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La Casa di Dio: Ritornare alle tradizioni apostoliche al tempo della fine
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E-book183 pagine2 ore

La Casa di Dio: Ritornare alle tradizioni apostoliche al tempo della fine

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Info su questo ebook

Viviamo un tempo in cui Cesare sta iniziando ad introdursi nella gestione delle chiese per poterne controllare e regolare le pratiche (e presto anche il credo). A Cesare quel che è di Cesare, ma daremo solo a Dio quel che è di Dio? Tutti coloro che sono determinati a dimostrare la loro fede con le loro opere si staranno accorgendo che rimanere fedeli spesso purtroppo deve voler dire separarsi da coloro che invece hanno accettato e accetteranno con Cesare compromessi sempre più inaccettabili.

Io dico che questo tempo è un tempo di prova e di discrimine, ma anche di opportunità. In questo libro vi invito a vivere quello che sta accadendo come un'opportunità di poter ritornare pienamente ad alcune pratiche di chiesa dimenticate o neglette, ad alcune tradizioni apostoliche neotestamentarie riguardanti il modo di incontrarci e stare insieme come chiesa che furono pensate da Dio e ci furono lasciate dagli apostoli perché tra noi l'unità si fortifichi, l'amore cresca, e il Signore sia glorificato.
LinguaItaliano
Data di uscita3 ago 2022
ISBN9791221414998
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    Anteprima del libro

    La Casa di Dio - Francesco De Lucia

    PREFAZIONE

    Negli anni il Signore ha diretto la mia attenzione e aperto i miei occhi su certi importanti aspetti di ecclesiologia scritturali più o meno trascurati da tante parte della Sua chiesa. La mia motivazione nel presentarli adesso ad altri è cercare il bene del Suo vero popolo in questi ultimi tempi di accelerante apostasia.

    Il libro è inteso come un’introduzione agli argomenti trattati: il lettore dovrebbe approfondire tutto Scrittura alla mano per vedere se le cose dette stanno veramente così. Tuttavia, confido che quanto ho scritto basterà a definire in maniera chiara le linee principali della verità scritturale sulle materie qui considerate.

    Intendo parlare a tutto il popolo di Dio, e quindi in modo breve e semplice. Si noterà tuttavia che quanto affermo è supportato da una pluriennale ricerca. Prego per la riforma e il risveglio di chi leggerà con sincero interesse. Per commenti, domande o contatti il lettore può scrivermi andando al sito casadidio.org.

    1

    RITORNARE ALLE TRADIZIONI APOSTOLICHE

    I tempi della fine

    Siamo ai tempi della fine. La crisi sociopolitica di proporzione globale che stiamo vivendo ne è un segno evidente che nessun vero discepolo del Signore Gesù Cristo può ignorare. Stiamo assistendo ad una contesa geopolitica tra Occidente ed Oriente, una contesa che passerà per un grave conflitto e che porterà ad un nuovo ordine mondiale. In quest’ordine sociopolitico vigerà un sistema di credito sociale, un sistema di controllo e governo già vigente in una certa forma in Cina e che inizia ad essere sperimentato in Occidente mediante tecnologie di sorveglianza. Questa è una società dove le scelte e le opinioni sono tracciate dallo Stato e dove ogni decisione personale è premiata o penalizzata a seconda di quanto si conformi a parametri decisi dall’alto. E questo ad esclusione di nessun aspetto della vita, nemmeno della religione.¹

    Nell’Oriente le chiese cristiane sono già da tempo soggette a controlli e restrizioni statali. Questo costringe i veri fedeli ad incontrarsi clandestinamente. Negli ultimi anni i governi stanno iniziando a sperimentare questo abuso di potere anche in Occidente col pretesto di emergenze di vario genere manipolate da una scienza ideologizzata per fini sociopolitici. Incontrarsi fisicamente (Ebr. 10:24-25) attorno alla verità della Sua Parola (Mt. 4:4; II Tim. 4:2; I Cor. 14:26), salutarsi e riceversi calorosamente con affetto cristiano (Ebrei 13:1-3; Rom. 12:13; 16:16; I Cor. 16:20; II Cor. 13:12; I Tess. 5:26: I Pt. 5:14), curarsi l’uno dell’altro (Rom. 12:5-8; I Cor. 12:24-28), evangelizzare, battezzare e celebrare la Santa Cena (Mt. 28:19; 26:26-28; I Cor. 11:20-33), cantare gli uni agli altri e lodare il Suo nome (Ef. 5:18-19; Col. 3:16): queste attività sono comandate da Dio ma ristrette da Cesare.

    Sta accadendo sotto i nostri occhi ciò di cui Francis Schaeffer, tra gli altri, ci aveva avvertito cinquant’anni fa: delle società che non credono (più) nella verità e nella moralità assoluta del Dio rivelato nella Bibbia non hanno valori e ideali a cui rifarsi se non quelli che vengono decisi dalla volontà di chi possiede il potere economico e politico e quindi culturale e mediatico. E questi ultimi, persone arroganti, nichiliste e bugiarde, non possiedono freni filosofici o morali alla loro libido dominandi.² La loro menzognera narrazione delle cose percorre la terra, e le popolazioni bevono alla loro sorgente e li supportano (cf. Sal. 73:3-12). Essi hanno avuto la testimonianza della verità della Parola di Dio ma l’hanno soppressa e bandita (cf. Sal. 2:1-3) per rifugiarsi nel falso conforto delle menzogne a cui vogliono credere così da poter indulgere le loro passioni e i loro peccati. E in campo religioso trovano facilmente tanti profeti disposti a confermarli in quelle menzogne (cf. Sal. 2:1-3; Mt. 24:10-12; II Tess. 2:3-12; II Tim. 3:1-5; 4:3-4)!

    Ma Dio, nella Sua accesa ira contro questa protratta empietà, ribellione ed apostasia (II Tess. 2:3), ha dato inizio ai Suoi giudizi, proprio come aveva detto nell’Apocalisse ed in tutti i profeti. Il pozzo dell’abisso (Ap. 9) è stato aperto, e da quel pozzo sta fuoriuscendo il fumo dei demoni. Questi demoni agiscono sui cuori degli uomini, attizzandone le passioni mortali (cf. Ap. 9:1-12), mediante ogni sorta di inganno (II Tess. 2:9-12), e li trascineranno ad una terribile guerra tra di loro di cui oggi vediamo la preparazione in campo geopolitico (cf. Gm. 4:1-4; Ap. 9:1-21). Da questa guerra, come sua soluzione, emergerà l’impostura finale di colui che incarnerà lo Stato Salvatore che sembrerà dare al mondo traumatizzato, e finalmente unito dalla paura e dall’insicurezza, una breve, falsa pace e sicurezza (cf. I Tess. 5:3; Ap. 11:7-10; 13:1-8).

    Se abbiamo occhi per vedere, realizziamo che siamo nel tempo di queste cose, nel tempo della fine. E se riusciamo ad accettarlo, capiamo anche che siamo dinanzi ad una cruciale decisione: quanto alla nostra missione di chiesa, obbediremo a Dio o agli uomini? Accetteremo le leggi di Cesare riguardo il se e come ci è consentito predicare la verità e ubbidire al Signore, oppure obbediremo a Dio piuttosto che agli uomini lì dove essi non hanno ricevuto giurisdizione da Dio, ovvero nelle cose del Suo regno? Forse che il Nuovo Testamento conferisce a Cesare il diritto e l’autorità di regolare le cose di Dio e del Suo popolo? Forse che il popolo di Dio deve prima accordarsi con Cesare e permettergli di mettere un piede dopo l’altro nella chiesa per sapere cosa possiamo e non possiamo fare e dire?

    Ora, i veri discepoli di Cristo daranno a Cesare tutto quello che legittimamente spetta a Cesare che significa questo: le tasse e la sottomissione in tutto ciò che è di Cesare, come comandano Romani 13:1-7 e I Pietro 2:12-17. Ma essi altresì ubbidiranno a Dio piuttosto che a qualsiasi altra autorità quando si tratta delle cose di Dio e del Suo regno. Quanto alla nostra missione di chiesa, che è fare discepoli di tutte le nazioni nel nome di Gesù Cristo, insegnando loro a praticare tutto quello che Lui ci ha comandato (Mt. 28:19-20), noi dobbiamo ubbidire e ubbidiremo a Dio, che gli uomini lo approvino o meno. Dobbiamo fare questo pacificamente, ma ciò non toglie che, se necessario, noi disubbidiremo a Cesare per ubbidire a Dio nelle cose che sono di Dio, seguendo così le orme del vero popolo di Dio che ci ha preceduto nella storia (cf. Es. 1:17; Dan. 3:18; 6:10; Mt. 2:7-8, 12; At. 5:29; Ebr. 12:23). "Rendete dunque a Cesare quel che è di Cesare, e a Dio quel che è di Dio" (Lu. 20:25)!

    E se da una parte ci sono coloro che si professano cristiani con la bocca ma dimostrano di non esserlo con i fatti, ed oggi, in linea alle profezie bibliche, questi purtroppo sono molti (Mt. 7:13-27), dall’altra parte i veri cristiani, il piccolo gregge dei pochi eletti e fedeli (Lu. 12:32; Mt. 7:14; 20:16; 22:14; Ap. 17:14) dimostrerà la sua fede con le opere (Gm. 2:14-26), il suo amore coi fatti (I Gv. 3:16-18), sarà praticante e non solo ascoltatore della Parola (Gm. 1:22-25), mostrando la potenza e non solo l’apparenza della pietà (II Tim. 1:7; 3:5). Questi sono coloro che hanno accettato di dover soffrire con Cristo in questa breve vita, se necessario, per essere anche poi glorificati con Lui nella vita eterna (Rom. 5:2-4; 8:17ss.; Ebr. 12:24-26; I Pt. 1:6-7; 2:19-21; 4:12-19). E, come al solito nella storia della vera chiesa, costoro per gran parte non sono i competenti e i potenti di questa epoca, come si dice in I Corinzi 1:26ss. È a loro che dico: ci stiamo preparando? Il tempo è molto vicino!

    Cari confratelli, questo è il tempo in cui come mai prima il giudizio sta iniziando dalla casa di Dio, la Sua chiesa (I Pt. 4:17ss.), un tempo degli ultimi tra gli ultimi giorni in cui si vedrà davvero chi sono coloro che amano Dio più dei piaceri e le comodità di questa epoca (Ap. 12:11; 14:12). Chi è che ama la pace e la sicurezza eterna che può dare soltanto il Cristo risorto che sta per tornare per regnare per sempre più della pseudo pace e sicurezza carnale, terrena e diabolica del tempo dell’Anticristo che sta per sorgere dall’abisso per andare in perdizione. Sta per iniziare certamente un tempo di prova e di discrimine. Ma non soltanto. Questo ultimo tempo sarà anche tempo di opportunità. Il tempo in cui coloro in cui abita lo Spirito di Cristo vedranno come mai prima quello che hanno sempre desiderato: che tra essi l’amore tra loro aumenti, che l’unità di loro si fortifichi, e che così in loro Dio sia glorificato.

    E a riguardo di queste cose la chiesa dell’inizio ha tanto da dire a noi oggi, la chiesa della fine. Io dico infatti che la via della prima chiesa sarà la via dell’ultima chiesa: il tempo viene, ed è già ora, in cui i veri credenti presenti nelle chiese (di ogni denominazione e tradizione) si separeranno gradualmente da esse man mano che la maggioranza dei professanti credenti al loro interno, guidati dai loro leader, sottoscriveranno compromessi inaccettabili con le ideologie ed imposizioni dello Stato, e così l’apostasia profetizzata, che precede e conduce all’uomo del peccato, sia avverata in loro (II Tess. 2:3-12). E questo residuo dei veri eletti e fedeli non soltanto continuerà a proclamare il Vangelo della grazia di Dio e a glorificarlo con le buone opere (II Tess. 2:13-17), ma ritornerà anche ad una nuova ma molto antica unità. Spinti dalle crescenti difficoltà che sorgeranno da ogni lato, incluso da parte della chiesa apostata e infedele, essi in qualche modo e misura ritorneranno alle tradizioni apostoliche registrate e prescritteci nel Nuovo Testamento: un ritorno alle origini nei tempi della fine!

    Ritornare alle tradizioni apostoliche

    Non lo sapevate? Il Nuovo Testamento ci comanda di osservare delle tradizioni: Così dunque, fratelli, state saldi e ritenete le tradizioni come vi furono insegnate attraverso parola oppure epistola nostra. La parola tradizioni, nel greco originale (paradoseis), deriva da un verbo che significa tramandare, passare, lasciare. Questo stesso verbo indica nel Nuovo Testamento tutto quello che gli apostoli di Cristo hanno ricevuto da Lui Stesso per ispirazione divina, incluso il Vangelo stesso, le sue implicazioni morali e le sue pratiche religiose, che essi hanno predicato alle prime chiese da loro fondate e poi ci hanno lasciato nei loro scritti (cf. Lu. 1:1-4; At. 16:4, cf. At. 15:23-29; Rom. 6:17, cf. Rom. 16:17, 25-26; I Cor. 15:3-11, II Pt. 2:21, cf. II Pt. 1:19-21, Gd. 3).³

    Non si tratta di tradizioni inventate e tramandate dall’uomo all’uomo, ma della Parola di Dio pronunciata dagli apostoli di Cristo nel Suo nome e da loro lasciata come deposito completo e sufficiente di fede e di pratica per la chiesa di ogni tempo. Coerentemente a questo, in Matteo 28:20 veniamo esortati ad ubbidire a tutto quello che Cristo ha comandato. Se facciamo questo possiamo considerarci approvati apostolicamente, secondo I Cor. 11:2 (traduzione letterale): Ora vi lodo perché ricordate tutte le mie cose, e come vi ho tramandato le tradizioni così le ritenete. L’apostolo lodava i Corinzi perché si ricordavano tutto quello che lui aveva fatto, detto e insegnato loro (lett. tutte le mie cose).

    Ora, nel contesto specifico di I Cor. 11:2 l’apostolo stava lodando i Corinzi perché avevano continuato a fare quello che avrebbero dovuto fare a riguardo del come pregare e come celebrare la Cena secondo la volontà di Dio. Egli si aspettava che i Corinzi osservassero tutto quello che lui aveva insegnato loro e mostrato loro quando era stato con loro, e che ora stava ricordando o dicendo loro nell’epistola. Dal contesto più ampio della prima epistola ai Corinzi impariamo che queste tradizioni riguardavano anche il come pregare, come esercitare il dono di profezia, il come celebrare la Cena del Signore, e in generale la celebrazione degli incontri regolari della chiesa locale e l’uso dei doni spirituali durante gli incontri (cf. I Corinzi cap. 14). Alla fine di quel discorso tutto quanto detto dall’apostolo per regolare queste pratiche viene denominato i comandamenti del Signore (I Cor. 14:37).

    Dobbiamo perciò concludere che tradizioni apostoliche e comandamenti del Signore, lungi dall’essere in contraddizione, si equivalgono! Ritenere le tradizioni apostoliche (in questo caso su ciò che riguarda il come pregare in comunità, come condurre gli incontri, come celebrare la Cena, etc.) equivale ad ubbidire ad un comandamento del Signore (cf. Mt. 10:40; Gv. 15:20; I Tess. 2:13). E l’apostolo si aspettava che le medesime tradizioni e comandamenti fossero osservate in tutte le chiese da lui stabilite: I Cor. 4:16-17; 7:17; 11:16; 14:34a; 16:1. Esse, quindi, non erano opzionali o mere espressioni locali e temporali. L’apostolo si aspetterebbe lo stesso da tutte le chiese cristiane oggi. In questo libro cerco di portare la vostra attenzione su alcune di queste tradizioni che io credo abbiamo in qualche modo trascurato o negletto.

    2

    GLI INCONTRI DELLA CHIESA

    "Una compagnia di credenti non è una ‘chiesa’ se non si raduna. La parola ‘chiesa’ nel Nuovo Testamento ... è ekklesia ... Questa parola significava un’assemblea, un raduno di persone".⁵ Gli incontri sono fondamentali alla chiesa, per preservare la sua identità e promuovere la sua vita. Senza incontri, non vi è chiesa. È per tale motivo che credo questo sia un buon punto con cui iniziare. Cosa hanno detto gli apostoli a questo riguardo? Riassumiamo la loro tradizione a questo riguardo rispondendo a tre domande: 1) "dobbiamo incontrarci? 2) quando incontrarci? 3) perché incontrarci"?

    Dobbiamo incontrarci?

    I cristiani hanno il dovere di incontrarsi come chiesa locale e di persona perché questo è comandato direttamente in Ebrei 10:24-25: E facciamo attenzione gli uni agli altri per incitarci all’amore e alle buone opere, non negligendo di incontrarci insieme, come è l’abitudine di alcuni, ma esortandoci a vicenda e ancor di più quanto vedete il giorno avvicinarsi. Nel contesto originale del passaggio, alcuni credenti stavano negligendo l’incontro regolare della chiesa, e l’apostolo li richiama vietando loro di continuare in questa negligenza, implicando così al contrario un comando ad incontrarsi. Questo comandamento è rivolto a chiunque si professi cristiano e negliga gli incontri. Se tu rifiuti di incontrarti regolarmente con altri figli di Dio, dovresti chiederti il perché e dovresti sapere che non andando agli incontri non soltanto ti stai privando di quello che serve alla tua edificazione personale e stai privando altri del tuo importante contributo, ma che stai disubbidendo ad un comandamento del Signore.

    Nell’era tecnologica in cui viviamo va precisato che per incontrarci insieme la

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