico, si rinvia il lettore a: Giacché V. 2017, Lenin. Economia della Rivoluzione, Il Saggiatore, pg. 521, 2017.

    13. «I servizi segreti, però, preoccupati di uno sviluppo tragico degli eventi [il 17 agosto 1998, il governo russo aveva dichiarato la bancarotta], non lo sostennero [Boris Nikolaevič El’cin] e

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