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Ucraina 24.02.2022: L’invasione russa e le conseguenze della guerra in Europa

Ucraina 24.02.2022: L’invasione russa e le conseguenze della guerra in Europa

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Ucraina 24.02.2022: L’invasione russa e le conseguenze della guerra in Europa

Lunghezza:
208 pagine
2 ore
Editore:
Pubblicato:
31 mar 2022
ISBN:
9788863459791
Formato:
Libro

Descrizione

La guerra in Europa è un evento che non avremmo più pensato potesse succedere, trent’anni dopo la tragedia nella ex Jugoslavia. Invece l’invasione russa dell’Ucraina ha riportato il conflitto nel nostro cortile di casa. Distruzione, morte, intere popolazioni in fuga dalle proprie case e affetti. E poi l’impatto sull’economia e i mercati, le sanzioni, i prezzi delle materie prime che esplodono, il rischio di restare senza forniture di gas dalla Russia. Il Sole 24 Ore ha messo in campo le sue firme per raccontare questo conflitto e spiegare l’impatto che una tragedia di tale portata produce sulla vita di tutti noi.
Editore:
Pubblicato:
31 mar 2022
ISBN:
9788863459791
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


Anteprima del libro

Ucraina 24.02.2022 - Marco Alfieri

Prefazione

Una bussola per capire la tragedia ucraina

di Marco Alfieri

La guerra in Europa è un evento che non avremmo più pensato di vedere, trent’anni dopo la tragedia nella ex Jugoslavia. Invece l’invasione russa dell’Ucraina ha riportato il conflitto nel nostro cortile di casa. Distruzione, morte, intere popolazioni in fuga dalle proprie case e dagli affetti. Microcosmi in tutto e per tutto identici ai nostri – animali domestici, stories su Instagram, la solita ruota casa-lavoro-studio-sport-amicizie – all’improvviso andati in frantumi e finiti in cantina per schivare le bombe di Mosca, se non peggio. Adolescenti, genitori in carriera o genitori e basta, nonni e nipoti troppo simili a noi per dare nell’occhio diventati da un giorno all’altro profughi senza più nulla nello zaino che non sia un telefonino e una grande dignità. È il potere perverso delle guerre. Di tutte le guerre. Solo che stavolta facilmente a portata di smartphone.

Per questo l’Ucraina siamo noi!

E poi l’impatto sull’economia e sui mercati finanziari. L’effetto delle sanzioni occidentali e della rappresaglia di Mosca, i prezzi delle materie prime che esplodono, il rischio di restare senza forniture di gas dalla Russia, la crisi alimentare, la paura di un’escalation nucleare.

Il Sole 24 Ore ha messo in campo le sue firme per raccontare questo conflitto e spiegare l’impatto che una tragedia di tale portata produce sulla vita di tutti noi. Il risultato è questo instant book Ucraina 24.02.22 stampato in velocità per non perdere la presa diretta ma curato come dev’essere un vero libro sulla tragedia infinita di una guerra: ponderato, analitico, approfondito, il meno banale e retorico possibile. Capace di offrire sguardi originali e chiavi di lettura che spesso, nella concitazione del giorno per giorno, rischiamo di smarrire.

Fornire buoni appigli ai lettori per decifrare la contemporaneità è anche la missione che si è dato 24+, la sezione premium del sito Il Sole 24 Ore.com. In 24+ potete restare aggiornati sui grandi temi, seguire in modo approfondito gli sviluppi dell’attualità economica e politica, fruire i contenuti in formato audio e newsletter. Un numero finito di contenuti per avere una guida quotidiana senza farsi travolgere dal frastuono delle informazioni a getto continuo, spesso incontinenti e non verificate.

L’abbinamento non è un caso.

Proprio Ucraina 24.02.22 rappresenta il volume di lancio della nuova collana le Bussole di 24+. Un nuovo formato cartaceo che, periodicamente, arricchirà la nostra offerta editoriale, questa volta partendo dal digitale. I contenuti che compongono queste pagine sono infatti articoli pubblicati nella sezione premium del nostro sito, rivisitati e arricchiti per l’occasione, insieme a nuove analisi originali, scritte per questa pubblicazione.

Abbiamo deciso di dividere il libro in cinque capitoli, provando a dare uno svolgimento coerente ai fatti bellici, approfonditi secondo il canone del Sole: grande attenzione alle dinamiche economiche e di mercato senza scordarsi il fattore umano che, in eventi lancinanti come le guerre, deve sempre restare centrale.

Il primo capitolo, Il mestiere delle armi, passa in rassegna l’evento bellico sul campo, a partire dall’invasione ordinata in diretta tv dal presidente Putin, all’alba del 24 febbraio 2022. Il secondo capitolo I soldi e la guerra prova a ricostruire le dinamiche finanziarie che influenzano gli attori in campo. Il terzo capitolo Allacanna del gas? analizza l’interconnessione energetica che lega insieme Russia-Ucraina-Europa rendendo ancor più complicato trovare una soluzione al conflitto. Il quarto capitolo Nuova guerra fredda prova a rileggere la vecchia cortina di ferro che ha diviso Occidente e galassia sovietica durante il secolo scorso con gli occhi di oggi, cercando similitudini e punti di contatto. Infine, l’ultimo capitolo, Maschere per un massacro, affronta quello che poco fa abbiamo chiamato il fattore umano, i volti e le storie di quel che succede, ahinoi, dentro e fuori i campi di battaglia.

Dietro la copertina e la retro copertina trovate anche due belle mappe elaborate dal nostro Lab24, che aiutano a contestualizzare il conflitto dentro la logica dei confini e del risiko energetico, tra le vere ragioni di questa guerra. Se poi volete restare aggiornati sul nostro speciale Ucraina e leggere tutti i nuovi approfondimenti di 24+, gratis per un mese, inquadrate il QR code che trovate sul libro e attivate la promozione a voi riservata.

Naturalmente avremmo potuto scegliere molti altri tagli per costruire un instant book: le guerre sono sempre un grande rosario di storie, tragedie, violenze, eroismi, sciagure e rinascite (speriamo presto). Ma ci è sembrato giusto focalizzarci sui nostri temi, senza eccedere in retorica, consci che l’approccio fattuale, ponderato, sia l’unico capace di restituire un po’ di senso a un evento che di senso, purtroppo, sembra averne ben poco.

Se vi va, fateci sapere cosa ne pensate. Questa è la mia mail: marco.alfieri@ilsole24ore.com

Buona lettura!

Introduzione

di Attilio Geroni

«Come andrà a finire?», chiedo allo storico russo Sergey Radchenko. «A questo punto non lo so. So soltanto che la storia è avara di happy endings». Radchenko è professore alla Johns Hopkins Sais e alla Cardiff University, specialista della guerra fredda. Quando ho trascritto l’intervista, per poi pubblicarla parzialmente sul nostro giornale di domenica 13 marzo, soltanto alla fine di questo lavoro un po’ noioso ma indispensabile, che mi ha portato a rileggere e a metabolizzare nella sua interezza ciò che avevo prima ascoltato dalla sua voce, accompagnata dalle espressioni del suo viso, ho sentito montare un’angoscia insopprimibile che non riesce ad abbandonarmi.

Non è facile raccontare questa guerra. Non lo è perché siamo consapevoli di essere di fronte al divenire della storia, a qualcosa di molto più grande di quello che abbiamo raccontato, come giornalisti, negli ultimi 30-35 anni. Assistiamo a una catena di eventi – la guerra, le sanzioni, le contro-sanzioni, una crisi umanitaria senza precedenti – dove la realtà è stata schiacciata dall’imponderabile in poche settimane e la lista di domande senza risposta diventa sempre più lunga.

Sentirsi inadeguati in momenti come questi non è necessariamente un difetto. La vedo piuttosto come una professione d’umiltà, onestà intellettuale. Sta succedendo qualcosa più grande di noi, delle nostre competenze, della nostra esperienza e della nostra capacità analitica. Albert Camus diceva, e non è stato il solo, che il giornalista è lo storico del presente, dell’istante. Ci siamo trovati a nostro agio dentro la sua definizione, solo che questo presente ci sta passando davanti a velocità inaudita e con una mole straripante di informazioni e contro-informazioni.

Sento quindi di aver bisogno della geopolitica, delle teorie di uno dei padri di questa disciplina, Halford Mackinder, oggi purtroppo di tragica attualità; ma ho bisogno soprattutto della storia e di una dimensione diversa del racconto e della comprensione. Ne ho parlato nei giorni scorsi, in uno dei rari attimi di respiro di questo periodo convulso, con l’amica Helena Janeczek, in un bar, davanti a una tazza di caffè (abitiamo nella stessa città). Con lei, scrittrice, nata da una famiglia tedesca di origine polacca, la cui madre era riuscita a evitare per miracolo i campi di concentramento, ho cercato di recuperare quello che sentivamo mancare nella narrazione di questo conflitto. È stato in fondo semplice e ci siamo detti: un po’ meno geopolitica, grazie, meno cartine e lavagne multicolorate con i carrarmatini magnetici che avanzano o arretrano. Vogliamo vedere e pesare questa tragedia più ad altezza d’uomo.

Helena ha una sensibilità e una storia particolari, io la preponderanza del fattore umano in questa vicenda, e delle ansie che questo comporta, l’ho sviluppata e somatizzata negli anni in cui ho vissuto e lavorato, dopo la caduta del Muro, nei Paesi dell’Europa dell’Est. Il loro senso di urgenza partiva dalla storia, da un passato tragico che cercava rassicurazioni e garanzie nel presente che si era appena dischiuso: la volontà di mettersi al riparo sul piano della sicurezza era un loro bisogno primordiale, per non essere lasciati nuovamente nella zona grigia che aveva permesso a tedeschi e sovietici di fare delle loro entità etniche e nazionali, come sosteneva lo storico Norman Davies, The Playground of Gods, una sorta di terreno di caccia permanente degli Dei della Guerra.

È una categoria di Paesi – soprattutto i Baltici e la Polonia – che potremmo raggruppare nella categoria degli Inascoltati. Da anni ci avvertivano che Putin stava preparando qualcosa di davvero brutto alle spalle dell’Occidente e per anni non li abbiamo voluti ascoltare. Così come non abbiamo voluto vedere i molteplici segnali che lo stesso presidente russo aveva inviato all’Europa, agli Stati Uniti, in maniera inequivocabile e con una sua spietata coerenza.

Questo instant book è quindi un piccolo grande tentativo di storicizzare il presente che cerca con onestà, nei limiti riconosciuti del mezzo e dei tempi di lavorazione, di essere testimone di giorni tragici, di attenuare il disorientamento e lo smarrimento del lettore/utente. Non c’è tutto quello che ci dovrebbe essere, forse per fortuna, ma c’è una forte dimensione umana, di tragedia raccontata guardando gli occhi delle vittime (come nei reportage dell’inviato Roberto Bongiorni) attraverso un lungo e interminabile viaggio nei treni strettamente sorvegliati dell’Europa centro-orientale di nuovo scossa dalla guerra. Ci sono le analisi sugli scenari macroeconomici e finanziari perché questa è l’essenza del Sole 24 Ore, la sua specialità, ci sono le immancabili analisi geopolitiche, ma soprattutto c’è l’equilibrio tra tutte queste componenti e la consapevolezza che il giornalismo migliore è quello della testimonianza.

Ovviamente ci sono più domande che risposte, come è giusto che sia. E siccome viviamo nella precarietà di un presente in modalità fast forward, lascio questa introduzione con il grande interrogativo dell’ultima ora.

Come si comporterà la Cina in questa tragedia? Sappiamo da tempo che Pechino, che ha da poco rinsaldato i legami politico-economici con la Russia, potrebbe fare la differenza. Invece non sappiamo ancora, e questo è sconcertante, a favore di chi potrà essere questa differenza. I piani temporali diventano sempre più asimmetrici di fronte alla sanguinaria ostinazione di Putin: è sempre più difficile bilanciare gli effetti a medio-lungo termine delle sanzioni contro la Russia e quelli invece immediati dei morti e delle macerie in Ucraina.

Ciononostante, per favore, non continuiamo a dire che siamo già entrati nella Terza guerra mondiale. È un’offesa alla storia, a chi ha avuto esperienza diretta del secondo conflitto su scala globale. Continuiamo a essere modesti e inadeguati: la Terza guerra mondiale nemmeno riusciamo a immaginare che cosa potrebbe essere.

Parte Prima

Il mestiere delle armi

Ucraina-Russia, le cause del conflitto che ha riportato la guerra in Europa

Le tensioni fra Kiev e Mosca arrivano (almeno) dal crollo dell’indipendenza del 1991. Con un’oscillazione costante fra l’Occidente e la vecchia area di influenza

di Alberto Magnani

È guerra. Dopo qualche spiraglio di accordo, la situazione è precipitata definitivamente all’alba del 24 febbraio, quando il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato in diretta tv l’avvio delle operazioni militari in Ucraina. Una «operazione speciale» a difesa dell’indipendenza posticcia delle due repubbliche auto-dichiarate di Donetsk e Luhansk, nella regione del Donbass.

L’escalation viene paragonata a quella vissuta quasi un decennio fa, con l’annessione della penisola della Crimea nel 2014. Ma le tensioni che logorano sia i rapporti Mosca-Kiev, sia la stessa Ucraina al suo interno, si trascinano – almeno – dal crollo dell’Urss e stanno tornando a galla con i timori di un conflitto sull’Est Europa.

Dall’indipendenza alla rivoluzione arancione

La data che simboleggia la prima rottura fra l’Ucraina e l’allora Unione Sovietica è il 24 agosto 1991: il giorno della dichiarazione di indipendenza da Mosca, poi approvata il 1° dicembre con un referendum che vedrà oltre il 92% degli ucraini schierarsi a favore dell’addio all’Urss. Da allora inizia un’altalena che farà oscillare Kiev fra la vecchia sfera di influenza russa e un processo di «occidentalizzazione» che la spinge verso Ue e Nato, con cambi di rotta che si susseguono fino agli ultimi sviluppi della crisi.

Nei primi anni dell’indipendenza l’Ucraina, secondo Paese della vecchia Urss per dimensione economica, stagna nella crescita (il Pil si inabissa fino al -22,9% nel 1994) e viene governata da leader vicini a Mosca: prima Leonid Kravčuk dal 1991 al 1993, poi Leonid Kučma dal 1994 al 2004, in un decennio scandito da scandali, episodi di corruzione e una conferma tutt’altro che lineare alle urne, per il secondo mandato, nel 1999.

Lo strappo decisivo arriva nel 2004: Viktor Janukovyč, già primo ministro nel governo dello stesso Kučma e continuatore della sua politica, viene dichiarato vincitore nel secondo turno del voto contro il candidato filo-occidentale Viktor Juščenko, favorevole all’avvicinamento con Ue e Nato. La rabbia per i brogli contestati a Janukovyč e al vecchio establishment sfocia nelle proteste della cosiddetta Rivoluzione arancione, chiamata così per il colore della campagna elettorale di Juščenko. Il voto viene invalidato e ripetuto, con la vittoria di Viktor Juščenko e il via all’esperienza di un governo filo-occidentale.

La mappa

Durerà fino al 2010, una parentesi scandita da due tappe cruciali per i rapporti fra Kiev e Mosca: nel 2004 la Nato ingloba tre ex Stati sovietici come Estonia, Lettonia e Lituania; quattro anni dopo, nel 2008, l’Alleanza atlantica «promette» per la prima volta di allargarsi all’Ucraina in futuro. Il proposito surriscalda i rapporti con Mosca, in un periodo turbolento anche per ragioni diverse: la maggioranza di Juščenko traballa con frizioni fra i suoi stessi membri, mentre l’economia ucraina sprofonda sotto il peso della crisi finanziaria del 2008.

Fra le personalità più controverse dell’entourage di Viktor Juščenko c’è Julija Tymošenko, già protagonista

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