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Renegade Star - Libro 1
Renegade Star - Libro 1
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E-book228 pagine2 ore

Renegade Star - Libro 1

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Info su questo ebook

Attenzione: questo libro contiene azione, imprecazioni e strafottenza. Continuate a vostro rischio e pericolo.Jace Hughes è un ribelle.Deve però accettare quasi ogni incarico gli venga offerto, a prescindere dalla situazione. Finché riesce a tenere in volo la sua navicella, è libero di vivere la vita che vuole.Ma tutto cambia quando Jace incontra Abigail Pryar, una suora alla ricerca di un passaggio sicuro fuori dal sistema.Peccato che il carico che Abigail sta trasportando contenga qualcosa di strano.Jace sa che non dovrebbe fare troppe domande, ma quando rumori sospetti iniziano a provenire dall'interno della grande cassa di metallo, non può fare a meno di controllare.Grosso errore.Come se non bastasse, Jace è inseguito da astronavi sconosciute – individui interessati a quel carico. Jace rinuncerà alla merce e consegnerà la suora... o rischierà tutto per un guadagno maggiore?Immergetevi nel galattico, strabiliante e dissacrante primo capitolo di The Renegade Star, una serie perfetta per tutti i fan di Firefly, Battlestar Galactica o Leviathan Wakes.★★★★★ "Reminiscent of 80's space western anime, revamped for the modern age."★★★★★ "I loved Jace. Amazing start to a new series!"★★★★★ "This series has officially kicked off with a BANG and I'm ready to see where it goes next!" ★★★★★ "If you enjoyed Trigun, Outlaw Star, Cowboy Bebop, are a fan of space adventure, or are just fond of westerns, you'll find something to like here." ★★★★★ "Jace is both Eastwood and Solo, a true gunslinging Renegade, and he's in a class all his own." ★★★★★ "Chaney paints us a galaxy much like the old west, and you will want to get lost in it." ★★★★★ "If Battlestar Galactica, Firefly, and Old Man's War had a baby, it would look like Renegade Star...and that's a very good thing!" ★★★★★ "Where can I get that Foxy Stardust bobblehead? That's all I want to know."-
LinguaItaliano
Data di uscita20 lug 2022
ISBN9788728308318
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    Renegade Star - Libro 1 - J.N. Chaney

    J.N. Chaney

    Renegade Star

    Libro 1

    SAGA Egmont

    Renegade Star - Libro 1

    Translated by Giulia Pillon

    Original title: Renegade Star

    Original language: English

    Immagine di copertina: Shutterstock

    Copyright © 2017, 2022 J.N. Chaney and SAGA Egmont

    All rights reserved

    ISBN: 9788728308318

    1st ebook edition

    Format: EPUB 3.0

    No part of this publication may be reproduced, stored in a retrievial system, or transmitted, in any form or by any means without the prior written permission of the publisher, nor, be otherwise circulated in any form of binding or cover other than in which it is published and without a similar condition being imposed on the subsequent purchaser.

    www.sagaegmont.com

    Saga is a subsidiary of Egmont. Egmont is Denmark’s largest media company and fully owned by the Egmont Foundation, which donates almost 13,4 million euros annually to children in difficult circumstances.

    Per il ribelle in ognuno di noi,

    Che sussurra sottili verità

    E ci implora di essere liberato.

    Capitolo 1

    Ti ammazzo, bastardo! urlò William Emmerson, ordinando alla sua squadra di sicurezza di aprire il fuoco.

    Buona fortuna! risposi, sfiorando il tronco di un albero coperto di muschio e rischiando di cadere.

    Attraversai il bosco al di là della Tenuta Emmerson, dopo aver rubato un oggetto del valore di duecentomila crediti galattici: una piccola sfera di metallo grande quanto il mio pugno.

    Un mercante di nome Fitz, uno dei rivali di Emmerson, mi aveva ingaggiato per portargli questa schifezza in cambio di una paga niente male. Non me ne fregava nulla della loro faida, ma Fitz pagava bene e il lavoro mi serviva.

    Fermatelo! gridò Emmerson. Qualcuno lo fermi!

    Avvicinandomi alla radura, sentivo i cani abbaiare alle mie spalle. Se Emmerson pensava che un paio di babbei e qualche sicario fossero abbastanza per rallentarmi, si sbagliava di grosso.

    Mi scusi, Signore, disse una voce calma e familiare al mio orecchio. Era Sigmond, l’unità di Intelligenza Artificiale della mia navicella. Vedo che la stanno inseguendo. Devo disattivare il dispositivo di occultamento e prepararmi alla partenza?

    Un’altra esplosione di energia mi sfiorò la testa, gettandomi in faccia una pioggia di schegge di corteccia e linfa ossidata. Impugnai la pistola e mi voltai, individuando il guardiano tra i rami e il fitto sottobosco. Aspettai di avere un colpo pulito, premetti il grilletto e sparai.

    Il proiettile sfrecciò attraverso il fogliame e finì dritto nella gamba dell’uomo che cadde a terra. A quel punto mi voltai indietro e ripresi la mia corsa. Sarebbe fantastico, Siggy!

    Come desidera, rispose lui.

    Superai svelto il limitare della boscaglia ed entrai in un vasto campo verde. Vedi di muoverti, amico, a meno che tu non voglia rimanere senza casa.

    Non oso pensarci, Signore.

    La Renegade Star sfarfallò riapparendo proprio in mezzo alla valle. Diversi altri guardiani emersero dalla foresta, mi puntarono le armi addosso e fecero fuoco.

    Mi lanciai in avanti, strappando l’erba con il tacco dello stivale. Numerosi colpi echeggiarono alle mie spalle. Non era il momento di rallentare.

    Veloci! gridò Emmerson, raggiungendo i suoi uomini vicino agli alberi. Continuò con una serie confusa di insulti incomprensibili.

    Rivolti a me, naturalmente.

    Mi voltai indietro, presi la mira senza fermarmi e sparai con la massima precisione possibile, considerata la situazione. Ero un discreto tiratore, forse pure bravo, ma non potevo certo centrare un bersaglio così lontano mentre correvo nella direzione opposta, per quanto mi facesse male ammetterlo. Di conseguenza, quasi ogni colpo si conficcò nel terreno o, nel migliore dei casi, nelle foglie degli alberi circostanti.

    Quattro cani entrarono nel campo un secondo dopo, schioccando le mascelle mentre mi rincorrevano. In una manciata di secondi, erano già a metà della radura.

    Portaci via da qui, ordinai, raggiungendo finalmente il portellone sulla poppa della mia navicella. Solleva il portellone!

    I cani erano sempre più vicini. Sentivo la smania di uccidere nei loro respiri affannosi mentre guadagnavano terreno.

    Il portellone della stiva cominciò a sollevarsi. Ci saltai dentro e scivolai lungo il pavimento con la pistola puntata fuori dall’airlock che si restringeva.

    Gli animali cercarono di lanciarsi dentro a loro volta, ma non ci riuscirono. Saltavano e ringhiavano, mostrando i denti, mentre il portellone continuava a sollevarsi.

    Diverse esplosioni colpirono lo scafo. Sentii le urla cariche d’odio di Emmerson, ma le sue parole erano troppo distorte perché potessi comprenderle.

    La Renegade Star accese i propulsori con un boato, facendo tremare il pavimento di metallo mentre cercavo di tenermi in piedi.

    Lo schermo lungo la parete prese vita, mostrando la vista all’esterno della nave: c’erano quasi due dozzine di guardie armate e il loro capo che puntavano i fucili su di me e facevano fuoco.

    Altri colpi raggiunsero lo scafo, ma sapevo che potevamo sopportarlo. Questa nave era stata costruita per resistere al colpo di un cannone quadruplo, quindi una leggera potenza di fuoco manuale non avrebbe che raschiato la vernice.

    Quando l’airlock si sigillò e la luce del giorno venne sostituita dai riflettori della nave, accelerammo. Per un breve momento avvertii la pressione, poi gli stabilizzatori si attivarono e la navigazione proseguì tranquilla.

    Più o meno in quel momento entrammo nella stratosfera. Emmerson non poteva più vederci.

    Corsi su per le scale e mi diressi verso la cabina di comando, dove presi posto e allacciai la cintura di sicurezza. Sopra il pannello di controllo, una vecchia statuina con la testa ciondolante di Foxy Stardust, un personaggio dei cartoni animati, stava ancora rimbalzando per la turbolenza di poco prima. Aveva un casco bianco con la visiera blu neon e una tuta spaziale rosa.

    Occultamento attivato, disse Sigmond proprio mentre entravamo nella stratosfera.

    Emmerson era sicuramente furibondo per quello che avevo fatto.

    Presto non avrebbe avuto alcuna importanza. Una volta consegnato questo ninnolo a Fitz, tutta la colpa sarebbe ricaduta su di lui. Se fosse stata pianificata una vendetta, il bersaglio sarebbe stato lui, non io. Era così che funzionava di solito nel mio campo. Noi facevamo il lavoro, ma il cliente si assumeva la responsabilità.

    Mi chiamo Jace Hughes e sono un ribelle, una mano assoldata per rubare, contrabbandare o saccheggiare qualsiasi cosa. Avevo la fama di fare ogni tipo di lavoro sporco, se ne avevo bisogno e il compenso era equo.

    E avrei continuato a farlo fino al giorno della mia morte.

    Era la vita che avevo scelto e non avevo rimpianti.

    E questo che diavolo è? chiesi, fissando la lucina rossa lampeggiante sul pannello di controllo.

    La luce di avvertimento, Signore, rispose Sigmond.

    Da quando ne abbiamo una? chiesi. E come faccio a spegnerla?

    La lucina si spense non appena terminai la frase. Le mie scuse, Signore. Sembra che la nostra partenza improvvisa l’abbia fatta scattare. I sensori erano sovraccarichi.

    Oh, dissi, tornando a guardare il display olografico che mostrava l’attuale campo di battaglia. Più di quattrocento navi di due flotte stavano combattendo, facendosi saltare in aria a vicenda. Non sapevo dire perché stesse succedendo. Non era il motivo per cui mi trovavo lì.

    Stavamo sorvolando Galdion, un pianeta isolato ai confini della galassia. Ero arrivato alla ricerca di un oggetto specifico: la sfera che si trovava accanto alla mia gamba destra. Se avessi saputo che avrei attraversato una zona di guerra, forse sarei arrivato in un momento successivo.

    Qualche segnale che ci abbiano individuato? chiesi, riferendomi alle navi poco lontane.

    Non ancora, rispose Sigmond. Sembra che non siano in grado di rilevarci grazie al nostro occultamento.

    Tra quanto possiamo entrare? domandai, aprendo la mappa stellare.

    Tra circa quarantacinque secondi, rispose Sigmond. Di più se moriamo.

    Divertente come sempre, Siggy. Digitai le coordinate della stazione Taurus, la nostra prossima destinazione e il mio attuale domicilio.

    Grazie, Signore, disse l’Intelligenza Artificiale. Faccio del mio meglio.

    La nave sobbalzò di lato e io afferrai il sedile. Che diavolo…? ruggii.

    Gli scudi tengono, osservò Sigmond, con un tono di voce poco impressionato. Normalmente, le Intelligenze Artificiali non erano dotate di personalità, ma ne avevo esplicitamente richiesta una quando avevo commissionato Siggy. Se avessi dovuto passare settimane intere su questa nave, non l’avrei fatto con un’Intelligenza Artificiale noiosa e monotona. Per fortuna nessuna delle due fazioni ci ha ancora individuato e l’occultamento regge. Entrambi i colpi nemici erano diretti ad altre navi.

    A una certa distanza dal pianeta, diversi Incrociatori Master Class erano in attesa. Sarebbe stato difficile lasciare l’area senza essere individuati, anche con l’occultamento. I caccia più piccoli non saranno in grado di rilevarci, pensai. Ma quegli incrociatori potrebbero farlo. Presto dovremo mostrarci, appena prima di entrare nello slipspace. Pensi che avremo abbastanza tempo?

    Credo di sì, Signore, rispose Sigmond. Anche se potrei dover rispondere al fuoco, qualora dovessero individuarci.

    Cerchiamo di evitare uno scontro, Siggy. L’ultima cosa di cui ho bisogno è un altro mandato di cattura.

    Forse la prossima volta non ci porterà in un luogo così pericoloso.

    Lo farò, se voglio mangiare, gli dissi. O preferisci che non ci paghino?

    Devono pur esserci incarichi più facili, osservò Sigmond.

    Più facile non significa sempre migliore, Siggy, dissi con un ghigno. Tra essere un Ribelle e starmene dietro una scrivania, sceglierei sempre e comunque la prima, grazie mille.

    Un’altra esplosione scosse la nave, questa volta dalla poppa, e la navicella che aveva sparato ci oltrepassò dall’alto. Era un raider Arnesiano. Siamo pronti? chiesi.

    Apertura tunnel tra dodici secondi, disse l’IA.

    Guardai il duello tra le due flotte: c’erano navi che esplodevano sul campo di battaglia come fuochi d’artificio, lasciandosi dietro distese di detriti galleggianti. In poche ore, l’intera orbita del pianeta sarebbe stata piena di rottami. Decine di squadre di recupero erano probabilmente già pronte, desiderose di rivendere le parti sul mercato aperto, forse proprio alle organizzazioni coinvolte in questa battaglia. Le navicelle sarebbero state ricostruite, i piloti addestrati e il ciclo sarebbe continuato. Prima di unirmi ai Ribelli, avrei potuto essere lì con loro, ad aspettare i miei scarti.

    Ma non più. Ora avevo una professione più attiva. Certo, era pericolosa e probabilmente mi sarei fatto ammazzare prima dei cinquant’anni, ma preferivo morire per una pallottola che per noia.

    Disattivazione dell’occultamento e apertura del tunnel, annunciò Sigmond.

    Impugnai i comandi manuali dei cannoni quadrupli. Andiamo.

    Lo schermo mostrava il sistema di occultamento che veniva disattivato, esponendoci al rilevamento. Preparazione del tunnel, informò Sigmond. Sei secondi all’attivazione.

    Annuii. Dovrebbe bastare per…

    Prima che potessi finire, due incursori Arnesiani ruppero la formazione e si girarono verso di noi. Ci stanno controllando, disse Sigmond. Preparano le armi.

    Emisi un rapido sospiro. Non posso dire di non averci provato.

    Puntai il reticolo digitale sulla prima nave e premetti il grilletto quando si trovò al centro del mirino. Il cannone quadruplo sparò una serie di rapidi colpi al vascello nemico: aprì una voragine di sei metri nella cabina di comando, disintegrò il pilota e mandò la nave alla deriva, come un pesce morto nelle calme acque di un lago.

    Un istante dopo mi concentrai sul secondo vascello e sparai un’altra raffica di colpi. Con mia grande sorpresa, uno dei colpi squarciò il centro dello scafo, lo frantumò all’istante e ne incendiò il nucleo. Il motore di propulsione reagì nell’unico modo che conosceva: esplodendo.

    La nave si frantumò in infiniti pezzi di polvere irrecuperabile che si dispersero verso il pianeta.

    Il resto dei miei colpi continuò, imperterrito, nell’oscurità dello spazio. Alcuni caddero sulla superficie del pianeta, seguiti dai detriti delle navi distrutte, la maggior parte dei quali si sarebbe disintegrata ancor prima di toccare il suolo. Altri, tuttavia, avrebbero continuato la propria traiettoria fino a colpire qualcosa. Parte di me si chiese se avrebbero mai colpito la piantagione di Emmerson, ma non sarei rimasto lì a scoprirlo.

    Avevo da fare.

    Ingresso nel tunnel, annunciò Sigmond, e di colpo l’intero campo di battaglia svanì dalla vista.

    Entrammo nello slipspace, la dimensione nascosta che funge da corsia veloce. La maggior parte di essa era ancora largamente inesplorata, ma un giorno avevamo capito come servircene per coprire vaste distanze. La traversata non era affatto istantanea, anche se era certamente più veloce dello spazio regolare. Invece di impiegare secoli per spostarsi da un sistema stellare all’altro, ci voleva appena qualche ora, forse giorni o settimane, a seconda della distanza tra i sistemi.

    In quel momento mi aspettava un viaggio di sei ore standard, minuto più, minuto meno. Questo mi dava il tempo di fare un sonnellino e una pausa al bagno, e magari mangiare anche un panino. Siggy, avvisami quando stiamo per uscire. Devo essere sveglio all’arrivo.

    Mi appoggiai allo schienale, osservando le luci schizzare via lungo lo slipspace. Non avevo idea di cosa fossero e non mi interessava saperlo. Non ero uno scienziato e mi piaceva il mistero.

    Allungai la mano e toccai la sfera di metallo ben fissata al proprio posto. Avevo rischiato la vita per rintracciare, recuperare e consegnare quell’aggeggio.

    Qualunque cosa fosse, immaginavo possedesse un qualche valore, ma solo gli dèi potevano sapere se l’avrei mai scoperto. Gli scanner avevano dimostrato che era sicura, quindi non si trattava di una bomba o qualcosa di simile.

    Nel corso della mia carriera avevo fatto qualche colpo per i collezionisti, quindi sapevo che merda come quella si vendeva bene sul mercato. Idioti come Emmerson pagavano milioni per farla estrarre dalla terra e riporla in una stanza buia, conferendo un valore artificiale a un ninnolo insignificante. Per quanto mi riguarda, si riduceva tutto a un tizio con troppi soldi in tasca alla ricerca di nuovi modi per spenderli.

    Ma a me non interessava, perché incarichi come quello mi davano da vivere.

    Essere un Ribelle a volte significava accettare qualsiasi lavoro, purché in grado di mantenere in quota la tua nave. Significava non fare domande ed essere pagato.

    Nient’altro aveva importanza.

    Capitolo 2

    Diecimila crediti, disse Fitz, premendo il pollice sul tablet. Ora, dammi la sfera.

    Ecco a te, dissi lanciandogliela.

    Lui la afferrò con entrambe le mani, proprio tra le pieghe del ventre. Lo vidi fissarla a bocca aperta e studiare i decori dettagliati incisi nel metallo. Meravigliosa.

    Mi fa piacere che approvi, dissi.

    Oh, sì. È fantastica! sorrise. Quell’idiota di Emmerson dev’essere parecchio incazzato in questo momento. Spero si stia strappando i capelli. Hai visto la sua faccia quando l’hai presa? Quanto era arrabbiato?

    Difficile dirlo con tutti quegli spari.

    Scommetto che ha ucciso uno dei suoi dopo che te ne sei andato. Ogni tanto lo fa, disse Fitz, ridendo.

    Hai altri lavori per me? chiesi.

    Altri lavori? chiese Fitz. No, per ora niente. Forse tra qualche settimana. Le cose vanno a rilento in questi giorni, sai?

    Dannazione. Un altro incarico mi avrebbe fatto comodo. Certo, dissi.

    Perché me lo chiedi? Senti prurito al vecchio dito del grilletto?

    Ho qualche debito da saldare.

    Che peccato, disse Fitz, con un sogghigno. Dovresti fare scelte di vita migliori.

    Dice il tizio che mi ha assoldato, osservai, ignorando il suo sarcasmo.

    Fitz mi rivolse un

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