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Siate una luce per voi stessi
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E-book188 pagine2 ore

Siate una luce per voi stessi

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Info su questo ebook

Siate una luce per voi stessi è un resoconto di una vita straordinaria, quella di Ghesce Ciampa Ghiatso, un maestro illuminato, paziente, umile, capace con la sua sola presenza di infondere calma e serenità alle persone che si trovava di fronte. Monica Mignani, che gli è grata per i suoi numerosi insegnamenti, ricostruisce la figura di un uomo dal sorriso garbato, che ha saputo mostrare ai suoi tanti studenti cosa è veramente bello e utile nella vita, come si possono affrontare le tensioni e placare la mente, fino a che punto si può andare avanti nel proprio percorso spirituale. 
Il presente testo ripropone dunque alcuni dei suoi insegnamenti, con gli opportuni riferimenti di Dharma, e racconta anche del Tibet e della sua difficile storia, venuta alla ribalta in tutto il mondo e tuttora seguita con interesse e passione. Un libro per riflettere e per meditare, una testimonianza preziosa per tutti coloro che si vogliono avvicinare a un percorso di vita più spirituale e meno schiavo delle preoccupazioni materiali del presente.

Monica Mignani descrive le tappe della sua vita partendo dal basso: le sue calzature. Nei suoi primi anni a Calcinaia, ha camminato silenziosamente con scarpette da ballo. Sognava di volare sulle punte della sua immaginazione. Nell’adolescenza, a Montecatini, ha indossato stivali texani dalla punta di acciaio. E ha sferrato calci micidiali, facendosi del male. E adesso nella sua vecchiaia, a Buti, cammina a piedi nudi. Segue nel cielo con lo sguardo il volo di falchi e poiane. Sono le ali della libertà. Libertà che ha imparato a conoscere accanto a Ghesce Ciampa Ghiatso. Spera di poterla raggiungere negli ultimi anni che le restano da vivere.
LinguaItaliano
Data di uscita28 feb 2022
ISBN9788830658318
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    Anteprima del libro

    Siate una luce per voi stessi - Monica Mignani

    Ghesce Ciampa Ghiatso non ha

    bisogno di una presentazione…

    Ho voluto ricreare la trama di una vita, della vita quotidiana, degli eventi straordinari, la storia di Ghesce Ciampa Ghiatso, sulla base di memorie, ricordi e appunti di un vecchio insegnamento, di incontri privati, di improvvise confidenze.

    Un materiale non sempre classificabile come autobiografia, ma in cui è ancor vivo il fuoco delle istanze, della volontà, della ferma determinazione, dello studio e della pratica del Dharma. Così forti, che ancor oggi la loro eco non si estingue.

    Quando ho cominciato a mettere insieme i pezzi di questa biografia, narrata nel tempo dal mio maestro, non avevo alcuna ambizione di scrivere qualcosa di definitivo, di istituzionale e non ho nemmeno tentato di farlo perché ero consapevole che lui mai ha avuto un’ambizione simile.

    Non ha mai posto la parola fine ai suoi ricordi, però il suo racconto si ferma all’ingresso nell’Istituto Lama Tzong Khapa. Forse perché, da quel momento in poi la sua vita è insegnamento ed è sotto gli occhi di tutti. Il simbolo di questa trasparenza è la sua porta, con la chiave sempre infilata all’esterno.

    La mia principale preoccupazione nello stendere questo libro è stata di impedire che il mio pensiero coprisse il suo. Ho tentato di scrivere obbligandomi a ricordare il tono della sua voce, che cambiava a seconda di quali momenti e quali luoghi stesse esplorando.

    Se sono riuscita a presentarvi colui che non ha bisogno di nessuna presentazione, anziché una leggenda, allora ho raggiunto uno degli scopi di questa biografia.

    Ghesce Ciampa Ghiatso non avrebbe mai permesso che qualcuno lo facesse diventare una leggenda.

    Aveva una grandezza innata e, come gli uomini grandi, sapeva nasconderla con grazia. Però quando insegnava ecco che la sua eccellenza irrompeva in ogni parola, gesto o pausa.

    Riusciva a penetrare la mente di chi l’ascoltava cogliendone gli smarrimenti, l’attenzione o la stanchezza.

    Sono necessari molti doni per praticare l’arte di comporre una biografia.

    Primo fra tutti la pazienza, ed io non sono mai stata un campione in questa virtù e Ghesce-la lo sapeva.

    Bene, questo libro è sorretto dalla devozione per il mio maestro.

    Egli è stato mio padre e mia madre, mi ha insegnato a vedere la realtà della vita e a non perdermi nelle sue bizzarrie. Mi ha raccontato cose garbatamente divertenti, cose interessanti, mi ha mostrato cosa era veramente bello e cosa veramente utile. Mi ha indicato dove trovare la felicità e come placare la mia mente. Mi ha insegnato a ridere delle più velenose insinuazioni malevole e delle più sperticate lodi.

    E poi mi ha lasciato camminare da sola. Senza mai perdermi di vista, sottolineando con il suo garbato sorriso, lieve di chi sa e mostra di non sapere, ogni mia incertezza o scoppiando in una delle sue più travolgenti risate.

    Ho seguito il suo consiglio e mi sono esercitata nella pratica della pazienza anche solo per tentare di rappresentarlo come lui avrebbe voluto. Non posso dire di esserci riuscita, ma almeno ho tentato.

    Settantacinque anni di vita, di cui ventisette dedicati alla preparazione e all’istruzione di noi suoi studenti.

    Molte vite, si sa, hanno attraversato la sua, personaggi famosi e gente della quotidiana ordinarietà. Credo che alcuni abbiano guardato a lui come una guida, come un grande maestro, altri come un amico. Ma tutti sono stati illuminati dalla sua saggezza.

    Con la sua vasta conoscenza ha allargato orizzonti, sempre usando un linguaggio comprensibile e la forza del suo spirito concreto e compassionevole.

    Ci ha lasciato un’immensa eredità di insegnamenti, custoditi nell’archivio dell’Istituto Lama Tzong Khapa.

    Il cono di luce che ha illuminato il buio del nostro cammino è ancora acceso.

    È nel racconto del soggiorno nel campo di concentramento di Buxa Duar.

    Una lezione per noi discepoli di come poter affrontare e superare le prove più difficili della vita aiutati e sorretti dalla rinuncia.

    Con le descrizioni del suo Tibet ci trascina nell’incanto della Terra degli Dei.

    Sono lassù sulle vecchie, inaccessibili montagne che cingono gli azzurri e luminosi laghi.

    E noi a chiederci cosa abbiamo perso, cosa ci hanno sottratto.

    Alcuni lettori forse considereranno questa biografia, narrata semplicemente come un’antologia, altri si spera il compendio dell’opera della sua vita, che è un capolavoro volto ad insegnare e ad essere di beneficio per tutte le creature.

    Ghesce-la, nei suoi racconti, si assicurava costantemente che i temi e i momenti principali della sua vita avessero sempre un necessario riferimento di tempo e di luogo, ma sopratutto di Dharma.

    In questa biografia i grandi testi studiati e i numerosissimi commentari non possono essere elencati e sintetizzati ad uno ad uno. È impossibile dare una completa trascrizione di tutti gli anni di studio e degli insegnamenti ricevuti per conseguire il titolo di ghesce. E poi ancora un indefinito numero di anni necessario per ottenere il più elevato titolo di ghesce lharampa.

    È importante quindi indugiare sul modo in cui venivano preparati i monaci. La missione di un’ università è la formazione di uno studente, ma a Sera non era l’unico obiettivo. L’apprendimento era solo un aspetto, che era sì importante, ma era fondamentale influire a formare un carattere nobile e moralmente elevato. Le preghiere erano considerate essenziali per raggiungere un simile traguardo. L’alchimia che bilanciava il rigoroso addestramento intellettuale e quello del cuore era evidentemente ciò che permise di formare tanti grandi lama con grandi realizzazioni.

    Ghesce Ciampa Ghiatso ne è stato un fulgido esempio. Che egli sia anche per voi, che non lo avete conosciuto, l’amico virtuoso che mai vi abbandonerà.

    Sono giunta ai ringraziamenti.

    Un grazie davvero speciale al mio editor: ven. Carla Tzultrim Freccero, per la fiducia, la dedizione instancabile, l’ispirazione e la revisione della difficile parte degli studi di Ghesce Ciampa Ghiatso, delle classi e dei loro soggetti, dei grandi testi di Dharma studiati nel monastero di Sera-Je in Tibet prima del 1959.

    Ringrazio la ven.Cristiana Ciampa Tsomo per la revisione dei primi capitoli: Dudra, Nuovi Trattati e Vecchi Trattati.

    Un particolare grazie alla ven. Lucia Bani per il sostegno e i preziosissimi consigli, sempre sussurrati con garbo e gentilezza.

    Questa collaborazione non è stata un caso, molto mi lega a loro. E non faccio nessuno sforzo a pronunciare la parola grazie, perché vale per tante occasioni.

    La ven. Cristiana Ciampa Tsomo mi accolse, tanti anni fa, all’Istituto Lama Tzong Khapa. Era coordinatrice spirituale e fu lei ad accompagnarmi da Ghesce-la il giorno in cui presi rifugio. Con lei ho mosso i miei primi passi sul sentiero che scelsi di percorrere.

    Con la ven. Carla Tzultrim Freccero ho collaborato per molti anni. Insieme abbiamo curato la rivista Siddhi, le comunicazioni dei programmi dell’Istituto e fatto un libro.

    E sempre con lei ho trascorso tante ore con Ghesce-la. Pomeriggi indimenticabili, che mai avrei potuto vivere se lei, come coordinatrice spirituale, non mi avesse portato ai suoi incontri giornalieri con il nostro Maestro.

    A volte rimanevo in silenzio, ascoltando. A volte venivo coinvolta dallo stesso Ghesce-la. E in moltissime occasioni, improvvisamente, decideva di raccontare pezzi della sua vita, che oggi ho messo insieme in questa biografia.

    Con Lucia mi sono consultata nei momenti più difficili. Niente è stato più utile delle sue sagge osservazioni.

    Ha condiviso con me la sua esperienza di pratica e di studio. Chi la conosce bene sa quanto sia umile e riservata, ma è una donna di grande spessore. Si mostra solo a pochi eletti e per questo va a lei tutta la mia riconoscenza.

    Io non possiedo che poche foto di Ghesce-la e nessuna della sua Terra. Sono quindi davvero grata a coloro che hanno voluto condividere generosamente una piccola parte del loro archivio fotografico. Grazie alla Yeshe Norbu. La foto di Andrea Pistolesi è per me un dono prezioso che conservo gelosamente da tanti anni.

    Per il magistrale contributo fotografico devo ringraziare Losan Piatti e Bruno Vannucchi.

    Grazie ai loro scatti si è stabilita una rara modalità di rapporto tra chi legge e chi scrive.

    Le immagini del Tibet, della sua fauna, del monastero di Sera diventano complementari alle parole che descrivono.

    Le foto di Ghesce-la evocano percezioni, sensazioni, atmosfere legate alla luce e all’improvviso buio. I ricordi lontani abbandonano l’immaginario e diventano immagine.

    Il mio pensiero va a Mario Manzoni. Ci ha lasciato improvvisamente e impreparati. Aveva nel cuore e nella mente il progetto, sempre rimandato, di una nuova versione in italiano del sutra Prajnaparamita Ratnagunasamcayaghata.

    Voleva tradurla direttamente dal sanscrito per restituirle tutta la sua bellezza, sicuro che ci avrebbe aiutato a capire in modo più profondo questo magnifico e difficile sutra. Con mio grande stupore mi aveva chiesto di collaborare con lui e ci eravamo lasciati con questa promessa, pochi giorni prima della sua scomparsa.

    Tutta la mia gratitudine per la sua pazienza, gli incoraggiamenti e la disponibilità a condividere la sua grande conoscenza.

    Si appellò ad un verso di Gialal al-Din Rumi per il suo ultimo consiglio utile per placare la mia delusione per gli attacchi dei convinti detentori della assoluta verità : al di là di ogni idea di giusto e sbagliato c’è un campo immenso. Vi aspetterò laggiù.

    Grazie di avermi mostrato quel luogo dove c’è posto per ogni idea, al di là del giusto o dell’ingiusto. Grazie di avermi insegnato ad aspettare là, libera da ogni attaccamento.

    Uno speciale debito di riconoscenza mi lega al professor Massimo Introvigne, che ci ha fatto dono di un suo lucido, profondo e intelligente saggio sugli eventi che portarono al sanguinoso epilogo del 19 marzo 1959.

    Sono davvero grata a Claudio Cardelli, che gentilmente ha permesso di pubblicare l’editoriale di Tiziano Terzani.

    Ricordarlo proprio in questo libro mi sembra giusto e opportuno ed io ne sono particolarmente felice. Non solo per la sua grazia illuminante, ma anche per la stima e amicizia che lo legavano a Ghesce Ciampa Ghiatso.

    Tutta la mia riconoscenza a Jul Mottola per la sua determinante revisione finale dei capitoli dedicati agli studi di Dharma.

    Non ultimo Elia Mantovan, secondo me, senza il suo contributo questo libro non sarebbe stato completo.

    Tutte le persone che hanno collaborato a questo difficile lavoro si sono integrate con magica sinergia. Io sono certa che i lettori non mancheranno di notare l’armonia che ha ispirato il lavoro di ciascuno.

    Quindi posso dire con assoluta serenità che se, nonostante tutto, troverete errori o inesattezze, dipendono solo dai miei limiti e ne sono completamente responsabile.

    Siate gentili, perdonatemi. Come diceva Leo Stein: la storia è una falsa scoperta di un’illusoria conoscenza.

    Monica Mignani

    Introduzione

    Questo libro non tratta solo della mia vita, ma partendo dalla mia vita ho cercato di inquadrare le peculiarità del Tibet prima dell’invasione cinese.

    Ho gettato lo sguardo sulle sue genti, sulla vita quotidiana, sulle feste e le usanze.

    Ho cercato di descrivere la bellezza dei suoi luoghi incontaminati.

    Ho indugiato a parlare dei suoi monasteri, dei programmi di studio e di dibattito e dei suoi monaci.

    Ho provato a raccontare la verità di quel momento tragico che cambiò la nostra vita: la fuga dal Tibet.

    Guardiamo al passato per trarne esperienza e continuare verso il futuro.

    Ho dato molto spazio al Dharma che ho studiato, al suo significato, che è ciò

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