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Breve trattato sull'eccellenza delle donne

Breve trattato sull'eccellenza delle donne

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Breve trattato sull'eccellenza delle donne

Lunghezza:
97 pagine
1 ora
Pubblicato:
15 mar 2022
ISBN:
9791255040064
Formato:
Libro

Descrizione

Quella che presentiamo è la traduzione di un testo composto in lingua latina da Vincenzo Maggi, filosofo, letterato ed umanista bresciano nato a Pompiano nel 1498 e morto a Ferrara nel 1564. L’orazione originale, intitolata Mulierum praeconium o De mulierum praestantia, era stata scritta da Maggi nel 1545, due anni dopo il suo trasferimento a Ferrara, dove, oltre a proseguire l’insegnamento universitario, aveva ricevuto anche l’incarico di precettore del rampollo del Duca Ercole II d’Este. L’orazione, dedicata alla figlia di Ercole e di Renata di Francia, Anna d’Este, nello stesso anno era stata tradotta in volgare da un anonimo col bel titolo di Un brieve trattato dell’eccellentia delle donne. L’edizione in Italiano del testo comprendeva anche una Essortatione (anch’essa anonima, ma attribuita a un certo Ortensio Lando) a gli huomini perché non si lascino superar dalle donne, che si pone come contraltare all’orazione del Maggi.
In quegli anni la cultura umanistica rinascimentale, profondamente impregnata di Platonismo e di antiche tradizioni misteriche pre-cristiane che si contrapponevano alla visione patriarcale del mondo e della società imposta dalla Chiesa, ambiva segretamente alla ricerca e al perseguimento del “Femminino Sacro”.
Con saggi introduttivi di Nicola Bizzi e Stella Picarò
Pubblicato:
15 mar 2022
ISBN:
9791255040064
Formato:
Libro

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Breve trattato sull'eccellenza delle donne - Vincenzo Maggi

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Τεληστήριον

VINCENZO MAGGI

BREVE TRATTATO

SULL’ECCELLENZA

DELLE DONNE

LOGO EDIZIONI AURORA BOREALE

Edizioni Aurora Boreale

Titolo: Breve trattato sull’eccellenza delle donne

Autore: Vincenzo Maggi

Collana: Telestèrion

Con saggi introduttivi di Nicola Bizzi e Stella Picarò

Editing e illustrazioni a cura di Nicola Bizzi

ISBN: 979-12-5504-004-0

In copertina: Luca Longhi: Giovane donna con unicorno, 1540

(Roma, Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo)

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www.auroraboreale-edizioni.com

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VINCENZO MAGGI E L’ARDENTE FIAMMA DELLA PHILO-SOPHIA DEL RINASCIMENTO di Nicola Bizzi

In vari miei saggi, in particolare in Camillo Agrippa, la quintessenza del Rinascimento (Ed. Aurora Boreale, 2019), ho focalizzato l’attenzione su quanto il Rinascimento italiano sia noto e celebrato a livello internazionale, ma in realtà per niente compreso nella sua più intima e reale essenza. Se da un lato, infatti, può fare indubbiamente piacere e ci può riempire di orgoglio il fatto che indiscussi protagonisti di quest’aurea stagione e del Genio Italico come Leonardo Da Vinci, Michelangelo Buonarroti, Raffaello Sanzio o Sandro Botticelli siano universalmente noti e fatti oggetto di esposizioni internazionali, innumerevoli studi e pubblicazioni e corsi di laurea in tutti i continenti, o addirittura immortalati in (seppur dubbie e alquanto discutibili) serie televisive americane, come nel caso di Lorenzo il Magnifico, da un altro lato dobbiamo necessariamente soffermarci ad una amara constatazione: il Rinascimento ha avuto molti altri protagonisti di assoluta genialità, uomini che, per quanto con le loro opere, teorie, creazioni, intuizioni, scoperte ed invenzioni abbiano contribuito in maniera determinante a traghettare la società europea dal Medio Evo all’Età Moderna, sono stati ingiustamente e miseramente condannati all’oblio, o – nel migliore dei casi – ricordati saltuariamente e sporadicamente nelle enciclopedie come personaggi minori.

Potrei fare a riguardo molti nomi, da Matteo Palmieri a Coluccio Salutati, da Luca Pacioli a Ciriaco d’Ancona, da Benedetto Varchi a Camillo Agrippa, da Giovanni Augurelli a Pietro Bembo, da Lorenzo Valla a Bernardino Telesio, da Girolamo Rorario a Michele Marullo, da Paolo Dal Pozzo Toscanelli a Marcello Palingenio Stellato, da Francesco Da Meleto a Niccolò Della Luna, da Cosma Raimondi a Guarino Veronese, da Bartolomeo Sacchi a Giulio Pomponio Leto. Ma in questa lunga schiera di personaggi misconosciuti, scarsamente ricordati, o comunque esclusi dai riflettori della ricerca storica main stream e troppo spesso confinati nell’ambito di ristretti studi accademici, spicca sicuramente anche una figura come quella di Vincenzo Maggi.

Ci concentreremo più avanti su questo straordinario personaggio, sul suo pensiero e sulle sue opere, lasciando per adesso spazio ad alcune preliminari considerazioni.

Come ho spiegato e documentato nel primo volume del mio saggio Da Eleusi a Firenze: la trasmissione di una conoscenza segreta, il Rinascimento italiano non è stato, semplicisticamente parlando, solo una mera evoluzione dell’Umanesimo tardo-medioevale ed una casuale e fortuita riscoperta delle lettere classiche e della Filosofia accompagnata da uno straordinario fiorire delle arti, della scienza e della cultura. Esso è stato, anche e soprattutto, una palese prova di forza di tenaci Tradizioni misteriche e iniziatiche che hanno saputo perpetuarsi in maniera ininterrotta dalla più remota antichità fino ai nostri giorni, attraversando indenni la terribile era delle persecuzioni dei Cristiani nei confronti di tutte le altre religioni, la forzata imposizione del Cristianesimo e della sua concezione assolutistico-patriarcale della società quale unico culto legittimo e riconosciuto dell’Impero e i secoli bui del Medio Evo, fino a riemergere e a riesplodere in tutto il loro splendore nel XV° secolo, con la piena affermazione dei principî e degli ideali umanistici. E fra queste esercitò un ruolo di primo piano la Tradizione Misterica Eleusina, la più veneranda e longeva Tradizione religioso-filosofico-sapientale dell’antichità, sia nella sua forma Madre che nelle sue derivazioni Figlia (Orfica, Samotracense, Pitagorica, etc.). Quella stessa Tradizione che era tenacemente sopravvissuta alla scomparsa dell’Impero Minoico prima e, circa tre secoli dopo, anche alla caduta di Troia, e che da uno status alla luce del sole era divenuta misterica per proteggersi e tutelarsi dopo il suo trasferimento ad Eleusi, e che ha saputo altrettanto tenacemente sopravvivere, entrando in clandestinità al culmine delle spietate persecuzioni cristiane del IV° e V° secolo, arrivando pressoché intatta, attraverso il Medioevo, il Rinascimento e l’Età Moderna, fino ai nostri giorni. E ho spiegato come essa, trasformandosi in un vero e proprio fiume carsico, sia puntualmente e prontamente riemersa in determinate fasi della Storia, cimentandosi in una plurisecolare guerra sotterranea senza quartiere con la Chiesa e influendo in maniera determinante, attraverso l’operato segreto dei suoi affiliati e dei suoi Superiori Incogniti, sui principali fatti ed eventi di interi secoli, dall’avvento stesso dell’Umanesimo al fiorire del Rinascimento, dalle grandi conquiste della Scienza e dell’Astronomia fino alla stagione di quelle grandi esplorazioni geografiche che portarono alla scoperta dell’America.

Quella straordinaria stagione nota come Rinascimento, infatti, trasuda a piene mani Eleusinità e misteriosofia eleusina, orfica e pitagorica da tutte le varie espressioni che l’hanno caratterizzata: dall’Arte alla Letteratura, dalla Filosofia fino all’Architettura e alla Scienza: dai dipinti di Piero Della Francesca, Sandro Botticelli, Raffaello Sanzio e Masolino da Panicale, alle grandiose realizzazioni architettoniche di Leon Battista Alberti e Filippo Brunelleschi; dai trattati di Giorgio Gemisto Pletone, Marsilio Ficino, Giovanni Pico Della Mirandola, Matteo Palmieri, Tommaso Campanella e Giordano Bruno, ai poemi e alle opere di Michele Marullo, Torquato Tasso, Celio Calcagnini e Ludovico Ariosto; dal genio universale di Leonardo Da Vinci alla scienza rivoluzionaria di Galileo Galilei.

I principali protagonisti del Rinascimento – cosa che gli storici tendono ignominiosamente a tacere o a omettere – furono infatti innanzitutto dei grandi Iniziati, depositari di una sapienza arcana, come lo furono del resto le più importanti famiglie italiane di quel tempo, a partire proprio da quella dei Medici a Firenze, da quella dei Gonzaga a Mantova, da quella degli Este a Ferrara, da quella degli Sforza a Milano, da quella dei Montefeltro a Urbino

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