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Tiphereth
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E-book148 pagine1 ora

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Info su questo ebook

È possibile superare la terza dimensione per giungere alla quarta e, magari, spingersi fino alla quinta?
Un affascinante saggio su come la coscienza può superare il piano materiale, dedicandosi alla contemplazione della bellezza, accettando l’inesistenza del tempo e del dualismo che da sempre ci imprigionano, ricercando, nelle religioni, ciò che unisce invece di ciò che separa, al fine di abbandonare l’ego e avvicinarsi alla Verità.

Bruno Brunetti nasce ad Asti il 1°agosto del 1958 da papà Piero astigiano e mamma Aurelia torinese. All’età di 14 anni comincia a manifestare un’insaziabile curiosità per tutto ciò che riguarda la ricerca spirituale, la metafisica, il paranormale o realtà “non ordinaria” e l’esoterismo. All’inizio degli anni Ottanta conosce Libia Martinengo Bertelli, una tra le più potenti canalizzatrici del suo tempo e padre Anthony Elenjimittam, il monaco buddista nonché sacerdote cattolico a cui ha dedicato questo libro. Per tutto quel decennio seguirà i loro insegnamenti, così come descritto nel suo primo libro Il risveglio di un indaco, pubblicato nel 2020 da Europa Edizioni. La vita dell’autore è incredibilmente segnata da straordinari incontri con maestri spirituali, fra cui Maurizio Barracano, al quale egli è profondamente legato da una sincera amicizia di vecchia data.
LinguaItaliano
Data di uscita31 mar 2022
ISBN9791220125987
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    Anteprima del libro

    Tiphereth - Bruno Brunetti

    cover01.jpg

    Bruno Brunetti

    Tiphereth

    © 2022 Europa Edizioni s.r.l. | Roma

    www.europaedizioni.it - info@europaedizioni.it

    ISBN 979-12-201-1936-8

    I edizione marzo 2022

    Finito di stampare nel mese di marzo 2022

    presso Rotomail Italia S.p.A. - Vignate (MI)

    Distributore per le librerie Messaggerie Libri S.p.A.

    Tiphereth

    A te, padre Anthony,

    monaco e mistico indiano

    discepolo del Mahatma Gandhi

    frate domenicano

    e sacerdote cattolico

    con profonda gratitudine

    per avermi avviato

    alla comprensione

    interreligiosa.

    Padre Anthony Elenjimittam

    Introduzione

    Ma... mi dica... che cosa fa lei nella vita?

    Beh..., dico io, la sto ascoltando... le sto prestando la mia attenzione.

    Sì... sì, ho capito, ma... in concreto cosa fa?

    Provvedo all’igiene della sua persona e all’assistenza sanitaria; mi occupo della somministrazione dei farmaci, mi adopero per prevenire e medicare le piaghe da decubito e cerco di alleviare le sue fatiche utilizzando le attrezzature sanitarie.

    Ma sì... va beh... le ho già detto che ho capito, ma lei continua a girarci intorno e intanto non mi dice che cosa fa nella vita.

    Più volte ho accolto il peso di questa domanda, la quale spesso mi veniva posta anche per evidenziare il gap economico che intercorreva fra me ed il mio facoltoso inquisitore.

    Certo si sa che l’assistito vuol essere rassicurato, ossia desidera sapere che chi gli sta accanto sia una persona professionalmente competente ed affidabile e questo è più che comprensibile, tuttavia riconosco di aver provato un certo imbarazzo nel dover sempre rendere conto di una vita passata di cui, evidentemente, non andavo fiero.

    Un giorno, nel corso di una normale prestazione sanitaria ad un anziano signore, venni a sapere che era un ingegnere, che aveva lavorato molti anni per la fiat e che la sua professione gli aveva regalato grandi soddisfazioni.

    Anch’egli fece molte domande sulla mia attuale famiglia e sul mio passato e volle infine sottolineare il fatto che nella vita ci sono professioni prestigiose e piccoli umili lavori.

    Io mi limitai a dirgli che ci sono soltanto lavori fatti bene e lavori fatti male; un ponte che crolla per errori di calcolo o di progettazione è un lavoro fatto male, mentre un’assistenza sanitaria svolta con cura e precisione è un lavoro fatto bene.

    Io cerco di realizzare alcunché di bello e utile per me e per gli altri, di cui non abbia poi a vergognarmi e al tempo stesso tento di guadagnarci qualcosa per contribuire al bilancio familiare... tutto qui!

    Intanto passavano gli anni e stare sempre a stretto contatto con la malattia, la sofferenza e la morte, nonostante ci venga insegnato a mantenere la giusta distanza emotiva dal paziente, può comportare anche radicali conseguenze psicologiche ed infatti nel mio caso ho potuto sperimentare una vera e propria trasformazione interiore.

    Quando al mattino, dopo una lunga notte di lavoro, torno a rivedere la luce dell’alba, provo un profondo senso di pace e di armonia e ne percepisco la bellezza.

    Bella è una calda e radiosa giornata di sole, ma è altrettanto bella una fosca e romantica mattinata di pioggia o una soffice nevicata con l’aria gelida e pungente; bello è pure il Favonio, che col suo secco tepore spazza via le nubi e riporta il sereno.

    Per quale motivo la vita dovrebbe avere un significato? Perché dovrebbe esserci uno scopo per vivere?, domandava Krishnamurti, La vita in sé stessa è tutto quello che c’è. È la ricerca di un significato spirituale che ha fatto diventare la vita un problema. Vi siete imbottiti di tutta quella spazzatura che offre un modo di vivere ideale, perfetto, in quiete, pieno di significati, e consumate la vostra energia per pensare a cose del genere. Invece di vivere, siete ossessionati da come dovreste vivere.

    Ma... mi dica... che cosa fa lei nella vita?

    Adesso ho compreso cosa faccio nella vita e con umiltà ed estrema semplicità posso finalmente dirtelo... io vivo.

    La contemplazione del bello

    La quarta dimensione è uno stato di coscienza transitorio e relativamente breve; è un intervallo, un bardo.

    Se visualizzi la terza e la quinta dimensione come se fossero grandi laghi, allora puoi immaginare la 4D come un fiume impetuoso che, emissario del lago di terza, scorre rapidamente aumentando la propria velocità man mano che si avvicina e si manifesta la realtà di quinta dimensione.

    In quarta dimensione hai compreso che il mondo reale è psichico, è una proiezione del pensiero collettivo; spirito e materia sono aspetti della medesima Verità; ormai ti è chiaro che spazio e tempo sono illusioni, che il dualismo è ingannevole e che il paradosso che giustifica due affermazioni apparentemente antitetiche, sintetizzandole ad un livello di logica superiore, non è più un’eccezione, bensì la regola.

    In quarta dimensione hai finalmente capito che la coscienza non può morire e che la Vita, quella che chiami Dio, non potrà mai essere separata da te.

    All’inizio, nel momento del risveglio, sei pervaso da una forte eccitazione e dal desiderio di sperimentare il potere della legge di risonanza.

    Tuttavia, esperienza dopo esperienza, si fa sempre più sentire un bisogno, già presente in terza dimensione, che ora però si trasforma in una profonda esigenza dell’animo e che rappresenta un’ulteriore caratteristica della quarta dimensione: la contemplazione del bello.

    A Torino, in zona Crocetta, dove al sabato si svolge il mercato ambulante, molte vie prendono il nome di grandi navigatori ed una di queste è via Amerigo Vespucci.

    Qui scorgi una piccola e graziosa bottega-laboratorio per la vendita ed il restauro del tappeto d’antiquariato, oggetto che per me ha sempre rappresentato un grande ed appassionato interesse.

    All’interno del negozio vi è un uomo in camice bianco, profondamente innamorato del suo lavoro; è un maestro restauratore molto abile, estremamente colto, saggio e prudente, sempre gentile e rispettoso; un artista a tutto tondo, scrittore, pittore e scultore, studioso di teologia, scienze esoteriche e filosofia, nonché di filosofia e simbologia del tappeto: è il mio amico Maurizio Barracano.

    Quando mi capita di passare da quelle parti, non manco mai di fargli visita ed anche se in quel momento è totalmente preso da telefonate e lavori di restauro urgenti, Maurizio mi accoglie sempre con grande calore, riuscendo comunque a dedicarmi un po’ del suo tempo.

    Mi parla di tecniche di restauro o di tintura e mordenzatura delle lane, dei favolosi Ushak anatolici del XVI sec., degli splendidi Samarcanda del Turkestan Orientale di fine XVIII sec. e delle più rare ed originali collezioni private, prima fra tutte quella londinese di John Eskenazi.

    Nell’ottobre del 2008, durante una di queste piacevolissime chiacchierate, Maurizio mi ricorda che le bellezze visibili sono immagini della bellezza invisibile, offrendomi così l’occasione per affrontare insieme il tema della bellezza da un punto di vista metafisico e spirituale e, con enorme sorpresa da parte mia, mi regala, con tanto di dedica, la sua ultima fatica letteraria: Il Bene e il Bello – L’uomo e la Bellezza.

    Maurizio Barracano

    Si tratta di un libro che rivela profondità di pensiero e grande preparazione e che, passando attraverso le conoscenze esoteriche della Philosophia Perennis, della mistica della Merkavah nella tradizione ebraica e della metafisica di René Guénon, giusto per citarne alcune, affronta in modo serio il tema della Bellezza, da cui ho tratto insegnamenti ed ispirazione.

    A questo punto forse ti starai domandando come mai in quarta dimensione sia così importante la contemplazione del bello e poi soprattutto cos’abbia a che fare la Philosophia Perennis o la mistica della Merkavah con il discorso sulla Bellezza...

    Bene, per cominciare ti dico subito che la bellezza è intrinsecamente collegata con il processo di ascensione.

    Ti piace la terza dimensione?

    Ti piacciono le guerre, le carestie, le epidemie?

    Ti piace vedere i bambini morire di fame?

    Ti piace un mondo inquinato dalla plastica, dal petrolio e dalle radiazioni nucleari?

    Quando giungi a non poterne più di tutto questo e tuttavia non ti lasci abbattere dallo sconforto e dalla depressione, allora cominci a desiderare una realtà più bella, cominci a sognare un luogo ideale dove vivere in pace e in armonia.

    La tua empatia ti fa soffrire per tutto il male arrecato alla Terra e ai suoi abitanti, ma questa stessa sensibilità ti porta ad immaginare, a visualizzare un mondo migliore.

    Inizia così il tuo processo di ascensione, il tuo spostamento in quarta dimensione.

    La tua coscienza, abituata all’inizio a stazionare prevalentemente all’interno dei primi tre centri di energia, ossia

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