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Il lato oscuro del nazifascismo
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Il lato oscuro del nazifascismo
E-book552 pagine6 ore

Il lato oscuro del nazifascismo

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Info su questo ebook

L’autrice ci dona un saggio accurato e appassionato, frutto di ricerche, studi, viaggi e riflessioni, che mette in luce aspetti poco noti del nazifascismo, come la fascinazione per l’esoterismo in Germania o il culto di Roma e la rivisitazione della storia in Italia. Un vero viaggio nel tempo e nei luoghi della guerra. L’opera è divisa in due parti. Nella prima dedicata ad Hitler scopriamo tra le altre cose, la sua ossessione per la ricerca delle reliquie: il Santo Graal, L’Arca dell’Alleanza e la Lancia di Longino. Nella seconda seguiamo Mussolini impegnato a diventare “l’uomo della provvidenza”, cultore delle tradizioni e dei sacri valori della famiglia. In appendice completano il volume molti documenti originali. 

Giuseppina Mellace, nata a Roma nel 1957, è autrice di pièce teatrali, saggi, racconti e romanzi con i quali ha vinto numerosi premi. Dal 2014 pubblica con la Newton Compton di Roma libri di saggistica storica tra cui Una grande tragedia dimenticata, sull’eccidio delle Foibe, con il quale ha vinto tre primi premi a Giardini di Naxos, Rovigo e Matera. Il libro è stato presentato anche in Rai durante la trasmissione “Uno mattina Libri”. Sempre nella stessa sezione, l’autrice ha poi pubblicato Delitti e Stragi dell’Italia fascista e L’Oro del Duce, ricevendo anche con questi testi numerosi riconoscimenti. Nel 2019 è uscito I Dimenticati di Mussolini, incentrato sulla vicenda degli IMI con il quale ha già vinto il primo premio “Il Convivio” ed è stato presentato anch’esso in Rai. Ha pubblicato con l’Università Cusano nel 2020 il romanzo storico IL QUADRO DI NORMA, con il quale ha già avuto tre primi premi.
 
LinguaItaliano
Data di uscita30 nov 2021
ISBN9791220120241
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    Anteprima del libro

    Il lato oscuro del nazifascismo - Giuseppina Mellace

    Prefazione

    Sul nazismo si è scritto tanto, libri sui campi di concentramento, sull’olocausto degli ebrei, sulle crudeli sperimentazioni dei medici tedeschi, sulla vita delle SS, delle loro mogli e dei figli ma l’argomento trattato da Giuseppina Mellace è fra i più difficili e interessanti di quell’epoca storica.

    Il misticismo, l’occultismo e la cultura esoterica durante il nazismo e il fascismo: molti studiosi hanno trovato in queste fascinazioni la chiave per comprendere la popolarità e il successo del regime hitleriano. Perché, ci chiediamo, questo pensiero soprannaturale ebbe tanti riscontri tra i tedeschi? Perché anche i dirigenti del partito nazista ne furono influenzati? Troviamo le spiegazioni in questo saggio di immenso interesse.

    Come nei libri di successo che hanno preceduto quest’ultimo lavoro, Giuseppina Mellace, dopo uno scrupoloso lavoro di ricerca divide il libro in diverse sezioni. La prima parte si occupa della Germania e la seconda dell’Italia.

    L’autrice ci offre un quadro approfondito della situazione politico-economica in Germania alla fine della prima guerra mondiale e spiega alcuni movimenti di cui abbiamo spesso sentito parlare senza poter attingere a uno studio attento e particolareggiato come questo.

    Cos’era il movimento Völkisch? E il Germanenorden? La società occulta Vril Gesellschaft e la teoria della Terra Cava? E l’ordine segreto dei Rosacroce cos’era veramente?

    Il libro prosegue spiegando l’importanza per i nazisti della Thule, l’organizzazione nazionalista, razzista e soprattutto antisemita creata nel 1910 da Felix Nieder. L’intento era di tornare alla grandezza della Germania e alla sua espansione a est per ottenere uno spazio vitale che avrebbe portato al dominio sul mondo. «La Thule non escluse l’azione militare per rovesciare l’allora governo democratico di Weimar, istituendo anche un campo di addestramento a Eching, a nord di Monaco, in assoluta segretezza».

    L’obiettivo era una Germania libera dal capitalismo ebraico e dai comunisti. Hitler s’innamorò di quest’idea e del motto «Ricorda che sei un tedesco. Conserva il tuo sangue puro!». Entrò nella società Thule nel 1919, quando il leader era Dietrich Eckart al quale dedicò il suo Mein Kampf. Giuseppina ci racconta che la Thule adottò un simbolo simile alla svastica, ma inserito in un cerchio che sormontava un pugnale. Hitler, però, volle rivolgere gli uncini verso destra e l’autrice ironicamente commenta che il Führer non sapeva che, in campo esoterico, il simbolo da positivo diventava negativo: «Aveva condannato, almeno simbolicamente, il Reich».

    L’autrice ci racconta poi una parte della vita di Hitler, quella trascorsa a Linz all’inizio del ventesimo secolo, quando venne in contatto con il pangermanesimo e il nazionalismo. Evidenzia i suoi rapporti con il cristianesimo, l’inclinazione verso il paganesimo germanico, la sua lotta contro l’ateismo e il segreto obiettivo finale di eliminare, a guerra finita, il cattolicesimo e la religione cristiana, oltre allo scioglimento del concordato con la Chiesa. E qui torna il commento sarcastico dell’autrice che afferma: «Il Vaticano, dopo l’iniziale atteggiamento positivo verso i nazionalsocialisti, lasciò le cose come stavano, preoccupandosi solo della conservazione e della garanzia giuridica del proprio patrimonio».

    Il libro prosegue spiegando come il fascino dell’esoterismo influenzò gran parte della Germania, come la moda del vegetarismo e dello spiritismo fu abbracciata dallo stesso Hitler che aveva anche il suo medium personale, Erik Jan Hanussen, chiamato il veggente ebreo, il quale profetizzò l’incendio del Reichstag (anche se l’autrice afferma che probabilmente ricevette una soffiata).

    I nazisti avevano il culto della morte, volevano far credere al popolo che chi moriva in guerra tornava in seguito ad aiutare i vivi. Ed ecco di nuovo il commento pungente dell’autrice: «In questo modo i nazisti avevano dalla loro parte anche i due milioni di caduti nelle battaglie del primo conflitto mondiale».

    Dopo un percorso attraverso gli studiosi che influenzarono Hitler, fra cui viene annoverato il già defunto Wagner, la cui musica fu legata dal Führer al nazismo, siamo al progetto di una pura razza ariana. Hitler arrivò «al punto di far partorire gratuitamente le donne ariane che concepivano figli fuori dal matrimonio purché con uomini dal sangue puro».

    Nasce così il progetto Lebensborn, voluto da Himmler, in cui si sceglievano ragazze nubili di razza ariana, per farle unire a militari, preferibilmente SS, con perfetti attestati di sanità, e poi donare il proprio figlio alla Germania.

    Il panorama del libro si allarga a diverse spedizioni, in Sud America, Africa, Tibet e altri luoghi, effettuate dai nazisti per lo studio delle origini della razza «che giustificasse la superiorità degli ariani».

    Non poteva mancare un capitolo dedicato al Santo Graal e i suoi misteri, vera ossessione per Hitler, il quale credeva che «avesse qualità straordinarie e potesse donare un potere eccezionale e duraturo».

    Eccoci arrivati al fascismo. Quali erano i miti e i culti di Mussolini e dei fascisti? E il senso della morte? Notiamo subito la differenza con il nazismo e il suo Führer: «I simboli, le idee di antiche società segrete che cercavano di tenere in vita schemi di difficile comprensione o che tentavano di dimostrare la decadenza dell’occidente voltandosi verso un passato sconosciuto alla maggior parte della gente, non potevano interessare il Duce a differenza di quanto aveva fatto il dittatore tedesco che pensava di incarnare qualche divinità o personaggio dell’antico mondo germanico».

    La macchina della propaganda fascista non usava le società esoteriche per attrarre la massa ma la storia di Roma, le mostre d’arte antica, le istituzioni culturali, il teatro con spettacoli promozionali in cui l’unico mito era lui: Benito Mussolini! Anche gli esoterici Evola e Reghini furono emarginati dal fascismo che «pur se affascinato dalle loro teorie, non si lasciò mai attrarre dal cercare Dei e terre lontane, preferendo saldare le proprie origini nel Cattolicesimo che larga presa aveva sulla popolazione».

    L’autrice spiega che non ci sono documenti che provino l’interesse da parte del fascismo per l’esoterismo come avveniva in Germania. «Piuttosto erano le associazioni che speravano di far leva su alcuni esponenti di spicco del regime e portare la dittatura mussoliniana verso una dimensione pagana per ostacolare il crescente potere della Chiesa». Nello stesso modo, come evidenziato in un capitolo successivo, il fascismo non era interessato alla vita fuori dal pianeta o alla ricerca di progenitori alieni come lo era il nazismo. L’unica suggestione veniva dal fascino di Atlantide che portò a teorie sulla presenza di una terra italica, culla della sapienza, cancellata da terribili cataclismi. Ma dov’era Atlantide? Forse in Sardegna?

    L’unico vero mito per i fascisti dunque era la romanità, tanto che una pagina del Popolo d’Italia, trovata dall’autrice, scriveva: «Roma che è l’Italia, Roma che è il mondo, Roma che è tutta la storia e tutta la civiltà del mondo: Roma che è Forza, che è Luce, che è Giovinezza, che è bellezza!».

    Vi lascio la curiosità di scoprire quale fu il rapporto fra le camicie nere e il sommo poeta Dante e anche come avvenne la strumentalizzazione della religione da parte del fascismo. C’è poi un capitolo molto intrigante che ci spiega quali sono stati i luoghi misteriosi del nostro paese che hanno avuto un legame diretto con il fascismo.

    Il lavoro di Giuseppina Mellace è ammirevole e appassionante. Ci sono anche degli allegati che spiegano quali fossero le regole dei Rosacroce, o cosa affermasse il manifesto della donna futurista. In più troviamo un excursus sui Patti Lateranensi e sul concordato fra la santa sede e l’Italia, oltre ai dieci punti del Manifesto della Razza e il Decalogo dell’Italiano nuovo.

    Un impegno portentoso che risponde a tanti interrogativi sul nazismo e il fascismo, che apre nuove porte, che suggerisce riflessioni e approfondimenti.

    La nostra autrice aggiunge ancora un tassello al suo lavoro su un periodo fondamentale del secolo passato con il suo stile suggestivo, ironico, appassionato e sostenuto da uno studio meticoloso e impegnativo.

    Cinzia Tani

    Premessa

    Il Reich, voluto da Hitler, non doveva essere solo una nuova potenza militare, ma uno stato diverso, governato da uomini scelti di pura razza ariana che avrebbero dominato il mondo.

    Da subito si poneva la necessità di una cultura rinnovata, ricca di simboli e rituali propri della nuova nazione, sostituendo anche la vecchia religione sentita come troppo debole e accondiscendente nei confronti delle etnie inferiori, a vantaggio di una strettamente connessa con la società che andava formandosi.

    Dopo l’onta della sconfitta subita nella Grande Guerra e la depressione che aveva colpito duramente la Germania, il Führer e i suoi gerarchi dovevano far risorgere la mitica Età dell’Oro, rinvigorita da uomini e donne forti, cresciuti nel culto ariano.

    Tutto ciò che si differiva dall’idea nazista era considerato pericoloso e, di conseguenza, doveva essere eliminato in nome dell’unica dottrina, che avrebbe abbracciato l’intera vita del rinnovato tedesco per far crescere le generazioni future in questa visione, poiché destinate a governare il mondo.

    Se da un lato era un volgersi al passato per cercare le radici e fornire una continuazione con le epoche precedenti, dall’altro era confezionare una giustificazione per affermare la supremazia della propria etnia sulle altre, vedendo nel degrado della modernità l’impronta degli ebrei e degli esseri inferiori.

    Non mancò l’utopia di creare un superuomo dotato di specifiche caratteristiche, perseguita da studiosi che cercarono di unire la scienza con il divino, il sapere terrestre con il soprannaturale, al fine di cogliere ciò che la ragione non riusciva a comprendere. Vedremo come Hitler e i nazisti seppero sfruttare ciò che era nella cultura dell’epoca e i sentimenti di rivalsa del popolo: non a caso, infatti, proliferò la pubblicazione di opere su questo tema, come il romanzo La mandragora di Hanns Heinz Ewers uscito nel 1911. Al contrario, Mussolini, in Italia, preferiva la strada della continuità con Roma antica per gettare le basi del regime e l’alleanza con la Chiesa per consolidarlo.

    In Germania si mise in moto una complessa macchina per la creazione del nuovo ordine, sfruttando idee, concetti e storie che le epoche precedenti avevano abbozzato o generato; inseguendo, in modo quasi ossessivo, reliquie, oggetti, testimonianze che affermassero il nuovo credo che aveva in Adolf Hitler il suo profeta in terra.

    L’esoterismo, l’occultismo, l’astrologia, il paganesimo e tante altre discipline e dottrine intrecciarono una storia parallela che in molti punti s’intersecò e si fuse con la creazione del nazionalsocialismo, che si poneva come alternativa alla società capitalistica del tempo, gestita, a loro parere, dal potere giudaico al quale s’imputavano tutte le colpe da cui scaturiva il malcontento dell’epoca.

    C’era bisogno del combattente ariano che si contrapponesse al mite fratello cristiano, troppo debole e remissivo a causa della propria religione sentita arrendevole rispetto al forte paganesimo germanico che vedeva nelle feroci e spregiudicate divinità nordiche quella forza necessaria per il riscatto della Germania contro l’avanzare dell’orrido Golem ebreo della leggenda.

    Anche Mussolini si voltava indietro ma non per cercare superiorità italiche bensì una conferma per l’impero che aveva fatto risorgere sui sette colli, a suo dire imitazione di quello augusteo per dare a tutti i cittadini pace, ordine e benessere.

    Continuatore della politica romana, il Duce non pensò mai di esautorare il Re, ma solo di prendere in mano il governo dello Stato, sentendosi quello che poi fu definito dallo stesso Pontefice l’uomo della Provvidenza, in un periodo di gravi disordini lasciati dalla vittoria mutilata della prima guerra mondiale e da un governo che non seppe sanare, a suo avviso, i problemi economico-sociali del tempo.

    Mussolini era per l’idea augustea poiché le persone, come i Romani di un tempo, dovevano «sentirsi sollevati e, nel sollievo, sentirsi grati a colui, che di questa liberazione era stato il maggiore, anzi l’unico artefice, Ottaviano. […] l’opera sua fu, veramente rivoluzionaria»¹.


    1 Giuseppe Bottai, L’Italia di Augusto e l’Italia di oggi, Istituto di Studi Romani, Roma, 1937, p.7.

    PRIMA PARTE

    La prima fase

    1. Situazione politico-economica in Germania alla fine della prima guerra mondiale

    All’inizio del ‘900 si pensava alla creazione di una Confederazione germanica che unisse i vari stati in una vasta unione doganale.

    Il piano pangermanista del 1911 si riassume nelle quattro formule: Berlino-Calais; Berlino-Riga; Amburgo- Salonicco; Amburgo-Golfo Persico. La riunione dei tre gruppi, Europa centrale, Balcani e Turchia, doveva finalmente porre sotto l’influenza predominante di Berlino 204 milioni d’uomini, di cui 127 sarebbero stati obbligati a subire la dominazione diretta o indiretta di 77 milioni di Tedeschi soltanto. Questo piano continentale pangermanico del 1911 avrebbe dovuto essere completato da acquisizioni coloniali considerevoli.²

    Stava ormai tramontando definitivamente la politica di Bismarck che si era basata sull’isolamento della Francia, la neutralizzazione della Gran Bretagna e la formazione di un blocco di stati centrali alleati tra cui l’Italia per il programma pangermanista che avrebbe visto anche la cultura scendere in campo per affermare il sentimento tedesco riportando in luce, miti, eroi e leggende che erano stati dimenticati.

    Ricordiamo Wagner con la sua musica, Wolfgang Goethe, poeta romantico che popolò le sue opere con esseri soprannaturali tratti dal folclore così come le celeberrime fiabe dei fratelli Grimm che documentavano uno spiccato germanesimo e, talvolta anche una punta di razzismo, con la presenza di mostri ed ebrei dall’aspetto malvagio.

    Concentrarsi sull’etnografia nordica era un modo per distinguere gli ariani dagli altri, in special modo dagli ebrei, contribuendo all’ascesa nazionalsocialista, nella cui mitopoiesi il soldato tedesco era sempre più simile al paladino delle saghe del passato.

    Si riscoprirono le epopee norrene e le rune per colmare un vuoto che molti videro come mezzo per una conciliazione tra il paganesimo tedesco e il cristianesimo o almeno di una germanizzazione di quest’ultimo.

    Oltre i confini tedeschi altri studiosi e scrittori si espressero su queste sfide tra ariani e non, come il politico conservatore inglese Chamberlain che sosteneva che gli ebrei non potessero competere con la creatività e la superiorità dei primi, poiché erano dei distruttori e dei materialisti.

    Lo stesso Hitler, nel Mein Kampf, definiva i giudei come passivi, sfruttatori delle proprietà e non produttori com’erano i tedeschi: l’ebreo non coltiva mai il suolo, ma lo considera solo come una proprietà da sfruttare. Il capo del Terzo Reich andò ben oltre definendo gli ebrei i figli di Satana, perché appartenevano a due mondi /…/ l’ebreo è l’antiuomo, la creatura di un altro Dio. Deve essere nato da un’altra radice della razza umana. /…/ È una creatura al di fuori della natura e a essa aliena.³

    Anche gli studi geografici aiutarono l’ascesa del Terzo Reich con il pensiero di Friedrich Ratzel che fu il primo a parlare di spazio vitale per la Germania da creare in Europa, snobbando il colonialismo che andava lasciato alle altre Potenze.

    Lo studioso ebbe un discepolo molto attivo, Karl Haushofer, che approfondì ancora di più il concetto grazie anche al contributo di uno studente che, in seguito, ricoprì un ruolo fondamentale nel futuro nazismo: Rudolf Hess.

    Questi entrò nell’Organizzazione Thule nel ’19, promuovendo le religioni orientali, l’esoterismo e attuando un centro studi delle scienze di confine. Era nota la sua simpatia per l’omeopatia e la magnetoterapia, come anche la sua abitudine di consultare a ogni occasione il proprio astrologo. Nel ’36 giungerà addirittura a istituire a Dresda un reparto di medicina alternativa nell’ospedale della città.

    Con la fine della prima guerra mondiale e la nascita della Repubblica di Weimar i problemi aumentarono e si dimostrarono al di sopra delle capacità del nuovo Stato, poiché la Germania era appena uscita da una guerra disastrosa che l’aveva minata non solo nel sociale, nell’economia, nella politica bensì aveva prodotto un vuoto spirituale che i nazisti seppero colmare. I tedeschi si scoprirono infatti vulnerabili e facili prede di personaggi che promettevano di risolvere i loro problemi ricorrendo alle pseudoscienze, sfruttando la superstizione e l’occulto per instaurare un nuovo credo in ciò che sarebbe divenuto il nuovo Reich.

    Migliaia furono gli astrologi e veggenti più o meno improvvisati che cercarono di sbarcare il lunario in un mondo che stava cadendo a pezzi. In molti parlarono di «paralisi intellettuale che colpì tutta la Germania dal 1924 al 1929»⁴.

    In concomitanza, fiorirono riviste dell’occulto dai titoli efficaci come « La casa degli spiriti, L’altro mondo e Il vampiro che ebbero un’influenza significativa sulla gioventù poco istruita […] L’occulto liberò la gente dalla fatica di apprendere la vera scienza e consultare riviste attendibili, offrendo modi più agevoli ed eccitanti per ottenere saggezza e facoltà con cui vincere le difficoltà di questo mondo»⁵.

    Inoltre i tedeschi erano convinti che gran parte delle loro disgrazie nascesse dai complotti ebraico-massoni e che solo un essere dotato di forze soprannaturali potesse risolverle e salvarli: Hitler incarnava proprio quel modello.

    Con la rimilitarizzazione della Renania, quindi con l’annessione dei Sudeti e via via degli altri territori sentiti appartenenti alla propria gente, Hitler aveva realizzato i sogni tedeschi degli anni ’20, di fronte alle democrazie europee deboli e timorose.


    2 Alleau René, Le origini occulte del nazismo, Edizioni Mediterranee, Roma, 1989, p.133.

    3 Francis King, Satana e la Svastica, Edizioni l’Età dell’Acquario, Torino, 1976, p.164.

    4 Eric Kurlander, I mostri di Hitler. La storia soprannaturale del Terzo Reich, Mondadori, Milano, 2018, p.108.

    5 ivi, p.106.

    2. La mancata alleanza tra Germania e Inghilterra

    A Hitler non conveniva scatenare una guerra con la Gran Bretagna: meglio progettare un riassetto delle nazioni in cui la Germania avrebbe realizzato una nuova civiltà ariana dominando l’Europa continentale attraverso un Reich millenario, lasciando all’Inghilterra i mari, da spartirsi con la crescente potenza statunitense.

    Secondo il suo pensiero, per realizzare il tutto bisognava emarginare prima e cancellare dopo il ’41 gli ebrei, in modo da sconfiggere le loro trame che già durante il primo conflitto mondiale avevano provocato non solo la sconfitta degli imperi centrali, ma soprattutto la decadenza dell’Occidente.

    Questa era confermata dal totale immobilismo della Francia di fronte alla rimilitarizzazione tedesca della Renania, in totale violazione del divieto sancito dal Trattato di Versailles del 1919 e dalla paura del comunismo che aveva conquistato larghi strati della borghesia francese ed europea che vedeva con simpatia, o almeno come il minore dei mali, il nazismo.

    Altri storici ravvisarono che prima dell’ascesa di Hitler poteva crearsi un’ipotetica alleanza tra il Kaiser e gli usa per spartirsi l’impero britannico, visto che il primo aveva fatto costruire una gigantesca flotta che preoccupava Sua Maestà e ciò potrebbe essere stata la molla che avrebbe innescato la decisione dell’Inghilterra a scendere in guerra nel primo conflitto mondiale.

    Tale idea poteva essere ripresa dal Terzo Reich che voleva sì un impero continentale, ma con una Gran Bretagna sicuramente impoverita e soprattutto ridimensionata, alla quale avrebbe tolto pure il Mediterraneo per consegnarlo all’alleato minoritario, l’Italia. A quel punto, marciando su Mosca e sottomettendo i sovietici, avrebbe costretto gli inglesi a trattare la pace.

    In tutti i più o meno reali abboccamenti diplomatici che il Führer tentò con le potenze occidentali, mancava sempre la Francia, che disprezzava sentendola corrotta e decadente al punto che, per umiliarla, fece firmare la capitolazione nel giugno del ’40 nello stesso vagone dove era stato siglato l’armistizio nel 1918 dalla Germania sconfitta, quasi a voler sottolineare che vendetta era stata fatta.

    Il capo del Terzo Reich aveva pensato anche a un Oriente controllato massimamente dai giapponesi e a una presenza italiana nel mar Mediterraneo sempre sotto la sudditanza germanica.

    Il piano esposto nel testo hitleriano rilevò l’importanza degli inglesi nell’accettare questa suddivisione del mondo: lo scopo era sconfiggere il bolscevismo che avanzava pericolosamente da est, ponendo come obiettivo primario lo sterminio della popolazione locale che sarebbe stata sostituita con etnie slave, possibilmente non russe, ovviamente sottoposte al futuro dominio tedesco; non prima però di aver lasciato mano libera a Stalin per la distruzione degli ebrei, considerati sempre nemici dell’umanità a tutte le latitudini.

    Dall’altra parte della Manica si parlava di un Nuovo Ordine Mondiale che sarebbe dovuto nascere dalle ceneri dei trattati di Versailles, basato non solo su un riassetto economico, ma su rinnovate relazioni sociali che avrebbero costruito un diverso rapporto tra Stato, cittadino e anche tra gli stessi uomini.

    Tuttavia, si mise subito in chiaro che gli obiettivi britannici divergevano da quelli tedeschi. Sir Thomas Bavin, ufficiale dell’intelligence navale durante la prima guerra mondiale e premier del New South Wales australiano nel ’27, dichiarò che La Germania, naturalmente, ha il suo piano per il nuovo ordine mondiale, come lei lo concepisce […/] sulla supremazia della razza tedesca. Si esclude ogni libertà di parola, di pensiero, di religione. […] la distruzione di ogni parvenza di governo democratico su ogni paese che invade e copre. Essa propone una nuova organizzazione economica dell’Europa occidentale che avrebbe de-industrializzato tutti i paesi che sono attualmente sotto il tallone della Germania. […] Si pianifica in breve, di isolare del tutto l’Europa centrale e occidentale dal resto del mondo⁶.

    Hitler e il suo staff potevano però contare sulle simpatie della Corona, soprattutto dopo che il futuro Edoardo VIII si era legato a Wallis Simpson, un’americana molto chiacchierata per la sua condotta libera e disinvolta per quei tempi, divorziata due volte e, pertanto, inaccettabile per il protocollo regale.

    Inoltre sembrava, ma non fu mai provato, che la donna fosse al servizio dei tedeschi e avrebbe ammaliato lo stesso re con «pratiche di magia sessuale»⁷, condizionandone le capacità di giudizio.

    Sempre in quel periodo comparve nella cerchia dei loro amici Oswald Mosley, fondatore nel ’32 dell’Unione Britannica dei Fascisti che s’ispirava al regime del Duce; questi era molto legato alla Germania al punto da celebrare il suo secondo matrimonio a casa di Göebbels, avendo tra gli invitati lo stesso Adolf Hitler con il quale discusse dell’idea di fondare un governo simile in patria.

    La stessa classe dirigente britannica temeva che il Re, spinto dalla sua futura moglie, potesse propendere per la destra più vicina al nazismo e che, sebbene avesse abdicato a causa del suo matrimonio, vista la sua vicinanza al Führer con il quale condivideva la passione per l’esoterismo, avesse avuto rassicurazioni dallo stesso capo del Reich in merito alla ripresa del potere in patria se la Germania avesse vinto la guerra.

    I contatti tra l’ex monarca e lo stato hitleriano si rafforzarono durante il viaggio della coppia in territorio tedesco poiché, oltre a essere ricevuti come i veri sovrani inglesi, ebbero modo di incontrarsi con Hitler e furono ospiti dello stesso Goebbels.

    Tutto ciò mise in allarme il lungimirante Churchill che decise di inviare Edoardo VIII e Wallis Simpson il più lontano possibile, offrendo loro, attraverso il nuovo re Giorgio VI, il governatorato delle Bahamas; ma continuando a spiarli, com’è emerso ultimatamente dopo che la Gran Bretagna ha desegretato alcuni documenti dei suoi archivi.

    L’idea di un ponte tra Germania e Inghilterra negli anni ’30 era molto probabile, poiché l’esoterismo rosacrociano abbracciava per molti versi la magia delle rune - condivisa in entrambe le culture - e poiché in precedenza lo stesso Kaiser aveva tentato di allearsi con l’impero britannico senza riuscirci.

    Inoltre, molti concordano nell’affermare che, sia Hitler sia i vertici nazisti, fossero contrari a una guerra da combattere contemporaneamente a est e a ovest, bensì propendessero per conflitti limitati e immediati, da attuarsi in zone circoscritte, proprio a seguito di ciò che era accaduto nella prima guerra mondiale, anche se i militari erano contrarissimi alla componente esoterica che serpeggiava nelle decisioni belliche prese dallo stesso Führer: non a caso molti comandanti, dopo l’attentato a Hitler del 20 luglio 1944, furono eliminati in modo anche efferato.

    Dall’altra parte della Manica, Churchill si batté strenuamente per non cadere nella trappola tedesca, poiché aveva capito che il Reich non si sarebbe fermato al dominio europeo; anche se la Germania, fallito lo sbarco in Gran Bretagna, tentò ancora una volta una mediazione con il viaggio di Hess nel maggio del ’41.

    «Rudolf Hesse potrebbe essere stato l’agente di collegamento tra lui [Hitler] e i maestri inglesi, una circostanza che spiegherebbe il misterioso viaggio di questi in Scozia, nell’aprile del 1941. Come politico il Führer poteva bussare in cerca di quattrini alla porta di personaggi del calibro del re dell’acciaio Thyssen, del barone dell’editoria Randolph Hearst e di Irénée Du Pont»⁸.

    Hess espose le condizioni di pace da parte della Germania, rivelando l’interesse di questa per l’Europa continentale, lasciando agli inglesi il dominio dei mari a condizione di cambiare il governo britannico, visto che il Reich non avrebbe potuto negoziare con Churchill, da sempre suo acerrimo nemico.

    Colui che era considerato il successore alla guida del partito nazista venne trattato come un prigioniero di guerra e gli inglesi continuarono il conflitto.

    Da parte tedesca, il fallimento della mediazione fu spiegato come il tentativo di un folle: «Il camerata Rudolf Hess, al quale il Führer, in considerazione di una malattia che lo affliggeva da anni, aveva proibito nel modo più severo qualunque attività aviatoria, partiva da Augsburg per un volo dal quale sino a oggi non ha più fatto ritorno. Lo stile confuso di una lettera da lui lasciata mostra purtroppo le tracce di un’alienazione mentale che fa temere che il camerata Hess sia stato vittima di un eccesso di follia»⁹.

    Il politico e militare tedesco quindi non era stato ufficialmente incaricato della missione, ma era piuttosto preda di una condizione mentale alterata, visto che dichiarò di aver organizzato tutto poiché spinto da forze sovrannaturali.

    I britannici non credettero a una simile giustificazione e lo condannarono a quarantasei anni di carcere, che si conclusero con il suo suicidio nel 1987 sul quale si nutrono ancora oggi molti dubbi.

    Sull’altro versante, i tedeschi ne approfittarono per inasprire le pene contro i praticanti dell’occulto e per far capire agli inglesi che non avevano nulla a che fare con l’idea di Rudolf Hess; ma i britannici ebbero la loro vendetta nel ’43, quando gettarono sul suolo tedesco migliaia di volantini nei quali si riportavano le condizioni di Hess e la futura morte dello stesso Hitler, predetta da Nostradamus!


    6 Enrico Montermini, Mussolini e gli Illuminati, Edizioni Sì, Milano, 2017, p.42.

    7 Giorgio Galli, Con trucco e con inganno, Hobby & Work, Varese, 2012, p.117.

    8 Enrico Montermini, op. cit., pp.30-31.

    9 Giorgio Galli, Hitler e il Nazismo magico, Rizzoli Bur, Milano, 1989, p.216.

    3. Il movimento völkisch e il Germanenorden

    Il movimento völkisch era nato a cavallo tra il XIX e il XX secolo, dimostrandosi strettamente collegato al sorgere dell’interesse germanico per il recupero delle origini, delle tradizioni, delle radici culturali, contrassegnato da una forte vena romantica e da un ritorno alla terra che era paragonabile a un voltarsi indietro proprio di chi idealizzava una rivolta contro la modernità.

    L’organizzazione mostrò, in alcuni circoli, uno spiccato antisemitismo e una ricerca della purezza della razza che ben si amalgamava con il mito di un lontano e idealizzato passato.

    Lo stesso Hitler citò il gruppo nel Mein Kampf, mettendolo alla base del partito nazionalsocialista poiché völk significa popolo e, dopo la disfatta della prima guerra mondiale, poteva essere usato come riscatto della gente tedesca.

    Fu lo studioso Guido von List che guidò una corrente del movimento verso l’esoterismo attraverso la nascita del Sole Nero, comparso già nel 1912 all’interno della società occulta Germanenorden. Questa fu fondata a Monaco di Baviera da Theodor Fritsch, che fu il primo a tradurre in tedesco i Protocolli dei Savi di Sion, opera fortemente antisemita. Il fondatore dell’organizzazione che aveva assorbito, di fatto, il ramo del movimento völkisch più nazionalista, era convinto che gli ebrei fossero una sorta di alieni che dovessero sparire dalla scena politico-economica per far prosperare lo Stato.

    Indubbiamente, gli echi del pensiero di List erano evidenti e il Germanenorden sviluppò il concetto della cospirazione semita che andava smascherata e debellata con la deportazione degli appartenenti. L’ariano poteva salvarsi solo se controllava le attività del nemico, ma era necessario unirsi agli altri puri e non agire da solo.

    Per questo sorsero numerose logge che richiedevano la partecipazione degli eletti, ammessi dopo un severissimo esame che vedeva al primo stadio l’approvazione della deportazione di tutti quelli che erano considerati nemici dei tedeschi come ebrei e zingari.

    Si esaminava l’aspetto fisico, il colore della pelle e quello degli occhi e dei capelli, favorendo i biondi con carnagione chiara e iride azzurra. Bisognava fornire la propria genealogia e quella della consorte se si era sposati.

    «Una guida al proselitismo stabiliva che handicappati fisici e persone di non gradevole aspetto non potevano essere ammessi e rinviava il possibile candidato ai numeri di Ostara [una rivista, N.d.A.] dedicati alla somatologia razziale pubblicati tra il 1908 e il 1913»¹⁰.

    Un anno dopo, nel 1914, furono emanate delle direttive ben precise:

    "1) L’Ordine non accetta quale membro che un Tedesco in grado di dimostrare la purezza del suo sangue fino alla terza generazione. Le donne non saranno ammesse che nel grado di amicizia (Freundschaftsgrad) e sarà loro permesso di avere relazioni coniugali soltanto con un Tedesco di sangue puro.

    2) Una speciale attenzione dovrà essere posta nella propaganda razziale. Sarà necessario applicare all’uomo le esperienze che si sono fatte nel regno vegetale e animale e si dovrà dimostrare che la causa fondamentale di ogni malattia e di ogni miseria consiste nella mescolanza delle razze"¹¹.

    Dimostrati i requisiti biologici, bisognava superare una specie di questionario, giurare fedeltà assoluta al maestro dell’Ordine e, solo allora, si poteva iniziare il percorso ricevendo una croce gammata, - quella i cui bracci hanno la forma della lettera gamma; ricorda quella svastica, solo che quest’ultima li ha piegati ad angolo retto - e il simbolo del dio Wotan, Odino, la divinità principale nella mitologia germanica e norrena.

    Una volta ammessi si poteva partecipare a rituali e cerimonie complesse, arricchite di emblemi come svastiche e rune fabbricate da un’apposita ditta tedesca della Westfalia. Il sopraggiungere della prima guerra mondiale indebolì l’organizzazione per la morte al fronte della maggior parte degli adepti. Solo dopo l’armistizio, i superstiti si riorganizzarono affermando con maggiore veemenza la colpevolezza degli ebrei e delle razze inferiori che erano al comando della repubblica di Weimar. Questa si ritrovò schiacciata dal pesante onere economico assegnatogli dal Trattato di Versailles e di certo non poteva reggere il confronto con il potente e glorioso tempo del Kaiser.

    Interessante vedere che quando il primo conflitto mondiale era ormai irrimediabilmente perso, il Germanenorden pubblicò un bollettino nel quale erano presenti tutti i punti fondamentali del nazionalsocialismo nonché l’invito a non abbattersi per la sconfitta, ma a guardare avanti con rinnovato vigore, per sconfiggere i nemici di sempre: ebrei e capitalismo¹².

    Tutto ciò contribuì a volgersi al passato con nostalgia ma anche con rabbia e desiderio di rivalsa, riscoprendo le proprie origini per riportarle in luce prima che i fautori della sconfitta, socialisti ed ebrei, potessero cancellarne la memoria.

    Parallelamente, Theodor Fritsch aveva ideato quello che oggi definiremmo una piattaforma di discussione per raccogliere tutti gli antisemiti tedeschi di diverso orientamento politico; pubblicò un libro, La città del futuro, in cui teorizzava la metropoli ideale: il testo fu adottato dal movimento völkisch proprio per creare un programma completo di rinnovamento.

    Tuttavia, il principale obiettivo era screditare gli ebrei e, dopo aver tradotto e pubblicato I Protocolli, lo studioso si concentrò su altri lavori quali The Hammer: pagine per il senso tedesco e L’Ebreo internazionale.

    Si spostò poi a Berlino per realizzare sezioni del movimento in quasi tutte le principali città tedesche e si unì in seguito a personaggi come Eberhard von Brockhusen, noto finanziatore che divenne il presidente della società di List fino alla morte, sopraggiunta nel 1939; Fritsch si presentò inoltre al Reichstag nelle file del partito popolare antisemita, senza essere però eletto.

    Negli anni precedenti la prima guerra mondiale fondò la Fritsch Reichshammerbund che diventò la base della successiva società Thule.

    Interessante sottolineare il successo del suo Manuale della questione ebraica, del 1893, che fu letto da milioni di persone arrivando nel 1944 alla 49ª edizione con oltre trecentomila copie.

    L’autore scrisse una lettera al giornalista Marr, che aveva coniato il termine antisemita per distinguerne la radice razzista in contrapposizione alla parola antigiudaismo in cui spiccava maggiormente l’elemento religioso, esponendo così le proprie idee: "Per come oggi è la mia immagine dell’autentico carattere ebraico, non posso accettare l’ebreo come uomo, perché non ci trovo nulla di autenticamente umano.

    M’ispiro un po’ alla concezione del mondo teleologico. Dio ha creato gli animali nocivi affinché costituiscano uno stimolo. Dove si accumula lo sporco, si moltiplicano gli insetti; per liberarci dai parassiti che ci molestano, dobbiamo cercare di tenere lontano lo sporco. Così gli insetti costituiscono un incitamento alla pulizia e con ciò la spinta a tutti gli sviluppi e affinamenti della civiltà. Il distorto intelletto ebraico trarrebbe la conseguenza che occorre onorare e curare gli animali nocivi in quanto portatori di civiltà. Il giusto intelletto dell’uomo trae altre conclusioni. La civiltà non nasce coltivando i parassiti, ma nasce e consiste lottando contro di essi. Qui c’è tutta la mia professione di fede: la missione degli ebrei è di tormentare gli uomini, la missione degli uomini è di schiacciare gli ebrei"¹³.

    Questo testo fu molto probabilmente letto dal futuro Führer che ne fece la base della dottrina nazista e della successiva soluzione finale.

    Con l’ascesa del nazionalsocialismo incominciarono le prime preoccupazioni all’interno del movimento völkisch. Nel gennaio del 1933 Martin Buber, durante un convegno che si

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