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I classici del pugno: nelle arti marziali cinesi
I classici del pugno: nelle arti marziali cinesi
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E-book177 pagine2 ore

I classici del pugno: nelle arti marziali cinesi

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Info su questo ebook

Un libro che riunisce alcuni testi fondamentali per la comprensione delle arti marziali interne cinesi e la profonda influenza che hanno esercitato sul karate antico di Okinawa attraverso gli scritti di grandi maestri del passato che hanno trasmesso così le loro conoscenze derivate dall’esperienza diretta.
I brevi trattati – Il nuovo libro delle tecniche efficaci, Il Canone del pugilato, I dieci punti fondamentali del Tàijíquán, Trattato sul Tàijíquán e Il Canone illustrato del Tàijíquán – sono stati tradotti direttamente dagli originali cinesi, con particolare attenzione alla resa dei termini tecnici che spesso, passando da una lingua all’altra, perdono importanti livelli di significato e quindi di corretta informazione.
Oltre all’aspetto tecnico, ogni testo sottolinea in maniera peculiare quanto il lavoro del praticante di arti marziali sia innanzitutto un percorso di crescita e approfondimento delle proprie qualità interiori, per arrivare a conoscere le condizioni che generano il conflitto e poterlo evitare.
“L’antologia che avete in mano è particolarmente preziosa: raccoglie alcuni trattati rarissimi, mai tradotti prima in lingua occidentale, che illuminano sull’uso dell’energia interna nell’esecuzione delle tecniche. Gli insegnanti e gli studiosi potranno senz’altro rinvenirvi spunti indispensabili per arrivare a comprendere a fondo l’antica ‘arte del Pugno’” (Bruno Ballardini).
LinguaItaliano
Data di uscita30 gen 2019
ISBN9788827228685
I classici del pugno: nelle arti marziali cinesi
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Autore

Bruno Ballardini

(Venezia, 5 ottobre 1954) pubblicitario, scrittore e saggista italiano.

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    I classici del pugno - Bruno Ballardini

    Prefazione

    Nella scarsa e lacunosa bibliografia delle arti marziali, è sempre un grande avvenimento la pubblicazione di testi inediti tradotti dagli originali. Sono queste le fonti che portano nuova luce sulle tecniche, sui principi e sull’evoluzione delle discipline fino ai giorni nostri. Ciò vale in particolar modo per i sistemi di combattimento a mani nude praticati segretamente fino ai primi del Novecento a Okinawa. Sappiamo che questi sistemi furono codificati localmente sulla base di influenze cinesi, ma ciò che manca ancora è l’anello di congiunzione con esse, la chiave per comprendere il lavoro interno che questi sistemi nascondono.

    Finora, l’unico ponte fra il Chuan fa, l’arte del pugilato cinese antico, e il Tode, ovvero il karate antico di Okinawa, è costituito da un testo arrivato dalla Cina nell’arcipelago di Ryukyu probabilmente già nel 1600: il Bubishi. Questo trattato, tenuto in religiosa venerazione perfino dai padri fondatori del karate moderno, risulta piuttosto ermetico per i suoi riferimenti alla medicina tradizionale cinese e sembra dare per scontate le nozioni necessarie per l’applicazione dell’energia interna nell’esecuzione delle tecniche, omettendole.

    Se ciò sembra ostacolare più che favorire il progresso della conoscenza in questo campo, bisogna anche considerare che si è dovuto attendere la metà degli anni Novanta per avere la prima traduzione in inglese di quel testo¹, e si può ben comprendere come in Occidente, dal dopoguerra a oggi, generazioni e generazioni di karateka abbiano praticato l’Arte ignorando totalmente i suoi principi e il suo vero significato tecnico.

    La distruzione di libri e manoscritti sul karate ancora custoditi a Okinawa, a seguito dei bombardamenti americani nell’aprile del 1945, ha fatto disperdere definitivamente tutte le conoscenze fino allora rimaste. Inoltre, sono pochi i testi dell’antico Chuan fa cinese sopravvissuti alla furia distruttiva della rivoluzione maoista e, come se non bastasse, l’ostacolo più insormontabile che si trovano ad affrontare oggi gli studiosi del panorama marziale cinese è costituito dall’impenetrabilità di un corpus di conoscenze spesso esoteriche tramandate oralmente a livello familiare, e condensate in esercizi formali (taolu, ovvero kata) concepiti per occultare agli occhi degli estranei il vero significato delle tecniche.

    Possiamo considerare questi esercizi come gli unici veri testi di cui disponiamo, ma che non siamo ancora in grado di leggere. Oppure, come delle vere e proprie capsule del tempo, che però non siamo ancora in grado di aprire. Non sappiamo come questi misteriosi contenitori abbiano consentito di veicolare per secoli un enorme patrimonio di tecniche, allo stesso tempo occultandole, ma la cosa più misteriosa è come abbiano potuto garantire, nella trasmissione di conoscenza, sia la diversità sia la stabilità culturale. Di quest’ultimo aspetto – prettamente metodologico – stanno cominciando a interessarsi i cognitivisti con una nuova fertilissima teoria sulla modularità nei micro processi della trasmissione culturale che garantirebbe nel tempo la stabilità di modelli condivisi, nonostante le variazioni che questi modelli possano subire. A questo approccio potrà aggiungersi il metodo comparativo dell’antropologia culturale e finalmente gli studi sulle nostre discipline arriveranno ad avere dignità scientifica.

    L’antologia che avete in mano è particolarmente preziosa: raccoglie alcuni trattati rarissimi, mai tradotti prima in lingua occidentale, che illuminano sull’uso dell’energia interna nell’esecuzione delle tecniche. Gli insegnanti e gli studiosi potranno senz’altro rinvenirvi spunti indispensabili per arrivare a comprendere a fondo l’antica arte del Pugno.

    Un particolare ringraziamento va alla curatrice del volume, Aman­da Carloni, sinologa e insegnante di stili cinesi, appartenente alla nuova generazione di ricercatori-praticanti che sta nascendo oggi, capaci di tradurre i testi antichi nel modo più fedele, ben conoscendo le discipline dall’interno.

    Bruno Ballardini

    Presidente dello Zentokukai Italia

    Associazione per lo Studio del Karate Antico


    1. A opera dell’esperto e ricercatore Patrick McCarthy (trad. it. Bubishi. La Bibbia del karate, Edizioni Mediterranee, Roma 2000).

    Il Canone del pugilato

    di Qī Jìguāng 戚继光 (1528-1588)

    Traduzione dal cinese di Amanda Carloni

    Quest’arte non è direttamente connessa con l’applicazione in battaglia, ma consente di acquisire una grande forza e per questo è praticata da tutte le scuole marziali. Anche le masse che non praticano costantemente le arti marziali possono imparare ascoltando queste parole. Per questo il presente capitolo funge da conclusione agli altri ed è il numero quattordici.

    Le tecniche di pugilato non si utilizzano direttamente in battaglia, ma servono per allenare i movimenti e la coordinazione del corpo e rappresentano la soglia da varcare se si vuole intraprendere lo studio delle arti marziali. Per questo le ho esposte alla fine, in modo che completino l’opera. La pratica del pugilato rende il corpo agile e sensibile ai mutamenti, le mani precise ed efficaci, i piedi leggeri e stabili. Studiare l’arte rende capaci di avanzare e indietreggiare al momento opportuno, saltare librandosi in volo e compiere tecniche meravigliose, come per esempio i salti mortali e le spazzate; tecniche violente, come colpire con i pugni orizzontali e con le mani che tagliano; gesti rapidi, come afferrare ruotando agilmente a guardare il Cielo; la morbidezza consiste nel fatto che la comprensione permette di schivare anche un fulmine.

    Per questo ho selezionato le migliori figure, in totale 32, codificate in sequenza, ognuna delle quali è connessa alle altre e facile da usare per sconfiggere l’avversario. In combattimento possono essere utilizzate secondo necessità, realizzando tutte le variazioni che la situazione richiede. Sottile e profondo, difficile da afferrare: quello che la gente chiama soprannaturale! Come si dice: Quando il pugno colpisce, non te ne rendi conto, come il tuono, che non dà il tempo di coprirsi le orecchie. È questo che significa l’espressione: Se l’avversario non para e non blocca riceve un colpo, se cerca di resistere ne riceve dieci. È necessario studiare e ampliare le proprie conoscenze: solo così è possibile vincere.

    Cheng Zongyou, Metodo shaolin del bastone, 1621 (sequenza di esercizi)

    Tra gli specialisti di arti marziali del passato e del presente, l’imperatore Tàizǔ 太祖 della dinastia Sòng 宋2 ha tramandato le 32 figure del pugilato lungo, la forma dei 6 passi, il pugno della scimmia. Ogni figura ha un nome diverso, ma in realtà sono molto simili tra loro. Al giorno d’oggi abbiamo le 72 figure della famiglia Wēn 温, le 36 tecniche di chiusura e chiavi articolari, le 24 tecniche contro le spie, le 8 schivate e le 12 tecniche corte. Queste sono le migliori. Per quanto riguarda gli 8 colpi di Lǚ Hóng 吕红, sono forti ma non quanto le tecniche corte di Mián Zhāng 绵张. Le tecniche di gamba di Lǐ Bàntiān 李半天 dello Shāndōng 山东, le prese di Wáng Yīngzhǎo 王鹰爪, le spazzate di Zhāng Qiāndiē 张千跌, i colpi di Zhāng Bójìng 张伯敬, il bastone del monastero di Shàolín 少林 e quello di Qīngtián 青田, la lancia, la mano aperta, il pugno e il bastone della famiglia Yáng 杨 oggi sono tutte molto rinomate. Anche se ognuna ha i propri punti di forza, sono tuttavia tramandate in modo incompleto: possono essere applicate per ottenere la vittoria, ma si tratta comunque di un approccio parziale. Studiare i metodi delle varie scuole e applicarli combinandoli è come la formazione a serpente del monte Cháng 常: se si attacca la testa risponde la coda, se si attacca la coda risponde la testa e se si attacca il corpo rispondono la testa e la coda. Questo significa: Tutte le parti insieme, è impossibile non avere successo.

    Il pugno, il bastone, il coltello, la lancia, lo spillone per capelli, il rastrello, la spada, l’alabarda, arco e frecce, l’uncino, il falcetto, lo scudo: ognuna di queste armi prevede lo studio della mano nuda per essere padroneggiata. Le tecniche di pugno costituiscono la base delle abilità marziali. Ho realizzato le illustrazioni delle singole posture, integrando con delle note le istruzioni tramandate a voce in modo da rendere possibile l’impiego di quest’opera come testo di studio. Una volta acquisita l’arte è necessario testarne l’efficacia in combattimento ma in nessun caso la vittoria o la sconfitta devono essere considerate come causa di orgoglio o di vergogna. Piuttosto sarebbe opportuno pensare: Come l’ho sconfitto? o Come avrei potuto sconfiggerlo? e mettersi alla prova in questo modo per un po’ di tempo. Se temiamo l’avversario il nostro livello è ancora basso, se conseguiamo buoni risultati in combattimento allora la nostra arte è raffinata. Come dicevano gli antichi: Se il livello è alto il coraggio è grande. Questo è cre­dibile. Quando ero funzionario pubblico a Zhōushān 舟山 ho preso par­te all’addestramento militare della scuola di Liú Cǎotáng 刘草堂, lui diceva: Se cerchi di parare e bloccare prenderai dieci colpi. Questo è il livello più alto, uno dei metodi che ricorre ad attacchi ripetuti e concatenati con il bastone sul campo di battaglia.


    2. 960-1279 e.v.

    Il Canone del pugilato

    di Chén Wángtíng 陈王庭 (1600-1680)

    Da L’Essenza del Tàijíquán di D. Gaffney e D.S.V. Sim

    Traduzione dall’inglese di Amanda Carloni

    Il Canone del pugilato di Chén Wángtíng 陈王庭, creatore del Tàijíquán 太极拳 stile Chén 陈, è uno dei più antichi documenti conservati a Chénjiāgōu 陈家沟 e l’unica testimonianza scritta delle sue teorie sul Tàijíquán 太极拳. Basato sul Canone del pugilato di Qī Jìguāng 戚继光, è composto da centoquarantacinque caratteri, suddivisi in ventidue versi. In questo breve componimento Chén Wángtíng 陈王庭 descrive gli aspetti fondamentali del Tàijíquán 太极拳 stile Chén 陈. Esistono diverse interpretazioni dei versi, che concordano comunque tutte sul fatto che si tratta di un’opera di grande profondità e di una valida testimonianza ricca di spunti per chi è interessato a sapere come quest’arte marziale era praticata alcuni secoli fa.

    I versi permettono di identificare gli aspetti peculiari del Tàijíquán 太极拳 stile Chén 陈: ricercare l’efficacia in combattimento tramite l’uso esperto della forza e l’abilità strategica senza ricorrere alla forza bruta; sopraffare la durezza tramite l’allenamento della morbidezza; impiegare la forza dell’avversario rivolgendola contro di lui; utilizzare le leggi della fisica per sconfiggere il nemico.

    Nessuno può prevedere l’emissione o l’estensione; rispetto semplicemente i principi dell’avvolgimento a spirale.

    Tagliare, colpire, spingere e premere per avanzare; [tecniche come] spostare, intercettare, bloccare e strappare sono difficili da sconfiggere.

    Tutti sanno come agganciare e proteggersi per spingere e circondare; ma chi sa come schivare e sorprendere per ingannare l’avversario?

    Fingo la sconfitta e simulo la ritirata, chi dice che ho fallito? Sto ingannando il nemico per tornare improvvisamente a vincere.

    Ruotare, tirare, afferrare e spazzare sono metodi eccellenti; colpire col taglio della lama trasversalmente o in diagonale è ancora più efficace.

    Intercettare ed entrare, coprire e bloccare, perforare il cuore con il gomito; fare passi veloci e leggeri come il vento, il pugno esplode come un colpo di cannone.

    Cambiare due volte, spazzare e premere per circondare il piede; entrare da destra e da sinistra per attaccare alle gambe.

    Flettersi in avanti o premere all’indietro senza lasciare un’apertura; fare rumore a est e attaccare a ovest – impara bene queste tecniche.

    Ricorda di irretire la parte alta e sollevare quella bassa; avanza per attaccare e schiva per ritirarti – non esitare.

    Sono in molti sotto il Cielo quelli che nascondono la testa e coprono la faccia; invece sono pochi sulla Terra quelli che strappano i cuori e tagliano le costole.

    Gli insegnanti che non conoscono questo principio, non saranno considerati all’interno delle arti marziali.

    拳经总歌

    纵放屈伸人莫知, 诸靠缠绕我皆依.

    劈打推压得进步, 搬撂横采也难敌.

    钩棚逼揽人人晓, 闪惊巧取有谁知?

    佯输诈走谁云败? 引诱回冲致胜归.

    滚拴搭扫灵微妙, 横直劈砍奇更奇.

    截进遮拦穿心肘, 迎风接步红跑捶.

    二换扫压挂面脚, 左右边簪庄跟腿.

    截前压后无缝锁, 声东击西要熟识.

    上笼下提君须记, 进攻退闪莫迟迟.

    藏头盖面天下有, 攒心剁肋世间稀.

    教师不识此中理, 难将武艺论高低

    Spiegazione dei versi

    I termini emissione ed estensione indicano in questo caso la strategia di attirare un ignaro avversario in una posizione di vulnerabilità. Per fare ciò è necessario avere il coraggio di lasciar avanzare l’avversario senza resistergli piuttosto che tenerlo distante. L’avversario non dovrebbe intuire in nessun modo le nostre vere intenzioni, anzi, dovrebbe credersi in vantaggio e sentirsi sicuro di poter attaccare indisturbato. La vulnerabilità apparente, comunque, cela una precisa intenzione: quando l’avversario si avvicina,

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