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E-book181 pagine1 ora

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Info su questo ebook

Polifonia linguistica allo stato puro, così possiamo descrivere questa nuova opera di Enrico Careri che si dedica alla stesura sì di un romanzo ma che tranquillamente potremmo definire meta-romanzo: una narrazione, infatti, si avvicenda all’interno di un’altra, in una polifonia verbale che a tratti stordisce il lettore, coinvolto in questi dialoghi botta e risposta e in una scrittura dal ritmo sostenuto, coinvolgente, ritmicamente intenso. Una vera e propria innovazione letteraria che trasforma la scrittura non in un susseguirsi narrativo ma in un’esperienza totalmente immersiva nella lettura.

Enrico Careri (Roma, 1960) è professore ordinario di musicologia all’Università “Federico II” di Napoli. Ha pubblicato libri e articoli sulla musica italiana del ‘700, tra cui una monografia su Francesco Geminiani (Oxford University Press 1993; Lim 1999), saggi sull’uso espressivo del silenzio e più di recente il libro Sulla genesi della creazione artistica. Una prospettiva musicale (Lim 2019) dedicato a scrittura, pittura, cinema e musica del ‘900. È direttore del Centro Studi Canzone Napoletana presso la Fondazione Roberto Murolo di Napoli.
Per la narrativa ha pubblicato tre romanzi (Adesso altre pecore, Manuelito se ne va, Antica natica) e una raccolta di racconti (Piccoli ciclopi e altri sogni).
LinguaItaliano
Data di uscita31 mar 2022
ISBN9791220125994
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    Anteprima del libro

    Zachaaar! - Enrico Careri

    Uno

    E che sarebbe?.

    Puzda.

    ?.

    Puzda ungherese.

    Ma è tutto bianco.

    C’è la neve.

    Poteva metterci almeno uno slittino o un lupo.

    È puzda, non steppa.

    ....

    Si aspetta un complimento come i bambini, ma c’è solo bianco, che posso dire?

    Ci ho spalmato un tubetto intero, adesso devo comprarne un altro.

    Vuol fare altre puzde?.

    Sì, certo, ormai è il mio hobby.

    Non vuole scrivere un po’?.

    No, scriva lei, io faccio solo puzde innevate.

    Mette la tela sul pianoforte, si allontana per ammirarla come fanno i pittori.

    Mi allontano anch’io.

    C’è solo bianco.

    Un capolavoro faccio poco convinta.

    Lei è poco convinta dice seccato.

    E lei seccato.

    Osserva la tela, la studia, sembra soddisfatto. Da un mese non tocca più la tastiera del computer, io l’ho solo sfiorata, senza di lui non ha senso. A maggio abbiamo finito Antica natica, quello sì un capolavoro, e dopo non ha voluto più scrivere nulla, dice che dopo prilli e cocche la scrittura è morta, bisogna cambiare hobby. A giugno si è sdraiato sul divano, come Oblomov, e non si è più alzato, neanche per mangiare. La signora Camilla dice che è solo stanco, ma si vede che è preoccupata. Lui dormicchia e ogni tanto chiama Zachàr, il fedele servitore di Oblomov, che non viene, è chiaro. I prilli e le cocche li spiego dopo, così si capisce perché non vuole scrivere più, adesso provo a convincerlo che l’hobby delle puzde costa troppo tra tele, tubetti e trementina e i risultati non sono un granché.

    Puzda o puszta?.

    Io dico puzda.

    Ma è sicuro che ci nevica?.

    D’inverno sì, per forza.

    Mica fa così freddo.

    D’inverno si gela, è tutto bianco.

    Farà solo puzde innevate?.

    Tutti i grandi pittori hanno un soggetto preferito, Monet le ninfee, Degas le ballerine, Sisley le sere, Munch le urla, io le puzde innevate.

    E i poeti in bottiglia? Non dovevamo fare poeti in bottiglia?.

    Troppo difficile, son ciccioni.

    Questa dei poeti in bottiglia la spiego dopo insieme a prilli e cocche.

    Due

    Spiego prima prilli e cocche e dopo i poeti in bottiglia, altrimenti non si capisce nulla. La prendo da lontano, capace che il lettore che non ha letto Antica natica non sa come funzionano questi romanzi polifonici. Lo scrittore principale è il mio datore di lavoro, un professore di scienze umanistiche che la mattina presto scrive romanzi, poi va in piscina e poi finalmente diventa un professore di scienze umanistiche, quindi una persona seria. Così è stato per un paio d’anni, poi ci ha preso gusto e ha continuato a scrivere anche dopo la piscina friggendosi definitivamente il cervello. Lo scrittore secondario sono io, la collaboratrice domestica, ormai badante letteraria. All’inizio, mentre lui faceva le sue vasche, mi sedevo al computer e correggevo i refusi, poi ci ho preso gusto e ho aggiunto qualche parola, poi intere frasi, poi paragrafi, addirittura capitoli, ed è finita che quando torna dalla piscina ci litighiamo il computer, ma vinco sempre io e a lui tocca rifare i letti, pulire le superfici eccetera. Sua moglie Camilla lo sa, trova i letti stropicciati coi montarozzi dei pigiami aggrovigliati sotto le lenzuola ma fa finta di niente, sa che il marito è disturbato e ha bisogno d’aiuto, e io ― questo va detto ― lo aiuto eccome. Quante volte l’ho tirato fuori dal pantano in cui immergeva i suoi personaggi, quante volte ho dato nuova linfa all’intreccio e brio giocoso alla fabula! I suoi migliori capolavori sono anche opera mia, sebbene il mio nome non compaia mai sul frontespizio. Meglio così, le critiche se le prende lui, più che critiche il sospetto che sia fuori di testa, più che il sospetto la certezza.

    Ah, dimenticavo: lui scrive in tondo, io per distinguermi uso il corsivo. Quindi chi scrive adesso? Scrive Gina, che sono io.

    Fino ad Antica natica, suo (nostro) dodicesimo romanzo, il più bello perché è biologico (poi lo spiego), è andato tutto liscio, scrivevamo a quattro mani (separate però: lui all’alba, io nell’orario di lavoro) e c’era una bella intesa letteraria. Poi c’è stato Antica natica ed è andato tutto a rotoli, adesso racconto perché.

    Non è facile. Antica natica è un romanzo in cui non succede nulla, i personaggi bivaccano per sessanta capitoli nel bar di seconda classe della nave poeta Giovanni Pascoli, e si va avanti ad anagrammi e altre prelibate insensatezze, tipo cocche e prilli. Si può immaginare il divertimento, ci sganasciavamo io e il professore, per noi gli anagrammi e i versi perfidi dell’Ottocento sono il sale e il pepe della vita, ci sguazziamo felici. Cocche e prilli li ha trovati lui nei Nuovi poemetti del Pascoli, ad ora ad or lo sputo dava alle dita e due prilli alla cocca, una chicca che ha aperto però le porte del precipizio, dell’abisso. Prima di prilli e cocche l’azione procedeva sgangherata ma procedeva, dopo c’è stato un crescendo di gioiosa scempiaggine che ci ha precipitato in fondo al baratro.

    Finita Antica natica sapevamo d’aver toccato il fondo e che difficilmente saremmo tornati a galla, dovevamo per forza trovare altri hobby, la scrittura non poteva oltrepassare quel punto di sublime follia. C’erano i poeti in bottiglia (prima le navi in bottiglia, poi le navi poeta in bottiglia, poi direttamente i poeti), ma era un hobby difficile perché i poeti giunti alla notorietà son ciccioni, vedi ad esempio il Prati o il Carducci, due obesi. Di quelli morti anzitempo, prima della fama postuma, non ci sono ritratti o fotografie, di solito muoiono di stenti, magrissimi, quindi sarebbero ideali per l’hobby, ma non ci sono immagini, solo vaghe descrizioni. Abbiamo provato con Gozzano, ma era da uscir pazzi, non entrava, così abbiamo rinunciato, lui si è sdraiato sul divano come Oblomov e io in poltrona a leggere La Nuova Sardegna, bellissima (soprattutto la cronaca di Sassari) ma pur sempre un ripiego.

    Dal divano non si è più mosso. La moglie riesce a convincerlo a trasferirsi a letto per la notte, ma la mattina se ne torna a poltrire in soggiorno come il celebre personaggio di Ivan Aleksandrovič Gončarov.

    Stamattina non c’era, ho pensato fosse al bagno e mi son messa al computer a limare i romanzi inediti (ne abbiamo scritti a decine). E invece era in giardino a dipingere puzde. Quando mi ha mostrato la tela non ho resistito, ho scritto.

    Tre

    ZACHAAAR!!!.

    È lui, chiama Zachàr, io non sono Zachàr, non ci vado.

    Ha finito il bianco e si è sdraiato.

    Che faccio?

    Incoraggio il suo nuovo hobby?

    Meglio le puzde del divano, questo è certo.

    Però, insomma.

    Almeno uno slittino.

    O un lupo.

    ZACHAAAR!!!.

    Vado?

    ZACHAAAR!!!.

    Vado o non vado?

    ZACHAAAR!!!.

    Non vado, se la sbrighi la moglie, io che c’entro?

    ZACHAAAR!!!.

    Che c’è? Cosa volete?.

    Non me lo ricordo più, non importa, mi tornerà in mente... ah, sì, il fazzoletto, portami il fazzoletto.

    E chi sa dov’è il fazzoletto! Perdete tutto!.

    Cerca qui!.

    Dove sarà mai il fazzoletto? Il fazzoletto non c’è!.

    Che bella pulizia che tieni qui! Quanta polvere, quanta sporcizia! Dio mio! Guarda un po’ negli angoli, non fai mai niente!.

    Non faccio niente, io! Mi danno, mi ammazzo di lavoro! Tolgo la polvere e scopo quasi tutti i giorni!.

    E le ragnatele sulle pareti?.

    Quello è un lavoro che faccio durante la Settimana Santa: allora pulisco le sante immagini e tolgo le ragnatele.

    Ma ai libri, ai quadri, ci pensi?.

    Quelli li pulisco prima di Natale.

    Ottima memoria, la testa è sana, quindi ci fa, non c’è dubbio. Io di memoria ne ho da vendere, lui no, quindi deve aver letto Oblomov da poco.

    ZACHAAAR!!!.

    Che c’è? Cosa volete?.

    Non me lo ricordo più, non importa, mi tornerà in mente... ah, sì, il fazzoletto, portami il fazzoletto.

    No, basta, se gli do retta poi diventa un inferno. Non voglio diventare Zachàr, se divento Zachàr poi i matti sono due. Anche perché già gli somiglio, non pulisco.

    Non ho mai pulito nulla, neanche durante la settimana santa o prima di Natale, al massimo cucino, ma eviterei anche quello, a me piace leggere, scrivere e suonare il pianoforte, le altre cose le faccio solo se non se ne

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