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Stirpe Bizzarra
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E-book88 pagine1 ora

Stirpe Bizzarra

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Info su questo ebook

Quando il senso di colpa dei genitori nei confronti della figlia unica incontra la passione di costei per gli animali il concetto di famiglia allargata acquista una nuova dimensione. L’insediamento di una famiglia in una nuova casa è l’inizio di una storia di accoglienza, di giocosi rapporti tra umani e tra essi e la natura di cui hanno scelto di circondarsi, in cui le varie forme di vita sono libere di esprimersi secondo la loro naturale inclinazione. Lo sguardo ironico e lieve sulle vicende di questa insolita congrega esalta la meraviglia e l’armonia della creazione, sottolineando come i percorsi evolutivi delle varie specie non siano così scontati come comunemente si crede.

Daniela Troilo, classe 1957, è nata e vive vicino Roma. 
Ha studiato in Italia, Inghilterra e Australia e per oltre trentacinque anni ha svolto la professione di avvocato d’affari quale socia di studi legali internazionali. 
Attualmente in pensione, abita in campagna, è impegnata nel volontariato e si dedica alla scrittura.
LinguaItaliano
Data di uscita30 apr 2022
ISBN9788830663152
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    Stirpe Bizzarra - Daniela Troilo

    cover01.png

    Daniela Troilo

    Stirpe Bizzarra

    © 2022 Gruppo Albatros Il Filo S.r.l., Roma

    www.gruppoalbatros.com - info@gruppoalbatros.com

    ISBN 978-88-306-5492-1

    I edizione aprile 2022

    Finito di stampare nel mese di aprile 2022

    presso Rotomail Italia S.p.A. - Vignate (MI)

    Distribuzione per le librerie Messaggerie Libri Spa

    Stirpe Bizzarra

    Sia dannata ogni morale che non coglie l’essenziale legame

    tra tutti gli occhi che vedono il sole.

    (Arthur Schopenhauer)

    A Marito, a Figlia

    e a tutti i bipedi, i quadrupedi e i nullipedi

    che abitano la Casa

    e allietano i miei giorni.

    Nuove Voci

    Prefazione di Barbara Alberti

    Il prof. Robin Ian Dunbar, antropologo inglese, si è scomodato a fare una ricerca su quanti amici possa davvero contare un essere umano. Il numero è risultato molto molto limitato. Ma il professore ha dimenticato i libri, limitati solo dalla durata della vita umana.

    È lui l’unico amante, il libro. L’unico confidente che non tradisce, né abbandona. Mi disse un amico, lettore instancabile: Avrò tutte le vite che riuscirò a leggere. Sarò tutti i personaggi che vorrò essere.

    Il libro offre due beni contrastanti, che in esso si fondono: ci trovi te stesso e insieme una tregua dall’identità. Meglio di tutti l’ha detto Emily Dickinson nei suoi versi più famosi

    Non esiste un vascello come un libro

    per portarci in terre lontane

    né corsieri come una pagina

    di poesia che s’impenna.

    Questa traversata la può fare anche un povero,

    tanto è frugale il carro dell’anima.

    (Trad. Ginevra Bompiani)

    A volte, in preda a sentimenti non condivisi ti chiedi se sei pazzo, trovi futili e colpevoli le tue visioni che non assurgono alla dignità di fatto, e non osi confessarle a nessuno, tanto ti sembrano assurde.

    Ma un giorno puoi ritrovarle in un romanzo. Qualcun altro si è confessato per te, magari in un tempo lontano. Solo, a tu per tu con la pagina, hai il diritto di essere totale. Il libro è il più soave grimaldello per entrare nella realtà. È la traduzione di un sogno.

    Ai miei tempi, da adolescenti eravamo costretti a leggere di nascosto, per la maggior parte i libri di casa erano severamente vietati ai ragazzi. Shakespeare per primo, perfino Fogazzaro era sospetto, Ovidio poi da punizione corporale. Erano permessi solo Collodi, Lo Struwwelpeter, il London canino e le vite dei santi.

    Una vigilia di Natale mio cugino fu beccato in soffitta, rintanato a leggere in segreto il più proibito fra i proibiti, L’amante di lady Chatterly. Con ignominia fu escluso dai regali e dal cenone. Lo incontrai in corridoio per nulla mortificato, anzi tutto spavaldo, e un po’ più grosso del solito. Aprì la giacca, dentro aveva nascosto i 4 volumi di Guerra e pace, e mi disse: Che me ne frega, a me del cenone. Io, quest’anno, faccio il Natale dai Rostov.

    Sono amici pazienti, i libri, ci aspettano in piedi, di schiena negli scaffali tutta la vita, sono capaci di aspettare all’infinito che tu li prenda in mano. Ognuno di noi ama i suoi scrittori come parenti, ma anche alcuni traduttori, o autori di prefazioni che ci iniziano al mistero di un’altra lingua, di un altro mondo.

    Certe voci ci definiscono quanto quelle con cui parliamo ogni giorno, se non di più. E non ci bastano mai. Quando se ne aggiungono altre è un dono inatteso da non lasciarsi sfuggire.

    Questo è l’animo col quale Albatros ci offre la sua collana Nuove voci, una selezione di nuovi autori italiani, punto di riferimento per il lettore navigante, un braccio legato all’albero maestro per via delle sirene, l’altro sopra gli occhi a godersi la vastità dell’orizzonte. L’editore, che è l’artefice del viaggio, vi propone la collana di scrittori emergenti più premiata dell’editoria italiana. E se non credete ai premi potete credere ai lettori, grazie ai quali la collana è fra le più vendute. Nel mare delle parole scritte per esser lette, ci incontreremo di nuovo con altri ricordi, altre rotte. Altre voci, altre stanze.

    Prologo

    Se sei di indole razionale, ad un certo punto della vita ti chiedi se non sia venuto il momento di tessere una relazione stabile, magari di sposarti. Se in te prevale il lato sentimentale, ti innamori, ti convinci che quella certa persona sia quella giusta per te ed infine convoli a nozze o vai a convivere. Piuttosto attempata, come mi definirà successivamente un ginecologo, innamorata ed anche razionalmente convinta, presi questa decisione tempo fa. La controparte è un australiano (qui di seguito denominato Marito). Non fu una considerazione da poco valutare dove fosse il caso di stabilire la nostra residenza ma, per una serie di ragioni, prevalentemente egoistiche da parte mia, si optò per l’Italia, il Lazio, Roma. Dintorni di Roma. Marito pose subito una condizione irrinunciabile: noi australiani siamo ecologici, abbiamo bisogno di grandi spazi, dunque di vivere in città non se ne parla. O la campagna o cambi candidato. Oltretutto, sono avverso alle scarpe, che indosso mio malgrado solo per riunioni di lavoro. Ritenni che fosse un compromesso accettabile, nonostante la campagna mi evocasse immediatamente l’idea di inaudite fatiche e di fastidiosi insetti. Ci mettemmo dunque alla ricerca di una soluzione abitativa idonea e moderatamente bucolica. Recitai con regolarità dei mantra virgiliani di mia ideazione per favorire l’obiettivo: idoneum locum ubi inveniam?

    Tutti gli immobili che piacevano a me lasciavano Marito indifferente. Io mi concentravo sulle piantine delle varie case alla ricerca di un congruo locale in cui installare la mia ideale cabina armadio – con moduli espandibili all’infinito – mentre lui misurava il terreno in acri e piedi e le distanze in miglia, tagliandomi fuori da qualsiasi possibilità di comprensione e di dibattito costruttivo. Giunse persino a calcolare il peso specifico del terreno, ma in once; quantunque, seppure lo avesse calcolato in chili, non avrei afferrato lo scopo. Io mi concentravo sulla zona cucina, sognando un grande open-space colmo di elettrodomestici

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