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Sesso civile
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E-book115 pagine1 ora

Sesso civile

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Fantascienza - romanzo breve (59 pagine) - Da Luca Franceschini, già autore di ABE e Conflitto di sistema, una storia ritmata e appassionante con un finale sorprendente.


Demri si risveglia dal coma. Il mondo che si ritrova intorno è sconvolgente, almeno per lei: una società fatta di Centri d’Accoppiamento, iniezioni ormonali e rapporti umani ridotti a obblighi burocratici. Per fortuna sulla sua strada appare Christian, che a quel mondo appartiene suo malgrado, pur cogliendone le storture. Ma perché Demri si è risvegliata? Cosa c’è dietro il suo ritorno alla vita? Sarà Christian ad aiutare Demri quando alcuni loschi figuri inizieranno a minacciarla per i loro scopi…

Da Luca Franceschini, già autore di ABE e Conflitto di sistema, un racconto ritmato e appassionante con un finale sorprendente.


Luca Franceschini è nato a Barga (LU) il 1° luglio 1980. È cresciuto e vive a Lucca, respirando fumetti e interessandosi di scrittura, poesia e musica. Laureato in filosofia, è tra i soci di un'azienda di comunicazione. È stato finalista al Lucca Underground Festival Contest nel 2015 e nel 2016.

A dicembre 2015 è risultato secondo classificato al Premio per sceneggiatori di fumetti Ade Capone. Dal 2016 collabora con l'editore Cronaca di Topolinia per il quale cura la serie a fumetti noir/hard boiled Lucky Town, la serie di fantascienza Lunar Lex, lo storico-fantascientifico Nyx, l’urban fantasy Jinn, il furry CatStar e il fantasy-mitologico Calypso. Collabora anche con la Bugs Comics con storie contenute nelle riviste Mostri e Alieni.

Con Delos Digital ha pubblicato i racconti Alternative Birth Experiment e Conflitto di Sistema nella collana Futuro Presente e i racconti L'orologio a pendolo e Cinquecento Anime nella collana Horror Story.

Nel novembre 2019 ha curato l’adattamento a fumetti di Il vampiro di John W. Polidori per Nicola Pesce Editore. È stato rosa dei segnalati al premio Robot 2021.

LinguaItaliano
Data di uscita19 apr 2022
ISBN9788825420135
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    Sesso civile - Luca Franceschini

    1

    Demri

    Si risveglia con gli occhi chiusi.

    Attende prima di aprirli. Capisce di essere sveglia, ma anche molto debole. Vuole aspettare di avere la forza sufficiente prima di riprovare.

    Comincia a percepire i muscoli delle guance e della cartilagine del naso. La pelle del viso avverte l’aria, fresca. La bocca è secca, senza alcun sapore. Solo una leggerissima nota sintetica sulla lingua, nulla di più.

    Arriva anche la gola. Poco dopo lo stomaco, vuoto e rattrappito. Da quanto non mangia? E soprattutto: dov’è adesso?

    Tenta di muoversi. Nulla.

    Tenta di aprire gli occhi. Non ce la fa.

    Tornano le braccia. La recuperata sensibilità gliele fa sembrare dotate di vita propria. Le immagina ballare da sole, incontrollate. Invece sono immobili.

    Riesce a socchiudere le palpebre. Prova un senso di abbaglio, le richiude subito.

    Il nero si stempera, quasi rosso.

    Riprova. Cerca di misurare ogni millimetro.

    Luce indistinta.

    Bianco.

    Il corpo è caldo, coperto probabilmente.

    Il bianco si schiarisce. Sostituito da altro bianco. Ma un bianco diverso.

    Dopo alcuni secondi capisce che è il colore del soffitto.

    Sorride, ma solo dentro di sé.

    Si rende conto, con la vista periferica, di avere una flebo in un avanbraccio.

    Ecco dove si trova. In un letto d’ospedale.

    A giudicare dall’insensibilità diffusa deve essere rimasta incosciente per molto tempo…

    Mio dio! Era in coma! Cos’è accaduto?

    Il cuore aumenta le pulsazioni. Sfonda il petto. Poi rallenta. Gli occhi sono pesanti.

    Quando rinviene devono essere passati solo pochi minuti.

    Ha pochissime energie. È bastata una piccola emozione a spossarla. Ma almeno sta riprendendo gradualmente possesso del corpo.

    Non osa provare a ricordare. Prima è necessario ricaricare le batterie.

    2

    Tiziano

    Udì il segnale acustico.

    Chiamata prioritaria in cuffia.

    – Sì?

    – Codice bianco – sillabò una comunicazione sintetica.

    – Cosa?

    – Codice bianco – ripeté la voce, fredda e spietata.

    – Dove?

    – Stanza 24, letto 7.

    Merda!

    Si alzò dall’ufficio direzionale senza neanche controllare i monitor e corse lungo il corridoio. Gli zoccoli da operatore sanitario cadenzavano sul pavimento creando un pittoresco beat di un brano dance dal sapore caraibico.

    Prese di tasca il Dispositivo Personale, sulla linea privata attivò il gruppo-71 e lasciò un messaggio.

    – Ragazzi, abbiamo un problema: un risveglio.

    Quando arrivò alla stanza 24 c’erano già i Dirigenti Sanitari che avevano ricevuto la notifica, tutti sorridenti per quella improvvisa e imprevista buona notizia.

    Quando lo videro arrivare gli dissero di preparare champagne e bicchieri. Non si vedeva tutti i giorni un risveglio nel reparto dormienti.

    Merda!, pensò ancora. E ora?

    3

    Christian

    Inspirò con soddisfazione l’aria condizionata aromatizzata al gelsomino mentre le porte scorrevoli a vetro si richiudevano dietro di lui.

    Solcò con soddisfazione la morbida moquette dell’atrio senza fretta. Al bancone c’era Ada, come sempre. Si sorrisero. Da quanto si conoscevano? Anni, ormai. Era solito lasciare la giacca a lei anziché nello spogliatoio interno. Aveva la sensazione che fosse l’unica che potesse apprezzare il suo abbigliamento rétro. La giacca di tweed grigio chiaro che indossava oggi era il suo ultimo pezzo. Ada la tastò per verificarne l’originalità.

    – Uhm…

    Era il suo modo di dire: Carina… per essere una riproduzione. L’originale sarebbe costata troppo. Christian guadagnava bene, ma non così bene, per lo meno ufficialmente.

    Ada aveva un cartellino appeso alla perfetta uniforme azzurra da infermiera di due secoli prima. C’era una scritta bianca su una striscia rossa: CDA5.3LU740 IT, che era il codice di questo Centro di Accoppiamento Locale, e poco più sotto, di nero, campeggiava responsabile.

    Christian aveva cominciato a frequentare il centro quando si era trasferito nel quartiere 5, undici anni prima. E lei c’era già. Era un’istituzione, coi suoi capelli castani di quel perfetto color caramello sempre raccolti nell’alta crocchia e il suo viso rugoso e austero che si apriva a sorrisi dolcissimi.

    In tutto questo tempo Christian non aveva mai visto nessun altro, là dentro. Stava per fare una battuta, chiederle se mangiasse o dormisse, ma rinunciò. Non era bravo con le battute, non gli sarebbe uscita bene.

    – Dopo devi spuntare le conferme sulla scheda, c’è il rinnovo mensile – disse lei, con il suo solito tono che non ammetteva repliche.

    – Certo.

    L’altra concessione, oltre alla giacca, era che si davano del tu.

    Nell’anticamera di accoppiamento Christian aveva accuratamente ripiegato ogni singolo vestito sulla panca. Una volta nudo infilò il braccio destro nell’apertura del modulatore, il macchinario di analisi. Sentì il solletico dei microaghi che esaminavano sangue e livelli ormonali per poi passare alla fase iniettiva con la dose di H1 e stimolatori. Un led verde gli confermò l’idoneità e il raggiungimento del livello adatto all’accoppiamento.

    Si profumò l’alito con uno spray al mango e il corpo con il deodorante brezza marina d’estate. Dovevano essere richieste del, o della, partner. Lui invece non aveva mai indicazioni specifiche, preferiva lasciare libertà ed essere sorpreso.

    Entrò nella camera di accoppiamento. Le porte si erano aperte contemporaneamente anche sull’altro lato. Era entrata una ragazza, alta quanto lui, non molto quindi, con una folta chioma ricciuta.

    I due, nudi, si distesero sul letto senza dirsi nulla.

    L’H1 pompava aumentando il battito cardiaco, arrivando in pochi secondi al picco. I muscoli pelvici si tesero, reattivi alla stimolazione. La conseguente erezione fu il segnale che potevano cominciare.

    Consumarono il rapporto senza fretta ma senza perdere tempo in convenevoli o discussioni.

    Tornato nell’anticamera Christian si sottopose alla ristabilizzazione. Di nuovo col braccio nel modulatore, di nuovo i microaghi che lo analizzavano. Questa volta la fase iniettiva era a base di H2, per tornare ai livelli standard, addizionato con un mix di sostanze inibitorie e stabilizzanti.

    Si

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